CELEX: 31988R1198
Language: it
Date: 1988-04-25 00:00:00
Title: Regolamento (CEE) n. 1198/88 del Consiglio del 25 aprile 1988 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di catene a rulli per biciclette originarie della Repubblica popolare cinese e che decide la riscossione definitiva del dazio antidumping provvisorio istituito sugli stessi prodotti

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31988R1198

Regolamento (CEE) n. 1198/88 del Consiglio del 25 aprile 1988 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di catene a rulli per biciclette originarie della Repubblica popolare cinese e che decide la riscossione definitiva del dazio antidumping provvisorio istituito sugli stessi prodotti  

Gazzetta ufficiale n. L 115 del 03/05/1988 pag. 0001 - 0004

*****REGOLAMENTO  (CEE) N. 1198/88 DEL CONSIGLIO  del 25 aprile 1988  che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di catene a rulli per biciclette originarie della Repubblica popolare cinese e che decide la riscossione definitiva del dazio antidumping provvisorio istituito sugli stessi prodotti  IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,  visto il regolamento (CEE) n. 2176/84 del Consiglio, del 23 luglio 1984, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunitá economica europea (1), modificato dal regolamento (CEE) n. 1761/87 (2), in particolare l'articolo 12,  vista la proposta della Commissione, presentata previe consultazioni in seno al comitato consultivo istituito dal suddetto regolamento,  considerando quanto segue:  A. Procedura precedente  (1) In seguito alla denuncia presentata dalla « Fachverband Fahrrad- und Kraftradteile-Industrie eV », la Commissione aveva annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), l'apertura di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di catene per biciclette di 1 / 2 × 1 / 8 pollici, corrispondenti, a decorrere dal 1o gennaio 1988, al codice ex 7315 11 10 della nomenclatura combinata, originarie dell'Unione Sovietica e della Repubblica popolare cinese e aveva iniziato un'inchiesta.  (2) Alla conclusione dell'inchiesta, nel corso della quale era stata accertata l'esistenza di pratiche di dumping e del relativo pregiudizio [regolamento (CEE) 2317/85) (4)], la ditta cinese « China National Light Industrial Products, Import and Export Corporation, Beijing », e l'esportatore sovietico avevano offerto impegni sui prezzi. Con l'impegno offerto, accettato con la decisione 86/33/CEE (5), la ditta cinese suddetta s'impegnava ad aumentare i prezzi all'esportazione in misura ritenuta sufficiente per eliminare il pregiudizio provocato dalle pratiche di dumping.  B. Inosservanza dell'impegno e riapertura della procedura  (3) Nel luglio 1987 la Commissione ha ricevuto una denuncia dei produttori comunitari secondo la quale le importazioni nella Comunità di catene a rulli per biciclette di 1/2 × 1/8 pollici prodotte dalla ditta cinese « China National Light Industrial Products, Import and Export Corporation beijing » venivano nuovamente effettuate a prezzi tali da provocare un pregiudizio sostanziale alla produzione comunitaria. Alla denuncia erano allegati dati statistici ufficiali sui quantitativi e sui prezzi di tali importazioni. La Commissione ha inoltre ricevuto dai produttori e dalle autorità doganali di alcuni Stati membri informazioni specifiche da cui risulta che l'impegno sui prezzi era stato violato con vendite all'esportazione sui mercati tedesco e britannico nel corso del 1987. L'esportatore cinese, invitato a rendere noto il proprio punto di vista in conformità dell'articolo 10, paragrafo 6 del regolamento (CEE) n. 2174/84, non ha contestato l'esattezza delle informazioni.  (4) Tenendo conto degli elementi di prova presentati, la Commissione, in conformità dell'articolo 10, paragrafo 6 del regolamento (CEE) n. 2176/84, ha ritirato l'accettazione dell'impegno summenzionato dell'esportatore cinese e, in base ai fatti accertati prima dell'accettazione dell'impegno, con regolamento (CEE) n. 14/88 (6) ha ripristinato un dazio antidumping provvisorio avente un'aliquota pari alla differenza tra il prezzo netto al metro franco frontiera della Comunità, dazio non corrisposto, inferiore, e la somma di 0,56 ECU.  Previe consultazioni, la Commissione ha inoltre deciso (1) di riaprire la procedura antidumping relativa alle importazioni di catene a rulli per biciclette originarie della Repubblica popolare cinese.  C. Inchiesta  (5) La Commissione ha informato ufficialmente della riapertura della procedura gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i produttori della Comunità. Essa ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di rendere note per iscritto le loro osservazioni e di essere sentite.  (6) Tre produttori della Comunità e due importatori hanno reso note per iscritto le proprie osservazioni. Gli esportatori cinesi e gli importatori non hanno chiesto di essere sentiti.  L'esportatore cinese non ha risposto al questionario inviatogli, né ha fornito altre informazioni, benché la Commissione gli abbia comunicato per iscritto che, in mancanza di cooperazione da parte dell'esportatore, possono essere elaborate conclusioni in base ai dati disponibili come previsto all'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2176/84.  (7) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni da essa ritenute necessarie ed ha effettuato un'inchiesta in loco presso il produttore tedesco Union Sils, Van de Loo & Co GmbH, Froendenberg, Repubblica federale di Germania.  La Commissione ha chiesto osservazioni scritte e particolareggiate ai produttori comunitari, all'esportatore cinese ed agli importatori notoriamente interessati ed ha verificato, per quanto necessario, le informazioni ricevute.  (8) L'inchiesta della Commisione riguardava il periodo gennaio-dicembre 1987.  D. Dumping  (9) Per stabilire se le importazioni originarie delle Repubblica popolare cinese siano state effettuate in condizioni di dumping, nella precedente procedura la Commissione, tenendo conto del fatto che tale paese non ha un'economia di mercato, aveva calcolato il valore normale del prodotto in base ai prezzi vigenti sul mercato interno spagnolo. Dato che la Spagna ha nel frattempo aderito alla Comunità, la Commissione, accogliendo la proposta dell'industria comunitaria, ha scelto il Giappone come paese di riferimento. Questa scelta è giustificata dal fatto che in Giappone il prodotto ed i processi produttivi sono analoghi a quelli del paese esportatore e che, data la concorrenza esistente sul mercato giapponese, i prezzi praticati sono sufficientemente competitivi. Il livello dei prezzi permette inoltre al produttore giapponese di ottenere un utile ragionevole, ma non eccessivo. L'esportatore cinese non ha contestato tale scelta.  (10) Il valore normale è stato calcolato dunque in base ai prezzi vigenti sul mercato interno del Giappone, accertati dalla Commissione.  (11) I prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi realmente pagati o da pagare per i prodotti venduti ai fini dell'esportazione nella Comunità.  (12) Nel confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione la Commissione ha tenuto conto, secondo la circostanze e in presenza di prove sufficienti, delle divergenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, quali la qualità del prodotto, le modalità di vendita e le condizioni di pagamento. Tutti i confronti sono stati effettuati a livello franco fabbrica.  (13) Dal confronto risulta l'esistenza di pratiche di dumping relative a tutte le esportazioni nella Comunità durante il periodo di riferimento. Il margine di dumping, calcolato cif frontiera comunitaria, dazi non corrisposti, varia secondo lo Stato membro importatore, con una media ponderata nettamente superiore al 50 %.  E. Pregiudizio  (14) Dagli elementi di prova di cui la Commissione dispone risulta che le importazioni comunitarie di catene a rulli per biciclette originarie della Repubblica popolare cinese tra il 1984 e il 1987 sono passate da 2 100 000 metri a 3 500 000 metri, con un incremento dal 13 % al 26 % della quota di mercato della Repubblica popolare cinese nella Comunità (2).  (15) Nel periodo oggetto dell'inchiesta i prezzi di vendita dei prodotti importati, considerate le differenze di qualità, sono stati inferiori ai prezzi dei produttori comunitari di un margine compreso tra 35 % e 45 %. I prezzi chiesti dall'esportatore cinese erano persino inferiori a quelli necessari per coprire integralmente i costi di produzione dell'industria comunitaria.  (16) L'incremento delle importazioni originarie della Repubblica popolare cinese e prezzi a cui i prodotti importati sono stati venduti sul mercato comunitario hanno contribuito a provocare una diminuzione generalizzata e costante dei prezzi, con conseguenze per l'industria comunitaria che ha dovuto effettuare vendite in perdita ed ha subito un calo delle produzione, con la conseguente diminuzione del coefficiente di utilizzazione degli impianti.  La produzione comunitaria, pari a 8 800 000 metri nel 1984, è scesa a 8 500 000 metri nel 1985 e a 5 550 000 metri nel 1987. Nel 1987 gli impianti sono stati utilizzati per meno del 40 % della capacità. Anche se il volume delle importazioni cinesi non corrisponde interamente alla diminuzione della produzione comunitaria, occorre rilevare che tali importazioni hanno raggiunto quote di mercato estremamente rilevanti (30 % nella Repubblica federale di Germania, 36 % nei Paesi Bassi e 32 % in Italia, mercati che da soli assorbono quasi il 94 % delle importazioni cinesi complessive) e superiori a quelle delle importazioni originarie di altri paesi terzi. Questa circostanza ed il fatto che le importazioni originarie della Repubblica popolare cinese siano state effettuate a prezzi molto inferiori a quelli dei produttori comunitari, conducono alla conclusione che le importazioni originarie della Repubblica popolare cinese sono la causa principale del pregiudizio subito dall'industria comunitaria.  Quest'ultima ha subito un incremento dei costi unitari ed ha dovuto vendere i propri prodotti a prezzi che non garantiscono una ragionevole copertura di tali costi. L'industria comunitaria ha pertanto accumulato rilevanti perdite finanziarie, con conseguenze che, soprattutto nella Repubblica federale di Germania, si sono manifestate con il calo dell'occupazione e, in numerosi stabilimenti, con la riduzione dell'orario di lavoro.  (17) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio possa essere stato provocato da altri fattori, quali l'andamento del consumo nella Comunità, la diminuzione delle esportazioni comunitarie oppure l'incremento di importazioni originarie di altri paesi terzi.  Il consumo, dopo essere sceso da 16 000 000 di metri nel 1984 a 14 000 000 di metri nel 1985, è rimasto invariato sino al 1987.  Tra il 1984 e il 1987 le esportazioni comunitarie sono diminuite di 700 000 metri circa.  Tra il 1984 e il 1985 le importazioni complessive de altri paesi sono diminuite in misura quasi corrispondente al calo del consumo. In base ai dati statistici disponibili per il 1986 e il 1987 si potrebbe ritenere che le importazioni originarie in particolare dell'India, dell'Unione Sovietica e di Taiwan abbiano potuto contribuire, ma solo limitatamente, alla diminuzione delle vendite comunitarie. I prodotti importati dai paesi suddetti sono tuttavia quantitativamente inferiori alle importazioni cinesi e in linea di massima sono stati venduti a prezzi sensibilmente più elevati.  I tre elementi suddetti, pur avendo influito sui risultati dell'industria comunitaria, di per sé stessi hanno contribuito solo parzialmente al pregiudizio da essa subito. Pertanto le conseguenze delle importazioni effettuate a prezzi di dumping, considerate isolatamente, costituiscono un pregiudizio sostanziale per l'industria comunitaria interessata.  F. Interesse della Comunità  (18) Date le serie difficoltà in cui si trovano i produttori comunitari direttamente interessati, in mancanza di provvedimenti antidumping la sopravvivenza dell'industria comunitaria sarebbe in pericolo, con conseguenza negative per l'occupazione nelle regioni interessate. Secondo il Consiglio, inoltre, l'incidenza sui prezzi sarebbe trascurabile per la competitività dei produttori di biciclette e non avrebbe conseguenza per gli acquirenti. Il Consiglio ha pertanto concluso che, nell'interesse della Comunità, occorre prendere misure per eliminare il pregiudizio causato ai suddetti produttori e che tali misure devono prendere la forma di un dazio antidumping definitivo.  G. Aliquota del dazio  (19) L'entità del pregiudizio causato è stata determinata in considerazione della differenza tra i prezzi di vendita nella Comunità dei prodotti oggetto di dumping ed i prezzi necessari affinché i produttori comunitari più efficienti ottengano un utile sufficiente dalle proprie vendite. Visto il margine di sottoquotazione, il Consiglio ritiene che per eliminare il pregiudizio sia necessario un dazio del 35 %. Inoltre, tenendo conto dell'inosservanza dell'impegno, il Consiglio ritiene necessario riscuotere gli importi vincolati a titolo di dazio antidumping provvisorio e, affinché le misure antidumping possano essere applicate efficacemente senza possibilità di eludere il dazio, istutuire un dazio variabile oltre al dazio ad valorem. L'importo del dazio definitivo è quindi pari al maggiore tra i due importi seguenti: la differenza tra il prezzo netto franco frontiera della Comunità, dazio non corrisposto, pagato dal primo importatore comunitario e la somma di 0,65 ECU per metro, oppure l'importo determinato applicado il dazio definitivo ad valorem di 35 %,  HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:  Articolo 1  È abrogato il dazio istituito con l'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 338/86 del Consiglio (1).  Articolo 2  1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di catene a rulli per biciclette di 1/2 × 1/8 pollici corrispondenti al codice ex 7315 11 10 della nomenclatura combinata, originarie dalla Repubblica popolare cinese.  2. L'importo del dazio è pari al più elevato dei seguenti due importi: la differenza tra il prezzo netto per metro, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto e la somma di 0,65 ECU, oppure 35 % del prezzo netto per metro, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.  I prezzi franco frontiera comunitaria sono netti se nelle condizioni di vendita è stabilito che il pagamento venga effettuato entro 30 giorni dalla data dalla fornitura. I prezzi suddetti sono aumentati o diminuiti di 1 % per ciascun anticipo o ritardo di un mese nel termine di pagamento.  3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.  Articolo 3  Gli importi vincolati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CEE) n. 14/88 sono riscossi a titolo definitivo fino ad un massimo di 35 %.  Articolo 4  Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.  Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.  Fatto a Lussemburgo, addì 25 aprile 1988.  Per il Consiglio  Il Presidente  H.D. GENSCHER  (1) GU n. L 201 del 30. 7. 1984, pag. 1.  (2) GU n. L 167 del 26. 6. 1987, pag. 9.  (3) GU n. C 235 del 5. 9. 1984, pag. 9.  (4) GU n. L 217 del 14. 8. 1985, pag. 7.  (5) GU n. L 40 del 15. 2. 1986, pag. 27.  (6) GU n. L 3 del 6. 1. 1988, pag. 5.  (1) GU n. C 2 del 6. 1. 1988, pag. 5.  (2) Nel 1986 le importazioni originarie della Repubblica populare cinese erano pari a 4 685 000 metri. Le cifre relative al 1987 sono provvisorie.  (1) GU n. L 40 del 15. 2. 1986, pag. 25.