CELEX: 62005CJ0220
Language: it
Date: 2007-01-18
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 18 gennaio 2007.#Jean Auroux e altri contro Commune de Roanne.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunal administratif de Lyon - Francia.#Appalti pubblici - Direttiva 93/37/CE - Aggiudicazione senza previo bando di gara - Convenzione per la realizzazione di un'operazione di sistemazione urbanistica conclusa tra due amministrazioni aggiudicatrici - Nozioni di "appalti pubblici di lavori" e di "opere" - Modalità di calcolo del valore dell'appalto.#Causa C-220/05.

Causa C-220/05
      Jean Auroux e altri
      contro
      Commune de Roanne
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal administratif de Lyon)
      «Appalti pubblici — Direttiva 93/37/CE — Aggiudicazione senza previo bando di gara — Convenzione per la realizzazione di un’operazione di sistemazione urbanistica conclusa tra due amministrazioni aggiudicatrici
         — Nozioni di “appalti pubblici di lavori” e di “opere” — Modalità di calcolo del valore dell’appalto»
      
      Massime della sentenza
      1.        Ravvicinamento delle legislazioni — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori — Direttiva 93/37 — Appalti
            pubblici di lavori — Nozione 
      [Direttiva del Consiglio 93/37, art. 1, lett. a)]
      2.        Ravvicinamento delle legislazioni — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori — Direttiva 93/37 — Ambito
            di applicazione
      (Direttiva del Consiglio 93/37, art. 6)
      3.        Ravvicinamento delle legislazioni — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori — Direttiva 93/37 — Ambito
            di applicazione
      [Direttiva del Consiglio 93/37, art. 1, lett. a)]
      1.        Una convenzione con cui una prima amministrazione aggiudicatrice affida ad una seconda amministrazione aggiudicatrice la realizzazione
         di un’opera costituisce un appalto pubblico di lavori ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva 93/37, che coordina
         le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, indipendentemente dal fatto che sia previsto o no che la
         prima amministrazione aggiudicatrice sia o divenga proprietaria in tutto o in parte di tale opera.
      
      (v. punto 47, dispositivo 1)
      2.        Per determinare il valore di un appalto ai fini dell’art. 6 della direttiva 93/37, che coordina le procedure di aggiudicazione
         degli appalti pubblici di lavori, occorre prendere in considerazione il valore totale dell’appalto di lavori dal punto di
         vista di un potenziale offerente, il che include non soltanto l’insieme degli importi che l’amministrazione aggiudicatrice
         dovrà pagare, ma anche tutti gli introiti che proverranno da terzi. 
      
      (v. punto 57, dispositivo 2)
      3.        Un’amministrazione aggiudicatrice non è dispensata dal fare ricorso alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici
         di lavori previste dalla direttiva 93/37, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, per
         il fatto che, in conformità al diritto nazionale, la convenzione riguardante l’opera da realizzare può essere conclusa soltanto
         con determinate persone giuridiche, che abbiano esse stesse lo status di amministrazione aggiudicatrice e che saranno tenute,
         a loro volta, ad applicare le dette procedure per aggiudicare eventuali appalti susseguenti.
      
      (v. punto 68, dispositivo 3)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      18 gennaio 2007 (*)
      
      «Appalti pubblici – Direttiva 93/37/CE – Aggiudicazione senza previo bando di gara – Convenzione per la realizzazione di un’operazione di sistemazione urbanistica conclusa tra due amministrazioni aggiudicatrici
         – Nozioni di “appalti pubblici di lavori” e di “opere” – Modalità di calcolo del valore dell’appalto»
      
      Nel procedimento C-220/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Tribunal administratif
         de Lyon (Francia), con decisione 7 aprile 2005, pervenuta in cancelleria il 19 maggio 2005, nella causa tra
      
      Jean Auroux e altri
      e
      Commune de Roanne,
      in presenza di:
      Société d’équipement du département de la Loire (SEDL),
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. K. Lenaerts, E. Juhász (relatore), J.N. Cunha Rodrigues e M. Ilešič,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 27 aprile 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per il sig. Auroux e a., dal sig. J. Antoine, avocat; 
      –        per il comune di Roanne, dai sigg. P. Petit e C. Xavier, avocats;
      –        per il governo francese, dai sigg. G. de Bergues e J.‑C. Niollet, in qualità di agenti;
      –        per il governo lituano, dal sig. D. Kriaučiūnas, in qualità di agente;
      –        per il governo austriaco, dal sig. M. Fruhmann, in qualità di agente;
      –        per il governo polacco, dal sig. T. Nowakowski, in qualità di agente;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. X. Lewis, in qualità di agente,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 15 giugno 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La presente domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva del Consiglio 14 giugno 1993, 93/37/CEE,
         che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori (GU L 199, pag. 54), come modificata dalla direttiva
         del Parlamento europeo e del Consiglio 13 ottobre 1997, 97/52/CE (GU L 328, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva»).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nel contesto di un ricorso di annullamento proposto dal sig. Auroux ed otto altri ricorrenti
         (in prosieguo: i «ricorrenti nella causa principale») contro la delibera del consiglio comunale del comune di Roanne 28 ottobre
         2002, che ha autorizzato il sindaco a sottoscrivere con la Société d’équipement du département de la Loire (in prosieguo:
         la «SEDL») un contratto d’appalto riguardante la realizzazione di un centro ricreativo a Roanne.
      
       Contesto normativo
       Diritto comunitario
      3        Ai sensi del secondo ‘considerando’ della direttiva, «(...) la realizzazione simultanea della libertà di stabilimento e della
         libera prestazione dei servizi in materia di appalti di lavori pubblici aggiudicati negli Stati membri per conto dello Stato,
         degli enti pubblici territoriali e di altri enti di diritto pubblico richiede, parallelamente all’eliminazione delle restrizioni,
         il coordinamento delle procedure nazionali di aggiudicazione di tali appalti».
      
      4        Dal sesto ‘considerando’ della direttiva risulta che gli appalti di lavori il cui ammontare è inferiore ad EUR 5 000 000 possono
         non essere sottoposti alla concorrenza quale è organizzata dalla direttiva e che le misure di coordinamento non devono essere
         loro applicate.
      
      5        Secondo il decimo ‘considerando’ della direttiva, «lo sviluppo di una concorrenza effettiva nel settore degli appalti di lavori
         pubblici richiede una pubblicità comunitaria dei relativi bandi di gara indetti [dalle] amministrazioni aggiudicatrici degli
         Stati membri». Lo stesso ‘considerando’ aggiunge che «le informazioni contenute in tali bandi devono permettere agli imprenditori
         della Comunità di valutare se gli appalti proposti presentino per loro interesse».
      
      6        L’art. 1, lett. a)-d), della direttiva prevede:
      
      «Ai fini della presente direttiva:
      a)      gli “appalti pubblici di lavori” sono contratti a titolo oneroso, conclusi in forma scritta tra un imprenditore e un’amministrazione
         aggiudicatrice di cui alla lettera b), aventi per oggetto l’esecuzione o, congiuntamente, l’esecuzione e la progettazione
         di lavori relativi ad una delle attività di cui all’allegato II o di un’opera di cui alla lettera c) oppure l’esecuzione,
         con qualsiasi mezzo, di un’opera rispondente alle esigenze specificate dall’amministrazione aggiudicatrice; 
      
      b)      si [considerano] “amministrazioni aggiudicatrici” lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli organismi di diritto pubblico
         e le associazioni costituite da uno o più di tali enti pubblici territoriali o di tali organismi di diritto pubblico. 
      
      (…)
      c)      s’intende per “opera” il risultato di un insieme di lavori edilizi o di genio civile che di per sé esplichi una funzione economica
         o tecnica; 
      
      d)      la “concessione di lavori pubblici” è un contratto che presenta le stesse caratteristiche di cui alla lettera a), ad eccezione
         del fatto che la controprestazione dei lavori consiste unicamente nel diritto di gestire l’opera o in tale diritto accompagnato
         da un prezzo».
      
      7        Le «attività di cui all’allegato II», menzionate all’art. 1, lett. a), della direttiva, sono le attività di edilizia e di
         genio civile corrispondenti alla classe 50 della nomenclatura generale delle attività economiche nelle Comunità europee. Nel
         novero di tali attività compare espressamente la categoria relativa alla costruzione di immobili.
      
      8        L’art. 6 della direttiva così dispone: 
      
      «1. La presente direttiva si applica:
      a)      agli appalti pubblici di lavori il cui valore stimato al netto dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) sia pari o superiore
         al controvalore in [EUR] di 5 000 000 di DSP;
      
      b)      agli appalti pubblici di lavori di cui all’articolo 2, paragrafo 1 il cui valore stimato al netto dell’IVA sia pari o superiore
         a 5 000 000 di [EUR].
      
      (…)
      3.      Quando un’opera è ripartita in più lotti ciascuno dei quali forma l’oggetto di un appalto, per valutare l’importo di cui al
         paragrafo 1 deve essere preso in considerazione il valore di ciascun lotto. Se il valore cumulato dei lotti è pari o superiore
         all’importo di cui al paragrafo 1, le disposizioni di tale paragrafo si applicano a tutti i lotti. Tuttavia, le amministrazioni
         aggiudicatrici possono derogare all’applicazione del paragrafo 1 per i lotti il cui valore di stima, al netto da IVA, sia
         inferiore a 1 000 000 di [EUR], purché l’importo cumulato di questi lotti non superi il 20 % del valore complessivo dei lotti.
         
      
      4.      Nessuna opera e nessun appalto possono essere scissi al fine di sottrarsi all’applicazione della presente direttiva. 
      5.      Per il calcolo dell’importo di cui al paragrafo 1 e all’articolo 7 viene preso in considerazione, oltre al valore degli importi
         degli appalti pubblici di lavori, il valore di stima delle forniture necessarie all’esecuzione dei lavori, messe a disposizione
         dell’imprenditore dalle amministrazioni aggiudicatrici.
      
      6.      Le amministrazioni aggiudicatrici provvedono affinché non vi siano discriminazioni tra i vari imprenditori».
       Diritto nazionale
      9        All’epoca dei fatti controversi, l’art. L. 300-4 del code de l’urbanisme (Codice urbanistico francese), nella sua versione
         derivante dall’art. 8 della legge 13 dicembre 2000, n. 2000-1208 (JORF del 14 dicembre 2000, pag. 19777), così disponeva:
      
      «Lo Stato, gli enti locali o i loro organismi pubblici possono affidare la progettazione ed esecuzione delle operazioni di
         sistemazione urbanistica previste dal presente libro a tutti i soggetti di diritto, sia pubblici, sia privati, idonei allo
         scopo.
      
      Allorquando la convenzione è conclusa con un organismo pubblico, una società ad economia mista locale ai sensi della legge
         n. 83-597 del 7 luglio 1983 o una società ad economia mista, il cui capitale è detenuto per più della metà da uno o più dei
         seguenti soggetti di diritto pubblico: Stato, regioni, dipartimenti, comuni o da una loro associazione, essa può assumere
         la forma di una convenzione pubblica di sistemazione urbanistica. In tale circostanza, all’organismo contraente possono essere
         affidate le acquisizioni per via di espropriazione o prelazione, nonché la realizzazione di tutte le operazioni e tutti gli
         interventi di sistemazione e urbanizzazione primaria che concorrono all’operazione globale oggetto della convenzione pubblica
         di lottizzazione.
      
      Gli organismi precisati al comma precedente possono essere incaricati di far svolgere gli studi preliminari necessari alla
         definizione delle caratteristiche dell’operazione nel quadro di un contratto di mandato, che li autorizzi a stipulare contratti
         di studio a nome e per conto dell’ente o dell’associazione di enti.
      
      Le disposizioni di cui al capo IV del titolo II della legge 29 gennaio 1993, n. 93-122, relativa alla prevenzione della corruzione
         ed alla trasparenza nella vita economica e nelle procedure pubbliche non sono applicabili alle convenzioni pubbliche di sistemazione
         urbanistica concluse in applicazione del presente articolo.
      
      La convenzione pubblica di sistemazione urbanistica può prevedere le condizioni alle quali l’organismo contraente è associato
         agli studi riguardanti l’operazione e, in particolare, alla revisione o alla modifica del piano urbanistico locale». 
      
      10      Dopo che la Commissione delle Comunità europee ebbe avviato un procedimento di infrazione contro la Repubblica francese, l’art. L. 300-4
         del code de l’urbanisme è stato modificato nel modo seguente dalla legge 20 luglio 2005, n. 2005-809, relativa alle concessioni
         urbanistiche (JORF del 21 luglio 2005, pag. 11833):
      
      «Lo Stato e gli enti territoriali, nonché i rispettivi organismi pubblici, hanno facoltà di affidare a tutti i soggetti di
         diritto idonei allo scopo la realizzazione delle operazioni di sistemazione urbanistica previste dal presente libro.
      
      Il concedente è tenuto a sottoporre il rilascio delle concessioni urbanistiche ad una procedura di pubblicazione, che consenta
         la presentazione di diverse offerte concorrenti, alle condizioni disposte tramite decreto emesso previo parere del Conseil
         d’État.
      
      Il concessionario risponde della direzione tecnica dei lavori e della dotazione delle infrastrutture di base concorrenti all’operazione
         prevista dalla concessione, nonché della realizzazione degli studi e di tutti i compiti necessari alla loro esecuzione. Il
         concedente può affidare al concessionario l’incarico di acquistare i beni necessari alla realizzazione dell’operazione, eventualmente
         anche per via di espropriazione o prelazione. Il concessionario procede alla vendita, alla locazione o alla concessione in
         uso dei beni immobiliari rientranti nel perimetro della concessione». 
      
      11      L’art. 11 della detta legge n. 2005-809 dispone inoltre:
      
      «Fatte salve le sentenze passate in giudicato, sono convalidate, nella misura in cui la loro legittimità è contestata in base
         al fatto che la designazione dell’ente cui è affidata la sistemazione urbanistica non è stata preceduta da una procedura di
         pubblicità che consentisse la presentazione di diverse offerte concorrenti:
      
      1°      le concessioni urbanistiche, le convenzioni pubbliche di sistemazione urbanistica e le convenzioni di sistemazione urbanistica
         sottoscritte anteriormente alla pubblicazione della presente legge».
      
       La controversia principale e le questioni pregiudiziali
      12      Con delibera del 28 ottobre 2002, il consiglio comunale del comune di Roanne ha autorizzato il sindaco a sottoscrivere con
         la SEDL una convenzione per la realizzazione di un centro ricreativo (in prosieguo: la «convenzione»).
      
      13      La convenzione, conclusa il 25 novembre 2002, prevede la realizzazione del centro ricreativo in fasi successive. La prima
         fase comporta la costruzione di un cinema multisala e di locali commerciali destinati ad essere ceduti a terzi, nonché di
         opere destinate ad essere riconsegnate all’amministrazione aggiudicatrice, cioè un parcheggio pubblico, oltre che talune strade
         di accesso ed aree pubbliche. Le fasi ulteriori, che implicano la sottoscrizione di un addendum alla convenzione, contemplano
         essenzialmente la costruzione di ulteriori spazi commerciali o di servizio e di un albergo.
      
      14      Secondo il preambolo della convenzione, attraverso la detta operazione il comune di Roanne intende riqualificare un settore
         urbano poco valorizzato e favorire lo sviluppo delle attività ricreative e del turismo.
      
      15      In virtù dell’art. 2 della convenzione, alla SEDL veniva, in particolare, affidato l’incarico di procedere ad acquisizioni
         fondiarie, di organizzare un concorso di architettura e/o di ingegneria, di far effettuare studi, di realizzare i lavori di
         costruzione, di redigere e di aggiornare taluni documenti contabili e di gestione, di reperire fondi, di attuare mezzi efficaci
         per assicurare la commercializzazione delle opere, oltre che di assicurare in via generale la gestione ed il coordinamento
         dell’operazione, nonché l’informazione nei confronti del comune. 
      
      16      Dall’art. 10, secondo comma, della convenzione risulta che ogni attribuzione di lavori da parte della SEDL a terzi è soggetta
         al principio di pubblicità e di messa in concorrenza previsti dal code des marchés publics (codice francese degli appalti
         pubblici) in forza dell’art. 48.1 della legge 29 gennaio 1993, n. 93-122 (JORF del 30 gennaio 1993).
      
      17      Secondo il bilancio previsionale allegato alla convenzione, si prevede che l’importo totale degli introiti ammonterà ad EUR
         10 227 103 per la realizzazione della prima fase dell’operazione e ad EUR 14 268 341 per la realizzazione globale dell’operazione.
         Di quest’ultimo ammontare, un importo di EUR 2 925 000 proverrà dal comune a corrispettivo della cessione del parcheggio automobilistico.
         Si stima, inoltre, che la SEDL otterrà EUR 8 099 000 a corrispettivo della cessione di opere destinate a terzi. Infine, si
         è convenuto che il comune di Roanne contribuirà al finanziamento dell’insieme delle opere da realizzare per un importo di
         EUR 2 443 103 a titolo della prima fase dei lavori e di EUR 3 034 341 per l’insieme dei lavori. 
      
      18      Dagli artt. 22-25 della convenzione risulta che, alla sua scadenza, la SEDL redigerà un bilancio di fine esercizio che dovrà
         essere approvato dal comune di Roanne. Ogni eccedenza figurante su tale bilancio dovrà essere versata al comune. Inoltre,
         quest’ultimo diverrà automaticamente proprietario dell’insieme dei terreni e delle opere destinati ad essere ceduti a terzi
         e non ancora rivenduti. Il comune di Roanne garantirà anche l’esecuzione dei contratti in corso, esclusi i contratti di lavoro,
         e subentrerà nei debiti contratti dalla SEDL. 
      
      19      Con atto introduttivo depositato dinanzi al Tribunal administratif de Lyon l’11 dicembre 2002, i ricorrenti della causa principale
         hanno proposto un ricorso di annullamento contro la delibera del consiglio comunale del 28 ottobre 2002. Con tale ricorso
         essi contestano la validità della detta delibera sia sotto il profilo del diritto nazionale sia sotto il profilo del diritto
         comunitario. Con riferimento a quest’ultimo, essi hanno affermato che la conclusione della convenzione avrebbe dovuto essere
         preceduta da una misura di pubblicità e da una messa in concorrenza in conformità agli obblighi derivanti dalla direttiva.
      
      20      È in tale contesto che il Tribunal administratif de Lyon ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte
         le seguenti questioni pregiudiziali: 
      
      «1)      Se una convenzione, con la quale una prima amministrazione aggiudicatrice affidi ad una seconda amministrazione aggiudicatrice
         la realizzazione, per fini di interesse generale, di un’operazione di sistemazione urbanistica, nell’ambito della quale tale
         seconda amministrazione aggiudicatrice rimetta alla prima opere destinate a soddisfare sue esigenze, e allo scadere della
         quale la prima amministrazione aggiudicatrice diventi automaticamente proprietaria dei terreni e delle opere che non siano
         stati ceduti a terzi, costituisca un appalto pubblico di lavori ai sensi delle disposizioni di cui all’art. 1 della direttiva
         (…); 
      
      2)      In caso di soluzione affermativa alla prima questione, se, ai fini della valutazione del summenzionato limite di 5 000 000
         di diritti speciali di prelievo, fissato dall’art. 6 della detta direttiva, occorra tener conto esclusivamente del prezzo
         versato a titolo di corrispettivo per la cessione delle opere rimesse all’amministrazione aggiudicatrice, ovvero della somma
         di tale prezzo e delle partecipazioni versate, ancorché queste ultime siano solo parzialmente destinate alla realizzazione
         delle dette opere, o, infine, dell’importo complessivo dei lavori, ove i beni non ceduti allo scadere del contratto divengono
         automaticamente di proprietà della prima amministrazione aggiudicatrice, che prosegue, in tal caso, l’esecuzione dei contratti
         in corso e si accolla i debiti contratti dalla seconda amministrazione aggiudicatrice; 
      
      3)      In caso di soluzione affermativa alle prime due questioni: se la prima amministrazione aggiudicatrice sia dispensata, per
         concludere una siffatta convenzione, dal ricorso alle procedure di aggiudicazione degli appalti previste dalla direttiva medesima,
         sulla base del rilievo che tale convenzione può essere aggiudicata esclusivamente a determinate persone giuridiche e che le
         medesime procedure verranno applicate dalla seconda autorità aggiudicatrice ai fini dell’attribuzione dei propri appalti di
         lavori». 
      
       Sulla ricevibilità delle questioni
      21      Il comune di Roanne e il governo francese affermano preliminarmente che la domanda di pronuncia pregiudiziale è irricevibile.
      
      22      Il comune di Roanne sostiene che, promulgando la legge n. 2005-809, il legislatore francese ha convalidato retroattivamente
         le convenzioni pubbliche di sistemazione urbanistica che sono state concluse senza essere state precedute da una procedura
         di pubblicità e di messa in concorrenza. Considerato che il giudice del rinvio sarebbe tenuto ad applicare la normativa francese
         ed a considerare che la convenzione sia stata convalidata dalla detta legge, la richiesta interpretazione del diritto comunitario
         non sarebbe più necessaria per risolvere la controversia principale.
      
      23      Il governo francese afferma che la domanda di pronuncia pregiudiziale qualifica a torto la convenzione di cui trattasi come
         convenzione di sistemazione urbanistica ai sensi dell’art. L. 300-4 del codice urbanistico, nella sua versione in vigore all’epoca
         dei fatti. A suo avviso si tratta in realtà di una semplice costruzione di opere. Ne deriverebbe che la questione se una convenzione
         riguardante la realizzazione di un’operazione di sistemazione urbanistica costituisca un appalto pubblico di lavori ai sensi
         della direttiva sarebbe irricevibile perché priva di un nesso con l’oggetto e la situazione in fatto della controversia.
      
      24      È pacifico che sia il comune di Roanne sia il governo francese concludono per l’irricevibilità della domanda di pronuncia
         pregiudiziale basandosi su considerazioni relative all’interpretazione del diritto francese ed alla qualificazione dei fatti
         all’origine della causa principale alla luce di tale diritto.
      
      25      Orbene, come risulta da costante giurisprudenza, il procedimento istituito dall’art. 234 CE si basa su una netta separazione
         delle funzioni tra i giudici nazionali e la Corte, ove quest’ultima è autorizzata a pronunciarsi soltanto sull’interpretazione
         o la validità degli atti comunitari considerati dal detto articolo. In tale contesto non spetta alla Corte né pronunciarsi
         sull’interpretazione delle disposizioni del diritto nazionale né stabilire se l’interpretazione datane dal giudice del rinvio
         sia corretta (v., in tal senso, sentenze 22 ottobre 1974, causa 27/74, Demag, Racc. pag. 1037, punto 8; 16 aprile 1991, causa
         C‑347/89, Eurim‑Pharm, Racc. pag. I‑1747, punto 16, nonché 12 gennaio 2006, causa C‑246/04, Turn‑und Sportunion Waldburg,
         Racc. pag. I‑589, punto 20). 
      
      26      Parimenti, spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità
         dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità di
         una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di emettere la propria sentenza, sia la rilevanza delle questioni che sottopone
         alla Corte (v. sentenze 4 dicembre 2003, causa C-448/01, EVN e Wienstrom, Racc. pag. I‑14527, punto 74, e 12 aprile 2005,
         causa C‑145/03, Keller, Racc. pag. I‑2529, punto 33). Di conseguenza, se le questioni sollevate vertono sull’interpretazione
         del diritto comunitario, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire.
      
      27      Ne deriva che gli argomenti di irricevibilità sollevati dal comune di Roanne e dal governo francese devono essere respinti
         e che la domanda di pronuncia pregiudiziale deve essere dichiarata ricevibile.
      
       Sulla prima questione
      28      Con la prima questione il giudice del rinvio chiede, essenzialmente, se la convenzione costituisca un appalto pubblico di
         lavori ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva.
      
      29      In conformità con la definizione che compare nella detta disposizione, gli appalti pubblici di lavori sono contratti a titolo
         oneroso, conclusi in forma scritta tra, da un lato, un imprenditore e, dall’altro, un’amministrazione aggiudicatrice di cui
         all’art. 1, lett. b), della direttiva, ed aventi per oggetto l’esecuzione o, congiuntamente, l’esecuzione e la progettazione
         di lavori o di un’opera come definita dalla direttiva, ovvero l’esecuzione, con qualsiasi mezzo, di un’opera rispondente alle
         esigenze specificate dall’amministrazione aggiudicatrice.
      
      30      Nelle loro osservazioni scritte il comune di Roanne nonché il governo francese e quello polacco affermano che la convenzione
         non risponde a tale definizione e non costituisce pertanto un appalto pubblico di lavori ai sensi della direttiva.
      
      31      Secondo il comune di Roanne, la convenzione non costituisce, considerato il suo oggetto, un appalto pubblico di lavori, in
         quanto, come convenzione pubblica di sistemazione urbanistica, il suo oggetto eccederebbe quello della realizzazione dei lavori.
         Infatti, in conformità alla normativa francese, simili convenzioni riguarderebbero la realizzazione globale di un progetto
         urbanistico o di talune politiche urbanistiche in tutti i loro elementi e, in particolare, l’elaborazione del progetto, la
         gestione amministrativa e giuridica, l’acquisto dei terreni mediante espropriazione e l’attuazione delle procedure di aggiudicazione
         dei contratti.
      
      32      Nello stesso ordine di idee, il governo polacco osserva che, in conformità alla convenzione, la SEDL si impegna a realizzare
         un progetto di investimento che implica diversi compiti. Tale governo sottolinea al riguardo che la SEDL non sarebbe l’imprenditore
         che realizzerà i lavori previsti dal contratto ma si impegna esclusivamente a preparare ed a gestire un appalto pubblico di
         lavori. Ritenendo che l’elemento più importante del contratto consista nell’appaltare opere e nel vigilare sulla loro realizzazione,
         il governo polacco sostiene che la convenzione vada qualificata come «appalto pubblico di servizi» ai sensi dell’art. 1 della
         direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi
         (GU L 209, pag. 1). 
      
      33      Il governo francese sostiene che la parte del centro ricreativo relativa alla realizzazione dei lavori che dovranno essere
         venduti a terzi non costituisce un appalto pubblico di lavori ai sensi della direttiva. Infatti, tale governo osserva che,
         proprio in ragione del fatto che tale parte è destinata a terzi, non si può ritenere che essa risponda alle esigenze del comune.
         Esso aggiunge che soltanto la costruzione del parcheggio per conto del comune di Roanne potrebbe, in linea di massima, costituire
         un appalto pubblico di lavori. Orbene, neppure la detta costruzione ricadrebbe nell’ambito di applicazione della direttiva,
         in quanto il parcheggio sarà ceduto al comune soltanto dopo la sua costruzione, secondo un procedimento particolare previsto
         dal diritto francese detto di «vendita a lavori ultimati», in modo tale che si tratterebbe essenzialmente di un semplice acquisto
         immobiliare il cui oggetto non consisterebbe tanto nei lavori, quanto nella vendita di opere da costruire. 
      
      34      I governi lituano ed austriaco, nonché la Commissione ritengono che la convenzione costituisca un appalto pubblico di lavori
         ai sensi dell’art. 1 della direttiva. In particolare, la Commissione afferma che, sebbene la convenzione includa taluni compiti
         da svolgere che costituiscono prestazione di servizi, l’oggetto principale di essa è la realizzazione di un’opera che risponda
         alle esigenze specificate dall’amministrazione aggiudicatrice ai sensi dell’art. 1, lett. a) e c), della direttiva.
      
      35      Gli argomenti sollevati dal comune di Roanne oltre che dal governo francese e polacco non possono essere accolti. 
      
      36      È certamente vero che, oltre all’esecuzione dei lavori, la convenzione affida alla SEDL compiti supplementari che hanno, come
         diversi intervenienti fanno osservare, il carattere di una prestazione di servizi. Tuttavia, in contrasto con quanto sostenuto
         dal comune di Roanne, dal solo fatto che la convenzione comporti elementi che eccedono l’esecuzione dei lavori non risulta
         che essa esula dall’ambito di applicazione della direttiva. 
      
      37      Infatti, deriva dalla giurisprudenza della Corte che, qualora un contratto contenga sia elementi riguardanti un appalto pubblico
         di lavori sia elementi riguardanti un altro tipo di appalto pubblico, è l’oggetto principale del contratto a determinare quale
         direttiva comunitaria degli appalti pubblici debba in linea di principio essere applicata (v. sentenza 19 aprile 1994, causa
         C‑331/92, Gestión Hotelera Internacional, Racc. pag. I‑1329, punto 29). 
      
      38      Con riferimento all’applicazione di tale giurisprudenza alla fattispecie, occorre sottolineare che, in contrasto con quanto
         fatto valere dal governo polacco nelle sue osservazioni, ai sensi della convenzione, l’impegno della SEDL non si limita all’amministrazione
         ed all’organizzazione dei lavori ma si estende anche alla realizzazione dei lavori ivi previsti. Inoltre, secondo una giurisprudenza
         consolidata, l’art. 1, lett. a), della direttiva non richiede che il soggetto che conclude un contratto con un’amministrazione
         aggiudicatrice sia in grado di realizzare direttamente con mezzi propri la prestazione pattuita, perché il medesimo possa
         essere qualificato come imprenditore incaricato di un appalto pubblico di lavori (v., in tal senso, sentenze 14 aprile 1994,
         causa C‑389/92, Ballast Nedam Groep, Racc. pag. I‑1289, punto 13, e 2 dicembre 1999, causa C‑176/98, Holst Italia, Racc. pag. I‑8607,
         punto 26). Ne deriva che, per valutare se l’oggetto principale della convenzione sia l’esecuzione di un’opera, è irrilevante
         che la SEDL non esegua essa stessa i lavori ma li faccia eseguire da subappaltatori.
      
      39      Occorre respingere l’argomento del governo francese secondo cui, in ragione delle considerazioni esposte al punto 33, non
         si può ritenere che l’oggetto della convenzione sia la realizzazione di un’opera che risponda alle esigenze specificate dall’amministrazione
         aggiudicatrice, ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva.
      
      40      Per quanto riguarda la qualificazione giuridica del parcheggio fornita dal governo francese, occorre constatare che la definizione
         di appalto pubblico di lavori rientra nell’ambito del diritto comunitario. Dal momento che l’art. 1, lett. a), della direttiva
         non contiene alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri per la determinazione del suo senso e della sua portata,
         la qualificazione giuridica del contratto in diritto francese non è pertinente al fine di accertare se la convenzione rientri
         nell’ambito d’applicazione della direttiva (v., per analogia, sentenza 20 ottobre 2005, causa C‑264/03, Commissione/Francia,
         Racc. pag. I‑8831, punto 36).
      
      41      Risulta dall’art. 1, lett. c), della direttiva che l’esistenza di un’opera deve essere valutata in relazione alla funzione
         economica o tecnica del risultato dei lavori effettuati (v. sentenza 27 ottobre 2005, cause riunite C‑187/04 e C‑188/04, Commissione/Italia,
         non pubblicata nella Raccolta, punto 26). Come risulta chiaramente da numerose disposizioni della convenzione, la realizzazione
         del centro ricreativo è destinata ad accogliere attività commerciali e servizi, sì da far ritenere che la convenzione adempia
         una funzione economica.
      
      42      Inoltre, si deve ritenere che la realizzazione del centro ricreativo risponda alle esigenze specificate dal comune di Roanne
         nella convenzione. Occorre sottolineare che, al riguardo, l’opera contemplata dalla convenzione è il centro ricreativo in
         tutti i suoi elementi, comprendente la costruzione di un cinema multisala, di locali di servizio connessi alle attività ricreative,
         di un parcheggio ed eventualmente di un albergo. Risulta da numerose disposizioni della convenzione che, con la realizzazione
         del centro ricreativo nel suo insieme, il comune di Roanne cerca di riqualificare e di rivitalizzare il quartiere della stazione.
         
      
      43      Per quanto riguarda gli altri elementi rientranti nella definizione di «appalti pubblici di lavori», prevista all’art. 1,
         lett. a), della direttiva, va osservato, in primo luogo, che è pacifico che il comune di Roanne, essendo un ente locale, ha
         lo status di «amministrazione aggiudicatrice» ai sensi dell’art. 1, lett. b), della direttiva e che esiste un contratto redatto
         in forma scritta.
      
      44      In secondo luogo è pacifico che la SEDL, in quanto operatore economico attivo sul mercato e che si impegna a realizzare i
         lavori previsti dalla convenzione, deve essere qualificata come imprenditore ai sensi della direttiva. Come si è ricordato
         al punto 38 di questa sentenza, è irrilevante al riguardo che la SEDL faccia ricorso a subappaltatori per garantire la progettazione
         e l’esecuzione dei lavori (v., in tal senso, sentenza 12 luglio 2001, causa C‑399/98, Ordine degli Architetti e a., Racc. pag. I‑5409,
         punto 90).
      
      45      Infine, è manifesto che la convenzione è stata conclusa a titolo oneroso. L’onerosità di un contratto si riferisce alla controprestazione
         erogata all’imprenditore a motivo della realizzazione delle opere previste dall’amministrazione aggiudicatrice (v., in tal
         senso, sentenza Ordine degli Architetti e a., cit., punto 77). Secondo le disposizioni della convenzione, la SEDL riceve un
         importo da parte del comune di Roanne come corrispettivo della cessione del parcheggio. Il comune si impegna anche a partecipare
         alle spese di tutte le opere da realizzare. Infine, in forza della convenzione, la SEDL ha diritto a incassare da terzi il
         corrispettivo della cessione delle opere realizzate.
      
      46      Risulta dall’esame della convenzione che il suo oggetto principale, come ha sostenuto la Commissione, è l’esecuzione di un
         complesso di lavori intesi alla realizzazione di un’opera ai sensi dell’art. 1, lett. c), della direttiva, in particolare
         un centro ricreativo. Gli elementi di servizi previsti dalla convenzione, quali l’acquisto fondiario, la ricerca dei finanziamenti,
         l’organizzazione di un concorso di architettura e/o di ingegneria, nonché la commercializzazione degli immobili fanno parte
         del compimento della detta opera.
      
      47      Alla luce di quanto precede, occorre risolvere la prima questione dichiarando che una convenzione con cui una prima amministrazione
         aggiudicatrice affida ad una seconda amministrazione aggiudicatrice la realizzazione di un’opera costituisce un appalto pubblico
         di lavori ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva, indipendentemente dal fatto che sia previsto o no che la prima
         amministrazione aggiudicatrice sia o divenga proprietaria in tutto o in parte di tale opera.
      
       Sulla seconda questione
      48      Con la seconda questione, il giudice del rinvio interroga la Corte sulle modalità di determinazione del valore dell’appalto
         in questione, allo scopo di giudicare se sia raggiunta la soglia prevista dall’art. 6 della direttiva.
      
      49      Il giudice del rinvio propone tre possibili basi di calcolo di tale soglia. Con la prima, il valore dell’appalto dovrebbe
         essere determinato esclusivamente sul fondamento degli importi versati dall’amministrazione aggiudicatrice a corrispettivo
         delle opere che le saranno consegnate. Con la seconda, il valore dell’appalto sarebbe costituito dalla totalità degli importi
         versati dall’amministrazione aggiudicatrice, cioè il corrispettivo delle opere che le saranno consegnate nonché la partecipazione
         finanziaria versata per il complesso delle opere da realizzare. Con la terza, la determinazione del valore dell’appalto dovrebbe
         prendere in considerazione il valore totale dei lavori, il che include gli importi versati dall’amministrazione aggiudicatrice
         nonché quelli ricevuti da terzi a corrispettivo delle opere realizzate per loro conto.
      
      50      Va anzitutto osservato che, secondo il dettato dell’art. 6 della direttiva, le disposizioni di essa si applicano agli appalti
         pubblici di lavori il cui valore raggiunge la soglia prevista dal detto articolo. Esso non stabilisce alcuna regola che limiti
         gli importi da prendere in considerazione per determinare il valore di un appalto a quelli che provengono dall’amministrazione
         aggiudicatrice.
      
      51      Inoltre, dedurre simile regola dal detto art. 6 sarebbe in contrasto con lo spirito e la finalità della direttiva.
      
      52      Come risulta dal secondo e dal decimo ‘considerando’, la direttiva mira a eliminare le restrizioni alla libertà di stabilimento
         ed alla libera prestazione dei servizi in materia di appalti pubblici di lavori, al fine di aprire tale settore ad una concorrenza
         effettiva (sentenza Ordine degli Architetti e a., cit., punto 52). Come precisato nel decimo ‘considerando’, lo sviluppo di
         tale concorrenza richiede una pubblicità a livello comunitario dei bandi di gara che contenga sufficienti informazioni per
         permettere agli imprenditori della Comunità europea di valutare se gli appalti proposti presentino per loro interesse. Al
         riguardo, la soglia prevista dall’art. 6 della direttiva serve a garantire che gli appalti pubblici che hanno un valore sufficientemente
         elevato da giustificare una partecipazione intracomunitaria siano portati a conoscenza dei potenziali offerenti.
      
      53      Dato che l’obiettivo delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori previste dalla direttiva è proprio
         di garantire ai potenziali offerenti stabiliti nella Comunità europea l’accesso agli appalti pubblici che presentano per loro
         interesse, ne consegue che è a partire dal loro punto di vista che deve essere calcolato se il valore di un appalto raggiunga
         la soglia fissata all’art. 6 della direttiva.
      
      54      È al riguardo manifesto che, se il valore di un appalto è costituito dagli introiti provenienti sia dall’amministrazione aggiudicatrice
         sia da terzi, l’interesse del potenziale offerente in tale appalto si ricollega al valore globale di esso.
      
      55      Per contro, la tesi secondo cui soltanto gli importi versati dall’amministrazione aggiudicatrice dovrebbero essere presi in
         considerazione nel calcolo del valore di un appalto ai sensi dell’art. 6 della direttiva pregiudicherebbe la finalità di quest’ultima.
         Ne deriverebbe che l’amministrazione aggiudicatrice sarebbe in grado di attribuire un appalto che abbia un valore globale
         superiore alla soglia fissata al detto art. 6 e che potrebbe interessare altri imprenditori attivi sul mercato, senza applicare
         le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori previste dalla direttiva. 
      
      56      Va infine ricordato che, in forza dell’art. 3 della direttiva, le concessioni di lavori pubblici sono soggette alle regole
         di pubblicità previste dalla direttiva nel caso in cui sia raggiunta la soglia di cui alla detta disposizione. Dato che una
         caratteristica essenziale di tali concessioni è che il corrispettivo dei lavori provenga in tutto o in parte da terzi, sarebbe
         in contrasto con l’obiettivo e con il sistema che sono a fondamento della direttiva escludere, nell’ambito degli appalti pubblici
         di lavori, gli importi provenienti da terzi dal calcolo del valore dell’appalto ai fini dell’art. 6 della direttiva.
      
      57      Alla luce di quanto precede, occorre risolvere la seconda questione dichiarando che, per determinare il valore di un appalto
         ai fini dell’art. 6 della direttiva, occorre prendere in considerazione il valore totale dell’appalto di lavori dal punto di
         vista di un potenziale offerente, il che include non soltanto l’insieme degli importi che l’amministrazione aggiudicatrice
         dovrà pagare, ma anche tutti gli introiti che proverranno da terzi. 
      
       Sulla terza questione
      58      Con la terza questione, il giudice del rinvio chiede, essenzialmente, se, nel concludere una convenzione come quella di cui
         trattasi nella causa principale, l’amministrazione aggiudicatrice sia dispensata dal ricorso alle procedure di aggiudicazione
         degli appalti pubblici di lavori previste dalla direttiva per il fatto che, in conformità al diritto nazionale, tale convenzione
         può essere conclusa soltanto con determinate persone giuridiche, che hanno esse stesse la qualità di amministrazione aggiudicatrice
         e che saranno tenute, a loro volta, ad applicare le dette procedure per aggiudicare eventuali appalti susseguenti.
      
      59      Va osservato, preliminarmente, che le sole deroghe consentite all’applicazione della direttiva sono quelle in essa espressamente
         menzionate (v., per analogia, sentenze 18 novembre 1999, causa C‑107/98, Teckal, Racc. pag. I‑8121, punto 43, e 11 maggio
         2006, causa C‑340/04, Carbotermo e Consorzio Alisei, Racc. pag. I‑4137, punto 45).
      
      60      Ora, la direttiva non contiene alcuna disposizione analoga all’art. 6 della direttiva 92/50, che esclude dal suo ambito di
         applicazione gli appalti pubblici aggiudicati, a talune condizioni, ad amministrazioni aggiudicatrici (v., per analogia, citate
         sentenze Teckal, punto 44, nonché Carbotermo e Consorzio Alisei, punto 46).
      
      61      Va osservato che l’art. 11 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 31 marzo 2004, 2004/18/CE, relativa al coordinamento
         delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi (GU L 134, pag. 114), prevede
         una deroga con riferimento alle amministrazioni aggiudicatrici che acquistano in particolare lavori facendo ricorso ad una
         centrale di committenza, come definita all’art. 1, n. 10, della medesima direttiva. Tuttavia, tale disposizione non è applicabile
         ratione temporis ai fatti di cui alla causa principale.
      
      62      Ne deriva che l’amministrazione aggiudicatrice non è esonerata dal fare ricorso alle procedure di aggiudicazione degli appalti
         pubblici di lavori previste dalla direttiva per il fatto che intende concludere l’appalto di cui trattasi con una seconda
         amministrazione aggiudicatrice (v., per analogia, sentenze Teckal, cit., punto 51; 7 dicembre 2000, causa C‑94/99, ARGE, Racc. pag. I‑11037,
         punto 40, nonché 11 gennaio 2005, causa C-26/03, Stadt Halle e RPL Lochau, Racc. pag. I‑1, punto 47). Tale constatazione non
         pregiudica, peraltro, l’obbligo di tale ultima amministrazione aggiudicatrice di applicare a sua volta le procedure di pubblicazione
         del bando di gara previste dalla direttiva (v., per analogia, sentenza Teckal, cit., punto 45).
      
      63      Vero è che, in conformità alla giurisprudenza della Corte, il ricorso alla gara d’appalto non è obbligatorio per appalti conclusi
         tra un ente locale e un soggetto giuridicamente distinto da quest’ultimo, nell’ipotesi in cui, al contempo, l’ente locale
         eserciti sul soggetto in questione un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e il soggetto di cui trattasi
         svolga la parte più importante della sua attività con l’ente o gli enti locali che lo detengono (v. sentenze Teckal, cit.,
         punto 50, e 13 gennaio 2005, causa C-84/03, Commissione/Spagna, Racc. pag. I‑139, punti 38 e 39).
      
      64      Orbene, il fatto che la SEDL sia una società ad economia mista al capitale della quale partecipano fondi privati esclude che
         si possa ritenere che il comune di Roanne eserciti su di essa un controllo analogo a quello che esso esercita sui propri servizi.
         Infatti, la Corte ha dichiarato che qualunque investimento di capitale privato in un’impresa obbedisce a considerazioni proprie
         degli interessi privati e persegue obiettivi di natura differente da quelli perseguiti da un’amministrazione pubblica (v.
         sentenza Stadt Halle e RPL Lochau, cit., punti 49 e 50). Quanto dichiarato dalla Corte nella sentenza Stadt Halle e RPL Lochau,
         cit., con riferimento agli appalti pubblici di servizi si applica anche con riferimento agli appalti pubblici di lavori.
      
      65      Risulta dalle osservazioni del comune di Roanne, oltre che da quelle del governo francese e polacco, che, a loro avviso, l’effetto
         utile della direttiva sarebbe tuttavia salvaguardato in casi in cui, come nella fattispecie, una seconda amministrazione aggiudicatrice
         è tenuta a fare ricorso alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori previste dalla direttiva per ogni
         appalto susseguente. Al fine di garantire una concorrenza effettiva, sarebbe irrilevante che simile procedura sia organizzata
         da una prima amministrazione aggiudicatrice o da una seconda.
      
      66      Occorre ricordare, anzitutto, che la direttiva non contiene disposizioni che consentono di escludere la sua applicazione in
         caso di appalti pubblici di lavori affidati tra due amministrazioni aggiudicatrici, neanche supponendo che la seconda amministrazione
         aggiudicatrice si veda obbligata a subappaltare il valore totale dell’appalto ad imprenditori successivi e, a questo scopo,
         a fare ricorso alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici previste dalla direttiva.
      
      67      Inoltre, nella fattispecie, non è previsto dalla convenzione che la SEDL sia tenuta a subappaltare la totalità dell’appalto
         iniziale ad imprenditori successivi. Peraltro, come l’avvocato generale ha osservato giustamente al paragrafo 72 delle sue
         conclusioni, qualora una seconda amministrazione aggiudicatrice faccia ricorso a subappaltatori, c’è il frequente rischio
         che l’oggetto di ogni appalto successivo rappresenti soltanto una quota dell’appalto totale. Ne può derivare che il valore
         degli appalti susseguenti aggiudicati da una seconda amministrazione aggiudicatrice sia inferiore a quello previsto all’art. 6,
         n. 1, lett. a), della direttiva. Così, attraverso l’attuazione di una serie di appalti successivi, l’applicazione della direttiva
         potrebbe essere elusa.
      
      68      Alla luce di quanto precede, occorre risolvere la terza questione dichiarando che un’amministrazione aggiudicatrice non è
         dispensata dal fare ricorso alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori previste dalla direttiva per
         il fatto che, in conformità al diritto nazionale, tale convenzione può essere conclusa soltanto con determinate persone giuridiche,
         che abbiano esse stesse lo status di amministrazione aggiudicatrice e che saranno tenute, a loro volta, ad applicare le dette
         procedure per aggiudicare eventuali appalti susseguenti.
      
       Sulle spese
      69      Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      1)      Una convenzione con cui una prima amministrazione aggiudicatrice affida ad una seconda amministrazione aggiudicatrice la realizzazione
            di un’opera costituisce un appalto pubblico di lavori ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva del Consiglio 14 giugno
            1993, 93/37/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, come modificata dalla direttiva
            del Parlamento europeo e del Consiglio 13 ottobre 1997, 97/52/CE, indipendentemente dal fatto che sia previsto o no che la
            prima amministrazione aggiudicatrice sia o divenga proprietaria, in tutto o in parte, di tale opera. 
      2)      Per determinare il valore di un appalto ai fini dell’art. 6 della direttiva 93/37, come modificata dalla direttiva 97/52,
            occorre prendere in considerazione il valore totale dell’appalto di lavori dal punto di vista di un potenziale offerente,
            il che include non soltanto l’insieme degli importi che l’amministrazione aggiudicatrice dovrà pagare, ma anche tutti gli
            introiti che proverranno da terzi.
      3)      Un’amministrazione aggiudicatrice non è dispensata dal fare ricorso alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici
            di lavori previste dalla direttiva 93/37, come modificata dalla direttiva 97/52, per il fatto che, in conformità al diritto
            nazionale, tale convenzione può essere conclusa soltanto con determinate persone giuridiche, che abbiano esse stesse lo status
            di amministrazione aggiudicatrice e che saranno tenute, a loro volta, ad applicare le dette procedure per aggiudicare eventuali
            appalti susseguenti.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.