CELEX: 52004PC0535
Language: it
Date: 2004-07-30
Title: Proposta di decisione del Consiglio che autorizza l'Austria ad applicare una misura di deroga all'articolo 21 della sesta direttiva 77/388/CEE in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari

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52004PC0535

Proposta di decisione del Consiglio che autorizza l'Austria ad applicare una misura di deroga all'articolo 21 della sesta direttiva 77/388/CEE in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari  /* COM/2004/0535 def. */  

Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO che autorizza l'Austria ad applicare una misura di deroga all'articolo 21 della sesta direttiva 77/388/CEE in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari(presentata dalla Commissione)RELAZIONE1. Ai sensi dell'articolo 27 della sesta direttiva del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - Sistema comune d'imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme [1], il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro ad introdurre misure particolari di deroga alle disposizioni di tale direttiva, allo scopo di semplificare la riscossione dell'imposta o di impedire talune evasioni o elusioni fiscali.[1]  GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Modificata da ultimo dalla direttiva 2003/92/CE (GU L 260 dell'11.10.2003, pag. 8).2. Con una domanda presentata alla Commissione e protocollata dal Segretariato generale della Commissione il 3.3.2004, il governo austriaco ha chiesto l'autorizzazione ad introdurre tre misure di deroga all'articolo 21, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 77/388/CEE.3. Conformemente all'articolo 27, paragrafo 2, della sesta direttiva, con lettera del 26.3.2004 la Commissione ha informato gli altri Stati membri della richiesta presentata dal governo austriaco, mentre con lettera del 30.3.2004 ha comunicato all'Austria di disporre di tutte le informazioni ritenute necessarie per l'esame della richiesta.4. L'articolo 21, paragrafo 1, della direttiva 77/388/CEE, nella versione dell'articolo 28 octies della stessa direttiva, stabilisce che, in regime interno, il soggetto passivo che fornisce beni o servizi imponibili è di norma tenuto al pagamento dell'imposta sul valore aggiunto (IVA).5. La deroga richiesta dall'Austria intende far sì che l'imposta sul valore aggiunto risulti a carico del destinatario nei tre casi seguenti: primo, il trasferimento di beni ceduti a titolo di garanzia da un soggetto passivo IVA ad un altro soggetto passivo IVA in esecuzione di questa garanzia; secondo, il trasferimento di beni a seguito della cessione di un diritto di riserva di proprietà ad un cessionario che esercita tale diritto; terzo, la cessione di beni immobili in una vendita giudiziale al pubblico incanto ad un altro soggetto passivo IVA, nel caso in cui il cedente abbia optato per la tassazione ai sensi dell'articolo 13, lettera c), della sesta direttiva. Le misure sollecitate vanno considerate come misure intese ad impedire talune evasioni o elusioni fiscali nei settori in oggetto.6. Spesso i beni vengono ceduti a titolo di garanzia da un soggetto passivo IVA ad un altro soggetto passivo IVA in esecuzione di una garanzia. Ciò avviene generalmente quando il garante cedente dispone di mezzi limitati per saldare i propri debiti, inclusi quelli fiscali. Quando il cessionario fa valere i suoi diritti vendendo la garanzia a terzi, tale vendita costituisce nel contempo una cessione dal garante al cessionario. In tal caso, il cessionario beneficia non soltanto del ricavo proveniente dalla vendita dei beni costituiti in garanzia, ma anche della deduzione dell'imposta a monte, proveniente dalla cessione dei beni da parte del garante. In genere egli non paga al garante l'imposta sulla cifra d'affari dovuta sulla cessione a suo favore. Anche qualora parte del ricavo della vendita sia trasmessa al garante, non è detto che quest'ultimo la destini al pagamento dell'imposta sulla cifra d'affari. Infatti, perdite in termini di IVA si sono riscontrate in numerosi casi in cui non si è potuto negare al cessionario il diritto alla deduzione, mentre il garante non ha potuto essere ritenuto responsabile in quanto insolvente e irreperibile. La ricorrenza di questi casi impedisce all'amministrazione fiscale austriaca di adottare misure fiscali e non fiscali volte ad aumentare la sorveglianza amministrativa sulle imprese. Sarebbero comunque insufficienti perché l'amministrazione fiscale austriaca non riuscirebbe ad identificare i numerosi operatori inadempienti o procederebbe all'identificazione troppo tardi per recuperare l'IVA persa. L'entità dei problemi incontrati dall'amministrazione austriaca è tale da rendere necessari provvedimenti giuridici. La prevista designazione del destinatario della cessione quale debitore dell'IVA interessa soltanto le imprese che possono esercitare il diritto alla deduzione e non comprende anche i privati. Una deroga analoga è già stata concessa alla Germania (decisione 2002/439/CE del Consiglio, del 2 giugno 2002 - GU L 151/12 dell'11 giugno 2002).7. Il secondo scenario riguarda il trasferimento di beni a seguito della cessione di un diritto di riserva di proprietà ad un cessionario che esercita tale diritto. Nei casi in cui l'acquirente disponga di mezzi limitati per saldare l'importo relativo all'acquisto, il cedente può riservarsi la proprietà e cedere a terzi, in genere una banca, il diritto di esercitare tale riserva e di reclamare il prezzo d'acquisto, come garanzia per un prestito concesso da tale parte all'acquirente. Se l'acquirente dei beni interrompe i pagamenti destinati a rimborsare il prestito, la banca fa valere il suo diritto di proprietà; ciò comporta una cessione di beni dall'acquirente originale alla banca. In tal caso, la banca tende a non pagare all'acquirente originale l'imposta sulla cifra d'affari dovuta sulla cessione a suo favore, bensì ad usarla per estinguere il debito contratto dall'acquirente originale, con la conseguenza che le autorità fiscali austriache non possono recuperare l'IVA dall'acquirente originale. Anche qualora parte del ricavo della vendita sia trasmessa all'acquirente originale, non è detto che quest'ultimo la destini al pagamento dell'imposta. Pertanto questo secondo scenario è analogo all'esecuzione di una garanzia di cui sopra. Infatti, nella maggior parte di questi casi gli acquirenti originali sono insolventi o risultano irreperibili prima che l'amministrazione austriaca riesca ad individuarli e a recuperare l'IVA.8. Il terzo scenario riguarda la cessione di beni immobili in una vendita al pubblico incanto ad un altro soggetto passivo IVA nel corso della liquidazione coatta dell'impresa che deteneva la proprietà dei beni immobili. Nei casi in questione il cedente ha optato per l'assoggettamento all'imposta, anche se al momento della cessione, per ragioni finanziarie, egli non è in grado di pagare all'amministrazione fiscale l'imposta messa a carico dell'acquirente. Quest'ultimo può generalmente esercitare il diritto alla deduzione, mentre il cedente non pagherà l'IVA alle autorità fiscali. Ne risulta che i creditori del cedente recuperano dal loro debitore un importo maggiore di quello che avrebbero normalmente ottenuto se la vendita fosse stata esente dall'IVA. Tale situazione danneggia le autorità fiscali, le quali non sono in grado di recuperare l'IVA dal cedente perché nel frattempo ha dichiarato lo stato di insolvenza. L'entità dei problemi incontrati dall'amministrazione austriaca è tale da rendere necessari provvedimenti giuridici. I beni immobili sono beni di alto valore e di conseguenza l'importo imponibile e le perdite in termini di IVA, anche di una sola transazione, sono particolarmente elevati. Abolire la facoltà di tassare le cessioni di beni immobili non costituisce una soluzione. Il valore dei beni immobili di solito include un'IVA occulta e il mantenimento di tale opzione serve quindi a mantenere la neutralità del regime dell'IVA. Tenuto conto di quanto sopra, porre l'IVA a carico del destinatario della cessione risulta nella fattispecie la soluzione più appropriata, anche per la presenza di rischi elevati. La deroga richiesta impedisce la perdita dell'IVA, dal momento che le autorità fiscali non sono tenute a versarla ad uno degli operatori economici coinvolti. Essa consente inoltre di evitare la doppia responsabilità fiscale del cedente e del destinatario, che comporterebbe un maggiore rischio economico per il destinatario se è tenuto in solido al versamento dell'imposta. La soluzione solleva le autorità fiscali da procedure di recupero onerose, in cui possono rivolgersi al destinatario soltanto quando il recupero dal cedente si dimostrasse impossibile. Rende superflua la responsabilità fiscale di una terza persona, come il notaio, che in genere comporta costi maggiori sia per il cedente che per il destinatario. Poiché, in pratica, la deroga riguarda solo le cessioni tra soggetti passivi, essa si limita a casi specifici; infatti, l'opzione di tassare la cessione viene utilizzata soltanto quando il destinatario può generalmente esercitare il diritto alla deduzione. Deroghe analoghe sono già state concesse alla Germania (decisioni 2002/439/CE del Consiglio, del 2 giugno 2002 - GU L 151/12 dell'11 giugno 2002 - e 2004/291/CE del Consiglio, del 30 marzo 2004 - GU L 94/59 del 30 marzo 2004).Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO che autorizza l'Austria ad applicare una misura di deroga all'articolo 21 della sesta direttiva 77/388/CEE in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affariIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea,vista la sesta direttiva (77/388/CEE) del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme [2], in particolare l'articolo 27, paragrafo 1,[2]  GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Modificata da ultimo dalla direttiva 2003/92/CE (GU L 260 dell'11.10.2003, pag. 8).vista la proposta della Commissione [3],[3]  GU C , , pag. .considerando quanto segue:(1) Con una domanda presentata alla Commissione e protocollata dal Segretariato generale della Commissione il 3.3.2004, il governo austriaco ha chiesto l'autorizzazione ad introdurre tre misure di deroga all'articolo 21, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 77/388/CEE.(2) La deroga richiesta dall'Austria intende far sì che l'imposta sul valore aggiunto risulti a carico del destinatario nei tre casi seguenti: primo, il trasferimento di beni ceduti a titolo di garanzia da un soggetto passivo IVA ad un altro soggetto passivo IVA in esecuzione di questa garanzia; secondo, il trasferimento di beni a seguito della cessione di un diritto di riserva di proprietà ad un cessionario che esercita tale diritto; terzo, la cessione di beni immobili in una vendita giudiziale al pubblico incanto ad un altro soggetto passivo IVA, nel caso in cui il cedente abbia optato per la tassazione ai sensi dell'articolo 13, lettera c), della sesta direttiva. Le misure sollecitate vanno considerate come misure intese ad impedire talune evasioni o elusioni fiscali nei settori in oggetto.(3) Quando i beni vengono ceduti a titolo di garanzia da un soggetto passivo IVA ad un altro soggetto passivo IVA in esecuzione di una garanzia, il garante che cede i beni dispone generalmente di mezzi limitati per saldare i propri debiti, inclusi quelli fiscali. Se il cessionario dei beni costituiti in garanzia fa valere i suoi diritti vendendo la garanzia a terzi, tale vendita costituisce nel contempo una cessione dal garante al cessionario. In numerosi casi del genere si sono riscontrate perdite in termini di IVA perché non si è potuto negare al cessionario il diritto alla deduzione, mentre il garante non ha potuto essere ritenuto responsabile in quanto insolvente e irreperibile. L'entità dei problemi incontrati dall'amministrazione austriaca è tale da rendere necessari provvedimenti giuridici. La prevista designazione del destinatario della cessione quale debitore dell'IVA riguarda soltanto le imprese che possono esercitare il diritto alla deduzione e non comprende anche i privati. Una deroga analoga è già stata concessa alla Germania (decisione 2002/439/CE del Consiglio, del 2 giugno 2002 - GU L 151/12 dell'11 giugno 2002 [4]).[4]  GU L 151, dell'11.06.2002, pag. 12.(4) Nei casi in cui l'acquirente disponga di mezzi limitati per saldare l'importo relativo all'acquisto, il cedente può riservarsi la proprietà e cedere a terzi, in genere una banca, il diritto di esercitare tale riserva e di reclamare il prezzo d'acquisto, come garanzia per un prestito concesso da tale parte all'acquirente. Se l'acquirente dei beni interrompe i pagamenti destinati a rimborsare il prestito, la banca fa valere il suo diritto di proprietà; ciò comporta una cessione di beni dall'acquirente originale alla banca. In tal caso, la banca tende a non pagare all'acquirente originale l'imposta sulla cifra d'affari dovuta sulla cessione a suo favore, bensì ad usarla per estinguere il debito contratto dall'acquirente originale. Ne derivano perdite in termini di IVA per le autorità fiscali austriache, dal momento che gli acquirenti originali risultano generalmente insolventi o irreperibili prima che l'amministrazione fiscale riesca ad individuarli e a recuperare l'IVA. Pertanto questo secondo scenario è analogo all'esecuzione di una garanzia di cui sopra.(5) Perdite in termini di IVA si sono verificate anche nei casi di cessione di beni immobili in una vendita al pubblico incanto ad un altro soggetto passivo IVA, nel corso della liquidazione coatta dell'impresa che deteneva la proprietà dei beni immobili, e in cui il cedente aveva optato per l'assoggettamento all'imposta, anche se al momento della cessione, per ragioni finanziarie, egli non era in grado di pagare all'amministrazione fiscale l'imposta messa a carico dell'acquirente. Quest'ultimo può generalmente esercitare il diritto alla deduzione, mentre il cedente tende a non pagare l'IVA alle autorità fiscali. L'entità dei problemi incontrati dall'amministrazione austriaca è tale da rendere necessari provvedimenti giuridici. I beni immobili sono beni di alto valore e di conseguenza l'importo imponibile e le perdite in termini di IVA, anche di una sola transazione, sono particolarmente elevati. Il valore dei beni immobili di solito include un'IVA occulta e il mantenimento dell'opzione di tassare le cessioni serve a mantenere la neutralità del regime dell'IVA. Tenuto conto di quanto sopra, porre l'IVA a carico del destinatario della cessione risulta nella fattispecie la soluzione più appropriata, anche per la presenza di rischi elevati. La deroga richiesta impedisce la perdita dell'IVA, dal momento che le autorità fiscali non sono tenute a versarla ad uno degli operatori economici coinvolti. Essa consente inoltre di evitare la doppia responsabilità fiscale del cedente e del destinatario, che comporterebbe un maggiore rischio economico per il destinatario e procedure di recupero onerose per le autorità fiscali, le quali potrebbero rivolgersi al destinatario soltanto quando il recupero dal cedente si dimostrasse impossibile. Permette di evitare la responsabilità fiscale di una terza persona, come il notaio, che implicherebbe costi maggiori sia per il cedente che per il destinatario. Poiché, in pratica, la deroga riguarda solo le cessioni tra soggetti passivi, essa si limita a casi specifici. Deroghe analoghe sono già state concesse alla Germania (decisioni 2002/439/CE del Consiglio, del 2 giugno 2002 [5], e 2004/291/CE del Consiglio, del 30 marzo 2004 [6]).[5]  GU L 151, dell'11.06.2002, pag. 12.[6]  GU L 94, del 30.03.2004, pag. 59.(6) La deroga in questione non incide né sull'importo dell'imposta sul valore aggiunto da versare allo stadio del consumo finale, né sulle risorse proprie delle Comunità europee provenienti dall'imposta sul valore aggiunto.HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:Articolo 1In deroga all'articolo 21, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 77/388/CEE, modificato dall'articolo 28 octies della stessa direttiva, l'Austria è autorizzata a designare debitore dell'imposta sul valore aggiunto il destinatario delle cessioni di beni di cui all'articolo 2 della presente decisione.Articolo 2Il destinatario dei beni può essere designato debitore dell'imposta sul valore aggiunto nei seguenti casi:1. il trasferimento di beni ceduti a titolo di garanzia da un soggetto passivo IVA ad un altro soggetto passivo IVA in esecuzione di questa garanzia;2. il trasferimento di beni a seguito della cessione di un diritto di riserva di proprietà ad un cessionario che esercita tale diritto;3. la cessione di beni immobili in una vendita al pubblico incanto ad un altro soggetto passivo IVA, nel corso della liquidazione coatta dell'impresa che deteneva la proprietà dei beni immobili, qualora il cedente abbia fatto valere il suo diritto di tassare la cessione.Articolo 3La presente decisione scade il 31 dicembre 2008.Articolo 4L'Austria è destinataria della presente decisione.Fatto a Bruxelles, ilPer il ConsiglioIl Presidente