CELEX: 62004CJ0184
Language: it
Date: 2006-03-30
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 30 marzo 2006. # Uudenkaupungin kaupunki. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Korkein hallinto-oikeus - Finlandia. # IVA - Deduzione dell'imposta pagata a monte - Beni d'investimento - Beni immobili - Rettifica delle deduzioni. # Causa C-184/04.

Causa C-184/04
      Procedimento promosso da
      Uudenkaupungin kaupunki
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Korkein hallinto-oikeus)
      «IVA — Detrazione dell’imposta pagata a monte — Beni d’investimento — Beni immobili — Rettifica delle detrazioni»
      Conclusioni dell’avvocato generale C. Stix-Hackl, presentate il 15 settembre 2005 
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 30 marzo 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Disposizioni fiscali — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte sulla cifra di affari — Sistema comune d’imposta sul valore
            aggiunto — Detrazione dell’imposta pagata a monte 
      (Direttiva del Consiglio 77/388/CEE, art. 20, nn. 2 e 5)
      2.     Disposizioni fiscali — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte sulla cifra di affari — Sistema comune d’imposta sul valore
            aggiunto — Detrazione dell’imposta pagata a monte 
      (Direttiva del Consiglio 77/388, artt. 13,parte C, 17 e 20)
      3.     Disposizioni fiscali — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte sulla cifra di affari — Sistema comune d’imposta sul valore
            aggiunto — Esenzioni previste dalla sesta direttiva 
      (Direttiva del Consiglio 77/388, artt. 13, parte C, e 17, n. 6)
      1.     L’art. 20 della sesta direttiva 77/388, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte
         sulla cifra di affari, dev’essere interpretato nel senso che, fatto salvo il disposto del n. 5 del medesimo articolo, esso
         impone agli Stati membri di prevedere una rettifica delle detrazioni dell’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda
         i beni di investimento.
      
      (v. punto 35, dispositivo 1)
      2.     L’art. 20 della sesta direttiva 77/388, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte
         sulla cifra di affari dev’essere interpretato nel senso che la rettifica da esso prevista è applicabile anche ad una situazione
         in cui un bene di investimento venga destinato in un primo tempo ad un’attività esente da imposta, che non dava diritto a
         detrazione, e successivamente, nel corso del periodo di rettifica, è stato impiegato nel contesto di un’attività assoggettata
         all’imposta sul valore aggiunto. 
      
      Infatti, l’applicazione del meccanismo di rettifica dipende dalla questione se sia sorto un diritto a detrazione basato sull’art. 17
         della sesta direttiva. Orbene, l’uso che viene fatto del bene di investimento determina solo la portata della detrazione iniziale
         e la portata delle eventuali rettifiche durante i periodi successivi, ma non incide sulla nascita del diritto alla detrazione.
         Di conseguenza, l’uso immediato del bene per operazioni soggette ad imposta non costituisce, di per sé, una condizione di
         applicazione del sistema di rettifica delle detrazioni. Inoltre, la rettifica della detrazione si applica necessariamente
         anche quando la modifica del diritto a detrazione dipenda da una scelta volontaria del contribuente, come ad esempio dall’esercizio
         dell’opzione prevista dall’art. 13, parte C, della sesta direttiva. 
      
      (v. punti 37, 39-40, 42, dispositivo 2)
      3.     Gli artt. 13, parte C, secondo comma, e 17, n. 6, della sesta direttiva 77/388, in materia di armonizzazione delle legislazioni
         degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, devono essere interpretati nel senso che uno Stato membro
         che accorda ai suoi soggetti passivi il diritto di optare per l’imposizione della locazione di un immobile non è autorizzato,
         in virtù di tali disposizioni, ad escludere la detrazione dell’imposta sul valore aggiunto per investimenti immobiliari effettuati
         prima dell’esercizio di tale diritto di opzione, quando la domanda presentata ai fini di tale opzione non è stata presentata
         entro sei mesi a partire dalla messa in servizio di tale immobile. 
      
      Infatti, in quanto i soggetti passivi, in virtù dell’art. 13, parte C, primo comma, della sesta direttiva, hanno la possibilità
         di optare per l’imposizione della locazione di un immobile, l’esercizio di tale opzione deve comportare non solo l’imposizione
         della locazione, ma anche la detrazione delle imposte pertinenti che hanno gravato sul detto immobile a monte. Inoltre, una
         restrizione delle detrazioni legate alle operazioni imponibili successiva all’esercizio del diritto di opzione riguarderebbe
         non la «portata» del diritto di opzione che gli Stati membri possono limitare in forza del secondo comma dell’art. 13, parte
         C, della sesta direttiva, ma le conseguenze dell’esercizio di tale diritto. Tale disposizione non autorizza, di conseguenza,
         gli Stati membri a limitare il diritto di operare detrazioni previsto dall’art. 17 della sesta direttiva, né la necessità
         di rettificare tali detrazioni in virtù dell’art. 20 della medesima direttiva. 
      
      Per quanto riguarda la facoltà concessa agli Stati membri dall’art. 17, n. 6, secondo comma, della sesta direttiva, essa si
         applica solo al mantenimento delle esclusioni della detrazione per quanto riguarda talune categorie di spese definite con
         riferimento alla natura del bene o del servizio acquistato e non con riferimento alla destinazione impressagli o alle modalità
         di tale destinazione.
      
      (v. punti 44, 46-47, 49, 51, dispositivo 3-4)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      30 marzo 2006 (*)
      
      «IVA – Detrazione dell’imposta pagata a monte – Beni d’investimento – Beni immobili – Rettifica delle detrazioni»
      Nel procedimento C‑184/04,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Korkein hallinto-oikeus
         (Finlandia) con decisione 16 aprile 2004, pervenuta in cancelleria il 19 aprile 2004, nel procedimento promosso da:
      
      Uudenkaupungin kaupunki,
      
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dal sig. K. Schiemann (relatore), dalla sig.ra N. Colneric, dai sigg. J. N.
         Cunha Rodrigues ed E. Levits, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra C. Stix‑Hackl
      cancelliere: sig. H. von Holstein, cancelliere aggiunto
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 22 giugno 2005,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per l’Uudenkaupungin kaupunki, dall’avv. M. Pikkujämsä, asianajaja;
      –       per il governo finlandese, dalle sig.re T. Pynnä e E. Bygglin, in qualità di agenti;
      –       per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. P. Gentili, avvocato dello Stato;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dalla sig.ra L. Ström van Lier e dal sig. I. Koskinen, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 15 settembre 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 13, parte C, secondo comma, e 17, n. 6, della
         sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri
         relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (GU L 145,
         pag. 1), come modificata dalla direttiva del Consiglio 10 aprile 1995, 95/7/CE (GU L 102, pag. 18; in prosieguo: la «sesta
         direttiva»).
      
      2       Essa pone sostanzialmente la questione se, alla luce della sesta direttiva, una rettifica della detrazione dell’imposta sul
         valore aggiunto (in prosieguo: l’«IVA») pagata a monte per i beni d’investimento debba essere accordata nel caso in cui un
         bene immobile sia stato inizialmente destinato ad un’attività esente, per poi essere destinato ad un’attività imponibile,
         in seguito all’esercizio del diritto d’opzione ai sensi dell’art. 13, parte C, della sesta direttiva.
      
      3       Tale domanda è stata presentata nell’ambito di un’impugnazione proposta dall’Uudenkaupungin kaupunki (il Comune di Uusikaupunki;
         in prosieguo: «Uusikaupunki») avverso una decisione dello Helsingin hallinto‑oikeus (Tribunale amministrativo di Helsinki),
         con cui quest’ultimo ha respinto il ricorso proposto da Uusikaupunki contro due decisioni adottate dal Lounais-Suomen verovirasto
         (Amministrazione tributaria per la Finlandia sudoccidentale) sulle domande di rettifica di detrazioni e di rimborso dell’IVA
         presentate da Uusikaupunki.
      
       Contesto normativo
       La sesta direttiva
      4       L’art. 5, nn. 6 e 7, della Sesta direttiva è formulato come segue:
      «6.      È assimilato a una cessione a titolo oneroso il prelievo di un bene dalla propria impresa da parte di un soggetto passivo
         il quale lo destina al proprio uso privato o all’uso del suo personale o lo trasferisce a titolo gratuito o, più generalmente,
         lo destina a fini estranei alla sua impresa, quando detto bene o gli elementi che lo compongono hanno consentito una deduzione
         totale o parziale dell’imposta sul valore aggiunto. Tuttavia, i prelievi eseguiti ad uso dell’impresa per effettuare regali
         di scarso valore e campioni non sono considerati come cessioni a titolo oneroso.
      
      7.      Gli Stati membri possono assimilare ad una cessione a titolo oneroso:
      a)      l’impiego da parte di un soggetto passivo, per i bisogni della sua impresa, di un bene prodotto, costruito, estratto, lavorato,
         acquistato o importato nel quadro di detta impresa, qualora l’acquisto del bene in questione presso un altro soggetto passivo
         non gli dia diritto alla deduzione completa dell’imposta sul valore aggiunto;
      
      b)      la destinazione di un bene da parte di un soggetto passivo ad un settore di attività non assoggettato, quando detto bene ha
         consentito una deduzione totale o parziale dell’imposta sul valore aggiunto nel corso dell’acquisto o dell’impiego di cui
         alla lettera a);
      
      c)      ad eccezione dei casi di cui al paragrafo 8, il possesso di beni da parte di un soggetto passivo o dei suoi aventi causa,
         in caso di cessazione della sua attività economica tassabile, quando detti beni hanno consentito una deduzione parziale o
         totale al momento dell’acquisto o della loro destinazione conformemente alla lettera a)».
      
      5       L’art. 6, nn. 2 e 3, della medesima direttiva dispone che:
      «2.      Sono assimilati a prestazioni di servizi a titolo oneroso:
      a)      l’uso di un bene destinato all’impresa per l’uso privato del soggetto passivo o per l’uso del suo personale o, più generalmente,
         a fini estranei alla sua impresa qualora detto bene abbia consentito una deduzione totale o parziale dell’imposta sul valore
         aggiunto;
      
      b)      le prestazioni di servizi a titolo gratuito effettuate dal soggetto passivo per il proprio uso privato o ad uso del suo personale
         o, più generalmente, per fini estranei alla sua impresa.
      
      Gli Stati membri hanno la facoltà di derogare alle disposizioni del presente paragrafo a condizione che tale deroga non dia
         luogo a distorsioni di concorrenza.
      
      3.      Per prevenire distorsioni di concorrenza e salva la consultazione di cui all’articolo 29, gli Stati membri possono assimilare
         a una prestazione di servizi a titolo oneroso l’esecuzione, da parte di un soggetto passivo, di un servizio, per i bisogni
         della sua impresa, qualora l’esecuzione di detto servizio da parte di un altro soggetto passivo non gli dia diritto alla deduzione
         totale dell’imposta sul valore aggiunto».
      
      6       In applicazione dell’art. 13, parte B, lett. b), della sesta direttiva, gli Stati membri esonerano dall’IVA la locazione di
         beni immobili. In virtù dell’art. 13, parte C, di questa direttiva, gli Stati membri possono accordare ai loro soggetti passivi
         il diritto di optare per l’imposizione della locazione di beni immobili. Tuttavia, ai sensi del secondo comma di tale articolo,
         gli Stati membri possono restringere la portata del diritto di opzione e stabilirne le modalità di esercizio.
      
      7       L’art. 17 della sesta direttiva, intitolato «Origine e portata del diritto a deduzione», dispone quanto segue:
      «1.      Il diritto a deduzione nasce quando l’imposta deducibile diventa esigibile.
      2.      Nella misura in cui beni e servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta, il soggetto passivo è autorizzato
         a dedurre dall’imposta di cui è debitore:
      
      a)      l’imposta sul valore aggiunto dovut[a] o assolta all’interno del paese per i beni che gli sono o gli saranno ceduti e per
         i servizi che gli sono o gli saranno prestati da un altro soggetto passivo;
      
      (…)
      6.      Al più tardi entro un termine di quattro anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente direttiva, il Consiglio,
         con decisione all’unanimità adottata su proposta della Commissione, stabilisce le spese che non danno diritto a deduzione
         dell’imposta sul valore aggiunto. Saranno comunque escluse dal diritto a deduzione le spese non aventi un carattere strettamente
         professionale, quali le spese suntuarie, di divertimento o di rappresentanza.
      
      Fino all’entrata in vigore delle norme di cui sopra, gli Stati membri possono mantenere tutte le esclusioni previste dalla
         loro legislazione nazionale al momento dell’entrata in vigore della presente direttiva».
      
      8       Attualmente le regole comunitarie dettate dall’art. 17, n. 6, primo comma, della sesta direttiva non sono state ancora adottate,
         in assenza di accordo in seno al Consiglio in ordine alle spese per le quali possa essere prevista l’esclusione del diritto
         alla detrazione dell’IVA.
      
      9       L’art. 18, nn. 1 e 2, della sesta direttiva precisa taluni requisiti relativi alle modalità di esercizio del diritto a detrazione.
         Il n. 3 di tale articolo prevede a tal riguardo che le condizioni e le modalità secondo le quali un soggetto passivo può essere
         autorizzato ad operare una detrazione cui non ha proceduto conformemente ai nn. 1 e 2 del detto articolo siano fissate dagli
         Stati membri.
      
      10     L’art. 20 della sesta direttiva, intitolato «Rettifica delle deduzioni», contiene le seguenti disposizioni:
      «1.      La rettifica della deduzione iniziale è effettuata secondo le modalità fissate dagli Stati membri, in particolare:
      a)      quando la deduzione è superiore o inferiore a quella cui il soggetto passivo ha diritto;
      b)       quando, successivamente alla dichiarazione, sono mutati gli elementi presi in considerazione per determinare l’importo delle
         deduzion[i], in particolare in caso di annullamento di acquisti o qualora si siano ottenute riduzioni di prezzo; tuttavia,
         la rettifica non è richiesta in caso di operazioni totalmente o parzialmente non retribuite, in caso di distribuzione, perdita
         o furto dei beni, debitamente provati e confermati, nonché in caso di prelievi effettuati per concedere omaggi di valore ridotto
         e campioni di cui all’articolo 5, paragrafo 6. Gli Stati membri possono tuttavia esigere la rettifica in caso di operazioni
         totalmente o parzialmente non retribuite e in caso di furto.
      
      2.      Per quanto riguarda i beni d’investimento, la rettifica deve essere ripartita su cinque anni, compreso l’anno in cui i beni
         sono stati acquistati o fabbricati. Ogni anno tale rettifica è effettuata solo per un quinto dell’imposta che grava sui beni
         in questione. Essa è eseguita secondo la variazioni del diritto a deduzione che hanno avuto luogo negli anni successivi rispetto
         all’anno in cui i beni sono stati acquistati o fabbricati.
      
      In deroga al comma precedente, gli Stati membri possono basare la rettifica su un periodo di cinque anni interi a decorrere
         dalla prima utilizzazione dei beni.
      
      Per quanto riguarda i beni d’investimento immobiliari, la durata del periodo che funge da base al calcolo delle rettifiche
         può essere elevata sino a vent’anni.
      
      (…)
      4.      Ai fini dell’applicazione dei paragrafi 2 e 3, gli Stati membri possono:
      –       definire il concetto di beni d’investimento,
      –       indicare l’ammontare di imposta che deve essere presa in considerazione per la rettifica,
      –       adottare tutte le opportune disposizioni per evitare che la rettifica procuri un vantaggio ingiustificato,
      –       consentire semplificazioni amministrative.
      5.      Qualora in uno Stato membro gli effetti pratici dell’applicazione dei paragrafi 2 e 3 siano irrilevanti, tenuto conto dell’incidenza
         globale dell’imposta nello Stato membro in questione e della necessità di semplificazioni a livello amministrativo, tale Stato
         può, previo espletamento della consultazione di cui all’articolo 29, rinunciare all’applicazione di questi paragrafi purché
         non ne risultino distorsioni di concorrenza.
      
      (…)».
      11     L’art. 29 della sesta direttiva ha istituito un «comitato consultivo dell’imposta sul valore aggiunto», composto da rappresentanti
         degli Stati membri e della Commissione, avente la facoltà di esaminare i problemi concernenti l’applicazione delle disposizioni
         comunitarie in materia di IVA.
      
       La normativa nazionale
      12     Le disposizioni relative al trattamento fiscale della locazione di immobili sono contenute negli artt. 27‑30 della legge sull’IVA
         (arvonlisäverolaki, legge 30 dicembre 1993, n. 1501; in prosieguo: l’«AVL»). Ai termini dell’art. 27, primo comma, di questa
         legge, la locazione di immobili è esentata dall’IVA. L’art. 30, primo comma, della detta legge accorda ai soggetti passivi
         il diritto di optare per l’imposizione della locazione di immobili a condizione che l’immobile venga usato dallo Stato o in
         modo costante per attività che danno diritto alla detrazione, vale a dire nell’ambito di attività imponibili.
      
      13     Secondo l’art. 33 dell’AVL, una prestazione di lavori relativi ad una nuova costruzione o alla ristrutturazione di un immobile
         si considera fornita per uso personale anche quando un operatore economico venda l’immobile o lo destini ad un uso diverso
         da quello che dà diritto alla detrazione, se in occasione della prestazione di servizi o dell’acquisto dell’immobile è stato
         possibile effettuare la detrazione o se la prestazione del servizio è stata essa stessa effettuata in vista di un’attività
         che conferisce il diritto a detrazione.
      
      14     Le disposizioni concernenti il diritto a detrazione sono oggetto degli artt. 102‑118 dell’AVL. In virtù dell’art. 102, n. 1,
         primo comma, di questa legge, relativo al diritto generale a detrazione, il soggetto passivo può dedurre, nell’ambito di un’attività
         imponibile, l’imposta gravante su un bene acquistato o servizio ricevuto da un altro soggetto passivo. Conformemente all’art. 106
         dell’AVL, concernente le detrazioni nell’ambito delle prestazioni dei lavori di costruzione, il proprietario di un immobile,
         allorché chiede di essere assoggettato all’IVA a titolo dell’art. 30 di questa legge, può effettuare, in linea di principio,
         la detrazione di cui all’art. 102 della detta legge sui servizi o beni che ha acquistato ai fini della locazione imponibile
         del detto immobile.
      
      15     La detrazione dell’IVA per gli investimenti immobiliari effettuati anteriormente all’esercizio dell’opzione per l’assoggettamento
         all’imposta è tuttavia possibile solo se tale opzione sia stata esercitata entro un termine di sei mesi dalla messa in servizio
         dell’immobile interessato. L’AVL non consente la revisione o la rettifica delle detrazioni relative ad una ristrutturazione,
         ad una nuova costruzione, o all’acquisto di un immobile a favore del soggetto passivo allorché la domanda di assoggettamento
         all’imposta è stata presentata dopo la scadenza del termine citato, quando invece l’immobile era stato messo in servizio in
         un primo tempo nell’ambito di un’attività esente da IVA e successivamente di un’attività imponibile.
      
       Controversia principale e questioni pregiudiziali
      16     Uusikaupunki ha ristrutturato un immobile di cui era proprietaria e ha dato in locazione allo Stato finlandese taluni locali
         di tale immobile, in parte dal 1° giugno 1995 e in parte dal 1° settembre 1995. Uusikaupunki ha anche dato in locazione, a
         decorrere dal 31 agosto 1995, un sito industriale che essa aveva fatto costruire ad un’impresa assoggettata ad IVA. I costi
         di tali due progetti includevano un’IVA dell’importo di FIM 2 206 224.
      
      17     Il 4 aprile 1996, Uusikaupunki, ha depositato, in base all’art. 30 dell’AVL, presso il Turun lääninverovirasto (Amministrazione
         tributaria della provincia di Turku) una domanda per il suo assoggettamento all’IVA per la locazione dei due immobili in questione
         nel procedimento principale. L’amministrazione fiscale ha accolto tale domanda per il periodo decorrente dalla data del deposito
         della detta domanda in quanto essa non era stata presentata entro il termine di sei mesi a decorrere dalla messa in servizio
         dell’immobile, previsto dall’art. 106 dell’AVL.
      
      18     Con due domande dell’8 settembre 1998 e del 30 marzo 2000, Uusikaupunki, in base all’art. 20 della sesta direttiva, ha chiesto
         al Lounais-Suomen verovirasto la rettifica delle detrazioni di imposta ed il rimborso di una parte dell’IVA pagata nell’ambito
         dei lavori di costruzione e di ristrutturazione per gli anni 1996‑1999. La somma richiesta ammontava a FIM 1 651 653, maggiorata
         degli interessi legali.
      
      19     Con decisioni del 3 maggio 2000, il Lounais-Suomen verovirasto ha respinto tali domande in quanto una detrazione dell’IVA
         pagata nell’ambito di lavori di costruzione e di ristrutturazione, in applicazione dell’art. 106 dell’AVL, sarebbe stata possibile
         solo se l’opzione per l’assoggettamento a tale imposta fosse stata esercitata entro un termine di sei mesi a decorrere dalla
         messa in servizio degli immobili.
      
      20     Uusikaupunki ha proposto dinanzi allo Helsingin hallinto‑oikeus un ricorso diretto all’annullamento di queste decisioni, il
         quale è stato respinto. La ricorrente nella controversia principale ha quindi proposto un’impugnazione contro tale sentenza
         dinanzi al Korkein hallinto‑oikeus (Corte suprema amministrativa).
      
      21     Il Korkein hallinto‑oikeus si chiede se le condizioni a cui l’AVL subordina il diritto alla detrazione dell’IVA siano in contrasto
         con la sesta direttiva in quanto è impossibile, per il diritto finlandese, rettificare le detrazioni dell’IVA nell’ambito
         della locazione di un immobile se l’immobile era stato inizialmente messo in servizio nell’ambito di un’attività esente da
         IVA prima di essere destinato ad un’attività imponibile a meno che la domanda d’assoggettamento all’imposta della locazione
         fosse stata presentata entro un termine di sei mesi dalla messa in servizio dell’immobile.
      
      22     Secondo il giudice del rinvio, è incontestabile che Uusikaupunki, nell’ambito degli acquisti effettuati per la ristrutturazione
         e la nuova costruzione in questione, ha agito in qualità di soggetto passivo e che tali acquisti sono stati effettuati ai
         fini di un’attività economica della ricorrente.
      
      23     È in queste circostanze che il Korkein hallinto-oikeus ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte
         le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 20 della [sesta direttiva] vada interpretato nel senso che la rettifica delle detrazioni di cui a tale articolo
         sia, trattandosi di beni di investimento, obbligatoria per gli Stati membri, fatto salvo il disposto del n. 5 del medesimo
         articolo.
      
      2)      Se l’art. 20 della [sesta direttiva] vada interpretato nel senso che la rettifica delle detrazioni prevista in tale articolo
         è applicabile anche quando il bene di investimento, nel caso di specie un immobile, venga impiegato in un primo tempo nell’ambito
         di un’attività esente da imposta, per la quale non sussiste alcun diritto a detrazione, ma solo successivamente nel contesto
         di un’attività imponibile.
      
      3)      Se l’art. 13, parte C, secondo comma, della [sesta] direttiva possa essere interpretato nel senso che uno Stato membro può
         restringere il diritto a detrazione per gli acquisti relativi ad investimenti immobiliari secondo le modalità previste dalla
         legge finlandese sull’imposta sul valore aggiunto, nel qual caso il diritto a detrazione è del tutto escluso in situazioni
         analoghe al caso di specie.
      
      4)      Se l’art. 17, n. 6, secondo comma, della [sesta] direttiva possa essere interpretato nel senso che uno Stato membro può restringere
         il diritto a detrazione per gli acquisti relativi ad investimenti immobiliari secondo le modalità previste dalla legge finlandese
         sull’imposta sul valore aggiunto, nel qual caso il diritto a deduzione è del tutto escluso in situazioni analoghe al caso
         di specie».
      
       Sulla prima questione 
      24     Va ricordato, in via preliminare, che, secondo la logica del sistema introdotto dalla sesta direttiva, le imposte che hanno
         gravato a monte sui beni o sui servizi impiegati da un soggetto passivo per le sue operazioni soggette ad imposta possono
         essere dedotte. La detrazione delle tasse a monte è legata alla riscossione delle tasse a valle. Quando beni o servizi acquistati
         da un soggetto passivo sono usati ai fini di operazioni esenti o non rientranti nell’ambito di applicazione dell’IVA, non
         può esservi né riscossione dell’imposta a valle né detrazione dell’imposta a monte. Invece, in quanto i beni o servizi sono
         usati ai fini di operazioni imponibili a valle, una detrazione dell’imposta che ha gravato sulla stessa a monte si impone
         per evitare una doppia imposizione.
      
      25     Il periodo di rettifica delle detrazioni previsto all’art. 20 della sesta direttiva consente di evitare le inesattezze nel
         calcolo delle detrazioni e dei vantaggi o svantaggi ingiustificati per il soggetto passivo quando, in particolare, i mutamenti
         degli elementi inizialmente presi in considerazione per determinare l’importo delle detrazioni intervengono successivamente
         alla dichiarazione. Tali mutamenti sono probabili specialmente nel caso dei beni d’investimento, che vengono spesso utilizzati
         per un certo numero di anni, nel corso dei quali possono cambiare gli scopi cui essi sono destinati. La sesta direttiva prevede
         un periodo in cui è possibile effettuare rettifiche di cinque anni, prorogabile a venti anni nel caso di beni immobili, periodo
         in cui si possono susseguire detrazioni variabili.
      
      26     Il sistema di rettifica delle detrazioni costituisce un elemento essenziale del sistema introdotto dalla sesta direttiva in
         quanto ha la vocazione di garantire l’esattezza delle detrazioni e quindi la neutralità dell’imposizione fiscale. L’art. 20,
         n. 2, della sesta direttiva, che riguarda i beni d’investimento, pertinenti nella controversia principale, è peraltro redatto
         in termini che non lasciano alcun dubbio sul suo carattere vincolante.
      
      27     Risulta, inoltre, da una costante giurisprudenza che, poiché i limiti del diritto a detrazione, e quindi le rettifiche delle
         detrazioni, devono essere applicati in modo simile in tutti gli Stati membri, le deroghe sono consentite solo nei casi espressamente
         previsti dalla sesta direttiva (v., in tal senso, sentenza 11 luglio 1991, causa C‑97/90, Lennartz, Racc. pag. I‑3795, punto 27).
         Il fatto che l’art. 20, n. 5, della sesta direttiva preveda condizioni molto precise che devono essere soddisfatte affinché
         uno Stato membro possa, a titolo di deroga, rinunciare all’applicazione del n. 2 di questo medesimo articolo rafforza il carattere
         vincolante di quest’ultima disposizione. Va rilevato, in tale contesto, che in udienza è stato espresso un disaccordo tra
         il governo finlandese e la Commissione sulla questione se vi fosse stata una consultazione del comitato istituito dall’art. 29
         della sesta direttiva, come previsto dall’art. 20, n. 5, di questa stessa direttiva, e quale ne fosse stato l’esito. Tuttavia,
         le questioni proposte dal giudice nazionale non hanno manifestamente l’oggetto di verificare se siano soddisfatte nella fattispecie
         le condizioni d’applicazione di tale disposizione derogatoria.
      
      28     Per quanto riguarda l’argomento del governo finlandese secondo cui l’art. 20, n. 4, della sesta direttiva consente agli Stati
         membri di definire la nozione di «beni d’investimento» e secondo cui le prestazioni di servizi di costruzione non dovrebbero
         necessariamente essere incluse in tale nozione, basti constatare che tale governo ammette che nel diritto finlandese non è
         stata adottata alcuna definizione di tale espressione, in quanto il procedimento previsto dall’art. 20, nn. 2‑5, della sesta
         direttiva non è stato trasposto nel diritto nazionale. Orbene, risulta dalla giurisprudenza della Corte che uno Stato membro
         che non ha recepito le disposizioni di una direttiva nel proprio ordinamento giuridico non può imporre ai cittadini comunitari
         i limiti derivanti da tali disposizioni (v., in tal senso, sentenze 19 novembre 1991, cause riunite C‑6/90 e C‑9/90, Francovich
         e a., Racc. pag. I‑5357, punto 21, e 14 luglio 2005, causa C‑142/04, Aslanidou, Racc. pag. I‑7181, punto 35).
      
      29     Inoltre, contrariamente a quanto fa valere il governo finlandese, la rettifica delle detrazioni dell’imposta a monte in applicazione
         dell’art. 20 della sesta direttiva non costituisce una semplice alternativa all’applicazione degli artt. 5, n. 6, e 6, n. 2,
         della medesima direttiva, relativi all’imposizione dei prelievi e delle prestazioni di servizi effettuati da un soggetto passivo
         per i propri fini privati, e gli Stati membri non hanno dunque alcuna scelta da operare tra la trasposizione del meccanismo
         di rettifica e di quello relativo all’assoggettamento dei prelievi effettuati per fini privati, in quanto entrambi sono obbligatori.
      
      30     Benché sia l’art. 20 sia gli artt. 5 e 6, per la loro formulazione, siano idonei, in linea di principio, ad essere applicati
         ad una situazione in cui un bene il cui uso dà diritto a detrazione viene successivamente destinato ad un uso che non attribuisce
         tale diritto, e benché tali due meccanismi abbiano il medesimo effetto economico in tale situazione (v., in tal senso, sentenza
         29 aprile 2004, cause riunite C‑487/01 e C‑7/02, Gemeente Leusden e Holin Groep, Racc. pag. I‑5337, punto 90), ciò non avviene
         tuttavia nel caso inverso, pertinente nella controversia principale, in cui un bene il cui uso non dà diritto a detrazione
         viene successivamente destinato ad un uso che vi dà diritto. Infatti, un diritto a rettifica delle detrazioni a favore del
         soggetto passivo, pertinente nella seconda situazione, può essere basato solo sulle disposizioni dell’art. 20 della sesta
         direttiva e non su quelle degli artt. 5 e 6 della medesima. In situazioni di tale tipo, un’applicazione delle disposizioni
         dell’art. 20 della detta direttiva è dunque indispensabile, indipendentemente dall’applicazione nel diritto nazionale degli
         artt. 5 e 6 della sesta direttiva.
      
      31     Infatti, anche per quanto riguarda le situazioni in cui un bene è stato oggetto di una nuova destinazione, da un uso che dà
         diritto a detrazione ad un uso che non vi dà diritto, e in cui, di conseguenza, esiste un rischio di sovrapposizione delle
         dette disposizioni, non ne risulta, contrariamente a quanto fa valere il governo finlandese, alcuna contraddizione idonea
         a giustificare la non attuazione del procedimento di rettifica delle detrazioni previsto all’art. 20 della sesta direttiva.
      
      32     In udienza, il governo finlandese ha citato l’esempio di un immobile che è stato acquistato a titolo di attività assoggettate
         ad imposta e che, un anno dopo il suo acquisto, è stato destinato ad un’attività esente per i quattro anni successivi. Tale
         governo rileva che, in linea di principio, ad una tale situazione sarebbero applicabili sia l’art. 20 della sesta direttiva
         sia gli artt. 5, n. 6, e 6, n. 2, della medesima, ma che l’applicazione di tali articoli porterebbe a risultati diversi ed
         inconciliabili. In applicazione dell’art. 20, n. 2, della sesta direttiva, una rettifica della detrazione dell’IVA che ha
         gravato sul prezzo d’acquisto a partire dal secondo anno avrebbe la conseguenza di mantenere l’imposta detraibile ad 1/5 del
         suo importo, corrispondendo tale frazione al primo anno di uso dell’immobile. Invece, un’applicazione degli artt. 5, n. 6,
         e 6, n. 2, della sesta direttiva condurrebbe all’imposizione del valore totale dell’immobile al momento del mutamento di destinazione
         del medesimo.
      
      33     A tal riguardo va subito rilevato che gli artt. 5, n. 6, e 6, n. 2, potrebbero essere applicati solo nel caso di una nuova
         destinazione del bene in questione ad un uso privato, ma non nel caso della nuova destinazione di tale bene ai fini di un’attività
         esente.
      
      34     La rispettiva applicabilità delle disposizioni in questione dipenderà quindi dalla questione se il soggetto passivo abbia
         effettivamente deciso di destinare permanentemente l’immobile in questione al suo uso privato o se, invece, egli prenda in
         considerazione la possibilità di un uso futuro ai fini della sua impresa e decida, di conseguenza, di conservarlo nel patrimonio
         di quest’ultima. Nel primo caso, si applicheranno gli artt. 5, n. 6, e 6, n. 2, della sesta direttiva e nel secondo caso si
         applicherà l’art. 20 della medesima direttiva. Il fatto che un soggetto passivo abbia la possibilità di scegliere, ai fini
         dell’applicazione della sesta direttiva, di integrare o meno nella sua impresa la parte di un bene destinato al suo uso privato
         risulta da una costante giurisprudenza (v., in particolare, sentenze 4 ottobre 1995, causa C‑291/92, Armbrecht, Racc. pag. I‑2775,
         punto 20, e 14 luglio 2005, causa C‑434/03, Charles e Charles‑Tijmens, Racc. pag. I‑7037, punto 23). Nell’esempio citato dal
         governo finlandese non esiste dunque alcun conflitto reale.
      
      35     Con riferimento alle considerazioni che precedono, la prima questione va risolta nel senso che l’art. 20 della sesta direttiva
         dev’ essere interpretato nel senso che, fatto salvo il disposto del n. 5 del medesimo articolo, esso impone agli Stati membri
         di prevedere una rettifica delle detrazioni dell’IVA per quanto riguarda i beni di investimento.
      
       Sulla seconda questione
      36     La seconda questione è diretta a determinare se il fatto che l’attività pertinente era inizialmente esente e che le detrazioni
         erano, di conseguenza, totalmente escluse abbia un’incidenza su tale rettifica.
      
      37     Come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 36 e 37 delle sue conclusioni, l’applicazione del meccanismo di rettifica
         dipende dalla questione se sia sorto un diritto a detrazione basato sull’art. 17 della sesta direttiva. 
      
      38     In virtù dell’art. 17, n. 1, della sesta direttiva, intitolato «Origine e portata del diritto a deduzione», il diritto a detrazione
         dell’IVA sorge quando l’imposta detraibile diventa esigibile. Di conseguenza, solo la qualità in cui un soggetto agisce in
         tale momento può determinare l’esistenza di un diritto a detrazione (sentenza Lennartz, cit., punto 8).
      
      39     La Corte ha inoltre affermato che l’uso che viene fatto del bene di investimento determina solo la portata della detrazione
         iniziale a cui il soggetto passivo ha diritto ai sensi dell’art. 17 della sesta direttiva e la portata delle eventuali rettifiche
         durante i periodi successivi, ma non incide sulla nascita del diritto alla detrazione. Di conseguenza, l’uso immediato del
         bene per operazioni soggette ad imposta non costituisce, di per sé, una condizione di applicazione del sistema di rettifica
         delle detrazioni (sentenza Lennartz, cit., punti 15 e 16).
      
      40     Infine, e contrariamente a quanto fa valere il governo italiano, la rettifica della detrazione a titolo dell’art. 20 della
         sesta direttiva si applica necessariamente anche quando la modifica del diritto a detrazione dipenda da una scelta volontaria
         del contribuente, come ad esempio dall’esercizio dell’opzione prevista dall’art. 13, parte C, della sesta direttiva. L’esercizio
         di tale opzione non ha alcuna influenza sulla nascita del diritto a detrazione che è disciplinata, come è appena stato ricordato,
         dall’art. 17, n. 1, della sesta direttiva. Poiché la locazione di un immobile viene tassata successivamente all’esercizio
         dell’opzione a favore dell’imposizione, una rettifica delle detrazioni diventa necessaria per evitare una doppia imposizione
         delle spese a monte, indipendentemente dal fatto che l’imposizione sia la conseguenza della scelta volontaria del contribuente.
      
      41     L’art. 18, n. 3, della sesta direttiva, citato dal governo italiano, non è pertinente in tale contesto poiché tale paragrafo
         si riferisce all’ipotesi in cui un contribuente abbia omesso di effettuare le detrazioni a cui avrebbe potuto procedere, cosa
         che non potrebbe avvenire prima dell’esercizio dell’opzione prevista dall’art. 13, parte C, della sesta direttiva. Infatti,
         poiché la portata della detrazione iniziale era nulla, solo dopo aver esercitato tale opzione il diritto a detrazione del
         contribuente acquista un valore reale che potrebbe essere oggetto di una detrazione.
      
      42     Occorre dunque risolvere la seconda questione affermando che l’art. 20 della sesta direttiva deve essere interpretato nel
         senso che la rettifica da esso prevista è applicabile anche ad una situazione in cui un bene di investimento venga destinato
         in un primo tempo ad un’attività esente da imposta, che non dava diritto a detrazione, e successivamente, nel corso del periodo
         di rettifica, è stato impiegato nel contesto un’attività assoggettata all’IVA.
      
       Sulla terza questione
      43     Con la sua terza questione, il giudice del rinvio cerca sostanzialmente di sapere se l’art. 13, parte C, secondo comma, della
         sesta direttiva debba essere interpretato nel senso che uno Stato membro che accorda ai suoi soggetti passivi il diritto di
         optare per l’imposizione della locazione di un immobile possa escludere la detrazione dell’IVA per investimenti immobiliari
         effettuati prima dell’esercizio di tale diritto d’opzione, quando la domanda presentata ai fini di tale opzione non è stata
         presentata entro sei mesi a partire dalla messa in servizio di tale immobile.
      
      44     Come è stato constatato al punto 24 della presente sentenza, secondo la logica del sistema istituito dalla sesta direttiva,
         le imposte che hanno gravato a monte sui beni o servizi usati da un soggetto passivo ai fini delle sue operazioni imponibili
         devono poter essere dedotte. Di conseguenza, dato che i soggetti passivi, in virtù dell’art. 13, parte C, primo comma, della
         sesta direttiva, hanno la possibilità di optare per l’imposizione della locazione, di un immobile, l’esercizio di tale opzione
         deve comportare non solo l’imposizione della locazione, ma anche la detrazione delle imposte pertinenti che hanno gravato
         sul detto immobile a monte.
      
      45     Gli Stati membri possono benissimo definire le condizioni procedurali a cui può essere esercitato un diritto d’opzione, circostanza
         che include la possibilità di prevedere che l’imposizione sarà effettiva solo dopo il deposito della domanda e che, solo dopo
         tale data, sarà possibile la detrazione delle tasse versate a monte (sentenza 9 settembre 2004, causa C‑269/03, Vermietungsgesellschaft
         Objekt Kirchberg, Racc. pag. I‑8067, punto 23). Tuttavia, regole di tale tipo non potrebbero avere la conseguenza di limitare
         il diritto ad operare le detrazioni legate alle operazioni imponibili qualora il diritto d’opzione sia stato validamente esercitato,
         conformemente a tali norme. In particolare, l’applicazione delle norme procedurali nazionali non può avere la conseguenza
         di limitare il periodo in cui possono essere operate detrazioni ad un periodo più breve di quello previsto dalla sesta direttiva
         per la rettifica delle detrazioni.
      
      46     Inoltre, una restrizione delle detrazioni legate alle operazioni imponibili successiva all’esercizio del diritto d’opzione
         riguarderebbe non la «portata» del diritto d’opzione, di cui al secondo comma dell’art. 13, parte C, della sesta direttiva,
         ma le conseguenze dell’esercizio di tale diritto. Tale disposizione non autorizza, di conseguenza, gli Stati membri a limitare
         il diritto di operare detrazioni previsto dall’art. 17 della sesta direttiva, né la necessità di rettificare tali detrazioni
         in virtù dell’art. 20 della medesima direttiva.
      
      47     Occorre, di conseguenza, risolvere la terza questione affermando che l’art. 13, parte C, secondo comma, della sesta direttiva
         deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro che accorda ai suoi soggetti passivi il diritto di optare per l’imposizione
         della locazione di un immobile non è autorizzato, in virtù di tale disposizione, ad escludere la detrazione dell’IVA per investimenti
         immobiliari effettuati prima dell’esercizio di tale diritto d’opzione, quando la domanda presentata per l’esercizio di tale
         opzione non è stata presentata entro sei mesi a partire dalla messa in servizio di tale immobile.
      
       Sulla quarta questione
      48     Con quest’ultima questione, il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se l’art. 17, n. 6, della sesta direttiva debba essere
         interpretato nel senso che uno Stato membro che accorda ai suoi soggetti passivi il diritto di optare per l’imposizione della
         locazione di un immobile sia autorizzato ad escludere la detrazione dell’IVA per investimenti immobiliari effettuati prima
         dell’esercizio di tale diritto d’opzione, quando la domanda presentata ai fini di tale opzione non è stata presentata entro
         sei mesi a partire dalla messa in servizio di tale immobile.
      
      49     Un’analisi della genesi dell’art. 17, n. 6, della sesta direttiva dimostra che la facoltà concessa agli Stati membri dal secondo
         comma di tale disposizione si applica solo al mantenimento delle esclusioni della detrazione per quanto riguarda talune categorie
         di spese definite con riferimento alla natura del bene o del servizio acquistato e non con riferimento alla destinazione impressagli
         o alle modalità di tale destinazione (v., in tal senso, sentenza 5 ottobre 1999, causa C‑305/97, Royscot e a., Racc. pag. I‑6671,
         punti 21‑25).
      
      50     Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 79 delle sue conclusioni, l’art. 102, n. 1, primo comma, dell’AVL prevede
         espressamente la possibilità di dedurre, a talune condizioni, l’IVA che ha gravato sugli investimenti relativi ad immobili,
         quali le spese di costruzione e di acquisto legate a tali immobili. L’esclusione in questione per quanto riguarda le spese
         sostenute prima dell’esercizio dell’opzione per l’assoggettamento all’IVA non rientra dunque nella deroga prevista dall’art. 17,
         n. 6, secondo comma, della sesta direttiva.
      
      51     Occorre quindi risolvere la quarta questione affermando che l’art. 17, n. 6, della sesta direttiva deve essere interpretato
         nel senso che uno Stato membro che accorda ai suoi soggetti passivi il diritto di optare per l’imposizione della locazione
         di un immobile non è autorizzato, in virtù di tale disposizione, ad escludere la detrazione dell’IVA per investimenti immobiliari
         effettuati prima dell’esercizio di tale diritto d’opzione, quando la domanda presentata ai fini di tale opzione non è stata
         presentata entro sei mesi a partire dalla messa in servizio di tale immobile.
      
       Sulla limitazione nel tempo degli effetti della presente sentenza 
      52     Il governo finlandese ha chiesto alla Corte, per il caso in cui essa non dovesse accogliere i suoi argomenti, di limitare
         nel tempo gli effetti della presente sentenza al periodo successivo alla pronuncia della medesima.
      
      53     Secondo una giurisprudenza costante, l’interpretazione che la Corte fornisce di una norma di diritto comunitario, nell’esercizio
         della competenza attribuitale dall’art. 234 CE, chiarisce e precisa, ove necessario, il significato e la portata della norma
         stessa, come deve o avrebbe dovuto essere intesa ed applicata dal momento della sua entrata in vigore. Ne deriva che la norma
         così interpretata può e deve essere applicata dal giudice anche a rapporti giuridici sorti e sviluppatisi prima della sentenza
         che statuisce sulla domanda d’interpretazione, sempreché, d’altro canto, sussistano i presupposti per sottoporre al giudice
         competente una lite relativa all’applicazione di tale norma (v., in particolare, sentenze 2 febbraio 1988, causa 24/86, Blaizot,
         Racc. pag. 379, punto 27, e 15 dicembre 1995, causa C‑415/93, Bosman, Racc. pag. I‑4921, punto 141).
      
      54     Sempre secondo costante giurisprudenza, i singoli possono ottenere il rimborso delle imposte riscosse in violazione delle
         norme di diritto comunitario (v., in particolare, sentenze 9 novembre 1983, causa 199/82, San Giorgio, Racc. pag. 3595, punto 12,
         e 14 gennaio 1997, cause riunite da C‑192/95 a C‑218/95, Comateb e a., Racc. pag. I‑165, punto 20).
      
      55     Solo in via eccezionale la Corte può, applicando il principio generale della certezza del diritto inerente all’ordinamento
         giuridico comunitario, essere indotta a limitare la possibilità per gli interessati di far valere la disposizione così interpretata
         onde rimettere in questione rapporti giuridici costituiti in buona fede. Affinché una tale limitazione possa essere disposta,
         è necessario che siano soddisfatti due criteri essenziali, e cioè la buona fede degli ambienti interessati e il rischio di
         gravi inconvenienti (v., in particolare, sentenze 28 settembre 1994, causa C‑57/93, Vroege, Racc. pag. I‑4541, punto 21, e
         10 gennaio 2006, causa C‑402/03, Skov e Bilka, Racc. pag. I‑199, punto 51).
      
      56     Nella fattispecie va constatato, come ha fatto correttamente l’avvocato generale al paragrafo 87 delle sue conclusioni, che
         il governo finlandese si basa unicamente sulle difficoltà pratiche di cui dovrebbe tener conto nel caso in cui gli effetti
         della presente sentenza non venissero limitati nel tempo.
      
      57     Va peraltro rilevato, nel presente contesto, che il detto governo ha osservato di avere invocato la deroga prevista all’art. 20,
         n. 5, della sesta direttiva. Orbene, l’applicabilità di tale disposizione sarebbe stata, secondo la formulazione stessa di
         questa, assoggettata in particolare alla condizione che gli effetti pratici del sistema di rettifica delle detrazioni fossero
         «irrilevanti». Indipendentemente dalla questione se le consultazioni previste dall’art. 29 della sesta direttiva abbiano avuto
         luogo, può essere constatato che il fatto stesso che il governo finlandese ha invocato l’art. 20, n. 5, della detta direttiva
         può far dubitare della gravità delle ripercussioni che risulterebbero da un’applicazione retroattiva del sistema di rettifica
         delle detrazioni.
      
      58     Inoltre, può essere rilevato, come è già stato constatato al punto 26 della presente sentenza, che l’art. 20, n. 2, della
         sesta direttiva, relativo alla rettifica delle detrazioni in questione, è redatto in termini che non lasciano alcun dubbio
         sul suo carattere vincolante. L’argomento del governo finlandese secondo cui le disposizioni pertinenti della sesta direttiva
         sarebbero oscure, comportando incertezze relative alla loro applicazione, deve quindi essere respinto.
      
      59     Pertanto, non occorre limitare nel tempo l’efficacia della presente sentenza.
       Sulle spese
      60     Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 20 della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni
            degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile
            uniforme, deve essere interpretato nel senso che, fatto salvo il disposto del n. 5 del medesimo articolo, esso impone agli
            Stati membri di prevedere una rettifica delle detrazioni dell’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda i beni di investimento.
      2)      L’art. 20 della sesta direttiva 77/388 deve essere interpretato nel senso che la rettifica da esso prevista è applicabile
            anche ad una situazione in cui un bene di investimento venga destinato in un primo tempo ad un’attività esente da imposta,
            che non dava diritto a detrazione, e successivamente, nel corso del periodo di rettifica, è stato impiegato nel contesto di
            un’attività assoggettata all’imposta sul valore aggiunto.
      3)      L’art. 13, parte C, secondo comma, della sesta direttiva 77/388 deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro che
            accorda ai suoi soggetti passivi il diritto di optare per l’imposizione della locazione di un immobile non è autorizzato,
            in virtù di tale disposizione, ad escludere la detrazione dell’imposta sul valore aggiunto per investimenti immobiliari effettuati
            prima dell’esercizio di tale diritto d’opzione, quando la domanda presentata ai fini di tale opzione non è stata presentata
            entro sei mesi a partire dalla messa in servizio di tale immobile.
      4)      L’art. 17, n. 6, della sesta direttiva 77/388 deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro che accorda ai suoi
            soggetti passivi il diritto di optare per l’imposizione della locazione di un immobile non è autorizzato, in virtù di tale
            disposizione, ad escludere la detrazione dell’imposta sul valore aggiunto per investimenti immobiliari effettuati prima dell’esercizio
            di tale diritto d’opzione, quando la domanda presentata ai fini di tale opzione non è stata presentata entro sei mesi a partire
            dalla messa in servizio di tale immobile.
      Firme
      * Lingua processuale: il finlandese.