CELEX: 62002TO0028
Language: it
Date: 2005-10-17
Title: Ordinanza del Tribunale di primo grado (Terza Sezione) del 17 ottobre 2005. # First Data Corp., FDR Ltd e First Data Merchant Services Corp. contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Art. 81 CE - Sistema di carte di pagamento Visa - Regola del divieto di affiliare esercenti senza aver emesso carte - Attestazione negativa - Regola abolita nel corso del procedimento - Interesse ad agire - Non luogo a provvedere. # Causa T-28/02.

Causa T‑28/02
      First Data Corp. e altri
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Art. 81 CE — Sistema di carte di pagamento Visa — Regola del divieto di affiliare esercenti senza aver emesso carte — Attestazione negativa — Regola abolita nel corso del procedimento — Interesse ad agire — Non luogo a provvedere»
      Ordinanza del Tribunale (Terza Sezione) 17 ottobre 2005 
      Massime dell’ordinanza
      1.     Ricorso di annullamento — Interesse ad agire — Perdita dell’interesse a causa di un evento verificatosi successivamente alla
            presentazione del ricorso — Non luogo a provvedere
      2.     Ricorso di annullamento — Interesse ad agire — Decisione della Commissione che concede un’attestazione negativa in applicazione
            delle norme di concorrenza — Domanda di annullamento parziale riguardante una disposizione dell’accordo che beneficia dell’attestazione
            — Eliminazione della disposizione considerata nel corso del giudizio — Assenza di interesse concreto ed attuale a proseguire
            il ricorso — Interesse riguardante situazioni future e incerte — Esclusione
      (Artt. 81, n. 1, CE, 230 CE e 233 CE)
      1.     Il ricorso di annullamento proposto da una persona fisica o giuridica è ricevibile solo ove il ricorrente abbia un interesse
         all’annullamento dell’atto impugnato. Siffatto interesse presuppone che l’annullamento di tale atto possa produrre di per
         sé conseguenze giuridiche o, secondo un’altra formulazione, che il ricorso possa, con il suo esito, procurare un beneficio
         alla parte che lo ha proposto.
      
      A tale proposito, la ricevibilità di un ricorso dev’essere valutata al momento in cui è depositato l’atto introduttivo. Tuttavia,
         nell’interesse di un’equa amministrazione della giustizia, il Tribunale può dichiarare d’ufficio che non vi è più luogo a
         statuire sul ricorso qualora un ricorrente che inizialmente aveva interesse ad agire abbia perduto qualsiasi interesse personale
         all’annullamento della decisione impugnata a causa di un evento verificatosi successivamente alla presentazione del detto
         ricorso. Affinché un ricorrente possa proseguire un ricorso diretto all’annullamento di una decisione, infatti, occorre che
         conservi un interesse personale all’annullamento della decisione impugnata.
      
      (v. punti 34-38)
      2.     Il ricorrente in un procedimento diretto all’annullamento di un’attestazione negativa rilasciata dalla Commissione ad un terzo
         ai sensi dell’art. 2 del regolamento n. 17 non presenta più un interesse concreto ed attuale qualora il suo ricorso si riferisca
         solo alla parte della detta attestazione relativa ad una disposizione di un accordo tra imprese e tale disposizione sia stata
         nel frattempo eliminata dalle parti dell’accordo.
      
      Da un lato, un’eventuale sentenza del Tribunale che pronunciasse l’annullamento da esso richiesto non potrebbe più provocare
         le conseguenze previste dall’art. 233 CE, in quanto la Commissione non potrebbe più adottare una nuova, diversa, decisione
         in merito ad una disposizione che non esiste più.
      
      D’altro lato, l’eventualità, in futuro, dell’introduzione nell’accordo di una clausola analoga a quella eliminata non è sufficiente
         perché il ricorrente possa far valere un interesse concreto e attuale, e non solamente ipotetico, ad ottenere l’annullamento
         da esso richiesto.
      
      Infine, l’annullamento richiesto non è necessario per fondare un eventuale ricorso per il risarcimento dei danni proposto
         dal ricorrente dinanzi ai giudici nazionali contro le parti dell’accordo. Infatti, un’attestazione negativa non è vincolante
         per i giudici nazionali, pur costituendo un elemento di fatto di cui questi ultimi devono tener conto. Essa esprime soltanto
         l’opinione della Commissione che, in base agli elementi a sua conoscenza, non vi è motivo perché essa intervenga. L’attestazione
         negativa non rispecchia alcuna valutazione definitiva, ed in particolare nessuna pronuncia per la quale la Commissione abbia
         competenza esclusiva. Poiché l’art. 81, n. 1, CE è direttamente applicabile, i singoli possono invocarlo nei giudizi nazionali
         e far derivare da esso diritti, e poiché i giudici nazionali possono eventualmente disporre anche di altre informazioni sulle
         circostanze particolari della fattispecie, essi sono naturalmente tenuti a farsi un’opinione propria in base ai fatti di cui
         dispongono, riguardo all’applicabilità dell’art. 81, n. 1, CE a determinati accordi. In ogni caso essi possono chiedere alla
         Corte una pronuncia pregiudiziale sulla validità di un’attestazione negativa, cosicché il ricorrente non sarebbe in alcun
         modo privato, in caso di eventuale controversia, della possibilità di far valere i propri diritti dinanzi al giudice nazionale.
      
      (v. punti 40, 42-43, 47-51)
ORDINANZA DEL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      17 ottobre 2005 (*)
      
      «Concorrenza – Art. 81 CE – Sistema di carte di pagamento Visa – Regola del divieto di affiliare esercenti senza aver emesso carte – Attestazione negativa – Regola abolita nel corso del procedimento – Interesse ad agire – Non luogo a provvedere»
      Nel procedimento T‑28/02, 
      First Data Corp., con sede in Wilmington, Delaware (Stati Uniti),
      
      FDR Ltd, con sede in Dover, Delaware (Stati Uniti),
      
      First Data Merchant Services Corp., con sede in Sunrise, Florida (Stati Uniti), 
      
      rappresentate inizialmente dagli avv.ti P. Bos e M. Nissen, successivamente dall’avv. Bos,
      ricorrenti,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata inizialmente dai sigg. R. Wainwright, W. Wils e dalla sig.ra V. Superti, successivamente dai sigg. R. Wainwright
         e T. Christoforou, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento dell’art. 1, quinto trattino, della decisione della Commissione 9 agosto 2001,
         2001/782/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 del Trattato CE e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso
         Comp/29.373 – Visa International) (GU L 293, pag. 24),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO
      DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Terza Sezione),
      composto dal sig. M. Jaeger, presidente, dalla sig.ra V. Tiili e dal sig. O. Czúcz, giudici,
      cancelliere: sig. E. Coulon
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
       Fatti all’origine del ricorso
      1       La First Data Corp. è la società che controlla la FDR per il tramite della sua controllata First Data Resources Inc. Essa
         controlla altresì la First Data Merchant Services Corp., per il tramite della sua controllata First Financial Management Corp.
         Tali società, considerate complessivamente, formano il gruppo First Data (in prosieguo: la «First Data»).
      
      2       La FDR svolge la sua attività nel settore delle carte di pagamento in Europa con la denominazione di First Data Europe. Negli
         Stati Uniti, la sua società controllante, First Data Resources, è uno dei principali fornitori di servizi per emittenti delle
         dette carte. La First Data Merchant Services è inoltre uno degli attori più importanti sul mercato americano del trattamento
         di operazioni dette di «affiliazione».
      
      3       La Visa International Service Association (in prosieguo: la «Visa») è una società privata, con fine di lucro, detenuta da
         20 000 istituzioni finanziarie che ne sono membri e che sono distribuite in tutto il mondo. Essa è l’operatore dell’omonimo
         sistema di pagamento tramite carte (in prosieguo: il «sistema di carte Visa»). 
      
      4       Il 31 gennaio 1977 la Visa (con la precedente denominazione di Ibanco Ltd) ha notificato alla Commissione varie disposizioni
         e regolamenti che disciplinano la Visa e i suoi membri, al fine di ottenere un’attestazione negativa o, in alternativa, un’esenzione
         ai sensi dell’art. 81, n. 3, CE.
      
      5       Dopo aver inviato alla detta impresa una lettera di conformità il 29 aprile 1985, la Commissione, in seguito ad una denuncia
         contro le commissioni interbancarie multilaterali del sistema di carte Visa, ha riaperto la sua indagine e ha ritirato la
         lettera di conformità il 4 dicembre 1992.
      
      6       Il 14 ottobre 2000 la Commissione ha pubblicato una comunicazione ai sensi dell’art. 19, n. 3, del regolamento del Consiglio
         6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d’applicazione degli articoli [81] e [82] del Trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204),
         che invitava i terzi interessati a presentare le loro osservazioni relativamente alla sua intenzione di assumere una posizione
         favorevole, in particolare riguardo alla regola di non discriminazione, alle nuove regole in materia di servizi transfrontalieri
         nonché alla regola del divieto di affiliare esercenti senza aver emesso carte (no-acquiring-without-issuing rule) (GU C 293,
         pag. 18). Le ricorrenti non hanno presentato osservazioni in seguito a tale comunicazione.
      
      7       Il 22 maggio 2001 alcuni rappresentanti della First Data hanno avuto un incontro con rappresentanti della Visa per presentare
         il loro progetto di avviare un’attività di affiliazione in Europa e di ottenere lo status di membro della Visa. In tale occasione
         la Visa ha spiegato alla First Data che, per ottenere lo status di membro, occorreva rispettare due condizioni. Da una parte,
         il richiedente deve essere un’istituzione finanziaria e, dall’altra, deve essere un emittente prima di cominciare l’attività
         di affiliazione. 
      
      8       L’11 luglio 2001 la First Data ha scritto alla Visa chiedendo il fascicolo con la documentazione per l’adesione alla Visa.
      9       Il 20 luglio 2001 la Visa ha risposto alla First Data ricordando le condizioni per l’ottenimento dello status di membro, esposte
         in occasione della riunione del 22 maggio 2001. 
      
      10     Il 9 agosto 2001 la Commissione ha adottato la decisione 2001/782/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81
         del Trattato CE e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso Comp/29.373 – Visa International) (GU L 293, pag. 24; in prosieguo:
         la «decisione impugnata»). 
      
      11     Il dispositivo della decisione impugnata dispone quanto segue:
      «Articolo 1
      In base agli elementi di cui dispone, la Commissione non ha motivo di intervenire, a norma dell’articolo 81, paragrafo 1,
         del Trattato CE e dell’articolo 53 dell’accordo SEE, nei riguardi delle disposizioni seguenti delle norme e dei regolamenti
         notificati che disciplinano il sistema di carte di pagamento Visa:
      
      (…)
      – il divieto di affiliazione di esercenti senza aver emesso carte, di cui alla sezione 2.04-2.07 dello statuto» (in prosieguo:
         la «regola in esame»).
      
       Procedimento
      12     Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 4 febbraio 2002, le ricorrenti hanno proposto il presente ricorso.
      13     Con atto separato, depositato nella cancelleria del Tribunale il 4 aprile 2002, la convenuta ha sollevato un’eccezione di
         irricevibilità in forza dell’art. 114 del regolamento di procedura del Tribunale.
      
      14     Con atto separato, depositato nella cancelleria del Tribunale il 17 giugno 2002, la Visa ha chiesto di intervenire a sostegno
         delle conclusioni della Commissione. 
      
      15     Con lettera 4 luglio 2002, le ricorrenti hanno chiesto, ai sensi dell’art. 116, n. 2, del regolamento di procedura, il trattamento
         riservato dei dati contenuti al n. 6, frasi quarta‑settima, al n. 7, terza frase, nonché al n. 13, terza e quarta frase, delle
         loro osservazioni sull’eccezione di irricevibilità, che conterrebbero segreti commerciali.
      
      16     Con ordinanza del Tribunale 7 gennaio 2003, l’eccezione d’irricevibilità è stata unita al merito e le spese sono state riservate.
      17     Con ordinanza 20 gennaio 2003, la Visa è stata ammessa ad intervenire a sostegno delle conclusioni della Commissione. Le versioni
         non riservate delle memorie le sono state trasmesse. 
      
      18     Con atto depositato il 12 febbraio 2003, la Visa ha presentato le sue obiezioni in merito alla domanda di trattamento riservato.
         Con atto registrato il 10 aprile 2003, le ricorrenti hanno depositato le loro osservazioni sulle dette obiezioni.
      
      19     Con ordinanza del Tribunale 14 agosto 2003 è stato concesso il trattamento riservato per quanto riguarda i dati contenuti
         al n. 6, frasi quarta‑settima, al n. 7, terza frase, nonché al n. 13, terza e quarta frase, delle osservazioni delle ricorrenti
         sull’eccezione d’irricevibilità. Le spese sono state riservate.
      
      20     In seguito alla modifica della composizione delle sezioni del Tribunale, il giudice relatore è stato assegnato alla Terza
         Sezione, alla quale è stata di conseguenza attribuita la causa in esame.
      
      21     Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Terza Sezione) ha deciso di aprire la fase orale e, nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento previste all’art. 64 del regolamento di procedura, ha invitato le parti a depositare taluni
         documenti e ha posto loro vari quesiti per iscritto.
      
      22     Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata nella parte in cui riguarda la regola in esame;
      –       ordinare alla Commissione e alla Visa di fornire le informazioni e/o i documenti relativi alla definizione del numero ragionevole
         di carte contenuta nel ‘considerando’ 18 e nella nota a fondo pagina n. 21 della decisione impugnata;
      
      –       ordinare alla Commissione o alla Visa di fornire una copia del «Cross-border Acquiring Planning and Implementation Guide»
         (guida della programmazione e dell’attuazione dell’affiliazione transfrontaliera) menzionato nel controricorso;
      
      –       condannare la Commissione alle spese;
      –       condannare la Visa alle spese collegate all’intervento.
      23     La Commissione, sostenuta dalla Visa, chiede che il Tribunale voglia:
      –       dichiarare il ricorso irricevibile o respingerlo in quanto infondato;
      –       condannare le ricorrenti alle spese.
      24     Con lettera 28 gennaio 2005, la Visa ha informato il Tribunale della sua decisione di sopprimere la regola in questione con
         effetto immediato nella zona europea del sistema di carte Visa. La Visa ha inoltre rinunciato al suo intervento. 
      
      25     Con lettera 3 febbraio 2005, il Tribunale ha chiesto alle parti di presentare le loro osservazioni sulla rinuncia all’intervento
         della Visa, nonché sull’eventuale estinzione dell’oggetto del ricorso. Le parti sono state altresì informate della decisione
         del presidente della terza sezione di rinviare l’udienza, che era stata fissata per il 24 febbraio 2005, a data successiva.
         
      
      26     Con ordinanza 6 aprile 2005 la Visa, in seguito alla sua rinuncia, è stata cancellata dal ruolo del Tribunale come interveniente.
         
      
       In diritto
      27     In forza dell’art. 113 del regolamento di procedura, il Tribunale, quando si pronuncia alle condizioni previste dall’art. 114,
         nn. 3 e 4, dello stesso regolamento, può in qualsiasi momento, d’ufficio, rilevare l’irricevibilità per motivi di ordine pubblico
         o dichiarare, sentite le parti, che il ricorso è divenuto privo di oggetto e che non vi è più luogo a statuire. L’art. 114,
         n. 3, del regolamento di procedura dispone che, salvo contraria decisione del Tribunale, il procedimento sulla domanda incidentale
         prosegue oralmente.
      
      28     Sentite le parti in merito all’effetto della soppressione della regola in esame sul prosieguo del procedimento, il Tribunale
         ritiene di essere sufficientemente informato e decide che la fase orale del procedimento, che era stata avviata, deve essere
         chiusa.
      
       Argomenti delle parti
      29     La Commissione ritiene che l’oggetto del ricorso sia venuto meno e che le ricorrenti non abbiano più interesse ad agire. 
      30     Le ricorrenti sostengono che né la soppressione, da parte della Visa, della regola in esame, né la sua rinuncia all’intervento
         costituiscono motivi sufficienti a porre fine al procedimento. Esse fondano tale assunto su tre argomenti. 
      
      31     In primo luogo, affermano che non vi è alcuna garanzia che la Visa non istituisca nuovamente la regola in esame o non adotti
         una regola simile che produca effetti equivalenti. Secondo le ricorrenti, il mantenimento della decisione impugnata faciliterebbe
         il verificarsi di una circostanza del genere. Esse ritengono che, senza una decisione di principio del Tribunale, la Visa
         potrà cercare di impedire l’entrata della First Data in qualità di affiliante nella zona europea del sistema di carte Visa.
         
      
      32     In secondo luogo, le ricorrenti sostengono di avere un interesse a ricorrere in quanto il Tribunale potrebbe eventualmente
         pronunciarsi a loro favore, in particolare, perché la Commissione ha erroneamente ammesso la regola in esame senza condurre
         una propria inchiesta sull’obiettivo e sugli effetti di tale regola, compresa la condizione di ammissione in base alla quale
         è richiesta una licenza bancaria. Le ricorrenti precisano che il ricorso non è divenuto privo di oggetto, in quanto la detta
         condizione è rimasta presente anche dopo la soppressione da parte della Visa della regola in esame. Orbene, le ricorrenti
         sostengono che per diventare un mero affiliante il requisito della licenza bancaria non è giustificato.
      
      33     In terzo luogo, le ricorrenti sono dell’avviso che una decisione del Tribunale, in particolare una decisione che giudicasse
         fondato il terzo motivo del loro ricorso – vertente su un errore di diritto e/o di fatto nella considerazione della Commissione
         secondo cui non vi sarebbe stata alcuna limitazione significativa della concorrenza – potrebbe fungere da fondamento di un’eventuale
         azione di risarcimento danni da parte loro contro la Visa. Le ricorrenti, infatti, ritengono che una decisione del Tribunale
         che dichiarasse infondata l’accettazione, da parte della Commissione, della regola in esame e, conseguentemente, del requisito
         di una licenza bancaria implicherebbe inevitabilmente che le due dette condizioni erano illegittime al momento e dopo l’adozione
         della decisione impugnata. 
      
       Giudizio del Tribunale
      34     Il ricorso di annullamento proposto da una persona fisica o giuridica è ricevibile solo ove il ricorrente abbia un interesse
         all’annullamento dell’atto impugnato. Siffatto interesse presuppone che l’annullamento di tale atto possa produrre di per
         sé conseguenze giuridiche o, secondo un’altra formulazione, che il ricorso possa, con il suo esito, procurare un beneficio
         alla parte che lo ha proposto (v. sentenza del Tribunale 28 settembre 2004, causa T‑310/00, MCI/Commissione, Racc. pag. II‑3253,
         punto 44, e la giurisprudenza ivi citata ).
      
      35     A tale proposito occorre ricordare che la ricevibilità di un ricorso deve essere valutata, salvo la diversa questione del
         venir meno dell’interesse ad agire, riferendosi al momento in cui è depositato l’atto introduttivo (v. sentenza del Tribunale
         21 marzo 2002, causa T‑131/99, Shaw e Falla/Commissione, Racc. pag. II‑2023, punto 29, e la giurisprudenza citata). 
      
      36     Tuttavia, nell’interesse di un’equa amministrazione della giustizia, tale considerazione relativa al momento della valutazione
         della ricevibilità del ricorso non può impedire al Tribunale di dichiarare che non vi è più luogo a statuire sul ricorso qualora
         un ricorrente che inizialmente aveva interesse ad agire abbia perduto qualsiasi interesse personale all’annullamento della
         decisione impugnata a causa di un evento verificatosi successivamente alla presentazione del detto ricorso.
      
      37     Affinché un ricorrente possa proseguire un ricorso diretto all’annullamento di una decisione, infatti, occorre che conservi
         un interesse personale all’annullamento della decisione impugnata (v. sentenza del Tribunale 24 aprile 2001, causa T‑159/98,
         Torre e a./Commissione, Racc PI pagg. I‑A‑83 e II‑395, punto 30, e la giurisprudenza citata). 
      
      38     Nello stesso senso, la Corte ha affermato, in merito alla ricevibilità di un’impugnazione, che essa poteva rilevare d’ufficio
         la carenza d’interesse di una parte a proporre ricorso contro una sentenza del Tribunale di primo grado o a proseguire il
         procedimento, a motivo di un fatto, successivo alla sentenza del Tribunale, che potesse privare quest’ultima dei suoi effetti
         dannosi per il ricorrente, e per questa ragione dichiarare il ricorso irricevibile o privo di oggetto. Infatti, la sussistenza
         dell’interesse ad agire del ricorrente presuppone che il ricorso possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte
         che lo ha proposto (sentenza della Corte 19 ottobre 1995, causa C‑19/93 P, Rendo e a./Commissione, Racc. pag. I‑3319, punto
         13).
      
      39     Occorre pertanto valutare se l’eventuale annullamento dell’art. 1, quinto trattino, della decisione impugnata dopo la soppressione
         della regola in esame potrebbe produrre conseguenze giuridiche favorevoli alle ricorrenti (v., in questo senso, sentenza del
         Tribunale 13 giugno 2000, cause riunite T‑204/97 e T‑270/97, EPAC/Commissione, Racc. pag. II‑2267, punto 154).
      
      40     Nel caso di specie occorre considerare che l’interesse ad agire delle ricorrenti, per quanto sia esistito, è venuto meno in
         seguito alla soppressione della regola in esame. Un’eventuale sentenza del Tribunale che annullasse l’art. 1, quinto trattino,
         della decisione impugnata, infatti, non potrebbe più provocare le conseguenze previste dall’art. 233 CE. La Commissione, infatti,
         anche in caso di annullamento della decisione impugnata, non potrebbe adottare una nuova decisione esente dagli eventuali
         errori riconosciuti dal Tribunale, dato che la regola in esame non esiste più (v., in questo senso, ordinanza del Tribunale
         13 giugno 1997, causa T‑13/96, TEAM e Kolprojekt/Commissione, Racc. pag. II‑983, punti 27 e 28).
      
      41     Gli argomenti delle ricorrenti non invalidano tale considerazione. 
      42     In primo luogo, quanto alle affermazioni delle ricorrenti secondo cui la Visa potrebbe adottare una regola simile a quella
         in esame, occorre ricordare che un operatore economico deve dimostrare un suo interesse esistente ed effettivo all’annullamento
         dell’atto impugnato (sentenza del Tribunale 17 settembre 1992, causa T‑138/89, NBV e NVB/Commissione, Racc. pag. II‑2181,
         punto 33) e che tale circostanza non si verifica nel caso di specie. 
      
      43     Infatti, qualora l’interesse sul quale si fonda l’azione del ricorrente riguardi una situazione giuridica futura, occorrerà
         dimostrare che il pregiudizio a questa situazione è comunque già certo. Non è così in questa fattispecie, in quanto l’adozione
         di una regola simile da parte della Visa è una circostanza eventuale, che dipende solo dalla volontà della Visa. Si tratta
         pertanto di un interesse meramente ipotetico, quindi insufficiente per far ritenere che il mancato annullamento della decisione
         impugnata inciderebbe sulla situazione giuridica delle ricorrenti. 
      
      44     In secondo luogo, le ricorrenti ritengono che un’eventuale decisione favorevole del Tribunale sortirebbe anche l’effetto di
         modificare il requisito posto dalla Visa secondo cui i suoi membri devono essere titolari di una licenza bancaria.
      
      45     A tale riguardo è sufficiente ricordare che la regola posta dalla Visa relativa alla necessità di una licenza bancaria non
         forma oggetto della decisione impugnata. Anche se si ritene che la Commissione abbia dovuto esaminare la regola in esame valutando,
         tra le circostanze del mercato, l’esistenza del requisito della licenza bancaria, ciò non incide sul fatto che quest’ultima
         non forma oggetto della decisione impugnata. Di conseguenza, anche se l’art. 1, quinto trattino, della decisione impugnata
         fosse annullato e se la Commissione dovesse riesaminare la compatibilità della regola in esame con l’art. 81 CE, questa situazione
         non produrrebbe automaticamente conseguenze sulle altre regole che disciplinano il sistema di carte Visa. 
      
      46     Inoltre, le ricorrenti possono benissimo contestare, mediante un ricorso dinanzi alla Commissione, le regole di adesione al
         sistema Visa, e in particolare il requisito vertente sulla qualità d’istituto bancario, come peraltro afferma la Commissione
         nelle sue osservazioni sulla rinuncia dell’interveniente. 
      
      47     In terzo luogo, quanto agli argomenti delle ricorrenti, secondo cui l’annullamento della decisione impugnata sarebbe necessario
         per fondare il loro eventuale ricorso per risarcimento danni contro la Visa dinanzi ai giudici nazionali, va innanzi tutto
         rilevato che anche in questo caso si tratta di una circostanza futura ed ipotetica.
      
      48     Infatti, non è affatto certo che un giudice nazionale che si pronunci su un eventuale ricorso per risarcimento danni contro
         la Visa prenda in considerazione la valutazione svolta dalla Commissione sull’applicabilità dell’art. 81, n. 1, CE. 
      
      49     È vero che gli atti delle istituzioni comunitarie godono, in linea di principio, di una presunzione di legittimità, fintantoché
         non saranno annullati o revocati (sentenze della Corte 1° aprile 1982, causa 11/81, Dürbeck/Commissione, Racc. pag. 1251,
         punto 17, e 14 dicembre 2000, causa C‑344/98, Masterfoods e HB, Racc. pag. I‑11369, punto 53). Così, quando i giudici nazionali
         si pronunciano su accordi o pratiche che sono già oggetto di decisione da parte della Commissione, non possono adottare decisioni
         in contrasto con quella della Commissione (sentenza Masterfoods e HB, citata, punto 52).
      
      50     Tuttavia, un’attestazione negativa non è vincolante per i giudici nazionali, pur costituendo un elemento di fatto di cui i
         giudici nazionali possono tener conto nella loro valutazione. Dall’art. 2 del regolamento n. 17 risulta infatti che le attestazioni
         negative esprimono soltanto che per la Commissione, in base agli elementi a sua conoscenza, non vi è motivo di intervenire.
         Non rappresentano cioè alcuna valutazione definitiva, ed in particolare nessuna pronuncia per la quale la Commissione abbia
         competenza esclusiva. Poiché l’art. 81, n. 1, CE – come già ripetutamente dichiarato – è direttamente applicabile, ed i singoli
         possono invocarlo nei giudizi nazionali e far derivare da esso diritti, e poiché i giudici nazionali possono eventualmente
         disporre di altre informazioni sulle circostanze particolari della fattispecie, tali giudici sono naturalmente tenuti a farsi
         un’opinione propria in base ai fatti loro noti, sull’applicabilità dell’art. 81, n. 1, CE a determinati accordi (conclusioni
         dall’avvocato generale Reischl per la sentenza della Corte 10 luglio 1980, causa 37/79, Marty/Lauder, Racc. pag. 2481, in
         particolare pagg. 2502, 2507; v. altresì, in questo senso, sentenza Marty/Lauder, punto 13, e sentenza del Tribunale 13 dicembre
         1990, causa T‑116/89, Prodifarma e a./Commissione, Racc. pag. II‑843, punto 70). 
      
      51     Spetta inoltre ai giudici nazionali, in caso di dubbio sulla legittimità della decisione della Commissione, procedere ad un
         rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 234 CE per rimettere in discussione la validità della decisione impugnata, così che
         le ricorrenti non verrebbero comunque private, in caso di eventuale controversia, della possibilità di far valere i propri
         diritti dinanzi al giudice nazionale (v., in questo senso, sentenza del Tribunale 14 aprile 2005, causa T‑141/03, Sniace/Commissione,
         Racc. pag. II‑1197, punto 40). 
      
      52     In ogni caso, la situazione giuridica delle ricorrenti non sarebbe modificata dall’annullamento della parte della decisione
         impugnata relativa alla regola in esame. Infatti, come affermato dalle stesse ricorrenti nelle loro risposte ai quesiti scritti
         del Tribunale, un eventuale annullamento della decisione impugnata non conferirebbe alle ricorrenti l’accesso al sistema di
         affiliazione della rete Visa, dato che esse, come emerge dalla loro replica, non sono titolari di licenza bancaria. Orbene,
         posto che il requisito della licenza bancaria per divenire membro della rete Visa non forma oggetto della decisione impugnata
         e che il Tribunale non può sostituire la sua valutazione a quella della Commissione, un eventuale annullamento della parte
         della decisione impugnata relativa alla regola in esame non produrrebbe effetti diretti sulla legittimità della regola secondo
         cui i membri della Visa devono essere istituti bancari. Occorre infatti ricordare che, nell’ambito del ricorso di annullamento
         di cui all’art. 230 CE, la Corte ed il Tribunale sono competenti a pronunciarsi sull’incompetenza, sulla violazione delle
         forme sostanziali, sulla violazione del Trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua applicazione ovvero sullo
         sviamento di potere. L’art. 231 CE dispone che, se il ricorso è fondato, l’atto impugnato è dichiarato nullo e non avvenuto
         (sentenza della Corte 27 gennaio 2000, causa C‑164/98 P, DIR International Film e a./Commissione, Racc. pag. I‑447, punto
         38). 
      
      53     Pertanto, senza che sia necessario esaminare se le ricorrenti, al momento della presentazione del ricorso, avessero interesse
         alla soluzione della controversia, si deve dichiarare che, in ogni caso, esse non hanno più interesse a proseguire il ricorso
         in esame. In assenza di un interesse ad agire attuale e certo, non occorre più statuire sul ricorso.
      
       Sulle spese
      54     Ai sensi dell’art. 87, n. 6, del regolamento di procedura, in caso di non luogo a provvedere, il Tribunale decide sulle spese
         in via equitativa.
      
      55     Nella fattispecie, poiché le circostanze che hanno determinato il non luogo a statuire hanno per causa un avvenimento indipendente
         dal comportamento delle parti principali della controversia, ciascuna delle parti dev’essere condannata a sopportare le proprie
         spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      così provvede:
      1)      Non occorre più statuire sul ricorso.
      2)      Le ricorrenti e la Commissione sopportano le proprie spese.
      Lussemburgo, 17 ottobre 2005
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      M. Jaeger
            
         * Lingua processuale: l'inglese.