CELEX: 52013PC0769
Language: it
Date: 2013-11-06
Title: Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento (UE) n. 525/2013 per quanto riguarda l’attuazione tecnica del protocollo di Kyoto alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

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		52013PC0769
		
			Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento (UE) n. 525/2013 per quanto riguarda l’attuazione tecnica del protocollo di Kyoto alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici /* COM/2013/0769 final - 2013/0377 (COD) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Emendamento di Doha
Alla conferenza sui cambiamenti climatici
tenutasi a Doha nel dicembre 2012, le192 parti del protocollo di Kyoto alla
convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (di seguito la
“convenzione”) hanno adottato un emendamento al protocollo[1]. Questo “emendamento di Doha”
istituisce il secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto, che inizia il
1º gennaio 2013 e termina il 31 dicembre 2020.
Ai sensi dell’emendamento di Doha, l’Unione
europea, i suoi Stati membri e l’Islanda si impegnano a limitare le emissioni
di gas a effetto serra medie annue (GHG), nel periodo dal 2013 al 2020,
all’80% delle loro emissioni dell’anno di riferimento (in genere il 1990)[2]. Questo impegno si basa sugli
obiettivi di riduzione delle emissioni di cui al pacchetto “clima-energia”
adottato nel 2009, in particolare il sistema di scambio delle quote di
emissioni dell’UE (ETS dell’UE) e la decisione sulla ripartizione degli oneri[3]. Il calcolo dell’impegno tiene
conto delle differenze nel campo di applicazione tra la legislazione dell’Unione
europea e il secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto[4]. Questo approccio è in linea
con le conclusioni del Consiglio del marzo 2012 che affermavano che l’impegno
comune dell’Unione europea, dei suoi Stati membri e dell’Islanda dovevano
basarsi sul pacchetto “clima ed energia”, ma anche che gli obblighi di
riduzione delle emissioni dei singoli Stati membri nel secondo periodo di
impegno del protocollo di Kyoto “non supereranno i loro obblighi convenuti
nella legislazione dell’Unione europea”. Questa è l’impostazione seguita nella
presentazione, da parte dell’Unione europea e dei suoi Stati membri,
concernente il loro impegno nell’ambito di un secondo periodo di impegno nell’aprile
2012[5].
Oltre ad adottare l’emendamento di Doha, la
conferenza sui cambiamenti climatici di Doha ha adottato anche una serie di
decisioni concernenti aspetti tecnici relativi all’attuazione degli impegni a
favore di riduzioni sostanziali di cui all’emendamento di Doha: si tratta tra l’altro
di decisioni sulla contabilizzazione e la gestione delle unità di Kyoto nel
passaggio dal primo al secondo periodo di impegno (Decisioni 1/CMP.8 e 2/CMP.8)[6]. Un ulteriore insieme di
decisioni, che completa il pacchetto di attuazione, è in fase di preparazione e
l’Unione europea sta lavorando per garantirne l’adozione alla Conferenza di
Varsavia di novembre 2013.
Adempimento congiunto degli impegni dell’Unione
europea, dei suoi Stati membri e dell’Islanda
L’articolo 4 del protocollo di Kyoto consente
alle parti di adempiere congiuntamente i loro rispettivi impegni. L’Unione
europea e i suoi Stati membri si sono avvalsi di tale opzione quando hanno
ratificato il protocollo di Kyoto nel 2002 e attuato il suo primo periodo di
impegno[7].
Nel corso dei negoziati sull’emendamento di Doha, l’Unione europea e i suoi
Stati membri hanno dichiarato che ancora una volta erano intenzionati ad
adempiere i loro impegni congiuntamente per il secondo periodo di impegno,
questa volta insieme all’Islanda.
Le parti che hanno convenuto di rispettare gli
impegni congiuntamente sono considerate adempienti se realizzano il loro
impegno comune (in base al totale delle emissioni di gas a effetto serra per l’intera
durata del periodo di impegno). In caso di mancata realizzazione dell’impegno
comune, tuttavia, ciascuna delle parti è considerata responsabile per il
proprio livello di emissioni stabilito nell’accordo sull’adempimento congiunto.
Il protocollo di Kyoto impone pertanto alle parti di un accordo sull’adempimento
congiunto di stabilire e notificare con il deposito dei loro strumenti di
accettazione, i rispettivi livelli di emissione assegnati a ciascuna parte dell’accordo
sull’adempimento congiunto.
I termini dell’adempimento congiunto degli
impegni dell’Unione europea, dei suoi Stati membri e dell’Islanda figurano nell’allegato
I della proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell’emendamento
di Doha al protocollo di Kyoto della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui
cambiamenti climatici e all’adempimento congiunto dei relativi impegni[8]. I termini saranno inclusi
anche nell’accordo bilaterale con l’Islanda, per il quale la Commissione, nel
giugno 2013, ha proposto al Consiglio una raccomandazione concernente un
mandato di negoziato. Una volta approvati, questi termini, che comprendono
anche i rispettivi livelli di emissione, devono essere notificati all’UNFCCC,
quando l’Unione europea, i suoi Stati membri e l’Islanda depositano
congiuntamente il loro strumento d’accettazione dell’emendamento di Doha.
Contabilizzazione delle emissioni dopo il
2012
Il secondo periodo di impegno del protocollo
di Kyoto manterrà e, in qualche misura, rafforzerà il sistema organico
esistente di contabilizzazione delle emissioni per garantire la trasparenza
dell’operato delle parti e il rispetto degli obblighi loro imposti. Al centro
di questo sistema si trova l’obbligo, per ciascuna delle parti che si è assunta
un impegno, di calcolare una quantità assegnata. Questa quantità assegnata
rappresenta le tonnellate che ogni parte è autorizzata ad emettere nel corso
del periodo di impegno, in equivalente biossido di carbonio (CO2
equivalente). È rilasciata sotto forma di unità di quantità assegnata (AAU) nel
registro nazionale di ciascuna parte. Nell’ambito dell’accordo sull’adempimento
congiunto di cui all’allegato II della proposta di decisione del Consiglio ciò
significa che l’Unione europea, i suoi Stati membri e l’Islanda sono
responsabili per il rilascio nei loro registri nazionali di AAU che
rappresentano le rispettive quantità assegnate.
Oltre alle AAU, i registri nazionali
conterranno e contabilizzeranno le transazioni relative alle unità risultanti
dall’uso dei meccanismi di flessibilità del protocollo di Kyoto. Le unità in
questione non comprendono solo AAU, ma anche riduzioni certificate delle
emissioni (CER) per i progetti concernenti il meccanismo di sviluppo pulito,
unità di riduzione delle emissioni (ERU) per i progetti di attuazione
congiunta, nonché unità di assorbimento (RMU) per gli assorbimenti tramite
pozzi. Le transazioni concernenti queste unità saranno soggette a requisiti
internazionali come i criteri di ammissibilità per la partecipazione ai
meccanismi di flessibilità e quelli che disciplinano la riserva per il periodo
di impegno (CPR). Tali requisiti forniscono garanzie contro la vendita
eccessiva di unità ad opera di una parte qualora ciò non sia giustificato da
effettive riduzioni di emissioni. Inoltre, la conferenza sui cambiamenti
climatici tenutasi a Doha ha concordato delle regole concernenti la transizione
dal primo al secondo periodo d’impegno, in particolare in relazione al riporto
delle eccedenze di AAU dal primo periodo di impegno.
Sebbene le regole concordate di recente in
relazione al protocollo di Kyoto non pregiudichino, in linea di massima, il
funzionamento del sistema ETS dell’UE e la decisione sulla ripartizione degli
sforzi, l’interazione tra il sistema di contabilizzazione del protocollo di
Kyoto e le norme di contabilizzazione di cui alla legislazione dell’Unione
europea dovrebbe essere chiarita, e l’attuazione delle regole di Kyoto deve
essere allineata all’attuazione delle regole previste dalla legislazione dell’UE.
Inoltre, l’attuazione dell’accordo sull’adempimento congiunto richiederà la
definizione di ulteriori regole tecniche.
Base giuridica per l’attuazione tecnica
nell’Unione europea
Durante il primo periodo d’impegno del
protocollo di Kyoto (2008-2012), sono state attuate prescrizioni concordate a
livello internazionale tramite la decisione relativa al meccanismo di
monitoraggio[9]
e i regolamenti concernenti il registro applicabili alla seconda fase del
sistema ETS dell’UE (2008-2012)[10].
Tali prescrizioni riguardavano anche la contabilizzazione delle emissioni e
delle unità, l’adempimento congiunto dell’UE, la gestione delle unità
necessarie per quanto riguarda gli impegni assunti nell’ambito del protocollo
di Kyoto e la loro interazione con i processi di gestione delle unità nell’ambito
del sistema ETS dell’UE. I regolamenti concernenti i registri contengono regole
per le contabilizzazione e la gestione delle ai fini dell’attuazione del
sistema ETS dell’UE e per l’attuazione del primo periodo d’impegno del
protocollo di Kyoto. Il regolamento sui registri attualmente in vigore[11] contiene unicamente
disposizioni per la gestione di unità relative all’attuazione e alla gestione
della terza fase del sistema ETS dell’UE e della decisione sulla ripartizione
degli sforzi. Esso non disciplina le disposizioni di contabilizzazione per l’attuazione
tecnica del protocollo dopo il 2012.
L’attuazione del protocollo di Kyoto dopo il 2012
richiede una serie di norme di esecuzione tecnica che devono essere redatte per
l’Unione europea, i suoi Stati membri e l’Islanda. Il regolamento sul
meccanismo di monitoraggio[12]
adottato di recente non contiene la base giuridica che consentirebbe alla
Commissione di procedere in questo senso relativamente ai registri nazionali
degli Stati membri. Da qui, la necessità di modificare il regolamento sul
meccanismo di monitoraggio per fornire la base giuridica necessaria.
2.           Attuazione tecnica del
protocollo di Kyoto dopo il 2012
Per garantire l’attuazione tecnica del
protocollo di Kyoto nell’Unione europea dopo il 2012, consentire il
funzionamento efficace dell’adempimento congiunto degli impegni dell’Unione
europea, dei suoi Stati membri e dell’Islanda, e garantire il suo allineamento
con il funzionamento del sistema ETS dell’UE e con la decisione sulla
ripartizione degli sforzi, sono necessarie regole di esecuzione tecnica nell’Unione
europea. Tali norme dovrebbero riguardare un certo numero di aspetti, tra cui:
–                        
procedure di gestione delle unità, tra cui le
transazioni di unità di Kyoto (rilascio, trasferimento, acquisizione,
cancellazione, ritiro, riporto, sostituzione o modifica della data di scadenza)
nei e tra i registri nazionali dell’Unione europea, degli Stati membri e dell’Islanda;
–                        
procedure di contabilizzazione legate al passaggio
dal primo al secondo periodo di impegno, ivi incluso il riporto delle eccedenze
AAU, CER ed ERU dal primo al secondo periodo di impegno;
–                        
la creazione e il mantenimento di una riserva di
eccedenza per il periodo precedente (PPSR) e di una riserva per il periodo d’impegno
(CPR) per ogni parte dell’accordo sull’adempimento congiunto;
–                        
il prelievo o la “quota di proventi” applicato al
rilascio delle ERU e il primo trasferimento internazionale di AAU nel secondo
periodo di impegno.
La presente proposta di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio costituisce la base per l’attuazione di
questi aspetti tecnici nell’Unione europea attraverso l’adozione di atti
giuridici.
Procedure di gestione delle unità
Gli atti delegati previsti nella presente
proposta sono necessari al fine di assicurare che tutte le transazioni di unità
di Kyoto nei registri nazionali dell’Unione europea, dei suoi Stati membri e
dell’Islanda siano coerenti con l’adempimento congiunto dei loro impegni. Le
operazioni comprendono il rilascio, il trasferimento, l’acquisizione, la
cancellazione, il riporto, la sostituzione, la modifica della data di scadenza
e il ritiro. È inoltre necessario garantire un’attuazione efficace dei processi
di gestione delle unità stabiliti per contabilizzare le emissioni e le unità
nell’ambito del sistema ETS dell’UE e della decisione sulla ripartizione degli
sforzi. L’accordo sull’adempimento congiunto per il secondo periodo di impegno
richiederà un’ulteriore specificazione delle regole di attuazione di Kyoto nell’Unione
europea.
Inoltre, sia l’ETS dell’UE che la decisione
sulla ripartizione degli sforzi consentono un’utilizzazione limitata delle
unità di Kyoto per l’adempimento di obblighi stabiliti dalla legislazione dell’UE.
È essenziale che l’attuazione tecnica delle regole di Kyoto nell’Unione europea
preveda l’ampia flessibilità stabilita dalla legislazione dell’Unione, in modo
che gli operatori possano accedere a tali unità secondo le disposizioni del
sistema ETS dell’UE e che possano farlo anche gli Stati membri in relazione ai
loro obblighi nel quadro della decisione sulla ripartizione degli sforzi. È
inoltre essenziale che l’attuazione tecnica mantenga pratiche contabili solide
per l’allineamento delle norme di attuazione di Kyoto con il sistema ETS dell’UE
e la decisione sulla ripartizione degli sforzi. Ciò comporta la necessità di
garantire che un’unità di Kyoto sia emessa o ritirata per ciascuna unità dell’UE
corrispondente creata o utilizzata ai fini di conformità.
Inoltre gli atti delegati previsti nella
presente proposta devono definire un regime efficace per il ritiro delle unità
dopo il 2012: la realizzazione dell’adempimento congiunto dipende dal ritiro di
unità da parte dell’Unione europea, di ogni Stato membro e dell’Islanda in
funzione dei loro rispettivi livelli di emissione. Un processo coerente peri l
ritiro delle unità da parte dell’Unione europea, degli Stati membri e dell’Islanda
e una chiara identificazione delle unità da ritirare da ciascuna parte
permetteranno di garantire che la conformità ai sensi della legislazione dell’Unione
comporterà anche il rispetto degli impegni assunti nell’ambito del protocollo
di Kyoto e viceversa. Inoltre, tale procedura è necessaria per salvaguardare l’integrità
del dispositivo di contabilizzazione a norma del sistema ETS dell’UE. A
condizione che gli operatori interessati dal sistema ETS dell’UE rispettino gli
obblighi ivi contenuti, non sarà inoltre necessario acquisire ulteriori unità
di Kyoto per coprire tali emissioni ai fini del rispetto dei requisiti
contabili di Kyoto per il secondo periodo di impegno. A questo scopo, gli atti
delegati previsti nella presente proposta garantiranno che le emissioni che
rientrano nel sistema ETS dell’UE tra il 1º gennaio 2013 e il 31 dicembre 2020
corrispondano al successivo ritiro di unità valide per il secondo periodo di
impegno nell’ambito del protocollo di Kyoto. Essenzialmente, garantiranno che
un’unità di Kyoto, valida per il secondo periodo di impegno, sia ritirata per
ciascuna unità restituita nell’ambito del sistema ETS dell’UE per le emissioni
provenienti dalle fonti elencate nell’allegato A del protocollo di Kyoto.
Analogamente, delle unità di Kyoto valide per il secondo periodo di impegno
dovranno essere ritirate per compensare le emissioni e gli assorbimenti degli
Stati membri e dell’Islanda in settori non coperti dall’ETS dell’UE, nella
misura in cui tali gas, fonti e assorbimenti sono coperti dal protocollo.
Procedure di contabilizzazione legate al
passaggio dal primo al secondo periodo di impegno
La decisione n. 13/CMP.1, che contiene le
principali norme contabili del protocollo di Kyoto[13], stabilisce le disposizioni
che consentono alle parti di riportare ERU, CER e AAU al periodo di impegno
successivo, dopo che la valutazione di conformità è stata completata per tutte
le parti. Ai sensi della presente decisione, ERU e CER possono essere riportate
fino ad un limite pari al 2,5% della quantità assegnata di ciascuna parte. Le
unità di assorbimento (RMU), le CER temporanee (tCER), le CER a lungo termine
(lCER) e le ERU convertite da RMU non possono essere oggetto di riporto. La
decisione 1/CMP.8 conferma l’applicazione di tali regole anche dopo il 2012 e
stabilisce che le AAU riportate devono essere trasferite nella riserva delle
unità eccedentarie per il periodo precedente (PPSR) della parte in questione.
La percentuale massima di riporto di ERU e di
CER è applicata in base alla quantità assegnata, e le CER e ERU valide per il
primo periodo di impegno, utilizzate ai fini della conformità nella terza fase
del sistema ETS dell’UE (2013-2020), devono essere mantenute nel registro dell’Unione.
Per questi motivi, è indispensabile che il limite in tutta l’Unione europea e i
suoi Stati membri si applichi in modo da consentire il riporto di queste unità
in vista di un ritiro successivo. Inoltre, il sistema ETS dell’UE presuppone l’apertura
e la tenuta di conti non solo dalle parti, ma anche da soggetti privati. Nella
misura in cui gli averi in questi conti comprendono CER e ERU, sarà importante
stabilire norme coerenti che consentano un’attuazione ottimale delle regole in
materia di riporto. Le AAU che rappresentano quote accantonate tra la fase due
e la fase tre del sistema ETS dell’UE sono anch’esse detenute nel registro dell’Unione.
Gli atti delegati dovranno pertanto definire anche delle norme per l’applicazione
delle regole in materia di riporto di AAU per garantire che l’attuazione del
sistema di contabilizzazione di Kyoto sia in linea con quello del sistema ETS
dell’EU e della decisione sulla ripartizione degli sforzi.
L’istituzione e la gestione di una
riserva per il periodo d’impegno (CPR) e di una riserva di unità eccedentarie
del periodo precedente (PPSR) per ogni parte dell’accordo sull’adempimento
congiunto
Gli atti delegati previsti nella presente
proposta dovranno inoltre precisare il funzionamento della riserva per il
periodo di impegno (CPR) nei registri nazionali dell’Unione europea, dei suoi
Stati membri e dell’Islanda. L’obbligo internazionale di istituire e gestire
una CPR rientra fra le responsabilità che incombono ad ogni parte per la
gestione e la contabilizzazione della la propria quantità assegnata. A norma
delle decisioni internazionali, la CPR corrisponde al valore più basso tra il 90%
della quantità assegnata inizialmente ad una parte e il 100% dell’ultimo
inventario verificato moltiplicato per 8. La CPR si applica individualmente a
tutte le parti dell’accordo sull’adempimento congiunto. Visto che la quantità
assegnata degli Stati membri e dell’Islanda copre unicamente i settori non
compresi nel sistema ETS e la quantità assegnata dell’Unione copre i settori
compresi nel sistema ETS, gli atti delegati previsti nella presente proposta
devono stabilire un approccio coerente per il calcolo accurato e la
rendicontazione trasparente delle rispettive riserve per il periodo di impegno
dell’Unione europea, dei suoi Stati membri e dell’Islanda.
La decisione 1/CMP.8 impone a ciascuna parte
di istituire un conto di riserva di unità eccedentarie del periodo precedente
(PPSR) ne proprio registro nazionale e istituisce le seguenti regole in
materia: le unità possono essere trasferite tra conti PPSR; ogni parte può
ritirare unità dal proprio PPSR fino al livello in cui le emissioni del secondo
periodo di impegno superano la quantità assegnata; e una parte può acquisire
unità dal PPSR di un’altra parte fino al 2% della propria quantità assegnata
nel precedente periodo di impegno. Spetta all’Unione europea, ai suoi Stati
membri e all’Islanda istituire e gestire una PPSR secondo le norme concordate a
livello internazionale e alle condizioni dell’accordo sull’adempimento
congiunto. È necessario definire il campo di applicazione di ciascuna PPSR
secondo la definizione dei livelli di emissione di cui all’allegato I della
proposta di decisione del Consiglio. È inoltre necessario stabilire norme
comuni sul saldo di apertura[14],
nonché sull’impiego e l’acquisizione di unità nelle PPSR dell’Unione europea,
dei suoi Stati membri e dell’Islanda.
Prelievo applicato alle AAU e alle ERU
La decisione 1/CMP.8 assoggetta il primo
trasferimento internazionale di AAU e il rilascio di ERU ad un prelievo del 2%.
Nella misura in cui tale prelievo si applica al rilascio di ERU, rientra tra le
responsabilità di ciascun Stato membro e dell’Islanda. Tuttavia, nella misura
in cui occorre mantenere l’equilibrio delle AAU per assicurare che possa essere
ritirata un’unità di Kyoto valida per ciascuna unità utilizzata per conformarsi
alla decisione sulla ripartizione degli sforzi, gli atti delegati previsti
nella presente proposta sono tenuti a garantire che la contabilizzazione ai
fini dell’applicazione del prelievo soddisfi le prescrizioni della normativa
dell’Unione europea.
3.           Elementi giuridici della
presente proposta
La presente proposta modifica la base
giuridica, contenuta nel regolamento sul meccanismo di monitoraggio, che
consente alla Commissione di adottare atti non legislativi che integrano nel
diritto dell’Unione regole concernenti elementi non essenziali per la
contabilizzazione delle unità di Kyoto dopo il 2012. Gli elementi essenziali
per quanto riguarda gli impegni dell’Unione europea, dei suoi Stati membri e
dell’Islanda, la loro attuazione e l’adempimento congiunto sono stabiliti in
una serie di strumenti giuridici, tra la proposta separata di decisione del
Consiglio. Essi saranno trattati anche nell’accordo bilaterale con l’Islanda e
figurano nell’emendamento di Doha e nelle decisioni connesse della conferenza
delle parti nella sua funzione di riunione delle parti al protocollo di Kyoto,
nonché nel regolamento sul meccanismo di monitoraggio e negli atti delegati e
di esecuzione adottati in virtù dello stesso.
In precedenza, nell’ambito dei vecchi
regolamenti sui registri, queste norme erano adottate secondo la procedura del
comitato di regolamentazione con controllo. Si fondavano su una base giuridica
contenuta nella decisione relativa al meccanismo di monitoraggio. La base
giuridica che ha consentito l’attuazione di aspetti tecnici relativi alla
gestione delle unità nel corso del primo periodo d’impegno del protocollo di
Kyoto con l’adozione dei regolamenti sui registri, figurava all’articolo 3,
paragrafo 3, e all’articolo 6, paragrafo 1, della decisione sul meccanismo di
monitoraggio. Faceva riferimento, tra l’altro, alla necessità di adottare
disposizioni di applicazione in materia di comitatologia per quanto riguarda le
relazioni sulle informazioni provenienti dal registro nazionale sul rilascio, l’acquisizione,
la detenzione, il trasferimento, la soppressione, il ritiro e il riporto di
unità di quantità assegnate, unità di assorbimento, unità di riduzione delle
emissioni e riduzioni certificate di emissioni nel corso dell’anno precedente.
Prevedeva inoltre l’adozione di misure di comitatologia per quanto riguarda l’obbligo
per la Comunità e i suoi Stati membri, di “istituire e conservare registri per
garantire che vengano accuratamente contabilizzate le quantità assegnate, le
unità di assorbimento, le unità di riduzione delle emissioni e le riduzioni
delle emissioni certificate rilasciate, detenute, cedute, acquistate, soppresse
o ritirate e il riporto delle quantità assegnate, delle unità di riduzione
delle emissioni e delle riduzioni certificate di emissioni”.
La decisione relativa al meccanismo di
monitoraggio è stata abrogata e sostituita dal regolamento sul meccanismo di
monitoraggio entrato in vigore l’8 luglio 2013. Il regolamento sul meccanismo
di monitoraggio all’articolo 10 (“Istituzione e gestione dei registri”) cita il
sistema di registri che consente l’attuazione tecnica del protocollo di Kyoto
per quanto riguarda la gestione delle unità nei registri nazionali; Contiene l’elemento
essenziale dell’obbligo internazionale per l’Unione e i suoi Stati membri di “istituire
e gestire registri per dare correttamente conto del rilascio, della detenzione,
del trasferimento, dell’acquisizione, della cancellazione, del ritiro, del
riporto, della sostituzione o della modifica della data di scadenza, secondo il
caso, di AAU, RMU, ERU, CER, tCER e lCER.” L’articolo 10, paragrafo 4,
sostituisce l’articolo 6, paragrafo 1, della decisione sul meccanismo di
monitoraggio e contiene la base giuridica per l’adozione di un atto delegato
che attui gli elementi non essenziali dell’esecuzione tecnica del protocollo di
Kyoto in relazione alla gestione delle unità nei registri nazionali. L’articolo
6, paragrafo 1, della decisione si applicava a tutte le questioni legate alla
gestione delle unità nei “registri della Comunità e dei suoi Stati membri”,
mentre nel regolamento sul meccanismo di monitoraggio il campo di applicazione
di questa disposizione è stato ridotto. La base giuridica per l’adozione degli
atti delegati adesso si applica unicamente all’istituzione (e non all’istituzione
e gestione) del “registro dell’Unione” (a non dei registri dell’Unione e
degli Stati membri).
Al fine di
istituire un sistema di registri efficiente che attui i nuovi requisiti in
materia di gestione dell’unità nel secondo periodo di impegno del protocollo di
Kyoto, è pertanto necessario modificare l’articolo 10 del regolamento sul
meccanismo di monitoraggio. Il suo campo di applicazione deve essere ampliato
in modo da comprendere tutti gli aspetti tecnici per quanto la gestione di
unità nei registri nazionali, come previsto dal protocollo di Kyoto, dall’emendamento
di Doha e dalle decisioni adottate a norma di tali strumenti per il secondo
periodo di impegno del protocollo di Kyoto.
Visto il contenuto delle norme che devono
essere adottate negli atti giuridici previsti dalla presente proposta secondo
quanto sopra specificato, anche tali atti devono essere adottati come atti
delegati ai sensi dell’articolo 290 del TFUE, analogamente a quanto previsto
nell’articolo 10, paragrafo 4, del regolamento sul meccanismo di monitoraggio.
Un atto delegato integra le norme essenziali,
precisandone il tenore e fissando le modalità dettagliate. È diverso da un atto
di esecuzione ai sensi dell’articolo 291 del TFUE, che stabilisce condizioni
uniformi per l’attuazione della legislazione dell’Unione da parte degli Stati
membri. Come già menzionato, i requisiti in materia di contabilizzazione che si
applicano dopo il 2012 non derivano esclusivamente dalla legislazione dell’UE,
ma si basano in larga misura su norme concordate a livello internazionale.
Inoltre, esse non vengono attuate dagli Stati membri da soli, ma sono
applicabili anche alla stessa Unione europea, imponendo un obbligo alle
istituzioni dell’UE. Come sancito dall’articolo 290 del TFUE, gli atti delegati
prevista nella presente proposta non sono destinati ad armonizzare l’applicazione
di eventuali norme essenziali, ma piuttosto a precisare ulteriori dettagli
tecnici specifici per l’attuazione del protocollo di Kyoto dopo il 2012.
2013/0377 (COD)
Proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
che modifica il regolamento (UE) n. 525/2013
per quanto riguarda l’attuazione tecnica del protocollo di Kyoto alla
convenzione quadro delle Nazioni Unite
sui cambiamenti climatici
(Testo rilevante ai fini del SEE)
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO
DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione
europea, in particolare l’articolo 192, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione europea,
previa trasmissione del progetto di atto
legislativo ai parlamenti nazionali,
visto il parere del Comitato economico e
sociale europeo[15],

visto il parere del Comitato delle regioni[16],
deliberando secondo la procedura legislativa
ordinaria,
considerando quanto segue:
(1)       Il Consiglio ha adottato la
decisione […] concernente la conclusione dell’emendamento di Doha del
protocollo di Kyoto alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti
climatici e l’adempimento congiunto dei relativi impegni[17]. La decisione riguarda la conclusione
dell’emendamento di Doha del protocollo di Kyoto alla convenzione quadro delle
Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che istituisce un secondo
periodo di impegno, a nome dell’Unione, e stabilisce le condizioni per l’adempimento
congiunto degli impegni dell’Unione, dei suoi Stati membri e dell’Islanda in
conformità dell’articolo 4 del protocollo di Kyoto.
(2)       La conclusione dell’emendamento
di Doha, l’attuazione delle decisioni connessa della conferenza delle parti,
nella sua funzione di riunione delle parti al protocollo di Kyoto e i termini
dell’adempimento congiunto nell’Unione, i suoi Stati membri e l’Islanda
richiedono la definizione di norme volte a garantire l’attuazione tecnica del
protocollo di Kyoto nell’Unione dopo il 2012, a consentire il funzionamento
efficace dell’adempimento congiunto degli impegni dell’Unione, dei suoi Stati
membri e dell’Islanda, e a garantire il suo allineamento con il funzionamento
del sistema di scambio delle quote di emissione (“sistema ETS dell’UE”), istituito
dalla direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio[18] e della decisione 406/2009/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio[19].
(3)       Durante il primo periodo di
impegno del protocollo di Kyoto, le prescrizioni concordate a livello internazionale
per la contabilizzazione e la gestione delle emissioni e delle unità e l’adempimento
congiunto dall’Unione e dai suoi Stati membri sono stati attuati dalla
decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio[20], e dai cosiddetti “regolamenti
sui registri[21].
I precedenti regolamenti sui registri sono stati sostituiti dal regolamento
(UE) n 389/2013[22],
che contiene disposizioni sulla gestione delle unità in relazione alla
realizzazione e al funzionamento del sistema ETS dell’UE e dalla decisione 406/2009/CE[23]. Il regolamento (UE) n. 525/2013
del Parlamento europeo e del Consiglio[24]
di recente adozione non contiene più la base giuridica necessaria per l’adozione
degli atti delegati in vista dell’attuazione delle norme per il secondo periodo
di impegno.
(4)       Per il secondo periodo d’impegno,
la quantità assegnata dell’Unione riguarda le emissioni di gas a effetto serra
dalle fonti contemplate dal sistema ETS dell’UE, nella misura in cui queste
siano coperte dal protocollo di Kyoto, mentre le quantità assegnate degli Stati
membri e dell’Islanda riguardano tutte le altre emissioni di gas a effetto
serra a partire da fonti e assorbimenti di cui all’allegato A del protocollo di
Kyoto. 
(5)       La decisione 1/CMP.8[25] modifica le regole relative
all’ammissibilità a partecipare ai meccanismi di flessibilità del protocollo di
Kyoto. Essa definisce anche limiti relativi alle unità riportate dal primo al
secondo periodo di impegno, anche per quanto riguarda l’obbligo di ciascuna
delle parti di stabilire una riserva di unità eccedentarie del periodo
precedente (PPSR). Inoltre, tale decisione stabilisce il prelievo, pari
al 2%, dai fondi dei primi trasferimenti internazionali di unità di
quantità assegnate (AAU) e del rilascio di unità di riduzione delle emissioni
(ERU) per progetti di attuazione congiunta immediatamente dopo la conversione
in ERU di AAU o unità di assorbimento (RMU), precedentemente detenute dalle
parti. Ulteriori regole per l’attuazione del secondo periodo di impegno del
protocollo di Kyoto sono attualmente in discussione.
(6)       Al fine di stabilire norme
coerenti per garantire l’attuazione tecnica del protocollo di Kyoto nell’Unione
dopo il 2012, consentire il funzionamento efficace dell’adempimento congiunto
degli impegni dell’Unione, dei suoi Stati membri e dell’Islanda, e garantirne l’allineamento
con il funzionamento del sistema ETS dell’UE e con la decisione sulla
ripartizione degli sforzi, è opportuno che sia delegato alla Commissione il
potere di adottare atti delegati ai sensi dell’articolo 290 del trattato sul
funzionamento dell’Unione europea. La Commissione, quando prepara e redige gli
atti delegati, deve garantire la loro coerenza con i requisiti contabili
concordati a livello internazionale, i termini dell’adempimento congiunto di
cui alla decisione [...] e la legislazione applicabile dell’Unione,
HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Il
regolamento (UE) n. 525/2013 è così modificato: 
1.           All’articolo 3, sono
aggiunti i punti 13 bis e 13 ter seguenti:
“13 bis) “riserva per il periodo di impegno” o “CPR”:
la riserva costituita ai sensi dell’allegato della decisione n. 11/CMP.1 o di
altre pertinenti decisioni degli organi della convenzione UNFCCC o del
protocollo di Kyoto;
13 ter) “riserva di eccedenza del periodo
precedente” o “PPSR”: la riserva istituita ai sensi della decisione 1/CMP.8 o
di altre pertinenti decisioni della convenzione UNFCCC o del protocollo di
Kyoto;”
2.           L’articolo 10 è così
modificato:
          all’articolo 10, paragrafo 1, è aggiunto
il comma seguente:
“L’Unione e gli Stati membri tengono conto, nei
loro registri, del trasferimento di unità richiesto dal protocollo di Kyoto,
dalla decisione 1/CMP.8 o da altre pertinenti decisioni della convenzione
UNFCCC o del protocollo di Kyoto come prelievo da effettuare a seguito dell’emissione
ERU e sul primo trasferimento internazionale di AAU.”
b)       all’articolo 10 è aggiunto il seguente
paragrafo 5:
“5.        Alla Commissione è altresì conferito il
potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 25 in modo da
garantire, attraverso i registri dell’Unione e degli Stati membri, l’attuazione
tecnica del protocollo di Kyoto, consentire il funzionamento efficace dell’adempimento
congiunto degli impegni dell’Unione, degli Stati membri e dell’Islanda, e
garantire il suo allineamento con il funzionamento della direttiva 2003/87/CE e
della decisione 406/2009/CE, compresi:
(a)          
procedure di gestione delle unità, come le
transazioni di AAU, CER (comprese le lCER e le tCER), ERU e RMU (rilascio,
trasferimento, acquisizione, cancellazione, ritiro, riporto, sostituzione o
modifica della data di scadenza) nei e tra i registri nazionali dell’Unione e
dei suoi Stati membri e dell’Islanda;
(b)         
procedure di contabilizzazione legate al passaggio
dal primo al secondo periodo di impegno, ivi compreso il riporto di AAU, CER ed
ERU eccedentarie dal primo al secondo periodo di impegno;
(c)          
la creazione e il mantenimento di una riserva di
eccedenze del periodo precedente e di una riserva per il periodo d’impegno dell’Unione
e degli Stati membri;
(d)         
la contabilizzazione del prelievo in conformità del
paragrafo 1 del presente articolo.
Nell’adottare gli atti delegati di cui al primo
comma, la Commissione assicura un’attuazione coerente dei requisiti concordati
a livello internazionale in materia id contabilizzazione, ottimizza la
trasparenza e garantisce l’accuratezza della contabilizzazione delle unità di
Kyoto dell’Unione e degli Stati membri, riducendo nel contempo gli oneri
amministrativi e i costi.”
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il
ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea.
Fatto a Bruxelles, il
Per il Parlamento europeo                            Per
il Consiglio
Il presidente                                                   Il
presidente
[1]               Decisione 1/CMP.8, adottata dalla conferenza delle parti
nella sua funzione di riunione delle parti del protocollo di Kyoto,
FCCC/KP/CMP/2012/13/Add.1
[2]               Per il primo periodo di impegno, gli anni di riferimento
dell’UE sono: per il CO2, CH4 e N2O tutti gli
Stati membri utilizzano il 1990 come anno di riferimento ad eccezione: Bulgaria
– 1988; Ungheria - media dal 1985 al 1987; Slovenia – 1986; Polonia – 1988;
Romania – 1989. Per i gas fluorurati, tutti gli Stati membri utilizzano il 1995
come anno di riferimento, ad eccezione di: Austria, Francia, Italia e
Slovacchia – 1990; e Romania – 1989.
[3]               Legislazione adottata il 23 aprile 2009, in particolare
la direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la
direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema
comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra e la
decisione n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009,
concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni dei gas ad
effetto serra al fine di adempiere agli impegni della Comunità in materia di
riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020, GU L 140 del 5.6.
2009.
[4]               Questa differenza del campo di applicazione è spiegata
dettagliatamente nel documento di lavoro dei servizi della Commissione “Preparing
the EU’s Quantified Emission Limitation or Reduction Objective (QELRO) based on
the EU Climate and Energy Package”, SWD(2012) 18 definitivo del 13.2.2012.
[5]               Presentazione da parte della Danimarca e della
Commissione europea a nome dell’Unione europea e dei suoi Stati membri del 19
aprile 2012 sulla “Information on the quantified emission limitation or
reduction objectives (QELROs) for the second commitment period under the Kyoto
Protocol”, FCCC/KP/AWG/2012/MISC.1.
[6]               Nota a piè di pagina n. 1.
[7]               Decisione 2002/358/CE del Consiglio, del 25 aprile 2002,
riguardante l’approvazione, a nome della Comunità europea, del protocollo di
Kyoto allegato alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti
climatici e l’adempimento congiunto dei relativi impegni, GU L 130 del 15.5.2002,
pag. 1.
[8]               COM(2013) 768 final.
[9]               Decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, dell’11 febbraio 2004, relativa ad un meccanismo per
monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il
protocollo di Kyoto, GU L 49 del 19.2.2004, pag. 1.
[10]             Regolamento (CE) n. 2216/2004 della Commissione, del 21
dicembre 2004, relativo a un sistema standardizzato e sicuro di registri a
norma della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e della
decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, GU L 386
del 29.12.2004, pag. 1 e regolamento (UE) n. 920/2010 della Commissione,
del 7 ottobre 2010, relativo ad un sistema standardizzato e sicuro di
registri a norma della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio e della decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, GU L 270 del 14.10.2010, pag. 1.
[11]             Regolamento (UE) n. 389/2013 della Commissione, del 2 maggio
2013, che istituisce un registro dell’Unione conformemente alla direttiva 2003/87/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, e alle decisioni n. 280/2004/CE e
n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga i
regolamenti (UE) n. 920/2010 e n. 1193/2011 della Commissione, GU L 122
del 3.5.2013, pag. 1.
[12]             Regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di
monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di
comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a
livello nazionale e dell’Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE,
GU L 165 del 18.6.2013, pag. 13.
[13]             Decisione 13/CMP/1 sulle modalità di contabilizzazione
delle quantità assegnate a norma dell’articolo 7, paragrafo 4, del
protocollo di Kyoto, in: FCCC/KP/CMP/2005/8/Add.2.
[14]             Il saldo iniziale della PPSR dell’Unione europea, che sarà
istituita nel registro dell’Unione, consisterà in primo luogo di AAU detenute
nel registro dell’Unione a norma dell’articolo 56 del regolamento 920/2010/CE
che rappresentano le quote del sistema ETS dell’UE accantonate a norma dell’articolo
57 del regolamento 920/2010/CE. Il saldo iniziale di ciascuna PPSR degli Stati
membri e dell’Islanda sarà composto dalle AAU riportate in ciascun registro
nazionale.
[15]             GU C […] del […], pag. […].
[16]             GU C […] del […], pag. […].
[17]             GU L […] del […], pag. […].
[18]             Direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di
quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la
direttiva 96/61/CE del Consiglio, GU L 275 del 25.10.2003, pag. 32.
[19]             Decisione n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 aprile 2009, concernente gli sforzi degli Stati membri per
ridurre le emissioni dei gas a effetto serra al fine di adempiere agli impegni
della Comunità in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra
entro il 2020, GU L 140 del 5.6. 2009.
[20]             Decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, dell’11 febbraio 2004, relativa ad un meccanismo per monitorare le
emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il protocollo di
Kyoto, GU L 49 del 19.2.2004, pag. 1.
[21]             Regolamento (CE) n. 2216/2004 della Commissione, del 21
dicembre 2004, relativo a un sistema standardizzato e sicuro di registri a
norma della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e della
decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, GU L 386
del 29.12.2004, pag. 1 e il regolamento (CE) n. 920/2010 della
Commissione, del 7 ottobre 2010, relativo ad un sistema standardizzato e sicuro
di registri a norma della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio e della decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
GU L 270 del 14.10.2010, pag. 1.
[22]             Regolamento (UE) n. 389/2013 della Commissione, del 2 maggio
2013, che istituisce un registro dell’Unione conformemente alla direttiva 2003/87/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio e alle decisioni n. 280/2004/CE e
n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga i
regolamenti (UE) n. 920/2010 e n. 1193/2011 della Commissione, GU L 122
del 3.5.2013, pag. 1.
[23]             Decisione n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 aprile 2009, concernente gli sforzi degli Stati membri per
ridurre le emissioni dei gas a effetto serra al fine di adempiere agli impegni
della Comunità in materia di riduzione delle emissioni di gasa effetto serra
entro il 2020, GU L 140 del 5.6.2009, pag. 136.
[24]             Regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di
monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di
comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a
livello nazionale e dell’Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE,
GU L 165 del 18.6.2013, pag. 13.
[25]             Decisione 1/CMP.8, adottata dalla conferenza delle parti
nella sua funzione di riunione delle parti del protocollo di Kyoto, FCCC/KP/CMP/2012/13/Add.1.