CELEX: 52000PC0197
Language: it
Date: 2001-02-16
Title: Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di bilance elettroniche originarie del Giappone

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
                                                    Bruxelles, 16.2.2001
                                                    COM(2000) 197 definitivo
                                     Proposta di
                      REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di
                   bilance elettroniche originarie del Giappone
                          (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---                                  RELAZIONE
(1) Si acclude una proposta di regolamento del Consiglio relativo al
    mantenimento dei dazi antidumping sulle importazioni di alcuni tipi di
    bilance elettroniche originarie del Giappone.
(2) Il riesame delle misure antidumping applicabili alle importazioni di alcuni
    tipi di bilance elettroniche originarie del Giappone è stato avviato il 25 aprile
    1998, ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2 e dell’articolo 11 paragrafo 3 del
    regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio ( il regolamento antidumping di
    base). In conformità di detti articoli, le misure restano in vigore in attesa
    dell’esito del riesame.
(3) La proposta di mantenere i dazi antidumping definitivi poggia sulla
    probabilità che il dumping e il pregiudizio individuati nel corso del riesame
    si ripetano.
(4) Le parti interessate che hanno collaborato sono state informate dei fatti e
    delle considerazioni essenziali in base ai quali la Commissione intendeva
    raccomandare il mantenimento dei dazi antidumping definitivi.
    Successivamente a tale comunicazione, un importatore ha inviato
    osservazioni delle quali si è tenuto conto ma che non hanno modificato le
    conclusioni di base del riesame.
(5) Nessun utilizzatore ha collaborato al riesame. Tenuto conto del fatto che tutti
    gli interessi in gioco sono stati riesaminati alla luce delle osservazioni
    ricevute e che le misure sono in vigore da un certo tempo, si può concludere
    che il loro mantenimento non avrebbe forti ripercussioni negative sugli
    utilizzatori.
(6) Alla luce di quanto precede, la Commissione propone al Consiglio di
    approvare il mantenimento di un dazio antidumping sulle importazioni dal
    Giappone, compreso tra il 15,3% e il 31,6%. Vista la durata dell’inchiesta, si
    ritiene opportuno limitare a quattro anni la durata delle misure.
                                            2
 ---pagebreak---                                            Proposta di
                           REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO
  che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di
                       bilance elettroniche originarie del Giappone
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, in particolare gli articoli 9 e 11,
vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato
consultivo,
considerando quanto segue:
                                 A.       PROCEDIMENTO
1.       Misure oggetto del riesame applicabili al Giappone
(1)      Nell’aprile 1993, con regolamento (CEE) n. 993/932, il Consiglio ha istituito
         un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di bilance
         elettroniche originarie del Giappone.
2.       Misure in vigore nei confronti di altri paesi
(2)      Nell’ottobre 1993, con regolamento (CEE) n. 2887/933, il Consiglio ha
         istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di
         bilance elettroniche originarie di Singapore. Nel 1995, tali misure sono state
         modificate dal regolamento (CE) n. 2937/954 in seguito ad un’inchiesta che ha
         dimostrato che il margine di dumping è aumentato in seguito all’assorbimento
         del dazio. Le misure sono inoltre oggetto di un riesame aperto nell’ottobre
         19985.
1
         GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n.
         2238/2000 (GU L 257 dell’11.10.2000, pag. 2).
2
         GU L 104 del 29.4.1993, pag. 4.
3
         GU L 263 del 22.10.1993, pag. 1.
4
         GU L 307 del 20.12.1995, pag. 30.
5
         GU C 324 del 22.10.1998, pag. 4.
                                                     3
 ---pagebreak--- (3) In data 16 settembre 1999, la Commissione ha annunciato in una nota ("avviso
    di apertura") pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee6
    l’apertura, in conformità dell’articolo 5 del regolamento (CE) n. 384/96 (in
    appresso denominato “regolamento di base”), di un procedimento antidumping
    relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di bilance elettroniche
    originarie della Repubblica popolare cinese, della Repubblica di Corea e di
    Taiwan. L’inchiesta si è conclusa nel novembre 2000 col regolamento (CE) n.
    2605/20007 del Consiglio, che istituiva dazi antidumping definitivi sulle
    importazioni di alcuni tipi di bilance elettroniche originarie di detti paesi.
3.  Domanda di riesame
(4) A seguito della pubblicazione di un avviso di imminente scadenza delle misure
    antidumping in vigore sulle importazioni di alcuni tipi di bilance elettroniche
    originarie del Giappone8, la Commissione ha ricevuto una domanda di riesame
    delle misure ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base,
    datata 23 gennaio 1998.
(5) La domanda è stata presentata per conto di produttori comunitari la cui
    produzione complessiva del prodotto in esame costituisce una percentuale
    maggioritaria della produzione comunitaria di tale prodotto.
(6) La domanda è motivata dal fatto che la scadenza delle misure comporterebbe
    probabilmente il persistere o la reiterazione del dumping e del pregiudizio per
    l’industria comunitaria. Avendo stabilito, previa consultazione del comitato
    consultivo, che esistono elementi di prova sufficienti per l’avvio di un riesame,
    la Commissione ha aperto un riesame ai sensi dell’articolo 11, paragrafi 2 e 3
    del regolamento di base9. L’apertura del riesame ai sensi dell’articolo 11,
    paragrafo 3 poggia sulle affermazioni contenute nella richiesta, secondo le
    quali i margini di dumping sarebbero notevolmente aumentati dall’inchiesta
    precedente e la scadenza delle misure avrebbe comportato pertanto un
    incremento delle pratiche di dumping e del pregiudizio.
4.  Inchiesta
(7) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori comunitari che hanno
    sostenuto la domanda di riesame, i produttori esportatori, gli importatori ed
    Eurocommerce (un’associazione che rappresenta diversi piccoli utilizzatori
    della Comunità) notoriamente interessati, nonché rappresentanti dei paesi
    esportatori, e ha offerto alle parti interessate la possibilità di presentare le
    proprie osservazioni per iscritto e di chiedere un’audizione entro i termini
    fissati nell’avviso di apertura del riesame.
(8) La Commissione ha inviato un questionario alle parti notoriamente interessate
    ed ha ricevuto risposta da tre produttori comunitari e da due produttori
    giapponesi, soltanto uno dei quali aveva esportato il prodotto in questione
6
    GU C 262 del 16.9.1999, pag. 8.
7
    GU L 301 del 30.11.2000, pag. 42.
8
    GU C 329 del 31.10.1997, pag. 6.
9
    GU C 128 del 25.4.1998, pag. 11.
                                              4
 ---pagebreak---      nella Comunità durante il periodo dell’inchiesta. La Commissione ha inoltre
     inviato il questionario agli importatori e all’associazione di utilizzatori. Due
     importatori hanno risposto, mentre non è pervenuta alcuna risposta
     dall’associazione di utilizzatori o dai singoli utilizzatori.
(9)  La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute
     necessarie per determinare il persistere o la reiterazione probabili del dumping
     e del pregiudizio, nonché l’interesse della Comunità. Sono state effettuate
     verifiche presso le sedi delle seguenti società:
       Produttori esportatori:
       Yamato Scale Co. Ltd., Akashi
       Ishida Co. Ltd., Kyoto
       Produttori comunitari che hanno presentato la domanda di riesame:
       Bizerba GmbH & Co. KG, Balingen, Germania
       GEC Avery Limited, (una consociata della General Electric Company, plc),
       Birmingham, Regno Unito
       Testut/Lutrana S.A., Béthune, Francia
       Importatori
       Digi Nederland B.V., Purmerend, Paesi Bassi
       Carrin and Co. NV, Antwerp, Belgio
(10) L’inchiesta relativa al persistere e alla reiterazione del dumping ha riguardato
     il periodo compreso tra il 1° aprile 1997 e il 31 marzo 1998 (in appresso
     denominato “periodo dell’inchiesta”). L’esame del persistere e della
     reiterazione del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1994 e la
     fine del periodo dell’inchiesta (in appresso denominato “periodo dell’esame”).
(11) Il presente riesame ha superato il termine di 12 mesi entro il quale avrebbe
     dovuto di norma essere concluso ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 5 del
     regolamento di base, a causa della complessità dell’inchiesta e soprattutto
     dell’impatto dell’“effetto euro” sull’inchiesta (cfr. considerando (34)) e della
     difficoltà a stabilire conclusioni, tenuto conto della notevole mancanza di
     collaborazione.
(12) Tutte le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni
     principali in base ai quali s’intendeva raccomandare il mantenimento delle
     misure in vigore. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti
     potevano presentare le proprie osservazioni sulle informazioni comunicate. Le
     osservazioni delle parti sono state esaminate e, laddove sia risultato opportuno,
     la Commissione ha modificato le proprie conclusioni.
                                               5
 ---pagebreak---             B.      PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1.    Prodotto in esame
(13)  Il prodotto in esame è lo stesso dell’inchiesta iniziale, ossia le bilance
      elettroniche per il commercio, con indicazione numerica del peso, del prezzo
      unitario e del prezzo da pagare, eventualmente provviste di un dispositivo per
      stampare tali indicazioni, di cui al codice NC ex 8423 81 50. Nell’ambito delle
      bilance elettroniche, si evidenziano diversi tipi o livelli di prestazioni e di
      tecnologia. A questo proposito, l’industria distingue la produzione di bilance
      in tre segmenti: gamma inferiore, intermedia e superiore. Si va da bilance
      “stand-alone”, senza stampante incorporata, a modelli più sofisticati con
      chiave di programmazione e la possibilità di integrazione in un sistema
      informatizzato di controllo e gestione.
(14)  Sebbene le possibilità di impiego delle bilance elettroniche possano variare,
      non si rilevano differenze significative tra i diversi tipi in termini di
      caratteristiche fisiche e tecniche essenziali. Dall’inchiesta è emerso inoltre che
      non è possibile tracciare linee di demarcazione nette fra i tre segmenti, poiché i
      modelli situati in segmenti adiacenti sono spesso intercambiabili. In
      conformità dei risultati dell’inchiesta precedente, le bilance devono essere
      quindi considerate un prodotto unico ai fini della presente inchiesta.
2.    Prodotto simile
(15)  Si è stabilito che i diversi modelli di bilance elettroniche prodotti e venuti in
      Giappone presentano, nonostante alcune differenze in termini di dimensioni,
      durata utile, voltaggio o design, le stesse caratteristiche tecniche e fisiche
      essenziali di quelli esportati dal Giappone nella Comunità, e devono quindi
      essere considerati prodotti simili.
      Analogamente, a parte alcune differenze tecniche secondarie, le bilance
      elettroniche prodotte nella Comunità sono essenzialmente simili sotto tutti gli
      aspetti a quelle esportate dal Giappone nella Comunità.
   C.    DUMPING E PROBABILITÀ DI REITERAZIONE DEL DUMPING
1.    Osservazioni preliminari
(16)  Come si è detto, la presente inchiesta riunisce un riesame in previsione della
      scadenza ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base e un
      riesame intermedio ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 3. Quest’ultimo è stato
      avviato per esaminare le informazioni contenute nella domanda di riesame,
      riguardanti un presunto aumento delle pratiche pregiudizievoli di dumping. La
      Commissione ha deciso di non proseguire il riesame ai sensi dell’articolo 11,
      paragrafo 3, poiché i volumi venduti sul mercato comunitario dai produttori
      esportatori erano modesti e non c’erano prove sufficienti per dimostrare un
      cambiamento duraturo della situazione. Le conclusioni della Commissione si
      basano pertanto su quelle tratte ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2, relative
      alla probabilità del persistere o della reiterazione delle pratiche pregiudizievoli
      di dumping in assenza di misure.
                                                6
 ---pagebreak--- (17) Secondo Eurostat, durante il periodo dell’inchiesta sono state importate nella
     Comunità dal Giappone circa 995 bilance elettroniche, rispetto alle 19.000
     unità importate nel periodo dell’inchiesta precedente, che ha portato
     all’istituzione delle misure oggetto del riesame. La presente inchiesta ha
     beneficiato di una collaborazione estremamente limitata (complessivamente 35
     unità, ossia meno del 4% delle importazioni): hanno infatti collaborato in parte
     soltanto due produttori, Yamato Scales Co. Ltd. e Ishida Co. Ltd., l’ultimo dei
     quali non ha esportato sul mercato comunitario durante il periodo
     dell’inchiesta. All’inchiesta precedente avevano collaborato invece quattro
     produttori esportatori.
2.   Probabile persistere o reiterazione del dumping
(18) In conformità dell’articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base, un riesame
     in previsione della scadenza viene avviato per determinare se la scadenza delle
     misure possa favorire il persistere o la reiterazione delle pratiche
     pregiudizievoli di dumping.
       Probabile persistere del dumping
(19) Quando si esamina se l’abolizione di misure possa favorire il persistere del
     dumping, occorre verificare l’effettiva esistenza del dumping in quel
     determinato momento e se sia probabile che esso persista.
(20) Soltanto due produttori hanno risposto all’avviso di apertura dell’inchiesta
     inviando osservazioni. Entrambi hanno collaborato soltanto in parte. Uno di
     essi non ha esportato nella Comunità durante il periodo dell’inchiesta e non ha
     fornito quindi informazioni sui prezzi all’esportazione; l’altro aveva effettuato
     esportazioni, ma ha fornito informazioni incomplete sul valore normale. Altri
     tre produttori che avevano partecipato all’inchiesta precedente hanno rifiutato
     di cooperare. Per determinare l’esistenza del dumping, quindi, la Commissione
     ha potuto usufruire soltanto delle scarsissime informazioni fornite dai
     produttori giapponesi.
(21) La società che ha collaborato in parte, Yamato Scales Co. Ltd, ha fornito
     informazioni complete sui suoi prezzi all’esportazione, ma non sul valore
     normale, poiché i dati forniti riguardavano soltanto un terzo delle sue vendite
     del prodotto in questione sul mercato interno. Il resto delle vendite era
     destinato a società di distribuzione collegate. La società non ha inoltre fornito
     dati sulle spese generali, amministrative e di vendita sostenute per le vendite
     sul mercato interno. Da un confronto tra i prezzi all’esportazione comunicati e
     i dati incompleti sui valori normali, è emerso un dumping significativo per le
     vendite dell’esportatore nella Comunità. Anche dal confronto tra tali prezzi
     all’esportazione e il valore normale costruito per tale produttore durante
     l’inchiesta iniziale risultava un dumping significativo.
(22) Un produttore esportatore giapponese, che rappresentava la stragrande
     maggioranza delle importazioni di bilance elettroniche originarie del Giappone
     durante il periodo dell’inchiesta, ha inoltre ammesso, quando ha dichiarato di
     non voler cooperare, di esportare i suoi prodotti nella Comunità a prezzi di
     dumping. La Commissione ha esaminato inoltre i dati Eurostat: è emerso che il
                                              7
 ---pagebreak---      prezzo medio di tutte le esportazioni giapponesi estrapolato da tali dati
     confermava l’esistenza del dumping, essendo inferiore a qualsiasi valore
     normale stabilito per la società che ha collaborato in parte.
(23) Tenuto conto della notevole mancanza di collaborazione, le suddette
     informazioni sono state considerate come dati disponibili ai sensi dell’articolo
     18 del regolamento di base. Come si è detto, tali dati hanno dimostrato
     l’esistenza di un margine di dumping significativo.
(24) Tenuto conto delle fluttuazioni del tasso di cambio della valuta giapponese
     rispetto all’inchiesta precedente, è stato esaminato anche il deprezzamento
     dello YEN nei confronti della valuta della fattura (USD). Ne è risultato
     tuttavia che l’aumento dei prezzi delle esportazioni in YEN è stato compensato
     in parte da un calo significativo in termini reali dei prezzi all’esportazione in
     USD (come riferito da Eurostat) rispetto al procedimento iniziale. Tale
     constatazione è stata confermata dalle conclusioni relative alla società che ha
     collaborato in parte, dalle quali risulta che il deprezzamento dello YEN non ha
     comportato, per quanto si è potuto dedurre dalle informazioni incomplete
     ricevute, una riduzione del margine di dumping. Segnali chiari indicavano
     inoltre che il deprezzamento dello YEN avrebbe potuto non durare.
(25) Non solo si è constatato un dumping significativo durante il periodo
     dell’inchiesta, ma nulla ha dimostrato che in assenza di misure il persistere del
     dumping sarebbe stato improbabile. Gli elementi di prova di cui dispone la
     Commissione tendono anzi a confermare che se le misure venissero abrogate
     le importazioni continuerebbero nell’immediato futuro a prezzo di dumping.
     Va sottolineato in particolare che il mercato comunitario attrae gli esportatori
     poiché, sulla base delle informazioni fornite dall’esportatore che ha
     collaborato in parte, i sui prezzi sono superiori a quelli di altri mercati di paesi
     terzi (Taiwan, Malaysia), anch’essi destinatari delle esportazioni del
     produttore in questione.
(26) Va sottolineato altresì che da alcuni anni i prezzi in Giappone si attestano
     sistematicamente a livelli più elevati che altrove. È quindi improbabile che la
     situazione possa cambiare a breve o medio termine ed è dunque estremamente
     probabile che il dumping persista.
       Probabilità di reiterazione del dumping
(27) Partendo dal presupposto che in seguito all’adozione delle misure le
     esportazioni giapponesi del prodotto nella Comunità siano nettamente calate,
     sono stati esaminati i possibili effetti dell’abolizione delle misure in termini di
     aumento dei quantitativi e di prezzi di dumping delle esportazioni verso la
     Comunità, ossia il rischio di reiterazione del dumping.
(28) Alcuni indicatori fanno ritenere probabile che tanto le società che hanno
     collaborato, quanto quelle che non hanno collaborato, riprenderebbero ad
     esportare quantitativi significativi del prodotto. Innanzitutto, in assenza di
     misure il mercato comunitario eserciterebbe una forte attrazione sugli
     esportatori giapponesi, visto che i suoi prezzi risultano leggermente superiori a
     quelli praticati sui mercati di altri paesi terzi sui quali sono presenti i
                                               8
 ---pagebreak---      produttori esportatori. Dato quindi che il Giappone esporta ancora notevoli
     quantitativi verso tali paesi terzi, è probabile che almeno una parte di tali
     esportazioni verrebbe riorientata verso la Comunità. In secondo luogo, il
     mercato comunitario è estremamente importante in termini di dimensioni ed è
     improbabile che gli esportatori non sfruttino i vantaggi offerti dall’abolizione
     delle misure.
(29) Qualora le importazioni dovessero riprendere, non c’è motivo di ritenere che i
     prezzi sarebbero diversi da quelli attualmente applicati alle - seppure scarse -
     importazioni. Si può sostenere che una riduzione dei prezzi potrebbe preludere
     a un aumento significativo dei quantitativi. La reiterazione del dumping è resa
     ancora più probabile dal fatto che, come risulta al considerando (25), le
     esportazioni giapponesi sui mercati dei paesi terzi nei quali non sono in vigore
     misure antidumping (Taiwan e Malaysia) vengono effettuate a prezzo di
     dumping. Nulla lascia inoltre prevedere un cambiamento a breve termine dei
     prezzi relativamente elevati praticati in Giappone.
  D.   SITUAZIONE DEL MERCATO COMUNITARIO DELLE BILANCE
                                ELETTRONICHE
1.   Struttura dell’industria comunitaria
(30) Successivamente all’istituzione, nel 1993, delle attuali misure antidumping
     sulle importazioni di bilance elettroniche dal Giappone, l’industria comunitaria
     ha attraversato una fase di ristrutturazione e concentrazione per restare
     competitiva. Delle dieci società che avevano collaborato all’inchiesta
     precedente, soltanto sei sono rimaste operative nel periodo dell’inchiesta. Tre
     di esse hanno collaborato alla presente inchiesta, nel corso della quale è
     emerso chiaramente che altri produttori comunitari hanno subito una
     ristrutturazione analoga.
(31) I produttori comunitari che hanno collaborato rappresentano il 41%, ossia una
     quota maggioritaria ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di
     base, della produzione complessiva della Comunità durante il periodo
     dell’inchiesta. Essi vengono denominati in appresso “industria comunitaria”.
     Inoltre, due grandi società hanno appoggiato la richiesta di riesame ma non
     hanno collaborato pienamente all’inchiesta. I produttori comunitari che hanno
     sostenuto la denuncia rappresentavano pertanto una quota ben superiore al
     50%.
(32) Va sottolineato che, ai fini del suddetto calcolo della rappresentatività della
     produzione comunitaria, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, lettera a) e
     paragrafo 2 del regolamento di base, sono state escluse dalla definizione di
     produzione comunitaria totale tutte le società che operano nella Comunità
     collegate a produttori esportatori di paesi per i quali sono state riscontrate
     pratiche di dumping.
2.   Consumo di bilance elettroniche sul mercato comunitario
(33) Il consumo nella Comunità è stato calcolato utilizzando dati sulle vendite
     forniti dall’industria comunitaria e verificati, cifre contenute nella domanda di
                                              9
 ---pagebreak---       riesame (per le vendite dei produttori comunitari che non hanno collaborato), e
      infine cifre relative ai volumi delle importazioni fornite da Eurostat. Durante il
      periodo in esame si è registrato il consumo seguente:
     Consumo di bilance          1994        1995        1996       1997      Periodo
     elettroniche nella                                                       della
     Comunità (unità)                                                         inchiesta
     Consumo                   174.448     161.682     172.314    177.391      184.990
     comunitario
(34)  L’aumento del consumo registrato nel 1997 e durante il periodo dell’inchiesta
      corrisponde essenzialmente a un aumento preciso della domanda da parte dei
      rivenditori in seguito all’introduzione dell’euro (“effetto euro”). Dal 1997,
      infatti, i rivenditori hanno acquistato nuovi modelli compatibili con l’euro in
      vista dell’introduzione di tale valuta, anticipando così la sostituzione delle
      vecchie bilance elettroniche. Ne è conseguito un aumento della domanda sul
      mercato comunitario, che ha comportato un incremento del volume delle
      vendite. Il miglioramento della situazione sarà di breve durata e i volumi delle
      vendite torneranno con ogni probabilità ai livelli normali nel 2000,
      scenderanno ulteriormente sotto i livelli normali dal 2001 e torneranno infine
      ai livelli normali entro il 2004.
3.    Importazioni interessate
        Volume delle importazioni
(35)  Sulla base delle informazioni fornite da Eurostat (per il codice Taric 8423 81
      50 10), le importazioni di bilance elettroniche dal Giappone nel periodo
      dell’esame hanno registrato il seguente andamento:
     Volume delle              1994        1995        1996       1997      Periodo
     importazioni                                                           della
     (unità)                                                                inchiesta
     Importazioni dal          1.320        474         954       1.606         995
     Giappone
     Quota di mercato          0,8%       0,3%         0,6%       0,9%         0,5%
        Politica dei prezzi dei produttori esportatori
(36)  Per quanto riguarda i prezzi delle importazioni, si è ritenuto più opportuno
      utilizzare le informazioni fornite dall’unico produttore che ha collaborato che
      ha esportato i suoi prodotti nella Comunità durante il periodo dell’inchiesta.
      Tenuto conto della natura del prodotto, si è ritenuto opportuno esaminare la
      politica dei prezzi praticati dal produttore esportatore durante il periodo
      dell’inchiesta confrontando i sui prezzi all’esportazione con quelli di modelli
      simili venduti dall’industria comunitaria. Mentre si è ritenuto che tali modelli
      consentissero un confronto equo, il basso volume delle esportazioni effettuate
      dal produttore esportatore rende ovviamente difficile trarre conclusioni chiare.
                                               10
 ---pagebreak---         Dal numero limitato di operazioni disponibile, risulta tuttavia che il produttore
        esportatore in questione ha effettuato vendite a prezzi estremamente bassi
        rispetto a quelli praticati dall’industria comunitaria. È emerso inoltre
        chiaramente che, durante il periodo dell’esame, al calo dei prezzi di tali
        modelli corrispondeva più o meno una riduzione di quelli praticati
        dall’industria comunitaria (cfr. Considerando (42)).
4.      Situazione dell’industria comunitaria
(37)    In conformità dell’articolo 3, paragrafo 5 del regolamento di base, l’esame
        dell’incidenza delle importazioni oggetto di dumping sull’industria
        comunitaria comprendeva una valutazione di tutti i fattori e indicatori
        economici pertinenti in rapporto con la situazione comunitaria. Tuttavia,
        alcuni fattori non vengono illustrati in dettaglio in appresso poiché si è
        constatato che non erano rilevanti per la situazione dell’industria comunitaria
        nell’ambito della presente inchiesta. Va sottolineato infine che nessuno di tali
        fattori costituisce necessariamente una base di giudizio determinante.
          Produzione, utilizzazione degli impianti e scorte
(38)    La produzione di tutti i tipi di bilance elettroniche è diminuita tra il 1994 e il
        1996, ma è nuovamente cresciuta per l’“effetto euro” come illustrato al
        considerando (34). Il tasso di utilizzazione degli impianti dell’industria
        comunitaria è aumentato del 6% durante il periodo in esame.
Industria comunitaria           1994         1995       1996        1997        Periodo
                                                                                dell’in-
Produzione e capacità                                                           chiesta
Indice 1994 = 100
Volume di tutte le bilance      74.829       70.862     69.926      77.057      75.915
elettroniche prodotte
Capacità (tutte le bilance 105.446            106.770   100.338     99.888      100.625
elettroniche)
Tasso di utilizzazione          71%          66%        70%         77%         75%
degli impianti (tutte le
bilance elettroniche)
        Si è ritenuto che il livello delle scorte non potesse avere un’incidenza
        significativa sulla situazione dell'industria comunitaria, poiché essa utilizza un
        sistema di produzione su ordinazione grazie al quale non sussistono
        praticamente scorte.
          Volume delle vendite
(39)    Il volume delle vendite unitarie di tutti i tipi di bilance elettroniche
        dell'industria comunitaria sul mercato comunitario è diminuito tra il 1994 e il
                                                 11
 ---pagebreak---         1996, ma è nuovamente cresciuto per l’“effetto euro” come illustrato al
        considerando (34).
        Vendite unitarie         1994          1995       1996         1997     Periodo
                                                                                dell’
                                                                                inchiesta
        Vendite                58.245         54.307     53.485       57.794      58.002
        dell’industria
        comunitaria
          Fatturato
(40)    Il fatturato per tutti i tipi di bilance elettroniche vendute dall’industria
        comunitaria sul mercato comunitario è diminuito tra il 1994 e il 1997, ma è
        nuovamente cresciuto per l’“effetto euro” come illustrato al considerando (34).
Fatturato        1994         1995              1996           1997           Periodo
in ECU                                                                        dell’
                                                                              inchiesta
Vendite          87.445       80.679            77.066         74.079         77.902
dell’industria
comunitaria
          Quota di mercato e crescita
(41)    La quota di mercato dell’industria comunitaria è passata dal 33,4% del 1994 al
        31,4% del periodo dell’inchiesta. L’industria comunitaria non ha potuto
        pertanto trarre pienamente vantaggio dalla crescita del mercato.
          Andamento dei prezzi
(42)    Sono stati esaminati i prezzi delle bilance elettroniche nella Comunità sulla
        base dei prezzi di vendita di tutti i modelli venduti dall’industria comunitaria. I
        prezzi, in media ponderata, delle vendite ad acquirenti non collegati durante il
        periodo dell’esame registrano il seguente andamento:
        Andamento dei            1994          1995       1996         1997     Periodo
        prezzi delle bilance                                                    dell’
        elettroniche                                                            inchiesta
        (ECU/unità)
        Tutte le bilance        1.576          1.562      1.508        1.321       1.404
        elettroniche
        Indice                    100           99         96           84          89
                                                  12
 ---pagebreak---          Tra il 1994 e il periodo dell’inchiesta, i prezzi di vendita di tutti i modelli
         sono diminuiti dell’11%. Questa riduzione globale del prezzo medio è stata
         riscontrata per tutti i modelli di bilance elettroniche.
         Redditività
(43)   Come emerge dalla tabella seguente, l’utile sul giro d’affari netto è stato
       positivo durante l’intero periodo ma, all’inizio del periodo dell’esame, era
       nettamente inferiore al tasso ritenuto necessario per garantire la redditività
       dell’industria. I miglioramenti riscontrati nel 1997 e nel periodo dell’inchiesta
       sono imputabili a due fattori: il suddetto “effetto euro”, che ha gonfiato
       temporaneamente le vendite e, in minor misura, gli effetti della vasta
       ristrutturazione dell’industria, come indicato al considerando (30).
       Profitto (utile sul                                                     Periodo
       giro d’affari netto)      1994         1995        1996       1997      dell’
       nella Comunità                                                          inchiesta
       Industria
       comunitaria               2,2%         3,1%        1,6%      4,9%         9,6%
         Altri fattori attinenti ai risultati
(44)   Non è stata effettuata un’analisi dettagliata del flusso di cassa, della capacità di
       ottenere capitale (o investimenti) e dell’utile sul capitale investito, poiché una
       siffatta analisi si riferirebbe alla situazione di una società nel suo insieme.
       Poiché le altre attività commerciali delle società in questione rappresentano
       più del 50% del loro fatturato totale, un’analisi globale non sarebbe
       necessariamente rappresentativa del prodotto in esame.
       Per quanto riguarda l’incidenza sull'industria comunitaria dell'entità del
       margine di dumping effettivo, in considerazione del volume e dei prezzi delle
       importazioni dai paesi interessati, tale incidenza non può essere considerata
       trascurabile.
         Produttività, occupazione e salari
(45)   La tabella seguente indica che nel periodo in esame l’occupazione
       nell'industria comunitaria è diminuita del 29%.
Produttività per                 1995         1996       1997       1998         Periodo
dipendente                                                                       dell’in-
                                                                                 chiesta
Indice 1995 = 100
Numero di unità prodotte         74.829       70.862     69.926     77.057       75.915
Numero di dipendenti             1.370        1.305      1.208      1.063        978
Produttività                    55            54         58         72           78
                                                  13
 ---pagebreak--- (46) La produttività per dipendente è aumentata del 42% nel periodo in esame.
(47) Non è stata effettuata un’analisi dettagliata dei salari data l’importanza delle
     altre attività commerciali delle società rispetto all’insieme delle loro attività.
     Una siffatta analisi si riferirebbe alla situazione di una società nel suo insieme
     e non sarebbe necessariamente rappresentativa del prodotto in esame.
       Conclusioni sulla situazione dell’industria comunitaria
(48) L’industria comunitaria ha realizzato un vasto programma di ristrutturazione,
     migliorando le sue tecniche di produzione e distribuzione. Essa ha continuato
     però a subire pressioni sui prezzi, che hanno ridotto i suoi margini e hanno
     comportato una perdita della sua quota di mercato e il calo dell’occupazione.
     La redditività è migliorata verso la fine del periodo in esame ma, come
     indicato al considerando (34), tale risultato è imputabile essenzialmente ai
     singoli benefici dell’“effetto euro”, e il profitto dovrebbe tornare rapidamente
     ai livelli registrati durante gran parte del periodo dell’esame. Si ritiene
     pertanto che l’industria comunitaria non si sia pienamente ripresa dalla
     situazione negativa constatata nel corso dell’inchiesta precedente.
 E.   PROBABILE PERSISTERE O REITERAZIONE DEL PREGIUDIZIO
1.   Analisi della situazione dei produttori esportatori giapponesi
(49) L’andamento delle importazioni dal Giappone è descritto al considerando (35).
     I produttori esportatori giapponesi hanno continuato a vendere sul mercato
     comunitario, e l’industria comunitaria ha affermato che essi hanno concentrato
     le proprie vendite sui mercati di determinati Stati membri limitandosi a
     vendere modelli specifici anziché l’intera gamma. La Commissione ha
     esaminato tale affermazione e, dalle cifre relative alle vendite presentate dagli
     importatori, è emerso chiaramente che le importazioni si concentravano
     effettivamente su determinati mercati, sui quali gli esportatori ritenevano di
     poter competere, essenzialmente grazie ai prezzi bassi, senza aver bisogno
     delle grandi reti di vendita e distribuzione necessarie all’industria comunitaria.
(50) Gli importatori che hanno collaborato hanno affermato che le esportazioni
     giapponesi erano diminuite in seguito al trasferimento della produzione verso
     altri paesi e che, tenuto conto del carattere definitivo di tale trasferimento, era
     improbabile che la produzione di bilance elettroniche in Giappone e le
     conseguenti esportazioni verso la Comunità potessero aumentare in futuro. A
     questo proposito, è opportuno sottolineare che dalle precedenti inchieste
     antidumping riguardanti il prodotto in questione è emerso che la produzione è
     mobile e può essere facilmente trasferita verso paesi non soggetti a misure.
     L’inchiesta ha dimostrato che a tale processo ha contribuito il fatto che, dopo
     aver trasferito la produzione dal Giappone ad altri paesi del Sud-Est asiatico, il
     Giappone ha continuato a produrre e fornire una percentuale significativa di
     componenti (specialmente elettroniche). Su tale base, la Commissione ritiene
     che, contrariamente alle affermazioni degli importatori che hanno collaborato,
     non sia da escludere che, allo scadere delle misure sulle importazioni del
     prodotto in questione, le esportazioni giapponesi possano raggiungere
     rapidamente i precedenti livelli. Dato che la presente inchiesta ha rilevato il
                                               14
 ---pagebreak---      persistere del dumping, ci si può attendere che tali esportazioni vengano
     effettuate a prezzi di dumping.
(51) Oltre alle suddette osservazioni in merito alla relativa facilità di trasferire la
     produzione, va aggiunto che le cifre fornite dal produttore esportatore che ha
     collaborato in parte dimostrano che durante il periodo dell’inchiesta il livello
     di utilizzazione degli impianti, per gli impianti produttivi del Giappone, era
     soltanto del 50%. È chiaro che il Giappone dispone del margine necessario per
     aumentare la produzione e le esportazioni qualora le misure venissero
     abrogate, dato che non esistono altri grossi mercati in grado di assorbire questo
     volume supplementare di produzione.
(52) Va inoltre sottolineato che il produttore esportatore in questione vende anche a
     bassi prezzi su altri mercati (ad esempio Malaysia e Taiwan). Per vendite
     comparabili, i prezzi sui mercati di Malaysia e Taiwan erano inferiori del 30%
     circa ai prezzi di vendita (prezzi CIF esclusi i dazi antidumping) dello stesso
     modello sul mercato comunitario. Ne consegue che, in assenza di misure
     antidumping, il mercato comunitario sarebbe estremamente allettante per i
     produttori esportatori giapponesi.
(53) Risulta inoltre chiaramente dalle scarse operazioni esaminate durante il
     periodo dell’inchiesta che i prezzi all’importazione nella Comunità sono bassi,
     nonostante le misure antidumping in vigore; considerato tuttavia il modesto
     volume delle importazioni, essi non possono esercitare una forte pressione al
     ribasso sui prezzi dell’industria comunitaria. La scadenza delle misure
     comporterebbe una maggiore flessibilità dei prezzi per esportatori e
     importatori. I produttori esportatori potrebbero trarre un vantaggio
     dall’aumento dei prezzi all’esportazione, me tale aumento verrebbe
     probabilmente contenuto per rendere più allettanti i prodotti. È più probabile,
     tuttavia, che in assenza di dazi antidumping i prezzi all’importazione
     diminuiscano, esercitando una pressione sui prezzi dell’industria comunitaria.
2.   Analisi della situazione dell’industria comunitaria
(54) In base alle previsioni, il mercato comunitario delle bilance elettroniche
     dovrebbe rimanere relativamente stabile a medio termine, giacché si tratta di
     prodotti relativamente “maturi”. Durante il periodo dell’inchiesta, l’industria
     comunitaria ha registrato un aumento del volume delle vendite dovuto
     all’“effetto euro”, ma come si è detto al considerando (34) si tratta di un
     fenomeno transitorio, che sarà probabilmente controbilanciato da perdite nelle
     vendite future. A medio termine, le vendite riprenderanno a diminuire
     lentamente. L’industria comunitaria non può pertanto aspettarsi a medio o
     lungo termine un aumento del volume delle sue vendite; la sua quota di
     mercato rischia anzi di diminuire ulteriormente a causa della pressione
     esercitata dalle importazioni provenienti da paesi terzi. La situazione
     peggiorerebbe ulteriormente in assenza di misure sulle importazioni originarie
     del Giappone, in quanto sarebbe lecito aspettarsi un sensibile aumento del
     volume delle importazioni visto che il Giappone potrebbe utilizzare appieno le
     capacità di produzione esistenti o rimpatriare la produzione trasferita verso
     altri paesi in seguito all’istituzione dei dazi antidumping.
                                                15
 ---pagebreak--- (55) Tra il 1994 e il periodo dell’inchiesta i prezzi delle vendite hanno subito in
     media un calo del 10,9%; tale tendenza dovrebbe confermarsi dato che
     l’industria comunitaria cercherà di mantenere la sua quota di mercato. Anche
     l’attuale tendenza di trasferire il commercio al dettaglio dai piccoli negozi alle
     grandi catene di supermercati esercita una pressione al ribasso sui prezzi, a
     causa della forza contrattuale di tali catene. Le catene di supermercati
     negoziano contratti d’acquisto annuali direttamente con i produttori di bilance
     elettroniche. Durante l’inchiesta, è emerso chiaramente che tali grossi
     dettaglianti sfruttano le offerte a basso prezzo dei produttori esportatori
     giapponesi per far calare ulteriormente i prezzi. Tenendo presente che,
     secondo le previsioni, il mercato comunitario diventerebbe più allettante, il
     ricorso ad offerte a basso prezzo rischia di ridurre sensibilmente i prezzi e
     rende pertanto probabile la reiterazione del pregiudizio.
3.   Conclusioni sulla reiterazione del pregiudizio
(56) Alla luce dell’analisi che precede, si conclude che la scadenza delle misure
     sulle importazioni del prodotto in questione comporterebbe con ogni
     probabilità la reiterazione del pregiudizio, ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2
     del regolamento di base. Per giungere a tale conclusione, la Commissione ha
     tenuto conto anche del fatto che i produttori esportatori giapponesi potrebbero
     influenzare ancor più il mercato comunitario di quanto la loro quota di
     mercato durante il periodo dell’inchiesta non lasci immaginare. In assenza di
     dazi antidumping, è estremamente probabile che le pratiche di dumping
     continuino per volumi di importazioni ancora più elevati. Tale conclusione è
     inoltre suffragata dal livello di capacità di produzione inutilizzata disponibile
     in Giappone, dalla relativa facilità con la quale gli impianti di produzione
     possono venire trasferiti da un paese all’altro e dalle conclusioni del
     considerando (52) riguardanti l’attrazione che il mercato comunitario continua
     ad esercitare sui produttori esportatori giapponesi.
(57) La scadenza delle misure peggiorerebbe pertanto la situazione dell’industria
     comunitaria, compromettendo a lungo termine la redditività della produzione
     comunitaria di bilance elettroniche.
                   F.      INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1.   Osservazioni generali
(58) Ai sensi dell’articolo 21 del regolamento di base, si è esaminato se la proroga
     dei dazi antidumping fosse contraria all’interesse complessivo della Comunità.
     Per determinare l’interesse della Comunità sono stati valutati tutti i vari
     interessi in gioco, ad esempio quelli dell’industria comunitaria, degli
     importatori, dei commercianti e degli utilizzatori del prodotto interessato. Per
     valutare la probabile incidenza della proroga delle misure, la Commissione ha
     chiesto informazioni a tutte le suddette parti interessate.
(59) Va rammentato che, nel corso dell’inchiesta precedente, si era ritenuto che
     l’adozione di misure non fosse contraria all’interesse della Comunità. Inoltre,
     l’attuale inchiesta consiste in un riesame, che analizza una situazione in cui
     sono in vigore misure antidumping. Di conseguenza, il periodo e la natura
                                              16
 ---pagebreak---      dell’attuale inchiesta hanno consentito di valutare qualsiasi incidenza negativa
     delle misure antidumping sulle parti interessate.
2.   Interessi dell’industria comunitaria
(60) Poiché l’industria comunitaria continua a registrare una situazione economica
     difficile, segnatamente in termini di redditività (insufficiente all’inizio del
     periodo dell’esame e in una prospettiva a medio termine), occupazione e quota
     di mercato, la Commissione ritiene che, in assenza di misure contro le pratiche
     pregiudizievoli di dumping, è probabile che la situazione dell’industria
     comunitaria peggiori. Considerato il livello delle perdite subite da alcuni
     produttori ai tempi dell’inchiesta precedente sulle bilance elettroniche
     provenienti dal Giappone, si era previsto che determinati produttori comunitari
     avrebbero probabilmente cessato la produzione del prodotto in questione e che
     i livelli di occupazione avrebbero registrato un calo. Sebbene le misure siano
     state mantenute nel 1993, l’occupazione ha subito comunque un calo a causa
     di un processo di consolidamento che ha comportato a varie fusioni e
     acquisizioni.
(61) Un ulteriore restringimento o peggioramento dell’industria comunitaria
     inciderebbe negativamente sull’occupazione e sugli investimenti nell’industria
     stessa, con effetti a valanga tanto sui fornitori dell’industria quanto sui settori
     produttivi collegati. Le tecnologie delle bilance elettroniche e di tutta un’altra
     serie di prodotti sono infatti collegate. Si tratta, per esempio, di altri tipi di
     bilance elettroniche (ad esempio, quelle utilizzate nel settore industriale) e di
     apparecchi destinati al settore delle vendite al dettaglio (quali le affettatrici).
     Qualsiasi perdita di know-how tecnologico relativo alle bilance elettroniche
     comporterà una perdita globale di competitività nei settori collegati.
(62) Inoltre, l’inchiesta ha dimostrato che l’industria comunitaria ha fatto tutto il
     possibile per far fronte alla concorrenza del Giappone e di altri paesi. Tra le
     misure prese figurano:
       (a)    l’avanzamento verso una maggior concentrazione (meno società);
       (b)    la chiusura delle capacità eccedentarie;
       (c)    maggior impiego di moderne tecniche di produzione (ad esempio
              produzione su        ordinazione,     maggiori meccanizzazione e
              informatizzazione);
       (d)    miglioramento della produttività;
       (e)    riduzione dei costi attraverso il subappalto della fabbricazione di
              alcune componenti;
       (f)    investimenti in nuove gamme di modelli.
(63) I produttori comunitari si sono quindi dimostrati intenzionati e determinati a
     restare competitivi sul mercato comunitario e possono beneficiare della
     protezione offerta dalle misure antidumping contro pratiche commerciali
     sleali.
                                              17
 ---pagebreak--- 3.   Interessi degli importatori
(64) La Commissione ha esaminato gli interessi degli importatori della Comunità e
     ha ricevuto risposte al questionario da due società (elencate al considerando
     (9)) che hanno importato il prodotto in questione dal Giappone durante il
     periodo dell’inchiesta. Gli importatori ritenevano che le misure andassero
     abrogate poiché impedivano loro di vendere un prodotto di qualità elevata che
     l’industria comunitaria non offriva. La Commissione ha ritenuto tuttavia che il
     modello importato fosse simile ad alcuni modelli superiori prodotti e venduti
     dall’industria comunitaria, che essi fossero in concorrenza diretta tra loro e che
     costituissero pertanto prodotti simili.
(65) Per quanto riguarda le vendite e la redditività, è chiaro che l’abrogazione delle
     misure consentirebbe agli importatori di ridurre i prezzi di rivendita ed
     aumentare i margini. Alla luce delle suddette conclusioni sul dumping e sul
     pregiudizio, tale aumento della redditività sarebbe dovuto esclusivamente al
     persistere del dumping.
4.   Interesse degli utilizzatori
(66) La Commissione ha chiesto la collaborazione di un organismo che
     rappresentasse gli interessi dei dettaglianti, compresi grossi utilizzatori del
     prodotto in questione (supermercati), per verificare l’esistenza di un impatto
     significativo sugli utilizzatori.
(67) Il suddetto organismo ha notificato alla Commissione in via non ufficiale che i
     dettaglianti non hanno risposto. Nessun’altra parte interessata si è manifestata.
     Questa mancanza di cooperazione è dovuta senza dubbio al fatto che le bilance
     elettroniche rappresentano solamente una piccolissima percentuale dei costi
     complessivi degli utilizzatori. Si può quindi ritenere che, su un mercato
     estremamente competitivo, la proroga delle misure avrebbe effetti trascurabili.
5.   Conclusione
(68) Lo scarso livello di cooperazione degli utilizzatori e degli importatori rende
     difficile trarre conclusioni sui probabili effetti dell'imposizione di misure
     antidumping in questi settori. Si è concluso tuttavia che l'incidenza sarà
     trascurabile, soprattutto nel settore delle vendite al dettaglio, nel quale le
     bilance elettroniche rappresentano una porzione molto ridotta dei costi.
(69) Va ricordato, tuttavia, che è probabile che il grave pregiudizio subito
     dall’industria comunitaria, che ha compiuto grandi sforzi per rimanere
     competitiva, si ripeta. Al momento, l’industria comunitaria sta traendo
     vantaggio dall’introduzione dell'euro, ma se si lasceranno scadere le misure, e
     con l’attenuarsi dell’“effetto euro”, la sua situazione peggiorerà probabilmente
     in futuro, compromettendo così l’efficienza economica di tutto il settore.
(70) Sulla base di quanto precede, la Commissione ritiene che non vi siano motivi
     convincenti che si oppongano al mantenimento delle misure antidumping
     nell’interesse della Comunità.
                                              18
 ---pagebreak---                              G.       MISURE DEFINITIVE
(71)    Si rammenta che il presente riesame è stato avviato ai sensi dell’articolo 11,
        paragrafo 2 e dell’articolo 11, paragrafo 3 del regolamento di base. Come si è
        detto al considerando (16), la Commissione ha deciso di non proseguire il
        riesame ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 3. Le sue conclusioni si basano
        pertanto su quelle tratte ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2 relative alla
        probabilità del persistere o della reiterazione del dumping o del pregiudizio in
        assenza di misure.
(72)    Vanno pertanto mantenute le aliquote del dazio antidumping in vigore:
Yamato Scale Co. Ltd., Akashi                                     15,3%
Tokyo Electric Co. Ltd., Tokyo                                    22,5%
Teraoka Seiko Co. Ltd., Tokyo                                     22,6%
Ishida Co. Ltd., Kyoto                                            31,6%
Tutte le altre società                                            31,6%
(73)    Per le ragioni esposte al considerando (11) in merito alla durata dell’inchiesta,
        si ritiene opportuno limitare a quattro anni la durata delle misure,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                          Articolo 1
1.        È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di bilance
          elettroniche per il commercio al minuto, di cui al codice NC ex 8423 81 50
          (codice TARIC 8423 81 50 10) originarie del Giappone.
2.        L’aliquota del dazio, calcolata sulla base del prezzo netto franco frontiera
          comunitaria del prodotto, al lordo del dazio, è pari a:
          31,6% (codice addizionale Taric 8697), fatta eccezione per le bilance
          elettroniche per il commercio al minuto fabbricate dalle società sotto
          indicate, alle quali si applicano le seguenti aliquote:
          – Yamato Scale Co. Ltd., Akashi 15,3%
              (codice addizionale Taric 8696)
          – Tokyo Electric Co. Ltd., Tokyo 22,5%
              (codice addizionale Taric 8694)
                                                  19
 ---pagebreak---          – Teraoka Seiko Co. Ltd., Tokyo 22,6%
             (codice addizionale Taric 8695)
3.       Salvo altrimenti disposto, si applicano le disposizioni vigenti in materia di
         dazi doganali.
                                        Articolo 2
I dazi antidumping sono istituiti per un periodo di quattro anni a decorrere dalla data
di entrata in vigore del presente regolamento.
                                        Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sulla
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente
applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                              Per il Consiglio
                                              Il presidente
                                                20