CELEX: 62010CJ0052
Language: it
Date: 2011-06-09 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 9 giugno 2011.#Eleftheri tileorasi AE «ALTER CHANNEL» e Konstantinos Giannikos contro Ypourgos Typou kai Meson Mazikis Enimerosis e Ethniko Symvoulio Radiotileorasis.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Symvoulio tis Epikrateias - Grecia.#Direttiva 89/552/CEE - Attività televisive - Art. 1, lett. d) - Nozione di "pubblicità clandestina" - Carattere intenzionale - Presentazione di un trattamento odontoiatrico estetico nel corso di una trasmissione televisiva.#Causa C-52/10.

Causa C‑52/10
      Eleftheri tileorasi AE «ALTER CHANNEL» 
      e
      Konstantinos Giannikos
      contro
      Ypourgos Typou kai Meson Mazikis Enimerosis
      e
      Ethniko Symvoulio Radiotileorasis
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Symvoulio tis Epikrateias)
      «Direttiva 89/552/CEE — Attività televisive — Art. 1, lett. d) — Nozione di “pubblicità clandestina” — Carattere intenzionale — Presentazione di un trattamento odontoiatrico estetico nel corso di una trasmissione televisiva»
      Massime della sentenza
      1.        Diritto dell’Unione — Interpretazione — Testi plurilingue — Divergenze fra le varie versioni linguistiche — Presa in considerazione
            del sistema e della finalità della regolamentazione controversa 
      2.        Libera prestazione dei servizi — Attività televisive — Direttiva 89/552 — Nozione di pubblicità clandestina
      [Direttiva del Consiglio 89/552, art. 1, lett. d)]
      1.        Data la necessità che le disposizioni di diritto dell’Unione vengano applicate, e quindi interpretate, in modo uniforme, in
         caso di dubbio il testo di una disposizione non può essere considerato isolatamente, in una delle sue versioni, ma deve venire
         interpretato e applicato alla luce dei testi redatti nelle altre lingue ufficiali.
      
      In caso di disparità tra le diverse versioni linguistiche di un testo dell’Unione, la disposizione di cui è causa dev’essere
         intesa in funzione del sistema e della finalità della normativa di cui fa parte.
      
      (v. punti 23-24)
      2.        L’art. 1, lett. d), della direttiva 89/552, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari
         e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive, come modificata dalla direttiva 97/36,
         deve essere interpretato nel senso che l’esistenza di un compenso o di un altro pagamento non costituisce un elemento necessario
         per poter ritenere provato il carattere intenzionale di una pubblicità clandestina. 
      
      Infatti, benché tale disposizione stabilisca una presunzione secondo cui il carattere intenzionale di una presentazione di
         beni, di servizi, del nome, del marchio o delle attività di un produttore di beni o prestatore di servizi, in un programma,
         si ritiene provato qualora tale presentazione venga effettuata dietro compenso o altro pagamento, essa non può tuttavia essere
         oggetto di un’interpretazione restrittiva in quanto quest’ultima rischierebbe di compromettere la protezione integrale ed
         adeguata degli interessi dei telespettatori che tale direttiva mira a garantire e potrebbe, inoltre, privare di effetto utile
         il divieto di pubblicità clandestina sancito dall’art. 10, n. 4, della direttiva 89/552, tenuto conto della difficoltà, o
         addirittura dell’impossibilità, in taluni casi, di dimostrare l’esistenza di un compenso o di un altro pagamento con riferimento
         ad una pubblicità che presenta peraltro tutte le caratteristiche di una pubblicità clandestina, di cui all’art. 1, lett. d),
         della direttiva di cui trattasi.
      
      Inoltre, non può essere escluso che una normativa di uno Stato membro preveda, oltre all’esistenza di un compenso o di un
         altro pagamento, ulteriori criteri che consentano di ritenere provato il carattere intenzionale di una pubblicità clandestina.
      
      (v. punti 30-37 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      9 giugno 2011 (*)
      
      «Direttiva 89/552/CEE – Attività televisive – Art. 1, lett. d) – Nozione di “pubblicità clandestina” – Carattere intenzionale – Presentazione di un trattamento odontoiatrico estetico nel corso di una trasmissione televisiva»
      Nel procedimento C‑52/10,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 267 TFUE, dal Symvoulio tis
         Epikrateias (Grecia), con decisione 23 dicembre 2009, pervenuta in cancelleria il 1° febbraio 2010, nella causa
      
      Eleftheri tileorasi AE «ALTER CHANNEL»,
      Konstantinos Giannikos
      contro
      Ypourgos Typou kai Meson Mazikis Enimerosis,
      Ethniko Symvoulio Radiotileorasis,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta (relatore), dai sigg. E. Juhász, G.
         Arestis e T. von Danwitz, giudici,
      
      avvocato generale: sig. N. Jääskinen,
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale,
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 2 marzo 2011,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Eleftheri tileorasi AE «ALTER CHANNEL» e il sig. Giannikos, dall’avv. D. Sarafianos, dikigoros,
      –        per il governo greco, dalle sig.re A. Samoni-Rantou, E.-M. Mamouna e N. Marioli, in qualità di agenti,
      –        per il governo lettone, dalle sig.re K. Drēviņa e M. Borkoveca, in qualità di agenti,
      –        per il governo svedese, dalle sig.re C. Meyer-Seitz e S. Johannesson, in qualità di agenti,
      –        per la Commissione europea, dalla sig.ra C. Vrignon e dal sig. D. Triantafyllou, in qualità di agenti,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 1, lett. d), della direttiva del Consiglio 3 ottobre
         1989, 89/552/CEE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli
         Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive (GU L 298, pag. 23), come modificata dalla direttiva del Parlamento
         europeo e del Consiglio 30 giugno 1997, 97/36/CE (GU L 202, pag. 60; in prosieguo: la «direttiva 89/552»). 
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la società televisiva Eleftheri tileorasi AE «ALTER CHANNEL»
         (in prosieguo: la«Eleftheri tileorasi») e il sig. Giannikos, da un lato, e l’Ypourgos Typou kai Meson Mazikis Enimerosis (Ministro
         della Stampa e dei Mezzi di comunicazione) nonché l’Ethniko Symvoulio Radiotileorasis (Consiglio nazionale per la radiotelevisione;
         in prosieguo: l’«ESR»), dall’altro, in merito ad una decisione dell’ESR con cui è stata inflitta all’Eleftheri tileorasi e
         al sig. Giannikos un’ammenda per violazione di disposizioni nazionali relative alla pubblicità clandestina.
      
       Contesto normativo
       La normativa dell'Unione
      3        Il ventisettesimo ‘considerando’ della direttiva 89/552 ha il seguente tenore:
      
      «considerando che, per garantire un’integrale ed adeguata protezione degli interessi della categoria di consumatori costituita
         dai telespettatori, è essenziale che la pubblicità televisiva sia sottoposta ad un certo numero di norme minime e di criteri
         e che gli Stati membri abbiano la facoltà di stabilire norme più rigorose o più particolareggiate e, in alcuni casi, condizioni
         differenti per le emittenti televisive soggette alla loro giurisdizione».
      
      4        L’art. 1, lett. c) e d), della predetta direttiva stabilisce quanto segue:
      
      «Ai fini della presente direttiva: 
      (...)
      c)      per “pubblicità televisiva” si intende ogni forma di messaggio televisivo trasmesso a pagamento o dietro altro compenso, ovvero
         a fini di autopromozione, da un’impresa pubblica o privata nell’ambito di un’attività commerciale, industriale, artigiana
         o di una libera professione, allo scopo di promuovere la fornitura, dietro compenso, di beni o di servizi, compresi i beni
         immobili, i diritti e le obbligazioni;
      
      d)      per “pubblicità clandestina” si intende la presentazione orale o visiva di beni, di servizi, del nome, del marchio o delle
         attività di un produttore di beni o di un fornitore di servizi in un programma, qualora tale presentazione sia fatta intenzionalmente
         dall’emittente per perseguire scopi pubblicitari e possa ingannare il pubblico circa la sua natura; si considera intenzionale
         una presentazione quando è fatta dietro compenso o altro pagamento».
      
      5        L’art. 10, nn. 1 e 4, della direttiva in esame così dispone:
      
      «1. La pubblicità televisiva e la televendita devono essere chiaramente riconoscibili come tali ed essere nettamente distinte
         dal resto della programmazione con mezzi ottici e/o acustici.
      
      (…)
      4.      La pubblicità e la televendita clandestine sono vietate». 
       La normativa nazionale
      6        L’art. 1, lett. d), della direttiva 89/552 è stato recepito nell’ordinamento giuridico greco con decreto presidenziale n. 100/2000
         relativo alla pubblicità clandestina (FEK A’ 98).
      
       Causa principale e questione pregiudiziale
      7        La Eleftheri tileorasi è una società che possiede e gestisce un canale televisivo privato, noto sotto il nome di «ALTER CHANNEL».
      
      8        Il sig. Giannikos è il presidente e il direttore esecutivo di tale società.
      
      9        Nel corso di una trasmissione mandata in onda il 12 novembre 2003 su detto canale televisivo, tre sequenze sono state dedicate
         alla presentazione di un trattamento odontoiatrico estetico.
      
      10      Durante la prima sequenza, in cui appariva in sovrimpressione la menzione «le cambia il sorriso» , la presentatrice di tale
         trasmissione si è intrattenuta con una dentista che, in presenza di una delle sue pazienti, ha indicato che tale trattamento
         costituiva una novità a livello mondiale di cui essa avrebbe dimostrato i risultati sulla dentatura di tale paziente e che,
         dopo due ore, quest’ultima avrebbe avuto un sorriso naturale perfetto. La dentista ha poi fornito qualche spiegazione sull’efficacia
         del metodo e ha sottolineato che quest’ultimo consentiva di ottenere un sorriso naturale perfetto. In risposta ad una domanda
         della presentatrice della trasmissione, essa ha parimenti fornito indicazioni relative al costo del trattamento di cui trattasi.
         
      
      11      Durante la trasmissione sono state messe in onda alcune fotografie della paziente, scattate prima del trattamento, per permettere
         ai telespettatori di operare un confronto.
      
      12      Durante una seconda sequenza, la paziente è apparsa con gli incisivi dell’arcata superiore modificati e, durante la terza
         sequenza, essa è stata filmata al termine del trattamento.
      
      13      La presentatrice della trasmissione ha quindi dichiarato che il trattamento per ottenere un sorriso naturale era durato effettivamente
         due ore.
      
      14      Una persona presente in platea ha dichiarato che anch’essa desiderava avere un sorriso del genere. La dentista le ha quindi
         chiesto di mostrare la sua dentatura attraverso lo schermo televisivo e hai poi fissato a tale persona un appuntamento telefonico.
      
      15      Con decisione n. 63/10.3.2004, l’ESR ha inflitto un’ammenda di EUR 25 000 all’Eleftheri tileorasi e al sig. Giannikos, con
         la motivazione che la trasmissione televisiva in causa conteneva una pubblicità clandestina.
      
      16      L’Eleftheri tileorasi e il sig. Giannikos hanno presentato un ricorso di annullamento contro tale decisione dinanzi al giudice
         del rinvio.
      
      17      In tali circostanze, il Symvoulio tis Epikrateias (Consiglio di Stato) ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre
         alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
      
      «Se l’art. 1, lett. d), della direttiva [89/552], debba essere interpretato nel senso che, nell’ambito della “pubblicità clandestina”,
         il versamento di un compenso o di un pagamento o corrispettivo di altro tipo costituisca elemento concettuale indispensabile
         dello scopo pubblicitario».
      
       Sulla questione pregiudiziale
      18      Con la sua questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’art. 1, lett. d), della direttiva 89/552 debba essere
         interpretato nel senso che l’esistenza di un compenso o di un altro pagamento costituisce un elemento necessario per poter
         ritenere provato il carattere intenzionale di una pubblicità clandestina. 
      
      19      Va ricordato che, in forza di tale disposizione, la nozione di «pubblicità clandestina» ha ad oggetto «la presentazione orale
         o visiva di beni, di servizi, del nome, del marchio o delle attività di un produttore di beni o di un fornitore di servizi
         in un programma, qualora tale presentazione sia fatta intenzionalmente dall’emittente per perseguire scopi pubblicitari e
         possa ingannare il pubblico circa la sua natura».
      
      20      A tal riguardo, detta disposizione indica parimenti che «si considera intenzionale una presentazione quando è fatta [in particolare]
         dietro compenso o altro pagamento». 
      
      21      Tuttavia, la locuzione «in particolare», che figura nelle versioni spagnola, tedesca, inglese e francese, dell’art. 1, lett. d),
         seconda frase, della direttiva 89/552, non compare nella versione greca della medesima disposizione.
      
      22      In tale contesto, va rilevato che la suddetta locuzione è stata introdotta nella versione greca della definizione della nozione
         di «comunicazione commerciale audiovisiva occulta», di cui all’art. 1, lett. j), seconda frase, della direttiva 89/552, quale
         modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 11 dicembre 2007, 2007/65/CE (GU L 332, pag. 27) ed è stato
         ripresa nella versione greca di tale definizione, contenuta nell’art. 1, lett. j), seconda frase, della direttiva del Parlamento
         europeo e del Consiglio 10 marzo 2010, 2010/13/UE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari
         e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui «servizi di media
         audiovisivi») (GU L 95, pag. 1). 
      
      23      Secondo una giurisprudenza costante, data la necessità che le disposizioni di diritto dell’Unione vengano applicate, e quindi
         interpretate, in modo uniforme, in caso di dubbio il testo di una disposizione non può essere considerato isolatamente, in
         una delle sue versioni, ma deve venire interpretato e applicato alla luce dei testi redatti nelle altre lingue ufficiali (sentenza
         19 aprile 2007, causa C‑63/06, Profisa, Racc. pag. I‑3239, punto 13 e giurisprudenza ivi citata).
      
      24      In caso di disparità tra le diverse versioni linguistiche di un testo dell’Unione, la disposizione di cui è causa dev’essere
         intesa in funzione del sistema e della finalità della normativa di cui fa parte (sentenza Profisa, cit., punto 14 e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      25      Dal ventisettesimo ‘considerando’ della direttiva 89/552 si evince che quest’ultima mira a garantire una protezione integrale
         ed adeguata degli interessi di quella categoria di consumatori costituita dai telespettatori.
      
      26      A tal riguardo, il summenzionato ‘considerando’ precisa che, per conseguire tale obiettivo, è essenziale che la pubblicità
         televisiva sia sottoposta ad un certo numero di norme minime e di criteri. 
      
      27      In tale contesto, l’art. 10, n. 4, della direttiva 89/552 vieta la pubblicità clandestina.
      
      28      La nozione di «pubblicità clandestina», definita dall’art. 1, lett. d), della direttiva in parola, costituisce, rispetto a
         quella di «pubblicità televisiva», definita dall’art. 1, lett. c), una nozione autonoma rispondente a criteri specifici.
      
      29      In particolare, da tale disposizione si evince che una pubblicità clandestina deve essere «fatta intenzionalmente [da un’]emittente
         per perseguire scopi pubblicitari».
      
      30      A tal riguardo, l’art. 1, lett. d), seconda frase, della direttiva 89/552 stabilisce una presunzione secondo cui il carattere
         intenzionale di una presentazione di beni, di servizi, del nome, del marchio o delle attività di un produttore di beni o prestatore
         di servizi, in un programma, si ritiene provato qualora tale presentazione venga effettuata dietro compenso o altro pagamento.
      
      31      Tuttavia, tale disposizione non può essere oggetto di un’interpretazione restrittiva secondo la quale una siffatta presentazione
         può essere considerata intenzionale unicamente qualora venga effettuata dietro compenso o altro pagamento. 
      
      32      Infatti, un’interpretazione del genere non emerge né dalla formulazione letterale della presunzione enunciata in suddetta
         disposizione né dal sistema generale e dalla finalità della direttiva 89/552.
      
      33      Al contrario, una siffatta interpretazione rischierebbe di compromettere la protezione integrale ed adeguata degli interessi
         dei telespettatori che la direttiva 89/552 mira a garantire, segnatamente mediante il divieto di pubblicità clandestina sancito
         dall’art. 10, n. 4, della medesima e potrebbe, inoltre, privare di effetto utile tale divieto, tenuto conto della difficoltà,
         o addirittura dell’impossibilità, in taluni casi, di dimostrare l’esistenza di un compenso o di un altro pagamento con riferimento
         ad una pubblicità che presenta peraltro tutte le caratteristiche, ricordate al punto 19 della presente sentenza, di una pubblicità
         clandestina.
      
      34      Di conseguenza, sebbene l’esistenza di un compenso o di un altro pagamento costituisca un criterio che consente di ritenere
         provato lo scopo pubblicitario di un’emittente televisiva, dalla formulazione dell’art. 1, lett. d), della direttiva 89/552
         nonché dal sistema generale e dalla finalità di quest’ultima emerge, tuttavia, che uno scopo del genere non può essere escluso
         in mancanza di un siffatto compenso o altro pagamento.
      
      35      Inoltre, va ricordato che, ai sensi del ventisettesimo ‘considerando’ della direttiva 89/552, per garantire la protezione
         integrale ed adeguata degli interessi di quella categoria di consumatori costituita dai telespettatori, è essenziale che gli
         Stati membri abbiano la facoltà di fissare norme più rigorose o più particolareggiate e, in taluni casi, condizioni diverse
         per le emittenti televisive soggette alla loro giurisdizione. 
      
      36      Pertanto, non può essere escluso che una normativa di uno Stato membro preveda, oltre all’esistenza di un compenso o di un
         altro pagamento, ulteriori criteri che consentano di ritenere provato il carattere intenzionale di una pubblicità clandestina.
      
      37      Atteso quanto precede, la questione sollevata deve essere risolta dichiarando che l’art. 1, lett. d), della direttiva 89/552
         deve essere interpretato nel senso che l’esistenza di un compenso o di un altro pagamento non costituisce un elemento necessario
         per poter ritenere provato il carattere intenzionale di una pubblicità clandestina.
      
       Sulle spese
      38      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      L’art. 1, lett. d), della direttiva del Consiglio 3 ottobre 1989, 89/552/CEE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni
            legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive, come modificata
            dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 30 giugno 1997, 97/36/CE, deve essere interpretato nel senso che l’esistenza
            di un compenso o di un altro pagamento non costituisce un elemento necessario per poter ritenere provato il carattere intenzionale
            di una pubblicità clandestina.
      Firme
      * Lingua processuale: il greco.