CELEX: 62006CJ0157
Language: it
Date: 2008-10-02
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 2 ottobre 2008.#Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana.#Inadempimento di uno Stato - Appalti pubblici di forniture - Direttiva 93/36/CEE - Aggiudicazione di un appalto pubblico senza pubblicazione di un avviso preliminare - Elicotteri di tipologia leggera destinati alla Polizia e ai Vigili del Fuoco.#Causa C-157/06.

Causa C‑157/06
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Repubblica italiana
      «Inadempimento di uno Stato — Appalti pubblici di forniture — Direttiva 93/36/CEE — Aggiudicazione di un appalto pubblico senza pubblicazione di un avviso preliminare — Elicotteri di tipologia leggera destinati alla Polizia e ai Vigili del Fuoco»
      Massime della sentenza
      Ravvicinamento delle legislazioni — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture — Direttiva 93/36 — Deroghe
            alle norme comuni — Interpretazione restrittiva — Tutela di interessi essenziali della sicurezza di uno Stato membro 
      [Art. 296, n. 1, lett. b), CE; direttiva del Consiglio 93/36, artt. 2, n. 1, lett. b), 3, 6 e 9]
      Uno Stato membro che adotti una normativa nazionale con la quale viene autorizzata una deroga alla normativa comunitaria in
         materia di appalti pubblici di forniture per l’acquisizione di elicotteri leggeri per le esigenze delle Forze di Polizia e
         del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, senza che ricorra alcuna delle condizioni idonee a giustificare una tale deroga,
         viene meno agli obblighi che ad esso incombono in virtù della direttiva 93/36, che coordina le procedure di aggiudicazione
         degli appalti pubblici di forniture, in particolare degli artt. 2, n. 1, lett. b), 6 e 9 della stessa.
      
      Infatti, per quanto riguarda le esigenze legittime di interesse nazionale di cui all’art. 296, n. 1, lett. b), CE, ogni Stato
         membro può adottare le misure che ritenga necessarie alla tutela degli interessi essenziali della propria sicurezza e che
         si riferiscano alla produzione o al commercio di armi, munizioni e materiale bellico, a condizione, tuttavia, che tali misure
         non alterino le condizioni di concorrenza nel mercato comune per quanto riguarda i prodotti che non siano destinati a fini
         specificamente militari.
      
      Dal tenore di tale disposizione emerge che i prodotti in questione devono essere destinati a fini specificamente militari.
         Ne consegue che l’acquisto di attrezzature la cui destinazione a fini militari sia dubbia deve necessariamente rispettare
         le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici. Orbene, dal momento che è pacifico che la normativa nazionale riguarda
         elicotteri la cui destinazione civile è certa, mentre la loro finalità militare è meramente eventuale, l’art. 296, n. 1, lett. b), CE,
         al quale rinvia l’art. 3 della direttiva 93/36, non può essere utilmente invocato dallo Stato membro interessato per giustificare
         una normativa nazionale che autorizzi la procedura negoziata per l’acquisto di detti elicotteri.
      
      Inoltre, il ricorso all’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 93/36 per l’acquisto degli elicotteri di cui è causa sembra
         sproporzionato rispetto all’obiettivo di impedire la divulgazione di informazioni sensibili relative alla loro produzione,
         in quanto lo Stato membro interessato non ha dimostrato che tale obiettivo non sarebbe stato conseguibile nel contesto di
         una gara come quella prevista dalla direttiva medesima. Ne consegue che il semplice fatto di affermare che le forniture di
         cui è causa siano dichiarate segrete, che esse siano accompagnate da misure speciali di sicurezza o che sia necessaria una
         deroga alle norme comunitarie per tutelare gli interessi essenziali di sicurezza dello Stato non può essere sufficiente per
         dimostrare che sussistono effettivamente circostanze eccezionali tali da giustificare le deroghe previste dall’art. 2, n. 1,
         lett. b), della direttiva 93/36.
      
      (v. punti 25-28, 31-34, dispositivo 1)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      2 ottobre 2008 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Appalti pubblici di forniture – Direttiva 93/36/CEE – Aggiudicazione di un appalto pubblico senza pubblicazione di un avviso preliminare – Elicotteri di tipologia leggera destinati alla Polizia e ai Vigili del Fuoco»
      Nella causa C‑157/06,
      avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 23 marzo 2006,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. X. Lewis e dalla sig.ra D. Recchia, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Repubblica italiana, rappresentata dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. G. Fiengo, avvocato dello Stato, con domicilio
         eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. L. Bay Larsen, presidente della Sesta Sezione, facente funzione di presidente della Seconda Sezione, dai
         sigg. K Schiemann, J. Makarczyk (relatore), J.-C. Bonichot e dalla sig.ra C. Toader, giudici,
      
      avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
      cancelliere: sig. B. Fülöp, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 15 maggio 2008,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il presente ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che la Repubblica italiana,
         avendo adottato il decreto del Ministro dell’Interno 11 luglio 2003, n. 558/A/04/03/RR (in prosieguo: il «decreto ministeriale»),
         con il quale viene autorizzata la deroga alla normativa comunitaria in materia di appalti pubblici di forniture per l’acquisizione
         di elicotteri leggeri per le esigenze delle Forze di Polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, senza che ricorra
         alcuna delle condizioni idonee a giustificare una tale deroga, è venuta meno agli obblighi che le incombono in virtù della
         direttiva del Consiglio 14 giugno 1993, 93/36/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture
         (GU L 199, pag. 1), in particolare degli artt. 2, n. 1, lett. b), 6 e 9 della stessa.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      2        L’art. 2, n. l, lett. b), della direttiva 93/36 così recita:
      
      «1.      La presente direttiva non si applica:
      (…)
      b)      agli appalti di forniture che sono dichiarati segreti o la cui esecuzione debba essere accompagnata da misure speciali di
         sicurezza secondo le disposizioni legislative, regolamentari od amministrative vigenti nello Stato membro di cui trattasi
         né quando lo esiga la tutela d’essenziali interessi di sicurezza di tale Stato».
      
      3        L’art. 3 della direttiva medesima prevede quanto segue:
      
      «Fatti salvi gli articoli 2 e 4 e l’articolo 5, paragrafo 1, la presente direttiva si applica a tutti i prodotti ai sensi
         dell’articolo 1, lettera a), compresi i prodotti oggetto di appalti assegnati da amministrazioni aggiudicatrici nel settore
         della difesa, fatta eccezione per i prodotti cui si applica l’articolo [296], paragrafo 1, lettera b), [CE]».
      
      4        L’art. 6 di detta direttiva così dispone:
      
      «1.      Nell’aggiudicare gli appalti pubblici di forniture, le amministrazioni aggiudicatrici applicano le procedure di cui all’articolo 1,
         lettere d), e) ed f) nei casi esposti in appresso.
      
      2.      Le amministrazioni possono aggiudicare gli appalti di forniture mediante procedura negoziata in caso di offerte irregolari
         in risposta all’esperimento di una procedura aperta o ristretta, ovvero offerte che risultino inammissibili a norma delle
         disposizioni nazionali compatibili con quanto disposto dal titolo IV, purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano
         sostanzialmente modificate. Le amministrazioni aggiudicatrici pubblicano in questi casi un bando di gara, a meno che includano
         nella procedura negoziata tutti i fornitori che soddisfano i criteri di cui agli articoli da 20 a 24 e che, in occasione della
         precedente procedura aperta o ristretta, hanno presentato offerte conformi ai requisiti formali della procedura di appalto.
      
      3.      Le amministrazioni possono aggiudicare appalti di forniture mediante procedura negoziata non preceduta dalla pubblicazione
         di un bando di gara nei casi seguenti:
      
      a)      qualora non vi siano offerte o non vi siano offerte appropriate in risposta all’esperimento di una procedura aperta o ristretta,
         purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano sostanzialmente modificate e purché sia trasmessa una relazione alla
         Commissione;
      
      b)      per i prodotti fabbricati puramente a scopo di ricerca, di prova, di studio o di messa a punto; in questa disposizione non
         rientra la produzione in quantità sufficiente ad accertare la redditività del prodotto o a coprire i costi di ricerca e di
         messa a punto;
      
      c)      qualora, a causa di motivi di natura tecnica o artistica ovvero per ragioni attinenti alla tutela di diritti esclusivi, la
         fabbricazione o consegna dei prodotti possa essere affidata unicamente ad un particolare fornitore;
      
      d)      nella misura strettamente necessaria, qualora per l’estrema urgenza, determinata da avvenimenti imprevedibili per l’amministrazione,
         non possano essere osservati i termini per la procedura aperta, ristretta o negoziata, di cui al paragrafo 2. Le circostanze
         addotte per giustificare tale estrema urgenza non devono in nessun caso essere imputabili alle amministrazioni;
      
      e)      per consegne complementari effettuate dal fornitore originario e destinate al rinnovo parziale di forniture o di impianti
         di uso corrente, o all’ampliamento di forniture o impianti esistenti, qualora il cambiamento di fornitore obblighi l’amministrazione
         aggiudicatrice ad acquistare materiale di tecnica differente, l’impiego o la manutenzione del quale comporterebbe incompatibilità
         o difficoltà tecniche sproporzionate. La durata di tali contratti e dei contratti rinnovabili non può, come norma generale,
         superare i tre anni.
      
      4.      In tutti gli altri casi le amministrazioni aggiudicano gli appalti pubblici di forniture con procedura aperta ovvero con procedura
         ristretta».
      
      5        L’art. 9 di detta direttiva così recita:
      
      «1.      Mediante un avviso indicativo da pubblicarsi non appena possibile dopo l’inizio del loro esercizio finanziario, le amministrazioni
         rendono noto il totale degli appalti, per settore di prodotti, che esse intendono aggiudicare nei dodici mesi successivi,
         qualora il loro valore stimato complessivo, tenuto conto di quanto disposto dall’articolo 5, risulti pari o superiore a 750 000 [EUR].
      
      I settori di prodotti sono definiti dalle amministrazioni aggiudicatrici mediante riferimento alle voci della nomenclatura
         “Classificazione dei prodotti associati alle attività (CPA)”. La Commissione stabilisce secondo la procedura prevista all’articolo 32,
         paragrafo 2 le modalità del riferimento da fare nel bando di gara a particolari voci della nomenclatura.
      
      2.      Le amministrazioni che intendono aggiudicare un appalto pubblico di forniture mediante procedura aperta, ristretta o, nei
         casi stabiliti dall’articolo 6, paragrafo 2, negoziata rendono nota tale intenzione con un bando di gara.
      
      3.      Le amministrazioni che hanno aggiudicato un appalto ne comunicano il risultato con apposito avviso. In determinati casi, possono
         tuttavia non essere pubblicate le informazioni relative all’aggiudicazione di appalti la cui divulgazione impedisca l’applicazione
         della legge, o sia altrimenti contraria all’interesse pubblico, o pregiudichi i legittimi interessi commerciali di imprese
         pubbliche o private oppure possa recar pregiudizio alla lealtà della concorrenza tra fornitori.
      
      4.      I bandi o [gli] avvisi sono redatti conformemente ai modelli contenuti nell’allegato IV e devono fornire le informazioni richieste
         in tali modelli. Nel richiedere informazioni sulle condizioni economiche e tecniche che esse esigono dai fornitori ai fini
         della selezione (punto 11 dell’allegato IV B, punto 9 dell’allegato IV C e punto 8 dell’allegato IV D), le amministrazioni
         non possono richiedere condizioni diverse da quelle specificate negli articoli 22 e 23.
      
      5.      I bandi e gli avvisi sono inviati dall’amministrazione aggiudicatrice, nei più brevi termini e per i canali più appropriati,
         all’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee. Nel caso della procedura accelerata di cui all’articolo 12,
         detti bandi o avvisi sono inviati per telescritto, telegramma o telecopia.
      
      L’avviso di cui al paragrafo 1 è inviato il più rapidamente possibile dopo l’inizio dell’esercizio finanziario.
      L’avviso di cui al paragrafo 3 è inviato al più tardi quarantotto giorni dopo l’aggiudicazione dell’appalto in questione.
      6.      Gli avvisi di cui ai paragrafi 1 e 3 sono pubblicati per esteso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e nella banca di dati TED [Tenders electronic daily], nelle lingue ufficiali delle Comunità; il testo nella lingua originale
         è l’unico facente fede.
      
      7.      I bandi di gara di cui al paragrafo 2 sono pubblicati per esteso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e nella banca di dati TED, nelle rispettive lingue originali. Un riassunto degli elementi importanti di ciascun bando è pubblicato
         nelle altre lingue ufficiali delle Comunità; il testo della lingua originale è l’unico facente fede. 
      
      8.      L’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee pubblica i bandi di gara entro dodici giorni dalla data di
         spedizione. Nel caso della procedura accelerata di cui all’articolo 12, tale termine è ridotto a cinque giorni.
      
      9.      La pubblicazione nelle gazzette ufficiali o nella stampa del paese dell’amministrazione non può effettuarsi prima della data
         della spedizione all’Ufficio delle pubblicazioni delle Comunità europee e deve recare menzione di tale data. La pubblicazione
         non deve contenere informazioni diverse da quelle pubblicate nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
      10.      Le amministrazioni aggiudicatrici devono essere in grado di provare la data di spedizione.
      11.      Le spese di pubblicazione degli avvisi e dei bandi di gara nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee sono a carico delle Comunità. La lunghezza del testo non può essere superiore ad una pagina della suddetta Gazzetta, ovvero
         deve risultare di 650 parole circa. Ciascun numero della Gazzetta in cui figurano uno o più bandi di gara o avvisi riproduce
         il modello o i modelli cui il bando o i bandi o l’avviso o gli avvisi pubblicati si riferiscono».
      
       La normativa nazionale
      6        Il decreto ministeriale così recita:
      
      «1.      Le forniture di elicotteri della tipologia leggera per le esigenze delle Forze di Polizia e del Corpo Nazionale dei Vigili
         del Fuoco devono essere accompagnate da speciali misure di sicurezza, da estendersi agli atti del gruppo Tecnico di Valutazione
         e della Commissione interministeriale di cui in narrativa.
      
      2.      Per l’espletamento delle forniture stesse si può derogare al disposto del Decreto Legislativo 24.7.1992, n. 358, novato con
         Decreto Legislativo 20.10.1998, n. 402 [in prosieguo: il «decreto legislativo n. 358/1992»], ricorrendo nella fattispecie
         le condizioni di cui all’art. 4, lett. c), del detto testo normativo».
      
      7        Il decreto legislativo n. 358/1992, citato dal decreto ministeriale, costituisce la normativa di recepimento della disciplina
         comunitaria in materia di appalti pubblici di forniture.
      
      8        L’art. 4, lett. c), del decreto legislativo n. 358/1992 ricalca la disposizione di cui all’art. 2, n. l, lett. b), della direttiva
         93/36.
      
       La procedura precontenzionsa
      9        La Commissione, essendo venuta a conoscenza del decreto ministeriale e non ritenendolo conforme al combinato disposto degli
         artt. 2, n. 1, lett. b), 6 e 9 della direttiva 93/36, inviava in data 1º aprile 2004 una lettera di diffida alla quale la
         Repubblica italiana rispondeva in data 30 luglio 2004.
      
      10      La Commissione, non ritenendo tale risposta soddisfacente, inviava alla Repubblica italiana in data 14 dicembre 2004 un parere
         motivato mediante il quale la invitava ad adottare le disposizioni necessarie per conformarvisi nel termine di due mesi dalla
         ricezione dello stesso.
      
      11      Con lettera 22 marzo 2005 la Repubblica italiana comunicava alla Commissione di non aver ancora risposto dettagliatamente
         al parere motivato «avendo avviato al riguardo un profondo ed articolato processo di riflessione» le cui prime risultanze
         «porta[vano] a ritenere che la lettura di tale Decreto [fosse] suscettibile di ingenerare delle perplessità circa la sua piena
         rispondenza al quadro normativo vigente a livello comunitario in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti di pubbliche
         forniture». Tale lettera proseguiva auspicando l’instaurazione di un dialogo tecnico con i servizi della Commissione che potesse
         «accompagnare il processo di riflessione in questione e condurre ad una rivisitazione della legislazione succitata che tenga
         adeguatamente conto dei diversi imperativi esistenti in materia».
      
      12      Sebbene la Commissione, mediante due lettere del 14 aprile 2005 e del 26 maggio 2005, avesse comunicato alla Repubblica italiana
         la propria disponibilità ad instaurare un dialogo con i servizi ministeriali italiani interessati, tale dialogo tecnico non
         è mai stato avviato. Ciò premesso, la Commissione ha deciso di proporre il presente ricorso.
      
       Sul ricorso
       Argomenti delle parti
      13      La Commissione contesta alla Repubblica italiana di aver indebitamente escluso dall’ambito di applicazione della direttiva
         93/36, mediante il decreto ministeriale, le forniture di elicotteri di tipologia leggera per le esigenze delle Forze di Polizia
         e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, non ricorrendo alcuna delle condizioni previste all’art. 2, n. 1, lett. b), della
         direttiva medesima.
      
      14      A tal riguardo, l’Istituzione sottolinea che tali elicotteri sono destinati alla Polizia e ai Vigili del Fuoco, vale a dire
         a corpi civili che, di regola, non dovrebbero essere coinvolti in operazioni militari. D’altronde, il fatto che l’installazione
         di un’arma leggera sia prevista come una mera eventualità confermerebbe che gli elicotteri di cui trattasi sono destinati
         ad un uso essenzialmente civile. Infine, il fatto che gli elicotteri debbano possedere determinate caratteristiche simili
         a quelle degli elicotteri militari non sarebbe sufficiente ad equipararli a forniture militari. Per la Commissione, si tratterebbe
         al massimo di aeromobili destinati ad un eventuale doppio uso.
      
      15      Inoltre, la Commissione reputa che, anche se si trattasse di forniture militari, ciò non escluderebbe l’applicazione della
         direttiva 93/36 e le circostanze che giustificano la deroga di cui all’art. 2, n. 1, lett. b), dovrebbero essere dimostrate
         dallo Stato membro che intenda avvalersene. Orbene, l’Istituzione ritiene che, nel caso di specie, la Repubblica italiana
         non abbia dimostrato la legittimità dell’utilizzo della deroga di cui alla disposizione summenzionata.
      
      16      La Repubblica italiana afferma che, nel contesto internazionale attuale, i concetti di guerra e materiale bellico, al pari
         della nozione di tutela degli interessi essenziali della sicurezza nazionale, hanno subìto una modifica sostanziale rispetto
         al loro significato originario. La natura militare degli elicotteri oggetto delle forniture previste dal decreto ministeriale
         non può essere messa in discussione, atteso che tali elicotteri possono essere adoperati per garantire missioni per la sicurezza
         nazionale. Infatti, conformemente a quanto previsto da una commissione interministeriale istituita a tal fine, tali elicotteri
         devono possedere alcune caratteristiche tecniche che permettono di essere eventualmente utilizzati come sistemi d’arma e di
         difesa, così da richiedere un’omologazione del Ministero della Difesa.
      
      17      La Repubblica italiana afferma che le tre condizioni previste dall’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 93/36 sono soddisfatte.
         A sostegno di tale affermazione essa deduce, in particolare, che occorrerebbe assicurare la massima discrezione sulle forniture
         in oggetto dato il loro utilizzo come sistemi d’arma e la loro interoperabilità con altri materiali militari. Questa sarebbe
         la ragione per la quale il segreto non potrebbe essere garantito nell’ambito di una procedura di gara ad evidenza pubblica.
      
      18      La Repubblica italiana ritiene peraltro che, essendo gli aeronavi di cui è causa qualificabili a pieno titolo come prodotti
         militari, anche nell’ipotesi in cui si dovesse ritenere che i presupposti previsti dall’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 93/63
         non potessero trovare applicazione nella presente fattispecie, le forniture controverse ricadrebbero comunque nella deroga
         contemplata dall’art. 296 CE e sarebbero quindi sottratte alle norme comunitarie sugli appalti.
      
      19      Infine, la Repubblica italiana sostiene che il presente ricorso sia irricevibile per violazione del principio «ne bis in idem».
         A suo avviso, infatti, la questione oggetto della controversia è già stata esaminata e decisa dalla Corte nella sua sentenza
         8 aprile 2008, causa C‑337/05, Commissione/Italia (non ancora pubblicata nella Raccolta).
      
      Giudizio della Corte
      Sulla ricevibilità
      20      A tal riguardo, è sufficiente rilevare una differenza essenziale tra la presente controversia e quella sfociata nella sentenza
         Commissione/Italia, citata supra. Nella presente controversia, la Repubblica italiana ha agito in forza di un decreto del
         Ministro dell’Interno, mentre la causa da cui è scaturita detta sentenza verteva sulla legittimità di una prassi delle autorità
         italiane. Tale rilievo è sufficiente per dichiarare che, nel caso di specie, il principio «ne bis in idem» non può, in ogni
         caso, essere utilmente invocato. 
      
      21      Conseguentemente, l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Repubblica italiana dev’essere respinta.
      
      Sul merito
      22      In limine, occorre rilevare che è pacifico tra le parti che gli importi degli appalti di cui al decreto ministeriale superano
         il limite, fissato dall’art. 5, n. 1, lett. a), della direttiva 93/36, che consente di farli ricomprendere nella relativa
         sfera di applicazione. 
      
      23      Occorre parimenti ricordare che, secondo costante giurisprudenza, ogni deroga alle norme miranti a garantire l’efficacia dei
         diritti conferiti dal Trattato nel settore degli appalti pubblici deve essere interpretata restrittivamente (v., in tal senso,
         sentenza 17 novembre 1993, causa C‑71/92, Commissione/Spagna, Racc. pag. I‑5923, punto 36) e che l’onere di dimostrare che
         sussistano effettivamente le circostanze eccezionali che giustifichino una deroga grava su colui che intenda avvalersene (v.,
         in tal senso, sentenze 3 maggio 1994, causa C‑328/92, Commissione/Spagna, Racc. pag. I‑1569, punti 15 e 16, nonché Commissione/Italia,
         citata supra, punti 57 e 58).
      
      24      Nel caso di specie, la Repubblica italiana fa valere che il decreto ministeriale soddisfa i requisiti previsti dagli artt.
         296 CE e 2, n. 1, lett. b), della direttiva 93/36 sostenendo, segnatamente, che gli elicotteri indicati in tale decreto costituirebbero
         beni a doppio uso, vale a dire utilizzabili a fini sia civili che militari.
      
      25      A tal riguardo occorre ricordare che, in forza dell’art. 296, n. 1, lett. b), CE, ogni Stato membro può adottare le misure
         che ritenga necessarie alla tutela degli interessi essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione
         o al commercio di armi, munizioni e materiale bellico, a condizione, tuttavia, che tali misure non alterino le condizioni
         di concorrenza nel mercato comune per quanto riguarda i prodotti che non siano destinati a fini specificamente militari (v.
         sentenza Commissione/Italia, citata supra, punto 46).
      
      26      Dal tenore di tale disposizione emerge che i prodotti in questione devono essere destinati a fini specificamente militari.
         Ne consegue che l’acquisto di attrezzature la cui destinazione a fini militari sia dubbia deve necessariamente rispettare
         le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici (v. sentenza Commissione/Italia, citata supra, punto 47).
      
      27      Orbene, è pacifico che il decreto ministeriale riguardi, come la Repubblica italiana riconosce, elicotteri la cui destinazione
         civile è certa, mentre la loro finalità militare è meramente eventuale. 
      
      28      Di conseguenza, l’art. 296, n. 1, lett. b), CE, al quale rinvia l’art. 3 della direttiva 93/36, non può essere utilmente invocato
         dalla Repubblica italiana per giustificare una normativa nazionale che autorizzi la procedura negoziata per l’acquisto di
         detti elicotteri. 
      
      29      Peraltro, lo Stato membro medesimo invoca l’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 93/36.
      
      30      Occorre anzitutto ricordare che la necessità di prevedere un obbligo di riservatezza non impedisce affatto il ricorso alla
         procedura di gara per l’attribuzione di un appalto (v. sentenza Commissione/Italia, citata supra, punto 52).
      
      31      Pertanto, il ricorso all’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 93/36 per giustificare una normativa nazionale che autorizzi
         l’acquisto degli elicotteri di cui è causa con la procedura negoziata sembra sproporzionato rispetto all’obiettivo di impedire
         la divulgazione di informazioni sensibili relative alla loro produzione. Infatti, la Repubblica italiana non ha dimostrato
         che tale obiettivo non sarebbe stato conseguibile nel contesto di una gara come quella prevista dalla direttiva medesima (v.
         sentenza Commissione/Italia, citata supra, punto 53).
      
      32      Ne consegue che, nel caso di specie, il semplice fatto di affermare che le forniture di cui è causa siano dichiarate segrete,
         che esse siano accompagnate da misure speciali di sicurezza o che sia necessaria una deroga alle norme comunitarie per tutelare
         gli interessi essenziali di sicurezza dello Stato non può essere sufficiente per dimostrare che sussistono effettivamente
         circostanze eccezionali tali da giustificare le deroghe previste dall’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 93/36. 
      
      33      Di conseguenza, l’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 93/36 non può essere utilmente invocato dalla Repubblica italiana
         per giustificare una normativa nazionale che autorizzi il ricorso alla procedura negoziata per l’acquisto di detti elicotteri.
         
      
      34      Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo adottato il decreto
         ministeriale con il quale viene autorizzata la deroga alla normativa comunitaria in materia di appalti pubblici di forniture
         per l’acquisizione di elicotteri leggeri per le esigenze delle Forze di Polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco,
         senza che ricorra alcuna delle condizioni idonee a giustificare una tale deroga, è venuta meno agli obblighi che le incombono
         in virtù della direttiva 93/36, in particolare degli artt. 2, n. 1, lett. b), 6 e 9 della stessa. 
      
       Sulle spese
      35      A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ha chiesto la condanna della Repubblica italiana, che è risultata soccombente, quest’ultima
         dev’essere condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      La Repubblica italiana, avendo adottato il decreto del Ministro dell’Interno 11 luglio 2003, n. 558/A/04/03/RR, con il quale
            viene autorizzata la deroga alla normativa comunitaria in materia di appalti pubblici di forniture per l’acquisizione di elicotteri
            leggeri per le esigenze delle Forze di Polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, senza che ricorra alcuna delle
            condizioni idonee a giustificare una tale deroga, è venuta meno agli obblighi che le incombono in virtù della direttiva del
            Consiglio 14 giugno 1993, 93/36/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, in particolare
            degli artt. 2, n. 1, lett. b), 6 e 9 della stessa.
      2)      La Repubblica italiana è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l'italiano.