CELEX: 62009CC0306
Language: it
Date: 2010-07-06 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Cruz Villalón del 6 luglio 2010. # I.B. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Cour constitutionnelle - Belgio. # Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale - Decisione quadro 2002/584/GAI - Mandato d’arresto europeo e procedure di consegna fra Stati membri - Art. 4 - Motivi di non esecuzione facoltativa - Art. 4, punto 6 - Mandato d’arresto emesso ai fini dell’esecuzione di una pena - Art. 5 - Garanzie che lo Stato membro emittente deve fornire - Art. 5, punto 1 - Condanna in contumacia - Art. 5, punto 3 - Mandato d’arresto emesso ai fini di un’azione penale - Consegna subordinata alla condizione che la persona ricercata sia rinviata nello Stato membro di esecuzione - Applicazione congiunta dei punti 1 e 3 dell’art. 5 - Compatibilità. # Causa C-306/09.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      PEDRO CRUZ VILLALÓN
      presentate il 6 luglio 2010 1(1)
      
      Causa C‑306/09
      I.B.
      contro
      Conseil des ministres
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour Constitutionnelle (Belgio)]
      «Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale – Mandato d’arresto europeo – Motivi di non esecuzione facoltativa e garanzie offerte dallo Stato di emissione – Possibilità per lo Stato di esecuzione di subordinare la consegna di una persona residente nel suo territorio alla condizione
         che l’interessato, dopo essere stato ascoltato nello Stato di emissione del mandato d’arresto, sia rinviato nello Stato di
         esecuzione per scontare la pena o la misura di sicurezza privativa della libertà che eventualmente gli sia stata inflitta
         – Influenza sulla decisione delle autorità giurisdizionali dello Stato di esecuzione di un rischio di violazione di diritti
         fondamentali – Diritto fondamentale alla vita privata e familiare»
      1.        La presente causa solleva una questione relativa all’interpretazione della decisione quadro 2002/584/GAI, relativa al mandato
         d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (2), con riferimento all’esecuzione delle decisioni pronunciate in contumacia nello Stato di emissione. La Cour Constitutionnelle
         del Belgio chiede, sostanzialmente, se, ai fini della consegna di una persona condannata in contumacia dalle autorità di uno
         Stato di esecuzione, il relativo mandato debba essere qualificato come mandato di arresto ai fini dell’azione penale ovvero
         ai fini dell’esecuzione di una pena. La qualificazione del mandato nell’uno o nell’altro senso è di fondamentale importanza
         poiché, in base al tenore letterale della citata decisione quadro, in un caso, il tipo di mandato consente allo Stato di esecuzione
         di subordinare la consegna ad un eventuale rientro dell’interessato nel suo territorio affinché possa scontarvi la condanna,
         mentre nell’altro caso si può ritenere che ciò non sia ammesso.
      
      I –    Ambito normativo
      A –    Il diritto dell’Unione
      2.        La decisione quadro 2002/584/GAI, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (in
         prosieguo: la «decisione quadro»), pone in rilievo, nel preambolo, la finalità di tale strumento, nonché l’importanza di garantire
         la tutela dei diritti fondamentali:
      
      «(5)      L’obiettivo dell’Unione di diventare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia comporta la soppressione dell’estradizione
         tra Stati membri e la sua sostituzione con un sistema di consegna tra autorità giudiziarie. Inoltre l’introduzione di un nuovo
         sistema semplificato di consegna delle persone condannate o sospettate, al fine dell’esecuzione delle sentenze di condanna
         in materia penale o per sottoporle all’azione penale, consente di eliminare la complessità e i potenziali ritardi inerenti
         alla disciplina attuale in materia di estradizione. Le classiche relazioni di cooperazione finora esistenti tra Stati membri
         dovrebbero essere sostituite da un sistema di libera circolazione delle decisioni giudiziarie in materia penale, sia intervenute
         in una fase anteriore alla sentenza, sia definitive, nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
      
      (…)
      (10)       Il meccanismo del mandato d’arresto europeo si basa su un elevato livello di fiducia tra gli Stati membri. L’attuazione di
         tale meccanismo può essere sospesa solo in caso di grave e persistente violazione da parte di uno Stato membro dei principi
         sanciti all’articolo 6, paragrafo 1, del trattato sull’Unione europea, constatata dal Consiglio in applicazione dell’articolo
         7, paragrafo 1, dello stesso trattato, e con le conseguenze previste al paragrafo 2 dello stesso articolo.
      
      (…)
      (12)       La presente decisione quadro rispetta i diritti fondamentali ed osserva i principi sanciti dall’articolo 6 del trattato sull’Unione
         europea e contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, segnatamente il capo VI. Nessun elemento della
         presente decisione quadro può essere interpretato nel senso che non sia consentito rifiutare di procedere alla consegna di
         una persona che forma oggetto di un mandato d’arresto europeo qualora sussistano elementi oggettivi per ritenere che il mandato
         d’arresto europeo sia stato emesso al fine di perseguire penalmente o punire una persona a causa del suo sesso, della sua
         razza, religione, origine etnica, nazionalità, lingua, opinione politica o delle sue tendenze sessuali oppure che la posizione
         di tale persona possa risultare pregiudicata per uno di tali motivi. La presente decisione quadro non osta a che gli Stati
         membri applichino le loro norme costituzionali relative al giusto processo, al rispetto del diritto alla libertà di associazione,
         alla libertà di stampa e alla libertà di espressione negli altri mezzi di comunicazione».
      
      3.        L’art. 1 della decisione quadro definisce il mandato d’arresto europeo e ribadisce ancora una volta l’importanza di salvaguardare
         i diritti fondamentali delle persone che ne sono oggetto:
      
      «1.       Il mandato d’arresto europeo è una decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro in vista dell’arresto e della consegna
         da parte di un altro Stato membro di una persona ricercata ai fini dell’esercizio di un’azione penale o dell’esecuzione di
         una pena o una misura di sicurezza privative della libertà.
      
      2.       Gli Stati membri danno esecuzione ad ogni mandato d’arresto europeo in base al principio del riconoscimento reciproco e conformemente
         alle disposizioni della presente decisione quadro.
      
      3.       L’obbligo di rispettare i diritti fondamentali e i fondamentali principi giuridici sanciti dall’articolo 6 del trattato sull’Unione
         europea non può essere modificata per effetto della presente decisione quadro».
      
      4.        L’art. 4 della decisione quadro enuncia i motivi di non esecuzione facoltativa di cui dispone il giudice dello Stato di esecuzione,
         tra i quali merita ricordare quello previsto al n. 6:
      
      «L’autorità giudiziaria dell’esecuzione può rifiutare di eseguire il mandato d’arresto europeo:
      (…)
      6)       se il mandato d’arresto europeo è stato rilasciato ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative
         della libertà, qualora la persona ricercata dimori nello Stato membro di esecuzione, ne sia cittadino o vi risieda, se tale
         Stato si impegni a eseguire esso stesso tale pena o misura di sicurezza conformemente al suo diritto interno;
      
      (…)».
      5.        L’art. 5 della decisione quadro stabilisce le garanzie che lo Stato emittente deve fornire e che, qualora non siano rispettate,
         possono giustificare il rifiuto della consegna. Per quanto interessa ai fini del presente procedimento, è necessario porre
         in rilievo la parte relativa alla garanzia attinente alle sentenze pronunciate «in absentia», che recita:
      
      «L’esecuzione del mandato d’arresto europeo da parte dell’autorità giudiziaria dell’esecuzione può essere subordinata dalla
         legge dello Stato membro di esecuzione ad una delle seguenti condizioni:
      
      1)       Se il mandato di arresto europeo è stato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza comminate
         mediante decisione pronunciata “in absentia”, e se l’interessato non è stato citato personalmente né altrimenti informato
         della data e del luogo dell’udienza che ha portato alla decisione pronunciata in absentia, la consegna può essere subordinata
         alla condizione che l’autorità giudiziaria emittente fornisca assicurazioni considerate sufficienti a garantire alle persone
         oggetto del mandato d’arresto europeo la possibilità di richiedere un nuovo processo nello Stato membro emittente e di essere
         presenti al giudizio.
      
      (…)
      3)       Se la persona oggetto del mandato d’arresto europeo ai fini di un’azione penale è cittadino o residente dello Stato membro
         di esecuzione, la consegna può essere subordinata alla condizione che la persona, dopo essere stata ascoltata, sia rinviata
         nello Stato membro di esecuzione per scontarvi la pena o la misura di sicurezza privative della libertà eventualmente pronunciate
         nei suoi confronti nello Stato membro emittente».
      
      B –    Il diritto nazionale
      6.        Il Regno del Belgio ha recepito la decisione quadro 2002/584 con la legge 19 dicembre 2003, relativa al mandato di arresto
         europeo, il cui oggetto è definito all’art. 2, n. 3, nei seguenti termini:
      
      «Il mandato di arresto europeo è una decisione giudiziaria emessa dall’autorità giudiziaria competente di uno Stato membro
         dell’Unione europea, denominata autorità giudiziaria emittente, in vista dell’arresto e della consegna da parte dell’autorità
         giudiziaria competente di un altro Stato membro, denominata autorità dell’esecuzione, di una persona ricercata ai fini dell’esercizio
         dell’azione penale o dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privativa della libertà».
      
      7.        L’art. 4 di detta legge, che prevede un motivo di non esecuzione basato sulla protezione dei diritti fondamentali, è del seguente
         tenore:
      
      «L’esecuzione di un mandato d’arresto europeo è negata nei casi seguenti:
      (…)
      5º      se sussistono fondati motivi per ritenere che l’esecuzione del mandato d’arresto europeo produrrebbe l’effetto di ledere i
         diritti fondamentali dell’interessato sanciti dall’art. 6 del Trattato sull’Unione europea».
      
      8.        Tra i motivi di non esecuzione facoltativa, l’art. 6 di detta legge dispone, inter alia, come segue: 
      
      «L’esecuzione può essere negata nei casi seguenti:
      (…)
      4º      se il mandato d’arresto europeo è stato rilasciato ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, quando
         l’interessato sia belga o risieda in Belgio e le autorità belghe competenti si impegnino ad eseguire tale pena o misura di
         sicurezza conformemente alla legge belga.
      
      (…)».
      9.        La procedura di riconsegna allo Stato di esecuzione è regolata dall’art. 18, n. 2, della legge 23 maggio 1990, sul trasferimento
         fra Stati di persone condannate, la consegna e il trasferimento della sorveglianza su persone condannate con sospensione condizionale
         della pena o in libertà condizionata, nonché la consegna e il trasferimento dell’esecuzione di pene e di misure di sicurezza
         privative della libertà, che dispone quanto segue:
      
      «La decisione giudiziaria adottata in applicazione dell’art. 6, n. 4, della legge 19 dicembre 2003, relativa al mandato di
         arresto europeo, riprende l’esecuzione della pena o della misura privativa della libertà prevista in detta decisione giudiziaria.
         La pena o la misura detentiva viene eseguita conformemente alle disposizioni della presente legge».
      
      10.      L’art. 18 della legge 23 maggio 1990 è inserito nel capo VI, intitolato «Dell’esecuzione in Belgio di pene e misure privative
         della libertà disposte all’estero». Tale disposizione deve essere interpretata alla luce dell’art. 25 della medesima legge,
         che così recita:
      
      «Le disposizioni dei capi V e VI non sono applicabili alle condanne penali pronunciate in contumacia, fatti salvi i casi di
         cui all’art. 18, n. 2, sempreché si tratti di una condanna in contumacia passata in giudicato».
      
      11.      L’art. 25 della legge 23 maggio 1990 non consente di applicare l’art. 6, n. 4, della legge del 2003 ad un procedimento di
         esecuzione di un mandato d’arresto europeo ai fini dell’esecuzione di una condanna comminata mediante decisione pronunciata
         in absentia, contro cui il condannato possa ancora esperire un ricorso al quale non abbia rinunciato.
      
      12.      Riguardo alle garanzie che lo Stato emittente deve rispettare, nella citata legge del 2003 il legislatore belga ha stabilito
         quanto segue:
      
      «Se il mandato d’arresto europeo è stato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza comminate
         mediante decisione pronunciata in absentia, e se l’interessato non è stato citato personalmente né altrimenti informato della
         data e del luogo dell’udienza che ha portato alla decisione pronunciata in absentia, la consegna è subordinata alla condizione
         che l’autorità giudiziaria emittente fornisca assicurazioni considerate sufficienti a garantire alle persone oggetto del mandato
         d’arresto europeo la possibilità di richiedere un nuovo processo nello Stato emittente e di essere presenti all’udienza.
      
      L’esistenza, nell’ordinamento giuridico dello Stato emittente, di una disposizione che preveda una possibilità di ricorso
         e l’indicazione di condizioni per la sua proposizione dalle quali risulti che l’interessato può effettivamente avvalersene
         devono essere considerate assicurazioni sufficienti ai sensi del primo comma».
      
      13.      L’art. 8 della legge del 2003 contiene una clausola di consegna condizionata applicabile ai mandati d’arresto emessi ai fini
         di un’azione penale:
      
      «Quando la persona oggetto di un mandato d’arresto europeo ai fini di un’azione penale sia belga o risieda in Belgio, la consegna
         può essere subordinata alla condizione che detta persona, dopo essere stata giudicata, venga rinviata nello Stato membro di
         esecuzione per scontarvi la pena o la misura di sicurezza comminatale nello Stato emittente».
      
      II – Fatti e procedimento dinanzi ai giudici belgi
      14.      Nel giugno 2000 il Tribunale di Bucarest ha condannato il sig. I.B., cittadino romeno, a quattro anni di reclusione per il
         reato di traffico di materiale nucleare e radioattivo. È stato stabilito che alla sentenza, confermata in appello nell’aprile
         del 2001, sarebbe stata data esecuzione in regime di libertà vigilata. Il 15 gennaio 2002 la Corte suprema della Romania ha
         confermato la pena comminata al sig. I.B., decidendo che dovesse essere scontata in prigione. Tale decisione dell’alta Corte
         è stata pronunciata in contumacia, senza che I.B. fosse informato personalmente della data né del luogo dell’udienza che ha
         dato luogo alla sentenza. 
      
      15.      Il sig. I.B. sostiene che le successive decisioni giudiziarie sono state emanate in presenza di gravi violazioni delle garanzie
         processuali. Il sig. I.B. dichiara che tale circostanza lo ha costretto a lasciare il suo paese ed a stabilirsi in Belgio,
         paese in cui ha mantenuto ininterrottamente la residenza fino ad oggi, senza mai scontare la pena che gli era stata inflitta.
      
      16.      Il 14 febbraio 2006, il sig. I.B. ha ottenuto dalle autorità belghe un permesso di soggiorno di durata superiore a tre mesi.
         Inoltre, dal fascicolo risulta che il sig. I.B. risiede in Belgio dal 2002 insieme alla moglie ed ai tre figli. Secondo quanto
         si legge nell’ordinanza di rinvio, la moglie del sig. I.B. è una lavoratrice autonoma stabilita in Belgio.
      
      17.      L’11 dicembre 2007, il sig. I.B. è stato fermato dalla polizia belga e messo agli arresti sulla base di un mandato dell’INTERPOL
         del 10 febbraio 2006. Il mandato disponeva il fermo del sig. I.B e la sua consegna alle autorità romene, al fine di eseguire
         la sentenza pronunciata dalla Corte Suprema di tale paese, ricordata poc’anzi. Dopo essere stato sentito dal giudice istruttore,
         il sig. I.B. è stato posto in libertà condizionata il 12 dicembre, in attesa della pronuncia di una sentenza definitiva in
         merito alla sua consegna.
      
      18.      Il 13 dicembre 2007 il Tribunale di Bucarest ha spiccato un mandato di arresto europeo nei confronti del sig. I.B. ai fini
         dell’esecuzione della pena di quattro anni di reclusione comminatagli in Romania.
      
      19.      Il 19 dicembre 2007 il sig. I.B. ha presentato una domanda di asilo presso l’Ufficio stranieri, che è stata accolta l’11 marzo
         2008. Ciononostante, il 7 luglio dello stesso anno il Commissariat Géneral aux Réfugiés et Apatrides [commissariato generale
         per i rifugiati e gli apolidi] ha respinto la domanda di asilo. Quest’ultima decisione è stata impugnata dal sig. I.B con
         un ricorso dinanzi al Conseil d’Etat che si trova attualmente in attesa di pronuncia.
      
      20.      Il 29 febbraio 2008 il pubblico ministero belga ha presentato al Tribunale di primo grado di Nivelles una richiesta di esecuzione
         del mandato di arresto emesso dalla giurisdizione romena. Il 22 luglio dello stesso anno detto Tribunale ha dichiarato che
         il mandato soddisfaceva tutti i requisiti stabiliti dalla legge. Tuttavia, tale giudice ha osservato che la consegna dell’interessato
         è stata richiesta al fine di eseguire una decisione giudiziaria pronunciata in absentia, non ancora definitiva. Alla luce
         di tali circostanze, il giudice in parola ha constatato che, ai sensi del diritto processuale romeno, il sig. I.B., in quanto
         è stato condannato in contumacia, ha diritto ad essere giudicato nuovamente dall’organo che era stato investito della controversia
         in primo grado.
      
      21.      Il Tribunale di primo grado di Nivelles si è posto alcuni dubbi circa la qualificazione del mandato di arresto emesso dal
         giudice romeno. Da un lato, tale richiesta potrebbe essere considerata un mandato diretto all’esecuzione di una pena, concretamente,
         quella comminata nel 2002 e poi confermata dalla Corte Suprema romena. Dall’altro, ed in quanto il sig. I.B. ha diritto ad
         un nuovo processo, poiché è stato condannato in contumacia, la richiesta de qua potrebbe essere considerata un mandato diretto
         all’esercizio dell’azione penale. La qualificazione del mandato nell’uno o nell’altro senso produce conseguenze rilevanti:
         qualora lo si considerasse un mandato diretto all’esecuzione di una pena, il sig. I.B. non potrebbe chiedere di scontare la
         pena in Belgio, in quanto non si tratta dell’esecuzione di una sentenza definitiva; per contro, qualora si trattasse di un
         mandato emesso ai fini dell’esercizio di un’azione penale, le autorità belghe potrebbero subordinare la consegna al successivo
         ritorno del sig. I.B. in Belgio, suo paese di residenza.
      
      22.      Detto tribunale ha ritenuto che si trattasse di un mandato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena, e pertanto non ha trovato
         alcuna base legale per giustificare un rifiuto dell’esecuzione o per subordinare quest’ultima al successivo ritorno dell’interessato.
      
      23.      Tali dubbi, che si fondano su un’interpretazione sistematica della legge belga, sono alla base dell’eccezione di incostituzionalità
         sollevata dal Tribunale di primo grado di Nivelles dinanzi alla Corte costituzionale, che è del seguente tenore:
      
      «Se l’art. 8 della legge 19 dicembre 2003, relativa al mandato di arresto europeo, interpretato nel senso che si applica solo
         al mandato di arresto europeo emesso ai fini dell’azione penale, e non a quello emesso ai fini dell’esecuzione di una pena
         o di una misura di sicurezza privativa della libertà, contravvenga agli artt. 10 e 11 della Costituzione, nella parte in cui
         osta a che la consegna all’autorità giudiziaria emittente di una persona di nazionalità belga o residente in Belgio e oggetto
         di un mandato di arresto europeo ai fini dell’esecuzione di una pena comminata con una decisione resa in contumacia nei suoi
         confronti sia subordinata alla condizione che, dopo avere proposto ricorso avverso tale decisione e avere beneficiato del
         nuovo procedimento, sui quali l’autorità giudiziaria emittente deve aver fornito garanzie ritenute sufficienti ai sensi dell’art. 7
         di detta legge, la persona in parola venga rinviata in Belgio per scontarvi la pena o la misura di sicurezza comminatale nello
         Stato emittente».
      
      24.      La Corte costituzionale ha ritenuto che tale questione vertesse su una materia che, sostanzialmente, richiedeva un’interpretazione
         della decisione quadro. Ascoltate le parti nel corso del citato procedimento incidentale di costituzionalità, detto organo
         giurisdizionale ha deciso di proporre una domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte di giustizia.
      
      III – Il procedimento dinanzi alla Corte di giustizia
      25.      La domanda di pronuncia pregiudiziale della Cour Constitutionnelle è pervenuta presso la cancelleria della Corte di giustizia
         il 31 luglio 2009, e pone le seguenti questioni:
      
      «1)      Se il mandato d’arresto europeo rilasciato ai fini dell’esecuzione di una condanna, pronunciata in contumacia senza che il
         condannato sia stato informato del luogo e della data dell’udienza e contro la quale quest’ultimo dispone ancora di un ricorso,
         debba essere considerato non un mandato d’arresto ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative
         della libertà, ai sensi dell’art. 4, n. 6, della decisione quadro del Consiglio dell’Unione europea 13 giugno 2002, 2002/584/GAI,
         relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, bensì un mandato d’arresto ai fini di
         un’azione penale, ai sensi dell’art. 5, n. 3, della medesima decisione quadro.
      
      2)      In caso di soluzione negativa della prima questione, se gli artt. 4, n. 6, e 5, n. 3, della medesima decisione quadro debbano
         essere interpretati nel senso che non consentono agli Stati membri di subordinare la consegna alle autorità giudiziarie dello
         Stato emittente di una persona residente nel loro territorio, la quale sia oggetto, nelle circostanze descritte nella prima
         questione, di un mandato d’arresto ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà,
         alla condizione che detta persona venga rinviata nello Stato dell’esecuzione per scontarvi la pena o la misura di sicurezza
         privativa della libertà comminatale in via definitiva nello Stato emittente.
      
      3)      In caso di soluzione affermativa della seconda questione, se i menzionati articoli contravvengano all’art. 6, n. 2, del Trattato
         sull’Unione europea e, più specificamente, al principio di uguaglianza e non discriminazione.
      
      4)      In caso di soluzione negativa della prima questione, se gli artt. 3 e 4 della medesima decisione quadro debbano essere interpretati
         nel senso che ostano a che le autorità giudiziarie di uno Stato membro rifiutino l’esecuzione di un mandato d’arresto europeo
         qualora sussistano seri motivi per ritenere che la sua esecuzione determinerebbe una lesione dei diritti fondamentali dell’interessato
         sanciti dall’art. 6, n. 2, del Trattato sull’Unione europea».
      
      26.      Hanno presentato osservazioni scritte il sig. I.B., i governi del Belgio, dell’Austria, della Germania, della Polonia, della
         Svezia e del Regno Unito, nonché la Commissione e il Consiglio.
      
      27.      Nel corso dell’udienza, tenutasi l’11 maggio 2010, hanno svolto osservazioni i governi del Belgio e della Svezia, nonché la
         Commissione.
      
      IV – Analisi preliminare
      28.      La presente causa solleva una questione riguardante l’interpretazione della decisione quadro. La Cour Constitutionnelle pone
         in evidenza che la citata decisione quadro può essere interpretata nel senso che una persona condannata in contumacia in uno
         Stato membro può essere privata della possibilità che lo Stato di esecuzione subordini la sua consegna ad un successivo ritorno
         in tale Stato, al fine di scontare la pena nel territorio di quest’ultimo.
      
      29.      Siffatto risultato è frutto della seguente interpretazione.
      
      30.      L’art. 4, n. 6, della decisione quadro permette all’autorità giudiziaria di esecuzione di rifiutare l’esecuzione di un mandato
         d’arresto europeo se questo sia stato rilasciato nello Stato emittente «ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura
         di sicurezza privative della libertà», qualora la persona ricercata dimori nello Stato membro di esecuzione, ne sia cittadino
         o vi risieda. In tale caso, e qualora lo Stato si impegni a eseguire esso stesso tale pena o misura di sicurezza, il giudice
         competente può rifiutare di eseguire il mandato. Si tratta, a termini della direttiva quadro, di un «motivo di non esecuzione
         facoltativa».
      
      31.      D’altra parte, l’art. 5 prevede una serie di garanzie che i giudici emittenti devono rispettare se vogliono far sì che le
         loro decisioni siano eseguite conformemente alle procedure stabilite dalla decisione quadro. Tra le altre, merita di essere
         ricordata la garanzia prevista al n. 1, che consente di subordinare la consegna a condizione qualora, in presenza di una sentenza
         di condanna pronunciata «in absentia» dell’accusato, l’autorità giudiziaria emittente non fornisca assicurazioni considerate
         sufficienti a garantire alla persona oggetto del mandato la possibilità di richiedere un nuovo processo (3). Analogamente, il n. 3 aggiunge che la consegna può altresì essere condizionata quando venga emesso un mandato d’arresto
         ai fini di un’azione penale e la persona interessata è cittadino o residente dello Stato membro di esecuzione. In tale ipotesi,
         la condizione impone unicamente che lo Stato emittente si impegni a rinviare la persona allo Stato di esecuzione per scontarvi
         la pena o la misura di sicurezza privative della libertà eventualmente pronunciate nei suoi confronti nello Stato membro emittente.
      
      32.      Di conseguenza, la decisione quadro protegge, da un lato, le persone che siano cittadini o residenti dello Stato di esecuzione,
         al fine di salvaguardare il nesso che li collega ad un determinato territorio. In definitiva, si tratta di una specie di eccezione
         al mandato d’arresto basata sulla tutela di determinati legami affettivi che uniscono una persona al suo ambiente più intimo,
         facilitando, inoltre, un suo eventuale reinserimento. Dall’altro, viene tutelata anche la persona che sia stata giudicata
         in absentia nello Stato emittente, in quanto, in tale caso, la consegna è subordinata alla garanzia che l’interessato possa
         essere nuovamente giudicato.
      
      33.      Tuttavia, come ha rilevato la Cour Constitutionnelle, la convergenza dei suddetti due obiettivi produce un risultato incoerente.
         Ciò accade quando risulti necessario proteggere una persona che rientra simultaneamente in entrambe le fattispecie. Questo
         è precisamente il caso del sig. I.B.: un cittadino romeno che risiede legalmente ed ha costituito un nucleo familiare nello
         Stato di esecuzione, il Belgio, ma che deve far rientro in Romania per eseguire una sentenza pronunciata in absentia, di cui
         contesta gli effetti chiedendo un nuovo processo che gli spetta di diritto. In tali circostanze, che tipo di mandato hanno
         emesso le autorità emittenti romene? Si tratta di un mandato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena o di un mandato ai
         fini dell’azione penale? Potrebbe trattarsi del primo tipo, ma in tal caso i giudici belgi non sarebbero espressamente autorizzati,
         né dalla decisone quadro né dalla propria legislazione nazionale, a subordinare la consegna del sig. I.B. alla condizione
         che l’interessato sia eventualmente rinviato in Belgio per scontare in tale paese la condanna inflittagli.
      
      34.      L’impossibilità per i giudici belgi di subordinare la consegna ad un successivo ritorno del sig. I.B. perché sconti la pena
         nel suo Stato di residenza è precisamente la conseguenza che viene messa in discussione tanto dal Tribunale di primo grado
         di Nivelles quanto dalla Cour Constitutionnelle.
      
      V –    Sulla prima e sulla seconda questione pregiudiziale
      35.      Con la prima questione la Cour Constitutionnelle chiede alla Corte di giustizia di stabilire se un mandato emesso ai fini
         dell’esecuzione di una sentenza pronunciata in absentia, il cui carattere definitivo può essere messo in questione in conseguenza
         dell’esercizio del diritto di chiedere un nuovo processo, costituisca un mandato diretto all’esecuzione di una pena oppure
         un mandato emesso ai fini dell’esercizio dell’azione penale. D’altra parte, con la seconda questione si chiede se, nel caso
         in cui quello emesso dalle autorità romene fosse un mandato diretto all’esecuzione di una pena, il tribunale di primo grado
         di Nivelles sia autorizzato, in base alla decisione quadro, a subordinare la consegna del sig. I.B. alla condizione che questi
         sia rinviato allo Stato di esecuzione per eseguire in tale paese la pena o la misura di sicurezza privative della libertà
         che gli siano eventualmente inflitte con decisione definitiva nello Stato emittente.
      
      36.      Nonostante che le suddette questioni sembrino riguardare interrogativi diversi, ritengo di poter formulare una risposta congiunta.
         Come esporrò di seguito, il nocciolo di tale questione consiste nell’interpretazione da dare agli artt. 4, n. 6 e 5, n. 3,
         della decisione quadro, quando un mandato d’arresto ha lo scopo di far tornare una persona nello Stato emittente, dove verrà
         sottoposta ad un nuovo processo. La qualificazione specifica del mandato è una questione secondaria, in quanto, come illustrerò
         nei paragrafi successivi, la decisione quadro può essere interpretata in modo tale da assicurare, in ogni caso, che una persona
         possa avvalersi delle garanzie conferitele dalle citate disposizioni, ossia il rifiuto della consegna o la consegna condizionata,
         a prescindere dalla veste formale del mandato d’arresto.
      
      37.      Come punto di partenza è necessario rilevare che la decisione quadro è intesa a sostituire il sistema multilaterale di estradizione
         tra gli Stati membri con un sistema di consegna tra autorità giudiziarie di persone condannate o sospettate, ai fini dell’esecuzione
         di sentenze o per sottoporle all’azione penale, fondato sul principio del reciproco riconoscimento (4). Con tale obiettivo, l’art. 1, n. 2, della decisione quadro dichiara che gli Stati membri danno esecuzione ad ogni mandato
         d’arresto europeo in base al principio del riconoscimento reciproco e conformemente alle disposizioni della decisione quadro.
      
      38.      Sulla base di tale premessa la Corte di giustizia ha potuto dichiarare che qualsiasi disposizione nazionale che limiti i motivi
         di non esecuzione «non fa che rafforzare il sistema di consegna istituito da detta decisione quadro a favore di uno spazio
         di libertà, di sicurezza e di giustizia» (5). Ciò significa che quanto minore è il potere discrezionale attribuito dal legislatore nazionale ai propri giudici per decidere
         di non eseguire un mandato d’arresto europeo, tanto più si rafforza il sistema di cooperazione istituito dalla decisione quadro.
         Usando i termini della Corte di giustizia: «limitando le situazioni nelle quali l’autorità giudiziaria di esecuzione può rifiutare
         di eseguire un mandato di arresto europeo, tale legislazione non fa che agevolare la consegna delle persone ricercate, conformemente
         al principio del reciproco riconoscimento sancito dall’art. 1, n. 2, della decisione quadro 2002/584, il quale costituisce
         il principio fondamentale istituito da quest’ultima» (6).
      
      39.      L’analisi della scarsa giurisprudenza pronunciata finora in questa materia invita pertanto a concludere nel senso che gli
         Stati membri devono interpretare restrittivamente i motivi di non esecuzione facoltativa previsti dall’art. 4 della decisione
         quadro, nonché le garanzie esigibili ai sensi del successivo art. 5. In tal modo, qualsiasi interpretazione estensiva che
         conduca ad estendere una condizione di non esecuzione, come quella di cui all’art. 5, n. 3, prevista per i mandati d’arresto
         emessi ai fini dell’azione penale, ai mandati emessi ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, dovrebbe
         essere esclusa.
      
      40.      Tale argomento trova conforto nel testo letterale dell’art. 5, n. 1, della decisione quadro, che permette alla giurisdizione
         di esecuzione di subordinare la consegna alla condizione che una persona condannata in absentia abbia diritto ad un nuovo
         processo. Siffatta disposizione riprende la giurisprudenza in materia pronunciata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (7) e sarebbe idonea ad assicurare il rispetto delle garanzie di una persona come il sig. I.B., nei limiti in cui conferisce
         all’interessato la possibilità di essere giudicato ancora una volta, ma con tutte le garanzie.
      
      41.      Non posso condividere tale interpretazione, nonostante il fatto che essa goda di un’autorevolezza che le deriva dalla fedeltà
         alla lettera della decisione quadro. Ritengo, al contrario, che non si possa ammettere un’eccezione al diritto di scontare
         la pena nello Stato di residenza allorché viene chiesto un secondo processo.
      
      42.      In primo luogo, è importante osservare che in nessuna occasione la giurisprudenza della Corte di giustizia ha affermato che
         i motivi di non esecuzione e di subordinazione a condizioni previsti, rispettivamente, agli artt. 4 e 5 della decisione quadro
         debbano essere interpretati restrittivamente. Al contrario, la sentenza Wolzenburg risulta assai esplicita proprio per la
         riluttanza ad imporre una determinata interpretazione di tali disposizioni, riconoscendo perfino che «[g]li Stati membri dispongono
         necessariamente, nell’attuazione dell’art. 4 (…), di un potere discrezionale certo» (8). Così, la Corte di giustizia non solo ha evitato di parlare di un’interpretazione restrittiva, però non ha neppure riconosciuto
         che gli Stati membri godono di un ampio potere di interpretazione. Al contrario, il loro potere discrezionale è «certo», ma
         tutt’altro che ampio.
      
      43.      In secondo luogo, e alla luce di quanto ho esposto in precedenza, ritengo che una corretta interpretazione del tenore e delle
         finalità della decisione quadro debba prendere in considerazione tutti gli obiettivi perseguiti dal testo. Se è vero che il
         mutuo riconoscimento è uno strumento che rafforza lo spazio di sicurezza, di libertà e di giustizia, è altrettanto vero che
         la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali costituisce un prius che legittima l’esistenza e lo sviluppo di tale
         spazio. La decisione quadro si esprime ripetutamente in tal senso nei ‘considerando’ 10, 12, 13 e 14, nonché all’art. 1, n. 3.
         Pertanto, sebbene l’art. 5, n. 1, riprenda una garanzia riconosciuta dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo per quanto
         riguarda le sentenze rese in absentia, si deve ugualmente ricordare che anche gli artt. 4, n. 6 e 5, n. 3, riflettono un’esigenza
         riconosciuta dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali nonché dalla
         giurisprudenza della suddetta Corte (9). La possibilità che il condannato possa scontare la pena nel luogo ove abbia stabilito i propri legami personali e affettivi
         è una garanzia derivata dall’art. 8 della Convenzione che la decisione quadro ha inteso riflettere. Analogamente, si tratta
         di eccezioni che mirano altresì a «permettere all’autorità giudiziaria dell’esecuzione di accordare una particolare importanza
         alla possibilità di accrescere le opportunità di reinserimento sociale della persona ricercata una volta scontata la pena
         cui essa è stata condannata» (10), un valore che in alcuni Stati membri costituisce la finalità ultima del diritto penale (11).
      
      44.      Inoltre, l’esigenza di interpretare la decisione quadro alla luce dei diritti fondamentali è diventata più impellente dopo
         l’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali che, all’art. 7, tutela il diritto alla vita privata e familiare (12). La giurisprudenza della Corte di giustizia pronunciata fino ad oggi in materia si è riferita specificamente alla libera
         circolazione delle persone, ma non ha affrontato direttamente la relazione tra tale diritto fondamentale e la cooperazione
         giudiziaria in materia penale. Il fatto che le sentenze Kozlowski e Wolzenburg siano state pronunciate prima dell’entrata
         in vigore della Carta ha logicamente influito su tale risultato. Ciononostante, a partire dal 1º dicembre 2009 gli artt. 4,
         n. 6 e 5, n. 3, della decisione quadro devono imperativamente essere interpretati alla luce del citato art. 7 della Carta.
         In tali circostanze l’interpretazione restrittiva esposta nei paragrafi 38‑40 di queste conclusioni non può essere accolta.
      
      45.      In terzo luogo, la volontà del legislatore europeo non può essere interpretata in modo tale da sfociare in un risultato incompatibile
         con gli obiettivi perseguiti. Non sto proponendo alla Corte di giustizia di adottare un’interpretazione conforme agli obiettivi
         della decisione quadro, ma, piuttosto, di evitare un’interpretazione che si ponga in contrasto con tali obiettivi. Siffatta conclusione presupporrebbe riconoscere che l’interpretazione restrittiva poc’anzi esposta (e
         che propongo di scartare) risulterebbe incompatibile non solo con la decisione quadro, ma anche con i diritti fondamentali
         che tale normativa intende riflettere. 
      
      46.      Analogamente, gli argomenti appena svolti dimostrano chiaramente che, quando la decisione quadro omette manifestamente la
         possibilità di subordinare a condizioni l’esecuzione di un mandato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena in circostanze
         come quelle del caso di specie, tale omissione non riflette una decisione esplicita del legislatore, frutto di una volontà
         politica chiara e precisa. Al contrario, ritengo che tale silenzio sia piuttosto il risultato di una tecnica normativa lacunosa,
         alla quale si può e si deve porre rimedio attraverso l’interpretazione, senza che sia necessario creare un nuovo motivo di
         non esecuzione.
      
      47.      Sebbene l’interpretazione che ho appena esposto consenta di risolvere direttamente il quesito formulato dalla Cour Constitutionnelle,
         non si può negare che sussista una certa ambiguità rispetto alla qualificazione del mandato di arresto in circostanze come
         quelle della fattispecie. Al riguardo, sia il Belgio che la Polonia hanno asserito che l’esecuzione di una sentenza pronunciata
         in absentia, avverso la quale sia possibile esperire un ricorso straordinario, configura un mandato diretto all’esercizio
         di un’azione penale ai sensi dell’art. 5, n. 3, della decisione quadro. D’altra parte, il sig. I.B., la Svezia, la Germania,
         l’Austria e la Commissione concordano nel ritenere che si tratti di un mandato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena,
         ai sensi dell’art. 4, n. 6, della decisione quadro.
      
      48.      In via preliminare, anticiperò che tutti gli intervenienti hanno, in un certo senso, ragione, poiché il sig. I.B. sarà consegnato
         alla Romania in vista dell’esecuzione di una pena che, per il fatto di essere stata decisa in absentia, serve da fondamento
         al fine di richiedere lo svolgimento di un secondo processo con tutte le garanzie che inizialmente non erano state rispettate.
         Tuttavia, non credo che il mandato di arresto spiccato nei confronti del sig. I.B. debba essere per forza qualificato nell’uno
         o nell’altro modo. Ritengo piuttosto che un mandato come quello di cui trattasi possa rientrare in entrambe le categorie,
         in funzione del momento e del comportamento della persona interessata.
      
      49.      Infatti, un mandato d’arresto che dia esecuzione ad una sentenza resa in contumacia sarà sempre rilasciato dallo Stato emittente
         ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza detentive. Il carattere transnazionale del mandato d’arresto
         implica che tale circostanza può prodursi in svariate occasioni, e la decisione quadro ne è cosciente quando incorpora le
         garanzie di cui all’art. 5, n. 1, proprio per evitare l’impossibilità di difendersi, prodotta dalle decisioni pronunciate
         in absentia. Nel momento in cui viene emesso un mandato d’arresto, è evidente che lo Stato emittente adotta tale strumento
         al fine di dare esecuzione ad una pena, e non può essere altrimenti, perché ancora non si può sapere se la persona interessata
         si opporrà o meno alla consegna, o se richiederà un nuovo processo. Tali sviluppi dipenderanno precisamente dall’interessato
         che, nel momento in cui riceverà la notifica del mandato, potrà avvalersi della procedura di cui agli artt. 11 e 13 della
         decisione quadro, potendo altresì chiedere al giudice dello Stato di esecuzione, qualora quest’ultimo non lo abbia già fatto,
         di vigilare affinché vengano rispettate le garanzie previste dagli artt. 3‑5 del citato testo normativo.
      
      50.      Sulla scorta dei precedenti argomenti, si osserva che il mandato d’arresto che consente all’imputato di essere sottoposto
         ad un nuovo processo nello Stato emittente costituisce formalmente un mandato diretto all’esecuzione di una pena o di una
         misura di sicurezza che, nel momento in cui la persona interessata chiede di essere giudicata nuovamente si trasforma, de
         facto, in un mandato diretto all’esercizio di un’azione penale. Tale mutamento non può comportare la perdita di nessuna delle
         garanzie previste dalla decisione quadro per tutte le persone che siano oggetto di un mandato d’arresto. Al contrario, l’applicazione
         dell’art. 5, n. 1, che è inteso a risolvere la problematica delle sentenze pronunciate in absentia, pur cambiando la fisionomia
         del mandato d’arresto, non incide sui diritti conferiti alla persona interessata dall’ordinamento dell’Unione.
      
      51.      Di conseguenza, propongo alla Corte di giustizia di interpretare l’art. 5, n. 3, della decisione quadro nel senso che, qualora
         sussistano le circostanze di cui all’art. 5, n. 1, della decisione medesima, permette ad uno Stato membro di subordinare l’esecuzione
         di un mandato d’arresto emesso ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, alla condizione che lo Stato
         emittente garantisca che l’interessato, qualora sia cittadino o residente dello Stato di esecuzione, sia rinviato in quest’ultimo
         Stato membro per scontarvi la pena o la misura di sicurezza che eventualmente siano state pronunciate nei suoi confronti.
      
      VI – Terza e quarta questione pregiudiziale
      52.      In virtù degli argomenti svolti nei precedenti paragrafi, la terza e la quarta questione rimangono prive di oggetto. Le soluzioni
         proposte per le prime due questioni non solo mi sembrano corrette in vista degli obiettivi perseguiti dalla decisione quadro,
         ma anche se interpretiamo quest’ultima alla luce dei diritti fondamentali. Ritengo pertanto che non sia necessario analizzare
         le restanti questioni poste dalla Cour Constitutionnelle.
      
      VII – Conclusione
      53.      Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di giustizia di risolvere le questioni pregiudiziali proposte
         dalla Cour Constitutionnelle nel seguente modo:
      
      «L’art. 5, n. 3, della decisione quadro deve essere interpretato nel senso che, qualora sussistano le circostanze di cui all’art. 5,
         n. 1, della decisione medesima, permette ad uno Stato membro di subordinare l’esecuzione di un mandato d’arresto emesso ai
         fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza alla condizione che lo Stato emittente garantisca che l’interessato,
         qualora sia cittadino o residente dello Stato di esecuzione, sia rinviato in quest’ultimo Stato membro per scontarvi la pena
         o la misura di sicurezza che eventualmente siano state pronunciate nei suoi confronti».
      
      1 –	Lingua originale: lo spagnolo.
      
      2 	Decisione quadro del Consiglio 13 giugno 2002 (GU L 190, pag. 1).
      
      3 –	È opportuno osservare che tale disposizione è stata emendata e sostituita da un nuovo art. 4 bis, introdotto dalla decisione
         quadro del Consiglio 26 febbraio 2009, 2009/299/GAI, che modifica le decisioni quadro 2002/584/GAI, 2005/214/GAI, 2006/783/GAI,
         2008/909/GAI e 2008/947/GAI, rafforzando i diritti processuali delle persone e promuovendo l’applicazione del principio del
         reciproco riconoscimento alle decisioni pronunciate in assenza dell’interessato al processo (GU L 81, pag. 24).
      
      4 –	Sentenza 3 maggio 2007, causa C‑303/05, Advocaten voor de Wereld (Racc. pag. I‑3633, punto 28).
      
      5 –	Sentenza 6 ottobre 2009, causa C‑123/08, Wolzenburg (Racc. pag. I‑9621, punto 58).
      
      6 –	Sentenza Wolzenburg, cit. (punto 59).
      
      7 –	V., tra le altre, Corte eur. D.U., sentenze Goddi c. Italia del 9 aprile 1984 (§ 27); Ekbatani c. Svezia del 26 maggio
         1988 (§ 25); Pfeifer e Plankl c. Austria del 25 febbraio 1992 (§ 37); Van Geyseghem c. Belgio del 21 gennaio 1999 (§ 34),
         e Poitrimol c. Francia del 23 novembre 2003 (§ 31).
      
      8 –	Sentenza Wolzenburg, cit. (punto 61) (il corsivo è mio).
      
      9 –	V., tra le altre, Corte eur. D.U. sentenze Mehemi c. Francia del 26 settembre 1997, 1997-VI (§ 34); Dalia c. Francia del
         19 febbraio 1998, 1998‑I (§ 52); Boultif c. Svizzera del 2 luglio 2001, 2001-IX (§§ 39, 41 e 46); Sen c. Paesi Bassi del 21
         dicembre 2001 (§ 40); Amrollahi c. Danimarca dell’11 luglio 2002 (§§ 33‑44), e Slivenko c. Lituania del 9 settembre 2003 (§
         94).
      
      10 –	Sentenza 17 luglio 2008, causa C‑66/08, Kozlowski (Racc. pag. I‑6041, punto 45), e Wolzenburg, cit. (punto 62).
      
      11 –	V., per esempio, l’art. 27, terzo comma, della Costituzione italiana, nonché l’art. 25, n. 2, della Costituzione spagnola.
      
      12 –	V., tra le altre, sentenze 11 luglio 2002, causa C‑60/00, Carpenter (Racc. pag. I‑6279, punto 38); 25 luglio 2002, causa
         C‑459/99, MRAX (Racc. pag. I‑6591, punto 53); 14 aprile 2005, causa C‑157/03, Commissione/Spagna (Racc. pag. I‑2911, punto
         26); 31 gennaio 2006, causa C‑503/03, Commissione/Spagna (Racc. pag. I‑1097, punto 41); 27 aprile 2006, causa C‑441/02, Commissione/Germania
         (Racc. pag. I‑3449, punto 109), e 11 dicembre 2007, causa C‑291/05, Eind (Racc. pag. I‑10719, punto 44).