CELEX: 62021TN0175
Language: it
Date: 2021-04-02 00:00:00
Title: Causa T-175/21: Ricorso proposto il 2 aprile 2021 — RH / Commissione

31.5.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 206/35
            
         
      Ricorso proposto il 2 aprile 2021 — RH / Commissione
      (Causa T-175/21)
      (2021/C 206/43)
      Lingua processuale: l'inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: RH (rappresentanti: L. Levi e M. Vandenbussche, avvocati)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione della Commissione, del 18 febbraio 2021, di escludere la ricorrente dalla partecipazione alle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici e di concessione di sovvenzioni nel quadro del bilancio dell’Unione europea e dell’11o Fondo europeo di sviluppo o dalla selezione per l’attuazione dei fondi dell’Unione ai sensi del regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 e per l’attuazione dei fondi ai sensi del Fondo europeo di sviluppo nel quadro del regolamento (UE) 2018/1877 per una durata di 18 mesi e di pubblicare l’esclusione sul sito Internet della Commissione;
               
            
                  —
               
               
                  risarcire la ricorrente per il danno corrispondente all’importo di EUR 17 385 832;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la convenuta alle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce sette motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente su un errore di diritto nella qualificazione giuridica del grave illecito professionale.
                  
                              —
                           
                           
                              La ricorrente sostiene che l’intero argomento della convenuta si basa su una mera ipotesi secondo cui la ricorrente avrebbe potuto avere potenzialmente accesso a informazioni riservate durante gli incontri con i beneficiari. Procedendo in tal senso, la convenuta ha commesso un errore di diritto nella qualificazione giuridica di un grave illecito professionale ai sensi dell’articolo 93, paragrafo 1, del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio (1), dell’articolo 106, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (2) e dell’articolo 136, paragrafo 1, lettera c), v), del regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 (3).
                           
                        
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sulla violazione della presunzione di innocenza e sull'inversione dell'onere della prova.
                  
                              —
                           
                           
                              Oltre al fatto che la decisione impugnata non qualifica correttamente l’esistenza di un «grave illecito professionale», si sostiene che spetta alla convenuta dimostrare le proprie asserzioni, in quanto la ricorrente rimane innocente finché non sia provata la sua colpevolezza.
                           
                        
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente su un errore di valutazione dei fatti e sull’evidente assenza di grave illecito professionale, in particolare come contemplato dall’articolo 136, paragrafo 1, lettera c), v), del regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 (che è in ogni caso un errore manifesto), e vertente inoltre sull’illegittimità del rapporto OLAF e della decisione impugnata.
                  
                              —
                           
                           
                              La ricorrente contesta fermamente le affermazioni della Commissione e la conclusione di illecito professionale e sostiene che non ha cercato di ottenere e non ha ottenuto alcuna informazione riservata relativa a uno dei suoi progetti. L’OLAF e la DG NEAR hanno entrambi grossolanamente snaturato i fatti, distorto gli elementi di prova presentati dalla ricorrente e tratto conclusioni giuridiche erronee in relazione a tali fatti ed elementi di prova.
                           
                        
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sulla violazione del dovere di diligenza e buona amministrazione come risulta dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
                  
                              —
                           
                           
                              Si sostiene che la convenuta ha omesso di agire diligentemente sia nel condurre l’inchiesta dell’OLAF sia in relazione alla decisione della DG NEAR.
                           
                        
            
                  5.
               
               
                  Quinto motivo, vertente sulla violazione del diritto di difesa.
                  
                              —
                           
                           
                              Al momento del controllo in loco effettuato dall’OLAF presso i locali della ricorrente, quest’ultima sostiene che non era stato espressamente dichiarato che la ricorrente fosse percepita/qualificata come persona interessata. La ricorrente ha preso atto per la prima volta di essere stata considerata come persona interessata solamente tramite la notifica della sintesi dei fatti. Dato che l’OLAF ha considerato che la ricorrente fosse una persona interessata, è ancora meno comprensibile che i membri del personale direttivo della ricorrente non siano stati intervistati/sentiti durante l’inchiesta che ha portato alla sintesi dei fatti.
                           
                        
            
                  6.
               
               
                  Sesto motivo, vertente sulla violazione dell’obbligo di motivazione.
                  
                              —
                           
                           
                              Nel caso di specie, la convenuta addebita alla ricorrente di aver cercato di ottenere informazioni riservate, senza però identificare le informazioni in questione né le circostanze concrete che giustifichino la qualificazione giuridica di «grave illecito professionale». La ricorrente non sarebbe quindi in grado di comprendere la decisione impugnata e di riesaminare integralmente la sua legittimità in quanto si trova nell’impossibilità di verificare se le informazioni fossero effettivamente riservate e di addurre elementi di prova per confermare che queste ultime erano pubblicamente accessibili a tutti i potenziali concorrenti.
                           
                        
                              —
                           
                           
                              La convenuta non spiega neppure, a parere della ricorrente, perché il presunto illecito, se dimostrato (quod non), sarebbe considerato grave alla luce delle circostanze del caso di specie. Inoltre, si afferma che la sanzione della pubblicazione non sarebbe adeguatamente motivata.
                           
                        
            
                  7.
               
               
                  Settimo motivo, vertente sulla violazione del principio di proporzionalità per quanto riguarda la sanzione dell’esclusione e la sua pubblicazione.
                  
                              —
                           
                           
                              Si sostiene che la convenuta abbia commesso un errore di diritto consistente in una violazione del principio di proporzionalità nella sua valutazione dei criteri che giustificano una misura di esclusione. Si afferma inoltre, in subordine, che, se i fatti accertati dovessero qualificarsi come grave illecito professionale (quod non), la sanzione dell’esclusione per 18 mesi e la pubblicazione di tale sanzione sarebbero sproporzionate alla luce di una valutazione concreta dei criteri stabiliti all’articolo 136, paragrafo 3 del regolamento (UE, Euratom) 2018/1046.
                           
                        
            
         (1)  Regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (GU 2002 L 248, pag. 1).
      
         (2)  Regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2012 (GU 2012, L 298, pag. 1).
      
         (3)  Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (GU 2018, L 193, pag. 1).