CELEX: 62003CC0283
Language: it
Date: 2004-12-16
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Kokott del 16 dicembre 2004. # A. H. Kuipers contro Productschap Zuivel. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: College van Beroep voor het bedrijfsleven - Paesi Bassi. # Organizzazione comune dei mercati - Latte e latticini - Regolamento (CEE) n. 804/68 - Sistema nazionale in virtù del quale i caseifici operano trattenute sul prezzo pagabile agli allevatori di mucche da latte o versano loro premi in funzione della qualità del latte consegnato - Incompatibilità. # Causa C-283/03.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE Juliane KOKOTTpresentate il 16 dicembre 2004(1)
         Causa C-283/03A. H. Kuipers (domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dal College van Beroep voor het bedrijfsleven)
            «Latte e latticini  –  Normativa nazionale sulla riduzione o l'aumento del prezzo del latte non pastorizzato in base alla qualità  –  Regolamento (CEE) n. 804/68  –  Divieto di aiuti di Stato (artt. 87 CE e 88 CE)»
            
      
         
      I –  Introduzione 
      
        1.        Nei Paesi Bassi esiste una normativa sui prezzi secondo cui i caseifici applicano riduzioni del prezzo di acquisto nei confronti
      dei produttori, cioè nei confronti dei singoli allevatori, per il latte non pastorizzato di minor qualità. Attraverso queste
      riduzioni di prezzo vengono contemporaneamente finanziati aumenti di prezzo contenuti per quei produttori che, per un determinato
      periodo di tempo, hanno consegnato ai caseifici latte non pastorizzato qualitativamente ineccepibile.
      
      
        2.        Questa regolamentazione dei prezzi è al vaglio del diritto comunitario nella controversia in esame. Il sig. Kuipers, il cui
      latte non pastorizzato del 1995 è stato classificato in alcuni casi dal caseificio rifornito come qualitativamente inferiore,
      contesta le riduzioni di prezzo applicate dal detto caseificio. Egli ritiene che simili riduzioni di prezzo siano contrarie
      al diritto comunitario.
      
      
        3.        In questo contesto, il College van Beroep voor het bedrijfsleven dei Paesi Bassi (Tribunale commerciale; in prosieguo, anche:
      il «giudice del rinvio») sottopone alla Corte di giustizia il problema dell’interpretazione del divieto di aiuti di Stato,
      disposto dall’ordinamento comunitario (art. 87, n. 1, CE), e del divieto di esecuzione di aiuti di Stato progettati (art. 88,
      n. 3, CE), nonché il problema dell’interpretazione del regolamento (CEE) del Consiglio 27 giugno 1968, n. 804, relativo all’organizzazione
      comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (in prosieguo: il «regolamento n. 804/68») 
         			(2)
         		.
      
      
      II –  Contesto giuridico 
      
       A –  Diritto comunitario 
      
        4.        Gli artt. 36, primo comma, CE, 87, n. 1, CE ed 88, n. 3, CE, nonché il regolamento n. 804/68 
         			(3)
         		 costituiscono l’ambito di diritto comunitario di questa controversia.
      
      
        5.        A norma dell’art. 36, primo comma, CE le disposizioni del capo relativo alle regole di concorrenza sono applicabili alla produzione
      e al commercio dei prodotti agricoli soltanto nella misura determinata dal Consiglio, nel quadro delle disposizioni e conformemente
      alla procedura di cui all’art. 37, nn. 2 e 3, CE, avuto riguardo agli obiettivi enunciati all’art. 33 CE.
      
      
        6.        L’art. 87, n. 1, CE è formulato nei seguenti termini:
      «Salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli
      scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo
      talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza».
      
      
        7.        L’art. 88, n. 3, CE dispone quanto segue:
      «Alla Commissione sono comunicati, in tempo utile perché presenti le sue osservazioni, i progetti diretti a istituire o modificare
      aiuti. Se ritiene che un progetto non sia compatibile con il mercato comune a norma dell’articolo 87, la Commissione inizia
      senza indugio la procedura prevista dal paragrafo precedente. Lo Stato membro interessato non può dare esecuzione alle misure
      progettate prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale».
      
      
        8.        Gli artt. 23 e 24 del regolamento n. 804/68 sono formulati nel modo seguente 
         			(4)
         		:
      
       «Articolo 23 
      
      
       Fatte salve le disposizioni contrarie del presente regolamento, gli articoli 92, 93 e 94 del Trattato sono applicabili alla
      produzione e al commercio dei prodotti di cui all’articolo 1.
      
       Articolo 24 
      
      
      
      (1)
         Fatte salve le disposizioni dell’articolo 92, paragrafo 2, del Trattato, sono vietati gli aiuti il cui importo è determinato
            in funzione del prezzo o della quantità dei prodotti di cui all’articolo 1.
         
      
      
      (2)
         Sono altresì vietate le misure nazionali intese ad attuare una perequazione tra i prezzi dei prodotti di cui all’articolo
            1».
         
      
       I prodotti citati all’art. 1 del regolamento n. 804/68, cui fa riferimento l’art. 24, n. 2, dello stesso regolamento, sono
      in particolare il latte, la crema di latte, il burro, i formaggi, i latticini di latte cagliato, il lattosio e lo sciroppo
      di lattosio.
      
      
        9.        Nel dodicesimo ‘considerando’ del regolamento n. 804/68 viene fornita la seguente spiegazione generale:
      «(…) L’attuazione di un mercato unico basato su un sistema di prezzi comuni verrebbe compromessa dalla concessione di determinati
      aiuti; (…) è quindi necessario che le disposizioni del Trattato che permettono di valutare gli aiuti concessi dagli Stati
      membri e di proibire quelli che sono incompatibili con il mercato comune siano rese applicabili nel settore del latte e dei
      prodotti lattiero-caseari (…)».
      
      
        10.      Per completezza va fatto riferimento all’art. 3 del regolamento n. 804/68, che contiene le seguenti disposizioni per la fissazione
      dei prezzi del latte e dei prodotti derivati:
      
       «Articolo 3 
      
      
      
      (1)
         Anteriormente al 1° agosto di ogni anno viene fissato per la Comunità, per la campagna lattiera che inizia l’anno successivo,
            un prezzo indicativo per il latte.
         
      
      
         
            (…)
         
      
      
      
      (2)
         Il prezzo indicativo è il prezzo del latte che si tende ad assicurare per la totalità del latte venduto dai produttori durante
            la campagna lattiera, compatibilmente con le possibilità di smercio esistenti sul mercato della Comunità e sui mercati esterni.
         
      
      
      (3)
         Il prezzo indicativo è fissato per latte contenente il 3,7 % di materie grasse franco latteria.(…)» 
               			(5)
               		
      
      
      
        11.      Inoltre, all’epoca fatti del giudizio a quo, l’art. 5, n. 1, secondo comma, del regolamento n. 1411/71 disponeva quanto segue 
         			(6)
         		:
      «Il latte utilizzato per la fabbricazione [del] latte alimentare deve essere stato sottoposto ad un sistema di pagamento differenziato
      secondo la qualità. Tale sistema deve garantire che il latte utilizzato come materia prima per la fabbricazione del latte
      alimentare sia conforme a determinati requisiti per quanto riguarda la qualità, ivi compresa la composizione».
      
      
       B –  Diritto nazionale 
      
        12.      Per quanto riguarda il diritto olandese, si deve in particolare fare riferimento alla legge sulla qualità dei prodotti agricoli
      ( Landbouwkwaliteitswet ; in prosieguo: la «legge olandese sull’agricoltura di qualità») 
         			(7)
         		, al decreto sulla qualità dei prodotti agricoli ─ latte non pastorizzato e preparazione dei latticini ( Landbouwkwaliteitsbesluit rauwe melk en zuivelbereiding ; in prosieguo: il «decreto olandese di base sul latte») 
         			(8)
         		, nonché al regolamento esecutivo del Ministro per l’Agricoltura, la Tutela del territorio e la Pesca, relativo all’agricoltura
      di qualità ─ pagamento del prezzo del latte di caseificio in rapporto alla qualità ( Landbouwkwaliteitsregeling uitbetaling van boerderijmelk naar kwaliteit ; in prosieguo: «regolamento esecutivo olandese sul latte») 
         			(9)
         		. A questa disciplina si aggiungono un regolamento ed una decisione, emanati dal Productschap Zuivel (Consorzio per la commercializzazione
      del latte e dei latticini), appellato nel procedimento principale.
      
      
        13.      Dal coordinamento estremamente complesso di tutte queste norme si può essenzialmente dedurre quanto segue.
      
      
        14.      L’art. 2, n. 1, della legge sull’agricoltura di qualità, in combinato disposto con l’art. 3, lett. a), del decreto di base
      sul latte, contiene la disposizione che autorizza l’emanazione di norme sulla qualità dei prodotti (agricoli), in particolare
      del latte non pastorizzato. Tali disposizioni possono, tra l’altro, disciplinare il pagamento del prezzo in rapporto alla
      qualità del prodotto.
      
      
        15.      L’art. 2, n. 2, lett. f), della legge sull’agricoltura di qualità in combinato disposto con l’art. 3, lett. a) e c), del decreto
      olandese di base sul latte, consente l’introduzione per il latte non pastorizzato di un sistema di riduzioni di prezzo e di
      premi dipendenti dalla qualità del prodotto.
      
      
        16.      L’art. 8 della legge sull’agricoltura di qualità permette di affidare a persone giuridiche di diritto privato funzioni di
      vigilanza e, inoltre, la valutazione dei prodotti agricoli, nonché l’esecuzione delle norme sul pagamento del prezzo in rapporto
      alla qualità del prodotto. A norma dell’art. 3, n. 1, lett. c), e dell’art. 7 del decreto olandese di base sul latte, questa
      funzione per il settore lattiero è essenzialmente demandata alla  Stichting Centraal Orgaan voor Kwaliteitsaangelegenheden in de Zuivel  (in prosieguo: l’«istituto COKZ») 
         			(10)
         		, con sede in Leusden.
      
      
        17.      Con l’art. 2 del regolamento esecutivo olandese sul latte, per contro, viene conferito al competente consorzio per la commercializzazione
      – il Productschap Zuivel – il compito di emanare, mediante regolamento, disposizioni sul pagamento del prezzo per il latte
      di caseificio in rapporto alla qualità concernenti, tra l’altro, la valutazione della qualità, l’effettuazione delle trattenute
      nonché il pagamento dei premi di qualità. Sul fondamento dell’art. 2 del regolamento esecutivo sul latte, il Productschap
      Zuivel ha emanato il regolamento 1994, sulla qualità dei prodotti agricoli – pagamento del prezzo per il latte di caseificio
      sulla base della qualità ( Landbouwkwaliteitsverordening 1994,  Uitbetaling van boerderijmelk naar kwaliteit ; in prosieguo il «regolamento 1994») 
         			(11)
         		, che, nelle parti rilevanti in questa sede, è formulato nel modo seguente:
      
       «Articolo 2 
      
      
      
      (1)
         L’acquirente del latte di caseificio è tenuto a pagare agli allevatori interessati il prezzo per tale latte in rapporto alla
            qualità, in osservanza delle disposizioni del presente regolamento o delle disposizioni emanate sulla base del presente regolamento.
         
      
      (...)
      
      (3)
         L’acquirente del latte di caseificio è tenuto a
      
      
      
               
                     
                  
            
               
                  
         
      
      
               
                     
                  
            
               
                  
         
      
      (…)
      
      
       Articolo 10 
      
      
      
      (1)
         Il centro di controllo del latte attribuisce una valutazione ai risultati del test qualitativo conformemente a una disciplina
            adottata dal presidente, sentito il COKZ, la quale stabilisce norme, punti di riduzione ed altre riduzioni da infliggere.
         
      
      
      (…)
      
      
       Articolo 11 
      
      
      
      (1)
         Gli acquirenti del latte di caseificio sono tenuti a pagare un premio di qualità a quegli allevatori ai quali, in un periodo
            prestabilito di dodici settimane, non sia stato applicato, nel complesso, più di un punto di ribasso e nel cui latte non sia
            stata riscontrata la presenza di sostanze estranee, che impediscano la proliferazione di batteri.(…)
         
      
      
      (2)
         L’entità del premio di qualità deve essere stabilita per ogni kg 100 di latte, per ciascuna zona delimitata dal presidente,
            sentito il COKZ, in modo tale che l’ammontare totale dei premi di qualità sia pari o quasi pari, per ogni periodo, all’ammontare
            delle ritenute sui prezzi.
         
      
      
       Articolo 12 
      
      
       Per ogni periodo di campionatura, l’acquirente del latte di caseificio deve trattenere, sulla base del numero totale dei punti
      di riduzione attribuiti, una riduzione che deve essere fissata dal presidente, sentito il COKZ, sul quantitativo totale del
      latte di caseificio consegnato durante tale periodo dal produttore lattiero interessato, nonché l’eventuale riduzione, o le
      eventuali riduzioni, per ogni consegna a causa della presenza di sostanze estranee, che impediscano la proliferazione di batteri».
      
      
        18.      In una decisione emanata dal presidente del Productschap Zuivel, il  Besluit vaststelling frequentie en beoordeling resultaten kwaliteitsonderzoek  (decisione che stabilisce la frequenza e la valutazione dei risultati dell’esame qualitativo) 
         			(12)
         		 sono tra l’altro fissate anche le riduzioni di prezzo da infliggere. Ai sensi di questa disciplina, la riduzione di prezzo
      ammonta a 0,50 fiorini olandesi (NLG) (0,23 euro)/kg, quando nel latte consegnato vengano trovati residui di antibiotici.
      
      
      III –  Fatti e procedimento principale 
       1.  Panoramica sul funzionamento della normativa olandese sui prezzi  13  –Cfr., in proposito, in particolare, i punti 20–22 delle osservazioni scritte del governo olandese nonché gli argomenti
      da esso esposti in sede di trattazione orale.
      
        19.      I caseifici olandesi fanno costantemente esaminare la qualità del latte non pastorizzato che viene consegnato presso di loro.
      Le carenze qualitative vengono valutate secondo un sistema di punteggio che prevede detrazioni di punti e conducono ad una
      riduzione del prezzo, che viene applicata dal singolo caseificio.
      
      
        20.      I caseifici versano un premio di qualità a quei produttori le cui consegne, per un periodo di dodici settimane, non siano
      state penalizzate nel complesso con più di un punto di riduzione e nel cui latte, inoltre,  non siano stati riscontrati residui
      di antibiotici. Questo supplemento di prezzo viene periodicamente ricalcolato dall’istituto COKZ sulla base dei dati trasmessi
      dai caseifici.
      
      
        21.      In questo contesto, l’ammontare del premio viene stabilito per ogni kg 100 in modo tale che l’importo complessivo dei premi
      qualitativi pagati per il periodo considerato corrisponda esattamente o quasi all’importo complessivo delle trattenute effettuate.
      Se un caseificio, in un periodo determinato, ha effettuato più trattenute rispetto ai premi qualitativi che deve pagare, esso
      versa la differenza all’istituto COKZ che, per parte sua, la ridistribuisce ad altri caseifici che si trovano nella situazione
      opposta.
      
      
        22.      Dall’ordinanza di rinvio deriva che, nel 1995, il prezzo del latte nei Paesi Bassi ammontava a NLG 71,43/kg 100, cioè a NLG
      0,7143 (0,32 euro)/kg. Se venivano constatati residui di antibiotici nel latte, la riduzione di prezzo applicata ammontava
      a NLG 0,50 (0,23 euro)/kg.
      
      
        23.      La Corte non possiede notizie su quanti produttori nel periodo rilevante abbiano ottenuto premi di qualità e quanto fossero
      elevati questi premi nei singoli casi. Dietro espressa domanda, tuttavia, il governo olandese ha esposto in udienza e senza
      subire contestazioni che i premi erano, quanto al loro ammontare, molto modesti. Il sig. Kuipers sostiene che circa il 70-80
      % degli allevatori olandesi consegua simili premi per il proprio latte.
      
      
        24.      Per completezza, dall’ordinanza di rinvio si può dedurre che nel 1995, nei Paesi Bassi, la quota di  tutti  i premi qualitativi in rapporto al valore complessivo di  tutte  le consegne di latte ammontava allo 0,217 %; negli anni successivi (1996 – 1999) simile percentuale si attestava soltanto
      una volta ad un livello leggermente più alto (0,227 % nel 1996), altrimenti essa si attestava costantemente ad un livello
      leggermente più basso (essa si è contratta tra il 1997 ed il 1999 ed ha raggiunto lo 0,196 % nel 1997 e lo 0,185 % nel 1998
      e, da ultimo, lo 0,174 % nel 1999).
       2.  Sulla causa principale 
      
      
        25.      L’attore nella causa principale, il sig. Kuipers, produce latte nei Paesi Bassi e, nel 1995, ha consegnato al caseificio olandese
       Zuivelfabriek De Kievit B.V.,  sito in Meppel, latte non pastorizzato. Con lettere del 24 luglio, 28 luglio, 8 agosto e 15 agosto 1995, che recavano il
      titolo «Rapporto sulla qualità», il caseificio ha comunicato al sig. Kuipers che nel latte non pastorizzato da lui consegnato
      sarebbero stati riscontrati residui di un antibiotico 
         			(14)
         		. Per questa ragione, nel pagamento del latte non pastorizzato consegnato dal sig. Kuipers, in applicazione dell’art. 12 del
      regolamento 1994, è stata preventivata una riduzione di prezzo di NLG 0,50 (0,23 euro)/kg ed è stato trattenuto il corrispondente
      importo di denaro – per complessivi NLG 5 428,95 (2 463, 55 euro).
      
      
        26.      Il sig. Kuipers, in primo luogo, ha esperito senza esito positivo diversi rimedi interni presso l’istituto COKZ. Da ultimo,
      sulla base di un suo ricorso, il  Raad van State, Afdeling bestuursrechtspraak  
         			(15)
         		, in secondo grado, ha annullato le decisioni giurisdizionali civili ed amministrative fino a quel momento emanate ed ha disposto,
      tra l’altro, che l’originaria opposizione del sig. Kuipers dovesse essere inoltrata presso il Productschap Zuivel per un ulteriore
      esame.
      
      
        27.      Il 20 dicembre 2000, il Productschap Zuivel ha respinto l’opposizione del sig. Kuipers che nel frattempo le era stata inoltrata.
      Contro questa decisione il sig. Kuipers ha presentato ricorso dinanzi al giudice del rinvio.
      
      
      IV –  Domanda di pronuncia pregiudiziale e procedimento dinanzi alla Corte di giustizia 
      
        28.      Con sentenza 27 giugno 2003 il College van Beroep voor het bedrijfsleven ha sospeso il procedimento dinanzi ad esso pendente
      ed ha presentato alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      1)
         Se un sistema nazionale di riduzioni e di premi legati alla qualità del latte non pastorizzato fornito al caseificio, come
            quello di cui trattasi, sia compatibile con il regolamento (CEE) n. 804/68, relativo all’organizzazione comune dei mercati
            nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, e in particolare col divieto di effettuare una «perequazione tra i
            prezzi» di cui all’art. 24, n. 2 (divenuto, in seguito a consolidazione dei testi modificati, art. 38, n. 2, del regolamento
            (CEE) n. 1255/99). 
         
      
      
      2)
         Se un sistema nazionale di premi legati alla qualità del latte  non pastorizzato fornito al caseificio, come quello di cui
            trattasi, sia compatibile col divieto di versare aiuti di cui all’art. 24, n. 1, del regolamento (CEE) n. 804/68.
         
      
      
      3)
         In caso di soluzione affermativa della questione sub 2): se tale sistema nazionale debba essere considerato un aiuto la cui
            istituzione deve essere previamente notificata alla Commissione in forza dell’art. 93, n. 3, del Trattato CE (divenuto art. 88,
            n. 3, CE).
         
      
      
      
        29.      Nel procedimento dinanzi alla Corte hanno presentato osservazioni scritte e orali il sig. Kuipers, il governo olandese e la
      Commissione.
      
      
      V –  Valutazione 
      
       A –  Sulla prima questione: compatibilità delle riduzioni e dei premi qualitativi con la normativa europea sul prezzo del latte 
      
        30.      Con la sua prima questione il giudice del rinvio chiede essenzialmente se l’organizzazione comune dei mercati (in prosieguo,
      anche: l’«organizzazione del mercato comune») del latte e dei latticini, in particolare l’art. 24, n. 2, del regolamento n. 804/68,
      sia in contrasto con una normativa nazionale come quella olandese che prevede riduzioni di prezzo e premi dipendenti dalla
      qualità del latte non pastorizzato consegnato presso i caseifici.
      
      
        31.      Mentre il governo olandese ritiene compatibile con il regolamento n. 804/68 il sistema di riduzioni e premi oggetto della
      controversia, la Commissione vede in esso una violazione della normativa sui prezzi dell’organizzazione del mercato comune.
      Anche il sig. Kuipers considera questa regolamentazione inammissibile.
      
      
        32.      Secondo costante giurisprudenza, gli Stati membri, nel settore rientrante in un’organizzazione del mercato comune, non possono
      compromettere il regime dei prezzi previsto adottando disposizioni speciali a livello nazionale. Gli Stati membri sono tenuti
      ad astenersi dall’adottare qualsiasi misura che possa derogare all’organizzazione del mercato comune o costituirne una violazione 
         			(16)
         		. Sono parimenti incompatibili con un’organizzazione del mercato comune le disposizioni che ostano al suo buon funzionamento,
      anche se la materia presa in considerazione non sia stata disciplinata tassativamente dall’organizzazione del mercato comune
      
         			(17)
         		. 
      
      
        33.      Due aspetti devono essere esaminati sulla base di questi presupposti: il primo, se l’organizzazione del mercato comune lasci
      spazio, in linea di principio, per disposizioni a livello nazionale o se contenga un regime dei prezzi tassativo (cfr., in
      prosieguo, sezione 1); il secondo, se tali disposizioni nazionali – se e in quanto rimanga spazio per esse – siano idonee
      a compromettere l’organizzazione del mercato comune (cfr., in prosieguo, sezione 2). In tale contesto si dovrà ogni volta
      esaminare anche l’art. 24, n. 2, del regolamento n. 804/68, cui il giudice del rinvio fa riferimento.
       1.       Ambito residuo per le misure introdotte a livello nazionale
      
      
        34.      Per quanto riguarda  lo spazio residuo per le misure introdotte a livello nazionale , l’organizzazione del mercato comune del latte e dei latticini include un regime dei prezzi che prevede, tra l’altro, un
      prezzo indicativo (in prosieguo, anche: il «prezzo di riferimento») per il latte. D’altra parte, l’art. 3, n. 3, del regolamento
      n. 804/68 dispone soltanto che questo prezzo di riferimento sia stabilito  per latte contenente il 3,7 % di materie grasse  franco latteria  
         			(18)
         		. Per contro, il regolamento tace sugli effetti che eventuali altre qualità del latte possano avere sulla formazione dei prezzi;
      si pensi soltanto a certi difetti qualitativi quali, ad esempio, i residui di antibiotici constatati nel caso in esame.
      
      
        35.      Mi sembrerebbe poco convincente dedurre da questo silenzio dell’art. 3 del regolamento n. 804/68 che il regime dei prezzi
      in esso previsto sia, sotto ogni punto di vista,  tassativo . Infatti, qualora si considerasse una simile normativa come tassativa, si perverrebbe alla conclusione contraddittoria che
      nella Comunità si debba tendere sempre allo stesso corrispettivo, orientato secondo il prezzo di riferimento, per latte di
      qualsiasi qualità e cioè anche per latte carente dal punto di vista qualitativo. Normative che introducessero una differenziazione
      ulteriore del prezzo del latte, secondo aspetti diversi dal contenuto in grassi menzionato all’art. 3, n. 3, del regolamento
      n. 804/68, sarebbero quindi escluse a priori. Appare per contro ovvio permettere il riferimento ad altre caratteristiche qualitative
      del latte, accanto al suo contenuto in materie grasse, e in particolare la considerazione delle carenze qualitative di esso
      ai fini della differenziazione dei prezzi.
      
      
        36.      Anche le norme di diritto derivato chiamate in causa dal sig. Kuipers non conducono a diverse conclusioni. Il sig. Kuipers
      si richiama alle direttive 46/92 
         			(19)
         		 e 47/92 
         			(20)
         		. Attraverso queste direttive come, del resto, anche con il regolamento n. 2377/90 
         			(21)
         		, sono state introdotte – detto in sintesi – determinate prescrizioni igieniche per i prodotti agricoli e sono stati stabiliti
      i valori massimi tollerati per i residui di antibiotici in tali prodotti. Pertanto, i prodotti che risultano in regola con
      i valori massimi stabiliti sono fondamentalmente idonei alla circolazione. In nessun modo si può tuttavia dedurre da questa
      situazione che per ogni prodotto che rispetta i valori massimi si debba costantemente tendere ad ottenere il medesimo prezzo.
      Anzi, l’esistenza di valori massimi non esclude comunque che, nell’ambito dei valori stabiliti, sia aggiuntivamente prevista
      un’ulteriore differenziazione basata sulla qualità e che questa differenziazione si rifletta anche sul prezzo.
      
      
        37.      Il fatto che misure nazionali con effetti sul prezzo del latte non possano essere completamente escluse è dimostrato del resto
      anche da un argomento a contrario, desumibile dall’art. 24, n. 2, del regolamento n. 804/68. Tale disposizione osta infatti
      certamente a determinate misure interne dei singoli Stati, in essa indicate con maggior precisione (perequazione tra i prezzi),
      ma non vieta  ogni  misura degli Stati membri con effetti sulla formazione dei prezzi.
      
      
        38.      Solo incidentalmente si osserva che anche l’art. 5, n. 1, secondo comma, del regolamento n. 1411/71, che al momento rilevante
      era ancora applicabile, conferma questo modo di vedere. Questa disposizione prescrive – in collegamento con la produzione
      di latte per il consumo – un sistema di pagamento differenziato sulla base della qualità. Il legislatore comunitario evidentemente
      riteneva quindi che il regime dei prezzi contenuto nel regolamento n. 804/68 non fosse tassativo.
      
      
        39.      Poiché la Comunità non ha emanato disposizioni proprie per quanto riguarda il pagamento del latte non pastorizzato sulla base
      della qualità – né in collegamento con la produzione di latte destinato al consumo né in collegamento con la produzione di
      altri latticini –, e fintantoché non lo faccia, la formazione dei prezzi del latte non è disciplinata tassativamente a livello
      comunitario e può essere integrata – nell’osservanza delle prescrizioni del diritto comunitario –dagli Stati membri.
       2.       Mancato pregiudizio all’organizzazione del mercato comune
      
      
        40.      Rimane da discutere se misure nazionali come quelle olandesi siano concretamente idonee  a compromettere  l’organizzazione del mercato comune nel suo complesso e in particolare il regime dei prezzi in essa previsto. Questo può
      essere valutato soltanto sulla base del significato e dello scopo di questa disciplina, nonché del primato degli scopi e delle
      prescrizioni del Trattato CE.
       a)       Il prezzo di riferimento come fine politico
      
      
        41.      Il prezzo di riferimento per il latte costituisce  uno scopo politico  a livello comunitario; questo tipo di  prezzo di orientamento  non garantisce a tutti i produttori di ogni Stato membro di conseguire un ricavo corrispondente al prezzo di riferimento 
         			(22)
         		. Ciò risulta anche dalla formulazione dell’art. 3, n. 2, del regolamento n. 804/68; a norma del medesimo, il prezzo di riferimento
      è «il prezzo del latte che  si tende ad assicurare  per la totalità  del latte venduto  dai produttori  durante la campagna lattiera (…)» 
         			(23)
         		.
      
      
        42.      Si dimostra pertanto erroneo l’argomento della Commissione, secondo cui il prezzo che ogni singolo produttore consegue per
      il suo prodotto dovrebbe avvicinarsi il più possibile al prezzo di riferimento 
         			(24)
         		. Se, infatti, si intende il prezzo di riferimento non come garanzia di ricavo individuale, bensì soltanto come obiettivo
      politico, allora si deve tendere ad ottenere un livello dei prezzi che corrisponda a questo valore orientativo soltanto nella
      media dell’intera Comunità. Per contro, un prezzo di riferimento inteso come obiettivo politico lascia sicuramente ancora
      spazio per una differenziazione a seconda della qualità del singolo prodotto.
      
      
        43.      L’obiettivo politico di un prezzo di riferimento per il latte, unico in tutta la Comunità, non viene compromesso affatto da
      un sistema come quello olandese, che prevede riduzioni e premi in rapporto alla qualità. Come si può infatti desumere dall’art. 11,
      n. 2, del regolamento 1994, l’ammontare del premio qualitativo deve essere stabilito volta per volta in modo tale che l’importo
      complessivo dei premi qualitativi corrisposti per il periodo di cui trattasi corrisponda esattamente o quasi all’importo complessivo
      delle trattenute effettuate. Espresso in altri termini, il sistema delle riduzioni e dei premi non conduce ad alcuna variazione
      dell’importo complessivo che i caseifici olandesi in un periodo determinato spendono per l’acquisto di latte non pastorizzato.
      Il sistema implica semplicemente che i caseifici non pagano lo stesso prezzo ad ogni produttore a prescindere dalla qualità
      del suo latte non pastorizzato bensì, in dipendenza dalla qualità fornita, ad alcuni produttori compete un compenso più alto
      mentre ad altri uno più contenuto. Con una simile normativa, nel complesso  neutra dal punto di vista del gettito,  viene garantito che mediamente nei Paesi Bassi non ci si discosti dal prezzo di riferimento previsto dal diritto comunitario
      e che, quindi, il funzionamento dell’organizzazione del mercato comune non venga compromesso.
      
      
        44.      Da questo punto di vista il caso in esame si differenzia sostanzialmente, ad esempio, anche dal caso Toffoli, in cui una disciplina
      nazionale aveva condotto ad un prezzo per i produttori generalmente più elevato per il latte di quanto fosse stato previsto
      a livello comunitario con il prezzo di riferimento (260 lire italiane (ITL)/kg in luogo di ITL 204,26/kg) 
         			(25)
         		; a differenza di quanto accade nella presente controversia, si verificò in quella circostanza, di conseguenza, uno scostamento
      dal prezzo indicativo e quindi un evidente danno all’organizzazione del mercato comune.
       b)       Considerazione degli interessi del consumatore e del produttore; stabilizzazione dei mercati; garanzia dell’approvvigionamento
      
      
        45.      Con l’organizzazione del mercato comune del latte e dei latticini si mira essenzialmente ad ottenere un livello dei prezzi,
      agli stadi della produzione e del commercio all’ingrosso, che tenga conto tanto degli interessi di tutti i produttori comunitari
      nel settore considerato, quanto di quelli dei consumatori, e che inoltre garantisca gli approvvigionamenti, senza incentivare
      eccessi di produzione 
         			(26)
         		.
       i) Esigenze dei consumatori
      
      
        46.      Una normativa come quella olandese, con supplementi e riduzioni di prezzo per il latte non pastorizzato, mira ad introdurre
      un sistema di corrispettivi orientato secondo la qualità e ad incrementare la qualità dei prodotti agricoli attraverso incentivi
      finanziari. Una simile normativa prende in considerazione le  esigenze dei consumatori , della cui tutela si deve tenere conto, a norma dell’art. 153, n. 2, CE, nella definizione e nell’attuazione di tutte le
      politiche comunitarie. Essa è, in particolare, intesa a realizzare l’obiettivo di assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne
      ai consumatori (art. 33, n. 1, lett. e), CE). Infatti, il criterio della  ragionevolezza  consiglia di mirare, nella rimunerazione dei prodotti agricoli, a un corretto rapporto prezzo-prestazione e di non tendere,
      per prodotti che sono di minor valore qualitativo, ad un prezzo vicino a quello dei prodotti agricoli qualitativamente ineccepibili
      o addirittura di elevato valore.
       ii) Interessi dei produttori
      
      
        47.      Una simile normativa è, nel contempo, anche pienamente coerente con gli  interessi dei produttori . Il produttore di un bene di minor valore qualitativo non può infatti attendersi di conseguire per un simile prodotto lo
      stesso prezzo di un produttore che metta in commercio un bene qualitativamente ineccepibile o addirittura di elevato valore.
      Chi invece si dedica ad una produzione di qualità si attende giustamente di ricavare con il suo prodotto più di quanto possa
      realizzare il produttore di un bene di minor valore qualitativo.
      
      
        48.      Anche l’obiettivo previsto dall’art. 33, n. 1, lett. b), CE del miglioramento del reddito individuale di coloro che lavorano
      nell’agricoltura non richiede di tendere ad ottenere sempre lo stesso prezzo per i prodotti agricoli,  a prescindere  dalla loro qualità . 
      
      
        49.      Si potrebbe semmai riconoscere l’esistenza di un pregiudizio agli interessi dei produttori, qualora le riduzioni di prezzo
      disposte dallo Stato non fossero in correlazione con constatate carenze qualitative 
         			(27)
         		. E’ compito del giudice del rinvio constatare all’occorrenza se una riduzione di prezzo come quella applicata nel caso in
      esame, cioè una riduzione per l’ammontare di più di due terzi del normale prezzo del latte 
         			(28)
         		, non sia equamente commisurata ai difetti qualitativi di una fornitura di latte che presenti residui di antibiotici, o se
      sia invece ad essi proporzionata.
       iii) Il sistema di corrispettivi correlati alla qualità come contributo alla stabilizzazione dei mercati
      
      
        50.      Potrebbe parimenti essere più facilmente raggiunto l’obiettivo previsto all’art. 33, n. 1, lett. c), CE, di  stabilizzazione dei mercati , qualora il pagamento dei produttori fosse almeno correlato anche alla qualità dei prodotti. Di certo, originariamente, come
      obiettivi alla base della politica agricola della Comunità potevano esserci l’aumento della produzione e la garanzia dell’approvvigionamento
      della popolazione soprattutto dal punto di vista quantitativo 
         			(29)
         		, in particolare per quanto riguardava i generi alimentari primari. In tempi di indubbia crisi di fiducia dei consumatori
      in rapporto a determinati prodotti agricoli, alla qualità della produzione è tuttavia ascrivibile un significato maggiore.
      Se i corrispettivi vengono orientati secondo la qualità dei prodotti, si può ottenere con ciò un forte incentivo all’immissione
      in commercio di prodotti di qualità e, infine, si può recuperare la fiducia del consumatore, andata perduta.
      
      
        51.      La normativa comunitaria manifesta una tendenza generale alla valorizzazione della qualità dei prodotti nell’ambito della
      politica agricola comune, al fine di promuoverne la reputazione 
         			(30)
         		. L’introduzione di un sistema di remunerazione dei prodotti agricoli correlato alla qualità è coerente con questi obiettivi.
       c)       Obiettivi di politica della concorrenza
      
      
        52.      Anche gli obiettivi di politica della concorrenza della Comunità non possono essere trascurati nella valutazione di un sistema
      quale quello olandese. Come la Corte ha già constatato, il mantenimento di una effettiva concorrenza sui mercati dei prodotti
      agricoli fa parte degli obiettivi della politica agricola comune e dell’organizzazione del  mercato comune del latte e dei
      latticini; le organizzazioni del mercato  comune non rappresentano uno spazio senza concorrenza 
         			(31)
         		.
      
      
        53.      Di certo un sistema come quello olandese, che prevede un intervento disposto dallo Stato nella formazione dei prezzi, non
      costituisce, dal punto di vista della politica della concorrenza, il caso ideale. Tuttavia, gli incentivi finanziari per l’incremento
      della qualità che questo sistema offre possono comunque contribuire a far sì che i produttori si facciano concorrenza sulla
      qualità. Gli obiettivi del Trattato CE nel campo della politica della concorrenza militano pertanto piuttosto a favore che
      non contro l’ammissibilità di una normativa come quella olandese 
         			(32)
         		.
       d)       Sintesi
      
      
        54.      Sulla base di queste premesse non risulta che un regime dei prezzi come quello olandese sia idoneo a compromettere il raggiungimento
      degli obiettivi dell’organizzazione del mercato comune del latte e dei latticini – interpretati alla luce del primato degli
      obiettivi e delle disposizioni del Trattato CE.
       3.       Il divieto di perequazione tra i prezzi
      
      
        55.      Per quanto riguarda, da ultimo, l’art. 24, n. 2, del regolamento n. 804/68, tale disposizione vieta soltanto le misure nazionali
      che permettono una  perequazione tra i prezzi . Per la precisione, questo divieto concerne le misure che rendono possibile una perequazione «tra i prezzi dei prodotti di
      cui all’articolo 1». Questi prodotti sono in particolare il latte, la crema di latte, il burro, i formaggi, i latticini di
      latte cagliato, il lattosio e lo sciroppo di lattosio.
      
      
        56.      Già dalla formulazione letterale di questa disposizione – i concetti di «prezzi» e di «prodotti» sono utilizzati al plurale
      – deriva che con essa deve essere vietata soltanto una perequazione tra i prezzi di  latticini differenti , cioè ad esempio una perequazione tra il prezzo del latte e quello della crema di latte o tra il prezzo della crema di latte
      e quello del burro. Si allude, ad esempio, ad un certo genere di sovvenzionamento incrociato disposto o approvato dallo Stato,
      con il cui sostegno il prezzo di uno dei detti prodotti viene tenuto artificiosamente basso attraverso un aumento del prezzo
      di un altro di questi prodotti. Il significato e lo scopo dell’organizzazione del mercato comune sottolineano quanto segue:
      si deve impedire che uno Stato membro eluda le prescrizioni emanate a livello comunitario per la formazione dei prezzi dei
      differenti latticini, in particolare i prezzi di intervento e i prezzi di riferimento fissati 
         			(33)
         		. Tuttavia, come già si è dimostrato, nulla vi è da obiettare contro una configurazione della struttura dei prezzi correlata
      alla qualità per ognuno di questi prodotti, nell’ambito delle prescrizioni del diritto comunitario.
       4.       Conclusione parziale
       Per il complesso di questi motivi, il regolamento n. 804/68 non è osta ad una normativa nazionale come quella olandese, che
      prevede riduzioni di prezzo e premi dipendenti dalla qualità del latte non pastorizzato consegnato ai caseifici.
      
      
       B –  Sulla seconda e sulla terza questione: la disciplina degli aiuti di Stato 
      
        57.      Con la seconda e terza questione, il giudice del rinvio si chiede essenzialmente se la disciplina comunitaria sugli aiuti
      di Stato sia applicabile ad una normativa sui prezzi quale quella olandese. Viene quindi in considerazione la violazione di
      due norme appartenenti al diritto in materia di aiuti di Stato: il divieto speciale di aiuti, previsto all’art. 24, n. 1,
      del regolamento n. 804/68, ed il divieto generale di aiuti, di cui all’art. 87, n. 1, CE.
      
      
        58.      Espressamente vietati in forza dell’art. 24, n. 1, del regolamento n. 804/68 sono gli aiuti il cui importo sia determinato
      in funzione del prezzo o del quantitativo di latte o di latticini. Questo  divieto speciale di aiuti  ha senz’altro, per il suo riferimento al prezzo e ai quantitativi, un ambito di applicazione più circoscritto del divieto
      generale di aiuti, contemplato dall’art. 87, n. 1, CE. Nei limiti di quest’ambito di applicazione, tuttavia, l’art. 24 del
      regolamento n. 804/68 è più rigido dell’art. 87 CE e non consente nessuna delle eccezioni di cui all’art. 87, n. 3, CE, limitando,
      al contrario, il loro novero alle sole eccezioni stabilite a norma dell’art. 87, n. 2, CE 
         			(34)
         		.
      
      
        59.      Accanto a questo divieto speciale di aiuti, anche le disposizioni di cui agli artt. 87 CE ed 88 CE e, pertanto, il  divieto generale di aiuti  del Trattato CE sono applicabili, a norma dell’art. 36 CE in combinato disposto con l’art. 23 del regolamento n. 804/68, alla
      produzione ed al commercio di latte e di latticini. Questo viene del resto anche confermato dalla seconda frase del dodicesimo
      ‘considerando’ del regolamento n. 804/68, secondo cui le disposizioni del Trattato CE in materia di aiuti devono essere rese
      applicabili («grundsätzlich»: in linea di principio 
         			(35)
         		) al settore del latte 
         			(36)
         		.
      
      
        60.      La formulazione «fatte salve le disposizioni contrarie» contenuta nell’art. 23 del regolamento n. 804/68, non significa in
      nessun modo che l’art. 24, n. 1, di tale regolamento contenga una disciplina tassativa circa l’ammissibilità o l’inammissibilità
      degli aiuti nel settore del latte. Altrimenti lo stesso art. 23 sarebbe privato di contenuti e di efficacia pratica. L’art. 24,
      n. 1, prevede piuttosto soltanto uno speciale divieto di determinati aiuti per il latte e i latticini, ma non contiene nessuna
      disciplina tassativa.
      
      
       1. I premi alla luce del divieto di aiuti (art. 24, n. 1, del regolamento n. 804/68 e art. 87, n. 1, CE)
      
        61.      Con la sua seconda questione il giudice del rinvio chiede essenzialmente se una normativa nazionale come quella olandese,
      che prevede riduzioni di prezzo per il latte non pastorizzato di minor qualità e che con esse finanzia i premi per la costante
      consegna di latte non pastorizzato ineccepibile dal punto di vista qualitativo, rientri nell’ambito di applicazione del divieto
      di aiuti previsto dall’art. 24, n. 1, del regolamento n. 804/68.
      
      
        62.      Mentre la Commissione ed il sig. Kuipers difendono il punto di vista secondo cui premi qualitativi come quelli olandesi costituirebbero
      aiuti, il governo olandese sostiene la tesi opposta.
      
      
        63.      Presupposto fondamentale per l’applicazione del divieto di aiuti è che, in linea di principio, nel caso concreto l’aiuto sussista.
      Per quanto riguarda il concetto di aiuti, l’art. 24, n. 1, del regolamento n. 804/68 non contiene una disposizione autonoma.
      Il concetto di aiuti contenuto in questa disposizione dovrebbe pertanto essere interpretato allo stesso modo di quello previsto
      dall’art. 87 CE (e dell’art. 88 CE); ciò corrisponderebbe anche agli obiettivi stabiliti dall’art. 23 del regolamento n. 804/68
      e dal dodicesimo ‘considerando’ di esso, secondo cui le norme del Trattato CE in materia di aiuti devono essere applicate
      nell’ambito dell’organizzazione del mercato comune.
      
      
        64.      Secondo la giurisprudenza, il divieto di aiuti opera quando sussistono cumulativamente quattro presupposti: in primo luogo,
      deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante risorse statali. In secondo luogo, tale intervento deve
      poter incidere sugli scambi tra Stati membri. In terzo luogo, deve concedere un vantaggio al suo beneficiario. In quarto luogo
      deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza 
         			(37)
         		.
      
      
        65.      Nella controversia in esame sollevano problemi soprattutto il primo presupposto (intervento effettuato mediante risorse statali)
      ed il terzo (vantaggio per il beneficiario). Ad essi è dedicata la seguente esposizione.
      
      
       a) Intervento effettuato mediante risorse statali
      
        66.      Necessita in primo luogo di una discussione più approfondita la questione se i premi correlati alla qualità pagati dai caseifici
      siano  in fin dei conti attribuiti  mediante l’intervento di risorse statali  e debbano pertanto  essere imputati  allo Stato  
         			(38)
         		.
      
      
        67.      Punto di partenza delle riflessioni dovrebbe essere il fatto che i premi controversi vengono attribuiti ai produttori di latte
      da caseifici privati e derivano da risorse di origine privata, cioè dal ricavato delle trattenute effettuate nei confronti
      di quanti hanno consegnato latte non pastorizzato di minor qualità.
      
      
        68.      Il fatto che i caseifici olandesi siano  tenuti in forza di disposizioni di legge  all’attribuzione di simili premi non è in sé e per sé sufficiente per conferire ad essi il carattere di aiuti 
         			(39)
         		.
      
      
        69.      Piuttosto, secondo la giurisprudenza, sono decisivi aspetti: in base al primo, le risorse che vengono impiegate per il pagamento
      dei premi di qualità, anche se non appartengono in via permanente al patrimonio dello Stato, devono almeno trovarsi costantemente
       sotto il controllo statale  ed essere pertanto a disposizione delle autorità nazionali competenti 
         			(40)
         		. In base al secondo, l’attribuzione dei premi qualitativi deve costituire per lo Stato o per l’istituzione da esso incaricata
      un  onere aggiuntivo  
         			(41)
         		.
      
      
        70.      A favore della tesi di un  controllo statale  sulle risorse in questione milita il fatto che i caseifici, nel sistema olandese, possono essere considerati quali enti pagatori
      incaricati dallo Stato, mentre l’istituto COKZ, parimenti incaricato dallo Stato 
         			(42)
         		, effettua la gestione globale di detti pagamenti. A questo scopo, l’istituto COKZ non soltanto calcola per ogni periodo di
      tempo l’entità dei premi qualitativi da versare sulla base dei dati trasmessi dai caseifici, bensì funge anche esso stesso
      da centro di ridistribuzione. Così, esso preleva gli introiti in eccesso di singoli caseifici, accumulati grazie alle trattenute,
      e li trasferisce in particolare a quei caseifici le cui risorse derivanti dalle trattenute nello stesso periodo di riferimento
      abbiano raggiunto un livello inferiore a quanto necessario per il pagamento dei premi. In udienza, la Commissione ha coniato
      in proposito il concetto di «fondo virtuale». Diversamente dalla causa PreussenElektra 
         			(43)
         		, pertanto, una parte del denaro impiegato per il pagamento dei premi qualitativi passa comunque prima «per le mani» dello
      Stato, proprio attraverso la mediazione dell’istituto COKZ, da esso incaricato.
      
      
        71.      L’attribuzione dei premi correlati alla qualità è anche parte di una politica per il miglioramento della qualità dei prodotti
      agricoli promossa dal governo olandese 
         			(44)
         		 e serve all’attuazione di essa. Sotto questo profilo, il caso in esame si differenzia in parte dalla causa Pearle 
         			(45)
         		, in cui la misura controversa di un’associazione di categoria era attribuibile all’iniziativa di privati.
      
      
        72.      Per contro, nel presente caso, proprio come nella causa Pearle 
         			(46)
         		, non esistono elementi per affermare che l’attribuzione di premi di qualità possa condurre ad un  onere aggiuntivo  per le finanze pubbliche. Anche se un ente incaricato dallo Stato funge da centro di ridistribuzione o da amministratore
      fiduciario di un «fondo virtuale», rimane pur sempre il fatto che gli enti pubblici per l’attribuzione di premi di qualità
      non immettono, sotto nessuna forma, nuovi quantitativi di denaro nel sistema e che il settore pubblico, in questo contesto,
      non rinuncia a nessun tipo di introito, che altrimenti gli competerebbe.
      
      
        73.      Pertanto, nella controversia in esame si tratta essenzialmente non di un incentivo, finanziato a livello pubblico, di determinati
      operatori economici, bensì piuttosto di un intervento predisposto dallo Stato nella formazione dei prezzi tra i caseifici,
      da un lato, e i produttori di latte non pastorizzato (allevatori), dall’altro. Tuttavia, anche se alcuni operatori economici
      vengono favoriti a danno di altri attraverso un puro e semplice intervento nella formazione dei prezzi, i vantaggi risultanti
      non derivano in questo modo né indirettamente né direttamente da risorse statali 
         			(47)
         		.
      
      
        74.      Alla luce di tali circostanze, i premi non possono essere considerati una prestazione  derivante  da risorse statali .
      
      
       b) Vantaggio per il beneficiario
      
        75.      Tuttavia, anche qualora  – in contrasto con il parere qui esposto –si volesse ammettere l’origine statale delle risorse erogate,
      resterebbe comunque ancora da esaminare se supplementi di prezzo del genere di quelli controversi nel procedimento principale
      costituiscano in linea di principio un  vantaggio  per il beneficiario, che giustifichi la loro qualificazione come aiuti ai sensi degli artt. 87 CE e 24, n. 1, del regolamento
      n. 804/68.
      
      
        76.      Vengono considerati aiuti gli interventi che, sotto qualsiasi forma, sono atti a favorire direttamente o indirettamente determinate
      imprese o che devono ritenersi un vantaggio economico che l’impresa beneficiaria non avrebbe ottenuto in condizioni normali
      di mercato 
         			(48)
         		.
      
      
        77.      La questione decisiva è pertanto se supplementi di prezzo come quelli controversi nel procedimento principale, in ultima analisi,
      costituiscano soltanto, per i produttori di latte, una controprestazione conforme agli usi di mercato o se in essi sia riconoscibile
      un vantaggio finanziario che i produttori di latte interessati non avrebbero potuto ottenere a condizioni di mercato e che,
      pertanto, li avvantaggia nei confronti dei loro concorrenti 
         			(49)
         		.
      
      
        78.      In quest’ambito la Corte si è limitata a constatare, brevemente, che una misura  non  ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 87, n. 1, CE quando dev’essere considerata come contropartita delle prestazioni
      che vengono effettuate per assolvere  obblighi di servizio pubblico  
         			(50)
         		.
      
      
        79.      Questo concetto è in ultima analisi soltanto l’espressione del principio generale secondo cui il diritto in materia di aiuti
      non è  applicabile a quei rapporti giuridici in cui ad una prestazione corrisponde una controprestazione conforme agli usi
      del mercato. Chi, cioè, compie una prestazione e ottiene per questo una controprestazione conforme agli usi del mercato non
      è un destinatario di aiuti, ma opera sul mercato in condizioni normali di concorrenza 
         			(51)
         		.
      
      
        80.      Le informazioni di cui disponiamo relative al procedimento principale inducono a considerare i premi del genere praticato
      nei Paesi Bassi, nel caso concreto, come  controprestazione  per le forniture effettuate dai produttori di latte e non come una sorta di vantaggio speciale per essi. Attraverso i premi
      non vengono cioè in nessun caso  remunerate una seconda volta,  e cioè in aggiunta al normale prezzo, da corrispondere comunque per merce qualitativamente ineccepibile,  singole  consegne di latte non pastorizzato, considerate isolatamente. Piuttosto, i premi qui controversi sono collegati, oltre che
      all’ elemento qualitativo , anche ad un  elemento cronologico . Essi hanno la funzione di costituire un riconoscimento aggiuntivo per la  costante  consegna di latte non pastorizzato privo di difetti qualitativi  per lungo tempo , e con essi viene pertanto remunerato un elemento di  qualità durevole,  ben al di là di una semplice unica consegna. Per pervenire cioè al godimento del premio qualitativo il produttore interessato
      deve aver effettuato, per un periodo di dodici settimane, forniture di latte che sia stato penalizzato al massimo una sola
      volta con un solo punto di riduzione e nel quale non siano state riscontrate sostanze estranee, che impediscano la proliferazione
      di batteri 
         			(52)
         		.
      
      
        81.      Più difficile da risolvere è il problema se una simile controprestazione sotto forma di premio qualitativo sia, per la sua
      entità,  conforme agli usi di mercato , considerato che si tratta di un mercato fortemente regolamentato 
         			(53)
         		. Tuttavia, la conformità agli usi di mercato potrebbe eventualmente essere negata qualora i premi attribuiti, per il loro
      importo, superassero quanto avrebbe dovuto essere conseguito ad ogni modo attraverso il libero gioco delle forze di mercato.
      Nel caso in esame è pacifico, per contro, il fatto che i premi qualitativi attribuiti al singolo produttore sono molto contenuti
      nel loro importo 
         			(54)
         		. Considerata questa premessa appare assai improbabile che i produttori di latte beneficiati non avrebbero potuto ottenere
      anche alle normali condizioni di mercato, cioè senza un intervento statale nella formazione dei prezzi, premi qualitativi
      dello stesso ordine di grandezza.
      
      
        82.      Il fatto che i premi qualitativi possano oscillare nella loro entità non milita contro una loro classificazione come controprestazione
      conforme agli usi di mercato. Rientra piuttosto nella natura stessa della situazione il fatto che in un certo periodo in cui,
      a confronto, molti produttori hanno consegnato latte non pastorizzato di minor valore qualitativo, a coloro che consegnano
      latte non pastorizzato costantemente privo di difetti qualitativi competano premi corrispondentemente alti, poiché il loro
      sforzo qualitativo in tale periodo è di valore particolarmente elevato. Per contro, i premi qualitativi risultano corrispondentemente
      più modesti in un periodo in cui relativamente pochi produttori hanno consegnato latte non pastorizzato di minor valore qualitativo
      e numerosi produttori hanno consegnato latte non pastorizzato qualitativamente privo di difetti, in quanto lo sforzo qualitativo
      di coloro che hanno consegnato latte non pastorizzato costantemente privo di difetti in questo periodo è, a paragone, di minor
      valore.
      
      
        83.      Per ragioni di completezza si osservi ancora che l’esame qualitativo del latte consegnato viene svolto secondo criteri previamente
      stabiliti e sotto la vigilanza di un centro di controllo sul latte istituito proprio a questo scopo (art. 10, n. 1, del regolamento
      1994 in combinato disposto con l’art. 7 del decreto olandese di base sul latte) 
         			(55)
         		. Inoltre, pervengono automaticamente al godimento dei premi, secondo le informazioni di cui disponiamo, tutti i produttori
      che soddisfano i criteri qualitativi previsti. Non va conseguentemente temuta una disparità di trattamento tra produttori.
      
      
        84.      In tale contesto appare chiaro che i premi attribuiti dai caseifici olandesi per la costante consegna di latte non pastorizzato
      qualitativamente ineccepibile non costituiscono aiuti ai sensi degli artt. 87 CE e 24, n. 1, del regolamento n. 804/68, ma
      sono semplicemente il corrispettivo di uno speciale sforzo qualitativo compiuto dai produttori.
      
      
       2. Le riduzioni di prezzo alla luce dell’obbligo di sospensione e di notifica ai sensi del diritto in materia di aiuti (art. 88,
      n. 3, CE)
      
        85.      Con la sua terza questione il giudice del rinvio chiede essenzialmente se una normativa nazionale come quella olandese, che
      prevede per il latte non pastorizzato di minor qualità determinate riduzioni di prezzo e che con esse finanzia i premi per
      la costante consegna di latte non pastorizzato qualitativamente ineccepibile, ricada nel campo di applicazione degli obblighi
      di sospensione e di notifica ai sensi del diritto in materia di aiuti, di cui all’art. 88, n. 3, CE.
      
      
        86.      L’obbligo di sospensione e di notifica previsto dall’art. 88, n. 3, CE riguarda fondamentalmente soltanto il  lato delle uscite , cioè l’attribuzione di aiuti al o ai beneficiari. Il  lato delle entrate , cioè l’imposizione di tributi per il finanziamento degli aiuti, non rientra normalmente nell’ambito dell’obbligo di sospensione
      e di notifica.
      
      
        87.      Un’estensione del detto obbligo di sospensione e di notifica anche al finanziamento degli aiuti viene in considerazione soltanto
      eccezionalmente, e cioè qualora sussista una immediata ed inscindibile interdipendenza tra il lato delle entrate e il lato
      delle uscite 
         			(56)
         		.
      
      
        88.      Nella controversia in esame molti elementi militano per l’esistenza di una simile immediata ed inscindibile interdipendenza
      tra l’effettuazione delle trattenute per il latte non pastorizzato di minore qualità, da un lato, e i premi con essa finanziati
      per la costante consegna di latte non pastorizzato qualitativamente ineccepibile, dall’altro. In particolare, l’entità del
      premio per ogni kg 100 di latte, a norma dell’art. 11, n. 2, del regolamento 1994, deve essere stabilita in modo tale che
      l’importo complessivo dei premi versati per il periodo rilevante corrisponda esattamente o quasi all’importo complessivo delle
      trattenute effettuate, le quali sono a scopo vincolato e servono esclusivamente al finanziamento dei premi.
      
      
        89.      Come tuttavia si è già ricordato 
         			(57)
         		, il premio in rapporto alla qualità che viene attribuito nella controversia in esame nei Paesi Bassi non costituisce aiuto
      di Stato ai sensi dell’art. 87 CE. In simili circostanze, anche le trattenute effettuate per il suo finanziamento non ricadono
      nell’ambito dell’obbligo di sospensione e di notifica previsto dall’art. 88, n. 3, CE.
      
      
       3. Conclusione parziale
      
        90.      Sulla base dei motivi esposti, gli artt. 87, n. 1, CE ed 88, n. 3, CE, nonché l’art. 24, n. 1, del regolamento n. 804/68 non
      ostano ad una normativa nazionale come quella olandese, che prevede per il latte non pastorizzato di minore qualità riduzioni
      di prezzo e che con esse finanzia premi per la consegna costante di latte non pastorizzato privo di difetti qualitativi.
      
      
       C –  Osservazione finale 
      
        91.      Nella sue osservazioni il sig. Kuipers osserva che il sistema olandese delle riduzioni di prezzo potrebbe essere incompatibile
      con le garanzie previste dall’art. 6 della Convenzione per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali  (in
      prosieguo: la «CEDU») 
         			(58)
         		. In proposito egli fa riferimento, tra l’altro, alla presunzione d’innocenza.
      
      
        92.      Questa tesi deve essere respinta per i seguenti motivi: l’ordinamento comunitario garantisce di certo un livello di diritti
      fondamentali che è equivalente a quello previsto dall’art. 6 della CEDU. Il riferimento alla presunzione d’innocenza nel caso
      in esame è tuttavia a priori erroneo, in quanto con riferimento ad un sistema di riduzioni di prezzo come quello olandese
      non può proprio parlarsi di un meccanismo sanzionatorio statale, bensì semplicemente di un intervento dello Stato nella formazione
      dei prezzi. Nel caso in esame non sussistono neanche elementi per quanto riguarda la violazione del diritto fondamentale ad
      un giusto processo; in particolare, deriva dagli atti che il sig. Kuipers ha avuto tutte le opportunità di formulare le proprie
      osservazioni e che ha fatto di esse ampio uso.
      
       
      VI –  Conclusione 
      
        93.      Sulla base delle considerazioni che precedono, suggerisco alla Corte di risolvere le questioni pregiudiziali ad essa proposte
      dal College van Beroep voor het bedrijfsleven nel modo seguente:
      
      1)
         Il regolamento (CEE) del Consiglio 27 giugno 1968, n. 804, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore del
            latte e dei prodotti lattiero-caseari, non osta ad una normativa nazionale come quella olandese, che prevede riduzioni di
            prezzo e premi dipendenti dalla qualità del latte non pastorizzato consegnato ai caseifici.
         
      
      
      2)
         Gli artt. 87, n. 1, CE ed 88, n. 3, CE, nonché l’art. 24, n. 1, del regolamento del Consiglio 27 giugno 1968, n. 804, relativo
            all’organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, non ostano ad una normativa nazionale
            come quella olandese, che prevede per il latte non pastorizzato di minore qualità riduzioni di prezzo e che con esse finanzia
            premi per la consegna costante di latte non pastorizzato privo di difetti qualitativi.
         
      
      
      
       1 –
         
         Lingua originale: il tedesco.
      
      2 –
         
         GU L 148, pag. 13.
            
         
      
      3 –
         
         Il regolamento n. 804/68 è stato sostituito, con effetto dal 1° gennaio 2000, dal regolamento (CE) del Consiglio 17 maggio
            1999, n. 1255, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 160,
            pag. 48; in prosieguo: il «regolamento n. 1255/1999»). La fattispecie del procedimento principale riguarda tuttavia l'anno
            1995, cosicché, per ragioni cronologiche, ad essa è ancora applicabile il regolamento n. 804/68.
            
         
      
      4 –
         
         Gli artt. 23 e 24 del regolamento n. 804/68 sono contenutisticamente identici agli artt. 37 e 38 del regolamento n. 1255/1999;
            cfr. anche l'allegato III del regolamento n. 1255/1999. Gli artt. 92 – 94 del precedente Trattato CE, cui si fa riferimento
            nel regolamento n. 804/68, corrispondono agli artt. 87 CE – 89 CE ora in vigore.
            
         
      
      5 –
         
         Con effetto dal 1° luglio 1996, l'art. 3, n. 1, del regolamento n. 804/68 è stato sostituito dalla seguente formulazione:
            «Ogni anno viene fissato, per la Comunità, un prezzo indicativo del latte» (regolamento (CE) del Consiglio 30 luglio 1996,
            n. 1587, GU L 206, pag. 21). Il regolamento n. 1255/1999, in vigore dal 1° gennaio 2000, all'art. 3 mantiene il sistema dei
            prezzi di riferimento, ma non prevede più come necessaria una nuova fissazione annuale.
            
         
      
      6 –
         
         Regolamento (CEE) del Consiglio 29 giugno 1971, n. 1411, che fissa le disposizioni complementari dell'organizzazione comune
            dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari per i prodotti della voce 04.01 della tariffa doganale comune
            (GU L 148, pag. 4). Questo regolamento è stato abrogato con effetto dal 1° gennaio 1998.
            
         
      
      7 –
         
         Stb. 1971, pag. 371, modificata dalla legge 23 dicembre 1993 (Stb. 1993, pag. 690).
            
         
      
      8 –
         
         Stb. 1994, pag. 63, modificato dal regolamento 26 giugno 1995, Stcrt. 122.
            
         
      
      9 –
         
         Stcrt. 1994, pag. 25. Abrogato a partire dall'8 gennaio 2000.
            
         
      
      10 –
         
         Istituto centrale per le questioni di qualità relative ai latticini.
            
         
      
      11 –
         
         PBO-blad 1994, fascicolo n. 9. Il 15 settembre 1999, il Productschap Zuivel ha emanato un nuovo regolamento, la  Zuivelverordening 2000, Uitbetaling van boerderijmelk naar kwaliteit, samenstelling  en gewicht  (regolamento 2000, sul pagamento del prezzo del latte di caseificio in base alla qualità, alla composizione e al peso), entrato
            in vigore il 1° gennaio 2000. Con esso è stato tra l'altro revocato il regolamento 1994.
            
         
      
      12 –
         
         PBO-blad 1994, fascicolo n. 20, pag. 25, modificato con decisioni 19 luglio 1994 (PBO-blad, fascicolo n. 42), e 15 febbraio
            1995 (PBO-blad, fascicolo n. 15).
            
         
      
      13 –
         
         Cfr., in proposito, in particolare, i punti 20–22 delle osservazioni scritte del governo olandese nonché gli argomenti da
            esso esposti in sede di trattazione orale.
            
         
      
      14 –
         
         Nell'ordinanza di rinvio si dice letteralmente: « een bacteriegroeiremmende stof » (una sostanza che impedisce la proliferazione di batteri). Il giudice del rinvio riferisce inoltre che il sig. Kuipers stesso
            avrebbe ammesso nel procedimento precontenzioso l'impiego di penicillina per contrastare l'insorgere della mastite.
            
         
      
      15 –
         
         Consiglio di Stato, sezione giurisdizionale.
            
         
      
      16 –
         
         Sentenze 6 novembre 1979, causa 10/79, Toffoli (Racc. pag. 3301, punto 12), 7 febbraio 1984, causa 166/82, Commissione/Italia
            (Racc. pag. 459, punto 23), 7 febbraio 1984, causa 237/82, Jongeneel Kaas (Racc. pag. 483, punto 12), nonché 9 settembre 2003,
            causa C‑137/00, Milk Marque e National Farmers' Union (Racc. pag. I‑7975, punti 63 e 80); cfr. anche – in altri settori della
            politica agricola comune – sentenze 26 giugno 1979, causa 177/78, Pigs and Bacon Commission (Racc. pag. 2161, punto 14), 19
            marzo 1998, causa C‑1/96, Compassion in World Farming (Racc. pag. I‑1251, punto 41), 8 gennaio 2002, causa C‑428/99, Van den
            Bor (Racc. pag. I‑127, punto 35), nonché 20 novembre 2003, causa C‑416/01, ACOR (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto
            21).
            
         
      
      17 –
         
         Sentenze Compassion in World Farming (punto 41) e Van den Bor (punto 35), citate alla nota 16.
            
         
      
      18 –
         
         Esso viene fissato dal Consiglio mediante la procedura di cui all'art. 37, n. 2, CE, in combinato disposto con l'art. 3, n. 4,
            del regolamento n. 804/68. 
            
         
      
      19 –
         
         Direttiva del Consiglio 16 giugno 1992, 92/46/CEE, che stabilisce le norme sanitarie per la produzione e la commercializzazione
            di latte crudo, di latte trattato termicamente e di prodotti a base di latte (GU L 268, pag. 1).
            
         
      
      20 –
         
         Direttiva del Consiglio 16 giugno 1992, 92/47/CEE, relativa alla concessione di deroghe temporanee e limitate alle norme sanitarie
            specifiche della Comunità in materia di produzione e immissione sul mercato di latte e di prodotti a base di latte (GU L 268,
            pag. 33).
            
         
      
      21 –
         
         Regolamento (CEE) del Consiglio 26 giugno 1990, n. 2377, che definisce una procedura comunitaria per la determinazione dei
            limiti massimi di residui di medicinali veterinari negli alimenti di origine animale (GU L 224, pag. 1), modificato, tra l'altro,
            dal regolamento (CEE) della Commissione 18 marzo 1992, n. 675 (GU L 73, pag. 8), citato dal sig. Kuipers, da ultimo modificato
            dal regolamento (CE) della Commissione 25 ottobre 2004, n. 1851 (GU L 323, pag. 6).
            
         
      
      22 –
         
         Sentenza Milk Marque e National Farmers' Union (citata alla nota 16, punto 88).
            
         
      
      23 –
         
         Il corsivo è mio.
            
         
      
      24 –
         
         Punto 14 delle osservazioni della Commissione.
            
         
      
      25 –
         
         Sentenza Toffoli (citata alla nota 16, punti 2 e 6).
            
         
      
      26 –
         
         Sentenza Milk Marque e National Farmers' Union (citata alla nota 16, punto 85) e sentenza 10 marzo 1981, cause riunite 36/80
            e 71/80, Irish Creamery Milk Suppliers Association (Racc. pag. 735, punto 20). 
            
         
      
      27 –
         
         Per quanto riguarda l'obbligo degli Stati membri di osservare i principi generali del diritto comunitario e in particolare
            il principio di proporzionalità, cfr. – in un contesto un po' diverso – sentenze 26 ottobre 1995, causa C‑36/94, Siesse (Racc. pag. I‑3573,
            punto 21, seconda frase), 12 luglio 2001, causa C‑262/99, Loulodakis (Racc. pag. I‑5447, punto 67), e 3 luglio 2003, causa
            C‑220/01, Lennox (Racc. pag. I‑7091, punto 76).
            
         
      
      28 –
         
         Ricordo che la riduzione di prezzo per i residui di antibiotici constatati ammontava a NLG 0,50/kg, il prezzo normale del
            latte a NLG 0,7143/kg (cfr. paragrafo 22 di queste conclusioni).
            
         
      
      29 –
         
         Cfr. anche, in proposito, art. 33, n. 1, lett. d), CE.
            
         
      
      30 –
         
         Così – in collegamento con le indicazioni d'origine – la Corte nelle sentenze 16 maggio 2000, causa C‑388/95, Belgio/Spagna
            (Racc. pag. I‑3123, punto 53), nonché 20 maggio 2003, causa C‑469/00, Ravil (Racc. pag. I‑5053, punto 48), e causa C‑108/01,
            Consorzio del Prosciutto di Parma e Salumificio S. Rita (Racc. pag. I‑5121, punto 63).
            
         
      
      31 –
         
         Sentenza Milk Marque e National Farmers' Union (citata alla nota 16, punti 57 e segg., in particolare punti 57 e 61).
            
         
      
      32 –
         
         Per quanto riguarda gli artt. 81 CE ed 82 CE, si deve ritenere che né la Productschap Zuivel, né l'istituto COKZ agiscano
            come imprese o associazioni di imprese nell'attuazione della normativa olandese sui prezzi. La fissazione delle riduzioni
            di prezzo che la Productschap Zuivel deve effettuare come la fissazione dei premi che l'istituto COKZ deve garantire non costituiscono
            attività economiche, ma sono piuttosto esercizio di pubblici poteri in esecuzione di norme di legge, su incarico dello Stato.
            Cfr., in proposito, ad es., sentenza 18 marzo 1997, causa C‑343/95, Calì (Racc. pag. I‑1547, punti 16-18), nonché le conclusioni
            da me presentate il 28 ottobre 2004 nella causa C‑134/03, Viacom (non ancora pubblicate nella Raccolta, paragrafi 70 e 71).
            
         
      
      33 –
         
         Cfr. in merito anche la giurisprudenza citata alla nota 16.
            
         
      
      34 –
         
         Cfr. la formulazione introduttiva dell'art. 24, n. 1, del regolamento n. 804/68 («fatte salve le disposizioni dell'articolo
            92, paragrafo 2, del Trattato (…)»), che deve essere ormai letta come rinvio all'art. 87, n. 2, CE.
            
         
      
      35 –
         
         Il termine «grundsätzlich» della versione tedesca del ‘considerando’ non trova corrispondenza in altre versioni linguistiche,
            quali quella francese, italiana, spagnola, portoghese, olandese ed inglese.
            
         
      
      36 –
         
         Può dar luogo ad equivoci, pertanto, la sentenza 14 ottobre 2004, causa C‑173/02, Spagna/Commissione (non ancora pubblicata
            nella Raccolta), in cui viene apparentemente capovolto il rapporto regola-eccezione contenuto nell'art. 23 del regolamento
            n. 804/68 (applicabilità della disciplina in materia di aiuti nei casi ordinari, inapplicabilità soltanto nei casi espressamente
            previsti dal regolamento): «Riguardo agli aiuti in detto settore, dall'art. 23 del regolamento n. 804/68, letto in combinato
            disposto con l'art. 36 CE, risulta che le disposizioni degli artt. 87 CE, 88 CE e 89 CE sono applicabili alla produzione e
            al commercio dei latticini solo se ciò è previsto dalla normativa che istituisce l'organizzazione comune di mercato» (sentenza
            Spagna/Commissione, punto 17).
            
         
      
      37 –
         
         Sentenze 15 luglio 2004, causa C‑345/02, Pearle e a. (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 33), e 24 luglio 2003, causa
            C‑280/00, Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg (Racc. pag. I‑7747, punto 75).
            
         
      
      38 –
         
         In questo senso la sentenza Pearle (citata alla nota 37, punto 34, e inoltre punti 37 e 38), nonché sentenze 21 marzo 1991,
            causa C‑303/88, Italia/Commissione (Racc. pag. I‑1433, punto 11), 16 maggio 2002, causa C‑482/99, Francia /Commissione (Racc. pag. I‑4397,
            punto 24), e 20 novembre 2003, causa C‑126/01, GEMO (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 24).
            
         
      
      39 –
         
         Sentenza 13 marzo 2001, causa C‑379/98, PreussenElektra (Racc. pag. I‑2099, punti 59-61).
            
         
      
      40 –
         
         Sentenza 16 maggio 2000, causa C‑83/98P, Francia/Ladbroke Racing e Commissione (Racc. pag. I‑3271, punto 50), e sentenza Francia/Commissione
            (citata alla nota 38, punto 37). Analogamente, anche l'avvocato generale Jacobs al paragrafo 165 delle conclusioni da lui
            presentate il 26 ottobre 2000 nella causa C‑379/98, PreussenElektra (Racc. pag. I‑2103).
            
         
      
      41 –
         
         Sentenze 17 marzo 1993, cause riunite C‑72/91 e C‑73/91, Sloman Neptun (Racc. pag. I‑887, punto 21), 1° dicembre 1998, causa
            C‑200/97, Ecotrade (Racc. pag. I‑7907, punto 35), 22 novembre 2001, causa C‑53/00, Ferring (Racc. pag. I‑9067, punto 16),
            nonché sentenza Pearle (citata alla nota 37, punto 36, ultima frase).
            
         
      
      42 –
         
         L'incarico conferito dallo Stato al Productschap Zuivel deriva dall'art. 2 del regolamento esecutivo olandese sul latte, quello
            dell'istituto COKZ deriva in particolare dagli artt. 3 e 7 del decreto olandese di base sul latte (cfr. paragrafi 16 e 17
            di queste conclusioni).
            
         
      
      43 –
         
         Citata alla nota 39.
            
         
      
      44 –
         
         Cfr. in particolare l'art. 2, n. 2, lett. f), della legge sull'agricoltura di qualità in combinato disposto con l'art. 3,
            lett. a) e c), del decreto olandese di base sul latte, nonché con l'art. 11 del regolamento 1994.
            
         
      
      45 –
         
         Sentenza citata alla nota 37, cfr. in particolare i punti 15, 37 e 38 (con ulteriori rinvii).
            
         
      
      46 –
         
         Sentenza Pearle (citata alla nota 37, punto 36).
            
         
      
      47 –
         
         Cfr. sentenza 24 gennaio 1978, causa 82/77, van Tiggele (Racc. pag. 25, punti 23/25), in cui la Corte ha negato l'esistenza
            di un aiuto con riferimento ad un caso in cui, nel commercio al minuto, erano stati stabiliti prezzi minimi con lo scopo di
            avvantaggiare il venditore di un prodotto a danno del consumatore.
            
         
      
      48 –
         
         Sentenza 27 novembre 2003, cause riunite da C‑34/01 a C‑38/01, Enirisorse (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 30)
            e sentenza Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg (citata alla nota 37, punto 84, con ulteriori rinvii).
            
         
      
      49 –
         
         Sentenza 11 luglio 1996, causa C‑39/94, SFEI (Racc. pag. I‑3547, punto 60) e sentenza Altmark Trans e Regierungspräsidium
            Magdeburg (citata alla nota 37, punto 87).
            
         
      
      50 –
         
         Sentenza Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg (citata alla nota 37, punti 87, 89 e 94) e sentenza Enirisorse (citata
            alla nota 48, punto 31).
            
         
      
      51 –
         
         Al contrario, possono sussistere aiuti se ad una prestazione non è correlata alcuna controprestazione oppure se una prestazione
            viene compiuta a condizioni preferenziali. Cfr. in proposito la sentenza GEMO (citata alla nota 38, punto 29) e, inoltre,
            sentenza 2 febbraio 1988, cause riunite 67/85, 68/85 e 70/85, Van der Kooy e a./Commissione (Racc. pag. 219, punto 28) e la
            sentenza SFEI (citata alla nota 49, punto 62).
            
         
      
      52 –
         
         Cfr. art. 11, n. 1, del regolamento 1994.
            
         
      
      53 –
         
         Lo stesso legislatore comunitario interviene, infatti, in misura non irrilevante sul libero gioco delle forze di mercato,
            in quanto introduce una normativa sui prezzi che prevede un prezzo di riferimento per il latte e prezzi di intervento per
            determinati prodotti derivati dalla sua trasformazione ed affianca a questo sistema un meccanismo di protezione alle frontiere
            esterne della Comunità, con la possibilità di rimborsi all'esportazione e prelievi nel commercio con paesi terzi.
            
         
      
      54 –
         
         Cfr. paragrafo 23 di queste conclusioni.
            
         
      
      55 –
         
         Ciò risulta analogo al criterio stabilito dalla Corte nella sentenza Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg (citata
            alla nota 37, punto 90), secondo cui i parametri con riferimento ai quali viene calcolata la compensazione devono essere previamente
            fissati in modo obiettivo e trasparente. Gli altri criteri fissati dalla Corte in quella sentenza (punti 89–93) riguardano
            in particolare il caso di una controprestazione per l'adempimento di  obblighi di  servizio pubblico  e non possono pertanto essere utilizzati nel caso in esame.
            
         
      
      56 –
         
         Cfr., in particolare, sentenza 21 ottobre 2003, cause riunite C‑261/01 e C‑262/01, Van Calster e Cleeren (Racc. pag. I‑12249,
            punto 49), nonché sentenze Enirisorse (citata alla nota 48, punti 43 – 45) e Pearle (citata alla nota 37, punti 29 e 30).
            Un'elaborazione completa della problematica è svolta ai paragrafi 32 e segg. delle conclusioni dell'avvocato generale Geelhoed
            presentate il 4 marzo 2004 nelle cause riunite C‑174/02 e C‑175/02, Streekgewest Westelijk Noord-Brabant e a. (non ancora
            pubblicate nella Raccolta).
            
         
      
      57 –
         
         Cfr. in proposito gli argomenti esposti ai paragrafi 61 – 84 di queste conclusioni.
            
         
      
      58 –
         
         Firmata a Roma il 4 novembre 1950.