CELEX: 62000TO0228
Language: it
Date: 2005-03-10
Title: Ordinanza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione ampliata) del 10 marzo 2005. # Gruppo ormeggiatori del porto di Venezia Soc. coop. rl e altri contro Commissione delle Comunità europee. # Aiuti concessi dagli Stati - Decisione della Commissione che dichiara l'incompatibilità con il mercato comune di regimi di aiuto illegali e che impone il recupero degli aiuti incompatibili - Esclusione del procedimento nazionale di recupero - Ricorso di annullamento - Carenza di interesse ad agire - Irricevibilità. # Cause riunite T-228/00, T-229/00, T-242/00, T-243/00, T-245/00 a T-248/00, T-250/00, T-252/00, T-256/00 a T-259/00, T-265/00, T-267/00, T-268/00, T-271/00, T-274/00 a T-276/00, T-281/00, T-287/00 e T-296/00.

Cause riunite T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, da T‑245/00 a T‑248/00, T‑250/00, T‑252/00, da T‑256/00 a T‑259/00,
            T‑265/00, T‑267/00, T‑268/00, T‑271/00, da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00
      Gruppo ormeggiatori del porto di Venezia Soc. coop. a r.l. e altri
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Aiuti concessi dagli Stati — Decisione della Commissione che dichiara l’incompatibilità con il mercato comune di regimi di aiuto illegali e che impone
         il recupero degli aiuti incompatibili — Esclusione del procedimento nazionale di recupero — Ricorso di annullamento — Carenza di interesse ad agire — Irricevibilità»
      
      Ordinanza del Tribunale (Seconda Sezione ampliata) 10 marzo 2005 
      Massime dell’ordinanza
      1.     Ricorso di annullamento — Presupposti di ricevibilità — Interesse ad agire — Valutazione d’ufficio da parte del giudice 
      (Art. 230 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 113)
      2.     Ricorso di annullamento — Interesse ad agire — Necessità di un interesse concreto ed attuale — Decisione della Commissione
            che accerta l’incompatibilità di un aiuto con il mercato comune e ne ordina la restituzione — Beneficiari dell’aiuto che non
            siano destinatari di provvedimenti nazionali di recupero — Interesse fondato su una decisione futura ed incerta della Commissione
            — Carenza di interesse concreto ed attuale
      (Art. 230 CE)
      3.     Aiuti concessi dagli Stati — Decisione della Commissione che accerta l’incompatibilità di taluni regimi di aiuto con il mercato
            comune e dispone il recupero degli aiuti versati — Decisione non impugnata, ex art. 230 CE, dai beneficiari di questi regimi
            di aiuto — Presupposto di una contestazione della validità della decisione dinanzi al giudice nazionale nell’ambito dei ricorsi
            diretti avverso i provvedimenti nazionali adottati per la sua esecuzione — Manifesta carenza di interesse ad agire dinanzi
            al giudice comunitario
      (Artt. 88, n. 2, CE, e 230, quarto comma, CE)
      4.     Diritto comunitario — Principi — Diritto a una tutela giurisdizionale effettiva — Beneficiari di un regime di aiuti dichiarato
            illegittimo che non siano destinatari di provvedimenti nazionali di recupero e che, di conseguenza, per carenza di interesse,
            non possono chiedere al giudice comunitario l’annullamento della decisione della Commissione — Loro diritto di impugnare la
            validità della decisione della Commissione dinanzi al giudice nazionale in caso di eventuali provvedimenti di recupero ad
            essi destinati, malgrado l’esame da parte del giudice comunitario di domande di annullamento proposte da altri beneficiari,
            titolari di un interesse ad agire
      (Art. 234 CE)
      5.     Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente — Decisione
            della Commissione che accerta l’incompatibilità di un regime di aiuti con il mercato comune — Ricorso di imprese che agiscono
            in base alla loro mera qualità di beneficiari potenziali di questo regime di aiuti — Irricevibilità 
      (Art. 230, quarto comma, CE)
      1.     Poiché le condizioni attinenti alla ricevibilità di un ricorso, in particolare la carenza di interesse ad agire, rientrano
         tra i motivi di irricevibilità di ordine pubblico, spetta al Tribunale verificare d’ufficio se un ricorrente abbia un interesse
         ad ottenere l’annullamento della decisione che impugna.
      
      (v. punto 22)
      2.     La ricevibilità di un ricorso di annullamento proposto da una persona fisica o giuridica è subordinata alla condizione che
         essa dimostri di possedere un interesse concreto ed attuale all’annullamento dell’atto impugnato. Tale interesse dev’essere
         valutato al momento della presentazione del ricorso. Esso non può essere esaminato in relazione a un avvenimento futuro ed
         ipotetico. In particolare, qualora l’interesse sul quale il ricorrente si fonda riguardi una situazione giuridica futura,
         egli dovrà dimostrare che il pregiudizio a questa situazione è comunque già certo.
      
      Non dimostrano di avere un interesse concreto e attuale all’annullamento di una decisione della Commissione, che accerta l’incompatibilità
         con il mercato comune di regimi di aiuto illegittimi e che impone il recupero degli aiuti incompatibili, alcune imprese nei
         cui confronti lo Stato membro interessato ha deciso, sulla base del dispositivo della decisione impugnata nonché delle indicazioni
         fornite dalla Commissione in merito alla sua esecuzione, di non procedere al recupero degli aiuti di cui trattasi. Infatti,
         soltanto il sopravvenire, futuro e incerto, di una decisione della Commissione che contesti la decisione di esecuzione del
         detto Stato membro sarebbe idoneo ad incidere sulla loro posizione giuridica.
      
      (v. punti 23, 25 e 26, 29)
      3.     La definitività di una decisione della Commissione che constati l’incompatibilità di un regime di aiuti di Stato con il mercato
         comune e che imponga il recupero degli aiuti versati dev’essere opposta, in ossequio al principio della certezza del diritto,
         dal giudice nazionale ai beneficiari di tali aiuti – che deducano in sede di eccezione l’illegittimità della decisione – soltanto
         qualora, indiscutibilmente, tali beneficiari abbiano avuto il diritto, e siano stati informati di avere tale diritto, di impugnare
         la decisione della Commissione ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE e qualora abbiano omesso di esercitare tale diritto
         entro il termine prescritto dal detto articolo. In proposito, conformemente al principio di buona amministrazione della giustizia,
         i beneficiari di un regime di aiuti che non abbiano impugnato direttamente la decisione della Commissione entro il termine
         prescritto non possono comunque essere dichiarati decaduti dalla facoltà di sollevare l’eccezione di illegittimità relativamente
         a tale decisione dinanzi al giudice nazionale allorché, considerate le particolari circostanze della fattispecie o la complessità
         dei criteri cui la decisione della Commissione subordinava l’obbligo di recupero, poteva inizialmente sollevare ragionevoli
         dubbi la questione se tali beneficiari fossero o meno tenuti, in esecuzione della decisione della Commissione, a restituire
         gli aiuti considerati, cosicché il loro interesse ad agire avverso la detta decisione non appariva manifesto.
      
      (v. punto 31)
      4.     Il fatto che una decisione della Commissione che ha dichiarato l’incompatibilità di un regime di aiuti, disponendo, a determinate
         condizioni, il recupero degli aiuti concessi, sia stata oggetto di ricorsi di annullamento proposti da alcuni beneficiari
         titolari di un interesse ad agire nei suoi confronti non è idoneo a compromettere la tutela giurisdizionale effettiva di altri
         beneficiari di tale regime i quali non abbiano dimostrato, per quanto li concerne, di possedere un siffatto interesse a causa
         della decisione delle autorità nazionali di escluderli dal procedimento di recupero, sulla base del dispositivo della decisione
         impugnata nonché delle indicazioni fornite dalla Commissione in merito alla sua esecuzione. Infatti, qualora questi ultimi
         dovessero essere oggetto, ciò nonostante, di una decisione delle autorità nazionali che imponesse loro di restituire l’aiuto
         ricevuto, in particolare a seguito di un controllo della Commissione, essi potrebbero proporre all’occorrenza al giudice nazionale
         un ricorso di annullamento avverso tale eventuale decisione nazionale, sollevando in tal sede un’eccezione di illegittimità
         della menzionata decisione della Commissione.
      
      In tal caso, il giudice nazionale potrebbe sospendere il giudizio, vuoi per deferire una questione pregiudiziale alla Corte,
         ai sensi dell’art. 234 CE, sulla validità della menzionata decisione della Commissione, vuoi, ai fini di una corretta amministrazione
         della giustizia, per attendere la pronuncia sul merito della causa dinanzi al giudice comunitario. Qualora il giudice nazionale
         dovesse constatare che determinati motivi seri, dedotti dai ricorrenti a sostegno dell’eccezione di illegittimità, non erano
         stati dedotti dinanzi al Tribunale a sostegno dei ricorsi di annullamento menzionati, esso disporrebbe in ogni momento della
         possibilità di proporre alla Corte una questione pregiudiziale di validità, in relazione a tali motivi, di modo che i ricorrenti
         godrebbero in ogni caso di una piena tutela giurisdizionale.
      
      (v. punti 32 e 33)
      5.     Non si può ritenere che una decisione della Commissione che constati l’incompatibilità di un regime di aiuti riguardi individualmente
         i potenziali beneficiari di un tale regime unicamente in virtù di questa loro qualità. 
      
      (v. punto 34)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            ORDINANZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione Ampliata)10 marzo 2005(1)
            
            
         
            «Aiuti concessi dagli Stati  –  Decisione della Commissione che dichiara l'incompatibilità con il mercato comune di regimi di aiuto illegali e che impone
               il recupero degli aiuti incompatibili  –  Esclusione del procedimento nazionale di recupero  –  Ricorso di annullamento  –  Carenza di interesse ad agire  –  Irricevibilità»
            
            
          Nelle cause riunite T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, da T‑245/00 a T‑248/00, T‑250/00, T‑252/00, da T‑256/00 a T‑259/00,
         T‑265/00, T‑267/00, T‑268/00, T‑271/00, da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00,
         
         
         Gruppo Ormeggiatori del Porto di Venezia Soc. coop. a r.l.,  con sede in Venezia, rappresentata dall'avv. F. Munari, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑228/00,Gruppo Ormeggiatori del Porto di Chioggia Piccola Soc. coop. a r.l., con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti S. Carbone, A. Taramasso e F. Munari, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑229/00,Compagnia Lavoratori Portuali Soc. coop. a r.l.,  Società Cooperativa Lavoratori Portuali San Marco Venezia Soc. coop. a r.l.,  con sede in Venezia, rappresentate dagli avv.ti A. Bortoluzzi e C. Montagner, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrenti nella causa T‑242/00,Portabagagli del Porto di Venezia Soc. coop. a r.l.,  con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti A. Bortoluzzi e C. Montagner, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑243/00,Abibes SpA, con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti G. Orsoni, G. Simeone e A. Schmitt, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑245/00,Fluvio Padana Srl,  con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti G. Orsoni, G. Simeone e A. Schmitt, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑246/00,Serenissima Motoscafi Srl,  con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti G. Orsoni, A. Pavanini e A. Schmitt, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑247/00,Integrated Shipping Company Co. SpA (ISCO),  con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti G. Orsoni, G. Simeone e A. Schmitt, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑248/00,Società Cooperativa Veneziana Motoscafi Soc. coop. a r.l., Cooperativa «San Marco» Motoscafi in servizio pubblico Soc. coop. a r.l., Cooperativa Serenissima Taxi Soc. coop. a r.l., con sede in Venezia, rappresentate dagli avv.ti G. Orsoni, A. Pavanini e A. Schmitt, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrenti nella causa T‑250/00,Cooperativa Ducale fra Gondolieri di Venezia Soc. coop. a r.l.,Gondolieri Bauer Soc. coop. a r.l., con sede in Venezia, rappresentate dall'avv. M. Giantin, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrenti nella causa T‑252/00,Sacra Srl,  con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti M. Marinoni, G. M. Roberti e F. Sciaudone, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑256/00,Fondamente Nuove Servizio Taxi e Noleggio Soc. coop. a r.l., Bucintoro Motoscafi Servizio Taxi e Noleggio Soc. coop. a r.l.,  con sede in Venezia, rappresentate dagli avv.ti R. Vianello, A. Bortoluzzi e C. Montagner, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrenti nella causa T‑257/00,Multiservice Srl,  con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti A. Bortoluzzi e C. Montagner, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑258/00,Veneziana di Navigazione SpA,  con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti A. Bortoluzzi e C. Montagner, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑259/00,Cooperativa Traghetto S. Lucia Soc. coop. a r.l., con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti A. Bortoluzzi, C. Montagner e F. Stivanello Gussoni, con domicilio eletto
         in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑265/00,Comitato «Venezia Vuole Vivere»,  con sede in Venezia, rappresentato, nelle cause T‑265/00 e T‑267/00, dagli avv.ti A. Bortoluzzi, C. Montagner e F. Stivanello
         Gussoni, e, nelle cause da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00, dall'avv. A. Bianchini, con domicilio eletto
         in Lussemburgo, 
         ricorrente nelle cause T‑265/00, T‑267/00, da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00,Cooperativa Daniele Manin fra Gondolieri di Venezia Soc. coop. a r.l., con sede in  Venezia, rappresentata dagli avv.ti A. Bortoluzzi, C. Montagner e F. Stivanello Gussoni, con domicilio eletto
         in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑267/00,Conepo Servizi Soc. coop. a r.l., con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti A. Biagini, S. Scarpa e P. Pettinelli, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑268/00,Ligabue Catering SpA , con sede in Venezia, rappresentata dagli avv.ti A. Vianello, M. Merola e A. Sodano, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T–271/00,Verde Sport SpA,  con sede in Venezia, rappresentata dall'avv. A. Bianchini, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑274/00,Cooperativa carico scarico e trasporti scalo fluviale – Soc. coop. a r.l., con sede in Venezia, rappresentata dall'avv. A. Bianchini, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑275/00,Cipriani SpA,  con sede in Venezia, rappresentata dall'avv. A. Bianchini, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑276/00,Cooperativa Trasbagagli Soc. coop. a r.l., con sede in Venezia, rappresentata dall'avv. A. Bianchini, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑281/00,Cooperativa fra Portabagagli della stazione di Venezia Srl,  con sede in Venezia, rappresentata dall'avv. A. Bianchini, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         ricorrente nella causa T‑287/00,Cooperativa Braccianti Mercato Ittico «Tronchetto» Soc. coop. a r.l., con sede in Venezia, rappresentata dall'avv. A. Bianchini, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         
         
         ricorrente nella causa T‑296/00, sostenute, nelle cause T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, T‑247/00, T‑250/00, T‑252/00, da T‑256/00 a T‑259/00, T‑265/00,
         T‑267/00, T‑268/00 e T‑271/00, daRepubblica italiana, rappresentata dal sig. U. Leanza, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         
         interveniente,
         
         contro
         Commissione delle Comunità europee,  rappresentata dal sig. V. Di Bucci, in qualità di agente, assistito dall'avv. A. Dal Ferro, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         
         convenuta,
         
          avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione della Commissione 25 novembre 1999, 2000/394/CE, relativa alle
         misure di aiuto in favore delle imprese nei territori di Venezia e di Chioggia previste dalle leggi n. 30/1997 e n. 206/1995,
         recanti sgravi degli oneri sociali (GU 2000, L 150, pag. 50),
         
         
         
         
         
         IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Seconda Sezione Ampliata)
         
         
          composto dai sigg. J. Pirrung, presidente, A.W.H. Meij, N.J. Forwood, dalla sig.ra I. Pelikánová e dal sig. S.S. Papasavvas,
         giudici,
         
          cancelliere: sig. H. Jung
         
         ha emesso la seguente 
         
         
         Ordinanza
            
               Fatti e procedimento
            
         
         1
            
          Con decisione 25 novembre 1999, 2000/394/CE, relativa alle misure di aiuto in favore delle imprese nei territori di Venezia
         e di Chioggia previste dalle leggi n. 30/1997 e n. 206/1995, recanti sgravi degli oneri sociali (GU 2000, L 150, pag. 50;
         in prosieguo: la «decisione impugnata»), la Commissione ha dichiarato che gli sgravi degli oneri sociali previsti dalle citate
         leggi, le quali rinviano all’art. 2 del decreto ministeriale 5 agosto 1994, costituiscono aiuti di Stato incompatibili con
         il mercato comune quando tali sgravi sono accordati ad imprese, localizzate sui detti territori, che non siano né piccole
         e medie imprese (PMI) ai sensi della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato alle PMI, né imprese che possano beneficiare
         della deroga prevista dall’art. 87, n. 3, lett. c), CE, né imprese che assumono categorie di lavoratori con particolari difficoltà
         di inserimento o di reinserimento nel mercato del lavoro secondo gli orientamenti comunitari in materia di occupazione (art. 1,
         secondo comma, della decisione impugnata). Ai sensi della stessa decisione, costituiscono altresì aiuti di Stato incompatibili
         con il mercato comune gli sgravi degli oneri sociali previsti dall’art. 1 del decreto ministeriale 5 agosto 1994, accordati
         alle imprese nei territori di Venezia e di Chioggia, ad eccezione delle imprese municipalizzate ASPIV, Consorzio Venezia Nuova,
         ACTV, Panfido SpA et AMAV (art. 2 della decisione impugnata).
         
         
         
         2
            
          All’art. 5 della decisione impugnata, la Commissione ha imposto alla Repubblica italiana di recuperare presso i beneficiari
         gli aiuti incompatibili con il mercato comune di cui all’art. 1, secondo comma, e all’art. 2 della stessa decisione.
         
         
         
         3
            
          Secondo quanto risulta dalla decisione impugnata, la decisione della Commissione di avviare il procedimento formale di esame
         previsto dall’art. 88, n. 2, CE era stata comunicata alla Repubblica italiana con lettera del 17 dicembre 1997 (terzo ’considerando’)
         e i regimi di aiuti esaminati erano stati sospesi a partire dal 1° dicembre 1997 (quattordicesimo ’considerando’).
         
         
         
         4
            
          La decisione impugnata è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del 23 giugno 2000. Con atti introduttivi depositati nella cancelleria del Tribunale tra il 30 agosto e il 18 settembre 2000,
         le ricorrenti hanno proposto i presenti ricorsi.
         
         
         
         5
            
          Con atti depositati nella cancelleria del Tribunale il 19 gennaio 2001, la Commissione ha sollevato nei confronti di tali
         ricorsi un’eccezione di irricevibilità.
         
         
         
         6
            
          Con istanze depositate nella cancelleria del Tribunale il 7 marzo 2001, la Repubblica italiana ha chiesto di intervenire a
         sostegno delle conclusioni delle parti ricorrenti nelle cause T‑256/00, T‑268/00 e T‑271/00. Con istanze depositate il 10
         aprile 2001, essa ha chiesto di intervenire a sostegno delle conclusioni delle parti ricorrenti nelle cause T‑228/00, T‑229/00,
         T‑242/00, T‑243/00, T‑247/00, T‑250/00, T‑252/00, da T‑257/00 a T‑259/00, T‑265/00 e T‑267/00. Con ordinanze 19 giugno 2001,
         il presidente della Seconda Sezione ampliata, sentite le parti, ha ammesso questi interventi fin dalla fase scritta del procedimento
         nelle cause T‑256/00, T‑268/00 e T‑271/00, e nella fase orale per quanto riguarda le altre cause, in applicazione dell’art. 116,
         n. 6, del regolamento di procedura del Tribunale.
         
         
         
         7
            
          In sede di misure di organizzazione del procedimento previste dall’art. 64 del regolamento di procedura, il Tribunale, considerata
         la complessità dei criteri di compatibilità enunciati nella decisione impugnata, descritti nella sostanza al precedente punto 1,
         ha invitato la Repubblica italiana a precisare, segnatamente, per ciascuna delle imprese ricorrenti nelle presenti cause,
         nonché in altre 35 cause aventi anch’esse ad oggetto una domanda di annullamento della decisione impugnata, se essa si ritenesse
         tenuta, in esecuzione dell’art. 5 di tale decisione, a recuperare gli aiuti concessi controversi. Con lettera registrata nella
         cancelleria del Tribunale il 25 settembre 2003, integrata su richiesta del Tribunale con lettera registrata il 24 marzo 2004,
         la Repubblica italiana ha affermato di aver escluso dal procedimento di recupero degli aiuti di cui trattasi l’insieme delle
         imprese che avevano presentato i presenti ricorsi. Essa ha altresì prodotto due lettere, datate 29 giugno e 29 ottobre 2001,
         nelle quali la Commissione le aveva fornito, su sua richiesta, indicazioni in merito alla qualificazione come aiuti di Stato
         degli sgravi degli oneri sociali in parola concessi alle imprese operanti in determinati settori d’attività, ai fini dell’esecuzione
         della decisione impugnata.
         
         
         
         8
            
          Il Tribunale ha invitato la Commissione a prendere posizione sulla portata di tali risposte del governo italiano con riferimento
         all’interesse ad agire delle imprese ricorrenti escluse dal procedimento di recupero degli aiuti avviato in esecuzione della
         decisione impugnata, nella prospettiva dell’esame di ricevibilità dei loro ricorsi. La Commissione ha ottemperato a tale invito
         con lettera registrata nella cancelleria del Tribunale il 14 maggio 2004.
         
         
         
         9
            
          A seguito della risposta della Commissione, la medesima domanda è stata rivolta alle ricorrenti. Tanto le ricorrenti quanto
         la Commissione sono state inoltre invitate a presentare osservazioni sull’eventuale riunione di tali cause. Le ricorrenti
         nelle cause T‑228/00, T‑229/00, da T‑245/00 a T‑248/00, T‑250/00, T‑252/00, T‑256/00, da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00
         e T‑296/00 hanno inviato le loro risposte con lettere registrate nella cancelleria del Tribunale tra il 25 giugno e il 5 luglio
         2004. Con lettera pervenuta nella cancelleria del Tribunale il 5 luglio 2004, la Commissione ha preso posizione sull’eventuale
         riunione.
         
         Conclusioni delle parti
         
         10
            
          Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
         
         
         
          
         –
            annullare gli artt. 1, 2 e 5 della decisione impugnata nella parte in cui dichiarano gli sgravi degli oneri sociali previsti
               dagli artt. 1 e 2 del decreto ministeriale 5 agosto 1994 incompatibili con il mercato comune e ne impongono il recupero;
            
         
         
         
         
          
         –
            condannare la convenuta alle spese.
         
         
         
         
         
         11
            
          La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
         
         
         
          
         –
            dichiarare i ricorsi irricevibili;
         
         
         
         
          
         –
            condannare le ricorrenti alle spese.
         
         
         
         In diritto
         
         12
            
          Considerata la connessione oggettiva esistente tra le presenti cause, il Tribunale, sentite le parti, ritiene opportuno, a
         norma dell’art. 50 del suo regolamento di procedura, riunire le cause ai fini della prosecuzione del procedimento.
         
         
         
         13
            
          Ai sensi dell’art. 113 del regolamento di procedura, il Tribunale può in qualsiasi momento rilevare d’ufficio l’irricevibilità
         per motivi di ordine pubblico; la decisione è adottata nelle forme previste dall’art. 114, nn. 3 e 4, dello stesso regolamento.
         
         
         
         14
            
          Nella fattispecie, il Tribunale si ritiene sufficientemente edotto dagli atti di causa e decide pertanto – per ragioni di
         economia processuale, alla luce degli elementi delle presenti cause e nonostante le eccezioni di irricevibilità sollevate
         dalla Commissione – di statuire d’ufficio, conformemente alla giurisprudenza citata infra ai punti 22 e 38, sui motivi di
         irricevibilità di ordine pubblico costituiti dalla carenza di interesse ad agire e dalla litispendenza, senza procedere alla
         trattazione orale.
         
         Sull’interesse ad agire delle imprese ricorrenti Argomenti delle parti
         
         
         15
            
          Nella fattispecie, la Commissione – rispondendo al quesito del Tribunale in merito alla portata delle indicazioni fornite
         dal governo italiano, per quanto riguarda l’esclusione delle imprese ricorrenti dal procedimento di recupero degli aiuti in
         parola, e all’interesse ad agire di tali ricorrenti – ha precisato in limine di non essere in grado di pronunciarsi, entro
         il termine impartitole, sulla correttezza delle valutazioni espresse in proposito dalle autorità italiane. Spetterebbe ai
         competenti servizi della Commissione richiedere a tali autorità, se necessario, ulteriori informazioni e, in definitiva, al
         collegio dei membri della Commissione adottare l’eventuale decisione di adire la Corte ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, affinché
         essa dichiari, se del caso, che la Repubblica italiana non si è conformata agli obblighi impostile dalla decisione impugnata.
         
         
         
         16
            
          La Commissione ritiene tuttavia che le citate parti ricorrenti non abbiano alcun interesse ad agire, né per il passato, posto
         che, secondo le indicazioni fornite dalle autorità italiane, le ricorrenti non sono oggetto di un procedimento di recupero,
         né per il futuro, giacché i regimi di aiuto considerati non erano più applicati alla data della decisione impugnata.
         
         
         
         17
            
          Le ricorrenti, da parte loro, ritengono che la decisione del governo italiano di escluderle dal procedimento di recupero degli
         aiuti in esecuzione della decisione impugnata non incida in alcun modo sul loro interesse ad agire, potendo la Commissione
         controllare tale decisione nazionale di esecuzione e, eventualmente, proporre ricorso contro la Repubblica italiana ai sensi
         dell’art. 88, n. 2, CE.
         
         
         
         18
            
          In particolare, nelle cause T‑228/00 e T‑229/00, le ricorrenti affermano che, ove un’azione siffatta risultasse vittoriosa,
         esse sarebbero tenute a restituire gli aiuti di cui trattasi senza poter disporre di alcun rimedio giurisdizionale.
         
         
         
         19
            
          Nelle cause T‑228/00, T‑229/00, da T‑245/00 a T‑248/00 e T‑250/00, le ricorrenti affermano che il loro interesse ad agire
         verrebbe meno soltanto qualora nei loro confronti qualunque recupero degli aiuti in parola fosse definitivamente escluso.
         Ciò avverrebbe ove la Commissione dichiarasse di non avere più l’intenzione di esercitare alcun controllo sulle valutazioni
         espresse dal governo italiano. Nella causa T‑256/00, la ricorrente afferma che il suo interesse ad agire verrebbe meno soltanto
         se il Tribunale ritenesse definitivamente accertato che le misure di cui essa ha beneficiato non hanno natura di aiuti di
         Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.
         
         
         
         20
            
          Nella causa T‑252/00, le ricorrenti hanno presentato osservazioni congiuntamente alla ricorrente nella causa T‑253/00. Esse
         ritengono di essere state escluse dal procedimento di recupero degli aiuti di cui trattasi in quanto imprese che assumono
         categorie di lavoratori con particolari difficoltà di inserimento o di reinserimento nel mercato del lavoro, conformemente
         alle indicazioni fornite dalla Commissione all’Italia nella sua lettera del 29 giugno 2001. Esse contestano che tale valutazione
         del governo italiano possa essere oggetto di controllo da parte della Commissione. Peraltro, le ricorrenti vanterebbero un
         interesse al riconoscimento della compatibilità con il mercato comune degli aiuti concessi alle PMI stabilite sul territorio
         di Venezia.
         
         
         
         21
            
          Nelle cause da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00, le ricorrenti affermano che le risposte del governo italiano
         ai quesiti del Tribunale, secondo le quali esse sarebbero state escluse dal procedimento di recupero degli aiuti di cui trattasi,
         non hanno valore di definitività né di intangibilità. Esse non avrebbero impedito alle autorità nazionali di procedere al
         recupero degli aiuti in oggetto nei confronti della società per l’Industria Alberghiera SpA, ricorrente nella causa T‑286/00.
         
         Giudizio del Tribunale
         
         22
            
          Poiché le condizioni attinenti alla ricevibilità di un ricorso, in particolare la carenza di interesse ad agire, rientrano
         tra i motivi di irricevibilità di ordine pubblico (ordinanza della Corte 7 ottobre 1987, causa 108/86, D.M./Consiglio e CES,
         Racc. pag. 3933, punto 10, e ordinanza del presidente del Tribunale 27 marzo 2003, causa T‑398/02 R, Linea GIG/Commissione,
         Racc. pag. II‑1139, punto 45), spetta al Tribunale verificare d’ufficio se le ricorrenti abbiano un interesse ad ottenere
         l’annullamento della decisione impugnata.
         
         
         
         23
            
          Secondo una giurisprudenza ben consolidata, la ricevibilità del ricorso di annullamento proposto da una persona fisica o giuridica
         è subordinata alla condizione che essa dimostri di possedere un interesse esistente ed attuale all’annullamento dell’atto
         impugnato. Tale interesse dev’essere valutato al momento della presentazione del ricorso (sentenza del Tribunale 30 aprile
         1998, causa T‑16/96, Cityflyer Express/Commissione, Racc. pag. II‑757, punto 30). Esso non può essere esaminato in relazione
         a un avvenimento futuro ed ipotetico. In particolare, qualora l’interesse sul quale il ricorrente si fonda riguardi una situazione
         giuridica futura, egli dovrà dimostrare che il pregiudizio a questa situazione è comunque già certo (sentenza del Tribunale
         17 settembre 1992, causa T‑138/89, NBV e NVB/Commissione, Racc. pag. II‑2181, punto 33).
         
         
         
         24
            
          Nella fattispecie, emerge dalle risposte della Repubblica italiana ai quesiti del Tribunale che essa ritiene di non essere
         tenuta a recuperare, in esecuzione della decisione impugnata, gli aiuti di cui trattasi nei confronti delle imprese ricorrenti.
         La Repubblica italiana afferma d’altronde in proposito di essersi fondata, ai fini dell’esecuzione di tale decisione, sulle
         indicazioni fornite, su sua richiesta, dalla Commissione nelle lettere del 29 giugno e 29 ottobre 2001, versate agli atti,
         in merito alla qualificazione come aiuti di Stato degli sgravi degli oneri sociali di cui trattasi, concessi alle imprese
         operanti in determinati settori di attività.
         
         
         
         25
            
          Occorre pertanto prendere atto della circostanza che lo Stato membro interessato – cui spetta il compito di dare esecuzione
         alla decisione impugnata sotto il controllo del giudice nazionale e, se del caso, della Corte ai sensi dell’art. 88, n. 2,
         CE – ha deciso, sulla base del dispositivo della decisione impugnata nonché delle indicazioni fornite dalla Commissione in
         merito alla sua esecuzione (v. supra, ultima frase del punto 7), di non procedere al recupero degli aiuti di cui trattasi
         nei confronti delle imprese ricorrenti.
         
         
         
         26
            
          In tale contesto di fatto e di diritto, le ricorrenti, fondandosi unicamente sul potere della Commissione di verificare l’esecuzione
         della decisione impugnata da parte dello Stato membro interessato e di adire eventualmente la Corte in forza dell’art. 88,
         n. 2, CE, si limitano – per dimostrare il loro interesse ad agire – ad evocare circostanze future ed incerte, in particolare
         l’ipotesi che la Commissione giunga ad una valutazione diversa da quella effettuata dalla Repubblica italiana, e le imponga
         di procedere al recupero degli aiuti di cui trattasi nei confronti delle imprese ricorrenti.
         
         
         
         27
            
          Quanto all’affermazione delle ricorrenti nelle cause da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00, T‑288/00 e T‑296/00, secondo
         la quale, nonostante il governo italiano avesse dichiarato che la ricorrente nella causa T‑286/00 era esclusa dal procedimento
         di recupero degli aiuti di cui trattasi, le autorità nazionali avrebbero nondimeno proceduto ad un tale recupero nei confronti
         della detta impresa, essa non è suffragata da alcun elemento di prova. Inoltre, per quanto riguarda le ricorrenti nelle cause
         da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00, T‑288/00 e T‑296/00, tale recupero non ha, appunto, avuto luogo e nulla fa pensare
         che esso sia previsto.
         
         
         
         28
            
          Infine, l’argomento dedotto dalle ricorrenti nella causa T‑252/00 – le quali, a differenza della ricorrente nella causa T‑253/00,
         sono state escluse dal procedimento di recupero degli aiuti di cui trattasi, stando alle risposte del governo italiano – è
         privo di pertinenza rispetto alla valutazione dell’esistenza di un interesse esistente e attuale all’annullamento della decisione
         impugnata, nella quale la Commissione constata peraltro la compatibilità con il mercato comune degli sgravi degli oneri fiscali
         in causa concessi a delle PMI (v. supra, punto 1).
         
         
         
         29
            
          Alla luce di quanto sopra, non si può che constatare, in primo luogo, che, siccome nella fattispecie soltanto il sopravvenire,
         futuro e incerto, di una decisione della Commissione che contesti la decisione di esecuzione della Repubblica italiana sarebbe
         idoneo ad incidere sulla loro posizione giuridica, le imprese ricorrenti non dimostrano di avere un interesse esistente e
         attuale all’annullamento della decisione impugnata.
         
         
         
         30
            
          Per giunta, quand’anche dovesse verificarsi l’ipotesi considerata al punto precedente, le imprese ricorrenti, contrariamente
         a quanto esse adducono, non sarebbero comunque prive di tutela giurisdizionale effettiva. Infatti, non essendo tali imprese
         legittimate a chiedere l’annullamento della decisione impugnata, stante la loro carenza di interesse ad agire, tale decisione
         non può in via di principio vincolare il giudice nazionale per quanto le riguarda, a differenza di quanto avveniva nella fattispecie
         che ha dato luogo alla sentenza della Corte 9 marzo 1994, causa C‑188/92, TWD (Racc. pag. I‑833, punti 24-26), fattispecie
         in cui si era in presenza di una decisione della Commissione vertente su un aiuto individuale e che era, pertanto, manifestamente
         impugnabile dalla ricorrente ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE. Nella fattispecie che qui ci occupa le ricorrenti sarebbero
         pertanto legittimate ad adire, se del caso, il giudice nazionale contro le eventuali decisioni dell’autorità competente che
         dovessero loro imporre di restituire gli aiuti in oggetto, e ad eccepire dinanzi a tale giudice l’illegittimità della decisione
         impugnata.
         
         
         
         31
            
          Si evince infatti dalla giurisprudenza della Corte (v., in tal senso, sentenze 12 dicembre 1996, causa C‑241/95, Accrington
         Beef e a., Racc. pag. I‑6699, punti 15 e 16, e 11 novembre 1997, causa C‑408/95, Eurotunnel e a., Racc. pag. I‑6315, punto 28)
         che la definitività di una decisione della Commissione che constati l’incompatibilità di un regime di aiuti di Stato con il
         mercato comune e che imponga il recupero degli aiuti versati dovrebbe essere opposta, in ossequio al principio della certezza
         del diritto, dal giudice nazionale ai beneficiari di tali aiuti – che deducano in sede di eccezione l’illegittimità della
         decisione – soltanto qualora, indiscutibilmente, tali beneficiari avessero avuto il diritto, e fossero stati informati di
         avere tale diritto, di impugnare la decisione della Commissione ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE e qualora avessero
         omesso di esercitare tale diritto entro il termine prescritto dal detto articolo. In proposito occorre d’altronde rilevare
         che, nel solco del menzionato orientamento giurisprudenziale, e conformemente al principio di buona amministrazione della
         giustizia, i beneficiari di un regime di aiuti che non abbiano impugnato direttamente la decisione della Commissione entro
         il termine prescritto non possono comunque essere dichiarati decaduti dalla facoltà di sollevare l’eccezione d’illegittimità
         di tale decisione dinanzi al giudice nazionale allorché, considerate le particolari circostanze della fattispecie o la complessità
         dei criteri cui la decisione della Commissione subordinava l’obbligo di recupero, poteva inizialmente sollevare ragionevoli
         dubbi la questione se tali beneficiari fossero o meno tenuti, in esecuzione della decisione della Commissione, a restituire
         gli aiuti considerati, cosicché il loro interesse ad agire avverso la detta decisione non appariva manifesto.
         
         
         
         32
            
          Inoltre, nella menzionata ipotesi, il fatto che la decisione della Commissione che ha dichiarato l’incompatibilità di un regime
         di aiuti, disponendo, a determinate condizioni, il recupero degli aiuti concessi, sia stata oggetto di un ricorso di annullamento
         o di più ricorsi di annullamento connessi dinanzi al Tribunale non sarebbe idoneo a compromettere una tutela giurisdizionale
         effettiva dei beneficiari di tale regime i quali, come le ricorrenti nella fattispecie, non abbiano dimostrato di possedere
         un interesse ad agire a causa della decisione delle autorità nazionali di escluderli dal procedimento di recupero. Infatti,
         qualora tali beneficiari dovessero, ciononostante, essere oggetto di una decisione delle autorità nazionali che imponesse
         loro di restituire l’aiuto ricevuto, in particolare a seguito di un controllo della Commissione, essi potrebbero all’occorrenza
         proporre al giudice nazionale un ricorso di annullamento avverso tale eventuale decisione nazionale, sollevando in tale sede
         un’eccezione d’illegittimità della menzionata decisione della Commissione.
         
         
         
         33
            
          In tal caso, il giudice nazionale potrebbe sospendere il giudizio, vuoi per deferire una questione pregiudiziale alla Corte,
         ai sensi dell’art. 234 CE, sulla validità della menzionata decisione della Commissione, vuoi, ai fini di una corretta amministrazione
         della giustizia, per attendere la pronuncia sul merito della causa dinanzi al giudice comunitario (v., in tal senso, ordinanza
         del presidente del Tribunale 25 giugno 2002, causa T‑34/02 R, B/Commissione, Racc. pag. II‑2803, punto 92). Qualora il giudice
         nazionale dovesse constatare che determinati motivi seri, dedotti dalle ricorrenti a sostegno dell’eccezione di illegittimità,
         non erano stati dedotti dinanzi al Tribunale a sostegno di uno o dei ricorsi di annullamento menzionati, egli disporrebbe
         in ogni momento della possibilità di proporre alla Corte una questione pregiudiziale di validità, in relazione a tali motivi,
         di modo che le ricorrenti godrebbero in ogni caso di una tutela giurisdizionale piena.
         
         
         
         34
            
          In secondo luogo, per quanto riguarda gli effetti futuri della decisione impugnata, nella parte in cui dichiara i regimi di
         aiuti di cui trattasi incompatibili con il mercato comune ed osta pertanto alla loro applicazione per il futuro, è sufficiente
         ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, non si può ritenere che una decisione della Commissione che constati l’incompatibilità
         di un regime di aiuti riguardi individualmente i potenziali beneficiari di un tale regime unicamente in virtù di questa loro
         qualità (v., in tal senso, sentenza della Corte 2 febbraio 1988, cause riunite 67/85, 68/85 e 70/85, Van der Kooy e a./Commissione,
         Racc. pag. 219, punto 15, e sentenza del Tribunale 22 novembre 2001, causa T‑9/98, Mitteldeutsche Erdöl-Raffinerie/Commissione,
         Racc. pag. II‑3367, punto 77).
         
         
         
         35
            
          In tale contesto, vantare un eventuale interesse ad agire a questo solo titolo, adducendo che la decisione impugnata impedisce
         di ridare applicazione ai regimi di aiuti considerati, che erano stati sospesi a decorrere dal 1° dicembre 1997, sarebbe in
         ogni caso inconferente in sede di valutazione della ricevibilità dei presenti ricorsi, cosa che del resto le ricorrenti non
         contestano.
         
         
         
         36
            
          Risulta dalle considerazioni suesposte che i ricorsi T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, da T‑245/00 a T‑248/00, T‑250/00,
         T‑252/00, da T‑256/00 a T‑259/00, T‑268/00 e T‑271/00 sono irricevibili per carenza di interesse ad agire delle ricorrenti.
         
         
         
         37
            
          Analogamente, i ricorsi T‑265/00, T‑267/00, da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00, proposti congiuntamente
         da alcune imprese e dal Comitato «Venezia Vuole Vivere», sono parzialmente irricevibili, in quanto presentati dalle imprese
         ricorrenti prive di interesse ad agire.
         
         Sulla litispendenza
         
         38
            
          Poiché le condizioni attinenti alla  ricevibilità di un ricorso sono di ordine pubblico, e i ricorsi T‑265/00, T‑267/00, da
         T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00 proposti dal Comitato «Venezia Vuole Vivere» vedono contrapporsi le stesse
         parti e sono diretti all’annullamento della stessa decisione, il Tribunale è tenuto a verificare d’ufficio se alla ricevibilità
         di taluni di questi ricorsi non si opponga la litispendenza (sentenze della Corte 26 maggio 1971, cause riunite 45/70 e 49/70,
         Bode/Commissione, Racc. pag. 465, punto 11, e 17 maggio 1973, cause riunite 58/72 e 75/72, Perinciolo/Consiglio, Racc. pag. 511,
         punto 5).
         
         
         
         39
            
          In proposito occorre rilevare che, nelle cause T‑265/00 e T‑267/00, il Comitato «Venezia Vuole Vivere» deduce gli stessi motivi.
         Peraltro, esso deduce altresì motivi identici nelle cause da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00.
         
         
         
         40
            
          Alla luce di quanto sopra, si deve necessariamente constatare, conformemente ad una giurisprudenza costante (sentenze della
         Corte 19 settembre 1985, cause riunite 172/83 e 226/83, Hoogovens Groep/Commissione, Racc. pag. 2831, punto 9, e 22 settembre
         1988, cause riunite 358/85 e 51/86, Francia/Parlamento, Racc. pag. 4821, punto 12), che il ricorso T‑267/00, proposto lo stesso
         giorno del ricorso T‑265/00, dev’essere dichiarato irricevibile, atteso che tali due ricorsi vedono contrapporsi le stesse
         parti e sono diretti all’annullamento della medesima decisione, sul fondamento degli stessi motivi.
         
         
         
         41
            
          Per le stesse ragioni, i ricorsi T‑275/00, T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00, proposti lo stesso giorno del ricorso
         T‑274/00, che vedono contrapporsi le medesime parti e sono diretti all’annullamento della medesima decisione, sul fondamento
         degli stessi motivi, devono essere anch’essi dichiarati irricevibili.
         
         
         
         42
            
          Ne consegue, da un lato, che i ricorsi T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, da T‑245/00 a T‑248/00, T‑250/00, T‑252/00,
         da T‑256/00 a T‑259/00, T‑267/00, T‑268/00, T‑271/00, T‑275/00, T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00 sono irricevibili.
         
         
         
         43
            
          D’altro lato, i ricorsi T‑265/00 e T‑274/00 sono parzialmente irricevibili, in quanto presentati dalle società Cooperativa
         Traghetto S. Lucia (causa T‑265/00) e Verde Sport (causa T‑274/00).
         
         
         
         44
            
          Occorre infine precisare che il Tribunale non ritiene opportuno verificare separatamente, fin dalla presente fase, la legittimazione
         ad agire del Comitato «Venezia Vuole Vivere» nelle cause riunite T‑265/00 e T‑274/00.
         
         
         Sulle spese
         45
            
          L’art. 87 del regolamento di procedura del Tribunale dispone, al n. 2, che la parte soccombente è condannata alle spese se
         ne è stata fatta domanda e, al n. 3, che il Tribunale può ripartire le spese o decidere che ciascuna delle parti sopporti
         le proprie spese per motivi eccezionali. Peraltro, ai sensi dell’art. 87, n. 4, del regolamento di procedura, gli Stati membri
         intervenuti nella causa sopportano le proprie spese.
         
         
         
         46
            
          Nella fattispecie, si deve tener conto del fatto che la carenza di interesse ad agire delle imprese ricorrenti, rimaste soccombenti
         con riguardo ai motivi da esse dedotti in ordine alla ricevibilità, è emersa soltanto a seguito delle risposte della Repubblica
         italiana ai quesiti del Tribunale. Considerata l’incertezza nella quale tali imprese versavano inizialmente in merito all’incidenza
         della decisione impugnata sulla loro posizione giuridica e al rischio di vedersi successivamente opporre la definitività di
         tale decisione, esse non possono essere censurate per aver proposto i presenti ricorsi. Per quanto riguarda tali imprese ricorrenti,
         le spese devono pertanto essere compensate. Per contro, nessuna circostanza particolare giustifica la presentazione, da parte
         del Comitato «Venezia Vuole Vivere», dei ricorsi T‑267/00, T‑275/00, T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00 che perseguono
         lo stesso obiettivo e si fondano sugli stessi motivi dei ricorsi precedenti (T‑265/00 e T‑274/00), che vedono contrapposto
         tale Comitato alla Commissione.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Seconda Sezione ampliata)
         
         
          così provvede:
         
            
            
            
               1)
                  Le cause T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, da T‑245/00 a T‑248/00, T‑250/00, T‑252/00, da T‑256/00 a T‑259/00, T‑265/00,
                     T‑267/00, T‑268/00, T‑271/00, da T‑274/00 a T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00 sono riunite ai fini del seguito del procedimento.
                  
               
            
            
            
            
               2)
                  I ricorsi T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, da T‑245/00 a T‑248/00, T‑250/00, T‑252/00, da T‑256/00 a T‑259/00, T‑267/00,
                     T‑268/00, T‑271/00, T‑275/00, T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00 sono irricevibili.
                  
               
            
            
            
            
               3)
                  I ricorsi T‑265/00 e T‑274/00 sono parzialmente irricevibili, in quanto presentati rispettivamente dalle società Cooperativa
                     Traghetto S. Lucia (causa T‑265/00) e Verde Sport (causa T‑274/00).
                  
               
            
            
            
            
               4)
                  Nelle cause T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, da T‑245/00 a T‑248/00, T‑250/00, T‑252/00, da T‑256/00 a T‑259/00, T‑268/00
                     e T‑271/00, le parti ricorrenti, da un lato, e la Commissione, dall’altro, sopporteranno le proprie spese.
                  
               
            
            
            
            
               5)
                  Nelle cause T‑267/00, T‑275/00, T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00, le società Cooperativa Daniele Manin fra Gondolieri
                     di Venezia, Cooperativa carico scarico e trasporti scalo fluviale, Cipriani, Cooperativa Trasbagagli, Cooperativa fra Portabagagli
                     della stazione di Venezia e Cooperativa Braccianti Mercato Ittico «Tronchetto» sopporteranno le proprie spese. In tali cause,
                     la Commissione sopporterà le spese da essa sostenute in relazione ai ricorsi in quanto proposti da tali imprese ricorrenti.
                     Il Comitato «Venezia Vuole Vivere» sopporterà, oltre alle proprie spese, quelle sostenute a tutt’oggi dalla Commissione in
                     relazione ai ricorsi nelle cause T‑267/00, T‑275/00, T‑276/00, T‑281/00, T‑287/00 e T‑296/00, in quanto proposti dal Comitato
                     «Venezia Vuole Vivere».
                  
               
            
            
            
            
               6)
                  Le società ricorrenti Cooperativa Traghetto S. Lucia, nella causa T‑265/00, e Verde Sport, nella causa T‑274/00, sopporteranno
                     le proprie spese. In queste due cause la Commissione sopporterà le spese da essa sostenute a tutt’oggi in relazione ai ricorsi
                     proposti da queste due società ricorrenti.
                  
               
            
            
            
            
               7)
                  La Repubblica italiana sopporterà le proprie spese nelle cause T‑228/00, T‑229/00, T‑242/00, T‑243/00, T‑247/00, T‑250/00,
                     T‑252/00, da T‑256/00 a T‑259/00, T‑267/00, T‑268/00 e T‑271/00, nonché le spese da essa sostenute nella causa T‑265/00 in
                     relazione al ricorso proposto dalla società Cooperativa Traghetto S. Lucia.
                  
               
            
            
            
            
               8)
                  Le spese sono riservate per il resto nelle cause T‑265/00 e T‑274/00.
               
            
             Lussemburgo, 10 marzo 2005
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung
               
               
                  J. Pirrung
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'italiano.