CELEX: 62012TN0329
Language: it
Date: 2012-07-23 00:00:00
Title: Causa T-329/12: Ricorso proposto il 23 luglio 2012 — Al-Tabbaa/Consiglio

8.9.2012   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 273/22
            
         Ricorso proposto il 23 luglio 2012 — Al-Tabbaa/Consiglio
   (Causa T-329/12)
   2012/C 273/37
   Lingua processuale: l’inglese
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Mazen Al-Tabbaa (Beirut, Libano) (rappresentanti: M. Lester, barrister, e G. Martin, solicitor)
   
      Convenuto: Consiglio dell’Unione europea
   
      Conclusioni
   
   Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               annullare la decisione di esecuzione 2012/256/PESC del Consiglio, del 14 maggio 2012, che attua la decisione 2011/782/PESC del Consiglio, relativa a misure restrittive nei confronti della Siria (GU L 126, pag. 9), nella parte in cui riguarda il ricorrente;
            
         
               —
            
            
               annullare il regolamento di esecuzione (UE) n. 410/2012 del Consiglio, del 14 maggio 2012, che attua l’articolo 32, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 36/2012, concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Siria (GU L 126, pag. 3), nella parte in cui riguarda il ricorrente; e
            
         
               —
            
            
               condannare il convenuto alle spese.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   A sostegno del ricorso, il ricorrente deduce quattro motivi, sostenendo che il Consiglio, includendo il nome del ricorrente negli elenchi allegati ai provvedimenti impugnati:
   
               —
            
            
               ha commesso un manifesto errore di fatto e di valutazione, decidendo di assoggettare il ricorrente alle misure restrittive di cui trattasi e ritenendo che fossero soddisfatti tutti i requisiti per l’iscrizione negli elenchi;
            
         
               —
            
            
               ha omesso di comunicare al ricorrente motivi sufficienti od adeguati per la sua inclusione negli elenchi;
            
         
               —
            
            
               ha violato i fondamentali diritti della difesa del ricorrente ed il suo diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva; e
            
         
               —
            
            
               ha violato, senz’alcuna giustificazione o proporzione, i diritti fondamentali del ricorrente, segnatamente il suo diritto di proprietà, il suo diritto di svolgere attività economiche, il suo diritto al rispetto della sua reputazione e della sua vita privata e familiare.