CELEX: 32013H0730(08)
Language: it
Date: 2013-07-09 00:00:00
Title: Raccomandazione del Consiglio, del 9 luglio 2013 , sul programma nazionale di riforma 2013 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia 2012-2017

30.7.2013   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 217/27
            
         
      RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
   
   del 9 luglio 2013
   sul programma nazionale di riforma 2013 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia 2012-2017
   2013/C 217/08
   IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
   visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 121, paragrafo 2, e l’articolo 148, paragrafo 4,
   visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche (1), in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,
   visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici (2), in particolare l’articolo 6, paragrafo 1,
   vista la raccomandazione della Commissione europea,
   viste le conclusioni del Consiglio europeo,
   visto il parere del Comitato per l’occupazione,
   visto il parere del Comitato economico e finanziario,
   visto il parere del Comitato per la protezione sociale,
   visto il parere del Comitato di politica economica,
   considerando quanto segue:
   
               (1)
            
            
               Il 26 marzo 2010 il Consiglio europeo ha approvato la proposta della Commissione di lanciare Europa 2020, una nuova strategia per l’occupazione e la crescita basata su un maggiore coordinamento delle politiche economiche e incentrata sui settori chiave in cui occorre intervenire per rafforzare il potenziale di crescita sostenibile e di competitività dell’Europa.
            
         
               (2)
            
            
               Il 13 luglio 2010 il Consiglio ha adottato una raccomandazione sugli orientamenti di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione (2010-2014) e, il 21 ottobre 2010, una decisione sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione (3), che insieme formano gli «orientamenti integrati». Gli Stati membri sono stati invitati a tener conto degli orientamenti integrati nelle proprie politiche nazionali in materia economica e di occupazione.
            
         
               (3)
            
            
               Il 29 giugno 2012 i capi di Stato o di governo degli Stati membri hanno convenuto un patto per la crescita e l’occupazione che offre un quadro coerente per l’adozione di misure a livello nazionale, dell’Unione e della zona euro con il ricorso a tutti gli strumenti, leve e politiche possibili. Essi hanno stabilito le misure da adottare a livello degli Stati membri, in particolare affermando l’impegno pieno verso il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 e l’attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese.
            
         
               (4)
            
            
               Il 10 luglio 2012 il Consiglio ha adottato una raccomandazione (4) («la raccomandazione del 2012») sul programma nazionale di riforma 2012 della Francia e ha formulato il suo parere sul programma di stabilità della Francia 2012-2016.
            
         
               (5)
            
            
               Il 28 novembre 2012 la Commissione ha adottato l’analisi annuale della crescita, segnando l’inizio del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche 2013. Il 28 novembre 2012 la Commissione ha altresì adottato, sulla base del regolamento (UE) n. 1176/2011, la relazione sul meccanismo di allerta, in cui la Francia è stata annoverata tra gli Stati membri che sarebbero stati oggetto di un'analisi approfondita.
            
         
               (6)
            
            
               Il Parlamento europeo è stato debitamente coinvolto nel semestre europeo conformemente al regolamento (CE) n. 1466/97 e il 7 febbraio 2013 ha adottato una risoluzione sull'occupazione e gli aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2013 e una risoluzione sul contributo all'analisi annuale della crescita 2013.
            
         
               (7)
            
            
               Il 14 marzo 2013 il Consiglio europeo ha approvato le priorità per garantire la stabilità finanziaria, il risanamento di bilancio e le azioni a favore della crescita. Esso ha sottolineato la necessità di portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita, di ripristinare le normali condizioni per l’erogazione di prestiti all’economia, di promuovere la crescita e la competitività, di contrastare la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi e di modernizzare la pubblica amministrazione.
            
         
               (8)
            
            
               Il 10 aprile 2013 la Commissione ha pubblicato i risultati dell’analisi approfondita per la Francia a norma dell’articolo 5 del regolamento (UE) n. 1176/2011. L’analisi della Commissione ha portato la stessa a concludere che la Francia presenta squilibri macroeconomici che richiedono un monitoraggio e un’azione politica risoluta. In particolare, è opportuno prestare un’attenzione costante agli sviluppi che indicano un deterioramento della bilancia commerciale e della competitività, connesso sia a fattori di costo che a fattori non di costo, anche nel contesto di un peggioramento della posizione sull’estero e di un debito pubblico elevato, al fine di attenuare il rischio di effetti negativi sul funzionamento dell’economia francese e, in considerazione segnatamente delle sue dimensioni, sull’Unione economica e monetaria.
            
         
               (9)
            
            
               Il 30 aprile 2013 la Francia ha presentato il suo programma nazionale di riforma 2013 e il suo programma di stabilità per il periodo 2012-2017. I due programmi sono stati valutati contemporaneamente onde tener conto delle loro correlazioni.
            
         
               (10)
            
            
               In base alla valutazione del programma di stabilità a norma del regolamento (CE) n. 1466/97, il Consiglio ritiene che, nonostante i considerevoli sforzi di risanamento compiuti, che hanno ridotto il disavanzo nominale dal 7,5 % del PIL del 2009 al 4,8 % del PIL del 2012, la Francia non riuscirà a correggere il disavanzo eccessivo entro il 2013 come il Consiglio aveva raccomandato il 2 dicembre 2009. La ragione va ricercata, in particolare, nel contesto economico peggiore rispetto a quanto previsto all’epoca dell’adozione della raccomandazione del Consiglio del 2 dicembre 2009, compensato solo in parte da entrate straordinarie, a fronte di uno sforzo concentrato in una certa misura nelle fasi finali del periodo programmatico. Lo scenario macroeconomico sul quale si fondano le proiezioni di bilancio del programma di stabilità è plausibile per il 2013, ma eccessivamente ottimistico per il 2014. In particolare, le autorità francesi prevedono che, dopo la battuta d’arresto del 2012 (0 %) e del 2013 (+ 0,1 %), il PIL cresca dell’1,2 % nel 2014, presupponendo altresì che siano adottati provvedimenti di bilancio per riportare il disavanzo pubblico al 2,9 % del PIL nel 2014. Le previsioni della Commissione indicano invece che, a politiche invariate, il PIL aumenterà dell’1,1 % nel 2014, in uno scenario che, tenendo conto solo delle misure già adottate o specificate in sufficiente dettaglio, prospetta un disavanzo pari al 4,2 % del PIL nel 2014. Come nel programma di stabilità 2012-2016, obiettivo principale della strategia di bilancio delineata nel programma di stabilità è conseguire l’obiettivo a medio termine (OMT), vale a dire il pareggio di bilancio in termini strutturali, che è più di quanto chieda il patto di stabilità e crescita. L’anno in cui s’intende conseguire l’OMT è il 2016, laddove il programma di stabilità precedente indicava il 2015.
               Il disavanzo nominale previsto dal programma di stabilità è coerente con una correzione del disavanzo eccessivo entro il 2014, vale a dire con un anno di ritardo rispetto al termine riveduto fissato dal Consiglio il 2 dicembre 2009 nel quadro della procedura per i disavanzi eccessivi (PDE). In considerazione dell’eccessivo ottimismo del programma di stabilità circa le previsioni di crescita per il 2014, il Consiglio ritiene che, a meno che lo sforzo per tale anno sia intensificato sostanzialmente con l’adozione di misure supplementari, lo sforzo di bilancio prospettato dalle autorità francesi non sia compatibile con l’effettiva correzione del disavanzo eccessivo entro il 2014. Neanche le economie e le entrate supplementari previste sono specificate in sufficiente dettaglio. Occorre pertanto specificare le misure sia per il 2014 sia per il 2015 per dare un’assicurazione credibile che il disavanzo eccessivo sarà corretto entro il 2015 come raccomandato dal Consiglio. Nel 2016 il saldo strutturale ricalcolato dalla Commissione è prospettato a - 0,4 % del PIL (- 0,3 % nel 2017): l’OMT non sarà quindi conseguito nell’orizzonte programmatico. Si prevede che nel 2016 i progressi verso il conseguimento dell’OMT corrispondano allo 0,3 % del PIL, ossia al di sotto del parametro di riferimento dello 0,5 % del PIL. Il debito pubblico è aumentato notevolmente dall’inizio della crisi: dal 64,2 % del 2007, il rapporto debito/PIL è salito al 90,2 % nel 2012 per aumentare ulteriormente in futuro, stando alle previsioni di primavera 2013 dei servizi della Commissione, fino al 96,2 % entro il 2014. Le autorità prevedono che il debito culmini al 94,3 % del PIL nel 2014 per poi scendere all’88,2 % nel 2017. A partire dal 2016 la Francia rientrerà in un periodo di transizione riguardo al soddisfacimento del criterio del debito.
            
         
               (11)
            
            
               Dato che il debito è alto e tuttora in ascesa e che il termine per correggere il disavanzo eccessivo è nuovamente prorogato al 2015, è più che mai importante attuare con rigore il bilancio 2013 e mantenere saldo uno sforzo considerevole di risanamento negli anni successivi. È in particolare essenziale che la spesa pubblica francese aumenti molto più lentamente del PIL potenziale, dato che, finora, il miglioramento del disavanzo strutturale è riconducibile principalmente alle entrate. A tal fine, indicazioni su come migliorare ulteriormente l’efficienza della spesa pubblica dovrebbero risultare dal processo in corso di revisione della spesa (Modernisation de l’action publique) che, oltre al governo centrale, interessa gli enti locali e la previdenza sociale. Vi è altresì margine per un’ulteriore razionalizzazione dei diversi livelli e delle varie competenze dell’amministrazione per aumentare sinergie, efficienza e economie. Quest’aspetto dovrebbe essere disciplinato nella nuova legge sul decentramento prevista. La futura spesa sanitaria pubblica, di cui si prevede un aumento a medio-lungo termine, dev’essere sottoposta a un esame più attento e dotata di maggiore efficienza, specialmente nella componente per i farmaci. Le ultime proiezioni del consiglio d’indirizzo sulle pensioni (Conseil d’orientation des retraites) indicano persistenti disavanzi nel regime pensionistico da qui al 2018, contrariamente all’obiettivo, fissato nella riforma del 2010, di conseguire il pareggio entro quell’anno. Lo smantellamento parziale della riforma del 2010 va inoltre in senso contrario alla raccomandazione del 2012. Dato che il regime pensionistico sarà quindi ancora confrontato, da qui al 2020, a disavanzi elevati, urge adottare nuove misure politiche per sanare la situazione preservando nel contempo l’adeguatezza delle rendite, tra cui,
               ad esempio: aumentare ancora l’età pensionabile per l’ottenimento della pensione sia minima sia massima, nonché il periodo contributivo per l’ottenimento della pensione massima; adattare le regole di indicizzazione e rivedere le deroghe al regime generale, attualmente numerose, di cui godono categorie specifiche di lavoratori. Il governo francese ha deciso di associare pienamente le parti sociali alla stesura della riforma e di rafforzare la consapevolezza di esserne parte integrante. Si dovrebbe evitare di aumentare il livello dei contributi sociali, dato l’impatto negativo che ciò avrebbe sul costo del lavoro. In considerazione della sfida di finanza pubblica che incombe sulla Francia, è indispensabile completare le misure di bilancio con un’intensificazione dello sforzo di riforma strutturale, al fine di sostenere e migliorare le potenzialità di crescita a lungo termine dell’economia francese.
            
         
               (12)
            
            
               Come emerge dall’esame approfondito 2013, la competitività della Francia resta problematica, situazione confermata dalla notevole erosione della quota francese di mercato delle esportazioni registrata negli ultimi anni. Nel novembre 2012 il governo ha proposto vari provvedimenti nel contesto del «Patto per la competitività». L’introduzione di un credito d’imposta sul reddito delle società (crédit d’impôt pour la compétitivité et l’emploi — CICE), con un impatto sull’anno previsto in 20 miliardi di EUR, rappresenta un’evoluzione significativa che dovrebbe contribuire ad abbassare i costi del lavoro, ma vi sono margini per ulteriori interventi, dato che il CICE si limita a dimezzare la differenza che separa il cuneo fiscale francese dalla media OCSE a livello di retribuzione mediana. Inoltre, anche tenendo conto del CICE, i provvedimenti di bilancio che interessano le imprese, comprese le riduzioni degli oneri fiscali, adottati dal 2010 hanno determinato complessivamente un aumento dell’imposizione sulle attività economiche. Come rilevato nella raccomandazione del 2012, l’aumento del salario minimo deciso nel luglio 2012, seppur limitato, può ripercuotersi negativamente sulla creazione di occupazione e sulla competitività. La retribuzione oraria minima è aumentata del 38 % (16 % in termini reali) tra il 2002 e il 2012. I datori di lavoro ricevono compensazione del livello elevato del salario minimo, pari al 60 % della retribuzione mediana, dalle varie esenzioni dal pagamento dei contributi sociali a loro carico. Il correlato onere per le finanze pubbliche è aumentato rapidamente tra il 1992 e il 2002 per poi stabilizzarsi quindi vicino all’1 % del PIL. Per rispondere al problema della povertà sul lavoro, peraltro, esistono strumenti alternativi più efficaci del salario minimo, quali le formule di sostegno del reddito (Prime pour l’emploi e Revenu de solidarité active).
            
         
               (13)
            
            
               Riguardo alla competitività non legata ai prezzi, benché il governo abbia rinnovato di recente la strategia in materia di esportazione, l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese (PMI) potrebbe essere promossa sostenendo lo sviluppo di reti e partenariati orientati all’esportazione. Più in generale, si potrebbero adottare misure atte ad assicurare che il contesto in cui operano le imprese sia propizio alla crescita delle PMI. Nonostante i notevoli sforzi compiuti dalle imprese nei settori ad alta intensità di ricerca e sviluppo e il cospicuo sostegno fornito dallo Stato (vale a dire il credito d’imposta sulle attività di ricerca), i settori ad alta e medio-alta tecnologia rappresentano soltanto una percentuale esigua, e in calo, dell’economia francese. È quindi necessario promuovere maggiormente la creazione e la crescita delle PMI e delle aziende di medie dimensioni (ETI) in tali settori migliorando le condizioni generali propizie all’innovazione e all’imprenditorialità. Vi è margine per rivedere anche la politica dei bacini, sviluppata per mettere in collegamento la ricerca pubblica con le imprese private, indirizzandola maggiormente verso lo sfruttamento commerciale di ricerca, sviluppo e innovazione (RSI), le esternalità positive tra aziende private vicine e l'internazionalizzazione delle PMI. È opportuno altresì aumentare l’attrattiva degli studi di dottorato e delle esperienze di ricerca in modo che sia atta a promuovere ulteriormente i collegamenti fra imprese private e istituti di ricerca.
            
         
               (14)
            
            
               Riguardo ai servizi, nel 2012 i progressi sono stati contenuti; in particolare, non è stata avviata alcuna riforma trasversale per eliminare le restrizioni ingiustificate nelle professioni e nei settori regolamentati. Numerosi professionisti della prestazione di servizi si scontrano tuttora a restrizioni quanto alla forma giuridica dell’impresa e alla struttura dell’azionariato (come restrizioni riguardo alla proprietà del capitale per veterinari e avvocati). Per vari mestieri e professioni (quali tassisti, alcuni operatori sanitari, notai e altre professioni legali) permangono ostacoli considerevoli all’ingresso o alla pratica (ad es., in termini di comunicazioni commerciali, quote o restrizioni territoriali). Il settore del commercio al dettaglio è ancora soggetto a una serie di regolamenti che si traducono in procedure macchinose e lungaggini per l’ottenimento della licenza ad aprire un punto vendita. Il vigente divieto di vendere sottocosto causa inoltre una serie di distorsioni, mentre l’obiettivo che si prefigge (sostenere i produttori e i piccoli distributori) potrebbe essere conseguito più efficacemente con misure meno distorsive. Quest’eccesso di restrizioni nelle professioni e nei settori regolamentati si ripercuote negativamente sulla concorrenza e tende a far salire i prezzi. Come emerge dall’esame approfondito, in ultima analisi i prezzi più elevati dei servizi d’intermediazione, che nel settore manifatturiero concorrono per quasi un quarto ai costi di produzione, danneggiano la competitività esterna delle imprese francesi. I progressi compiuti nel 2012 riguardo alle industrie di rete sono stati limitati. Il grado di concentrazione sul mercato francese dell’energia elettrica resta uno dei più elevati nell’Unione. La concorrenza è distorta dalle tariffe vincolate dell’energia elettrica e del gas, che continuano ad ostacolare l’ingresso di nuovi operatori sul mercato. Occorre sopprimere le tariffe vincolate per la clientela non domestica secondo il calendario concordato con le autorità francesi. La concorrenza sul mercato elettrico sarebbe favorita anche da un aumento della capacità d’interconnessione con i paesi limitrofi e dalla pubblicazione dei bandi di gara per le concessioni idroelettriche.
               Nel settore ferroviario il comparto merci è stato in declino da diversi anni (come il volume in tonnellate/km ridottosi del 17 % tra il 2006 e il 2011), mentre il trasporto passeggeri è aperto alla concorrenza soltanto nei servizi internazionali. L’imminente riforma dovrebbe assicurare l’indipendenza del nuovo «gestore unificato dell’infrastruttura» dall’operatore storico, in modo da garantire ai nuovi operatori un accesso equo e non discriminatorio.
            
         
               (15)
            
            
               Il sistema fiscale francese resta complesso e poco efficiente a causa della vasta gamma di esenzioni e agevolazioni, ma anche delle frequenti modifiche della normativa. Nonostante le iniziative attuate per ridurre e razionalizzare le agevolazioni fiscali, il mancato gettito che esse determinano resta ingente. Sarebbe più propizio alla crescita e al benessere sociale optare per un’imposizione sui redditi delle persone fisiche e delle società imperniata su un’aliquota bassa per una base imponibile ampia. Per il gennaio 2014 è previsto l’aumento dell’aliquota intermedia dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) dal 7 % al 10 %: un passo nella giusta direzione, che richiede tuttavia ulteriori sforzi. Il costo delle esenzioni vigenti in campo fiscale e nella previdenza sociale rimane nel complesso elevatissimo, raggiungendo il 10 % del PIL. Nonostante la dimostrata inefficacia di alcune aliquote ridotte dell’IVA, ad esempio per i servizi di ristorazione, non sono stati adottati provvedimenti sufficientemente differenziati. L’introduzione del credito d’imposta CICE, finanziato in parte dal citato innalzamento dell’aliquota intermedia, ma anche normale, dell’IVA, allevia il carico fiscale sul lavoro, ma è necessario un maggior margine d’azione, in particolare per riequilibrare la quota delle imposte ambientali. L’anno scorso la Francia ha adottato misure per superare gli incentivi fiscali all’indebitamento nell’imposizione delle imprese. La detrazione degli interessi è limitata al di sopra dei 3 milioni di EUR, limite oltre il quale non sarà detraibile il 15 % degli interessi nel 2013, una quota che sarà portata al 25 % nel 2014. Tuttavia, non vi è spazio per ulteriori miglioramenti.
            
         
               (16)
            
            
               Il tasso di disoccupazione è passato dal 9,7 % del 2010 al 10,2 % del 2012 e, secondo le previsioni della Commissione, salirà al 10,6 % nel 2013 e al 10,9 % nel 2014 a causa della persistente debolezza della crescita economica. In tale contesto la segmentazione del mercato del lavoro francese resta una fonte di preoccupazione. Nel 2010 la probabilità di evolvere da un lavoro temporaneo a uno stabile era soltanto del 10,6 % a fronte di una media del 25,9 % nell’UE. Di conseguenza, il peso dei processi di adeguamento del mercato del lavoro tende a ricadere sui lavoratori precari scarsamente qualificati. Nel maggio 2013 è stata adottata una legge, basata sull’accordo interprofessionale (ANI) sulla sicurezza dell’impiego concluso dalle parti sociali nel gennaio 2013, che prevede sia maggiori diritti per i lavoratori, supera l’incertezza giuridica collegata al licenziamento e garantisce una maggiore flessibilità per i datori di lavoro. La legge segna un progresso verso una maggiore fluidità del mercato del lavoro. Su alcune questioni specifiche l’attuazione effettiva della riforma e il relativo impatto sono collegati all’adozione di ulteriori accordi a livello settoriale/aziendale che saranno necessari prima dell'entrata in vigore piena dell'accordo.
            
         
               (17)
            
            
               Un sesto dei giovani francesi lascia l’istruzione e la formazione senza qualifiche, dato particolarmente preoccupante se si considera che, a fine 2012, il tasso di disoccupazione giovanile era del 25,4 % e che il rischio di non trovare lavoro è quasi doppio per i giovani meno qualificati. Le formule di promozione dell’apprendistato dovrebbero coinvolgere soprattutto i giovani meno qualificati. La risposta a tali sfide dovrebbe essere strutturata anche tramite l’allineamento delle formule nazionali stabilite dalla raccomandazione del Consiglio del 22 aprile 2013 (5) sulla garanzia per i giovani. Nonostante le riforme avviate nel 2009, in Francia il tasso di partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente (5,7 % nel 2012; per gli adulti scarsamente qualificati la percentuale è del 2,5 %) si situa al di sotto della media UE. Il programmato trasferimento delle competenze ai consigli regionali potrebbe offrire l’occasione di colmare le carenze del sistema attuale. Nonostante la sua notevole tendenza all'aumento, il tasso di occupazione nella fascia di età compresa tra 55 e 64 anni è ancora al di sotto della media degli Stati membri dell’UE (45,7 % nel quarto trimestre 2012) e si è chiuso di solo la metà il divario con la media UE dal 2008 (da 7,4 punti nel 2008 a 3,8 punti nel 2012). La disoccupazione è in aumento fra i meno giovani, allo stesso tasso di disoccupazione generale. Non è chiaro in che misura i "contratti generazionali", che pure costituiscono un passo nella giusta direzione, possano contribuire all’occupazione dei meno giovani e favorire il reintegro dei disoccupati più anziani nel mondo del lavoro. Nel 2012 la spesa pubblica francese per le indennità di disoccupazione è aumentata del 5,3 % e, stando al programma di stabilità, aumenterà ancora del 6,1 % nel 2013. In termini cumulativi, nel 2013 la disoccupazione arriverà a comportare un disavanzo pari a quasi l’1 % del PIL: s’impone quindi una riforma del sistema delle indennità, in particolare adattandone alcuni elementi — condizioni di ammissibilità, regressività dei sussidi nel tempo o tassi di sostituzione per i lavoratori con le retribuzioni più alte — per assicurare la presenza di adeguati incentivi al lavoro.
               La nuova convenzione trilaterale del servizio pubblico per l’impiego (Pôle emploi) prevede un accompagnamento differenziato delle persone in cerca di lavoro, ma l’aumento della disoccupazione ha determinato un ulteriore ampliamento del portafoglio di un consulente del lavoro e la debolezza della congiuntura economica ostacola il riorientamento della strategia del Pôle emploi. Nel complesso, le prospettive economiche sfavorevoli e l’ulteriore aumento della disoccupazione previsto impongono alla Francia di adottare ulteriori provvedimenti.
            
         
               (18)
            
            
               Nell’ambito del semestre europeo la Commissione ha effettuato un’analisi completa della politica economica della Francia, ha valutato il programma nazionale di riforma e il programma di stabilità e ha presentato un'analisi approfondita. La Commissione ha tenuto conto non soltanto della loro pertinenza ai fini della sostenibilità della politica di bilancio e della politica socioeconomica della Francia, ma anche della loro conformità alle norme e agli orientamenti UE, alla luce della necessità di rafforzare la governance economica dell’Unione nel suo insieme, offrendo un contributo a livello UE per le future decisioni nazionali. Le sue raccomandazioni nell’ambito del semestre europeo trovano riscontro nelle raccomandazioni di cui ai punti da 1 a 6.
            
         
               (19)
            
            
               Alla luce di tale valutazione, il Consiglio ha esaminato il programma di stabilità e il suo parere (6) trova riscontro, in particolare, nella raccomandazione di cui al punto 1.
            
         
               (20)
            
            
               Alla luce dell’analisi approfondita della Commissione e della citata valutazione, il Consiglio ha esaminato il programma nazionale di riforma e il programma di stabilità. Le sue raccomandazioni a norma dell’articolo 6 del regolamento (UE) n. 1176/2011 trovano riscontro nelle raccomandazioni di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5 e 6.
            
         
               (21)
            
            
               Nell’ambito del semestre europeo la Commissione ha effettuato inoltre un’analisi della politica economica della zona euro nel suo complesso. Sulla base di tale analisi il Consiglio ha formulato raccomandazioni specifiche rivolte agli Stati membri la cui moneta è l’euro (7). In quanto paese la cui moneta è l'euro, la Francia dovrebbe assicurare anche l’attuazione piena e tempestiva di tali raccomandazioni,
            
         RACCOMANDA che la Francia adotti provvedimenti nel periodo 2013-2014 al fine di:
   
               1)
            
            
               rafforzare e portare avanti la strategia di bilancio nel 2013; aumentare la credibilità dell’aggiustamento specificando le misure necessarie per il 2014 e oltre entro l’autunno 2013 e attuandole, in modo da assicurare una correzione duratura del disavanzo eccessivo entro il 2015 e compiere lo sforzo di aggiustamento strutturale indicato nelle raccomandazioni del Consiglio nel quadro della procedura per i disavanzi eccessivi; destinare tutte le entrate straordinarie alla riduzione del disavanzo; ai fini della correzione duratura degli squilibri di bilancio, dare attuazione credibile a riforme strutturali ambiziose per aumentare la capacità di aggiustamento e promuovere la crescita e l’occupazione; mantenere nel risanamento di bilancio una rotta favorevole alla crescita e migliorare ulteriormente l’efficienza della spesa pubblica, in particolare procedendo alla programmata revisione delle categorie di spesa in tutti i comparti della pubblica amministrazione; intervenire con l’imminente legge sul decentramento per aumentare le sinergie e le economie tra livello centrale e livello locale dell’amministrazione; una volta corretto il disavanzo eccessivo, perseverare nello sforzo di aggiustamento strutturale con un ritmo consono a raggiungere l’OMT entro il 2016. Adottare entro il 2013 provvedimenti finalizzati a conseguire un pareggio duraturo nel regime pensionistico entro il 2020, ad esempio adattando le regole sull’indicizzazione, aumentando il periodo di contribuzione pensione completa, innalzando ulteriormente l’età effettiva di pensionamento, allineando l'età di pensionamento o i benefici pensionistici alle variazioni nell'aspettativa di vita e rivedendo i regimi speciali, senza per questo aumentare i contributi sociali a carico del datore di lavoro, e migliorare l’efficacia in termini di costi della spesa sanitaria, compreso nella componente per i farmaci;
            
         
               2)
            
            
               assicurare che la riduzione del costo del lavoro derivante dal crédit d’impôt pour la compétitivité et l'emploi produca l'importo previsto e che nessun’altra misura ne vanifichi l’effetto; adottare ulteriori misure per abbassare il costo del lavoro, in particolare intervenendo ancora per ridurre i contributi sociali a carico del datore di lavoro, in collaborazione con le parti sociali; assicurare che l’evoluzione del salario minimo favorisca la competitività e la creazione di posti di lavoro, tenuto conto dell’esistenza di formule di sostegno delle retribuzioni e di esenzioni dai contributi sociali;
            
         
               3)
            
            
               intervenire ulteriormente per migliorare il contesto in cui operano le imprese e sviluppare la capacità d’innovazione e di esportazione delle aziende, specialmente delle PMI e delle imprese di dimensioni intermedie; in particolare, avviare l’annunciata iniziativa di semplificazione del quadro normativo e migliorare le condizioni generali per l’innovazione, potenziando i trasferimenti di tecnologia e lo sfruttamento commerciale della ricerca, anche tramite un riorientamento dei poli per la competitività;
            
         
               4)
            
            
               intervenire per potenziare la concorrenza nei servizi; eliminare le restrizioni ingiustificate all’accesso e all’esercizio di servizi professionali, in particolare relativamente a forma giuridica, struttura di azionariato, quote e restrizioni territoriali; adottare misure per semplificare l’ottenimento della licenza ad aprire un punto vendita e revocare il divieto di vendere in perdita; sopprimere le tariffe vincolate del gas e dell’energia elettrica per la clientela non domestica e potenziare la capacità d’interconnessione con i paesi limitrofi; nel settore ferroviario, aprire alla concorrenza il trasporto nazionale di passeggeri;
            
         
               5)
            
            
               portare avanti iniziative per semplificare il sistema fiscale e migliorarne l’efficienza, assicurando nel contempo la continuità della normativa tributaria; adottare misure aggiuntive per eliminare la distorsione a favore del debito nella tassazione delle imprese; intensificare gli sforzi per ridurre e razionalizzare le agevolazioni nelle imposte sui redditi delle persone fisiche e delle società riducendo nel contempo le aliquote previste per legge; avvicinare le aliquote ridotte dell’IVA all’aliquota normale e abolire le aliquote ridotte inefficaci; adottare ulteriori misure di trasferimento del carico fiscale dal lavoro all’imposizione ambientale o al consumo;
            
         
               6)
            
            
               dare attuazione piena e immediata, in consultazione con le parti sociali, all’accordo interprofessionale del gennaio 2013; intervenire ulteriormente contro la segmentazione del mercato del lavoro, in particolare per risolvere la situazione dei lavoratori delle agenzie interinali; varare con urgenza, in associazione con le parti sociali e conformemente alle prassi nazionali, una riforma delle indennità di disoccupazione per assicurarne la sostenibilità e nel contempo fare in modo che offrano adeguati incentivi a reintegrare il mondo del lavoro; aumentare il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani e incoraggiarne la partecipazione al mercato del lavoro; adottare misure specifiche per migliorare le prospettive occupazionali dei disoccupati più anziani, in particolare offrendo consulenza e formazioni specifiche; aumentare la partecipazione degli adulti, specie dei meno qualificati e dei disoccupati, all’apprendimento permanente; provvedere a che i servizi pubblici per l’impiego offrano effettivamente sostegno personalizzato ai disoccupati e che le politiche attive del mercato del lavoro siano realmente mirate ai più svantaggiati; adottare ulteriori misure per migliorare la transizione dalla scuola al lavoro tramite, ad esempio, una garanzia per i giovani (8) e la promozione dell’apprendistato.
            
         
      Fatto a Bruxelles, il 9 luglio 2013
      
         
            Per il Consiglio
         
         
            Il presidente
         
         R. ŠADŽIUS
         
      
   
   
      (1)  GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
   
      (2)  GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
   
      (3)  Mantenuti per il 2013 dalla decisione 2013/208/UE del Consiglio, del 22 aprile 2013, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione (GU L 118 del 30.4.2013, pag. 21).
   
      (4)  GU C 219 del 24.7.2012, pag. 31.
   
      (5)  GU C 120 del 26.4.2013, pag.1.
   
      (6)  A norma dell’articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1466/97.
   
      (7)  Cfr. pag. 97 della presente Gazzetta ufficiale.
   
      (8)  Stabilita dalla raccomandazione del Consiglio del 22 aprile 2013 (GU C 120 del 26.4.2013, pag. 1).