CELEX: 62019TN0493
Language: it
Date: 2019-07-05 00:00:00
Title: Causa T-493/19: Ricorso proposto il 5 luglio 2019 — International Personal Finance Investments/Commissione

16.9.2019   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 312/35
            
         
      Ricorso proposto il 5 luglio 2019 — International Personal Finance Investments/Commissione
      (Causa T-493/19)
      (2019/C 312/29)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: International Personal Finance Investments Ltd (Leeds, Regno Unito) (rappresentante: M. Anderson, solicitor)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione della Commissione C(2019) 2526 final, del 2 aprile 2019, relativa all’aiuto di Stato SA.44896, cui il Regno Unito ha dato esecuzione, riguardante la CFC Group Financing Exemption (esenzione per i finanziamenti intragruppo mediante società controllate estere), integralmente o nella parte in cui detta decisione riguarda la ricorrente;
               
            
                  —
               
               
                  qualora la decisione controversa non fosse annullata integralmente: a) annullare la medesima nella parte in cui essa si applica all’esenzione «interessi armonizzati», di cui al capo 9, parte 9A, del Taxation (International and Other Provisions) Act 2010 (legge del 2010, in materia di imposizione internazionale e su altri fondi); e, b) ordinare che, in sede di determinazione dell’importo dell’aiuto da recuperare, le perdite, gli sgravi o le esenzioni di cui la ricorrente avrebbe potuto disporre all’epoca in cui essa ha fatto ricorso alla Group Financing Exemption (esenzione per i finanziamenti intragruppo; in prosieguo: la «GFE»), o qualora essa non avesse fatto ricorso alla GFE vengano tenute in considerazione, in entrambi i casi, persino se la facoltà di disporre di dette perdite, sgravi o esenzioni sia attualmente vietata ai sensi del diritto del Regno Unito;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la convenuta alle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce nove motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sul fatto che la convenuta non avrebbe dimostrato che la GFE costituisca un vantaggio in tutti i casi in cui si è fatto ricorso alla stessa. Inoltre, la ricorrente deduce che essa avrebbe deciso di fare ricorso alla GFE, che prevedeva inizialmente un’esenzione pari al 75 %, senza valutare se la sua responsabilità fiscale sarebbe stata meno onerosa qualora essa avesse effettuato un’analisi in base al significant people functions test (test sulle posizioni manageriali di alto livello; in prosieguo: il «test SPF»), di cui alla sezione 371EB del capo 5, parte 9A, del Taxation (International and Other Provisions) Act 2010.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sul fatto che non ci sarebbe stato nessun intervento dello Stato o mediante risorse statali. La ricorrente deduce che la convenuta non avrebbe provato che il fatto di fare ricorso alla GFE abbia certamente portato ad una diminuzione della responsabilità fiscale delle persone giuridiche britanniche.
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sul fatto che la GFE non favorirebbe determinate imprese o la produzione di determinati beni. La ricorrente deduce che la convenuta avrebbe errato quando: i) ha individuato il sistema di riferimento in modo troppo restrittivo, facendo riferimento alle norme contenute in detta parte 9A piuttosto che al più ampio sistema britannico di imposizione sulle persone giuridiche; ii) non ha capito che il capo 9, parte 9A, del Taxation (International and Other Provisions) Act 2010 non costituisce una deroga al capo 5 di detta legge; e, iii) non ha ammesso che, persino qualora detto capo 9 costituisse una deroga al capo 5, ciò sarebbe giustificato dalla natura o dalla struttura generale della parte 9A della normativa.
               
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sul fatto che la GFE non avrebbe inciso sul commercio tra Stati membri. La ricorrente deduce che la convenuta avrebbe errato nel concludere che la GFE possa influenzare le scelte compiute dai gruppi multinazionali in merito all’ubicazione delle loro attività finanziarie di gruppo e delle loro sedi direttive all’interno dell’Unione europea, particolarmente alla luce della mancanza di parità di condizioni e dell’assenza, in altri 15 Stati membri, prima del 2016, di norme sul finanziamento intragruppo mediante controllate estere.
               
            
                  5.
               
               
                  Quinto motivo, vertente sul fatto che la GFE non altererebbe o rischierebbe di alterare la concorrenza. La ricorrente deduce che la convenuta non avrebbe provato che il fatto di fare ricorso alla GFE abbia certamente portato a una diminuzione della responsabilità fiscale delle persone giuridiche britanniche e afferma che la GFE non altererebbe la concorrenza, in considerazione degli argomenti illustrati con riferimento al predetto quarto motivo.
               
            
                  6.
               
               
                  Sesto motivo, vertente sul fatto che il recupero del preteso aiuto sarebbe in contrasto con i principi generali del diritto dell’Unione. La ricorrente deduce che il test SPF non soddisferebbe i requisiti di certezza del diritto, che il Regno Unito disponesse del potere discrezionale per far fronte a una siffatta mancanza di certezza del diritto e che la convenuta avrebbe violato il dovere ad essa incombente, di condurre un’analisi compiuta di tutti gli elementi rilevanti. Ordinando il recupero dell’aiuto, la convenuta avrebbe agito in violazione dell’articolo 16, paragrafo 1, del regolamento (UE) del Consiglio 2015/1589 (1), il quale vieta il recupero di un aiuto quando detto recupero sia in contrasto con un principio generale del diritto dell’Unione.
               
            
                  7.
               
               
                  Settimo motivo, vertente sul fatto che il vantaggio selettivo sarebbe stato eliminato, e nessun recupero sarebbe stato imposto, qualora il Regno Unito avesse esteso retroattivamente la GFE ai prestiti a monte e ai prestiti di terzi. La ricorrente deduce che la convenuta non avrebbe riconosciuto che l’assunzione di iniziative siffatte avrebbe eliminato qualsiasi vantaggio selettivo (ammesso e non concesso che ce ne fosse uno) e che in tal caso non ci sarebbe stato nessun aiuto di Stato illegittimo da recuperare ai sensi dell’ordinamento dell’Unione.
               
            
                  8.
               
               
                  Ottavo motivo, vertente sul fatto che, nel determinare l’importo dell’aiuto da recuperare, le perdite, gli sgravi o le esenzioni di cui avrebbe potuto disporre la ricorrente all’epoca in cui essa ha fatto ricorso alla GFE, o qualora essa non avesse fatto ricorso alla medesima, dovrebbero essere tenuti in considerazione persino se la facoltà di disporre di dette perdite, sgravi o esenzioni sia attualmente vietata ai sensi del diritto del Regno Unito. La ricorrente deduce che questa sarebbe la corretta interpretazione del punto 203 della decisione controversa ma, qualora ciò non fosse il caso, la decisione controversa sarebbe viziata da errore in quanto, omettendo di prendere in considerazione dette perdite, sgravi o esenzioni si giungerebbe a una sopravvalutazione dell’importo dell’aiuto, il che comporterebbe una distorsione nel mercato interno.
               
            
                  9.
               
               
                  Nono motivo, vertente sul fatto che la convenuta non avrebbe adeguatamente giustificato la sua censura relativa all’esenzione «interessi armonizzati» (in prosieguo: la «MIE») e non avrebbe effettuato un’analisi compiuta di tutti gli elementi rilevanti. La ricorrente deduce che la convenuta non avrebbe fatto distinzione fra le tre diverse esenzioni di cui a detto capo 9, che operano indipendentemente, e non avrebbe capito che la MIE non è un sostituto del test SPF e che l’esistenza della MIE (che è indissolubilmente collegata alle norme che limitano la deducibilità delle spese per interessi) in detto capo 9 dimostra che la convenuta avrebbe errato nell’individuare il sistema di riferimento in modo troppo restrittivo, facendo riferimento alle norme di cui alla parte 9A della legge, piuttosto che al più ampio sistema britannico di imposizione sulle persone giuridiche.
               
            
         (1)  Regolamento (UE) del Consiglio 2015/1589, del 13 luglio 2015, recante modalità di applicazione dell'articolo 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (codificazione) (GU 2015, L 248, pag. 9).