CELEX: 61985CC0309
Language: it
Date: 1987-09-17
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Sir Gordon Slynn del 17 settembre 1987. # Bruno Barra contro Stato belga e Città di Liegi. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunal de première instance de Liège - Belgio. # Non discriminazione - Accesso all'insegnamento non universitario - Ripetizione dell'indebito. # Causa 309/85.

Avviso legale importante

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61985C0309

Conclusioni dell'avvocato generale Sir Gordon Slynn del 17 settembre 1987.  -  BRUNO BARRA ED ALTRI CONTRO STATO BELGA E CITTA'DI LIEGI.  -  DOMANDA DI PRONUNCIA PREGIUDIZIALE, PROPOSTA DAL TRIBUNAL DE PREMIERE INSTANCE DI LIEGI.  -  NON DISCRIMINAZIONE - ACCESSO ALL'INSEGNAMENTO NON UNIVERSITARIO - RIMBORSO DELL'INDEBITO.  -  CAUSA 309/85.  

raccolta della giurisprudenza 1988 pagina 00355 edizione speciale svedese pagina 00325 edizione speciale finlandese pagina 00327

Conclusioni dell avvocato generale

++++Signor Presidente,  Signori Giudici,  Nella causa pendente dinanzi al presidente del tribunal de première instance di Liegi, dalla quale ha avuto origine il presente procedimento, gli attori sono diciassette cittadini francesi, che in diversi periodi hanno frequentato il corso per armaioli presso l' Institut communal d' enseignement technique de la fine mécanique, de l' armurerie et de l' horlogerie di Liegi . A tutti è stato chiesto il versamento del "minerval", cioè di una tassa supplementare d' iscrizione per gli studenti stranieri, per gli anni scolastici dell' istituto fino a quello iniziato nel 1985 . Se non erro, il primo degli allievi interessati si è iscritto all' anno scolastico 1979-80 . Il 7 marzo 1985, cioè immediatamente dopo la pronuncia della Corte 13 febbraio 1985, nella causa 293/83 ( Gravier / Città di Liegi, Racc . 1985, pag . 593 ) gli attori promossero un procedimento urgente contro il Regno del Belgio per ottenere il rimborso dei minervals versati fino al 13 febbraio 1985 . Il 12 giugno 1985 essi chiedevano che la Città di Liegi fosse obbligata ad intervenire in giudizio .  Il procedimento principale è stato interrotto dall' adozione della legge belga del 1985, le cui disposizioni sono elencate nelle mie conclusioni per la causa 293/85, Commissione / Belgio (" azione diretta ") e che non ripeterò . La presente causa verte unicamente sull' art . 63, che limita la possibilità di chiedere il rimborso del minerval a coloro che già avevano esperito un' azione giurisdizionale prima della sentenza Gravier, in relazione con l' art . 69 ( che limita l' esonero del minerval, sancito dall' art . 16, n . 1, al periodo successivo al 1° ottobre 1983 ) e con l' art . 71 ( che prescrive l' obbligo di versare il minerval a decorrere dal 1° settembre 1976 e dà effetto all' esenzione sancita dall' art . 69, n . 2, dal 1° gennaio 1985 ).  La legge del 1985 non contiene disposizioni particolari per l' entrata in vigore dell' art . 63, sicché detto articolo non era applicato dal 13 febbraio 1985 fino all' entrata in vigore della legge del 1985 .  Il presidente del tribunal de première instance di Liegi sottopone alla Corte due questioni relative alla sua interpretazione del trattato nella sentenza Gravier, per accertare la compatibilità dell' art . 63 con la norma comunitaria :  "Con sentenza 13 febbraio 1985, nella causa 293/83, Gravier, la Corte di giustizia ha dichiarato che il fatto che uno Stato membro imponga un canone, una tassa d' iscrizione o una tassa scolastica come condizione per l' accesso ai corsi di preparazione professionale, agli studenti cittadini di altri Stati membri, mentre lo stesso onere non viene posto a carico degli studenti nazionali, costituisce una discriminazione in base alla cittadinanza, vietata dall' art . 7 del trattato .  1 ) Se quest' interpretazione del trattato sia limitata alle domande di accesso ai corsi di preparazione professionale presentate dopo la pronuncia della sentenza, ovvero si applichi anche al periodo 1° settembre 1976 - 31 dicembre 1984 .  2 ) Nel caso in cui l' interpretazione vada applicata anche a questo periodo anteriore alla pronunzia della sentenza, se sia conforme al diritto comunitario che gli allievi e studenti di altri Stati membri, che hanno indebitamente pagato un canone, una tassa d' iscrizione o una tassa scolastica, siano privati da una legge nazionale del diritto di ottenerne la restituzione, qualora non abbiano intentato un' azione di ripetizione prima della pronuncia di tale sentenza ".  Nel procedimento di rinvio si dichiara che è pacifico tra le parti che l' istituto di Liegi è una scuola professionale . Ciò non vuol dire necessariamente che i corsi seguiti da ciascun attore siano professionali . Come ho detto nelle conclusioni relative all' azione diretta, mi pare si debba porre l' accento sul corso e non sulla scuola . Il governo belga, nelle sue osservazioni, adduce due motivi per dimostrare che i corsi non erano professionali . In primo luogo, osserva, erano di livello secondario; in secondo luogo, non è stato provato che questo tipo di insegnamento non sia impartito nello Stato degli attori, la Francia . Nessuno dei due è determinante . La definizione contenuta nella sentenza Gravier chiarisce che l' insegnamento può essere professionale indipendentemente dal livello degli studi o dall' età degli studenti o allievi . L' importante è accertare se l' insegnamento prepari ad una qualifica o impartisca le necessarie conoscenze tecniche e l' addestramento per una determinata professione, mestiere o carriera . In caso affermativo non lo si può escludere perché impartito in una scuola di livello secondario, benché questi corsi, nelle scuole secondarie normali, siano meno frequenti che, ad esempio, in scuole superiori tecniche o di altro tipo . Il governo belga si richiama alla sentenza Gravier ( n . 24 ) nella quale avete dichiarato che "in particolare, l' accesso alla preparazione professionale può favorire la libera circolazione delle persone nell' intera Comunità, permettendo agli interessati ... di perfezionare la loro preparazione e di sviluppare le loro attitudini particolari nello Stato membro in cui l' istruzione professionale comprende la specializzazione appropriata ". Ho sottolineato l' espressione "in particolare ". Non intendo questo passo come deroga alla norma che non vi possono essere discriminazioni a motivo della cittadinanza nelle condizioni di accesso all' insegnamento professionale . Esso indica semplicemente un motivo per cui gli studenti possono scegliere un determinato insegnamento .  A mio parere è irrilevante, per decidere se una scuola sia professionale, la possibilità di frequentarla altrove . A mio giudizio come è detto nella sentenza Grevier, l' addestramento rientra nella sfera d' applicazione del trattato senza che lo studente interessato debba "dimostrare l' esistenza di ragioni obiettive che giustifichino la sua scelta di svolgere la preparazione professionale in una determinata scuola o in un determinato Stato ". Non accetto l' argomento che uno studente debba dimostrare che non poteva frequentare quel corso nel suo Stato d' origine .  A mio parere, la soluzione della prima questione, tralasciando il problema se la Corte possa in quest' occasione limitare l' effetto della sua pronuncia in quell' occasione, è che la massima della sentenza Gravier (" il fatto che uno Stato membro imponga un canone, una tassa d' iscrizione o una tassa scolastica, come condizione per l' accesso ai corsi di preparazione professionale, agli studenti cittadini di altri Stati membri, mentre lo stesso onere non viene posto a carico degli studenti nazionali, costituisce una discriminazione in base alla cittadinanza, vietata dall' art . 7 del trattato ") non si limita alle domande di ammissione a scuole professionali presentate dopo la pronuncia della sentenza e vale anche per il periodo anteriore . La pronuncia non si riferiva solo al futuro : dichiarava quale fosse il diritto e che questo andava applicato in generale .  La soluzione della seconda questione è che solo la Corte può limitare l' effetto nel tempo di una siffatta pronuncia ed è incompatibile con il diritto comunitario il fatto che uno Stato membro, mediante una legge o una pronuncia del giudice, privi gli studenti che già hanno versato il tributo del diritto di chiederne il rimborso se non hanno già esperito l' azione prima della sentenza Gravier ( vedasi causa 68/79, Hans Just I/S / Ministero danese per gli affari fiscali, Racc . 1980, pag . 501; Amministrazione delle finanze dello Stato / Ariete, Racc . 1980, pag . 2546; Amministrazione delle finanze dello Stato / S . Giorgio, Racc . 1983, pag . 3595 ). Il presidente del tribunal de première instance di Liegi pare aver concluso che l' art . 63 della legge del 1985 ha l' effetto di rendere più difficile per gli studenti stranieri che per quelli belgi il recupero delle somme indebitamente pagate . Per i motivi esposti nelle mie conclusioni per l' azione diretta sono giunto alla conclusione che questo articolo rende chiaramente impossibile agli studenti il recupero delle somme indebitamente versate .  Se la sentenza Gravier ha questo effetto per l' intera istruzione professionale ( a differenza delle università ) e la Corte non può sancire limitazioni nel tempo per quel che riguarda l' insegnamento professionale negli altri istituti, le somme versate dal 1976 sono ripetibili, salvo restando quanto dispone la legge belga generale in fatto di prescrizione delle azioni . Vi sono validi argomenti, come ho sostenuto nell' "azione diretta", per ammettere che la posizione degli studenti che avevano intrapreso studi professionali, in ogni caso fuori delle università, è pienamente definita dalla sentenza Gravier e se così è gli attori odierni dovrebbero ottenere vittoria di causa . Il numero di studenti interessati è probabilmente inferiore ( 642 in queste scuole, mentre nelle università i potenziali aventi diritto sono molti di più ), cosicché, in questo caso, la spesa è molto inferiore . Non vi è nemmeno differenza intrinseca fra studenti che hanno frequentato in periodi diversi, cosicché è inaccettabile il sostenere che alcuni possano ottenere il rimborso ed altri no .  D' altro canto mi par ancora più inaccettabile il distinguere l' insegnamento professionale presso le università da quello di altre scuole .  Ritengo che la Corte possa limitare gli effetti della sua pronuncia in quest' occasione, nonostante gli argomenti contrari, secondo i quali la sentenza Gravier ha sciolto il nodo ed ora è troppo tardi per farlo . Mi par giusto sostenere, ed io concordo, che una certa limitazione della ripetibilità dell' indebito sia logica, dato il chiarimento delle idee circa l' istruzione professionale, il costo per lo Stato, o per gli enti che devono effettuare il rimborso e il fatto che pochi studenti abbiano sinora ritenuto opportuno adire il giudice . A mio parere, quindi, sarebbe equo limitare il diritto al rimborso come nel caso degli studenti universitari, come ho proposto nelle conclusioni per l' "azione diretta", a coloro che frequentavano corsi professionali in istituti non universitari il 13 febbraio 1985 o che li hanno frequentati in seguito o che hanno promosso una causa di rimborso prima delle mie conclusioni per quel che riguarda l' intera durata degli studi . E evidente che rimangono valide le sentenze già pronunciate a favore degli studenti . Questo è certo un compromesso e come tutti i compromessi non soddisfa appieno . E comunque meno insoddisfacente della posizione estremista favorevole al rimborso generale a decorrere dal 1976 o che la sentenza Gravier ha solo efficacia ex nunc .  Ciò premesso, se il giudice a quo ha accertato che gli studenti frequentavano l' insegnamento professionale e avevano versato il minerval, spetta loro il rimborso .  Altro punto sollevato è che uno o più Stati membri hanno pagato direttamente o rimborsato il minerval versato dai loro studenti agli istituti belgi d' insegnamento . Si è sostenuto che non può chiedere il rimborso chi non ha pagato . L' art . 63 tace su questa ipotesi . Tuttavia, come appare chiaro dalla sentenza Just, non vi sarebbero obiezioni nel diritto comunitario contro le norme belghe in fatto di arricchimento senza causa di applicazione generale ( cioè, alle analoghe azioni di diritto nazionale ) che abbiano l' effetto di limitare o impedire la ripetizione in questi casi ( vedasi le mie conclusioni per le cause riunite 331, 376 e 378/85, Les fils de Jules Bianco / Directeur général des douanes et droits indirects ).  Le soluzioni da fornire al presidente del tribunal de première instance di Liegi a mio parere dovrebbero quindi essere nel senso che, per l' istruzione professionale non universitaria, l' imposizione di un onere o di una tassa cui è subordinato l' accesso all' istruzione professionale, se lo stesso onere non è prescritto per gli studenti dello Stato membro ospitante, costituisce discriminazione a motivo della cittadinanza incompatibile con l' art . 7 del trattato, indipendentemente dal fatto che la frequenza sia iniziata prima o dopo il 13 febbraio 1985 e le norme nazionali non possono, senza contravvenire al diritto comunitario, privare gli studenti che hanno pagato detta tassa tra il 1976 e il 1984 del diritto di chiederne il rimborso o limitare detto diritto a coloro che hanno adito il giudice prima di questa data . D' altra parte sarebbe equo che questa Corte statuisse che il rimborso di detta tassa fosse limitato a coloro che frequentavano corsi professionali ( non universitari ), il 13 febbraio 1985 o che vi si sono iscritti successivamente o che hanno esperito azioni in giudizio prima delle mie conclusioni e chiedendo il rimborso per l' intero periodo di frequenza .  Spetta al giudice nazionale provvedere sulle spese delle parti nella causa principale . Le spese sostenute dalla Commissione non sono ripetibili .