CELEX: E2015J0005
Language: it
Date: 2015-12-16 00:00:00
Title: Sentenza della Corte, del 16 dicembre 2015, nella causa E-5/15 — Matja Kumba T M’bye e altri contro Stiftelsen Fossumkollektivet (Direttiva 2003/88/CE — Orario di lavoro — Protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori — Organizzazione dell’orario di lavoro — Periodi di riposo — Durata massima settimanale del lavoro — Deroghe ai periodi minimi di riposo — Consenso dei lavoratori — Danno)

5.1.2017   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 2/3
            
         SENTENZA DELLA CORTE
   del 16 dicembre 2015
   nella causa E-5/15
   Matja Kumba T M’bye e altri contro Stiftelsen Fossumkollektivet
   (Direttiva 2003/88/CE — Orario di lavoro — Protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori — Organizzazione dell’orario di lavoro — Periodi di riposo — Durata massima settimanale del lavoro — Deroghe ai periodi minimi di riposo — Consenso dei lavoratori — Danno)
   (2017/C 2/03)
   Nella causa E-5/15, Matja Kumba T M’bye e altri contro Stiftelsen Fossumkollektivet — ISTANZA della Corte d’appello di Eidsivating (Eidsivating lagmannsrett), ai sensi dell’articolo 34 dell’accordo tra gli Stati EFTA sull’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia, d’interpretazione dell’articolo 6 e dell’articolo 22, paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro — la Corte, composta da Carl Baudenbacher, presidente, Per Christiansen e Páll Hreinsson (giudice relatore), giudici, si è pronunciata il 16 dicembre 2015 con sentenza il cui dispositivo è il seguente:
   
               1.
            
            
               Un orario di lavoro medio di 84 ore settimanali nell’ambito di un contratto di assistenza in convivenza è conforme all’articolo 6 della direttiva 2003/88/CE, nelle circostanze disciplinate dall’articolo 22, paragrafo 1, lettera a), a condizione che il lavoratore abbia espressamente, liberamente e individualmente acconsentito all’esecuzione di tale lavoro, e che siano rispettati i principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori. Ciò significa che, qualora uno Stato del SEE si avvalga della facoltà prevista dall’articolo 22, paragrafo 1, della direttiva, la legislazione nazionale deve tener debito conto del benessere fisico e mentale dei lavoratori. Tuttavia tale contratto di lavoro è conforme agli articoli 3 e 5 della direttiva solo se sono soddisfatte le condizioni per l’applicazione della deroga di cui all’articolo 17, paragrafo 2, in combinato disposto con l’articolo 17, paragrafo 3, lettere c) e i).
            
         
               2.
            
            
               Una disposizione del diritto nazionale, secondo cui il consenso del lavoratore a lavorare più di 60 ore settimanali nell’ambito di un contratto di assistenza in convivenza è irrevocabile, è conforme agli articoli 6 e 22 della direttiva, a condizione che siano rispettati i principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori.
            
         
               3.
            
            
               Il preavviso di licenziamento e l’offerta di riassunzione con condizioni diverse, a seguito del mancato consenso del lavoratore a un contratto di lavoro di più di 48 ore nel corso di un periodo di 7 giorni, non è da considerarsi quale danno ai sensi dell’articolo 22, paragrafo 1, lettera b), della direttiva se la cessazione del rapporto di lavoro si basa su motivi che sono pienamente indipendenti dal rifiuto del lavoratore di accettare di eseguire tale lavoro ulteriore.