CELEX: 32014D0617(02)
Language: it
Date: 2014-06-10 00:00:00
Title: Decisione della Commissione, del 10 giugno 2014 , relativa alla notifica trasmessa a un paese terzo che la Commissione considera possa essere identificato come paese terzo non cooperante a norma del regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata

17.6.2014   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 185/17
            
         DECISIONE DELLA COMMISSIONE
   del 10 giugno 2014
   relativa alla notifica trasmessa a un paese terzo che la Commissione considera possa essere identificato come paese terzo non cooperante a norma del regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata
   (2014/C 185/03)
   LA COMMISSIONE EUROPEA,
   visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,
   visto il regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1936/2001 e (CE) n. 601/2004 e che abroga i regolamenti (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1447/1999 (1), in particolare l’articolo 32,
   considerando quanto segue:
   1.   INTRODUZIONE
   
   
               (1)
            
            
               Il regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio (regolamento INN) istituisce un regime dell’Unione destinato a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN).
            
         
               (2)
            
            
               Il capo VI del regolamento INN stabilisce la procedura concernente l’identificazione dei paesi terzi non cooperanti, i provvedimenti da adottare in relazione ai paesi identificati come paesi terzi non cooperanti, l’elaborazione di un elenco dei paesi non cooperanti, la radiazione dall’elenco dei paesi non cooperanti, la pubblicità dell’elenco dei paesi non cooperanti e le misure di emergenza.
            
         
               (3)
            
            
               A norma dell’articolo 32 del regolamento INN, è opportuno che la Commissione notifichi ai paesi terzi la possibilità di essere identificati come paesi non cooperanti. Tale notifica è di natura preliminare. La notifica ai paesi terzi della possibilità di essere identificati come paesi non cooperanti è fondata sui criteri di cui all’articolo 31 del regolamento INN. La Commissione dovrebbe inoltre adottare tutti i provvedimenti previsti all’articolo 32 con riguardo a tali paesi. In particolare, essa dovrebbe includere nella notifica le informazioni sui fatti essenziali e sulle considerazioni che motivano tale identificazione, la possibilità per tali paesi di risponderle fornendo prove atte a confutare l’identificazione o, se del caso, un piano d’azione inteso a risanare la situazione nonché i provvedimenti correttivi adottati. La Commissione dovrebbe accordare ai paesi terzi interessati un periodo di tempo adeguato per rispondere alla notifica, nonché un termine ragionevole per porre rimedio alla situazione.
            
         
               (4)
            
            
               A norma dell’articolo 31 del regolamento INN, la Commissione può identificare i paesi terzi che considera paesi non cooperanti in materia di lotta alla pesca INN. Possono essere identificati come non cooperanti i paesi terzi che non adempiano all’obbligo ad essi imposto dal diritto internazionale, nella loro qualità di Stati di bandiera, Stati di approdo, Stati costieri o Stati di commercializzazione, di adottare misure volte a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca INN.
            
         
               (5)
            
            
               L’identificazione dei paesi terzi non cooperanti è basata sull’esame di tutte le informazioni indicate all’articolo 31, paragrafo 2, del regolamento INN.
            
         
               (6)
            
            
               In conformità all’articolo 33 del regolamento INN, il Consiglio può elaborare un elenco dei paesi non cooperanti. Le misure stabilite, fra l’altro, all’articolo 38 del regolamento INN si applicano a tali paesi.
            
         
               (7)
            
            
               A norma dell’articolo 20, paragrafo 1, del regolamento INN, gli Stati terzi di bandiera sono tenuti a notificare alla Commissione le loro disposizioni in materia di attuazione, controllo ed esecuzione delle leggi, dei regolamenti e delle misure di conservazione e di gestione applicabili ai loro pescherecci.
            
         
               (8)
            
            
               A norma dell’articolo 20, paragrafo 4, del regolamento INN, la Commissione coopera sul piano amministrativo con i paesi terzi su questioni attinenti all’attuazione di detto regolamento.
            
         2.   PROCEDURA RELATIVA ALLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE
   
   
               (9)
            
            
               La notifica della Repubblica delle Filippine (le Filippine) come Stato di bandiera è stata accettata dalla Commissione in conformità all’articolo 20 del regolamento INN a decorrere dal 15 gennaio 2010.
            
         
               (10)
            
            
               Dal 23 al 27 gennaio 2012 la Commissione, con il sostegno dell’Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA), ha effettuato una missione nelle Filippine nell’ambito della cooperazione amministrativa di cui all’articolo 20, paragrafo 4, del regolamento INN.
            
         
               (11)
            
            
               Scopo della missione era verificare le informazioni concernenti le disposizioni delle Filippine in materia di attuazione, controllo ed esecuzione delle leggi, dei regolamenti e delle misure di gestione e di conservazione che devono essere rispettate dai loro pescherecci, le misure adottate da tale paese per ottemperare ai propri obblighi nella lotta contro la pesca INN e soddisfare i requisiti e gli aspetti relativi all’attuazione del sistema di certificazione delle catture dell’Unione.
            
         
               (12)
            
            
               Le Filippine hanno trasmesso complementi di informazione il 3 febbraio 2012.
            
         
               (13)
            
            
               La relazione finale sulla missione è stata inviata alle Filippine il 21 febbraio 2012.
            
         
               (14)
            
            
               Le osservazioni delle Filippine sulla relazione finale della missione sono pervenute il 24 marzo 2012.
            
         
               (15)
            
            
               Dal 25 al 27 giugno 2012 la Commissione ha effettuato una seconda missione nelle Filippine per verificare il seguito dato alle misure adottate nella prima missione.
            
         
               (16)
            
            
               Il 28 giugno 2012 la Commissione ha trasmesso alle Filippine osservazioni scritte sul piano istituito da tale paese per affrontare le problematiche relative alla pesca INN.
            
         
               (17)
            
            
               Le Filippine hanno presentato informazioni complementari in data 4 ottobre 2012, 12 dicembre 2012 e 14 febbraio 2013.
            
         
               (18)
            
            
               L’8 febbraio 2013 si è svolta una videoconferenza tra le Filippine e i servizi della Commissione.
            
         
               (19)
            
            
               Le Filippine hanno trasmesso ulteriori informazioni il 22 aprile 2013.
            
         
               (20)
            
            
               Il 25 aprile 2013 si è tenuta a Bruxelles una riunione tecnica nel corso della quale le Filippine hanno presentato informazioni supplementari.
            
         
               (21)
            
            
               Un’altra riunione tra le Filippine e i servizi della Commissione si è svolta a Bruxelles l’11 giugno 2013.
            
         
               (22)
            
            
               Il 14 giugno 2013 le autorità filippine hanno trasmesso ulteriori informazioni alla Commissione, aggiornandola in merito ai progressi compiuti con riguardo al piano d’azione inteso ad affrontare le problematiche connesse alla pesca INN; hanno inoltre presentato il progetto di piano d’azione nazionale sulla pesca INN e i primi progetti di legge intesi a rivedere la legge sulla pesca.
            
         
               (23)
            
            
               La Commissione, assistita dall’Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA) e su richiesta delle autorità filippine, ha organizzato a Manila, dal 22 al 26 luglio 2013, un seminario sul rafforzamento delle capacità incentrato sulle misure di competenza dello Stato di approdo e sull’analisi dei rischi.
            
         
               (24)
            
            
               Le Filippine hanno trasmesso ulteriori informazioni l’11 novembre 2013.
            
         
               (25)
            
            
               Il 22 novembre 2013 si è svolta a Bruxelles una riunione tra le Filippine e i servizi della Commissione.
            
         
               (26)
            
            
               Nel dicembre 2013 le autorità filippine hanno comunicato alla Commissione di aver firmato il decreto che adotta il piano d’azione nazionale sulla pesca INN. Hanno inoltre trasmesso alla Commissione il memorandum d’intesa firmato il 9 dicembre 2013 che istituisce un comitato congiunto di cooperazione in materia di pesca tra le autorità delle Filippine e della Papua Nuova Guinea.
            
         
               (27)
            
            
               Nel febbraio 2014 alla Commissione è pervenuta una comunicazione recante, in particolare, il piano d’azione nazionale sulla pesca INN, il nuovo progetto di revisione della legge sulla pesca e il progetto di regolamento sulla tracciabilità. Il progetto di legge sulla pesca era stato presentato al Senato e alla Camera dei rappresentanti delle Filippine.
            
         
               (28)
            
            
               Il 5 marzo 2014 si è svolta a Bruxelles una riunione tra le Filippine e i servizi della Commissione. Le Filippine hanno trasmesso complementi di informazioni in data 25 marzo 2014, 3 maggio 2014 e 15 maggio 2014.
            
         
               (29)
            
            
               In tale occasione le Filippine hanno collaborato in modo costruttivo con la Commissione. In effetti sono stati compiuti notevoli progressi nell’affrontare le principali problematiche individuate durante le missioni in loco, nonostante alcune gravi carenze non siano ancora state affrontate in modo risolutivo.
            
         
               (30)
            
            
               Le Filippine fanno parte della Commissione per la pesca nel Pacifico centro-occidentale (WCPFC), della Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT) e dalla Commissione per il tonno dell’Oceano Indiano (IOTC). Sono inoltre parte non contraente cooperante della Commissione per la conservazione del tonno rosso del sud (CCSBT). Le Filippine hanno ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare (UNCLOS).
            
         
               (31)
            
            
               Per valutare l’osservanza, da parte delle Filippine, dei loro obblighi internazionali in quanto Stato di bandiera, Stato di approdo, Stato costiero o Stato di commercializzazione, sanciti negli accordi internazionali menzionati nel considerando 30 e stabiliti dalle pertinenti organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) menzionate nello stesso considerando, la Commissione ha cercato e analizzato tutte le informazioni che ha ritenuto necessarie ai fini di tale esercizio.
            
         
               (32)
            
            
               La Commissione si è avvalsa delle informazioni tratte dai dati disponibili pubblicati dalle pertinenti ORGP nonché di informazioni pubblicamente disponibili.
            
         3.   POSSIBILITÀ PER LE FILIPPINE DI ESSERE IDENTIFICATE COME PAESE TERZO NON COOPERANTE
   
   
               (33)
            
            
               A norma dell’articolo 31, paragrafo 3, del regolamento INN, la Commissione ha esaminato gli obblighi spettanti alle Filippine in quanto Stato di bandiera, Stato di approdo, Stato costiero o Stato di commercializzazione. Ai fini di tale esame la Commissione ha preso in considerazione i parametri elencati all’articolo 31, paragrafi da 4 a 7, del regolamento INN.
            
         3.1.   Ricorrenza di pescherecci INN e di flussi commerciali INN (articolo 31, paragrafo 4, del regolamento INN)
   
   
               (34)
            
            
               Secondo le informazioni tratte dagli elenchi delle navi compilati dalle ORGP si osserva che non esistono pescherecci battenti bandiera delle Filippine negli elenchi INN provvisori o definitivi e che non esistono precedenti di pescherecci battenti bandiera filippina sulla base dei quali la Commissione potrebbe analizzare il comportamento di tale paese con riguardo ad attività ricorrenti di pesca INN in conformità all’articolo 31, paragrafo 4, lettera a), del regolamento INN.
            
         
               (35)
            
            
               La Commissione, in conformità all’articolo 31, paragrafo 4, lettera b), del suddetto regolamento, ha esaminato anche le misure adottate dalle Filippine per quanto riguarda l’accesso al proprio mercato di prodotti della pesca provenienti dalla pesca INN.
            
         
               (36)
            
            
               Valutate tutte le informazioni di cui dispone, la Commissione ritiene che le Filippine non siano in grado di garantire che i prodotti della pesca introdotti nel suo territorio o in impianti di trasformazione ivi stabiliti non provengono dalla pesca INN. Ciò è dovuto a problemi sistemici che ostacolano la tracciabilità delle catture da parte delle autorità filippine, in quanto mancano dati ufficiali sul pesce sbarcato, importato e/o trasformato. Di seguito è riportata una sintesi dei principali elementi su cui si basa la valutazione della Commissione.
            
         
               (37)
            
            
               Le Filippine hanno una grande flotta peschereccia che opera sia nelle acque soggette alla giurisdizione nazionale che nelle acque d’altura e in quelle soggette alla giurisdizione di altri Stati. In base alle informazioni fornite nel corso della prima missione della Commissione nel 2012 e ai dati pubblicamente disponibili, la flotta comprende circa 9 300 pescherecci commerciali e circa 470 000«bancas» (piccoli pescherecci artigianali) (2). I pescatori artigianali non operano in acque situate fuori della giurisdizione nazionale e le loro catture sono almeno in parte esportate nell’UE. Le Filippine dispongono di una grande flotta oceanica che nel 2014 contava 68 navi dedite alla pesca del tonno rosso (tonniere) registrate nell’elenco dei pescherecci autorizzati della IOTC e 18 tonniere registrate nell’elenco dei pescherecci autorizzati dell’ICCAT. Secondo le informazioni trasmesse dalle Filippine alla WCPFC nelle relazioni annuali sulle attività di pesca del 2012 e del 2013, i pescherecci filippini registrati negli elenchi di tale organizzazione erano 622 (comprese le navi da trasporto) al 1o luglio 2012 e 722 all’11 giugno 2013 (3). I pescherecci delle Filippine sono principalmente dediti alla pesca del tonno. I dati annui sulle catture di tonni presentati dalle Filippine comprendono tutte le catture di tonni scaricate nei porti delle Filippine, a prescindere dal luogo della cattura stessa, e non distinguono le catture in funzione della loro provenienza o della bandiera della nave da pesca. Questo modo di procedere non consente di garantire la tracciabilità delle catture, come verrà ulteriormente spiegato nei considerando da 46 a 55.
            
         
               (38)
            
            
               Secondo i dati trasmessi dal Bureau of Fisheries and Aquatic Resources (BFAR) delle Filippine, le zone di pesca internazionali in cui operano abitualmente i pescherecci filippini sono il Mare di Celebes, le acque dell’Indonesia, della Malaysia e di Palau, la Papua Nuova Guinea, il Pacifico occidentale e le zone regolamentate dall’ICCAT e dalla IOTC. Le Filippine hanno concluso accordi di pesca con la Papua Nuova Guinea, Kiribati e le Isole Salomone. Secondo le informazioni fornite nella riunione del 5 marzo 2014, la maggior parte delle navi da pesca (pescherecci con reti da circuizione) opera nelle acque della Papua Nuova Guinea (46) e nelle zone d’altura (le cosiddette high seas pockets) della WCPFC (33). Finora solo due navi da pesca operano nelle Isole Salomone. Le catture sbarcate in Papua Nuova Guinea approvvigionano anche il mercato dell’Unione (conserve di tonno). Inoltre dal marzo 2014 sei navi filippine operano nella zona IOTC e otto nella zona ICCAT. I soli pescherecci stranieri noleggiati sono navi da trasporto che operano unicamente nella zona della WCPFC. Per ora, infatti, nessun peschereccio straniero è autorizzato a pescare nella ZEE delle Filippine.
            
         
               (39)
            
            
               A motivo della composizione della flotta filippina, nonché delle diverse fonti di provenienza dei prodotti della pesca che entrano nella catena di approvvigionamento e della scarsa affidabilità del sistema di tracciabilità, sussiste un chiaro rischio che nel mercato filippino possano essere introdotti prodotti provenienti dalla pesca INN.
            
         
               (40)
            
            
               Per quanto riguarda l’industria di trasformazione del tonno nelle Filippine, la Commissione ha analizzato la situazione relativa alle attività di questo settore e il loro eventuale impatto sull’accesso di prodotti ittici provenienti dalla pesca INN al mercato filippino.
            
         
               (41)
            
            
               Il piano d’azione internazionale per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata fornisce orientamenti su misure di mercato concordate a livello internazionale volte a contribuire alla riduzione o all’eliminazione degli scambi di pesci e di prodotti della pesca provenienti da attività INN e raccomanda, al punto 71, che gli Stati adottino opportune disposizioni per migliorare la trasparenza dei loro mercati e consentire la tracciabilità dei prodotti della pesca. Analogamente, il codice di condotta della FAO per una pesca responsabile descrive, segnatamente all’articolo 11, una serie di buone pratiche per le attività successive alla cattura e per un commercio internazionale responsabile. L’articolo 11.1.11 invita gli Stati a garantire che gli scambi internazionali e nazionali di pesci e prodotti della pesca si svolgano secondo pratiche corrette di conservazione e di gestione, grazie a un più efficace sistema di identificazione dell’origine di tali prodotti.
            
         
               (42)
            
            
               Le materie prime conferite agli impianti di trasformazione provengono da pescherecci battenti bandiera filippina che operano nelle acque soggette alla giurisdizione nazionale delle Filippine, nelle acque d’altura e nelle acque soggette alla giurisdizione di Stati terzi, da navi battenti bandiera straniera che sbarcano le loro catture nelle Filippine o ancora dalle importazioni.
            
         
               (43)
            
            
               Fra le navi che effettuano sbarchi di pesce nelle Filippine vi sono navi battenti bandiera della Corea e della Papua Nuova Guinea. A questo proposito si rammenta che il 26 novembre 2013 (4) la Commissione ha notificato alla Corea la possibilità di essere identificata come paese terzo non cooperante a norma del regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, e che la Papua Nuova Guinea ha ricevuto la notifica della Commissione alla stessa data delle Filippine. Il pescato proviene anche da imprese di pesca filippine operanti in Papua Nuova Guinea (5).
            
         
               (44)
            
            
               I prodotti ittici importati e trasformati nelle Filippine possono provenire anche da paesi terzi, tra cui paesi come Vanuatu, Kiribati e gli Stati federati di Micronesia che non hanno ricevuto la notifica della Commissione (6). A tale riguardo si ricorda che Vanuatu, Kiribati e gli Stati federati di Micronesia non possono esportare prodotti della pesca verso l’Unione europea, dal momento che la Commissione non ne ha accettato le rispettive notifiche in quanto Stati di bandiera in conformità all’articolo 20 del regolamento INN.
            
         
               (45)
            
            
               In linea con i principi di base enunciati all’articolo 11.1.11 del codice di condotta della FAO per una pesca responsabile, le Filippine dovrebbero essere in grado di controllare l’origine del pesce e dei prodotti della pesca e di garantire quindi che non vengano esportati nell’Unione europea prodotti ittici non conformi alle norme unionali. Tuttavia le Filippine non applicano un sistema di tracciabilità che consenta a tale paese di evitare l’importazione e la riesportazione verso l’UE di materie prime e prodotti ittici provenienti da paesi sprovvisti di notifica e da paesi identificati come paesi non cooperanti. Sarebbe infatti necessario disporre di un sistema efficiente di tracciabilità dalla fase dello sbarco a quella dell’esportazione, o dalla fase dell’importazione fino alla successiva esportazione. Tuttavia nelle Filippine non esiste un sistema di questo tipo e la mancanza di controllo e monitoraggio delle attività di pesca, e segnatamente degli sbarchi, la scarsa frequenza delle ispezioni in mare e in porto e la mancanza di controlli sui giornali di bordo fanno sì che prodotti della pesca provenienti da attività INN possano facilmente essere introdotti nelle Filippine e nel mercato dell’UE. Inoltre, è normale prassi commerciale che il pescato proveniente da navi battenti bandiera filippina sia prelevato nelle acque di paesi terzi e poi sbarcato in paesi terzi per la successiva trasformazione o trasbordato nelle acque di paesi terzi e poi spedito per la successiva trasformazione in un altro paese. Al di fuori delle acque filippine hanno quindi luogo numerose operazioni a rischio. Conformemente all’articolo 94 dell’UNCLOS, le autorità filippine hanno l’intera responsabilità delle loro navi. Tuttavia le Filippine non attuano le misure necessarie per garantire che le autorità competenti controllino la veridicità delle informazioni e la tracciabilità delle operazioni attinenti alle attività delle loro navi.
            
         
               (46)
            
            
               Le Filippine hanno adottato il decreto amministrativo n. 241 in materia di pesca sull’attuazione del sistema di controllo dei pescherecci (VMS) in alto mare. Tuttavia esse non hanno accesso operativo alle necessarie informazioni riguardanti la posizione o le attività di alcune delle loro navi operanti nelle acque di paesi terzi, ad esempio in Papua Nuova Guinea. Questo ne pregiudica la capacità di far pienamente fronte alle loro responsabilità di Stato di bandiera per quanto concerne la corretta emissione dei certificati di cattura. Nella sezione 3.2 è riportata un’analisi più circostanziata delle criticità del sistema di monitoraggio, controllo e sorveglianza.
            
         
               (47)
            
            
               Non tutte le catture sbarcate nelle Filippine sono accompagnate da dichiarazioni di sbarco, che sono invece essenziali ai fini della tracciabilità in quanto permettono di controllare e seguire i flussi delle materie prime e dei prodotti finiti presso le imprese. Per essere pienamente affidabile, il contenuto delle dichiarazioni di sbarco (quantitativi di pesce catturato e relative specie) deve essere verificato e confermato da un’autorità indipendente; non basta quindi fare affidamento sui dati forniti dalle imprese, come spesso succede nelle Filippine. Inoltre, ai fini di un corretto monitoraggio delle attività di pesca i pescherecci dovrebbero essere tenuti a compilare tali dichiarazioni a prescindere dal luogo di sbarco, mentre attualmente quest’obbligo si applica soltanto agli sbarchi effettuati nelle Filippine. Le autorità filippine non hanno attuato misure coerenti sui controlli documentali da effettuare per gli sbarchi o i trasbordi effettuati in paesi terzi. Per quanto riguarda le catture provenienti dalla Papua Nuova Guinea, nel corso della prima missione effettuata nelle Filippine nel 2012 la Commissione ha constatato che non sempre le autorità nazionali sapevano se le catture erano state sbarcate in Papua Nuova Guinea o trasbordate nelle acque di tale paese prima di essere inviate nelle Filippine.
            
         
               (48)
            
            
               Le Filippine hanno introdotto nella propria legislazione un sistema di certificazione delle catture. La sezione 13 del decreto amministrativo n. 238 sulle norme e i regolamenti che disciplinano l’attuazione del regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio per quanto riguarda il sistema di certificazione delle catture ha istituito il «certificato di convalida delle catture» (catch validation certificate - CVC), successivamente denominato «dichiarazione di sbarco relativa all’origine delle catture» (catch origin landing declaration — COLD) dal decreto amministrativo n. 238-1. L’utilizzo del COLD, che costituisce una sorta di dichiarazione di sbarco, è obbligatorio solo per i pescherecci che sbarcano in un determinato porto nelle Filippine. Pertanto, il decreto n. 238-1 non si applica alle navi battenti bandiera filippina che sbarcano le loro catture in altri paesi, cosa che costituisce una prassi corrente.
            
         
               (49)
            
            
               Nel caso dei pescherecci commerciali, un certificato di sbarco del pescato è compilato al momento dello sbarco e firmato da ispettori del BFAR. Il problema è che il certificato di sbarco contiene informazioni sulle navi da cattura anche quando il pescato viene sbarcato da navi da trasporto. Può succedere, quindi, che gli ispettori certifichino sbarchi di pescherecci che si trovano ancora in mare, senza disporre di informazioni sulle operazioni di pesca. Inoltre il sistema attuale dei certificati di sbarco non garantisce un’adeguata tracciabilità, in quanto non collega tra loro tutte le informazioni pertinenti disponibili, quali la nave che effettua lo sbarco e l’impianto di trasformazione cui sono destinate le catture.
            
         
               (50)
            
            
               Nel caso della pesca artigianale i controlli in mare o nel luogo di sbarco sono quasi inesistenti. Le relazioni sulle catture non sono firmate dalle autorità locali, ma vengono certificate dagli impianti di trasformazione al ricevimento delle materie prime. Le autorità hanno spiegato che, a causa della mancanza di personale, è estremamente raro che un funzionario dell’autorità competente sia presente al momento dello sbarco. Pertanto, se la relazione è compilata in assenza di un rappresentante ufficiale dell’autorità, può succedere che per lo stesso peschereccio vengano dichiarati più sbarchi, raggruppando le catture effettuate da navi immatricolate e titolari di licenza con quelle praticate da pescherecci artigianali non immatricolati e sprovvisti di licenza. Questo costituisce un problema, in quanto tali relazioni sono uno dei principali documenti utilizzati per il rilascio di certificati di cattura semplificati.
            
         
               (51)
            
            
               Anziché verificare e convalidare i dati dei certificati di cattura in base alla propria valutazione, il BFAR si basa sulle informazioni fornite dagli operatori o dagli impianti di trasformazione. Le Filippine non hanno provveduto a istituire un sistema coerente di controllo per verificare le procedure di tracciabilità delle imprese. Ad esempio, nonostante l’elevato numero di documenti richiesti per la convalida del certificato di cattura (normale e semplificato), il BFAR non è in grado di verificare la correttezza del peso ivi indicato, in quanto non effettua alcun controllo presso gli stabilimenti. Si può quindi concludere che la convalida del certificato di cattura è effettuata «alla cieca» e che il rischio che nei flussi di esportazione vengano immesse catture INN è reale.
            
         
               (52)
            
            
               La prima missione effettuata dalla Commissione nel 2012 ha evidenziato carenze nei controlli dei quantitativi trasformati, in quanto in alcuni casi i quantitativi ottenuti dopo la trasformazione erano praticamente identici a quelli precedenti la trasformazione. Ciò non è possibile per le conserve di tonno, per le quali è necessario scartare determinate parti del pesce, e induce a ritenere che prodotti INN possano essere stati immessi nella produzione e nei flussi di esportazione.
            
         
               (53)
            
            
               Nella missione del 2012 è stato inoltre appurato che le imprese che chiedono un certificato di cattura sono informalmente autorizzate a rilasciare un numero di certificato di cattura, costituito da una serie di codici specifici secondo quanto prescritto dal BFAR (ad esempio per consentire l’identificazione dell’esportatore o della regione) e da un numero di serie progressivo. In assenza di una banca dati o di un sistema elettronico, questi numeri non sono soggetti ad alcun controllo, col rischio che lo stesso numero sia utilizzato in modo fraudolento per più partite.
            
         
               (54)
            
            
               I trasbordi in mare non controllati non fanno che aggravare ulteriormente il problema della tracciabilità. I prodotti della pesca possono infatti accedere al mercato filippino tramite navi da trasporto e, considerate le carenze del sistema di controllo e tracciabilità degli sbarchi illustrate al considerando 49, esiste il rischio che vengano importati nelle Filippine prodotti ittici provenienti dalla pesca INN. Quella del trasbordo è una pratica diffusa. Infatti, la maggior parte delle operazioni di pesca della flotta commerciale, ad eccezione dei grandi pescherecci con palangari operanti nella zona IOTC, è effettuata con l’ausilio di navi da trasporto, che caricano il pescato delle navi da cattura per trasportarlo verso un porto o un impianto di trasformazione.
            
         
               (55)
            
            
               A questo proposito va ricordato che la mancanza di controlli sui trasbordi pregiudica la capacità delle autorità di controllare le catture effettuate dai pescherecci con reti a circuizione e comporta quindi il rischio che vengano dichiarate catture inferiori a quelle effettivamente praticate. Anche la scarsa presenza di navi pattuglia e di osservatori a bordo delle navi (tranne nei periodi di fermo per i dispositivi di concentrazione del pesce, ad esempio in estate) e l’insufficiente ricorso al sistema VMS possono favorire le attività di pesca INN. Sussistono carenze anche per quanto riguarda il controllo della pesca artigianale, per la quale sia il controllo degli sbarchi che la sorveglianza in mare risultano piuttosto limitati. Inoltre non tutti i comuni attuano il sistema di licenze.
            
         
               (56)
            
            
               Le autorità filippine hanno riconosciuto in varie comunicazioni le carenze dei loro sistemi per quanto riguarda la tracciabilità. Nella comunicazione del 25 febbraio le Filippine hanno presentato un regolamento sulla tracciabilità. Finora, tuttavia, la Commissione non ha riscontrato alcun progresso concreto per quanto concerne la tracciabilità.
            
         
               (57)
            
            
               Pertanto, come spiegato nei considerando da 46 a 54, le carenze dei controlli effettuati sui certificati di cattura per le importazioni e negli impianti di trasformazione, nonché l’esistenza di numerosi canali di approvvigionamento dei prodotti ittici, costituiscono per la flotta d’altura un incentivo a esportare, insieme ai pesci catturati legalmente, che si tratti di catture nazionali o straniere, prodotti provenienti dalla pesca INN. Tale problema è esacerbato dalla scarsa sorveglianza esercitata sulle attività in mare (pesca e trasbordi), come si spiegherà nei considerando da 67 a 75 della sezione 3.2.
            
         
               (58)
            
            
               Il codice di condotta della FAO per una pesca responsabile raccomanda la trasparenza nella legislazione in materia di pesca e nella sua elaborazione, come pure nei processi politici e decisionali e nei sistemi di gestione (articoli 6.13 e 7.1.9 rispettivamente). Esso definisce i principi e le norme applicabili alla conservazione, gestione e valorizzazione di tutte le attività di pesca e contempla, tra gli altri aspetti, la cattura, la trasformazione e il commercio di pesci e prodotti della pesca, le operazioni di pesca e la ricerca alieutica. Agli articoli 11.2 e 11.3 il codice di condotta della FAO specifica inoltre che il commercio internazionale di pesci e prodotti della pesca non dovrebbe compromettere lo sviluppo sostenibile della pesca e che dovrebbe basarsi su misure trasparenti e su leggi, regolamenti e procedure amministrative semplici, trasparenti ed esaustivi.
            
         
               (59)
            
            
               Nonostante le Filippine intendano istituire un sistema comune di immatricolazione dei pescherecci, esistono attualmente un sistema di immatricolazione delle navi gestito dall’autorità a questo preposta (Maritime Industry Authority — MARINA) e un sistema di licenze di pesca. Come è stato appurato nella prima missione della Commissione del 2012, il sistema di immatricolazione delle navi presenta carenze significative. Il numero di navi immatricolate dalla MARINA non coincide con quello delle navi registrate dai due enti competenti per il rilascio delle licenze (il ministero dell’Agricoltura (BFAR) e gli enti amministrativi locali (Local Governments Units - LGU) e tra tali organismi non esiste una cooperazione strutturata. A seguito delle missioni della Commissione, il BFAR e la MARINA hanno concluso memorandum d’intesa in materia di cooperazione. Si stima inoltre che fino al 50 % dei piccoli pescherecci operanti nelle acque comunali non siano immatricolati dagli enti amministrativi locali competenti, cosa che ne rende difficile il controllo. Le missioni della Commissione hanno evidenziato anche carenze nella gestione delle licenze di pesca, in quanto i dati riportati sulle licenze rilasciate e i dati registrati dalle autorità risultano incompleti.
            
         
               (60)
            
            
               Conformemente all’articolo 40 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN, le condizioni per l’immatricolazione delle navi dovrebbero essere collegate alle licenze di pesca ed essere chiare, trasparenti e accessibili al pubblico. Tuttavia nelle Filippine è stata osservata una netta discrepanza tra il numero di pescherecci commerciali immatricolati e il numero di pescherecci titolari di una licenza in tale paese. Dai dati della MARINA, infatti, risulta che nel 2010 sono stati immatricolati soltanto 3 700 pescherecci (comprese le imbarcazioni artigianali), contro i quasi 8 000 pescherecci commerciali cui è stata rilasciata una licenza nel 2011. Questo significa che la banca dati gestita dalla MARINA non è aggiornata, dal momento che i pescherecci titolari di licenza sono più numerosi dei pescherecci immatricolati, cosa praticamente impossibile. Poiché gli enti amministrativi locali non trasmettono dati affidabili con una certa regolarità, non è opportuno registrare nella stessa banca dati le imbarcazioni commerciali e quelle artigianali. Ne consegue che i dati complessivi non sono corretti e che il registro non è quindi aggiornato.
            
         
               (61)
            
            
               L’esistenza di una grande varietà di pescherecci (pescherecci artigianali operanti nelle acque locali e pescherecci commerciali, a loro volta suddivisi in piccole, medie e grandi imbarcazioni) e di licenze di pesca (licenze rilasciate dal BFAR per i pescherecci commerciali e licenze rilasciate su base discrezionale dagli enti amministrativi locali per i pescherecci artigianali) e la conseguente complessità del sistema di licenze pregiudicano la possibilità di tracciare, monitorare e controllare efficacemente le attività di pesca. In mancanza di informazioni esaustive e affidabili sull’immatricolazione delle navi e sulle licenze di pesca non è possibile emettere certificati di cattura corretti.
            
         
               (62)
            
            
               A causa delle palesi carenze del sistema di tracciabilità e della mancanza di informazioni sul pesce sbarcato, le autorità filippine non sono in grado di garantire che i prodotti della pesca introdotti nel loro territorio o in impianti di trasformazione ivi stabiliti non provengono dalla pesca INN, come spiegato nei considerando da 43 a 56.
            
         
               (63)
            
            
               Considerata la situazione illustrata nella presente sezione della decisione e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione nonché delle dichiarazioni rilasciate dal paese, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafo 3, e dell'articolo 31, paragrafo 4, lettera b), del regolamento INN, che le Filippine non hanno osservato l’obbligo, ad esse imposto dal diritto internazionale in qualità di Stato costiero e di Stato commercializzazione, di impedire l’accesso di prodotti ittici provenienti dalla pesca INN al proprio mercato.
            
         3.2.   Mancata cooperazione ed esecuzione [articolo 31, paragrafo 5, lettere a), b), c) e d), del regolamento INN]
   
   
               (64)
            
            
               La Commissione ha in primo luogo valutato se le autorità filippine cooperano in modo efficace con la Commissione rispondendo alle sue richieste di indagare sulla pesca INN e sulle attività connesse, di fornire informazioni in proposito e di assicurare un seguito adeguato.
            
         
               (65)
            
            
               Le autorità filippine preposte all’attuazione del sistema di certificazione delle catture previsto dal regolamento INN dell’UE si sono dimostrate generalmente disposte a cooperare e a rispondere alle richieste di informazioni o di verifica; tuttavia, come spiegato nella sezione 3.1 della presente decisione, la mancanza di trasparenza e la difficoltà o l’impossibilità di garantire la tracciabilità dei prodotti della pesca compromettono l’affidabilità delle informazioni da esse fornite.
            
         
               (66)
            
            
               In secondo luogo, nel valutare l’osservanza globale degli obblighi spettanti alle Filippine in qualità di Stato di bandiera, Stato di approdo e Stato costiero, la Commissione ha anche esaminato se tale paese coopera con altri Stati di bandiera alla lotta contro la pesca INN.
            
         
               (67)
            
            
               Come spiegato nel considerando 46, le Filippine non hanno accesso alle necessarie informazioni sulla posizione o sulle attività dei propri pescherecci operanti nelle acque di paesi terzi quali la Papua Nuova Guinea. Le Filippine continuano ad autorizzare le navi battenti la loro bandiera a praticare attività di pesca nelle acque di paesi terzi in assenza di un’adeguata cooperazione; ciò fa sì che tale paese non possa assolvere pienamente le proprie responsabilità di Stato di bandiera con riguardo alle attività svolte dalle proprie navi fuori delle acque nazionali e alla veridicità delle informazioni all’atto della convalida dei certificati di cattura.
            
         
               (68)
            
            
               In terzo luogo, lo Stato di bandiera ha l’obbligo di esercitare efficacemente la propria giurisdizione e il proprio controllo in campo amministrativo, tecnico e sociale sulle navi battenti la sua bandiera, in conformità all’articolo 94 dell’UNCLOS e al piano d’azione internazionale contro la pesca INN. Il punto 24 del piano d’azione raccomanda agli Stati di bandiera di assicurare un monitoraggio, un controllo e una sorveglianza esaustivi ed efficaci delle operazioni di pesca, ivi compreso nel luogo di sbarco e di destinazione finale, anche attuando un sistema di controllo satellitare (VMS) in conformità alle pertinenti norme regionali, nazionali e internazionali. Questo significa che, oltre all’obbligo di disporre di un sistema VMS, i pescherecci soggetti alla loro giurisdizione sono tenuti a trasmettere regolarmente i dati di cattura registrati nel giornale di bordo, cosa che nelle Filippine avviene soltanto al rinnovo della licenza (e quindi ogni 3 anni), come è stato riscontrato nella prima missione della Commissione del gennaio 2012. Come si vedrà in seguito, le Filippine non hanno adempiuto all’obbligo ad esse imposto dall’UNCLOS e non hanno tenuto conto della raccomandazione formulata nel piano internazionale contro la pesca INN, in particolare per quanto riguarda il controllo della flotta nazionale e le misure di monitoraggio, controllo e sorveglianza adottate e attuate.
            
         
               (69)
            
            
               La mancanza di capacità amministrativa spiega in parte le difficoltà incontrate da tale paese nella gestione della propria flotta, le cui dimensioni superano le possibilità di controllo delle autorità nazionali. La Commissione ha infatti osservato un notevole squilibrio tra le capacità amministrative delle Filippine per il monitoraggio e il controllo delle attività di pesca delle navi operanti nelle acque nazionali e il numero di imbarcazioni immatricolate e di licenze di pesca rilasciate (pari a circa 9 300 pescherecci commerciali e 470 000«bancas»). Tale situazione conferma che, nonostante l’aumento delle risorse umane e di bilancio previsto per il 2014, la capacità di controllo e di contrasto delle Filippine non è commisurata all’entità delle attività di pesca praticate nelle acque soggette alla giurisdizione di tale paese. La Commissione ritiene che tale mancanza di mezzi per intervenire in mare comprometta qualsiasi sforzo teso a garantire il rispetto delle norme.
            
         
               (70)
            
            
               Nel 2012 le Filippine hanno adottato il decreto amministrativo n. 241 sulla regolamentazione e l’attuazione del sistema di controllo dei pescherecci in alto mare. Il decreto prevede l’obbligo di disporre di un sistema VMS per tutti i pescherecci commerciali in possesso di licenza battenti bandiera filippina, autorizzati dal BFAR a operare in alto mare, nonché per i pescherecci titolari di diritti di accesso alla ZEE di altri paesi. In base a tale decreto, l’obbligo relativo al VMS si applica in primo luogo a tutte le navi battenti bandiera filippina autorizzate a praticare la pesca tonniera nelle acque d’altura o titolari di diritti di accesso per praticare la pesca nella ZEE di altri paesi. Il calendario di applicazione del sistema VMS ad altri pescherecci/attrezzi operanti in altre zone di pesca sarà stabilito in una fase successiva nell’ambito delle consultazioni che avranno luogo con le parti interessate, salvo se diversamente disposto da altre leggi o decreti amministrativi vigenti. I fatti accertati dimostrano che a tutt’oggi, nonostante le norme vigenti, le Filippine hanno attuato solo in parte gli obblighi in materia di VMS.
            
         
               (71)
            
            
               Conformemente al piano d’azione nazionale contro la pesca INN trasmesso alla Commissione dalle Filippine, il VMS si applica ai pescherecci battenti bandiera filippina operanti nella zona d’altura (Hight Seas Pocket) n. 1 e nelle zone di pesca soggette alla giurisdizione di altre ORGP. In virtù del decreto amministrativo n. 241, tutti i pescherecci battenti bandiera filippina operanti in alto mare sono tenuti ad installare trasponditori VMS. Tuttavia le Filippine non hanno informato la Commissione circa le loro intenzioni e i loro programmi per estendere gradualmente la copertura VMS ai pescherecci operanti nella ZEE filippina, come previsto all’articolo 94 dell’UNCLOS e all’articolo 24 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN, al fine di assicurare un monitoraggio, un controllo e una sorveglianza esaustivi ed efficaci delle attività di pesca.
            
         
               (72)
            
            
               Nella prima missione realizzata nelle Filippine nel 2012 la Commissione ha constatato che il Centro di controllo della pesca (CCP) filippino era ancora nella fase di sviluppo/fase pilota e non aveva accesso ai dati operativi del sistema VMS, in particolare per le navi battenti bandiera filippina operanti nelle acque della Papua Nuova Guinea. Inoltre l’installazione a bordo del sistema VMS non era obbligatoria per tutta una serie di navi e solo un esiguo numero di navi comunicava effettivamente i dati alle autorità filippine. In base alle informazioni raccolte durante la missione del 2012, le autorità filippine avevano accesso al sistema VMS in sola visione soltanto per 53 delle 613 navi battenti bandiera filippina allora registrate presso la WCPFC. Tale diritto di accesso in sola visione consisteva di fatto in una cattura della schermata contenente informazioni sulle navi in entrata o in uscita dalle acque internazionali nella zona della convenzione WCPFC, ma nella quale non figurava la posizione reale delle navi. Sono stati segnalati problemi anche per quanto riguarda la copertura VMS dei pescherecci operanti nelle zone di competenza dell’ICCAT e della IOTC. Nella loro comunicazione del 15 maggio 2014 le Filippine hanno riferito che l’autorità competente riceve attualmente dalle autorità papuane le posizioni VMS soltanto per alcune delle navi da pesca filippine. Inoltre, stando alle informazioni trasmesse dalle Filippine, tale paese non riceve i dati VMS delle navi da trasporto che assistono le navi da cattura nelle acque della Papua Nuova Guinea.
            
         
               (73)
            
            
               Alle autorità filippine mancava inoltre una visione globale delle loro navi o delle navi di paesi terzi operanti nella loro ZEE.
            
         
               (74)
            
            
               Infine le autorità competenti non dispongono di informazioni sulla sforzo di pesca esercitato dalle navi filippine nelle acque della Papua Nuova Guinea.
            
         
               (75)
            
            
               Per le ragioni suesposte, le Filippine non hanno rispettato le disposizioni dell’articolo 94 dell’UNCLOS. Tali carenze operative sono inoltre in contrasto con quanto disposto al punto 24 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN.
            
         
               (76)
            
            
               In quarto luogo, per quanto riguarda l’adozione di misure di esecuzione efficaci, il punto 21 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN raccomanda agli Stati di provvedere affinché le sanzioni applicabili alle attività di pesca INN siano sufficientemente severe da prevenire, scoraggiare ed eliminare in modo efficace la pesca INN e da privare i trasgressori dei benefici risultanti da tali attività. Come si vedrà nel prosieguo, le Filippine non dispongono di un quadro giuridico o di un sistema di controllo della loro flotta e delle loro acque che consenta di sanzionare adeguatamente i trasgressori.
            
         
               (77)
            
            
               Sulla base delle informazioni ricavate dalle missioni della Commissione è stato inoltre appurato che il sistema sanzionatorio per le attività di pesca INN non è sufficiente, in quanto le sanzioni non sono abbastanza efficaci da garantire il rispetto delle norme, scoraggiare le violazioni ovunque si verifichino e privare i trasgressori dei benefici derivanti dalle loro attività illecite.
            
         
               (78)
            
            
               Per quanto riguarda le misure adottate dalle Filippine per garantire l’osservanza delle norme, le missioni realizzate dalla Commissione hanno evidenziato la necessità di rivedere le sanzioni applicabili alle violazioni, previste dalla legge (Republic Act) n. 8550 o dal codice della pesca delle Filippine del 1998 (RA 8550), che costituiscono i principali atti legislativi vigenti in tale paese in materia di pesca.
            
         
               (79)
            
            
               Nelle loro comunicazioni le autorità filippine hanno riconosciuto che non dispongono di un sistema sanzionatorio dissuasivo. Il livello delle sanzioni è ormai obsoleto e non è commisurato alla gravità delle infrazioni, al loro impatto potenziale sulle risorse e ai benefici che ne possono derivare per i trasgressori. A titolo di esempio, per la distruzione della barriera corallina lungo la costa di Cotabato, per un valore stimato di 11,5 miliardi di EUR, all’autore del reato sarebbe stata comminata soltanto un’ammenda compresa tra 2 000 PHP (circa 32 EUR) e 20 000 PHP (circa 320 EUR).
            
         
               (80)
            
            
               A seguito delle missioni effettuate dalla Commissione nel 2012 le autorità Filippine hanno presentato un progetto di modifica del codice della pesca del 1998. La ammende proposte, benché più elevate di quelle previste dalla legislazione vigente, non sembrano ancora sufficientemente severe da privare i trasgressori dei benefici risultanti dalla pesca INN. Ad esempio, l’ammenda prevista dal progetto di modifica in caso di utilizzo di attrezzi da pesca che possono distruggere barriere coralline e altri habitat marini, pur essendo una delle più elevate, ammonta solo al triplo del valore delle catture effettuate nell’operazione di pesca in questione, o a 2 milioni di PHP (circa 35 000 EUR), se quest’ultimo importo è superiore. Come è già stato spiegato al considerando 79, è evidente che tale importo è lungi dall’essere commisurato al valore economico delle barriere coralline. Inoltre il progetto è stato presentato al Senato e alla Camera dei rappresentanti, ma non è stato ancora adottato e quindi non è giuridicamente vincolante. Le autorità filippine non hanno indicato scadenze precise per l’adozione e l’attuazione di questo progetto.
            
         
               (81)
            
            
               Inoltre, la normativa vigente non contiene una definizione della pesca INN, né disposizioni relative alle infrazioni gravi o sanzioni specifiche in caso di recidiva. Il nuovo progetto dà una definizione della pesca INN e affronta la questione delle recidive, ma non prevede sistematicamente misure amministrative di accompagnamento. Inoltre, mentre il progetto presentato dalle Filippine estende il campo di applicazione del codice della pesca del 1998 ad atti commessi nelle acque d’altura o nelle acque di paesi terzi, la legislazione vigente si applica solo alle acque che rientrano nella giurisdizione delle Filippine. Allo stadio attuale, quindi, le autorità filippine non dispongono di alcuna base giuridica per sanzionare le attività di pesca INN praticate da navi battenti la loro bandiera operanti fuori della giurisdizione nazionale.
            
         
               (82)
            
            
               Pertanto, nella sua forma attuale il sistema sanzionatorio non è sufficientemente severo ed esaustivo per poter esercitare una funzione dissuasiva. Infatti il livello delle sanzioni non è sufficiente per garantire il rispetto delle norme, scoraggiare le violazioni ovunque esse si verifichino e privare i trasgressori dei benefici derivanti dalle loro attività illecite, come previsto all’articolo 25, paragrafo 7, della convenzione della WCPFC. Inoltre la possibilità di sanzionare e perseguire efficacemente le infrazioni è ulteriormente compromessa dalla scarsa chiarezza e trasparenza delle norme e delle procedure, segnatamente per quanto riguarda l’immatricolazione delle navi e il rilascio delle licenze, la tracciabilità e l’affidabilità delle informazioni e dei dati relativi agli sbarchi e alle catture (come spiegato nei considerando da 45 a 62) e la conservazione e gestione delle risorse (come spiegato nei considerando da 100 a 102. A fronte di tale situazione risulta estremamente difficile garantire il rispetto delle norme e l’accertamento delle infrazioni INN. Il comportamento delle Filippine per quanto riguarda l’applicazione di misure di esecuzione efficaci non è conforme agli obblighi spettanti a tale paese a norma dell’articolo 94 dell’UNCLOS né alle raccomandazioni formulate al punto 21 del piano internazionale contro la pesca INN.
            
         
               (83)
            
            
               Gli articoli 63 e 64 dell’UNCLOS dispongono che gli Stati costieri e gli Stati di bandiera cooperino per quanto riguarda la gestione delle specie ittiche transzonali e altamente migratorie. Inoltre l’articolo 7.1.3 del codice di condotta della FAO raccomanda agli Stati che partecipano allo sfruttamento di stock ittici transzonali e transfrontalieri di concordare bilateralmente modalità organizzative che consentano di cooperare nel modo più efficace alla conservazione e alla gestione delle risorse. Tale aspetto è ulteriormente sviluppato nei punti 28 e 51 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN, che definiscono le modalità pratiche di cooperazione diretta fra gli Stati, con particolare riguardo allo scambio dei dati o delle informazioni di cui dispongono gli Stati costieri. Le Filippine non sono in grado di applicare tali disposizioni, in quanto non effettuano con la Papua Nuova Guinea uno scambio di informazioni che consenta il raffronto dei dati necessari per convalidare i certificati di cattura.
            
         
               (84)
            
            
               A questo riguardo l’articolo 25, paragrafo 10, della convenzione della WCPFC (7) stabilisce che i membri di tale Commissione, ove abbiano fondati motivi di ritenere che una nave battente bandiera di un altro Stato abbia svolto attività che possono pregiudicare l’efficacia delle misure di conservazione e di gestione adottate per la zona della convenzione, ne informino lo Stato di bandiera interessato. Tuttavia la Papua Nuova Guinea e le Filippine non cooperano tra loro scambiandosi i dati VMS ritenuti essenziali ai fini dell’osservanza delle misure di conservazione e di gestione da parte delle navi, e non sono quindi in grado di garantire l’attuazione di tale disposizione.
            
         
               (85)
            
            
               Anche per quanto riguarda la storia, la natura, le circostanze, l’entità e la gravità dei casi di pesca INN considerati, la mancanza di chiarezza e di trasparenza precedentemente descritta pregiudica la possibilità di valutare tali aspetti. Tali carenze non consentono di formulare una stima affidabile dell’entità delle attività di pesca INN. È tuttavia riconosciuto che la mancanza di trasparenza e l’impossibilità di eseguire controlli efficaci incoraggiano comportamenti illegali.
            
         
               (86)
            
            
               Con riguardo alla capacità esistente delle autorità filippine va notato che, secondo l’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite (8), le Filippine sono considerate un paese a sviluppo umano medio (114mo su 186 paesi nel 2012). Questo dato è confermato anche dall’allegato II del regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (9), in cui le Filippine sono elencate nella categoria dei paesi e territori a reddito medio-basso, nonché dalle informazioni pubblicate dall’OCSE/DAC (Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’OCSE) il 1o gennaio 2013 per il 2012 (10). A tale riguardo le limitazioni in termini di capacità finanziarie e amministrative delle autorità competenti possono essere considerate un fattore che pregiudica la capacità di questo paese di ottemperare ai propri obblighi in materia di cooperazione e di esecuzione.
            
         
               (87)
            
            
               Tuttavia non va dimenticato che la capacità amministrativa delle Filippine è stata costantemente rafforzata grazie all’assistenza tecnica e finanziaria dell’Unione. In particolare, l’Unione ha già finanziato in tale paese un’azione specifica di assistenza tecnica in materia di lotta alla pesca INN nel 2011 (11). Inoltre dal 22 al 26 luglio 2013 la Commissione, con il sostegno dell’Agenzia europea di controllo della pesca e su richiesta delle autorità filippine, ha organizzato a Manila un seminario sullo sviluppo delle capacità incentrato sulle misure di competenza dello Stato di approdo e sull’analisi dei rischi.
            
         
               (88)
            
            
               A prescindere dalle considerazioni formulate nei considerando 86 e 87 va inoltre osservato che, sulla base delle informazioni acquisite nel corso delle missioni effettuate nel 2012, non si può ritenere che le autorità filippine manchino di risorse finanziarie, quanto piuttosto del contesto giuridico e amministrativo necessario per assolvere in modo efficiente ed efficace le funzioni ad esse demandate.
            
         
               (89)
            
            
               Considerata la situazione illustrata nella presente sezione della decisione e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione nonché delle dichiarazioni rilasciate dal paese, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafo 3 e paragrafo 5, lettere a), b), c) e d), del regolamento INN, che le Filippine non hanno osservato gli obblighi ad esse incombenti a norma del diritto internazionale in qualità di Stato costiero e di Stato di commercializzazione con riguardo agli impegni di cooperazione e di esecuzione.
            
         3.3.   Mancata applicazione delle norme internazionali (articolo 31, paragrafo 6, del regolamento INN)
   
   
               (90)
            
            
               Le Filippine hanno ratificato l’UNCLOS. Esse sono parte contraente dell’ICCAT, della IOTC e della WCPFC e parte non contraente cooperante della CCSBT.
            
         
               (91)
            
            
               La Commissione ha esaminato le informazioni ritenute rilevanti in relazione allo status delle Filippine come parte contraente della IOTC e della WCPFC.
            
         
               (92)
            
            
               Dalla relazione di conformità della IOTC per le Filippine, emanata dal comitato di conformità nella sua sessione del 2012 (12), risulta che tale paese non ha recepito nella legislazione nazionale le disposizioni relative alle misure di gestione e di conservazione della IOTC applicabili alle tartarughe marine e agli squali volpe (risoluzioni 10/6 e 10/12 riguardanti gli uccelli marini e gli squali volpe). È stato altresì constatato che le Filippine non si sono pienamente conformate agli obblighi della IOTC in materia di comunicazione dei dati, con particolare riguardo ai dati relativi alla frequenza della taglia, che sono stati comunicati solo parzialmente. Il comitato ha esortato le Filippine a migliorare il sistema di raccolta e comunicazione dei dati (risoluzione 10/02 sugli obblighi minimi in materia di comunicazione). Le Filippine non hanno trasmesso l’elenco dei loro pescherecci in attività per il 2011 (risoluzione 10/08 relativa all’elenco dei pescherecci in attività), né hanno presentato i rapporti degli osservatori (risoluzione 11/04 sul programma di osservazione regionale). Con lettera del 22 marzo 2011 il presidente della IOTC ha comunicato alle Filippine le preoccupazioni identificate dal comitato di conformità nella sua 8a sessione del 2011 per quanto riguarda il livello di osservanza, da parte di tale paese, delle misure di conservazione e di gestione della IOTC.
            
         
               (93)
            
            
               In base alle informazioni tratte dalla relazione di conformità della IOTC del 10 marzo 2012 (13), le Filippine non si sono conformate ai seguenti obblighi di comunicazione: risoluzione 09/02 sul piano di sviluppo della flotta – il documento non è stato presentato; risoluzione 07/02 sull’elenco delle navi autorizzate di lunghezza fuori tutto pari o superiore a 24 metri — alcune informazioni obbligatorie non sono state trasmesse o non sono conformi alle norme della IOTC. Per quanto riguarda il sistema VMS, le Filippine non si sono conformate alle risoluzioni 10/01 e 06/03 in quanto nella relazione di attuazione non figurano le informazioni relative alla sintesi delle registrazioni VMS né il rapporto sullo stato di avanzamento e di attuazione del sistema VMS. Tale paese non si è neppure conformato alla risoluzione 10/12 sul divieto di pesca degli squali volpe di tutte le specie della famiglia Alopiidae, né alla risoluzione 10/06 riguardante la relazione sugli uccelli marini e l’attuazione di misure di mitigazione a sud di 25° di latitudine sud, in quanto non ha trasmesso le informazioni richieste. In materia di osservatori, le Filippine non hanno rispettato la risoluzione 11/04, in quanto non hanno trasmesso informazioni sul livello di copertura né i rapporti degli osservatori. Inoltre esse non si sono conformate alla risoluzione 01/06 relativa al programma di documentazione statistica, in quanto non hanno trasmesso la relazione annuale.
            
         
               (94)
            
            
               Nella relazione di conformità della IOTC per le Filippine del 2 aprile 2013 (14) il comitato di conformità ha precisato che le preoccupazioni identificate nella relazione di conformità del 2012 erano state comunicate alle Filippine dal presidente del comitato con lettera del 26 aprile 2012. A seguito dell’esame della relazione di conformità per le Filippine relativa al 2013, il comitato di conformità ha individuato inadempienze significative. Le Filippine non hanno recepito nella legislazione nazionale il divieto di utilizzare reti da posta derivanti di grandi dimensioni previsto dalla risoluzione 12/11. Tale paese non ha attuato un programma di osservazione secondo quanto previsto dalla risoluzione 11/04 e non ha trasmesso la relazione obbligatoria sui trasbordi effettuati in mare in conformità della risoluzione 12/05. Inoltre le Filippine non si sono conformate all’obbligo di trasmettere il rapporto sullo stato di avanzamento e di attuazione del sistema VMS previsto dalla risoluzione 06/03, né a quello di trasmettere la relazione sul confronto tra esportazioni e importazioni previsto dalla risoluzione 01/06.
            
         
               (95)
            
            
               Inoltre, le informazioni tratte dal rapporto di conformità della IOTC del 2 aprile 2013 rivelano che le Filippine non hanno rispettato, o hanno rispettato solo in parte, la risoluzione 10/08 relativa all’elenco delle navi in attività e la risoluzione 07/02 relativa alle navi autorizzate di lunghezza fuori tutto pari o superiore a 24 metri, in quanto non hanno comunicato informazioni obbligatorie quali il proprietario, le specie bersaglio, la stazza lorda, il periodo autorizzato e il porto operativo. Per quanto riguarda il sistema VMS, analogamente all’anno precedente, le Filippine non si sono conformate alle risoluzioni 06/03 e 12/13 in quanto nella relazione di attuazione non figuravano le informazioni relative alla sintesi delle registrazioni VMS né quelle relative allo stato di attuazione del sistema. Tale paese si è conformato solo in parte agli obblighi statistici previsti dalla risoluzione 10/02. Le Filippine non hanno rispettato neppure la risoluzione 12/05 sui trasbordi in mare, in quanto non hanno trasmesso le relative informazioni obbligatorie. Per quanto riguarda gli osservatori, le Filippine non si sono conformate, o si sono conformate solo in parte, alla risoluzione 11/04; in particolare, non hanno assicurato la copertura di osservatori necessaria per tenere conto del fatto che l’Oceano Indiano è una zona ad alto rischio, e non hanno trasmesso né i rapporti obbligatori degli osservatori né il rapporto annuale.
            
         
               (96)
            
            
               Alcuni dei problemi summenzionati, oltre a costituire violazioni delle norme delle ORGP, violano anche gli obblighi generali previsti dall’UNCLOS, come verrà spiegato nel prosieguo.
            
         
               (97)
            
            
               Il fatto che il divieto di utilizzare grandi reti da posta derivanti non sia stato recepito nella legislazione nazionale in linea con la risoluzione IOTC 12/11, come spiegato nel considerando 94, pregiudica la capacità delle Filippine di conformarsi agli obblighi ad esse imposti dall’articolo 118 dell’UNCLOS, che stabilisce l’obbligo di cooperazione tra gli Stati in materia di conservazione e di gestione delle risorse biologiche delle zone d’alto mare.
            
         
               (98)
            
            
               Inoltre, come indicato nei considerando da 93 a 97, le Filippine non hanno rispettato gli obblighi in materia di registrazione e comunicazione tempestiva delle informazioni alla IOTC. In particolare, non hanno presentato alla IOTC le statistiche, il piano di sviluppo della flotta, le registrazioni e i rapporti VMS, i rapporti degli osservatori e le relazioni sui trasbordi. Tali mancanze sono in contrasto con quanto stabilito all’articolo 119, paragrafo 2, dell’UNCLOS, in base al quale le informazioni scientifiche disponibili, le statistiche sulle catture e sullo sforzo di pesca ed altri dati concernenti la conservazione degli stock ittici devono essere trasmessi e scambiati periodicamente per il tramite delle organizzazioni internazionali competenti, siano esse subregionali, regionali o mondiali.
            
         
               (99)
            
            
               Inoltre, la mancata trasmissione alla IOTC della sintesi delle registrazioni VMS e della relazione sul sistema VMS, nonché la generale difficoltà delle autorità filippine a ricevere il segnale VMS delle imbarcazioni battenti bandiera filippina operanti nelle acque di paesi terzi, sono in contrasto con quanto disposto all’articolo 62, paragrafo 4, lettera e), dell’UNCLOS, in base al quale lo Stato di bandiera è tenuto a chiedere ai propri pescherecci di trasmettere rapporti di posizione VMS. Tale carenza è in contrasto con quanto previsto al punto 24(3) del piano d’azione internazionale contro la pesca INN, secondo il quale gli Stati sono tenuti ad assicurare un monitoraggio, un controllo e una sorveglianza esaustivi ed efficaci dell’attività di pesca, dall’inizio delle operazioni, al punto di sbarco e fino alla destinazione finale, anche attuando un sistema di controllo satellitare (VMS) in conformità alle pertinenti norme regionali, nazionali e internazionali, compreso l’obbligo di avere a bordo un dispositivo VMS per i pescherecci che rientrano nella loro giurisdizione.
            
         
               (100)
            
            
               Inoltre, in base all’articolo 62, paragrafo 1, dell’UNCLOS e alle norme pertinenti della convenzione della WCPFC (in particolare gli articoli 2, 5, 7 e 8), gli Stati costieri hanno il preciso obbligo di adottare misure compatibili con le misure vigenti nella regione e nelle acque d’altura al fine di garantire la sostenibilità a lungo termine degli stock ittici transzonali e altamente migratori e promuoverne lo sfruttamento ottimale. Il quadro giuridico delle Filippine prevede misure di conservazione e di gestione limitate per l’insieme delle acque soggette alla giurisdizione nazionale. Tali misure non sono conformi agli obblighi spettanti alle Filippine in virtù del diritto internazionale e delle disposizioni delle ORGP.
            
         
               (101)
            
            
               In particolare, le acque soggette alla giurisdizione delle Filippine sono designate come mare territoriale, acque arcipelagiche e ZEE. In base all’articolo 3 della convenzione della WCPFC, la zona di competenza della WCPFC comprende, in linea di principio, tutte le acque dell’Oceano Pacifico (delimitate a sud e ad est da linee definite), comprese quelle soggette alla giurisdizione delle Filippine. Poiché le Filippine ritengono che le norme della WCPFC non siano pienamente applicabili alle acque soggette alla loro giurisdizione, è difficile capire quali dati vengono raccolti e comunicati alla WCPFC; pertanto, non tutte le zone di pesca delle Filippine sono oggetto di valutazioni. Ritenendo che le loro acque arcipelagiche non rientrino nel campo di applicazione delle misure della WCPFC, le Filippine violano tali misure.
            
         
               (102)
            
            
               Inoltre, come è emerso dalla prima missione della Commissione nel 2012, esistono pochissime misure di conservazione, che nella maggior parte dei casi hanno effetti molto limitati. Risulta ambiguo anche il ruolo delle amministrazioni locali nell’adozione di misure di conservazione nelle acque comunali. Esistono 915 autorità locali che sembrano agire in modo indipendente dal BFAR, il quale non può imporre loro misure o norme in ambiti soggetti alla loro giurisdizione (quali le acque comunali).
            
         
               (103)
            
            
               La mancanza di chiarezza e trasparenza derivante da questa situazione, associata alla scarsa trasparenza delle norme e delle procedure nazionali in materia di immatricolazione dei pescherecci e rilascio delle licenze (come spiegato nelle sezioni 3.1 e 3.2 della decisione) pregiudica la possibilità di garantire un’efficace conservazione e gestione delle risorse alieutiche delle Filippine.
            
         
               (104)
            
            
               Per quanto riguarda l’attuazione degli strumenti internazionali, il comportamento delle Filippine non è conforme alle raccomandazioni di cui al punto 10 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN, che invita gli Stati, in via prioritaria, a ratificare, accettare o aderire all’UNFSA. La Commissione ritiene che tale raccomandazione rivesta particolare importanza nel caso delle Filippine, che hanno una considerevole flotta di pescherecci dediti alla cattura di specie altamente migratorie (principalmente tonnidi nelle zone di competenza dell’ICCAT, della IOTC e della WCPFC).
            
         
               (105)
            
            
               Considerata la situazione illustrata nella presente sezione della decisione e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione nonché delle dichiarazioni rilasciate dal paese, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafi 3 e 6, del regolamento INN, che le Filippine non hanno osservato gli obblighi ad esse incombenti a norma del diritto internazionale in relazione alle norme, ai regolamenti e alle misure di conservazione e di gestione internazionali.
            
         3.4.   Difficoltà specifiche dei paesi in via di sviluppo
   
   
               (106)
            
            
               Si ricorda che, secondo l’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite (15), le Filippine sono considerate un paese a sviluppo umano medio (114mo su 186 paesi nel 2012). Questo dato è confermato anche dall’allegato II del regolamento (CE) n. 1905/2006, in cui le Filippine sono elencate nella categoria dei paesi e territori a reddito medio-basso, nonché dalle informazioni pubblicate dall’OCSE/DAC (Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’OCSE) il 1o gennaio 2013 per il 2012 (16).
            
         
               (107)
            
            
               Va osservato che la notifica delle Filippine come Stato di bandiera è stata accettata dalla Commissione in conformità all’articolo 20 del regolamento INN a decorrere dal 15 gennaio 2010. Le Filippine hanno successivamente confermato, come prevede l’articolo 20, paragrafo 1, del regolamento INN, che dispongono di una disciplina nazionale destinata a garantire l’attuazione, il controllo e l’osservanza delle leggi, dei regolamenti e delle misure di conservazione e di gestione applicabili ai loro pescherecci.
            
         
               (108)
            
            
               La Commissione ha segnalato alle Filippine le varie carenze riscontrate nel corso della prima missione effettuata nel gennaio 2012. Qualche mese più tardi, nella seconda missione di giugno 2012, la Commissione ha constatato che la situazione era rimasta invariata. La Commissione ha cercato di ottenere la cooperazione delle autorità filippine e di incoraggiare l’attuazione di misure correttive volte ad ovviare alle carenze riscontrate. Le Filippine non hanno intrapreso sufficienti azioni correttive e non hanno realizzato progressi nella correzione delle carenze rilevate.
            
         
               (109)
            
            
               È inoltre pertinente osservare che l’Unione ha già finanziato in tale paese un’azione specifica di assistenza tecnica in materia di lotta alla pesca INN nel 2011 (17).
            
         
               (110)
            
            
               Inoltre dal 22 al 26 luglio 2013 la Commissione, con il sostegno dell’Agenzia europea di controllo della pesca e su richiesta delle autorità filippine, ha organizzato a Manila un seminario sullo sviluppo delle capacità incentrato sulle misure di competenza dello Stato di approdo e sull’analisi dei rischi.
            
         
               (111)
            
            
               La Commissione ha tenuto conto degli ostacoli allo sviluppo delle Filippine e dal 2012 ha concesso a tale paese un congruo lasso di tempo per attuare azioni volte a rimediare in modo coerente, efficace e non pregiudizievole all’inosservanza degli obblighi ad esso imposti dal diritto internazionale.
            
         
               (112)
            
            
               Alla luce della situazione descritta nella presente sezione della decisione e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione nonché delle dichiarazioni rilasciate dal paese, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafo 7, del regolamento INN, che lo stato di sviluppo delle Filippine per quanto riguarda la gestione della pesca potrebbe essere stato pregiudicato dal livello di sviluppo generale di tale paese. Tuttavia, tenuto conto della natura delle carenze rilevate nelle Filippine, dell’assistenza fornita dall’Unione e delle azioni intraprese per porre rimedio alla situazione, non è stato possibile stabilire prove a conferma del fatto che il mancato rispetto, da parte di tale paese, degli obblighi che ad esso incombono a norma del diritto internazionale sia dovuto a uno scarso sviluppo. Il livello di sviluppo delle Filippine non può spiegare o giustificare il comportamento complessivo di tale paese come Stato di bandiera e come Stato costiero in relazione alla pesca e l’insufficienza della sua azione per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca INN e per garantire un controllo, un monitoraggio e una sorveglianza efficaci delle attività di pesca nelle acque soggette alla sua giurisdizione.
            
         
               (113)
            
            
               Alla luce della situazione descritta nella presente sezione della decisione e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione nonché delle dichiarazioni rilasciate dal paese, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafo 7, del regolamento INN, che lo stato di sviluppo e il comportamento complessivo delle Filippine per quanto riguarda la pesca non sono pregiudicati dal livello di sviluppo di tale paese.
            
         4.   CONCLUSIONI CONCERNENTI LA POSSIBILE IDENTIFICAZIONE DEI PAESI TERZI NON COOPERANTI
   
   
               (114)
            
            
               Alla luce delle conclusioni suesposte concernenti il mancato adempimento, da parte delle Filippine, dell’obbligo ad esse imposto dal diritto internazionale, nella loro qualità di Stato di bandiera, Stato di approdo, Stato costiero o Stato di commercializzazione, di adottare misure volte a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca INN, è opportuno notificare a tale paese, a norma dell’articolo 32 del regolamento INN, la possibilità di essere identificato come paese che la Commissione considera non cooperante in materia di lotta contro la pesca INN.
            
         
               (115)
            
            
               In conformità all’articolo 32, paragrafo 1, del regolamento INN, è opportuno che la Commissione notifichi alle Filippine la possibilità di essere identificate come paese terzo non cooperante. La Commissione dovrebbe inoltre adottare nei confronti delle Filippine tutti i provvedimenti previsti all’articolo 32 del regolamento INN. Ai fini di una corretta amministrazione è opportuno fissare un termine entro il quale tale paese possa rispondere per iscritto alla notifica e porre rimedio alla situazione.
            
         
               (116)
            
            
               Inoltre la notifica alle Filippine della possibilità di essere identificate come un paese che la Commissione considera non cooperante ai fini della presente decisione non esclude né comporta automaticamente l’adozione di ulteriori provvedimenti, da parte della Commissione o del Consiglio, ai fini dell’identificazione e della compilazione di un elenco di paesi non cooperanti,
            
         DECIDE:
   Articolo unico
   Si notifica alla Repubblica delle Filippine la possibilità di essere identificata come un paese terzo che la Commissione considera paese terzo non cooperante in materia di lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.
   
      Fatto a Bruxelles, il 10 giugno 2014
      
         
            Per la Commissione
         
         Maria DAMANAKI
         
            Membro della Commissione
         
      
   
   
      (1)  GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1.
   
      (2)  Department of Agriculture — Bureau of Fisheries and Aquatic Resources, Philippine Fisheries Profile 2011, http://www.bfar.da.gov.ph/pages/AboutUs/maintabs/publications/pdf%20files/2011 %20Fisheries%20Profile%20(Final)%20(4).pdf
   
      (3)  http://www.wcpfc.int/system/files/AR-CCM-19-Philippines-Rev-2.pdf
   http://www.wcpfc.int/system/files/AR-CCM-19-Philippines-Part-1.pdf
   
      (4)  GU C 346 del 27.11.2013, pag. 26.
   
      (5)  Cfr. nota 2.
   
      (6)  Cfr. nota 2.
   
      (7)  Convenzione sulla conservazione e la gestione degli stock ittici altamente migratori dell’Oceano Pacifico centrale e occidentale, adottata a Honolulu il 5 settembre 2000 (http://www.wcpfc.int/doc/convention-conservation-and-management-highly-migratory-fish-stocks-western-and-central-pacific).
   
      (8)  Informazioni tratte dal sito http://hdr.undp.org/en/statistics
   
      (9)  GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.
   
      (10)  Elenco dei beneficiari di aiuti allo sviluppo del DAC (http://www.oecd.org/dac/stats/daclistofodarecipients.htm)
   
      (11)  Accompanying developing countries in complying with the Implementation of Regulation 1005/2008 on Illegal, Unreported and Unregulated (IUU) Fishing — Aiutare i paesi in via di sviluppo a conformarsi al regolamento 1005/2008 sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), EuropeAid/129609/C/SER/Multi.
   
      (12)  Relazione di conformità della IOTC per le Filippine del 10 marzo 2012 a cura del comitato di conformità, 9a sessione del comitato, IOTC-2012-CoC09-CR22; CoC09-IR22.
   
      (13)  Relazione di conformità della IOTC del 10.3.2012, IOTC-2012-CoC09-CR22_Rev2[E].
   
      (14)  Relazione di conformità della IOTC del 2.4.2013, IOTC-2013-CoC10-CR22[E].
   
      (15)  Cfr. nota 8.
   
      (16)  Cfr. nota 10.
   
      (17)  Cfr. nota 11.