CELEX: 62005CC0229
Language: it
Date: 2006-09-27 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Kokott del 27 settembre 2006. # Osman Ocalan, per conto del Kurdistan Workers' Party (PKK) e Serif Vanly, per conto del Kurdistan National Congress (KNK) contro Consiglio dell'Unione europea. # Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Misure restrittive specifiche contro determinate persone ed entità nell'ambito della lotta contro il terrorismo - Ricorso di annullamento - Ricevibilità. # Causa C-229/05 P.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      JULIANE KOKOTT
      presentate il 27 settembre 2006 1(1)
      
      Causa C-229/05 P
      Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK)
      e
      Congresso nazionale del Kurdistan (KNK)
      contro
      Consiglio dell’Unione europea
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Misure per la lotta al terrorismo – Ricevibilità del ricorso di primo grado – Esistenza dell’associazione ricorrente – Rappresentanza dell’associazione ricorrente – Snaturamento di mezzi di prova – Circostanza che l’associazione ricorrente sia individualmente interessata da una decisione»I –    Introduzione
      1.        La presente impugnazione è stata proposta dal sig. Osman Ocalan in nome del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Partiya
         Karkerên Kurdistan – PKK) e dal sig. Serif Vanly per conto del Congresso nazionale del Kurdistan (Kongra Netewiya Kurdistan
         – KNK). Il sig. O. Ocalan è il fratello del capo del PKK, il sig. Abdullah Ocalan, attualmente detenuto in Turchia.
      
      2.        Entrambi i ricorrenti contro l’ordinanza del Tribunale contestano il fatto che il Consiglio ha inserito il PKK in un elenco
         di gruppi terroristici. Il Tribunale di primo grado ha respinto il ricorso del PKK in quanto il PKK, in base a quanto da questo
         stesso affermato, non esisterebbe più e, pertanto, il sig. O. Ocalan non potrebbe provare di rappresentarlo. Anche il ricorso
         del KNK è stato respinto in quanto irricevibile, dato che la decisione del Consiglio non riguarderebbe individualmente il
         KNK.
      
      II – Antefatti e contesto normativo della controversia
      3.        Il Tribunale, ai punti 1‑9 dell’impugnata ordinanza 15 febbraio 2005, causa T-229/02 (2), espone gli antefatti e il contesto normativo della controversia nei seguenti termini:
      
      «1.      Risulta dal fascicolo che il Kurdistan Workers’ Party (partito dei lavoratori del Kurdistan) (PKK) è sorto nel 1978 e ha intrapreso
         una lotta armata contro il governo turco per il riconoscimento del diritto dei curdi all’autodeterminazione. Secondo la testimonianza
         scritta del sig. O. Öcalan, nel luglio 1999 il PKK avrebbe dichiarato un cessate il fuoco unilaterale, con riserva del diritto
         all’autodifesa. Secondo la stessa testimonianza, nell’aprile 2002, per riflettere questo nuovo orientamento, il congresso
         del PKK avrebbe deciso che “tutte le attività esercitate sotto il nome di PKK sarebbero cessate il 4 aprile 2002 e tutte le
         attività condotte in nome del PKK sarebbero state considerate illegittime” (allegato 2 del ricorso, punto 16). Un nuovo gruppo,
         il Kongreya AzadÓ š Demokrasiya Kurdistan (congresso per la democrazia e la libertà del Kurdistan – KADEK), è stato costituito
         al fine di raggiungere in maniera democratica obiettivi politici in nome della minoranza curda. Il sig. A. Öcalan è stato
         nominato presidente del KADEK.
      
      2.      Il Kurdistan National Congress (Congresso nazionale del Kurdistan) (KNK) è una federazione che raggruppa una trentina di organizzazioni.
         Il KNK ha l’obiettivo di “rafforzare l’unità e la cooperazione dei curdi in tutte le parti del Kurdistan e di sostenere la
         loro battaglia alla luce degli interessi superiori della nazione curda” (art. 7, lett. A, della carta costitutiva del KNK).
         Secondo la testimonianza scritta del sig. S. Vanly, presidente del KNK, il dirigente onorario del PKK è stato tra coloro che
         hanno favorito la creazione del KNK. Il PKK era membro del KNK e i singoli membri del PKK finanziavano in parte il KNK.
      
      3.      Il 27 dicembre 2001, ritenendo che fosse necessaria un’azione della Comunità al fine di attuare la risoluzione n. 1373 (2001)
         del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio ha adottato la posizione comune 2001/930/PESC relativa alla lotta
         al terrorismo (GU L 344, pag. 90) e la posizione comune 2001/931/PESC relativa all’applicazione di misure specifiche per la
         lotta al terrorismo (GU L 344, pag. 93). 
      
      4.      Ai sensi dell’art. 2 della posizione comune 2001/931:
      “La Comunità europea, nei limiti dei poteri che le sono conferiti dal trattato che istituisce la Comunità europea, ordina
         il congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie o economiche delle persone, gruppi ed entità elencati nell’allegato”.
      
      5.      Il 27 dicembre 2001 il Consiglio ha adottato il regolamento (CE) n. 2580/2001, relativo a misure restrittive specifiche, contro
         determinate persone ed entità, destinate a combattere il terrorismo (GU L 344, pag. 70). 
      
      6.      Secondo l’art. 2 del regolamento n. 2580/2001:
      “1.      Fatte salve le disposizioni degli articoli 5 e 6: 
      a)      tutti i capitali, le altre attività finanziarie e le risorse economiche di cui una persona fisica o giuridica, gruppo o entità
         ricompresi nell’elenco di cui al paragrafo 3 detenga la proprietà o il possesso sono congelati; 
      
      b)      è vietato mettere, direttamente o indirettamente, a disposizione delle persone fisiche o giuridiche, gruppi o entità ricompresi
         nell’elenco di cui al paragrafo 3, capitali, altre attività finanziarie e risorse economiche. 
      
      2.      Fatti salvi gli articoli 5 e 6, è vietata la prestazione di servizi finanziari destinati alle persone fisiche o giuridiche,
         gruppi o entità ricompresi nell’elenco di cui al paragrafo 3. 
      
      3.      Il Consiglio, deliberando all’unanimità, elabora, riesamina e modifica l’elenco di persone, gruppi o entità ai quali si applica
         il presente regolamento in conformità delle disposizioni di cui all’articolo 1, paragrafi 4, 5 e 6 della posizione comune
         2001/931/PESC. Tale elenco include: 
      
      i)      persone [fisiche] che commettono o tentano di commettere atti terroristici, che partecipano alla loro esecuzione o che la
         facilitano;
      
      ii)      persone giuridiche, gruppi o entità che commettono o tentano di commettere atti terroristici, che partecipano alla loro esecuzione
         o che la facilitano; 
      
      iii)      persone giuridiche, gruppi o entità di proprietà o sotto il controllo di una o più delle persone fisiche o giuridiche, dei
         gruppi e delle entità di cui ai punti i) e ii); 
      
      iv)      persone fisiche o giuridiche, gruppi o entità che agiscano per conto o su incarico di una o più persone fisiche o giuridiche,
         gruppi o entità di cui ai punti i) e ii)”. 
      
      7.      Il 2 maggio 2002 il Consiglio ha adottato la decisione 2002/334/CE, che attua l’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001
         e abroga la decisione 2001/927/CE (GU L 116, pag. 33). Questa decisione ha incluso il PKK nell’elenco previsto dall’art. 2,
         n. 3, del regolamento n. 2580/2001 (in prosieguo: l’“elenco controverso”). 
      
      8.      Con atto registrato con il numero di ruolo T-206/02, il KNK ha proposto un ricorso diretto all’annullamento della decisione
         2002/334. 
      
      9.      Il 17 giugno 2002 il Consiglio ha adottato la decisione 2002/460/CE, che attua l’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001
         e abroga la decisione 2002/334/CE (GU L 160, pag. 26). Il nome del PKK è stato mantenuto sull’elenco controverso. Successivamente
         tale elenco è stato regolarmente aggiornato con decisioni del Consiglio».
      
      4.        A completamento di quanto esposto dal Tribunale risulta utile, ai fini della decisione del presente caso, richiamare anche
         il disposto dell’art. 1, n. 6, della posizione comune 2001/931:
      
      «I nomi delle persone ed entità riportati nell’elenco in allegato sono riesaminati regolarmente almeno una volta per semestre
         onde accertarsi che il loro mantenimento nell’elenco sia giustificato».
      
      5.        Il KNK ha prima presentato il ricorso nella causa T-206/02 (3) contro la decisione 2002/334, e successivamente, insieme al sig. Ocalan, intervenuto in nome del PKK, il ricorso nella causa
         T-229/02 contro le decisioni 2002/334 e 2002/460. Solo quest’ultimo ricorso congiunto costituisce oggetto della presente impugnazione.
      
      III – La decisione del Tribunale
      6.        Con l’ordinanza attualmente impugnata il Tribunale, in accoglimento di un’eccezione di irricevibilità sollevata dal Consiglio,
         ha respinto il ricorso in relazione ad entrambi i ricorrenti, dichiarandolo irricevibile.
      
      7.        Il Tribunale, al punto 27 dell’ordinanza, ha riconosciuto che il PKK è direttamente e individualmente interessato dalle decisioni
         2002/334 e 2002/460. Al punto 28 esso ha altresì sottolineato che in casi di questo tipo non potrebbe essere esercitato un
         «formalismo eccessivo» in tema di ricevibilità, perché altrimenti non sarebbe possibile alcuna tutela giuridica effettiva.
      
      8.        Tuttavia, ai punti 34‑41 il Tribunale ha sostenuto che il sig. O. Ocalan non ha provato di rappresentare validamente il PKK,
         ma ha anzi affermato che il PKK si sarebbe già sciolto e avrebbe dichiarato illegittime tutte le attività svolte in suo nome.
         Il Tribunale ha, pertanto, dichiarato che il sig. O. Ocalan ha proposto un ricorso a nome del PKK di sua propria iniziativa
         e che tale ricorso è irricevibile.
      
      9.        Il Tribunale esamina la legittimazione ad agire del KNK ai punti 45-56, laddove rileva che un’associazione, costituita per
         promuovere gli interessi collettivi di una categoria di soggetti, può considerarsi individualmente interessata, ai sensi dell’art. 230,
         quarto comma, CE, da un atto che incida sugli interessi generali di tale categoria solo quando possano essere considerati
         tali, a titolo individuale, i suoi membri. Poiché, tuttavia, il PKK non esiste più, esso non è neppure più membro del KNK
         e, di conseguenza, non può quindi neppure fondare un interesse individuale del KNK. L’organizzazione che ha sostituito il
         PKK, il KADEK, non è membro del KNK. Ulteriori limitazioni alle attività del KNK o dei suoi membri per quanto riguarda la
         loro collaborazione con il PKK o con le organizzazioni che ne hanno preso il posto, derivanti dalle decisioni 2002/334 e 2002/460,
         non li riguardano individualmente, bensì allo stesso modo di qualsiasi altro soggetto.
      
      10.      Ad avviso del Tribunale, infine, il riconoscimento di una legittimazione ad agire del KNK non è nemmeno necessario per assicurare
         almeno una possibilità di ricorso contro le predette decisioni. Infatti, potrebbero presentare ricorso quanto meno le organizzazioni
         che hanno preso il posto del PKK, come nella fattispecie il KONGRA-GEL (Kongra Gelê Kurdistan – Congresso del popolo del Kurdistan)
         ha già fatto (4).
      
      IV – Domande
      11.      I ricorrenti contro l’ordinanza del Tribunale chiedono che la Corte voglia:
      1.      dichiarare ricevibile il ricorso del sig. O. Ocalan, quale rappresentante dell’organizzazione in passato conosciuta col nome
         di PKK;
      
      2.      dichiarare ricevibile il ricorso del sig. Serif Vanly quale rappresentante dell’organizzazione conosciuta col nome di KNK;
      3.      statuire sulle spese del procedimento relativo alla ricevibilità.
      12.      Il Consiglio chiede che la Corte voglia:
      1.      respingere l’impugnazione di entrambi i ricorrenti, dichiarandola irricevibile; 
      2.      in subordine, respingere l’impugnazione di entrambi i ricorrenti contro l’ordinanza del Tribunale, dichiarandola infondata;
         
      
      3.      se del caso, rinviare il procedimento al Tribunale di primo grado;
      4.      condannare i ricorrenti alle spese del procedimento. 
      V –    Valutazione
      13.      L’impugnazione concerne il rigetto del ricorso in relazione ad entrambi i ricorrenti contro l’ordinanza del Tribunale. Occorre
         esaminare prima l’impugnazione proposta a nome del PKK, e dopo l’impugnazione del KNK.
      
      A –    Sull’impugnazione proposta dal sig. O. Ocalan in nome del PKK
      14.      Il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale, a nome del PKK, deduce in tutto sette motivi d’impugnazione che devono
         in parte essere trattati congiuntamente.
      
      1.      Sul primo motivo d’impugnazione – Riconoscimento del potere di rappresentanza 
      15.      Il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale sostiene che il Tribunale sarebbe caduto in contraddizione allorché ha
         dichiarato che egli non avrebbe proposto ricorso per conto del PKK, bensì di propria iniziativa. Il Tribunale, infatti, aveva
         già riconosciuto che egli rappresentava validamente il PKK nel momento in cui aveva disposto la notifica del ricorso, anziché
         adottare i provvedimenti di cui all’art. 44, n. 6, del regolamento di procedura del Tribunale (5). La citata disposizione prevede quanto segue: 
      
      «Se il ricorso non è conforme a quanto stabilito dai paragrafi da 3 a 5 del presente articolo, il cancelliere impartisce al
         ricorrente un adeguato termine per regolarizzare il ricorso o produrre i documenti. In difetto della regolarizzazione del
         ricorso o della produzione di documenti alla scadenza del termine suddetto, il Tribunale decide se l’inosservanza delle summenzionate
         prescrizioni comporti l’irricevibilità del ricorso per vizio di forma».
      
      16.      In tema di potere di rappresentanza dell’avvocato e del suo mandante, risulta particolarmente interessante l’art. 44, n. 5,
         del regolamento di procedura del Tribunale:
      
      «Se il ricorrente è una persona giuridica di diritto privato, deve allegare al ricorso:
      a)       (…)
      b)       la prova che il mandato all’avvocato è stato regolarmente conferito da un rappresentante a ciò legittimato».
      17.      Il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale richiama una causa in cui il Tribunale – prendendo in esame una censura
         della Commissione, secondo cui la persona che aveva conferito il mandato all’avvocato non avrebbe avuto il potere di rappresentare
         la società ricorrente – aveva chiesto alla ricorrente ulteriori informazioni in proposito (6). Nel presente caso, invece, prima che l’ordinanza venisse emessa, né il Consiglio, né lo stesso Tribunale avrebbero contestato
         con siffatte modalità il potere di rappresentanza del sig. O. Ocalan.
      
      18.      Il Consiglio, tuttavia, con piena ragione replica che la notificazione del ricorso non può impedire al Tribunale di accertare
         in un momento successivo il difetto del potere di rappresentanza del sig. O. Ocalan. Così, ad esempio, nella causa richiamata
         dal primo ricorrente, il Tribunale aveva fatto luce sul potere di rappresentanza del mandante solo a seguito di una censura
         della Commissione (7).
      
      19.      Ad avviso del primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale, risulta altresì contraddittorio il fatto che egli viene sentito
         in fase d’esame della ricevibilità, mentre per il resto del procedimento gli si nega il potere di rappresentanza nei confronti
         dell’organizzazione da lui rappresentata. 
      
      20.      Anche questo argomento non convince, giacché – come il Consiglio sottolinea – è giuridicamente obbligatorio sentire una parte
         sulle questioni relative alla ricevibilità, anche se non è ancora chiaro se coloro che intervengono per conto di questa parte
         siano davvero legittimati a rappresentarla. In caso contrario non si potrebbe garantire alcun diritto alla difesa sulle questioni
         inerenti il potere di rappresentanza. Anche dal punto di vista pratico questo è l’unico modo ragionevole di procedere, dal
         momento che coloro che si presentano come rappresentanti sono, tra i vari interessati, quelli che presumibilmente meglio sono
         in grado di fornire la prova controversa.
      
      21.      I rilievi contenuti nel presente motivo d’impugnazione con i quali si fa valere che il Tribunale avrebbe omesso di invitare
         il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale a provare il proprio potere di rappresentanza, dovranno essere affrontati
         congiuntamente al settimo motivo d’impugnazione, il quale ha per oggetto proprio la mancata possibilità di un chiarimento.
      
      22.      Il primo motivo d’impugnazione deve, pertanto, essere respinto.
      2.      Sul secondo e sul terzo motivo d’impugnazione – Anticipazione di questioni inerenti al merito
      23.      Con questi due motivi d’impugnazione il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale lamenta che l’esistenza del PKK
         non avrebbe dovuto essere discussa ed esaminata isolatamente, nel contesto di un’eccezione di irricevibilità, riguardando
         essa invece il merito del ricorso. A tal proposito il primo ricorrente richiama l’art. 114, n. 1, prima frase, del regolamento
         di procedura del Tribunale. 
      
      24.      Il Consiglio reputa irricevibile questo motivo d’impugnazione, in quanto con esso si ripeterebbero soltanto argomenti già
         utilizzati in primo grado. Tuttavia, i punti di diritto esaminati in primo grado possono essere sollevati di nuovo nel corso
         di un’impugnazione se il ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale contesta l’interpretazione o l’applicazione del diritto
         comunitario effettuata dal Tribunale. Infatti, se un ricorrente non potesse basare così l’impugnazione su motivi e argomenti
         già utilizzati dinanzi al Tribunale, il procedimento d’impugnazione sarebbe privato di una parte di significato (8). Nella presente impugnazione il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale ripete sì argomenti già utilizzati in primo
         grado, ma lo fa nel contestare la decisione del Tribunale, e pertanto questi ultimi sono ricevibili.
      
      25.      Questo motivo d’impugnazione, tuttavia, è infondato. In questa sede non importa sapere se l’esistenza del PKK è davvero rilevante
         per il merito del ricorso, dal momento che l’art. 114, n. 1, prima frase, del regolamento di procedura del Tribunale non impedisce
         di fondare l’eccezione di irricevibilità su argomenti che sono rilevanti anche per il merito.
      
      26.      Tale disposizione, nella versione tedesca, così stabilisce:
      « Will eine Partei vorab eine Entscheidung des Gerichts über die Unzulässigkeit, die Unzuständigkeit oder einen Zwischenstreit
         herbeiführen, so hat sie dies mit besonderem Schriftsatz zu beantragen [Se una parte chiede al Tribunale di statuire preliminarmente
         sull’irricevibilità, sull’incompetenza o su un incidente, essa deve proporre la sua domanda con atto separato]».
      
      27.      La versione inglese (9) e quella francese (10), invece, in sostanza stabiliscono che può essere sollevata un’eccezione di irricevibilità, di incompetenza o relativa all’esame
         di altra questione preliminare, che non riguardi il merito della controversia. 
      
      28.      Secondo il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale ne deriva che non si potrebbe sollevare un’eccezione di irricevibilità,
         né il Tribunale potrebbe su di essa statuire, qualora al riguardo fosse necessario statuire su una questione riguardante il
         merito della controversia.
      
      29.      In effetti la versione francese e quella inglese dell’art. 114, n. 1, prima frase, del regolamento di procedura del Tribunale,
         potrebbero essere intese nel senso che tutte le eccezioni ivi previste non possono comprendere questioni che richiedano un
         esame del merito del ricorso. Non può escludersi che tale riserva, in entrambe le versioni linguistiche, si riferisca a tutte
         e tre le eccezioni; tuttavia, in base al senso complessivo del contesto, è più plausibile limitare tale riserva solo alla
         terza variante di eccezione, l’incidente, e cioè l’«incident» o l’«other preliminary plea».
      
      30.      Quest’ultima interpretazione dell’114, n. 1, prima frase, del regolamento di procedura del Tribunale è conforme anche al contesto
         sistematico. Infatti, quando il Tribunale verifica la ricevibilità indipendentemente dalla proposizione di un’eccezione, non
         gli è vietato affrontare questioni che possono venire in rilievo anche per il merito del ricorso. Ai sensi dell’art. 113,
         l’irricevibilità per motivi di ordine pubblico può in qualsiasi momento venir rilevata d’ufficio dal Tribunale. Quando il
         ricorso è manifestamente irricevibile, il Tribunale, ai sensi dell’art. 111, può, senza proseguire il procedimento, rigettarlo
         addirittura mediante ordinanza. In entrambe le ipotesi nulla si dice a proposito di una limitazione alle sole questioni che
         non riguardano il merito.
      
      31.      Un esame senza limitazioni delle questioni di ricevibilità è conforme anche alla logica complessiva dei presupposti processuali,
         giacché una discussione nel merito presuppone la competenza del Tribunale e la ricevibilità del ricorso (11).
      
      32.      Non sarebbe, inoltre, conforme allo scopo dell’art. 114 del regolamento di procedura del Tribunale limitare l’esame di un’eccezione
         di irricevibilità alle sole questioni che non hanno alcun rilievo per il merito. Come, infatti, giustamente osserva il Consiglio,
         l’eccezione di irricevibilità consente di evitare eccessive disquisizioni sul merito. Queste sono infatti irrilevanti per
         il procedimento, se il ricorso è irricevibile. Anche se in sede d’esame della ricevibilità devono essere esaminate questioni
         rilevanti anche per il merito, non ne consegue ancora che si debba intraprendere un esame completo del merito.
      
      33.      Pertanto, ai sensi dell’art. 114 del regolamento di procedura del Tribunale, nell’ambito dell’eccezione di irricevibilità
         possono essere affrontate anche questioni che possono essere rilevanti per il merito del ricorso. Conseguentemente, l’eventuale
         rilevanza dell’esistenza del PKK per il merito del ricorso non ostava né alla proposizione dell’eccezione di irricevibilità,
         né alla decisione su di essa da parte del Tribunale.
      
      34.      Ne deriva che il secondo ed il terzo motivo d’impugnazione devono essere respinti.
      3.      Sul quarto e sul quinto motivo d’impugnazione – Snaturamento della testimonianza del sig. O. Ocalan e perdurante capacità
         giuridica del PKK
      
      35.      Con il quarto motivo d’impugnazione il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale lamenta che il Tribunale avrebbe
         erroneamente inteso le sue affermazioni. Dal ricorso e da una testimonianza del sig. O. Ocalan risulterebbe chiaramente che
         il PKK avrebbe posto fine a tutte le attività esercitate sotto tale nome e avrebbe creato una nuova organizzazione alleata,
         denominata KADEK. Il sig. O. Ocalan non avrebbe mai ammesso che il PKK non esista più ai fini del ricorso o che si sia sciolto.
         
      
      36.      Con il quinto motivo d’impugnazione il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale fa valere che, anche se in via di
         principio il PKK non esistesse più, gli si dovrebbe perlomeno riconoscere una perdurante capacità giuridica ai fini del procedimento.
         Nel caso in cui il PKK potesse essere vietato, gli si dovrebbe riconoscere anche la capacità giuridica sufficiente per poter
         agire in giudizio contro tale divieto. 
      
      37.      Il Consiglio reputa irricevibili questi motivi d’impugnazione, in quanto con essi si ripeterebbero soltanto argomenti già
         utilizzati dinanzi al Tribunale e si contesterebbe la valutazione dei fatti effettuata dal Tribunale.
      
      38.      Come già sopra esposto, è lecito addurre di nuovo argomenti utilizzati in primo grado se – come nel presente caso – con essi
         si contesta la valutazione giuridica del Tribunale. È, invece, esatto che la valutazione dei fatti non costituisce una questione
         di diritto, soggetta, in quanto tale, al controllo della Corte. Ciò vale, tuttavia, solo a condizione che il Tribunale non
         abbia snaturato gli elementi di prova sottopostigli (12). Questi due motivi d’impugnazione sono, pertanto, ricevibili nella parte in cui con essi il primo ricorrente contro l’ordinanza
         del Tribunale rimprovera al Tribunale di aver snaturato gli elementi di prova.
      
      39.      Si potrebbe, tuttavia, dubitare dell’effettiva validità di questi motivi d’impugnazione, vale a dire della loro idoneità a
         mettere in discussione l’ordinanza. Se manca tale idoneità, si ha a che fare, secondo la terminologia francese, con un «moyen
         inopérant», cioè con un motivo d’impugnazione che non può raggiungere lo scopo dell’impugnazione e che, pertanto, è infondato.
      
      40.      Per poter valutare l’eventuale validità dell’argomento relativo all’esistenza del PKK, occorre ricordare che il Tribunale
         non ha respinto il ricorso per mancanza di capacità giuridica e di capacità d’agire del PKK – come invece richiesto dal Consiglio
         con la propria eccezione –, bensì perché il sig. O. Ocalan non sarebbe rappresentante del PKK.
      
      41.      Il Tribunale, tuttavia, nega il potere di rappresentanza del sig. O. Ocalan basandosi esclusivamente sul fatto che questi
         avrebbe dichiarato che il PKK non esiste più. Pertanto, qualora questi motivi d’impugnazione del primo ricorrente contro l’ordinanza
         del Tribunale venissero accolti, cadrebbe l’intera motivazione su questo punto fondamentale. Questi motivi d’impugnazione
         sono dunque potenzialmente validi.
      
      42.      Conseguentemente occorre verificare se il Tribunale ha snaturato mezzi di prova. Un siffatto snaturamento deve risultare in
         modo evidente dagli atti, senza bisogno di una nuova valutazione dei fatti e delle prove (13). Questa formula, tuttavia, è ambigua, perché anche l’accertamento di uno snaturamento di mezzi di prova presuppone un minimo
         di valutazione. Piuttosto vi è uno snaturamento di mezzi di prova quando, senza l’assunzione di nuove prove, la valutazione
         dei mezzi di prova disponibili risulta, in modo evidente, inesatta.
      
      43.      Finora il più delle volte la Corte ha accertato uno snaturamento di mezzi di prova basandosi sul fatto che il Tribunale aveva
         attribuito a determinati mezzi di prova un contenuto obiettivamente inesatto (14). Tuttavia, la Corte ha già fatto leva anche sulla reciproca correlazione di determinate dichiarazioni per accertare uno snaturamento
         del contenuto di un documento (15), ma anche per negare uno snaturamento di mezzi di prova (16).
      
      44.      Sulla scorta di siffatti criteri occorre ora verificare se l’affermazione che il sig. O. Ocalan avrebbe dichiarato che il
         PKK non esiste più, nonché la conclusione che il PKK non potrebbe quindi avergli conferito il potere di proporre ricorso,
         costituiscono uno snaturamento di mezzi di prova.
      
      45.      L’affermazione del Tribunale può fondarsi sul punto 16 dell’atto introduttivo del ricorso, nonché sul punto 27 della testimonianza
         del sig. O. Ocalan (17), in cui si parla rispettivamente dello scioglimento del PKK. Questo avvenimento, tuttavia, viene descritto in modo più preciso
         in un altro punto della testimonianza. Come riferisce il Tribunale al punto 1 dell’ordinanza impugnata, facendo rinvio al
         punto 16 della testimonianza, nell’aprile 2002, per dare espressione al nuovo orientamento del PKK, il congresso del PKK avrebbe
         deciso che «tutte le attività esercitate sotto il nome di PKK sarebbero cessate il 4 aprile 2002 e tutte le attività condotte
         in nome del PKK sarebbero state considerate illegittime [nell’originale: “illegitimate”]». 
      
      46.      Inoltre, come riferito al punto 18 della testimonianza, veniva adottato un nuovo statuto, che modificava la struttura e l’organizzazione
         del PKK. Un’organizzazione di coordinamento doveva accogliere le diverse organizzazioni, create nelle varie parti del Kurdistan.
         Veniva pertanto fondato il KADEK.
      
      47.      Del resto, dai punti 29 e segg. della testimonianza risulta che l’inserimento del PKK nell’elenco delle organizzazioni terroristiche
         viene impugnato soprattutto perché ostacolerebbe l’attività del KADEK.
      
      48.      Infine, il sig. O. Ocalan ha conferito il mandato agli avvocati intervenuti a nome dell’organizzazione, in passato nota come
         PKK.
      
      49.      Va altresì considerato che l’organizzazione controversa per sua natura non poteva disporre di uno statuto definitivo e formalizzato
         in cui fossero chiaramente definibili l’inizio e la fine dell’esistenza giuridica.
      
      50.      Ne deriva che dagli elementi di prova non può agevolmente desumersi che il PKK non esiste più, e che pertanto non può nemmeno
         più conferire la rappresentanza al sig. O. Ocalan. È più plausibile intendere il KADEK solo come nuovo nome del PKK.
      
      51.      Anche se si considera l’organizzazione denominata KADEK – così come ha fatto il Consiglio all’udienza – come il soggetto successore
         di un PKK non più esistente, si dovrebbe in ogni caso ritenere, diversamente dal Consiglio, che il presente ricorso sia stato
         effettivamente proposto dal KADEK sotto il nome di PKK e nell’esercizio dei diritti acquisiti dal PKK.
      
      52.      Per un mutamento di nome e rispettivamente per una successione depone anche la circostanza, ricordata dal Tribunale al punto
         55 dell’ordinanza, che il Consiglio, con la sua decisione 2 aprile 2004, 2004/306/CE, che attua l’art. 2, n. 3, del regolamento
         n. 2580/2001 e che abroga la decisione 2003/902/CE (18), ha inserito il KADEK e il KONGRA-GEL, come altre designazioni del PKK, nell’elenco controverso. Pertanto, l’organizzazione
         indicata con questi nomi esiste ancora.
      
      53.      Inoltre, il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale, nel contesto del quinto motivo d’impugnazione, giustamente
         rileva che la perdurante menzione del PKK nell’elenco controverso quale gruppo terroristico impone necessariamente di riconoscergli
         una capacità giuridica e d’agire per lo meno sufficiente per agire in giudizio contro tale inserimento. Conseguentemente esso
         deve essere anche in grado di poter nominare persone che possano proporre ricorso in suo nome.
      
      54.      Non si tratta di un argomento puramente formale. È, infatti, evidente che il Consiglio a tutt’oggi ritiene ancora esistente
         il PKK, in quanto mantiene ferme nei suoi confronti le misure destinate a combattere il terrorismo. Come constatato dal Tribunale
         al punto 44, ciò si basa, ai sensi dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001, su un costante controllo del fatto che
         il mantenimento nell’elenco sia giustificato. Tale controllo deve essere effettuato, ai sensi del richiamato art. 1, n. 6,
         della posizione comune 2001/931 (19), almeno una volta per semestre. 
      
      55.      Per quanto riguarda l’affermazione secondo cui tutte le attività condotte in nome del PKK dovevano essere considerate illegittime
         [nell’originale: «illegitimate»], essa deve essere valutata, come ha rilevato il PKK all’udienza, tenendo presente che – per
         lo meno a quell’epoca – si intendeva prendere le distanze da azioni di violenza. Siffatte attività non dovevano più essere
         legittimate dal PKK sul piano politico. Ciò non può però riguardare il presente ricorso. 
      
      56.      Vero è che non si è ancora appurato se il sig. O. Ocalan agisce legittimamente in nome del PKK. Tuttavia, perlomeno, le affermazioni
         del Tribunale sulla mancanza del potere di rappresentanza da parte del sig. O. Ocalan snaturano la sua testimonianza. Già
         per questo motivo l’ordinanza del Tribunale di primo grado è viziata da un errore di diritto e va quindi annullata.
      
      4.      Sul sesto motivo d’impugnazione – Tutela giuridica effettiva
      57.      Con il sesto motivo d’impugnazione si contestano i requisiti che devono essere soddisfatti dai ricorsi individuali proposti
         dinanzi ai giudici comunitari, in particolare quello della necessità che il ricorrente sia individualmente interessato da
         una decisione. Tale requisito violerebbe la CEDU perché, malgrado un diretto pregiudizio dei diritti dell’uomo, sarebbe precluso
         un ricorso qualora un soggetto non sia nel contempo individualmente interessato da una decisione.
      
      58.      Il Consiglio reputa irricevibile tale motivo d’impugnazione, in quanto il Tribunale in primo grado non avrebbe affrontato
         un argomento corrispondente. Questa obiezione, tuttavia, non convince, perché anche un insufficiente o omesso esame, da parte
         del Tribunale, di determinati argomenti, può costituire un errore di diritto.
      
      59.      Nondimeno, il motivo d’impugnazione in parola non consente di capire contro quale parte della decisione del Tribunale esso
         si rivolga, vale a dire in che punto il Tribunale avrebbe dovuto trattare tali argomenti. Esso è, pertanto, irricevibile.
         Peraltro, i requisiti della necessità di essere individualmente interessati da una decisione in relazione al ricorso proposto
         a nome del PKK non possono fondare un’impugnazione, dal momento che il Tribunale, al punto 27, riconosce espressamente che
         tale organizzazione è individualmente interessata da una decisione e il sig. O. Ocalan non agisce in nome proprio.
      
      60.      Sotto il profilo dell’effettività della tutela giuridica si sostiene, altresì, che la decisione del Tribunale sull’esistenza
         del PKK avrebbe privato quest’ultimo di un’efficace tutela giuridica. Tuttavia, anche questa tesi non convince. Un’effettiva
         tutela giuridica non comporta, infatti, che alcune persone possano agire a nome di altre ove non siano autorizzate a rappresentarle.
      
      61.      Questo motivo di ricorso deve, pertanto, essere respinto in toto.
      5.      Sul settimo motivo d’impugnazione – Possibilità di fornire chiarimenti
      62.      Il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale lamenta, infine, che il Tribunale avrebbe dovuto concedergli la possibilità
         di chiarire il suo potere di rappresentanza. Il comportamento del Tribunale sarebbe oppressivo, sproporzionato e contrario
         al diritto naturale.
      
      63.      Tuttavia, il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale ha avuto, in via di principio, adeguate possibilità di chiarire
         il proprio potere di rappresentanza – cioè, prima con il proprio atto introduttivo del ricorso, e poi con la replica all’eccezione
         del Consiglio. Inoltre, poiché il Consiglio ha fondato la propria eccezione di irricevibilità, tra l’altro, sul fatto che
         il PKK, secondo la dichiarazione del primo ricorrente, non esisterebbe più e pertanto non avrebbe la capacità giuridica e
         d’agire, vi era addirittura l’occasione di fare chiarezza su questi punti. Il primo ricorrente ha anche sfruttato tale opportunità.
      
      64.      Come tuttavia sottolineato dal primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale in risposta ad un quesito durante l’udienza,
         dinanzi al Tribunale esso non si è espresso sulla valutazione giuridica che alla fine il Tribunale ha operato sulle sue effettive
         argomentazioni. Infatti, diversamente da quanto ha fatto il Consiglio nella propria eccezione di irricevibilità, il Tribunale
         ha lasciato impregiudicata la capacità giuridica e d’agire del PKK, ma ha piuttosto negato il potere di rappresentanza del
         sig. O. Ocalan. 
      
      65.      Il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale pretende poi che il Tribunale avrebbe dovuto informarlo della valutazione
         giuridica effettivamente presa in considerazione, vale a dire i dubbi sul suo potere di rappresentanza, al fine di consentirgli
         di replicare a tali dubbi.
      
      66.      In linea di principio, tuttavia, i giudici non sono tenuti a sentire le parti su ogni punto della propria valutazione giuridica,
         prima di pronunciare una sentenza. Gli stessi giudici comunitari sono a tal proposito riservati. Questa riservatezza garantisce
         la loro neutralità. Poiché è prescritto che le parti siano rappresentate da un avvocato, di regola non sono necessarie informazioni.
         Così, anche  la Corte europea per i diritti dell’uomo, con sede in Strasburgo (in prosieguo: la «CEDU»), ad esempio, in caso
         di informazioni potenzialmente ingannevoli fornite da un giudice in un procedimento penale, non ravvisa alcuna violazione
         del diritto ad un giusto processo, se l’interessato è rappresentato da un avvocato (20).
      
      67.      La necessità di informazioni può però discendere dal principio del diritto alla difesa. Tale principio ha, tra l’altro, lo
         scopo di evitare che la decisione giudiziale possa essere influenzata da argomenti sui quali non vi è stato contraddittorio
         tra le parti (21). In tal modo dovrebbero essere evitate decisioni a sorpresa.
      
      68.      Tuttavia, l’argomento decisivo per il Tribunale, vale a dire le dichiarazioni sull’esistenza del PKK, è stato discusso tra
         le parti, sicché in via principio non era necessario un ulteriore contraddittorio sul punto.
      
      69.      Il regolamento di procedura del Tribunale contiene, tuttavia, a proposito della questione dell’adeguato potere di rappresentanza,
         una disciplina speciale la quale eccezionalmente impone di segnalare eventuali imprecisioni e di dare la possibilità di un
         chiarimento. Se una persona giuridica di diritto privato non allega al ricorso la prova che il mandato all’avvocato è stato
         regolarmente conferito da un rappresentante a ciò legittimato, il cancelliere, ai sensi dell’art. 44, nn. 5 e 6, impartisce
         al ricorrente un adeguato termine per regolarizzare il ricorso o produrre i documenti (22). Non appare inusuale che il Tribunale richieda siffatte informazioni anche in un momento successivo (23).
      
      70.      Nella presente fattispecie non si afferma che il PKK è una persona giuridica di diritto privato. Il Tribunale, tuttavia, al
         punto 28 dell’ordinanza ha giustamente riconosciuto che la prova della ricevibilità per i gruppi e le entità che compaiono
         sull’elenco controverso può risultare particolarmente difficile. Pertanto, devono valere a vantaggio di questi gruppi ed entità
         perlomeno le stesse disposizioni poste a tutela delle persone giuridiche di diritto privato, che di regola possono fornire
         con relativa facilità la prova dell’adeguato potere di rappresentanza della persona che ha conferito il mandato all’avvocato.
      
      71.      Conseguentemente, nel caso in cui la prova del potere di rappresentanza della persona che agisce non sia sufficiente, anche
         ai gruppi che compaiono sull’elenco controverso deve essere concessa un’ulteriore possibilità di adoperarsi per fornire tale
         prova.
      
      72.      Questo non è accaduto nel presente caso, in quanto il Tribunale, prima della sua decisione, non ha mai accennato al primo
         ricorrente propri dubbi sul suo potere di rappresentanza.
      
      73.      Conseguentemente, il rigetto del ricorso da parte del Tribunale in relazione al primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale
         è inficiato da un vizio procedurale in quanto il Tribunale non ha dato a quest’ultimo la possibilità di chiarire il potere
         di rappresentanza del sig. O. Ocalan. Anche per questo motivo l’ordinanza del Tribunale di primo grado va annullata.
      
      B –    Sulla decisione sulla ricevibilità del ricorso proposto dal sig. O. Ocalan a nome del PKK
      74.      A questo punto occorre verificare se la Corte possa statuire definitivamente sulla ricevibilità del ricorso proposto dal sig. O. Ocalan
         a nome del PKK, così come richiesto dal primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale, ovvero se essa debba rinviare l’intera
         causa al Tribunale per una sua ulteriore trattazione, così come richiesto in via subordinata dal Consiglio. Ai sensi dell’art. 61,
         primo comma, seconda frase, dello Statuto della Corte, una pronuncia definitiva è possibile solo qualora lo stato degli atti
         lo consenta.
      
      75.      La ricevibilità del ricorso proposto a nome del PKK è inoltre controversa sotto quattro profili.
      76.      In primo luogo, finora non si è ancora statuito sull’eccezione del Consiglio secondo cui il PKK, nel presente procedimento,
         non potrebbe essere considerato quale soggetto con capacità giuridica e processuale. In secondo luogo, il Consiglio ritiene
         che non sia stato ancora chiarito se il ricorso, in relazione alla decisione 2002/334, sia stato depositato entro i termini.
         Tali due questioni hanno costituito oggetto di incidente dinanzi al Tribunale. Lo stato degli atti consente, pertanto, di
         statuire definitivamente su di esse.
      
      77.      Strettamente connesso alla seconda eccezione è il terzo problema relativo alla ricevibilità, e cioè se il secondo oggetto
         del ricorso, vale a dire la decisione 2002/460, rispetto al PKK costituisca un atto giuridico impugnabile ovvero una disposizione
         a carattere meramente confermativo. Tale questione è stata sollevata dalla Commissione nel procedimento di primo grado. Il
         Tribunale ha preso posizione in proposito in relazione al KNK. Pertanto è possibile statuire anche su tale questione.
      
      78.      Si pone, infine, la quarta questione, e cioè se il sig. O. Ocalan possa essere riconosciuto quale rappresentante del PKK.
         Tale questione è emersa per la prima volta nell’ordinanza del Tribunale e su di essa si è statuito – in violazione dei diritti
         processuali del primo ricorrente – senza offrire a questi la possibilità di un chiarimento. Pertanto, al momento della pronuncia
         dell’ordinanza, lo stato degli atti non consentiva di statuire su di essa. Tuttavia, il procedimento d’impugnazione ha fornito
         al primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale e agli altri soggetti che hanno presentato osservazioni alla Corte sufficienti
         possibilità di precisare le proprie tesi in merito al potere di rappresentanza del sig. O. Ocalan, sicché si può statuire
         anche su questo aspetto della controversia.
      
      1.      Sulla capacità giuridica e d’agire del PKK
      79.      Si è già detto che deve tuttora riconoscersi la capacità giuridica e d’agire del PKK per lo meno per quanto riguarda il suo
         inserimento nell’elenco controverso (24). La relativa eccezione del Consiglio deve, pertanto, essere respinta.
      
      2.      Sul rispetto del termine di ricorso
      80.      In primo grado il Consiglio ha eccepito che il ricorso contro la decisione 2002/334 non sarebbe stato presentato entro i termini.
         Secondo il Consiglio, il termine per presentare ricorso sarebbe scaduto il 29 luglio 2002, mentre il ricorso sarebbe stato
         depositato solo il 31 luglio 2002.
      
      81.      Tuttavia, come hanno sostenuto anche entrambi i ricorrenti dinanzi al Tribunale, già il 24 luglio 2002, quindi prima della
         scadenza del termine, è pervenuto al Tribunale un documento recante la denominazione «ricorso». I ricorrenti contro l’ordinanza
         del Tribunale sostengono di essere stati assolutamente convinti di aver trasmesso un ricorso con le firme in originale, ma
         non forniscono alcuna prova di tale fatto.
      
      82.      I ricorrenti contro l’ordinanza del Tribunale hanno altresì sostenuto di essere stati avvertiti dal Tribunale, nel tardo pomeriggio
         del 29 luglio 2002, che nessun esemplare del ricorso riportava le firme in originale. L’esemplare di tale documento, tuttora
         visionabile presso la cancelleria del Tribunale, è la copia di un ricorso, sottoscritta da uno dei tre rappresentanti della parte e riportante le iniziali di un secondo rappresentante della parte. Al foglio 4, inoltre,
         esso contiene la copia dell’indicazione di una correzione fatta a mano. 
      
      83.      Il ricorso spedito dopo la segnalazione del Tribunale perveniva presso il Tribunale solo il 31 luglio 2002. Esso è sottoscritto
         da due rappresentanti della parte e riporta le iniziali del terzo rappresentante. 
      
      84.      Alla luce di tali circostanze si deve ritenere che il primo documento, denominato come ricorso, in realtà non riportasse alcuna
         firma in originale, ma che si trattasse, presumibilmente, della copia di una bozza del ricorso.
      
      85.      Pertanto, un ricorso formalmente corretto – cioè il secondo documento – è pervenuto al Tribunale solo dopo la scadenza del
         termine di ricorso.
      
      86.      I documenti pervenuti il 24 luglio 2002 non possono nemmeno essere considerati, ai sensi dell’art. 43, n. 6, del regolamento
         di procedura del Tribunale, come telecopia o altro tipo di copia riconosciuta ai fini dell’osservanza del termine. Infatti,
         i termini processuali si considerano rispettati grazie alla trasmissione di una copia solo se anche l’originale, da cui è
         stata tratta la copia, perviene presso il Tribunale entro dieci giorni. Nel presente caso però non è stato trasmesso l’originale
         da cui era stata tratta la copia, bensì un diverso atto introduttivo del ricorso, con una firma diversa.
      
      87.      Ne consegue che il ricorso contro la decisione 2002/334 è pervenuto fuori termine e, pertanto, è irricevibile. Su tale punto
         l’eccezione del Consiglio doveva, quindi, essere accolta. Per questo motivo l’impugnata ordinanza del Tribunale può in definitiva
         rimanere in essere nella parte in cui essa riguarda la decisione 2002/334.
      
      3.      Sull’impugnabilità della decisione 2002/460
      88.      In relazione alla decisione 2002/460 è pacifico che il termine di ricorso è stato rispettato. Dinanzi al Tribunale, tuttavia,
         la Commissione ha sostenuto che tale decisione, nei confronti del PKK, costituirebbe una disposizione a carattere meramente
         confermativo. Il PKK, infatti, sarebbe stato menzionato nello stesso modo già nella decisione 2002/334.
      
      89.      Una disposizione a carattere meramente confermativo non costituirebbe un atto giuridico impugnabile con ricorso di annullamento (25). Diverso è, tuttavia, il caso in cui la decisione impugnata costituisca il risultato definitivo di un riesame della situazione (26).
      
      90.      Al punto 44 dell’ordinanza impugnata il Tribunale, in relazione al KNK, ha dichiarato che si tratta di una decisione nuova,
         e quindi separatamente impugnabile:
      
      «Con riferimento alla decisione 2002/460 (in prosieguo: la “decisione controversa”), è chiaramente evidente che tale decisione
         è una decisione nuova rispetto alla decisione 2002/334 che essa abroga. Da un lato, l’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001
         stabilisce che il Consiglio elabora, riesamina e modifica l’elenco di persone, gruppi o entità ai quali si applica il detto
         regolamento. Ne consegue che il Consiglio modifica, con ogni nuovo atto, l’elenco controverso. Dall’altro, una siffatta revisione
         non può essere limitata all’inserimento di nuove persone o entità o alla cancellazione di determinate persone o entità dal
         momento che, in una Comunità di diritto, non si può ammettere che un atto che introduce misure restrittive perpetue nei confronti
         di persone o entità possa essere applicabile in maniera illimitata senza che l’istituzione che le ha adottate provveda regolarmente
         ad una nuova emanazione a seguito di un riesame. Pertanto, il fatto di aver impugnato la decisione 2002/334, che inserisce
         per la prima volta il PKK nell’elenco controverso, non può impedire al KNK di impugnare la decisione 2002/460, che mantiene
         il PKK sul detto elenco, a causa dell’eccezione di litispendenza».
      
      91.      Come le due parti, anch’io mi unisco a questa valutazione della decisione 2002/460, in particolare in quanto il riesame di
         cui parla l’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001 deve essere effettuato ai sensi dell’art. 1, n. 6, della posizione
         comune 2001/931. In base alla citata disposizione i nomi delle persone ed entità riportati nell’elenco in allegato sono riesaminati
         regolarmente almeno una volta per semestre onde accertarsi che il loro mantenimento nell’elenco sia giustificato (27).
      
      92.      Ne consegue che la decisione 2002/460 costituisce un atto impugnabile anche nei confronti del PKK.
      4.      Sul potere di rappresentanza
      93.      Occorre, infine, verificare se il sig. O. Ocalan aveva effettivamente il potere di dare mandato agli avvocati di proporre
         ricorso per conto del PKK.
      
      94.      Per compiere tale verifica è opportuno tener presente quanto statuito dal Tribunale al punto 28 dell’ordinanza impugnata:
      «Si deve in seguito precisare che le norme che disciplinano la ricevibilità di un ricorso di annullamento proposto da una
         persona che figura sull’elenco controverso – cioè l’elenco delle persone, gruppi ed entità cui si applicano misure restrittive
         destinate a combattere il terrorismo – devono essere interpretate in base alle circostanze del caso di specie. Infatti, con
         riferimento in particolare a tali gruppi o entità, può verificarsi che questi ultimi non siano legalmente esistenti, o non
         fossero in grado di rispettare le norme di diritto normalmente applicabili alle persone giuridiche. Pertanto un formalismo
         eccessivo porterebbe a negare, in determinati casi, ogni possibilità di proporre un ricorso di annullamento anche quando tali
         gruppi ed entità siano stati oggetto di misure restrittive comunitarie».
      
      95.      Queste considerazioni mi paiono convincenti, soprattutto per ciò che concerne l’esame del potere di rappresentanza quale presupposto
         processuale. Tale esame non deve impedire la proposizione di un ricorso nel caso di un soggetto direttamente e individualmente
         interessato da una decisione. Piuttosto occorre fare in modo che a proporre ricorso sia effettivamente l’organizzazione interessata
         da una decisione, e non un qualsiasi terzo che proponga in realtà un’azione popolare o agisca addirittura contro gli interessi
         della pretesa organizzazione ricorrente.
      
      96.      Sarebbe, pertanto, inadeguato pretendere una prova piena del potere di rappresentanza da parte di chi propone il ricorso per
         conto di una siffatta organizzazione. Deve, invece, essere in via di principio sufficiente che questi sostenga in termini
         credibili il proprio potere di rappresentanza. Se ciò nonostante l’istituzione convenuta dovesse dubitare del suo potere di
         rappresentare l’organizzazione che propone il ricorso, allora spetterebbe ad essa l’onere di contestare le argomentazioni
         del ricorrente, sollevando dubbi sufficientemente comprovati.
      
      97.      Se si applicano i predetti criteri agli argomenti utilizzati nel procedimento di primo grado, permangono ciò nonostante forti
         dubbi sul fatto che il sig. O. Ocalan rappresenti il PKK. Vero è che si tratta del fratello di A. Ocalan, il capo del PKK,
         attualmente detenuto in Turchia, e che presumibilmente egli è stato membro del direttivo del PKK (28). Tuttavia, nel mandato conferito agli avvocati, egli si definisce come ex membro del PKK. Risulta, infatti, che nel frattempo il sig. O. Ocalan ha lasciato insieme ad altri persino l’organizzazione
         attualmente denominata KONGRA-GEL (29). Pertanto potrebbe perfettamente dubitarsi del fatto che egli rappresentasse il PKK, vale a dire – usando le sue parole –
         «l’organizzazione in passato nota sotto il nome di PKK», nel momento in cui dava mandato agli avvocati di proporre ricorso
         a nome del PKK. 
      
      98.      Come già sopra esposto, tuttavia, questi dubbi non consentivano al Tribunale di respingere il ricorso senza sentire nuovamente
         le parti. Anzi, essi avrebbero dovuto indurre il Tribunale a concedere al primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale
         la possibilità di un chiarimento (30).
      
      99.      Nel presente procedimento d’impugnazione il primo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale ha prodotto una dichiarazione
         del sig. Mark Muller, uno degli avvocati, la quale dovrebbe chiarire che il ricorso viene effettivamente proposto per conto
         del PKK. Il sig. Muller rappresenta il sig. A. Ocalan in un procedimento in corso dinanzi alla CEDU (31). Il sig. A. Ocalan è il principale leader del PKK e, stando a quanto affermato dal sig. O. Ocalan, è stato anche eletto presidente
         del KADEK (32). Il sig. Muller riferisce che il sig. A. Ocalan gli avrebbe dato istruzioni di impugnare l’inserimento del PKK nell’elenco
         controverso. Altri dirigenti del PKK e dell’organizzazione che asserisce di essere succeduta a quest’ultimo, il KADEK, gli
         avrebbero dato le medesime istruzioni.
      
      100. Per conformarsi alle norme di procedura del Tribunale, il sig. Muller avrebbe chiesto il conferimento del mandato da parte
         del sig. O. Ocalan, il quale all’epoca era un rappresentante di alto livello sia dell’organizzazione in passato nota come
         PKK, sia del KADEK. 
      
      101. In base a tale dichiarazione sarebbe stata la dirigenza dell’organizzazione già nota come PKK a predisporre il ricorso. Se,
         inoltre, si tiene conto dello stato degli interessi del PKK e di quanto riferito dai mezzi di comunicazione a proposito del
         suo inserimento nell’elenco (33), si deve ritenere che l’impugnazione dell’elenco controverso corrisponda effettivamente alla volontà del PKK.
      
      102. Inoltre, dalla circostanza che il sig. O. Ocalan ha presumibilmente lasciato il PKK, ed ora il KONGRA-GEL, non deriva necessariamente
         che il ricorso non sia stato più presentato per conto del PKK. Gli avvocati, infatti, non agiscono per conto del sig. O. Ocalan,
         bensì per conto dell’organizzazione in precedenza nota come PKK. Il loro mandato alle liti non viene infirmato per il fatto
         che il rappresentante del PKK, che in passato aveva conferito loro il mandato, oggi forse non rappresenta più tale organizzazione.
      
      103. Questi indizi devono bastare per presumere – fino a prova contraria – che il ricorso è stato correttamente proposto per conto
         del PKK. Il Consiglio non ha fornito alcun argomento che possa inficiare tale presunzione. 
      
      104. Pertanto, il ricorso proposto a nome del PKK è ricevibile nella parte in cui è diretto contro la decisione 2002/460.
      C –    Sull’impugnazione proposta dal sig. S. Vanly a nome del KNK
      105. In relazione al ricorso del KNK, con l’impugnazione si contestano i criteri della Corte relativi al fatto di essere individualmente
         interessati da una decisione ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, la cui sussistenza costituisce presupposto per l’impugnabilità
         di un regolamento da parte dei singoli. 
      
      106. In base ad una costante giurisprudenza, una persona fisica o giuridica è individualmente interessata, se l’atto di cui trattasi
         la riguarda in ragione di determinate sue peculiari qualità, o di una circostanza di fatto che la distingue da chiunque altro
         e la identifica in modo analogo al destinatario di una decisione (34).
      
      107. Il Tribunale ha dichiarato a tal proposito, al punto 52 dell’ordinanza impugnata, che il KNK e i suoi membri sono vincolati
         al rispetto del divieto imposto dalla decisione controversa riguardo al PKK così come tutte le altre persone nella Comunità.
         Il fatto che, a causa delle loro opinioni politiche, il KNK e i suoi membri siano portati a risentire più di altri degli effetti
         di tale divieto non è tale da distinguerli rispetto a qualsiasi altra persona nella Comunità. Infatti, la circostanza che
         un atto di portata generale possa avere effetti concreti diversi per i vari soggetti di diritto ai quali si applica non porta
         a distinguere questi ultimi dalla generalità degli interessati, dato che l’applicazione di tale atto si svolge in forza di
         una situazione determinata oggettivamente.
      
      108. Il secondo ricorrente contro l’ordinanza del Tribunale non contesta la predetta applicazione del criterio relativo al fatto
         di essere individualmente interessati da una decisione. Egli sostiene, invece, che il criterio relativo al fatto di essere
         individualmente interessati da una decisione dovrebbe essere abbandonato quando si lamenta la violazione di diritti fondamentali,
         dal momento che la Comunità negli ultimi tempi adotta sempre più norme rilevanti sotto il profilo dei diritti fondamentali.
         Nei casi in cui sono coinvolti i diritti fondamentali, la Corte dovrebbe piuttosto attenersi ai criteri che regolano la ricevibilità
         dei ricorsi dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. In base a tali criteri sarebbe sufficiente il fatto di essere
         direttamente interessati da una decisione, anche in mancanza di un danno. Il KNK sarebbe direttamente interessato, dato che
         le sue attività a tutela dei diritti dei curdi sarebbero ostacolate a causa dei suoi stretti rapporti con il PKK.
      
      109. Questa tesi deve essere respinta. Infatti la Corte nella sentenza Unión de Pequeños Agricultores ha sostenuto – a mio avviso,
         in modo persuasivo – che, allo stato attuale del diritto comunitario, i giudici nazionali e il giudice comunitario insieme
         garantiscono l’effettiva tutela dei diritti contro atti della Comunità e che, pertanto, non c’è bisogno di alcuna evoluzione
         giurisprudenziale per ciò che concerne la legittimazione ad agire dei singoli:
      
      «40      Orbene, mediante gli artt. 173 e 184 del Trattato CE (divenuto art. 241 CE), da un lato, e l’art. 177 [divenuto art. 234 CE],
         dall’altro, il Trattato ha istituito un sistema completo di rimedi giurisdizionali e di procedimenti inteso a garantire il
         controllo della legittimità degli atti delle istituzioni, affidandolo al giudice comunitario (v., in tal senso, sentenza 23
         aprile 1986, causa 294/83, Les Verts/Parlamento, Racc. pag. 1339, punto 23). Nell’ambito di tale sistema, non potendo, a causa
         dei requisiti di ricevibilità di cui all’art. 173, quarto comma, del Trattato, impugnare direttamente atti comunitari di portata
         generale, le persone fisiche o giuridiche hanno la possibilità, a seconda dei casi, di far valere l’invalidità di tali atti,
         vuoi in via incidentale in forza dell’art. 184 del Trattato, dinanzi al giudice comunitario, vuoi dinanzi ai giudici nazionali
         e di indurre questi ultimi, che non sono competenti ad accertare direttamente l’invalidità di tali atti (v. sentenza 22 ottobre
         1987, causa 314/85, Foto‑Frost, Racc. pag. 4199, punto 20), a rivolgersi al riguardo alla Corte in via pregiudiziale.
      
      41      Pertanto, spetta agli Stati membri prevedere un sistema di rimedi giurisdizionali e di procedimenti inteso a garantire il
         rispetto del diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva.
      
      42      In tale contesto, in conformità al principio di leale collaborazione sancito dall’art. 5 del Trattato [divenuto art. 10 CE],
         i giudici nazionali sono tenuti, per quanto possibile, ad interpretare e applicare le norme procedurali nazionali che disciplinano
         l’esercizio delle azioni in maniera da consentire alle persone fisiche e giuridiche di contestare in sede giudiziale la legittimità
         di ogni decisione o di qualsiasi altro provvedimento nazionale relativo all’applicazione nei loro confronti di un atto comunitario
         di portata generale, eccependo l’invalidità di quest’ultimo.
      
      43      (…)
      44      Si deve infine aggiungere che, in base al sistema del controllo della legittimità istituito dal Trattato, una persona fisica
         o giuridica può presentare un ricorso contro un regolamento solo qualora essa sia interessata non solo direttamente, ma anche
         individualmente da tale atto. Se è vero che quest’ultimo requisito deve essere interpretato alla luce del principio di una
         tutela giurisdizionale effettiva tenendo conto delle diverse circostanze atte a individuare un ricorrente (v., ad esempio,
         sentenze 2 febbraio 1988, cause riunite 67/85, 68/85 e 70/85, Van der Kooy/Commissione, Racc. pag. 219, punto 14; Extramet
         Industrie/Consiglio, citata, punto 13, e Codorniu/Consiglio, citata, punto 19), tale interpretazione non può condurre ad escludere
         il requisito di cui trattasi, espressamente previsto dal Trattato, senza eccedere le competenze attribuite da quest’ultimo
         ai giudici comunitari.
      
      45      Anche se è indubbiamente concepibile un sistema di controllo della legittimità degli atti comunitari di portata generale diverso
         da quello istituito dal Trattato originario e mai modificato nei suoi principi, spetta, se del caso, agli Stati membri, in
         conformità all’art. 48 UE, riformare il sistema attualmente in vigore» (35).
      
      110. Poiché la decisione impugnata non riguarda il KNK in modo sufficientemente individuale, esso non può proporre ricorso di annullamento.
         Il KNK si sarebbe, invece, dovuto rivolgere al giudice nazionale per ottenere tutela. Dal punto di vista pratico ciò non avrebbe
         dovuto costituire un problema per il KNK, dal momento che esso è rappresentato da avvocati inglesi e i giudici del Regno Unito
         si rivolgono alla Corte in caso di dubbi sulla validità degli atti comunitari che riguardano direttamente i diritti dei singoli (36).
      
      111. Non è convincente al riguardo l’argomento del KNK, addotto nel corso dell’udienza, secondo cui dall’esterno della Comunità
         europea esso non potrebbe avviare alcun procedimento pregiudiziale. La decisione del Consiglio comporta infatti effetti giuridici
         solo all’interno della Comunità. Nei limiti in cui questi ultimi – ad esempio il congelamento di capitali – riguardano il
         KNK, esso può ricorrere anche a giudici comunitari per ottenere una tutela giurisdizionale e questi ultimi possono, se del
         caso, proporre domande di pronuncia pregiudiziale alla Corte di giustizia. Ulteriori rimedi giurisdizionali – ad esempio in
         ordine alla designazione del PKK come gruppo terroristico – non possono invece essergli riconosciuti.
      
      112. Conseguentemente l’impugnazione relativa al ricorso del KNK deve essere respinta.
      VI – Sulle spese
      113. Ai sensi dell’art. 122, n. 1, del regolamento di procedura, quando l’impugnazione è respinta, o quando l’impugnazione è accolta
         e la controversia viene definitivamente decisa dalla Corte, quest’ultima statuisce sulle spese.
      
      114. Dal momento che l’impugnazione del KNK deve essere respinta, occorre statuire sulle relative spese. 
      115. Ai sensi dell’art. 69, n. 2, prima frase, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. La seconda frase della disposizione citata prevede che la Corte decide sulla ripartizione delle spese
         quando vi siano più parti soccombenti.
      
      116. Per quanto riguarda il KNK, poiché esso è rimasto soccombente nel presente procedimento d’impugnazione e il Consiglio ha fatto
         domanda di condanna alle spese, il KNK deve essere condannato alle spese connesse alla sua parte dell’impugnazione. 
      
      117. Benché l’impugnazione, dal punto di vista formale, sia stata proposta congiuntamente dal PKK e dal KNK, il PKK non va condannato
         alle spese dell’impugnazione del KNK. Dal punto di vista sostanziale, infatti, si tratta di due procedimenti da tener distinti,
         assoggettati a differenti requisiti giuridici.
      
      VII – Conclusione
      118. In considerazione di quanto sopra esposto, propongo alla Corte di statuire come segue:
      1.     I punti 1 e 2 del dispositivo dell’ordinanza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 15 febbraio 2005, causa T-229/02,
         PKK e KNK/Consiglio, sono annullati nella parte in cui si riferiscono al ricorso proposto dal sig. O. Ocalan a nome del partito
         dei lavoratori del Kurdistan (PKK) contro la decisione 2002/460/CE che attua l’art. 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580/2001
         e che abroga la decisione 2002/334.
      
      2.     Il ricorso proposto dal sig. O. Ocalan a nome del PKK è ricevibile nella parte in cui è diretto contro la decisione 2002/460
         e viene rinviato al Tribunale di primo grado per la decisione nel merito. Al riguardo la decisione sulle relative spese è
         riservata.
      
      3.     Per il resto, l’impugnazione è respinta.
      4.     Il Congresso nazionale del Kurdistan sopporta le spese del procedimento relative all’impugnazione da esso proposta.
      1 –	Lingua originale: il tedesco.
      
      2 –	PKK e KNK/Consiglio (Racc. pag. II‑539).
      
      3 –	V. ordinanza 15 febbraio 2005, KNK/Consiglio (Racc. pag. II‑523).
      
      4 –	Il Tribunale richiama la causa ancora pendente T‑253/04, Aydar e a. (comunicazione su GU 2004 C 262, pag. 28).
      
      5 –	Il primo ricorrente fa riferimento in maniera erronea alla numerazione degli articoli del regolamento di procedura della
         Corte.
      
      6 –	Sentenza del Tribunale 17 ottobre 2002, causa T‑180/00, Astipesca/Commissione (Racc. pag. II‑3985, punti 44 e seg.).
      
      7 –	Sentenza Astipesca, cit. alla nota 6.
      
      8 –	Ordinanza 11 novembre 2003, causa C‑488/01 P, Martinez/Parlamento (Racc. pag. I‑13355, punto 39) e sentenza 23 marzo 2004,
         causa C‑234/02 P, Mediatore europeo/Lamberts (Racc. pag. I‑2803, punto 75).
      
      9 –	A party applying to the Court of First Instance for a decision on admissibility, on lack of competence or other preliminary
         plea not going to the substance of the case shall make the application by a separate document.
      
      10 –	Si une partie demande que le Tribunal statue sur l’irrecevabilité, l’incompétence ou sur un incident, sans engager le débat au fond, elle présente sa demande par acte séparé.
      
      11 –	L’avvocato generale Ruiz Jarabo Colomer ha ritenuto, nelle sue conclusioni del 4 ottobre 2001 per la sentenza 26 febbraio
         2002, causa C‑23/00 P, Consiglio/Boehringer Ingelheim Vetmedica e a. (Racc. Pag. I‑1873, paragrafi 28 e segg.) addirittura
         giuridicamente errato decidere nel merito se il ricorso è irricevibile. La Corte di giustizia tuttavia, nella sua sentenza
         26 febbraio 2002 (punto 52) non ha visto in tale modo di procedere alcun pregiudizio per il Consiglio, cosicché essa ha respinto
         l’impugnazione di quest’ultimo.
      
      12 –	Sentenze 15 giugno 2000, causa C‑237/98 P, Dorsch Consult (Racc. pag. I‑4549, punti 35 e seg.) e 7 gennaio 2004, cause
         riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P, Aalborg Portland e a./Commissione (Racc. pag. I‑123,
         punto 49).
      
      13 –	Sentenze 28 maggio 1998, causa C‑8/95 P, New Holland Ford/Commissione (Racc. pag. I‑3175, punto 72) e 6 aprile 2006, causa
         C‑551/03 P, General Motors Nederland e Opel Nederland/Commissione (Racc. pag. I‑0000, punto 54).
      
      14 –	V. sentenze 27 gennaio 2000, causa C‑164/98 P, DIR International Film e a./Commissione (Racc. pag. I‑447, punti 43 e segg.),
         in relazione ad un riferimento, erroneamente inteso, nella motivazione di una decisione della Commissione; 3 aprile 2003,
         causa C‑277/01 P, Parlamento/Samper (Racc. pag. I‑3019, punti 45 e segg.), in relazione ad un’inesatta citazione di un verbale;
         2 ottobre 2003, cause C‑172/01 P, C‑175/01 P, C‑176/01 P e C‑180/01 P, International Power e a./NALOO (Racc. pag. I‑11421,
         punto 156), in relazione all’erronea interpretazione della motivazione di una decisione, nonché sentenza 1° giugno 2006, cause
         riunite C‑442/03 P e C‑471/03 P, P&O European Ferries [Vizcaya]/Commissione e Diputación Foral de Vizcaya/Commissione (Racc. pag. I‑0000,
         punti 63 e segg.), in relazione allo snaturamento della motivazione di una decisione.
      
      15 –	Sentenze Parlamento/Samper, cit. alla nota 13 (punto 40) e 11 settembre 2003, causa C‑197/99 P, Belgio/Commissione (Racc. pag. I‑8461,
         punti 64 e segg.).
      
      16 –	Sentenze 14 luglio 2005, cause riunite C‑65/02 P e C‑73/02 P, ThyssenKrupp/Commissione (Racc. pag. I‑6773, punti 83 e segg.);
         6 gennaio 2004, cause riunite C‑2/01 P e C‑3/01 P, BAI/Bayer e Commissione (Racc. pag. I‑23, punti 53 e segg.), nonché sentenza
         7 ottobre 2004, causa C‑136/02 P, Mag Instrument/HABM (Racc. pag. I‑9165, punto 63). 
      
      17 –	Allegato II dell’atto introduttivo del ricorso di primo grado.
      
      18 –	GU L 99, pag. 28.
      
      19 –	Tale disposizione è riportata supra, al paragrafo 4.
      
      20 –	Decisione della CEDU 29 novembre 2004 sulla ricevibilità del ricorso n. 8535/02, Coghlan/Regno Unito (pag. 18). Diversamente,
         però, per l’improvvisa modificazione dell’imputazione in un procedimento penale, la sentenza della CEDU 20 aprile 2006 sul
         ricorso n. 42780/98, I. H. e a./Austria (paragrafi HhHHhljkölHHöljkö32 e segg.).
      
      21 –	Ordinanza 4 febbraio 2000, causa C‑17/98, Emesa Sugar (Racc. pag. I‑665, punto 18).
      
      22 –	Il testo di tali disposizioni è riportato supra, ai paragrafi 15 e seg.
      
      23 –	V. sentenza Astipesca, cit. alla nota 6.
      
      24 –	V. supra, paragrafi 45 e segg.
      
      25 –	Sentenze 9 dicembre 2004, causa C‑123/03 P, Commissione/Greencore (Racc. pag. I‑11647, punto 39) e 5 maggio 1998, causa
         C‑180/96, Regno Unito/Commissione (Racc. pag. I‑2265, punti 27 e seg.); v. anche sentenze 22 marzo 1961, cause riunite 42/59
         e 49/59, SNUPAT/Alta Autorità (Racc. pagg. 97 e 141); 15 dicembre 1988, cause riunite 166/86 e 220/86, Irish Cement/Commissione
         (Racc. pag. 6473, punto 16); 11 gennaio 1996, causa C‑480/93 P, Zunis Holding e a./Commissione (Racc. pag. I‑1, punto 14),
         nonché ordinanza 21 novembre 1990, causa C‑12/90, Infortec/Commissione (Racc. pag. I‑4265, punto 10).
      
      26 –	Sentenza 24 novembre 2005, cause riunite C‑138/03, C‑324/03 e C‑431/03, Italia/Commissione (Racc. pag. I‑10043, punto 37).
      
      27 –	Tale disposizione è riportata supra, al paragrafo 4.
      
      28 –	V. la registrazione nel Terrorism Knowledge Base del National Memorial Institute for the Prevention of Terrorism (http://www.tkb.org/KeyLeader.jsp?memID=121),
         e il servizio della BBC sull’inserimento del PKK nell’elenco controverso (http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/1964954.stm).
      
      29 –	Ministero federale degli Interni (Germania), Verfassungsschutzbericht 2004 (2005), pag. 228, http://www.verfassungsschutz.de/de/publikationen/verfassungsschutzbericht/vsbericht_2004/vsbericht_2004.pdf.
         V. anche la registrazione menzionata alla nota 28.
      
      30 –	V. supra, paragrafi 69 e segg.
      
      31 –	Ciò risulta anche dalle sentenze della CEDU 12 maggio 2005 e 12 marzo 2003, entrambe relative al ricorso n. 46221/99, Ocalan/Turchia.
      
      32 –	Punto 19 della testimonianza, riportata nell’allegato II dell’atto introduttivo del ricorso di primo grado.
      
      33 –	V. il reportage della BBC, cit. alla nota 28.
      
      34 –	Sentenze 15 luglio 1963, causa 25/62, Plaumann/Commissione (Racc. pagg. 195, 220); 22 novembre 2001, causa C‑452/98, Antille
         olandesi/Consiglio (Racc. pag. I‑8973, punto 60), nonché sentenza 25 luglio 2002, causa C‑50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio
         (Racc. pag. I‑6677, punto 36).
      
      35 –      Sentenza Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, cit. alla nota 33.
      
      36 –	V. sentenze 10 dicembre 2002, causa C‑491/01, British American Tobacco [Investments] e Imperial Tobacco (Racc. pag. I‑11453);
         14 dicembre 2004, causa C‑210/03, Swedish Match (Racc. pag. I‑11893); 12 luglio 2005, cause riunite C‑154/04 e C‑155/04, Alliance
         for Natural Health e a. (Racc. pag. I‑6451); 6 dicembre 2005, cause riunite C‑453/03, C‑11/04, C‑12/04 e C‑194/04, ABNA e a.
         (Racc. pag. I‑10423); 10 gennaio 2006, causa C‑344/04, International Air Transport Association (Racc. pag. I‑403), nonché
         sentenza 23 marzo 2006, causa C‑535/03, Unitymark e a. (Racc. pag. I‑0000).