CELEX: 62004CJ0248
Language: it
Date: 2006-10-26
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 26 ottobre 2006.#Koninklijke Coöperatie Cosun UA contro Minister van Landbouw, Natuur en Voedselkwaliteit.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: College van Beroep voor het bedrijfsleven - Paesi Bassi.#Rinvio pregiudiziale - Agricoltura - Organizzazione comune dei mercati - Zucchero - Art. 26 del regolamento (CEE) n. 1785/81 e art. 3 del regolamento (CEE) n. 2670/81- Importo dovuto per lo zucchero C immesso in commercio nel mercato interno - Inapplicabilità dell'art. 13 del regolamento (CEE) n. 1430/79 - Mancata previsione della possibilità di rimborso o di sgravio per ragioni di equità - Validità dei regolamenti (CEE) nn. 1785/81 e 2670/81 - Principi di eguaglianza e di certezza del diritto - Equità.#Causa C-248/04.

Causa C-248/04
      Koninklijke Coöperatie Cosun UA
      contro
      Minister van Landbouw, Natuur en Voedselkwaliteit
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal College van Beroep voor het bedrijfsleven)
      «Rinvio pregiudiziale — Agricoltura — Organizzazione comune dei mercati — Zucchero — Art. 26 del regolamento (CEE) n. 1785/81 e art. 3 del regolamento (CEE) n. 2670/81 — Importo dovuto per lo zucchero C smerciato nel mercato interno — Inapplicabilità dell’art. 13 del regolamento (CEE) n. 1430/79 — Mancata previsione della possibilità di rimborso o di sgravio per ragioni di equità — Validità dei regolamenti (CEE) nn. 1785/81 e 2670/81 — Principi di uguaglianza e di certezza del diritto — Equità»
      Conclusioni dell’avvocato generale C. Stix-Hackl, presentate il 16 maggio 2006 
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 26 ottobre 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei diritti all’importazione — Art. 13 del regolamento n. 1430/79
            
      (Regolamento del Consiglio n. 1430/79, artt. 1, n. 2, lett. a), e 13; regolamento della Commissione n. 2670/81, art. 3)
      2.     Agricoltura — Organizzazione comune dei mercati — Zucchero — Produzione fuori quota (zucchero C) 
      (Regolamento del Consiglio n. 1785/81; regolamento della Commissione n. 2670/81)
      1.     L’art. 13 del regolamento n. 1430/79, relativo al rimborso o allo sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione,
         in forza del quale si può procedere al rimborso o allo sgravio dei diritti all’importazione in situazioni particolari derivanti
         da circostanze che non implichino alcuna simulazione o negligenza manifesta da parte dell’interessato, non può costituire
         il fondamento dello sgravio o del rimborso di un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/91, che stabilisce
         le modalità di applicazione per la produzione fuori quota nel settore dello zucchero, per lo zucchero C smerciato nel mercato
         interno.
      
      Infatti, in primo luogo, tale importo non è riscosso in ragione del transito delle frontiere esterne della Comunità di un
         certo quantitativo di zucchero C, bensì, al contrario, perché il detto quantitativo non è stato esportato al di fuori della
         Comunità ovvero perché la sua esportazione non ha rispettato le condizioni e i termini fissati dal regolamento n. 2670/81.
         Pertanto, tale importo non corrisponde ad alcuna delle tre categorie elencate all’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 1430/79, vale a dire i dazi doganali, le tasse di effetto equivalente e le imposizioni agricole all’importazione, e, dunque,
         non è ricompreso tra i diritti all’importazione ai sensi dell’art. 13 del regolamento stesso.
      
      In secondo luogo, nulla indica che il legislatore comunitario abbia inteso assimilare un importo dovuto ai sensi dell’art. 3
         del regolamento n. 2670/81 ai diritti all’importazione di cui all’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79 ai fini
         dell’applicazione dell’art. 13 di quest’ultimo regolamento. In primo luogo, un tale importo e i diritti all’importazione di
         cui all’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79 non perseguono i medesimi obiettivi. In secondo luogo, né dall’art. 26
         del regolamento n. 1785/81, né dal terzo ‘considerando’ e dall’art. 3 del regolamento n. 2670/81 risulta che il legislatore
         comunitario abbia inteso che l’importatore di zucchero proveniente dai paesi terzi ed il produttore di zucchero C smerciato
         nel mercato interno siano collocati sul medesimo piano. Infine, in terzo luogo, la circostanza che i prelievi agricoli all’importazione
         e le altre imposizioni all’importazione previste dall’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79, da un canto, e l’importo
         dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81, dall’altro, facciano parte delle risorse proprie della Comunità non
         rileva al fine di stabilire se tale importo sia ricompreso o meno nella sfera di applicazione dell’art. 13 del regolamento
         n. 1430/79. Le risorse proprie della Comunità, infatti, sono costituite da entrate di natura estremamente differenziata, ricomprese
         in regimi parimenti differenziati.
      
      In terzo luogo, infine, se, in taluni casi eccezionali, un operatore economico può far valere l’applicazione per analogia
         di un regolamento a lui normalmente non applicabile se dimostra che il regime giuridico dal quale è disciplinata la propria
         situazione, da un canto, è strettamente comparabile a quello di cui chiede l’applicazione analogica e, dall’altro, presenta
         una lacuna incompatibile con un principio generale di diritto comunitario e che tale applicazione per analogia consente di
         porvi rimedio, un produttore comunitario di zucchero tenuto a versare un importo ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81
         non si trova nella medesima situazione di un importatore di zucchero originario dei paesi terzi tenuto a versare diritti all’importazione,
         di modo che tali due categorie di operatori non sono ricomprese in regimi giuridici strettamente comparabili.
      
      (v. punti 32-35, 42, 46, 48, 51-52)
      2.     Fatti salvi casi particolari espressamente previsti dal legislatore comunitario, nel diritto comunitario non esiste un principio
         giuridico generale secondo il quale una norma vigente del diritto comunitario può venire disapplicata da un’autorità nazionale
         qualora detta norma implichi, per l’interessato, un rigore che il legislatore comunitario avrebbe manifestamente cercato di
         evitare se avesse tenuto presente il caso nel momento in cui ha adottato la norma stessa. L’equità non consente, dunque, di
         derogare all’applicazione delle norme comunitarie al di fuori dei casi previsti dalla normativa o nell’ipotesi in cui la normativa
         stessa sia dichiarata invalida.
      
      Orbene, il legislatore comunitario non ha concesso alle autorità nazionali la possibilità di procedere ad uno sgravio o ad
         un rimborso, per ragioni di equità, di un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81, che stabilisce le
         modalità di applicazione per la produzione fuori quota nel settore dello zucchero, per lo zucchero C smerciato nel mercato
         interno. Di conseguenza, il regolamento n. 1785/81, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero,
         ed il detto regolamento n. 2670/81, fatto salvo il caso di forza maggiore, non consentono di accordare lo sgravio o il rimborso
         di tale importo.
      
      Conseguentemente, la mancata previsione di una possibilità di sgravio o rimborso per ragioni di equità di un importo dovuto
         ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 non costituisce una violazione dei principi di eguaglianza e di certezza del
         diritto.
      
      Infatti, da un lato, riguardo al principio di eguaglianza, in primo luogo, la situazione di un produttore di zucchero C non
         è comparabile con quella di un importatore di zucchero proveniente da paesi terzi, poiché lo zucchero C smerciato sul mercato
         interno non può essere assimilato allo zucchero importato né essere disciplinato nello stesso modo. In secondo luogo, la situazione
         di un produttore di zucchero C la cui produzione dia luogo ad atti fraudolenti non è comparabile con quella di un produttore
         il cui zucchero C sia stato esportato nei termini e alle condizioni previsti dall’art. 1, n. 1, del regolamento n. 2670/81.
         Dall’altro lato, per quanto concerne il principio della certezza del diritto, nel prevedere la riscossione di un importo in
         ogni caso, salvo la forza maggiore, in cui una partita di zucchero C non sia esportata alle condizioni e nei termini previsti
         dall’art. 1, n. 1, del regolamento n. 2670/81, l’art. 3 del regolamento medesimo costituisce una disposizione chiara e precisa.
      
      (v. punti 63-66, 73-75, 77, 81-82)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      26 ottobre 2006 (*)
      
      «Rinvio pregiudiziale – Agricoltura – Organizzazione comune dei mercati – Zucchero – Art. 26 del regolamento (CEE) n. 1785/81 e art. 3 del regolamento (CEE) n. 2670/81– Importo dovuto per lo zucchero C smerciato nel mercato interno – Inapplicabilità dell’art. 13 del regolamento (CEE) n. 1430/79 – Mancata previsione della possibilità di rimborso o di sgravio per ragioni di equità – Validità dei regolamenti (CEE) nn. 1785/81 e 2670/81 – Principi di uguaglianza e di certezza del diritto – Equità»
      Nel procedimento C-248/04,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal College van Beroep
         voor het bedrijfsleven (Paesi Bassi) con decisione 9 giugno 2004, pervenuta in cancelleria l’11 giugno 2004, nella causa 
      
      Koninklijke Coöperatie Cosun UA
      contro
      Minister van Landbouw, Natuur en Voedselkwaliteit,
      
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues e M. Ilešič (relatore),
      avvocato generale: sig.ra C. Stix-Hackl
      cancelliere: sig.ra M. M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 23 marzo 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per la Koninklijke Coöperatie Cosun UA, dalle sig.re N.J. Helder e M. Slotboom, advocaten;
      –       per il Minister van Landbouw, Natuur en Voedselkwaliteit, dal sig. E. R. Kleijwegt, in qualità di agente;
      –       per il Regno dei Paesi Bassi, dalle sig.re H.G. Sevenster e C.M. Wissels e dal sig. D.J.M. de Grave, in qualità di agenti;
      –       per il Consiglio dell’Unione europea, dai sigg. F. Ruggeri Laderchi e B. Driessen, successivamente dai sigg. B. Driessen e
         A. Gregorio Merino, in qualità di agenti;
      
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. M. Nolin e X. Lewis, in qualità di agenti, assistiti dal sig. F. Tuytschaever,
         advocaat,
      
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 16 maggio 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La presente domanda di pronuncia pregiudiziale concerne la validità del regolamento (CEE) del Consiglio 30 giugno 1981, n. 1785,
         relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero (GU L 177, pag. 4), come modificato dal regolamento
         (CEE) del Consiglio 4 febbraio 1991, n. 305 (GU L 37, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento di base»), nonché del regolamento
         (CEE) della Commissione 14 settembre 1981, n. 2670, che stabilisce le modalità di applicazione per la produzione fuori quota
         nel settore dello zucchero (GU L 262, pag. 14), come modificato dal regolamento (CEE) della Commissione 6 dicembre 1991, n. 3559
         (GU L 336, pag. 26; in prosieguo: il «regolamento n. 2670/81»).
      
      2       Tale domanda è stata presentata nel contesto di una controversia tra la Koninklijke Coöperatie Cosun UA (in prosieguo: la
         «Cosun»), una cooperativa con sede nei Paesi Bassi, ed il Minister van Landbouw, Natuur en Voedselkwaliteit (Ministro olandese
         dell’Agricoltura, della Natura e della Qualità degli alimenti; in prosieguo: il «Minister»), rappresentato dallo Hoofdproductschap
         Akkerbouw (in prosieguo: lo «HPA»), con riguardo all’importo richiesto dalla Cosun ai sensi dell’art. 26 del regolamento di
         base e dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81.
      
       Contesto normativo
       L’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero
      3       Il regolamento di base tende, nel contesto dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero (nel prosieguo:
         l’«OCM dello zucchero»), a mantenere le garanzie necessarie con riguardo all’occupazione ed al tenore di vita dei produttori
         di prodotti di base nonché dei fabbricanti di zucchero della Comunità europea e a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento
         di zucchero di tutti i consumatori a prezzi ragionevoli, stabilizzando il mercato dello zucchero. 
      
      4       A tal fine, esso disciplina la produzione, l’importazione e l’esportazione dello zucchero. In particolare, prevede un regime
         di quote di produzione che costituisce, a termini del suo quindicesimo ‘considerando’, un mezzo per garantire ai produttori
         i prezzi comunitari e lo smercio della loro produzione.
      
      5       Nell’ambito del citato sistema di quote, l’art. 24 del regolamento di base stabilisce, per ogni campagna di commercializzazione
         (cioè dal 1° luglio di un anno al 30 giugno dell’anno successivo), quantitativi di base per lo «zucchero A» e lo «zucchero
         B», che ciascuno Stato membro è tenuto a ripartire tra i produttori di zucchero aventi sede sul suo territorio. Alle imprese
         produttrici di zucchero è in tal modo attribuita una quota A e una quota B per ciascuna campagna di commercializzazione. Ogni
         quantitativo di zucchero che eccede la somma delle quote A e B è denominato «zucchero C».
      
      6       Lo zucchero C non è ammesso al regime di sostegno dei prezzi né a quello delle restituzioni alle esportazioni. Inoltre, lo
         zucchero C non può essere commercializzato nel mercato interno e dev’essere di conseguenza smerciato al di fuori della Comunità
         per essere venduto sul mercato mondiale. L’art. 26 del regolamento di base prevede, al riguardo, quanto segue:
      
      «1. (...) lo zucchero C non riportato a norma dell’articolo 27 (...) non p[uò] essere smerciat[o] sul mercato interno della
         Comunità e dev[e] essere esportat[o] come tal[e] anteriormente al 1° gennaio successivo alla fine della campagna di commercializzazione
         di cui trattasi.
      
      (...)
      3. Le modalità di applicazione del presente articolo sono stabilite secondo la procedura di cui all’articolo 41.
      Tali modalità prevedono, tra l’altro, la riscossione di un importo sullo zucchero C (...) di cui al paragrafo 1, la cui esportazione
         come tal[e] nel termine richiesto non è stata comprovata ad una data da determinare».
      
      7       Ai termini dell’art. 27, n. 1, del regolamento di base, «[o]gni impresa può decidere di riportare alla campagna di commercializzazione
         successiva, in conto della produzione di tale campagna, tutta o parte della produzione di zucchero eccedente la quota A».
      
      8       Adottato sulla base dell’art. 26, n. 3, del regolamento di base, il regolamento n. 2670/81 precisa i requisiti al ricorrere
         dei quali l’esportazione di zucchero C si ritiene effettuata. 
      
      9       L’art. 1, n. 1, del regolamento n. 2670/81 prevede quanto segue:
      «1. L’esportazione di cui all’articolo 26, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 1785/81 è considerata come effettuata qualora:
      a)      lo zucchero C (...) sia esportato dallo Stato membro nel cui territorio è stato prodotto;
      b)      la dichiarazione di esportazione in causa sia accettata dallo Stato membro di cui alla lettera a), anteriormente al 1° gennaio
         successivo alla fine della campagna di commercializzazione nel corso della quale lo zucchero C (...) è stato prodotto;
      
      c)      lo zucchero C (...) abbia lasciato il territorio doganale della Comunità al più tardi entro il termine di 60 giorni a decorrere
         dal 1° gennaio di cui alla lettera b); 
      
      d)      il prodotto sia stato esportato dallo Stato membro di cui alla lettera a) senza restituzione né prelievo (...).
      Salvo caso di forza maggiore, se l’insieme delle condizioni di cui al primo comma non sono soddisfatte, il quantitativo di
         zucchero C (...) in causa è considerato come smerciato sul mercato interno.
      
      In caso di forza maggiore l’organismo competente dello Stato membro nel cui territorio lo zucchero C (...) è stato prodotto
         adotta le misure necessarie in rapporto alle circostanze addotte dall’interessato».
      
      10     Ai termini del terzo ‘considerando’ del regolamento n. 2670/81, «all’atto della fissazione dell’importo da riscuotere in caso
         di smercio sul mercato interno, è indispensabile porre lo zucchero C (…) non esportato in condizioni comparabili a quelle
         dello zucchero (…) importato dai paesi terzi» e, «a tal fine, occorre fissare tale importo tenendo conto, da un lato, del
         più alto livello del prelievo all’importazione per lo zucchero (…) applicabile nel corso di un periodo in cui sia compresa
         la campagna di commercializzazione nella quale lo zucchero (…) considerato è stato prodotto e i sei mesi successivi a detta
         campagna e, d’altro lato, di un importo forfettario fissato sulla base delle spese di smercio che gravano sullo zucchero importato
         dai paesi terzi».
      
      11     L’art. 3 del regolamento n. 2670/81 così dispone:
      «1. Per i quantitativi che, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, sono stati smerciati sul mercato interno, lo Stato membro
         interessato riscuote un importo pari alla somma:
      
      a)      relativamente allo zucchero C, per 100 chilogrammi di zucchero:
      –       del prelievo all’esportazione più elevato, applicabile per 100 chilogrammi di zucchero bianco o greggio, secondo il caso,
         nel periodo in cui è compresa la campagna di commercializzazione durante la quale lo zucchero in causa è stato prodotto e
         sei mesi successivi a tale campagna,
      
      e
      –       di un [euro];
      (...)
      4. Per i quantitativi di zucchero C (...) che, prima di essere esportati, siano stati distrutti o avariati senza aver potuto
         essere recuperati, in circostanze riconosciute dall’organismo competente dello Stato membro interessato come casi di forza
         maggiore, l’importo corrispondente di cui al paragrafo 1 non è riscosso».
      
       Diritto doganale
      12     L’art. 13, n. 1, del regolamento (CEE) del Consiglio 2 luglio 1979, n. 1430, relativo al rimborso o allo sgravio dei diritti
         all’importazione o all’esportazione (GU L 175, pag. 1), come modificato dal regolamento (CEE) del Consiglio 7 ottobre 1986,
         n. 3069 (GU L 286, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento n. 1430/79»), dispone quanto segue: 
      
      «Si può procedere al rimborso o allo sgravio dei diritti all’importazione in situazioni particolari (...) derivanti da circostanze
         che non implichino alcuna simulazione o negligenza manifesta da parte dell’interessato.
      
      Le situazioni in cui è possibile applicare il primo comma, nonché le modalità delle procedure da seguire a tal fine, sono
         definite secondo la procedura prevista [per l’adozione dei provvedimenti di attuazione]. Il rimborso o lo sgravio possono
         essere subordinati a condizioni particolari».
      
      13     Ai sensi dell’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79, per «diritti all’importazione» si intendono «sia i dazi
         doganali e le tasse di effetto equivalente, sia i prelievi agricoli e le altre imposizioni all’importazione previste nel quadro
         della politica agricola comune o in quello dei regimi specifici applicabili, in virtù dell’articolo 235 del Trattato, a certe
         merci derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli».
      
      14     L’art. 4 del regolamento (CEE) della Commissione 12 dicembre 1986, n. 3799, che fissa le disposizioni d’applicazione degli
         articoli 4 bis, 6 bis, 11 bis e 13 del regolamento (CEE) n. 1430/79 (GU L 352, p. 19), prevede situazioni particolari risultanti
         da circostanze che non implicano alcuna simulazione o negligenza manifesta da parte dell’interessato, ai sensi dell’art. 13,
         n. 1, del regolamento n. 1430/79. Altri fatti possono essere ritenuti, del pari, costitutivi delle dette situazioni particolari
         in esito ad una valutazione caso per caso, nel contesto di un procedimento cui deve prendere parte la Commissione delle Comunità
         europee.
      
       La causa principale 
      15     La Cosun, una cooperativa con sede nei Paesi Bassi, nelle campagne di commercializzazione 1991/1992 e 1992/1993, produceva
         zucchero C. Nel corso del 1993 essa vendeva a vari partner commerciali un certo numero di partite di zucchero C destinate
         ad essere esportate, rispettivamente, in Croazia, Slovenia e Marocco.
      
      16     Tali operazioni davano luogo a frodi commesse, all’insaputa della Cosun, dai suoi partner commerciali, caratterizzate in particolare
         dall’apposizione di una timbratura non regolare sui documenti T5, destinati a provare che le partite di zucchero C avevano
         effettivamente lasciato il territorio della Comunità.
      
      17     Un’indagine sui comportamenti dei detti partner commerciali veniva avviata dalle autorità olandesi competenti, le quali ne
         informavano lo HPA, organismo competente nei Paesi Bassi ai fini dell’applicazione delle disposizioni in materia di organizzazione
         comune dei mercati. Per contro, in un primo momento la Cosun non veniva informata di tale indagine.
      
      18     Con decisione 25 aprile 1994, modificata con decisione 13 giugno 1994, lo HPA richiedeva alla Cosun, a norma dell’art. 3 del
         regolamento n. 2670/81, il pagamento di un importo di NLG 6 250 856,78 (EUR 2 836 515,14), in base al rilievo che la detta
         cooperativa non aveva dimostrato che alcune partite di zucchero C avessero lasciato il territorio della Comunità. 
      
      19      Poiché lo HPA aveva respinto il reclamo proposto dalla Cosun, quest’ultima proponeva, allo stesso tempo, ricorso avverso
         tale decisione di rigetto dinanzi al College van Beroep voor het bedrijfsleven e presentava allo HPA, a norma dell’art. 13
         del regolamento n. 1430/79, istanza di sgravio dell’importo reclamato.
      
      20     Con riguardo, in primo luogo, a tale istanza di sgravio, le autorità olandesi la trasmettevano alla Commissione, competente
         quanto al suo esame, accompagnandola con un parere positivo. Con decisione 2 maggio 2002, REM 19/01 – del pari identificata
         con il n. C (2002) 1580 def. –, la Commissione dichiarava la domanda in oggetto irricevibile. La Cosun introduceva quindi
         ricorso di annullamento della detta decisione dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee. Con sentenza 7 dicembre
         2004, causa T-240/02, Koninklijke Coöperatie Cosun/Commissione (Racc. p. II‑4237), il Tribunale respingeva tale ricorso in
         quanto infondato. L’impugnazione della Cosun avverso la detta sentenza è stata respinta con sentenza in data odierna, causa
         C‑68/05 P, Koninklijke Coöperatie Cosun/Commissione (Racc. pag. I-0000).
      
      21     Con riguardo, in secondo luogo, al ricorso presentato dinanzi al College van Beroep voor het bedrijfsleven avverso la decisione
         dello HPA recante rigetto del reclamo della Cosun, il detto giudice sospendeva il giudizio, una prima volta, nell’attesa della
         sentenza della Corte 7 settembre 1999, causa C-61/98, De Haan (Racc. pag. I‑5003), alla luce delle similitudini tra le due
         cause. 
      
      22     Nella citata sentenza de Haan, in materia di diritti doganali, la Corte ha statuito che le esigenze di un’inchiesta condotta
         dalle autorità nazionali possono, in assenza di qualunque simulazione o negligenza imputabile al debitore di dazi doganali
         e allorché quest’ultimo non è stato informato dello svolgimento dell’inchiesta, integrare gli estremi di una situazione particolare
         ai sensi dell’art. 13, n. 1, del regolamento n. 1430/79, qualora la circostanza che le autorità nazionali abbiano, nell’interesse
         dell’inchiesta, deliberatamente consentito il perpetrarsi delle infrazioni e delle irregolarità, facendo così sorgere un’obbligazione
         doganale a carico dell’obbligato principale, ponga quest’ultimo in una situazione eccezionale rispetto agli altri operatori
         che svolgono la stessa attività.
      
      23     Riassunto il procedimento principale, il College van Beroep voor het bedrijfsleven respingeva diversi motivi sollevati dalla
         Cosun a sostegno del ricorso ritenendo, in particolare, che essa non potesse fondatamente invocare la forza maggiore, in quanto
         l’inadempimento di un partner commerciale ai propri obblighi costituisce un rischio commerciale noto e non anomalo.
      
      24     Dato che la Cosun aveva parimenti fatto valere la situazione eccezionale in cui si verrebbe a trovare, che giustificherebbe
         uno sgravio di diritti ai sensi dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79, il College van Beroep voor het bedrijfsleven rilevava
         che, in punto di fatto, la situazione della Cosun era assolutamente analoga a quella della società De Haan Beheer BV nella
         causa sfociata nella citata sentenza De Haan.
      
      25     Il College van Beroep voor het bedrijfsleven si chiede se, nell’ipotesi in cui la facoltà di procedere ad uno sgravio di debiti
         ai sensi dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79 non sia applicabile ad un importo dovuto in forza dell’art. 3 del regolamento
         n. 2670/71, l’assenza, nell’OCM dello zucchero, di una previsione normativa che consenta tale sgravio renda invalidi, sotto
         tale profilo, il regolamento di base ed il regolamento n. 2670/81 e, eventualmente, quali siano le conseguenze della nullità
         dei detti regolamenti in una situazione come quella oggetto della causa principale. 
      
      26     In tale contesto, il College van Beroep voor het bedrijfsleven decideva di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte
         le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se – nel caso in cui si ritenga che la possibilità di procedere ad uno sgravio ai sensi dell’art. 13 del regolamento (CEE)
         n. 1430/79, attualmente sostituito dall’art. 239 del [regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce
         un] codice doganale comunitario [(GU L 302, pag. 1)], non sia applicabile ad importi relativi allo zucchero C del tipo oggetto
         del presente procedimento – il regolamento (CEE) n. 1785/81 (…) ed il regolamento (CEE) n. 2670/81 (…) debbano essere considerati,
         per motivi d’equità, del tutto o in parte invalidi a causa della mancata previsione, da parte degli stessi, della possibilità
         di rimborso o di sgravio degli importi relativi allo zucchero C.
      
      2)      In caso di soluzione affermativa, se venga meno l’obbligo legale di versare [l’importo] relativo allo zucchero C, ovvero se
         l’autorità competente dello Stato membro interessato e/o la Commissione possano decidere di non riscuotere gli [importi] relativi
         a taluni quantitativi di zucchero C in conformità a quanto stabilito dall’art. 3 del regolamento (CEE) n. 2670/81, qualora
         al debitore [dell’importo] non possa essere imputata alcuna simulazione né alcuna negligenza che abbiano in qualche modo contribuito
         alla mancata effettuazione della prevista esportazione dei predetti quantitativi e il debitore medesimo, nell’interesse di
         un’inchiesta avviata dalle autorità nazionali in ordine ad infrazioni ed irregolarità, non sia stato informato di tale inchiesta».
      
       Considerazioni introduttive
      27     Occorre rilevare che il giudice del rinvio prende le mosse dal postulato, da un canto, che l’art. 13 del regolamento n. 1430/79
         non si applichi ad un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 e, d’altro canto, che, salvo in caso
         di forza maggiore, il regolamento di base ed il regolamento n. 2670/81 non prevedano alcuna possibilità di sgravio o di rimborso
         di tale importo. 
      
      28     Pertanto, al fine di fornire un’utile soluzione che consenta al giudice del rinvio di pronunciarsi definitivamente sulla causa
         principale, occorre verificare, in limine, sia se un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 esuli
         dalla sfera di applicazione dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79, sia se il regolamento di base ed il regolamento n. 2670/81
         debbano essere interpretati nel senso che non prevedono alcuna facoltà di sgravio o rimborso dell’importo stesso per diversi
         motivi attinenti all’equità. 
      
       Sull’interpretazione dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79
      29     In primo luogo, occorre rilevare che tutti i diritti all’importazione di cui all’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79,
         vale a dire, rispettivamente, i dazi doganali all’importazione, le tasse di effetto equivalente, nonché i prelievi agricoli
         e le altre imposizioni all’importazione previste nel quadro della politica agricola comune o in quello dei regimi specifici
         applicabili, in virtù dell’art. 235 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 308 CE), a talune merci derivanti
         dalla trasformazione di prodotti agricoli vengono prelevati in ragione del transito dei confini esterni della Comunità. 
      
      30     Ciò vale, evidentemente, per i dazi doganali e le tasse di effetto equivalente, ove queste ultime sono costituite da qualsiasi
         onere pecuniario, imposto unilateralmente, indipendentemente dalla sua denominazione e dalla sua struttura, che colpisce le
         merci per il fatto che esse attraversano una frontiera, quando non si tratti di un dazio doganale in senso proprio (v., segnatamente,
         sentenze 17 septembre 1997, causa C‑347/95, UCAL, Racc. pag. I‑4911, punto 18, e 8 giugno 2006, causa C‑517/04, Koornstra,
         Racc. pag. I-5015, punto 15).
      
      31     Ciò vale, del pari, per i prelievi agricoli all’importazione e le altre imposizioni all’importazione, riscossi in ragione
         del transito attraverso le frontiere esterne della Comunità di prodotti agricoli o di talune merci derivanti dalla trasformazione
         di prodotti agricoli. 
      
      32     Per contro, un importo dovuto in forza dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 non è riscosso in ragione del transito delle
         frontiere esterne della Comunità di un certo quantitativo di zucchero C, bensì, al contrario, perché il detto quantitativo
         non è stato esportato al di fuori della Comunità ovvero perché la sua esportazione non ha rispettato le condizioni e i termini
         fissati dal regolamento n. 2670/81.
      
      33     Pertanto, tale importo non corrisponde ad alcuna delle tre categorie elencate all’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 1430/79 e, dunque, non è ricompreso tra i diritti all’importazione ai sensi dell’art. 13 del regolamento stesso. 
      
      34     In secondo luogo, nessun argomento dedotto in tal senso dalla Cosun, dal Minister e dal governo dei Paesi Bassi è tale da
         dimostrare che il legislatore comunitario abbia inteso assimilare un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81
         ai diritti all’importazione di cui all’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79 ai fini dell’applicazione dell’art. 13
         del regolamento medesimo. 
      
      35     In primo luogo, un tale importo e i diritti all’importazione di cui all’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79
         non perseguono i medesimi obiettivi. 
      
      36     A tal riguardo occorre osservare che l’OCM dello zucchero si fonda, essenzialmente, su un regime di prezzi (che prevede, in
         particolare, la fissazione di prezzi indicativi e di intervento), un regime di scambi con i paesi terzi (che comporta, segnatamente,
         la riscossione di un prelievo all’importazione proveniente dai paesi stessi) ed un regime di quote (consistente nell’attribuzione
         di quote di produzione e nella fissazione delle modalità di smercio dello zucchero prodotto fuori quota). 
      
      37     Tutte le misure in tal modo predisposte hanno l’obiettivo di stabilizzare il mercato comunitario dello zucchero e, pertanto,
         di garantire il mantenimento delle garanzie necessarie con riguardo all’occupazione ed al tenore di vita dei produttori comunitari
         nonché alla sicurezza dell’approvvigionamento di zucchero di tutti i consumatori.
      
      38     I loro obiettivi immediati, tuttavia, divergono sensibilmente. Così, dal quinto ‘considerando’ del regolamento di base emerge
         che il regime degli scambi con i paesi terzi tende ad evitare che le fluttuazioni dei prezzi dello zucchero sul mercato mondiale
         si ripercuotano sui prezzi praticati all’interno della Comunità.
      
      39     Tale non è, evidentemente, l’obiettivo del regime delle quote. A tal riguardo occorre sottolineare che, contrariamente a quanto
         sostiene la Cosun, tale obiettivo non è enunciato dal decimo ‘considerando’ del regolamento di base, il quale è volto a giustificare
         la necessità delle misure previste dall’art. 22 del regolamento medesimo. 
      
      40     Ai termini del quindicesimo ‘considerando’ del regolamento di base, le quote di produzione costituiscono un mezzo per garantire
         ai produttori i prezzi comunitari e lo smercio della loro produzione. Inoltre, con riguardo, più specificamente, all’importo
         dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81, tale disposizione possiede un carattere fondamentalmente dissuasivo,
         volto a garantire il rispetto del divieto di smercio di zucchero C – prodotto fuori quota – sul mercato interno.
      
      41     Pertanto, i prelievi all’importazione di zucchero proveniente dai paesi terzi e l’importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del
         regolamento n. 2670/81 per lo zucchero C smerciato nel mercato interno non perseguono il medesimo obiettivo. 
      
      42     In secondo luogo, né dall’art. 26 del regolamento di base, né dal terzo ‘considerando’ e dall’art. 3 del regolamento n. 2670/81
         risulta che il legislatore comunitario abbia inteso che l’importatore di zucchero proveniente dai paesi terzi ed il produttore
         di zucchero C smerciato nel mercato interno siano collocati sul medesimo piano. 
      
      43     Infatti, dal terzo ‘considerando’ e dall’art. 3 del regolamento n. 2670/81 risulta chiaramente che il riferimento allo zucchero
         importato dai paesi terzi si limita alle modalità di calcolo dell’importo previsto da tale norma. Di fatto, la detta disposizione
         non conseguirebbe il suo obiettivo immediato, che consiste nel garantire il rispetto del divieto di smercio di zucchero C
         sul mercato interno, se fosse economicamente più interessante acquistare zucchero C sul mercato interno piuttosto che importare
         zucchero proveniente dai paesi terzi. Per contro, nel ‘considerando’ e nell’articolo in questione, non si compie alcuna allusione
         alla situazione rispettiva degli importatori di zucchero ed a quella dei produttori di zucchero C.
      
      44     Quanto alla circostanza che il prelievo all’importazione di zucchero proveniente dai paesi terzi costituisca la base di calcolo
         dell’importo percepito ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81, essa non può giustificare la loro assimilazione, poiché
         tale modalità di calcolo si giustifica con l’intento di garantire il carattere dissuasivo dell’importo di cui trattasi, come
         sottolineato al punto precedente. 
      
      45     Con riguardo all’art. 26 del regolamento di base, dal suo tenore letterale non può dedursi alcuna volontà del legislatore
         comunitario di concedere allo zucchero C smerciato sul mercato interno lo status di prodotto importato dai paesi terzi, dal
         momento che tale disposizione si limita a prevedere il divieto di immettere in commercio zucchero C sul mercato interno. 
      
      46     Infine, in terzo luogo, la circostanza che i prelievi agricoli all’importazione e le altre imposizioni all’importazione previste
         all’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79, da un canto, e l’importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento
         n. 2670/81, dall’altro, facciano parte delle risorse proprie della Comunità non rileva al fine di stabilire se tale importo
         sia ricompreso o meno nella sfera di applicazione del regolamento n. 1430/79. Le risorse proprie della Comunità, infatti,
         sono costituite da entrate di natura estremamente differenziata, ricomprese in regimi parimenti differenziati (v., ad esempio,
         i gettiti dell’imposta sul valore aggiunto).
      
      47     Si deve pertanto concludere che un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 non è ricompreso nella sfera
         di applicazione dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79. 
      
      48     In terzo luogo, sul fondamento della sentenza della Corte 12 dicembre 1985, causa 165/84, Krohn (Racc. pag. 3997), la Cosun
         e il governo dei Paesi Bassi deducono, tuttavia, che, se è pur vero che la sfera di applicazione di un regolamento è legittimamente
         determinata dal regolamento medesimo e non può essere estesa, in linea di principio, a situazioni diverse da quelle per cui
         il regolamento è previsto, ciò può non verificarsi in taluni casi eccezionali. Così, taluni operatori economici potrebbero
         legittimamente far valere l’applicazione per analogia di un regolamento ad essi normalmente non applicabile se dimostrano
         che il regime giuridico dal quale è disciplinata la loro situazione, da un canto, è strettamente comparabile a quello di cui
         chiedono l’applicazione analogica e, dall’altro, presenta una lacuna incompatibile con un principio generale di diritto comunitario
         e che tale applicazione per analogia consente di porvi rimedio.
      
      49     Secondo la Cosun ed il governo dei Paesi Bassi, nella specie sono soddisfatti i due requisiti previsti da tale giurisprudenza.
         Da un canto, lo zucchero C smerciato nel mercato interno si troverebbe nella medesima situazione dello zucchero importato
         da paesi terzi. Dall’altro, la mancata previsione di una possibilità di sgravio, in situazioni particolari e per ragioni di
         equità, di un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81, mentre tale possibilità è prevista per i diritti
         all’importazione dall’art. 13 del regolamento n. 1430/79, si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza nonché,
         secondo la Cosun, con un asserito principio di equità. 
      
      50     A tal riguardo occorre rilevare che, nella causa sfociata nella citata sentenza Krohn, taluni importatori di manioca originario
         della Tailandia reclamavano il beneficio di disposizioni di diritto derivato applicabili agli importatori di manioca originario
         degli altri paesi terzi e destinate a compensare le conseguenze di una modifica del regime comunitario di rilascio dei certificati
         di importazione di manioca, ove tale modifica sarebbe stata applicabile indipendentemente dal paese di origine. In tale contesto
         la Corte ha dichiarato che gli importatori di manioca originario della Tailandia e gli importatori di manioca originario degli
         altri paesi terzi si trovavano nella medesima situazione e, pertanto, che il regime giuridico applicabile alle importazioni
         di manioca originario della Tailandia era strettamente comparabile con quello che disciplinava, nel medesimo periodo, le importazioni
         di manioca originario degli altri paesi terzi.
      
      51     Per contro, come emerge dai precedenti punti 35-46, un produttore comunitario di zucchero tenuto a versare un importo ai sensi
         dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 non si trova nella medesima situazione di un importatore di zucchero originario dei
         paesi terzi tenuto a versare diritti all’importazione. Pertanto, si deve necessariamente rilevare che tali due categorie di
         operatori non sono ricomprese in regimi giuridici strettamente comparabili ai sensi della menzionata giurisprudenza Krohn.
      
      52     Conseguentemente, l’art. 13 del regolamento n. 1430/79 non può costituire il fondamento dello sgravio o del rimborso di un
         importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81.
      
       Sull’interpretazione del regolamento di base e del regolamento n. 2670/81
      53     Occorre rilevare che né il regolamento di base, né il regolamento n. 2670/81 autorizzano le autorità nazionali ovvero le autorità
         comunitarie a concedere lo sgravio o il rimborso, per ragioni di equità, di un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento
         n. 2670/81.
      
      54     La Cosun, tuttavia, fa valere, in primo luogo, che, nonostante il tenore letterale dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81,
         tale disposizione deve essere interpretata, alla luce dei principi generali del diritto comunitario, nel senso che prevede
         la facoltà, per le autorità nazionali competenti, di concedere uno sgravio per ragioni di equità in circostanze particolari
         come quelle di cui alla causa principale. 
      
      55     A tal riguardo, nella sentenza 19 febbraio 2004, causa C‑329/01, British Sugar (Racc. pag. I‑1899, punti 64-67), la Corte
         ha dichiarato che, in circostanze come quelle della causa in oggetto, caratterizzate dall’assenza di qualsivoglia comportamento
         colposo da parte dell’organismo nazionale competente, né tale organismo né i giudici nazionali dispongono di un potere discrezionale
         ai fini della riduzione dell’importo da percepire ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81.
      
      56     Pertanto, essi non dispongono, a fortiori, del potere di concedere, in circostanze analoghe, lo sgravio o il rimborso di tale
         importo per ragioni di equità. 
      
      57     Orbene, in una situazione come quella oggetto della causa principale, non può censurarsi alcun comportamento colposo alle
         autorità nazionali. 
      
      58     È pur vero che, se le autorità nazionali competenti informano il produttore dell’eventualità di una frode dei partner commerciali
         ai quali ha affidato l’esportazione di partite di zucchero C, questi può adottare i provvedimenti necessari, se non al fine
         di evitare il sorgere del debito, quantomeno per impedire ovvero limitare che esso aumenti. 
      
      59     Tuttavia, le esigenze di un’inchiesta volta ad identificare e arrestare gli autori o i complici di una frode perpetrata o
         in preparazione possono legittimamente giustificare l’omissione deliberata di informare, in tutto o in parte, l’obbligato
         principale degli elementi dell’inchiesta, quand’anche quest’ultimo non sia affatto implicato nella commissione degli atti
         fraudolenti (v., in tal senso, sentenza De Haan, cit., punto 32).
      
      60     Così, non sussiste alcun obbligo, per autorità doganali informate dell’eventualità di una frode consistente nell’immissione
         nel mercato interno di zucchero C già oggetto di una dichiarazione di esportazione, di rendere noto al produttore che potrebbe
         essere successivamente tenuto a versare un importo ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81, ancorché l’interessato
         non sia implicato nella commissione degli atti fraudolenti (v., per analogia, sentenza De Haan, cit., punto 36). 
      
      61     In secondo luogo, all’udienza di svolgimento delle difese orali, la Cosun ha sostenuto che, conformemente alla sentenza 27
         maggio 1993, causa C‑290/91, Peter (Racc. pag. I‑2981), il diritto comunitario non osta all’applicazione, nel settore della
         politica agricola comune, di un principio di diritto nazionale di equità fintantoché tale applicazione non comporti una discriminazione
         tra operatori e non renda praticamente impossibile l’attuazione della regolamentazione comunitaria. Secondo la Cosun, nella
         causa principale, le autorità olandesi dovrebbero concedere lo sgravio dell’importo di cui trattasi. 
      
      62     A tal riguardo occorre rilevare che, secondo la Cosun, ogni produttore di zucchero C che si trovi nelle stesse circostanze
         di fatto obiettive – caratterizzate dal fatto che le autorità nazionali abbiano consentito il perpetrarsi di una frode consistente
         nello smerciare, nel mercato interno, zucchero C assoggettato ad una dichiarazione di esportazione senza darne notizia al
         produttore, ancorché questi non fosse implicato nella commissione degli atti fraudolenti – deve beneficiare di tale sgravio.
         
      
      63     Orbene, secondo costante giurisprudenza, non esiste un fondamento normativo, in diritto comunitario, che consenta l’esenzione,
         per motivi di equità, da contributi istituiti in forza di tale diritto (sentenze 28 giugno 1977, causa 118/76, Balkan-Import-Export,
         Racc. pag. 1177, punti 7, 8 e 10; 14 novembre 1985, causa 299/84, Neumann, Racc. pag. 3663, punto 24, e 28 giugno 1990, causa
         C‑174/89, Hoche, Racc. pag. I‑2681, punto 31). Inoltre, fatti salvi casi particolari espressamente previsti dal legislatore
         comunitario (v., ad esempio, sentenza 26 novembre 1996, causa C‑68/95, T. Port, Racc. pag. I‑6065, punti 42 e 43), nel diritto
         comunitario non esiste un principio giuridico generale secondo il quale una norma vigente del diritto comunitario può venire
         disapplicata da un’autorità nazionale qualora tale norma implichi, per l’interessato, un rigore che il legislatore comunitario
         avrebbe manifestamente cercato di evitare se avesse tenuto presente il caso nel momento in cui ha adottato la norma stessa
         (citate sentenze Neumann, punto 33, e Hoche, punto 31).
      
      64     L’equità non consente, dunque, di derogare all’applicazione delle norme comunitarie al di fuori dei casi previsti dalla normativa
         o nell’ipotesi in cui la normativa stessa sia dichiarata invalida (sentenza 29 settembre 1998, causa C‑263/97, First City
         Trading e a., Racc. pag. I‑5537, punto 48).
      
      65     Orbene, occorre necessariamente rilevare che il legislatore comunitario non ha concesso alle autorità nazionali la possibilità
         di procedere ad uno sgravio o ad un rimborso, per ragioni di equità, di un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento
         n. 2670/81.
      
      66     Di conseguenza, il regolamento di base ed il regolamento n. 2670/81 devono essere interpretati nel senso che, fatto salvo
         il caso di forza maggiore, essi non consentono di accordare lo sgravio o il rimborso di tale importo. 
      
       Sulla prima questione
      67     Con la prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se, in considerazione della mancata previsione della possibilità
         di sgravio o di rimborso di un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento 2670/81 per diverse ragioni attinenti all’equità,
         il regolamento di base ed il regolamento n. 2670/81 siano invalidi per contrasto con i principi di eguaglianza e di certezza
         del diritto, nonché con il principio di equità. 
      
       Sulla dedotta violazione del principio di eguaglianza 
      68     La Cosun, il Minister ed il governo dei Paesi Bassi deducono che lo zucchero C smerciato nel mercato interno si trova in una
         situazione identica a quella dello zucchero importato dai paesi terzi, e deve pertanto essere disciplinato nello stesso modo.
         Di conseguenza, si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza che un importatore di zucchero originario dei paesi
         terzi che si trovi in una situazione particolare ai sensi dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79 possa, in forza di tale
         disposizione, beneficiare di uno sgravio di diritti, mentre tale possibilità non sussiste per un produttore di zucchero C
         che si trovi nella medesima situazione. 
      
      69     La Cosun, il Minister ed il governo dei Paesi Bassi ritengono, pertanto, che la mancata previsione di una possibilità di sgravio,
         in situazioni particolari e per ragioni di equità, di un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 comporti
         l’invalidità parziale del detto regolamento, nella parte in cui tale lacuna viola il principio di eguaglianza. Il Minister
         ed il governo dei Paesi Bassi chiedono, del pari, la declaratoria di invalidità parziale del regolamento di base per la medesima
         ragione. 
      
      70     All’udienza di svolgimento delle difese orali, la Cosun ha fatto valere, inoltre, che l’art. 3 del regolamento n. 2670/81
         viola l’art. 40, n. 3, secondo comma, del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 34, n. 2, secondo comma, CE).
         Nel 1993, a causa del silenzio delle autorità olandesi, la Cosun non avrebbe potuto esportare i quantitativi di zucchero C
         in questione, né riportarli alla campagna successiva, mentre gli altri produttori di zucchero C avrebbero usufruito di tale
         scelta evitando, in tal modo, di essere tenuti al versamento di un importo ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81.
         La Cosun, pertanto, sarebbe stata posta in una situazione particolare rispetto ad altri operatori del medesimo settore, contrariamente
         al divieto di qualsivoglia discriminazione tra produttori della Comunità, previsto all’art. 40, n. 3, secondo comma, del Trattato.
         
      
      71     Il Consiglio e l’Unione europea ritengono che la mancata previsione, nella normativa attinente all’OCM dello zucchero, di
         una clausola generale di equità comparabile a quella contenuta nella regolamentazione doganale, di cui all’art. 13 del regolamento
         n. 1430/79, non costituisca una violazione del principio di non discriminazione, poiché le norme doganali e quelle dell’OCM
         dello zucchero si applicherebbero a settori diversi e le deroghe che esse eventualmente prevedono sarebbero relative ad obblighi
         diversi, in contesti giuridici estremamente differenziati. 
      
      72     A tal riguardo occorre ricordare, da un canto, che il rispetto del principio di eguaglianza e di non discriminazione impone
         che situazioni analoghe non siano trattate in maniera diversa e che situazioni diverse non siano trattate in maniera uguale,
         a meno che tale trattamento non sia obiettivamente giustificato (v., in particolare, sentenze 17 ottobre 1995, causa C‑44/94,
         Fishermen’s Organisations e a., Racc. pag. I‑3115, punto 46, nonché 30 marzo 2006, cause riunite C‑87/03 e C‑100/03, Spagna/Consiglio,
         Racc. pag. I-2915, punto 48) e, d’altro canto, che l’art. 40, n. 3, secondo comma, del Trattato, che sancisce il divieto di
         discriminazioni nell’ambito della politica agricola comune, costituisce solo un’espressione particolare del detto principio
         (v., segnatamente, sentenza 13 aprile 2000, causa C‑292/97, Karlsson e a., Racc. pag. I‑2737, punto 39).
      
      73     Con riguardo, in primo luogo, all’asserita discriminazione di un produttore di zucchero C come la Cosun rispetto agli importatori
         di zucchero provenienti dai paesi terzi, è sufficiente rilevare che tale affermazione si fonda sul postulato secondo cui lo
         zucchero C smerciato sul mercato interno è assimilato allo zucchero importato e deve essere disciplinato nello stesso modo.
         
      
      74     Tuttavia, per le ragioni esposte ai precedenti punti 35-46, tale postulato non è corretto.
      75     Con riguardo, in secondo luogo, all’asserita discriminazione di un produttore come la Cosun rispetto agli altri produttori
         comunitari di zucchero, occorre rilevare che la situazione di un produttore di zucchero C la cui produzione dia luogo ad atti
         fraudolenti non è comparabile con quella di un produttore il cui zucchero C sia stato esportato nei termini ed alle condizioni
         previsti all’art. 1, n. 1, del regolamento n. 2670/81.
      
      76     Peraltro, non sussiste alcun elemento degli atti di causa sottoposti alla Corte tale da far ritenere che, se un produttore
         diverso dalla Cosun si fosse trovato nella medesima situazione, le autorità nazionali lo avrebbero avvertito che si stava
         svolgendo un’inchiesta relativa ai suoi partner commerciali. 
      
      77     Si deve pertanto concludere nel senso che la mancata previsione della possibilità di sgravio o di rimborso, per ragioni di
         equità, di un importo dovuto ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81, in circostanze come quelle oggetto della causa
         principale, non costituisce una violazione del principio di eguaglianza. 
      
       Sulla dedotta violazione del principio di certezza del diritto
      78     La Cosun deduce parimenti l’invalidità dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 per violazione del principio di certezza del
         diritto, in quanto tale disposizione non prevede la possibilità di concedere lo sgravio o il rimborso dell’importo ivi previsto.
         
      
      79     A tale riguardo va ricordato che, secondo costante giurisprudenza, il principio della certezza del diritto costituisce un
         principio fondamentale del diritto comunitario, il quale esige, segnatamente, che la normativa sia chiara e precisa, affinché
         i singoli possano conoscere senza ambiguità i propri diritti ed obblighi e regolarsi di conseguenza (v., in particolare, sentenze
         13 febbraio 1996, causa C‑143/93, van Es Douane Agenten, Racc. pag. I‑431, punto 27, e 14 aprile 2005, causa C-110/03, Belgio/Commissione,
         Racc. pag. I-2801, punto 30). Tale imperativo di certezza del diritto si impone con particolare rigore in presenza di una
         normativa idonea a comportare conseguenze finanziarie (sentenze 15 dicembre 1987, causa 326/85, Paesi Bassi/Commissione, Racc.
         pag. 5091, punto 24, e 16 marzo 2006, causa C‑94/05, Emsland-Stärke, Racc. pag. I-2619, punto 43).
      
      80     Inoltre, una sanzione, anche di carattere non penale, può essere inflitta solo qualora abbia un fondamento giuridico chiaro
         ed inequivocabile (v., in particolare, sentenze 25 settembre 1984, causa 117/83, Könecke, Racc. pag. 3291, punto 11; 11 luglio 2002,
         causa C‑210/00, Käserei Champignon Hofmeister, Racc. pag. I‑6453, punto 52, e Emsland-Stärke, cit., punto 44).
      
      81     Orbene, nel prevedere la riscossione di un importo in ogni caso, salvo la forza maggiore, in cui una partita di zucchero C
         non sia esportata conformemente ai requisiti ed ai termini previsti dall’art. 1, n. 1, del regolamento n. 2670/81, l’art. 3
         del regolamento medesimo costituisce una disposizione chiara e precisa. 
      
      82     Conseguentemente, la mancata previsione di una possibilità di sgravio o di rimborso per ragioni di equità di un importo dovuto
         ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 in circostanze come quelle di cui alla causa principale non costituisce una
         violazione del principio di certezza del diritto. 
      
       Sulla dedotta violazione di un asserito principio di equità
      83     La Cosun deduce, infine, che l’art. 3 del regolamento n. 2670/81 è parimenti invalido a causa della violazione di un asserito
         principio di equità. 
      
      84     A tal riguardo si deve rilevare che, secondo la Cosun, la violazione dedotta discende dal fatto che un importatore, quale
         la De Haan Beheer BV, di cui alla citata sentenza De Haan, che è tenuto all’adempimento di un debito doganale in esito ad
         infrazioni commesse a sua insaputa e che le autorità nazionali hanno deliberatamente lasciato commettere al fine di meglio
         confondere i colpevoli, possa beneficiare dello sgravio di tale debito ovvero del rimborso dell’importo versato in adempimento
         del debito medesimo, mentre un produttore di zucchero C che si trovi nella medesima situazione particolare non beneficia di
         tale possibilità.
      
      85     Appare chiaro, in tal modo, che l’asserito principio di equità dedotto dalla Cosun si confonde, in realtà, con il principio
         di eguaglianza, di cui si è già accertato, ai precedenti punti 68-77, che non sussiste violazione da parte del regolamento
         di base e del regolamento n. 2670/81. 
      
      86     Ne consegue che dall’esame della prima questione non è emerso alcun elemento tale da inficiare la validità del regolamento
         di base e del regolamento n. 2670/81. 
      
       Sulla seconda questione
      87     Alla luce della soluzione data alla prima questione, non occorre procedere alla soluzione della seconda.
       Sulle spese
      88     Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      Dall’esame della prima questione non emerge alcun elemento tale da inficiare la validità del regolamento (CEE) del Consiglio
            30 giugno 1981, n. 1785, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero, come modificato dal regolamento
            (CEE) del Consiglio 4 febbraio 1991, n. 305, nonché del regolamento (CEE) della Commissione 14 settembre 1981, n. 2670, che
            stabilisce le modalità di applicazione per la produzione fuori quota nel settore dello zucchero, come modificato dal regolamento
            (CEE) della Commissione 6 dicembre 1991, n. 3559.
      Firme
      * Lingua processuale: l'olandese.