CELEX: 62011CJ0302
Language: it
Date: 2012-10-18 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 18 ottobre 2012. # Rosanna Valenza (C-302/11 e C-304/11), Maria Laura Altavista (C-303/11), Laura Marsella, Simonetta Schettini e Sabrina Tomassini (C-305/11) contro Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. # Domande di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia. # Politica sociale - Direttiva 1999/70/CE - Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato - Clausola 4 - Contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico - Autorità nazionale della concorrenza - Procedura di stabilizzazione - Assunzione in ruolo, senza concorso pubblico, di lavoratori già in servizio a tempo determinato - Determinazione dell’anzianità - Difetto assoluto di considerazione dei periodi di servizio compiuti nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato - Principio di non discriminazione. # Cause riunite C-302/11 a C-305/11.

Raccolta della giurisprudenza
                                          SENTENZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)
                                                       18 ottobre 2012 *
    «Politica sociale — Direttiva 1999/70/CE — Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo
   determinato — Clausola 4 — Contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico — Autorità
     nazionale della concorrenza — Procedura di stabilizzazione — Assunzione in ruolo, senza concorso
         pubblico, di lavoratori già in servizio a tempo determinato — Determinazione dell’anzianità —
    Difetto assoluto di considerazione dei periodi di servizio compiuti nell’ambito di contratti di lavoro a
                                     tempo determinato — Principio di non discriminazione»
   Nelle cause riunite da C-302/11 a C-305/11,
   aventi ad oggetto alcune domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi
   dell’articolo 267 TFUE, dal Consiglio di Stato, con decisioni del 29 aprile 2011, pervenute in
   cancelleria il 17 giugno 2011, nei procedimenti
   Rosanna Valenza (C-302/11 e C-304/11),
   Maria Laura Altavista (C-303/11),
   Laura Marsella,
   Simonetta Schettini,
   Sabrina Tomassini (C-305/11)
   contro
   Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato,
                                                  LA CORTE (Sesta Sezione),
   composta dal sig. U. Lõhmus, facente funzioni di presidente della Sesta Sezione, e dai
   sigg. A. Arabadjiev e C.G. Fernlund (relatore), giudici,
   avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
   cancelliere: sig.ra A. Impellizzeri, amministratore
   vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 7 giugno 2012,
   considerate le osservazioni presentate:
   — per le sig.re Valenza e Altavista, da G. Pafundi, avvocato;
   * Lingua processuale: l’italiano.
IT
           ECLI:EU:C:2012:646                                                                               1
 ---pagebreak---                              SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                       VALENZA E A.
  — per le sig.re Marsella, Schettini e Tomassini, da G. Arrigo e G. Patrizi, avvocati;
  — per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da S. Varone, avvocato dello
        Stato;
  — per la Commissione europea, da M. van Beek e C. Cattabriga, in qualità di agenti,
  vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza
  conclusioni,
  ha pronunciato la seguente
                                                        Sentenza
1 Le domande di pronuncia pregiudiziale vertono sull’interpretazione delle clausole 4 e 5 dell’accordo
  quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 (in prosieguo: l’«accordo quadro»)
  e figurante quale allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa
  all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato (GU L 175, pag. 43).
2 Tali domande sono state presentate nell’ambito di controversie rispettivamente instaurate dalle
  sig.re Valenza, Altavista, Marsella, Schettini e Tomassini contro l’Autorità Garante della Concorrenza
  e del Mercato (in prosieguo: l’«AGCM»), e aventi ad oggetto il rifiuto di quest’ultima di prendere in
  considerazione, ai fini della determinazione dell’anzianità delle predette al momento della loro
  assunzione a tempo indeterminato, nell’ambito di una specifica procedura di stabilizzazione del loro
  rapporto di lavoro come dipendenti di ruolo, i periodi di servizio da esse precedentemente compiuti
  presso l’autorità medesima nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato.
  Contesto normativo
  La normativa dell’Unione
3 Risulta dal considerando 14 della direttiva 1999/70 – la quale si fonda sull’articolo 139, paragrafo 2,
  CE – che le parti contraenti dell’accordo quadro hanno inteso, mediante la conclusione dello stesso,
  migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo l’applicazione del principio di non
  discriminazione, e creare un quadro per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una
  successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato.
4 Ai sensi dell’articolo 1 della direttiva 1999/70, quest’ultima mira ad «attuare l’accordo quadro (...), che
  figura nell’allegato, concluso (...) fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale (CES, CEEP
  e UNICE)».
5 L’articolo 2, primo e terzo comma, di detta direttiva così dispone:
  «Gli Stati membri mettono in atto le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie
  per conformarsi alla presente direttiva al più tardi entro il 10 luglio 2001 o si assicurano che, entro tale
  data, le parti sociali introducano le disposizioni necessarie mediante accordi. Gli Stati membri devono
  prendere tutte le disposizioni necessarie per essere sempre in grado di garantire i risultati prescritti
  dalla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
  (...)
  2                                                                                           ECLI:EU:C:2012:646
 ---pagebreak---                               SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                        VALENZA E A.
   Quando gli Stati membri adottano le disposizioni di cui al primo [comma], queste contengono un
   riferimento alla presente direttiva o sono corredate da tale riferimento all’atto della loro pubblicazione
   ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono stabilite dagli Stati membri».
6  Ai sensi del suo articolo 3, la direttiva 1999/70 è entrata in vigore il 10 luglio 1999, data della sua
   pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
7  Ai sensi della clausola 1 dell’accordo quadro, l’obiettivo di quest’ultimo è:
   «a) migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non
         discriminazione;
   b)    creare un quadro normativo per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una
         successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato».
8  La clausola 2, punto 1, dell’accordo quadro è formulata come segue:
   «Il presente accordo si applica ai lavoratori a tempo determinato con un contratto di assunzione o un
   rapporto di lavoro disciplinato dalla legge, dai contratti collettivi o dalla prassi in vigore di ciascuno
   Stato membro».
9  La clausola 3 dell’accordo quadro così recita:
   «1. Ai fini del presente accordo, il termine “lavoratore a tempo determinato” indica una persona con
         un contratto o un rapporto di lavoro definiti direttamente fra il datore di lavoro e il lavoratore e
         il cui termine è determinato da condizioni oggettive, quali il raggiungimento di una certa data, il
         completamento di un compito specifico o il verificarsi di un evento specifico.
   2.    Ai fini del presente accordo, il termine “lavoratore a tempo indeterminato comparabile” indica un
         lavoratore con un contratto o un rapporto di lavoro di durata indeterminata appartenente allo
         stesso stabilimento e addetto a lavoro/occupazione identico o simile, tenuto conto delle
         qualifiche/competenze.
         In assenza di un lavoratore a tempo indeterminato comparabile nello stesso stabilimento, il
         raffronto si dovrà fare in riferimento al contratto collettivo applicabile o, in mancanza di
         quest’ultimo, in conformità con la legge, i contratti collettivi o le prassi nazionali».
10 La clausola 4 dell’accordo quadro, intitolata «Principio di non discriminazione», prescrive quanto
   segue:
   «1. Per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere
         trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo
         fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano
         ragioni oggettive.
   (...)
   4.    I criteri del periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno
         essere gli stessi sia per i lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato,
         eccetto quando criteri diversi in materia di periodo di anzianità siano giustificati da motivazioni
         oggettive».
   ECLI:EU:C:2012:646                                                                                       3
 ---pagebreak---                               SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                        VALENZA E A.
11 La clausola 5 dell’accordo quadro, intitolata «Misure di prevenzione degli abusi», recita:
   «1. Per prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a
        tempo determinato, gli Stati membri, previa consultazione delle parti sociali a norma delle leggi,
        dei contratti collettivi e della prassi nazionali, e/o le parti sociali stesse, dovranno introdurre, in
        assenza di norme equivalenti per la prevenzione degli abusi e in un modo che tenga conto delle
        esigenze di settori e/o categorie specifici di lavoratori, una o più misure relative a:
        a)    ragioni obiettive per la giustificazione del rinnovo dei suddetti contratti o rapporti;
        b)    la durata massima totale dei contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato successivi;
        c)    il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti.
   2.   Gli Stati membri, previa consultazione delle parti sociali, e/o le parti sociali stesse dovranno, se del
        caso, stabilire a quali condizioni i contratti e i rapporti di lavoro a tempo determinato:
        a)    devono essere considerati “successivi”;
        b)    devono essere ritenuti contratti o rapporti a tempo indeterminato».
   La normativa italiana
12 L’articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana sancisce il principio della parità di trattamento.
13 Ai sensi dell’articolo 97 della suddetta Costituzione:
   «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla
   legge».
14 L’articolo 1, comma 519, della legge del 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per la
   formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007) (Supplemento
   ordinario alla GURI n. 299, del 27 dicembre 2006; in prosieguo: la «legge n. 296/2006»), così dispone:
   «Per l’anno 2007 una quota pari al 20 per cento del fondo di cui al comma 513 è destinata alla
   stabilizzazione a domanda del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato da almeno
   tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati
   anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche
   non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge, che ne
   faccia istanza, purché sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste
   da norme di legge. Alle iniziative di stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato
   mediante procedure diverse si provvede previo espletamento di prove selettive (…)».
15 Dalle informazioni fornite alla Corte dal governo italiano risulta che tale stabilizzazione, essendo
   realizzata tramite un provvedimento amministrativo adottato al termine di un procedimento previsto
   dalla legge, conferisce al suo beneficiario lo status di impiegato pubblico, che lo distingue così dal
   «lavoratore dipendente da una pubblica amministrazione» sulla base di un contratto di diritto privato.
   4                                                                                           ECLI:EU:C:2012:646
 ---pagebreak---                              SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                       VALENZA E A.
16 L’articolo 75, comma 2, del decreto-legge del 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per
   lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e
   la perequazione tributaria (Supplemento ordinario alla GURI n. 147, del 25 giugno 2008), è così
   formulato:
   «Presso le (...) Autorità [indipendenti] il trattamento economico del personale già interessato dalle
   procedure di cui all’articolo 1, comma 519 della legge [n. 296/2006] è determinato al livello iniziale e
   senza riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata nei contratti a termine o di specializzazione,
   senza maggiori spese e con l’attribuzione di un assegno “ad personam”, riassorbibile e non rivalutabile
   pari all’eventuale differenza tra il trattamento economico conseguito e quello spettante all’atto del
   passaggio in ruolo».
17 L’articolo 36 del decreto legislativo del 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull’ordinamento
   del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche (Supplemento ordinario alla GURI n. 106,
   del 9 maggio 2001), dispone quanto segue:
   «1. Per le esigenze connesse con il proprio fabbisogno ordinario le pubbliche amministrazioni
   assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato seguendo le
   procedure di reclutamento previste dall’articolo 35.
   2. Per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali le amministrazioni pubbliche possono
   avvalersi delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal codice
   civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, nel rispetto delle procedure di
   reclutamento vigenti. Ferma restando la competenza delle amministrazioni in ordine alla
   individuazione delle necessità organizzative in coerenza con quanto stabilito dalle vigenti disposizioni
   di legge, i contratti collettivi nazionali provvedono a disciplinare la materia dei contratti di lavoro a
   tempo determinato. (...)
   (...)
   5. In ogni caso, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di
   lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti
   di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni
   responsabilità e sanzione. Il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla
   prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative. Le amministrazioni hanno l’obbligo di
   recuperare le somme pagate a tale titolo nei confronti dei dirigenti responsabili, qualora la violazione
   sia dovuta a dolo o colpa grave. (...)
   (...)».
   Procedimenti principali e questioni pregiudiziali
18 A seguito di loro istanza di stabilizzazione presentata il 27 gennaio 2007 a norma della legge
   n. 296/2006, le ricorrenti nei procedimenti principali, che erano tutte alle dipendenze dell’AGCM
   nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione, sono state assunte dalla
   suddetta autorità con contratto di lavoro a tempo indeterminato con collocamento in ruolo a partire
   dal 17 maggio 2007.
19 Con deliberazione in data 17 luglio 2008, l’AGCM ha inquadrato le ricorrenti nei procedimenti
   principali, con effetto retroattivo dal 17 maggio 2007, nel livello iniziale della categoria retributiva che
   esse avevano conseguito al momento dell’instaurazione del pregresso rapporto a tempo determinato,
   ECLI:EU:C:2012:646                                                                                         5
 ---pagebreak---                               SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                        VALENZA E A.
   senza riconoscere l’anzianità acquisita in forza dei suddetti contratti a termine, e ha attribuito loro un
   assegno «ad personam» pari alla differenza tra il trattamento economico di cui godevano alla data del
   17 maggio 2007 e quello derivante dalla loro stabilizzazione.
20 Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio – Sede di Roma ha respinto i ricorsi proposti dalle
   ricorrenti nei procedimenti principali avverso la suddetta deliberazione, segnatamente a motivo del
   fatto che la procedura di stabilizzazione consente una deroga alla regola del concorso pubblico, ma
   non anche il riconoscimento dell’anzianità maturata durante l’attività a tempo determinato.
21 Le ricorrenti nei procedimenti principali hanno interposto appello contro tale pronuncia dinanzi al
   Consiglio di Stato. A questo proposito, esse deducono una violazione della clausola 4 dell’accordo
   quadro, in ragione del fatto che il regime di stabilizzazione istituito dalla legge n. 296/2006 azzera
   l’anzianità pregressa maturata durante l’attività a tempo determinato, malgrado che le mansioni svolte
   continuino ad essere le stesse e che vi sia stata un’abusiva reiterazione di contratti di lavoro a tempo
   determinato.
22 Il Consiglio di Stato osserva che la normativa nazionale in questione nei procedimenti principali ha
   consentito l’assunzione diretta di lavoratori precari in deroga alla regola del pubblico concorso per
   l’accesso al pubblico impiego, ma con inquadramento in ruolo nel livello iniziale della categoria
   retributiva, senza conservazione dell’anzianità maturata durante il rapporto a termine.
23 Secondo il giudice remittente, il legislatore nazionale non ha inteso, con tale normativa, procedere alla
   regolarizzazione di assunzioni a tempo determinato a carattere illegittimo e abusivo mediante la
   conversione di contratti di lavoro a tempo determinato in rapporti di lavoro a tempo indeterminato,
   in ragione di un ricorso abusivo a tale tipo di contratti in violazione della clausola 5 dell’accordo
   quadro. Al contrario, il legislatore avrebbe ritenuto che l’anzianità maturata nel periodo di lavoro a
   tempo determinato costituisse un titolo legittimante la creazione di un rapporto di lavoro a tempo
   indeterminato in deroga alla regola del concorso pubblico per l’accesso ai ruoli della pubblica
   amministrazione. In tale contesto, l’azzeramento dell’anzianità sarebbe giustificato dalla necessità di
   evitare una discriminazione alla rovescia in danno dei lavoratori già di ruolo, assunti a tempo
   indeterminato a seguito di un concorso pubblico. Infatti, se i beneficiari della stabilizzazione potessero
   mantenere la loro anzianità, scavalcherebbero i lavoratori già di ruolo con minore anzianità.
24 Il Consiglio di Stato ricorda, inoltre, che nel pubblico impiego vige la regola del divieto di conversione
   di un contratto di lavoro a tempo determinato in un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
   Orbene, nell’ordinanza del 1o ottobre 2010, Affatato (C-3/10), la Corte avrebbe riconosciuto la
   legittimità di tale divieto.
25 Infine, il Consiglio di Stato sottolinea che, nella propria sentenza del 23 febbraio 2011, n. 1138, esso ha
   altresì escluso l’incompatibilità della normativa controversa nei procedimenti principali con l’accordo
   quadro, a motivo del fatto che quest’ultimo vieta un trattamento deteriore del lavoratore a termine
   rispetto al lavoratore a tempo indeterminato soltanto in costanza del rapporto di lavoro a termine. Per
   contro, detto accordo quadro non impedirebbe di troncare il rapporto a termine alla scadenza stabilita
   e di costituire, in prosieguo, un nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato, senza tener conto
   della pregressa anzianità, in quanto si tratterebbe appunto di un nuovo rapporto. Pertanto, l’accordo
   quadro non sarebbe applicabile. Per giunta, il divieto di discriminazione del lavoratore a termine non
   potrebbe spingersi fino a imporre una discriminazione alla rovescia in danno del lavoratore a tempo
   indeterminato. Pertanto, si dovrebbe riconoscere che l’applicazione di criteri differenti ai lavoratori a
   tempo determinato e a quelli a tempo indeterminato è giustificata da motivazioni oggettive ai sensi
   della clausola 4, punto 4, dell’accordo quadro.
26 Tuttavia, il Consiglio di Stato rileva che il Tribunale del lavoro di Torino, nella sua sentenza del
   9 novembre 2009, n. 4148, ha ritenuto che il rispetto della clausola 4, punto 4, dell’accordo quadro
   esiga il mantenimento dell’anzianità pregressa in caso di conversione di un rapporto di lavoro a tempo
   6                                                                                           ECLI:EU:C:2012:646
 ---pagebreak---                                SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                         VALENZA E A.
   determinato in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Malgrado che tale pronuncia riguardasse
   circostanze differenti da quelle del caso di specie, ne risulterebbe, ad avviso del Consiglio di Stato, un
   contrasto interpretativo in ordine alla disposizione suddetta. Si delineerebbe dunque un dubbio
   quanto alla compatibilità delle norme nazionali in questione nei procedimenti principali con il diritto
   dell’Unione.
27 Sulla scorta di tali premesse, il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere il procedimento e di
   sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
   «1) Se la previsione [della] clausola 4, [punto] 4, [dell’accordo quadro], secondo cui “[i] criteri del
        periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno essere gli stessi
        sia per i lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato, eccetto quando
        criteri diversi in materia di periodo di anzianità siano giustificati da motivazioni oggettive”, in
        combinato disposto con la clausola 5 [del suddetto accordo], come già interpretata dalla Corte di
        giustizia, secondo cui è legittima la disciplina italiana che, nel pubblico impiego, vieta la
        conversione del contratto di lavoro a termine in contratto di lavoro a tempo indeterminato, osti
        alla disciplina nazionale della stabilizzazione dei precari (articolo 1, comma 519, della legge
        n. 296/2006) che ha consentito l’assunzione diretta a tempo indeterminato dei lavoratori già
        assunti a tempo determinato, in deroga alla regola del concorso pubblico, ma con azzeramento
        dell’anzianità maturata durante il periodo di lavoro a tempo determinato, o se invece la perdita
        dall’anzianità, prevista dal legislatore nazionale, rientri nella deroga per “motivazioni oggettive” da
        ravvisarsi nell’esigenza di evitare che l’immissione in ruolo dei precari avvenga a detrimento dei
        lavoratori già di ruolo, il che si determinerebbe se ai precari fosse conservata l’anzianità pregressa.
   2)   Se la citata previsione [della] clausola 4, [punto] 4, [dell’accordo quadro], secondo cui “[i] criteri
        del periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno essere gli
        stessi sia per i lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato, eccetto
        quando criteri diversi in materia di periodo di anzianità siano giustificati da motivazioni
        oggettive”, in combinato disposto con la clausola 5 [del suddetto accordo], come già interpretata
        dalla Corte di giustizia, secondo cui è legittima la disciplina italiana che, nel pubblico impiego,
        vieta la conversione del contratto di lavoro a termine in contratto di lavoro a tempo
        indeterminato, osti alla disciplina nazionale che, ferma restando la maturazione dell’anzianità in
        costanza di rapporto di lavoro a termine, stabilisca di chiudere il contratto a termine e instaurare
        un nuovo contratto a tempo indeterminato, diverso dal precedente e senza conservazione della
        pregressa anzianità (articolo 1, comma 519, della legge n. 296/2006)».
28 Con ordinanza del presidente della Corte del 20 luglio 2011, le cause da C-302/11 a C-305/11 sono
   state riunite ai fini delle fasi scritta e orale del procedimento, nonché della sentenza.
   Sulle questioni pregiudiziali
29 Con le sue questioni, che occorre trattare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se
   la clausola 4 dell’accordo quadro, letta in combinato disposto con la clausola 5 del medesimo, debba
   essere interpretata nel senso che osta ad una normativa nazionale, quale quella controversa nei
   procedimenti principali, la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un
   lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un’autorità pubblica siano presi in considerazione
   per determinare l’anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo
   indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di ruolo nell’ambito di una
   specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro.
   ECLI:EU:C:2012:646                                                                                         7
 ---pagebreak---                               SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                        VALENZA E A.
   Sull’applicabilità della clausola 4 dell’accordo quadro
30 Il governo italiano sostiene che la clausola 4 dell’accordo quadro non è applicabile ai procedimenti
   principali. Infatti, tale disposizione si limiterebbe a vietare qualsiasi differenza di trattamento tra i
   lavoratori a tempo indeterminato e i lavoratori precari in costanza del rapporto di lavoro a termine.
   Orbene, i procedimenti principali non solleverebbero problemi attinenti alla comparazione tra queste
   due categorie di lavoratori, in quanto il precedente contratto di lavoro a tempo determinato sarebbe
   concepito dalla normativa nazionale controversa nei giudizi a quibus come un titolo legittimante per
   l’ottenimento di un contratto di lavoro a tempo indeterminato in deroga alla regola del concorso
   pubblico per l’accesso ai ruoli della pubblica amministrazione. Tale contratto di lavoro a tempo
   determinato costituirebbe dunque solo un presupposto per accedere alla speciale procedura finalizzata
   ad un’autonoma assunzione nell’ambito di un rapporto a tempo indeterminato del tutto sganciato dal
   precedente. La procedura di stabilizzazione avrebbe dunque come effetto non già la trasformazione o
   la conversione di contratti di lavoro a tempo determinato conclusi abusivamente in violazione della
   clausola 5 dell’accordo quadro in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, bensì la creazione di un
   nuovo rapporto di lavoro comportante l’obbligo di sostenere un periodo di prova. Parallelamente, tale
   stabilizzazione porrebbe fine al rapporto di lavoro a tempo determinato, con conseguente obbligo di
   definire tutte le situazioni pendenti e di procedere, in particolare, alla liquidazione del trattamento di
   fine rapporto nonché alla monetizzazione dei giorni di ferie non goduti.
31 Mediante tale argomentazione, che ricalca per l’essenziale la valutazione compiuta dal Consiglio di
   Stato nelle odierne ordinanze di rinvio nonché nella sua sentenza del 23 febbraio 2011, n. 1138, il
   governo italiano fa dunque valere, in sostanza, che la clausola 4 dell’accordo quadro è inapplicabile in
   situazioni quali quelle oggetto dei procedimenti principali, in quanto la differenza di trattamento
   lamentata dalle ricorrenti nei giudizi a quibus, che dal 17 maggio 2007 sono legate all’AGCM da un
   contratto di lavoro a tempo indeterminato, sussiste rispetto ad altri lavoratori a tempo indeterminato.
32 A tale proposito occorre rammentare che, ai sensi della clausola 2, punto 1, dell’accordo quadro,
   quest’ultimo si applica ai lavoratori a tempo determinato aventi un contratto o un rapporto di lavoro
   disciplinato dalla legge, dai contratti collettivi o dalla prassi in vigore di ciascuno Stato membro
   (sentenza dell’8 settembre 2011, Rosado Santana, C-177/10, Racc. pag. I-7907, punto 39).
33 La Corte ha già statuito che la direttiva 1999/70 e l’accordo quadro trovano applicazione nei confronti
   di tutti i lavoratori che forniscono prestazioni retribuite nell’ambito di un rapporto di lavoro a tempo
   determinato che li lega al loro datore di lavoro (sentenze del 13 settembre 2007, Del Cerro Alonso,
   C-307/05, Racc. pag. I-7109, punto 28, e Rosado Santana, cit., punto 40).
34 Il semplice fatto che le ricorrenti nei procedimenti principali abbiano acquisito la qualità di lavoratrici
   a tempo indeterminato non esclude la possibilità per loro di avvalersi, in determinate circostanze, del
   principio di non discriminazione enunciato nella clausola 4 dell’accordo quadro (v. sentenza Rosado
   Santana, cit., punto 41, nonché, in tal senso, sentenza dell’8 marzo 2012, Huet, C-251/11, punto 37).
35 Infatti, nei procedimenti principali, le ricorrenti mirano essenzialmente, nella loro qualità di lavoratrici
   a tempo indeterminato, a mettere in discussione una differenza di trattamento applicata nel valutare
   l’anzianità e l’esperienza professionale pregresse ai fini di una procedura di assunzione al termine della
   quale esse sono divenute dipendenti di ruolo. Mentre i periodi di servizio compiuti in qualità di
   lavoratori a tempo indeterminato verrebbero presi in considerazione ai fini della determinazione
   dell’anzianità e dunque per la fissazione del livello della retribuzione, quelli effettuati in qualità di
   lavoratori a tempo determinato non lo sarebbero, senza che, a loro avviso, vengano esaminate la
   natura delle mansioni svolte e le caratteristiche inerenti a queste ultime. Poiché la discriminazione
   contraria alla clausola 4 dell’accordo quadro, di cui le ricorrenti nei procedimenti principali si
   asseriscono vittime, riguarda i periodi di servizio compiuti in qualità di lavoratrici a tempo
   determinato, nessun rilievo presenta la circostanza che esse nel frattempo siano divenute lavoratrici a
   tempo indeterminato (v., in tal senso, sentenza Rosado Santana, cit., punto 42).
   8                                                                                           ECLI:EU:C:2012:646
 ---pagebreak---                              SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                       VALENZA E A.
36 Inoltre, occorre rilevare che la clausola 4 dell’accordo quadro prevede, al punto 4, che i criteri del
   periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro debbano essere gli stessi sia
   per i lavoratori a tempo determinato che per i lavoratori a tempo indeterminato, salvo quando criteri
   differenti siano giustificati da ragioni oggettive. Non risulta né dal testo di detta disposizione, né dal
   contesto in cui questa si colloca, che essa cessi di essere applicabile una volta che il lavoratore
   interessato abbia acquisito lo status di lavoratore a tempo indeterminato. Infatti, gli obiettivi perseguiti
   dalla direttiva 1999/70 e dall’accordo quadro, diretti sia a vietare le discriminazioni, sia a prevenire gli
   abusi risultanti dal ricorso a contratti o a rapporti di lavoro a tempo determinato stipulati in
   successione, depongono in senso contrario (sentenza Rosado Santana, cit., punto 43).
37 Escludere a priori l’applicazione dell’accordo quadro in situazioni come quelle di cui ai procedimenti
   principali significherebbe limitare – in spregio all’obiettivo assegnato a detta clausola 4 – l’ambito
   della protezione concessa ai lavoratori interessati contro le discriminazioni e porterebbe ad
   un’interpretazione indebitamente restrittiva di tale clausola, contraria alla giurisprudenza della Corte
   (sentenza Rosado Santana, cit., punto 44 e la giurisprudenza ivi citata).
38 Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre rilevare che, contrariamente all’interpretazione
   sostenuta dal governo italiano, nulla osta all’applicabilità della clausola 4 dell’accordo quadro alle
   controversie oggetto dei procedimenti principali.
   Sull’interpretazione della clausola 4 dell’accordo quadro
39 Occorre ricordare che la clausola 4, punto 1, dell’accordo quadro vieta che, per quanto riguarda le
   condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato siano trattati in modo meno favorevole dei
   lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o un rapporto di
   lavoro a tempo determinato, a meno che un diverso trattamento non sia giustificato da ragioni
   oggettive. Il punto 4 di tale clausola enuncia il medesimo divieto per quanto riguarda i criteri del
   periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro (sentenza Rosado Santana,
   cit., punto 64).
40 Secondo una costante giurisprudenza, il principio di non discriminazione impone che situazioni
   comparabili non siano trattate in modo differente e che situazioni differenti non siano trattate in modo
   identico, a meno che un tale trattamento non sia oggettivamente giustificato (sentenza Rosado Santana,
   cit., punto 65 e la giurisprudenza ivi citata).
41 Occorre dunque, anzitutto, esaminare la comparabilità delle situazioni in esame e poi, in un secondo
   momento, verificare l’esistenza di un eventuale giustificazione oggettiva.
   Sulla comparabilità delle situazioni in esame
42 Per stabilire se le persone interessate esercitino un lavoro identico o simile ai sensi dell’accordo quadro,
   occorre, in conformità alle clausole 3, punto 2, e 4, punto 1, di quest’ultimo, verificare se, tenuto conto
   di un insieme di fattori, quali la natura del lavoro, le condizioni di formazione e le condizioni di
   impiego, sia possibile ritenere che tali persone si trovino in situazioni comparabili (ordinanza del
   18 marzo 2011, Montoya Medina, C-273/10, punto 37; sentenza Rosado Santana, cit., punto 66, e
   ordinanza del 9 febbraio 2012, Lorenzo Martínez, C-556/11, punto 43).
43 Spetta, in linea di principio, al giudice del rinvio verificare se le ricorrenti nei procedimenti principali,
   allorché esercitavano le loro funzioni presso l’AGCM nell’ambito di un contratto di lavoro a tempo
   determinato, si trovassero in una situazione comparabile a quella dei dipendenti di ruolo assunti a
   tempo indeterminato da questa stessa autorità (v. sentenza Rosado Santana, cit., punto 67, e ordinanza
   Lorenzo Martínez, cit., punto 44).
   ECLI:EU:C:2012:646                                                                                         9
 ---pagebreak---                               SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                        VALENZA E A.
44 Infatti, la natura delle funzioni espletate dalle ricorrenti nei procedimenti principali durante gli anni nei
   quali hanno lavorato presso gli uffici dell’AGCM nell’ambito di contratti di lavoro a tempo
   determinato, nonché la qualità dell’esperienza da esse acquisita a tale titolo, non costituiscono soltanto
   uno dei fattori atti a giustificare oggettivamente una differenza di trattamento rispetto ai dipendenti di
   ruolo. Esse rientrano altresì nel novero dei criteri che permettono di verificare se le interessate si
   trovino in una situazione comparabile a quella di detti dipendenti di ruolo (v., in tal senso, sentenza
   Rosado Santana, cit., punto 69).
45 Nella specie, consta che le ricorrenti nei procedimenti principali, beneficiarie della procedura di
   stabilizzazione, non hanno superato – a differenza dei dipendenti di ruolo – il concorso pubblico per
   l’accesso ai ruoli della pubblica amministrazione. Tuttavia, come giustamente sostenuto dalla
   Commissione, tale circostanza non può implicare che dette ricorrenti si trovino in una situazione
   differente, dal momento che le condizioni per la stabilizzazione fissate dal legislatore nazionale nella
   normativa controversa nei procedimenti principali, le quali concernono rispettivamente la durata del
   rapporto di lavoro a tempo determinato e il requisito dell’essere stati assunti a tale scopo mediante
   una procedura di selezione concorsuale o comunque prevista dalla legge, mirano appunto a consentire
   la stabilizzazione dei soli lavoratori a tempo determinato la cui situazione può essere assimilata a quella
   dei dipendenti di ruolo.
46 Quanto alla natura delle funzioni esercitate nelle fattispecie all’esame del giudice nazionale, non risulta
   chiaramente dai fascicoli a disposizione della Corte quali fossero le funzioni svolte dalle ricorrenti nei
   procedimenti principali durante gli anni nei quali hanno lavorato presso l’AGCM nell’ambito di
   contratti di lavoro a tempo determinato, né quale fosse la relazione intercorrente tra tali funzioni e
   quelle affidate alle medesime ricorrenti in veste di dipendenti di ruolo.
47 Tuttavia, nelle loro osservazioni scritte presentate alla Corte, le ricorrenti nei procedimenti principali
   fanno valere – come rilevato anche dalla Commissione – che le funzioni da esse esercitate in veste di
   dipendenti di ruolo all’esito della procedura di stabilizzazione sono identiche a quelle precedentemente
   esercitate nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato. Inoltre, risulta dai chiarimenti dello
   stesso governo italiano in merito alla ragion d’essere della normativa nazionale controversa nei
   procedimenti principali che quest’ultima, assicurando l’assunzione a tempo indeterminato dei
   lavoratori impiegati in precedenza a tempo determinato, mira a valorizzare l’esperienza acquisita da
   questi ultimi in seno all’AGCM. Tuttavia, spetta al giudice del rinvio effettuare le necessarie verifiche al
   riguardo.
48 Nell’ipotesi in cui le funzioni esercitate dalle ricorrenti nei procedimenti principali presso l’AGCM
   nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato non corrispondessero a quelle svolte da un
   dipendente di ruolo inquadrato nella pertinente categoria retributiva di tale autorità, la lamentata
   differenza di trattamento riguardante la presa in considerazione dei periodi di servizio al momento
   dell’assunzione delle ricorrenti nei procedimenti principali quali dipendenti di ruolo non sarebbe
   contraria alla clausola 4 dell’accordo quadro, dal momento che tale differenza di trattamento sarebbe
   correlata a situazioni differenti (v., per analogia, sentenza Rosado Santana, punto 68).
49 Per contro, nell’ipotesi in cui le funzioni esercitate dalle ricorrenti nei procedimenti principali presso
   l’AGCM nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato corrispondessero a quelle svolte da un
   dipendente di ruolo rientrante nella pertinente categoria retributiva di detta autorità, sarebbe
   necessario verificare se esista una ragione oggettiva che giustifichi la totale mancanza di presa in
   considerazione dei periodi di servizio maturati nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato
   al momento dell’assunzione di dette ricorrenti quali dipendenti di ruolo e, dunque, del loro
   collocamento in ruolo (v., in tal senso, sentenza Rosado Santana, cit., punto 71).
   10                                                                                          ECLI:EU:C:2012:646
 ---pagebreak---                                SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                         VALENZA E A.
   Sull’esistenza di una giustificazione oggettiva
50 Secondo una costante giurisprudenza della Corte, la nozione di «ragioni oggettive» ai sensi della
   clausola 4, punti 1 e/o 4, dell’accordo quadro dev’essere intesa nel senso che essa non consente di
   giustificare una differenza di trattamento tra i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori a tempo
   indeterminato con il fatto che tale differenza è prevista da una norma nazionale generale ed astratta,
   quale una legge o un contratto collettivo (sentenze Del Cerro Alonso, cit., punto 57, e del
   22 dicembre 2010, Gavieiro Gavieiro e Iglesias Torres, C-444/09 e C-456/09, Racc. pag. I-14031,
   punto 54; ordinanza Montoya Medina, cit., punto 40; sentenza Rosado Santana, cit., punto 72, nonché
   ordinanza Lorenzo Martínez, cit., punto 47).
51 La nozione suddetta esige che la disparità di trattamento constatata sia giustificata dall’esistenza di
   elementi precisi e concreti, che contraddistinguono la condizione di lavoro in questione, nel
   particolare contesto in cui essa si colloca e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare
   se detta disparità risponda ad un reale bisogno, sia idonea a conseguire l’obiettivo perseguito e sia
   necessaria a tal fine. I suddetti elementi possono risultare, segnatamente, dalla particolare natura delle
   mansioni per l’espletamento delle quali sono stati conclusi contratti a tempo determinato e dalle
   caratteristiche inerenti alle mansioni stesse o, eventualmente, dal perseguimento di una legittima
   finalità di politica sociale di uno Stato membro (v., in particolare, citate sentenze Del Cerro Alonso,
   punti 53 e 58, e Gavieiro Gavieiro e Iglesias Torres, punto 55; ordinanza Montoya Medina, cit.,
   punto 41; sentenza Rosado Santana, cit., punto 73, nonché ordinanza Lorenzo Martínez, cit.,
   punto 48).
52 Il richiamo alla mera natura temporanea del lavoro del personale della pubblica amministrazione non è
   conforme ai suddetti requisiti e non può dunque configurare una «ragione oggettiva» ai sensi della
   clausola 4, punti 1 e/o 4, dell’accordo quadro. Infatti, ammettere che la mera natura temporanea di un
   rapporto di lavoro basti a giustificare una differenza di trattamento tra lavoratori a tempo determinato
   e lavoratori a tempo indeterminato svuoterebbe di ogni sostanza gli obiettivi della direttiva 1999/70 e
   dell’accordo quadro ed equivarrebbe a perpetuare il mantenimento di una situazione svantaggiosa per
   i lavoratori a tempo determinato (sentenza Gavieiro Gavieiro e Iglesias Torres, cit., punti 56 e 57;
   ordinanza Montoya Medina, cit., punti 42 e 43; sentenza Rosado Santana, cit., punto 74, nonché
   ordinanza Lorenzo Martínez, cit., punti 49 e 50).
53 Nel caso di specie, per giustificare la differenza di trattamento lamentata nei procedimenti principali, il
   governo italiano fa valere l’esistenza di svariate differenze oggettive tra i dipendenti di ruolo e i
   lavoratori a tempo determinato successivamente assunti come dipendenti di ruolo.
54 Detto governo sottolinea, anzitutto, che tale assunzione nell’ambito della disciplina cosiddetta «di
   stabilizzazione» si realizza attraverso un procedimento che non presenta gli elementi caratteristici
   della procedura di concorso e che pertanto, in quanto deroga alle normali procedure di assunzione,
   non può costituire una valida ragione per la concessione di un trattamento superiore a quello previsto
   per il livello iniziale della categoria retributiva applicabile ai dipendenti di ruolo.
55 Poi, il governo italiano fa valere che la disciplina suddetta, concependo l’anzianità acquisita nell’ambito
   di contratti di lavoro a tempo determinato come un presupposto per beneficiare della stabilizzazione e
   non come un elemento valutabile nell’ambito del nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato,
   trova la propria giustificazione nella necessità di evitare una discriminazione alla rovescia in danno dei
   dipendenti di ruolo già collocati nel ruolo stesso. Infatti, se i lavoratori stabilizzati potessero conservare
   detta anzianità, la loro immissione in ruolo avverrebbe a discapito dei lavoratori già in ruolo, assunti a
   tempo indeterminato a seguito di pubblico concorso, ma con minore anzianità di servizio. Questi
   ultimi si troverebbero infatti inquadrati in ruolo ad un livello inferiore a quello dei beneficiari della
   stabilizzazione.
   ECLI:EU:C:2012:646                                                                                          11
 ---pagebreak---                              SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                       VALENZA E A.
56 Infine, il governo italiano sottolinea che la presa in considerazione dell’anzianità acquisita in virtù di
   contratti di lavoro a tempo determinato si porrebbe in contrasto, da un lato, con l’articolo 3 della
   Costituzione della Repubblica italiana, letto nel senso di vietare che a situazioni maggiormente
   meritevoli sia applicato un trattamento deteriore, e, dall’altro, con l’articolo 97 della medesima
   Costituzione, il quale prevede che il concorso pubblico – quale meccanismo imparziale di selezione
   tecnica e neutrale dei più capaci sulla base del criterio del merito – costituisca la forma generale e
   ordinaria di reclutamento per le pubbliche amministrazioni allo scopo di soddisfare le esigenze di
   imparzialità e di efficienza dell’azione amministrativa.
57 A questo proposito, occorre ricordare che gli Stati membri, in considerazione del margine di
   discrezionalità di cui dispongono per quanto riguarda l’organizzazione delle loro amministrazioni
   pubbliche, possono, in linea di principio, senza violare la direttiva 1999/70 o l’accordo quadro,
   stabilire le condizioni per l’accesso alla qualifica di dipendente di ruolo nonché le condizioni di
   impiego di tali dipendenti di ruolo, in particolare qualora costoro fossero in precedenza impiegati da
   dette amministrazioni nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato (v., in tal senso, sentenza
   Rosado Santana, cit., punto 76).
58 Pertanto, come sottolineato dalla Commissione in udienza, l’esperienza professionale dei lavoratori a
   tempo determinato, rispecchiata dai periodi di servizio da essi compiuti presso l’amministrazione
   pubblica nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato, può costituire – così come previsto
   dalla normativa oggetto dei procedimenti principali, che subordina la stabilizzazione, segnatamente, al
   compimento di un periodo di servizio di tre anni nell’ambito di contratti di lavoro a tempo
   determinato – un criterio di selezione ai fini di una procedura di assunzione come dipendente di
   ruolo.
59 Tuttavia, nonostante tale margine di discrezionalità, l’applicazione dei criteri che gli Stati membri
   stabiliscono deve essere effettuata in modo trasparente e deve poter essere controllata al fine di
   impedire qualsiasi trattamento deteriore dei lavoratori a tempo determinato sulla sola base della
   durata dei contratti o dei rapporti di lavoro che giustificano la loro anzianità e la loro esperienza
   professionale (v. sentenza Rosado Santana, cit., punto 77).
60 A questo proposito, occorre riconoscere che talune differenze invocate dal governo italiano riguardanti
   l’assunzione dei lavoratori impiegati a tempo determinato nell’ambito di procedure di stabilizzazione
   quali quelle oggetto dei procedimenti principali rispetto ai dipendenti di ruolo assunti al termine di
   un concorso pubblico, nonché concernenti le qualifiche richieste e la natura delle mansioni di cui i
   predetti devono assumere la responsabilità, potrebbero, in linea di principio, giustificare una diversità
   di trattamento quanto alle loro condizioni di impiego (v., in tal senso, sentenza Rosado Santana, cit.,
   punto 78).
61 Qualora tale trattamento differenziato derivi dalla necessità di tener conto di esigenze oggettive
   attinenti all’impiego che deve essere ricoperto mediante la procedura di assunzione e che sono
   estranee alla durata determinata del rapporto di lavoro che intercorre tra il lavoratore e il suo datore di
   lavoro, detto trattamento può essere giustificato ai sensi della clausola 4, punto 1 e/o 4, dell’accordo
   quadro (v., in tal senso, sentenza Rosado Santana, cit., punto 79).
62 Nella specie, per quanto riguarda l’asserito obiettivo consistente nell’evitare il prodursi di
   discriminazioni alla rovescia in danno dei dipendenti di ruolo assunti a seguito del superamento di un
   concorso pubblico, occorre osservare che tale obiettivo, pur potendo costituire una «ragione oggettiva»
   ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell’accordo quadro, non può comunque giustificare una
   normativa nazionale sproporzionata quale quella in questione nei procedimenti principali, la quale
   esclude totalmente e in ogni circostanza la presa in considerazione di tutti i periodi di servizio
   compiuti da lavoratori nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato ai fini della
   determinazione della loro anzianità in sede di assunzione a tempo indeterminato e, dunque, del loro
   livello di retribuzione. Infatti, una siffatta esclusione totale e assoluta è intrinsecamente fondata sulla
   12                                                                                         ECLI:EU:C:2012:646
 ---pagebreak---                               SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                        VALENZA E A.
   premessa generale secondo cui la durata indeterminata del rapporto di lavoro di alcuni dipendenti
   pubblici giustifica di per sé stessa una diversità di trattamento rispetto ai dipendenti pubblici assunti a
   tempo determinato, svuotando così di sostanza gli obiettivi della direttiva 1999/70 e dell’accordo
   quadro.
63 Quanto alla circostanza ribadita in udienza dal governo italiano, secondo cui, nell’ordinamento
   nazionale, la procedura di stabilizzazione instaura un nuovo rapporto di lavoro, occorre ricordare che,
   indubbiamente, l’accordo quadro non fissa le condizioni alle quali è consentito fare ricorso ai contratti
   di lavoro a tempo indeterminato e non è finalizzato ad armonizzare l’insieme delle norme nazionali
   relative ai contratti di lavoro a tempo determinato. Infatti, detto accordo quadro mira unicamente,
   mediante la fissazione di principi generali e di prescrizioni minime, a istituire un quadro generale per
   garantire la parità di trattamento ai lavoratori a tempo determinato, proteggendoli dalle
   discriminazioni, e a prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di rapporti di lavoro o
   di contratti di lavoro a tempo determinato (v. sentenza Huet, cit., punti 40 e 41 nonché la
   giurisprudenza ivi citata).
64 Tuttavia, il potere riconosciuto agli Stati membri per definire il contenuto delle loro norme nazionali
   riguardanti i contratti di lavoro non può spingersi fino a consentire loro di rimettere in discussione
   l’obiettivo o l’effetto utile dell’accordo quadro (v., in tal senso, sentenza Huet, cit., punto 43 e la
   giurisprudenza ivi citata).
65 Orbene, il principio di non discriminazione enunciato nella clausola 4 dell’accordo quadro sarebbe
   privato di qualsiasi contenuto se il semplice fatto che un rapporto di lavoro sia nuovo in base al
   diritto nazionale fosse idoneo a configurare una «ragione oggettiva» ai sensi della clausola suddetta,
   atta a giustificare una diversità di trattamento, quale quella lamentata nei procedimenti principali,
   riguardante la presa in considerazione – al momento dell’assunzione a tempo indeterminato, da parte
   di un’autorità pubblica, di lavoratori a tempo determinato – dell’anzianità acquisita da questi ultimi
   presso tale autorità nell’ambito dei loro contratti di lavoro a termine.
66 Per contro, occorre prendere in considerazione la natura particolare delle mansioni svolte dalle
   ricorrenti nei procedimenti principali.
67 A questo proposito bisogna riconoscere che, se nell’ambito della presente causa fosse dimostrato –
   conformemente alle deduzioni in tal senso svolte dalle ricorrenti nei procedimenti principali,
   rammentate al punto 47 della presente sentenza – che le funzioni svolte da queste ultime in veste di
   dipendenti di ruolo sono identiche a quelle che esse esercitavano in precedenza nell’ambito di
   contratti di lavoro a tempo determinato, e se fosse vero che, come sostenuto dal governo italiano nelle
   sue osservazioni scritte, la normativa nazionale in questione mira a valorizzare l’esperienza acquisita dai
   dipendenti con contratto a termine in seno all’AGCM, simili elementi potrebbero suggerire che la
   mancata presa in considerazione dei periodi di servizio compiuti dai lavoratori a tempo determinato è
   in realtà giustificata soltanto dalla durata dei loro contratti di lavoro e, di conseguenza, che la diversità
   di trattamento in esame nei procedimenti principali non è basata su giustificazioni correlate alle
   esigenze oggettive degli impieghi interessati dalla procedura di stabilizzazione che possano essere
   qualificate come «ragioni oggettive» ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell’accordo quadro.
68 Spetta però al giudice del rinvio, nei procedimenti a quibus, da un lato, verificare se la situazione delle
   ricorrenti di tali procedimenti fosse, con riguardo ai periodi di servizio da esse compiuti nell’ambito di
   contratti di lavoro a tempo determinato, comparabile a quella di un altro dipendente dell’AGCM che
   avesse svolto i propri periodi di servizio in qualità di dipendente di ruolo nelle pertinenti categorie di
   funzioni, e, dall’altro, valutare, alla luce della giurisprudenza richiamata ai punti 50-52 della presente
   sentenza, se taluni degli argomenti presentati dall’AGCM dinanzi a esso giudice di rinvio costituiscano
   «ragioni oggettive» ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell’accordo quadro (sentenza Rosado
   Santana, cit., punto 83).
   ECLI:EU:C:2012:646                                                                                         13
 ---pagebreak---                              SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSE RIUNITE DA C-302/11 A C-305/11
                                                       VALENZA E A.
69 Dato che la clausola 5 dell’accordo quadro è priva di rilevanza al riguardo, e che inoltre le ordinanze di
   rinvio non forniscono alcuna informazione concreta e precisa in merito ad un eventuale utilizzo
   abusivo di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato, non vi è luogo – così come
   sostenuto dalle ricorrenti nei procedimenti principali – per pronunciarsi in merito all’interpretazione
   della clausola suddetta.
70 Occorre infine ricordare che la clausola 4 dell’accordo quadro è incondizionata e sufficientemente
   precisa per poter essere invocata dai singoli nei confronti dello Stato dinanzi ad un giudice nazionale
   a partire dalla data di scadenza del termine concesso agli Stati membri per realizzare la trasposizione
   della direttiva 1999/70 (v., in tal senso, sentenza Gavieiro Gavieiro e Iglesias Torres, cit., punti 78-83,
   97 e 98; ordinanza Montoya Medina, cit., punto 46, nonché sentenza Rosado Santana, cit., punto 56).
71 Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alle questioni sollevate dichiarando
   che la clausola 4 dell’accordo quadro, figurante quale allegato della direttiva 1999/70, deve essere
   interpretata nel senso che essa osta ad una normativa nazionale, quale quella controversa nei
   procedimenti principali, la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un
   lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un’autorità pubblica siano presi in considerazione
   per determinare l’anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo
   indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di ruolo nell’ambito di una
   specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro, a meno che la citata esclusione sia
   giustificata da «ragioni oggettive» ai sensi dei punti 1 e/o 4 della clausola di cui sopra. Il semplice
   fatto che il lavoratore a tempo determinato abbia compiuto i suddetti periodi di servizio sulla base di
   un contratto o di un rapporto di lavoro a tempo determinato non configura una ragione oggettiva di
   tal genere.
   Sulle spese
72 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente
   sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri
   soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
   Per questi motivi, la Corte (Sesta Sezione) dichiara:
   La clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 e
   figurante quale allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa
   all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere
   interpretata nel senso che essa osta ad una normativa nazionale, quale quella controversa nei
   procedimenti principali, la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un
   lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un’autorità pubblica siano presi in
   considerazione per determinare l’anzianità del lavoratore stesso al momento della sua
   assunzione a tempo indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di
   ruolo nell’ambito di una specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro, a
   meno che la citata esclusione sia giustificata da «ragioni oggettive» ai sensi dei punti 1 e/o 4
   della clausola di cui sopra. Il semplice fatto che il lavoratore a tempo determinato abbia
   compiuto i suddetti periodi di servizio sulla base di un contratto o di un rapporto di lavoro a
   tempo determinato non configura una ragione oggettiva di tal genere.
   Firme
   14                                                                                         ECLI:EU:C:2012:646