CELEX: 62008CJ0365
Language: it
Date: 2010-05-20
Title: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 20 maggio 2010.#Agrana Zucker GmbH contro Bundesminister für Land- und Forstwirtschaft, Umwelt und Wasserwirtschaft.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Verwaltungsgerichtshof - Austria.#Zucchero - Regolamento (CE) n. 318/2006 - Art. 16 - Calcolo dell’importo della tassa sulla produzione - Inclusione del quantitativo di zucchero entro quota oggetto di un ritiro dal mercato nella base imponibile della tassa - Principi di proporzionalità e di non discriminazione.#Causa C-365/08.

Causa C‑365/08
      Agrana Zucker GmbH
      contro
      Bundesminister für Land- und Forstwirtschaft, Umwelt und Wasserwirtschaft
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgerichtshof (Austria)]
      «Zucchero — Regolamento (CE) n. 318/2006 — Art. 16 — Calcolo dell’importo della tassa sulla produzione — Inclusione del quantitativo di zucchero entro quota oggetto di un ritiro dal mercato nella base imponibile della tassa — Principi di proporzionalità e di non discriminazione»
      Massime della sentenza
      1.        Agricoltura — Organizzazione comune dei mercati — Zucchero — Tassa sulla produzione — Base di calcolo
      (Regolamento del Consiglio n. 318/2006, artt. 16 e 19; regolamento della Commissione n. 290/2007, art. 1)
      2.        Agricoltura — Organizzazione comune dei mercati — Zucchero — Tassa sulla produzione — Base di calcolo
      (Regolamenti del Consiglio n. 318/2006, artt. 16 e 19, e n. 320/2006; regolamento della Commissione n. 290/2007, ottavo ‘considerando’)
      1.        L’art. 16 del regolamento n. 318/2006, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero, deve essere
         interpretato nel senso che il quantitativo di zucchero di quota oggetto di un ritiro dal mercato in applicazione dell’art. 19
         di tale regolamento e dell’art. 1 del regolamento n. 290/2007, che fissa, per la campagna di commercializzazione 2007/2008,
         la percentuale di cui all’articolo 19 del regolamento n. 318/2006, è incluso nella base imponibile della tassa sulla produzione.
      
      Infatti, dal contenuto e dalla ratio dell’art. 16 del regolamento n. 318/2006 risulta che il legislatore dell’Unione, nell’ambito
         della riforma dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero, ha voluto istituire una nuova tassa avente
         come base imponibile non già il quantitativo di zucchero effettivamente prodotto, ma la quota di zucchero detenuta. Pertanto,
         mentre il n. 1 di tale articolo enuncia il principio della riscossione di una tassa sulla quota di zucchero detenuta dalle
         imprese produttrici di zucchero, il n. 2 di detto articolo ha il solo obiettivo di fissare l’importo della detta tassa.
      
      Tale analisi è confermata dall’art. 16, n. 3, del regolamento n. 318/2006, il quale precisa, da parte sua, le modalità concrete
         della riscossione della tassa sulla produzione. Infatti, da un lato, al primo comma dispone che gli Stati membri addebitano
         l’intero importo della tassa sulla produzione, versato in virtù del n. 1 alle imprese stabilite sul loro territorio in proporzione
         alla quota da esse detenuta nel corso della rispettiva campagna di commercializzazione. D’altro lato, il secondo comma di
         tale art. 16, n. 3, prescrive che le imprese effettuino i pagamenti entro la fine di febbraio della relativa campagna di commercializzazione.
         Orbene, a quella data, il quantitativo prodotto a titolo di tale campagna non è conosciuto, poiché, conformemente all’art. 1,
         n. 2, del detto regolamento, una campagna di commercializzazione inizia il 1° ottobre e termina il 30 settembre dell’anno
         successivo.
      
      Peraltro, né dal regolamento n. 318/2006, né da alcun altro elemento risulta che il legislatore dell’Unione abbia inteso sottrarre
         alla base imponibile della tassa sulla produzione il quantitativo di zucchero di quota ritirato dal mercato conformemente
         all’art. 19 di tale regolamento.
      
      (v. punti 22-25, dispositivo 1)
      2.        L’inclusione del quantitativo di zucchero di quota ritirato dal mercato nella base imponibile della tassa sulla produzione
         istituita dall’art. 16 del regolamento n. 318/2006, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero,
         non è manifestamente inappropriata per raggiungere l’obiettivo perseguito con il citato regolamento e, quindi, non può essere
         considerata in contrasto con il principio di proporzionalità.
      
      Inoltre, tale inclusione non può considerarsi in contrasto con il principio di non discriminazione. Effettivamente, essa può
         portare, in ragione della modalità di fissazione di tale ritiro, a un trattamento differenziato delle imprese che si trovano
         in una situazione eventualmente comparabile, ma stabilite in Stati membri differenti. Tuttavia, un siffatto trattamento delle
         imprese risulta oggettivamente giustificato. Infatti, poiché la ripartizione delle quote tra le imprese e la gestione di tali
         quote continuano a essere garantite dagli Stati membri, la rinuncia a determinate quote è anch’essa organizzata da ciascuno
         di questi ultimi e varia da Stato a Stato. In tale contesto, secondo quanto emerge dall’ottavo ‘considerando’ del regolamento
         n. 290/2007, che fissa, per la campagna di commercializzazione 2007/2008, la percentuale di cui all’articolo 19 del regolamento
         n. 318/2006, è necessario prendere in considerazione il fatto che gli obblighi connessi alla misura di ritiro possono avere
         gravi conseguenze economiche per le imprese degli Stati membri che hanno fatto sforzi particolari nell’ambito del regime di
         ristrutturazione istituito dal regolamento n. 320/2006, relativo ad un regime temporaneo per la ristrutturazione dell’industria
         dello zucchero nella Comunità europea e che modifica il regolamento n. 1290/2005 relativo al finanziamento della politica
         agricola comune, e che un tale effetto sarebbe contrario all’obiettivo stesso del regime in causa e dell’organizzazione comune
         dei mercati, che è quello di garantire la redditività e la competitività di tale settore. Pertanto, l’esenzione totale o parziale
         dell’applicazione della percentuale di ritiro comune agli Stati membri ha lo scopo di tener conto degli sforzi da questi profusi
         per rinunciare definitivamente a determinate quote.
      
      (v. punti 40, 45-47)
SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
      20 maggio 2010 (*)
      
      «Zucchero – Regolamento (CE) n. 318/2006 – Art. 16 – Calcolo dell’importo della tassa sulla produzione – Inclusione del quantitativo di zucchero entro quota oggetto di un ritiro dal mercato nella base imponibile della tassa – Principi di proporzionalità e di non discriminazione»
      Nel procedimento C‑365/08,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Verwaltungsgerichtshof
         (Austria), con decisione 4 luglio 2008, pervenuta in cancelleria l’11 agosto 2008, nella causa
      
      Agrana Zucker GmbH
      contro
      Bundesminister für Land- und Forstwirtschaft, Umwelt und Wasserwirtschaft,
      
      LA CORTE (Quarta Sezione),
      composta dal sig. J.‑C. Bonichot, presidente di sezione, dalla sig.ra C. Toader, dai sigg. K. Schiemann, P. Kūris (relatore)
         e L. Bay Larsen, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra V. Trstenjak
      cancelliere: sig. K. Malacek, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 19 novembre 2009,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Agrana Zucker GmbH, dagli avv.ti W. Schwartz e H.‑J. Prieß, Rechtsanwälte, nonché dai sigg. B. Kurzai e H. Husemeyer;
      –        per il governo spagnolo, dall’avv. F. Díez Moreno, in qualità di agente;
      –        per il governo lituano, dal sig. D. Kriaučiūnas, in qualità di agente;
      –        per il governo polacco, dal sig. M. Dowgielewicz, in qualità di agente;
      –        per il Consiglio dell’Unione europea, dal sig. M. Moore e dalla sig.ra Z. Kupčová, in qualità di agenti; 
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. F. Erlbacher e P. Rossi, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 21 gennaio 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione e sulla validità dell’art. 16 del regolamento (CE) del Consiglio
         20 febbraio 2006, n. 318/2006, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero (GU L 58, pag. 1).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di un ricorso proposto dall’Agrana Zucker GmbH (in prosieguo: l’«Agrana Zucker»)
         avverso la decisione del Bundesminister für Land- und Forstwirtschaft, Umwelt und Wasserwirtschaft (Ministro federale dell’Agricoltura,
         delle Foreste, dell’Ambiente e dell’Acqua) 25 marzo 2008, avente ad oggetto l’importo della tassa sulla produzione per la
         campagna di commercializzazione 2007/2008.
      
       Contesto normativo
       Il regolamento n. 318/2006
      3        Il regolamento n. 318/2006, adottato dal Consiglio dell’Unione europea nell’ambito della riforma dell’organizzazione comune
         dei mercati nel settore dello zucchero, intervenuta nel corso del 2006, ha istituito un nuovo regime e nuove riduzioni di
         quota. Ha inoltre istituito una tassa denominata «tassa sulla produzione» e ha previsto nuovi strumenti di mercato gestiti
         dalla Commissione europea, come il ritiro dal mercato.
      
      4        Per quanto riguarda la tassa sulla produzione, il diciannovesimo ‘considerando’ del regolamento n. 318/2006 è così formulato:
      
      «È opportuno istituire una tassa sulla produzione che contribuirà al finanziamento delle spese inerenti all’organizzazione
         comune dei mercati nel settore dello zucchero».
      
      5        L’art. 16 del detto regolamento, intitolato «Tassa sulla produzione», così dispone:
      
      «1.      A partire dalla campagna di commercializzazione 2007/08 è riscossa una tassa sulla produzione delle quote di zucchero (...)
         detenute dalle imprese che producono tali prodotti (…). 
      
      2.      La tassa sulla produzione è fissata a 12 [euro] per tonnellata di zucchero di quota (...).
      3.      Lo Stato membro addebita l’intero importo della tassa sulla produzione, versato in virtù del paragrafo 1, alle imprese stabilite
         sul suo territorio in proporzione alla quota da esse detenuta nel corso della rispettiva campagna di commercializzazione.
      
      Le imprese effettuano i pagamenti entro la fine di febbraio della relativa campagna di commercializzazione.
      4.      Le imprese comunitarie produttrici di zucchero (...) hanno la facoltà di addebitare fino al 50% della tassa sulla produzione
         ai produttori di barbabietole da zucchero o di canne da zucchero o ai fornitori di cicoria».
      
      6        Lo «zucchero di quota» è definito all’art. 2, punto 5, del regolamento n. 318/2006 come la quantità di zucchero prodotta a
         titolo di una data campagna di commercializzazione entro i limiti della quota dell’impresa.
      
      7        L’art. 1, n. 2, del regolamento n. 318/2006 precisa che la campagna di commercializzazione inizia il 1° ottobre e termina
         il 30 settembre dell’anno successivo.
      
      8        Per quanto riguarda il ritiro dal mercato il ventiduesimo ‘considerando’ di tale regolamento così recita:
      
      «È opportuno istituire nuovi strumenti di mercato affidandone la gestione alla Commissione. (…) Per mantenere l’equilibrio
         strutturale dei mercati dello zucchero ad un livello di prezzo vicino al prezzo di riferimento, è opportuno autorizzare la
         Commissione a procedere al ritiro di zucchero dal mercato per il periodo necessario al ripristino dell’equilibrio del mercato».
      
      9        L’art. 19 del medesimo regolamento, intitolato «Ritiro dello zucchero dal mercato», è così formulato:
      
      «1.      Per salvaguardare l’equilibrio strutturale del mercato ad un livello di prezzo prossimo al prezzo di riferimento, in ottemperanza
         agli impegni della Comunità che scaturiscono da accordi conclusi a norma dell’articolo 300 del trattato [CE], può essere ritirata
         dal mercato una percentuale, uniforme per tutti gli Stati membri, di zucchero di quota, fino all’inizio della campagna di
         commercializzazione successiva.
      
      (…)
      2.      La percentuale di ritiro di cui al paragrafo 1 è fissata entro il 31 ottobre della relativa campagna di commercializzazione
         in base alle tendenze del mercato stimate per la stessa campagna.
      
      3.      Le imprese detentrici di quote hanno l’obbligo di immagazzinare a proprie spese, nel corso del periodo di ritiro, i quantitativi
         di zucchero corrispondenti all’applicazione della percentuale di cui al paragrafo 1 alla propria produzione entro quota nel
         corso della relativa campagna di commercializzazione.
      
      I quantitativi di zucchero ritirati dal mercato nel corso di una campagna di commercializzazione si considerano i primi quantitativi
         prodotti entro quota della campagna di commercializzazione successiva. Tuttavia, tenendo conto delle prevedibili tendenze
         del mercato, secondo la procedura di cui all’articolo 39, paragrafo 2, si può decidere di considerare, per la campagna di
         commercializzazione in corso e/o per la campagna successiva, tutto o parte dello zucchero (...) ritirati come:
      
      –        zucchero eccedente (...) atto a diventare zucchero industriale (…),
      o
      –        una quota di produzione temporanea, parte della quale può essere riservata all’esportazione nel rispetto degli impegni assunti
         dalla Comunità nel quadro di accordi conclusi a norma dell’articolo 300 del Trattato.
      
      (…)».
       Il regolamento (CE) n. 290/2007
      10      L’ottavo ‘considerando’ del regolamento (CE) della Commissione 16 marzo 2007, n. 290, che fissa, per la campagna di commercializzazione
         2007/2008, la percentuale di cui all’articolo 19 del regolamento (CE) n. 318/2006 del Consiglio (GU L 78, pag. 20), è così
         formulato:
      
      «Nello stesso contesto andrebbe considerato il fatto che gli obblighi connessi alla misura preventiva possono avere gravi
         conseguenze economiche per le imprese degli Stati membri che hanno fatto sforzi particolari nel quadro del regime di ristrutturazione
         istituito dal regolamento (CE) n. 320/2006. Un simile effetto sarebbe di fatto contrario all’obiettivo stesso del regime in
         causa e dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero, che è quello di garantire la redditività e la competitività
         del settore. È dunque necessario prevedere per gli Stati membri un’esenzione dall’applicazione della percentuale di ritiro
         preventivo proporzionata alla percentuale della quota nazionale che è stata liberata nell’ambito del regime di ristrutturazione
         sopra citato».
      
      11      L’art. 1 del regolamento n. 290/2007 così dispone:
      
      «1.      Per la campagna di commercializzazione 2007/2008, la percentuale di cui all’articolo 19, paragrafo 1, del regolamento (CE)
         n. 318/2006 è fissata al 13,5%.
      
      2.      In deroga al paragrafo 1:
      a)      la percentuale di cui al suddetto paragrafo non si applica alle imprese la cui produzione è inferiore all’86,5% della propria
         quota per la campagna di commercializzazione 2007/2008;
      
      b)      per le imprese che, per la campagna di commercializzazione 2007/2008, producono un quantitativo pari o superiore all’86,5%
         della propria quota, i quantitativi prodotti oltre la soglia dell’86,5% sono ritirati;
      
      c)      La percentuale di cui al paragrafo 1 non si applica ai quantitativi prodotti negli Stati membri la cui quota nazionale di
         zucchero è stata liberata in misura pari almeno al 50% a partire dal 1° luglio 2006, a seguito di una rinuncia alle quote
         ai sensi dell’articolo 3 del regolamento (CE) n. 320/2006.
      
      Per gli Stati membri la cui quota nazionale è stata liberata in misura inferiore al 50% a partire dal 1° luglio 2006, a seguito
         di una rinuncia alle quote ai sensi dell’articolo 3 del regolamento (CE) n. 320/2006, la percentuale di ritiro di cui al paragrafo
         1 è ridotta proporzionalmente alle quote liberate.
      
      La percentuale applicabile in virtù della presente lettera è fissata nell’allegato.
      (…)
      4.      I quantitativi ritirati conformemente al paragrafo 2, lettera b), e al paragrafo 3 sono considerati eccedenze di zucchero
         (…) della campagna 2007/2008, convertibili in zucchero o isoglucosio industriali (…).
      
      (…)».
       La controversia di cui alla causa principale e le questioni pregiudiziali
      12      Nel 2006 la competente autorità amministrativa attribuiva all’Agrana Zucker una quota di 405 812,4 tonnellate per la produzione
         di zucchero nel corso delle campagne di commercializzazione dal 2006/2007 al 2014/2015. In applicazione dell’art. 1, nn. 1
         e 2, lett. b), del regolamento n. 290/2007, la stessa autorità fissava per la campagna di commercializzazione 2007/2008 la
         soglia di produzione di quota applicabile alla Agrana Zucker all’86,5% della sua quota, ovvero a 351 027,73 tonnellate, imponendo
         così a tale società un ritiro del 13,5% della sua quota, ovvero 54 784,67 tonnellate di zucchero. 
      
      13      Con decisione 28 gennaio 2008, l’Agrarmarkt Austria (ente liquidatore) fissava l’importo della tassa sulla produzione dovuta
         dalla Agrana Zucker per la campagna di commercializzazione 2007/2008 in EUR 4 869 748,80 e invitava quest’ultima a versargli
         tale importo. 
      
      14      Lamentando il fatto che la tassa sulla produzione era stata calcolata sulla base della quota che le era stata attribuita e
         quindi includendo in detta base le 54 784,67 tonnellate di zucchero ritirate che non poteva più vendere a titolo di quantità
         di zucchero di quota, l’Agrana Zucker proponeva reclamo avverso la decisione dell’Agrarmarkt Austria presso il Bundesminister
         für Land- und Forstwirtschaft, Umwelt und Wasserwirtschaft. Quest’ultimo respingeva il detto reclamo con decisione del 25
         marzo 2008, che costituisce l’oggetto del procedimento proposto dinanzi al giudice del rinvio.
      
      15      Secondo quanto risulta dalla decisione di rinvio, l’Agrana Zucker sostiene, nel procedimento principale, che prendere in considerazione
         nel calcolo della tassa sulla produzione il quantitativo di zucchero che ha costituito oggetto di un ritiro dal mercato viola
         il principio di proporzionalità e quello di non discriminazione sancito dall’art. 34, n. 2, CE. Una siffatta violazione potrebbe,
         a suo avviso, essere evitata se fosse effettuata un’interpretazione dell’art. 16 del regolamento n. 318/2006 conforme al diritto
         primario.
      
      16      Il giudice del rinvio rileva in sostanza che, tenuto conto delle valutazioni giuridiche delle parti, della sentenza della
         Corte 8 maggio 2008, cause riunite C‑5/06 e da C‑23/06 a C‑36/06, Zuckerfabrik Jülich e a. (Racc. pag. I‑3231) e delle riserve
         formulate dalla ricorrente nel procedimento principale circa la validità dell’art. 16 del regolamento n. 318/2006, il problema
         posto nell’ambito del diritto dell’Unione non può essere facilmente risolto e non trova soluzione nella giurisprudenza della
         Corte.
      
      17      Ciò considerato, il Verwaltungsgerichtshof (Corte suprema amministrativa) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre
         alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 16 del regolamento (...) n. 318/2006 (...) vada interpretato nel senso che anche una quota di zucchero, inutilizzabile
         a causa del ritiro preventivo dal mercato ai sensi dell’art. 1 del regolamento (...) n. 290/2007, debba includersi nel calcolo
         della tassa sulla produzione;
      
      2)      in caso di risposta affermativa alla questione sub 1):
               se l’art. 16 del regolamento (...) n. 318/2006 (...) sia compatibile con il diritto primario, in particolare con il principio
         di proporzionalità e il divieto di discriminazione che discende dall’art. 34 CE».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      18      Con la prima questione, il giudice del rinvio vuole in sostanza sapere se l’art. 16 del regolamento n. 318/2006 debba essere
         interpretato nel senso che il quantitativo di zucchero di quota oggetto di un ritiro dal mercato in applicazione dell’art. 19
         di tale regolamento e dell’art. 1 del regolamento n. 290/2007 è incluso nella base imponibile della tassa sulla produzione.
      
      19      La ricorrente nella causa principale come pure i governi spagnolo e lituano sono del parere che la tassa sulla produzione
         si applichi al quantitativo di zucchero di quota che è effettivamente prodotto e che può essere smaltito in quanto tale e
         non alla quota in sé e per sé. Da ciò conseguirebbe che il quantitativo di zucchero ritirato dal mercato non debba essere
         preso in considerazione per fissare la base imponibile della detta tassa.
      
      20      Si deve a questo proposito ricordare che l’art. 16, n. 1, del regolamento n. 318/2006, prevede che a partire dalla campagna
         di commercializzazione 2007/2008 è percepita una tassa sulla produzione sulla quota di zucchero detenuta dalle imprese produttrici
         di zucchero. Tale disposizione indica, pertanto, chiaramente che la detta quota costituisce la base imponibile della tassa
         sulla produzione. Da ciò risulta che la base imponibile della tassa che un’impresa produttrice di zucchero deve pagare è costituita
         dalla quota di zucchero attribuitale per la campagna di commercializzazione di cui trattasi. 
      
      21      Certamente, i termini «tassa sulla produzione» utilizzati nel diciannovesimo ‘considerando’ del regolamento n. 318/2006 come
         pure nel titolo e nelle disposizioni di cui all’art. 16 di tale regolamento possono dar luogo a confusione circa la definizione
         della base imponibile di tale tassa, poiché sembrano designare non già una tassa che si applica ad una quota, ma una tassa
         che si applica a derrate effettivamente prodotte. Dicasi altrettanto per la formulazione dell’art. 16, n. 2, del detto regolamento
         a tenore del quale la «tassa sulla produzione è fissata a [12 euro] per tonnellata di zucchero di quota», dato che lo «zucchero
         di quota» è definito dall’art. 2, punto 5, del detto regolamento come quantità di zucchero prodotta a titolo di una data campagna
         di commercializzazione entro i limiti della quota dell’impresa interessata. 
      
      22      Tuttavia, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 46-51 delle sue conclusioni, dal contenuto e dalla ratio dell’art. 16
         del regolamento n. 318/2006 risulta che il legislatore dell’Unione, nell’ambito della riforma dell’organizzazione comune dei
         mercati nel settore dello zucchero, ha voluto istituire una nuova tassa avente come base imponibile non già il quantitativo
         di zucchero effettivamente prodotto, ma la quota di zucchero detenuta. Infatti, mentre il n. 1 di tale articolo enuncia il
         principio della riscossione della tassa sulla quota di zucchero detenuta dalle imprese produttrici di zucchero, il n. 2 di
         detto articolo ha il solo obiettivo di fissare l’importo della detta tassa. 
      
      23      Tale analisi è confermata dall’art. 16, n. 3, del regolamento n. 318/2006, il quale precisa, da parte sua, le modalità concrete
         della riscossione della tassa sulla produzione. Infatti, da un lato, al primo comma dispone che «lo Stato membro addebita
         l’intero importo della tassa sulla produzione, versato in virtù del paragrafo 1 alle imprese stabilite sul suo territorio
         in proporzione alla quota da esse detenuta nel corso della rispettiva campagna di commercializzazione». D’altro lato, il secondo
         comma di tale art. 16, n. 3, prescrive che le imprese effettuano i pagamenti entro la fine di febbraio della relativa campagna
         di commercializzazione. Orbene, per tale data, il quantitativo prodotto a titolo di tale campagna non è conosciuto, poiché,
         conformemente, all’art. 1, n. 2, del detto regolamento, una campagna di commercializzazione inizia il 1° ottobre e termina
         il 30 settembre dell’anno successivo.
      
      24      Peraltro, né dal regolamento n. 318/2006, né da alcun altro elemento risulta che il legislatore dell’Unione abbia inteso sottrarre
         alla base imponibile della tassa sulla produzione il quantitativo di zucchero di quota ritirato dal mercato conformemente
         all’art. 19 di tale regolamento. La tesi secondo cui tale tassa si applicherebbe solo al quantitativo di zucchero corrispondente
         alla differenza tra la quota di zucchero detenuta e il quantitativo di zucchero di quota ritirato dal mercato non trova, in
         particolare, alcun fondamento nell’art. 16 del detto regolamento analizzato ai punti 20-23 della presente sentenza.
      
      25      Di conseguenza la prima questione va risolta dichiarando che l’art. 16 del regolamento n. 318/2006 deve essere interpretato
         nel senso che il quantitativo di zucchero di quota oggetto di un ritiro dal mercato in applicazione dell’art. 19 di tale regolamento
         e dell’art. 1 del regolamento n. 290/2007 è incluso nella base imponibile della tassa sulla produzione. 
      
       Sulla seconda questione
      26      La seconda questione verte sulla validità dell’art. 16 del regolamento n. 318/2006. Nell’ipotesi di soluzione positiva alla
         prima questione, il giudice del rinvio nutre in particolare dubbi circa la validità di tale disposizione sotto il profilo
         dei principi di proporzionalità e di non discriminazione. 
      
       Sulla validità dell’art. 16 del regolamento n. 318/2006 sotto il profilo del principio di proporzionalità 
      27      La ricorrente nella causa principale sostiene, in sostanza, che l’inclusione del quantitativo di zucchero di quota ritirato
         dal mercato nella base imponibile dell’imposta sulla produzione è in contrasto con il principio di proporzionalità, perché
         si risolve nel pagamento di una tassa su un quantitativo di zucchero che non è stato prodotto e che quindi non esiste, ovvero
         nel pagamento di una tassa su un quantitativo di zucchero effettivamente prodotto ma considerato zucchero eccedentario che
         può diventare zucchero industriale venduto due volte meno caro dello zucchero di quota o essere riportato, quale zucchero
         di quota, sulla campagna di commercializzazione successiva nel corso della quale sarà nuovamente gravato della tassa sulla
         produzione. Gli oneri così imposti alle imprese produttrici di zucchero non sarebbero necessari per raggiungere l’obiettivo
         perseguito, quale definito dal diciannovesimo ‘considerando’ del regolamento n. 318/2006, poiché il provento della tassa sulla
         produzione, sarebbe superiore alle spese che intervengano nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello
         zucchero.
      
      28      Tale punto di vista è condiviso dai governi spagnolo, lituano e polacco i quali ritengono altresì che la riscossione della
         tassa sulla produzione sul quantitativo di zucchero di quota che ha costituito oggetto di un ritiro dal mercato si risolva
         nel far sopportare alle imprese interessate un onere finanziario sproporzionato. Facendo riferimento, come la ricorrente nella
         causa principale, alla citata sentenza Zuckerfabrik Jülich e a., il governo lituano sottolinea in particolare che, nonostante
         l’ampio margine di valutazione discrezionale di cui le istituzioni dispongono in tale settore, i produttori non possono essere
         tassati oltre quanto è necessario per la realizzazione degli obiettivi della tassazione. Il governo polacco, che rileva inoltre
         che lo zucchero ritirato dal mercato non produce alcuna spesa collegata con l’organizzazione comune dei mercati nel settore
         dello zucchero, considera, dal canto suo, che le istituzioni non hanno in materia un ampio margine di valutazione discrezionale,
         tenuto conto della natura tecnica della disposizione di cui trattasi. 
      
      29      A questo proposito, occorre rammentare che il principio di proporzionalità, che fa parte dei principi generali del diritto
         dell’Unione, richiede che gli atti delle istituzioni di quest’ultima non superino i limiti di quanto idoneo e necessario al
         conseguimento degli scopi legittimi perseguiti dalla normativa di cui trattasi, fermo restando che, qualora sia possibile
         una scelta fra più misure appropriate, si deve ricorrere alla meno restrittiva e che gli inconvenienti causati non devono
         essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti (sentenza 11 giugno 2009, causa C‑33/08, Agrana Zucker, non ancora pubblicata
         nella Raccolta, punto 31 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      30      Per quanto riguarda il controllo giurisdizionale delle condizioni di attuazione di un siffatto principio, è giurisprudenza
         costante che il legislatore dell’Unione dispone di un ampio potere discrezionale in materia di politica agricola comune e
         che, considerato questo potere, solo il carattere manifestamente inidoneo di un provvedimento adottato in tale ambito, in
         relazione allo scopo che l’istituzione competente intende perseguire, può inficiare la legittimità di tale provvedimento (v.
         sentenza Agrana Zucker, cit., punto 32 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      31      In tal senso, si tratta non di sapere se il provvedimento adottato dal legislatore fosse il solo o il migliore possibile,
         ma se esso fosse manifestamente inidoneo (sentenza Agrana Zucker, cit., punto 33 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      32      Nella specie, dal diciannovesimo ‘considerando’ del regolamento n. 318/2006 risulta che la tassa sulla produzione è stata
         istituita per contribuire al finanziamento delle spese che intervengono nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati
         nel settore dello zucchero.
      
      33      Avendo come base imponibile la quota detenuta dalle imprese, tale tassa consente di procurare al bilancio dell’Unione europea
         introiti stabili in quanto non dipendono da quantitativi realmente prodotti o da eventuali ritiri dal mercato. Inoltre, una
         siffatta determinazione della base imponibile della tassa di cui trattasi, consente di percepire tali introiti nel corso della
         campagna di commercializzazione, come previsto dall’art. 16, n. 3, del regolamento n. 318/2006.
      
      34      Per quanto riguarda le spese che intervengono nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero,
         contemplate nel diciannovesimo ‘considerando’ del detto regolamento, non può ritenersi che si tratti unicamente di restituzioni
         all’esportazione di zucchero e di isoglucosio, di restituzioni alla produzione per l’utilizzo dello zucchero nell’industria
         chimica e di spese collegate con misure di immagazzinamento come sostenuto dalla ricorrente nella causa principale. 
      
      35      Infatti, come rilevato ai paragrafi 38-40 e 81-84 delle conclusioni dell’avvocato generale, la riforma dell’organizzazione
         comune dei mercati nel settore dello zucchero ha tradotto la volontà del legislatore, nell’ambito della nuova politica agricola
         comune, di abbandonare progressivamente la politica di sostegno dei prezzi e della produzione a favore di una politica di
         sostegno dei redditi agricoli disaccoppiato dalla produzione. La riduzione del sostegno del mercato dello zucchero è stata
         parzialmente compensata da un sostegno dei redditi delle imprese agricole sotto forma di un aiuto diretto detto «disaccoppiato».
         Il costo delle nuove misure, di cui l’aiuto diretto disaccoppiato costituiva la parte principale, doveva essere essenzialmente
         compensato, secondo il punto 5 della proposta di regolamento del Consiglio sull’organizzazione comune dei mercati nel settore
         dello zucchero [(COM (2005) 263 def.], dalle economie realizzate grazie alla forte riduzione delle spese di restituzioni all’esportazione
         e alla soppressione dell’aiuto alla raffinazione, data la necessità che la riforma rispettasse lo status quo delle spese previste
         all’atto della presentazione delle proposte della politica agricola comune nel corso del mese di gennaio 2003.
      
      36      In questo contesto, si deve intendere l’obiettivo menzionato nel diciannovesimo ‘considerando’ del regolamento n. 318/2006
         nel senso che la tassa sulla produzione contribuisce a finanziare le differenti misure nel settore dello zucchero, compreso
         l’aiuto diretto disaccoppiato che rappresenta la spesa più elevata.
      
      37      Orbene, è pacifico che il provento della tassa sulla produzione è, per ciascuna campagna di commercializzazione, molto inferiore
         all’insieme di tali spese.
      
      38      È pertanto giocoforza constatare che la tassa sulla produzione si distingue dalla misura oggetto della causa che ha dato luogo
         alla citata sentenza Zuckerfabrik Jülich e a., in cui la Corte ha giudicato che la modalità di calcolo del contributo analizzata
         ai punti 57‑60 di detta sentenza eccedeva quanto necessario per raggiungere l’obiettivo del regolamento del Consiglio 19 giugno
         2001, n. 1260, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero (GU L 178, pag. 1), che era inteso
         a far sopportare integralmente ai produttori, in modo giusto ed efficace, gli oneri dello smaltimento delle eccedenze di produzione
         comunitaria secondo il principio di autofinanziamento.
      
      39      Per quanto riguarda l’onere finanziario sostenuto dalle imprese assoggettate per effetto dell’inclusione del quantitativo
         di zucchero di quota ritirato dal mercato nella base imponibile della tassa sulla produzione, si deve rilevare che questo
         è parzialmente compensato dal beneficio che tali imprese traggono dal ritiro dal mercato, in quanto questo è inteso, come
         risulta dal ventiduesimo ‘considerando’ e dall’art. 19, n. 1, del regolamento n. 318/2006, a mantenere l’equilibrio strutturale
         del mercato ad un livello di prezzo prossimo al prezzo di riferimento fino a che tale equilibrio del mercato non sarà stato
         ristabilito. Si deve inoltre rilevare che in forza dell’art. 16, n. 4, del medesimo regolamento, tali imprese possono ripercuotere
         sui produttori di barbabietole, di canne da zucchero o di cicoria fino al 50% dell’importo della tassa sulla corrispondente
         produzione.
      
      40      Da tutto quanto sopra consegue che l’inclusione del quantitativo di zucchero di quota ritirato dal mercato nella base imponibile
         della tassa sulla produzione non è manifestamente inappropriata per raggiungere l’obiettivo perseguito e, quindi, non può
         essere considerata in contrasto con il principio di proporzionalità.
      
       Sulla validità dell’art. 16 del regolamento n. 318/2006 sotto il profilo del principio di non discriminazione 
      41      La ricorrente nella causa principale e il governo lituano sostengono che l’inclusione del quantitativo di zucchero di quota
         ritirato dal mercato nella base imponibile della tassa sulla produzione dà altresì luogo a una discriminazione fondata sulla
         nazionalità. Infatti, poiché i ritiri dal mercato vengono effettuati, conformemente all’art. 1, n. 2, del regolamento n. 290/2007,
         non già con l’applicazione di un’aliquota uniforme ma in funzione di coefficienti differenti a seconda degli Stati membri,
         a talune imprese verrebbe imposta una tassazione, con riferimento al quantitativo di zucchero effettivamente prodotto, più
         rilevante di quella sostenuta da altre imprese che si trovano in un’analoga situazione ma stabilite in un altro Stato membro.
      
      42      A tal riguardo è d’uopo rammentare che, secondo costante giurisprudenza, l’art. 34, n. 2, secondo comma, CE, che sancisce
         il divieto di qualsiasi discriminazione nell’ambito della politica agricola comune, è solo l’espressione specifica del principio
         generale di uguaglianza, il quale impone che situazioni analoghe non siano trattate in modo dissimile e che situazioni diverse
         non siano trattate nello stesso modo, a meno che non sia obiettivamente giustificata una differenza di trattamento (citata
         sentenza Agrana Zucker, punto 46 e la giurisprudenza ivi menzionata).
      
      43      Nella specie, l’art. 1, n. 1, del regolamento n. 290/2007 per la campagna di commercializzazione 2007/2008 ha fissato al 13,5%
         la percentuale, comune a tutti gli Stati membri, di zucchero di quota ritirato dal mercato di cui all’art. 19, n. 1, del regolamento
         n. 318/2006. In deroga a tale disposizione, l’art. 1, n. 2, lett. c), del regolamento n. 290/2007 prevede, in primo luogo,
         che tale percentuale non si applica ai quantitativi prodotti negli Stati membri la cui quota nazionale di zucchero è stata
         liberata in misura pari almeno al 50% a partire dal 1° luglio 2006 a seguito di una rinuncia alle quote ai sensi dell’art. 3
         del regolamento (CE) del Consiglio 20 febbraio 2006, n. 320, relativo ad un regime temporaneo per la ristrutturazione dell’industria
         dello zucchero nella Comunità [europea] e che modifica il regolamento (CE) n. 1290/2005 relativo al [finanziamento] della
         politica agricola comune (GU L 58, pag. 42), e, in secondo luogo, che tale percentuale è ridotta proporzionalmente alle quote
         liberate per gli Stati membri la cui quota nazionale è stata liberata ai sensi di tale disposizione in misura inferiore al
         50% a partire dal 1° luglio 2006.
      
      44      Da ciò consegue che l’importanza del ritiro dal mercato imposto alle imprese per detta campagna di commercializzazione può
         variare in particolare a seconda dello Stato membro in cui esse sono stabilite. Pertanto, la parte della tassa sulla produzione
         che pagano e che corrisponde al quantitativo di zucchero di quota ritirato dal mercato è parimenti più o meno importante a
         seconda che esse siano stabilite in questo o in quello Stato membro. 
      
      45      Entro questi limiti, l’inclusione del quantitativo di zucchero di quota ritirato dal mercato nella base imponibile della tassa
         sulla produzione può portare, in ragione della modalità di fissazione di tale ritiro, a un trattamento differenziato delle
         imprese che si trovano in una situazione eventualmente comparabile, ma stabilite in Stati membri differenti.
      
      46      Tuttavia, un siffatto trattamento delle imprese risulta oggettivamente giustificato. Infatti, poiché la ripartizione delle
         quote tra le imprese e la loro gestione continuano a essere garantite dagli Stati membri, anche la rinuncia alle quote è organizzata
         da ciascuno di essi e varia da uno Stato all’altro. In tale contesto, secondo quanto emerge dall’ottavo ‘considerando’ del
         regolamento n. 290/2007, la Commissione ha ritenuto necessario prendere in considerazione il fatto che gli obblighi connessi
         alla misura di ritiro potevano avere gravi conseguenze economiche per le imprese degli Stati membri che hanno fatto sforzi
         particolari nell’ambito del regime di ristrutturazione istituito dal regolamento n. 320/2006 e che un tale effetto sarebbe
         contrario all’obiettivo stesso del regime in causa e dell’organizzazione comune dei mercati, che è quello di garantire la
         redditività e la competitività di tale settore. Pertanto, l’esenzione totale o parziale dell’applicazione della percentuale
         di ritiro comune agli Stati membri ha lo scopo di tener conto degli sforzi da questi profusi per rinunciare definitivamente
         a determinate quote (v., per analogia, cit. sentenza Agrana Zucker, punto 51).
      
      47      Da ciò consegue che l’inclusione del quantitativo di zucchero di quota ritirato dal mercato nella base imponibile della tassa
         sulla produzione non può considerarsi in contrasto con il principio di non discriminazione.
      
      48      Alla luce di tutto quanto precede la seconda questione va risolta dichiarando che dall’esame della stessa non è emerso alcun
         elemento tale da inficiare la validità dell’art. 16 del regolamento n. 318/2006.
      
       Sulle spese
      49      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 16 del regolamento (CE) del Consiglio 20 febbraio 2006, n. 318, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel
            settore dello zucchero, deve essere interpretato nel senso che il quantitativo di zucchero di quota oggetto di un ritiro dal
            mercato in applicazione dell’art. 19 di tale regolamento e dell’art. 1 del regolamento della Commissione 16 marzo 2007, n. 290,
            che fissa, per la campagna di commercializzazione 2007/2008, la percentuale di cui all’articolo 19 del regolamento (CE) n. 318/2006
            del Consiglio, è incluso nella base imponibile della tassa sulla produzione.
      2)      Dall’esame della seconda questione pregiudiziale non sono emersi elementi idonei ad inficiare la validità dell’art. 16 del
            regolamento n. 318/2006.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.