CELEX: 52008PC0609
Language: it
Date: 2008-10-02
Title: Proposta di decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

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52008PC0609

Proposta di decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione  /* COM/2008/0609 def. */  

	[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |Bruxelles, 2.10.2008COM(2008) 609 definitivoProposta diDECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOsulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(presentata dalla Commissione)RELAZIONEL'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006[1] permette di mobilitare, grazie a un meccanismo di flessibilità, stanziamenti del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) oltre i limiti delle pertinenti rubriche del quadro finanziario, senza eccedere il massimale annuo di 500 milioni di euro. Le regole di ammissibilità applicabili ai contributi del Fondo sono previste dal regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio[2].I servizi della Commissione hanno svolto un esame approfondito delle quattro domande presentate dall’Italia in conformità del regolamento (CE) n. 1927/2006, in particolare degli articoli 2, 3, 4, 5 e 6.Gli elementi principali delle valutazioni possono essere sintetizzati come segue.Casi EGF/2007/05/IT/Sardegna, EGF/2007/06/IT/Piemonte, EGF/2007/07/IT/ Lombardia e EGF/2008/01/IT/Toscana1. Le autorità italiane hanno presentato le domande alla Commissione nelle date seguenti: per la Sardegna il 9 agosto 2007, per il Piemonte il 10 agosto 2007, per la Lombardia il 17 agosto 2007 e per la Toscana il 12 febbraio 2008. Tutte e quattro le domande si basano sugli specifici criteri di intervento di cui all'articolo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e sono state inoltrate entro il termine di 10 settimane previsto all'articolo 5 del medesimo regolamento.2. L’Italia ha presentato le quattro domande ai sensi del criterio di intervento di cui all’articolo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1927/2006, che fissa come condizione l'esubero di almeno 1000 dipendenti, nell'arco di 9 mesi, in un settore NACE (classificazione statistica delle attività economiche) rev. 2[3], in una regione o in due regioni contigue (divisione 13 della NACE rev. 2 “Industrie tessili” in aziende situate nelle regioni Sardegna, Piemonte, Lombardia e Toscana).3. Le quattro domande indicano i seguenti licenziamenti definitivi:-  Sardegna: 1 044 esuberi nel periodo di riferimento di nove mesi (dal 27 ottobre 2006 al 26 luglio 2007) nel settore 13 NACE 2[4] (industrie tessili), nella regione NUTS II ITG2- Sardegna.-  Piemonte: 1 537 esuberi nel periodo di riferimento di nove mesi (dal 1° settembre 2006 al 31 maggio 2007) nel settore 13 NACE 2 (industrie tessili), nella regione NUTS II ITC4- Piemonte.-  Lombardia: 1 816 esuberi nel periodo di riferimento di nove mesi (dal 1° settembre 2006 al 31 maggio 2007) nel settore 13 NACE 2 (industrie tessili), nella regione NUTS II ITC4- Lombardia.-  Toscana: 1 558 esuberi nel periodo di riferimento di nove mesi (dal 1° marzo 2007 al 30 novembre 2007) nel settore 13 NACE 2 (industrie tessili), nella regione NUTS II ITE15- Toscana.4. L’analisi del nesso tra questi licenziamenti e i grandi mutamenti intervenuti nella struttura del commercio mondiale si basa sui seguenti dati. Le domande attribuiscono gli esuberi nelle quattro regioni ad un contesto di mutamenti radicali nella distribuzione della produzione di tessili. I paesi terzi (in particolare la Cina e l’India) dominano sempre più il commercio mondiale di tessili e abbigliamento e paesi come la Turchia e il Bangladesh continuano ad accrescere la loro quota di produzione mondiale. Le ristrutturazioni su larga scala nelle industrie europee del tessile e abbigliamento, cominciate dagli anni novanta, hanno già prodotto un aumento della produttività e un riorientamento della produzione verso l’alta qualità, unitamente alla riduzione della forza lavoro di circa un terzo fra il 1990 e il 2004[5].5. Oltre ai mutamenti nel mercato a livello mondiale, i produttori tessili della Comunità hanno dovuto affrontare una maggiore concorrenza specifica a seguito della scadenza dell'accordo multifibre ( Multifibre Arrangement , MFA); l’MFA contingentava la quantità di abbigliamento e tessili che i paesi in via di sviluppo potevano esportare verso i paesi sviluppati. La scadenza del MFA (e dell'accordo sui tessili e sull'abbigliamento (ATA) che lo ha succeduto) nel 2005, hanno aperto i mercati comunitari dei tessili e dell'abbigliamento alla libera concorrenza dei paesi in via di sviluppo. Tra il 2004 e il 2006, il volume dei capi di abbigliamento importati nella Comunità ha registrato un aumento annuo del 10% circa. Il fenomeno è legato principalmente al forte aumento delle importazioni dalla Cina a seguito della scadenza dell'accordo multifibre.I licenziamenti italiani sono causati dalla generale tendenza dell’industria dell’abbigliamento e degli accessori nella Comunità a delocalizzare la produzione verso paesi terzi che presentano costi meno elevati, come già dimostrato nel caso di una precedente domanda presentata da Malta[6]. Nelle loro domande, le autorità italiane hanno fornito dati statistici a riprova del fatto che gli esuberi sono un risultato diretto dell’evoluzione dell’industria mondiale dei tessili.6. Le autorità italiane hanno fatto ricorso alle stesse motivazioni per tutte le quattro domande, cioè che mentre la scadenza dell’MFA e dell’ATA non era inattesa, l’impatto economico che ha avuto nell’industria tessile italiana in generale, e nello specifico nelle quattro regioni, è stato molto più duro del previsto. Secondo le previsioni delle autorità italiane, la scadenza dell’MFA avrebbe avuto, complessivamente, conseguenze minime sulla produzione e sull’occupazione: non è stato così. In conseguenza della scadenza dell’MFA e della riduzione della domanda di tessili italiani che ne è derivata, molte delle aziende in cui si sono verificati gli esuberi hanno investito in una serie di innovazioni tecnologiche nel processo produttivo per cercare di ridurre i costi e diversificare la gamma di prodotti: queste non sono comunque servite a neutralizzare la forte riduzione degli ordini e la maggiore concorrenza dei produttori tessili dei paesi terzi.7. Le quattro domande illustrano l’impatto locale e regionale nel modo seguente:-  Sardegna: la provincia di Nuoro, dove si sono verificati gli esuberi, è il centro della produzione tessile sarda. La provincia ha un alto tasso di disoccupazione (10,8% nel 2006, contro la media nazionale del 6,8% nello stesso anno) che tocca i livelli più elevati fra i giovani e le persone anziane. Nel 2005, il tasso di occupazione a Nuoro era del 51,6%, contro il livello nazionale del 57,5%. Le autorità italiane affermano che l’incidenza di questi licenziamenti è molto forte su una forza lavoro già debole e isolata.-  La competitività economica del Piemonte si basa sulle industrie edile e dei servizi, piuttosto che su quella tessile. Tuttavia, metà della forza lavoro del biellese (il tradizionale distretto tessile del Piemonte e la zona geografica in cui sono avvenuti il 35% dei licenziamenti oggetto della domanda) è impiegata nell’industria manifatturiera, di cui un terzo nell'industria tessile. L’impatto dei licenziamenti in Piemonte si è riflesso in un aumento di domande rivolte alla cassa integrazioni guadagni straordinaria (CIGS).-  Lombardia: per questa regione, le autorità italiane hanno illustrato la divergenza tra il buon livello di competitività generale dei settori diversi dal tessile e l’andamento negativo per quanto riguarda l’industria tessile. Le aziende tessili sono concentrate maggiormente nelle provincie di Milano, Brescia, Varese, Bergamo e Como e sono in declino da vari anni. Le autorità italiane si avvalgono dei dati INAIL[7] per illustrare il peggioramento della situazione dell’industria tessile in queste provincie: il numero di occupati nel settore in Lombardia è calato da 22 426 a 17 267 fra il 2000 e il 2004, subendo una riduzione di circa il 23% in quattro anni.-  Toscana: il numero di aziende tessili nella provincia di Prato è diminuito di circa il 20% fra il 2002 e il 2006, passando da 5 508 a 4 429. Il numero di occupati nelle aziende tessili pratesi è diminuito, durante lo steso periodo, del 25% (da 28 600 nel 2002 a 21 436 nel 2006). Le ultime statistiche regionali indicano che mentre a livello generale l’andamento del tasso di occupazione è stabile, il numero di addetti nel settore tessile sta diminuendo (nel terzo trimestre del 2007 è stato registrato un -5,7% rispetto all’anno precedente).In conclusione, tenuto conto delle circostanze, si può ritenere che i licenziamenti abbiano avuto ripercussioni negative significative sull’economia locale delle quattro regioni interessate.8. Per quanto riguarda il rispetto dei criteri di cui all’articolo 6 del regolamento (CE) n. 1927/2006, la domanda conteneva i seguenti elementi: l’Italia ha confermato che il contributo finanziario del FEG non sostituisce azioni che sono di competenza delle imprese a norma della legislazione nazionale o dei contratti collettivi e ha fornito garanzie circa il fatto che le azioni previste forniscono sostegno a singoli lavoratori e non serviranno a finanziare la ristrutturazione di imprese o settori. Le autorità italiane hanno inoltre confermato che le azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari comunitari.In conclusione, per i motivi di cui sopra si propone di accogliere le domande EGF/2007/05/IT/Sardegna, EGF/2007/06/IT/Piemonte, EGF/2007/07/IT/ Lombardia e EGF/2008/01/IT/Toscana presentate dall’Italia in relazione al settore tessile, poiché è stato dimostrato che i licenziamenti derivano da profondi mutamenti della struttura del commercio mondiale che hanno condotto a una grave perturbazione economica, che ha ripercussioni negative sull'economia locale. È stato proposto un pacchetto coordinato di servizi personalizzati ammissibili dell’importo totale di 70 316 150 euro per le quattro regioni: di questi, il contributo richiesto al FEG ammonta a 35 158 075 euro.FinanziamentoIl bilancio totale annuo disponibile per il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione ammonta a 500 milioni di euro. Un importo pari a 3 106 882 euro è già stato mobilitato per due domande e un importo pari a 10 770 772 euro è il totale proposto per due nuovi casi: l’ammontare complessivo è di 13 877 654 euro che lascia disponibili 486 122 346 euro.L’assegnazione proposta dalla Commissione a titolo del Fondo si basa sulle informazioni messe a disposizione dai richiedenti.In base alle quattro domande di intervento del Fondo presentate dall’Italia, dove l’industria tessile ha subito ripercussioni negative, le stime totali dei pacchetti coordinati di servizi personalizzati da finanziare sono le seguenti:Servizi personalizzati da finanziare (in EUR) |Italia/Sardegna 2007/005 | 10 971 000 |Italia/Piemonte 2007/006 | 7 798 750 |Italia/Lombardia 2007/007 | 12 534 125 |Italia/Toscana 2008/001 | 3 854 200 |Totale | 35 158 075 |Previo esame di tali quattro richieste[8] e considerando l'importo massimo di un contributo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione stabilito a norma dell'articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006, nonché del margine previsto per riassegnare stanziamenti, la Commissione propone di mobilitare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per un importo totale di 35 158 075 euro , da assegnare nel quadro della rubrica 1a del quadro finanziario.Questo importo consente di avere ancora a disposizione almeno il 25% dell’importo massimo annuo assegnato al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per le assegnazioni durante l’ultimo quadrimestre del 2008, come previsto all’articolo 12, paragrafo 6, del regolamento (CE) n. 1927/2006.Con la presente proposta di mobilitazione del Fondo, la Commissione avvia la procedura semplificata di dialogo a tre, conformemente al punto 28 dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006, al fine di ottenere l’accordo dei due rami dell’autorità di bilancio sulla necessità di utilizzare il Fondo e sull’importo richiesto. La Commissione invita il primo dei due rami dell’autorità di bilancio che giunge ad un accordo sulla proposta di mobilitazione, al livello politico adeguato, ad informare l’altro ramo nonché la Commissione delle sue intenzioni.In caso di disaccordo da parte di uno dei due rami dell’autorità di bilancio, sarà indetta una riunione ufficiale di dialogo a tre.La Commissione presenterà altresì una richiesta di storno per iscrivere nel bilancio 2008 gli stanziamenti di impegno e di pagamento necessari, conformemente al punto 28 dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006.Proposta diDECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOsulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazioneIL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea,visto l’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria[9], in particolare il punto 28,visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione[10], in particolare l’articolo 12, paragrafo 3,vista la proposta della Commissione[11],considerando quanto segue:(1) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (in appresso “il Fondo”) è stato istituito per fornire sostegno supplementare ai lavoratori licenziati che risentono delle conseguenze dei cambiamenti fondamentali nella struttura del commercio mondiale e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro.(2) L’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 consente di mobilitare il Fondo nei limiti di un importo annuo massimo di 500 milioni di euro.(3) L’Italia ha presentato quattro domande di mobilitazione del fondo, relative agli esuberi nel settore tessile, il 9 agosto 2007 per la Sardegna, il 10 agosto 2007 per il Piemonte, il 17 agosto 2007 per la Lombardia e il 12 febbraio 2008 per la Toscana. Queste domande sono conformi ai requisiti per la determinazione del contributo finanziario previsti all'articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006.(4) Pertanto, si dovrebbe procedere alla mobilitazione del Fondo per fornire un contributo finanziario in relazione alle domande,DECIDONO:Articolo 1Nel quadro del bilancio generale dell’Unione europea stabilito per l’esercizio 2008, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è mobilitato per fornire l’importo di 35 158 075 euro in stanziamenti d’impegno e di pagamento.Articolo 2La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea .Fatto a Bruxelles, ilPer il Parlamento europeo Per il ConsiglioIl Presidente Il Presidente [1] GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.[2] GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1, come rettificata dalla GU L 48 del 22.2.2008, pag. 82.[3] Regolamento (CE) n. 1893/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che definisce la classificazione statistica delle attività economiche NACE Revisione 2 e modifica il regolamento (CEE) n. 3037/90 del Consiglio nonché alcuni regolamenti (CE) relativi a settori statistici specifici (GU L 393 del 30.12.2006, pag. 1).[4] Le autorità italiane hanno confermato che la loro classificazione nazionale dei settori usa quella ATECO-ISTAT 2002, che si basa sulla NACE rev. 1.1 (normativa in materia NACE in vigore fino al 1° gennaio 2008). Tutte le aziende comprese nel loro elenco (nelle tre domande) rientrano nel secondo livello ATECO (e NACE), settore 17 – “Industrie tessili”, che corrisponde al settore 13 NACE nelle nuove categorie della NACE rev.2.[5] Osservatorio europeo del cambiamento ( European Monitoring Centre on Change, EMCC). Sectors Futures – Textile and Leather in Europe: the end of an era or a new beginning? (2004)http://www.eurofound.europa.eu/emcc/content/source/tn04004a.htm[6] SEC(2008)1657[7] INAIL: Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro[8] Comunicazione della Commissione relativa a quattro domande di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione presentate dall’Italia che presenta l’esame della Commissione su tali richieste (SEC(2008) 2414).[9] GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.[10] GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.[11] GU C […] del […], pag. […].