CELEX: 62002CC0301
Language: it
Date: 2005-02-17 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Léger del 17 febbraio 2005. # Carmine Salvatore Tralli contro Banca centrale europea. # Ricorso avverso una sentenza del Tribunale di primo grado - Personale della Banca centrale europea - Assunzione - Proroga del periodo di prova - Licenziamento durante il periodo di prova. # Causa C-301/02 P.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALEP. LÉGERpresentate il 17 febbraio 2005(1)
         Causa C-301/02 PCarmine Salvatore Tralli contro Banca centrale europea 
            «Ricorso avverso una pronuncia del Tribunale di primo grado  –  Banca centrale europea  –  Norme sul personale  –  Adozione delle norme di esecuzione interna delle condizioni d'impiego  –  Delega al comitato esecutivo  –  Decisione di prorogare il periodo di prova di un dipendente neo assunto  –  Abilitazione conferita al vice presidente della Banca  –  Legittimità»
            
      
         
        1.        La presente causa verte in sostanza su due questioni, che riguardano le deleghe di poteri nell'ambito Banca centrale europea
      (in prosieguo: la «BCE»). Con la prima questione si tratta di stabilire se il consiglio direttivo 
         			(2)
         		 possa delegare legittimamente al comitato esecutivo 
         			(3)
         		 la competenza ad adottare le norme di esecuzione in materia di condizioni d’impiego. Con la seconda questione si tratta di
      accertare se il comitato esecutivo possa abilitare il vicepresidente della BCE ad adottare taluni atti di gestione e, in particolare,
      le decisioni di proroga del periodo di prova dei dipendenti neoassunti.
      
      
        2.        Tali questioni sorgono nell’ambito di un ricorso proposto da un ex dipendente della BCE, il sig. Tralli, contro la sentenza
      del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 27 giugno 2002, Tralli/BCE 
         			(4)
         		.
      
      
      I –  Contesto normativo 
      
        3.        Ai sensi dell’art. 12.3 del protocollo sullo Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea,
      allegato al Trattato CE (in prosieguo: lo «Statuto del SEBC»), «[i]l consiglio direttivo adotta il regolamento interno che
      determina l’organizzazione interna della BCE e dei suoi organi decisionali».
      
      
        4.        L’art. 36.1 dello stesso testo giuridico aggiunge: «[i]l consiglio direttivo, su proposta del comitato esecutivo, stabilisce
      le condizioni d’impiego del personale della BCE ».
      
      
        5.        In forza dell’art. 36.1 dello Statuto del SEBC, il consiglio direttivo ha adottato le «Conditions of Employment for Staff
      of the European Central Bank» (condizioni d’impiego del personale della Banca centrale europea) 
         			(5)
         		. Queste, nella versione applicabile ai fatti controversi, prevedono:
      
      
               «9.
                     a)
                  
            
               I rapporti d’impiego tra la BCE ed i suoi dipendenti sono disciplinati dai contratti di lavoro stipulati in conformità con
                        le presenti condizioni d’impiego. Le norme sul personale adottate dal comitato esecutivo precisano le modalità di tali condizioni
                        d’impiego.
                     
                  
         
      
      (...)
      
      
      
               10.
                     a)
                  
            
               I contratti di lavoro tra la BCE ed i suoi dipendenti prendono la forma di lettere di assunzione controfirmate dai dipendenti
                        (...)
                     
                  
         
      
      
               
                     
                  
            
               
                  
         
      
      
               11.
                     a)
                  
            
               La BCE può porre termine ai contratti stipulati con i suoi dipendenti sulla base di una decisione motivata del comitato esecutivo
                        (...) per i seguenti motivi:
                     
                  
         
      
      
            
               
                     
                  
            
               
                  
         
      (...)
      
      
      41.
         I membri del personale possono, (...) sottoporre all’amministrazione, ai fini di un esame precontenzioso, lagnanze e reclami
            (...). I membri del personale che non hanno ottenuto soddisfazione in seguito al procedimento di esame precontenzioso possono
            ricorrere al procedimento di reclamo stabilito nelle norme sul personale.
         
      
      
      I procedimenti summenzionati non possono venire utilizzati per impugnare:
      
      
      
               
                     
                  
            
               
                  
         
      
      
            
               
                     
                  
            
               
                  
         
      
        6.        In forza dell’art. 12.3 dello Statuto del SEBC, il consiglio direttivo ha adottato il regolamento interno della BCE 
         			(6)
         		, il cui art. 21.3 recita:
      «Le condizioni d’impiego vengono attuate dalle norme sul personale, le quali sono adottate e modificate dal comitato esecutivo.»
      
      
        7.        In forza di tale disposizione e dell’art. 9, lett. a), delle condizioni d’impiego, il comitato esecutivo della BCE ha adottato
      le «European Central Bank Staff Rules» (in prosieguo: le «norme sul personale»), le quali dispongono:
      «2.1   Periodo di prova
       Le modalità d’applicazione dell’art. 10, lett. b), delle condizioni d’impiego sono le seguenti:
      
      2.1.1
         Le assunzioni sono accompagnate da un periodo di prova di tre mesi (...). In casi eccezionali, il comitato esecutivo può stabilire
            un periodo di prova superiore a tre mesi, conformemente al punto 2.1.2, lett. a), qui di seguito.
         
      
      
      (...)
      
      
      2.1.2
         Qualora l’interessato, nel corso del periodo di prova, non possa esercitare le sue funzioni per un periodo superiore ad un
            mese per malattia, infortunio, maternità o, in casi eccezionali, a seguito di permesso speciale, il comitato esecutivo può
            prorogare il periodo di prova per una durata corrispondente.
         
      
      
      Inoltre, in casi eccezionali il comitato esecutivo può:
      
      
      a)
         prorogare il periodo di prova fino al raggiungimento di una durata complessiva di dodici mesi; o
      
      
      b)
         prorogare il periodo di prova fino al raggiungimento di una durata complessiva di dodici mesi, assegnando l’interessato ad
            un'altra funzione.
         
      
      
      2.1.3
         Nel corso del periodo di prova, il comitato esecutivo può porre fine al contratto, con un preavviso di un mese, in caso d’inidoneità
            o d’insufficienza professionale dell’interessato».
         
      
      
      
      II –  Fatti all’origine della controversia 
      
        8.        Il 20 giugno 2000, il sig. Tralli è stato assunto dalla BCE per occupare un posto di agente di sicurezza. Nella lettera d’assunzione
      si precisava che il suo contratto di lavoro era sottoposto ad un periodo di prova di tre mesi.
      
      
        9.        Il 21 agosto 2000, il superiore gerarchico del ricorrente ha comunicato a quest’ultimo che le sue prestazioni di lavoro non
      corrispondevano al livello richiesto per il posto in questione. L’insufficienza delle prestazioni professionali del ricorrente
      è stata altresì oggetto di un colloquio tenutosi il 1 o  settembre 2000.
      
      
        10.      L’8 settembre 2000, il ricorrente ha ricevuto la copia di una nota interna nella quale il coordinatore della sicurezza presso
      la BCE chiedeva al superiore gerarchico del ricorrente di prorogare il periodo di prova di quest’ultimo. In tale nota, si
      sottolineava che tale proroga era necessaria in ragione dell’insufficiente rendimento professionale del ricorrente ed al fine
      di consentire a quest’ultimo di ricevere una preparazione complementare.
      
      
        11.      Con lettera del 18 settembre 2000, la BCE ha notificato al ricorrente la decisione di estendere il suo periodo di prova fino
      al 31 dicembre 2000 
         			(7)
         		. Al ricorrente è stato comunicato che la decisione di confermare la sua nomina dipendeva dal livello del suo rendimento professionale
      durante la proroga del periodo di prova.
      
      
        12.      Con lettera del 29 novembre 2000, il ricorrente è stato informato della decisione del comitato esecutivo di risolvere il suo
      contratto con effetto dal 31 dicembre 2000 
         			(8)
         		. Tale decisione veniva motivata con il fatto che, anche nel corso della proroga del periodo di prova, il rendimento professionale
      del ricorrente non era migliorato.
      
      
      III –  Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata 
      
        13.      Con atto introduttivo, depositato presso la cancelleria del Tribunale il 12 dicembre 2000, il sig. Tralli ha proposto un ricorso
      inteso ad ottenere, in particolare, l’annullamento della decisione di licenziamento (causa T‑373/00).
      
      
        14.      Inoltre, il sig. Tralli ha presentato altri tre ricorsi volti, in particolare, a:
      
        
      –
         annullare la decisione con cui il presidente della BCE ha respinto il suo reclamo contro la decisione di proroga del periodo
            di prova (causa T‑27/01);
         
      
      
        
      –
         far dichiarare che il presidente della BCE si è illegittimamente astenuto dal pronunciarsi sulla sua richiesta d’esame della
            decisione di licenziamento (causa T‑56/01), ed a 
         
      
      
        
      –
         annullare la decisione con cui il presidente della BCE ha respinto il suo reclamo contro la decisione di licenziamento (causa
            T‑69/01).
         
      
      
      
      
        15.      Tali diversi ricorsi sono stati esaminati congiuntamente dal Tribunale. Quest’ultimo ha deciso di respingere il ricorso nella
      causa T‑373/00 ed ha dichiarato il non luogo a statuire nelle cause T‑27/01, T‑56/01 e T‑69/01.
      
      
      IV –  Sull'impugnazione 
      
        16.      Con atto introduttivo, depositato presso la cancelleria della Corte il 26 agosto 2002, il sig. Tralli ha proposto il presente
      ricorso avverso la sentenza del Tribunale di primo grado.
      
      
        17.      Esso è diretto ad ottenere l’annullamento della sentenza impugnata e delle decisioni della BCE di proroga del periodo di prova
      e di licenziamento. Inoltre, il sig. Tralli chiede alla Corte di condannare la BCE a versare in suo favore, a decorrere dal
      31 dicembre 2000, la retribuzione di base annua pari ad EUR 32 304,00, maggiorata delle indennità e degli altri elementi retributivi
      previsti dalle condizioni d’impiego. Infine, il sig. Tralli chiede che la BCE sia condannata alle spese.
      
      
        18.      La BCE, per parte sua, chiede di respingere il ricorso e di condannare il ricorrente alle spese.
      
      
        19.      A sostegno delle sue conclusioni, il sig. Tralli deduce tre motivi, che analizzerò in ordine successivo:
      
        
      –
         violazione delle norme in materia di delega di poteri,
      
      
        
      –
         violazione degli artt. 2.1.2 e 2.1.3 delle norme sul personale, e
      
      
        
      –
         violazione delle norme relative all’onere delle spese.
      
      
      
      
       A –  Sul primo motivo, riguardante la violazione delle norme in materia di delega di poteri 
      
        20.      Con il primo motivo, il ricorrente asserisce, in sostanza, che il Tribunale ha violato le norme applicabili in materia di
      delega di poteri.
      
      
        21.      In primo grado, il ricorrente aveva sollevato un’eccezione d’illegittimità relativamente alle norme sul personale. Il Tribunale
      si è pronunciato su tale eccezione nel modo seguente:
      
      «43
         Secondo il ricorrente, le norme sul personale sono prive di base giuridica. Esse riguarderebbero infatti il regime applicabile
            al personale della BCE ed avrebbero dovuto essere quindi emanate, in forza dell’art. 36.1 dello Statuto del SEBC, dal consiglio
            direttivo su proposta del comitato esecutivo e non dal comitato esecutivo, che non era competente al riguardo.
         
      
      
      44
         A questo proposito, basta rilevare che, nella causa all’origine della sentenza X/BCE [sentenza del Tribunale 18 ottobre 2001
            (causa T‑333/99, Racc. pag. II‑3021; Racc. PI pag. I‑A‑199 e II‑921)], è stata sollevata dinanzi al Tribunale un’eccezione
            d’illegittimità avente lo stesso oggetto di quella invocata dal ricorrente nel caso di specie. Orbene, in sostanza, il Tribunale
            ha dichiarato in tale sentenza, ai punti 96-109, che le norme sul personale non sono illegittime, come eccepito dal ricorrente,
            in particolare in quanto all’art. 21.3 del regolamento interno della BCE, il consiglio direttivo ha delegato al comitato esecutivo
            il potere di definire le modalità di esecuzione delle condizioni d’impiego, vale a dire le norme sul personale.»
         
      
      
      
        22.      Il sig. Tralli ritiene che, respingendo detta eccezione di illegittimità, il Tribunale sia incorso in un errore di diritto.
      Egli adduce tre ordini d’argomenti a sostegno della sua tesi. 
      
      
        23.      Innanzitutto, il sig. Tralli afferma che, ai sensi dell’art. 36.1 dello Statuto del SEBC, il comitato esecutivo della BCE
      non è competente a stabilire il regime applicabile al personale. Tale competenza spetterebbe al consiglio direttivo, disponendo
      il comitato esecutivo a questo proposito soltanto di un diritto di proposta. Inoltre, il consiglio direttivo non sarebbe abilitato
      a delegare il proprio potere al comitato esecutivo, poiché lo escluderebbero l’art. 12.3 dello Statuto del SEBC e la nozione
      stessa di «regolamento interno».
      
      
        24.      In secondo luogo, il sig. Tralli ritiene che il Tribunale abbia commesso un errore constatando che il consiglio direttivo
      aveva delegato regolarmente al comitato esecutivo il proprio potere di stabilire il regime applicabile al personale. Infatti,
      risulterebbe dalla giurisprudenza che, in diritto comunitario, la delega di poteri deve avvenire espressamente. Orbene, nel
      caso di specie, il Tribunale si sarebbe limitato a «presumere l’esistenza di una delega implicita nell’ambito dell’art. 21.3
      del regolamento interno» 
         			(9)
         		.
      
      
        25.      Infine, il sig. Tralli sottolinea che, adottando gli artt. 2.1.2 e 2.1.3 delle norme sul personale, il comitato esecutivo
      avrebbe violato l’art. 21.3 del regolamento interno in quanto non si sarebbe limitato a stabilire misure di esecuzione delle
      condizioni d’impiego, ma avrebbe adottato vere e proprie norme autonome. Tali disposizioni, infatti, autorizzerebbero una
      proroga unilaterale del periodo di prova, mentre l’art. 10, lett. b), delle condizioni d’impiego per tale periodo prevedrebbe
      una disciplina unicamente contrattuale. Inoltre, esse introdurrebbero un criterio di licenziamento durante il suddetto periodo,
      legato alla inadeguatezza della condotta o del rendimento del dipendente, criterio che sarebbe diverso da quello previsto
      all’art. 11, lett. a), sub i), delle condizioni d’impiego.
      
      
        26.      A mio avviso, ai fini dell’analisi occorre prendere le mosse dalla sentenza 13 giugno 1958, Meroni/Alta Autorità 
         			(10)
         		.
      
      
        27.      In tale causa, la parte ricorrente contestava all’Alta Autorità della CECA di avere delegato taluni dei suoi poteri agli «organismi
      di Bruxelles», vale a dire ad organismi privati, istituiti al di fuori delle disposizioni del Trattato CECA. La ricorrente
      sottolineava che l’art. 8 di tale Trattato, che assegnava all’Alta Autorità il compito di provvedere al raggiungimento degli
      obiettivi da esso stabiliti, non prevedeva la facoltà di delega.
      
      
        28.      La Corte ha respinto tale argomento sulla base del ragionamento seguente 
         			(11)
         		:
      «(...) non si può tuttavia escludere che l’attuazione dei “meccanismi finanziari comuni a più imprese” previsti al comma  a)  dell’art. 53 [del Trattato CECA] possa venir affidata ad enti di diritto privato forniti di personalità giuridica propria
      e cui vengono conferiti adeguati poteri.
       I meccanismi finanziari istituiti dalla stessa Alta Autorità in virtù del comma  b)  del citato articolo devono mirare agli stessi fini dei meccanismi previsti dal comma  a)  per cui essi possono assumere forme analoghe e valersi del concorso di organismi aventi personalità giuridica propria;
       che pertanto la facoltà dell’Alta Autorità di autorizzare od istituire i meccanismi finanziari previsti dall’art. 53 [del
      Trattato CECA] comprende pure quella di delegare a detti organismi taluni poteri con le modalità che essa stabilisce e sotto
      il suo controllo ».
      
      
        29.      Come ha evidenziato un autore 
         			(12)
         		, la Corte ha quindi giudicato che le disposizioni del Trattato CECA, conferendo un potere normativo all’Alta Autorità, costituivano
      un fondamento giuridico sufficiente per consentire a quest’ultima di delegare taluni poteri ad organismi privati, dotati di
      personalità giuridica propria. Si può dunque affermare che, nel diritto comunitario, la delega di poteri è legittima se, come
      nel caso specifico, un testo giuridico non la proibisca formalmente 
         			(13)
         		.
      
      
        30.      Di conseguenza ritengo che, in linea di principio, il consiglio direttivo fosse abilitato a delegare taluni dei suoi poteri
      al comitato esecutivo della BCE. Il primo argomento del ricorrente, relativo all’assenza della facoltà di delega, deve pertanto
      essere respinto. 
      
      
        31.      Per quanto riguarda la disciplina applicabile alla delega di poteri, la sentenza Meroni/Alta Autorità, summenzionata, insegna
      che, per essere legittima, la delega deve rispettare varie condizioni. Tali condizioni, che costituiscono la disciplina generale
      della delega di poteri nel diritto comunitario 
         			(14)
         		, sono le seguenti:
      
        
      –
         l’autorità delegante non può conferire al soggetto delegato poteri diversi da quelli che essa stessa ha ricevuto 
               			(15)
               		;
         
      
      
        
      –
         l’esercizio dei poteri conferiti al soggetto delegato deve essere sottoposto alle stesse condizioni cui essi sarebbero sottoposti
            se l’autorità delegante li esercitasse direttamente, in particolare per quanto riguarda gli obblighi di motivazione e di pubblicazione 
               			(16)
               		;
         
      
      
        
      –
         la delega di poteri non può presumersi ed anche ove abbia la facoltà di delegare i suoi poteri, l’autorità delegante deve
            emanare una decisione da cui la delega risulti espressamente 
               			(17)
               		;
         
      
      
        
      –
         la delega può riguardare esclusivamente poteri di esecuzione, nettamente circoscritti 
               			(18)
               		: infatti, la Corte ha ritenuto che la delega di un potere discrezionale, comportando un’ampia libertà di apprezzamento, sostituirebbe
            le scelte compiute dal soggetto delegato a quelle dell’autorità delegante ed opererebbe in tal modo un vero e proprio trasferimento
            di responsabilità 
               			(19)
               		. In taluni settori, come la politica agricola comune, la Corte ha tuttavia dichiarato che la nozione di «competenza di esecuzione»
            deve essere interpretata in senso lato, alla luce di considerazioni sistematiche e di esigenze concrete 
               			(20)
               		.
         
      
      
      
      
        32.      Nel caso di specie, il sig. Tralli ritiene che le due ultime condizioni citate non siano rispettate. Egli sottolinea, nel
      secondo e nel terzo argomento, che la delega controversa non presenta carattere esplicito e che gli artt. 2.1.2 e 2.1.3 delle
      norme sul personale oltrepassano la mera «esecuzione» delle condizioni d’impiego.
      
      
        33.      Per quanto riguarda il secondo argomento, è sufficiente una semplice lettura del regolamento interno per constatare che esso
      è manifestamente privo di ogni fondamento. Infatti, all’art. 21.3 del regolamento interno, il consiglio direttivo, che è competente
      ad adottare il regime applicabile al personale, ha espressamente stabilito che «[l]e condizioni d’impiego vengono attuate
      dalle norme sul personale, le quali sono adottate e modificate dal comitato esecutivo».
      
      
        34.      Il consiglio direttivo ha quindi espressamente delegato al comitato esecutivo il potere di stabilire le modalità di esecuzione
      delle condizioni d’impiego. Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, il Tribunale non si è dunque limitato, nella
      sentenza impugnata, a «presumere l’esistenza di una delega implicita nell’ambito dell’art. 21.3 del regolamento interno» 
         			(21)
         		.
      
      
        35.      Per quanto riguarda il terzo argomento, ritengo che gli artt. 2.1.2 e 2.1.3 delle norme sul personale non incidano sulla portata
      delle disposizioni pertinenti delle condizioni d’impiego.
      
      
        36.      Infatti, abbiamo visto che, ai sensi dell’art. 10, lett. b), delle condizioni d’impiego, «le assunzioni possono essere accompagnate
      da un periodo di prova» che «non può in alcun caso oltrepassare i dodici mesi». Orbene, all’art. 2.1.2 delle norme sul personale,
      il comitato esecutivo ha previsto che esso stesso «in casi eccezionali può prorogare il periodo di prova fino al raggiungimento
      di una durata complessiva di dodici mesi». L’art. 2.1.2 delle norme sul personale si limita dunque a definire le modalità
      di esecuzione del periodo di prova rispettandone la durata massima prescritta dal consiglio direttivo.
      
      
        37.      A tal riguardo, il fatto che il comitato esecutivo possa prorogare unilateralmente il periodo di prova non è di natura tale
      da rendere illegittimo l’art. 2.1.2 delle norme sul personale. Difatti, nella sentenza 14 ottobre 2004, Pflugradt/BCE 
         			(22)
         		, la Corte ha espressamente dichiarato che la natura contrattuale del rapporto d’impiego fra la BCE ed i suoi dipendenti non
      esclude che gli organi di quest’ultima possano adottare, in ragione della missione d’interesse generale di cui è investita
      la BCE, misure di carattere unilaterale. Pertanto, poiché le condizioni d’impiego comprendono la possibilità di adottare misure
      di tal genere, non si può affermare, come fa il ricorrente, che, prevedendo una proroga unilaterale del periodo di prova in
      casi eccezionali, l’art. 2.1.2 delle norme sul personale abbia inciso sulla natura o sulla portata delle dette condizioni
      d’impiego 
         			(23)
         		.
      
      
        38.      Per quanto riguarda l’art. 2.1.3 delle norme sul personale, abbiamo visto che esso autorizza il comitato esecutivo a risolvere
      il contratto durante il periodo di prova in caso «d’inidoneità o d’insufficienza professionale» del soggetto interessato.
      Certo, l’«inidoneità professionale» non viene menzionata, di per sé, all’art. 11, lett. a), sub i), delle condizioni d’impiego,
      il quale prevede che «[l]a BCE può porre termine ai contratti stipulati con i suoi dipendenti [in] caso di persistente insufficienza
      professionale».
      
      
        39.      Tuttavia, come l’insufficienza, l’inidoneità è legata alla capacità dell’interessato di esercitare le sue funzioni in modo
      soddisfacente. Inoltre, la nozione di idoneità professionale è inerente alla nozione di periodo di prova, poiché quest’ultimo
      viene sempre previsto allo scopo di verificare la capacità del candidato di esercitare le funzioni per le quali è stato assunto.
      Dunque, è difficile sostenere che, prevedendo la possibilità di risolvere il contratto in caso d’inidoneità professionale,
      l’art. 2.1.3 delle norme sul personale sia andato oltre la mera esecuzione delle disposizioni delle condizioni d’impiego.
      
      
        40.      Ne consegue chiaramente che, nelle disposizioni sopra menzionate, il comitato esecutivo non ha oltrepassato i limiti del potere
      di esecuzione che il consiglio direttivo gli ha conferito all’art. 21.3 del regolamento interno.
      
      
        41.      Pertanto, il primo motivo del ricorrente deve essere respinto.
      
      
       B –  Sul secondo motivo, relativo alla violazione degli artt. 2.1.2 e 2.1.3 delle norme sul personale 
      
        42.      Il secondo motivo viene dedotto dal ricorrente in via subordinata, per l’ipotesi in cui la Corte dichiarasse legittimi gli
      artt. 2.1.2 e 2.1.3 delle norme sul personale. Esso è diretto contro i punti 48-83 della sentenza impugnata.
      
      
        43.      In tali punti, il Tribunale ha giudicato che le decisioni di proroga del periodo di prova e di licenziamento non sono contrarie
      alle condizioni d’impiego ed alle norme sul personale, in base al seguente ragionamento:
      
      «48
         In primo luogo, il ricorrente fa valere che la decisione di proroga del periodo di prova reca le firme di un direttore e di
            un capo unità della direzione del personale, laddove le decisioni di proroga del periodo di prova, in virtù dell’art. 2.1.2
            delle norme sul personale, devono essere prese dal comitato esecutivo della BCE.
         
      
      
      49
         Il Tribunale rileva che la BCE ha prodotto su sua richiesta, da un lato, un estratto del rendiconto della riunione del comitato
            esecutivo della BCE del 16 marzo 1999 da cui risulta che, durante detta riunione, tale organo ha delegato il potere di adottare
            le decisioni di proroga del periodo di prova al vicepresidente della BCE e, dall’altro, la proposta di proroga del periodo
            di prova del ricorrente del 13 settembre 2000, sulla quale il vicepresidente della BCE ha apposto di proprio pugno il suo
            accordo in data 15 settembre 2000. Di conseguenza, la decisione di proroga del periodo di prova è stata adottata conformemente
            alle regole di forma applicabili (...).
         
      
      
      (...)
      
      
      54
         In terzo luogo, il ricorrente ritiene che la convenuta non potesse fondare la decisione di proroga del periodo di prova sull’art. 2.1.2,
            secondo comma, delle norme sul personale. Egli rileva che, in virtù di tale disposizione, il periodo di prova può essere prorogato
            soltanto in “circostanze eccezionali”. Secondo il ricorrente, siffatte “circostanze eccezionali” ricorrerebbero unicamente
            quando l’impedimento all’esercizio delle funzioni pregiudica direttamente, a lungo termine, il conseguimento dell’obiettivo
            del periodo di prova. Orbene, a suo parere, nella fattispecie non sussistevano circostanze di tal natura. Una prestazione
            insufficiente, sommariamente addotta, non può costituire, di per sé, una circostanza eccezionale di tal genere.
         
      
      
      55
         A questo proposito, la convenuta replica, in sostanza, che il periodo di prova del ricorrente originariamente concordato si
            svolgeva in gran parte nel corso delle vacanze estive e che, a causa della riduzione delle attività lavorative presso la BCE
            durante tale periodo, l’idoneità del ricorrente ad occupare il posto non poteva venire sufficientemente verificata. Orbene,
            una verifica di tal genere era necessaria giacché il ricorrente aveva dimostrato talune carenze nel suo rendimento durante
            il periodo di prova originariamente convenuto. 
         
      
      
      56
         Il Tribunale ritiene che, di per sé, la circostanza che il periodo di prova, nel caso in esame, si sia svolto parzialmente
            durante i mesi delle vacanze estive non può essere considerata eccezionale ai sensi dell’art. 2.1.2 delle norme sul personale.
            Tale circostanza era, al contrario, ben prevedibile per l’amministrazione al momento dell’assunzione. Per contro, la BCE può,
            a giusto titolo, affermare che la suddetta condizione viene soddisfatta quando, per ragioni oggettivamente giustificate, l’amministrazione
            nutre dubbi sull’idoneità del dipendente in prova ad occupare il posto per il quale è stato assunto ma, in parte a causa di
            una minore intensità del lavoro durante i mesi delle vacanze estive, non è ancora in grado di farsi un’opinione definitiva
            sull’opportunità di confermare la nomina dell’interessato o di risolvere il suo contratto nel corso del periodo di prova.
         
      
      
      57
         Ora, nella fattispecie, risulta dal fascicolo ed in particolare dalla nota dell’8 settembre 2000 che l’amministrazione, nel
            corso del periodo di prova originariamente convenuto, non aveva potuto acquisire un’opinione certa sull’idoneità del ricorrente
            – né nel senso di una conferma del ricorrente al suo posto né nel senso di una chiara insoddisfazione, tale da indurla a porre
            fine al contratto. Nondimeno, ne risulta che, durante il periodo di prova originariamente convenuto, l’amministrazione nutriva
            dubbi sull’idoneità del ricorrente ad adempiere le sue funzioni e, in particolare, a padroneggiare il sistema di sicurezza
            della BCE, senza peraltro essere in grado di concludere in modo definitivo per l’opportunità di risolvere il suo contratto
            nel corso di detto periodo iniziale di prova. La sussistenza di tali dubbi da parte dei suoi superiori gerarchici ha, peraltro,
            ricevuto conferma dallo stesso ricorrente, risultando dalla suddetta nota che questi ha espresso l’intenzione di migliorare
            le sue prestazioni. In tale contesto, la convenuta ha potuto validamente ritenere di essere in presenza di circostanze eccezionali,
            ai sensi dell’art. 2.1.2, secondo comma, delle norme sul personale, che le consentivano di prorogare il periodo di prova del
            ricorrente.
         
      
      
      (...)
      
      
      61
         In considerazione di quanto precede, occorre concludere che il ricorrente non è pervenuto a dimostrare l’illegittimità della
            decisione di proroga del periodo di prova (...).
         
      
      
      (...)
      
      
      68
         [Per quanto riguarda la decisione di licenziamento], il ricorrente adduce, in sostanza, di non aver ricevuto, durante il periodo
            di prova, alcuna possibilità d’adeguarsi alle esigenze del servizio quotidiano della sicurezza, di non essere stato avviato
            gradualmente allo svolgimento del suo servizio bensì di essere stato immediatamente inserito nella normale pianificazione
            dei gruppi, non essendogli stata fornita alcuna preparazione in tal senso. In particolare, per quanto riguarda l’addebito
            mossogli di avere dimostrato carenze nell’utilizzazione del sistema informatico della BCE, egli sottolinea di aver ricevuto
            soltanto un’insufficiente preparazione in materia durante il periodo di prova.
         
      
      
      69
         Il Tribunale ritiene che una decisione di licenziamento al termine del periodo di prova debba essere annullata se l’interessato
            non è stato messo in grado di compiere tale periodo di prova in condizioni normali [v., nel contesto dello Statuto, sentenze
            della Corte 15 maggio 1985, causa 3/84, Patrinos/CES (Racc. pag. 1421, punti 20-24), e del Tribunale 30 novembre 1994, causa
            T‑568/93, Correia/Commissione (Racc. pag. I‑A‑271 e II‑857, punto 34).
         
      
      
      70
         Occorre dunque, nel caso specifico, verificare se il ricorrente è stato messo in grado di svolgere il suo periodo di prova
            in condizioni normali.
         
      
      
      71
         A tal riguardo, risulta dal fascicolo e, in particolare, dalla nota che il coordinatore della sicurezza della BCE ha indirizzato,
            l’8 settembre 2000, al superiore gerarchico del ricorrente e sulla quale quest’ultimo ha confermato per iscritto di averne
            preso conoscenza, che il ricorrente ha beneficiato, durante le prime quattro settimane di servizio alla BCE, di un programma
            di avviamento ai compiti principali che gli dovevano essere attribuiti. Gli obiettivi ed il contenuto di tale programma erano
            stati fissati dal responsabile («supervisor») degli addetti alla sicurezza della BCE, che ha stabilito a tal riguardo un piano
            d’avviamento in data 29 giugno 2000, sottoposto al Tribunale su richiesta. Durante tale periodo, così come confermato personalmente
            in udienza dal ricorrente, da un lato, egli ha assistito ad un certo numero di dimostrazioni sul funzionamento dei diversi
            strumenti di lavoro facenti parte del sistema di sicurezza della BCE e, dall’altro, è stato seguito nel lavoro quotidiano
            da due colleghi più esperti i quali gli erano stati affiancati in qualità di padrini («godfather») in funzione delle loro
            specializzazioni. All’udienza, il ricorrente ha altresì confermato che i suddetti colleghi effettivamente gli hanno fornito
            un certo numero di istruzioni basilari sulle sue future responsabilità. Per quanto riguarda il rilievo del ricorrente, secondo
            cui tali istruzioni non erano sufficientemente precise, è sufficiente constatare che egli non ha fornito a questo proposito
            alcun elemento concreto, che consentisse al Tribunale di stabilire le ragioni per cui tale sistema di affiancamento non adempiva
            le sue funzioni. 
         
      
      
      72
         Inoltre, da una nota redatta ai fini del presente procedimento dal responsabile aggiunto degli addetti alla sicurezza della
            BCE il 21 dicembre 2001, ed il cui contenuto è stato confermato dallo stesso ricorrente in udienza, risulta che questi ha
            ricevuto, dal 23 al 25 agosto 2000, una formazione complementare su differenti sistemi di controllo, ivi compresi taluni sistemi
            informatici. Infine, risulta dalla stessa nota ed è stato confermato personalmente dal ricorrente in udienza, che egli ha
            partecipato, dopo la proroga del periodo di prova, a due giorni di formazione in materia informatica, un giorno dei quali
            nel corso delle ferie annuali del ricorrente, il cui obiettivo era un ripasso del funzionamento di tali diversi sistemi. Di
            nuovo, il ricorrente contesta che tali corsi di preparazione fossero sufficienti, senza peraltro fornire elementi concreti
            tali da consentire al Tribunale di stabilire le ragioni per cui tali corsi di formazione non gli hanno permesso di conformarsi
            alle esigenze del suo lavoro e di ricevere una preparazione adeguata ai suoi bisogni. 
         
      
      
      73
         Da quanto precede risulta che la BCE aveva realizzato per i dipendenti neoassunti, fra i quali anche il ricorrente, un programma
            di formazione che avrebbe dovuto permettere al ricorrente di conoscere, nel corso del periodo di prova di sei mesi, la natura
            dei compiti che avrebbe dovuto espletare, la portata delle sue responsabilità e le iniziative che ci si attendevano da parte
            sua. Alla luce di ciò, non vi è alcun elemento che induca il Tribunale a concludere che il ricorrente non è stato messo in
            grado di svolgere il suo periodo di prova in condizioni normali.
         
      
      
      (...)
      
      
      83
         Ne consegue che il motivo relativo alla violazione delle condizioni d’impiego e delle norme sul personale nonché del principio
            di proporzionalità deve essere respinto nella sua integralità».
         
      
      
      
        44.      Il secondo motivo del ricorso è volto a contestare tale valutazione. Esso si compone di cinque parti, che esaminerò in ordine
      successivo.
      
      
        45.      Nella prima parte, il sig. Tralli sostiene che la decisione di proroga del periodo di prova è stata adottata in violazione
      dell’art. 2.1.2 delle norme sul personale. A suo parere, contrariamente a quanto statuito dal Tribunale al punto 49 della
      sentenza impugnata, il potere di prorogare il periodo di prova spettava unicamente al comitato esecutivo e non poteva essere
      delegato al vicepresidente della BCE.
      
      
        46.      Occorre ricordare che, al punto 49 della sentenza impugnata, il Tribunale ha accertato, in base agli elementi del fascicolo,
      che il comitato esecutivo, nella riunione del 16 marzo 1999, aveva delegato al vicepresidente della BCE il potere d’adottare
      le decisioni di proroga del periodo di prova dei dipendenti neoassunti. L’argomento del ricorrente esige pertanto che ci si
      interroghi sulla legittimità di tale delega.
      
      
        47.      A tal proposito, mi sembrano pertinenti i principi enucleati dalla giurisprudenza sull’abilitazione conferita dalla Commissione
      delle Comunità europee ai suoi membri.
      
      
        48.      A mio avviso, l’abilitazione costituisce una forma specifica di delega di poteri, giustificata dal «potere d’organizzazione
      interna» riconosciuto alle istituzioni comunitarie ed agli organi istituiti dal Trattato 
         			(24)
         		 e che, a differenza di altre forme di delega, è generalmente limitata al potere di adottare decisioni a carattere individuale.
      Le condizioni stabilite dalla sentenza Meroni/Alta Autorità sopra menzionata sembrano dunque pienamente applicabili al regime
      dell’abilitazione.
      
      
        49.      Secondo una giurisprudenza costante 
         			(25)
         		, la Corte ritiene che la Commissione possa, senza recare pregiudizio al principio di collegialità che è alla base del suo
      funzionamento 
         			(26)
         		, abilitare i suoi membri ad adottare a suo nome talune decisioni. Secondo la Corte, tale sistema di abilitazione non ha l’effetto
      di privare la Commissione del suo potere decisionale, dato che le decisioni adottate dai membri vengono prese a nome della
      Commissione, la quale se ne assume la piena responsabilità 
         			(27)
         		. Inoltre, la Corte ha ritenuto che tale sistema sia «necessario, tenuto conto del considerevole aumento del numero degli
      atti decisionali che la Commissione deve adottare, per consentire alla Commissione di svolgere il suo compito» 
         			(28)
         		. Secondo la Corte, infatti, la «necessità di assicurare la capacità di funzionamento dell’organo decisionale corrisponde
      ad un principio che è connaturato a tutti i sistemi istituzionali e che trova (...) espressione nell’art. 16 del Trattato
      di fusione, ai sensi del quale “la Commissione stabilisce il suo regolamento interno allo scopo di assicurare il proprio funzionamento
      e quello dei propri servizi”» 
         			(29)
         		.
      
      
        50.      Secondo la giurisprudenza, tale sistema di abilitazione può peraltro riguardare soltanto atti di gestione e di amministrazione,
      ad esclusione di qualsiasi decisione di principio 
         			(30)
         		. L’abilitazione può così concernere una decisione di procedere agli accertamenti di cui all’art. 14, n. 3, del regolamento
      n. 17 
         			(31)
         		, una decisione di soppressione di un contributo finanziario 
         			(32)
         		 ovvero una decisione che esige il pagamento di interessi di mora a seguito della conferma di una decisione che infligge un’ammenda 
         			(33)
         		. Per contro, l’abilitazione non può riguardare una decisione che constati una infrazione alle regole di concorrenza 
         			(34)
         		, né una decisione di emettere un parere motivato o di esperire un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 226 CE 
         			(35)
         		.
      
      
        51.      A mio avviso, la suddetta giurisprudenza, relativa al sistema d’abilitazione attuato nella Commissione, può essere perfettamente
      trasposta al caso di specie.
      
      
        52.      Infatti, poiché l’abilitazione è limitata ad atti di gestione e di amministrazione, essa non ha l’effetto di privare il comitato
      esecutivo del suo potere decisionale: le decisioni di proroga del periodo di prova adottate dal vicepresidente della BCE sono
      prese a nome del comitato esecutivo, il quale ne assume la piena responsabilità. Inoltre, come per la Commissione, la necessità
      di assicurare il funzionamento dell’organo decisionale trova espressione in una norma di diritto primario, e cioè l’art. 12.3
      dello Statuto del SEBC, il quale dispone che «[i]l consiglio direttivo adotta il regolamento interno che determina l’organizzazione
      interna della BCE e dei suoi organi decisionali ».
      
      
        53.      Orbene, nella fattispecie, è pacifico che la delega controversa si riferisce esclusivamente ad atti di gestione e di amministrazione.
      Infatti, per il vicepresidente della BCE, si tratta soltanto di decidere sull’opportunità o meno di prorogare il periodo di
      prova di un dipendente neoassunto. Il vicepresidente della BCE non dispone, pertanto, di alcun potere riguardo a «decisioni
      di principio» ai sensi della giurisprudenza citata.
      
      
        54.      In tale contesto, ritengo che il comitato esecutivo potesse regolarmente abilitare il vicepresidente della BCE ad adottare
      le decisioni di proroga del periodo di prova dei dipendenti neoassunti e che, pertanto, la prima parte del motivo sia infondata.
      
      
        55.      Nella seconda parte, il sig. Tralli fa valere che l’art. 2.1.2 delle norme sul personale è contrario a «norme superiori di
      diritto comunitario» e, in particolare, al «principio secondo il quale le Comunità sono una Comunità di diritto» 
         			(36)
         		. Egli ritiene che, facendo riferimento a criteri vaghi, quale quello di «casi eccezionali», che non precisano le modalità
      d’applicazione delle condizioni d’impiego, la norma controversa renda possibili misure arbitrarie. 
      
      
        56.      A prescindere dal fatto che tale argomento riguarda la legittimità dell’art. 2.1.2 delle norme sul personale e che quindi
      avrebbe dovuto essere dedotto nell’ambito del primo motivo, ritengo che esso sia manifestamente infondato.
      
      
        57.      Infatti, è pacifico che nozioni come «casi eccezionali», di cui all’art. 2.1.2 delle norme sul personale, costituiscono ciò
      che si definisce «standard giuridici». Si tratta di norme flessibili fondate su un criterio intenzionalmente indeterminato
      e che rivelano in tal modo la volontà del legislatore di lasciare alle autorità interessate – amministrative o giudiziarie
      – il compito di definirne il contenuto caso per caso, al fine di permetterne l’applicazione più adeguata alle diverse fattispecie.
      Gli standard giuridici sono noti, se non a tutti, alla maggior parte dei sistemi giuridici e, in particolare, all’ordinamento
      giuridico comunitario 
         			(37)
         		. In questo caso il pericolo di decisioni arbitrarie è evitato, come in tutti gli altri casi, per il fatto che le decisioni
      in questione possono essere oggetto di controllo giurisdizionale.
      
      
        58.      Di conseguenza, ritengo che la seconda parte del motivo sia manifestamente infondata.
      
      
        59.      Nella terza parte, il ricorrente contesta il giudizio del Tribunale secondo il quale la presenza di dubbi sull’idoneità professionale
      del dipendente in prova può costituire un «caso eccezionale» tale da giustificare una proroga del suo periodo di prova ai
      sensi dell’art. 2.1.2 delle norme sul personale. Egli ritiene che il periodo di prova abbia lo scopo specifico di accertare
      se tali dubbi sussistono, per cui il Tribunale ha invertito la regola con l’eccezione.
      
      
        60.      A questo proposito, va ricordato innanzitutto che, secondo la giurisprudenza, la BCE dispone di un ampio potere discrezionale
      nell’organizzazione dei suoi servizi e nella gestione del suo personale per lo svolgimento delle sue funzioni di pubblico
      interesse 
         			(38)
         		.
      
      
        61.      Va poi rilevato che, nelle istituzioni ed organismi comunitari, il periodo di prova, in genere, è di durata tale da permettere
      all’autorità investita del potere decisionale d’acquisire un convincimento sull’idoneità dell’interessato ad occupare il posto
      per cui è stato assunto. Tale convincimento può condurre alla conferma dell’interessato al suo posto, oppure alla decisione
      di porre termine al contratto o all’assunzione. In realtà, le situazioni in cui, al termine del periodo di prova, l’autorità
      investita del potere decisionale nutre ancora dubbi per i quali deve – o dovrebbe – prorogare il periodo di prova dell’interessato
      sono relativamente rare. 
      
      
        62.      Pertanto, non è dimostrato che il Tribunale ha commesso un errore di diritto per aver considerato che la presenza di dubbi
      sull’idoneità di un dipendente in prova poteva costituire un «caso eccezionale» tale da giustificare una proroga del periodo
      di prova ai sensi dell’art. 2.1.2 delle norme sul personale.
      
      
        63.      Nella quarta parte, il ricorrente contesta il giudizio del Tribunale secondo il quale il periodo di prova è stato prorogato
      a causa dei dubbi sulla sua idoneità professionale. Egli sottolinea che, nella causa T‑373/00, la BCE avrebbe evidenziato
      nella propria controreplica che il periodo di prova del ricorrente è stato prorogato perché lo stesso si svolgeva nel corso
      di un periodo di ferie.
      
      
        64.      Indipendentemente dalle questioni sulla ricevibilità di tale reclamo, basta osservare che, nella controreplica citata, la
      BCE ha addotto due serie d’elementi. Essa ha asserito:
      
      «12.
         In primo luogo, la [BCE] si basa sulla circostanza che il ricorrente ha preso servizio il 1 o  luglio 2000 [e che] gran parte del suo periodo di prova si svolgeva [quindi] in un periodo [di ferie].
         
      
      
      13.
         In secondo luogo, la [BCE] ha preso in considerazione il fatto che, prima di entrare in servizio alla BCE, il ricorrente era
            stato occupato per quattordici anni presso una società privata di vigilanza. Essa ne ha perciò tratto la conclusione che il  rendimento carente del ricorrente  si spiegava principalmente con le eventuali difficoltà imputabili alla novità del lavoro alla BCE e al necessario adattamento
            alle nuove condizioni di lavoro, e che una proroga del periodo di prova avrebbe dato al ricorrente una  possibilità ulteriore di dimostrare le sue qualità e la sua capacità d’adattamento  » 
               			(39)
               		.
         
      
      
      
        65.      Alla luce di ciò, l’argomento del ricorrente, relativo alla valutazione del contenuto della controreplica della BCE nella
      causa T‑373/00, è, in ogni caso, manifestamente infondato.
      
      
        66.      Infine, nell’ultima parte, il ricorrente adduce diversi argomenti intesi a dimostrare che, contrariamente a quanto giudicato
      dal Tribunale ai punti 70-73 della sentenza impugnata, egli non è stato messo in grado di svolgere il periodo di prova in
      condizioni normali. 
      
      
        67.      A tal proposito, va ricordato che, secondo una giurisprudenza costante 
         			(40)
         		, la Corte non è competente ad accertare i fatti né, in linea di principio, ad esaminare le prove sulle quali il Tribunale
      ha basato il proprio accertamento di tali fatti. Una volta che tali prove sono state acquisite regolarmente e che i principi
      generali del diritto e le norme di procedura in materia di onere e di produzione della prova sono stati rispettati, spetta
      unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli elementi dinanzi ad esso prodotti. Questa valutazione non
      costituisce quindi, salvo il caso di snaturamento di tali elementi, una questione di diritto soggetta al controllo della Corte.
      
      
        68.      Orbene, nel caso di specie, il Tribunale ha dichiarato, sulla base degli elementi del fascicolo, che « non vi è alcun elemento
      che induca [...] a concludere che il ricorrente non è stato messo in grado di svolgere il suo periodo di prova in condizioni
      normali» 
         			(41)
         		.
      
      
        69.      In base a ciò, l’ultima parte del motivo è manifestamente irricevibile. Infatti, fintantoché il ricorrente non abbia dimostrato,
      nonché seriamente sostenuto, che il Tribunale ha snaturato gli elementi di fatto e di prova prodotti dinanzi ad esso, la sua
      valutazione dei mezzi adottati per assicurare la preparazione dei dipendenti neoassunti costituisce una valutazione degli
      elementi di fatto e di prova che non può essere messa in discussione nell’ambito del presente ricorso.
      
      
        70.      Pertanto, alla luce delle suesposte considerazioni, suggerisco alla Corte di respingere nella sua integralità il secondo motivo.
      
      
      
       C –  Sul terzo motivo, riguardante la violazione delle norme sull’onere delle spese 
      
        71.      L’ultimo motivo riguarda il giudizio del Tribunale sulla ripartizione delle spese del procedimento. Tale giudizio è espresso
      nei termini seguenti nella sentenza impugnata:
      
      «95
         A norma dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese, se ne
            è stata fatta domanda. Tuttavia, a norma dell’art. 88 dello stesso regolamento, nelle cause fra le Comunità ed i loro dipendenti,
            le spese sostenute dalle istituzioni restano a loro carico.
         
      
      
      96
         Alla luce di ciò, ciascuna parte sopporterà le proprie spese nella causa T‑373/00.
      
      
      97
         Invece, nelle cause T‑27/01, T‑56/01 e T‑69/01, la convenuta chiede, a norma dell’art. 87, n. 3, secondo comma, del regolamento
            di procedura, ed in deroga all’art. 88 dello stesso regolamento, che il Tribunale voglia condannare il ricorrente all’integralità
            delle spese, ivi incluse le spese sostenute dalla convenuta.  Essa ritiene, infatti, che la presentazione di detti ricorsi
            costituisca un abuso di diritto. Le spese che essa ha dovuto sostenere a causa di tali ricorsi devono pertanto essere considerate
            come defatigatorie a norma dell’art. 87, n. 3, secondo comma, del regolamento di procedura.
         
      
      
      98
         Il ricorrente, nelle cause T‑27/01 e T‑69/01, chiede per parte sua che, in forza dell’art. 87, n. 3, secondo comma, del regolamento
            di procedura, le spese da lui sostenute siano sopportate dalla convenuta anche nel caso in cui tali ricorsi siano respinti
            come irricevibili. A questo proposito, egli adduce, in sostanza, di essere stato costretto ad esperire tali diversi ricorsi
            per salvaguardare i suoi diritti. Infatti, a suo avviso, in virtù degli artt. 41 e 42 delle condizioni d’impiego, egli poteva
            e doveva introdurre procedimenti precontenziosi contro le decisioni di proroga del periodo di prova e di licenziamento prima
            d’esperire un ricorso contro tali decisioni dinanzi al Tribunale. Orbene, nel corso del procedimento amministrativo, la convenuta
            aveva già contestato questa posizione. Tale situazione d’incertezza sarebbe imputabile alla convenuta. Pertanto, egli è stato
            obbligato, a suo avviso, ad introdurre i ricorsi paralleli nelle cause T‑373/00, T‑27/01 e T‑69/01.
         
      
      
      99
         Contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, il Tribunale ritiene che risulti inequivocabilmente dall’art. 41, sub iii),
            delle condizioni d’impiego che le decisioni di proroga del periodo di prova e di licenziamento nel corso del periodo di prova
            non possono costituire oggetto di una domanda d’esame precontenzioso. Infatti, in entrambi i casi si tratta della decisione
            ‘di non confermare la nomina di un membro del personale avente lo status di dipendente in prova’, ai sensi della suddetta
            disposizione.
         
      
      
      100
         Pertanto, la proposizione dei ricorsi nelle cause T‑27/01 e T‑69/01 ha provocato spese defatigatorie alla convenuta.
      
      
      101
         Per quanto riguarda la causa T‑56/01, introdotta con atto depositato alla cancelleria del Tribunale il 13 marzo 2001, va rilevato
            che il ricorrente ha proposto tale ricorso per carenza, avente ad oggetto l’omissione di pronuncia sul reclamo presentato
            il 5 febbraio 2000, laddove, da un lato, tale domanda è stata respinta con decisione implicita trascorso un mese dalla presentazione
            del reclamo, in forza dell’art. 8.2.1 dello Statuto del personale e, dall’altro, il presidente della BCE ha respinto il reclamo
            del ricorrente in data 12 marzo 2001.
         
      
      
      102
         Di conseguenza, senza che sia necessario esaminare se il ricorso vada respinto come irricevibile per mancanza di messa in
            mora che deve precedere la proposizione di un ricorso per carenza, permane pur sempre il fatto che, al momento della presentazione
            del ricorso nella causa T‑56/01, o quantomeno nei giorni immediatamente successivi, il ricorrente sapeva che la convenuta
            aveva preso posizione a norma dell’art. 232, secondo comma, CE. Ciò nonostante egli non ha adottato alcuna misura atta ad
            evitare che detto ricorso provocasse spese defatigatorie ai danni della convenuta.
         
      
      
      103
         Di conseguenza, anziché condannare la convenuta alle spese sostenute dal ricorrente, come questi chiede, occorre condannare
            quest’ultimo ad un terzo delle spese sostenute dalla convenuta nelle cause T‑27/01, T‑56/01 e T‑69/01».
         
      
      
      
        72.      Il sig. Tralli sostiene che la sentenza impugnata è viziata a questo riguardo da un errore di diritto. Egli ritiene, infatti,
      che, contrariamente a quanto giudicato dal Tribunale, i ricorsi nelle cause T‑27/01, T‑56/01 e T‑69/01 siano stati esperiti
      in base a fondati motivi.
      
      
        73.      In proposito, occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 58, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, «[l’]impugnazione
      non può avere ad oggetto unicamente l’onere e l’importo delle spese». Inoltre, la Corte ritiene che, «nell’ipotesi in cui
      tutti gli altri motivi di un ricorso contro una pronuncia del Tribunale siano stati respinti, le conclusioni riguardanti l’asserita
      irregolarità della decisione del Tribunale sulle spese devono essere dichiarate irricevibili ai sensi [della norma citata]» 
         			(42)
         		.
      
      
        74.      Poiché tutti gli altri motivi del ricorso devono essere, a mio avviso, respinti, l’ultimo motivo, diretto contro la pronuncia
      del Tribunale sulla ripartizione delle spese, deve essere dichiarato irricevibile conformemente alla giurisprudenza citata.
      
       
      V –  Conclusione  
      
        75.      Alla luce dell’insieme delle suesposte considerazioni, suggerisco quindi alla Corte di respingere il ricorso e di condannare
      il ricorrente alle spese, conformemente agli artt. 118 e 69, n. 2, del regolamento di procedura della Corte.
      
      
       1 –
         
         Lingua originale: il francese.
      
      2 –
         
         Ai sensi dell’art. 112, n. 1, CE, il consiglio direttivo della BCE comprende i membri del comitato esecutivo della BCE, nonché
            i governatori delle banche centrali nazionali.
            
         
      
      3 –
         
         Ai sensi dell’art. 112, n. 2, CE, il comitato esecutivo comprende il presidente, il vicepresidente e quattro altri membri.
            Questi sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri, su raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea
            e previa consultazione del Parlamento europeo e del consiglio direttivo della BCE.
            
         
      
      4 –
         
         T‑373/00, T‑27/01, T‑56/01 e T‑69/01 (Racc. pag I‑A‑97 e II‑453; in prosieguo: la «sentenza impugnata»).
            
         
      
      5 –
         
         Le dette condizioni sono state adottate con la decisione della Banca centrale europea del 9 giugno 1998, modificata il 31
            marzo 1999 (GU 1999, L 125, pag. 32; in prosieguo: le «condizioni d’impiego»).
            
         
      
      6 –
         
         GU 1999, L 125, pag. 34, rettifica nella GU 2000, L 273, pag. 40 (in prosieguo: il «regolamento interno»).
            
         
      
      7 –
         
         Detta anche: la «decisione di proroga del periodo di prova».
            
         
      
      8 –
         
         Detta anche: la «decisione di licenziamento».
            
         
      
      9 –
         
         Ricorso contro la sentenza impugnata (punto 36).
            
         
      
      10 –
         
         Causa 9/56, Meroni/Alta Autorità (Racc. pag. 9). V., anche, in questo senso, sentenza del Tribunale X/BCE, cit. (punti 102-104).
            
         
      
      11 –
         
         Sentenza Meroni/Alta Autorità cit., pag. 40.
            
         
      
      12 –
         
         V. Lenaerts, K., «Regulating the regulatory process: “delegation of powers” in the European Community», European Law Review,
            1993, pag. 23 (pagg. 40-42).
            
         
      
      13 –
         
         V., anche, in questo senso, sentenza X/BCE, cit. (punto 102). In dottrina, v., in particolare, Lenaerts, K., cit. (pagg. 41
            e 42), e Gautier, Y., La délégation en droit communautaire, tesi presentata e sostenuta il 7 gennaio 1995, pagg. 357 e 358.
            
         
      
      14 –
         
         Per un esame approfondito delle condizioni della delega di poteri in diritto comunitario, v. Gautier, Y., cit. (pag. 418 e
            segg.).
            
         
      
      15 –
         
         Sentenza Meroni/Alta Autorità, cit. (pag. 40).
            
         
      
      16 –
         
         Ibidem, pagg. 40 e 41.
            
         
      
      17 –
         
         Ibidem, pag. 42.
            
         
      
      18 –
         
         Ibidem, pagg. 43, 44, 46 e 47.
            
         
      
      19 –
         
         Sulla distinzione fra le norme che presentano un carattere essenziale per la materia di cui trattano e quelle che rientrano
            nella «competenza di esecuzione» nell’ambito degli artt. 202 CE e 211 CE, v., in particolare, sentenze 17 dicembre 1970, causa
            C‑25/70, Köster (Racc. pag. 1161, punto 6), e 27 ottobre 1992, causa C‑240/90, Germania/Commissione (Racc. pag. I‑5383, punti 36
            e 37).
            
         
      
      20 –
         
         V., in particolare, sentenze 30 ottobre 1975, causa 23/75, Rey Soda (Racc. pag. 1279), e 11 marzo 1987, cause riunite 279/84,
            280/84, 285/84 e 286/84, Rau e a./Commissione (Racc. pag. 1069, punto 14), nonché sentenza del Tribunale 10 febbraio 2004,
            cause riunite T‑64/01 e T‑65/01, Afrikanische Frucht-Compagnie e Internationale Fruchtimport Weichert/Consiglio e Commissione
            (Racc. pag. II‑0000, punto 118).
            
         
      
      21 –
         
         Ricorso contro la sentenza impugnata (punto 36).
            
         
      
      22 –
         
         Causa C-409/02 P, non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 33-37).
            
         
      
      23 –
         
         V., anche, a questo proposito, gli elementi allegati dal Tribunale nella sentenza impugnata (punti 50-52).
            
         
      
      24 –
         
         È pacifico, infatti, che ogni istituzione ed organismo comunitario dispone di un ampio potere discrezionale nell’organizzazione
            dei suoi servizi: per quanto riguarda le istituzioni comunitarie, v., in particolare, sentenze 16 dicembre 1964, cause riunite
            109/63 e 13/64, Muller/Commissione (Racc. pag. 1293), e 21 giugno 1984, causa 69/83, Lux/Corte dei conti (Racc. pag. 2447,
            punto 17) e, per quanto riguarda gli organismi comunitari istituiti dal Trattato, v., in particolare, sentenza 10 luglio 2003,
            causa C-15/00, Commissione/BEI (Racc. pag. I‑7281, punto 67), e sentenza del Tribunale 22 ottobre 2002, Pflugradt/BCE (T‑178/00
            e T‑341/00, Racc. pag. II‑4035; Racc. pag. PI, pag. I A 205 e II‑1039), confermata in sede di impugnazione dalla sentenza
            14 ottobre 2004, Pflugradt/BCE, cit.
            
         
      
      25 –
         
         V., in particolare, sentenza 23 settembre 1986, causa 5/85, AKZO Chemie/Commissione (Racc. pag. 2585, punto 35). 
            
         
      
      26 –
         
         In applicazione dell’art. 17 del Trattato 8 aprile 1965 che istituisce un Consiglio unico ed una Commissione unica delle Comunità
            europee (GU 1967, L 152, pag. 6, anche detto: il «Trattato di fusione »).
            
         
      
      27 –
         
         Sentenza AKZO Chemie/Commissione, cit. (punto 36).
            
         
      
      28 –
         
         Ibidem, punto 37.
            
         
      
      29 –
         
         Idem.
            
         
      
      30 –
         
         Idem.
            
         
      
      31 –
         
         Regolamento (CEE) del Consiglio 6 febbraio 1962, n 17, primo regolamento d’applicazione degli artt. [81] e [82] del Trattato
            (GU 1962, 13, pag. 204). V. sentenze 21 settembre 1989, cause riunite 46/87 e 227/88, Hoechst/Commissione (Racc. pag. 2859,
            punti da 44 a 46) e 17 ottobre 1989, cause riunite 97/87, 98/87 e 99/87, Dow Chemical Ibérica e a./Commissione (Racc. pag. 3165,
            punto 58).
            
         
      
      32 –
         
         Sentenza del Tribunale 12 marzo 2003, causa T‑254/99, Maja/Commissione (Racc. pag. II‑757, punto 43).
            
         
      
      33 –
         
         Sentenza del Tribunale 14 luglio 1995, causa T‑275/94, «CB»/Commissione (Racc. pag. II‑2169, punto 71).
            
         
      
      34 –
         
         Sentenza 15 giugno 1994, causa C‑137/92 P, Commissione/BASF e a. (Racc. pag. I‑2555, punto 71).
            
         
      
      35 –
         
         Sentenza 29 settembre 1998, causa C‑191/95, Commissione/Germania (Racc. pag. I‑5449, punto 48).
            
         
      
      36 –
         
         Ricorso contro la sentenza impugnata (punto 44).
            
         
      
      37 –
         
         V., fra i molteplici esempi, le nozioni di «cliente appartenente a tale zona», in materia di contratto d’agenzia, nella sentenza
            12 dicembre 1996, causa C‑104/95, Kontogeorgas (Racc. pag. I‑6643, punti 25-27); di «casi eccezionali» costituenti deroghe
            al principio della valutazione separata degli elementi delle voci dell’attivo e del passivo del bilancio della società, nella
            sentenza 14 settembre 1999, causa C 275/97, DE + ES Bauunternehmung (Racc. pag. I‑5331, punti 31 e 32), o di «imposta», in
            materia di regolamentazione delle imposte indirette sulla raccolta  di capitali, nella sentenza 21 giugno 2001, causa C‑206/99,
            SONAE (Racc. pag. I‑4679, punti 22 -26).
            
         
      
      38 –
         
         Sentenza del Tribunale Pflugradt/BCE, cit. (punto 54), confermata su ricorso dalla sentenza della Corte Pflugradt/BCE, cit..
            
         
      
      39 –
         
         Il corsivo è mio.
            
         
      
      40 –
         
         V., quali esempi recenti, sentenza 8 maggio 2003, causa C‑122/01 P, T. Port/Commissione (Racc. pag. I‑4261, punto 27), e ordinanza
            9 luglio 2004, causa C‑116/03, (Racc. pag. I‑0000, punto 33).
            
         
      
      41 –
         
         Sentenza impugnata (punto 73).
            
         
      
      42 –
         
         Sentenze 12 luglio 2001, cause riunite C‑302/99 P e C‑308/99 P, Commissione e Francia/TF1 (Racc. pag. I‑5603, punto 31), e
            30 settembre 2003, cause riunite C‑57/00 P e C 61/00 P, Freistaat Sachsen e a./Commissione (Racc. pag. I‑9975, punto 124),
            nonché ordinanza 13 dicembre 2000, causa C‑39/00 P, SGA/Commissione (Racc. pag. I‑11201, punto 77). V., anche, in questo senso,
            sentenza 14 settembre 1995, causa C‑396/93 P, Henrichs/Commissione (Racc. pag. I‑2611, punto 66), e ordinanza 13 dicembre
            2000, causa C‑44/00 P, Sodima/Commissione (Racc. pag. I‑11231, punto 93).