CELEX: 52012PC0577
Language: it
Date: 2012-10-05
Title: Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO sulla conclusione del protocollo di Nagoya alla convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione

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		52012PC0577
		
			Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO sulla conclusione del protocollo di Nagoya alla convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione /* COM/2012/0577 final - 2012/0279 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
La convenzione sulla diversità biologica (in
appresso “la convenzione”) è il quadro internazionale più importante per le
misure intese a conservare la diversità biologica, a utilizzare in modo sostenibile
i suoi elementi e a ripartire in maniera giusta ed equa i vantaggi derivanti
dall’utilizzazione delle risorse genetiche. Con le attuali 193 parti, la
convenzione vige in pressoché tutti i paesi del mondo. L’Unione europea e tutti
i suoi 27 Stati membri sono parti della convenzione.
L’articolo 15 della convenzione delinea un
quadro generale per l’accesso alle risorse genetiche e alla ripartizione dei
benefici: riconosce agli Stati il potere di determinare l’accesso alle risorse
genetiche in virtù del diritto di sovranità sulle loro risorse naturali. Le
parti, oltre ad adoperarsi per favorire l’accesso alle risorse genetiche, sono
tenute ad adottare misure legislative, amministrative o strategiche per
ripartire in modo giusto ed equo, con la parte che fornisce le risorse, i
risultati della ricerca e dello sviluppo, nonché i benefici che risultano dall’utilizzazione
commerciale e di altro tipo di dette risorse genetiche.
I capi di Stato e di governo presenti al
vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile tenutosi nell’agosto del 2002 hanno
stabilito di avviare negoziati per definire un “regime internazionale” per l’accesso
e la ripartizione dei benefici nell’ambito della convenzione. Il 29 ottobre
2010 la decima conferenza delle parti ha adottato il protocollo di Nagoya alla
convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse
genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro
utilizzazione. 
La decisione della conferenza delle parti
invita le parti della convenzione a firmare il protocollo di Nagoya alla prima
occasione e a depositare gli strumenti di ratifica, accettazione o
approvazione, oppure gli eventuali strumenti di adesione, affinché esso possa
entrare in vigore quanto prima. Per l’entrata in vigore del protocollo sono
necessarie cinquanta ratifiche.
Il protocollo è stato alla firma presso la
sede delle Nazioni Unite a New York dal 2 febbraio 2011 al
1° febbraio 2012. L’Unione europea e la maggior parte dei suoi Stati
membri hanno firmato il protocollo di Nagoya[1].
Il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione
europea e la Commissione hanno espresso il loro impegno per un’attuazione ed
una ratifica in tempi brevi del Protocollo di Nagoya nell’Unione[2].
La Commissione ha proposto un regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio[3]
che istituisce un sistema di misure per l’attuazione del protocollo di Nagoya
nell’Unione. 
Alla luce di quanto sopra, è opportuno l’Unione
europea proceda alla conclusione del protocollo di Nagoya alla convenzione
sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla
giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro utilizzazione.
2012/0279 (NLE)
Proposta di
DECISIONE DEL CONSIGLIO
sulla conclusione del protocollo di Nagoya
alla convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse
genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro
utilizzazione
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione
europea, in particolare l’articolo 192, paragrafo 1, in combinato disposto
con l’articolo 218, paragrafo 6, lettera a),
vista la proposta della Commissione europea,
vista l’approvazione del Parlamento europeo[4],
considerando quanto segue:
(1)       Il 29 ottobre 2010 l’Unione e
i suoi Stati membri si sono uniti al consenso espresso dalle 193 parti della
Convenzione sulla diversità biologica che hanno adottato il Protocollo di
Nagoya alla convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle
risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti
dalla loro utilizzazione.
(2)       L’Unione europea e la maggior
parte dei suoi Stati membri hanno firmato il protocollo di Nagoya.
(3)       Il Parlamento europeo, il
Consiglio dell’Unione europea e la Commissione hanno espresso il loro impegno
per un’attuazione ed una ratifica in tempi brevi del protocollo di Nagoya nell’Unione[5].
(4)       È opportuno approvare il
protocollo di Nagoya a nome dell’Unione europea,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Il Protocollo di Nagoya alla convenzione sulla
diversità biologica relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta
ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione è
approvato a nome dell’Unione.
Il testo del protocollo è accluso alla
presente decisione.
Articolo 2
Il presidente del Consiglio designa la persona
abilitata a procedere, a nome dell’Unione europea, al deposito dello strumento
di approvazione a norma dell’articolo 33 del protocollo, per esprimere il
consenso dell’Unione europea a essere vincolata dal protocollo.
Il deposito dello strumento di approvazione
avviene simultaneamente al deposito di quello degli Stati membri.
Allo stesso tempo la persona designata
deposita la dichiarazione di cui all’allegato della presente decisione,
conformemente all’articolo 34, paragrafo 3, della Convenzione sulla diversità
biologica.
Articolo 3
La presente decisione è pubblicata nella
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
Presidente
ALLEGATO
DICHIARAZIONE DELL’UNIONE EUROPEA AI SENSI
DELL’ARTICOLO 34, PARAGRAFO 3, DELLA CONVENZIONE SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA
“L’Unione
europea dichiara la propria competenza, in virtù del trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, in particolare dell’articolo 191, a stipulare accordi
internazionali e ad adempiere gli obblighi che ne derivano, che contribuiscano
a perseguire i seguenti obiettivi:
–                        
salvaguardia, tutela e miglioramento della
qualità dell’ambiente;
–                        
protezione della salute umana;
–                        
utilizzazione accorta e razionale delle risorse
naturali;
–                        
promozione sul piano internazionale di misure destinate
a risolvere i problemi dell’ambiente a livello regionale o mondiale e, in
particolare, a combattere i cambiamenti climatici.
Inoltre, l’Unione
europea adotta misure a livello europeo per l’istituzione di uno spazio europeo
della ricerca e per il corretto funzionamento del suo mercato interno.
L’Unione europea dichiara di aver già
adottato strumenti giuridici vincolanti per i suoi Stati membri in relazione a
tutte le materie disciplinate dal presente protocollo.”
[1]               Ad eccezione della Lettonia, di Malta e della
Slovacchia.
[2]               Conclusioni del Consiglio del 20 dicembre 2010
(paragrafi 1 e 21), del 23 giugno 2011 (paragrafo 14), risoluzione del
Parlamento europeo del 20 aprile 2012 (paragrafo 101), comunicazione della
Commissione su una strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020 (COM(2011)
244) (Azione 20).
[3]               COM(2012) 576.
[4]               GU C […] del […], pag. […].
[5]               Conclusioni del Consiglio del 20 dicembre 2010
(paragrafi 1 e 21), del 23 giugno 2011 (paragrafo 14), risoluzione del
Parlamento europeo del 20 aprile 2012 (paragrafo 101), comunicazione della
Commissione su una strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020 (COM(2011)
244) (Azione 20).
ALLEGATO

PROTOCOLLO DI NAGOYA ALLA CONVENZIONE SULLA
DIVERSITÀ BIOLOGICA RELATIVO ALL’ACCESSO ALLE RISORSE GENETICHE E ALLA GIUSTA
ED EQUA RIPARTIZIONE DEI BENEFICI DERIVANTI DALLA LORO UTILIZZAZIONE 
Le parti del presente protocollo,
Nella
loro qualità di parti della “Convenzione sulla
diversità biologica”, in appresso denominata “la convenzione”,
Ricordando che la giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione
delle risorse genetiche costituisce uno dei tre principali obiettivi della
convenzione, e riconoscendo che il presente protocollo mira alla
realizzazione di questo obiettivo nell’ambito della convenzione,
Riaffermando i diritti sovrani degli Stati sulle loro risorse naturali e in
conformità delle disposizioni della convenzione,
Richiamando
inoltre l’articolo 15 della convenzione,
Riconoscendo l’importante contributo dato allo sviluppo sostenibile dal
trasferimento tecnologico e dalla collaborazione volti a creare capacità di
ricerca e innovazione per dare valore aggiunto alle risorse genetiche dei paesi
in via di sviluppo, in conformità degli articoli 16 e 19 della convenzione, 
Riconoscendo che la sensibilizzazione dell’opinione pubblica circa il valore
economico degli ecosistemi e della biodiversità e la giusta ed equa ripartizione
di questo valore economico con i custodi della biodiversità costituiscono degli
incentivi fondamentali per la conservazione della diversità biologica e per l’uso
sostenibile dei suoi componenti,
Riconoscendo il ruolo potenziale dell’accesso e della ripartizione dei benefici nel
contribuire alla conservazione e all’uso sostenibile della diversità biologica,
allo sradicamento della povertà e alla sostenibilità ambientale, e concorrendo
in questo modo al raggiungimento degli “Obiettivi di sviluppo del millennio”, 
Riconoscendo il legame che esiste tra l’accesso alle risorse genetiche e la giusta
ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione di tali risorse,
Riconoscendo l’importanza di garantire certezza del diritto in relazione all’accesso
alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici
derivanti dalla loro utilizzazione,
Riconoscendo inoltre l’importanza di promuovere l’equità e la correttezza
nella negoziazione di modalità convenute di comune accordo tra fornitori e
utilizzatori delle risorse genetiche,
Riconoscendo
anche il ruolo cruciale svolto dalle donne nell’accesso
e nella ripartizione dei benefici e affermando la necessità della piena
partecipazione delle donne, a tutti i livelli, al processo decisionale e all’attuazione
della conservazione della biodiversità,
Determinate a
sostenere ulteriormente l’efficace attuazione delle disposizioni della
convenzione in materia di accesso e ripartizione dei benefici,
Riconoscendo che è
necessaria una soluzione innovativa per affrontare il tema della giusta ed equa
ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche
e delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche in contesti transfrontalieri
o in situazioni in cui non sia possibile concedere od ottenere un consenso
informato preventivo, 
Riconoscendo l’importanza delle risorse genetiche ai fini della sicurezza
alimentare, della sanità pubblica, della conservazione della biodiversità e
dell’attenuazione dei cambiamenti climatici e dell’adattamento ad essi, 
Riconoscendo
la particolare natura della biodiversità agricola, le
sue caratteristiche e i suoi problemi peculiari che richiedono necessariamente
soluzioni specifiche,
Riconoscendo
l’interdipendenza di tutti i paesi in relazione alle
risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, come pure la loro
particolare natura e importanza ai fini del conseguimento della sicurezza
alimentare su scala mondiale e per lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura nel
contesto della lotta alla povertà e dei cambiamenti climatici e riconoscendo
il ruolo fondamentale svolto a questo riguardo dal Trattato internazionale
sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura e dalla
commissione FAO sulle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura,
Tenendo
in considerazione il regolamento sanitario
internazionale (2005) emanato dall’Organizzazione mondiale della sanità e consapevoli
dell’importanza di garantire l’accesso agli agenti patogeni umani ai fini della
preparazione e della risposta alle emergenze sanitarie, 
Riconoscendo il lavoro in corso di svolgimento in altri consessi internazionali in
relazione all’accesso e alla ripartizione dei benefici,
Richiamando il sistema multilaterale di accesso e di ripartizione dei benefici
stabilito nell’ambito del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche
vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura, messo a punto conformemente alla
convenzione,
Riconoscendo che gli strumenti internazionali in relazione all’accesso e alla ripartizione
dei benefici dovrebbero sostenersi reciprocamente allo scopo di raggiungere gli
obiettivi della convenzione,
Richiamando l’importanza dell’articolo 8, lettera j), della convenzione in quanto
riferito alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche e alla
giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione di tali
conoscenze, 
Visti la reciproca relazione intercorrente tra le risorse genetiche e le
conoscenze tradizionali, la loro natura inseparabile per le comunità autoctone
e locali, l’importanza delle conoscenze tradizionali per la conservazione della
diversità biologica e l’uso sostenibile dei suoi componenti e per il
mantenimento sostenibile di queste comunità,
Riconoscendo
la diversità delle circostanze nelle quali le
conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche sono detenute o
possedute dalle comunità autoctone e locali,
Consapevoli del diritto delle comunità autoctone e locali a identificare i
legittimi detentori delle loro conoscenze tradizionali associate alle risorse
genetiche, nell’ambito delle loro comunità,
Riconoscendo
inoltre le circostanze eccezionali nelle quali sono
conservate nei paesi le conoscenze tradizionali associate alle risorse
genetiche, che possono essere di tipo orale, documentale o di altra forma,
rispecchiando un ricco patrimonio culturale fondamentale per la conservazione e
l’uso sostenibile della diversità biologica,
Vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni autoctone,
e
Affermando che nulla di quanto contenuto nel presente protocollo dovrà essere
interpretato in maniera tale da diminuire o abolire i diritti esistenti delle
comunità autoctone e locali,
hanno
convenuto quanto segue:
Articolo 1
OBIETTIVO
L’obiettivo del presente protocollo è la giusta
ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse
genetiche, anche attraverso l’accesso adeguato alle risorse genetiche e l’opportuno
trasferimento delle relative tecnologie, tenendo in considerazione tutti i
diritti riguardanti quelle risorse e quelle tecnologie, nonché attraverso un
opportuno finanziamento, contribuendo in tal modo alla conservazione della
diversità biologica e all’uso sostenibile dei suoi componenti.
Articolo
2
DEFINIZIONI
Al presente
protocollo si applicano i termini definiti nell’articolo 2 della convenzione.
Inoltre, ai fini del presente protocollo si intende per: 
(a)        “conferenza
delle parti”, la conferenza delle parti della convenzione;
(b)        “convenzione”,
la Convenzione sulla diversità biologica; 
(c)        “utilizzazione
delle risorse genetiche”, le attività di ricerca e sviluppo sulla composizione
genetica e/o biochimica delle risorse genetiche, anche attraverso l’applicazione
della biotecnologia come definita nell’articolo 2 della convenzione;
(d)        “biotecnologia”,
ai sensi dell’articolo 2 della convenzione, tutte le applicazioni tecnologiche
che utilizzano sistemi biologici, organismi viventi o loro derivati, per
realizzare o modificare prodotti o procedimenti ad uso specifico; 
(e)        “derivato”, un composto biochimico
esistente in natura che risulta dall’espressione genetica o dal metabolismo di
risorse genetiche o biologiche, anche qualora non contenga unità funzionali
dell’eredità.
Articolo
3
AMBITO
DI APPLICAZIONE
Il presente protocollo si applica alle risorse genetiche nell’ambito di
applicazione dell’articolo 15 della convenzione e ai benefici derivanti dall’utilizzazione
di tali risorse. Il presente protocollo si applica alle conoscenze tradizionali
associate alle risorse genetiche nell’ambito di applicazione della convenzione
e ai benefici derivanti dall’utilizzazione di tali conoscenze.
ARTICOLO
4
RELAZIONI
CON ACCORDI E STRUMENTI INTERNAZIONALI
1.         Le disposizioni del presente protocollo non modificano i
diritti e gli obblighi che una parte ha precedentemente assunto aderendo ad
accordi internazionali vigenti, a meno che l’esercizio di questi diritti o l’adempimento
di questi obblighi possa causare gravi danni o minacciare la diversità
biologica. Il presente paragrafo non mira a creare una gerarchia tra il
presente protocollo e altri strumenti internazionali.
2.         Nulla di quanto contenuto nel presente protocollo potrà
impedire alle parti di sviluppare e attuare altri accordi internazionali in
materia, ivi compresi altri accordi specifici riguardanti l’accesso e la ripartizione
dei benefici, a condizione che questi favoriscano e non siano in contrasto con
gli obiettivi fissati dalla convenzione e dal presente protocollo.
3.         Il
presente protocollo è attuato in uno spirito di reciproco sostegno con altri
strumenti internazionali pertinenti al protocollo stesso. Si dovrebbe dedicare
un’opportuna attenzione al lavoro o alle pratiche utili e attinenti attualmente
in corso nell’ambito di tali strumenti e organizzazioni internazionali
pertinenti, a condizione che favoriscano e non siano in contrasto con gli
obiettivi fissati dalla convenzione e dal presente protocollo.
4.         Il presente protocollo costituisce lo strumento di attuazione
delle disposizioni della convenzione in materia di accesso e ripartizione dei
benefici. Qualora si applichi uno strumento internazionale specifico per l’accesso
e la ripartizione dei benefici che sia coerente e non in contrasto con gli
obiettivi della convenzione e del presente protocollo, il protocollo stesso non
si applica alla parte o alle parti di tale strumento specifico per ciò che
riguarda la particolare risorsa genetica da esso disciplinata e per le finalità
dello strumento specifico.
Articolo
5
GIUSTA
ED EQUA RIPARTIZIONE DEI BENEFICI 
1.         In conformità dell’articolo 15, paragrafi 3 e 7, della
convenzione, i benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche,
così come le applicazioni e commercializzazione che seguono, sono ripartiti in
maniera giusta ed equa con la parte che mette a disposizione tali risorse, vale
a dire il paese di origine di tali risorse oppure la parte che ha acquisito le
risorse genetiche in conformità della convenzione. Tale ripartizione si
effettua secondo modalità convenute di comune accordo.
2.         Ogni parte adotta opportune misure legislative, amministrative
o politiche allo scopo di garantire che i benefici derivanti dall’utilizzazione
delle risorse genetiche detenute dalle comunità autoctone e locali,
conformemente alla legislazione nazionale riguardante i diritti di queste
comunità autoctone e locali su tali risorse genetiche, vengano ripartiti in
modo giusto ed equo con le comunità in questione, sulla base di modalità
convenute di comune accordo.
3.         Ai fini dell’attuazione del paragrafo 1, ogni parte adotta
misure legislative, amministrative o politiche, secondo quanto opportuno.
4.         I benefici possono includere benefici di carattere monetario
e non monetario, tra cui, ma non unicamente, quelli elencati nell’allegato. 
5.         Ciascuna delle parti adotta opportune misure legislative,
amministrative o politiche affinché i benefici derivanti dall’utilizzazione
delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche vengano ripartiti
in maniera giusta ed equa con le comunità autoctone e locali che detengono tali
conoscenze. Tale ripartizione si effettua secondo modalità convenute di comune
accordo. 
Articolo
6
Accesso
alle risorse genetiche
1.         Nell’esercizio dei diritti di sovranità sulle risorse
naturali, conformemente alle prescrizioni legislative o regolamentari nazionali
relative all’accesso e alla ripartizione dei benefici, l’accesso alle risorse
genetiche ai fini della loro utilizzazione è subordinato al consenso informato
preventivo della parte che mette a disposizione tali risorse, vale a dire del
paese di origine delle risorse stesse oppure di una parte che ha acquisito le
risorse genetiche conformemente alla convenzione, a meno che tale parte non
abbia deciso altrimenti.
2.         In accordo con la legislazione nazionale, ciascuna delle
parti è tenuta ad adottare opportune misure allo scopo di garantire che venga
ottenuto il consenso informato preventivo, oppure l’approvazione e la
partecipazione delle comunità autoctone e locali in merito all’accesso alle
risorse genetiche, nei casi in cui queste detengano il diritto a concedere l’accesso
a tali risorse.
3.         A norma del paragrafo 1 del presente articolo, ciascuna
delle parti che richiede il consenso informato preventivo è tenuta ad adottare
le misure legislative, amministrative o politiche necessarie, secondo quanto
opportuno, al fine di:
(a)      fornire certezza, chiarezza e trasparenza
giuridica relativamente alle proprie prescrizioni legislative o regolamentari
in materia di accesso e ripartizione dei benefici;
(b)     fornire norme e procedure di carattere
equo e non arbitrario per l’accesso alle risorse genetiche;
(c)      fornire informazioni su come richiedere
il consenso informato preventivo;
(d)     fornire una decisione scritta, chiara e
trasparente, emanata da un’autorità nazionale competente, secondo i principi di
efficacia dei costi ed entro un periodo di tempo ragionevole;
(e)      disporre che venga rilasciato, al momento
dell’accesso, un permesso o un documento equivalente atto a certificare la
decisione di concedere un consenso informato preventivo e la definizione di
modalità convenute di comune accordo, e darne conseguente informazione al
centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici;
(f)      se del caso, e conformemente alla
legislazione nazionale, fissare criteri e/o processi per ottenere un consenso
informato preventivo oppure l’approvazione e la partecipazione delle comunità
autoctone e locali all’accesso alle risorse genetiche; e
(g)      stabilire regole e procedure chiare per
la richiesta e la definizione di modalità convenute di comune accordo. Tali
condizioni sono fissate per iscritto e potranno includere, tra l’altro: 
(i)         una clausola relativa alla risoluzione
delle controversie;
(ii)         le condizioni concernenti la ripartizione
dei benefici, anche in relazione ai diritti di proprietà intellettuale;
(iii)        le condizioni riguardanti l’uso
successivo da parte di terzi, se del caso; e
(iv)        le condizioni in caso di variazione
delle finalità, ove applicabile.
Articolo
7
ACCESSO
ALLLE CONOSCENZE TRADIZIONALI ASSOCIATE ALLE RISORSE GENETICHE
Nel rispetto della legislazione nazionale, ciascuna delle parti adotta
opportune misure allo scopo di garantire che alle conoscenze tradizionali
associate alle risorse genetiche detenute dalle comunità autoctone e locali
venga dato accesso con il consenso informato preventivo o con l’approvazione e
la partecipazione di queste comunità autoctone e locali, e che siano state
stabilite modalità convenute di comune accordo.
Articolo
8
CONSIDERAZIONI
SPECIFICHE
Nello sviluppo e nell’attuazione delle proprie
prescrizioni o legislazione sull’accesso e la ripartizione dei benefici, ciascuna
delle parti: 
(a)      crea condizioni atte a promuovere e
incoraggiare attività di ricerca che contribuiscano alla conservazione e all’uso
sostenibile della diversità biologica, in particolare nei paesi in via di
sviluppo, anche mediante procedure semplificate per l’accesso a scopo di
ricerca di tipo non commerciale, considerando la necessità di tenere conto dei
cambiamenti nelle finalità della ricerca;
(b)     presta la dovuta attenzione a casi di
emergenza attuali o imminenti che minacciano o danneggiano la salute di
persone, animali o piante, secondo quanto disposto a livello nazionale o
internazionale. Le parti possono prendere in considerazione l’esigenza di un
accesso rapido alle risorse genetiche e di una ripartizione rapida, giusta ed
equa dei benefici derivanti dall’utilizzazione di tali risorse genetiche, ivi
incluso l’accesso a trattamenti a costi accettabili, per le persone in stato di
necessità, in particolare nei paesi in via di sviluppo; 
(c)      considera l’importanza delle
risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura e il loro ruolo
particolare per quanto riguarda la sicurezza alimentare. 
Articolo 9
CONTRIBUTO
ALLA CONSERVAZIONE E ALL’USO SOSTENIBILE
Le parti incoraggiano utilizzatori e fornitori a convogliare i benefici
derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche verso la conservazione
della diversità biologica e l’uso sostenibile dei suoi componenti. 
ARTICOLO
10
MECCANISMO
MULTILATERALE DI RIPARTIZIONE DEI BENEFICI A LIVELLO GLOBALE
Le parti considerano la necessità di adottare e definire le modalità di
un meccanismo multilaterale di ripartizione dei benefici a livello globale
garantire una giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione
delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali associate a tali
risorse genetiche nei contesti transfrontalieri o nelle situazioni in cui non
sia possibile concedere od ottenere un consenso informato preventivo. I
benefici ripartiti dagli utilizzatori delle risorse genetiche e delle
conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche mediante questo
meccanismo sono utilizzati per sostenere la conservazione della diversità
biologica e l’uso sostenibile dei suoi componenti a livello mondiale. 
Articolo
11
COOPERAZIONE
TRANSFRONTALIERA 
1.         Nei casi in cui le stesse risorse genetiche sono rinvenute in
situ nel territorio di più parti, queste si sforzano di cooperare, secondo
quanto opportuno, con la partecipazione delle comunità autoctone e locali
interessate, laddove pertinente, ai fini dell’attuazione del presente
protocollo.
2.         Laddove le stesse conoscenze tradizionali associate alle
risorse genetiche sono ripartite da una o più comunità autoctone e locali
ubicate in diversi paesi che hanno aderito al protocollo, queste parti si adoperano
per cooperare, secondo quanto opportuno, con la partecipazione delle comunità
autoctone e locali interessate, ai fini del conseguimento dell’obiettivo del
presente protocollo.
Articolo
12
CONOSCENZE
TRADIZIONALI ASSOCIATE ALLE RISORSE GENETICHE
1.         Nell’adempimento degli obblighi che incombono loro in virtù
del presente protocollo, le parti, nel rispetto della legislazione nazionale,
tengono conto delle leggi consuetudinarie, dei protocolli e delle procedure
delle comunità autoctone e locali, se del caso, in relazione alle conoscenze
tradizionali associate alle risorse genetiche.
2.         Le parti, con l’effettiva partecipazione delle comunità
autoctone e locali interessate, istituiscono meccanismi atti a informare i
potenziali utilizzatori delle conoscenze tradizionali associate alle risorse
genetiche in merito ai loro obblighi, inclusi i provvedimenti come quelli resi
disponibili attraverso il centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei
benefici per quanto riguarda l’accesso e la giusta ed equa ripartizione dei benefici
che derivano dall’utilizzazione di tali conoscenze.
3.         Le parti si adoperano per sostenere, ove
opportuno, lo sviluppo da parte delle comunità autoctone e locali, incluse le
donne che fanno parte di queste comunità, di:
(a)      protocolli delle comunità in relazione all’accesso
alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche e alla giusta ed
equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione di tali conoscenze;
(b)     prescrizioni minime per le modalità
convenute di comune accordo volte a garantire la giusta ed equa ripartizione
dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle conoscenze tradizionali
associate alle risorse genetiche; e
(c)      clausole contrattuali tipo per la ripartizione
dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle conoscenze tradizionali
associate alla risorse genetiche.
4.         Nell’attuazione del presente protocollo, e per quanto
possibile, le parti non pongono limiti all’uso consuetudinario e allo scambio
delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali associate nelle e tra
le comunità autoctone e locali, conformemente agli obiettivi della convenzione.
Articolo
13
PUNTI di
contatto NAZIONALI E AUTORITÀ NAZIONALI COMPETENTI
1.         Ciascuna parte designa un punto di contatto
nazionale per quanto riguarda l’accesso e la ripartizione dei benefici. Il
punto di contatto nazionale rende disponibili le informazioni con le modalità
seguenti: 
(a)      per i richiedenti che desiderano accedere
a risorse genetiche, informazioni riguardanti le procedure per ottenere il
consenso informato preventivo e per definire modalità convenute di comune
accordo, tra cui la ripartizione dei benefici;
(b)     per i richiedenti che desiderano accedere
alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche, ove possibile,
informazioni riguardanti le procedure per ottenere il consenso informato
preventivo o l’approvazione e la partecipazione, se del caso, delle comunità
autoctone e locali e per definire modalità convenute di comune accordo, anche
in merito alla ripartizione dei benefici; e 
(c)      informazioni riguardanti le autorità
nazionali competenti, le rispettive comunità autoctone e locali e i relativi
soggetti interessati. 
Il punto di
contatto nazionale è responsabile del coordinamento con il segretariato.
2.         Ciascuna parte designa una o più autorità nazionali competenti
per quanto riguarda l’accesso e la ripartizione dei benefici. Le autorità
nazionali competenti si assumono, conformemente alle disposizioni legislative,
amministrative o politiche applicabili a livello nazionale, la responsabilità
per la concessione dell’accesso oppure, a seconda dei casi, del rilascio di una
documentazione scritta che certifichi che sono stati soddisfatti i requisiti
per l’accesso, e la responsabilità per la diffusione delle informazioni sulle
procedure e i requisiti idonei per l’ottenimento del consenso informato
preventivo e la fissazione di modalità convenute di comune accordo. 
3.         Le parti contraenti possono designare un unico organismo
affinché svolga sia le funzioni di punto di contatto che quelle di autorità
nazionale competente.
4.         Ciascuna parte notifica al segretariato, entro la data di
entrata in vigore del presente protocollo, il nome e l’indirizzo del punto di
contatto e della o delle autorità nazionali competenti. Se una parte designa
più di un’autorità nazionale competente, invia al segretariato, assieme alla
relativa notifica, le necessarie informazioni circa le rispettive competenze.
Se del caso, tali informazioni indicano, come minimo, quali autorità competenti
sono responsabili per le risorse genetiche richieste. Ciascuna parte notifica
immediatamente al segretariato qualsiasi cambiamento relativo alla designazione
del proprio punto nazionale di contatto, nonché al recapito o alle competenze della
o delle autorità nazionali competenti.
5.         Il segretariato rende disponibili le informazioni ricevute a
norma del precedente paragrafo 4, tramite il centro di scambi per l’accesso e
la ripartizione dei benefici.
Articolo
14
CEntro
di scambi PER L’ACCESSO E LA RIPARTIZIONE DEI BENEFICI E ripartizione delle
INFORMAZIONI 
1.         A norma dell’articolo 18, paragrafo 3, della convenzione, è
istituito un centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici che funge
da strumento di ripartizione di informazioni riguardanti l’accesso e la ripartizione
dei benefici. In particolare il centro offre l’accesso alle informazioni rilevanti
ai fini dell’attuazione del presente protocollo messe a disposizione da tutte
le parti.
2.         Fatta salva la tutela delle informazioni
riservate, ciascuna parte è tenuta a rendere disponibile al centro di scambi
per l’accesso e la ripartizione dei benefici qualsiasi informazione richiesta
dal presente protocollo, nonché qualsiasi informazione richiesta a norma delle
decisioni adottate dalla conferenza delle parti che funge da riunione delle
parti del presente protocollo. Le informazioni comprendono: 
(a)      misure legislative, amministrative e politiche in relazione all’accesso
e alla ripartizione dei benefici; 
(b)     informazioni relative al punto di contatto
nazionale e alla o alle autorità nazionali competenti; e
(c)      i permessi, o documenti equivalenti,
rilasciati al momento dell’accesso, come prova della decisione di concedere un
consenso informato preventivo e della determinazione di modalità convenute di
comune accordo.
3.         Le informazioni aggiuntive, se disponibili
e pertinenti, possono includere:
(a)      le autorità competenti delle comunità
autoctone e locali, e le informazioni secondo quanto stabilito;
(b)     clausole contrattuali tipo; 
(c)      metodi e strumenti messi a punto per il
monitoraggio delle risorse genetiche; e
(d)     codici di condotta e buone pratiche.
4.         Le modalità operative del centro di scambi per l’accesso e
la ripartizione dei benefici, comprese le relazioni sulle sue attività, sono
valutate e decise nella prima riunione della conferenza delle parti, nella sua
funzione di riunione delle parti contraenti del presente protocollo, e in
seguito riesaminate periodicamente.
Articolo
15
CONFORMITÀ
ALLA LEGISLAZIONE NAZIONALE O alle prescrizioni NORMATIVe SULL’ACCESSO E LA RIPARTIZIONE
DEI BENEFICI
1.         Ciascuna parte adotta misure legislative, amministrative e
politiche opportune, efficaci proporzionate atte a garantire che l’accesso alle
risorse genetiche utilizzate nell’ambito della propria giurisdizione sia
avvenuto conformemente al consenso informato preventivo e che siano state
stabilite modalità convenute di comune accordo come richiesto dalla
legislazione o dalle prescrizioni normative nazionali relative all’accesso e
alla ripartizione dei benefici dell’altra parte. 
2.         Le parti adottano misure legislative, amministrative o
politiche opportune, efficaci e proporzionate atte a fare fronte a situazioni
di non conformità alle misure adottate a norma del precedente paragrafo 1. 
3.         Le parti, per quanto possibile e opportuno, cooperano in
casi di presunta violazione della legislazione o delle prescrizioni normative
nazionale relative all’accesso e alla ripartizione dei benefici cui si fa
riferimento nel precedente paragrafo 1.
ARTICOLO 16
CONFORMITÀ
ALLA LEGISLAZIONE NAZIONALE O alle prescrizioni NORMATIVe RELATIVe ALL’ACCESSO
E ALLA RIPARTIZIONE DEI BENEFICI PER LE CONOSCENZE TRADIZIONALI ASSOCIATE Alle
RISORSE GENETICHE
1.         Ciascuna parte adotta misure legislative, amministrative o
politiche opportune, efficaci e proporzionate atte a garantire che l’accesso alle
conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche utilizzate nell’ambito
della propria giurisdizione sia avvenuto conformemente al consenso informato
preventivo e che siano state fissate modalità convenute di comune accordo come
richiesto dalla legislazione o dalle prescrizioni normative nazionali relative
all’accesso e alla ripartizione dei benefici della parte nella quale si trovano
le comunità autoctone e locali in questione.
2.         Ciascuna parte adotta misure legislative, amministrative o
politiche opportune, efficaci proporzionate atte a fare fronte a situazioni di non
conformità rispetto alle misure adottate sulla base del precedente paragrafo 1.
3.         Le parti, per quanto possibile e opportuno, cooperano in
casi di presunta violazione della legislazione o delle prescrizioni normative
nazionali relative all’accesso e alla ripartizione dei benefici cui si fa
riferimento nel precedente paragrafo 1.
ARTICOLO 17
MONITORAGGIO
DELL’UTILIZZAZIONE DELLE RISORSE GENETICHE 
1.         Per favorire la conformità, ciascuna parte
adotta misure, ove opportuno, per monitorare e rafforzare la trasparenza
riguardo all’utilizzazione delle risorse genetiche. Tali misure comprendono:
(a)      La
designazione di uno o più punti di controllo, secondo le modalità seguenti:
(i)         i punti
di controllo designati dovrebbero raccogliere o ricevere, secondo quanto
opportuno, le informazioni che si riferiscono al consenso informato preventivo,
alla fonte delle risorse genetiche, alla fissazione di modalità convenute di
comune accordo e/o all’utilizzazione delle risorse genetiche, secondo quanto
opportuno;
(ii)         ciascuna
parte, secondo quanto opportuno e in funzione delle particolari caratteristiche
di un punto di controllo designato, impone agli utilizzatori di risorse
genetiche di fornire le informazioni specificate nel paragrafo precedente a un
punto di controllo designato. Ciascuna delle parti adotta misure legislative,
amministrative o politiche opportune, efficaci e proporzionate atte a fare
fronte a situazioni di non conformità;
(iii)        tali
informazioni, incluse quelle provenienti da certificati di conformità
riconosciuti a livello internazionale, laddove disponibili, sono trasmesse,
fatta salva la tutela delle informazioni riservate, alle autorità nazionali
pertinenti, alla parte che fornisce il consenso informato preventivo e al
centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici, ove opportuno;
(iv)        i
punti di controllo devono essere efficaci e dovrebbero svolgere funzioni utili
ai fini dell’attuazione della lettera a). Dovrebbero riguardare l’utilizzazione
delle risorse genetiche o la raccolta di informazioni pertinenti, a qualsiasi
stadio di ricerca, sviluppo, innovazione, precommercializzazione o
commercializzazione.
(b)     Si
incoraggiano gli utilizzatori e i fornitori di risorse genetiche ad includere,
nelle modalità convenute di comune accordo, delle disposizioni relative allo
scambio delle informazioni sull’attuazione di tali modalità, anche istituendo
obblighi in materia di relazioni; e
(c)      si
incoraggia l’uso di strumenti e sistemi di comunicazione efficaci sotto il
profilo dei costi. 
2.         Un permesso o un documento equivalente rilasciato in
conformità dell’articolo 6, paragrafo 3, lettera e), messo a disposizione del
centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici, costituisce un
certificato di conformità riconosciuto a livello internazionale. 
3.         Un certificato di conformità riconosciuto a livello
internazionale costituisce prova del fatto che l’accesso alla risorsa genetica
in questione è avvenuto conformemente al consenso informato preventivo e che
sono state istituite modalità convenute di comune accordo, a norma della
legislazione e delle prescrizioni normative nazionali relative all’accesso e
alla ripartizione dei benefici della parte che fornisce un consenso informato
preventivo. 
4.         Il certificato di conformità riconosciuto a
livello internazionale, a meno che non sia di carattere riservato, contiene
come minimo le seguenti informazioni:
(a)      autorità
di emissione;
(b)     data di
emissione;
(c)      fornitore;
(d)     identificatore
unico del certificato;
(e)      persona
o organismo al quale è stato concesso il consenso informato preventivo;
(f)      materia
o risorse genetiche oggetto del certificato;
(g)      conferma
della determinazione di modalità convenute di comune accordo;
(h)      conferma
dell’ottenimento del consenso informato preventivo; e
(i)       utilizzazione
commerciale e/o non commerciale.
ARTICOLO 18
RISPETTO
DELLE MODALITÀ CONVENUTE DI COMUNE ACCORDO
1.         Nell’attuazione dell’articolo 6, paragrafo 3,
lettera g), punto i) e dell’articolo 7, ciascuna parte incoraggia i fornitori e
gli utilizzatori delle risorse genetiche e/o delle conoscenze tradizionali
associate alle risorse genetiche affinché includano nelle modalità convenute di
comune accordo, ove opportuno, disposizioni per la risoluzione delle
controversie, tra cui:
(a)      le
giurisdizioni alle quali verranno indirizzati le eventuali procedure di
risoluzione delle controversie; 
(b)     la
legge applicabile; e/o
(c)      le
opzioni per una risoluzione alternativa delle controversie, come la mediazione
o l’arbitrato.
2.         Nel caso di controversie che riguardino le modalità
convenute di comune accordo, ciascuna parte garantisce che nell’ambito del
proprio ordinamento giuridico vi sia la possibilità di adire le vie legali in
conformità delle disposizioni giurisdizionali vigenti. 
3.         Ciascuna parte adotta misure efficaci, ove
opportuno, relativamente: 
(a)      all’accesso
alla giustizia; e 
(b)     all’utilizzazione
di meccanismi riguardanti il reciproco riconoscimento e l’esecuzione delle
sentenze straniere e dei lodi arbitrali.
4.         L’efficacia del presente articolo è esaminata dalla
conferenza delle parti che funge da riunione delle parti per il presente
protocollo, conformemente all’articolo 31 del presente protocollo. 
ARTICOLO 19
clausole
contrattuali tipo 
1.         Ciascuna parte incoraggia, ove opportuno, lo sviluppo, l’aggiornamento
e l’uso di clausole contrattuali tipo di carattere settoriale e intersettoriale
relativamente alle modalità convenute di comune accordo. 
2.         La conferenza delle parti che funge da riunione delle parti
al presente protocollo esamina periodicamente l’uso delle clausole contrattuali
tipo di carattere settoriale e intersettoriale.
ARTICOLO 20
CODICI
DI CONDOTTA, LINEE GUIDA E BUONE PRATICHE E/O NORME 
1.         Ciascuna parte incoraggia, ove opportuno, lo sviluppo, l’aggiornamento
e l’utilizzazione di codici di condotta, linee guida e buone pratiche e/o norme
di carattere volontario in relazione all’accesso e alla ripartizione dei
benefici. 
2.         La conferenza delle parti che funge da riunione delle parti del
presente protocollo esamina periodicamente l’uso di codici di condotta, linee
guida e migliori prassi e/o norme di carattere volontario e valuta l’adozione
di codici di condotta, linee guida e migliori prassi e/o norme di carattere
specifico. 
ARTICOLO 21
SENSIBILIZZAZIONE
Ciascuna parte adotta misure atte a sensibilizzare circa l’importanza
delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali associate alle risorse
genetiche, e dell’accesso e della ripartizione dei benefici ad esse legati. Queste
misure possono includere, tra l’altro:
(a)      la promozione
del presente protocollo e del suo obiettivo;
(b)     l’organizzazione
di riunioni delle comunità autoctone e locali e dei soggetti interessati;
(c)      la creazione
e mantenimento di un help desk per le comunità autoctone e locali e i soggetti
interessati;
(d)     la diffusione
delle informazioni tramite un centro di scambi a livello nazionale;
(e)      la promozione
di codici di condotta, linee guida e buone pratiche e/o norme di carattere
volontario in consultazione con le comunità autoctone e locali e i soggetti
interessati; 
(f)      la promozione,
ove opportuno, di scambi di esperienze a livello nazionale, regionale e
internazionale;
(g)      l’istruzione
e la formazione degli utilizzatori e dei fornitori di risorse genetiche e di
conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche circa i loro obblighi
in materia di accesso e ripartizione dei benefici;
(h)      il coinvolgimento
nell’attuazione del presente protocollo delle comunità autoctone e locali e dei
soggetti interessati; e
(i)       la sensibilizzazione
relativamente ai protocolli e alle procedure collettivi delle comunità
autoctone e locali.
ARTICOLO 22
CAPACITÀ
1.         Ai fini dell’effettiva attuazione del presente protocollo,
le parti cooperano allo sviluppo di capacità e al rafforzamento delle risorse
umane e delle capacità istituzionali nei paesi in via di sviluppo, in
particolare nei paesi meno sviluppati e, fra questi, i piccoli Stati insulari
in via di sviluppo e le parti con un’economia di transizione, anche attraverso
istituzioni e organizzazioni operative a livello globale, regionale,
subregionale e nazionale. In questo contesto, le parti dovrebbero agevolare la
partecipazione delle comunità autoctone e locali e dei soggetti interessati,
ivi incluse le organizzazioni non governative e il settore privato. 
2.         In conformità delle disposizioni pertinenti della
convenzione, per la creazione e lo sviluppo di capacità ai fini dell’attuazione
del presente protocollo si terrà pienamente conto delle esigenze in termini di
risorse finanziarie delle parti che sono paesi in via di sviluppo, in
particolare dei paesi meno sviluppati e, fra questi, i piccoli Stati insulari
in via di sviluppo e le parti con un’economia di transizione.
3.         Al fine di adottare misure appropriate per l’attuazione del
presente protocollo, le parti che sono paesi in via di sviluppo, in particolare
i paesi meno sviluppati e, fra questi, i piccoli Stati insulari in via di
sviluppo e le parti con un’economia di transizione, dovrebbero individuare le
loro esigenze e priorità nazionali in termini di capacità attraverso delle
autovalutazioni delle capacità nazionali. Nell’agire in tal senso, queste parti
dovrebbero sostenere le esigenze e le priorità in termini di capacità delle
comunità autoctone e locali e dei soggetti interessati, così come individuate
da questi ultimi, dando rilievo alle esigenze e alle priorità in termini di capacità
delle donne.
4.         A sostegno dell’attuazione del presente
protocollo, la creazione e lo sviluppo di capacità può, tra l’altro, riguardare
i seguenti settori fondamentali: 
(a)      la
capacità di attuare e di conformarsi agli obblighi derivanti dal presente
protocollo; 
(b)     la
capacità di negoziare modalità convenute di comune accordo; 
(c)      la
capacità di sviluppare, attuare e far applicare, a livello nazionale, misure
legislative, amministrative o politiche relative all’accesso e alla ripartizione
dei benefici; e 
(d)     la
capacità dei paesi di sviluppare le capacità endogene di ricerca per apportare
valore aggiunto alle loro risorse genetiche.
5.         Tra le misure di cui ai paragrafi
da a 1 a 4, si annoverano: 
(a)      sviluppi
di carattere giuridico e istituzionale;
(b)     promozione
dell’equità e della correttezza nei negoziati, ivi compresa la formazione per
negoziare modalità convenute di comune accordo;
(c)      il
monitoraggio e l’applicazione della conformità;
(d)     l’impiego
dei migliori strumenti di comunicazione e sistemi via Internet disponibili per
le attività relative all’accesso e alla ripartizione dei benefici;
(e)      la
messa a punto e l’utilizzo di metodi di valutazione; 
(f)      la
bioprospezione e la ricerca e gli studi tassonomici ad essa associati;
(g)      il
trasferimento tecnologico e le capacità di carattere infrastrutturale e tecnico
necessarie ad assicurare che tale trasferimento avvenga secondo modalità
sostenibili; 
(h)      il rafforzamento
del contributo delle attività di accesso e di ripartizione dei benefici alla
conservazione della diversità biologica e all’uso sostenibile dei suoi
componenti;
(i)       disposizioni
speciali mirate a incrementare la capacità dei soggetti interessati in
relazione all’accesso e alla ripartizione dei benefici; e
(j)      disposizioni
speciali destinate a incrementare la capacità delle comunità autoctone e locali
con particolare accento sul rafforzamento della capacità delle donne nell’ambito
di queste comunità in relazione all’accesso alle risorse genetiche e/o alle
conoscenze tradizionali associate a tali risorse.
6.         Le informazioni riguardanti iniziative volte a creare e a
sviluppare capacità a livello nazionale, regionale e internazionale, intraprese
conformemente ai paragrafi da 1 a 5 precedenti, dovrebbero essere trasmesse al
centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici, nell’intendo di
promuovere le sinergie e il coordinamento in relazione alla creazione e allo
sviluppo di capacità per l’accesso e la ripartizione dei benefici.
ARTICOLO 23
TRASFERIMENTO
TECNOLOGICO, COLLABORAZIONE E COOPERAZIONE
Conformemente agli articoli 15, 16, 18 e 19 della convenzione, per conseguire
l’obiettivo del presente protocollo, le parti collaborano e cooperano ai
programmi di ricerca e sviluppo tecnico e scientifico, nonché alle attività di
ricerca in campo biotecnologico. Le parti si impegnano a promuovere e
incoraggiare l’accesso alla tecnologia e il trasferimento tecnologico da parte
e verso i paesi in via di sviluppo che sono parte del protocollo, in
particolare i paesi meno sviluppati e, fra questi, i piccoli Stati insulari in
via di sviluppo e le parti con un’economia di transizione, al fine di
consentire lo sviluppo e il rafforzamento di una base scientifica e tecnologica
valida e sostenibile per il raggiungimento degli obiettivi della convenzione e
del presente protocollo. Laddove possibile e opportuno, queste attività di
collaborazione si svolgono all’interno e con una parte o con le parti che
forniscono le risorse genetiche, vale a dire il paese o i paesi di origine di
tali risorse o con una o più parti che hanno acquisito le risorse genetiche
conformemente alla convenzione.
ARTICOLO 24
PARTI
NON FIRMATARIE
Le parti incoraggiano le parti non firmatarie ad aderire al presente
protocollo e a fornire informazioni adeguate al centro di scambi per l’accesso
e la ripartizione dei benefici.
ARTICOLO 25
MECCANISMO
E RISORSE FINANZIARIE
1.         Nel valutare le risorse finanziarie necessarie all’attuazione
del presente protocollo, le parti tengono conto delle disposizioni dell’articolo
20 della convenzione.
2.         Il meccanismo finanziario della convenzione è anche il
meccanismo finanziario per il presente protocollo.
3.         Relativamente alla creazione e allo sviluppo di capacità di
cui all’articolo 22 del presente protocollo, la conferenza delle parti, nella
sua funzione di riunione delle parti del presente protocollo, nel sottoporre
orientamenti relativi al meccanismo di finanziamento di cui al precedente
paragrafo 2 alla valutazione della conferenza delle parti, tiene conto delle
esigenze in termini di risorse finanziarie delle parti che sono paesi in via di
sviluppo, in particolare di quelli meno sviluppati e dei piccoli Stati insulari
e delle parti con un’economia di transizione, nonché delle priorità e delle
esigenze in termini di capacità delle comunità autoctone e locali, ivi comprese
le donne di tali comunità.
4.         Nel contesto del precedente paragrafo 1, le parti contraenti
tengono inoltre conto delle esigenze delle parti che sono paesi in via di
sviluppo, in particolare di quelli meno sviluppati e dei piccoli Stati insulari
e delle parti ad economia in transizione, nei loro sforzi volti ad individuarne
e soddisfarne le esigenze in termini di creazione e sviluppo delle capacità, al
fine di dare attuazione al presente protocollo.
5.         Alle disposizioni del presente articolo si applicano, mutatis
mutandis, gli orientamenti relativi al meccanismo di finanziamento della
convenzione formulati nell’ambito delle pertinenti decisioni della conferenza
delle parti, comprese quelle concordate prima dell’adozione del presente
protocollo.
6.         Le risorse finanziarie e di altro tipo per l’attuazione
delle disposizioni del presente protocollo possono essere fornite, attraverso
canali bilaterali, regionali e multilaterali, dalle parti che sono paesi
sviluppati e possono essere utilizzate dalle parti che sono paesi in via di
sviluppo o ad economia in transizione.
ARTICOLO 26
CONFERENZA DELLE PARTI, NELLA SUA FUNZIONE DI RIUNIONE DELLE PARTI
DEL PRESENTE PROTOCOLLO
1.         La conferenza delle parti ha la funzione di riunione delle
parti del presente protocollo.
2.         Le parti della convenzione che non sono parti del presente
protocollo possono partecipare in qualità di osservatori ai lavori delle
riunioni della conferenza delle parti con funzione di riunione delle parti del
presente protocollo. Quando la conferenza delle parti funge da riunione delle
parti del presente protocollo, le decisioni nell’ambito del suddetto protocollo
sono prese unicamente dalle parti dello stesso.
3.         Quando la conferenza delle parti funge da riunione delle
parti del presente protocollo, qualsiasi membro dell’ufficio della conferenza
delle parti che rappresenti presso la convenzione una parte che in quel momento
non è parte anche del presente protocollo, è sostituito da un membro eletto
dalle parti del presente protocollo e da esse prescelto.
4.         La conferenza delle parti, nella
sua funzione di riunione delle parti contraenti del presente protocollo,
esamina regolarmente l’attuazione del presente protocollo e, entro i limiti del
proprio mandato, prende le decisioni necessarie per promuoverne l’effettiva
attuazione. Essa svolge le funzioni assegnatele dal presente protocollo ovvero:
(a)      formula
raccomandazioni su qualsiasi aspetto necessario all’attuazione del presente
protocollo; 
(b)     istituisce
gli organi ausiliari ritenuti necessari per l’attuazione del presente
protocollo; 
(c)      ricerca
e utilizza, ove opportuno, i servizi e la cooperazione delle competenti
organizzazioni internazionali e degli organismi intergovernativi e non
governativi e le informazioni da essi fornite; 
(d)     stabilisce
la forma e gli intervalli di trasmissione delle informazioni da trasmettere in
conformità dell’articolo 29 del presente protocollo e valuta tali informazioni
e le relazioni presentate da qualsiasi organo ausiliario; 
(e)      valuta
e adotta, ove opportuno, modifiche del presente protocollo e dei suoi allegati,
nonché eventuali ulteriori allegati del presente protocollo qualora siano
ritenuti necessari per la sua attuazione; e
(f)      esercita
le altre funzioni richieste ai fini dell’attuazione del presente protocollo.
5.         Il regolamento interno della conferenza delle parti e le
norme finanziarie della convenzione si applicano, mutatis mutandis, a
norma del presente protocollo, salvo decisione contraria presa all’unanimità
dalla conferenza delle parti nella sua funzione di riunione delle parti del
presente protocollo.
6.         La prima riunione della conferenza delle parti con funzione
di riunione delle parti del presente protocollo è convocata dal segretariato in
occasione della prima riunione della conferenza delle parti prevista in seguito
all’entrata in vigore del presente protocollo. Le successive riunioni ordinarie
della conferenza delle parti, nell’ambito della quale si riuniscono le parti
del presente protocollo, si tengono in occasione delle riunioni ordinarie della
conferenza delle parti qualora quest’ultima, nella sua funzione di riunione
delle parti del presente protocollo, non decida altrimenti.
7.         Le riunioni straordinarie della conferenza delle parti, con
funzione di riunione delle parti contraenti del presente protocollo, si tengono
ogniqualvolta da essa ritenuto necessario o su richiesta scritta di una
qualsiasi delle parti, purché tale richiesta venga approvata da almeno un terzo
delle parti entro sei mesi dalla data in cui detta richiesta è stata comunicata
alle altre parti dal segretariato.
8.         L’Organizzazione delle Nazioni
Unite, le sue agenzie specializzate e l’Agenzia internazionale dell’energia
atomica, nonché tutti gli Stati che ne sono membri o che godano presso di esse
dello status di osservatori e non sono parti della convenzione possono
partecipare in qualità di osservatori alle riunioni della conferenza delle
parti con funzione di riunione delle parti contraenti del presente protocollo.
Qualsiasi organismo o agenzia nazionale o internazionale, governativo o meno,
competente nei campi disciplinati dal presente protocollo che abbia informato
il segretariato della sua intenzione di partecipare a una riunione della
conferenza delle parti con funzione di riunione delle parti contraenti del
presente protocollo in qualità di osservatore, può esservi ammesso, salvo
parere contrario di almeno un terzo delle parti. Fatti salvi i casi in cui il
presente articolo dispone altrimenti, l’ammissione e la partecipazione degli
osservatori è soggetta alle regole di procedura di cui al precedente
paragrafo 5.
ARTICOLO 27
ORGANI AUSILIARI
1.         Qualsiasi organo sussidiario istituito da o a norma della
convenzione può servire il presente protocollo anche sulla base di una
decisione adottata dalla Conferenza delle parti, che funge da riunione delle
parti per il presente protocollo. Questo tipo di decisione specifica le
funzioni da svolgere.
2.         Le parti della convenzione che non sono parti del presente
protocollo possono partecipare in qualità di osservatori ai lavori di qualsiasi
riunione degli organi sussidiari. Quando un organo sussidiario della
convenzione funge da organo sussidiario del presente protocollo, le decisioni a
norma del protocollo sono prese unicamente dalle parti del protocollo.
3.         Quando un organo sussidiario della
convenzione esercita le sue funzioni in ambiti relativi al presente protocollo,
qualsiasi membro dell’ufficio del suddetto organo che rappresenti una parte
della convenzione che, in quel momento, non sia parte del protocollo, è
sostituito da un membro eletto dalle parti del presente protocollo e fra esse
prescelto.
ARTICOLO 28
SEGRETaRIATo
1.         Il segretariato istituito dall’articolo 24 della convenzione
funge da segretariato del presente protocollo.
2.         L’articolo 24, paragrafo 1 della convenzione relativo alle
funzioni del segretariato si applica, mutatis mutandis, al presente
protocollo.
3.         Il costo dei servizi del
segretariato ai fini del presente protocollo, qualora distinto dagli altri, è a
carico delle parti del protocollo. La conferenza delle parti nella sua funzione
di riunione delle parti contraenti del presente protocollo stabilisce nella
prima riunione le norme di bilancio necessarie a tal fine.
ARTICOLO 29
VERIFICHe
E OBBLIGHI in materia di relazioni
Ciascuna parte verifica l’adempimento degli obblighi ad essa derivanti
dal presente protocollo e, a intervalli stabiliti dalla conferenza delle parti
nella sua funzione di riunione delle parti del presente protocollo, riferisce
alla suddetta conferenza sulle misure adottate per dare attuazione al
protocollo. 
ARTICOLO 30
PROCEDURE
E MECCANISMI PER PROMUOVERE L’OSSERVANZA DEL PRESENTE PROTOCOLLO
La conferenza delle parti nella sua funzione di riunione delle parti
del presente protocollo valuta e approva nella prima riunione procedure di
cooperazione e meccanismi istituzionali volti a promuovere l’osservanza delle
disposizioni del presente protocollo e ad affrontare i casi di mancata
osservanza. Tali procedure e meccanismi comprendono disposizioni volte a
fornire, ove opportuno, consulenza e assistenza. Essi sono distinti e non
pregiudicano le procedure e i meccanismi di composizione delle controversie di
cui all’articolo 27 della convenzione. 
ARTICOLO 31
VALUTAZIONE ED ESAME
La conferenza delle parti che funge da riunione delle parti per l’attuazione
del presente protocollo, è tenuta, quattro anni dopo l’entrata in vigore del
presente protocollo e successivamente a intervalli stabiliti dalla conferenza
delle parti che funge da riunione tra di esse per l’attuazione del presente
protocollo, a eseguire una valutazione dell’efficacia del protocollo stesso.
ARTICOLO 32
FIRMA
Il presente protocollo è aperto alla firma da
parte delle parti della convenzione presso la sede delle Nazioni Unite a New
York dal 2 febbraio 2011 al 1° febbraio 2012.
ARTICOLO 33
ENTRATA
IN VIGORE
1.         Il presente protocollo entra in vigore il novantesimo giorno
successivo alla data del deposito del cinquantesimo strumento di ratifica,
accettazione, approvazione o adesione da parte di Stati o organizzazioni
regionali di integrazione economica che sono parti contraenti della
convenzione.
2.         Il presente protocollo entra in
vigore per uno Stato o un’organizzazione regionale di integrazione economica
che lo ratifichi, lo accetti, lo approvi o vi aderisca dopo il deposito del
cinquantesimo strumento a norma del precedente paragrafo 1, il novantesimo
giorno successivo alla data in cui detto Stato o detta organizzazione regionale
di integrazione economica deposita lo strumento di ratifica, accettazione,
approvazione o adesione, oppure, se posteriore, alla data alla quale il
protocollo entra in vigore per lo Stato o l’organizzazione regionale di
integrazione economica in questione.
3.         Ai fini dei precedenti paragrafi 1 e 2 lo strumento
depositato da un’organizzazione regionale di integrazione economica non è
conteggiato in più rispetto agli strumenti depositati dagli Stati membri dell’organizzazione.
ARTICOLO 34
RISERVE
Il presente protocollo non può essere oggetto
di riserve. 
ARTICOLO 35
RECESSO
1.         Dopo due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore
del presente protocollo per una parte, questa parte può, in qualsiasi momento,
recedere dal protocollo con notifica scritta al depositario.
2.         Il recesso prende effetto allo
scadere di un anno a decorrere dalla data di ricevimento da parte del
depositario o alla data posteriore specificata nella notifica della denuncia.
ARTICOLO 36
Testi facenti fede
L’originale del presente protocollo, i cui testi nelle lingue araba,
cinese, inglese, francese, russa e spagnola sono parimenti autentici, sarà
depositato presso il Segretariato generale delle Nazioni Unite. 
IN FEDE DI CHE, i sottoscritti, debitamente autorizzati a tal fine,
hanno firmato il presente protocollo.
FATTO a Nagoya addì ventinove ottobre duemiladieci.
Allegato
BENEFICI
MONETARI E NON MONETARI 
1.         I benefici monetari comprendono, tra l’altro:
(a)      diritto/diritti
di accesso per campioni raccolti o altrimenti acquisiti;
(b)     compensi
anticipati; 
(c)      compensi
corrisposti al raggiungimento di determinati obiettivi;
(d)     versamento
di royalty;
(e)      diritti
di licenza nel caso di commercializzazione;
(f)      diritti
speciali da versare a fondi fiduciari che sostengono la conservazione e l’uso
sostenibile della biodiversità; 
(g)      salari
e condizioni preferenziali laddove convenute di comune accordo; 
(h)      finanziamenti
a favore della ricerca; 
(i)       joint
venture;
(j)      proprietà
congiunta dei diritti di proprietà intellettuale pertinenti.
2.         I benefici non monetari comprendono, tra l’altro: 
(a)      ripartizione
dei risultati di ricerca e sviluppo; 
(b)     collaborazione,
cooperazione e contributi a programmi di ricerca e sviluppo, in particolare
attività di ricerca nel settore delle biotecnologie, laddove possibile nel
paese della parte che fornisce risorse genetiche;
(c)      partecipazione
allo sviluppo di prodotti;
(d)     collaborazione,
cooperazione e contributi a favore dell’istruzione e della formazione;
(e)      accesso
a impianti ex situ di risorse genetiche e a basi di dati;
(f)      trasferimento
al fornitore delle risorse genetiche di conoscenze e tecnologie a condizioni
eque e il più possibile favorevoli, anche secondo modalità e condizioni di
favore e preferenziali, qualora convenute di comune accordo, in particolare
conoscenze e tecnologie che si avvalgono di risorse genetiche, come le
biotecnologie, o che sono legate alla conservazione e all’uso sostenibile della
diversità biologica; 
(g)      rafforzamento
delle capacità in materia di trasferimento tecnologico;
(h)      rafforzamento
delle capacità istituzionali;
(i)       risorse
umane e materiali destinate a rafforzare le capacità nel campo dell’amministrazione
e esecuzione della normativa in materia di accesso;
(j)      formazione
relativa alle risorse genetiche con la piena partecipazione dei paesi che
forniscono tali risorse, laddove possibile, in questi paesi;
(k)     accesso
all’informazione scientifica in materia di conservazione e uso sostenibile
della diversità biologica, ivi compresi gli inventari biologici e gli studi
tassonomici;
(l)       contributi
all’economia locale;
(m)     ricerca
incentrata su esigenze prioritarie, come la sanità e la sicurezza alimentare,
tenendo conto delle utilizzazioni a livello nazionale delle risorse genetiche
nella parte che fornisce tali risorse; 
(n)      rapporti
istituzionali e professionali che possono nascere da un accordo in materia di
accesso e ripartizione dei benefici e dalle successive attività in
collaborazione; 
(o)     benefici in termini di sicurezza alimentare e sicurezza della
sussistenza; 
(p)     riconoscimento
a livello sociale; 
(q)     proprietà
congiunta dei diritti di proprietà intellettuale pertinenti.