CELEX: 51995PC0350
Language: it
Date: 1995-09-06
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai provvedimenti da prendere contro l' emissione di inquinanti gassosi e particelle inquinanti prodotti dai motori a combustione interna destinati all' installazione su macchine mobili non stradali

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51995PC0350

Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai provvedimenti da prendere contro l' emissione di inquinanti gassosi e particelle inquinanti prodotti dai motori a combustione interna destinati all' installazione su macchine mobili non stradali  /* COM/95/350 DEF - COD 95/0209 */  

Gazzetta ufficiale n. C 328 del 07/12/1995 pag. 0001

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai provvedimenti da prendere contro l'emissione di inquinanti gassosi e particelle inquinanti prodotti dai motori a combustione interna destinati all'installazione su macchine mobili non stradali (95/C 328/01) (Testo rilevante ai fini del SEE) COM(95) 350 def. - 95/0209 (COD)(Presentata dalla Commissione il 7 settembre 1995)IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 100 A,vista la proposta della Commissione,visto il parere del Comitato economico e sociale,conformemente alla procedura di cui all'articolo 189 B del trattato,considerando la necessità di adottare misure nel contesto del mercato interno; che detto mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne nel quale è garantita la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali;considerando che il Quinto programma d'azione a favore dell'ambiente (1) riconosce quale principio fondamentale il fatto che tutti i cittadini debbano essere protetti adeguatamente contro i rischi per la salute dovuti all'inquinamento atmosferico e che, a tal fine, occorre in particolare limitare le emissioni di biossido di azoto (NO2), particelle (PT) - fumi neri - e di altri inquinanti quali il monossido di carbonio (CO); che, per evitare la formazione di ozono troposferico (O3) e le relative ripercussioni sulla salute e sull'ambiente, occorre ridurre le emissioni degli ossidi di azoto (NOx) e degli idrocarburi (HC), precursori; che, per evitare i danni ambientali causati dall'acidificazione, sarà inoltre necessario ridurre anche le emissioni di NOx e di HC;considerando che nell'aprile del 1992 la Comunità europea ha sottoscritto il protocollo UN/ECE relativo alla riduzione dei composti organici volatili (COV) e che nel dicembre 1993 ha aderito al protocollo sulla riduzione dei NOx (adesione), entrambi connessi alla convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza approvata nel luglio 1982; che nel marzo 1991, nel corso della 1 477a riunione del Consiglio «Ambiente», la Commissione si è impegnata a proseguire l'esame dell'inquinamento causato dai motori diesel nei settori dell'agricoltura, della selvicoltura e dell'industria; che, nel giugno 1993, quattro Stati membri hanno sottoscritto un memorandum invitando la Commissione ad elaborare la presente direttiva;considerando che l'obiettivo di ridurre il livello delle emissioni inquinanti prodotte dai motori delle macchine mobili non stradali e l'instaurazione e il funzionamento del mercato interno per i motori e le macchine non possono essere realizzati in modo soddisfacente dai singoli Stati membri e possono, di conseguenza, essere realizzati mediante il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle misure da adottare contro l'inquinamento atmosferico causato dai motori destinati all'installazione su macchine mobili non stradali;considerando che l'articolo 100 A, paragrafo 3 del trattato prevede, tra l'altro, un elevato livello di protezione della salute e dell'ambiente;considerando che la legislazione in materia di controllo delle emissioni prodotte da questo tipo di motori è attualmente carente, sia a livello comunitario che della maggior parte degli Stati membri;considerando che da recenti indagini (2) condotte dalla Commissione emerge che le emissioni prodotte dai motori delle macchine mobili non stradali rappresentano una parte significativa delle emissioni totali di origine antropica di alcuni inquinanti atmosferici nocivi; che la categoria dei motori ad accensione per compressione, disciplinati dalla presente proposta, contribuisce notevolmente all'inquinamento atmosferico causato dai NOx e dalle PT, in particolare nel settore del trasporto su strada;considerando che, a livello comunitario, esiste una nutrita legislazione in materia di requisiti sulle emissioni dei veicoli stradali e dei motori diesel dei veicoli pesanti [quali la direttiva 88/77/CEE (3), modificata da ultimo dalla direttiva 91/542/CEE (4), e la direttiva 70/220/CEE (5), modificata da ultimo dalla direttiva 94/12/CE (6)];considerando che le emissioni prodotte dalle macchine mobili non stradali che operano a terra, dotate di motori ad accensione per compressione, ed in particolare le emissioni di NOx e di PT sono particolarmente preoccupanti; che queste fonti devono essere in primo luogo sottoposte a regolamentazione, pur essendo opportuno mantenere la possibilità di ampliare successivamente il campo di applicazione della direttiva per includervi il controllo delle emissioni prodotte dai motori di altre macchine mobili non stradali utilizzati in altre attrezzature, ad esempio quelle dotate di motori a benzina;considerando che occorre intervenire per ridurre l'immissione di questi inquinanti nell'ambiente nel modo più efficace dal punto di vista economico;considerando inoltre che il controllo delle suddette emissioni e la definizione di norme in materia di emissioni prodotte da queste fonti d'inquinamento atmosferico rappresenta una soluzione economicamente valida rispetto al potenziamento del controllo di altre fonti dei medesimi inquinanti;considerando che le ripercussioni finanziarie della direttiva sono limitate e che le date previste per l'attuazione dei requisiti più rigorosi contemplati per la fase II sono ampiamente sufficienti;considerando che, per quanto riguarda le procedure di certificazione, è stata accettata la soluzione dell'omologazione, rivelatasi il metodo europeo che ha resistito alla prova del tempo per l'omologazione dei veicoli stradali e dei relativi componenti; che è stato inserito un nuovo elemento, ovvero l'omologazione di un motore capostipite, in rappresentanza di un gruppo di motori (famiglia di motori), costruito sulla base di criteri di progettazione e componenti analoghi;considerando che i motori prodotti in conformità con i requisiti devono essere marcati e notificati in conseguenza alle autorità incaricate dell'omologazioni; che, per limitare l'onere amministrativo, non è stato previsto alcun controllo diretto da parte delle autorità circa le date di produzione dei motori relative ai requisiti più rigorosi; che la libertà di azione lasciata ai costruttori comporta che questi ultimi agevolino l'esecuzione di controlli saltuari da parte delle autorità omologanti e comunichino i piani di produzione ad intervalli regolari; che l'osservanza assoluta con le notifiche effettuate nell'ambito di questa procedura non è obbligatoria, ma che un elevato livello di conformità faciliterebbe la pianificazione dei controlli da parte delle autorità omologanti e favorirebbe relazioni di maggior fiducia tra costruttori e autorità che rilasciano l'omologazione;considerando che le omologazioni concesse ai sensi della direttiva 88/77/CEE, ultima modifica, e del regolamento UN/ECE n. 49, serie 02, elencata all'allegato IV, appendice II della direttiva 92/53/CEE (7), sono ritenute equivalenti a quelle previste dalla presente direttiva;considerando che i motori conformi ai requisiti e che rientrano nel campo di applicazione devono poter essere venduti e utilizzati negli Stati membri; che essi non devono essere disciplinati da altre disposizioni nazionali in materia di emissioni; che gli Stati membri competenti in materia di omologazione adotteranno le misure di controllo necessarie;considerando che, nel definire le nuove procedure di prova e i valori limite, occorre tener conto delle caratteristiche d'impiego di questi tipi di motori;considerando che l'attività svolta dalla Commissione in questo campo ha dimostrato che l'industria motoristica comunitaria dispone da tempo o sta perfezionando tecnologie in grado di migliorare considerevolmente le prestazioni in materia di emissioni;considerando l'opportunità di introdurre le nuove norme conformemente all'approccio già sperimentato in due fasi; che, per essere pienamente efficace nella pratica, l'attuazione della seconda fase comporta il rispetto di alcune condizioni generali per quanto riguarda la disponibilità di gasolio a basso tenore di zolfo per i motori della categoria di macchine mobili non stradali in tutti gli Stati membri;considerando che, nel caso dei motori a potenza più elevata, sembra più facile ottenere una sostanziale riduzione delle emissioni, essendo possibile applicare la tecnologia sviluppata per i motori destinati ai veicoli stradali; che, sulla base di queste considerazioni, è stata prevista un'applicazione graduale dei requisiti, iniziando con quella più elevata delle tre fasce di potenza per la fase I; che il medesimo principio è stabilito per la fase II, ad eccezione di una quarta fascia di potenza non inclusa nella fase I;considerando che per il settore regolamentato delle macchine mobili non stradali, secondo per importanza solo ai trattori agricoli per quanto riguarda le emissioni prodotte dal trasporto stradale, si può prevedere che la presente direttiva consentirà una notevole riduzione delle emissioni; che, supponendo che tutti i motori siano conformi, si calcola che la riduzione delle emissioni dovrebbe essere di circa il 23 % per i NOx, l'11 % per gli HC e il 27 % per le PT nella fase I, e di circa il 67 % per le PT, il 29 % per gli HC e il 42 % per i NOx nella fase II; che, grazie alle ottime prestazioni generali dei motori diesel relativamente alle emissioni di CO e di HC, il margine di miglioramento rispetto alle emissioni totali è estremamente ridotto; che si può ottenere una riduzione significativa delle emissioni di CO e HC modificando la presente direttiva in modo da estendere il campo di applicazione ai motori a benzina;considerando che, al fine di agevolare la rapida introduzione di tecnologie avanzate in materia di emissioni, è stato predisposto il ricorso a strumenti economici;considerando che, onde poter intervenire in circostanze straordinarie a livello tecnico o economico, sono state previste procedure intese ad esentare i costruttori dagli obblighi derivanti dalla presente direttiva;considerando che, al fine di garantire la «conformità della produzione» dopo l'omologazione dei motori, i costruttori dovranno predisporre i provvedimenti del caso; che, per i casi in cui si riscontra una mancanza di conformità, sono previste procedure d'informazione, azioni correttive e una procedura di cooperazione che consentano di risolvere eventuali controversie tra Stati membri in materia di conformità dei motori omologati;considerando che i requisiti tecnici devono essere integrati ed eventualmente adeguati al progresso tecnico; che, a tal fine, è opportuno istituire un «Comitato per l'adeguamento al progresso tecnico» incaricato di adeguare gli allegati della presente direttiva;considerando che sono state previste disposizioni per garantire che le prove dei motori siano svolte in conformità con le regole delle buone prassi di laboratorio,HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1Campo di applicazioneLa presente direttiva si applica ai motori destinati ad essere montati sulle macchine mobili non stradali, ad eccezione dei seguenti veicoli:- veicoli destinati al trasporto su strada di passeggeri o merci, definiti nella direttiva 70/156/CEE del Consiglio (8), modificata da ultimo dalla direttiva 93/81/CEE (9) e dalla direttiva 92/61/CEE (10);- trattori agricoli definiti nella direttiva 74/150/CEE (11) modificata da ultimo dalla direttiva 88/297/CEE (12);- macchine non comprese, a motivo della loro definizione, nella parte 1 dell'allegato I della presente direttiva.Articolo 2DefinizioniAi fini della presente direttiva, s'intende per:- «macchina mobile non stradale», qualsiasi macchina mobile o veicolo con o senza carrozzeria, azionato da un motore a combustione interna;- «omologazione», il procedimento mediante il quale uno Stato membro certifica che un tipo di motore a combustione interna, anche in rappresentanza di una famiglia di motori, soddisfa i requisiti tecnici della presente direttiva in materia di emissioni di inquinanti gassosi e particelle;- «tipo di motore», una categoria di motori che non differiscono tra loro per quanto riguarda le caratteristiche essenziali definite nei punti da 1 a 4 dell'allegato II, appendice 1 della presente direttiva;- «famiglia di motori», un gruppo di motori stabilito dal costruttore che, per progetto, si presume abbiano emissioni dallo scarico analoghe e in cui ogni singolo motore del gruppo soddisfi i requisiti della presente direttiva e possa essere soggetto alle misure di cui all'articolo 12 per quanto concerne l'omologazione del motore capostipite;- «motore capostipite», un motore selezionato all'interno di una famiglia di motori, tale da soddisfare i requisiti di cui ai punti 6 e 7 dell'allegato I della presente direttiva;- «costruttore», la persona o l'ente responsabile, verso l'autorità che rilascia l'omologazione, di tutti gli aspetti del procedimento di omologazione e della conformità della produzione; non è indispensabile che detta persona o ente partecipino direttamente a tutte le fasi di costruzione del motore;- «autorità che rilascia l'omologazione», l'autorità competente di uno Stato membro responsabile di tutti gli aspetti dell'omologazione di un motore o di una famiglia di motori, che rilascia o revoca le schede di omologazione, assicura il collegamento con le autorità omologanti degli altri Stati membri e verifica le disposizioni prese dai costruttori per controllare la conformità della produzione;- «servizio tecnico», l'organismo o l'ente designato come laboratorio di prova per l'esecuzione di prove o ispezioni a nome dell'autorità che rilascia l'omologazione di uno Stato membro; questa funzione può essere svolta anche dalla stessa autorità che rilascia l'omologazione;- «scheda informativa», il documento che figura nell'allegato II della presente direttiva nel quale sono prescritte le informazioni che il richiedente è tenuto a fornire;- «documentazione informativa», la documentazione completa o la raccolta di dati, disegni, fotografie, ecc., forniti dal richiedente al servizio tecnico o all'autorità che rilascia l'omologazione conformemente alle indicazioni della scheda informativa;- «fascicolo di omologazione», la documentazione informativa e tutti i verbali di prova e gli altri documenti che il servizio tecnico o l'autorità incaricata dell'omologazione hanno aggiunto alla documentazione informativa nello svolgimento delle proprie funzioni;- «indice del fascicolo di omologazione», il documento in cui è elencato il contenuto del fascicolo di omologazione, opportunamente numerato o altrimenti contrassegnato in modo che ogni pagina sia chiaramente identificabile.Articolo 3Domanda di omologazione1. La domanda di omologazione di un motore o di una famiglia di motori è presentata dal costruttore all'autorità che rilascia l'omologazione di uno Stato membro. Essa è accompagnata dalla documentazione informativa contenente i dati specificati nel documento di cui all'allegato II della presente direttiva.2. Se l'autorità che rilascia l'omologazione ritiene che la domanda relativa al motore capostipite presentato non rappresenti perfettamente la famiglia di motori descritta nell'allegato II, appendice 2, viene presentato un motore capostipite alternativo e, se necessario, supplementare determinato dall'autorità omologante ai fini dell'omologazione di cui al paragrafo 1.3. Qualsiasi domanda relativa ad un tipo di motore o una famiglia di motori può essere presentata unicamente presso un solo Stato membro. Per ogni tipo (famiglia) da omologare deve essere presentata una domanda distinta.Articolo 4Procedimento di omologazione1. Ciascuno Stato membro concede l'omologazione a tutti i tipi o famiglie di motori conformi alle informazioni contenute nella documentazione informativa e che soddisfano le prescrizioni della presente direttiva.2. Ogni Stato membro completa tutte le parti corrispondenti della scheda di omologazione (il cui modello figura nell'allegato VI della presente direttiva) per ciascun tipo o famiglia di motori da esso omologati e redige o verifica il contenuto dell'indice del fascicolo di omologazione. Le schede di omologazione sono numerate secondo il metodo descritto nell'allegato VII. La scheda di omologazione compilata ed i relativi allegati sono trasmessi al richiedente.3. Quando il motore da omologare svolge la propria funzione o presenta una particolare caratteristica soltanto in connessione con altri elementi della macchina mobile non stradale, e per questa ragione la conformità a una o più prescrizioni può essere verificata soltanto quando il motore da omologare funziona in connessione con altri elementi della macchina, simulati o reali, l'omologazione dello o dei motori deve essere limitata di conseguenza. La scheda di omologazione di un tipo o di una famiglia di motori indica in tal caso le eventuali restrizioni di utilizzazione e le eventuali condizioni di montaggio.4. L'autorità responsabile dell'omologazione di ciascuno Stato membro invia ogni mese alle autorità omologanti degli altri Stati membri l'elenco (contenente le menzioni indicate nell'allegato VIII) delle omologazioni dei tipi (o famiglie) di motori rilasciate, rifiutate o revocate nel corso dello stesso mese. Inoltre, su richiesta dell'autorità omologante di un altro Stato membro, essa invia immediatamente copia della scheda di omologazione del tipo (famiglia) di motore e/o il fascicolo di omologazione relativo a ciascun tipo (famiglia) di motore per il quale ha rilasciato, rifiutato o revocato l'omologazione, oltre eventualmente all'elenco dei motori prodotti in base alle omologazioni concesse ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 3, contenente le informazioni di cui all'allegato IX e/o una copia della dichiarazione di cui all'articolo 6, paragrafo 4.5. Ogni anno, oppure su richiesta, le autorità responsabili dell'omologazione di ogni Stato membro inviano alla Commissione una copia della scheda tecnica di cui all'allegato X relativa ai motori omologati dopo la data dell'ultima notifica.Articolo 5Modifiche delle omologazioni1. Lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione prende i provvedimenti necessari per essere informato di qualsiasi modifica delle informazioni che figurano nel fascicolo di omologazione.2. La domanda di modifica o di estensione di un'omologazione è presentata esclusivamente allo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione originaria.3. Ove siano mutate le indicazioni che figurano nel fascicolo di omologazione, l'autorità che rilascia l'omologazione del suddetto Stato membro:- rilascia se necessario le pagine modificate del fascicolo di omologazione, contrassegnando ciascuna pagina modificata in modo che risulti chiaramente la natura della modifica e la data della nuova pubblicazione; in occasione di ogni modifica, essa modifica anche l'indice del fascicolo di omologazione (allegato alla scheda di omologazione) in modo da indicare le date delle ultime pagine modificate;- rilascia una scheda di omologazione modificata (contrassegnata da un numero di estensione) ove siano mutati alcuni dati in essa contenuti (esclusi gli allegati) oppure se, dopo la data indicata nell'omologazione, siano mutati i requisiti della direttiva. Sulla scheda di omologazione aggiornata sono chiaramente indicati il motivo della modifica e la data della nuova pubblicazione.Se l'autorità che rilascia l'omologazione del suddetto Stato membro ritiene che una modifica apportata a un fascicolo di omologazione giustifichi nuove prove o nuove verifiche, essa ne informa il costruttore e rilascia i documenti sopraindicati solo previo esito positivo delle nuove prove o verifiche.Articolo 6Dichiarazione di conformità1. Il costruttore deve apporre su ciascuna unità fabbricata in conformità al tipo omologato, le marcature di cui all'allegato I, punto 3 della presente direttiva, ivi compreso il numero di omologazione.2. Se la scheda di omologazione contiene, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3, restrizioni d'uso, il costruttore deve fornire, per ciascuna unità prodotta, informazioni dettagliate su tali restrizioni e indicare le condizioni di montaggio. Qualora una serie di tipi di motori sia consegnata ad un unico costruttore di macchine, è sufficiente fornire a quest'ultimo, al massimo entro la data di consegna del primo motore, un'unica scheda informativa contenente anche i relativi numeri di identificazione dei motori.3. Su richiesta dell'autorità di omologazione responsabile, il costruttore detentore di una scheda di omologazione deve inviare entro 45 giorni a decorrere dalla fine di ogni anno civile, e senza indugio dopo ogni data di attuazione in caso di modifica dei requisiti della direttiva, nonché immediatamente dopo ogni altra data eventualmente stabilita da detta autorità, un elenco contenente la serie di numeri di identificazione per ogni tipo di motore prodotto conformemente ai requisiti della presente direttiva a partire dalla presentazione dell'ultima relazione o dal momento in cui i requisiti della presente direttiva entrano in vigore. Se il sistema di codifica del motore non lo prevede, l'elenco in questione deve indicare la correlazione tra i numeri di identificazione e i relativi tipi o famiglie di motori e i numeri di omologazione. L'elenco deve inoltre contenere informazioni particolari qualora il costruttore cessi di produrre un tipo o una famiglia di motori omologati. Se non fosse previsto l'invio a scadenza regolare di questo elenco all'autorità responsabile dell'omologazione, il costruttore deve conservarlo per un periodo minimo di 30 anni.4. Entro 45 giorni dalla fine di ciascun anno civile, e comunque alla scadenza delle date di attuazione, il costruttore deve inviare all'autorità di omologazione responsabile una dichiarazione indicante i tipi e le famiglie di motori, nonché i relativi codici di identificazione dei motori, che intende produrre a partire da quella data.Articolo 7Accettazione di omologazioni equivalenti1. Su proposta della Commissione, il Parlamento e il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, possono riconoscere l'equivalenza tra le condizioni e le disposizioni relative all'omologazione dei motori previste dalla presente direttiva e le procedure stabilite da regolamentazioni internazionali o di paesi terzi, nell'ambito di accordi multilaterali o bilaterali tra la Comunità e i paesi terzi.2. È riconosciuta l'equivalenza tra il regolamento internazionale che figura nell'allegato I, parte I, nota (13) e la direttiva 88/77/CEE. Le autorità che rilasciano l'omologazione degli Stati membri accettano le omologazioni rilasciate conformemente a questi regolamenti e, se del caso, i relativi marchi di omologazione, in sostituzione delle corrispondenti omologazioni e/o marchi rilasciati in conformità della presente direttiva.Articolo 8Immatricolazione e vendita1. Ciascuno Stato membro consente la vendita o la messa in servizio dei motori che rientrano nel campo di applicazione della presente direttiva, esclusivamente se detti motori soddisfano i requisiti di quest'ultima.2. Lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione prende i provvedimenti necessari per registrare e controllare, eventualmente in collaborazione con le autorità che rilasciano l'omologazione degli altri Stati membri, i numeri d'identificazione dei motori prodotti conformemente ai requisiti comunitari.3. Il controllo dei suddetti numeri può essere svolto in aggiunta alle misure in materia di controllo della conformità della produzione di cui all'articolo 12.4. Per le misure di controllo dei numeri d'identificazione, il costruttore deve fornire senza indugio, su richiesta dell'autorità competente, tutte le informazioni necessarie in merito agli acquirenti diretti, nonché i numeri d'identificazione dei motori prodotti in conformità con le disposizioni dell'articolo 6, paragrafo 3. Il costruttore impegna l'intermediario a seguire la medesima procedura. Qualora i motori siano venduti ad un costruttore di macchine, le suddette informazioni supplementari non sono necessarie.5. Se, previa richiesta dell'autorità incaricata dell'omologazione, il costruttore non è in grado di verificare i requisiti di cui all'articolo 6, in particolare in combinato disposto del precedente paragrafo 4, l'omologazione concessa al relativo tipo o famiglia di motori conformemente alla presente direttiva, può essere revocata. In tal caso, la procedura d'informazione segue le modalità descritte all'articolo 13, paragrafo 4.Articolo 9Date di attuazione1. Accettazione delle omologazioniA decorrere dal 31 dicembre 1996, gli Stati membri non possono, per motivi attinenti agli inquinanti gassosi e alle particelle emessi da un motore:- rifiutare l'omologazione di portata nazionale per un tipo di macchina mobile non stradale azionata da motore,- vietare l'immatricolazione, la vendita, la messa in circolazione o l'utilizzazione di nuove macchine azionate da motore,- rifiutare l'omologazione CE per un tipo di motore o rilasciare il documento di cui all'allegato VI della presente direttiva, oppure concedere l'omologazione di portata nazionale per un tipo di motore,- vietare la vendita o l'utilizzazione, conformemente alle definizioni della presente direttiva, di nuovi motori,qualora siano soddisfatti i requisiti stabiliti dalla direttiva e dai rispettivi allegati.2. Fase I di omologazione (Categorie di motori A/B/C)Gli Stati membri rifiutano l'omologazione di portata nazionale per quanto riguarda le emissioni, per i tipi di motori e le macchine mobili non stradali azionate da motore:- A: a decorrere dal 31 marzo 1997, per motori di potenza pari a: 130 kW &le; P &le; 560 kW;- B: a decorrere dal 30 giugno 1997, per motori di potenza pari a: 75 kW &le; P &lt; 130 kW;- C: a decorrere dal 31 dicembre 1997, per motori di potenza pari a: 37 kW &le; P &lt; 75 kW,se non soddisfano i requisiti stabiliti dalla presente direttiva e dai relativi allegati e se le emissioni di inquinanti gassosi e particelle prodotti dai motori in questione non sono conformi ai valori limite definiti nella tabella di cui al punto 4.2.1 dell'allegato I della presente direttiva (fase I). Non sono ammessi ulteriori requisiti in materia di emissioni.3. Fase II di omologazione [Categorie di motori: D, E (ovvero A nella fase I), F (ovvero B nella fase I), G (ovvero C nella fase I)]Gli Stati membri rifiutano l'omologazione CE per quanto riguarda le emissioni e di rilasciare il documento di cui all'allegato VI della presente direttiva per un tipo di motore e per le macchine mobili non stradali azionate da motore:- D: a decorrere dal 31 dicembre 1999, per motori di potenza pari a: 18 kW &le; P &le; 37 kW;- E: (= A I) a decorrere dal 31 dicembre 2000, per motori di potenza pari a: 130 kW &le; P &le; 560 kW;- F: (= B I) a decorrere dal 31 dicembre 2001, per motori di potenza pari a: 75 kW &le; P &lt; 130 kW;- G: (= C I) a decorrere dal 31 dicembre 2002, per motori di potenza pari a: 37 kW &le; P &lt; 75 kW,se non soddisfano i requisiti stabiliti dalla presente direttiva e dai relativi allegati e se le emissioni di inquinanti gassosi e particelle prodotti dal motore in questione non sono conformi ai valori limite definiti nella tabella di cui al punto 4.2.3 dell'allegato I della presente direttiva. Non sono ammessi ulteriori requisiti in materia di emissioni.4. Conformità dei motoriAd eccezione delle macchine e dei motori destinati all'esportazione nei paesi terzi, gli Stati membri consentono l'immatricolazione, la vendita, la messa in servizio e l'utilizzazione di macchine mobili non stradali nuove azionate da un motore, nonché la vendita o l'utilizzazione di motori nuovi unicamente se il motore è omologato in conformità con una delle categorie definite ai paragrafi 2 e 3. Si applica il calendario di attuazione sotto indicato. Nel caso dei motori prodotti anteriormente alla data di applicazione indicata, il requisito relativo alla rispettiva omologazione può essere dilazionato fino alla data indicata tra parentesi. L'autorizzazione concessa ai motori della fase I è sospesa a decorrere dall'entrata in vigore obbligatoria della fase II:Applicazione della fase I- categoria A a decorrere dal 30 giugno 1997 (31 dicembre 1998),- categoria B a decorrere dal 31 dicembre 1997 (31 dicembre 1999),- categoria C a decorrere dal 31 dicembre 1998 (31 dicembre 2000).Applicazione della fase II- categoria D a decorrere dal 31 dicembre 2000 (31 dicembre 2002),- categoria E a decorrere dal 31 dicembre 2001 (31 dicembre 2003),- categoria F a decorrere dal 31 dicembre 2002 (31 dicembre 2004),- categoria G a decorrere dal 31 dicembre 2003 (31 dicembre 2005).Non sono ammessi ulteriori requisiti in materia di emissioni.Articolo 10Strumenti economiciGli Stati membri possono prevedere incentivi fiscali unicamente per i motori conformi ai requisiti della presente direttiva. Detti incentivi devono rispettare le disposizioni del trattato e soddisfare le seguenti condizioni:- devono interessare la totalità della produzione di motori nuovi commercializzati sul mercato di uno Stato membro che soddisfano, in anticipo, i requisiti della presente direttiva,- devono cessare al momento dell'entrata in vigore obbligatoria dei valori di emissione fissata all'articolo 9, paragrafo 4 per i motori di nuova produzione,- devono corrispondere, per ciascun tipo di motore, ad un importo inferiore al costo supplementare delle soluzioni tecniche introdotte per permettere di rispettare i valori fissati, nonché il loro montaggio sul motore.La Commissione deve essere informata tempestivamente, in modo da poter presentare le proprie osservazioni, in merito ai progetti intesi ad istituire o modificare gli incentivi fiscali di cui al primo comma.Articolo 11Esenzioni e procedure alternative1. I requisiti di cui all'articolo 8, paragrafo 1 non si applicano:- ai motori prodotti direttamente o indirettamente per uso esclusivo delle forze armate;- ai motori omologati conformemente al seguente paragrafo 2.2. Su richiesta del costruttore, ciascuno Stato membro può esentare la vendita di motori di fine serie ancora in magazzino o di giacenze di macchine mobili non stradali relativamente ai loro motori, o applicare le scadenze di cui all'articolo 9, paragrafo 4 della presente direttiva, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:- prima dell'entrata in vigore dei termini stabiliti, il costruttore deve presentare domanda alle autorità competenti dello Stato membro che ha omologato il o i rispettivi tipi o famiglie di motori;- la domanda del costruttore deve contenere l'elenco dei motori nuovi invenduti o utilizzati entro i termini stabiliti, in conformità dell'articolo 6, paragrafo 3;- la domanda deve specificare i motivi tecnici o economici che la giustificano;- i motori devono essere conformi ad un tipo o a una famiglia per i quali l'omologazione non risulta più valida, ma che sono stati prodotti entro i termini stabiliti. In generale, questa procedura si applica anche ai motori disciplinati per la prima volta dalla presente direttiva, tranne che in caso di omologazione scaduta;- i motori devono essere stati materialmente immagazzinati nel territorio della Comunità europea prima della scadenza dei termini;- per l'applicazione dell'esenzione, il numero massimo di motori nuovi di uno o più tipi venduti o utilizzati in ciascuno Stato membro non deve superare il 10 % dei motori nuovi di tutti i tipi interessati, venduti o utilizzati nell'anno precedente all'interno dello Stato membro in questione;- se lo Stato membro accetta la domanda, entro il termine di un mese deve comunicare alle autorità competenti degli altri Stati membri le informazioni e i motivi che giustificano l'esenzione concessa ai costruttori;- lo Stato membro che concede l'esenzione ai sensi del presente articolo deve verificare che il costruttore si conformi a tutti gli obblighi del caso;- per ciascun motore in questione l'autorità competente rilascia un certificato di conformità ove figura una voce speciale; ove occorra, si può utilizzare un documento codificato contenente tutti i numeri di identificazione dei motori in questione;- gli Stati membri comunicano ogni anno alla Commissione l'elenco delle esenzioni concesse, indicandone i motivi.Questa possibilità è limitata a un periodo di 12 mesi a decorrere dalla data in cui i motori sono stati sottoposti per la prima volta a date limite di vendita o di utilizzazione.Articolo 12Provvedimenti relativi alla conformità della produzione1. Lo Stato membro che rilascia l'omologazione prende i provvedimenti necessari per accertare, in merito alle specifiche di cui al punto 5 dell'allegato I, eventualmente in collaborazione con le autorità omologanti degli altri Stati membri, se siano stati presi i provvedimenti necessari per garantire il controllo efficace della conformità della produzione.2. Lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione prende i provvedimenti necessari per accertare, in merito alle specifiche di cui al punto 5 dell'allegato I, eventualmente in collaborazione con le autorità omologanti degli altri Stati membri, che i provvedimenti di cui al precedente paragrafo 1 continuino ad essere adeguati e che i motori prodotti recanti un numero di omologazione CE ai sensi della presente direttiva continuino ad essere conformi alla descrizione contenuta nella scheda di omologazione del tipo o della famiglia di motori omologati e ai relativi allegati.Articolo 13Non conformità al tipo o alla famiglia omologati1. Si ha non conformità al tipo omologato quando si constatano divergenze rispetto alle informazioni contenute nella scheda di omologazione o nel fascicolo di omologazione che non sono state autorizzate, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 3, dallo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione.2. Se lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione constata che i motori accompagnati da un certificato di conformità o recanti un marchio di omologazione non sono conformi al tipo o alla famiglia da esso omologati, prende i provvedimenti necessari affinché i motori prodotti siano nuovamente conformi al tipo omologato. Le autorità che rilasciano l'omologazione di detto Stato membro notificano alle autorità omologanti degli altri Stati membri i provvedimenti presi, che possono giungere fino alla revoca dell'omologazione.3. Se uno Stato membro dimostra che i motori recanti un numero di omologazione CE non sono conformi al tipo o alla famiglia omologati, può chiedere allo Stato membro che ha concesso l'omologazione di verificare se i motori in produzione sono conformi al tipo o alla famiglia omologati. Tale verifica deve essere effettuata entro sei mesi dalla data della richiesta.4. Le autorità che rilasciano l'omologazione degli Stati membri si informano reciprocamente, entro il termine di un mese, della revoca di un'omologazione e dei motivi che la giustificano.5. Se lo Stato membro che ha rilasciato l'omologazione contesta la mancata conformità di cui è stato informato, gli Stati membri interessati si impegnano a risolvere la controversia. La Commissione è tenuta informata e procede, ove necessario, alle opportune consultazioni al fine di pervenire ad una soluzione.Articolo 14Notifica delle decisioni e dei ricorsi esperibiliOgni decisione di rifiuto o di revoca di un'omologazione, rifiuto di immatricolazione o divieto di vendita, presa in base alle disposizioni adottate in esecuzione della presente direttiva, è debitamente motivata. Essa viene notificata alla parte interessata unitamente all'indicazione dei mezzi di ricorso previsti dalle legislazioni in vigore negli Stati membri e dei relativi termini di esperibilità.Articolo 15Adeguamento al progresso tecnicoAd eccezione dei requisiti di cui all'allegato I, punti 4.2.1 e 4.2.3, tutte le modifiche necessarie per adeguare gli allegati della presente direttiva al progresso tecnico sono adottate dalla Commissione, assistita dal comitato costituito in conformità dell'articolo (. . .) della direttiva 96/. . ./CE del Consiglio (14) e in conformità alla procedura stabilita all'articolo 16 della presente direttiva.Articolo 16Procedure del comitato1. Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto delle misure da adottare. Il comitato formula il suo parere sul progetto entro un termine che il presidente può fissare in funzione dell'urgenza della questione in esame, procedendo eventualmente a votazione.2. Il parere è iscritto a verbale; inoltre, ciascuno Stato membro può chiedere che il suo parere sia iscritto a verbale.3. La Commissione tiene nel massimo conto l'opinione espressa dal comitato. Essa informa il comitato del modo con cui ha tenuto conto del suo parere.Articolo 17Autorità responsabili dell'omologazione e servizi tecniciGli Stati membri notificano alla Commissione e agli altri Stati membri i nomi e gli indirizzi delle autorità che rilasciano l'omologazione e dei servizi tecnici responsabili ai fini della presente direttiva. I servizi notificati devono soddisfare i requisiti di cui all'articolo 14 della direttiva 92/53/CEE, che modifica la direttiva 70/156/CEE.Articolo 18Entrata in vigore1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 1° luglio 1996.Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione le disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.Articolo 19La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 20DestinatariGli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.(1) Risoluzione del Consiglio del 1° febbraio 1993, GU n. C 138 del 17. 5. 1993, pag. 1.(2) Relazione finale del settembre 1994, non pubblicata sulla GU.(3) GU n. L 36 del 9. 2. 1988, pag. 33.(4) GU n. L 295 del 25. 10. 1991, pag. 1.(5) GU n. L 76 del 6. 4. 1970, pag. 1.(6) GU n. L 100 del 19. 4. 1994, pag. 42.(7) GU n. L 225 del 10. 8. 1992, pag. 1.(8) GU n. L 42 del 23. 2. 1970, pag. 1.(9) GU n. L 264 del 23. 10. 1993, pag. 49.(10) GU n. L 225 del 10. 8. 1992, pag. 72.(11) GU n. L 84 del 28. 3. 1974, pag. 10.(12) GU n. L 126 del 20. 5. 1988, pag. 52 (che verrà sostituita dalla proposta di modifica, previa adozione da parte del Consiglio e del Parlamento).(13) Proposta presentata dalla Commissione relativa alla valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente - COM(94) 109 def., 94/0106 (SYN), GU n. C 216 del 6. 8. 1994, pag. 4.ALLEGATO I CAMPO DI APPLICAZIONE, DEFINIZIONI E ABBREVIAZIONI, MARCATURA DEI MOTORI, PRESCRIZIONI E PROVE, CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE, PARAMETRI PER LA DEFINIZIONE DELLA FAMIGLIA DI MOTORI 1. CAMPO DI APPLICAZIONE La presente direttiva si applica alle emissioni di inquinanti gassosi e di particelle prodotte dai motori per la propulsione di macchine mobili non stradali, specificate nell'articolo 2, e di apparecchiature mobili industriali, le quali sono inoltre:A: destinate o idonee a far muovere, o a essere mosse, su terreno con o senza strada, con un motore ad accensione per compressione avente una potenza netta installata conformemente al punto 2.4, compresa tra 18 kW e 560 kW (1), e che funzionano a velocità intermittente più che ad una sola velocità costante.Sono comprese in questa definizione le seguenti macchine (elenco non limitativo):- impianti industriali di perforazione, compressori ecc.- macchinari da costruzione comprendenti caricatori su ruote, apripista, trattori cingolati, caricatori cingolati, carrelli elevatori, autocarri fuoristrada, escavatori idraulici ecc.- macchine agricole, coltivatrici rotative- macchine forestali- veicoli agricoli semoventi (esclusi i trattori definiti nell'articolo 1)- apparecchiature per la movimentazione dei materiali- elevatori a forca- macchine per la manutenzione stradale (motolivellatrici, rulli compressori, asfaltatrici)- spazzaneve- apparecchiature aereoportuali- piattaforme elevabili- gru mobili.La presente direttiva non si applica ai seguenti veicoli:B: naviC: locomotiveD: aeromobili2. DEFINIZIONI E ABBREVIAZIONI Ai fini della presente direttiva, si intendono per:2.1. «motore ad accensione per compressione», un motore che funziona secondo il principio dell'accensione per compressione (per esempio il motore diesel);2.2. «inquinanti gassosi», il monossido di carbonio, gli idrocarburi (considerando un rapporto C1H1,85) e gli ossidi di azoto espressi in biossido di azoto (NO2) equivalente;2.3. «particelle inquinanti», qualsiasi materiale raccolto mediante determinati filtri dopo avere diluito i gas di scarico del motore ad accensione per compressione con aria filtrata pulita ad una temperatura massima di 52 °C (325 K);2.4. «potenza netta», la potenza in «kW CEE» ottenuta al banco di prova all'estremità dell'albero a gomiti, o al suo equivalente, misurata secondo il metodo CEE per la misura della potenza dei motori a combustione interna per veicoli stradali stabilito dalla direttiva 80/1269/CEE (2), modificata da ultimo dalla direttiva 89/491/CEE (3), esclusa la potenza assorbita dalla ventola di raffreddamento del motore; la prova viene eseguita nelle condizioni e con il carburante di riferimento specificati nella presente direttiva;2.5. «regime nominale», la velocità massima di rotazione a pieno carico ammessa dal regolatore, specificata dal costruttore;2.6. «carico percentuale», la frazione della coppia massima disponibile ad una data velocità del motore;2.7. «regime di coppia massima», la velocità del motore alla quale si ottiene dal motore la coppia massima, specificata dal costruttore;2.8. «regime intermedio», la velocità del motore che soddisfa uno dei seguenti requisiti:- per motori progettati per funzionare a varie velocità lungo una curva di coppia a pieno carico, il regime intermedio è il regime di coppia massima dichiarato se questo è compreso tra il 60 % e il 75 % del regime nominale;- se il regime di coppia massima dichiarato è minore del 60 % del regime nominale, il regime intermedio è il 60 % del regime nominale;- se il regime di coppia massima dichiarato è maggiore del 75 % del regime nominale, il regime intermedio è il 75 % del regime nominale.2.9. Simboli e abbreviazioni2.9.1. >SPAZIO PER TABELLA>2.9.2. >SPAZIO PER TABELLA>2.9.3. >SPAZIO PER TABELLA>3. MARCATURE DEL MOTORE 3.1. Il motore omologato in quanto entità tecnica deve recare:3.1.1. il marchio di fabbrica o la ragione sociale del costruttore del motore;3.1.2. il tipo di motore, la famiglia di motori (se applicabile) e un numero di identificazione unico del motore;3.1.3. il numero di omologazione CE descritto nell'allegato VII.3.2. Le marcature devono avere una durata pari alla vita utile del motore e devono essere chiaramente leggibili e indelebili. Se si utilizzano etichette o targhette, queste devono essere apposte in maniera tale che anche il fissaggio abbia una durata pari alla vita utile del motore e non devono poter essere rimosse senza essere distrutte o cancellate.3.3. La marcatura deve essere apposta su una parte del motore necessaria per il normale funzionamento dello stesso e che non deve, in linea di massima, essere sostituita per tutta la vita del motore.La marcatura deve trovarsi in una posizione facilmente visibile per una persona di altezza media dopo l'installazione del motore nella macchina. Nel caso vi siano cofani da smontare, questo requisito si considera soddisfatto se l'intervento può essere eseguito facilmente senza l'uso di attrezzi.In caso di incertezza circa il soddisfacimento di questo requisito, è ammessa una marcatura supplementare che contenga almeno il numero di identificazione unico del motore insieme, con il marchio commerciale, la ragione sociale o il logotipo del costruttore. Questa marcatura integrativa deve essere apposta in vicinanza o sopra un componente principale che normalmente non richieda sostituzione durante la vita del motore e sia facilmente accessibile durante l'utilizzo normale senza l'uso di utensili, oppure deve essere applicato ad una distanza considerevole dalla marcatura originale sul basamento del motore. Sia la marcatura originale che l'eventuale marcatura supplementare devono essere facilmente visibili per una persona di altezza media dopo che il motore è stato completato con tutti i dispositivi ausiliari occorrenti per il suo funzionamento. È ammesso l'eventuale smontaggio preliminare del cofano, come precedentemente definito. La marcatura supplementare deve essere apposta direttamente sulla superficie del motore con mezzi durevoli, per esempio mediante impressione a rilievo, oppure deve essere fissata con una etichetta o targhetta che soddisfi i requisiti del precedente punto 3.2.3.4. La codifica dei motori nel contesto dei numeri di identificazione deve permettere la determinazione inequivocabile della sequenza di produzione.3.5. Prima di uscire dalla linea di produzione, il motore deve recare tutte le marcature.3.6. La posizione esatta delle marcature del motore deve essere dichiarata nell'allegato VI, parte 1.4. SPECIFICHE E PROVE 4.1. Informazioni generaliGli elementi che possono influire sull'emissione di inquinanti gassosi e di particelle devono essere progettati, costruiti e montati in modo che il motore, in condizioni normali d'uso e nonostante le vibrazioni alle quali può essere sottoposto, soddisfi le disposizioni della presente direttiva.I provvedimenti tecnici presi dal costruttore devono garantire che le emissioni suddette siano effettivamente limitate in conformità con la presente direttiva, per la normale durata di vita del motore e nelle normali condizioni d'uso. Queste disposizioni sono considerate soddisfatte se sono soddisfatte rispettivamente le disposizioni dei punti 4.2.1, 4.2.3 e 5.3.2.1.Se si utilizza un convertitore catalitico e/o una trappola delle particelle, il costruttore deve dimostrare, mediante prove di durata, che possono essere eseguite dal costruttore stesso secondo buona pratica ingegneristica, e mediante corrispondente documentazione, che questi dispositivi di post-trattamento sono praticamente in grado di funzionare correttamente per tutta la durata della vita del motore. I documenti devono essere presentati in conformità con i requisiti del punto 5.2 e in particolare del punto 5.2.3. Una corrispondente garanzia deve essere assicurata al cliente. È ammessa la sostituzione programmata del dispositivo dopo un certo periodo di funzionamento del motore. Qualsiasi intervento di regolazione, riparazione, smontaggio, pulitura o sostituzione di componenti del motore o di sistemi, eseguito regolarmente allo scopo di evitare un funzionamento difettoso del motore nel contesto del dispositivo di post-trattamento, verrà effettuato solo nella misura tecnicamente necessaria per assicurare un corretto funzionamento del sistema di controllo delle emissioni. Di conseguenza, i requisiti di manutenzione programmata devono essere inclusi nel manuale per l'utente e devono essere coperti dalle disposizioni di garanzia succitate e approvati prima della concessione dell'omologazione. Nella scheda informativa che figura nell'allegato II della presente direttiva deve essere incluso un estratto del manuale relativo alla manutenzione e alla sostituzione del dispositivo o dei dispositivi di trattamento e alle condizioni di garanzia.4.2. Specifiche relative alle emissioni di inquinantiGli inquinanti gassosi e le particelle emessi dal motore sottoposto a prova devono essere misurati con i metodi descritti nell'allegato V.Sono accettati altri sistemi o analizzatori, purché essi forniscano risultati equivalenti ai seguenti sistemi di riferimento:- per le emissioni gassose misurate sullo scarico tal quale, il sistema illustrato nella figura 2 dell'allegato V;- per le emissioni gassose misurate sullo scarico diluito di un sistema di diluizione a portata piena, il sistema illustrato nella figura 3 dell'allegato V;- per le emissioni di particelle, il sistema di diluizione a portata piena funzionante con un filtro separato per ciascuna modalità oppure con il metodo del filtro singolo illustrato nella figura 13 dell'allegato V.La determinazione dell'equivalenza del sistema deve essere basata su uno studio di correlazione su sette (o più) cicli di prova tra il sistema in considerazione e uno o più dei sistemi di riferimento di cui sopra.Il criterio di equivalenza è definito come concordanza, nei limiti del ± 5 %, tra le medie dei valori pesati delle emissioni del ciclo. Il ciclo da impiegare è quello indicato nell'allegato III, punto 3.6.1.Per introdurre un nuovo sistema nella direttiva, la determinazione dell'equivalenza deve essere basata sul calcolo di ripetibilità e riproducibilità descritto nella norma ISO 5725.4.2.1. Le emissioni di monossido di carbonio, idrocarburi, ossido d'azoto e particelle non devono superare, per la fase I, i valori indicati nella tabella seguente:>SPAZIO PER TABELLA>4.2.2. I limiti di emissione di cui al punto 4.2.1. sono misurati all'uscita del motore e devono essere raggiunti prima di applicare un qualsiasi dispositivo di posttrattamento dello scarico.4.2.3. Le emissioni di monossido di carbonio, idrocarburi, ossidi d'azoto e particelle non devono superare, per la fase II, i valori indicati nella tabella seguente:>SPAZIO PER TABELLA>4.2.4. Nel caso in cui, come definito nel punto 6 in combinato disposto con l'allegato II, appendice 2, una famiglia di motori copra più di una fascia di potenza, i valori delle emissioni del motore capostipite (omologazione) e di tutti i tipi di motore che rientrano nella stessa famiglia devono essere conformi ai requisiti più severi della fascia di potenza superiore. Il richiedente può, per sua libera scelta, limitare la definizione delle famiglie di motori a singole fasce di potenza e richiedere la relativa omologazione.4.3. Installazione sulle macchine mobiliL'installazione del motore sulla macchina mobile deve essere conforme alle limitazioni enunciate nell'ambito dell'omologazione. Inoltre, devono essere sempre soddisfatte le seguenti caratteristiche in merito all'omologazione del motore:4.3.1. la depressione all'aspirazione non deve superare quella specificata per il motore omologato nell'allegato II, appendice 1 o 3 rispettivamente;4.3.2. la contropressione allo scarico non deve superare quella specificata per il motore omologato nell'allegato II, appendice 1 o 3 rispettivamente.5. CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE 5.1. Per quanto riguarda la verifica dell'esistenza di disposizioni e procedure atte ad assicurare un controllo efficace della conformità della produzione prima di concedere l'omologazione, l'autorità omologante deve accettare anche la conformità del costruttore in base alla norma armonizzata EN 29002 (nel cui ambito ricadono i motori in oggetto) o ad una norma equivalente. Il costruttore deve fornire i dettagli della registrazione e impegnarsi ad informare l'autorità omologante di qualsiasi revisione della sua validità o del campo di applicazione. Per verificare la costante conformità coi requisiti del punto 4.2, devono essere eseguiti idonei controlli della produzione.5.2. Il detentore dell'omologazione deve in particolare:5.2.1. garantire l'esistenza di procedure efficaci di controllo della qualità del prodotto;5.2.2. avere accesso alle apparecchiature di controllo necessarie per controllare la conformità con ciascun tipo omologato;5.2.3. assicurare che i dati dei risultati delle prove siano registrati e che i documenti allegati rimangano a disposizione per un periodo di tempo che sarà determinato in accordo con l'autorità omologante;5.2.4. analizzare i risultati di ciascun tipo di prova allo scopo di verificare e assicurare la stabilità delle caratteristiche del motore, tenendo conto delle variazioni del processo industriale di produzione;5.2.5. assicurare che tutte le volte che un campionamento di motori o loro componenti rivela una non conformità con il tipo di prova considerato si eseguano un altro campionamento e un'altra prova. Devono essere attuati tutti i provvedimenti necessari per ristabilire la conformità della corrispondente produzione.5.3. L'autorità competente che ha concesso l'omologazione può in qualunque momento verificare i metodi di controllo della conformità applicati a ciascuna unità di produzione.5.3.1. Ad ogni ispezione, devono essere presentati all'ispettore i registri delle prove e il registro di controllo della produzione.5.3.2. Se il livello di qualità è insoddisfacente o se si ritiene necessario verificare la validità dei dati presentati in applicazione del punto 4.2, si adotta la seguente procedura:5.3.2.1. un motore viene prelevato dalla serie e sottoposto alle prove descritte nell'allegato III. Le emissioni di ossido di carbonio, idrocarburi, ossidi d'azoto e particelle non devono superare rispettivamente i valori indicati nella tabella del punto 4.2.1, ottenuti nelle condizioni del punto 4.2.2, o nella tabella del punto 4.2.3.5.3.2.2. Se il motore prelevato non soddisfa i requisiti del punto 5.3.2.1, il costruttore può chiedere che vengano eseguite misurazioni su un campione di motori corrispondenti alla stessa specifica prelevati dalla serie e comprendente il motore prelevato inizialmente. Il costruttore fissa l'entità n del campione in accordo con il servizio tecnico. I motori, tranne quello prelevato inizialmente, vengono sottoposti ad una prova. Per ciascun inquinante viene quindi determinata la media aritmetica (x ) dei risultati ottenuti sul campione. La produzione della serie sarà considerata conforme se è soddisfatta la seguente condizione:>RIFERIMENTO A UN GRAFICO> + k . St &le; L (4)dove:L: è il valore limite stabilito nel punto 4.2.1/4.2.3 per ciascun inquinante considerato;k: è un fattore statistico che dipende da n e che è dato dalla tabella seguente:>SPAZIO PER TABELLA>se n &ge; 20, k = >NUM>0,860 >DEN>&radic;n5.3.3. L'autorità omologante o il servizio tecnico incaricato di verificare la conformità della produzione esegue prove su motori parzialmente o completamente rodati, secondo le specifiche del costruttore.5.3.4. La frequenza normale delle ispezioni autorizzate dalle autorità competenti e di una all'anno. Se non sono soddisfatti i requisiti del punto 5.3.2, l'autorità competente deve assicurare che vengano intraprese tutte le azioni necessarie per ristabilire la conformità della produzione quanto più rapidamente possibile.6. PARAMETRI PER LA DEFINIZIONE DELLA FAMIGLIA DI MOTORI La famiglia di motori può essere definita in base a parametri fondamentali di progetto che devono essere comuni a tutti i motori della famiglia. In alcuni casi, l'interazione tra parametri è ammessa. È necessario tener conto anche di questi effetti per assicurare che all'interno di una famiglia di motori siano inclusi solo motori con caratteristiche simili di emissioni allo scarico.Affinché due motori siano considerati appartenenti alla stessa famiglia di motori, devono avere in comune i seguenti parametri fondamentali:6.1. Ciclo di combustione:- 2 tempi- 4 tempi6.2. Fluido di raffreddamento:- aria- acqua- olio6.3. Cilindrata unitaria:- i motori devono rientrare in una fascia totale di variazione del 15 %- numero dei cilindri per motori con dispositivo di post-trattamento6.4. Metodo di aspirazione dell'aria:- aspirazione naturale- con sovralimentazione6.5. Tipo/disegno della camera di combustione:- pre-camera- camera di turbolenza- camera aperta6.6. Valvole e luci: configurazione, dimensioni e numero:- testata cilindri- parete cilindri- basamento motore6.7. Sistema di alimentazione carburante:- iniettore a pompa- pompa in linea- pompa distributore- elemento singolo- iniettore unitario6.8. Caratteristiche varie:- riciclo dei gas di scarico- iniezione d'acqua/emulsione- iniezione d'aria- sistema di raffreddamento della sovralimentazione6.9. Post-trattamento dello scarico- catalizzatore di ossidazione- catalizzatore di riduzione- reattore termico- trappola delle particelle7. SCELTA DEL MOTORE CAPOSTIPITE 7.1. Il motore capostipite della famiglia deve essere selezionato in base al criterio principale della quantità massima di carburante erogata per ogni corsa al regime dichiarato di coppia massima. Nel caso in cui due o più motori condividano questo criterio principale, il motore capostipite sarà scelto in base al criterio secondario della quantità massima di carburante erogata per ogni corsa al regime nominale. In certi casi, l'autorità omologante può ritenere che il caso peggiore per quanto riguarda il livello delle emissioni di una famiglia venga caratterizzato meglio provando un secondo motore. Pertanto, l'autorità omologante può selezionare un secondo motore da sottoporre a prova, sulla base di caratteristiche che indicano che esso può presentare i livelli massimi di emissioni all'interno di quella famiglia di motori.7.2. Se la famiglia comprende motori che presentano altre caratteristiche variabili che probabilmente incidono sulle emissioni allo scarico, anche queste caratteristiche devono essere identificate e considerate nella scelta del motore capostipite.(1) I motori ai quali l'omologazione è stata concessa conformemente alla direttiva 88/77/CEE e successive modifiche sono esenti dalla presente direttiva. Pertanto, un certificato di conformità rilasciato ai sensi della direttiva 88/77/CEE con scadenza 30 settembre 1996 è valido ai fini della fase I della presente direttiva. La validità dei certificati relativi ai motori nuovi cessa a decorrere dall'entrata in vigore obbligatoria della fase II. L'omologazione concessa in base al regolamento 49 della Commissione economica per l'Europa, serie di modifiche 02, Corrigenda 1/2, è considerata equivalente all'omologazione concessa in base alla direttiva 88/77/CEE e successive modifiche.(2) GU n. L 375 del 31. 12. 1980, pag. 46.(3) GU n. L 238 del 15. 8. 1989, pag. 43.(4) S²t = Ó >NUM>(x - >RIFERIMENTO A UN GRAFICO>)² >DEN>n - 1 dove x è qualsiasi dei singoli risultati ottenuti sul campione n.ALLEGATO II SCHEDA INFORMATIVA N. . . . concernente l'omologazione CE e relativa ai provvedimenti da prendere contro l'emissione di inquinanti gassosi e di particelle prodotti dai motori a combustione interna destinati all'installazione su macchine mobili non stradali >INIZIO DI UN GRAFICO>(Direttiva 95/. . ./CE, modificata da ultimo dalla direttiva . ./. . ./CE)Tipo di motore capostipite (1):.0. Dati generali0.1. Marca (denominazione commerciale):.0.2. Tipo e descrizione commerciale del motore/dei motori capostipite e (se applicabile) della famiglia di motori (1):.0.3. Codice di identificazione del tipo marcato dal costruttore sul motore/i (1):..0.4. Descrizione delle macchine azionate dal motore (2):..0.5. Nome e indirizzo del costruttore:.Nome e indirizzo dell'eventuale mandatario del costruttore:..0.6. Posizione, codifica e metodo di apposizione del numero di identificazione del motore:..0.7. Posizione e metodo di apposizione del marchio di omologazione CE:..0.8. Indirizzo dello o degli stabilimenti di montaggio:.Allegati1.1. Caratteristiche fondamentali del motore o dei motori capostipite (vedi appendice 1)1.2. Caratteristiche fondamentali della famiglia di motori (vedi appendice 2)1.3. Caratteristiche fondamentali dei tipi di motore appartenenti ad una famiglia (vedi appendice 3)2. Caratteristiche delle parti correlate al motore della macchina mobile (se applicabile)3. Fotografie del motore capostipite4. Elenco degli altri eventuali allegatiData e numero di pratica(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Definite nell'allegato I, parte 1 (ad es.: «A»).>FINE DI UN GRAFICO>Appendice 1 CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DEL MOTORE (CAPOSTIPITE) (1) >INIZIO DI UN GRAFICO>1. DESCRIZIONE DEL MOTORE1.1. Costruttore:.1.2. Codice assegnato al motore dal costruttore:.1.3. Ciclo: quattro tempi/due tempi (2)1.4. Alesaggio:. mm1.5. Corsa:. mm1.6. Numero e disposizione dei cilindri:.1.7. Cilindrata:. cm³1.8. Regime nominale:.1.9. Regime di coppia massima:. giri/min1.10. Rapporto volumetrico di compressione (3):.1.11. Descrizione del sistema di combustione:.1.12. Disegno/i della camera di combustione e del cielo del pistone:.1.13. Sezione minima delle luci di aspirazione e di scarico:.1.14. Sistema di raffreddamento1.14.1. Liquido1.14.1.1. Natura del liquido:.1.14.1.2. Pompa/e di circolazione: sì/no (2)1.14.1.3. Caratteristiche o marca (marche) e tipo/i (se applicabile):.1.14.1.4. Rapporto/i di trasmissione (se applicabile):.1.14.2. Ad aria1.14.2.1. Ventola: sì/no (2)1.14.2.2. Caratteristiche o marca (marche) e tipo/i (se applicabile):.1.14.2.3. Rapporto/i di trasmissione (se applicabile):.1.15. Temperatura consentita dal costruttore1.15.1. Raffreddamento a liquido: temperatura massima all'uscita:. K1.15.2. Raffreddamento ad aria: punto di riferimento:.Temperatura massima in corrispondenza del punto di riferimento:. K1.15.3. Temperatura massima del refrigeratore intermedio di immissione all'uscita dell'aria del compressore (se applicabile):. K1.15.4. Temperatura massima dei gas di scarico nel punto del tubo o dei tubi di scarico adiacente alla flangia o alle flange d'uscita del collettore o dei collettori di scarico:. K1.15.5. Temperatura del lubrificante: min:. Kmax:. K(1) Presentare per ciascun motore nel caso di più motori capostipite.(2) Cancellare la dicitura inutile.(3) Specificare la tolleranza.1.16. Sovralimentatore: sì/no (1)1.16.1. Marca:.1.16.2. Tipo:.1.16.3. Descrizione del sistema (ad es. pressione massima di sovralimentazione, eventuale presenza di valvola limitatrice della pressione di sovralimentazione):.1.16.4. Refrigeratore intermedio: sì/no (1)1.17. Sistema di aspirazione: depressione massima ammissibile all'aspirazione al regime nominale del motore e sotto carico del 100 %:. kPa1.18. Sistema di scarico: contropressione massima ammissibile allo scarico al regime nominale del motore sotto carico del 100 %:. kPa2. DISPOSITIVI SUPPLEMENTARI CONTRO L'INQUINAMENTO (se presenti e se non sono trattati sotte altre voci)- Descrizione e/o diagramma/i:.3. ALIMENTAZIONE DEL CARBURANTE3.1. Pompa di alimentazionePressione (2) o diagramma caratteristico:. kPa3.2. Sistema di iniezione3.2.1. Pompa3.2.1.1. Marca:.3.2.1.2. Tipo/i:.3.2.1.3. Mandata: . . . e . . . mm³ (2) per corsa o ciclo a iniezione massima alla velocità della pompa di: . . . giri/min (nominali) e . . . giri/min (coppia massima) rispettivamente, o diagramma caratteristico.Indicare il metodo utilizzato: su motore/su banco prova pompe (1)3.2.1.4. Anticipo dell'iniezione3.2.1.4.1. Curva dell'anticipo dell'iniezione (2):.3.2.1.4.2. Fasatura (2):.3.2.2. Condotti di iniezione3.2.2.1. Lunghezza:. mm3.2.2.2. Diametro interno:. mm3.2.3. Iniettore/i3.2.3.1. Marca (marche):.3.2.3.2. Tipo/i:.3.2.3.3. Pressione di apertura (2) o diagramma caratteristico:. kPa3.2.4. Regolatore3.2.4.1. Marca (marche):.3.2.4.2. Tipo/i:.3.2.4.3. Regime d'inizio dell'interruzione a pieno carico (2):. giri/min3.2.4.4. Regime massimo a vuoto (2):. giri/min3.2.4.5. Regime al minimo (2):. giri/min3.3. Sistema di avviamento a freddo3.3.1. Marca (marche):.3.3.2. Tipo/i:.3.3.3. Descrizione:.(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Specificare la tolleranza.4. DISTRIBUZIONE4.1. Alzata massima e angoli di apertura e chiusura riferiti ai punti morti o dati equivalenti:..4.2. Intervalli di riferimento e/o di regolazione (1)>FINE DI UN GRAFICO>Appendice 2 CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLA FAMIGLIA DI MOTORI >INIZIO DI UN GRAFICO>1. PARAMETRI COMUNI (2):1.1. Ciclo di combustione:.1.2. Fluido di raffreddamento:.1.3. Metodo di aspirazione dell'aria:.1.4. Tipo o disegno della camera di combustione:.1.5. Valvole e luci: configurazione, dimensioni e numero:1.6. Sistema di alimentazione carburante:.1.7. Sistemi di gestione del motore:Prova di identità in base ai numeri del disegno:- sistema di raffreddamento sovralimentazione:.- riciclo dei gas di scarico (3):.- iniezione/emulsione d'acqua (3):.- iniezione d'aria (3):.1.8. Dispositivo di post-trattamento dello scarico (3):.Dimostrazione di rapporto identico (o minimo per il motore capostipite): capacità del dispositivo/erogazione di carburante per corsa in base ai numeri di diagramma:.(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Compilare con le specifiche di cui ai punti 6 e 7 dell'allegato I.(3) Se non applicabile, indicare n.a.2. ELENCO DELLA FAMIGLIA DI MOTORI2.1. Nome della famiglia di motori:.2.2. Specifiche dei motori della famiglia:>SPAZIO PER TABELLA>>FINE DI UN GRAFICO>Appendice 3 CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DEI TIPI DI MOTORE APPARTENENTI AD UNA FAMIGLIA (1) >INIZIO DI UN GRAFICO>1. DESCRIZIONE DEL MOTORE1.1. Costruttore:.1.2. Codice assegnato al motore dal costruttore:.1.3. Ciclo: quattro tempi/due tempi (2)1.4. Alesaggio:. mm1.5. Corsa:. mm1.6. Numero e disposizione dei cilindri:.1.7. Cilindrata:. cm³1.8. Regime nominale:.(1) Presentare per ciascun motore della famiglia.(2) Cancellare la dicitura inutile.1.9. Regime di coppia massima:.1.10. Rapporto volumetrico di compressione (1):.1.11. Descrizione del sistema di combustione:.1.12. Disegno/i della camera di combustione e del cielo del pistone:.1.13. Sezione minima delle luci di aspirazione e di scarico:.1.14. Sistema di raffreddamento1.14.1. A liquido1.14.1.1. Natura del liquido:.1.14.1.2. Pompa/e di circolazione: sì/no (2)1.14.1.3. Caratteristiche o marca (marche) e tipo/i (se applicabile):.1.14.1.4. Rapporto/i di trasmissione (se applicabile):.1.14.2. Ad aria1.14.2.1. Ventola: sì/no (2)1.14.2.2. Caratteristiche o marca (marche) e tipo/i (se applicabile):.1.14.2.3. Rapporto(i) di trasmissione (se applicabile):.1.15. Temperatura consentita dal costruttore1.15.1. Raffreddamento a liquido: temperatura massima all'uscita:. K1.15.2. Raffreddamento ad aria: punto di riferimento:.Temperatura massima in corrispondenza del punto di riferimento:. K1.15.3. Temperatura massima del refrigeratore intermedio di immissione all'uscita aria del compressore (se applicabile):. K1.15.4. Temperatura massima dei gas di scarico nel punto del tubo o dei tubi di scarico adiacente alla flangia o alle flange d'uscita del collettore di scarico:. K1.15.5. Temperatura del lubrificante: min:. Kmax:. K1.16. Sovralimentatore: sì/no (2)1.16.1. Marca:.1.16.2. Tipo:.1.16.3. Descrizione del sistema (ad es. pressione massima di sovralimentazione, eventuale presenza di valvola limitatrice della pressione di sovralimentazione):.1.16.4. Refrigeratore intermedio: sì/no (2)1.17. Sistema di aspirazione: depressione massima ammissibile all'aspirazione al regime nominale del motore e sotto carico del 100 %: . kPa1.18. Sistema di scarico: contropressione massima ammissibile allo scarico al regime nominale del motore sotto carico del 100 %: . kPa2. DISPOSITIVI SUPPLEMENTARI CONTRO L'INQUINAMENTO (se presenti e se non sono trattati sotto altre voci):- Descrizione e/o diagramma/i:.3. ALIMENTAZIONE DEL CARBURANTE3.1. Pompa di alimentazionePressione (1) o diagramma caratteristico:. kPa(1) Specificare la tolleranza.(2) Cancellare la dicitura inutile.3.2. Sistema di iniezione3.2.1. Pompa3.2.1.1. Costruttore/i:.3.2.1.2. Tipo/i:.3.2.1.3. Mandata: . . . e . . . mm³ (1) per corsa o ciclo a iniezione massima alla velocità della pompa di: . . . giri/min (nominali) e . . . giri/min (coppia massima), rispettivamente, o diagramma caratteristico.Indicare il metodo utilizzato: su motore/su banco prova pompe (2)3.2.1.4. Anticipo dell'iniezione3.2.1.4.1. Curva dell'anticipo dell'iniezione (1):.3.2.1.4.2. Fasatura (1):.3.2.2. Condotti di iniezione3.2.2.1. Lunghezza:. mm3.2.2.2. Diametro interno:. mm3.2.3. Iniettore/i3.2.3.1. Marca (Marche):.3.2.3.2. Tipo/i:.3.2.3.3. Pressione di apertura (1) o diagramma caratteristico:. kPa3.2.4. Regolatore3.2.4.1. Marca (marche):.3.2.4.2. Tipo/i:.3.2.4.3. Regime d'inizio dell'interruzione a pieno carico (1):. giri/min3.2.4.4. Regime massimo a vuoto (1):. giri/min3.2.4.5. Regime al minimo (1):. giri/min3.3. Sistema di avviamento a freddo3.3.1. Marca (marche):.3.3.2. Tipo/i:.3.3.3. Descrizione:.4. DISTRIBUZIONE4.1. Alzata massima e angoli di apertura e chiusura riferiti ai punti morti o dati equivalenti:.4.2. Intervalli di riferimento e/o di regolazione (2):.(1) Specificare la tolleranza.(2) Cancellare la dicitura inutile.>FINE DI UN GRAFICO>ALLEGATO III PROCEDIMENTO DI PROVA 1. INTRODUZIONE1.1. Il presente allegato descrive il metodo per la determinazione delle emissioni di inquinanti gassosi e particelle prodotte dai motori sottoposti a prova.1.2. La prova viene eseguita con il motore montato su banco di prova e collegato ad un dinamometro.2. CONDIZIONI DI PROVA2.1. Requisiti generaliTutti i volumi e le portate volumetriche devono essere riferiti a 273 K (0° C) e 101,3 kPa.2.2. Condizioni di prova del motore2.2.1. Misurare la temperatura assoluta Ta dell'aria di alimentazione del motore espressa in Kelvin, e la pressione atmosferica riferita al secco ps, espressa in kPa, determinare il parametro fa come segue:Motori ad aspirazione naturale e con sovralimentatore meccanico:fa = (>NUM>99 >DEN>ps)(>NUM>T >DEN>298)0,7Motori turbocompressi, con o senza raffreddamento dall'aria aspirata:fa = (>NUM>99 >DEN>ps)0,7 × (>NUM>T >DEN>298)1,52.2.2. Validità della provaPerché una prova sia riconosciuta valida, il parametro fa deve soddisfare la relazione:0,98 &le; fa &le; 1,022.2.3. Motori con raffreddamento dell'aria di sovralimentazioneRegistrare la temperatura del fluido di raffreddamento e la temperatura dell'aria di alimentazione.2.3. Sistema di immissione aria del motoreIl motore di prova deve essere munito di un sistema di immissione dell'aria che presenti una restrizione dell'immissione corrispondente al limite superiore specificato dal costruttore per un depuratore per aria pulita alle condizioni di funzionamento del motore, specificate dal costruttore, che determinano il massimo flusso d'aria.Si può utilizzare un sistema da officina di prova purché esso riproduca le effettive condizioni di funzionamento del motore.2.4. Sistema di scarico nel motoreIl motore sottoposto alla prova deve essere munito di un sistema di scarico che presenti una contropressione allo scarico corrispondente al limite superiore specificato dal costruttore per le condizioni di funzionamento del motore che producono la potenza massima dichiarata.2.5. Sistema di raffreddamentoUn sistema di raffreddamento del motore avente una capacità sufficiente per mantenere il motore alle temperature di funzionamento normali prescritte dal costruttore.2.6. Olio lubrificanteLe specifiche dell'olio lubrificante utilizzato per la prova devono essere registrate e presentate con i risultati della prova.2.7. Carburante di provaIl carburante è quello di riferimento specificato nell'allegato IV.Il numero di cetano e il contenuto di zolfo del carburante di riferimento utilizzato per la prova devono essere registrati al punto 5.1 dell'allegato II, appendice 1.La temperatura del carburante all'ingresso della pompa di iniezione deve essere di 306-316 K (33-43 °C).2.8. Determinazione delle regolazioni al dinamometroLe regolazioni della restrizione sull'immissione e della contropressione sul condotto di scarico devono corrispondere ai limiti superiori specificati dal costruttore, conformemente ai punti 2.3 e 2.4.I valori della coppia massima ai regimi di prova specificati vengono determinati sperimentalmente allo scopo di calcolare i valori della coppia per le modalità di prova specificate. Per motori che non sono progettati per funzionare su più regimi lungo la curva di coppia a pieno carico, la coppia massima ai regimi di prova deve essere dichiarata dal costruttore.La regolazione del motore per ciascuna modalità di prova viene calcolata mediante la formula:S = ((PM + PAE) × >NUM>L >DEN>100) - PAESe il rapporto,>NUM>PAE >DEN>PM&ge; 0,03il valore di PAE può essere verificato dall'autorità tecnica che concede l'omologazione.3. ESECUZIONE DELLA PROVA3.1. Preparazione dei filtri di campionamentoAlmeno un'ora prima del collaudo, ciascuna coppia di filtri viene introdotta in una scatola di Petri chiusa ma non sigillata e posta in una camera di pesata per la stabilizzazione. Al termine del periodo di stabilizzazione, ciascuna coppia di filtri viene pesata e se ne registra la tara. La coppia di filtri viene poi conservata in una scatola di Petri chiusa o in un portafiltri fino al momento della prova. Se la coppia di filtri non viene utilizzata entro otto ore dalla rimozione dalla camera di pesata, deve essere pesata nuovamente prima dell'uso.3.2. Installazione dell'apparecchiatura di misurazioneLa strumentazione e le sonde di campionamento devono essere installate come prescritto. Quando si utilizza un sistema di diluizione a flusso pieno per la diluizione dei gas di scarico, il condotto di scarico deve essere collegato al sistema.3.3. Avviamento del sistema di diluizione e del motoreIl sistema di diluizione e il motore vengono avviati e riscaldati fino alla stabilizzazione delle temperature e delle pressioni al regime nominale e a pieno carico (punto 3.6.2).3.4. Regolazione del rapporto di diluizioneCon il metodo a filtro singolo (facoltativo con il metodo a filtri multipli), il sistema di campionamento delle particelle deve essere in funzione su bypass. Il livello di fondo delle particelle nell'aria di diluizione può essere determinato facendo passare l'aria di diluizione attraverso i filtri delle particelle. Se si utilizzata aria di diluizione filtrata, si può effettuare una misura in qualsiasi momento prima, durante o dopo il collaudo. Se l'aria di diluizione non è filtrata, si devono effettuare le misure in almento tre punti, dopo l'avviamento, prima dell'arresto e in un punto in prossimità della metà del ciclo, e si deve calcolare la media dei valori ottenuti.L'aria di diluizione viene regolata in modo da ottenere in ciascuna modalità una temperatura massima della superficie del filtro non superiore a 325 K (52 °C). Il rapporto totale di diluizione non deve essere inferiore a quattro.Per il metodo a filtro singolo, in tutte le modalità la portata di massa del campione attraverso il filtro deve essere in un rapporto costante rispetto alla portata di massa dello scarico diluito per sistemi a flusso pieno. Questo rapporto di massa non deve presentare variazioni superiori a ± 5 %, salvo per i primi 10 secondi di ciascuna modalità nei sistemi non dotati di bypass. Per sistemi a diluizione parziale del flusso nel metodo a filtro singolo, la portata di massa attraverso il filtro deve essere costante con un'approssimazione del ± 5 % durante ciascuna modalità, salvo per i primi 10 secondi in ciascuna modalità per sistemi senza possibilità di bypass.Per sistemi a concentrazione controllata di CO2 o NOx, il contenuto di CO2 o NOx dell'aria di diluizione deve essere misurato all'inizio e al termine di ciascuna prova. Le misure della concentrazione di fondo di CO2 o NOx prima e dopo la prova sull'aria di diluizione non devono variare di oltre 100 ppm o 5 ppm rispettivamente.Quando si utilizza un sistema di analisi dei gas di scarico diluiti, le concentrazioni di fondo pertinenti vengono determinate campionando l'aria di diluizione in un sacco di campionamento lungo l'intera sequenza di prova.Una concentrazione di fondo continua (determinata senza l'uso del sacco) può essere rilevata in almeno tre punti, all'inizio, al termine e in un punto prossimo alla metà del ciclo, determinando poi la media dei valori. A richiesta del costruttore, si può omettere la misurazione dei valori di fondo.3.5. Controllo degli analizzatoriGli analizzatori delle emissioni devono essere azzerati e calibrati.3.6. Ciclo di prova3.6.1. Specifica A delle macchine conformemente all'allegato I, parte 1:3.6.1.1. Il motore sottoposto alla prova viene fatto funzionare al dinamometro conformemente al seguente ciclo (1) di 8 modalità:>SPAZIO PER TABELLA>3.6.2. Condizionamento del motoreIl riscaldamento del motore e del sistema deve essere effettuato al regime massimo e alla coppia massima allo scopo di stabilizzare i parametri del motore secondo le raccomandazioni del costruttore.Nota: Il periodo di condizionamento serve anche ad eliminare l'influenza dei depositi lasciati nel sistema di scarico da una precedente prova. È richiesto anche un certo periodo di stabilizzazione tra le varie fasi della prova, allo scopo di minimizzare le influenze di una fase su quella successiva.3.6.3. Sequenza di provaAvviare la sequenza di prova. La prova viene eseguita in ordine di numero delle modalità sopraindicate per il ciclo di prova.Durante ciascuna modalità del ciclo di prova, dopo il periodo iniziale di transizione, il regime specificato deve essere mantenuto entro il maggiore dei due seguenti limiti: ± 1 % del regime nominale o ± 3 min-¹, salvo per la marcia al minimo per la quale valgono limiti di tolleranza dichiarati dal costruttore. La coppia specificata deve essere mantenuta in modo che, durante il periodo nel quale vengono effettuate le misure, la media sia compresa tra ± 2 % della coppia massima al regime di prova.Per ciascun punto di misurazione sono necessari almeno 10 minuti. Se per la prova di un motore occorrono tempi di campionamento più lunghi allo scopo di ottenere una sufficiente massa di particelle sul filtro di misurazione, la durata della modalità di prova può essere nella misura necessaria.La durata della modalità deve essere registrata nel documento di prova.I valori di concentrazione delle emissioni gassose allo scarico vengono misurati e registrati durante gli ultimi tre minuti della modalità.Il campionamento delle particelle e la misurazione delle emissioni gassose non devono iniziare prima che si sia ottenuta la stabilizzazione del motore, come definito dal costruttore, e il completamento deve coincidere.La temperatura del carburante viene misurata sull'aspirazione della pompa di iniezione del carburante o dove specificato dal costruttore, e la posizione di misurazione viene registrata.3.6.4. Risposta dell'analizzatoreI dati forniti dall'analizzatore vengono registrati su un registratore scrivente o misurati con un sistema equivalente mentre il gas di scarico fluisce attraverso gli analizzatori almeno durante gli ultimi tre minuti di ciascuna modalità. Se si applica il campionamento a sacco per la misura di CO e CO2 diluiti (vedi allegato III, appendice 1, punto 1.4.4), viene raccolto un campione nel sacco durante gli ultimi tre minuti di ciascuna modalità e viene poi analizzato e registrato.3.6.5. Campionamento delle particelleIl campionamento delle particelle può essere effettuato sia con il metodo a filtro singolo, sia con il metodo a filtri multipli (allegato III, appendice 1, punto 1.5). Poiché i risultati dei metodi possono differire leggermente, insieme ai risultati deve essere dichiarato il metodo utilizzato.Nel metodo a filtro singolo, si terrà conto dei fattori di ponderazione modali specificati nella procedura del ciclo di prova durante il campionamento, regolando in modo opportuno la portata del campione e/o il tempo di campionamento.Il campionamento deve essere condotto il più tardi possibile in ciascuna modalità. Il tempo di campionamento per ogni modalità deve essere di almeno 20 secondi per il metodo a filtro singolo e di almeno 60 secondi per il metodo a filtri multipli. Per sistema senza possibilità di bypass, il tempo di campionamento per ogni modalità deve essere di almeno 60 secondi sia per il metodo a filtro singolo sia per quello a filtri multipli.3.6.6. Condizioni del motoreIn ciascuna modalità, il regime e il carico del motore, la temperatura dell'aria di aspirazione, la portata del carburante e la portata dell'aria o del gas di scarico devono essere misurati dopo la stabilizzazione del motore.Se la misura della portata del gas di scarico o la misura del consumo di aria di combustione e di carburante non sono possibili, questi valori possono essere calcolati col metodo del bilancio di carbonio e ossigeno (vedi allegato III, appendice 1, punto 1.2.3).Qualsiasi dato ulteriore occorrente per il calcolo deve essere registrato (vedi allegato III, appendice 3, punti 1.1 e 1.2).3.7. Controllo dell'analizzatore al termine della provaDopo il controllo delle emissioni, l'analizzatore viene ricontrollato con un gas di azzeramento e lo stesso gas di calibrazione. La prova è considerata accettabile se la differenza tra i risultati delle due misurazioni è inferiore al 2 %.(1) Identico al ciclo C1 del progetto di norma ISO 8178-4.Appendice 1 1. PROCEDURE DI MISURAZIONE E CAMPIONAMENTOI componenti gassosi e le particelle emessi dal motore sottoposto alla prova vengono misurati con i metodi descritti nell'allegato V. Questi metodi descrivono i sistemi analitici raccomandati per le emissioni gassose (punto 1.1) e i sistemi raccomandati di diluizione e campionamento delle particelle (punto 1.2).1.1. Specifiche del dinamometroUsare un dinamometro per motori avente caratteristiche adeguate per svolgere il ciclo di prova descritto nell'allegato III, punto 3.6.1. La strumentazione per la misura della coppia e della velocità di rotazione permette di misurare la potenza all'albero entro i limiti dati. Possono essere necessari calcoli aggiuntivi.La precisione dell'apparecchiatura di misurazione deve essere tale da non eccedere le tolleranze massime indicate nel punto 1.3.1.2. Flusso del gas di scaricoIl flusso del gas di scarico viene determinato con uno dei metodi citati nei punti da 1.2.1 a 1.2.4.1.2.1. Metodo di misura direttaMisura diretta del flusso dei gas di scarico mediante boccaglio di misurazione o sistema di misurazione equivalente (per dettagli vedi ISO 5167).Nota: La misura diretta del flusso gassoso è difficile. Prendere idonee precauzioni allo scopo di evitare errori di misura che influirebbero sugli errori dei valori di emissione.1.2.2. Metodo di misurazione dell'aria e del carburanteMisura del flusso d'aria e del flusso di carburante.Usare flussimetri per aria e flussimetri per carburante con la precisione definita al punto 1.3. Il calcolo del flusso di gas di scarico è il seguente:GEXHW = GAIRW + GFUEL (per la massa dello scarico umido)o:VEXHD = VAIRD - 0,766 × GFUEL (per la massa dello scarico secco)o:VEXHW = VAIRW + 0,746 × GFUEL (per il volume dello scarico umido)1.2.3. Metodo del bilancio del carbonioCalcolo della massa dei gas di scarico in base al consumo di carburante e alle concentrazioni dei gas di scarico con il metodo del bilancio del carbonio (vedi allegato III, appendice 3).1.2.4. Flusso totale dei gas di scarico diluitiQuanto si utilizza un sistema di diluizione a flusso pieno, il flusso totale del gas di scarico diluito (GTOTW, VTOTW) deve essere misurato con un PDP o CFV - allegato V, punto 1.2.1.2. La precisione deve essere conforme alle disposizioni dell'allegato III, appendice 2, punto 2.2.1.3. PrecisioneLa taratura di tutti gli strumenti di misura deve essere riconducibile a norme nazionali o internazionali ed essere conforme ai seguenti requisiti:>SPAZIO PER TABELLA>1.4. Determinazione dei componenti gassosi1.4.1. Specifiche generali degli analizzatoriGli analizzatori devono avere un intervallo di misurazione appropriato alla precisione richiesta per misurate le concentrazioni dei componenti dei gas di scarico (punto 1.4.1.1). Si raccomanda di utilizzare gli analizzatori in modo tale che la concentrazione misurata sia compresa tra il 15 % e il 100 % del fondo scala.Se il valore a fondo scala è di 155 ppm (o ppm C) o minore, oppure se si utilizzano sistemi di lettura (elaboratori, registratori dei dati di misurazione) che forniscono una sufficiente precisione e risoluzione al di sotto del 15 % del fondo scala, sono ammesse anche concentrazioni al di sotto del 15 % del fondo scala. In tal caso, si devono eseguire tarature addizionali per assicurare la precisione delle curve di taratura, vedi allegato III, appendice 2, punto 1.5.5.2.Il livello di compatibilità elettromagnetica (CEM) dell'apparecchiatura deve permettere di minimizzare errori addizionali.1.4.1.1. Errori di misuraL'errore totale di misura, inclusa la sensibilità crociata con altri gas - vedi allegato III, appendice 2, paragrafo 1.9 - non deve superare il valore minore tra il ± 5 % del valore letto e il 3,5 % del fondo scala. Per concentrazioni minori di 100 ppm, l'errore di misura non deve essere superiore a ± 4 ppm.1.4.1.2. RipetibilitàLa ripetibilità, definita come 2,5 volte la deviazione standard di dieci risposte ripetitive ad un dato gas di taratura o calibrazione, non deve essere maggiore del ± 1 % della concentrazione di fondo scala per ciascun intervallo utilizzato al di sopra di 155 ppm (o ppm C) o del &tprime;2 % di ciascun intervallo utilizzato al di sotto di 155 ppm (o ppm C).1.4.1.3. RumoreLa risposta da picco a picco ai gas di azzeramento e di calibrazione su qualsiasi periodo di 10 secondi non deve superare il 2 % del fondo scala su tutti gli intervalli utilizzati.1.4.1.4. Deriva dello zeroLa deriva dello zero per un periodo di un'ora deve essere inferiore al 2 % del fondo scala sull'intervallo più basso utilizzato. La risposta di zero è definita come la risposta media, incluso il rumore, ad un gas di azzeramento su un intervallo di tempo di 30 secondi.1.4.1.5. Deriva di calibrazioneLa deriva di calibrazione per un periodo di un'ora deve essere inferiore al 2 % del fondo scala sull'intervallo più basso utilizzato. L'intervallo di calibrazione è definito come la differenza tra la risposta di calibrazione e la risposta di zero. La risposta di calibrazione è definita come la risposta media, incluso il rumore, ad un gas di calibrazione per un intervallo di tempo di 30 secondi.1.4.2. Essiccazione del gasIl dispositivo facoltativo di essiccazione del gas deve avere effetti trascurabili sulla concentrazione dei gas misurati. Gli essiccatori chimici non sono ammessi per rimuovere l'acqua dal campione.1.4.3. AnalizzatoriI punti da 1.4.3.1 a 1.4.3.5 della presente appendice descrivono i principi di misura da applicare. Una descrizione dettagliata dei sistemi di misurazione figura nell'allegato V.I gas da misurare devono essere analizzati con gli strumenti seguenti. Per analizzatori non lineari, è ammesso l'uso di circuiti di linearizzazione.1.4.3.1. Analisi dell'ossido di carbonio (CO)L'analizzatore dell'ossido di carbonio deve essere del tipo ad assorbimento non dispersivo nell'infrarosso (NDIR).1.4.3.2. Analisi del biossido di carbonio (CO2)L'analizzatore del biossido di carbonio deve essere del tipo ad assorbimento non dispersivo nell'infrarosso (NDIR).1.4.3.3. Analisi degli idrocarburi (HC)L'analizzatore degli idrocarburi deve essere del tipo con rivelatore a ionizzazione di fiamma riscaldato (HFID) in cui il rivelatore, le valvole, le tubature ecc. sono riscaldati in modo da mantenere il gas ad una temperatura di 463 K (190 °C) ± 10 K.1.4.3.4. Analisi degli ossidi d'azoto (NOx)L'analizzatore degli ossidi d'azoto deve essere del tipo con rivelatore a chemiluminescenza (CLD) o con rivelatore a chemiluminescenza riscaldato (HCLD) con un convertitore NO2/NO se la misura viene effettuata sul secco. Se la misura viene effettuata su umido, si deve usare un HCLD con convertitore mantenuto al di sopra di 333 K (60 °C), a condizione che il controllo dell'estinzione causata dall'acqua rientri nella norma (allegato III, appendice 2, punto 1.9.2.2).1.4.4. Campionamento delle emissioni gassoseLe sonde di campionamento delle emissioni gassose devono essere disposte ad una distanza non inferiore al valore più elevato tra 0,5 m e il triplo del diametro del condotto di scarico a monte dell'uscita del sistema dei gas di scarico, se applicabile, e sufficientemente vicino al motore da assicurare una temperatura del gas di scarico di almeno 343 K (70 °C) in corrispondenza della sonda.Nel caso di un motore multicilindrico con collettore di scarico ramificato, l'ingresso della sonda deve essere sufficientemente spostato verso valle da assicurare che il campione sia rappresentativo delle emissioni medie allo scarico di tutti i cilindri. In motori multicilindrici con gruppi di collettori distinti, come nel caso di un motore con configurazione a «V», è consentito acquisire un campione da ciascun gruppo e calcolare un'emissione media degli scarichi. Si possono utilizzare anche altri metodi che forniscano risultati correlati con i metodi suddetti. Per il calcolo delle emissioni allo scarico usare il flusso totale di massa allo scarico del motore.Se la composizione del gas di scarico è influenzata da dispositivi di post-trattamento degli scarichi, il campione di gas di scarico deve essere prelevato a valle di tale dispositivo. Quando si utilizza un sistema di diluizione a flusso pieno per la determinazione delle particelle, le emissioni gassose possono essere determinate anche nel gas di scarico diluito. Le sonde di campionamento devono trovarsi in prossimità della sonda di campionamento delle particelle nella galleria di diluizione (allegato V, punto 1.2.1.2, DT e punto 1.2.2, PSP). CO e CO2 possono facoltativamente essere determinati mediante campionamento in un sacchetto e successiva misura della concentrazione nel sacchetto di campionamento.1.5. Determinazione delle particelleLa determinazione delle particelle richiede un sistema di diluizione. La diluizione può essere realizzata mediante un sistema di diluizione a flusso parziale o un sistema di diluizione a flusso pieno. La portata del sistema di diluizione deve essere sufficiente ad eliminare completamente la condensazione d'acqua nei sistemi di diluizione e campionamento ed a mantenere la temperatura del gas di scarico diluito su un valore non superiore a 325 K (52 °C) immediatamente a monte dei portafiltri. Se l'umidità dell'aria è elevata, è ammessa la disumidificazione dell'aria di diluizione prima dell'ingresso nel sistema di diluizione. Si raccomanda di preriscaldare l'aria di diluizione al di sopra del limite di temperatura di 303 K (30 °C) se la temperatura ambiente è inferiore a 293 K (20 °C). Tuttavia, la temperatura dell'aria diluita non deve essere superiore a 325 K (52 °C) prima dell'introduzione degli scarichi nella galleria di diluizione.Per un sistema di diluizione a flusso parziale, la sonda di campionamento delle particelle deve essere sistemata in prossimità e a monte della sonda dei gas come definito al punto 4.4 e conformemente all'allegato V, punto 1.2.1.1, figure 4-12 EP e SP.Il sistema di diluizione a flusso parziale deve essere progettato in modo da suddividere la corrente di gas di scarico in due frazioni, la più piccola delle quali viene diluita con aria e successivamente utilizzata per la misura delle particelle. Ne consegue che il rapporto di diluizione deve essere determinato con estrema precisione. Si possono applicare vari metodi di divisione e il tipo di divisione usato determina in misura significativa i materiali e le procedure di campionamento da impiegare (allegato V, punto 1.2.1.1).Per determinare la massa delle particelle occorrono un sistema di campionamento delle particelle, filtri di campionamento delle particelle, una bilancia con precisione di un microgrammo e una camera di pesata a temperatura e umidità controllate.Per il campionamento delle particelle, si possono usare due metodi:- Il metodo del filtro singolo utilizza una coppia di filtri (vedi punto 1.5.1.3 di questa appendice) per tutte le modalità del ciclo di prova. Occorre dedicare una considerevole attenzione ai tempi e ai flussi di campionamento durante la fase di campionamento della prova. Tuttavia, occorre solo una coppia di filtri per il ciclo di prova.- Il metodo a filtri multipli impone di usare una coppia di filtri (vedi punto 1.5.1.3 della presente appendice) per ciascuna delle singole modalità del ciclo di collaudo. Questo metodo permette di usare procedure di campionamento meno rigorose ma utilizza un numero di filtri maggiore.1.5.1. Filtri di campionamento delle particelle1.5.1.1. Specifiche dei filtriPer le prove di certificazione occorrono filtri di fibra di vetro ricoperta di fluorocarburi o filtri a membrana al fluorocarbonio. Per applicazioni speciali si possono utilizzare differenti materiali filtranti. Tutti i tipi di filtro devono avere una efficienza di raccolta del DOP (di-ottilftalato) da 0,3 µm almeno del 95 % ad una velocità frontale del gas compresa tra 35 e 80 cm/s. Quando si eseguono prove di correlazione tra laboratori o tra un costruttore e un'autorità di omologazione, si devono usare filtri di identica qualità.1.5.1.2. Dimensioni dei filtriI filtri delle particelle devono avere un diametro minimo di 47 mm (37 mm di diametro della macchia). Sono ammessi filtri di diametro maggiore (punto 1.5.1.5).1.5.1.3. Filtro principale e filtro di sicurezzaIl gas di scarico diluito deve essere raccolto mediante una coppia di filtri disposti in serie (un filtro principale e un filtro di sicurezza) durante la sequenza di prova. Il filtro di sicurezza deve essere disposto a non più di 100 mm a valle del filtro principale e non deve essere in contatto con esso. I filtri possono essere pesati separatamente o in coppia, con i filtri disposti lato macchiato contro lato macchiato.1.5.1.4. Velocità frontale sul filtroSi deve realizzare una velocità frontale del gas attraverso il filtro da 35 a 80 cm/s.1.5.1.5. Carico depositato sui filtriIl carico minimo raccomandato depositato sui filtri deve essere di 0,5 mg/1 075 mm² di area della macchia per il metodo a filtro singolo. Per i filtri delle dimensioni più comuni, i valori sono i seguenti:>SPAZIO PER TABELLA>Per il metodo a filtri multipli, il carico minimo raccomandato sul filtro per la somma di tutti i filtri è il prodotto dell'appropriato valore sopra indicato per la radice quadrata del numero totale di modalità.1.5.2. Specifiche della camera di pesata e della bilancia analitica1.5.2.1. Condizioni della camera di pesataLa temperatura della camera (o locale) in cui vengono condizionati e pesati i filtri delle particelle deve essere mantenuta tra 295 K (22 °C) ± 3 K durante tutto il condizionamento e la pesata dei filtri. L'umidità deve essere mantenuta su un punto di rugiada di 282,5 K (9,5 °C) ± 3 K e una umidità relativa del 45 ± 8 %.1.5.2.2. Pesata del filtro di riferimentoL'ambiente della camera (o locale) deve essere esente da qualsiasi contaminante ambientale (come la polvere) che possa depositarsi sui filtri delle particelle durante la loro stabilizzazione. Sono ammessi disturbi delle specifiche relative alla camera di pesata indicata al punto 1.5.2.1 se la durata del disturbo non supera i 30 minuti. La camera di pesata deve essere conforme alle specifiche richieste prima che il personale entri nella camera di pesata. Entro 4 ore dalla pesata del filtro o della coppia di filtri campione, ma preferibilmente allo stesso momento, devono essere pesati almeno due filtri di riferimento o due coppie di filtro di referimento non utilizzati. Questi filtri devono essere delle stesse dimensioni e materiale dei filtri del campione.Se il peso medio dei filtri di riferimento o della coppia di filtri di riferimento varia di oltre il ± 5 % (± 7,5 % per la coppia di filtri) rispetto al carico minimo raccomandato sul filtro (punto 1.5.1.5) tra le pesate del filtro campione, tutti i filtri campione devono essere scartati e le prove di emissione ripetute.Se non sono soddisfatti i criteri di stabilità della camera di pesata indicati al punto 1.5.2.1, ma la pesata del filtro o della coppia di filtri di riferimento è conforme ai criteri sopraindicati, il costruttore del motore può accettare i pesi dei filtri campione o annullare le prove, riparare il sistema di controllo della camera di pesata e rieseguire la prova.1.5.2.3. Bilancia analiticaLa bilancia analitica utilizzata per determinare i pesi di tutti i filtri deve avere una precisione (deviazione standard) di 20 µg e una risoluzione di 10 µg (1 barra = 10 µg). Per filtri di diametro inferiore ai 70 mm, la precisione e la risoluzione devono essere rispettivamente di 2 µg e 1 µg.1.5.2.4. Eliminazione degli effetti dell'elettricità staticaPer eliminare gli effetti dell'elettricità statica, i filtri devono essere neutralizzati prima della pesata, per esempio mediante un neutralizzatore al polonio o un dispositivo con effetto simile.1.5.3. Specifiche supplementari per la misura delle particelleTutte le parti del sistema di diluizione e del sistema di campionamento compreso tra il condotto di scarico e il supporto dei filtri, che vengono a contatto con gas di scarico grezzi e diluiti, devono essere progettate in modo da minimizzare la deposizione o l'alterazione delle particelle. Le parti devono essere fabbricate con materiali elettroconduttori che non reagiscano con i componenti dei gas di scarico e devono essere a massa per impedire effetti elettrostatici.Appendice 2 1. TARATURA DEGLI STRUMENTI ANALITICI1.1. IntroduzioneCiascun analizzatore deve essere tarato con la frequenza necessaria per soddisfare i requisiti di precisione della presente norma. Il metodo di taratura da utilizzare è descritto in questo punto per gli analizzatori indicati nell'appendice 1, punto 1.4.3.1.2. Gas di taraturaRispettare la durata di inutilizzo di tutti i gas di taratura.Registrare la data di scadenza dei gas di taratura dichiarata dal costruttore.1.2.1. Gas puriLa purezza dei gas richiesta è definita dai limiti di contaminazione sottoindicati. Devono essere disponibili i seguenti gas:- Azoto purificato(Contaminazione &le; 1 ppm C, &le; 1 ppm CO, &le; 400 ppm CO2, &le; 0,1 ppm NO)- Ossigeno purificato(Purezza &gt; 99,5 % vol O2)- Miscela idrogeno-elio(40 ± 2 % idrogeno, rimanente elio)(Contaminazione &le; 1 ppm C, &le; 400 ppm CO)- Aria sintetica purificata(Contaminazione &le; 1 ppm C, &le; 1 ppm CO, &le; 400 ppm CO2, &le; 0,1 ppm NO)(Contenuto di ossigeno 18-21 % vol)1.2.2. Gas di taratura e di calibrazioneDevono essere disponibili miscele di gas aventi le seguenti composizione chimiche:- C3H8 e aria sintetica purificata (vedi punto 1.2.1)- CO e azoto purificato- NO e azoto purificato (la quantità di NO2 contenuta in questo gas di taratura non deve essere superiore al 5 % del contenuto di NO)- O2 e azoto purificato- CO2 e azoto purificato- CH4 e aria sintetica purificata- C2H6 e aria sintetica purificataNota: Sono ammesse combinazioni di altri gas, purché i gas non reagiscano uno con l'altro.La concentrazione effettiva dei gas di taratura e di calibrazione deve essere compresa entro il ± 2 % del valore nominale. Tutte le concentrazioni dei gas di taratura devono essere indicate su base volume (% in volume o ppm in volume).I gas utilizzati per la taratura e per la calibrazione (taratura del valore massimo) possono essere ottenuti anche mediante un divisore di gas effettuando la diluizione con N2 purificato o con aria sintetica purificata. La precisione del dispositivo di miscelazione deve essere tale che la concentrazione dei gas di taratura diluiti possa essere determinata con un errore non superiore al ± 2 %.1.3. Procedura operativa per gli analizzatori e per il sistema di campionamentoLa procedura operativa per gli analizzatori deve seguire le istruzioni di avviamento e esecuzione dell'analisi del costruttore dello strumento. Devono essere rispettati i requisiti minimi presentati nei punti da 1.4 a 1.9.1.4. Prova di trafilamentoEseguire una prova di trafilamento del sistema. La sonda deve essere disinserita dal sistema di scarico e l'estremità chiusa. Mettere in funzione la pompa dell'analizzatore. Dopo un periodo iniziale di stabilizzazione, tutti i flussimetri devono indicare zero; in caso contrario, controllare le linee di campionamento e rimediare ai difetti. Il trafilamento massimo ammissibile sul lato in depressione è lo 0,5 % della portata di utilizzo per la porzione di sistema controllata. Si possono usare i flussi sull'analizzatore e sul bypass per stimare le portate di utilizzo.Un altro metodo è l'intoduzione di un cambiamento di concentrazione a gradino all'inizio della linea di campionamento passando dal gas di azzeramento a quello di calibrazione.Se, dopo un adeguato periodo di tempo, il valore letto indica una concentrazione inferiore a quella introdotta, esistono problemi di taratura o di trafilamento.1.5. Procedimento di taratura1.5.1. StrumentazioneGli strumenti montati devono essere tarati e le curve di taratura devono essere controllate rispetto a gas campione, impiegando le portate di gas utilizzate per il campionamento degli scarichi.1.5.2. Tempo di riscaldamentoSeguire i tempi di riscaldamento raccomandati dal costruttore. Se non è specificato, si raccomanda un tempo di riscaldamento degli analizzatori di almeno due ore.1.5.3. Analizzatori NDIR e HFIDRegolare l'analizzatore NDIR secondo quanto necessario e ottimizzare la combustione della fiamma dell'analizzatore HFID (punto 1.8.1).1.5.4. TaraturaTarare ciascun intervallo operativo normalmente usato.Azzerare gli analizzatori di CO, CO2, Nox, HC e O2 con aria sintetica (o azoto) purificati.Introdurre negli analizzatori gli appropriati gas di taratura, registrare i valori e costruire le curve di taratura conformemente al punto 1.5.6.Se necessario, ricontrollare la regolazione dello zero e ripetere la procedura di taratura.1.5.5. Determinazione della curva di taratura1.5.5.1. Orientamento generaleLa curva di taratura dell'analizzatore viene determinata mediante almeno cinque punti di taratura oltre allo zero distribuiti nel modo più uniforme possibile. La concentrazione nominale massima deve essere uguale o maggiore al 90 % del fondo scala.La curva di taratura viene calcolata mediante il metodo dei minimi quadrati. Se il grado della polinomiale risultante è maggiore di 3, il numero dei punti di taratura (incluso lo zero) non deve essere inferiore al grado di questa polinomiale aumentato di due.La curva di taratura non deve differire di oltre il ± 2 % dal valore nominale di ciascun punto di taratura e di oltre il ± 1 % del fondo scala a zero.Dalla curva di taratura e dai punti di taratura è possibile verificare se la taratura è stata eseguita correttamente. Devono essere indicati i differenti parametri caratteristici dell'analizzatore e in particolare:- l'intervallo di misurazione,- la sensibilità,- la data di esecuzione della taratura.1.5.5.2. Taratura al di sotto del 15 % del fondo scalaLa curva di taratura dell'analizzatore viene determinata mediante almeno dieci punti di taratura, escluso lo zero, intervallati in modo tale che il 50 % dei punti di taratura sia al di sotto del 10 % del fondo scala.La curva di taratura viene calcolata con il metodo dei minimi quadrati.La curva di taratura non deve differire di oltre il ± 4 % dal valore nominale di ciascun punto di taratura né di oltre il ± 1 % del fondo scala a zero.1.5.5.3. Metodi alternativiSe è possibile dimostrare che una tecnica alternativa (per esempio elaboratore, commutatore di intervallo a comando elettronico ecc.) può fornire una precisione equivalente, si possono utilizzare tali tecniche.1.6. Verifica della taraturaCiascun intervallo operativo normalmente utilizzato deve essere controllato prima di ogni analisi secondo la procedura seguente.La taratura viene controllata utilizzando un gas di azzeramento e un gas di calibrazione il cui valore nominale sia superiore all'80 % del fondo scala dell'intervallo di misurazione.Se, per i due punti considerati, il valore trovato non differisce di oltre il ± 4 % del fondo scala dal valore di riferimento dichiarato, si possono modificare i parametri di aggiustamento. In caso contrario, determinare una nuova curva di taratura secondo il punto 1.5.4.1.7. Prova di efficienza del convertitore di NOxL'efficienza del convertitore utilizzato per la conversione di NO2 in NO viene controllata come indicato nei punti 1.7.1-1.7.8 (figura 1).1.7.1. Impianto di provaL'efficienza dei convertitori può essere controllata con un ozonizzatore in base all'impianto di prova presentato nella figura 1 (vedi inoltre appendice 1, punto 1.4.3.5) e al procedimento descritto qui di seguito.Figura 1 Schema di dispositivo per la determinazione dell'efficienza del convertitore di NO2>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>1.7.2. TaraturaCLD e HCLD devono essere tarati nell'intervallo di funzionamento più comune, secondo le specifiche del costruttore, utilizzando un gas di azzeramento e un gas di calibrazione (il cui contenuto di NO deve essere circa l'80 % dell'intervallo operativo con una concentrazione di NO2 della miscela di gas inferiore al 5 % della concentrazione di NO). L'analizzatore di NOx deve essere regolato nella posizione NO, in modo che il gas di taratura non passi attraverso il convertitore. Registrare la concentrazione indicata.1.7.3. CalcoloL'efficienza del convertitore di NOx viene calcolata come segue:Efficienza (%) = (1 + >NUM>a - b >DEN>c - d) × 100(a) concentrazione di NOx conformemente al punto 1.7.6;(b) concentrazione di NOx conformemente al punto 1.7.7;(c) concentrazione di NO conformemente al punto 1.7.4;(d) concentrazione di NO conformemente al punto 1.7.5.1.7.4. Aggiunta di ossigenoAttraverso un raccordo a T, aggiungere di continuo ossigeno o aria di azzeramento al flusso di gas fino a quando la concentrazione indicata risulti inferiore di circa il 20 % alla concentrazione di taratura indicata al punto 1.7.2. (Analizzatore in posizione NO)Registrare la concentrazione indicata (c). Mantenere disattivato l'ozonizzatore durante tutto il processo.1.7.5. Attivazione dell'ozonizzatoreAttivare quindi l'ozonizzatore per generare una quantità di ozono sufficiente a ridurre la concentrazione di NO a circal il 20 % (minimo 10 %) della concentrazione di taratura di cui al punto 1.7.2. Registrare la concentrazione indicata (d). (Analizzatore in posizione NO)1.7.6. Posizione NOxCommutare quindi l'analizzatore sulla posizione NOx in modo che la miscela gassosa (costituita da NO, NO2, O2 e N2) passi attraverso il convertitore. Registrare la concentrazione indicata (a). (Analizzatore in posizione NOx)1.7.7. Disattivazione dell'ozonizzatoreDisattivare quindi l'ozonizzatore. La miscela di gas descritta al punto 1.7.6 entra nel rivelatore passando attraverso il convertitore. Registrare la concentrazione indicata (b) (Analizzatore in posizione NOx)1.7.8. Posizione NODopo commutazione sulla posizione NO con l'ozonizzatore disattivato, chiudere anche il flusso di ossigeno o aria sintetica. Il valore di NOx letto sull'analizzatore non deve superare di oltre il ± 5 % il valore specificato al punto 1.7.2. (Analizzatore in posizione NO)1.7.9. Intervallo di provaVerificare l'efficienza del convertitore prima di ciascuna taratura dell'analizzatore di NOx.1.7.10. EfficienzaL'efficienza del convertitore non deve essere inferiore al 90 %, ma è fortemente raccomandata un'efficienza maggiore del 95 %.Nota: Se, con l'analizzatore nell'intervallo più comune, l'ozonizzatore non può fornire una riduzione dall'80 % al 20 % conformemente al punto 1.7.5, utilizzare l'intervallo massimo che consente tale riduzione.1.8. Regolazione del FID1.8.1. Ottimizzazione della risposta del regolatoreIl rivelatore HFID deve essere messo a punto come specificato dal costruttore dello strumento. Come gas di calibrazione, utilizzare propano in aria per ottimizzare la risposta sull'intervallo operativo più comune.Con le portate di carburante e di aria raccomandate dal costruttore, introdurre nell'analizzatore un gas di calibrazione contenente 350 ± 75 ppm C. Determinare la risposta ad una data portata di carburante in base alla differenza tra la risposta al gas di calibrazione e la risposta al gas di azzeramento. Il flusso del carburante deve essere regolato per incrementi al di sopra e al di sotto del valore specificato dal costruttore. Registrare le risposte di calibrazione e azzeramento a questi flussi di carburante. Riportare in grafico la differenza tra la risposta di calibrazione e la risposta di azzeramento e regolare il flusso di carburante sul lato ricco della curva.1.8.2. Fattori di risposta degli idrocarburiTarare l'analizzatore utilizzando propano in aria e aria sintetica purificata conformemente al punto 1.5.Quando un analizzatore viene messo in servizio e dopo interruzioni di funzionamento piuttosto lunghe, determinare i fattori di risposta. Il fattore di risposta (Rf) per una particolare specie idrocarburica è il rapporto tra il valore C1 letto sul FID e la concentrazione del gas nella bombola espressa in ppm di C1.La concentrazione del gas di prova deve essere ad un livello tale da ottenere una risposta approssimativamente dell'80 % del fondo scala. La concentrazione deve essere nota con una precisione del ± 2 % riferita ad uno standard gravimetrico espresso in volume. Inoltre, la bombola del gas deve essere precondizionata per 24 ore ad una temperatura di 298 K (25 °C) ± 5 K.I gas di prova e gli intervalli raccomandati per i relativi fattori di risposta sono i seguenti:- Metano e aria sintetica purificata: 1,00 &le; Rf &le; 1,15- Propilene e aria sintetica purificata: 0,90 &le; Rf &le; 1,1- Toluene e aria sintetica purificata: 0,90 &le; Rf &le; 1,10Questi valori sono relativi al fattore di risposta (Rf) di 1,00 per propano e aria sintetica purificata.1.8.3. Controllo dell'interferenza dell'ossigenoQuando si mette in servizio un analizzatore e dopo interruzioni di funzionamento piuttosto lunghe, controllare l'interferenza dell'ossigeno.Il fattore di risposta è definitio e deve essere determinato come descritto nel punto 1.8.2. Il gas di prova e l'intervallo raccomandato del fattore di risposta relativo sono i seguenti:- Propano e azoto: 0,95 &le; Rf &le; 1,05Questo valore è relativo al fattore di risposta (Rf) di 1,00 per propano e aria sintetica purificata.La concentrazione dell'ossigeno nell'aria del bruciatore FID deve essere uguale, entro un errore non superiore a ± 1 mole %, alla concentrazione dell'ossigeno nell'aria del bruciatore utilizzata nell'ultimo controllo dell'interferenza dell'ossigeno. Se la differenza è maggiore, controllare l'interferenza dell'ossigeno e regolare se necessario l'analizzatore.1.9. Effetti di interferenza con gli analizzatori NDIR e CLDGas diversi da quello analizzato presenti nello scarico possono interferire in vari modi col valore letto. Si verifica un'interferenza positiva in strumenti NDIR quando il gas interferente fornisce, in minor misura, lo stesso effetto del gas misurato. Si verifica una interferenza negativa, negli strumenti NDIR, a causa di gas interferenti che ampliano la banda di assorbimento del gas misurato e, negli strumenti CLD, a causa di gas interferenti che estinguono la radiazione. Eseguire i controlli di interferenza descritti nei punti 1.9.1 e 1.9.2 prima dell'utilizzo iniziale dell'analizzatore e dopo intervalli di inutilizzo importanti.1.9.1. Controllo dell'interferenza sull'analizzatore di COAcqua e CO2 possono interferire con le prestazioni dell'analizzatore di CO. Pertanto, gorgogliare attraverso acqua a temperatura ambiente un gas di calibrazione della CO2 avente una concentrazione dall'80 al 100 % del fondo scala dell'intervallo operativo massimo durante la prova e registrare la risposta dell'analizzatore. La risposta dell'analizzatore non deve essere superiore all'1 % del fondo scala per intervalli uguali o superiori a 300 ppm, e non deve essere superiore a 3 ppm per intervalli al di sotto delle 300 ppm.1.9.2. Controlli dell'estinzione sull'analizzatore di NOxI due gas che possono dare problemi sugli analizzatori CLD (e HCLD) sono CO2 e vapore acqueo. Le risposte di estinzione di questi gas sono proporzionali alle loro concentrazioni e richiedono pertanto tecniche d'analisi per determinare l'estinzione alle più elevate concentrazioni prevedibili durante la prova.1.9.2.1. Prova dell'estinzione da CO2Far passare attraverso l'analizzatore NDIR un gas di calibrazione della CO2 avente una concentrazione dall'80 al 100 % del fondo scala dell'intervallo operativo massimo e registrare come A il valore della CO2. Diluire poi approssimativamente al 50 % con gas di calibrazione di NO e farlo passare attraverso gli analizzatori NDIR e (H)CLD registrando come B e C rispettivamente i valori di CO2 e NO. Chiudere poi la CO2 e far passare solo il gas di calibrazione di NO attraverso l'analizzatore (H)CLD e registrare come D il valore di NO.L'estinzione viene calcolata come segue:% estinzione CO2 = [1 - (>NUM>(C × A) >DEN>(D × A) - (D × B))] × 100e non deve essere maggiore del 3 % del fondo scalaIn questa formula:A: concentrazione CO2 non diluita misurata con NDIR %B: concentrazione CO2 diluita misurata con NDIR %C: concentrazione NO diluita misurata con CLD ppmD: concentrazione NO non diluita misurata con CLD ppm1.9.2.2. Controllo dell'estinzione causata dall'acquaIl controllo si applica solo alle misure della concentrazione dei gas umidi. Il calcolo dell'estinzione provocata dall'acqua deve considerare la diluizione del gas di calibrazione di NO con vapore acqueo e scalare la concentrazione di vapore acqueo nella miscela in proporzione a quella prevista durante l'esecuzione delle prove. Far passare un gas di calibrazione di NO avente una concentrazione dall'80 al 100 % del fondo scala del normale intervallo operativo attraverso l'analizzatore (H)CLD e registrare come D il valore di NO. Gorgogliare poi il gas di NO attraverso acqua a temperatura ambiente e farlo passare attraverso l'analizzatore (H)CLD registrando come C il valore di NO. La pressione assoluta di funzionamento dell'analizzatore e la temperatura dell'acqua devono essere determinate e registrate rispettivamente come E e F. Determinare e registrare come G la pressione di vapore di saturazione della miscela che corrisponde alla temperatura dell'acqua nel gorgogliatore (F). Calcolare la concentrazione di vapore acqueo (in %) della miscela come segue:H = 100 × (>NUM>G >DEN>E)e registrarla come H. Calcolare la concentrazione attesa del gas di definizione del limite di NO diluito (in vapore acqueo) come segue:De = D × (1 - >NUM>H >DEN>100)e registrarla come De. Per lo scappamento di motori diesel, stimare la concentrazione massima del vapore acqueo nello scarico (in %) attesa durante le prove, assumendo un rapporto degli atomi H/C del carburante di 1,8 a 1, dalla concentrazione del gas di definizione del limite di CO2 non diluito (A, misurato nel punto 1.9.2.1) come segue:Hm = 0,9 × Ae registrarla come Hm.L'estinzione provocata dall'acqua deve essere calcolata come segue:% estinzione H2O = 100 × (>NUM>De - C >DEN>De) × (>NUM>Hm >DEN>H)e non deve essere superiore al 3 % del fondo scalaDe: concentrazione attesa NO diluito (ppm)C: concentrazione NO diluito (ppm)Hm: concentrazione massima vapore acqueo (%)H: concentrazione effettiva vapore acqueo (%)Nota: È importante che il gas di definizione del limite di NO contenga una concentrazione minima di NO2 per questa prova perché nei calcoli dell'estinzione non si è tenuto conto dell'assorbimento di NO2 in aqua.1.10. Intervalli di taraturaTarare gli analizzatori conformemente al punto 1.5 almeno una volta ogni tre mesi o tutte le volte che vengono effettuate riparazioni o modifiche al sistema che possano influire sulla taratura.2. TARATURA DEL SISTEMA PER LA DETERMINAZIONE DELLE PARTICELLE2.1. IntroduzioneTarare ciascun componente con la frequenza necessaria per rispettare i requisiti di precisione di questa norma. Il metodo di taratura da usare è descritto in questo punto per i componenti indicati nell'allegato III, appendice 1, punto 1.5 e nell'allegato V.2.2. Misura della portataLa taratura dei flussimetri per gas o della strumentazione per la misura dei flussi deve essere riconducibile a norme nazionali e/o internazionali.L'errore massimo del valore misurato non deve eccedere il ± 2 % del valore letto.Se il flusso di gas viene determinato mediante misura differenziale di flusso, l'errore massimo della differenza deve essere tale che la precisione di GEDF sia compresa entro il ± 4 % (vedi anche allegato V, punto 1.2.1.1 EGA). Questo valore può essere calcolato dalla radice quadrata dell'errore quadratico medio di ciascuno strumento.2.3. Controllo del rapporto di diluizioneQuando si utilizzano sistemi di campionamento delle particelle senza EGA (allegato V, punto 1.2.1.1), il rapporto di diluizione deve essere controllato ogni volta che si installa un nuovo motore col motore in moto e utilizzando le misure di concentrazione di CO2 o NOx nello scarico tal quale e diluito.Il rapporto di diluizione misurato deve rientrare nei limiti di ± 10 % del rapporto di diluizione calcolato dalla misura della concentrazione di CO2 o NOx.2.4. Controllo delle condizioni di flusso parzialeL'intervallo delle velocità del gas di scarico e delle oscillazioni della pressione deve essere controllato e regolato secondo i requisiti dell'allegato V, punto 1.2.1.1, EP, se applicabile.2.5. Intervalli di taraturaLa strumentazione di misura del flusso deve essere tarata almeno ogni tre mesi o tutte le volte che si effettua un cambiamento del sistema che possa influenzare la taratura.Appendice 3 1. VALUTAZIONE DEI DATI E CALCOLI1.1. Valutazione dei dati relativi alle emissioni gassosePer la valutazione delle emissioni gassose, calcolare la media degli ultimi 60 secondi di ciascuna modalità di funzionamento e determinare le concentrazioni (conc) medie di HC, CO, NOx e CO2 (se si utilizza il metodo del bilancio del carbonio) per ciascuna modalità in base alla media dei valori registrati e ai corrispondenti dati di taratura. È ammesso un differente tipo di registrazione, purché assicuri un'acquisizione equivalente dei dati.Le concentrazioni medie di fondo (concd) possono essere determinate in base ai valori ottenuti per l'aria di diluizione col metodo del sacco o ai valori di fondo ottenuti in modo continuo (senza sacco) e dai corrispondenti dati di taratura.1.2. Emissioni di particellePer la valutazione delle particelle, registrare le masse (MSAM,i) o i volumi (VSAM,i) totali del campione passati attraverso i filtri per ciascuna modalità.Riportare i filtri nella camera di pesata e condizionarli per almeno un'ora e non oltre 80 ore, prima di pesarli. Registrare il peso lordo dei filtri e sottrarre la tara (vedi allegato III, punto 3.1). La massa delle particelle (Mf per il metodo a filtro singolo; Mf,i per il metodo a filtri multipli) è la somma delle massa delle particelle raccolte sui filtri principale e di sicurezza.Se si deve applicare la correzione del fondo, registrare la massa (MDIL) o il volume (VDIL) dell'aria di diluizione passata attraverso i filtri e la massa (Md) delle particelle. Se è stata effettuata più di una misura, calcolare la media dei valori del quoziente Md/MDIL o Md/VDIL ottenuto per ciascuna misurazione.1.3. Calcolo delle emissioni gassoseI risultati finali della prova registrati risultano dai seguenti calcoli.1.3.1. Determinazione del flusso di gas di scaricoLa portata del gas di scarico (GEXHW, VEXHW o VEXHD) deve essere determinata per ciascuna modalità conformemente all'allegato III, appendice 1, punti 1.2.1-1.2.3.Quando si utilizza un sistema di diluizione a flusso pieno, determinare la portata totale del gas di scarico diluito (GTOTW, VTOTW) per ciascuna modalità conformemente all'allegato III, appendice 1, punto 1.2.4.1.3.2. Correzione secco/umidoQuando si applica GEXHW, VEXHW, GTOTW o VTOTW, convertire la concentrazione misurata nel valore su umido secondo le formule seguenti, salvo che sia già stata misurata su umido:conc (umido) = kw × conc (secco)Per il gas di scarico grezzo:kw,r,1 = (1 - FFH × >NUM>GFUEL >DEN>GAIRD) - kw2o:kw,r,2 = (>NUM>1 >DEN>1 + 1,88 × 0,005 × (% CO [secco] + % CO2 [secco])) - kw2Per il gas di scarico diluito:kw,e,1 = (1 - >NUM>1,88 × CO2 % (umido) >DEN>200) - kw1o:kw,e,2 = (>NUM>1 - kw1 >DEN>1 + >NUM>1,88 × CO2 % (secco) >DEN>200)FFH può essere calcolato mediante:FFH = >NUM>1,969 >DEN>(1 + >NUM>GFUEL >DEN>GAIRW)Per l'aria di diluizione:kW,d = 1 - kWlkWl = >NUM>1,608 × [Hd × (1 - >NUM>1 >DEN>DF) + Ha × (>NUM>1 >DEN>DF)] >DEN>1 000 + 1,608 × [Hd × (1 - >NUM>1 >DEN>DF) + Ha × (>NUM>1 >DEN>DF)]Hd = >NUM>6,22 × Rd × pd >DEN>PB - Pd × Rd × 10-²Per l'aria di alimentazione (se è differente dall'aria di diluizione):kW,a = 1 - kW2kW2 = >NUM>1,608 × Ha >DEN>1 000 + (1,608 × Ha)Ha = >NUM>6,22 × Ra × pa >DEN>pB - pa × Ra × 10-²in cui:Ha: umidità assoluta dell'aria di aspirazione, g d'acqua per kg di aria seccaHd: umidità assoluta dell'aria di diluizione, g d'acqua per kg di aria seccaRd: umidità relativa dell'aria di diluizione %,Ra: umididà relativa dell'aria di aspirazione %,Pd: pressione di vapore di saturazione dell'aria di diluizione, kPaPa: pressione di vapore di saturazione dell'aria di aspirazione, kPaPB: pressione barometrica totale, kPa.1.3.3. Correzione dell'umidità per NOxPoiché l'emissione di NOx dipende dalle condizioni dell'aria ambiente, la concentrazione di NOx deve essere corretta per tener conto della temperatura e dell'umidità dell'aria ambiente mediante i fattori KH forniti dalla formula seguente:KH = >NUM>1 >DEN>1 + A × (Ha - 10,71) + B × (Ta - 298)in cui:A: 0,309 GFUEL/GAIRD - 0,0266B: - 0,209 GFUEL/GAIRD + 0,00954T: temperatura dell'aria in K>NUM>GFUEL >DEN>GAIRD = rapporto combustibile aria (su base aria secca)Ha: umidità dell'aria di aspirazione, g d'acqua per kg d'aria secca:Ha = >NUM>6,220 × Ra × pa >DEN>pB - pa × Ra × 10-²Ra: umidità relativa dell'aria di aspirazione, %Pa: pressione di vapore di saturazione dell'aria di aspirazione, kPaPB: pressione barometrica totale, kPa1.3.4. Calcolo della portata massica di emissioneLa portata massica di emissione si calcola come segue:a) Per il gas di scarico grezzo (1):Gasmass = u × conc × GEXHWo:Gasmass = v × conc × VEXHDo:Gasmass = w × conc × VEXHWb) Per il gas di scarico diluito (2):Gasmass = u × concc × GTOTWo:Gasmass = w × concc × VTOTWdove:concc è la concentrazione di fondo correttaconcc = conc-concd × (1 - (1 - (>NUM>1 >DEN>DF))DF = 13,4/(concCO2 + (concCO + concHC) × 10- 4)o:DF = 13,4/concCO2Usare i coefficienti u - umido, v - secco, w - umido della seguente tabella:>SPAZIO PER TABELLA>La densità di HC è basata su un rapporto medio carbonio su idrogeno pari a 1/1,85.1.3.5. Calcolo delle emissioni specificheLe emissioni specifiche (g/kWh) per tutti i singoli componenti sono calcolate nel modo seguente:Singolo gas = Ói = 1nGasmassi × WFi Ói = 1nPi × WFidove Pi = Pm,i + PAE,iI fattori di ponderazione e il numero di modalità (n) utilizzati nel calcolo suddetto sono descritti nell'allegato III, punto 3.6.1.1.4. Calcolo dell'emissione di particelleL'emissione di particelle si calcola nel modo seguente.1.4.1. Fattore di correzione dell'umidità per le particellePoiché l'emissione di particelle dei motori diesel dipende dalle condizioni dell'aria ambiente, la portata massica delle particelle deve essere corretta per tener conto dell'umidità dell'aria secondo il fattore Kp dato dalla formula seguente:Kp = 1/(1 + 0,0133 × (Ha - 10,71))Ha = umidità dell'aria di aspirazione, g d'acqua per kg di aria seccaHa = >NUM>6,22 × Ra × pa >DEN>pB - pa × Ra × 10-²Ra = umidità relativa dell'aria di aspirazione %Pa = pressione di vapore di saturazione dell'aria di aspirazione kPaPB = pressione barometrica totale kPa1.4.2. Sistema di diluizione a flusso parzialeI risultati finali della prova relativa alle emissioni di particelle risultano dai seguenti calcoli. Poiché si possono utilizzare vari tipi di controllo del grado di diluizione, si seguono differenti metodi di calcolo per la portata massica del gas si scarico diluito equivalente GEDF o per la portata volumetrica di gas si scarico diluito equivalente VEDF. Tutti i calcoli devono essere basati sui valori medi delle singole modalità (i) durante il periodo di campionamento.1.4.2.1. Sistemi isocineticiGEDFW,i = GEXHW,i × qio:VEDFW,i = VEXHW,i × qiqi = >NUM>GDILW,i + (GEXHW,i × r) >DEN>(GEXHW,i × r)o:qi = >NUM>VDILW,i + (VEXHW,i × r) >DEN>(VEXHW,i × r)dove r rappresenta il rapporto tra le sezioni trasversali della sonda isocinetica Ap e del condotto di scarico AT:r = >NUM>Ap >DEN>AT1.4.2.2. Sistemi con misura della concentrazione di CO2 o NOxGEDFW,i = GEXHW,i × qio:VEDFW,i = VEXHW,i × qiqi = >NUM>ConcE,i - ConcA,i >DEN>ConcD,i - ConcA,idove:ConcE = concentrazione su umido del gas tracciante nello scarico grezzoConcD = concentrazione su umido del gas tracciante sullo scarico diluitoConcA = concentrazione su umido del gas tracciante nell'aria di diluizioneConvertire in concentrazioni misurate su umido le concentrazioni misurate su secco conformemente al punto 1.3.2 della presente appendice.1.4.2.3. Sistemi con misura di CO2 e metodo del bilancio del carbonioGEDFW,i = >NUM>206,6 × GFUEL,i >DEN>CO2D,i - CO2A,idove:CO2D = concentrazione di CO2 nello scarico diluitoCO2A = concentrazione di CO2 nell'aria di diluizione(concentrazioni in % in volume su umido)Questa equazione è basata sull'assunzione del bilancio del carbonio (gli atomi di carbonio forniti al motore vengono emessi come CO2) e viene derivata attraverso i passaggi seguenti:GEDFW,i = GEXHW,i × qie:qi = >NUM>206,6 × GFUEL,i >DEN>GEXHW,i × (CO2D,i - CO2A,i)1.4.2.4. Sistemi con misura del flussoGEDFW,i = GEXHW,1 × qiqi = >NUM>GTOTW,i >DEN>(GTOTW,i - GDILW,i)1.4.3. Sistema di diluizione a flusso pienoI risultati finali della prova relativa all'emissione di particelle risultano dai seguenti calcoli.Tutti i calcoli devono essere basati sui valori medi delle singole modalità (i) durante il periodo di campionamento.GEDFW,i = GTOTW,io:VEDFW,i = VTOTW,i1.4.4. Calcolo della portata massica delle particelleCalcolare la portata massica delle particelle come segue.Per il metodo a filtro singolo:PTmass = >NUM>Mf >DEN>MSAM × >NUM>(GEDFW)aver >DEN>1 000o:PTmass = >NUM>Mf >DEN>VSAM × >NUM>(VEDFW)aver >DEN>1 000dove:(GEDFW)aver, (VEDFW)aver, (MSAM)aver, (VSAM)aver lungo il ciclo di prova vengono determinati per sommatoria dei valori medi delle singole modalità durante il periodo di campionamento:(GEDFW)aver = Ói=1n GEDFW,i × WFi(VEDFW)aver = Ói=1n VEDFW,i × WFiMSAM = Ói=1n MSAM,iVSAM = Ói=1n VSAM,idove i = 1, . . .n.Per il metodo a filtri multipli:PTmass,i = >NUM>Mf,i >DEN>MSAM,i × >NUM>(GEDFW,i) >DEN>1 000o:PTmass,i = >NUM>Mf,i >DEN>VSAM,i × >NUM>(VEDFW,i) >DEN>1 000dove i = 1,. . .n.La portata massiccia delle particelle può essere corretta per tener conto del fondo come segue.Per il metodo a filtro singolo:PTmass = [>NUM>Mf >DEN>MSAM - (>NUM>Md >DEN>MDIL × (1 - >NUM>1 >DEN>DF))] × [>NUM>(GEDFW)aver >DEN>1 000]o:PTmass = [>NUM>Mf >DEN>VSAM - (>NUM>Md >DEN>VDIL × (1 - >NUM>1 >DEN>DF))] × [>NUM>(VEDFW)aver >DEN>1 000]Se si effettua più di una misura, sostituire (Md/MDIL) o (Md/VDIL) rispettivamente con (Md/MDIL)aver o (Md/VDIL)aver.DF = >NUM>13,4 >DEN>concCO2 + (concCO + concHC) × 10-4o:DF = 13,4/concCO2Per il metodo a filtri multipli:PTmass,i = [>NUM>Mf,i >DEN>MSAM,i - (>NUM>Md >DEN>MDIL × (1 - >NUM>1 >DEN>DF))] × [>NUM>GEDFW,i >DEN>1 000]o:PTmass,i = [>NUM>Mf,i >DEN>VSAM,i - (>NUM>Md >DEN>VDIL × (1 - >NUM>1 >DEN>DF))] × [>NUM>VEDFW,i >DEN>1 000]Se si effettua più di una misura, sostituire (Md/MDIL) o (Md/VDIL) rispettivamente con (Md/MDIL)aver o (Md/VDIL)aver.DF = >NUM>13,4 >DEN>concCO2 + (concCO + concHC) × 10- 4o:DF = 13,4/concCO21.4.5. Calcolo delle emissioni specificheLe emissioni specifiche di particelle PT (g/kWh) si calcolano nella maniera seguente (3).Per il metodo a filtro singolo:PT = >NUM>PTmass >DEN>Ói = 1n Pi × WFiPer il metodo a filtri multipli:PT = >NUM>Ói = 1n PTmass,i × WFi >DEN>Ói = 1nPi × WFiPi = Pm,i + PAE,i1.4.6. Fattore di ponderazione efficacePer il metodo a filtro singolo, calcolare il fattore di ponderazione efficace WFE,i per ciascuna modalità nel modo seguente:WFE,i = >NUM>MSAM,i × (GEDFW)aver >DEN>MSAM × (GEDFW,i)o:WFE,i = >NUM>VSAM,i × (VEDFW)aver >DEN>VSAM × (VEDFW,i)in cui i = 1,...n.I valori dei fattori di ponderazione efficaci devono coincidere, con un'approssimazione di ± 0,005 (valore assoluto), con i fattori di ponderazione elencati nell'allegato III, punto 3.6.1.(1) Nel caso di NOx, la concentrazione di NOx (NOxconc o NOxconcc) deve essere moltiplicata per KHNOX (fattore di correzione dell'umidità per NOx citato nel precedente punto 1.3.3) come segue: KHNOX × conc o KHNOX × concc(2) La portata massica delle particelle PTmass deve essere moltiplicata per Kp (fattore di correzione dell'umidità per le particelle citato al punto 1.4.1.).ALLEGATO IV CARATTERISTICHE TECNICHE DEL CARBURANTE DI RIFERIMENTO PRESCRITTO PER LE PROVE DI OMOLOGAZIONE E PER VERIFICARE LA CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE CARBURANTE DI RIFERIMENTO PER MACCHINE MOBILI NON STRADALI (1) Nota: Le caratteristiche determinanti che influiscono sulle prestazioni del motore e sulle emissioni allo scarico sono indicate in grassetto.>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO V SISTEMA ANALITICO E DI CAMPIONAMENTO 1. SISTEMI DI CAMPIONAMENTO PER SOSTANZE GASSOSE E PARTICELLE>SPAZIO PER TABELLA>1.1. Determinazione delle emissioni gassoseIl punto 1.1.1 e le figure 2 e 3 contengono la descrizione dettagliata dei sistemi di campionamento e analisi raccomandati. Poiché varie configurazioni possono fornire risultati equivalenti, non è richiesta una stretta conformità a queste figure. Si possono utilizzare componenti addizionali, come strumenti, valvole, solenoidi, pompe e interruttori, per ottenere informazioni supplementari e coordinare le funzioni dei sistemi componenti. Altri componenti che non sono necessari per mantenere la precisione di alcuni sistemi possono essere esclusi se la loro esclusione è basata su un giudizio di buona ingegneristica.1.1.1. Componenti gassosi dello scarico CO, CO2, HC, NOxViene descritto un sistema d'analisi per la determinazione delle emissioni gassose nel gas di scarico o diluito, basato sull'uso di:- analizzatore HFID per la misura degli idrocarburi;- analizzatore NDIR per la misura del monossido di carbonio e del biossido di carbonio;- analizzatore HCLD o equivalente per la misura degli ossidi d'azoto.Per il gas di scarico grezzo (vedi figura 2), il campione può essere prelevato per tutti i componenti con una sonda di campionamento o con due sonde di campionamento disposte in stretta vicinanza e suddiviso internamente verso i differenti analizzatori. Occorre evitare che si verifichino condensazioni dei componenti dello scarico (incluso acqua e acido solforico) in alcun punto del sistema d'analisi.Per il gas di scarico diluito (vedi figura 3), il campione per gli idrocarburi deve essere prelevato con una sonda differente dalla sonda di campionamento utilizzata per gli altri componenti. Occorre evitare che si verifichino condensazioni dei componenti dello scarico (incluso acqua e acido solforico) in alcun punto del sistema d'analisi.Figura 2 Schema di flusso del sistema di analisi del gas di scarico per CO, Nox e HC>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Figura 3 Schema di flusso del sistema di analisi dei gas di scarico diluiti per CO, CO2, NOx e HC>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Descrizioni - Figure 2 e 3Nota generale:Tutti i componenti sul percorso del gas prelevato devono essere mantenuti alla temperatura specificata per i rispettivi sistemi.- Sonda di campionamento del gas di scarico grezzo SP1 (solo figura 2)Si raccomanda una sonda diritta di acciaio inossidabile con l'estremità chiusa e a fori multipli. Il diametro interno non deve essere maggiore del diametro interno della linea di campionamento. Lo spessore della parete della sonda deve essere non superiore a 1 mm. Prevedere almeno tre fori in differenti piani radiali, dimensionati in modo da campionare flussi approssimativamente uguali. La sonda deve coprire almeno l'80 % del diametro del tubo di scarico.- Sonda di campionamento di HC del gas di scarico diluito SP2 (solo figura 3)La sonda deve:- essere definita come primo tratto, lungo da 254 a 762 mm, della linea di campionamento degli idrocarburi (HSL3);- avere un diametro interno di almeno 5 mm;- essere installata nella galleria di diluizione DT (punto 1.2.1.2) in un punto in cui l'aria di diluizione e il gas di scarico sono ben miscelati (cioè circa 10 diametri della galleria a valle del punto in cui lo scarico entra nella galleria di diluizione);- essere sufficientemente distante (radialmente) da altre sonde e dalla parete della galleria per non subire influenze di scie o elementi vorticosi;- essere riscaldata in modo da innalzare la temperatura della corrente gassosa a 463 K (190 °C) ± 10 K all'uscita della sonda.- Sonda di campionamento di CO, CO2, NOx del gas di scarico diluito SP3 (solo figura 3)La sonda deve:- essere nello stesso piano di SP2;- essere sufficientemente distante (radialmente) da altre sonde e dalla parete della galleria per non subire influenze di scie o elementi vorticosi;- essere isolata e riscaldata sulla sua intera lunghezza ad una temperatura non inferiore a 328 K (55 °C) per impedire la condensazione dell'acqua.- Linea di campionamento riscaldata HSL1La linea di campionamento fornisce il gas prelevato da una singola sonda al punto/i di divisione e all'analizzatore HC.La linea di campionamento deve:- avere un diametro interno non inferiore a 5 mm e non superiore a 13,5 mm;- essere di acciaio inossidabile o PTFE;- mantenere una temperatura di parete di 463 K (190 °C) ± 10 K, misurata su ciascuna sezione riscaldata separatamente controllata, se la temperatura del gas di scarico sulla sonda di campionamento è uguale o minore di 463 K (190 °C);- mantenere una temperatura di parete maggiore di 453 K (180 °C) se la temperatura del gas di scarico sulla sonda di campionamento è superiore a 463 K (190 °C);- mantenere una temperatura del gas di 463 K (190 °C) ± 10 K immediatamente a monte del filtro riscaldato (F2) e dell'analizzatore HFID.- Linea di campionamento dei NOx riscaldata HSL2La linea di campionamento deve:- mantenere una temperatura di parete da 328 a 473 K (55-200 °C) fino al convertitore, se si usa un bagno di raffreddamento, o fino all'analizzatore, se non si usa il bagno di raffreddamento;- essere di acciaio inossadabile o PTFE;Poiché la linea di campionamento deve essere riscaldata solo allo scopo di impedire la condensazione dell'acqua e dell'acido solforico, la temperatura della linea di campionamento dipenderà dal tenore di zolfo del carburante.- Linea di campionamento per CO (CO2) SLLa linea deve essere fatta di PTFE o acciaio inossidabile e può essere riscaldata o non riscaldata.- Sacco campionamento del fondo BK (facoltativo; solo figura 3)Per la misura delle concentrazioni di fondo.- Sacco del campione BG (facoltativo; figura 3, solo CO e CO2)Per la misura delle concentrazioni del campione.- Prefiltro riscaldato F1 (facoltativo)La temperatura deve essere uguale a quella di HSL1.- Filtro riscaldato F2Il filtro deve estrarre eventuali particelle solide dal campione di gas prima dell'analizzatore. La temperatura deve essere uguale a quella di HSL1. Cambiare il filtro quando necessario.- Pompa di campionamento riscaldata PLa pompa deve essere riscaldata alla temperatura di HSL1.- HCRivelatore a ionizzazione di fiamma riscaldato (HFID) per la determinazione degli idrocarburi. La temperatura deve essere mantenuta tra 453 e 473 K (180-200 °C).- CO, CO2Analizzatori NDIR per la determinazione del monossido di carbonio e del biossido di carbonio.- NO2Analizzatore (H)CLD per la determinazione degli ossidi d'azoto. Se si utilizza un HCLD, mantenerlo ad una temperatura da 328 a 473 K (55-200 °C).- Convertitore CUsare un convertitore per la riduzione catalitica di NO2-NO prima dell'analisi nel CLD o HCLD.- Bagno di raffreddamento BPer raffreddare e condensare l'acqua dal campione di gas di scarico. Il bagno deve essere mantenuto ad una temperatura da 273 a 277 K (0-4 °C) mediante ghiaccio o mediante refrigerazione. Questo bagno è facoltativo se l'analizzatore non subisce interferenza dal vapore acqueo, come determinato nell'allegato III, appendice 3, punti 1.9.1 e 1.9.2.Non sono ammessi essiccatori chimici per rimuovere l'acqua dal campione.- Sensori di temperatura T1, T2, T3Per il controllo della temperatura della corrente gassosa.- Sensore di temperatura T4Temperatura del convertitore NO2-NO.- Sensore di temperatura T5Per il controllo della temperatura del bagno di raffreddamento.- Manometri G1, G2, G3Per la misura della pressione nelle linee di campionamento.- Regolatori di pressione R1, R2Per il controllo della pressione dell'aria e del carburante, rispettivamente, per l'HFID.- Regolatori di pressione R3, R4, R5Per il controllo della pressione nelle linee di campionamento e nella corrente che fluisce verso gli analizzatori.- Flussimetri FL1, FL2, FL3Per il controllo del flusso nel bypass del campione.- Flussimetri da FL4 a FL7 (facoltativi)Per il controllo della portata attraverso gli analizzatori.- Valvole di selezione V1-V6Valvolame adatto per selezionare il flusso di gas campione, gas di calibrazione o gas di azzeramento all'analizzatore.- Valvole a solenoide V7, V8Per bypassare il convertitore NO2-NO.- Valvola ad ago V9Per bilanciare il flusso attraverso il convertitore NO2-NO e il bypass.- Valvole ad ago V10, V11Per la regolazione dei flussi agli analizzatori.- Valvole a scatto V12, V13Per il drenaggio della condensa dal bagno B.- Valvola selettrice V14Per la selezione tra sacco del campione e sacco del fondo.1.2. Determinazione delle particelle solide inquinantiI punti 1.2.1 e 1.2.2 e le figure da 4 a 15 contengono la descrizione dettagliata dei sistemi di diluizione e campionamento raccomandati. Poiché varie configurazioni possono fornire risultati equivalenti, non è richiesta una stretta conformità a queste figure. Si possono utilizzare componenti addizionali, come strumenti, valvole, solenoidi, pompe e interruttori, per ottenere informazioni supplementari e coordinare le funzioni dei sistemi componenti. Altri componenti che non sono necessari per mantenere la precisione di alcuni sistemi possono essere esclusi se la loro esclusione è basata su un giudizio di buona pratica ingegneristica.1.2.1. Sistema di diluizione1.2.1.1. Sistema di diluizione a flusso parziale (figure da 4 a 12)Viene descritto un sistema di diluizione basato sulla diluizione di una parte della corrente di gas di scarico. La divisione della corrente di gas di scarico e il successivo processo di diluizione possono essere effettuati mediante sistemi di diluizione di differente tipo. Per la successiva raccolta delle particelle, si può trasferire al sistema di campionamento delle particelle l'intero gas di scarico diluito o solo una frazione dello stesso (punto 1.2.2, figura 14). Il primo metodo è detto metodo di campionamento totale, il secondo metodo di campionamento frazionario.Il calcolo del rapporto di diluizione dipende dal tipo di sistema usato. Sono raccomandati i tipi seguenti:- Sistemi isocinetici (figure 4 e 5)Con questi sistemi, il flusso che entra nel tubo di trasferimento deve concordare con il flusso principale di gas di scarico per quanto riguarda la velocità e/o la pressione del gas e pertanto richiede un flusso uniforme e regolare del gas di scarico in corrispondenza della sonda di campionamento. Normalmente questo viene ottenuto utilizzando un risonatore e un tubo di avvicinamento rettilineo a monte del punto di campionamento. Il rapporto di divisione viene poi calcolato in base a valori facilmente misurabili, come i diametri dei tubi. Si noti che le condizioni isocinetiche vengono usate solo per far concordare le condizioni di flusso, ma non la distribuzione delle dimensioni. Tipicamente questa ultima condizione non è necessaria perché le particelle sono sufficientemente piccole da seguire i filetti fluidi.- Sistemi a controllo di flusso con misura della concentrazione (figure da 6 a 10)Con questi sistemi, si preleva un campione dalla massa della corrente di gas di scarico regolando il flusso dell'aria di diluizione e il flusso totale dello scarico di diluizione. Il rapporto di diluizione viene determinato dalle concentrazioni di gas traccianti, come CO2 o NOx, presenti naturalmente nello scarico del motore. Le concentrazioni nel gas di scarico di diluizione e nell'aria di diluizione sono misurate, mentre la concentrazione nel gas di scarico grezzo può essere misurata direttamente o determinata in base al flusso di carburante e all'equazione del bilancio del carbonio, se è nota la composizione del carburante. I sistemi possono essere controllati in base al rapporto di diluizione calcolato (figure 6 e 7) oppure in base al flusso entrante nel tubo di trasferimento (figure 8, 9 e 10).- Sistemi a controllo di flusso con misura del flusso (figure 11 e 12)Con questi sistemi, si preleva un campione dalla massa della corrente di gas di scarico fissando la portata dell'aria di diluizione e la portata totale del gas di scarico diluito. Il rapporto di diluizione viene determinato in base alla differenza delle due portate. Occorre un'accurata taratura dei due flussimetri uno rispetto all'altro perché la grandezza relativa delle due portate può essere causa di errori significativi a rapporti di diluizione superiori (figura 9 e successive). Il controllo del flusso è immediato se si mantiene costante la portata dello scarico diluito e si varia la portata dell'aria di diluizione, se necessario.Al fine di realizzare i vantaggi dei sistemi di diluizione a flusso parziale, occorre evitare i potenziali problemi di perdita di particelle nel tubo di trasferimento assicurando che dallo scarico del motore venga prelevato un campione rappresentativo ed è necessario determinare il rapporto di divisione.Nei sistemi descritti questi punti critici sono attentamente considerati.Figura 4 Sistema di diluizione a flusso parziale con sonda isocinetica e campionamento frazionario (Controllo tramite SB)>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico a EP e poi alla galleria di diluizione DT attraverso il tubo di trasferimento TT mediante la sonda di campionamento isocinetico ISP. La pressione differenziale del gas di scarico tra il condotto di scarico e l'ingresso della sonda viene misurata con il trasduttore di pressione DPT. Questo segnale viene trasmesso al controllore di flusso FCI che controlla la ventola di aspirazione SB in modo da mantenere una pressione differenziale di zero sulla punta della sonda. In queste condizioni, le velocità dei gas di scarico in EP e ISP sono uguali e il flusso attraverso ISP e TT è una frazione (divisione) costante del flusso di gas di scarico. Il rapporto di divisione è determinato dalle aree in sezione trasversale di EP e ISP. La portata dell'aria di diluizione viene misurata con il dispositivo di misurazione del flusso FMI. Il rapporto di diluizione è calcolato in base alla portata dell'aria di diluizione e al rapporto di divisione.Figura 5 Sistema di diluizione a flusso parziale con sonda isocinetica e campionamento frazionario (Controllo tramite PB)>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso il tubo di trasferimento TT mediante la sonda di campionamento isocinetico ISP. La pressione differenziale del gas di scarico tra il condotto di scarico e l'ingresso della sonda viene misurata con il trasduttore di pressione DPT. Questo segnale viene trasmesso al controllore di flusso FC1 che controlla la ventola a pressione PB per mantenere una pressione differenziale di zero sulla punta della sonda. Questo si effettua prelevando una piccola frazione dell'aria di diluizione, la cui portata è già stata misurata con il dispositivo di misurazione del flusso FM1, e alimentandola a TT mediante un orificio pneumatico. In queste condizioni, le velocità dei gas di scarico in EP e ISP sono uguali e il flusso attraverso ISP e TT è una frazione (divisione) costante del flusso di gas di scarico. Il rapporto di divisione è determinato dalle aree delle sezioni trasversali di EP e ISP. L'aria di diluizione viene aspirata attraverso DT mediante la ventola di aspirazione SB, e la portata viene misurata con FM1 all'ingresso di DT. Il rapporto di diluizione viene calcolato in base alla portata dell'aria di diluizione e al rapporto di divisione.Figura 6 Sistema di diluizione a flusso parziale con misura della concentrazione di CO2 o NOx e campionamento frazionario>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il tubo di trasferimento TT. Le concentrazioni di un gas tracciante (CO2 o NOx) vengono misurate nel gas di scarico grezzo e in quello diluito e inoltre nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i dei gas di scarico EGA. Questi segnali vengono trasmessi al controllore di flusso FC2 che controlla la ventola di pressione PB o la ventola di aspirazione SB per mantenere i desiderati rapporti di divisione dello scarico e di diluizione in DT. Il rapporto di diluizione viene calcolato dalle concentrazioni del gas tracciante nel gas di scarico grezzo, nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione.Figura 7 Sistema di diluizione a flusso parziale con misura della concentrazione di CO2, bilancio del carbonio e campionamento totale>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il tubo di trasferimento TT. Le concentrazioni di CO2 vengono misurate nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i dei gas di scarico EGA. I segnali di CO2 e di flusso di carburante GFUEL vengono trasmessi al controllore di flusso FC2 o al controllore di flusso FC3 del sistema di campionamento delle particelle (vedi figura 14). FC2 controlla la ventola di pressione PB, mentre FC3 controlla il sistema di campionamento delle particelle (vedi figura 14), aggiustando in questo modo i flussi in ingresso e in uscita del sistema in modo da mantenere il desiderato rapporto di divisione dello scarico e di diluizione in DT. Il rapporto di diluizione viene calcolato in base alle concentrazioni di CO2 e da GFUEL assumendo valido il bilancio del carbonio.Figura 8 Sistema di diluizione a flusso parziale con Venturi singolo, misura della concentrazione e campionamento frazionario>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il tubo di trasferimento TT grazie alla pressione negativa creata dal tubo di Venturi VN in DT. La portata del gas attraverso TT dipende dallo scambio di quantità di moto nella zona del tubo di Venturi ed è pertanto influenzata dalla temperatura assoluta del gas all'uscita di TT. Di conseguenza, la divisione dello scarico per una data portata nella galleria non è costante e il rapporto di diluizione a basso carico è leggermente inferiore a quello a carico elevato. Le concentrazioni del gas tracciante (CO2 o NOx) vengono misurate nel gas di scarico grezzo, nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i del gas di scarico EGA, e il rapporto di diluizione viene calcolato in base ai valori così misurati.Figura 9 Sistema di diluizione a flusso parziale con Venturi gemelli o orifici gemelli, misura della concentrazione e campionamento frazionario>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il tubo di trasferimento TT mediante un divisore di flusso che contiene una serie di orifici o tubi di Venturi. Il primo (FD1) è disposto in EP, il secondo (FD2) in TT. In aggiunta, occorrono due valvole di controllo della pressione (PCV1 e PCV2) per mantenere una divisione costante dello scarico mediante il controllo della contropressione in EP e della pressione in DT. PCV1 è disposta a valle di SP in EP, PCV2 è disposta tra la ventola di pressione PB e DT. Le concentrazioni dei gas traccianti (CO2 o NOx) vengono misurate nel gas di scarico grezzo, nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i dei gas di scarico EGA. Queste concentrazioni sono necessarie per controllare la divisione dello scarico e possono essere utilizzate per regolare PCV1 e PCV2 ai fini di un controllo preciso della divisione. Il rapporto di diluizione è calcolato in base alle concentrazioni del gas tracciante.Figura 10 Sistema di diluizione a flusso parziale con divisione a tubi multipli, misura della concentrazione e campionamento frazionario>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso il tubo di trasferimento TT mediante il divisore di flusso FD3 che è costituito da un certo numero di tubi delle stesse dimensioni (diametro, lunghezza e raggio del letto uguali) installati in EP. Il gas di scarico che passa attraverso uno di questi tubi viene inviato a DT e il gas di scarico che passa attraverso il resto dei tubi viene fatto passare attraverso la camera di attenuazione DC. Quindi la divisione dello scarico è determinata dal numero totale di tubi. Un controllo costante della divisione richiede una pressione differenziale pari a zero tra DC e l'uscita di TT, che viene misurata con il trasduttore di pressione differenziale DPT. Si ottiene una pressione differenziale di zero iniettando aria fresca in DT all'uscita di TT. Le concentrazioni del gas tracciante (CO2 o NOx) vengono misurate nel gas di scarico grezzo, nel gas di scarico diluito e nell'aria di diluizione con l'analizzatore/i dei gas di scarico EGA. Queste concentrazioni sono necessarie per controllare la divisione dello scarico e possono essere utilizzate per controllare la portata dell'aria di iniezione ai fini di un preciso controllo della divisione. Il rapporto di diluizione è calcolato dalle concentrazioni del gas tracciante.Figura 11 Sistema di diluizione a flusso parziale con controllo di flusso e campionamento totale>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il tubo di trasferimento TT. Il flusso totale attraverso la galleria viene regolato con il controllore di flusso FC3 e la pompa di campionamento P del sistema di campionamento delle particelle (vedi figura 16). La portata dell'aria di diluizione viene controllata mediante il controllore di flusso FC2, che può utilizzare GEXH, GAIR, o GFUEL come segnale di comando, per ottenere la desiderata divisione dello scarico. Il flusso del campione in DT è la differenza tra la portata totale e la portata dell'aria di diluizione. La portata dell'aria di diluizione viene misurata con il dispositivo di misurazione del flusso FM1, la portata totale con il dispositivo di misurazione del flusso FM3 del sistema di campionamento delle particelle (vedi figura 14). Il rapporto di diluizione viene calcolato in base a queste due portate.Figura 12 Sistema di diluizione a flusso parziale con controllo del flusso e campionamento frazionario>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Il gas di scarico grezzo viene trasferito dal condotto di scarico EP alla galleria di diluizione DT attraverso la sonda di campionamento SP e il tubo di trasferimento TT. La divisione dello scarico e il flusso entrante in DT vengono controllati mediante il controllore di flusso FC2 che regola le portate (o velocità) della ventola di pressione PB e della ventola di aspirazione SB. Ciò è possibile perché il campione prelevato con il sistema di campionamento delle particelle viene rinviato in DT. Come segnali di comando per FC2 si possono utilizzare GEXH, GAIR o GFUEL. La portata dell'aria di diluizione viene misurata con il dispositivo di misurazione del flusso FM1, il flusso totale con il dispositivo di misurazione del flusso FM2. Il rapporto di diluizione viene calcolato in base a queste due portate.Descrizione - Figure da 4 a 12- Condotto di scarico EPIl condotto di scarico può essere isolato. Allo scopo di ridurre l'inerzia termica del condotto di scarico, si raccomanda un rapporto spessore su diametro minore o uguale a 0,015. Limitare l'uso di sezioni flessibili a un rapporto lunghezza su diametro minore o uguale a 12. Minimizzare le curve per ridurre la deposizione per inerzia. Se il sistema include un silenziatore del banco di prova, anche il silenziatore può essere isolato.Per un sistema isocinetico, il condotto di scarico non deve avere gomiti, curve né cambiamenti bruschi di diametro per almeno sei diametri del tubo a monte e tre diametri del tubo a valle della punta della sonda. La velocità del gas nella zona di campionamento deve essere maggiore di 10 m/s, salvo al minimo. Le oscillazioni di pressione del gas di scarico non devono superare in media i ± 500 Pa. Qualsiasi misura attuata per ridurre le oscillazioni di pressione a parte l'utilizzo di un sistema di scarico del tipo a telaio (includente il silenziatore e il dispositivo di post-trattamento) non deve modificare le prestazioni del motore né provocare la deposizione di particelle.Per sistemi senza sonde isocinetiche, usare un tubo rettilineo di sei diametri del tubo a monte e tre diametri del tubo a valle della punta della sonda.- Sonda di campionamento SP (figure da 6 a 12)Il diametro interno minimo è 4 mm. Il rapporto minimo tra i diametri del condotto di scarico e della sonda è quattro. La sonda deve essere un tubo aperto rivolto verso monte sull'asse del condotto di scarico, oppure una sonda a fori multipli come descritto sotto SP1 nel punto 1.1.1.- Sonda di campionamento isocinetico ISP (figure 4 e 5)La sonda di campionamento isocinetico deve essere installata rivolta verso monte sull'asse del condotto di scarico dove sono rispettate le condizioni di flusso indicate nella sezione EP e progettata in modo da assicurare un campione proporzionale del gas di scarico grezzo. Il diametro interno minimo è di 12 mm.È necessario un sistema di controllo per la divisione isocinetica dello scarico mantenendo una pressione differenziale di zero tra EP e ISP. In queste condizioni, le velocità dei gas di scarico in EP e ISP sono identiche e il flusso di massa attraverso ISP è una frazione costante del flusso del gas di scarico. L'ISP deve essere collegata ad un trasduttore di pressione differenziale. Allo scopo di fornire una pressione differenziale pari a zero tra EP e ISP, si agisce sulla velocità della ventola o sul controllore di flusso.- Divisori di flusso FD1, FD2 (figura 9)Nel condotto di scarico EP e nel tubo di trasferimento TT, rispettivamente, è installata una serie di tubi di Venturi o di orifici allo scopo di ottenere un campione proporzionale del gas di scarico grezzo. Per la divisione proporzionale mediante il controllo delle pressioni in EP e DT è necessario un sistema di controllo costituito da due valvole di controllo della pressione PCV1 e PCV2.- Divisore di flusso FD3 (figura 10)Nel condotto di scarico EP è installata una serie di tubi (unità a tubi multipli) che forniscono un campione proporzionale del gas di scarico grezzo. Uno dei tubi alimenta il gas di scarico alla galleria di diluizione DT, mentre gli altri tubi trasferiscono il gas di scarico in una camera di attenuazione DC. I tubi devono avere le stesse dimensioni (diametro, lunghezza e raggio di curvatura uguali) in modo che la divisione dello scarico dipenda dal numero totale di tubi. Un sistema di controllo provvede alla divisione proporzionale mantenendo una pressione differenziale pari a zero tra l'uscita dell'unità a tubi multipli in DC e l'uscita di TT. In queste condizioni, le velocità dei gas di scarico in EP e FD3 sono proporzionali e il flusso TT è una frazione costante del flusso di gas di scarico. I due punti devono essere collegati ad un trasduttore di pressione differenziale DPT. Il controllo per assicurare una pressione differenziale pari a zero è assicurato dal controllore di flusso FC1.- Analizzatore dei gas di scarico EGA (figure da 6 a 10)Si possono utilizzare analizzatori di CO2 o NOx (con il metodo del bilancio del carbonio solo CO2). Gli analizzatori devono essere calibrati come gli analizzatori per la misura delle emissioni gassose. Si possono usare uno o più analizzatori per determinare le differenze di concentrazione.La precisione dei sistemi di misurazione deve essere tale che la precisione di GEDFW,i o VEDFW,i rientri nel ± 4 %.- Tubo di trasferimento TT (figure da 4 a 12)Il tubo di trasferimento del campione di particelle deve:- essere il più breve possibile e comunque non più lungo di 5 m;- avere un diametro uguale o maggiore della sonda, ma non superiore a 25 mm;- uscire sulla linea mediana della galleria di diluizione e rivolto verso valle.Se la lunghezza del tubo è di 1 metro o inferiore, il tubo deve essere isolato con materiale avente una conducibilità termica non superiore a 0,05 W/(m . K) con uno spessore radiale dell'isolamento pari al diametro della sonda. Se il tubo è più lungo di 1 m, deve essere isolato e riscaldato ad una temperatura minima della parete di 523 K (250 °C).In alternativa, le temperature di parete del tubo di trasferimento richieste possono essere determinate attraverso normali calcoli di trasmissione del calore.- Trasduttore di pressione differenziale DPT (figure 4, 5 e 10)Il trasduttore di presssione differenziale deve coprire un intervallo di ± 500 Pa o meno.- Controllore di flusso FC1 (figure 4, 5 e 10)Per i sistemi isocinetici (figure 4 e 5) è necessario un controllore di flusso per mantenere una pressione differenziale pari a zero tra EP e ISP. La regolazione può essere effettuata mediante:a) controllo della velocità o della portata sulla ventola di aspirazione (SB) e mantenimento di una costante velocità della ventola di pressione (PB) durante ciascuna modalità (figura 4);o:b) regolazione della ventola di aspirazione (SB) su una portata di massa costante dello scarico diluito e controllo della portata sulla ventola di pressione PB, e quindi del flusso del campione di gas di scarico in una regione all'estremità del tubo di trasferimento (TT) (figura 5).Nel caso di un sistema a controllo di pressione, l'errore residuo nell'anello di regolazione non deve superare i ± 3 Pa. Le oscillazioni di pressione nella galleria di diluizione non devono essere in media superiori a ± 250 Pa.Per un sistema a tubi multipli (figura 10) è necessario un controllore di flusso per la divisione proporzionale dello scarico allo scopo di mantenere una pressione differenziale di zero tra l'uscita dell'unità a tubi multipli e l'uscita di TT. L'aggiustamento può essere effettuato controllando la portata nell'aria di iniezione in DT all'uscita di TT.- Valvole di controllo pressione PCV1, PCV2 (figura 9)Occorrono due valvole di controllo della pressione per il sistema a Venturi gemelli od orifici gemelli per la divisione proporzionale del flusso mediante controllo della contropressione di EP e della pressione in DT.Le valvole devono essere disposte a valle di SP e EP e tra PB e DT.- Camera di attenuazione DC (figura 10)Installare una camera di attenuazione all'uscita dell'unità a tubi multipli per minimizzare le oscillazioni di pressione nel condotto di scarico EP.- Venturi VN (figura 8)Nella galleria di diluizione DT è installato un tubo di Venturi per creare una pressione negativa nella regione all'uscita del tubo di trasferimento TT. La portata di gas attraverso TT è determinata dallo scambio di quantità di moto nella zona del tubo di Venturi ed è fondamentalmente proporzionale alla portata della ventola di pressione PB che porta ad un rapporto di diluizione costante. Poiché lo scambio di quantità di moto è influenzato dalla temperatura all'uscita di TT e dalla differenza di pressione tra EP e DT, l'effettivo rapporto di diluizione è leggermente inferiore a basso carico che a carico elevato.- Controllore di flusso FC2 (figure 6, 7, 11 e 12; facoltativo)Si può usare un controllore di flusso per controllare la portata della ventola di pressione PB e/o della ventola di aspirazione SB. Il controllore può essere collegato al segnale del flusso di scarico o al segnale del flusso di carburante e/o al segnale differenziale di CO2 o NOx.Quando si alimenta aria pressurizzata (figura 11), FC2 controlla direttamente il flusso d'aria.- Dispositivo di misura del flusso FM1 (figure 6, 7, 11 e 12)Contatore di gas o altra strumentazione di flusso per misurare il flusso dell'aria di diluizione. FM1 è facoltativo se PB è calibrato per misurare il flusso.- Dispositivo di misura del flusso FM2 (figura 12)Contatore di gas o altra strumentazione di misura del flusso per misurare il flusso di gas di scarico diluito. FM2 è facoltativo se la ventola di aspirazione SB è calibrata per misurare il flusso.- Ventola di pressione PB (figure 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 12)Per il controllo della portata d'aria di diluizione, PB può essere collegata ai controllori di flusso FC1 o FC2. PB non è richiesta se si usa una valvola a farfalla. PB può essere usata per misurare il flusso dell'aria di diluizione, se calibrata.- Ventola di aspirazione SB (figure 4, 5, 6, 9, 10 e 12)Solo per sistemi di campionamento frazionario. SB può essere usata per misurare il flusso di gas di scarico diluito, se calibrata.- Filtro dell'aria di diluizione DAF (figure da 4 a 12)Si raccomanda di filtrare l'aria di diluizione e di depurarla su carbone vegetale per eliminare gli idrocarburi di fondo. L'aria di diluizione deve avere una temperatura di 298 K (25 °C) ± 5 K.Su richiesta dei fabbricanti, l'aria di diluizione deve essere prelevata secondo buona pratica ingegneristica per determinare i livelli di fondo delle particelle, che possono poi essere sottratti dai valori misurati nello scarico diluito.- Sonda di campionamento delle particelle PSP (figure 4, 5, 6, 8, 9, 10 e 12)La sonda è la sezione iniziale di PTT e- deve essere installata rivolta verso monte in un punto in cui l'aria di diluizione e il gas di scarico sono ben miscelati, cioè sull'asse della galleria di diluizione DT dei sistemi di diluizione, approssimativamente a 10 diametri della galleria a valle del punto in cui lo scarico entra nella galleria di diluizione;- deve avere un diametro interno non inferiore a 12 mm;- può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 352 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;- può essere isolata.- Galleria di diluizione DT (figure da 4 a 12)La galleria di diluizione:- deve essere di lunghezza sufficiente a provocare un miscelamento completo dello scarico e dell'aria di diluizione in condizioni di flusso turbolento;- deve essere costruita in acciaio inossidabile con:- un rapporto spessore su diametro non superiore a 0,025 per gallerie con diametro interno maggiore di 75 mm;- uno spessore nominale della parete non inferiore a 1,5 mm per gallerie di diluizione di diametro interno uguale minore di 75 mm;- deve avere un diametro di almeno 75 mm per il tipo a campionamento frazionario;- dovrebbe avere un diametro di almeno 25 mm per il tipo a campionamento totale.- Può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi.- Può essere isolata.- Lo scarico del motore deve essere accuratamente miscelato con l'aria di diluizione. Per sistemi a campionamento frazionario, la qualità della miscelazione deve essere controllata dopo la messa in servizio mediante un profilo di CO2 della galleria con il motore in funzione (almeno quattro punti di misura equidistanti). Se necessario, si può usare un orificio di miscelazione.Nota: Se la temperatura ambiente in prossimità della galleria di diluizione (DT) è inferiore a 293 K (20 °C), occorrono precauzioni per evitare perdite di particelle sulle pareti fredde della galleria di diluizione. Pertanto, si raccomanda di riscaldare e/o isolare la galleria entro i limiti indicati.Ad elevati carichi del motore, la galleria può essere raffreddata mediante mezzi non aggressivi, come una ventola di circolazione, purchè la temperatura del fluido di raffreddamento non sia inferiore a 293 K (20 °C).- Scambiatore di calore HE (figure 9 e 10)Lo scambiatore di calore deve avere una capacità sufficiente per mantenere la temperatura all'ingresso del ventilatore di aspirazione SB entro un intervallo di ± 11 K dalla temperatura di funzionamento media osservata durante la prova.1.2.1.2. Sistema di diluizione a flusso pieno (figura 13)Viene descritto un sistema di diluizione basato sulla diluizione dello scarico totale in base al concetto di campionamento a volume costante (CVS). Si deve misurare il volume totale della miscela di gas di scarico e aria di diluizione. Si può utilizzare un sistema PDP o un sistema CFV.Per la successiva raccolta delle particelle, trasferire un campione del gas di scarico diluito al sistema di campionamento delle particelle (punto 1.2.2, figure 14 e 15). Se l'operazione viene effettuata direttamente, si parla di diluizione singola. Se il campione viene diluito ancora una volta nella galleria di diluizione secondaria, si parla di doppia diluizione, utile quando non è possibile rispettare il requisito di temperatura sulla faccia del filtro con la diluizione singola. Benché si tratti in parte di un sistema di diluizione, il sistema di doppia diluizione è descritto come modifica di un sistema di campionamento delle particelle nel punto 1.2.2, figura 15, perché la maggior parte delle sue parti sono comuni a quelle di un tipico sistema di campionamento delle particelle.Le emissioni gassose possono essere determinate anche nella galleria di diluizione del sistema di diluizione a flusso pieno. Pertanto, le sonde di campionamento per i componenti gassosi sono illustrate nella figura 13 ma non compaiono nell'elenco della descrizione. I rispettivi requisiti sono descritti nel punto 1.1.1.Descrizioni - Figura 13- Condotto di scarico EPLa lunghezza del condotto di scarico dall'uscita del collettore di scarico del motore, dello scarico di un turbocompressore o del dispositivo di post-trattamento alla galleria di diluizione non deve essere superiore a 10 m. Se la lunghezza del sistema è superiore a 4 m, tutta la tubatura oltre i 4 m deve essere isolata, salvo per un misuratore dei fumi in linea, se usato.Lo spessore radiale dell'isolamento non deve essere inferiore a 25 mm. La conducibilità termica del materiale isolante deve avere un valore non superiore a 0,1 W/(m . K) misurato a 673 K (400 °C). Per ridurre l'inerzia termica del condotto di scarico, si raccomanda un rapporto dello spessore sul diametro uguale o inferiore a 0,015. L'uso di sezioni flessibili deve essere limitato ad un rapporto lunghezza su diametro uguale o inferiore a 12.Figura 13 Sistema di diluizione a flusso pieno>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Tutto il flusso di gas di scarico grezzo viene miscelato nella galleria di diluizione DT con l'aria di diluizione.La portata del gas di scarico diluito viene misurata con una pompa volumetrica PDP o con un Venturi a portata critica CFV. Si può usare uno scambiatore di calore HE o una compensazione elettronica di flusso EFC per il campionamento proporzionale delle particelle e per la determinazione del flusso. Poiché la determinazione della massa di particelle è basata sul flusso totale di gas di scarico diluito, non occorre calcolare il rapporto di diluizione.- Pompa volumetrica PDPLa PDP misura il flusso totale di gas di scarico diluito in base al numero di giri della pompa e alla sua cilindrata. La contropressione del sistema di scarico non deve essere abbassata artificialmente dalla PDP o dal sistema di immissione dell'aria di diluizione. La contropressione statica allo scarico, misurata con il sistema CVS in funzione, deve rimanere in un intervallo di ± 1,5 kPa intorno alla pressione statica misurata senza collegamento al CVS a pari velocità di rotazione e carico del motore.La temperatura della miscela gassosa immediatamente a monte del PDP deve essere pari alla temperatura media di funzionamento ± 6 K osservata durante la prova senza uso della compensazione di flusso.La compensazione di flusso può essere usata solo se la temperatura all'entrata della PDP non supera i 323 K (50 °C).- Venturi a portata critica CFVIl CFV misura il flusso totale di scarico diluito mantenendo il flusso nelle condizioni strozzate (portata critica). La contropressione statica allo scarico misurata con il sistema CFV in funzione deve rimanere in un intervallo di ± 1,5 kPa della pressione statica misurata senza collegamento al CFV a pari velocità di rotazione e carico del motore. La temperatura della miscela gassosa immediatamente a monte della CFV deve essere pari alla temperatura media di funzionamento osservata durante la prova, senza compensazione di flusso, ± 11 K.- Scambiatore di calore HE (facoltativo se si usa EFC)Lo scambiatore di calore deve avere una capacità sufficiente a mantenere la temperatura entro i limiti sopraindicati.- Compensazione elettronica del flusso EFC (facoltativo se si usa HE)Se la temperatura all'ingresso della PDP o del CFV non viene mantenuta entro i limiti sopraindicati, occorre un sistema di compensazione del flusso per la misura continua della portata e per il controllo del campionamento proporzionale nel sistema per la determinazione delle particelle.A questo scopo, si usano i segnali di portata misurati in continuo per correggere la portata del campione attraverso i filtri delle particelle del sistema di campionamento delle particelle (vedi figure 14 e 15).- Galleria di diluizione DTLa galleria di diluizione:- deve essere di diametro sufficientemente piccolo da provocare un flusso turbolento (numero di Reynolds maggiore di 4 000) e di lunghezza sufficiente a provocare una miscelazione completa del gas di scarico con l'aria di diluizione. Si può usare un orificio di miscelazione;- deve avere un diametro non inferiore a 75 mm;- può essere isolata.I gas di scarico del motore devono essere diretti a valle del punto in cui vengono introdotti nella galleria di diluizione e accuratamente miscelati.Quando si utilizza la diluizione singola, un campione prelevato dalla galleria di diluizione viene trasferito al sistema di campionamento delle particelle (punto 1.2.2, figura 14). La portata del PDP o del CFV deve essere sufficiente a mantenere lo scarico diluito ad una temperatura minore o uguale a 325 K (52 °C) immediatamente prima del filtro principale delle particelle.Quando si usa la doppia diluizione, un campione prelevato dalla galleria di diluizione viene trasferito alla galleria di diluizione secondaria dove viene ulteriormente diluito e poi fatto passare attrraverso i filtri di campionamento (punto 1.2.2, figura 15).La portata della PDP o del CFV deve essere sufficiente a mantenere la corrente di gas di scarico diluiti nella DT ad una temperatura minore di o uguale a 464 K (191 °C) in corrispondenza della zona di campionamento. Il sistema di diluizione secondaria deve assicurare un'aria di diluizione secondaria sufficiente per mantenere la corrente di gas di scarico diluita due volte ad una temperatura minore o uguale a 325 K (52 °C) immediatamente prima del filtro principale delle particelle.- Filtro dell'aria di diluizione DAFSi raccomanda di filtrare l'aria di diluizione e di depurarla su carbone vegetale per eliminare gli idrocarburi di fondo. L'aria di diluizione deve avere una temperatura di 298 K (25 °C) ± 5 K. Su richiesta dei fabbricanti, l'aria di diluizione deve essere prelevata secondo buona pratica ingegneristica per determinare i livelli di fondo delle particelle, che possono poi essere sottratti dei valori misurati nello scarico diluito.- Sonda di campionamento delle particelle PSPLa sonda è la sezione iniziale di PTT e- deve essere installata rivolta verso monte in un punto in cui l'aria di diluizione e i gas di scarico sono ben miscelati, cioè sull'asse della galleria di diluizione DT dei sistemi di diluizione, approssimativamente a 10 diametri della galleria a valle del punto in cui lo scarico entra nella galleria di diluizione;- deve avere un diametro interno non inferiore a 12 mm;- può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;- può essere isolata.1.2.2. Sistema di campionamento delle particelle (figure 14 e 15)Il sistema di campionamento delle particelle è necessario per raccogliere le particelle sul filtro delle particelle. Nel caso di diluizione a flusso parziale e campionamento totale, che consiste nel far passare l'intero campione di gas di scarico diluito attraverso i filtri, il sistema di diluizione (punto 1.2.1.1, figure 7 e 11) e di campionamento formano usualmente un'unità integrata. Nel caso della diluizione a flusso parziale con campionamento frazionario o della diluizione a flusso pieno, che consiste nel far passare attraverso i filtri solo una frazione del gas di scarico diluito, i sistemi di diluizione (punto 1.2.1.1, figure 4, 5, 6, 8, 9, 10 e 12 e punto 1.2.1.2, figura 13) e di campionamento costituiscono usualmente unità differenti.Nella presenta direttiva, il sistema di doppia diluizione DDS (figura 15) di un sistema di diluizione a flusso totale è considerato una modifica specifica di un sistema di campionamento delle particelle tipico come illustrato nella figura 14. Il sistema di doppia diluizione include tutte le parti importanti del sistema di campionamento delle particelle, come portafiltri e pompa di campionamento, e in aggiunta alcuni dispositivi di diluizione, come una fornitura dell'aria di diluizione e una galleria di diluizione secondaria.Allo scopo di evitare qualsiasi impatto sugli anelli di regolazione, si raccomanda di tenere in marcia la pompa di campionamento durante l'intera procedura di prova. Per il metodo a filtro singolo, usare un sistema di bypass per far passare il campione attraverso i filtri di campionamento nei momenti desiderati. Si deve minimizzare l'interferenza della procedura di commutazione sugli anelli di regolazione.Descrizioni - Figure 14 e 15- Sistema di campionamento delle particelle PSP (figure 14 e 15)La sonda di campionamento delle particelle illustrata nelle figure è la sezione d'inizio del tubo di trasferimento delle polveri inerti sospese PTT.La sonda:- deve essere installata rivolta verso monte in un punto in cui l'aria di diluizione e gas di scarico sono ben miscelati, cioè sull'asse della galleria di diluizione DT dei sistemi di diluizione (vedi punto 1.2.1) approssimativamente a 10 diametri della galleria a valle del punto in cui lo scarico entra nella galleria di diluizione;- deve avere un diametro interno non inferiore a 12 mm;- può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;- può essere isolata.Figura 14 Sistema di campionamento delle particelle>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Un campione del gas di scarico diluito viene prelevato dalla galleria di diluizione DT di un sistema di diluizione a flusso parziale o a flusso pieno attraverso la sonda di campionamento delle particelle PSP e il tubo di trasferimento delle particelle PTT mediante la pompa di campionamento P. Il campione viene fatto passare attraverso il portafiltro o i portafiltri FH che contengono i filtri di campionamento delle particelle. La portata del campione viene controllata mediante il controllore di flusso FC3. Se si usa la compensazione elettronica di flusso EFC (vedi figura 13), il flusso di gas di scarico diluito viene utilizzato come segnale di comando per FC3.Figura 15 Sistema di diluizione (solo sistema a flusso pieno)>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>Un campione del gas di scarico diluito viene trasferito dalla galleria di diluizione DT di un sistema di diluizione a flusso pieno attraverso la sonda di campionamento delle particelle PSP e il tubo di trasferimento delle particelle PTT alla galleria di diluizione secondaria SDT, dove esso viene diluito ancora una volta. Il campione viene fatto passare attraverso il portafiltro o i portafiltri FH che contengono i filtri di campionamento delle particelle. La portata del flusso d'aria di diluizione è di solito costante, mentre la portata del campione viene controllata mediante il controllore di flusso FC3. Se si usa la compensazione elettronica di flusso EFC (vedi figura 13), il flusso di gas di scarico diluito viene utilizzato come segnale di comando per FC3.- Tubo di trasferimento delle particelle PTT (figure 14 e 15)Il tubo di trasferimento delle particelle deve avere una lunghezza non superiore a 1 020 mm, la quale deve essere minimizzata ogni qualvolta possibile.Le dimensioni sono valide per:- il tipo a campionamento frazionario con diluizione del flusso parziale e il sistema di diluizione singola a flusso pieno: dalla punta della sonda ai portafiltri;- il tipo a campionamento totale con diluizione su flusso parziale: dalla fine della galleria di diluizione ai portafiltri;- il sistema di doppia diluizione a flusso pieno: dalla punta della sonda alla galleria di diluizione secondaria.Il tubo di trasferimento:- può essere riscaldato ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;- può essere isolato.- Galleria di diluizione secondaria SDT (figura 15)La galleria di diluizione secondaria deve avere un diametro non inferiore a 75 mm ed essere di lunghezza sufficiente ad assicurare un tempo di residenza pari ad almeno 0,25 secondi per il campione diluito due volte. Il portafiltro principale, FH, deve essere disposto entro 300 mm dall'uscita di SDT.La galleria di diluizione secondaria:- può essere riscaldata ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto oppure mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C) prima dell'introduzione nella galleria di diluizione degli scarichi;- può essere isolata.- Portafiltri FH (figura 14 e 15)Per i filtri principale e di sicurezza si può usare un alloggiamento unico o alloggiamenti separati. Devono essere soddisfatti i requisiti dell'allegato III, appendice 1, punto 1.5.1.3.I portafiltri:- possono essere riscaldati ad una temperatura di parete non superiore a 325 K (52 °C) mediante riscaldamento diretto o mediante preriscaldamento dell'aria di diluizione, purché la temperatura dell'aria non superi i 325 K (52 °C);- possono essere isolati.- Pompa di campionamento P (figure 14 e 15)La pompa di campionamento delle particelle deve essere disposta ad una distanza sufficiente dalla galleria perché la temperatura del gas all'ingresso sia mantenuta costante (± 3 K), salvo si applichi la correzione di flusso mediante FC3.- Pompa dell'aria di diluizione DP (figura 15) (solo doppia diluizione a flusso pieno)La pompa dell'aria di diluizione deve essere disposta in modo tale che l'aria di diluizione secondaria venga fornita ad una temperatura di 298 K (25 °C) ± 5 K.- Controllore di flusso FC3 (figure 14 e 15)Usare un controllore di flusso per compensare le variazioni di portata del campione di particelle in conseguenza delle variazioni di temperatura e di contropressione nel percorso del campione, salvo siano disponibili altri mezzi. Il controllore di flusso è necessario se si applica la compensazione elettronica di flusso EFC (vedi figura 13).- Dispositivo di misura del flusso FM3 (figure 14 e 15) (flusso del campione di particelle)Il contatore di gas o la strumentazione di misura del flusso deve essere disposto/a a distanza sufficiente dalla pompa del campione perché la temperatura del gas all'ingresso rimanga costante (± 3 K), salvo si applichi la correzione di flusso mediante FC3.- Dispositivo di misura del flusso FM4 (figura 15) (aria di diluizione, solo doppia diluizione a flusso pieno)Il contatore di gas o la strumentazione di misura del flusso devono essere disposti in modo tale che la temperatura del gas all'ingresso rimanga su 298 K (25 °C) ± 5 K.- Valvola a sfera BV (facoltativa)La valvola a sfera deve avere un diametro non inferiore al diametro interno del tubo di campionamento e un tempo di commutazione inferiore a 0,5 secondi.Nota: Se la temperatura ambiente in prossimità di PSP, PTT, SDT e FH è inferiore a 239 K (20 °C), prendere delle precauzioni per evitare perdite di particelle sulle pareti fredde di questi parti. Pertanto, si raccomanda di riscaldare e/o isolare queste parti nei limiti indicati nelle rispettive descrizioni. Si raccomanda anche che la temperatura della faccia del filtro durante il campionamento non sia inferiore a 293 K (20 °C).Ad elevati carichi del motore, le parti sopraindicate possono essere raffreddate mediante un mezzo non aggressivo, come una ventola di circolazione, sempreché la temperatura del fluido di raffreddamento non sia inferiore a 293 K (20 °C).ALLEGATO VI SCHEDA DI OMOLOGAZIONE CE >INIZIO DI UN GRAFICO>(Modello)Timbro della amministrazioneComunicazione riguardante:- l'omologazione/l'estensione/il rifiuto/la revoca dell'omologazione (1)di un tipo di motore o di una famiglia di tipi di motori relativamente all'emissione di inquinanti ai sensi della direttiva 95/. . ./CE, modificata da ultimo dalla direttiva . . ./. . ./CEOmologazione CE n.: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Estensione n.:.Ragioni dell'estensione (se del caso):.PARTE I0. Dati generali0.1. Marca (denominazione commerciale):.0.2. Tipo e descrizione commerciale del motore o dei motori capostipite e (se applicabile) della famiglia di motori (1):.0.3. Codice di identificazione del tipo apposto dal costruttore sul motore/i:.Posizione:.Metodo di apposizione:.0.4. Descrizione delle macchine azionate dal motore (2):.0.5. Nome e indirizzo del costruttore:.Nome e indirizzo dell'eventuale mandatario del costruttore:...0.6. Posizione, codice e metodo di apposizione del numero di identificazione del motore:...0.7. Posizione e metodo di apposizione del marchio di omologazione CE:.0.8. Indirizzo dello o degli stabilimenti di montaggio:.PARTE II1. Eventuali limitazione d'uso:.1.1. Condizioni particolari per l'installazione dei motori sulle macchine:1.1.1. Depressione massima ammissibile all'aspirazione:. kPa1.1.2. Contropressione massima ammissibile:. kPa2. Servizio tecnico responsabile dell'esecuzione delle prove (3):.3. Data del verbale di prova:.(1) Cancellare la dicitura inutile.(2) Definiti nell'allegato I, parte 1 della presente direttiva (p.es. «A»).(3) Indicare n.a. se le prove sono eseguite dall'autorità omologante stessa.4. Numero del verbale di prova:.5. Il sottoscritto dichiara che la descrizione fornita dal costruttore nella scheda informativa relativa al motore o ai motori sopraindicati è esatta e che i risultati delle prove allegati si applicano al tipo. Il campione o i campioni sono stati scelti dall'autorità omologante e presentati dal costruttore in quanto tipo o tipi di motore (capostipite) (1).L'omologazione è concessa/rifiutata/revocata (1)Luogo:.Data:.Firma:.Allegati: Fascicolo di omologazione.Risultati delle prove (vedi appendice 1)Studio di correlazione relativo ai sistemi di campionamento eventualmente utilizzati, diversi dai sistemi di riferimento (2) (se del caso).>FINE DI UN GRAFICO>Appendice 1 Risultati delle prove >INIZIO DI UN GRAFICO>1. Informazioni relative all'esecuzione delle prove (3):1.1. Carburante di riferimento utilizzato per le prove:1.1.1. Numero di cetano:.1.1.2. Tenore di zolfo:.1.2. Lubrificante:1.2.1. Marca/marche:.1.2.2. Tipo/tipi:.(indicare la percentuale di olio nella miscela se il lubrificante e il carburante sono miscelati)1.3. Apparecchiatura azionata dal motore (se applicabile)1.3.1. Elenco e dettagli di identificazione:.1.3.2. Potenza assorbita ai regimi del motore indicati (secondo quanto specificato dal costruttore):>SPAZIO PER TABELLA>1.4. Prestazioni del motore:1.4.1. Regimi del motore:Minimo:. giri al minutoIntermedio:. giri al minutoNominale:. giri al minuto1.4.2. Potenza motore (1)>SPAZIO PER TABELLA>1.5. Livelli di emissione1.5.1. Regolazione del dinamometro (kW)>SPAZIO PER TABELLA>1.5.2. Risultati delle prove di emissione in base ad 8 modalità di funzionamento:CO:. g/kWhHC:. g/kWhNOx:. g/kWhParticelle:. g/kWh1.5.3. Sistema di campionamento utilizzato per la prova:1.5.3.1. Emissioni gassose (2):.1.5.3.2. Particelle (2):.1.5.3.2.1. Metodo (3): Filtro singolo/multiplo(1) Potenza non corretta, misurata conformemente al punto 2.4 dell'allegato I.(2) Indicare le figure secondo i numeri definiti nell'allegato V, punto 1.(3) Cancellare la dicitura inutile.>FINE DI UN GRAFICO>ALLEGATO VII SISTEMA DI NUMERAZIONE (vedi articolo 4, paragrafo 2) 1. Il numero è costituito da 5 sezioni separate dal segno «*».Sezione 1: Lettera «e» minuscola seguita dalle lettere o dal numero distintivo dello Stato membro che rilascia l'omologazione:1 per la Germania2 per la Francia3 per l'Italia4 per i Paesi Bassi5 per la Svezia6 per il Belgio9 per la Spagna11 per il Regno Unito12 per l'Austria13 per il Lussemburgo17 per la Finlandia18 per la Danimarca21 per il PortogalloEL per la GreciaIRL per l'IrlandaSezione 2: Numero della presente direttiva. Poiché essa contiene differenti date di applicazione e differenti norme tecniche, vengono aggiunti due caratteri alfabetici. Questi caratteri si riferiscono alle differenti date di applicazione per le fasi di rigorosità e all'applicazione del motore a differenti specifiche di macchine mobili sulla cui base è stata concessa l'omologazione. Il primo carattere è definito nell'articolo 9. Il secondo carattere è definito nell'allegato I, sezione 1 con riferimento alla modalità di prova definita in allegato III, sezione 3.6.Sezione 3: Numero dell'ultima direttiva di modifica applicabile all'omologazione. Se applicabile, si devono aggiungere due ulteriori caratteri alfabetici secondo le condizioni descritte nella sezione 2, anche se, in base ai nuovi parametri, si fosse dovuto modificare solo uno dei caratteri. Se non occorrono cambiamenti di questi caratteri, essi verranno omessi.Sezione 4: Numero progressivo a 4 cifre (eventualmente preceduto da zeri non significativi) per indicare il numero dell'omologazione di base. La serie dei numeri deve iniziare con 0001.Sezione 5: Numero progressivo di 2 cifre (eventualmente preceduto da zeri non significativi) per indicare l'estensione. La serie dei numeri deve iniziare con 01 per ciascun numero di omologazione di base.2. Esempio di terza omologazione (senza estensione) che corrisponde alla data di applicazione A (fase I, fascia di potenza superiore) e all'applicazione del motore alla specifica A di macchina mobile concessa dal Regno Unito:e 11*95/...AA*00/000XX*0003*003. Esempio di seconda estensione alla quarta omologazione, corrispondente alla data di applicazione E (fase II, fascia di potenza media) per la stessa specifica di macchina (A), concessa dalla Germania:e 1*95/...EA*00/000XX*0004*02ALLEGATO VIII ELENCO DELLE OMOLOGAZIONI RILASCIATE PER UN TIPO (FAMIGLIA) DI MOTORI >INIZIO DI UN GRAFICO>Timbro della amministrazioneElenco numero:.per il periodo compreso tra: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . e.Devono essere fornite le seguenti informazioni relative a ciascuna omologazione concessa, rifiutata o revocata nel periodo suddetto:Costruttore:.Numero dell'omologazione:.Ragione dell'estensione (se applicabile):.Marca:.Tipo di motore / famiglia di motori (1):.Data di concessione:.Data di prima concessione (in caso di estensioni): .(1) Cancellare la dicitura inutile.>FINE DI UN GRAFICO>ALLEGATO IX ELENCO DEI MOTORI PRODOTTI >INIZIO DI UN GRAFICO>Timbro della amministrazioneElenco numero:.per il periodo compreso tra: . . . . . . . . . . . . . . e.Devono essere fornite le seguenti informazioni relative ai numeri di identificazione, tipi, famiglie e numeri di omologazione dei motori prodotti nel periodo succitato conformemente alle prescrizioni della presente direttiva:Costruttore:.Marca:.Numero di omologazione:.Nome della famiglia di motori (1):.Tipo di motore: 1: . . . . . 2: . . . . . n: . . . . .Numeri di identificazione del motore: . . . 001 . . . 001 . . . 001. . . 002 . . . 002 . . . 002. . .. . .. . .. . . . . m . . . . . p . . . . . qData di concessione:.Data di prima concessione (in caso di aggiunte): .(1) Omettere se del caso; l'esempio illustra una famiglia di motori che contiene «n» differenti tipi di motori dei quali sono state prodotte unità recanti i numeri di identificazioneda . . . 001 a . . . . . m per il tipo 1. . . 001 a . . . . . p per il tipo 2. . . 001 a . . . . . q per il tipo n>FINE DI UN GRAFICO>ALLEGATO X SCHEDA RELATIVA AI MOTORI OMOLOGATI >INIZIO DI UN GRAFICO>Timbro della amministrazioneDescrizione del motore Emissioni (g/kWh) N. data di omologazione costruttore tipo/ famiglia fluido di raffreddamento (1) n. di cilindri cilindrata (cm³) potenza (kW) regime nominale (min-¹) combustione (2) posttrattamento (3) PT NOx CO HC (1) Liquido o aria.(2) Abbreviare: ID = Iniezione diretta, PC = Precamera a turbolenza, AN = Aspirazione naturale, TC = Turbocompresso, TCP = Turbocompresso con post-raffreddamento.Esempi: ID AN, ID TC, ID TCP, PC AN, PC TC, PC TCP.(3) Abbreviare: CAT = Catalizzatore, TP = Trappola delle particelle, RGS = Riciclo dei gas di scarico.>FINE DI UN GRAFICO>