CELEX: 52000PC0650
Language: it
Date: 2000-11-17
Title: Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 77/388/CEE al fine di semplificare, modernizzare e armonizzare le modalità di fatturazione previste in materia di imposta sul valore aggiunto

Avis juridique important

|

52000PC0650

Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 77/388/CEE al fine di semplificare, modernizzare e armonizzare le modalità di fatturazione previste in materia di imposta sul valore aggiunto  /* COM/2000/0650 def. - CNS 2000/0289 */  

Gazzetta ufficiale n. 096 E del 27/03/2001 pag. 0145 - 0147

Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 77/388/CEE al fine di semplificare, modernizzare e armonizzare le modalità di fatturazione previste in materia di imposta sul valore aggiunto(presentata dalla Commissione)RELAZIONE1. IntroduzioneLa fattura è uno dei documenti più importanti nelle relazioni commerciali. Essa è oggetto di diverse regolamentazioni, contabili, fiscali, commerciali, nonché linguistiche. La parte essenziale di tali misure è legata alla legislazione relativa all'imposta sul valore aggiunto.L'obbligo di fatturazione è in effetti al centro del sistema comune Iva. In tale contesto la fattura ha tre funzioni: contiene le informazioni relative al regime Iva applicabile, consente all'amministrazione fiscale di esercitare il suo controllo e infine permette al cliente di giustificare all'occorrenza il suo diritto a deduzione.La fatturazione è tuttavia oggetto di norme molto diverse da uno Stato membro dell'Unione europea all'altro. Le indicazioni che devono figurare sulle fatture e il numero di tali indicazioni sono quindi differenti. Inoltre, non esiste un quadro giuridico comunitario in materia di fatturazione elettronica e di autofatturazione; le misure adottate in materia dai vari Stati della Comunità sono diverse, dal divieto assoluto alla massima flessibilità.Tale assenza di armonizzazione comporta, da un lato, una situazione molto complicata per gli operatori e, dall'altro, un'evidente inadeguatezza ai recenti sviluppi tecnologici. Essa è stata perciò considerata dagli operatori, nel quadro dei lavori della seconda fase dell'iniziativa SLIM [1], come un ostacolo al buon funzionamento del mercato interno. I risultati di tali lavori sono oggetto di una relazione della Commissione [2]. In particolare, nella relazione, le cui conclusioni sono state approvate dal Consiglio Mercato interno del 27 novembre 1997, è espresso l'impegno a studiare le indicazioni necessarie alla fatturazione ai fini dell'Iva e a stabilire i requisiti normativi e tecnici in materia di fatturazione elettronica.[1]  Semplificazione legislativa per il mercato interno.[2]  COM(97) 618 def. del 24 novembre 1997.Inoltre, nel quadro dei lavori svolti per adeguare il sistema comune Iva alle esigenze del commercio elettronico è emerso che era urgente permettere a livello generale e senza condizionamenti inutili l'uso della fatturazione elettronica. Lo stesso Consiglio Ecofin ha sottolineato nel giugno 1998 l'importanza di creare un quadro giuridico per la fatturazione elettronica, pur salvaguardando le possibilità di controllo delle amministrazioni fiscali.La Commissione ha pertanto promosso, alla fine del dicembre 1998, uno studio relativo alle condizioni imposte in materia di Iva alla fatturazione.Lo studio era finalizzato, in primo luogo, a presentare, per ciascuno Stato membro della Comunità, le indicazioni obbligatorie nelle fatture e le condizioni stabilite per la fatturazione elettronica e l'autofatturazione e, in secondo luogo, a considerare la necessità di armonizzare e modernizzare la legislazione comunitaria, in particolare in modo da consentire su scala comunitaria l'uso delle nuove tecnologie applicate alla fatturazione.Le relative raccomandazioni dovevano tener conto della necessità di semplificare gli obblighi degli operatori, sottolineati in particolare nel quadro dei lavori SLIM, e al tempo stesso della necessità per le amministrazioni fiscali di esercitare un controllo efficace dell'Iva.La relazione finale su tale studio [3] è stata trasmessa alla Commissione alla fine dell'agosto 1999. Per quanto riguarda la fatturazione elettronica, la relazione conclude che tale pratica dovrebbe essere espressamente autorizzata dalla legislazione comunitaria e essere ammessa anche tra operatori di Stati membri diversi. Le condizioni stabilite per la sua applicazione dovrebbero essere neutre dal punto di vista tecnico e tener conto dei lavori già intrapresi in materia di firma elettronica. Non dovrebbe poter essere imposta nessuna autorizzazione o notifica preventiva (l'amministrazione dovrebbe soltanto poter effettuare un controllo ex post, che possa eventualmente portare, se necessario, ad un divieto). Anche l'archiviazione delle fatture su un mezzo elettronico dovrebbe essere autorizzata secondo condizioni analoghe. Infine, la relazione illustra alcune condizioni minime intese a rendere queste nuove metodologie altrettanto sicure per l'amministrazione dei metodi tradizionali.[3]  La relazione, redatta da PriceWaterhouse&Coopers, è disponibile sul sito Internet della Direzione generale della Fiscalità e dell'unione doganale, al seguente indirizzo :Per quanto riguarda gli elementi che devono figurare sulle fatture, la relazione conclude che la legislazione comunitaria dovrebbe stabilirne un elenco obbligatorio armonizzato (data di rilascio, numero progressivo, numero Iva intracomunitario dell'operatore, identità del cliente, data della cessione o prestazione, descrizione dei beni o servizi, aliquota e base imponibile). Si suggerisce inoltre una certa flessibilità riguardo alla moneta e alla lingua da utilizzare.Dopo aver effettuato un esame approfondito di tali suggerimenti e dopo averli discussi sia con gli operatori che con le amministrazioni nazionali, la Commissione ha deciso di proporre una modifica del paragrafo 3 dell'articolo 22 della sesta direttiva Iva [4] relativo all'obbligo di fatturazione, al fine, da un lato, di armonizzare le indicazioni obbligatorie nelle fatture e, dall'altro, di creare un quadro giuridico comunitario per la fatturazione elettronica e l'autofatturazione. In questi due campi, la Commissione ha cercato di trovare un equilibrio tra la semplificazione degli obblighi degli operatori e le legittime esigenze delle amministrazioni in termini di controllo fiscale.[4]  GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2000/17/CE (GU L 84 del 5.4.2000, pag. 24).2. La necessaria semplificazione, modernizzazione e armonizzazione delle disposizioni della sesta direttiva relative all'obbligo di fatturazioneLe attuali disposizioni della sesta direttiva relative all'obbligo di fatturazione, riunite nel paragrafo 3 dell'articolo 22, sono poco dettagliate e lasciano agli Stati membri un'ampia libertà di valutazione. Tale paragrafo tuttavia è stato elaborato in un'epoca in cui la fattura poteva essere concepita soltanto come documento su carta; la nozione di fatturazione elettronica ne è pertanto totalmente assente. Inoltre, gli obblighi stabiliti per la fatturazione sono unicamente basati sulla nozione di fattura su carta e non sono facilmente trasferibili alla fattura elettronica. Si consideri, ad esempio, l'obbligo di conservare una copia dei documenti, difficile da interpretare quando si fa riferimento a una fattura trasmessa su supporto immateriale.2.1.  L'obbligo di emettere una fatturaIn primo luogo è stabilito che la fattura deve essere rilasciata dal soggetto passivo. Allo stesso tempo, ai sensi della lettera c) del medesimo paragrafo, "gli Stati membri stabiliscono i criteri secondo i quali un documento può essere considerato equivalente ad una fattura", norma da interpretare come implicante la possibilità di considerare una fattura rilasciata da un terzo o un'autofattura come una fattura valida [5].[5]  Questa interpretazione è stata confermata dalla sentenza della Corte di giustizia del 17.9.1997 (Finanzamt Osnabrück-Land contro Bernhard Langhorst).Tali pratiche, benché non esplicitamente citate dalla legislazione comunitaria, sono molto frequenti e anche da parecchio tempo.Il subappalto delle operazioni di fatturazione, pur non essendo espressamente previsto dalla legislazione comunitaria, è ammesso quasi dovunque in Europa. È pertanto il caso di cogliere l'occasione offerta dalla presente proposta di direttiva per chiarire questo punto.Anche l'autofatturazione è una tecnica della quale molti settori si avvalgono abitualmente. Essa è ad esempio comunemente usata nel settore dell'automobile, in quanto permette al cliente - che riceve una gran quantità di pezzi - di emettere egli stesso la fattura dopo aver verificato la qualità dei pezzi. Per i settori che lo usano questo sistema presenta un notevole interesse economico e sarebbe dannoso vietarlo su scala comunitaria, tanto più che esso non sembra creare gravi problemi in termini di rischio di frode fiscale. La Commissione ritiene pertanto opportuno stabilire modalità comuni che consentano a determinate condizioni il ricorso alla pratica dell'autofatturazione.Per quanto riguarda infine i casi in cui è obbligatorio emettere una fattura, ai sensi della sesta direttiva Iva ogni soggetto passivo deve emettere una fattura per ogni cessione di beni o prestazione di servizi che effettua per un altro soggetto passivo o per un ente che non sia un soggetto passivo (nonché per i relativi acconti). Soltanto nel caso di determinate vendite a distanza (di cui all'articolo 28 ter, punto B, paragrafo 1) o della cessione di mezzi di trasporto nuovi (articolo 28 quater, punto A) è obbligatoria una fattura per ogni cessione a una persona che non sia un soggetto passivo. Gli Stati membri possono tuttavia prevedere, in virtù di altre normative, altri casi nei quali sia obbligatorio emettere una fattura.Non essendo venuta a conoscenza di difficoltà sostanziali derivanti dall'applicazione di tali disposizioni, la Commissione non ravvisa per il momento la necessità di modificarle. Inoltre, pur ritenendo che le indicazioni da fornire nelle fatture debbano essere armonizzate, essa è del parere che il nuovo elenco obbligatorio dovrebbe essere applicabile soltanto nei casi in cui la fatturazione è obbligatoria ai sensi della sesta direttiva Iva e non negli altri eventualmente previsti da alcune legislazioni nazionali.2.2. Contenuto delle fatturePer quanto riguarda le indicazioni obbligatorie, il paragrafo 3 dell'articolo 22 si limita a fissarne un elenco non restrittivo. Gli Stati membri possono eventualmente ampliare tale elenco inserendovi altri elementi da essi ritenuti utili, ma a condizione di rispettare il principio di proporzionalità (sentenza del 14 luglio 1988 - cause riunite 123 e 330/87).Ai sensi del suddetto paragrafo, in ogni fattura devono figurare le indicazioni seguenti:- il prezzo al netto dell'imposta e l'imposta corrispondente,- se del caso, l'esenzione,- il numero Iva intracomunitario del soggetto passivo e del destinatario delle prestazioni per le operazioni di cui all'articolo 28 ter, punti C, D, E e F [6],[6]  Prestazioni di servizi di trasporto intracomunitario di beni, prestazioni di servizi accessorie a prestazioni di servizi di trasporto intracomunitario di beni, prestazioni di servizi effettuate da intermediari e prestazione di servizi in caso di perizie o lavori effettuati su beni mobili materiali.- il numero Iva intracomunitario del soggetto passivo e dell'acquirente per le operazioni di cui all'articolo 28 quater, punto A, lettera a) [7],[7]  Cessioni intracomunitarie di beni.- i dati di cui all'articolo 28 bis, paragrafo 2, per le cessioni di mezzi di trasporto nuovi [8],[8]  Dati che consentono di determinare se si tratti effettivamente di un "mezzo di trasporto" nuovo ai sensi della sesta direttiva e pertanto sottoposto all'imposta nel luogo d'acquisto. Questi dati riguardano in particolare età e chilometraggio del mezzo di trasporto.- in caso di applicazione delle disposizioni sulle operazioni triangolari [9], il numero di identificazione Iva del soggetto passivo che ha effettuato l'acquisto intracomunitario e la successiva cessione dei beni nonché l'esplicito riferimento all'articolo 28 quater, punto E, paragrafo 3.[9]  Si parla di operazione triangolare quando un'impresa A stabilita in uno Stato membro A vende un bene a un'impresa B stabilita in uno Stato membro B che a sua volta lo vende a un'impresa C stabilita in uno Stato membro C e il bene in questione viene direttamente trasportato dallo Stato membro A allo Stato membro C. In questo caso e a determinate condizioni l'impresa B è esonerata dalla registrazione Iva nello Stato membro C e l'impresa C è designata come soggetto debitore dell'imposta.Senza contestare l'utilità di queste indicazioni obbligatorie, si ritiene inadeguato un elenco minimo, per definizione incompleto, che, come giustamente rilevato nella relazione presentata dal consulente alla Commissione, si traduce in un'estrema varietà di indicazioni nei diversi Stati membri, con conseguenti difficoltà per gli operatori che svolgono la loro attività in più Stati membri della Comunità.2.3. La fatturazione elettronicaLa nozione stessa di fatturazione elettronica è totalmente assente dalla sesta direttiva Iva.Tuttavia, la lettera c) dell'articolo 22, paragrafo 3, consente che gli Stati membri accettino questo tipo di fatture. È chiaro però che tale base è insufficiente in quanto si limita a prevedere una facoltà per gli Stati membri.Ne risulta pertanto non solo una totale libertà di creare o meno un quadro giuridico in materia e, quindi, di permettere o vietare questa pratica, ma anche un'estrema diversità delle condizioni alle quali può essere introdotta. In assenza di condizioni minime fissate a livello comunitario, può essere difficile per alcuni Stati membri accettare lo sviluppo di queste nuove tecnologie di fatturazione su un piano transfrontaliero, tanto più che la fattura è l'elemento centrale del sistema di controllo dell'Iva.L'assenza di armonizzazione delle condizioni stabilite per la fatturazione elettronica ne ostacola notevolmente l'utilizzazione su larga scala, ad esempio da parte di alcune grandi imprese che vogliano affidare le loro operazioni di fatturazione a uno solo dei loro enti (o a una terza persona) che agisca per conto di più loro filiali stabilite in diversi Stati della Comunità e soggette a legislazioni diverse.La crescente specializzazione delle attività svolte dalle varie filiali delle imprese in tutta l'Europa ha in effetti recentemente portato grandi gruppi ad affidare ad una sola delle loro filiali il compito di emettere le fatture per conto dell'intero gruppo, qualunque sia il luogo di stabilimento delle diverse filiali. L'esistenza di quindici legislazioni differenti in materia di fatturazione è un grosso ostacolo allo sviluppo di questo sistema, che invece favorisce la riduzione dei costi di gestione delle imprese europee e può quindi rafforzare la loro competitività rispetto alle imprese dei paesi terzi.I recenti sviluppi tecnologici hanno d'altra parte reso urgente la creazione di un quadro giuridico comunitario in materia. Oltre allo sviluppo della tecnologia EDI [10] che consente la fatturazione elettronica in modo sicuro e accettato ormai in molti paesi europei, ma che è limitata ad alcune grandi imprese, si vede oggi emergere una tecnologia molto più flessibile, accessibile anche alle piccole e medie imprese, basata sull'uso di Internet. Questa evoluzione comporta inevitabilmente dei problemi in termini di sicurezza tecnica, in quanto la trasmissione di fatture mediante una rete non protetta come Internet crea dei rischi a livello dell'autenticità dell'origine delle fatture o dell'integrità del loro contenuto. Ne risulta inoltre un cambiamento di scala; la fatturazione elettronica - che per molto tempo è stata l'eccezione - è certamente destinata a diventare la regola, tanto più che la sua utilizzazione significa una sostanziale riduzione dei costi. Lo studio presentato alla Commissione sottolineava che il costo di una fattura elettronica era compreso in media tra 0,28 e 0,47 EUR contro costi compresi tra 1,13 e 1,65 EUR per una fattura tradizionale.[10]  Electronic Data Interchange.Occorre infine aggiungere che questa trasformazione delle pratiche commerciali non è affatto una minaccia per le amministrazioni fiscali e, se ben gestita, può anche accrescere l'efficacia del controllo fiscale. Grazie ai nuovi software per il controllo fiscale oggi disponibili sul mercato, le fatture elettroniche sono infatti più rapide e più facili da verificare di quanto non lo siano le voluminose cartelle piene di fatture su carta.2.4. Conservazione delle fatturePer quanto riguarda la conservazione delle fatture, la sesta direttiva prevede attualmente l'obbligo di conservare una copia di tutti i documenti emessi, il che non ha molto senso nel quadro di un sistema di fatturazione elettronica. Occorre quindi modernizzare questo obbligo, trasformandolo in un obbligo più generale di archiviazione dei dati, qualunque sia il mezzo utilizzato.3. Modifiche proposte3.1. Articolo 1, punto 13.1.1. Obbligo di emettere una fattura (articolo 22,  paragrafo 3, lettera a))Prima di tutto occorre notare che la determinazione dei casi in cui deve esistere, a livello comunitario, un obbligo di fatturazione rimane invariata. Ai soli fini dell'Iva, i casi attualmente previsti dalla sesta direttiva sono sufficienti, ma non è escluso che altre normative possano prevedere l'obbligo di emettere una fattura o un documento equivalente in altri casi. Le condizioni comunitarie imposte alla fatturazione, in particolare l'elenco delle indicazioni obbligatorie, sarebbero ovviamente applicabili soltanto ai casi in cui la stessa legislazione comunitaria impone la fatturazione ai fini dell'Iva. Negli altri casi, (ad esempio fatturazione a privati in casi diversi dalla vendita a distanza o dalla cessione di mezzi di trasporto nuovi), spetterà agli Stati membri stabilire le condizioni applicabili. In tali situazioni infatti non sarà sicuramente necessario richiedere tutte le indicazioni elencate nella presente normativa in quanto non tutte sono utili e una richiesta in tal senso imporrebbe agli operatori un onere superfluo.È invece ormai esplicitamente previsto che l'obbligo di fatturazione debba poter essere delegato a un terzo (subappalto) o al cliente (autofatturazione). La Commissione propone quindi che il soggetto passivo che effettua l'operazione sia ormai responsabile dell'emissione delle fatture e non tenuto - in senso stretto - a emetterle egli stesso. Occorre tuttavia notare che in ogni caso, chiunque sia l'autore della fattura, l'unico responsabile della sua emissione deve rimanere il soggetto passivo che effettua l'operazione. D'altra parte è indispensabile che esistano un esplicito accordo preliminare che le due parti possano far valere su domanda dell'amministrazione fiscale e una procedura di accettazione implicita o esplicita di ogni fattura da parte del soggetto passivo che effettua l'operazione.Per quanto riguarda l'autofatturazione, gli Stati membri potranno eventualmente imporre altre condizioni. Questa tecnica di fatturazione, pur essendo di un evidente interesse commerciale, presenta alcuni rischi nella misura in cui equivale a far emettere le fatture dal titolare del diritto a deduzione, il che annulla la divisione delle competenze tra cliente e fornitore, che è al centro del sistema di controllo dell'Iva. Il rischio che il cliente fatturi più del dovuto al fine di dedurre un'imposta che non è mai stata pagata non si deve sopravvalutare. Esso del resto è ancora maggiore nel quadro di una cessione intracomunitaria, in quanto in tal caso il cliente è allo stesso tempo il debitore dell'Iva.La Commissione ritiene però che tali condizioni debbano comunque non essere discriminanti nei confronti dei clienti stabiliti in un altro Stato membro. Non deve quindi essere possibile imporre condizioni più restrittive per l'autofatturazione transfrontaliera che per l'autofatturazione all'interno di uno stesso Stato membro.Quando tuttavia il terzo o il cliente che emette la fattura per conto del soggetto passivo sia stabilito in uno paese terzo con cui non esiste nessun quadro giuridico che contempli l'assistenza reciproca, può essere giustificato (a causa delle difficoltà supplementari per ottenere informazioni dal cliente o dal terzo in questione) prevedere condizioni più severe. Si tratta beninteso di una semplice possibilità per gli Stati membri.Per quanto riguarda infine i documenti equivalenti alla fattura, la presente proposta fornisce una base chiara sia per la fatturazione periodica che per l'invio delle note di accredito o di addebito.La pratica della fatturazione periodica, che può risultare economicamente vantaggiosa ad esempio in caso di regolari consegne di grandi quantitativi di pezzi, deve essere autorizzata espressamente, a condizione che il periodo stabilito non superi un mese.Per quanto riguarda le note di accredito o di addebito, la Commissione suggerisce di assimilarle completamente, ai fini dell'Iva, alle fatture che esse correggono. Anch'esse sarebbero quindi soggette all'insieme delle disposizioni del paragrafo 3 (indicazioni obbligatorie, possibilità di trasmissione elettronica e obbligo di archiviazione).3.1.2. Contenuto delle fatture (articolo 22, paragrafo 3, lettera b))Riguardo alle indicazioni che devono figurare sulle fatture, la Commissione ritiene ormai indispensabile una loro armonizzazione a causa della crescente internazionalizzazione delle economie e dello sviluppo del commercio elettronico. Queste due tendenze infatti fanno sì che sempre più spesso un ente unico stabilito in uno Stato membro emetta fatture per conto di più soggetti passivi stabiliti in diversi paesi o più semplicemente che un soggetto passivo stabilito in uno Stato membro sia tenuto a emettere fatture conformi a legislazioni di più Stati membri (in quanto esercita attività imponibili in più paesi).L'armonizzazione è tuttavia limitata alle condizioni necessarie ai fini dell'Iva, il che significa che le amministrazioni fiscali non dovrebbero poter imporre a fini Iva l'indicazione di altri elementi. In concreto, l'elenco si applicherà nei casi in cui l'emissione di una fattura è obbligatoria in virtù della legislazione relativa all'Iva. In ogni caso, il rispetto dell'elenco di indicazioni fissato dalla presente proposta dovrebbe essere sufficiente a giustificare il diritto a deduzione. La proposta non potrebbe invece avere l'effetto di vietare altre indicazioni obbligatorie a fini non fiscali, la cui armonizzazione non può derivare da un'iniziativa della Commissione in materia di Iva.L'elenco suggerito dalla Commissione è composto da dodici indicazioni generali, ma deve essere considerato alla luce di altre disposizioni particolari contenute nella sesta direttiva. Si prenda ad esempio l'articolo 26 bis, punto B, paragrafo 9, che vieta di far figurare l'imposta da pagare (perché non è deducibile) per i beni sottoposti al regime di imposizione sull'utile; ovviamente questa disposizione sarà sempre applicabile.L'elenco proposto sarebbe obbligatorio per gli operatori in ogni Stato membro e ai fini dell'Iva non sarebbe obbligatoria nessun'altra indicazione; ovviamente ciò non esclude altre indicazioni volute dagli operatori stessi, in particolare nei casi in cui il cliente abbia bisogno di elementi supplementari.L'elenco ovviamente non riprende l'insieme delle indicazioni attualmente richieste da ognuno dei quindici Stati membri; esso rappresenta un difficile compromesso tra tentativo di semplificazione, esigenze delle amministrazioni in termini di controllo, ma anche esigenze degli operatori che devono far fronte alla necessità di applicare correttamente la legislazione relativa all'Iva. Un elenco troppo breve sarebbe fonte al tempo stesso di difficoltà per le amministrazioni fiscali e di incertezza per i soggetti passivi, mentre un elenco troppo lungo sarebbe d'intralcio agli operatori.La Commissione ritiene inoltre che debba essere possibile per gli Stati membri derogare all'elenco obbligatorio nel caso di fatture di importo insignificante e in casi che spetta loro determinare, purché la deroga comporti l'eliminazione di alcune indicazioni e non l'aggiunta di altre.Occorre inoltre ricordare che gli Stati membri potranno sempre, a norma delle disposizioni dell'articolo 22, paragrafo 9, lettera a) e dell'articolo 25, paragrafo 4, prevedere alcune misure di semplificazione. Tali disposizioni permettono infatti agli Stati membri di sopprimere alcune indicazioni obbligatorie quando il soggetto passivo effettua soltanto operazioni esenti in virtù degli articoli 13 e 15, quando beneficia del regime di franchigia concesso alle piccole e medie imprese, quando è un agricoltore forfettario o quando non effettua nessuna operazione intracomunitaria.È inoltre esplicitamente previsto che nell'invio simultaneo di fatture in lotti a uno stesso destinatario le indicazioni obbligatorie possano figurare una sola volta se sono comuni a tutte le fatture. Questa pratica è in effetti relativamente abituale nel caso della fatturazione elettronica in quanto permette di semplificare il processo di fatturazione indicando una sola volta le indicazioni comuni (quali nome, indirizzo e numero di identificazione Iva).È inoltre escluso che gli Stati membri possano imporre condizioni relative alla firma delle fatture, fatta eccezione per quelle di cui alla lettera c), e la cui unica finalità è assicurare la sicurezza tecnica della fatturazione elettronica. La firma infatti non è necessaria alla fatturazione in quanto strumento giuridico. D'altra parte sarebbe problematico per gli operatori assoggettarsi a tale obbligo unicamente in alcuni Stati membri in quanto esso non solo avrebbe conseguenze sulla presentazione delle fatture su carta ma avrebbe anche l'effetto di appesantire le condizioni tecniche della fatturazione elettronica e quindi di compromettere il presente sforzo di armonizzazione delle stesse.Quanto alla moneta che può essere utilizzata, è stata adottata un'impostazione molto flessibile. La Commissione non vede particolari difficoltà nell'utilizzazione di qualsiasi moneta, che si tratti o meno della moneta nazionale [11] o di una moneta comunitaria, ovviamente purché l'importo dell'imposta da pagare sia convertito nella moneta nazionale, secondo i meccanismi di conversione di cui all'articolo 11, punto C, paragrafo 2.[11]  L'euro è considerato la moneta nazionale dei paesi della zona euro, al pari della moneta nazionale che continua a coesistere con l'euro durante il periodo transitorio.Quanto alla lingua che può essere utilizzata, in base al principio di sussidiarietà spetta invece agli Stati membri determinare le eventuali condizioni linguistiche da imporre alla fatturazione, ovviamente purché tali condizioni si applichino solo alle fatture emesse dai rispettivi operatori e non a quelle che essi ricevono.La Commissione ritiene infine che la presente armonizzazione del contenuto delle fatture nell'ambito della Comunità favorirà la comparsa, a livello europeo o mondiale, di formati elettronici standardizzati per la fatturazione e faciliterà la loro interoperabilità.3.1.3. La fatturazione elettronica (articolo 22, paragrafo 3, lettera c))Il futuro quadro giuridico in materia di fatturazione deve anche tener conto dello sviluppo delle nuove tecnologie. Per tale motivo, al fine di garantire la massima neutralità possibile, la lettera c) del paragrafo 3 dell'articolo 22 stabilisce ormai il principio generale secondo il quale una fattura può essere trasmessa su qualsiasi supporto, materiale o elettronico (in quest'ultimo caso previa informazione del destinatario al momento della conclusione dell'operazione).Tale accettazione di principio, che evita la compilazione di un elenco di tecnologie o di metodi ammissibili, è l'unico criterio che consente di costruire un quadro giuridico neutro dal punto di vista tecnologico e quindi valido nel tempo. La tecnologia più comunemente usata è oggi la tecnologia EDI [12]. Tuttavia sono disponibili anche altre tecnologie - basate su Internet - accettate da alcune amministrazioni fiscali.[12]  Electronic Data Interchange.Una volta stabilito questo principio di accettazione generale, la lettera c) precisa il quadro giuridico nell'ambito del quale le fatture trasmesse tramite mezzi elettronici possono essere accettate.Nel nuovo dispositivo è innanzitutto previsto che non possano esistere sistemi di autorizzazione preventiva, in quanto costituirebbero un ostacolo eccessivo per lo sviluppo della fatturazione elettronica. Sarebbe soltanto ammissibile, in quanto pratica che non crea eccessivi intralci, una semplice notifica preventiva - facoltativa per ciascuno Stato membro - senza possibilità di rifiuto a priori né di imposizione di un qualsiasi termine sospensivo da parte dell'amministrazione fiscale. La Commissione non è certo favorevole a tale sistema di notifica preventiva in quanto non ne vede la necessità a lungo termine; tuttavia è consapevole del fatto che la fatturazione elettronica è uno strumento relativamente nuovo per alcuni Stati membri e che in un primo tempo il sistema di notifica preventiva può essere necessario per accompagnarne lo sviluppo. L'esperienza mostra che gli Stati membri oggi relativamente avanzati in materia hanno per lo più applicato inizialmente un sistema di autorizzazione preventiva trasformato poi in sistema di semplice notifica preventiva, di cui spesso è prevista la soppressione. Tuttavia, a un certo punto il sistema di notifica preventiva dovrebbe risultare inutile; pertanto la Commissione propone di stabilire che non sia più possibile applicarlo dopo il 31 dicembre 2005.Al di là di questo aspetto puramente procedurale, la parte essenziale del quadro giuridico proposto è costituita dalle condizioni di fondo imposte alla fatturazione elettronica, finalizzate a garantirne la sicurezza tecnica. Tali condizioni non sono soltanto nell'interesse delle amministrazioni fiscali ma anche in quello degli operatori, consapevoli della necessità di rendere sicura la trasmissione elettronica delle loro fatture.Le condizioni proposte sono le seguenti:-  garanzia dell'autenticità dell'origine della fattura, in modo che il destinatario della fattura abbia la certezza che quest'ultima proviene dalla persona che l'ha emessa;- garanzia dell'integrità del contenuto delle fatture (insieme delle indicazioni compreso il numero della fattura).Per soddisfare queste due condizioni ogni fattura elettronica dovrà essere oggetto di una firma elettronica avanzata, ai sensi dell'articolo 2, punto 2), della direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 1999, relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche [13]. Ai sensi dell'articolo 2, punto 2), di detta direttiva, per firma elettronica avanzata si intende una firma elettronica che soddisfi i seguenti requisiti: essere connessa in maniera unica al firmatario, essere idonea ad identificare il firmatario, essere creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare il proprio controllo esclusivo e essere collegata ai dati cui si riferisce in modo da consentire l'identificazione di ogni successiva modifica di detti dati.[13]  GU L 13 del 19.1.2000, pag. 12.Per quanto riguarda l'accettazione ai fini dell'Iva di fatture trasmesse tramite mezzi elettronici a partire da un paese con il quale non esiste un quadro giuridico che preveda l'assistenza reciproca, gli Stati membri dovranno avere la possibilità di stabilire condizioni supplementari.Spetterà infine alle amministrazioni fiscali far sì che queste condizioni siano rispettate dall'insieme dei soggetti passivi che effettuano operazioni sul loro territorio, con tutti i mezzi di controllo appropriati, compreso il ricorso alle disposizioni relative all'assistenza reciproca quando l'emissione delle fatture sia subappaltata a terzi non stabiliti nel paese.Lo scopo di questo elenco di condizioni è non soltanto garantire un livello di sicurezza tecnica soddisfacente per le amministrazioni fiscali, ma anche richiamare l'attenzione degli operatori sui criteri cui devono ormai conformarsi i software di fatturazione, il che sicuramente favorirà la comparsa di software conformi e la diminuzione del loro costo. L'elenco inoltre dovrebbe facilitare il lavoro di standardizzazione in corso in questo campo, a livello europeo e internazionale.Beninteso, sarà sempre possibile per gli operatori che lo desiderino imporsi condizioni più severe. Ad esempio, essi potranno aggiungere alla firma elettronica avanzata un certificato qualificato conferendo in tal modo alla firma elettronica un valore giuridico equivalente a quello di una firma scritta a mano. Tale certificato potrà anche contenere informazioni sul numero di identificazione Iva del soggetto passivo. La Commissione ritiene tuttavia che ciò non debba essere un obbligo in quanto aggiungerebbe alla fatturazione elettronica un elemento costoso che non è indispensabile - infatti neanche per le fatture su carta vige l'obbligo della firma.Gli operatori potranno anche fare di più per la sicurezza del messaggio trasmesso, utilizzando tecniche di cifratura [14]. Tuttavia l'uso di tali tecniche non deve essere reso obbligatorio, in quanto la cifratura ha essenzialmente lo scopo di garantire la riservatezza delle informazioni trasmesse, condizione non indispensabile nel quadro del processo di fatturazione.[14]  La comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni intitolata "Garantire la sicurezza e la fiducia nelle comunicazioni elettroniche - Verso la definizione di un quadro europeo in materia di firme digitali e di cifratura" (COM(1997)503 dell' 8.10.1997) fornisce elementi più dettagliati su tali tecniche.3.1.4. Conservazione delle fatture (articolo 22, paragrafo 3, lettera d))La nozione di obbligo di "conservazione di una copia" è innanzitutto sostituita da un obbligo più generale di "archiviazione" delle fatture emesse e ricevute, in modo da adattare tale obbligo allo sviluppo della fatturazione elettronica.Il periodo per il quale l'archiviazione è obbligatoria può tuttavia essere fissato soltanto dagli Stati membri in quanto dipende da procedure puramente nazionali in materia di diritto di controllo.Quanto al luogo di archiviazione, la Commissione ritiene invece che spetti all'operatore stesso stabilirlo liberamente e che possa anche trattarsi di un luogo esterno al territorio nazionale, in particolare quando le fatture siano state trasmesse da terzi stabiliti in un altro paese.Tale libertà deve tuttavia essere accompagnata dalle due condizioni seguenti:- l'operatore deve poter accedere in qualsiasi momento e immediatamente dalla sua sede all'insieme dei dati figuranti sulla fattura, per rispondere ad ogni eventuale domanda delle autorità fiscali del suo paese. Tale condizione può evidentemente essere soddisfatta soltanto in caso di registrazione elettronica, in quanto un sistema di conservazione in raccoglitori fuori dalla sede dell'impresa non potrebbe in nessun caso consentire un accesso immediato in qualsiasi momento;- devono essere assicurate l'integrità dei dati (insieme delle indicazioni compreso il numero della fattura) e la loro leggibilità durante tutto il periodo di archiviazione.Infine, qualora la fattura sia trasmessa tramite mezzi elettronici, sarà obbligatorio, per consentire un controllo efficace e assicurare l'integrità dei dati, effettuare l'archiviazione su supporto elettronico e registrare la firma elettronica avanzata contemporaneamente alla fattura.Qualora il file, ossia concretamente il supporto informatico (ad esempio un disco duro o un CD) su cui i dati sono registrati, sia fisicamente situato in un paese con cui non esista nessun quadro giuridico che consenta l'assistenza reciproca in materia di Iva comparabile a quello esistente nell'ambito della Comunità, gli Stati membri potranno, se lo riterranno opportuno, stabilire condizioni supplementari.3.1.5. La definizione di trasmissione e archiviazione elettronica delle fatture (articolo 22, paragrafo 3, lettera e))La lettera e) definisce la nozione di trasmissione e archiviazione delle fatture "tramite mezzi elettronici" ai fini dell'applicazione delle lettere c) e d). La definizione utilizzata ricalca quella contenuta nella direttiva 98/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 luglio 1998 [15] relativa ad una modifica della direttiva 98/34/CE che prevede una procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche.[15]  GU L 217 del 5.8.1998, pag. 18.3.2. Articolo 1, punto 2L'articolo 22, paragrafo 8, consente attualmente agli Stati membri di stabilire altri obblighi che essi ritengano necessari ad assicurare l'esatta riscossione dell'imposta e ad evitare le frodi.Si propone quindi di modificare tale paragrafo al fine di indicare che esso non può essere utilizzato per imporre obblighi supplementari in materia di fatturazione, in quanto questi ultimi sono ormai armonizzati.4. ConclusioniLe disposizioni della presente proposta costituiscono un insieme coerente inteso nello stesso tempo a semplificare e modernizzare le condizioni imposte per la fatturazione nell'ambito della Comunità europea mediante la creazione di un quadro giuridico più armonizzato.Tuttavia l'armonizzazione è limitata agli aspetti della fatturazione per i quali è realmente necessaria e viene lasciato per quanto possibile agli Stati membri il compito di stabilire l'insieme delle condizioni complementari che non occorre fissare a livello comunitario. In tal modo è perfettamente rispettato il principio di sussidiarietà. Beninteso, tale libertà di cui godono gli Stati membri rimane circoscritta e limitata dalle libertà sancite dal trattato e deve pertanto essere esercitata - secondo la giurisprudenza della Corte - nel rispetto del principio di "proporzionalità".L'armonizzazione è inoltre limitata alle condizioni imposte per la fatturazione dalla legislazione in materia di Iva. Esistono ovviamente altre condizioni che la presente proposta di modifica della sesta direttiva non potrebbe semplificare né armonizzare. Essa mira quindi a fare in modo che ai fini dell'Iva le condizioni siano sufficienti e consentano la concessione del diritto a deduzione. Ciò non esclude tuttavia l'eventuale necessità di semplificare, a livello comunitario o nazionale, gli altri obblighi imposti per la fatturazione.Poiché tuttavia l'Iva è l'elemento centrale del quadro regolamentare relativo alla fatturazione, la proposta dovrebbe consentire una sostanziale semplificazione degli obblighi degli operatori, in particolare di quelli che svolgono attività transfrontaliere.La proposta dovrebbe inoltre favorire lo sviluppo della fatturazione elettronica e quindi del commercio elettronico, dando al tempo stesso sufficienti garanzie alle amministrazioni fiscali in materia di sicurezza.Essa pertanto rientra perfettamente nel quadro della nuova strategia della Commissione in materia di Iva [16] intesa a privilegiare, a breve termine, la semplificazione e la modernizzazione del sistema Iva comunitario.[16]  Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Strategia volta a migliorare il funzionamento del regime Iva nel mercato interno (COM(2000)348 del 7.6.2000).Infine, la presente proposta non avrà nessuna incidenza sulle risorse proprie delle Comunità europee derivanti dall'Iva.2000/0289 (CNS)Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 77/388/CEE al fine di semplificare, modernizzare e armonizzare le modalità di fatturazione previste in materia di imposta sul valore aggiuntoIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 93,vista la proposta della Commissione [17],[17]   GU C ...visto il parere del Parlamento europeo [18],[18]  GU C ...visto il parere del Comitato economico e sociale [19],[19]  GU C ...considerando quanto segue:(1) Le regole per la fatturazione, previste dall'articolo 22, paragrafo 3, nella versione figurante all'articolo 28 nonies, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme [20], modificata da ultimo dalla direttiva 2000/17/CE [21], sono relativamente poco numerose, lasciando in tal modo agli Stati membri il compito di determinare le condizioni essenziali. D'altra parte esse sono ormai inadeguate all'evoluzione delle nuove tecnologie e dei nuovi metodi di fatturazione.[20]  GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1.[21]  GU L 84 del 5.4.2000, pag. 24.(2) La relazione della Commissione sulla seconda fase dell'iniziativa SLIM [22] (Semplificazione legislativa per il mercato interno) raccomanda di esaminare quali siano le indicazioni necessarie in materia di imposta sul valore aggiunto nella compilazione di una fattura e quali siano i requisiti legali e tecnici in materia di fatturazione elettronica.[22]  COM(97) 618 def. del 24 novembre 1997.(3) Le conclusioni del Consiglio Ecofin del giugno 1998 hanno sottolineato che lo sviluppo del commercio elettronico richiedeva un quadro normativo che regolasse l'uso della fatturazione elettronica salvaguardando le possibilità di controllo dell'amministrazione tributaria.(4) È pertanto necessario, per garantire il buon funzionamento del mercato interno, determinare a livello comunitario un elenco armonizzato delle indicazioni che devono figurare sulle fatture in materia di imposta sul valore aggiunto e fissare delle modalità comuni per il ricorso alla fatturazione elettronica e per l'archiviazione elettronica delle fatture, nonché per l'autofatturazione e il subappalto delle operazioni di fatturazione. L'autenticità dell'origine della fatturazione elettronica deve essere garantita mediante una firma elettronica avanzata, ai sensi dell'articolo 2, punto 2) della direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 1999, relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche [23].[23]  GU L 13 del 19.1.2000, pag. 12.(5) Occorre prevedere che gli Stati membri non possano più esigere che i loro operatori inviino le fatture o un elenco riassuntivo di queste ultime su carta quando trasmettono tali fatture per via elettronica.(6) Occorre infine rispettare, per quanto riguarda l'archiviazione delle fatture, le condizioni previste dalla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati [24].[24]   GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.(7) La direttiva 77/388/CEE deve quindi essere modificata di conseguenza,HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1All'articolo 28 nonies della direttiva 77/388/CEE, l'articolo 22 è così modificato:1) Il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"3. a) Ogni soggetto passivo assicura che sia emessa, da lui stesso o da un terzo che agisce in suo nome e per suo conto, una fattura, o altro documento equivalente, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi che effettua per conto di un altro soggetto passivo o una persona giuridica che non è soggetto passivo. Parimenti, ogni soggetto passivo assicura che sia emessa, da lui stesso o da un terzo in suo nome e per suo conto, una fattura, o altro documento equivalente, per le cessioni di beni di cui all'articolo 28 ter, B, paragrafo 1, e per le cessioni di beni che effettua alle condizioni previste dall'articolo 28 quater, A.Parimenti, ogni soggetto passivo assicura che sia emessa, da lui stesso o da un terzo in suo nome e per suo conto, una fattura per gli acconti che gli sono corrisposti prima che sia effettuata una delle cessioni di beni di cui al primo comma, nonché per gli acconti che gli sono corrisposti da un altro soggetto passivo, oppure da una persona giuridica che non è soggetto passivo, prima che sia ultimata la prestazione di servizi.Le note di accredito o di addebito sono assimilate alle fatture e devono soddisfare le stesse condizioni.Si possono compilare fatture periodiche purché la periodicità adottata non superi un mese.La compilazione di fatture, a nome di un soggetto passivo, da parte di un terzo o del suo cliente è autorizzata previo consenso espresso delle parti, che queste possano far valere su domanda dell'amministrazione fiscale, e purché ogni fattura sia oggetto di accettazione tacita od espressa da parte del soggetto passivo che esegue l'operazione.Previa comunicazione alla Commissione, gli Stati membri possono imporre ai soggetti passivi che eseguono operazioni sul loro territorio altre condizioni per l'emissione di fatture, a loro nome e per loro conto, da parte dei loro clienti. Tali condizioni devono comunque essere identiche qualunque sia il luogo di stabilimento del cliente.Possono inoltre essere previste, previa comunicazione alla Commissione, condizioni supplementari nel caso in cui il terzo o il cliente che emette le fatture in nome e per conto del soggetto passivo sia stabilito in un paese con il quale non esiste alcun accordo che preveda assistenza reciproca analoga a quella vigente nella Comunità.b) Salve le disposizioni speciali previste dalla presente direttiva, nelle fatture emesse a norma della lettera a) sono obbligatorie ai fini dell'imposta sul valore aggiunto soltanto le indicazioni seguenti:- la data del suo rilascio,- un numero unico,- se del caso, il numero di identificazione ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, di cui al paragrafo 1, lettera c), del soggetto passivo e del suo cliente,- nome e indirizzo completo del soggetto passivo e del suo cliente,- descrizione dei beni o servizi,- quantità di beni ceduti o se del caso di servizi prestati,- data della cessione di beni o della prestazione di servizi,- luogo della cessione di beni o della prestazione di servizi,- base imponibile per ciascuna aliquota,- aliquota pertinente,- importo dell'imposta da pagare,- importo totale da pagare,- in caso di esenzione, riferimento alla disposizione della presente direttiva che giustifica tale esenzione,- in caso di cessione di mezzi di trasporto nuovi, i dati elencati all'articolo 28 bis, paragrafo 2,- in caso di applicazione del regime del margine di utile, riferimento all'articolo 26 o 26 bis,- in caso di applicazione delle disposizioni dell'articolo 28 quater, punto E, paragrafo 3, riferimento esplicito a tali disposizioni, numero di identificazione ai fini dell'imposta sul valore aggiunto sotto il quale il soggetto passivo ha effettuato l'acquisto intracomunitario e la successiva cessione di beni e numero che identifica ai fini dell'imposta sul valore aggiunto il destinatario di tale cessione di beni.Gli Stati membri tuttavia possono, previa comunicazione alla Commissione, esonerare, in casi da essi determinati, da alcune delle indicazioni obbligatorie di cui al primo comma, le fatture di importo esiguo.Essi accettano che in caso di lotti comprendenti una pluralità di fatture trasmesse simultaneamente allo stesso destinatario, le indicazioni comuni alle diverse fatture possano essere menzionate una sola volta.Salvo il disposto della lettera c), non impongono nessuna condizione relativa alla firma delle fatture.Essi accettano che gli importi figuranti sulla fattura possano essere indicati in qualsiasi moneta, purché l'importo dell'imposta da pagare sia convertito nella moneta nazionale.Previa comunicazione alla Commissione, possono fissare condizioni supplementari relative alla lingua da utilizzare per la compilazione della fatture da parte o per conto dei soggetti passivi che eseguono operazioni sul loro territorio.c) Le fatture emesse a norma della lettera a) possono essere trasmesse su carta oppure per via elettronica, a condizione che il destinatario ne sia stato preventivamente informato prima di concludere l'operazione.Per quanto riguarda le fatture trasmesse per via elettronica, l'autenticità della loro origine e l'integrità del loro contenuto devono essere garantite mediante una firma elettronica avanzata, ai sensi dell'articolo 2, punto 2) della direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio*.Gli Stati membri non possono imporre ai soggetti passivi che eseguono operazioni sul loro territorio altri obblighi o formalità relativi all'uso di un sistema di trasmissione delle fatture per via elettronica. Essi tuttavia possono prevedere che fino al 31 dicembre 2005 l'uso di tale sistema sia oggetto di notificazione preventiva senza effetto sospensivo. Quando cessano d'imporre tale obbligo di notificazione, essi ne informano la Commissione.Previa comunicazione alla Commissione, gli Stati membri possono prevedere condizioni supplementari per l'emissione, da parte dei soggetti passivi che eseguono operazioni sul loro territorio, di fatture a partire da un paese con il quale non esiste alcun accordo che preveda un'assistenza reciproca analoga a quella vigente nella Comunità.d) Ogni soggetto passivo deve provvedere all'archiviazione delle fatture emesse da lui stesso o da un terzo, in suo nome e per suo conto, nonché delle fatture che ha ricevuto.Gli Stati membri stabiliscono il periodo per il quale i soggetti passivi che eseguono operazioni sul loro territorio sono soggetti a tale obbligo di archiviazione e ne informano la Commissione.Le fatture possono essere archiviate in qualsiasi luogo e su qualsiasi supporto, alla sola condizione che il soggetto passivo possa accedere in qualunque momento e immediatamente a tutte le informazioni così archiviate e che siano assicurate l'integrità dei dati e la loro leggibilità durante tutto il periodo di archiviazione. Inoltre, ogni fattura trasmessa per via elettronica deve essere archiviata, con la relativa firma elettronica avanzata, tramite mezzi elettronici.Previa comunicazione alla Commissione, gli Stati membri possono imporre condizioni supplementari per quanto riguarda l'archiviazione, da parte dei soggetti passivi che eseguono operazioni sul loro territorio, delle fatture in un paese con il quale non esiste alcun accordo che preveda un'assistenza reciproca analoga a quella vigente nella Comunità.e) Ai fini delle lettere c) e d), si intende per trasmissione e archiviazione di una fattura "per via elettronica" la trasmissione e l'archiviazione effettuate mediante attrezzature elettroniche di trattamento (inclusa la compressione numerica) e di memorizzazione di dati, e utilizzando fili, radio, mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici._________________* GU L 13 del 19.1.2000, pag. 12."2) Al paragrafo 8, è aggiunto il seguente comma:"Gli Stati membri non possono avvalersi della facoltà di cui al primo comma per imporre obblighi supplementari rispetto a quelli previsti al paragrafo 3."Articolo 2Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva con decorrenza di effetti dal 1° luglio 2001. Essi ne informano immediatamente la Commissione.Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della loro pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.Articolo 3La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 4Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Bruxelles, addìPer il ConsiglioIl PresidenteSCHEDA DI VALUTAZIONE DI IMPATTO  IMPATTO DELLA PROPOSTA SULLE IMPRESE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI)Titolo della propostaProposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 77/388/CEE al fine di semplificare, modernizzare e armonizzare le condizioni imposte alla fatturazione in materia di imposta sul valore aggiunto.Numero di riferimento del documentoLa proposta1. Tenuto conto del principio di sussidiarietà, perché è necessaria una legislazione comunitaria in questo campo e quali sono i suoi principali obiettivi-Un'armonizzazione delle condizioni imposte per la fatturazione, su carta o elettronica, è necessaria per assicurare il buon funzionamento del mercato interno. Con lo sviluppo delle attività transfrontaliere sono infatti sempre più numerosi i casi in cui nelle operazioni di fatturazione un determinato operatore deve far fronte a più legislazioni fiscali diverse tra loro. Come è stato sottolineato nel quadro dei lavori SLIM II (Semplificazione legislativa per il mercato interno), l'esistenza di quindici legislazioni differenti è un problema considerevole per gli operatori. Inoltre, la creazione di un quadro giuridico armonizzato per la fatturazione elettronica può favorire la crescita del commercio elettronico in Europa.Un'azione a livello comunitario è quindi indispensabile. La presente proposta di direttiva è pertanto perfettamente conforme al principio di sussidiarietà, tanto più che, ovunque possibile, cerca di lasciare agli Stati membri il compito di stabilire le condizioni che non è necessario fissare a livello comunitario.L'impatto sulle imprese2. Chi è interessato dalla proposta-- Quali settori- La proposta interessa tutti i settori.- Quale ordine di imprese (parte delle piccole e medie imprese)- Sono interessate le imprese di qualsiasi dimensione.- Vi sono nella Comunità particolari aree geografiche in cui sono stabilite le imprese interessate- No.3. Quali misure dovranno prendere le imprese per conformarsi alla proposta-Le imprese dovranno eventualmente adattare i loro software di fatturazione in funzione del nuovo elenco di indicazioni obbligatorie nelle fatture.4. Quali sono gli effetti economici che la proposta potrà avere:- sull'occupazione-La presente proposta, semplificando e armonizzando le condizioni relative alla fatturazione, comporterà una diminuzione dei costi di fatturazione delle imprese.Essa inoltre favorirà lo sviluppo del commercio elettronico.È tuttavia impossibile determinare il suo impatto sull'occupazione.- sugli investimenti e sulla creazione di nuove imprese-Favorendo lo sviluppo del commercio elettronico e comportando una diminuzione dei costi delle imprese, la presente proposta avrà un effetto senza dubbio positivo sugli investimenti e sulla creazione di nuove imprese.- sulla competitività delle imprese-Favorendo lo sviluppo del commercio elettronico e comportando una diminuzione dei costi delle imprese, la presente proposta avrà sulla competitività un effetto molto positivo.5. La proposta contiene misure intese a tener conto della situazione specifica delle piccole e medie imprese (requisiti ridotti o differenti ecc.)-L'insieme delle misure esistenti per le piccole imprese di cui all'articolo 24 rimane in vigore, in quanto l'articolo 22, paragrafo 9, non ha subito modifiche.Consultazioni6. Elenco delle organizzazioni consultate in merito alla proposta e elementi essenziali della loro posizione.Nel gruppo SLIM-IVA erano rappresentate le organizzazioni seguenti: Confederazione fiscale europea, Eurocommerce, Federazione dei periti commerciali europei, UEAPME, UNICE.Le suddette organizzazioni si sono espresse a favore di una semplificazione e modernizzazione delle condizioni imposte per la fatturazione in Europa.Inoltre la relazione finale sulla fatturazione presentata alla Commissione nell'agosto 1999 è stata ampiamente diffusa tra gli operatori, in particolare tramite il sito Internet della DG Fiscalità e unione doganale. Molti commenti, sostanzialmente positivi, hanno così potuto essere comunicati ai servizi della Commissione, su base bilaterale o in occasione della partecipazione di funzionari della Commissione a conferenze sull'argomento.