CELEX: 62007CJ0482
Language: it
Date: 2009-09-03
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 3 settembre 2009.#AHP Manufacturing BV contro Bureau voor de Industriële Eigendom.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Rechtbank 's-Gravenhage - Paesi Bassi.#Diritto dei brevetti - Specialità farmaceutiche - Regolamenti (CEE) n. 1768/92 e (CE) n. 1610/96 - Certificato protettivo complementare per i medicinali - Presupposti per la concessione di certificati a due o a più titolari di brevetti di base riguardanti lo stesso prodotto - Precisazione relativa all’esistenza di domande pendenti.#Causa C-482/07.

Causa C‑482/07
      AHP Manufacturing BV
      contro
      Bureau voor de Industriële Eigendom
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rechtbank ‘s-Gravenhage)
      «Diritto dei brevetti — Specialità farmaceutiche — Regolamenti (CEE) n. 1768/92 e (CE) n. 1610/96 — Certificato protettivo complementare per i medicinali — Presupposti per la concessione di certificati a due o a più titolari di brevetti di base riguardanti lo stesso prodotto — Precisazione relativa all’esistenza di domande pendenti»
      Massime della sentenza
      Ravvicinamento delle legislazioni — Legislazioni uniformi — Proprietà industriale e commerciale — Diritto di brevetto — Certificato
            protettivo complementare per i medicinali 
      [Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1610/96, art. 3, n. 2; regolamento del Consiglio n. 1768/92, art. 3,
            lett. c)]
      L’art. 3, lett. c), del regolamento n. 1768/92, sull’istituzione di un certificato protettivo complementare per i medicinali,
         che prevede che il certificato viene rilasciato se, nello Stato membro nel quale è presentata la domanda e alla data di tale
         domanda, il prodotto non è già stato oggetto di un certificato, considerato alla luce dell’art. 3, n. 2, seconda frase, del
         regolamento n. 1610/96, sull’istituzione di un certificato protettivo complementare per i prodotti fitosanitari, ai sensi
         del quale, se due o più domande riguardanti lo stesso prodotto presentate da due o più titolari di brevetti differenti sono
         pendenti, ciascuno di tali titolari può ottenere un certificato per tale prodotto, dev’essere interpretato nel senso che esso
         non osta al rilascio di un certificato protettivo complementare al titolare di un brevetto di base per un prodotto per il
         quale, al momento del deposito della domanda di certificato, uno o più certificati sono già stati rilasciati ad uno o più
         titolari di uno o più altri brevetti di base.
      
      (v. punto 43 e dispositivo)
      
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      3 settembre 2009 (*)
      
      «Diritto dei brevetti – Specialità farmaceutiche – Regolamenti (CEE) n. 1768/92 e (CE) n. 1610/96 – Certificato protettivo complementare per i medicinali – Presupposti per la concessione di certificati a due o a più titolari di brevetti di base riguardanti lo stesso prodotto – Precisazione relativa all’esistenza di domande pendenti»
      Nel procedimento C‑482/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Rechtbank ’s‑Gravenhage
         (Paesi Bassi), con decisione 22 ottobre 2007, pervenuta in cancelleria il 2 novembre 2007, nella causa
      
      AHP Manufacturing BV
      contro
      Bureau voor de Industriële Eigendom, 
      
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J. Klučka, U. Lõhmus (relatore), dalla sig.ra P. Lindh e dal
         sig. A. Arabadjiev, giudici,
      
      avvocato generale: sig. Y. Bot
      cancelliere: sig.ra R. Şereş, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 12 febbraio 2009,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per l’AHP Manufacturing BV, dall’avv. K.A.J. Bisschop, advocaat;
      –        per il Bureau voor de Industriële Eigendom, dalla sig.ra N.O.M. Rethmeier, in qualità di agente;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra C. Wissels, dal sig. Y. de Vries e dalla sig.ra M. de Mol, in qualità di agenti;
      –        per il governo greco, dal sig. V. Kondolaimos e dalla sig.ra S. Charitaki, in qualità di agenti;
      –        per il governo del Regno Unito, dalla sig.ra Z. Bryanston‑Cross, in qualità di agente, assistita dai sigg. S. Malynicz e G. Peretz,
         barristers;
      
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. H. Krämer e A. Nijenhuis, in qualità di agenti,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 3, lett. c), del regolamento (CEE) del Consiglio
         18 giugno 1992, n. 1768, sull’istituzione di un certificato protettivo complementare per i medicinali (GU L 182, pag. 1),
         nonché dell’art. 3, n. 2, del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 23 luglio 1996, n. 1610, sull’istituzione
         di un certificato protettivo complementare per i prodotti fitosanitari (GU L 198, pag. 30).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra l’AHP Manufacturing BV (in prosieguo: l’«AHP») e il Bureau
         voor de Industriële Eigendom (ufficio per la proprietà industriale; in prosieguo: il «BIE») in merito alla decisione di quest’ultimo
         di rifiutarle la concessione di un certificato protettivo complementare (in prosieguo: il «CPC»).
      
       Contesto normativo
      3        I ‘considerando’ dal primo al quarto e dal sesto al nono del regolamento n. 1768/92 così recitano:
      
      «(…) la ricerca nel settore farmaceutico contribuisce in modo decisivo al costante miglioramento della salute pubblica; 
      (…) i medicinali, in particolare quelli derivanti da una ricerca lunga e costosa, potranno continuare ad essere sviluppati
         nella Comunità e in Europa solo se potranno beneficiare di una normativa favorevole che preveda una protezione sufficiente
         a incentivare tale ricerca; 
      
      (…) attualmente il periodo che intercorre fra il deposito di una domanda di brevetto per un nuovo medicinale e l’autorizzazione
         di immissione in commercio dello stesso riduce la protezione effettiva conferita dal brevetto ad una durata insufficiente
         ad ammortizzare gli investimenti effettuati nella ricerca; 
      
      (…) tali circostanze determinano una protezione insufficiente che penalizza la ricerca farmaceutica;
      (…)
      (…) è opportuno prevedere una soluzione uniforme a livello comunitario e prevenire in tal modo una evoluzione eterogenea delle
         legislazioni nazionali che comporti ulteriori differenze tali da ostacolare la libera circolazione dei medicinali all’interno
         della Comunità e da incidere, di conseguenza, direttamente sulla creazione e sul funzionamento del mercato interno; 
      
      (…) è pertanto necessaria la creazione di un [CPC] per i medicinali la cui immissione in commercio sia stata autorizzata,
         il quale possa essere ottenuto dal titolare di un brevetto nazionale o europeo alle stesse condizioni in ciascuno Stato membro
         (…); 
      
      (…) la durata della protezione conferita dal certificato deve essere fissata in modo da permettere una protezione effettiva
         sufficiente; (…) a tal fine, il titolare che disponga contemporaneamente di un brevetto e di un certificato deve poter beneficiare
         complessivamente di quindici anni al massimo di esclusività, a partire dalla prima autorizzazione di immissione in commercio
         nella Comunità del medicinale in questione; 
      
      (...) tuttavia (...) in un settore così complesso e sensibile come il settore farmaceutico, devono essere presi in considerazione
         tutti gli interessi in gioco, ivi compresi quelli della salute pubblica; (...) a questo fine, il certificato non deve essere
         rilasciato per una durata superiore a cinque anni; (…)».
      
      4        L’art. 3 di tale regolamento, che definisce le condizioni di rilascio del CPC, prevede quanto segue: 
      
      «Il certificato viene rilasciato se, nello Stato membro nel quale è presentata la domanda di cui all’articolo 7, e alla data
         di tale domanda: 
      
      a)       il prodotto è protetto da un brevetto di base in vigore; 
      b)       per il prodotto in quanto medicinale è stata rilasciata un’autorizzazione in vigore di immissione in commercio a norma – secondo
         il caso – della direttiva 65/65/CEE [del Consiglio 26 gennaio 1965, per il ravvicinamento delle disposizioni legislative,
         regolamentari ed amministrative relative alle specialità medicinali (GU 1965, 22, pag. 369)] o della direttiva 81/851/CEE
         [del Consiglio 28 settembre 1981, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative ai medicinali veterinari
         (GU L 317, pag. 1)]; 
      
      c)       il prodotto non è già stato oggetto di un certificato; 
      d)       l’autorizzazione di cui alla lettera b) è la prima autorizzazione di immissione in commercio del prodotto in quanto medicinale».
      5        L’art. 6 del detto regolamento precisa che il diritto al CPC spetta al titolare del brevetto di base o al suo avente diritto.
      
      6        Ai sensi dell’art. 7 del regolamento n. 1768/92:
      
      «1.      La domanda di certificato dev’essere depositata entro il termine di sei mesi a decorrere dalla data in cui per il prodotto,
         in quanto medicinale, è stata rilasciata l’autorizzazione di immissione in commercio menzionata nell’articolo 3, lettera b).
      
      2.      Nonostante il paragrafo 1, quando l’autorizzazione di immissione in commercio avviene prima del rilascio del brevetto di base,
         la domanda di certificato dev’essere depositata entro il termine di sei mesi a decorrere dalla data di rilascio del brevetto».
      
      7        Secondo l’art. 9, n. 1, di tale regolamento, la domanda di CPC deve, salva altra designazione, essere depositata presso l’ufficio
         competente della proprietà industriale dello Stato membro che ha rilasciato o per il quale è stato rilasciato il brevetto
         di base e nel quale è stata ottenuta l’autorizzazione di immissione in commercio per il prodotto interessato.
      
      8        L’art. 13 del detto regolamento dispone quanto segue:
      
      «1.      Il certificato ha efficacia a decorrere dal termine legale del brevetto di base per una durata uguale al periodo intercorso
         tra la data del deposito della domanda del brevetto di base e la data della prima autorizzazione di immissione in commercio
         nella Comunità, ridotto di cinque anni. 
      
      2.      Nonostante il paragrafo 1, la durata del certificato non può essere superiore a cinque anni a decorrere dalla data in cui
         il certificato acquista efficacia».
      
      9        Il diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento n. 1610/96 ha il seguente tenore:
      
      «(...) le modalità che figurano nei considerando 12, 13 e 14 nonché agli articoli 3, paragrafo 2, 4, 8, paragrafo 1, lettera
         c), e 17, paragrafo 2, del presente regolamento valgono anche, mutatis mutandis, per l’interpretazione segnatamente del considerando
         9 e degli articoli 3, 4, 8, paragrafo 1, lettera c), e 17 del regolamento (CEE) n. 1768/92 (...)».
      
      10      L’art. 3, n. 2, del regolamento n. 1610/96 prevede quanto segue:
      
      «Il titolare di più brevetti riguardanti lo stesso prodotto non può ottenere più certificati per tale prodotto. Tuttavia,
         se sono state introdotte due o più domande riguardanti lo stesso prodotto da parte di due o più titolari di brevetti differenti,
         ciascuno di tali titolari può ottenere un certificato per tale prodotto».
      
      11      Conformemente al suo art. 21, il regolamento n. 1610/96 è entrato in vigore sei mesi dopo la sua pubblicazione, l’8 agosto
         1996, nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, vale a dire l’8 febbraio 1997.
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      12      Il 3 febbraio 2000, la Commissione rilasciava per la prima volta un’autorizzazione di immissione in commercio per il medicinale
         Enbrel, il cui principio attivo è il composto etanercept.
      
      13      Il 4 e il 6 ottobre 2000 ed il 30 gennaio 2001 venivano rilasciati tre CPC relativi all’etanercept per i Paesi Bassi, rispettivamente
         all’Immunex Corporation, alla Hoechst AG e alla General Hospital Corporation nonché all’Abbott GmbH & Co KG. I brevetti di
         base per l’etanercept erano stati rilasciati a tali imprese tra il 1994 e il 1998. I tre CPC scadranno il 1° febbraio 2015.
      
      14      Su domanda depositata dalla F. Hoffmann-La Roche AG (in prosieguo: la «Hoffmann»), a tale impresa veniva rilasciato un brevetto
         europeo per le proteine che fissano il TNF (fattore di necrosi tumorale). Il rilascio di tale brevetto veniva pubblicato il
         2 aprile 2003.
      
      15      Il 2 luglio 2003, la Hoffmann presentava una domanda presso il BIE al fine di ottenere un CPC relativo all’Enbrel (etanercept)
         per i Paesi Bassi. Tale domanda era basata sul brevetto europeo della Hoffmann e sull’autorizzazione di immissione in commercio
         summenzionati. Con decisione 22 dicembre 2003, il BIE respingeva tale domanda. Il 2 febbraio 2004, la Hoffmann presentava
         opposizione avverso la detta decisione.
      
      16      Mediante trasferimento iscritto il 24 marzo 2005 nel registro dei brevetti dei Paesi Bassi, la Hoffmann cedeva all’AHP i suoi
         diritti sul detto brevetto.
      
      17      Il 16 giugno 2006, il BIE dichiarava infondata l’opposizione proposta dalla Hoffmann e confermava la sua decisione del 22
         dicembre 2003.
      
      18      Dalla decisione di rinvio risulta che, così facendo, il BIE si basava su un’interpretazione letterale restrittiva dell’art. 3,
         lett. c), del regolamento n. 1768/92, in combinato disposto con l’art. 3, n. 2, del regolamento n. 1610/96, e riteneva che,
         essendo già stati rilasciati altri CPC per l’etanercept, le relative domande non fossero più pendenti, ai sensi di quest’ultima
         disposizione, al momento del deposito della domanda della Hoffmann. Pertanto, tale domanda doveva essere respinta.
      
      19      In data 26 luglio 2006, l’AHP ha proposto un ricorso avverso la decisione del BIE dinanzi al Rechtbank ’s‑Gravenhage, il quale
         ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se il regolamento [n. 1768/92], e segnatamente [l’art. 3, lett. c)], osti a che sia rilasciato un [CPC] al titolare di un
         brevetto di base per un prodotto per cui al momento della presentazione della domanda di [CPC] siano stati già rilasciati
         uno o più [CPC] ad uno o più titolari di uno o più altri brevetti di base.
      
      2)      Se il regolamento [n. 1610/96], e segnatamente il suo diciassettesimo ‘considerando’ e l’art. 3, n. 2, seconda frase (…),
         portino a risolvere diversamente la prima questione.
      
      3)      Se, ai fini della soluzione delle questioni che precedono, sia rilevante se la domanda presentata per ultima, al pari della
         domanda o delle domande precedenti, sia stata depositata entro il termine di cui all’art. 7, n. 1, del regolamento [n. 1768/92],
         oppure entro il termine di cui all’art. 7, n. 2, del regolamento [n. 1768/92].
      
      4)      Se, ai fini della soluzione delle questioni che precedono, sia rilevante se la durata della protezione accordata con il rilascio
         del [CPC] in forza dell’art. 13 del regolamento [n. 1768/92] giunga a scadenza nello stesso momento, oppure in un momento
         successivo, rispetto alla situazione in cui uno o più [CPC] siano già stati rilasciati per lo stesso prodotto.
      
      5)      Se, ai fini della soluzione delle questioni che precedono, sia rilevante che nel regolamento [n. 1768/92] non è stabilito
         quale termine le autorità competenti ai sensi dell’art. 9, n. 1, di tale regolamento devono rispettare per esaminare la domanda
         di [CPC] e eventualmente per rilasciare il certificato, per cui una differenza nella velocità di trattamento della domanda
         da parte delle autorità competenti negli Stati membri può comportare disparità nella possibilità di rilascio di un [CPC]».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      20      Con le sue questioni, che si devono esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se l’art. 3,
         lett. c), del regolamento n. 1768/92, considerato alla luce dell’art. 3, n. 2, seconda frase, del regolamento n. 1610/96,
         debba essere interpretato nel senso che esso osti al rilascio di un CPC al titolare di un brevetto di base per un prodotto
         per il quale, al momento del deposito della domanda di CPC, siano già stati rilasciati uno o più CPC ad uno o più titolari
         di uno o più altri brevetti di base.
      
      21      Ai sensi dell’art. 3, lett. c), del regolamento n. 1768/92, letto in combinato disposto con l’art. 6 di quest’ultimo, un CPC
         viene rilasciato al titolare del brevetto di base o al suo avente diritto se, nello Stato membro nel quale è presentata la
         domanda di CPC e alla data di tale domanda, il prodotto protetto dal detto brevetto non è già stato oggetto di un CPC.
      
      22      A tal riguardo, al punto 28 della sentenza 23 gennaio 1997, causa C‑181/95, Biogen (Racc. pag. I‑357), la Corte ha precisato
         che, allorché un prodotto è protetto da più brevetti di base in vigore, eventualmente appartenenti a più titolari, ciascuno
         di questi brevetti può essere designato ai fini della procedura di rilascio del CPC, senza, tuttavia, che possa essere rilasciato
         più di un CPC per ciascun brevetto di base.
      
      23      Tale precisazione fatta dalla Corte corrisponde alle disposizioni del regolamento n. 1610/96, il quale, benché adottato prima
         della data della pronuncia della citata sentenza Biogen, è entrato in vigore dopo di essa. Infatti, l’art. 3, n. 2, seconda
         frase, di tale regolamento prevede che sia possibile rilasciare un CPC per un prodotto a ciascuno dei due o più titolari di
         vari brevetti di base riguardanti tale prodotto. Ai sensi del diciassettesimo ‘considerando’ del detto regolamento, le modalità
         che figurano in particolare al suo art. 3, n. 2, valgono anche, mutatis mutandis, per l’interpretazione dell’art. 3 del regolamento
         n. 1768/92 (sentenza 4 maggio 2006, causa C‑431/04, Massachusetts Institute of Technology, Racc. pag. I‑4089, punto 24).
      
      24      Tuttavia, l’art. 3, n. 2, seconda frase, del regolamento n. 1610/96 considera espressamente un tale rilascio solo nel caso
         in cui le domande di CPC provenienti dai detti titolari sono pendenti. Si pone quindi la questione se la formulazione di tale
         disposizione osti al rilascio di un CPC per un prodotto per il quale, al momento del deposito della domanda del detto CPC
         da parte del titolare di un brevetto di base, uno o più CPC siano già stati rilasciati ad uno o più titolari di uno o più
         altri brevetti di base.
      
      25      A tal proposito, va osservato che la prima frase del detto numero osta al rilascio, al titolare di più brevetti riguardanti
         uno stesso prodotto, di più CPC per tale prodotto. Tuttavia, la seconda frase di questo stesso numero consente un tale rilascio
         a due o più titolari di differenti brevetti riguardanti lo stesso prodotto. Risulta quindi che il particolare presupposto
         per il rilascio di due o più CPC riguardanti lo stesso prodotto è che le relative domande provengano da diversi titolari di
         brevetti di base. Detta seconda frase non prescrive, invece, che tali domande siano simultaneamente pendenti. Per di più,
         il termine «pendenti» non figura nella versione italiana del regolamento n. 1610/96, secondo la quale le dette domande devono
         semplicemente essere state introdotte [«[t]uttavia, se sono state introdotte due o più domande (...)»]. 
      
      26      Dalle considerazioni che figurano al punto precedente risulta che la simultaneità delle domande in oggetto non può essere
         ritenuto presupposto essenziale per il rilascio di cui all’art. 3, n. 2, seconda frase, di tale regolamento.
      
      27      Va poi rilevato che l’art. 3, n. 2, seconda frase, del regolamento n. 1610/96 non dev’essere interpretato esclusivamente alla
         luce del suo tenore letterale, ma anche in considerazione dell’economia generale e degli obiettivi del sistema del quale fa
         parte (v., per analogia, sentenza 9 gennaio 2003, causa C‑292/00, Davidoff, Racc. pag. I‑389, punto 24).
      
      28      Quanto all’economia generale del regolamento n. 1768/92, va osservato che il suo art. 7 prevede un termine di sei mesi per
         il deposito di una domanda di CPC, a decorrere dalla data in cui per il prodotto è stata rilasciata l’autorizzazione di immissione
         in commercio menzionata all’art. 3, lett. b), del medesimo regolamento o, quando essa avvenga prima del rilascio del brevetto
         di base, a decorrere dalla data di tale rilascio. Peraltro, il punto 46 della relazione alla proposta di regolamento (CEE)
         del Consiglio sulla creazione di un certificato protettivo complementare per i medicinali, dell’11 aprile 1990, [COM(90) 101 def.]
         indica che tali termini sono stati concepiti al fine di rispettare, da una parte, gli interessi del titolare del brevetto
         e, dall’altra, quelli dei terzi che desiderino sapere il prima possibile se il prodotto in questione sarà o meno protetto
         da un CPC.
      
      29      Orbene, il rigetto di una domanda di CPC presentata entro i termini impartiti dal detto art. 7, in ragione del fatto che un’altra
         domanda riguardante lo stesso prodotto era già stata soddisfatta e, perciò, non era più pendente, finirebbe per privare l’autore
         della domanda posteriore del beneficio dei detti termini, i quali costituiscono uno degli elementi del sistema instaurato
         dal regolamento n. 1768/92.
      
      30      Per quanto concerne gli obiettivi del regolamento n. 1768/92, in primo luogo, va ricordato che il suo obiettivo fondamentale,
         quale enunciato al primo e al secondo ‘considerando’ di tale regolamento, consiste nel garantire una protezione sufficiente
         a incentivare la ricerca nel settore farmaceutico, che contribuisce in modo decisivo al costante miglioramento della salute
         pubblica (sentenza 16 settembre 1999, causa C‑392/97, Farmitalia, Racc. pag. I‑5553, punto 19). A tal riguardo, l’adozione
         del detto regolamento viene motivata, al terzo e al quarto ‘considerando’ dello stesso, con la durata della protezione effettiva
         conferita dal brevetto insufficiente ad ammortizzare gli investimenti effettuati nella ricerca farmaceutica. Il regolamento
         n. 1768/92 mira dunque a colmare tale insufficienza mediante la creazione di un CPC per i medicinali. Esso mira, inoltre,
         a far sì che i titolari di un brevetto nazionale o europeo si giovino della protezione complementare, senza stabilire preferenze
         tra loro (sentenza Biogen, cit., punti 26 e 27).
      
      31      Orbene, nel caso in cui esistano due o più titolari di brevetti riguardanti lo stesso prodotto, che presentano tutti una domanda
         di CPC all’ufficio competente della proprietà industriale dello Stato membro interessato entro i termini previsti dall’art. 7
         del regolamento n. 1768/92, il fatto di subordinare il rilascio di un CPC alla condizione che tali domande siano pendenti
         comporterebbe il rischio che si neghi ad uno o più di tali titolari il beneficio della protezione complementare che consente
         loro di ammortizzare meglio gli investimenti che hanno effettuato nella ricerca, ciò che avrebbe per conseguenza di stabilire
         una preferenza tra i detti titolari.
      
      32      Invero, se esistesse una siffatta condizione, il rilascio di un CPC potrebbe dipendere da un avvenimento aleatorio e, in linea
         di principio, fuori del controllo del richiedente, vale a dire la data della decisione del detto ufficio in merito al rilascio
         di uno o più CPC. Quindi, non appena venisse adottata una decisione positiva rispetto ad una o più delle domande di CPC riguardanti
         lo stesso prodotto, queste non sarebbero più pendenti, così che un’altra domanda di CPC, indipendentemente dal fatto che sia
         stata presentata prima o dopo di tale decisione, o addirittura anteriormente al deposito delle domande oggetto della detta
         decisione, dovrebbe essere respinta.
      
      33      Una siffatta soluzione metterebbe quindi considerevolmente a repentaglio la possibilità, prevista all’art. 3, n. 2, del regolamento
         n. 1610/96, che due o più titolari di brevetti differenti riguardanti lo stesso prodotto conseguano un CPC per tale prodotto.
      
      34      Peraltro, la possibilità espressamente considerata all’art. 7, n. 2, del regolamento n. 1768/92 per il titolare di un brevetto
         di base di depositare una domanda di CPC entro un termine di sei mesi a decorrere dalla data di rilascio di tale brevetto,
         quando questo avvenga dopo la prima autorizzazione di immissione in commercio, è atta a proteggere tale titolare contro l’eventuale
         protrarsi della procedura di rilascio di un tale brevetto sulla quale il richiedente può esercitare solo un’influenza limitata.
         Il rifiuto di accordare ad un tale titolare un CPC per il fatto che, come nella controversia principale, altri CPC sono già
         stati rilasciati ad altri titolari di brevetti il cui rilascio, prima dell’autorizzazione di immissione in commercio, ha consentito
         loro di utilizzare il termine previsto all’art. 7, n. 1, dello stesso regolamento, lo priverebbe di tale protezione, ciò che
         finirebbe per svantaggiarlo rispetto a questi altri titolari.
      
      35      In secondo luogo, il regolamento n. 1768/92, adottato sulla base dell’art. 100 A del Trattato CEE (divenuto, dopo modifica,
         art. 100 A del Trattato CE, divenuto a sua volta, dopo modifica, art. 95 CE), introduce, come risulta dal suo sesto e dal
         suo settimo ‘considerando’, una soluzione uniforme a livello comunitario, creando un CPC che può essere rilasciato a favore
         del titolare di un brevetto nazionale o europeo alle stesse condizioni in ciascuno Stato membro. Esso mira dunque a prevenire
         un’evoluzione eterogenea delle legislazioni nazionali che comporti ulteriori differenze tali da ostacolare la libera circolazione
         dei medicinali all’interno della Comunità e da incidere, di conseguenza, direttamente sulla creazione e sul funzionamento
         del mercato interno (v. sentenze 13 luglio 1995, causa C‑350/92, Spagna/Consiglio, Racc. pag. I‑1985, punti 34 e 35, nonché
         11 dicembre 2003, causa C‑127/00, Hässle, Racc. pag. I‑14781, punto 37).
      
      36      Una differenziazione nella Comunità della protezione conferita ad un identico medicinale originerebbe una frammentazione del
         mercato caratterizzata da mercati nazionali in cui il medicinale è ancora protetto e da mercati in cui tale protezione è venuta
         meno (sentenza Spagna/Consiglio, cit., punto 36).
      
      37      Infatti, non precisando il detto regolamento alcun termine, a partire dal deposito della domanda di CPC, per l’adozione della
         decisione ad essa relativa, da parte dell’ufficio competente, di cui al suo art. 9, n. 1, tali termini possono differire considerevolmente
         tra gli Stati membri in forza della loro legislazione nazionale o della prassi delle loro autorità. A tal riguardo, l’AHP
         sottolinea che, nei Paesi Bassi, il detto ufficio competente, in forza dell’art. 3:18, n. 1, del testo unico sul diritto amministrativo
         (Algemene wet bestuursrecht), è tenuto ad adottare una decisione relativa al rilascio di un CPC il più rapidamente possibile
         e, al più tardi, sei mesi dopo la ricezione della domanda, mentre in certi altri Stati membri tale ufficio comincia ad esaminare
         le domande di CPC solo quando i brevetti di base interessati giungono a scadenza.
      
      38      È giocoforza constatare che tanto più breve è il termine per l’adozione di una siffatta decisione in uno Stato membro, tanto
         meno è probabile che, in tale Stato, due o più domande di CPC riguardanti lo stesso prodotto siano pendenti ai sensi dell’art. 3,
         n. 2, del regolamento n. 1610/96. Di conseguenza, limitare il soddisfacimento di siffatte domande presentate da differenti
         titolari dei brevetti di base di cui trattasi ai casi in cui esse sono pendenti rischierebbe di sfociare in una protezione
         di un prodotto farmaceutico differenziata tra gli Stati membri, circostanza che sarebbe proprio atta ad ostacolare la libera
         circolazione dei medicinali all’interno della Comunità e ad incidere, di conseguenza, sulla creazione e sul funzionamento
         del mercato interno.
      
      39      In terzo luogo, oltre all’obiettivo di una protezione sufficiente a incentivare la ricerca, il regolamento n. 1768/92 riconosce,
         come risulta dal suo nono ‘considerando’, la necessità, in un settore così complesso come quello farmaceutico, di prendere
         in considerazione tutti gli interessi in gioco, ivi compresi quelli della salute pubblica (v. sentenza Spagna/Consiglio, cit.,
         punto 38). A tal fine, il CPC non può essere rilasciato per una durata superiore ai cinque anni. Del pari, l’ottavo ‘considerando’
         del medesimo regolamento afferma che il titolare che disponga contemporaneamente di un brevetto e di un CPC deve poter beneficiare
         complessivamente di quindici anni al massimo di esclusività, a partire dalla prima autorizzazione di immissione in commercio
         nella Comunità del medicinale in questione.
      
      40      In ragione, da una parte, delle modalità di calcolo della durata del CPC previste all’art. 13 del regolamento n. 1768/92 e,
         dall’altra, della durata del brevetto di vent’anni a decorrere dalla data di deposito della domanda, il rilascio di un CPC
         non può comportare un superamento di tali periodi massimi di protezione. Pertanto, non è affatto necessario, per raggiungere
         un equilibrio fra i differenti interessi considerati da tale regolamento, rifiutare un siffatto rilascio a motivo del fatto
         che uno o più di un CPC sono già stati rilasciati ad altri titolari di brevetti di base riguardanti lo stesso prodotto.
      
      41      A tal proposito, poco importa che la data di scadenza del CPC richiesto coincida con quella del o dei CPC già rilasciati qualora
         il periodo di protezione derivante da ogni CPC sia stato calcolato secondo le norme previste all’art. 13 del regolamento n. 1768/92.
      
      42      Inoltre, il punto 36 della relazione alla proposta di regolamento, citata al punto 28 della presente sentenza, indica che
         l’obiettivo dell’art. 3, lett. c), del regolamento n. 1768/92 è quello di evitare che uno stesso prodotto sia oggetto di vari
         CPC successivi, così che la durata totale della protezione per uno stesso medicinale possa essere superata. Orbene, per i
         motivi esposti ai due punti precedenti, più domande di CPC provenienti da differenti titolari di brevetti di base per il prodotto
         interessato, siano o meno simultaneamente pendenti, non possono condurre ad un periodo di esclusiva superiore a quindici anni
         a decorrere dal rilascio della prima autorizzazione di immissione in commercio di tale prodotto.
      
      43      Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, le questioni poste devono essere risolte nel senso che l’art. 3, lett. c),
         del regolamento n. 1768/92, considerato alla luce dell’art. 3, n. 2, seconda frase, del regolamento n. 1610/96, dev’essere
         interpretato nel senso che esso non osta al rilascio di un CPC al titolare di un brevetto di base per un prodotto per il quale,
         al momento del deposito della domanda di CPC, uno o più CPC sono già stati rilasciati ad uno o più titolari di uno o più altri
         brevetti di base.
      
       Sulle spese
      44      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      L’art. 3, lett. c), del regolamento (CEE) del Consiglio 18 giugno 1992, n. 1768, sull’istituzione di un certificato protettivo
            complementare per i medicinali, considerato alla luce dell’art. 3, n. 2, seconda frase, del regolamento (CE) del Parlamento
            europeo e del Consiglio 23 luglio 1996, n. 1610, sull’istituzione di un certificato protettivo complementare per i prodotti
            fitosanitari, dev’essere interpretato nel senso che esso non osta al rilascio di un certificato protettivo complementare al
            titolare di un brevetto di base per un prodotto per il quale, al momento del deposito della domanda di certificato, uno o
            più certificati sono già stati rilasciati ad uno o più titolari di uno o più altri brevetti di base.
      Firme
      * Lingua processuale: l’olandese.