CELEX: 51992PC0509
Language: it
Date: 1992-12-21
Title: Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO relativa alla conclusione della Convenzione sulla diversità biologica

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
                                  C0M(92) 509 def.
                                  Bruxelles, 21 dicembre 1992
                     Proposta di
               pFCISIONF DEL CONSIGLIO
            relativa alla conclusione dalia
         Convenziona sulla diversità biologica
            (presentata dalla Commissione)
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                                SOMMARIO
La proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del la
Convenzione sulla diversità biologica stabilisce la base giuridica per
permettere alla Comunità economica europea di ratificare la suddetta
Convenzione e fissa lo scadenzario a cui devono attenersi gli Stati
membri per lo stesso obiettivo.
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                                 Relazione
1. Nel 1987, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente ha creato
   un gruppo di esperti per esaminare la necessità di un accordo
    internazionale sulla conservazione della diversità biologica.
2. Al termine di quattro riunioni di esperti, è stato istituito un
   comitato intergovernativo di negoziazione della Convenzione sulla
   diversità biologica e nel giugno del 1991 sono stati iniziati i
   negoziati sulla base di un progetto di testo preparato dal
   segretariato dell'UNEP.
3.  11 29 luglio 1991 la Commissione europea è stata autorizzata dal
   Consiglio a partecipare a detti negoziati a nome della Comunità.
4. Si è presa tale decisione basandosi su diversi motivi.
      - A l Consiglio europeo di Dublino (giugno 1990), la Comunità ha
         riconosciuto il suo ruolo specifico nella soluzione di problemi
         mondiali   dell'ambiente.    La  conservazione  della  diversità
         biologica costituisce uno dei problemi più importanti in questo
         campo.
      - Molto prima del Consiglio europeo di Dublino, la Comunità aveva
         già sviluppato politiche ed azioni comuni per proteggere i
         biotopi e le specie in pericolo. La Comunità è parte agli
         accordi Internazionali relativi alla protezione della natura,
         come per esemplo     la Convenzione di Berna (relativa alla
         conservazione delle specie selvatiche e degli habitat naturali)
         e la Convenzione di Bonn (relativa alla conservazione delle
         specie migratorie della fauna selvatica). La Comunità partecipa
         attivamente anche a CITES (Convenzione per la protezione delle
         specie della fauna e della flora in pericolo di estinzione).
5. La Commissione ha partecipato alle quattro successive riunioni
    Intergovernative di negoziazione, che si sono svolte nel settembre
   1991 (Nairobi), nel novembre 1991 (Ginevra), nel febbraio e nel
   maggio 1992 (Nairobi).
6. Nell'ultima riunione intergovernativa di negoziazione (maggio 1992)
   si era giunti ad un accordo su un testo dì Convenzione sulla
   diversità biologica.
7. La Comunità e gli Stati membri hanno firmato, il 9 giugno 1992, la
   Convenzione sulla diversità biologica, a Rio de Janeiro, durante la
   Conferenza delle Nazioni        Unite relativa all'ambiente e allo
   svIIuppo.
8. In occasione della firma, da parte della Comunità, della Convenzione
   sulla diversità biologica, il Sig. Anibal CAVACO SILVA, primo
   ministro della Repubblica portoghese, parlando in nome della
   Comunità europea e dei suoi Stati membri, ha affermato che "questa
   Convenzione prevede un insieme di misure che costituiscono la base
   del progresso in questo campo importante".
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9.  Data la relazione esistente tra certe disposizioni della Convenzione
    e le norme internazionali sui diritti della proprietà intellettuale,
    da un lato, e la proposta di direttiva della Commissione relativa
    alla    protezione   giuridica   delle  invenzioni  biotecnologiche,
    dall'altro, conviene che:
      - la Comunità europea e i suoi Stati membri facciano una
         dichiarazione interpretativa in occasione della ratifica della
         Convenzione (vedasi allegato Ili);
      - la Commissione prenda atto che la Convenzione presuppone la
         possibilità di brevettare e di proteggere con altri mezzi le
         invenzioni biotecnologiche tra le parti contraenti e che, di
         conseguenza, niente impedisce alla Comunità di garantire una
         protezione uniforme in tutta la Comunità per le suddette
         invenzioni biotecnologiche.
10. Sia per ragioni di coerenza polìtica che di efficacia, è interesse
    della Comunità ratificare la Convenzione sulla diversità biologica,
    in quanto le azioni comunitarie di conservazione della natura,
    coordinate con gli sforzi di altre nazioni, diventeranno più
    efficaci.
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PROPOSTA DI DECISIONE DEL CONSIGLIO      RELATIVA  ALLA  CONCLUSIONE  DELLA
CONVENZIONE SULLA DIVERSITÀ' BIOLOGICA
 IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ' EUROPEE,
visto il trattato che istituisce       la Comunità  economica  europea,  in
particolare l'articolo 130 S,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo* 1 ),
visto il parere del Comitato economico e sociale*2^,
considerando che la Comunità ha partecipato, sotto gli auspici del
Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, ai negoziati per la
preparazione della Convenzione sulla diversità biologica^) ;
considerando che, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite
sull'ambiente e lo sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno
1992, la Comunità ha firmato la Convenzione sulla diversità biologica;
considerando che l'obiettivo della suddetta Convenzione consiste nel
garantire la conservazione della diversità biologica, l'uso durevole
delle sue componenti e la giusta ed equa ripartizione dei benefici
derivanti dalla utilizzazione delle risorse genetiche;
considerando che la Convenzione, conformemente all'articolo 34, è aperta
alla ratifica, accettazione o approvazione degli Stati membri e delle
organizzazioni regionali di integrazione economica;
considerando che la protezione dell'ambiente fa parte degli obiettivi
della Comunità, conformemente all'articolo 130 R del trattato, che
include la conservazione della natura;
considerando che la Comunità ha già elaborato e intrapreso nel suo
territorio vaste azioni di salvaguardia della diversità biologica, fatto
che costituisce un contributo fondamentale per la conservazione della
biodiversità a livello mondiale;
considerando che la conservazione della natura è un problema di portata
mondiale, e che quindi è nell'interesse della Comunità partecipare agli
sforzi internazionali volti alla realizzazione dello stesso obiettivo;
considerando che la Comunità europea ha un interesse economico alla
conservazione e all'utilizzazione durevole della diversità biologica in
tutto    il mondo, nonché all'elaborazione      in comune di norme di
utilizzazione e di ripartizione dei benefici;
(1) GU n. C ...
(2) GU n. C ...
(3) Conclusioni del Consiglio del giugno 1991, non pubblicate nella GU
      delle Comunità europee.
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considerando che, dati I provvedimenti che la Comunità ha già adottato in
alcuni settori soggetti alla Convenzione, essa deve assumersi le sue
responsabilità nei suddetti settori a livello internazionale-,
considerando che, di conseguenza, la Comunità e i suoi Stati membri hanno
ciascuno proprie competenze nei settori soggetti alla Convenzione, e che
è necessario che la Comunità e i suoi Stati membri diventino parti
contraenti in modo che possano adempiere in modo adeguato a tutti gli
obblighi stabiliti nel la Convenzione;
considerando che, data la necessità di una rapida attuazione, è
fondamentale che la Comunità e i suoi Stati membri completino il più
presto possibile     le procedure     di  ratifica o approvazione della
Convenzione;
considerando che è auspicabile che la Comunità e gli Stati membri
depositino, se possibile simultaneamente, I loro strumenti di ratifica,
accettazione o approvazione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                Articolo 1
La Convenzione sulla diversità biologica firmata nel giugno 1992 a Rio de
Janeiro viene approvata dalla Comunità economica europea.
il testo della Convenzione è riportato nell'allegato       1 della presente
decisione.
                                Art ico lo 2
1.   In nome della Comunità       economica europea, il presidente del
     Consiglio   deposita   lo   strumento   di   approvazione   presso   il
     segretariato    generale    delle    Nazioni    Unite,    conformemente
     all'articolo 34, paragrafo  1, della Convenzione.
2.   Nello stesso tempo, il presidente deposita la dichiarazione sulle
     competenze riportata nell'allegato 2 della presente decisione
     conformemente all'articolo 34, paragrafo 3, della Convenzione, e
     inoltre il testo della dichiarazione riportato nell'allegato 3 della
     presente decisione.
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                                Articolo 3
1.   Gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari per permettere
     il deposito, se possibile simultaneamente e non oltre il 30 giugno
     1993, degli strumenti di ratifica o approvazione degli Stati membri
     e del la Comunità.
2.   Gli Stati membri informano la Commissione entro il 30 aprile 1993
     delia loro decisione di ratificare la Convenzione o, a seconda delle
     circostanze, della data prevista per il completamento di dette
     procedure. La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri,
     sceglie una data per depositare simultaneamente          i suddetti
     strumenti.
                                Articolo 4
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                    Per iI Consigi io
 ---pagebreak---                       - 8-
                    ÀUEOATO r
TESTO DELLA CONVENZIONE SULLA DIVERSITÀ' BIOLOGICA
 ---pagebreak--- PROGRAMMA DELLE NAZIONI UNITE PER L'AMBIENTE                      PNUE
                                                          X1/579/92-IT
                                                           SdT E 7 BOR
                   CONVENZIONE SULLA DIVERSITÀ' BIOLOGICA
                               5 GIUGNO 1992
 ---pagebreak---                                       J*
                   CONVENZIONE SULLA DIVERSITÀ' BIOLOGICA
                                    Preambolo
Le part I contraenti,
CONSAPEVOLI del valore intrinseco della diversità biologica e dei valori
ecologici, genetici, sociali, economici, scientifici, educativi, culturali,
ricreativi ed estetici della diversità biologica e delle sue componenti,
CONSAPEVOLI    anche   dell'importanza      della    diversità   biologica   per
l'evoluzione e la conservazione dei sistemi vitali della biosfera,
AFFERMANDO che la conservazione della diversità biologica è un problema
comune de11'umanita,
RIAFFERMANDO   che gli  Stati   hanno diritti    sovrani  sulle proprie  risorse
biologiche,
RIAFFERMANDO anche che gli Stati sono responsabili della conservazione
della diversità biologica e dell'utilizzazione durevole delle risorse
biologiche sul loro territorio,
PREOCCUPATE per il fatto che la diversità biologica              sta  diminuendo
notevolmente a causa di determinate attività dell'uomo,
CONSAPEVOLI della generale mancanza di informazioni e di cognizioni
relative alla diversità biologica e della necessità urgente di sviluppare
capacità scientifiche, tecniche ed istituzionali per ottenere le conoscenze
basilari grazie alle quali programmare ed attuare opportuni provvedimenti,
OSSERVANDO quanto sia di vitale          importanza anticipare, prevenire ed
attaccare alla fonte le cause di        significativa riduzione o perdita di
diversità biologica,
OSSERVANDO INOLTRE che laddove ci sìa una minaccia di riduzione rilevante o
di perdita della diversità biologica, non si deve addurre la mancanza di
una completa sicurezza scientifica come motivo per differire le misure che
permetterebbero di evitare o di ridurre al minimo questa minaccia,
OSSERVANDO INOLTRE che la conservazione della diversità biologica esige
necessariamente la conservazione in situ degli ecosistemi e degli habitat
naturali, oltre alla conservazione e al recupero di popolazioni vitali di
specie nel loro ambiente naturale,
OSSERVANDO INOLTRE che anche delle misure ex situ, di preferenza nei paesi
d'origine, rivestono una grande importanza,
RICONOSCENDO che un gran numero di comunità              locali di popolazioni
autoctone,    che   impersonano    modi    di   vita   tradizionali,   dipendono
strettamente e tradizionalmente dalle risorse biologiche, e che è
auspicabile garantire una suddivisione equa dei vantaggi               derivanti
dall'utilizzazione di conoscenze, innovazioni e pratiche tradizionali,
relative alla conservazione della diversità biologica e all'utilizzazione
durevole dei suoi elementi;
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                                 Articolo 1
                                 Obiettivi
Gli obiettivi della presente Convenzione, che devono essere perseguiti in
conformità delle sue disposizioni pertinenti, sono la conservazione delia
diversità biologica, l'utilizzazione durevole dei suoi elementi e la
ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle
risorse genetiche, mediante, tra l'altro, un accesso adeguato alle risorse
genetiche e un trasferimento opportuno delle tecnologie pertinenti, tenendo
conto di tutti i diritti su tali risorse e tecnologie, e mediante
finanziamenti adeguati.
                                 Articolo 2
                                Definizioni
Ai fini della presente Convenzione si intende per:
"diversità biologica": la variabilità degli organismi viventi di qualsiasi
fonte, inclusi, tra l'altro, gli ecosistemi terrestri, marini e gli altri
ecosistemi acquatici e i complessi ecologici dei quali fanno parte; essa
comprende la diversità all'interno di ogni specie, tra le specie e degli
ecosistemi.
"risorse biologiche": le risorse genetiche, gli organismi o parti di essi,
 le popolazioni, o qualsiasi altra componente biotica degli ecosistemi che
abbia un'utilizzazione effettiva o potenziale oppure presenti un valore per
 I'umanità;
"biotecnologia": tutte le applicazioni tecnologiche che utilizzano sistemi
biologici, organismi viventi o loro derivati, per realizzare o modificare
prodotti o procedimenti ad uso specifico-,
"paese d'origine delle risorse genetiche":     il paese che possiede tali
risorse genetiche nelle condizioni in si tu;
"paese fornitore di risorse genetiche": qualsiasi paese che fornisce le
risorse genetiche raccolte da fonti in situ, comprese le popolazioni di
specie selvatiche o addomesticate, o prelevate da fonti ex situ, che siano
originarie o no di tale paese;
"specie domestiche o coltivate": ogni specie il cui processo di evoluzione
è stato influenzato dall'uomo per soddisfare ai suoi bisogni;
"ecosistema": il complesso dinamico formato da comunità di piante, di
animali e di microorganismi e dal loro ambiente non vivente che, mediante
la loro interazione, formano un'unità funzionale;
"conservazione ex situ": la conservazione di elementi costitutivi della
diversità biologica al di fuori dei loro habitat naturali;
"materiale genetico": il materiale di origine vegetale, animale, microbica
o di altra origine, contenente unità funzionali dell'eredità;
 ---pagebreak---                                       -If,-
RICONOSCENDO ANCHE      il ruolo vitale che rivestono           le donne nella
conservazione e nell'utilizzazione durevole della diversità biologica, e
affermando la necessità di una piena partecipazione della donna a tutti i
 livelli del processo di formulazione e di attuazione delle politiche
relative alla conservazione della diversità biologica;
SOTTOLINEANDO l'importanza e la necessità di promuovere la cooperazione
 internazionale, regionale e mondiale tra gli Stati e le organizzazioni
 intergovernative e non governative per la conservazione della diversità
biologica e l'utilizzazione durevole dei suoi elementi,
RICONOSCENDO che la concessione di ulteriori risorse finanziarie e un
adeguato     accesso alle    tecnologie     pertinenti    possono    probabilmente
modificare In modo considerevole la capacità mondiale di far fronte alla
perdita della diversità biologica,
RICONOSCENDO INOLTRE che sono necessari aiuti speciali per far fronte alle
necessità dei paesi in via di sviluppo, ivi comprese ulteriori risorse
finanziarie e un adeguato accesso alle tecnologie pertinenti,
OSSERVANDO a questo riguardo le condizioni            speciali   dei   paesi  meno
sviluppati e dei piccoli Stati insulari,
RICONOSCENDO     che   sono   necessari     investimenti    importanti    per   la
conservazione della diversità biologica e che ci si può aspettare da questi
invest intenti una vasta serie di vantaggi ambientali, economici e sociali,
RICONOSCENDO che lo sviluppo economico e sociale e lo sradicamento della
povertà sono priorità basilari e fondamentali dei paesi in vìa di sviluppo,
CONSAPEVOLI del fatto che la conservazione e l'utilizzazione durevole della
diversità biologica rivestono un'importanza critica per soddisfare i
bisogni alimentari, sanitari ed altri della crescente popolazione del
pianeta, e che a tal fine sono essenziali l'accesso alle risorse genetiche
e alle tecnologie e la loro ripartizione,
NOTANDO che, in definitiva, la conservazione e l'utilizzazione durevole
della diversità biologica rinforzeranno le relazioni amichevoli tra gli
Stati e contribuiranno alla pace dell'umanità,
DESIDEROSE di migliorare e completare gli accordi internazionali esistenti
relativi alla conservazione della diversità biologica e all'utilizzazione
durevole del suoi elementi,
DECISE a conservare e ad utilizzare in modo durevole la diversità biologica
a profitto delle generazioni presenti e future,
convengono quanto segue.
 ---pagebreak---                                     -Il-
 "risorse genetiche": il materiale genetico che abbia un valore effettivo o
potenziale-,
 "habitat": il sito o il tipo di sito dove un organismo o una popolazione
esiste allo stato naturale;
"condizioni in situ": condizioni nelle quali si trovano le risorse
genetiche all'interno di ecosistemi e di habitat naturali e nei caso di
specie domestiche o coltivate, all'interno delle zone in cui hanno
sviluppato le proprie caratteristiche distintive;
"conservazione in situ": la conservazione degli ecosistemi e degli habitat
naturali e II mantenimento e la ricostituzione di popolazioni vitali di
specie nelle loro zone naturali e, nel caso di specie domestiche e
coltivate, nelle zone in cui hanno sviluppato le loro caratteristiche
distintive;
"zona protetta": qualsiasi zona geograficamente delimitata che è designata
o regolamentata e amministrata per II raggiungimento di obiettivi specifici
di conservazione;
"organizzazione    regionale   di     integrazione  economica":   qualsiasi
organizzazione costituita dagli Stati sovrani di una data regione, alla
quale tali Stati membri hanno trasferito competenze relative alle questioni
contemplate dalla presente Convenzione e che è stata regolarmente
autorizzata, conformemente alle sue procedure         interne, a firmare,
ratificare, accettare, approvare la detta Convenzione o ad aderirvi.
"utilizzazione durevole": l'utilizzazione delle componenti della diversità
biologica in un modo e con un ritmo tale che non provochino il declino a
lungo termine di detta diversità biologica, salvaguardando cosi il suo
potenziale al fine di soddisfare i bisogni e le aspirazioni delle
generazioni presenti e future;
"tecnologia": tutte le tecnologie compresa la biotecnologia.
                                 Articolo 3
                                  Principio
Conformemente alla Carta delle Nazioni Unite e ai principi del diritto
internazionale, gli Stati hanno il diritto sovrano di sfruttare le loro
proprie risorse applicando la propria politica ambientale ed hanno il
dovere di fare in modo che le attività esercitate sotto la loro
giurisdizione o il loro controllo non pregiudichino l'ambiente di altri
Stati o di regioni che si trovino al di fuori della giurisdizione
nazionale.
 ---pagebreak---                                       -IV-
                                   Articolo 4
                             Campo d'appI1cazIone
Fatti salvi i diritti degli altri Stati e a meno che la presente
Convenzione disponga espressamente in modo diverso, le disposizioni della
Convenzione si applicano, per quanto riguarda ciascuna delle parti
contraenti :
a) nel caso di componenti della diversità           biologica,  nel territorio
soggetto alla sua giurisdizione nazionale; e
b) nel caso di processi ed attività realizzati sotto la sua giurisdizione o
 il suo controllo, indipendentemente da dove si manifestino ì loro effetti,
nel territorio soggetto alla sua giurisdizione o al di fuori di esso.
                                   Articolo 5
                                  Cooperazione
Ogni Parte contraente, coopera, per quanto possibile e opportuno, con altre
parti contraenti, direttamente o, se del caso, tramite organizzazioni
 Internazionali competenti, nelle regioni non sottoposte alla giurisdizione
nazionale e in altri settori di interesse reciproco, per la conservazione e
 l'utilizzazione durevole della diversità biologica.
                                   Articolo 6
   Provvedimenti generali per la conservazione e l'utilizzazione durevole
Conformemente   alle  sue  condizioni   e  capacità   particolari, ogni  parte
contraente:
a) elabora strategie, piani o programmi nazionali volti a garantire la
conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica oppure
adatta a questo fine le strategie, i piani o i programmi esistenti che
devono riflettere, tra l'altro, le misure enunciate nella presente
Convenzione che concernono la parte contraente;
b) integra, per quanto possibile e opportuno, la conservazione e
l'utilizzazione durevole della diversità biologica nei suoi piani,
programmi e politiche settoriali o plurisettoriali pertinenti.
                                   Articolo 7
                          Identificazione e controllo
Per quanto possibile e opportuno e in particolare ai fini degli articoli 8,
9 e 10, ogni parte contraente:
a) identifica gli elementi importanti della diversità biologica ai fini
della conservazione e di una utilizzazione durevole, tenendo presente
l'elenco indicativo di categorie, di cui all'allegato I;
 ---pagebreak---                                      -ir-
 b) controlia, mediante campionamento ed altre tecniche, gli elementi
 costitutivi delia diversità biologica identificati in applicazione del
 capoverso a ) , prestando particolare attenzione a quegli elementi che
 richiedono urgenti misure di conservazione e a quelli che offrono maggiori
 possibilità di utilizzazione durevole1,
 e) Identifica i processi e le categorie di attività che hanno o r ischi ano
 di avere gravi impatti negativi sulla conservazione e l'utilizzazione
 durevole della diversità biologica, e sorveglia i loro effetti prelevando
 campioni ed utilizzando altre tecniche;
 d) conserva e gestisce, con qualsiasi mezzo, i dati derivati dalle attività
di identificazione e di controllo, di cui ai capoversi a ) , b) e e) del
presente articolo.
                                  Articolo 8
                            Conservazione In situ
Per quanto possibile e opportuno, ogni parte contraente:
a) stabilisce un sistema di zone protette o zone in cui si devono adottare
misure speciali per conservare la diversità biologica;
b) qualora necessario, elabora direttive per la selezione, la creazione e
 la gestione di zone protette o di zone in cui si devono adottare misure
speciali per conservare la diversità biologica;
e) regolamenta o amministra le risorse biologiche importanti per la
conservazione della diversità biologica, sia all'interno che all'esterno
delle zone protette, per garantirne la conservazione ed un'utilizzazione
durevole;
d) promuove la protezione di ecosistemi e habitat naturali ed il
mantenimento di popolazioni vitali di specie nel loro ambiente naturale;
e) promuove uno sviluppo ecologicamente innocuo e durevole nelle zone
adiacenti alle zone protette, con l'obiettivo di rafforzare la protezione
di queste ultime;
f) riabilita e ripristina gli ecosistemi degradati e promuove il recupero
di    specie   minacciate,   mediante,   tra   l'altro,   l'elaborazione   e
l'applicazione di programmi o altre strategie di gestione;
g) stabilisce o mantiene i mezzi per regolare, amministrare o controllare i
rischi connessi con l'utilizzazione o l'emissione di organismi viventi
modificati dalla biotecnologia, che rischiano di avere impatti sfavorevoli
sull'ambiente e quindi di influire sulla conservazione e l'utilizzazione
durevole delia diversità biologica, tenuto conto anche dei rischi per la
salute umana;
 ---pagebreak---                                      -tf-
h) vieta di introdurre specie esotiche oppure le controlla o le elimina, se
minacciano gli ecosistemi, gli habitat o le specie;
 I) si sforza di instaurare le condizioni necessarie per garantire ia
compatibilità tra le utilizzazioni attuali e la conservazione della
diversità biologica e       l'utilizzazione durevole dei     suoi   elementi
costitutivi ;
J) tenendo conto delle disposizioni della propria legislazione nazionale,
rispetta, preserva e mantiene le conoscenze, le innovazione e le pratiche
delle comunità autoctone e locali che impersonano modi di vita
tradizionali, importanti per la conservazione e l'utilizzazione durevole
della diversità biologica, e ne promuove una più vasta applicazione con
 l'accordo e la partecipazione dei detentori di tali conoscenze, innovazioni
e pratiche, e incoraggia la ripartizione equa dei benefici derivanti
dall'utilizzazione di tali conoscenze, innovazioni e pratiche;
k) adotta o mantiene in vigore le disposizioni legislative e le altre
disposizioni regolamentari necessarie per proteggere le specie e le
popolazioni minacciate;
 I) qualora sia stato accertato, in applicazione dell'articolo 7, un
rilevante effetto negativo per la diversità biologica, regolamenta o
gestisce i processi e le categorie di attività pertinenti;
m) coopera fornendo un sostegno finanziario o di altro tipo per la
conservazione in situ, quale delineata nei precedenti sottoparagrafi da a)
ad I ) , in particolare ai paesi in via di sviluppo.
                                  Articolo 9
                            Conservazione ex situ
Per quanto possibile e opportuno e soprattutto al fine di completare le
misure di conservazione in situ, ogni parte contraente:
a) adotta misure per conservare ex situ elementi costitutivi della
diversità biologica, preferibilmente nei paesi d'origine dei suddetti
elementi;
b) mette in opera e mantiene impianti per la conservazione ex situ e la
ricerca su piante, animali e microorganismi, di preferenza nei paesi
d'origine delle risorse genetiche;
e) adotta misure per il ricupero e la ricostituzione delle specie
minacciate e per la re introduzione di dette specie nei loro habitat
naturali in buone condizioni;
d) regolamenta e controlla la raccolta di risorse biologiche negli habitat
naturali ai fini della conservazione ex situ, in modo da evitare che gli
ecosistemi e le popolazioni di specie in situ vengano minacciate, salvo I
casi in cui speciali misure ex situ risultino temporaneamente necessarie ai
sensi del precedente sottoparagrafo e ) ;
 ---pagebreak--- e) coopera fornendo un sostegno finanziario o di altro tipo per la
conservazione ex situ, quale delineata nei precedenti sottoparagrafì da a)
a d ) , e provvedendo all'installazione e al funzionamento di impianti di
conservazione ex situ nei paesi in via di sviluppo.
                                  Articolo 10
Utilizzazione durevole degli elementi costitutivi della diversità biologica
Per quanto possibile e opportuno, ogni parte contraente:
a)     integra   le   considerazioni     relative   alia   conservazione    e
all'utilizzazione    durevole   delle    risorse  biologiche   nel   processo
decisionale nazionale;
b) adotta misure relative all'utilizzazione di risorse biologiche per
evitare o attenuare gli impatti negativi sulla diversità biologica-,
e) protegge e favorisce l'uso consuetudinario delle risorse biologiche
conformemente alle pratiche culturali tradizionali, compatibili con le
esigenze di conservazione o di utilizzazione durevole;
d) aiuta le popolazioni locali ad elaborare ed ad applicare azioni
correttive nelle zone degradate dove la diversità biologica si è ridotta;
e) incoraggia la cooperazione tra l'autorità amministrativa e il settore
privato per mettere a punto metodi che favoriscano l'utilizzazione durevole
delle risorse biologiche.
                                 Articolo 11
                                   Incentivi
Ogni parte contraente adotta, per quanto possibile e opportuno misure
economicamente e socialmente positive, che siano dì stimolo alla
conservazione e all'utilizzazione durevole degli elementi costitutivi della
diversità biologica.
                                 Articolo 12
                             Ricerca e formazione
Tenendo conto delle necessità particolari dei paesi in via di sviluppo, le
parti contraenti:
a) preparano e svolgono programmi di istruzione scientifica e tecnica e di
formazione nelle misure volte all'identificazione, alla conservazione e
all'utilizzazione durevole della diversità biologica e dei suoi elementi
costitutivi, e forniscono aiuti per tali istruzione e formazione adattate
alle esigenze specifiche dei paesi in via di sviluppo;
 ---pagebreak---                                      - 19-
b) promuovono e favoriscono la ricerca che contribuisce alia conservazione
e all'utilizzazione durevole della diversità biologica, in particolare nei
paesi in via di sviluppo, conformandosi tra l'altro alle decisioni della
Conferenza delle Parti adottate in seguito alle raccomandazioni dell'organo
sussidiario per la consulenza scientifica, tecnica e tecnologica;
e) conformemente alle disposizioni degli articoli 16, 18 e 20, sviluppano
 In collaborazione lo sfruttamento dei progressi della ricerca scientifica
sulla diversità biologica, mettendo a punto metodi di conservazione e di
sfruttamento durevole della diversità biologica.
                                  Articolo 13
                  Istruzione e sensibilizzazione del pubblico
Le parti contraenti :
a) promuovono e favoriscono la presa di coscienza dell'importanza della
conservazione della diversità biologica e delle misure necessarie a tal
fine e provvedono a diffondere tale consapevolezza mediante I mezzi di
comunicazione e l'inclusione di questi argomenti nei programmi di
 insegnamento;
b) cooperano, qualora sia opportuno, con altri Stati ed organizzazioni
 internazionali    per mettere a punto programmi         di   insegnamento e
sensibilizzazione     del    pubblico    relativi   alla    conservazione   e
all'utilizzazione durevole della diversità biologica.
                                  Articolo 14
           Valutazione di impatto e riduzione degli effetti nocivi
1. Per quanto possibile ed opportuno, ogni parte contraente:
a) adotta procedure adeguate che prescrivano la valutazione dell'impatto
sull'ambiente per i progetti proposti, che potrebbero avere effetti molto
negativi sulla diversità biologica, al fine di evitare o ridurre al minimo
tali effetti e, se del caso, permettere al pubblico di partecipare a tali
procedure;
b) adotta opportune disposizioni per garantire che siano debitamente prese
in considerazione le conseguenze ambientali dei suoi programmi e delle sue
politiche, che potrebbero avere un impatto molto negativo sulla diversità
biologica;
e) favorisce, su una base di reciprocità, la comunicazione, lo scambio di
informazioni e le consultazioni sulle attività svolte sotto la sua
giurisdizione o sotto il suo controllo che potrebbero avere effetti molto
negativi sulla diversità biologica di altri Stati o di zone situate al di
fuori   dei    limiti  della giurisdizione nazionale,       incoraggiando  la
conclusione di accordi bilaterali, regionali oppure multilaterali a seconda
del caso;
 ---pagebreak---                                      1
                                   -   * -
d) nel caso di un pericolo o di un danno imminente o grave che ha origine
nel territorio sottoposto alla sua giurisdizione o al suo controllo e che
minaccia    la diversità biologica       in un territorio soggetto alla
giurisdizione di un altro Stato o in zone situate al di fuori dei limiti
della giurisdizione nazionale, ne informa Immediatamente gli Stati che
possono essere colpiti da tale pericolo o danno e prende le misure
necessarie per prevenire o ridurre al minimo tale pericolo o danno;
e) adotta disposizioni nazionali per interventi di emergenza nel caso in
cui determinate attività o avvenimenti, di origine naturale o altra,
presentino un pericolo grave o imminente per la diversità biologica e
 Incoraggia la cooperazione internazionale al fine di intensificare detti
sforzi nazionali e di decidere piani comuni di intervento nei casi
opportuni, stabiliti di comune accordo con altri Stati od organizzazioni
regionali di integrazione economica.
2. La Conferenza delle Parti esamina sulla base degli studi che verranno
 intrapresi la questione della responsabilità e dell'indennizzo, ivi
compresi il ristabilimento e la compensazione, per i danni causati alla
diversità biologica, salvo il caso in cui detta responsablita sia un fatto
puramente interno.
                                Articolo 15
                       Accesso alle risorse genetiche
1. Dato che gli Stati hanno il diritto di sovranità sulle loro risorse
naturali, il potere di determinare l'accesso alle risorse genetiche
appartiene ai governi ed ò regolato dalla legislazione nazionale.
2. Ogni parte contraente si sforza di creare le condizioni adatte per
facilitare l'accesso di altre parti contraenti alle risorse genetiche ai
fini di un'utilizzazione innocua per l'ambiente e per non imporre
restrizioni contrarie agli obiettivi della presente Convenzione.
3. Ai fini della presente Convenzione, per risorse genetiche fornite da una
parte contraente, di cui si fa menzione in questo articolo e negli articoli
16 e 19, si Intendono esclusivamente le risorse fornite dalle parti
contraenti che sono paesi d'origine di tali risorse o fornite dalle parti
che le hanno acquisite conformemente alla presente Convenzione.
4. L'accesso, qualora concesso, ha luogo alle condizioni stabilite di
comune accordo ed è soggetto alle disposizioni del presente articolo.
5. L'accesso alle risorse genetiche è soggetto all'autorizzazione
preventiva rilasciata sulla base delle informazioni ricevute dalla parte
contraente che mette a disposizione dette risorse, salvo decisione
contraria di quest'ultima.
6. Ogni parte contraente si sforza di sviluppare ed effettuare ricerche
scientifiche fondate sulle risorse genetiche fornite da altre parti
contraenti con la piena partecipazione di queste parti e, nella misura del
possibile, sul loro territorio.
 ---pagebreak---                                     -It-
7.    Ogni   parte   contraente   adotta    opportune  misure   legislative,
amministrative o politiche, conformemente agli articoli 16 e 19 e, se del
caso, per mezzo del meccanismo finanziario creato in virtù degli articoli
20 e 21, al fine di ripartire in modo giusto ed equo, tra essa stessa e la
parte contraente che fornisce le risorse, i risultati della ricerca e dello
sviluppo, nonché i benefici che risultano dall'utilizzazione commerciale e
di altro tipo di dette risorse genetiche. Tale ripartizione si effettua
secondo modalità convenute di comune accordo.
                                 Articolo 16
            Accesso alla tecnologia e trasferimento di tecnologia
1. Ogni parte contraente, riconoscendo che la tecnologia comprende la
biotecnologia e che l'accesso alla tecnologia ed il trasferimento di
tecnologia tra le parti contraenti sono elementi essenziali per la
realizzazione degli obiettivi della presente Convenzione, si impegna,
conformemente alle disposizioni del presente articolo, a permettere e/o a
facilitare ad altre parti contraenti l'accesso alle tecnologie o il
trasferimento delle     tecnologie   che   riguardano  la conservazione    e
 l'utilizzazione durevole della diversità biologica o utilizzano le risorse
genetiche senza provocare danni sensibili all'ambiente.
2. L'accesso alla tecnologia e II trasferimento di tecnologia, di cui al
precedente paragrafo 1 sono garantiti e/o facilitati ai paesi in via di
sviluppo applicando condizioni eque e il più possibile favorevoli, ivi
comprese condizioni di concessione e preferenziali, qualora convenute di
comune accordo, e, se necessario, conformemente al meccanismo finanziario
stabilito dagli articoli 20 e 21. Qualora una tecnologia costituisca
oggetto di brevetti e altri diritti di proprietà intellettuale, l'accesso
ad essa ed il trasferimento di essa sono assicurati secondo modalità che
riconoscano i diritti di proprietà intellettuale e siano compatibili con
una loro protezione adeguata ed efficace. Il presente paragrafo è applicato
conformemente alle disposizioni dei successivi paragrafi 3, 4 e 5.
3. Ogni     parte contraente adotta      le opportune misure    legislative,
amministrative o politiche volte a garantire alle parti contraenti che
forniscono risorse genetiche, in particolare a quelle che sono paesi in via
di sviluppo, l'accesso alla tecnologia che utilizza tali risorse ed il
trasferimento di essa, secondo modalità convenute di comune accordo, ivi
compresa la tecnologìa protetta da brevetti e da altri diritti di proprietà
intellettuale, qualora necessario per mezzo delle disposizioni di cui agli
articoli 20 e 21, in conformità del diritto internazionale e coerentemente
con i successivi paragrafi 4 e 5.
4. Ogni     parte contraente adotta      le opportune misure    legislative,
amministrative o politiche, volte a far si che il settore privato faciliti
l'accesso alla tecnologia di cui al precedente paragrafo 1, nonché lo
sviluppo in comune e il trasferimento di essa a beneficio sia di organismi
governativi che del settore privato dei paesi in via di sviluppo e, a tale
riguardo, si attiene agli obblighi enunciati nei precedenti paragrafi 1, 2
e 3.
 ---pagebreak---                                     - « -
5. Le parti contraenti, riconoscendo che i brevetti ed altri diritti di
proprietà intellettuale possono avere un Influsso sull'applicazione della
Convenzione, cooperano sotto questo aspetto, nell'osservanza delle
 legislazioni nazionali e del diritto internazionale, affinché tali diritti
costituiscano un aiuto e non un ostacolo alla realizzazione degli obiettivi
del la Convenzione.
                                  Articolo 17
                            Scambio di informazioni
1. Le parti contraenti facilitano lo scambio di informazioni, che si
possono ottenere da fonti pubbliche e che concernono la conservazione e
 l'utilizzazione durevole della diversità biologica, tenendo conto delle
necessità particolari dei paesi in via di sviluppo.
2. Tale scambio comprende la comunicazione di informazioni sui risultati
delle ricerche tecniche, scientifiche e socio-economiche e inoltre sui
programmi di formazione e di studi, di nozioni specialistiche e delle
conoscenze autoctone e tradizionali in quanto tali o associate alle
tecnologie di cui al paragrafo 1 dell'articolo 16. Tale scambio comprende
anche, qualora possibile, la comunicazione delle informazioni ottenute con
 la ricerca sulle risorse genetiche messa a disposizione da un'altra parte.
                                 Articolo 18
                      Cooperazione tecnica e scientifica
1. Le parti contraenti incoraggiano la cooperazione tecnica e scientifica
internazionale nel settore della conservazione e dell'utilizzazione
durevole della diversità biologica, se necessario per mezzo delle
istituzioni nazionali e internazionali competenti.
2. Ogni parte contraente promuove la cooperazione scientifica e tecnica con
altre parti contraenti, in particolare con i paesi in via di sviluppo, per
attuare la presente Convenzione, tra l'altro mediante l'elaborazione e
l'applicazione di politiche nazionali. Nel I'incoraggiare tale cooperazione,
bisogna dedicare un'attenzione particolare allo sviluppo e al rafforzamento
delle capacità nazionali mediante lo sviluppo delle risorse umane e la
creazione di una struttura amministrativa o la razionalizzazione di quella
esistente.
3. La Conferenza delle Parti, nella sua prima riunione, determina come
creare un centro di scambi per incoraggiare e facilitare la cooperazione
tecnica e scientifica.
4. Conformemente alla legislazione e alle politiche nazionali, le parti
contraenti promuovono e mettono a punto, nel perseguire gli obiettivi della
presente Convenzione, metodi di cooperazione per           l'elaborazione e
l'utilizzazione di tecnologie, ivi comprese le tecnologìe autoctone e
tradizionali. A questo scopo, le parti contraenti           incoraggiano la
cooperazione anche per la formazione del personale e lo scambio di esperti.
 ---pagebreak---                                     -**/-
5. Le parti contraenti sostengono, sulla base di un mutuo accordo, la
creazione di programmi comuni di ricerca e di società miste per lo sviluppo
di tecnologie concernenti gli obiettivi della presente Convenzione.
                                  Articolo 19
           Gestione della biotecnologia e ripartizione del vantaggi
1. Ogni parte contraente adotta          le opportune misure     legislative,
amministrative o politiche per garantire la partecipazione effettiva alle
attività di ricerca biotecnologica delle parti contraenti, in particolare
se si tratta di paesi in via di sviluppo, le quali forniscono le risorse
genetiche per tali attività di ricerca, da svolgere, se possibile, nel
territorio di tali parti contraenti.
2. Ogni parte contraente adotta tutti i provvedimenti possibili per
 incoraggiare e favorire l'accesso prioritario, su una base giusta ed equa,
ai risultati e ai vantaggi ottenuti dalle biotecnologie alle parti
contraenti, in particolare se si tratta di paesi in via di sviluppo, le
quali hanno fornito le risorse genetiche per lo sviluppo di dette
biotecnologie. L'accesso ha luogo alle condizioni stabilite di comune
accordo.
3. Le parti devono valutare la necessità di un protocollo e le relative
modalità con cui istituire opportune procedure tra cui, in particolare,
 l'autorizzazione preventiva rilasciata sulla base delle informazioni
ricevute concernenti il trasferimento, la manipolazione e l'utilizzazione
secondo criteri di sicurezza di qualsiasi organismo vivente modificato,
ottenuto con la biotecnologia, il quale potrebbe avere effetti negativi
sulla conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica.
4. Ogni parte contraente comunica, direttamente o imponendo tale obbligo a
qualsiasi persona fisica o giuridica soggetta alla sua giurisdizione che
fornisce gli organismi a cui si fa riferimento nel paragrafo 3, tutte le
informazioni disponibili relative all'utilizzazione di tali organismi e le
disposizioni di sicurezza che essa ha adottato riguardo alla loro
manipolazione, nonché tutte le Informazioni disponibili sui possibili
effetti negativi degli organismi specifici in causa, alla parte contraente
sul cui territorio tali organismi devono essere introdotti.
                                 Articolo 20
                             Risorse finanziarie
1. Ogni parte contraente si impegna a fornire, secondo le sue possibilità,
un sostegno e incentivi finanziari per quanto riguarda le attività
nazionali volte alla realizzazione degli obiettivi           della presente
Convenzione, conformemente ai suoi progetti, priorità e programmi
nazionali.
2. Le parti che sono paesi industrializzati, forniscono nuove e addizionali
risorse finanziarie per permettere alle parti che sono paesi in via di
sviluppo di far fronte a tutti i costi aggiuntivi convenuti, che devono
sostenere per attuare i provvedimenti di adempimento degli obblighi
 ---pagebreak---                                    -j»-
contratti in virtù della presente Convenzione, e di beneficiare delle
disposizioni della stessa. Questi costi sono concordati tra la parte
contraente che è un paese in via di sviluppo, e la struttura Istituzionale
di cui all'articolo 21, conformemente alla politica, alla strategia, alle
priorità programmatiche, ai criteri di assegnazione e ad un elenco
 indicativo dei costi aggiuntivi, stabiliti dalla Conferenza delle Parti.
Altre parti, ivi compresi i paesi che si trovano in una fase di transizione
verso una economia di mercato, possono assumere volontariamente gli
obblighi delle parti che sono dei paesi industrializzati. Ai fini del
presente articolo, la Conferenza delle Parti adotta, alla sua prima
riunione, un elenco delle parti che sono paesi industrializzati, e delle
altre parti che assumono volontariamente gli obblighi delle parti che sono
paesi industrializzati. La Conferenza delle Parti riesamina periodicamente
detto elenco e lo modifica qualora necessario. Si deve incoraggiare anche
 la concessione volontaria di contributi da parte di altri paesi e fonti.
Per realizzare tali impegni, si deve tener conto della necessità che i
finanziamenti siano adeguati, prevedibili e tempestivi, e dell'importanza
di ripartire gli oneri tra le parti contribuenti iscritte nell'elenco.
3. Le parti che sono paesi industrializzati possono anche fornire, alle
parti che sono paesi in via di sviluppo, risorse finanziarie per
 l'applicazione della presente Convenzione tramite canali bilaterali,
regionali e multilaterali.
4. La misura in cui le parti, che sono paesi in via di sviluppo,
manterranno effettivamente gli     impegni   loro imposti dalla presente
Convenzione, dipende dall'effettiva attuazione, da parte dei paesi
industrializzati che sono parti dalla Convenzione, degli impegni che la
Convenzione    impone  loro riguardo alle risorse       finanziarie e al
trasferimento di tecnologia, ed è fondamentalmente determinata dal fatto
che lo sviluppo economico e sociale e l'eliminazione della povertà sono le
principali ed essenziali priorità delle parti che sono paesi in via di
sv iIuppo.
5. Nelle loro azioni relative a finanziamenti e al trasferimento di
tecnologia, le parti tengono pienamente conto dei bisogni specifici e della
situazione particolare dei paesi meno sviluppati.
6. Le parti contraenti prendono in considerazione anche le condizioni
speciali risultanti dalla dipendenza dalla diversità biologica e dalla sua
distribuzione e localizzazione sul territorio delie parti che sono paesi in
via di sviluppo, in particolare i piccoli Stati insulari.
7. Si deve prendere in considerazione anche la situazione particolare dei
paesi in via di sviluppo, ivi compresi quelli che sono più vulnerabili
quanto ad ambiente, per esempio quelli che hanno zone aride e semi ari de,
zone costiere e montagnose.
 ---pagebreak---                                       w-
                                 Articolo 21
                         Meccanismo di finanziamento
1. Si deve creare un meccanismo di finanziamento, i cui elementi essenziali
sono descritti nel presente articolo, per fornire ai fini della presente
Convenzione, risorse finanziarie alle parti che sono paesi in via di
sviluppo, sotto forma di doni o a condizioni di favore. Ai fini della
presente Convenzione, la Conferenza delle Parti esercita la sua autorità
sul meccanismo di finanziamento, ne stabilisce le linee direttrici e ne
controlla il funzionamento. Le operazioni del meccanismo sono svolte da una
struttura istituzionale, sulla quale la Conferenza delle Parti può prendere
una decisione alla sua prima riunione. Ai fini della presente Convenzione,
 la Conferenza delle Parti determina la politica, la strategia, le priorità
programmatiche ed i criteri di assegnazione per quanto riguarda l'accesso a
tali risorse e la loro utilizzazione. I contributi devono essere tali da
permettere di tener conto della necessità che i finanziamenti, di cui
all'articolo 20, siano prevedibili, adeguati e tempestivi, in conformità
dell'Importo delle risorse necessarie, che viene deciso periodicamente
dalla Conferenza delle Parti, e dell'importanza di ripartire gli oneri tra
 le parti contribuenti     iscritte nell'elenco di cui al paragrafo 2
dell'articolo 20. Possono versare contributi volontari anche le parti che
sono paesi sviluppati, altri paesi e altre fonti. Il meccanismo deve
operare secondo un sistema democratico e trasparente di gestione.
2. Per raggiungere gli obiettivi della presente Convenzione, la Conferenza
delle Parti determina, alla sua prima riunione, la politica generale, la
strategia e le priorità programmatiche, nonché i criteri e linee direttrici
dettagliate per attribuire la facoltà di accedere alle risorse finanziarie
e di utilizzarle, ivi compreso un controllo e una valutazione regolari di
tale utilizzazione. La Conferenza delle Parti decide le disposizioni
necessarie per dare effetto al precedente paragrafo 1, previa consultazione
con la struttura istituzionale incaricata della gestione del meccanismo
finanziario.
3. La Conferenza delle Parti riesamina l'efficienza del meccanismo di
finanziamento creato in base al presente articolo, ivi compresi i criteri e
le linee direttrici di cui al precedente paragrafo 2, non meno di due anni
dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione e, in seguito, a
scadenze regolari. Sulla base di tale riesame, essa adotta misure adeguate
per rendere il meccanismo più efficiente, se necessario.
4. Le parti contraenti prendono in considerazione l'opportunità di
rafforzare le istituzioni finanziarie esistenti per concedere le risorse
finanziarie per la conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità
biologica.
                                 Articolo 22
               Relazioni con altre convenzioni internazionali
1. Le disposizioni della presente Convenzione non modificano i diritti e
gli obblighi che una parte contraente ha precedentemente assunto aderendo
ad un accordo internazionale, a meno che l'esercizio di questi diritti o
l'adempimento di questi obblighi possa causare gravi danni alla diversità
biologica o possa porla in pericolo.
 ---pagebreak---                                     -sr-
2. Per quanto riguarda l'ambiente marino, le parti contraenti applicano la
presente Convenzione conformemente al diritti e agli obblighi degli Stati
stabiliti dal diritto dei mari.
                                 Articolo 23
                          La Conferenza delle Parti
1. E' istituita una Conferenza delle Parti. Il direttore esecutivo del
programma delle Nazioni Unite per l'ambiente convoca la prima riunione
della Conferenza delle Parti entro un anno a decorrere dall'entrata in
vigore della presente Convenzione. In seguito le riunioni ordinarie della
Conferenza delle Parti hanno luogo ad Intervalli regolari, stabiliti dalla
Conferenza alla sua prima riunione.
2. Le riunioni straordinarie della Conferenza delle Parti hanno luogo
ogniqualvolta la Conferenza lo ritenga necessario o qualora una delle parti
 lo richieda per iscritto, purché tale richiesta venga approvata da almeno
un terzo delle parti entro l sei mesi dalla data in cui detta richiesta é
stata comunicata alle parti dal segretariato.
3. La Conferenza delle Parti approva e adotta all'unanimità il proprio
regolamento di procedura e quello di qualsiasi organismo sussidiario che
essa dovesse creare, nonché il regolamento finanziario concernente il
finanziamento del segretariato. In ogni riunione ordinaria, la Conferenza
delle Parti adotta un bilancio per l'esercizio finanziario che scade alla
data della successiva riunione ordinaria.
4. La Conferenza delle Parti         segue   l'applicazione  della   presente
Convenzione e a tale scopo:
a) stabilisce la forma e la frequenza per la comunicazione delle
 informazioni da inviare in conformità dell'articolo 26, ed esamina tali
 informazioni, nonché le relazioni presentate da qualsiasi organismo
sussidiario;
b) esamina I pareri tecnici, tecnologici e scientifici       sulla diversità
biologica, forniti in conformità dall'articolo 25;
e) esamina ed adotta,        se  opportuno,   i   protocolli   in  conformità
dell'articolo 28;
d) esamina ed adotta, se opportuno, gli emendamenti alla presente
Convenzione e ai suoi allegati, in conformità degli articoli 29 e 30;
e) esamina gli emendamenti a qualsiasi protocollo, nonché ai suoi allegati
e ne raccomanda, se cosi viene deciso, l'adozione alle parti al protocollo
In questione.
f) esamina ed adotta, se opportuno, in conformità dell'articolo 30, gli
allegati supplementari alla presente Convenzione;
g)    Istituisce gli organismi     sussidiari   considerati   necessari   per
l'applicazione della presente Convenzione, in particolare con compiti di
consulenza scientifica e tecnica*,
 ---pagebreak---                                      -M-
h) tramite il segretariato stabilisce contatti con gli organismi esecutivi
delle convenzioni che disciplinano materie soggette alla presente
Convenzione al fine di fissare opportune modalità di cooperazione;
 i) esamina e adotta tutti gli altri provvedimenti necessari al
raggiungimento degli obiettivi della presente Convenzione alla luce
dell'esperienza acquisita nella gestione della Convenzione.
5. L'organizzazione delle Nazioni Unite, le sue agenzie specializzate e
 l'Agenzia internazionale dell'energia atomica, inoltre tutti gli Stati che
non sono parti alla presente Convenzione, possono partecipare alle riunioni
della Conferenza delle Parti in qualità di osservatori. Qualsiasi organismo
o agenzia, governativo o meno, qualificato nei settori relativi alla
conservazione e all'utilizzazione durevole della diversità biologica che
abbia informato II segreteriato del suo desiderio di partecipare ad una
riunione della Conferenza delle Parti in qualità di osservatore può essere
ammesso a partecipare, a meno che vi si opponga un terzo delle parti.
L'ammissione e la partecipazione degli osservatori sono disciplinate al
regolamento di procedura adottato dalla Conferenza delle Parti.
                                  Articolo 24
                                Il segretariato
1. E' istituito un segretariato. La sue funzioni sono le seguenti:
a) organizzare     le riunioni della Conferenza     delle   Parti,   di  cui
all'articolo 23, e assicurarne II servizio;
b) espletare le funzioni ad esso attribuite dai protocolli;
e) preparare relazioni       relative all'esercizio delle sue funzioni
nell'ambito della presente Convenzione e presentarle alla Conferenza delle
Parti;
d) assicurare     il coordinamento con altri organismi        internazionali
competenti e in particolare concludere gli accordi amministrativi e
contrattuali, eventualmente necessari per espletare efficacemente le sue
funzioni ;
e) espletare qualsiasi altra funzione che la Conferenza delle Parti dovesse
assegnarle.
2. Nella sua prima riunione ordinaria, la Conferenza delle Parti designa
tra le organizzazioni internazionali competenti che hanno manifestato la
loro disponibilità a svolgere le funzioni del segretariato nell'ambito
della presente Convenzione, quella a cui affidare tali funzioni.
                                  Articolo 25
Organismo sussidiario di consulenza scientifica, tecnica e tecnologica
1. E' istituito un organismo sussidiario con il compito di prestare alla
Conferenza delle Parti e, se opportuno, ai suoi altri organismi sussidiari,
tempestiva consulenza     scientifica, tecnologica    e   tecnica   riguardo
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 all'applicazione della presente Convenzione. Tale organismo é aperto alla
 partecipazione di tutte le parti ed é multidisciplinare. E' composto di
 rappresentanti di governi che devono essere esperti nel campo di loro
 competenza. Esso presenterà regolarmente relazioni alta Conferenza delle
 Parti su tutti gli aspetti del suo lavoro.
 2. Sotto l'autorità della Conferenza delle Parti, conformemente alle linee
 direttrici da essa stabilite e su sua richiesta, tale organo:
 a) prepara le valutazioni scientifiche e tecniche sulla situazione nel
 settore della diversità biologica;
b) effettua valutazioni scientifiche e tecniche sugli effetti dei tipi di
provvedimenti adottati conformemente alle disposizioni della presente
Convenzione;
e) identifica le tecnologie e le conoscenze tecniche innovative, efficienti
e avanzate concernenti la conservazione e l'utilizzazione durevole della
diversità biologica e consiglia I modi e i mezzi per promuovere lo sviluppo
e/o il trasferimento di tali tecnologie;
d) formula pareri sui programmi         scientifici e sulla cooperazione
 internazionale per la ricerca e lo sviluppo che riguardano la conservazione
e l'utilizzazione durevole della diversità biologica;
e) risponde alle questioni di ordine scientifico, tecnico, tecnologico e
metodologico che la Conferenza delle Parti ed i suoi organismi sussidiari
sottopongono al suo esame.
3. Le funzioni, il mandato, l'organizzazione ed il funzionamento di tale
organismo possono essere ulteriormente elaborati dalla Conferenza delle
Parti.
                                 Articolo 26
                                  Relazioni
Ogni parte contraente presenta alla Conferenza delle Parti, secondo
scadenze determinate da quest'ultima, relazioni sui provvedimenti adottati
per applicare le disposizioni della presente Convenzione e sulla loro
efficacia per la realizzazione degli obiettivi della presente Convenzione.
                                 Articolo 27
                       Composizione delle controversie
1. Nel caso in cui sorga una controversia tra parti contraenti in merito
all'interpretazione o all'applicazione della presente Convenzione, le partì
in questione cercano di arrivare ad una soluzione tramite trattative.
2. Qualora le parti in questione non riescano a trovare un accordo tramite
trattative, possono ricorrere congiuntamente ai buoni uffici o alla
mediazione di una terza parte.
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3. Al momento di ratificare, accettare, approvare la presente Convenzione o
di aderirvi, oppure In qualsiasi momento successivo, uno Stato o
un'organizzazione regionale di integrazione economica può dichiarare per
 iscritto al depositario che, nel caso di una controversia non risolta in
conformità del precedente paragrafo 1 oppure paragrafo 2 dei presente
articolo, accetta come obbligatorie l'una o l'altra delle seguenti
procedure di composizione della controversia oppure entrambe*.
a) l'arbitrato, conformemente      alla  procedura   stabilita  nella  parte 1
dell'allegato II;
b) la presentazione      della  controversia   alla   Corte  internazionale  di
giustizia.
4. Qualora le parti alla controversia non abbiano accettato, in conformità
del precedente paragrafo 3, la stessa procedura o entrambe, la controversia
viene sottoposta a conciliazione conformemente alla parte 2 dell'allegato
 il, a meno che le parti convengano diversamente.
5. Le disposizioni del presente articolo si applicano              a  qualsiasi
protocollo, salvo se quest'ultimo disponga diversamente.
                                  Articolo 28
                            AdozIone de I protoco111
1. Le parti contraenti cooperano per         l'elaborazione e   l'adozione  dei
protocolli alla presente Convenzione.
2. I protocolli sono adottati in una riunione della Conferenza delle Parti.
3. Il testo di qualsiasi protocollo proposto ò comunicato alle parti
contraenti dal segretariato almeno sei mesi prima della suddetta riunione.
                                  Articolo 29
                 Emendamenti alla Convenzione o ai protocolli
1. Qualsiasi parte contraente può proporre emendamenti alla presente
Convenzione. Qualsiasi parte ad un protocollo può proporre emendamenti a
detto protocol lo.
2. Gli emendamenti alla presente Convenzione sono adottati in una riunione
della Conferenza delle Parti. Gli emendamenti ad un protocolto sono
adottati durante una riunione delle parti al protocollo in questione. Il
testo di qualsiasi proposta di emendamento alla presente Convenzione o ad
un protocollo, salvo disposizione contraria del protocollo in questione è
comunicato alle parti allo strumento in questione dal segretariato almeno
sei mesi prima della riunione alla quale verrà presentato per adozione. Il
segretariato comunica gli emendamenti proposti ai firmatari della presente
Convenzione anche per informazione.
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 3. Le parti si impegnano in ogni modo possibile a raggiungere un accordo
unanime su qualsiasi proposta di emendamento alla presente Convenzione o ad
un protocollo. Se nonostante il ricorso a tutti I modi di concertazione non
viene raggiunto un accordo unanime, l'emendamento é adottato in ultima
 istanza alla maggioranza di due terzi delle parti allo strumento in
questione, che sono presenti alla riunione e partecipano alla votazione;
 l'emendamento é poi presentato dal depositario a tutte le parti per
 ratifica, accettazione o approvazione.
4. La ratifica, l'accettazione o l'approvazione degli emendamenti é
notificata per      iscritto al depositario. Gli      emendamenti   adottati
conformemente al precedente paragrafo 3 entrano in vigore per le parti che
 li hanno approvati il novantesimo giorno successivo alla data in cui gli
strumenti di ratifica, accettazione o approvazione sono stati depositati da
almeno due terzi delle parti contraenti della presente Convenzione o delle
parti del protocollo in questione, salvo disposizione contraria di tale
protocollo. In seguito, gli emendamenti entrano in vigore per qualsiasi
altra parte dopo novanta giorni a decorrere dalla data in cui tale parte ha
depositato il suo strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione
degII emendamenti.
5. Al fine del presente articolo, l'espressione "parti che sono presenti
alla riunione e partecipano alla votazione" indica le parti presenti alla
riunione che esprimono un voto affermativo o negativo.
                                 Articolo 30
                   Adozione ed emendamento degli allegati
1. GII allegati alla presente Convenzione o a qualsiasi protocollo formano
parte integrante della Convenzione o di detto protocollo, a seconda dei
casi, e a meno che sia diversamente disposto, un riferimento alla presente
Convenzione o ai suoi protocolli costituisce nello stesso tempo un
riferimento ai relativi allegati. Gli allegati contengono esclusivamente
disposizioni o dati su questioni procedurali, scientifiche, tecniche ed
amministrative.
2. A meno che sia diversamente disposto in un protocollo riguardo ai
relativi allegati, per proporre, adottare e mettere in vigore successivi
allegati alla presente Convenzione o allegati ad un protocollo si applica
la seguente procedura:
a) gli allegati alla presente Convenzione o ad un protocollo sono proposti
ed adottati secondo la procedura prescritta all'articolo 29.
b) Ogni parte che non può approvare un allegato supplementare alla presente
Convenzione o un allegato ad un protocollo al quale sia parte, notifica ciò
per iscritto al depositario entro un anno a decorrere dalla data di
comunicazione dell'adozione da parte del depositario. Il depositario
comunica senza indugio a tutte le parti la notifica ricevuta. Una parte può
ritirare in qualsiasi momento una precedente dichiarazione di obiezione e
pertanto gli allegati entrano in vigore, per detta parte, fatto salvo
quanto disposto al successivo paragrafo e ) .
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e) Un anno dopo la comunicazione da parte del depositario dell'adozione,
 l'allegato entra in vigore per tutte le parti alla presente Convenzione o
al protocollo in questione che non hanno presentato notifica scritta
conformemente alle disposizioni del precedente paragrafo 6 ) .
3. La proposta, l'adozione e l'entrata in vigore degli emendamenti agii
allegati della presente Convenzione o di un protocollo sono soggette dalla
stessa procedura prevista per la proposta, l'adozione e l'entrata in vigore
degli allegati alla Convenzione o ad un protocollo.
4. Se un allegato supplementare o un emendamento ad un allegato fa
riferimento ad un emendamento alla Convenzione o ad un protocollo, tale
allegato supplementare o emendamento non entra in vigore finché non entra
 in vigore l'emendamento alla Convenzione o al protocollo in questione.
                                  Articolo 31
                                Diritto di voto
1. Fatto salvo il disposto del successivo paragrafo 2 ogni parte contraente
alla presente Convenzione o ad un protocollo dispone di un voto.
2. Le organizzazioni regionali di integrazione economica esercitano       il
diritto di voto di loro competenza, esprimendo un numero di voti pari     al
numero di Stati membri che sono parti alla presente Convenzione o         al
protocollo in questione. Dette organizzazioni non esercitano il diritto   di
voto, se lo esercitano gli Stati membri e viceversa.
                                  Articolo 32
          Relazione tra la presente Convenzione ed i suoi protocolli
1. Uno Stato o una organizzazione regionale d'integrazione economica non
può divenire parte ad un protocollo senza essere o divenire simultaneamente
parte alla presente Convenzione.
2. Le decisioni relative ad un protocollo sono adottate solo dalle parti a
detto protocollo. Una parte contraente che non ha ratificato, accettato o
approvato un protocollo può partecipare, in qualità di osservatore, a tutte
le riunioni delle parti a detto protocollo.
                                  Articolo 33
                                     Firma
La presente Convenzione è aperta alla firma per tutti gli Stati e le
organizzazioni regionali di integrazione economica a Rio de Janeiro dal 5
al 14 giugno 1992 e nella sede delie Nazioni Unite, a New York, dal 15
giugno 1992 al 4 giugno 1993.
                                  Articolo 34
                     Ratifica, accettazione, approvazione
1. La presente Convenzione e       i suoi protocolli sono    sottoposti alla
ratifica, all'accettazione o       all'approvazione degli    Stati e delle
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 organizzazioni regionali di integrazione economica. Gli strumenti di
 ratifica, di accettazione e di approvazione sono depositati presso il
 depositario.
 2. Qualsiasi organizzazione di cui al precedente paragrafo 1, che diventa
 parte alla presente Convenzione o ad un protocollo senza che alcuno dei
 suoi Stati membri sia parte contraente, é sottoposta a tutti gli obblighi
 derivanti dalla Convenzione o dal protocollo in questione, a seconda dei
 casi. Qualora uno o più Stati membri di una di tali organizzazioni sia
 parte contraente    alla Convenzione o ad un          relativo protocollo,
 l'organizzazione e i suoi Stati membri decidono sulle rispettive
 responsabilità per quanto riguarda l'esecuzione degli obblighi derivanti
 dalla Convenzione o dal protocollo, a seconda dei casi. In tali casi,
 l'organizzazione ed i suoi Stati membri non hanno la facoltà di esercitare
 simultaneamente I diritti derivanti dalla Convenzione o da un relativo
protocol lo.
 3. Negli strumenti di ratifica, di accettazione o di approvazione, le
organizzazioni di cui al paragrafo 1 precedente, indicano l'estensione
delle loro competenze nei settori disciplinati dalla Convenzione o dal
protocollo in questione. Esse informano il depositario anche di qualsiasi
modifica pertinente all'estensione di dette competenze.
                                 Articolo 35
                                   Adesione
1. La presente Convenzione e i suoi protocolli sono aperti all'adesione
degli Stati e delle organizzazioni regionali di integrazione economica a
partire dalla data in cui la Convenzione o il protocollo in questione non
sono più aperti alla firma. Gli strumenti di adesione sono depositati
presso il depositario.
2. Negli strumenti di adesione le organizzazioni di cui al precedente
paragrafo 1, indicano l'estensione delle loro competenze nei settori
disciplinati dalla Convenzione o dal protocollo in questione. Esse
 informano   il depositarlo    anche di     qualsiasi modifica   pertinente
all'estensione di dette competenze.
3. Le disposizioni dell'articolo 34, paragrafo 2, si applicano         alle
organizzazioni regionali di integrazione economica che aderiscono      alla
presente Convenzione o ad uno dei suoi protocolli.
                                 Articolo 36
                             Entrata In vigore
1. La presente Convenzione entra in vigore il novantesimo giorno successivo
alla data di deposito del trentesimo strumento di ratifica, di
accettazione, di approvazione o di adesione.
2. Un protocollo entra in vigore il novantesimo giorno successivo alla data
in cui é stato depositato il numero di strumenti di ratifica, di
accettazione, di approvazione o di adesione specificato           in detto
protocol lo.
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3. Per ogni parte contraente che ratifica, accetta o approva la presente
Convenzione o accede ad essa dopo il deposito del trentesimo strumento di
ratifica, accettazione, approvazione o adesione, essa entra in vigore il
novantesimo giorno successivo alla data di deposito dello strumento di
ratifica, accettazione, approvazione o adesione da parte di detta parte
contraente.
4. A meno che sia diversamente disposto in un protocollo, esso entra in
vigore per una parte contraente che lo ratifica, accetta, approva o
aderisce ad esso dopo la sua entrata in vigore conformemente ai precedente
paragrafo 2, il novantesimo giorno successivo alla data in cui detta parte
contraente deposita lo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o
adesione, oppure, se posteriore, alla data in cui la presente Convenzione
entra in vigore per detta parte contraente.
5. Al fini dei precedenti paragrafi 1 e 2, uno strumento depositato da
un'organizzazione regionale di integrazione economica non é conteggiato in
più   agli   strumenti   depositati    dagli  Stati  membri    della  detta
organizzazione.
                                 Articolo 37
                                   Riserve
Non si possono fare riserve alla presente Convenzione.
                                 Articolo 38
                                   DenuncIa
1. Dopo due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente
Convenzione per una parte contraente, questa parte contraente può, in
qualsiasi momento, denunciare la Convenzione con notifica scrìtta al
depositario.
2. Qualsiasi denuncia prende effetto alio scadere di un anno a decorrere
dalla data della sua ricezione da parte dei depositario o in qualsiasi data
posteriore che sia specificata nella notifica della denuncia.
3. Se una parte contraente denuncia la presente Convenzione, si considera
che abbia denunciato anche i protocolli ai quali essa é parte.
                                Articolo 39
                       Accordi finanziari Interinali
A condizione che sia stato integralmente ristrutturato, conformemente alle
disposizioni di cui all'articolo 21, il Fondo mondiale per l'ambiente del
programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, del programma delle Nazioni
Unite per l'ambiente e della Banca internazionale per la ricostruzione e lo
sviluppo é, a titolo interinale, la struttura istituzionale di cui
all'articolo 21 per il periodo che va dall'entrata in vigore della presente
Convenzione fino alla prima riunione della Conferenza delle Partì o fino
alla data in cui la Conferenza delle Parti decide quale struttura
istituzionale designare conformemente all'articolo 21.
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                                 Articolo 40
                   Accordi Interinali per II segretariato
Il segretariato che é messo a disposizione dal direttore esecutivo del
Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente é, a titolo provvisorio, il
segretariato di cui all'articolo 24, paragrafo 2, per il periodo che va
dall'entrata in vigore delia presente Convenzione alla prima riunione delta
Conferenza delle Parti.
                                 Articolo 41
                                 Depositario
Il segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite assume le
funzioni di depositario della presente Convenzione e dei suoi protocolli.
                                Articolo 42
                              Testi autentici
L'originale della presente Convenzione, i cui testi nelle lingue araba,
cinese, inglese, francese, russa e spagnola sono parimenti autentici, sarà
depositato presso il segretario generale dell'Organizzazioni delle Nazioni
Unite.
IN FEDE Di CHE, i sottoscritti, debitamente autorizzati a tal fine, hanno
firmato la presente Convenzione.
Fatto a Rio de Janeiro, It cinque maggio mi Ilenovecentonovantadue.
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                         IDENTIFICAZIONE E CONTROLLO
1. Ecosistemi e habitat: che contengano una grande diversità, un elevato
numero di specie endemiche o minacciate, specie selvatiche; necessari per
le specie migratrici; aventi un'importanza sociale, economica, culturale o
scientifica; che siano rappresentativi, unici o associati a processi chiave
evolutivi o ad altri processi biologici.
2. Specie e comunità che siano minacciate; specie selvatiche imparentate a
specie domestiche o coltivate-, che abbiano un valore medicinale, agricolo o
economico-, d'importanza sociale, scientifica o culturale; importanti per la
ricerca sulla conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità
biologica, come le specie indicative.
3. Genomi e geni descritti d'importanza sociale, scientifica od economica.
 ---pagebreak---                                 Allegato II
                                   Parte 1
                                  ARBITRATO
                                 Articolo 1
La parte ricorrente notifica al segretariato il fatto che le parti
sottopongono una controversia ad arbitrato in conformità dell'articolo 27.
La notifica indica l'oggetto dell'arbitrato e in particolare gli articoli
della Convenzione o del protocollo la cui interpretazione o applicazione é
controversa. Se le parti non si mettono d'accordo sull'oggetto delta
controversia prima che venga designato II presidente dei tribunale
arbitrale, quest'ultimo dirime la questione. Il segretariato comunica le
Informazioni cosi ricevute a tutte le parti contraenti della presente
Convenzione o del protocollo in questione.
                                 Articolo 2
1. In caso di controversie tra due parti, il tribunale arbitrale é composto
di tre membri. Ciascuna delle parti alla controversia nomina un arbitro e
i due arbitri cosi nominati designano di comune accordo il terzo arbitro
che sarà II presidente del tribunale. Quest'ultimo non deve avere la
nazionalità di una delle parti alla controversia né avere il luogo di
residenza abituale nel territorio di una delle due parti, né essere
funzionario di una di esse, né essersi occupato della controversia sotto
altro titolo.
2. In caso di controversia tra più di due parti, le parti aventi lo stesso
interesse nominano un arbitro di comune accordo.
3. Qualora si debba sostituire un arbitro, si applica la procedura prevista
per la nomina iniziale.
                                 Articolo 3
1. Qualora II presidente del tribunale arbitrale non sia dssignato entro
due mesi dalla nomina del secondo arbitro, il segretario generale
dell'Organizzazione delle Nazioni Unite procede, su richiesta di una parte,
alla designazione del presidente entro un nuovo termine di due mesi.
2. Qualora una delle parti alla controversia non nomini un arbitro entro
due mesi dalla ricezione della richiesta, l'altra parte potrà informarne il
segretario generale, che procede alla designazione entro un nuovo termine
d i due mes I.
                                 Articolo 4
Il tribunale arbitrale pronuncia, le sue decisioni conformemente alle
disposizioni della presente Convenzione, e dei protocolli in questione, e
al diritto internazionale.
 ---pagebreak---                                     -3T-
                                  Articolo 5
A meno che le parti alla controversia convengano diversamente il tribunale
arbitrale stabilisce il proprio regolamento di procedura.
                                  Articolo 6
Su richiesta di una delle parti, Il tribunale arbitrale può raccomandare
misure provvisorie indispensabili di protezione.
                                  Articolo 7
Le parti alla controversia facilitano i lavori del tribunale arbitrale e,
 in particolare, utilizzando tutti I mezzi a loro disposizione, devono:
a) fornire al tribunale tutti i documenti, le informazioni e gli strumenti
pertinenti e
b) qualora sia necessario, mettere il tribunale in         grado  di   citare
testimoni o esperti e di ricevere le loro disposizioni.
                                  Articolo 8
Le parti e gli arbitri hanno l'obbligo di salvaguardare il carattere
riservato di ogni informazione ottenuta in via confidenziale nel corso
del le udienze.
                                  Articolo 9
A meno che il tribunale arbitrale decida diversamente a causa delle
particolari circostanze del caso i costi del tribunale sono suddivisi in
parti uguali tra le parti alla controversia. Il tribunale deve tenere un
registro di tutte le spese e fornire un estratto finale alle parti.
                                 Articolo 10
Ogni parte contraente che abbia un interesse di ordine giuridico riguardo
all'oggetto della controversia, interesse che può essere influenzato dalla
decisione, può intervenire nella procedura con il consenso del tribunale.
                                 Articolo 11
Il    tribunale  può   ascoltare   e   decidere  controdeduzioni   col legate
direttamente all'oggetto della controversia.
                                 Articolo 12
Le decisioni di procedura e di merito del tribunale arbitrale, vengono
prese a maggioranza dei membri.
 ---pagebreak---                                         *f
                                  Articolo 13
Qualora una delle parti alla controversia non si presenti davanti al
tribunale arbitrale o non difenda la sua causa, l'altra parte può chiedere
al tribunale di continuare il procedimento e di pronunciare la sua
decisione. L'assenza di una delle parti o la sua astensione dal difendere
 la propria causa non costituisce ostacolo al procedimento. Prima di
pronunciare     la decisione   definitiva,      il    tribunale   arbitrale   deve
assicurarsi che la domanda sia ben fondata in fatto e in diritto.
                                  Articolo 14
 Il tribunale pronuncia la decisione definitiva entro cinque mesi a
decorrere dalla data in cui era costituito da tutti i membri, a meno che
ritenga necessario prolungare tale termine per un periodo che non deve
superare altri cinque mesi.
                                  Articolo 15
La decisione      finale del   tribunale arbitrale deve essere            limitata
all'oggetto della controversia e deve comprendere le motivazioni su cui é
basata. Essa deve riportare I nomi dei membri che hanno partecipato e la
data della decisione finale. Ogni membro del tribunale può aggiungere un
parere separato e diverso dalla decisione finale.
                                  Articolo 16
La decisione é vincolante per          le parti alla       controversia.   Essa è
 inappellabile,    a   meno  che    le    parti     aita   controversia    abbiano
preventivamente convenuto una procedura d'appello.
                                  Articolo 17
Ogni divergenza che possa sorgere tra              le parti    alla controversia
all'interpretazione o ai modo di esecuzione della decisione finale, può
essere sottoposta per decisione da una delle parti al tribunale arbitrale
che ha emesso detta decisione finale.
                                    Parte 2
                                 CONCILIAZIONE
                                  Articolo 1
Su richiesta di una delle parti alla controversia viene costituita una
commissione di conciliazione. A meno che le parti convengano diversamente,
la commissione é composta di cinque membri, due dei quali sono designati da
ciascuna parte in questione, mentre il presidente é scelto di comune
accordo dai suddetti membri.
                                  Articolo 2
Nel caso di controversia tra più di due parti, le parti aventi lo stesso
interesse nominano I propri membri della commissione dì comune accordo.
Qualora due o più parti abbiano interessi divergenti o siano in disaccordo
sul fatto che abbiano lo stesso interesse, esse nominano i loro membri
separatamente.
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                                   Articolo 3
Se alcune parti non nominano i propri membri entro due mesi dalla data
della richiesta di costituire la commissione di conciliazione, il
segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite procede, su
domanda della parte che ha presentato la suddetta richiesta, alle nomine
entro un nuovo termine di due mesi.
                                   Articolo 4
Se il presidente della commissione di conciliazione non viene scelto entro
due mesi dall'ultima nomina di un membro della commissione, il segretario
generale del l'Organi zzai zone delle Nazioni Unite procede, su richiesta di
una parte, alla nomina del presidente entro un nuovo termine di due mesi.
                                   Articolo 5
La commissione di conciliazione decide alla maggioranza dei membri. A meno
che le parti alla controversia convengano diversamente, essa stabilisce il
suo regolamento di procedura. Essa esprime una proposta di risoluzione
della controversia, che le parti devono prendere in considerazione in buona
fede.
                                   Articolo 6
Nel caso di disaccordo sulla competenza della commissione di conciliazione,
quest'ultima decide se essa é competente o meno.
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                                 AllEQATQ M
       Dichiarazione della Comunità economica, europea c^fprmemente
    alle disposizioni dell'articolo 34. paragrafo 3 della Convenzione
                         sulla diversità biologica
In conformità delle disposizioni pertinenti del trattato CEE, quale
modificato dall'Atto unico europeo [e dal trattato dell'Unione europea],
é di competenza della Comunità intraprendere azioni dirette alla
conservazione della diversità biologica e partecipare inoltre agii
accordi    internazionali.   Nei   settori   soggetti   alla  legislazione
comunitaria enumerata qui sotto, la competenza comunitaria ò o esclusiva
o divisa con gli Stati membri.
In futuro la Comunità può assumere maggiori responsabilità adottando
disposizioni più specifiche sulla diversità biologica.
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               ELENCO DELLE AZIONI E DISPOSIZIONI COMUNITARIE
A.   AMBIENTE
Conservazione delia natura
 1.  Decisione del Consiglio (CEE) n. 72/82, del 3 dicembre 1981,
     concernente    la conclusione della convenzione        relativa alla
     conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in
     Europa (GU L 38 del 10.2.1982).
2.   Decisione del Consiglio (CEE) n. 461/82, del 24 giugno 1982,
     relativa alla conclusione della convenzione sulla conservazione
     delle specie migratrici della fauna selvatica (GU L 210 del
     19.7.1982).
3.   Direttiva del Consiglio (CEE) n. 129/83, del 28 marzo 1983, relativa
     all'importazione negli Stati membri di pelli di taluni cuccioli di
     foca e di prodotti da esse derivati (GU L 91 del 9.4.1983).
4.   Regolamento (CEE) n. 3626/82 del Consiglio, del 3 dicembre 1982, (GU
     L 384 del 31.12.1982), emendato dal Regolamento (CEE) n. 1831/85 del
     27 giugno 1985 (GU L 173 del 3.7.1985) relativo all'applicazione
     nella Comunità della convenzione sul commercio internazionale delle
     specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione.
5.   Regolamento (CEE) n. 2496/89 della Commissione, del 2 agosto 1989,
     relativo al divieto di importare nella Comunità avorio greggio o
      lavorato ottenuto dall'elefante africano (GU L 240 del 17.8.1982).
6.   Direttiva del Consiglio (CEE) n. 409/79, del 2 aprile 1979 (GU L 103
     del 25.4.1979), emendata dalla direttiva della Commissione (CEE) n.
     244/91 del 6 marzo 1991 (GU L 115 del I'8.5.1991) concernente la
     conservazione degli uccelli selvatici.
7.   Direttiva del Consiglio (CEE) n. 43/92 del 21 maggio 1992 relativa
     alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della
     flora e della fauna selvatiche (GU L 206 del 22.7.1992).
Valutazione dell'impatto ambientale
8.   Direttiva del Consiglio (CEE) n. 337/85 del 27 giugno 1985
     concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati
     progetti pubblici e privati (GU L 175 dei 5.7.1985).
Foreste
9.   Regolamento (CEE) n. 3528/86 del Consiglio del 17 novembre 1986 (GU
     L 326 del 21.11.1986) relativo alla protezione delle foreste nella
     Comunità contro l'inquinamento atmosferico, emendato da regolamento
     (CEE) n. 2157/92 del Consiglio, del 23 luglio 1992 (GU L 217 del
     31.7.1992).
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10.    Regolamento (CEE) n. 2158/92 del Consiglo, del 23 luglio 1992,
       relativo alla protezione delle foreste nella Comunità contro gli
       incendi (GU L 217 del 31.7.1992).
11.    Regolamento (CEE) n. 2078/92 del Consiglio del 30 giugno 1992
       relativo a metodi di produzione agricola compatibili con le esigenze
       d protezione dell'ambiente e con la cura dello spazio naturale (GU L
       215 del 30/7/1992).
Risorge marine
12.    Direttiva del Consiglio (CEE) n. 659/78, del 18 luglio 1978, sulla
       qualità delle acque dolci che richiedono protezione o miglioramento
       per essere idonee alla vita dei pesci (GU L 222 del 14.8.1978).
13.   Regolamento (CEE) n. 348/81 del Consiglio, del 20 gennaio 1981
       relativo a un regime comune applicabile alle importazioni dei
      prodotti ricavati dai cetacei (GU L 39 del 12.2.1981).
14.   Decisione del Consiglio (CEE) n. 691/81, del 4 settembre 1981,
       relativa alla conclusione della convenzione sulla conservazione
      delle risorse biologiche dell'Antartico (GU L 252 del 5.9.1981).
15.   Regolamento (CEE) n. 170/83 del Consiglio del 25 gennaio 1983 che
       istituisce un regime comunitario di conservazione e di gestione
      delle risorse della pesca (GU L 24 del 27.1.1983).
PIQSlCUPEZZA
16.   Direttiva del Consiglio (CEE) n. 219/90 del 23 aprile 1990
      sull'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati (GU
      L 117 dell'8.5.1990).
17.   Direttiva del Consiglio (CEE) n. 220/90, del 23         aprile 1990,
      sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi    geneticamente
      modificati (GU L 117 del I'8.5.1990).
PROPRIETÀ' INTEILETTUAIE
  18.    Proposta di direttiva del Consiglio sulla protezione giuridica
         delle invenzioni biotecnologiche (C0M(88) 496 def.) (GU C 10
         del 13.1.1989).
  19.    Proposta di reglamento del Consiglio concernente la privativa
         comunitaria per ritrovati vegetali (COM(90) 347 def.) (GU C 244
         del 28.09.90).
      Da includere    in  funzione  dell'adozione del  Atto  da  parte  del
      Cons i g 11o.
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D.  MECCANISMI FINANZIARI
20. Regolamento (CEE) n. 1973/92, del 21 maggio 1992 che istituisce uno
    strumento finanziario per       l'ambiente (LIFE) (GU L 206 del
    22.7.1992).
21. Raccomandazione per una decisione del Consiglio SEC (92) 694 del 5
    maggio 1992, concernente una partecipazione delle CE al "Global
    Environment Facility".
22. Regolamento (CEE) n. 443/92 del Consiglio, del 26 febbraio 1992,
    riguardante l'aiuto finanziario e tecnico per i paesi in via di
    sviluppo dell'America Latina e dell'Asia nonché la cooperazione
    economica con tali paesi.
23. Regolamento (CEE) n. 1762/92 del Consiglio, del 26 giugno 1992,
    concernente l'applicazione dei protocolli relativi alla cooperazione
    finanziaria e tecnica conclusi dalla Comunità con i paesi terzi.
24. Regolamento (CEE) n. 1763/92 del Consiglio, del 29 giugno 1992,
    relativo alla cooperazione finanziaria con tutti i paesi terzi
    mediterranei.
25. Decisione del Consiglio e della Commissione (CECA, CEE) n. 400/91,
    dei 25 febbraio 1991, relativa alla conclusione della quarta
    convenzione ACP-CEE (GU L 229 del 7.8.1991).
E.   INFORMAZIONE. CONTROLLO E RICERCA
26. Regolamento (CEE) n. 1615/89 del Consiglio del 29 maggio 1989 che
    istituisce un sistema europeo d'informazione e di comunicazione
    forestale (EFICS) (GU L 165/12 del 15.6.1989).
27. Regolamento (CEE) n. 1210/90 del Consiglio del 7 maggio 1990
    sull'istituzione dell'Agenzia europea dell'ambiente e della rete
    europea d'informazione e di osservazione in materia ambientale (GU L
    120 del I'11.5.1990).
F.  COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
28. Decisione del Consiglio e della Commissione (CECA, CEE) n. 400/91
    del 25 febbraio 1991, relativa alla conclusione della quarta
    convenzione ACP-CEE (GU L 229 del 17.8.1991).
29. Decisione del Consiglio (CEE) n. 366/91 del 7 giugno 1991 relativa
    ad un programma specifico di ricerca e di sviluppo tecnologico nel
    settore delle scienze e delle tecnologie della vita per i paesi in
    via di sviluppo (1990-1994) (GU L 196 del 19.7.1991).
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                               ALLEQATQ 111
                 Progetto di dichiarazione Interpretativa
                    (in occasione della ratifica della
                     Convenzione sulla biodiversità)
La Comunità europea e I suol Stati membri desiderano riaffermare
l'importanza che attribuiscono al trasferimento di tecnologie e alla
biotecnologia al fine di garantire la conservazione e l'utilizzazione
durevole della diversità biologica.
Per la Comunità europea e i suoi Stati membri, i trasferimenti di
tecnologia e l'accesso alla biotecnologia, quali definiti nel testo della
Convenzione sulla diversità biologica, possono essere assicurati solo in
conformità dei principi e delle norme di protezione della proprietà
intellettuale, in particolare gli accordi multilaterali e bilaterali
firmati o negoziati dalle parti della presente Convenzione.
La conformità ai diritti di proprietà intellettuale costituisce una
condizione preliminare essenziale per l'attuazione delle politiche di
trasferimento di tecnologie e di investimenti comuni. Senza pregiudizio
delle loro rispettive competenze nel settore del diritto della proprietà
intellettuale, la Comunità europea e i suoi Stati membri devono
incoraggiare l'utilizzazione dei meccanismi finanziari stabiliti dalla
Convenzione per facilitare il trasferimento dei diritti di proprietà
intellettuale detenuti dagli operatori europei, in particolare per quanto
concerne la concessione di licenze, garantendo nello stesso tempo una
protezione adeguata ed efficace dei suddetti diritti di proprietà.
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                      •11
                                                                    ISSN 0254-1505
                                                              COM(92) 509 def.
                                                          DOCUMENTI
IT                                                                             14
                                          N. di catalogo : CB-CO-92-531-IT-C
                                                             ISBN 92-77-50099-9
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo