CELEX: C2001/348/33
Language: it
Date: 2001-12-08 00:00:00
Title: Causa C-406/01: Ricorso della Repubblica federale di Germania contro il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea, proposto il 15 ottobre 2001

C 348/18                 IT                        Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                          8.12.2001
Motivi e principali argomenti                                                Ricorso della Repubblica federale di Germania contro il
                                                                             Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea,
                                                                                                proposto il 15 ottobre 2001
—     Violazione delle condizioni fissate dalla decisione
      2001/376/CE (2): la Commissione ha adottato la decisione                                        (Causa C-406/01)
      2001/577/CE senza aver provveduto a tutte le ispezioni
      previste all’art. 21 della decisione 2001/376/CE. L’ultima
      relazione di ispezione dell’OAV che è stato trasmesso alla                                       (2001/C 348/33)
      Repubblica francese prima della decisione 25 luglio 2001
      è la relazione 25-27 giugno 2001 nella versione finale
      DG(SANCO)3345/2001 che non contiene un esame
      dell’evoluzione dell’incidenza della malattia e dell’attua-
      zione effettiva delle disposizioni nazionali pertinenti e              Il 15 ottobre 2001 la Repubblica federale di Germania,
      non provvede ad una valutazione dei rischi volta a                     rappresentata dai sigg. Wolf-Dieter Plessing, Ministerialrat,
      dimostrare che sono stati adottati provvedimenti adeguati              Moritz Lumma, Oberregierungsrat, entrambi presso il Ministe-
      per gestire ogni rischio. Dalle conclusioni di detta relazio-          ro federale delle Finanze, Graurheindorfer Straße 108,
      ne risulta che quando è stato depositata la relazione di               D-53117 Bonn, e dall’avv. Jochim Sedemund, dello studio
      ispezione la normativa auspicata non era ancora vigente                legale Freshfields, Bruckhaus, Deringer, Potsdamer Platz 1,
      e che certe ispezioni dell’OAV erano ancora attese per                 D-10785, Berlino, ha proposto dinanzi alla Corte di giustizia
      evitare i rischi di contagio «incrociato» che sono stati               delle Comunità europee un ricorso contro il Parlamento
      evidenziati in altri paesi. Il decreto legge portoghese che            europeo e il Consiglio dell’Unione europea.
      riproduce il DBES è stato approvato solo il 12 luglio
      2001, vale a dire due settimane prima dell’uscita dall’em-
      bargo stabilita per il 1o agosto 2001, ed il manuale di
      applicazione del «DBES» doveva essere sottoposto al                    La ricorrente chiede che la Corte voglia:
      Ministro dell’agricoltura il 14 luglio. Il governo francese
      ritiene perciò che la «effettiva osservanza delle pertinenti          1)    annullare l’art. 3, nn. 1 e 2 della direttiva del Parlamento
      disposizioni nazionali» ai sensi dell’art. 21, lett. d) non                  europeo e del Consiglio 5 giugno 2001, 2001/37/CE (1),
      fosse garantita allorché è stata presa la decisione che                      sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regola-
      stabiliva la data di uscita dall’embargo.                                    mentari e amministrative degli Stati membri relative alla
                                                                                   lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti
                                                                                   del tabacco, nei limiti in cui tali disposizioni vietano la
      Peraltro, al momento dell’adozione della decisione impug-                    produzione di sigarette a fini di esportazione dalla
      nata, l’efficace funzionamento delle procedure attuate                       Comunità europea verso Stati terzi;
      non poteva essere verificata né in termini di tracciabilità
      dei prodotti bovini, né in termini di test sui bovini;
      d’altronde non più di quanto ciò fosse possibile alla data            2)    condannare i convenuti alle spese.
      fissata per togliere parzialmente l’embargo. Pertanto la
      Commissione ha violato le disposizioni dell’art. 22 della
      decisione 2001/376/CE.
                                                                             Motivi e argomenti principali
—     Violazione del principio di precauzione: se l’art. 174 CE
      si situa nell’ambito della politica comunitaria in materia             —     L’art. 95 CE non costituisce una base giuridica sufficiente
      ambientale, la giurisprudenza comunitaria non limita il                      per il divieto di esportazione impugnato: le misure di
      principio di precauzione a questa sola materia, ma                           armonizzazione ai sensi dell’art. 95 CE devono avere per
      l’estende alle finalità di sanità pubblica. La natura e la                   oggetto l’eliminazione delle differenze tra gli ordinamenti
      gravità dei rischi in materia di ESB giustificherebbero il                   giuridici degli Stati membri, con lo scopo di eliminare o
      pieno rispetto del principio di precauzione.                                 di evitare alterazioni della concorrenza nei rapporti
                                                                                   tra gli Stati membri. Le disposizioni che attengono
                                                                                   all’esportazione verso gli Stati terzi non rientrano nell’am-
                                                                                   bito dell’art. 95 CE. L’obiettivo dell’eliminazione nel
                                                                                   mercato interno di ostacoli al commercio derivanti da
(1) GU L 203 del 28.7.2001, pag. 27.                                               diverse normative nazionali viene raggiunto già con il
(2) Decisione della Commissione 2001/376/CE concernente determi-                   divieto di commercializzazione. Che a tal fine non sia
    nate misure rese necessarie dall’insorgere di casi di encefalopatia            necessario il divieto di produzione viene confermato dal
    spongiforme bovina in Portogallo e intese ad attuare un regime                 fatto che tutte le direttive di armonizzazione comparabili
    d’esportazione su base cronologica (GU L 132 del 15.5.2001,                    (come, ad esempio, nel settore della regolamentazione
    pag. 17).                                                                      degli ingredienti alimentari) si limitano a vietare la
                                                                                   commercializzazione e non prevedono alcun divieto alla
                                                                                   produzione. In effetti, il divieto alla produzione previsto
                                                                                   dalla direttiva impugnata è diretto esclusivamente a
                                                                                   tutelare la salute dei cittadini comunitari, in quanto, come
                                                                                   previsto all’undicesimo «considerando» della direttiva,
 ---pagebreak--- 8.12.2001                IT                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            C 348/19
     esso dovrebbe garantire che «(attraverso reimportazioni              Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribu-
     illegali) non siano pregiudicate le disposizioni del mercato         nale civile e penale di L’Aquila — con ordinanza 5 ottobre
     interno». Il divieto alla produzione rappresenta pertanto,           2001, nella causa Rolando Salusest contro Giovanni
     per sua stessa natura, un mero divieto di esportazione.                                            Petrucci
     Tuttavia, secondo il governo federale, neanche una siffatta
     disposizione può essere basata sull’art. 95 CE, in quanto
     la tutela nei confronti di importazioni illegali (tanto di
     origine statale, quanto di origine pubblica) non rientra                                      (Causa C-409/01)
     nell’ambito di applicazione dell’art. 95 CE. Infine, l’art. 95
     non rappresenta un’idonea base giuridica per un divieto
     generalizzato alla produzione ed all’esportazione neanche
     per evitare un’«elusione» delle norme del mercato interno,
                                                                                                    (2001/C 348/34)
     in quanto un divieto cosı̀ esteso sarebbe evidentemente
     sproporzionato. Infatti, l’oggetto delle importazioni ille-
     gali è costituito quasi esclusivamente da sigarette prodotte
     in Paesi tersi e non all’interno della Comunità.
—    L’art. 133 non rappresenta una base idonea per il divieto
     di esportazione impugnato: infatti, l’obiettivo della misura         Con ordinanza 5 ottobre 2001, pervenuta nella Cancelleria
     impugnata non consiste nella regolamentazione del com-               della Corte di giustizia delle Comunità europee il 16 ottobre
     mercio con gli Stati terzi, né nella correzione dei flussi o         2001, nella causa Rolando Salusest contro Giovanni Petrucci,
     dei dati commerciali, bensı́ nell’ostacolare reimportazioni          il Tribunale civile e penale di L’Aquila ha sottoposto alla Corte
     illegali. Essa non soddisfa, pertanto, i requisiti relativi alla     di giustizia delle Comunità europee le seguenti questioni
     competenza enunciati dalla Corte di giustizia nei suoi               pregiudiziali:
     pareri 1/94 e 2/92.
     In via subordinata: anche se fosse applicabile l’art. 133            1.    se la previsione di minimi tariffari inderogabili violi la
     CE, il divieto all’esportazione non potrebbe essere basato,                libera concorrenza perché impedisce la libera fissazione
     a parere del governo federale, su tale articolo, in quanto                 del corrispettivo della prestazione d’opera dell’avvocato,
     limita in modo sproporzionato il principio della libertà                   cosı̀ come prevede la lettera a) dell’art. 81, 1o co. del
     di esportazione, che deve essere rispettato dal legislatore                Trattato CE, ed ha anche l’effetto di consolidare la
     comunitario, ed è pertanto in contrasto con l’art. 5, n. 3,                compartimentazione dei mercati a livello nazionale, osta-
     CE. Considerata la modesta quantità della reimportazione                   colando cosı̀ l’integrazione economica voluta dal Trattato.
     delle sigarette prodotte nella Comunità, la normativa
     impugnata non è affatto idonea a proteggere efficacemen-
     te la salute dei cittadini comunitari. Tale obiettivo può                 Infatti, anche gli avvocati cittadini degli altri Stati membri
     essere realizzato efficacemente solo rinforzando i control-                della CE esercenti in Italia sono tenuti, norma dell’art. 13
     li all’importazione, comunque necessari nella lotta all’eva-               L. 9/2/1982, al rispetto della Tariffa forense e quindi,
     sione fiscale, nonché più efficaci e meno dannosi per                      anche della regola che vieta la differenziazione dei
     l’industria comunitaria sul piano della concorrenza.                       corrispettivi al di sotto di un certo livello minimo;
     Poiché la normativa impugnata non costituisce una
     misura «evidente» e «specifica» di politica del commercio
     con l’estero, bensı́ mira a garantire standard più elevati per
     la sanità pubblica nella Comunità, il ricorso all’art. 133 CE        2.    se gli artt. 633, 1o co., n. 2 e 636, 1o co. c.p.c.
     si risolve in ultima analisi in un aggiramento dell’art. 152,              consentendo ad un avvocato di farsi determinare il
     n. 4, lett. c), CE.                                                        compenso dal Consiglio dell’Ordine al quale appartiene,
                                                                                mediante l’adozione di un parere vincolante per il suo
                                                                                cliente e per il giudice (nell’ambito del procedimento per
                                                                                inguinzione), permettendo di ottenere un titolo fondato
—    Il ricorso combinato alle basi giuridiche citate, entrambe                 su tale unilaterale determinazione dell’onorario professio-
     non idonee singolarmente, non conferisce loro un più                       nale, in base ai minimi tariffari suddetti, violi la libera
     esteso ambito di applicabilità.
                                                                                concorrenza perché impedisce la libera fissazione del
                                                                                corrispettivo della prestazione d’opera dell’avvocato, cosı̀
                                                                                come prevede la lettera a) dell’art. 81, 1o co. del Trattato
                                                                                CE, riservandolo ad un organismo composto esclusiva-
                                                                                mente da avvocati.
(1) GU L 194 del 18.7.2001, pag. 26.