CELEX: 51997PC0551
Language: it
Date: 1997-10-24
Title: Proposta modificata di regolamento (CE) del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                                       Bruxelles, 24.10.1997
                                                       COM(97)551def.
                                  Proposta modificata di
                        RKGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
  che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di
calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e
                                      dell'Indonesia
            (presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 189 A,
                                paragrafo 2 del trattato CE)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                        RELAZIONE
(1)  Con il regolamento (CE) n. 165/97' la Commissione ha istituito dazi antidumping
     provvisori sulle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di calzature con tomaie
     di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e dell"Indonesia.
(2)  Alcune parti interessate, produttori comunitari, esportatori e importatori hanno
     presentato osservazioni scritte. Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno ottenuto
     la possibilità di essere sentite dalla Commissione. La Commissione ha esaminato
     tutte le opinioni espresse prima di trarre le sue conclusioni definitive.
(3)  La Commissione ha accolto l'obiezione di un esportatore indonesiano relativa
     all'omissione nel calcolo del dumping di un fattore che incideva sulla comparabilità
     dei prezzi, e ha di conseguenza rivisto al ribasso i suoi calcoli del valore normale e
     del dumping sia per l'Indonesia, sia per la Cina, dato che l'Indonesia era stata
     utilizzata come paese analogo per calcolare il valore normale per la Cina.
(4)  Si è inoltre considerato, con il consenso dei denunziarti, che le pantofole e le
     scarpette da spiaggia andavano escluse dall'ambito del procedimento, la cui portata
     è stata pertanto limitata alla maggior parte delle importazioni, vale a dire quelle di
     calzature per uso esterno.
(5)  A seguito delle osservazioni presentate e di un'ulteriore analisi dei dati disponibili,
     inoltre, la Commissione ha ritenuto opportuno aumentare l'adeguamento utilizzato
     nella fase provvisoria per tener conto, dei diversi stadi commerciali tra le
     importazioni CIF e le vendite allo stadio della consegna dei produttori comunitari
     nel calcolo dei livelli di eliminazione del pregiudizio.
1
  GUn. L 29 del 31.1.1997, pag. 3.
 ---pagebreak---  (6)  Successivamente all'istituzione delle misure provvisorie, la Commissione ha
     esaminato ulteriormente gli elementi ritenuti rilevanti per l'analisi della questione
     dell'interesse comunitario. Avendo esaminato tutta una serie di aspetti e i vari
     interessi in causa, non sono emerse ragioni convincenti che inducessero a
     concludere che l'istituzione di misure definitive non fosse nell'interesse della
     Comunità.
(7)  Alla luce di quanto sopra, la Commissione ha confermato le sue conclusioni
     provvisorie, e cioè che le calzature in esame originarie dell'Indonesia e della
     Repubblica popolare cinese erano oggetto di dumping nella Comunità e arrecavano
     grave pregiudizio all'industria comunitaria, e ha concluso che è nell'interesse della
     Comunità adottare misure protettive sotto forma di dazi antidumping definitivi e
     riscuotere definitivamente i dazi provvisori all'aliquota di dazio istituita a titolo
     definitivo.
(8)  Le esclusioni e gli adeguamenti dei calcoli di cui sopra modificano le conclusioni
     provvisorie, nel senso che le singole aliquote di dazio per le imprese indonesiane
     che hanno collaborato sono ridotte a un livello compreso tra lo 0% e il 14,1%, così
     come sono ridotti i livelli residui di eliminazione del pregiudizio che sono pari al
     14,1% per l'Indonesia e al 49,2% per la Repubblica popolare cinese.
(9)  Conformemente all'articolo 9 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, la
     Commissione propone pertanto che il Consiglio istituisca dazi antidumping
     definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di materie tessili
     originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia. Data l'entità del
     pregiudizio, si raccomanda inoltre che il Consiglio riscuota i dazi antidumping
     provvisori in ragione dell'ammontare dei dazi definitivi istituiti.
                                                     -A feto
 ---pagebreak---                                        Proposta modificata di
                             REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
    che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di
  calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e
                                           dell'Indonesia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, in particolare l'articolo 9, paragrafo 4,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
                               A.       MISURE PROVVISORIE
(1)    Con il regolamento (CE) n. 165/972 della Commissione (in appresso denominato
       "regolamento dei dazi provvisori") sono stati istituiti dazi antidumping provvisori
       sulle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di calzature con tomaie di materie
       tessili di cui ai codici della Nomenclatura combinata (NC) 6404 19 10 ed ex
       6404 19 90 originari della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia.
1
  GU n. L 56 del 6.3.1996, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (GU n. L 317
     del 6.12.1996, pag. 1).
2
     GUn.L 29 del 31.1.1997, pag. 3.
                                                 ^ C
 ---pagebreak---                  B.      FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
 (2)  Dopo l'istituzione delle misure antidumping provvisorie, alcune parti interessate
      hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni.
 (3)  Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno ottenuto la possibilità di essere sentite
      dalla Commissione.
(4)   La Commissione ha continuato a raccogliere e verificare tutte le informazioni
      ritenute necessarie ai fini delle sue risultanze definitive.
(5)   Le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai
      quali si intendeva raccomandare l'imposizione di, dazi antidumping definitivi e la
     riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. È stato
     inoltre concesso loro un lasso di tempo entro il quale comunicare le loro
     osservazioni dopo aver ricevuto le informazioni in questione.
(6)  Le osservazioni comunicate oralmente e per iscritto dalle parti interessate sono
     state esaminate e, ove ritenuto opportuno, prese in considerazione ai fini delle
     risultanze definitive della Commissione.
               C.    PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1.   Prodotto in esame
(7)  Ai fini delle conclusioni preliminari, la Commissione ha considerato un'unica
     categoria di prodotti le calzature "non per lo sport" con suole esterne di gomma o di
     materia plastica e con tomaie di materie tessili, per uso interno o esterno (di cui ai
     codici NC 6404 19 10 ed ex 6404 19 90 ). A questo proposito, alcune parti
     interessate hanno sostenuto che le pantofole e la calzature per l'esterno erano
     troppo diverse, in particolare dal punto di vista dell'uso, per appartenere alla stessa
     categoria di prodotti.
                                              -2-
 ---pagebreak---     In particolare, le parti interessate hanno sottolineato che per valutare se le calzature
    per l'interno e per l'esterno passano essere considerate un'unica categoria di
    prodotti si dovrebbe effettuare una duplice "verifica di intercambiabilità": se una
    calzatura per uso estemo possa sostituirne una per uso intemo e, in secondo luogo,
    se una calzatura per uso intemo possa sostituirne una per uso estemo.
(8) Per quanto riguarda il primo caso, vale la pena di rilevare che alcune calzature
    leggere per uso esterno del tipo in esame possono sostituire le pantofole per uso
    intemo.     Le pantofole invece, data la loro scarsa robustezza, non sembrano
    generalmente adatte per la maggior parte degli usi estemi. Tale distinzione pare
    confermata dal modo in cui i consumatori percepiscono i due prodotti. Si deve
    dunque concludere che la seconda "verifica di interscambiabilità" - e cioè la
    possibilità di sostituire calzature per uso estemo con calzature per uso intemo - non
    è soddisfatta, e che pertanto le pantofole e le calzature per uso estemo non possono
    essere considerate un'unica categoria di prodotti. Tale conclusione significa anche
    che nei risultati dell'inchiesta si deve operare una distinzione tra le pantofole e le
    calzature per uso esterno.
    Informati di questa conclusione, i rappresentanti dell'industria comunitaria
    denunziante, pur indicando che non condividevano totalmente questo parere, non si
    sono opposti all'esclusione delle pantofole dall'ambito del procedimento.
 ---pagebreak--- (9)  Per quanto riguarda l'esclusione, nella fase provvisoria, di alcuni tipi di calzature
     dette anche "espadrilles", varie parti interessate hanno chiesto, con diverse
     motivazioni, che fossero esclusi dall'ambito del procedimento anche altri prodotti,
     a ragione della loro notevole specificità.      Tali richieste sono analizzate qui di
     seguito.
     a)        Scarpette di neoprene
(10) Alcuni importatori hanno chiesto che fossero esclusi alcuni tipi di calzature dette
     anche "scarpette per immersione subacquea", fatte di neoprene e utilizzate per
     alcuni sport acquatici quali l'immersione subacquea.         In effetti, quando viene
     utilizzato per la fabbricazione di calzature il neoprene è generalmente rinforzato
     con un rivestimento di tessuto, cosicché la materia tessile è il materiale che copre la
     maggior parte della superficie estema della tomaia e quindi le calzature in
     questione possono essere classificate alla voce NC 6404 Inoltre, dato che alcuni
     sport acquatici, come appunto l'immersione subacquea, non sono espressamente
     considerati "attività sportive" ai sensi della nomenclatura combinata, le scarpette di
     neoprene in questione, si sosteneva, erano classificabili al codice NC 6404 19 90,
     benché un prodotto così specifico non appartenesse all'unica categoria di prodotti
     in esame.
(11) Avendo esaminato più a fondo la questione, la Commissione ha rilevato che le
     scarpette di neoprene sono vendute nei negozi di attrezzature per gli sport acquatici
     e non nei negozi di calzature e che appartengono chiaramente a un mercato distinto.
     Le loro caratteristiche fisiche e l'uso cui sono destinate ne fanno, agli occhi del
     consumatore, un prodotto chiaramente diverso da quelli appartenenti all'unica
     categoria delle "calzature non per lo sport con tomaie di materie tessili" in esame.
                                             -4
 ---pagebreak--- (12) Interpellati al proposito, i rappresentanti dell'industria comunitaria denunziante non
     hanno sollevato obiezioni, ma hanno precisato che la loro principale
     preoccupazione era che, se si fosse concessa un'esclusione, la descrizione delle
     calzature in esame fosse abbastanza precisa da evitare elusioni dei dazi.
(13) Per tutti i motivi sopra esposti e in considerazione del fatto che le calzature in
     questione sono chiaramente identificabili ad opera delle autorità doganali, si ritiene
     che le scarpette di neoprene dette anche "scarpette da immersione subacquea" o
     "scarpette per sport acquatici" debbano essere escluse dall'ambito del
     procedimento.
     h)         "Scarpe da trekking "
(14) Ai sensi della nomenclatura combinata, il "trekking" non è considerato un'attività
     sportiva e dunque le scarpe da trekking con tomaie di materie tessili ricadono
     generalmente nel codice NC 6404 19 90. Alcune parti hanno chiesto che questo
     prodotto fosse escluso dall'ambito del procedimento per due motivi. La prima
     argomentazione si basava sul fatto che il prodotto in questione era venduto a un
     prezzo elevato e non a prezzi di dumping.            Alcuni importatori hanno inoltre
     sostenuto che essi avrebbero potuto legittimamente aspettarsi che le scarpe da
     trekking non fossero soggette a misure in quanto nella versione spagnola
     dell'avviso di apertura3 le parole "cross-country ski footwear" sono state tradotte,
     nell'elenco delle esclusioni, "botas de senderismo", e cioè l'equivalente spagnolo di
     "scarpe da trekking".
•'   GLI n. C 45 del 22.2.1995, pag. 2.
                                             -5
 ---pagebreak--- (15) Per quanto riguarda la prima argomentazione, si deve osservare che le informazioni
     fomite dagli esportatori che hanno collaborato e utilizzate dalla Commissione per
     l'indagine sul dumping non hanno confermato l'assenza di dumping per questo tipo
     di calzature.
(16) Quanto alla seconda argomentazione, e cioè l'asserita legittima aspettativa di alcuni
     importatori che le scarpe da trekking non fossero assoggettate a misure (derivante
     dal fatto che nella versione spagnola dell'avviso di apertura erano state tradotte
     erroneamente le parole "cross-country ski footwear"), tale obiezione non può essere
     accettata per i motivi di seguito elencati.
     Anzitutto si deve fare riferimento alla giurisprudenza della Corte di giustizia (causa
     250/80, Anklagemyndigheden e. Schumacher e altri, sentenza del 27 ottobre 1981),
     in base alla quale, in caso di divergenze tra le varie versioni linguistiche delle
     disposizioni, esse devono essere interpretate nel contesto tenendo particolarmente
     conto dei loro obiettivi.
     Le istituzioni comunitarie hanno tradizionalmente seguito 1"impostazione di
     stabilire un elenco chiuso delle cosiddette "attività sportive" nel quadro della
     Nomenclatura combinata. Più specificamente, era ben chiaro che la formulazione
     dell'avviso di apertura altro non era che una citazione delle disposizioni della nota
     di sottovoce 1 b) del capitolo 64 della nomenclatura combinata, nella cui versione
     spagnola le parole "ski-boots and cross-country ski footwear" sono tradotte con le
     parole "calzado para esquiar" e non con le parole "botas de esqui, senderismo".
                                            -6-
 ---pagebreak--- (17) Infine, si deve sottolineare che le calzature con tomaie di materie tessili del tipo
     detto "scarpe da trekking" sono ampiamente prodotte nella CE, erano comprese
     nell'ambito della denuncia e ricadevano chiaramente nell'ambito dell'inchiesta. In
     effetti, la maggior parte di questi prodotti possono anche essere utilizzati, e di fatto
     lo sono, a fini diversi da quello "tecnico" cui sono teoricamente destinati, il che
     conferma la loro appartenenza all'unica categoria di prodotti in esame.
     Si ritiene pertanto che le cosiddette "scarpe da trekking" debbano rimanere
     nell'ambito del procedimento.
     e)         Scarpe per uso medico
(18) Le scarpe ortopediche, cioè le scarpe destinate a correggere un'anormalità fisica o
     una disabilità specifica e permanente, appartengono al capitolo 90 della
     Nomenclatura combinata e non sono oggetto dell'attuale inchiesta. Il prodotto
     contemplato dal codice NC 6404 19 90 per il quale si chiedeva un'esclusione è una
     calzatura per uso medico del tipo venduto in farmacia non al paio ma "a piede", che
     non è specificamente adattato a una determinata persona, ma è destinato a chiunque
     abbia, ad esempio, una caviglia rotta o slogata. Questa obiezione è stata presentata
     in base al fatto che un prodotto così specifico non poteva appartenere alla singola
     categoria di prodotti in esame.
(19) È chiaro che le scarpe per uso medico in questione appartengono a un mercato
     diverso (non sono vendute nei negozi di calzature, ma in farmacia). Esse sono
     inoltre commercializzate in un modo molto specifico ("al piede" e non al paio, e
     con forme particolari per calzare un gesso, anziché un piede), il che ne fa, agli occhi
     del consumatore, un prodotto chiaramente distinto da quelli appartenenti alla
     singola categoria di prodotti in esame.
 ---pagebreak--- (20) Interpellati in proposito, i rappresentanti dell'industria comunitaria denunziante
     hanno dichiarato che nella Comunità c'è una certa produzione di calzature per uso
     medico, ma non si sono opposti alla conclusione che le scarpe in questione erano
     abbastanza specifiche, dal punto di vista delle caratteristiche fisiche e degli usi, da
     farle escludere dalla categoria delle "calzature non per lo sport con tomaie di
     materie tessili" in esame.
(21) Per tutti i motivi sopra esposti (e tenendo conto del fatto che un prodotto così
     specifico è chiaramente identificabile ad opera delle autorità doganali), si ritiene
     che le calzature per uso medico del tipo venduto in farmacia, non al paio ma "al
     piede", vadano escluse dall'ambito del procedimento.
     d)        "Scarpette da spiaggia "
(22) Le "scarpette da spiaggia" sono calzature la cui tomaia si limita a una striscia di
     materia tessile, unita su entrambi i lati di una spessa suola di plastica leggera
     alveolare. Alcune parti interessate hanno sostenuto che questo prodotto dovrebbe
     essere escluso dall'ambito del presente procedimento in quanto sarebbe troppo
     specifico per appartenere all'unica categoria di prodotti in esame. Si è affermato
     inoltre che questo prodotto non veniva più fabbricato nella Comunità.
(23) Interpellati in proposito, i rappresentanti dell'industria comunitaria denunziante
     hanno ammesso che, sebbene esista ancora una certa produzione di queste calzature
     nella Comunità, essa ha un'importanza marginale. I rappresentanti dell'industria
     comunitaria hanno inoltre concordato che, a condizione che tale esenzione si
     limitasse ad un prodotto che non può essere utilizzato per camminare in luoghi
     diversi da una spiaggia o da una piscina, e che esso potesse essere distinto da altri
     tipi di calzature, il prodotto in questione poteva essere escluso dall'ambito del
     presente procedimento.
 ---pagebreak--- (24) Per i motivi sopra indicati, si ritiene che le cosiddette "ciabatte da spiaggia"
     debbano essere escluse dall'ambito del procedimento.
2.   Prodotto simile
     a)       Argomentazioni basate sull 'esistenza di diversi metodi di produzione
(25) Alcune parti interessate hanno riproposto la questione delle calzature vulcanizzate,
     già sollevata nella fase dell'inchiesta provvisoria (cfr. punto 18 del regolamento sui
     dazi provvisori).     In particolare, si è ripetuto che l'industria comunitaria non
     produrrebbe scarpe con suole vulcanizzate in quantitativi sufficienti e che la sua
     produzione si concentrerebbe piuttosto sullo stampaggio per iniezione. Si riportano
     in appresso i risultati delle ulteriori indagini eseguite.
(26) Benché sia chiaro che il processo di vulcanizzazione è diverso da quello dello
     stampaggio per iniezione, è bene ricordare che i principali criteri da applicare ai fini
     della determinazione del "prodotto simile" riguardano le caratteristiche tecniche o
     fisiche generali e sull'impiego o sulle funzioni dei prodotti, e non i metodi utilizzati
     per la loro produzione. Di conseguenza, le piccole differenze derivanti da diversi
     processi di produzione sono generalmente ignorate.
                                               -9
 ---pagebreak--- (27) Per quanto riguarda le argomentazioni tecniche sollevate da varie parti, in
     particolare il fatto che vulcanizzazione significa gomma, mentre iniezione significa,
     tra l'altro, PVC, e pertanto differenze di accesso alla materia prima, differenze
     visive (il PVC è più "brillante" della gomma) e di odore (la gomma ha un tipico
     odore, mentre il PVC è inodore) e diverse proprietà di soluzione e di fusione, è
     innegabile che le reazioni chimiche e fisiche che si verificano nel corso del
     processo di fabbricazione di questi tipi di calzature sono diverse. Tuttavia, si
     dovrebbe tenere presente che in generale nella fabbricazione delle calzature con
     suole vulcanizzate si utilizza gomma sintetica. Indipendentemente dal processo di
     produzione, quindi, le materie prime utilizzate in questi processi - la gomma
     sintetica e il PVC - sono tutte derivati del petrolio.
(28) La gomma sintetica è infatti disponibile in tutto il mondo, e trova una delle
     principali applicazioni nell'industria dei pneumatici.       Non si può dunque
     considerare pertinente l'argomentazione in base alla quale i produttori di calzature
     vulcanizzate dei paesi in via di sviluppo avrebbero un migliore accesso alle materie
     prime, dato che ciò può rendere il processo di produzione più efficiente in termini
     di costi, ma non incide sul fatto che il prodotto in questione è simile al prodotto
     comunitario. Si noti anche che, per differenziare le scarpe in questione, le parti
     hanno dovuto appellarsi a criteri che si discostano ampiamente dai criteri usuali. Se
     è vero che il PVC fonde, a differenza della gomma, ciò avviene sopra gli 80°C, ben
     al di sopra delle temperature che si possono verificare nelle normali condizioni
     d'uso.     Analogamente, in condizioni normali è molto improbabile che i
     consumatori effettuino una prova di soluzione prima dell'acquisto.
                                              io
 ---pagebreak--- (29) Per quanto riguarda il preteso calo della produzione di scarpe vulcanizzate nella
     Comunità, occorre sottolineare che questa argomentazione è stata avanzata da
     alcuni importatori in una fase già molto avanzata del procedimento. Gli elementi di
     prova raccolti, tuttavia, dimostrano che questo processo di produzione è ancora in
     uso nella Comunità (ad esempio in Spagna, dove vari produttori hanno dichiarato
     che potrebbero ancora produrre complessivamente 22 milioni di paia all'anno di
     questo tipo di scarpe) e che nella Comunità vi sono numerosi produttori in grado di
     produrre calzature vulcanizzate e pronti a farlo.
     L'inchiesta ha inoltre dimostrato che, contrariamente a quanto sostenuto da varie
     parti, le calzature vulcanizzate importate dalla Repubblica popolare cinese e
     dell'Indonesia sono a volte vendute come prodotto di marca, confezionate in una
     scatola di cartone e vendute in negozi di scarpe specializzati, mentre le calzature a
     stampaggio per iniezione prodotte nella Comunità possono essere vendute come
     prodotto senza marca, in sacchetti di plastica e nei magazzini a prezzi scontati.
(30) La conclusione da trarre da quanto precede è che, nonostante le differenze tecniche
     tra i processi di produzione utilizzati, le calzature vulcanizzate sono in diretta
     concorrenza con le calzature fabbricate tramite stampaggio per iniezione. Questi
     tipi di calzature, anzi, sono talmente simili da qualsiasi punto di vista che il
     consumatore medio non sarebbe in grado di distinguerle.
                                           - il
 ---pagebreak---      Non c'è dunque motivo di ritenere che le calzature vulcanizzate prodotte nella
     Repubblica popolare cinese e in Indonesia ed esportate nella Comunità non siano
     un prodotto simile alle calzature fabbricate tramite stampaggio per iniezione
     prodotte nella Comunità, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento (CE)
     n. 384/96 (in appresso denominato "il regolamento di base").
     b)       Argomentazioni basate sulla pretesa esistenza di diversi "segmenti di
     prodotto "
(31) Alcune parti hanno nuovamente sostenuto che le calzature importate e quelle
     prodotte nella Comunità appartengono a segmenti di prodotto diversi che non sono
     in concorrenza tra loro. A loro dire, infatti, le calzature importate a un prezzo
     superiore alla media, non sarebbero simili, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del
     regolamento di base, alle calzature importate a un prezzo pari o inferiore alla
     media.
(32) Questa questione è stata all'origine di ripetute e apparentemente contraddittorie
     dichiarazioni degli importatori, dato che alcuni sostenevano di importare calzature
     di bassa qualità che semplicemente non riuscivano a trovare nella Comunità,
     mentre altri sostenevano di ordinare nella Repubblica popolare cinese o in
     Indonesia prodotti sofisticati fabbricati in base alle proprie specificazioni, ai propri
     disegni e a volte con le loro materie prime.
     Questa contraddizione dimostra semplicemente che la Repubblica popolare cinese e
     l'Indonesia sono effettivamente in grado di produrre, e di fatto producono ed
     esportano nella Comunità, l'intera gamma dei prodotti in offerta sul mercato, anche
     se ciò non emerge dalle statistiche sulle importazioni in quanto i prezzi medi
     dipendono dalla massa delle importazioni che comprende appunto le calzature a
     basso prezzo Le importazioni in questione e i prodotti fabbricati dall'industria
     comunitaria sono pertanto simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del
     regolamento di base.
                                            - 12
 ---pagebreak---      e)       Conclusioni
(33) Alla luce di quanto sopra, si conferma che le calzature oggetto del presente
     procedimento prodotte nella Repubblica popolare cinese e in Indonesia ed esportale
     nella Comunità sono un prodotto simile alle calzature prodotte nella Comunità ai
     sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.        Analogamente, le
     calzature oggetto della presente inchiesta prodotte in Indonesia sono un prodotto
     simile alle calzature prodotte ed esportate dalla Repubblica popolare cinese nella
     Comunità.
                                   D.     DUMPING
1.   Indonesia
     a)        Valore normale
(34) Gli esportatori indonesiani hanno contestato l'impiego, fatto dalla Commissione
     nella ricostruzione del valore normale, di un margine di utile stabilito sulla base
     delle vendite remunerative di un'azienda a livello nazionale per un prodotto diverso
     dal prodotto in esame, nella fattispecie calzature con tomaie di pelle o di plastica.
     Questo margine di utile, a detta di tali esportatori, era eccessivo e non era
     rappresentativo del settore.
     Inoltre, poiché detto margine di utile era stato utilizzato nella ricostruzione del
     valore normale per tutte le aziende indonesiane del campione, si è obiettato che i
     valori normali e di conseguenza i margini di dumping erano eccessivi e non erano
     equi. Secondo i suddetti esportatori, infatti, si sarebbe dovuto utilizzare il margine
     di utile del 7% ritenuto accettabile dalla Commissione nel caso dell'industria
     comunitaria.
                                           - 13
 ---pagebreak--- (35) Questa tesi è stata giudicata inaccettabile. Anzitutto, l'articolo 2, paragrafo 6,
      lettera b) del regolamento di base prevede che, qualora non vi siano vendite del
     prodotto in esame sul mercato interno dell'esportatore, le spese generali,
     amministrative e di vendita (SGAV) e i profitti da utilizzare nella ricostruzione del
     valore normale possano essere stabiliti sulla base degli importi effettivamente
     sostenuti dall'esportatore o dal produttore in questione nel mercato interno del
     paese d'origine per la produzione e la vendita di prodotti appartenenti alla stessa
     categoria generale. Questa è stata la metodologia applicata nel caso dell'azienda di
     cui al punto 34 del presente regolamento.
     Nel caso delle due aziende comprese nel campione che non avevano vendite sul
     mercato interno del prodotto in esame, né della stessa categoria generale di
     prodotti, si è dovuto stabilire il valore normale conformemente all'articolo 2,
     paragrafo 6, lettera e) del regolamento di base, e cioè con qualsiasi altro metodo
     ragionevole. Date le circostanze della presente inchiesta, si è ritenuto che il metodo
     più ragionevole fosse quello di utilizzare le SGAV e i profitti riscontrati per
     l'azienda di cui al punto 34 del presente regolamento.
     In secondo luogo, il margine di utile del 7% utilizzato nel calcolo di un prezzo non
     pregiudizievole per l'industria comunitaria è il minimo che la Commissione
     considera necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria e
     pertanto non ha nulla a che vedere con il margine di utile utilizzato nella
     ricostruzione del valore normale, che deve basarsi sugli utili effettivamente ottenuti
     nel mercato indonesiano.      A questo proposito, è bene notare che la Corte di
     giustizia europea ha costantemente indicato che nella ricostruzione del valore
     normale si deve privilegiare l'uso dei margini di utile effettivi.
                                            14-
 ---pagebreak--- (36) Una delle imprese indonesiane comprese nel campione ha obiettato che, nel
     calcolare i suoi valori normali, la Commissione avrebbe dovuto utilizzare le stime
     dei costi da essa fomite nel corso della verifica in loco. A questo proposito, si deve
     osservare che l'impresa in questione non aveva un sistema di contabilità dei costi e
     disponeva unicamente delle stime dei costi utilizzate per presentare offerte di prezzi
     a potenziali clienti.       Queste ultime erano i costi riportati nella risposta al
     questionario.
     Si è dovuto respingere questa richiesta in quanto l'azienda non è stata in grado di
     dimostrare la correttezza delle stime dei costi. Per alcuni modelli, inoltre, non era
     disponibile alcuna informazione relativa ai costi e per nessun modello era
     disponibile alcuna informazione oltre ai costi materiali diretti.       Si conferma
     pertanto l'impostazione adottata nel regolamento sui dazi provvisori, consistente
     nel ricalcolare i costi ripartendo il costo complessivo delle vendite, escluse le
     SGAV e gli utili, tra i modelli interessati utilizzando il fatturato risultante dalla
     contabilità dell'impresa stessa, in quanto è stato giudicato il metodo più adeguato
     per stabilire i costi di ciascun modello di calzature.
     b)        Prezzo ali 'esportazione
(37) In essenza di osservazioni sulla determinazione dei prezzi all'esportazione si
     confermano le conclusioni provvisorie.
                                            - 15
 ---pagebreak---      e)        Confronto
(38) L'esportatore indonesiano le cui vendite remunerative sul mercato nazionale sono
     state utilizzate nella ricostruzione del valore normale per l'Indonesia e di cui al
     punto 34 del presente regolamento ha sostenuto che la Commissione non avrebbe
     tenuto conto di un fattore che incideva sulla comparabilità dei prezzi, come previsto
     all'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, non concedendo un
     adeguamento del valore normale per tener conto del costo dei crediti. Avendo
     accertato che tale adeguamento era stato effettivamente omesso, la Commissione ha
     rivisto di conseguenza i suoi calcoli. Poiché le SGAV di questa impresa sono state
     utilizzate nella ricostruzione del valore normale per le altre imprese indonesiane
     comprese nel campione, si è dovuto ridurre anche il valore normale di queste ultime
     per tener conto dell'adeguamento concesso. Tutti i calcoli del dumping sono stati
     corretti di conseguenza.
(39) L'impresa di cui al punto 34 del presente regolamento ha obiettato che il margine di
     dumping era stato ottenuto facendo la media dei costi dei singoli modelli e
     applicando un margine di profitto artificialmente elevato nella ricostruzione del
     valore normale. A suo dire infatti l'uso delle medie significava che i valori normali
     erano gonfiati e che tutte le esportazioni a basso prezzo risultavano oggetto di
     dumping. L'impresa sosteneva inoltre che se si fossero utilizzati i singoli valori
     normali da essa fomiti e se si fosse applicato un utile ragionevole si sarebbe giunti
     alla conclusione che non vi era alcun dumping.
     Alla luce delle circostanze di cui al punto 36 del presente regolamento, la
     Commissione ha ritenuto che, per giungere a un calcolo ragionevolmente preciso
     dei costi, non aveva alternative se non quella di ricalcolarli utilizzando le
     registrazioni contabili dell'impresa stessa e ripartire il costo totale delle vendite,
     esclusi le SGAV e gli utili, tra i modelli in esame.
                                             16
 ---pagebreak---      d)        Margini dì dumping
(40) Le metodologie utilizzate per calcolare i margini di dumping definitivi sono le
     stesse che sono state utilizzate per il calcolo dei margini di dumping provvisori. I
     margini     di   dumping,     tuttavia,  sono    stati modificati   per   tener   conto
     dell'adeguamento del valore normale concesso come indicato nel punto 38 del
     presente regolamento.
       i)      Imprese comprese nel campione che hanno collaborato
(41) I margini in tal modo stabiliti ed espressi in termine di percentuale del prezzo CI F
     franco frontiera comunitaria sono i seguenti:
     - P.T. Dragon                                                     4,0%
     - P.T. Emperor Footwear                                           0,0%
     - P.T. Sindoll Pratama                                           24,9%.
       ii)     Produttori/esportatori che hanno collaborato non sottoposti all'inchiesta
(42) Tenuto conto dei suddetti cambiamenti apportati ai margini di dumping delle
     imprese che hanno collaborato comprese nel campione, il margine stabilito per le
     due imprese che hanno collaborato non sottoposte all'inchiesta, espresso in
     percentuale del prezzo CIF franco frontiera comunitaria, è ora stabilito
     definitivamente al 14,2%.
       iii)    Margine di dumping residuo
(43) Tenuto conto dei suddetti cambiamenti apportati ai margini di dumping delle
     imprese che hanno collaborato comprese nel campione, e tenendo debito conto
     della restrizione relativa ai prodotti contemplati di cui al punto 8, il margine
     stabilito ai fini delle conclusioni definitive, espresso in percentuale del prezzo CIF
     franco frontiera comunitaria, è ora del 39,7%
                                             -17
 ---pagebreak--- 2.   Repubblica popolare cinese
     a)        Trattamento individuale
(44) Gli esportatori cinesi hanno sostenuto che la Commissione non aveva motivato a
     sufficienza il rifiuto di concedere il trattamento individuale richiesto dagli
     esportatori cinesi che hanno collaborato e hanno rinnovato la richiesta di
     trattamento individuale per le conclusioni definitive.
     È bene ricordare che, per i paesi non retti da economie di mercato, la politica della
     Commissione consiste nel calcolare un unico dazio per tutto il paese, tranne i casi
     in cui le imprese possono dimostrare la loro indipendenza dallo stato. Nessuna
     delle imprese in questione è stata tuttavia in grado di dimostrare adeguatamente tale
     indipendenza, in quanto tutte erano legate allo stato cinese, direttamente o tramite
     le autorità municipali o provinciali.      In mancanza di ulteriori informazioni in
     proposito, si confermano le conclusioni provvisorie relative alla mancata
     accettazione delle richieste di trattamento individuale.
     b)        Valore normale
(45) Gli esportatori cinesi hanno detto di aver ricevuto informazioni insufficienti dalla
     Commissione in merito alle scarpe indonesiane utilizzate per il confronto con i
     modelli cinesi esportati; in particolare, le informazioni fomite in relazione alle
     materie prime utilizzate e ai processi di produzione impiegati nella fabbricazione
     delle scarpe indonesiane sarebbero state insufficienti           per poter chiedere
     adeguamenti per le caratteristiche fisiche diverse.
 ---pagebreak---      A questo riguardo è bene notare che, per effettuare il confronto più oggettivo
     possibile tra modelli, la Commissione ha ripetutamente cercato di ottenere
     informazioni dagli esportatori cinesi rispetto al disegno e alla conformazione dei
     modelli da essi esportati nella Comunità e ai materiali utilizzati, ma gli esportatori
     cinesi si sono limitati a fornire informazioni molto parziali. La Commissione ha
     quindi dovuto effettuare la sua valutazione della comparabilità sulla base delle
     informazioni disponibili e, come già per le misure provvisorie, i modelli
     indonesiani utilizzati sono stati quelli ritenuti simili o, in assenza di modelli simili,
     quelli più vicini ai modelli cinesi esportati nella Comunità dalle imprese cinesi
     comprese nel campione. Tutte le informazioni sulle quali si è basato il confronto
     sono state fomite agli esportatori cinesi.
     e)        Prezzo ali 'esportazione
(46) In essenza di osservazioni sulla determinazione dei prezzi all'esportazione si
     confermano le conclusioni provvisorie.
     d)       Confronto
(47) Poiché l'Indonesia era il paese analogo utilizzato per determinare il valore normale
     per la Repubblica popolare cinese, anche il margine unico per la Repubblica
     popolare cinese è stato ridotto in funzione dell'adeguamento concesso ai valori
     normali indonesiani per tener conto dei costi dei crediti di cui ai punti 38 e 40 del
     presente regolamento.
 ---pagebreak---       e)        Margine di dumping
 (48) In alcuni casi gli esportatori cinesi hanno contestato il fatto che la Commissione
      abbia messo a confronto la media ponderata dei valori normali con i prezzi
      all'esportazione cinesi delle singole operazioni di esportazione nella Comunità.
      Essi sostenevano che le differenze dei prezzi all'esportazione relative ai diversi
      acquirenti non erano sufficienti e che pertanto, conformemente all'articolo 2,
      paragrafo 11 del regolamento di base, sia il prezzo all'esportazione, sia il valore
      normale andrebbero confrontati sulla base della media ponderata.            Avendo
      riesaminato i propri calcoli, la Commissione ha accertato che le differenze di
      prezzo erano modeste e che, ai fini delle conclusioni definitive, si dovrebbero
      effettivamente mettere a confronto la media ponderata dei valori normali con la
      media ponderata dei prezzi all'esportazione.
      In base a quanto precede, e tenendo debito conto della restrizione relativa ai
      prodotti contemplati di cui al punto 8, si è concluso che il margine di dumping
      unico calcolato per la Repubblica popolare cinese, espresso in percentuale del
      prezzo CIF franco frontiera comunitaria, è del 133,2%.
                          E.    INDUSTRIA COMUNITARIA
(49) Alcune parti hanno ribadito e ampliato le loro asserzioni che la Commissione ha
      omesso di accertare il carattere rappresentativo dell'industria comunitaria che ha
      fornito elementi di prova del pregiudizio. Tale affermazione si basava su una
      pretesa scarsa attendibilità della cifra utilizzata per la "produzione comunitaria
      complessiva" e presupponeva una critica della tecnica di campionamento applicata
      dalla Commissione.     Si è inoltre contestata la giustificazione del "trattamento
      anonimo" concesso ad alcuni produttori comunitari.
                                            -20
 ---pagebreak--- 1.   Produzione comunitaria complessiva
(50) Si ricordi che il livello del sostegno della denuncia è stato verificato prima
     dell'apertura dell'inchiesta.     Il volume stimato della produzione comunitaria
     complessiva del prodotto simile, rispetto al quale si è verificata la posizione dei 68
     produttori comunitari denunzianti, è stato successivamente riesaminato (per il
     periodo 1991-1994) presso le sedi delle federazioni nazionali dei calzaturieri e se
     ne è confermata la precisione.
     Si deve inoltre sottolineare che la cifra della "produzione complessiva" del prodotto
     simile, rispetto alla quale si è valutata la posizione, è stata fissata pari alla massima
     produzione possibile nella Comunità. In mancanza di dati attendibili, infatti, non si
     sono potute svolgere analisi per stabilire, conformemente a quanto disposto
     dall'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) del regolamento di base, se si dovesse
     escludere il volume della produzione di alcuni produttori non denunzianti dalla
     cifra della "produzione complessiva" in quanto la loro attività principale è
     l'importazione piuttosto che la produzione all'interno della CE.
     Questi presunti produttori comunitari, alcuni dei quali hanno notoriamente
     effettuato   consistenti importazioni, risultano anche produrre una quantità
     abbastanza ingente di calzature nella CE. Se fossero state fornite informazioni
     sufficienti al riguardo, probabilmente una parte di questo volume di produzione
     comunitaria sarebbe stata esclusa dalla cifra della produzione complessiva. La
     verifica delP"attività principale" è stata invece effettuata per le 28 imprese del
     "primo gruppo", definito ai sensi del punto 6 del regolamento sui dazi provvisori, e
     si è riscontrato (come illustrato nel punto 55 del regolamento sui dazi provvisori)
     che avevano tutte la loro attività principale nella Comunità.
(51) Si conferma pertanto il carattere rappresentativo dell'industria comunitaria
     sottoposta all'inchiesta, accertata in modo ragionevole e sulla base di cifre
     pienamente adeguate.
                                               21
 ---pagebreak--- 2.   Campionamento
     a) Inchiesta iniziale
(52) A questo proposito, si ricordi che, dato il grandissimo numero delle potenziali parti
     del procedimento, l'avviso di apertura del presente procedimento diceva che
     nell'inchiesta si sarebbe potuto ricorrere al campionamento. Di conseguenza, fin
     dall'inizio dell'inchiesta è stato invitato a collaborare (tramite le federazioni
     nazionali) un numero limitato di produttori comunitari scelti tra le 68 imprese che
     hanno sostenuto la denuncia.
     Si sono ottenute risposte significative da 28 produttori, nove dei quali sono stati
     scelti a fine di verifica. Le risposte di questi ultimi sono state sottoposte a verifiche
     approfondite in loco (nel regolamento sui dazi provvisori quest'ultimo gmppo è
     denominato "il campione per la verifica").
     Le 28 imprese del primo gruppo rappresentano poco più del 25% della produzione
     comunitaria del prodotto simile e quindi si qualificano, in mancanza di manifesta
     opposizione alla denuncia, come industria comunitaria.
                                             -22-
 ---pagebreak--- b) Sviluppi successivi
(53) Come indicato al punto 8 del presente regolamento, si è deciso di restringere il
      campo di applicazione del presente procedimento alle calzature destinate ad uso
      estemo e di escludere le pantofole. Si è pertanto ritenuto necessario esaminare
      separatamente le informazioni relative esclusivamente alle calzature per uso estemo
      oggetto del presente procedimento. Da tale esame è risultato che 17 dei suddetti 28
      produttori comunitari del primo gmppo e 8 dei 9 produttori comunitari del
      campione di verifica producono calzature destinate all'uso esterno. Si è stabilito
      che, conformemente ai criteri utilizzati per valutare la rappresentatività del primo
      gmppo (cfr. punto 59 del regolamento sui dazi provvisori), i 17 produttori di cui
      sopra sono altrettanto rappresentativi dell'industria comunitaria produttrice di
      calzature per uso estemo. Il fatto che questi 17 produttori comunitari siano risultati
      rappresentare il 22,3% della produzione comunitaria del prodotto simile, la cui
      definizione era stata ristretta nel corso della presente inchiesta, non inficia la
      suddetta conclusione sulla rappresentatività dell'industria comunitaria. In una
      situazione come quella attuale, in cui il numero dei produttori comunitari è tale da
      giustificare il ricorso al campionamento, è infatti quasi inevitabile che il campione
      selezionato, pur essendo rappresentativo dell'industria comunitaria, non raggiunga
      la soglia del 25%.
(54) Per quanto riguarda la rappresentatività dell'industria comunitaria oggetto
      dell'inchiesta, si deve sottolineare che le conclusioni relative al pregiudizio si sono
      basate su informazioni verificate raccolte da diverse fonti adeguate, tutte
      rappresentative dell'industria comunitaria:
                                              23-
 ---pagebreak---      • la produzione, le vendite, la quota di mercato e l'occupazione nella Comunità
     sono state determinate al livello di ciascuna federazione nazionale dei calzaturieri e
     coprono quindi l'intera produzione comunitaria del prodotto simile. Questo
     contraddice chiaramente quanto sostenuto da una parte interessata successivamente
     alla pubblicazione definitiva, e cioè che dalla determinazione degli indicatori del
     pregiudizio complessivo erano stati omessi i dati relativi alla federazione dei
     calzaturieri italiana;
     • le tendenze generali relative ai prezzi, ai costi e alla remunerati vita sono state
     determinate al livello dei produttori del primo gmppo che hanno collaborato;
     • il calcolo della sottoquotazione e delle vendite sottocosto è stato eseguito sulla
     base di dati pienamente verificati sui prezzi e sui costi raccolti dalle imprese
     comprese nel campione per la verifica, che sono rappresentative dal punto di vista
     delle dimensioni e della gamma di prodotti e hanno sede nei principali Stati membri
     produttori.
3.   Trattamento anonimo delle imprese comprese nel campione di verifica
(55) Alcune parti hanno ribadito e ampliato la loro obiezione che la Commissione
     avrebbe concesso ingiustificatamente il "trattamento anonimo" alle imprese
     comprese nel campione per la verifica. Dette parti hanno sostenuto che le industrie
     nazionali denuncianti dovrebbero essere disposte a esporsi a qualsiasi tipo di
     "rappresaglia commerciale" e hanno chiesto che fossero comunicati almeno i nomi
     delle imprese del primo gmppo.
                                            -24
 ---pagebreak--- (56) A questo proposito, si deve ancora una volta sottolineare che il trattamento
      anonimo è stato concesso perché le minacce formulate andavano ben oltre quanto si
      potrebbe considerare "normale" nelle relazioni commerciali. La limitata protezione
      in tal modo garantita è stata per di più considerata particolarmente opportuna nel
      contesto di un'operazione di campionamento, in cui alcune imprese prescelte sono
      particolarmente esposte pur rappresentando un gmppo molto più vasto, e agendo a
      vantaggio di tale gruppo.
 (57) Per quanto riguarda le imprese del primo gmppo, in generale le ragioni sociali cui
      si riferivano le risposte non riservate ai questionari sono state sostituite da un
      codice di identificazione e la maggior parte delle federazioni nazionali dei
      calzaturieri (che hanno trasmesso le risposte) hanno elencato a parte i nomi delle
      imprese che avevano risposto, senza ovviamente rivelare la corrispondenza tra i
      codici di identificazione e i nomi dell'elenco. Si deve pertanto sottolineare che
      tutte le parti interessate avevano avuto accesso ai dati non riservati forniti dai
      produttori del primo gmppo e, in un dossier a parte, ai dati verificati e confermati
      delle imprese comprese nel campione per la verifica.
(58) Dato che le risposte al questionario delle imprese del primo gruppo e gli elenchi
      compilati dalle federazioni sono stati messi a disposizioni di tutte le parti prima che
      la Commissione venisse a conoscenza delle pressioni di cui sopra, si è ritenuto che i
      dossier in questione, che consentivano di identificare la maggior parte delle
      imprese, non potessero essere resi anonimi a posteriori e dovessero pertanto
      continuare ad essere accessibili nella stessa forma immutata.             Poste queste
      premesse, si è ritenuto opportuno comprendere, nella comunicazione finale inviata
      a tutte le parti, l'elenco delle imprese del primo gruppo, mentre non si è comunicato
      il nome delle imprese del campione per la verifica.
                                              -25
 ---pagebreak---                                    F.  PREGIUDIZIO
1.   Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
(59) Alcune parti hanno sostenuto che l'impatto delle importazioni dalla Repubblica
     popolare cinese e dall'Indonesia non dovrebbe essere valutato cumulativamente. In
     particolare, si è sostenuto che non erano soddisfatte due condizioni indispensabili
     per rendere possibile il cumulo.
(60) Anzitutto, si è sostenuto che per determinare, ai fini dell'applicazione dell'articolo
     3, paragrafo 4 del regolamento di base, se il margine di dumping riscontrato in
     relazione alle importazioni di ciascun paese (per il quale si considera l'ipotesi di
     cumulo con altri) non era irrilevante, le istituzioni non dovrebbero tener conto dei
     margini residui, ma dovrebbero basarsi piuttosto basarsi sui margini accertati per
     gli esportatori che hanno collaborato. Tale affermazione non può essere accettata,
     in particolare tenuto conto dello scarso livello di cooperazione ottenuto dagli
     esportatori indonesiani. È bene inoltre notare che i margini di dumping riscontrati
     per i due esportatori indonesiani che hanno collaborato (dei tre selezionati nel
     campione) non erano irrilevanti.
(61) In secondo luogo, si è sostenuto che determinate differenze relative alle condizioni
     di concorrenza (che sarebbero state dimostrate dai prezzi d'importazione medi al
     paio, notevolmente superiori nel caso dell'Indonesia rispetto a quelli della
     Repubblica popolare cinese) erano tali da rendere il cumulo ingiustificato. A
     questo proposito, sebbene le pretese differenze siano in certa misura confermate dai
     dati Eurostat, si è ritenuto che:
                                           26-
 ---pagebreak---      - tali differenze non siano tali da consentire una netta distinzione tra le politiche dei
     prezzi indonesiana e cinese (in particolare se si confrontano i prezzi medi
     dell'Indonesia e della Repubblica popolare cinese con il prezzo medio degli altri
     paesi terzi che riforniscono il mercato comunitario, che è molto superiore ai prezzi
     medi di entrambi i paesi in esame);
     - da un esame particolareggiato delle informazioni disponibili emerge che le
     importazioni dall'Indonesia e quelle dalla Repubblica popolare cinese coprono
     l'intera gamma dei prezzi; e
     - in base alle informazioni disponibili, la spiegazione più plausibile della differenza
     esistente è un mix di prodotti leggermente diverso, più che una politica dei prezzi
     chiaramente distinta.
(62) Oltre all'esclusione delle pantofole dall'unica categoria di prodotti in esame, si
     sono riesaminate le conclusioni sulla giustificazione della valutazione cumulativa
     delle importazioni dai due paesi. Nel 1994, il volume delle calzature importate alla
     voce NC 6404 19 90 e originarie della Repubblica popolare cinese è stato di 101,1
     milioni di paia, e quello delle calzature originarie dell'Indonesia 24 milioni di paia.
     Le quote di mercato di queste importazioni oggetto di dumping nello stesso periodo
     sono staterispettivamentedel 50,5% e del 12%.
                                             27
 ---pagebreak---      Inoltre sono stati confermati sostanziali margini di dumping in relazione a questi
     prodotti, e si sono potute confermare le conclusioni di cui al punto 68 del
     regolamento sui dazi provvisori relative alle condizioni di concorrenza sul mercato
     anche dopo l'esclusione delle pantofole dall'ambito del procedimento. Poste queste
     premesse, si è ritenuto che la valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni
     oggetto di dumping di calzature per uso estemo dai due paesi in questione fosse
     giustificata. Vanno pertanto confermate, par la categoria ristretta delle calzature per
     uso estemo, le conclusioni provvisorie a tale riguardo (di cui ai punti 64-69 del
     regolamento sui dazi provvisori)
(63) Il volume complessivo delle importazioni di calzature per uso estemo dalla
     Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia considerate nell'insieme è aumentato
     da 65,4 milioni di paia nel 1991 a 125,1 milioni di paia nel 1994, con un notevole
     incremento superiore al 90%. Ciò corrisponde ad un aumento della quota di
     mercato combinata dal 40,5% del 1991 al 62,4% del 1994.
2.   Calcolo della sottoquotazione
(64) Si è sostenuto che, ammesso che vi sia stata sottoquotazione, essa non è sempre
     stata praticata al livello indicato nel regolamento sui dazi provvisori. Nel corso
     delle udienze alcune parti hanno mostrato dei campioni di modelli a loro dire
     comparabili per i quali i modelli importati (generalmente fabbricati conformemente
     alle specificazioni e ai disegni dell'importatore) erano più costosi di quelli prodotti
     nella Comunità.
                                            -28
 ---pagebreak---      Sebbene in alcuni casi particolari tali obiezioni possano essere vere, si deve
     sottolineare che non hanno trovato conferma a livello più generale nell'inchiesta sui
     prezzi degli esportatori per determinati modelli, né nei prezzi di Eurostat. Di
     conseguenza, la Commissione ha ritenuto opportuno, nel trarre le sue conclusioni
     definitive, continuare a basarsi esclusivamente sulle informazioni specifiche e/o
     globali raccolte (e per quanto possibile verificate) nel corso dell'inchiesta, in base
     alle quali è stata positivamente accertata l'esistenza di una sottoquotazione dei
     prezzi.
(65) Si è detto che l'adeguamento per le differenze di stadio commerciale era
     insufficiente e andava rivisto. In particolare, si sono forniti elementi di prova a
     dimostrazione del fatto che l'adeguamento del 13% concesso nella fase provvisoria
     per tener conto delle differenze di stadio commerciale tra importatori e clienti dei
     produttori comunitari copriva unicamente il trasporto all'interno della CE e altri
     costi accessori.
     Si è pertanto eseguita una nuova analisi concentrandosi sugli importatori per i quali
     erano stati fomiti dati documentati relativi a tale adeguamento, e cioè i cinque
     importatori che hanno collaborato citati nel regolamento sui dazi provvisori. Detti
     importatori erano stati oggetto di una visita di verifica e rappresentavano
     complessivamente il 12,5% del volume delle importazioni in questione nel periodo
     dell'inchiesta.
                                            29-
 ---pagebreak---  Si è potuto verificare che tre di loro non si erano approvvigionati in misura
significativa del prodotto in esame da produttori comunitari nel periodo
dell'inchiesta, ma avevano anzi gli stessi clienti dei produttori comunitari. Si è
dunque concluso che, per poter essere confrontati in modo corretto, si dovevano
adeguare i prezzi all'importazione tenendo conto dei costi sostenuti tra
l'importazione e il punto in cui i prodotti raggiungevano effettivamente i clienti,
nonché di un ragionevole utile. A tal fine, si è tenuto conto di tutti i costi che
potevano essere attribuiti al prodotto in esame, fatta eccezione per quelli che
risultavano far parte dei costi di produzione (quali le materie prime fornite
dall'importatore al produttore nel paese di esportazione) e che erano pertanto stati
compresi nel valore in dogana delle merci registrato da Eurostat.
Due dei cinque importatori sono invece risultati clienti dei produttori comunitari,
cosicché si è tenuto conto unicamente dei loro costi dallo stadio CIF a quello dei
prodotti allo stadio "reso sdoganato" (delivered duty paid, DDP) ai loro magazzini,
corrispondente allo stadio commerciale al quale erano stati determinati i prezzi e i
costi dei produttori comunitari.
Per ciascun importatore, si è esaminato il rapporto tra il prezzo medio
all'importazione per il prodotto in esame e i costi di cui sopra. Da questa analisi è
emerso che, per adeguare il prezzo CIF a uno stadio commerciale paragonabile a
quello delle forniture dei produttori comunitari, si doveva tener conto di due
elementi. Benché una parte dei costi possa essere considerata proporzionale al
valore delle merci, infatti, si è riscontrato che un adeguamento corretto richiedeva
anche una cifra fissa per ogni paio di calzature, per tener conto dei costi
inevitabilmente sostenuti per ogni importazione, indipendentemente dal valore
delle merci.
                                        30-
 ---pagebreak--- (66) In base agli elementi di prova esaminati, si è rilevato che, per poterlo correttamente
     confrontare con i prezzi e i costi dei produttori comunitari, il prezzo CIF
     all'importazione del prodotto in esame doveva essere aumentato del 20%, e quindi
     di 0,2 ECU al paio, più la normale aliquota di dazio.
(67) I calcoli sono stati modificati di conseguenza, e hanno confermato l'esistenza delle
     pratiche di sottoquotazione accertate nel regolamento sui dazi provvisori. In base ai
     dati Eurostat relativi agli esportatori che hanno collaborato soggetti a un dazio
     antidumping provvisorio, i margini medi di sottoquotazione, espressi in percentuale
     dei prezzi dell'industria comunitaria, sono risultati superiori al 7% per l'Indonesia e
     al 18% per la Repubblica popolare cinese.
3.   Fattori generali di pregiudizio
(68) Poiché nessuna delle parti interessate ha presentato nuove osservazioni in merito
     alla determinazione provvisoria dei fattori generali di pregiudizio (quali, tra l'altro,
     il consumo del mercato comunitario, la produzione, le vendite, la remuneratività e
     l'occupazione nell'industria comunitaria), non si è proceduto ad alcun riesame delle
     conclusioni in questione.
                                            -31
 ---pagebreak--- (69) Tuttavia, essendo state escluse le pantofole dall'unica categoria di prodotti in
     esame, si riportano in appresso le principali conclusioni relative al mercato e
     all'industria comunitaria produttrice di calzature per uso estemo, non specificate
     nel regolamento sui dazi provvisori:
     •      il consumo complessivo comunitario è aumentato da 161,3 milioni di paia nel
            1991 a 200,4 milioni di paia nel 1994;
     •      la produzione è diminuita da 40,4 milioni di paia nel 1991 a 30,8 milioni di
            paia nel 1994, con un calo del 24%;
     •      nello stesso periodo le vendite hanno registrato una riduzione del 45% in
           termini di volume e del 32% in termini di valore, corrispondente a un calo
           della quota di mercato dal 20,8% al 9,2%;
     •      la redditività delle vendite di calzature per uso esterno delle imprese del
           primo gruppo ha registrato una diminuzione dal 12,3% del 1991 al 2,8% del
            1994, e la tendenza al ribasso è confermata da quella accertata in relazione
           alle imprese comprese nel campione di controllo;
     •      per quanto riguarda l'occupazione e le chiusure di imprese, dato che la
           maggior parte delle imprese del settore è in grado di produrre sia calzature per
           uso interno, sia calzature per uso estemo, non sono state accertate nel corso
           dell'inchiesta cifre assolute relative unicamente alla produzione di calzature
           per uso estemo. Tuttavia, alla luce degli indicatori di cui sopra, paragonati a
           quelli accertati nel regolamento sui dazi provvisori, si sono potute confermare
           la tendenza negativa dell'occupazione e il consistente numero di chiusure di
           imprese per quanto riguarda l'industria comunitaria produttrice di calzature
           per uso estemo.
                                             32
 ---pagebreak--- 4.   Conclusioni relative al pregiudizio
(70) Alla luce di quanto sopra e in assenza di altre osservazioni, si conferma che, come
     accertato nel punto 84 del regolamento sui dazi provvisori, per l'industria
     comunitaria produttrice di calzature per uso intemo ed estemo, l'industria
     comunitaria produttrice di calzature per uso estemo ha subito un pregiudizio grave
     ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base.
                                     G. CAUSALITÀ
(71) La maggior parte degli esportatori e degli importatori ha riproposto il caso delle
     importazioni dal Vietnam, che sarebbero state all'origine del pregiudizio subito
     dall'industria comunitaria. A questo proposito, si deve sottolineare che all'epoca in
     cui è stata sporta la denuncia la quota del mercato delle calzature per uso esterno
     detenuta dal Vietnam risultava relativamente limitata. L'aumento verificatosi in
     seguito si poteva già notare nel periodo dell'inchiesta, durante il quale la quota di
     mercato dei prodotti originari del Vietnam è stata, comunque, molto più limitata di
     quella dei prodotti cinesi. Ne deriva che gli effetti delle importazioni dal Vietnam
     non possono aver interrotto il nesso di causalità accertato tra le importazioni
     oggetto della presente inchiesta e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(72) Poiché non sono stati ipotizzati, con elementi di prova documentati, altri potenziali
     motivi di pregiudizio, si confermano le conclusioni provvisorie a questo proposito
     illustrate nei punti 85-95 del regolamento sui dazi provvisori. Alla luce delle
     tendenze di cui sopra, inoltre, si ritiene che le suddette conclusioni si applichino
     nella stessa misura alle calzature per uso estemo.
                                             33
 ---pagebreak---                         H.    INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1.   Impatto sui consumatori
(73) Sebbene non si siano ricevute osservazioni né da consumatori, né da organizzazioni
     di consumatori successivamente alla pubblicazione del regolamento sui dazi
     provvisori, alcune parti hanno sostenuto che le misure antidumping avrebbero gravi
     ripercussioni sui consumatori comunitari, e in particolare su quelli con i redditi più
     bassi.
     Questa tesi relativa al prevedibile impatto delle misure sul prezzo di acquisto per i
     consumatori è stata esaminata a fondo. 1 risultati di tale esame sono i seguenti.
     a)        Impatto in termini assoluti
(74) Anzitutto, per quanto riguarda i prezzi delle calzature per i distributori, è probabile
     che l'industria comunitaria - che ha una quota di mercato del 9,2% e un prezzo
     medio di 5,1 ECU al paio - non possa aumentare i suoi prezzi più del 4,2%
     necessario per raggiungere il ragionevole profitto definito ai sensi del regolamento
     sui dazi provvisori (punto 106) senza rischiare di aggravare la netta tendenza al
     peggioramento in termini di quota di mercato in atto. Le importazioni da paesi non
     interessati al presente procedimento rappresentano inoltre il 28,4% del mercato del
     prodotto in esame e si prevede che i produttori di questi paesi terzi non siano
     intenzionati né in condizioni tali da imporre significativi aumenti di prezzo.
                                             34-
 ---pagebreak---      Per quanto riguarda l'Indonesia, si ricordi che il livello di eliminazione del
     pregiudizio previsto per questo paese è notevolmente inferiore a quello della
     Repubblica popolare cinese, dato che il prezzo medio all'importazione è di 2,57
     ECU al paio.       Dato che la quota di mercato delle calzature originarie della
     Repubblica popolare cinese è del 50,5% (con un prezzo medio di 1,83 ECU al
     paio), e tenuto conto dell'aliquota di dazio proposta, il massimo impatto medio
     prevedibile delle misure proposte sul complesso del mercato delle calzature in
     esame è di 0,5 ECU al paio.
     Pertanto, solo se la distribuzione decidesse di mantenere inalterati i propri margini
     e scaricare tutto l'aumento dei costi sui consumatori questi ultimi dovrebbero a loro
     volta pagare l'importo corrispondente di 0,5 ECU al paio. Dato che il consumo
     medio pro capite delle calzature in questione nella Comunità è inferiore al paio per
     persona all'anno, l'impatto delle misure proposte per i consumatori rimane
     chiaramente marginale.
     b)        Impatto in termini relativi, effetto dei prezzi sul consumo
(75) In termini relativi, i calcoli si sono basati sul prezzo medio delle calzature in
     questione allo stadio di consegna al magazzino del distributore, e cioè 3,6 ECU al
     paio, che tiene conto, per le importazioni, dell'adeguamento per le differenze di
     stadio commerciale di cui al punto 66 del presente regolamento. Utilizzando il
     ricarico più basso rilevato tra i canali di distribuzione analizzati qui di seguito, e
     cioè il 125%, si stima che il prezzo medio per il consumatore del prodotto in esame
     sia superiore a 8,1 ECU al paio.          Di conseguenza, l'impatto sul prezzo al
     consumatore dei dazi totalmente scaricati sull'acquirente sarebbe inferiore al 6,5%.
                                             35
 ---pagebreak---      Questa percentuale, come si è visto, andrebbe esaminata alla luce del valore
     assoluto dell'aumento (0,5 ECU al paio) e dell'andamento generale dei prezzi. In
     effetti, nell'arco dei quattro anni esaminati, e a causa della penetrazione delle
     importazioni oggetto di dumping, il prezzo medio di mercato allo stadio di
     consegna al magazzino del distributore è diminuito di più del 16% se si tiene conto
     del tasso generale d'inflazione.
(76) In assenza di altre reazioni da parte delle organizzazioni dei consumatori, si è
     dunque concluso che l'impatto delle misure proposte sui consumatori delle
     calzature in esame sarebbe probabilmente irrilevante. Si è potuto pertanto
     concludere che non era prevedibile alcuna significativa contrazione della domanda
     a seguito di un'eventuale decisione di scaricare sul prezzo al consumatore l'intero
     ammontare del dazio.
2.   Impatto sulla distribuzione
     a)        Impatto sul complesso della distribuzione
(77) Si è detto che l'imposizione delle misure avrebbe un forte impatto negativo sugli
     importatori.    A livello più globale, si sono espresse opinioni divergenti sulla
     situazione dell'intera catena di distribuzione che, si è detto, era un'attività molto
     più significativa nella Comunità che la produzione di calzature, in termini di
     fatturato e di occupazione.
                                           -36
 ---pagebreak--- Si ricordi anzitutto che, per sua stessa natura, dato un quantitativo di calzature il
canale di distribuzione avrà sempre un fatturato superiore a quello delle imprese
manifatturiere dalle quali si approvvigiona, per il semplice effetto del suo margine
di distribuzione. In secondo luogo, non si possono confrontare le cifre relative
all'occupazione nella distribuzione delle calzature in generale, che vende tutti i tipi
di calzature, con quelle della produzione comunitaria relative unicamente al
prodotto in esame.
Poiché i consumatori non acquistano scarpe in quantitativi significativi al di fuori
della Comunità, eventuali conseguenze negative dei dazi antidumping per la
distribuzione nel suo complesso potrebbero derivare solo da una significativa
riduzione dei consumi e quindi del fatturato o da una pressione al ribasso sui
margini di distribuzione finalizzata a minimizzare l'aumento dei prezzi al consumo
(e un calo dei consumi).
Come si è già spiegato, alla luce dell'impatto prevedibile delle eventuali misure sui
consumatori del prodotto in esame, si può ritenere estremamente improbabile che il
consumo del prodotto in esame subisca una flessione significativa, anche se il
settore della distribuzione dovesse mantenere i suoi attuali margini.
                                        37
 ---pagebreak---      Nel complesso, si può dunque concludere che gli effetti delle eventuali misure sul
     canale di distribuzione saranno molto limitati. Ci si è tuttavia sforzati di svolgere
     un'analisi approfondita alla luce della stmttura della distribuzione delle calzature
     nella Comunità
     b)         Struttura della distribuzione delle calzature nella Comunità
(78) Nell'ambito della distribuzione delle calzature nella CE, si individuano
     generalmente quattro diversi canali di vendita al cliente finale: le catene di marca, i
     dettaglianti indipendenti, i supermercati non specializzati e, quarta categoria, gli
     altri tipi di distribuzione generalmente non specializzata (ad esempio i negozi di
     abbigliamento e i grandi magazzini in generale).
       i)       I dettaglianti indipendenti
(79) Il canale di distribuzione tradizionale consiste nei dettaglianti indipendenti, che
     generalmente si riforniscono dai grossisti. Nell'evoluzione della distribuzione,
     però, i grossisti tendono a scomparire, in quanto i dettaglianti stringono rapporti più
     stretti con un numero più limitato di produttori o tendono a raggrupparsi in
     associazioni di acquirenti pur mantenendo la loro indipendenza.
                                            38-
 ---pagebreak---      Per quanto riguarda i dettaglianti, essi devono far fronte a una situazione
     concorrenziale difficile sia per la loro individuale mancanza di controllo sui prezzi
     nei confronti dei fornitori, sia per gli alti margini di cui hanno bisogno per coprire i
     costi abbastanza elevati dei centri cittadini in cui generalmente operano (dal 150 al
     200%). Di fatto, in alcuni Stati membri i dettaglianti hanno perso terreno rispetto
     alle forme di distribuzione recentemente sviluppatesi, raggruppate nelle altre tre
     categorie, in particolare le catene di marca.
     Grazie alla loro forte presenza in alcuni altri Stati membri e alla loro collocazione
     all'estremità superiore del mercato, in cui mantengono una relazione commerciale
     continuativa con i loro clienti, si dovrebbe comunque notare che i dettaglianti
     indipendenti costituiscono tuttora, se non altro in termini di valore aggiunto e di
     occupazione (più di 250.000 addetti), il canale di distribuzione più importante della
     Comunità, anche se probabilmente non il primo in termini di quota di mercato (in
     volume).
       ii)     Le catene di marca
(80) Queste catene, in alcuni casi coinvolte nell'attività di produzione nella Comunità,
     sono generalmente controllate da una o due grandi aziende in ciascun paese, che
     possiedono varie marche e operano su tutta la gamma del mercato. Tali aziende
     operano a partire da supermercati o negozi a prezzi scontati (discount) fuori dal
     centro cittadino in grado di resistere, grazie al volume del fatturato, ai prezzi e alla
     specializzazione, alla pressione dei supermercati non specializzati.
                                              y)-
 ---pagebreak---      Le catene di marca vendono anche tramite negozi nel centro cittadino che
     sostituiscono i dettaglianti indipendenti con negozi meno costosi e standardizzati
     che rispondono all'esigenza di alcuni clienti di trovare un ambiente di acquisto
     alternativo rispetto ai discount. Grazie al loro potere d'acquisto, al loro accesso a
     forniture a livello mondiale (importano direttamente dall'estero) e ai margini
     relativamente bassi con cui operano, generalmente attorno al 25% del costo delle
     vendite per il canale commerciale centrale e al 100% in media per i negozi, una
     volta entrate in un mercato queste catene riescono a conquistare rapidamente quota
     di mercato e registrare tassi di crescita superiori al 5% l'anno.
       iii)     I supermercati non specializzati
(81) Importanti in termini di volume, ma non altrettanto in termini di valore rispetto al
     mercato complessivo delle calzature a causa del basso prezzo delle loro vendite, i
     supermercati non specializzati hanno una forte influenza sull'estremità inferiore del
     mercato.       Benché a volte acquistino direttamente i prodotti da fornitori
     extracomunitari, di solito si affidano a importatori specializzati per le loro
     importazioni, che costituiscono una parte consistente delle loro vendite di calzature.
     Il loro ricarico è generalmente attorno al 100%, ma può andare dal 60% circa per le
     operazioni promozionali a più del 130% per alcune produzioni comunitarie. Dati il
     passaggio supplementare dell'importatore e la parte dei costi fissi sostenuti, le
     importazioni dai paesi in esame tramite questo canale commerciale raggiungono
     generalmente il consumatore ad un prezzo di tre volte superiore al livello CIF.
                                              40
 ---pagebreak---        iv)     Altri canali commerciali
(82) Altri canali commerciali, quali le società di ordinazioni per corrispondenza o i
     grandi magazzini di abbigliamento, hanno acquistato una certa importanza in alcuni
     Stati membri, ma nessuno di questi canali è individualmente riuscito ad imporsi a
     livello comunitario. In alcuni Stati membri, società specializzate nelle ordinazioni
     per corrispondenza hanno una struttura dei costi analoga a quella delle catene di
     marca. Anche le catene di "piccoli" negozi di abbigliamento presenti in tutta la
     Comunità introducono le calzature nei loro magazzini come articoli di moda di
     marca, generalmente con margini superiori a quelli dei loro articoli tradizionali.
     Dato il loro collegamento con la moda, queste vendite sono in concorrenza con le
     catene di marca, anche se in misura minore rispetto ai grandi magazzini situati nel
     centro delle città.
     e)        Specifico impatto delle misure proposte sui vari canali di vendita
(83) Per quanto riguarda i dettaglianti indipendenti, che costituiscono ancora la
     maggiore fonte di occupazione nella distribuzione comunitaria di calzature, la
     conclusione generale esposta nel punto 77 del presente regolamento è rafforzata dal
     fatto che generalmente nel caso dei dettaglianti solo una piccola percentuale delle
     forniture del prodotto in esame è originaria dell'Indonesia o della Repubblica
     popolare cinese. Si aggiunga poi che i dettaglianti sono raggruppati in una
     confederazione che comprende otto Stati membri a livello rappresentativo e che né
     da questa fonte, né da altre, è stata presentata alcuna osservazione contraria
     all'eventuale imposizione di misure antidumping.
                                           41 -
 ---pagebreak--- (84) Le imprese proprietarie di catene di marca hanno contestato l'esigenza di istituire
     misure antidumping. Sebbene le conclusioni generali siano applicabili anche a tali
     imprese, il fatto che alcune di loro dipendano più dei dettaglianti indipendenti sulle
     importazioni oggetto di dumping per i loro approvvigionamenti del prodotto in
     esame spiega come mai, nell'ambito della distribuzione, esse possano temere un
     effetto negativo delle misure sulla loro situazione concorrenziale relativa.
     L'effetto diretto delle eventuali misure sulla situazione finanziaria di queste aziende
     sarà trascurabile se l'intero ammontare dei dazi sarà scaricato sui consumatori. Ci
     si potrebbero aspettare effetti finanziari indiretti unicamente se, a causa di tale
     aumento di prezzo, i consumatori riducessero significativamente i loro acquisti del
     prodotto in esame. Qualora ciò dovesse verificarsi, tuttavia, ciò avverrebbe solo in
     misura limitata, come illustrato al punto 76.
     Il prodotto in esame, inoltre, non è mai venduto separatamente in negozi
     specializzati e, dati i prezzi particolarmente bassi, rappresenta meno del 10% del
     fatturato delle imprese che hanno collaborato e che gestiscono catene di marca.
     Date queste premesse, anche una lieve contrazione della domanda del prodotto in
     esame, che sembra improbabile, avrebbe un impatto trascurabile sul complesso
     delle imprese, in particolare se la domanda fosse almeno in parte riorientata verso
     calzature di prezzo superiore, con un probabile margine superiore in termini
     assoluti.
(85) Per quanto riguarda i supermercati non specializzati o altri negozi non specializzati,
     alla luce dell'incidenza ancora inferiore del prodotto in esame sulle loro vendite, la
     loro situazione non dovrebbe risentire dell'istituzione di misure anche nel caso di
     un'evoluzione del mercato come quella sopra ipotizzata.
                                             42
 ---pagebreak--- (86) Si è esaminata la situazione degli importatori che riforniscono questi canali di
     distribuzione non specializzati, dato che in alcuni casi importavano una percentuale
     maggiore del loro fatturato dai paesi in questione rispetto ai loro clienti. Queste
     imprese sono generalmente gestite con una struttura molto limitata e flessibile, che
     consente loro di vendere solo quando il margine commerciale previsto copre i costi
     sostenuti. La loro esperienza nel mercato e la loro capacità di progettare e vendere
     non risentono in alcun modo del paese di origine delle merci. Poiché le misure
     antidumping si ripercuotono su tutta la distribuzione di calzature, questi importatori
     potranno beneficiare di qualsiasi situazione del mercato e continuare a rifornire i
     loro clienti di importazioni cinesi o indonesiane, o di qualsiasi prodotto non oggetto
     di dumping, nonché di calzature prodotte nella Comunità.
(87) In conclusione, non si è potuto accertare che l'istituzione di misure antidumping in
     relazione alle calzature in esame sarebbe tale da ripercuotersi in misura
     significativa sulla situazione finanziaria della catena di distribuzione delle calzature
     nel suo complesso o su una parte di detta catena.
3    Impatto sull'industria comunitaria e sui suoi fornitori
(88) È stata riproposta la tesi in base alla quale le misure non avrebbero alcun effetto
     positivo sulla situazione dell'industria comunitaria in quanto sposterebbero gli
     approvvigionamenti verso altri paesi terzi. Si è sostenuto inoltre che la situazione
     dell'industria delle calzature con tomaie di materie tessili sarebbe paragonabile, da
     questo punto di vista, a quella dei produttori di borsette in materiale sintetico e che
     pertanto anche in questo caso il Consiglio avrebbe dovuto astenersi dall'adottare
     misure4.
       Cfr. punti 105 e 106 del regolamento (CE) n. 1567/97 del Consiglio (GU n. L 208 del 2.8.1977,
       pag. 31).
                                               -43-
 ---pagebreak---      Il trasferimento delle fonti di approvvigionamento da un paese all'altro costituisce
     già da tempo una caratteristica saliente del mercato delle calzature. A questo
     proposito, si noti che l'industria comunitaria è riuscita, tramite l'automazione e la
     razionalizzazione, a compensare in parte, aumentando a sua volta le esportazioni, il
     continuo avvicendarsi dei paesi dai quali venivano importati nella Comunità
     volumi sempre diversi di prodotti. Questo tuttavia non è stato possibile nel caso del
     massiccio incremento delle importazioni oggetto di dumping dai due paesi in esame
     nel presente procedimento. Per quanto riguarda il preteso parallelismo tra il
     presente procedimento e il caso delle borsette in materiale sintetico, è bene
     ricordare che la significativa quota di mercato ancora detenuta dell'industria
     comunitaria denunziante in questo caso, la natura degli azionisti della maggior
     parte delle imprese esportatrici e i consistenti investimenti industriali necessari per
     produrre calzature escludono chiaramente qualsiasi ragionevole e significativo
     confronto tra le due industrie. Il Consiglio non può dunque accettare
     l'argomentazione che, per coerenza, dovrebbe astenersi dall'adottare misure nel
     caso in esame.
(89) Si è nuovamente sostenuto che l'eventuale imposizione di misure avrebbe
     conseguenze negative sui produttori di macchinari per la fabbricazione di calzature,
     le cui forniture all'Indonesia e alla Repubblica popolare cinese sarebbero limitate.
     Per quanto riguarda i fornitori di macchinari, si noti che l'industria comunitaria sta
     chiaramente investendo nell'automazione, e in particolare nel processo di iniezione.
     Tale automazione è collegata agli investimenti in macchinari e in forme di stampa
     prodotti nella Comunità, che continuano a creare un circolo virtuoso di
     miglioramenti tecnologici. Non sono invece stati forniti elementi di prova del fatto
     che gli esportatori dell'Indonesia e della Repubblica popolare cinese siano
     importanti clienti dei produttori di macchinari comunitari.
                                             44-
 ---pagebreak--- (90) Non essendo stati fomiti ulteriori elementi di prova in relazione a queste tesi, si
     confermano le conclusioni illustrate nei punti 99 e 104 del regolamento sui dazi
     provvisori.
4.     Conclusioni relative all'interesse della Comunità
(91) In conclusione, ed avendo esaminato tutti i vari interessi in causa, si ritiene che non
     vi siano ragioni convincenti per non procedere nei confronti delle importazioni
     oggetto di dumping in questione. Si confermano pertanto le conclusioni di cui al
     punto 105 del regolamento sui dazi provvisori.
                                           45
 ---pagebreak---                               I.    MISURE ANTIDUMPING
 1.   Livello necessario per eliminare il pregiudizio
      a) Considerazioni generali
(92) Si ricordi che i calcoli utilizzati nella fase provvisoria del procedimento al fine di
     determinare il livello necessario per eliminare il pregiudizio si basavano su due
     diverse serie di confronti dei prezzi. Per quanto riguardava gli esportatori che hanno
     collaborato, si sono confrontati i prezzi dei modelli più esportati con i
     corrispondenti prezzi non pregiudizievoli dell'industria comunitaria sulla base di
     una suddivisione in 16 "famiglie" di calzature di cui 13, relative alle calzature per
     uso estemo, sono state prese in considerazione ai fini delle conclusioni definitive.
     Per la grande maggioranza delle importazioni, in mancanza di collaborazione da
     parte di qualsiasi esportatore, si è dovuto invece calcolare il livello di eliminazione
     del pregiudizio in base alla media del codice NC in questione, seguendo
     l'impostazione del confronto "per categoria".
(93) Si è sostenuto che, nelF effettuare tali confronti, la Commissione non ha tenuto
     conto delle pretese differenze tra calzature vulcanizzate e calzature fabbricate
     tramite stampaggio per iniezione. Oltre a quanto si è già spiegato nei punti 26-30
     del presente regolamento, si ritiene che non esista alcuna differenza tra calzature
     vulcanizzate e calzature fabbricate tramite stampaggio per iniezione tali da incidere
     in maniera significativa sui confronti globali tra i prezzi.
     In effetti, la differenza tra i processi produttivi utilizzati per la fabbricazione delle
     suole di due modelli comparabili non si traduce in una diversa percezione del
     consumatore. Per quanto riguarda gli esportatori che hanno collaborato, nel caso in
     cui si sono messi a confronto i modelli vulcanizzati d'importazione con la calzature
     fabbricate tramite stampaggio per iniezione prodotte nella Comunità in quanto
     erano i modelli più simili che si sono trovati, si è data agli esportatori la possibilità
     di presentare le loro osservazioni sulla base dei documenti e dei dossier non
     riservati a loro disposizione, e nessuno di loro ha contestato il confronto effettuato.
                                              46
 ---pagebreak--- (94) Alcuni esportatori della Repubblica popolare cinese hanno sostenuto che gli
     elementi descrittivi dei modelli prodotti nella Comunità utilizzati a fini di confronto
     erano insufficienti. A questo proposito, si ricorda che agli esportatori sono state
     fornite copie dei dossier non riservati, che riportavano fotografie dei modelli
     prodotti nella Comunità e utilizzati come riferimento per ciascuna famiglia, in
     aggiunta alle spiegazioni scritte fomite e alle tabelle di calcoli incluse nei
     documenti pubblicati.
(95) A seguito delle osservazioni presentate dagli importatori, e per effettuare il
     confronto tra i prezzi nel calcolo del livello necessario per eliminare il pregiudizio,
     i prezzi CIF all'importazione sono stati adeguati per tener conto del livello dei
     prezzi allo stadio di reso sdoganato al cliente utilizzando la metodologia di
     adeguamento impiegata per la valutazione della sottoquotazione e illustrata nel
     punto 66 del presente regolamento.
(96) Alcuni importatori hanno sostenuto che, ammesso che si verificasse un dumping
     pregiudizievole in relazione alle calzature con un prezzo di importazione inferiore a
     tre USD, ciò non avveniva per le calzature più sofisticate. Secondo gli importatori
     in questione, a queste ultime calzature si dovrebbe riconoscere un livello di
     eliminazione del pregiudizio dello 0%.
     A questo proposito si ricorda che, benché grandi volumi di calzature per uso
     estemo siano effettivamente importati a meno di 2,5 ECU (pari a 3 USD), tali
     calzature costituivano, nel campione delle operazioni degli importatori esaminato,
     solo il 45% in valore delle importazioni in questione. Il fatto che la maggioranza
     del fatturato delle importazioni fosse superiore al preteso limite di prezzo dimostra
     che in realtà le importazioni del prodotto in esame - benché effettuate a prezzi
     estremamente bassi rispetto ai prezzi che si dovrebbero registrare se ci si trovasse in
     normali condizioni di concorrenza - si distribuiscono su una vasta gamma di prezzi.
                                             47
 ---pagebreak---      Inoltre, anche i livelli dei prezzi non pregiudizievoli stabiliti per i produttori della
     Comunità sottoposti all'inchiesta erano sia inferiori, sia superiori al preteso prezzo
     limite, adeguato per tener conto dell'appropriato stadio di consegna al cliente (3,7
     ECU), a seconda del tipo di scarpe. In assenza di qualsiasi altro elemento di prova
     relativo a questo aspetto del mercato, la contestazione dev'essere pertanto respinta.
(97) Non essendo state presentate altre osservazioni, è dunque confermata la
     metodologia generale per il calcolo del livello di eliminazione del pregiudizio
     stabilita nei punti 106-112 del regolamento sui dazi provvisori.
     La riduzione dell'ambito dei prodotti contemplati da procedimento e la modifica
     dell'adeguamento per lo stadio commerciale comportano incidono tuttavia sulle
     conclusioni provvisorie, come di seguito indicato.
     b) Indonesia
(98) Conformemente alla metodologia illustrata nel regolamento sui dazi provvisori, i
     livelli corretti di eliminazione del pregiudizio per le imprese indonesiane che hanno
     collaborato comprese nel campione, espressi in percentuale del prezzo CIF
     all'importazione, andavano dallo 0 al 31,5%, con una media applicabile alle
     imprese che hanno collaborato non comprese nel campione del 14,1%. Per quanto
     riguarda il calcolo del margine residuo di eliminazione del pregiudizio, si è ritenuto
     che, nel caso di un paese ad economia di mercato quale l'Indonesia, la base più
     ragionevole fosse utilizzare il livello medio emerso dai dati verificati accertati per
     gli esportatori che hanno collaborato compresi nel campione, vale a dire il 14,1%.
     e) Repubblica popolare cinese
(99) Conformemente alla metodologia illustrata nel regolamento sui dazi provvisori, il
     singolo livello di eliminazione del pregiudizio corretto per la Repubblica popolare
     cinese è risultato del 49,2%.
                                             -48-
 ---pagebreak--- 2.    Dazio
(100) Una delle imprese indonesiane che hanno collaborato non compresa nel campione
      ha contestato il fatto che le fosse stato attribuito un dazio basato sulla media
      ponderata dei margini di dumping accertati per il campione.
      Non si è potuto accogliere tale obiezione in quanto l'articolo 9, paragrafo 6 del
      regolamento di base dispone che, se la Commissione ha svolto un esame limitato a
      norma dell'articolo 17, il dazio antidumping imposto alle imprese che hanno
      collaborato non comprese nel campione non supera la media ponderata del margine
      di dumping stabilito per le parti inserite nel campione. Come indicato nel punto 23
      del regolamento sui dazi provvisori, inoltre, si ricorda che le imprese indonesiane
      interessate avevano accettato questa metodologia.
(101) Poiché il livello di eliminazione del pregiudizio residuo per l'Indonesia e per la
      Repubblica popolare cinese, nonché il singolo livello per la ST Sindoll Pratama,
      sono inferiori ai margini di dumping corrispondenti, il dazio antidumping dovrebbe
      basarsi su tali livelli. Per gli altri esportatori indonesiani che hanno collaborato, il
      dazio antidumping dovrebbe basarsi sui margini di dumping sopra stabiliti.
(102) Le aliquote di dazio antidumping applicabili al prezzo netto, franco frontiera
      comunitaria, prima del dazio dovrebbero pertanto essere le seguenti:
 Paese                                       Produttore ed esportatore         Aliquota di
                                                                                     dazio
 REPUBBLICA POPOLARE                         Tutte le imprese                   4^2%
       CINESE
 INDONESIA                                   PT Dragon                           4/5%
                                             PT Emperor Footwear Indonesia       0%
                                             PT Sindoll Pratama                  0%
                                             PT Bosaeng Jaya                   14,1%
                                             PT Voimacarol                     14,1%
                                             Tutte le altre imprese             14,1 %
                                               -49
 ---pagebreak---                     J.     RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
(103) Data l'entità dei margini di dumping accertati per i produttori e i paesi esportatori e
      in considerazione della gravità del pregiudizio arrecato all'industria comunitaria, si
      ritiene necessario che gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori
      ai sensi del regolamento (CE) n. 165/97 siano definitivamente riscossi in ragione
      dell'aliquota di dazio istituita in via definitiva. Tuttavia, a condizione che si possa
      accertare, in maniera giudicata soddisfacente dalle autorità doganali, che le
      importazioni si riferivano a calzature di cui al codice NC 6404 19 10 (pantofole) o
      a calzature escluse dall'ambito del presente procedimento ai sensi di quanto
      indicato all'articolo 1, paragrafo 3, lettere b), e) e d) del presente regolamento, gli
      importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio dovrebbero essere
      interamente liberati,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                          Artìcolo 1
1.   Sono istituiti dazi antidumping definitivi sulle importazioni di calzature di cui al
     codice NC ex 6404 19 90 (codice TARIC 6404 19 90 * 90) originarie della
     Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia, fatta eccezione per le calzature di cui
     al paragrafo 3.
2.   L'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco
     frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente:
                                               50-
 ---pagebreak---           Paese                 Prodotti fabbricati da          Aliquota di      Codici
                                                                 dazio (%)     addizionali
                                                                                 TARIC
Repubblica popolare      Tutte le imprese                          49,2%            ~
cinese
Indonesia                Tutte le imprese                          14,1%          8900
                         fatta eccezione per:
                         P.T. Dragon                                4,0%          8941
                         P.T. Emperor Footwear Indonesia            0,0%          8942
                         P.T. Sindoll Pratama                       0,0%          8942
      L'aliquota di dazio non si applica:
      a) alle cosiddette "espadrilles", che, ai fini del presente regolamento, sono scarpe
      con tomaie di tela e suole di corda intrecciata, anche rinforzate con gomma o
      plastica su una superficie variabile, senza tacco, e con suola di spessore non
      superiore a 2,5 cm (codice TARIC 6404 19 90 * 10);
      b) alle cosiddette "scarpette da immersione subacquea" o "scarpette per sport
      acquatici", che, ai fini del presente regolamento, sono scarpe con tomaie di
      neoprene, laminate su una o entrambe le superfici con materie tessili, in cui lo
      spessore del neoprene è uguale o superiore a 2,5 mm, che coprono interamente il
      piede, con suola resistente all'abrasione, e destinate ad alcuni sport acquatici quali
       l'immersione subacquea (codice TARIC 6404 19 90 * 20);
                                              51
 ---pagebreak--- e) alle cosiddette "scarpe per uso medico", che, ai fini del presente regolamento,
sono scarpe che, pur non essendo fabbricate in base alle esigenze mediche di una
singola persona, sono destinate a facilitare il recupero nel corso o a seguito di una
terapia o di un'operazione, quali ad esempio le scarpe per camminare con un piede
ingessato o bendato. Dette scarpe non coprono interamente il piede ed hanno una
grande apertura che permette di infilarvi anche un piede bendato. Non sono vendute
a paia ma individualmente e presentano al tempo stesso più di una delle seguenti
caratteristiche:
   - il dispositivo di chiusura può essere adattato alle dimensioni della fasciatura o
   del gesso;
   - si possono inserire speciali suole o cuscinetti interni a scopo medico;
   - la struttura della suola è tale da impedire contatti pericolosi del piede con il
   suolo, ma al tempo stesso impedisce un uso della scarpa diverso da quello
   medico;
   - la struttura è funzionale e non comprende decorazioni o altri accessori di moda,
(codice TARIC 6404 19 90 * 30);
d) le calzature dette "scarpette da spiaggia" che, ai fini del presente regolamento,
sono calzature la cui tomaia si limita a una striscia di materia tessile, unita su
entrambi i lati di una spessa suola di plastica leggera alveolare, in contatto con il
piede e con il suolo. Questa striscia di materia tessile lascia scoperta la parte
anteriore e la parte posteriore del piede, e la sua ampiezza non supera un terzo della
lunghezza della calzatura. Poiché la calzatura non avvolge la parte posteriore del
piede, il calcagno di chi la calza si solleva dalla suola quando si cammina. Le
scarpette da spiaggia sono destinate ad essere calzate con i piedi bagnati o
insabbiati sulla spiaggia o ai bordi delle piscine, e la loro conformazione ne esclude
qualsiasi uso pratico per camminare su distanze più lunghe. (Codice TARIC 6404
19 90*40).
                                        52
 ---pagebreak--- 4.     Salvo diversa indicazione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi e altre
       prassi doganali.
                                           Artìcolo 2
1.     Gli importi costituiti a titolo di dazi antidumping provvisori a norma del
       regolamento (CE) n. 165/97 sono riscossi a titolo definitivo in ragione del dazio
       istituito a titolo definitivo, fatta eccezione per gli importi per i quali si può
       dimostrare, in maniera ritenuta sufficiente dalle autorità doganali, che si riferivano
       a importazioni di calzature di cui al codice NC 6404 19 10 o delle calzature di cui
       all'articolo 1, paragrafo 3, lettereb), e)ed), che sono interamente liberati.
2.     Gli importi depositati sono svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio
       antidumping definitivo.
                                           Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta
ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                        Per il Consiglio
                                                         // presidente
                                               -53-
 ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(97)551def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                                     02 11
                                            N. di catalogo : CB-CO-97-569-IT-C
                                                              ISBN 92-78-26277-3
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo