CELEX: 31988D0655
Language: it
Date: 1988-12-21 00:00:00
Title: 88/655/CEE: Decisione del Consiglio del 21 dicembre 1988 che adotta la relazione annuale sulla situazione economica della Comunità e che fissa gli orientamenti di politica economica per il 1989

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31988D0655

88/655/CEE: Decisione del Consiglio del 21 dicembre 1988 che adotta la relazione annuale sulla situazione economica della Comunità e che fissa gli orientamenti di politica economica per il 1989  

Gazzetta ufficiale n. L 377 del 31/12/1988 pag. 0001 - 0080

DECISIONE DEL CONSIGLIO del 21 dicembre 1988 che adotta la relazione annuale sulla situazione economica della Comunità e che fissa gli orientamenti di politica economica per il 1989 (88/655/CE)  IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,  vista la decisione 74/120/CEE del Consiglio, del 18 febbraio 1974, relativa alla realizzazione di un elevato grado di convergenze delle politiche economiche degli Stati membri della Comunità economica europea (1), modificata dalla decisione 75/787/CEE  (2) e dalla decisione 79/136/CEE (3), in particolare l'articolo 4,  vista la proposta della Commissione,  visto il parere del Parlamento europeo (4),  visto il parere del Comitato economico e sociale (5),  HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:    Articolo 1 Il Consiglio adotta la relazione annuale sulla situazione economica e gli orientamenti di politica economica che dovranno essere seguiti dalla Comunità, contenuti nelle parti A,B,e C della relazione acclusa alla presente decisione e fissa gli  orientamenti di politica economica che dovranno essere seguiti dagli Stati membri, contenuti nella parte D della sudetta relazione.  Articclo 2 Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.    Fatto a Bruxelles, adì 21 dicembre 1988.  per il Consiglio Il presidente V. PAPANDREOU  (1) GU n. L 63 del 15. 3. 1974, pag. 16. (2) GU n. L 330 del 24. 12. 197S, pag. 52. (3) GU n. L 35 del 9. 2. 1979, pag. 8. (4) GU n. C 326 del 19. 12. 1988. (5) Parere reso il 23 novembre 1988 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).  RELAZIONE ECONOMICA ANNUALE 1988-1989   PREPARARE l'APPUNTAMENTO DEL 1992 - RIEPILOGO E CONCLUSIONI-  Prospettive economiche favorevoli per l'economia comunitaria e mondiale 1. Le prospettive economiche della Comunità sono migliorate in misura significativa negli ultimi mesi. Nel 1988 la Comunità ha beneficiato di un inatteso dinamismo la cui origine va ricercata negli stessi paesi che la compongono, in tutta l'area OCSE, e  negli scambi mondiali. Nella Comunità la crescita (1988: 3,5 % in media) ha registrato valori che sono probabilmente i più elevati registrati dalla fine degli anni Settanta; l'aumento degli investimenti (7 %) è stato il più alto constatato negli ultimi  due decenni; il tasso d'inflazione (3,5 %) dovrebbe essere sui livelli di quello registrato negli anni Sessanta. Nonostante un certo rallentamento della crescita economica nel resto del mondo, nella Comunità la crescita dovrebbe probabilmente essere  elevata nel 1989 (circa il 2,75 %). L'inflazione dovrebbe muoversi su una tendenza in lieve aumento. Il tasso di disoccupazione ha iniziato a diminuire, ma è ancora a un livello troppo alto.  2. Il quadro internazionale per l'applicazione della politica monetaria nella Comunità è mutato in misura rilevante. La contrazione del disavanzo commerciale degli Stati Uniti nella prima parte dell'anno e l'aumento dei tassi d'interesse in primavera ha  riportato il tasso di cambio del dollaro nei confronti delle monete europee, nell'autunno più o meno al livello del gennaio 1987, poco prima degli accordi del Louvre. In parte per controllare l'aumento del dollaro e in parte in risposta alle esigenze di  stabilità interna, le banche centrali europee hanno ritenuto opportuno inasprire, in misura diversa,le condizioni esistenti sui rispettivi mercati monetari.  3. La cooperazione internazionale ha consentito di progredire significativamente verso una maggiore stabilità dell'economia mondiale. Tuttavia persiste la necessità di continuare con determinazione su tale via visto che continuano a sussistere  importanti rischi: a) nel 1989 la riduzione degli squilibri delle bilance dei pagamenti con tutta probabilità perderà in parte il suo ritmo vigoroso mentre non emergono segni di rallentamento per quanto riguarda l'accumulazione del debito estero degli  Stati Uniti; b) la persistenza degli squilibri continua a suscitare rischi per la stabilità del sistema monetario internazionale; c) la situazione nei paesi in via di sviluppo non sta migliorando e risulta pregiudicata dal recente aumento dei tassi  d'interesse.  Elementi favorevoli e motivi di preoccupazione 4. La situazione economica è incoraggiante sotto tre punti di vista:  - il dinamismo delle economie spagnola, portoghese, italiana e inglese sta attualmente estendendosi ai loro partner e le loro esportazioni e investimenti mostrano segni di maggiore vivacità. Così, ad esempio, in Francia e in Germania la crescita  dovrebbe aggirarsi intorno al 3 % nel 1988 e scendere in misura alquanto contenuta nel 1989 (in confronto con il 2 % del 1987):  - la crescita è condizionata in misura sempre maggiore dagli investimenti. Vari fattori contribuiscono a tale dinamica: i più ampi margini di profitto, una utilizzazione delle capacità a livelli storicamente elevati, un contesto internazionale  favorevole e le aspettative delle imprese private in vista del 1992;  - la Comunità ha realizzato un grado di stabilità e di convergenza dei tassi d'inflazione mai realizzato dagli anni Sessanta.Tuttavia è ancora necessario progredire in questa direzione, specialmente nel Portogallo e Grecia.  5. In presenza di questi aspetti soddisfacenti, non mancano tuttavia motivi di preoccupazione in quattro settori: a) il rischio del riaccendersi dell'inflazione; b) l'entità eccessiva dei disavanzi di bilancio di alcuni paesi; c) l'aumento degli  squilibri infracomunitari per quanto riguarda i conti con l'estero; d) un tasso di disoccupazione che ancora, in media, è superiore all'l 11 % della popolazione attiva della Comunità.  6. Il rafforzamento della crescita potenziale deve rimanera una priorità per tutti gli Stati membri. Tuttavia, il consolidamento delle attuali brillanti prestazioni a livello della crescita può richiedere nei prossimi mesi l'attuazione di varie  iniziative nei diversi Stati membri. Poiché si prevede che la crescita nei paesicaratterizzati da maggior dinamismo è destinata a rallentare per effetto delle pressioni inflazionistiche e/o di un deterioramento dei conti con l'estero, le politiche  economiche negli altri paesi dovrebbero spostare maggiormente l'attenzione verso la crescita interna potenziando le possibilità della domanda e dell'offerta.  Realizzazione degli obiettivi a medio termine 7. La maggior rapidità della crescita sta attualmente offrendo alla Comunità la possibilità di realizzare nelle condizioni migliori i suoi obiettivi principali: trarre il massimo beneficio dal completamento del mercato interno, rafforzare la coesione  economica e sociale e ridurre la disoccupazione.  8. L'irreversibilità dell'azione di completamento del mercato interno nel 1992 è stata confermata dal Consiglio di Hannover. Sono già stati realizzati significativi progressi. Negli ultimi mesi è cresciuta presso la pubblica opinione e le imprese la  consapevolezza delle possibilità insite nel progetto. È essenziale che tali speranze non siano deluse quando le decisioni di applicazione delle importanti misure elencate nel Libro bianco saranno adottate nel corso dei prossimi anni.  9. Per produrre pienamente i suoi effetti il completamento del mercato interno deve essere affiancato da adeguate politiche strutturali, fra cui un'efficace politica della concorrenza, necessaria peraltro per ragioni intrinseche.  10. Il successo del mercato interno avrà altresì notevoli ripercussioni macroeconomiche. Gli studi effettuati dai servizi della Commissione indicano che.il completamento del mercato interno a medio termine è destinato ad accentuare nettamente la  crescita, a migliorare la situazione del bilancio e dei conti esteri e ad avere effetti favorevoli sull'inflazione. Affinché gli incrementi di produttività che saranno realizzati trovino rapidamente riscontro in una crescita maggiore e in una più ampia  occupazione, sarà importante trarre pienamente vantaggio dall'attenuazione delle situazioni vincolanti, riducendo gli squilibri interni e potenziando attivamente le condizioni della domanda e dell'offerta.  11. Grazie alla riforma e all'aumento dei Fondi strutturali, e alla più intensa operatività degli strumenti finanziari comunitari, la Comunità si è dotata dei mezzi atti a consolidare la coesione economica e sociale. È necessario predisporre un nuovo  modello di «collaborazione» tra la Comunità e i paesi beneficiari. Non soltanto va riconosciuta l'importanza fondamentale di un'utilizzazione efficiente e della complementarità di tali risorse a livello di programma, ma le politiche economiche dei paesi  interessati debbono garantire che le condizioni generali dell'offerta migliorino e soprattutto che l'efficienza e la quota degli investimenti produttivi rispetto al PIL si accrescano.  12. Anche se il completamento del mercato interno, secondo le ultime analisi, darà luogo a significativi aumenti del benessere e dell'occupazione, le ristrutturazioni che esso implica nel corso della fase transitoria provocano talune preoccupazioni.  Deve essere tenuta presente la dimensione sociale del mercato interno, in particolare promuovendo: i) l'applicazione di politiche intese ad agevolare il reinserimento nel mondo del lavoro; ii) la convergenza verso standard sociali più elevati, ad  esempio grazie a normative minime in materia di sicurezza ed igiene nel posto di lavoro e iii) il potenziamento del dialogo sociale a livello comunitario.  13. La riduzione della disoccupazione rimane il compito prioritario comune a tutti gli Stati membri. Attualmente l'occupazione sta crescendo ad un ritmo storicamente elevato. Tale tendenza va tuttavia rafforzata. In vari paesi non mancano segnali di  maggiore adattabilità del mercato del lavoro, specie sotto forma di lavoro a tempo parziale. L'orientamento tracciato dalla Strategia di cooperazione per la crescita e l'occupazione rimane valido: esso comporta a livello macroeconomico un ulteriore  miglioramento della redditività degli investimenti che accrescono la capacità e creano posti di lavoro. Vi dovrebbe contribuire il proseguimento di una dinamica moderata dei costi salariali, congiuntamente alle nuove favorevoli prospettive della  domanda. Esso comporta altresì la necessità di concentrare l'attenzione sull'eliminazione di ostacoli amministrativi superflui, che impediscono la creazione di posti di lavoro e sulla maggiore mobilità e miglioramento delle qualificazioni, soprattutto  grazie al sostegno di iniziative nel campo della formazione.  Il sentiero ristretto che porta al consolidamento della crescita 14. Il potenziale per una crescita non inflazionistica può essere rafforzato rendendo le economie europee sempre più capaci di adattarsi. Una maggiore flessibilità dei mercati e il suo effetto positivo sul comportamento e sulle iniziative degli imprenditori è intrinsecamente una fonte di progresso. In una situazione in cui, da un lato, è necessario evitare pressioni  eccessive sulla capacità produttiva e, dall'altro, è indispensabile migliorare ulteriormente l'andamento dell'occupazione, le politiche strutturali mantengono tutta la loro importanza.  15. La stabilizzazione e quindi l'apprezzamento del dollaro sulle divise estere ha indotto le autorità monetarie a prestare maggiore attenzione agli obiettivi della stabilità interna. Il recente aumento dei tassi d'interesse del mercato monetario nella  Comunità ha accentuato la credibilità delle autorità monetarie. Nella misura in cui le anticipazioni di inflazione a lungo termine e/o di svalutazione delle monete si sono indebolite, è stato possibile stabilizzare o diminuire su basi ben fondate i  tassi di interesse a lungo termine, come è stato comprovato da alcuni paesi all'inizio dell'autunno.  Nei paesi che partecipano al meccanismo di cambio le pressioni inflazionistiche interne in genere sono sotto controllo e un ulteriore inasprimento della politica monetaria non pare necessario per l'immediato futuro. Tuttavia, una nuova instabilità del  dollaro potrebbe comportare taluni rischi e rendere più ardua la conduzione della politica monetaria.  l6. Per le politiche di bilancio gli obiettivi a medio termine continuano ad essere di importanza primaria. Nel contesto della realizzazione del mercato interno è necessario continuare le discussioni relative al ravvicinamento delle imposte indirette e  dell'imposizione dei redditi da capitale al fine di pervenire rapidamente ad un consenso su tali temi. Altri obiettivi a medio termine comprendono la convergenza degli avanzi e dei disavanzi pubblici, ancora eccessivi in alcuni Stati membri, e la  necessità di utilizzare la politica di bilancio per migliorare le condizioni della domanda e dell'offerta.  17. La crescente interdipendenza tra Stati membri rende ancora più importante un maggior coordinamento della politica economica. Inoltre, un grado sempre più elevato di stabilità dei cambi nell'ambito della Comunità in relazione ad una maggiore  convergenza delle variabili economie fondamentali migliorerebbe il funzionamento del mercato interno. La coesione monetaria si troverebbe rafforzata grazie ad un'estensione, a suo tempo, del meccanismo di cambio ai paesi che non vi partecipano ancora,  ad una gestione delle politiche monetarie su una base di maggiore cooperazione e ad un potenziamento del ruolo dell'ecu. Tuttavia la coesione monetaria nella Comunità non può essere garantita in via permanente se gli Stati membri non adottano politiche  compatibili in altri settori, specialmente per quanto concerne la politica di bilancio. In questo contesto è importante rafforzare il consenso sui principali obiettivi di politica economica:  a) prezzi stabili e convergenza dei tassi d'inflazione verso il basso;  b) compatibilità a medio termine delle bilance dei pagamenti e c) contributo della stabilità interna ed esterna agli obiettivi di crescita e di occupazione della Comunità e dei suoi Stati membri.  principali indicatori economici 1985-1989 dei paesi della Comunità, USA e Giappone  d) PIL (;) a prezzi costanti (variazione annua %) b) Domanda interna a prezzi costanti (variazione annua %) c) Deflatore dei consumi privati (variazione annua %) d Partite correnti della bilancia dei pagamenti (in % del PIL)  (;) a) 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 1,4 2,3 1,8 3 2;/4 DK 4,2 3,4 -1,0 0 1=/4 D 2,1 2,6 1,9 3;/4 2;/2 GR 3,0 1,3 -0,4 2=/4 2 E 2,3 3,3 5,2 4=/4 4 F 1,7 2,1 2,3 3 2=/4 IRL 1,1 -0,3 4,1 3 3;/4 I 2,7 2,7 3,1 4 3;/4 L 3,8 2,9 2,4 2=/4 2;/2 NL 2,3 2,4 1,5 2;/4 2;/4 P 3,3 4,3 4,6 4 3;/2 UK 3,7 2,9 4,3 3=/4 2;/2  EUR 12 2,5 2,6 2,9 3;/2 2=/4 USA 3,1 3,0 3,4 4 2;/4 JAP 4,5 2,4 4,2 5;/2 3=/4 b) 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 1,3 3,2 2,4 3 2;/4 DK 5,7 -3,2 -1;/2 =/4 D 1,0 3,7 3,1 3;/2 2;/2 GR 6,1 -0,5 0,2 3;/2 3 E 2,9 5,9 8,0 6;/4 5;/4 F 2,2 3,7 3,3 3 2=/4 IRL -1,3 0,8 -1,5 -;/4 1;/2 I 3,2 3,6 4,6 4;/2 3;/2 L 0,7 -0,9 6,1 ;/2 2;/2 NL 2,5 3,9 2,2 1=/4 2 P 0,8 8,4 9,5 6;/2 5;/2 UK 2,9 3,8 4,3 5;/4 3;/2 EUR 12 2,4 3,9 3,9 4 3;/4 USA 3,5 3,8 3,0 2=/4 2 JAP 3,8 4,0 5,1 7;/4 4;/4   c) 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 5,2 0,8 1,6 1;/4 2;/2 DK 4,9 3,6 4,1 4=/4 3=/4 D 2,1 -0,2 0,5 1;/4 2;/2 GR 18,7 22,2 15,8 13;/4 12=/4 E 8,3 8,7 5,3 4=/4 4;/4 F 5,7 2,5 3,2 2=/4 2=/4 IRL 4,5 3,6 3,1 2 2=/4 I 9,3 6,1 4,8 5 4;/2 L 5,2 0,6 0,6 1;/2 2;/4 NL 2,5 0,2 -0,4 =/4 1;/4 P 19,0 12,0 10,2 9;/2 7 UK 5,2 3,6 3,8 4;/2 4=/4 EUR 12 5,9 3,6 3,3 3;/2 3=/4 USA 3,1 2,1 4,5 4;/4 5 JAP 2,1 0,6 -0,2 1 2   d) 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 0,7 2,6 1,9 1=/4 1=/4 DK -4,7 -5,1 -3,0 -2;/2 -2;/4 D 2,4 4,2 4,0 4 4;/4 GR -8,2 -5,4 -3,4 -2=/4 -3;/2 E 1,6 1,7 0,1 -=/4 -2 F 0,1 0,6 -0,3 0 ;/4 IRL -3,8 -2,4 1,3 2;/2 3;/2 I -0,9 0,8 -0,1 -;/2 -;/2 L 43,3 46,1 38,0 38;/2 36;/2 NL 4,3 2,8 1,7 1;/2 1=/4 P 1,7 3,9 1,8 0 -1=/4 UK 0,5 -0,8 -0,6 -3 -3;/4 EUR 12 0,7 1,3 0,8 ;/2 ;/4 USA -2,9 -3,4  e) Numero di disoccupati in % della popolatione attiva civile (=) f) Capacità e fabbisogno di finanziamento della pubblica amministrazione (%)  (in % del PIL) g) Occupazione totale (variazione annua %) h) Remunerazione reale degli occupati pro capite (& )  (variazione annua %) (;) PIL  per USA e Giappone dal 1987 in poi.  ($) Previsioni settembre/ottobre 1988.  (=) EUR 9: Disoccupati iscritti negli elenchi di collocamento; GR, E, P: indagine campionaria sulle forze di lavoro.  (%) Definizione SEC della pubblica amministrazione, che comprende i fondi di sicurezza sociale.  (& ) Deflazionata con l'indice dei prezzi impliciti dei consumi privati.  Fonte: Servizi della Commissione.  e) 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 13,6 12,6 12,3 11;/2 11 DK 8,7 7,4 7,6 8;/2 9 D 8,4 8,1 8,1 8 8;/4 GR 7,8 7,4 7,4 7;/2 7;/2 E 21,4 21,0 20,5 20 19;/2 F 10,5 10,7 10,8 10=/4 10=/4 IRL 17,9 18,2 19,2 18=/4 18;/4 I 12,9 13,7 14,0 15 14;/2 L 1,7 1,4 1,6 1;/2 1;/4 NL 13,3 12,1 11,5 11;/4 11 P 8,7 8,7 7,2 6;/2 6;/2 UK 12,0 12,0 10,6 8;/2 7;/4 EUR 12 11,8 11,9 11,6 11;/4 11 USA 7,2 7,0 6,2 5;/2 5;/2 JAP 2,6 2,8 2,8 2;/2 2;/2  f) 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B -8,3 -8,9 -7,2 -7;/4 -6;/2 DK -2,0 3,1 -2,1 1 1;/4 D -1,1 -1,3 -1,8 -2;/4 -1;/4 GR -13,6 -10,8 -9,5 -12 -13;/4 E -7,0 -5,7 -3,6 -3 -3 F -2,8 -2,9 -2,5 -2 -1=/4 IRL -11,1 -10,6 -9,1 -6;/2 -6 I -12,5 -11,4 -10,5 -10 -10 L 5,8 6,0 5,2 5;/4 6;/4 NL -4,7 -6,0 -6,3 -5;/4 -4;/2 P -10,1 -7,8 -8,4 -8 -7=/4 UK -2,7 -2,4 -1,4 -;/4 0 EUR 12 -5,2 -4,8 -4,2 -3=/4 -3;/2 USA -4,3 -3,5 -2,3 -1=/4 -1=/4 JAP -0,8 -1,5 -0,3 -;/4 ;/4   g) 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 0,8 1,0 0,3 1;/4 =/4 DK 2,9 2,3 1,1 -;/4 ;/4 D 0,7 1,0 0,7 ;/2 =/4 GR 1,0 0,1 -0,1 1 =/4 E -1,4 1,9 3,0 2;/2 2 F -0,4 0,3 0,1 ;/2 ;/2 IRL -2,2 -0,4 -0,1 0 ;/2 I 1,4 0,8 -0,1 ;/2 ;/2 L 1,4 2,6 2,7 2 1;/2 NL 1,3 1,8 1,2 =/4 1 P -0,3 0,0 2,7 1=/4 1 UK 1,6 0,4 1,7 2 1 EUR 12 0,6 0,8 0,9 1 1 USA 2,4 1,7 2,6 2;/4 1;/2 JAP 0,7 0,9 1,0 1;/2 =/4  h) 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B -0,4 3,0 1,6 1 1;/4 DK -0,3 1,0 4,0 -;/2 -1 D 0,9 4,1 2,4 1=/4 0 GR 3,3 -5,4 -2,9 3;/4 1 E 1,7 -0,4 2,1 1=/4 1=/4 F 0,9 1,5 0,1 1 1 IRL 1,8 1,5 1,9 1;/4 1 I 0,8 1,5 3,8 2 2=/4 L -1,4 4,3 3,3 2 2=/4 NL -1,1 1,4 1,6 1 -;/4 P 2,8 4,5 3,3 1;/2 2=/4 UK 1,4 3,6 3,0 3 3 EUR 12 0,9 2,3 2,1 1=/4 1;/2 USA 1,1 1,6 -0,4 1 -;/4 JAP 1,3 3,1 3,3 3;/4 2;/2   A. SITUAZIONE E PROSPETTIVE ECONOMICHE  1. Il contesto esterno Il contesto economico internazionale e la situazione economica della Comunità europea sono contraddistinti da una vivacità della produzione e degli scambi abbinata a tassi di inflazione ad un livello mai constatato in questi ultimi anni. Gli  aggiustamenti strutturali intervenuti nella maggior parte delle economie industriali le hanno rese maggiormente atte ad avviare un processo di ripresa. Nonostante la crisi borsistica dell'ottobre 1987 e le persistenti preoccupazioni riguardanti gli  squilibri delle bilance dei pagamenti internazionali lo sviluppo dei paesi industriali è rilevante (3,9 % nel 1988). Il protrarsi degli effetti favorevoli della caduta dei prezzi del petrolio nel 1986 e la rapida espansione della liquidità monetaria nel  1987 (in primo luogo grazie a interventi sui cambi esteri e successivamente, nel corso dell'anno, al fine di portare sostegno alle istituzioni finanziarie dopo l'ottobre 1987) trovano riscontro in una dinamica della crescita che supera le aspettative  registrate all'inizio dell'anno ed è persino accompagnata da indizi di surriscaldamento in taluni paesi. Malgrado un certo affievolimento, la crescita del PIL nell'area OCSE dovrebbe essere ancora vicina al 3 % nel 1989, settimo anno di continua  espansione dell'attività.  Tale favorevole sviluppo ha interessato tutti i grandi paesi industrializzati. L'economia americana dal 1983 continua a registrare una crescita estremamente vigorosa, ancorché irregolare. Attualmente alcune industrie sono al limite dell'utilizzazione  della capacità e il tasso di disoccupazione supera solo di poco quello registrato negli anni Sessanta. Tuttavia, nonostante tale fatto e la massiccia svalutazione del dollaro sull'arco di tre anni (marzo 1985-marzo 1988, 38 % in termini effettivi), il  tasso d'inflazione nel 1988 è rimasto sul livello del 4,5 %. La politica monetaria ha subito un inasprimento agli inizi dell'estate a seguito dei primi segnali di surriscaldamento dell'economia. Nel 1989 è dunque probabile un certo rallentamento, considerata la crescita lievemente meno pronunciata della domanda e delle esportazioni statunitensi.  In Giappone l'espansione della domanda interna nel corso degli ultimi dodici mesi è aumentata in media del 7,5 % circa in termini reali. Nel contempo l'economia giapponese è apparentemente riuscita ad adattarsi alla considerevole rivalutazione dello yen  (marzo 198--marzo 1988, 60 % in termini effettivi) dell'ultimo triennio e le prospettive per l'esportazione sono migliorate. Di conseguenza, nonostante l'atteso rallentamento della crescita della domanda intema nel 1989, l'andamento dell'economia  giapponese si manterrà a livelli decisamente elevati.  La crescita economica nei paesi in via di sviluppo resterà probabilmente in media nell'intervallo del 3,5-4 % tanto nel 1988 che nel 1989. La media è però il risultato di valori notevolmente discordanti. Le economie asiatiche di nuova  industrializzazione, grandi esportatrici di manufatti, continuano a registrare tassi di sviluppo del PIL superiori al 7 %. I paesi esportatori di petrolio stanno soltanto ora riprendendosi dalla situazione instauratasi per effetto dei minori proventi  tratti dalle esportazioni, sulla scia del crollo dei prezzi del petrolio del 1986. La crescita del PIL dei paesi esportatori di materie prime apparentemente non ha presentato un'accelerazione consistente, nonostante la vivace attività nei paesi  industriali e l'aumento sostanziale dei prezzi delle materie prime non petrolifere, prezzi che sono cresciuti ad un tasso annuale del 17 % negli uftimi sei mesi del 1987 e del 27 % nel primo semestre del 1988 provocando un favorevole miglioramento delle  ragioni di scambio di tali paesi.   TABELLA 1 PIL reale, domanda interna e commercio mondiale (variazione annua %) (;) previsioni settcmbre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione.  I-1987 II-1987 I-1988 1987 1988 (;) 1989 (;) a) PIL EUR 12 2,5 3,5 3,8 2,9 3,5 2,8 USA 3,9 5,0 4,0 3,4 3,9 2,3 Giappone 3,7 6,0 6,4 4,2 5,6 3,8 OPEC    0,0 1,1 2,6 ENI dell'Asia    11,8 8,5 7,5 Altre ENI    2,8 1,3 3,4 Altri PVC    4,0 5,0 4,6 b) Domanda interna EUR 12 3,6 4,3 4,1 3,8 4,0 3,2 USA 2,8 4,8 2,5 Per la Comunità europea il vigoroso andamento dell'economia mondiale rappresenta un incentivo favorevole per le sue esportazioni, atto a rafforzare la sua crescita economica spinta dalla domanda interna. Di fatto, le importazioni mondiali (esclusa  la Comunità) sono probabilmente destinate a crescere di più del 7 % in termini reali nel 1988, percentuale che apre considerevoli possibilità alla esportazioni della Comunità. Per effetto di una più veloce espansione delle importazioni, gli scambi netti  con l'estero, tuttavia, contribuiranno ancora negativamente alla crescita del PIL della Comunità (per il terzo anno di seguito). Così il processo di aggiustamento internazionale continuerà a svolgersi su una traiettoria relativamente alta di sviluppo  degli scambi e del PIL.  La dinamica sopradescritta ha importanti consequenze per l'attuazione della politica economica, in particolare della politica monetaria. Dal 1985 agli inizi del 1988 le autorità monetarie dei principali paesi industriali hanno generalmente assegnato  importanza prioritaria agli obiettivi esterni a supporto del processo di aggiustamento internazionale. Le considerazioni relative ai tassi di cambio hanno pertanto svolto un ruolo importante nella manovra dei tassi di interesse e delle riserve di  cambio. Il clima è mutato verso la metà del 1988. Il cambio del dollaro si è stabilizzato quando è risultato evidente che l'economia mondiale aveva validamente resistito all'impatto del crollo borsistico e che il processo di aggiustamento internazionale  stava finalmente riducendo il disavanzo commerciale nominale degli Stati Uniti. (Nel corso dei primi otto mesi del 1988 il disavanzo è stato di circa 18 miliardi di US $ inferiore a quello del medesimo periodo del 1987.) I mercati hanno in definitiva  riveduto la loro valutazione del clima economico, evidenziando preoccupazioni in ordine a un aumento delle tensioni inflazionistiche. In presenza di un rischio di ripresa dell'inflazione, hanno assunto maggiore importanza gli obiettivi interni e la  politica monetaria ha subito una lieve stretta, in primo luogo negli Stati Uniti. La ristrutturazione dei portafogli finanziari, nonché l'instaurarsi di più elevati tassi d'interesse ha in definitiva fatto scattare una ripresa del secondo trimestre del  1988.  Verso la fine di settembre il cambio del dollaro in termini effettivi era superiore del 10 % a quello della fine dell'anno precedente (18 % rispetto al DM e 10 % rispetto allo yen), vale a dire lievemente al di sotto del tasso medio prevalente nel  secondo e nel terzo trimestre del 1987. Di fatto il cambio del dollaro nei confronti delle principali divise europee all'inizio dell'autunno era vicino a quello registrato all'epoca dell'accordo del Louvre del febbraio 1987.  Le banche centrali hanno reagito al mutato clima di fiducia del mercato nei confronti del dollaro USA e alla stretta monetaria statunitense vendendo dollari contro valute estere e aumentando i tassi d'interesse a breve termine. Nel contesto di una  crescita più rapida del previsto, nonché di un sensibile deterioramento delle ragioni di scambio, le autorità della Germania e del Regno Unito hanno ritenuto tali manovre opportune per motivi interni. Ma in altri paesi CEE è stato manifestato il timore  di un impatto negativo sulla crescita imputabile all'aumento dei tassi d'interesse (vedi capitolo C. 2).  TABELLA 2 Il ripianamento degli squilibri di parte corrente sta progredendo non soltanto in termini reali, ma anche in termini nominali. I flussi commerciali stanno adattandosi alla nuova configurazione dei tassi di cambio e alla ripresa della competitività  statunitense che ne è derivata. Ma il ritmo dell'aggiustamento è lento. Inoltre, fino ad ora la contropartita geografica del minor disavanzo statunitense non riguarda i principali paesi che presentano un saldo eccendentario (Giappone, Germania e le  economie asiatiche di nuova industrializzazione), ma altri paesi OCSE o in via di sviluppo. Beninteso, i conti bilaterali del primo gruppo di paesi nei confronti degli Stati Uniti sono in via di deterioramento. Ma tale fenomeno risulta compensato da un  miglioramento dei saldi commerciali rispetto all'insieme dei loro altri partner commerciali. Nella Comunità, in particolare, la riduzione del saldo positivo complessivo con il resto del mondo quindi riflette il rapido deterioramento dei conti di parte  corrente dei paesi membri diversi dalla Germania, specie di quelli che presentano una crescita della domanda interna superiore alla media CEE.  I-1987 II-1987 I-1988 1987 1988 (1) 1989 (2) c) Commercio mondiale Importazioni mondiali (esclusa CEE) 0,6 11,6 7,0 5,0 7,6 5,7 Mercati di esportazione EUR 12    6,2 8,2 6,1  TABELLA 2 Tassi di interesse nominali a breve termine (tassi del mercato monetario a tre mesi) Fine gennaio 1988 Fine aprile 1988 Fine septtembre 1988 Media SME 5,7 5,7 6,8 D 3,3 3,4 5,3 UK 8,7 8,5 12,3 USA 5,8 6,1 7,5 Giappone 3,9 3,9 4,1  Inoltre, sulla base di tendenze attuali o previste della produzione, dell'attuale politica economica e degli attuali tassi di cambio reali, il processo di aggiustamento nei paesi industrializzati, in particolare tra gli USA e il Giappone, potrebbe  rallentare notevolmente verso la fine del 1989 e successivamente. Si tratta quindi di stabilire se sulla base dell'andamento previsto delle esportazioni nette, il disavanzo commerciale degli Stati Uniti risulti in effetti ridotto ad un ritmo sufficiente  per segnalare ai mercati che i disavanzi di parte corrente saranno in definitiva riassorbiti ordinatamente.  Sotto questo profilo il persistente gonfiamento dell'indebitamento esterno statunitense costituisce una preoccupazione di particolare rilievo in quanto gli onerosi costi del servizio del debito vanno ad aggiungersi al necessario aggiustamento dei  pagamenti statunitensi. Storicamente è dimostrato che quanto più si tarda a rimediare a un saldo di parte corrente, tanto maggiore è il miglioramento della bilancia commerciale necessario per compensare il deterioramento delle partite invisibili.  La politica economica di tutti i grandi paesi è di conseguenza confrontata con il ben noto duplice obiettivo. La velocità dell'aggiustamento internazionale deve essere sufficiente per salvaguardare la fiducia nel risultato finale e quindi mantenere la  stabilità del cambio estero e dei mercati borsistici. Da un punto di vista internazionale, nonché nella prospettiva comunitaria sarebbe auspicabile un periodo di stabilità del dollaro ai livelli attuali. Una nuova svalutazione del dollaro impedirebbe  all'aggiustamento dei flussi commerciali reali, che è attualmente in corso, negli Stati Uniti di riflettersi integralmente in una ulteriore riduzione del disavanzo commerciale nominale in quanto rincara i prezzi all'importazione (effetto descritto dall'andamento di una curva a J). Inoltre ciò accrescerebbe il rischio di inflazione negli Stati Uniti, rischio che potrebbe anche concretarsi in un aumento dei tassi  d'interesse. D'altro lato, un dollaro più forte accrescerebbe le pressioni inflazionistiche nelle economie dei partner commerciali degli Stati Uniti e pregiudicherebbe la continuazione del processo di aggiustamento reale dell'economia mondiale. Per  sostenere tale processo di aggiustamento, la riduzione del disavanzo di parte corrente degli Stati Uniti deve procedere di pari passo con una riduzione del disavanzo del bilancio federale. Nel contempo la politica comunitaria non può più dare priorità  esclusiva al processo di aggiustamento internazionale, visto che negli Stati Uniti e in numerosi altri paesi i timori di inflazione stanno guadagnando terreno.  Inoltre,le politiche di aggiustamento devono essere affiancate da iniziative convincenti per resistere alle pressioni protezionistiche e promuovere gli scambi mondiali. L'Uruguay Round di negoziati multilaterali sugli scambi costituisce un'occasione per  avviare iniziative di questo tipo. La riunione dei ministri a Montreal di dicembre deve dare un impulso politico al processo di negoziazione in modo che l'Uruguay Round possa dar corso ad un'effettiva liberalizzazione degli scambi di beni e servizi. Nel  contempo occorre che tutti i partecipanti continuino a rispettare gli impegni di statu quo assunti all'avvio del negoziato in questione; sotto questo profilo non mancano preoccupazioni dovute alla recente legislazione USA in materia commerciale.  per quanto riguarda il secondo grande elemento di squilibrio dell'economia mondiale, il problema del debito dei paesi in  TABELLA3 Saldi di parte corrente 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) a)in miliardi di US $ EUR 12 18,4 50,4 42,4 24 16 USA -116,4 -141,4 -154,0 -135 -131 Giappone 49,2 85,5 87,1 79 86 OPEP 3,7 -26,4 -9,5 -21 -22 PPI dell'Asia 10,1 22,8 29,1 34 33 Altri PVC -34,5 -32,4 -22,9 -27 -32 b) in % des PIL ($) EUR 12 0,7 1,3 0,8 ;/2 ;/4 USA -2,9 -3,4 -3,4 -2=/4 -2;/2 Giappone 3,7 4,3 3,6 2=/4 3 (;) Provisioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione. ($) PIL degli USA e del Giappone.  via di sviluppo, il rapporto servizio del debito/esportazioni è destinato probabilmente a salire nel 1988, soprattutto per effetto del recente aumento dei tassi d'interesse. In aggiunta, la situazione degli indebitatissimi paesi latino-americani e di  alcuni paesi africani a reddito medio, nonché dei paesi africani più poveri è sempre difficile e destinata probabilmente a rimanere tale, anche a medio termine. Ciò significa che tali paesi continuano a presentare una situazione vulnerabile.  Una soluzione a medio termine per il problema dell'indebitamento richiede adeguate politiche di aggiustamento nei paesi debitori, sufficienti finanziamenti esterni a complemento delle risorse interne, un contesto di sviluppo internazionale  persistentemente favorevole e meccanismi di riduzione del debito su base volontaria. Per alcuni dei paesi in via di sviluppo più poveri, la concreta applicazione della decisione del vertice di Toronto nel quadro del club di Parigi e, in via  complementare, la trasformazione dei prestiti ufficiali di sostegno allo sviluppo in sovvenzioni, nonché i risultati della riunione annuale del FMI e della Banca mondiale a Berlino costituiscono segnali di incoraggiamento.  2. L'economia della Comunità nel 1988 e nel 1989 Come in altri grandi paesi industriali, l'economia della Comunità europea ha evidenziato, a decorrere dal secondo semestre del 1987, un notevole dinamismo che è stato alimentato da una significativa accelerazione degli investimenti. Nel 1988 la crescita  dovrebbe essere in media quasi pari al 3,5 % che è il migliore risultato dal 1978-1979, epoca alla quale tuttavia l'inflazione era in media il triplo di quella attuale. È necessario risalire a due decenni addietro per reperire la presenza combinata di tassi di espansione della produzione e di bassa inflazione favorevoli come quelli odierni. Tale  risultato è tanto più interessante in quanto segue ad una fase di espansione la quale, ancorché moderata, è stata costante e si è protratta eccezionalmente a lungo. Dal 1981 la crescita media della produzione reale della Comunità ha continuato ad  accelerare e dal 1984 ha raggiunto e superato la percentuale del 2,5 % .  Le prospettive per il 1989 rimangono complessivamente favorevoli. La crescita potrebbe rallentare lievemente (dal 3,5 % al 2,75 %) data l'improbabilità che si ripresentino i fattori eccezionalmente favorevoli precedentemente riscontrati, in particolare  il mite inverno 1987- 1988. Inoltre il contesto internazionale, stando alle aspettative, dovrebbe essere lievemente meno favorevole: il consumo privato potrebbe crescere meno rapidamente a causa di un deterioramento delle ragioni di scambio; in alcuni  paesi la politica monetaria e/o di bilancio avrà effetti di contenimento. Tuttavia, le migliorate condizioni dell'offerta e le prospettive della domanda sono destinate a favorire nuovamente gli investimenti. La crescita potrebbe rallentare in paesi come  la Spagna, l'Italia e il Regno Unito che fino ad ora sono stati i paesi trainanti degli scambi infracomunitari. Ne conseguirà un affievolimento delle tensioni della bilancia dei pagamenti e delle pressioni inflazionistiche. Lo slancio dato da questi  paesi all'attività economica sta andando a beneficio dei loro partner comunitari che attualmente mostrano segni di accelerazione. Dovrebbe essere così possibile evitare un'inversione del ciclo che potrebbe frenare gli investimenti e un rinvigorirsi  dell'inflazione, entrambi fenomeni pregiudizievoli al persistere di una crescita sostenuta.    TABELLA 4 Determinanti della crescita del PIL nella Comunità dei Dodici (a prezzi costanti) - Crescita del PIL a prezzi costanti - Contributo alla crescita ($):  - delle esportazioni nette - della domanda interna (comprese le scorte) - Esportazione di beni e servizi (variazione % annua) - Consumo privato (variazione % annua) - Investimenti fissi lordi (variazione % annua) (;) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione ($) Variazione in percentuale del PIL dell anno precedente.  La struttura della domanda si è modificata nel corso dei recenti anni. Nel 1984 e nel 1985 la crescita era indotta in primo luogo dalle esportazioni. Nel 1986 la spinta è venuta da un aumento del consumo privato a seguito del migliora- mento delle ragioni di scambio dovute: i) al crollo dei prezzi del petrolio e ii) all'apprezzamento delle valute europee rispetto al dollaro USA. Dal 1987, e in misura maggiore nel 1988, gli investimenti, il cui saggio di sviluppo è stato finora TABELLA 4 Determinanti della crescita del PIL nella Comunità dei Duodici (a prezzi costanti) 1984 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) - Crescita del PIL a prezzi costanti - Contributo alla crescita 2,4 2,5 2,6 2,9 3;/2 2=/4 - delle esportazioni nette($) +0,5 +0,1 -1,2 -1,2 -1 -;/2 - della domanda interna (comprese le scorte) +1,9 +2,4 +3,8 +3,9 +4 +3;/4 - Esportazione di beni e servizi (variazione % annua) 7,7 4,7 1,5 3,7 5;/4 5;/4 - Consumo privato (variazione % annua) 1,4 2,5 3,9 3,8 3;/2 3 - Investimenti fissi lordi (variazione % annua) 1,3 2,1 3,1 4,6 7 5;/4 (;) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Comissione.  ($) Variazione in percentuale del PIL dell'relativamente moderato nella fase di ripresa, tende ad essere una componente più dinamica della domanda interna. Va rilevato che las volta favorevole registrata negli investimenti è un fenomeno comune a tutti i  paesi della Comunità.  Vari fattori possono spiegare la svolta che riguarda l'investimento privato:  a) Le economie dei paesi industrializzati hanno iniziato a raccogliere i frutti delle politiche strutturali e della maggiore flessibilità dei mercati. Il significativo miglioramento della redditività del capitale e l'autofinanziamento delle imprese,  inizialmente indotto dal contenimento dei miglioramenti salariali, si è accelerato nel 1986 e nel 1987 grazie alla riduzione dei prezzi dell'energia ed all'espansione delle vendite.  b) La domanda ha toccato livelli elevati e secondo le previsioni vi si manterrà. Nell'industria manifatturiera la percentuale di utilizzazione delle capacità sta attualmente raggiungendo una quota record in vari paesi. In presenza di un'utilizzazione  delle capacità più elevata di quella mai registrata dal precedente massimo congiunturale (1979) e di un miglioramento dei profitti, si constata attualmente un rafforzamento degli investimenti e uno spostamento progressivo e favorevole dagli investimenti  intesi ad economizzare la manodopera verso investimenti atti ad aumentare le capacità.  c) Non è inoltre escluso che le più favorevoli aspettative delle imprese correlate alla scadenza del 1992 possano cominciare ad avere un'influenza positiva sulle tendenze d'investimento. Nel corso del 1988 si sono manifestati chiari segni di un «effetto  1992» nelle operazioni comunitarie di fusione e di assunzione del controllo e le società multinazionali hanno evidenziato una certa tendenza a reindirizzare le loro strategie di investimento a favore della Comunità.  d) Il miglioramento del contesto internazionale e l'accelerazione degli scambi mondiali hanno entrambi contribuito a rendere più favorevole il clima economico.  In genere l'inflazione nella Comunità è rimasta sotto controllo (+ 3,5 % nel 1987 e nel 1988), anche se negli ultimi mesi ha subito un'impennata in alcuni paesi, specie nel Regno Unito e in Spagna, in parte a causa di fattori straordinari o tecnici. Le  autorità tedesche hanno segnalato una certa ripresa delle attese inflazionistiche nella Repubblica federale di Germania, ancorché il livello di inflazione registrato in tale paese sia estremamente basso. Inoltre, il processo di disinflazione in Italia,  dopo anni di risultati positivi, sta apparentemente rallentando.  La sensazione che aumentino i rischi di inflazione è dovuta a varie cause, ma nel complesso il pericolo che nei prossimi mesi l'inflazione possa riprendere nella Comunità non va sopravvalutato. Nonostante questo, permane la necessità di una vigilanza  più o meno attenta nei vari paesi, poiché il sostenuto incremento della spesa e le più elevate percentuali d'utilizzazione delle capacità possono combinare elementi di pressione inflazionistica da domanda o da costi.  a) Nella Comunità i prezzi interni non beneficiano più di un miglioramento delle ragioni di scambio, come negli ultimi anni. Le ragioni di scambio hanno già cominciato a deteriorarsi a causa delle ripercussioni del recente apprezzamento del dollaro e  dell'aumento dei prezzi delle materie prime (escluso il petrolio). Inoltre i prezzi medi delle materie prime escluso il petrolio, ancorché rappresentino soltanto il 7 % circa delle importazioni della Comunità, sono saliti consistentemente nel corso del  primo semestre 1988 (+ 27 % circa in dollari). Peraltro il nuovo recente calo dei prezzi del petrolio ha compensato in larga misura gli aumenti di prezzo di altre materie prime. Secondo le previsioni, le ragioni di scambio dovrebbero rimanere stabili  sulla media della Comunità. Il rischio di un ulteriore deterioramento rimarrà contenuto finché i cambi si mantengono stabili e non intervengono nuovi forti aumenti dei prezzi delle materie prime.  b) L'accelerazione della crescita va accentuando le pressioni inflazionistiche interne, specie nei paesi in cui il tasso di utilizzazione delle capacità è stato estremamente elevato per un certo tempo (Regno Unito, Italia e Spagna). In questi paesi si  teme che l'andamento dei costi salariali contribuisca ad accrescere le pressioni sui costi. Tuttavia, nella media della Comunità, l'aumento dei costi salariali unitari nominali dovrebbe rimanere moderato nel periodo di riferimento.  c) Nel corso del 1987 gli sviluppi sui mercati mondiali dei cambi e i cospicui interventi volti a finanziare almeno parzialmente il disavanzo di parte corrente degli Stati Uniti sono stati affiancati da una forte espansione monetaria in Europa e in  Giappone mentre l'espansione monetaria negli Stati Uniti è stata notevolmente limitata. Tale orientamento più espansionistico della politica monetaria in Europa e in Giappone ha contribuito a stabilizzare i cambi e, dopo il tracollo dell'ottobre 1987, i  mercati finanziari. Cio ha in parte risposto ad un aumento delle disponibilità desiderate di liquidità in un periodo di innovazione finanziaria, di deregolamentazione e di inflazione in rallentamento, contribuendo così a mantenere la crescita.  L'efficacia delle misure di politica monetaria è stata in parte non trascurabile da ascrivere alla credibilità che le autorità monetarie sono riuscite a sviluppare in questi anni. I recenti aumenti dei tassi a breve termine dovrebbero anzi consolidare  ulteriormente tale credibilità e comprovare la determinazione delle autorità monetarie a salvaguardare i loro risultati in materia di stabilità. Inoltre tale migliore situazione dovrebbe provocare un rallentamento nella crescita degli aggregati  monetari.  Il tasso di disoccupazione, che si è lievemente ridotto nell'ultimo quinquennio è ancora superiore all'11 % della popolazione attiva. L'lavoro non si è quindi pienamente riflesso nella contrazione della disoccupazione (;). Il fenomeno è dovuto a  numerosi motivi, in primo luogo al fatto che i posti di lavoro creati non sono sempre adatti alle persone iscritte negli elenchi dei disoccupati e in secondo hiogo, dal 1986, perché il tasso di attività è aumentato. A causa di entrambe queste  circostanze,  nonostante un andamento più favorevole dell'occupazione, la quota dei disoccupati cronici sul totale dei disoccupati continua a crescere e la disoccupazione giovanile resta ancora troppo elevata. Quindi, ad onta di una migliorata dinamica della crescita  registrata nella Comunità, la disoccupazione resta il problema principale dell'economia europea.    TABELLA 5 Tasso di disoccupazione (in %) 1973 1979 1982 1985 1988 (;) 1989 (;) EUR 9 ($) 2,4 5,2 9,3 11,1 10,5 10,1 EUR 12 : : 9,4 11,8 11,3 10,9 USA 4,9 5,8 9,7 7,2 5,5 5,5 Giappone 1,3 2,1 2,4 2,6 2,5 2,6  3. Convergenza, stabilità e crescita Dagli inizi dell'ultimo decennio, l'aumento della crescita nella Comunità è stato concomitante con una maggiore convergenza nei tassi d'inflazione. Tuttavia, persistono divergenze significative per quanto riguarda le finanze pubbliche ed altre si stanno  sviluppando nei conti con l'estero degli Stati membri.  Come previsto, la convergenza dei tassi di inflazione dei paesi che partecipano al meccanismo di cambio dello SME è particolarmente significativa. Nessuno dei paesi partecipanti ha un tasso d'inflazione superiore al 5 %. Ciò vale anche per la Spagna e  per il Regno Unito, cosicché il differenziale tra i paesi che aderiscono e quelli che non aderiscono al meccanismo si è sensibilmente ridotto. Il Portogallo e la Grecia, tuttavia, continuano a registrare tassi d'inflazione spiccatamente superiori alla  media della Comunità.   TABELLA 6 Convergenza dei tassi d'inflazione (deflatore dei consumi privati) 1980 1984 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) a) Media ponderata EUR 12 13,5 7,1 3,6 3,3 3,5 3,7 Paesi ERM ($) 12,0 6,5 2,4 2,5 2,7 3,1 Paesi non ERM ($) 17,0 8,5 6,6 5,2 5,2 5,1 b) Tassi d'inflazione massima e minima nell'ambito dell'ERM Massimo 19,6 11,4 6,1 4,8 4,9 4,6 Minimo 6,0 2,0 -0,2 -0,4 0,9 1,3 Differenza 13,6 9,4 6,3 5,2 4,0 3,3 (;) Previsioni settembre-ottobre 1988 dei servizi della Commissione.  ($) Paesi che partecipano/non partecipano al meccanismo di cambio dello SMÈ.  (;) Vadi capitolo B.3.   La convergenza dei tassi dinflazione ha favorito il consolidamento della coesione monetaria della Comunità. Gli aggiustamenti bilaterali delle parità nello SME sono stati meno frequenti. Dal gennaio 1987 non ha avuto luogo alcun riallineamento. La  maggiore convergenza ha in primo luogo creato una solida premessa per il consolidamento del meccanismo dello SME con gli accordi di Basilea-Nyborg; lo stesso accordo ha rafforzato lo SME. Tale situazione consente di progredire nel campo monetario e  rende possibile ed auspicabile un'estensione, a suo tempo, del numero di paesi che partecipano al meccanismo di cambio.  Fino al 1985 la convergenza è stata realizzata nonostante la cospicua rivalutazione del dollaro. Dal 1986 vi ha contribuito positivamente la dinamica del prezzo del petrolio e la svalutazione del dollaro. A livello interno il fenomeno si è manifestato  con un più lento aumento dei costi. Va peraltro osservato che la convergenza verso il basso dell'andamento dell'inflazione riflette sostanzialmente il maggior consenso nelle economie europee nei confronti dell'obiettivo della stabilità. L'aver prescelto  tale obiettivo come perno delle politiche monetarie, ha reso queste ultime reciprocamente sempre più compatibili. Inoltre, l'andamento dei salari nominali ha favorito il processo di disinflazione. Anche se la convergenza dei disavanzi di bilancio rimane  insufficiente, il loro finanziamento mediante il ricorso sempre più frequente a fonti non monetarie ha largamente contribuito al processo di disinflazione. Il risultato è stato peraltro ottenuto a prezzo di un rapido incremento del debito pubblico e a  tassi d'interesse estremamente elevati nei paesi caratterizzati da disavanzi di bilancio consistenti.  La convergenza verso il basso dei tassi inflazione non ha trovato pieno riscontro in una convergenza verso il basso dei tassi nominali d'interesse. Tra i paesi che partecipano al meccanismo dei tassi di cambio, ad esempio, la Germania ha registrato un  tasso medio del mercato monetario per i primi nove mesi del 1988 di 2,6 punti inferiore a quello del Belgio, di 4 punti inferiore a quello della Francia e di 7,3 punti inferiore a quello dell'Italia, anche se i tassi d'inflazione in Belgio e in Francia  sono più o meno identici a quello della Germania ed in Italia esso è superiore di soli 2,5 punti. Analoghe differenze esistono per quanto riguarda i tassi d'interesse a lungo termine nei vari paesi.  Tale fatto trova la sua origine in numerose circostanze: a) una tradizione di stabilità, di più o meno lunga data, che è associata a una riduzione più o meno rapida delle attese inflazionistiche a medio termine; b) un andamento differenziato di  variabili fondamentali, in particolare dei saldi del bilancio e dei conti con l'estero, che alimentano attese d'inflazione o di modifiche dei cambi.  Di fatto, in questi due campi, deficit di bilancio e conti con l'estero, persistono o stanno sviluppandosi importanti divergenze che a loro volta sono fonte potenziale di instabilità per i cambi, anche se a breve termine è sempre possibile compensarne  gli effetti grazie ad idonei interventi e ad appropriati differenziali dei tassi di interesse. Tali divergenze accrescono il rischio di conflitto tra obiettivi nazionali di politica monetaria e la disciplina dei tassi di cambio dello SME. Inoltre le  divergenze a livello dei conti con l'estero possono rendere più difficile la definizione di una posizione comune nei confronti di divise terze, in particolare del dollaro.   TABELLA 7 Gonvergenza dei fabbisogni (+)  (-) della pubblica amministrazione (in % del PIL) 1980 1984 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) EUR 12 - -5,3 -4,8 -4,2 -3,8 -3,4 Paese ERM ($) -4,0 -5,4 -5,0 -4,8 -4,5 -4,1 Paese non ERM ($) - -5,1 -4,1 -2,9 -2,1 -2,1 b) Massimo e minimo nell'ambito dell'ERM Massimo -8,5 -11,5 -11,4 -10,5 -10,0 -10,0 Minimo -0,8 -1,9 +3,1 +2,1 +0,9 +1,4 Differenza 7,7 9,6 14,5 12,6 10,9 11,4 (;) Previsioni settembre-ottobre 1988 dei servizi della Commissione.  ($) Paesi che partecipano/che non partecipano al meccanismo del tasso di cambio dello SME.   Le significative differenze nei saldi di bilancio degli Stati membri si sono ridotte solo con una certa lentezza nel 1988. Nonostante le differenze nel livello dei disavanzi siano abbinate a un diverso comportamento delle famiglie nei confronti del risparmio, nondimeno esse complicano il compito della politica monetaria diretta a realizzare gli obiettivi della stabilità interna ed esterna.   TABELLA 8 Risparmio lordo delle famiglie e fabbisogno (+, -) della pubblica amministrazione nel 1987 (in % del PIL) B DK D GR E F IRL I L NL P UK - Risparmio 9,8 11,1 7,8 12,9 8,0 13,6 20,1 9,0 9,0 22,8 3,5 - Indebitamento o accreditamento della pubblica amministrazione -7,2 +2,1 -1,8 -9,5 -3,6 -2,5 -9,1 -10,5 +5,2 -6,3 -8,4 -1,4 - Differenza 2,6 13,2 6,0 3,4 4,4 5,8 4,5 9,6 14,2 2,7 14,4 2,1  Un livello eccessivo del debito pubblico in percentuale del PIL comporta inconvenienti gravi e ostacola la coesione monetaria e l'attuazione della politica monetaria. a) Esso contribuisce al mantenimento di elevati tassi d'interesse reali, che hanno  conseguenze negative per gli investimenti produttivi e per il mantenimento di una crescita sostenuta. b) La quota irriducibile del servizio del debito sulle spese pubbliche cresce e limita il margine di manovra per la indispensabile ristrutturazione a  favore delle spese produttive e la riduzione delle aliquote dell'imposizione diretta. c) La credibilità delle politiche di stabilizzazione può in definitiva risultarne compromessa con conseguente aumento del premio al rischio sui tassi d'interesse a  lungo termine. di conseguenza essenziale, per i paesi nei quali il disavanzo di bilancio è ancora eccessivamente alto, seguire strategie a medio termine che consentano loro di riportarsi su posizioni di bilancio sostenibili.  L'evoluzione dei conti con l'estero presenta un aspetto da un lato positivo e dall'altro inquietante. Ad esclusione della Grecia,tutti i paesi che recentemente avevano registrato un peggioramento dei loro conti con l'estero, come agli inizi del presente decennio il Belgio, l'Irlanda, il Portogallo e da ultimo la Danimarca, presentano un significativo miglioramento.  Tuttavia, sta allargandosi il divario tra i saldi dei conti con l'estero dei paesi che partecipano al meccanismo dello SME e gli altri; inoltre nell'ambito del meccanismo di cambio, lo scarto tra i paesi che presentano un avanzo e quelli che presentano  un disavanzo sta ampliandosi, in particolare in quanto il surplus della Germania non mostra ancora segni di flessione. Simultaneamente stanno dilatandosi gli squilibri a livello degli scambi infracomunitari. In particolare, tra il 1985 e il 1987,  l'avanzo per gli scambi infracomunitari (esclusa l'energia) della Germania è cresciuto di circa 10 miliardi di ECU e il disavanzo per gli scambi intracomunitari della Francia è peggiorato di 3,8 miliardi di ECU.   TABELLA 9 Convergenza dei saldi delle partite correnti (in % del PIL) 1980 1984 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) EUR 12 -1,2 0,3 1,3 0,8 0,5 0,3 Paesi ERM ($) -1,7 0,5 2,0 1,5 1,5 1,6 Paesi non ERM ($) 0,2 -0,2 -0,2 -0,4 -2,3 -3,0 b) Massimo e minimo nell'ambito dell'ERM ($) Massimo -1,3 4,2 4,4 4,0 4,0 4,2 Minimo -11,8 -6,0 -5,2 -3,0 -2,5 -2,3 Differenza 10,5 10,2 9,6 7,0 6,5 6,5 (;) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione.  ($) Paesi che partecipano/che non partecipano al meccanismo di cambio delle SME.  c) Media dei paesi ERM che presentano un avanzo e un disanvanzo ($) nel 1988 1980 1984 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) Paesi in avanzo (=) - - 4,0 3,6 3,6 3,8 Paesi in disavanzo (=) - - 0,0 -0,4 -0,3 -0,4 Differenza - - 4,0 4,0 3,9 4,2 (;) previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi, della Commissione.   L'esistenza di tali squilibri nel medio periodo é in parte corollario del processo di ripresa dei paesi più poveri nei quali è relativamente più intensa la necessità di investimenti e la capacità di investire. I disavanzi in tali paesi sono sostenibili  a medio termine a condizione che il deterioramento del saldo delle partite correnti corrisponda sul piano nazionale a un rafforzamento degli investimenti produttivi e sia concomitante con un corretto finanziamento esterno. Ne sono esempi la Spagna e il  Portogallo dove il deterioramento delle partite correnti ha accompagnato un rilevante volume di investimenti produttivi finanziati da capitali privati. Quindi si può affermare che il livello del disavanzo nei due paesi in questione è ancora sostenibile. È inoltre normale e persino auspicabile che i  paesi caratterizzati da un elevato livello di sviluppo registrino un'eccedenza dei conti di parte corrente ed esportino capitali verso paesi meno prosperi, stimolando così i loro investimenti e contribuendo al processo di sviluppo.   TABELLA 10 Crescita del PIL e della domanda interna (in % del PIL) 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) a) Crescita del PIL EUR 12 2,5 2,6 2,9 3;/2 2=/4 Paesi ERM ($) 2,2 2,5 2,2 3;/4 2=/4 Paesi non ERM ($) 3,2 3,0 4,3 4 3 b) Crescita della domanda interna EUR 12 2,3 3,8 3,8 4 3;/4 Paesi ERM ($) 2,1 3,7 3,3 3;/4 2=/4 Paesi non ERM 3,0 4,3 5,8 6;/2 4 (;) Previsioni settembre-ottobre 1988 dei servizi della Commissione.   Dal 1984 l'andamento dei saldi relativi dei conti con l'estero tra i paesi che partecipano al meccanismo del tasso di cambio e quelli che non vi partecipano risulta principalmente correlato con l'esistenza di differenziali di crescita. In media per i  quattro paesi che non partecipano al predetto meccanismo la domanda interna è cresciuta del 21 % circa tra il 1984 e il 1988 contro il 13 % dei paesi che partecipano al meccanismo.  Estrapolando le attuali tendenze, la dinamica di crescita che si sta configurando nei vari paesi nel 1980 costituisce un primo passo verso il riequilibrio. I differenziali di crescita tra i paesi che partecipano al meccanismo di cambio e quelli che non  partecipano stanno riducendosi. Tuttavia, per questi ultimi paesi, l'espansione della domanda interna rimane notevolmente superiore a quella drarsi. D'altro lato, a parte il caso dell'Italia, i saldi con l'estero (a prezzi costanti) dei paesi che  partecipano al meccanismo di cambio si deterioreranno in misura trascurabile o potranno lievemente migliorare. Due fattori contribuiscono a spiegare tale evoluzione contrastante: a) i paesi dello SME stanno continuando a beneficiare di una sostenuta  espansione delle importazioni dei loro partner, mentre l'offerta interna sta iniziando a incontrare un limite nel tasso relativamente più elevato di utilizzazione delle capacità; b) l'accelerazione degli investimenti produttivi nell'ambito della  Comunità e a livello mondiale beneficia in particolare per i paesi come la Germania che sono esportatori tradizionali di macchinari e attrezzature.  Nei paesi che partecipano al meccanismo di cambio, l'evoluzione della domanda interna ha svolto in genere un ruolo meno importante. Il suo aumento in quattro paesi, Belgio, Francia, Germania e Paesi Bassi, tra il 1984 e il 1988 si è collocato tra il  10,5 % e il 13 %. In Italia è stato superiore (circa 17 %). In Irlanda e in Danimarca è risultato necessario controllare la domanda interna al fine di migliorare la preoccupante situazione dei conti con l'estero. Nel corso di tale periodo i tassi di  cambio reali effettivi dei vari paesi nei confronti dei loro partner SME hanno mostrato una certa stabilità o, specie grazie all'apprezzamento del cambio effettivo del DM, hanno contribuito a ripristinare l'equilibrio dei saldi con l'estero.  Nonostante le notevoli differenze tra i saldi delle partite correnti dei paesi ERM, il meccanismo di cambio dello SME è rimasto relativamente stabile grazie ai flussi di capitale e a un miglior coordinamento delle politiche monetarie, ma non è escluso  che tale situazione muti in funzione delle aspettative e delle reazioni del mercato di fronte ad una dilatazione degli squilibri. Tuttavia, per mantenere l'attuale dinamica di crescita nella Comunità e nel contempo ridurre tali squilibri, è necessario  che il processo di crescita nei paesi dello SME che registrano un avanzo, in particolare in Germania, continui, ovvero venga maggiormente indotto dalla domanda interna. I recenti sviluppi economici in Germania fanno ritenere che tale fenomeno abbia già  cominciato a manifestarsi. Oltre a contribuire a una riduzione degli squilibri della bilancia dei pagamenti, esso sosterrà anche la crescita e gliinvestimenti nei paesi in questione e aumenterà la stabilità nell'ambito dello SME. Inoltre consentirà alla  Comunità di contribuire maggiormente al processo internazionale di aggiustamento.    B. PROBLEMI, OPPORTUNITÀ E SFIDE PER L'ECONOMIA DELLA COMUNITÀ  La situazione economica è migliorata sensibilmente nel corso degli ultimi trimestri. Tale situazione, la più favorevole da molti anni a questa parte, dà la possibilità alla Comunità di realizzare in misura maggiore e più rapidamente i suoi obiettivi  fondamentali, vale a dire preparare il 1992, rafforzare la coesione economica e sociale e ridurre la disoccupazione.  Il programma di attuazione del mercato interno darà di per sé o sta già imprimendo un notevole slancio alla produttività e alla crescita. Tuttavia, poiché le imprese si preparano ad affrontare la nuova realtà, le strutture della produzione,  l'insediamento geografico e l'utilizzazione dei fattori produttivi sono destinati a mutare. Di conseguenza, se i vantaggi definitivi del 1992 in termini di crescita e di occupazione secondo le stime risultano ampiamente positivi, non mancano talune  preoccupazioni, specie per quanto riguarda la transizione verso il completamento del mercato interno. Tali incertezze saranno superate più facilmente quanto più la realizzazione del mercato interno sarà affiancata da politiche risolutamente orientate a  favorire la crescita e l'occupazione, nonché un rafforzamento della coesione economica e sociale della Comunità.  1. Sfruttare il potenziale del mercato interno Nel corso dell'anno passato il programma inteso a completare il mercato interno entro il 1992 ha compiuto progressi considerevoli per quanto riguarda: (i) la percezione della dimensione e della natura dei vantaggi economici potenziali che esso offre, nonché (ii) le azioni legislative necessarie per la sua realizzazione. L'accresciuta consapevolezza e le attese del settore privato comprovano tali affermazioni.  Le azioni in campo normativo sono state numerose. Nel settore finanziario il Consiglio si è accordato su un calendario e sulla procedura di eliminazione dei controlli sui capitali in tutti gli Stati membri. Sono stati raggiunti altresì accordi per  quanto riguarda l'accesso ai mercati dell'assicurazione danni per i grandi rischi. Sono state presentate proposte della Commissione per il settore bancario e proposte relative ai mercati dei titoli sono in corso di preparazione. Sono stati compiuti  progressi nei settori degli appalti pubblici, dei servizi di trasporto e delle norme tecniche. Sono in corso di discussione misure di ravvicinamento delle imposte indirette. PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 388D0655.1Il completamento del grande mercato interno è anzitutto un enorme programma di miglioramento delle condizioni dell'offerta e la sua riuscita si giocherà sui mercati e nelle imprese, vale a dire a livello microeconomico. Gli studi realizzati negli ultimi  mesi mostrano che l'attuazione del mercato interno darà luogo a considerevoli vantaggi per la Comunità in termini di crescita potenziale del PIL (;). Tali vantaggi deriveranno da varie fonti: costi di produzione (;) Vedi «I costi della non Europa» pubblicato in Economia europea n. 35, marzo 1988, sotto il titolo «L'economiridotti a seguito dell'abolizione degli ostacoli agli scambi; migliore sfruttamento delle economie di scala grazie alle maggiori dimensioni  del mercato che agevoleranno altresì lo sviluppo di imprese europee più grandi e quindi più competitive; maggiore efficienza nell'ambito delle imprese; riduzione del potere monopolistico, innovazione e investimenti più dinamici per effetto di una più  intensa concorrenza e economie di bilancio dovute alla liberalizzazione degli appalti pubblici.  Tali vantaggi potenziali sono destinati a cumularsi se è attuata una rigorosa politica della concorrenza per garantire: i) che gli effetti positivi della più intensa concorrenza non siano attentuati da aiuti e sovvenzioni di Stato, e ii) che la libera  circolazione dei beni e servizi non sia impedita da singole imprese che detengono una posizione dominante o da gruppi di imprese che operano di concerto per restringere la concorrenza.  Per effetto delle loro dimensioni, i vantaggi microeconomici sono destinati ad avere conseguenze macroeconomiche significative che dipendono in particolare dalla reazione delle imprese e dei consumatori. Ad esempio, se i prezzi degli input sono più  bassi e la produttività dei fattori cresce, le imprese possono ridurre i prezzi praticati ai loro clienti (consumatori, imprese o pubbliche amministrazioni) o aumentare i salari. Possono utilizzare i loro profitti addizionali per ridurre a un ritmo più  rapido il loro indebitamento o per autofinanziare i loro investimenti. I consumatori possono reagire ad un maggiore livello di reddito reale aumentando i risparmi o i consumi.  Gli studi soprammenzionati confermano che le reazioni del settore privato al completamento del mercato interno, specie sotto forma di un aumento degli investimenti, a medio termine consentiranno il raggiungimento di un livello notevolmente più elevato  del PIL e dell'occupazione, nonché il contenimento dell'inflazione. Tuttavia, molto dipende dalle reazioni delle pubbliche autorità alla minore rigidità dei vincoli macroeconomici, specie alla riduzione del disavanzo di bilancio, al miglioramento dei  conti con l'estero e al rallentamento dell'inflazione. Pare essenziale, sotto questo profilo, utilizzare le risorse di bilancio disponibili grazie alla realizzazione del mercato interno: i) in quei paesi nei quali la situazione di bilancio rimane  difficile, al fine di riassorbire più rapidamente il disavanzo, e ii) negli altri paesi, al fine di migliorare le condizioni della domanda e dell'offerta attenuando la pressione tributaria e aumentando gli investimenti pubblici economicamente  produttivi.  In tal modo, gli incrementi di produttività dovuti al completamento del mercato interno, a livello macroeconomico, possono trovare riscontro in una ulteriore accelerazione della crescita del PIL tale da rendere possibile un favorevole sviluppo  dell'occupazione. In questo contesto l'aumento della domanda complessiva può rimanere sufficientemente dinamico e la redditività degli investimenti sufficientemente elevata. La coesistenza di migliori condizioni macroeconomiche per la crescita e il  completamento del mercato interno provocherà quindi un loro rinsaldamento reciproco.  Non sarebbe tuttavia opportuno attendere il 1992 per rafforzare il consenso nei confronti delle politiche macroeconomiche necessarie alle economie europee allo scopo di accrescere la produzione potenziale e sostenere la crescita. Di fatto:  - Le imprese stanno già incorporando il fattore «mercato interno» nelle loro strategie. Quanto più esse possono fare affidamento su politiche macroeconomiche definite in modo chiaro e credibile.  - L'attività di ristrutturazione già in corso a livello di impresa, settore e mercato, è necessaria se si vogliono realizzare gli incrementi di produttività attesi dal mercato interno. Nel contesto di una crescita lenta non è escluso che inizialmente si  manifesti una perdita di posti di lavoro. Tale rischio può essere evitato e i nuovi posti di lavoro possono superare i posti di lavoro persi per effetto della ristrutturazione se si mantiene l'economia della Comunità su una traiettoria di crescita  sufficientemente dinamica. L'inerzia e le opposizioni alle necessarie ristrutturazioni saranno superate tanto più facilmente quanto più la realizzazione dell'obiettivo 1992 darà luogo ad una espansione dell'occupazione ed a una riduzione della  disoccupazione. L'accelerazione della crescita e dell'occupazione osservata nel 1988 lascia intravedere per tale problema urto sviluppo favorevole, una dinamica di crescita che deve essere mantenuta e potenziata a medio termine.  Tali vari movimenti registrati nei settori pubblico e privato confermano che il programma 1992 ha raggiunto, come afferma il Consiglio europeo di Hannover, la fase dell'irreversibilità. L'accresciuta consapevolezza del settore privato, tuttavia, deve  continuare a concretarsi in un aumento ancora maggiore degli investimenti e quindi nella capacità di una più rapida crescita non inflazionistica. È lecito ritenere fondate tali aspettative a condizione che le autorità pubbliche ratifichino queste  attese:i) con ulteriori intese nei prossimi dodici mesi su numerose e importanti proposte contenute nel programma 1992, ii) con azioni complementari in vari settori collegati, ad esempio politiche strutturali, sociali e del commercio estero e iii) col  sostegno a favore di una politica macroeconomica coerente e orientata alla crescita.  2. Verso un rafforzamento della coesione economica e sociale Il rafforzamento della coesione economica e sociale nella Comunità, al pari del miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione attiva sono obiettivi della Comunità ribaditi dall'Atto unico europeo (articoli 130A e 117). Ne consegue  la necessità di una particolare attenzione da riconoscere alla dimensione regionale e sociale di fronte 2.1. Ridurre i divari di reddito nell ambito della Comunità Il divario tra i redditi dei cittadini di vari paesi e regioni della Comunità è un problema complesso ed urgente. Il processo di assorbimento di tale divario è intrinsecamente uno degli obiettivi economici e sociali comunitari di maggior rilievo.  L'esperienza concreta indica che è possibile ridurre in modo significativo le disparità a livello del PIL pro capite,misurate in standard di potere d'acquisto (SPA), che esistono tra le varie regioni e paesi. Ad esempio tra il 1960 e il 1973 lo scarto  tra i quattro paesi più poveri dell'attuale Comunità dei Dodici e i quattro più ricchi si è ridotto di circa un terzo per riallargarsi nuovamente dopo la prima crisi petrolifera. Tuttavia, dalla metà degli anni Ottanta il divario ha ricominciato a  diminuire, soprattutto per la positiva dinamica di crescita della Spagna e del Portogallo. Inoltre le disparità nel PIL pro capite tra le varie regioni nell'ambito di ciascun paese sono estremamente ampie e sono constatabili in tutti i paesi. Ad  esempio, in Italia, il PIL pro capite è più o meno uguale alla media della Comunità, ma quello delle regioni meridionali è inferiore del 30 % e quello delle regioni nordoccidentali è superiore del 30 %. Di conseguenza il rafforzamento della coesione  economica e sociale della Comunintà richiede anche una convergenza verso i livelli più elevati del PIL pro capite tra le regioni all'interno dei singoli paesi.   TABELLA 11 Rapporti del PIL pro capite (SPA) nella Comunità (;) 1960 1975 1985 1987 1988 ($) 1989 ($) I quattro paesi più poveri (=) rispetto ai quattro paesi più ricchi (%) 0,41 0,64 0,58 0,60 0,61 0,61 I quattro paesi più poveri rispetto alla media per EUR 12 0,52 0,71 0,66 0,67 0,67 0,68 Gli otto paesi più ricchi rispetto alla media per EUR 12 1,10 1,06 1,08 1,08 1,08 1,08 Indice del PIL pro capite a prezzi costanti (EUR 12) 100 166 200 210 223 (;) Tutti i dati statistici sono stati calcolati sulla basc degli attuali 12 Stati membri.   Le diversità di tendenza nella crescita del PIL e in quella della popolazione implicano che per il prossimo futuro può essere prevista solo una piccola riduzione nel divario dei redditi medi pro capite. Una estrapolazione delle tendenze degli ultimi  anni, senza tener conto dell'effetto del raddoppio dei fondi strutturali, indica che nel 1992 il PIL medio pro capite nei quattro paesi più poveri rappresenterà ancora il 65 % circa del PIL medio pro capite dei quattro paesi più ricchi (contro il 60 %  del 1987).  Il PIL medio pro capite, ancorché sia il principale, non è il solo criterio con il quale è possibile procedere ad una misura della coesione economica e sociale. Nel campo della disoccupazione esistono disparità cospicue non soltanto tra i paesi della  Comunità, ma anche tra le regioni. In Spagna ed in Irlanda, ad esempio, la disoccupazione si aggira intorno al 20 % della popolazione attiva, mentre la media della Comunità è dell'l 11 %. Inoltre in talune regioni dell'Italia meridionale, nonché  dell'Europa centrale e settentrionale il problema della disoccupazione ha assunto proporzioni particolarmente gravi. È anche evidente che un elevato livello di sottoccupazione della popolazione attiva è spesso collegato, quando non ne sia la causa, a un  basso PIL pro capite. Il processo di assorbimento di tali disparità dovrebbe di conseguenza essere concomitante con una convergenza verso il basso dei tassi di disoccupazione.  TABELLE12 Indicatori macroeconomici di aggiustamento nei paesi più poveri Tassi di inflazioni (consumo privato) Bilancia delle partite correnti con il resto del mondo % in del PIL Costi unitari reali del lavoro (indice) 1981 1988 (;) 1981 1988 (;) 1981 1988 (;) GR 23,4 13;/4 -0,7 -2=/4 100 100,0 SP 14,3 4=/4 -2,7 -=/4 100 86,0 IRL 19,6 2 -14,7 2;/2 100 90,5 P 23,3 9;/2 -12,2 0 100 83,8 EUR 4 16,8 6;/4 -4,3 -=/4 100 88,0 EUR 8 11,4 3 -0,4 ;/2 100 94,0 EUR 12 12,1 3;/2 -0,7 ;/2 100 93,2  I paesi meno favoriti, in particolare la Spagna, il Portogallo e l'Irlanda hanno recentemente compiuto grandi passi sulla via dell'aggiustamento e del consolidamento, fatto che in sé dovrebbe accelerare la riduzione del divario. Taluni sviluppi  favorevoli hanno avuto luogo anche in Grecia, seppure in misura minore. L'inflazione in Irlanda (2 % nel 1988), ad esempio, è attualmente inferiore alla media della Comunità e in Spagna (4,5 %) è superiore di un solo punto. Se si considerano i quattro  paesi insieme, il tasso d'inflazione è diminuito di 11 punti percentuali dal 1981; la bilancia delle partite correnti è ora quasi in equilibrio (- O,5 % del PIL), mentre registrava gravi disavanzi (- 4,3 % del PIL) nel 1981; l'aggiustamento dei costi  reali unitari del lavoro è stato particolarmente consistente e si è ridotto del 12 % circa dal 1981 in confronto al 6 % circa della media comunitaria.  La decisione del Consiglio europeo tenuto a Bruxelles l'11 e 12 febbraio 1988 di raddoppiare gli stanziamenti di bilancio per i fondi strutturali tra il 1987 e il 1993 testimonia della determinazione della Comunità che intende così contribuire  attivamente al processo di riassorbimento dei divari registrati nei paesi e nelle regioni meno favorite. La successiva adozione da parte del Consiglio di una normativa quadro riguardante i compiti dei fondi e la loro efficacia e il coordinamento con le  operazioni della Banca europea degli investimenti ha dato modo di precisare i criteri operativi principali [regolamento (CEE) n. 2052/88  Le risorse della Comunità, unitamente a politiche strutturali e macroeconomiche appropriate possono dare un importante contributo all'accelerazione del processo di riassorbimento dei divari. Di fatto le maggiori dotazioni dei fondi strutturali e degli strumenti finanziari possono rappresentare in Grecia, nel Portogallo e in Irlanda il 4-5 %, se non più, del PIL. In  Spagna ed in Italia la loro percentuale del PIL è inferiore, ma concentrati sulle regioni più povere i fondi toccherebbero una percentuale analoga del PIL delle regioni predette. I paesi beneficiari devono cogliere tale occasione. Sotto questo profilo è  condizione necessaria, ma non sufficiente, prestare la debita attenzione all'uso appropriato e alla complementarità a livello di programma nell'allocazione di tali risorse a necessità prioritarie di sviluppo. A livello macroeconomico il sostegno  comunitario attenua il vincolo della bilancia dei pagamenti dei paesi beneficiari. Globalmente l'influenza sulla crescita economica a medio termine dipende essenzialmente dalla capacità dei paesi beneficiari di attirare i capitali privati grazie ad una  conduzione credibile della politica economica e ad una maggiore redditività degli investimenti, nonché dalla corrispondente capacità interna di attenuare il vincolo esterno. Se viceversa nei paesi in questione si ha un aumento della quota dei consumi  sul PIL, l'effetto complessivo sarà limitato e si sarà persa la possibilità di sfruttare integralmente le occasioni offerte. Se d'altro lato la controparcita macroeconomica dell'aumento delle risorse comunitarie in questione consiste in un incremento  equivalente della quota degli investimenti e in un miglioramento della loro efficienza, il raddoppio dei fondi strutturali esplicherà completamente la sua funzione. In realtà in comportamenti micro e macroeconomici sono interdipendenti. Le imprese non  saranno incentivate ad investire di più se la redditività (e di conseguenza anche la produttività) non è elevata; in caso contrario i maggiori trasferimenti darebbero luogo principalmente ad una sostituzione delle fonti di finanziamento. Analogamente un  contesto dinamico amplia la gamma delle occuasioni disponibili per investimenti più produttivi e maggiori profitti.  Grazie all'allentamento del vincolo finanziario interno ed esterno, il raddoppio dei fondi strutturali crea la condizione di partenza per una ripresa sostenibile del processo di riassorbimento dei divari. È di conseguenza necessario che i paesi meno  favoriti perseverino a condurre coraggiose politiche di aggiustamento e ne potenzino la realizzazione per trarre il massimo beneficio dalle risorse loro assegnate al fine di ridurre le disparità economiche.  2.2. La dimensione sociale del mercato interno Il riassorbimento dei divari in termini economici deve essere concomitante con il riassorbimento dei divari in termini sociali, pur mantenendo gli standard sociali di base nei paesi più avanzati. Quindi, prescindendo dai suoi aspetti regionali, la  dimensione sociale del mercato interno è un elemento fondamentale. Sotto questo profilo sono importanti tre aspetti: i) gli aspetti sociali del completamento del mercato interno; ii) la convergenza del miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro  della popolazione attiva (articolo 117 del trattato CEE), e iii) il dialogo sociale.  Gli incrementi di produttività che scaturiranno dal completamento del mercato interno comporteranno altresì mutamenti strutturali sui mercati e nelle imprese. Di qui la necessità di realizzare politiche che tengano conto degli effetti sociali della  predetta ristrutturazione. Sotto questo profilo è essenziale investire nella migliore risorsa disponibile nella Comunità, il suo capitale umano. Riconoscere maggiore importanza alla formazione professionale e permanente renderà più facile alla persona  occupata l'adeguamento a tali cambiamenti e per la persona disoccupata il reinserimento nel mondo del lavoro.  Il completamento del mercato interno intensificherà la concorrenza tra imprese di paesi caratterizzati da condizioni lavorative e sociali ben diverse. Tali disparità corrispondono in gran parte a livelli di produttività e di efficienza del capitale che  sono estremamente variabili. In tali circostanze è di primaria importanza in primo luogo creare le condizioni economiche capaci di dare il via ad una convergenza verso l'alto degli standard sociali. I livelli salariali reali inferiori e una normativa  sociale meno onerosa nei paesi meno avanzati sono vantaggi comparati che danno loro modo di avanzare nel processo di riassorbimento dei divari.  Inoltre l'introduzione di standard minimi di igiene e di sicurezza nel posto di lavoro e il perseguimento ad opera degli Stati membri, in conformità dell'articolo 118 A del trattato CEE, dell'obiettivo dell'armonizzazione delle condizioni in tale campo,  pur salvaguardando i miglioramenti già realizzati, contribuirà a far progredire le condizioni di lavoro e di vita nonché ad evitare le distorsioni di concorrenza tra le imprese di vari Stati membri. In questo contesto sarebbe anche opportuno perseguire  una maggiore mobilità, salvaguardando in caso di cambiamento di lavoro i benefici maturati e gli altri diritti garantiti.  Rafforzare il contratto sociale a livello dell'impresa potrebbe comprendere il diritto dei lavoratori a partecipare alla gestione delle loro società e a condividere i vantaggi derivanti da una maggiore produttività, da una gestione allargata e dal  miglioramento del clima nell'ambiente di lavoro. Sotto questo profilo occorrerebbe considerare i vantaggi che possono derivare dall'adozione da parte delle imprese, su base facoltativa, dello statuto di una società per azioni europea che consentirebbe  alle società di operare al di là delle frontiere senza violare la normativa in vigore in materia di società e che prevede nei paesi interessati la realizzazione di regimi di partecipazione dei lavoratori.  Nel quadro del dialogo sociale a livello comunitario le parti sociali in varie occasioni negli ultimi anni hanno espresso la loro disponibilità a sostenere la politica economica della Comunità. Tale consenso rappresenta una realizzazione preziosa e va  ora rinsaldato se si vuole adempiere positivamente ai compiti restanti. Conformemente all'articolo 3 della direttiva 74/121/CEE del Consiglio, del 18 febbraio 1974, relativa alla stabilità, alla crescita economica e alla piena occupazione nella Comunità  (3), i governi degli Stati membri si dovrebbero concertare conformemente ai propri accordi con i rappresentanti dei principali gruppi economici e sociali sulle grandi linee della politica economica. Il contributo delle parti sociali nel campo di loro  competenza è vitale per la configurazione della dimensione sociale del mercato interno. Per parte sua, la Commissione continuerà a contribuire allo sviluppo del dialogo a livello comunitario tra quadri direttivi e forze di lavoro che, in conformità  dell'articolo 118 B del trattato CEE, ne1 testo modificato dall'Atto unico europeo, dà modo di pervenire a relazioni basate sul consenso se le due parti lo ritengono desiderabile. Sotto questo profilo lo sviluppo di una cooperazione più stretta tra le  parti sociali di vari Stati membri nelle regioni di frontiera potrebbe essere un primo passo incoraggiante verso il raggiungimento di una consapevolezza della dimensione europea nelle relazioni industriali.  3. Verso una crescita economica generatrice di maggiore occupazione La disoccupazione rimane il problema di fondo per la Comunità. Il numero dei disoccupati è più che raddoppiato nel corso degli anni Settanta ed è passato da 2,8 milioni nel 1973 a 7,1 milioni nel 1979 (dal 2,4 % della popolazione attiva al 5,2 %). Esso  è nuovamente raddoppiato tra il 1979 e il 1985 e nonostante una lieve flessione nel 1988, la disoccupazione colpisce attualmente 15,4 milioni di persone, pari all'11,3 % della popolazione attiva (vedi tabella 6 del capitolo A.2). Inoltre la  disoccupazione cronica continua ad aumentare e supera già il 50 % della disoccupazione complessiva. Il tasso di disoccupazione giovanile medio della Comunità è ancora superiore al 20 %.  Grazie alla più elevata offerta netta di posti di lavoro la tendenza della disoccupazione, che è stata costantemente in aumento per oltre due decenni, ha progressivamente iniziato a capovolgersi nel 1987 sia pure con notevoli differenze tra i vari Stati  membri. Questo fatto costituisce un significativo mutamento di direzione sul mercato del lavoro europeo.  Dal 1985 il tasso annuale di incremento dell'occupazione nella Comunità su base pro capite ha raggiunto un livello storicamente elevato (quasi 1 %). Il volume dell'occupazione è tuttavia cresciuto meno, poiché la maggior parte dell'incremento si è  configurato come occupazione a tempo parziale. Nel 1988 i posti di lavoro aggiuntivi si mantengono su percentuali superiori alla media comunitaria in paesi quali la Spagna (2,6 %), il Regno Unito (I,9 %), il Lussemburgo (l,7 %) e il Portogallo (1,7 %). Il persistere della crescita e la sua maggiore attitudine a sostenersi (rispetto agli anni'70) sono  quindi concause della creazione di posti di lavoro adizionali.   TABELLA13 Crescita economica e occupazione  (Variazione media annua in percentuale) 1973/1960 1975/1973 1979/1975 1984/1979 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) EUR 12BIP PIL 4,8 0,4 3,4 1,2 2,5 2,6 2,9 3,4 2,8 Occupazione 0,3 -0,4 0,3 -0,5 0,6 0,8 0,9 1,1 0,9 USA PIL 4,0 -0,9 4,1 2,4 3,1 3,0 3,4 3,9 2,3 Occupazione 1,9 -0,5 3,6 1,3 2,4 1,7 2,6 2,3 1,6 Giappone PIL 9,6 0,7 5,1 3,9 4,5 2,4 4,2 5,6 3,8 Occupazione 1,3 -0,1 1,0 0,9 0,7 1,0 1,0 0,8  Tali risultati sono comunque ancora insoddisfacenti sotto almeno due aspetti: i) quando siano confrontati con quelli di altri paesi industrializzati e ii) quando siano analizzati alla luce degli eventi postbellici in Europa. Infatti negli Stati Uniti e  in Giappone il tasso di incremento dell'occupazione è risultato sufficiente per ripristinare o per mantenere un tasso di disoccupazione molto vicino da quello del precedente decennio, prima della seconda crisi petrolifera. Di conseguenza, rispetto ai  livelli internazionali, l'Europa registra un notevole ritardo.  Mentre altri paesi industrializzati stanno avvicinandosi alla piena occupazione, una estrapolazione meccanica della crescita tendenziale degli anni antecedenti al 1988 pone in luce che il tasso di disoccupazione nel 1992 non dovrebbe essere nella  Comunità molto inferiore a un decimo della popolazione attiva. La disoccupazione rappresenta una sottoutilizzazione della risorsa lavoro, risorsa che deve divenire la base su cui fondare la crescita, come è avvenuto nel periodo postbellico. Circa 15-18  milioni di persone occupate nell'agricoltura, la cui produttività marginale e remunerazione erano a bassi livelli, si sono trasferite nell'industria e nel terziario che pagavano salari più elevati. Grazie al rapido incremento di reddito realizzato e  all'intenso sviluppo del commercio e delle innovazioni, l'accumulazione di capitale che ne è risultata si è estrinsecata in posti di lavoro, domanda e accelerazione della crescita.  Lo sviluppo della disoccupazione è stato imputabile a mutamenti demografici e a modifiche dei tassi di attività. Tali due fattori si sono mossi in direzioni opposte. L'incremento annuale della popolazione in età lavorativa (15-64) nella Comunità ha certamente rallentato dall'1,0 % degli inizi degli anni'80 all'attuale 0,25 % : esso, tuttavia, contribuirà ancora a  incrementare l'offerta di lavoro nel prossimo futuro. D'altro lato i tassi di attività della popolazione in età lavorativa nella Comunità sono, nell'insieme, diminuiti tra il 1975 e il 1985 dal 64,4 % al 63,3 % per effetto di un decremento significativo  della componente maschile (passata dall'87,5 % all'80,8 %) che ha compensato il costante incremento della componente femminile (passata dal 45,3 % al 49,0 %). Quindi la traiettoria complessivamente discendente del tasso d'attività ha rallentato in lieve  misura l'aumento della disoccupazione. Negli ultimi anni, tuttavia, la componente maschile si è apparentemente stabilizzata, mentre la componente femminile segue ancora una tendenza ascendente. Quindi si può affermare che il tasso complessivo di  attività sta registrando una ripresa. Se il fenomeno in sé è positivo, non manca peraltro di accrescere le difficoltà del riassorbimento della disoccupazione nella Comunità.  Le differenze tra i tassi di attività degli Stati membri sono notevoli e vanno dal 53 % nei Paesi Bassi ad oltre l'83 % in Danimarca. Tale fenomeno e dovuto in larga misura alle notevoli discrepanze del tasso di attività famminile, con valori estremi  registrati in Spagna (34 %) e in Danimarca (più del 78 % nel 1986). Inoltre il tasso di attività stimato per l'insieme della Comunità pari al 64,25 % nel 1988 è significativamente più basso di quello di altri paesi inlizzati (ad esempio 72,5 % in  Giappone, 76 % negli USA, 82,2S % in Svezia e 70,2S % per la media OCSE (1).  È diinque lecito affermare che, tenuto conto dell'offerta di lavoro, esiste nella Comunità un potenziale notevole per una crescita economica più vivace e ad un livello sostenuto. L'aumento dell'occupazione in generale e la crescente volontà delle donne  in particolare di cercare un'occupazione potrebbero anche fonmire una base più ampia di ripartizione dell'onere tributario e dei contributi di sicurezza sociale che sono destinati ad aumentare sempre di più a medio e lungo termine per compensare  l'invecchiamento della popolazione della Comunità. Per valorizzare il massimo detto potenziale,  la crescita dell'occupazione deve costituire il penmo della politica economica della Comunità.  Nel valutare l'andamento del mercaco del lavoro della Comunità negli ultimi tempi va posta particolare attenzione a tre elementi.  In primo hiogo il processo di mutamento a livello settoriale persiste. L'occupazione nell'agricoltura continua a ridursi e rappresenta ormai soltanto l'8 / dell'occupazione totale della Comunità. Anche l'industria ha continuato a perdere posti di lavoro  per più di un decennio. Attualmente, in presenza di saggi di sviluppo più elevati, tale fenomeno sembra esaurirsi. La presente espansione delloccupazione netta è cosi dovuta ancora virtualmente alterziario.   TABELLA 14 Creazione di posti di lavoro per settore nella Comunità1974 (;)/1958 1986/1974 1987 1988 ($) 1989 ($)  Percentuali sull'occupazione totale nel  1958 1974 1986 Agricoltura -4,4 -3,0 -2,0 : : 22,8 11,5 8,1 Industria 0,5 -1,7 -0,0 0,2 0,2 39,1 39,5 32,5 Servizi 1,7 1,6 2,1 : : 38,1 49,0 59,4 Totale 0,2 -0,1 0,9 1,1 0,9 100 100 100  In secondo luogo è cresciuto considerevolmente e continua ad aumentare il lavoro a tempo parziale. Sulla media comunitaria l'occupazione a tempo parziale in percentuale dell'occupazione totale è salita al 14 % circa. Negli ultimi anni, tre quarti  dell'occupazione netta creata nella Comunità è da ascrivere al lavoro a tempo parziale. Recenti informazioni riguardanti la Spagna confermano che una percentuale sempre più elevata di nuovi posti di lavoro dagli inizi del 1987 sono stati posti di lavoro  a tempo parziale. L'aumento di tale tipo di occupazione, nella misura in cui esso è dovuto alla volontà specifica del lavoratore, è indice di un mercato del lavoro sarto. Quando, tuttavia, esso non dipenda più dalla volontà del lavoratore (13 % di tutti gli occupati a tempo parziale, secondo l'indagine 1986 sulle forze di lavoro della Comunità) esso corrisponde a una vera e propria sottoccupazione.  In terzo luogo, un indicatore dei progressi compiuti nella Comunità al fine di risanare i mercati del lavoro è l'andamento relativo dei costi salariali reali pro capite e della produttività (costi salariali unitari reali). In media tale indice è sceso  nella Comunità di oltre il 6 % a decorrere dal 1981 e il calo ha avuto un'incidenza particolarmente elevata nei paesi più poveri (esclusa la Grecia, vedi capitolo B.2.1).   TABELLA 15 Costi salariali unitari reali (;) (indice 100 nel 1981) 1960 1973 1981 1988 ($) 1989 ($) EUR 12 96,0 97,0 100 93,2 92,8 EUR 4 (=) 92,5 94,3 100 88,0 87,7 EUR 8 (=) 95,5 97,1 100 94,0 93,5  La tendenza dei costi salariali reali unitari risulta favorevole per una serie di motivi. In primo luogo essa esercita una pressione positiva sulla redditività del capitale fisso e costituisce dunque un'importante precondizione per una più elevata  propensione ad investire. Il declino dei costi salariali unitari reali evidenziato nella tabella 15 implica altresì che la quota di profitti sul valore aggiunto ha avuto un andamento estremamente favorevole senza che ad esso, tuttavia, corrisponda un  aumento proporzionale nella redditività. Poiché attualmente è necessaria una maggiore quota di capitale per occupato, la redditività del capitale non ha ancora raggiunto il livello degli anni Sessanta, periodo di quasi piena occupazione nella Comunità.  In secondo luogo il reddito da capitale rispetto al reddito da lavoro si muove su una traiettoria che rallenta la tendenza a sostituire il lavoro con investimenti volti ad intensificare la struttura capitalistica. Ad esempio, mentre tra il 1960 e il  1974 un'espansione media annua dello stock di capitale superiore al 5 % era concomitante con un tasso di creazione netta di posti di lavoro dello 0,3 %, tale rapporto era di 3 % su - 0,3 % tra il 1974 e il 1983 e di 2,3 % su 0,7 % dopo il 1983. I  modesti incrementi salariali reali degli anni Ottanta hanno quindi ripercussioni significative. Per accelerare ulteriormente la creazione di posti di lavoro è necessario perseverare su tale via in misura che può differire nei singoli Stati membri.  Gli investimenti possono essere resi ancora più atti a creare occupazione grazie ad iniziative più ampie volte a stimolare una più elevata produttività del capitale riducendo nel contempo i rapporti capitale/lavoro. Una più elevata produttività del  capitale servirebbe ad eliminare i vincoli posti dalla capacità in settori nei quali la domanda è già robusta. Inoltre accrescerebbe la competitività delle imprese europee e quindi creerebbe una domanda addizionale. In settori e per le imprese che  beneficiano di una domanda particolarmente elevata, tale obiettivo, ad esempio, potrebbe essere realizzato prolungando i tempi di attività del macchinario, il che consentirebbe l'occupazione di più persone per unità di capitale. Le restrizioni attuali  sugli orari imposte per legge e dai contratti collettivi dovrebbero consentire un approccio più flessibile. La loro applicazione appropriata dovrebbe essere concordata in trattative pragmatiche decentrate tra le parti sociali. Le riduzioni di cosci  dovute a un funzionamento protratto del macchinario potrebbero parzialmente essere utilizzate a titolo di compensazione dei dipendenti per le ore di lavoro prestate in periodi meno gradevoli prevedendo riduzioni addizionali dell'orario di lavoro  individuale, senza incidenza quindi sul livello dei costi complessivi. Grazie a tali interventi crescerebbero le possibilità di occupazione dovute alla crescita economica.  Gli indirizzi di base di una strategia atta ad affrontare positivamente il problema della grave disoccupazione della Comunità non sono oggetto di controversie. Attualmente la dinamica economica più favorevole fornisce buone occasioni di  quellaggiustamento necessario a sostenere la traiettoria più elevata di crescita e a rinsaldarla contro possibili crisi. Tuttavia le condizioni di una crescita e di investimenti capaci di creare una maggiore occupazione debbono essere ulteriormente  migliorate ed adeguate ai principi della strategia di cooperazione per la crescita e l'occupazione (4).  A livello macroeconomico è necessario continuare a rafforzare le condizioni per un ulteriore aumento della reditività e un andamento tendenziale sostenuto degli investimenti che creano posti di lavoro. A tale proposito resta indispensabile mantenere gli  aumenti dei salari reali entro limiti contenuti, ora che le prospettive della domanda sono più favorevoli. A livello microeconomico, alle politiche strutturali spetta un ruolo essenziale per accrescere l'adattabilità dei mercati per quanto riguarda i  beni, i servizi, il capitale e il lavoro, per incoraggiare le iniziative imprenditoriali e quindi per migliorare l'efficienza delle economie comunitarie. La soppressione di ostacoli amministrativi superflui, soprattutto quando impediscono validi  miglioramenti della situazione dell'occupazione, costituisce una priorità assoluta. Al fine di non mettere in questione taluni diritti fondamentali nei settori della sicurezza sociale, della protezione sociale e delle condizioni di lavoro, va prestata  la giusta attenzione alla dimensione sociale e il processo di aggiustamento strutturale deve essere accompagnato da un ampio dialogo sociale (vedi capitolo B.2.2). Inoltre, considerato che alcune frazioni dei disoccupati corrono il rischio di perdere  contatto con il mercato del lavoro e tenuto conto che i mutamenti strutturali persistono, è emersa la necessità specifica di concentrare l'attenzione sulle possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro (vedi capitolo C.1).  Grazie all'integrale realizzazione delle politiche macro e microeconomiche sopra esposte e al completamento del mercato interno, la Comunità dovrebbe avere la possibilità di trasformare il suo saggio di sviluppo del 1988, pari al 3,5 %, in una crescita  durevole a medio termine del medesimo ordine di grandezza o persino superiore. Se tale obiettivo potesse essere realizzato, l'occupazione potrebbe espandersi ad un tasso dell'l,5 % circa all'anno nella Comunità. Un siffatto aumento dell'occupazione,  nonostante l'offerta di lavoro ancora crescente, dovuta a fattori demografici e a più elevati tassi di attività, dovrebbe essere sufficiente per abbassare il tasso di disoccupazione della Comunità di circa un punto percentuale all'anno.    C. POLITICHE INTESE A PROMUOVERE LA CRESCITA E A RAFFORZARE LA FIDUCIA  La rinnovata attività di investimento che è in corso accresce le possibilità di realizzare l'obiettivo di una crescita non inflazionistica, sostenuta, durevole e capace di creare posti di lavoro. L'attuale favorevole tendenza deve essere rinsaldata nei  prossimi mesi. Tuttavia alcuni aspetti del problema hanno connotazioni diverse nei singoli paesi. In alcuni di essi la domanda di importazioni ha distanziato l'offerta nazionale, provocando pressioni inflazionistiche e/o un deterioramento dei conti con l'estero. In tali circostanze è importante (;) Vedi Relazioni economiche annuali del 1985/1986, 1986/1987 e 1987/1988 in Economia europea, n. 26, 30 e 34.  imprimere alla crescita un ritmo più sostenibile. Viceversa ora essa va accelerata nei paesi nei quali è stata più lenta e più debole e nei quali al momento esistono condizioni migliori per un'espansione interna. In tal modo sarà possibile altresì  ripristinare l'equilibrio dei conti con l'estero dei vari paesi.  1. Politiche strutturali e dell'occupazione Le politiche strutturali sono destinate per loro natura ad accentuare la flessibilità e l'efficienza delle economie comunitarie e quindi ad incrementare in modo non inflazionistico la produzione e l'occupazione ad un ritmo sostenibile, perseguendo nel  contempo gli obiettivi sociali e ambientali della Comunità. L'obiettivo soggiacente alle iniziative volte ad accrescere la flessibilità non è quello di distruggere quanto realizzato sul piano sociale, ma di allargare l'occupazione. Inoltre le politiche  strutturali devono assecondare l'opera di completamento del mercato interno per garantire l'effettiva disponibilità di tutti i vantaggi che esso comporta.  La politica di concorrenza deve essere condotta rigorosamente grazie ad una severa applicazione della normativa, all'introduzione di un controllo delle concentrazioni aventi dimensione comunitaria e ad una rigida sorveglianza degli aiuti di Stato.  Inoltre i settori pubblico e privato debbono essere trattati in modo non discriminatorio. In tale contesto è auspicabile garantire una completa trasparenza delle relazioni tra imprese pubbliche e Stato.  Va poi dato il dovuto risalto alla ricerca e allo sviluppo e al miglioramento della competitività tecnologica delle imprese europee. In tale campo incombe alla Comunità un ruolo particolare visto che stimola e coordina le iniziative nazionali di ricerca  e sviluppa un approccio di stampo puramente europeo verso la ricerca e la tecnologia grazie al sostegno di progetti di collaborazione su scala comunitaria in diversi settori, tra cui la tecnologia dell'informazione e della comunicazione (ESPRIT II e  RACE). Il suo obiettivo, tra l'altro, è quello di potenziare le basi tecnologiche del mercato interno. Sotto questo profilo il programma quadro di ricerca (1987 - 1991) adottato nel settembre 1987 si è rivelato particolarmente valido. Un anno dopo la  sua adozione si osservano segni inequivocabili del nuovo slancio dato allo sviluppo della ricerca e della tecnologia nella Comunità. In termini finanziari, più del 90 % dei programmi specifici di attuazione è stato presentato al Consiglio che ne ha  adottato oltre il 50 %.  La Commissione intende anche continuare la sua politica a favore delle piccole e medie imprese (PMI) quali definite nel suo programma d'azione approvato dal Consiglio nel novembre 1986. Per migliorare le informazioni disponibili alle PMI sull'economia  europea (legislazione, norme, appalti, progetti di ricerca) la Commissione sta prevedendo, di concerto con gli Stati membri, di ampliare il suo progetto dei «centri d'informazione CEE» che si sono rivelati particolarmente utili. stata creata una rete  computerizzata di informazioni (BCNet) destinata a favorire la cooperazione transfrontaliera tra PMI.  Il completamento del mercato interno fa ritenere probabile un significativo aumento della domanda di servizi di trasporto. Lo scambio di beni non deve essere ostacolato dalla mancanzà di trasporti e di comunicazioni nell'ambito della Comunità. Occorre  anche migliorare i collegamenti tra le regioni periferiche e le regioni centrali della Comunità. La Commissione sta di conseguenza concentrando le sue iniziative volte a favorire il miglioramento a medio termine dell'infrastruttura comunitaria (;) su  progetti che sono di rilevanza particolare per il processo di completamento del mercato interno e in tale quadro ha presentato una proposta di regolamento al Consiglio su un «programma di azione nel campo dell'infrastruttura in vista della realizzazione  del mercato integrato dei trasporti del 1992» ($). La proposta di regolamento prevede l'introduzione di una «dichiarazione di interesse comunitario» per i programmi di infrastrutture di trasporto che li renderà prioritari nei confronti degli strumenti  finanziari della Comunità e più attraenti per il capitale privato.  La «dichiarazione d'interesse comunitario» è anche uno degli elementi principali delle proposte della Commissione per lo sviluppo di nuovi strumenti di finanziamento. Per far sì che i grandi progetti europei di infrastruttura divengano una realtà,  incentivando i mercati a reperire i finanziamenti necessari, è stata presentata una proposta modificata di «Decisione relativa al finanziamento di grandi infrastrutture di interesse europeo» (=) che ha ottenuto l'approvazione del Parlamento europeo e  del Comitato economico e sociale, e che attualmente è in corso di discussione presso il Consiglio.  A tali intenzioni si aggiunge la maggiore disponibilità della Banca europea per gli investimenti (BEI) ad impiegare appieno i suoi mezzi per incoraggiare i grandi investimenti europei di infrastruttura. Un esempio lampante è stata l'approvazione data  dalla BEI nel settembre 1987 all'erogazione di prestiti per circa l,4 miliardi di ECU per il progetto del tunnel sotto la Manica.  Nel lungo periodo, la speranza dell'Europa è il potenziale tecnico ed intellettuale dei suoi abitanti e in particolare della generazione più giovane. Gli investimenti in capitale umano in genere e nell'istruzione e nella formazione in particolare devono  di conseguenza essere inseriti tra le principali priorità di tutti gli Stati membri. La formazione al lavoro è uno dei punti di forza dell'economia tedesca; ma anche il Regno Unito e la Francia si sono impegnati in iniziative di rilievo in tale settore.  È essenziale che nei prossimi anni in tutti gli altri Stati membri si avviino azioni concrete nel settore che la Comunità dovrebbe sostenere nella misura più ampia possibile.  L'attentissima sollecitudine nei confronti dei mercati del lavoro mostrata da vari paesi membri negli anni Ottanta abbinata al miglioramento del clima economico gene- (;) I principi di base sono stati esposti nella proposta di «Programma a medio termine di infrastrutture di trasporto», doc. COM (86) 340.  ($) COM (88) 340.  (=) Doc. COM (87) 724.  rale, ha dato i suoi frutti. I mercati del lavoro di tutta Europa stanno manifestando segni di maggiore adattabilità (vedi sezione B.3). Tuttavia la disoccupazione non è scomparsa, anzi il periodo medio di disoccupazione continua ad allungarsi. Di qui  la necessità di migliorare l'integrazione e il reinserimento nel mondo del lavoro dei disoccupati grazie a una serie completa di misure che vanno dalla consulenza all'orientamento, all'assistenza nella ricerca di un lavoro e nella fase di'assunzione,  nonché ad una formazione professionale appropriata. Tutti gli Stati membri hanno seguito varie politiche specifiche dell'occupazione per affrontare il problema, in particolare per i giovani disoccupati e i disoccupati cronici. Un panorama complessivo di  tali politiche è pubblicato regolarmente dalla Commissione nei suoi rapporti semestrali prescritti dalla risoluzione del Consiglio del 22 dicembre 1986 (;). La necessità delle misure definite nel «Memorandum concernente la disoccupazione di lunga  durata» della Commissione ($) e la priorità specifica per l'impiego dei Fondi strutturali comunitari al fine di combattere la disoccupazione cronica sono posti in risalto da tali sviluppi sul mercato del lavoro. Basandosi sulle conclusioni del Consiglio  nella lotta contro la disoccupazione di lunga durata (=), nell'estate 1988 la Commissione ha avviato un «programma d'azione per i disoccupati di lunga durata».  2. Politica monetaria Il contesto nel quale sono applicate ie politiche monetarie della Comunità è stato anche nel 1988 notevolmente influenzato dall'andamento della situazione monetaria internazionale:  a) nel 1987 le politiche monetarie in Europa erano basate su meccanismi intesi ad evitare che la sottovalutazione del dollaro comportasse un finanziamento pubblico del deficit estero statunitense e implicasse tassi d'interesse ridotti e rapida  espansione degli aggregati monetari in Europa;  b) l'apprezzamento del dollaro nel corso del 1988 ha attenuato tale vincolo esterno ed ha consentito alle autorità europee di riportare al centro della loro attenzione gli obiettivi nazionali.  Le maggiori possibilità di manovra della politica monetaria, più evidenti negli ultimi mesi, sono state utilizzate per smorzare o capovolgere la ripresa delle attese inflazionistiche che si sono manifestate nel corso dell'estate per effetto di vari  fattori:  - più elevati costi delle importazioni nella prima metá dell'anno, peggioramento che è stato aggravato dall'apprezzamento del dollaro;  - timori di surriscaldamento economico in alcuni paesi della Comunità e di una crescita più forte del previsto nel contesto di un'elevata utilizzazione delle capacità in tutti gli Stati membri;  - persistere delle preoccupazioni in alcuni paesi circa l'espansione degli aggregati monetari superiore agli obiettivi fissati e loro possibile effetto pregiudizievole sull'andamento futuro dei salari e dei prezzi.  La combinazione di tali fattori che le autorità monetarie dei vari Stati membri hanno ritenuto di importanza diversa, le ha indotte, specie nella Repubblica federale di Germania e nel Regno Unito, ad aumentare i tassi d'interesse a breve termine. Le  misure adottate hanno apparentemente ottenuto l'effetto auspicato di smorzare le attese inflazionistiche a più lungo termine, come risulta dal notevole appiattimento delle curve di rendimento a partire dall'estate. Nella misura in cui le aspettative a  più lungo termine di un'inflazione e/o di una svalutazione delle divise si sono smorzate, era possibile stabilizzare o diminuire su una base sana i tassi d'interesse a lungo termine; all'inizio dell'autunno alcuni paesi hanno manifestato un'evoluzione  di questo tipo.  Tra i paesi che partecipano al meccanismo di cambio, la Germania è quello nel quale i tassi d'interesse a breve termine sono saliti in misura maggiore. Tale ascesa è iniziata sul mercato monetario durante il secondo trimestre del 1988 e dal giugno la  Bundesbank ha aumentato a varie riprese i suoi principali tassi. Tali movimenti hanno segnato agli inizi un capovolgimento delle precedenti tendenze dovute soprattutto ai vincoli esterni, per riflettere in seguito il timore che un successivo  indebolimento del DM potesse contribuire alle aspettative inflazionistiche facendo lievitare i prezzi delle importazioni, nonché il desiderio di imbrigliare l'espansione della massa monetaria all'interno dei limiti prefissati. Un certo rallentamento  della M 3 in Germania è già manifesto: le ultime cifre indicano un'espansione appena superiore al massimo della fascia obiettivo del 3 - 6 %.  Negli altri paesi che partecipano al meccanismo di cambio, gli aumenti dei tassi d'interesse a breve termine sono stati lievemente inferiori a quelli registrati in Germania. In tali paesi la compatibilità delle politiche economiche interne con gli  obiettivi finali ha importanti ripercussioni sulla conduzione della politica monetaria. In Italia la situazione di bilancio costituisce un serio problema per la politica monetaria: gli elevati tassi d'interesse a breve termine, necessari per  stabilizzare il cambio estero della lira, pregiudicano il pareggio del bilancio a causa dell'elevato servizio del debito. Se non sono compiùti progressi significativi a livello del bilancio, le difficoltà del dosaggio delle politiche possono diventare  persino più evidenti, complicando ulteriormente i compiti della politica monetaria. L'Italia non è comunque il solo paese confrontato con problemi di bilancio ed altri Stati si trovano in un analogo dilemma, anche se probabilmente meno acuto.  Nel Regno Unito le autorità hanno reagito per garantire che la pressione volta a ridurre l'inflazione sia mantenuta grazie a ripetuti aumenti dei tassi. La recente stretta monetaria è coerente con la necessità di raffredare una crescita estremamente  rapida della domanda interna.  (;) «Programma d'azione per l'aumento dell'occupazione».  ($) COM (87) 231.  (=) GU n. C 335 dell'1. 12. 1987.  Le pressioni inflazionistiche di fonte nazionale, almeno nei paesi che partecipano al meccanismo di cambio dello SME, apparentemente sono ora contenute: l'espansione monetaria è sotto controllo: tra le componenti della crescita, appaiono favoriti gli  investimenti che aprono prospettive di una maggiore capacità di offerta e i costi unitari del lavoro stanno crescendo solo lievemente. Inoltre, i prezzi delle materie prime, ad esclusione del petrolio, si sono stabilizzati a decorrere dall'estate e i  prezzi del petrolio sono crollati. L'inasprimento delle politiche monetarie in tali paesi negli ultimi mesi ha poi già smorzato le attese d'inflazione.  Una rinnovata instabilità del dollaro potrebbe suscitare qualche rischio per le prospettive e una sfida potenziale alla politica monetaria, obbligando le autorità monetarie a coordinare le loro azioni. Un intervento attivo sui cambi esteri ha  recentemente comprovato la sua efficacia per attenuare violente oscillazioni delle aspettative relative al cambio del dollaro e l'importanza di tale strumento monetario dovrebbe in seguito essere verificata qualora dovessero svilupparsi grandi pressioni  sul tasso di cambio. Il meccanismo di cambio dello SME ha validamente resistito alle recenti ampie e frequenti oscillazioni del dollaro, soprattutto grazie al coordinamento degli interventi e all'attiva manovra dei differenziali dei tassi di interesse a  seguito dell'accordo di Basilea/Nyborg.  3. Politiche di bilancio Per le politiche di bilancio, gli obiettivi a medio termine rimangono predominanti e la loro realizzazione dovrebbe consentire una stabilizzazione delle aspettative e una maggiore efficienza a livello delle finanze pubbliche in modo da limitare  l'espansione del debito pubblico.  La prima serie di obiettivi è connessa con l'effettiva realizzazione del grande mercato interno. Esiste un ampio consenso sull'idea che il ravicinamento delle imposte indirette costituisce una precondizione per l'eliminazione completa degli ostacoli alla libera circolazione dei beni e dei servizi. In alcuni casi si ritiene peraltro che tale ravvicinamento contrasti con le  priorità interne delle politiche di bilancio. È importante che le attuali discussioni sul problema progrediscano rapidamente per ribadire ancora una volta l'irreversibilità del completamento del mercato interno.  Inoltre, in una situazione di completa liberalizzazione, le misure di natura fiscale possono avere una grande influenza sui movimenti dei capitali. Quando è stata adottata la nuova direttiva che liberalizza i movimenti dei capitali era stato quindi  convenuto che il periodo previsto per la sua attuazione avrebbe dovuto servire per definire, nell'ambito del Consiglio, le misure atte ad abolire o ridurre i rischi di distorsione, di evasione e di frode fiscale connessi con la diversità dei sistemi  nazionali in materia di imposizione sui risparmi e con il controllo della loro applicazione.  Un altro obiettivo a medio termine assegnato alle politiche di bilancio, fondamentale per il consolidamento della coesione economica e monetaria della Comunità, è quello della maggiore convergenza dei saldi di bilancio, con riduzione dei disavanzi nei  paesi in cui più sono accentuati. Va tenuto conto anche della necessità di un migliore equilibrio tra gli investimenti e i risparmi interni. Sotto questo profilo i progressi che è stato possibile compiere nel 1988 risultano troppo esigui o inesistenti.  In due paesi, l'Italia e la Grecia, il deficit di bilancio dovrebbe rimanere o superare il livello del 10 % del PIL, livello che corrisponde ad una differenza di oltre 6 punti percentuali rispetto alla media comunitaria. In questi due paesi, nonché in  Belgio, in Irlanda, nei Paesi Bassi e in Portogallo, il livello già elevato del debito pubblico e il cospicuo onere del servizio degli interessi impone un'azione durevole per ridurre i disavanzi del bilancio.   TABELLA 16 Fabbisogno di finanziamento della pubblica amministrazione (in % del PIL) B DK D GR E F IRL I L NL P UK EUR 12 1987 -7,2 2,1 -1,8 -9,5 -3,6 -2,5 -9,1 -10,5 5,2 -6,3 -8,4 -1,4 -4,2 1988 (;) -7;/4 1 -2;/4 -12 -3 -2 -6;/2 -10 5;/4 -5;/4 -8;/4 -;/4 -3=/4 1989 (;) -6;/2 1;/4 -1;/4 -13;/4 -3 -1=/4 -6 -10 6;/4 -4;/2 -7=/4 0 -3;/2 (;) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione.    TABELLA 17 Debito pubblico (;) (in % del PIL) B DK D GR E F IRL I L NL P UK EUR 12 1980 75,7 33,5 32,7 28,8 18,2 24,6 76,8 58,5 13,8 46,0 46,4 (=) 52,2 42,6 (=) 1984 110,7 67,0 41,4 53,2 41,2 31,8 102,1 77,1 14,8 66,1 61,4 58,4 54,0 1988 ($) 127,4 57,8 45,0 69,4 48,0 37,2 123,3 96,6 14,7 79,4 78,8 49,3 60,0 (;) Pubblica amministrazione: la definizione esclude per il Belgio ed i Paesi Bassi i fondi di sicurezza sociale, per la Grecia e l'Irlanda trattasi esclusivamente della pubblica amministrazione centrale.  ($) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione.  (=) 1981.   L'andamento dei deficit di bilancio previsto per il 1989 suscita talune preoccupazioni di altra natura: estrapolando le attuali tendenze, le politiche di bilancio non sembrano contribuire ad una riduzione delle divergenze tra i saldi dei conti con  l'estero.  Tra i paesi che registrano un'eccedenza nei conti con l'estero si citerà la Germania, nella quale il disavanzo di bilancio dovrebbe ridursi di 0,5-1 punti percentuale nel 1989. In una prospettiva a medio termine la gestione delle finanze pubbliche in tale paese dovrebbe continuare a contribuire ad un rafforzamento delle condizioni della domanda e dell'offerta, anche se la domanda interna è probabilmente destinata a crescere più rapidamente della produzione potenziale, realizzando così  un ulteriore spostamento verso una crescita indotta dalla domanda interna. In tali condizioni la realizzazione nel gennaio 1990 della tappa finale della riforma fiscale è salutata favorevolmente per il suo impatto sulle motivazioni delle imprese, nonché  per i suoi effetti sulla domanda.   TABELLA 18  Indebitamento della pubblica amministrazione nei paesi partecipanti al meccanismo di cambio (in % del PIL) 1986 1987 1988 (5) 1989 (6) Paesi partecipanti al meccanismo di cambio -5,0 -4,8 -4;/2 -4 - Saldo delle partite correnti superiore alla media (7)-2,8 -3,0 -3;/4 -2;/4 - Saldo delle partite correnti inferiore alla media (8)-6,3 -5,7 -5;/4 -5;/4 Un ulteriore obiettivo delle politiche di bilancio è il rafforzamento simultaneo delle condizioni che governano la domanda e l'offerta. Non si tratta semplicemente di urta questione di entità dei disavanzi di bilancio, ma anche delle azioni ancora  necessarie in numerosi Stati membri per riorientare la spesa pubblica in funzione dell'interesse di un consolidamento del sistema produttivo grazie ad investimenti pubblici redditizi ed a riduzioni e riforme del carico fiscale e parafiscale.  L'espansione più rapida del previsto delle entrate e il conseguente spazio di manovra dovrebbero essere convenientemente utilizzati grazie a coraggiose azioni nel settore. In particolare, in quasi tutti gli Stati membri, il sistema degli aiuti dovrà  essere integralmente riesaminato, quanto meno al fine di ridurre al minimo le tensioni nei confronti della politica di concorrenza, mentre la Comunità avanza verso il completamento del mercato interno. Il riesame degli aiuti e delle esenzioni fiscali  nel settore dell'edilizia e dei controlli sui canoni d'affitto iniziato in numerosi Stati membri andrebbe generalizzato.   TABELLA 19 Indicatori della politica di bilancio (EUR 12) (in % del PIL) 1983 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) Imposte 24,8 25,2 25,6 25,8 25,8 Contributi di sicurezza sociale 14,7 14,5 14,6 14,5 14,4 Oltre entrate 3,8 3,8 3,5 3,4 3,4 Entrate totali 43,3 43,6 43,7 43,6 43,6 Spesa corrente di cui: 44,9 44,7 44,4 43,9 43,5 - Consumi pubblici ($) 18,9 18,4 18,5 18,3 18,1 - Trasferimenti alle famiglie 17,7 17,3 17,1 17,1 17,0 - Oneri per interessi 4,4 5,1 4,9 4,8 4,8 - Altri (=) 3,9 3,9 3,9 3,7 3,6 Investimenti lordi 2,9 2,8 2,7 2,8 2,8 Altre spese di capitale 0,9 0,9 0,8 0,8 0,8 Totale spese 48,6 48,4 47,9 47,4 47,1 Fabbisogno netto di finanziamento della pubblica amministrazione -5,3 -4,8 -4,2 -3,8 -3,5 (;) previsioni settembro/ottobre 1988 dei servizi della Commissione.  ($) Pubblica amministrazione: definizione SEC che comprende i fondi di sicurezza sociale.  (=) Somma dei trasferimenti ad imprese, dei trasferimenti al resto del mondo e di altri trasfe Stando alle previsioni, la spesa pubblica corrente in percentuale del PIL dovrebbe diminuire in media solo in lieve misura nel 1988 e nel 1989 nella Comunità. In alcuni paesi, specie in Grecia, in Italia e nel Portogallo e in una certa misura in  Belgio e nei Paesi Bassi, persiste il problema del controllo dell'aumento spontaneo delle spese pubbliche.  La razionalizzazione dei sistemi fiscali e l'abbassamento delle aliquote delle imposte dirette sono stati punti prioritari nel programma di vari Stati membri e sono già stati realizzati notevoli risultati. Nonostante tali iniziative, il gettito fiscale  e parafiscale medio comunitario in percentuale del PIL difficilmente diminuirà. Il Regno Unito ha preceduto gli altri Stati membri per quanto riguarda la riforma fiscale; notevoli riforme sono state realizzate o saranno realizzate nel prossimo futuro  anche in Belgio, in Danimarca, in Germania, in Italia e nei paesi Bassi. Nel 1987 e nel 1988 la Francia ha proceduto ad una riduzione delle imposte sul reddito ed ha semplificato il sistema delle imposte sull'attività economica. Alcuni Stati membri,  inoltre, hanno compiuto passi volti a modificare l'imposizione indiretta e quella sui redditi da capitale in modo da agevolare l'armonizzazione fiscale nella Comunità; ciononostante resta ancora molto cammino da compiere in tale settore. Numerosi paesi  membri, poi, in particolare la Grecia e l'Italia, hanno bisogno di un ammodernamento del sistema di riscossione delle imposte per combattere l'evasione fiscale ed allargare la base imponibile dei redditi da lavoro indipendente. Quando le riforme fiscali  siano avviate in paesi caratterizzati da seri disavanzi di bilancio, occorre far sì che il passaggio da un sistema all'altro non provochi una penuria di entrate tributarie; un esempio calzante di tale situazione è il Belgio.  La situazione attualmente più favorevole non deve mascherare il fatto che nel campo del bilancio persistono grandi problemi strutturali. La soluzione che sarà prescelta determinerà la capacità della Comunità di realizzare una più elevata dinamica di  crescita e di occupazione e di trarre tutti i vantaggi possibili dal completamento del mercato interno.  4. Necessità di un maggior coordinamento delle politiche economiche La necessità di coordinamento nell'ambito della Comunità è dovuta al fatto che esistono numerosi centri decisionali in materia di politica economica e che l'interdipendenza economica ha raggiunto un grado già estremamente elevato. Attualmente quasi il  60 % delle transazioni visibili complessivamente registrate nella Comunità è riconducibile a scambi tra gli Stati membri. Tale interdipendenza crescerà ulteriormente a seguito del completamento del mercato interno e dell'integrazione dei mercati  finanziari della Comunità. Inoltre, il potenziamento della coesione economica e sociale della Comunità assegnerà anche alcuni compiti specifici alle politiche economiche degli Stati membri, come previsto dall'articolo 130 B.  Il coordinamento non è solo necessario al fine di progredire verso la realizzazione degli obiettivi interni della Comunità, ma anche, grazie al contributo di tutto rilievo che esso può dare alla cooperazione internazionale, al fine di contribuire ai  necessari aggiustamenti dell'economia mondiale. La Comunità, con una popolazione di oltre 320 milioni di persone è di fatto la più grande area economica del mondo industrializzato e fornisce all'incirca un quarto della produzione mondiale (in confronto  a poco più di un quinto fornito dagli Stati Uniti e di un decimo dal Giappone). Ad essa fa dunque capo una quota degli scambi mondiàli maggiore di qualsiasi altra economia mondiale. Un grado sempre più elevato di stabilità dei tassi di cambio tra gli Stati membri potrebbe migliorare il funzionamento del mercato interno. Un andamento caratterizzato da incertezza a livello dei cambi, non connesso con mutamenti delle soggiacenti  variabili economiche fondamentali, atto a provocare distorsioni della concorrenza, può incidere sugli scambi e sull'allocazione regionale degli investimenti. L'attuale quadro monetario della Comunita è caratterizzato da un meccanismo di cambio che, pur  essendo riuscito attualmente a garantire un livello sodelisfacente di stabilità dei cambi - comprende soltanto 8 delle 12 monete europee. La coesione monetaria verrebbe rafforzata grazie ad un allargamento - da attuare al momento opportuno - del  meccanismo di cambio ai paesi che non vi partecipano ancora e, in via accessoria,grazie alla partecipazione di tutte le divise alla definizione dell'ecu. Il potenziamento del ruolo dell'ecu darebbe inoltre un favorevole contributo alla coesione  monetaria della Comunità: i) in ruolo crescente dell'ecu in qualità di moneta di reserva ponerebbe ad una distribuzione più equa tra le divise comunitarie dei movimenti di capitale da e per il resto del mondo; esso contribuirebbe a stabilizzare i cambi  nella Comunità e in particolare nei paesi che partecipano al meccanismo di cambio; ii) un crescente ruolo dell'ecu nel commercio infracomunitario potrebbe ridurre i costi delle transazioni, al pari dell'abolizione di altre barriere e contribuire così  alla realizzazione del mercato unico; iii) l'aumento dell'attività di assunzione di prestiti in ecu ad opera degli Stati membri e delle istituzioni comunitarie conferirebbe maggiori dimensioni geografiche e spaziali al mercato.  Una stretta cooperazione monetaria è essenziale per garantire che i riallineamenti siano meno frequenti e corrispondano a modifiche delle variabili fondamentali dell'economia. Tale coordinamento esiste già in gran parte tra i paesi che partecipano al  meccanismo di cambio dello SME. Recentemente sono stati compiuti progressi significativi. Esiste un maggior consenso tra gli Stati membri sull'obiettivo della stabilità interna. La convergenza dei tassi d'inflazione tra i paesi dello SME è elevata  rispetto al passato. Inoltre gli accordi di Basilea/Nyborg hanno perfezionato i meccanismi del sistema. Essirappresentano altresì un passo verso una concezione imperniata su una maggiore cooperazione nella conduzione della politiche monetarie e dei  cambi.  Tale impostazione imperniata sulla cooperazione è necessaria. È indiscutibile che ciascun paese che partecipa al meccanismo di cambio beneficia della stabilità esterna. Ma la sua partecipazione comporta una certa perdita di autonomia per la conduzione  della politica monetaria. Il successo dello SME pone in essere le condizioni che consentono di compiere ulteriori progressi verso l'integrazione e nel contempo propone la sfida di un coordinamento più stretto. La Comunità non può ignorare tale movimento se non vuole minare alla base l'intero  edificio ormai costruito. La piena liberalizzazione dei movimenti dei capitali nell'ambito della Comunità (9) entro il 1 luglio 1990, secondo gli impegni assunti dagli Stati partecipanti, ridurrà ulteriormente la loro autonomia e accrescerà la necessità  di una disciplina nella conduzione della politica monetaria. Di conseguenza è necessaria una maggiore cooperazione che può manifestarsi in due modi: i) mediante un ulteriore rafforzamento della convergenza delle politiche monetarie che tenga conto degli  interessi di tutti i partecipanti. In tale contesto, soprattutto per le monete che partecipano al meccanismo di cambio, è indispensabile anche l'attuazione di una politica dei cambi coerente nei confronti del resto del mondo: ii) mediante l'adozione di  un approccio inteso a fissare gli obiettivi economici a medio termine basato sulla stabilità interna ed esterna.  È inoltre necessaria una maggiore disciplina e una più accentuata convergenza in altri settori delle politiche economiche, specie nel campo delle finanze pubbliche, al fine di attenuare il rischio di conflitto tra la stabilità del cambio e gli obiettivi  interni di politica monetaria. Finché le finanze del settore pubblico restano caratterizzate da condizioni disparate come quelle attuali (che vanno da disavanzi ad avanzi compresi tra -13 % a + 1 % e un debito pubblico lordo compreso tra il 15 % e il  140 % del PIL) il mercato continuerà a nutrire inquietudini sulla possibilità di avviare un movimento convergente verso la stabilità dei prezzi, verso tassi di cambio più stabili e verso una costellazione di tassi d'interesse sostenibili. I premi per il  rischio che il mercato farà pesare sulle attività finanziarie dei paesi che presentano i risultati meno soddisfacenti possono creare tensioni e pregiudicare la stabilità che è stata registrata recentemente nella Comunin.  per rendere efficiente e credibile il coordinamento, non è solo questione di procedure, ma anche di consenso sui principali obiettivi:  Stabilità dei prezzi e convergenza dei tassi d'inflazione verso il basso. Sarà opportuno non sperperare le realizzazioni fatte in tale settore che rappresentano una base di partenza preziosa in quanto sono un prerequisito per altri obiettivi economici.  - Compatibilità a medio termine delle bilance dei pagamenti. A questo proposito i problemi sono più complessi. Per i paesi che hanno maggior bisogno di colmare i ritardi e/ o maggiori occasioni di investimento il protrarsi di una situazione di disavanzo  con il resto del mondo è normale.  Tuttavia è essenziale per la coesione della Comunità a medio termine che tali deficit nazionali siano finanziati da movimenti di capitali privati, attratti da una remunerazione adeguata e integrati, quando sia il caso, da risorse comunitarie. Inoltre  occorre creare le condizioni che consentono successivamente di provvedere al servizio del debito estero grazie ad esportazioni addizionali. Se non sono soddisfatte queste condizioni, spetta allora alla politica del tasso di cambio e alla politica  monetaria garantire la stabilità dei cambi. E se le tensioni persistono, non potranno resistere a lungo senza il rischio, nei paesi caratterizzati da un'eccedenza dei conti esteri, di entrare in conflitto con gli obiettivi della stabilità interna o, nei  paesi che registrano un deficit nei conti con l'estero, di imporre un livello eccessivo di tassi d'interesse.  Di qui la necessità di un più ampio consenso sulle grandi linee di tutte le politiche economiche onde garantire che la stabilità monetaria interna ed esterna contribuisca pienamente agli obiettivi della crescita e dell'occupazione nella Comunità e negli  Stati membri. La Relazione economica amuale e la strategia di politica economica della Comunità esposta in questa sede dovrebbero essere considerate un tentativo di promuovere detto consenso generale sulle politiche economiche.    D. SITUAZIONE, PROSPETTIVE E POLITICA ECONOMICA NEI SINGOLI STATI MEMBRI  BELGIO La riduzione degli squilibri finanziari è in corso, ma restano necessari ulteriori progressi In questi ultimi anni l'economia belga ha fatto ulteriori, graduali progressi nella via del ripristino dell'equilibrio finanziario. Tra il 1981 e il 1987 è stato notevolmente ridotto il saldo negativo del bilancio, rappresentato dall'indebitamento delle  amministrazioni pubbliche, mentre il saldo della bilancia dei pagamenti correnti è passato da una situazione di forte disavanzo ad una di discreto attivo. Tuttavia, nono- (;) Esclusa la Spagna, l'Irlanda, il Portogallo e la Grecia, paesi ai quali fino al 1992 si applicheranno accordi transitori, nonché il Belgio e il Lussemburgo, che fino alla data citata potranno mantenere il duplice mercato dei cambi.  stante la riduzione del disavanzo nominale di bilancio, il debito pubblico in percentuale del PIL ha continuato ad aumentare ad un ritmo sostenuto, e il maggior onere per il servizio del debito pubblico ha notevolmente ridotto la possibilità di un  incremento della spesa pubblica al netto degli interessi. Nel 1988 il governo è riuscito a mantenere grosso modo costante l'entità del disavanzo, in parte grazie alle entrate fiscali superiori al previsto.  Negli ultimi anni la politica economica è stata caratterizzata da una serie di misure dirette a contenere la dinamica dei costi salariali, mantenendola in linea con quella dei paesi concorrenti, in modo da stimolare l'occupazione nel settore privato. La  flessibilità del mercato del lavoro è migliorata, grazie alla revisione del generoso sistema di indennità di disoccupazione ed a vari programmi di formazione professionale, ecc., mentre l'adattamento degli orari lavorativi ha agevolato la crescita  dell'occupazione.  La ripresa dell'attività economica a livello mondiale nel 1988 ha avuto effetti particolarmente positivi per il Belgio: l'aumento della produzione dovrebbe registrare quest'anno il tasso più elevato raggiunto dal 1980, mentre la disoccupazione  accuserebbe una decisa flessione. Così come in altri Stati membri, la ripresa congiunturale ha avuto un ampio fondamento, come risulta dal notevole miglioramento del clima degli investimenti.  In base alle tendenze e prospettive attuali, la ripresa dell'attività dovrebbe proseguire nel 1989, con un'ulteriore espansione della produzione e dell'occupazione e una riduzione della disoccupazione. L'inflazione aumenterebbe lievemente, restando  peraltro ad un livello inferiore alla media della CEE, mentre appare improbabile una riduzione del saldo attivo di parte corrente.  La stabilizzazione del rapporto fra debito pubblico e PIL esigerà un ulteriore deciso risanamento del bilancio Anche se le prospettive di crescita economica si presentano favorevoli, qualsiasi riduzione del disavanzo del bilancio pubblico nel 1989 esigerà un accurato controllo della spesa, tenuto conto in particolare della tendenza ascendente dei tassi  d'interesse negli ultimi mesi. È da prevedere un ulteriore sensibile aumento del rapporto fra debito pubblico e PIL. Per stabilizzare questo rapporto nei prossimi anni, sarà necessaria un'ulteriore decisa riduzione dell'indebitamento della pubblica amministrazione. In proposito, gli obiettivi annunciati nella dichiarazione governativa per il periodo dopo il 1989- assenza  di ogni aumento della spesa pubblica reale al netto degli interessi e assenza di ogni aumento del disavanzo assoluto in termini nominali- dovrebbero poter progressivamente arrestare la spirale dei costi del servizio del debito pubblico.  La politica delle finanze pubbliche dovrà pertanto restare restrittiva ancora per qualche tempo e la riforma fiscale prevista non dovrebbe per nessun motivo portare ad un incremento del disavanzo di bilancio. In queste condizioni, il tasso di crescita  economica sarà determinato essenzialmente dalla vitalità del settore privato e in particolare dalla sua disponibilità ad aumentare le capacità produttive e l'occupazione. Le decisioni del Consiglio relative al completamento del mercato interno hanno  indubbiamente aperto nuove prospettive favorevoli per l'attività economica in Belgio.  Affinché le opportunità possano essere pienamente sfruttate, la politica economica dei prossimi anni dovrebbe avere come principali obiettivi la realizzazione degli adattamenti strutturali, una maggiore flessibilità e mobilità del mercato del lavoro,  oltre alla formazione e riqualificazione professionale.  Principali aggregati economici 1961-1989 (;)  BELGIO (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice:1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice:1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (() 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti ()) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche ()) 15. Debito pubblico lordo ()) 16. Interessi pagati sul debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno) (·) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (§) (;) 1961-1986. Eurostat e servizi della Commissione.  l987-1989: stime e previsioni economiche settembre/ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (%) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato.  (& ) Calcolato applicando il deflatore del PIL.  (() In percentuale della forza dilavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) M 2 N.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 9,2 9,3 8,8 6,0 7,3 7,0 6,0 3,5 4,6 5,0 4,9 2,0 1,5 0,1 2,1 1,4 2,3 1,8 2,9 2,2 4,1 7,1 7,1 5,9 5,0 5,5 3,7 1,6 1,6 2,8 5,1 -0,6 -1,7 -4,2 2,1 1,0 6,5 5,2 7,3 2,7 : -1,2 -5,6 -6,3 -5,9 -0,3 2,0 3,0 7,1 0,8 : 2,1 6,0 -2,8 13,4 -0,7 10,8 7,9 7,6 5,0 21,8 21,3 17,3 16,3 16,1 15,7 16,1 15,7 16,1 16,6 17,6 17,8 : 3,7 3,4 3,0 2,6 2,2 1,9 1,9 1,8 1,7 : 17,6 13,9 13,3 13,5 13,5 14,1 14,7 15,8 16,1 4,8 1,7 0,9 -2,3 2,1 1,3 3,2 2,4 3,1 2,1 -0,1 -0,1 0,6 -4,0 -0,7 -1,3 -0,7 -0,9 -0,7 -0,5 0,0 0,1 0,3 -3,6 0,3 -0,9 -0,7 -0,9 -0,7 -0,6 3,7 7,8 7,6 6,8 5,8 5,2 0,8 1,6 1,3 2,4 8,9 11,0 7,9 6,0 6,1 4,8 3,8 3,3 2,2 3,8 5,1 3,0 0,3 -0,8 0,3 -0,4 3,0 1,6 0,9 1,3 4,6 3,6 0,8 0,1 1,0 -0,7 0,2 1,6 0,6 0,9 4,3 2,2 2,9 1,2 2,1 0,6 1,3 1,6 1,7 1,4 100,0 111,5 112,5 111,2 110,0 108,6 107,3 107,4 106,2 105,8 0,3 1,4 -2,1 -1,1 -1,1 -1,3 -1,1 0,1 -1,1 -0,5 : : : : : : : : : :  100,0 112,9 91,9 89,6 88,3 89,5 93,9 97,0 94,0 :  -0,3 0,3 -11,4 -2,5 -1,5 1,3 4,9 3,3 -3,1 :  100,0 109,8 91,6 90,6 91,2 92,7 94,9 96,3 93,9 :  -0,7 0,3 -9,9 -1,0 0,7 1,6 2,4 1,4 -2,4 :  0,6 -0,2 -1,3 -1,1 0,0 0,8 1,0 0,3 1,2 0,7 2,2 7,4 13,0 14,3 14,4 13,6 12,6 12,3 11,5 11,0 1,1 -1,6 -3,5 -0,5 -0,2 0,7 2,6 1,9 1,8 1,9 : -6,6 -10,9 -11,2 -9,3 -8,3 -8,9 -7,2 -7,1 -6,5 : 67,5 95,3 105,0 110,7 117,2 120,1 125,0 127,4 129,8 : 4,8 9,2 9,4 9,9 10,5 11,0 10,6 10,5 10,8 10,1 11,1 7,5 7,1 6,2 6,7 10,7 9,9 : :  6,5 9,9 13,4 11,8 12,0 10,6 7,9 7,8 7,9 :   DANIMARCA Graduale ritorno a condizioni più stabili, ma a prezzo di consistenti perdite di produzione Dopo una faase di grave peggioramento dei conti con l'estero, che ha toccato il fondo nel 1986, negli anni 1987 e 1988 l'economia danese è ritornata gradualmente verso una posizione più sostenibile. Grazie alla politica di bilancio fortemente  restrittiva volutamente perseguita e alle misure prese per incentivare il risparmio delle famiglie, la domanda interna in termini reali è notevolmente diminuita tanto nel 1987 che nel 1988 e il disavanzo della bilancia di parte corrente è stato così  ridotto da un'entità pari al 5,2 % del PIL nel 1986 al 2,4 % circa nel 1988.  Il processo di aggiustamento è stato peraltro ostacolato dagli accordi salariali del 1987 comportanti, oltre ad un sensibile incremento delle retribuzioni orarie, anche una riduzione delle ore lavorative, che ha causato un'ulteriore spinta sui costi e  un sensibile peggioramento della competitività delle imprese danesi. Sebbene successive misure fiscali dirette alla riduzione dei costi abbiano offerto agli esportatori una certa compensazione dell'incremento dei costi salariali, si è trovata  compromessa la capacità dell'economia danese di proseguire la crescita, creatrice di occupazione, osservata nel periodo 1982 - 1985 e la disoccupazione è nouvamente in aumento.  In questo contesto il vincolo esterno richiederà anche nel 1989 un rigoroso controllo della crescita della domanda interna. Sebbene il disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti possa segnare ancora un miglioramento di una certa entità, tanto in  volume che in valore, l'incremento del PIL non sarà probabilmente superiore all'1,5 %. Il numero degli occupati non segnerebbe che un lieve incremento dovuto soprattutto alla riduzione degli orari di lavoro. Il tasso di disoccupazione tornerebbe così ad  accusare un ulteriore aumento.  Un dilemma per la politica economica: la crescente difficoltà di una regolazione macroeconomica della domanda pur segnando un lieve regresso dal 1986, il saldo del bilancio della pubblica amministrazione presenterà probabilmente ancora, nel 1989, un avanzo pari all'1 % del PIL (anche se il PIL in termini reali non sarà superiore a quello di tre anni prima). Il disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti rappresenta quindi la contropartita di un'insufficienza del risparmio  del settore privato, dato in particolare il basso livello del risparmio delle famiglie. Mentre resterà necessario porre limiti rigorosi alla spesa pubblica, pare difficile tanto politicamente che economicamente aumentare ancora l'attivo del bilancio;  occorrerebbe pertanto ricorrere ad altri strumenti, in particolare alla politica monetaria e a politiche microeconomiche, per riportare ad un livello sostenibile il disavanzo dei conti con l'estero. Il ricorso ad una politica di stabilizzazione mediante  strumenti monetari si trova tuttavia limitato dagli impegni derivanti dallo SME e dal notevole rischio di movimenti di capitali compensativi. Un incremento dei tassi d'interesse, inteso a stimolare il risparmio interno, genererebbe con ogni probabilità  un afflusso di capitali e una pressione alla rivalutazione della corona.  Date le scarse possibilità di avvalersi della politica monetaria e fiscale per il risanamento della bilancia dei pagamenti (conseguenza ormai normale dell'integrazione monetaria in corso), l'impatto dell'aggiustamento verrà a gravare in maggior misura  sul mercato del lavoro. È quindi più che mai stringente l'esigenza di mantenere la dinamica salariale ad un livello compatibile con l'equilibrio esterno e con una crescita costante dell'occupazione.  Questa modifica del contesto macroeconomico generale accresce l'importanza del ruolo da attribuire alle politiche microeconomiche. Appaiono quindi più che mai urgenti in Danimarca, più ancora che in altri Stati membri, ulteriori provvedimenti diretti a  sopprimere gli incentivi all'indebitamento, a stimolare il risparmio sui redditi salariali (per esempio, mediante una qualche forma di partecipazione agli utili), a rendere la dinamica salariale maggiormente conforme alle condizioni regionali e a quelle  delle società, e a stimolare la flessibilità del mercato del lavoro in generale.  Principali aggregati economici 1961-1989 (10)  DANIMARCA (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice:1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice:1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (() 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti ()) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche ()) 15. Debito pubblico lordo ()) 16. Interessi pagati sul debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno) (·) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (§) (;) 1961-1986. Eurostat e servizi della Commissione.  l987-1989: stime e previsioni economiche settembre/ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (%) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato.  (& ) Calcolato applicando il deflatore del PIL.  (() In percentuale della forza dilavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) M 2.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 11,7 11,3 13,9 10,4 9,4 9,7 8,4 3,9 4,3 4,8 4,3 1,2 3,0 2,5 3,5 4,2 3,4 -1,0 0,0 1,7 7,0 10,0 10,6 7,6 5,7 5,3 4,9 5,0 4,3 3,1 6,5 -5,3 7,1 1,9 10,5 11,9 16,8 -8,9 -4,1 0,1 : -6,6 -1,3 1,9 7,7 7,7 19,3 -1,0 -4,4 -3,1 : -0,6 19,8 2,3 14,3 15,4 14,8 -18,0 -3,4 4,5 24,0 20,9 16,1 16,0 17,1 18,5 20,4 18,5 17,7 17,3 : 3,6 2,8 2,3 1,9 2,2 1,7 2,1 2,3 1,9 : 17,3 13,2 13,7 15,2 16,3 18,7 16,4 15,3 15,4 4,6 0,0 3,5 1,4 4,1 5,7 5,7 -3,2 -1,4 0,7 0,1 -1,7 3,2 -0,6 0,5 2,9 1,8 -6,5 -5,1 -1,9 0,2 -1,4 3,1 -0,1 2,0 3,6 1,9 -6,7 -5,2 -2,1 6,6 11,0 10,2 6,8 6,5 4,9 3,6 4,1 4,8 3,7 10,7 11,4 11,9 8,2 5,1 4,5 4,7 8,2 4,5 2,5 3,8 0,4 1,5 1,3 -1,3 -0,3 1,0 4,0 -0,4 -1,1 3,4 1,3 1,2 0,5 -0,6 -0,7 -0,2 3,0 0,1 -0,5 3,2 1,1 2,6 2,2 1,7 1,2 1,0 -2,2 0,3 1,5 100,0 101,9 99,2 97,5 95,3 93,5 92,4 97,3 97,1 95,1 0,2 0,3 -1,3 -1,7 -2,3 -1,9 -1,2 5,3 -0,2 -2,0 : : : : : : : : : :  100,0 116,7 99,6 100,6 97,0 97,8 103,7 116,0 115,6 :  2,2 -1,2 -2,5 1,0 -3,5 0,8 6,1 11,9 -0,4 :  100,0 113,1 98,6 100,9 100,7 102,0 104,5 113,8 114,8 :  1,7 -1,2 -0,9 2,3 -0,2 1,3 2,4 9,0 0,9 :  1,1 0,2 0,4 0,3 1,7 2,9 2,3 1,1 -0,3 0,2 1,1 5,9 9,3 10,1 9,9 8,7 7,4 7,6 8,5 9,0 -2,0 -3,5 -4,2 -2,6 -3,3 -4,7 -5,1 -3,0 -2,5 -2,3 : -1,4 -9,1 -7,2 -4,1 -2,0 3,1 2,1 0,9 1,4 : 22,3 53,1 62,6 67,0 65,3 59,8 58,4 57,8 56,4 : 2,6 6,0 8,1 9,6 9,8 8,8 8,3 7,9 7,4 10,6 11,4 11,4 25,4 17,8 15,8 8,4 4,4 : :  9,0 16,4 20,5 14,4 14,0 11,6 10,5 11,9 10,8 : PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 388D0655.2REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA Dopo l'aggiustamento al più basso livello del dollaro, l'economia tedesca è entrata in una nuova fase di crescita accelerata della produzione e dell'occupazione Dopo un difficile periodo di aggiustamento agli effetti della fone flessione del dollaro, caratterizzato soprattutto da un ristagno del volume delle esportazioni durato ventiquattro mesi, all'inizio del 1988 l'economia tedesca è entrata in una fase di  forte ripresa dell'attività e del clima congiunturale. In realtà, già nel 1987 si era avuto un certo rafforzamento, ma fino alla fine dell'anno gli investimenti erano rimasti esitanti, influenzati in parte dal crollo delle quotazioni azionarie e dalla  rapida flessione del cambio del dollaro. Dalla prima metà del 1988 tutti i principali indicatori segnavano peraltro una decisa svolta verso l'alto.  Il rafforzamento dell'attività nel 1988 è da attribuire sia alla domanda interna, sostenuta da provvedimenti di politica economica (sgravi fiscali applicati all'inizio dell'anno, programma speciale poliennale di credito agli investimenti per i comuni e  politica monetaria relativamente accomodante), sia ad un deciso incremento delle commesse dall'estero, grazie al miglioramento del clima degli investimenti negli altri paesi. Questa congiuntura ha portato a sua volta ad un considerevole rafforzamento  degli investimenti privati e delle importazioni. Le stime attuali situano al 3,25 % circa l'incremento del PIL sull'arco dell'intero 1988, cioè ad un livello superiore di quasi 1 punto alle previsioni di soli sei mesi fa, e di circa 1,25 punti  all'incremento del 1987.  Nel complesso, le prospettive di una prosecuzione dell'attuale fase di ascesa congiunturale, trainata dagli investimenti, appaiono favorevoli: la dinamica degli investimenti fissi lordi sarà verosimilmente stimolata dall'aumento del grado di utilizzo  delle capacità produttive e da un ulteriore miglioramento del saggio di profitto. Per di più, la crescita economica attuale è progressivamente caratterizzata da una maggiore intensità occupazionale, essendo meno importante la quota degli investimenti  dovuti a motivi di razionalizzazione e maggiore l'esigenza di espansione delle capacità produttive. D'altra parte, l'incremento dei consumi privati sarà ostacolato in certa misura dall'inasprimento delle imposte indirette che entrerà in vigore il 1  gennaio 1989. Ciononostante, tra il 1988 e 1989 il tasso di espansione della produzione non dovrebbe rallentare che di 3/4 di punto. Nonostante un'espansione dell'occupazione piuttosto rapida nel 1989, il tasso di disoccupazione non scenderebbe granché,  giacché un'ascesa del tasso di attività e l'immigrazione dai paesi dell'Europa orientale farebbero aumentare la forza lavoro.  Dato che la ripresa attuale è dovuta in notevole misura alla domanda estera (in particolare alla crescita degli investimenti negli altri Stati membri della CEE), l'attivo della bilancia commerciale tedesca, appena ridotto in termini reali, è rimasto  elevato in termini nominali nel 1988 e non dovrebbe diminuire nel 1989. Tuttavia, poiché l'attivo di parte corrente della Repubblica federale di Germania serve in gran parte a finanziare investimenti all'estero, non esistono preoccupazioni immediate per  il processo di riequilibrio interna- zionale finché le uscite di capitali potranno essere mantenute. D'altra parte, mentre il saldo di parte corrente della CE nel suo complesso sarà probabilmente lievemente negativo sull'arco dell'intero 1989, gli avanzi e i disavanzi presenteranno una  distribuzione ineguale tra i vari Stati membri. Questa struttura non appare sostenibile nel lungo periodo, dato che certi Stati membri tenderanno a limitare l'incremento delle loro passività verso l'estero. Un compito importante per la politica  economica tedesca, in una prospettiva di medio periodo, sarà pertanto di prepararsi ad un ritorno ad una situazione più equilibrata dei conti con l'estero, mantenendo la vivacità della crescita dell'economia interna a fronte di un potenziale  rallentamento della crescita della domanda estera.  Problemi di politica economica: prepararsi per il medio periodo rafforzando i fattori interni di crescita Sebbene le esportazioni siano state la forza trainante della ripresa del 1988, non è possibile contare sulle esportazioni nette per avere un contributo positivo alla crescita economica nel 1990 e negli anni successivi. Molto probabilmente, perciò, il  grado di vivacità della domanda interna rappresenterà il fattore decisivo della crescita del PIL e della capacità dell'economia tedesca a continuare ad ottenere i risultati positivi in termini di occupazione conseguiti in questi ultimi due anni.  L'obiettivo della riforma fiscale tedesca è di rafforzare le forze di mercato nell'economia, migliorando la struttura tributaria e riducendo l'incidenza dell'onere fiscale sul PIL. Risulta ora che la riduzione fiscale prevista per il 1990, nella  prossima fase di attuazione della riforma, sarà opportuna anche per mantenere la spinta della domanda interna, in un momento in cui l'attuale ripresa delle esportazioni potrà aver raggiunto ormai il suo punto massimo. Nel complesso la riforma comporta  sgravi fiscali pari all'1 % circa del PIL e potrà far salire di circa 0,7 punti l'indebitamento netto della pubblica amministrazione, portandolo al 2,25 % del PIL circa. Questo livello appare grossomodo compatibile con la stabilità del rapporto fra  debito pubblico e PIL, tanto più che l'incidenza del disavanzo è destinata a scendere negli anni successivi.  La politica monetaria, che si era adeguata al clima congiunturale relativamente fiacco (in particolare, con un notevole aumento del divario fra i tassi d'interesse a lungo e a breve termine), è stata caratterizzata, tra giugno e agosto del 1988, da una  decisa svolta restrittiva, in risposta al rafforzamento del dollaro sul mercato dei cambi. La politica monetaria applicata negli ultimi anni ha chiaramente manifestato una certa flessibilità, in particolare di fronte alle perturbazioni dei mercati  valutari, senza compromettere peraltro la sua credibilità nel medio periodo. A prescindere da perturbazioni impreviste sui mercati dei cambi, la politica monetaria dovrebbe ora potersi indirizzare, più che negli anni 1986 e 1987, verso la  stabilizzazione delle condizioni macroecono- miche dell'economia tedesca, riaffermando il suo ruolo di punto di ancoraggio dello SME.  La politica monetaria e fiscale prevista per il 1989/1990 pare orientata nelle grandi linee a garantire il proseguimento di una crescita stabile e non inflazionista dell'economia tedesca. Resta tuttavia un notevole potenziale di crescita ancora da  sfruttare,tenuto contoin particolare delfatto chela flessione della forza lavoro, prevista per motivi demografici per gli anni successivi al 1990, sarà probabilmente compensata, ancora per un certo periodo, da flussi di immigrazione.  Questa situazione richiederà il proseguimento della forte espansione degli investimenti, un ulteriore miglioramento della redditività ed una crescita moderata delle retribuzioni reali. Altri provvedimenti potranno contribuire a migliorare l'adattabilità  dell'economia: fra questi pare opportuna, in particolare, una riduzione delle sovvenzioni alla produzione. Tenuto conto di questi fattori esterni sarebbe fuori luogo che la Germania s'impegnasse per prima nel processo di riduzione delle sovvenzioni e di  semplificazione regolamentare, in particolare nella prospettiva del completamento del mercato interno.  Principali aggregati economici 1961-1989 (11)  REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice:1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice:1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (() 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti ()) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche ()) 15. Debito pubblico lordo ()) 16. Interessi pagati sul debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno) (·) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (§) (;) 1961-1986. Eurostat e servizi della Commissione.  l987-1989: stime e previsioni economiche settembre/ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (%) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato.  (& ) Calcolato applicando il deflatore del PIL.  (() In percentuale della forza dilavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) M 3.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 8,9 6,7 3,7 4,8 4,3 5,7 4,0 5,1 4,8 4,4 1,9 -0,6 1,5 2,8 2,1 2,6 1,9 3,2 2,5 4,3 4,7 4,4 3,3 2,0 2,2 3,1 2,0 1,8 2,3 4,0 0,1 -5,3 3,2 0,8 0,1 3,1 1,8 6,2 3,7 : -0,8 -4,3 1,8 1,5 -5,7 2,5 0,2 6,7 2,6 : 2,3 -7,0 5,6 -0,2 10,0 4,3 4,0 5,5 5,2 24,9 21,2 20,5 20,5 20,2 19,7 19,5 19,3 19,8 20,0 : 3,5 2,8 2,5 2,4 2,3 2,4 2,4 2,4 2,4 : 17,6 17,6 18,0 17,8 17,4 17,0 16,9 17,4 17,6 4,5 1,7 -2,0 2,3 2,0 1,0 3,7 3,1 3,5 2,4 -0,5 -0,2 -2,7 0,7 -1,5 -1,9 -0,2 -0,5 -0,2 -0,2 -0,4 0,1 -3,5 1,7 0,0 -1,6 -0,1 -0,5 -0,4 -0,5 3,6 5,0 4,7 3,2 2,4 2,1 -0,2 0,5 1,3 2,5 9,2 7,1 4,2 3,7 3,5 3,0 3,9 2,9 3,0 2,5 5,4 2,0 -0,5 0,5 1,0 0,9 4,1 2,4 1,7 0,0 4,6 2,3 -0,2 0,4 0,4 1,5 0,8 0,8 0,9 1,2 0,2 4,1 2,3 1,1 3,1 2,7 1,4 1,6 1,2 2,7 1,7 100,0 103,7 102,2 99,6 98,4 97,8 97,1 96,7 95,3 93,9 0,5 0,0 -1,2 -2,5 -1,2 -0,6 -0,8 -0,3 -1,5 -1,5 : : : : : : : : : :  100,0 111,9 98,6 97,8 93,5 91,6 100,0 105,6 101,8 :  2,3 -2,5 -0,1 -0,8 -4,5 -2,0 9,2 5,6 -3,5 :  100,0 110,6 99,6 101,1 99,4 97,4 103,2 106,2 103,1 :  2,2 -2,8 2,8 1,5 -1,6 -2,0 6,0 2,9 -2,9 :  0,2 -0,4 -1,7 -1,5 0,1 0,7 1,0 0,7 0,5 0,8 0,8 3,7 6,9 8,4 8,4 8,4 8,1 8,1 8,1 8,2 0,7 0,5 0,5 0,7 1,3 2,4 4,2 4,0 4,0 4,2 : -3,0 -3,3 -2,5 -1,9 -1,1 -1,3 -1,8 -2,3 -1,3 : 28,8 39,3 40,9 41,8 42,5 42,7 43,9 45,0 45,3 : 1,7 2,8 3,0 3,0 3,0 3,0 2,9 2,8 2,7 10,9 8,1 7,1 5,3 4,7 5,0 6,6 5,9 : :  7,2 8,1 9,0 7,9 7,8 6,9 5,9 5,8 6,3 :   GRECIA Ripresa della crescita economica sotto la spinta del miglioramento dei redditi e degli investimenti L'applicazione del programma biennale di stabilizzazione, intrapresa in Grecia verso la fine del 1985 con una rigorosa politica dei redditi, aveva comportato notevoli riduzioni dei salari reali che, comprimendo la domanda interna, avevano contribuito ad  ottenere un rallentamento del tasso d'inflazione e un miglioramento del saldo della bilancia dei pagamenti correnti. Nel 1988 la domanda interna è stata rafforzata da una politica salariale più flessibile e da una ripresa degli investimenti privati.  Nonostante un certo peggioramento del saldo del commercio estero, si prevede che il tasso di crescita del PIL in termini reali superi quest'anno il 2,5 % e possa proseguire ad un ritmo analogo nel 1989. I più rapidi incrementi salariali di quest'anno  hanno comportato progressi relativamente minori nella riduzione dell'inflazione, il cui tasso medio annuo è sceso al 13 % circa, al 16 % del 1987 e dal 22 % del 1986. Nonostante un certo ampliamento del disavanzo commerciale, il flusso consistente delle  partite invisibili ha mantenuto il miglioramento della bilancia dei pagamenti correnti, il cui disavanzo è compensato integralmente da entrate di capitali privati.  Debolezza dei risultati economici dall'adesione alla Comunità, ma progressi da1 1985 Dal punto di vista della convergenza con gli altri paesi della Comunità, i risultati economici ottenuti dalla Grecia dal 1980 in poi risultano insoddisfacenti. In termini di convergenza reale, il rapporto del PIL pro capite con la media della Comunità  segna un regresso rispetto al 1980. Il tasso d'inflazione della Grecia, nonostante il rallentamento conseguito dal 1986, è tuttora preoccupante ed impone un continuo graduale deprezzamento della dracma. Sebbene si siano avuti alcuni miglioramenti nel  1986 e nel 1987, i progressi fatti finora nella correzione dello squilibrio delle finanze pubbliche appaiono insufficienti e il disavanzo della pubblica amministrazione continua ad essere cospicuo.  Notevoli progressi sono stati fatti peraltro, dalla fine del 1985, dal punto di vista sia delle strutture che della stabilizzazione. La dinamica del costo del lavoro è stata frenata il che, insieme con la liberalizzazione dei mercati dei prodotti, ha  permesso una notevole ripresa dei profitti, rafforzando gli investimenti delle imprese. Altri migliora- menti hanno riguardato la razionalizzazione e semplificazione del sistema finanziario, unificando i tassi d'interesse e rendendoli positivi in termini reali: per di più, gran parte dell'indebitamento netto del settore pubblico è stato finanziato con la  vendita di titoli del debito pubblico al settore privato non bancario, facilitando così il controllo monetario. Queste evoluzioni positive hanno peraltro reso più oneroso il servizio del debito pubblico e ancora più difficile la riduzione del disavanzo  fiscale.  Esigenza di ulteriori modifiche strutturali e del proseguimento di una politica diretta alla stabilità Il più rapido sviluppo e la maggiore stabilità dell'economia greca dipenderanno dal fatto che i problemi strutturali vengano affrontati con un'adeguata partecipazione tanto del settore pubblico che di quello privato. Occorre proseguire nella via già  intrapresa della liberalizzazione dei mercati, ponendo l'accento sulla concorrenza nei mercati finanziari e in quelli dei prodotti. La base produttiva deve essere rafforzata, incoraggiando ulteriormente gli investimenti privati, in modo da migliorare la  competitività e i risultati del commercio estero. Occorre dare la priorità alla riduzione del disavanzo delle finanze pubbliche, che assorbe tanta parte del risparmio dell'economia greca. Occorre soprattutto limitare il disavanzo corrente, contenendo i  consumi e i trasferimenti pubblici e distribuendo l'onere fiscale su di una base più ampia e con maggiore equità. In tal modo si potrà creare il dovuto spazio per gli investimenti di infrastruttura, tanto privati che pubblici,in particolare nel contesto  della considerevole espansione degli interventi della Comunità tramite i fondi strutturali e i prestiti. Per ottenere gli effetti auspicati, non si dovrà permettere che l'espansione degli investimenti eserciti effetti negativi sui costi e sui prezzi.  Per i prossimi quattro o cinque anni è opportuna una riduzione progressiva dell'indebitamento della pubblica amministrazione, di almeno 6 punti sul PIL, ed il governo ha annunciato la sua intenzione di applicare le politiche necessarie per raggiungere  un tale obiettivo e, in particolare, di ridurre il disavanzo del bilancio di 2 punti rispetto al PIL già nel 1989. Ulteriori progressi nella disinflazione richiederanno altresì che si continui ad esercitare un rigoroso controllo sulla dinamica  salariale, mantenendo gli incrementi retributivi in termini reali al di sotto della crescita della produttività e continuando ad applicare una politica monetaria restrittiva.  Principali aggregati economici 1961-1989 (12)  GRECIA (salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) l. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento.  9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice:1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (() 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti ()) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche ()) 15. Debito pubblico lordo ()) l6. Interessi pagati sul debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno) (·) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (§) (;) 1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione.  1987-1989: stime e previsioni economiche settembre/ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (%) PIL ai Prezzi di mercato costanti per occupato.  (& ) Calcolato applicando il deflatore del PIL.  (() In percentuale della forza di lavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) M3.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 12,5 19,8 25,4 19,5 23,6 21,3 20,6 13,8 17,4 15,4 7,7 3,0 0,4 0,4 2,8 3,0 1,3 -0,4 2,8 2,1 4,5 16,3 25,1 19,1 20,3 17,8 19,0 14,3 14,3 13,0 10,0 -1,9 -1,9 -1,3 -5,7 5,1 -4,8 -3,2 8,8 8,0 : -2,0 -13,2 5,4 -6,9 2,9 -3,3 -5,0 9,0 8,0 : 0,5 14,1 -8,6 -4,1 7,6 -6,5 -0,9 8,5 8,0 22,7 22,9 19,9 20,3 18,5 19,1 18,5 17,6 18,2 19,2 : 0,5 2,9 3,3 4,1 4,4 4,1 3,4 3,4 3,5 : 22,4 17,0 16,9 14,3 14,7 14,4 14,2 14,8 15,7 8,2 2,1 3,5 0,8 -0,4 6,1 -0,5 0,2 3,5 3,0 3,1 0,2 3,6 -1,0 -3,8 3,3 -4,1 -3,1 0,0 0,5 3,3 0,4 3,2 -0,3 -2,6 3,8 -4,1 -3,1 0,0 0,4 3,5 16,9 21,2 18,2 18,3 18,7 22,2 15,8 13,3 12,8 10,2 21,2 27,8 21,3 22,3 22,6 15,7 12,5 17,0 14,0 6,5 3,7 5,4 2,6 3,4 3,3 -5,4 -2,9 3,2 1,1 5,5 4,2 2,2 1,9 1,7 4,1 -2,8 -1,6 2,4 0,9 8,2 1,7 1,2 -0,6 2,4 1,9 1,3 -0,3 1,7 1,3 100,0 96,3 105,8 108,5 107,7 109,9 105,5 104,1 104,7 104,3 -2,5 2,5 1,0 2,5 -0,7 2,1 -4,1 -1,3 0,6 -0,4 : : : : : : : : : :  100,0 78,7 86,7 82,7 81,9 80,0 69,6 72,0 :  -4,2 1,0 8,3 -4,7 -0,9 -2,3 -12,9 -1,0 4,5 :  100,0 75,9 87,3 84,8 86,4 84,5 71,4 69,1 72,8 :  -4,6 1,2 11,2 -2,9 1,8 -2,1 -15,5 -3,2 5,4 :  -0,5 1,3 -0,8 1,0 0,3 1,0 0,1 -0,1 1,0 0,7 0,0 0,5 5,8 7,8 8,1 7,8 7,4 7,4 7,4 7,6 -2,9 -1,7 -4,4 -5,0 -4,0 -8,2 -5,4 -3,4 -2,8 -3,7 : -1,4 -7,7 -8,3 -10,0 -13,6 -10,8 -9,5 -12,1 -13,3 : 26,8 38,7 44,3 53,2 62,6 64,6 66,7 69,4 73,9 : 1,9 2,6 3,7 4,6 5,4 5,7 7,3 8,1 9,3 18,2 25,1 29,0 20,3 29,4 26,8 19,0 24,8 : :  0,7 11,9 15,4 18,2 18,5 15,8 15,8 17,2 18,0 :  SPAGNA La crescita economica prosegue sostenuta, ma le prospettive sono incerte per l'inflazione e la competitività Dopo la recessione degli anni 1975 - 1985, in cui gli investimenti segnavano il passo e il tasso di disoccupazione saliva di ben 20 punti percentuali (dal 2 % al 22 %), negli ultimi tre anni la Spagna ha goduto di una crescita economica vigorosa. Questa  rinnovata vivacità della congiuntura è attribuibile in ampia misura agli effetti positivi esercitati sul clima economico dall'appartenenza alla Comunità. Ma vi hanno contribuito in misura rilevante anche altri fattori: la flessione dei prezzi del  petrolio, la più lente dinamica dei costi salariali ed il risanamento del bilancio.  La progressiva stabilizzazione dell'economia ha prodotto una notevole riduzione dell'inflazione, con un rallentamento della dinamica dell'indice implicito dei prezzi dei consumi privati dal 15 % circa, come media del periodo 1975 - 1985, al 5 % nel  1987. Le stime per il 1988 indicano un tasso di crescita del PIL fra i più elevati della Comunità e le prospettive di proseguimento dell'espansione nel 1989 sono favorevoli.  Si prevede che la domanda interna continuerà a espandersi rapidamente, in risposta soprattutto alla vivacità degli investimenti. Un'ampia quota della domanda si riversa tuttavia nelle importazioni, che registreranno probabilmente un ulteriore forte  incremento. Dato che il tasso di aumento delle esportazioni si è fatto più moderato, il saldo commerciale in volume peggiorerà probabilmente una volta di più. Si prevede, di conseguenza, un tasso di crescita del PIL molto inferiore a quello della  domanda interna, ma pur sempre di un'entita probabile del 4 %. L'espansione della produzione dovrebbe permettere un ulteriore rapido aumento (del 2 % circa) del numero degli occupati. Tuttavia, essendo previsto un incremento delle forze di lavoro quasi  in linea con quello dell'occupazione, il tasso di disoccupazione diminuirebbe solo marginalmente (dal 20,1 % nel 1988 al 19,8 % nel 1989).  Il saldo della bilancia dei pagamenti correnti, divenuto lievemente negativo nel 1988, segnerebbe un ulteriore peggioramento, portando probabilmente il disavanzo del 1989 ad un livello pari al 2 % del PIL. Un disavanzo di quest'entità verrebbe quasi  integralmente compensato da un afflusso di capitali a lungo termine, cosicché, data la vivacità degli investimenti, non costituirebbe né un problema né un vincolo per la politica economica. Con l'introduzione di un controllo rigoroso del bilancio e con  il rapido aumento del gettito tributario, il govenmo spagnolo ha applicato negli ultimi anni una politica quasi esemplare di risanamento del bilancio, ottenendo una notevole riduzione dell'indebitamento netto della pubblica amministrazione. Il disavanzo  del 1989 sarà probabilmente di entità più o meno analoga a quello del 1988 (pari al 3 % circa del PIL).  Principali obiettivi per la politica economica: maggiore convergenza ed ulteriore integrazione della Spagna nella Comunità Il governo ha stabilito quale obiettivo prioritario una rapida integrazione dell'economia spagnola negli accordi di cooperazione monetaria nell'ambito dello SME e una partecipazione, quanto prima possibile, al processo di liberalizzazione dei movimenti  di capitali. È perció particolarmente importante mantenere l'economia spagnola sul sentiero di convergenza con la Comunità e procedere nel contempo negli sforzi diretti a ridurre il divario tra il PIL pro capite della Spagna e la media della Comunità.  Questi obiettivi richiedono il mantenimento di un clima favorevole agli investimenti. Il proseguimento del processo di disinflazione, il contenimento dei costi salariali e la competitività sono gli aspetti chiave di questa strategia che, per essere  realizzati, presuppongono che l'incremento dei salari nominali pro capite venga rigorosamente frenato. Ciò è tanto più importante per il fatto che l'apprezzamento della peseta negli ultimi anni ha già comportato un notevole peggioramento della  competitività delle imprese spagnole dal punto di vista dei costi.  L'aumento degli investimenti produttivi rappresenta una condizione necessaria per una crescita economica rapida, non inflazionista e creatrice di posti di lavoro negli anni futuri. Esso richiederà la disponibilità di consistenti risorse finanziarie,  cosicché l'espansione dei fondi strutturali e dei prestiti della BEI risponde ad una reale necessità dell'economia spagnola. Resta però il fatto che l'obiettivo di intensificare il sostegno comunitario all'economia spagnola può essere realizzato  soltanto se le ulteriori risorse disponibili si tradurranno in una maggiore quota degli investimenti sul PIL, senza causare un incremento dei costi e dei prezzi. La politica macroeconomica avrà pertanto un ruolo fondamentale da svolgere, per garantire  il buon esito dell'applicazione delle decisioni prese dal Consiglio europeo di Bruxelles. Per questi motivi, con la disponibilità delle risorse comunitarie, sarebbe opportuno e possibile continuare nel processo di risanamento del bilancio. Un'ulteriore  riduzione del disavanzo di bilancio permetterebbe alla politica monetaria di contribuire maggiormente alla stabilizzazione del contesto macroeconomico, in particolare mediante una riduzione del finanziamento monetario.  Principali aggregati economici 196l-1989 (;)   SPAGNA  (Salvo indicatione contraia variazioni annualli in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice: 1961-1973 = 100 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (·) 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti (& ) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche (() 15. Debito pubblico lordo ()) l6. Interessi pagati sul debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno)  (·) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (§) (;)1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione l987-1989: stime e previsioni economiche settembre-ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (%) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato.  (& ) Colcolato applicando il defatore del PIL.  (() In percentuale della forza di lavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) ALP.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 14,8 19,1 15,2 13,6 12,9 11,2 14,6 11,3 10,2 8,4 7,2 1,8 1,2 1,8 1,8 2,3 3,3 5,2 4,7 3,9 7,1 17,0 13,8 11,6 10,9 8,7 10,9 5,7 5,2 4,3 10,4 -1,3 0,5 -2,5 -5,8 3,8 7,9 13,0 13,0 10,0 : -1,5 0,1 -2,0 -5,3 2,0 6,6 10,5 12,0 8,6 : -0,4 2,2 -4,8 -7,3 8,5 10,4 19,0 14,3 11,9 24,2 23,9 21,3 20,6 18,8 18,9 18,7 20,1 21,5 22,7 : 2,2 3,1 2,8 3,0 3,7 3,5 3,6 3,8 3,9 : 21,7 18,2 17,7 15,7 15,1 15,2 16,5 17,8 18,8 7,7 1,4 1,1 -0,1 -0,7 2,9 5,9 8,0 6,3 5,2 2,7 -0,5 0,7 -1,9 -3,9 0,2 2,0 4,3 2,4 2,4 2,9 -0,3 0,2 -1,1 -2,5 0,7 2,0 4,4 2,4 2,3 6,6 17,5 14,5 12,3 11,0 8,3 8,7 5,3 4,7 4,3 14,6 21,2 13,7 13,8 10,0 10,1 8,3 7,5 6,5 6,1 7,5 3,2 -0,7 1,3 -0,9 1,7 -0,4 2,1 1,7 1,7 7,1 3,6 -0,1 1,9 -0,9 1,3 -2,3 1,7 1,2 1,7 6,5 3,3 2,2 2,3 4,3 3,7 1,4 2,2 2,1 1,8 100,0 104,9 102,4 102,1 97,1 94,8 91,3 90,9 90,2 90,0 0,6 0,3 -2,2 y-0,3 -4,9 -2,4 -3,7 -0,5 -0,8 -0,1 : : : : : : : : : :  100,0 121,6 118,9 104,4 103,9 103,7 105,6 108,2 113,2 :  1,8 1,5 -3,1 -12,2 -0,5 -0,1 1,8 2,5 4,6 :  100,0 115,3 117,6 105,7 108,5 108,8 106,5 106,2 112,1 :  1,3 1,5 -0,4 -10,2 2,7 0,2 -2,1 -0,3 5,5 :  0,7 -1,5 -0,9 -0,5 -2,4 -1,4 1,9 3,0 2,6 2,1 0,4 6,3 16,2 17,7 20,1 21,4 21,0 20,5 20,0 19,6 -0,2 -2,0 -2,5 -1,5 1,4 1,6 1,7 0,1 -0,8 -2,1 : -1,3 -5,6 -4,8 -5,5 -7,0 -5,7 -3,6 -3,0 -2,9 : 15,5 27,9 34,5 41,2 46,4 47,4 48,1 48,0 48,7 : 0,6 1,0 1,3 2,0 3,2 3,9 3,6 3,5 3,3 6,8 18,6 16,6 15,9 13,1 12,8 12,6 13,9 : :  0,0 5,6 16,0 16,9 16,5 13,4 11,4 12,8 12,0 :   FRANCIA Copo un periodo di adattamento del sistema produttivo l'economia francese sta dando segni di maggiore dinamismo Dal 1983, l'economia francese ha vissuto un difficile periodo di adattamento delle strutture del sistema produttivo e del comportamento degli agenti economici. In questo periodo i mercati si sono fatti più flessibili e più liberi (in particolare, in  conseguenza della liberalizzazione dei prezzi). La situazione finanziaria delle imprese è migliorata ed è aumentato il rendimento degli investimenti. Inoltre, una politica fiscale e monetaria diretta essenzialmente alla stabilità del cambio e al  risanamento del bilancio ha contribuito ampiamente a domare l'inflazione e ad attenuare sensibilmente le aspettative inflazioniste.  Come previsto, ci è voluto qualche tempo perché potessero manifestarsi gli effetti di questo graduale miglioramento delle condizioni fondamentali di una crescita equilibrata e non inflazionista. In ogni modo, dall'inizio dell'anno il clima economico ha  segnato una notevole ripresa: la quota degli investimenti diretti ad aumentare le capacità produttive è in forte aumento e la precedente perdita netta di posti di lavoro sta lasciando il passo ad alcuni incrementi del numero degli addetti ad attività  produttive. Nella scia della vivace espansione degli investimenti e delle esportazioni, il PIL è aumentato di oltre il 3 % nel 1988. Diversamente dal 1982, la ripresa dell'attività è avvenuta senza compromettere né la stabilità economica né il  miglioramento della competitività internazionale, come testimoniato dal lieve miglioramento della bilancia di parte corrente e dal continuo rallentamento della dinamica dei prezzi.  Appaiono nel complesso favorevoli le condizioni perché la crescita possa continuare nel 1989 ad un ritmo abbastanza sostenuto. I maggiori investimenti porteranno probabilmente ad un'espansione delle capacità produttive e saranno accompagnati da un  graduale miglioramento della situazione del mercato del lavoro. La vivacità delle esportazioni permetterà probabilmente di compensare l'incremento alquanto rapido delle importazioni (in particolare, di beni d'investimento) senza peggioramento del saldo  della bilancia commerciale. Grazie alla ripresa dell'attività nel 1988, pare ora probabile che l'indebitamento netto della pubblica amministrazione diminuisca notevolmente tra il 1987 e il 1988, ed abbia un'ulteriore lieve contrazione nel 1989, dato che  alcune spese supplementari saranno ampiamente finanziate dalle maggiori entrate tributarie provenienti, in particolare, dalla nuova imposta sul patrimonio.  Principale obiettivo della politica economica: creare le condizioni di base per una crescita più vigorosa nel medio periodo Sebbene la situazione economica del 1988 e le prospettive per il 1989 appaiano notevolmente migliori di quanto non si scontasse all'inizio dell'anno, la disoccupazione continuerà a porre un grave problema e il ridurla sarà uno dei principali compiti  della politica economica. Date le prospettive di espansione continua e relativamente rapida delle forze di lavoro (dovuta in gran parte al maggiore tasso di attività femminile), anche una crescita economica del 3 % all'anno sarebbe insufficiente ad ottenere una riduzione della disoccupazione, a meno  che l'occupazione non risponda alla crescita della produzione in maniera più intensiva che nel passato. È quindi essenziale che si mobilitino nuove risorse a sostegno degli investimenti diretti a creare capacità produttive supplementari e a sfruttare le  nuove tecnologie. Sarà indubbiamente necessario anche un aumento della quota degli investimenti sul PIL, perché la Francia possa sfruttare pienamente il potenziale di crescita adizionale offerto dal completamento del mercato interno. Il proseguimento  della moderazione salariale ed un maggior rendimento degli investimenti sembrano pertanto rappresentare gli elementi chiave della strategia economica a medio termine.  La continua ripresa degli investimenti si troverebbe maggiormente stimolata se il governo riuscisse a riportare i tassi d'interesse a lungo termine in Francia maggiormente in linea con quelli della Germania. Il differenziale che esiste attualmente  riflette in parte le aspettative di un aggiustamento dei tassi di cambio e potrà quindi essere eliminato soltanto se i mercati finanziari e gli operatori economici nutriranno maggior fiducia nel carattere definitivo ed irrevocabile dall'impegno di  mantenere un rapporto stabile tra il franco e il marco.  Questa maggior fiducia nella stabilità del contesto macroeconomico non potrà essere instaurata dalla sola politica monetaria. Un ruolo fondamentale in materia competerà all'indirizzo della politica di bilancio e alla sua applicazione, al funzionamento  del mercato del lavoro e alla formazione dei salari. La politica di bilancio dovrà, dal canto suo, tenere conto dell'equilibrio finanziario generale e, più in particolare, della quota dei risparmi delle famiglie, la cui flessione negli ultimi anni può  aver contribuito a mantenere elevati i tassi d'interesse reali. Se il saggio di risparmio continuasse a diminuire al ritmo osservato negli ultimi anni, ciò contribuirebbe ovviamente alla ripresa della domanda interna, ma creerebbe una situazione più  fragile della bilancia dei pagamenti e rafforzerebbe gli argomenti a favore di una politica prudente delle finanze pubbliche.  La strategia di bilancio dell'attuale governo, pur comportando priorità diverse in relazione alla spesa e agli sgravi fiscali, prosegue quella dei governi precedenti in ordine alla riduzione del disavanzo, in percentuale del PIL, e al rallentamento  della tendenza ascendente del debito pubblico. Una continuazione e un rafforzamento della politica di adattamento strutturale dell'economia aumenterebbero la credibilità di questa strategia di risanamento del bilancio, dato che essa riposa sull'impotesi  di una vivace espansione dell'attività economica. La soppressione delle restrizioni residue ai movimenti di capitali, decisa recentemente dal Consiglio, accentua ancora l'esigenza di una politica di bilancio e di adattamento struttPrincipali aggregati  economici 1961-1989 (13)  FRANCIA (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 196l-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (() 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti ()) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche ()) 15. Debito pubblico lordo ()) 16. Interessi pagati sui debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno)  (·) 18. Tassi dinteresse a lungo termine (§) (;) 1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione.  1987-1989: stime e previsioni economiche settembre/ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (%) PIL ai prezzi di mcrcato costanti per occupato.  (& ) Calcolato applicando il deflatore del PIL.  (() In percentuale della forza di lavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) M 3 R.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 10,7 13,7 14,6 10,5 8,9 7,5 6,9 4,9 5,9 5,3 5,6 2,6 2,5 0,7 1,4 1,7 2,1 2,3 3,1 2,8 4,9 10,8 11,7 9,7 7,5 5,7 4,7 2,5 2,7 2,5 7,6 0,8 -1,4 -3,6 -2,3 1,1 3,0 3,4 6,9 5,4 : 0,1 -2,4 -3,6 -3,1 -0,9 1,9 2,2 4,5 3,4 : 1,9 1,5 -3,4 0,2 4,6 3,8 4,4 8,8 6,8 23,7 23,2 21,4 20,2 19,3 19,0 18,8 19,0 19,6 20,1 : 3,4 3,4 3,3 3,0 3,2 3,2 3,4 3,4 3,4 : 19,8 17,9 17,0 16,3 15,8 15,6 15,6 16,2 16,7 5,8 2,3 3,5 -0,7 0,5 2,2 3,7 3,3 3,0 2,7 0,9 0,5 3,8 -2,6 -3,1 -0,5 -0,1 -0,4 -1,0 -0,1 1,1 0,8 3,5 -2,0 -1,8 0,1 -0,1 -0,3 -1,0 -0,2 4,7 11,2 11,5 9,7 7,5 5,7 2,5 3,2 2,7 2,7 9,9 14,8 14,1 10,1 8,6 6,6 4,0 3,3 3,8 3,8 5,1 3,2 2,3 0,4 1,0 0,9 1,5 0,1 1,0 1,0 4,8 3,6 2,1 0,4 1,1 0,8 -0,7 0,7 1,0 1,3 4,9 2,4 2,4 1,1 2,3 2,1 1,8 2,2 2,5 2,3 100,0 106,2 108,3 107,5 106,2 104,9 102,3 100,9 99,4 98,4 0,0 1,1 -0,3 -0,7 -1,2 -1,2 -2,5 -1,5 -1,4 -1,0 : : : : : : : : : :  100,0 92,9 87,4 84,6 83,0 84,4 86,9 86,1 83,2 :  -0,9 0,1 -4,8 -3,2 -2,0 1,8 2,9 -0,9 -3,4 :  100,0 90,4 88,4 87,5 88,5 90,4 89,9 86,6 84,2 :  -1,3 0,2 -2,4 -1,0 1,1 2,2 -0,6 -3,7 -2,7 :  0,7 0,2 0,2 -0,4 -0,9 -0,4 0,3 0,1 0,6 0,5 1,1 5,1 8,7 8,9 10,0 10,5 10,7 10,8 10,7 10,8 0,2 -0,4 -2,1 -0,8 0,0 0,1 0,6 -0,3 0,1 0,1 : -1,0 -2,8 -3,2 -2,8 -2,8 -2,9 -2,5 -1,9 -1,8 : 23,6 27,9 29,5 31,8 33,8 35,1 36,7 37,2 37,8 : 1,3 2,0 2,6 2,7 2,9 2,9 2,8 2,9 2,9 13,7 13,4 11,4 11,5 9,5 6,8 6,3 7,3 : :  6,9 11,7 15,6 13,6 12,5 10,9 8,4 9,4 9,2 : PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 388D0655.3IRLANDA Grandi progressi verso il risanamento degli squilibri, ma crescita economica che non genera ancora un numero sufficiente di posti di lavoro L'economia irlandese, che all'inizio degli anni Ottanta presentava uno dei tassi d'inflazione più elevati della Comunità, un enorme disavanzo dei conti con l'estero e un'ascesa a spirale del debito pubblico, ha fatto negli ultimi anni notevoli progressi  verso la stabilità. Nel 1987 l'inflazione dei prezzi al consumo era prossima alla media della CE, e per la prima volta dal 1967, il saldo della bilancia dei pagamenti correnti presentava un attivo. È stata inoltre intrapresa l'applicazione di misure  rigorose, sostenuta da un ampio consenso politico, per frenare la spesa pubblica e ridurre il disavanzo del bilancio pubblico. La domanda interna è così diminuita nel 1987 ed ha ristagnato nel 1988, in parte in conseguenza delle politiche di  stabilizzazione necessarie. Tuttavia, grazie alla vivacità del commercio mondiale e ai miglioramenti della competitività irlandese, l'espansione delle esportazioni è stata eccezionalmente vigorosa, portando ad una crescita del PIL del 4 % nel 1987 e di  quasi il 3 % nel 1988. La struttura della crescita economica del 1989 riposerà probabilmente su una base più ampia e potrebbe portare ad un ulteriore esiguo incremento dell'occupazione; tuttavia, nonostante la forte emigrazione, l'elevatissimo tasso di  disoccupazione non dovrebbe scendere che marginalmente.  Un arduo compito per l'economia irlandese: ottenere una crescita economica più rapida e generatrice di maggiore occupazione Il difficile compito che le autorità devono affrontare nel medio periodo è continuare a ristabilire le condizioni necessarie per mantenere un tasso di crescita economica elevato, massimizzando nel contempo il suo potenziale in termini di posti di  lavoro. Data l'esigenza di proseguire ancora per qualche tempo la politica di risanamento del bilancio, la crescita e l'occupazione riposeranno, più ancora che nella maggior parte di altri Stati membri, sulla risposta del sistema produttivo al  migliorato contesto economico. La recente decisa flessione dei tassi d'interesse nominali rappresenta una prima condizione importante di tale risposta, ma sarebbero adeguati altri provvedimenti, diretti ad influenzare i risultati dell'economia dal lato dell'offerta. L'efficiente funzionamento  dei mercati, aspetto cruciale per le prospettive di crescita economica sostenuta e di creazione di posti di lavoro, assume ancora maggiore importanza nel contesto del completamento del mercato interno, in cui sarà essenziale la flessibilità in risposta  alla maggiore concorrenza e alle nuove condizioni del mercato. Sul mercato del lavoro, una formazione professionale di migliore qualità, l'incoraggiamento di orari lavorativi più flessibili e una certa deregolamentazione contribuirebbero a convertire i  miglioramenti produttivi in maggiore occupazione. La deregolamentazione non dovrebbe però essere limitata al mercato del lavoro.  Il consolidamento dei progressi realizzati nel riequilibrio del bilancio costituisce la priorità per il 1989 Sebbene le prospettive di crescita economica siano più rosee di alcuni anni fa, il processo di risanamento del bilancio deve continuare ad avere la precedenza rispetto ad altre considerazioni, per realizzare l'obiettivo del governo di stabilizzare per  il 1990 il rapporto fra debito pubblico e PIL (al livello del 120 % circa, che è già uno dei più elevati nella Comunità). È quindi auspicabile proseguire nella riduzione tendenziale dell'entità del fabbisogno di finanziamento del Tesoro, rispetto al  PIL, da realizzarsi una volta di più mediante tagli alla spesa pubblica, ma ponendo maggiormente l'accento sulla riduzione delle spese correnti piùttosto che di quelle in conto capitale. La ristrutturazione del sistema tributario resta opportuna e dovrà  essere finanziata rispettando il vincolo dell'aggiustamento di bilancio necessario. La restrizione delle spese correnti sarà ancora più necessaria, nei prossimi anni, tenuto conto dell'esigenza di aumentare gli investimenti in infrastrutture, nel  contesto del notevole aumento degli interventi finanziati dai fondi strutturali della Comunità.  Principali aggregati economici 1961-1989 (;) IRLANDA (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice: 196l-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (() 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti ()) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche ()) 15. Debito pubblico lordo ()) 16. Interessi pagati sul debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno)  (·) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (§) (;) 1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione.  1987-1989: stime e previsioni economiche settembre-ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (;) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato.  (& ) Calcolato applicando il deflatore del PIL.  (() In percentuale della forza di lavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) M 3.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 11,8 19,7 17,8 9,7 11,1 6,1 5,3 6,6 5,2 6,5 4,4 4,3 2,3 -0,6 3,2 1,1 -0,3 4,1 2,9 3,2 7,1 14,8 15,2 10,4 7,7 5,0 5,6 2,5 2,3 3,2 10,0 4,6 -3,4 -9,3 -2,4 -4,4 -3,5 -1,0 0,4 3,6 : 4,3 -4,8 -12,2 -13,5 -7,5 -5,3 -6,5 -6,9 1,0 : 5,6 -5,8 -5,0 9,2 4,9 0,3 3,6 6,0 5,4 21,2 26,7 26,5 23,3 21,7 20,4 18,7 17,5 17,2 17,4 : 5,3 5,1 4,5 3,9 4,0 3,7 2,9 2,3 1,9 : 21,4 21,4 18,7 17,8 16,4 15,0 14,6 14,9 15,5 5,4 3,5 -2,1 -2,9 0,2 -1,3 0,8 -1,5 -0,2 1,5 1,4 2,1 -2,6 -5,2 -3,1 -4,0 -2,9 -5,1 -4,2 -1,2 1,5 2,4 -3,0 -4,7 -1,9 -3,6 -2,9 -5,1 -4,3 -1,4 6,0 16,6 15,3 8,6 9,4 4,5 3,6 3,1 2,1 2,8 11,3 19,3 14,4 12,0 11,7 6,4 5,1 5,1 3,5 3,9 5,0 2,3 -0,8 3,2 2,1 1,8 1,5 1,9 1,3 1,1 3,9 3,9 -0,7 1,5 3,8 1,3 -0,5 2,6 1,1 0,8 4,3 3,3 2,3 1,3 5,2 3,3 0,1 4,2 2,9 2,8 100,0 101,4 98,0 98,1 96,8 94,9 94,4 92,9 91,3 89,5 -0,4 0,6 -2,9 0,2 -1,3 -1,9 -0,6 -1,5 -1,7 -2,0 : : : : : : : : : :  100,0 95,8 100,9 102,9 101,3 101,7 107,0 102,6 98,9 :  0,3 -0,5 3,3 1,9 -1,5 0,4 5,2 -4,0 -3,7 :  100,0 93,0 100,5 104,4 105,5 106,2 108,2 101,3 98,1 :  0,1 -0,6 5,7 3,9 1,1 0,6 1,9 -6,3 -3,2 :  0,1 0,9 0,0 -1,9 -1,9 -2,2 -0,4 -0,1 0,0 0,4 4,8 8,4 12,3 14,9 16,6 17,9 18,2 19,2 18,7 18,2 -2,5 -8,6 -10,6 -6,9 -6,0 -3,8 -2,4 1,3 2,6 3,5 : -10,5 -13,7 -11,6 -9,6 -11,1 -11,0 -9,1 -6,5 -6,1 : 70,9 87,2 97,3 102,1 105,0 116,5 119,8 123,3 124,9 : 5,6 9,0 9,3 9,4 10,4 9,8 9,9 9,7 9,4 12,1 19,2 13,0 5,6 10,1 5,3 -1,0 10,9 : :  2,2 14,6 17,0 13,9 14,6 12,7 11,1 11,3 9,7 :   ITALIA Forte crescita economica sostenuta da miglioramenti della produttività, ma difficile da mantenere L'attività economica ha segnato negli ultimi cinque anni un'espansione accelerata, mentre veniva mantenuta la stretta monetaria e dal 1983 la politica di rigore veniva applicata anche alle retribuzioni. Nel 1988 si è avuta una rapida accelerazione della  crescita economica, dovuta principalmente alla ripresa generalizzata dell'attività economica nella Comunità. Il PIL in termini reali potrebbe aumentare quest'anno quasi del 4 %, il che rappresenterebbe il tasso di crescita più elevato ottenuto dal 1979.  Finora quest'evoluzione non ha avuto che conseguenze limitate sull'occupazione, dato che le imprese hanno voluto salvaguardare la loro competitività all'esportazione e prepararsi per il mercato interno del 1992, ristrutturando il personale. I fattori  demografici hanno così continuato a spingere verso l'alto il tasso di disoccupazione.  I risultati conseguiti nella disinflazione, dopo il calo dei prezzi del petrolio nel 1986, non sono migliorati ulteriormente nel 1988, con un tasso d'inflazione che dalla fine del 1987 si è stabilizzato sul 5 %. Recentemente, notevoli aumenti  retributivi in alcuni comparti del settore pubblico hanno dimostrato l'assoluta necessità di mantenere il costo unitario del lavoro in linea con la media della Comunità e di trovare una soluzione adeguata al problema del disavanzo del settore pubblico,  che è fra i più elevati della Comunità. La pressione esercitata sul mercato dei capitali al momento del rinnovo del debito pubblico aumenta la vulnerabilità dell'economia alle influenze esterne, nonostante l'eccellente risultato delle esportazioni, che  dovrebbe mantenere il disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti entro limiti ragionevoli, tanto nel 1988 (0,4% del PIL) che nel 1989 (0,6 %). I.e prospettive dipendono però ampiamente dall'effettiva applicazione del programma di stabilizzazione  delle finanze pubbliche nel medio periodo, che comporterà probabilmente un lieve rallentamento dell'attività nel 1989.  Esigenza di migliorare l'equilibrio strutturale e finanziario I recenti risultati economici non hanno diminuito che di poco lentità degli aggiustamenti che restano necessari tanto nel settore privato che in quello pubblico.  Nel 1987, l'accentuato rallentamento dei prezzi dei beni d'investimento ha contribuito a stimolarne la domanda; questa modifica dei prezzi relativi ha intensificato il processo di sostituzione dei fattori. È stato così ritardato ogni rafforzamento della  domanda di manodopera ed è aumentata la penetrazione delle importazioni, dato che la produzione di certi beni d'investimento altamente specializzati è stata abbandonata, a vantaggio delle importazioni fattesi più convenienti. Inoltre, la prospettiva del  mercato interno e gli squilibri competitivi a livello internazionale, che trovano riflesso nei differenziali del tasso di cambio reale, hanno intensificato lo sforzo di innovazione e riorganizzazione nell'ambito del settore delle imprese, che sta dando ora alcuni frutti ma che, in assenza di una politica salariale più rigorosa,  potrebbe portare con il tempo ad un restringimento della base produttiva.  Per di più, il debito pubblico (che nel 1987 superava il 90 % del PIL) rappresenta un elemento di instabilità, per la sua ampiezza e composizione. La scadenza media del debito pubblico italiano è infatti fra le più brevi della Comunità, con date di  rinnovo concentrate nei prossimi due anni; quest'anno, su un saldo di indebitamento che potrà probabilmente essere limitato all'l I % del PIL, la componente dovuta al servizio del debito pubblico rappresenta ben l'8 % del PIL. Questa situazione non si è  fatta finora totalmente insostenibile, grazie soprattutto all'elevato saggio di risparmio delle famiglie e all'aumento dei tassi d'interesse reali.  Un contenimento delle retribuzioni e un controllo del bilancio sono necessari per far scendere i tassi d'interesse Le prospettive a medio termine indicherebbero la necessità di compiere ogni sforzo per poter far fronte, in condizioni monetarie meno rigorose, alle scadenze che rapidamente si avvicinano. Un tale allentamento della stretta monetaria sarà possibile solo  dopo aver realizzato un più rigoroso controllo dell'inflazione e del disavanzo del settore pubblico. Nel contesto di una maggiore apertura dei mercati delle merci e dei capitali, sarà essenziale mantenere i salari nominali in linea con quelli degli  altri paesi della Comunità e i futuri accordi salariali dovranno tenere conto di quest'aspetto. I costi relativi di produzione saranno infatti un fattore decisivo nella distribuzione degli effetti positivi offerti dal mercato interno nel 1992.  La capacità di ottenere buoni risultati, nell'ambito di un mercato interno unificato, dipenderà ampiamente dalla politica di bilancio e dall'effettiva applicazione del programma di stabilizzazione nel medio periodo che il governo ha presentato al  Parlamento a fine maggio. Lo sforzo per controllare il livello del debito pubblico dovrà essere accompagnato da un miglioramento parallelo della qualità dei servizi pubblici, determinante per l'efficienza e la competitività dell'intero sistema  economico. È evidente che in un mercato interno unificato i paesi che continuano a presentare squilibri strutturali accentuati saranno costretti ad adattarsi molto rapidamente, con un costo elevato. Il programma del governo e la legge finanziaria del  1989 sono chiaramente diretti ad evitare tali difficoltà. L'azione in corso è particolarmente importante per garantire che il completamento del mercato interno offra un margine di manovra che possa essere pienamente utilizzato per lo sviluppo delle  capacità produttive e dell'occupazione.  Principali aggregati economici 1961-1989 (14)  ITALIA (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice: 196l-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (() 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti ()) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche ()) 15. Debito pubblico lordo ()) 16. Interessi pagati sul debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno)  (·) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (§) (;) 1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione.  1987-1989: stime e previsioni economiche settembre-ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (;) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato.  (& ) Calcolato applicando il deflatore del PIL.  (() In percentuale della forza di lavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) M 2 N.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 11,0 20,8 16,5 15,9 14,1 11,8 11,0 8,7 8,7 7,5 5,3 2,6 0,2 0,5 3,5 2,7 2,7 3,1 3,9 3,2 5,4 17,7 16,2 15,3 10,2 8,8 8,0 5,4 4,6 4,1 4,3 0,5 -5,7 -1,6 4,4 3,3 1,2 5,2 4,9 3,8 : -0,3 -6,7 -0,9 0,5 -0,4 -0,6 -1,3 1,2 1,7 : 3,0 -6,8 -5,7 15,1 11,4 5,0 11,5 8,0 5,5 25,9 24,4 22,3 21,3 21,2 21,2 20,1 20,0 20,1 20,1 : 3,0 3,7 3,7 3,6 3,8 3,6 3,5 3,6 3,6 : 21,4 18,6 17,5 17,6 17,4 16,6 16,5 16,5 16,5 5,5 2,0 0,3 -0,5 4,5 3,2 3,6 4,6 4,4 3,5 0,6 0,2 0,1 -2,5 1,2 0,5 -0,2 1,2 0,7 0,8 0,7 0m5 -0,4 -1,8 2,9 1,1 -0,2 1,3 0,7 0,7 4,8 17,6 15,9 14,8 11,4 9,3 6,1 4,8 4,9 4,6 11,6 20,5 16,2 16,0 11,4 10,2 7,7 8,7 7,0 7,5 6,5 2,5 0,2 1,0 0,0 0,8 1,5 3,8 1,9 2,7 5,9 2,4 0,0 0,6 1,1 1,3 -0,3 3,1 2,2 3,2 5,7 1,9 -0,3 0,0 2,7 1,3 1,9 3,2 3,4 2,6 100,0 107,5 107,8 108,5 106,8 106,7 104,3 104,3 103,1 103,7 0,2 0,5 0,3 0,6 -1,6 -0,1 -2,2 -0,1 -1,1 0,6 : : : : : : : : : :  100,0 89,2 92,8 99,9 99,2 99,0 105,2 109,4 106,5 :  -0,3 -0,3 1,4 7,6 -0,7 -0,2 6,3 3,9 -2,6 :  100,0 85,8 93,6 103,6 106,4 106,6 109,0 110,0 108,0 :  -0,8 -0,2 4,4 10,7 2,7 0,1 2,3 0,9 -1,8 :  -0,4 0,7 0,6 0,5 0,8 1,4 0,8 -0,1 0,5 0,6 5,2 6,2 9,7 11,0 12,0 12,9 13,7 14,0 15,0 14,5 1,5 -0,7 -1,6 0,3 -0,6 -0,9 0,8 -0,1 -0,4 -0,6 : -8,4 -11,3 -10,6 -11,5 -12,5 -11,4 -10,5 -10,0 -10,0 : 58,7 66,3 71,9 77,1 83,7 87,9 92,6 96,6 101,4 : 4,5 7,1 7,5 8,0 8,0 8,5 8,2 8,4 8,9 15,4 18,5 18,0 12,3 12,1 11,1 9,4 8,3 : :  7,0 14,2 20,9 18,0 15,0 14,3 11,7 11,3 12,1 :   LUSSEMBURGO La ristrutturazione dell'economia lussemburghese ne ha lievemente ridotta la dipendenza dalle condizioni del mercato siderurgico internazionale, ma la politica economica continua ad avere possibilità di manovra limitate La ristrutturazione dell'economia lussemburghese, intrapresa una decina d'anni fa, ha ridotto l'importanza relativa dell'industria siderurgica, permettendo una diversificazione della struttura economica grazie ad un più rapido insediamento di imprese  straniere e allo sviluppo del settore dei servizi finanziari e altri.  Nel 1988 l'incremento dell'attività economica, sostenuto dalla vivacità delle esportazioni, è rimasto in linea con la media della Comunità, nonostante un certo rallentamento della domanda interna. Nel 1989, il tasso di crescita del PIL non dovrebbe  scendere che marginalmente: mentre rallenterebbe l'incremento delle esportazioni, in particolare di prodotti siderurgici, i consumi privati, sostenuti da consistenti aumenti salariali, saranno probabilmente alquanto vigorosi.  L'assenza di un mercato interno di dimensioni adeguate rende l'economia lussemburghese fortemente dipendente dalla congiuntura internazionale. La crescita generale e l'incremento dell'occupazione dipenderanno pertanto dall'evoluzione dell'attività nei  paesi vicini. Il proseguimento di una politica economica prudente, diretta a diversificare le strutture e a salvaguardare la competitività, dovrebbe permettere al Lussemburgo di mantenere un tasso di crescita vicino a quello della Comunità nel suo  complesso, senza perturbare gli equilibri esistenti.  Il proseguimento della politica di diversificazione delle strutture economiche dovrebbe a sua volta evitare che la predominanza dell'industria siderurgica venga sostituita dalla predominanza del solo settore finananziario. Essendo difficile  intensificare le attività di ricerca scientifica su base individuale, data la forte presenza di piccole e medie imprese, estremamente importante appare lo sviluppo di centri di tecnologia,previsto da una recente legge. L'introduzione di nuove tecnologie  nel quadro del processo di ristrutturazione richiederà maggiori sforzi per migliorare le qualifiche e la formazione professionale.  PAESI BASSI Prosegue l'adattamento delle strutture economiche e la crescita si avvicina nuovamente alla media comunitaria Grazie alla svolta impressa alla politica economica nell'autunno del 1982, numerosi squilibri sono stati gradualmente ridotti (fra cui lo squilibrio delle finanze pubbliche), il livello degli investimenti e dell'occupazione è aumentato e il tasso di  crescita del PIL sta nuovamente avvicinandosi a quello degli altri paesi della Comunità.  Nel 1988 e nel 1989 l'economia olandese proseguirà il processo di ristrutturazione, sfruttando pienamente la rinnovata vivacità dell'economia mondiale in generale e del commercio intracomunitario in particolare. Nel 1988, l'accelerazione della domanda  di esportazioni e il forte aumento degli investimenti compensano il rallentamento dei consumi privati, dovuto in parte agli effetti dell'espansione più moderata del reddito reale disponibile. Il tasso di crescita del PIL potrebbe superare il 2 % in  termini reali, e dovrebbe accelerare lievemente nel 1989.  È in corso la riduzione del disavanzo del bilancio dell'amministrazione pubblica centrale, conformemente alle previsioni del programma governativo: l'indebitamento netto dovrebbe scendere al 6,7 % del reddito nazionale netto nel 1988 e al 6,0 % nel 1989  (;). Grazie al gettito fiscale maggiore del previsto, il governo pocrà ridurre le aliquote di imposizione nel 1988 e nel 1989, anche se verrà lievemente superato il livello di spesa previsto nel programma pluriennale. È probabile quindi che venga  realizzato l'obiettivo previsto nella dichiarazione del governo, per quanto riguarda l'onere fiscale complessivo. Per contro, i progressi fatti in ordine al tasso di disoccupazione sono nettamente meno rapidi del previsto, nonostante una prolungata  crescita dell'occupazione.  La politica di risanamento dovrebbe continuare al di là del 1989, per garantire una crescita equilibrata nel medio periodo Gli sforzi volti a ridurre le rigidità nel funzionamento del mercato del lavoro e a rendere più flessibile il sistema produttivo dovranno proseguire al di là del 1989, per permettere un più agevole adattamento alle nuove condizioni concorrenziali, nel  contesto del mercato unico europeo. Ciò presuppone, tra l'altro, che si attui un'ulteriore riduzione del disavanzo di bilancio, condizione necessaria per arrestare l'aumento del debito pubblico in relazione al PIL, e si portino le aliquote impositive  maggiormente in linea con quelle degli altri paesi della CE.  Un miglior controllo della spesa pubblica, ottenuto limitando gli interventi pubblici e il loro costo, spianerebbe la via alla riforma fiscale che, a partire dal 1990, dovrebbe semplificare notevolmente il sistema tributario. Nel frattempo, occorre  badare a che le entrate tributarie superiori al previsto che affluiscono attualmente non diano luogo ad un superamento eccessivo delle previsioni di spesa iscritte nel programma pluriennale. Al proposito, appare positiva la riduzione delle aliquote  dell'IVA, diretta a mantenere il potere d'acquisto e a contribuire all'armonizzazione fiscale prevista in relazione con il completamento del mercato interno per la fine del 1992. Positive sono anche alcune altre misure, in particolare quelle a ridurre  la spesa pubblica per l'assicurazione malattia e invalidità e per gli interventi sul mercato delle abitazioni.  Nella riduzione della disoccupazione sono già stati conseguiti alcuni risultati, ma la lotta alla disoccupazione dovrà essere proseguita, soprattutto facendo salire il tasso di investimento, mantenendo la moderazione salariale e applicando misure  selettive per un più rapido reinserimento di talune categorie di disoccupati nel processo produttivo.  (;) Pari, respettivamente al 6,1 % e al 5,4 % del PIL.   Principali aggregati economici 1961-1989 (15) PAESI BASSI (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi (16) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (17) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (18) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (19) - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice: 196l-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (20) 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti (21) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche (22) 15. Debito pubblico lordo (23) 16. Interessi pagati sul debito pubblico (24) 17. Base monetaria (a fine anno)  (25) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (26) 1987-1989: stime e previsioni economiche settembre-ottobre 1988.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 11,2 9,1 PORTOGALLO Forte miglioramento dei risultati macroeconomici, ma insufficiente risanamento del bilancio Dopo la fase di severo aggiustamento tra il 1982 e il 1985 (in cui il saldo della bilancia dei pagamenti correnti è passato da una situazione di enorme disavanzo ad un attivo), l'economia portoghese ha conosciuto un'espansione ad un tasso più rapido di  quello degli altri Stati membri. L'evoluzione del reddito reale pro capite è tornata positiva, grazie anche al notevole miglioramento delle ragioni di scambio inerente alla flessione dei prezzi del petrolio, mentre gli investimenti delle imprese  segnavano una decisa ripresa, stimolata dal miglioramento del clima imprenditoriale e delle prospettive economiche in seguito all'adesione alla Comunità, e dall'orientamento della politica economica verso una maggiore stabilità. Per di più, il tasso di  aumento dei prezzi al consumo, che soltanto nel 1984 era quasi del 30 %, è stato riportato al di sotto del 10 %. Il consolidamento delle finanze pubbliche è stato tuttavia insufficiente ad arrestare l'aumento del rapporto tra debito pubblico e PIL ed è  risultato difficile ottenere l'ulteriore rallentamento dell'inflazione perseguito dalle autorità.  Il ritmo di espansione dell'attività sembrerebbe dover rallentare solo lievemente nel 1989: la domanda interna continuerebbe a crescere ad un tasso elevato, comportando un forte aumento delle importazioni, ma anche l'aumento della produzione interna  resterebbe sostenuto. Si potrà così avere un ulteriore incremento dell'occupazione, che tuttavia difficilmente eccederà quello necessario per assorbire l'aumento delle forze di lavoro. La disoccupazione presenterebbe una lieve flessione. Il saldo della  bilancia dei pagamenti correnti tornerebbe negativo, per un importo pari all'1,5 % del PIL.  Il compito principale: ulteriore risanamento del bilancio e disinflazione Il tasso corrente di aumento dei prezzi al consumo è notevolmente superiore alla media CE e un suo pronunziato rallentamento negli ultimi mesi del 1988 e nel 1989 resta un obiettivo prioritario del governo. Un tale rallentamento è tanto più importante per il fatto che una notevole riduzione del differenziale d'inflazione va considerata come la condizione  principale per un soddisfacente completamento dell'integrazione del Portogallo nella Comunità e in particolare per la sua partecipazione, a termine, allo SME.  Affinché il tasso d'inflazione rallenti, conformemente alle intenzioni ufficiali, è indubbiamente necessaria una decelerazione della dinamica dei salari pro capite, ancora eccessivamente elevata. Parrebbe tuttavia essenziale anche utilizzare più  attivamente gli strumenti della politica fiscale e monetaria per lottare contro l'inflazione. Una consistente riduzione dell'indebitamento della pubblica amministrazione servirebbe infatti non solo a frenare l'aumento del debito pubblico, ma anche a  ridurre il livello del finanziamento monetario, contribuendo così a contenere i tassi d'interesse reali. Una ripresa del processo di risanamento del bilancio è necessaria, inoltre, per permettere l'aumento dei crediti di bilancio necessari per  accompagnare il sensibile incremento dei trasferimenti provenienti dai fondi strutturali della Comunità nei prossimi anni. In tal modo, le risorse finanziarie supplementari non provocherebbero nuove pressioni inflazioniste nell'economia.  Tuttavia, l'accelerazione del processo di recupero dipenderà anche fortemente dalla capacità dell'economia portoghese di adattare le sue strutture ed istituzioni alle nuove condizioni del mercato interno. Ciò richiederà non solo ulteriori progressi  nella privatizzazione e nell'applicazione della riforma fiscale già approvata, ma anche decise misure per migliorare la qualità, le qualifiche e la formazione delle forze di lavoro e per aumenPrincipali aggregati economici 1961-1989 (27) PORTOGALLO (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi (28) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (29) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (30) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (31) - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice: 196l-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (32) 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti (33) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche (34) 15. Debito pubblico lordo (35) 16. Interessi pagati sul debito pubblico (36) 17. Base monetaria (a fine anno)  (37) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (38) 1987-1989: stime e previsioni economiche settembre-ottobre 1988.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 11, 23,2 23REGNO UNITO Prosecuzione della forte crescita economica con segni di surriscaldamento L'economia del Regno Unito è cresciuta ad un tasso annuo di oltre il 3 % per sette anni consecutivi. Il risultato recente ha superato le aspettative e quest'anno il tasso di crescita del PIL reale sarà probabilmente di quasi il 4 %. Il tasso di  disoccupazione, attualmente intorno all'8,5 % , è diminuito continuamente dalla metà del 1986 e le condizioni del mercato del lavoro si sono notevolmente rafforzate. Il settore dell'edilizia conosce un boom. Gli investimenti delle imprese hanno segnato  una decisa ripresa, quale risposta ritardata al forte aumento della redditività.  Tuttavia, il ritmo di crescita ha causato timori di surriscaldamento. L'utilizzo delle capacità produttive ha raggiunto un livello elevato. Il rapido tasso di crescita è il frutto della coincidenza di un boom degli investimenti con il persistere della  vivacità dei consumi privati, alimentata dal forte incremento delle retribuzioni reali, da una rapida espansione del credito. Il tasso d'incremento dell'indice dei prezzi al consumo negli ultimi dodici mesi ha fatto un balzo verso l'alto, passando da  livelli del 3- 4 % nel 1987 verso il 6 % nell'ultima parte del 1988, in parte per l'incidenza del maggior costo del credito ipotecario. La domanda ha superato la capacità immediata di risposta dell'economia, riversandosi sempre più sulle importazioni,  mentre rallentava quest'anno la crescita delle esportazioni e si allargava rapidamente il disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti.  Buoni risultati dal lato dell'offerta, ma scarsi progressi nella disinflazione Sebbene da un anno a questa parte la crescita sia stata insostenibilmente rapida, i risultati economici ottenuti dal Regno Unito appaiono oggi favorevoli, sotto molti rispetti, a confronto sia dell'esperienza precedente, sia dei risultati conseguiti da  altri paesi membri. Il più rapido successo delle politiche di adattamento strutturale applicate nel Regno Unito è manifestato non solo dal veloce recupero della produttività dell'industria manifatturiera, salita verso i migliori livelli della Comunità,  ma anche dalla capacità dell'economia di creare nuovi posti di lavoro. Dal 1983 l'occupazione è aumentata di oltre l'1,5 % all'anno, anche se persistono notevoli disparità regionali. Il saggio dei profitti delle società è migliorato costantemente.  Inoltre, grazie all'efficace controllo della spesa pubblica, il bilancio presenta ormai un saldo attivo e notevoli progressi sono stati fatti nel campo della riforma fiscale. In particolare, è stata attuata una notevole semplificazione del sistema di  imposta sui redditi delle persone fisiche, che comporta attualmente soltanto due aliquote, del 25 e del 40 %, molto ridotte rispetto al passato.  La rapida crescita della domanda ha permesso di fare, negli ultimi anni, solo esigui progressi nella via di un ulteriore rientro dell'inflazione. L'aumento annuo delle retribuzioni medie, rimasto ostinatamente vicino al 7,5 % dal 1983, si è accelerato  al 9 % verso la metà del 1988 (il che è spiegato in parte dal maggior numero di ore di lavoro straordinario, dal pagamento di premi di produzione e da un recupero delle retribuzioni del settore pubblico). Finora, gli effetti degli increment retributivi  sono stati compensati da miglioramenti della produttività, soprattutto nell'industria manifatturiera, ma tali miglioramenti, legati in parte al ciclo congiunturale, sono destinati a ridursi con il rallentamento della crescita della produzione, cosicché,  a meno di una corrispondente decelerazione della dinamica salariale, si avranno crescenti ripercussioni sui costi e sui prezzi. La rigidità del processo di formazione dei salari, con le sue conseguenze per l'inflazione e la competitività, resta uno dei  problemi fondamentali per l'economia del Regno Unito.  È sufficiente la pressione esercitata sull'inflazione dalla politica economica attuale? Alcuni degli squilibri dell'economia si correggeranno automaticamente nel medio periodo. La forte ripresa degli investimenti delle imprese comporta un notevole incremento del potenziale produttivo dell'economia. Dato che la crescita economica rallenta e  i profitti delle società aumentano ad un ritmo meno rapido, le imprese saranno meno disposte a concedere incrementi salariali così elevati. Si può inoltre prevedere una ripresa del risparmio delle famiglie, dato che i tassi d'interesse elevati e un  raffredamento nei mercati delle attività finanziarie e immobiliari ridurranno la disponibilità ad un maggiore indebitamento. Resta però da vedere l'entità dell'effetto esercitato da questi fattori sull'inflazione e sul disavanzo della bilancia dei  pagamenti correnti.  Sorge così la questione del modo migliore per sfruttare ogni margine disponibile per la manovra di politica fiscale. In particolare, occorre procedere con prudenza nell'applicazione delle ulteriori riduzioni dell'aliquota di base dell'imposta sui  redditi, alle quali il governo si è impegnato. Per evitare un'espansione troppo rapida della domanda e contenere le pressioni inflazioniste può essere necessario continuare per vari anni ad avere un bilancio del settore pubblico in attivo. Una parte del  margine fiscale eventualmente disponibile potrebbe essere sfruttata in forme che migliorino ulteriormente il potenziale produttivo, ma abbiano minori effetti diretti sui consumi privati e sulle importazioni, per esempio riducendo il costo, per i datori  di lavoro, dell'assunzione di ulteriore manodopera e aumentando il rendimento degli investimenti al netto delle imposte.  Sebbene all'inizio del 1988 si sia avuto un certo irrigidimento generale della politica monetaria, i tassi d'interesse erano ridotti, giacché la sterlina era soggetta a forti pressioni al rialzo, in parte speculative. Dal mese di giugno, i tassi  d'interesse sono saliti nel complesso di 4,5 punti percentuali, in seguito all'ulteriore notevole stretta della politica monetaria. Questo fatto contribuirà a mantenere le pressioni inflazioniste sotto controllo.I recenti aumenti dei tassi d'interesse  sono stati accompagnati dalla relativa stabilità della sterlina, sia pure ad un livello di tassi di cambio, nei confronti delle altre valute europee, più elevati che all'inizio dell'anno. Nel medio periodo, una politica fiscale rigorosa dovrebbe  permettere di limitare l'espansione monetaria, senza ricorrere a tassi d'interesse molto elevati, il cui persistere potrebbe ripercuotersi sugli investimenti. La politica monetaria dovrebbe inoltre essere coerente con l'obiettivo di una maggiore  stabilità dal tasso di cambio.  >Principali aggregati economici 1961-1989 (39)  REGNO UNITO (Salvo indicazione contraria variazioni annuali in %) 1. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - costruzioni - macchinari e attrezzature 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (=) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte - a prezzi costanti - in termini relativi rispetto a 19 paesi concorrenti - in termini relativi rispetto agli altri paesi membri 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (%) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (& ) - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto a 19 paesi concorrenti - indice: 196l-1973 = 100 - variazione annuale in percento - rispetto agli altri paesi membri - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione (() 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti ()) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche ()) 15. Debito pubblico lordo ()) 16. Interessi pagati sul debito pubblico ()) 17. Base monetaria (a fine anno)  (·) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (§) (;) 1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione.  1987-1989: stime e previsioni economiche settembre-ottobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Ai prezzi correnti.  (;) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato.  (& ) Calcolato applicando il deflatore del PIL.  (() In percentuale della forza di lavoro civile.  ()) In percentuale del PIL.  (·) M 3.  (§) Livelli.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 8,4 16,7  (1) previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione.(2) Previsioni settembre-ottobre 1988 dei servizi della Commissione. (3) La Comunità senza Grecia, Spagna e Portogallo.(4) Paesi che partecipano/che non partecipano al meccanismo di cambio dello SME. (5) Paesi che presentano un avanzo: B, D, IRL, L, NL; paesi che presentano un disavanzo: F, I, DK.(6) Paesi che partecipano/che non partecipano al meccanismo di cambio dello SME(7) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione. (8) Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo. (9) La composizione di tale gruppo o variabile e dipende dal livello del PIL pro capite (SPA) dell'anno di riferimento.(10) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione.(11). Il citato regolamento delinea in particolare un nuovo  modello di «collaborazione» tra la Comunità e gli Stati membri per garantire che i fondi contribuiscano validamente agli obiettivi di coesione economica e sociale.(12) GU n. L 185 del 15. 7. 1988, pag. 9.(13) GU n. L 63 del 5. 3. 1974, pag. 19.(14)  Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Gommissione.(15) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione (16) EUR 5 (B, D, F, IRL, I).(17) Costi salariali reali pro capite rapportati alla produttività (PIL su occupazione totale). (18) Previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione. (19) EUR 4. Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo; EUR 8: altri paesi CEE. (20) OCSE, Prospettive economiche, giugno 19(21) previsioni settembre/ottobre 1988 dei servizi della Commissione ($) B, D, NL, IRL, L. (22) DK, F, I. (23) 1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione.(24) A prezzi costanti. (25) Ai prezzi correnti. (26) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato. (27) Calcolato applicando il deflatore del PIL. (28) In percentuale della forza di lavoro civile. (29) In percentuale del PIL. (30) M 2 N. (31) Livelli. (32) 1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione.(33) A prezzi costanti. (34) Ai prezzi correnti. (35) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato. (36) Calcolato applicando il deflatore del PIL. (37) In percentuale della forza di lavoro civile. (38) In percentuale del PIL. (39) L. (40) Livelli.  JAHRESWIRTSCHAFTSBERICHT 1988/89 Vorbereitung auf 1992 -STATISTISCHER ANHANG- GRAFICI (1) A 1. Bilance dei pagamenti correnti e loro determinanti 58 A 2. Principali risultati delle inchieste della Comunità presso le imprese e presso i consumatori, EUR 12 59 A 3. Crescita del PIL reale e della domanda interna 60 A 4. Redditività, grado di utilizzo della capacità ed investimenti, EUR 12 61 A 5. Deflatore dei consumi privati, costi salariali unitari e crescita della base monetaria per unità di produzione (media ponderata variazione percentuale EUR 12) 62 A 6. Crescita della base monetaria M 2/M 3 e PIL, EUR 12 (variazioni annua percentuale) 63 A 7. Convergenza dei tassi d'inflazione nella Comunità e nei paesi partecipanti agli AEC (deflatore dei consumi privati) 64 A 8. PIL pro capite a prezzi costanti e in SPA 65 A 9. PIL reale, intensità del capitale ed occupazione, EUR 12 (media mobile su 5 anni dei tassi di crescita annui) 66 A 10. Costi salariali unitari reali, redditività, tassi d'interesse a lungo termine ed investimenti, EUR 12 67 TABELLE (2) A 11. Principali aggregati economici 1961-1989 di EUR 12 68 A 12. Convergenza delle evoluzioni dei prezzi (deflatore dei consumi privati, variazione annua in percentuale) 69 A 13. Costi salariali unitari nominali, variazione annua in percentuale 70 A 14. PIL pro capite ai prezzi di mercato correnti e standard di potere d'acquisto:  EUR 12 = 100 71 A 15. Reddito da lavoro dipendente pro capite, variazione annua in percentuale 72 A 16. Reddito da lavoro dipendente pro capite reale,variazione annuain percentuale 72 A 17. Produttività della manodopera (PIL a prezzi costanti per persona occupata, variazione annua in percentuale) 73 A 18. Costi salariali unitari reali: 1961-1969 = 100 73 A 19. Investimenti fissi lordi in percentuale del PIL 74 A 20. Investimenti in macchinari e attrezzature, variazione annua in percentuale 74 A 21. Tassi di interesse nominali a breve termine 75 A 22. Tassi di interesse nominali a lungo termine 75 A 23. Totale delle entrate delle amministrazioni pubbliche in percentuale del PIL 76 A 24. Totale delle spese delle amministrazioni pubbliche in percentuale del PIL 76 A 25. Accreditamento (+) o indebitamento (-) delle amministrazioni pubbliche in percentuale del PIL 77 A 26. Pagamenti degli interessi sul debito pubblico a) in percentuale del PIL 77 b) in percentuale del totale delle spese delle amministrazioni pubbliche 78 A 27. Debito pubblico lordo in percentuale del PIL nei paesi della Comunità 78 A 28. Tassi di cambio effettivi nominali, 1980 = 100 79 A 29. Tassi di cambio effettivi reali, 1980 = 100 80 TABELLA A 11 Principali aggregati economici 1961-1989 EUR 12 (;)  (Salvo indicatione contraria variazioni annuali in %) l. Prodotto interno lordo - a prezzi correnti - a prezzi costanti - deflatore implicito 2. Investimenti fissi lordi ($) - totale - costruzioni (=) - macchinari e attrezzature (=) 3. Quota degli investimenti fissi lordi sul PIL (%) - totale - pubblica amministrazione - altri settori 4. Impieghi finali nazionali, comprese le scorte ($) - EUR 12 - EUR 12 rispetto agli altri 9 paesi dell'OCSE 5. Inflazione (deflatore implicito dei consumi privati) 6. Redditi da lavoro dipendente pro capite - nominali - reali, applicando il deflatore dei consumi privati - reali, applicando il deflatore del PIL 7. Produttività (& ) 8. Costo reale del lavoro per unità di prodotto (() - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 9. Redditività (indice: 1961-1973 = 100) 10. Costo relativo del lavoro per unità di prodotto in moneta comune - rispetto agli altri 9 paesi dell'OCSE - indice: 1961-1973 = 100 - variazione annuale in percento 11. Occupazione 12. Tasso di disoccupazione ()) 13. Saldo della bilancia dei pagamenti correnti (·) 14. Accreditamento o indebitamento delle amministrazioni pubbliche (·) (§) 15. Debito pubblico lordo (·) (§) 16. Interessi pagati sul debito pubblico (·) (§) 17. Base monetaria (a fine anno) (;0) 18. Tassi d'interesse a lungo termine (;;) (;) 1961-1986: Eurostat e servizi della Commissione.  1987-1989: Previsioni economiche settembre-ortobre 1988.  ($) A prezzi costanti.  (=) Fino al 1986: le cifre per EUR 12 non comprendono la Spagna e il Portogallo.  (%) A prezzi correnti.  (& ) PIL ai prezzi di mercato costanti per occupato.  (() Calcolato applicando il deflatore del PIL.  ()) In percentuale della forza di lavoro civile 1961-1973: le cifre per EUR 12 non comprendono la Grecia, la Spagna e il Portogallo.  (·) In percentuale del PIL.  (§) 1974-1981: le cifre per EUR 12 non comprendono la Grccia e il Portogallo.  (;0) Concetto allargato: aggregato M 2 o M 3, a seconda dei paesi.  1961-1973: le cifre per EUR 12 non comprendono la Spagna e, il Portogallo.  (;;) Livelli: Eur 12, senza Spagna e Portogallo 1988: media gennaio-agosto.  1961-1973 1974-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 10,2 14,4 11,2 10,1 9,1 8,7 8,3 6,9 7,4 6,7 4,8 2,0 0,8 1,4 2,4 2,5 2,6 2,9 3,5 2,8 5,1 12,1 10,3 8,5 6,6 6,1 5,5 3,9 3,8 3,7 5,6 -0,3 -2,0 -0,1 1,3 2,1 3,1 4,6 7,1 5,2 : -1,2 -2,4 0,6 1,2 -2,4 2,4 2,2 6,2 3,8 : 1,8 -1,9 0,1 6,6 9,1 3,3 7,2 8,1 6,7 23,3 22,1 20,2 19,7 19,3 19,2 18,9 19,1 19,7 20,1 : 3,3 3,0 2,9 2,8 2,9 2,8 2,7 2,8 2,8 : 18,8 17,3 16,8 16,5 16,3 16,1 16,3 16,9 17,3 4,9 1,6 0,8 1,1 1,9 2,3 3,8 3,8 4,1 3,0 -0,5 -0,7 1,0 -2,0 -3,4 -1,4 -0,1 -0,2 0,0 0,3 4,6 12,3 10,5 8,5 7,1 5,9 3,6 3,3 3,5 3,7 10,0 14,9 11,0 9,7 7,4 6,9 6,1 5,5 5,3 5,2 5,1 2,3 0,4 1,1 0,3 0,9 2,3 2,1 1,8 1,5 4,6 2,4 0,6 1,1 0,8 0,8 0,5 1,6 1,4 1,4 4,5 2,1 1,6 2,0 2,3 1,8 1,8 2,0 2,4 2,0 100,0 104,3 103,1 102,2 100,7 99,7 98,4 98,0 97,2 96,7 0,1 0,4 -1,0 -0,9 -1,4 -1,0 -1,3 -0,3 -0,9 -0,5 100,0 65,7 59,0 61,1 68,2 72,5 77,6 78,7 82,1 83,0 100,0 107,6 98,2 92,8 85,9 85,4 93,8 100,8 98,0 :  1,0 -0,2 -6,1 -5,6 -7,4 -0,6 9,7 7,5 -2,8 :  0,3 -0,1 -0,8 -0,5 0,1 0,6 0,8 0,9 1,1 0,9 2,2 5,1 9,4 10,6 11,4 11,8 11,9 11,6 11,3 10,9 0,4 -0,6 -0,9 -0,1 0,3 0,7 1,3 0,8 0,3 0,1 : -3,7 -5,5 -5,3 -5,3 -5,2 -4,8 -4,2 -3,8 -3,5 : 39,4 47,6 50,8 54,0 56,6 57,8 59,2 60,0 60,7 : 2,8 4,1 4,7 5,0 5,0 4,9 4,8 4,8 11,9 13,4 11,9 10,7 9,9 9,9 10,4 11,0  TABELLA A 12 Convergenza delle evoluzioni dei prezzi (deflatore dei consumi privati, variazione annua in percentuale) Media ponderata Indice di dispersione calcolato rispetto alla media ($) Indice di dispersione calcolato rispetto al livello più basso ($) (;) Previsioni settembre/ottobre 1988.  ($) L'indice di dispersione è una media aritmetica non ponderata del valore assoluto degli scarti rispetto ad una grandezza di riferimento (media ponderata o limite inferiore, ad esempio).  Fonte: Eurostat e servizi della Commissione.  1969/1960 1977/1969 1981/1977 1982 1984 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) B 3,2 7,4 5,6 7,6 5,8 5,2 0,8 1,6 1,3 2,4 DK 5,7 10,0 10,6 10,2 6,5 4,9 3,6 4,1 4,8 3,7 D 2,7 5,5 4,7 4,7 2,4 2,1 -0,2 0,5 1,3 2,5 GR 2,4 10,5 18,5 21,2 18,3 18,7 22,2 15,8 13,3 12,8 E 5,9 13,2 16,6 14,5 11,0 8,3 8,7 5,3 4,7 4,3 F 4,2 8,3 11,5 11,5 7,5 5,7 2,5 3,2 2,7 2,7 IRL 4,5 13,8 15,2 15,3 9,4 4,5 3,6 3,1 2,1 2,8 I 3,7 12,9 16,5 15,9 11,4 9,3 6,1 4,8 4,9 4,6 L 2,3 6,8 6,2 10,8 5,5 5,2 0,6 0,6 1,4 2,2 NL 4,0 8,0 5,5 5,3 2,0 2,5 0,2 -0,4 0,9 1,4 P 2,6 13,1 22,4 20,6 27,8 19,0 12,0 10,2 9,4 7,0 UK 3,7 12,4 12,6 8,6 4,8 5,2 3,6 3,8 4,4 4,7 EUR 12 3,7 9,9 11,4 10,5 7,1 5,9 3,6 3,3 3,5 3,7 EWS 3,6 8,6 10,0 9,9 6,5 5,2 2,4 2,5 2,7 3,1 EUR 12 0,9 2,5 4,8 4,4 4,9 3,6 4,1 3,0 2,7 1,9 EWS 0,8 2,2 4,0 3,3 2,4 1,4 1,8 1,6 1,4 0,8 EUR 12 1,4 4,7 7,5 7,5 7,4 5,5 5,5 4,8 3,4 2,9 EWS 1,5 3,6 4,8  TABELLA A 13 Costi salarali unitari nominali, variazione annua in percentuale Media ponderata Indice di dispersione calcolato rispetto alla media ($) Indice di dispersione calcolato rispetto al livello più basso ($) (;) Previsioni settembre-ottobre 1988.  ($) L'indice di dispersione è  una media aritmetica non ponderata del valore assoluto degli scarti rispetto ad una grandezza di riferimento (media ponderata o limite inferiore, ad esempio).  Fonte: Eurostat e servizi della Commissione.  1969/1960 1977/1969 1981/1977 1982 1984 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) B 3,4 9,5 5,0 4,8 3,9 4,1 2,5 1,7 0,5 2,3 DK 6,7 10,2 8,6 9,1 3,4 3,3 3,6 10,6 4,1 1,0 D 3,3 6,8 4,3 3,1 0,7 1,6 2,3 1,7 0,3 0,7 GR 0,8 11,3 19,6 26,3 19,4 20,2 14,2 12,8 15,0 12,5 E 7,1 14,0 15,7 11,3 5,5 6,1 6,8 5,2 4,4 4,1 F 4,2 9,6 11,2 11,4 6,1 4,5 2,1 1,0 1,3 1,4 IRL 4,6 13,6 15,3 11,8 6,2 2,9 5,0 0,9 0,6 1,1 I 3,7 14,8 16,8 16,5 8,5 8,7 5,7 5,4 3,5 4,7 L 2,4 11,2 5,8 5,1 1,2 1,4 4,7 4,3 2,5 4,1 NL 6,4 8,9 4,5 4,6 -2,9 0,4 1,0 1,0 0,6 -0,3 P 2,2 17,4 16,7 16,5 19,0 18,1 12,2 11,9 8,6 7,1 UK 3,7 13,1 14,3 5,3 5,2 4,5 4,7 4,2 5,6 6,1 EUR 12 3,9 11,1 11,3 9,2 5,1 5,0 4,2 3,5 2,9 3,2 EWS 3,9 10,0 9,7 9,3 4,2 4,3 3,1 2,6 1,5 1,9 EUR 12 1,4 2,4 4,9 5,2 4,5 4,2 2,8 3,4 3,0 2,7 EWS 1,1 1,9 4,3 4,0 2,9 1,4 2,4 1,2 1,4 EUR 12 1,9 4,9 7,2 7,4 9,3 5,9 4,4 4,2 3,6 4,0 EWS 1,9 3,8 4,6 5,2 6,3 3,0 2,4 2,3 1,4 2,2  IABELLA A 14 Prodotto interno lordo pro capite ai prezzi di mercato correnti e standard di potere d'acquisto: EUR 12 = 100 (;) EUR 4: GR, E, IRL, P.  ($) EUR 8: B, DK, D, F, I, L, NL, UK.  (;) MPDA: Valore assoluto dello scarto rispetto alla media ponderata.  (%) Relazione fra PIL pro capite nei quattro paesi più poveri e nei quattro paesi più ricchi della Comunità.  (& ) 1987-1989: Bilanci economici, maggio-giugno 1988.  Fonte. Eurostat e servizi della Commissione.  B DK D GR E F IRL I L NL P UK EUR 4 (;) EUR 8 ($) EUR 12 NPDA (=) Coeff. (%) 1960 95,6 119,6 117,9 38,7 59,1 101,6 61,9 91,3 137,0 118,6 38,4 128,3 52,4 110,4 100,0 20,4 41,5 1961 95,5 120,9 116,4 40,8 62,6 101,4 62,3 93,8 134,7 115,3 38,7 125,7 55,0 109,8 100,0 18,6 45,4 1962 96,4 122,3 116,3 39,7 65,4 102,5 62,0 95,4 130,1 114,0 39,9 121,5 56,7 109,4 100,0 17,2 47,7 1963 96,4 117,8 114,2 42,0 68,1 102,4 62,3 96,6 128,6 112,5 40,5 121,4 58,9 108,9 100,0 16,0 50,0 1964 97,5 121,9 115,0 43,3 68,3 103,0 61,6 93,9 130,8 114,6 41,0 121,0 59,3 108,8 100,0 16,7 50,2 1965 96,8 122,3 116,1 45,5 69,5 103,4 60,5 93,0 127,5 115,1 42,6 119,0 60,7 108,5 100,0 16,6 51,5 1966 96,2 120,8 114,8 46,5 71,3 104,6 59,1 94,9 124,1 113,2 43,1 116,9 62,0 108,2 100,0 15,5 53,4 1967 96,6 120,3 111,2 47,1 71,4 105,6 60,1 98,1 120,5 114,5 45,1 116,2 62,6 108,1 100,0 14,4 53,8 1968 95,8 118,8 111,7 47,9 72,0 104,4 61,8 99,2 119,6 115,2 46,8 115,0 63,5 108,0 100,0 13,6 55,0 1969 97,0 119,7 113,1 49,9 73,9 105,5 62,1 99,6 124,5 115,3 45,6 110,3 64,9 107,6 100,0 12,8 56,9 1970 99,0 116,5 113,3 51,7 73,3 106,3 61,2 100,3 123,1 115,8 48,1 108,2 65,2 107,6 100,0 12,4 57,2 1971 99,5 115,7 112,4 53,7 73,9 108,1 61,1 98,9 122,0 116,1 50,3 107,7 66,3 107,3 100,0 12,3 58,5 1972 100,6 116,7 112,2 55,9 76,2 109,4 61,7 97,8 123,8 114,4 52,4 105,7 68,5 106,8 100,0 11,9 60,7 1973 100,6 113,8 110,7 56,6 77,1 108,2 60,2 98,4 125,9 112,5 55,2 107,5 69,5 106,6 100,0 11,3 62,5 1974 102,9 110,7 109,2 53,6 79,1 109,4 60,9 100,4 127,7 114,4 54,3 105,0 70,2 106,5 100,0 10,5 63,5 1975 102,6 111,2 109,5 57,1 79,9 110,8 63,0 97,6 120,1 115,0 51,2 105,9 70,9 106,5 100,0 11,3 63,5 1976 103,4 113,0 110,9 57,3 77,9 111,0 60,1 98,3 117,1 114,7 51,1 105,1 69,4 106,9 100,0 11,6 62,1 1977 101,8 112,2 112,2 57,2 77,9 111,6 62,9 97,8 116,7 114,3 52,3 104,1 69,8 106,9 100,0 11,8 62,0 1978 101,8 110,6 112,5 58,7 76,4 111,9 64,9 97,5 117,9 113,4 52,3 105,1 69,2 107,1 100,0 12,3 61,6 1979 101,0 111,1 113,9 58,5 73,8 111,8 64,0 99,1 117,4 112,1 53,5 104,2 67,6 107,5 100,0 12,4 59,9 1980 104,3 109,4 114,0 58,4 73,7 112,0 64,7 101,9 117,2 111,2 54,9 100,9 67,8 107,5 100,0 12,1 60,0 1981 103,0 108,7 114,2 58,0 72,9 112,9 66,2 103,1 116,9 109,8 55,3 99,8 67,4 107,6 100,0 12,3 59,5 1982 104,0 111,5 113,0 57,6 73,0 114,6 66,6 102,6 118,0 107,2 55,9 100,5 67,5 107,6 100,0 12,3 59,4 1983 102,9 113,0 113,7 56,8 73,0 113,4 64,9 101,5 120,0 107,0 54,7 102,7 67,1 107,8 100,0 12,9 59,1 1984 102,8 114,4 114,8 56,8 72,4 112,1 65,1 102,5 125,0 107,6 52,2 102,3 66,3 108,0 100,0 12,8 58,4 1985 101,9 116,5 114,9 57,0 72,1 111,0 64,2 102,7 126,5 107,2 52,4 103,5 66,1 108,0 100,0 12,9 58,4 1986 101,8 117,6 115,1 56,2 72,5 110,3 62,6 102,9 126,6 106,6 53,0 103,8 66,2 108,0 100,0 12,9 58,6 1987 100,8 112,7 114,1 53,8 73,9 108,9 62,9 103,4 125,6 105,4 53,5 106,2 66,8 107,9 100,0 12,6 59,8 1988 (& ) 99,9 109,1 113,8 52,8 74,6 108,4 62,4 103,2 124,6 103,6 54,8 107,5 67,3 107,8 100,0 12,3 60,5 1989 (& ) 100,3 107,1 113,5 51,1 75,6 108,4 63,1 102,7 124,9 102,6 55,5 108,2 67,8 107,7 100,0 12  TABELLA A 15 Reddito da lavoro dipendente pro capite, variazione annua in percentuale Periodi esaminati Variazioni rispetto all'anno precedente (;) Previsioni settembre-ottobre 1988.  Fonte: Servizi della Commissione.    TABELLA A 16 Reddito da lavoro dipendente pro capite reale (;), variazione annua in percentuale Periodi esaminati Variazioni rispetto all'anno precedente (;) Dal punto di vista dei costi: reddito da lavoro di pendente per persona occupata corretto con il deflatore del PIL.  ($) Previsioni settembre-ottobre 1988.  Fonte: Servizi della Commissione.  1973/1960 1979/1973 1984/1979 1989/1984 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) B 8,9 11,9 7,2 3,6 4,8 3,8 3,3 2,2 3,8 DK 10,7 12,0 8,9 4,9 4,5 4,7 8,2 4,5 2,5 D 9,2 7,4 4,7 3,1 3,0 3,9 2,9 3,0 2,5 GR 10,2 22,0 21,8 16,3 22,6 15,7 12,5 17,0 14,0 E 14,6 22,9 14,0 7,7 10,1 8,3 7,5 6,5 6,1 F 9,9 14,7 12,5 4,3 6,6 4,0 3,3 3,8 3,8 IRL 11,3 19,2 15,4 4,8 6,4 5,1 5,1 3,5 3,9 I 11,6 19,9 17,7 8,2 10,2 7,7 8,7 7,0 7,5 L 7,4 11,3 7,7 4,2 3,8 5,0 3,9 3,4 5,0 NL 11,4 10,2 3,6 1,4 1,4 1,6 1,3 1,9 1,0 P 12,0 25,8 19,8 14,8 22,4 17,0 13,9 11,0 10,0 UK 8,3 17,2 11,1 7,3 6,7 7,3 7,0 7,5 7,8 EUR 12 10,0 15,1 11,2 5,8 6,9 6,1 5,5 5,3 5,2 USA 5,7 8,2 7,2 4,4 4,3 3,7 4,1 5,3 4,8 JAP 14,0 12,6 4,8 3,9 3,4 3,7 3,1 4,4 4,7 A 16 1973/1960 1979/1973 1984/1979 1989/1984 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 4,6 3,6 1,8 0,5 -0,7 0,2 1,6 0,6 0,9 DK 3,4 1,6 0,4 0,3 -0,7 -0,2 3,0 0,1 -0,5 D 4,6 2,5 1,0 0,8 0,8 0,8 0,9 1,2 0,2 GR 5,5 5,6 1,2 0,5 4,1 -2,8 -1,6 2,4 0,9 E 7,1 3,9 1,3 0,7 1,3 -2,3 1,7 1,2 1,7 F 4,8 3,8 1,9 0,6 0,8 -0,7 0,7 1,0 1,3 IRL 3,9 4,2 2,1 1,0 1,3 -0,5 2,6 1,1 0,8 I 5,9 2,4 1,3 1,9 1,3 -0,3 3,1 2,2 3,2 L 2,9 4,5 0,2 1,8 0,3 2,4 2,8 1,2 2,2 NL 5,0 2,6 -0,5 0,8 -0,3 0,8 2,3 1,6 -0,4 P 7,7 5,1 -1,4 0,7 0,6 -0,7 1,6 0,5 1,8 UK 3,0 1,0 1,5 2,0 0,7 3,7 2,0 1,9 2,0 EUR 12 4,6 2,6 1,3 1,2 0,8 0,5 1,6 1,4 1,4 USA 2,0 0,2 1,1 1,0 1,1 1,0 0,7 1,9 0,2 JAP 7,6 4,2 2,6 2,5 1,9 1,9 2,9 3,5 2,3  TABELLA A 17 Produttività della manodopera (PIL a prezzi costanti per persona occupata, variazione annua in percentuale) Periodi esaminati Variazioni rispetto all'anno precedente (;) Previsioni settembre-ottobre 1988.  Fonte: servizi della Commissione.    TABELLA A 18 Costi salariali reali unitari (;)  (1961-1969 = 100) (;) Reddito da lavoro dipendente pro capite corretto con il deflatore del PIL e diviso per PIL reale per persona occupata.  ($) Previsioni settembre-ottobre 1988.  Fonte: Eurostat e servizi della Commissione.  A 17 1973/1960 1979/1973 1984/1979 1989/1984 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) B 4,3 2,1 2,2 1,3 0,6 1,3 1,6 1,7 1,4 DK 3,2 1,3 1,4 0,4 1,2 1,0 -2,2 0,3 1,5 D 4,1 2,9 1,6 1,7 1,4 1,6 1,2 2,7 1,7 GR 8,2 3,0 -0,3 1,2 1,9 1,3 -0,3 1,7 1,3 E 6,5 3,2 3,1 2,2 3,7 1,4 2,2 2,1 1,8 F 4,9 2,7 1,8 2,2 2,1 1,8 2,2 2,5 2,3 IRL 4,3 3,4 3,0 2,6 3,3 0,1 4,2 2,9 2,8 I 5,7 1,8 1,3 2,5 1,3 1,9 3,2 3,4 2,6 L 3,1 0,8 2,2 0,8 2,4 0,3 -0,4 0,9 0,9 NL 3,9 2,4 1,7 0,9 1,0 0,6 0,3 1,3 1,4 P 7,4 3,1 0,2 2,9 3,6 4,3 1,8 2,3 2,7 UK 2,9 1,3 1,7 2,1 2,1 2,5 2,6 1,9 1,6 EUR 12 4,5 2,3 1,7 2,0 1,8 1,8 2,0 2,4 2,0 USA 2,0 0,1 1,3 1,0 0,7 1,2 0,6 1,8 0,9 JAP 8,2 3,0 2,9 3,1 3,8 1,6 3,2 4,0 3,0 A 18 1961-1969 1975 1979 1981 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 100,0 110,4 112,7 115,4 109,0 107,8 107,9 106,7 106,2 DK 100,0 104,6 100,2 100,6 93,6 92,5 97,4 97,2 95,3 D 100,0 107,0 102,5 104,5 98,8 98,0 97,7 96,3 94,8 GR 100,0 87,2 96,7 101,0 106,0 101,7 100,4 101,0 100,6 E 100,0 105,5 106,7 105,6 95,5 92,0 91,5 90,8 90,7 F 100,0 105,6 105,4 108,3 104,6 102,1 100,6 99,1 98,2 IRL 100,0 104,3 100,5 100,3 94,3 93,7 92,3 90,7 88,9 I 100,0 111,7 107,5 108,2 107,4 105,1 105,0 103,8 104,5 L 100,0 119,7 117,0 120,5 104,3 106,5 109,9 110,3 111,8 NL 100,0 110,5 107,3 104,1 94,7 95,0 96,9 97,2 95,5 P 100,0 143,3 119,9 119,7 107,6 102,4 102,2 100,4 99,6 UK 100,0 110,2 100,1 101,3 97,4 98,5 97,9 97,8 98,2 EUR 12 100,0 107,3 103,1 104,4 99,9 98,6 98,2 97,3 96,8 USA 100,0 101,7 102,5 102,2 101,8 101,7 101,8 102,0 101,3 JAP 100,0 110,6 107,5 106,5 103,8 104,1 103,8 103,3 102,5  TABELLA A 19 Investimenti fissi lordi in percentuale del PIL Periodi esaminati (;) Previsioni settembre-ottobre 1988 Fonte: Servizi della Commissione.    TABELLA A 20 Investimenti in macchinari e attrezzature, variazione annua percentuale in volume (;) Previsioni settembre-ottobre 1988.  ($) EUR 12 escluso il Portogallo.  Fonte: Servizi della Commissione.  A 19 1960-1973 1974-1979 1980-1984 1985-1989 1979 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) B 21,6 21,9 17,7 16,8 20,7 16,1 16,6 17,6 17,8 DK 23,8 22,1 16,7 18,5 20,9 20,4 18,5 17,7 17,3 D 24,9 20,8 21,1 19,6 21,8 19,5 19,3 19,8 20,0 GR 22,4 22,8 21,0 18,5 25,8 18,5 17,6 18,2 19,2 E 24,0 24,6 20,9 20,4 21,6 18,7 20,1 21,5 22,7 F 23,5 23,4 21,2 19,3 22,4 18,8 19,0 19,6 20,1 IRL 20,7 25,9 26,0 18,2 30,5 18,7 17,5 17,2 17,4 I 26,0 24,6 22,6 20,3 23,1 20,1 20,0 20,1 20,1 L 26,0 25,1 23,8 21,2 24,4 20,7 23,8 21,8 21,8 NL 25,0 21,0 19,0 19,8 21,0 19,6 19,8 20,3 20,4 P 24,0 26,3 28,7 24,4 26,6 21,6 24,3 26,4 28,2 UK 18,3 19,3 16,8 17,9 18,8 17,2 17,4 18,4 19,1 EUR 12 23,2 22,2 20,5 19,4 21,7 18,9 19,1 19,7 20,1 USA 18,2 18,7 18,0 17,5 20,4 17,8 17,3 17,2 17,2 JAP 32,7 31,8 29,6 29,2 31,7 27,8 29,4 30,5 30,8 A 20 1973/1970 1979/1973 1984/1979 1989/1984 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) B 3,2 1,2 5,0 6,1 -0,7 10,8 7,9 7,6 5,0 DK 3,7 2,7 1,5 1,9 15,4 14,8 -18,0 -3,4 4,5 D 0,3 2,9 -0,5 5,8 10,0 4,3 4,0 5,5 5,2 GR 11,8 1,4 -1,5 3,2 7,6 -6,5 -0,9 8,5 8,0 E 10,9 -0,7 -2,0 12,8 8,5 10,4 19,0 14,5 11,9 F 9,0 1,7 0,4 5,7 4,6 3,8 4,4 8,8 6,8 IRL 13,8 6,8 -0,4 4,0 4,9 0,3 3,6 6,0 5,4 I 5,9 0,6 3,6 8,2 11,4 5,0 11,5 8,0 5,5 L 5,4 -1,4 -0,2 4,2 4,0 7,9 3,9 -1,4 1,5 NL 2,2 2,0 0,4 6,8 17,4 9,8 0,1 1,4 6,1 P - - - 14,2 -0,5 16,0 30,0 15,5 12,0 UK 3,5 2,6 -0,2 5,7 9,9 -3,9 6,9 9,3 6,9 EUR 12 5,4 ($) 1,7 (  TABELLA A 21 Tassi di interesse nominali a breve termine (;) (;) Tasso interbancario a tre mesi, esclusi: Belgio: rendimento all'emissione dei certificati del Fonds des Rentes a quattro mesi;  Danimarca: tasso giornaliero del mercato monetario (media annua) ; Portogallo: depositi a sei mesi; Begno Unito: dal 1986, buoni del tesoro a tre mesi.  ($) Media gennaio-agosto.  Fonte: Servizi della Commissione.  TABELLA A 22 Tassi di interesse nominali a lungo termine (;) (;) Rendimento delle obbligazioni del settore pubblico.  ($) Media gennaio-agosto.  Fonte: Servizi della Commissione. A 21 1961-1969 1970-1977 1978-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 ($) B 4,9 7,4 12,0 14,1 10,5 11,5 9,5 8,1 7,0 6,4 DK 6,6 9,1 14,9 16,4 12,0 11,5 10,0 9,1 9,9 8,6 D 4,5 7,2 8,1 8,8 5,8 6,0 5,4 4,6 4,0 3,9 GR - - 4,2 18,9 16,6 15,7 17,0 19,8 15,6 16,5 E - 1,9 16,5 16,3 20,1 14,9 12,2 11,7 15,8 11,2 F 5,0 8,4 11,2 14,6 12,5 11,7 9,9 7,7 8,3 7,8 IRL - 8,9 14,7 17,5 14,0 13,2 12,0 12,4 11,0 8,2 I 3,5 9,8 14,9 19,9 18,3 17,3 15,0 12,8 11,4 11,1 NL 3,6 6,1 9,7 8,2 5,7 6,1 6,3 5,7 5,4 4,5 P 1,4 6,1 16,0 16,8 20,9 22,5 21,0 15,6 13,9 13,1 UK 6,1 9,6 13,6 12,2 10,1 10,0 12,2 10,9 9,7 9,3 EUR 12 4,8 8,5 12,2 13,8 12,1 11,3 10,6 9,1 8,9 8,2 USA 4,1 5,7 10,8 10,6 8,7 9,5 7,5 6,0 5,9 6,3 JAP - 7,3 7,3 6,8 6,5 6,3 6,5 5,0 3,9 3,8 A 22 1961-1969 1970-1977 1978-1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 ($) B 6,1 8,1 11,0 13,4 11,8 12,0 10,6 7,9 7,8 7,8 DK 7,9 13,2 17,9 20,5 14,4 14,0 11,6 10,5 11,9 10,8 D 6,6 8,3 8,0 9,0 7,9 7,8 6,9 5,9 5,8 6,0 GR : 6,1 14,0 15,4 18,2 18,5 15,8 15,8 17,2 17,8 E : : 11,3 16,0 16,9 16,5 13,4 11,4 12,8 11,6 F 6,2 9,6 12,6 15,6 13,6 12,5 10,9 8,4 9,4 9,2 IRL : 10,6 15,1 17,0 13,9 14,6 12,7 11,1 11,3 9,9 I 6,5 10,2 16,1 20,9 18,0 15,0 14,3 11,7 11,3 12,1 NL 5,3 8,3 10,1 10,5 8,8 8,6 7,3 6,4 6,4 6,3 P : : : : : : 25,4 17,9 15,4 14,3 UK 6,7 11,8 13,6 12,7 10,8 10,7 10,6 9,8 9,5 9,3 EUR 12 6,5 9,8 12,4 14,3 12,7 11,8 10,9 9,2 9,3 9,4 USA 4,6 6,5 10,1 12,2 10,8 12,0 10,8 8,1 8,9 JAP : 5,8 8,0 8,3 7,8 7,3 6,5 5,2 5,0 4,6  TABELLA A 23 Totale delle entrate pubbliche delle amministrazioni (;) in percentuale del PIL (;) Definizione SEC delle amministrazioni pubbliche, che include gli enti di previdenza e assistenza sociale.  ($) Previsioni settembre-ottobre 1988.  (=) EUR 12 senza il Portogallo.  Fonte: Servizi della Commissione.  TABELLA A 24 Totale delle spese delle amministrazioni pubbliche (;) in percentuale del PIL (;) Definizione SEC delle amministrazioni pubbliche, che include gli enti di previdenza e assistenza sociale.  ($) Previsioni settembre-ottobre 1988.  (=) EUR 12 senza Grecia e Portogallo.  Fonte: Servizi della Commissione.  A 23 1973 1981 1983 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 38,2 45,0 46,1 47,3 46,0 46,2 45,5 45,1 DK 47,3 52,9 54,4 56,9 58,9 59,9 60,8 61,1 D 42,9 45,6 45,8 46,4 45,6 45,1 44,5 45,2 GR 25,1 28,9 33,2 34,5 35,3 37,6 36,3 36,5 E 23,8 31,7 34,0 35,1 36,5 37,9 38,6 39,0 F 39,4 46,7 48,2 49,3 48,8 49,3 48,9 48,6 IRL 32,2 38,4 42,0 41,9 42,1 42,3 42,1 40,0 I 26,7 34,1 37,9 38,1 39,0 39,6 40,5 40,7 L 39,3 55,0 57,2 55,6 55,7 56,0 55,9 56,2 NL 46,4 53,8 55,7 54,9 53,6 54,6 54,5 52,9 P : 32,3 37,0 33,4 37,5 35,0 35,1 35,0 UK 35,4 41,7 41,5 41,6 40,6 39,8 39,5 38,8 EUR 12 35,9 (=) 41,8 43,3 43,8 43,6 43,7 43,6 43,6 A 24 1973 1981 1983 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 41,5 57,8 57,2 55,6 54,8 53,4 52,7 51,6 DK 42,1 59,8 61,6 58,9 55,8 57,8 59,9 59,8 D 41,7 49,2 48,4 47,5 46,9 46,9 46,7 46,5 GR : 39,9 41,5 48,1 46,1 47,1 48,4 49,8 E 22,7 35,6 38,8 42,1 42,2 41,5 41,6 41,9 F 38,5 48,6 51,4 52,1 51,7 51,8 50,8 50,4 IRL 36,8 51,8 53,7 53,0 53,0 51,4 48,8 46,2 I 32,8 45,4 48,5 50,6 50,5 50,1 50,4 50,7 L 36,1 58,5 55,6 49,8 49,7 50,8 50,6 50,1 NL 45,7 59,2 62,0 59,6 59,6 60,8 59,6 57,4 P : 41,5 46,1 43,5 45,3 43,4 43,3 42,7 UK 38,1 44,3 44,9 44,3 43,0 41,3 39,8 39,0 EUR 12 37,2 (=) 47,1   TABELLA A 25 Accreditamento (+) o indebitamento (-) (;) delle amministrazioni pubbliche in percentuale del PIL (;) Definizione SEC delle amministrazioni pubbliche, che comprende gli enti di previdenza e assistenza sociale.  ($) Previsioni settembre-ottobre 1988.  (=) EUR 12 senza Grecia e Portogallo.  Fonte: Servizi della Commissione.    TABELLA A 26 a) Pagamenti degli interessi sul debito pubblico in percentuale del PIL (;) Previsioni settembre-ottobre 1988.  ($) EUR 12 senza il Portogallo.  Fonte: Servizi della Commissione.  A 25 1973 1981 1983 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B -3,3 -12,7 -11,2 -8,3 -8,9 -7,2 -7,1 -6,5 DK 5,2 -6,9 -7,2 -2,0 3,1 2,1 0,9 1,4 D 1,2 -3,7 -2,5 -1,1 -1,3 -1,8 -2,3 -1,3 GR : -11,0 -8,3 -13,6 -10,8 -9,5 -12,1 -13,3 E 1,1 -3,9 -4,8 -7,0 -5,7 -3,6 -3,0 -2,9 F 0,9 -1,9 -3,2 -2,8 -2,9 -2,5 -1,9 -1,8 IRL -4,6 -13,4 -11,6 -11,1 -11,0 -9,1 -6,5 -6,1 I -6,1 -11,3 -10,6 -12,5 -11,4 -10,5 -10,0 -10,0 L 3,3 -3,6 1,6 5,8 6,0 5,2 5,3 6,1 NL 0,8 -5,4 -6,3 -4,7 -6,0 -6,3 -5,2 -4,6 P : -9,2 -9,1 -10,1 -7,8 -8,4 -8,1 -7,8 UK -2,7 -2,6 -3,3 -2,7 -2,4 -1,4 -0,3 -0,1 EUR 12 -1,1 (=) -5,3 -5,3 -5,2 -4,8 -4,2 -3,8 -3,5 A 26 a) 1973 1981 1983 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) B 3,3 7,9 9,4 10,5 11,0 10,6 10,5 10,8 DK 1,3 5,3 8,1 9,8 8,8 8,3 7,9 7,4 D 1,1 2,3 3,0 3,0 3,0 2,9 2,8 2,7 GR 1,0 3,2 3,7 5,4 5,7 7,3 8,1 9,3 E 0,6 0,8 1,3 3,2 3,9 3,6 3,5 3,3 F 0,8 2,0 2,6 2,9 2,9 2,8 2,9 2,9 IRL 3,6 7,4 9,3 10,4 9,8 9,9 9,7 9,4 I 2,2 6,1 7,5 8,0 8,5 8,2 8,4 8,9 L 0,9 0,9 1,1 1,3 1,3 1,4 1,2 1,1 NL 2,8 4,4 5,7 6,3 6,4 6,4 6,6 6,5 P : 5,1 6,4 7,9 9,3 8,0 8,2 7,9 UK 3,6 5,0 4,7 4,9 4,6 4,3 3,9 3,6 EUR 12 1,9 ($) 3,7 4,4 5,0 5,1 4,9 4,8 4,8  TABELLA A 26 b) Pagamenti degli interessi sul debito pubblico in percentuale del totale delle spese delle amministrazioni pubbliche (;) Previsioni settembre-ottobre 1988.  ($) EUR 12 senza Grecia e Portogallo.  Fonte: Servizi della Commissione.    TABELLA A 27 Debito pubblico lordo (;) in percentuale del PIL nei paesi della Comunità (;) Amministrazioni pubbliche; per il Belgio e i Paesi Bassi: esclusi gli enti di previdenza e assistenza sociale; per la Grecia e l'Irlanda: soltanto amministrazione centrale.  ($) Previsioni maggio-giugno 1988.  (=) Escluso il Portogallo.  Fonte: Servizi della Commissione.  A 26 b) 1973 1981 1983 1985 1986 1987 1988 (;) 1989 (;) B 8,0 13,7 16,4 18,9 20,1 19,9 20,0 20,9 DK 3,0 8,8 13,1 16,6 15,8 14,4 13,3 12,5 D 2,7 4,7 6,2 6,4 6,3 6,2 6,0 5,9 GR : 8,0 8,9 11,1 12,4 15,5 16,7 18,7 E 2,7 2,2 3,4 7,7 9,2 8,6 8,4 7,9 F 2,2 4,1 5,0 5,5 5,6 5,4 5,6 5,7 IRL 9,7 14,3 17,3 19,5 18,5 19,2 20,0 20,4 I 6,7 13,5 15,4 15,9 16,8 16,3 16,6 17,5 L 2,6 1,5 1,9 2,6 2,6 2,7 2,4 2,1 NL 6,0 7,5 9,2 10,5 10,8 10,4 11,0 11,3 P : 12,3 13,9 18,1 20,5 18,4 18,9 18,6 UK 9,5 11,3 10,4 11,1 10,6 10,3 9,7 9,1 EUR 12 5,1 ($) 7,9 9,1 10,2 10,4 10,2 10,2 10,3 A 27 1973 1981 1983 1985 1986 1987 1988 ($) 1989 ($) B 63,2 87,7 105,0 117,2 120,1 125,0 127,4 129,8 DK 5,0 43,7 62,6 65,3 59,8 58,4 57,8 56,4 D 18,6 36,3 40,9 42,5 42,7 43,9 45,0 45,3 GR 19,5 34,3 44,3 62,6 64,6 66,7 69,4 73,9 E 12,8 22,7 34,5 46,4 47,4 48,1 48,0 48,7 F 22,7 23,9 29,5 33,8 35,1 36,7 37,2 37,8 IRL 54,7 81,7 97,3 105,0 116,5 119,8 123,3 124,9 I 54,2 60,5 71,9 83,7 87,9 92,6 96,6 101,4 L 20,4 14,4 14,8 14,4 14,7 14,9 14,7 13,0 NL 43,4 50,4 62,0 69,6 71,1 75,0 79,4 82,2 P : 46,4 56,0 60,7 63,6 67,6 78,8 83,5 UK 63,2 50,7 57,1 57,2 56,1 53,2 49,3 46,1 EUR 12 36,9 (=) 42,6 50,8 56,6 57,8 59,2 60,0 60,7  TABBELLA A 28 Tassi di cambio effettivi nominali, 1980 = 100 (;) (;) Il tasso di cambio effettivo nominale risulta dalla media ponderata (ponderazioni doppie delle esportazioni) del tasso di cambio di una moneta rispetto ai 9 (EUR 12) o 19 principali paesi concorrenti.  Fonte: Servizi della Commissione.  A 28 B/L DK D GR E F IRL I NL P UK EUR 12 USA J 1960 82,6 104,1 52,8 192,6 150,4 117,1 149,7 196,9 74,8 214,5 158,6 98,4 125,0 71,8 1961 81,7 103,1 54,7 191,1 149,6 116,1 149,4 195,2 77,1 213,4 157,8 99,9 125,3 71,4 1962 81,7 103,1 54,9 190,9 150,0 116,1 149,8 195,0 77,6 213,8 158,3 100,5 126,3 71,5 1963 81,5 103,2 55,2 191,0 150,1 116,2 149,7 194,8 77,7 213,4 158,0 100,6 126,6 71,5 1964 81,7 103,0 55,3 191,0 150,1 116,2 149,5 193,9 77,5 212,9 157,5 100,5 126,7 71,4 1965 82,0 103,1 55,1 191,2 150,2 116,2 149,6 193,9 77,7 213,1 157,8 100,4 126,7 71,5 1966 81,9 103,3 55,1 191,4 150,2 116,1 149,6 194,3 77,4 213,3 157,8 100,3 126,8 71,4 1967 82,1 102,6 55,4 191,8 147,9 116,2 148,6 194,8 77,9 214,1 155,3 100,1 127,2 71,6 1968 82,9 99,0 56,4 195,1 132,2 117,9 139,5 198,7 79,1 222,8 137,1 96,5 130,0 73,1 1969 83,1 98,6 57,9 195,4 132,3 112,1 139,6 198,3 79,2 224,6 137,2 96,2 130,2 73,7 1970 83,2 97,8 62,8 192,6 131,8 103,1 139,4 196,1 78,0 223,4 136,7 97,5 128,5 73,3 1971 83,1 96,9 64,7 188,2 130,2 100,8 139,5 194,3 78,7 222,0 136,7 98,3 125,1 74,5 1972 85,5 97,6 66,4 176,2 132,6 103,2 136,7 193,0 79,8 219,6 131,8 100,3 116,7 82,8 1973 86,7 103,6 73,4 162,2 134,7 106,7 127,3 173,3 82,4 223,5 118,0 103,0 107,4 87,4 1974 87,9 104,0 77,4 162,6 138,7 99,5 124,1 156,4 86,7 220,5 113,9 101,1 109,6 81,6 1975 89,2 107,6 78,6 146,7 135,2 109,3 117,0 149,9 88,8 213,9 104,8 102,5 108,7 79,3 1976 91,3 110,0 83,1 138,7 124,2 105,2 105,1 124,3 91,2 195,4 89,7 92,8 114,4 83,3 1977 96,5 109,4 89,7 134,7 108,7 100,2 101,5 114,4 96,0 153,1 85,5 91,9 113,6 92,4 1978 99,3 109,4 95,0 122,4 98,3 98,9 102,0 107,3 98,3 121,9 85,7 92,4 103,1 112,5 1979 100,5 108,5 99,6 115,5 107,4 99,6 102,2 103,7 99,8 103,3 90,9 98,4 100,2 104,2 1980 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 1981 94,2 92,5 94,4 89,8 90,4 91,2 91,3 87,6 95,7 96,2 100,2 83,9 112,8 113,6 1982 85,5 88,4 99,1 82,7 84,9 83,6 90,3 81,6 100,5 83,8 95,8 78,0 126,3 107,9 1983 83,1 87,9 103,1 67,7 70,3 77,6 86,6 78,5 102,6 66,1 89,1 71,4 133,6 119,7 1984 81,3 84,7 101,4 58,0 68,6 73,9 82,9 73,9 101,0 54,6 84,9 64,8 144,0 126,6 1985 82,0 85,7 101,7 48,8 67,1 74,7 83,9 70,1 101,2 48,3 84,8 64,5 149,9 130,5 1986 86,5 91,1 112,6 38,4 66,0 78,0 87,0 72,7 109,0 44,6 78,6 69,7 121,3 166,0 1987 90,0 95,0 120,4 34,6 66,2 78,9 85,2 73,5 114,6 41,4 77,8 74,5 106,7 179,7 1988 88,7 93,3 119,1 32,1 68,0 77,1 84,0 70,8 113,8 39,4 81,7 TABELLA A 29 Tassi di cambio effettivi reali, 1980 = 100 (;) (;) L'indice del tasso di cambio effettivo reale si ottiene moltiplicando l'indice del tasso di cambio effettivo nominale per un indice calcolato in modo simile del cambio relativo nei costi salariali unitari nell'economia totale.  Fonte: Servizi della Commissione.  A 29 B/L DK D GR E F IRL I NL P UK EUR 12 USA J 1960 93,8 77,4 81,9 168,5 65,7 105,1 94,3 104,8 65,4 120,3 97,1 76,3 167,3 69,7 1961 88,5 79,8 88,4 152,7 64,0 106,2 93,7 100,6 68,9 116,7 98,6 79,8 162,8 68,1 1962 88,0 81,8 89,0 152,0 65,6 106,9 95,1 102,2 69,8 111,7 99,5 81,3 159,6 71,8 1963 87,7 83,3 88,3 141,3 70,8 109,8 94,1 110,2 71,9 110,4 96,7 82,8 155,0 73,2 1964 88,2 83,3 86,4 141,4 73,9 109,9 100,0 115,8 76,2 108,4 96,0 83,9 151,9 71,4 1965 89,9 88,6 86,0 138,2 77,7 107,5 98,4 114,0 78,5 107,9 97,5 84,6 146,6 74,8 1966 91,0 91,4 85,9 139,5 82,8 104,2 100,7 109,6 81,8 109,2 98,3 84,6 147,6 72,8 1967 91,4 94,0 83,3 139,2 87,7 103,6 99,3 109,2 83,1 111,8 94,8 82,2 149,1 72,7 1968 91,0 93,6 82,8 139,9 77,8 109,2 92,6 108,5 84,5 106,3 83,3 78,1 156,8 73,3 1969 89,5 94,2 84,1 133,2 76,8 104,9 94,6 105,2 87,7 109,4 84,3 77,6 160,5 72,8 1970 85,0 95,2 95,5 122,3 74,9 94,5 97,1 106,0 85,8 117,1 85,8 81,0 157,6 72,6 1971 85,6 95,6 99,7 112,1 75,3 90,5 100,3 108,6 87,9 117,6 85,8 82,9 147,1 77,4 1972 89,7 94,5 101,0 103,4 79,0 91,0 99,5 108,1 90,9 116,7 86,2 85,4 135,0 86,0 1973 90,2 102,3 110,2 97,1 82,8 93,5 98,5 100,6 95,3 115,0 76,0 87,4 120,6 96,2 1974 92,9 107,0 110,5 106,3 86,1 87,5 94,8 94,9 98,0 131,3 77,0 85,9 115,9 100,3 1975 96,9 108,3 102,2 96,3 87,9 98,3 92,5 101,3 99,2 153,1 82,5 91,3 107,5 97,6 1976 101,1 109,0 100,4 99,0 88,6 96,8 89,9 90,5 100,3 150,3 71,8 82,6 110,9 102,1 1977 107,0 108,9 102,7 106,6 88,0 93,7 86,4 93,3 104,2 127,7 69,6 83,8 108,5 111,1 1978 107,4 110,4 104,0 105,0 89,7 94,5 89,0 93,5 105,3 106,8 72,0 85,9 99,7 130,4 1979 105,7 109,2 103,6 110,4 106,3 96,8 97,1 95,7 104,5 96,6 81,6 93,9 99,6 112,8 1980 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 1981 92,2 92,5 89,7 105,4 93,3 94,0 95,0 98,5 90,4 105,7 102,6 86,2 110,4 108,2 1982 81,7 90,2 89,6 114,2 90,4 89,5 98,1 99,9 92,9 99,9 95,9 81,0 125,6 97,0 1983 79,7 91,1 88,8 108,9 79,4 86,7 100,0 107,5 90,5 93,4 88,7 76,5 130,7 105,1 1984 78,5 87,9 84,9 107,9 79,0 85,0 98,5 106,7 83,6 89,0 86,4 70,8 140,3 107,7 1985 79,5 88,6 83,2 105,3 78,9 86,5 98,8 106,5 81,1 89,7 87,1 70,4 146,9 106,4 1986 83,5 93,9 90,8 91,7 80,3 89,0 104,0 113,2 85,3 89,7 81,9 77,3 118,1 134,0 1987 86,2 105,1 95,9 90,8 82,4 88,2 99,8 117,7 88,1 90,6 82,3 83,1 105,0 140,4 1988 83,6 104,7 92,5 94,9 86,1 85,2 96,1 114,6 86,1 91,4 89,3 80,8 100,8 149,7