CELEX: 52014PC0108
Language: it
Date: 2014-02-27
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 875/2013 del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati prodotti di granturco dolce in granella preparato o conservato originari della Thailandia in seguito a un riesame intermedio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio

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		52014PC0108
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 875/2013 del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati prodotti di granturco dolce in granella preparato o conservato originari della Thailandia in seguito a un riesame intermedio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio /* COM/2014/0108 final - 2014/0055 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Motivazione e obiettivi della proposta
La presente
proposta riguarda l'applicazione del regolamento (CE) n. 1225/2009 del
Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea ("regolamento di base") nel procedimento di riesame
intermedio concernente i dazi antidumping in vigore sulle importazioni di
determinati prodotti di granturco dolce in granella preparato o conservato originari
della Thailandia.
Contesto generale
La presente
proposta è presentata nel quadro dell'attuazione del regolamento di base ed è
il risultato di un'inchiesta svolta in conformità alle prescrizioni sostanziali
e procedurali di cui al regolamento di base.
Disposizioni
vigenti nel settore della proposta
Il regolamento (CE)
n. 682/2007 (GU L 159 del 18.7.2007, pag. 14), come modificato
dal regolamento (CE) n. 954/2008 (GU L 260 del 25.9.2008, pag. 1), ha
istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati
prodotti di granturco dolce in granella preparato o conservato, attualmente
classificati ai codici NC ex 2001 90 30 ed ex 2005 80 00,
originari della Thailandia. Tale dazio è stato mantenuto con il regolamento di
esecuzione (UE) n. 875/2013 del Consiglio (GU
L 244 del 13.9.2013, pag. 1).
Coerenza con
altri obiettivi e politiche dell'Unione
Non pertinente.
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
Consultazione delle parti interessate
In conformità alle
disposizioni del regolamento di base, le parti interessate coinvolte nel
procedimento hanno già avuto la possibilità di difendere i loro interessi nel
corso dell'inchiesta.
Ricorso al
parere di esperti
Non è stato
necessario ricorrere a esperti esterni.
Valutazione d'impatto
La
presente proposta è il risultato dell'attuazione del regolamento di base.
Il regolamento di
base non prevede una valutazione generale dell'impatto ma contiene un elenco
esauriente delle condizioni che devono essere oggetto di valutazione.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
La River Kwai
International Food Industry Co., Ltd ("RKI"), un produttore
esportatore thailandese, ha presentato una domanda di riesame intermedio
parziale (limitato al dumping). Il 14 febbraio 2013 la Commissione ha
avviato il riesame. 
La RKI è soggetta a un dazio antidumping individuale del 12,8%.
L'inchiesta di riesame ha stabilito un margine di dumping del 3,6%. 
Si propone pertanto
che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento che modifica il
dazio per la RKI. 
Base giuridica
Regolamento (CE) n.
1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea. 
Principio di
sussidiarietà
La proposta è di
competenza esclusiva dell'Unione. Pertanto, il principio di sussidiarietà non
si applica.
Principio di
proporzionalità
La proposta
rispetta il principio di proporzionalità per le ragioni esposte di seguito.
Il tipo di
intervento è descritto nel regolamento di base summenzionato, senza che vi
siano margini per l'adozione di decisioni a livello nazionale.
Non sono necessarie
indicazioni su come ridurre al minimo e rendere commisurato all'obiettivo della
proposta l'onere finanziario e amministrativo a carico dell'Unione, dei governi
nazionali, degli enti locali e regionali, degli operatori economici e dei
cittadini.
Scelta dello
strumento
Strumento proposto:
regolamento.
Altri strumenti non
sarebbero adeguati per il seguente motivo.
Il regolamento di
base non prevede altre opzioni.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO 
Nessuna.
2014/0055 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che modifica il regolamento di esecuzione
(UE) n. 875/2013 del Consiglio che istituisce un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di determinati prodotti di granturco dolce in
granella preparato o conservato originari della Thailandia in seguito a un
riesame intermedio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE)
n. 1225/2009 del Consiglio
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, in particolare l'articolo 291, paragrafo 2,
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009
del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea[1]
("regolamento di base"), in particolare l'articolo 11,
paragrafo 3,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
1.         PROCEDURA
1.           Misure in vigore
(1)       A seguito di un'inchiesta
("inchiesta iniziale"), il Consiglio, con il regolamento (CE)
n. 682/2007[2],
ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati
prodotti di granturco dolce in granella preparato o conservato, attualmente
classificati ai codici NC ex 2001 90 30 ed ex 2005 80 00, originari della
Thailandia. Le misure hanno assunto la forma di un dazio ad valorem compreso
tra il 3,1% e il 12,9%.
(2)       Con il regolamento (CE)
n. 954/2008[3],
il Consiglio ha modificato le misure in vigore per quanto riguarda un
produttore esportatore e, di conseguenza, l'aliquota applicabile a "tutte
le altre società": il dazio è passato ad essere compreso tra il 3,1% e il
14,3%.
(3)       A seguito di un riesame in
previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del
regolamento di base, il Consiglio ha mantenuto il dazio compreso tra il 3,1% e
il 14,3% con il regolamento di esecuzione (UE) n. 875/2013 del Consiglio[4] ("riesame in
previsione della scadenza").
2.           Domanda di riesame
(4)       La Commissione europea
("Commissione") ha ricevuto una domanda di riesame intermedio
parziale a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di base. La
domanda è stata presentata dalla River Kwai International Food Industry Co. Ltd.
("il richiedente"), un produttore esportatore della Thailandia. 
(5)       La domanda si limitava
all'esame del dumping per quanto riguarda il richiedente. 
(6)       Nella sua domanda il
richiedente ha fornito elementi di prova prima facie del fatto che, per quanto
riguarda il dumping praticato dal richiedente stesso, le circostanze che
avevano portato all'istituzione delle misure in vigore erano cambiate e che
tale cambiamento aveva carattere duraturo. 
(7)       In particolare, il
richiedente ha affermato che il mutamento di circostanze si riferisce a
cambiamenti della gamma di prodotti commercializzati, con un impatto diretto
sui relativi costi di produzione. Da un confronto tra i suoi prezzi sul mercato
interno e quelli all'esportazione nell'UE il margine di dumping sembrava essere
più basso rispetto al livello attuale delle misure.
3.           Apertura di un riesame
intermedio parziale
(8)       La Commissione, dopo aver
sentito il comitato consultivo, ha stabilito che esistevano elementi di prova
sufficienti per giustificare l'apertura di un riesame intermedio parziale
limitato all'esame del dumping per quanto riguarda il richiedente. Su tale
base, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea[5] il 14 febbraio 2013
("avviso di apertura"), ha annunciato l'apertura di un riesame
intermedio parziale a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del
regolamento di base.
4.           Periodo dell'inchiesta di
riesame 
(9)       L'inchiesta relativa al
dumping ha riguardato il periodo compreso fra il 1° luglio 2011 e il 31
dicembre 2012 ("periodo dell'inchiesta di riesame" o
"PIR").
5.           Parti interessate
dall'inchiesta 
(10)     La Commissione ha
ufficialmente informato il richiedente, i rappresentanti del paese esportatore
e l'associazione dei produttori dell'Unione (Association Européenne des Transformateurs
de Maïs Doux - "AETMD") dell'apertura del riesame intermedio.
(11)     Le parti interessate hanno
avuto la possibilità di presentare le proprie osservazioni per iscritto e di
chiedere un'audizione entro il termine previsto nell'avviso di apertura.
(12)     Le osservazioni scritte
presentate dall'AETMD sono state esaminate e, se lo si è ritenuto opportuno,
prese in considerazione.
(13)     Per ottenere le informazioni
ritenute necessarie ai fini dell'inchiesta la Commissione ha inviato un
questionario al richiedente e ha ricevuto una risposta entro il termine
fissato.
(14)     La Commissione ha raccolto e
verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della
determinazione del dumping. La Commissione ha effettuato una visita di verifica
presso i locali del richiedente in Thailandia, a Bangkok e Kanchanaburi.
2.         PRODOTTO
IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1.           Prodotto in esame
(15)     Il prodotto oggetto del
presente riesame è identico a quello definito nell'inchiesta iniziale e in
quella di riesame in previsione della scadenza, ossia il granturco dolce (Zea
mays var. saccharata) in granella, preparato o conservato nell'aceto o
nell'acido acetico, non congelato, attualmente classificato al codice NC ex
2001 90 30, e il granturco dolce (Zea mays var. saccharata) in
granella, preparato o conservato, ma non nell'aceto o nell'acido acetico, non
congelato, diverso dai prodotti di cui alla voce 2006, attualmente classificato
al codice NC ex 2005 80 00, originario della Thailandia.
2.           Prodotto simile
(16)     Come
stabilito nell'inchiesta iniziale e confermato nel riesame in previsione della
scadenza, è stato accertato che il granturco dolce prodotto e venduto
nell'Unione e il granturco dolce prodotto e venduto in Thailandia presentano
essenzialmente le stesse caratteristiche fisiche e chimiche e gli stessi
impieghi di base del granturco dolce prodotto in Thailandia e venduto per
l'esportazione nell'Unione. Tali prodotti sono pertanto considerati prodotti
simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
3.         DUMPING
1.           Determinazione del valore
normale
(17)     A norma dell'articolo 2,
paragrafo 2, prima frase, del regolamento di base, la Commissione ha in
primo luogo stabilito se le vendite totali del prodotto simile effettuate dal
richiedente sul mercato interno durante il PIR fossero rappresentative. Le
vendite effettuate sul mercato interno sono rappresentative se il volume totale
delle vendite del prodotto simile sul mercato interno rappresentava almeno il
5% del volume totale delle vendite del prodotto in esame per l'esportazione
nell'Unione durante il PIR.
(18)     Le vendite totali del prodotto
simile sul mercato interno sono state ritenute rappresentative.
(19)     La Commissione ha individuato
successivamente i tipi di prodotto venduti sul mercato interno che erano
identici o direttamente comparabili ai tipi venduti per l'esportazione
nell'Unione.
(20)     Per ciascun tipo di prodotto,
la Commissione ha stabilito se le vendite sul mercato interno fossero
sufficientemente rappresentative conformemente all'articolo 2,
paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite sul mercato interno di un
tipo di prodotto sono rappresentative se il volume totale delle vendite sul
mercato interno di questo tipo di prodotto ad acquirenti indipendenti durante
il PIR rappresenta almeno il 5% del volume totale delle vendite del tipo di
prodotto identico o comparabile per l'esportazione nell'Unione.
(21)     La Commissione ha stabilito
che, per tutti i tipi di prodotto venduti per l'esportazione nell'Unione, le
vendite del richiedente sul mercato interno erano state effettuate in quantità
rappresentative. 
(22)     La Commissione ha poi definito
la percentuale di vendite remunerative ad acquirenti indipendenti sul mercato
interno durante il PIR per ogni tipo di prodotto allo scopo di decidere se utilizzare
le vendite effettive realizzate sul mercato interno per il calcolo del valore
normale conformemente all'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di
base.
(23)     Il
valore normale si basa sul prezzo effettivo praticato sul mercato interno per
tipo di prodotto, a prescindere dal fatto che le vendite siano o meno
remunerative, se
–              
il volume delle vendite di un tipo di prodotto, a
prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato, rappresentava
più dell'80% del volume totale delle vendite di questo tipo di prodotto, e
–              
la media ponderata del prezzo di vendita di questo
tipo di prodotto è pari o superiore al costo unitario di produzione. 
(24)     Dall'analisi
delle vendite sul mercato interno condotta dalla Commissione è emerso che oltre
il 90% delle vendite sul mercato interno era remunerativo e che la media
ponderata del prezzo di vendita era superiore al costo unitario di produzione.
Di conseguenza, il valore normale è stato calcolato come la media ponderata dei
prezzi di tutte le vendite sul mercato interno durante il PIR. 
2.           Determinazione del prezzo
all'esportazione
(25)     Tutte le vendite del
richiedente per l'esportazione nell'Unione sono state effettuate direttamente
ad acquirenti indipendenti dell'Unione o della Thailandia. Il prezzo all'esportazione
è pertanto stabilito sulla base dei prezzi pagati o pagabili conformemente
all'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
3.           Confronto
(26)     La Commissione ha confrontato
il valore normale e il prezzo all'esportazione a livello franco fabbrica.
(27)     Ove giustificato, la
Commissione ha adeguato il valore normale e/o il prezzo all'esportazione per
tener conto delle differenze che incidono sui prezzi e sulla loro comparabilità
conformemente all'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
(28)     In relazione alle differenze
inerenti a spese di trasporto, assicurazione, movimentazione e carico,
imballaggio, commissioni, costi del credito e spese bancarie, all'occorrenza si
sono applicati i necessari adeguamenti che sono stati debitamente giustificati.

(29)     Il
richiedente ha chiesto un adeguamento a norma dell'articolo 2,
paragrafo 10, lettera d), del regolamento di base per una differenza
di valore del marchio per le vendite effettuate con il proprio marchio sul
mercato interno e quelle effettuate con il proprio marchio sul mercato
dell'Unione. Il valore del marchio del richiedente sarebbe più elevato sul
mercato thailandese rispetto al mercato dell'Unione. Per giustificare la sua
richiesta egli ha fatto riferimento all'adeguamento applicato nell'inchiesta
iniziale e nel riesame in previsione della scadenza. 
(30)     La situazione del richiedente
nel presente riesame intermedio è tuttavia diversa dalla situazione di altri
produttori esportatori per i quali era stato applicato l'adeguamento nell'inchiesta
iniziale e in quella di riesame in previsione della scadenza. L'adeguamento
applicato nell'inchiesta iniziale e nel riesame in previsione della scadenza si
riferisce specificamente a produttori esportatori le cui vendite sul mercato
interno recano il loro marchio e le cui vendite nell'Unione recano invece il
marchio del rivenditore. Nel presente riesame intermedio le vendite del
richiedente sia sul mercato interno che sul mercato dell'Unione recano il suo
marchio. Inoltre, nell'inchiesta iniziale e in quella di riesame in previsione
della scadenza l'adeguamento è stato applicato al margine di profitto nella
costruzione del valore normale conformemente all'articolo 2,
paragrafo 6, del regolamento di base. Nel presente riesame intermedio il
valore normale si basa tuttavia sui prezzi effettivi praticati dal richiedente
sul mercato interno.
(31)     Per quanto riguarda la
presunta assenza del valore del marchio nelle vendite sul mercato dell'Unione,
l'importatore del prodotto in esame recante il marchio del richiedente è
specializzato in importazioni di prodotti alimentari di marca, in particolare
dall'Asia. Il richiedente non è riuscito a spiegare o a dimostrare perché le
vendite a questo particolare importatore sarebbero caratterizzate da un valore
meno elevato rispetto a quello che avrebbe il marchio del richiedente sul
mercato interno. La Commissione ha quindi concluso che il richiedente non è
riuscito a dimostrare che la presunta differenza di valore del marchio incide
sui prezzi o sulla loro comparabilità.
(32)     Il richiedente ha inoltre
chiesto lo stesso adeguamento ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10,
lettera k), del regolamento di base. Tuttavia, poiché il richiedente non
ha dimostrato che la presunta differenza si ripercuote sui prezzi o sulla loro comparabilità,
la richiesta di adeguamento non ha potuto essere accolta neppure ai sensi di
tale disposizione.
(33)     La richiesta di adeguamento ai
sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), e
dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera k), è pertanto respinta.
(34)     Con riferimento
all'articolo 2, paragrafo 10, lettera b), del regolamento di
base, il richiedente ha inoltre chiesto un adeguamento per un rimborso delle
tasse all'esportazione da parte del governo. Il governo versa un importo al
richiedente per la vendita all'esportazione del prodotto in esame, anche verso
il mercato dell'Unione.
(35)     Il richiedente ha potuto
dimostrare di ricevere un importo equivalente a meno dello 0,5% del valore
della fattura per le esportazioni verso il mercato dell'Unione. Tuttavia, a
norma dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b), del regolamento
di base, se sono soddisfatte le condizioni di cui a tale articolo si applica un
adeguamento al valore normale e non al prezzo all'esportazione, come chiesto
dal richiedente. L'inchiesta non ha inoltre permesso di stabilire alcun
collegamento diretto tra il pagamento ricevuto dal richiedente per le
esportazioni del prodotto in esame nell'Unione e gli oneri all'importazione per
le materie prime in esso incorporate. 
(36)     La società ha inoltre chiesto
lo stesso adeguamento ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10,
lettera k). Tuttavia, poiché il richiedente non è riuscito a dimostrare
l'esistenza di un collegamento tra il rimborso delle tasse all'esportazione e i
prezzi del prodotto in esame all'esportazione, tale richiesta non ha potuto
essere accettata.
(37)     La richiesta di un adeguamento
per il rimborso delle tasse all'esportazione, ai sensi dell'articolo 2,
paragrafo 10, lettera b), e dell'articolo 2, paragrafo 10,
lettera k), è pertanto respinta.
4.           Dumping durante il PIR
(38)     La media ponderata del valore
normale di ciascun tipo di prodotto in esame esportato nell'Unione è stata
confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione del tipo
corrispondente del prodotto in esame, a norma dell'articolo 2, paragrafi 11 e
12, del regolamento di base.
(39)     Su tale base la media
ponderata del margine di dumping, espressa come percentuale del prezzo cif
franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, è risultata pari al 3,6%.
4.         CARATTERE DURATURO DEL
MUTAMENTO DI CIRCOSTANZE
(40)     Conformemente all'articolo 11,
paragrafo 3, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se le
circostanze che avevano portato alla determinazione dell'attuale margine di
dumping fossero cambiate e se tale cambiamento fosse di carattere duraturo.
(41)     Nella sua domanda di riesame
il richiedente aveva fatto riferimento a cambiamenti della gamma di prodotti
commercializzati, che avrebbero avuto un impatto diretto sui relativi costi di
produzione. L'inchiesta ha confermato che, rispetto all'inchiesta iniziale. il
richiedente, a seguito di una ristrutturazione societaria, non vende né produce
più determinati prodotti e che ciò ha avuto un impatto sul costo di produzione
del prodotto in esame.
(42)     L'AETMD ha osservato che la
ristrutturazione operata dal richiedente potrebbe non essere di carattere
duraturo in quanto potrebbe essere facilmente invertita.
(43)     In
effetti è possibile che la dirigenza del richiedente abbia la facoltà, qualora
lo desideri, di invertire il processo di ristrutturazione. Non vi sono tuttavia
elementi di prova indicanti che la decisione del richiedente di ristrutturare e
razionalizzare la commercializzazione dei prodotti del gruppo tra le diverse
società del gruppo non sia di carattere duraturo. Inoltre, la ristrutturazione
è stata portata a termine già nel 2009, il che dimostra che la nuova struttura
societaria è di carattere duraturo.
(44)     In seguito alla divulgazione
delle informazioni l'AETMD ha ribadito che il mutamento di circostanze in base
al quale era stato aperto il riesame non poteva essere considerato di carattere
duraturo. Più precisamente, l'associazione ha messo in dubbio l'impatto della
riorganizzazione interna del gruppo sul costo di produzione, sostenendo che i costi
all'interno del gruppo possono essere semplicemente riassegnati al fine di
diminuire il valore normale. Per questo motivo il nuovo costo di produzione non
potrebbe essere considerato duraturo. L'AETMD ha inoltre osservato che la
società controllata responsabile per la produzione e le vendite dei prodotti
freschi ha lo stesso indirizzo del richiedente. L'associazione ha affermato che
questa sarebbe un'ulteriore indicazione del fatto che la riorganizzazione non è
profonda né duratura.
(45)     In risposta alle affermazioni
dell'AETMD nel considerando precedente, il richiedente ha sottolineato che la
riorganizzazione ha comportato anche un miglioramento del sistema di
contabilità dei costi grazie al quale sono state identificate ed eliminate le
strozzature al fine di ottimizzare la produzione e di ridurre i costi di
fabbricazione. Il richiedente ha inoltre sottolineato che qualsiasi inversione
della riorganizzazione del 2009 in questa fase sarebbe un'operazione assai
complessa in quanto la società madre del richiedente, Agripure Holding PLC, è
quotata sulla borsa thailandese. 
(46)     La questione del rischio di
una potenziale inversione della riorganizzazione del richiedente è stata già
trattata nel considerando 43.
(47)     La Commissione, per verificare
l'esattezza delle affermazioni presentate nella domanda di apertura del
presente riesame, ha inoltre effettuato un confronto dei costi di produzione
dei tipi di prodotto esportati nell'Unione durante il periodo dell'inchiesta
iniziale (vale a dire prima della riorganizzazione del richiedente nel 2009) e
nel PIR. Tale confronto ha in effetti confermato che il costo unitario di
fabbricazione è cambiato in misura significativa. Il cambiamento dei costi
unitari di fabbricazione che è stato riscontrato va al di là di una semplice
riassegnazione dei costi ed è dovuto ad una reale diminuzione dei costi
indiretti di produzione quali il costo della manodopera e le spese generali di
fabbricazione. 
(48)     Per quanto riguarda il fatto
che il richiedente e la sua controllata abbiano lo stesso indirizzo
amministrativo, questa è una pratica corrente nelle grandi imprese. Nel corso
della visita di verifica presso i locali del richiedente la Commissione ha
inoltre osservato che le linee di produzione e l'immagazzinaggio dei prodotti
finiti erano dedicati alla produzione di granturco dolce; non vi era alcuna
traccia visibile della produzione e dell'immagazzinaggio dei prodotti freschi
venduti dalla società controllata.
(49)     Viste le argomentazioni
dell'AETMD e del richiedente, ed essendo stato constatato de facto un calo del
costo unitario di fabbricazione tra l'inchiesta iniziale e il PIR,
l'argomentazione avanzata dall'AETMD deve essere respinta.
(50)     L'AETMD ha inoltre sostenuto
che il richiedente aveva progettato di aumentare la propria capacità produttiva
del 40% circa nel 2013. Secondo l'AETMD questo avrebbe contraddetto quanto
affermato dal richiedente, ovvero che il nuovo costo di produzione riveduto
(successivamente alla ristrutturazione) sarebbe stato di carattere duraturo.
(51)     L'inchiesta
ha effettivamente confermato che il richiedente sta aumentando la propria
capacità produttiva. L'impatto dell'aumento della capacità è stato uno dei
fattori grazie ai quali il riesame in previsione della scadenza aveva concluso
che esisteva un rischio di persistenza del dumping.[6]
(52)     Dopo la divulgazione delle
informazioni l'AETMD ha nuovamente sostenuto che gli investimenti nella nuova
capacità produttiva avrebbero necessariamente inciso sul costo di produzione;
di conseguenza il costo di produzione prevalente utilizzato nel presente
riesame per un confronto con i prezzi praticati sul mercato interno (cfr.
considerando 24) non sarebbe di carattere duraturo. In particolare,
l'associazione ha effettuato un calcolo basato sulle fonti disponibili e ha
concluso che i costi totali aumenterebbero del 10% circa rispetto ai costi
attuali a causa dell'aumento degli ammortamenti.
(53)     Il richiedente non ha
contraddetto l'affermazione dell'AETMD di per sé riguardo a un incremento dei
costi dovuto agli ammortamenti, ma ha sottolineato che tale incremento sarebbe
compensato da un aumento delle entrate totali (grazie ad un aumento delle
vendite) e da una diminuzione di altri costi come conseguenza di una maggiore
automazione.
(54)     Come
indicato al considerando 51, il richiedente sta effettivamente investendo in
nuovi impianti di produzione e tali investimenti possono comportare un aumento
dei costi per gli ammortamenti. D'altro canto, come
sottolineato dal richiedente in risposta all'osservazione dell'AETMD, nuovi
impianti di produzione possono comportare anche dei cambiamenti (rispetto alle
linee di produzione esistenti), come il livello di automazione. Questi
cambiamenti dovrebbero ridurre direttamente i costi della manodopera e
dell'energia e potrebbero quindi compensare gli incrementi dovuti al costo
degli ammortamenti.  
(55)     Nel complesso, si è concluso
che l'impatto complessivo sul costo di produzione per unità prodotta
potrà essere misurato solo quando i nuovi impianti saranno stati inaugurati e
gli eventuali costi supplementari saranno stati riportati nella contabilità. 
(56)     Tuttavia, considerati anche
gli obiettivi degli investimenti (maggiore efficienza e competitività, ridurre
i costi unitari di fabbricazione), si prevede che almeno a medio e a lungo termine
non vi sarà alcun aumento significativo del costo unitario di produzione. In
tali circostanze il valore normale dovrebbe continuare a basarsi sui prezzi
praticati sul mercato interno, come nel quadro del presente riesame.
L'argomentazione avanzata dall'AETMD va pertanto respinta.
(57)     In seguito alla divulgazione
delle informazioni l'AETMD ha inoltre contestato il carattere duraturo del
nuovo margine di dumping, affermando che i prezzi all'esportazione utilizzati
come base per il calcolo del margine di dumping non erano rappresentativi. Più
in particolare, l'associazione ha sostenuto che 
(a)         
il numero di tonnellate esportate durante il PIR è
troppo limitato per poter essere considerato rappresentativo, e
(b)         
con riferimento al considerando 29, dato che le
esportazioni di prodotti recanti il proprio marchio costituivano quasi
la metà delle esportazioni complessive durante il PIR, i prezzi
all'esportazione dovevano essere ritenuti non rappresentativi. Secondo l'AETMD,
se entrasse in vigore la riduzione proposta delle misure, le esportazioni
nell'Unione sarebbero più probabilmente costituite per la maggior parte da
prodotti con il marchio del rivenditore e con prezzi all'esportazione più
bassi.[7]
(58)     Poiché
i quantitativi esportati nell'Unione non erano significativi, la Commissione ha
accertato che i prezzi pagati o pagabili del richiedente per l'esportazione
nell'Unione erano rappresentativi confrontandoli con i prezzi pagati o pagabili
del richiedente per l'esportazione in altri paesi terzi. Su tale base si è concluso
che i prezzi per l'esportazione nell'Unione erano coerenti con quelli applicati
agli acquirenti su altri mercati di esportazione.
(59)     L'esistenza di diversi
segmenti di mercato, vendite con il marchio proprio del produttore e vendite
con il marchio del rivenditore, è già stata riconosciuta nel corso delle
inchieste precedenti[8].
Si tratta di una parte importante della definizione dei diversi tipi di
prodotto all'interno della definizione del prodotto in esame. Su tale
base le esportazioni di prodotti con il proprio marchio sono state
confrontate con le vendite sul mercato interno di prodotti con il proprio
marchio, mentre le vendite all'esportazione di prodotti con il marchio del
rivenditore sono state confrontate con le vendite sul mercato interno di prodotti
con il marchio del rivenditore.
(60)     L'affermazione dell'AETMD
secondo cui le esportazioni future saranno principalmente costituite da
prodotti con il marchio del rivenditore è ipotetica, non è sostenuta da
elementi di prova e, come tale, non basta per mettere in dubbio la
rappresentatività delle esportazioni di prodotti con il proprio marchio durante
il PIR. L'affermazione dell'AETMD è pertanto respinta.
(61)     L'AETMD ha inoltre affermato
che la riduzione del dazio potrebbe comportare il rischio di elusione delle
misure.
(62)     Si ricorda che i dazi in
vigore sono già differenziati tra i produttori esportatori thailandesi. Il
rischio di elusione (utilizzando il codice addizionale TARIC con dazi meno
elevati) esiste quindi fin dall'istituzione delle misure iniziali.
L'applicazione di un dazio meno elevato ad uno di questi produttori esportatori
non aumenta di per sé il rischio di elusione da parte della Thailandia
nel suo insieme. 
(63)     Inoltre, qualora si rendano
disponibili informazioni indicanti che i dazi vengono compromessi da pratiche
di elusione, può essere avviata se del caso un'inchiesta purché le condizioni
di cui all'articolo 13 del regolamento di base siano soddisfatte.
(64)     L'AETMD ha inoltre dichiarato
che il richiedente può avere artificialmente aumentato i prezzi
all'esportazione verso l'Unione mediante una compensazione incrociata con
vendite parallele di altri prodotti a prezzi artificialmente bassi.
(65)     Come indicato nel precedente
considerando 58, i prezzi all'esportazione del prodotto in esame verso l'Unione
erano in linea con quelli all'esportazione verso i paesi terzi. Nulla indica
pertanto che i prezzi all'esportazione verso l'Unione sarebbero stati
artificialmente elevati durante il PIR e l'argomentazione è quindi respinta.
5.         MISURE ANTIDUMPING
(66)     Alla luce dei risultati
dell'inchiesta la Commissione ritiene opportuno modificare il dazio antidumping
applicabile alle importazioni del prodotto in esame dalla River Kwai
International Food Industry Co. Ltd.
(67)     Inoltre, e su richiesta del
richiedente, è modificato anche l'indirizzo in Thailandia della società.
6.         DIVULGAZIONE DELLE
INFORMAZIONI
(68)     Le parti interessate sono
state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali alla base
dell'intenzione di raccomandare la modifica del regolamento di esecuzione (UE)
n. 875/2013 del Consiglio.
(69)     Dopo la divulgazione delle
informazioni, il governo thailandese ha obiettato che anche l'aliquota media
del dazio per gli esportatori non inseriti nel campione che hanno collaborato
avrebbe dovuto essere riveduta per tenere conto dei risultati del presente
riesame intermedio parziale. Va osservato che tale richiesta va al di là della
portata limitata dell'attuale riesame, che mira unicamente ad adeguare il
livello dell'attuale aliquota del dazio antidumping per quanto riguarda il
richiedente. Le richieste di modificare il livello delle aliquote del dazio
antidumping in conseguenza di un asserito mutamento di circostanze dovrebbero
essere presentate conformemente all'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento
di base. Tale richiesta va quindi respinta,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.         La voce relativa alla River Kwai
International Food Industry Co., Ltd nella tabella dell'articolo 1,
paragrafo 2, del regolamento di esecuzione (UE) n. 875/2013 del
Consiglio è sostituita dalla seguente: 
 Società || Dazio antidumping (%) || Codice addizionale TARIC 
 River Kwai International Food Industry Co., Ltd, 99 Moo 1 Thanamtuen Khaupoon Road Kaengsian, Muang, Kanchanaburi 71000 Thailandia || 3,6 || A791 
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.
[2]               Regolamento (CE) n. 682/2007 del Consiglio, del 18
giugno 2007, che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la
riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di
determinati prodotti di granturco dolce in granella preparato o conservato
originari della Thailandia (GU L 159 del 20.6.2007, pag. 14).
[3]               Regolamento (CE) n. 954/2008 del Consiglio, del 25
settembre 2008, che modifica il regolamento (CE) n. 682/2007 che
istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva
del dazio provvisorio sulle importazioni di determinati prodotti di granturco
dolce in granella preparato o conservato originari della Thailandia (GU L 260
del 30.9.2008, pag. 1). 
[4]               Regolamento di esecuzione (UE) n. 875/2013 del
Consiglio, del 2 settembre 2013, che istituisce un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di determinati prodotti di granturco dolce in
granella preparato o conservato originari della Thailandia in seguito a un
riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del
regolamento (CE) n. 1225/2009 (GU L 244 del 13.9.2013, pag. 1).
[5]               GU C 42 del 14.2.2013, pag. 7.
[6]               Cfr. considerando da 49 a 75 del riesame in previsione
della scadenza.
[7]               Cfr. considerando 86 del riesame in previsione della
scadenza.
[8]               Cfr. considerando 85 del riesame in previsione della
scadenza.