CELEX: 62005CJ0252
Language: it
Date: 2007-05-10
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 10 maggio 2007. # The Queen, su domanda di Thames Water Utilities Ltd contro South East London Division, Bromley Magistrates' Court (District Judge Carr). # Domanda di pronuncia pregiudiziale: High Court of Justice (England & Wales), Queen's Bench Division (Administrative Court) - Regno Unito. # Rifiuti -Direttive 75/442/ CEE, 91/156/CEE e 91/271/CEE - Acque reflue che fuoriescono dal sistema fognario - Qualifica - Sfera di applicazione delle direttive 75/442/CEE e 91/271/CEE. # Causa C-252/05.

Causa C‑252/05
      Regina, su istanza di: 
      Thames Water Utilities Ltd
      contro
      South East London Division, Bromley Magistrates’ Court 
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla High Court of Justice (England & Wales), Queen’s Bench Division (Administrative
         Court)]
      
      «Rifiuti — Direttive 75/442/CEE, 91/156/CEE e 91/271/CEE — Acque reflue che fuoriescono dal sistema fognario — Qualificazione — Ambito di applicazione delle direttive 75/442/CEE e 91/271/CEE»
      Massime della sentenza
      1.        Ambiente — Rifiuti — Direttiva 75/442 — Nozione di rifiuto 
      [Direttiva del Consiglio 75/442, come modificata dalla direttiva 91/156, artt. 1, lett. a), e 2, n. 1, lett b), iv)]
      2.        Ambiente — Rifiuti — Direttiva 75/442 — Ambito di applicazione 
      [Direttive del Consiglio 75/442, come modificata dalla direttiva 91/156, artt. 2, n. 1, lett. b), 4, 8, e 15, e 91/271]
      3.        Ambiente — Trattamento delle acque reflue urbane — Direttiva 91/271 — Ambito di applicazione 
      (Direttive del Consiglio 75/442, come modificata dalla direttiva 91/156, art. 2, n. 2, e 91/271)
      1.        Le acque reflue che fuoriescono da un sistema fognario gestito da un’impresa pubblica che si occupa del trattamento delle
         acque reflue ai sensi della direttiva 91/271, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, e della normativa adottata
         per la sua trasposizione, costituiscono rifiuti ai sensi della direttiva 75/442, relativa ai rifiuti, come modificata dalla
         direttiva 91/156. 
      
      Risulta infatti dall’art. 2, n. 1, lett. b), iv), della direttiva 75/442 che il legislatore comunitario ha inteso qualificare
         espressamente le acque di scarico come «rifiuti», ai sensi della stessa direttiva, pur prevedendo che tali rifiuti possano,
         al ricorrere di talune condizioni, non rientrare nella sfera di applicazione della direttiva medesima e, conseguentemente,
         nel regime giuridico generale dei rifiuti che essa istituisce.
      
      Di conseguenza, la circostanza che le acque reflue fuoriescano da un sistema fognario è ininfluente quanto alla loro natura
         di «rifiuti» ai sensi della stessa direttiva. Infatti, la fuoriuscita di acque reflue da un impianto fognario costituisce
         un fatto mediante il quale l’impresa fognaria, detentrice delle acque, se ne «disfa». Il fatto che le acque siano fuoriuscite
         accidentalmente non consente di giungere ad una conclusione diversa. 
      
      (v. punti 26, 28‑29, dispositivo 1)
      2.        L’art. 2, n. 1, lett. b), iv), della direttiva 75/442, relativa ai rifiuti, come modificata dalla direttiva 91/156, esclude
         dalla propria sfera di applicazione le acque reflue, fatti salvi i rifiuti allo stato liquido, a condizione, tuttavia, che
         le dette acque reflue siano già contemplate da «altra normativa». Tale espressione può riguardare, del pari, normative nazionali.
         Tuttavia, affinché una legislazione comunitaria o nazionale possa essere considerata come «altra normativa», essa deve contenere
         disposizioni precise che organizzano la gestione dei rifiuti e garantire un livello di tutela dell’ambiente almeno equivalente
         a quello che risulta dalla citata direttiva e, segnatamente, dagli artt. 4, 8 e 15 della stessa. 
      
      La direttiva 91/271, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, non garantisce un siffatto livello di tutela. Essa
         non costituisce quindi «altra normativa» ai sensi del detto art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 75/442. Spetta al giudice
         del rinvio verificare, conformemente ai criteri definiti supra, se possa ritenersi che la normativa nazionale costituisca
         «altra normativa» ai sensi della detta disposizione. Ciò si verifica se tale normativa nazionale contiene disposizioni precise
         che organizzano la gestione dei rifiuti di cui trattasi e se è tale da garantire un livello di tutela dell’ambiente equivalente
         a quello che risulta dalla direttiva 75/442 e, segnatamente, dagli artt. 4, 8 e 15 della direttiva stessa.
      
      (v. punti 31‑32, 34‑35, 38, dispositivo 2)
      3.        La direttiva 91/271, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, che non prevede alcuna disposizione relativa alle
         acque reflue che fuoriescono dal sistema fognario in quanto tali, non può essere considerata, con riguardo alla gestione di
         tali acque, una lex specialis rispetto alla direttiva 75/442, relativa ai rifiuti, come modificata dalla direttiva 91/156,
         e pertanto non può applicarsi ai sensi dell’art. 2, n. 2, della stessa.
      
      (v. punti 40‑41, dispositivo 3)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      10 maggio 2007 (*)
      
      «Rifiuti – Direttive 75/442/CEE, 91/156/CEE e 91/271/CEE – Acque reflue che fuoriescono dal sistema fognario – Qualificazione – Ambito di applicazione delle direttive 75/442/CEE e 91/271/CEE»
      Nel procedimento C-252/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte ai sensi dell’art. 234 CE dalla High Court of
         Justice (England & Wales), Queen’s Bench Division (Administrative Court) (Regno Unito), con decisione 20 maggio 2005, pervenuta
         in cancelleria il 15 giugno 2005, nella causa tra
      
      Regina,  su istanza di:
      
      Thames Water Utilities Ltd,
      
      e
      South East London Division, Bromley Magistrates’ Court (District Judge Carr),
      
      altra parte del procedimento:
      Environment Agency,
      
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. P. Kūris, J. Makarczyk, L. Bay Larsen e J.‑C. Bonichot
         (relatore), giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra C. Strömholm, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale dell’11 gennaio 2007,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Thames Water Utilities Ltd, dal sig. R. McCracken, QC, e dal sig. G. Jones; 
      –        per l’Environment Agency, dal sig. D. Hart, QC, e dal sig. M. Harris, barrister;
      –        per il governo del Regno Unito, dalla sig.ra E. O’Neill, in qualità di agente, assistita dal sig. J. Maurici, barrister;
      –        per il governo belga, dal sig. M. Wimmer, in qualità di agente;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra H. Sevenster, in qualità di agente;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. M. Konstantinidis e dalla sig.ra D. Lawunmi, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza dell’8 febbraio 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE,
         relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39), come modificata dalla direttiva del Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE (GU L 78,
         pag. 32; in prosieguo: la «direttiva 75/442») e della direttiva del Consiglio 21 maggio 1991, 91/271/CEE, concernente il trattamento
         delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40). Il giudice del rinvio intende accertare, in sostanza, se le acque reflue che
         fuoriescono da un sistema fognario costituiscono rifiuti ai sensi della direttiva 75/442 e, nell’ipotesi affermativa, se sono
         escluse dalla sfera di applicazione della direttiva medesima ai sensi del suo art. 2, n. 1, lett. b), iv), ovvero del suo
         art. 2, n. 2.
      
       Contesto normativo
       Diritto comunitario
       In tema di rifiuti
      2        L’art. 1 della direttiva 75/442 stabilisce quanto segue:
      
      «Ai sensi della presente direttiva, si intende per:
      a)      rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’allegato I e di cui il detentore si disfi
         o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi.
      
      (…)
      b)      produttore: la persona la cui attività ha prodotto rifiuti (produttore iniziale) e/o la persona che ha effettuato operazioni
         di pretrattamento, di miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione di detti rifiuti;
      
      c)      detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che li detiene;
      (…)».
      3        L’art. 2 della direttiva medesima così prevede:
      
      «1.      Sono esclusi dal campo di applicazione della presente direttiva:
      (…)
      b)      qualora già contemplati da altra normativa: 
      (…)
      iv)      le acque di scarico, esclusi i rifiuti allo stato liquido; 
      (…)
      2.      Disposizioni specifiche particolari o complementari a quelle della presente direttiva per disciplinare la gestione di determinate
         categorie di rifiuti possono essere fissate da direttive particolari».
      
       In tema di acque reflue 
      4        L’art. 1 della direttiva 91/271 così recita:
      
      «La presente direttiva concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché il trattamento
         e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori industriali. 
      
      Essa ha lo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dai summenzionati scarichi di acque reflue».
      5        L’art. 3 della direttiva medesima prevede, al n. 1, primo comma, che «[g]li Stati membri provvedono affinché tutti gli agglomerati
         siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane» e, al n. 2, che «[l]e reti fognarie di cui al paragrafo 1 devono
         rispondere ai requisiti dell’allegato I A».
      
      6        L’allegato I, punto A, della direttiva 91/271 impone i seguenti obblighi:
      
      «(...)
      La progettazione, la costruzione e la manutenzione delle reti fognarie vanno effettuate adottando le tecniche migliori che
         non comportino costi eccessivi, tenendo conto in particolare:
      
      (…)
      –        della prevenzione di eventuali fuoriuscite,
      (…)».
       Diritto interno
       In tema di rifiuti
      7        L’art. 33 (1) dell’Environmental Protection Act 1990 dispone quanto segue:
      
      «(…) è fatto divieto – a) di eliminare rifiuti sottoposti a monitoraggio (…) nel terreno ovvero sopra di esso, in qualsiasi
         luogo, a meno che non sussista una licenza di gestione dei rifiuti e lo scarico venga effettato conformemente alla detta licenza».
      
      8        L’art. 75 (4) dell’Environmental Protection Act 1990 definisce i «rifiuti sottoposti a monitoraggio» come «rifiuti domestici,
         rifiuti industriali e commerciali o altri rifiuti dello stesso genere».
      
      9        Ai sensi dell’art. 75 (8) dell’Environmental Protection Act 1990 «i rifiuti di cui al punto (7) ed al presente punto non comprendono
         le acque reflue (ivi inclusi gli scarichi fognari ovvero provenienti dalle fogne), fatte salve diverse disposizioni dei regolamenti».
      
      10      Le Controlled Waste Regulations 1992 sono state redatte in esecuzione dell’Environmental Protection Act 1990.
      
      11      Ai sensi della regola 5 (1) delle Controlled Waste Regulations 1992, «(…) ai fini della parte II della legge, i rifiuti di
         cui all’allegato 3 vanno considerati quali rifiuti industriali».
      
      12      Il paragrafo 7 (a) dell’allegato 3 fa riferimento alle «acque non reflue ricomprese nella descrizione di cui alla regola 7
         […] eliminate attraverso ovvero sopra il terreno». La regola 7 (1) (a), tuttavia, esclude «le acque reflue, i fanghi o i fanghi
         di fosse settiche trattati, conservati ovvero eliminati (senza far ricorso ad un impianto mobile) nel contesto di impianti
         di trattamento («curtilage») delle acque reflue» dall’ambito dei rifiuti sottoposti a monitoraggio, a meno che le operazioni
         di trattamento, conservazione ed eliminazione costituiscano parte integrante dell’attività degli impianti.
      
      13      Ai sensi della regola 7 A delle Controlled Waste Regulations 1992, «ai fini della parte II dell’Environmental Protection Act
         1990, i rifiuti non indicati dalla direttiva non devono essere ritenuti rifiuti domestici, industriali o commerciali».
      
      14      Infine, le Controlled Waste Regulations 1992 definiscono i «rifiuti di cui alla direttiva» come «qualsivoglia sostanza od
         oggetto delle categorie indicate nella parte II dell’allegato 4 di cui il produttore o il detentore si disfi con l’intenzione
         di disfarsene ovvero abbia l’obbligo di disfarsene, fatto salvo, tuttavia, tutto ciò che è escluso dalla sfera di applicazione
         della direttiva ai sensi del suo art. 2»; l’espressione «disfarsi» ha un significato identico a quello che riveste nella direttiva
         e con il termine «produttore» si intende ogni soggetto la cui attività abbia dato luogo a rifiuti di cui alla direttiva ovvero
         che ha effettuato operazioni di pretrattamento, di miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione
         di detti rifiuti».
      
       In tema di acque reflue
      15      All’epoca in cui sono state compiute le infrazioni dedotte, l’art. 94 (1) del Water Industry Act 1991 disponeva quanto segue:
      
      «L’impresa di trattamento delle acque reflue è tenuta: a) a fornire, controllare e ampliare un sistema di tombini pubblici
         (nella propria zona o altrove) che garantisca la loro depurazione e la loro manutenzione, in modo tale che la detta zona risulti
         effettivamente depurata e continui ad esserlo; b) ad adottare disposizioni per svuotare tali tombini e tutte le altre disposizioni
         (…) necessarie, iterativamente, per trattare effettivamente, in impianti di smaltimento o con altre modalità, il contenuto
         dei detti tombini».
      
      16      Inoltre, nell’ipotesi di violazione di un obbligo commessa da un operatore del trattamento delle acque reflue prevista dall’art. 94
         (1) del Water Industry Act 1991, il segretario di Stato o il direttore generale dei servizi idrici è tenuto, in forza dell’art. 18
         della legge medesima, ad emanare un ordine esecutivo definitivo (applicabile in esito ad un procedimento in contraddittorio)
         o provvisorio (immediatamente applicabile) facendo richiesta dell’avvio di un procedimento al fine di garantire il rispetto
         di tale obbligo. 
      
      17      Le Urban Waste Water Treatment (England and Wales) Regulations 1994 sono state emanate al fine di dare esecuzione alla direttiva
         91/271 e completano le disposizioni di cui all’art. 94 del Water Industry Act 1991.
      
      18      La regola 4 (1) delle Urban Waste Water Treatment (England and Wales) Regulations 1994 così recita:
      
      «Le presenti disposizioni integrano quelle relative all’obbligo imposto dall’art. 94 del Water Industry Act 1991 (…) e qualsiasi
         violazione degli obblighi imposti dalle presenti disposizioni deve essere ritenuta, ai fini di tale legge, quale violazione
         della detta disposizione».
      
      19      Ai sensi della regola 4 (4) tra gli obblighi ai sensi dell’art. 94 (1) (b) è ricompreso l’obbligo «di far sì che le acque
         residuali urbane che rifluiscono nei sistemi di raccolta, prima di essere evacuate, vengano assoggettate a un trattamento
         conformemente alla regola 5».
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      20      La Thames Water Utilities Ltd è un’impresa pubblica di trattamento delle acque reflue, a più riprese denunciata penalmente
         dalla Environment Agency, persona giuridica autonoma tra le cui competenze sono ricompresi alcuni aspetti del controllo dell’inquinamento
         in Inghilterra e nel Galles. La Thames Water Utilities Ltd è stata accusata di scarico di acque reflue non trattate che costituivano
         «rifiuti sottoposti a monitoraggio» sul territorio della contea del Kent nonché in acque sottoposte a monitoraggio della contea
         medesima. Il giudice competente è la South East London Division, Bromley Magistrates’ Court (District Judge Carr), che si
         è astenuto dal pronunziarsi in ordine ad una questione preliminare volta ad accertare se le acque reflue che fuoriescono da
         canalizzazioni gestite da un’impresa quale la Thames Water Utilities Ltd costituiscono «rifiuti sottoposti a monitoraggio
         ai sensi della normativa inglese».
      
      21      La Thames Water Utilities Ltd ha proposto dinanzi al giudice del rinvio ricorso giurisdizionale («judicial review») avverso
         tale diniego di giustizia.
      
      22      Dopo aver rilevato che un rifiuto sottoposto a monitoraggio ai sensi della normativa interna costituiva un rifiuto ai sensi
         della direttiva 75/442, la High Court of Justice (England and Wales), Queen’s Bench Division (Administrative Court), decideva
         di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se le acque reflue che fuoriescono da un sistema fognario gestito da un’impresa pubblica che si occupa del trattamento delle
         acque reflue ai sensi della direttiva [91/271] e/o del [Water Industry Act 1991] (…) siano comprese tra i rifiuti come qualificati
         dalla direttiva [75/442].
      
      2)      In caso di soluzione affermativa della prima questione, se le suddette acque:
      a)      siano escluse dalla sfera di applicazione della nozione di «rifiuti» come qualificati ai sensi della direttiva [75/442] in
         forza dell’art. 2, n. 1, lett. b), iv), della direttiva [medesima], segnatamente nel combinato disposto con la direttiva 91/271
         e/o il [Water Industry Act 1991], ovvero 
      
      b)      siano soggette all’art. 2, n. 2, della [direttiva 75/442] e siano escluse dalla sfera di applicazione della nozione di «rifiuti»,
         come intesa ai fini della [direttiva 75/442], segnatamente in forza della [direttiva 91/271]».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      23      Con la prima questione, il giudice a quo chiede se acque reflue costituiscono rifiuti ai sensi della direttiva 75/442, qualora
         fuoriescano da un sistema fognario gestito da un’impresa pubblica ai sensi della normativa di attuazione della direttiva 91/271.
      
      24      L’art. 1, lett. a), della direttiva 75/442 definisce rifiuto «qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate
         nell’allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia deciso [...] di disfarsi». Il detto allegato precisa e chiarisce tale
         definizione proponendo elenchi di sostanze e di oggetti qualificabili come rifiuti. Tale elenco, tuttavia, ha soltanto un
         valore indicativo, posto che la qualifica di rifiuto discende anzitutto dal comportamento del detentore e dal significato
         del termine «disfarsi» (v., sentenza 7 settembre 2004, causa C‑1/03, Van de Walle e a., Racc. pag. I‑7613, punto 42 e la giurisprudenza
         ivi menzionata).
      
      25      L’art. 2, n. 1, della direttiva 75/442 indica, inoltre, i tipi di rifiuti che possono essere esclusi, al ricorrere di talune
         condizioni, dalla sfera di applicazione della direttiva, ancorché si tratti di rifiuti che corrispondono alla definizione
         di cui all’art. 1, lett. a), della direttiva medesima. 
      
      26      Lo stesso dicasi, ai sensi dell’art. 2, n. 1, lett. b), iv), della direttiva 75/442, con riguardo alle «acque di scarico,
         esclusi i rifiuti allo stato liquido». Da tale disposizione emerge che il legislatore comunitario ha inteso qualificare espressamente
         le acque di scarico come «rifiuti», ai sensi della stessa direttiva pur prevedendo che tali rifiuti possano, al ricorrere
         di talune condizioni, non rientrare nella sfera di applicazione della direttiva medesima e, conseguentemente, nel regime giuridico
         generale dei rifiuti che essa istituisce. 
      
      27      A tal riguardo, l’espressione «disfarsi» non va interpretata solo alla luce delle finalità della direttiva 75/442, vale a
         dire la protezione della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti nocivi della raccolta, del trasporto, del trattamento,
         dell’ammasso e del deposito dei rifiuti, bensì anche alla luce dell’art. 174, n. 2, CE, a termini del quale «[l]a politica
         della Comunità in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle
         varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva (…)». Pertanto, il termine
         «disfarsi» non può essere interpretato restrittivamente (v., in tal senso, in particolare, sentenza 15 giugno 2000, cause
         riunite C‑418/97 e C‑419/97, ARCO Chemie Nederland e a., Racc. pag. I‑4475, punti 36‑40).
      
      28      La circostanza che le acque reflue fuoriescono da un sistema fognario è ininfluente quanto alla loro natura di «rifiuti» ai
         sensi della direttiva 75/442. Infatti, la fuoriuscita di acque reflue da un impianto fognario costituisce un fatto mediante
         il quale l’impresa fognaria, detentrice delle acque, se ne «disfa». Il fatto che le acque siano fuoriuscite accidentalmente
         non consente di giungere ad una conclusione diversa. La Corte, infatti, ha affermato che la fuoriuscita accidentale di idrocarburi
         sul terreno può essere intesa come un’azione mediante la quale il detentore degli idrocarburi stessi «si disfa» di essi (v.,
         in tal senso, sentenza Van de Walle e a., cit., punto 47). La Corte ha parimenti ritenuto che la direttiva 75/442 verrebbe
         in parte vanificata se degli idrocarburi che sono all’origine di un inquinamento non venissero considerati rifiuti per il
         solo fatto di essere stati scaricati accidentalmente (v. sentenza Van de Walle e a., cit., punto 48). Lo stesso ragionamento
         deve essere svolto con riguardo ad acque reflue che fuoriescano accidentalmente. 
      
      29      Pertanto, occorre risolvere la prima questione dichiarando che le acque reflue che fuoriescono da un sistema fognario gestito
         da un’impresa pubblica che si occupa del trattamento delle acque reflue ai sensi della direttiva 91/271 e della normativa
         emanata ai fini della sua trasposizione costituiscono rifiuti ai sensi della direttiva 75/442.
      
       Sulla seconda questione, sub a)
      30      Con la seconda questione, sub a), il giudice del rinvio intende accertare, in sostanza, se le acque reflue che fuoriescono
         da un sistema fognario costituiscono rifiuti esclusi dalla sfera di applicazione della direttiva 75/442 ai sensi dell’art. 2,
         n. 1, lett. b), iv), della direttiva medesima, segnatamente, per effetto della direttiva 91/271 o del Water Industry Act 1991,
         ovvero del combinato disposto di tali due atti normativi.  
      
      31      L’art. 2, n. 1, lett. b), iv), della direttiva 75/442 esclude dalla propria sfera di applicazione le acque reflue, fatti salvi
         i rifiuti allo stato liquido, a condizione, tuttavia, che le dette acque reflue siano già contemplate da «altra normativa».
      
      32      Come affermato dalla Corte al punto 49 della sentenza 11 settembre 2003, causa C-114/01, AvestaPolarit Chrome (Racc. pag. I-8725), i termini «altra normativa», figuranti all’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 75/442, possono riguardare,
         del pari, normative nazionali. 
      
      33      Tuttavia, per essere considerate come «altra normativa», ai sensi del detto art. 2, n. 1, lett. b), le norme in oggetto non
         devono semplicemente riguardare una sostanza particolare, ma devono contenere disposizioni precise che ne organizzano la gestione
         come rifiuti, ai sensi dell’art. 1, lett. d), della detta direttiva. Altrimenti, la gestione dei rifiuti di cui trattasi non
         sarebbe organizzata né sul fondamento della direttiva 75/442, né su quello di un’altra direttiva, né nel contesto di una normativa
         nazionale, il che sarebbe in contrasto sia con il tenore letterale dell’art. 2, n. 1, lett. b), della detta direttiva, sia
         con lo stesso fine della normativa comunitaria in materia di rifiuti (v., in tal senso, sentenza AvestaPolarit Chrome, cit.,
         punto 52). 
      
      34      Ne consegue che, affinché una legislazione comunitaria o nazionale possa essere considerata come «altra normativa», essa deve
         contenere disposizioni precise che organizzano la gestione dei rifiuti e garantire un livello di tutela dell’ambiente almeno
         equivalente a quello che risulta dalla direttiva 75/442 e, segnatamente, dagli artt. 4, 8 e 15 della direttiva stessa. 
      
      35      La direttiva 91/271 non garantisce un siffatto livello di tutela. È pur vero che essa disciplina la raccolta, il trattamento
         e lo scarico delle acque reflue, ma essa si limita a prevedere, con riguardo alle fuoriuscite di acque reflue, un obbligo
         di prevenzione del rischio di tali fughe all’atto della progettazione, della costruzione e della manutenzione del sistema
         di reti fognarie. La direttiva 91/271 non fissa alcun obiettivo in materia di eliminazione dei rifiuti o di disinquinamento
         dei terreni contaminati. Pertanto, non può ritenersi che tale direttiva riguardi la gestione delle acque reflue che fuoriescono
         dal sistema fognario e garantisca un livello di tutela dell’ambiente quantomeno equivalente a quello che emerge dalla direttiva
         75/442.
      
      36      Con riguardo alla normativa nazionale applicabile alla causa principale, né le memorie presentate dinanzi alla Corte, né le
         osservazioni espresse all’udienza hanno consentito di determinare l’esatta portata delle facoltà attribuite all’amministrazione
         competente del Regno Unito. Spetta al giudice del rinvio stabilire, alla luce dei criteri definiti ai precedenti punti 34
         e 35, se il Water Industry Act 1991 o le Urban Waste Water (England and Wales) Regulations 1994 prevedano disposizioni precise
         che organizzano la gestione dei rifiuti in oggetto e se siano tali da assicurare una tutela dell’ambiente equivalente a quella
         garantita dalla direttiva 75/442 e, in particolare, dagli art. 4, 8 e 15 della direttiva medesima.
      
      37      Nell’ipotesi negativa, spetta al giudice del rinvio disapplicare le disposizioni nazionali e applicare alla causa principale
         quelle di cui alla direttiva 75/442 ed alle norme nazionali di trasposizione. 
      
      38      La seconda questione, sub a), deve pertanto essere risolta, da una parte, nel senso che la direttiva 91/271 non costituisce
         «altra normativa» ai sensi del detto art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 75/442 e, dall’altra, nel senso che spetta al
         giudice del rinvio verificare, conformemente ai criteri definiti dalla presente sentenza, se possa ritenersi che la normativa
         nazionale costituisca «altra normativa» ai sensi della detta disposizione, ciò che si verifica se tale normativa nazionale
         contiene disposizioni precise che organizzano la gestione dei rifiuti di cui trattasi e se è tale da garantire un livello
         di tutela dell’ambiente equivalente a quello che risulta dalla direttiva 75/442 e, segnatamente, dagli artt. 4, 8 e 15 della
         direttiva stessa.
      
       Sulla seconda questione, sub b)
      39      La Corte ha affermato che la direttiva 75/442, come modificata dalla direttiva 91/156, costituisce una normativa quadro, laddove
         l’art. 2, n. 2 della direttiva medesima prevede che disposizioni specifiche particolari o complementari per disciplinare la
         gestione di determinate categorie di rifiuti possono essere fissate da direttive particolari.  Una siffatta direttiva particolare
         dev’essere considerata lex specialis rispetto alla direttiva 75/442, cosicché le sue disposizioni prevalgono su quelle di
         quest’ultima direttiva nei casi che essa intende specificamente disciplinare (v., in tal senso, sentenza 19 giugno 2003, causa
         C‑444/00, Mayer Parry Recycling, Racc. pag. I‑6163, punti 51 e 57).
      
      40      Tuttavia, come si è rilevato al precedente punto 35, la direttiva 91/271 non prevede alcuna disposizione relativa alle acque
         reflue che fuoriescono dal sistema fognario in quanto tali. Pertanto, non può ritenersi che tale direttiva contenga disposizioni
         specifiche particolari o complementari rispetto a quelle di cui alla direttiva 75/442 per disciplinare la gestione delle acque
         reflue che fuoriescono dal sistema fognario.
      
      41      La seconda questione, sub b), va quindi risolta dichiarando che la direttiva 91/271 non può essere ritenuta, con riguardo
         alla gestione delle acque reflue che fuoriescono dal sistema fognario, come lex specialis rispetto alla direttiva 75/442 e,
         pertanto, non può applicarsi ai sensi dell’art. 2, n. 2, di quest’ultima direttiva. 
      
       Sulle spese
      42      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
      1)      Le acque reflue che fuoriescono da un sistema fognario gestito da un’impresa pubblica che si occupa del trattamento delle
            acque reflue ai sensi della direttiva del Consiglio 21 maggio 1991, 91/271/CEE, concernente il trattamento delle acque reflue
            urbane e della normativa emanata ai fini della sua trasposizione costituiscono rifiuti ai sensi della direttiva del Consiglio
            15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti, come modificata dalla direttiva del Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE.
      2)      La direttiva 91/271 non costituisce «altra normativa» ai sensi dell’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva 75/442 come modificata
            dalla direttiva 91/156. Spetta al giudice del rinvio verificare, conformemente ai criteri definiti dalla presente sentenza,
            se possa ritenersi che la normativa nazionale costituisca «altra normativa», ai sensi della detta disposizione, ciò che si
            verifica se tale normativa nazionale contiene disposizioni precise che organizzano la gestione dei rifiuti di cui trattasi
            e se è tale da garantire un livello di tutela dell’ambiente equivalente a quello che risulta dalla direttiva 75/442, come
            modificata dalla direttiva 91/156 e, segnatamente, dagli artt. 4, 8 e 15 della direttiva stessa.
      3)      La direttiva 91/271 non può essere ritenuta, con riguardo alla gestione delle acque reflue che fuoriescono dal sistema fognario,
            come lex specialis rispetto alla direttiva 75/442, come modificata dalla direttiva 91/156 e, pertanto, non può applicarsi
            ai sensi dell’art. 2, n. 2, di quest’ultima direttiva.
      Firme
      * Lingua processuale: l'inglese