CELEX: 62014CN0377
Language: it
Date: 2014-08-07 00:00:00
Title: Causa C-377/14: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Krajský soud v Praze (Repubblica ceca) il 7 agosto 2014 — Ernst Radlinger e Helena Radlingerová/FINWAY a.s.

10.11.2014   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 395/22
            
         
      Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Krajský soud v Praze (Repubblica ceca) il 7 agosto 2014 — Ernst Radlinger e Helena Radlingerová/FINWAY a.s.
      (Causa C-377/14)
      (2014/C 395/28)
      Lingua processuale: il ceco
      
         Giudice del rinvio
      
      Krajský soud v Praze
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: Ernst Radlinger e Helena Radlingerová
      
         Resistente: FINWAY a.s.
      
         Questioni pregiudiziali
      
      
                  1)
               
               
                  Se l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE (1) del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (in prosieguo: la «direttiva sulle clausole abusive») e l’articolo 22, paragrafo 2, della direttiva 2008/48/CE (2) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio (in prosieguo: la «direttiva sui crediti ai consumatori») o altre disposizioni di diritto dell’Unione europea a tutela dei consumatori ostino:
                  
                              —
                           
                           
                              al concetto della legge sull’insolvenza e modalità della sua risoluzione (legge sul fallimento) [zákon č 182/2006 Sb., o úpadku a způsobech jeho řešení (insolvenční zákon)], nella versione risultante dalla legge n. 185/2013 (in prosieguo: la «legge sul fallimento»), che consente al giudice di esaminare la legittimità, l’importo o l’ordine di soddisfacimento del credito risultante da rapporti con consumatori unicamente in base ad una domanda incidentale presentata dal curatore fallimentare, da alcuni creditori o (nei limiti menzionati supra) dal debitore (consumatore);
                           
                        
                              —
                           
                           
                              a disposizioni che, nell’ambito della disciplina nazionale del procedimento di insolvenza, limitano il diritto del debitore (consumatore) a sottoporre ad esame giudiziario i crediti dichiarati dai creditori (professionisti) solo ai casi in cui sia approvato un piano di risanamento dell’insolvenza del consumatore in forma di concordato, e in tale ambito solo per i crediti non garantiti dei creditori, mentre nel caso di crediti passibili di esecuzione riconosciuti con decisione dell’organo competente le eccezioni del debitore sono ulteriormente limitate alla sola possibilità di eccepire l’estinzione o la prescrizione del credito, come nel caso della disciplina contenuta nelle disposizioni degli articoli 192, paragrafo 3 e 410, paragrafi 2 e 3 della legge sull’insolvenza.
                           
                        
            
                  2)
               
               
                  Per l’ipotesi di risposta affermativa alla questione sub 1: se il giudice, in un procedimento per l’esame del credito derivante da un credito al consumo, sia tenuto a tener conto d’ufficio, anche senza un’eccezione del consumatore, dell’inosservanza degli obblighi di informazione da parte del mutuante, ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva sui crediti ai consumatori, e da ciò trarre le conseguenze previste dal diritto nazionale ossia la nullità delle clausole contrattuali.
               
            Per l’ipotesi di risposta affermativa alla questione sub 1 o sub 2:
      
                  3)
               
               
                  Se le disposizioni supra applicate delle direttive abbiano effetto diretto e se la loro applicazione diretta non sia preclusa dalla circostanza che, con l’avvio d’ufficio da parte del giudice di un procedimento incidentale (o, di un esame del credito che, in mancanza di un’opposizione del debitore-consumatore, non è consentito sotto il profilo del diritto nazionale) si incide su un rapporto orizzontale tra consumatore e professionista.
               
            
                  4)
               
               
                  Quale ammontare rappresenti «l’importo totale del credito» ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, lettera d), della direttiva sui crediti ai consumatori e quale ammontare sia incluso come «importo del prelievo» nel calcolo del tasso annuo effettivo globale (TAEG), secondo la formula che compare all’allegato I della stessa direttiva, qualora nel contratto di credito sia formalmente promessa l’erogazione di determinati importi economici, ma si convenga nel contempo che già al momento dell’erogazione del mutuo con tali somme saranno compensati, in una determinata misura, i crediti del mutuante a titolo di spese per la concessione del credito e per la prima rata del mutuo (e le successive), cosicché le somme così compensate non sono per nulla erogate al consumatore, o sul suo conto, e restano per l’intero periodo a disposizione del creditore. Se l’inclusione di tali importi, che in realtà non vengono erogati, abbia influenza sull’importo del TAEG calcolato.
               
            Indipendentemente dalla risposta alle questioni precedenti:
      
                  5)
               
               
                  Se, nel valutare se l’importo dell’indennizzo convenuto sia sproporzionato ai sensi del punto 1, lettera e), dell’allegato della direttiva sulle clausole abusive, si debba valutare l’effetto cumulativo di tutte le clausole penali, così come sono state convenute, indipendentemente dalla circostanza se realmente il creditore insista sul loro completo pagamento e indipendentemente dal fatto che talune di esse possono essere considerate, sotto il profilo delle norme di diritto nazionale, non validamente convenute, o se invece si debba tener conto solo dell’importo totale delle penali che sono effettivamente fatte valere o che possono essere fatte valere.
               
            
                  6)
               
               
                  Nel caso in cui si accerti la natura abusiva delle sanzioni contrattuali, se sia obbligatorio disapplicare ciascuna di tali sanzioni parziali, le quali solo nel loro complesso hanno condotto il giudice alla conclusione che l’importo dell’indennizzo sia sproporzionatamente elevato ai sensi del punto 1, lettera e), dell’allegato della direttiva sulle clausole abusive, oppure solo alcune di esse (e in tal caso secondo quale criterio).
               
            
         (1)  GU L 95, pag. 29.
      
         (2)  GU L 133, pag. 66.