CELEX: C2006/281/36
Language: it
Date: 2006-11-18 00:00:00
Title: Causa C-357/06: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Italia) il 30 agosto 2006 — Frigerio Luigi & C. Snc/Comune di Triuggio

18.11.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 281/22
            
         Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Italia) il 30 agosto 2006 — Frigerio Luigi & C. Snc/Comune di Triuggio
   (Causa C-357/06)
   (2006/C 281/36)
   Lingua processuale: l'italiano
   Giudice del rinvio
   Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
   Parti nella causa principale
   
      Ricorrente: Frigerio Luigi & C. Snc
   
      Convenuto: Comune di Triuggio
   Questioni pregiudiziali
   
               1)
            
            
               «se la disposizione dell'art. 4, par. 1, della Dir. 2004/18/CEE (1), o quella analoga recata dal par. 2 dell'art. 26 della Dir. 92/50/CEE (2) (nel caso in cui quest'ultimo sia considerato il parametro normativo di riferimento), secondo cui, i candidati od offerenti che, in base alla normativa dello Stato membro nel quale sono stabiliti, sono autorizzati a svolgere la prestazione del servizio di cui trattasi non possono venir respinti soltanto per il fatto che, a norma delle disposizioni vigenti nello Stato membro nel quale è aggiudicato l'appalto, essi avrebbero dovuto essere persone fisiche o persone giuridiche, enunci, o no, un principio fondamentale del diritto comunitario, tale da trascendere il limite formale segnato dall'art. 113, comma 5, del D.lgs. 267/2000 e dagli artt. 2, comma 6, e 15, comma 1, della legge regionale della Lombardia 12.12.2003, n. 26 e, quindi, in grado di dispiegare la propria efficacia conformativa in modo tale da consentire la partecipazione alle gare anche di soggetti che non rivestono la natura di società di capitali»;
            
         
               2)
            
            
               nel caso in cui la Corte non ritenga la disciplina sopra indicata espressione di un principio fondamentale del diritto comunitario, «se la disposizione dell'art. 4, par. 1, della Dir. 2004/18/CEE, o quella analoga recata dal par. 2 dell'art. 26 della Dir. 92/50/CEE (nel caso in cui quest'ultimo sia considerato il parametro normativo di riferimento), costituisca, piuttosto, un corollario implicito o un “principio derivato” del principio di concorrenza, considerato in coordinamento con quelli della trasparenza amministrativa e della non discriminazione in base alla nazionalità, e se, quindi, come tale, esso sia dotato d'immediata efficacia vincolante e di forza prevalente sulle normative interne eventualmente difformi, dettate dagli Stati membri per disciplinare gli appalti di lavori pubblici esulanti dal campo di diretta applicabilità del diritto comunitario»;
            
         
               3)
            
            
               «se le disposizioni di cui all'art. 113, comma 5, del D.lgs. 267/2000, nonché agli artt. 2, comma 6, e 15, comma 1, della legge regionale della Lombardia 12.12.2003 siano conformi ai principi comunitari individuati dagli artt. 39 (principio di libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità), 43 (libertà di stabilimento), 48 e 81 (intese restrittive della concorrenza) del Trattato istitutivo della Comunità Europea» e se, quindi, in caso di ritenuta difformità le richiamate disposizioni nazionali debbano essere disapplicate in quanto contrastanti con le norme comunitarie dotate d'immediata efficacia vincolante e di forza prevalente sulle normative interne;
            
         
               4)
            
            
               «se le disposizioni di cui all'art. 113, comma 5, del D.lgs. 267/2000, nonché gli artt. 2, comma 6, e 15, comma 1, della legge regionale della Lombardia 12.12.2003 siano conformi alla disposizione dell'art. 9, par. 1, della direttiva 75/442/CEE (3) o a quella analoga recata dal par. 2 dell'art 7, della direttiva 5.4.2006 n. 6/12/CEE (4) (nel caso in cui quest'ultimo sia considerato il parametro normativo di riferimento) le quali, dispongono, rispettivamente, che “… tutti gli stabilimenti o imprese che effettuano le operazioni elencate nell'allegato II A debbono ottenere l'autorizzazione dell'autorità competente di cui all'articolo 6” e che “i piani di cui al paragrafo 1 (di gestione dei rifiuti) possono riguardare ad esempio: a) le persone fisiche o giuridiche abilitate a procedere alla gestione dei rifiuti...” .»
            
         
      (1)  GU L 134, p. 114
   
      (2)  GU L 209, p. 1
   
      (3)  GU L 194, p. 39
   
      (4)  GU L 114, p. 9