CELEX: 62003CJ0165
Language: it
Date: 2005-06-30
Title: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 30 giugno 2005. # Mathias Längst. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Landgericht Stuttgart - Germania. # Direttiva 69/335/CEE - Imposte indirette sulla raccolta di capitali - Spese notarili - Notaio pubblico dipendente - Quota forfetaria degli onorari versata allo Stato. # Causa C-165/03.

Causa C-165/03
      Mathias Längst
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Landgericht Stuttgart)
      «Direttiva 69/335/CEE — Imposte indirette sulla raccolta di capitali — Spese notarili — Notaio pubblico dipendente — Quota forfettaria degli onorari versata allo Stato»
      Conclusioni dell’avvocato generale A. Tizzano, presentate il 18 gennaio 2005 
      Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 30 giugno 2005 
      Massime della sentenza
      1.     Questioni pregiudiziali — Adizione della Corte — Giurisdizione nazionale ai sensi dell’art. 234 CE — Nozione — Giudice tedesco
            investito di un procedimento avviato da un notaio pubblico dipendente dietro ingiunzione del suo superiore gerarchico — Inclusione
            
      (Art. 234 CE)
      2.     Questioni pregiudiziali — Competenza della Corte — Limiti — Questioni generali o ipotetiche — Verifica da parte della Corte
            della propria competenza — Ambito normativo ipotetico — Modifica legislativa prevista, ma non ancora avvenuta
      (Art. 234 CE)
      3.     Disposizioni fiscali — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte indirette sulle raccolte di capitali — Imposizione ai sensi
            della direttiva 69/335 — Nozione — Diritti riscossi da un notaio pubblico dipendente in occasione di un’operazione rientrante
            nell’ambito di applicazione della direttiva e che alimenta il bilancio dello Stato — Inclusione — Notai non costituiti esclusivamente
            da pubblici dipendenti e a loro volta creditori — Circostanze non pertinenti
      (Direttiva del Consiglio 69/335/CEE)
      1.     Risulta dall’art. 234 CE che i giudici nazionali possono adire la Corte unicamente se dinanzi ad essi sia pendente una controversia
         e se essi siano chiamati a statuire nell’ambito di un procedimento destinato a risolversi in una pronuncia di carattere giurisdizionale.
      
      Ciò si verifica nel caso di un giudice nazionale investito di un procedimento avviato da un notaio pubblico dipendente dietro
         ingiunzione del suo superiore gerarchico in applicazione della legge federale sulla tassazione degli atti e avente ad oggetto
         l’ammontare dei diritti riscossi in occasione di un’autentica notarile, dato che, nell’ambito di tale procedimento, tutte
         le parti interessate sono sentite, la decisione da adottare è diretta a risolvere una controversia e, inoltre, la detta decisione
         è opponibile tanto al creditore quanto al debitore dei diritti oggetto dell’avviso di liquidazione ed acquista forza di giudicato
         nei confronti di tutte le parti interessate qualora nessuna di esse la impugni.
      
      (v. punti 25-26)
      2.     Il procedimento ex art. 234 CE costituisce uno strumento di cooperazione tra la Corte e i giudici nazionali, per mezzo del
         quale la prima fornisce ai secondi gli elementi d’interpretazione del diritto comunitario necessari per risolvere le controversie
         dinanzi ad essi pendenti. Nell’ambito di tale cooperazione, spetta esclusivamente al giudice nazionale cui è stata sottoposta
         la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale valutare, alla luce delle particolari
         circostanze di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria
         sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate vertono sull’interpretazione
         del diritto comunitario, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire.
      
      Tuttavia, in ipotesi eccezionali, spetta alla Corte esaminare le condizioni in cui è adita dal giudice nazionale al fine di
         verificare la propria competenza. Il rifiuto di statuire su una questione pregiudiziale sollevata da un giudice nazionale
         è possibile solo qualora risulti manifestamente che l’interpretazione del diritto comunitario richiesta non ha alcuna relazione
         con l’effettività o con l’oggetto della causa principale, qualora il problema sia di natura ipotetica oppure qualora la Corte
         non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni che le vengono
         sottoposte. Infatti, lo spirito di collaborazione che deve presiedere allo svolgimento del procedimento pregiudiziale implica
         che il giudice nazionale, dal canto suo, tenga presente la funzione di cui la Corte è investita, che è quella di contribuire
         all’amministrazione della giustizia negli Stati membri e non di esprimere pareri a carattere consultivo su questioni generali
         o ipotetiche.
      
      È ipotetica, in questo senso, una questione pregiudiziale diretta a far accertare la compatibilità con una disposizione comunitaria
         di un ambito normativo nazionale caratterizzato da una modifica della normativa nazionale controversa che sia prevista ma
         non ancora adottata.
      
      (v. punti 30-34)
      3.     La direttiva 69/335, concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali, dev’essere interpretata nel senso che i
         diritti riscossi da un notaio pubblico dipendente per la redazione di un atto notarile che accerta un’operazione rientrante
         nell’ambito di applicazione di tale direttiva rappresentano un’imposizione ai sensi di quest’ultima quando, conformemente
         alla normativa nazionale applicabile, i notai pubblici dipendenti sono tenuti a trasferire una quota di tali diritti all’autorità
         pubblica che impiega tali entrate per finanziare funzioni ad essa incombenti, anche se i notai autorizzati ad esercitare non
         sono esclusivamente notai pubblici dipendenti e sono essi stessi creditori dei diritti di cui trattasi.
      
      (v. punto 45 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)
      30 giugno 2005 (*)
      
      «Direttiva 69/335/CEE – Imposte indirette sulla raccolta di capitali – Spese notarili – Notaio pubblico dipendente – Quota forfettaria degli onorari versata allo Stato»
      Nel procedimento C-165/03,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Landgericht Stuttgart
         (Germania) con decisione 7 aprile 2003, pervenuta in cancelleria il 10 aprile 2003, nel procedimento 
      
      Mathias Längst,
      con l’intervento di:
      SABU Schuh & Marketing GmbH,
      Präsident des Landgerichts Stuttgart,
      Bezirksrevisor des Landgerichts Stuttgart, 
      
      LA CORTE (Quinta Sezione),
      composta dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, presidente di sezione, e dai sigg. R. Schintgen (relatore) e J. Makarczyk, giudici,
      avvocato generale: sig. A. Tizzano
      cancelliere: sig.ra M.-F. Contet, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 25 novembre 2004,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per il sig. Längst, da lui medesimo;
      –       per il Präsident des Landgerichts Stuttgart, dal sig. K. Ehmann, in qualità di agente;
      –       per il Bezirksrevisor des Landgerichts Stuttgart, dal sig. G. Firnau, Bezirksrevisor;
      –       per il governo tedesco, dal sig. W.-D. Plessing, in qualità di agente;
      –       per il governo spagnolo, dal sig. E. Braquehais Conesa, in qualità di agente;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. R. Lyal e K. Gross, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 18 gennaio 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva del Consiglio 17 luglio 1969, 69/335/CEE,
         concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali (GU L 249, pag. 25), come modificata dalla direttiva del Consiglio
         10 giugno 1985, 85/303/CEE (GU L 156, pag. 23; in prosieguo: la «direttiva 69/335»).
      
      2       Tale domanda è stata presentata nell’ambito di un reclamo presentato dal sig. Längst, notaio pubblico dipendente nel distretto
         dell’Oberlandesgericht Stuttgart, dietro ingiunzione del Präsident des Landgerichts Stuttgart, suo superiore gerarchico, nei
         confronti di una nota spese da esso stesso redatta .
      
       Contesto normativo
       Normativa comunitaria
      3       Come emerge dal suo primo ‘considerando’, la direttiva 69/335 è diretta a promuovere la libera circolazione dei capitali,
         ritenuta una delle condizioni essenziali per la creazione di un’unione economica con caratteristiche analoghe a quelle di
         un mercato interno.
      
      4       Ai sensi del sesto ‘considerando’ della detta direttiva, il perseguimento di tale obiettivo presuppone, relativamente all’imposizione
         sulla raccolta di capitali, che le imposte indirette attualmente in vigore negli Stati membri siano eliminate e sostituite
         da un’imposta riscossa una sola volta nel mercato comune e di pari livello in tutti gli Stati membri.
      
      5       Ai sensi dell’art. 4, n. 1, della stessa direttiva:
      «Sono sottoposte all’imposta sui conferimenti le operazioni seguenti:
      a)      la costituzione di una società di capitali;
      b)      la trasformazione in società di capitali di una società, associazione o persona giuridica che non sia una società di capitali;
      c)      l’aumento del capitale sociale di una società di capitali mediante conferimento di beni di qualsiasi natura;
      d)      l’aumento del patrimonio sociale di una società di capitali mediante conferimento di beni di qualsiasi natura, remunerato
         non con quote rappresentative del capitale o del patrimonio stesso, bensì con diritti della stessa natura di quelli dei soci
         (...)
      
      (...)».
      6       L’art. 4, n. 1, lett. e) - h), della direttiva 69/335 dispone che anche il trasferimento della sede della direzione effettiva
         o della sede statutaria di una società di capitali da un paese terzo in uno Stato membro o da uno Stato membro in un altro
         Stato membro è sottoposto all’imposta sui conferimenti.
      
      7       L’art. 4, n. 2, della detta direttiva elenca le varie operazioni che possono essere sottoposte all’imposta sui conferimenti.
      8       La stessa direttiva prevede inoltre, conformemente al suo ultimo ‘considerando’, la soppressione di altre imposte indirette
         aventi le stesse caratteristiche dell’imposta sui conferimenti e dell’imposta di bollo sui titoli il cui mantenimento rischia
         di rimettere in questione le finalità perseguite da tale direttiva. Le dette imposte, la cui riscossione è vietata, sono elencate
         in particolare all’art. 10 della direttiva 69/335, ai sensi del quale:
      
      «Oltre all’imposta sui conferimenti, gli Stati membri non applicano, per quanto concerne le società, associazioni o persone
         giuridiche che perseguono scopi di lucro, nessuna altra imposizione, sotto qualsiasi forma:
      
      a)      per le operazioni previste all’articolo 4;
      b)      per i conferimenti, prestiti o prestazioni, effettuati nel quadro delle operazioni previste all’articolo 4;
      c)      per l’immatricolazione o per qualsiasi altra formalità preliminare all’esercizio di un’attività, alla quale una società, associazione
         o persona giuridica che persegue scopi di lucro può essere sottoposta in ragione della sua forma giuridica».
      
      9       L’art. 11 della direttiva 69/335 recita:
      «Gli Stati membri non sottopongono ad alcuna imposizione, sotto qualsiasi forma:
      a)      la creazione, l’emissione, l’ammissione in borsa, la messa in circolazione o la negoziazione di azioni, di quote sociali o
         titoli della stessa natura, nonché di certificati di tali titoli, quale che sia il loro emittente;
      
      b)      i prestiti, ivi comprese le rendite, contratti sotto forma di emissione di obbligazioni o di altri titoli negoziabili, quale
         che sia il loro emittente e tutte le formalità ad essi relative, nonché la creazione, l’emissione, l’ammissione in borsa,
         la messa in circolazione o la negoziazione di tali obbligazioni o di altri titoli negoziabili».
      
      10     L’art. 12, n. 1, della detta direttiva ha il seguente tenore letterale:
      «Gli Stati membri possono applicare, in deroga alle disposizioni degli articoli 10 e 11:
      a)      imposte sui trasferimenti di valori mobiliari, riscosse forfettariamente o no;
      (...)
      b)      diritti di carattere remunerativo;
      (...)».
       Normativa nazionale
      11     Conformemente agli artt. 2 e segg., nonché 53, n. 2, della legge concernente le società a responsabilità limitata (Gesetz
         betreffend die Gesellschaften mit beschränkter Haftung) del 20 aprile 1892 (RGBl. 477), nella sua versione applicabile alla
         causa principale, la decisione dei soci di una «Gesellschaft mit beschränkter Haftung» (GmbH) che modifica il contratto di
         società necessita di un’autenticazione notarile.
      
      12     Dall’art. 116 del codice federale del notariato (Bundesnotarordnung) del 24 febbraio 1961 (BGBl. 1961 I, pag. 98), nella sua
         versione applicabile alla causa principale (in prosieguo: la «BNotO»), letto in combinato disposto con l’art. 3, n. 2, della
         legge del Land sulla volontaria giurisdizione (Landesgesetz über die freiwillige Gerichtsbarkeit) del 12 febbraio 1975 (GBl.
         pag. 116), altresì nella sua versione applicabile alla causa principale, risulta che, nel distretto dell’Oberlandesgericht
         Stuttgart, per autenticare un atto si può ricorrere non solo a notai pubblici dipendenti, ma anche a notai che esercitano
         in qualità di liberi professionisti.
      
      13     L’importo dei diritti che possono essere riscossi dai notai è fissato dalla legge federale sulla tassazione degli atti [Gesetz
         über die Kosten in Angelegenheiten der freiwilligen Gerichtsbarkeit (Kostenordnung)] del 26 luglio 1957 (BGBl. 1957 I, pag.
         960), nella sua versione applicabile alla causa principale (in prosieguo: la «KostO»). I detti importi trovano un’applicazione
         uniforme su tutto il territorio federale e valgono tanto per i notai pubblici dipendenti quanto per i notai liberi professionisti.
      
      14     I notai pubblici dipendenti che esercitano nel distretto dell’Oberlandesgericht Stuttgart percepiscono una retribuzione fissa,
         determinata secondo gli stessi criteri validi per gli altri funzionari del Land, a cui si aggiunge un importo variabile, pari
         ad una percentuale dei diritti da essi riscossi. Tuttavia, a differenza dei notai pubblici dipendenti che esercitano nel distretto
         dell’Oberlandesgericht Karlsruhe, sono essi stessi creditori dei diritti dovuti dai soggetti passivi e devono solo trasferire
         una quota forfettaria dei detti diritti all’erario del Land. Quest’ultimo può percepire direttamente i diritti solo dopo che,
         nonostante una messa in mora, la riscossione non sia stata effettuata.
      
      15     Conformemente all’art. 156, n. 1, della KostO, le obiezioni al calcolo dei costi, comprese quelle relative all’obbligo di
         pagamento e all’esecuzione della clausola esecutoria, devono essere comunicate con denuncia al Landgericht del distretto in
         cui ha sede il notaio. Prima di prendere la sua decisione, tale Landgericht deve sentire le parti e l’autorità gerarchica
         del notaio. Se il soggetto passivo contesta il calcolo dei costi svolto dal notaio, quest’ultimo può chiedere un arbitraggio
         al detto Landgericht.
      
      16     L’art. 156, n. 6, della KostO prevede che l’autorità alla quale è subordinato il notaio possa eventualmente ingiungergli di
         ottenere una decisione dal Landgericht e di proporre un ricorso nei confronti di tale decisione. La decisione giurisdizionale
         che ne risulta può altresì condurre ad un aumento della nota spese.
      
       Controversia principale e questione pregiudiziale
      17     In qualità di notaio pubblico dipendente, il sig. Längst ha autenticato talune decisioni relative alla società SABU Schuh
         & Marketing GmbH (in prosieguo: la «SABU»). Le spese e i diritti relativi hanno formato oggetto di un avviso di liquidazione
         pari a EUR 2 892,46 (in prosieguo: l’«avviso di liquidazione»).
      
      18     Gli atti di cui si chiedeva l’autenticazione consistevano nel raggruppamento delle quote di una società in un’unica quota,
         nella conversione in euro del capitale sociale e delle quote della detta società, nell’aumento del capitale della società
         mediante integrazione di risorse proprie e nella modifica del nome della società.
      
      19     Conformemente all’avviso di liquidazione, la SABU deve procedere al pagamento di EUR 2 493,50, IVA esclusa, per i diritti
         e le spese dovuti per l’autenticazione degli atti. Tale importo comprende un diritto cosiddetto «di decisione», fissato in
         EUR 1 584 – su un valore complessivo di EUR 484 007 – corrispondente all’aumento del capitale, nonché alla modifica dello
         statuto. La quota del detto importo spettante allo Stato è pari a EUR 1 183,83 e quella spettante al notaio è pari a EUR 400,17.
      
      20     Ritenendo che l’ordinanza 21 marzo 2002, causa C-264/00, Gründerzentrum (Racc. pag. I-3333), relativa ai notai pubblici dipendenti
         che esercitano nel distretto dell’Oberlandesgericht Karlsruhe, fosse applicabile anche ai notai pubblici dipendenti che esercitano
         nel distretto dell’Oberlandesgericht Stuttgart, il Präsident des Landgerichts Stuttgart ha considerato che l’avviso di liquidazione
         era contrario alla direttiva 69/335, per quanto riguarda l’aumento del capitale e la modifica dello statuto. Esso ha quindi
         ingiunto al sig. Längst di adire il Landgericht Stuttgart, in applicazione dell’art. 156, n. 6, della KostO, per ottenerne
         una decisione sulla legittimità dell’avviso di cui trattasi, e gli ha chiesto di ridurre il detto avviso a EUR 1 465,66.
      
      21     Il sig. Längst si è adeguato a tale ingiunzione ed ha adito il Landgericht Stuttgart. Dinanzi a tale giudice egli ha fatto
         valere che l’avviso di liquidazione è giustificato e che la KostO, nonché la BNotO, gli vietano di ridurre i diritti all’importo
         richiesto dal Präsident des Landgerichts Stuttgart. Egli considera inoltre che l’ordinanza Gründerzentrum, citata, non è applicabile
         ai diritti riscossi dai notai pubblici dipendenti che esercitano nel distretto dell’Oberlandesgericht Stuttgart.
      
      22     Secondo il giudice del rinvio, la situazione giuridica dei notai pubblici dipendenti che esercitano nel distretto dell’Oberlandesgericht
         Stuttgart diverge sotto due profili da quella dei notai pubblici dipendenti di cui trattasi nell’ordinanza Gründerzentrum,
         citata. Da un lato, nel distretto di tale Oberlandesgericht, sarebbe possibile ricorrere non solo a notai pubblici dipendenti,
         bensì anche a notai liberi professionisti, di modo che i detti diritti non giungano obbligatoriamente al Land. Dall’altro,
         la normativa riguardante i crediti sui diritti di cui trattasi sarebbe diversa e giustificherebbe un’altra soluzione. Infatti,
         contrariamente alla situazione esistente nel distretto dell’Oberlandesgericht Karlsruhe, nel distretto di quello Stuttgart
         il creditore dei diritti da riscuotere sarebbe il notaio pubblico dipendente. Quest’ultimo trasferirebbe all’erario una quota
         forfettaria di tali diritti solo dopo averli riscossi. Solo in via eccezionale l’erario potrebbe riscuotere direttamente i
         diritti di cui trattasi.
      
      23     Alla luce di quanto sopra, il Landgericht Stuttgart ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le
         seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se, a differenza della fattispecie all’origine dell’ordinanza (…) Gründerzentrum, [citata,] debbano essere considerati imposte
         ai sensi della direttiva 69/335, nella versione modificata, i diritti da versare per la certificazione notarile di un negozio
         giuridico che rientra nella sfera di applicazione della detta direttiva, certificazione effettuata da un notaio pubblico funzionario
         in un ordinamento giuridico come quello della regione del Württemberg (Land Baden-Württemberg, distretto dell’Oberlandesgericht
         Stuttgart), nel quale esercitano tanto notai pubblici funzionari quanto notai liberi professionisti, che comunque percepiscono
         i diritti, ma in cui, nel caso di attività svolta dai notai pubblici funzionari, questi ultimi, ai sensi di una legge del
         Land, devono versare una quota forfettaria dei diritti allo Stato, al quale sono subordinati e che li utilizza per finanziare
         le sue funzioni.
      
      2)      In caso di soluzione affermativa alla questione sub 1), se venga meno il carattere tributario della percezione dei diritti
         ove lo Stato rinunci a far valere la sua quota relativa al negozio giuridico, non applicando la norma dell’ordinamento del
         Land che dispone il versamento allo Stato di una quota dei diritti».
      
       Sulla competenza della Corte
      24     Il sig. Längst ed il Bezirksrevisor des Landgerichts Stuttgart hanno formulato perplessità in merito alla competenza della
         Corte a pronunciarsi, ai sensi dell’art. 234 CE, su un ricorso in via pregiudiziale proposto nell’ambito di un procedimento
         avviato in applicazione dell’art. 156, n. 6, della KostO da un notaio pubblico dipendente dietro ingiunzione del suo superiore
         gerarchico. A loro avviso, il procedimento nell’ambito del quale è chiamato a pronunciarsi il giudice del rinvio non costituisce
         un procedimento contraddittorio ai sensi della giurisprudenza della Corte (sentenza 19 ottobre 1995, causa C‑111/94, Job Centre,
         Racc. pag. I-3361, e ordinanza 22 gennaio 2002, causa C‑447/00, Holto, Racc. pag. I-735). Il Landgericht Stuttgart non dovrebbe
         risolvere una vera controversia ai sensi di tale giurisprudenza.
      
      25     Al riguardo si deve rammentare che, secondo una giurisprudenza consolidata, risulta dall’art. 234 CE che i giudici nazionali
         possono adire la Corte unicamente se dinanzi ad essi sia pendente una controversia e se essi siano chiamati a statuire nell’ambito
         di un procedimento destinato a risolversi in una pronuncia di carattere giurisdizionale (v., segnatamente, ordinanze 18 giugno
         1980, causa 138/80, Borker, Racc. pag. 1975, punto 4; 5 marzo 1986, causa 318/85, Greis Unterweger, Racc. pag. 955, punto
         4, e Holto, citata, punto 17).
      
      26     Ora, dalla normativa nazionale applicabile, nonché dalle precisazioni fornite, su richiesta della Corte, dal giudice del rinvio,
         emerge che, nell’ambito del procedimento di cui è adito tale giudice, tutte le parti interessate sono state sentite e la decisione
         da adottare è diretta a risolvere una controversia. Inoltre, la detta decisione è opponibile tanto al creditore quanto al
         debitore dei diritti oggetto dell’avviso di liquidazione ed acquista forza di giudicato nei confronti di tutte le parti interessate
         qualora nessuna di esse la impugni dinanzi all’Oberlandesgericht Stuttgart; tale impugnazione può essere fondata solo su motivi
         di diritto e deve essere autorizzata dal giudice del rinvio.
      
      27     Alla luce di queste caratteristiche non si può validamente sostenere che nella causa principale il giudice del rinvio non
         è investito di una controversia e che la decisione che esso deve adottare non ha carattere giurisdizionale.
      
      28     Si deve pertanto constatare che la Corte è competente a risolvere i quesiti posti dal Landgericht Stuttgart nella sua ordinanza
         di rinvio 7 aprile 2003.
      
       Sulla ricevibilità della seconda questione
      29     Nelle osservazioni presentate alla Corte dalle parti della causa principale, dai governi tedesco e spagnolo, nonché dalla
         Commissione delle Comunità europee, è stata posta in dubbio la ricevibilità della seconda questione, in quanto di natura ipotetica.
         Il Land non avrebbe ancora rinunciato a prelevare la sua parte dei diritti di cui trattasi e la seconda questione riguarderebbe
         quindi una situazione giuridica ancora inesistente.
      
      30     Al riguardo occorre rammentare come, secondo costante giurisprudenza, il procedimento ex art. 234 CE costituisca uno strumento
         di cooperazione tra la Corte e i giudici nazionali, per mezzo del quale la prima fornisce ai secondi gli elementi d’interpretazione
         del diritto comunitario necessari per risolvere le controversie dinanzi ad essi pendenti (v., segnatamente, sentenze 16 luglio
         1992, causa C-83/91, Meilicke, Racc. pag. I-4871, punto 22, e 5 febbraio 2004, causa C‑380/01, Schneider, Racc. pag. I-1389,
         punto 20).
      
      31     Nell’ambito di tale cooperazione, spetta esclusivamente al giudice nazionale cui è stata sottoposta la controversia e che
         deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale valutare, alla luce delle particolari circostanze
         di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria sentenza
         sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate dal giudice nazionale
         vertono sull’interpretazione del diritto comunitario, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire (sentenza Schneider,
         citata, punto 21 e giurisprudenza citata).
      
      32     Tuttavia, la Corte ha parimenti affermato che, in ipotesi eccezionali, le spetta esaminare le condizioni in cui è adita dal
         giudice nazionale al fine di verificare la propria competenza. Il rifiuto di statuire su una questione pregiudiziale sollevata
         da un giudice nazionale è possibile solo qualora risulti manifestamente che l’interpretazione del diritto comunitario richiesta
         non ha alcuna relazione con l’effettività o con l’oggetto della causa principale, qualora il problema sia di natura ipotetica
         oppure qualora la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni
         che le vengono sottoposte (sentenza Schneider, citata, punto 22).
      
      33     Infatti, lo spirito di collaborazione che deve presiedere allo svolgimento del procedimento pregiudiziale implica che il giudice
         nazionale, dal canto suo, tenga presente la funzione di cui la Corte è investita, che è quella di contribuire all’amministrazione
         della giustizia negli Stati membri e non di esprimere pareri a carattere consultivo su questioni generali o ipotetiche (sentenza
         Schneider, citata, punto 23).
      
      34     Ora, nel caso di specie emerge dall’ordinanza di rinvio, nonché dalle osservazioni presentate alla Corte dal governo tedesco,
         che è prevista, ma non è ancora stata adottata, una modifica della normativa nazionale in esame, nel senso che il Land rinuncerebbe
         a riscuotere la quota dei diritti percepiti dai notai pubblici dipendenti per l’autenticazione di atti rientranti nell’ambito
         di applicazione della direttiva 69/335. Ne consegue che l’ambito normativo che forma oggetto della seconda questione sottoposta
         è ipotetico.
      
      35     Si deve quindi constatare che tale questione è irricevibile.
       Sulla prima questione
      36     Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se la direttiva 69/335 debba essere interpretata
         nel senso che i diritti riscossi da un notaio per la redazione di un atto notarile che accerta un’operazione menzionata da
         tale direttiva costituiscono un’imposizione ai sensi della detta direttiva qualora, conformemente alla normativa nazionale
         applicabile, da un lato, i notai autorizzati ad esercitare non siano esclusivamente notai pubblici dipendenti e siano essi
         stessi creditori dei diritti di cui trattasi, nonché, dall’altro, i notai pubblici dipendenti siano tenuti a trasferire una
         quota dei detti diritti alla pubblica autorità, che impiega tali entrate per finanziare talune sue funzioni.
      
      37     Per risolvere in modo utile tale questione, si deve rammentare che, al punto 34 dell’ordinanza Gründerzentrum, citata, la
         Corte ha dichiarato che la direttiva 69/335 dev’essere interpretata nel senso che i diritti dovuti per la redazione di un
         atto notarile attestante un’operazione prevista dalla stessa direttiva, in una situazione caratterizzata dal fatto che i notai
         sono dipendenti pubblici e che i diritti sono in parte versati alla pubblica amministrazione che li gestisce e li utilizza
         per finanziare talune sue funzioni, come nel caso del sistema vigente nel distretto dell’Oberlandesgericht Karlsruhe, costituiscono
         un’imposizione ai sensi della direttiva stessa.
      
      38     Poiché il sistema di cui trattasi nella causa principale è sostanzialmente identico a quello oggetto dell’ordinanza Gründerzentrum,
         citata, occorre esaminare se le differenze tra il sistema applicabile nel distretto dell’Oberlandesgericht Karlsruhe e quello
         in vigore nel distretto dell’Oberlandesgericht Stuttgart, di cui fa parte il giudice del rinvio, siano tali da giustificare
         nel caso di specie una diversa soluzione del quesito posto rispetto a quella fornita nella detta ordinanza.
      
      39     Per quanto riguarda, in primo luogo, l’argomento secondo cui i diritti di cui trattasi non giungono obbligatoriamente allo
         Stato, in quanto i notai autorizzati ad esercitare nel distretto dell’Oberlandesgericht Stuttgart non sono esclusivamente
         notai pubblici dipendenti, bensì anche notai liberi professionisti o avvocati-notai, è giocoforza constatare che dal punto
         13 dell’ordinanza Gründerzentrum, citata, emerge che il sistema oggetto del rinvio pregiudiziale nella detta causa era simile,
         dato che, in forza dei due sistemi, da un lato, chiunque voglia far redigere un atto pubblico può rivolgersi a un qualsiasi
         notaio, dipendente pubblico o libero professionista, che rogiti sul territorio tedesco, e, dall’altro la validità dell’atto
         così redatto deve essere riconosciuta nell’intero territorio nazionale.
      
      40     Ne consegue che il primo argomento fatto valere dal giudice del rinvio non può giustificare una diversa valutazione del sistema
         di cui trattasi nella causa principale rispetto a quello oggetto del rinvio pregiudiziale nell’ordinanza Gründerzentrum, citata.
      
      41     Per Per quanto attiene, in secondo luogo, alla circostanza che i notai pubblici dipendenti che esercitano nel distretto dell’Oberlandesgericht
         Stuttgart sono essi stessi creditori dei diritti di cui trattasi, a differenza dei loro colleghi che esercitano nel distretto
         di Karlsruhe, si deve ricordare, come fatto dall’avvocato generale al paragrafo 40 delle sue conclusioni, che, secondo una
         giurisprudenza costante, gli onorari percepiti da notai pubblici dipendenti per un’operazione rientrante nell’ambito di applicazione
         della direttiva 69/335 rappresentano un’imposizione ai sensi di quest’ultima, qualora vengano versati, fosse anche solo in
         parte, all’autorità pubblica che impiega i notai pubblici dipendenti ed utilizzati per finanziare le funzioni che incombono
         a tale autorità (v., segnatamente, sentenze 29 settembre 1999, causa C-56/98, Modelo, detta «Modelo I», Racc. pag. I-6427,
         punto 23; 21 settembre 2000, causa C-19/99, Modelo, detta «Modelo II», Racc. pag. I-7213, punto 23, e ordinanza Gründerzentrum,
         citata, punto 34).
      
      42     Emerge da tale giurisprudenza che non è tanto l’identità di chi riscuote o del creditore iniziale ad essere determinante per
         qualificare gli onorari come imposizione ai sensi della direttiva 69/335, quanto l’identità del loro destinatario finale.
         Infatti, nelle citate sentenze I, Modelo II e Gründerzentrum, gli onorari erano riscossi, in un primo momento, dai notai pubblici
         dipendenti per essere poi trasferiti all’autorità pubblica che impiega i detti notai. Sono tali trasferimenti, nonché l’uso
         di tali onorari o di una loro quota ad essere determinanti per qualificare i detti onorari alla luce della direttiva 69/335.
      
      43     Ora, è giocoforza constatare che, nella causa principale, se è vero che i notai pubblici dipendenti sono i creditori dei diritti
         di cui trattasi, essi hanno ciononostante l’obbligo di trasferire una parte dei detti diritti all’autorità pubblica da cui
         dipendono e quest’ultima impiega tali importi per finanziare funzioni ad essa incombenti.
      
      44     Ne discende che, su questo punto, una normativa come quella vigente nel distretto dell’Oberlandesgericht Stuttgart non diverge
         da quella di cui la Corte si è occupata nella causa Gründerzentrum, citata.
      
      45     Alla luce di quanto precede, occorre risolvere la prima questione dichiarando che la direttiva 69/335 dev’essere interpretata
         nel senso che i diritti riscossi da un notaio pubblico dipendente per la redazione di un atto notarile che accerta un’operazione
         rientrante nell’ambito di applicazione di tale direttiva rappresentano un’imposizione ai sensi di quest’ultima quando, conformemente
         alla normativa nazionale applicabile, da un lato, i notai autorizzati ad esercitare non sono esclusivamente notai pubblici
         dipendenti e sono essi stessi creditori dei diritti di cui trattasi e, dall’altro, i notai pubblici dipendenti sono tenuti
         a trasferire una quota di tali diritti all’autorità pubblica che impiega tali entrate per finanziare funzioni ad essa incombenti.
      
       Sulle spese
      46     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute per presentare osservazioni alla Corte, diverse da quelle
         delle dette parti, non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Quinta Sezione) dichiara:
      La direttiva del Consiglio 17 luglio 1969, 69/335/CEE, concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali, come modificata
            dalla direttiva del Consiglio 10 giugno 1985, 85/303/CEE, dev’essere interpretata nel senso che i diritti riscossi da un notaio
            pubblico dipendente per la redazione di un atto notarile che accerta un’operazione rientrante nell’ambito di applicazione
            di tale direttiva rappresentano un’imposizione ai sensi di quest’ultima quando, conformemente alla normativa nazionale applicabile,
            da un lato, i notai autorizzati ad esercitare non sono esclusivamente notai pubblici dipendenti e sono essi stessi creditori
            dei diritti di cui trattasi e, dall’altro, i notai pubblici dipendenti sono tenuti a trasferire una quota di tali diritti
            all’autorità pubblica che impiega tali entrate per finanziare funzioni ad essa incombenti.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.