CELEX: 62018CC0798
Language: it
Date: 2020-10-29
Title: Conclusioni dell’avvocato generale H. Saugmandsgaard Øe, presentate il 29 ottobre 2020.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
HENRIK SAUGMANDSGAARD ØE
presentate il 29 ottobre 2020 (1)

Cause riunite C‑798/18 e C‑799/18

Federazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche (Anie) e a. (C‑798/18),

Athesia  Energy  Srl e a. (C‑799/18)

contro

Ministero dello Sviluppo Economico,

Gestore dei servizi energetici (GSE) SpA,

nei confronti di

Elettricità Futura – Unione delle Imprese Elettriche italiane,

Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana – Confagricoltura

[domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Italia)]
«Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Direttiva 2009/28/CE – Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili – Produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici – Regime di sostegno – Modifica di incentivi già riconosciuti ma la cui erogazione non è ancora dovuta – Articoli 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Libertà d’impresa – Diritto di proprietà – Nozione di “bene” – Legittimo affidamento – Trattato sulla Carta dell’energia – Articolo 10»

I.      Introduzione

1.        Nel 2014, di fronte allo sviluppo del settore dell’energia fotovoltaica, il legislatore italiano ha cercato di ridurre gli incentivi riconosciuti ai gestori di impianti di tale settore sul suo territorio. 

2.        Le presenti domande di pronuncia pregiudiziale, proposte il 17 dicembre 2018 dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Italia), vertono sulla compatibilità con il diritto dell’Unione di una simile riforma e, più in particolare, sui limiti eventualmente posti dagli articoli 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), relativi rispettivamente alla libertà d’impresa e al diritto di proprietà.

3.        Tali domande sono state sollevate nell’ambito di controversie che vedevano un numero rilevante di gestori di impianti fotovoltaici in Italia e la Federazione Nazionale delle Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche (Anie) (2) contrapposti al Ministero dello Sviluppo economico (Italia) e al Gestore dei servizi energetici (GSE) SpA (in prosieguo: il «GSE»), una società per azioni il cui capitale è interamente detenuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Italia).  

4.        La particolarità delle presenti cause risiede nel fatto che il GSE ha concluso con tali gestori convenzioni che prevedono l’erogazione di incentivi per un periodo di venti anni, nell’ambito di un regime di sostegno diretto a recepire, nell’ordinamento italiano, le direttive europee susseguitesi in materia di promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (3).

5.        La riforma attuata dal legislatore italiano è venuta ad inserirsi in tale contesto legislativo particolare, al fine di modificare in maniera svantaggiosa per i suddetti gestori  gli incentivi la cui erogazione era prevista, ma non ancora dovuta, in base a tali convenzioni. 

6.        Su richiesta della Corte, le presenti conclusioni saranno incentrate sull’interpretazione degli articoli 16 e 17 della Carta, nonché dell’articolo 10 del trattato sulla Carta dell’energia (4),  in combinato disposto con l’articolo 216, paragrafo 2, TFUE (5). 

7.        In esito al mio esame, proporrò alla Corte di dichiarare che gli articoli 16 e 17 della Carta non ostano ad una riforma come quella attuata dal legislatore italiano. Inoltre, esporrò le ragioni per le quali ritengo che l’articolo 10 della Carta dell’energia, in combinato disposto con l’articolo 216, paragrafo 2, TFUE, non sia applicabile nelle presenti cause.
II.    Contesto normativo 

A.      Diritto internazionale

8.        Ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 1, della Carta dell’energia, dal titolo «Promozione, tutela e disciplina degli investimenti»:
«1.      Ciascuna Parte contraente, in conformità al disposto del presente trattato, incoraggia e crea condizioni stabili, eque, favorevoli e trasparenti per gli investitori di altre Parti contraenti che effettuano  investimenti nella sua area. Queste condizioni comprendono l’impegno ad accordare in ogni occasione agli investimenti di investitori di altre Parti contraenti un trattamento giusto ed equo. Gli investimenti godono inoltre di una piena tutela e sicurezza e nessuna Parte contraente può in alcun modo pregiudicare con misure ingiustificate e discriminatorie la gestione, il mantenimento, l’impiego, il godimento o l’alienazione degli stessi (…)».
B.      Diritto dell’Unione

9.        Il considerando 25 della direttiva 2009/28 prevede quanto segue:
«Gli Stati membri hanno potenziali diversi in maniera di energia rinnovabile e diversi regimi di sostegno all’energia da fonti rinnovabili a livello nazionale. (…) Per il corretto funzionamento dei regimi di sostegno nazionali è essenziale che gli Stati membri possano controllare gli effetti e i costi dei rispettivi regimi in funzione dei loro diversi potenziali. Uno strumento importante per raggiungere l’obiettivo fissato dalla presente direttiva consiste nel garantire il corretto funzionamento dei regimi di sostegno nazionali, come previsto dalla direttiva 2001/77/CE, al fine di mantenere la fiducia degli investitori e permettere agli Stati membri di elaborare misure nazionali efficaci per conformarsi al suddetto obiettivo  (…)».

10.      L’articolo 3 di tale direttiva, intitolato «Obiettivi e misure nazionali generali obbligatori per l’uso dell’energia da fonti rinnovabili», così dispone:
«1.      Ogni Stato membro assicura che la propria quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia nel 2020, (…) sia almeno pari al proprio obiettivo nazionale generale per la quota di energia da fonti rinnovabili per quell’anno, indicato nella terza colonna della tabella all’allegato I, parte A.  (…)
(…)
3.      Per il conseguimento degli obiettivi di cui ai paragrafi 1 e 2 del presente articolo, gli Stati membri possono, tra l’altro, applicare le seguenti misure:
a)      regimi di sostegno;
(…)».
C.      Diritto italiano

11.      L’articolo 26 del decreto‑legge n. 91/2014 (6) è così formulato: 
«1.      Al fine di ottimizzare la gestione dei tempi di raccolta ed erogazione degli incentivi e favorire una migliore sostenibilità nella politica di supporto alle energie rinnovabili, le tariffe incentivanti  sull’energia elettrica prodotta da impianti solari fotovoltaici (…) sono erogate secondo le modalità previste dal presente articolo.
2.      A decorrere dal secondo semestre 2014, il [GSE] eroga le tariffe incentivanti di cui al comma 1, con rate mensili costanti, in misura pari al 90 per cento della producibilità media annua stimata di ciascun impianto, nell’anno solare di produzione ed effettua il conguaglio, in relazione alla produzione effettiva, entro il 30 giugno dell’anno successivo. Le modalità operative sono definite dal GSE entro quindici giorni dalla pubblicazione del presente decreto e approvate con decreto del Ministro dello [S]viluppo economico.
3.      A decorrere dal 1° gennaio 2015, la tariffa incentivante per l’energia prodotta dagli impianti di potenza nominale superiore a 200 kW è rimodulata, a scelta dell’operatore, sulla base di una delle seguenti opzioni da comunicare al GSE entro il 30 novembre 2014:
a)      la tariffa è erogata per un periodo di 24 anni, decorrente dall’entrata in esercizio degli impianti, ed è conseguentemente ricalcolata secondo la percentuale di riduzione indicata nella tabella di cui all’allegato 2 al presente decreto;
b)      fermo restando il periodo di erogazione ventennale, la tariffa è rimodulata prevedendo un primo periodo di fruizione di un incentivo ridotto rispetto all’attuale e un secondo periodo di fruizione di un incentivo incrementato in ugual misura. Le percentuali di rimodulazione sono stabilite con decreto del Ministro dello [S]viluppo economico, sentita l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, da emanare entro il 1° ottobre 2014 in modo da consentire, nel caso di adesione di tutti gli aventi titolo all’opzione, un risparmio di almeno 600 milioni di euro all’anno per il periodo 2015-2019, rispetto all’erogazione prevista con le tariffe vigenti;
c)      fermo restando il periodo di erogazione ventennale, la tariffa è ridotta di una quota percentuale dell’incentivo riconosciuto alla data di entrata in vigore del presente decreto, per la durata residua del periodo di incentivazione, secondo le seguenti quantità: 
1)      6 per cento per gli impianti aventi potenza nominale superiore a 200 kW e fino alla potenza nominale di 500 kW; 
2)      7 per cento per gli impianti aventi potenza nominale superiore a 500 kW e fino alla potenza nominale di 900 kW; 
3)      8 per cento per gli impianti aventi potenza nominale superiore a 900 kW.
In assenza di comunicazione da parte dell’operatore il GSE applica l’opzione di cui alla lettera c).
(…)».
III. Controversia principale, questione pregiudiziale e procedimento dinanzi alla Corte

12.      Nell’ambito del regime italiano di sostegno alla produzione di energia da fonti rinnovabili (attuato dai decreti legislativi nn. 387/2003 (7) e 28/2011 (8)), il GSE ha concluso, con taluni gestori di impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 kW, convenzioni di diritto privato, redatte sulla base di un contratto-tipo definito dall’autorità italiana per l’energia elettrica e il gas (9). Tali convenzioni, destinate ad applicarsi per un  periodo ventennale, prevedevano l’erogazione regolare di tariffe incentivanti a favore di tali gestori.

13.      È su tale sfondo che è intervenuta, nel 2014, una riforma destinata a modificare gli incentivi la cui erogazione era prevista, ma non ancora dovuta, in base a dette convenzioni. Contenuta nell’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014, tale riforma comportava due parti (10).

14.      Da un lato, l’articolo 26, comma 2, di tale decreto era diretto, a partire dal secondo semestre del 2014, a far sì che tali incentivi fossero erogati sotto forma di rate mensili costanti, in misura pari al 90% della producibilità media annua stimata di ciascun impianto, nell’anno solare di produzione. Il conguaglio in relazione alla produzione effettiva doveva ormai essere effettuato solo in data successiva (e cioè entro e non oltre il 30 giugno dell’anno successivo), ai fini di eventuali rettifiche. 

15.      Dall’altro lato, l’articolo 26, comma 3, di detto decreto‑legge ha imposto ai suddetti gestori il passaggio ad un sistema tariffario diverso, imperniato su tre opzioni, tutte svantaggiose per gli stessi gestori, a decorrere dal 1° gennaio 2015, vale a dire prima della scadenza delle convenzioni stipulate con il GSE. 

16.      In tale contesto, le ricorrenti nei procedimenti principali hanno chiesto al giudice del rinvio l’annullamento dei decreti ministeriali del 16 e del 17 ottobre 2014, con cui è stata data attuazione all’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 (11).

17.      Il giudice del rinvio specifica di aver sottoposto alla Corte costituzionale (Italia) la questione della legittimità costituzionale dell’articolo 26, comma 3, di tale decreto. Con decisione del 24 gennaio 2017 (12), quest’ultima ha dichiarato che detta disposizione non era in contrasto con la Costituzione italiana.

18.      Tuttavia, il giudice del rinvio ritiene che, nella sua decisione, la Corte costituzionale non abbia risolto talune questioni pertinenti per la soluzione delle controversie di cui esso è investito. Più precisamente, occorrerebbe chiarire, alla luce del diritto dell’Unione, se il legislatore nazionale possa intervenire al fine di ridurre gli importi degli incentivi riconosciuti nell’ambito di un regime di sostegno diretto a promuovere  l’uso dell’energia da fonti rinnovabili, quand’anche l’erogazione di tali incentivi sia stata già prevista in convenzioni stipulate con i beneficiari. 

19.      Tale giudice si chiede, in particolare, se l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 sia in contrasto con gli articoli 16 e 17 della Carta, in quanto esso determinerebbe un’ingerenza nel diritto dei beneficiari di impostare e di condurre la loro attività economica sulla base di tali convenzioni. Per le stesse ragioni, esso nutre dubbi circa la compatibilità di tale disposizione con la Carta dell’energia, il cui articolo 10, paragrafo 1 – esso ricorda – prevede che ogni parte contraente «incoraggia e crea condizioni stabili, eque, favorevoli e trasparenti per gli (…) investimenti». 

20.      Di conseguenza, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte, in ciascuna delle cause riunite, la seguente questione pregiudiziale:
«Se il diritto dell’[Unione] osti all’applicazione di una disposizione nazionale come quella di cui all’art[icolo] 26, commi 2 e 3, del [decreto‑legge n. 91/2014], che riduce ovvero ritarda in modo significativo la corresponsione degli incentivi già concessi per legge e definiti in base ad apposite convenzioni sottoscritte dai produttori di energia elettrica da conversione fotovoltaica con il [GSE], società pubblica a tal funzione preposta;
in particolare se tale disposizione nazionale sia compatibile con i principi generali del diritto dell’[Unione] di legittimo affidamento, di  certezza del diritto, di leale collaborazione ed effetto utile; con gli art[icoli] 16 e 17 della [Carta]; con la direttiva [2009/28] e con la disciplina dei regimi di sostegno ivi prevista; con l’art[icolo] 216, par[agrafo] 2, TFUE, in particolare in rapporto al[la Carta dell’energia]».

21.      Le ricorrenti nei procedimenti principali, le parti intervenienti nelle presenti cause, e cioè Elettricità Futura – Unione delle Imprese Elettriche italiane, Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana – Confagricoltura, i governi italiano, ceco, tedesco, greco e spagnolo, nonché la Commissione europea, hanno depositato osservazioni scritte dinanzi alla Corte. 

22.      Con decisione del presidente della Corte del 5 febbraio 2019, le presenti cause sono state riunite ai fini della fase scritta del procedimento, nonché della decisione che porrà fine al procedimento.

23.      Le parti hanno risposto, per iscritto, a taluni quesiti loro rivolti dalla Corte. 
IV.    Analisi

24.      Le presenti domande di pronuncia pregiudiziale invitano sostanzialmente la Corte a determinare se il diritto dell’Unione osti a che uno Stato membro riduca gli importi degli incentivi previsti nell’ambito di un regime di sostegno diretto a promuovere l’uso dell’energia da fonti rinnovabili conformemente agli obiettivi fissati dalle direttive europee susseguitesi nel settore.

25.      Secondo le indicazioni fornite dal giudice del rinvio, le controversie di cui esso è investito rientrano nell’ambito di un vasto contenzioso nazionale. Tre domande di pronuncia pregiudiziale identiche (13), proposte da questo stesso giudice, sono attualmente pendenti dinanzi alla Corte. Inoltre, altri Stati membri  hanno avviato, al pari della Repubblica italiana, la revisione delle misure adottate nel loro territorio al fine di promuovere l’uso dell’energia da fonti rinnovabili (14).

26.      Esporrò, nelle sezioni seguenti, le ragioni per le quali ritengo che una riforma come quella attuata dal legislatore italiano nelle circostanze dei procedimenti principali non arrechi pregiudizio alla libertà d’impresa e al  diritto di proprietà, ai sensi degli articoli 16 e 17 della Carta, e che qualsiasi restrizione ai diritti tutelati da tali disposizioni, posto che sia provata, sarebbe, in ogni caso, giustificata e proporzionata, alla luce degli obiettivi perseguiti dall’Unione in materia di promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili  (A). Inoltre, dopo aver proceduto ad un’interpretazione letterale e teleologica della Carta dell’energia e, più in particolare, del suo articolo 10, concluderò nel senso che tale disposizione non è applicabile nei procedimenti principali (B).
A.      Sugli articoli 16 e 17 della Carta

1.      Considerazioni preliminari

27.      L’articolo 16 della Carta dispone che «[è]  riconosciuta la libertà d’impresa, conformemente al diritto dell’Unione e alle legislazioni e prassi nazionali». La tutela conferita da tale articolo comporta la libertà di esercitare un’attività economica o commerciale, la libertà contrattuale e la libertà di concorrenza, come discende dalle spiegazioni riguardanti tale articolo, le quali, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, terzo comma, TUE, e dell’articolo  52, paragrafo 7, della Carta, devono essere prese in considerazione per l’interpretazione di quest’ultima (15). 

28.      Quanto all’articolo 17 della Carta, esso prevede, al suo paragrafo 1, che «[o]gni persona ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquisito legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità. Nessuna persona può essere privata della proprietà se non per causa di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa. L’uso dei beni può essere regolato dalla legge nei limiti imposti dall’interesse generale». 

29.      Le spiegazioni riguardanti tale articolo precisano che quest’ultimo corrisponde all’articolo 1 del protocollo addizionale n. 1 alla CEDU (16). Ne consegue, conformemente a quanto previsto dall’articolo 52, paragrafo 3, della Carta, che il diritto di proprietà tutelato dall’articolo 17 della stessa ha lo stesso senso e la stessa portata ad esso attribuiti dalla CEDU, fermo restando che il diritto dell’Unione può tuttavia accordare loro una tutela più ampia (17). 

30.      Tuttavia, conformemente alla giurisprudenza della Corte, la libertà d’impresa e il diritto di proprietà non appaiono come prerogative assolute, bensì devono essere considerati in rapporto alla loro funzione sociale (18) e possono essere oggetto di restrizioni ove queste ultime siano, nel rispetto del principio di proporzionalità, necessarie e giustificate da obiettivi di interesse generale perseguiti dall’Unione (19). Tali condizioni risultano dall’articolo 52, paragrafo 1, della Carta, il quale prevede, inoltre, che eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti da quest’ultima devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà (20). 

31.      Nella fattispecie, le ricorrenti nei procedimenti principali e le parti intervenienti fanno valere che l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014, diretto a modificare in maniera svantaggiosa per i gestori di impianti fotovoltaici gli importi degli incentivi la cui erogazione era prevista, ma non ancora dovuta, in base alle convenzioni da essi stipulate con il GSE, arreca pregiudizio al loro diritto di proprietà. Esse sottolineano che tale decreto‑legge ha un effetto ablativo dato che i costi relativi alla costruzione e all’entrata in esercizio degli impianti fotovoltaici, sulla base dei quali tali incentivi sono stati fissati, sono già stati integralmente sostenuti da tali gestori. A tale proposito, esse rilevano che la direttiva 2009/28 (i cui obiettivi il regime di aiuti controverso è diretto ad attuare)  insiste, nei suoi considerando 8, 14 e 25, sulla necessità di conservare «la fiducia degli investitori» e di offrire loro «certezza» (21). Queste stesse considerazioni le portano a concludere, in sostanza, che il detto decreto restringe la libertà d’impresa di detti gestori.

32.      I governi italiano, ceco, greco e spagnolo ritengono, al contrario, che il decreto‑legge n. 91/2014 non privi in alcun modo i gestori di impianti fotovoltaici della loro proprietà e non limiti la loro libertà d’impresa. 

33.      Tenuto conto di tali divergenze, mi pare utile, alla luce del fascicolo di cui dispone la Corte, sottolineare, innanzitutto, talune caratteristiche del regime di sostegno controverso, al fine di precisare il contesto nel quale è intervenuta la riforma prevista dall’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014.

34.      In primo luogo,  tale regime di sostegno è diretto a recepire, nell’ordinamento italiano, la direttiva 2009/28. Orbene, dall’articolo 3, paragrafo 3, di tale direttiva risulta che gli Stati membri possono  adottare regimi di sostegno, al fine di conseguire gli  «obiettivi (…) nazionali generali obbligatori per l’uso dell’energia da fonti rinnovabili». Al riguardo, il considerando 25 della detta direttiva sottolinea che «[g]li Stati membri hanno potenziali diversi in materia di energia rinnovabile» e che è essenziale che essi possano controllare gli effetti e i costi dei rispettivi regimi di sostegno in funzione dei loro diversi potenziali.

35.      La Corte ha già dichiarato che gli Stati membri non sono affatto obbligati, al fine di promuovere l’uso dell’energia da fonti rinnovabili, ad adottare regimi di sostegno e che essi godono quindi di un potere discrezionale quanto alle misure che ritengono necessarie per raggiungere gli obiettivi di promozione fissati dalla direttiva 2009/28. Un siffatto potere discrezionale implica che essi sono liberi di adottare, modificare o sopprimere regimi di sostegno purché, in particolare, tali obiettivi siano raggiunti (22).

36.      Alla luce di tale giurisprudenza, mi sembra che la direttiva 2009/28 non osti, in quanto tale, ad  una riforma come quella attuata dal legislatore italiano nelle circostanze dei procedimenti principali. 

37.      Tali considerazioni mi saranno utili al fine di valutare, nel prosieguo di questo esame, se i gestori di impianti fotovoltaici possano far valere un legittimo affidamento a godere in maniera invariata degli incentivi previsti nelle convenzioni con il GSE per l’intera durata di queste ultime e, pertanto, essere legittimati a sostenere che una riforma del genere arreca pregiudizio al loro diritto di proprietà. 

38.      In secondo luogo, l’articolo 7, comma 2, lettera d), del decreto legislativo n. 387/2003 disponeva già che gli incentivi riconosciuti dovevano corrispondere ad un importo decrescente, previsto per una durata specifica. Per quanto riguarda il decreto legislativo n. 28/2011, in forza del quale le convenzioni stipulate tra il  GSE e tali gestori sono state adottate, risulta dall’articolo 24, comma 2, lettera d), di tale decreto che queste ultime erano predisposte sulla base di un contratto-tipo definito dall’autorità italiana per l’energia elettrica e il gas. Orbene, secondo le ricorrenti nei procedimenti principali, tale contratto prevedeva che il GSE disponeva di un diritto unilaterale di modificarne il contenuto al fine di tener conto dell’evoluzione del quadro normativo di riferimento (23). Tali elementi tendono, a mio parere, a indicare che le modalità di erogazione relative a tali incentivi potevano essere modificate e che il loro importo poteva essere ridotto.

39.      In terzo luogo, la riforma operata dall’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014, consistente nel modificare gli importi degli incentivi fissati nelle suddette convenzioni, era destinata ad applicarsi  solo agli incentivi la cui erogazione era già prevista, ma non ancora dovuta, senza incidere sulle erogazioni già effettuate (24). 

40.      Nel prosieguo delle presenti conclusioni, esaminerò innanzitutto la questione di stabilire se una riforma del genere arrechi pregiudizio alla libertà d’impresa e al diritto di proprietà tutelati dalle disposizioni della Carta. La mia risposta sarà negativa. Nell’ipotesi in cui la Corte non condividesse il mio punto  di vista, preciserò, in subordine, le ragioni per le quali ritengo, alla luce dei richiami giurisprudenziali effettuati al paragrafo  30 delle presenti conclusioni, che un pregiudizio a tali diritti sia, in ogni caso, giustificato e proporzionato, in considerazione degli obiettivi perseguiti dall’Unione in materia di promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. 
2.      Sull’esistenza di un eventuale pregiudizio alla libertà d’impresa e al diritto di proprietà ai sensi degli articoli 16 e 17 della Carta

a)      Il diritto di proprietà

41.      Rilevo che le presenti cause interessano due aspetti diversi della proprietà, e cioè, da un lato, il diritto, eventualmente riconosciuto dalle convenzioni stipulate tra i gestori di impianti fotovoltaici e il GSE, di godere degli incentivi e, dall’altro, il diritto di utilizzare e di gestire tali impianti.
1)      Primo aspetto: l’eventuale pregiudizio al diritto fatto valere di godere degli incentivi

42.      Relativamente alle condizioni sostanziali elencate all’articolo 17, paragrafo 1, della Carta, la Corte ha dichiarato che la tutela conferita da tale disposizione verte su diritti aventi valore patrimoniale da cui deriva, con riguardo all’ordinamento giuridico interessato, una posizione giuridica acquisita che consente l’esercizio autonomo di tali diritti da parte e a favore del loro titolare (25). 

43.      Nelle mie conclusioni nella causa Commissione/Ungheria (Usufrutti su terreni agricoli) (26), ho affermato che occorre, in sostanza, verificare se siano soddisfatte due condizioni, ossia, da un lato, se i diritti fatti valere abbiano un valore patrimoniale e, dall’altro, se da tali diritti derivi una posizione giuridica acquisita che consenta l’esercizio autonomo dei medesimi da parte e a favore del loro titolare. 

44.      Per quanto riguarda la prima condizione, dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo risulta che la nozione di «proprietà» non si limita alla proprietà di beni tangibili dato che anche taluni altri diritti e interessi che costituiscono elementi patrimoniali possono apparire come «diritti patrimoniali» (27). In taluni casi, anche legittime aspettative alla  futura concretizzazione di pretese di ordine patrimoniale possono ricadere nella tutela di cui all’articolo 1 del protocollo addizionale n. 1  alla CEDU (28). Pertanto, misure che prevedano il futuro versamento di una prestazione sociale (29) o sovvenzioni (30) possono, così come i diritti contrattuali (31) o i diritti di credito (32), ingenerare, nei confronti dei beneficiari, un interesse patrimoniale rientrante nell’ambito di applicazione di tale disposizione. 

45.      Nelle circostanze dei procedimenti principali, sarei incline a ritenere che il diritto di percepire incentivi in forza delle convenzioni stipulate con il GSE costituisca, per i beneficiari di tali tariffe, una risorsa che può presentare una natura patrimoniale. In particolare, dato che questi ultimi hanno aderito a tali convenzioni con modalità ad hoc e a proprio nome, mi sembra che tale diritto presenti carattere esclusivo.

46.      Tuttavia si pone la questione di stabilire se il suddetto diritto costituisca una posizione giuridica acquisita ai sensi della seconda condizione ricordata al paragrafo 43 delle presenti conclusioni. 

47.      A tale riguardo, la Corte ha considerato che, conformemente alla giurisprudenza relativa all’interpretazione dell’articolo 1 del protocollo addizionale  n. 1 alla CEDU, il reddito futuro può essere considerato un «bene» che può godere della tutela di tale articolo solo se è  stato già percepito, se è stato oggetto di un credito certo o in presenza di circostanze specifiche che possono fondare, in capo all’interessato, il legittimo affidamento di conseguirne il valore patrimoniale (33). 

48.      Nella fattispecie, mi sembra che il diritto all’erogazione futura degli incentivi previsti dalle convenzioni stipulate tra i gestori di impianti fotovoltaici e il GSE non possa essere considerato sufficientemente definitivo (34), al punto che la riduzione degli importi di tali incentivi e la modifica delle relative modalità di erogazione corrispondano all’espropriazione di un «bene» che sia già acquisito al patrimonio (35) di tali gestori. Infatti, come ho già precisato al paragrafo  39 delle presenti conclusioni, l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 è diretto unicamente a modificare gli importi la cui erogazione fosse già prevista, ma non ancora dovuta, in base a tali convenzioni, senza incidere sulle erogazioni già effettuate. 

49.      Per giunta, ritengo che i gestori di impianti fotovoltaici non possano far valere un legittimo affidamento a godere dei  suddetti  incentivi in maniera invariata per l’intera durata delle convenzioni sottoscritte con il GSE. 

50.      Su questo punto, da una giurisprudenza costante della Corte risulta che la possibilità di far valere il principio di tutela del legittimo affidamento è prevista per ogni operatore economico nei cui confronti un’autorità nazionale abbia fatto sorgere fondate aspettative. Tuttavia, qualora un operatore economico prudente ed accorto  sia in grado di prevedere l’adozione di un  provvedimento idoneo a ledere i suoi interessi, esso non può invocare detto principio nel caso in cui tale provvedimento venga adottato. Inoltre, gli operatori economici non possono fare legittimamente affidamento sul mantenimento di una situazione esistente che può essere modificata nell’ambito del potere discrezionale delle autorità nazionali (36).

51.      Nelle circostanze dei procedimenti principali, spetta al giudice del rinvio esaminare se una disposizione nazionale quale l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 sia conforme a detto principio (37). Tuttavia, al fine di fornire una risposta utile a tale giudice, mi sembra che possano essere presi in considerazione, in particolare, i seguenti elementi, che risultano dal fascicolo a disposizione della Corte.

52.      In primo luogo, mi sembra che una modifica degli importi degli incentivi svantaggiosa per i gestori di impianti fotovoltaici non potesse essere considerata imprevedibile già nel contesto dei decreti legislativi nn. 387/2003 e 28/2011, ai quali il decreto‑legge n. 91/2014 fa seguito (38).

53.      Infatti, da un lato, dall’articolo 7, comma 2, lettera d), del decreto‑legislativo n. 387/2003 risulta che gli incentivi riconosciuti ai gestori di impianti fotovoltaici dovevano corrispondere, come da me specificato al paragrafo  38 delle presenti conclusioni, ad un importo decrescente, previsto per una durata specifica.

54.      Dall’altro lato, per quanto riguarda il decreto legislativo n. 28/2011,  la Corte ha dichiarato, nella sentenza  Agrenergy e Fusignano Due (39), che le disposizioni regolamentari relative al «quinto conto energia» adottato in base a tale decreto (40) erano «idonee a indicare subito a operatori economici prudenti e avveduti che il regime di incentivazione applicabile agli impianti solari fotovoltaici poteva essere adeguato, o perfino soppresso, dalle autorità nazionali per tener conto dell’evoluzione di talune circostanze».

55.      In secondo luogo, constato che le ricorrenti nei procedimenti principali ammettono esse stesse che riduzioni progressive dell’importo degli incentivi riconosciuti sono già state introdotte, a partire dal 2011,  da taluni decreti ministeriali anteriori all’adozione del decreto‑legge n. 91/2014.

56.      In terzo luogo,  mi sembra che il diritto che il GSE si riservava, nelle convenzioni stipulate con i gestori di impianti fotovoltaici, di modificarne unilateralmente il contenuto al fine di tener conto dell’evoluzione del quadro normativo di riferimento (41) indicasse chiaramente che tali incentivi potevano essere adeguati, o addirittura soppressi, in forza, appunto, di modifiche legislative. Modifiche del genere erano tanto più prevedibili in quanto, come ha specificato il giudice del rinvio, tali convenzioni erano valide per un periodo di venti  anni. Tenuto conto dell’ampiezza di tale periodo, un operatore economico prudente ed accorto sarebbe stato, a mio parere, in grado di prevedere che le condizioni di mercato o le priorità di bilancio della Repubblica italiana avrebbero potuto evolvere.

57.      In ultimo luogo, ricordo che, come ho già rilevato al paragrafo 35 delle presenti conclusioni, la Corte ha dichiarato, nella sentenza  Agrenergy e Fusignano Due (42), che gli Stati membri non sono affatto obbligati, al fine di promuovere l’uso dell’energia da fonti rinnovabili, ad adottare regimi di sostegno ai sensi della direttiva 2009/28. Tale conclusione è corroborata dal considerando 25 di tale direttiva, il quale collega, in sostanza, il conseguimento di tale obiettivo al potenziale di ciascuno Stato membro.

58.      Alla luce di tali elementi, e contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti nei procedimenti principali e le parti intervenienti, non ho molti dubbi sul fatto che, in circostanze come quelle dei procedimenti principali, un operatore prudente ed accorto non possa far valere il principio di tutela del legittimo affidamento, né in base al quadro normativo in cui si inserisce il regime di sostegno controverso, né in base alla direttiva 2009/28. Ove dovesse giungersi ad una conclusione diversa, mi pare, come giustamente rileva il governo italiano, che il potere degli Stati membri di operare le loro scelte politiche e di modificare le loro leggi, alla luce dell’interesse  generale e della finalità della direttiva 2009/28, sarebbe eccessivamente limitato rispetto al margine discrezionale loro concesso dal legislatore dell’Unione affinché essi possano adeguare alle condizioni del mercato e alle loro priorità di bilancio i regimi di sostegno adottati in forza di tale direttiva.

59.      Per queste ragioni, ritengo che il diritto fatto valere dai gestori di impianti fotovoltaici di godere degli incentivi in maniera invariata per l’intera durata delle convenzioni da essi stipulate con il GSE non rientri nella tutela prevista all’articolo 17 della Carta.
2)      Secondo aspetto: l’eventuale pregiudizio al diritto di proprietà dei gestori di impianti fotovoltaici sugli impianti stessi

60.      Esporrò in appresso le ragioni per le quali ritengo che neppure l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 comporti una regolamentazione dell’uso degli impianti da parte dei loro gestori, idonea, in quanto tale, ad arrecare pregiudizio al loro diritto di proprietà.  

61.      A questo proposito, ricordo che, come risulta dal paragrafo  28 delle presenti conclusioni, l’articolo 17, paragrafo 1, terza frase, della Carta prevede sostanzialmente che, seppure l’uso dei beni è tutelato da tale disposizione (43), esso può essere disciplinato dalla legge nella misura necessaria all’interesse generale. 

62.      Conformemente alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo,  la nozione di «regolamentazione dell’uso dei beni» si intende come riferita ad un provvedimento che, non comportando un trasferimento di proprietà, è diretto a «limitare o controllare» l’uso della proprietà (44).

63.      Nella fattispecie, le ricorrenti nei procedimenti principali fanno valere che, in previsione dell’erogazione degli incentivi, i beneficiari di tali incentivi hanno investito negli impianti fotovoltaici da essi gestiti.  Tenuto conto della riforma operata dall’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014, essi si  troverebbero ormai nell’impossibilità di rimborsare i mutui bancari da loro stipulati per sostenere tali investimenti. 

64.      Mi sembra che tali elementi non consentano però di affermare che l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 miri a limitare o a controllare l’uso di tali impianti. Infatti, tale disposizione si  limita a ridurre l’importo dei sostegni previsti a favore di tali beneficiari, senza imporre loro altre restrizioni o altri obblighi. Ne consegue, a mio modo di vedere e come sostiene del resto la Commissione, che detti beneficiari rimangono liberi di gestire tali impianti e di investire in essi a loro piacimento. 

65.      Di conseguenza, ritengo, così come quest’ultima istituzione, che una disposizione come l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 non limiti l’uso degli impianti fotovoltaici da parte dei loro gestori. 

66.      Alla luce di tutto quanto precede, occorre, a mio parere, constatare che una siffatta disposizione non arreca pregiudizio al diritto di proprietà sancito all’articolo17 della Carta. 
b)      La libertà d’impresa

67.      Per quanto riguarda la libertà d’impresa la cui tutela è garantita dall’articolo 16 della Carta, le ricorrenti nei procedimenti principali sostengono che l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 arreca pregiudizio sia alla libertà contrattuale dei beneficiari degli incentivi sia al loro diritto di disporre liberamente delle loro risorse economiche e finanziarie.

68.      Non condivido tale parere. 

69.      In primo luogo, relativamente alla libertà contrattuale, ricordo che la Corte ha dichiarato che quest’ultima comprende, in particolare, la  libera scelta della controparte economica nonché la libertà di determinare il prezzo di una prestazione (45). 

70.      È superfluo aggiungere che, anche se l’articolo 16 della Carta mira in particolare a salvaguardare l’autonomia contrattuale delle parti di un contratto, tale disposizione non ha invece lo scopo di istituire a loro beneficio diritti che vadano al di là di quelli già previsti da un simile contratto, né di permettere loro di pretendere condizioni diverse da quelle che esso già contiene. Quando si tratta di un contratto-tipo redatto dalla controparte contrattuale, la libertà contrattuale consiste, in sostanza, nel decidere se si accettano o meno le condizioni contrattuali.

71.      Nella fattispecie, non vi è, a mio parere, alcun dubbio sul fatto che le convenzioni stipulate tra il GSE e i gestori di impianti fotovoltaici non prevedano in alcun modo un diritto all’invariabilità degli incentivi a favore di questi ultimi. 

72.      Risulta, al contrario, da tali convenzioni che l’importo di tali incentivi dipende dalla normativa nazionale che consente la loro erogazione (46). Come ho già rilevato ai paragrafi  38 e 56 delle presenti  conclusioni, dette convenzioni contengono una clausola che consente al GSE di tener conto dell’evoluzione del quadro normativo vigente. 

73.      Ne consegue che, quando tale importo è stato modificato ai sensi dell’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014, i gestori di impianti fotovoltaici sono stati, a mio parere, molto semplicemente vincolati dalle condizioni contrattuali che essi hanno liberamente deciso di accettare al momento della loro adesione a dette convenzioni. 

74.      Di conseguenza, a mio modo di vedere, la loro libertà contrattuale non è stata minimamente violata. 

75.      In secondo luogo, ricordo che la libertà d’impresa comprende anche il diritto di ogni impresa di poter liberamente utilizzare, nei limiti della responsabilità per le proprie azioni, le risorse economiche e finanziarie di cui dispone (47). 

76.      A tale riguardo, risulta dalla giurisprudenza della Corte che il libero utilizzo delle risorse a disposizione di un’impresa viene in particolare limitato qualora un obbligo costringa quest’ultima ad adottare misure che possono rappresentare un costo notevole per la stessa, avere un impatto considerevole sull’organizzazione delle sue attività o richiedere soluzioni tecniche difficili e complesse (48). 

77.      Fatta salva la valutazione da parte del giudice del rinvio di tutti gli elementi di fatto di cui esso dispone, mi sembra che i gestori di impianti fotovoltaici non siano stati sottoposti, in forza dell’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014,  ad alcun obbligo particolare ai sensi di tale giurisprudenza.

78.      In ogni caso, ritengo che gli importi degli incentivi previsti dalle convenzioni stipulate tra il GSE e tali gestori non possano essere considerati  parte delle risorse economiche, tecniche e finanziarie di cui questi ultimi dispongono, dato che, come ho precisato ai paragrafi  da 48  a  58 delle presenti conclusioni, tali importi non sono stati ancora erogati e che detti gestori non possono far valere un legittimo affidamento ad ottenerne l’erogazione. 

79.      Per tutte queste ragioni, considero che una disposizione quale l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 non arreca pregiudizio alla libertà d’impresa sancita all’articolo 16 della Carta. 
3.      In subordine, sulla possibilità di giustificare un eventuale pregiudizio alla libertà d’impresa e al diritto di proprietà, nonché sul carattere proporzionato di un simile pregiudizio

80.      Pur essendo convinto che, nelle circostanze  dei procedimenti principali, non vada constatata l’esistenza di un pregiudizio alla libertà d’impresa e al diritto di proprietà alla luce degli articoli 16 e 17 della Carta, espongo, in subordine, le seguenti osservazioni.

81.      Ritengo, alla luce delle circostanze dei procedimenti principali, che un eventuale pregiudizio a tali diritti risponderebbe, in ogni caso, alle condizioni poste dall’articolo 52, paragrafo1, della Carta, da cui risulta che ogni limitazione all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dev’essere prevista dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà (49) e, nel rispetto del diritto di proporzionalità, dev’essere necessaria e effettivamente rispondente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui. 

82.      A tale riguardo, ricordo che, secondo il governo italiano, lo scopo del decreto‑legge n. 91/2014 è, sostanzialmente, quello di rilanciare la competitività del sistema di produzione elettrica nazionale, ridistribuendo i costi generali di tale sistema e facendoli gravare maggiormente sui gestori di impianti fotovoltaici. In particolare, tale governo sostiene che la modifica degli importi degli incentivi si spiega con l’esigenza di riequilibrare il regime di sostegno di cui trattasi e di ripartire i costi per i consumatori finali di energia elettrica, tenuto conto delle limitate risorse disponibili. 

83.      Il suddetto governo insiste altresì sulla rapida espansione intervenuta nel settore delle energie rinnovabili in Italia e che avrebbe fatto sì che tale Stato membro divenisse uno dei maggiori produttori di energia fotovoltaica sul mercato europeo. 

84.      Alla luce di tali considerazioni, ritengo che, nell’ipotesi in cui la Corte decidesse, contrariamente all’orientamento da me suggerito, che la modifica degli importi degli incentivi derivante dall’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 arrechi pregiudizio alla loro libertà d’impresa e al diritto di proprietà, sanciti agli articoli 16 e 17 della Carta, tale pregiudizio dovrebbe, in ogni caso, essere considerato necessario e giustificato da obiettivi di interesse generale corrispondenti a quelli perseguiti dalla direttiva 2009/28 (50). 

85.      Inoltre, tale modifica dovrebbe essere considerata, a mio parere, e fatte salve le verifiche che spetterà al giudice del rinvio effettuare, conforme al principio di proporzionalità. Come sottolinea giustamente il governo italiano, i gestori di impianti fotovoltaici hanno avuto la scelta tra le varie opzioni previste dall’articolo 26, comma 3, del decreto‑legge n. 91/2014. Misure compensative, come l’accesso al credito bancario a condizioni agevolate, sembrano del resto essere state previste a favore di tali gestori, al fine di compensare gli svantaggi subiti a seguito dell’adozione di tale disposizione (51). 

86.      Per tutte le ragioni che precedono, ritengo, alla luce del fascicolo di cui dispone la Corte, che l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 sia compatibile con i diritti tutelati dagli articoli 16 e 17 della Carta. 
B.      Sulla Carta dell’energia

87.      Come risulta dal paragrafo  19 delle presenti conclusioni, il giudice del rinvio si pone altresì la questione della compatibilità dell’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014 con  l’articolo 10 della Carta dell’energia (in combinato disposto con l’articolo 216, paragrafo 2, TFUE). 

88.      Tale questione implica la risoluzione di quella, preliminare, di stabilire se tale disposizione possa essere fatta valere nelle controversie tra singoli e il rispettivo Stato membro.

89.      A tale riguardo, le ricorrenti nei procedimenti principali rilevano che la Carta dell’energia ha istituito un sistema per la composizione delle controversie tra le «parti contraenti»  e gli «investitori di altre parti contraenti» (52). Le parti intervenienti aggiungono che dal preambolo della Carta risulta che quest’ultima è stata adottata nell’ottica di instaurare migliori condizioni per l’investimento nel settore energetico e di sviluppare la cooperazione in tale settore. Mirando ad attuare tali obiettivi, l’articolo 10 della suddetta Carta imporrebbe ad ogni parte contraente di incoraggiare e di creare «condizioni stabili,  eque, favorevoli e trasparenti per gli investitori di altre Parti contraenti che effettuano investimenti nella sua area». 

90.      Ricordo che l’Unione ha aderito alla Carta dell’energia e che essa è pertanto una delle «parti contraenti» ai sensi dell’articolo 1, punto 2), di tale Carta. Conformemente all’articolo 216, paragrafo 2, TFUE, gli  accordi internazionali conclusi dall’Unione vincolano le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri. 

91.      Inoltre, preciso che, come hanno giustamente sottolineato dai governi tedesco e greco, nonché  dalla Commissione, l’articolo 10 della Carta dell’energia è relativo alle condizioni applicate dalle parti contraenti di tale Carta per gli investimenti effettuati dagli investitori delle altre parti contraenti.

92.      A mio parere, ne discende che, come fa giustamente valere il governo tedesco, l’articolo 10 della Carta dell’energia è diretto a tutelare, nell’ordinamento giuridico dell’Unione, gli investitori delle altre parti contraenti, vale a dire degli Stati terzi che siano anch’essi parti di tale Carta, in tutto il territorio dell’Unione (53). Per contro, tale disposizione – mi sembra – non potrebbe essere fatta valere da investitori dell’Unione contro le istituzioni dell’Unione o contro gli Stati membri.

93.      Per quanto riguarda gli Stati membri che hanno a loro volta aderito alla Carta dell’energia in quanto «parti contraenti» (il che non è più il caso della Repubblica italiana) (54),  le parti hanno menzionato la questione di  stabilire se l’articolo 10 di tale Carta, nelle controversie che coinvolgono uno di tali Stati membri, possa essere fatto valere anche dagli investitori di altri Stati membri, e non unicamente da quelli provenienti da Stati terzi. Non è tuttavia necessario esaminare tale questione nelle presenti cause (55). Infatti, ritengo che tale disposizione non possa, in ogni  caso, essere applicata in procedimenti come quelli principali, che vedono taluni investitori contrapposti al loro proprio Stato membro (56). 

94.      Tale soluzione mi pare evidente alla luce della formulazione stessa della suddetta disposizione. Essa mi sembra inoltre conforme ai limiti posti dalle altre disposizioni di tale Carta e, in particolare, dall’articolo 26 di detta Carta, che riguarda unicamente la soluzione delle controversie tra  una parte contraente e gli investitori di un’altra parte contraente (57).

95.      In ogni caso, ritengo che, anche se, contrariamente all’interpretazione letterale e contestuale da me suggerita, dovesse considerarsi che l’articolo 10 della Carta dell’energia è applicabile nelle controversie in cui gli investitori sono contrapposti al loro proprio Stato membro, il solo fatto che tale disposizione menzioni, in maniera generale, l’esigenza di prevedere «condizioni stabili, eque, favorevoli e trasparenti» non può portare a far sì che sia vietata la modifica o la soppressione da parte di tale Stato membro di un regime di sostegno adottato sul suo territorio, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva  2009/28 (58). 

96.      In particolare, tale disposizione non è intesa, a mio parere, a conferire agli investitori che si oppongono ad una siffatta riforma una tutela che vada al di là delle garanzie già previste dal diritto dell’Unione e, più in particolare, dagli articoli 16 e 17 della Carta (59). 
V.      Conclusione

97.      Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, propongo alla Corte di rispondere nei seguenti termini alla questione pregiudiziale proposta dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Italia):
1)      Gli articoli 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea non ostano a una disposizione nazionale, come quella controversa nel procedimento principale, intesa alla riduzione da parte di uno Stato membro degli incentivi la cui erogazione è prevista in forza di un regime di sostegno mirante a promuovere, nel suo territorio, l’uso dell’energia da fonti rinnovabili e, più precisamente, in forza di convenzioni di diritto privato stipulate tra i beneficiari di tale regime e una società interamente controllata da tale Stato membro, qualora tali beneficiari non abbiano una legittima aspettativa a che gli importi di tali incentivi rimangano invariati per il periodo di durata di tali convenzioni, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
2)      L’articolo 10 del Trattato sulla Carta dell’energia, firmato a Lisbona il 17 dicembre 1994, e approvato a nome dell’Unione europea con la decisione 98/181/CE, CECA, Euratom, del Consiglio e della Commissione, del 23 settembre 1997, concernente la conclusione da parte delle comunità europee del trattato sulla Carta dell’energia e del protocollo della Carta dell’energia sull’efficienza energetica e sugli aspetti ambientali correlati, in combinato disposto con l’articolo 216, paragrafo 2, TFUE, non è applicabile in controversie tra investitori nel settore energetico e il loro proprio Stato membro.

1      Lingua originale: il francese

2      L’Anie rappresenta le imprese che esercitano, in Italia, un’«attività diretta alla produzione di beni e/o servizi nel settore elettrotecnico ed elettronico, o in settori affini». Nel prosieguo delle presenti conclusioni, i termini «le ricorrenti nei procedimenti principali» si riferiscono all’Anie nonché all’insieme dei gestori di impianti fotovoltaici parti nelle controversie pendenti dinanzi al giudice del rinvio. 

3      La prima direttiva in materia di promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili era la direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità (GU 2001, L 283, pag. 33). Quest’ultima è stata abrogata dalla direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE (GU 2009, L 140, pag. 16).

4      Firmato a Lisbona il 17 dicembre 1994 (GU 1994, L 380, pag. 24) e approvato a nome dell’Unione europea con la decisione 98/181/CE, CECA, Euratom, del Consiglio e della Commissione del 23 settembre 1997, concernente la conclusione da parte delle Comunità europee del trattato sulla Carta dell’energia e del protocollo della Carta  dell’energia sull’efficienza energetica e sugli aspetti ambientali correlati (GU 1998, L 69, pag. 1)  (in prosieguo: la «Carta dell’energia»). Preciso che, in ciascuna delle presenti cause, la questione pregiudiziale menziona la Carta dell’energia senza citare alcuna delle sue disposizioni concrete. Tuttavia, alla luce delle indicazioni fornite dal giudice del rinvio,  mi sembra che quest’ultimo si ponga, più precisamente, il problema della compatibilità della riforma attuata dal legislatore italiano con l’articolo 10 di tale Carta. Nelle presenti conclusioni, limiterò quindi la mia interpretazione di detta Carta a questa sola disposizione.

5      Ricordo che l’articolo 216, paragrafo 2, TFUE dispone che gli accordi conclusi dall’Unione vincolano le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri. 

6      Decreto‑legge 24 giugno 2014, n. 91 –  Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 116 (Supplemento ordinario n. 72 alla GURI n. 193, del 20 agosto 2014) (in prosieguo: il «decreto‑legge n. 91/2014»).

7      Decreto legislativo  29 dicembre 2003, n. 387 –  Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità (Supplemento ordinario alla GURI n. 25, del 31 gennaio 2004, pag. 5; in prosieguo: il «decreto legislativo n. 387/2003»).

8      Decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 –  Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE (Supplemento ordinario alla GURI n. 71, del 28 marzo 2011; in prosieguo: il «decreto legislativo n. 28/2011»). 

9      Ai sensi dell’articolo 24, comma 2, lettera d), del decreto legislativo n. 28/2011, era previsto, per gli impianti fotovoltaici entrati in esercizio dal 31 dicembre 2012, che «gli incentivi [erano] assegnati tramite contratti di diritto privato fra il GSE e il soggetto responsabile dell’impianto, sulla base di un contratto-tipo definito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas». Aggiungo che, nelle sue domande di pronuncia pregiudiziale, il giudice del rinvio menziona solo le convenzioni stipulate tra il GSE e i gestori di impianti fotovoltaici rientranti nell’ambito di applicazione di tale disposizione. Nelle presenti conclusioni partirò quindi dalla premessa secondo cui le convenzioni controverse sono tutte convenzioni di diritto privato, relative a impianti entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2012. 

10      Ai sensi dell’articolo 26, comma 1, del decreto‑legge n. 91/2014, l’obiettivo di tale riforma era quello di «ottimizzare la gestione dei tempi di raccolta ed erogazione degli incentivi e favorire una migliore sostenibilità nella politica di supporto alle energie rinnovabili».  

11      Secondo la loro denominazione completa, si tratta, da un lato, del decreto ministeriale 16 ottobre 2014, recante «Approvazione delle modalità operative per l’erogazione da parte del [GSE], delle  tariffe incentivanti per l’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici, in attuazione dell’articolo 26, comma 2, del [decreto‑legge n. 91/2014]» e, dall’altro, del decreto ministeriale 17 ottobre 2014, recante «Modalità per la rimodulazione delle tariffe incentivanti per l’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici in attuazione dell’articolo 26, comma 3, lett[era] b), del [decreto‑legge n. 91/2014]». 

12      Sentenza della Corte costituzionale n. 16, del 24 gennaio 2017. 

13      Si tratta delle cause C‑306/19, Milis Energy, C‑512/19, Go Sun e Malby Energy 4, e C‑595/19, Fototre, che sono state sospese sino alla pronuncia che porrà fine al procedimento nelle presenti cause. Rilevo che la Corte europea per i diritti dell’uomo è stata inoltre investita della questione della compatibilità della riforma controversa nei procedimenti principali con l’articolo 1 del protocollo addizionale n. 1 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Parigi il 20 marzo 1952 (in prosieguo: la «CEDU») (v. ricorsi nn. 20445/15, Salento Energy Srl c. Italia, e 59246/17, Nuovo Sole Srl c. Italia, proposti rispettivamente il 17 aprile 2015 e il 4 agosto 2017).

14      Come ha rilevato il governo italiano, vari Stati membri hanno adottato strumenti diretti a rivedere al ribasso gli incentivi relativi all’uso dell’energia da fonti rinnovabili precedentemente applicati nel loro territorio. A mo’ d’esempio, la causa C‑366/19, BOSOLAR, attualmente pendente dinnanzi alla Corte e sospesa sino alla pronuncia che porrà fine al procedimento nelle presenti cause, riguarda una misura diretta alla riduzione, in Bulgaria, del prezzo di acquisto dell’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici.  

15      V. sentenza del 22 gennaio 2013, Sky  Österreich (C‑283/11, EU:C:2013:28, punto 42 e giurisprudenza citata). V., altresì, in questo senso, sentenza del 16 luglio 2020, Adusbef e Federconsumatori (C‑686/18, EU:C:2020:567, punto 82). 

16      V.  spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali (GU 2007, C 303, pag. 23). 

17      A questo proposito, preciso che, sempre in forza dell’articolo 52, paragrafo 3, della Carta, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo relativa all’articolo 1 del protocollo addizionale n. 1 alla CEDU dev’essere presa in considerazione ai fini dell’interpretazione dell’articolo 17 della Carta [v., in questo senso, sentenze del 3 settembre 2015, Inuit Tapiriit  Kanatami e a./Commissione, C‑398/13 P, EU:C:2015:535, punto 61, nonché del 21 maggio 2019, Commissione/Ungheria (Usufrutti su terreni agricoli), C‑235/17, EU:C:2019:432, punto 72 e giurisprudenza citata]. 

18      V. sentenze del 15 gennaio 2013, Križan e a. (C‑416/10, EU:C:2013:8, punto 113 e giurisprudenza citata), nonché del 22 gennaio 2013, Sky  Österreich (C‑283/11, EU:C:2013:28, punto 45 e giurisprudenza citata). V., altresì, in questo senso, sentenza del 16 luglio 2020, Adusbef e Federconsumatori (C‑686/18, EU:C:2020:567, punti 83 e 85). 

19      V., in questo senso, sentenze del 30 giugno 2016, Lidl (C‑134/15, EU:C:2016:498, punto 31), nonché del 13 giugno 2017, Florescu e a. (C‑258/14, EU:C:2017:448, punto 51 e giurisprudenza citata). In particolare, la Corte ha già considerato che, alla luce della formulazione dell’articolo 16 della Carta, la libertà d’impresa può essere soggetta ad un ampio ventaglio di interventi dei poteri pubblici suscettibili di stabilire, nell’interesse generale, limiti all’esercizio dell’attività economica (v. sentenze del 22 gennaio 2013, Sky  Österreich, C‑283/11, EU:C:2013:28, punto 46, nonché del 30 giugno 2016, Lidl, C‑134/15, EU:C:2016:498, punto 34). 

20      Ad ogni fine utile, rilevo che la libertà d’impresa e il diritto di proprietà sono anch’essi soggetti alle limitazioni derivanti dalla formulazione stessa delle disposizioni della Carta nelle quali tale libertà e tale diritto sono sanciti. Pertanto, ai sensi dell’articolo 16 della Carta, la libertà d’impresa è riconosciuta solo «conformemente al diritto dell’Unione e alle legislazioni e prassi nazionali» (il corsivo è mio).  Analogamente, la seconda e la terza frase dell’articolo 17, paragrafo 1, della Carta limitano l’estensione del diritto riconosciuto alla prima frase di tale disposizione [v., al riguardo, Oliver, P., «What Purpose Does Article 16 of the Charter Serve?», in Bernitz, U. e a. (editore), General Principles of EU Law and European Private Law,Wolters Kluwer, Alphen aan den Rijn, 2013, pag. 293, e Jaeger, M., «La protection du droit de propriété dans l’ordre juridique de l’Union européenne à la lumière de l’article 17 de la charte des droits fondamentaux», in De Rome à Lisbonne: les juridictions de l’Union européenne à la croisée des chemins – Mélanges en l’honneur de Paolo Mengozzi, Bruxelles, Bruylant, 2013, pag. 167]. 

21      Ricordo che il considerando 8 della direttiva 2009/28 sottolinea in particolare che la necessità di fissare «un quadro che preveda obiettivi obbligatori» consentirebbe di «creare la stabilità a lungo termine di cui le imprese hanno bisogno per effettuare investimenti razionali e sostenibili nel settore delle energie  rinnovabili». Il considerando 14 di tale direttiva prevede, dal canto suo, che «[l]a principale finalità di obiettivi nazionali obbligatori è creare certezza per gli investitori».

22      V., in questo senso, sentenza dell’11 luglio 2019, Agrenergy e Fusignano Due (C‑180/18, C‑286/18 e C‑287/18, EU:C:2019:605, punto 27 e giurisprudenza citata).

23      Più precisamente, secondo le ricorrenti nei procedimenti principali, le convenzioni relative agli impianti entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2012 contengono, al loro articolo 17.3, la clausola seguente: «(…) il GSE si riserva di modificare unilateralmente le clausole (…) che, per effetto di eventuali evoluzioni normative e regolamentari, siano in contrasto con il vigente quadro di riferimento.». Spetterà al giudice del rinvio verificare che una simile clausola figuri effettivamente in tutte le convenzioni controverse. 

24      Contrariamente a quanto fanno valere le ricorrenti nelle cause principali e le parti intervenienti, ritengo che l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto‑legge n. 91/2014  non abbia efficacia retroattiva in senso proprio, dato che riguarda solo le erogazioni future, e non quelle già effettuate. 

25      V. sentenza del 21 maggio 2019, Commissione/Ungheria (Usufrutti su terreni agricoli) (C‑235/17, EU:C:2019:432, punto 69 e giurisprudenza citata). 

26      C‑235/17, EU:C:2018:971, paragrafo 135. 

27      V. Corte EDU, 22 giugno 2004, Broniowski c. Polonia, CE:ECHR:2004:0622JUD003144396, § 129. Cito, a mo’ d’esempio, il fatto che  una società dev’essere considerata titolare di un interesse patrimoniale che costituisce un «bene», ai sensi dell’articolo 1 del protocollo addizionale n. 1 alla CEDU, qualora essa disponga del diritto ad ottenere il rimborso di un’imposta indebitamente pagata (Corte EDU, 9 marzo 2006, Eko-Elda  Avee c. Grecia, CE:ECHR:2006:0309JUD001016202, § 27). 

28      V.  Corte EDU, 14 febbraio 2012, Arras e altri c. Italia, CE:ECHR:2012:0214JUD001797207, § 75. Rinvio anche alle conclusioni dell’avvocato generale Kokott nella causa Inuit Tapiriit  Kanatami e a./Commissione (C‑398/13 P, EU:C:2015:190, paragrafo 76), nonché alla citata giurisprudenza della Corte  europea dei diritti dell’uomo. 

29      La Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato che può essere accertata un’ingerenza ai sensi dell’articolo 1  del protocollo addizionale n. 1 alla CEDU qualora l’importo di una prestazione sociale sia ridotto o annullato (v., in questo senso, Corte EDU, 28 aprile 2009, Rasmussen c. Polonia, CE:ECHR:2009:0428JUD003888605, § 71, nonché Corte EDU, 7 luglio 2011, Stummer c. Austria CE:ECHR:2011:0707JUD003745202, § 82). Preciso che quest’ultima decisione è stata citata nella sentenza del 13 giugno 2017, Florescu e a. (C‑258/14, EU:C:2017:448, punto 50), in cui la Corte ha considerato che un provvedimento diretto a sospendere il pagamento delle pensioni qualora gli interessati avessero scelto di svolgere parallelamente un’attività lavorativa retribuita presso un ente pubblico restringeva il diritto di proprietà di tali persone ai sensi dell’articolo 17 della Carta. 

30      V.  Corte EDU, 18 maggio 2010, Plalam  s.p.a. c. Italia, CE:ECH:2010:0818:JUD001602102, §38. 

31      I singoli possono in particolare essere titolari di un «bene» ai sensi dell’articolo 1 del protocollo addizionale n. 1 alla CEDU, qualora siano titolari di diritti di edificazione ai sensi di atti di vendita e abbiano una legittima aspettativa a poter esercitare tali diritti alle condizioni contrattuali (v. Corte EDU, 18 novembre 2010, Consorts  Richet e Le Ber c. Francia, CE:ECHR:2010:1118JUD001899007, § 98). 

32      V.  Corte EDU, 9 dicembre 1994, Raffineries  grecques  Stran e Stratis  Andreadis c. Grecia, CE:ECHR:1994:1209JUD001342787, § 59, nonché Corte EDU, 9 giugno 2009, Nicola Silvestri c. Italia, CE:ECHR:2009:0609JUD001686102,  § 70.

33      Sentenza del 3 settembre 2015, Inuit Tapiriit  Kanatami e a./Commissione (C‑398/13 P, EU:C:2015:535, punto 61). 

34      A mo’ d’esempio, la Corte ha già dichiarato, sostanzialmente, che il pagamento annuale di aiuti da parte di uno Stato membro non può essere considerato definitivo qualora tali aiuti fossero soggetti ad essere rimborsati dal beneficiario in caso di mancata osservanza di tutti i requisiti relativi al loro versamento (sentenza del 26 maggio 2016, Ezernieki, C‑273/15, EU:C:2016:364, punti 45 e 49). 

35      Si tratta dell’espressione adottata dall’avvocato generale Campos Sánchez-Bordona nelle sue conclusioni nella causa Arcelor  Mittal  Rodange et Schifflange (C‑321/15, EU:C:2016:516, paragrafo 97). 

36      V. sentenze del 10 settembre 2009, Plantanol (C‑201/08, EU:C:2009:539, punto 53 e giurisprudenza citata), nonché dell’11 luglio 2019, Agrenergy e Fusignano Due (C‑180/18, C‑286/18 e C‑287/18, EU:C:2019:605, punto 31). La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già dichiarato, per quanto riguarda l’articolo 1 del protocollo addizionale n. 1 alla CEDU, che la «legittima aspettativa» risultava dalla circostanza che la persona interessata si fonda in maniera ragionevolmente giustificata su un atto giuridico avente un fondamento normativo solido e un’incidenza su diritti di proprietà (v. Corte EDU, 28 settembre 2004, Kopecký c. Slovacchia, CE:ECHR:2004:0928JUD004491298, § 47).

37      V., in questo senso, sentenza dell’11 luglio 2019, Agrenergy e Fusignano Due (C‑180/18, C‑286/18 e C‑287/18, EU:C:2019:605, punto 33 e giurisprudenza citata).

38      È del resto la conclusione a cui è giunta, sostanzialmente, la Corte costituzionale nella sentenza n. 16, del 24 gennaio 2017 (§ 9). 

39      Sentenza dell’11 luglio 2019 (C‑180/18, C‑286/18 e C‑287/18, EU:C:2019:605, punto 44).

40      Per «quinto conto energia», deve intendersi il decreto ministeriale 5 luglio 2012 – Attuazione dell’art. 25 del decreto legislativo del 3 marzo 2011, n. 28, recante incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici (Supplemento ordinario alla GURI n. 159, del 10 luglio 2012).  

41      Come ho precisato alla nota a piè di pagina 23 delle presenti conclusioni, sarà compito del giudice del rinvio verificare che tutte le convenzioni controverse riservino effettivamente un simile diritto al GSE. 

42      Sentenza dell’11 luglio 2019 (C‑180/18, C‑286/18 e C‑287/18, EU:C:2019:605, punto 27). 

43      Ricordo che l’articolo 17, paragrafo 1, della Carta distingue due tipi di limitazioni al diritto di proprietà: la privazione della proprietà (seconda frase) e la regolamentazione dell’uso dei beni (terza frase) (v., a questo proposito, Wollenschläger, F. «Article 17 – Right to Property» in Peers, S., Hervey, T., Kenner J.,  e Ward, A.,  The EU Charter of Fundamental Rights –  A commentary, Hart Publishing, 2014, pag. 476). Rinvio altresì alle mie conclusioni nella causa Commissione/Ungheria (Usufrutti su terreni agricoli) (C‑235/17, EU:C:2018:971, paragrafo 154), nelle quali ho sottolineato l’esistenza di tali due tipi di limitazione, nonché della regola generale («[o]gni persona ha il diritto di godere della proprietà dei beni»), contenuta all’articolo 17, paragrafo 1, prima frase, della Carta.

44      V., al riguardo, Corte EDU, 23 settembre 1982, Sporrong e Lönnroth c. Svezia, CE:ECHR:1982:0923JUD00715175, § 65, nonché Corte EDU, 19 dicembre 1989, Mellacher e altri c. Austria, CE:ECHR:1989:1219JUD001052283, § 44. 

45      V. sentenza del 22 gennaio 2013, Sky  Österreich (C‑283/11, EU:C:2013:28, punto 43 e giurisprudenza citata).

46      Preciso, al riguardo, che nella sentenza n. 16, del 24 gennaio 2017 (§ 8.3), la Corte costituzionale ha, in sostanza, ritenuto che, tenuto conto del quadro normativo particolare in cui si inserivano, le convenzioni stipulate tra i gestori di impianti fotovoltaici e il GSE non potessero essere considerate semplici contratti a vantaggio di questi ultimi.

47      V., in questo senso, sentenza del 27 marzo 2014, UPC Telekabel  Wien (C‑314/12, EU:C:2014:192, punto 49). 

48      V., in questo senso, sentenza del 27 marzo 2014, UPC Telekabel  Wien (C‑314/12, EU:C:2014:192, punto 50). A mo’ d’esempio, la Corte ha dichiarato che la possibilità di esigere che un operatore aggiorni annualmente le proprie tariffe e le sottoponga ad un controllo periodico costituisce un’ingerenza nell’esercizio del diritto garantito dall’articolo 16 della Carta (v. sentenza del 20 dicembre 2017, Polkomtel, C‑277/16, EU:C:2017:989, punto 51). Analogamente, essa ha affermato che l’obbligo di etichettatura gravante su un’impresa di vendita al dettaglio può limitare l’esercizio della sua libertà d’impresa (v. sentenza del 30 giugno 2016, Lidl, C‑134/15, EU:C:2016:498, punto 29). Rilevo che anche un divieto nei confronti di un’impresa può costituire un’ingerenza nell’esercizio della libertà d’impresa (v., in particolare, sentenza del 17 dicembre 2015, Neptune Distribution, C‑157/14, EU:C:2015:823, punto 67).  

49      Nella fattispecie, non esiste, a mio parere, alcun dubbio che ogni limitazione all’esercizio dei diritti e delle libertà enunciati agli articoli 16 e 17 della Carta, supponendola provata, dovrebbe essere considerata come prevista dalla legge e come rispettosa del contenuto essenziale di tali diritti e di tali libertà. Ricordo che, come risulta dalla sezione precedente, i gestori di impianti fotovoltaici rimangono liberi di utilizzare i loro impianti e di organizzare le loro attività a loro piacimento e non sono stati privati degli incentivi già erogati in base alle convenzioni stipulate con il GSE. 

50      Per quanto riguarda il tenore degli obiettivi perseguiti dalla direttiva 2009/28, rinvio al paragrafo 34 delle presenti conclusioni.  

51      Preciso che, nella sentenza n. 16, del 24 gennaio 2017 (§ 8.4), la Corte costituzionale ha concluso, in sostanza, che tali misure compensative sono dirette a permettere la salvaguardia degli investimenti effettuati dai gestori  di impianti fotovoltaici. Tale Corte ha altresì sottolineato il carattere progressivo della riforma operata dal decreto‑legge n. 91/2014, tenuto conto del fatto che le tre opzioni previste dall’articolo 26, comma 3, di tale decreto, sono scaglionate su un periodo relativamente lungo.

52      Conformemente all’articolo 1, punto 2), della Carta dell’energia, i termini «parte contraente» designano ogni Stato od organizzazione di integrazione economica regionale che ha accettato di essere vincolato da tale trattato e nei confronti del quale o della quale quest’ultimo è in vigore.

53      Al riguardo, preciso che, per quanto riguarda le organizzazioni di integrazione economica regionale, quali l’Unione, il termine «area» è definito all’articolo 1, punto 10), della Carta dell’energia, nel senso che designa «le aree degli Stati membri di dett[e] organizzazion[i]».

54      Nelle sue conclusioni nella causa Achmea (C‑284/16, EU:C:2017:699, paragrafo 43), l’avvocato generale Wathelet ha ricordato che tutti gli Stati membri e l’Unione hanno ratificato la Carta dell’energia. Tuttavia, preciso che, come hanno specificato le ricorrenti nei procedimenti principali e le parti intervenienti, la Repubblica italiana ha avviato la procedura di recesso dalla Carta dell’energia, il 31 dicembre 2014, e che tale recesso è avvenuto a decorrere dal 1° gennaio 2016. Tale Stato membro è quindi ormai unicamente vincolato da tale Carta in forza del suo articolo 47, paragrafo 3, ai sensi del quale le disposizioni di tale Carta «continuano ad applicarsi agli investimenti effettuati nell’area di una Parte contraente da investitori di altre Parti contraenti (…) per un periodo di 20 anni a decorrere dalla data in cui il recesso dal trattato prende effetto», nonché dell’articolo 216, paragrafo 2, TFUE, vale a dire in quanto detta Carta forma parte integrante dell’ordinamento giuridico dell’Unione.

55      Pur sottolineando che non è necessario risolvere tale questione nelle presenti cause, rilevo che, nella sentenza del 6 marzo 2018, Achmea (C‑284/16, EU:C:2018:158), la Corte ha dichiarato che gli articoli 267 e 344 TFUE dovevano essere interpretati nel senso che ostano ad una norma contenuta in un accordo internazionale concluso tra gli Stati membri, ai sensi della quale un investitore di uno di detti Stati membri, in caso di controversia riguardante gli investimenti nell’altro Stato membro, poteva avviare un procedimento contro tale ultimo Stato membro dinanzi ad un collegio arbitrale, la cui competenza si era impegnato ad accettare. Alla luce di tale sentenza, mi sembra che, poiché l’articolo 26 della Carta dell’energia, intitolato «Soluzione delle controversie tra un investitore e una Parte contraente», prevede la possibilità che tali controversie siano decise da collegi arbitrali, tale disposizione non possa essere applicata alle controversie interne all’Unione. A mio  parere, sarebbe addirittura possibile, tenuto conto dei richiami operati dalla Corte in tale sentenza, per quanto riguarda, in particolare, la salvaguardia del carattere proprio del diritto istituito dai Trattati e il principio di reciproca fiducia tra gli Stati membri, che tale Carta sia interamente inapplicabile in tali controversie. È del resto la conclusione alla quale sembrano essere pervenuti anche i rappresentanti dei governi degli Stati membri nel documento intitolato «Dichiarazione dei rappresentanti dei governi degli Stati membri del 15 gennaio 2019, relativa alle conseguenze giuridiche della sentenza Achmea pronunciata dalla Corte di giustizia e alla tutela degli investimenti nell’Unione europea» (disponibile sul sito Internet della Commissione, al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/business_economy_euro/banking_and_finance/documents/190117-bilateral-investment-treaties_en.pdf), il cui punto 5 prevede che, alla luce della detta sentenza, «gli Stati membri recederanno da tutti i trattati bilaterali d’investimento conclusi tra loro  (…)». 

56      Ricordo che, ai sensi dell’articolo 1, punto 7), lettera a), i) della Carta dell’energia, per «investitore» si intende «una persona fisica avente la cittadinanza o nazionalità di [una] Parte contraente, o che vi abbia la residenza permanente, in conformità delle sue leggi applicabili». Nella fattispecie, non è contestato che le imprese parti nelle controversie sottoposte al giudice del rinvio siano tutte italiane. 

57      Ad ogni buon conto, preciso che, a mio parere, risulta inoltre chiaramente dalle dichiarazioni del Canada e degli Stati Uniti d’America relative all’articolo 10 della Carta dell’energia che, quando la parte contraente è uno Stato, i termini «investitori delle altre parti contraenti» designano unicamente gli investitori esteri rispetto a tale parte contraente e non i loro omologhi nazionali.

58      In maniera generale, sembrerebbe che la giurisprudenza arbitrale relativa all’interpretazione dell’articolo 10 della Carta dell’energia abbia interpretato restrittivamente l’obbligo di tutelare le legittime aspettative degli investitori (v. Montanaro, F., «Les Politiques en Matière d’énergie photovoltaïque en Europe, au carrefour entre le droit de l’Union Européenne et le Traité sur la Charte de l’énergie», Revue  belge de droit  international, vol. 1, Bruxelles, Bruylant, 2016, pag. 416). 

59      Rilevo che, nelle sue conclusioni nella causa Commissione/Slovacchia (C-264/09, EU:C:2011:150, paragrafo 63), l’avvocato generale Jääskinen ha ritenuto, in sostanza, che, per quanto riguarda il godimento e la protezione degli investimenti, il livello generale di protezione dei diritti fondamentali previsto dal diritto dell’Unione tutelasse gli investitori in maniera conforme alle norme derivanti in particolare dall’articolo 10, paragrafo 1, della Carta dell’energia. Aggiungo, ad ogni buon fine, che, nella causa  Electrabel S.A. c. Ungheria (CIRDI, causa n. ARB/07/19, 30 novembre 2012, §§ 7.77-78), il collegio arbitrale (International Centre for Settlement of Investment Disputes, Washington, D.C.) ha dichiarato che tale disposizione non impediva alle parti contraenti di modificare il loro quadro normativo fatte salve talune condizioni [«While the investor is promised protection against unfair changes, it is well established that the host State is entitled to maintain a reasonable degree of regulatory flexibility to respond to changing circumstances in the public interest. Consequently, the requirement of fairness must not be understood as the immutability of the legal framework, but as implying that subsequent changes should be made fairly, consistently and predictably, taking into account the circumstances of the investment (…). Fairness and consistency must be assessed against the background of information that the investor knew and should reasonably have known at the time of the investment and of the conduct of the host State» (il corsivo è mio)] [«Mentre all’investitore viene promessa una tutela contro modifiche inique, è assodato che lo Stato ospitante ha il diritto di mantenere un certo grado di flessibilità normativa per far fronte al mutamento delle circostanze nell’interesse pubblico. Di conseguenza, il requisito dell’equità non dev’essere inteso come l’immutabilità del quadro normativo, ma nel senso che implica che le modifiche successive debbono essere operate in modo equo, coerente e prevedibile, tenendo conto delle circostanze dell’investimento (…). Equità e coerenza devono essere valutate sullo sfondo delle informazioni di cui l’investitore era a conoscenza o di cui avrebbe ragionevolmente dovuto essere a conoscenza al momento dell’investimento e del comportamento dello Stato ospitante» – (Traduzione libera)]. Lo stesso collegio ha sottolineato che, in caso di conflitto, il diritto dell’Unione prevale sulla Carta dell’energia (§ 4.189).