CELEX: E2010C0416
Language: it
Date: 2010-11-03 00:00:00
Title: Decisione dell’Autorità di vigilanza EFTA n. 416/10/COL, del 3 novembre 2010 , relativa alla tassazione delle imprese di investimento a norma della legge fiscale del Liechtenstein (Liechtenstein)

27.9.2012   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               L 261/21
            
         DECISIONE DELL’AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA
   N. 416/10/COL
   del 3 novembre 2010
   relativa alla tassazione delle imprese di investimento a norma della legge fiscale del Liechtenstein
   (Liechtenstein)
   L’AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA (IN APPRESSO «L’AUTORITÀ»),
   VISTO l’accordo sullo Spazio economico europeo (in appresso «l’accordo SEE»), in particolare gli articoli da 61 a 63 e il protocollo 26,
   VISTO l’accordo tra gli Stati EFTA sull’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia (in appresso «l’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte»), in particolare l’articolo 24,
   VISTO il protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte (in appresso «il protocollo 3»), in particolare l’articolo 1, paragrafo 2, della parte I e l’articolo 4, paragrafo 4, l’articolo 6, l’articolo 7, paragrafo 5, e l’articolo 14 della parte II,
   VISTA la versione consolidata della decisione dell’Autorità n. 195/04/COL del 14 luglio 2004 relativa alle disposizioni di esecuzione di cui all’articolo 27 della parte II del protocollo 3 (in appresso «la decisione relativa alle disposizioni di esecuzione») (1),
   DOPO AVER INVITATO gli interessati a presentare le proprie osservazioni conformemente a tali disposizioni e viste le osservazioni trasmesse,
   considerando quanto segue:
   I.   FATTI
   
   1.   PROCEDIMENTO
   Con lettera datata 14 marzo 2007, l’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni alle autorità del Liechtenstein riguardo a varie esenzioni fiscali a favore di alcuni tipi di società che sarebbero previste dalla legge fiscale del Liechtenstein. Dopo diversi scambi di corrispondenza, con lettera del 18 marzo 2009 l’Autorità ha informato le autorità del Liechtenstein della sua decisione di avviare il procedimento previsto all’articolo 1, paragrafo 2, della parte I del protocollo 3 per quanto riguarda la tassazione delle imprese di investimento. La decisione n. 149/09/COL con cui l’Autorità ha deciso di avviare il procedimento d’indagine formale è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e nel relativo supplemento SEE e le parti interessate sono state invitate a presentare osservazioni (2). L’Autorità ha ricevuto osservazioni, che ha provveduto a inoltrare alle autorità del Liechtenstein, con lettera del 26 gennaio 2010, onde consentire loro di controbattere. Le autorità del Liechtenstein hanno risposto con lettera datata 17 marzo 2010.
   2.   DESCRIZIONE DELLA MISURA OGGETTO DI INDAGINE
   2.1.   Titolo
   
   L’indagine riguarda il trattamento riservato alle imprese di investimento nel quadro della legge fiscale del Liechtenstein («Gesetz über die Landes-und Gemeindesteuern») (3) (in appresso «la legge fiscale») tra il 1996 e il 2006.
   2.2.   Definizione di imprese di investimento
   
   A norma della legge del Liechtenstein del 1996 sulle imprese di investimento («Gesetz über Investmentunternehmen»), (in appresso «legge sulle imprese di investimento»), per «imprese di investimento» si intendono:
   «gli attivi raccolti tra il pubblico, previa pubblicità, ai fini di un investimento collettivo di capitale, che sono investiti e gestiti per conto collettivo dei singoli investitori, di norma secondo il principio della ripartizione dei rischi» (4).
   Nell’ordinamento del Liechtenstein, l’impresa di investimento può costituirsi come fondo collettivo, denominato fondo di investimento («Anlagefonds») (5), oppure optare per la forma giuridica di una società di investimento («Anlagegesellschaft») (6). Nel caso del fondo d’investimento, la gestione del fondo è affidata a un’entità distinta (in appresso «i dirigenti del fondo») (7). Nel caso della società di investimento, la gestione è affidata alla società stessa. A differenza del fondo di investimento, pertanto, la società di investimento costituisce un’unica entità. In entrambi i casi, le entità che assicurano le funzioni di gestione esercitano attività economiche fornendo servizi in cambio di una commissione.
   Indipendentemente dall’assetto organizzativo, gli attivi gestiti per conto degli investitori devono essere differenziati dagli attivi propri della società di gestione. Per i servizi di gestione prestati, la società di gestione riceve una commissione di gestione, che entra a far parte del suo patrimonio. Inoltre, possono essere riscosse commissioni di performance o altre commissioni, che rientrerebbero anch’esse nel patrimonio della società di gestione (8).
   3.   DISPOSIZIONI FISCALI APPLICABILI ALLE IMPRESE DI INVESTIMENTO IN LIECHTENSTEIN
   3.1.   Imposta sulle società in Liechtenstein
   
   3.1.1.   Imposta sul reddito e sul capitale
   
   Gli articoli da 73 a 81 della parte 4, capo A, «Imposte sulle società» («Die Gesellschaftssteuern») della legge fiscale prevedono due forme di tassazione delle società (9):
   
               —
            
            
               un’imposta sul reddito d’impresa («Ertragssteuer»), che conformemente all’articolo 77 della legge fiscale è calcolata sulle entrate dopo aver detratto le spese ammissibili (compresi gli ammortamenti). L’aliquota dell’imposta sul reddito dipende dal rapporto tra il reddito netto e il capitale imponibile e varia tra il 7,5 % e il 15 % (10). Può essere maggiorata nella misura variabile dall’1 al 5 % in funzione del rapporto tra dividendi e capitale imponibile. L’aliquota massima dell’imposta sul reddito è pertanto del 20 %.
            
         
               —
            
            
               un’imposta sul capitale («Kapitalsteuer»), che conformemente all’articolo 76 della legge fiscale si applica sul capitale sociale versato, sul capitale nominale, sul capitale azionario o sul capitale iniziale, nonché sulle riserve della società che costituiscono il suo patrimonio netto. Le imposte sono calcolate al termine dell’esercizio finanziario (in genere il 31 dicembre) e l’aliquota è del 2 ‰ (0,2 %).
            
         Ai sensi dell’articolo 73 della legge fiscale, le persone giuridiche che gestiscono imprese commerciali in Liechtenstein sono assoggettate sia all’imposta sul reddito che a quella sul capitale. Lo stesso dicasi per le imprese estere che hanno una filiale in Liechtenstein.
   3.1.2.   Imposta cedolare
   
   La parte 5 della legge fiscale istituisce un’imposta cedolare. Conformemente all’articolo 88, punto a), paragrafo 1, di tale legge, il Liechtenstein riscuote un’imposta cedolare sui titoli (o documenti equivalenti) emessi da un «soggetto nazionale». Il concetto comprende ogni persona che risieda, sia domiciliata o abbia la sua sede statutaria in Liechtenstein, nonché le imprese iscritte nel registro pubblico del Liechtenstein. L’imposta cedolare si applica alle società il cui capitale è diviso in parti, per esempio le società per azioni e le società a responsabilità limitata (11). Questa imposta, la cui aliquota è fissata al 4 %, si applica a ogni distribuzione di dividendi e quote di profitto (anche sotto forma di azioni).
   3.2.   La tassazione delle imprese di investimento tra il 1996 e il 2006
   
   3.2.1.   Tassazione degli attivi gestiti per conto degli investitori
   
   Nel 1996, con l’introduzione dell’articolo 84, paragrafo 5, della legge fiscale, la tassazione degli attivi gestiti da imprese d’investimento era diventata uguale a quella delle società di domicilio («Sitzgesellschaften») (12). Poiché le società di domicilio non pagavano l’imposta sul reddito, neppure gli attivi delle imprese d’investimento erano assoggettati a tale imposta. Conformemente all’articolo 84, paragrafo 1, della legge fiscale, si applicava soltanto un’imposta ridotta sul capitale dell’1 ‰ (anziché del 2 ‰) (13). Questa aliquota è stata ulteriormente ridotta allo 0,4 ‰ per il capitale delle imprese di investimento superiore a 2 milioni di CHF, conformemente all’articolo 85, paragrafo 2, della legge fiscale (14). Nel 1996 è stata inoltre abolita anche l’imposta cedolare sulla distribuzione dei profitti derivanti dal capitale del fondo (15).
   3.2.2.   Tassazione degli attivi propri della società di gestione
   
   3.2.2.1.   Tassazione dell’organo di gestione dei fondi di investimento
   Come per ogni altra società operante in Liechtenstein, i dirigenti di un fondo di investimento (l’organo di gestione del fondo) erano pienamente assoggettati all’imposta sul reddito, all’imposta sul capitale, nonché all’imposta cedolare sul patrimonio e sul capitale proprio. Anche prima del 1996 i dirigenti del fondo erano pienamente assoggettati alle imposte, conformemente all’articolo 84, paragrafo 2, della legge fiscale del 1961.
   3.2.2.2.   Tassazione dell’organo di gestione delle società di investimento
   Nel caso delle società di investimento, tuttavia, non si faceva alcuna distinzione, per scopi fiscali, tra attivi propri della società di gestione e attivi gestiti. Anche gli attivi propri delle società di investimento erano quindi assoggettati alle norme applicabili alle società di domicilio, conformemente all’articolo 84, paragrafo 2, della legge fiscale. Pertanto, non era prevista la riscossione di imposte sul reddito né per le attività di gestione né per gli attivi gestiti; l’imposta sul capitale era fissata all’1 ‰ anziché al 2 ‰ (ed era ancora meno elevata per il capitale superiore a 2 milioni di CHF, conformemente all’articolo 85, paragrafo 2, della legge fiscale) e non era riscossa alcuna imposta cedolare. Per quanto riguarda i fondi di investimento e le società di investimento, la situazione fiscale nel 1996-2006 può essere riassunta come segue:
   
               Fondi di investimento
               (Anlagefond)
            
         
               
                  Dirigenti del fondo (patrimonio proprio)
               
               Imposta sul reddito
               Imposta piena sul capitale
               Imposta cedolare
            
            
               
                  Capitale del fondo, cioè attivi gestiti
               
               Nessuna imposta sul reddito
               Imposta ridotta sul capitale
               Nessuna imposta cedolare
            
         
      
   
               Società di investimento
               (Anlagegesellschaft)
            
         
               
                  Attivi propri della società di gestione
               
               Nessuna imposta sul reddito
               Imposta ridotta sul capitale
               Nessuna imposta cedolare
            
            
               
                  Capitale del fondo, cioè attivi gestiti
               
               Nessuna imposta sul reddito
               Imposta ridotta sul capitale
               Nessuna imposta cedolare
            
         3.3.   Situazione dal 2006 fino ad oggi
   
   La normativa adottata nel 2005 ha introdotto l’obbligo per le società di investimento di registrare e conservare separatamente gli attivi propri e quelli gestiti. Anche la legge fiscale è stata modificata ed è stato inserito un nuovo articolo 73, lettera f), a norma del quale i dirigenti di un fondo di investimento e le società di investimento devono pagare l’imposta sul reddito e sul capitale e l’imposta cedolare relativamente ai propri attivi (16).
   Dal 2006 in poi la situazione fiscale relativa ai fondi di investimento e alle società di investimento può essere riassunta come segue:
   
               Fondi di investimento
               (Anlagefond)
            
         
               
                  Dirigenti del fondo
               
               Imposta sul reddito
               Imposta sul capitale
               Imposta cedolare
            
            
               
                  Capitale del fondo, cioè attivi gestiti
               
               Nessuna imposta
            
         
      
   
               Imprese di investimento
               (Anlagegesellschaft)
            
         
               
                  Attivi propri della società di investimento
               
               Imposta sul reddito
               Imposta sul capitale
               Imposta cedolare
            
            
               
                  Capitale del fondo, cioè attivi gestiti
               
               Nessuna imposta
            
         3.4.   Motivazione per l’avvio del procedimento
   
   Nella decisione di apertura del procedimento di indagine formale, l’Autorità ha espresso dubbi circa la compatibilità dell’esenzione fiscale per gli attivi propri delle società di investimento rispetto alle norme sugli aiuti di Stato. Contrariamente a quanto sostenuto dalle autorità del Liechtenstein, secondo il parere preliminare dell’Autorità la normativa fiscale ha conferito alle società di investimento un vantaggio selettivo che ha falsato la concorrenza e ha inciso sugli scambi nel SEE. Sulla base di questa considerazione, l’Autorità non ha potuto escludere che le norme fiscali applicabili agli attivi propri delle società di investimento (esenzione totale dall’imposta sul reddito e dall’imposta cedolare ed esenzione parziale dal pagamento dell’imposta sul capitale) costituiscano aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE. L’Autorità si è anche chiesta se queste misure possano essere considerate compatibili con le disposizioni sugli aiuti di Stato dell’accordo SEE, in particolare con l’articolo 61, paragrafo 3, lettera c).
   4.   OSSERVAZIONI DELLE PARTI INTERESSATE
   Le osservazioni delle parti interessate possono essere riassunte come segue:
   
               —
            
            
               con riferimento alle decisioni della Commissione europea su un programma irlandese di aiuti a favore delle holding (17) e sulla riduzione d’imposta applicata in Spagna sul reddito proveniente da attività immateriali (18), le parti interessate hanno affermato che qualsiasi persona fisica o giuridica può creare un’impresa di investimento e quindi beneficiare delle esenzioni fiscali; per questo motivo, l’esenzione fiscale non costituisce una misura selettiva,
            
         
               —
            
            
               nel 1996, quando è stata approvata la normativa, non era chiaro che le norme sugli aiuti di Stato si sarebbero applicate alle misure fiscali,
            
         
               —
            
            
               anche se l’Autorità le considera un aiuto, le esenzioni dovrebbero rappresentare una misura di aiuto esistente, poiché erano in vigore dal 1996,
            
         
               —
            
            
               con riferimento all’articolo 15 del protocollo 3 (a norma del quale il termine di prescrizione per il recupero degli aiuti è di 10 anni), le parti interessate hanno affermato che non è possibile esigere il recupero dell’aiuto perché l’esenzione fiscale è stata introdotta nel 1996,
            
         
               —
            
            
               il recupero sarebbe contrario ai principi del legittimo affidamento e della certezza giuridica,
            
         
               —
            
            
               in alcuni casi, non potrebbe essere chiesto alcun recupero perché l’importo delle esenzioni fiscali rientrerebbe nel campo di applicazione della regola «de minimis».
            
         5.   OSSERVAZIONI DELLE AUTORITÀ DEL LIECHTENSTEIN
   Nelle lettere del 17 marzo 2010 e del 16 luglio 2010 le autorità del Liechtenstein hanno osservato quanto segue:
   
               —
            
            
               l’esenzione fiscale non costituisce aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE poiché non ha natura selettiva. A sostegno di questa argomentazione è stato nuovamente fatto riferimento alle due decisioni della Commissione europea sul regime fiscale delle holding irlandesi e sulla riduzione d’imposta applicata in Spagna sul reddito proveniente da attività immateriali,
            
         
               —
            
            
               in subordine, le autorità del Liechtenstein sostengono che qualsiasi aiuto accordato costituisce aiuto esistente tenuto conto del periodo di prescrizione di 10 anni di cui all’articolo 1, lettera b), punto iv) in combinato disposto con l’articolo 15 della parte II del protocollo 3 e del fatto che la misura in questione è diventata un aiuto soltanto a causa dell’evoluzione dello Spazio economico europeo [articolo 1, lettera b), punto v) della parte II del protocollo 3],
            
         
               —
            
            
               infine, le autorità del Liechtenstein sostengono che, se queste argomentazioni sono respinte, l’Autorità non dovrebbe disporre il recupero dell’aiuto in quanto ciò sarebbe contrario ai principi generali del diritto del SEE, in particolare alla tutela del legittimo affidamento e della certezza giuridica.
            
         II.   VALUTAZIONE
   
   1.   PRESENZA DI AIUTO DI STATO
   L’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE stabilisce che:
   
      «Salvo deroghe contemplate dal presente accordo, sono incompatibili con il funzionamento del medesimo, nella misura in cui incidano sugli scambi fra parti contraenti, gli aiuti concessi da Stati membri della Comunità, da Stati AELS (EFTA) o mediante risorse statali sotto qualsiasi forma, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.»
   
   1.1.   Presenza di risorse statali
   
   La misura di aiuto deve essere concessa dallo Stato o mediante risorse statali.
   La concessione di un’esenzione fiscale totale o parziale comporta una perdita di gettito fiscale per lo Stato, che è equivalente al consumo di risorse statali sotto forma di spesa fiscale (19). Le autorità del Liechtenstein rinunciano a entrate corrispondenti al mancato pagamento delle imposte sul reddito e sul capitale e dell’imposta cedolare.
   Per questi motivi, l’Autorità ritiene che le disposizioni fiscali applicabili alle società di investimento comportino l’uso di risorse statali.
   1.2.   Vantaggi per determinate imprese o produzioni
   
   Innanzitutto, la misura di aiuto deve conferire ai beneficiari vantaggi che li dispensano dagli oneri che gravano solitamente sul loro bilancio.
   Non dovendo pagare alcuna imposta sul reddito o cedolare e solo un’imposta ridotta sul capitale per i loro attivi propri, le imprese di investimento beneficiano di un vantaggio rispetto ad altre imprese, che sono assoggettate alla normale imposizione sul reddito derivante dalle loro attività commerciali.
   Questo vantaggio è selettivo, poiché è stato concesso solo alle imprese di investimento organizzate sotto forma di società di investimento. L’Autorità non accetta le argomentazioni avanzate dalle autorità del Liechtenstein e dalle parti interessate secondo cui in Liechtenstein ogni impresa che svolge questo tipo di attività è libera in linea di massima di scegliere la forma giuridica più vantaggiosa e di beneficiare, di conseguenza, delle agevolazioni fiscali. Un vantaggio fiscale limitato a un gruppo specifico di imprese non può essere considerato una misura generale per il fatto che ogni impresa interessata potrebbe soddisfare i criteri specifici e diventare ammissibile, se si organizzasse in una forma particolare (20).
   Facendo riferimento alle conclusioni della Corte di giustizia nella causa GIL Insurance (21), l’Autorità rammenta che «l’articolo 87, paragrafo 1, CE impone di determinare se, nell’ambito di un dato regime giuridico, una misura statale sia tale da favorire “talune imprese o talune produzioni” rispetto ad altre imprese, che si trovino in una situazione fattuale e giuridica analoga tenuto conto dell’obiettivo perseguito dal detto regime». L’Autorità conclude che le imprese che si trovano in una situazione fattuale e giuridica analoga in questo caso sono tutte quelle imprese che in Liechtenstein pagano l’imposta piena sul reddito e sul capitale e l’imposta cedolare e che, rispetto a esse, le società di investimento beneficiano di un vantaggio selettivo. Più in particolare, le società di investimento beneficiano di un vantaggio rispetto ai dirigenti delle imprese organizzate sotto forma di fondi d’investimento, che esercitano la stessa attività ma che sono assoggettati all’imposta come tutte le altre imprese del Liechtenstein.
   Tuttavia, una misura fiscale specifica può essere giustificata dalla logica del regime fiscale. Le disposizioni fiscali specifiche applicabili alle società di investimento non sarebbero selettive ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE, se fossero giustificate dalla natura e dalla struttura globale del regime fiscale del Liechtenstein (22). Contrariamente a quanto constatato recentemente in alcuni complessi casi di agevolazioni fiscali, gli obiettivi del regime fiscale in questione sono semplici. L’obiettivo, ovvero la logica, delle imposte è produrre gettito fiscale per lo Stato. Conformemente alla legge fiscale del Liechtenstein, le entità giuridiche che esercitano la loro attività in Liechtenstein devono pagare l’imposta sul reddito e un’imposta sul capitale per quanto riguarda il patrimonio proprio della società. Le società il cui capitale è diviso in parti devono pagare anche un’imposta cedolare sui dividendi. Le società di investimento sono entità giuridiche costituite secondo il diritto del Liechtenstein sotto forma di società per azioni. In quanto tali, sono assoggettate alle disposizioni generali della legge fiscale del Liechtenstein in materia di imposta sul reddito e sul capitale e di imposta cedolare. L’Autorità ritiene che l’agevolazione fiscale a favore degli attivi propri delle società di gestione non rientri né nella logica del regime fiscale generale del Liechtenstein, né in una qualsiasi logica specifica applicabile alla tassazione delle imprese di investimento. Secondo l’Autorità, non c’è nulla nell’assetto organizzativo delle società di investimento che possa giustificare un’esenzione fiscale specifica a favore delle attività di gestione di una società di investimento rispetto alle attività di gestione di un fondo di investimento (23). L’obiettivo della riduzione e delle esenzioni applicabili alle società di domicilio (24) e alle società di investimento era incoraggiare queste attività in Liechtenstein. Pertanto, secondo il parere dell’Autorità, l’agevolazione fiscale a favore degli attivi propri delle società di gestione non può essere giustificata dalla natura e dalla struttura globale del regime fiscale del Liechtenstein.
   Nel 2006 la normativa è stata modificata e da quel momento in poi le società di investimento sono state assoggettate alla tassazione ordinaria delle imprese applicabile ai dirigenti dei fondi d’investimento e a ogni altra entità giuridica che gestisce un’impresa in Liechtenstein. Secondo le autorità del Liechtenstein, in questo modo è stata eliminata «l’incoerenza» (25) della precedente mancata riscossione di imposte sugli attivi propri.
   Per questi motivi, l’Autorità ritiene che queste misure abbiano costituito un vantaggio selettivo a favore delle società di investimento, a cui ha posto rimedio la legge applicata a decorrere dal 2006.
   In terzo luogo, la misura di aiuto deve favorire le imprese che esercitano un’attività economica. Nella causa BBL (26), la Corte di giustizia ha preso in considerazione le attività delle società di investimento («SICAV» di diritto belga) che consistono nell’investimento collettivo in valori mobiliari dei capitali raccolti presso il pubblico allo scopo di produrre introiti di carattere stabile. La Corte ha statuito che si trattava di un’attività economica ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 2, della Sesta direttiva IVA. Le società di investimento riuniscono e gestiscono gli attivi di vari investitori nell’intento di realizzare utili mediante le diverse commissioni legate ai servizi prestati. L’Autorità ritiene pertanto che le società di gestione svolgano attività economiche sotto forma di gestione di attivi e siano così imprese ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE (27).
   1.3.   Distorsione della concorrenza ed effetto sugli scambi tra le parti contraenti
   
   La misura di aiuto deve falsare la concorrenza e incidere sugli scambi fra le parti contraenti.
   Secondo una giurisprudenza costante, il divieto di cui all’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE si applica a qualsiasi aiuto che falsi o minacci di falsare la concorrenza, indipendentemente dall’importo, nella misura in cui incide sugli scambi tra le parti contraenti (28). La Commissione è inoltre giunta alla conclusione che gli organismi di investimento operano sui mercati internazionali ed esercitano attività commerciali ed altre attività economiche su mercati caratterizzati da una forte concorrenza (29). Pertanto, secondo il parere dell’Autorità, le agevolazioni fiscali di cui hanno beneficiato gli attivi propri delle società di investimento dal 1996 al 2006 hanno rafforzato la posizione concorrenziale delle società di investimento nel SEE, poiché tali agevolazioni hanno ridotto i costi operativi normali di queste società rispetto alle altre (30). Le società di investimento sono in concorrenza con altre imprese finanziarie e operano su un mercato aperto caratterizzato da importanti scambi tra gli Stati SEE. Sono interessati anche gli scambi tra le parti contraenti (31).
   L’Autorità ritiene dunque che i vantaggi fiscali in questione falsino o minaccino di falsare la concorrenza e incidano sugli scambi tra le parti contraenti.
   1.4.   Conclusione
   
   Pertanto, l’Autorità è giunta alla conclusione che le agevolazioni fiscali sugli attivi propri accordate tra il 1996 e il 2006 alle società di gestione conformemente alla legge fiscale del Liechtenstein costituiscono aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE.
   2.   DISPOSIZIONI PROCEDURALI
   Ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 3, della parte I del protocollo 3, «all’Autorità di vigilanza EFTA sono comunicati, in tempo utile perché presenti le sue osservazioni, i progetti diretti a istituire o modificare aiuti […]. Lo Stato interessato non può dare esecuzione alle misure progettate prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale». Le autorità del Liechtenstein non hanno notificato le misure di aiuto all’Autorità. Hanno sostenuto che le misure in questione vanno considerate un aiuto esistente poiché sono diventate un aiuto soltanto a causa dell’evoluzione del SEE e/o in conseguenza dell’articolo 1, lettera b), punto iv) e dell’articolo 15 della parte II del protocollo 3 che stabilisce che i poteri dell’Autorità in materia di recupero dell’aiuto sono soggetti a un termine di prescrizione di 10 anni. L’Autorità ritiene invece che la Corte di giustizia europea abbia chiarito già all’inizio degli anni ’70 che le agevolazioni fiscali del tipo di quelle in oggetto potevano costituire aiuti di Stato. In una sentenza del 1974 (32), la Corte di giustizia ha statuito che costituiscono aiuto di Stato le misure dirette a esonerare le imprese di un particolare settore dagli oneri pecuniari derivanti dalla normale applicazione del sistema generale (senza che l’esenzione sia giustificata dalla natura o dalla struttura generale di tale sistema). Nel 1987 (33) la Corte ha statuito esplicitamente che una perdita di gettito fiscale è equivalente al consumo di risorse statali sotto forma di spesa fiscale.
   Questa impostazione si riflette anche nelle decisioni dell’Autorità anteriori all’attuazione della legge fiscale del Liechtenstein, nelle quali l’Autorità ha stabilito che le esenzioni fiscali accordate alle imprese dalla Finlandia nel 1994 (34) e dalla Norvegia nel 1995 (35) e nel 1997 (36) erano aiuti di Stato (incompatibili). Il 1o dicembre 1997, dopo un ampio dibattito sulla necessità di un’azione coordinata a livello comunitario per lottare contro la concorrenza fiscale dannosa, il Consiglio europeo dei ministri ha adottato una serie di conclusioni e ha espresso il proprio accordo in merito ad una risoluzione su un codice di condotta in materia di tassazione delle imprese (37). Nel quadro dell’accordo raggiunto, la Commissione si è impegnata a contribuire all’obiettivo di lotta contro la concorrenza fiscale dannosa attuando una comunicazione (38) sull’applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese e si è impegnata a «perseguire una rigorosa applicazione delle norme relative agli aiuti in questione». Pubblicata nel dicembre 1998, la comunicazione stabiliva che «secondo una prassi e una giurisprudenza ormai consolidate (39), costituisce aiuto una misura fiscale il cui principale effetto sia la promozione di uno o più settori di attività» (40). La Commissione si è dunque impegnata ad applicare in modo più rigoroso le norme già esistenti (41).
   L’Autorità non concorda con le tesi delle autorità del Liechtenstein e delle parti interessate secondo cui i criteri per la determinazione del carattere selettivo delle misure applicati dalla Commissione (o dall’Autorità) nella sua valutazione delle questioni fiscali siano cambiati dopo l’adozione delle misure fiscali oggetto dell’indagine. La comunicazione della Commissione sulla tassazione delle imprese e i relativi orientamenti dell’Autorità si basano su una giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia e del Tribunale di primo grado e confermano che gli articoli 107 e 108 del TFUE e (rispettivamente) l’articolo 61, paragrafo 1, del SEE si applicano alle misure fiscali. Inoltre, conformemente alla giurisprudenza, pur supponendo che si potesse provare un cambiamento della prassi decisionale, l’argomento fondato sul carattere esistente delle misure fiscali litigiose non potrebbe essere accolto, poiché non è dimostrato che il cambiamento dei criteri di selettività applicati dalla Commissione o dall’Autorità risulta dall’«evoluzione dello Spazio economico europeo» ai sensi dell’articolo 1, lettera b), punto v) della parte II del protocollo 3 (42).
   Pertanto, l’Autorità non concorda sul fatto che le misure possano essere considerate un aiuto esistente attuato prima di un’evoluzione dell’accordo SEE. Ne consegue che la misura in questione costituisce un aiuto nuovo che non è stato notificato all’Autorità. Di conseguenza, le autorità del Liechtenstein non si sono conformate agli obblighi previsti all’articolo 1, paragrafo 3, della parte I del protocollo 3.
   Per quanto riguarda il termine di prescrizione di 10 anni, l’Autorità concorda che gli aiuti versati prima del 15 marzo 1997 non possono essere recuperati a norma dell’articolo 1, lettera b), punto iv) e dell’articolo 15 della parte II del protocollo 3. Non accetta però che il semplice fatto che le disposizioni normative in questione siano state attuate prima del 15 marzo 1997 significhi che tutti gli aiuti versati dopo questa data costituiscono aiuti esistenti. In caso di versamento ripetuto dell’aiuto (per esempio, nel quadro di un regime di aiuto o di una disposizione fiscale come nel caso presente), il termine di prescrizione decorre dal giorno in cui è accordato ogni singolo aiuto (e non da quando il regime o la misura fiscale è stata applicata per la prima volta). Come statuito dal Tribunale di primo grado (43), «nel caso di un regime istituito più di dieci anni prima del primo atto interruttivo della prescrizione, sono soggetti a recupero gli aiuti illegittimi e incompatibili concessi in base a quel regime negli ultimi dieci anni».
   3.   COMPATIBILITÀ DELL’AIUTO
   Le misure di sostegno indicate come aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE sono generalmente incompatibili con il funzionamento del medesimo accordo, a meno che non si applichi una delle deroghe di cui all’articolo 61, paragrafi 2 o 3. La deroga di cui all’articolo 61, paragrafo 2, non è applicabile all’aiuto in questione, che non persegue alcuna delle finalità elencate in tale disposizione. Non è applicabile neppure l’articolo 61, paragrafo 3, lettera a), o l’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE.
   L’aiuto in questione non è collegato a un investimento in capitale produttivo. Si limita a infatti a ridurre i costi che le società dovrebbero normalmente sostenere nell’esercizio delle loro attività quotidiane e, di conseguenza, deve essere considerato un aiuto al funzionamento. Un aiuto al funzionamento non è considerato di solito atto a facilitare lo sviluppo di talune attività economiche o di talune regioni, come previsto all’articolo 61, paragrafo 3, lettera c) dell’accordo SEE. Questo tipo di aiuto è autorizzato soltanto in alcune circostanze particolari (per esempio, per alcuni tipi di aiuti ambientali o regionali), quando gli orientamenti dell’Autorità prevedono tale deroga. Nessuno di questi orientamenti si applica all’aiuto in questione.
   Pertanto, l’Autorità conclude che gli aiuti versati nel quadro di norme fiscali speciali applicabili alle società di gestione degli investimenti non sono compatibili con l’accordo SEE.
   4.   LEGITTIMO AFFIDAMENTO E CERTEZZA GIURIDICA
   Le autorità del Liechtenstein e i terzi beneficiari dell’aiuto hanno affermato che il recupero dell’aiuto violerebbe i principi fondamentali della normativa SEE, sostenendo che le azioni della Commissione europea avevano suscitato un legittimo affidamento nei beneficiari in ordine alla regolarità dell’aiuto. Hanno inoltre fatto valere che quando il Liechtenstein ha aderito all’accordo SEE la tassazione delle società di investimento non comportava un aiuto di Stato e che non si poteva prevedere un cambiamento della situazione.
   I principi giuridici fondamentali del legittimo affidamento e della certezza giuridica possono essere chiamati in causa dai beneficiari di un aiuto per opporsi all’ordine di riscossione di un aiuto di Stato accordato illegalmente. Questi principi si applicano però soltanto in circostanze eccezionali e un’impresa non può in linea di massima fare legittimo affidamento sulla regolarità dell’aiuto, a meno che tale aiuto non sia stato concesso conformemente alla procedura di notifica all’Autorità (ovvero alla Commissione europea) (44). Si tratta di un principio recentemente ribadito dalla Corte di giustizia: «In una situazione come quella di cui trattasi nella causa principale, l’esistenza di una circostanza eccezionale non può essere assunta nemmeno in considerazione del principio di certezza del diritto, poiché la Corte ha già dichiarato, in sostanza, che, fino a quando la Commissione non abbia adottato una decisione di approvazione, …il beneficiario non ha alcuna certezza in ordine alla legittimità dell’aiuto, cosicché il principio di tutela del legittimo affidamento o quello della certezza del diritto non possono essere invocati» (45). In linea di massima, la giurisprudenza della Corte di giustizia ha stabilito che il legittimo affidamento riguardo alla regolarità di un aiuto non può essere invocato, a meno che questo non sia stato concesso nel rispetto della procedura prevista all’articolo 1, paragrafo 3, della parte I del protocollo 3 (46), facendo notare che un operatore economico diligente deve normalmente essere in grado di accertarsi che tale procedura sia stata rispettata (47).
   Ciononostante, la Corte ha ammesso inoltre che in circostanze eccezionali il beneficiario di un aiuto considerato illegale a causa della mancata notifica può invocare il legittimo affidamento sulla natura regolare dell’aiuto, per opporsi al suo rimborso (48). La Corte di giustizia ha statuito che il diritto di invocare la tutela del legittimo affidamento si applica quando un’autorità comunitaria abbia suscitato aspettative fondate (49). In questo contesto, ciò significa che uno Stato o un beneficiario deve aver fondato il suo legittimo affidamento su atti anteriori dell’Autorità (o della Commissione europea) relativi, per esempio, all’approvazione di una misura di aiuto identica o simile. Né l’Autorità né la Commissione hanno adottato decisioni in questo senso; al contrario, dato che l’Autorità non aveva ammesso le misure di aiuto fiscale approvate in Finlandia e Norvegia poco prima dell’attuazione della legge fiscale del Liechtenstein, si sarebbe dovuto capire chiaramente che le misure fiscali a favore di determinate società o determinati gruppi di società dovevano essere notificate all’Autorità (50).
   Infine, l’Autorità ritiene che nessuna delle argomentazioni avanzate in riferimento alla certezza giuridica possa essere considerata fondata nella fattispecie, tenuto conto della giurisprudenza della Corte e del vasto campo di applicazione dell’articolo 61 dell’accordo SEE e dell’articolo 107 del TFUE. La conclusione secondo cui le misure fiscali oggetto dell’indagine potevano costituire aiuto di Stato era chiaramente prevedibile fin dall’inizio.
   L’Autorità non accetta pertanto la tesi secondo cui la presente decisione viola i principi fondamentali della normativa SEE.
   5.   CONCLUSIONE
   L’Autorità conclude che le autorità del Liechtenstein hanno attuato illegalmente l’aiuto in questione in violazione dell’articolo 1, paragrafo 3, della parte I del protocollo 3.
   L’aiuto non è compatibile con il funzionamento dell’accordo SEE per le ragioni sopra esposte,
   HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
   Articolo 1
   Le misure di aiuto cui le autorità del Liechtenstein hanno dato esecuzione a favore delle società di investimento, abrogate a decorrere dal 30 giugno 2006, non sono compatibili con il funzionamento dell’accordo SEE ai sensi del suo articolo 61, paragrafo 1.
   Articolo 2
   Poiché le autorità del Liechtenstein non hanno rispettato l’obbligo di notifica all’Autorità prima di dare esecuzione all’aiuto conformemente all’articolo 1, paragrafo 3, della parte I del protocollo 3, le misure in questione costituiscono un aiuto di Stato illegittimo.
   Articolo 3
   Le autorità del Liechtenstein prendono tutte le misure necessarie per recuperare dalle società di investimento l’aiuto di cui all’articolo 1 illegalmente messo a disposizione dei beneficiari dal 15 marzo 1997 fino alla data in cui questi hanno beneficiato per l’ultima volta delle esenzioni fiscali dopo la loro abrogazione nel 2006.
   Articolo 4
   Il recupero dell’aiuto è effettuato senza indugio, e in ogni caso entro il 3 marzo 2011, conformemente alle procedure previste dalla legislazione nazionale, purché queste consentano l’esecuzione effettiva e immediata della decisione. Gli aiuti da recuperare comprendono gli interessi e gli interessi composti maturati a decorrere dalla data in cui essi sono stati messi a disposizione dei beneficiari fino alla data del recupero. Gli interessi sono calcolati sulla base dell’articolo 9 della decisione sulle disposizioni di esecuzione.
   Articolo 5
   Le autorità del Liechtenstein informano l’Autorità, entro due mesi dalla notifica della presente decisione, delle misure prese per conformarvisi.
   Articolo 6
   Il Principato del Liechtenstein è destinatario della presente decisione.
   Articolo 7
   Il testo in lingua inglese è il solo facente fede.
   
      Fatto a Bruxelles, il 3 novembre 2010
      
         
            Per l’Autorità di vigilanza EFTA
         
         Per SANDERUD
         
            Presidente
         
         Sverrir Haukur GUNNLAUGSSON
         
            Membro del Collegio
         
      
   
   
      (1)  Disponibile sul sito Internet: http://www.eftasurv.int/media/decisions/195-04-COL.pdf
   
      (2)  GU C 236 dell’1.10.2009 e Supplemento SEE n. 51 dell’1.10.2009.
   
      (3)  Liechtensteinisches Landesgesetzblatt 1961, n. 7, e modifiche successive.
   
      (4)  Articolo 2, paragrafo 1, della legge del 1996 sulle imprese di investimento.
   
      (5)  Articolo 3, paragrafo 2, della legge del 1996 sulle imprese di investimento.
   
      (6)  Articolo 3, paragrafo 3, della legge del 1996 sulle imprese di investimento.
   
      (7)  Articolo 39, paragrafo 2, della legge del 1996 sulle imprese di investimento.
   
      (8)  Le autorità del Liechtenstein hanno dichiarato che è impossibile elencare in maniera esaustiva queste commissioni, poiché i dirigenti di un fondo (o l’organo di gestione della società di investimento) possono riscuotere commissioni a loro discrezione.
   
      (9)  Le persone fisiche sono soggette all’imposta sul reddito («Erwerbssteuer») e all’imposta sul patrimonio («Vermögenssteuer»), che non sono pertinenti ai fini della presente indagine.
   
      (10)  Il profitto netto è stabilito in relazione al capitale imponibile. L’aliquota applicabile è poi fissata alla metà della percentuale del profitto netto rispetto al capitale imponibile. Tuttavia, sono previsti un livello minimo del 7,5 % e un massimale del 15 % (cfr. articolo 79, paragrafo 2, della legge fiscale).
   
      (11)  Articolo 88, lettera d) della legge fiscale.
   
      (12)  Le società di domicilio sono entità giuridiche iscritte nel registro pubblico, che hanno soltanto la sede o un ufficio in Liechtenstein, ma non vi svolgono alcuna attività economica o commerciale.
   
      (13)  Questa esenzione fiscale a favore delle società di domicilio è anteriore all’adesione del Liechtenstein all’accordo SEE e pertanto non rientra nella presente decisione, che tratta soltanto delle esenzioni fiscali introdotte dopo l’1.5.1995, data in cui il Liechtenstein è entrato a far parte del SEE.
   
      (14)  Cfr. l’articolo 85, paragrafo 2, della legge fiscale, come modificato nel 1996 (LGBL 1996 n. 88).
   
      (15)  Gli articoli 88, punto f), 88, punto g), 88, punto h), paragrafo 3, 88, punto i), paragrafo 2, della legge fiscale del 1961 concernente l’imposta cedolare sui fondi d’investimento sono stati abrogati. Cfr. il progetto di legge n. 69/1995, pag. 10, in cui si stabiliva che l’abrogazione dell’imposta cedolare sulle «loro» distribuzioni era un presupposto per la creazione di imprese d’investimento. Per quanto riguarda l’entrata in vigore, cfr. la legge del 3.5.1996 relativa alla modifica della legge fiscale (Abänderung des Steuergesetzes, LGBl n. 88 del 10.7.1996.
   
      (16)  Questa legge ha anche abrogato l’articolo 84, paragrafo 5, e inserito un nuovo articolo 86, paragrafo 2, che stabilisce che gli attivi gestiti dei due tipi di imprese di investimento sono espressamente esentati dal pagamento dell’imposta sul capitale.
   
      (17)  Decisione della Commissione del 22 settembre 2004 relativa all’aiuto di Stato N 354/04.
   
      (18)  Decisione della Commissione del 13 febbraio 2008 relativa all’aiuto di Stato N 480/07.
   
      (19)  Cfr. il punto 3, paragrafo 3, degli orientamenti dell’Autorità sulle misure di tassazione diretta delle imprese.
   
      (20)  Il Tribunale di primo grado, per esempio, ha statuito che una misura fiscale non perde il suo carattere selettivo soltanto perché si basa su criteri obiettivi, cfr. sentenza del Tribunale di primo grado del 6.3.2002 nelle cause riunite T-127/99,T-129/99 e T-148/99, Diputación Foral de Álava e.a./Commissione, Racc. 2002, pag. II-1275.
   
      (21)  Causa C-308/01, GIL Insurance e altri, Racc. 2004, pag. I-4777, punto 68; cfr. anche la causa C 143/99 Adria-Wien Pipeline, Racc. 2001, pag. I-8365, punto 41, e la causa C-409/00 Spagna/Commissione, Racc. 2003, pag I-1487, punto 47.
   
      (22)  Cause riunite E-5/04 – E-7/04 Fesil e altri/Autorità, citate, punti 82 e segg.
   
      (23)  Entrambi i tipi di imprese di investimento devono separare gli attivi propri della società dagli attivi gestiti degli investitori, che sono conservati in una banca di deposito; e nelle procedure di fallimento, gli attivi propri sono a disposizione dei creditori sia per i fondi di investimento che per le società di investimento.
   
      (24)  Le aliquote fiscali vantaggiose accordate alle società di domicilio non sono state oggetto di indagine da parte dell’Autorità, poiché le disposizioni in questione sono anteriori all’accordo SEE.
   
      (25)  La citazione è tratta dal parere di un esperto, presentato dalle autorità del Liechtenstein, relativo alle forme giuridiche delle imprese di investimento e alla fiscalità ad esse applicata (Sezione DII,b.ii.3).
   
      (26)  Causa C-8/03, Banque Bruxelles Lambert SA (BBL)/Stato belga, Racc. 2004, pag. I-10157, punti 42 e 43. Anche se la sentenza riguardava il settore della fiscalità, l’Autorità ritiene che il problema in questione sia lo stesso nel quadro delle norme relative agli aiuti di Stato. Cfr. anche la decisione della Commissione del 6 settembre 2005 sul regime di aiuti di Stato cui l’Italia ha dato esecuzione a favore di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (in appresso «regime italiano di investimento collettivo») (GU L 268 del 27.9.2006, pag. 1).
   
      (27)  Cfr. anche la decisione della Commissione del 6 settembre 2005 sul regime di aiuti di Stato cui l’Italia ha dato esecuzione a favore di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (GU L 268 del 27.9.2006, pag. 1) e la causa T-445/05 Associazione Italiana del risparmio gestito e.a./Commissione, punto 127 e segg.
   
      (28)  Causa T-214/95, Vlaamse Gewest/Commissione, Racc. 1998, pag. II-717, punto 46; causa T-424/05, Italia/Commissione, sentenza del 4 marzo 2009, punto 154 e segg.
   
      (29)  Cfr. la decisione sul regime italiano di investimento collettivo, punto 45, confermata dal Tribunale di primo grado nella causa T-445/05 Associazione italiana del risparmio gestito/Commissione, citata, e nella causa T-424/05 Italia/Commissione.
   
      (30)  Cfr. causa T-424/05, citata, punto 156.
   
      (31)  Conformemente alla giurisprudenza (cfr. la causa T-424/05, citata, punto 160), l’Autorità non deve dimostrare che tutte le società di investimento operano sui mercati internazionali. Nella valutazione dei regimi di aiuto è sufficiente studiare le caratteristiche generali del regime senza esaminare ogni caso particolare.
   
      (32)  Causa 173/73, Italia/Commissione, Racc. 1974, pag. 709.
   
      (33)  Causa 248/84, Germania/Commissione, Racc. 1987, pag. 4013.
   
      (34)  La decisione dell’Autorità n. 213/94/COL dell’1 dicembre 1994 ha dato luogo all’abolizione delle agevolazioni fiscali sulla produzione industriale.
   
      (35)  Decisione dell’Autorità n. 106/95/COL del 31 ottobre 1995 relativa all’esenzione dei contenitori di vetro dall’imposta di base sugli imballaggi per bevande non riutilizzabili.
   
      (36)  Decisione dell’Autorità n. 145/97/COL del 14 maggio 1997 relativa alle misure adeguate inerenti a contributi previdenziali differenziati su base regionale.
   
      (37)  GU C 2 del 6.1.1998, pag. 1.
   
      (38)  La Commissione ha pubblicato questa comunicazione nel novembre 1998 (GU C 384 del 10.12.1998). Una comunicazione analoga è stata integrata come capitolo 17B negli orientamenti dell’Autorità sugli aiuti di Stato nel giugno 1999.
   
      (39)  Cfr., tra l’altro, la causa C-387/92 Banco Exterior de España SA/Ayuntamiento de Valencia, Racc. 1994, pag. I-877.
   
      (40)  Paragrafo 18 della comunicazione.
   
      (41)  Cfr. sezione J del codice di condotta.
   
      (42)  Cause riunite T-346/99, T-347/99 e T-348/99 Territorio Histórico de Álava e altri/Commissione, punto 84.
   
      (43)  Cause riunite T-254/00, T-270/00 e T-277/00 Hôtel Cipriani/Commissione, sentenza del Tribunale di primo grado del 28.11.2008 (che cita le cause riunite T-195/01 e T-207/01 Government of Gibraltar/Commissione, Racc. 2002, pag. II-2309, punto 130).
   
      (44)  Causa C-5/89, Commissione/Germania, Racc.1990, pag. I-3437, punto 14; causa C-169/95, Spagna/Commissione, Racc. 1997, pag. I-135, punto 51; causa C-24/95, Land Rheinland-Pfalz/Alcan Deutschland GmbH, Racc. 1997, pag. I-1591, punto 25.
   
      (45)  Causa C-1/09 Centre d’exportation du livre français (CELF), ministre de la Culture et de la Communication/Société internationale de diffusion et d’édition (SIDE), sentenza dell’11.3.2010. Cfr. anche la causa C-91/01 Italia/Commissione, Racc. 2004, pag. I-4355, punti 66 e 67.
   
      (46)  Causa C-5/89 Commissione/Germania, Racc. 1990, pag. I-3437, punto 14 e Causa T-171/02 Regione Autonoma della Sardegna/Commissione, Racc. 2005, pag. II-2123, punto 64.
   
      (47)  Causa C-5/89 Commissione/Germania, Racc. 1990, pag I-3437, punto 14, e causa C-169/95 Spagna/Commissione, Racc. 1997, pag. I-135, punto 51.
   
      (48)  Cause riunite C-183/02 P e C-187/02 P Demesa and Territorio Histórico de Álava/Commissione, Racc. 2004, pag. I-10609, punto 51.
   
      (49)  Causa T-290/97, Mehibas Dordstelaan/Commissione, Racc. 2000, pag. II-15 e cause C-182/03 e C-217/03, Belgium and Forum 187 ASBL/Commissione, Racc. 2006, pag. I-05479, punto 147.
   
      (50)  Dalla relazione al Parlamento del Liechtenstein sull’accordo SEE (Bericht und Antrag der Regierung an den Landtag des Fürstentums Liechtenstein betreffend das Abkommen über den Europäischen Wirtschaftsraum vom 2. Mai 1992) emerge che le autorità nazionali riconoscono che in linea di principio le agevolazioni fiscali costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE e che in determinate circostanze può essere necessario notificare le misure fiscali adottate (pag. 134). Cfr. anche le spiegazioni fornite nella relazione al Parlamento del Liechtenstein relative alla partecipazione allo Spazio economico europeo [Bericht und Antrag der Regierung an den Landtag des Fürstentums Liechtenstein betreffend die Teilnahme am Europäischen Wirtschaftsraum (EWR) 2. Teil, Nr. 1995/1], pag. 168.