CELEX: 62007CJ0438
Language: it
Date: 2009-10-06 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 6 ottobre 2009.#Commissione delle Comunità europee contro Regno di Svezia.#Inadempimento di uno Stato - Ambiente - Direttiva 91/271/CEE - Trattamento delle acque reflue urbane - Omessa imposizione di un trattamento più spinto dell’azoto in tutti gli impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 abitanti equivalenti.#Causa C-438/07.

Causa C‑438/07
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Regno di Svezia
      «Inadempimento di uno Stato — Ambiente — Direttiva 91/271/CEE — Trattamento delle acque reflue urbane — Omessa imposizione di un trattamento più spinto dell’azoto in tutti gli impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti
         dagli agglomerati con oltre 10 000 abitanti equivalenti»
      
      Massime della sentenza
      1.        Ambiente — Trattamento delle acque reflue urbane — Direttiva 91/271
      (Art. 174, n. 2, CE; direttiva del Consiglio 91/271, artt. 3, n. 1, secondo comma, e 5, n. 2)
      2.        Ambiente — Trattamento delle acque reflue urbane — Direttiva 91/271
      [Direttiva del Consiglio 91/271, art. 5, nn. 2 e 3, e allegati I, parte B, n. 3, e II, parte A, lett. a), secondo comma]
      3.        Ambiente — Trattamento delle acque reflue urbane — Direttiva 91/271
      (Direttiva del Consiglio 91/271, art. 5, n. 5)
      1.        Emerge dall’art. 5, n. 2, della direttiva 91/271, sul trattamento delle acque reflue urbane, come modificata dalla direttiva
         98/15, che tutte le acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10 000 abitanti equivalenti, le quali si riversano
         in un’area sensibile, avrebbero dovuto essere sottoposte ad un trattamento più spinto di quello previsto dall’articolo 4 della
         citata direttiva al più tardi entro il 31 dicembre 1998. A tale proposito, è indifferente che le acque reflue si riversino
         direttamente o indirettamente in un’area sensibile. Ciò è conforme all’elevato livello di tutela a cui mira la politica della
         Comunità in materia ambientale ai sensi dell’art. 174, n. 2, CE.
      
      (v. punti 29-30)
      2.        In forza del combinato disposto dell’art. 5, n. 3 e dell’allegato I, parte B, n. 3, della direttiva 91/271, sul trattamento
         delle acque reflue urbane, come modificata dalla direttiva 98/15, il trattamento previsto dall’art. 5, n. 2, di tale direttiva
         è più rigoroso di quello descritto all’art. 4 della stessa e riguarda le acque reflue urbane che confluiscono nelle reti fognarie
         e provengono da agglomerati con oltre 10 000 abitanti equivalenti. Detto trattamento implica segnatamente, nel caso degli
         scarichi nelle aree sensibili all’eutrofizzazione, il rispetto delle prescrizioni contenute nella tabella 2 del medesimo allegato,
         salve restando, tuttavia, le disposizioni dell’allegato II, parte A, lett. a), secondo comma, della citata direttiva, a norma
         delle quali, per quanto riguarda gli agglomerati di grandi dimensioni, dev’essere prevista l’eliminazione del fosforo e/o
         dell’azoto, a meno che non sia dimostrato che tale eliminazione non avrebbe alcun effetto sul livello di eutrofizzazione.
      
       (v. punti 36-37)
      3.        Conformemente all’art. 5, n. 5, della direttiva 91/271, sul trattamento delle acque reflue urbane, come modificata dalla direttiva
         98/15, l’obbligo di riduzione del carico di azoto dipende dalla misura in cui gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento
         delle acque reflue urbane situati nei bacini drenanti in aree sensibili contribuiscono all’inquinamento di queste ultime.
         Inoltre, siano essi diretti o indiretti, gli scarichi degli impianti di trattamento di acque reflue urbane situati nello stesso
         bacino drenante di un’area sensibile devono soddisfare, in forza dell’art. 5, n. 5, della citata direttiva, i requisiti applicabili
         alle aree sensibili unicamente nei limiti in cui tali scarichi contribuiscono all’inquinamento di dette aree. Deve così esistere
         un nesso di causalità tra detti scarichi e l’inquinamento delle aree sensibili.
      
      (v. punti 43-47)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      6 ottobre 2009 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Ambiente – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane – Omessa imposizione di un trattamento più spinto dell’azoto in tutti gli impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti
         dagli agglomerati con oltre 10 000 abitanti equivalenti»
      
      Nella causa C‑438/07,
      avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 18 settembre 2007,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. I. Koskinen e L. Parpala nonché dalle sig.re M. Patakia e S. Pardo Quintillán, in qualità di agenti,
         con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Regno di Svezia, rappresentato dalla sig.ra A. Falk, in qualità di agente,
      
      convenuto,
      sostenuto da:
      Repubblica di Finlandia, rappresentata dal sig. J. Heliskoski e dalla sig.ra A. Guimaraes‑Purokoski, in qualità di agenti,
      
      interveniente,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. A. Ó Caoimh, J. Klučka, U. Lõhmus e A. Arabadjiev (relatore),
         giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra C. Strömholm, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 19 febbraio 2009,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 26 marzo 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che il Regno di Svezia, non avendo
         provveduto, al più tardi entro il 31 dicembre 1998, affinché tutti gli scarichi degli impianti di trattamento di acque reflue
         urbane provenienti da agglomerati con oltre 10 000 abitanti equivalenti (a.e.) che confluiscono direttamente in aree sensibili
         o nei bacini drenanti di queste ultime soddisfino ai requisiti pertinenti dell’allegato I della direttiva del Consiglio 21
         maggio 1991, 91/271/CEE, sul trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come modificata dalla direttiva della
         Commissione 27 febbraio 1998, 98/15/CE (GU L 67, pag. 29; in prosieguo: la «direttiva 91/271»), è venuto meno agli obblighi
         su di esso incombenti in forza dell’art. 5, nn. 2, 3 e 5, della direttiva 91/271.
      
       Contesto normativo
       La convenzione sulla protezione dell’ambiente marino della zona del Mar Baltico
      2        Oltre ad alcuni Stati membri e alla Federazione russa, la Comunità europea è parte contraente della convenzione sulla protezione
         dell’ambiente marino della zona del Mar Baltico (convenzione di Helsinki modificata nel 1992) (GU 1994, L 73, pag. 20; in
         prosieguo: la «convenzione del Mar Baltico») adottata con decisione del Consiglio 21 febbraio 1994, 94/157/CE, relativa alla
         conclusione, a nome della Comunità, della convenzione sulla protezione dell’ambiente marino della zona del Mar Baltico (convenzione
         di Helsinki modificata nel 1992) (GU L 73, pag. 19).
      
       La normativa comunitaria 
      3        Ai sensi del suo art. 1, la direttiva 91/271 concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane,
         nonché il trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori industriali e ha lo scopo di proteggere
         l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dai summenzionati scarichi di acque reflue.
      
      4        L’art. 2 di tale direttiva dispone quanto segue:
      
      «Ai fini della presente direttiva si intende per:
      1)      “Acque reflue urbane”: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, acque reflue industriali e/o acque
         meteoriche di dilavamento.
      
      (...)
      4)      “Agglomerato”: area in cui la popolazione e/o le attività economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere possibile
         la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane verso un impianto di trattamento di acque reflue urbane o verso
         un punto di scarico finale.
      
      5)      “Rete fognaria”: un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane.
      6)      “1 a.e. (abitante equivalente)”: il carico organico biodegradabile, avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni
         (BOD5) di 60 g di ossigeno al giorno.
      
      (…)
      8)      “Trattamento secondario”: trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo che in genere comporta il trattamento
         biologico con sedimentazioni secondarie, o un altro processo in cui vengano rispettati i requisiti stabiliti nella tabella
         1 dell’allegato I.
      
      9)      “Trattamento appropriato”: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo e/o un sistema di smaltimento che
         dopo lo scarico garantisca la conformità delle acque recipienti ai relativi obiettivi di qualità e alle relative disposizioni
         della presente direttiva e di altre direttive comunitarie pertinenti.
      
      (…)
      11)      “Eutrofizzazione”: l’arricchimento delle acque in nutrienti, in particolar modo composti dell’azoto e/o del fosforo, che provoca
         una proliferazione di alghe e di forme superiori di vita vegetale, producendo una indesiderata perturbazione dell’equilibrio
         degli organismi presenti nell’acqua e della qualità delle acque interessate.
      
      (...)
      13)      “Acque costiere”: le acque al di fuori della linea di bassa marea o del limite esterno di un estuario».
      5        Le norme generali applicabili alle acque reflue previste dalla citata direttiva sono contenute all’art. 4 della stessa, il
         cui n. 1 prevede quanto segue:
      
      «Gli Stati membri provvedono affinché le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello
         scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente (...)».
      
      6        L’art. 5 della direttiva 91/271 è formulato come segue:
      
      «1.      Per conseguire gli scopi di cui al paragrafo 2, gli Stati membri individuano, entro il 31 dicembre 1993, le aree sensibili
         secondo i criteri stabiliti nell’allegato II.
      
      2.      Gli Stati membri provvedono affinché le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello
         scarico in aree sensibili, ad un trattamento più spinto di quello descritto all’articolo 4 al più tardi entro il 31 dicembre
         1998 per tutti gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 10 000 a.e..
      
      3.      Gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane descritti al paragrafo 2 devono soddisfare
         ai pertinenti requisiti previsti dall’allegato I[, parte] B. (...) 
      
      (...)
      5.      Gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane situati all’interno dei bacini drenanti in
         aree sensibili e che contribuiscono all’inquinamento di tali aree, sono soggetti ai paragrafi 2, 3 e 4.
      
      (...)».
      7        I nn. 2 e 3 dell’allegato I, parte B, di tale direttiva sono formulati come segue:
      
      «2.      Gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane sottoposti a trattamento ai sensi degli articoli
         4 e 5 [della presente direttiva] devono soddisfare ai requisiti figuranti nella tabella 1.
      
      3.      Gli scarichi degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane in talune aree sensibili soggette ad eutrofizzazione
         quali individuate nell’allegato II, [parte] A, [lettera a)], devono inoltre soddisfare i requisiti figuranti nella tabella
         2 del presente allegato».
      
      8        La tabella 2 del citato allegato I è intitolata come segue:
      
      «Tabella 2: Requisiti per gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane in aree sensibili
         soggette ad eutrofizzazione, quali individuate nell’allegato II, [parte] A, lettera a). Uno o entrambi i parametri possono
         essere applicati a seconda della situazione locale. Si applicano il valore della concentrazione o la percentuale di riduzione».
      
      9        Ai sensi della seconda voce di tale tabella, l’azoto totale deve o presentare una concentrazione che non superi il valore
         limite di 15 mg/l per gli agglomerati con un numero di a.e. tra 10 000 e 100 000 ovvero 10 mg/l per gli agglomerati più vasti,
         oppure deve essere sottoposto ad una percentuale minima di riduzione tra il 70 e l’80%.
      
      10      L’allegato II, parte A, lett. a), secondo comma, della direttiva 91/271 prevede:
      
      «Per individuare il nutriente da ridurre mediante ulteriore trattamento, vanno tenuti in considerazione i seguenti elementi:
         
      
      i)      nei laghi e nei corsi d’acqua che si immettono in laghi/bacini/baie chiuse con scarso ricambio idrico e ove possono verificarsi
         fenomeni di accumulazione la sostanza da eliminare è il fosforo, a meno che non si dimostri che tale intervento non avrebbe
         alcun effetto sul livello dell’eutrofizzazione. Nel caso di scarichi provenienti da ampi agglomerati si può prevedere di eliminare
         anche l’azoto; 
      
      ii)      negli estuari, nelle baie e nelle altre acque del litorale con scarso ricambio idrico, ovvero in cui si immettono grandi quantità
         di nutrienti, se, da un lato, gli scarichi provenienti da piccoli agglomerati urbani sono generalmente di importanza irrilevante,
         dall’altro, quelli provenienti da agglomerati più estesi rendono invece necessari interventi di eliminazione del fosforo e/o
         dell’azoto, a meno che non si dimostri che ciò non avrebbe comunque alcun effetto sul livello dell’eutrofizzazione».
      
       La normativa nazionale
      11      Emerge dalla descrizione della normativa nazionale fornita negli scritti del Regno di Svezia che tutte le attività nonché
         le misure che rivestono un’importanza non trascurabile per l’ambiente rientrano nell’ambito di applicazione del codice dell’ambiente
         svedese (miljöbalken). Inoltre, ogni impianto svedese di trattamento delle acque reflue urbane di agglomerati con oltre 2 000 a.e.
         deve disporre di una concessione rilasciata a seguito di una valutazione effettuata caso per caso. Nell’ambito dell’esame
         della domanda di concessione si procede ad una valutazione globale dello stato dell’area recipiente, relativa agli scarichi
         accumulati provenienti da tutte le fonti, nonché ad una valutazione dell’effetto di tali scarichi a valle.
      
       Il procedimento precontenzioso
      12      Nel 1994, il Regno di Svezia ha individuato tutte le sue acque come aree sensibili. Nel 1998 e nel 2000, esso ha confermato
         tale classificazione alla Commissione. Inoltre, tale Stato membro ha indicato di aver utilizzato l’eutrofizzazione come criterio
         e che l’analisi delle acque interessate consentiva di determinare il tipo di trattamento richiesto. Secondo il Regno di Svezia,
         in forza dei criteri di cui all’allegato II, parte A, lett. a), i) e ii), della direttiva 91/271, la totalità del territorio
         svedese è sensibile all’eutrofizzazione o al rischio di eutrofizzazione a causa degli scarichi di fosforo.
      
      13      Il 23 ottobre 2002 la Commissione ha trasmesso al Regno di Svezia una lettera di diffida in quanto tale Stato membro non si
         era conformato agli obblighi su di esso incombenti ai sensi dell’art. 5 della direttiva 91/271. L’inadempimento conseguirebbe
         dal fatto che tutti gli scarichi degli impianti di trattamento di acque reflue urbane in aree sensibili non erano conformi
         ai requisiti previsti nell’allegato I, parte B, della citata direttiva. Il Regno di Svezia doveva soddisfare entro il 31 dicembre
         1998 ai detti requisiti, che si applicherebbero a tutti gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento di acque reflue
         urbane di agglomerati con oltre 10 000 a.e. nonché a tutti gli scarichi di siffatti impianti di trattamento situati nei bacini
         drenanti delle aree sensibili.
      
      14      Nella sua risposta del 5 febbraio 2003 il Regno di Svezia ha contestato le affermazioni della Commissione e ha sostenuto di
         conformarsi alla direttiva 91/271. Le autorità svedesi stimavano che non fosse necessario procedere all’eliminazione dell’azoto
         contenuto nelle acque convogliate nel Mar Baltico dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane provenienti da agglomerati
         con oltre 10 000 a.e. situati nelle aree settentrionali del comune di Norrtälje. Esse ritenevano, inoltre, che gli scarichi
         di azoto provenienti dagli impianti di trattamento di acque reflue urbane di altri agglomerati con oltre 10 000 a.e., situati
         nella Svezia centrale e meridionale, non contribuissero all’eutrofizzazione delle acque costiere in quanto un sufficiente
         assorbimento naturale dell’azoto ha luogo durante lo scorrimento attraverso il bacino drenante tra la fonte dell’inquinamento
         e il mare.
      
      15      Il 1° aprile 2004 la Commissione ha trasmesso al Regno di Svezia un parere motivato, nel quale esponeva studi scientifici
         dimostranti che l’eliminazione dell’azoto contenuto nelle acque scaricate nella cosiddetta Baia di Botnia e nel mare conosciuto
         come Mare di Botnia influiva sul livello di eutrofizzazione nel Mar Baltico propriamente detto. Essa indicava che tutte le
         acque scaricate nel Mar Baltico, ivi comprese la Baia e il Mare di Botnia, dagli impianti di trattamento delle acque reflue
         urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. dovevano essere sottoposte ad un trattamento di eliminazione sia
         del fosforo che dell’azoto.
      
      16      La Commissione ha inoltre considerato che gli scarichi di azoto degli impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti
         dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. nelle regioni centrali e meridionali della Svezia contribuivano ad inquinare il Mar
         Baltico, che è un’area sensibile. A tale proposito, essa fa rilevare che l’assorbimento naturale in bacini drenanti non era
         un metodo accettabile di riduzione del carico di azoto per le aree costiere.
      
      17      Il Regno di Svezia ha risposto al parere motivato della Commissione con lettere 14 e 22 giugno 2004, indicando che, quando
         uno Stato membro è chiamato a prendere posizione sulle aree che sono sensibili all’eutrofizzazione, ai sensi della direttiva
         91/271, esso deve parimenti stabilire quali nutrienti contribuiscono all’eutrofizzazione. Una volta presa posizione su tale
         punto, lo Stato membro deve assicurare che si proceda ad un trattamento più spinto dell’azoto e/o del fosforo a seconda della
         situazione locale. Il Regno di Svezia sottolineava, inoltre, che gli Stati membri erano liberi di scegliere il metodo che
         intendono utilizzare per eliminare l’azoto dalle acque reflue urbane. Si dovrebbe dunque interpretare la direttiva 91/271
         nel senso che l’assorbimento naturale può essere preso in considerazione come metodo di eliminazione dell’azoto dalle acque
         reflue urbane provenienti dall’interno dei territori, le quali si riversano nei fiumi e nei corsi d’acqua e scorrono poi verso
         le aree costiere sensibili.
      
      18      Considerando insoddisfacente la risposta fornita dal Regno di Svezia a tale parere motivato, la Commissione ha proposto il
         presente ricorso.
      
      19      Con ordinanza del presidente della Corte 28 gennaio 2008, la Repubblica di Finlandia è stata ammessa ad intervenire a sostegno
         delle conclusioni del Regno di Svezia.
      
       Sul ricorso 
       Argomenti delle parti
      20      Il Regno di Svezia ha suddiviso in cinque gruppi, menzionati nei primi cinque allegati al suo controricorso, i 141 impianti
         di trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. i cui scarichi si convogliano direttamente
         nelle aree sensibili o nei loro bacini drenanti.
      
      21      Tale Stato membro, nella sua controreplica, ha precisato che era opportuno correggere le indicazioni relative a 5 dei citati
         141 impianti di trattamento. Così, gli impianti di trattamento degli agglomerati di Kristianstad, da un lato, e di Jönköping
         e Huskvarna, che costituiscono ormai un unico agglomerato, dall’altro, devono essere cancellati dall’allegato 1 del controricorso
         di tale Stato membro e inclusi nell’allegato 3 della stessa. L’impianto di Lysekil dev’essere cancellato dal detto allegato
         1 e aggiunto nell’allegato 2 di detto controricorso. Infine, quello di Hammarö dev’essere eliminato dall’allegato 2 del controricorso
         del Regno di Svezia e incluso nell’allegato 1 dello stesso.
      
      22      In primo luogo, l’allegato 1 del controricorso del Regno di Svezia, come modificato dalla sua controreplica (in prosieguo:
         l’«allegato 1 modificato») elenca gli impianti di trattamento che tale Stato membro ritiene conformi ai requisiti della direttiva
         91/271. L’asserito inadempimento non sarebbe fondato in relazione a detti impianti in quanto essi disporrebbero di un’attrezzatura
         specifica per l’eliminazione dell’azoto che soddisfa ai requisiti di tale direttiva. La Commissione si limita a constatare
         che gli impianti di trattamento di Eslöv, Kristianstad e Jönköping non eliminano l’azoto dalle acque reflue urbane che essi
         trattano, in violazione della citata direttiva.
      
      23      In secondo luogo, in merito, da un lato, agli impianti di trattamento elencati nell’allegato 2 del controricorso del Regno
         di Svezia, come modificato dalla sua controreplica (in prosieguo: l’«allegato 2 modificato») e, dall’altro, agli impianti
         di trattamento menzionati all’allegato 3 di detto controricorso, come modificato dalla citata controreplica (in prosieguo:
         l’«allegato 3 modificato»), la Commissione sostiene di accettare la posizione del Regno di Svezia secondo la quale tali impianti
         non soddisfano ai requisiti della direttiva 91/271, in quanto i primi non sono attrezzati per eliminare l’azoto, mentre gli
         altri non eliminano sufficientemente l’azoto dalle acque reflue urbane che trattano.
      
      24      In terzo luogo, relativamente agli impianti che compaiono all’allegato 5 del controricorso del Regno di Svezia, la Commissione
         li differenzia a seconda che essi scarichino direttamente o indirettamente nella Baia di Botnia, e direttamente o indirettamente
         nel Mare di Botnia. La Commissione considera che, poiché la maggior parte delle acque interne svedesi si riversa nel Mar Baltico
         propriamente detto, la cui eutrofizzazione è causata principalmente dal fosforo e dall’azoto, tali acque si devono considerare
         sensibili a tali due nutrienti. Tutti i detti impianti dovrebbero dunque effettuare un trattamento più spinto non solo del
         fosforo, bensì anche dell’azoto, ai sensi dell’art. 5, nn. 2, 3 e 5 della direttiva 91/271 (in prosieguo: il «trattamento
         terziario»).
      
      25      Pur ammettendo che le acque della Baia di Botnia sono sensibili unicamente al fosforo, la Commissione considera tuttavia che
         tale baia non può essere presa in considerazione isolatamente, poiché taluni nutrienti, ivi compreso l’azoto, vengono trasportati
         dal suo bacino marino verso le altre parti del Mar Baltico. La Commissione, basandosi su un rapporto effettuato su sua richiesta
         nel 2003 dal Water Research Center sulla trasposizione della direttiva 91/271 in Svezia (in prosieguo: il «rapporto del 2003»),
         è del parere che le acque del Mare di Botnia sono, almeno parzialmente, sensibili all’azoto. Così, lo scorrimento delle acque
         provenienti dalla Baia di Botnia e dal Mare di Botnia verso il Mar Baltico propriamente detto comporterebbe il trasporto di
         una considerevole quantità di azoto.
      
      26      Da ultimo, relativamente agli impianti di cui all’allegato 4 del controricorso del Regno di Svezia, considerati da tale Stato
         membro conformi ai requisiti della direttiva 91/271, non sarebbe necessario che essi procedano all’eliminazione dell’azoto,
         poiché l’assorbimento naturale è talmente rilevante che i loro scarichi non contribuiscono all’eutrofizzazione delle acque
         costiere. Nella sua memoria di intervento, la Repubblica di Finlandia aggiunge a tale proposito che un tale processo di depurazione
         naturale può essere preso in considerazione nel momento in cui si valuta, conformemente a quanto disposto dalla citata direttiva,
         se l’eliminazione dell’azoto sia necessaria. La Commissione fa valere, dal canto suo, che il tasso di assorbimento sollevato
         dal Regno di Svezia non consente una sufficiente eliminazione dell’azoto e che i calcoli di quest’ultimo si basano sulla riduzione
         media dell’azoto, il che non sarebbe consentito dalla direttiva 91/271. Non si potrebbe dunque considerare l’assorbimento
         come tale da soddisfare ai requisiti stabiliti dall’allegato I, tabella 2, della citata direttiva, che riguarda un livello
         di trattamento sufficiente e costante.
      
      27      Nella sua replica la Commissione fa valere che emerge dalla necessità di assicurare un elevato livello di tutela fondato sui
         principi di precauzione e dell’azione preventiva, sancito per la politica della Comunità in materia ambientale dall’art. 174,
         n. 2, CE e riaffermato in una giurisprudenza costante, che è preferibile combattere l’inquinamento alla fonte. A tale proposito,
         la Commissione sostiene che il Regno di Svezia non ha dimostrato che l’eliminazione dell’azoto dalle acque sia interne che
         costiere non condurrebbe ad un miglioramento del livello di eutrofizzazione del Mar Baltico.
      
      28      Il Regno di Svezia replica, a tale proposito, che l’eliminazione dell’azoto in casi in cui la situazione locale non lo imponga
         può favorire la proliferazione di cianobatteri. Pertanto, fintantoché la Commissione non provi che la situazione locale impone
         l’eliminazione dell’azoto, il principio di precauzione condurrebbe piuttosto a non effettuare tale eliminazione.
      
       Giudizio della Corte
      29      Emerge dall’art. 5, n. 2, della direttiva 91/271 che tutte le acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10 000 a.e.,
         che si riversano in un’area sensibile, avrebbero dovuto essere sottoposte ad un trattamento più spinto di quello descritto
         all’articolo 4 della citata direttiva al più tardi entro il 31 dicembre 1998.
      
      30      A tale proposito, la Corte ha già statuito che è indifferente, per avere uno scarico ai sensi dell’art. 5, n. 2, della direttiva
         91/271, che le acque reflue si riversino direttamente o indirettamente in un’area sensibile (v., in tal senso, sentenza 25
         aprile 2002, causa C‑396/00, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑3949, punti 29-32). Come rilevato dall’avvocato generale al
         paragrafo 72 delle sue conclusioni, ciò è conforme all’elevato livello di tutela a cui mira la politica della Comunità in
         materia ambientale in forza dell’art. 174, n. 2, CE.
      
      31      L’individuazione delle aree sensibili può basarsi, ai sensi dell’allegato II, parte A, della direttiva 91/271, sull’eutrofizzazione,
         sulla produzione di acqua potabile o sulle prescrizioni di altre direttive.
      
      32      Nel caso di specie è pacifico che, nel 1994, il Regno di Svezia ha individuato tutte le sue acque come aree sensibili all’eutrofizzazione
         e che tutti gli impianti di trattamento di tale Stato membro scaricano direttamente o indirettamente in tali aree.
      
      33      Emerge dalle osservazioni presentate dalle parti che, in generale, una delle sostanze nutrienti, che si tratti del fosforo
         o dell’azoto, è presente in minor quantità rispetto all’altra e che tale scarsità limita la proliferazione di alghe. Tale
         sostanza è quindi definita «fattore limitante». Le acque di una zona possono essere sensibili all’una o all’altra di tali
         sostanze, o anche ad entrambe. La riduzione del fosforo e/o dell’azoto, in funzione della sensibilità di dette acque, consente
         allora di limitare la proliferazione delle alghe.
      
      34      Tutte le acque svedesi sono state riconosciute sensibili all’eutrofizzazione o a rischio di eutrofizzazione a causa degli
         scarichi di fosforo. Solo le acque costiere situate tra la frontiera norvegese e il comune di Norrtälje sono state identificate
         come sensibili all’eutrofizzazione o a rischio di eutrofizzazione a causa degli scarichi di azoto.
      
      35      Occorre pertanto considerare, contrariamente a quanto fa valere la Commissione, che il Regno di Svezia ha precisato, nell’ambito
         dell’identificazione delle aree sensibili, quali nutrienti debbano essere eliminati, ai sensi dell’allegato I, tabella 2,
         della direttiva 91/271, al momento dello scarico di acque reflue urbane nelle acque interne svedesi. Infatti, come rilevato
         dal Regno di Svezia, a tale proposito non è stata operata alcuna distinzione tra le acque costiere e le acque interne.
      
      36      Inoltre, l’art. 5, n. 3, della direttiva 91/271 determina a quali regole deve sottostare il trattamento terziario degli scarichi
         in siffatte aree sensibili. Consegue da tale norma, in combinato disposto con le disposizioni cui essa rinvia, che gli scarichi
         degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane in aree sensibili soggette ad eutrofizzazione devono soddisfare ai
         requisiti di cui alla tabella 2 dell’allegato I di tale direttiva.
      
      37      La Corte ha già dichiarato che tali requisiti si applicano fatte salve le disposizioni di cui all’allegato II, parte A, lett. a),
         secondo comma, della direttiva 91/271 (sentenza 23 settembre 2004, causa C‑280/02, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑8573,
         punti 104 e 105). Il punto ii) di tale disposizione prevede infatti che, relativamente alle acque del litorale per le quali
         si constata uno scarso ricambio idrico, ovvero in cui si immettono grandi quantità di nutrienti, per gli scarichi provenienti
         da agglomerati più estesi dev’essere prevista l’eliminazione del fosforo e/o dell’azoto, a meno che non si dimostri che tale
         eliminazione non avrebbe alcun effetto sul livello dell’eutrofizzazione.
      
      38      La tabella 2 dell’allegato I di tale direttiva riguarda la riduzione del fosforo e dell’azoto nelle acque reflue urbane. Dal
         titolo di tale tabella risulta che, a seconda della situazione locale, si applicano uno o entrambi i parametri. Proprio a
         seconda della situazione locale, infatti, l’azoto o il fosforo, o entrambe le sostanze, devono essere ridotte. Lo Stato membro
         può allora scegliere di applicare il valore della concentrazione o la percentuale di riduzione.
      
      39      Occorre precisare che la Commissione e il Regno di Svezia concordano sul fatto che l’eutrofizzazione del Mar Baltico costituisce
         un grave problema ambientale e che tale fenomeno è provocato dalla notevole concentrazione di azoto e fosforo, due sostanze
         tuttavia indispensabili alla vita marina.
      
      40      Come fatto valere dal Regno di Svezia, non esiste dunque una soluzione uniforme al problema dell’eutrofizzazione per l’insieme
         del Mar Baltico.
      
      41      Emerge pertanto dal fascicolo che non è opportuno adottare le stesse misure per ridurre l’eutrofizzazione in parti diverse
         del Mar Baltico. La direttiva 91/271 prevede a tale proposito che spetta agli Stati membri valutare, a seconda della situazione
         locale, quali sostanze – fosforo e/o azoto – contribuiscono all’eutrofizzazione e adottare, in conformità con tale valutazione,
         le misure di trattamento adeguate.
      
      42      La direttiva 91/271 non impone dunque automaticamente una riduzione del carico di azoto nonostante gli scarichi degli impianti
         di trattamento di acque reflue urbane si riversino nelle acque recipienti situate in un’area sensibile. È il motivo relativo
         alla sensibilità di tali acque recipienti, unitamente ad un esame della situazione locale, a determinare se l’azoto e/o il
         fosforo debbano essere ridotti.
      
      43      Pertanto, non può essere accolta l’interpretazione fornita dalla Commissione, secondo la quale la sola circostanza che gli
         scarichi degli impianti di trattamento di acque reflue urbane finiscano in un’area sensibile consente di considerare che la
         direttiva 91/271 impone un trattamento terziario de l’azoto. Conformemente all’art. 5, n. 5, della citata direttiva, l’obbligo
         di riduzione del carico di azoto dipende dalla misura in cui gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle
         acque reflue urbane situati nei bacini drenanti in aree marine sensibili contribuiscono all’inquinamento di queste ultime.
      
      44      Poiché la determinazione del fattore limitante non è connessa esclusivamente alla sensibilità delle acque recipienti, bensì
         anche all’esistenza di un effetto inquinante degli scarichi che vi si riversano, non si può affermare, come fa sostanzialmente
         la Commissione, che, poiché il Mar Baltico propriamente detto è soggetto ad una forte eutrofizzazione a causa sia dell’azoto
         sia del fosforo, e poiché gran parte delle acque interne svedesi si riversano in tale mare, i laghi e i corsi d’acqua, nonché
         le acque costiere svedesi, devono essere considerati sensibili alle due sostanze.
      
      45      Da tali considerazioni discende, contrariamente a quanto sollevato dalla Commissione, che la direttiva 91/271 non prevede
         un obbligo generale di imporre un trattamento terziario dell’azoto contenuto negli scarichi di ogni impianto di trattamento
         di acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10 000 a.e..
      
      46      Dato che la direttiva 91/271 impone la riduzione del fosforo e/o dell’azoto a seconda della situazione locale, vale a dire
         della sensibilità delle acque recipienti all’uno e/o all’altro nutriente e dell’esistenza di un effetto inquinante degli scarichi
         su queste ultime, si può procedere ad un esame congiunto degli impianti di trattamento in causa i cui scarichi si riversano
         all’interno di uno stesso bacino drenante.
      
      47      Inoltre, siano essi diretti o indiretti, gli scarichi degli impianti di trattamento di acque reflue urbane situati nello stesso
         bacino drenante di un’area sensibile devono soddisfare, in forza dell’art. 5, n. 5, della direttiva 91/271, ai requisiti applicabili
         alle aree sensibili unicamente nei limiti in cui tali scarichi contribuiscono all’inquinamento di dette aree. Deve così esistere
         un nesso di causalità tra detti scarichi e l’inquinamento delle aree sensibili.
      
      48      Alla luce delle considerazioni suesposte occorre esaminare se la Commissione abbia dimostrato l’esistenza di siffatto nesso. 
      
      49      Si deve infatti ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, nell’ambito di un procedimento per inadempimento ai sensi
         dell’art. 226 CE, spetta alla Commissione provare la sussistenza dell’asserito inadempimento. Ad essa spetta fornire alla
         Corte tutti gli elementi necessari affinché questa accerti l’esistenza di tale inadempimento, senza potersi basare su alcuna
         presunzione (v., in particolare, sentenze 25 maggio 1982, causa 96/81, Commissione/Paesi Bassi, Racc. pag. 1791, punto 6,
         e 26 aprile 2007, causa C‑135/05, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑3475, punto 26).
      
      50      Inoltre, quando la Commissione fornisce elementi sufficienti a dimostrare la veridicità di determinati fatti che si sono verificati
         sul territorio dello Stato membro convenuto, spetta a quest’ultimo contestare in modo sostanziale e dettagliato i dati forniti
         e le conseguenze che ne derivano (v., in tal senso, sentenze 22 settembre 1988, causa 272/86, Commissione/Grecia, Racc. pag. 4875,
         punto 21, nonché 9 novembre 1999, causa C‑365/97, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑7773, punti 84 e 86).
      
      51      In primo luogo, in merito agli impianti di trattamento elencati nell’allegato 1 modificato, la Commissione afferma, senza
         tuttavia fornirne la prova, che, da un lato, gli impianti di trattamento di Eslöv, di Kristianstad e di Jönköping non sono
         attrezzati per eliminare l’azoto dalle acque reflue urbane che trattano. Dall’altro, la Commissione si limita ad affermare
         che l’azoto non è stato eliminato dalle acque reflue degli agglomerati di Hönö, Strömstad, Lidköping, Sävsjö, Borgholm, Bjuv,
         Svedala, Klippan, Torekov e Åmål.
      
      52      Alla luce di ciò, la Corte non ha a disposizione elementi sufficienti che le consentano di conoscere esattamente la portata
         della violazione del diritto comunitario contestata al Regno di Svezia e quindi di verificare l’esistenza dell’inadempimento
         addotto dalla Commissione (v. sentenza 26 aprile 2007, causa C‑195/04, Commissione/Finlandia, Racc. pag. I‑3351, punto 32).
      
      53      In secondo luogo, relativamente agli impianti di trattamento elencati negli allegati 2 e 3, come modificati, occorre rammentare
         che, nell’ambito di un ricorso per inadempimento, spetta alla Corte accertare la sussistenza o meno dell’inadempimento contestato
         anche qualora lo Stato interessato non contesti l’inadempimento (v., in tal senso, sentenze 15 gennaio 2002, causa C‑439/99,
         Commissione/Italia, Racc. pag. I‑305, punto 20, e 23 febbraio 2006, causa C‑43/05, Commissione/Germania, punto 11).
      
      54      Si deve rilevare che il Regno di Svezia stesso riconosce di esser venuto meno, a tale proposito, agli obblighi su di esso
         incombenti in forza della direttiva 91/271. Tale Stato membro afferma che, alla scadenza del termine impartito nel parere
         motivato, gli impianti di trattamento di cui agli allegati 2 e 3, come modificati, non soddisfacevano i requisiti applicabili
         in forza dell’allegato I della citata direttiva. Emerge, in particolare, dalle risposte del Regno di Svezia ai quesiti scritti
         che, da un lato, gli impianti di trattamento menzionati all’allegato 2 modificato non disponevano di una tecnologia specifica
         per l’eliminazione dell’azoto. Dall’altro, il Regno di Svezia ha ammesso che gli impianti di trattamento elencati nell’allegato
         3 modificato disponevano di una tecnologia specifica per l’eliminazione dell’azoto, ma che gli scarichi di azoto provenienti
         da tali impianti sono talmente rilevanti da contribuire all’eutrofizzazione anche in presenza di un tasso di assorbimento
         elevato.
      
      55      Pur volendo supporre che il ricorso della Commissione adotti un approccio globale nei confronti di tutti gli scarichi degli
         impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10 000 a.e. che si immettono direttamente
         nelle aree sensibili o nei loro bacini drenanti, tale circostanza non osta a che l’inadempimento possa essere constatato nei
         confronti di alcuni di tali impianti. Infatti, tale conclusione è corroborata dalla circostanza che il Regno di Svezia, pur
         ammettendo che gli impianti di trattamento menzionati agli allegati 2 e 3, come modificati, non soddisfano ai requisiti applicabili
         in forza dell’allegato I della direttiva 91/271, ha affermato esplicitamente di non contestare tale parte del ricorso della
         Commissione.
      
      56      Alla luce delle considerazioni suesposte emerge che il Regno di Svezia è venuto meno agli obblighi su di esso incombenti in
         forza della direttiva 91/271 relativamente agli scarichi di azoto degli impianti di trattamento menzionati agli allegati 2
         e 3, come modificati.
      
      57      In terzo luogo, relativamente agli impianti di trattamento elencati all’allegato 4 del controricorso del Regno di Svezia,
         da un lato, e agli impianti di trattamento citati all’allegato 5 dello stesso, dall’altro, per i quali non sarebbe necessaria
         alcuna attrezzatura specifica per l’eliminazione dell’azoto dato che i loro scarichi non contribuirebbero all’eutrofizzazione
         delle aree sensibili, si deve esaminare se la Commissione abbia accertato che gli scarichi di detti impianti contribuiscono
         all’eutrofizzazione di tali aree.
      
      58      A tale proposito si deve constatare, come emerge dal fascicolo, che detti impianti di trattamento sono dislocati su bacini
         drenanti le cui acque recipienti sono costituite, da un lato, dal Golfo di Botnia, che costituisce un braccio del Mar Baltico,
         e, dall’altro, dal Mar Baltico propriamente detto.
      
       Sugli impianti di trattamento i cui scarichi si riversano nel Golfo di Botnia
      59      Tra gli impianti di trattamento menzionati nell’allegato 5 del controricorso del Regno di Svezia alcuni riversano i propri
         scarichi direttamente o indirettamente nella Baia di Botnia, altri scaricano direttamente o indirettamente nel Mare di Botnia.
         Si possono dunque esaminare congiuntamente gli impianti di trattamento di cui trattasi i cui scarichi si riversano nello stesso
         bacino drenante.
      
      60      In primo luogo, gli impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. che
         riversano i loro scarichi o direttamente nella Baia di Botnia o nel suo bacino drenante sono, rispettivamente, quelli di Haparanda,
         Luleå, Piteå, Skellefteå nonché Umeå, e quelli di Kiruna, Gällivare nonché Boden.
      
      61      Le parti concordano nel considerare che la Baia di Botnia è l’unica area considerevole del Mar Baltico che non è, in linea
         generale, colpita dall’eutrofizzazione. Inoltre, la Commissione riconosce che il fosforo è il fattore limitante nella Baia
         di Botnia.
      
      62      La Commissione non ha pertanto dimostrato che, a causa della situazione in cui versa la Baia di Botnia, il Regno di Svezia
         dovesse imporre un trattamento terziario dell’azoto in ogni impianto di trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli
         agglomerati con oltre 10 000 a.e., i cui scarichi si riversano nella Baia di Botnia.
      
      63      In secondo luogo, gli impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. i
         cui scarichi si riversano direttamente nel Mare di Botnia o nel suo bacino drenante sono, rispettivamente, quelli di Örnsköldsvik,
         Härnösand, Timrå, Sundsvall, Hudiksvall, Söderhamn nonché Gävle, e quelli di Sollefteå, Östersund, Åre, Ljusdal, Bollnäs,
         Mora, Falun, Borlänge, Avesta nonché quelli di Sandviken.
      
      64      Le parti non concordano in merito, da un lato, alla presenza di un’eutrofizzazione nonché all’identificazione del fattore
         limitante nel Mare di Botnia e, dall’altro, all’esistenza e agli eventuali effetti di un trasferimento di azoto proveniente
         dal Golfo di Botnia e discendente fino al Mar Baltico propriamente detto.
      
      Sulla presenza di un’eutrofizzazione e sull’identificazione del fattore limitante nel Mare di Botnia
      65      Secondo i risultati degli studi allegati al fascicolo dal Regno di Svezia, il Golfo di Botnia, comprensivo del Mare di Botnia,
         è l’unica parte del Mar Baltico che non presenta segni evidenti di eutrofizzazione.
      
      66      La Commissione basa la sua affermazione, secondo la quale l’azoto sarebbe un fattore limitante significativo dell’eutrofizzazione
         del Mare di Botnia, sul rapporto del 2003.
      
      67      Tuttavia, tale rapporto evidenzia che è pacifico che non vi sono problemi di eutrofizzazione nelle acque aperte del Golfo
         di Botnia.
      
      68      Consegue da quanto esposto che la Commissione non ha dimostrato che l’azoto sia un fattore limitante significativo dell’eutrofizzazione
         nelle acque aperte del Mare di Botnia.
      
      69      Secondo le conclusioni del rapporto del 2003, l’eutrofizzazione è un problema nel Mar Baltico propriamente detto, nel Kattegat,
         nel Sund, nonché nelle zone costiere del Mare di Botnia, dove il ricambio idrico è scarso e vi è una forte presenza di nutrienti.
      
      70      Relativamente alle acque costiere, il rapporto del 2003 afferma che queste ultime sono soggette ad eutrofizzazione a causa
         dello scarso ricambio idrico e del carico elevato di nutrienti in tali acque. Inoltre, tale rapporto sostiene che il fosforo
         è il fattore limitante principale nelle acque costiere svedesi. 
      
      71      Occorre, a tale proposito, prendere in considerazione il punto ii) dell’allegato II, parte A, lett. a), secondo comma, della
         direttiva 91/271, in forza del quale nelle aree costiere per le quali sia accertato che il ricambio idrico è scarso, o che
         ricevono grandi quantità di nutrienti, gli scarichi provenienti da piccoli agglomerati urbani sono generalmente di importanza
         irrilevante, mentre quelli provenienti da agglomerati più estesi rendono invece necessari interventi di eliminazione del fosforo
         e/o dell’azoto, a meno che non si dimostri che ciò non avrebbe alcun effetto sul livello dell’eutrofizzazione.
      
      72      A tale proposito, il rapporto del 2003 rivela che sussistono dubbi sull’efficacia dell’eliminazione dell’azoto e indica che
         una riduzione del carico di azoto nelle aree del Mar Baltico in cui il fosforo è il fattore limitante avrebbe solo un effetto
         circoscritto sull’eutrofizzazione.
      
      73      Inoltre, il Regno di Svezia afferma, senza che la Commissione fornisca alcuna prova contraria, che l’eliminazione dell’azoto
         avrebbe l’effetto di ridurre il trasferimento di azoto dalla Baia di Botnia verso il Mare di Botnia di circa 19 tonnellate,
         il che rappresenta meno dello 0,1% del trasferimento totale di azoto tra tali due aree marine. L’effetto dell’eliminazione
         dell’azoto nel Golfo di Botnia sul livello di eutrofizzazione del Mar Baltico propriamente detto sarebbe dunque insignificante.
      
      74      Si deve pertanto constatare che la Commissione non ha dimostrato che, a causa della situazione in cui versa il Mare di Botnia,
         il Regno di Svezia dovesse imporre un trattamento terziario dell’azoto contenuto negli scarichi di ogni impianto di trattamento
         di acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10 000 a.e., i cui scarichi si riversano nel Mare di Botnia.
      
      –       Sull’esistenza e sugli eventuali effetti di un trasferimento di azoto proveniente dal Golfo di Botnia e discendente fino al
         Mar Baltico propriamente detto
      
      75      La Commissione solleva che, in ogni caso, una considerevole quantità di nutrienti viene trasportata tra i diversi bacini marini.
         Così, il 62% della quantità totale di azoto scaricata direttamente o indirettamente nella Baia di Botnia fluirebbe poi verso
         il Mare di Botnia, che sarebbe un’area marina in cui l’azoto costituisce un importante fattore limitante.
      
      76      Da un lato, è vero che, come fatto valere dalla Commissione e dal Regno di Svezia, occorre valutare l’obbligo di trattare
         l’azoto in un’ottica globale, considerando sia la sensibilità delle acque interne sia quella delle acque costiere recipienti.
         Nondimeno, si deve considerare che la nozione di bacino drenante conosce dei limiti. Si deve rilevare a tale proposito, che,
         in udienza, la Commissione ha ammesso che, contrariamente da quanto emerge dal punto 44 della sua replica, essa non sostiene
         che la Baia di Botnia e il Mare di Botnia possano essere considerati bacini drenanti del Mar Baltico propriamente detto.
      
      77      D’altro lato, in merito all’argomento del Regno di Svezia secondo il quale il ricambio idrico tra la Baia di Botnia, il Mare
         di Botnia e il Mar Baltico propriamente detto è estremamente limitato, si deve rilevare, come emerge dal fascicolo sottoposto
         alla Corte, che il Mar Baltico è un mare poco profondo, il che non favorisce il ricambio idrico. Inoltre, emerge dall’allegato
         11 del controricorso del Regno di Svezia, che illustra la topografia del Mar Baltico che, tra la Baia di Botnia e il Mare
         di Botnia, il ricambio idrico è limitato da ostacoli naturali collocati al nord dell’arcipelago di Kvarken. Secondo tale carta,
         la Baia di Botnia e il Mare di Botnia sono fra loro collegati da secche in cui le acque hanno una profondità massima di 25
         metri. Tale constatazione è inoltre corroborata dall’allegato 12 di tale controricorso, che illustra il profilo dei fondali
         del Mar Baltico.
      
      78      Si deve pertanto constatare che la Commissione non ha dimostrato l’inesistenza di ostacoli fisici che limitano il trasferimento
         di azoto tra i bacini marini di cui trattasi. 
      
      79      Peraltro, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 93 delle sue conclusioni, il Mare di Botnia è un vero collettore
         di azoto. Inoltre, nel rapporto del 2003 si riconosce che i problemi di eutrofizzazione legati all’azoto nel Golfo di Botnia
         sono trascurabili e che solo una minima quantità di azoto viene trasportata fino al Mar Baltico propriamente detto. La presenza
         di secche e di un restringimento del Golfo di Botnia intorno alle isole Åland inducono parimenti a ritenere che il passaggio
         di acqua, e dunque di azoto, non è favorito da una siffatta topografia.
      
      80      Pertanto, anche se è vero che l’azoto si trasferisce tra il Golfo di Botnia e il Mar Baltico propriamente detto, la Commissione
         non ha tuttavia dimostrato che lo scorrimento delle acque dalla Baia di Botnia e dal Mare di Botnia verso il Mar Baltico propriamente
         detto comporti il trasporto di una rilevante quantità di inquinamento di azoto proveniente dalle regioni settentrionali della
         Svezia, i cui impianti di trattamento non effettuano l’eliminazione dell’azoto.
      
      81      A tale proposito occorre rilevare che le parti concordano sulla circostanza che circa l’11% di tutto l’azoto presente nel
         Mare di Botnia si riversa nel Mar Baltico propriamente detto.
      
      82      Tuttavia, come emerge dai documenti del fascicolo e dalle osservazioni formulate dal Regno di Svezia in udienza, nonché come
         rilevato da tale Stato membro, la percentuale rilevante è quella che rappresenta la quantità di azoto scaricata dagli impianti
         di trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e., i cui scarichi si riversano nel
         Golfo di Botnia, e che viene trasportata verso il Mar Baltico. Per contro, il flusso totale di azoto non può essere considerato,
         nella presente fattispecie, un elemento rilevante al fine di determinare se l’azoto proveniente dai detti impianti debba essere
         sottoposto ad un trattamento terziario.
      
      83      Infatti, i documenti del fascicolo consentono di stabilire che i nutrienti, tra cui l’azoto, sono originati da molteplici
         attività umane e giungono infine in mare, in primo luogo, attraverso le emissioni atmosferiche e i depositi che ne risultano,
         in secondo luogo, attraverso gli scarichi di singole fonti situate lungo la costa o provenienti da bacini drenanti, trasportati
         dai fiumi, e, in terzo luogo, attraverso le dispersioni di fonti diffuse.
      
      84      A tale proposito, i documenti del fascicolo consentono di stabilire che, da un lato, gran parte dell’azoto presente nel Golfo
         di Botnia proviene da scarichi di fonti diffuse. Dall’altro, nell’ambito di tale categoria, l’agricoltura è l’attività umana
         che produce un’ingente parte degli scarichi d’azoto. 
      
      85      Ne consegue che la quantità di azoto scaricata dagli impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati
         con oltre 10 000 a.e. non corrisponde al tasso di azoto menzionato dalla Commissione.
      
      86      È pertanto difficile capire a cosa corrisponda il tasso di trasferimento del 62% sollevato dalla Commissione. Siffatto tasso
         non può, in ogni caso, corrispondere alla quantità di azoto contenuta negli scarichi degli impianti di trattamento delle acque
         reflue di agglomerati con oltre 10 000 a.e..
      
      87      Secondo le osservazioni del Regno di Svezia formulate in udienza, la percentuale di trasferimento di azoto, che si riferisce
         esclusivamente agli scarichi di tale nutriente provenienti dagli impianti di trattamento di cui trattasi, si aggira intorno
         all’1,2%.
      
      88      La Commissione non ha pertanto dimostrato che il trasporto di azoto proveniente dagli impianti svedesi di trattamento delle
         acque reflue urbane degli agglomerati con oltre 10 000 a.e., i cui scarichi si riversano nel Golfo di Botnia verso il Mar
         Baltico propriamente detto, possa risultare significativo ai sensi della giurisprudenza. Secondo quest’ultima il flusso di
         azoto provocato dalle acque reflue urbane che si riversano in acque eutrofizzate dev’essere considerato significativo se rappresenta
         all’incirca il 10% del flusso totale di azoto (v., in tal senso, sentenza Commissione/Francia, cit., punto 77).
      
      89      Peraltro, la commissione Helcom, istituita nell’ambito della convenzione del Mar Baltico, ha deciso, in occasione del vertice
         ministeriale di Cracovia del 15 novembre 2007, un piano d’azione per il Mar Baltico (Helcom Baltic Sea Action Plan). Tale
         piano, discusso in udienza, prevede un limite massimo per gli scarichi di azoto e di fosforo nonché la necessità di ridurre
         l’azoto e il fosforo nelle diverse aree del Mar Baltico. Ne consegue che per la Baia di Botnia e il Mare di Botnia non è necessario
         ridurre il tasso di azoto.
      
      90      Se è incontestabile che, allo stesso tempo, detto piano d’azione inciti a ridurre l’azoto nel Mar Baltico propriamente detto
         ad un quantitativo di 94 000 tonnellate annue, si deve tuttavia rilevare che tale obbligo non riguarda il Regno di Svezia.
         Esso incombe, invece, sugli Stati situati nell’area del bacino drenante del Mar Baltico propriamente detto.
      
      91      Pertanto, si deve constatare che la Commissione non ha fornito la prova né, da un lato, che gli scarichi di azoto provenienti
         dalle acque interne e da quelle costiere della Baia di Botnia contribuiscano all’eutrofizzazione del Mare di Botnia né, dall’altro,
         che l’azoto costituisca il principale fattore limitante dell’eutrofizzazione del Mare di Botnia.
      
      92      Dalle considerazioni che precedono deriva che la Commissione non ha dimostrato che la quantità di azoto immessa dagli impianti
         di trattamento di acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10 000 a.e., i cui scarichi si riversano nel Golfo
         di Botnia, contribuisca all’eutrofizzazione nel Mar Baltico propriamente detto. Pertanto, la Commissione non ha fornito la
         prova del fatto che il Regno di Svezia dovesse imporre un trattamento terziario dell’azoto in ogni impianto di depurazione
         di acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. i cui scarichi si riversano nel Golfo di Botnia.
      
      93      Si deve pertanto considerare che la Commissione non ha provato che il Regno di Svezia sia venuto meno agli obblighi su di
         esso incombenti in forza della direttiva 91/271 per quanto riguarda tutti gli impianti di trattamento di acque reflue urbane
         provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. i cui scarichi si riversano nel Golfo di Botnia.
      
       Sugli impianti di trattamento i cui scarichi si riversano nel bacino drenante del Mar Baltico propriamente detto
      94      Per quanto riguarda gli scarichi degli impianti di trattamento elencati nell’allegato 4 del controricorso del Regno di Svezia,
         che sono collocati all’interno della parte meridionale della Svezia e trattano le acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati
         con oltre 10 000 a.e. situati nel bacino drenante le cui acque vengono drenate verso le acque costiere sensibili all’azoto
         tra la frontiera norvegese e il comune di Norrtälje, il Regno di Svezia fa valere che non è necessario sottoporli ad un trattamento
         terziario dell’azoto nei limiti in cui il fenomeno di assorbimento naturale consente una sufficiente eliminazione di tale
         nutriente.
      
      95      A tale proposito, emerge dal fascicolo sottoposto alla Corte che l’assorbimento è un processo naturale che agisce nei laghi
         e nei corsi d’acqua, i quali trattengono la maggior parte dell’azoto scaricato e lo trasformano in gas inoffensivo, il che
         corrisponde anche al processo utilizzato dagli impianti di trattamento nell’eliminare l’azoto. L’assorbimento ha luogo in
         particolare nei bacini, laddove lo scorrimento dell’acqua rallenta e il periodo di permanenza dura normalmente diversi anni.
         Tale fenomeno si svolge in modo tale che l’azoto viene soppresso con la sostanza organica nei sedimenti di fondo dei bacini
         lacustri o grazie al processo di nitrificazione/denitrificazione dei microbi sotto forma di azoto gassoso nell’atmosfera.
      
      96      La Commissione non contesta che l’assorbimento è un processo chimico che si produce nell’acqua e che diminuisce la concentrazione
         di azoto, ma fa valere che tale processo non può essere utilizzato in sostituzione dell’eliminazione dell’azoto mediante gli
         impianti di trattamento prevista dalla direttiva 91/271, poiché ciò contrasterebbe con il principio di precauzione. La Commissione
         considera, inoltre, che il processo di assorbimento dell’azoto non consente un’eliminazione durevole di quest’ultimo ed è
         soggetto a variazioni stagionali.
      
      97      Si deve anzitutto rilevare che nessuna disposizione della direttiva 91/271 osta a che l’assorbimento naturale dell’azoto possa
         essere considerato un metodo di eliminazione dell’azoto dalle acque reflue urbane. 
      
      98      In merito all’argomento sollevato dalla Commissione, secondo cui il processo di assorbimento dell’azoto è troppo instabile
         per essere preso in considerazione, si deve rilevare che il Regno di Svezia ha evidenziato che il calcolo degli scarichi di
         ogni agglomerato nelle acque costiere sensibili è basato sugli scarichi effettivi dell’agglomerato combinati con l’assorbimento
         calcolato singolarmente. Il metodo utilizzato include i risultati di misurazioni concrete del contenuto di azoto effettuate
         in diversi corsi d’acqua e i calcoli sono normalmente fondati su un programma di misurazioni realizzate su periodi che vanno
         fino a dieci anni. Ne consegue che tali calcoli prendono parimenti in considerazione l’azoto che viene rilasciato nell’acqua,
         e tale risultato esprime dunque un assorbimento netto che include la totalità dell’azoto, ivi compreso quello precedentemente
         trattenuto e in seguito rilasciato.
      
      99      Si deve inoltre rilevare che lo stesso rapporto del 2003 ammette che l’assorbimento naturale costituisce un’opzione legalmente
         ammessa.
      
      100    Infine, occorre rammentare che, come rilevato al punto 47 della presente sentenza, deve sussistere un nesso di causalità adeguato
         tra gli scarichi e l’inquinamento delle aree sensibili. Pertanto, benché le acque del Mar Baltico propriamente detto subiscano
         un’eutrofizzazione a causa, in particolare, dell’azoto, fintantoché la Commissione non abbia dimostrato che gli scarichi di
         azoto degli impianti di trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e., che si riversano
         nel Mar Baltico propriamente detto, contribuiscono all’eutrofizzazione di tale mare, un trattamento terziario dell’azoto non
         dev’essere imposto in ciascuno di tali impianti.
      
      101    Peraltro, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 82 delle sue conclusioni, la tabella 2 dell’allegato I della direttiva
         91/271 non impone, nell’ambito di un trattamento terziario, un trattamento completo bensì, per quanto riguarda l’azoto, una
         riduzione che consente di raggiungere un valore di 15 mg/l per gli agglomerati con un numero di a.e. tra i 10 000 e i 100 000
         o una percentuale minima di riduzione tra il 70 e l’80%. Uno scarico indiretto di azoto nelle acque sensibili a quest’ultimo
         comporta dunque l’obbligo di ridurre l’azoto unicamente se, per un impianto di trattamento, più del 30% dell’azoto contenuto
         nelle acque reflue urbane raggiunge tali aree sensibili.
      
      102    Occorre dunque verificare se la Commissione abbia dimostrato che gli scarichi degli impianti di cui trattasi non sono conformi
         a tali prescrizioni.
      
      103    In via preliminare si deve osservare, come rilevato dal Regno di Svezia, che il territorio di tale Stato membro è costituito
         da numerosi laghi e corsi d’acqua. Il Regno di Svezia ha aggiunto, inoltre, che trascorre un periodo di tempo considerevole
         prima che l’azoto che si riversa nel sistema idraulico raggiunga la costa e che il processo naturale di separazione dell’azoto
         negli scarichi si realizza in tempi lunghi. Alla luce di ciò si deve constatare che le caratteristiche naturali del territorio
         svedese sembrano tali da favorire l’assorbimento dell’azoto.
      
      104    Da un lato, il Regno di Svezia ha affermato, senza essere contraddetto dalla Commissione, che un impianto di trattamento classico
         attrezzato per una depurazione meccanica, biologica e chimica, procede sempre ad una determinata eliminazione dell’azoto,
         anche qualora esso non sia specificatamente attrezzato a tal fine. La riduzione di azoto in siffatto impianto di trattamento
         equivale in media al 30%. D’altro lato, consegue dalle informazioni comunicate dal Regno di Svezia nella sua risposta ai quesiti
         scritti che, secondo taluni calcoli realizzati nel 2008, il tasso di assorbimento dell’azoto è del 54% per l’impianto di trattamento
         di Filipstad, dell’81% per quello di Kumla, del 47% per quello di Flen, del 92% per quello di Nässjö, del 74% per quello di
         Tranås, del 70% per quello di Vimmerby e del 48% per l’impianto di trattamento di Olofström. 
      
      105    Si deve pertanto constatare che la Commissione non ha dimostrato che, per ciascuno degli impianti menzionati nell’allegato
         4 del controricorso del Regno di Svezia, gli effetti congiunti della riduzione dell’azoto mediante gli impianti di trattamento,
         da un lato, e l’assorbimento naturale, dall’altro, non consentono di raggiungere il tasso minimo di eliminazione dell’azoto
         imposto dalla direttiva 91/271.
      
      106    Si deve pertanto constatare che la Commissione non ha provato l’inadempimento sollevato per quanto riguarda i citati impianti.
      
      107    Consegue dalle considerazioni che precedono che il Regno di Svezia, non avendo provveduto, al più tardi entro il 31 dicembre
         1998, affinché gli scarichi degli impianti elencati negli allegati 2 e 3, come modificati, per il trattamento di acque reflue
         urbane provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e., che si riversano direttamente nelle aree sensibili o nei loro
         bacini drenanti, rispondano ai requisiti pertinenti dell’allegato I della direttiva 91/271, è venuto meno agli obblighi su
         di esso incombenti ai sensi dell’art. 5, nn. 2, 3 e 5, della citata direttiva.
      
      108    Il ricorso è respinto quanto al resto.
      
       Sulle spese
      109    A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché il Regno di Svezia non ne ha fatto domanda, benché la Commissione sia rimasta soccombente sui punti essenziali
         dei propri motivi, si deve disporre che ciascuna parte sopporti le proprie spese.
      
      110    Ai termini dell’art. 69, n. 4, del regolamento di procedura, gli Stati membri intervenuti nella causa sopportano le proprie
         spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Il Regno di Svezia, non avendo provveduto, al più tardi entro il 31 dicembre 1998, affinché gli scarichi degli impianti elencati
            negli allegati 2 e 3 del suo controricorso, come modificati dalla sua controreplica, per il trattamento di acque reflue urbane
            provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 abitanti equivalenti, che si riversano direttamente nelle aree sensibili o
            nei loro bacini drenanti, rispondano ai requisiti pertinenti dell’allegato I della direttiva del Consiglio 21 maggio 1991,
            91/271/CEE, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come modificata dalla direttiva della Commissione 27 febbraio
            1998, 98/15/CE, è venuto meno agli obblighi su di esso incombenti ai sensi dell’art. 5, nn. 2, 3 e 5, della citata direttiva.
      2)      Il ricorso è respinto quanto al resto.
      3)      La Commissione delle Comunità europee, il Regno di Svezia e la Repubblica di Finlandia sopportano ciascuno le proprie spese.
      Firme
      * Lingua processuale: lo svedese.