CELEX: C2004/300/51
Language: it
Date: 2004-12-04 00:00:00
Title: Causa C-407/04 P: Ricorso proposto il 24 settembre 2004 (fax 16 settembre 2004) da Dalmine SpA contro la sentenza pronunciata l'8 luglio 2004 dalla Seconda Sezione del Tribunale di primo grado delle Comunità europee nella causa T-50/00, tra Dalmine SpA e Commissione delle Comunità europee

4.12.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 300/25
            
         Ricorso proposto il 24 settembre 2004 (fax 16 settembre 2004) da Dalmine SpA contro la sentenza pronunciata l'8 luglio 2004 dalla Seconda Sezione del Tribunale di primo grado delle Comunità europee nella causa T-50/00, tra Dalmine SpA e Commissione delle Comunità europee
   (Causa C-407/04 P)
   (2004/C 300/51)
   Il 24 settembre 2004, Dalmine SpA, con gli avvocati A. Sinagra, M. Siragusa e F.M. Moretti, ha proposto alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso d'impugnazione contro la sentenza emessa l'8 luglio 2004 dalla Seconda Sezione del Tribunale di primo grado delle Comunità europee nella causa T-50/00, tra Dalmine SpA e Commissione delle Comunità europee.
   La ricorrente conclude che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               annullare l'impugnata sentenza del Tribunale e, con essa, annullare la decisione originariamente impugnata; ovvero
            
         
               —
            
            
               annullare l'impugnata sentenza e, conseguentemente, la decisione della Commissione, per le parti relative a quei motivi del presente atto di appello che codesta Corte riterrà fondati e meritevoli di accoglimento;
            
         
               —
            
            
               in via subordinata, in annullamento dell'art. 4 della decisione, rideterminare, attraverso la sua sostanziale riduzione, l'ammenda irrogata, tenendo conto dei motivi e delle circostanze che con il presente atto di appello si è inteso far valere, sia come conseguenza degli errori di diritto commessi dal Tribunale nella verifica della congruità della sanzione, sia per effetto dell'annullamento, in tutto o in parte, della sentenza, con particolare (ma non esclusivo) riguardo al giudizio espresso dal Tribunale in rapporto alle infrazioni constatate agli artt. 1 e 2 della decisione;
            
         
               —
            
            
               valutare se, in diversa ipotesi e secondo il suo autonomo giudizio, rimettere gli atti al Tribunale per un nuovo giudizio ed una nuova sentenza che tenga conto, ad essi dovendosi attenere, delle interpretazioni normative e dei principi di diritto che saranno eventualmente precisati da codesta Corte nel presente caso di specie;
            
         
               —
            
            
               infine, che, sia per l'una che per l'altra ipotesi, in riforma anche su tale punto della impugnata sentenza del tribunale, condannare la Commissione alla rifusione delle spese del doppio grado di giudizio in favore dell'appellante Dalmine.
            
         Motivi e principali argomenti:
   Il ricorrente sostiene che la sentenza del Tribunale sia viziata per:
   
               —
            
            
               violazione e falsa applicazione del diritto comunitario, nonchè violazione dei diritti della difesa, per quanto attiene alla ritenuta legittimità dei quesiti posti dalla Commissione alla ricorrente, in particolare, con la decisione di richiesta di informazioni ex art. 11(5) del Regolamento 17/62 (1);
            
         
               —
            
            
               violazione e falsa applicazione del diritto comunitario e violazione dei diritti della difesa per quanto attiene alla ritenuta ammissibilità e utilizzabilità, come prova, del documento «Sharing Key»;
            
         
               —
            
            
               violazione e falsa applicazione del diritto comunitario, violazione dei diritti della difesa quanto alla ritenuta ammissibilità ed utilizzabilità come prove dei verbali di interrogatorio degli ex dirigenti di Dalmine;
            
         
               —
            
            
               violazione dell'art. 81 CE per quanto attiene alla legittimazione dell'inclusione, nella decisione, di motivi ultronei rispetto agli addebiti mossi alle imprese;
            
         
               —
            
            
               violazione dell'art. 81 CE, falsa applicazione di legge, snaturamento delle prove e carenza di motivazione per quanto attiene alla determinazione dell'oggetto dell'asserita infrazione di cui all'art. 1 della decisione, alla verifica della sua attuazione, all'accertamento dei suoi effetti e all'assimilazione di un'eventuale infrazione senza attuazione o senza sensibile effetto pregiudizievole sulla concorrenza alle infrazioni caratterizzate da piena attuazione e da oggetto ed effetto illecito;
            
         
               —
            
            
               violazione dell'art. 81 CE, falsa applicazione di legge, snaturamento delle prove e carenza di motivazione per quanto attiene all'asserito pregiudizio sugli scambi fra Stati membri;
            
         
               —
            
            
               eccesso di potere, violazione del diritto comunitario e snaturamento dei fatti e delle prove per quanto attiene alla ricostruzione, effettuata dal Tribunale, dell'illecito contestato dalla Commissione all'art. 2 della decisione;
            
         
               —
            
            
               eccesso di potere, violazione del diritto comunitario e snaturamento dei fatti e delle prove per quanto attiene alla valutazione dell'illiceità dei fini e/o degli effetti del contratto di fornitura tra Dalmine e British Steel, in quanto limitativo della concorrenza sul mercato dei tubi lisci e dei tubi filettati;
            
         
               —
            
            
               violazione del diritto comunitario e snaturamento dei fatti e delle prove per quanto attiene alla valutazione dell'illiceità delle clausole del contratto di fornitura tra Dalmine e British Steel;
            
         
               —
            
            
               in subordine, violazione dell'art. 81 CE e difetto di motivazione nel valutare il rispetto, da parte della Commissione, dell'articolo 15 del regolamento 17/62 e degli Orientamenti sul calcolo delle ammende, per quanto attiene alla gravità dell'infrazione imputabile a Dalmine; e, infine, sempre in subordine,
            
         
               —
            
            
               violazione dell'art. 81 CE e difetto di motivazione nel valutare il rispetto, da parte della Commissione, dell'art. 15 del regolamento 17/62 e degli Orientamenti sul calcolo delle ammende, per quanto attiene alla valutazione della durata dell'infrazione contestata a Dalmine ed alle circostanze attenuanti.
            
         
      (1)   GU P 13 del 21.2.1962, pag. 204.