CELEX: 62021TN0124
Language: it
Date: 2021-02-25 00:00:00
Title: Causa T-124/21: Ricorso proposto il 25 febbraio 2021 — Mariani e a. / Parlamento

19.4.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 138/51
            
         
      Ricorso proposto il 25 febbraio 2021 — Mariani e a. / Parlamento
      (Causa T-124/21)
      (2021/C 138/68)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: Thierry Mariani (Parigi, Francia) e altri 22 ricorrenti (rappresentante: F. Wagner, avvocato)
      
         Convenuto: Parlamento europeo
      
         Conclusioni
      
      I ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare l’articolo 1 del regolamento (UE, EURATOM) 2020/2223 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 dicembre 2020, che modifica il regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 per quanto riguarda la cooperazione con la Procura europea e l’efficacia delle indagini dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (GU 2020, L 437, pag. 49) e, più specificamente, l’articolo 3, paragrafo 11, l’articolo 4, paragrafo 2, lettera a) e lettera b), l’articolo 5, lettera a), paragrafo 1, l’articolo 7, lettera b), paragrafo 3 bis, l’articolo 9 bis, paragrafi da 1 a 4, così modificati e aggiunti
               
            
                  —
               
               
                  condannare il Parlamento europeo alla totalità delle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, i ricorrenti deducono un unico motivo, relativo alla violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), della Convenzione europea sui diritti dell'uomo, dei principi generali riconosciuti dalla giurisprudenza, del protocollo sui privilegi e sulle immunità dei deputati, del regolamento del Parlamento europeo e dello statuto dei deputati.
      I ricorrenti lamentano che l’atto impugnato consentirebbe all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) di accedere senza preavviso e senza ritardo a tutte le informazioni nonché ai locali dei deputati e dei loro assistenti, senza mandato di un magistrato indipendente, come è la regola in qualsiasi Stato democratico.
      I ricorrenti criticano del pari l’atto impugnato sulla base del rilievo che, a loro avviso, esso consentirebbe all’OLAF di accedere ai dispositivi privati e agli estratti bancari e conti bancari dei deputati e dei loro assistenti.
      I ricorrenti considerano che una tale indagine, siffatte procedure investigative, potranno essere avviate dall’OLAF sulla base di una semplice denuncia anonima e temono che i deputati, segnatamente quando appartengono all’opposizione parlamentare, sarebbero in balia di pressioni, ricatti e altre intimidazioni, stante una mera denuncia anonima, il che potrebbe consentire di influire sulla loro attività parlamentare.
      I ricorrenti fanno altresì valere che il controllore delle garanzie procedurali non è per nulla un organo indipendente come lo sarebbe un giudice istruttore rispetto agli investigatori membri della polizia giudiziaria, sulla base del rilievo che detto controllore è nominato dalla Commissione e che i suoi mezzi sono dalla stessa dipendenti. I ricorrenti affermano che un sistema del genere non offrirebbe alcuna garanzia d’imparzialità nei confronti degli eletti dell’opposizione che potrebbero essere oggetto di indagini dell’OLAF.
      I ricorrenti censurano l’atto impugnato anche in quanto rimetterebbe in discussione i principi generali del diritto dell’Unione sanciti dagli articoli 7 e 8 della Carta, per il motivo che consentirebbe all’OLAF di avere accesso a informazioni che non lo riguardano e che nemmeno sono di pertinenza del Parlamento né di una qualunque istituzione europea.
      Infine, i ricorrenti sostengono che l’atto impugnato rimette in discussione i principi generali del diritto dell’Unione sanciti dagli articoli 8 e 9 del protocollo sui privilegi e sulle immunità dei deputati, per il motivo che il regolamento impugnato permette all’OLAF di violare l’immunità dei deputati senza che un'istituzione giudiziaria abbia, previamente, chiesto né, a fortiori, ottenuto la revoca dell’immunità parlamentare dei medesimi e senza che ricorra l’ipotesi della flagranza. Secondo i ricorrenti, il regolamento impugnato permette all’OLAF e, di conseguenza, al Parlamento europeo che lo interpellerebbe, di aggirare l’immunità e l’inviolabilità dei parlamentari per avere accesso a elementi ai quali, diversamente, l’OLAF non avrebbe accesso.