CELEX: C2006/131/64
Language: it
Date: 2006-06-03 00:00:00
Title: Causa C-167/06P: Ricorso proposto il  29 marzo 2006  da Ermioni Komninou, Grigorios Dokos, Donatos Pappas, Vasilios Pappas, Aristidis Pappas, Eleftheria Pappa, Lambrini Pappa, Irini Pappa, Alexandra Dokou, Fotios Dimitriou, Zoi Dimitriou, Petros Bolosis, Despoina Bolosi, Konstaninos Bolosis e Thomas Bolosis, avverso l'ordinanza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee  13 gennaio 2006 , causa T-42/04, Komninou e a. contro Commissione

3.6.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 131/34
            
         Ricorso proposto il 29 marzo 2006 da Ermioni Komninou, Grigorios Dokos, Donatos Pappas, Vasilios Pappas, Aristidis Pappas, Eleftheria Pappa, Lambrini Pappa, Irini Pappa, Alexandra Dokou, Fotios Dimitriou, Zoi Dimitriou, Petros Bolosis, Despoina Bolosi, Konstaninos Bolosis e Thomas Bolosis, avverso l'ordinanza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 13 gennaio 2006, causa T-42/04, Komninou e a. contro Commissione
   (Causa C-167/06P)
   (2006/C 131/64)
   Lingua processuale: il greco
   Parti
   
      Ricorrenti: Ermioni Komninou, Grigorios Dokos, Donatos Pappas, Vasilios Pappas, Aristidis Pappas, Eleftheria Pappa, Lambrini Pappa, Irini Pappa, Alexandra Dokou, Fotios Dimitriou, Zoi Dimitriou, Petros Bolosis, Despoina Bolosi, Konstaninos Bolosis e Thomas Bolosis, (rappresentante: avv. G. Dellis),
   
      Altra parte nel procedimento: Commissione delle Comunità europee
   Conclusioni dei ricorrenti
   
               —
            
            
               Accogliere il presente ricorso.
            
         
               —
            
            
               Annullare la sentenza impugnata del Tribunale di primo grado 13 gennaio 2006 nella causa T-42/04.
            
         
               —
            
            
               Accogliere il ricorso dei ricorrenti 10 febbraio 2004 e condannare la Commissione delle Comunità europee a pagare a ciascun ricorrente la somma di duecentomila euro (EUR 200 000), maggiorata dell'interesse legale dell'8 % dalla pronuncia della Corte e fino al saldo integrale.
            
         
               —
            
            
               Condannare la controparte al pagamento di tutte le spese processuali sopportate dai ricorrenti in primo grado e nell'attuale grado di giudizio e, in subordine, nel caso in cui il presente ricorso venga respinto, condannare la controparte a sopportare le spese e, comunque, a sopportare le proprie spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   Il ricorso nella causa C-167/06, proposto da 15 ricorrenti residenti in Parga (Nomos Preveda, Grecia), è rivolto contro l'ordinanza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 13 gennaio 2006, pronunciata nella causa T-42/2004. Con tale sentenza è stato respinto come manifestamente infondato il loro ricorso per risarcimento del danno proposto in data 10 febbraio 2004 contro la Commissione delle Comunità europee.
   Il ricorso del 10 febbraio proposto dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee era diretto contro la Commissione e conteneva la richiesta di risarcimento del danno morale causato ai ricorrenti dal comportamento della Commissione in seguito alla denuncia da essi presentata il 7 luglio 1995, con cui lamentavano una violazione del diritto comunitario dell'ambiente da parte delle autorità elleniche e, in particolare, degli artt. 3 e 5 della direttiva 85/337/CEE in relazione alla progettazione e alla realizzazione del summenzionato centro di depurazione biologica, in località «Varka».
   Essi hanno affermato che il comportamento complessivo e continuato della Commissione nei loro confronti realizza un caso manifesto di cattiva amministrazione. In particolare, la Commissione:
   
               1.
            
            
               In uno stadio iniziale, anzitutto non li ha informati tempestivamente dell'iter della denuncia, ha occultato taluni elementi e li ha tratti in inganno circa l'andamento del procedimento; in secondo luogo, ha respinto la loro denuncia con una motivazione manifestamente contraria alle disposizioni del diritto comunitario dell'ambiente e alla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e, in terzo luogo, non ha osservato regole essenziali di imparzialità per quanto riguarda la trattazione del procedimento che il riguardava da parte dei suoi funzionari.
            
         
               2.
            
            
               Successivamente, e dopo che le circostanze summenzionate erano state confermate con decisione del Mediatore europeo, ha omesso di adottare le misure necessarie a rimediare alle forme di cattiva amministrazione summenzionate. Per giunta, ha continuato a trattarli in modo dilatorio e ambiguo: da un lato, rifiuta di ammettere gli errori commessi a loro danno, dall'altro lato, rifiuta (al momento della proposizione del ricorso di risarcimento del danno e anche attualmente) di esaminare nel merito la loro denuncia e di difendere un'interpretazione uniforme e corretta del diritto comunitario.
            
         I ricorrenti, in particolare, hanno affermato che, a prescindere dal fatto che la posizione della Commissione in merito alla non applicazione delle disposizioni della direttiva 85/337/CEE sia o meno erronea, con il suddetto comportamento la Commissione ha violato in modo evidente i suoi obblighi fondamentali nei loro confronti in quanto cittadini europei nonché nella loro qualità di soggetti amministrati e, in particolare, i principi di buona amministrazione, di imparzialità, di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento, violando, di fatto, anche il diritto di petizione che è garantito a favore dei cittadini europei.
   Con l'ordinanza impugnata il Tribunale di primo grado, senza esaminare la ricevibilità del ricorso per risarcimento del danno, ha applicato l'art. 111 del suo regolamento di procedura e ha deciso che 1) il ricorso è manifestamente infondato in diritto, e, 2) non è necessaria la prosecuzione del procedimento dinanzi a esso, in particolare con lo scambio di ulteriori documenti processuali e lo svolgimento di una procedura in contraddittorio. Di conseguenza, esso ha respinto il ricorso nel suo insieme, ha ingiunto loro di sopportare non solo le spese proprie, ma anche quelle della Commissione. La detta ordinanza è stata notificata all'avvocato che rappresenta gli odierni ricorrenti con lettera raccomandata recante la data del 25 gennaio 2006.
   Contro l'ordinanza summenzionata, che essi considerano giuridicamente erronea ai sensi dell'art. 225, n. 2, del Trattato CE e dell'art. 58 dello Statuto della Corte di giustizia delle Comunità europee, è proposto il ricorso previsto in tali articoli e nell'art. 56 dello stesso Statuto, rituale e tempestivo, con evidente interesse legittimo. Nel ricorso essi procedono all'elencazione degli errori di diritto della sentenza impugnata.
   Tali errori riguardano:
   
               i)
            
            
               la circostanza che il Tribunale di primo grado ha completamente omesso di esaminare i motivi e argomenti dei ricorrenti relativi alla violazione del diritto di petizione, come esso è riconosciuto in quanto elemento della cittadinanza europea;
            
         
               ii)
            
            
               la circostanza che, comunque, il Tribunale di primo grado ha alterato il contenuto della decisione del Mediatore europeo 18 luglio 2002, che costituiva l'elemento di prova più decisivo allegato al loro ricorso, e, comunque è incorso in un'erronea qualificazione giuridica di tale elemento;
            
         
               iii)
            
            
               la circostanza che il Tribunale di primo grado ha interpretato ed applicato in modo erroneo i principi della buona amministrazione, di imparzialità, del legittimo affidamento, in taluni casi ha alterato il contenuto degli elementi di prova e, comunque, ha effettuato un'erronea qualificazione giuridica della parte in fatto del loro ricorso, che si riferisce alla violazione dei summenzionati principi.
            
         
               iv)
            
            
               la circostanza che il Tribunale di primo grado ha omesso di esaminare o, comunque, ha esaminato in modo carente il ricorso per risarcimento dei danni, nella misura in cui ha affrontato il comportamento controverso della Commissione come somma di elementi isolati e distinti tra loro e non in modo complessivo, nonostante il fatto che la violazione delle norme comunitarie richiamate e il danno cagionato derivino principalmente dal comportamento complessivo tenuto dalla Commissione per un periodo di otto anni.
            
         Più in generale, essi ritengono che il Tribunale di primo grado abbia omesso di trarre le giuste conclusioni dalla norma fondamentale secondo cui la Commissione ha la responsabilità di assicurare il corretto e legittimo svolgimento dei procedimenti e, in caso di errore, deve assumersi l'onere economico della cattiva amministrazione. D'altronde, l'inosservanza di norme fondamentali di condotta amministrativa può causare un danno morale per il quale il cittadino può chiedere una reintegrazione e un risarcimento.