CELEX: 62018TO0125
Language: it
Date: 2019-02-14
Title: Ordinanza del Tribunale (Prima Sezione) del 14 febbraio 2019.#Associazione Nazionale GranoSalus - Liberi Cerealicoltori & Consumatori (Associazione GranoSalus) contro Commissione europea.#Ricorso di annullamento – Prodotti fitosanitari – Sostanza attiva glifosato – Rinnovo dell’iscrizione nell’allegato al regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 – Insussistenza di incidenza individuale – Atto regolamentare che comporta misure di esecuzione – Irricevibilità.#Causa T-125/18.

ORDINANZA DEL TRIBUNALE (Prima Sezione)
14 febbraio 2019  (*)
«Ricorso di annullamento – Prodotti fitosanitari – Sostanza attiva glifosato – Rinnovo dell’iscrizione nell’allegato al regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 – Insussistenza di incidenza individuale – Atto regolamentare che comporta misure di esecuzione – Irricevibilità»
Nella causa T‑125/18,

Associazione Nazionale Granosalus – Liberi Cerealicoltori & Consumatori (Associazione GranoSalus),  con sede a Foggia (Italia), rappresentata da G. Dalfino, avvocato,
ricorrente,
contro

Commissione europea,  rappresentata da  F. Castillo de la Torre, D. Bianchi, G. Koleva e  I. Naglis, in qualità di agenti,
convenuta,
avente ad oggetto una domanda fondata sull’articolo 263 TFUE e diretta all’annullamento del regolamento di esecuzione (UE) 2017/2324 della Commissione, del 12 dicembre 2017, che rinnova l’approvazione della sostanza attiva glifosato, in conformità al regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, e che modifica l’allegato del regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 della Commissione (GU 2017, L 333, pag. 10),
IL TRIBUNALE (Prima Sezione),
composto da I. Pelikánová, presidente, P. Nihoul (relatore) e J. Svenningsen, giudici,
cancelliere: E. Coulon
ha emesso la seguente

Ordinanza

 Fatti

1        Il  glifosato è una  sostanza attiva utilizzata,  in particolare,  come diserbante. 

2        Il  glifosato è stato  «autorizzato» per l’utilizzo di cui  al precedente punto  1, per la prima  volta, nell’Unione  europea, tramite la sua iscrizione nell’elenco delle  sostanze attive dell’allegato I alla direttiva 91/414/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, relativa all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari  (GU 1991, L 230,  pag. 1). 

3        L’aggiunta del  glifosato alla fine della tabella dell’allegato I alla direttiva 91/414 è stata  effettuata dalla direttiva 2001/99/CE della Commissione, del 20 novembre 2001, che modifica l’allegato I della direttiva 91/414/CEE con l’iscrizione delle sostanze attive glifosato e tifensulfuron metile (GU 2001, L 304,  pag. 14).

4        In forza della  direttiva 2001/99, il glifosato era  «autorizzato», come  sostanza attiva, dal  1° luglio 2002 al 30 giugno 2012.

5        L’articolo 5, paragrafo 5, della direttiva 91/414 stabiliva che l’iscrizione di una sostanza attiva poteva essere rinnovata su richiesta purché tale  richiesta  fosse presentata almeno due anni prima della scadenza del periodo d’iscrizione. 

6        La Commissione  europea  ha ricevuto una  richiesta di  rinnovo  concernente  il glifosato nel termine stabilito.

7        Tuttavia, è emerso che  dovevano ancora essere adottate norme dettagliate  concernenti la presentazione e la valutazione delle informazioni  complementari  necessarie  per il  rinnovo delle  sostanze attive. 

8        L’iscrizione del  glifosato è stata, pertanto,  prorogata fino al 31 dicembre 2015 con la direttiva 2010/77/UE della Commissione, del 10 novembre 2010, che modifica la direttiva 91/414/CEE per quanto riguarda le scadenze dell’iscrizione di determinate sostanze attive nell’allegato I (GU 2010, L 293,  pag. 48).

9        Successivamente, la direttiva 91/414 è stata abrogata, con effetto dal 14 giugno 2011, dal regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive 79/117/CEE e 91/414 del Consiglio (GU 2009, L 309, pag. 1).

10      Le sostanze attive  considerate  approvate  in forza  del regolamento n. 1107/2009 sono  elencate nell’allegato  al  regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 della Commissione, del 25 maggio 2011, recante disposizioni di attuazione del regolamento n. 1107/2009 per quanto riguarda l’elenco delle sostanze attive approvate (GU 2011, L 153,  pag. 1). 

11      Nell’elenco  figurante  all’allegato del  regolamento di esecuzione n. 540/2011 appare il  glifosato. La data di scadenza del periodo di approvazione di  tale  sostanza attiva  era fissata al 31 dicembre 2015.

12      Il 20 dicembre 2013 la Repubblica federale di Germania, in qualità di Stato membro relatore, ha presentato, in collaborazione  con la Repubblica slovacca,  in qualità di Stato membro correlatore, il progetto di relazione di valutazione  del  rinnovo  dell’approvazione  del glifosato. 

13      L’Autorità  europea  per la sicurezza alimentare (EFSA)  ha trasmesso  il progetto di relazione di valutazione  di cui trattasi  al richiedente nonché agli  Stati  membri per raccoglierne le osservazioni. Essa ha trasmesso alla Commissione  le osservazioni  che aveva ricevuto e ha  reso accessibile al pubblico  il fascicolo sintetico supplementare.

14      Il 20 marzo 2015  l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC)  ha pubblicato  la sua  analisi  riguardo al  potenziale cancerogeno  del glifosato. Sulla base di tale analisi, essa l’ha classificato nell’elenco dei  prodotti  probabilmente cancerogeni per l’uomo.

15      Il 29 aprile 2015 la Commissione  ha incaricato l’EFSA di esaminare le  informazioni figuranti  nell’analisi dell’AIRC sul potenziale cancerogeno  del glifosato e di tenerne conto, entro il 30 ottobre 2015, nelle sue analisi e conclusioni.

16      Nell’attesa la Commissione  ha prorogato  il periodo di  validità  dell’approvazione  del glifosato fino al 30 giugno 2016 con il suo regolamento di esecuzione (UE) 2015/1885, del 20 ottobre 2015, che modifica il regolamento di esecuzione n. 540/2011 per quanto riguarda la proroga dei periodi di approvazione delle sostanze attive 2,4-D, acibenzolar-s-metile, amitrolo, bentazone, cialofop butile, diquat, esfenvalerate, famoxadone, flumiossazina, DPX KE 459 (flupirsulfuron metile), glifosate, iprovalicarb, isoproturon, lambda-cialotrina, metalaxyl-M, metsulfuron metile, picolinafen, prosulfuron, pimetrozina, piraflufen-etile, tiabendazolo, tifensulfuron metile e triasulfuron (GU 2015, L 276,  pag. 48). 

17      Il  regolamento di esecuzione 2015/1885 si fondava sull’articolo 17, primo comma, del regolamento n. 1107/2009, che prevede che la Commissione  possa rinviare la scadenza del periodo di approvazione  di una sostanza attiva  qualora  sembri probabile che l’approvazione scada prima che venga presa una decisione in merito al rinnovo per motivi che sfuggono al controllo del richiedente.

18      Il 30 ottobre 2015 l’EFSA ha presentato le sue conclusioni sulla possibilità che il glifosato soddisfacesse i criteri di approvazione stabiliti all’articolo 4 del regolamento n. 1107/2009.

19      Nelle sue conclusioni, l’EFSA ha rilevato che «il glifosato non  presenta  probabilmente  un rischio cancerogeno per l’uomo e le prove  non giustificano  una classificazione  in merito al suo  potenziale  cancerogeno  in conformità al regolamento (CE) n. 1272/2008 [del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006  (GU 2008, L 353,  pag. 1)]».

20      Il 28 gennaio 2016 la Commissione ha presentato il progetto di relazione di riesame al comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi. Al richiedente è stata data la possibilità di presentare osservazioni.

21      In seno al  comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi  vari  Stati  membri hanno  ritenuto  opportuno,  prima di prendere una decisione  sul rinnovo dell’approvazione, chiedere il parere di un altro organo, ossia  del comitato per la valutazione dei rischi  dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), sulla classificazione armonizzata  del glifosato per quanto riguarda  la sua cancerogenicità. 

22      In considerazione del tempo  necessario al comitato per la valutazione dei rischi dell’ECHA per fornire un parere, il periodo di  approvazione  del glifosato è stato  prorogato, una terza  volta, in tale occasione  fino al 15 dicembre 2017, dal  regolamento di esecuzione (UE) 2016/1056 della Commissione, del 29 giugno 2016, che modifica il regolamento di esecuzione n. 540/2011 per quanto riguarda la proroga del periodo di approvazione della sostanza attiva glifosato (GU 2016, L 173,  pag. 52).

23      Il comitato per la valutazione dei rischi dell’ECHA ha trasmesso il suo parere alla Commissione il 15 giugno 2017. Nel suo parere, esso ha concluso all’unanimità che, in base alle informazioni attualmente disponibili, una classificazione di pericolo per la cancerogenicità non era giustificata nel caso del glifosato.

24      Il 6 ottobre 2017 la Commissione ha accolto ufficialmente un’iniziativa dei cittadini europei riguardante il glifosato in uno dei suoi tre obiettivi e con le firme convalidate di almeno un milione di cittadini europei di almeno sette Stati membri.

25      Il 23 ottobre 2017 la Commissione  ha risposto all’iniziativa dei cittadini europei  rilevando che, «[p]er quanto riguarda[va] il primo obiettivo, relativo al divieto dei diserbanti a base di glifosato, [essa]  rit[eneva] che non sussist[essero] motivi giuridici o scientifici che giustific[assero] il divieto del glifosato e non [avrebbe presentato] una proposta legislativa in tal senso». Essa ha aggiunto che  «[l]e evidenze scientifiche in particolare non consent[iva]no di concludere che il  glifosato [fosse] potenzialmente cancerogeno. La decisione (...) di rinnovare  l’approvazione del glifosato (per un periodo di 5 anni) [era] quindi pienamente giustificata».

26      Il comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi non ha espresso alcun parere entro il termine fissato dal suo presidente. Il comitato di appello  è stato  adito per una nuova delibera e ha emesso un parere. 

27      Il 12 dicembre 2017 la Commissione  ha adottato il  regolamento di esecuzione (UE) 2017/2324, che rinnova l’approvazione della sostanza attiva glifosato, in conformità al regolamento n. 1107/2009 e che modifica l’allegato del regolamento di esecuzione n. 540/2011 (GU 2017, L 333,  pag. 10; in prosieguo: l’«atto impugnato»). 

28      Con l’atto impugnato, l’approvazione  del glifosato è stata rinnovata, a talune condizioni, fino al 15 dicembre 2022.

29      Il  considerando  25 dell’atto impugnato  precisa  che  le misure da esso previste sono conformi al parere del comitato di appello di cui  al precedente punto 26.
 Procedimento e conclusioni delle parti

30      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 28 febbraio 2018, l’Associazione Nazionale GranoSalus –  Liberi Cerealicoltori & Consumatori, ricorrente,  un’associazione italiana  composta da produttori di grano e da consumatori nonché da loro associazioni di tutela, ha proposto il presente  ricorso.

31      Con atto separato del 30 maggio 2018, la Commissione ha sollevato un’eccezione di irricevibilità ai sensi dell’articolo  130 del regolamento di procedura del Tribunale. 

32      Il 9 luglio 2018 la ricorrente ha depositato le sue osservazioni sull’eccezione di irricevibilità.

33      Con  atti datati, rispettivamente, 8, 11 e 12 giugno 2018, la Helm AG, la Monsanto Europe NV/SA e la Monsanto Company, la Nufarm GmbH & Co. KG, la Nufarm, l’Albaugh Europe Sàrl, l’Albaugh UK Ltd e  l’Albaugh TKI d.o.o. nonché  la Barclay Chemicals Manufacturing Ltd hanno chiesto di intervenire a sostegno delle conclusioni della Commissione. 

34      Nell’atto introduttivo, la ricorrente chiede che il Tribunale voglia annullare l’atto impugnato. 

35      La Commissione chiede che il Tribunale voglia: 
–        respingere il ricorso in quanto manifestamente irricevibile;
–        condannare la ricorrente al pagamento delle spese processuali;
–        in subordine, fissare un nuovo termine per la  prosecuzione della causa, in applicazione dell’articolo 130, paragrafo 8, del regolamento di procedura.

36      Nelle sue osservazioni sull’eccezione di irricevibilità, la ricorrente chiede che il Tribunale respinga tale eccezione.

37      La ricorrente, inoltre,  chiede al Tribunale di disporre un mezzo istruttorio diretto alla produzione dei  passi  della  relazione dell’EFSA  in cui si riesaminano gli studi sul potenziale impatto del glifosato sulla salute umana, al fine di compararli con il fascicolo cosiddetto «Monsanto papers», contenente documenti interni del gruppo  Monsanto resi pubblici dagli organi giurisdizionali degli Stati Uniti nel corso del 2017.
 In diritto

38      Ai sensi dell’articolo 130, paragrafi 1 e 7, del regolamento di procedura, se il convenuto lo chiede, il Tribunale può statuire sull’irricevibilità senza avviare la discussione nel merito.

39      Nel caso di specie, il Tribunale ritiene di essere sufficientemente edotto dai documenti del fascicolo e decide di statuire senza proseguire il procedimento.
 Sull’eccezione di irricevibilità

40      A sostegno dell’eccezione di irricevibilità, la Commissione  sostiene che la ricorrente  non ha  legittimazione ad agire. Da un lato, l’atto impugnato  non riguarderebbe  direttamente e individualmente la ricorrente. Dall’altro lato, l’atto impugnato costituirebbe un atto regolamentare che comporta misure di esecuzione.

41      La ricorrente contesta l’argomentazione della Commissione e sostiene, in  particolare, che l’atto impugnato la riguarda  direttamente e  non comporta  alcuna misura  di esecuzione.

42      In limine, si deve  rilevare che la ricorrente è un’associazione  istituita allo scopo di garantire e di valorizzare la cerealicoltura di  qualità, al fine di  tutelare  i  consumatori. In detto contesto  tale  associazione  ha come compito, in particolare, la rappresentanza, la tutela e la difesa  dei suoi  associati, che sono produttori di grano e consumatori  residenti  nel sud Italia, nonché  cittadini dell’Unione. 

43      Orbene,  secondo  la Corte, un’associazione  può, in linea di principio, proporre un  ricorso di annullamento  soltanto se può vantare un interesse  proprio o se  i suoi  membri  o alcuni di essi sono legittimati ad agire individualmente (v., in tal senso,  sentenza del 13 marzo 2018, European Union Copper Task Force/Commissione,  C‑384/16 P, EU:C:2018:176, punto 87 e giurisprudenza ivi citata). Occorre determinare quindi se, nella fattispecie, la ricorrente faccia valere una di queste ipotesi.
 Sull’esistenza di un interesse proprio della ricorrente

44      Per quanto riguarda la questione  se la ricorrente possa vantare un interesse  proprio, occorre  ricordare che, secondo  la Corte, l’esistenza di circostanze particolari, quale il ruolo svolto da un’associazione in un procedimento sfociato nell’emanazione di un atto ai sensi dell’articolo 263 TFUE, può giustificare la ricevibilità di un ricorso presentato da essa, segnatamente quando tale atto ha inciso sulla sua posizione di negoziatrice o quando la normativa in causa le riconosca un diritto di natura procedurale (v.  sentenza del 13 marzo 2018, European Union Copper Task Force/Commissione,  C‑384/16 P, EU:C:2018:176, punto 88 e giurisprudenza ivi citata). 

45      Nella fattispecie, la ricorrente  sostiene che l’atto impugnato  incide sugli interessi da essa difesi, in particolare la lotta  contro  ogni forma di speculazione o di abuso che si manifesti nel mercato a danno degli agricoltori. Tuttavia, nelle osservazioni  presentate, essa non ha dichiarato  di aver svolto un ruolo nella preparazione  dell’atto impugnato o di disporre di diritti specifici nell’ambito della procedura che ha portato all’adozione di tale  atto.

46      Ne consegue che, alla luce della  giurisprudenza  elaborata dalla Corte, la ricorrente non ha l’interesse proprio che le avrebbe consentito di proporre a proprio nome un ricorso di annullamento  dinanzi al Tribunale e che,  di conseguenza, il presente  ricorso  può,  in linea di principio,  essere dichiarato  ricevibile  soltanto se si dimostri che i membri della  ricorrente, o alcuni di essi,  siano  di per se stessi  legittimati ad agire.
 Sulla legittimazione ad agire a titolo individuale dei membri della ricorrente

47      Ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE, qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre un ricorso contro gli atti adottati nei suoi confronti o che la riguardano direttamente e individualmente, e contro gli atti regolamentari che la riguardano direttamente e che non comportano alcuna misura di esecuzione.

48      L’articolo 263, quarto comma, TFUE distingue così tre  ipotesi  in cui un ricorso di annullamento  proposto da una persona  fisica o giuridica  può essere dichiarato  ricevibile.
–       Sulla qualità di destinatari dell’atto

49      Sulla prima  ipotesi, che concerne i  destinatari  dell’atto, si deve  ricordare che  tale  nozione di destinatario deve intendersi formalmente, nel senso che concerne il soggetto designato nell’atto stesso quale suo destinatario (sentenza del 21 gennaio 2016, SACBO/Commissione e INEA, C‑281/14 P, non pubblicata, EU:C:2016:46, punto 34).

50      Nella fattispecie, i membri della  ricorrente non possono essere considerati come i  destinatari  dell’atto impugnato, poiché non sono  designati in tale atto come  suoi destinatari.
–       Sull’incidenza diretta e individuale 

51      Per la seconda ipotesi, si deve  determinare se  l’atto impugnato riguardi, individualmente,  in particolare,  i membri della  ricorrente o alcuni di essi. 

52      Secondo  la Corte, i soggetti diversi dai destinatari di un atto possono sostenere che questo li riguardi individualmente, ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE, soltanto qualora l’atto incida su di loro a causa di determinate loro specifiche qualità ovvero di circostanze di fatto atte a distinguerli  da chiunque altro e che, quindi li  identifichino alla stessa stregua dei destinatari (sentenza del 15 luglio 1963, Plaumann/Commissione, 25/62, EU:C:1963:17,  pag. 220).

53      Per contro, quando un atto  incide su alcuni  soggetti in quanto parti di una categoria astratta o di un gruppo non individualizzato di persone, le condizioni richieste dalla giurisprudenza citata  al precedente punto 52 non sono  soddisfatte.

54      Nella fattispecie, occorre  rilevare che,  secondo l’articolo 1 dell’atto impugnato, la misura  consistente  nel rinnovo dell’approvazione del  glifosato alle condizioni stabilite nell’allegato I a tale atto  concerne, in maniera generale e astratta, chiunque  abbia l’intenzione di produrre, commercializzare o utilizzare  tale  sostanza  o  prodotti fitosanitari  contenenti  tale  sostanza, nonché  chiunque  possegga  autorizzazioni  all’immissione in commercio di detti  prodotti fitosanitari.

55      Pertanto, l’atto impugnato si applica in situazioni oggettivamente determinate e produce effetti giuridici nei confronti di categorie di persone previste in modo generale e astratto. Ne consegue che  tale  atto  ha  portata generale.

56      La ricorrente  fa valere  che l’atto impugnato  incide su  alcuni  suoi  membri, in quanto il perdurare dell’utilizzo  del glifosato causerebbe loro un danno alla salute, nella loro  qualità di  cittadini dell’Unione e nella loro  qualità di  consumatori. 

57      A tale riguardo, occorre  rilevare che è nella loro qualità generale di consumatori e di cittadini dell’Unione che alcuni membri della ricorrente sono asseritamente colpiti dall’atto impugnato. 

58      Infatti, come riconosciuto dalla ricorrente stessa, il rinnovo  dell’approvazione  del glifosato sarebbe fonte di danni  alla salute di  alcuni  suoi membri  attesa la sua nocività e la sua presenza in prodotti e beni di uso quotidiano, principalmente nell’acqua, e  i suoi membri  ne sarebbero colpiti  nella loro  qualità di  consumatori e di  cittadini dell’Unione.

59      La ricorrente  sostiene  poi che il perdurare dell’utilizzo  del glifosato è  fonte di danni patrimoniali per alcuni  suoi  membri  che sono  produttori di grano  atteso che, per le loro  convinzioni  etiche o scientifiche statutariamente riconosciute, questi ultimi non utilizzano  tale  sostanza attiva, di modo che essi sarebbero economicamente  svantaggiati  rispetto ai  produttori  che utilizzano  tale  sostanza attiva, a causa di costi  maggiori, di un  volume di produzione  inferiore  e di prezzi di vendita  più  elevati.

60      A tale riguardo, si deve  rilevare che l’incidenza  che la ricorrente  fa valere riguardo ad  alcuni  suoi  membri  produttori di grano  non è diversa da quella di cui può avvalersi qualsiasi agricoltore che, per motivi a lui propri, si astenga dall’utilizzare  il glifosato a vantaggio  di altre  soluzioni  che comportano per lui  taluni  costi.

61      Ne consegue che l’atto impugnato  concerne  i membri della  ricorrente  a motivo della loro qualità  oggettiva di  consumatori, di  cittadini dell’Unione o di  produttori di grano allo stesso titolo di qualsiasi altro  consumatore, cittadino dell’Unione o produttore di grano che si trovi, attualmente o potenzialmente, in una  situazione identica. 

62      Così, la ricorrente  non ha dimostrato che  l’atto impugnato riguardasse individualmente i suoi  membri o alcuni di essi.

63      Poiché le condizioni  secondo  cui  l’atto di cui è chiesto l’annullamento deve riguardare direttamente e individualmente una persona  sono cumulative, non è necessario  determinare se, peraltro,  l’atto impugnato  riguardi direttamente i membri della  ricorrente o alcuni di essi. 

64      Ne consegue che la legittimazione ad agire  a titolo individuale dei  membri della ricorrente o di  alcuni di essi non può fondarsi sulla seconda  ipotesi  prevista  all’articolo 263, quarto comma, TFUE. 
–       Sulla qualificazione dell’atto impugnato come atto regolamentare che non comporta alcuna misura di esecuzione

65      La terza  ipotesi  in cui un ricorso di annullamento  proposto da una persona  fisica o giuridica  è ricevibile è quella in cui tale  atto  costituisca un atto regolamentare  che riguarda direttamente  tale  persona  e che non comporta alcuna misura di esecuzione.

66      A tale riguardo, si deve  rilevare che, ai sensi  dell’articolo 263, quarto comma, TFUE, la nozione di atto regolamentare  comprende gli  atti di  portata generale, ad esclusione degli atti  legislativi (sentenza del 3  ottobre 2013, Inuit Tapiriit Kanatami e a./Parlamento e Consiglio, C‑583/11 P, EU:C:2013:625, punto 60). 

67      Nella fattispecie, l’atto impugnato  costituisce un atto regolamentare  del genere dal momento che,  da un lato, si tratta di un atto di  portata generale, come indicato  al precedente punto 55, e,  dall’altro lato, non è stato adottato secondo la procedura legislativa  ordinaria  descritta  all’articolo 294 TFUE o  secondo una  procedura  legislativa  speciale, come definita  all’articolo 289, paragrafo 2, TFUE,  in cui interviene il  Parlamento europeo con la partecipazione del  Consiglio dell’Unione  europea o viceversa. Tale punto non è peraltro contestato dalle parti.

68      Inoltre, la nozione di «atti regolamentari (...) che non comportano alcuna misura d’esecuzione», ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE, deve essere interpretata alla luce dell’obiettivo perseguito da detta disposizione, consistente nell’evitare che un soggetto sia costretto a violare la legge per poter accedere al giudice  (sentenza del 19 dicembre 2013, Telefónica/Commissione,  C‑274/12 P, EU:C:2013:852, punto 27). 

69      Qualora un atto regolamentare produca direttamente effetti sulla situazione giuridica di una persona fisica o giuridica senza richiedere misure di esecuzione, quest’ultima sarebbe privata di tutela giurisdizionale effettiva se non disponesse di un rimedio diretto dinanzi al giudice dell’Unione al fine di contestare la legittimità di detto atto regolamentare  (sentenza del 19 dicembre 2013, Telefónica/Commissione,  C‑274/12 P, EU:C:2013:852, punto 27). 

70      Per contro, quando un atto regolamentare comporta misure di esecuzione, il controllo giurisdizionale del rispetto dell’ordinamento giuridico dell’Unione è garantito, come si evince dall’articolo 19, paragrafo 1, TUE, non soltanto dalla Corte ma anche dagli organi giurisdizionali degli Stati membri. 

71      Infatti, da un lato, se l’attuazione di un atto regolamentare spetta alle istituzioni, agli organi o agli organismi dell’Unione, le persone fisiche o giuridiche possono ricorrere direttamente dinanzi ai giudici dell’Unione contro i provvedimenti di attuazione, alle condizioni stabilite all’articolo 263, quarto comma, TFUE e dedurre, a sostegno di tale ricorso, l’illegittimità dell’atto di base in questione, ai sensi dell’articolo 277 TFUE (sentenza del 23 aprile 1986, Les Verts/Parlamento, 294/83, EU:C:1986:166, punto 23).

72      Dall’altro lato, qualora l’attuazione di un atto regolamentare spetti agli Stati membri, le persone fisiche o giuridiche  possono mettere in discussione la validità della misura nazionale di esecuzione dinanzi a un giudice nazionale e, nell’ambito di tale procedimento, far valere l’invalidità dell’atto di base sollecitando quest’ultimo a interpellare eventualmente la Corte mediante questioni pregiudiziali, ai sensi dell’articolo 267 TFUE (sentenza del 23 aprile 1986, Les Verts/Parlamento, 294/83, EU:C:1986:166, punto 23).

73      Nella valutazione della questione se un atto regolamentare  comporti  misure di esecuzione, si deve fare riferimento alla posizione del ricorrente ed è  irrilevante la questione se l’atto di cui trattasi  comporti misure di esecuzione  nei confronti di altri soggetti  (sentenze del 19 dicembre 2013, Telefónica/Commissione,  C‑274/12 P, EU:C:2013:852, punto 30, e del 28 aprile 2015, T & L Sugars e Sidul Açúcares/Commissione,  C‑456/13 P, EU:C:2015:284, punto 32).

74      Nella fattispecie, si deve quindi  determinare se l’atto impugnato, relativo al  rinnovo  dell’approvazione  del glifosato per un periodo  di cinque anni, comporti  misure di esecuzione  nei confronti dei  membri della ricorrente.

75      A tal fine, occorre tener conto del  meccanismo  stabilito dal contesto normativo  applicabile nel caso di specie. 

76      Conformemente  al  regolamento n. 1107/2009, come ogni  sostanza attiva, il glifosato è oggetto di una  valutazione  in due  momenti. 

77      In un primo  momento, la sostanza attiva è valutata, in quanto tale, a livello dell’Unione, e approvata  dalla Commissione, secondo la procedura  istituita dagli articoli da 7 a 13 del regolamento n. 1107/2009, se è accertato che essa è conforme ai  criteri di approvazione  previsti all’articolo 4 del medesimo  regolamento. 

78      In un secondo  momento, il  prodotto fitosanitario  contenente la sostanza attiva  approvata  dall’Unione è valutato  dagli Stati membri, che rilasciano, se del caso,  un’autorizzazione  all’immissione in commercio di  tale  prodotto, rispettando la procedura e le  condizioni di autorizzazione  previste  agli articoli da 28 a 39 del regolamento n. 1107/2009. 

79      Così,  mediante  l’applicazione della normativa, un prodotto  fitosanitario  contenente la sostanza attiva  «glifosato»  approvata  dalla Commissione non può  essere  immesso in commercio, né tantomeno essere utilizzato, senza  autorizzazione  concessa, nello Stato membro  interessato, dalle  autorità di tale  Stato.

80      Certamente, gli articoli da 14 a 20 del regolamento n. 1107/2009 prevedono che il rinnovo  dell’approvazione  di una sostanza attiva è concesso  dalla Commissione, su richiesta di un fabbricante di  detta  sostanza attiva, se i  criteri di approvazione  enunciati  all’articolo 4  di detto  regolamento sono soddisfatti.

81      Tuttavia, il  rinnovo  dell’approvazione  di una sostanza attiva  non comporta, di per sé, la conferma, la proroga  o il rinnovo delle  autorizzazioni  all’immissione in commercio  concesse dagli Stati membri per un prodotto fitosanitario  contenente  tale  sostanza attiva.

82      Infatti, conformemente  all’articolo 32, paragrafo 1, primo comma, del regolamento n. 1107/2009, le autorizzazioni  all’immissione in commercio  sono  concesse per una durata  di validità limitata nel tempo. Ai sensi del secondo  comma di detto  paragrafo, tale  durata non può essere  superiore a un anno dalla data di scadenza dell’approvazione  della sostanza attiva  contenuta nel  prodotto fitosanitario. Essa è successivamente fissata in modo da corrispondere  alla durata  dell’approvazione di detta  sostanza attiva.

83      Inoltre, l’articolo 43, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 1107/2009, prevede, da un lato, che un’autorizzazione  all’immissione in commercio  di un prodotto fitosanitario  è rinnovata, su richiesta del suo titolare, e, dall’altro, che una siffatta  richiesta deve essere presentata in un termine di tre mesi dal rinnovo  dell’approvazione  della sostanza attiva contenuta in tale  prodotto fitosanitario. 

84      Ne consegue che  gli effetti  dell’atto impugnato si dispiegano nei confronti dei  membri della ricorrente, ossia  dei  consumatori, dei  cittadini dell’Unione e dei produttori di grano  dei quali essa rappresenta gli interessi  tramite il  rinnovo delle  autorizzazioni  all’immissione in commercio dei  prodotti fitosanitari  contenenti la sostanza attiva  «glifosato»  concesso dagli Stati membri. 

85      Siffatti  rinnovi delle  autorizzazioni  all’immissione in commercio costituiscono, secondo la giurisprudenza  menzionata  ai  precedenti punti  da 68 a 73, misure di esecuzione  dell’atto impugnato  ai sensi  dell’articolo 263, quarto comma, ultima parte di periodo, TFUE.

86      Tale conclusione non è inficiata dagli ulteriori argomenti dedotti dalla ricorrente.

87      In primo  luogo, la ricorrente  sottolinea che, a suo avviso, l’atto impugnato  comporta, di per sé, il mantenimento delle  autorizzazioni  all’immissione in commercio dei  prodotti fitosanitari  contenenti la sostanza attiva  «glifosato»  che erano state rilasciate, conformemente  agli articoli 29 e 32 del regolamento n. 1107/2009, dalle autorità italiane, e che erano in vigore alla data di adozione di detto  atto. 

88      A tale riguardo, occorre  rilevare che  detto argomento si fonda sulla premessa  secondo  cui  il rinnovo  dell’approvazione  della sostanza attiva  «glifosato»  da parte della Commissione  implichi automaticamente la conferma, la proroga  o il rinnovo delle  autorizzazioni  all’immissione in commercio  concesse dagli Stati membri per i  prodotti fitosanitari  contenenti  tale  sostanza attiva.

89      Orbene, come risulta dai  precedenti punti  da 81 a 83, tale  premessa  non è corretta.

90      Peraltro, è vero che, in forza  dell’articolo 43, paragrafi 5 e 6, del regolamento n. 1107/2009, gli Stati membri  decidono sulla richiesta di  rinnovo dell’autorizzazione  all’immissione in commercio di un prodotto fitosanitario  al più tardi dodici mesi dopo il rinnovo dell’approvazione  della sostanza attiva contenuta in tale  prodotto fitosanitario, e possono  prorogare  l’autorizzazione in corso per il periodo necessario a completare l’esame di tale domanda e adottare una decisione sul rinnovo dell’autorizzazione  qualora, per motivi che sfuggono al controllo del titolare dell’autorizzazione, non sia presa alcuna decisione in merito al rinnovo della stessa prima della sua scadenza.

91      Così,  le autorità italiane  hanno  deciso,  secondo la ricorrente, di prorogare provvisoriamente tutte le  autorizzazioni  all’immissione in commercio di  prodotti fitosanitari  contenenti la sostanza attiva  «glifosato». 

92      Si deve  tuttavia rilevare che una siffatta  proroga non risulta automaticamente dal  rinnovo, da parte della Commissione, dell’approvazione  della sostanza attiva  «glifosato», ma piuttosto da un intervento  attribuibile  allo Stato membro  interessato;  è chiaro che un intervento del genere deve poter dar luogo a un procedimento dinanzi a un giudice  nazionale  (v., in tal senso, ordinanza del 12 gennaio 2017, ACDA e a./Commissione,  T‑242/15, EU:T:2017:6, punti da 45 a 47 e giurisprudenza ivi citata).

93      In secondo  luogo, la ricorrente  fa valere che le  misure adottate  dagli Stati membri  per quanto riguarda le  autorizzazioni  all’immissione in commercio di  prodotti fitosanitari  contenenti la sostanza attiva  «glifosato»  non possono essere considerate alla stregua di  misure di esecuzione, atteso che  l’atto impugnato  disporrebbe soltanto talune generiche cautele per la sua applicazione, lasciando l’adozione delle misure di applicazione alla piena discrezionalità degli Stati membri e, soprattutto, non determinerebbe alcun parametro di riferimento per la loro  applicazione concreta.

94      Anche supponendo che si debba  interpretare  tale argomento  nel senso che si possa  ritenere  che un atto regolamentare comporti  misure di esecuzione  solo se esso contiene  disposizioni dettagliate e specifiche per la sua esecuzione, si deve  rilevare che  il rinnovo  dell’approvazione  della sostanza attiva  «glifosato» è soggetto a varie  condizioni, che devono  essere prese in considerazione  dagli Stati membri  qualora  intendano rinnovare le  autorizzazioni  all’immissione in commercio di  prodotti fitosanitari  contenenti tale  sostanza attiva. 

95      Peraltro, per quanto riguarda l’eventuale discrezionalità di cui dispongono  gli Stati membri  nell’ambito dell’esecuzione  dell’atto impugnato, si deve  ricordare che  la  meccanicità o meno delle misure adottate a livello nazionale  è priva di rilievo al fine di determinare se un atto regolamentare  comporti  misure di esecuzione  ai sensi  dell’articolo 263, quarto comma, ultima parte di periodo, TFUE (v., in tal senso,  sentenza del 28 aprile 2015, T & L Sugars e Sidul Açúcares/Commissione,  C‑456/13 P, EU:C:2015:284, punti 41 e 42).

96      Alla luce degli elementi che precedono, si deve  giungere alla conclusione che l’atto impugnato non  costituisce un atto regolamentare  che non comporta misure di esecuzione, ai sensi  dell’articolo 263, quarto comma, ultima parte di periodo, TFUE. 

97      In una situazione del genere, l’iter previsto nel Trattato, e nella  giurisprudenza  elaborata dalla Corte per interpretare quest’ultimo, consiste, qualora una persona  fisica o giuridica  intenda ottenere un controllo giurisdizionale di un  atto di portata generale dell’Unione, nell’adire un giudice nazionale presentando un ricorso che metta in discussione una misura  nazionale di esecuzione, chiedendo a tale giudice di interpellare  la Corte  in via pregiudiziale sulla  validità  dell’atto di base adottato  a livello dell’Unione  (v.  precedente punto  72 e giurisprudenza ivi citata). 

98      Da queste considerazioni risulta che  il presente  ricorso deve  essere respinto in quanto irricevibile  nella misura in cui  è presentato dinanzi al Tribunale.
 Sulla domanda di mezzo istruttorio

99      La ricorrente  chiede al Tribunale di disporre,  a titolo di mezzo istruttorio,  la produzione dei  passi  della relazione  dell’EFSA in cui si riesaminano gli studi sul potenziale impatto del glifosato sulla salute umana, al fine di compararli con il fascicolo  cosiddetto  «Monsanto papers».

100    A tale riguardo, si deve  rilevare che  detta  domanda rientra nel merito del presente  ricorso e che,  di conseguenza, essa non può essere esaminata dal momento che tale  ricorso è irricevibile.
 Sulle istanze di intervento

101    A norma dell’articolo 142, paragrafo 2, del regolamento di procedura, l’intervento è accessorio alla causa principale e rimane privo di oggetto quando il ricorso è dichiarato irricevibile.

102    Di conseguenza, non vi è luogo a statuire sulle istanze di intervento della  Helm, della Monsanto Europe, della Monsanto, della Nufarm GmbH & Co. KG, della Nufarm, dell’Albaugh Europe, dell’Albaugh UK, dell’Albaugh TKI e della Barclay Chemicals Manufacturing.
 Sulle spese

103    Ai sensi dell’articolo 134, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda.

104    La ricorrente, rimasta soccombente, va condannata a sopportare le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Commissione, conformemente alla  domanda di quest’ultima.

105    Ai sensi  dell’articolo 144, paragrafo 10, del regolamento di procedura, la Helm, la Monsanto Europe, la Monsanto, la Nufarm GmbH & Co. KG,  la Nufarm, l’Albaugh Europe, l’Albaugh UK, l’Albaugh TKI e la Barclay Chemicals Manufacturing sopporteranno ciascuna le proprie spese relative all’istanza di intervento.
Per questi motivi,
IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
così provvede:
1)      Il ricorso è respinto in quanto irricevibile.

2)      Non vi è più luogo a statuire sulle istanze di intervento della Helm AG, della Monsanto Europe NV/SA, della Monsanto Company, della Nufarm GmbH & Co. KG, della Nufarm, dell’Albaugh Europe Sàrl, dell’Albaugh UK Ltd, dell’Albaugh TKI d.o.o. e della Barclay Chemicals Manufacturing Ltd.

3)      L’Associazione Nazionale GranoSalus – Liberi Cerealicoltori & Consumatori (Associazione GranoSalus) è condannata a sopportare le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Commissione europea. 

4)      La Helm, la Monsanto Europe, la Monsanto, la Nufarm GmbH & Co. KG, la Nufarm, l’Albaugh Europe, l’Albaugh UK, l’Albaugh TKI e la Barclay Chemicals Manufacturing sopporteranno ciascuna le proprie spese relative alle istanze di intervento.

Lussemburgo, 14 febbraio 2019

Il cancelliere
 
Il presidente

E. Coulon
 
 I. Pelikánová

*      Lingua processuale: l’italiano.