CELEX: C2006/224/43
Language: it
Date: 2006-09-16 00:00:00
Title: Causa C-304/06 P: Ricorso proposto il 13 luglio 2006 dall'Eurohypo AG avverso la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 3 maggio 2006 , causa T-439/04, Eurohypo AG contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)

16.9.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 224/22
            
         Ricorso proposto il 13 luglio 2006 dall'Eurohypo AG avverso la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 3 maggio 2006, causa T-439/04, Eurohypo AG contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)
   (Causa C-304/06 P)
   (2006/C 224/43)
   Lingua processuale: il tedesco
   Parti
   
      Ricorrente: Eurohypo AG (rappresentanti: C. Rohnke e M. Kloth, avvocati)
   
      Altra parte nel procedimento: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)
   Conclusioni della ricorrente
   
               —
            
            
               annullare la sentenza del Tribunale di primo grado 3 maggio 2006, causa T-439/04;
            
         
               —
            
            
               annullare la decisione della commissione di ricorso 6 agosto 2004, procedimento R 829/2002-4;
            
         
               —
            
            
               condannare il convenuto alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   La ricorrente deduce i seguenti motivi a sostegno del suo ricorso contro la summenzionata sentenza del Tribunale:
   Il Tribunale ha ignorato l'obbligo di esame d'ufficio di cui all'art. 74, n. 1, primo comma, del regolamento n. 40/94 (regolamento sul marchio comunitario). Secondo la giurisprudenza l'esame da parte delle autorità competenti in materia di marchi deve essere rigoroso e completo al fine di impedire, per motivi di certezza del diritto e di regolare amministrazione, sia la registrazione indebita di marchi sia contestazioni indebite di marchi che possono essere registrati. L'esame dell'Ufficio deve estendersi fino a poter determinare con certezza sulla base esso se vi sono impedimenti alla registrazione secondo l'art. 7 del regolamento sul marchio. Tuttavia, né la sentenza né le decisioni precedenti del convenuto contengono apprezzamenti di fatto relativi al preteso carattere descrittivo di «EUROHYPO». Le valutazioni sono al contrario limitate all'eventuale carattere descrittivo dei singoli componenti «EURO» e «HYPO». Non sarebbero state compiute altre valutazione del carattere descrittivo della denominazione complessiva «EUROHYPO».
   La ricorrente afferma che il Tribunale ha interpretato erroneamente il requisito relativo al carattere distintivo secondo l'art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento sul marchio e che il diniego di registrazione al marchio richiesto è illegittimo. Nel caso di un marchio composto da parole, può certamente esaminarsi, elemento per elemento, il possibile carattere distintivo di ciascuno dei suoi concetti o dei suoi componenti separatamente, ma, in ogni caso, tale carattere deve dipendere da un esame dell'insieme che essi costituiscono. Anche se dovesse risultare che ciascun elemento, considerato singolarmente, è privo di carattere distintivo, ciò non escluderebbe che la loro combinazione possa avere tale carattere. Tuttavia, nella fattispecie il convenuto si è limitato a dichiarare, nella decisione della commissione di ricorso impugnata, che le componenti «EURO» e «HYPO»sono descrittive e che il concetto nel suo insieme non trasmette alcuna impressione complessiva diversa dalla somma dei suoi componenti, senza precisare in che modo la combinazione verbale EURHYPO, nel suo insieme, non è in grado di distinguere i servizi della ricorrente da quelli di altre imprese.
   Inoltre, la sentenza del Tribunale si basa sull'applicazione di un criterio in base al quale può essere riconosciuta la possibilità di registrazione di un marchio costituito da elementi descrittivi, quando la parola composta è entrata a far parte del linguaggio corrente e in esso le è stato attribuito un significato proprio, per cui dovrà anche essere provato se tale parola non è di per sé stessa descrittiva. Tale criterio sarebbe rilevante, ai sensi dell'art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento sul marchio per la questione di un possibile imperativo di disponibilità, ma non è adeguato ad interpretare la lett. b) di tale disposizione per la valutazione del carattere distintivo. Il Tribunale ha interpretato erroneamente l'art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento sul marchio, laddove ha applicato tale criterio, rilevante nel contesto dell'art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento sul marchio, per motivare la decisione di rifiuto della registrazione.