CELEX: 52013PC0154
Language: it
Date: 2013-03-22
Title: Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO relativa alla conclusione, a nome dell’Unione europea, del protocollo delle Nazioni Unite contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni, addizionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale

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		52013PC0154
		
			Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO relativa alla conclusione, a nome dell’Unione europea, del protocollo delle Nazioni Unite contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni, addizionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale /* COM/2013/0154 final - 2013/0083 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Motivazione e obiettivi della proposta
Con la risoluzione 53/111 del 9 dicembre 1998,
l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso di istituire un comitato
intergovernativo ad hoc a composizione aperta con l’incarico di elaborare una
convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale (UNTOC), integrata
da tre protocolli nei seguenti settori:
·                        
prevenzione, repressione e sanzioni relative alla
tratta di persone, in particolare di donne e bambini (protocollo relativo alla
tratta di persone);
·                        
traffico di migranti per via terrestre, aerea e
marittima (protocollo relativo al traffico di migranti);
·                        
fabbricazione e traffico illeciti di armi da fuoco,
loro parti e componenti e munizioni (protocollo sulle armi da fuoco).
La prima riunione formale del comitato ad hoc
si è svolta a Vienna nel gennaio 1999. Nel 2000 il Consiglio ha
autorizzato la Commissione a negoziare, a nome della Comunità europea[1], la
convenzione sulla criminalità organizzata transnazionale e il protocollo sulle
armi da fuoco (UNFP), entrambi delle Nazioni Unite, oltre agli altri
protocolli. 
La Commissione ha partecipato attivamente ai
negoziati delle Nazioni Unite a Vienna, in stretta cooperazione con gli Stati
membri dell’UE e i paesi del G8 extra UE. I negoziati relativi alla convenzione
si sono conclusi nel luglio 2000, mentre i lavori sui protocolli relativi al
traffico di migranti e alla tratta di persone sono stati completati soltanto
nell’ottobre 2000. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato i tre
strumenti il 15 novembre 2000, nel corso della sua 55a sessione, e li ha aperti
alla firma. I negoziati sul protocollo sulle armi da fuoco si sono protratti
per altri sei mesi (fino al maggio 2001); lo strumento è stato adottato dall’Assemblea
generale delle Nazioni Unite il 31 maggio 2001[2], nel corso della sua 55a sessione, per
essere quindi aperto alla firma.
Il 12 dicembre 2000, a Palermo, la Comunità
europea ha ufficialmente firmato i tre strumenti, assieme a tutti gli Stati
membri dell’UE. Il Consiglio ha autorizzato la firma del protocollo sulle armi
da fuoco nell’ottobre 2001[3]
e lo strumento è stato ufficialmente firmato dalla Comunità europea nella sede
delle Nazioni Unite a New York il 16 gennaio 2002.
L’Unione ha approvato la conclusione della
convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata
transnazionale nell’aprile 2004[4]
e dei protocolli relativi al traffico di migranti e alla tratta di persone nel
luglio 2006.
La conclusione del protocollo delle Nazioni
Unite sulle armi da fuoco è stata rinviata a una fase successiva in quanto si è
ritenuto che alcune sue disposizioni richiedessero l’adozione di nuove norme e
modifiche a quelle esistenti. Tali disposizioni avrebbero inciso sulle norme
dell’Unione in materia di registrazione dei dati, marcatura delle armi da
fuoco, disattivazione delle armi da fuoco, condizioni relative ai sistemi di
licenza o di autorizzazione per l’esportazione, l’importazione e il transito,
rafforzamento dei controlli nei punti di esportazione e attività di
intermediazione.
Nel 2005, la Commissione ha pubblicato una
comunicazione sulle misure dirette a garantire una maggiore sicurezza degli
esplosivi, dei detonatori, delle attrezzature per fabbricare bombe e delle armi
da fuoco nell’Unione europea[5].
La direttiva 2008/51/CE, che modifica la direttiva del Consiglio 91/477/CEE del
18 giugno 1991, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di
armi, e il regolamento (UE) n. 258/2012, che attua l’articolo 10 del protocollo
delle Nazioni Unite sulle armi da fuoco e dispone autorizzazioni all’esportazione,
misure di importazione e transito per le armi da fuoco, loro parti e componenti
e munizioni, rappresentano il seguito dato a questa comunicazione.
Il protocollo delle Nazioni Unite sulle armi
da fuoco è entrato in vigore il 3 luglio 2005. Finora 18 Stati membri lo hanno
firmato e 16 Stati membri ne sono parti contraenti; di questi, 12 hanno
proceduto alla sua ratifica (Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Italia,
Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Portogallo, Svezia e Finlandia) e
quattro vi hanno aderito (Spagna, Lettonia, Paesi Bassi e Romania).
Contesto
generale
Il piano d’azione del Consiglio e della
Commissione sull’attuazione del programma dell’Aia inteso a rafforzare la
libertà, la sicurezza e la giustizia dell’Unione europea[6], tra le
azioni da intraprendere elencava una proposta sulla conclusione, a nome della
Comunità europea, del protocollo delle Nazioni Unite sulle armi da fuoco. Il
programma di Stoccolma[7],
che gli ha fatto seguito, ha evidenziato nel traffico di armi una delle
attività illegali che continuano a minacciare la sicurezza interna dell’Unione
europea e ha riaffermato come sia opportuno che l’Unione continui a promuovere
la ratifica delle convenzioni internazionali (e dei loro protocolli), in
particolare di quelle elaborate sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il traffico
di armi da fuoco viene inoltre citato nella strategia di sicurezza interna[8] quale una
delle forme di criminalità organizzata che l’ Unione europea deve combattere. 
Disposizioni
vigenti nel settore della proposta
L’Unione europea ha adottato una serie di
norme volte ad agevolare, eliminando gli ostacoli, i trasferimenti di armi
convenzionali all’interno del mercato unico o volte a disciplinare le esportazioni
di armi convenzionali verso paesi terzi:
·                        
la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18
giugno 1991, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di
armi, e relative modifiche;
·                        
il 12/13 giugno 2007 il Consiglio ha adottato una
raccomandazione su una procedura tipo, applicabile negli Stati membri alle
indagini transfrontaliere di polizia sui canali di approvvigionamento riguardo
alle armi da fuoco sequestrate o recuperate, utilizzate per reati, che – anche
con l’ausilio del manuale allegato – migliorerà le attività di rintracciamento
e la cooperazione tra le autorità di contrasto operanti in questo settore;
·                        
la direttiva 2008/51/CE, del 21 maggio 2008, che
modifica la direttiva 91/477/CEE del 18 giugno 1991, relativa al controllo dell’acquisizione
e della detenzione di armi, al fine di integrare le disposizioni appropriate
richieste dal protocollo delle Nazioni Unite sulle armi da fuoco per quanto
riguarda il trasferimento intracomunitario di armi[9];
·                        
la direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio che stabilisce le norme e le procedure applicabili al
trasferimento intracomunitario di prodotti per la difesa; All’articolo 4,
paragrafo 1, la direttiva statuisce: “Non è richiesta ulteriore autorizzazione
da parte di altri Stati membri per l’attraversamento degli Stati membri o per l’ingresso
nel territorio dello Stato membro in cui è situato il destinatario di prodotti
per la difesa”; 
·                        
l’8 marzo 2012, il Consiglio ha adottato il
regolamento n. 258/2012 per combattere il traffico illecito di armi attraverso
una migliore tracciabilità e controllo delle esportazioni di armi da fuoco ad
uso civile dall’ Unione europea, ivi comprese le misure relative alle
importazioni e al transito. Questo regolamento adegua la legislazione UE all’articolo
10 del protocollo delle Nazioni Unite sulle armi da fuoco[10] e si
fonda sul principio che non si possa procedere al trasferimento di armi da
fuoco e di prodotti ad esse correlati senza previa conoscenza e consenso di
tutti gli Stati interessati. Il regolamento non si applica alle armi da fuoco
destinate a fini militari e riguarda esclusivamente gli scambi commerciali e i
trasferimenti da o verso paesi non appartenenti all’Unione europea. 
Coerenza con altri obiettivi e politiche
dell’Unione
La conclusione da parte dell’Unione europea
del protocollo delle Nazioni Unite sulle armi da fuoco è in linea con le
attuali politiche dell’Unione sulle misure volte a combattere la criminalità
transnazionale, a rafforzare la lotta al traffico illecito di armi da fuoco,
ivi inclusi i controlli sulle loro esportazioni e la loro tracciabilità, e a
ridurre la proliferazione e la diffusione nel mondo delle armi da fuoco
portatili.
2.           ESITO DELLA CONSULTAZIONE CON LE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONE D’IMPATTO
Un’ampia
consultazione di vari portatori di interesse è stata condotta parallelamente
all’adozione, da parte dell’Unione europea, di norme volte ad adeguarne la
legislazione alle pertinenti disposizioni del protocollo. Un’ulteriore
valutazione d’impatto non è necessaria in quanto la presente proposta
costituisce la fase finale dell’adempimento di un obbligo internazionale e il
diritto dell’Unione è già conforme alle norme stabilite nel protocollo.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA PROPOSTA 
Sintesi delle misure proposte
La proposta contiene un primo articolo che
approva il protocollo a nome dell’Unione europea. Il secondo articolo autorizza
il presidente del Consiglio a designare la persona abilitata a depositare, a
nome dell’Unione europea, lo strumento di approvazione. L’allegato I riporta la
dichiarazione sull’ambito di competenza dell’Unione europea nelle materie
disciplinate dal protocollo, che deve essere depositata congiuntamente allo
strumento di approvazione (articolo 17, paragrafo 3, del protocollo sulle armi
da fuoco). 
Il protocollo promuove la cooperazione tra gli
Stati firmatari al fine di prevenire, combattere ed eradicare la fabbricazione
e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni.
Il testo contiene disposizioni volte a:
·                        
conservare dati dettagliati sull’importazione,
esportazione e transito di armi da fuoco;
·                        
adottare un sistema internazionale di marcatura
delle armi da fuoco da apporre alla fabbricazione e ogni qualvolta vengano
importate;
·                        
istituire un sistema di autorizzazioni armonizzato
a disciplina dell’importazione, esportazione, transito e riesportazione delle
armi da fuoco;
·                        
prevenire il furto, la perdita o lo sviamento di
armi da fuoco attraverso il rafforzamento dei controlli sulle esportazioni, dei
punti di esportazione e dei controlli alle frontiere;
·                        
scambiare informazioni su produttori, distributori,
importatori ed esportatori autorizzati, sulle rotte utilizzate dai trafficanti
e sulle prassi migliori nella lotta al traffico al fine di accrescere la
capacità degli Stati di prevenire, individuare e indagare sul traffico illecito
di armi da fuoco.
Base giuridica
Il protocollo riguarda questioni di competenza
dell’Unione in quanto afferisce all’ambito di applicazione della politica
commerciale comune ed è probabile che la sua conclusione incida sugli atti
giuridici dell’UE o ne modifichi il campo di applicazione (articolo 3,
paragrafo 2, del TFUE). Entrambi gli articoli 114 e 207 del TFUE costituiscono
pertanto il fondamento giuridico sostanziale di questa decisione.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO
Nessuna.
5.           Conclusioni
L’UNFP è il primo strumento di portata
mondiale nella lotta contro la criminalità organizzata transnazionale e il
traffico di armi da fuoco poiché definisce un quadro multilaterale
particolarmente utile e introduce una serie di importanti norme minime valide
per tutti gli Stati aderenti. 
Ai sensi degli articoli 114 e 207 del TFEU, in
combinato disposto con l’articolo 218, paragrafo 6, lettera a), l’allegata
proposta di decisione del Consiglio costituisce lo strumento giuridico per la
conclusione dell’UNFP da parte dell’Unione europea. 
Per i suesposti motivi, la Commissione invita
il Consiglio ad adottare la proposta di decisione allegata al presente
documento.
2013/0083 (NLE)
Proposta di
DECISIONE DEL CONSIGLIO
relativa alla conclusione, a nome dell’Unione
europea, del protocollo delle Nazioni Unite contro la fabbricazione e il
traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni,
addizionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità
organizzata transnazionale
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione
europea, in particolare l’articolo 114 e l’articolo 207, in combinato disposto
con l’articolo 218, paragrafo 6, lettera a),
vista la proposta
della Commissione[11],
vista l’approvazione
del Parlamento europeo[12],
considerando
quanto segue:
(1)       Gli elementi del protocollo
contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e
componenti e munizioni (“il protocollo”), che rientrano tra le competenze dell’Unione
sono stati negoziati dalla Commissione, previa autorizzazione del Consiglio, a
nome dell’Unione.
(2)       Conformemente alla decisione 2001/748/CE
del Consiglio[13],
il protocollo è stato firmato il 16 gennaio 2002, fatta salva la sua
conclusione in una data successiva.
(3)       La conclusione della
convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata
transnazionale è stata approvata a nome dell’Unione europea con decisione 2004/579/CE
del Consiglio, del 29 aprile 2004[14],
condizione necessaria affinché l’Unione europea possa diventare parte del
protocollo, ai sensi dell’ articolo 37, paragrafo 2, della convenzione.
(4)       Il protocollo contiene misure
che rientrano nel campo di applicazione della politica commerciale comune dell’Unione.
L’Unione europea ha adottato una serie di norme volte ad agevolare, eliminando
gli ostacoli, i trasferimenti di armi convenzionali all’interno del mercato
unico o volte a disciplinare le esportazioni di armi verso paesi terzi. 
(5)       Uno strumento giuridicamente
vincolante relativo a norme internazionali comuni del più elevato livello
possibile sul trasferimento e il controllo delle armi afferisce a materie di
competenza dell’Unione, in quanto ricadono nell’ambito di applicazione della
politica commerciale comune o perché è probabile che la conclusione del
protocollo incida sui suddetti atti giuridici dell’Unione europea o ne
modifichi il campo di applicazione.
(6)       Nella misura in cui le
disposizioni del protocollo rientrano nell’ambito delle competenze attribuite
all’Unione, occorre che l’accordo sia approvato a nome dell’Unione europea.
(7)       In occasione del deposito
dello strumento di approvazione, l’Unione è anche tenuta, a norma dell’articolo
17, paragrafo 3, del protocollo, a dichiarare il proprio ambito di competenza
riguardo alle materie disciplinate dal protocollo.
(8)       Il controllo dell’acquisizione
e della detenzione di armi da fuoco all’interno dell’Unione europea, come pure
le formalità per la circolazione delle armi da fuoco tra gli Stati membri sono
disciplinati dalla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, modificata dalla
direttiva 2008/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.
(9)       Le norme e le procedure
applicabili ai trasferimenti intracomunitari di prodotti per la difesa sono
disciplinati dalla direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
DECIDE:
Articolo 1
Il
protocollo contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco,
loro parti e componenti e munizioni, addizionale alla convenzione delle Nazioni
Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, è approvato a nome dell’
Unione europea. 
Lo
strumento di approvazione formale dell’Unione include una dichiarazione
relativa all’ambito di competenza ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 3, del
protocollo, come riportato nell’allegato I.
Articolo 2
Il presidente del Consiglio designa la persona
abilitata a procedere, a nome dell’Unione europea, al deposito dello strumento
di approvazione di cui all’articolo 17, paragrafo 3, del protocollo, al fine di
esprimere il consenso dell’Unione europea ad essere vincolata dal protocollo.
Articolo 3
La presente
decisione entra in vigore il [15].
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO I
Dichiarazione
relativa all’ambito di competenza dell’Unione europea con riguardo alle materie
disciplinate dal protocollo contro la fabbricazione e il traffico illeciti di
armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni, addizionale alla
convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata
transnazionale 
L’articolo 17,
paragrafo 3, del protocollo contro la fabbricazione e il traffico illeciti di
armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni stabilisce che lo strumento
di ratifica, accettazione o approvazione di un’organizzazione regionale d’integrazione
economica contenga una dichiarazione intesa a precisare le materie disciplinate
dal protocollo la cui competenza è stata trasferita all’organizzazione dai suoi
Stati membri che sono parti contraenti del protocollo.
L’Unione europea
ha competenza esclusiva in materia di politica commerciale. L’Unione ha anche
competenza concorrente sulle norme riguardanti la realizzazione del mercato
interno, e competenza esclusiva per quanto riguarda disposizioni dell’accordo
che incidano o modifichino l’ambito di applicazione delle norme comuni adottate
dall’Unione europea. L’Unione ha adottato regole per quanto riguarda in
particolare la lotta contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da
fuoco, stabilendo norme e procedure in materia di politica commerciale degli
Stati membri concernenti in particolare la registrazione dei dati, la marcatura
delle armi da fuoco, la disattivazione delle armi da fuoco, le condizioni
applicabili ai sistemi di autorizzazione per le esportazioni, le importazioni e
il transito, il rafforzamento dei controlli nei punti di esportazione e le
attività di intermediazione. 
Il protocollo
contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e
componenti e munizioni si applica, per quanto riguarda le competenze trasferite
all’Unione europea, ai territori in cui si applica il trattato sul
funzionamento dell’Unione europea, alle condizioni stabilite in detto trattato.
La portata e l’esercizio
di tali competenze dell’Unione sono soggetti, per loro stessa natura, a una continua
evoluzione e, all’occorrenza, l’Unione completerà o modificherà la presente
dichiarazione, in conformità dell’articolo 17, paragrafo 3, del protocollo.
[1]               Decisione
del 31 gennaio 2000.
[2]               Risoluzione
dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/55/255.
[3]               Decisione
2001/748/CE del Consiglio (GU L 280 del 24.10.2001, pag. 5).
[4]               Decisione
2004/579/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa alla conclusione, a
nome della Comunità europea, della convenzione delle Nazioni Unite contro la
criminalità organizzata transnazionale (GU L 261 del 6.8.2004, pag. 69).
[5]               Comunicazione
della Commissione, del 18 luglio 2005, relativa a misure dirette a garantire
una maggiore sicurezza degli esplosivi, dei detonatori, delle attrezzature per
fabbricare bombe e delle armi da fuoco COM (2005) 329 def. 
[6]               GU C 198
del 12.8.2005, punto 4.2, Ordinamento giuridico internazionale, lettera o),
pag. 20.
[7]               Documento
17024/09 del Consiglio UE, CO EUR-PREP 3 GAI 896 POLGEN 229 del 2 dicembre 2009.
[8]               Comunicazione
della Commissione: “La strategia di sicurezza interna dell’UE in azione: cinque
tappe verso un’Europa più sicura”, (COM(2010) 673).
[9]               Direttiva
2008/51/CE (GU L 179 dell’8.7.2008), entrata in vigore il 20 luglio 2008
(recepimento entro il 28.7.2010).
[10]             Regolamento
(UE) n. 258/2012 (GU L 94 del 30.3.2012).
[11]             GU (...)
del (...), pag. 
[12]             GU (...)
del (...), pag. 
[13]             GU L 280
del 24.10.2001, pag. 5.
[14]             GU L 261
del 6.8.2004.
[15]             La data di
entrata in vigore dell’accordo sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea dal segretariato generale del Consiglio.