CELEX: 31997R1952
Language: it
Date: 1997-10-07 00:00:00
Title: Regolamento (CE) n. 1952/97 del Consiglio del 7 ottobre 1997 recante modifica del regolamento (CE) n. 1015/94 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di sistemi di telecamere originari del Giappone

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31997R1952

Regolamento (CE) n. 1952/97 del Consiglio del 7 ottobre 1997 recante modifica del regolamento (CE) n. 1015/94 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di sistemi di telecamere originari del Giappone  

Gazzetta ufficiale n. L 276 del 09/10/1997 pag. 0020 - 0028

REGOLAMENTO (CE) N. 1952/97 DEL CONSIGLIO del 7 ottobre 1997 recante modifica del regolamento (CE) n. 1015/94 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di sistemi di telecamere originari del GiapponeIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea,visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1) in particolare l'articolo 12, paragrafo 3,vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,considerando quanto segue:A. PROCEDIMENTO 1. Misure in vigore(1) Nell'aprile 1994, il Consiglio ha istituito, con il regolamento (CE) n. 1015/94 (2), dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di sistemi di telecamere (in appresso denominati STC) originari del Giappone. L'aliquota dei dazi definitivi era del 62,6 % per la Sony Corporation (in appresso denominata Sony) e dell'82,9 % per la Ikegami Tsushinki Co. Ltd (in appresso denominata Ikegami). L'inchiesta che ha portato all'istituzione di queste misure viene denominata in appresso «inchiesta iniziale».(2) Nell'ottobre 1995, il Consiglio ha modificato, con il regolamento (CE) n. 2474/95 (3), il suddetto regolamento (CE) n. 1015/94, in particolare per quanto riguarda la definizione del prodotto simile e determinati modelli di telecamere professionali esplicitamente esclusi dall'applicazione dei dazi antidumping definitivi.2. Domande di riesame(3) Nel febbraio 1996, il Camera (Commitee for Appropriate Measures to Establish Remedial Anti-dumping) ha presentato una domanda di riesame a norma dell'articolo 12 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio (in appresso denominato «regolamento di base»). Il denunziante sosteneva che le suddette misure antidumping nei confronti degli STC originari del Giappone avevano bloccato, o comunque limitato in misura eccessiva, le variazioni dei prezzi di rivendita o dei successivi prezzi di vendita degli STC nella Comunità praticati dalla Sony, dall'Ikegami e dalle loro consociate di vendita in Europa. A riprova delle sue affermazioni, il denunziante allegava informazioni sufficienti sui prezzi di rivendita delle consociate della Sony e dell'Ikegami nella Comunità prima e dopo l'istituzione dei dazi antidumping.(4) In seguito, numerosi produttori/esportatori giapponesi di STC hanno chiesto alla Commissione di escludere determinati modelli di telecamere professionali dall'applicazione dei dazi antidumping istituiti nei confronti degli STC originari del Giappone.B. INCHIESTA DI RIESAME A NORMA DELL'ARTICOLO 12 DEL REGOLAMENTO DI BASE 1. Apertura dell'inchiesta a norma dell'articolo 12(5) Il 10 aprile 1996, la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (4) l'apertura di un'inchiesta di riesame a norma dell'articolo 12 del regolamento di base relativa alle importazioni di alcuni sistemi di telecamere originari del Giappone e ha avviato un'inchiesta. Dato che gli elementi di prova contenuti nella denuncia riguardavano unicamente la Sony e la Ikegami, l'inchiesta è stata circoscritta a queste due società.(6) La Commissione ha ufficialmente informato dell'inizio del riesame la Sony e la Ikegami, i rappresentanti del paese esportatore e i produttori comunitari denunzianti, dando alle parti interessate la possibilità di comunicare osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione. La Sony e la Ikegami hanno comunicato osservazioni per iscritto.(7) La Commissione ha inviato questionari alla Sony e alla Ikegami, accludendo questionari anche per le loro consociate collegate, a ha ricevuto risposte da entrambe le società e dagli importatori collegati entro il termine stabilito.(8) La Ikegami e l'importatore collegato hanno informato la Commissione che non avrebbero autorizzato verifiche in loco delle loro risposte. Di conseguenza, a norma dell'articolo 18 del regolamento di base, si è informata la Ikegami che la sua veniva considerata una mancata collaborazione. Le conclusioni relative a questa società sono state elaborate in base ai dati più attendibili di cui si disponeva.(9) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini dell'inchiesta e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:a) Produttori/esportatori giapponesi:- Sony Corporation, Tokyo.b) Importatori collegati ai produttori/esportatori:- Sony United Kindgom, Limited;- Sony Deutschland GmbH;- Sony Belgium NV.(10) I produttori comunitari di STC sono la BTS Broadcast Television Systems GmbH, Griesheim, Germania (una consociata della Philips), e la Thomson Broadcast Systems, Cergy St. Christopher, Francia che non hanno presentato comunicazioni integrative della denuncia.(11) La Commissione ha ritenuto opportuno dividere l'inchiesta in due periodi. Il primo, compreso tra il 1° gennaio 1993 e il 31 marzo 1996, è servito a stabilire se le misure antidumping avessero consentito variazioni sufficienti dei prezzi di rivendita nella Comunità.(12) Il secondo periodo compreso tra i 1° aprile 1995 e il 31 marzo 1996, vale a dire i 12 mesi che hanno preceduto l'apertura dell'inchiesta, è servito a valutare nuovamente i prezzi all'esportazione franco fabbrica e a ricalcolare il margine di dumping.(13) Per quanto riguarda l'estensione geografica dell'inchiesta per determinare se le variazioni dei prezzi di rivendita nella Comunità siano state sufficienti ci si è basati sulla Comunità a 12 per le vendite fino al 31 dicembre 1994 e sulla Comunità a 15 per le vendite successive a questa data. Il margine di dumping è stato invece ricalcolato basandosi sulla Comunità a 15.(14) Visti il volume e la complessità dei dati raccolti e analizzati, e considerato che si tratta della prima inchiesta effettuata a norma dell'articolo 12 del regolamento di base, si è superato il normale periodo di sei mesi di cui all'articolo 12, paragrafo 4 del regolamento di base.2. Prodotto in esame(15) I prodotti oggetto della domanda, per i quali è stata riaperta l'inchiesta, sono gli STC definiti all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 1015/94. Le telecamere di cui all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 2474/95 possono consistere in una combinazione delle seguenti parti, importate insieme o separatamente: testate, adattatori, mirini, unità di controllo, pannelli di controllo e pannelli di controllo principali.(16) L'inchiesta riguardava gli STC importati come prodotti finiti originari del Giappone, ossia gli stessi prodotti oggetto dell'inchiesta iniziale. Sono esclusi dalla presente inchiesta gli STC assemblati nella Comunità.3. Variazioni dei prezzi di rivendita nella Comunitàa) Calcolo del livello che il prezzo di rivendita dovrebbe raggiungere dopo l'istituzione dei dazi antidumping(17) Per stabilire se le misure abbiano provocato variazioni sufficienti dei prezzi di rivendita o dei successivi prezzi di vendita nella Comunità a norma dell'articolo 12, paragrafi 1 e 2 del regolamento di base, la Commissione ha determinato anzitutto il livello che il prezzo di rivendita avrebbe dovuto raggiungere nella Comunità dopo l'istituzione dei dazi antidumping.(18) A tal fine, la Commissione si è basata sui prezzi di rivendita stabiliti durante l'inchiesta iniziale che ha preceduto l'adozione del regolamento (CE) n. 1015/94. Tali prezzi sono stati debitamente corretti in funzione delle differenze tra i costi sostenuti, rispettivamente nel periodo dell'inchiesta iniziale e nel periodo dell'inchiesta attuale, tra il livello franco fabbrica Giappone e la vendita al primo acquirente indipendente nella Comunità (in particolare le variazioni delle spese generali, amministrative e di vendita delle consociate di vendita sono state quantificate separatamente in importi assoluti per il periodo dell'inchiesta iniziale e per l'inchiesta in corso, aggiungendo o detraendo, a seconda dei casi, la differenza tra i due importi. Per la Ikegami, la Commissione si è servita dei dati più attendibili di cui disponeva vale a dire, per quanto riguarda le spese generali, amministrative e di vendita nel periodo dell'inchiesta attuale, dei dati che figurano nei conti verificati della società.(19) Il dazio antidumping istituito con il regolamento (CE) n. 1015/94 è stato poi quantificato in base al prezzo franco frontiera comunitaria nel periodo dell'inchiesta iniziale, e il risultante «importo del dazio antidumping dovuto» è stato aggiunto ai suddetti prezzi di rivendita. Il risultato di questo calcolo corrisponde al livello che il prezzo di rivendita dovrebbe normalmente raggiungere dopo l'istituzione delle misure, in appresso denominato «prezzo di riferimento».b) Prezzi effettivi di rivendita dopo l'istituzione dei dazi(20) In una seconda fase, la Commissione ha stabilito i prezzi netti di rivendita del prodotto effettivamente applicati al primo acquirente indipendente nella Comunità dalle due società in questione e dagli importatori collegati dopo l'istituzione dei dazi antidumping (31 ottobre 1993). Per la Ikegami, la Commissione si è basata sui prezzi indicati dai clienti di questa società.(21) Nel caso della Sony, sono state escluse dall'inchiesta alcune operazioni di rivendita avvenute dopo l'istituzione dei dazi antidumping, poiché si è stabilito che i prodotti erano stati immessi in libera pratica prima che fossero istituiti i dazi. La Commissione ha ritenuto che, non essendo applicabili dazi antidumping all'importazione («vendite sulle giacenze»), l'istituzione dei dazi non abbia inciso sui prezzi di queste vendite.c) Confronto(22) Per consentire un equo confronto tra i prezzi di rivendita previsti e quelli effettivi applicati nella Comunità dopo l'istituzione dei dazi antidumping, il calcolo è stato effettuato per ogni singolo modello e per ogni singolo Stato membro. Le parti interessate non hanno comunicato informazioni che giustificassero adeguamenti relativi ai fattori che incidono sulla comparabilità dei prezzi quali, ad esempio, cambiamenti delle condizioni di consegna o di pagamento.(23) In risposta alla lettera che la informava del procedimento, tuttavia, la Sony ha dichiarato che per il confronto si sarebbero dovute utilizzare le monete, in cui avvenivano le rivendite nella Comunità. La richiesta è stata però respinta, in quanto va ricordato che i prezzi di rivendita degli esportatori nella Comunità sono stati indicati o stabiliti in monete diverse, che si è ritenuto necessario convertire in un'unica moneta per consentire una valutazione globale dei prezzi di rivendita delle società in questione nella Comunità.(24) Si è ritenuto che, ai fini della presente inchiesta, la moneta più indicata fosse lo yen giapponese, ossia la moneta degli esportatori. Al riguardo, il Consiglio ha rilevato in particolare che dei produttori/esportatori giapponesi è tenuta in yen e che quindi sia il calcolo dei loro costi che la loro politica dei prezzi mondiali e della redditività si basano su questa moneta. Il Consiglio, inoltre, ha tenuto conto del fatto che, secondo la prassi normale, i calcoli relativi al dumping sono eseguiti nella moneta dell'esportatore (nella fattispecie lo yen, che è stato utilizzato nell'inchiesta iniziale). Pertanto, per motivi di coerenza e di ordine amministrativo, si è ritenuto opportuno utilizzare la stessa moneta al fine di calcolare le variazioni sufficienti dei prezzi. Il Consiglio, infine, ha rilevato in una precedente inchiesta, di cui al regolamento (CE) n. 2937/95 sull'assorbimento del dazio e relativa a bilance elettroniche originarie di Singapore (5), una richiesta analoga era stata respinta e che non venivano addotti motivi impellenti tali da convincere il Consiglio a cambiare metodo nell'ambito della presente inchiesta.(25) Tuttavia, anche se la richiesta fosse stata accolta, le risultanze per le due società nell'ambito della presente inchiesta sarebbero state più o meno le stesse. Al riguardo, va osservato che la Commissione ha verificato, mediante un test supplementare, l'effetto che avrebbe avuto l'uso di altre monete europee. Il test ha dimostrato che, anche se si utilizzasse come moneta di calcolo il marco tedesco (che la Sony e le sue consociate europee utilizzano per le operazioni interne relative agli STC), le variazioni medie dei prezzi di rivendita nella Comunità sono state comunque insufficienti rispetto al livello previsto dei prezzi di rivendita. Si è inoltre stabilito che, in quasi tutti gli Stati membri, il prezzo effettivo di rivendita di un gran numero di operazioni, espresso nella moneta di rivendita, era inferiore al prezzo di riferimento. Il Consiglio conclude pertanto che non vi sono motivi impellenti di ritenere lo yen giapponese una moneta di calcolo inappropriata ai fini della presente inchiesta.(26) La Sony ha dichiarato altresì che alcune transazioni dovevano essere escluse dall'inchiesta in quanto i prodotti venduti sul mercato comunitario erano di seconda mano, rispediti dai clienti o utilizzati nell'ambito di fiere commerciali, sale di esposizione, ecc. Secondo la Sony, le vendite di questi prodotti non sono avvenute «nell'ambito di normali operazioni commerciali». La richiesta, però, non è stata accolta perché la Sony non ha potuto dimostrare alla Commissione, mediante elementi inoppugnabili, di non aver venduto merci di seconda mano sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta iniziale, il che avrebbe ridotto il valore normale. L'inchiesta, anzi, ha rivelato che nel periodo dell'inchiesta iniziale la società ha venduto un gran numero di prodotti a prezzi bassissimi (inferiori di oltre il 25 % ai prezzi medi) sul mercato interno. In occasione della verifica presso la sede della Sony, la Commissione ha chiesto alla società di giustificare questi bassi prezzi, ma la Sony ha potuto fornire una spiegazione accettabile solo per una delle nove transazioni scelte dalla Commissione. Di conseguenza, la Commissione ha concluso che i prodotti di seconda mano rientravano nel calcolo del valore normale dell'inchiesta iniziale e quindi, per motivi di coerenza e di comparabilità dei prezzi, dovevano essere inclusi anche nell'inchiesta attuale. Inoltre, dall'inchiesta è risultato che la Sony e le sue consociate di vendita avevano dichiarato determinate transazioni sul mercato comunitario come vendite di prodotti di seconda mano, ma senza poterlo dimostrare.d) Variazioni insufficienti dei prezzi di rivendita(27) La Commissione, infine, ha calcolato, in termini assoluti, la differenza tra i «prezzi netti attuali di rivendita» e i «prezzi di riferimento» onde accertare se le variazioni dei prezzi di rivendita dopo l'istituzione delle misure fossero sufficienti. Il calcolo ha dimostrato che il prezzo di rivendita di entrambe le società hanno subito variazioni insufficienti per quasi tutti i prodotti oggetto dell'inchiesta.(28) Il fenomeno è stato poi espresso in percentuale dei prezzi netti di rivendita attuali, riscontrando che i prezzi netti di rivendita attuali per le due società sono rimasti al di sotto dei prezzi di riferimento, su base media ponderata, con i seguenti margini::>SPAZIO PER TABELLA>La Comunità ha concluso che le variazioni dei prezzi di rivendita nella Comunità sono nettamente insufficienti, e quindi non ha ritenuto opportuno indagare ulteriormente riguardo alle variazioni dei successivi prezzi di vendita.e) Altri fattori che hanno inciso sui prezzi medi di rivendita degli STC dopo l'istituzione dei dazi antidumping(29) Le parti interessate non hanno addotto altre argomentazioni e la Commissione non ha individuato, durante l'inchiesta, altri fattori tali da spiegare perché, dopo l'istituzione dei dazi antidumping, i prezzi di rivendita delle parti interessate non abbiano registrato le variazioni che sarebbe stato logico prevedere (come spiegato più sopra). In particolare, nessun produttore/esportatore ha dichiarato che alla diminuzione del valore normale avrebbe dovuto fare riscontro una diminuzione del prezzo di rivendita previsto nella Comunità.f) Conclusione(30) Il Consiglio conclude che, per i prodotti oggetto della presente inchiesta, le misure antidumping non hanno dato luogo a variazioni sufficienti dei prezzi di rivendita nella Comunità a norma dell'articolo 12, paragrafo 2, del regolamento di base.4. Nuovo calcolo dei margini di dumping(31) Per stabilire il nuovo margine di dumping a norma dell'articolo 12, paragrafo 2, del regolamento di base, la Commissione ha applicato il metodo utilizzato nell'inchiesta iniziale in conformità dell'articolo 2 del regolamento di base.a) Valore normale(32) Dato che nessuna società ha addotto una variazione dei valori normali a norma dell'articolo 12, paragrafo 5, del regolamento di base, per il calcolo dei margini di dumping si sono usati i valori normali stabiliti nell'inchiesta iniziale.b) Prezzi all'esportazione(33) Come previsto dall'articolo 12, paragrafo 2, del regolamento di base, la Commissione ha riesaminato i prezzi all'esportazione delle società a norma dell'articolo 2, paragrafi 8 e 9, del regolamento di base. A tale riguardo, la Commissione ha rilevato che entrambe le società hanno importato il prodotto in questione tramite società collegate ai produttori giapponesi. Pertanto, a norma dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, si è deciso di costruire i prezzi all'esportazione in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta a un acquirente indipendente nella Comunità, con adeguamenti per i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita (compresi i dazi antidumping pagati e un equo margine di utile). A tal fine, si è tenuto conto del margine di utile usato nell'inchiesta iniziale per le consociate di vendita nella Comunità. Per il calcolo dei prezzi all'esportazione della Ikegami, la Commissione si è basata sui prezzi di rivendita indicati dai clienti di questa società, sulle spese generali, amministrative e di vendita indicate nei conti verificati della Ikegami e sui dati verificati durante l'inchiesta iniziale, in particolare per quanto riguarda i valori cif utilizzati per il calcolo dei dazi da pagare.(34) Per quanto riguarda la Sony, l'inchiesta ha rivelato che, come nell'inchiesta iniziale, determinate vendite interaziendali erano state pagate tramite una società finanziaria collegata. La Commissione ha concluso che, di norma, i costi di questa società finanziaria collegata erano sostenuti da un importatore e che quindi dovrebbero essere detratti per calcolare il prezzo all'esportazione.c) Confronto(35) Per consentire un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, a norma dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, si è scelto il livello netto franco fabbrica.d) Margine di dumping(36) Dal confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione ricalcolati è emersa l'esistenza di un margine di dumping più elevato, per entrambe le società, di quello risultante dall'inchiesta iniziale. La media ponderata dei margini di dumping, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è la seguente:>SPAZIO PER TABELLA>5. Nuovo livello dei dazi(37) Essendo risultato dall'inchiesta che le misure in vigore non hanno provocato variazioni, o comunque non in misura sufficiente, dei prezzi di rivendita nella Comunità, con un conseguente aumento dei margini di dumping, dette misure dovrebbero essere modificate in funzione dei prezzi all'esportazione ricalcolati.Durante l'inchiesta, si è esaminato se fosse opportuno limitare le nuove aliquote dei dazi a un livello inferiore a quello dei margini di dumping ricalcolati, onde evitare che i nuovi dazi facessero salire i prezzi di rivendita di qualsiasi modello al di sopra dei rispettivi prezzi di riferimento calcolati in precedenza.Tutto sommato, però, non sarebbe appropriato limitare i dazi visto che i margini di dumping sono stati calcolati come media ponderata. Di conseguenza, solo un'aliquota del dazio pari al nuovo margine di dumping può far sì che il livello dei prezzi nella Comunità, espresso come media ponderata, non sia il risultato di una sottoquotazione. Si è riscontrato infatti che la limitazione dei dazi sarebbe andata a vantaggio dei produttori che praticano discriminazioni a livello di prezzi tra i diversi modelli o mercati nazionali, il che sembra ingiustificato. Pertanto, i nuovi livelli del dazio sono stati fissati al livello dei nuovi margini di dumping.C. INCHIESTA SUI NUOVI MODELLI DEI SISTEMI DI TELECAMERE PROFESSIONALI 1. Procedimento(38) Come si è già detto al punto 4, nel corso dell'inchiesta numerosi produttori giapponesi hanno chiesto alla Commissione, a norma dell'articolo 12 del regolamento di base, di aggiungere determinati modelli di telecamere professionali all'allegato del regolamento (CE) n. 1015/94, che contiene un elenco dei sistemi di telecamere professionali esenti dai dazi antidumping applicabili agli STC originari del Giappone. La Commissione ne ha informato l'industria comunitaria.2. Modelli oggetto dell'inchiesta(39) Le domande pervenute riguardavano i seguenti prodotti:a) Sony- Telecamera serie DXC-327BP, presentata come nuova versione della serie DXC-327AP; questa nuova serie viene venduta nelle seguenti configurazioni: DXC-327BPF, DXC-327BPK, DXC-327BPL e DXC-327BPH,- Telecamera serie DXC-D30P, presentata come nuova versione della serie DXC-637P; questa nuova serie viene venduta nelle seguenti configurazioni: DXC-D30PF, DXC-D30PK, DXC-D30PL, DXC-D30PH, DSR-130PF, DSR-130PK, DSR-130PL, PVW-D30PF, PVW-D30PK, PVW-D30PL,- Mirino DXF-701CE, presentato come nuova versione del DXF-601CE;b) JVC- Telecamera KY-D29ECH, presentata come nuova versione della KY-27CECH,- Mirino VF-P116, presentato come modello da utilizzare solo con le telecamere che non rientrano nel campo di applicazione dei dazi antidumping;c) Olympus- Telecamera OTV-SX, presentata come modello destinato principalmente ai servizi medici;d) Ikegami- Telecamera LK-33, presentata come modello destinato principalmente ai servizi medici,- Telecamera HDL-30MA, da utilizzare principalmente come microscopio.3. Osservazioni dei produttori comunitari(40) La Commissione ha comunicato ai produttori comunitari di STC le specifiche tecniche di tutti i nuovi modelli sopra elencati. I produttori comunitari hanno informato la Commissione che i modelli in questione possono essere classificati come telecamere professionali e quindi possono essere esclusi dall'applicazione delle misure antidumping.4. Conclusione(41) Il Consiglio conclude pertanto che i suddetti modelli possono essere aggiunti all'allegato del regolamento (CE) n. 1015/94, e quindi possono essere esentati dalle misure antidumping relative alle importazioni di STC originari del Giappone,HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Articolo 1 Il regolamento (CE) n. 1015/94 è così modificato:1) Le aliquote del dazio antidumping definitivo applicabile alla Sony Corporation e alla Ikegami Tsushinki sono modificate. Le nuove aliquote del dazio antidumping rispetto al prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono le seguenti:>SPAZIO PER TABELLA>2) L'allegato è sostituito dall'allegato al presente regolamento.Articolo 2 Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a Lussemburgo, addì 7 ottobre 1997.Per il ConsiglioIl presidenteJ.-C. JUNCKER(1) GU L 56 del 6. 3. 1996, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96. (GU L 317 del 6. 12. 1996, pag. 1).(2) GU L 111 del 30. 4. 1994, pag. 106. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2474/95 (GU L 255 del 25. 10. 1995, pag. 11).(3) GU L 255 del 25. 10. 1995, pag. 11.(4) GU C 104 del 10. 4. 1996, pag. 9.(5) GU L 307 del 20. 12. 1995, pag. 30.ALLEGATO >SPAZIO PER TABELLA>