CELEX: 51991PC0529
Language: it
Date: 1992-03-06
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l' etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore finale

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                      C0MC91) 529 def. - SYN 378
                                        Bruxelles, 6  marzo 1992
                             Proposta di
                       DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
  sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari
  e amministrative degli Stati membri concernenti l'etichettatura
   dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature
             destinate alia vendita al consumatore finale
                    (Presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---   RELAZIONE
1.  Antecedent i
    La questione dell'etichettatura delle calzature risale a più di una
    decina di anni. Essa ha dato luogo negli Stati membri ad alcuni
    sistemi, in un primo tempo su base privata e, successivamente, in altri
    Stati membri, essa è stato oggetto di una regolamentazione pubblica.
    Nel periodo 1986-1990, la Commissione è stata pertanto indotta ad
    esaminare, a titolo degli articoli 30 e seguenti, dei progetti di
    decreti spagnoli e francesi in questo settore. Dopo aver formulato
    alcune osservazioni    che sono state prese      in considerazione, la
    Commissione ha riconosciuto il carattere legittimo di queste misure.
    Tuttavia, malgrado queste iniziative siano legittimamente accettabili,
     il fatto che esse non siano coordinate e presentino grosse differenze,
    ha provocato difficoltà negli scambi transnazionali nella Comunità.
    Ogni prodotto deve infatti essere marcato in modo particolare a seconda
    dello Stato membro di destinazione. Ciò provoca costi supplementari e
    ostacoli al passaggio da un mercato all'altro all'interno della
    Comunità. Questa situazione è stata denunciata in diversi esposti
    presentati dagli ambienti professionali nonché negli interventi di
    alcuni Stati membri. Esiste effettivamente il rischio che altri Stati
    membri seguano lo stesso indirizzo e che i produttori si trovino
    obbligati ad applicare etichette diverse a seconda della destinazione
    nel la Comunità.
2. Necessità di un'azione dei la Comunità
    Le decisioni prese a titolo dell'articolo 30 assicurano un certo grado
    di liberalizzazione ma non sono tali da introdurre l'armonizzazione.
    Non è stato possibile evitare differenze tra le regolamentazioni
    spagnola e francese. I mezzi per assicurare una libera circolazione,
    completa ed effettiva, sono in questo caso il riconoscimento reciproco,
     l'armonizzazione volontaria oppure il ricorso all'articolo 100 A.
    Per quanto riguarda il riconoscimento reciproco, si deve osservare che,
    date le divergenze tra la normativa spagnola e quella francese in
    vigore, nonché a seguito della mancanza di disposizioni in alcuni altri
    Stati membri, questa possibilità avrebbe effetti limitati.
    L'invito    rivolto agli    ambienti  professionali, di    procedere ad
    un'armonizzazione su base volontaria, si é scontrato con la principale
    obiezione che tale approccio non assicurerebbe l'applicabilità del
    sistema alle importazioni originarie dei paesi terzi (che rappresentano
    circa il 35% del consumo), cosa che porterebbe a distorsioni di
    competitività e risponderebbe solo in modo molto imperfetto alla
    richiesta di informazione dei consumatori.
 ---pagebreak---                                          A*Ms
   Un'armonizzazione di questo tipo,     inoltre, non  potrebbe sostituirsi
   alle regolamentazioni nazionali.
   Il mezzo più efficace per evitare gli inconvenienti di legislazioni
   nazionali divergenti è risultato quindi la direttiva di armonizzazione.
   Le consultazioni hanno mostrato che gli Stati membri in generale e gli
   ambienti professionali sono a favore di tale approccio in quanto
   desiderano un sistema vincolante e giudicano questa soluzione la
   migliore per risolvere le attuali difficoltà.
   La presente proposta é stata in genere bene accolta da tutti gli
   esperti che rappresentano gli ambienti consultati. Essa ha tenuto conto
   del contributo tecnico delle industrie interessate, dei suggerimenti
   presentati nel corso di tre riunioni di consultazione con gli esperti
   degli Stati membri nonché della procedura di consultazione del comitato
   consultivo dei consumatori.
3. Portata delle misure proposte
   L'etichettatura ha innanzi tutto un carattere informativo e l'obiettivo
   perseguito concerne un'armonizzazione all'interno della Comunità. Di
   conseguenza, il presente progetto di direttiva stabilisce i mezzi cui
   ricorrere   per    realizzare  l'etichettatura  delle   calzature; esso
   definisce   le varie parti      delle calzature    sulle quali    verterà
   l'etichettatura nonché i materiali costituenti di ciascuna di queste
   parti che devono essere presi in considerazione.
   E' stato previsto che le indicazioni sul prodotto siano sotto forma di
   simboli in modo che il consumatore abbia una presentazione comune in
   qualsiasi luogo della Comunità. Ciò faciliterà la comprensione nonché
   l'operazione di etichettatura del prodotto propriamente detto. E' anche
   previsto un testo esplicativo, nella lingua utilizzata nel punto di
   vendita accanto ai simboli, per facilitare l'interpretazione di questi
   ultimi in caso di necessità.
   Nel determinare la portata dell'informazione, é stato necessario
   effettuare un compromesso equilibrato tra la tendenza a chiedere il
   massimo di informazioni e la necessità che queste ultime siano
   percepibili in modo sufficientemente diretto.
4. Appiicazione
   Si calcola che   occorrerà almeno un anno, dopo l'adozione del progetto
   di direttiva    da parte del Consiglio, prima che le disposizioni
   necessarie per  la sua applicazione vengano adottate dagli Stati membri.
   L'applicazione  delle misure é pertanto prevista, al più presto, il 1'
   luglio 1993.
 ---pagebreak---                                       Proposta di
                                DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
         sul ravvicinamento del le disposizioni legislative, regolamentari
          e amministrative degli Stati membri concernenti l'etichettatura
          dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature
                    destinate alla vendita al consumatore finale
 Il Consiglio delle Comunità europee,
visto II Trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare
 l'articolo 100 A,
vista la proposta della Commissione,
 in cooperazione con il Parlamento europeo,
visto il parere del Comitato economico e sociale,
considerando che in alcuni Stati membri esiste una normativa sull'etichettatura
delle calzature, intesa a tutelare e informare il pubblico nonché a assicurare i
legittimi interessi dell'industria;
considerando che la disparità di tali normative rischia di creare ostacoli agli
scambi intercomunitari ed impedire quindi la realizzazione del mercato interno;
considerando che è opportuno, per evitare i problemi dovuti a sistemi diversi,
specificare gli elementi      esatti  del   sistema comune di etichettatura per      le
calzature;
considerando che la risoluzione del Consiglio, del 9 novembre 1989 (89/C294/01),
sulle   future   priorità   per   il  rilancio   della  politica  di   protezione   dei
consumatori, invita a compiere degli sforzi per migliorare l'informazione sui
prodotti destinati ai consumatori;
considerando che é nell'interesse reciproco dei consumatori          e dell'industria
della calzatura introdurre un sistema che riduca il rìschio di frode, indicando
la natura esatta     dei  materiali    impiegati  nelle componenti   principali   delle
calzature;
 ---pagebreak---                                        - 2 WÌS-
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
                                    Articolo 1
1.  La direttiva concerne l'etichettatura dei materiali usati nelle componenti
    principali delle calzature destinate alla vendita al consumatore finale.
2. Ai fini della presente direttiva:
    per "calzature" si intendono tutti i prodotti con suole riportate intese a
    proteggere o coprire il piede. Sono esclusi gli articoli "usa e getta" in
    materiale poco resistente (carta, fogli di plastica, ecc.) senza suole
    riportate.
    L'espressione "calzature" può coprire tutti gli articoli, dai sandali la cui
    superficie esterna è fatta semplicemente di lacci o strisce regolabili fino
    agli stivali la cui superficie esterna copre gamba e coscia. Sono pertanto
    inclusi tra questi prodotti:
    i)    scarpe con o senza tacco da portare all'interno o all'esterno;
    li)   stivali fino alla caviglia, stivali a metà gamba, stivali fino al
          ginocchio e stivali che coprono le cosce;
     Hi)  andai! di vario tipo, "espadrilles" (scarpe con tomaia in tela e suole
           in materia vegetale intrecciata), scarpe da tennis, scarpe da jogging,
          scarpe da bagno e altre calzature di tipo sportivo-,
     iv)  calzature speciali per lo sport, concepite per un'attività sportiva e
          che sono o possono essere munite di punte, ramponi, attacchi, barrette
          o accessori simili, calzature per il pattinaggio, lo sci da discesa e
          di fondo, la lotta, il pugilato e il ciclismo. Sono anche comprese le
          calzature aventi il carattere di giocattoli e le calzature cui sono
          fissati dei pattini, da ghiaccio o a rotelle;
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    v)    scarpe da bal lo*,
    vi)   calzature in un unico pezzo formato in gomma o plastica o ricavato da
          un pezzo di legno massiccio;
    vìi)  calosce portate sopra altre calzature; in alcuni casi prive di tacco;
    vìii) calzature usa e getta con suole riportate concepite in genere per
          essere usate soltanto una volta;
    ix)   calzature ortopediche.
3. La direttiva non comprende:
   i)     le calzature senza suole riportate, di materie tessili;
   il)    le calzature usate;
   ili)   gli oggetti di amianto;
    iv)    le parti di calzature che non sono destinate alla vendita al
          consumatore finale;
   v)      le calzature di protezione coperte dalla direttiva del Consiglio n
          89/686/CEE del 21 dicembre 1989;
4.  Ai fini di chiarezza e di trasparenza e fatte salve le disposizioni di cui
    ai paragrafi precedenti, la classificazione dei prodotti coperti dalla
    presente direttiva si basa sul capitolo 64 della Nomenclatura Combinata
    ("NC").
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5. Le informazioni sulla composizione delle calzature devono essere fornite
   mediante un'etichetta, come indicato all'articolo 4.
   i)    L'etichetta deve fornire informazioni sulle tre parti dell'articolo di
         calzatura e cioè: a) tomaia, b) rivestimento della tomaia e suola
          interna, e) suola esterna, quali definite in allegato.
   ii)   La composizione delle calzature deve essere indicata conformemente ai
         disposto dell'articolo 4 mediante i simboli per i materiali      indicati
          i n a i legato.
   iii)  Per a) tomaia, b) rivestimento della tomaia e suola interna, la
         classificazione è fatta in base alla materia costitutiva o ai
         materiali che costituiscono la parte maggiore della superficie esterna
         di rivestimento esterno senza tener conto degli accessori o dei
         rinforzi quali bordure, proteggi cavi g M e , ornamenti, fibbie,
          linguette, occhielli o accessori e rinforzi simili.
   iv)   La classificazione di e) suola esterna si basa sul volume o la massa
         dei materiali in essa contenuti, secondo il disposto dell'articolo 4.
6. La "vendita al consumatore finale" copre anche le ordinazioni a distanza,
   cioè ordinazioni postali, telefoniche in base a catalogo e vendite
   televisive senza pregiudizio di altri eventuali metodi resi disponibili
   dallo sviluppo tecnologico.
                                   ArtIcolo 2
   Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per assicurare che
   tutte le calzature immesse sul mercato, prodotte nella CE o importate, siano
   conformi ai requisiti di etichettatura della presente direttiva, fatte salve
   altre disposizioni comunitarie in materia.
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2. Le autorità nazionali competenti per il controllo, prendono le misure
   opportune, come specificato nelle disposizioni nazionali, per le calzature
   non conformi ai requisiti di etichettatura.
                                  Articolo 3
1. Gli Stati membri non vietano o impediscono la commercializzazione sul loro
   territorio di calzature conformi ai requisiti di etichettatura della
   presente direttiva, applicando disposizioni nazionali che disciplinano
   l'etichettatura di determinate calzature o di calzature in generale, fatte
   salve altre disposizioni comunitarie in materia.
                                  Articolo 4
1. L'etichetta fornisce informazioni sul materiale che costituisce almeno I'85%
   di: a) tomaia, b) rivestimento della tomaia e suola interna della calzatura
   e almeno I'85% del volume o della massa di e) suola esterna. Se nessun
   materiale raggiunge almeno I'85%, devono essere fornite informazioni sui due
   componenti principali.
2. Le informazioni sono fornite mediante i simboli adottati, definiti e
   illustrati in allegato e riportati su un poster che spieghi tali simboli
   nella lingua nazionale o, se necessario, in altre lingue o tramite mezzi
   equivalenti (ad es. schermi e pannelli elettronici, ecc.) atti a trasmettere
   dette informazioni. Il poster deve essere affisso ben in vista
   e nelle immediate vicinanze delle calzature in tutti i punti di vendita al
   consumatore finale. Le dimensioni dei caratteri non devono essere inferiori
   a 2 cm.
3. L'etichetta deve figurare su, (essere legata a) almeno un elemento di ogni
   paio di calzature cioè o stampata sulla suola o nei I'interno del le scarpe,
   legata, goffrata, ecc.
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4. L'etichetta deve essere leggibile, durevole e accessibile e le dimensioni
   dei simboli devono essere abbastanza grandi per poter capire chiaramente le
    informazioni in essa contenute.
5. Il fabbricante o il suo rappresentante con sede nella Comunità, è
   responsiblle della fornitura dell'etichetta e dell'esattezza della
   informazione in essa contenuta. Se né il fabbricante, né il suo
   rappresentante hanno sede nella Comunità, tale obbligo incombe alla persona
   responsabile della commerciaqlizzazione nella Comunità.Il venditore deve
   assicurarsi che l'etichettatura delle calzature vendute sia conforme al
   disposto della presente direttiva.
6. Se iI nome e l'indirizzo del fabbricante, del suo rappresentante con sede
   nella Comunità o della persona responsabile della commercializzazione nella
   Comunità non sono indicati sull'etichetta, essi devono essere a disposizione
   del consumatore nel punto di vendita.
                                   Articolo 5
   L'articolo   precedente stabilisce  i requisiti di base per  l'etichettatura
   delle calzature. Informazioni supplementari, ad esempio indicazioni scritte
   sul tipo di cuoio o sulle modalità di fissaggio della suola possono essere
   raccomandate nelle loro disposizioni dagli Stati membri. Questi ultimi non
   vietano od ostacolano    l'immissione sul mercato di  calzature  conformi  al
   disposto della presente direttiva, come previsto all'articolo 3.
                                   Articolo 6
1. Il disposto sulle informazioni di cui all'articolo 4 sì applica allo stesso
   modo alle vendite a distanza, per corrispondenza o per telefono     in base a
   catalogo e alle vendite televisive. La fornitura delle informazioni, dati i
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particolari vincoli, deve avvenire secondo i metodi sottoelencati, senza
pregiudizio di altri eventuali metodi resi disponibili dallo sviluppo
tecnologico:
a) Ordinazioni postali e telefoniche in base a catalogo
    I simboli conformi al disposto dell'articolo 4 sono presentati per tutti gli
    articoli che figurano nel catalogo. Nel catalogo deve figurare una nota di
    spiegazione sui simboli, ben visibile e vicino alle calzature proposte per
    la vendita.
b) Vendite televisive
    I simboli conformi al disposto dell'artìcolo 4 devono comparire sullo
    schermo insieme alle calzature proposte per la vendita.
                                   Ar t i co Io 7
1.  Gli Stati membri adottano e pubblicano le normative e le disposizioni
    amministrative per conformarsi al disposto della presente direttiva entro il
    [31 dicembre 1992] e ne informano immediatamente la Commissione.
2.  Essi applicano le disposizioni di cui al paragrafo 1 a decorrere dal
    [30 giugno 1993]. Lo stock fatturato consegnato al venditore prima di questa
    data non è soggetto a queste disposizioni fino al [1* gennaio 1995].
3.  Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un
    riferimento alla presente direttiva o sono corredati da un siffatto
    riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del
    riferimento sono decise dagli Stati membri.
                                   Articolo 8
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva
 ---pagebreak---                                          .3-
                                      ALLEGATO
1.  DEFINIZIONE   E   SIMBOLI   CORRISPONDENTI   DELLE PARTI  DI   CALZATURE  DA
    IDENTIFICARE
    a) tomaia
       la    superficie    esterna     dell'elemento
       strutturale attaccato alla suola esterna
    b) rivestimento della tomaia e suola interna
       il   rivestimento   superiore   e   inferiore
       dell'interno della calzatura
    e) suola esterna
       la  superficie   inferiore  della   calzatura
       soggetta ad usura abrasiva e attaccata alla
       parte superiore della calzatura .
2. DEFINIZIONE E SIMBOLI CORRISPONDENTI PER I MATERIALI
    I simboli dei materiali devono figurare sull'etichetta, vicino ai simboli
    che si riferiscono alle parti della scarpa, come specificato  all'articolo 4
    e al punto 1 dell'Allegato.
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a) Cuoio:
   i)    Termine generale per pelle e pellame
         che conserva la sua struttura fibrosa
         originaria, conciato in modo che non
         marcisca.      I peli o      la   lana possono
         essere stati asportati o no. 'Il cuoio
         è anche ottenuto da pelli o pellame
          tagliati     in    strati   o    in segmenti,
         prima o dopo la conciatura. Se però
          la pelle o       il pellame conciati sono
         disintegrati           meccanicamente        e/o
          ridotti     chimicamente       in   particelle
          fibrose,      pezzetti      o     polveri    e,
         successivamente,            con      o     senza
          l'aggiunta      di   un   elemento     legante,
          vengono     trasformati      in   fogli   o  in
         altre forme, detti fogli o forme non
          sono cuoio se il cuoio ha uno strato
         di      rivestimento.          Tale      strato,
          indipendentemente da come sia stato
          applicato, non deve essere superiore
          a 0,1 orrori. In questa maniera, tutti I
          tipi   di    cuoio     sono  coperti,     fatti
          salvi    altri    obblighi     giuridici, ad
         es. la Convenzione di Washington.
   ii)    Cuoio     rivestito:      un    prodotto    nel
          quale     il   rivestimento       superficiale
          applicato     al     cuoio   non    supera   un
          terzo     dello      spessore      totale   del
          prodotto ma è superiore a 0,15 mm.
b) Materie tessili naturali e materie tessili
   sintetiche
   Materie tessute o non tessute
                                                          .T±TIT!^
   Il   termine       indica      tutti     i   prodotti
   contemplati dalla direttiva e da qualsiasi
   successivo emendamento di essa.                        •ITITITI
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e) Gomma
   gomma   naturale  o  sintetica  o  materiale
   elastico derivato da lattice di piante e/o
   da   polimeri   sintetici  e   sottoposto  a
   vulcanizzazione.
d) Tutte le altre materie
 ---pagebreak---                                      -M-
                             SCHEDA FINANZIARIA
                      Parte 1: implicazioni finanziarie
1. Titolo del l'azione
    Direttiva concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative,
    regolamentari    e   amministrative    degli   Stati  membri   relative
    all'etichettatura dei materiali che compongono le parti principali
    delle calzature destinate alla vendita al consumatore finale.
2. Linee di bilancio interessate
   B 8-530: Azioni relative al completamento del mercato interno -
            spese di sostegno
3. Base giuridica
   Articolo 100 A del trattato CEE
4. Descrizione dell'azione
   4.1. Obiettivi specifici dell'azione
        Assicurare la libera circolazione, completa ed effettiva        dei
        prodotti in causa; assicurare l'Informazione del consumatore
    4.2. Durata
          Azione "ad hoc"
    4.3. Categoria
    Ambienti professionali e consumatori della Comunità
5. Classificazione della spesa o delle entrate
   5.1. DO/DNO
        DNO
   5.2. CD/CND
        CND
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   5.3. Tipi di entrate previste
         nul la
6. Natura della spesa o delle entrate
   6.1. Sovvenzione al 100%
         nul la
   6.2. Sovvenzione per cofinanziamento        con   altre  fonti   del   settore
         pubblico e/o privato.
         nul la
   6.3. Abbuoni di interesse
         nul la
   6.4. Varie
         Spese di natura amministrativa per permettere       l'attuazione   della
         direttiva in causa
   6.5. In caso di riuscita economica dell'azione è previsto un rimborso
         parziale o totale, dell'apporto finanziario comunitario?
         NO
   6.6. L'azione proposta implica una modifica a livello delle entrate? In
         caso affermativo, di quale modifica si tratta e quale tipo di
         entrata è previsto?
         nu 11 a
7.  Incidenza finanziaria sugli     stanziamenti   di  intervento  (parte B del
    bilancio)
    29 000 ECU
    7.1. Indicare il tipo di calcolo del costo totale dell'azione
          .    20% del tempo di lavoro di una secretaria ausiliaria durante un
              anno + aliquota: 12 200 ECU
          . Riunione di esperti: 15 X 700 ECU - 10 500 ECU
              Consulente per assistenza tecnica (1 mese) - 6 300 ECU.
    7.2. Indicare la parte del "mini-bilancio" nel costo totale
          dell'azione. Precisare le modalità di calcolo, considerando
          29 000 ECU come costo totale dell'azione
    7.3.    Scadenziario indicativo    degli  stanziamenti   di   impegno   e  di
            pagamento
           CE: 29 000 ECU
           CP: 29 000 ECU
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8. Quali sono le disposizioni antifrode previste nella proposta di azione?
    Le disposizioni antifrode non sono necessarie, dato il carattere
    interno delle spese.
                        Parte 2: Spese amministrative
                            (parte A del bilancio)
1. L'azione proposta implica un aumento dell'organico della Commissione?
     In caso affermativo, di quanto?)
         Nessun aumento dell'organico
2.   Indicare l'importo delle spese di funzionamento e di personale legate
    alla proposta di azione.
    Precisare le modalità di calcolo.
    29 000 ECU
     . 20% secretarla ausiliaria per un anno + aliquota di una personale già
       presente nei servizi
     . Cfr. punto 7
                 Parte 3: Elementi di analisi costi/efficacia
1. Obiettivi e coerenza con la programmazione finanziaria
   1.1. Obiettivo(i) specifico(i) dell'azione proposta. Deve essere
         quantificato (per quanto possibile) e presentato per ciascuno degli
         anni di cui si tratta nel caso di un'azione pluriennale.
         a) cfr. 4.1 parte 1: assicurare la libera circolazione, completa
             ed effettiva, delle calzature nella Comunità;
         b) azione permanente a carico princpalmente degli Stati membri
   1.2. L'azione è prevista nella programmazione finanziaria della DG per
         gli anni di cui si tratta?
         SI'
   1.3. indicare a quale obiettivo più generale, definito nella
         programmazione finanziaria della DG, corrisponde l'obiettivo
         dell'azione proposta.
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        Obiettivo: completamento del mercato interno
        sotto obiettivo: abolizione delle frontiere tecniche
        Azione: armonizzazione delle legislazioni
2. Motivazione dell'azione
   2.1. Motivazione dell'azione scelta rispetto ad un'alternativa che
        consentirebbe di raggiungere gli stessi obiettivi. La motivazione
        deve basarsi in particolare su tre criteri:
        Sono state previste due alternative:
        - riconoscimento reciproco: avrebbe avuto una portata limitata date
          le divergenze tra le regolamentazioni spagnole e francesi in
          vigore e l'assenza di disposizioni in altri Stati membri;
        - armonizzazione su basa volontaria: questo approccio non avrebbe
          potuto garantire l'applicabilità del sistema alle importazioni
          originarie dei paesi terzi (che rappresentano il 35% del
          consumo). La direttiva di armonizzazione è risultata pertanto il
          mezzo più efficace.
          a)   costo
              modesto
          b)   effetti derivati (impatto ai di là dello(degli) obiettivó(i)
               specifico(i)
               eliminazione degli esposti degli operatori economici
          e)   effetti moltiplicatori (capacità di mobilitazione di     altre
               fonti di finanziamento)
               nu 11 a
3. Controllo e valutazione dell'azione
   3.1. Indicatori selezionati di resa
        Trasposizione nei le legislazioni nazionali
   3.2. Modalità e periodicità della valutazione prevista
        Esame, ogni due anni, della situazione con l'industria e gli Stati
        membr i
   3.3. Principali fattori di    incertezza atti  ad incìdere sui   risultati
        specifici dell'azione.
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                        ETICHETTATURA DELLE CALZATURE
                      Scheda di valutazione di impatto
                            Titolo delia proposta:
      Progetto di direttiva del Consiglio sul ravvicinamento delle
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati
membri concernenti l'etichettatura dei materiali usati nelle principali
componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore finale
                       Numero di riferimento: 21219.2
1. La proposta
       In Spagna e in Francia esiste una legislazione nazionale
       sull'etichettatura delle calzature. Il decreto francese, entrato
       in vigore il 1' giugno 1990, ha suscitato molta inquietudine
       nell'industria comunitaria delle calzature per i suoi possibili
       effetti negativi sugli scambi intercomunitari. All'inizio del
       1990 però, la Confederazione europea dell'industria della
       calzatura, ha chiesto alla Commissione di avviare un dibattito
       sull'introduzione di un sistema di etichettatura armonizzato per
       le calzature vendute nella Comunità, sulla base di simboli
       riconosciuti. L'idea è stata poi presentata agli Stati membri che
       si sono dichiarati a favore di questa iniziativa.
       Obiettivo principale dell'iniziativa è fornire al consumatore
       informazioni di base e contribuire al tempo stesso alla libera
       circolazione delle calzature nella CEE, sostituendo a regolamenti
       nazionali distinti, disposizioni comunitarie armonizzate.
2. Impatto commerciale
      i) La    proposta    avrà    conseguenze   dirette su  produttori,
         importatori, distributori e venditori di calzature.
     ii) L'industria si compone quasi esclusivamente di PMI.
          I tratti distintivi di questo settore sono la frammentazione e
          l'intensità di manodopera.
         Nella Comunità esistono oltre 15 000 imprese di calzature con
         una media di 24 addetti per impresa.
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   iii) L'Italia è di gran lunga il produttore principale, con una
          percentuale media annua, rispetto al totale della produzione
          comunitaria, del 40%. Seguono, nell'ordine: Spagna (15%), Francia
          (15%), Regno Unito (12%), Portogallo (8%) e Germania (7%). La
          produzione negli altri paesi della Comunità è marginale.
3. Cosa dovranno fare le imprese per conformarsi alla proposta?
        -   La direttiva stabilisce l'etichettatura obbligatoria di tutte le
            calzature destinate alla vendita al consumatore finale. Spetta
            pertanto ai produttore, al suo rappresentante o al venditore
            assicurarsi che tutte le calzature vendute siano corredate dalle
             informazioni necessarie, in forma corretta, conformemente al
            disposto della direttiva. In pratica, il produttore fornisce
             l'etichetta ed è responsabile dell'esattezza delle informazioni
             in essa contenute mentre spetta al venditore assicurarsi che
             l'etichetta sia presente al momento dell'acquisto.
4. Probabili effetti economici della proposta
      i) Nel 1990, gli addetti dell'industria comunitaria della calzatura
          erano 346.000, con in testa l'Italia (114 000) seguita, a distanza,
          da Regno Unito, Portogallo, Francia, Spagna e Germania con
          rispettivamente 54 000, 49 000, 38 000, 38 000 e 33 000 unità.
          Negli anni '80, l'occupazione in questa industria è diminuita ad un
          ritmo superiore al 3% e questa tendenza alla diminuzione continua.
     ii) La proposta difficilmente avrà un effetto diretto sull'occupazione
          e sugli investimenti dell'industria. Considerati comunque i due
         obiettivi seguenti: a) informare il consumatore sulla composizione
          della calzatura; b) contribuire alla libera circolazione delle
          calzature in tutta la Comunità, si spera che l'applicazione della
          proposta avrà un effetto positivo sull'industria. Un unico sistema
          armonizzato sostituirà prassi nazionali diverse, evitando così i
          costi    supplementari   legati    alla  preparazione di  etichette
          differenti    per    i  vari    mercati   comunitari. Una  maggiore
          consapevolezza da parte del consumatore della composizione delle
          calzature potrà aumentare il suo apprezzamento, ispirargli fiducia
          nel prodotto e motivarlo ad ulteriori acquisti.
5. Situazione specifica delie PMI
   -   Dato che l'industria di compone quasi interamente di piccole e medie
       imprese, la proposta è stata preparata tendendo presenti gli
       interessi e la situazione specifica delle PMI.
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6. Consultazione
   -   Durante la preparazione del progetto vi sono state periodiche
       consultazione con la Federazione europea della calzatura e in quattro
       occasioni distinte si sono svolte delle riunioni con rappresentanti
       degli Stati membri. L'11 aprile 1991 vi è stata una consultazione
       ufficiale dell'unità Informazione e formazione dei consumatori del
       Comitato consultativo dei consumatori (CCC) e il parere dell'intero
       comitato è stato presentato alla sessione del 16 ottobre 1991.
       Singole organizzazioni hanno anche inviato per iscritto le loro
       osservazioni. I pareri di altri organismi interessati sono stati
       raccolti attraverso la consultazione interservizi di altri servizi
       della Commissione, quali il servizio Politica dei consumatori e la
       direzione generale Politica delle imprese, commercio, turismo ed
       economia sociale.
     - Nel l'elaborare la presente proposta si è tenuto conto delle opinioni
       di tutte le parti interessate. I punti principali del dibattito hanno
       riguardato il numero di informazioni da apporre sull'etichetta. Le
       diverse opinioni dei vari stati membri sono state discusse ed
       esaminate nel corso delle riunioni svoltesi negli ultimi 18 mesi. Le
       maggiori divergenze di opinioni sul progetto si riscontrano tra il
       CCC e la Federazione europea della calzatura.
       Il CCC vorrebbe che venissero fornite informazioni su: tomaia,
       rivestimento della tomaia, suola interna, suola intermedia e suola
       esterna nonché dati sul tipo di attacco della suola, cioè cucita,
       incollata ecc. Il CCC ritiene che il consumatore dovrebbe essere
       informato   sulle caratteristiche dei     materiati   usati, ad es.
       impermeabilità e che si dovrebbero specificare nella direttiva le
       dimensioni precise dell'etichetta proposta.
       L'industria a sua volta sottolinea la necessità che il disposto della
       direttiva sia semplice e chiaro e propone soltanto tre categorie, una
       generale per il cuoio, una per i prodotti tessili naturali e una
       comprendente gomma e materiali sintetici. Secondo l'industria, si
       dovrebbero specificare soltanto tre parti della calzatura e cioè: a)
       tomaia, b) rivestimento interno e e) suola, per non distogliere
       l'attenzione    dall'aspetto   esterno   delie   scarpe    che  sono,
       chiaramente, articoli di moda. L'industria del cuoio, rappresentata
       da Cotance, ha da parte sua, ripetutamente sottolineato l'importanza
       di distinguere tra "cuoio" e "cuoio rivestito" ai fini della
       conformità con le definizioni in vigore, riconosciute a livello
       internazionale.
       La direttiva proposta mira a realizzare un ragionevole equilibrio tra
       i vari punti di vista ed ha il duplice merito di fornire al
       consumatore le informazioni essenziali senza peraltro diventare un
       onere eccessivo per le PMI del settore.
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                                                              COM(91) 529 def.
                                                          DOCUMENTI
IT                                                                         10 06
                                          N. di catalogo : CB-CO-91-592-IT-C
                                                             ISBN 92-77-78946-8
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo