CELEX: 61985CC0293
Language: it
Date: 1987-09-17
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Sir Gordon Slynn del 17 settembre 1987. # Commissione delle Comunità europee contro Regno del Belgio. # Non discriminazione - Accesso all'istruzione superiore e universitaria - Ripetizione dell'indebito. # Causa 293/85.

Avviso legale importante

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61985C0293

Conclusioni dell'avvocato generale Sir Gordon Slynn del 17 settembre 1987.  -  COMMISSIONE DELLE COMUNITA'EUROPEE CONTRO REGNO DEL BELGIO.  -  NON DISCRIMINAZIONE - ACCESSO ALL'INSEGNAMENTO SUPERIORE E UNIVERSITARIO - RIMBORSO DELL'INDEBITO.  -  CAUSA 293/85.  

raccolta della giurisprudenza 1988 pagina 00305

Conclusioni dell avvocato generale

++++Signor Presidente,  signori giudici,  Dinanzi alla Corte pendono cinque procedimenti in cui, sotto forme diverse, si pone la questione della compatibilità col trattato dell' imposizione di tasse a carico di studenti di uno Stato membro che desiderano studiare in un altro Stato membro e del diritto degli studenti ad ottenere il pagamento di tali tasse e di sussidi di mantenimento . Mi è sembrato perlomeno prudente attendere che tutte e cinque le cause venissero discusse, prima di presentare le mie conclusioni . Tre di queste cause, la presente e le cause 309/85, Barra / Stato belga e città di Liegi e 24/86, Blaizot / Università di Liegi ed altri, vertono su norme di diritto belga .  Gli antefatti sono i seguenti . Prima dell' anno accademico 1976-77, le università belghe non potevano imporre tasse agli studenti, salvo una modesta tassa d' iscrizione, mentre l' istruzione primaria e secondaria era gratuita tanto negli istituti statali che in quelli sovvenzionati . A partire da quell' anno, si è stabilito che potesse essere autorizzata una tassa d' iscrizione supplementare per studenti ed allievi stranieri i cui genitori non fossero residenti in Belgio e che frequentassero taluni istituti d' istruzione non universitari . E sulla base di tali norme sugli istituti non universitari che è stata introdotta una tassa d' iscrizione per istituti di educazione artistica ( salvo gli studenti esentati ). Una studentessa francese, Françoise Gravier, ha presentato ricorso contro tale tassa per gli anni 1982-83 e seguenti . Nella sentenza 13 febbraio 1985, causa 293/83, Gravier / città di Liegi, Racc . 1985, pag . 593, la Corte ha dichiarato :  "1 ) Il fatto che uno Stato membro imponga un canone, una tassa d' iscrizione o una tassa scolastica, come condizione per l' accesso ai corsi di formazione professionale, agli studenti cittadini di altri Stati membri, mentre lo stesso onere non viene posto a carico degli studenti nazionali, costituisce una discriminazione in base alla cittadinanza, vietata dall' art . 7 del trattato .  2 ) La nozione di 'formazione professionale' comprende l' insegnamento della fumettistica impartito da un istituto superiore d' istruzione artistica, qualora questo insegnamento prepari lo studente ad una qualificazione per una determinata professione, un determinato mestiere o una determinata attività ovvero gli conferisca la particolare idoneità ad esercitare tale professione, tale mestiere o tale attività ".  La situazione delle università era diversa . L' art . 27, § 3, della legge 1971, come emendato dall' art . 85 della legge 5 gennaio 1976 ( Moniteur belge del 6.1.1976 ) ha stabilito che gli studenti universitari da considerare ai fini dei contributi statali alle università sono gli studenti belgi e lussemburghesi, gli studenti non belgi i cui genitori o tutori dimorano abitualmente o risiedono in Belgio ove svolgono la loro attività professionale principale, gli studenti residenti in Belgio i cui genitori o tutori, cittadini di uno Stato membro, occupano od hanno occupato un posto di lavoro in Belgio, ed altri studenti stranieri eccetto quelli originari di taluni paesi in via di sviluppo e quelli menzionati al § 4 dello stesso articolo, purché non eccedano il 2% del totale degli studenti belgi considerati nel precedente anno accademico .  Il testo emendato del § 4 dispone che gli studenti stranieri non menzionati al § 3 contribuiscono alle spese di funzionamento delle università e non vengono considerati al fine di determinare il numero di taluni componenti del personale universitario, a meno che paghino una tassa d' iscrizione supplementare pari ad almeno il 50% del costo stabilito secondo le modalità di legge . Di conseguenza, se le tasse non fossero corrisposte, le università non riceverebbero finanziamenti per le retribuzioni del personale di cui sopra . Con regio decreto 30 dicembre 1982, le università vennero autorizzate ad esigere dagli studenti non menzionati dall' art . 27, § 3, della legge 1971, nel testo emendato, una tassa d' iscrizione supplementare d' importo non superiore al 50% del costo stabilito secondo le modalità di legge .  Il 21 giugno 1985 venne promulgata in Belgio una legge sull' istruzione le cui specifiche modalità di esecuzione sono contenute in circolari ministeriali del 20 agosto 1985 e nel regio decreto 30 agosto 1985 .  Il primo aspetto della legge 1985 che qui rileva, riguarda solo gli studenti universitari . L' art . 16, § 1, ha aggiunto, all' elenco degli studenti da considerare ai fini dei contributi statali per le università, i cittadini di Stati membri regolarmente stabiliti in Belgio e che vi esercitano o vi hanno esercitato un' attività di lavoro, nonché i loro coniugi . Detta norma doveva dare esecuzione alla sentenza della Corte nella causa 152/82, Forcheri / Belgio, Racc . 1983, pag . 2323, ove era stata dichiarata illegittima l' imposizione di una tassa d' iscrizione alla moglie di un dipendente comunitario residente in Belgio, qualora detta tassa non sia imposta agli studenti belgi . Ai sensi dell' art . 69, la norma in questione doveva entrare in vigore il 1° ottobre 1983, ovverossia poco dopo la sentenza Forcheri . Essa, tuttavia, non aggiunge altre categorie di studenti universitari cittadini di Stati comunitari . Al contrario, l' art . 16, § 2, ha attribuito ai rettori universitari il diritto di rifiutare le iscrizioni, per l' anno accademico che iniziava nel 1985, di studenti non considerati ai fini dei finanziamenti statali . Mezzi d' impugnazione contro tali decisioni erano stati contemplati, ma solo nei casi in cui il rifiuto provenisse da un' università statale e non da un' università libera .  Il secondo aspetto riguarda altri tipi d' istruzione in Belgio, cioè la prescolare, primaria, secondaria, speciale e l' istruzione superiore non universitaria . L' art . 59, § 1, della legge del 1985, dispone che gli studenti di queste categorie, i cui genitori o tutori non siano cittadini belgi e non risiedano in Belgio, sono soggetti alle tasse d' iscrizione . L' art . 59, § 2, esclude dal campo di applicazione del § 1 gli studenti che abbiano ottenuto un permesso di soggiorno superiore a tre mesi o che siano stati autorizzati a stabilirsi in Belgio ai sensi, fra l' altro, dell' art . 10 della legge 15 dicembre 1980 ( la "legge 1980 "), nel testo emendato in particolare dalla legge 28 giugno 1984 ( la "legge 1984 ").  La legge 1980 disciplina l' ingresso, il soggiorno, lo stabilimento e l' espulsione degli stranieri . L' art . 10 dispone che "lo straniero il cui diritto al soggiorno è riconosciuto da un trattato internazionale, dalla legge o da un regio decreto" è autorizzato a soggiornare in Belgio per più di tre mesi . Ex artt . 58 e 59 della legge 1980, la persona che domanda tale permesso, per fini di studio, deve accludere agli altri certificati anche un attestato d' iscrizione ad un istituto d' istruzione belga, nonché la prova di disporre di sufficienti mezzi di sussistenza .  In forza dell' art . 71 della legge 1985, si è data vigenza retroattiva all' art . 59, § 1, dal 1° settembre 1976, ed all' art . 59, § 2, dal 1° gennaio 1985 .  In terzo luogo, l' art . 63 della legge 1985 dispone che le tasse d' iscrizione percepite nel periodo 1° settembre 1976 - 31 dicembre 1984 non saranno rimborsate, a parte un' importante deroga : le tasse "pagate da allievi e studenti cittadini di uno Stato membro della Comunità Economica Europea, che abbiano seguito corsi di formazione professionale, saranno rimborsate sulla base di decisioni giudiziarie adottate a seguito di azione di ripetizione esercitata prima del 13 febbraio 1985", vale a dire prima della data della sentenza della Corte nella causa Gravier .  Dopo aver inviato una lettera al Governo belga, il 17 luglio 1985, e dopo aver emesso, in assenza di risposte concrete, un parere motivato ai sensi dell' art . 169 del trattato, rimasto senza risposta, la Commissione ha depositato, il 2 ottobre 1985, il presente ricorso volto a far dichiarare che il Belgio è venuto meno agli obblighi derivanti dagli artt . 5 e 7 del trattato, in relazione a taluni degli atti emanati .  La Commissione ritiene che dette disposizioni contrastino con gli artt . 5 e 7 del trattato sotto cinque profili . Il primo è che i cittadini di Stati membri ( a parte i cittadini del Lussemburgo ) che si recano in Belgio al solo scopo di studiare nelle università belghe (" studenti comunitari "), dovrebbero essere esentati dalla tassa d' iscrizione, mentre non sono inclusi nelle categorie che l' art . 16 della legge 1985 ha aggiunto a quelle elencate nell' art . 27, § 3, della legge 1970 . Il secondo è che il potere dei rettori di rifiutare l' iscrizione di studenti comunitari non considerati ai fini del finanziamento statale, costituisce un' illecita restrizione del loro accesso all' istruzione universitaria . Il terzo è che, nonostante il tenore dell' art . 59 della legge 1985 sia nel senso di esentare i cittadini comunitari dal pagamento della tassa d' iscrizione quando essi si rechino in Belgio al solo scopo di seguirvi corsi d' istruzione superiore non universitaria, nella pratica è impossibile ottenere tale esenzione, dal momento che il permesso di soggiorno di cui all' art . 59, § 2, è rilasciato solo su presentazione di un certificato d' iscrizione ad uno di tali corsi, il quale certificato può essere ottenuto solo pagando la tassa d' iscrizione . Il quarto è che l' esigere la prova del possesso di sufficienti mezzi di sussistenza, ai sensi dell' art . 59, § 2, contrasta altresì con detti articoli del trattato . Il quinto, ed ultimo, è che il Belgio ha trasgredito gli artt . 5 e 7 limitando il diritto al rimborso delle tasse d' iscrizione, come risulta dal combinato disposto dell' art . 63, secondo il quale i cittadini comunitari debbono aver esperito azione di ripetizione prima del 13 febbraio 1985, e degli artt . 69 e 71, secondo i quali le esenzioni per i lavoratori della Comunità ed i loro coniugi nonché quelle per gli studenti recatisi in Belgio al solo scopo di seguirvi i corsi di studio di cui all' art . 59, entreranno in vigore, rispettivamente, il 1° ottobre ed il 1° gennaio 1985 .  Contestualmente al procedimento principale, la Commissione ha presentato istanza di provvedimenti provvisori soltanto in relazione all' accesso alla formazione professionale impartita da università belghe . Ritenendo non manifestamente infondata la tesi che l' art . 7 del trattato CEE si applichi alla formazione professionale impartita dalle università e ritenendo altresì che gli studenti avrebbero subito un danno irreparabile nel caso di loro esclusione per mancato pagamento della tassa d' iscrizione, l' ordinanza del presidente della Corte 25 ottobre 1985 ha ingiunto al regno del Belgio di garantire l' accesso degli studenti comunitari alla formazione professionale dispensata dalle università belghe, alle stesse condizioni degli studenti nazionali, purché s' impegnino a pagare la tassa d' iscrizione qualora la Corte, non accogliendo la sua tesi su detta tassa, respingesse il ricorso della Commissione .  Come è stato chiarito all' udienza, la causa non verte sulla modesta tassa d' iscrizione pagata da tutti gli studenti, ma soltanto sulla tassa supplementare imposta agli studenti stranieri . Si è indicato alla Corte che essa è normalmente denominata "minerval - studenti stranieri ". In prosieguo, mi riferirò ad essa designandola semplicemente come il "minerval ".  Il regno del Belgio sostiene in primo luogo che il ricorso della Commissione è irricevibile, in quanto non sono state rispettate le garanzie procedurali stabilite dalla procedura ex art . 169 .  Esso considera inammissibile che la Commissione fissi un termine di otto giorni per rispondere alla sua lettera del 17 luglio 1985, non risponda al telex del 2 agosto 1985 con cui il Belgio chiedeva una proroga del termine ed emetta, senza ulteriori consultazioni, un parere motivato ove si esige l' abrogazione entro quindici giorni dei provvedimenti contestati . L' esiguità di tali termini, secondo il Belgio, è tanto meno ammissibile se si tiene presente che il minerval esiste da diversi anni, che si era richiesto un completo rovesciamento della politica dell' istruzione in Belgio e che la sentenza Gravier aveva segnato una nuova evoluzione del diritto comunitario, poiché aveva riconosciuto diritti in capo a soggetti che non potevano essere considerati economicamente attivi .  Esso afferma inoltre che in due scritti, del 19 aprile 1984 e del 28 novembre 1984, la Commissione aveva riconosciuto la piena compatibilità del sistema belga col diritto comunitario . Penso che, sebbene sia possibile, in una certa misura, invocare tali scritti, questo mezzo va ben oltre il loro contenuto reale . Il primo scritto si riferiva solo ai lavoratori e la Commissione esprimeva riserve sul fatto che gli emendamenti proposti per le circolari ministeriali non comprendessero tutta l' istruzione secondaria; il secondo formulava riserve su una possibile inapplicabilità delle disposizioni in questione ai familiari dei dipendenti comunitari e sottolineava le formalità imposte, le quali, secondo la Commissione, potevano rivelarsi degli ostacoli .  Il Belgio fa valere le critiche mosse dalla Corte al comportamento della Commissione nella causa 74/82, Commissione c / Irlanda, Racc . 1984, pag . 317, nella quale era stato assegnato un termine molto breve pur mancando una reale urgenza . Si era infatti richiesto di modificare entro cinque giorni leggi vigenti da oltre quarant' anni . La Corte aveva dichiarato ricevibile il ricorso, in quanto l' Irlanda aveva avuto la possibilità di mettersi in regola e di presentare osservazioni prima che la Corte fosse adita . Nel caso di specie, si afferma non esservi stata tale possibilità .  Non si può negare che tali argomentazioni abbiano una loro forza . E essenziale che gli Stati membri abbiano un' adeguata opportunità di rispondere alle critiche, prima e dopo l' avvio della procedura ex art . 169 .  La Corte aveva chiesto specificamente alla Commissione di spiegare per iscritto i motivi della fissazione di termini così brevi e di dare maggiori dettagli su quanto illustrato nel ricorso .  Tenuto conto di tutte le spiegazioni fornite, nonché dei fatti addotti, da parte mia riterrei che il ricorso non debba essere dichiarato irricevibile . La Commissione non ha fatto valere in modo rigido i termini impartiti e non v' è dubbio che se il Governo belga avesse fornito spiegazioni prima dell' emissione del parere motivato o della presentazione del ricorso, esse sarebbero state prese in considerazione . In loro assenza, le apparenze sembravano indicare che il Belgio e la Commissione avanzassero verso una rotta di collisione e nulla faceva pensare alla possibilità di un compromesso . Nel caso di specie, la Commissione non mirava a far abrogare una normativa di vecchia data, ma ad ottenere la revoca di provvedimenti, messi in atto dopo la sentenza Gravier, che a tutta prima apparivano alla Commissione come un deliberato rifiuto di eseguire tale sentenza . Per di più, le circolari ministeriali del 20 agosto 1985 ed il regio decreto 30 agosto 1985 sono posteriori alla lettera della Commissione del 17 luglio, mentre il regio decreto è persino successivo al parere motivato .  Inoltre, è pacifico che durante il dibattito che ha preceduto la promulgazione della legge 1985, erano state espresse opinioni contrarie alle disposizioni comunitarie e lo stesso consiglio di stato aveva criticato il carattere retroattivo del provvedimento alla luce della sentenza Gravier . Nel corso delle riunioni fra la Commissione e taluni funzionari belgi, tenutesi il 25 giugno 1985, la Commissione aveva manifestato l' opinione che la formazione professionale può ricomprendere corsi universitari e mosso critiche alla legge 1985; in occasione di una riunione del comitato per l' educazione del Consiglio, svoltasi il 27 e il 28 giugno 1985 e alla quale il Belgio era rappresentato, si era discusso della causa Gravier . Sebbene il rappresentante della Commissione avesse affermato che la Commissione non aveva ancora completato la sua analisi degli effetti della sentenza Gravier, il Belgio doveva aver appreso dalla riunione precedente che secondo la Commissione nella formazione professionale potevano rientrare dei corsi universitari .  E difficile ammettere che il Belgio sia stato preso alla sprovvista dalla lettera o dal parere motivato . V' era inoltre un fattore d' urgenza poiché stava per iniziare il nuovo anno accademico e, come gli eventi hanno provato, era giustificata l' immediata richiesta di provvedimenti provvisori .  Quantunque sia essenziale che la Commissione assegni termini adeguati per rimediare a situazioni date e per consentire una replica, detti termini vanno valutati tenendo conto di tutte le circostanze del caso . Nella presente fattispecie, ritengo il ricorso ricevibile .  E chiaro che le questioni in esame sono molto importanti per il Belgio, il quale ritiene di adottare una posizione liberale riguardo all' ammissione di studenti ed alle relative tasse imposte, al contrario dei sistemi di altre università ove vengono concesse borse di studio d' importo notevole, ma il numero degli studenti è molto limitato . La causa è importante anche per la Commissione, poiché, parafrasando Disraeli, "il destino di questa Comunità dipende dall' educazione del suo popolo ".  In forma più concreta, i problemi in discussione sono sostanzialmente presenti, in una certa misura, nelle cause Barra e Blaizot e ne riprendo gli argomenti in quanto pertinenti alla problematica del caso in esame .  La prima censura riguarda il fatto che l' art . 16, n . 1, della legge 1985 non esenta dal minerval, come invece gli studenti della categoria Forcheri, gli studenti che si recano in Belgio al solo scopo di compiervi studi universitari . La questione resta così circoscritta alle università, ad esclusione degli studenti che possano far valere autonomi diritti in quanto "lavoratori", fattispecie da affrontare nelle altre due cause delle cinque menzionate, vale a dire la 39/86, Lair / Università di Hannover e la 197/86 Brown / Secretary of State for Scotland . Benché la prima censura sia stata formulata in termini generali, la Commissione ha chiarito che in queste cause non cercava di andare oltre la "formazione professionale"; essa non sostiene che il trattato vieti le discriminazioni delle persone sulla base della cittadinanza riguardo a tutti i tipi d' istruzione, in particolare alla cosiddetta "istruzione generale ". E vero che nella causa Gravier essa si è pronunziata per un' estensione di tale principio, sulla base di alcuni documenti del Consiglio e della Commissione pubblicati durante questi anni; che nella sentenza Gravier la Corte ha ammesso che "l' accesso e la partecipazione ai corsi d' insegnamento e di apprendistato, in particolare quando si tratta della formazione professionale, non sono estranei al diritto comunitario"; che l' esenzione del tipo Forcheri di cui all' art . 16, n . 1, non è circoscritta alla formazione professionale . Tuttavia, mi sembra giusto che l' esame del ricorso si fondi sull' assunto di cui sopra, anche se può essere auspicabile che l' accesso all' istruzione in generale trovi in tempo utile una disciplina comunitaria .  Il problema è dunque se, ed eventualmente in quali casi, una formazione professionale nel senso dell' art . 128 del trattato, come interpretato nella sentenza Gravier, possa essere impartita dalle università, di modo che ricada sotto il divieto dell' art . 7 del trattato l' indubbia discriminazione sulla base della cittadinanza rappresentata da una restrizione dell' ammissione di studenti comunitari ( salvo i cittadini lussemburghesi ed altre categorie specificamente esentate ).  Il dibattito si è incentrato principalmente sul carattere dell' istruzione universitaria .  Gli assunti principali della Commissione e del Belgio ( quest' ultimo si avvale degli argomenti delle quattro università coinvolte nella causa Blaizot ) sono agli antipodi . La Commissione afferma che l' istruzione universitaria costituisce sempre una formazione professionale, il Belgio afferma che non lo è mai . Non manca tuttavia d' interesse il fatto che nell' atto introduttivo la Commissione ha asserito che "in quasi tutti i casi" gli studenti s' iscrivono a dei corsi universitari per acquisire le conoscenze e le capacità tecniche necessarie per l' esercizio di un' attività professionale determinata, mentre gli avvocati del Belgio hanno sostenuto che "in generale, salvo poche eccezioni che spetta alla Corte precisare, gli studi universitari non rientrano nel campo d' applicazione del trattato ".  A mio parere occorre muovere dall' art . 128 del trattato e dalla sentenza Gravier . Il trattato prefigura una politica di formazione professionale "che possa contribuire allo sviluppo armonioso sia delle economie nazionali sia del mercato comune ". La sentenza Gravier ha ammesso che "pur se il settore dell' istruzione e la politica dell' insegnamento non rientrano, di per sé, fra le materie che il trattato ha sottoposto alle competenze delle istituzioni comunitarie" ( affermazione basata sulla sentenza nella causa 9/74, Casagrande / Landeshauptstadt Muenchen, Racc . 1974, pagg . 773 e 779 ) "l' accesso e la partecipazione ai corsi d' insegnamento e di apprendistato, in particolare quando si tratta della preparazione professionale, non sono estranee al diritto comunitario" ( punto 19 ). Dopo aver fatto riferimento alle norme di diritto comunitario emanate in attuazione dell' art . 128, la Corte ha concluso che "qualsiasi forma d' insegnamento che prepari ad una qualificazione per una determinata professione, un determinato mestiere o una determinata attività, o che conferisca la particolare idoneità ad esercitare tale professione, tale mestiere o tale attività, fa parte della formazione professionale, qualunque sia l' età ed il livello di preparazione degli alunni o degli studenti, ed anche se il programma d' insegnamento comprenda altresì materie di carattere generale" ( punto 30 ).  Mi sembra che sia l' art . 128, sia i suddetti punti della motivazione della sentenza della Corte sono più attenti al carattere del corso di formazione o d' insegnamento che al tipo d' istituto implicato . Non ritengo che l' art . 128 o la sentenza presuppongano che l' università sia un' istituzione speciale, necessariamente da escludere dal principio affermato nella sentenza Gravier . Per i discepoli medievali l' università ha potuto costituire un qualcosa di "sui generis ". Ma alla fine del ventesimo secolo ciò non è più vero, per quel che concerne l' insegnamento in opposizione alla ricerca, non fosse che per la ragione che attualmente altri istituti, come i politecnici britannici, impartiscono corsi che in talune materie sono spesso di livello paragonabile a quello delle università . Sarebbe veramente inaccettabile che, ad esempio, una laurea od un diploma in architettura rilasciato da un' università o da una scuola specializzata che permettono l' immediato inserimento professionale, siano considerati formazione professionale solo in un caso e non nell' altro . E inoltre possibile che in taluni Stati membri s' impartiscano solo nell' ambito dei corsi di studio universitari insegnamenti che in altri Stati membri vengono dispensati da altri istituti d' istruzione superiore che a rigore non sono considerati istituti universitari . Mi sembra dunque inaccettabile distinguere sulla base degli istituti piuttosto che della natura dei corsi d' insegnamento .  Questa impostazione è stata accolta nella sentenza Gravier, che ha riconosciuto come parte della formazione professionale "qualsiasi forma d' insegnamento" che produca determinati risultati "qualsiasi sia l' età ed il livello di preparazione degli alunni o degli studenti" ed anche se tale insegnamento comprende "materie di carattere generale ".  A mio parere esso trova conferma anche negli sviluppi che si sono avuti nel riconoscimento, da parte delle istituzioni comunitarie, dell' importanza dell' istruzione superiore e della mobilità dei relativi studenti . Giustamente, il Belgio fa rilevare che nei primi tempi si poneva l' accento sulla formazione del lavoro manuale o dei quadri inferiori, ma già nella decisione del Consiglio 2 aprile 1963, relativa alla determinazione dei principi generali per l' attuazione di una politica comune di formazione professionale ( GU 1963, 63, pag . 1338 ), si riconosceva la necessità di "acquisire le conoscenze e le capacità tecniche necessarie per l' esercizio di una determinata attività professionale e di conseguire il più alto livello di formazione possibile" ( secondo principio ), e le pubblicazioni del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, istituito dal regolamento ( CEE ) n . 337/75 del Consiglio ( GU 1975, L 39, pag . 1 ) non escludono l' istruzione universitaria in quanto tale . Le proposte contenute nel programma Comett 1986-1992 ( GU 1985, C 234, pag . 3 ) e nel programma Erasmus ( proposta della Commissione, GU 1985, C 73, pag . 4 ) - adottato con decisione 87/327/CEE del Consiglio ( GU 1987, L 166, pag . 20 ) - ambedue fondate sull' art . 128 del trattato, vanno molto oltre e contemplano esplicitamente i corsi universitari .  Un ulteriore riconoscimento si trova forse nelle dichiarazioni dei ministri belgi nel corso del dibattito sulla legge 1985, allorché hanno ammesso che la formazione professionale include l' istruzione universitaria .  Non posso invece condividere l' affermazione della Commissione secondo la quale tutti i corsi universitari fanno parte della formazione professionale . La sola circostanza che, sia nell' industria che nella pubblica amministrazione, i datori di lavoro richiedono dei laureati non significa che ogni corso che conduce ad una laurea abbia necessariamente un carattere professionale; basti pensare che ad essere richiesta è spesso una laurea e non una laurea in una disciplina specifica . Si può richiedere una laurea semplicemente come attestazione di un certo livello intellettuale del titolare e che questi si è dimostrato capace di padroneggiare ad un livello relativamente elevato una data materia .  E evidente che una simile conclusione, vale a dire che l' istruzione universitaria non può essere esclusa dalla formazione professionale, ma non sempre ne fa parte, piuttosto che facilitarlo, rende il problema più difficile per il giudice nazionale che debba infine decidere se un tipo d' istruzione costituisca formazione professionale .  Ciò che si deve accertare, secondo la sentenza Gravier, è se una forma d' istruzione, in qualunque istituto sia impartita, "prepari (...) ad una qualificazione per una determinata professione, un determinato mestiere o una determinata attività ovvero gli conferisca la particolare idoneità ad esercitare tale professione, tale mestiere o tale attività ".  A mio parere, bisogna porsi il compito essenziale di aver riguardo al corso nel suo complesso e chiedersi innanzitutto se esso conferisca una qualificazione riconosciuta idonea all' esercizio di una determinata professione, mestiere od attività . In caso affermativo, ciò basta alla qualificazione del corso . Perciò, se in un dato Stato membro una laurea in veterinaria, in architettura o in farmacia consente al titolare di iniziare ad esercitare ( anche se chiaramente egli continuerà ancora a lungo a studiare e ad acquisire delle capacità che lo renderanno più competente ), ciò è senza dubbio sufficiente .  Se, invece, un diploma universitario costituisce una condizione necessaria ma non sufficiente a qualificare per una professione determinata? Non di rado può darsi che lo studente debba conseguire, oltre alla laurea, un attestato professionale o che debba conseguire un attestato professionale pur potendo essere esentato dal presentare ai relativi esami le materie studiate nel corso di laurea . Nella causa Gravier ho considerato che la formazione professionale include l' "istruzione che prepara o conduce direttamente ad una qualificazione" ( il corsivo è mio ). Nella sentenza la Corte ha ritenuto sufficiente un' "istruzione che prepara ad una qualificazione ". Adottando tale criterio, mi sembra sufficiente che un diploma universitario costituisca un elemento, integrante e necessario, di una qualificazione ovvero che esenti dalla necessità di comprovare la competenza in talune materie che altrimenti dovrebbe essere attestata da un' organizzazione professionale, anche se il diploma in parola ricomprenda materie non richieste a tal fine .  Non concordo con la tesi secondo la quale un corso di laurea non può che rientrare nella formazione professionale, quando sia un prerequisito essenziale di una professione, quantunque ciò possa essere indicativo dell' appartenenza alla formazione professionale di un corso che conduce ad una laurea . Penso si potrebbe ammettere che un simile corso faccia parte della formazione professionale quando, pur non essendo formalmente un elemento costitutivo di una qualificazione, fornisce allo studente la base indispensabile per ottenere, previo esame, una qualificazione ufficiale . Mi sembra, inoltre, che possa costituire formazione professionale un corso che conduce ad una laurea la quale sia condizione d' ammissione ad istituti d' insegnamento professionale, ove si consegue un' ulteriore qualificazione dopo un' esperienza pratica .  Questa impostazione sarebbe in linea con la seconda parte della definizione della Corte, secondo la quale fa parte della formazione professionale l' istruzione che conferisce la particolare idoneità ad esercitare una professione, un mestiere o un' attività . Questa seconda parte è la più difficile da applicare . Tuttavia, la questione da porsi è se il corso conferisca "la particolare idoneità" per "una determinata professione, mestiere, od attività ". Se per la maggior parte dei lavori è necessario saper leggere, scrivere e far di conto ( sempre che questo sia ancora incluso nell' insegnamento della matematica ), ciò non basta a qualificare la relativa formazione come formazione professionale . Deve sussistere un legame sufficientemente diretto fra la formazione e la professione o il mestiere . Ad esempio, sarebbero di norma esclusi quegli insegnamenti destinati principalmente ad accrescere il sapere od il livello culturale ovvero ad "aprire la mente ". Dei corsi di letteratura, storia medievale e materie umanistiche possono risultare preziosi per la riuscita di una carriera diplomatica, politica od ecclesiastica ma fra essi e le capacità richieste da queste professioni manca un nesso sufficientemente diretto .  E stata sollevata la questione se simili corsi sarebbero sufficienti a costituire una formazione professionale degli insegnanti, in particolare universitari . E possibile che corsi del genere siano specificamente destinati alla preparazione per una qualificazione all' insegnamento o a conferire agli studenti le capacità e la formazione necessaria per trasmettere ad altri quanto appreso . In tal caso, questi corsi possono rientrare nella formazione professionale . Se, invece, non sono concepiti a questo scopo, penso che vadano considerati istruzione generale piuttosto che formazione professionale .  In tale contesto, non è necessario distinguere fra professioni liberali ed altri mestieri od attività, né fra corsi d' insegnamento che di norma si concludono con un contratto di lavoro e quelli che preparano all' esercizio di un' attività indipendente nell' ambito delle cosiddette professioni liberali . Non è realistico distinguere fra le professioni liberali e le altre, poiché molti medici, farmacisti, architetti ed avvocati prestano la loro opera sulla base di un contratto di lavoro, proprio come gli altri lavoratori .  Il principio di non discriminazione di diritto comunitario non è neanche limitato a coloro che sono già lavoratori e che desiderano intraprendere una formazione supplementare, oppure a coloro che seguono corsi di formazione occupando un posto di lavoro nell' industria . Non condivido la tesi che la formazione professionale sia concepibile soltanto nell' ambito di una professione e non al fine di esercitarla o avendo di mira l' obiettivo di esercitarla . Essa riguarda tutti coloro che seguono un' istruzione del tipo indicato .  Ho sempre fatto riferimento al carattere dell' insegnamento perché è ad esso che si deve aver riguardo . Non penso che lo scopo perseguito da uno studente sia un parametro appropriato . Uno studente che segue lo stesso corso della sig.na Gravier sta seguendo un corso di formazione professionale, anche se, obbligato o destinato a lavorare nell' impresa di famiglia, aspiri soltanto ad un quadriennio di una formazione culturale che considera più direttamente attraente di un corso di latino o di filosofia . Gli studenti possono sapere o non sapere ciò che vogliono fare in seguito, oppure possono cambiare idea dopo aver iniziato un corso . Non dipende dai loro intenti se il corso che stanno seguendo sia un corso di formazione professionale .  Se, come io penso, è questa la giusta impostazione del problema, vi saranno dei casi controversi, non ultimo il caso in cui gli studenti possono cumulare una vasta gamma d' insegnamenti, ma poiché non ritengo possibile distinguere fra gli istituti d' istruzione ( nel caso di specie, fra le università ed altri istituti specializzati d' istruzione superiore ) le difficoltà vanno affrontate e si deve stabilire qual è la relazione complessiva esistente fra l' insegnamento ed una determinata professione, mestiere od attività .  Ne consegue che il Belgio non può esigere, dagli studenti che vi si recano al solo scopo di seguire una formazione professionale nelle università, tasse più elevate di quelle imposte ai suoi cittadini .  In risposta al secondo motivo del ricorso, ne risulta che, a mio parere, il rifiuto d' iscrivere studenti che non pagano il minerval è illecito e che l' art . 16, n . 2, trasgredisce il diritto comunitario in quanto autorizza tale rifiuto . Tuttavia, se verrà soppresso il minerval, sarà eliminata la discriminazione di cui ai primi due capi di domanda in relazione al minerval . Per contro, non accoglierei la domanda, formulata in ultimo luogo, con cui la Commissione chiede un provvedimento più ampio sulla base del secondo motivo del ricorso, vale a dire l' eliminazione di ogni discriminazione nel finanziamento degli studi . La Corte ha dichiarato espressamente che la sentenza Gravier non concerne né "l' organizzazione scolastica né il suo finanziamento, ma il fatto di frapporre un ostacolo economico all' accesso all' istruzione per i soli studenti stranieri" ( punto 18 ): "il settore dell' istruzione e la politica dell' insegnamento non rientrano, di per sé, fra le materie che il trattato ha sottoposto alla competenza delle istituzioni comunitarie ". Ad ogni modo, il finanziamento statale negli Stati membri pone problemi ben più vasti . Su un aspetto più specifico confermo l' opinione espressa a titolo provvisorio nelle mie conclusioni nella causa Gravier, secondo la quale i sussidi concessi agli studenti per mantenersi durante gli studi hanno un diverso fondamento, se è vero che il rifiutarli può essere correttamente considerato un ostacolo all' accesso alla formazione professionale .  Impostando in tal modo le prime due questioni, non è necessario esaminare in dettaglio sia l' argomento del Belgio secondo il quale i mezzi relativi al finanziamento, dedotti dalla Commissione, sono irricevibili ( argomento da disattendere, poiché non si tratta di motivi distinti, ma di conclusioni della Commissione sugli effetti del provvedimento che sperava di ottenere ), sia l' altro secondo il quale l' art . 16, n . 2 della legge 1985 non era specificamente rivolto agli studenti della Comunità che rifiutavano di pagare il minerval, ma a tutti gli studenti, belgi o d' altri paesi, che intendevano ripetere l' anno di corso per la seconda volta . Anche questo argomento va disatteso; non v' è dubbio che l' art . 16, n . 2, riguarda anche gli studenti comunitari che rifiutano di pagare il minerval relativo a corsi di formazione professionale impartiti da università belghe . In tale misura, l' art . 16, n . 2, è incompatibile con il diritto comunitario .  Il terzo e il quarto motivo si riferiscono all' art . 59, n . 2, della legge 1985, che riguarda studenti non universitari e, per quanto qui interessa, studenti che seguono corsi d' istruzione speciale e superiore non universitaria . Col terzo motivo si afferma che la concessione di un permesso di soggiorno superiore a tre mesi, agli studenti che intendono intraprendere una formazione professionale, è subordinata alla loro iscrizione ad un corso . Quando essi chiedono d' iscriversi, l' esenzione dal minerval ( da versare integralmente all' atto dell' iscrizione ) viene loro accordata solo se sono in possesso di un permesso di soggiorno . Non potendo avere un permesso di soggiorno senza l' iscrizione ad un corso, essi sono costretti a pagare il minerval . Col quarto motivo si sostiene che lo studente che chiede un permesso di soggiorno deve dimostrare di avere sufficienti mezzi di sussistenza ( stabiliti in 12 000 BFR al mese ), condizione non richiesta agli studenti belgi .  L' art . 59, n . 2, della legge 1985 esenta chiaramente dal minerval gli studenti stranieri ammessi a soggiornare in Belgio per più di tre mesi o a stabilirvisi ai sensi degli artt . 10 e 15 della legge 1980, come modificata dalla legge 1984 . Ex art . 10, hanno diritto ad un soggiorno superiore a tre mesi gli stranieri cui tale diritto è riconosciuto per legge o regio decreto . In forza dell' emendamento all' art . 58 della legge 1980, hanno diritto a soggiornare per più di tre mesi solo coloro che intendono seguire corsi d' istruzione superiore o il relativo anno preparatorio ( non più, come in precedenza, tutti i gradi d' istruzione ivi compresa l' istruzione secondaria e tecnica ), e solo se possono attestare di essere, ad esempio, iscritti ad un corso . Essi vi avranno diritto solo se hanno pagato la tassa richiesta all' atto dell' iscrizione .  D' altro conto, il regio decreto 30 agosto 1985 ( Moniteur belge del 12.9.1985 ) sembra accordare l' esenzione dalla tassa d' iscrizione agli studenti che hanno accesso ad una formazione professionale essendo iscritti ad un istituto d' istruzione .  Se ne dovrebbe dunque dedurre che sono esentati dalla tassa d' iscrizione gli studenti d' istituti d' istruzione superiore non universitaria, rientrante nella formazione professionale, compresi gli studenti d' istituti tecnici, e questi ultimi anche senza diritto di soggiorno .  La Commissione sostiene che, se privi di permesso di soggiorno, gli studenti non possono iscriversi senza pagare il minerval, donde, ancora una volta, un perfetto circolo vizioso . Si ribatte che gli studenti comunitari possono soggiornare in Belgio per un periodo superiore a tre mesi durante il quale possono iscriversi e, poi, ottenere un permesso di soggiorno a lungo termine .  Nella misura in cui la legge belga subordina l' iscrizione ed il diritto di soggiorno al pagamento del minerval, mi sembra che essa contrasti con la sentenza Gravier . Il problema verrà meno una volta che venga abolito, in quanto contrario al diritto comunitario, il minerval imposto agli studenti che intraprendono una formazione professionale presso istituti d' istruzione superiore non universitaria .  La Commissione sostiene ancora che se si vieta agli istituti d' istruzione di esigere dagli studenti universitari tasse più elevate, essi rifiuteranno d' iscriverli poiché per tali studenti non riceveranno sovvenzioni statali . La sentenza Gravier non riguarda i metodi di finanziamento delle università e alla luce di quanto esposto sinora ritengo che tale problema esuli, in linea di principio, dal campo di applicazione del trattato . Anche se è possibile sostenere che taluni metodi di finanziamento statale possono comprovare un ostacolo all' accesso all' istruzione, non mi sembra possibile che una questione del genere possa essere decisa su simili basi ipotetiche .  In questa causa si è dibattuto attorno al problema dell' esistenza di un autonomo diritto degli studenti a trasferirsi in uno Stato membro di cui non sono cittadini . Il Belgio sostiene che essi non ne hanno diritto e si richiama ai precedenti delle cause 66/77, Kuyken / Rijksdienst voor Arbeidsvoorziening, Racc . 1977, pagg . 2311 e 53/81, Levin / Staatssecretaris van Justitie, Racc . 1982, pag . 1035 . Ne hanno diritto, si afferma, solo coloro che esercitano un' attività economica . Non mi sembra che questo problema, di più vasta portata e non dibattuto a fondo, rientri nell' oggetto del presente ricorso . Ad ogni modo, nella sentenza Kuyken la Corte ha espressamente dichiarato che la decisione riguardava gli specifici articoli del regolamento di cui era causa .  Secondo il quarto motivo del ricorso, il Belgio, assoggettando l' esenzione dal minerval alla condizione che gli studenti che vogliano intraprendere studi superiori debbono disporre di adeguati mezzi di sussistenza, trasgredisce gli artt . 5 e 7 del trattato . La condizione non risulta direttamente dalla causa d' esenzione di cui all' art . 59, n . 2, della legge 1985, ma emerge da un' interpretazione degli artt . 10, 58 e 60 della legge 1980, nel testo emendato . Ritengo che, nella misura in cui la condizione relativa ai mezzi di sussistenza è imposta ai fini della concessione del diritto al soggiorno, a sua volta condizione dell' esenzione dal minerval, essa incorre nelle stesse critiche mosse dalla condizione relativa al rilascio del diritto di soggiorno . Se l' imposizione del minerval a studenti che seguono una formazione professionale in istituti non universitari è illegittima, essa non può essere applicata allo studente che non possa dimostrare di disporre di sufficienti mezzi di sussistenza .  La Commissione sembra sostenere che lo studente ha diritto di spostarsi in altro Stato membro senza dover dimostrare il possesso di mezzi di sussistenza, alla pari di una persona in cerca d' occupazione, la quale sarebbe titolare di un diritto alla libera circolazione a ciò finalizzata . Penso che l' analogia sia infondata . Pur riconoscendo tale diritto ai soggetti in cerca di occupazione, come sembra aver fatto la Corte nella sentenza 18 giugno 1987, causa 316/85, Centre public d' aide sociale de Courcelles / Lebon, esso sussiste solo nel caso di un' attività di lavoro vera e proprio e non di un' attività meramente accessoria . Non si trova in tale posizione chi è soltanto studente a tempo pieno . La situazione muta se costui assume la posizione giuridica di lavoratore .  Benché si tratti ancora di un problema che non sembra porsi in questa causa, non sono convinto che la condizione di avere adeguati mezzi di sussistenza, e su una base che non può dirsi eccessivamente selettiva, sia incompatibile col trattato . Essa è discriminatoria in quanto non si applica ai cittadini belgi, ma la situazione di costoro è differente dato che lo Stato concede sussidi a chi è in stato di bisogno . La Commissione ammette che il Belgio non è tenuto ad erogare fondi pubblici in favore di studenti stranieri bisognosi e, a mio parere, la condizione di disporre di sufficienti mezzi di sussistenza non è contraria al trattato .  Riguardo al quinto motivo, l' art . 63 della legge 1985 dispone che hanno diritto alla restituzione dei minerval soltanto gli studenti stranieri che, seguendo corsi di formazione professionale, hanno promosso azione prima del 13 febbraio 1985, data della sentenza Gravier . L' art . 69 attribuisce il diritto all' esenzione dal minerval ai soli cittadini di Stati membri, regolarmente stabiliti in Belgio, ove vi esercitano o vi hanno esercitato un' attività lavorativa posteriormente al 1° ottobre 1983 . L' art . 71 impone l' obbligo di pagare il minerval con effetto a partire dal 1 settembre 1976 e stabilisce al 1° gennaio 1985 la data di entrata in vigore dell' esenzione contemplata dall' art . 59, n . 2 .  V' era la chiara intenzione di legalizzare il minerval a partire dal 1976, in quanto erano stati sollevati problemi come la legittimità della sua introduzione con circolare ministeriale, la limitazione del periodo di tempo a decorrere dal quale si applicavano le esenzioni, e la radicale restrizione del diritto alla ripetizione, anche per gli studenti che avrebbero potuto reclamare il beneficio dell' esenzione in data anteriore al 1 gennaio 1985 .  Sia nella causa Forcheri che nella causa Gravier, la Corte ha giudicato dicriminatoria ed in contrasto con l' art . 7 del trattato l' imposizione del minerval in questione . Dunque queste tasse sono sempre state illegali e non avrebbero dovuto essere istituite .  Poiché l' art . 7 ha una diretta efficacia, che i giudici nazionali sono tenuti a riconoscere ( v . ad es . causa 2/74, causa Reyners / Stato belga, Racc . 1974, pag . 631 e causa 13/76, Donà / Mantero, Racc . 1976, pag . 1333 ), gli studenti comunitari interessati, che hanno pagato tali tasse, hanno diritto in linea di principio al rimborso dopo la sentenza della Corte nelle cause Forcheri e Gravier . Quantunque spetti agli Stati membri "stabilire le modalità procedurali delle azioni giudiziali intese a garantire la tutela dei diritti spettanti ai singoli in forza delle norme comunitarie aventi efficacia diretta" s' intende che esse "non possono essere meno favorevoli di quelle relative ad analoghe azioni del sistema processuale nazionale, né, in alcun caso, possono essere strutturate in modo da rendere praticamente impossibile l' esercizio dei diritti che i giudici nazionali sono tenuti a tutelare" ( causa 68/79, Just / Ministero danese delle imposte ed accise, Racc . 1980, pagg . 501 e 523 ).  L' art . 63 rende impossibile il recupero del minerval in questione nelle cause Forcheri e Gravier, a meno che le relative domande giudiziali non siano state presentate prima del 13 febbraio 1985, laddove il diritto interno belga contempla la ripetibilità dell' indebito e dispone per la relativa azione termini di prescrizione molto più lunghi ( artt . 1235, 1376, 1377 e 2260 e segg . del Codice civile belga ).  Nelle cause Forcheri e Gravier la Corte non ha limitato nel tempo gli effetti delle sue sentenze, come avrebbe potuto fare ex art . 177 del trattato per analogia con l' art . 174 ( causa 43/75, Defrenne / Sabena, Racc . 1976, pag . 455 ).  L' art . 63 è un palese tentativo di introdurre un tale limite . E' a ciò legittimato il potere legislativo? A mio parere esso non ne ha diritto, non più di un giudice nazionale che esegue una sentenza della Corte . Come dichiarato dalla Corte nella causa 811/79, Amministrazione delle finanze dello stato / Ariete, Racc . 1980, pagg . 2545 e 2553 ( e altrove ): "L' esigenza fondamentale dell' applicazione uniforme e generale del diritto comunitario implica la competenza esclusiva della Corte di giustizia a decidere sulla delimitazione temporale degli effetti dell' interpretazione da essa data ".  Ne consegue che qualsiasi restrizione posta dalla legge belga al diritto di ripetere il minerval, spettante agli studenti nella situazione della sig.na Forcheri od iscritti in istituti d' istruzione superiore che impartiscono una formazione professionale, è stata adottata in contrasto col trattato ed è quindi illegittima .  Il Belgio fa valere che, a prescindere dagli effetti della sentenza Gravier, esso era legittimato ad esigere il minerval, in particolare dagli studenti universitari, a causa del gran numero di studenti stranieri ( pare fra il 4,2 ed il 4,5% del totale degli studenti in Belgio, percentuale molto più elevata degli altri Stati membri ); a causa dei costi connessi; a causa dell' assenza d' imposte versate da tali studenti o dai genitori; a causa del riconoscimento, ad opera della risoluzione del Consiglio 27 giugno 1980, del diritto degli Stati membri di adottare misure adeguate nel caso di sostanziali squilibri nella circolazione degli studenti imputabili a restrizioni numeriche o ad altri fattori; a causa infine del programma Erasmus, il quale propone che le autorità competenti dello Stato d' origine sovvenzionino gli studi all' estero dei loro cittadini, come del resto si è preparata a fare la Repubblica federale di Germania in relazione al minerval .  Per quanto mi riguarda, non sono convinto che il Belgio abbia dimostrato di aver intrinseco diritto all' imposizione del minerval, come forma di tutela contro l' afflusso di studenti stranieri o come contributo al costo della formazione professionale, non richiesto agli studenti belgi . Ad ogni modo, un simile diritto non è né riconosciuto né preso in considerazione nelle sentenze Forcheri o Gravier, le quali si pronunciano sul minerval in termini categorici . E inoltre assai controverso il numero effettivo degli studenti comunitari presenti in Belgio . Si afferma ad esempio che circa 800 di essi includevano studenti lussemburghesi, in tutti i casi esentati dal minerval in virtù di disposizioni speciali . E altresì controverso il reale tasso d' incremento del numero di questi studenti in Belgio .  La legge del 1985 rende impossibile la ripetizione del minerval relativo all' istruzione universitaria per gli studenti che non abbiano agito in giudizio prima del 13 febbraio 1985 . Se il principio di non discriminazione si applica alla formazione professionale impartita dalle università, a mio parere la legge belga è illegittima in quanto limita il diritto degli studenti di ripetere il minerval indebitamente pagato .  Si chiede inoltre alla Corte di limitare gli effetti della sua decisione nella presente causa, qualora ritenesse che un' università possa impartire una formazione professionale .  Contrariamente a quanto disposto dall' art . 174 con riferimento ai ricorsi ex art . 173, il trattato non attribuisce esplicitamente un simile potere in relazione al ricorso ex art . 169 . Per i rinvii ex art . 177, la Corte ha ammesso, in via analogica, una simile competenza . Un ricorso contro uno Stato membro ha carattere differente, in quanto la Corte è chiamata a decidere se uno Stato membro sia venuto meno ad un obbligo derivantegli dal trattato . Si può affermare che i suoi poteri si limitano a ciò . D' altro canto, per esigenze di coerenza fra le tre vie principali disponibili per sottoporre alla Corte questioni di tal genere, penso che per analogia la Corte, accertato l' inadempimento, possa porre qualsiasi limite temporale agli effetti della sua pronunzia .  Poiché la sentenza Gravier non ha posto dei limiti temporali, si fa valere che non è più possibile fissarne in relazione ad istituti d' istruzione superiore che impartiscono una formazione professionale, e che ciò non sarebbe lecito dal momento che altre cause possono essere state decise sulla base della sentenza Gravier in relazione agli anni precedenti o di azioni esperite dopo il 13 febbraio 1985 . Sostiene inoltre la Commissione che la Corte ha fatto uso di tale potere in circostanze ben precise e che questo potrebbe essere esercitato solo in presenza delle condizioni esistenti nella causa Defrenne, vale a dire un rischio di serie ripercussioni economiche, un elevato numero di negozi conclusi da privati sulla base della normativa ritenuta vigente ed in conformità al diritto nazionale, nonché il fatto che le parti non fossero state edotte dell' illiceità del loro comportamento, bensì fossero state portate a credere nella sua liceità dall' atteggiamento della Commissione e di taluni Stati membri .  Alcuni elementi mi sembrano qui rilevanti .E vero che a partire dal 1963 è stata riconosciuta l' importanza di principi generali in materia di formazione professionale e che nel 1971 gli orientamenti generali espressi dal Consiglio hanno impostato in senso lato gli obiettivi della formazione professionale . E' vero, altresì, che il Parlamento europeo ha esortato il Belgio a sopprimere il minerval discriminatorio .  D' altro canto, la decisione del 1963 concerneva principalmente attività fino al livello dei quadri medi e la raccomandazione della Commissione era limitata a questi . La Commissione ammette l' evoluzione subita dalla propria come dalla generale concezione degli scopi della formazione professionale . Inoltre, nelle lettere del 18 aprile e del 28 novembre 1984, in una certa misura si era espressa approvazione per le modifiche attuate dal Belgio . Solo molto di recente le proposte Erasmus e Comett, nonché la decisione del Consiglio sulla corrispondenza delle qualifiche di formazione professionale ( GU L 199, 1985, pag . 56 ), hanno posto l' accento sull' istruzione superiore e, sino al presente ricorso, la stessa Commissione non aveva mai avviato contro il Belgio la procedura ex art . 169 . Inoltre, prima delle sentenze Forcheri e, più in particolare, Gravier, non era mai stato stabilito chiaramente che l' accesso all' istruzione, ed in special modo all' istruzione professionale, rientrava nel campo d' applicazione del trattato .  Si è altresì sostenuto che l' obbligo di rimborsare il minerval a partire dal 1976 sarebbe oneroso per gli altri istituti d' insegnamento e catastrofico per le università . Il "quantum" implicato è controverso - le parti sono ben distanti l' una dall' altra - ed è impossibile decidere chi ha ragione . Ad ogni modo si tratta di un importo notevole : tutto è stato pagato ritenendo che fosse legalmente dovuto e si è ritenuto giuridicamente dubbio che le università potrebbero agire in regresso contro lo Stato qualora decidessero per la restituzione . Parlo di "giuridicamente dubbio" perché fattori di natura politica possono influire più di quelli di natura giuridica, qualora si ponesse la questione di un rimborso .  Non ritengo giusto in assoluto che il Belgio sia obbligato a restituire tutti i minerval di cui si è chiesto il rimborso con riferimento alla formazione professionale impartita dalle università, a partire dal 1976 . Parimenti, non ritengo giusto limitare il rimborso o, piuttosto, considerata l' ordinanza del presidente della Corte che esigeva impegni scritti, accettare che il minerval non sia più esigibile dalla data della decisione resa in questa causa . La sentenza Gravier ha messo il Belgio chiaramente sull' avviso ed incontestabilmente alcuni parlamentari e due ministri ritenevano possibile che l' istruzione universitaria includa una formazione professionale .  A mio parere, in linea generale sarebbe giusto ed equo che gli effetti dell' inadempimento del Belgio, relativo alla formazione professionale impartita dalle università, fossero limitati come qui di seguito :  "Avrebbero diritto al rimborso, salvo ipotesi d' indebito arricchimento qualora i relativi importi siano stati percepiti da altre fonti e per tutta la durata dei corsi, solo gli studenti cittadini di altro Stato membro che abbiano intrapreso una formazione professionale presso università belghe e che  a ) abbiano intrapreso detta formazione alla data della sentenza Gravier o posteriormente ad essa, ovvero che  b ) alla data delle presenti conclusioni abbiano esperito azione di ripetizione del minerval ".  Propongo la "data delle presenti conclusioni" e non la "data della sentenza della Corte", onde non suscitare un afflusso di nuove e fiduciose domande giudiziali prima della pronunzia della Corte .  Ben comprendo che questa proposta può provocare il risentimento degli studenti che hanno completato gli studi prima della sentenza Gravier, ma nessuno di loro ha sollevato il problema e la data prescelta mi sembra ragionevole ed attuabile .  La posizione degli studenti non universitari presenta maggiori difficoltà . Nella sentenza Gravier la Corte non ha posto simili limitazioni e vi sono solidi argomenti per sostenere che tale soluzione vada applicata a tutti gli studenti iscritti in istituti analoghi . D' altro canto, non ritengo che la giurisprudenza della Corte possa essere interpretata nel senso che se una sentenza non ha posto limitazioni queste siano sempre da escludere, anche in cause successive relative ad altre e pure analoghe situazioni, benché sarebbe in ogni caso errato circoscrivere alla sfera giuridica della sig.na Gravier gli effetti della sentenza .  Poiché tutti gli studenti interessati seguivano, in ipotesi, una formazione professionale e vi sono analogie fra taluni corsi universitari ed altri istituti, mi sembra che vadano tutti trattati allo stesso modo . Non sarebbe equo limitare il rimborso per gli studenti universitari e non per gli studenti di altri istituti, non foss' altro perché la questione di una limitazione non è stata sollevata nella causa Gravier .  La responsabilità da inadempimento del Belgio andrebbe perciò limitata allo stesso modo, tanto per la formazione professionale non universitaria, quanto per quella universitaria .  Concludo dunque per la ricevibilità del ricorso e perché il regno del Belgio sia dichiarato inadempiente in quanto le disposizioni della legge del 1985, in collegamento con altre norme e provvedimenti amministrativi vigenti in Belgio :  a ) autorizzano le università :  i ) ad esigere da studenti comunitari il pagamento del minerval come condizione d' accesso alla formazione professionale e  ii ) a rifiutare l' iscrizione di detti studenti al fine di detta formazione qualora non paghino il minerval, ove gli studenti belgi ne siano esentati;  b ) conducono all' imposizione del minerval a studenti comunitari che intendono ricevere una formazione professionale presso istituti belgi d' istruzione non universitaria;  c ) limitano il diritto di ripetere i minerval imposti in passato, tanto riguardo alle categorie di cittadini comunitari che vogliono intentare le relative azioni, quanto al tipo di formazione professionale cui si riferiscono tali azioni .  Sarei del parere di limitare gli effetti della sentenza in modo tale da riconoscere il diritto al rimborso ai soli studenti cittadini di altro Stato membro che abbiano intrapreso una formazione professionale presso università belghe od altri istituti d' istruzione  a ) alla data della sentenza Gravier o posteriormente ad essa, ovvero che  b ) alla data delle presenti conclusioni abbiano esperito azione di ripetizione del minerval,  salvo ipotesi d' indebito arricchimento qualora i relativi importi siano stati percepiti da altre fonti e per tutta la durata dei corsi . Fatta salva, ovviamente, l' efficacia di pronunzie già emesse a favore di detti studenti .  Gli argomenti della Commissione sono stati in gran parte accolti, ma non completamente . Ritengo opportuno che il Belgio sia condannato al pagamento dei due terzi delle spese sostenute dalla Commissione .  (*) Tradotto dall' inglese