CELEX: 62001TJ0330
Language: it
Date: 2006-09-27
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Terza Sezione) del 27 settembre 2006.#Akzo Nobel NV contro Commissione delle Comunità europee.#Concorrenza - Intese - Gluconato di sodio - Art. 81 CE - Ammenda - Art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 - Orientamenti per il calcolo dell'importo delle ammende - Principio di proporzionalità - Obbligo di motivazione.#Causa T-330/01.

Causa T‑330/01
      Akzo Nobel NV
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Intese — Gluconato di sodio — Art. 81 CE — Ammenda — Art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 — Orientamenti per il calcolo dell’importo delle ammende — Principio di proporzionalità — Obbligo di motivazione»
      Massime della sentenza
      1.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      2.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione 
      (Art. 81, n. 1, CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 A)
      3.      Concorrenza — Regole comunitarie — Infrazione commessa da una controllata 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      4.      Concorrenza — Procedimento amministrativo — Rispetto dei diritti della difesa — Comunicazione degli addebiti — Contenuto necessario
            
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 19, n. 1)
      5.      Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata 
      (Artt. 81 CE e 253 CE)
      6.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Carattere dissuasivo 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2)
      7.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      8.      Concorrenza — Ammende — Importo — Potere discrezionale della Commissione — Sindacato giurisdizionale 
      (Art. 229 CE)
      9.      Procedura — Spese — Spese ripetibili — Nozione 
      [Regolamento di procedura del Tribunale art. 91, lett. b)]
      1.      In forza dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, l’importo dell’ammenda è stabilito sulla base della gravità dell’infrazione
         e della sua durata. Inoltre, conformemente agli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15,
         paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del trattato CECA, la Commissione fissa l’importo di partenza
         in funzione della gravità dell’infrazione, tenendo conto della natura stessa dell’infrazione, del suo impatto concreto sul
         mercato e dell’estensione del mercato geografico.
      
      Tale quadro giuridico non impone pertanto, in quanto tale, alla Commissione di tener conto della modesta dimensione del mercato
         dei prodotti.
      
      Tuttavia, nel valutare la gravità di un’infrazione, la Commissione deve tener conto di un gran numero di fattori il cui carattere
         e la cui importanza variano a seconda del tipo di infrazione e delle circostanze particolari della stessa. Non è dato escludere
         che tra questi elementi che attestano la gravità di una infrazione possa figurare, a seconda dei casi, la dimensione del mercato
         del prodotto rilevante.
      
      Di conseguenza, anche se la dimensione del mercato può costituire un elemento da prendere in considerazione per accertare
         la gravità dell’infrazione, la sua importanza varia in funzione delle circostanze particolari dell’infrazione di cui trattasi.
      
      (v. punti 35-38)
      2.      In conformità degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, del
         regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del trattato CECA, in caso di infrazioni che coinvolgono più imprese, la
         Commissione può ponderare gli importi iniziali in modo da tenere conto del peso specifico di ciascuna impresa suddividendo
         i membri dell’intesa in gruppi «in particolare qualora esista una disparità considerevole nella dimensione delle imprese che
         commettono il medesimo tipo di infrazione» (punto 1 A, sesto comma, degli orientamenti). Negli orientamenti è peraltro precisato
         che «il principio di parità della sanzione per un medesimo comportamento può dar luogo, in determinate circostanze, all’applicazione
         di importi differenziati per le imprese interessate, senza che tale differenziazione derivi da un calcolo rigorosamente aritmetico»
         (punto 1 A, settimo comma, degli orientamenti).
      
      La Commissione non è tenuta, in sede di determinazione della gravità dell’infrazione, ad assicurare, nel caso in cui siano
         inflitte ammende a diverse imprese coinvolte in una stessa infrazione, che gli importi finali delle ammende a cui è giunto
         il suo calcolo per le imprese interessate riflettano ogni differenza tra le stesse imprese in ordine al loro fatturato complessivo,
         ma può procedere a suddivisioni in gruppi.
      
      Tuttavia, qualora la Commissione suddivida le imprese interessate in gruppi ai fini della determinazione dell’importo delle
         ammende, la determinazione dei valori limite per ogni singolo gruppo così individuato deve essere coerente ed obiettivamente
         giustificata. 
      
      (v. punti 56-58)
      3.      In materia di concorrenza, la circostanza che una controllata abbia una personalità giuridica distinta non basta ad escludere
         la possibilità che il suo comportamento sia imputato alla società controllante, in particolare qualora la controllata non
         determini in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, ma si attenga, in sostanza, alle istruzioni che le vengono
         impartite dalla società controllante. 
      
      La Commissione può, in tale contesto, presumere ragionevolmente che la controllata al 100% di una società madre applichi in
         linea di massima le istruzioni che le sono impartite da quest’ultima. Tale presunzione implica che la Commissione non è tenuta
         ad accertare se la società madre abbia effettivamente esercitato tale potere. In una situazione siffatta, allorché la Commissione
         enuncia nella comunicazione degli addebiti, invocando tale presunzione, la sua intenzione di imputare la responsabilità per
         un’infrazione di una controllata, detenuta al 100% dalla sua società madre, a quest’ultima, spetta alle parti interessate,
         qualora considerino che, malgrado le partecipazioni in questione, la controllata determina in modo autonomo la sua linea di
         condotta sul mercato, invertire tale presunzione fornendo alla Commissione elementi di prova sufficienti nel corso del procedimento
         amministrativo.
      
      (v. punti 82-83)
      4.      La comunicazione degli addebiti inviata dalla Commissione a un’impresa alla quale intende infliggere una sanzione per violazione
         delle regole di concorrenza deve contenere gli elementi essenziali della contestazione mossa contro tale impresa, quali i
         fatti addebitati, la qualificazione data a questi ultimi e gli elementi di prova su cui si fonda la Commissione affinché l’impresa
         in questione sia in grado di far valere utilmente i propri argomenti nell’ambito del procedimento amministrativo avviato a
         suo carico. Parimenti, considerata la sua importanza, la comunicazione degli addebiti deve precisare in maniera inequivocabile
         la persona giuridica alla quale potranno essere inflitte ammende e dev’essere inviata a quest’ultima.
      
      (v. punto 87)
      5.      Allorché una decisione che applica l’art. 81 CE riguarda più destinatari e pone un problema d’imputabilità dell’infrazione,
         essa deve contenere una motivazione sufficiente nei confronti di ciascuno dei destinatari, specie di quelli che, secondo il
         tenore della stessa decisione, dovranno sopportare l’onere conseguente dell’infrazione. 
      
      (v. punto 93)
      6.      Per valutare la gravità di un’infrazione la Commissione deve tener conto di un gran numero di elementi tra cui figura la necessità
         di una portata dissuasiva dell’ammenda. La Commissione ha pienamente il diritto, per ottenere tale effetto dissuasivo, di
         determinare l’importo dell’ammenda secondo caratteristiche specifiche dell’impresa responsabile dell’infrazione.
      
      A tal proposito, fissando l’importo iniziale dell’ammenda ad un livello più elevato per le imprese con una quota di mercato
         relativamente più importante di quella delle altre sul mercato rilevante, la Commissione tiene conto della specifica responsabilità
         dell’impresa in rapporto all’esigenza di mantenimento della libera concorrenza. Si tratta, in proposito, di un elemento soggettivo
         che permette di caratterizzare la gravità del comportamento delle imprese interessate. In effetti, in caso di conclusione
         di un’intesa, tale elemento rispecchia il più elevato livello di responsabilità delle imprese con una quota di mercato relativamente
         più importante di quella delle altre sul mercato rilevante quanto ai danni causati alla concorrenza. In un contesto siffatto,
         la Commissione può anche prendere ragionevolmente in considerazione l’esistenza, in seno ad imprese molto grandi, di conoscenze
         ed infrastrutture giuridiche ed economiche che consentono loro di valutare meglio l’illiceità del loro comportamento e le
         conseguenze che ne derivano sotto il profilo del diritto della concorrenza.
      
      Peraltro la Commissione, quando calcola l’importo di un’ammenda da infliggere a un’impresa, può prendere in considerazione,
         segnatamente, la sua dimensione e la sua forza economica. Nel valutare la capacità finanziaria dei membri di un’intesa, è
         pertinente il fatturato globale. 
      
      Pertanto la Commissione può applicare un coefficiente moltiplicatore quale modalità di valutazione dell’effetto dissuasivo
         dell’ammenda inflitta tenendo conto delle dimensioni e della potenza economica dell’impresa interessata.
      
      (v. punti 114-117)
      7.      Secondo la metodologia enunciata negli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15,
         paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del trattato CECA, il calcolo dell’importo delle ammende
         viene effettuato in funzione dei due criteri menzionati all’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, cioè la gravità dell’infrazione
         e la durata di quest’ultima, pur rispettando il limite massimo in rapporto al fatturato di ciascuna impresa stabilito dalla
         stessa disposizione. Di conseguenza, gli orientamenti non trascendono il contesto giuridico delle sanzioni definito da tale
         disposizione.
      
      (v. punto 119)
      8.      Qualora dall’esame dei motivi sollevati da un’impresa avverso la legittimità di una decisione della Commissione che le ha
         inflitto un’ammenda per violazione delle regole comunitarie di concorrenza non sia emerso alcun profilo di illegittimità,
         non occorre che il Tribunale si avvalga della propria competenza anche di merito per ridurre l’importo di tale ammenda.
      
      (v. punto 130)
      9.      Le spese sostenute da un’impresa per la costituzione ed il mantenimento di una garanzia bancaria per evitare l’esecuzione
         forzata di una decisione della Commissione nei suoi confronti non costituiscono spese sostenute per la causa, ai sensi dell’art. 91,
         lett. b), del regolamento di procedura del Tribunale. Dev’essere del pari respinta la domanda di un’impresa diretta alla condanna
         della Commissione alla rifusione delle spese alle quali tale ricorrente si è trovata a far fronte durante il procedimento
         amministrativo in materia di concorrenza. In effetti se, a norma dell’art. 91 del regolamento di procedura, «sono considerate
         spese ripetibili (...) le spese indispensabili sostenute dalle parti per la causa», con il termine «causa» quest’articolo
         si riferisce unicamente al procedimento dinanzi al Tribunale, escludendo la fase precontenziosa. 
      
      (v. punto 133)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      27 settembre 2006 (*)
      
      «Concorrenza – Intese – Gluconato di sodio – Art. 81 CE – Ammenda – Art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 – Orientamenti per il calcolo dell’importo delle ammende – Principio di proporzionalità – Obbligo di motivazione»
      Nella causa T‑330/01,
      Akzo Nobel NV, con sede in Arnhem (Paesi Bassi), rappresentata inizialmente dagli avv.ti M. van Empel e C. Swaak, successivamente dall’avv. Swaak,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. A. Whelan, A. Bouquet e W. Wils, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. H. van der Woude,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto l’annullamento degli artt. 3 e 4 della Decisione della Commissione 2 ottobre 2001, C (2001) 2931 def., relativa
         ad un procedimento a norma dell’art. 81 del Trattato CE e dell’art. 53 dell’accordo SEE (COMP/E‑1/36.756 – Gluconato di sodio),
         nella parte in cui riguardano la ricorrente o, in subordine, la riduzione dell’ammenda inflitta alla ricorrente,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Terza Sezione),
      
      composto dal sig. J. Azizi, presidente, dai sigg. M. Jaeger e F. Dehousse, giudici,
      cancelliere: sig. J. Plingers, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 17 febbraio 2004,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti all’origine della controversia
      1        La società Akzo Nobel NV (in prosieguo: l’«Akzo») è la società madre di un gruppo di imprese specializzate nelle industrie
         chimica e farmaceutica. Essa detiene la totalità delle azioni della società Akzo Nobel Chemicals BV (in prosieguo: l’«ANC»).
         All’epoca dei fatti e sino al dicembre 1995, l’ANC operava sul mercato del gluconato di sodio attraverso la sua partecipazione
         nella società Glucona vof, un’impresa che essa controllava unitamente alla società Coöperatieve Verkoop- en Productievereniging
         van Aardappelmeel en Derivaten Avebe BA (in prosieguo: l’«Avebe»). Nel dicembre 1995 l’Avebe ha acquisito la partecipazione
         dell’ANC nella Glucona vof, che è divenuta una società a responsabilità limitata ed ha assunto la denominazione di Glucona
         BV (in prosieguo: le società Glucona vof e Glucona BV sono indistintamente denominate «Glucona»).
      
      2        Il gluconato di sodio fa parte delle sostanze chelanti che sono prodotti i quali inattivano gli ioni metallici nei procedimenti
         industriali. Questi procedimenti comprendono, tra l’altro, la pulizia industriale (pulizia di bottiglie o di utensili), il
         trattamento delle superfici (trattamenti antiruggine, sgrassaggio, incisione di alluminio) e il trattamento delle acque. Le
         sostanze chelanti sono pertanto utilizzate dall’industria alimentare, dall’industria cosmetica, dall’industria farmaceutica,
         dall’industria cartaria, dall’industria del cemento e da altre industrie ancora. Il gluconato di sodio è venduto nel mondo
         intero e imprese tra loro concorrenti sono presenti sui mercati mondiali.
      
      3        Nel 1995 le vendite totali di gluconato di sodio a livello mondiale erano di circa EUR 58,7 milioni, quelle realizzate nello
         Spazio economico europeo (SEE) di circa EUR 19,6 milioni. All’epoca dei fatti la quasi totalità della produzione mondiale
         di gluconato di sodio era nelle mani di cinque imprese, cioè, in primo luogo, la Fujisawa Pharmaceutical Co. Ltd (in prosieguo:
         la «Fujisawa»), in secondo luogo, la Jungbunzlauer AG (in prosieguo: la «Jungbunzlauer»), in terzo luogo, la Roquette Frères
         SA (in prosieguo: la «Roquette»), in quarto luogo, la Glucona vof e, in quinto luogo, l’Archer Daniels Midland Co. (in prosieguo:
         l’«ADM»).
      
      4        Nel marzo 1997 il Ministero americano della Giustizia informava la Commissione del fatto che, a seguito di un’inchiesta condotta
         sul mercato della lisina e dell’acido citrico, era stata aperta un’ulteriore inchiesta avente ad oggetto il mercato del gluconato
         di sodio. Nell’ottobre e nel dicembre 1997 nonché nel febbraio 1998, la Commissione apprendeva che l’Akzo, l’Avebe, la Glucona,
         la Roquette e la Fujisawa avevano ammesso di aver partecipato ad un’intesa che era consistita nel fissare i prezzi del gluconato
         di sodio e nel ripartire i volumi di vendita di tale prodotto negli Stati Uniti e altrove. A seguito di accordi conclusi con
         il Ministero americano della Giustizia, a tali imprese sono state inflitte ammende dalle autorità americane.
      
      5        Il 18 febbraio 1998 la Commissione indirizzava, ai sensi dell’art. 11 del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17,
         primo regolamento di applicazione degli artt. [81] e [82] del Trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204), richieste di informazioni
         ai principali produttori, importatori, esportatori ed acquirenti di gluconato di sodio in Europa.
      
      6        Facendo seguito alla richiesta di informazioni, la Fujisawa prendeva contatto con la Commissione per informarla che aveva
         cooperato con le autorità americane nell’ambito dell’inchiesta descritta supra e che auspicava fare altrettanto con la Commissione
         sulla base della comunicazione della Commissione 18 luglio 1996 sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei
         casi d’intesa tra imprese (GU C 207, pag. 4; in prosieguo: la «comunicazione sulla cooperazione»). Il 12 maggio 1998, a seguito
         di una riunione tenutasi con la Commissione il 1° aprile 1998, la Fujisawa consegnava una dichiarazione scritta ed un fascicolo
         contenente un riassunto della cronistoria dell’intesa nonché un certo numero di documenti.
      
      7        Il 16 e 17 settembre 1998 la Commissione procedeva a verifiche, in applicazione dell’art. 14, n. 3, del regolamento n. 17,
         nei locali dell’Avebe, della Glucona, della Jungbunzlauer e della Roquette.
      
      8        Il 2 marzo 1999 la Commissione indirizzava richieste di informazioni dettagliate alla Glucona, alla Roquette e alla Jungbunzlauer.
         Con lettere 14, 19 e 20 aprile 1999 tali imprese manifestavano il loro auspicio di cooperare con la Commissione e fornivano
         talune informazioni sull’intesa. Il 25 ottobre 1999 la Commissione indirizzava richieste di informazioni supplementari all’ADM,
         alla Fujisawa, alla Glucona, alla Roquette ed alla Jungbunzlauer.
      
      9        Il 17 maggio 2000, sulla base delle informazioni trasmessele, la Commissione indirizzava una comunicazione degli addebiti
         all’Akzo e alle altre imprese interessate per violazione dell’art. 81, n. 1, CE e dell’art. 53, n. 1, dell’accordo sul SEE
         (in prosieguo: l’«accordo SEE»). L’Akzo e tutte le altre imprese interessate trasmettevano osservazioni scritte in risposta
         agli addebiti mossi dalla Commissione. Nessuna di tali parti ha chiesto che fosse tenuta un’audizione né ha contestato la
         materialità dei fatti esposti nella comunicazione degli addebiti.
      
      10      L’11 maggio 2001 la Commissione inviava richieste di informazioni complementari all’Akzo ed alle altre imprese interessate.
      
      11      Il 2 ottobre 2001 la Commissione adottava la Decisione C (2001) 2931 def., relativa ad un procedimento di applicazione dell’art. 81 CE
         e dell’art. 53 dell’accordo SEE (COMP/E‑1/36.756 – Gluconato di sodio) (in prosieguo: la «Decisione»). La Decisione è stata
         notificata all’Akzo con lettera 10 ottobre 2001.
      
      12      Nella Decisione figurano segnatamente le seguenti disposizioni:
      
      «Articolo 1
      [Akzo], [ADM], [Avebe], [Fujisawa], [Jungbunzlauer] e [Roquette] hanno violato l’art. 81, n. 1, CE e – a partire dal 1° gennaio
         1994 – l’art. 53, n. 1, dell’accordo SEE partecipando a un accordo e/o a una pratica concordata continuati nel settore del
         gluconato di sodio.
      
      L’infrazione è durata:
      –        nel caso dell’[Akzo], dell’[Avebe], della [Fujisawa] e della [Roquette], dal febbraio 1987 al giugno 1995;
      –        nel caso della [Jungbunzlauer], dal maggio 1988 al giugno 1995;
      –        nel caso dell’[ADM], dal giugno 1991 al giugno 1995.
      (…)
      Articolo 3
      Per l’infrazione di cui all’art. 1 vengono inflitte le seguenti ammende:
      a)      [Akzo]                                     EUR 9 milioni
      b)      [ADM]                                     EUR 10,13 milioni
      c)      [Avebe]                                     EUR 3,6 milioni
      d)      [Fujisawa]                            EUR 3,6 milioni
      e)      [Jungbunzlauer]                   EUR 20,4 milioni
      f)      [Roquette]                            EUR 10,8 milioni
      (...)».
      13      Ai punti 296‑309 della motivazione della Decisione la Commissione ha esaminato i rapporti esistenti nel corso del periodo
         interessato dall’intesa tra la Glucona e le sue società madri, l’Avebe e l’Akzo. In particolare essa ha notato che, sino al
         15 agosto 1993, la Glucona era stata amministrata congiuntamente da rappresentanti dell’Avebe e dell’Akzo, ma che, a partire
         da tale data, a causa di una ristrutturazione della Glucona, quest’ultima era stata amministrata esclusivamente da un rappresentante
         dell’Avebe. Tuttavia la Commissione ha considerato che l’Avebe e l’Akzo dovessero ritenersi responsabili per il comportamento
         anticoncorrenziale della loro controllata per tutto il periodo preso in considerazione e che, pertanto, queste ultime dovessero
         essere destinatarie della Decisione.
      
      14      Ai fini del calcolo dell’importo delle ammende, la Commissione ha applicato, nella Decisione, la metodologia esposta negli
         orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell’art. 65,
         n. 5, del Trattato CECA (GU 1998, C 9, pag. 3; in prosieguo: gli «orientamenti»), nonché la comunicazione sulla cooperazione.
      
      15      In primo luogo, la Commissione ha fissato l’importo di base dell’ammenda in funzione della gravità e della durata dell’infrazione.
      
      16      A tale riguardo, per quanto concerne la gravità dell’infrazione, la Commissione ha considerato anzitutto che le imprese interessate
         avevano commesso un’infrazione molto grave, tenuto conto della sua natura, del suo impatto concreto sul mercato del gluconato
         di sodio nel SEE e dell’estensione del mercato geografico rilevante (punto 371 della motivazione della Decisione). 
      
      17      La Commissione ha quindi ritenuto che si dovesse tener conto dell’effettiva capacità economica di arrecare pregiudizio alla
         concorrenza e di fissare l’ammenda ad un livello che garantisse un sufficiente effetto dissuasivo. Di conseguenza, basandosi
         sul fatturato mondiale realizzato dalle imprese interessate dalla vendita del gluconato di sodio nel corso del 1995, ultimo
         anno del periodo di infrazione, comunicato dalle parti alla Commissione nel corso del procedimento amministrativo, la Commissione
         ha classificato tali imprese in due categorie. Nella prima categoria ha classificato le imprese che, secondo i dati a sua
         disposizione, detenevano quote di mercato mondiale di gluconato di sodio superiori al 20%, cioè la Fujisawa (35,54%), la Jungbunzlauer
         (24,75%) e la Roquette (20,96%). Per queste imprese la Commissione ha fissato un importo iniziale di EUR 10 milioni. Nella
         seconda categoria essa ha classificato le imprese che, secondo i dati di cui essa disponeva, detenevano quote di mercato mondiale
         del gluconato di sodio inferiore al 10%, cioè la Glucona (circa il 9,5%) e l’ADM (9,35%). Per queste imprese la Commissione
         ha fissato l’importo iniziale dell’ammenda ad EUR 5 milioni e per l’Akzo e l’Avebe, che detenevano insieme la Glucona, ad
         EUR 2,5 milioni ciascuna (punto 385 della motivazione della Decisione).
      
      18      Inoltre, al fine di assicurare all’ammenda un effetto sufficientemente dissuasivo, da un lato, e di tener conto del fatto
         che le grandi imprese dispongono di conoscenze e di infrastrutture giuridico‑economiche che consentono loro di valutare meglio
         il carattere trasgressivo del rispettivo comportamento e le conseguenze che ne derivano sotto il profilo del diritto della
         concorrenza, dall’altro, la Commissione ha proceduto all’adeguamento di tale importo iniziale. Di conseguenza, tenendo conto
         della dimensione e delle risorse globali delle imprese interessate, la Commissione ha applicato il coefficiente moltiplicatore
         di 2,5 agli importi iniziali determinati per l’ADM e l’Akzo e ha pertanto maggiorato tale importo, in modo da fissarlo ad
         EUR 12,5 milioni nel caso dell’ADM e ad EUR 6,25 milioni nel caso dell’Akzo (punto 388 della motivazione della Decisione).
      
      19      Per quanto riguarda la durata dell’infrazione commessa da ciascuna impresa, l’importo iniziale è stato inoltre maggiorato
         del 10% all’anno: cioè una maggiorazione dell’80% per la Fujisawa, per l’Akzo, per l’Avebe e la Roquette, del 70% per la Jungbunzlauer
         e del 35% per l’ADM (punti 389‑392 della Decisione).
      
      20      La Commissione ha così fissato l’importo di base delle ammende ad EUR 11,25 milioni per quanto concerne l’Akzo. Per quanto
         riguarda l’ADM, l’Avebe, la Fujisawa, la Jungbunzlauer e la Roquette, l’importo di base è stato fissato rispettivamente ad
         EUR 16,88, 4,5, 18, 17 e 18 milioni (punto 396 della Decisione).
      
      21      In secondo luogo, sulla base di circostanze aggravanti, l’importo di base dell’ammenda inflitta alla Jungbunzlauer è stato
         maggiorato del 50% per il motivo che quest’impresa aveva svolto un ruolo leader nell’ambito dell’intesa (punto 403 della Decisione).
      
      22      In terzo luogo, la Commissione ha esaminato e respinto gli argomenti di talune imprese, secondo cui tali imprese dovevano
         fruire di circostanze attenuanti (punti 404‑410 della Decisione).
      
      23      In quarto luogo, in applicazione del punto B della comunicazione sulla cooperazione, la Commissione ha consentito alla Fujisawa
         una «riduzione molto importante» (cioè l’80%) dell’importo dell’ammenda che le sarebbe stata inflitta in assenza di cooperazione.
         Infine, in applicazione del punto D di tale comunicazione, la Commissione ha consentito una «notevole riduzione» (cioè il
         40%) dell’importo dell’ammenda all’ADM ed alla Roquette e del 20% all’Akzo, all’Avebe e alla Jungbunzlauer (punti 418, 423,
         426 e 427).
      
       Procedimento e conclusioni delle parti 
      24      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 19 dicembre 2001, l’Akzo ha proposto il presente ricorso.
      
      25      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Terza Sezione) ha deciso di passare alla fase orale e, nell’ambito delle
         misure di organizzazione del procedimento previste dall’art. 64 del regolamento di procedura del Tribunale, ha posto per iscritto
         quesiti alle parti, cui queste hanno risposto nei termini impartiti.
      
      26      Le parti sono state sentite nelle loro difese all’udienza del 17 febbraio 2004.
      
      27      L’Akzo chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare gli artt. 3 e 4 della Decisione nella parte in cui riguardano l’Akzo;
      –        in subordine, annullare l’art. 3, in combinato disposto col punto 388 della Decisione, in quanto le è stato applicato un coefficiente
         moltiplicatore di 2,5;
      
      –        condannare la Commissione alle spese, compreso il pagamento degli interessi e delle spese della garanzia bancaria.
      28      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare l’Akzo alle spese.
       In diritto
      29      I motivi di annullamento invocati dall’Akzo concernono, in primo luogo, la fissazione dell’importo di base delle ammende inflitte
         all’insieme delle parti dell’intesa, in secondo luogo, la classificazione dei partecipanti all’intesa, in terzo luogo, la
         presa in considerazione del fatturato dell’Akzo e, in quarto luogo, l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore di 2,5.
      
       Sulla fissazione dell’importo di base per il calcolo delle ammende inflitte all’insieme delle parti dell’intesa 
      30      L’Akzo menziona la violazione, in primo luogo, del principio di proporzionalità e, in secondo luogo, dell’obbligo di motivazione.
      
       Sulla violazione del principio di proporzionalità
      31      L’Akzo ritiene che la Commissione, fissando al punto 385 della Decisione l’importo di base per il calcolo delle ammende inflitte
         all’insieme delle parti dell’intesa ad EUR 40 milioni, non ha tenuto conto del volume ristretto del mercato del gluconato
         di sodio, causando quindi una violazione del principio di proporzionalità.
      
      32      L’Akzo indica che l’importo totale del fatturato realizzato nel 1995 nel SEE concernente il gluconato di sodio ammontava a
         meno di EUR 20 milioni e quello realizzato a livello mondiale a meno di EUR 59 milioni. Essa sostiene che, di conseguenza,
         l’importo totale delle ammende inflitte dalla Decisione rappresenta più di due volte il fatturato annuo del prodotto in questione
         nel SEE e più di due terzi del suo fatturato su scala mondiale.
      
      33      A suo avviso, la Commissione, così operando, non ha tenuto conto, come invece avrebbe asserito di aver fatto al punto 377
         della Decisione, della dimensione limitata del mercato, cioè del volume ristretto del mercato del prodotto in questione, quando
         ha stabilito l’importo di base per il calcolo delle ammende. Essa avrebbe invece operato una classificazione dei partecipanti
         all’intesa in due categorie, cioè, in una prima categoria, le imprese che detenevano quote del mercato mondiale del gluconato
         di sodio superiori al 20% e, in una seconda categoria, quelle che detenevano quote del mercato mondiale del gluconato di sodio
         inferiori al 10% (v. punto 17 supra). Tuttavia siffatta classificazione delle imprese interessate a seconda del loro peso
         relativo sul mercato in parola sarebbe del tutto estranea alla dimensione più o meno limitata del suddetto mercato.
      
      34      La Commissione chiede il rigetto del motivo.
      
      35      Il Tribunale ricorda che, ai sensi dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, l’ammontare dell’ammenda è determinato in base
         alla gravità dell’infrazione e alla sua durata. Inoltre, in conformità degli orientamenti, l’importo di base è fissato in
         funzione della gravità dell’infrazione tenendo conto della natura stessa dell’infrazione, del suo impatto concreto sul mercato
         e dell’estensione del mercato geografico.
      
      36      Tale quadro giuridico non impone quindi espressamente alla Commissione di tener conto della modesta dimensione del mercato
         e del valore del prodotto al momento della fissazione dell’importo di base delle ammende.
      
      37      Tuttavia, in virtù della giurisprudenza, nel valutare la gravità di un’infrazione, si deve tener conto di un gran numero di
         fattori il cui carattere e la cui importanza variano a seconda del tipo di infrazione e delle circostanze particolari della
         stessa (sentenza della Corte 7 giugno 1983, cause riunite 100/80‑103/80, Musique diffusion française e a./Commissione, Racc. pag. 1825,
         punto 120). Tra i fattori attestanti la gravità dell’infrazione può in particolare rientrare, a seconda dei casi, la dimensione
         del mercato del prodotto rilevante.
      
      38      Di conseguenza, se la dimensione del mercato ed il valore del prodotto possono costituire elementi da prendere in considerazione
         al fine di provare la gravità dell’infrazione, la loro importanza varia in funzione delle circostanze particolari dell’infrazione
         di cui trattasi.
      
      39      Nel caso di specie risulta, dato il punto 385 della Decisione, che la Commissione, pur ritenendo l’infrazione molto grave
         in base agli orientamenti che prevedono come la Commissione possa prendere in considerazione l’adozione di un importo di base
         di almeno EUR 20 milioni, ha adottato solo un importo di base di EUR 10 milioni per le imprese classificate nella prima categoria
         e di EUR 5 milioni per quelle classificate nella seconda categoria, il che corrisponde rispettivamente alla metà e ad un quarto
         dell’importo che essa, in conformità degli orientamenti, si può prefiggere di adottare per infrazioni molto gravi.
      
      40      Tale fissazione dell’importo di base dell’ammenda indica che, conformemente al punto 377 della Decisione, ove la Commissione
         ha precisato che la dimensione limitata del mercato dei prodotti «sarà anch’essa presa in considerazione nel caso di specie
         nella fissazione degli importi base», la Commissione ha tenuto conto in maniera sufficiente della dimensione del mercato dei
         prodotti in questione.
      
      41      Comunque il Tribunale ritiene, data la natura dell’infrazione commessa dall’Akzo e tenendo conto della dimensione del mercato
         dei prodotti in questione, che la Commissione non ha violato il principio di proporzionalità infliggendo all’Akzo un importo
         di base, per il calcolo della sua ammenda, di EUR 5 milioni.
      
      42      Il motivo fondato sulla violazione del principio di proporzionalità va quindi respinto.
      
       Sulla violazione dell’obbligo di motivazione 
      43      L’Akzo ritiene che la Decisione sia insufficientemente motivata nei limiti in cui esiste, a suo avviso, una contraddizione
         tra, da una parte, la dichiarazione della Commissione secondo cui quest’ultima aveva tenuto conto della dimensione limitata
         del mercato del gluconato di sodio (punto 377 della Decisione) e, dall’altra, i punti relativi alla classificazione delle
         imprese interessate (punti 378‑384 della Decisione).
      
      44      La Commissione chiede il rigetto del motivo.
      
      45      Il Tribunale ricorda che, secondo una costante giurisprudenza, la motivazione imposta dall’art. 253 CE deve evidenziare in
         modo chiaro ed inequivocabile il ragionamento seguito dall’istituzione comunitaria da cui emana l’atto contestato, in modo
         da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al giudice comunitario di esercitare il
         suo sindacato di legittimità (sentenze della Corte 2 aprile 1998, causa C‑367/95 P, Commissione/Sytraval e Brink’s France,
         Racc. pag. I‑1719, punto 63, e 30 settembre 2003, causa C‑301/96, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑9919, punto 87; sentenza
         del Tribunale 20 novembre 2002, causa T‑251/00, Lagardère e Canal+/Commissione, Racc. pag. II‑4825, punto 155).
      
      46      Il Tribunale constata che, al punto 377 della Decisione, la Commissione ha indicato che aveva tenuto conto, nell’ambito della
         fissazione degli importi di base, della dimensione limitata del mercato del gluconato di sodio. Successivamente, ai punti 378‑384
         della Decisione, essa ha applicato un trattamento differenziato ai membri dell’intesa classificandoli in due categorie a seconda
         del loro peso specifico sul mercato e della necessità di garantire all’ammenda un livello dissuasivo. Infine, come già indicato
         al punto 39 supra, la Commissione ha preso in considerazione, al punto 385 della Decisione, nell’ambito del calcolo dell’ammenda
         in funzione della gravità dell’infrazione, un importo di base di EUR 10 milioni per le imprese appartenenti alla prima categoria
         e di EUR 5 milioni per quelle appartenenti alla seconda categoria il che corrisponde, rispettivamente, alla metà e ad un quarto
         dell’importo che, in conformità degli orientamenti, essa si poteva prefiggere di applicare per infrazioni molto gravi.
      
      47      Risulta quindi dalla lettura combinata dei punti 377 e 385 della Decisione come la Commissione abbia indicato in maniera sufficientemente
         chiara che aveva tenuto conto della dimensione limitata del mercato di prodotti fissando importi di base delle ammende inferiori
         a quelli che, in conformità degli orientamenti, si poteva prefiggere di adottare per infrazioni molto gravi. Tale illustrazione
         relativa al fatto di aver tenuto conto della dimensione del mercato dei prodotti non è contraddetta dai punti 378‑384 della
         Decisione in cui la Commissione ha chiarito le ragioni per cui occorreva, dal suo punto di vista, classificare i membri dell’intesa
         in due categorie a seconda del loro peso specifico sul mercato e della necessità di garantire un livello dissuasivo dell’ammenda.
         In effetti, tale fase del calcolo concerne il rapporto, di natura relativa, tra i membri dell’intesa e non il valore assoluto
         del mercato in questione.
      
      48      Pertanto, contrariamente a quanto sostiene l’Akzo, non v’è contraddizione tra, da una parte, il punto 377 e, dall’altra, i
         punti 378‑384 della Decisione.
      
      49      Va pertanto respinto il motivo fondato sulla violazione dell’obbligo di motivazione.
      
       Sulla classificazione dei partecipanti all’intesa 
      50      L’Akzo menziona la violazione, in primo luogo, del principio di proporzionalità e, in secondo luogo, dell’obbligo di motivazione.
      
       Sulla violazione del principio di proporzionalità 
      –       Argomenti delle parti
      51      L’Akzo considera che la Commissione ha violato il principio di proporzionalità nei limiti in cui essa ha classificato i partecipanti
         all’intesa a seconda delle rispettive quote del mercato del gluconato di sodio in due categorie, senza tener conto in maniera
         precisa delle loro effettive quote di mercato, ma utilizzando un approccio troppo semplicistico consistente nel selezionare
         tali imprese a seconda che la loro quota di mercato fosse superiore al 20% o inferiore al 10% (punti 379‑382 della Decisione).
      
      52      L’Akzo sottolinea che il rapporto effettivo tra i fatturati mondiali delle imprese interessate differisce sostanzialmente
         dal rapporto semplicistico di 1 a 2 applicato dalla Commissione. In effetti, il rapporto effettivo tra le imprese che realizzano
         la quota di mercato più bassa (9%, rispettivamente, per l’ADM e la Glucona) e quelle che detengono la quota di mercato più
         elevata (36% per la Fujisawa) sarebbe di 1 a 4 e non di 1 a 2. Pertanto, seguendo il calcolo scelto dalla Commissione, ma
         tenendo conto di tale rapporto effettivo tra le imprese in questione, quest’ultima avrebbe dovuto fissare l’importo di base
         dell’ammenda inflitta all’Akzo ed all’Avebe ad EUR 1,25 milioni e non ad EUR 2,5 milioni.
      
      53      L’Akzo ammette che non deve necessariamente sussistere un rapporto matematico tra l’ammenda finale ed il fatturato delle imprese
         in questione. Tuttavia, a suo avviso, risulta dalla prassi decisionale della Commissione che quest’ultima si fonda sui fatturati
         dei partecipanti a un’intesa sul mercato in questione.
      
      54      L’Akzo inferisce dalla giurisprudenza della Corte e del Tribunale che, salvo invocare giustificazioni obiettive particolari,
         la Commissione dev’essere certa che gli specifici importi di base riflettono il peso economico relativo delle imprese interessate
         in termini di fatturato o di quote di mercato. Tuttavia ciò non si sarebbe verificato nel caso di specie. A suo parere, nelle
         specifiche circostanze della fattispecie, la Commissione avrebbe dovuto classificare le imprese interessate in tre categorie:
         in effetti, sarebbe stato possibile individuare una categoria di imprese collocata, in termini di quote di mercato, tra l’ADM
         e la Glucona (9% ciascuna) e la Fujisawa (36%), cioè le imprese Roquette (21%) e Jungbunzlauer (25%). Una siffatta classificazione
         avrebbe rispecchiato meglio il peso relativo delle imprese interessate e avrebbe permesso alla Commissione di raggiungere
         il suo obiettivo dichiarato consistente nel tener conto del peso relativo delle imprese interessate in occasione della fissazione
         dello specifico importo di base dell’ammenda.
      
      55      La Commissione chiede il rigetto del motivo.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      56      In conformità degli orientamenti, in caso di infrazioni che coinvolgono più imprese, la Commissione può, come ha fatto nella
         fattispecie, ponderare gli importi iniziali in modo da tenere conto del peso specifico di ciascuna impresa «suddividendo i
         membri dell’intesa in gruppi in particolare qualora esista una disparità considerevole nella dimensione delle imprese che
         commettono il medesimo tipo di infrazione» (punto 1 A, sesto comma, degli orientamenti). Negli orientamenti è peraltro precisato
         che «il principio di parità della sanzione per un medesimo comportamento può dar luogo, in determinate circostanze, all’applicazione
         di importi differenziati per le imprese interessate, senza che tale differenziazione derivi da un calcolo rigorosamente aritmetico»
         (punto 1 A, settimo comma, degli orientamenti).
      
      57      Conformemente alla giurisprudenza costante del Tribunale, la Commissione non è tenuta, in sede di determinazione della gravità
         dell’infrazione in questione, ad assicurare, nel caso in cui siano inflitte ammende a diverse imprese coinvolte in una stessa
         infrazione, che gli importi finali delle ammende a cui è giunto il suo calcolo per le imprese interessate riflettano ogni
         differenza tra le stesse imprese in ordine al loro fatturato complessivo, ma può procedere a suddivisioni in gruppi (v., in
         tal senso, sentenze del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑23/99, LR AF 1998/Commissione, Racc. pag. II‑1705, punto 278; 19
         marzo 2003, causa T‑213/00, CMA CGM e a./Commissione, Racc. pag. II‑913, punti 385 e 386; 30 settembre 2003, cause riunite T‑191/98,
         da T‑212/98 a T‑214/98, Atlantic Container Line e a./Commissione, Racc. pag. II‑3275; in prosieguo: la «sentenza TACA», punti 1519
         e 1520, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      58      Tuttavia, come il Tribunale ha del pari dichiarato a più riprese, qualora la Commissione suddivida le imprese interessate
         in gruppi ai fini della determinazione dell’importo delle ammende, la determinazione dei valori limite per ogni singolo gruppo
         così individuato deve essere coerente ed obiettivamente giustificata (v., in tal senso, sentenza LR AF 1998/Commissione, punto 57
         supra, punto 298; sentenze CMA CGM e a./Commissione, punto 57 supra, punto 416, e TACA, punto 57 supra, punto 1541, e la giurisprudenza
         ivi citata).
      
      59      Nel caso di specie, per definire le categorie che devono permettere di raggruppare le imprese interessate, la Commissione
         ha scelto di prendere in considerazione la loro importanza sul mercato rilevante, fondandosi su un unico criterio, cioè le
         quote del mercato mondiale del gluconato di sodio, calcolate in rapporto al fatturato dalle stesse realizzato su codesto mercato
         nel 1995.
      
      60      Su tale base la Commissione ha preso in considerazione due categorie di imprese, cioè, da un lato, quella costituita dai «tre
         principali produttori di gluconato di sodio detentori di quote del mercato mondiale superiori al 20%» e, dall’altro, quella
         costituita dalle imprese «le cui quote di mercato erano sensibilmente inferiori sul mercato mondiale del gluconato di sodio
         (meno del 10%)» (punto 382 della Decisione).
      
      61      Così la Commissione ha fissato un importo di base di EUR 10 milioni per la Fujisawa, la Jungbunzlauer e la Roquette le cui
         rispettive quote di mercato ammontavano a circa il 36%, il 25% ed il 21% ed un importo di base di EUR 5 milioni per quelle
         appartenenti alla seconda categoria, cioè la Glucona e l’ADM le cui quote di mercato ammontavano a circa il 9% ciascuna. Poiché
         la Glucona è stata posseduta congiuntamente dall’Akzo e dall’Avebe, la Commissione ha quindi preso in considerazione per ognuna
         di tali due società importi di base di EUR 2,5 milioni (punto 385 della Decisione).
      
      62      Procedendo in tal modo, sulla base del suo calcolo relativo alle quote di mercato delle imprese interessate, la Commissione
         ha scelto un metodo coerente di suddivisione dei membri dell’intesa in due gruppi che è obiettivamente giustificato dalla
         diversa dimensione in essere tra le imprese appartenenti a tali due categorie.
      
      63      Data tale situazione, contrariamente a quanto sostiene l’Akzo, la Commissione non era tenuta a differenziare ulteriormente
         i membri dell’intesa in funzione della loro quota di mercato. È segnatamente irrilevante conoscere se, come sostiene l’Akzo,
         una classificazione dei membri dell’intesa in tre categorie avrebbe rispecchiato meglio il peso relativo delle imprese interessate
         in quanto l’approccio scelto dalla Commissione non è né incoerente né privo di giustificazione obiettiva. Parimenti nemmeno
         può invocarsi validamente la circostanza che, in altre cause, la Commissione ha scelto un’altra classificazione dei membri
         dell’intesa all’epoca in questione giacché essa non dimostra che, nel caso di specie, l’approccio scelto dalla Commissione
         non è stato coerente ed obiettivamente giustificato.
      
      64      Comunque, quand’anche fosse giustificata la classificazione dei membri dell’intesa in tre categorie, il Tribunale ritiene,
         alla luce delle considerazioni figuranti ai punti 39 e seguenti supra, che l’imposizione alla Glucona di un importo di base
         di EUR 5 milioni non è sproporzionato. Di conseguenza, un’eventuale riclassificazione dei membri dell’intesa non potrebbe
         influire sulla situazione dell’Akzo.
      
      65      Pertanto, il mezzo fondato sulla violazione del principio di proporzionalità dev’essere respinto.
      
       Sulla violazione dell’obbligo di motivazione 
      66      L’Akzo considera che la Decisione non è sufficientemente motivata in quanto la Commissione non ha sufficientemente esposto
         la ragione per cui essa aveva fissato un importo di base specifico che non rispecchiava con chiarezza il peso relativo della
         Glucona in rapporto al suo fatturato o alla sua quota di mercato.
      
      67      La Commissione chiede il rigetto del motivo.
      
      68      Il Tribunale ricorda che l’obbligo di motivazione, come definito al punto 45 supra, viene soddisfatto anche allorché la Commissione
         indica, nella sua decisione, gli elementi di valutazione che le hanno consentito di misurare la gravità e la durata dell’infrazione
         (sentenze della Corte 16 novembre 2000, causa C-291/98 P, Sarrió/Commissione, Racc. pag. I‑9991, punti 73, 76 e 80, e causa C‑279/98 P,
         Cascades/Commissione, Racc. pag. I‑9693, punti 39‑47; sentenza TACA, punto 57 supra, punto 1521).
      
      69      Come risulta dai punti 15‑20 supra, la Commissione ha indicato nella Decisione gli elementi di valutazione che le hanno consentito
         di misurare la gravità e la durata dell’infrazione.
      
      70      Inoltre, indipendentemente dalla questione di un’eventuale assenza di correlazione precisa tra l’importo di base fissato per
         la Glucona dalla Commissione, da una parte, e il suo fatturato o la sua quota di mercato, dall’altra, si è già dichiarato
         al punto 57 supra che la Commissione non è tenuta a garantire che gli importi delle ammende calcolati per le imprese interessate
         rispecchino tutte le differenziazioni tra queste ultime quanto al loro fatturato. La Commissione può procedere a suddivisioni
         in gruppi. Di conseguenza, la Commissione non aveva l’obbligo di fornire una specifica motivazione quanto al fatto che l’importo
         di base specifico rispecchiasse o meno il peso relativo della Glucona in rapporto al fatturato o alla quota di mercato.
      
      71      Peraltro, trattandosi del principio della suddivisione dei membri di cartelli in gruppi, occorre constatare che una suddivisione
         siffatta poggia sugli orientamenti, i quali prevedono una possibile ponderazione degli importi (v. punto 56 supra). La Decisione
         è stata quindi adottata in un contesto ben noto all’Akzo.
      
      72      Va quindi respinto il motivo fondato sulla violazione dell’obbligo di motivazione.
      
       Sulla presa in considerazione del fatturato dell’Akzo 
      73      L’Akzo avanza motivi fondati sulla violazione, in primo luogo, dell’art. 81 CE e, in secondo luogo, dell’obbligo di motivazione.
      
       Sulla violazione dell’art. 81 CE
      –       Argomenti delle parti
      74      L’Akzo non nega che, come constatato dalla Commissione al punto 310 della Decisione, l’ANC, controllata di cui deteneva il
         100% del capitale e che, all’epoca dei fatti, controllava congiuntamente con l’Avebe la società Glucona, ha una parte di responsabilità
         nelle infrazioni commesse, imputate a quest’ultima.
      
      75      Tuttavia l’Akzo fa valere che, ai punti 296‑310 della Decisione, la Commissione ha erroneamente concluso che, per le attività
         della Glucona, l’ANC aveva agito seguendo le istruzioni dell’Akzo a tal punto che quest’ultima potesse essere ritenuta responsabile,
         a suo proprio nome, delle asserite infrazioni commesse dalla Glucona.
      
      76      L’Akzo fa osservare che, al punto 310 della Decisione, la Commissione, in via principale, ha fondato la sua conclusione secondo
         cui l’Akzo poteva essere ritenuta responsabile per le attività della Glucona sulla presunzione che, poiché l’ANC era una controllata
         al 100% dell’Akzo, l’ANC aveva in linea di massima applicato le istruzioni della sua società madre e si era basata in proposito
         sulla sentenza della Corte 25 ottobre 1983, causa 107/82, AEG/Commissione (Racc. pag. 3151). L’Akzo nota poi che soltanto
         in via accessoria [«per giunta» (punto 310 della Decisione)] la Commissione ha tenuto conto del fatto che almeno due tra i
         rappresentanti dell’ANC in seno alla Glucona avevano svolto un ruolo attivo nell’intesa, in particolare per la loro partecipazione
         alle riunioni multilaterali e che questi ultimi avevano occupato nel medesimo tempo i posti di vicepresidente e di direttore
         generale dell’Akzo.
      
      77      L’Akzo ammette che, nella sentenza 16 novembre 2000, causa C‑286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione (Racc. pag. I‑9925),
         la Corte ha dichiarato al punto 29 che la Commissione poteva ragionevolmente supporre che una controllata al 100% applicasse
         le istruzioni della sua società madre e che in un caso del genere spettasse all’impresa interessata provare che tale presunzione
         era erronea.
      
      78      Nondimeno l’Akzo esprime dubbi circa la questione se tale presunzione vada applicata non soltanto nell’ipotesi in cui esiste
         un rapporto diretto tra la società madre e la sua controllata, ma anche in casi come quello di specie ove un rapporto siffatto
         è sensibilmente più distante. In primo luogo, essa fa in effetti osservare che, nel caso di specie, l’ANC è la controllata
         della società holding nazionale Akzo Nobel Nederland BV (in prosieguo: l’«ANN»), che è a sua volta una controllata della holding
         di testa. In secondo luogo, essa sottolinea che sia l’Akzo sia l’ANN erano holdings che non svolgevano esse stesse alcuna
         attività commerciale e non fabbricavano o distribuivano prodotti. In terzo luogo, essa ricorda che unicamente attraverso altre
         società l’Akzo deteneva una partecipazione (indiretta) del 50% nella società Glucona su cui non esercitava alcun controllo
         diretto.
      
      79      Dati tali elementi, dinanzi al Tribunale, l’Akzo pone l’accento su un certo numero di elementi fattuali. Essa fa valere che,
         sulla base di questi ultimi, è comunque in grado di invertire la suddetta presunzione e di provare che, malgrado il fatto
         che l’ANC fosse una controllata al 100% dell’Akzo, era del tutto irrealistico supporre che l’Akzo avesse potuto determinare
         o anche solo influenzare il comportamento strategico e commerciale della Glucona e che, peraltro, ciò non si era verificato.
      
      80      La Commissione chiede il rigetto del motivo.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      81      L’Akzo non contesta il fatto che l’infrazione commessa dalla Glucona abbia potuto essere imputata all’ANC. Occorre quindi
         limitarsi ad esaminare se l’Akzo potesse essere considerata responsabile degli atti imputati all’ANC, la sua controllata al
         100%.
      
      82      A questo proposito occorre ricordare come la circostanza che una controllata abbia una personalità giuridica distinta non
         basti ad escludere la possibilità che il suo comportamento sia imputato alla società controllante, in particolare qualora
         la controllata non determini in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, ma si attenga, in sostanza, alle istruzioni
         che le vengono impartite dalla società controllante (v. sentenza Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, punto 77 supra,
         punto 26, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      83      Inoltre, come ammette la stessa Akzo, risulta dalla giurisprudenza della Corte e del Tribunale che la Commissione può, in
         tale contesto, presumere ragionevolmente che la controllata al 100% di una società madre applichi in linea di massima le istruzioni
         che le sono impartite da quest’ultima e che tale presunzione implica che la Commissione non è tenuta ad accertare se la società
         madre abbia effettivamente esercitato tale potere. In una situazione siffatta, allorché la Commissione enuncia nella comunicazione
         degli addebiti, invocando tale presunzione, la sua intenzione di imputare la responsabilità per un’infrazione di una controllata,
         detenuta al 100% dalla sua società madre, a quest’ultima, spetta alle parti interessate, qualora considerino che malgrado
         le partecipazioni in questione la controllata determina in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, invertire tale
         presunzione fornendo alla Commissione elementi di prova sufficienti nel corso del procedimento amministrativo (v., in tal
         senso, sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T‑354/94, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, Racc. pag. II‑2111,
         punto 80, confermata su tale punto dalla sentenza Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, punto 77 supra, punti 27‑29, e
         sentenza AEG/Commissione, punto 76 supra, punto 50, e sentenza del Tribunale 1° aprile 1993, causa T‑65/89, BPB Industries
         e British Gypsum/Commissione, Racc. pag. II‑389, punto 149).
      
      84      Nel caso di specie è certo che, nel corso del periodo considerato dalla Decisione, l’ANC era una controllata al 100% dell’Akzo.
      
      85      Inoltre, per quanto riguarda lo svolgimento del procedimento amministrativo, va osservato che, come ha notato la Commissione
         al punto 300 della Decisione, essa aveva esaminato, ai punti 324‑330 della comunicazione degli addebiti, i rapporti intercorrenti
         tra la Glucona e le sue società madri nonché aveva annunciato la sua intenzione di ritenere l’ANC e l’Avebe responsabili in
         solido per l’infrazione. Quanto ai rapporti tra l’ANC e l’Akzo, la Commissione ha considerato che, nei limiti in cui l’ANC
         era una controllata al 100% dell’Akzo, la comunicazione degli addebiti doveva essere indirizzata a quest’ultima. Come rilevato
         dalla Commissione al punto 301 della Decisione, l’Akzo ha esplicitamente confermato, nella sua risposta alla comunicazione
         degli addebiti, che l’infrazione doveva esserle imputata in solido con l’Avebe.
      
      86      Data tale situazione, l’Akzo non può censurare la Commissione per averla ritenuta responsabile, a suo proprio nome, per le
         infrazioni commesse dalla sua controllata al 100%, l’ANC, quale comproprietaria della Glucona.
      
      87      A torto l’Akzo sostiene a tale proposito che la finalità della comunicazione degli addebiti consiste anzitutto nel delimitare
         le infrazioni asserite dalla Commissione intorno agli elementi espressamente menzionati nella medesima, così da permettere
         all’impresa interessata di difendersi presentando i suoi argomenti sull’insieme di tali elementi nel corso del procedimento
         amministrativo ed alla Commissione di prendere in considerazione tali argomenti nell’ambito della sua decisione, mentre la
         comunicazione degli addebiti non concerne la questione dell’identificazione dell’impresa (o delle imprese) cui un’infrazione
         siffatta sarebbe imputabile. In effetti, la comunicazione degli addebiti inviata dalla Commissione ad un’impresa alla quale
         intende infliggere una sanzione per violazione delle regole di concorrenza deve contenere gli elementi essenziali della contestazione
         mossa contro tale impresa, quali i fatti addebitati, la qualificazione data a questi ultimi e gli elementi di prova su cui
         si fonda la Commissione affinché l’impresa in questione sia in grado di far valere utilmente i propri argomenti nell’ambito
         del procedimento amministrativo avviato a suo carico (v., in tal senso, sentenze della Corte 15 luglio 1970, causa 41/69,
         ACF Chemiefarma/Commissione, Racc. pag. 661, punto 26; 3 luglio 1991, causa C‑62/86, AKZO/Commissione, Racc. pag. I‑3359,
         punto 29, e 31 marzo 1993, cause riunite C‑89/85, C‑104/85, C‑114/85, C‑116/85, C‑117/85 e da C‑125/85 a C‑129/85, Ahlström
         Osakeyhtiö e a./Commissione, Racc. pag. I‑1307, punto 135). Parimenti, secondo una giurisprudenza costante, considerata la
         sua importanza, la comunicazione degli addebiti deve precisare in maniera inequivocabile la persona giuridica alla quale potranno
         essere inflitte ammende e dev’essere inviata a quest’ultima (v. sentenze della Corte 16 marzo 2000, cause riunite C‑395/96 P
         e C‑396/96 P, Compagnie maritime belge transports e a./Commissione, Racc. pag. I‑1365, punti 143 e 146, e 2 ottobre 2003,
         causa C‑176/99 P, ARBED/Commissione, Racc. pag. I‑10687, punto 21).
      
      88      Pertanto, sulla base delle informazioni contenute nella comunicazione degli addebiti, l’Akzo non poteva non sapere che avrebbe
         potuto essere la destinataria di una Decisione definitiva della Commissione. Data tale situazione, spettava all’Akzo reagire
         nel corso del procedimento amministrativo, a rischio di non poterlo più fare, dimostrando che, malgrado gli elementi presi
         in considerazione dalla Commissione, l’infrazione commessa dalla Glucona non le era imputabile.
      
      89      Non è quindi necessario, nel rispetto dei principi e delle normative che disciplinano il procedimento amministrativo e, in
         particolare, dell’esigenza di effetto utile della comunicazione degli addebiti, esaminare la fondatezza dei diversi elementi
         fattuali invocati per la prima volta dinanzi al Tribunale, per mezzo dei quali l’Akzo intende provare come, malgrado la circostanza
         che l’ANC fosse una sua controllata al 100%, non aveva potuto determinare la linea di condotta strategica e commerciale della
         Glucona o anche soltanto influire sulla medesima.
      
      90      Va conseguentemente respinto il motivo fondato sulla violazione dell’art. 81 CE.
      
       Sulla violazione dell’obbligo di motivazione 
      91      L’Akzo considera che la Decisione è insufficientemente motivata in quanto la Commissione si sarebbe limitata ad un’affermazione
         apodittica e vaga secondo cui l’ANC era una sua controllata al 100% e in quanto occorreva quindi presumere che l’ANC avesse
         applicato in linea di massima le istruzioni impartitele dalla sua società madre.
      
      92      La Commissione ritiene invece di avere sufficientemente motivato la Decisione su tale punto.
      
      93      Il Tribunale ricorda che, allorché, come nella fattispecie, una Decisione che applica l’art. 81 CE riguarda più destinatari
         e pone un problema d’imputabilità dell’infrazione, essa deve contenere una motivazione sufficiente nei confronti di ciascuno
         dei destinatari, specie di quelli che, secondo il tenore della stessa Decisione, dovranno sopportare l’onere conseguente dell’infrazione
         (sentenza del Tribunale 28 aprile 1994, causa T‑38/92, AWS Benelux/Commissione, Racc. pag. II‑211, punto 26).
      
      94      Nel caso di specie, ai punti 278‑284 della Decisione, la Commissione ha riassunto, riferendosi alla giurisprudenza della Corte
         e del Tribunale, i principi che intendeva applicare per definire i destinatari della Decisione. Per quanto concerne specificamente
         la questione dell’imputazione del comportamento dell’ANC all’Akzo la quale, come indicato dalla Commissione al punto 310 della
         Decisione, era «una controllata al 100% del gruppo Akzo Nobel NV», la Commissione ha ricordato ai punti 280, 281 e 310 della
         Decisione la giurisprudenza citata al punto 83 supra e ne ha inferito, al punto 310 della Decisione, che occorreva presumere
         che l’ANC aveva applicato in linea di massima le istruzioni impartitele dalla sua società madre. Inoltre, ai punti 300 e 301
         della Decisione, la Commissione ha ricordato come nella comunicazione degli addebiti avesse annunciato la sua intenzione di
         considerare l’Akzo e l’Avebe congiuntamente responsabili dell’infrazione per tutta la sua durata e come l’Akzo non avesse
         contestato tale punto di vista.
      
      95      Ne risulta che la Commissione, lungi dall’essersi limitata ad un’affermazione apodittica e vaga, come sostiene l’Akzo, ha
         fornito una motivazione precisa in diritto ed in fatto delle ragioni per cui aveva deciso di imputare il comportamento dell’ANC
         all’Akzo.
      
      96      Inoltre, secondo una costante giurisprudenza, l’accertamento del se la motivazione di un atto soddisfi i requisiti di cui
         all’art. 253 CE va effettuato alla luce non solo del suo tenore, ma anche del suo contesto e del complesso delle norme giuridiche
         che disciplinano la materia (v., in particolare, sentenze Commissione/Sytraval e Brink’s France, punto 45 supra, punto 63,
         e Germania/Commissione, punto 45 supra, punto 87). Orbene, la motivazione della Decisione riferentesi all’imputabilità del comportamento dell’ANC all’Akzo viene chiarita
         anche dalla comunicazione degli addebiti rientrante nel contesto in cui si inserisce la Decisione e da cui la ricorrente avrebbe
         dovuto desumere informazioni relative all’intenzione della Commissione di imputarle il comportamento dell’ANC. Per di più,
         dato che l’Akzo, nella risposta alla comunicazione degli addebiti, aveva essa stessa esplicitamente affermato al riguardo
         che l’infrazione doveva esserle imputata in solido con l’Avebe (v. punto 85 supra), la Commissione poteva validamente presupporre
         che l’Akzo fosse sufficientemente avvertita su codesto punto preciso circa il contesto della Decisione.
      
      97      Va conseguentemente respinto il motivo fondato sulla violazione dell’obbligo di motivazione.
      
       Sull’applicazione di un coefficiente moltiplicatore di 2,5
      98      L’Akzo solleva motivi fondati sulla violazione, in primo luogo, dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e, in secondo luogo,
         dell’obbligo di motivazione.
      
       Sulla violazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 
      –       Argomenti delle parti
      99      Da una parte, l’Akzo fa valere che la Commissione, applicando all’importo iniziale un coefficiente moltiplicatore di 2,5 al
         fine di tener conto della sua dimensione e delle sue risorse globali, ha violato l’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 in
         quanto ha determinato le ammende non già, come prevede tale disposizione, in funzione della gravità e della durata dell’infrazione,
         ma in rapporto al tipo di impresa che ha commesso tale infrazione.
      
      100    L’Akzo sostiene che, se è vero che la Corte e il Tribunale hanno dichiarato che, per valutare la gravità dell’infrazione,
         la Commissione deve tener conto di un gran numero di elementi tra cui figura la necessità di una portata dissuasiva dell’ammenda,
         ciò non toglie che tale ragionamento si riferisce direttamente al criterio della gravità dell’infrazione e non a quello del
         tipo di impresa interessata. Essa sottolinea che quest’ultimo criterio non trova fondamento nell’art. 15, n. 2, del regolamento
         n. 17 e che, imponendo un tetto del 10% del fatturato all’ammenda definitiva, il Consiglio ha già tenuto conto del diverso
         impatto delle ammende sulle imprese in funzione della loro dimensione.
      
      101    Riferendosi alla sentenza LR AF 1998/Commissione, punto 57 supra (punto 280), l’Akzo sostiene anche che, fissando il coefficiente
         moltiplicatore sulla base di un solo ed unico elemento, cioè il fatturato del gruppo Akzo Nobel, la Commissione ha attribuito
         a tale elemento un peso eccessivo rispetto all’importanza accordata ad altri elementi sulla cui base essa ha valutato la gravità
         dell’infrazione.
      
      102    L’Akzo considera inoltre che, nei limiti in cui si debbano interpretare i tre ultimi commi della parte A «Gravità» degli orientamenti
         nel senso che permettono alla Commissione di applicare un coefficiente moltiplicatore come quello preso in considerazione
         nella fattispecie, tali disposizioni degli orientamenti violano dal canto loro l’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e non
         possono quindi esserle opposte.
      
      103    L’Akzo fa d’altra parte valere che la Commissione ha violato l’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 nei limiti in cui ha applicato
         un coefficiente moltiplicatore di 2,5 all’importo iniziale dell’ammenda decisa per tale società, coefficiente che poggiava
         sulla dimensione del gruppo Akzo Nobel nel suo complesso.
      
      104    L’Akzo fa osservare che, a norma dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, la Commissione deve fissare l’ammenda in funzione
         della gravità dell’infrazione e della durata di quest’ultima e non già in funzione dell’incidenza economica di tali infrazioni.
      
      105    L’Akzo ammette che la Corte, nella sentenza Musique diffusion française e a./Commissione, punto 37 supra, ha dichiarato che
         il fatturato complessivo delle imprese interessate costituisce un’indicazione, anche se approssimativa ed imperfetta, delle
         dimensioni di queste e della loro potenza economica.
      
      106    Tuttavia, in primo luogo, l’applicazione della nozione di «imprese» utilizzata dalla Corte in tale sentenza non sarebbe evidente
         nel caso di specie.
      
      107    In secondo luogo, l’Akzo sottolinea che, nella sentenza Musique diffusion française e a./Commissione, punto 37 supra, la Corte
         ha segnalato che occorreva prendere in considerazione anche la parte di tale fatturato corrispondente alle merci coinvolte
         nell’infrazione e che può quindi fornire un’indicazione dell’entità della medesima. Orbene, nella Decisione, la Commissione
         avrebbe posto in non cale il fatto che tale criterio presentava un interesse più diretto di quello menzionato al punto 104
         supra, nei limiti in cui esso avrebbe un nesso diretto con i criteri enunciati all’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17. Tali
         considerazioni sarebbero tanto più importanti allorché, come nel caso di specie, la parte di fatturato proveniente dalle merci
         coinvolte nell’infrazione in rapporto al fatturato globale è dello 0,05%.
      
      108    Per quanto concerne la sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑31/99, ABB Asea Brown Boveri/Commissione (Racc. pag. II‑1881),
         l’Akzo sottolinea che il coefficiente moltiplicatore applicato nel caso di specie non era stato fissato sulla base del fatturato
         globale del gruppo. Risulterebbe invece dai punti 164 e 165 di tale sentenza che il coefficiente moltiplicatore deve fondarsi
         sulla dimensione dell’impresa autrice della presunta infrazione constatata dalla Commissione. Essa invoca inoltre il fatto
         che, in tale causa, il Tribunale ha considerato, in risposta all’argomento dell’ABB secondo cui la Commissione avrebbe potuto
         fissare l’ammenda (ed applicare il coefficiente moltiplicatore) solo sulla base del fatturato realizzato dalla divisione per
         il teleriscaldamento urbano del gruppo, che risultava come la Commissione avesse calcolato correttamente l’ammenda fondando
         il coefficiente moltiplicatore sulla dimensione del gruppo ABB nel suo complesso e non già unicamente su quello dell’«impresa»,
         che avrebbe potuto rappresentare la divisione per il teleriscaldamento urbano dell’ABB, per il motivo che la Commissione aveva
         constatato a buon diritto, sulla base di numerosi elementi, che l’infrazione doveva essere imputata al gruppo ABB (punto 163
         della sentenza).
      
      109    La Commissione chiede il rigetto del motivo.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      110    In primo luogo, sul punto fatto valere dall’Akzo che la Commissione ha fissato l’ammenda in funzione del tipo di impresa che
         ha commesso l’infrazione, va constatato che, ai punti 334‑371 della Decisione, la Commissione ha considerato, in una prima
         fase del suo esame, che le imprese interessate avevano commesso un’infrazione molto grave dati la loro natura, il loro impatto
         concreto sul mercato del gluconato di sodio nel SEE e l’estensione del mercato geografico rilevante, infrazione che aveva
         toccato l’insieme del SEE.
      
      111    In un secondo tempo la Commissione ha proceduto ad un trattamento differenziato delle imprese interessate al fine di tener
         conto del peso specifico del loro comportamento sulla concorrenza e si è fondata in proposito sul fatturato realizzato dalle
         imprese interessate quanto alla vendita del gluconato di sodio a livello mondiale nel corso dell’ultimo anno del periodo rilevante
         per l’infrazione, cioè il 1995 (v., segnatamente, punto 381 della Decisione). Quindi, nel corso di tale fase della fissazione
         dell’importo dell’ammenda in funzione della gravità dell’infrazione, la Commissione non ha tenuto conto, contrariamente a
         quanto sostiene l’Akzo, del tipo di impresa che ha commesso l’infrazione, ma dell’importanza delle suddette imprese sul mercato
         specifico.
      
      112    Soltanto in un’ultima fase del calcolo dell’ammenda in funzione della gravità dell’infrazione la Commissione ha tenuto conto,
         conformemente alle possibilità di differenziazione prevista dagli orientamenti, di una determinata tipologia delle imprese
         in parola. Siffatta tipologia deriva direttamente dalla presa in considerazione della dimensione e delle risorse delle imprese
         di cui trattasi, che costituiscono criteri di cui tener conto al fine di garantire l’effetto dissuasivo delle sanzioni. Infatti,
         la Commissione ha preso in considerazione, a tale stadio, la dimensione e le risorse globali dei gruppi di imprese cui appartenevano
         i membri dell’intesa applicando all’importo iniziale determinato per talune di esse, tra cui l’Akzo, un coefficiente moltiplicatore
         di 2,5 (punto 388 della Decisione).
      
      113    Orbene essa, così agendo e contrariamente alle asserzioni dell’Akzo, non ha fissato l’ammenda in funzione del tipo di impresa
         che ha commesso l’infrazione, bensì in funzione della gravità e della durata dell’infrazione anche se, nell’ambito della valutazione
         della gravità dell’infrazione, essa ha tenuto conto della dimensione e delle risorse globali delle imprese interessate al
         fine di garantire l’effetto dissuasivo delle ammende da infliggere. L’argomento dell’Akzo è quindi carente quanto ai fatti.
      
      114    In secondo luogo, sul punto che l’Akzo censura la Commissione per aver commesso errori di diritto tenendo conto della dimensione
         e delle risorse globali delle imprese interessate, va notato come l’Akzo ammetta essa stessa che, per valutare la gravità
         di un’infrazione, la Commissione deve tener conto di un gran numero di elementi tra cui figura la necessità di una portata
         dissuasiva dell’ammenda. Orbene, la Commissione ha pienamente il diritto, per ottenere tale effetto dissuasivo, di determinare
         l’importo dell’ammenda secondo caratteristiche specifiche dell’impresa responsabile dell’infrazione.
      
      115    Fissando l’importo iniziale dell’ammenda ad un livello più elevato per le imprese con una quota di mercato relativamente più
         importante di quella delle altre sul mercato rilevante, la Commissione ha tenuto conto della specifica responsabilità dell’impresa
         in rapporto all’esigenza di mantenimento della libera concorrenza ed ha ritenuto trattarsi in proposito di un elemento soggettivo
         che permette di caratterizzare la gravità del comportamento delle imprese interessate. In effetti, in caso di conclusione
         di un’intesa, tale elemento rispecchia il più elevato livello di responsabilità, delle imprese con una quota di mercato relativamente
         più importante delle altre sul mercato rilevante quanto ai danni causati alla concorrenza.
      
      116    Peraltro, in un contesto siffatto, la Commissione ha potuto anche prendere ragionevolmente in considerazione l’esistenza,
         in seno ad imprese molto grandi come l’Akzo, di conoscenze ed infrastrutture giuridiche ed economiche che consentono loro
         di valutare meglio l’illiceità del loro comportamento e le conseguenze che ne derivano sotto il profilo del diritto della
         concorrenza.
      
      117    Così, per quanto riguarda l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore in funzione della dimensione e delle risorse globali
         delle imprese interessate, occorre sottolineare che, secondo una costante giurisprudenza, la Commissione, quando calcola l’ammenda
         di un’impresa, può prendere in considerazione, segnatamente, la sua dimensione e la sua forza economica (sentenza Musique
         Diffusion française e a./Commissione, punto 37 supra, punto 120, e sentenza del Tribunale 13 dicembre 2001, causa T‑48/98,
         Acerinox/Commissione, Racc. pag. II‑3859, punti 89 e 90). Inoltre, nel valutare la capacità finanziaria dei membri di un’intesa,
         la giurisprudenza ha riconosciuto la pertinenza del fatturato globale (sentenza Sarrió/Commissione, punto 68 supra, punti 85
         e 86). Pertanto, nel caso di specie, la Commissione ha giustamente applicato un coefficiente moltiplicatore di 2,5 quale modalità
         di valutazione dell’effetto dissuasivo dell’ammenda inflitta tenendo conto delle dimensioni e della potenza economica dell’impresa
         interessata.
      
      118    Con giusta ragione la Commissione si è quindi fondata sul fatturato globale dell’Akzo per fissare l’ammenda ad un livello
         sufficientemente dissuasivo e per tener conto dell’importanza delle infrastrutture, in termini di consulenza giuridico‑economica,
         di cui dispongono gruppi di imprese di siffatte dimensioni. L’argomento dell’Akzo è dunque errato anche in diritto.
      
      119    In terzo luogo, sul punto in cui l’Akzo invoca l’illegittimità degli orientamenti nei limiti in cui permettono alla Commissione
         di applicare un coefficiente moltiplicatore come quello del caso di specie, va ricordato come il Tribunale abbia già dichiarato
         che, secondo la metodologia enunciata negli orientamenti, il calcolo dell’importo delle ammende viene effettuato in funzione
         dei due criteri menzionati all’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, cioè la gravità dell’infrazione e la durata di quest’ultima,
         pur rispettando il limite massimo in rapporto al fatturato di ciascuna impresa stabilito dalla stessa disposizione e che,
         di conseguenza, gli orientamenti non trascendono il contesto giuridico delle sanzioni definito da tale disposizione, come
         interpretata dalla giurisprudenza del Tribunale (sentenza LR AF 1998/Commissione, punto 57 supra, punti 219‑232; sentenza
         del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑224/00, Archer Daniels Midland e Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione, Racc. pag. II‑2597,
         punti 39‑52; sentenza TACA, punto 57 supra, punto 1527). Tuttavia l’Akzo non ha fornito alcun nuovo elemento rispetto a quelli
         già rigettati da tale giurisprudenza (v. punti summenzionati di tali sentenze).
      
      120    In quarto luogo, sul punto sollevato dall’Akzo che, comunque, per applicare un coefficiente di maggiorazione come quello scelto
         nel caso di specie, la Commissione non poteva tener conto delle dimensioni e delle risorse globali del gruppo Akzo Nobel NV
         cui apparteneva l’ANC, l’impresa che ha commesso l’infrazione, ma al massimo dell’importanza del fatturato realizzato attraverso
         la vendita del prodotto oggetto dell’infrazione, l’Akzo pone in non cale la circostanza che la Commissione ha applicato tale
         coefficiente al fine di garantire alle ammende un carattere dissuasivo. Orbene, nel ritenere nella fattispecie che l’obiettivo
         di dissuasione possa essere raggiunto fondandosi sulle dimensioni delle risorse del gruppo di imprese nel suo complesso, la
         Commissione non ha commesso errore di valutazione implicante una violazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17.
      
      121    In considerazione di tutto quanto precede, va dichiarato infondato il motivo fondato sulla violazione dell’art. 15, n. 2,
         del regolamento n. 17.
      
       Sulla violazione dell’obbligo di motivazione 
      122    L’Akzo censura la Commissione per non aver indicato perché avesse applicato un coefficiente moltiplicatore di 2,5 all’importo
         di base dell’ammenda inflittale, perché tale coefficiente fosse identico a quello applicato all’ADM e perché esso fosse stato
         basato sul suo fatturato globale e non già sul 50% del fatturato annuo della Glucona. A tale proposito l’Akzo fa osservare
         che, nella causa all’origine della sentenza ABB Asea Brown Boveri/Commissione, punto 108 supra, la Commissione aveva applicato
         il medesimo coefficiente moltiplicatore di quello scelto nel caso di specie, ma aveva fornito, in codest’altra causa, una
         dettagliata motivazione al riguardo.
      
      123    La Commissione chiede il rigetto del motivo.
      
      124    Il Tribunale osserva, riferendosi alla giurisprudenza citata al punto 68 supra, che, ai punti 389‑392 della Decisione, la
         Commissione ha chiarito sulla base di quali elementi di valutazione essa aveva misurato la gravità e la durata dell’infrazione,
         chiarimenti che, peraltro, hanno posto l’Akzo in grado di sollevare numerosi addebiti fondati sull’illegittimità nel merito
         di tali elementi, nonché al giudice comunitario di esercitare il suo controllo.
      
      125    Per quanto concerne l’importanza del coefficiente di maggiorazione applicato all’Akzo, la Commissione aveva la facoltà di
         limitarsi ad invocare la dimensione di tale impresa, quale risulta in maniera approssimativa dal fatturato globale realizzato
         da quest’ultima, ed a sottolineare la necessità di garantire il carattere dissuasivo dell’ammenda. Non le incombeva in virtù
         dell’obbligo di motivazione indicare i dati relativi al metodo di calcolo sottostante a tale scelta (v., in tal senso, sentenza
         Sarrió/Commissione, punto 68 supra, punto 80).
      
      126    Parimenti, a torto l’Akzo censura la Commissione per non aver indicato le ragioni per cui il coefficiente di maggiorazione
         applicato all’importo di base dell’ammenda inflittale era identico a quello scelto per l’ADM. La Commissione non era in effetti
         tenuta a precisare l’importanza di tale coefficiente ripercuotendo esattamente il rapporto esistente tra i diversi gruppi
         di imprese cui appartenevano i membri dell’intesa. L’obiettivo di tale coefficiente era piuttosto, come emerge dai punti 386‑388
         della Decisione, quello di fissare l’ammenda ad un livello sufficientemente dissuasivo e di tener conto dell’importanza delle
         infrastrutture in termini di consulenza giuridico‑economica di cui dispongono gruppi di imprese di siffatte dimensioni. Fornendo
         tale ragionamento, la Commissione ha indicato in maniera sufficiente che proprio sulla base della dimensione e delle risorse
         dei gruppi di imprese e non già delle imprese appartenenti a tali gruppi essa intendeva valutare il carattere dissuasivo dell’importo
         dell’ammenda.
      
      127    È inoltre necessario constatare che l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore costituisce un’applicazione della differenziazione
         considerata dagli orientamenti. La Decisione è stata quindi adottata in un contesto ben conosciuto all’Akzo.
      
      128    Pertanto, senza che occorra esaminare se, come sostiene l’Akzo, in altre cause, la Commissione avesse fornito una motivazione
         più dettagliata quanto alla scelta del coefficiente moltiplicatore applicato, va constatato che, nel caso di specie, la Commissione
         ha fornito una motivazione sufficiente.
      
      129    Conseguentemente il motivo fondato sulla violazione dell’obbligo di motivazione dev’essere respinto.
      
      130    Non essendo stato accolto nessuno dei motivi sollevati contro la legittimità della Decisione, non occorre quindi, in virtù
         dei poteri di giudice di merito attribuiti al Tribunale, ridurre l’importo dell’ammenda inflitta alla ricorrente nella Decisione
         ed il ricorso dev’essere respinto nel suo complesso.
      
       Sulle spese
      131    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. La ricorrente, poiché è rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese, conformemente alla domanda della convenuta.
      
      132    Nei limiti in cui il ricorso viene respinto nel suo complesso (v. punto 130 supra), il capo della domanda dell’Akzo diretto
         a che il Tribunale condanni la Commissione al pagamento degli interessi e delle spese della garanzia bancaria (v. punto 27
         supra) dev’essere respinto come inoperante.
      
      133    Va comunque ricordato che le spese sostenute da un’impresa per la costituzione ed il mantenimento di una garanzia bancaria
         per evitare l’esecuzione forzata di una Decisione della Commissione nei suoi confronti non costituiscono spese sostenute per
         la causa, ai sensi dell’art. 91, lett. b), del regolamento di procedura. Dev’essere del pari respinta la domanda di un’impresa
         diretta alla condanna della Commissione alla rifusione delle spese alle quali tale ricorrente si è trovata a far fronte durante
         il procedimento amministrativo in materia di concorrenza. In effetti se, a norma dell’art. 91 del regolamento di procedura,
         «sono considerate spese ripetibili (...) le spese indispensabili sostenute dalle parti per la causa», col termine «causa»
         quest’articolo si riferisce unicamente al procedimento dinanzi al Tribunale, escludendo la fase precontenziosa (sentenza del
         Tribunale 15 marzo 2000, cause riunite T‑25/95, T‑26/95, da T‑30/95 a T‑32/95, da T‑34/95 a T‑39/95, da T‑42/95 a T‑46/95,
         T‑48/95, da T‑50/95 a T‑65/95, da T‑68/95 a T‑71/95, T‑87/95, T‑88/95, T‑103/95 e T‑104/95, Cimenteries CBR e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑491, punti 5133 e 5134, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      L’Akzo Nobel NV è condannata alle spese.
      
               Azizi 
            
            
                Jaeger 
            
            
                Dehousse 
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 27 settembre 2006.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                     J. Azizi
            
         Indice
      
      Fatti all’origine della controversia
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      Sulla fissazione dell’importo di base per il calcolo delle ammende inflitte all’insieme delle parti dell’intesa
      Sulla violazione del principio di proporzionalità
      Sulla violazione dell’obbligo di motivazione
      Sulla classificazione dei partecipanti all’intesa
      Sulla violazione del principio di proporzionalità
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulla violazione dell’obbligo di motivazione
      Sulla presa in considerazione del fatturato dell’Akzo
      Sulla violazione dell’art. 81 CE
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulla violazione dell’obbligo di motivazione
      Sull’applicazione di un coefficiente moltiplicatore di 2,5
      Sulla violazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulla violazione dell’obbligo di motivazione
      Sulle spese
      * Lingua processuale: l'olandese.