CELEX: 51997DC0168
Language: it
Date: 1997-04-23 00:00:00
Title: Raccomandazione della Commissione relativa agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità elaborata a norma dell'articolo 103, paragrafo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
                                                     Bruxelles, 23.04.1997
                                                     COM(97) 168 def.
  Raccomandazione della Commissione relativa agli
indirizzi di massima per le politiche economichedegli
             Stati membri e della Comunità
             elaborata a norma dell'articolo 103, paragrafo 2
              del trattato che istituisce la Comunità europea
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                              Indice
1. Obiettivi principali: crescita, occupazione e convergenza                         1
2. Un dosaggio di politiche macroeconomiche orientato alla crescita e alla stabilità 2
3. Stabilità dei prezzi e dei cambi                                                  3
4. Finanze pubbliche sane ed efficienti                                              4
5. Riforme strutturali per promuovere la crescita e l'occupazione                    7
   5.1.   Mercati dei prodotti e dei servizi che funzionino meglio                   X
   5.2.   Promuovere riforme del mercato del lavoro e investimenti nella conoscenza  8
                                                                                       t#.
 ---pagebreak---    Indirizzi di massima per le politiche economiche
                degli Stati membri e della Comunità
1. Obiettivi principali: crescita, occupazione e convergenza
Dall'estate del 1996, quando sono stati adottati i precedenti indirizzi di massima, si è consolidata
nella Comunità una moderata ripresa dell'attività economica. I fattori fondamentali sul versante
dell'offerta continuano a migliorare, mentre le prospettive sul versante della domanda si fanno più
favorevoli. Questo andamento, in combinazione con un dosaggio sempre meglio equilibrato delle
politiche macroeconomiche e con il delinearsi di un miglioramento della fiducia, dovrebbe
consentire un graduale rafforzamento della crescita della produzione, ad un ritmo ali'incirca
equivalente al tasso tendenziale nell'anno in corso e ad un tasso nettamente superiore a quello
tendenziale Tanno prossimo.
Nel contesto attuale si dovrebbe dare la priorità a due obiettivi fondamentali, tenendo presente che
i risultati positivi conseguiti su uno dei due fronti si rifletteranno anche sull'altro. In primo luogo,
benché le proiezioni indichino un moderato incremento dell'occupazione nel breve periodo, occorre
accrescere il tasso di occupazione, troppo basso, della Comunità e ridurre in misura significativa la
disoccupazione. In secondo luogo, nonostante gli apprezzabili passi avanti compiuti negli ultimi
anni verso gli obiettivi della stabilità dei prezzi e della sostenibilità della finanza pubblica, sono
indispensabili ulteriori progressi verso il conseguimento ed il mantenimento di un elevato grado di
convergenza nominale, in modo che un numero significativo di Stati membri sia in grado di
partecipare all'UEM a decorrere dal 1° gennaio 1999. Nei prossimi trimestri è di cruciale
importanza - anche ai fini della crescita e dell'occupazione - sgombrare qualsiasi dubbio sul
 rispetto dei parametri di Maastricht e sulla data del 1999 per il passaggio alla moneta unica, in
 modo da rassicurare i cittadini e le imprese europee sul fatto che potranno effettivamente
 beneficiare delle opportunità offerte dall'UEM. Poiché il conseguimento di posizioni di bilancio
più sane arrecherà notevoli benefici in termini di crescita e di occupazione nel medio periodo, è
 nell'interesse di tutti gli Stati membri perseverare nell'opera di risanamento delle finanze
 pubbliche.
 Grazie al mercato unico e all'UEM, la Comunità sta diventando una delle principali entità
 economiche nel mondo. Il suo potenziale a medio e lungo termine sotto il profilo del progresso
tecnologico e della creazione di lavoro e di ricchezza è considerevole. Per sfruttare pienamente tale
 potenziale al fine di migliorare il tenore di vita, la Comunità deve progressivamente ritornare ad un
 tasso di occupazione elevato. Un simile risultato contribuirebbe inoltre a salvaguardare, con le
 indispensabili riforme, la sostenibilità dei sistemi pensionistici, che costituiscono parte integrante
 dei sistemi di protezione sociale degli Stati membri.
 Realizzare una crescita sostenuta e non inflazionistica, ad un tasso elevato, rappresenta la via più
 favorevole, dal punto di vista politico e sociale, per trovare una soluzione durevole al problema
 della disoccupazione nella Comunità e per avvicinarsi ulteriormente al pieno risanamento delle
 finanze pubbliche. Inoltre, poiché persistono deficienze strutturali che continuano a frenare la
 crescita ed a limitare la misura nella quale essa può tradursi nella creazione di nuovi posti di
 lavoro, la maggior parte degli Stati membri deve attuare riforme strutturali. Tuttavia, le politiche
 intese a migliorare la competitività ed il funzionamento dei mercati dei prodotti, dei servizi e del
 lavoro produrranno i loro frutti solo quando l'economia comincerà ad espandersi con rapidità ed a
 generare un elevato numero di posti di lavoro.
                                                                                                         /*>
 ---pagebreak--- Per poter generare nuova occupazione, la crescita deve essere sostenuta da maggiori investimenti,
sia pubblici che privati. Data l'andamento tendenziale relativamente fiacco degli investimenti
privati dall'inizio del decennio e il freno posto agli investimenti pubblici, fattuale saggio di
investimento nella Comunità è piuttosto basso. Se mantenuto nel medio periodo, esso potrebbe
sostenere un tasso di crescita solo di poco superiore al 2% annuo. È quindi essenziale sfruttare
pienamente le condizioni favorevoli agli investimenti - una redditività elevata e bassi tassi di
interesse - attualmente presenti. Occorre inoltre impegnarsi attivamente nella realizzazione delle
reti transeuropee di trasporto, di distribuzione dell'energia e di comunicazione, nella quale gli
strumenti finanziari comunitari e la BEI sono chiamati a ricoprire un ruolo fondamentale ed a cui il
settore privato va associato in maggior misura. Vanno intensificati anche gli investimenti in risorse
umane, conoscenze e miglioramento della qualificazione dei lavoratori.
Su questo sfondo, gli Stati membri e le istituzioni della Comunità sono sollecitati, conformemente
all'articolo 102 A del trattato, ad attuare politiche economiche che consentano significativi
progressi verso una crescita sostenibile e non inflazionistica e un elevato livello di occupazione,
che figurano tra gli obiettivi economici essenziali indicati nell'articolo 2 del trattato. A tal fine essi
sono chiamati anche a coordinare le loro politiche (cfr. articoli 3 A, 102 A e 103) nel quadro di
una maggiore integrazione delle economie degli Stati membri.
2. Un policy-mix orientato alla crescita e alla stabilità
I presenti indirizzi di massima ribadiscono che per realizzare una crescita della produzione,
adeguatamente sostenuta dagli investimenti, e un aumento dell'occupazione protratti nel medio
periodo, senza tensioni inflazionistiche, occorre una strategia comune di politica macroeconomica
che continui a fondarsi sui seguenti tre elementi, già formulati negli indirizzi di massima del 1996:
      "una politica monetaria orientata alla stabilità, la cui efficacia non sia compromessa da un
      andamento inappropriato delle finanze pubbliche e delle retribuzioni;
      un fermo sforzo di risanamento delle finanze pubbliche nella maggior parte degli Stati
      membri, in linea con gli obiettivi dei loro programmi di convergenza;
      una dinamica delle retribuzioni nominali coerente con l'obiettivo della stabilità dei prezzi;
      nel contempo, la dinamica delle retribuzioni reali dovrebbe essere inferiore all'aumento
      della produttività, per rafforzare la redditività degli investimenti che creano occupazione.
Quanto più la funzione di stabilità della politica monetaria viene agevolata da misure di
bilancio e andamenti salariali adeguati, tanto più le condizioni monetarie, tra cui i tassi di
cambio e i tassi d'interesse a lungo termine, favoriranno la crescita e l'occupazione."
Per quanto riguarda le prospettive a medio termine, è importante che i responsabili delle
politiche, le parti sociali e gli operatori economici tengano adeguatamente conto del fatto che
l'UEM implica un vero e proprio mutamento di regime, che influenzerà in modo fondamentale
il modo in cui vengono stabilite le politiche macroeconomiche e l'evoluzione tendenziale delle
retribuzioni.
(i) Una politica monetaria comune, sotto la responsabilità di una Banca centrale europea
      indipendente, avrà come obiettivo principale il mantenimento della stabilità dei prezzi; essa,
      fatto salvo questo obiettivo, sosterrà le politiche economiche generali della Comunità al fine di
      contribuire alla realizzazione degli obiettivi indicati nell'articolo 2 del trattato.
 ---pagebreak--- (ii) Le disposizioni del trattato relative alla politica di bilancio (articoli da 104 a 104 C) e il patto
       di crescita e di stabilità tenderanno ad assicurare politiche di bilancio sane e disciplinate
       Subordinatamente alle condizioni dettate da tali disposizioni giuridiche, le politiche di bilancio
       rimarranno di competenza dei governi nazionali sovrani, ehc saranno chiamati a coordinarle
       nel quadro degli indirizzi di massima per le politiche economiche,
(iii) Per quanto riguarda le retribuzioni, che sono definite autonomamente dalle parti sociali
       secondo prassi diverse nei singoli paesi, politiche monetarie e di bilancio orientate verso la
       stabilità e l'impossibilità di aggiustare i tassi di cambio all'interno della zona dell'euro
       rafforzeranno sia le condizioni che gli incentivi per mantenere la dinamica salariale entro
       valori adeguati. Gli incentivi in tal senso dovrebbero essere rafforzati da un'intensificazione
       del dialogo sociale, ove possibile e conformemente alla prassi corrente, al livello nazionale. Al
       livello comunitario la Commissione, conformemente all'articolo 118 B, continuerà ad
       adoperarsi per sviluppare il dialogo tra le parti sociali, in particolare sui temi di politica
       macroeconomica, al fine di far leva sul consenso manifestatosi sulla strategia di politica
       economica delineata negli indirizzi di massima. Il contributo delle parti sociali europee al
       quadro macroeconomico trasmesso al Consiglio europeo di Dublino costituisce un passo
       importante nella giusta direzione, che andrebbe incoraggiato.
 Se il comportamento di tutti gli interessati sarà all'altezza delle nuove esigenze, il dosaggio delle
 politiche macroeconomiche continuerà a favorire una crescita elevata, protratta e generatrice di
 occupazione nella Comunità. La realizzazione dell'UEM contribuirà dunque a rendere permanente
 il fondamentale mutamento del dosaggio delle politiche macroeconomiche che è stato
 progressivamente operato nella Comunità.
 3. Stabilità dei prezzi e dei cambi
 Stabilità dei prezzi - La Comunità ha compiuto notevoli progressi verso la stabilità dei prezzi e la
 convergenza dei tassi d'inflazione che costituisce un requisito essenziale sia per realizzare una
 crescita sostenuta a medio termine che per passare alla moneta unica. Secondo i pronostici
 l'inflazione nella Comunità dovrebbe scendere in media al 2lA% nel 1997, il valore più basso dalla
 nascita della Comunità stessa. Nella prospettiva dell'UEM si dovrebbe mirare a far scendere il
 tasso medio d'inflazione al 2% e proporsi come obiettivo il mantenimento di tale livello nel medio
  periodo.
 Nel febbraio 1997 nove Stati membri (Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Lussemburgo,
  Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Svezia) registravano un tasso d'inflazione' non superiore al 2%.
  Avendo già raggiunto un grado soddisfacente di stabilità dei prezzi, questi paesi dovranno
  confermare tale risultato nel medio periodo. Sullo sfondo di una ripresa sostenuta, l'Irlanda e il
  Regno Unito^ dovranno mantenere politiche che impediscano qualsiasi riaccendersi delle pressioni
  inflazionistiche di fondo e, se possibile, abbassino ulteriormente l'inflazione.
  In Spagna, Italia e Portogallo il tasso medio d'inflazione * si è assestato entro valori compresi tra il
  3 ed il 3,5% al febbraio 1997, ma questo mese il tasso d'inflazione rispetto ad un anno prima è
  sceso al 2,5% circa. In questi tre paesi è essenziale perseverare nella messa in atto di politiche
        Misurato dal rapporto ini la media aritmetica degli indici armonizzati degli ultimi dodici mesi
        (IPCA) e la media aritmetica dei dodici indici mensili armonizzati del periodo precedente.
        Irlanda e Regno Unito non hanno ancora pubblicato dati in materia di IPCA che consentano di
        calcolare il valore di cui alla nota 1. Tuttavia dalle stime della Commissione, elaborate in base ai dati
        disponibili, si può desumere che l'inflazione in termini di IPCA in questi due paesi si situi entro il 2
        ed il 3%.
 ---pagebreak--- orientate verso la stabilità, mirando a raggiungere un tasso medio d'inflazione non superiore al
2,5% per l'anno 1997, e assicurare che i progressi in termini di disinflazione siano mantenuti ed
eventualmente migliorati man mano che la ripresa si consoliderà.
In Grecia, paese che ha compiuto dei progressi nella riduzione dell'inflazione negli ultimi anni, è
necessario intensificare gli sforzi per far scendere l'inflazione ai valori ufficialmente fìssati come
obiettivo, ossia il 4,5% entro la fine del 1997 e meno del 3 % entro la fine del 1998.
Stabilità dei cambi - Tutti gli Stati membri devono continuare, conformemente all'articolo 109 M,
a considerare la loro politica del cambio come un problema di interesse comune. Politiche
economiche più sane e più credibili e un andamento favorevole rispetto al dollaro statunitense
hanno contribuito ad un più adeguato allineamento dei tassi di cambio nell'ambito della Comunità.
È stato utile a tale riguardo anche l'ottimismo dei mercati sulle prospettive di una partecipazione
relativamente ampia all'UEM fin dall'inizio. La Finlandia e l'Italia hanno aderito agli accordi di
cambio dello SME nell'autunno scorso e la stragrande maggioranza delle monete che vi aderiscono
si situano oggi all'interno o nei pressi delle precedenti bande di oscillazione ristrette. In tale
contesto, come pure nella prospettiva della partecipazione all'UEM, è imperativo che gli Stati
membri mantengano - e intensifichino se appropriato - il loro impegno a mettere in atto politiche
macroeconomiche orientate verso la stabilità. Per i paesi che attualmente non aderiscono agli
accordi di cambio, politiche siffatte contribuirebbero a creare le condizioni atte a rendere possibile
la loro partecipazione. Una sana conduzione delle politiche macroeconomiche crea le condizioni
per tassi di cambio stabili e tassi di interesse a lungo termine poco elevati nella Comunità e
contribuisce alla stabilità del sistema monetario internazionale.
4. Finanze pubbliche sane ed efficienti
Il disavanzo di bilancio effettivo per l'insieme della Comunità è sceso dal 5% del PIL nel 1995 al
4,3% del PIL nel 1996. La lentezza della crescita economica nel 1996 ha reso più diffìcile l'opera
di risanamento dei bilanci ed ha mascherato il miglioramento dei fattori fondamentali che veniva
comunque realizzato. Sulla base dei provvedimenti di bilancio decisi fino alla metà del mese di
aprile, risulta probabile un declino dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche del
complesso della Comunità fino a poco meno del 3 % del PIL nel 1997, seguito da un ulteriore calo
al 2,5% del PIL nel 1998.
Nei loro bilanci per il 1997 la maggior parte degli Stati membri hanno previsto significativi
provvedimenti per ridurre il disavanzo di bilancio al 3 % del PIL o ad un valore inferiore. È
assolutamente indispensabile che gli Stati membri si attengano rigorosamente a tali bilanci e
 prendano immediatamente misure correttive in caso di scostamento dagli obiettivi fìssati. Per
 quanto riguarda i bilanci per il 1998, nella maggioranza degli Stati membri sarà necessario mettere
 in atto ulteriori provvedimenti per la riduzione del disavanzo. Solo così si instaurerà la necessaria
 fiducia nella sostenibilità della manovra di bilancio, specie nei paesi nei quali non si prevede che il
 disavanzo scenderà in modo netto sotto il valore del 3 % del PIL nel 1997 o il cui bilancio per il
  1997 conteneva misure di carattere temporaneo. E necessario dar prova di determinazione non solo
 ai fini del rispetto dei parametri di Maastricht, ma anche per compiere ulteriori progressi verso il
 conseguimento, a medio termine, dell'obiettivo di una posizione di bilancio vicina al pareggio o, in
 circostanze normali, attiva, come stipulato nei precedenti indirizzi di massima e nel Patto di
 stabilità e di crescita, consolidando il dosaggio di politiche macroeconomiche orientato verso la
 crescita e la stabilità.
 ---pagebreak--- E necessario che i programmi di risanamento dei conti pubblici siano credibili e socialmente
equilibrati. Per essere credibili, i programmi devono essere trasparenti e sostenibili. Per assicurare
la trasparenza occorre applicare rigorosamente norme contabili e principi economici definiti di
comune accordo. Occorre inoltre che nel presentare i loro bilanci gli Stati membri specifichino
chiaramente la natura delle misure di riduzione del disavanzo che sono annunciate, indicando quali
provvedimenti hanno natura una tantum. E infine necessario indicare chiaramente quali siano le
ipotesi economiche sulle quali si fondano i bilanci annuali e le proiezioni di bilancio a medio
termine. Per essere sostenibili, è indispensabile che le misure per la riduzione del disavanzo
abbiano natura strutturale. Il ricorso a provvedimenti una tantum e ad interventi che devono essere
annullati negli anni successivi può essere servito, in taluni casi, ad accelerare i tempi del
risanamento; si tratta però di provvedimenti che non dispensano da una manovra di bilancio di
carattere più fondamentale e che devono quindi essere integrati con interventi di carattere duraturo.
Il concretarsi dei benefici economici del risanamento dei conti pubblici dipende in modo decisivo
dalla qualità delle misure messe in atto. Sotto questo profilo i presenti indirizzi di massima
ribadiscono i principi generali già enunciati negli indirizzi precedenti. In primo luogo si deve
puntare, di preferenza, a ridurre le spese piuttosto che ad inasprire ulteriormente la pressione
fiscale complessiva. Gli interventi a tal fine devono incentrarsi su misure strutturali per un
adeguato contenimento della spesa per i consumi pubblici, le prestazioni dei sistemi pensionistici
pubblici, la spesa sanitaria, le prestazioni di disoccupazione e le sovvenzioni. Se risulta inevitabile
un inasprimento delle imposte, occorre fare attenzione a minimizzarne gli effetti negativi per la
crescita e l'occupazione e ad evitare il riaccendersi di pressioni inflazionistiche. In secondo luogo,
gli interventi per ridurre in via permanente la quota della spesa pubblica in percentuale del PIL
 dovrebbero essere accompagnati, nella misura del possibile e senza pregiudicare la necessaria
 riduzione dei disavanzi di bilancio, da un mutamento delle priorità della spesa pubblica stessa, che
 va indirizzata verso attività produttive quali gli investimenti in infrastrutture, nel capitale umano e
 in iniziative attive sul mercato del lavoro. In terzo luogo, l'auspicata riduzione della pressione
 fiscale, specie quella sul lavoro, nella maggior parte degli Stati membri va realizzata solo una volta
 che un rigoroso contenimento della spesa abbia reso un simile sgravio compatibile con il
 conseguimento ed il mantenimento di una situazione di bilancio sana. Le politiche comunitarie in
 materia fiscale dovrebbero essere coerenti con questi orientamenti.
 Data l'interdipendenza esistente tra la politica tributaria, da un lato, e il mercato unico, IDEM e la
 lotta contro la disoccupazione dall'altro, gli Stati membri hanno tutto da guadagnare da una
 maggiore cooperazione in materia fiscale. Va evitata la dannosa concorrenza tra i regimi fiscali dei
 diversi Stati membri. Questi sono invitati a studiare la possibilità di definire un codice di condotta
 in proposito.
 Per quanto riguarda i singoli Stati membri, cinque di essi - Danimarca, Irlanda, Lussemburgo,
 Paesi Bassi e Finlandia - rispettavano il valore di riferimento del 3 % già nel 1996. In Danimarca,
 paese nel quale ci si attende per quest'anno un saldo di bilancio lievemente positivo, è importante
 consolidare questo risultato a prescindere dall'andamento del ciclo, mantenere il rapporto tra
 debito pubblico e PIL su una traiettoria costantemente discendente e frenare la crescita della spesa
 pubblica, compresa quella per i trasferimenti sociali. L'Irlanda dovrebbe approfittare dell'attuale
 fase di forte crescita per intensificare gli sforzi volti a contenere la spesa pubblica, compiendo così
  un passo decisivo verso l'equilibrio di bilancio. Anche i Paesi Bassi e la Finlandia devono
  perseverare nella politica di restrizione della spesa, concentrando i loro sforzi in particolare sui
 trasferimenti a titolo della sicurezza sociale, in modo da creare un margine per l'ulteriore riduzione
  del costo indiretto del lavoro e di altri oneri fiscali che hanno effetti dannosi per l'occupazione.
 ---pagebreak--- In Belgio si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel
 lc>97. Ipotizzando che vengano mantenute le politiche attuali, è probabile che il disavanzo cali
ulteriormente nel 1998. Per rendere sostenibile la situazione delle finanze pubbliche, il governo
belga dovrebbe attenersi strettamente al suo nuovo programma di convergenza Particolare
attenzione va dedicata al risanamento dei conti della sicurezza sociale, che va impernialo
sull'introduzione di efficaci meccanismi per controllare meglio la spesa sanitaria e sul
proseguimento degli sforzi di riforma delle pensioni.
In Germania si prevede che il disavanzo raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel 1997.
Nell'ipotesi di invarianza delle politiche, è presumibile che il disavanzo diminuisca ancora
lievemente nel 1998. Il governo tedesco ha assunto un fermo impegno a prendere tutte le misure
necessarie per rispettare il valore di riferimento del 3 % nel 1997 e dovrebbe avviare la manovra
necessaria per arrestare la tendenza al rialzo del rapporto tra debito pubblico e PIL già nel corso
del presente anno. Il ritmo del risanamento di bilancio dovrebbe essere mantenuto nel 1998 in linea
con il nuovo programma di convergenza. La politica di bilancio dovrebbe porsi come obiettivo
fondamentale la riduzione permanente della quota della spesa pubblica nell'economia, riduzione
che faciliterebbe l'introduzione di riforme strutturali del sistema tributario e del regime di
sicurezza sociale senza compromettere il rigoroso rispetto degli obiettivi di bilancio del nuovo
programma di convergenza.
In Spagna si prevede che il disavanzo di bilancio raggiungerà il 3 % del PIL o un livello inferiore
nel 1997. Supponendo che si prosegua nelle politiche attuali, il disavanzo diminuirà
presumibilmente ancora, pur se di poco, nel 1998. Nel suo bilancio per il 1998 il governo
spagnolo, che si è formalmente impegnato a conseguire l'obiettivo del rispetto del valore di
riferimento del 3 % del PIL nel 1997, dovrebbe perseguire un ulteriore risanamento delle finanze
pubbliche come previsto dal nuovo programma di convergenza. È importante continuare a mettere
in atto misure strutturali di riduzione del disavanzo, in particolare tagliando le spese correnti e
migliorando l'efficienza della gestione finanziaria.
In Francia, si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore
nel 1997. Supponendo che si perseveri nelle politiche attuali, il disavanzo potrebbe non declinare
ulteriormente nel 1998, in parte a causa del venir meno dell'effetto di misure una tantum. E
essenziale assicurare la sostenibilità a medio termine del processo di risanamento dei conti pubblici
mettendo in atto senza cedimenti il programma di convergenza recentemente concordato. In
particolare è necessario contenere la spesa sanitaria ed equilibrare i conti della sicurezza sociale e
far sì che gli sgravi fiscali previsti, in sé positivi ai fini della crescita e dell'occupazione, non
rallentino il processo di riduzione del disavanzo.
In Italia, si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL, a condizione che le
misure adottate con la Legge finanziaria per il 1997 e quelle aggiuntive del marzo di quest'anno
siano pienamente efficaci, e che il governo italiano si predisponga ad adottare, se necessario,
ulteriori interventi correttivi. In un quadro di legislazione invariata, il disavanzo potrebbe d nuovo
risalire nel 1998, quando verrà meno l'effetto delle misure una tantum. Nel bilancio del 1998
dovrebbero quindi essere preventivati ulteriori provvedimenti di riduzione del disavanzo, per
riconfermare la continuità del processo di aggiustamento e consolidare a medio termine il
risanamento dei conti pubblici. Le misure di natura temporanea adottate nel llJl^7 dovrebbero
essere sostituite da interventi strutturali aventi un'incidenza permanente sul bilancio. Le condizioni
per un risanamento fiscale duraturo dovrebbero essere specificate nel programma di convergenza
che le autorità italiane sono invitate a presentare nei tempi più rapidi.
 ---pagebreak--- In Austria il disavanzo di bilancio raggiungerà presumibilmente il 3% del PIL o un livello inferiore
nel 1997. Nell'ipotesi che rimangano invariate le politiche attuali, ci si può attendere un ulteriore
lieve calo del disavanzo nel 1998. Il governo austriaco è chiamato a prendere tutte le misure
necessarie per conseguire il suo obiettivo di bilancio, ossia il rispetto del valore di riferimento del
3% nel 1997, come pure per garantire la sostenibilità della sua azione di risanamento dei conti
pubblici negli anni successivi attraverso un programma di continuazione e, se necessario, di
rafforzamento degli aggiustamenti strutturali.
In Portogallo si pronostica che il disavanzo di bilancio raggiungerà il 3'%. del PIL o un livello
inferiore nel 1997. Supponendo che si perseveri nelle politiche attuali, il disavanzo diminuirà
presumibilmente ancora, pur se di poco, nel 1998. Occorrerà attenersi rigorosamente al nuovo
accordo strategico tra il governo e le parti sociali in modo da realizzare significativi progressi nella
riforma della pubblica amministrazione, del regime di sicurezza sociale e del sistema tributario
In Svezia il disavanzo di bilancio raggiungerà presumibilmente il 3 % del PIL o un livello inferiore
nel 1997. Nell'ipotesi che rimangano invariate le politiche attuali, ci si può attendere un ulteriore
considerevole calo del disavanzo nel 1998. La manovra di bilancio dovrebbe concentrarsi sul
contenimento dell'incremento della spesa, e in particolare dei trasferimenti sociali, e
sull'alleggerimento, per quanto possibile, della pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese in
modo da incentivare l'attività economica e il lavoro.
Nel Regno Unito il disavanzo di bilancio dovrebbe raggiungere il 3 % del PIL o un livello inferiore
nel 1997. Mantenendo le politiche attuali, ci si può attendere un ulteriore considerevole calo del
disavanzo nel 1998. Si raccomanda di attenersi strettamente alla traiettoria di riduzione del
 disavanzo disegnata nel bilancio del 1997/98.
 Per quanto riguarda la Grecia, paese nel quale le misure annunciate dovrebbero consentire
 un'ulteriore riduzione del disavanzo di bilancio nel 1997, per conseguire gli obiettivi del
 programma di convergenza sono necessari sforzi perseveranti su molti fronti, tra cui misure più
 incisive per ampliare la base imponibile, per accrescere l'efficienza dell'amministrazione tributaria
 e del sistema di riscossione delle imposte, per contenere la spesa pubblica e per continuare a
 realizzare ed ampliare i programmi di privatizzazione.
 In alcuni degli Stati membri di cui sopra è probabile che nel 1998 i progressi nella riduzione
 dell'entità del disavanzo pubblico saranno limitati se non nulli, in parte a causa del venir meno
 dell'effetto di misure aventi natura puntuale. Di conseguenza, tali paesi farebbero bene a tener
 conto di ciò nel preparare i loro bilanci per il prossimo esercizio.
 5. Riforme strutturali per promuovere la crescita e l'occupazione
 Per salvaguardare e promuovere la competitività della Comunità europea e l'occupazione in un
 contesto mondiale fondato sul libero scambio e caratterizzato dal costante mutamento delle
 tecnologie, è indispensabile che gli Stati membri e la Comunità, in linea con gli indirizzi di
 massima per le politiche economiche, intensifichino i loro sforzi per modernizzare i loro mercati
 dei prodotti, dei servizi e del lavoro. Per accrescere la capacità delle economie degli Stati membri
 di adeguarsi ai mutamenti e per stimolare il potenziale di crescita occorre anche promuovere
 ---pagebreak--- l'innovazione e la ricerca e sviluppo, come pure migliorare i sistemi di istruzione e di formazione
professionale. Per aumentare l'efficacia delle politiche ambientali, esse dovranno fondarsi
maggiormente su strumenti orientati sul mercato, e fra l'altro su strumenti fiscali, a livello sia
nazionale sia, laddove appaia necessaria un'azione su scala europea, comunitario.
5.1. Mercati dei prodotti e dei servizi che funzionino meglio
Nell'ambito della strategia per la promozione della crescita e dell'occupazione è essenziale che,
continuando a mantenere l'inflazione ad un basso livello, si migliori il funzionamento dei mercati
dei prodotti e dei servizi, in modo da stimolare la concorrenza ed assicurare l'efficienza della
formazione dei prezzi. E su questo presupposto che è stato concepito il programma per il mercato
unico (PMU), la cui importanza è stata messa in evidenza dalla recente valutazione della
Commissione-^. La conclusione alla quale si è pervenuti è che i mercati dei prodotti degli Stati
membri sono ormai in generale altamente integrati, mentre i mercati dei servizi lo sono in misura
minore, anche se la situazione è notevolmente migliorata dall'avvio del PMU. Rimangono
evidentemente da risolvere problemi specifici. Occorre quindi dedicare maggiore attenzione ai
servizi, in particolare nei settori delle costruzioni, delle assicurazioni e del credito, assicurando la
piena applicazione della legislazione del mercato unico.
Inoltre i mercati dei prodotti che sono oggetto di appalti pubblici continuano a sfuggire alla piena
applicazione del principio della libera concorrenza; anche altri mercati, per esempio quello dei
prodotti farmaceutici, continuano ad essere eccessivamente regolamentati dagli Stati membri. Ciò
si traduce in prezzi più elevati per i consumatori. Gli aiuti di Stato continuano a provocare
distorsioni ed a vanificare la concorrenza, senza che si vedano segni di miglioramento. La diversa
incidenza degli oneri fiscali continua a segmentare i mercati e ad accrescere la differenziazione dei
prezzi. Un altro campo nel quale si sono registrati progressi troppo lenti è quello delle norme e
specifiche tecniche relative ai prodotti, e in particolare dell'applicazione del principio del
riconoscimento reciproco. Occorre migliorare il quadro in cui operano le piccole e medie imprese.
La concorrenza sui mercati dei prodotti e dei servizi, e di conseguenza l'efficienza di tali mercati,
migliorerà se si farà funzionare meglio il mercato unico, grazie ad un più deciso impegno degli
Stati membri nelle seguenti aree: i) attuare pienamente il quadro legislativo esistente e vigilare
sulla sua corretta applicazione, specie nel settore delle telecomunicazioni; ii) completare il quadro
giuridico in settori quali i regimi fiscali, il diritto societario e la liberalizzazione dei mercati
dell'energia; iii) sfrondare l'eccesso di regolamentazione e rivedere o sopprimere le misure
nazionali che frammentano il mercato; iv) astenersi dal ricorrere ad aiuti di Stato allo scopo di
rinviare le indispensabili ristrutturazioni. Il piano d'azione della Commissione per ii mercato unico
propone una serie di iniziative concrete, da attuare entro il 1° gennaio 1999, per imprimere nuovo
dinamismo al mercato unico.
5.2 Promuovere riforme del mercato del lavoro e investimenti nella
        conoscenza
L'esperienza positiva di una serie di Stati membri consente di trarre alcune importanti conclusioni
in merito sia al contenuto, sia alla messa in atto delle riforme. In primo luogo, le riforme strutturali
devono essere di ampio respiro, e non avere carattere limitato o episodico, in modo da affrontare in
maniera coerente il complesso problema degli incentivi a creare posti di lavoro e ad accettarli. Una
     Si vedano la comunicazione della Commissione su "Impatto ed efficacia del mercato unico"
     (COM(96)52(), ottobre 1996) e "Economie Evaluation of the Internal Market" (European lùonomy,
     Reports and Studies, n. 4, 1996).
                                                     8
 ---pagebreak--- simile impostazione consente di sfruttare la complementarità tra le politiche e di accrescere quindi
I"efficacia complessiva delle riforme, come pure, favorendo la loro accettazione sociale e politica,
di ridurre la probabilità di un cambiamento di politica. In secondo luogo, adeguati meccanismi di
monitoraggio dell'impatto delle riforme sul mercato del lavoro e sull'occupazione contribuiscono a
verificare la loro efficacia ed a mettere in evidenza l'eventuale necessità di ridefìnizione delle
priorità o delle modalità d'attuazione. È quindi necessario che i programmi pluriennali per
l'occupazione dedichino maggiore attenzione all'interazione tra gli indirizzi per le politiche
economiche e le misure specifiche in tema di mercato del lavoro, mentre la relazione congiunta
sull'occupazione, nel riferire in merito alla loro applicazione, deve cercare con particolare cura di
individuare le prassi migliori atto nelle politiche degli Stati membri.
Negli ultimi anni sono state adottate a livello nazionale numerose misure di vario tipo per rendere
più efficace il funzionamento del mercato del lavoro ed importanti riforme sono oggi in discussione
in diversi Stati membri. Questo processo deve continuare e, se necessario, essere intensificato
 In questo contesto sarà utile attribuire la priorità ad interventi intesi ad accrescere l'intensità di
occupazione della crescita mettendo in atto misure pragmatiche che possano conciliare
 l'attaccamento dei cittadini europei a standard sociali elevati e l'esigenza di allargare, in qualche
misura, la forbice del costo del lavoro, compresso entro margini relativamente ristretti nella
maggior parte degli Stati membri. Queste misure comprendono:
 (i) una maggiore differenziazione dei salari secondo le qualifiche e le zone in modo da
       rispecchiare adeguatamente i differenziali dei livelli di produttività e l'introduzione di salari
       d'ingresso temporanei per i giovani, i lavoratori privi d'esperienza ed i disoccupati di lunga
       durata. Si tratta di un compito importante per le parti sociali;
 (ii) riduzioni, finanziate in modo sano, dei costi indiretti del lavoro o un alleggerimento
       dell"imposta sul reddito all'estremità inferiore della scala salariale;
 (iii) nuovi sistemi di organizzazione del lavoro, compresa un'impostazione più flessibile degli
       orari di lavoro, studiata su misura delle esigenze specifiche delle imprese e dei lavoratori
       interessati; un più ampio ricorso al lavoro a tempo parziale su base volontaria; la promozione
       di iniziative locali per l'occupazione.
  Inoltre le misure intese ad accrescere l'intensità occupazionale della crescita dovrebbero essere
 attuate parallelamente al necessario riorientamento della spesa pubblica a favore, tra l'altro,
 dell'istruzione, della formazione professionale e della ricerca e sviluppo.
  La svolta verso politiche attive del mercato del lavoro dovrebbe essere strettamente coordinata con
 la riforma dei sistemi tributari e di protezione sociale in modo da fornire a chi cerca lavoro non
 solo opportunità, ma anche incentivi ad accettare un lavoro o a partecipare ad attività intese a
 migliorare la sua attitudine a trovare un impiego. Tutte queste riforme devono essere inoltre
 sostenute da un più deciso orientamento verso la creazione di occupazione delle altre politiche. In
 particolare le iniziative intraprese con il contributo dei fondi strutturali della Comunità dovrebbero
 inserirsi nella strategia globale per l'occupazione e nei programmi pluriennali per l'occupazione
 degli Stati membri.
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(97) 168 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                                        10   oi
                                            N. di catalogo : CB-CO-97-165-IT-C
                                                              ISBN 92-78-18927-8
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo