CELEX: 51996PC0433
Language: it
Date: 1996-09-04
Title: Proposta modificata di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO Aiuti alle politiche e ai programmi demografici nei paesi in via di sviluppo

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51996PC0433

Proposta modificata di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO Aiuti alle politiche e ai programmi demografici nei paesi in via di sviluppo  /* COM/96/0433 DEF - SYN 95/0166 */  

Gazzetta ufficiale n. C 323 del 29/10/1996 pag. 0007

Proposta modificata di regolamento (CE) del Consiglio - Aiuti alle politiche e ai  programmi demografici nei paesi in via di sviluppo  (1) (96/C  323/06) COM(96) 433 def. -  95/0166(SYN)(Presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 189  A, paragrafo  2 del trattato CE il 4 settembre 1996) IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 130 W, vista la proposta della Commissione, in cooperazione con il Parlamento europeo, considerando che la capacità della maggior parte dei paesi in via di sviluppo di progredire dal  punto di vista socioeconomico incontra numerosi ostacoli, tra cui l'elevato tasso di crescita  demografica; che in tali paesi sono stati approvati programmi nazionali in materia di frequenza  delle nascite; considerando un piano d'azione è stato adottato al Cairo nel 1994 durante la conferenza  internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, considerando che, con le risoluzioni dell' 11 novembre 1986 «Popolazione e sviluppo» e del 18  novembre 1992 «La pianificazione familiare nelle politiche demografiche dei paesi in via di  sviluppo», il Consiglio ha riconosciuto la necessità di soddisfare la domanda urgente di servizi di  pianificazione familiare, pur sottolineando la necessità di aiutare i paesi in via di sviluppo ad  attuare programmi demografici globali che tengano conto dei vari fattori che influenzano il  contenimento della fecondità; considerando che l'audizione del Parlamento europeo del 25 novembre 1993 ha evidenziato le  complesse relazioni tra demografia e sviluppo e che, entro certi limiti, l'aumento della  popolazione può favorire il progresso economico, ma che gli elevatissimi tassi di crescita  osservati in alcuni paesi in via di sviluppo non consentono di far fronte alle esigenze che ne  derivano e di offrire prospettive di sviluppo equilibrato, soprattutto in materia ambientale; considerando che, nell'attuale contesto di mondializzazione degli scambi, le questioni relative  alla popolazione rappresentano un elemento dell'interdipendenza mondiale; considerando che alcuni paesi in via di sviluppo sono entrati in una fase di transizione  demografica segnalata da un calo significativo dell'indice di fecondità, che rispecchia  un'evoluzione dei comportamenti a favore di nuclei familiari più ridotti; considerando che, in materia di fecondità, la libertà di scelta individuale di uomini e donne  rappresenta un importante elemento di progresso e sviluppo; considerando che dal 1990 la Comunità partecipa, con azioni specifiche e pilota, al finanziamento  di progetti che perseguono tali obiettivi e che, in base al piano d'azione della conferenza  internazionale sulla popolazione e lo sviluppo del Cairo, è opportuno che la Comunità intensifichi  le proprie iniziative in materia di cooperazione specifica; considerando che la Comunità incoraggia il diritto di scelta dell'individuo in merito al numero di  figli e alla frequenza delle nascite e condanna qualsiasi violazione dei diritti dell'uomo sotto  forma di aborto obbligatorio, sterilizzazione forzata, infanticidio, rifiuto, abbandono e  maltrattamenti inflitti a bambini indesiderati quale mezzo di controllo demografico; considerando che la Comunità europea si è impegnata a proseguire l'opera della conferenza del  Cairo, segnatamente fornendo un maggiore sostegno finanziario ai programmi demografici nei paesi in  via di sviluppo; considerando che occorre rispettare rigorosamente, durante l'attuazione della cooperazione, la  decisione adottata nel corso della conferenza del Cairo, in base alla quale non dev'essere  assolutamente incoraggiato l'aborto come metodo di pianificazione familiare; considerando che occorre permettere ai paesi beneficiari di avviare politiche demografiche  equilibrate compatibili con lo sviluppo sostenibile, nonché di mettere a punto strategie intese a  conferire il potere di decisione alle donne e a promuovere la parità tra i sessi, fattori decisivi  per il ricorso alla pianificazione familiare, mediante azioni a carattere sociale, economico e  culturale, in particolare nei settori chiave della sanità e dell'istruzione; considerando che, per essere davvero efficaci, tali politiche demografiche devono inserirsi nel più  ampio contesto delle misure di lotta contro la povertà e contro le minacce che incombono  sull'ambiente; considerando che l'efficacia delle nuove azioni in tal senso è strettamente legata a uno sviluppo  economico e sociale sostenibile che consenta l'inserimento armonioso e progressivo dei paesi in via  di sviluppo nell'economia mondiale; considerando che il ruolo delle organizzazioni non governative è determinante per la riuscita delle  politiche in materia di sanità, istruzione e pianificazione, rivolte in particolare a donne e  adolescenti; considerando che il presente programma deve essere finanziato sul bilancio comunitario sotto forma  di aiuti non rimborsabili; considerando che devono essere determinate le modalità e le regole di gestione di tale forma di  cooperazione, HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1 La Comunità attua azioni di cooperazione al fine di sostenere  programmi e politiche demografiche nei paesi in via di sviluppo. Articolo 1 bis La problematica della popolazione verrà progressivamente inserita nei vari punti  della politica comunitaria di cooperazione allo sviluppo. Articolo 2 1.  Le azioni da finanziare nell'ambito della cooperazione di cui all'articolo 1  dovranno tener conto dei seguenti obiettivi prioritari: - consentire alle donne e agli uomini di scegliere liberamente, con cognizione di causa, il numero  di figli che desiderano e la frequenza delle nascite; - contribuire a creare un ambiente socioculturale, economico ed educativo, in particolare per le  donne e gli adolescenti, favorevole al libero esercizio di tale scelta, segnatamente condannando ed  eliminando qualsiasi forma di violenza e sevizia sessuale che attenta alla loro dignità e alla loro  salute; - aiutare a sviluppare o a riformare i sistemi sanitari per migliorare l'accessibilità e la qualità  dell'assistenza alla salute riproduttiva e in tal modo ridurre notevolmente i rischi sanitari per  le donne e i bambini. 2.  L'aiuto comunitario può essere assegnato a progetti comprendenti attività riguardanti: - il sostegno alla creazione e allo sviluppo dell'assistenza alla salute riproduttiva e i servizi  di pianificazione familiare, nell'ambito di politiche attuate dai governi, dagli organismi  internazionali e dalle ONG, rivolte segnatamente ai gruppi in cui tale problematica è più sentita,  ad esempio gli adolescenti; - il sostegno all'azione nei settori dell'istruzione femminile e della sanità, che si tratti della  definizione, dell'applicazione o del finanziamento delle politiche; - il miglioramento dell'assistenza alla salute riproduttiva, in termini di maternità senza rischi,  assistenza perinatale, pianificazione familiare, prevenzione e cura delle malattie trasmissibili  sessualmente, compreso l'AIDS, per quanto riguarda infrastrutture, attrezzature, rifornimenti o  formazione; - il sostegno alle campagne d'informazione, istruzione e sensibilizzazione onde favorire, in  particolare, la presa di coscienza dei vantaggi che l'accelerazione della transizione demografica  può offrire all'intera società; - lo sviluppo dell'organizzazione comunitaria, del settore associativo, delle organizzazioni non  governative locali e della cooperazione Sud/Sud per l'attuazione dei programmi, nonché per lo  scambio di esperienze e il sostegno delle reti di cooperazione fra partner; - la politica delle famiglia, compresa l'informazione su metodi contraccettivi affidabili e  legali. Articolo 3 I beneficiari dell'aiuto e i partner della cooperazione comprenderanno non soltanto  Stati e regioni, ma anche servizi decentrati, organizzazioni regionali, agenzie governative,  comunità tradizionali o locali, industrie e operatori privati, comprese cooperative ed  organizzazioni non governative locali e degli Stati membri, nonché associazioni rappresentative  delle popolazioni locali. Articolo 3 bis Le donne, elemento centrale di uno sviluppo umano sostenibile, saranno chiamate a  partecipare all'elaborazione, alla programmazione, all'attuazione e alla valutazione di tutti i  progetti e programmi demografici. Articolo 3 ter Le azioni di cooperazione vengono realizzate sulla base di un dialogo con le  autorità nazionali, regionali e locali interessate, onde evitare l'imposizione di politiche senza  consultazioni preliminari e tener conto, nei limiti del possibile, della situazione economica,  sociale e culturale delle fasce della popolazione interessate. Articolo 4 1.  I mezzi che possono essere impiegati nel quadro delle azioni di cui all'articolo 2  comprendono segnatamente studi, prestazione di servizi, assistenza tecnica, sostegno a cause,  formazione o altri servizi, informazione, istruzione e comunicazione, forniture e lavori, revisioni  contabili e missioni di valutazione e di controllo. 2.  Il finanziamento comunitario può coprire spese tanto di investimento, ad esclusione  dell'acquisto di beni immobili, quanto di funzionamento, in valuta o in moneta locale, secondo le  esigenze di esecuzione delle azioni. Tuttavia, ad eccezione dei programmi di formazione, le spese  di funzionamento possono in generale essere prese in carico unicamente per la fase di avvio e in  modo decrescente. 3.  Ci si adopererà sistematicamente per ottenere un contributo, segnatamente finanziario, dai  richiedenti o dai partner ai quali è destinato il beneficio finale dell'azione (paesi, comunità  locali, imprese o altri), nei limiti delle loro possibilità e in funzione della natura di ciascuna  azione. 3 bis.  Ci si dovrà adoperare per ottenere un contributo finanziario dai partner locali,  segnatamente per le spese di funzionamento, soprattutto per i progetti intesi ad avviare  un'attività di tipo permanente, onde garantirne la fattibilità dopo la decisione del finanziamento  comunitario. 4.  Si cercheranno possibilità di cofinanziamento, in particolare con gli Stati membri o con  organizzazioni multilaterali, regionali o di altro tipo. Saranno prese le misure necessarie per  mantenere il carattere comunitario degli aiuti forniti ai sensi del presente regolamento. 5.  Al fine di accrescere la coerenza e la complementarità tra le azioni finanziate dalla Comunità,  dagli Stati membri e dagli altri donatori bilaterali e multilaterali, allo scopo di garantire  l'efficacia ottimale di tali azioni nel loro complesso, la Commissione prende tutte le misure  necessarie di coordinamento, in particolare: a) l'instaurazione di un sistema di scambio sistematico di informazioni sulle azioni finanziate o  il cui finanziamento è previsto dalla Comunità, dagli Stati membri e dagli altri donatori  bilaterali e multilaterali; b) un coordinamento sul luogo di attuazione delle azioni mediante riunioni periodiche e lo scambio  di informazioni fra i rappresentanti dei donatori nel paese beneficiario. Articolo 5 Il sostegno finanziario ai sensi del presente regolamento è concesso sotto forma di  aiuti non rimborsabili. Articolo 6 1.  La Commissione ha il compito di istruire, decidere e gestire le azioni di cui al  presente regolamento secondo le procedure di bilancio e le altre procedure in vigore, in  particolare quelle previste dal regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle  Comunità. 2.  Le decisioni riguardanti le azioni il cui finanziamento a titolo del presente regolamento  supera i 2 milioni di ECU per azione e qualsiasi modifica che comporti un aumento superiore al 20   % dell'importo inizialmente convenuto per l'azione stessa vengono prese secondo la procedura di cui  all'articolo 7. 3.  Qualsiasi convenzione o contratto di finanziamento concluso a titolo del presente regolamento  prevede che la Commissione e la Corte dei conti possano effettuare controlli in loco secondo le  consuete modalità stabilite dalla Commissione nell'ambito delle disposizioni in vigore, in  particolare quelle del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità. 4.  Quando le azioni comportano una convenzione di finanziamento tra la Comunità e il paese  beneficiario, questa prevede che i pagamenti di tasse, dazi e oneri non siano a carico della  Comunità. 5.  La partecipazione alle gare e ai contratti d'appalto è aperta, a parità di condizioni, a tutte  le persone fisiche e giuridiche degli Stati membri e dello Stato beneficiario. Essa può essere  estesa ad altri paesi in via di sviluppo. 6.  Le forniture sono originarie degli Stati membri, dello Stato beneficiario o di altri paesi in  via di sviluppo. In casi eccezionali, debitamente giustificati, le forniture possono provenire da  altri paesi. Articolo 7 1.  La Commissione è assistita da un comitato consultivo composto dai rappresentanti  degli Stati membri presieduto dal rappresentante della Commissione, vale a dire, a seconda del  paese o della regione beneficiaria delle misure: a) per i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, il comitato FES, istituito dall'articolo 21  dell'accordo interno n. 91/401/CEE, relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti della  Comunità nell'ambito della Quarta convenzione di Lomé, concluso il 16 luglio 1990 dai  rappresentanti degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio; b) per i paesi del Mediterraneo, il comitato MED, istituito dall'articolo 6 del regolamento (CEE)  n. 1762/92 del Consiglio  (1); c) per i paesi dell'America Latina e dell'Asia, il comitato ALA, istituito dall'articolo 15 del  regolamento (CEE) n. 443/92 del Consiglio  (2). 2.  Il rappresentante della Commissione presenta al comitato un progetto delle misure da adottare.  Il comitato presenta il proprio parere sul progetto in questione entro un termine che il presidente  ha la facoltà di fissare in funzione dell'urgenza della questione, se del caso procedendo a  votazione. Il parere è inserito nel verbale e ciascuno Stato membro ha il diritto di chiedere che la sua  posizione vi figuri. La Commissione tiene nel massimo conto il parere del comitato e lo informa della maniera in cui ne  ha tenuto conto. 3.  Una volta l'anno si procederà a uno scambio di pareri in base alla presentazione, da parte del  presidente della Commissione, degli orientamenti generali per le azioni da attuare nell'anno  successivo, nell'ambito di una riunione congiunta dei tre comitati i cui al paragrafo 1. Articolo 8 Alla fine di ogni esercizio finanziario la Commissione sottopone al Parlamento europeo  e al Consiglio una relazione annuale comprendente la sintesi delle azioni finanziate nel corso  dell'esercizio e una valutazione sull'esecuzione del presente regolamento nel corso dello stesso  esercizio. La sintesi contiene in particolare informazioni riguardanti gli operatori con i quali sono stati  conclusi i contratti d'appalto. La relazione include altresì un riassunto delle eventuali valutazioni esterne effettuate su azioni  specifiche. Articolo 9 Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione  nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente  applicabile in ciascuno degli Stati membri. Il presente regolamento sarà oggetto di revisione cinque anni dopo l'entrata in vigore. (1) GU n. C 310 del 22. 11. 1995, pag. 13.  (1) GU n. L 151 dell'1. 7. 1992, pag. 1.  (2) GU n. L 32 del 27. 2. 1992, pag. 1.