CELEX: 52003PC0084
Language: it
Date: 2003-02-21
Title: Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo originari di Egitto, Slovacchia e Turchia, chiude il procedimento relativo alle importazioni di tali prodotti originari di Ungheria, Iran e Libia, modifica la decisione n. 283/2000/CECA della Commissione, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo originari, tra gli altri paesi, di Bulgaria e Sudafrica, e specifica la percentuale di dazio antidumping quando è dovuto un dazio addizionale salvaguardia

Avis juridique important

|

52003PC0084

Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo originari di Egitto, Slovacchia e Turchia, chiude il procedimento relativo alle importazioni di tali prodotti originari di Ungheria, Iran e Libia, modifica la decisione n. 283/2000/CECA della Commissione, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo originari, tra gli altri paesi, di Bulgaria e Sudafrica, e specifica la percentuale di dazio antidumping quando è dovuto un dazio addizionale salvaguardia  /* COM/2003/0084 def. */  

Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo originari di Egitto, Slovacchia e Turchia, chiude il procedimento relativo alle importazioni di tali prodotti originari di Ungheria, Iran e Libia, modifica la decisione n. 283/2000/CECA della Commissione, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo originari, tra gli altri paesi, di Bulgaria e Sudafrica, e specifica la percentuale di dazio antidumping quando è dovuto un dazio addizionale salvaguardia(presentata dalla Commissione)RELAZIONEIl 20 dicembre 2001 la Commissione ha avviato un'inchiesta antidumping nei confronti delle importazioni di arrotolati laminati a caldo, di ferro o di acciai non legati, originari di Egitto, Ungheria, Iran, Libia, Slovacchia e Turchia. Lo stesso giorno è stato pubblicato l'avvio di un'inchiesta a fini di riesame dei dazi antidumping definitivi istituiti nel febbraio 2000 sulle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari della Bulgaria e del Sudafrica.Considerata la complessità dell'inchiesta, nel procedimento precedente non si sono istituiti dazi provvisori. I risultati dei due procedimenti sono pertanto stati riuniti in un unico regolamento che istituisce dazi definitivi sulle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia e chiude il procedimento per quanto riguarda Ungheria, Iran e Libia. Si è riscontrato che le importazioni dall'Ungheria non hanno avuto un'incidenza rilevante sulla situazione dell'industria comunitaria e che il livello delle importazioni da Iran e Libia era minimo, cioè inferiore alla soglia dell'1% del consumo comunitario di arrotolati laminati a caldo.Una volta comunicate le risultanze delle due inchieste, si è data a tutte le parti interessate la possibilità di rendere note le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.Il dumping accertato è rilevante per tutti i produttori esportatori di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia, tranne una società sudafricana che non ha esportato nel periodo dell'inchiesta, per la quale si è ritenuto opportuno mantenere il dazio antidumping iniziale vista la probabilità che le pratiche di dumping pregiudizievoli si ripetessero in caso di scadenza delle misure. Per le altre società bulgare e sudafricane si sono rilevati margini di dumping più elevati che nell'inchiesta iniziale. Ritenendo che questo cambiamento delle circostanze abbia un effetto duraturo, si è concluso che i dazi antidumping devono tener conto dei livelli più elevati riscontrati.Si è ritenuto che l'industria comunitaria abbia subito un grave pregiudizio dimostrato dal calo dei volumi di produzione e del tasso di utilizzazione degli impianti, dal ribasso dei prezzi delle vendite sul mercato libero, dalla diminuzione della quota di mercato, dall'aumento del costo di produzione, dalla redditività e dal flusso di cassa negativi registrati durante il periodo dell'inchiesta e dal calo occupazionale. L'andamento del volume e delle quote di mercato delle importazioni a basso prezzo da Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia e le riduzioni di prezzo che ne sono conseguite hanno avuto ripercussioni negative sull'industria comunitaria. L'esame di altri fattori ha dimostrato che anche l'evoluzione del consumo e la natura ciclica del settore degli arrotolati laminati a caldo hanno contribuito al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria, senza però troncare il nesso causale reale e sostanziale tra pregiudizio e importazioni in dumping.L'istituzione di dazi antidumping sulle importazioni da Egitto, Slovacchia e Turchia e il mantenimento di dazi antidumping sulle importazioni da Bulgaria e Sudafrica provocheranno probabilmente perdite finanziarie per alcuni operatori commerciali e utilizzatori della Comunità se questi non modificheranno le rispettive politiche di acquisti o se non aumenteranno i prezzi di vendita. Nel complesso, tuttavia, i costi che dovranno probabilmente sostenere questi operatori commerciali/utilizzatori non dovrebbero ostare all'istituzione di dazi antidumping.Per quanto riguarda i margini di dumping più elevati emersi dall'inchiesta, in seguito ai quali si erano istituiti i dazi attualmente in vigore nei confronti di Bulgaria e Sudafrica, si conclude che la situazione critica dell'industria comunitaria peggiorerebbe qualora si lasciassero scadere le misure o le si mantenesse al livello attuale.Sono stati accettati gli impegni offerti dai produttori esportatori di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia.Per quanto riguarda le misure di salvaguardia parallele sugli arrotolati laminati a caldo, è stato adottato un regolamento del Consiglio relativo alle misure che possono essere adottate dalla Comunità in relazione all'effetto combinato di misure anti dumping/anti sovvenzione con misure di salvaguardia. Nel presente caso si ritiene che il cumulo dei dazi antidumping sopra citati con le misure di salvaguardia potrebbe avere effetti maggiori di quelli voluti in termini di politica comunitaria di difesa commerciale. La Commissione dovrebbe percio' proporre che il Consiglio corregga il livello dei dazi antidumping applicabile quando il dazio addizionale della salvaguardia è dovutoSi propone pertanto che il Consiglio adotti la proposta di regolamento allegata.Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo originari di Egitto, Slovacchia e Turchia, chiude il procedimento relativo alle importazioni di tali prodotti originari di Ungheria, Iran e Libia, modifica la decisione n. 283/2000/CECA della Commissione, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo originari, tra gli altri paesi, di Bulgaria e Sudafrica, e specifica la percentuale di dazio antidumping quando è dovuto un dazio addizionale salvaguardiaIL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,visto il trattato che istituisce la Comunità europea,visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea [1] ("regolamento di base"), in particolare l'articolo 9 e l'articolo 11, paragrafo 3,[1]  GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo con regolamento (CE) n. 1972/2002 (GU L 305 del 7.11.2002, pag. 1).visto il regolamento (CE) n. 963/2002 del Consiglio, del 3 giugno 2002, che stabilisce le disposizioni transitorie relative alle misure antidumping e antisovvenzioni adottate ai sensi delle decisioni n. 2277/96/CECA e n. 1889/98/CECA della Commissione, nonché alle inchieste, alle denunce e alle domande antidumping e antisovvenzioni presentate ai sensi di dette decisioni e ancora pendenti [2],[2]  GU L 149 del 7.6.2002, pag. 3.visto il regolamento (CE) n. Regolamento di Abilitazione.../2003 del Consiglio,vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,considerando quanto segue:A. PROCEDURA1. Base giuridica(1) Il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio ("trattato CECA") è scaduto il 23 luglio 2002. Dal 24 luglio 2002 i prodotti contemplati nel trattato CECA sono disciplinati dal trattato che istituisce la Comunità europea. Conformemente al regolamento (CE) n. 963/2002 del Consiglio, tutte le inchieste antidumping ancora pendenti a tale data vengono regolate dal regolamento di base.2. Misure in vigore(2) Nel febbraio 2000, con decisione n. 283/2000/CECA [3], la Commissione ha istituito dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti, di ferro o di acciai non legati, semplicemente laminati a caldo, originari di Bulgaria, India, Taiwan, Sudafrica e Repubblica federale di Iugoslavia.[3]  GU L 31 del 5.2.2000, pag. 15 modificata da ultimo dalla decisione n. 1043/2002/CECA della Commissione (GU L 157 del 15.6.2002, pag. 45).(3) Il livello del dazio antidumping definitivo relativo ai produttori esportatori di Bulgaria e Sudafrica oggetto della summenzionata inchiesta, espresso come percentuale del valore cif franco frontiera, è il seguente:- Bulgaria  Kremikovtzi Corporation, Sofia, Botunetz   //  7,5%Tutte le altre società  //  7,5%- Sudafrica  Iscor, Ltd., Pretoria, e Saldanha Steel (PTY) Ltd., Saldanha  //  5,2%Highveld, Steel and Vanadium Corporation Ltd., Witbank  //  37,8%Tutte le altre società  //  37,8%(4) Con la stessa decisione, la Commissione ha accettato un impegno di prezzo minimo offerto dal solo produttore esportatore noto in Bulgaria e da uno dei due produttori esportatori noti in Sudafrica, la società Highveld.3. Inchieste(5) Ai sensi dell'articolo 5 della decisione n. 2277/96/CECA [4] ("decisione CECA"), il 20 dicembre 2001, con un avviso ("avviso di apertura") pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee [5], la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di prodotti laminati piatti, di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo (arrotolati laminati a caldo) originari di Egitto, Ungheria, Iran, Libia, Slovacchia e Turchia.[4]  GU L 308 del 29.11.1996, pag. 11. Decisione modificata da ultimo dalla decisione n. 1000/1999/CECA della Commissione (GU L 122 del 12.5.1999, pag. 35).[5]  GU L 364 del 20.12.2001, pag. 5.(6) Ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 3, della decisione CECA, il 20 dicembre 2002, con un avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee [6], la Commissione ha annunciato l'apertura di una revisione dei dazi antidumping definitivi e degli impegni istituiti con decisione n. 283/2000/CECA della Commissione, modificata dalla decisione n. 1043/2002/CECA della Commissione sulle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari di Bulgaria e Sudafrica.[6]  GU L 364 del 20.12.2001, pag. 8.(7) L'apertura delle inchieste ha fatto seguito ad una denuncia e ad una domanda di revisione presentate nel novembre 2001 dalla Eurofer, l'associazione europea della siderurgia ("denunziante"), a nome di produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria totale di arrotolati laminati a caldo. La denuncia conteneva elementi di prova a prima vista sufficienti di pratiche di dumping relative agli arrotolati laminati a caldo originari di Egitto, Ungheria, Iran, Libia, Slovacchia e Turchia e del conseguente grave pregiudizio. La domanda di revisione conteneva elementi di prova a prima vista sufficienti che dimostravano che le pratiche di dumping persistevano e che le misure in vigore contro le importazioni originarie di Bulgaria e Sudafrica non erano sufficienti a controbilanciare gli effetti pregiudizievoli del dumping. Gli elementi di prova contenuti nella denuncia e nella domanda di revisione sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura delle due inchieste antidumping. Le due inchieste sono state unificate per motivi di efficienza amministrativa.(8) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura delle inchieste i produttori comunitari denunzianti e gli altri produttori comunitari noti, i produttori esportatori, gli importatori, gli utilizzatori e i fornitori comunitari notoriamente interessati e i rappresentanti dei paesi esportatori. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.(9) Diversi produttori esportatori, nonché produttori - denunzianti e altri - importatori e utilizzatori comunitari hanno presentato le proprie osservazioni per iscritto. Sono state sentite tutte le parti che ne hanno fatto richiesta dimostrando di avere particolari motivi per essere sentite.(10) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre imprese che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. I questionari sono stati compilati e restituiti da nove produttori comunitari denunzianti, sette altri produttori comunitari, nove produttori esportatori e undici importatori collegati a questi produttori esportatori, due importatori non collegati, quattro importatori utilizzatori non collegati e un utilizzatore comunitario.(11) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione del dumping, del pregiudizio e dell'interesse della Comunità. Inoltre, nel quadro della revisione intermedia relativa ai dazi antidumping definitivi sulle importazioni del prodotto in questione originarie di Bulgaria e Sudafrica, la Commissione ha realizzato un'inchiesta per accertare la probabilità della persistenza o della reiterazione del dumping pregiudizievole qualora le misure antidumping fossero modificate o lasciate scadere, nel caso cioè in cui il cambiamento delle circostanze potesse essere considerato di natura durevole. Sono state effettuate visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:a) Produttori esportatori- BulgariaKremikovtzi Corporation, Sofia, Botunetz- EgittoAlexandria National Steel and Iron Company, Alessandria- UngheriaDUNAFERR SteelWorks Società Limited, Dunaujvaros   DUNAFERR Kereskedöház Kft.(Trading House), Budapest   DWA Hideghengermü Kft., Dunaujvaros- IranMobarakeh Steel Company, Isfahan- LibiaLibian Iron and Steel Company (Lisco), Misurata- SlovacchiaU.S. Steel Kosice, Kosice- SudafricaHighveld, Steel and Vanadium Corporation Ltd., Witbank  Iscor, Ltd. Pretoria and Saldanha Steel (PTY) Ltd, Saldanha- TurchiaEre/li Demir ve Celik Fabrikalari T.A.n, Zonguldak  Borçelik Celik Sanayii Ticaret A.S., Bursab) Produttori comunitari- Aceralia Corporacion Siderurgica, Madrid, Spagna- Corus Staal B.V., Ijmuiden, Paesi Bassi- Corus U.K., Londra, Regno Unito- ILVA Spa, Genova, Italia- Salzgitter Flachstahl GmbH, Salzgitter, Germania- Sidmar N.V., Gent, Belgio- Stahlwerke Bremen GmbH, Brema, Germania- Thyssen Krupp Stahl AG, Duisburg, Germaniac) Importatore non collegato nella Comunità- Stemcor Europe Limited, Londra, Regno Unitod) Importatore utilizzatore non collegato nella Comunità- Marcegaglia Spa, Gazoldo Ippoliti, Italiae) Importatori collegati nella Comunità- US Steel Kosice Germany GmbH, Düsseldorf, Germaniaf) Società collegate al di fuori della Comunità-Kremikovtzi Trade EOOD, Sofia, Bulgaria-Mac Steel International Sudafrica, Johannesburg, Sudafrica(12) L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1° gennaio 2001 e il 31 dicembre 2001 ("periodo dell'inchiesta"). L'analisi delle tendenze necessaria per valutare il pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1° gennaio 1998 e la fine del periodo dell'inchiesta ("periodo considerato"). Per l'inchiesta relativa alla revisione sono stati usati gli stessi periodi.(13) Considerata la complessità dell'inchiesta, non sono state istituite misure provvisorie nel procedimento aperto ai sensi dell'articolo 5 del regolamento di base.(14) Tutte le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare(i) l'istituzione di dazi antidumping definitivi sulle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari di Egitto, Slovacchia e Turchia,(ii) la chiusura del procedimento contro le importazioni di arrotolati laminati a caldo originari di Ungheria, Iran e Libia,(iii) la modifica della decisione 283/2000/CECA della Commissione che impone dazi antidumping definitivi anche sulle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari di Bulgaria e Sudafrica e che accetta gli impegni offerti da alcuni produttori esportatori.Conformemente alle disposizioni del regolamento di base, alle parti è stato inoltre concesso un periodo entro il quale presentare le loro osservazioni dopo la comunicazione delle suddette informazioni.(15) Le osservazioni comunicate oralmente e per iscritto dalle parti sono state esaminate e, ove opportuno, le risultanze definitive sono state debitamente modificate.4. Apertura delle inchieste(16) Si è sostenuto che la mancata inclusione delle importazioni originarie della Russia nella denuncia costituisse una discriminazione e una violazione dell'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di base. A tale proposito, va osservato che contro tale paese non è stata presentata denuncia e che non esistevano elementi di prova prima facie del dumping e del pregiudizio tali da giustificare l'apertura di un'inchiesta antidumping. Poiché, inoltre, l'inchiesta non ha portato alla luce alcun elemento di prova che potesse indicare pratiche pregiudizievoli di dumping sulle esportazioni di questo paese terzo, le accuse di discriminazione si sono rivelate infondate.5. Altre inchieste e misure in vigore(17) Il 28 settembre 2002, la Commissione ha istituito, con regolamento (CE) n. 1694/2002 della Commissione [7], misure di salvaguardia definitive sulle importazioni di alcuni prodotti dell'acciaio, dei quali gli arrotolati laminati a caldo formano un gruppo. Conformemente a tale regolamento, gli arrotolati laminati a caldo rientrano attualmente in un sistema di contingenti tariffari al quale si applica un'aliquota aggiuntiva di dazio di salvaguardia.[7]  GU L 261 del 28.9.2002, pag. 1.(18) Ai sensi delle decisioni della Commissione di cui al considerando (2) relative alle importazioni di arrotolati laminati a caldo originarie di India, Taiwan e Repubblica federale di Iugoslavia, sono attualmente in vigore misure antidumping non soggette a inchiesta ai fini del riesame.(19) Con decisione n. 284/2000/CECA della Commissione, del 4 febbraio 2000 [8], sono stati istituiti dazi compensativi definitivi sulle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari di India e Taiwan. Con la stessa decisione, la Commissione ha accettato gli impegni offerti da alcuni produttori esportatori in India.[8]  GU L 31 del 5.2.2000, pag. 44.B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE1. Prodotto in esame(20) La definizione del prodotto in esame corrisponde a quella usata nell'inchiesta ai fini della revisione di cui al considerando (2):(21) I prodotti in esame sono alcuni tipi di prodotti laminati piatti, di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo. Attualmente, il prodotto è classificabile ai codici NC 7208 10 00, 7208 25 00, 7208 26 00, 7208 27 00, 7208 36 00, 7208 37 10, 7208 37 90, 7208 38 10, 7208 38 90, 7208 39 10 e 7208 39 90.(22) Gli arrotolati laminati a caldo possono essere classificati in base della finitura: gli arrotolati laminati a caldo neri, o grezzi, possono essere definiti il prodotto di base, rispetto agli arrotolati laminati a caldo decapati, che sono sottoposti ad un trattamento di pulizia di superficie chiamato decapaggio. La differenza tra i due principali tipi si riflette nei codici NC (i codici 7208 25 00, 7208 26 00, 7208 27 00 si riferiscono al prodotto decapato).(23) L'inchiesta ha dimostrato che entrambi i tipi principali di arrotolati laminati a caldo vengono importati dai paesi esportatori oggetto dell'inchiesta ("paesi in esame") e che gli arrotolati neri costituiscono la maggioranza delle importazioni, come ha concluso la precedente inchiesta ai fini della revisione. Benché ciascun codice NC corrisponda ad un tipo specifico di arrotolato laminato a caldo, diverso per spessore e trattamento superficiale, si è accertato che tali prodotti presentano tutti caratteristiche fisiche e tecniche e impieghi identici o simili. Di conseguenza, tutti i tipi di arrotolati laminati a caldo costituiscono un unico prodotto classificabile ai codici NC di cui al considerando (21).2. Prodotto simile(24) Analogamente alle risultanze dell' inchiesta di cui al considerando (2), è stato accertato che non ci sono differenze tra le caratteristiche fisiche e tecniche e gli impieghi fondamentali degli arrotolati laminati a caldo importati nella Comunità originari dei paesi in esame e quelli degli arrotolati laminati a caldo prodotti dall'industria comunitaria. È risultato inoltre che non vi sono differenze tra gli arrotolati laminati a caldo prodotti dai paesi in esame ed esportati nella Comunità europea e quelli venduti sui mercati interni di tali paesi. Si è pertanto concluso che, sia gli arrotolati laminati a caldo prodotti e venduti dall'industria comunitaria sul mercato comunitario, sia gli arrotolati laminati a caldo prodotti e venduti sul mercato interno dei paesi in esame erano, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base, simili agli arrotolati laminati a caldo originari dei paesi in esame importati nella Comunità .C. DUMPING1. Metodo generale(25) Il metodo generale qui illustrato è stato applicato a tutti i paesi esportatori oggetto della presente inchiesta. La presentazione delle risultanze relative al dumping per ciascuno dei paesi interessati descrive pertanto solo gli aspetti specifici a quel paese esportatore.Valore normale(26) Per quanto riguarda la determinazione del valore normale, la Commissione ha innanzitutto stabilito, per ciascun produttore esportatore, se le vendite complessive di arrotolati laminati a caldo sul mercato interno fossero rappresentative rispetto al totale delle vendite per l'esportazione nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, le vendite realizzate sul mercato interno sono state considerate rappresentative quando, per ciascun produttore esportatore, il volume totale di tali vendite corrispondeva ad almeno il 5% del volume totale delle esportazioni nella Comunità.(27) La Commissione ha successivamente individuato i tipi di prodotto venduti sul mercato interno dalle società con vendite interne rappresentative, identici o direttamente comparabili con i tipi venduti per l'esportazione nella Comunità. Sono stati considerati direttamente comparabili i tipi di prodotti che, pur essendo quasi identici, presentavano alcune differenze fisiche minori (lunghezza, larghezza, ecc.).(28) Per ciascuno dei tipi di prodotto in esame venduti dai produttori esportatori sui rispettivi mercati interni e considerati direttamente comparabili ai tipi venduti per l'esportazione nella Comunità, si è esaminato se le vendite sul mercato interno fossero sufficientemente rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite interne di un determinato tipo di prodotto sono state considerate sufficientemente rappresentative se nel periodo dell'inchiesta il loro volume complessivo corrispondeva ad almeno il 5% del volume totale delle vendite del tipo comparabile esportate nella Comunità.(29) A norma dell'articolo 2, paragrafi 3 e 4 del regolamento di base, è stato inoltre esaminato se le vendite interne di ciascun tipo potessero considerarsi realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, verificando la percentuale delle vendite remunerative del tipo di prodotto in questione effettuate ad acquirenti indipendenti. Se il volume delle vendite effettuate a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato rappresentava l'80% o più del volume complessivo delle vendite e la media ponderata del prezzo di quel tipo di prodotto era pari o superiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi di tutte le vendite sul mercato interno realizzate durante il periodo dell'inchiesta, remunerative o meno. Se il volume delle vendite remunerative degli arrotolati laminati a caldo rappresentava meno dell'80% ma più del 10% del volume complessivo delle vendite, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivo sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi applicati unicamente per le vendite remunerative.(30) Se il volume delle vendite remunerative di un tipo era inferiore al 10% del volume complessivo delle vendite, è stato considerato che il volume delle vendite di questo tipo di prodotto fosse insufficiente e che in tali circostanze il prezzo sul mercato interno non potesse essere utilizzato ai fini della determinazione del valore normale.(31) Ogniqualvolta che, per stabilire il valore normale, non si sono potuti utilizzare i prezzi sul mercato interno di un determinato tipo di prodotto in esame venduto da un produttore esportatore, si è dovuto ricorrere a un metodo diverso. Così si è fatto per Bulgaria, Egitto, Slovacchia e Turchia. A tale proposito, l'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base prevede che si possano utilizzare i prezzi del prodotto in esame praticati sul mercato interno da un altro produttore. Tuttavia, in Bulgaria, Slovacchia e Turchia c'era solo un produttore esportatore, mentre in Egitto solo uno dei produttori esportatori ha collaborato alla presente inchiesta. In questi paesi, quindi, non esistevano dati relativi ai prezzi di vendita sul mercato interno praticati da altri produttori di arrotolati laminati a caldo. In ogni caso, considerata la grande varietà di tipi di prodotto in questione, diversi per tipo di acciaio, larghezza, lunghezza, trattamento e tipo di nastro, se, per definire il valore normale, si fossero utilizzati i prezzi praticati da altri produttori di tali tipi di prodotto, si sarebbero dovuti effettuare numerosi adeguamenti, a loro volta basati su stime. Di conseguenza, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato calcolato addizionando ai costi di produzione dei tipi esportati un congruo importo corrispondente a spese generali, amministrative e di vendita e a un ragionevole margine di profitto realizzato sul mercato interno.(32) A tal fine, la Commissione ha esaminato se le spese generali, amministrative e di vendita sostenute da ciascuno dei produttori esportatori interessati e i profitti da essi realizzati sul mercato interno costituissero dati attendibili.(33) Le spese generali, amministrative e di vendita effettive sono state considerate attendibili quando il volume delle vendite della società interessata sul mercato interno poteva essere considerato rappresentativo. Il margine di profitto ottenuto sul mercato interno è stato stabilito sulla base delle vendite interne realizzate nel corso di normali operazioni commerciali. In tutti gli altri casi, la Commissione ha valutato se potessero essere utilizzati i dati relativi ad altri esportatori o produttori. Come già affermato, in Bulgaria, Slovacchia e Turchia esisteva un unico produttore esportatore, mentre nel caso dell'Egitto ha collaborato alle inchieste solo uno dei due produttori esportatori noti. Nel caso del Sudafrica, hanno collaborato soltanto due produttori esportatori e i dati relativi al produttore esportatore rimanente che ha collaborato non hanno potuto pertanto essere utilizzati per calcolare i margini di profitto dell'altro, poiché una serie di dati non può essere considerata una media ponderata ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera a) del regolamento di base. Perciò, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera b), del regolamento di base, per la costruzione del valore normale relativo al produttore esportatore in oggetto la Commissione ha utilizzato, ove possibile, le spese generali, amministrative e di vendita e i margini di profitto di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale. In tutti gli altri casi, le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti sono stati calcolati ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c), del regolamento di base, ovvero utilizzando qualunque altro metodo appropriato.(34) Infine, nei casi in cui il produttore esportatore operava in un paese caratterizzato da un alto tasso di inflazione, il valore normale è stato calcolato su base mensile, allo scopo di rendere il confronto con il prezzo all'esportazione il più equo possibile.Prezzo all'esportazione(35) Ogniqualvolta le vendite all'esportazione di arrotolati laminati a caldo venivano effettuate ad acquirenti indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, ovvero in funzione dei prezzi all'esportazione effettivamente pagati o pagabili.(36) Quando le vendite all'esportazione sono state effettuate attraverso un importatore collegato, il prezzo all'esportazione è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, applicando adeguamenti per tenere conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e di un ragionevole margine relativo a spese generali, amministrative e di vendita e profitti per l'importatore collegato. A tale scopo, sono stati usati i costi relativi alle spese generali, amministrative e di vendita dell'importatore collegato. Il margine di profitto è stato calcolato sulla base delle informazioni fornite da importatori non collegati che hanno collaborato.Confronto(37) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, sono stati applicati adeguamenti per tenere conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base. Sono stati concessi gli opportuni adeguamenti ogniqualvolta si è accertato che essi erano accurati e giustificati da elementi di prova sottoposti a verifica.Margine di dumping per le società oggetto dell'inchiesta(38) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, per ciascun produttore esportatore la media ponderata del valore normale per tipo di prodotto è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione.Margine di dumping residuo(39) Per le società che non hanno collaborato all'inchiesta, è stato determinato un margine di dumping "residuo" sulla base dei dati disponibili, conformemente all'articolo 18 del regolamento di base.(40) Il livello di cooperazione nazionale dei paesi il cui volume di esportazione segnalato era paragonabile ai dati Eurostat è stato considerato alto, poiché si poteva ritenere che non vi fossero stati produttori esportatori che non avevano collaborato all'inchiesta. Si è quindi deciso di adottare come margine di dumping residuo quello della società con il margine di dumping più elevato tra le società che hanno collaborato, al fine di garantire l'efficacia delle misure.(41) Per quei paesi nei quali si è registrato un livello insufficiente di collaborazione, dove cioè il volume di esportazione indicato dalle società che hanno collaborato rappresentava meno dell'80% del volume d'importazione registrato in Eurostat, il margine di dumping residuo è stato calcolato sulla base delle esportazioni nella Comunità di quantità rappresentative caratterizzate dal dumping più elevato. Si è anche ritenuto necessario adottare questo metodo per evitare di premiare l'omessa collaborazione, nonché in considerazione del fatto che nessun elemento permetteva di stabilire che una parte che non aveva collaborato all'inchiesta avesse praticato il dumping ad un livello inferiore.2. Bulgaria(42) L'unico produttore esportatore noto ha risposto al questionario della Commissione. Una parte delle vendite interne è stata effettuata ad una società collegata, che ha rivenduto il prodotto in esame sul mercato interno. Le informazioni relative alla rivendita del prodotto in esame al primo acquirente indipendente e i costi sostenuti al momento della rivendita del prodotto sono state raccolte e verificate nel corso della visita di verifica in loco.Valore normale(43) Poiché le vendite interne di arrotolati laminati a caldo non erano rappresentative rispetto alle esportazioni nella Comunità del prodotto in esame e considerato che non esistevano in Bulgaria altri produttori noti di arrotolati laminati a caldo, il valore normale ha dovuto essere costruito, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base.(44) Per quanto concerne spese generali, amministrative e di vendita e profitti, è stato valutato se questi potessero essere calcolati conformemente all'articolo 2, paragrafo 6, lettera b), del regolamento di base, ovvero in base agli importi effettivamente sostenuti per la produzione e la vendita di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale. Poiché tali dati non sono disponibili, la Commissione ha basato il calcolo delle spese generali, amministrative e di vendita e del profitto su qualunque altro metodo appropriato, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c), del regolamento di base. In mancanza di altre informazioni più attendibili, si è considerato che le informazioni contenute nella denuncia dell'industria comunitaria rappresentassero la base più attendibile, che è pertanto stata usata. In ogni caso, questo metodo era quello più favorevole al produttore esportatore in questione.Prezzo all'esportazione(45) Tutte le vendite per l'esportazione sono state realizzate direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità, perciò il loro prezzo è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base. Tali prezzi erano paragonabili agli impegni sui prezzi minimi attualmente in vigore.Confronto(46)  Sono stati fatti adeguamenti per tenere conto delle differenze nei costi di trasporto e nelle spese bancarie.Margine di dumping(47) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda il produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta, sebbene quest'ultimo abbia rispettato l'impegno di prezzo minimo. Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, è il seguente:   Kremikovtzi Corporation, Sofia, Botunetz e Kremikovtzi Trade EOOD, Sofia, Botunetz: 8,6%(48) Il livello di cooperazione della Bulgaria si è rivelato alto e il margine di dumping residuo è stato fissato allo stesso livello di quello della società che ha collaborato, ovvero all'8,6%.3. Egitto(49) Un produttore esportatore ha risposto al questionario della Commissione. Una parte delle vendite interne è stata effettuata ad una società collegata, che ha rivenduto il prodotto in esame sul mercato interno.Valore normale(50) Circa metà delle vendite interne sono state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali e il valore normale è stato quindi calcolato in base al prezzo di vendita interno, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base. Per i tipi di prodotto rimanenti esportati nella Comunità le cui vendite interne effettuate nel corso di normali operazioni commerciali erano inesistenti o insufficienti, il valore normale è stato costruito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base.(51) Il valore normale è stato costruito sulla base del costo di fabbricazione e delle spese generali, amministrative e di vendita sul mercato interno relative al prodotto in esame verificate durante l'inchiesta, sono stati cioè usati i costi per tipo di prodotto. Il margine di profitto è stato calcolato sulla base delle vendite interne realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base.(52) Per quanto concerne le vendite interne del prodotto in esame attraverso la società collegata, il valore normale è stato determinato sulla base del prezzo di rivendita al primo acquirente indipendente. Per stabilire se tali vendite fossero state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, ai costi di produzione dei tipi di prodotto in esame dichiarati dal produttore esportatore sono state aggiunte le spese generali, amministrative e di vendita della società collegata, verificate nel corso dell'inchiesta in loco.Prezzo all'esportazione(53) Tutte le vendite per l'esportazione sono state realizzate direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità, perciò il loro prezzo è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.Confronto(54) Sono stati fatti adeguamenti relativi agli sconti sulle vendite, al trasporto interno, ai costi di trasporto su oceano, alle spese bancarie, ai costi di imballaggio e al costo del credito.(55) Le spese bancarie relative alle vendite per l'esportazione verso la Comunità hanno dovuto essere adeguate sulla base delle risultanze della verifica in loco a causa di un palese errore di trascrizione nel resoconto. Anche i costi della lettera di credito rilasciata per ogni vendita all'esportazione non erano stati dichiarati e hanno dovuto essere aggiunti in base alle cifre effettive emerse durante l'inchiesta in loco.(56) La società ha inoltre chiesto un adeguamento per i dazi all'importazione pagati sulle materie prime utilizzate per la fabbricazione del prodotto in esame destinato al consumo interno e che non sono riscossi oppure sono rimborsati per i prodotti esportati verso la Comunità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b), del regolamento di base. Anche se è stato ricevuto un certo importo per ogni tonnellata esportata di prodotti piatti, tra cui gli arrotolati laminati a caldo, non è stato possibile quantificare l'importo ricevuto all'esportazione dei soli arrotolati laminati a caldo. Inoltre, non sono state fornite le prove che i dazi rimborsati all'esportazione del prodotto siano stati incorporati nel valore normale. La richiesta è stata pertanto respinta.Margine di dumping(57) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda il produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta. Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo CIF all'importazione frontiera comunitaria, è il seguente:   Alexandria National Iron & Steel Company, Eldekheila, Alessandria: 34,4%(58) Poiché si è registrato un livello basso di collaborazione, il margine di dumping residuo è stato calcolato basandosi sulla media ponderata del margine di dumping dei tipi di prodotto oggetto del dumping più elevato esportati nella Comunità, pari al 10% delle vendite totali per l'esportazione durante il periodo dell'inchiesta. Il margine di dumping residuo è stato fissato al 58,4%.4. Ungheria, Iran e Libia(59) Per i motivi esposti ai considerandi (186) e (130), il procedimento è stato chiuso nei confronti delle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari di Ungheria, Iran e Libia. Va osservato che il margine di dumping fissato per l'unico produttore esportatore ungherese dopo il confronto tra valore normale e prezzi all'esportazione era del 20%.5. Slovacchia(60) L'unico produttore esportatore noto e i suoi quattro importatori collegati hanno risposto al questionario.Valore normale(61) Le vendite interne di arrotolati laminati a caldo del produttore esportatore non erano rappresentative rispetto alle sue esportazioni dello stesso prodotto e i prezzi interni non hanno quindi potuto essere utilizzati per determinare il valore normale. Considerato che non c'erano altri produttori di arrotolati laminati a caldo noti in Slovacchia, il valore normale non ha potuto essere calcolato sui prezzi di altri venditori o produttori.(62) Il produttore esportatore ha sostenuto che, sebbene le vendite interne fossero inferiori alla soglia minima di cui all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, il loro volume era comunque tale da potere essere usato per la determinazione del valore normale. Va osservato che non solo le vendite interne erano significativamente al di sotto della soglia del 5%, ma che l'effettiva quantità di prodotto venduta dalla società era piuttosto limitata.(63) Perciò, il valore normale è stato costruito. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera b), del regolamento di base, per il produttore esportatore slovacco in questione sono stati utilizzati gli importi relativi a spese generali, amministrative e di vendita e profitti caratteristici della produzione e delle vendite della stessa categoria generale di prodotti, ovvero prodotti laminati a caldo (arrotolati, lamiere e nastri). Le vendite interne di prodotti laminati a caldo sono state effettuate in quantità sufficiente.(64) Il produttore esportatore ha sostenuto che le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti utilizzati dalla Commissione sono stati influenzati dall'elevato profitto ottenuto su un particolare prodotto che appartiene alla stessa categoria generale utilizzata per determinare le spese e i profitti suddetti. Il produttore esportatore ha chiesto un adeguamento per le differenze inerenti alle caratteristiche fisiche ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera a) del regolamento di base, che corrisponde ad una ragionevole stima del valore di mercato della differenza tra gli arrotolati e il prodotto di prezzo superiore. In alternativa, andrebbe concesso un adeguamento per altri fattori, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera k).(65) Si osserva che in questo caso, come risulta dal considerando (61) e in conformità con l'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base, le informazioni relative alla vendita del prodotto in esame non hanno potuto essere usate per il calcolo del valore normale costruito e che sono invece state usate le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti della stessa categoria generale di prodotti. Per definizione, la categoria generale è composta da numerosi prodotti, per i quali le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti costituiscono una media, e pertanto i valori individuali possono essere superiori e inferiori alla media ottenuta. Inoltre, l'argomentazione del produttore è circolare: poiché le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti relativi al prodotto non hanno potuto essere usati in quanto non rappresentativi, è parimenti impossibile usare tali dati per un adeguamento.(66) Infine, l'articolo 2, paragrafo 10, riguarda le differenze relative alla comparabilità dei prezzi tra valore normale e prezzo all'esportazione del prodotto in esame. La presunta differenza di margine di profitto tra il prodotto simile e uno dei prodotti della stessa categoria generale di prodotti non è pertinente ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10. Poiché non è stato effettuato alcun confronto tra gli arrotolati laminati a caldo (il prodotto in esame) e gli altri prodotti che compongono la stessa categoria generale di prodotti, non è necessario alcun adeguamento. Inoltre, le differenze di caratteristiche fisiche tra i prodotti che appartengono alla stessa categoria generale si ripercuotono sia sui costi che sui prezzi. Utilizzando i costi e i prezzi effettivi di ognuno dei prodotti, la Commissione ha tenuto debitamente conto di tutte le differenze.Prezzo all'esportazione(67) Il 50% circa delle vendite per esportazione sono state effettuate direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità e il prezzo all'esportazione è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, ovvero in funzione dei prezzi effettivamente pagati o pagabili. Le rimanenti vendite per l'esportazione sono state realizzate attraverso quattro importatori collegati con sede nella Comunità.(68) Quando la vendita per l'esportazione è stata effettuata tramite un importatore collegato, il prezzo all'esportazione è stato costruito, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base.(69) Nel caso di vendite ad un utilizzatore finale collegato, che rappresentavano il 10% della quantità esportata e che non sono state rivendute alle stesse condizioni di importazione, la Commissione ha considerato opportuno non considerare tali vendite, in quanto le altre vendite all'esportazione costituivano una base rappresentativa per il calcolo del dumping.Confronto(70) Sono stati effettuati adeguamenti relativi a caratteristiche fisiche, stadio commerciale, commissioni, trasporto, movimentazione, carico e costi accessori, assicurazione, imballaggio, credito e spese bancarie.(71) Per quanto concerne l'adeguamento relativo alle differenze di caratteristiche fisiche, la società non è stata in grado di quantificare la richiesta. Pertanto, in mancanza di informazioni più attendibili, l'adeguamento è stato calcolato sulla base della differenza di prezzo tra prodotti primari e non primari venduti sul mercato interno.(72) Per quanto concerne l'adeguamento relativo allo stadio commerciale, il produttore esportatore ha sostenuto che sul mercato interno il prodotto in esame veniva venduto esclusivamente a utilizzatori finali quando invece solo la metà circa delle quantità esportate veniva venduta a tale categoria di clienti, mentre l'altra metà veniva venduta a distributori. Inoltre, il produttore esportatore ha sostenuto che esso svolgeva diverse funzioni a seconda della categoria di clienti, fornendo in particolare assistenza tecnica e servizi post-vendita agli utilizzatori finali, mentre nel caso dei distributori tali servizi non venivano forniti.(73) Per valutare tale richiesta, la Commissione ha considerato che le vendite per l'esportazione a importatori collegati nella Comunità venivano in un secondo momento rivendute a utilizzatori finali e distributori indipendenti. In tale caso, il prezzo all'esportazione veniva costruito, come risulta dal considerando (36). Tuttavia, non è stato possibile identificare con precisione lo stadio commerciale dopo la costruzione del prezzo all'esportazione. Si è pertanto deciso di non utilizzare tali quantitativi per il confronto. Si è considerato che le vendite per l'esportazione dirette ai distributori e agli utilizzatori finali non collegati, rappresentando più della metà delle vendite in questione, riflettano in modo attendibile il margine di dumping generale. Comunque sia, la concessione dell'adeguamento chiesto dalla società non avrebbe alcuna incidenza sul dazio definitivo istituito.(74) Per quanto concerne le vendite effettuate direttamente a distributori indipendenti, si è concluso che la richiesta di adeguamento fosse giustificata. Poiché il produttore esportatore non ha venduto a questo stadio commerciale sul mercato interno, in seguito alla richiesta della società, l'adeguamento, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto (ii), è stato calcolato sulla base del 10% del margine lordo (spese generali, amministrative e di vendita e profitto), realizzato sulla produzione e sulla vendita nella stessa categoria generale di prodotti, conformemente alla prassi consolidata delle istituzioni comunitarie.Margine di dumping(75) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda il produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta. Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, è il seguente:   U.S. Steel Kosice, s.r.o., Kosice, Slovacchia: 25,8%(76) Il livello di cooperazione della Slovacchia è risultato elevato e il margine di dumping residuo è stato fissato allo stesso livello di quello del produttore esportatore che ha collaborato, ovvero al 25,8%.6. Sudafrica(77) I due produttori esportatori sudafricani noti hanno risposto al questionario.(78) Un produttore esportatore era costituito da un gruppo di società collegate, tra cui cui due produttori del prodotto in esame, che hanno entrambi venduto arrotolati laminati a caldo sul mercato interno e li hanno esportati verso la Comunità, nonché tre importatori collegati nella Comunità e una società collegata in Sudafrica, anch'essi coinvolti nell'esportazione del prodotto in esame. Tutte le società collegate hanno risposto al questionario. Considerando questo produttore esportatore un'entità economica unica, si è stabilito un solo margine individuale di dumping.(79) Durante l'inchiesta originaria è stato accettato un impegno offerto dal secondo produttore esportatore. L'inchiesta ha rivelato che nel periodo dell'inchiesta tale produttore esportatore non ha esportato nella Comunità il prodotto in questione. Perciò non è stato possibile determinare il margine di dumping relativo al periodo della presente inchiesta. Si è comunque valutato se il dumping persisterebbe qualora si lasciassero scadere le misure (cfr. considerandi da (226) a (233)).Valore normale(80) Il valore normale della parte del gruppo formata dai due produttori è stato determinato separatamente, in quanto entrambi hanno venduto il prodotto in esame sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta.(81) Nel caso di un produttore, non è stata effettuata nessuna vendita nel corso di normali operazioni commerciali e il valore normale è stato quindi costruito, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. Per il calcolo del valore normale sono stati usati i costi di produzione dichiarati e le spese generali, amministrative e di vendita effettive.(82) Per quanto concerne il ragionevole margine di profitto, si è inizialmente valutato se questo potesse essere determinato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera b), del regolamento di base. Poiché la società non ha prodotto né venduto prodotti appartenenti alla stessa categoria generale del prodotto in esame, la Commissione ha determinato il margine di profitto utilizzando un altro metodo appropriato, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c), del regolamento di base. In mancanza di altre informazioni più attendibili, si è considerato che le informazioni presentate dall'industria comunitaria nella domanda rappresentassero la base più attendibile, che è pertanto stata usata.(83) Per quanto riguarda l'altro produttore del gruppo, circa il 90% delle vendite interne sono state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali e il valore normale è stato quindi calcolato in base al prezzo di vendita interno, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base. Per i tipi di prodotto esportati nella Comunità le cui vendite interne effettuate nel corso di normali operazioni commerciali sono state inesistenti o insufficienti, il valore normale è stato costruito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. A tale scopo, sono stati usati i dati dichiarati dalla società relativamente a costi di produzione, spese generali, amministrative e di vendita e profitti relativi al prodotto in esame.(84) Per il secondo produttore esportatore sudafricano, che durante il periodo dell'inchiesta non ha esportato il prodotto in esame, il valore normale non è stato calcolato.Prezzo all'esportazione(85) Per il produttore esportatore che non ha esportato il prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta, non è stato possibile determinare il prezzo all'esportazione.(86) Per le esportazioni effettuate dai due produttori dello stesso gruppo, i prezzi all'esportazione sono state determinati separatamente, dal momento che entrambi hanno esportato, nel periodo dell'inchiesta, il prodotto in esame nella Comunità.(87) Uno di questi produttori ha effettuato tutte le vendite per l'esportazione direttamente ad acquirenti indipendenti, perciò il prezzo è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.(88) Per tutte le vendite all'esportazione effettuate attraverso la sua società collegata, il prezzo all'esportazione ha dovuto essere costruito, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base.(89) Si è sostenuto che, per quanto concerne le vendite effettuate attraverso uno degli importatori collegati a clienti indipendenti, era coinvolta solamente la società collegata in Sudafrica, e che perciò il prezzo all'esportazione non avrebbe dovuto essere costruito, bensì determinato sulla base dei prezzi pagati o pagabili, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base. Tuttavia, in contrasto con quanto sostenuto, l'inchiesta ha rivelato che tutti gli importatori collegati nella Comunità, compreso l'importatore in questione, avevano commercializzato regolarmente il prodotto. L'importatore collegato era quindi chiaramente coinvolto nella vendita del prodotto in esame nella Comunità e aveva, importando e vendendo gli arrotolati laminati a caldo nella Comunità, sostenuto costi, che hanno dovuto essere dedotti dal prezzo all'esportazione, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. Inoltre, aspetto ancora più importante, i prezzi tra il produttore esportatore in Sudafrica e l'importatore collegato nella Comunità erano prezzi di trasferimento all'interno del gruppo e pertanto sono stati considerati inattendibili. Pertanto, il prezzo all'esportazione attraverso gli importatori collegati ha dovuto essere costruito, conformemente all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base.Confronto(90) Sono stati effettuati adeguamenti relativi a commissioni, trasporto, movimentazione, carico e costi accessori, assicurazione, imballaggio, credito e spese bancarie.(91) Il produttore esportatore ha sostenuto che si doveva tener conto dei costi di avvio dell'attività e che, per questo motivo, i costi di produzione relativi al periodo dell'inchiesta avrebbero dovuto essere basati su dati relativi alla fine del 2001 o all'inizio del 2002. Tuttavia, la verifica in loco ha rivelato che l'inizio della produzione destinata alla vendita risale al 1999 e che il tasso di utilizzo degli impianti raggiunto tra il 1999 e la fine del periodo dell'inchiesta era significativo, ovvero che la società stava producendo quasi al massimo della capacità. Infine, nella contabilità interna della società, a partire dal luglio 1999 tutte le spese produttive sono rientrate nel normale sistema di contabilità. Pertanto, la richiesta di tenere conto dei costi di avvio nel periodo dell'inchiesta non è stata accolta.Margine di dumping(92) Si è calcolato un unico margine di dumping individuale per un produttore esportatore sudafricano, cioè il gruppo di cui facevano parte, tra l'altro, i due produttori collegati, e l'unico ad avere effettuato vendite per l'esportazione.(93) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda tale produttore esportatore. Il margine di dumping è stato calcolato sulla base del dumping totale riscontrato per ognuno dei produttori del gruppo. Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo cif all'importazione franco frontiera comunitaria, è:   Iscor Steel, Saldanha Steel, Macsteel International Sudafrica (Pty) Ltd e Macsteel International UK Ltd: 85,1%(94) Come risulta dal considerando (79), un produttore esportatore sudafricano non ha esportato il prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta. Per questa società, pertanto, non è stato possibile determinare un nuovo margine di dumping.(95) Il livello di collaborazione da parte del Sudafrica è stato elevato e, per garantire l'efficacia delle misure, il margine di dumping residuo è stato fissato al livello della società che ha collaborato con il più alto margine di dumping, ovvero all'85,1%.7. Turchia(96) L'unico produttore esportatore in Turchia noto ha risposto al questionario. Il produttore esportatore aveva un cliente collegato che, nel periodo dell'inchiesta, ha usato le quantità di prodotto acquistate principalmente come materia prima per ulteriori trasformazioni, ma ha anche rivenduto piccole quantità del prodotto in esame, sia sul mercato interno che alla Comunità. In entrambi i casi, le quantità rivendute rappresentavano meno dell'1% delle vendite totali del produttore esportatore. Di conseguenza, la quantità di prodotto venduta dal produttore esportatore direttamente al cliente indipendente sul mercato interno e alla Comunità è stata considerata sufficientemente rappresentativa. Le vendite effettuate tramite il cliente collegato non sono pertanto state considerate.Valore normale(97) Poiché la Turchia è stata caratterizzata da una inflazione significativa durante il periodo dell'inchiesta, per ridurre le possibili distorsioni il valore normale è stato determinato su base mensile.(98) Circa un terzo delle vendite interne è stato effettuato nel corso di normali operazioni commerciali e il relativo valore normale è stato quindi determinato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.(99) Per le rimanenti vendite interne, il valore normale ha dovuto essere costruito conformemente all'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base.(100) Per quanto concerne i costi di produzione, la società ha fissato i costi dei diversi tipi di arrotolati laminati a caldo venduti, sulla base di un coefficiente statistico che riflette le differenze di larghezza, spessore e qualità dell'acciaio del prodotto. Tale metodo non era però mai stato utilizzato nel sistema di contabilità della società, ma è stato suggerito solamente nel quadro della presente inchiesta. Nella gestione contabile della società, il costo di produzione veniva registrato secondo il tipo (famiglie di prodotto). Non si è potuto stabilire se l'assegnazione dei costi sulla base del coefficiente statistico fosse più accurata del metodo di assegnazione per famiglie di prodotto. Pertanto, è stato considerato più appropriato utilizzare il metodo di assegnazione utilizzato dalla società nella propria contabilità, ovvero il costo di produzione mensile per famiglia di prodotto. La società ha approvato questo modo di procedere.(101) I costi di produzione per famiglia di prodotti sui quali il produttore esportatore non ha, relativamente ad alcuni mesi, fornito informazioni, sono stati determinati sulla base dei dati disponibili, ovvero sulla base dei costi più alti di una qualsiasi altra famiglia di prodotto registrati nello stesso mese. La società ha contestato tale scelta, presentando però informazioni contraddittorie rispetto al volume di produzione e di vendita e senza dimostrare che il metodo utilizzato dalla Commissione fosse irragionevole. L'approccio della Commissione è stato pertanto considerato il più adatto.(102) Il valore normale è stato costruito aggiungendo al costo di produzione un congruo importo relativo a spese generali, amministrative e di vendita e profitto. Per le spese generali, amministrative e di vendita sul mercato interno sono stati utilizzati i dati raccolti durante l'inchiesta in loco, ovvero per famiglia (tipo) di prodotto. Il margine di profitto è stato calcolato sulla base delle vendite interne realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base.Prezzo all'esportazione(103) Le vendite all'esportazione effettuate dalla società, sono state inizialmente convertite da dollari USA in lire turche sulla base del tasso di scambio mensile fornito dai servizi della Commissione. A causa dell'altissima inflazione della lira turca durante il periodo dell'inchiesta, è stato ritenuto più accurato utilizzare il tasso di cambio quotidiano fissato dalla banca centrale turca.(104) Le vendite all'esportazione sono state determinate ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.Confronto(105) Sono stati concessi adeguamenti per i costi del credito, le riduzioni differite, i costi di movimentazione e carico e i costi di imballaggio.(106) La società ha chiesto un adeguamento relativamente al valore normale per le differenze di costo del credito. L'inchiesta ha rivelato tuttavia che il produttore esportatore in questione non aveva sostenuto questo tipo di costi e che, sebbene la società concedesse "scadenze di pagamento differite", il costo del credito era a carico del cliente e non della società. Il sistema funzionava così: il cliente firmava un prestito obbligazionario del valore della fattura. Alla data di scadenza, il produttore esportatore incassava un importo corrispondente al prezzo di vendita più l'interesse. Tuttavia, nel quadro dell'inchiesta, ai fini del confronto si è tenuto conto dell'importo corrispondente al prezzo di vendita senza interessi. Non è pertanto stato concesso un adeguamento. Il produttore esportatore ha contestato tali conclusioni, ma non è stato in grado di presentare elementi di prova che avrebbero potuto alterare le conclusioni. La richiesta è stata pertanto respinta.(107) Il produttore esportatore ha dichiarato di avere sostenuto dei costi relativi al credito sulle sue vendite all'esportazione verso la Comunità; tali costi sono stati verificati e quindi dedotti dal prezzo all'esportazione al momento del calcolo del margine di dumping. Dopo la comunicazione di tali conclusioni, il produttore esportatore ha sostenuto che tali costi non avrebbero dovuto essere considerati, poiché essi non hanno alcuna incidenza sul calcolo del prezzo di vendita. Tale argomentazione non è stata suffragata da alcuna prova ed è stata pertanto respinta.(108) Per quanto riguarda l'adeguamento relativo alle riduzioni differite sul mercato interno, la società ha fornito informazioni contraddittorie. Dopo un attento esame di tutte le informazioni presentate e i chiarimenti forniti, si è concluso che non era possibile stabilire un legame diretto tra sconti concessi e vendite del prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta. Inoltre, non è stata presentata alcuna prova dell'effettivo pagamento dei rimborsi corrispondenti alle riduzioni relative a tali vendite. La società ha effettivamente fornito informazioni sulle riduzioni differite relative alle vendite di un'intera categoria di prodotti (prodotti laminati a caldo) che comprendeva il prodotto in questione, mentre non ha specificato le riduzioni relative alle vendite interne di arrotolati laminati a caldo durante il periodo dell'inchiesta. La richiesta è stata pertanto respinta.(109) La società non ha dichiarato costi di movimentazione e carico sostenuti per le vendite interne e all'esportazione del prodotto in esame, anche se ciò era stato richiesto nel questionario. Durante la verifica in loco, la società è stata nuovamente invitata a fornire informazioni a proposito di tali costi, che non sono però state presentate.(110) In mancanza di altre informazioni attendibili, la Commissione ha basato il calcolo degli adeguamenti appropriati su stime, conformemente all'articolo 18 del regolamento di base. Il metodo più ragionevole è stato considerato quello di basare il calcolo dell'adeguamento sui costi, determinati e verificati, relativi alla società egiziana oggetto della stessa inchiesta, molto simile alla società turca per quanto riguarda gli elementi pertinenti all'inchiesta: entrambe le società sono localizzate in riva al mare e possiedono strutture portuali proprie. I costi di movimentazione e carico così determinati sono stati dedotti dal valore normale e dal prezzo all'esportazione.(111) La società ha inoltre chiesto un adeguamento relativo alle differenze di caratteristiche fisiche tra il prodotto venduto sul mercato interno e il prodotto esportato nella Comunità. L'entità dell'adeguamento richiesto si basava sulla differenza annuale media tra i costi di produzione dei diversi tipi di prodotto, che variavano in funzione della larghezza, dello spessore e della qualità dell'acciaio, durante il periodo dell'inchiesta. Come già affermato, non sono emerse differenze di costi collegabili a tali fattori.(112) Successivamente, la società ha sostenuto che le differenze di caratteristiche fisiche dovessero essere calcolate sulla base dei listini prezzi presentati durante l'inchiesta. È innanzitutto necessario osservare che tale richiesta è stata fatta in una fase avanzata dell'inchiesta e che le informazioni presentate a proposito erano insufficienti e non potevano essere verificate. Infine, va osservato che nella presente inchiesta la Commissione ha utilizzato i codici interni relativi alle diverse famiglie di prodotto che la società usa nella sua contabilità. L'inchiesta ha rivelato che tali tipi di prodotto erano identici sul mercato interno e sul mercato dell'esportazione e che permettevano pertanto il confronto senza la necessità di ricorrere a numerosi adeguamenti.Margine di dumping(113) Le vendite all'esportazione verso la CE erano effettuate per lo stadio franco partenza (fob). I costi di trasporto su oceano e di assicurazione sono stati determinati sulla base delle informazioni presentate dal produttore esportatore turco.(114) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda il produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta. Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, è il seguente:   Ere/li Demir ve Celik Fabrikalari T.A.n, Zonguldak, Turchia: 11,5%(115) Il livello di cooperazione della Turchia è risultato elevato e il margine di dumping residuo è stato pertanto fissato allo stesso livello di quello della società che ha collaborato, ovvero al 11,5%.D. DEFINIZIONE DELL'INDUSTRIA COMUNITARIA1. Produzione comunitaria(116) Durante il periodo dell'inchiesta, nella Comunità sono stati prodotti arrotolati laminati a caldo dalle seguenti società:- nove produttori denunzianti che hanno collaborato all'inchiesta, ma dei quali uno non è stato in grado di presentare tutte le informazioni richieste ai fini dell'inchiesta;- sette produttori non denunzianti che hanno collaborato solo parzialmente all'inchiesta, ma che hanno fornito informazioni generali alla Commissione; sei hanno sostenuto la denuncia e uno non ha espresso opinione.(117) Pertanto, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base, gli arrotolati laminati a caldo prodotti da tutte queste società rappresentano la produzione comunitaria.2. Definizione di industria comunitaria(118) Gli otto produttori comunitari che hanno sostenuto l'inchiesta e hanno pienamente collaborato fornendo informazioni sufficienti rappresentavano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria totale di arrotolati laminati a caldo durante il periodo dell'inchiesta, nella fattispecie il 60,2%.(119) È emerso che essi acquistavano i prodotti dai paesi in esame. Durante il periodo dell'inchiesta, tali acquisti hanno rappresentato meno dello 0,4% della produzione propria dell'industria comunitaria destinata al mercato libero e meno dello 0,15% della produzione totale dell'industria comunitaria. Le percentuali corrispondenti della società caratterizzata dal più alto volume di acquisti dai paesi in esame sono state dell'1,61% e dello 0,81%. La distinzione tra produzione destinata al mercato libero e produzione totale viene ripresa al paragrafo E.1. (considerandi da (121) a (126)).(120) Considerata la proporzione maggioritaria rispetto al totale e la bassa percentuale di acquisti dai paesi in esame, si ritiene che gli otto produttori comunitari di cui sopra costituiscano l'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base. Essi sono denominati, in appresso, "l'industria comunitaria".E. PREGIUDIZIO1. Determinazione del mercato comunitario in questione(121) Allo scopo di stabilire se l'industria comunitaria ha subito pregiudizio e per determinare il consumo e i vari indicatori economici collegati alla situazione dell'industria comunitaria, è stato esaminato se e in quale misura l'uso successivo della produzione dell'industria comunitaria del prodotto in esame dovesse essere preso in considerazione dell'analisi.(122) Gli arrotolati laminati a caldo vengono usati come prodotto intermedio per altri prodotti dell'acciaio (per esempio nastri larghi e stretti, prodotti laminati a freddo e profilati cavi) all'interno dello stesso stabilimento siderurgico o dello stesso gruppo di società oppure vengono venduti ad una terza parte, collegata o no. La prima possibilità viene denominata uso vincolato. Le vendite a società terze possono essere vendite sul mercato libero, ma, in certe situazioni, anche vendite vincolate, in particolare quando non vengono effettuate secondo le condizioni prevalenti di mercato o quando i clienti non possono scegliere liberamente il fornitore.(123) Ai fini dell'inchiesta, si parla di l'uso vincolato quando la produzione viene consegnata all'interno dello stabilimento o all'interno di un gruppo di società per essere sottoposta a ulteriore trattamento. Nelle situazioni di uso vincolato, i trasferimenti interni non sono stati accompagnati da fattura e le vendite sono state effettuate a prezzi di trasferimento non fissati a condizioni di mercato oppure ad una società che non poteva scegliere liberamente il fornitore. L'uso vincolato ha quindi dovuto essere analizzato a livello di quantità prodotte e di proporzione rispetto alla produzione totale. Tutte le altre situazioni sono state considerate vendite sul mercato libero.(124) Per poter fornire un quadro il più possibile completo della situazione dell'industria comunitaria, la Commissione ha ottenuto e analizzato i dati relativi all'intera gamma delle attività relative agli arrotolati laminati a caldo ed ha stabilito se gli arrotolati laminati a caldo fossero destinati ad un uso vincolato o al mercato libero. L'inchiesta ha evidenziato che le importazioni di arrotolati laminati a caldo non hanno inciso direttamente sugli arrotolati laminati a caldo destinati all'uso vincolato. Al contrario, la produzione destinata al mercato libero si è trovata in concorrenza diretta con gli arrotolati laminati a caldo importati, poiché essi venivano prodotti in condizioni di mercato normali e quindi con libertà nella scelta del fornitore. Per questo motivo l'inchiesta si è concentrata sul mercato libero. Se, ove giustificato, i dati relativi alle vendite sul mercato libero e all'uso vincolato erano combinati, l'analisi ha anche, ove possibile e necessario, distinto tra vendite sul mercato libero e vendite vincolate.(125) L'inchiesta ha rivelato che il modo migliore per analizzare alcuni indicatori economici relativi all'industria comunitaria consisteva nel fare riferimento all'attività totale. La capacità produttiva, la produzione (destinata all'uso vincolato o destinata ad essere venduta sul mercato libero), l'utilizzazione degli impianti, i costi di produzione, le scorte, gli investimenti, l'occupazione e la produttività dipendono dall'intera gamma delle attività relative agli arrotolati laminati a caldo, sia che la produzione di questi ultimi venga trasferita all'interno dello stesso gruppo di società per essere sottoposta ad ulteriori trattamenti, sia che il prodotto sia venduto sul mercato libero.(126) Gli altri indicatori economici relativi all'industria comunitaria verranno analizzati e valutati riferendosi in particolare alla situazione prevalente sul mercato libero, dove esistono condizioni di mercato misurabili e le transazioni si svolgono in normali condizioni di mercato, con libertà di scelta del fornitore: in particolare, il volume delle vendite, i prezzi di vendita sul mercato comunitario, il volume e i prezzi delle esportazioni. A questo scopo, il consumo e le quote di mercato sono stati determinati utilizzando il volume delle vendite e delle importazioni sul mercato libero.2. Consumo sul mercato comunitario(127) Il consumo comunitario è stato calcolato utilizzando il volume delle vendite di arrotolati laminati a caldo nel mercato comunitario effettuate dall'industria comunitaria e dagli altri produttori comunitari, i dati Eurostat e le risposte al questionario relative al volume delle importazioni originarie dei paesi in esame e di altri paesi terzi.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(128) Nel periodo in esame, il consumo comunitario di arrotolati laminati a caldo è rimasto pressoché stabile.3. Importazioni nella Comunità di arrotolati laminati a caldo originarie dei paesi in esame(129) La Commissione ha esaminato se le importazioni di arrotolati laminati a caldo originarie di Bulgaria, Egitto, Ungheria, Slovacchia, Sudafrica e Turchia dovessero venire analizzate cumulativamente, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base. Tale articolo prevede che le importazioni siano valutate cumulativamente se il margine di dumping stabilito per le importazioni da ciascun paese è superiore a quello minimo definito all'articolo 9, paragrafo 3, del regolamento di base, se il volume delle importazioni da ciascun paese non è trascurabile e se le condizioni di concorrenza tra i prodotti importati e le condizioni di concorrenza tra questi e il prodotto comunitario simile rendono opportuna la valutazione cumulativa.3.1. Importazioni trascurabili(130) Sulla base delle statistiche Eurostat e delle risposte al questionario, le importazioni originarie di Iran e Libia sono risultate inferiori alla soglia del 1% prevista dall'articolo 5, paragrafo 7, del regolamento di base. Il procedimento nei confronti di questi due paesi dovrebbe pertanto essere chiuso. Le loro importazioni verranno tuttavia considerate nell'analisi del nesso causale assieme ai fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping.3.2. Valutazione cumulativa delle importazioni(131) Egitto, Ungheria, Sudafrica e Slovacchia hanno chiesto che le loro importazioni e che gli effetti di tali importazioni fossero valutati separatamente dagli altri paesi oggetto dell'inchiesta.3.2.1. Ungheria(132) Il produttore esportatore ungherese ha sostenuto che l'andamento delle sue importazioni del periodo 1998-2001 e la relativa quota di mercato relativamente stabile, nonché la diminuzione delle importazioni tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, appena al di sopra del livello minimo, sono elementi che dovrebbero indurre la Commissione a non sottoporlo a valutazione cumulativa bensì a valutazione individuale.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(133) Il volume delle importazioni ungheresi è aumentato del 5% nel periodo 1998-2001, mentre la quota di mercato ha oscillato tra l'1% e l'1,2%. L'inchiesta ha tuttavia rivelato che le importazioni dall'Ungheria, a differenza di tutte le altre importazioni, sono diminuite tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta del 12%, provocando una perdita di quota di mercato, rimasta di pochissimo sopra l'1%. Inoltre, i prezzi di una buona parte delle vendite ungheresi sono stati i più alti tra tutti gli operatori (sia produttori comunitari che produttori esportatori). Si è pertanto concluso che le condizioni di concorrenza a cui sono stati venduti sul mercato comunitario gli arrotolati laminati a caldo ungheresi erano diverse da quelle degli altri operatori in esame e che l'effetto di tali importazioni avrebbe dovuto essere valutato separatamente.(134) L'andamento delle importazioni di arrotolati laminati a caldo originarie dell'Ungheria è stato molto diverso da quello relativo agli altri paesi. L'analisi individuale delle possibili conseguenze delle importazioni ungheresi è pertanto giustificata. La richiesta è stata pertanto accolta.3.2.2. Egitto(135) Basandosi sui dati Eurostat, un produttore esportatore egiziano ha sostenuto che l'alto prezzo medio all'importazione da lui praticato, rimasto stabile nel periodo 2000-2001, lo ha distinto dagli altri paesi interessati, a causa di una presunta differenza di politica dei prezzi.(136) La verifica in loco ha dimostrato che il produttore esportatore egiziano che ha collaborato aveva esportato nella Comunità ad un prezzo cif paragonabile a quello praticato dagli altri produttori esportatori oggetto della presente inchiesta. Tali esportazioni dirette nell'Unione europea durante il periodo dell'inchiesta hanno rappresentato il 76,5% del volume riportato da Eurostat.(137) L'elevato prezzo medio all'importazione desunto dalle cifre Eurostat poteva essere attribuito alle specifiche condizioni di consegna praticate da un operatore commerciale indipendente di arrotolati laminati a caldo di origine egiziana. Tale operatore commerciale consegnava gli arrotolati laminati a caldo egiziani non sdoganati ad un importante utilizzatore nella Comunità. L'utilizzatore si occupava dello sdoganamento e dichiarava alle autorità doganali un valore d'acquisto cif e un prezzo per tonnellata che corrispondono ai dati Eurostat. Il valore dichiarato delle importazioni comprendeva perciò il margine commerciale realizzato dall'operatore commerciale comunitario, il primo acquirente indipendente di arrotolati laminati a caldo nella Comunità. Le informazioni raccolte nel corso della verifica in loco del produttore esportatore egiziano che ha collaborato sono state pertanto confermate.(138) Il volume delle importazioni di arrotolati laminati a caldo originarie dell'Egitto è aumentato di nove volte nel periodo considerato e del 66% tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta. La relativa quota di mercato ha raggiunto l'1,52% durante il periodo dell'inchiesta, rispetto allo 0,17% del 1998 e allo 0,88% del 2000.(139) Pertanto, considerato che non sono emerse differenze significative a livello di tendenze generali di prezzo, volume e quota di mercato rispetto agli altri paesi in esame, la richiesta di valutare singolarmente gli effetti delle importazioni originarie dell'Egitto è stata respinta.3.2.3. Sudafrica(140) Un produttore esportatore sudafricano ha sostenuto che la valutazione cumulativa del Sudafrica non era giustificata a causa del diverso andamento della quota di mercato nel periodo considerato, in particolare perché la quota di mercato del Sudafrica sarebbe trascurabile ed avrebbe evidenziato inoltre una tendenza alla diminuzione.(141) La quota di mercato non è pertinente in un'inchiesta a fini di riesame, in cui si deve valutare la probabilità che le pratiche di dumping pregiudizievoli proseguano o si ripetano. Comunque sia, la quota di mercato delle vendite sul mercato libero sudafricane nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta non è stata al di sotto della soglia minima. Dal 1998 al 2000, la quota di mercato è effettivamente scesa al di sotto della soglia minima. Tuttavia, nonostante l'istituzione di misure antidumping nel febbraio 2000, il volume delle importazioni è aumentato di oltre tre volte, fino a raggiungere, nel periodo dell'inchiesta, una quota di mercato dell'1,09%. La presunta diminuzione della quota di mercato non è stata confermata e, inoltre, le importazioni originarie del Sudafrica effettuate durante il periodo sono state oggetto di dumping. Non sono state rivendicate né riscontrate differenze per quanto riguarda la condizioni di concorrenza.(142) Su tale base, la richiesta che gli effetti delle importazioni di arrotolati laminati a caldo originarie del Sudafrica venissero valutati singolarmente è stata respinta.3.2.4. Slovacchia(143) Il produttore esportatore slovacco ha affermato di avere importato nella Comunità quantità trascurabili di prodotto in esame, se dal calcolo delle sue vendite totali nella Comunità venivano escluse le vendite ai produttori comunitari, di vendere attraverso canali di distribuzione diversi e di usare una strategia di marketing diversa da quella degli altri paesi di importazione in esame.(144) Per quanto concerne le vendite ai produttori comunitari, va osservato che le vendite di cui il produttore esportatore slovacco ha chiesto l'esclusione erano state effettuate a prezzi di dumping sul mercato libero. Non ci sono pertanto ragioni per escludere tali vendite dalla valutazione.(145) Non sono stati forniti elementi di prova tali da indurre a ritenere che i pretesi canali di distribuzione diversi e la diversa strategia di marketing abbiano creato condizioni di concorrenza differenti da quelle degli altri paesi in esame.(146) Infine, l'andamento generale delle importazioni è paragonabile a quelli degli altri paesi in esame. Dopo un periodo relativamente stabile tra il 1998 e il 2000, le importazioni di arrotolati laminati a caldo originarie della Slovacchia sono più che raddoppiate tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, portando la quota di mercato dall'1,24% al 2,83%, nettamente al di sopra del livello minimo.(147) Sulla scorta di tali osservazioni, la richiesta di valutare singolarmente gli effetti delle importazioni di arrotolati laminati a caldo slovacchi è stata respinta.3.2.5. Conclusioni sulla valutazione cumulativa delle importazioni(148) Per le ragioni di cui sopra, si conclude che tutte le condizioni che giustificano la cumulazione delle importazioni originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia sono state soddisfatte.(149) La situazione ungherese è stata ritenuta diversa, considerati in particolare l'andamento del volume delle importazioni tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta e il livello dei prezzi di vendita nel periodo dell'inchiesta. Il volume totale delle importazioni è rimasto relativamente stabile nel periodo considerato ed è anche diminuito del 12% tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta. Inoltre, i prezzi dei principali tipi di arrotolati laminati a caldo importati dall'Ungheria sono stati i più alti tra quelli praticati dagli operatori in esame che hanno venduto il prodotto in esame sul mercato comunitario nel periodo dell'inchiesta. In base a tali considerazioni, si è concluso che le importazioni originarie di tale paese non dovessero essere valutate cumulativamente con le importazioni originarie degli altri paesi in esame.3.3. Andamento cumulativo delle importazioni originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(150) Il volume delle importazioni originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia è aumentato significativamente nel periodo 1998-2001, precisamente del 64%. Dopo un calo del livello delle importazioni nel 1999 e nel 2000, l'aumento è stato più pronunciato tra il 2000 e il 2001, quando le importazioni sono aumentate del 90%.(151) Le statistiche Eurostat rivelano che il prezzo medio all'importazione di arrotolati laminati a caldo originari di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia è diminuito del 2% nel periodo 1998-2001. Le statistiche comprendono però l'elevato livello dei prezzi egiziani, di cui si è riferito ai considerandi da (135) a (137), e ciò significa che il prezzo cumulativo medio è ancora più basso. Soprattutto tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, il prezzo medio di importazione è diminuito di oltre il 12%.(152) La quota di mercato delle importazioni originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia è considerevolmente aumentata nel periodo 1998-2001 e tale aumento è stato particolarmente pronunciato nel periodo 2000-2001, in cui la quota di mercato è quasi raddoppiata.3.4. Sottoquotazioni(153) Per determinare la sottoquotazione dei prezzi la Commissione ha esaminato i dati relativi al periodo dell'inchiesta. I prezzi di vendita all'industria comunitaria sono prezzi netti, previa esclusione di sconti e ribassi. Se necessario, tali prezzi sono stati adeguati allo stadio franco fabbrica, escludendo cioè i costi di trasporto nella Comunità. Anche i prezzi delle importazioni sono al netto di sconti e ribassi e sono adeguati, ove necessario, al livello cif franco frontiera comunitaria. I prezzi sono stati confrontati allo stesso stadio commerciale.(154) Nel periodo dell'inchiesta, la media ponderata del margine di sottoquotazione dei prezzi, espressa come percentuale rispetto ai prezzi di vendita dell'industria comunitaria, indica che si è verificata, da parte del produttore esportatore slovacco, una sottoquotazione dei prezzi media del 3,7% rispetto ai prezzi di vendita dell'industria comunitaria. Inoltre, è emerso che alcuni tipi di arrotolati laminati a caldo sono stati sottoquotati fino al 17,7% dai produttori esportatori in esame.(155) L'inchiesta ha inoltre evidenziato l'effetto di compressione dei prezzi. Tale effetto è dimostrato dal fatto che l'industria comunitaria ha perduto una porzione significativa di quota di mercato (-3,7% tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta) e ha dovuto ridurre significativamente i prezzi (- 10% tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta) per evitare di perdere ulteriori ordinativi nel periodo dell'inchiesta. Nel periodo dell'inchiesta, comunque, l'industria comunitaria ha subito gravi perdite.4. Situazione dell'industria comunitaria4.1. Analisi di tutte le attività pertinenti relative agli arrotolati laminati a caldo4.1.1. Produzione, capacità e utilizzazione degli impianti&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(156) La produzione e la capacità produttiva dell'industria comunitaria per quanto concerne gli arrotolati laminati a caldo si riferiscono alla combinazione di produzione vincolata e produzione destinata al mercato libero. Nel periodo dell'inchiesta, la produzione totale è diminuita dell'8%, mentre la capacità è rimasta relativamente stabile, aumentando dell'1%; l'effetto combinato di questi fattori ha fatto sì che l'utilizzazione degli impianti diminuisse, passando dall'86,5% al 79%.(157) Va osservato che gli stabilimenti vengono utilizzati per fabbricare prodotti che non sono oggetto della presente inchiesta, per esempio arrotolati legati e nastri di larghezza inferiore. L'utilizzazione degli impianti è stata pertanto determinata in base alle capacità ufficialmente dichiarate alla Commissione nel quadro del trattato CECA. Tali capacità tecniche prendono in considerazione fattori quali i periodi di vacanza, i tempi di regolazione dei macchinari e i periodi in cui l'attrezzatura non viene utilizzata per motivi di manutenzione. Nel settore siderurgico, è essenziale che venga mantenuto un alto tasso di capacità produttiva.(158) Considerato che la capacità produttiva si può realizzare in una gamma di prodotti diversi, il suo ruolo come fattore causa di pregiudizio va attenuato. Tuttavia, il declino della produzione di arrotolati laminati a caldo tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta e la corrispondente diminuzione del tasso di utilizzazione degli impianti rimangono sviluppi molto significativi.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(159) Tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta, la produzione destinata al mercato libero è diminuita globalmente dell'11%. In particolare, essa è rimasta stabile nel periodo 1998-2000, ma è calata del 10% durante il periodo dell'inchiesta.(160) Analogamente, nel periodo considerato la produzione vincolata è diminuita del 6%. In particolare, essa è aumentata del 4% tra il 1998 e il 2000, per diminuire del 9% durante il periodo dell'inchiesta.(161) La produzione di arrotolati laminati a caldo destinata all'uso vincolato ha permesso all'industria comunitaria di mantenere alta l'utilizzazione degli impianti. Tuttavia, la proporzione tra produzione vincolata e produzione per il mercato libero è rimasta relativamente stabile ed entrambe hanno evidenziato una tendenza al ribasso tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta.4.1.2. Scorte&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(162) Le scorte di arrotolati laminati a caldo di produzione propria riguardano sia gli arrotolati destinati all'uso vincolato che quelli venduti sul mercato libero. In pratica, le società non registrano le scorte distinguendo tra una o l'altra destinazione. Piuttosto, gli arrotolati laminati a caldo sono prodotti secondo le specifiche richieste di clienti collegati o non collegati, oppure, nel caso delle specifiche tecniche più utilizzate o più vendute, per uso interno o per essere venduti sul mercato libero. Rispetto alla produzione totale (per uso vincolato e vendita sul mercato libero), l'entità delle scorte è rimasta piuttosto costante nel periodo 1998-2001.4.1.3. Costi di produzione e salari&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(163) L'aumento dei costi di produzione può essere attribuito agli ammortamenti aggiuntivi che hanno fatto seguito agli investimenti in nuove procedimenti industriali, soprattutto nel 2000, e agli effetti della diminuzione di volume prodotto, che ha fatto sì che alcuni costi generali come l'ammortamento corrispondano ad un tonnellaggio minore, aumentando così il costo unitario per tonnellata prodotta.(164) A tale proposito, il salario medio per lavoratore è aumentato del 2,5% su base annuale tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta, un tasso che è inferiore all'inflazione annuale registrata nello stesso periodo.4.1.4. Investimenti&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(165) Gli investimenti sono stati tipicamente consistenti ed hanno interessato sia la sostituzione di macchinari e attrezzatura che i già menzionati nuovi procedimenti industriali. Il periodo in cui sono stati effettuati tali investimenti, avvenuti soprattutto nel 2000, è coinciso con l'istituzione delle misure antidumping in seguito al procedimento di cui al considerando (2), con conseguente miglioramento delle condizioni di mercato.4.1.5. Occupazione e produttività&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(166) L'occupazione relativa al prodotto in esame è diminuita del 9% nel periodo considerato, con la perdita annuale più pronunciata, pari al 4%, avvenuta tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta.(167) Il miglioramento della produttività tra il 1998 e il 1999 è dipeso dalla riduzione dell'occupazione. Tra il 1999 e il 2000, la combinazione di aumento di produzione e diminuzione dell'occupazione ha permesso il più accentuato aumento di produttività del periodo considerato. Tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, l'ulteriore riduzione dell'occupazione non ha potuto controbilanciare la diminuzione della produzione, riportando la produttività al livello del 1999.4.2. Analisi dei fattori pertinenti a tutte le attività relative agli arrotolati laminati a caldo prodotti per il mercato libero4.2.1. Volumi e prezzi di vendita, quote di mercato e loro evoluzione&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(168) Il volume delle vendite nella Comunità è restato relativamente stabile tra il 1998 e il 2000 ma è diminuito del 10% nel periodo dell'inchiesta.(169) Tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta, i prezzi di vendita medi sono diminuiti del 6%. Nel 2000, i prezzi hanno raggiunto un valore leggermente superiore al livello del 1998, dopo un declino molto pronunciato nel 1999, in cui il livello medio dei prezzi era stato del 21% in meno rispetto al 1998. Tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, però, i prezzi sono nuovamente scesi del 9%.(170) Nel periodo 1998-2001, l'industria comunitaria ha perso 4,5 punti percentuali di quota di mercato; la perdita annua più cospicua si è verificata tra il 2000 e il 2001, in cui la quota di mercato è diminuita del 3,7%.4.2.2. Fattori che hanno inciso sui prezzi interni(171) Si è accertato che durante il periodo dell'inchiesta i prezzi medi e di vendita dell'industria comunitaria, innaturalmente bassi, erano più o meno allo stesso livello di quelli delle importazioni di arrotolati laminati a caldo oggetto di dumping. Tuttavia, l'analisi per tipo ha rivelato che in alcuni casi i prezzi praticati dai produttori esportatori in esame rappresentavano forti sottoquotazioni rispetto ai prezzi dell'industria comunitaria. La combinazione di questo tipo di sottoquotazione con l'aumento del livello delle importazioni oggetto di dumping dai paesi in esame ha sicuramente inciso sui prezzi interni dell'industria comunitaria. Il declino dei prezzi interni tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta si è verificato esattamente in corrispondenza dell'aumento più significativo di importazioni oggetto di dumping, che ha esercitato una pressione al ribasso sui prezzi di vendita nel mercato comunitario.4.2.3. Redditività&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(172) Nonostante l'aumento dei costi di produzione nel 2000, l'industria comunitaria è ridiventata redditizia a causa dell'aumento dei prezzi di vendita e dell'effetto positivo dell'istituzione dei dazi antidumping sulle importazioni oggetto di dumping soggette all'inchiesta di cui al considerando (2). Successivamente, mentre il livello medio dei prezzi è diminuito del 10% tra il 2000 e il 2001, i costi di produzione sono aumentati del 9%, producendo una perdita del 9%. La combinazione di diminuzione del livello medio dei prezzi e diminuzione del volume produttivo, che ha implicato un aumento dei costi produttivi per tonnellata, ha inflitto, durante il periodo dell'inchiesta, gravi perdite all'industria comunitaria.4.2.4. Utile sul capitale investito(173) Le informazioni relative agli investimenti riguardano la capacità produttiva destinata all'uso vincolato e al mercato libero. Tuttavia, il risultato netto delle vendite sul mercato libero riguarda la capacità produttiva teorica corrispondente a tali vendite. L'utile sul capitale investito, calcolato dividendo il risultato netto delle vendite sul libero mercato per la proporzione teorica del valore d'acquisto degli investimenti relativi a tali vendite, è corrisposto, nel periodo dell'inchiesta al -6,5%, rispetto al 9,6% del 2000.4.2.5. Flusso di cassa e capacità di ottenere capitale(174) Il flusso di cassa dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta è stato negativo; le uscite di cassa hanno cioè superato le entrate di cassa e i risultati finanziari sono stati insufficienti a sostenere l'ammortamento, la rettifica di valore e gli accantonamenti. Di conseguenza, non è stato possibile continuare a garantire gli investimenti senza ricercare capitali esterni.(175) I risultati negativi del periodo dell'inchiesta non hanno avuto ripercussioni sulla capacità di ottenere capitale, poiché nel 2000 i risultati finanziari sono stati positivi. Inoltre, gli arrotolati laminati a caldo costituiscono solo una parte delle attività delle società siderurgiche; tali prodotti non sono cioè l'unico fattore che influenza le attività finanziarie generali di queste ultime.4.2.6. Entità del dumping ed effetti del dumping e sovvenzioni precedenti(176) In considerazione del volume e del prezzo delle importazioni oggetto di dumping, l'impatto degli attuali margini di dumping, che sono significativi, non può essere considerato trascurabile.(177) Data la natura dell'industria siderurgica ed i contenuti dei considerandi (165) e (243), si ritiene che l'industria Comunitaria sia tuttora nella fase di ricupero, dopo gli effetti negativi del dumping e delle sovvenzioni precedenti.4.3. Uso vincolato&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(178) Alcuni indicatori relativi all'uso vincolato rientrano nell'analisi dell'attività globale relativa al prodotto in esame (capacità di produzione e utilizzo degli impianti, costi di produzione, scorte, investimenti, occupazione e produttività). Quanto a determinati fattori analizzati sopra relativamente al mercato libero, ossia prezzi e volumi di vendita e redditività, i dati pervenuti non si prestano, per loro stessa natura, a un confronto diretto e oggettivo con i dati relativi al mercato libero. In ogni caso, non ci sono elementi di prova che dimostrino che per le imprese era più redditizio produrre per l'uso vincolato piuttosto che per il mercato libero. Pertanto, la presente analisi è incentrata sulla produzione per uso vincolato, per accertare se il relativo andamento sia comparabile a quelli del mercato libero e del mercato complessivo.(179) La produzione per uso vincolato è aumentata di oltre 1 milione di tonnellate, o del 4%, tra il 1998 e il 2000; la produzione totale dell'industria comunitaria è quindi aumentata, nonostante il fatto che la produzione destinata al mercato libero sia rimasta più o meno allo stesso livello. Tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, tuttavia, la produzione per uso vincolato è diminuita del 9,2%, un po' meno della diminuzione della produzione destinata al mercato libero, che è stata del 10,5%, causando una diminuzione della produzione totale del 9,6%, pari a più di 4 milioni di tonnellate.5. Conclusioni in materia di pregiudizio(180) Nel periodo considerato, il volume delle importazioni originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia è aumentato del 64%. La loro quota di mercato è salita dal 5,9% al 9,8% e i prezzi medi all'importazione sono calati del 2%.(181) La crescita della quota di mercato, l'aumento del volume delle importazioni e il calo dei prezzi di vendita sono stati particolarmente significativi tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta. Nel periodo considerato, il volume delle importazioni è quasi raddoppiato, la quota di mercato è passata dal 5% al 9,8% e i prezzi all'importazione sono diminuiti del 12%. Inoltre, l'inchiesta ha rivelato che le sottoquotazioni dei produttori esportatori in esame rispetto ai prezzi praticati dall'industria comunitaria sugli arrotolati laminati a caldo venduti sul mercato libero hanno raggiunto margini superiori al 10%, a seconda del tipo di arrotolato laminato a caldo, e che tali sottoquotazioni hanno esercitato una pressione al ribasso sui prezzi di tutti tipi di arrotolati laminati a caldo.(182) Solo tre indicatori economici relativi alla situazione della Comunità, la capacità produttiva installata, gli investimenti e la produttività, hanno evidenziato uno sviluppo moderatamente positivo nel periodo considerato. Nel periodo dell'inchiesta, la produzione è diminuita dell'8%, il tasso di utilizzo degli impianti è passato dall'86,5% al 79%, il volume delle vendite sul mercato libero nella Comunità ha perso il 10%, i relativi prezzi medi di vendita sono diminuiti del 6%, la quota di mercato è passata dal 52,1% al 47,6%, i costi di produzione sono aumentati del 15%, la redditività nella Comunità è diminuita passando dal 10,6% al - 9%, l'occupazione è diminuita del 9% e il flusso di cassa è stato negativo.(183) Prendendo in considerazione tutti i fattori di cui sopra, in particolare il calo della produzione e dei volumi di vendita, dei prezzi e della quota di mercato e le perdite finanziarie registrate durante il periodo dell'inchiesta, si è concluso che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio.F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO1. Introduzione(184) In conformità dell'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se le importazioni di arrotolati laminati a caldo originarie di Bulgaria, Egitto, Ungheria, Slovacchia, Sudafrica e Turchia abbiano arrecato pregiudizio all'industria comunitaria. Si sono inoltre esaminati fattori noti diversi dalle importazioni in dumping che, nello stesso periodo, avrebbero potuto arrecare pregiudizio all'industria comunitaria, per garantire che l'eventuale pregiudizio provocato da detti altri fattori non fosse attribuito alle importazioni in dumping.2. Effetti delle importazioni oggetto di dumping2.1. Ungheria(185) Come risulta al considerando (148) del presente regolamento, è emerso che le importazioni originarie dell'Ungheria sono aumentate del 5% nel periodo 1998-2001, per poi diminuire del 12% tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta. Durante lo stesso periodo, la quota di mercato dell'Ungheria è diminuita, passando dall'1,19 all'1,08%. In tale periodo si è registrato il drammatico deterioramento dell'industria comunitaria, che ha trasformato profitti medi del 10% in perdite medie del 9%. Comunque sia, i prezzi di una larga proporzione di arrotolati laminati a caldo importati dall'Ungheria sono stati i più alti tra quelli praticati dagli operatori in esame, compresi quelli facenti parte dell'industria comunitaria, che hanno venduto arrotolati laminati a caldo sul mercato comunitario nel periodo dell'inchiesta.(186) Di conseguenza, la possibilità che le importazioni originarie dell'Ungheria, considerate isolatamente, abbiano contribuito significativamente al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta, è giudicata remota. È quindi opportuno chiudere il procedimento relativamente alle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari dell'Ungheria; gli effetti di tali importazioni verranno esaminati nel quadro della valutazione degli effetti di altre importazioni.2.2. Importazioni dagli altri paesi interessati(187) Sebbene il consumo comunitario di arrotolati laminati a caldo sia rimasto stabile nel periodo considerato, le importazioni oggetto di dumping originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia sono aumentate in maniera significativa nello stesso periodo, raggiungendo i 2,2 milioni di tonnellate nel periodo dell'inchiesta, corrispondenti, nel periodo considerato, ad un aumento della quota di mercato dal 5,9% al 9,8%. Nello stesso periodo, la quota di mercato dell'industria comunitaria è diminuita, passando dal 52,1% al 47,6 %.(188) Tale tendenza è stata ancora più pronunciata tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta. Mentre il consumo comunitario è diminuito del 2,9%, le importazioni oggetto di dumping originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia sono quasi raddoppiate, un aumento che ha portato la quota di mercato dal 5% al 9,8%. Contemporaneamente, la quota di mercato dell'industria comunitaria è diminuita, passando dal 51,3% al 47,6%.(189) Le sottoquotazioni dei prezzi medi delle importazioni bulgare, egiziane, slovacche, sudafricane e turche rispetto ai prezzi dell'industria comunitaria non sono state significative. Tuttavia, l'analisi per tipo ha rivelato sottoquotazioni dei prezzi fino al 17,7%. La presenza di tali importazioni ha impedito che l'industria comunitaria aumentasse i propri prezzi, mentre l'aumento delle importazioni a basso prezzo ha ulteriormente rafforzato la pressione al ribasso sui prezzi del mercato comunitario.(190) A tale proposito, va osservato che il mercato comunitario di arrotolati laminati a caldo è particolarmente trasparente, poiché si tratta di un prodotto di base e tutti i maggiori operatori sono noti. I venditori di arrotolati laminati a caldo conoscono i bisogni degli acquirenti e gli acquirenti sono informati quotidianamente sulle variazioni del livello dei prezzi. Di conseguenza, qualsiasi sottoquotazione, anche episodica, dei diversi tipi di arrotolati laminati a caldo provoca una diminuzione dei prezzi globali.(191) Si è pertanto concluso che l'aumento della presenza di importazioni a basso prezzo oggetto di dumping originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia sul mercato comunitario ha contribuito ad abbassare il livello dei prezzi e quindi ha avuto un notevole impatto negativo sulla situazione dell'industria comunitaria.3. Impatto di altri fattori3.1. Andamento del consumo(192) Nel periodo considerato, il consumo comunitario è rimasto ad un livello stabile, ad eccezione degli anni 1998 e 2000, in cui tale livello è stato rispettivamente del 2% e del 3% superiore al livello del 1999 e del periodo dell'inchiesta. In circostanze normali, ovvero in assenza di importazioni oggetto di dumping, la diminuzione del consumo tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta avrebbe colpito tutti i venditori di arrotolati laminati a caldo sul mercato comunitario in modo paragonabile. L'inchiesta ha smentito questa tesi. Mentre le importazioni oggetto di dumping sono aumentate del 90% tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, le vendite dell'industria comunitaria sul mercato libero sono scese del 10%.(193) La diminuzione del consumo comunitario tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta può avere contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Nel caso in esame, tuttavia, è molto probabile che l'aumento di consumo avrebbe avuto per oggetto le importazioni oggetto di dumping e non le vendite dell'industria comunitaria. La leggera diminuzione del consumo durante il periodo dell'inchiesta non può spiegare la perdita del 10% delle vendite dell'industria comunitaria sul mercato libero.(194) Sulla base di tali fatti e considerazioni, si ritiene che l'eventuale pregiudizio causato dalla diminuzione del consumo non sia stato sostanziale.3.2. Importazioni di arrotolati laminati a caldo da altri paesi terzi&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(195) Escludendo i paesi oggetto del procedimento, durante il periodo dell'inchiesta solo le importazioni originarie della Russia hanno raggiunto un livello significativamente superiore alla soglia minima dell'1% del consumo comunitario. Va osservato che le importazioni russe sono soggette a un accordo restrittivo volontario che limita ad un massimale quantitativo i volumi importati. Gli "altri paesi terzi" del titolo sono tutti i paesi non oggetto delle attuali inchieste (compresi Ungheria, Libia e Iran, in previsione della chiusura del procedimento) con l'esclusione della Russia, trattata separatamente.(196) Nel periodo 1998-2001, le importazioni russe sono aumentate del 26%. Tuttavia, le importazioni sono diminuite di circa un terzo tra il 2000 e il 2001. Nel periodo considerato le altre importazioni sono diminuite del 29%. Le importazioni generali originarie dei paesi terzi e non oggetto delle presenti inchieste, sono diminuite del 19% nel periodo considerato.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(197) Nel periodo considerato, i prezzi di tutte le importazioni originarie dei paesi terzi hanno evidenziato una tendenza analoga a quella delle importazioni da Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia e dell'industria comunitaria. Sulla base delle informazioni disponibili, il basso livello dei prezzi delle importazioni russe riflette la qualità cattiva ed eterogenea degli arrotolati, che spiega la storica differenza di prezzo rispetto alle altre importazioni.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(198) La quota di mercato della Russia è aumentata del 28%, corrispondente ad un aumento dello 0,72% della quota di mercato, nel periodo 1998-2001 in linea con l'aumento del volume delle importazioni. La quota di mercato è aumentata del 2,26% fino al 2000 per poi diminuire, dal 2000 al periodo dell'inchiesta, dell'1,54%. Nel periodo considerato, le importazioni originarie di altri paesi hanno perso il 3,45% di quota di mercato. In generale, i paesi non oggetto di inchiesta, hanno perso, nel periodo considerato, il 2,73% di quota di mercato. Rispetto all'anno 1998, la loro quota di mercato nel 2000 è stata più alta dello 0,65%, aumento seguito dalla perdita del 3,38% tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta.(199) Sulla base della diminuzione del 34% delle importazioni russe tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta e della corrispondente perdita dell'1,5% di quota di mercato e sulla base della limitata importanza delle importazioni di altri paesi, si conclude che le importazioni oggetto di dumping originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia hanno contribuito in maniera significativa al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, a causa del forte aumento del volume di tali importazioni a basso prezzo e dell'aumento della quota di mercato da queste detenuta.3.3. Attività di esportazione dell'industria comunitaria&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(200) L'attività di esportazione dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta è stata pari all'8,6% delle sue vendite sul mercato libero di arrotolati laminati a caldo di produzione propria, rispetto al 9,7% del 1998, all'8,7% del 1999 e al 9% del 2000. Considerando quindi che l'esportazione di arrotolati laminati a caldo verso paesi terzi rappresenta un'attività piuttosto secondaria e stabile, si ritiene che non vi sia stato alcun pregiudizio in termini di andamento della produzione o delle vendite legato all'andamento delle esportazioni nel periodo. Inoltre, i prezzi all'esportazione del periodo dell'inchiesta sono paragonabili ai prezzi praticati sul mercato libero comunitario.3.4. Situazione mondiale e andamento ciclico del settore siderurgico(201) La situazione pregiudizievole subita dall'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta non può essere considerata separatamente dalle condizioni prevalenti sui mercati siderurgici mondiali. Molte relazioni, tra cui uno studio recente a cura dell'OCSE, sottolineano la necessità di ristrutturare l'industria siderurgica e l'urgenza di eliminare l'eccesso di capacità produttiva a livello mondiale. Alcuni importanti produttori siderurgici, per esempio i produttori giapponesi e quelli comunitari, hanno già attuato in passato un processo volontario di ristrutturazione, mentre altri produttori ancora non l'hanno ancora fatto.(202) Tuttavia, se non si può negare che la situazione del settore siderurgico a livello mondiale e la corrispondente tendenza alla riduzione dei prezzi abbiano contribuito alla situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria, tale crisi avrebbe dovuto ripercuotersi in eguale misura su tutti gli operatori. Il rapido aumento delle importazioni a basso prezzo e il cambiamento delle corrispondenti quote di mercato a vantaggio di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia non si può spiegare sulla base della situazione siderurgica mondiale e non ha permesso all'industria comunitaria di mantenere la propria quota di mercato.(203) Si è inoltre sostenuto che l'andamento dei prezzi del settore dell'acciaio è di natura ciclica, come dimostrano i prezzi relativamente elevati nel 1998 e nel 2000, ogni volta seguiti da un abbassamento, nella fattispecie nel 1999 e nel 2001. A tale proposito, la situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta è assertivamente attribuita ad una fase discendente ciclica e quindi, per definizione, temporanea.(204) Il settore siderurgico è effettivamente soggetto, anche se non esclusivamente, ad un andamento ciclico. Tuttavia, l'analisi delle tendenze degli ultimi anni dei volumi e dei prezzi del mercato comunitario non ha evidenziato una durata annuale di tali cicli, che pertanto non bastano a spiegare la situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria durante il periodo dell'inchiesta. Va inoltre osservato che il consumo è rimasto relativamente stabile per tutto il periodo considerato. Ciò dimostra che non si sono registrate, da parte della domanda, reazioni imputabili ad un andamento ciclico.(205) A tale proposito, l'inchiesta ha inoltre evidenziato che il basso prezzo del 1999 è stato controbilanciato dall'istituzione delle misure antidumping contro Bulgaria, India, Sudafrica, Taiwan e Repubblica federale di Iugoslavia. L'effetto positivo sui prezzi, che ha contribuito ai buoni risultati finanziari del 2000, è stato nuovamente attenuato nel periodo dell'inchiesta, quando le importazioni originarie di Bulgaria, Egitto, Libia, Slovacchia, Sudafrica e Turchia hanno riempito gli spazi lasciati dalla diminuzione delle importazioni originarie di Brasile, Cina, India, Romania, Russia e Thailandia.(206) Pertanto, anche se non si possono escludere alcuni effetti sui prezzi della natura ciclica del settore, alla luce delle considerazioni e dei fatti di cui sopra, l'impatto medio sulla situazione dell'industria comunitaria non può essere considerato sostanziale.3.5. Uso vincolato(207) Si è inoltre esaminato se l'industria comunitaria avesse arrecato pregiudizio alle proprie vendite sul mercato libero, concentrandosi sulla produzione vincolata e provocando, tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, la diminuzione del 10,5% della produzione destinata al mercato libero.(208) La proporzione destinata all'uso vincolato della produzione totale è aumentata leggermente nel periodo considerato, passando dal 67,9% al 69,2%. L'andamento dei due tipi di produzione, per uso vincolato e per il mercato libero, è stato comunque paragonabile, con una diminuzione drammatica tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta.(209) Tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, la produzione dell'industria comunitaria destinata all'uso vincolato è diminuita del 9,2%, una percentuale che corrisponde a oltre 3 milioni di tonnellate. Come confermato al considerando (157) l'interesse dell'industria comunitaria è quello di mantenere un alto livello di utilizzazione degli impianti. L'industria comunitaria è consapevole del fatto che non trarrebbe benefici dallo spostamento volontario della produzione da un utilizzo all'altro. In considerazione della perdita di produzione destinata all'uso vincolato, l'industria ha dovuto cercare di aumentare la produzione destinata al mercato libero. Tuttavia, ciò non è stato possibile, a causa della presenza su quel mercato delle importazioni a basso prezzo oggetto di dumping. In effetti, l'industria comunitaria è riuscita a compensare solo parzialmente il deterioramento delle condizioni del mercato libero aumentando la produzione per uso vincolato. La proporzione di tale produzione è aumentata, passando dal 68,9% nel 2000 al 69,2% della produzione totale dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta.(210) Si conclude pertanto che l'andamento della produzione per uso vincolato non ha influito in modo significativo sul grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.3.6. Aumento della capacità(211) Tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta l'industria comunitaria ha incrementato la propria capacità di circa 500.000 tonnellate. Tale aumento è stato la conseguenza degli investimenti effettuati nel 2000 che, esclusa la manutenzione, hanno riguardato la sostituzione di alcune linee tradizionali con tecnologia di colata continua. Tuttavia, se l'industria comunitaria fosse stata in grado di mantenere la propria produzione e i volumi di vendita al livello del 2000, l'ammortamento relativo alla nuova tecnologia sarebbe stato completamente assorbito e non avrebbe inciso sui costi di produzione per tonnellata degli arrotolati laminati a caldo venduti sul mercato libero.(212) In realtà, il solo impatto dell'aumento della capacità produttiva non ha avuto ripercussioni sull'industria comunitaria. Al contrario, in condizioni normali di mercato, ovvero in assenza di importazioni oggetto di dumping, tale investimento avrebbe permesso all'industria comunitaria di diminuire i costi e di realizzare economie di scala a beneficio dell'intera produzione di arrotolati laminati a caldo. L'inchiesta ha rivelato che, in un mercato in via di contrazione, le importazioni oggetto di dumping stavano guadagnando quota di mercato e volume di vendita a discapito degli altri operatori, tra cui l'industria comunitaria. L'aumento della capacità non ha pertanto contribuito significativamente al grave pregiudizio subito, durante il periodo dell'inchiesta, dall'industria comunitaria.4. Conclusione sulle cause(213) L'inchiesta ha evidenziato che nel periodo considerato, in particolare dal 2000 al periodo dell'inchiesta, il volume delle importazioni a basso prezzo oggetto di dumping originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia è aumentato in misura considerevole, mettendo l'industria comunitaria nell'impossibilità di aumentare i prezzi sul mercato comunitario ad un livello accettabile, soprattutto in considerazione del minore impatto delle economie di scala. Considerata la quota di mercato del 9,8% conquistata dalle importazioni di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia sul mercato comunitario durante il periodo dell'inchiesta, tale andamento ha avuto conseguenze negative gravi per l'industria comunitaria.(214) Sono stati esaminati altri fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia, per esempio l'andamento del consumo nella Comunità, le importazioni originarie di altri paesi terzi, le esportazioni dell'industria comunitaria, la situazione mondiale e la presunta natura ciclica del settore degli arrotolati laminati a caldo, la produzione dell'industria comunitaria destinata all'uso vincolato e l'aumento della capacità produttiva dell'industria comunitaria. È emerso che l'andamento del consumo e la natura ciclica del settore degli arrotolati laminati a caldo hanno contribuito al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Tuttavia, come spiegato, tale impatto non è stato sostanziale, e certo non tale da troncare il nesso di causalità tra le importazioni in dumping e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.(215) In conclusione, si conferma che il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria, caratterizzato dalla riduzione dei volumi di produzione e di vendita, da una minore utilizzazione degli impianti, dalla diminuzione dei prezzi di vendita, dall'aumento dei costi di produzione, dalla contrazione della quota di mercato, da perdite finanziarie, da un flusso di cassa negativo e dalla diminuzione dell'occupazione, è stato causato dalle importazioni oggetto di dumping prese in esame. In realtà, l'effetto dell'andamento del consumo comunitario, delle importazioni da altri paesi terzi, delle esportazioni dell'industria comunitaria, della situazione mondiale e della natura ciclica del settore siderurgico, dell'uso vincolato dell'industria comunitaria e dell'aumento della capacità dell'industria comunitaria sull'andamento negativo di quest'ultima a livello di volume di produzione, utilizzazione degli impianti, vendite, prezzi di vendita, costi di produzione, quota di mercato, risultati finanziari e occupazione è stato limitato. Il nesso causale tra le importazioni oggetto di dumping e la situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria si è rivelato autentico e sostanziale.(216) Alla luce di quest'analisi, nella quale si è provveduto alle opportune separazioni e distinzioni tra gli effetti di tutti gli altri fattori noti e gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping sulla situazione dell'industria comunitaria, si conferma che detti altri fattori non sono di per sé sufficienti ad annullare il fatto che il grave pregiudizio accertato debba essere attribuito a tali importazioni in dumping.G. PROBABILITÀ DELLA PERSISTENZA E DELLA REITERAZIONE DEL DUMPING CAUSA DEL PREGIUDIZIO(217) Nel contesto della revisione intermedia relativa alla Bulgaria e al Sudafrica, si è esaminato se le mutate circostanze in rapporto all'indagine iniziale, relative al dumping e al pregiudizio, potessero essere considerate di natura durevole. Tuttavia, per quanto riguarda il produttore esportatore sudafricano che non ha esportato il prodotto in esame durante il periodo dell' inchiesta, si è esaminata la probabilità di un reinsorgere del dumping nel caso in cui le misure fossero soppresse.1. Bulgaria(218) L'analisi ha preso in considerazione il fatto che nell'inchiesta originaria è stato accettato un impegno da parte di tale produttore esportatore. E' stato esaminato anche l'effetto dell'impegno sul prezzo all'esportazione (considerando (221)).(219) È stato effettuato il confronto tra i prezzi del prodotto in esame venduto per l'esportazione verso la Comunità e verso i paesi terzi durante il periodo dell'inchiesta.(220) È emerso che per i codici NC più rappresentativi (per quanto concerne le quantità vendute) e le cifre globali (relative a tutti i codici NC), i prezzi di vendita del prodotto in esame risultavano significativamente più alti nella Comunità che nei paesi terzi. Le esportazioni verso i paesi terzi venivano pertanto effettuate molto probabilmente a prezzi di dumping, con margini di dumping che, con tutta probabilità, sono più alti di quelli citati al considerando (47).(221) La differenza di prezzo tra il mercato comunitario e gli altri mercati di esportazione si spiega in larga misura con l'impegno del prezzo minimo accettato dal produttore esportatore. Effettivamente, la società ha rispettato l'impegno durante il periodo dell'inchiesta ma senza mai vendere a prezzi non significativamente più alti dei prezzi minimi, indipendentemente dalle condizioni del mercato. Ciò indica che il produttore esportatore non ha fissato i prezzi all'esportazione nella Comunità in funzione delle forze di mercato, ma che detti prezzi sono stati determinati in larga misura dall'obbligo del prezzo minimo, tale prezzo minimo risultando una misura che incide sui prezzi all'esportazione. Il margine di cui disponeva la società per ribassare i prezzi applicati nella Comunità è ulteriormente dimostrato dal livello di prezzo praticato su altri mercati di esportazione. Va osservato che nonostante il rispetto dell'impegno, la società ha continuato ad esportare nella Comunità a prezzi di dumping. Questo dimostra che l'impegno in vigore non è sufficiente ad eliminare il dumping.(222) Si è pertanto ritenuto che, in caso di abolizione delle misure sotto forma di impegni, la società potrebbe praticare gli stessi prezzi delle esportazioni nei paesi terzi, riducendo quindi i suoi prezzi all'esportazione. Qualora inoltre le misure sotto forma di dazi ad valorem fossero applicate solo al livello di cui al considerando (47), esse non rifletterebbero pienamente il dumping effettivo praticato nel periodo dell'inchiesta, e probabilmente risulterebbero inefficaci.(223) Considerando quanto sopra, è necessario adeguare l'impegno in vigore aumentando i prezzi minimi per tener conto dei margini di dumping messi in luce dall'inchiesta (cioè il livello di dumping di cui al considerando (47)).(224) Infine, per i motivi già esposti al considerando (222), dovrebbe essere determinato il livello applicabile di dazio nel caso la società violasse o ritirasse l'impegno. A tale proposito, si rammenta che il margine di dumping scoperto nell'inchiesta originaria era del 27,1% e che il margine di pregiudizio era del 7,5%. La misura oggetto del presente riesame ha pertanto compensato solo parzialmente il dumping originario. Ciò è stato confermato dal presente riesame, che ha rivelato l'esistenza, oltre il livello del dumping eliminato dalla misura dell'impegno, di un dumping addizionale dell'8,6%. In queste circostanze, il dazio applicabile in caso di violazione o ritiro dell'impegno dovrebbe eliminare il livello di pregiudizio determinato nell'inchiesta iniziale. Ciò va considerato alla luce del fatto che, come descritto in dettaglio al considerando (221), gli attuali prezzi delle esportazioni bulgare verso la Comunità sono sostanzialmente influenzati dall'impegno oggetto della revisione. I prezzi all'esportazione riflettono essenzialmente il livello fissato nell'impegno, ma non lo superano in modo significativo. Senza l'esistenza dell'impegno, i prezzi all'esportazione verso la Comunità verrebbero con ogni probabilità ulteriormente ridotti e non c'è ragione di credere che il dumping che ne risulterebbe sarebbe inferiore al 16,1%, cioè il 7,5% trovato nell'indagine iniziale e l'8,6% stabilito da questo riesame. Di conseguenza, in tali circostanze, il dazio dovrebbe essere stabilito nella misura del 16,1%..(225) Si rammenta che il livello di dazio residuo specificato nella decisione 283/2000/CECA della Commissione con riferimento alla Bulgaria era del 7,5%. Tale livello dovrebbe essere aggiunto al livello del nuovo impegno per evitare di privare di efficacia le misure antidumping contro la Bulgaria. Il nuovo dazio residuo dovrebbe pertanto essere fissato al 16,1%, valore ottenuto sommando il 7,5% all'8,6%.2. Sudafrica(226) Si rammenta che solamente un produttore esportatore ha esportato nella Comunità il prodotto in questione nel periodo dell'inchiesta e che dall'altro produttore esportatore, che non ha esportato arrotolati laminati a caldo nella Comunità, è stato accettato un impegno di prezzo minimo durante l'inchiesta originaria.(227) In primo luogo, si è esaminato se, relativamente a quest'ultimo produttore esportatore, pur in assenza di esportazioni, fosse appropriato mantenere i dazi antidumping istituiti al termine dell'inchiesta originaria e riconfermare l'impegno in vigore allo stesso livello accettato nell'inchiesta originaria. A tale scopo, la Commissione ha esaminato la capacità produttiva, il volume delle vendite sui diversi mercati e il livello dei prezzi delle vendite sul mercato interno e sul mercato delle esportazioni verso paesi terzi.(i) Capacità produttiva(228) Il volume di produzione del prodotto considerato è diminuito di quasi il 40% dopo l'istituzione delle misure nel 2000, mentre la capacità produttiva è rimasta inalterata. Dal 2000, il volume di produzione è rimasto stabilmente basso e nel periodo dell'inchiesta le capacità di riserva hanno quasi raggiunto il 40%. Vale la pena osservare che la società aveva previsto di produrre al massimo della capacità, ovvero allo stesso livello del periodo anteriore all'istituzione delle misure antidumping definitive, nel 2002. Tali risultanze dimostrano che non solo esiste un significativo potenziale di aumento della produzione futura, ma anche che tale aumento è molto probabile se le misure decadessero, in quanto la stessa società, ha già previsto un aumento di produzione nonostante le misure in vigore. Inoltre, accanto all'aumento della produzione grazie all'utilizzo delle attuali capacità di riserva, il passaggio dalla produzione di fogli laminati a caldo alla produzione di arrotolati laminati a caldo sarebbe relativamente facile, in quanto entrambi i prodotti escono dalla stessa linea produttiva. Tale cambiamento della produzione non solo sarebbe semplice da un punto di vista tecnico, ma l'incidenza sui costi sarebbe minima o nulla.(ii) Volume delle vendite(229) Negli ultimi anni il mercato interno è rimasto relativamente stabile. Poiché non ci sono indicazioni per un cambiamento significativo in futuro dellecondizioni del mercato interno , si deve concludere che tale mercato molto probabilmente non sarebbe in grado di assorbire un aumento dell'offerta del prodotto in esame. Per quanto concerne le vendite ai paesi terzi, queste sono diminuite in modo significativo nel 2001, soprattutto a causa dell'istituzione di dazi antidumping (nella seconda metà del periodo dell'inchiesta) negli Stati Uniti e in Canada contro le importazioni di arrotolati laminati a caldo originarie del Sudafrica. Si è pertanto concluso che le possibilità di vendita di maggiori quantità ad altri paesi terzi sono limitate.(230) Considerando questi fatti, e date le notevoli capacità di produzione disponibili, si deve concludere che le esportazioni verso la Comunità risalirebbero a livelli significativi nel caso in cui le misure fossero lasciate scadere e l'accesso al mercato dovesse essere libero.(iii) Prezzi di vendita(231) L'analisi dei prezzi all'esportazione verso paesi terzi effettuata durante il periodo dell'inchiesta ha dimostrato che questi erano, in media, più bassi dei prezzi di vendita del prodotto in esame sul mercato interno. Poiché le vendite del prodotto in esame sul mercato interno sono state redditizie durante il periodo dell'inchiesta e poiché tali prezzi avrebbero potuto essere utilizzati per calcolare il valore normale, si è concluso che i prezzi di vendita all'esportazione verso paesi terzi erano molto probabilmente a livello di dumping.(232) Inoltre, i prezzi di vendita all'esportazione verso paesi terzi nel periodo dell'inchiesta sono risultati al di sotto dell'attuale prezzo minimo previsto dall'impegno in vigore per le esportazioni nella Comunità. Ne consegue che, per quanto riguarda le future vendite all'esportazione nella Comunità, queste, molto probabilmente, sarebbero effettuate a prezzi di dumping qualora le misure fossero lasciate scadere. Inoltre, il prezzo che la società ha previsto di ottenere per le vendite all'esportazione nonché il prezzo di pareggio relativi al prodotto in esame si sono rivelati significativamente inferiori all'attuale prezzo minimo previsto dall'impegno. Infine è stato appurato che la società riesce a vendere a prezzi di dumping pur mantenendo un profitto.(233) In conclusione, data la probabilità dell'aumento del volume della produzione mentre i mercati interno e delle esportazioni verso paesi terzi non saranno probabilmente in grado di assorbire l'aumento di offerta, si è concluso che, qualora le misure fossero lasciate scadere, gran parte dell'aumento della produzione entrerebbe nella Comunità a prezzi che implicano livelli elevati di dumping. In base alle informazioni raccolte nel corso dell'inchiesta, il margine di dumping in caso di abrogazione delle misure non sarebbe, con ogni probabilità, inferiore a quello determinato nell'inchiesta originaria, pari al 37,8%.(234) Per quanto concerne il produttore esportatore che non ha esportato nella Comunità nel periodo dell'inchiesta, la Commissione ha esaminato se l'effetto del cambiamento delle circostanze (aumento del dumping) rilevato per l'operatore in questione fosse di lunga durata.(235) Si rammenta che tale produttore esportatore è collegato con altre società , in particolare con due produttori del prodotto in questione, che operano in Sudafrica. Uno dei due produttori collegati non era operativo durante l'inchiesta originaria, avendo cominciato la produzione a metà del 1999. Tale produttore collegato si è rivelato essere principalmente orientato verso l'esportazione, considerata la posizione geografica degli stabilimenti, situati vicino ad un porto marittimo. Inoltre, sul mercato interno, tale società aveva un solo cliente. L'inchiesta ha inoltre evidenziato che le vendite all'esportazione di tale produttore corrispondevano a circa l'80% del volume totale delle vendite. Ci sono pertanto motivi per credere che la nuova società sia orientata all'esportazione e che tale orientamento venga confermato in futuro.(iv) Prezzi all'esportazione(236) Non sono emerse informazioni che indichino che i prezzi all'esportazione possano aumentare in un futuro prevedibile.(v) Probabile evoluzione del valore normale(237) Come risulta dal considerando (93), l'inchiesta ha rivelato che il gruppo praticava il dumping a livelli significativi. Ciò è dipeso principalmente dalla presenza del nuovo produttore collegato (che ha cominciato la produzione solamente nel 1999), per il quale, nella presente inchiesta, è stato fissato un valore normale elevato.(238) Poiché il valore normale relativo a tale produttore è stato costruito, i costi di produzione hanno avuto un'incidenza significativa sul calcolo del livello. I costi di produzione rilevati erano alti. Sebbene la società abbia sostenuto che tali costi elevati fossero dovuti al processo di avvio, l'argomentazione non è stata accettata (vedi considerando (91)). Poiché non sono stati forniti elementi di prova che dimostrassero che i costi sarebbero diminuiti in un futuro prevedibile, non è stato irragionevole concludere che il valore normale così calcolato sarebbe rimasto elevato.(239) Alla luce di quanto esposto sopra, si è concluso che per il produttore esportatore che ha esportato nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta le misure in vigore non bastano più a compensare il dumping all'origine del pregiudizio.(vi) Conclusioni relative al Sudafrica(240) Per quanto riguarda il produttore esportatore che ha esportato nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta, è probabile che il dumping si ripeta qualora le misure vengano tolte. Per questo motivo tali misure dovrebbero essere mantenute in vigore.(241) Per l'altro produttore esportatore, il margine di dumping dovrebbe essere fissato in base al dumping accertato durante il presente riesame, dato che le misure in vigore non sono state sufficienti ad eliminare l'effetto del dumping.(242) Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, è pertanto il seguente:Highveld Steel and Vanadium Corporation: 37.8%Iscor Steel, Saldanha Steel, Macsteel International Sudafrica (Pty) Ltd, e Macsteel International UK Ltd.: 85,1%3. Conclusione sulla probabilità della persistenza e della reiterazione del dumping causa del pregiudizio(243) Le misure attualmente applicate alle importazioni di arrotolati laminati a caldo originari della Bulgaria e da un produttore Sudafricano non bastano più a neutralizzare l'effetto pregiudizievole delle importazioni fatte in dumping. Relativamente alla probabilità della persistenza o della reiterazione del dumping (nel caso del produttore Sudafricano che non ha esportato durante il periodo dell'inchiesta) qualora le misure fossero lasciate scadere e considerando che le misure attualmente in vigore contro Bulgaria e Sudafrica non bastano più ad annullare l'effetto pregiudizievole del dumping, si conclude che la situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria peggiorerebbe se le misure fossero mantenute nella forma attuale (o lasciate scadere nel caso di un produttore Sudafricano).H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ1. Introduzione(244) La Commissione ha esaminato se, nonostante le risultanze sul dumping, sul pregiudizio e sul nesso di causalità, vi fossero valide ragioni per concludere che nella fattispecie l'adozione o la modifica di misure non fosse nell'interesse della Comunità. A tal fine, ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato i probabili effetti delle misure per tutte le parti interessate all'inchiesta.2. Interesse dell'industria comunitaria(245) La situazione dell'industria comunitaria si è deteriorata a causa della pressione verso il ribasso dei prezzi esercitata dalle importazioni a basso prezzo di arrotolati laminati a caldo originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia, specialmente tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, quando queste importazioni sono raddoppiate, creando una situazione in cui la diminuzione delle vendite dell'industria comunitaria era maggiore della riduzione del consumo del mercato libero comunitario e in cui le vendite non erano più redditizie.(246) Il volume delle vendite perduto dall'industria comunitaria è stato sostituito dalle importazioni oggetto di dumping. L'inchiesta ha evidenziato l'importanza del fattore del volume per l'industria siderurgica, ovvero della necessità di mantenere un alto tasso di utilizzazione degli impianti di produzione per beneficiare di economie di scala. La diminuzione dei volumi di produzione e di vendita ha avuto un impatto negativo sulla situazione finanziaria dell'industria comunitaria.(247) Si ritiene che, in mancanza di misure antidumping, la situazione dell'industria comunitaria si deteriorerebbe ulteriormente, facendo ulteriormente peggiorare i risultati finanziari e riducendo l'occupazione.(248) Poiché l'industria comunitaria ha dimostrato di essere fondamentalmente sana in assenza del pregiudizio provocato dal dumping, l'adozione o il mantenimento dei dazi antidumping favorirebbero i suoi interessi.3. Interesse degli importatori(249) I servizi della Commissione hanno ricevuto sei risposte al questionario da parte di importatori, due dei quali sono operatori commerciali mentre gli altri sono allo stesso tempo industriali (costruttori di tubi), che hanno rappresentato il 28,4% delle importazioni originarie di Bulgaria, Egitto, Slovacchia, Sudafrica e Turchia durante il periodo dell'inchiesta e il 28,3% delle importazioni originarie di tutti gli altri paesi. Le società in questione erano le seguenti:- Arvedi Tubi Acciaio s.r.l., Cremona, Italia- Eurostahl GmbH, Linz, Austria- Marcegaglia S.p.A., Gazoldo Ippoliti, Italia- Profiltubi P.P.A., Reggiolo, Italia- Stemcor Europe Limited, Londra, Regno Unito- Subergal-Trading Lda., Mozelos, PortogalloTali parti interessate hanno dichiarato di opporsi all'istituzione di dazi antidumping.(250) I due operatori commerciali di arrotolati laminati a caldo hanno realizzato, durante il periodo dell'inchiesta, un margine di profitto medio sulle vendite del 2,3%. È chiaro che le misure antidumping proposte causerebbero delle perdite nel caso in cui gli operatori commerciali continuassero a rifornirsi presso le stesse fonti e non fossero in grado di aumentare il livello del prezzo delle corrispondenti vendite. A tale proposito, va tuttavia sottolineato che la possibilità di rifornirsi altrove esiste e che è probabile che gli aumenti di prezzo vengano trasferiti sul prezzo pagato dagli acquirenti. Pertanto, l'interesse degli importatori non induce a concludere che, tutto considerato, l'adozione delle misure sia contraria all'interesse della Comunità.4. Interesse degli utilizzatori(251) I servizi della Commissione hanno ricevuto cinque risposte al questionario da parte di utilizzatori, quattro dei quali, già elencati al considerando (249), hanno operato anche come importatori durante il periodo dell'inchiesta, tra cui la:Fabbrica Tubi Mobilio (F.T.M.), S.A., Trieste, Italia(252) Durante il periodo dell'inchiesta, le cinque società che hanno collaborato hanno rappresentato circa il 4% del consumo comunitario di arrotolati laminati a caldo, assorbendo circa l'8% delle vendite sul mercato libero dell'industria comunitaria. Esse hanno importato circa il 28% delle importazioni totali (il 25% dai paesi in esame e il 29% da altri paesi terzi). In base alle risposte ricevute, l'incidenza degli arrotolati laminati a caldo sui costi totali di produzione dei prodotti finiti fabbricati da tali utilizzatori che hanno collaborato durante il periodo dell'inchiesta è risultata elevata (superiore al 60%). Gli utilizzatori, la cui redditività globale sulle vendite è stata pari, durante il periodo dell'inchiesta, solo allo 0,8%, hanno affermato che l'istituzione di misure antidumping li avrebbe penalizzati.(253) I costruttori di tubi in generale, che rappresentano in totale il 12% delle vendite sul libero mercato effettuate dall'industria comunitaria e il 6% del consumo comunitario, possono essere penalizzati da un aumento di prezzi degli arrotolati laminati a caldo. Essi sostengono infatti di non essere in grado di scaricare eventuali aumenti.(254) Tuttavia, sebbene sia probabile che i prezzi degli arrotolati laminati a caldo originari dei paesi in esame aumentino, esistono altre fonti di approvvigionamento, non oggetto di dumping, originarie di altri paesi terzi. Inoltre, per quanto riguarda l'industria comunitaria, va osservato che l'istituzione di misure sugli arrotolati laminati a caldo non condurrà necessariamente all'aumento automatico dei prezzi del prodotto. I prezzi potrebbero non aumentare, come effetto delle misure, se l'industria comunitaria potesse recuperare la quota di mercato perduta, nel periodo dell'inchiesta, a causa delle importazioni oggetto di dumping.(255) Per quanto concerne la presunta impossibilità di scaricare l'aumento di prezzo sulle fasi successive della lavorazione industriale, va osservato che l'industria dei tubi ha sostenuto che l'aumento dei propri prezzi di vendita era ostacolato dalle importazioni di tubi a basso prezzo oggetto di dumping nella Comunità. A tale proposito, va osservato che il comitato di difesa dell'industria dei tubi saldati in acciaio (Defence Committee of the Welded Steel Tube Industry) ha presentato una denuncia relativa alle importazioni di profilati cavi originarie di Russia e Turchia e che il 16 ottobre 2002 [9] è stato pubblicato il relativo avviso di apertura. Esistono pertanto ragioni per credere che il basso livello dei prezzi di vendita e la scarsa redditività che hanno caratterizzato tale industria durante il periodo dell'inchiesta non siano dovuti al livello dei prezzi degli arrotolati acquistati, e che di conseguenza l'imposizione di misure su tali prodotti non contribuirebbe in modo determinante a modificare la situazione dei fabbricanti di tubi..[9]  GU L 249 del 16.10.2002, pag. 5.(256) Considerata la grande incidenza degli arrotolati laminati a caldo sui costi di produzione di alcuni utilizzatori, questi ultimi sono particolarmente preoccupati per la possibilità di aumento del livello dei prezzi degli arrotolati laminati a caldo in caso di istituzione di misure antidumping. Ciò è particolarmente vero per gli utilizzatori che importano gli arrotolati dai paesi in esame. Tuttavia, si ritiene che le ripercussioni negative che le misure antidumping potrebbero avere su alcuni utilizzatori non supereranno gli effetti positivi globali di cui beneficerebbero tutti gli altri operatori attivi sul mercato comunitario.5. Conclusione sull'interesse della Comunità(257) Alla luce di tali fatti, la Commissione ritiene che l'istituzione delle misure antidumping sia necessaria per impedire nuove importazioni oggetto di dumping ed evitare un ulteriore deterioramento della situazione economica dell'industria comunitaria. Nella fattispecie, l'adozione delle misure servirà a ripristinare condizioni di effettiva concorrenza per tutti gli operatori nella Comunità. L'istituzione di misure antidumping sugli arrotolati laminati a caldo originari di Egitto, Slovacchia e Turchia importati a prezzi di dumping nella Comunità e la proroga delle misure antidumping sulle importazioni originarie di Bulgaria e Sudafrica causeranno probabilmente alcune perdite finanziarie a determinati operatori commerciali e utilizzatori comunitari.(258) Tutto considerato, comunque, le probabili perdite che saranno subite da alcuni operatori commerciali e utilizzatori non costituiscono valide ragioni contro l'istituzione delle misure antidumping.I. MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE1. Livello necessario per eliminare il pregiudizio(259) Alla luce delle conclusioni raggiunte in merito al dumping, al pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse della Comunità, si dovrebbero adottare misure definitive per impedire che le importazioni oggetto di dumping arrechino ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria.(260) Per stabilire il livello delle misure definitive si è tenuto conto sia dei margini di dumping riscontrati che del pregiudizio subito dall'industria comunitaria.(261) Le misure relative a Egitto, Slovacchia e Turchia e le misure modificate relative a Bulgaria e Sudafrica dovrebbero essere di livello tale da eliminare il pregiudizio causato da tali importazioni, ma non superiori ai margini di dumping riscontrati. Al momento del calcolo dell'entità del dazio necessario ad eliminare gli effetti del dumping pregiudizievole, si è considerato che le misure dovessero essere tali da consentire all'industria comunitaria di coprire i propri costi e di ottenere complessivamente un profitto al lordo delle imposte pari a quello che potrebbe essere ragionevolmente ottenuto in normali condizioni di concorrenza, cioè in assenza di importazioni oggetto di dumping, sulle vendite del prodotto simile nella Comunità. Il margine usato per il calcolo è dell'8% del volume d'affari, un livello che dipende dalla valutazione della redditività necessaria a coprire costi finanziari degli investimenti effettuati dall'industria comunitaria.(262) Il livello dell'aumento dei prezzi necessario è stato quindi determinato in base ad un confronto tra la media ponderata dei prezzi all'importazione, utilizzata per calcolare la sottoquotazione dei prezzi, e i prezzi non pregiudizievoli dei diversi tipi di arrotolati venduti dall'industria comunitaria sul mercato comunitario, prendendo in considerazione lo stadio commerciale, ovvero le vendite agli operatori commerciali e le vendite agli utilizzatori. Il livello di prezzo non pregiudizievole per ciascun tipo è stato ottenuto aggiungendo il margine di profitto dell'8% ai costi di produzione per tipo. Le differenze risultanti da tale confronto sono state espresse in percentuale del valore totale all'importazione cif.(263) I corrispondenti margini di eliminazione del pregiudizio per i produttori esportatori in esame sono i seguenti:Kremikovtzi Corporation, Sofia, Botunetz e Kremikovtzi Trade EOOD, Sofia, Botunetz (Bulgaria)  //  21,3%Alexandria National Iron & Steel Società, Eldekheila (Egitto):  //  13,8%U.S. Steel Kosice, s.r.o., Kosice (Slovacchia):  //  18,6%Iscor Steel, Saldanha Steel, Macsteel International Sudafrica (Pty) Ltd e Macsteel International UK Ltd. (Sudafrica) :  //  20,8%Ere/li Demir ve Celik Fabrikalari T.A.n, Zonguldak (Turchia):  //  17,6%Per tutti i produttori esportatori in esame sono stati riscontrati, durante il periodo dell'inchiesta, livelli significativi di vendite sottocosto rispetto ai prezzi di vendita dell'industria comunitaria.(264) I margini residui di eliminazione del pregiudizio per i produttori esportatori che non hanno collaborato sono stati fissati o allo stesso livello di quelli di cui al considerando (263), se la collaborazione generale è stata alta, o sulla base del più alto margine di vendita sottocosto, per codice NC, riscontrato per un produttore esportatore del paese in questione che ha collaborato.2. Dazi definitivi(265) Per la Bulgaria, il margine di dumping riscontrato si è rivelato inferiore al livello di eliminazione del pregiudizio. La Bulgaria è stata informata delle nuove risultanze e del loro carattere durevole, che rendono necessaria la modifica dell'impegno attualmente in vigore, in modo da tenere conto del nuovo livello del margine di dumping.(266) Il produttore esportatore sudafricano, da cui era stato accettato, durante il periodo dell'inchiesta, un impegno basato sul margine di dumping, non ha esportato verso la Comunità in tale periodo. Si è stabilito che l'impegno esistente dovrebbe essere prorogato, considerata la probabilità di reiterazione del dumping pregiudizievole.(267) Il dazio ad valorem relativo all'altro produttore esportatore sudafricano dovrebbe essere adeguato in base alle risultanze relative al periodo dell'inchiesta. La misura in vigore durante il periodo dell'inchiesta si basava su un margine di sottoquotazione del 5,2% e dovrebbe essere adeguata per corrispondere ad un ulteriore margine di sottoquotazione del 15,6%, in considerazione del fatto che è necessario un dazio ad valorem più alto per compensare il dumping pregiudizievole rilevato durante il periodo dell'inchiesta.(268) Per la Turchia, il margine di dumping riscontrato si è rivelato inferiore al livello di eliminazione del pregiudizio. Pertanto, le misure definitive dovrebbero corrispondere al margine di dumping riscontrato, conformemente all'articolo 9, paragrafo (4), del regolamento di base. Per quanto concerne Egitto e Slovacchia, il livello di eliminazione del pregiudizio è risultato essere più basso del margine di dumping, per cui il livello delle misure istituite corrisponderà al margine di eliminazione del pregiudizio.3. Impegni(269) I produttori esportatori di Bulgaria, Slovacchia, Sudafrica e Turchia hanno offerto impegni sui prezzi ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento di base. Oltre alle clausole abituali, gli impegni contengono una flessibilità supplementare sotto forma di prezzi minimi diversi a seconda dei volumi d'importazione, anziché indicare direttamente aumenti di prezzo per tutti i volumi di esportazione. La Commissione ritiene che nella fattispecie gli impegni offerti possano essere accettati considerato il gran numero delle misure di salvaguardia riguardanti l'acciaio che vengono o saranno probabilmente applicate in molte parti del mondo agli esportatori della Bulgaria, della Repubblica slovacca, del Sudafrica e della Turchia. Si ritiene pertanto che gli impegni siano sufficientemente flessibili da consentire agli esportatori di operare in queste condizioni di incertezza e da proteggere l'industria comunitaria contro gli effetti pregiudizievoli del dumping.(270) Le società forniranno inoltre alla Commissione informazioni periodiche e particolareggiate sulle loro esportazioni nella Comunità, permettendole quindi un controllo efficace degli impegni. Considerata la struttura delle vendite delle società, inoltre, la Commissione giudica limitati i rischi di elusione degli impegni, la cui efficacia e fattibilità saranno comunque valutate dalla Commissione entro nove mesi dall'accettazione. Fatte salve eventuali misure precedenti, in questa occasione gli elementi degli impegni saranno riesaminati nella misura giudicata necessaria.(271) Per garantire che l'impegno assunto sia effettivamente rispettato ed efficacemente controllato, al momento della presentazione della domanda d'immissione in libera pratica l'esenzione dal dazio è subordinata alla presentazione all'autorità doganale competente di una fattura commerciale contenente le informazioni elencate in allegato, necessaria per controllare che le spedizioni corrispondano esattamente ai documenti commerciali. Nel caso in cui la fattura non venga presentata, o non corrisponda al prodotto presentato in dogana, sarà applicata l'appropriata aliquota di dazio antidumping.(272) In caso di sospetta violazione, di violazione o di revoca dell'impegno, può essere imposto un dazio antidumping, in conformità dell'articolo 8, paragrafi 9 e 10, del regolamento di base.4. Effetto combinato delle misure antidumping e dei dazi di salvaguardia(273) Il regolamento (CE) n. 1694/2002 della Commissione ha imposto misure di salvaguardia su una serie di prodotti dell'acciaio, tra cui gli arrotolati laminati a caldo [10]. Se le misure antidumping sopracitate prendono la forma di dazio o di impegno, le misure di salvaguardia consistono in contingenti tariffari applicabili a periodi specifici, oltre i quali va versato un dazio di salvaguardia aggiuntivo ("dazio di salvaguardia"). Relativamente agli arrotolati laminati a caldo, se il volume totale delle importazioni originarie di tutti i paesi terzi supera il livello riportato all'allegato 1 del regolamento, si applicano i dazi di salvaguardia.[10]  GU L 261 del 28.9.2002, pag. 1.(274) Quando vengono superati i contingenti tariffari previsti dalle misure di salvaguardia, si applicano alle importazioni sia il dazio di salvaguardia che il dazio antidumping, oppure, se sono stati accettati impegni, il dazio di salvaguardia e l'obbligo di osservare l'impegno sui prezzi.(275) Il Consiglio, con regolamento (CE) n. ... del Consiglio (regolamento di abilitazione), ha ritenuto che la combinazione sullo stesso prodotto di misure antidumping o antisovvenzioni con misure di salvaguardia potrebbe avere un effetto maggiore di quello previsto dalla politica e dagli obiettivi di difesa commerciale della Comunità e potrebbe costituire, per alcuni produttori esportatori che desiderano esportare nella Comunità, un onere eccessivo o tale da rendervi impossibile l'accesso. Il Consiglio ha pertanto introdotto disposizioni specifiche che permettono alla Comunità, ove essa lo consideri appropriato, di adottare provvedimenti per garantire che la combinazione sullo stesso prodotto di misure antidumping o antisovvenzioni con misure tariffarie di salvaguardia non abbia tali effetti.(276) Nella fattispecie, se da una parte non è chiaro quando i contingenti tariffari di salvaguardia istituiti con regolamento (CE) n. 1694/2002 saranno superati, dall'altra è probabile che le importazioni di arrotolati laminati a caldo soggette a dazi antidumping o impegni saranno soggette anche al pagamento di un dazio di salvaguardia, per un periodo limitato, verso la fine dei periodi contingentali specificati.(277) Nel caso di riscossione sia di un dazio antidumping che di un dazio di salvaguardia, se il dazio antidumping è inferiore o corrisponde al dazio di salvaguardia, è opportuno non riscuotere il dazio antidumping; se il dazio antidumping è maggiore del dazio di salvaguardia, è opportuno che sia riscossa solamente la parte di dazio antidumping eccedente l'importo del dazio di salvaguardia. Nel caso in cui siano stati accettati impegni, la Commissione ha convenuto di accettare riduzioni equivalenti del prezzo minimo degli impegni per il periodo in cui il dazio di salvaguardia è dovuto.(278) In tali circostanze, e per garantire la certezza del diritto agli operatori economici interessati, si ritiene opportuno specificare le misure antidumping di applicazione nel caso di superamento dei contingenti tariffari di salvaguardia, o nel caso in cui il beneficio del contingente tariffario non sia richiesto da un produttore esportatore o da un importatore o non concesso, ad esempio, perchè le necessarie formalità non sono state espletate da un importatore.J. DISPOSIZIONI FINALI(279) Le aliquote del dazio antidumping applicabili ad alcune società a titolo individuale indicate nel presente regolamento sono state stabilite in base alle risultanze della presente inchiesta. Esse rispecchiano pertanto la situazione constatata durante l'inchiesta per le società in questione. Tali aliquote di dazio sono quindi applicabili esclusivamente alle importazioni di prodotti originarie dei paesi interessati e fabbricati da tali società, e quindi dalle specifiche persone giuridiche citate. I prodotti importati fabbricati da qualsiasi altra società non specificamente menzionata con denominazione e indirizzo nella parte normativa del presente regolamento, e dalle entità collegate a quelle menzionate, non possono beneficiare di tali aliquote e devono essere assoggettati all'aliquota del dazio applicabile a "tutte le altre imprese" di quel paese particolare.(280) Le eventuali richieste di applicazione di tali aliquote individuali (ad es. in seguito ad un cambiamento della ragione sociale della società o alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere inoltrate senza indugio alla Commissione [11] con tutte le informazioni pertinenti, in particolare l'indicazione degli eventuali mutamenti nelle attività della società riguardanti la produzione, le vendite sul mercato interno e le vendite all'estero, connessi ad esempio al cambiamento della ragione sociale o ai cambiamenti a livello di entità produttive o di vendita. Se del caso, la Commissione, previa consultazione del comitato consultivo, procederà a modificare debitamente il regolamento, aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote individuali,[11]  Commissione europea, Direzione Generale del Commercio, Direzione B, B-1049 BruxellesHA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Articolo 11. È istituito un dazio antidumping, come specificato al paragrafo 3 del presente articolo, sulle importazioni di alcuni prodotti laminati piatti, di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo (attualmente classificabili ai codici NC 7208 10 00, 7208 25 00, 7208 26 00, 7208 27 00, 7208 36 00, 7208 37 10, 7208 37 90, 7208 38 10, 7208 38 90, 7208 39 10, 7208 39 90), originarie di Egitto, Slovacchiae Turchia.2.  Il dazio definitivo antidumping sulle importazioni di alcuni prodotti laminati piatti, di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo (attualmente classificabili ai codici NC 7208 10 00, 7208 25 00, 7208 26 00, 7208 27 00, 7208 36 00, 7208 37 10, 7208 37 90, 7208 38 10, 7208 38 90, 7208 39 10, 7208 39 90), originarie di Bulgaria e Sudafrica, imposto con la Decisione della Commissione N° 283/2000/ECSC, è modificato come indicato al paragrafo 3.3. Le aliquote del dazio definitivo applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per i prodotti fabbricati dalle società sotto elencate sono le seguenti:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;4. Nonostante quanto stabilito nel paragrafo 1, il dazio definitivo antidumping non sarà applicato alle importazioni poste in libera circolazione ai sensi dell'Articolo 2.5. Salvo diversa indicazione, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.Articolo 21. Importazioni dichiarate per immissione in libera pratica con i seguenti codici addizionali Taric, prodotte e direttamente esportate (spedite e fatturate) dalle società sottoelencate a società nella Comunità operanti come importatori saranno esentate dal dazio antidumping imposto con l'Articolo 1, a condizione che tali importazioni siano fatte in conformità col paragrafo 2 di questo Articolo.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;2.  Le importazioni indicate al paragrafo 1 saranno esenti dal dazio antidumping a condizione che:a) una fattura commerciale contenente almeno gli elementi indicati nell'allegato sia presentata alle autorità doganali degli Stati membri unitamente alla dichiarazione di immissione in libera pratica; eb) le merci presentate e dichiarate alla dogana corrispondano esattamente alla descrizione riportata sulla fattura commercialeArticolo 3Fatto salvo l'articolo 1, paragrafo (3), se le importazioni del prodotto in esame sono soggette al pagamento di un dazio di salvaguardia supplementare ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. 1694/2002, l'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per i prodotti fabbricati dalle seguenti società è la seguente:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Articolo 4Il procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti, di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo, originari di Ungheria, Iran e Libia è chiuso.Articolo 5Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a Bruxelles,Per il ConsiglioIl PresidenteALLEGATOINFORMAZIONI DA FORNIRE OBBLIGATORIAMENTE NELLE FATTURE COMMERCIALI CHE ACCOMPAGNANO LE VENDITE ASSOGGETTATE AD IMPEGNI (articolo 2, paragrafo 2)1. L'intestazione "FATTURA COMMERCIALE CHE ACCOMPAGNA MERCI ASSOGGETTATE A UN IMPEGNO"2. Il nome della società che rilascia la fattura commerciale3. Il numero della fattura commerciale4. La data di rilascio della fattura commerciale5. Il codice addizionale Taric con il quale le merci figuranti nella fattura vengono sdoganate alla frontiera comunitaria (come specificato nella decisione)6. L'esatta descrizione delle merci, compresi:- il numero di codice del prodotto (quale figura nell'impegno offerto dal produttore esportatore in questione);- le specifiche tecniche del numero di codice del prodotto;- il numero di codice del prodotto della società (ove d'applicazione);- il codice NC;- la quantità (in tonnellate).7. La descrizione delle condizioni di vendita, compresi:- il prezzo alla tonnellata,- le condizioni di pagamento applicabili,- le condizioni di consegna applicabili,- sconti e riduzioni complessivi.8. Il nome del primo acquirente operante come importatore al quale la società ha rilasciato direttamente la fattura.9. Il nome del responsabile della società che ha emesso la fattura commerciale, seguito dalla seguente dichiarazione firmata:"Il sottoscritto certifica che la vendita per l'esportazione diretta nella Comunità europea delle merci coperte dalla presente fattura è effettuata nell'ambito e alle condizioni dell'impegno offerto dalla .... (nome della società) e accettato dalla Commissione europea con decisione n. ..../2003. Il sottoscritto dichiara che le informazioni contenute nella presente fattura sono complete ed esatte."