CELEX: C2005/155/53
Language: it
Date: 2005-06-25 00:00:00
Title: Causa T-161/05: Ricorso della Hoechst AG contro la Commissione delle Comunità europee, proposto il 25 aprile 2005

25.6.2005   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 155/27
            
         Ricorso della Hoechst AG contro la Commissione delle Comunità europee, proposto il 25 aprile 2005
   (Causa T-161/05)
   (2005/C 155/53)
   Lingua processuale: il tedesco
   Il 25 aprile 2005 la Hoechst AG, Frankfurt am Main (Germania), rappresentata dagli avv.ti M. Klusmann e U. Itzen, ha proposto dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee un ricorso contro la Commissione delle Comunità europee.
   La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               annullare gli artt. 2 e 3 della decisione della Commissione 17 febbraio 2005 nella parte in cui essi riguardano la ricorrente;
            
         
               —
            
            
               in subordine ridurre in misura adeguata l'ammenda inflitta all'art. 2 della decisione impugnata;
            
         
               —
            
            
               condannare la convenuta alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti:
   Nella decisione impugnata 19 gennaio 2005, C(2004)4876 def., la Commissione ha constatato che la ricorrente e altre imprese avrebbero violato l'art. 81, n. 1, CE (e dal 1o gennaio 1994 l'art. 53, n. 1, del Trattato SEE) in quanto esse avrebbero attribuito quote di volume ed acquirenti, concertato aumenti di prezzo, istituito un sistema di compensazioni, scambiato informazioni sui volumi di vendita e sui prezzi, partecipato a regolari incontri ed intrattenuto altri contatti per fissare e mettere in pratica le menzionate restrizioni. A causa di tali infrazioni è stata inflitta un'ammenda alla ricorrente.
   La ricorrente poggia nel suo ricorso su sette motivi. In primo luogo essa sostiene che, a causa della separazione e successiva esternalizzazione dell'attività di cui trattasi, per motivi di diritto non le si poteva infliggere alcuna ammenda.
   In secondo luogo la ricorrente fa valere che l'imposizione di un'ammenda sarebbe inammissibile pur ammettendo che la ricorrente possa esservi condannata dato che un'amnistia è stata accordata all'impresa divenuta in seguito la società madre della società che l'aveva richiesta, ma non alla ricorrente quale società madre di quest'ultima. In tale contesto la ricorrente afferma l'assenza di evidenti motivi di diritto ai fini di una siffatta differenziazione.
   Il terzo motivo di ricorso riguarda il calcolo dell'ammenda. A parere della ricorrente essa, non avendo contestato la materialità dei fatti, avrebbe dovuto beneficiare di una riduzione del 10 % dell'ammenda in forza del regolamento del 1996 sui testi che riconoscono gli addebiti contestati.
   La ricorrente fa valere inoltre la non proporzionalità e l'inadeguatezza, assolute e relative, dell'importo di base dell'ammenda, con riguardo alla prassi decisionale della Commissione in altri casi.
   In quinto luogo la ricorrente contesta la possibilità di tener conto, per aumentare l'ammenda, di procedimenti anteriori cui si è fatto concreto riferimento e fa valere in subordine la violazione del principio ne bis in dem.
   La ricorrente censura ulteriormente il mancato accesso al fascicolo e la grossolana illegalità della relazione del consigliere-uditore ed infine l'illegittimità dell'ingiunzione di cessare i comportamenti in atto.