CELEX: 52018DC0409
Language: it
Date: 2018-05-23 00:00:00
Title: Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2018 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2018 della Francia

COMMISSIONE EUROPEA
            Bruxelles, 23.5.2018
            COM(2018) 409 final
            Raccomandazione di
            RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
            sul programma nazionale di riforma 2018 della Franciae che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2018 della Francia
            
               
         
         
            
            
            
               Raccomandazione di
            
            
               RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
            
            
               sul programma nazionale di riforma 2018 della Francia
               
                  e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2018 della Francia
            
            
               IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
            
            
               visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 121, paragrafo 2, e l’articolo 148, paragrafo 4,
            
            
               visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche
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               , in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,
            
            
               visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici
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               , in particolare l’articolo 6, paragrafo 1,
            
            
               vista la raccomandazione della Commissione europea
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               ,
            
            
               viste le risoluzioni del Parlamento europeo
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               ,
            
            
               viste le conclusioni del Consiglio europeo,
            
            
               visto il parere del comitato per l’occupazione,
            
            
               visto il parere del comitato economico e finanziario,
            
            
               visto il parere del comitato per la protezione sociale,
            
            
               visto il parere del comitato di politica economica,
            
            
               considerando quanto segue:
            
            
               (1)Il 22 novembre 2017 la Commissione ha adottato l’analisi annuale della crescita, segnando l’inizio del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche 2018. Essa ha tenuto debitamente conto del pilastro europeo dei diritti sociali, proclamato dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione il 17 novembre 2017. Il Consiglio europeo del 22 marzo 2018 ha approvato le priorità indicate nell’analisi annuale della crescita. Il 22 novembre 2017 la Commissione ha adottato inoltre, sulla base del regolamento (UE) n. 1176/2011, la relazione sul meccanismo di allerta, in cui la Francia è stata annoverata tra gli Stati membri da sottoporre a esame approfondito. Lo stesso giorno la Commissione ha anche adottato una raccomandazione di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro, che è stata approvata dal Consiglio europeo del 22 marzo 2018. Il 14 maggio 2018 il Consiglio ha adottato la raccomandazione sulla politica economica della zona euro (“raccomandazione per la zona euro”).
            
            
               (2)In quanto Stato membro la cui moneta è l’euro e considerate le strette correlazioni fra le economie nell’Unione economica e monetaria, la Francia dovrebbe assicurare l’attuazione piena e tempestiva della raccomandazione sulla politica economica della zona euro, come riflessa nelle raccomandazioni che seguono, in particolare quelle di cui ai punti 1 e 2. 
            
         
         
            
               (3)Il 7 marzo 2018 è stata pubblicata la relazione per paese relativa alla Francia 2018
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               , nella quale sono valutati i progressi compiuti dalla Francia nel dar seguito alle raccomandazioni specifiche per paese adottate dal Consiglio l’11 luglio 2017 e alle raccomandazioni adottate l’anno precedente nonché i progressi verso il conseguimento degli obiettivi nazionali di Europa 2020. La relazione per paese comprende altresì l’esame approfondito a norma dell’articolo 5 del regolamento (UE) n. 1176/2011, i cui risultati sono stati pubblicati il 7 marzo 2018
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               . L’analisi ha portato la Commissione a concludere che la Francia presenta squilibri macroeconomici. In particolare, le vulnerabilità derivano da un debito pubblico elevato e da una debole dinamica della competitività in un contesto di bassa crescita della produttività. Il rischio di ripercussioni negative sull’economia francese e, considerate le sue dimensioni, di ricadute negative sull’Unione economica e monetaria è particolarmente consistente.
            
            
               (4)Il 25 aprile 2018 la Francia ha presentato il suo programma nazionale di riforma 2018 e il suo programma di stabilità 2018. I due programmi sono stati valutati contemporaneamente per tenere conto delle loro correlazioni.
            
            
               (5)La programmazione dei Fondi strutturali e d’investimento europei per il periodo 2014-2020 ha tenuto conto delle pertinenti raccomandazioni specifiche per paese. In applicazione dell’articolo 23 del regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio
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               , ove necessario per sostenere l’attuazione delle raccomandazioni pertinenti del Consiglio, la Commissione può chiedere a uno Stato membro di rivedere e proporre di modificare il suo contratto di partenariato e i programmi rilevanti. La Commissione ha precisato i modi in cui conta di valersi di tale possibilità negli orientamenti sull’applicazione delle misure per collegare l’efficacia dei fondi strutturali e d’investimento europei a una sana governance economica
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               . 
            
            
               (6)[A seguito della correzione tempestiva e duratura del disavanzo eccessivo e della decisione del Consiglio [del/dell’XX] giugno 2018 di abrogare la procedura per i disavanzi eccessivi, la Francia è sottoposta al braccio preventivo del patto di stabilità e crescita ed è soggetta alla regola del debito transitoria. Nel programma di stabilità 2018 il governo prevede un miglioramento graduale del saldo delle amministrazioni pubbliche, che dovrebbe passare dal -2,6% del PIL nel 2017 al +0,3% del PIL nel 2022. Non si prevede di raggiungere l’obiettivo di bilancio a medio termine - un disavanzo strutturale dello 0,4% del PIL - nell’arco del periodo di riferimento del programma di stabilità. Secondo il programma di stabilità 2018, il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe scendere dal 97,0% del PIL nel 2017 all’89,2% nel 2022. Lo scenario macroeconomico su cui si fondano tali proiezioni di bilancio è plausibile. Tuttavia, le misure necessarie per sostenere gli obiettivi di disavanzo pianificati a partire dal 2019 non sono state illustrate in modo sufficientemente dettagliato.
            
            
               (7)L’11 luglio 2017 il Consiglio ha raccomandato alla Francia di fare in modo che il tasso di crescita nominale della spesa pubblica primaria netta
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                nel 2018 non superi l’1,2%, corrispondente a un aggiustamento strutturale annuo dello 0,6% del PIL. Allo stesso tempo, la valutazione del documento programmatico di bilancio 2018 e la successiva valutazione dei risultati di bilancio 2018 dovranno tenere in debita considerazione l’obiettivo di attuare una politica di bilancio il cui orientamento contribuisca sia a rafforzare la ripresa in corso, sia ad assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Sulla scorta della valutazione della Commissione per quanto concerne la solidità della ripresa in Francia, che è stata effettuata nel contesto del parere sul documento programmatico di bilancio del paese e che tiene in debito conto le sfide della Francia in materia di sostenibilità, non è necessario prendere in considerazione ulteriori elementi a tal riguardo. Sulla base delle previsioni della primavera 2018 della Commissione, nel 2018 vi è il rischio di una significativa deviazione dal percorso raccomandato di avvicinamento all’obiettivo di bilancio a medio termine. 
            
            
               (8)Nel 2019, tenuto conto del rapporto debito pubblico/PIL della Francia superiore al 60% del PIL e del divario tra prodotto effettivo e potenziale ipotizzato dello 0,6% del PIL, il tasso di crescita nominale della spesa pubblica primaria netta non dovrebbe superare l’1,4%, in linea con l’aggiustamento strutturale dello 0,6% del PIL derivante dalla matrice degli obblighi del patto di stabilità e crescita. Secondo le previsioni della primavera 2018 della Commissione, nell’ipotesi di politiche invariate sussiste il rischio di una significativa deviazione da tale requisito nel 2019 e nel 2018 e 2019 considerati congiuntamente. Ad una prima analisi, non si prevede che la Francia si conformi alla regola transitoria del debito nel 2018 e nel 2019. Nel complesso, il Consiglio è del parere che dal 2018 dovrebbero essere adottate le misure necessarie per rispettare le disposizioni del patto di stabilità e crescita. Il ricorso a eventuali entrate straordinarie per ridurre ulteriormente il rapporto debito pubblico/PIL rappresenterebbe una risposta prudente.
            
            
               (9)Il livello della spesa pubblica in Francia è il più alto dell’UE. Il rapporto spesa/PIL dovrebbe attestarsi al 56,0% nel 2018, ossia 10,6 punti percentuali al di sopra della media dell’UE. Sebbene la strategia di risanamento negli ultimi anni abbia beneficiato principalmente del calo dei tassi di interesse e dei tagli agli investimenti pubblici, è improbabile che il contesto caratterizzato da bassi tassi d’interesse continui anche nel medio termine e la riduzione degli investimenti produttivi potrebbe danneggiare il futuro potenziale economico. Le revisioni della spesa dal 2014 non si sono tradotte in risparmi significativi e i vantaggi in termini di efficienza sono stati limitati a causa della mancanza di opportune misure di follow-up e dello scarso livello di titolarità politica. La più recente strategia di revisione della spesa è stata abbandonata e sarà sostituita dal programma Action Publique 2022, i cui principi sono definiti nella legge sulla programmazione pluriennale delle finanze pubbliche per il periodo 2018-2022. Il Comité Action Publique 2022 dovrebbe definire una tabella di marcia prima dell’estate 2018 e analizzare le misure necessarie da adottare. Tuttavia, non sono state ancora proposte misure ben definite e, in tale contesto, si otterranno nuovi risparmi solo a partire dal 2020. Gli interventi volti a rispondere alle attuali esigenze in termini di risanamento di bilancio nel medio-breve termine trarrebbero vantaggio dalla rapida attuazione delle misure di riduzione della spesa.
            
            
               (10)Attualmente esistono in Francia 37 regimi pensionistici diversi, che riguardano diversi gruppi di lavoratori e funzionano in base a differenti serie di regole. La progressiva unificazione delle regole consentirebbe di migliorare la trasparenza del sistema, rafforzare l’equità intergenerazionale e agevolare la mobilità dei lavoratori. L’armonizzazione dei criteri di calcolo contribuirebbe altresì a controllare meglio la spesa pubblica. Mentre le riforme pensionistiche già adottate dovrebbero ridurre il livello della spesa pubblica per le pensioni nel lungo termine, un sistema pensionistico più semplice e più efficiente permetterebbe di generare ulteriori risparmi e contribuirebbe ad attenuare i rischi relativi alla sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio termine. Secondo un recente studio, l’allineamento dei diversi regimi pensionistici nel settore pubblico e in quello privato produrrebbe un risparmio a livello di spesa pubblica di oltre 5 miliardi di EUR entro il 2022.
            
            
               (11)Il tasso di disoccupazione è diminuito, passando dal 10,4% del 2015 al 9,4% nel 2017, e secondo le previsioni dovrebbe ridursi ulteriormente nei prossimi anni, mentre il tasso di occupazione è salito al 70,6% nel 2017. Tuttavia, le condizioni del mercato del lavoro per i giovani, i lavoratori scarsamente qualificati e le persone provenienti da un contesto migratorio (sia della prima che della seconda generazione) sono ancora relativamente più difficili. Nel 2016 solo il 54,5% delle persone nate al di fuori dell’UE (di età compresa tra 20 e 64 anni) aveva un lavoro: 17,5 punti percentuali in meno rispetto alle persone nate in Francia. Gli abitanti delle zone più svantaggiate (Quartiers de la politique de la ville), comprese le persone provenienti da un contesto migratorio, continuano a incontrare difficoltà sul mercato del lavoro. Nonostante le misure adottate, l’impatto del contesto socioeconomico e migratorio sui risultati scolastici è relativamente alto e ostacola l’integrazione del mercato del lavoro. Vi sono anche segnali indicanti il ricorso a pratiche discriminatorie sul mercato del lavoro. Un efficace sostegno attivo all’occupazione - che comprende la formazione linguistica, l’orientamento professionale intensivo, il sostegno all’assunzione e un’azione più decisa per contrastare le pratiche discriminatorie - è fondamentale per promuovere le pari opportunità sul mercato del lavoro.
            
            
               (12)La legge sul lavoro del 2016, che modernizza il dialogo sociale e garantisce i percorsi professionali, è volta a migliorare la capacità delle imprese di adattarsi ai cicli economici e a ridurre la percentuale di lavoratori assunti con contratti a tempo determinato. Anche se il numero delle persone assunte con contratti a tempo indeterminato è aumentato, la segmentazione del mercato del lavoro continua a rappresentare un problema ed è necessario promuovere la transizione verso forme di occupazione a tempo indeterminato. In tale contesto è importante completare l’attuazione dell’ambizioso programma di riforma, attualmente in corso, che comprende la riforma del diritto del lavoro adottata di recente, la prevista revisione del sistema per le indennità di disoccupazione e la riforma del sistema di istruzione e formazione professionale, incluso l’apprendistato. 
            
            
               (13)La graduale attuazione delle misure finalizzate a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro ha migliorato a partire dal 2013 la competitività della Francia in termini di costi, ma le perdite accumulate in passato non sono state ancora completamente recuperate. Considerando la retribuzione media, nel 2016 le aliquote della contribuzione sociale a carico del datore di lavoro erano ancora tra le più alte dell’UE in proporzione al costo totale del lavoro. Le attuali misure per ridurre il costo del lavoro dovrebbero ulteriormente consolidarsi e rafforzarsi a partire dal 2019, con l’annunciata conversione del credito di imposta per la competitività e l’occupazione (CICE) in una riduzione generalizzata dei contributi sociali per i datori di lavoro e l’introduzione di ulteriori riduzioni per le retribuzioni più basse allo scopo di promuovere l’occupazione delle persone scarsamente qualificate.
            
            
               (14)Dal 2013 la retribuzione minima in Francia ha subito un’evoluzione conforme alle norme in materia di indicizzazione, senza aumenti ad hoc. Di conseguenza, è aumentata più lentamente rispetto ai salari di riferimento (1,23% nel 2017, rispetto all’1,31% per la retribuzione media), in un contesto di bassa inflazione e aumento delle retribuzioni contenuto. Mentre la retribuzione minima, rispetto alla retribuzione media, è alta se comparata a quella degli altri paesi del mondo, il costo del lavoro retribuito al minino è stato tagliato in misura significativa grazie alle riduzioni dei contributi sociali. Tali riduzioni saranno rafforzate e rese permanenti a partire dal 2019. Sebbene l’indicizzazione della retribuzione minima sia importante per preservare il potere di acquisto dei lavoratori, il meccanismo attuale (unico nell’UE) potrebbe limitare gli adeguamenti retributivi all’evoluzione delle condizioni, con potenziali conseguenze negative in termini di competitività. Un gruppo di esperti indipendenti effettua con cadenza annuale una valutazione della retribuzione minima in Francia e formula pareri non vincolanti sull’evoluzione della stessa. Nel 2017 il gruppo ha raccomandato la revisione del meccanismo di indicizzazione, ad esempio limitandolo unicamente all’indicizzazione sulla base dell’inflazione.
            
            
               (15)L’attuale sistema di istruzione e formazione professionale iniziale non favorisce sufficientemente l’integrazione nel mercato del lavoro, in particolare perché una percentuale considerevole di studenti è spinta verso percorsi con limitate prospettive occupazionali. Inoltre, i risultati scolastici degli studenti francesi che seguono corsi di istruzione e formazione professionale sono molto più scarsi rispetto alla media dell’UE, mentre i risultati degli studenti che seguono corsi di istruzione generale sono di gran lunga migliori. In tale contesto, le misure volte ad incoraggiare gli apprendistati, associati a migliori prospettive occupazionali, insieme alle misure finalizzate al miglioramento dei risultati scolastici, sono essenziali per favorire l’occupazione giovanile e promuovere le pari opportunità. Allo stesso tempo è importante migliorare l’accesso alla formazione continua per i lavoratori scarsamente qualificati e le persone in cerca di lavoro e promuovere il conseguimento di qualifiche più elevate, con il sostegno di opportuni orientamenti. In considerazione di tali sfide e, in particolare, della necessità di migliorare la governance del sistema, garantire la pertinenza per il mercato del lavoro, la qualità e l’accesso alla formazione e le transizioni nel mercato del lavoro, il 27 aprile 2018 il governo ha presentato un progetto di legge di riforma dell’apprendistato e del sistema di istruzione e formazione professionale continua. Inoltre, il programma nazionale di riforma 2018 conferma l’intenzione di attuare un piano di investimenti da 14 miliardi di EUR per le competenze e apre la strada a una riforma complementare dell’istruzione professionale iniziale di tipo scolastico.
            
            
               (16)Complessivamente il sistema di protezione sociale produce buoni risultati. Le disparità di reddito in seguito ai trasferimenti sono inferiori alla media dell’UE e, nonostante un recente aumento, il numero di persone a rischio di povertà e di esclusione sociale resta relativamente basso. Per alcuni gruppi tuttavia - in particolare per le famiglie monoparentali, le persone nate al di fuori dell’UE e le persone che vivono nelle aree urbane più degradate - il rischio di povertà è più alto. L’accesso a un alloggio adeguato per le persone che vivono in condizioni di povertà continua a destare preoccupazione. Nonostante i recenti miglioramenti, l’edilizia popolare è ancora insufficiente in alcune zone.
            
            
               (17)A dispetto delle riforme in corso volte a ridurre la pressione fiscale sulle imprese e a favorire gli investimenti produttivi, il sistema fiscale francese continua ad essere caratterizzato da un alto grado di complessità, e le agevolazioni fiscali, le imposte inefficaci e le imposte sulla produzione ostacolano il buon funzionamento del contesto imprenditoriale. Il numero elevato di agevolazioni fiscali (credito d’imposta, esenzioni, sgravi fiscali) costituisce un ulteriore fardello per le imprese, soprattutto le PMI, poiché si traduce in un aumento dei costi di conformità e in una maggiore incertezza. Esso genera inoltre costi di controllo aggiuntivi per l’amministrazione fiscale. Le agevolazioni fiscali, che aumenteranno ulteriormente in numero e in valore con la legge finanziaria del 2018, dovrebbero passare dai 93 miliardi di EUR del 2017 a 99,8 miliardi di EUR nel 2018 (4,5% del PIL). Inoltre, sono state individuate circa 192 imposte che generano entrate modeste (meno di 150 milioni di EUR l’anno), ma dal 2014 ne è stato eliminato solo un numero molto ridotto
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               . Infine, la Francia presenta imposte molto elevate sulla produzione nell’UE
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                (3,1% del PIL nel 2016), che consistono principalmente in imposte sul capitale e sul lavoro prelevate sulle imprese a motivo dell’esercizio dell’attività di produzione, indipendentemente dai loro risultati economici.
            
            
               (18)I servizi al mercato hanno rappresentato oltre il 50% del valore aggiunto, il 40% dell’occupazione e il 20% del valore aggiunto dell’industria manifatturiera nelle esportazioni nel 2016. Tuttavia, sebbene abbia un impatto sull’intera economia, la concorrenza nei servizi al mercato è ancora ostacolata da requisiti normativi e oneri amministrativi, che incidono peraltro negativamente sulle prospettive di crescita delle imprese. Purché sufficientemente ambiziose e pienamente attuate, le riforme nel settore dei servizi potrebbero avere un considerevole impatto economico positivo. Nel definire le priorità degli sforzi di riforma, è importante tener conto dell’importanza economica e dei risultati dei sottosettori dei servizi. Un approccio basato sugli indicatori utilizzato per individuare le riforme prioritarie nei settori dei servizi evidenzia una serie di servizi alle imprese (attività di architettura e ingegneria, attività legali e contabili, servizi amministrativi e di supporto), il commercio al dettaglio, i servizi alberghieri e di ristorazione e i servizi sanitari. Nell’ambito specifico dei servizi professionali, la legge per la crescita, l’attività e le pari opportunità economiche (“legge Macron”) del 6 agosto 2015 ha ridotto le restrizioni per un numero limitato di professioni, soprattutto quelle forensi. Inoltre, le leggi successive ne hanno diluito il vigore, il che ha limitato anche il suo impatto atteso. Ulteriori riforme potrebbero riguardare anche le restrizioni all’ingresso e all’esercizio (ad esempio, riserve di attività, restrizioni in materia di diritti di voto, restrizioni alla partecipazione azionaria, restrizioni multidisciplinari e restrizioni in termini di numero chiuso), che sono considerate eccessive. Le riforme per ovviare ai principali ostacoli alla crescita delle imprese potrebbero includere la rimozione degli effetti di soglia connessi ai criteri relativi alle dimensioni e la riduzione degli oneri amministrativi che gravano sulle imprese. Infine, il miglioramento della copertura della banda larga veloce in Francia aumenterebbe la capacità del paese di beneficiare dei vantaggi dell’economia digitale.
            
            
               (19)Secondo il quadro europeo di valutazione dell’innovazione, i risultati della Francia in termini di innovazione restano al di sotto di quelli registrati dai paesi dell’UE che sono leader in questo settore, nonostante il livello relativamente elevato del sostegno pubblico. In particolare, il miglioramento dell’efficienza dei sistemi pubblici di sostegno (tra cui il Crédit d’Impôt Recherche, il credito d’imposta a favore delle attività di ricerca e sviluppo) stimolerebbe risultati migliori nel campo dell’innovazione. A tale riguardo, è necessario tener conto dei risultati delle valutazioni in corso per migliorare la formulazione delle misure di sostegno pubblico per l’innovazione. Il trasferimento delle conoscenze tra la ricerca pubblica e le imprese è tuttora una sfida da superare, il che limita lo sfruttamento commerciale dei risultati della ricerca. Rispetto agli altri Stati membri dell’UE, i risultati della Francia in termini di co-pubblicazioni pubblico-private e attività di ricerca e sviluppo pubbliche finanziate dalle imprese sono scarsi. Vi è la possibilità di rafforzare i meccanismi di trasferimento tra mondo accademico e industria semplificando la ricerca svolta in collaborazione e incentivando la mobilità dei ricercatori. 
            
            
               (20) Nell’ambito del semestre europeo 2018, la Commissione ha effettuato un’analisi completa della politica economica della Francia, che ha pubblicato nella relazione per paese 2018. Ha altresì valutato il programma di stabilità 2018, il programma nazionale di riforma 2018, nonché il seguito dato alle raccomandazioni rivolte alla Francia negli anni precedenti. La Commissione ha tenuto conto non soltanto della loro pertinenza ai fini della sostenibilità della politica di bilancio e della politica socioeconomica della Francia, ma anche della loro conformità alle norme e agli orientamenti dell’Unione, alla luce della necessità di rafforzare la governance economica dell’Unione nel suo insieme offrendo un contributo a livello dell’Unione per le future decisioni nazionali. 
            
            
               (21)Alla luce della valutazione di cui sopra, il Consiglio ha esaminato il programma di stabilità 2018 e il suo parere
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                trova riscontro, in particolare, nella raccomandazione di cui al punto 1.
            
            
               (22)Alla luce dell’esame approfondito della Commissione e della citata valutazione, il Consiglio ha esaminato il programma nazionale di riforma e il programma di stabilità. Le sue raccomandazioni a norma dell’articolo 6 del regolamento (UE) n. 1176/2011 trovano riscontro nelle raccomandazioni di cui ai punti da 1 a 3,
            
         
         
            
               RACCOMANDA che la Francia adotti provvedimenti nel 2018 e nel 2019 al fine di:
            
            
               1.assicurare che nel 2019 il tasso di crescita nominale della spesa pubblica primaria netta non superi l’1,4%, il che equivarrebbe a un aggiustamento strutturale annuo dello 0,6% del PIL. Usare le entrate straordinarie per accelerare la riduzione del rapporto debito pubblico/PIL. Realizzare i risparmi in materia di spesa nel 2018 e specificare in maniera dettagliata gli obiettivi e le nuove misure necessarie nell’ambito dell’iniziativa Azione pubblica 2022, affinché possano tradursi in concreti risparmi di spesa e misure volte a migliore l’efficienza nel bilancio 2019. Unificare progressivamente le regole dei diversi sistemi pensionistici esistenti al fine di renderli più equi e sostenibili;
            
            
               2.proseguire le riforme del sistema di istruzione e formazione professionale, al fine di rafforzarne la pertinenza per il mercato del lavoro e migliorare l’accesso alla formazione, in particolare per i lavoratori scarsamente qualificati e le persone in cerca di lavoro. Promuovere le pari opportunità e l’accesso al mercato del lavoro, anche per le persone provenienti da un contesto migratorio e le persone che vivono nelle aree svantaggiate. Assicurare che il salario minimo segua un’evoluzione in linea con la creazione di posti di lavoro e la competitività; 
            
            
               3.semplificare il sistema fiscale, limitando il ricorso alle agevolazioni fiscali, eliminando le imposte inefficaci e riducendo le imposte sulla produzione cui sono assoggettate le imprese. Ridurre gli oneri regolamentari e amministrativi per aumentare la concorrenza nel settore dei servizi e promuovere la crescita delle imprese. Intensificare gli sforzi per migliorare i risultati del sistema di innovazione, in particolare migliorando l’efficienza dei sistemi pubblici di sostegno e potenziando il trasferimento delle conoscenze tra gli istituti di ricerca pubblici e le imprese.
            
            
               Fatto a Bruxelles, il
            
            
               
                     Per il Consiglio
               
               
                     Il presidente
               
            
         
         
            
                  
                     (1)
                  
                        GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
               
               
                  
                     (2)
                  
                        GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
               
               
                  
                     (3)
                  
                        COM(2018) 409 final.
               
               
                  
                     (4)
                  
                        P8_TA(2018)0077 e P8_TA(2018)0078.
               
               
                  
                     (5)
                  
                        SWD(2018) 208 final.
               
               
                  
                     (6)
                  
                        COM(2018) 120 final.
               
               
                  
                     (7)
                  
                        Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).
               
               
                  
                     (8)
                  
                        COM(2014) 494 final.
               
               
                  
                     (9)
                  
                        La spesa pubblica primaria netta si compone della spesa pubblica totale al netto della spesa per interessi, della spesa relativa a programmi dell’Unione interamente coperta da entrate provenienti da fondi dell’Unione e delle modifiche non discrezionali nella spesa per le indennità di disoccupazione. La formazione lorda di capitale fisso finanziata a livello nazionale è spalmata su un periodo di quattro anni. Sul versante delle entrate si è tenuto conto delle misure discrezionali e degli aumenti delle entrate prescritti per legge; non si è invece tenuto conto delle misure una tantum, né sul versante delle entrate né su quello della spesa.
               
               
                  
                     (10)
                  
                        Inspection Générale des Finances (2014), Les taxes à faible rendement. 
               
               
                  
                     (11)
                  
                        Le imposte sulla produzione devono essere considerate come “altre tasse sulla produzione” secondo EUROSTAT (categoria D29).
               
               
                  
                     (12)
                  
                        A norma dell’articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio.