CELEX: 52013PC0234
Language: it
Date: 2013-04-23
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originari dell'India, di Taiwan e della Tailandia in seguito a un riesame in previsione della scadenza effettuato ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009, e che chiude il riesame in previsione della scadenza riguardante le importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originari dell'Indonesia e della Malaysia

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		52013PC0234
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originari dell'India, di Taiwan e della Tailandia in seguito a un riesame in previsione della scadenza effettuato ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009, e che chiude il riesame in previsione della scadenza riguardante le importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originari dell'Indonesia e della Malaysia /* COM/2013/0234 final - 2013/0122 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Motivazione e obiettivi della proposta
La presente proposta riguarda l'applicazione del
regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009,
relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di
paesi non membri della Comunità europea (“regolamento di base”), in particolare
dell'articolo 9, paragrafi 2 e 4, e dell'articolo 11, paragrafo 2, al riesame
in previsione della scadenza del dazio antidumping in vigore sulle importazioni
di alcuni tipi di polietilentereftalato originari dell'India, dell'Indonesia,
della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia.
Contesto generale
La presente proposta viene presentata nel contesto
dell'attuazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta
svolta in conformità agli obblighi sostanziali e procedurali di tale
regolamento.
Disposizioni vigenti nel settore della proposta
Con il regolamento (CE) n. 2604/2000, il
Consiglio istituiva un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni
tipi di polietilentereftalato originari dell'India, dell'Indonesia, della
Malaysia, della Repubblica di Corea, di Taiwan e della Thailandia. In seguito a
un riesame in previsione della scadenza, il Consiglio istituì, con il
regolamento (CE) n. 192/2007, un dazio antidumping definitivo per altri
cinque anni. Le misure antidumping furono successivamente modificate dal
regolamento (CE) n. 1286/2008 del Consiglio ai sensi dell'articolo 19 del
regolamento (CE) n. 597/2009 relativo alla difesa contro le importazioni
oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea
(“regolamento antisovvenzioni di base”). Un secondo riesame intermedio
effettuato ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di base,
modificò le misure in vigore a norma del regolamento di esecuzione (CE)
n. 906/2011. 
Con la decisione 2000/745/CE, quale modificata, la
Commissione accettava l'impegno di fissare un prezzo minimo all'importazione
offerto da tre produttori esportatori in India.
Oltre alle misure prese nei confronti dei paesi
interessati, esistono dazi antidumping che gravano sulle importazioni di PET
dalla Cina (estesi nel novembre 2010) nonché, da settembre 2010, misure
compensative nei confronti delle importazioni di PET originario dell'Iran, del
Pakistan e degli Emirati arabi uniti. Inchieste antidumping e antisovvenzioni
nei confronti dell'Oman e dell'Arabia Saudita sono state chiuse nel 2011, in
seguito al ritiro della denuncia. 
Coerenza con altri obiettivi e politiche
dell'Unione
Non pertinente.
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
Consultazione delle parti interessate
Le parti interessate coinvolte nel procedimento
hanno avuto la possibilità di difendere i propri interessi durante l'inchiesta
in conformità a quanto disposto dal regolamento di base.
Ricorso al parere di esperti
Non è stato necessario consultare esperti esterni.
Valutazione d'impatto
La presente proposta è il risultato
dell'applicazione del regolamento di base.
Il regolamento di base non prescrive una
valutazione d'impatto generale ma contiene un elenco esauriente delle
condizioni da valutare.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
Sintesi delle misure proposte
In data 24 febbraio 2012, la Commissione
annunciava, con un avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea, l'apertura di un riesame in previsione della scadenza delle misure
antidumping applicabili alle importazioni di alcuni tipi di
polietilentereftalato originari dell'India, dell'Indonesia, della Malaysia, di
Taiwan e della Thailandia.
Il riesame fu avviato in seguito a una domanda
presentata dal Comitato dei produttori europei di polietilentereftalato (Committee
of Polyethylene Terephthalate Manufacturers in Europe - CPME) per conto di
produttori UE che rappresentavano il 95% circa della produzione UE di alcuni
tipi di polietilentereftalato.
Riguardo a India, Taiwan e Thailandia, l'inchiesta
di riesame ha riscontrato pratiche di dumping persistenti sul prodotto in
esame, capaci di determinare la reiterazione del pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione in caso di abolizione delle misure antidumping.
L'inchiesta accertò inoltre che il mantenimento delle misure non era contrario
all'interesse dell'Unione.
Come per l'Indonesia e la Malaysia, fu ritenuto
improbabile che nel breve e medio periodo le importazioni verso l'Unione
provenienti da questi paesi riprendessero a prezzi di dumping in quantità
pregiudizievoli per il mercato dell'UE se le misure fossero state lasciate
scadere.
Si suggerisce pertanto che il Consiglio adotti l'allegata
proposta di regolamento mirante a prorogare le misure attualmente in vigore per
l'India, Taiwan e la Thailandia e di porre invece termine alle misure per
l'Indonesia e la Malaysia.
Base giuridica
La presenta proposta concerne l'applicazione del
regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009,
relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di
paesi non membri della Comunità europea.
Principio di sussidiarietà
La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione
Europea. Pertanto, il principio di sussidiarietà non si applica.
Principio di proporzionalità
La proposta rispetta il principio di
proporzionalità per le ragioni qui di seguito esposte.
Il tipo di intervento è descritto nel
summenzionato regolamento di base e non consente decisioni a livello nazionale.
Non è necessario indicare il modo per ridurre al
minimo e adeguare all'obiettivo della proposta l'onere finanziario e
amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti locali e
regionali, degli operatori economici e dei cittadini.
Scelta dello strumento
Strumento proposto: regolamento.
Altri strumenti non sarebbero adeguati per il
seguente motivo:
il regolamento di base non prevede altre opzioni.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO
Nessuna.
2013/0122 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originari
dell'India, di Taiwan e della Tailandia in seguito a un riesame in previsione della
scadenza effettuato ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento
(CE) n. 1225/2009, e che chiude il riesame in previsione della scadenza
riguardante le importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originari
dell'Indonesia e della Malaysia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, 
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009 del
Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni
oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea[1] (“il
regolamento di base”), in particolare l'articolo 9, paragrafi 2 e 4, e
l'articolo 11, paragrafo 2,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea (“la Commissione”) e dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
1.           Inchieste precedenti e misure
in vigore
(1)       Con regolamento (CE)
n. 2604/2000[2]
(“l'inchiesta iniziale”), il Consiglio ha istituito un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato (“PET”)
originari, tra l'altro, dell'India, dell'Indonesia, della Malaysia, di Taiwan e
della Thailandia (“paesi interessati”). Il regolamento (CE) n. 2604/2000 fu
successivamente modificato dal regolamento (EC) n. 496/2002 del Consiglio[3], dal
regolamento (CE) n. 823/2004 del Consiglio[4], dal regolamento (CE) n. 83/2005 del
Consiglio[5]
e dal regolamento (CE) n. 1646/2005 del Consiglio[6]. 
(2)       A seguito di un riesame in
previsione della scadenza e di un riesame intermedio parziale, il Consiglio istituì,
con il regolamento (CE) n. 192/2007[7] (“le misure in vigore”), per un ulteriore
periodo di cinque anni, un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di
alcuni tipi di PET originari, tra l'altro, dell'India, dell'Indonesia, della
Malaysia, di Taiwan e della Thailandia. Il regolamento (CE) n. 192/2007 fu
successivamente modificato dal regolamento (CE) n. 1286/2008 del Consiglio[8], dal
regolamento di esecuzione (UE) n. 906/2011 del Consiglio[9] e dal
regolamento di esecuzione (UE) n. 295/2013[10].
(3)       Con decisione 2000/745/CE[11], e
successive modifiche, la Commissione accettò l'impegno di fissare un prezzo
minimo all'importazione offerto da produttori esportatori dell'India e
dell'Indonesia.
2.           Misure compensative in vigore
(4)       Con regolamento (CE)
n. 2603/2000[12],
il Consiglio istituì un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di PET
originario dell'India, della Malaysia e della Thailandia. In seguito a un
riesame in previsione della scadenza, il Consiglio istituì, con il regolamento
(CE) n. 193/2007[13],
un dazio compensativo definitivo per un periodo di altri cinque anni sulle
importazioni provenienti dall'India (“le misure compensative in vigore”).
3.           Domanda di riesame in
previsione della scadenza
(5)       In seguito alla pubblicazione
di un avviso di imminente scadenza[14]
delle misure antidumping in vigore, la Commissione ha ricevuto in data
25 novembre 2011 una domanda di apertura di un riesame in previsione
della scadenza di tali misure ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2,
del regolamento di base. La domanda era stata presentata dal Comitato dei
produttori europei di polietilentereftalato (“il richiedente”) per conto di
produttori la cui produzione rappresenta il 95% circa della produzione
dell'Unione di alcuni tipi di polietilentereftalato. 
(6)       La domanda era motivata dal
fatto che la scadenza delle misure avrebbe potuto comportare il persistere o la
reiterazione del dumping e del pregiudizio ai danni dell'industria dell'Unione.
4.           Apertura di un riesame in
previsione della scadenza
(7)       Avendo stabilito, dopo aver
sentito il comitato consultivo, che esistevano elementi di prova sufficienti
per aprire un riesame in previsione della scadenza, la Commissione annunciava
in data 24 febbraio 2012, con avviso pubblicato sulla Gazzetta
ufficiale dell'Unione europea[15]
(“avviso di apertura”), l'apertura di un riesame in previsione della scadenza
ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base.
5.           Inchiesta parallela
(8)       In data 24 febbraio 2012, con
avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea[16], la
Commissione annunciava anche l'apertura, ai sensi dell'articolo 18 del
regolamento (CE) n. 597/2009 del Consiglio, dell'11 giugno 2009[17] (“il
regolamento antisovvenzione di base”), di un riesame in previsione della
scadenza delle misure compensative in vigore sulle importazioni di taluni tipi
di PET originari dell'India.
6.           Inchiesta
6.1.        Periodo dell'inchiesta di
riesame e periodo in esame
(9)       L'inchiesta sulla probabilità
di persistenza o reiterazione del dumping ha riguardato il periodo compreso tra
l'1 gennaio 2011 e il 31 dicembre 2011 (“periodo
dell'inchiesta di riesame” o “PIR”). L'esame delle tendenze rilevanti ai fini
della valutazione della probabilità di persistenza o reiterazione del
pregiudizio ha riguardato il periodo tra l'1 gennaio 2008 e la fine
del periodo dell'inchiesta di riesame (“periodo in esame”). 
6.2.        Parti interessate
dall'inchiesta
(10)     La Commissione ha
ufficialmente informato il richiedente nonché altri produttori UE noti,
produttori esportatori dei paesi interessati, importatori non collegati,
utilizzatori noti per essere interessati e rappresentanti dei paesi interessati
dell'apertura del riesame in previsione della scadenza.
(11)     Le parti interessate hanno
avuto la possibilità di esprimere il loro punto di vista per iscritto e di
chiedere di essere ascoltate entro il termine fissato nell'avviso di apertura.
È stata concessa un'audizione a tutte le parti che ne hanno fatto richiesta
dimostrando di avere particolari motivi per essere sentite.
(12)     Dato il numero elevato di
produttori esportatori in India, Indonesia, Malaysia, Taiwan e Thailandia,
nonché degli importatori non collegati, fu ritenuto opportuno esaminare la
possibilità di ricorrere al campionamento ai sensi dell'articolo 17 del
regolamento di base. Per consentire alla Commissione di decidere se fosse
necessario ricorrere al campionamento e, in tal caso, di selezionare un
campione, le parti di cui sopra sono state invitate a manifestarsi entro 15
giorni dall'apertura del riesame e a fornire alla Commissione le informazioni
richieste nell'avviso di apertura. 
(13)     Riguardo alla scelta dei
campioni dei produttori esportatori, in India furono contattati sette
produttori esportatori noti. I sette produttori esportatori risposero e
manifestarono l'intenzione di essere inclusi nel campione. Venne così scelto,
in base al volume delle rispettive esportazioni verso l'UE, un campione di tre
produttori esportatori indiani. 
(14)     In Indonesia furono contattati
cinque produttori esportatori noti. Tuttavia, nessun fabbricante indonesiano
manifestò l'intenzione di collaborare all'inchiesta. Di conseguenza, tutti i
produttori esportatori noti e le autorità dell'Indonesia furono informati che,
ai sensi dell'articolo 18 del regolamento di base, le conclusioni relative all'Indonesia
sarebbero state tratte in base ai fatti disponibili. 
(15)     In Malaysia furono contattati
cinque produttori esportatori noti. Ha risposto un solo produttore esportatore,
manifestando l'intenzione di essere incluso nel campione. Si è perciò ritenuto
che un campionamento dei produttori esportatori della Malaysia non fosse
necessario. Tutti gli altri produttori esportatori noti e le autorità della
Malaysia furono informati che, ai sensi dell'articolo 18 del regolamento di
base, le conclusioni relative ai produttori esportatori che non hanno
collaborato sarebbero state tratte in base ai fatti disponibili.
(16)     A Taiwan furono contattati sei
produttori esportatori noti e un'associazione di produttori esportatori. Nessun
produttore esportatore di Taiwan ha manifestato l'intenzione di essere incluso
nel campione. Tutti i produttori noti, l'associazione che li rappresenta e le
autorità di Taiwan furono informati che, ai sensi dell'articolo 18 del
regolamento di base, le conclusioni relative a Taiwan sarebbero state tratte in
base ai fatti disponibili. 
(17)     In Thailandia furono
contattati nove produttori esportatori noti. Ha risposto un solo produttore
esportatore, manifestando l'intenzione di essere incluso nel campione. Si è
perciò ritenuto che un campionamento dei produttori esportatori della
Thailandia non fosse necessario. Tutti gli altri produttori esportatori noti e
le autorità della Thailandia furono informati che, ai sensi dell'articolo 18
del regolamento di base, le conclusioni relative a produttori esportatori che
non hanno collaborato sarebbero state tratte in base ai fatti disponibili.
(18)     Nell'avviso di apertura, la
Commissione annunciava di aver selezionato in via provvisoria un campione di
produttori dell'Unione che potesse essere ragionevolmente esaminato entro il
periodo di tempo disponibile, costituito da quattro imprese UE su 13 produttori
noti prima dell'apertura dell'inchiesta, scelte in base al volume massimo
rappresentativo della produzione e delle vendite. Il campione era rappresentativo
di oltre il 50% della produzione e delle vendite totali stimate nell'Unione
durante il PIR. Le parti interessate furono invitate a consultare il fascicolo
e a presentare le proprie osservazioni sull'opportunità di questa scelta entro
15 giorni dalla data di pubblicazione dell'avviso di apertura. Sarebbe stata
concessa un'audizione a tutte le parti che ne avesse fatto richiesta
dimostrando di avere particolari motivi per essere sentite. 
(19)     Alcune parti interessate
sollevarono obiezioni sul campionamento dei produttori UE. Esse sostenevano
che: (i) la Commissione non avrebbe dovuto ricorrere al campionamento,
soprattutto perché, nell'inchiesta precedente, non era stato usato alcun
campione; (ii) il metodo usato per selezionare il campione andava contestato
perché “avrebbe confuso tre fasi” e cioè: sostegno all'apertura del riesame in
previsione della scadenza, definizione di industria dell'Unione e
campionamento; (iii) il campione provvisorio sarebbe stato scelto in base a
informazioni inesatte o incomplete; (iv) la scelta del campione provvisorio non
sarebbe stata rappresentativa in quanto comprendente singole entità piuttosto
che gruppi; si sosteneva altresì che aver inserito nel campione un'impresa
protagonista di una recente cessione e un'altra impresa caratterizzata da
vendite collegate ne avrebbe indebolito la rappresentatività. 
(20)     Agli argomenti sollevati dalle
parti venne risposto come segue: 
–              
la decisione di ricorrere a un campione viene presa
di volta in volta a ogni inchiesta, in funzione delle circostanze specifiche di
ciascun caso, e l'articolo 11, paragrafo 9, del regolamento di base
non disciplina l'uso di tale campione per determinare il pregiudizio nel quadro
di un riesame in previsione della scadenza. A differenza delle inchieste
precedenti, in cui l'esame di tutte le imprese che si erano manifestate e
avevano collaborato era fattibile, la Commissione, in occasione del presente
riesame, ha ritenuto che, dato il loro numero elevato, non tutti i produttori
UE avrebbero potuto essere adeguatamente esaminati nel periodo di tempo
disponibile e che le condizioni di cui all'articolo 17 erano pertanto
soddisfatte; 
–              
la Commissione non ha “confuso” la definizione di
sostegno all'apertura del riesame in previsione della scadenza, la definizione
di industria dell'Unione e la scelta del campione provvisorio: tali fasi sono
rimaste indipendenti l'una dall'altra e su di esse è stato deciso
separatamente. Non è stato dimostrato in che misura i dati relativi alla
produzione e alle vendite forniti dai produttori UE nel quadro dell'esame del
sostegno all'apertura del riesame in previsione della scadenza possano aver
influenzato la rappresentatività del campione; 
–              
il campione è stato determinato in base alle
informazioni disponibili al momento della scelta, ai sensi dell'articolo 17 del
regolamento di base. La rappresentatività del campione è stata riesaminata in
seguito a osservazioni delle parti riguardanti dati specifici di determinate
imprese. Nessuna delle osservazioni formulate sono state ritenute fondate; 
–              
come prevede l'articolo 17 del regolamento di base,
il campione era stato scelto in base al volume massimo rappresentativo della
produzione e delle vendite che avrebbe potuto essere adeguatamente esaminato
nei tempi a disposizione. Entità appartenenti a grandi gruppi che operavano
indipendentemente da altre controllate dello stesso gruppo, sono state
considerate rappresentative dell'industria UE: non era pertanto necessario
esaminare l'intero gruppo su base consolidata. Al tempo stesso, le imprese sono
state incluse nel campione come entità economiche, garantendo così la
verificabilità di tutti i dati pertinenti. Inoltre, cessioni e vendite
collegate facevano parte delle caratteristiche del settore nel periodo in esame
e nessuno di questi elementi era quindi considerato tale da ridimensionare la
rappresentatività del campione.
(21)     In seguito alla comunicazione
dei fatti e delle considerazioni fondamentali, le parti hanno reiterato i
suddetti argomenti già trattati in precedenza.
(22)     I tre produttori esportatori
dell'India inclusi nel campione e i due unici produttori esportatori
rispettivamente della Malaysia e della Thailandia che avevano espresso la
volontà di essere inseriti nel campione hanno risposto al questionario. La
risposta al questionario di un fabbricante indiano incluso nel campione
rivelava tuttavia che esso esportava solo volumi insignificanti del prodotto in
esame durante il PIR; le ispezioni di verifica sono state quindi effettuate
presso i due produttori esportatori restanti che insieme rappresentano il 99%
delle importazioni totali dall'India verso l'Unione durante il PIR. 
(23)     Dopo la comunicazione uno dei
produttori indiani che hanno collaborato ha richiesto un calcolo del suo
margine di dumping. A questo proposito è stato nuovamente confermato che le
esportazioni di questa società erano insignificanti e non avevano di
conseguenza alcun impatto sulla determinazione della probabilità del persistere
o della reiterazione del dumping nel presente riesame in previsione della
scadenza. La richiesta è pertanto stata respinta.
(24)     Il campionamento degli
importatori non collegati era previsto nell'avviso di apertura. Nessuno dei 24
importatori non collegati contattati ha collaborato alla presente inchiesta.
(25)     I cinque fornitori noti di
materia prima erano stati contattati al momento dell'apertura e hanno ricevuto
il relativo questionario. Hanno risposto al questionario due fornitori. 
(26)     Tutti gli utilizzatori e tutte
le associazioni degli utilizzatori noti sono stati contattati al momento dell'apertura.
Hanno inviato risposte al questionario diciassette utilizzatori. Venti
associazioni di utilizzatori in 16 Stati membri si sono manifestate e hanno
presentato informazioni. 
(27)     Verifica delle informazioni
pervenute
(28)     La Commissione ha raccolto e
verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per valutare il rischio di
persistenza o reiterazione del dumping e del conseguente pregiudizio, nonché
l'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di verifica presso le
sedi delle seguenti parti interessate:
(a)         
Produttori UE 
–              
Indorama Polymers Europe, UAB, Paesi Bassi
–              
Equipolymers, Italia e Germania
–              
Neo Group, UAB, Lituania
–              
Novapet SA, Spagna
(b)         
Produttori esportatori in India:
–              
Dhunseri Petrochem & Tea Ltd, Kolkata;
–              
Reliance Industries Ltd, Navi Mumbai; 
(c)         
Fabbricante in Malaysia:
–              
MPI Polyester Industries Sdn Bhd, Shah Alam,
Selangor;
(d)         
Produttori in Thailandia
–              
Indorama Polymers Pcl, Bangkok;
(e)         
Utilizzatori nell'Unione 
–              
Coca-Cola Europe, Belgio
–              
Nestlé Waters France, Francia.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
7.           Prodotto in esame
(29)     Il prodotto interessato dal
presente riesame è identico a quello dell'ultimo riesame in previsione della
scadenza conclusosi nel 2007 descritto al considerando 2, ovvero
polietilentereftalato con indice di viscosità di almeno 78 ml/g, conforme
alla norma ISO 1628-5, attualmente classificato al codice NC 3907 60 20 e
originario dell'India, dell'Indonesia, della Malaysia, di Taiwan e della
Thailandia. 
8.           Prodotto simile
(30)     Sia all'inchiesta iniziale che
a quella di riesame risulta che il prodotto in esame e il PET fabbricato e
venduto sui mercati interni dei paesi interessati, nonché il PET fabbricato e
venduto nell'Unione da produttori UE, hanno identiche caratteristiche
fisico-chimiche di base e sono destinati allo stesso uso. Di conseguenza, essi
sono stati considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4,
del regolamento di base. 
C. PROBABILITÀ DI PERSISTENZA O
REITERAZIONE DEL DUMPING
1.           Osservazioni preliminari
(31)     In conformità all'articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento di base, era stato esaminato se lo scadere delle
misure avrebbe comportato o no il rischio di persistenza o reiterazione del
dumping.
(32)     In caso di mancata
collaborazione, com'è avvenuto nel caso dell'Indonesia e di Taiwan, la
Commissione, ai sensi dell'articolo 18 del regolamento di base, ha fatto
ricorso ai dati disponibili. Nel caso della Malaysia e della Thailandia, si è
fatto ricorso a informazioni fornite dalle imprese che hanno collaborato e ai
dati disponibili.
(33)     Durante il PIR, il volume
complessivo delle importazioni del prodotto in esame originario dei paesi
interessati, ammontava, secondo i dati Eurostat, a 126 500 t, pari a
una quota del 4,5% del mercato UE.
(34)     Per osservare l'andamento
delle capacità di produzione e del consumo interno nei paesi interessati, ci si
è serviti di un'analisi di mercato, allegata alla domanda, nonché, a titolo di
informazione pubblicamente accessibile, dei profili web delle SpA e delle
risposte verificate al questionario da parte delle imprese che hanno
collaborato. 
2.           India
2.1.        Osservazioni preliminari
(35)     Come già detto, hanno
collaborato sette produttori esportatori indiani e tre di essi sono stati
scelti per il campione. Poiché è risultato che una delle società incluse nel campione
aveva solo esportato volumi insignificanti del prodotto in esame durante il
PIR, le ispezioni di verifica sono state effettuate presso i due produttori
esportatori restanti, che insieme rappresentano il 99% delle importazioni
totali dall'India verso l'Unione durante il PIR. 
(36)     Durante il PIR, le
importazioni dall'India sono ammontate a 97 000 t, pari al 76% delle
importazioni complessive dai paesi oggetto dell'attuale riesame e a una quota
del 3,4% del mercato UE. I due produttori esportatori indiani erano soggetti a
un impegno e risultavano aver rispettato il prezzo minimo all'importazione (minimum
import price - MIP) durante il PIR. Poiché essi rappresentavano quasi tutte
le esportazioni dall'India, la loro quota di mercato corrispondeva pressoché
esattamente all'intera quota di mercato dell'India. 
2.2.        Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR
2.2.1.     Valore normale
(37)     In conformità all'articolo 2,
paragrafo 2, del regolamento di base, andava innanzitutto accertato se le
vendite a clienti indipendenti del prodotto simile effettuate sul mercato
interno da ciascun produttore esportatore indiano incluso nel campione fossero
rappresentative, se cioè il loro volume totale rappresentasse almeno il 5% del
volume totale delle corrispondenti esportazioni verso l'Unione.
(38)     Occorreva poi individuare i
tipi di prodotto simile, venduti sul mercato interno da produttori esportatori
aventi vendite interne nel complesso rappresentative, e che fossero identici o
direttamente comparabili ai tipi venduti per l'esportazione verso l'UE.
(39)     Andava successivamente
verificato se le vendite sul mercato interno di ciascun produttore esportatore
che ha collaborato fossero rappresentative per ciascun tipo di prodotto, cioè
se le vendite sul mercato interno di ciascun tipo di prodotto costituissero
almeno il 5% del volume delle vendite dello stesso tipo di prodotto effettuate
nella UE. Per i tipi di prodotto venduti in quantitativi rappresentativi andava
quindi esaminato, in conformità all'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di
base, se tali vendite fossero avvenute nel corso di normali operazioni
commerciali (in the ordinary course of trade - OCOT). Ciò si ottiene
determinando la quota di vendite sul mercato interno a clienti indipendenti
effettuate con profitto per ciascun tipo di prodotto in esame esportato durante
il PIR.
(40)     Poiché si è constatato che le
vendite sul mercato interno di tutti i tipi di prodotto erano state effettuate
in quantitativi sufficienti e in OCOT, il valore normale è stato calcolato sul
prezzo effettivo sul mercato interno come media ponderata di tutte le vendite
di quel tipo di prodotto realizzate sul mercato interno durante il PIR.
2.2.2.     Prezzo all'esportazione
(41)     Poiché tutte le vendite
all'esportazione del prodotto in esame sono state effettuate direttamente ad
acquirenti indipendenti dell'Unione, il prezzo all'esportazione è stato
stabilito, in conformità all'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base,
in base ai prezzi realmente pagati o pagabili. 
2.2.3.     Comparazione
(42)     La comparazione tra la media
ponderata del valore normale e la media ponderata del prezzo all'esportazione è
avvenuta franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale. 
(43)     Ai fini di un'equa
comparazione tra valore normale e prezzi all'esportazione occorreva tener
conto, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base, di
differenze relative a fattori che incidevano sui prezzi e sulla loro
comparabilità. Sono state perciò aggiustate le differenze tra costi di
trasporto, di assicurazione, di movimentazione, finanziari e d'imballaggio,
nelle commissioni e negli sconti laddove ne fosse dimostrata l'incidenza sulla
comparabilità dei prezzi. 
(44)     Un produttore esportatore ha
chiesto un aggiustamento ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera
b), del regolamento di base, poiché secondo lui gli oneri d'importazione
gravavano sul prodotto simile destinato al consumo nel paese esportatore ma
venivano rimborsati con un sistema di restituzione dei dazi (duty drawback
scheme - DDS) quando il prodotto era venduto all'esportazione nell'UE.
L'inchiesta ha però dimostrato che non esiste una correlazione tra l'importo
della restituzione del dazio, calcolato come percentuale fissa del valore FOB
dei prodotti esportati, e i dazi effettivamente pagati su fattori produttivi
importati contenuti nel prodotto esportato. Si è constatato infatti che, anche
gli esportatori che acquistano sul mercato locale tutti i loro fattori
produttivi, senza quindi importarne alcuno, possono beneficiare del DSS. La
richiesta è stata pertanto respinta. 
2.2.4.     Margine di dumping
(45)     Come stabilito dall'articolo
2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base, il valore normale medio
ponderato di ciascun tipo di prodotto è stato comparato al prezzo
d'esportazione medio ponderato del corrispondente tipo di prodotto in esame. La
comparazione ha dimostrato l'esistenza di pratiche di dumping pari al 4,8% e al
6,6% rispettivamente dei due produttori esportatori inclusi nel campione che
avevano esportato il prodotto in esame nella UE durante il PIR, nonostante
entrambe le imprese fossero soggette a impegni sui prezzi. 
(46)     Dopo la comunicazione un
produttore esportatore ha affermato che non era giustificato il calcolo del
margine di dumping in base alle vendite interne in un periodo di quattro mesi
invece che in base a tutti i mesi del PIR, sostenendo che in tal modo il suo
margine di dumping veniva artificialmente aumentato. Va notato che nel contesto
di un riesame in previsione della scadenza le misure sono mantenute o abrogate,
ma non possono essere modificate. Inoltre per quanto riguarda i quattro mesi in
questione (un mese per ogni trimestre), sono stati confrontati il valore e i
prezzi all'esportazione normali degli stessi mesi. Ne consegue che è stato
garantito un confronto equo. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
2.3.        Andamento delle importazioni
in caso di abrogazione delle misure
(47)     Accertata l'esistenza del
dumping durante il PIR, è stata anche valutata la probabilità di persistenza
del dumping in caso di abrogazione delle misure.
(48)     In proposito sono stati
analizzati i seguenti elementi: volume e prezzi delle importazioni in dumping
provenienti dall'India, attrattiva del mercato UE e dei mercati di altri paesi
terzi, capacità di produzione ed eccesso di capacità disponibile per le
esportazioni dei produttori indiani.
(49)     L'analisi che segue si è
basata principalmente su risposte verificate al questionario e sull'analisi di
mercato, dopo controllo incrociato con informazioni pubblicamente accessibili.
2.3.1.     Volume e prezzi delle
importazioni in dumping provenienti dall'India 
(50)     Le importazioni dall'India
verso la UE sono raddoppiate nel periodo in esame e hanno raggiunto le
97 000 t circa durante il PIR, pari al 3,5% del consumo totale UE nel
PIR.
(51)     Durante l'intero periodo in
esame, i prezzi delle importazioni hanno fluttuato e seguito lo stesso
andamento dei prezzi di vendita dell'industria dell'Unione sul mercato UE. I
prezzi complessivi delle importazioni sono aumentati del 29% tra il 2008 e il
PIR. Durante il PIR, non è stata constatata alcuna sottoquotazione. 
2.3.2.     Attrattiva del mercato
dell'Unione e dei mercati di altri paesi terzi
(52)     Durante il PIR, i prezzi
d'esportazione indiani verso paesi terzi sono stati in genere inferiori ai
prezzi interni. La differenza dei prezzi giunge fino al 7,5% del livello dei
prezzi d'esportazione. 
(53)     I prezzi d'esportazione
indiani verso paesi terzi sono stati generalmente inferiori ai prezzi
d'esportazione indiani verso l'Unione, il che conferma che il mercato UE è attraente
proprio perché in esso si possono ottenere maggiori profitti. Tale differenza
nella politica dei prezzi, non permette di escludere che i prezzi
d'esportazione verso la UE scendano ulteriormente se le misure venissero
abrogate. 
(54)                 In seguito alla
comunicazione un produttore esportatore ha affermato che la valutazione
dell'attrattiva del mercato dell'Unione era influenzata dall'esistenza di
un'impresa, il che significava che poteva esportare solo quando i prezzi
all'esportazione erano alti. Tuttavia un confronto del prezzo minimo
all'importazione imposto dall'impresa con i prezzi franco fabbrica delle
esportazioni verso l'Unione negli otto mesi in cui è stato dimostrato che il
produttore esportava nell'Unione rivela che i prezzi all'esportazione verso
l'Unione erano in media significativamente più alti del prezzo minimo
all'importazione. Ciò indica che la politica dei prezzi non veniva influenzata
o veniva influenzata solo marginalmente dall'impresa. Ne consegue che la sola
esistenza di un'impresa non cambia la conclusione raggiunta in merito
all'attrattiva del mercato dell'Unione. L'argomentazione è pertanto stata
respinta.
(55)     Capacità di produzione ed
eccesso di capacità disponibile per le esportazioni dei produttori indiani
(56)     Durante il PIR, l'India aveva
una capacità produttiva di 700 000/900 000 t e l'eccesso di
capacità produttiva disponibile per le esportazioni era di
200 000/300 000 t. 
(57)     In base alle informazioni
raccolte nel corso dell'indagine, le capacità di produzione dell'India
dovrebbero crescere ulteriormente e raggiungere
1 600 000/1 800 000 t entro il 2014. Tale aumento sarà
molto più pronunciato dell'aumento del consumo interno. Si ritiene pertanto che
l'eccesso di capacità rispetto alla domanda interna raggiunga le 600 000/700 000 t
circa nel 2014, pari al 21-25% del consumo totale UE durante il PIR. Si nota
anche che la Turchia e il Sudafrica hanno attuato misure di difesa degli scambi
nei confronti dell'India, potenzialmente riducendo i mercati che potrebbero essere
disponibili alle esportazioni indiane.
(58)     È quindi probabile che le
esportazioni verso l'Unione aumentino se le misure saranno abrogate, vista
soprattutto l'ampiezza che l'elevato consumo conferisce al mercato UE e l'alto
livello dei prezzi che vi regna. Non si può d'altra parte escludere che i
produttori esportatori possano diminuire i propri prezzi all'esportazione verso
l'Unione, con conseguente accentuazione del dumping constatato durante il PIR.
(59)     Un produttore esportatore ha
affermato che l'eccesso di capacità disponibile per l'esportazione è destinato
a diminuire dopo il 2014, e si tratterebbe pertanto di una situazione
temporanea in India. Va notato che la presunta diminuzione dell'eccesso di
capacità disponibili per le esportazioni dopo il 2014 è compatibile con le
proiezioni dell'analisi di mercato condotta. È stato pertanto concluso che la
natura di tale presentazione non fosse tale da modificare l'analisi relativa
allo sviluppo dell'eccesso di capacità. In seguito alla comunicazione, un
produttore esportatore ha argomentato che è inevitabile assistere ad eccessi di
capacità significativi e temporanei, poiché in genere, date le dimensioni
ridotte degli stabilimenti di PET moderni, gli aumenti della capacità di
produzione non possono che essere di rilievo. A questo riguardo, va
sottolineato che durante il PIR e nell'anno successivo si sono verificati
ampliamenti della capacità di produzione di rango compreso almeno tra
150 000 e 200 000 tonnellate. Ne consegue che il suddetto
ragionamento non basta da solo a giustificare l'eccesso di capacità di cui al
considerando 55. In ogni caso, in un simile contesto la causa dell'eccesso di
capacità è irrilevante. L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(60)                 Alcune parti hanno
argomentato che l'eccesso di capacità disponibile per le esportazioni che si
stava sviluppando in India poteva essere assorbito anche da altri paesi terzi,
e che pertanto l'eccesso di capacità, così come calcolato dalla Commissione,
non era stato valutato correttamente. Non è stato presupposto in alcun modo che
l'intero eccesso di capacità disponibile per le esportazioni sarebbe stato
diretto verso l'Unione. L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(61)                 Un produttore
esportatore ha affermato che la Turchia e il Sudafrica erano mercati
d'esportazione non importanti e ha obiettato l'esistenza di misure di difesa
del commercio contro l'India in questi paesi che vengono interpretate dalla
Commissione come un'indicazione che l'India sarebbe colpevole di dumping del
prodotto in esame nel mercato dell'Unione. Secondo la Commissione, le misure di
difesa del commercio nei confronti dell'India in vigore in Turchia e il
Sudafrica riducono potenzialmente i mercati che potrebbero essere disponibili
per le esportazioni indiane. Inoltre, se fosse vera l'affermazione che la
Turchia e il Sudafrica non sono mercati d'esportazione importanti, la crescente
capacità in eccesso in Indica implica la probabilità di un aumento delle
esportazioni nell'Unione anche in assenza delle misure di difesa del commercio
imposte dalla Turchia e dal Sudafrica. L'argomentazione è stata pertanto
respinta.
2.3.3.     Conclusioni sulla probabilità
di persistenza del dumping
(62)     Dato quanto precede, e
soprattutto alla luce del dumping reiterato e delle eccessive capacità
disponibili, si può concludere che, se le misure fossero lasciate scadere, una
parte notevole delle importazioni dall'India si dirigerebbe probabilmente verso
il mercato UE a prezzi di dumping; esiste, perciò, un rischio di persistenza
del dumping.
3.           Indonesia
3.1.        Osservazioni preliminari
(63)     Nessuno dei cinque produttori
esportatori noti indonesiani ha collaborato all'inchiesta; l'analisi della
probabilità di persistenza o reiterazione del dumping si è perciò basata sui
dati disponibili, in conformità all'articolo 18 del regolamento di base. 
(64)     Secondo Eurostat, il volume
delle importazioni dall'Indonesia durante il PIR è stato pari a 253 tonnellate,
cioè pressoché lo 0% delle importazioni complessive dai paesi oggetto
dell'attuale riesame e lo 0% in termini di quota di mercato UE.
3.2.        Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR
(65)     Tenuto conto della mancata
collaborazione, in base agli elementi indicati nella domanda di riesame, le
importazioni dall'Indonesia sono avvenute a prezzi di dumping il cui margine
può essere quantificato intorno al 10,8%.
3.3.        Andamento delle importazioni
in caso di abrogazione delle misure 
(66)     Accertata l'esistenza del
dumping durante il PIR, è stata anche valutata la probabilità di persistenza
del dumping in caso di abrogazione delle misure.
(67)     In proposito sono stati
analizzati i seguenti elementi: volume e prezzi delle importazioni in dumping
provenienti dall'Indonesia, attrattiva del mercato UE e dei mercati di altri
paesi terzi, capacità di produzione ed eccesso di capacità disponibile per le
esportazioni dei produttori indonesiani.
3.3.1.     Volume e prezzi delle
importazioni in dumping provenienti dall'Indonesia
(68)     Le importazioni dall'Indonesia
nell'UE sono state irrilevanti durante l'intero periodo in esame. Nel 2008, non
sono avvenute importazioni. Nel 2009, le importazioni sono ammontate a circa
400 t, sono salite nel 2010 a circa 1 000 t per scendere di
nuovo a 253 t durante il PIR. Nell'intero periodo in esame, la quota di
mercato di queste importazioni sul consumo totale UE è stata in pratica dello
0%.
(69)     Nel 2009 e nel 2010, i prezzi
delle importazioni indonesiane erano in media superiori a quelli dell'industria
dell'Unione sul mercato UE. Durante il PIR, benché i prezzi medi
all'importazione indonesiani fossero lievemente inferiori a quelli
dell'industria dell'Unione sul mercato UE, i due livelli di prezzo si possono
considerare simili. Durante il PIR non è stata rilevata alcuna sottoquotazione.

3.3.2.     Attrattiva del mercato
dell'Unione e dei mercati di altri paesi terzi
(70)     Sia le informazioni fornite
nella domanda di riesame che quelle reperibili sul sito web delle statistiche
commerciali ufficiali indonesiane ricorrono a una definizione del prodotto più
ampia rispetto a quella del prodotto in esame. Per questo i prezzi sui mercati
dei paesi terzi non hanno potuto essere stabiliti in modo attendibile. 
(71)     A causa della mancata
collaborazione, è stato anche impossibile stabilire un prezzo sul mercato
interno.
3.3.3.     Capacità di produzione ed
eccesso di capacità disponibile per le esportazioni 
(72)     Essendosi l'Indonesia
rifiutata di collaborare, l'andamento delle capacità di produzione e della
domanda interna è stato calcolato in base ai dati contenuti nella domanda di
riesame, modificati in seguito alle informazioni del richiedente ricevute
durante l'inchiesta, secondo cui la sola previsione di estensione della
capacità nella domanda di riesame non si sarebbe materializzata. I dati
modificati sono stati incrociati con informazioni pubblicamente accessibili come
i profili web delle SpA. In base a quanto precede, sembra che la capacità di
produzione in Indonesia abbia continuato ad aggirarsi intorno alle
400 000/600 000 t per tutto il periodo in esame. L'eccesso di
capacità disponibile per le esportazioni rispetto alla domanda interna è
diminuito costantemente durante il periodo in esame e ha raggiunto il 65-70%
della capacità totale del paese durante il PIR, pari al 9-11% dei consumi
totali UE. Non si prevede un aumento delle capacità almeno fino al 2014. Al tempo
stesso, il consumo interno dell'Indonesia dovrebbe aumentare. La quota delle
capacità di produzione destinata all'esportazione dovrebbe quindi diminuire e
rappresentare solo una piccola parte del consumo totale UE durante il PIR.
3.3.4.     Conclusioni sulla probabilità
di persistenza del dumping
(73)     Dato quanto precede, e date
soprattutto le conclusioni sull'andamento previsto della capacità produttiva,
sembra che non esista a breve e medio termine alcun rischio che i produttori
esportatori indonesiani ricomincino a esportare quantitativi pregiudizievoli a
prezzi di dumping verso il mercato UE, in caso di abrogazione delle misure. 
4.           Malaysia
4.1.        Osservazioni preliminari
(74)     Solo uno dei due produttori
esportatori noti ha collaborato all'inchiesta ma, durante il PIR, non ha
esportato verso la UE. Questo fabbricante rappresentava durante il PIR il 20%
circa della capacità totale di produzione in Malaysia. Le informazioni fornite
dal fabbricante della Malaysia che ha collaborato sono state usate per analizzare
la politica dei prezzi sul mercato interno malese e sui mercati di altri paesi
terzi.
(75)     Le conclusioni si sono perciò
basate, in conformità all'articolo 18 del regolamento di base, anche su fatti
disponibili come la domanda di riesame e le informazioni pubblicamente
accessibili come i profili web delle SpA.
(76)     Durante il PIR, le
importazioni nella UE dalla Malaysia sono ammontate a 17 000 t, pari
al 13% delle importazioni totali dai paesi oggetto dell'attuale riesame e allo
0,6% della quota di mercato dell'industria dell'Unione.
4.2.        Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR 
(77)     Secondo la richiesta di
riesame, le importazioni dalla Malaysia sono avvenute in dumping, con un
margine pari al 6,7%. 
(78)     Dato che il fabbricante che ha
collaborato non ha esportato verso l'UE durante il PIR, non è stato possibile
calcolare un margine di dumping per tale impresa. È stato tuttavia calcolato,
in base alle sue vendite interne, un valore normale che, comparato ai prezzi
delle importazioni malesi verso l'UE rilevati da Eurostat, dà una cifra
coerente con il margine di dumping di cui al considerando 69. 
4.3.        Andamento delle importazioni
in caso di abrogazione delle misure
(79)     Accertata l'esistenza del
dumping durante il PIR, è stata anche esaminata la probabilità di persistenza
del dumping in caso di abrogazione delle misure.
(80)     In proposito sono stati
analizzati i seguenti elementi: volume e prezzi delle importazioni in dumping
provenienti dalla Malaysia, attrattiva del mercato UE e dei mercati di altri
paesi terzi, capacità di produzione ed eccesso di capacità disponibile per le
esportazioni dei produttori malesi.
4.3.1.     Volume e prezzi delle
importazioni in dumping provenienti dalla Malaysia
(81)     Nel periodo in esame, le
importazioni dalla Malaysia verso l'UE sono aumentate da 8 000 t a
17 000 t circa , dopo un forte calo nel 2009 e nel 2010. Nonostante
l'aumento complessivo delle importazioni dalla Malaysia, la quota di mercato è
sempre rimasta prossima allo 0%, tranne che nel PIR quando ha toccato lo 0,6%. 
(82)     Nell'intero periodo in esame,
i prezzi all'importazione sono fluttuati e hanno seguito lo stesso andamento
dei prezzi di vendita dell'industria dell'Unione sul mercato UE. Dal 2008 al
PIR, i prezzi d'importazione sono nel complesso aumentati del 25%. Durante il
PIR non è stata rilevata alcuna sottoquotazione.
4.3.2.     Attrattiva del mercato
dell'Unione e dei mercati di altri paesi terzi
(83)     Durante il PIR, il produttore
esportatore che ha collaborato ha esportato verso altri paesi terzi solo 300/500 t
del prodotto in esame. L'analisi di tali vendite mostra che, nel PIR, i prezzi
all'esportazione della Malaysia verso paesi terzi sono stati in genere
superiori a quelli praticati sul mercato interno. La differenza di prezzo era
pari al 5‑10%.
4.3.3.     Capacità di produzione ed
eccesso di capacità disponibile per le esportazioni
(84)     Secondo la richiesta di
riesame e un controllo incrociato con informazioni pubblicamente accessibili
come i profili web delle SpA, la capacità di produzione totale della Malaysia
era di circa 100 000/300 000 t durante il PIR. L'eccesso di
capacità disponibile per le esportazioni è diminuito costantemente durante il
periodo in esame e ha raggiunto il 52-55% circa della capacità totale del paese
durante il PIR, pari al 3-4% dei consumi totali UE. Secondo le stesse fonti, la
capacità di produzione dovrebbe restare a questo livello almeno fino al 2014
mentre i consumi interni sono destinati a salire. La quota delle capacità di
produzione destinata all'esportazione dovrebbe quindi diminuire e rappresentare
il 2-3% del consumo totale UE durante il PIR. È pertanto improbabile che le
importazioni dalla Malaysia aumentino in misura significativa se le misure
venissero abrogate.
4.3.4.     Conclusioni sulla probabilità
di persistenza del dumping
(85)     Dato quanto precede, e date
soprattutto le conclusioni sull'andamento previsto della capacità produttiva,
sembra che non esista a breve e medio termine alcun rischio che i produttori
esportatori malesi ricomincino a esportare quantitativi pregiudizievoli a
prezzi di dumping verso il mercato UE, in caso di abrogazione delle misure. 
5.           Taiwan
5.1.        Osservazioni preliminari
(86)     Nessuno dei quattro produttori
esportatori di Taiwan ha collaborato all'inchiesta; l'analisi della probabilità
di persistenza o di reiterazione del dumping si è perciò basata sui fatti
disponibili, in conformità all'articolo 18 del regolamento di base. 
(87)     Durante il PIR, le
importazioni verso la UE provenienti da Taiwan sono ammontate a
12 000 t, pari al 9,7% delle importazioni totali dai paesi oggetto
dell'attuale riesame e allo 0,4% della quota di mercato dell'industria
dell'Unione.
5.2.        Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR
(88)     Tenuto conto della mancata
collaborazione, in base agli elementi indicati nella domanda di riesame, le
importazioni da Taiwan sono avvenute in dumping con un margine quantificabile
intorno al 12%. 
(89)                 Dopo la
comunicazione alcune parti hanno sostenuto che ai fini del calcolo del margine
di dumping la Commissione avrebbe dovuto usare i prezzi interni e i prezzi
all'esportazione di un produttore di PET di Taiwan che aveva richiesto un
riesame relativo ai nuovi esportatori ai sensi dell' articolo 11, paragrafo 4,
del regolamento di base[18].
Il periodo d'inchiesta relativo a quest'ultimo si sovrapponeva al PIR
dell'attuale procedimento. Tuttavia si ricorda che il produttore PET in
questione non ha cooperato al presente riesame in previsione della scadenza. Le
informazioni presentate nel contesto di un'inchiesta possono essere utilizzato
solo per lo scopo per cui sono state richieste. Quindi le informazioni ottenute
nel riesame relativo a nuovi esportatori non possono essere utilizzate nel
contesto dell'attuale riesame in previsione della scadenza. Inoltre, si tratta
del più piccolo produttore di PET a Taiwan e le sue esportazioni nell'Unione
rappresentavano solo una parte insignificante delle esportazioni totali di
Taiwan nel PIR. La richiesta è stata pertanto respinta. È stato affermato che
in generale le importazioni da Taiwan nel PIR non erano state oggetto di
dumping. Tuttavia si ricorda che nessuno dei produttori esportatori ha
cooperato e che quindi non è stato possibile determinare il dumping in base a
dati presentati da tali produttori esportatori. L'affermazione che il dumping
non esisteva non è stata pertanto dimostrata da prove e quindi è stata
respinta.
5.3.        Andamento delle importazioni
in caso di abrogazione delle misure
(90)     Accertata l'esistenza del
dumping durante il PIR, è stata anche valutata la probabilità di persistenza
del dumping in caso di abrogazione delle misure.
(91)     In proposito sono stati
analizzati i seguenti elementi: volume e prezzi delle importazioni in dumping
provenienti da Taiwan, attrattiva del mercato UE e dei mercati di altri paesi
terzi, capacità di produzione ed eccesso di capacità disponibile per le
esportazioni dei produttori taiwanesi.
5.3.1.     Volume e prezzi delle
importazioni in dumping provenienti da Taiwan
(92)     Nel periodo in esame, le
importazioni da Taiwan verso l'UE sono aumentate da 10 000 t a
12 000 t circa, dopo essere calate nel 2009 e nel 2010. Nonostante
l'aumento globale delle importazioni da Taiwan, le quote di mercato sono
rimaste prossime allo 0%, durante il PIR, e hanno toccato lo 0,4% del consumo
totale UE durante il PIR. 
(93)     Nell'intero periodo in esame,
i prezzi all'importazione sono fluttuati e hanno seguito lo stesso andamento
dei prezzi di vendita dell'industria dell'Unione sul mercato UE. Dal 2008 al
PIR, i prezzi d'importazione sono nel complesso aumentati del 27%. Durante il
PIR non è stata rilevata alcuna sottoquotazione. 
5.3.2.     Attrattiva del mercato
dell'Unione e dei mercati di altri paesi terzi
(94)     Statistiche dell'Ufficio per
il commercio estero di Taiwan (Taiwanese Bureau of Foreign Trade)
indicano che, durante il PIR, le vendite a paesi terzi sono state di notevole
volume, pari al 60% circa della capacità di produzione totale.
(95)     Comparando il prezzo medio
d'esportazione, desunto dalla stessa fonte, al valore normale indicato nella
domanda di riesame, è emerso che i prezzi delle esportazioni verso paesi terzi
erano in genere inferiori ai prezzi sul mercato interno. Tale differenza
arrivava al 12% del livello dei prezzi all'esportazione. 
(96)     Statistiche del Taiwanese
Bureau of Foreign Trade (Ufficio per il commercio estero di Taiwan)
indicano che i prezzi medi all'esportazione verso i paesi terzi erano inferiori
ai prezzi dell'industria dell'Unione nella UE. Tale differenza arrivava al 7%
dei prezzi all'esportazione. Durante il PIR, il prezzo medio delle esportazioni
verso l'Unione è inoltre risultato superiore al prezzo medio delle esportazioni
verso altri paesi terzi. La differenza raggiungeva il 5,5% del prezzo delle
esportazioni ad altri paesi terzi. Esiste dunque un incentivo a esportare nella
UE se i prezzi ivi vigenti hanno livelli più elevati. Ciò fa ritenere probabile
che in caso di abrogazione delle misure e in relazione alle grandi capacità in
eccesso disponibili per le esportazioni (v. considerando da 97 a 98), gli
esportatori taiwanesi esportino PET a prezzi di dumping e in quantità superiori
ai livelli che comporterebbero un pregiudizio all'Unione. 
(97)     Dopo la comunicazione un
interessato ha contestato l'uso da parte della Commissione delle statistiche
del Taiwanese Bureau of Foreign Trade, sostenendo che il codice del
prodotto non coincideva con il prodotto in esame. Si deve tuttavia notare che
Taiwan e l'UE usano scale diverse per misurare la viscosità, vale a dire la
"viscosità intrinseca" in Taiwan e l'"indice di viscosità"
nell'UE. Utilizzando il rapporto matematico tra entrambe le misure, si può
concludere che il codice prodotto taiwanese corrisponde al prodotto in esame.
L'argomentazione è stata pertanto respinta.
5.3.3.     Capacità di produzione ed
eccesso di capacità disponibile per le esportazioni
(98)     Essendosi Taiwan rifiutata di
collaborare, l'andamento delle capacità di produzione e della domanda interna è
stato calcolato in base ai dati contenuti nella domanda di riesame, incrociati
con informazioni pubblicamente accessibili come i profili web delle SpA. 
(99)     La capacità di produzione
totale di Taiwan durante il PIR si colloca intorno a 1/1,2 milioni di t.
La capacità in eccesso disponibile per le esportazioni è rimasta stabile nei
primi tre anni del periodo in esame ed è aumentata durante il PIR, periodo in
cui essa rappresentava l'80% circa della capacità totale del paese, pari al
28-33% del consumo totale dell'Unione durante il PIR. Secondo le stesse fonti,
la capacità di produzione dovrebbe aumentare notevolmente almeno fino al 2014
mentre i consumi interni cresceranno in misura inferiore. La quota delle
capacità di produzione destinata all'esportazione dovrebbe quindi aumentare a
1,2/1,3 milioni di t e rappresentare il 42-47% del consumo totale UE
durante il PIR. 
(100)   Ciò dimostra che i produttori esportatori
di Taiwan del prodotto in esame dipendono fortemente dalle esportazioni e che è
assai probabile che le esportazioni verso la UE aumentino in caso di
abrogazione delle misure. In particolare, il livello dei prezzi dell'industria
dell'Unione sul mercato UE è più elevato del prezzo d'esportazione di Taiwan
sui mercati dei paesi terzi, il che rende il mercato UE più interessante
rispetto ai mercati di altri paesi terzi. Non si può escludere d'altro canto
che, per guadagnare quote di mercato, alcuni esportatori diminuiscano i propri
prezzi all'esportazione verso l'Unione. Nei confronti di Taiwan esistono poi
misure di difesa degli scambi della Turchia e del Sudafrica. Ciò riduce il
libero accesso delle esportazioni di Taiwan ad altri potenziali mercati.
(101)   Secondo alcune parti
interessate non esisterebbero a Taiwan capacità di riserva tali da consentire
un aumento sostanziale delle esportazioni verso la UE. C'è poi chi sostiene che
i principali mercati di esportazione della produzione di PET di Taiwan siano le
regioni asiatiche affacciate sul Pacifico e le Americhe. I prezzi CIF delle
importazioni di PET da Taiwan sarebbero superiori a quelli di tutte le altre
principali fonti di importazione verso l'Unione e le misure in vigore sulle
importazioni di PET proveniente di Taiwan sarebbero assai moderate e loro
scadenza non darebbe luogo a significative differenze di prezzo. 
(102)   Si noti che nessun fabbricante
di Taiwan ha collaborato all'attuale riesame. Inoltre, quanto risulta ai
considerando da 97 a 98 sembra dimostrare il contrario. Per questi motivi,
affermazioni fatte dalle parti in questione hanno dovuto essere respinte. 
(103)               In seguito alla
comunicazione le parti in questione hanno ribadito l'importanza delle regioni
Asia-Pacifico e Sudamerica come mercati d'esportazione e hanno affermato che
tali mercati avrebbero attirato una proporzione significativa del previsto
aumento taiwanese della capacità in eccesso disponibile per le esportazioni. A
sostegno della loro affermazione le parti hanno fornito i valori relativi della
capacità di produzione e della domanda interna nel 2012 e nel 2020 per entrambe
le regioni. Si nota che la situazione nel 2020 è irrilevante per l'attuale
riesame in previsione della scadenza e che riferendosi solo al 2012 per il
confronto equivale a ignorare le importanti estensioni della capacità
effettuate durante il PIR fino al 2012. L'argomentazione è stata pertanto
respinta.
(104)   Inoltre
alcune parti hanno affermato che la capacità in eccesso disponibile per le
esportazioni in evoluzione in Taiwan dovrebbe tenere conto della crescente
domanda in altri mercati terzi. Quindi sostenevano che la capacità in eccesso
disponibile per le esportazioni non è stata valutata correttamente. Come è
stato indicato nel considerando 58, l'inchiesta non ha concluso che la capacità
in eccesso disponibile per le esportazioni sarebbe stata diretta verso
l'Unione. Non è stato presupposto in alcun modo che l'intero eccesso di
capacità disponibile per le esportazioni sarebbe stato diretto verso l'Unione.
In base ai dati disponibili è ragionevole ritenere che, data l'attrattiva del
mercato dell'Unione in termini di prezzi e dimensioni e viste i grandi volumi
di capacità in eccesso disponibile per le esportazioni, le quantità che
probabilmente saranno dirette verso l'Unione saranno prevedibilmente superiori
ai livelli che potrebbero causare un pregiudizio. Inoltre, si ricorda che
nessuno dei produttori PET di Taiwan ha cooperato all'inchiesta e quindi non
erano disponibili dati precisi sull'attuale produzione e capacità nonché sulle
vendite interne e all'esportazioni. Di conseguenza le conclusioni concernenti
la continuazione del dumping sono state basate sui fatti disponibili, come
indicato nel considerando 84. A questo riguardo, viste le significative
quantità disponibili per le esportazioni e data l'analisi dei livelli dei
prezzi all'esportazione a altri paesi terzi nonché il livello dei prezzi
nell'Unione di cui ai considerando da 93 a 95, è ragionevole ritenere che, in
caso di abrogazione delle misure, le esportazioni da Taiwan sarebbero ridirette
verso l'Unione a prezzi di dumping e in quantità superiori ai livelli
suscettibili di causare un pregiudizio. L'argomentazione è stata pertanto
respinta.
(105)               Un'altra parte ha
affermato che il dazio ad valorem applicabile a Taiwan durante il PIR è a
livelli molto bassi e quindi non è possibile concludere che le importazioni da
Taiwan sarebbero effettuate a prezzi di dumping in caso di abrogazione delle
misure. L'attuale margine di dumping in vigore è un prezzo minimo basato su un
dazio ad valorem del 12,4Il fatto che i prezzi erano più alti durante il PIR e
che quindi il dazio ipotetico e ad valorem sarebbe più basso è irrilevante
perche non tiene in considerazione la probabile evoluzione dei prezzi dopo l'eventuale
abrogazione delle misure come indicato nei considerando 94 e 98L'argomentazione
è stata quindi respinta. 
5.3.4.     Conclusioni sulla probabilità
di persistenza del dumping
(106)   Dato l'ampio e crescente eccesso di
capacità produttiva, nonché l'attrattiva del
mercato UE e le misure in vigore in altri paesi terzi, è stato ritenuto
probabile che, se le misure fossero lasciate scadere, le esportazioni da Taiwan
potrebbero reindirizzarsi verso l'UE a prezzi di dumping e in quantità
suscettibili di causare un pregiudizio
(107)   In seguito alla comunicazione
una parte ha affermato che nell'analisi della probabilità della reiterazione o
continuazione del dumping sarebbe stato opportuno prendere in considerazione il
presunto basso livello del dazio antidumping durante il PIR. Tuttavia va
osservato che nessuno dei produttori esportatori di Taiwan ha collaborato e che
quindi l'affermazione che i margini di dumping durante il PIR erano a livelli
bassi non è stata dimostrata ed è stata pertanto respinta. Si ricorda che i
margini di dumping riscontrati durante il PIR erano del 12% in base ai fatti
disponibili. Come indicato nel considerando 104, l'analisi della probabile
evoluzione dei prezzi delle esportazioni taiwanesi in caso di scadenza delle
misure ha dimostrato la probabile continuazione del dumping. L'argomentazione è
stata pertanto respinta.
6.           Thailandia
6.1.        Osservazioni preliminari
(108)   Ha collaborato una sola impresa
che, peraltro, non ha esportato PET verso la UE durante il PIR. Questo
fabbricante rappresentava durante il PIR il 25% circa della capacità totale di
produzione della Thailandia. In Thailandia esistono altri tre produttori che
non hanno collaborato all'inchiesta. Pertanto, la maggior parte delle
conclusioni si sono fondate anche su fatti disponibili, in conformità
all'articolo 18 del regolamento di base.
(109)   Durante il PIR, le esportazioni
verso la UE sono ammontate a 727 t, pari allo 0,6% delle importazioni
totali dai paesi oggetto dell'attuale riesame e, più o meno, allo 0% della
quota di mercato dell'industria dell'Unione.
6.2.        Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR
(110)   Secondo quanto indicato nella
richiesta di riesame, le importazioni nella UE sono state effettuate a prezzi
di dumping, con un margine di dumping indicativo del 14,1%. 
(111)   Dato che l'impresa che ha
collaborato non ha esportato verso l'UE durante il PIR, non è stato possibile
calcolare un margine di dumping per tale impresa. È stato tuttavia calcolato,
in base alle sue vendite interne, un valore normale che, comparato ai prezzi
delle importazioni thailandesi verso l'UE rilevati da Eurostat, dà una cifra
coerente con il margine di dumping di cui al considerando 97.
6.3.        Andamento delle importazioni
in caso di abrogazione delle misure
(112)   Accertata l'esistenza del
dumping durante il PIR, è stata anche esaminata la probabilità di persistenza
del dumping in caso di abrogazione delle misure.
(113)   In proposito sono stati
analizzati i seguenti elementi: volume e prezzi delle importazioni in dumping
provenienti dalla Thailandia, attrattiva del mercato UE e dei mercati di altri
paesi terzi, capacità di produzione ed eccesso di capacità disponibile per le
esportazioni dei produttori thailandesi.
6.3.1.     Volume e prezzi delle
importazioni in dumping provenienti dalla Thailandia
(114)   Le importazioni dalla
Thailandia nell'Unione sono rimaste a livelli trascurabili durante l'intero
periodo in esame; non sono avvenute importazioni nel 2009 e nel 2010. Durante
il PIR, le importazioni sono passate da 500 t circa (2008) a 700 t circa,
il che significa circa lo 0% del consumo totale della UE durante il PIR.
(115)   Durante il periodo in esame, i
prezzi all'importazione sono aumentati da 980 EUR/t circa (2008) a
1 300 EUR/t circa, durante il PIR, cioè del 32%. Durante il PIR non è
stata rilevata alcuna sottoquotazione.
6.3.2.     Attrattiva del mercato
dell'Unione e dei mercati di altri paesi terzi
(116)   Durante il PIR, il prezzo medio
sul mercato interno dell'unico produttore esportatore che ha collaborato è
risultato inferiore alla media dei prezzi praticati nella UE dall'industria
dell'Unione. La differenza di prezzo era del 9%. 
(117)   Il produttore esportatore che
ha collaborato è risultato esportare verso mercati di paesi terzi non UE. Il
prezzo medio d'esportazione franco fabbrica verso tali mercati era inferiore al
valore normale. La differenza di prezzo giungeva al 10,8% del prezzo medio
d'esportazione. 
(118)   Le esportazioni dal produttore
esportatore che ha collaborato ad altri paesi terzi sono avvenute a prezzi
inferiori al prezzo praticato nella UE dall'industria dell'Unione. La
differenza di prezzo era pari al 6,6 % del prezzo d'esportazione verso mercati
di paesi terzi. 
6.3.3.     Capacità di produzione ed
eccesso di capacità disponibile per le esportazioni
(119)   La capacità di produzione della
Thailandia è stata calcolata in base alle informazioni contenute nella domanda
di riesame, a informazioni pubblicamente accessibili, come i profili web delle
SpA e la risposta al questionario dell'impresa che ha collaborato. 
(120)   La capacità di produzione in
Thailandia è fortemente aumentata nel periodo in esame fino a rappresentare il
triplo circa del consumo interno thailandese durante il PIR. La capacità di
produzione totale del paese si colloca tra le 700 000 e le 900 000 t
durante il PIR. L'eccesso di capacità disponibile per le esportazioni rispetto
alla domanda interna è diminuito costantemente durante il periodo in esame fino
al 70-75% della capacità totale del paese durante il PIR, pari al 17-22% del
consumo totale UE. Ciò dimostra che la Thailandia è un paese orientato
all'esportazione e che i produttori thailandesi del prodotto in esame dipendono
fortemente dalle esportazioni. L'inchiesta ha dimostrato che la capacità
aumenterà ulteriormente entro il 2014 fino a 0,8/1,0 milioni di t.
Contemporaneamente, secondo le stesse fonti, la domanda interna non aumenterà
allo stesso ritmo e resterà a livelli relativamente bassi. L'eccesso di
capacità disponibile per le esportazioni dovrebbe quindi aumentare in modo
significativo fino a 700 000/800 000 t circa nel prossimo
futuro, pari al 25-30% del consumo totale UE durante il PIR. Sono poi in vigore
misure di difesa degli scambi attuate dalla Turchia e dalla Malaysia nei
confronti della Thailandia che riducono il libero accesso a potenziali mercati
d'esportazione, disponibili in altri paesi terzi. A questo riguardo, viste le
significative quantità disponibili per le esportazioni e data l'analisi dei
livelli dei prezzi all'esportazione a altri paesi terzi nonché il livello dei
prezzi nell'Unione di cui ai considerando da 114 a 116, è ragionevole ritenere
che le esportazioni dalla Thailandia sarebbero ridirette verso l'Unione a
prezzi di dumping e in quantità superiori ai livelli suscettibili di causare un
pregiudizio in caso di abrogazione delle misure.
(121)               In seguito alla
comunicazione il Dipartimento per il commercio estero della Thailandia ha
sostenuto che sarebbe stato opportuno effettuare il confronto tra la capacità
di produzione e la domanda interna a livello della regione ASEAN. Si ricorda
che il governo thailandese non ha corroborato la sua affermazione e quindi non
vi sono giustificazioni per modificare le conclusioni raggiunte in base alla
capacità in eccesso disponibile per le esportazioni in Thailandia.
6.3.4.     Conclusioni sulla probabilità
di persistenza del dumping
(122)   Dato l'ampio, e crescente,
eccesso di capacità produttiva, nonché l'attrattiva del mercato UE e le misure
in vigore in altri paesi terzi, è stato ritenuto probabile che, se le misure
fossero lasciate scadere, le esportazioni dalla Thailandia potrebbero
reindirizzarsi verso l'UE a prezzi di dumping e in quantità che potrebbero
causare un pregiudizio. 
D. DEFINIZIONE DI INDUSTRIA
DELL'UNIONE
1.           Produzione dell'Unione e
industria dell'Unione
(123)   Il prodotto simile è fabbricato
da 13 produttori noti dell'Unione. Essi costituiscono l'industria dell'Unione
ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base, e saranno in
prosieguo denominati “l'industria dell'Unione”.
(124)   Dodici produttori noti
dell'Unione, rappresentati nella fattispecie dal denunciante, hanno collaborato
e appoggiato l'inchiesta. Un altro fabbricante noto dell'Unione non ha
cooperato al presente riesame. 
(125)   Per stabilire la produzione
totale dell'Unione durante il PIR sono state utilizzate tutte le informazioni
disponibili sull'industria dell'Unione (come: risposte al questionario, dati
Eurostat e domanda di riesame).
(126)   Il mercato UE del PET è
caratterizzato da un numero relativamente elevato di produttori, appartenenti
di solito a gruppi più grandi con sede al di fuori dell'Unione. Tra il 2000 e
il 2012, l'industria UE del PET ha attraversato varie fasi. Il mercato
attraversa attualmente un processo di consolidamento che di recente ha
comportato una serie di acquisizioni e chiusure. Continuano a essere sviluppati
prodotti nuovi, come il PET riciclato e il bio PET, con uno spin-off
relativamente recente di un'industria del riciclaggio.
(127)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno asserito che la descrizione della situazione dell'industria
dell'Unione non fosse accurata, poiché cinque produttori facevano in realtà
parte di un grande gruppo transnazionale e altri tre erano collegati a imprese
di imballaggi in PET. Nessuno di questi fatti contraddice la descrizione di cui
al considerando 124, che afferma esplicitamente che i produttori
dell'Unione appartengono spesso a gruppi più grandi, come reso noto. L'impatto
di tale concentrazione è trattato nel considerando 209 di seguito. La
valutazione d'impatto del mercato vincolato è trattata nei considerando da 203
a 205.
(128)   Come già detto, dato il numero
relativamente alto dei produttori UE che hanno collaborato, è stato scelto un
campione di quattro produttori dell'Unione che rappresenta oltre il 50% della
produzione e delle vendite dell'intera produzione UE del prodotto simile
durante il PIR. 
E. SITUAZIONE DEL MERCATO DELL'UNIONE
1.           Consumo dell'unione
(129)   Il consumo UE è stato calcolato
in base al volume delle vendite dell'industria dell'Unione sul mercato interno,
ai dati Eurostat sul volume delle importazioni sul mercato UE e, per quanto
riguarda gli altri produttori dell'Unione, in base a stime fondate sui dati
della domanda di riesame.
(130)   Dopo un aumento iniziale nel
2009 e nel 2010, il consumo ha registrato un lieve calo del 2% durante il PIR
rispetto al 2008, per un totale di 2 802 milioni di t nel PIR.
 Tabella 1 
 Consumo   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume (in t) ||   ||   ||   ||   
 Consumo || 2 868 775 || 2 934 283 || 2 919 404 || 2 802 066 
 Indice || 100 || 102 || 102 || 98 
 Fonte: Risposte al questionario, dati Eurostat e domanda di riesame ||   
2.           Importazioni dai paesi in
esame 
2.1.        Cumulo
(131)   Nel riesame in previsione della
scadenza conclusosi nel 2007, le importazioni di PET originarie dell'India, di
Taiwan, della Thailandia, della Malaysia e dell'Indonesia erano state valutate
cumulativamente ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base.
La Commissione ha esaminato se la valutazione cumulativa fosse appropriata
anche nell'inchiesta attuale. 
(132)   In proposito si è accertato che
i margini di dumping stabiliti per le importazioni da India, Taiwan, Tailandia,
Indonesia e Malaysia erano superiori al livello de minimis. Riguardo ai volumi,
le importazioni verso il mercato UE sono state superiori a livelli trascurabili
solo per l'India. Nei casi di Taiwan, Tailandia, Indonesia e Malaysia i volumi
delle importazioni sono stati inferiori ai livelli minimi. È stata quindi
effettuata un'analisi prospettica dei probabili volumi di esportazione da parte
di ciascun paese in caso di abrogazione delle misure. Essa ha rivelato che le
importazioni da Taiwan e dalla Thailandia, a differenza di quelle
dall'Indonesia e dalla Malaysia, sarebbero probabilmente aumentate fino a
livelli a quelli raggiunti nel PIR e avrebbero probabilmente superato la soglia
di trascurabilità in caso di abrogazione delle misure (si vedano i considerando
102 e 118). Riguardo all'Indonesia e alla Malaysia, è emerso che le
importazioni nella UE sono state di entità trascurabile nel periodo in esame e
il potenziale eccesso di capacità disponibile per le esportazioni è risultato
molto basso. Non si prevede perciò un cambiamento a breve termine di tale
situazione. 
(133)   Dato che il volume delle
importazioni oggetto di dumping dall'Indonesia e dalla Malaysia durante il PIR
era trascurabile e l'improbabilità di un suo incremento - come spiegato al
considerando 130 - si ritiene che i criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4,
del regolamento di base non siano soddisfatti riguardo alle importazione dalla
Malaysia e dall'Indonesia. 
(134)   Per le importazioni provenienti
dall'India, da Taiwan e dalla Thailandia, si osservi che il PET è un prodotto
di base fabbricato con caratteristiche chimiche e tecniche simili a prescindere
dalla loro origine. In tale contesto, si ritiene che il PET importato sia
intercambiabile con i tipi di PET fabbricati nella UE e già commercializzati
nell'Unione durante lo stesso periodo. Si ritiene pertanto che le importazioni
di PET originarie dell'India, di Taiwan e della Thailandia fossero in
concorrenza con il PET fabbricato nella Comunità. 
(135)   Alla luce di quanto precede, si
è ritenuto che i criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di
base risultano soddisfatti per l'India, Taiwan e la Thailandia. Le importazioni
da questi tre paesi sono state quindi esaminate cumulativamente. Poiché i
criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base non
risultavano soddisfatti per la Malaysia e l'Indonesia, le importazioni
originarie di questi due paesi sono state esaminate singolarmente. 
(136)               In seguito alla
comunicazione una parte ha obiettato all'accumulo delle importazioni dalla
Thailandia con le importazioni da India e Taiwan, mentre le importazioni dalla
Malaysia e dall'Indonesia sono state scorporate. Si è sostenuto che la Thailandia
era in una posizione simile a quella della Malaysia e dell'Indonesia e quindi
andrebbe trattata nello stesso modo. Si ricorda che viste la capacità in
eccesso disponibile per le esportazioni riscontrata in Thailandia (si veda il
considerando 118), sono stati soddisfatti i criteri dell'articolo 3, paragrafo
4, del regolamento di base. Non sarebbe stato possibile stabilire un parallelo
tra Thailandia e Malaysia e Indonesia, perché questi ultimi due non avevano
capacità in eccesso disponibili per le importazioni simili a quelle riscontrate
in Thailandia. L'argomentazione della parte è stata pertanto respinta.
3.           Importazioni dall'India, da
Taiwan e dalla Thailandia
3.1.        Volume, quota di mercato e
prezzo delle importazioni
(137)   Nonostante le misure in vigore,
le importazioni dall'India, da Taiwan e dalla Thailandia sono quasi raddoppiate
nel periodo in esame. Ciò è dovuto principalmente all'aumento delle
importazioni provenienti dall'India, aumentate da 46 313 t nel 2008 a
96 678 t nel PIR, su un totale di 109 633 t per i tre paesi
in questione. 
(138)   La quota di mercato delle
importazioni dall'India, da Taiwan e dalla Thailandia è perciò aumentata dal 2%
nel 2008 al 3,9% nel PIR. Le importazioni dall'India hanno raggiunto una quota
di mercato del 3,5% nel PIR, largamente superiore alla quota di mercato
accertata nell'ultimo riesame in previsione della scadenza (0,3%).
(139)   Il prezzo medio si è attestato
a 1 290 EUR/t nel PIR. Ciò riflette un incremento del 23% nel periodo in
esame, raggiunto dopo una diminuzione iniziale del 20% nel 2009. 
 Tabella 2 
 Importazioni dall'India, da Taiwan e dalla Thailandia   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni dall'India, da Taiwan e dalla Thailandia (in t) || 57 178 || 54 173 || 90 154 || 109 633 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 95 || 158 || 192 
 Quota di mercato delle importazioni dall'India, da Taiwan e dalla Thailandia || 2,0% || 1,8% || 3,1% || 3,9% 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 93 || 155 || 196 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/t) || 1 049 || 838 || 1 031 || 1 290 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 80 || 98 || 123 
 Fonte: Eurostat 
3.2.        Sottoquotazione dei prezzi (price
undercutting)
(140)   Data la mancata collaborazione
da parte dei produttori esportatori di Taiwan, la sottoquotazione dei prezzi
per importazioni provenienti da Taiwan sono state calcolate in base a
statistiche sulle importazioni (Eurostat). Poiché l'esportatore tailandese che
ha cooperato non ha esportato verso l'UE durante il PIR, anche in questo caso
la sottoquotazione dei prezzi delle importazioni dalla Thailandia è stata
calcolata in base a statistiche sulle importazioni (Eurostat). Per l'India, il
calcolo si è basato sui dati raccolti e verificati in loco. I relativi prezzi
di vendita dell'industria dell'Unione sono quelli praticati ai clienti
indipendenti, eventualmente aggiustati al livello franco fabbrica. Nel PIR, non
si è constatata alcuna sottoquotazione per nessuno dei paesi interessati. 
4.           Importazioni dalla Malaysia e
dall'Indonesia 
4.1.        Volume, quota di mercato e
prezzo delle importazioni
(141)   I volumi delle importazioni
dalla Malaysia sono raddoppiati nel periodo in esame, nonostante un calo del
70% fino al 2010. Le importazioni dall'Indonesia sono state trascurabili. Il
volume delle importazioni da entrambi i paesi è restato al di sotto del livello
minimo.
(142)   La quota di mercato della
Malaysia è perciò aumentata dallo 0,3% allo 0,6%. La quota di mercato
dell'Indonesia è rimasta prossima allo 0% durante il periodo in esame.
(143)   Il prezzo unitario medio per la
Malaysia si è attestato intorno a 1 299 EUR/t nel PIR. Ciò riflette
un aumento del 25%, raggiunto negli ultimi due anni del periodo in esame, dopo
una diminuzione iniziale del 28% tra il 2008 e il 2009. Il prezzo unitario
medio per l'Indonesia si è attestato intorno a 1 304 EUR/t nel PIR
che riflette un aumento del 34% tra il 2009 e il PIR. L'Indonesia non ha
esportato verso l'UE nel 2008. 
 Tabella 3 || 
 Importazioni dalla Malaysia || 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR || 
 Volume delle importazioni (in t) || 8 213 || 2 028 || 308 || 16 628 || 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 25 || 4 || 202 || 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/t) || 1 038 || 751 || 942 || 1 299 || 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 72 || 91 || 125 || 
 Quota di mercato delle importazioni || 0,3% || 0,1% || 0,0% || 0,6% || 
 Fonte: Dati Eurostat ||   ||   ||   ||   
   ||   ||   ||   ||   
 Tabella 4 || 
 Importazioni dall'Indonesia || 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR || 
 Volume delle importazioni (in t) || - || 408 || 991 || 253 || 
 Indice (2009 = 100) || - || 100 || 243 || 62 || 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/t) || - || 973 || 1 222 || 1 304 || 
 Indice (2009 = 100) || - || 100 || 126 || 134 || 
 Quota di mercato delle importazioni || - || 0,01% || 0,03% || 0,01% || 
 Fonte: Dati Eurostat ||   ||   ||   ||   || 
4.2.                  Sottoquotazione dei
prezzi (price undercutting)
(144)   Data la mancata collaborazione
da parte dei produttori esportatori indonesiani, la sottoquotazione dei prezzi
per importazioni provenienti dall'Indonesia sono state calcolate in base a
statistiche sulle importazioni (Eurostat). Poiché l'esportatore della Malaysia
che ha cooperato non ha esportato verso l'UE durante il PIR, anche in questo
caso la sottoquotazione dei prezzi delle importazioni dalla Malaysia è stata
calcolata in base a statistiche sulle importazioni (Eurostat). I relativi
prezzi di vendita dell'industria dell'Unione sono quelli praticati ai clienti
indipendenti, eventualmente aggiustati al livello franco fabbrica. Nel PIR, non
si è constatata alcuna sottoquotazione per nessuno dei paesi interessati. 
5.           Importazioni da altri paesi
terzi
5.1.        Importazioni dalla Cina, dagli
EAU, dall'Iran e dal Pakistan 
(145)   Le importazioni da altri paesi
terzi nei cui confronti sono state prese misure antidumping sono diminuite del
69% nel periodo in esame, nonostante un aumento del 49% nel 2009. Solo le importazioni
dalla Cina si sono mantenute stabili. 
(146)   La quota di mercato dei paesi
in questione si è ridotta dall'8,2% nel 2008 al 2,6% nel PIR e riguarda
soprattutto dagli EAU (1,7% nel PIR) e la Cina (0,6% nel PIR).
(147)   Il prezzo medio ha raggiunto
1 258 EUR/t nel PIR, inferiore del 5,5% al prezzo unitario
dell'industria dell'Unione. Ciò riflette un incremento del 24% nel periodo in
esame, raggiunto nel PIR dopo una diminuzione iniziale del 22% nel 2009.
 Tabella 5 
 Importazioni dalla Cina, dagli EAU, dall'Iran e dal Pakistan 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni provenienti dalla Cina, dagli EAU, dall'Iran e dal Pakistan (in t) || 235 913 || 351 798 || 188 776 || 72 054 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 149 || 80 || 31 
 Quota di mercato delle importazioni dalla Cina , dagli EAU, dall'Iran e dal Pakistan || 8,2% || 12,0% || 6,5% || 2,6% 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 146 || 79 || 31 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/t) || 1 016 || 789 || 949 || 1 258 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 78 || 93 || 124 
 Fonte: Eurostat ||   ||   ||   ||   
5.2.        Importazioni da altri paesi
terzi nei cui confronti non è in vigore alcuna misura 
(148)   Le importazioni provenienti da
altri paesi terzi nei cui confronti non vigono particolari misure (Oman, Corea
del Sud, Russia, Messico e Arabia Saudita), sono cresciute in volume del 59%
nel periodo in esame dopo una crescita del 71% nel 2009. Tra il 2009 e il PIR,
l'Oman è divenuto il maggior paese esportatore verso l'Unione. 
(149)   La quota di mercato dei paesi
in questione è cresciuta dal 9,7% nel 2008 al 15,8% nel PIR, soprattutto a
causa dell'aumento del 4,3% delle importazioni dall'Oman. La quota di mercato
della Corea del Sud si è attestato al 4% nel PIR, inferiore del 5% al livello
massimo raggiunto nel 2009. 
(150)   Il prezzo medio ha raggiunto
1 273 EUR/t, 4,3% in meno del prezzo unitario medio dell'industria
dell'Unione. Ciò riflette un incremento del 10% nel periodo in esame, raggiunto
nel 2010 e nel PIR dopo una diminuzione iniziale del 24% nel 2009. Il prezzo
medio delle importazioni dall'Oman si è attestato intorno a
1 310 EUR/t nel PIR, inferiore dell'1,5% al prezzo unitario
dell'industria dell'Unione. Il prezzo medio delle importazioni dalla Corea del
Sud è stato di 1 294 EUR/t, inferiore del 2,7% al prezzo unitario
dell'industria dell'Unione. 
 Tabella 6 
 Importazioni da altri paesi terzi 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni da altri paesi terzi (in tonnellate) || 279 188 || 478 570 || 469 753 || 442 692 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 171 || 168 || 159 
 Quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi || 9,7% || 16,3% || 16,1% || 15,8% 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 168 || 165 || 162 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/t) || 1 156 || 879 || 997 || 1 273 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 76 || 86 || 110 
 Esportatori principali (in t) 
 Oman || 0 || 52 632 || 95 646 || 120 286 
 Corea del Sud || 177 341 || 254 451 || 183 801 || 114 346 
 Russia || 546 || 546 || 3 || 50 427 
 Messico || 2 650 || 1 879 || 29 039 || 29 409 
 Arabia Saudita || 230 || 20 454 || 50 108 || 24 756 
 Altri || 98 422 || 148 609 || 111 156 || 103 468 
 Fonte: Eurostat 
(151)   In seguito alla comunicazione
alcune parti hanno sostenuto che la Commissione ha omesso di valutare l'impatto
delle importazioni dalla Corea del Sud. Si ricorda che le misure contro la
Corea del Sud sono scadute nel 2012. Prima della scadenza dei dazi, oltre il
99% delle importazioni provenienti da questo paese entravano ad un dazio dello
0%. Per questi motivi le importazioni dalla Corea del Sud sono incluse
nell'analisi insieme alle importazioni da altri paesi non soggetti a misure
(considerando 202 e 212). L'argomentazione è stata respinta in quanto non
fondata.
6.           Situazione economica
dell'industria dell'Unione 
(152)   In conformità
all'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, sono stati
esaminati tutti i fattori e gli indicatori economici aventi attinenza alla
situazione dell'industria dell'Unione nel periodo in esame.
(153)   Ai fini dell'analisi del
pregiudizio sono stati stabiliti due livelli di indicatori del pregiudizio: 
–              
indicatori macroeconomici (produzione, capacità di
produzione, utilizzazione degli impianti, volume delle vendite, quota di
mercato, crescita, occupazione, produttività, ampiezza del margine di dumping e
recupero sugli effetti di precedenti pratiche di dumping): sono stati valutati
a livello dell'intera produzione UE di tutti i produttori UE in base a
informazioni raccolte presso l'industria dell'Unione, alla domanda di riesame e
a statistiche pubblicamente accessibili. 
–              
indicatori microeconomici (scorte, prezzi unitari
medi, salari, redditività, utile sul capitale investito, flusso di cassa,
capacità di reperire capitali e investimenti): sono stati valutati a livello
dei produttori UE inclusi nel campione in base alle informazioni da essi
fornite. 
(154)   Nel giugno 2010, un fabbricante
UE incluso nel campione, ha dismesso un suo sito di produzione. Tale sito è
stato acquistato da un altro fabbricante UE. Poiché l'analisi degli indicatori
macroeconomici si fonda su dati rilevati presso tutti i produttori UE, tale
cessione non ha avuto alcun impatto sull'ampiezza dell'analisi del pregiudizio
né sui suoi singoli indicatori. 
(155)   In via preliminare, è bene
precisare che alcuni eventi economici globali verificatisi tra la fine del 2010
e l'inizio del 2011 hanno avuto effetti sulla situazione del mercato UE,
soprattutto riguardo ai prezzi e ai volumi delle vendite del prodotto simile.
In quel periodo è calata l'offerta di cotone; ciò che ha provocato un aumento
della domanda di fibre di poliestere sul mercato asiatico. Il PET e le fibre di
poliestere dipendono largamente a monte dalla stessa materia prima, cioè
dall'acido tereftalico purificato (PTA). L'aumento della domanda di fibre di
poliestere ha reso insufficiente l'offerta di PTA e ha spinto in alto i prezzi
del PET. Poiché anche i produttori di PET in Medio Oriente dipendono dal PTA
proveniente dall'Asia, si è verificato un brusco calo delle importazioni di PET
nell'UE. Al tempo stesso, i principali fornitori di PTA dell'Unione
dichiaravano la presenza di un caso di forza maggiore che provocava
un'ulteriore calo della produzione interna di PET.
7.           Osservazioni presentate dalle
parti
(156)   Alcune parti hanno contestato
la validità dell'analisi del pregiudizio, che si fonderebbe su informazioni
lacunose che limiterebbero a loro volta i diritti a difesa di talune parti
interessate. In particolare, sono state formulate le seguenti osservazioni.
(157)   Alcune parti hanno sostenuto
che i dati raccolti presso i produttori UE non rispettavano le istruzioni di
compilazione del questionario, secondo cui non andavano aggregati dati
provenienti da imprese diverse. Di conseguenza, le informazioni raccolte
sarebbero state imprecise e incomplete, i dati comunicati essendo stati
aggregati per entità presente nel campione. Si noti che le informazioni sono
state debitamente raccolte e verificate in loco. È stato accertato che le
informazioni raccolte davano un'immagine precisa dell'industria dell'Unione; la
suddetta asserzione è stata pertanto respinta. In seguito alla comunicazione le
parti hanno reiterato la propria argomentazione. Non sono state presentate
nuove argomentazioni o prove. Alcune parti hanno ribadito che i dati forniti da
una delle società incluse nel campione erano incompleti poiché non facevano
riferimento all'intero gruppo bensì a un'entità specifica all'interno dello
stesso. Il suddetto commento è stato trattato durante la fase di campionamento,
come indicato nel considerando 20.
(158)   Secondo le stesse parti interessate,
la Commissione avrebbe cercato di fissare le supposte carenze nelle
informazioni raccolte inviando questionari aggiuntivi. In proposito va chiarito
che la Commissione ha, sì, inviato questionari aggiuntivi, ma solo a produttori
UE non inclusi nel campione per ottenere informazioni su indicatori
macroeconomici pertinenti alla valutazione del pregiudizio. Ciò è avvenuto,
quindi, per integrare le informazioni fornite dai produttori UE inclusi nel
campione. In seguito alla comunicazione, alcune parti hanno reiterato la
propria argomentazione senza però apportare nuove argomentazioni o presentare
nuovi elementi di prova. L'argomentazione di queste parti è stata pertanto
respinta. 
(159)   Le stesse parti hanno anche
affermato che le informazioni fornite dai produttori inclusi nel campione
sarebbero state contrarie agli obblighi di cui all'articolo 19 del regolamento
di base, perché informazioni di per sé non riservate sono state diffuse come
riservate e dunque escluse dal fascicolo pubblico. Si noti in proposito che le
informazioni erano state classificate a diffusione limitata perché così
aveva voluto il richiedente. Su richiesta di parti interessate, è stato
riesaminato il carattere riservato delle informazioni trasmesse e le
informazioni sono state eventualmente riclassificate come versione consultabile
da tutte le parti interessate, previa consultazione e approvazione delle
imprese in questione. Anche questa argomentazione è stata pertanto respinta.
(160)   Alcune parti hanno sostenuto
che il metodo usato per valutare il pregiudizio violasse l'articolo 11,
paragrafo 9, del regolamento di base perché mentre la determinazione del
pregiudizio propria dell'inchiesta iniziale terminata nel 1999 si basava su una
valutazione cumulativa di importazioni provenienti da sei paesi, la presente
valutazione non comprendeva importazioni dalla Corea del Sud, il maggior
fornitore dell'UE e il paese con maggiori capacità di esportazione e prezzi più
bassi rispetto ad altri paesi oggetto del presente riesame.
(161)   Si noti, in questo contesto,
che le importazioni non oggetto di dumping dalla Corea del Sud erano già state
scorporate dal quadro del riesame in previsione della scadenza terminato nel
2007, essendosi appurato, riguardo a tali importazioni, che non erano state soddisfatte
tutte le condizioni di cui all'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di
base. Si noti inoltre che il presente riesame non riguarda le importazioni
dalla Corea: le misure nei confronti della Corea del Sud sono infatti scadute.
Infine, riteniamo di non aver cambiato metodologia perché, nell'attuale
riesame, abbiamo applicato la valutazione cumulativa alle importazioni da tutti
i paesi che soddisfano i criteri di tale tipo di valutazione ai sensi
dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base. L'argomentazione delle
parti deve pertanto essere respinta. 
8.           Indicatori macroeconomici
8.1.        Produzione
(162)   Al declino della quota di
mercato dell'industria dell'Unione (v. considerando 164) si è aggiunta tra il
2008 e il PIR la riduzione dell'11% nella produzione dell'Unione. Il calo di
produzione della UE si è interrotto solo con l'aumento nel 2010 rispetto al
2009, pur restando del 4% inferiore al livello del 2008. Essa è ulteriormente
diminuita durante il PIR. 
 Tabella 7 
 Produzione totale dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Produzione (in t) || 2 327 169 || 2 107 792 || 2 239 313 || 2 068 717 
 Indice (2008=100) || 100 || 91 || 96 || 89 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame ||   ||   
8.2.        Capacità di produzione e
utilizzo della capacità
(163)   La capacità di produzione
dell'industria dell'Unione è diminuita del 23% tra il 2008 e il PIR. Questa
tendenza è legata alla chiusura di vari impianti di produzione, solo in parte
compensata dall'apertura di nuovi stabilimenti. 
(164)   L'utilizzazione degli impianti
è passata dal 75% nel 2008 all'86% nel PIR. Il maggiore utilizzo della capacità
va visto nel contesto degli sforzi di ristrutturazione dell'industria
dell'Unione, di cui al considerando 124. 
 Tabella 8 
 Capacità di produzione e utilizzo della capacità 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Capacità di produzione (in t) || 3 118 060 || 2 720 326 || 2 625 244 || 2 393 516 
 Indice || 100 || 87 || 84 || 77 
 Utilizzo degli impianti || 75% || 77% || 85% || 86% 
 Indice || 100 || 104 || 114 || 116 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame 
8.3.        Volume delle vendite
(165)   Il volume delle vendite
dell'industria dell'Unione sul mercato UE ha seguito lo stesso andamento della
produzione, con una contrazione del 6% durante il periodo in esame. 
 Tabella 9 
 Vendite totali dell'industria dell'Unione sul mercato interno 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Vendite (in t) || 2 288 283 || 2 047 305 || 2 169 423 || 2 160 807 
 Indice || 100 || 89 || 95 || 94 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame 
8.4.        Quota di mercato
(166)   Dopo un calo iniziale del 13%
nel 2009, l'industria dell'Unione ha in parte recuperato le quote di mercato
perse dagli EAU, dalla Corea del Sud, dall'Iran e dal Pakistan, nonostante
l'aumento delle importazioni dall'India, dall'Oman e da altri paesi terzi
(Russia, Messico e Arabia Saudita) nello stesso periodo. Nel periodo in esame,
la quota complessiva di mercato dell'industria dell'Unione è diminuita del 3%. 
 Tabella 10 
 Quota di mercato dell'industria dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Quota di mercato dell'industria dell'Unione || 80% || 70% || 74% || 77% 
 Indice || 100 || 87 || 93 || 97 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame e dati di Eurostat 
8.5.        Crescita
(167)   Nel periodo in esame, il
mercato ha registrato una stagnazione. L'industria dell'Unione non ha
beneficiato di alcuna crescita. Al contrario, nonostante le ristrutturazioni,
essa ha ceduto ulteriori quote di mercato alle crescenti importazioni
provenienti soprattutto da paesi nei cui confronti non esistevano misure. Il
lieve calo del consumo nel PIR va visto nel contesto di una scarsità di materie
prime (PTA) nell'Unione e sul mercato mondiale.
8.6.        Occupazione e produttività
(168)   Tra il 2008 e il PIR, il calo
dell'occupazione nell'industria dell'Unione è stato del 41%. Il periodo in
esame è stato caratterizzato da un declino costante, anche nel 2010, quando la produzione
è aumentata (v. considerando 161). In un momento di incremento della
produttività, questo calo evidenzia i processi di ristrutturazione messi in
atto da numerosi produttori UE.
(169)   La produttività della
manodopera dell'industria dell'Unione, misurata in termini di produzione annua
(in t) per addetto, è aumentata del 50% nel periodo in esame. Questo dato,
indice tra l'altro di un'accresciuta efficienza dell'industria dell'Unione, è
dovuto al fatto che la produzione è diminuita più lentamente dell'occupazione
Il fenomeno è stato particolarmente evidente nel 2010 quando, a fronte
dell'aumento della produzione e del contestuale calo dell'occupazione, la
produttività è risultata del 37 % superiore a quella del 2008.
 Tabella 11 
 Occupazione e produttività 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Numero di dipendenti || 2 060 || 1 629 || 1 449 || 1 218 
 Indice || 100 || 79 || 70 || 59 
 Produttività (t/dipendente) || 1 130 || 1 294 || 1 545 || 1 698 
 Indice || 100 || 115 || 137 || 150 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame ||   ||   
8.7.        Entità del margine di dumping
effettivo 
(170)   L'incidenza sull'industria
dell'Unione dell'entità del margine di dumping effettivo delle importazioni
provenienti dai paesi in esame non può considerarsi trascurabile, data la
sensibilità ai prezzi propria del mercato di questi prodotti. Si osservi che
questo indicatore è più pertinente se analizzato nel contesto di una probabile
reiterazione del pregiudizio. Se si lasciassero scadere le misure, le
importazioni in dumping tornerebbero probabilmente a volumi e prezzi tali che
l'impatto del margine di dumping sarebbe significativo.
8.8.        Ripresa dagli effetti di
precedenti pratiche di dumping
(171)   Gli indicatori sopra esaminati
mostrano un certo miglioramento della situazione economica e finanziaria
nell'industria dell'Unione, in seguito all'istituzione di misure antidumping
definitive nel 2000, ma rivelano anche che l'Unione è ancora fragile e
vulnerabile.
9.           Elementi microeconomici
9.1.        Scorte
(172)   Il livello delle scorte durante
il PIR superava del 24% i livelli del 2008. Rispetto alla produzione, le scorte
sono tuttavia rimaste ai livelli precedenti, cioè tra il 5% e il 6%. 
 Tabella 12 
 Scorte 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Scorte finali || 51 495 || 54 808 || 54 314 || 64 069 
 Indice || 100 || 106 || 105 || 124 
 Fonte: risposte al questionario. 
9.2.        Andamento dei prezzi
(173)   Riguardo all'andamento dei
prezzi, dopo un primo calo nel 2009 (-16%), dovuto soprattutto alla crisi
economica, i prezzi si sono avvicinati nel 2010 ai livelli del 2008. Ne è
seguito un forte aumento del prezzo medio unitario durante il PIR, con un
aumento rispetto al periodo in esame del 25%. 
(174)   L'improvviso aumento dei prezzi
durante il PIR va visto nel contesto di sviluppi inattesi sul mercato del
cotone verificatisi alla fine del 2010 e nel 1° trimestre 2011. Come già detto
(considerando 153), i prezzi record del cotone hanno causato un improvviso
passaggio alle fibre di poliestere, materiale in concorrenza con il PET per le
stesse materie prime. L'aumento della domanda di materia prima, in particolare
di PTA, ha fatto salire il prezzo del PET in Asia e Medio Oriente con effetti
di ricaduta sui prezzi del PET nella UE. L'aumento di prezzo nella UE in quel
momento è stato anche amplificato dalla scarsità a breve termine di PTA in
quest'area in seguito alla dichiarazione di caso di forza maggiore di uno dei
produttori UE di PTA. 
 Tabella 13 
 Prezzi unitari di vendita nell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Prezzo unitario delle vendite nell'UE (EUR/t) || 1 066 || 891 || 1 045 || 1 330 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 84 || 98 || 125 
 Fonte: risposte al questionario. ||   ||   ||   ||   
9.3.        Fattori che incidono sui
prezzi di vendita
(175)   I prezzi di vendita del PET
seguono di solito l'andamento dei prezzi delle sue principali materie prime
(principalmente acido tereftalico puro (PTA) e glicole monoetilenico (MEG))
perché quest'ultime rappresentano fino al 90% del costo totale del PET. Il PTA
è un derivato del petrolio il cui prezzo varia a seconda del prezzo del
greggio. Questo è ciò che causa la grande volatilità dei prezzi del PET.
(176)   Inoltre, il PET è in
concorrenza con le fibre di poliestere per le stesse materie prime, la cui
produzione si fonda, esattamente come il PET, sulla disponibilità di PTA.
Poiché le fibre di poliestere sono alternative al cotone nell'industria
tessile, il prezzo del PET risente perciò anche dell'andamento del mercato del
cotone.
9.4.        Salari
(177)   Nel corso del periodo in esame,
i salari medi sono calati del 7%. Ciò si è verificato durante il PIR ed è stato
amplificato dagli incrementi di produttività (v. considerando 151). 
 Tabella 14 
 Salari 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Salari (media per persona) || 54 512 || 56 014 || 54 876 || 50 784 
 Indice || 100 || 103 || 101 ||  93 
 Fonte: risposte al questionario. 
9.5.        Redditività e utile sul
capitale investito
(178)   La redditività e l'utile sul
capitale investito è migliorato significativamente tra il 2008 e il PIR. Gli
utili realizzati dalle vendite sul mercato dell'Unione sono aumentati da -7,9%
(2008) al 5,3% (PIR) mentre l'utile sul capitale investito è migliorato da
-9,6% al 10,6%. Risultati particolarmente deludenti di un fabbricante UE hanno
caratterizzato il 2008. Ciononostante, il miglioramento della situazione
finanziaria dell'industria dell'Unione nel 2009 e 2010, quando i prezzi erano
scesi al di sotto dei livelli del 2008, dimostra la debolezza della relazione
tra prezzi e redditività. Per contro, il miglioramento della redditività è
strettamente correlato ai miglioramenti del tasso di utilizzo degli impianti e
ai guadagni di produttività, osservati sopra. 
(179)   Grazie all'andamento del mercato
globale tra il 2010/2011, alle operazioni di ristrutturazione e agli incrementi
di efficienza sopra descritti, l'industria dell'Unione ha potuto migliorare la
sua redditività nel 2010 e raggiungere il livello del 5,3% nel PIR. 
(180)   Una parte interessata ha
sostenuto che tale sviluppo fosse inatteso e straordinario e certo non
rappresentativo della situazione generale dell'industria dell'Unione. 
(181)   Si noti in proposito che
l'industria dell'Unione aveva saputo trarre vantaggio dall'aumento del prezzo
del PET tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012 perché aveva fissato il prezzo
del PTA prima che si verificassero i suddetti eventi del mercato. Secondo
statistiche avanzate dalle parti, relative a sviluppi avvenuti dopo il PIR, i
margini di profitto dei produttori di PET si sono sostanzialmente deteriorati
nel 2012. Ciò conferma che la redditività nel 2011 (PIR) era di fatto
largamente influenzata da eventi economici globali imprevisti e temporanei
(considerando 153) che è improbabile si ripetano e che non possono essere
considerati permanenti e rappresentativi della situazione dell'industria
dell'Unione.
 Tabella 15 
 Redditività e utile sul capitale investito 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Redditività (vendite dell'Unione) || -7,9% || 1,6% || 4,8% || 5,3% 
 Indice || 100 || 221 || 261 || 267 
 Utile sul capitale investito || -9,6% || 2,3% || 8,9% || 10,6% 
 Indice || 100 || 224 || 292 || 310 
 Fonte: risposte al questionario. 
9.6.        Flusso di cassa e capacità di
reperire capitali
(182)   Il flusso di cassa è
notevolmente migliorato nel periodo coperto dal recente miglioramento della
redditività dell'industria dell'Unione. 
 Tabella 16 
 Flusso di cassa 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Flusso di cassa (in EUR) || - 59 419 394 || 40 940 883 || 96 614 649 || 103 761 169 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 269 || 363 || 375 
 In % del fatturato || -5,9% || 4,5% || 8,3% || 7,5% 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 176 || 242 || 229 
 Fonte: risposte al questionario. 
(183)   Non esistono particolari
indicazioni che facciano ritenere che l'industria dell'Unione abbia avuto
difficoltà a reperire capitali soprattutto perché i produttori UE sono
incorporati in gruppi più grandi.
9.7.        Investimenti
(184)   Durante il periodo in esame, il
livello degli investimenti si è generalmente ridotto del 35%. Gli investimenti
iniziali effettuati nel 2008 sono stati ridotti drasticamente nel 2009 e da
allora non registrano ulteriori recuperi. 
 Tabella 17 
 Investimenti 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Investimenti (in migliaia di EUR) || 72 341 598 || 5 404 705 || 15 994 659 || 47 217 003 
 Indice || 100 || 7 || 22 || 65 
 Fonte: risposte al questionario. 
10.         Conclusioni relative alla
situazione dell'industria dell'Unione
(185)   L'analisi dei dati
macroeconomici dimostra, che durante il periodo in esame, la produzione e i
volumi delle vendite dell'industria dell'Unione sono diminuiti: dopo la caduta
iniziale del 2009, l'industria dell'Unione non ha del tutto recuperato la sua
quota di mercato, diminuita, nel complesso, di 3 punti percentuali nel periodo
in esame (al 77% nel PIR). Il calo dell'occupazione e della capacità di
produzione è dovuto alla ristrutturazione in corso nel settore e va visto nel
contesto dell'aumento dell'utilizzazione degli impianti e della produttività.
(186)   Al tempo stesso, la maggior
parte degli indicatori microeconomici dà segni di miglioramento. La
redditività, l'utile sul capitale investito e il flusso di cassa sono aumentati
in misura significativa, in particolare nel 2010 e nel PIR. Nel 2009, d'altra
parte, gli investimenti sono molto diminuiti e non hanno recuperato.
(187)   Nel complesso, la situazione
economica dell'industria è migliorata. Questi progressi sono tuttavia
relativamente recenti e si basano in certa misura su sviluppi di mercato
imprevisti e temporanea avvenuti tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011
(v. considerando 153). Ciò è sembra confermato da informazioni disponibili
sull'andamento del margine dell'industria dell'Unione nel 2012 (v. considerando
179) che indicano un calo rispetto al PIR.
(188)   Alla luce dell'analisi che
precede, la situazione dell'industria dell'Unione è migliorata e non risulta
che abbia luogo un pregiudizio sostanziale. Ciò nonostante, malgrado tendenze
apparentemente positive e grandi sforzi di ristrutturazione, l'industria
dell'Unione è ancora fragile. 
(189)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno contestato la conclusione secondo cui l'industria dell'Unione
è ancora fragile, sostenendo che goda invece di buona salute e sia stata
trasformata sostanzialmente dal 1999 in poi. Va notato che, come già indicato
nel considerando 185, nonostante il miglioramento e il consolidamento generali,
non tutti gli indicatori economici si sono evoluti positivamente durante il
periodo in esame. Ad esempio, i volumi di produzione e di vendite e la quota di
mercato sono diminuiti. Inoltre, i miglioramenti erano relativamente recenti e,
visto il calo della redditività nel 2012, sembravano essere di breve durata. Su
questa base si è ritenuto che, seppur in assenza di prove di pregiudizio grave
durante il PIR, l'industria dell'Unione continua a trovarsi in uno stato di
fragilità. L'argomentazione è stata quindi respinta. 
(190)   In seguito alla comunicazione,
alcune delle parti hanno obiettato che, per l'analisi della situazione
economica dell'industria dell'Unione, sono stati utilizzati dati riguardanti il
periodo successivo al PIR. A tale riguardo, si conferma che la valutazione
della situazione dell'industria dell'Unione si è basata sul periodo in esame e
su questa base non è stato stabilito alcun pregiudizio grave. Tuttavia,
l'andamento della redditività dell'industria dell'Unione oltre il PIR è in
questo caso rilevante soprattutto nel contesto della straordinaria evoluzione
del mercato globale nel periodo 2010/2011. Esso illustra inoltre la volatilità
dei livelli dei profitti tipica del settore (v. considerando 260).
L'argomentazione è quindi respinta.
F. PROBABILITÀ DI REITERAZIONE DEL
PREGIUDIZIO 
1.           Incidenza del volume previsto
delle importazioni ed effetti sui prezzi in caso di abrogazione delle misure
(191)   L'inchiesta aveva dimostrato
che le importazioni dall'India, da Taiwan e dalla Tailandia continuavano ad
avvenire in dumping e che nulla indicava che tale pratica sarebbe stata ridotta
o sospesa in futuro. 
(192)   Un'analisi prospettica sui
possibili volumi d'esportazione da questi tre paesi ha rivelato che, dati la
capacità in eccesso disponibile per le esportazioni (v. considerando 55, 97 e
118), i prezzi interni nonché i livelli dei prezzi nei mercati di paesi terzi e
nell'Unione insieme all'attrattiva del mercato dell'Unione, è probabile che, se
le misure saranno abrogate, le importazioni provenienti dall'India, da Taiwan e
dalla Thailandia aumentino fino a livelli che potrebbero causare un pregiudizio
e superiori a quelli raggiunti nel PIR. Con l'espansione prevista della
capacità in eccesso disponibile per le esportazioni in questi tre paesi, si
stima che l'eccesso di capacità raggiungerà i 2,3/2,8 milioni di t, ossia più
dell'83-87% del consumo UE nel prossimo futuro. 
(193)   Riguardo all'andamento previsto
del prezzo delle importazioni dai tre paesi, se le misure contro India, Taiwan
e Thailandia fossero eliminate, si prevede che le importazioni da questi paesi
entrerebbero a prezzi di dumping. Inoltre, poiché gli esportatori da questi
paesi dovranno competere contro importazioni a basso prezzo provenienti da
altri paesi terzi, non si può escludere che debbano abbassare i loro prezzi al
fine di aumentare la loro quota di mercato sul mercato dell'Unione.
(194)   In tal caso, l'industria
dell'Unione sarà probabilmente esposta a notevoli volumi di importazioni
dall'India, da Taiwan e dalla Tailandia a prezzi inferiori ai suoi prezzi medi
e metterà a repentaglio il recente miglioramento della sua situazione
economica. È probabile quindi una reiterazione del pregiudizio grave se le
misure contro India, Taiwan e Tailandia venissero abrogate.
2.           Capacità di produzione ed
eccesso di capacità disponibile per le esportazioni dei paesi interessati
(195)   Come già detto, i produttori
esportatori dell'India, di Taiwan e della Thailandia possono aumentare il
volume delle loro esportazioni verso il mercato dell'Unione. I tre paesi hanno tutti
registrato una crescita significativa della loro capacità di produzione nel
periodo in esame. Secondo determinate previsioni di mercato, il divario tra
consumo interno e capacità di produzione crescerà fino a 2,3/2,8 milioni di t
nel prossimo futuro. Tale eccesso di capacità disponibile per le esportazioni
nel prossimo futuro va considerata significativa in quanto rappresenta più
dell'83-87% del consumo dell'Unione (nel PIR). 
(196)   Pertanto, benché le
importazioni dai tre paesi verso la UE non fossero molto elevate, esiste il
rischio che, in caso di abrogazione delle misure, esportazioni di notevole
entità possano essere dirottate verso il mercato UE.
(197)   In seguito alla comunicazione
alcune parti hanno affermato che la probabilità della reiterazione del
pregiudizio in base alla capacità in eccesso disponibile per le esportazioni
deve includere la valutazione della crescita della domanda nei mercati
d'esportazione dell'India e di Taiwan. Le stesse parti hanno sostenuto che la
Thailandia era irrilevante perché è controllata da un gruppo presente nel
mercato dell'Unione. L'affermazione riguardante la valutazione della capacità
in eccesso disponibile per le esportazioni è respinta per i motivi illustrati
nei considerando 58, 59, 101 e 102. La rilevanza dell'affermazione riguardante
la situazione nel mercato thailandese non è stata corroborata. Per questo
motivo le obiezioni sono state respinte.
3.           Perdita di mercati
d'esportazione 
(198)   Misure di difesa degli scambi
nei confronti delle importazioni di PET provenienti dall'India, da Taiwan e
dalla Thailandia sono attualmente in vigore in Turchia. Misure contro le
importazioni provenienti dall'India e da Taiwan esistono inoltre in Sudafrica e
in Malaysia; misure contro la Thailandia esistono in Malaysia. 
(199)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno contestato le conclusioni riguardanti la perdita di mercati
di esportazione per l'India e Taiwan. Entrambi i mercati di esportazione
sarebbero marginali, pertanto non sarebbe possibile riorientare volumi di
esportazioni significativi da questi mercati verso l'Unione, anche in caso di
abrogazione delle misure. Va fatto notare che l'esistenza di misure di difesa
commerciale su alcuni mercati impedisce di attribuire un significato al
confronto tra l'importanza relativa di tali mercati con o senza l'applicazione
delle misure per il paese interessato. Inoltre, contrariamente a quanto
affermato, non si è ritenuto che i volumi di esportazioni da questi mercati
sarebbero stati riorientamenti verso il mercato dell'Unione. Secondo la
Commissione, le misure di difesa del commercio nei confronti dell'India di
Taiwan in vigore in Turchia e in Sudafrica riducono potenzialmente i mercati
che potrebbero essere disponibili per le esportazioni indiane e taiwanesi.
Inoltre, se fosse vera l'affermazione che la Turchia e il Sudafrica non sono
mercati d'esportazione importanti, la crescente capacità in eccesso disponibile
per le esportazioni in India e in Taiwan implica la probabilità di un aumento
delle esportazioni nell'Unione anche in assenza delle misure di difesa del
commercio imposte dalla Turchia e dal Sudafrica (v. considerando 59).
L'argomentazione è stata quindi respinta.
(200)   L'esistenza di misure di difesa
degli scambi in altri paesi terzi è una conferma ulteriore del fatto che India,
Taiwan e Thailandia possono replicare la loro politica dei prezzi anche sul
mercato UE.
4.           Attrattiva del mercato
dell'Unione
(201)   Il mercato UE è attraente in
termini di dimensioni e prezzi: è il terzo maggior mercato al mondo, ha una
necessità strutturale di importazioni e prezzi più elevati rispetto ad altri
mercati. Nel caso di India, Taiwan e Thailandia, i prezzi delle importazione
nella UE tendono a essere più elevati di quelli delle importazioni in altri
paesi terzi: ciò sottolinea l'attrattiva del mercato UE per le esportazioni di
questi tre paesi. 
(202)   L'attrattiva del mercato UE è
confermata anche dal fatto che l'industria dell'Unione ha perso quote di
mercato a favore di importazioni da paesi privi di misure. È il caso soprattutto
della Corea del Sud che ha notevolmente incrementato le esportazioni verso la
UE nel 2012, una volta scadute le misure contro quel paese.
5.           Altri fattori
(203)   L'incidenza sulla situazione
dell'industria dell'Unione di importazioni da altri paesi terzi nei cui
confronti esistano misure è stata considerata scarsa a causa dello scarso
volume delle importazioni e della sostanziale diminuzione della loro quota di
mercato durante il PIR. 
(204)   Il volume delle importazioni da
altri paesi terzi nei cui confronti non esistano misure è aumentato durante il
periodo in esame senza che però il prezzo medio d'importazione si distaccasse
molto dal prezzo medio dell'industria dell'Unione. L'impatto delle importazioni
da questi paesi sulla situazione dell'industria dell'Unione è perciò ritenuto
limitato. 
6.           Mercato vincolato 
(205)               In seguito alla
comunicazione, alcune parti hanno affermato che, a causa dell'integrazione
verticale tra produttori e trasformatori di PET, una parte considerevole di PET
è stata venduta per uso vincolato, che non compete con le importazioni.
Inoltre, la quota di mercato vincolato sarebbe significativa, al punto da
influenzare i risultati dell'analisi.
(206)   Sulla base delle informazioni
raccolte a livello dei produttori dell'Unione inclusi nel campione, la
proporzione di vendite vincolate non è risultata significativa (al di sotto del
10%). Va sottolineato che le parti interessate hanno espresso la presenza di
produttori di PET nel settore dell'imballaggio in termini di capacità produttiva
stabile di PET e non in termini della quota di mercato dei produttori nel
settore dell'imballaggio. Pertanto, l'affermazione di una proporzione
significativa di uso vincolato è risultata priva di fondamento. Quanto ai
prezzi, si sono situati sulla stessa gamma per le vendite collegate e per
quelle non collegate.
(207)   È stato dunque concluso che non
era necessario procedere a un'analisi distintiva dell'impatto delle vendite
vincolate e le richieste delle parti sono state respinte. 
7.           Osservazioni presentate dalle
parti
(208)   Alcune parti hanno sostenuto
che il pregiudizio dovuto a importazioni dall'India non sarebbe esistito
durante il PIR, come dimostrerebbero condizioni economiche relativamente sane e
i profitti dell'industria dell'Unione. Va notato che non è stato di fatto
accertato alcun persistere del pregiudizio in questo caso e che quindi
l'argomentazione delle parti corrisponde ai risultati dell'indagine. 
(209)   Alcune parti hanno argomentato
che anche altri elementi, come inefficienze strutturali dell'industria
dell'Unione, mancanza di investimenti e fattori stagionali e congiunturali
(come condizioni meteorologiche, crisi economiche) avrebbero avuto effetti
negativi sulla situazione dell'industria dell'Unione. Riguardo al primo punto,
il fatto che la ristrutturazione dell'industria dell'Unione fosse già in atto e
l'aumento di efficienza ottenuto suggeriscono che l'argomentazione delle parti
sia infondata. Quanto ai fattori congiunturali, se è vero che la crisi
economica, come già detto, ha avuto nel 2009 un impatto sulla situazione
dell'industria dell'Unione, i relativi effetti non sembrano più essere
attualmente presenti. Gli effetti poi di condizioni meteorologiche avverse
potrebbero in parte spiegare la diminuzione del consumo nel PIR ma, da un lato,
la loro incidenza sulla situazione dell'industria dell'Unione non è stata
dimostrata e, dall'altro, il leggero calo nel 2011 è piuttosto legato a
temporanea scarsità di materie prime a causa di eventi verificatisi a livello
economico globale nel 2011. Perciò alla luce dei risultati dell'inchiesta,
nessuna di queste affermazioni è giustificata.
(210)   Alcune parti interessate hanno
poi affermato che se le misure scadessero la reiterazione del pregiudizio
sarebbe nella fattispecie improbabile perché, per la sua struttura
(concentrazione e integrazione verticale), l'industria dell'Unione sarebbe al
riparo dagli effetti delle importazioni. È stato anche affermato che passare a
PET importato non è auspicabile né possibile nel prossimo futuro, proprio perché
contratti e politiche di acquisto nonché i procedimenti di omologazione dei
proprietari dei grandi marchi (utilizzatori a valle), rendono complicato
cambiare fornitore di PET. Si noti che, stando ai risultati dell'inchiesta,
l'industria dell'Unione ha continuato a perdere quote di mercato a vantaggio
delle importazioni durante il periodo in esame; Ciò dimostra, da un lato, che
l'industria dell'Unione non è al riparo dagli effetti delle importazioni e,
dall'altro, che il ricorso alle importazioni non è un'ipotesi ma sta già
avvenendo di fatto. Le obiezioni sono state pertanto respinte. 
(211)               In seguito alla
comunicazione, alcune parti hanno reiterato che l'industria dell'Unione
sarebbe, in virtù della sua struttura, al riparo dalla potenziale concorrenza
derivante dalle importazioni. In primo luogo, per quanto riguarda la posizione
dominante sul mercato dell'Unione di uno dei gruppi produttori che controlla
cinque produttori, si noti che il mercato dell'Unione è un mercato aperto con
altri otto produttori che operano al di fuori del suddetto gruppo e in presenza
di una crescente concorrenza di importazioni provenienti da paesi terzi, siano
essi sottoposti o meno a misure. In secondo luogo, la concentrazione è tipica
in un settore come questo, imperniato su un prodotto di base che si affida, per
essere competitivo, alle economie di scala. In terzo luogo, non è stata
rilevata alcuna influenza predominante sui prezzi nel mercato dell'Unione.
Infine, secondo le parti non sarebbe stato analizzato l'impatto delle importazioni
dai tre paesi in esame alla luce dell'integrazione verticale di alcuni
produttori dell'Unione con il settore dell'imballaggio o con produttori di PTA.
Come indicato al considerando 207, tali aspetti erano stati analizzati e non
suffragati da prove. Inoltre, la verifica incrociata tra imprese interessate da
integrazione verticale e i produttori delle materie prime ha confermato
l'assenza di vantaggi comparativi, giacché i trasferimenti erano effettuati a
prezzo di mercato. Sulla base dei suddetti punti, l'argomentazione secondo cui
l'industria dell'Unione sarebbe al riparo dalla concorrenza è stata respinta. 
(212)   Alcune parti hanno affermato
che non esisterebbero elementi per avvalorare la tesi secondo cui le
esportazioni dall'India, da Taiwan e dalla Tailandia prenderebbero di mira il
mercato dell'Unione a “prezzi bassi” poiché (i) la domanda interna dell'India,
di Taiwan e della Tailandia starebbe crescendo e continuerebbe probabilmente a
crescere; (ii) esisterebbe PET eccedentario rispetto al consumo interno e la
concorrenza sui mercati d'esportazione non ha ancora provocato esportazioni in
dumping o comunque a prezzi anormalmente bassi; (iii) gli aumenti della
capacità di produzione in Asia risponderebbero all'aumento della domanda
mondiale prevista. Si noti che le conclusioni della presente inchiesta
dimostrano che il previsto aumento della capacità di produzione indica che sta
crescendo l'eccesso della capacità di produzione rispetto alla domanda interna.
E che i prezzi dell'India, di Taiwan e della Thailandia sui mercati dei paesi
terzi erano inferiori ai prezzi d'importazione delle loro importazioni nella
UE. In base alle conclusioni dei considerando 60, 104 e 120 è probabile che se
si lasciassero scadere le misure antidumping, le importazioni in dumping dai
paesi in esame puntino al mercato UE in volumi che potrebbero causare un
pregiudizio e a prezzi inferiori a quelli medi dell'industria dell'Unione.
Queste argomentazioni delle parti sono state pertanto respinte.
(213)   Infine, alcuni produttori di
Taiwan hanno sostenuto che, per ragioni di cui ai considerando da 101 a 103,
non esisterebbe un rischio di reiterazione del pregiudizio dovuto alle
importazioni di PET provenienti da Taiwan. Come osservato ai rispettivi
considerando, mancando la collaborazione, nessuna delle affermazioni fatte in
proposito ha potuto essere verificata. Inoltre, le conclusioni di cui ai
considerando da 86 a 98 sembrano dimostrare il contrario. Le affermazioni fatte
dalle parti in questione hanno dovuto perciò essere respinte. 
(214)   In seguito alla comunicazione
una parte ha affermato che la Commissione ha omesso di includere le
importazioni dalla Corea del Sud nella valutazione del pregiudizio.
Contrariamente a quanto sostenuto, le importazioni dalla Corea del Sud sono
state incluse nell'analisi (v. considerando 204) e sono state valutate insieme
alle importazioni da altri paesi terzi non soggetti a misure (v. considerando
152). Contrariamente a quanto sostenuto, la Corea del Sud non era il principale
paese esportatore nell'Unione (PIR). Inoltre, si ricorda che anche se la Corea
del Sud rappresentava una parte sostanziale delle importazioni, i suoi volumi
di importazioni sono diminuiti notevolmente nel periodo in esame.
L'argomentazione della parte è stata pertanto respinta.
8.           Conclusione sulla
reiterazione del pregiudizio
(215)   Alla luce di quanto precede si
è concluso che per quanto riguarda l'India, Taiwan e la Thailandia, ingenti
importazioni in dumping che potrebbero causare un pregiudizio verrebbero
ridiretti verso l'UE in caso di abrogazione delle misure. A causa del
persistere del dumping, i prezzi di tali importazioni sarebbero con ogni
probabilità inferiori a quelli dell'industria dell'Unione. Non può essere
escluso che i prezzi delle importazioni dall'India, da Taiwan e dalla
Thailandia diminuiscano, se i produttori esportatori di questi paesi cercano di
aumentare le proprie quote di mercato. Questa politica dei prezzi e la capacità
dimostrata dai produttori esportatori dell'India, di Taiwan e della Thailandia di
portare ingenti quantità di PET sul mercato UE, accentuerà probabilmente la
pressione sui prezzi con prevedibili ripercussioni negative sulla situazione
dell'industria dell'Unione.
(216)   Durante il periodo in esame la
situazione dell'industria dell'Unione è migliorata, soprattutto in termini di
utilizzo degli impianti, di produttività e di margini di profitto ottenuti nel
PIR, prossimi all'obiettivo fissato nel corso dell'inchiesta iniziale. Si può
quindi concludere che l'industria dell'Unione, pur precaria, non abbia subito
un notevole pregiudizio durante il PIR. Dato tuttavia l'atteso sostanziale
incremento delle importazioni in dumping dall'India, da Taiwan e dalla
Thailandia, a prezzi probabilmente inferiori ai prezzi di vendita
dell'industria dell'Unione, si è concluso che se le misure venissero lasciate
scadere la situazione si deteriorerà e subirà un notevole pregiudizio.
(217)   Quanto alle importazioni
provenienti dalla Malaysia e dall'Indonesia, mancando un vero e proprio eccesso
di capacità nell'immediato futuro, il persistere del dumping è ritenuto
improbabile. Si è pertanto concluso che, abolendo i dazi nei confronti di
Malaysia e Indonesia, la reiterazione del pregiudizio ai danni dell'industria
dell'Unione sarebbe improbabile.
(218)   In seguito alla comunicazione
una parte ha sostenuto che la proroga dei dazi contro la Thailandia era
discriminatorio rispetto alla Malaysia e all'Indonesia poiché tutti e tre i
paesi si trovavano in una situazione simile. Questa argomentazione è stata
respinta visto che in Thailandia è stata riscontrata una capacità in eccesso e
quindi la probabilità di una reiterazione del dumping. Conclusioni simili non
sono state raggiunte per la Malaysia e l'Indonesia.
G. INTERESSE DELL'UNIONE
(219)   Ai sensi dell'articolo 21 del regolamento
di base, si è esaminato se il mantenimento delle misure antidumping attualmente
vigenti fosse chiaramente contrario all'interesse generale dell'Unione.
L'interesse dell'Unione è stato determinato in base a una valutazione degli
interessi di tutte le parti in causa. Tutte le parti interessate hanno avuto la
possibilità di comunicare le loro osservazioni conformemente all'articolo 21,
paragrafo 2, del regolamento di base. 
(220)   Si ricordi che l'adozione di
misure non fu considerata chiaramente contraria all'interesse dell'Unione né
dall'inchiesta iniziale né dall'ultimo riesame in previsione della scadenza.
Inoltre, l'ultimo riesame in previsione della scadenza è stato analizzato nel
contesto di una situazione in cui le misure erano già in vigore e la
valutazione ha perciò tenuto conto ogni indebito impatto negativo sulle parti
interessate delle misure in questione. 
(221)   Si è perciò esaminato se,
nonostante le conclusioni sul persistere del dumping e sulla probabilità della
reiterazione del pregiudizio, esistano ragioni valide per concludere che, in
questo caso particolare, il mantenimento delle misure non sia chiaramente
nell'interesse dell'Unione.
1.           Interesse dell'industria
dell'Unione
(222)   Mantenere le misure antidumping
sulle importazioni dall'India, da Taiwan e dalla Tailandia aiuterebbe
l'industria dell'Unione a proseguire la ristrutturazione in corso e a
consolidare il solo recente miglioramento della sua situazione economica, in
quanto esse contribuirebbero a evitare che l'industria dell'Unione sia esposta
a ingenti volumi di importazioni in dumping provenienti dall'India, da Taiwan e
dalla Thailandia, da cui l'industria dell'Unione non potrebbe difendersi.
L'industria dell'Unione continuerebbe perciò a trarre vantaggio da un
mantenimento delle attuali misure antidumping. 
(223)   Di conseguenza, si conclude che
mantenere le misure antidumping nei confronti dell'India, di Taiwan e della
Thailandia sarebbe nell'interesse dell'industria dell'Unione. 
2.           Interesse degli importatori
non collegati dell'Unione
(224)   All'attuale riesame non ha
collaborato nessun importatore non collegato. 
(225)   Nel periodo in esame, le
importazioni dall'India, da Taiwan e dalla Thailandia sono continuate e sono
quasi raddoppiate, nonostante le misure in vigore. Esistono poi importazioni da
altri paesi terzi nei cui confronti non sono in atto misure e che hanno
conquistato notevoli quote di mercato nel PIR (v. considerando 147). Quindi,
anche con le misure in vigore, gli importatori potevano approvvigionarsi a
fonti alternative. 
(226)   Poiché non è provato che le
misure in vigore abbiano avuto effetti negativi sugli importatori, si conclude
che la continuazione dell'applicazione delle misure non è contraria agli
interessi degli importatori dell'Unione. 
3.           Interesse dei fornitori di
materie prime nell'Unione
(227)   Le materia prime per fabbricare
il prodotto in esame sono il PTA e il MEG. 2 fornitori di materie prime (uno di
PTA e uno di MEG) , sui cinque noti, hanno collaborato all'inchiesta e hanno
restituito il questionario compilato. Entrambi i fornitori di materie prime si
sono espressi a favore del mantenimento delle misure. 
(228)   Secondo l'inchiesta, i
produttori di PTA che hanno collaborato rappresentavano una parte sostanziale
degli acquisti di PTA dei produttori UE inclusi nel campione durante il PIR.
Poiché nell'UE il PTA è usato solo nella fabbricazione del PET, è ragionevole
ipotizzare che i produttori di PTA dipendano fortemente dalla industria del
PET. 
(229)   Quanto al fornitore di MEG che
ha collaborato, questo materiale ha rappresentato una parte relativamente
piccola del suo fatturato complessivo durante il PIR. Il PET non è né l'unico
né il maggiore ambito d'applicazione del MEG e i produttori di quest'ultimo
dipendono in misura minore dalla situazione dell'industria del PET. Si ritiene
perciò che prorogare le misure contro le importazioni in dumping di PET
dall'India, da Taiwan e dalla Tailandia possa avere un impatto positivo, anche
se limitato, sui fornitori di MEG. 
(230)   È stato affermato che i fornitori
di materie prime non dipenderebbero dai produttori UE di PET; In particolare,
si è sostenuto che due dei quattro produttori UE inclusi nel campione
importassero in realtà le materie prime.
(231)   Su questo punto, l'inchiesta ha
dimostrato che il materiale importato era soprattutto MEG, utilizzabile anche
in lavorazioni diverse dal PET. Non esistono indicazioni che i volumi delle
importazioni di PTA nella UE siano altro che trascurabili. Tale argomento non
inficia perciò le conclusioni raggiunte sulla dipendenza dei produttori di PTA
dalla produzione di PET della UE. 
(232)   Si ritiene quindi che la
proroga delle misure contro le importazioni in dumping di PET dall'India, da
Taiwan e dalla Tailandia sia vantaggiosa per i produttori di PTA e anche, sia
pure in misura minore, per i fornitori di MEG. Di conseguenza, mantenere le
misure nei confronti delle importazioni provenienti dall'India, da Taiwan e
dalla Tailandia è nell'interesse dei fornitori di materie prime.
(233)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno obiettato che il PTA era stato esportato e che pertanto i
produttori di PTA non erano stati considerati dipendenti dall'industria
dell'Unione. Le parti non hanno presentato elementi di prova a sostegno di
questa argomentazione, che è pertanto stata respinta come priva di fondamento.
(234)               Inoltre, le stesse
parti hanno argomentato che l'abolizione delle misure non avrà alcuna
ripercussione sui produttori di PTA, poiché gli utilizzatori che hanno
collaborato all'inchiesta non faranno presumibilmente ricorso alle importazioni
e continueranno a rifornirsi di PET dall'industria dell'Unione. Pertanto, il
consumo di PTA nell'Unione rimarrà invariato. Stando ai risultati
dell'inchiesta, durante il periodo in esame l'industria dell'Unione ha continuato
a perdere quote di mercato a vantaggio delle importazioni. Ciò mostra che il
ricorso alle importazioni non è ipotetico (v. considerando 164).
L'argomentazione delle parti pertanto non è stata accolta.
4.           Interesse dell'industria
basata sul riciclo del PET
(235)   L'industria dell'Unione aveva
sostenuto che la situazione delle industrie del riciclo dipendeva dal prezzo
sostenibile del PET vergine (cioè, non riciclato) sul mercato UE. Ciò veniva
avvalorato da un comunicato stampa rilasciato da un'associazione di imprese
europee di riciclo delle materie plastiche, secondo cui la possibile revoca
delle misure sul PET vergine avrebbero ulteriormente peggiorato la situazione
dell'industria del riciclo.
(236)   Alcune parti interessate hanno
contestato che la situazione delle industrie di riciclo dipendesse dal prezzo
sostenibile del PET vergine sul mercato UE sostenendo che i prezzi del PET
vergine e di quello riciclato fossero indipendenti. Secondo loro, il PET
riciclato è usato soprattutto per produrre fibre di poliestere e non è quindi
legato all'andamento del prezzo del PET vergine. Inoltre, è stato osservato che
il PET riciclato proviene integralmente dall'industria dell'imbottigliamento e
pertanto l'industria non dipende dai produttori di PET. È stato fatto notare
infine che industria del riciclo non si è manifestata come parte interessata ai
fini della presente inchiesta.
(237)   Poiché l'industria del riciclo
non si è manifestata ai fini della presente inchiesta, nessuna delle suddette
affermazioni ha potuto essere verificata in base a cifre effettive. Si ritiene
pertanto che le misure in vigore non siano in generale contrarie all'interesse
delle industrie del riciclo della UE.
5.           Interesse degli utilizzatori
(238)   Il prodotto in esame è
utilizzato prevalentemente nella produzione di bottiglie destinate a contenere
acqua e altre bevande. Il suo impiego nella produzione di altri imballaggi (per
prodotti alimentari, fogli, ecc.) è relativamente limitato. Le bottiglie di PET
si fabbricano in due fasi: (i) con una prima iniezione di PET in una forma, si
ottiene un bulbo grezzo; (ii) tale bulbo, riscaldato e soffiato, diviene
successivamente una bottiglia. La produzione di bottiglie può avvenire in un
processo integrato (la stessa impresa acquista il PET, fabbrica le preforme ed
effettua il soffiaggio delle bottiglie) o limitarsi alla seconda fase
(soffiaggio delle preforme in bottiglie). Il trasporto delle preforme è
relativamente agevole perché sono piccole e compatte, mentre le bottiglie vuote
sono instabili e, date le dimensioni, costose da trasportare.
(239)   Ciò detto, sono stati stabiliti
due principali gruppi di utilizzatori a valle per studiare l'impatto delle
misure in vigore: (i) trasformatori e/o produttori di bottiglie, che
trasformano trucioli di PET in preforme (o bottiglie) e le vendono per
successivi trattamenti a valle; e (ii) le imprese di imbottigliamento, che
riempiono le bottiglie (e le soffiano dalle preforme); questo gruppo è composto
soprattutto da produttori di acque minerali e di bibite analcoliche. Le imprese
di imbottigliamento partecipano spesso alle attività legate al PET: o con
attività integrate di fabbricazione delle bottiglie o tramite contratti in
conto lavorazione (tolling agreements) conclusi con trasformatori e/o
produttori di bottiglie che operano in subappalto. Il contratto può prevedere
che l'impresa di imbottigliamento contratti il prezzo del PET con il
fabbricante (soft tolling) o acquisti direttamente il PET per le proprie
bottiglie (hard tolling). 
(240)   Diciassette utilizzatori (cinque
trasformatori e dodici imbottigliatori) hanno collaborato all'inchiesta e hanno
fornito informazioni rispondendo al questionario. I trasformatori e gli
imbottigliatori che hanno collaborato rappresentano, rispettivamente, il 22,7%
e il 13% del consumo totale di PET nell'Unione. Le risposte delle imprese di
imbottigliamento sono pervenute da varie filiali di società multinazionali
(noti come proprietari di marchi - brand-owners). 
(241)   In generale, tutti gli
utilizzatori indipendenti che si sono manifestati hanno espresso contrarietà
all'istituzione di misure. Si è tuttavia manifestato un utente, verticalmente
integrato con un fabbricante di PET, favorevole invece al mantenimento delle
misure poiché esse garantirebbero stabilità nell'approvvigionamento del PET sul
mercato UE e una concorrenza leale. 
(242)   Si è constatato che la maggior
parte degli utilizzatori che hanno collaborato acquistavano PET da produttori
UE e solo pochi da importatori. Le importazioni dall'India, da Taiwan e dalla
Tailandia rappresentavano la metà circa di tali importazioni e dunque una quota
minima del PET acquistato. Si può comunque importare da altri paesi terzi nei
cui confronti non esistono misure e che hanno conquistato notevoli quote di
mercato nel PIR (v. considerando 147). Quindi, anche con le misure in vigore,
gli utilizzatori potevano approvvigionarsi a fonti alternative. 
6.           Argomenti dell'industria
degli utilizzatori
(243)   Gli utilizzatori hanno
dichiarato di subire forti danni per i notevoli recenti aumenti del prezzo del
PET, aumenti che nell'attuale contesto economico non si possono trasferire su
dettaglianti e consumatori. È stato affermato che gli aumenti sarebbero dovuti
all'accumulo di troppi anni di applicazione di misure di difesa degli scambi,
erette a protezione dei produttori UE dalla concorrenza delle importazioni nel
momento in cui l'industria del PET dell'Unione stava concentrandosi e
integrandosi. Gli utilizzatori sostenevano quindi che le misure in vigore, con
la loro presunta incidenza sul prezzo del PET, sarebbero la causa del
deteriorarsi dell'occupazione nell'industria a valle nonché della R&S e
della competitività sui mercati d'esportazione, soprattutto quando si tratta di
PMI. È stato anche affermato che la perdita di posti di lavoro causata dalle misure
in vigore avrebbe superato il numero di persone attualmente occupate
nell'industria del PET.
6.1.        Sensibilità ai prezzi e
struttura dei costi degli utilizzatori
(244)   Quanto alla dipendenza dal
prezzo del PET da parte delle imprese di trasformazione, è emerso che il prezzo
del PET rappresentava l'80% circa dei costi complessivi. Il PET è quindi una
componente di costo di importanza effettivamente decisiva per questo tipo di
attività. Inoltre, l'industria della trasformazione si è rivelata quanto mai frammentata,
con una posizione negoziale piuttosto debole di fronte alle grandi imprese di
imbottigliamento e con problemi strutturali tipici dell'industria delle materie
prime. Di conseguenza, il settore tende sempre più a integrarsi verticalmente
con gli imbottigliatori e a usare contratti in conto lavorazione in base ai
quali le commissioni di conversione sono garantite e il prezzo del PET è, alla
fine, negoziato e pagato dalle imprese di imbottigliamento. Si stima che la
maggior parte degli acquisti di PET sul mercato UE sia controllata direttamente
dalle grandi imprese di imbottigliamento. Poiché i contratti per le preforme
includono spesso un meccanismo per riflettere le variazioni di prezzo del PET,
i convertitori hanno un ruolo sempre più neutro nei confronti dell'andamento
del prezzo del PET. 
(245)   In seguito alla comunicazione,
alcuni utilizzatori hanno contestato la conclusione sul maggior uso di formule
di regolazione del prezzo e di accordi in conto lavorazione. Le informazioni
contenute nel documento hanno confermato tale tendenza. Questa argomentazione è
stata dunque respinta.
(246)   È stato sostenuto che le misure
in vigore causerebbero danni ai convertitori se esse fossero applicate alle
importazioni nell'UE delle preforme. Ed è stato anche affermato che in zone
della UE alla frontiera con paesi terzi in cui non vigono misure nei confronti
delle importazioni del PET originario dell'India, di Taiwan e della Thailandia,
esistono incentivi a delocalizzare la produzione delle preforme e a importarle
nella UE senza l'aggravio delle misure antidumping. È vero che, in certa
misura, alla base di questo processo ci sono comprensibili ragioni economiche.
Considerato tuttavia il costo di trasporto, la delocalizzazione può verificarsi
solo entro un raggio limitato. Nel complesso, l'eventuale impatto negativo
delle misure in questione per alcuni trasformatori è pertanto marginale.
(247)   Riguardo all'impatto del prezzo
del PET sull'imbottigliamento si stima, in base alle cifre indicate, che il PET
rappresenti in media il 9% dei costi totali delle bibite in bottiglia e il 12%
di quelli dell'acqua minerale in bottiglia. Ciò dimostra che il PET non è la
principale componente di costo dell'industria dell'imbottigliamento. 
(248)   L'inchiesta ha stabilito tra
l'altro che il PET è il materiale di imballaggio preferito ma non l'unico delle
imprese di imbottigliamento. I prodotti a base di PET hanno rappresentato il
75% del fatturato degli imbottigliatori d'acqua e il 50% del fatturato dei
produttori di bibite. Essa ha anche evidenziato che nei contratti che legano
molte grandi imprese di imbottigliamento (brand owners) e i produttori
di PET esistono formule per aggiustare il prezzo a seconda delle fluttuazioni
del prezzo delle materie prime del PET. Ciò conferma l'esistente potere
negoziale dei grandi, e ben più rappresentativi, imbottigliatori sul margine di
conversione dei produttori di PET. 
(249)               In seguito alla
comunicazione, alcuni utilizzatori hanno ribadito l'argomentazione secondo cui
il PET rappresenta una componente di costo basilare per le industrie della
trasformazione, delle bibite e dell'acqua in bottiglia, e i risultati in
proposito non sarebbero né accurati né basati sui dati indicati. Si noti che la
situazione dei trasformatori è stata analizzata separatamente e che questa
osservazione è, nel loro caso, infondata (v. considerando 244). Per quanto
riguarda la valutazione della situazione delle imprese di imbottigliamento, è
confermato che gli indici di costo elaborati durante l'inchiesta si fondano
sulle cifre indicate dalle società di imbottigliamento che hanno collaborato e
sono conformi a una metodologia a disposizione di tutte le parti interessate.
Gli indici di costo stabiliti erano compatibili con i risultati delle inchieste
precedenti in merito allo stesso prodotto in esame[19]. Le
argomentazioni delle parti sono state pertanto considerate prive di fondamento.
(250)               In seguito alla
comunicazione, alcuni utilizzatori hanno argomentato che l'analisi degli
interessi dell'Unione non rispecchiava l'essenza dei dati specifici di
determinate società né le informazioni da esse fornite. Si conferma che i dati
sono stati utilizzati così come indicati dagli utilizzatori nelle risposte dei
rispettivi questionari. Il metodo di calcolo è stato messo a disposizione di tutte
le parti interessate. Su tale base, la richiesta è stata respinta.
(251)   L'inchiesta ha inoltre rilevato
che in base al previsto e/o auspicato calo dei prezzi del PET stimato dagli
imbottigliatori stessi, la revoca delle misure risulterebbe in una riduzione
dei costi trascurabile per gli imbottigliatori. Secondo tali stime sulla
diminuzione del prezzo del PET e dei relativi indici di costo, si calcolava che
la riduzione dei costi si sarebbe stata dello 0,3-0,7% dei costi totali degli
imbottigliatori per le loro attività basate sul PET.
(252)   In seguito alla comunicazione,
alcuni utilizzatori hanno contestato questa conclusione, affermando che
qualsiasi risparmio sarebbe significativo. Alcuni utilizzatori hanno incluso
nuove stime alle informazioni trasmesse, senza per questo fornire nuovi
elementi di prova. Va sottolineato che le previsioni di risparmio sono
ipotetiche, come è stato riconosciuto anche da alcuni degli utilizzatori
stessi. Non è stata invece quantificata alcuna previsione di risparmio per il
segmento dei trasformatori. Per quanto riguarda l'industria
dell'imbottigliamento, è stato considerato che, se il supposto calo del prezzo
del PET si materializzasse, un risparmio compreso tra lo 0,3% e lo 0,7% dei
costi totali non potrebbe essere considerato "significativo" alla
luce della struttura dei costi in tale industria. Poiché non sono stati forniti
nuovi elementi di prova, l'argomentazione è stata respinta in quanto priva di
fondamento.
(253)   È stato sostenuto che alcune
imprese di imbottigliamento d'acqua soffrono di vulnerabilità strutturali
dovute a obblighi di legge imposti per l'acqua sorgiva da imbottigliare e ai
volumi limitati che possono estrarre. Il settore è dominato da PMI; ciò ha
conseguenze sulla struttura dei costi delle imprese interessate. Sono state
osservate variazioni anche tra i prezzi dei prodotti finali di più Stati
membri, a seconda del potere d'acquisto delle popolazioni locali. Si ritiene
perciò che un eventuale calo dei prezzi del PET, se le misure fossero abrogate,
inciderebbe di più su questa parte dell'industria dell'imbottigliamento.
6.2.        Presunti prezzi e profitti
maggiorati dell'industria dell'Unione
(254)   Alcune parti hanno sostenuto
l'esistenza di prezzi e di margini più elevati (premium prices and margins)
praticati dai produttori UE di PET, affermando che ciò potrebbero essere
all'origine dell'aumento dei prezzi nel 2011. L'argomento sarebbe avvalorato
anche da una comparazione tra i prezzi del PET nella UE, ripartiti sulle
materie prime, e la situazione sui mercati asiatici e degli USA. È stato
sostenuto che tale situazione è dovuta all'accumulo di misure sugli scambi. 
(255)   Si noti che l'incremento dei
prezzi del PET nel 2011, e la loro contrazione nel 2009, è stato un fenomeno
globale, dovuto all'andamento dei costi delle materie prime (v. considerando
153). Dati presentati dalle parti mostrano sistematicamente una forte
correlazione tra l'andamento dei prezzi del PET in Europa, in Asia e negli USA.
In tutto il mondo, esistono effettivamente, e per vari motivi, differenze nei
prezzi del PET, legati alla struttura specifica dei costi in ciascuna regione.
Riguardo all'argomento secondo cui esisterebbero nell'UE dei margini maggiorati
(premium margins), si noti che, anche nelle circostanze eccezionali di
fine 2010 e inizio 2011, l'industria dell'Unione ha in gran parte raggiunto una
redditività ritenuta ragionevole per questo tipo di industria. Non è stato
accertato alcun profitto maggiorato. L'argomento centrato sull'esistenza nella
UE di prezzi e di margini premium per il PET dovuti all'esistenza delle
misure in questione va perciò respinto. 
(256)               In seguito alla
comunicazione, alcune parti hanno reiterato l'argomento secondo cui i prezzi
nell'Unione erano ingiustificabilmente elevati a seguito dell'accumulo di
provvedimenti anti-dumping in un mercato caratterizzato da concentrazione tra
produttori dell'Unione, integrazione verticale e produzione limitata e
insufficiente a soddisfare il consumo. Anche i dati relativi ai prezzi
dimostrerebbero che i prezzi più alti nell'Unione non riflettono i maggiori
costi delle materie prime. Si noti che gli argomenti relativi a concentrazione,
integrazione verticale e capacità di produzione dell'industria dell'Unione sono
trattati rispettivamente nei considerando 204 e 265. Per quanto riguarda il
presunto impatto di tali fattori sul prezzo del PET nell'Unione, si rammenta
che l'evoluzione del prezzo del PET dipende dal prezzo delle materie prime che
rappresentano fino al 90% del costo del PET (v. considerando 173). Inoltre, l'aumento
dei prezzi del PET nel periodo 2010/2011 è stato un fenomeno globale (v.
considerando 153). Le argomentazioni delle parti sono state pertanto
considerate prive di fondamento.
(257)               Per quanto riguarda
l'argomentazione riguardante il divario esistente tra il prezzo del PET
nell'Unione e i prezzi in Asia e Stati Uniti, e in aggiunta ai risultati già
esposti nel considerando 255, si è rilevato che la differenza dei prezzi tra il
mercato USA e quello dell'UE è stata volatile ma moderata. A differenza di
quanto argomentato, i prezzi dell'Unione non erano sistematicamente più
elevati. Il mercato dell'Unione e quello asiatico sono risultati molto diversi
in termini di strutture dei costi, differenze legate in particolare alle
dimensioni del mercato e alle economie di scala, all'accesso alle materie prime
e alla capacità. Per queste ragioni, il confronto tra i prezzi medi nei due
mercati non era significativo e l'argomentazione delle parti è stata pertanto
considerata priva di fondamento.
(258)   Inoltre, alcune parti hanno
obiettato che i prezzi nell'Unione riflettono un divario maggiore rispetto al
costo delle materie prime in confronto agli USA o all'Asia. Il raffronto di
tali divari segue la stessa logica del confronto tra i prezzi sui vari mercati
regionali, con la differenza che sono prese in considerazione le variazioni dei
prezzi delle materie prime tra vari mercati regionali. Tuttavia, le differenze
strutturali esistenti tra i mercati possono giustificare la differenza tra le
commissioni di conversione. I profitti straordinari registrati dall'industria
dell'Unione nel periodo 2010/2011 sono illustrati nel considerando 179. In
nessuna delle situazioni è stato dimostrato che le misure abbiano contribuito a
tale fenomeno. L'argomento è pertanto stato respinto.
(259)   Le stesse parti hanno inoltre
argomentato che il maggior produttore dell'Unione ha imposto prezzi più elevati
nell'Unione che negli altri mercati, registrando per il 2010 ricavi più alti
nell'Unione che in qualsiasi altro mercato. In questo contesto, si considera
economicamente giustificabile che una società transnazionale abbia strutture
dei costi e, di conseguenza, prezzi diversi su diversi mercati regionali. Gli
straordinari livelli di redditività nel periodo 2010/2011 sono illustrati nel
considerando 179. Su tale base, l'argomento è stato respinto.
6.3.        Situazione economica degli
utilizzatori ed eventuale impatto delle misure
(260)   Molte osservazioni pervenute
hanno riguardato il peggioramento della situazione economica degli
utilizzatori, come chiusure di impianti e riduzione di personale. Si presumeva
che ciò fosse un effetto dell'aumento del prezzo del PET. È stato anche
affermato che la concorrenza fra i principali marchi è andata scemando perché
le loro esportazioni nei paesi terzi erano in diretta competizione con prodotti
imbottigliati in PET a prezzi internazionali. 
(261)   Si noti che, secondo
informazioni fornite dagli utilizzatori che hanno collaborato, il segmento
“utilizzatori” non risultava in perdita anche se registrava un calo di redditività
generale nel PIR. Il margine di profitto dell'industria degli utilizzatori,
stabilito sulla base delle risposte al questionario e conformemente alla
metodologia comunicata a tutte le parti, si è situato a un livello simile alla
redditività stabilita per l'industria dell'Unione durante il PIR. Le due
imprese ispezionate (imbottigliatori) hanno segnalato un'ulteriore espansione
dei volumi prodotti e un aumento di redditività durante il periodo in esame. È
risultato che alcuni trasformatori operano con margini ristretti, e che devono
talora fronteggiare difficoltà strutturali e finanziarie. Ma in proposito non è
stato possibile stabilire alcun legame diretto con le misure in vigore.
Analogamente, un certo declino della situazione economica delle imprese di
imbottigliamento era dovuto alla compressione dei margini causata nel 2011
dall'improvviso aumento di prezzo del PET, che è stato impossibile trasferire
sui dettaglianti nel contesto della crisi economica. Pur potendosi stabilire
che nel 2011 la situazione dell'industria degli utilizzatori si era in certa
misura deteriorata, non è stato dimostrato il legame tra declino ed esistenza
delle misure, dato soprattutto che le misure erano in atto dal 2000. 
(262)               In seguito alla
comunicazione, alcune parti hanno contestato la conclusione secondo cui
l'industria degli utilizzatori non stava registrando alcuna perdita. Hanno
inoltre affermato che i margini di profitto degli utilizzatori erano inferiori
a quelli dell'industria dell'Unione. In merito alla valutazione della
redditività dell'industria degli utilizzatori, le informazioni trasmesse dagli
utilizzatori che hanno collaborato contraddicono questa affermazione. Sebbene
sia possibile che alcuni utilizzatori che hanno partecipato abbiano registrato
delle perdite, l'industria degli utilizzatori nel complesso è risultata
redditizia. In ogni caso, nonostante l'aumento dei prezzi del PET sia risultato
uno degli elementi che incidono sulla redditività degli utilizzatori, non è
stato dimostrato alcun vincolo tra le misure e la redditività delle imprese in
questione. L'affermazione riguardante il confronto tra i margini di profitto
degli utilizzatori e quelli dell'industria dell'Unione non è stata dimostrata.
A causa della redditività volatile dell'industria dell'Unione (v. considerando
da 176 a 179), il confronto tra i due segmenti non è stato considerato
decisivo. Ad ogni modo, entrambi i segmenti hanno presentato livelli di
redditività simili durante il PIR (v. considerando 259). Alla luce di quanto
precede, le osservazioni delle parti sono stati respinte in quanto prive di
fondamento.
(263)   Anche la presunta erosione
della competitività delle esportazioni dei produttori UE di acque
minerali/bevande analcoliche in bottiglia, non è stata suffragata da elementi
di prova né ha potuto essere collegata all'esistenza di misure in vigore in
tale contesto.
(264)   In seguito alla comunicazione,
le parti hanno reiterato che l'aumento dei prezzi del PET ha un impatto
negativo sulla competitività delle esportazioni dell'acqua in bottiglia. Il
possibile impatto negativo di un aumento del prezzo del PET, tra le altre cose,
sulla competitività delle esportazioni dell'acqua in bottiglia è riconosciuto.
Non è stato tuttavia stabilito alcun vincolo tra l'aumento del prezzo del PET e
le misure in questione, poiché i prezzi del PET derivano in primo luogo dai
prezzi delle materie prime: l'affermazione circa il presunto impatto delle
misure sulla ridotta competitività è stata dunque respinta.
(265)   Infine, riguardo ai presunti
effetti delle misure sull'occupazione, l'inchiesta ha rivelato che le perdite
di posti di lavoro nell'industria degli utilizzatori erano dovute soprattutto a
guadagni di produttività e di efficienza e in parte alla riduzione di personale
assunto a titolo temporaneo. 
(266)   In seguito alla comunicazione,
alcune delle parti hanno contestato questo risultato, in quanto non indicativo
della situazione dell'intero settore. Oltre ai risultati di cui al considerando
265, si noti che i posti di lavoro totali indicati dai trasformatori sono
aumentati in modo rilevante e nessuno di essi ha dichiarato perdite di posti di
lavoro. Le industrie di imbottigliamento hanno indicato di aver perso posti di
lavoro a causa dell'aumento del prezzo del PET. Tuttavia, trattandosi di un
aumento registrato a livello globale, non è stato stabilito alcun legame tra i
posti di lavoro persi e le misure. Inoltre, il 90% delle perdite di posti di
lavoro emerse dalle risposte ai questionari degli utilizzatori si è concentrato
in tre società determinate. Una di esse, un utilizzatore verificato che
rappresenta una parte considerevole dei posti di lavoro persi, ha aumentato in
modo sostanziale i propri volumi durante il periodo in esame, e tali perdite
sono quindi associate a un incremento della produttività. Quanto alle altre due
società, i loro margini di profitto sono risultati tra i più alti di tutte le
parti che hanno collaborato nel loro segmento, e in questo caso superiori al
margine di profitto di riferimento dell'industria dell'Unione. Le argomentazioni
sono dunque state respinte.
6.4.        Altre argomentazioni
(267)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno affermato che i produttori dell'Unione non hanno capacità
sufficienti per soddisfare la domanda esistente. Va notato che durante il PIR
l'industria dell'Unione ha funzionato all'86% della propria capacità di
produzione e che ha sufficiente capacità di riserva per soddisfare il consumo
interno totale di PET. Inoltre le importazioni da altri paesi sottoposti o no a
misure continuano ad esistere e registrano una tendenziale crescita. Le misure
in vigore sono scadute nel caso della Corea del Sud e sono state abrogate per
le importazioni del prodotto in esame provenienti da Malaysia e Indonesia.
L'industria del riciclo del PET può anch'essa costituire un'ulteriore fonte di
PET per soddisfare la domanda dell'Unione. Per tutte queste ragioni, i presunti
problemi affrontati dagli utilizzatori a causa della produzione apparentemente
insufficiente nell'Unione sono stati considerati privi di fondamento.
(268)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno affermato che l'analisi non ha valutato, nel corso del
presente riesame, il presunto impatto negativo dell'accumulo di misure
antidumping sul prodotto in esame. In risposta a questa affermazione, si noti
che le misure antidumping si limitano a rimediare all'effetto pregiudizievole
del dumping. L'esistenza di un presunto effetto di accumulo non è stata
dimostrata. Al contrario, nonostante le misure in vigore, le importazioni da
paesi sottoposti a misure antidumping continuano e i volumi di tali
importazioni sono addirittura aumentati nel periodo in esame. Inoltre, le
importazioni da paesi non sottoposti a misure sono sempre più disponibili e in
volumi notevoli. Infine l'abrogazione delle misure contro la Malaysia e
l'Indonesia e la scadenza delle misure contro la Corea del Sud contribuiscono
all'apertura del mercato dell'Unione. L'argomentazione delle parti è stata
pertanto respinta.
7.           Conclusioni relative
all'interesse dell'Unione
(269)   In conclusione si ritiene che
la proroga delle misure antidumping nei confronti delle importazioni
dall'India, da Taiwan e dalla Tailandia darebbe la possibilità all'industria
dell'Unione di migliorare e stabilizzare la propria situazione economica in
seguito agli investimenti e al consolidamento degli ultimi anni. 
(270)   Si ritiene inoltre che un
miglioramento della situazione economica dell'industria dell'Unione sarebbe
anche nell'interesse dei produttori UE di PTA e, in misura minore, di MEG. 
(271)   La situazione economica di
alcuni utilizzatori è peggiorata dopo l'ultimo riesame e soprattutto le imprese
minori di imbottigliamento dell'acqua risentono, tra l'altro, del recente
aumento del prezzo del PET che non possono trasferire sui dettaglianti a causa
della situazione economica attuale. Tuttavia, l'eccezionale andamento del
prezzo e dei margini nel 2011 dell'industria dell'Unione sono risultati essere
un fenomeno globale, determinato soprattutto dall'aumento dei prezzi delle
materie prime. Affermazioni sull'esistenza di prezzi e di margini premium
legati alla presenza delle misure in questione, risultano pertanto
ingiustificate. Al tempo stesso, il mercato UE resta un mercato aperto con
fonti alternative di approvvigionamento del prodotto da altri paesi terzi,
privi di qualsiasi misura. 
(272)   In questo contesto, non è stata
dimostrata l'esistenza di un legame tra aumento del prezzo del PET e misure in
vigore. La situazione economica dei trasformatori è risultata stabile
nonostante le misure in vigore. Il peso del PET sul costo totale per
l'industria dell'imbottigliamento è risultato limitato. Inoltre, non è stato
dimostrato alcun legame tra le variazioni di prezzo del PET e le misure. Non è
stato pertanto rilevato alcun effetto sproporzionato delle misure sugli
utilizzatori. 
(273)   Tenuto conto dei fatti e delle
considerazioni che precedono, non si può concludere in modo definitivo che non
esista un interesse dell'Unione nel mantenere in vigore le misure antidumping.
H. RAPPORTO TRA MISURE ANTIDUMPING E
MISURE COMPENSATIVE
(274)   Per un paese esportatore,
l'India, è stata effettuata un'inchiesta parallela sulla scadenza delle misure
compensative (v. considerando 8). Essa ha confermato la necessità di continuare
ad applicare tali misure a livelli invariati. Anche la presente inchiesta ha
concluso che si dovrebbero tenere in vigore a livelli invariati le misure
antidumping sulle esportazioni dall'India. Da questo punto di vista, si fa
riferimento al considerando 125 del regolamento (CE) n. 2604/2000. Poiché
le misure attualmente proposte per le esportazioni di PET dall'India restano
invariate, ne segue che l'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento di base e
l'articolo 24, paragrafo 1, del regolamento di base antisovvenzione sono
soddisfatti.
J. MISURE ANTIDUMPING
(275)   Tutte le parti sono state
informate dei fatti essenziali e delle considerazioni in base alle quali si
ritiene opportuno raccomandare il mantenimento delle misure in vigore sulle
importazioni del prodotto in esame originario dell'India, di Taiwan e della
Thailandia e la sospensione delle misure sulle importazioni provenienti
dall'Indonesia e dalla Malaysia. Esse hanno inoltre usufruito di un termine per
presentare le loro osservazioni in risposta a tale informazione.
(276)   Da quanto sopra, si deduce che,
come previsto dall'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, è
opportuno mantenere le misure antidumping applicabili alle importazioni di PET
provenienti dall'India, da Taiwan e dalla Thailandia. Per contro, le misure
applicabili alle importazioni originarie dell'Indonesia e della Malaysia devono
essere lasciate scadere.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.         È istituito un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di polietilentereftalato avente un coefficiente
di viscosità pari o superiore a 78 ml/g ai sensi della norma
ISO 1628-5, attualmente classificato al codice
NC 3907 60 20 e originario dell'India, di Taiwan e della
Thailandia.
2.         L'aliquota del dazio antidumping
definitivo applicabile al prodotto descritto al paragrafo 1 e fabbricato dalle
società sottoelencate è la seguente:
 Paese || Impresa || Dazio antidumping (EUR/t) || Codice addizionale TARIC 
 India || Reliance Industries Ltd || 132,6 || A181 
 Pearl Engineering Polymers Ltd || 87,5 || A182 
 Senpet Ltd || 200,9 || A183 
 Futura Polymers Ltd || 161,2 || A184 
 Dhunseri Petrochem & Tea Limited || 88,9 || A585 
 Tutte le altre imprese || 153,6 || A999 
 Taiwan || Far Eastern New Century Corporation || 36,3 || A808 
 Shinkong Synthetic Fibers Corp. || 67,0 || A809 
 Lealea Enterprise Co., Ltd || 0 || A996 
 Tutte le altre imprese || 143,4 || A999 
 Thailandia || Thai Shingkong Industry Corp. Ltd || 83,2 || A190 
 Indo Pet (Thailandia) Ltd || 83,2 || A468 
 Tutte le altre imprese || 83,2 || A999 
3.         Se le merci vengono danneggiate
prima dell'immissione in libera pratica e, di conseguenza, il prezzo
effettivamente pagato o pagabile viene ridotto proporzionalmente ai fini della
determinazione del valore in dogana ai sensi dell'articolo 145 del regolamento
(CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune
disposizioni di applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del
Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario[20],
l'importo del dazio antidumping, calcolato in base agli importi di cui sopra, è
ridotto di una percentuale corrispondente alla ripartizione del prezzo
effettivamente pagato o pagabile. 
4.         In deroga alle disposizioni del
paragrafo 1, il dazio antidumping definitivo non si applica alle importazioni
immesse in libera pratica in conformità dell'articolo 2.
5.         Se non altrimenti specificato, le
disposizioni in vigore relative ai dazi doganali restano valide.
6.         La procedura di riesame relativa
alle importazioni di polietilentereftalato, avente un coefficiente di viscosità
pari o superiore a 78 ml/g ai sensi della norma ISO 1628-5, attualmente
classificato al codice NC 3907 60 20 e originario dell'Indonesia e della
Malaysia è chiuso.
Articolo 2 
1.         Le importazioni del prodotto
fabbricato ed esportato direttamente (cioè fatturato e spedito) ad una società
operante come importatore nell'Unione dalle imprese i cui nomi sono elencati
alla decisione 2000/745/CE, quale periodicamente modificata, sono esenti dai
dazi antidumping di cui all'articolo 1, purché siano dichiarate al codice
addizionale TARIC appropriato e sussistano i requisiti di cui al paragrafo 2. 
2.         Al momento della richiesta di
immissione in libera pratica, l'esenzione dal dazio è subordinata alla
presentazione alle autorità doganali degli Stati membri interessati di una
fattura valida corrispondente all'impegno rilasciata dalle società esportatrici
i cui impegni siano stati accettati, contenente gli elementi fondamentali
elencati in allegato. Per beneficiare dell'esenzione dal dazio, inoltre, i
prodotti dichiarati e presentati in dogana devono corrispondere esattamente
alla descrizione della fattura corrispondente all'impegno.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO 
Elementi da indicare nella fattura
corrispondente all'impegno di cui all'articolo 2, paragrafo 2:
1. Il numero della fattura corrispondente
all'impegno.
2. Il codice addizionale TARIC con il quale le
merci elencate nella fattura possono essere sdoganate alla frontiera della UE
(come specificato nel regolamento).
3. La descrizione esatta delle merci,
comprendente:
— il numero del codice di registrazione del
prodotto (product reporting code – PRC) (che figura nell'impegno
proposto dal produttore/esportatore in questione),
— il codice NC,
— la quantità (in unità).
4. La descrizione delle condizioni di vendita,
comprendente:
— il prezzo unitario,
— le condizioni di pagamento applicabili,
— le condizioni di consegna applicabili,
— gli sconti e le riduzioni complessivi.
5. Il nome dell'impresa operante come
importatore alla quale l'impresa ha rilasciato direttamente la fattura.
6. Il nome del responsabile della società che
ha emesso la fattura corrispondente all'impegno e la seguente dichiarazione
firmata:
“Il sottoscritto certifica che la vendita per
l'esportazione diretta nell'Unione europea delle merci coperte dalla presente
fattura è effettuata nell'ambito e alle condizioni dell'impegno offerto dalla …
[nome dell'impresa] e accettato dalla Commissione europea con la decisione
2000/745/CE. Il sottoscritto dichiara che le informazioni contenute nella
presente fattura sono complete ed esatte.”
[1]               GU L 343
del 22.12.2009, pag. 51.
[2]               GU L 301
del 30.11.2000, pag. 21.
[3]               GU L 78
del 21.3.2002, pag. 4.
[4]               GU L 127
del 29.4.2004, pag. 7.
[5]               GU L 19
del 21.1.2005, pag. 1.
[6]               GU L 266
dell’11.10.2005, pag. 10.
[7]               GU L 59
del 27.2.2007, pag. 1.
[8]               GU L 340
del 19.12.2008, pag. 1.
[9]               GU L 232
del 9.9.2011, pag. 19.
[10]             GU L 90
del 28.3.2013, pag. 1.
[11]             GU L 301
del 30.11.2000, pag. 21.
[12]             GU L 301
del 30.11.2000, pag. 1.
[13]             GU L 59
del 27.2.2007, pag. 88.
[14]             GU C 122
del 20.4.2011, pag. 10.
[15]             GU C 55
del 24.2.2012, pag. 4.
[16]             GU C 55
del 24.2.2012, pag. 4.
[17]             GU L 188
del 18.7.2009, pag. 93.
[18]             GU L 188
del 18.7.2012, pag.8
[19]             Regolamento n. 473/2010 della Commissione; regolamento n.
192/2007 del Consiglio.
[20]             GU L 253
dell'11.10.1993, pag. 1.