CELEX: C2004/156/12
Language: it
Date: 2004-06-12 00:00:00
Title: Causa C-180/04: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Genova con ordinanza 15 marzo 2004, nella causa Andrea Vassallo contro Azienda Ospedaliera Ospedale San Martino di Genova e Cliniche Universitarie Convenzionate («Aziende»)

12.6.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 156/6
            
         Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Genova con ordinanza 15 marzo 2004, nella causa Andrea Vassallo contro Azienda Ospedaliera Ospedale San Martino di Genova e Cliniche Universitarie Convenzionate («Aziende»)
   (Causa C-180/04)
   (2004/C 156/12)
   Con ordinanza 15 marzo 2004, pervenuta nella cancelleria della Corte di giustizia delle Comunità europee il 16 aprile 2004, nella causa Andrea Vassallo contro Azienda Ospedaliera Ospedale San Martino di Genova e Cliniche Universitarie Convenzionate («Aziende»), il Tribunale di Genova ha sottoposto alla Corte di giustizia delle Comunità europee le seguenti questioni pregiudiziali:
   
               1)
            
            
               se — tenuto conto dei principi di non discriminazione e di effettività avuto riguardo, per quanto specificamente riguarda l'Italia, alle misure da essa prese con riferimento al rapporto di lavoro alle dipendenze di datori di lavoro non pubblici — la Direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell'Unione del 28 giugno 1999 (articolo 1 nonché clausole 1, lett. b, e clausola 5 dell'Accordo quadro sul lavoro CES-UNICE-CEEP recepito dalla Direttiva) debba essere intesa nel senso che osta ad una disciplina interna quale quella di cui all'art. 36 del D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, che non stabilisce «a quali condizioni i contratti e i rapporti di lavoro a tempo determinato ... devono essere ritenuti contratti a tempo indeterminato», addirittura escludendo in radice e in modo assoluto che l'abuso del ricorso a tale forma di contrattazione e di rapporti possa dare luogo alla costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato;
            
         
               2)
            
            
               in caso di risposta affermativa al quesito di cui al n. 1, se, tenuto conto dell'avvenuta scadenza del termine di recepimento, la Direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell'Unione del 28 giugno 1999 (e in particolare la clausola 5 di essa), e i principi di diritto comunitario applicabili debbano ritenersi — anche alla luce del D. Lgs. 368/2001 e, segnatamente, del suo articolo 5 che considera conseguenza normale dell'abuso del contratto o del rapporto a termine la conversione in rapporto a tempo indeterminato — attribuire al singolo un diritto, attuale e immediatamente esigibile secondo le norme interne più prossime alla fattispecie (e quindi secondo le norme di cui al D. Lgs. 368/2001), al riconoscimento della titolarità, in proprio capo, di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato;
            
         
               3)
            
            
               in caso di risposta affermativa al quesito di cui al n. 1, e negativa al quesito di cui al n. 2, se, tenuto conto dell'avvenuta scadenza del termine di recepimento, la Direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell'Unione del 28 giugno 1999 (e in particolare la clausola 5 di essa) e i principi di diritto comunitario applicabili, debbano ritenersi attribuire al singolo esclusivamente il diritto al risarcimento del danno eventualmente sofferto dalla mancata adozione, da parte della Repubblica Italiana, delle misure idonee a prevenire gli abusi del ricorso al contratto e/o al rapporto di lavoro a termine alle dipendenze di datori di lavoro pubblici.