CELEX: C2006/310/48
Language: it
Date: 2006-12-16 00:00:00
Title: Causa T-297/06: Ricorso presentato il 17 ottobre 2006 — Majątek Hutniczy/Commissione

16.12.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 310/25
            
         Ricorso presentato il 17 ottobre 2006 — Majątek Hutniczy/Commissione
   (Causa T-297/06)
   (2006/C 310/48)
   Lingua processuale: il francese
   Parti
   
      Ricorrente: Majątek Hutniczy sp. z o.o. (Częstochowa,Polonia) (Rappresentanti: sigg. C. Rapin e E. Van den Haute, avocats)
   
      Convenuta: Commissione delle Comunità europee
   Conclusioni della ricorrente
   
               —
            
            
               dichiarare il presente ricorso ricevibile;
            
         
               —
            
            
               annullare gli artt. 3 e 4 della decisione della Commissione 5 luglio 2005, riguardante l'aiuto concesso dalla Polonia in favore della Huta Częstochowa, S.A. [notificata con il numero C (2005) 1962];
            
         
               —
            
            
               in subordine, dichiarare che al momento del presente ricorso non esiste un obbligo della Polonia di procedere al recupero degli aiuti e interessi menzionati all'art. 3 della decisione e, di conseguenza, che non sono dovuti gli importi dei detti aiuti e interessi;
            
         
               —
            
            
               a titolo ancora più subordinato, annullare l'art. 3, n. 2, secondo comma, della decisione, e rinviare alla Commissione la questione degli interessi per una nuova decisione secondo l'allegato A al ricorso o qualsiasi altra considerazione del Tribunale nella motivazione della sentenza;
            
         
               —
            
            
               in qualsiasi caso, condannare la Commissione a pagare tutte le spese;
            
         
               —
            
            
               nell'ipotesi in cui il Tribunale decidesse che non vi è luogo a statuire, condannare la Commissione alle spese in applicazione del combinato disposto dell'art. 87, n. 6, e dell'art. 90, lett. a), del regolamento di procedura del Tribunale.
            
         Motivi e principali argomenti
   La Commissione, con la sua decisione 5 luglio 2005, C(2005) 192 def. (aiuto di Stato n. C 20704, ex NN 25/04), ha dichiarato incompatibili con il mercato comune taluni aiuti alla ristrutturazione accordati dalla Polonia al produttore di acciaio Huta Częstochowa S.A. e ne ha ordinato il recupero. La ricorrente è uno dei successori del beneficiario dell'aiuto che, nell'ambito della ristrutturazione della Huta Częstochowa S.A, ha ricevuto taluni attivi e passivi di quest'ultima per essere infine acquistata dalla società Industrial Union of Donbass attraverso la sua consociata ISD Polka. La ricorrente compare nella decisione impugnata tra le imprese tenute congiuntamente e solidalmente a rimborsare gli aiuti dichiarati incompatibili con il mercato comune.
   A sostegno del suo ricorso di annullamento parziale della decisione la ricorrente invoca quattro motivi.
   Con il suo primo motivo, essa fa valere che la Commissione avrebbe commesso un errore manifesto di valutazione dei fatti decisivi per l'esito dell'inchiesta. Essa sostiene che una volta realizzata la vendita degli attivi del beneficiario iniziale dell'aiuto incompatibile, che sono stati acquistati dalla ISD Polska (e Donbass), il venditore del beneficiario iniziale dell'aiuto conserverebbe il beneficio del detto aiuto e dovrebbe assicurare il rimborso del medesimo. La ricorrente asserisce che nella fattispecie, il corretto accertamento dei fatti pertinenti in merito alla vendita degli attivi della Huta Częstochowa all'ISD Polska (e Donbass), per mezzo, tra le altre, della Majątek Hutniczy, avrebbe portato la Commissione a ritenere che, con il rilevamento dei mezzi di produzione della Huta Częstochowa a un prezzo corrispondente al prezzo di mercato, l'aiuto sarebbe già stato restituito in tale forma al venditore. Secondo la ricorrente, procedendo in tal modo la Commissione avrebbe violato il suo obbligo di esaminare, con cura e imparzialità, tutti gli elementi pertinenti del caso di specie.
   Con il suo secondo motivo, la ricorrente asserisce che la Commissione avrebbe violato il protocollo n. 8 del Trattato di adesione sulla ristrutturazione dell'industria siderurgica polacca (1) con un'interpretazione puramente letterale di talune delle sue disposizioni che, secondo la ricorrente, avrebbe dovuto interpretare alla luce degli scopi che esso persegue e in considerazione del contesto che ha accompagnato la sua adozione. Tale interpretazione asseritamente erronea avrebbe indotto la Commissione a esigere, con la sua decisione, il rimborso degli aiuti di Stato ricevuti prima dell'adozione del protocollo n. 8 dalle società che non erano incluse nel suo allegato 1, il quale individua otto imprese beneficiarie che possono ricevere aiuti dalla Polonia in deroga agli artt. 87 e 88 CE. Essa sostiene anche che poiché il protocollo n. 8 non contiene un'espressa previsione riguardante la sua portata retroattiva per un periodo ben preciso, l'interpretazione data dalla Commissione avrebbe violato numerosi principi generali quali il principio della non retroattività e della certezza del diritto. La ricorrente afferma che il protocollo n. 8, se interpretato correttamente, non attribuirebbe alla Commissione la competenza ad esigere il rimborso degli aiuti di Stato percepiti prima della sua adozione da società non incluse nell'allegato 1. Quindi essa conclude che la Commissione, avendo agito in tal modo senza una base giuridica, avrebbe sconfinato nella competenza temporale di altre istituzioni comunitarie.
   Il terzo motivo, invocato in subordine nel caso in cui il Tribunale dichiarasse che la Commissione ha validamente accertato i fatti e ha interpretato correttamente il protocollo n. 8, riguarda la violazione dell'art. 14, n. 1, del regolamento n. 659/1999 (2). La ricorrente afferma che la Commissione, con l'adozione della decisione di recupero degli aiuti, violerebbe i principi della parità di trattamento, del legittimo affidamento e della certezza del diritto.
   Con il suo quarto motivo, la ricorrente afferma, a sostegno della sua domanda in subordine di annullamento dell'art. 3, n. 2, secondo comma, della decisione impugnata, che la Commissione avrebbe violato il regolamento n. 794/2004 (3) nel calcolo del tasso di interesse applicabile al recupero degli aiuti nel caso di specie.
   
      (1)  GU 2003, L 236, pag. 948.
   
      (2)  Regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE
   
      (3)  Regolamento (CE) della Commissione 21 aprile 2004, n. 794, recante disposizioni di esecuzione del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE (GU L 140, pag. 1).