CELEX: 62021TN0803
Language: it
Date: 2021-12-27 00:00:00
Title: Causa T-803/21: Ricorso proposto il 27 dicembre 2021 — NQ/Consiglio e a.

7.3.2022   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 109/25
            
         
      Ricorso proposto il 27 dicembre 2021 — NQ/Consiglio e a.
      (Causa T-803/21)
      (2022/C 109/34)
      Lingua processuale: il portoghese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: NQ (rappresentanti: R. Leandro Vasconcelos e M. Martins Pereira, avvocati)
      
         Convenuti: Consiglio dell’Unione europea, Commissione europea, Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE)
      
         Conclusioni della ricorrente
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione del servizio della Commissione FPI («Service for Foreign Policy Instruments»; Servizio degli strumenti di politica estera) del 1o dicembre 2021 e la decisione di non raccomandare la partecipazione a future MOE UE (missioni di osservazione elettorale) durante cinque anni;
               
            
         in subordine, nel caso in cui si stabilisca che tale decisione non è impugnabile,
      annullare il rapporto di valutazione del 16 ottobre;
      
         in ulteriore subordine, nel caso in cui si stabilisca che nessuno degli atti summenzionati è impugnabile,
      annullare la decisione del DCO («Deputy Chief Observer»; vice capo osservatore) del 22 ottobre;
      
                  —
               
               
                  condannare la Commissione europea e, all’occorrenza, il SEAE e il Consiglio dell’Unione europea, al pagamento delle spese della ricorrente e delle rispettive spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce sei motivi.
      
                  1)
               
               
                  Primo motivo: violazione del diritto di essere ascoltato
                  Il procedimento di valutazione, che si è concluso con il rapporto di valutazione del 16 ottobre 2021, si è svolto in violazione del diritto della ricorrente di essere ascoltata in merito alla proposta di rapporto di valutazione, vale a dire prima dell’adozione della decisione finale. Tale diritto deriva dal diritto ad una buona amministrazione, sancito dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»),
               
            
                  2)
               
               
                  Secondo motivo: violazione dell’obbligo di motivazione
                  La decisione impugnata à stata adottata dal FPI in violazione dell’obbligo di motivazione. Tale obbligo è innanzitutto sancito dall’articolo 296, secondo paragrafo, TFUE. Ad esso fa altresì riferimento l’articolo 41, secondo paragrafo, lettera c), della Carta. Non è possibile identificare, nella motivazione della decisione impugnata, i motivi che hanno portato alla decisione di non raccomandare la partecipazione della ricorrente ed all’applicazione della misura di esclusione durante cinque anni.
               
            
                  3)
               
               
                  Terzo motivo: violazione del principio di certezza del diritto
                  La decisione impugnata è stata adottata in violazione del principio di certezza del diritto. Il principio della certezza del diritto è un principio generale del diritto dell’Unione. La decisione impugnata non fa riferimento alla base giuridica su cui si fonda la misura di esclusione, né essa può identificarsi sulla base di altri elementi della decisione.
               
            
                  4)
               
               
                  Quarto motivo: violazione del principio di proporzionalità
                  L’imposizione di una misura comportante la raccomandazione di non prendere parte a missioni future durante cinque anni non è proporzionale tenuto conto della levità delle presunte violazioni del Codice di condotta in esame.
               
            
                  5)
               
               
                  Quinto motivo: violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare
                  La decisione impugnata viola il diritto al rispetto della vita privata e familiare, sancito dall’articolo 7 della Carta e dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (in prosieguo: la «CEDU»). Gli impegni familiari della ricorrente non costituivano un impedimento al completamento delle attività che essa doveva ancora portare a termine.
               
            
                  6)
               
               
                  Sesto motivo: violazione della libertà di espressione
                  La decisione impugnata viola la libertà di espressione della ricorrente. La libertà di espressione è sancita dall’articolo 11 della Carta e dall’articolo 10 della CEDU. Tale libertà ricomprende la libertà di esprimere, verbalmente o per iscritto, opinioni discordanti o minoritarie rispetto a quelle sostenute dall’istituzione in cui i funzionari e agenti dell’Unione prestano servizio.