CELEX: 62014TN0817
Language: it
Date: 2014-12-18 00:00:00
Title: Causa T-817/14: Ricorso proposto il 18 dicembre 2014 — Zoofachhandel Züpke e a./Commissione

16.3.2015   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 89/30
            
         Ricorso proposto il 18 dicembre 2014 — Zoofachhandel Züpke e a./Commissione
   (Causa T-817/14)
   (2015/C 089/36)
   Lingua processuale: il tedesco
   
      Parti
   
   
      Ricorrenti: Zoofachhandel Züpke GmbH (Wesel, Germania), Zoohaus Bürstadt, Helmut Ofenloch GmbH & Co. KG (Bürstadt, Germania), Zoofachgeschäft — Vogelgroßhandel Import-Export Heinz Marche (Heinsberg, Germania), Rita Bürgel (Uthleben, Germania), Norbert Kass (Altenbeken, Germania) (rappresentante: C. Correll, avvocato)
   
      Convenuta: Commissione europea
   
      Conclusioni
   
   Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               condannare la convenuta al risarcimento del danno cagionato alle ricorrenti dall’adozione del divieto quasi universale d’importazione in Europa di uccelli selvatici catturati contenuto nel regolamento (CE) n. 318/2007, del 23 marzo 2007 (GU L 84, pag. 7) e/o nel regolamento di esecuzione (UE) n. 139/2013, del 7 gennaio 2013 (GU L 47, pag. 1), prodottisi dal 1o gennaio 2010 alla data odierna;
            
         
               —
            
            
               condannare la Commissione alle spese processuali ed extraprocessuali.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   A sostegno del ricorso le ricorrenti deducono in primo luogo che la Commissione, con l’estensione acritica del divieto d’importazione nella sua straordinariamente ampia portata geografica, abbia violato la libertà di esercitare un’attività economica nonché, in parte, il diritto di proprietà spettanti alle ricorrenti. Tale violazione non sarebbe giustificata, in ogni caso alla luce delle conoscenze scientifiche esistenti dal 2010, da prevalenti considerazioni di rango superiore, quali la tutela della salute.
   In secondo luogo, le ricorrenti ritengono che la Commissione con l’estensione del divieto d’importazione, avrebbe violato i principi di proporzionalità e della buona amministrazione, in quanto non avrebbe tenuto sufficientemente conto né dei dati attuali né del relativo livello di conoscenze scientifiche. Il divieto mondiale d’importazione di uccelli selvatici si basa ancora sulle conoscenze e ipotesi del 2005, quando la cosiddetta influenza aviaria, proveniente dall’Asia, si è diffusa per la prima volta in Europa e ha dovuto essere trattata rapidamente. I dati sopravvenuti nel corso degli anni successivi non legittimano più, secondo le ricorrenti, un divieto d’importazione così esteso geograficamente, in ogni caso dal 2010. Fra l’altro, nel frattempo sarebbe stato fattibile e necessario prendere in considerazione altri mezzi più efficaci e meno onerosi per le ricorrenti, come ad esempio un monitoraggio coerente degli uccelli migratori.
   In terzo luogo, le ricorrenti sostengono di avere subito un danno reale e certo e che sussiste un nesso di causalità tra tale danno e il comportamento illecito della Commissione.