CELEX: 52005PC0497
Language: it
Date: 2005-10-17
Title: Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva dei dazi provvisori istituiti sulle importazioni di taluni elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti originari della Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia, di Taiwan, della Thailandia e del Vietnam, e chiude il procedimento relativo alle importazioni di taluni elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti originari della Malaysia e delle Filippine

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
                                                         Bruxelles, 17.10.2005
                                                         COM(2005) 497 definitivo
                                             Proposta di
                              REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO
   che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva dei dazi
         provvisori istituiti sulle importazioni di taluni elementi di fissaggio di acciaio
   inossidabile e di loro parti originari della Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia, di
        Taiwan, della Thailandia e del Vietnam, e chiude il procedimento relativo alle
       importazioni di taluni elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti
                             originari della Malaysia e delle Filippine
                                   (presentata dalla Commissione)
IT                                                                                             IT
 ---pagebreak---                                        RELAZIONE
   1) CONTESTO DELLA PROPOSTA
      •                Motivazione e obiettivi della proposta
      La presente proposta riguarda l’applicazione del regolamento (CE) n. 384/96 del
      Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di
      dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea, modificato da ultimo
      dal regolamento (CE) n. 461/2004 del Consiglio, dell’8 marzo 2004 (“regolamento di
      base”), nel procedimento riguardante le importazioni di taluni elementi di fissaggio di
      acciaio inossidabile e di loro parti originari della Repubblica popolare cinese,
      dell’Indonesia, della Malaysia, delle Filippine, di Taiwan, della Thailandia e del
      Vietnam.
      •                Contesto generale
      La presente proposta è presentata nel quadro dell'attuazione del regolamento di base ed
      è il risultato di un’inchiesta svolta in conformità dei requisiti sostanziali e procedurali
      di cui al regolamento di base.
      •                Disposizioni vigenti nel settore oggetto della proposta
      Il settore oggetto della proposta non è disciplinato da disposizioni particolari.
      •                Coerenza con altri obiettivi e politiche dell'Unione
      Non pertinente.
   2) CONSULTAZIONE DELLE PARTI INTERESSATE E VALUTAZIONE D’IMPATTO
      •                Consultazione delle parti interessate
      Conformemente alle disposizioni del regolamento di base, le parti interessate coinvolte
      nel procedimento hanno già avuto la possibilità di difendere i loro interessi nel corso
      dell’inchiesta.
      •                Ricorso a pareri di esperti
      Non è stato necessario consultare esperti esterni.
      •                Valutazione d’impatto
      La presente proposta scaturisce dall'attuazione del regolamento di base. Il regolamento
      di base non prevede una valutazione d'impatto generale ma contiene un elenco
      esauriente delle condizioni che devono essere valutate.
IT                                            2                                                   IT
 ---pagebreak---    3) ELEMENTI GIURIDICI DELLA PROPOSTA
      •               Sintesi delle misure proposte
      Il 24 agosto 2004 la Commissione ha avviato un procedimento antidumping relativo
      alle importazioni di elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti originari
      della Repubblica popolare cinese, dell’Indonesia, della Malaysia, delle Filippine, di
      Taiwan, della Thailandia e del Vietnam. Il procedimento è stato avviato in seguito a
      una denuncia presentata dallo European Industrial Fasteners Institute (Istituto europeo
      dell'industria degli elementi di fissaggio) per conto di produttori comunitari che
      rappresentano oltre il 50% della produzione comunitaria totale di elementi di fissaggio
      di acciaio inossidabile e di loro parti.
      Il 21 maggio 2005 è stato istituito un dazio antidumping provvisorio, compreso tra il
      7,7% e il 27,4%, sulle importazioni di taluni elementi di fissaggio di acciaio
      inossidabile e di loro parti originari della Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia, di
      Taiwan, della Thailandia e del Vietnam.
      Nella fase provvisoria i dadi sono stati esclusi dalla definizione del prodotto oggetto
      dell’inchiesta poiché si è ritenuto che fosse necessaria un’analisi più approfondita per
      stabilire se si potesse considerare che i dadi formino un unico prodotto assieme agli
      altri elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e, inoltre, se i produttori della
      Comunità fossero in grado di fornire dadi.
      Dal momento che quasi la totalità delle importazioni dalle Filippine consisteva in dadi,
      non sono state istituite misure provvisorie sulle importazioni del prodotto in esame
      originarie di questo paese.
      Nella fase provvisoria non sono stati determinati margini di dumping per la Malaysia
      né sono state istituite misure provvisorie nei confronti di questo paese.
      Nella fase provvisoria, nessuna delle società oggetto dell’inchiesta, sia nella
      Repubblica popolare cinese che in Vietnam, ha ottenuto il trattamento riservato alle
      imprese operanti in condizioni di economia di mercato, mentre è stato concesso il
      trattamento individuale a entrambi i produttori esportatori della Repubblica popolare
      cinese che hanno collaborato all’inchiesta.
      Il dazio antidumping definitivo proposto è compreso tra il 7,7% e il 27,4%. Le
      conclusioni provvisorie in merito ai dadi, alla Malaysia, alle Filippine e al trattamento
      riservato alle imprese operanti in condizioni di economia di mercato per quanto
      riguarda i produttori esportatori della Repubblica popolare cinese e del Vietnam
      rimangono invariate.
      Pertanto, si propone di escludere i dadi dalla definizione del prodotto oggetto del
      presente procedimento e di chiudere il procedimento per quanto riguarda la Malaysia e
      le Filippine.
      Si propone che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento, da pubblicare
      nella Gazzetta ufficiale entro il 19 novembre 2005.
IT                                             3                                                   IT
 ---pagebreak---       •               Base giuridica
      Regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa
      contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
      Comunità europea, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 461/2004 del
      Consiglio, dell'8 marzo 2004.
      •               Principio di sussidiarietà
      La proposta è di esclusiva competenza della Comunità. Il principio di sussidiarietà non
      trova pertanto applicazione.
      •               Principio di proporzionalità
      La proposta è conforme al principio di proporzionalità per le ragioni seguenti:
      Il tipo di misura è descritto nel regolamento di base sopra indicato e non consente
      decisioni nazionali.
      Non sono necessarie indicazioni su come ridurre e rendere commisurato all’obiettivo
      della proposta l’onere finanziario e amministrativo a carico della Comunità, dei
      governi nazionali, degli enti locali e regionali, degli operatori economici e dei cittadini.
      •               Scelta degli strumenti
      Strumenti proposti: regolamento.
      Altri mezzi non sarebbero adeguati in quanto il regolamento di base non prevede
      opzioni alternative.
   4) INCIDENZA SUL BILANCIO
      La proposta non ha alcuna incidenza sul bilancio.
IT                                             4                                                   IT
 ---pagebreak---                                                  Proposta di
                                  REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO
    che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva dei dazi
           provvisori istituiti sulle importazioni di taluni elementi di fissaggio di acciaio
     inossidabile e di loro parti originari della Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia, di
          Taiwan, della Thailandia e del Vietnam, e chiude il procedimento relativo alle
         importazioni di taluni elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti
                                 originari della Malaysia e delle Filippine
   IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
   visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
   visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa
   contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
   europea1 (di seguito: “il regolamento di base”), in particolare l’articolo 9,
   vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
   considerando quanto segue:
                                       A. MISURE PROVVISORIE
   (1)      Con regolamento (CE) n. 771/20052 (di seguito: “il regolamento provvisorio”), la
            Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di
            taluni elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti, classificati ai codici
            NC 7318 12 10, 7318 14 10, 7318 15 30, 7318 15 51, 7318 15 61 e 7318 15 70 e
            originari della Repubblica popolare cinese (di seguito: “RPC”), dell'Indonesia, di
            Taiwan, della Thailandia e del Vietnam.
   (2)      Si rammenta che l'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il
            periodo compreso fra il 1° luglio 2003 e il 30 giugno 2004 (di seguito: "il periodo
            dell'inchiesta" o “PI”). L'analisi delle tendenze pertinenti per la valutazione del
            pregiudizio ha riguardato il periodo compreso fra il 1° gennaio 2001 e il
            30 giugno 2004 (di seguito: “il periodo in esame”).
                           B. FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
   (3)      Dopo l'istituzione delle misure antidumping provvisorie, alcune parti interessate hanno
            comunicato per iscritto le loro osservazioni.
   1
            GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 461/2004
            (GU L 77 del 13.3.2004, pag. 12).
   2
            GU L 128 del 21.5.2005, pag. 19.
IT                                                    5                                                     IT
 ---pagebreak---    (4)  Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno avuto l'opportunità di essere sentite dalla
        Commissione.
   (5)  La Commissione ha continuato a raccogliere e verificare tutte le informazioni ritenute
        necessarie ai fini delle conclusioni definitive.
   (6)  Le parti sono state informate dei principali fatti e considerazioni in base ai quali si
        intendeva raccomandare l'imposizione di un dazio antidumping definitivo e la
        riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio. È stato
        inoltre concesso loro un lasso di tempo entro il quale comunicare le loro osservazioni
        dopo aver ricevuto le informazioni in questione.
   (7)  Le osservazioni verbali e scritte presentate sono state esaminate e, ove opportuno,
        sono state tenute in considerazione ai fini delle conclusioni definitive.
   (8)  Dopo l'istituzione delle misure provvisorie un importatore e la sua associazione hanno
        contestato la rappresentatività dell'industria comunitaria quale viene illustrata al
        considerando 113 del regolamento provvisorio, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 4, del
        regolamento di base, senza tuttavia presentare elementi di prova a sostegno di tale
        affermazione. L’inchiesta ha confermato che l’industria comunitaria rappresentava
        circa il 54% della produzione comunitaria durante il PI e che ha pertanto i requisiti di
        rappresentatività ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base.
   (9)  Dopo la comunicazione delle informazioni i produttori esportatori tailandesi che hanno
        collaborato all'inchiesta hanno affermato che la versione non riservata delle risposte al
        questionario fornite dai produttori comunitari non era sufficientemente dettagliata e
        che, inoltre, non era stata redatta e presentata conformemente alle disposizioni
        dell’articolo 19 del regolamento di base. Hanno sostenuto che il fatto che in tale
        versione non riservata delle risposte al questionario fossero contenute informazioni
        insufficienti negava agli esportatori che hanno collaborato all’inchiesta l’effettiva
        possibilità di difendere i loro interessi, mettendoli così in situazione di svantaggio
        rispetto ad altre parti, in particolare rispetto all'industria comunitaria, nel quadro del
        procedimento in questione. Tuttavia, nella sezione E del regolamento provvisorio
        vengono illustrati a beneficio di tutte le parti interessate dati, sottoposti a verifica e su
        base aggregata, relativi al pregiudizio. Le parti interessate possono quindi disporre di
        un quadro sufficientemente preciso degli elementi relativi al pregiudizio e al nesso di
        causalità, tale da consentir loro di difendere i loro interessi. Tutte le parti ricevono lo
        stesso trattamento e non vi è disparità di trattamento tra le diverse parti interessate per
        quanto riguarda la comunicazione delle informazioni. Inoltre, la versione non riservata
        delle risposte al questionario garantiva, assieme alle informazioni contenute nel
        regolamento provvisorio, il rispetto dei diritti di difesa di tutte le parti interessate.
        L’argomentazione è stata quindi respinta.
                     C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
   (10) Si rammenta che, nel corso della fase provvisoria dell’inchiesta, sono stati sollevati
        dubbi quanto al fatto se si potesse considerare che i dadi formino un unico prodotto
        assieme agli altri elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e alle loro parti (di
        seguito: gli “EFA”). A tale proposito era stato necessario analizzare più
        approfonditamente una serie di aspetti: ad esempio, se e in quale misura bulloni e dadi
        vengano commercializzati insieme in quanto sistemi, in quale misura questi tipi di
IT                                                6                                                   IT
 ---pagebreak---         prodotti vengono sviluppati assieme ecc. Si era inoltre reso necessario un esame più
        approfondito per accertare in quale misura i produttori della Comunità sono in grado
        di proporre tali sistemi ai consumatori. Ai fini delle risultanze preliminari, si era
        quindi deciso in via provvisoria di non includere nella definizione del prodotto i dadi
        dichiarati, di norma, al codice NC 7318 16 30.
   (11) Dopo l'istituzione delle misure provvisorie, alcuni produttori comunitari e taluni
        importatori hanno fornito le prove che dadi e bulloni non vengono né sviluppati né
        prodotti e commercializzati insieme. Sebbene i dadi vengano di solito usati
        congiuntamente ai bulloni, non vengono però solitamente venduti come serie o
        assortimento. Non solo, ma i bulloni possono essere usati come dispositivi di fissaggio
        o di chiusura anche senza i dadi, il che dimostra che vi possono essere delle differenze
        tra le applicazioni finali dei bulloni e quelle dei dadi. Questo è confermato anche dalle
        importazioni realizzate da alcuni dei produttori dei paesi interessati, i quali producono
        e vendono o dadi o bulloni, come pure dal fatto che i produttori comunitari inclusi nel
        campione fabbricano viti e bulloni ma non dadi. Ciò è particolarmente evidente nel
        caso delle Filippine, paese dal quale pressoché la totalità delle importazioni consisteva
        in dadi mentre non si registravano corrispondenti importazioni di bulloni. Inoltre,
        come già ricordato sopra, i bulloni non sono necessariamente combinati con dadi e
        rondelle, il che, del resto, emerge con chiarezza dalla descrizione di cui al codice del
        SA 7318 15: “altre viti e bulloni, anche con i relativi dadi o rondelle”. Per di più, è il
        caso di osservare che l’industria comunitaria non dispone dei macchinari necessari per
        la fabbricazione di dadi né ha manifestato in alcun modo l'intenzione di iniziare a
        produrre dadi in futuro.
   (12) Pertanto, vengono confermate le conclusioni di cui al considerando 13 del
        regolamento provvisorio, cioè che occorre escludere dalla definizione del prodotto i
        dadi non importati quali parte di una serie o assortimento assieme alle loro viti e
        bulloni. Di conseguenza, conformemente alle conclusioni illustrate ai considerando 14
        e 105 del regolamento provvisorio, il procedimento deve essere chiuso per quanto
        riguarda le importazioni dalle Filippine.
   (13) Dopo l'istituzione delle misure provvisorie, i produttori esportatori tailandesi che
        hanno collaborato all'inchiesta hanno affermato che dadi e bulloni sono prodotti che
        vengono solitamente commercializzati e sviluppati assieme, e che, quindi, se i dadi
        fossero stati esclusi dalla definizione del prodotto, anche i bulloni avrebbero dovuto
        essere esclusi dalla portata del procedimento. Non hanno però suffragato tale
        affermazione con validi elementi di prova. Di conseguenza, e alla luce delle
        conclusioni di cui ai precedenti considerando 11 e 12 secondo cui i dadi non vengono
        commercializzati né sviluppati assieme ai bulloni, la richiesta è stata respinta e
        solamente i dadi sono stati esclusi dalla portata del presente procedimento.
   (14) Inoltre, diversi importatori e le loro associazioni hanno ribadito la loro richiesta di
        limitare ulteriormente la portata dell’inchiesta a due soli codici NC, cioè il codice
        7318 15 61 (viti con esagono incassato di acciaio inossidabile) e il 7318 15 70 (bulloni
        con esagono sporgente di acciaio inossidabile). Giustificavano la loro richiesta
        adducendo una presunta produzione insufficiente da parte dell’industria comunitaria di
        tutti gli altri elementi di fissaggio oggetto dell’inchiesta, ossia degli EFA dichiarati di
        norma ai codici NC 7318 12 10 (altre viti per legno di acciaio inossidabile),
        7318 14 10 (viti autofilettanti di acciaio inossidabile), 7318 15 30 (viti e bulloni senza
        capocchia di acciaio inossidabile) e 7318 15 51 (viti con intaglio od impronta a croce
IT                                                7                                                 IT
 ---pagebreak---         di acciaio inossidabile). A riprova di quanto affermavano hanno addotto alcuni
        ordinativi ai quali taluni produttori comunitari non erano riusciti a far fronte. Per
        finire, hanno anche sostenuto che i bulloni e le viti vengono fabbricati con macchinari
        diversi.
   (15) Va fatto osservare, come già ricordato al considerando 15 del regolamento
        provvisorio, che l'inchiesta ha confermato che i tipi di EFA di cui ai codici NC
        7318 12 10, 7318 14 10, 7318 15 30 e 7318 15 51 vengono prodotti nella Comunità.
        Pertanto, i produttori comunitari inclusi nel campione (i) dispongono dei macchinari
        per la produzione di questi altri tipi di EFA; e (ii) devono far fronte, per questi tipi di
        prodotto, alla concorrenza delle importazioni in dumping di prodotto in esame. Le
        informazioni riguardanti alcuni ordinativi che l'industria comunitaria non è stata in
        grado di fornire si riferiscono a un periodo che non rientra in quello dell'inchiesta e
        che, di norma, non viene preso in considerazione ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1,
        del regolamento di base; in ogni caso, l'episodio non vale a dimostrare che i prodotti in
        questione non vengono fabbricati dall'industria comunitaria. L’inchiesta ha poi
        stabilito che, in assenza di concorrenza sleale da parte delle importazioni in dumping
        provenienti dai paesi interessati, l’industria comunitaria è in grado di aumentare la
        produzione per poter far fronte anche alla domanda di questo tipo di prodotti in esame.
        Occorre tener presente, a questo proposito, che l’industria comunitaria dispone di
        significative capacità inutilizzate di produzione (cfr. tabella precedente il considerando
        127 del regolamento provvisorio). Di conseguenza, la richiesta avanzata dai suddetti
        importatori non ha potuto essere accolta.
   (16) I produttori esportatori tailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno chiesto di
        limitare la definizione del prodotto ai soli codici NC 7318 12 10 (altre viti per legno di
        acciaio inossidabile), 7318 15 30 (viti e bulloni senza capocchia di acciaio
        inossidabile) e 7318 15 61 (viti con esagono incassato di acciaio inossidabile).
        Sostenevano, infatti, che né i bulloni (codice NC 7318 15 70), né le viti autofilettanti
        di acciaio inossidabile o le viti con intaglio od impronta a croce di acciaio inossidabile
        (rispettivamente: codici NC 7318 14 10 e 7318 15 51) dovessero essere considerate
        un’unica categoria di prodotto assieme agli altri elementi di fissaggio oggetto
        dell’inchiesta in quanto, secondo quanto affermavano, (i) i tre tipi di elementi di
        fissaggio di cui sopra avevano proprietà fisiche diverse ed erano di natura e qualità
        diverse; (ii) avevano applicazioni finali diverse; (iii) gusti e abitudini dei consumatori
        di questi tipi di prodotto erano differenti; e (iv) avevano codici NC diversi, il che, a
        loro parere, dimostrerebbe che bulloni e viti non costituiscono un’unica categoria di
        prodotto.
   (17) Nel caso in questione, dall’inchiesta è emerso che tutti i tipi di elementi di fissaggio
        considerati presentano, dal punto di vista dell’utilizzatore, caratteristiche fisiche e
        tecniche di base e applicazioni di base simili: si tratta, cioè, di elementi metallici
        filettati di acciaio inossidabile a forma di spillo o vite usati per congiungere altri
        elementi per mezzo della rotazione dei dispositivi di fissaggio o di chiusura. Tutti
        questi tipi di elementi di fissaggio, quindi, rientrano sotto la medesima voce a quattro
        cifre della Nomenclatura Combinata. Pertanto, si deve respingere la richiesta di cui
        sopra di limitare ulteriormente la definizione del prodotto.
   (18) Dal momento che non sono state presentate altre osservazioni in proposito, vengono
        confermate le conclusioni relative al prodotto in esame e al prodotto simile di cui ai
        considerando 10-18 del regolamento provvisorio.
IT                                                8                                                 IT
 ---pagebreak---                                        D. CAMPIONAMENTO
   (19)   Dopo l’istituzione delle misure provvisorie non sono pervenute osservazioni in merito
          al campionamento dei produttori esportatori di Taiwan, dei produttori comunitari e
          degli importatori comunitari. Sono quindi confermate le conclusioni di cui ai
          considerando 19-32 del regolamento provvisorio.
                                             E. DUMPING
     1. Trattamento riservato alle imprese operanti in condizioni di economia di mercato
                                                 (TEM)
   (20)   Dopo l’istituzione delle misure provvisorie non sono state presentate altre osservazioni
          in merito al TEM. Sono pertanto confermate le conclusioni di cui ai considerando 33-
          54 del regolamento provvisorio.
                                      2. Trattamento individuale
   (21)   Un produttore esportatore del Vietnam che ha collaborato all’inchiesta ha manifestato
          la sua delusione nel constatare che la sua richiesta di trattamento individuale è stata
          respinta malgrado il fatto che aveva collaborato. Ha poi dichiarato che il rigetto, oltre
          alla sua domanda, delle richieste di trattamento individuale presentate da altri due
          esportatori vietnamiti ha comportato l'imposizione della stessa aliquota di dazio
          antidumping provvisorio sulle importazioni realizzate da tutti i produttori esportatori
          del Vietnam.
          Come già spiegato al considerando 60 del regolamento provvisorio, la società in
          questione non è stata in grado di dimostrare che rispondeva ai requisiti per la
          concessione del trattamento individuale di cui all’articolo 9, paragrafo 5, del
          regolamento di base. Non sono poi stati avanzati altri argomenti o presentate altre
          prove che possano modificare tale conclusione, e, pertanto, le disposizioni dell’articolo
          2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base hanno dovuto essere applicate
          all’intero Vietnam. Questo significa che la stessa misura antidumping si applica a tutti
          i produttori esportatori di questo paese.
   (22)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, vengono confermate le conclusioni
          relative al trattamento individuale di cui ai considerando 55-61 del regolamento
          provvisorio.
                                           3. Valore normale
                                        3.1. Paese di riferimento
   (23)   Taiwan era stato scelto, nella fase provvisoria dell’inchiesta, quale paese terzo di
          riferimento ad economia di mercato ai fini della determinazione del valore normale per
          i produttori esportatori ai quali non era stato concesso il TEM. Dopo l'istituzione delle
          misure provvisorie, non sono state avanzate dalle parti altre argomentazioni o
          osservazioni relative alla determinazione del valore normale nel paese di riferimento.
          Sono pertanto confermate le conclusioni di cui ai considerando 62-64 del regolamento
          provvisorio.
IT                                                  9                                               IT
 ---pagebreak---                     3.2. Metodo adottato per la determinazione del valore normale
   (24)   Quattro produttori esportatori tailandesi hanno sostenuto che, per costruire il loro
          valore normale, non era possibile ricorrere alle spese generali, amministrative e di
          vendita (di seguito: "SGAV") sostenute e ai profitti realizzati sulle vendite sul mercato
          interno di un altro paese, in questo caso Taiwan. Tuttavia, come viene spiegato al
          considerando 80 del regolamento provvisorio, detti produttori esportatori non avevano
          registrato vendite rappresentative del prodotto simile, o di prodotti appartenenti alla
          stessa categoria generale, realizzate nell’ambito di normali operazioni commerciali. Si
          è quindi reso necessario ricorrere a un altro metodo appropriato per il calcolo delle
          SGAV e dei profitti, come previsto dall’articolo 2, paragrafo 6, lettera c), del
          regolamento di base. Si è considerato, a questo proposito, che il metodo più
          appropriato consistesse nell’utilizzare i valori delle SGAV e dei profitti di Taiwan, per
          i seguenti motivi: (i) il mercato interno rappresentativo di Taiwan, in termini di
          volumi, e la concorrenza in termini di prezzi per il prodotto simile in tale paese; e (ii)
          il fatto che l’industria taiwanese degli EFA controlla la maggioranza dei produttori di
          EFA in tutti i paesi oggetto dell’inchiesta, compresi alcuni in Thailandia (cfr. il
          considerando 71 del regolamento provvisorio). Non sono stati presentati dati che
          dimostrino che l'importo del profitto così utilizzato per il calcolo superi quello
          normalmente realizzato da altri esportatori o produttori sulle vendite sul mercato della
          Thailandia di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale.
   (25)   Non sono state presentate altre osservazioni o argomentazioni circa il metodo adottato
          per la determinazione del valore normale, e, di conseguenza, viene confermato il
          metodo illustrato ai considerando 65-72 del regolamento provvisorio.
                                3.3. Determinazione del valore normale
   a) Repubblica popolare cinese
   (26)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, sono confermate le conclusioni di cui al
          considerando 73 del regolamento provvisorio.
   b) Indonesia
   (27)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, sono confermate le conclusioni di cui al
          considerando 74 del regolamento provvisorio.
   c) Malaysia
   (28)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, sono confermate le conclusioni di cui al
          considerando 76 del regolamento provvisorio.
   d) Taiwan
   (29)   Un produttore esportatore di Taiwan ha contestato il metodo usato per determinare il
          valore normale illustrato al considerando 79 del regolamento provvisorio. Questa
          società ha dichiarato di non aver classificato i diversi tipi di prodotto in esame in base
          alle precise indicazioni fornite dalla Commissione in quanto alcuni di questi suoi
          prodotti erano elementi di fissaggio di tipo speciale. Sostiene inoltre di aver dimostrato
          nel corso della verifica in loco, per mezzo di disegni e con la presentazione di
IT                                                10                                                 IT
 ---pagebreak---         campioni e di documentazione relativa alle vendite, le caratteristiche uniche di tali
        elementi di fissaggio di tipo speciale che esportava nella Comunità.
   (30) In effetti, gli elementi di prova raccolti durante la visita di verifica in loco indicano che
        i prodotti in questione non sono classificabili nei codici NC oggetto dell'inchiesta: di
        conseguenza, ai fini della presente inchiesta si è ritenuto opportuno non prendere in
        esame le esportazioni di questi tipi di prodotto. Le conclusioni relative a questo
        produttore esportatore, comprese quelle in merito al valore normale illustrate al
        considerando 79 del regolamento provvisorio, si basano sulle restanti esportazioni
        realizzate dalla società di prodotti che corrispondono alla descrizione del prodotto in
        esame.
   (31) Per il calcolo del valore normale di tali restanti esportazioni, la società ha suggerito
        l’applicazione di una serie di adeguamenti ai costi di produzione usati per la
        determinazione provvisoria del valore normale nel suo caso (cfr. il considerando 79
        del regolamento provvisorio).
   (32) Il calcolo di questi adeguamenti era basato, tuttavia, su dati che non erano stati né
        acclusi nella risposta al questionario né illustrati nel corso della visita di verifica in
        loco, e che non risultano, quindi, verificabili. Non solo, ma l'applicazione di questi
        adeguamenti non appare giustificata da nessuna informazione di cui disponga la
        Commissione. Si è quindi dovuta respingere la richiesta di cui sopra relativa ai costi di
        produzione.
   (33) Un altro produttore esportatore di Taiwan ha affermato che si erano verificati dei
        doppi conteggi nel calcolo dei costi di produzione e delle SGAV utilizzati per la
        determinazione del valore normale. Ha dichiarato che la percentuale delle spese
        SGAV riportata nel prospetto dei profitti e perdite della sua risposta al questionario
        non era corretta e che occorreva usare invece la percentuale delle SGAV che aveva
        indicato nel corso della visita di verifica.
   (34) Si deve osservare in proposito che la società non aveva apportato alcuna correzione ai
        dati del prospetto dei profitti e perdite della sua risposta al questionario prima di
        ricevere la visita di verifica in loco; ha presentato un nuovo prospetto per le spese
        SGAV, con notevoli correzioni e revisioni, soltanto nell'ultimissima fase della verifica,
        quando era ormai troppo tardi per verificare i nuovi dati. Di conseguenza, e dato che il
        nuovo importo riveduto delle SGAV non era riconciliabile con altre informazioni
        disponibili sottoposte a verifica, la richiesta è stata respinta e per il calcolo del
        dumping si sono utilizzati pur sempre i dati ricavati dal prospetto dei profitti e perdite
        contenuto nella risposta al questionario, conformemente alle disposizioni dell’articolo
        6, paragrafo 8, del regolamento di base.
   (35) Il medesimo produttore esportatore di Taiwan ha affermato che dai costi delle materie
        prime occorreva detrarre i materiali di scarto (rottami o scarti di lavorazione). La
        società sosteneva che, dato che i materiali di scarto si ottengono nel corso del processo
        di produzione, deve essere consentito che le entrate derivanti dalla vendita di questi
        materiali vadano a compensare i costi di produzione. Il produttore non ha però indicato
        a quanto ammontasse l’importo di tali entrate; in ogni caso, eventuali entrate derivanti
        da altri prodotti o sottoprodotti non hanno alcuna rilevanza per il calcolo dei costi di
        produzione del prodotto simile, dal momento che una simile prassi non è quella cui
        ricorre abitualmente la società interessata per la ripartizione dei costi. Di conseguenza,
IT                                                11                                                  IT
 ---pagebreak---           la richiesta della società deve essere respinta e sono confermate le risultanze
          provvisorie.
   (36)   Non sono state presentate altre osservazioni in merito e, pertanto, sono confermate le
          conclusioni di cui ai considerando 77-79 del regolamento provvisorio.
   e) Thailandia
   (37)   Un produttore esportatore tailandese che aveva registrato alcune vendite sul mercato
          interno ha sollevato una serie di obiezioni riguardanti il calcolo dei costi di produzione
          e delle SGAV utilizzati per la determinazione del valore normale nel suo caso. Ha poi
          dichiarato che, qualora le sue obiezioni venissero accolte, le vendite realizzate dalla
          sua società sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali
          risulterebbero rappresentative e potrebbero quindi essere usate ai fini della
          determinazione del valore normale per la Thailandia.
   (38)   Va osservato che nel corso della visita di verifica questo produttore esportatore ha
          fornito parecchie versioni differenti, di volta in volta rivedute, della sua risposta al
          questionario, al punto da ostacolare in misura significativa l'inchiesta, dal momento
          che non è stato possibile riconciliare nessuna di queste diverse versioni con i
          documenti contabili della sua società. Nonostante ciò, tutte le informazioni così
          presentate sono state, per quanto possibile, esaminate e vagliate conformemente alle
          disposizioni dell’articolo 6, paragrafo 8, del regolamento di base. Si deve osservare
          che i costi di produzione indicati dalla società per un gran numero di tipi di prodotto
          risultavano notevolmente sottostimati, in particolare per quanto riguardava i costi delle
          materie prime: i costi di produzione riportati dalla società sono stati pertanto corretti
          per il calcolo del dumping provvisorio. Dal momento che la società non ha presentato
          dati suffragati da prove circa i suoi costi di produzione e che impongano di modificare
          i calcoli del dumping, la richiesta di cui sopra relativa al calcolo dei costi di
          produzione deve essere respinta.
   (39)   Questo stesso produttore esportatore ha sostenuto che, nel calcolo dei costi di
          produzione del prodotto simile, occorreva detrarre dai costi delle materie prime le
          entrate derivanti dalla vendita dei materiali di scarto (rottami o scarti di lavorazione).
          Nel prospetto dei profitti e perdite della società, tuttavia, non figuravano entrate di
          alcun tipo derivanti dalla vendita dei materiali di scarto. In ogni caso, eventuali entrate
          derivanti da altri prodotti o sottoprodotti non hanno alcuna rilevanza per il calcolo dei
          costi di produzione del prodotto simile, dal momento che una simile prassi non è
          quella cui ricorre abitualmente la società interessata per la ripartizione dei costi.
   (40)   Quanto alla richiesta di questo produttore esportatore di utilizzare nei calcoli un
          differente importo di spese SGAV, si è accertato che, anche qualora la richiesta
          venisse accolta, questo non comporterebbe la possibilità di utilizzare le vendite
          realizzate dalla società sul mercato interno quale base per la determinazione del valore
          normale, poiché tali vendite risulterebbero comunque non effettuate nell’ambito di
          normali operazioni commerciali.
   (41)   Di conseguenza, le richieste di cui sopra relative ai materiali di scarto e alle SGAV
          devono essere respinte e vengono pertanto confermate le conclusioni di cui al
          considerando 80 del regolamento provvisorio.
IT                                                12                                                  IT
 ---pagebreak---    f) Vietnam
   (42)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, sono confermate le conclusioni di cui al
          considerando 81 del regolamento provvisorio.
                                       4. Prezzo all'esportazione
   (43)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, sono confermate le conclusioni di cui ai
          considerando 82-91 del regolamento provvisorio relative alla determinazione del
          prezzo all’esportazione per tutti i paesi interessati, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 8,
          del regolamento di base.
                                              5. Confronto
   (44)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, sono confermati il metodo e le
          conclusioni di cui ai considerando 92-93 del regolamento provvisorio per quanto
          riguarda il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione.
                                        6. Margini di dumping
   6.1.    Metodo generale
   (45)   In mancanza di altre osservazioni riguardanti la determinazione dei margini di
          dumping, viene confermato il metodo descritto ai considerando 94-100 del
          regolamento provvisorio.
   6.2.    Margini di dumping
   a) Repubblica popolare cinese
   (46)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, i margini di dumping definitivi, espressi
          in percentuale del prezzo all’importazione CIF franco frontiera comunitaria, dazio non
          corrisposto, sono i seguenti:
            –    Tengzhou Tengda Stainless Steel Product Co., Ltd, Tengzhou City 21,5%
            –    Tong Ming Enterprise (Jiaxing) Co. Ltd., Zhejiang 12,2%
            –    tutte le altre società    27,4%.
   b) Indonesia
   (47)   In mancanza di altre osservazioni al riguardo, i margini di dumping definitivi, espressi
          in percentuale del prezzo all’importazione CIF franco frontiera comunitaria, dazio non
          corrisposto, sono i seguenti:
            –    PT. Shye Chang Batam Indonesia, Batam            9,8%
            –    tutte le altre società    24,6%.
IT                                                 13                                                   IT
 ---pagebreak---    c) Malaysia
   (48)    In mancanza di altre osservazioni in merito al calcolo del margine di dumping
           provvisorio per i due produttori esportatori malesi che hanno collaborato all’inchiesta,
           sono confermate le conclusioni di cui al considerando 104 del regolamento
           provvisorio. Di conseguenza, poiché non sono state riscontrate pratiche di dumping
           per nessun produttore esportatore della Malaysia, è opportuno chiudere il
           procedimento per quanto riguarda le importazioni del prodotto in esame da questo
           paese.
   d) Filippine
   (49)    In mancanza di altre osservazioni in merito alla situazione per le Filippine, non è stato
           calcolato alcun margine di dumping per questo paese. Pertanto, come già spiegato al
           considerando 12, è opportuno chiudere il procedimento per quanto riguarda le
           importazioni del prodotto in esame dalle Filippine.
   e) Taiwan
   (50)    In mancanza di altre osservazioni in merito al calcolo dei margini di dumping
           provvisori per Taiwan, illustrato ai considerando 106-108 del regolamento
           provvisorio, i margini di dumping definitivi, espressi in percentuale del prezzo
           all’importazione CIF franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono i
           seguenti:
             –     Arrow Fasteners Co. Ltd., Taipei       15,2%
             –     Jin Shing Stainless Ind. Co. Ltd, Tao Yuan 18,8%
             –     Min Hwei Enterprise Co. Ltd, Pingtung          16,1%
             –     Tong Hwei Enterprise, Co. Ltd., Kaohsiung 16,1%
             –     Yi Tai Shen Co. Ltd., Tainan 11,4%
             –     produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta, non inclusi nel
                   campione         15,8%
             –     tutte le altre società   23,6%.
   f) Thailandia
   (51)    Un produttore esportatore tailandese ha avanzato alcune richieste in merito al calcolo
           del suo margine di dumping individuale per quel che riguardava la classificazione dei
           tipi di prodotto, i quantitativi di produzione e l’uso dei diversi tipi o qualità di acciaio
           inossidabile.
   (52)    Le richieste sono state vagliate in base ai dati sottoposti a verifica e sono state
           apportate alcune opportune correzioni, il che ha comportato il calcolo di un margine di
           dumping individuale riveduto per il produttore esportatore in questione. Dato che la
           base di calcolo del margine di dumping per tutti gli esportatori tailandesi che non
           hanno collaborato all'inchiesta corrispondeva al livello del margine di dumping più
IT                                                  14                                                  IT
 ---pagebreak---           elevato accertato per un esportatore tailandese che ha collaborato all'inchiesta, si è di
          conseguenza provveduto a rivedere anche il margine di dumping residuo.
   (53)   Pertanto, i margini di dumping definitivi, espressi in percentuale del prezzo
          all'importazione CIF franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono i
          seguenti:
            –     A.B.P. Stainless Fasteners Co. Ltd, Ayutthaya               11,1%
            –     Bunyat Industries 1998 Co. Ltd, Samutsakorn                 10,8%
            –     Dura Fasteners Company Ltd, Samutprakarn 14,6%
            –     Siam Screws (1994) Co. Ltd, Samutsakorn 11,0%
            –     tutte le altre società   14,6%.
   g) Vietnam
   (54)   In mancanza di altre osservazioni in merito al calcolo del margine di dumping
          provvisorio per il Vietnam, illustrato al considerando 110 del regolamento provvisorio,
          il margine di dumping definitivo calcolato per tutte le società del Vietnam, espresso in
          percentuale del prezzo all’importazione CIF franco frontiera comunitaria, dazio non
          corrisposto, è confermato al 7,7%.
                                          F. PREGIUDIZIO
   1.     Produzione comunitaria e industria comunitaria
   (55)   I produttori esportatori tailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno contestato
          il metodo di analisi del pregiudizio illustrato al considerando 114 del regolamento
          provvisorio: in base a tale metodo, la determinazione di una serie di dati è stata fatta in
          riferimento solamente ai produttori comunitari inclusi nel campione (per i seguenti
          indicatori: prezzi delle transazioni, investimenti e utile sul capitale investito, salari,
          redditività, flusso di cassa e capacità di ottenere capitali), mentre nel caso di altri
          indicatori (quota di mercato, produzione, capacità e indice di utilizzazione degli
          impianti, volume e valore delle vendite, crescita, scorte, occupazione e produttività)
          sono stati inclusi anche i dati relativi ad un altro produttore comunitario che, assieme
          ai produttori scelti per il campione, costituiva l’industria comunitaria. Questi
          produttori esportatori hanno argomentato che un simile metodo di esame (i) non è
          obiettivo ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base, e che (ii)
          l’articolo 17, paragrafo 4, del medesimo regolamento non consente, secondo loro, un
          simile approccio.
   (56)   È prassi usuale nei procedimenti antidumping analizzare gli indicatori di pregiudizio
          per quanto riguarda l’intera industria comunitaria; tuttavia, quando l’industria è
          costituita da un numero elevato di produttori, si ricorre alle tecniche di
          campionamento. Lo scopo del campionamento consiste nel raccogliere e sottoporre a
          verifica una serie di dati dettagliati presso un numero limitato di produttori entro il
          periodo di tempo disponibile per l’inchiesta. I dati raccolti sono relativi a fattori quali i
          prezzi, i salari, gli investimenti, i profitti, l’utile sul capitale investito, il flusso di cassa
          e la capacità di ottenere capitali, tutti indicatori per i quali sarebbe impossibile
IT                                                   15                                                      IT
 ---pagebreak---          verificare i corrispondenti dati per l’intera industria nel periodo di tempo a
         disposizione. Nel caso di altri fattori, ad esempio la quota di mercato, il volume delle
         vendite e la produzione, i relativi dati sono di solito già pronti e disponibili per l’intera
         industria. Fondare l’analisi del pregiudizio unicamente sui dati relativi ai produttori
         inclusi nel campione significherebbe, quindi, ignorare i dati utili raccolti presso altri
         produttori, il che darebbe come risultato una valutazione incompleta del pregiudizio.
         Pertanto, ai fini di una valutazione il più possibile completa ed accurata entro il
         periodo di tempo disponibile nel caso presente, ai dati raccolti e sottoposti a verifica
         presso i produttori inclusi nel campione e che si riferiscono agli andamenti per tutti i
         fattori di pregiudizio sono stati aggiunti, per completarli, anche i dati relativi all’intera
         industria comunitaria.
   (57)  Non sono state presentate altre osservazioni in merito alla produzione comunitaria e
         alla definizione dell’industria comunitaria, e, pertanto, sono confermate le conclusioni
         di cui ai considerando 111-114 del regolamento provvisorio.
   2.    Consumo nella Comunità, importazioni e valutazione cumulativa delle
   importazioni
   (58)  I produttori esportatori tailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno sostenuto
         che le importazioni dalla Thailandia non avrebbero dovuto essere valutate
         cumulativamente con le importazioni in dumping di EFA originarie della RPC,
         dell’Indonesia, di Taiwan e del Vietnam, in quanto non sarebbero sufficientemente
         concorrenziali, in termini di volumi, di prezzi medi e di quota di mercato, rispetto alle
         importazioni dai quattro paesi citati. Hanno sottolineato come nel 2002 il volume e la
         quota di mercato delle importazioni dalla Thailandia abbiano registrato un calo,
         rispettivamente, del 29% e del 35%, mentre già nello stesso anno si è potuto constatare
         un incremento per quanto riguarda le importazioni dagli altri paesi interessati; non
         solo, ma hanno fatto osservare che a partire dal 2003 i prezzi medi delle importazioni
         dalla Thailandia sono aumentati del 2%.
   (59)  Si deve ricordare che i margini di dumping stabiliti per le importazioni da ciascuno dei
         paesi interessati sono superiori alla soglia minima del 2% di cui all'articolo 9,
         paragrafo 3, del regolamento di base, e che il volume delle importazioni da ciascuno
         dei paesi interessati è superiore alla soglia dell'1% della quota di mercato stabilita
         all'articolo 5, paragrafo 7, del regolamento di base. È inoltre pertinente osservare che
         l’analisi non deve essere incentrata sui dati relativi al 2002 considerati separatamente
         dagli altri, ma deve essere fondata sul quadro complessivo durante l'intero periodo in
         esame, vale a dire dal 2001 fino al PI. Nel complesso, si deve osservare che volume e
         quota di mercato delle importazioni dalla Thailandia hanno in realtà registrato un
         incremento significativo, mentre i prezzi di queste importazioni sono diminuiti in
         misura notevole. Di conseguenza, considerato nel complesso, l'andamento delle
         importazioni dalla Thailandia è conforme agli andamenti accertati per tutti i paesi
         interessati. Si deve ricordare, inoltre, che gli EFA importati dai paesi interessati sono
         simili sotto ogni riguardo, sono prodotti intercambiabili e vengono commercializzati
         nella Comunità tramite canali commerciali comparabili e a condizioni commerciali
         simili, e che, pertanto, sono prodotti concorrenziali con gli EFA prodotti nella
         Comunità. Di conseguenza, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento
         di base, si conferma che è opportuno valutare cumulativamente gli effetti delle
         importazioni in dumping del prodotto in esame.
IT                                                16                                                   IT
 ---pagebreak---    (60) Non sono state presentate altre osservazioni in merito all’analisi della situazione del
        mercato comunitario, e, pertanto, sono confermate le conclusioni di cui ai
        considerando 115-126 del regolamento provvisorio.
   3.   Situazione economica dell'industria comunitaria
   (61) Dopo l’istituzione delle misure provvisorie, non sono pervenute altre osservazioni
        relative a: produzione, capacità, utilizzazione degli impianti, volume e prezzo delle
        vendite, quota di mercato, crescita, scorte, occupazione, produttività, e neppure
        ulteriori osservazioni in merito all'entità del dumping e al recupero da parte
        dell’industria comunitaria dagli effetti di precedenti pratiche di dumping. Di
        conseguenza, sono confermate le conclusioni di cui ai considerando 127-133, 137,
        142, 143, 145 e 146 del regolamento provvisorio.
   3.1  Redditività
   (62) I produttori esportatori tailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno obiettato
        che la situazione della redditività registrata dai produttori comunitari inclusi nel
        campione era migliorata e che non rispecchiava in alcun modo un pregiudizio subito
        da tali produttori. Hanno sostenuto, inoltre, che se l’industria comunitaria non aveva
        registrato il margine di utile minimo del 5% ritenuto adeguato e realizzabile in assenza
        del dumping, ciò era dovuto agli investimenti realizzati dai produttori comunitari
        inclusi nel campione nel 2002 e nel 2003. Infine, hanno affermato che occorreva non
        tener conto del fatto che l'industria comunitaria aveva potuto utilizzare acciaio
        inossidabile a basso prezzo, dal momento che una tale circostanza doveva essere
        considerata una normale situazione di mercato da cui avevano tratto vantaggio tutti gli
        operatori.
   (63) Va ricordato, come spiegato ai considerando 149-150 del regolamento provvisorio,
        che il quadro della redditività non è stato l'unico fattore, e neppure quello essenziale,
        che comprovasse il pregiudizio subìto nel caso presente. Ai sensi dell’articolo 3,
        paragrafo 5, del regolamento di base, i fattori di pregiudizio elencati in detto articolo
        non costituiscono necessariamente, singolarmente o combinati, una base di giudizio
        determinante per quanto riguarda la situazione dell’industria comunitaria. Gli
        investimenti erano necessari per mantenere il livello di competitività, come spiegato al
        considerando 138 del regolamento provvisorio, e, di conseguenza, non si può attribuire
        a tali investimenti un qualsiasi impatto negativo sulla redditività. Inoltre, come
        spiegato al considerando 136 del regolamento provvisorio, l’effetto positivo sulla
        redditività dei produttori comunitari inclusi nel campione derivante dal rialzo dei
        prezzi dell'acciaio inossidabile durante il PI è stato soltanto temporaneo: si tratta cioè
        di un fattore dal quale gli altri operatori economici possono aver tratto vantaggio solo
        per un brevissimo periodo.
   (64) Pertanto, l’affermazione secondo cui la situazione della redditività non rispecchierebbe
        in alcun modo un pregiudizio deve essere respinta e, quindi, sono confermate le
        conclusioni di cui ai considerando 134-136 del regolamento provvisorio.
   3.2. Investimenti, utile sul capitale investito, flusso di cassa e capacità di ottenere capitali
   (65) I produttori esportatori tailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno fatto
        osservare che l'aumento degli investimenti, dell'utile sul capitale investito e del flusso
IT                                               17                                                 IT
 ---pagebreak---         di cassa, come pure la capacità di ottenere capitali, non davano alcuna indicazione di
        un pregiudizio subìto.
   (66) Come viene menzionato al considerando 147 del regolamento provvisorio, occorre
        ricordare che le voci “investimenti” e “capacità di ottenere capitali” non sono stati
        considerati fattori che comprovassero alcun pregiudizio subìto durante il periodo in
        esame.
   (67) Per quel che riguarda l'utile sul capitale investito, tuttavia, il miglioramento
        complessivo registrato per questo indicatore nel corso del periodo in esame deve
        essere valutato alla luce (i) del carattere temporaneo ed eccezionale della situazione di
        redditività dei produttori comunitari inclusi nel campione durante il PI, come già
        spiegato ai considerando 136 e 139 del regolamento provvisorio, e (ii) del maggior
        ricorso a macchinari presi in leasing, il quale non è stato considerato un investimento.
        Infatti, i beni strumentali presi in leasing non sono stati inclusi negli investimenti,
        anche se il maggior ricorso a questi beni ha contribuito ai profitti realizzati. I due
        fattori illustrati sopra spiegano l’incremento artificialmente elevato dell’utile sul
        capitale investito registrato durante il PI.
   (68) Quanto infine al flusso di cassa, resta il fatto che nell’arco dell’intero periodo in esame
        tale indicatore ha registrato un calo del 36%, il che indica chiaramente un pregiudizio
        subìto nel corso dello stesso periodo. Di conseguenza, devono essere confermate le
        conclusioni di cui ai considerando 138-141 del regolamento provvisorio.
   3.3. Salari
   (69) I produttori esportatori tailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno obiettato,
        inoltre, che l’aumento del 10% del costo del lavoro per lavoratore registrato nell’arco
        dell’intero periodo in esame non rispecchia un pregiudizio subìto nel caso presente.
   (70) Si ricorda che nelle conclusioni provvisorie relative al pregiudizio si era già
        riconosciuto, per quel che riguarda i salari, che il loro aumento era dovuto ai premi per
        l'incremento di produttività e all’indennità legata all'inflazione. Nonostante ciò, resta
        pur sempre il fatto che nell’arco dell’intero periodo in esame l’occupazione ha
        registrato un calo del 5%, il che è stato considerato un indice di pregiudizio. Di
        conseguenza, devono essere confermate le conclusioni di cui al considerando 144 del
        regolamento provvisorio.
   3.4. Conclusioni in materia di pregiudizio
   (71) In sintesi, sono confermate le conclusioni di cui ai considerando 147-150 del
        regolamento provvisorio, vale a dire: nel complesso, gli indicatori con andamento
        negativo (significative perdite della quota di mercato, crescita, contrazione
        dell'occupazione, miglioramento insoddisfacente della redditività/utile sul capitale
        investito e flusso di cassa) prevalgono nettamente su quelli con andamento positivo
        (modesto aumento della produzione e del volume delle vendite, diminuzione delle
        scorte, costante realizzazione di investimenti, riduzione del costo del lavoro in termini
        assoluti e capacità di ottenere capitali).
IT                                                18                                                IT
 ---pagebreak---                                      G. NESSO DI CAUSALITÀ
   (72)  I produttori esportatori tailandesi e un’associazione di importatori hanno presentato
         una serie di osservazioni riguardanti l’analisi del nesso di causalità nella fase
         provvisoria dell’inchiesta che vertevano su determinati fattori illustrati di seguito. In
         mancanza di altre osservazioni al riguardo, sono confermate le conclusioni illustrate
         nel regolamento provvisorio relativamente agli effetti delle importazioni in dumping
         (considerando 152), all’impatto delle importazioni da altri paesi terzi (considerando
         153-159) e all’andamento del consumo sul mercato comunitario (considerando 160).
   1. Impatto dei tassi di cambio
   (73)  I produttori esportatori tailandesi che hanno collaborato all'inchiesta, come pure un
         importatore e la sua associazione, hanno attirato l’attenzione sugli effetti della
         svalutazione del dollaro USA (USD) rispetto all'euro, soprattutto nel corso del 2003,
         un fenomeno che avrebbe favorito, secondo loro, le esportazioni dalla RPC e dalla
         Thailandia verso la Comunità. Hanno affermato, quindi, che il calo dei prezzi e il
         conseguente effetto pregiudizievole per l’industria comunitaria non dovrebbe essere
         attribuito alle pratiche di dumping realizzate dagli esportatori della RPC e della
         Thailandia, ma sarebbe dovuto, almeno in parte, a tale andamento del tasso di cambio
         (determinato, nel caso della RPC, soprattutto dal fatto che lo yuan è ancorato all'USD).
   (74)  In primo luogo, si deve osservare che non si è a conoscenza delle valute delle fatture
         emesse per tutte le operazioni di esportazione dai paesi interessati, e che, pertanto, non
         è possibile valutare gli effetti di eventuali fluttuazioni dei tassi di cambio. Non solo,
         ma per quanto riguarda il pregiudizio, a prescindere dalla possibilità che i bassi prezzi
         delle importazioni in esame siano anche in qualche misura dovuti alle fluttuazioni
         valutarie, sono stati utilizzati i prezzi effettivi delle importazioni durante il PI per
         calcolare il livello di sottoquotazione dei prezzi e determinarne l’impatto sull’industria
         comunitaria. I margini di sottoquotazione accertati sono considerevoli (cfr. i
         considerando 125-126 del regolamento provvisorio).
   (75)  Alla luce delle considerazioni precedenti, l'argomento relativo ai possibili effetti delle
         fluttuazioni del tasso di cambio deve essere respinto.
   2. Competitività dell'industria comunitaria
   (76)  I produttori esportatori tailandesi hanno affermato, inoltre, che il pregiudizio subito
         dall’industria comunitaria deve essere attribuito alla sua scarsa competitività, dovuta,
         secondo loro, a impianti di produzione obsoleti.
   (77)  Tuttavia, occorre ricordare che l'industria comunitaria ha costantemente realizzato
         degli investimenti nel corso dell'intero periodo in esame onde sostituire i macchinari
         obsoleti e garantirsi impianti di produzione dotati delle tecnologie più avanzate.
         Pertanto, non si è constatato il ricorso da parte dell’industria comunitaria a tecniche di
         produzione obsolete e non competitive che potrebbero annullare il nesso causale tra le
         importazioni in dumping dai paesi interessati e gli effetti pregiudizievoli di tali
         importazioni sull’industria comunitaria. L’argomento deve quindi essere respinto e,
         pertanto, sono confermate le conclusioni relative alla competitività dell'industria
         comunitaria di cui al considerando 161 del regolamento provvisorio.
IT                                                19                                                IT
 ---pagebreak---    3. Condizioni vigenti sul mercato comunitario
   (78)  I produttori esportatori tailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno avanzato
         inoltre l’ipotesi che il pregiudizio potrebbe essere stato determinato da condizioni di
         mercato instabili: hanno fatto riferimento, a tale riguardo, ai rialzi temporanei del
         prezzo dell'acciaio e al potere negoziale dei clienti più importanti.
   (79)  Si deve osservare, tuttavia, che i rialzi temporanei del prezzo dell'acciaio non hanno
         arrecato alcun pregiudizio ai produttori comunitari inclusi nel campione, anzi, sono
         andati a loro vantaggio, dal momento che la loro redditività è temporaneamente
         aumentata. Quanto agli effetti dovuti ai clienti di maggiori dimensioni, va sottolineato
         che la concorrenza sleale esercitata dalle importazioni in dumping contribuisce in
         maniera sostanziale al potere negoziale di questi clienti, e che, di conseguenza, è
         possibile osservare un legame diretto tra le importazioni dai paesi interessati e il
         comportamento degli importatori/distributori. Nel complesso, quindi, le condizioni
         vigenti sul mercato comunitario non hanno annullato il nesso causale tra le
         importazioni in dumping dai paesi interessati e il pregiudizio subìto dall'industria
         comunitaria.
   4.    Conclusioni relative al nesso di causalità
   (80)  In sintesi, una volta prese in considerazione le osservazioni di cui sopra in merito al
         nesso di causalità e per i motivi illustrati ai considerando 151-162 del regolamento
         provvisorio, è confermato che non esistono altri fattori sufficienti ad annullare il nesso
         causale tra le importazioni dai cinque paesi interessati, considerate cumulativamente, e
         il pregiudizio notevole arrecato all’industria comunitaria.
                              H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
   (81)  Alcuni importatori/distributori e taluni produttori esportatori tailandesi hanno
         affermato che le misure potrebbero non essere nell’interesse della Comunità.
   1.    Impatto delle misure sugli importatori e sugli utilizzatori
   (82)  Gli importatori/distributori hanno sottolineato che le misure avrebbero un impatto
         diretto sul loro margine di utile, poiché essi non sarebbero in grado di riassorbire i
         costi derivanti dalle misure aumentando i prezzi praticati ai loro clienti.
   (83)  In primo luogo, queste parti interessate non hanno presentato prove a sostegno di
         quanto affermano. Va poi osservato, come già dichiarato nel regolamento provvisorio,
         che non vi è alcuna indicazione che le misure antidumping rischierebbero di
         compromettere l’efficienza economico-finanziaria degli importatori/distributori. Non
         solo, ma i margini di utile registrati da questi ultimi risultavano, nell’arco dell’intero
         periodo in esame, di gran lunga superiori al livello di redditività dall’industria
         comunitaria. Viene pertanto confermato che gli eventuali vantaggi che gli
         importatori/distributori possono ricavare dalla mancata imposizione delle misure sono
         superati dall'interesse dell'industria comunitaria di fare in modo che vengano corrette
         le pratiche commerciali sleali e pregiudizievoli attuate dai paesi interessati. Si devono
         quindi confermare le conclusioni di cui ai considerando 164-170 del regolamento
         provvisorio.
IT                                                20                                                IT
 ---pagebreak---    (84) I produttori esportatori tailandesi hanno osservato che l’istituzione delle misure
        comporterebbe un incremento di costi per l’industria automobilistica europea, il che
        non sarebbe nell'interesse della Comunità. Questi produttori esportatori, tuttavia, non
        hanno presentato prove a sostegno del verificarsi di tali presunte ripercussioni sugli
        utilizzatori; non solo, ma sulla base delle informazioni disponibili, cioè della risposta
        al questionario fornita da un utilizzatore (un fabbricante di materiale rotabile),
        l’impatto delle misure sugli utilizzatori a valle verrebbe a essere trascurabile. Si
        devono, pertanto, confermare le conclusioni relative all’interesse degli utilizzatori e
        dei consumatori di cui ai considerando 173-174 del regolamento provvisorio.
   2.   Conclusioni
   (85) Avendo esaminato i vari interessi in gioco, si conferma, per i motivi illustrati ai
        considerando 163-175 del regolamento provvisorio, che, dal punto di vista
        dell’interesse generale della Comunità, nessun interesse è superiore all’interesse
        dell’industria comunitaria di vedere istituite delle misure antidumping con l’obiettivo
        di eliminare gli effetti di distorsioni degli scambi dovuti alle importazioni in dumping.
                          I. MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE
   (86) Alla luce delle conclusioni raggiunte in merito al dumping, al pregiudizio, al nesso di
        causalità e all'interesse della Comunità, si ritiene opportuno istituire misure
        antidumping definitive al fine di impedire che le importazioni in dumping arrechino un
        ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria. Per stabilire il livello delle misure si è
        tenuto conto sia dei margini di dumping accertati durante il periodo dell’inchiesta che
        dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subìto dall'industria
        comunitaria.
   1.   Livello necessario per eliminare il pregiudizio
   (87) L'aumento del prezzo necessario a eliminare il pregiudizio è stato determinato, per
        ciascuna società, confrontando la media ponderata dei prezzi all'importazione del
        prodotto in esame con il prezzo non pregiudizievole del prodotto simile venduto
        dall'industria comunitaria sul mercato comunitario. La differenza di prezzo che ne
        risulta è stata espressa in percentuale del valore all'importazione CIF.
   (88) Il prezzo non pregiudizievole è stato ottenuto sommando al costo ponderato di
        produzione dell'industria comunitaria un margine di profitto del 5%: in mancanza di
        altre osservazioni al riguardo, infatti, si conferma che quest’ultimo è il margine di utile
        che l’industria comunitaria avrebbe potuto ottenere qualora non fossero state presenti
        sul mercato le importazioni in dumping. Un tale margine rispecchia il margine di
        profitto ottenibile per gruppi di prodotti simili fabbricati dall'industria comunitaria e
        non oggetto di concorrenza sleale, ad esempio per elementi di fissaggio non classificati
        nei codici NC della definizione del prodotto di cui alla presente inchiesta.
   2.   Forma e livello del dazio
   (89) Alla luce delle considerazioni suesposte si ritiene che, a norma dell'articolo 9,
        paragrafo 4, del regolamento di base, sia opportuno istituire un dazio antidumping
        definitivo sulle importazioni di EFA originari della Repubblica popolare cinese,
        dell'Indonesia, di Taiwan, della Thailandia e del Vietnam.
IT                                                21                                                IT
 ---pagebreak---    (90) Per quanto riguarda il livello del dazio, nel caso di due produttori esportatori che
        hanno collaborato all'inchiesta (uno di Taiwan e uno della RPC) si è accertato che il
        livello necessario per eliminare il pregiudizio era inferiore al margine di dumping. Per
        queste due società, pertanto, il livello del dazio da istituire deve limitarsi a
        corrispondere al livello necessario per eliminare il pregiudizio, mentre in tutti gli altri
        casi il livello del dazio deve essere fissato al livello del margine di dumping accertato,
        a norma dell'articolo 9, paragrafo 4, del regolamento di base.
   (91) Alla luce di quanto precede, le aliquote del dazio antidumping definitivo sono le
        seguenti:
        Paese                      Produttore esportatore            Aliquota        del    dazio
                                                                     antidumping
                                   Tengzhou Tengda Stainless                     11,4%
        RPC
                                   Steel Product Co., Ltd,
                                   Tengzhou City
                                   Tong Ming Enterprise                          12,2%
                                   (Jiaxing) Co. Ltd., Zhejiang
                                   Tutte le altre società                        27,4%
        Indonesia                  PT. Shye Chang Batam                           9,8%
                                   Indonesia, Batam
                                   Tutte le altre società                        24,6%
        Taiwan                     Arrow Fasteners Co. Ltd.,                     15,2%
                                   Taipei
                                   Jin Shing Stainless Ind. Co.                   8,8%
                                   Ltd, Tao Yuan
                                   Min Hwei Enterprise Co.                       16,1%
                                   Ltd, Pingtung
                                   Tong Hwei Enterprise, Co.                     16,1%
                                   Ltd., Kaohsiung
                                   Yi Tai Shen Co. Ltd., Tainan                  11,4%
                                   Produttori esportatori che                    15,8%
                                   hanno collaborato e che non
                                   sono inclusi nel campione
                                   Tutte le altre società                        23,6%
IT                                                22                                                IT
 ---pagebreak---         Thailandia                  A.B.P. Stainless Fasteners                   11,1%
                                    Co. Ltd., Ayutthaya
                                    Bunyat Industries 1998 Co.                   10,8%
                                    Ltd, Samutsakorn
                                    Dura Fasteners Company                       14,6%
                                    Ltd., Samutprakarn
                                    Siam Screws (1994) Co. Ltd.,                 11,0%
                                    Samutsakorn
                                    Tutte le altre società                       14,6%
        Vietnam                     Tutte le società                              7,7%
   (92) I produttori esportatori tailandesi hanno attirato l’attenzione sulle disposizioni
        dell’articolo 15 dell’accordo antidumping dell’OMC, in base alle quali, nel valutare
        l'opportunità di istituire misure antidumping, occorre considerare con particolare
        attenzione la situazione specifica dei paesi in via di sviluppo. Non hanno, tuttavia,
        presentato elementi di prova che dimostrino che il caso in esame nel presente
        procedimento pregiudichi gli interessi fondamentali della Thailandia, come stabilito da
        detto articolo. Date queste premesse, si ritiene opportuno istituire un dazio
        antidumping, alle aliquote indicate nella tabella precedente, sulle importazioni
        originarie della Thailandia.
   (93) Le aliquote del dazio antidumping indicate nel presente regolamento applicabili a
        titolo individuale ad alcune società sono state stabilite in base alle risultanze della
        presente inchiesta. Esse rispecchiano pertanto la situazione constatata durante
        l'inchiesta per le società in questione. Tali aliquote del dazio (diversamente dal dazio
        unico per l'intero paese, applicabile a "tutte le altre società") sono quindi
        esclusivamente applicabili alle importazioni di prodotti originari dei paesi interessati e
        fabbricati dalle società, cioè dalle specifiche persone giuridiche, delle quali viene fatta
        menzione. Le importazioni di prodotti fabbricati da qualsiasi altra società la cui
        ragione sociale non è espressamente menzionata nel dispositivo del presente
        regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle espressamente citate,
        non possono beneficiare di tali aliquote e sono soggette all'aliquota del dazio
        applicabile a "tutte le altre società".
   (94) Le eventuali richieste di applicazione di tali aliquote individuali del dazio antidumping
        (ad es. in seguito ad un cambiamento della ragione sociale della società o alla
        creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere inoltrate senza
        indugio alla Commissione3 complete di tutte le informazioni pertinenti, in particolare
        l'indicazione degli eventuali mutamenti nelle attività della società riguardanti la
        produzione, le vendite sul mercato interno e le vendite per l'esportazione collegati ad
        es. al cambiamento della ragione sociale o ai cambiamenti a livello di entità produttive
   3
        Commissione europea, Direzione generale del Commercio, Direzione B, J-79 5/17, Rue de la
        Loi/Wetstraat 200, B-1049 Bruxelles.
IT                                                 23                                               IT
 ---pagebreak---            o di vendita. Se del caso, si provvederà a modificare di conseguenza il regolamento
           aggiornando l’elenco delle società che beneficiano di aliquote individuali del dazio.
   3. Riscossione dei dazi provvisori
   (95)    In considerazione dell'entità dei margini di dumping accertati e del livello di
           pregiudizio causato all'industria comunitaria, si ritiene necessario che gli importi delle
           garanzie costituite a titolo di dazio antidumping provvisorio istituito dal regolamento
           provvisorio, ossia dal regolamento (CE) n. 771/2005 della Commissione, siano
           definitivamente riscossi in ragione dell'aliquota del dazio istituito in via definitiva dal
           presente regolamento. Nel caso dei produttori esportatori la cui aliquota del dazio
           definitivo è inferiore all'aliquota del dazio provvisorio, gli importi depositati a titolo di
           dazio provvisorio sono svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio
           antidumping definitivo,
   HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                                  Articolo 1
   1.        È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di taluni elementi di
             fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti, classificati ai codici NC 7318 12 10,
             7318 14 10, 7318 15 30, 7318 15 51, 7318 15 61 e 7318 15 70 e originari della
             Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia, di Taiwan, della Thailandia e del
             Vietnam.
   2.        L'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco
             frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per i prodotti fabbricati dai produttori
             esportatori di Taiwan elencati nell’allegato è del 15,8% (codice addizionale TARIC
             A649).
   3.        Le aliquote del dazio antidumping definitivo applicabili al prezzo netto franco
             frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per i prodotti fabbricati dalle società
             elencate di seguito sono:
          Paese               Produttore esportatore           Aliquota del           Codice
                                                                   dazio            addizionale
                                                             antidumping (%)          TARIC
                         Tengzhou Tengda Stainless Steel
    Repubblica                                                      11,4               A650
                         Product Co., Ltd, Tengzhou City
    popolare cinese
                         Tong Ming Enterprise (Jiaxing) Co.         12,2               A651
                         Ltd., Zhejiang
                         Tutte le altre società                     27,4               A999
    Indonesia            PT. Shye Chang Batam Indonesia,             9,8               A652
                         Batam
                         Tutte le altre società                     24,6               A999
IT                                                     24                                                IT
 ---pagebreak---     Taiwan             Arrow Fasteners Co. Ltd., Taipei           15,2                A653
                        Jin Shing Stainless Ind. Co. Ltd,          8,8                A654
                        Tao Yuan
                        Min Hwei Enterprise Co. Ltd,              16,1                A655
                        Pingtung
                        Tong Hwei Enterprise, Co. Ltd.,           16,1                A656
                        Kaohsiung
                        Yi Tai Shen Co. Ltd., Tainan              11,4                A657
                        Tutte le altre società non                23,6                A999
                        menzionate sopra e le società
                        elencate nell’allegato
    Thailandia          A.B.P. Stainless Fasteners Co. Ltd.,      11,1                A658
                        Ayutthaya
                        Bunyat Industries 1998 Co. Ltd,           10,8                A659
                        Samutsakorn
                        Dura Fasteners Company Ltd.,              14,6                A660
                        Samutprakarn
                        Siam Screws (1994) Co. Ltd.,              11,0                A661
                        Samutsakorn
                        Tutte le altre società                    14,6                A999
    Vietnam             Tutte le società                           7,7                 -
   4.        Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi
             doganali.
                                                   Articolo 2
   Gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori ai sensi del regolamento (CE) n.
   771/2005 della Commissione che istituisce un dazio antidumping sulle importazioni di taluni
   elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti, classificati ai codici NC
   7318 12 10, 7318 14 10, 7318 15 30, 7318 15 51, 7318 15 61 e 7318 15 70 e originari della
   Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia, di Taiwan, della Thailandia e del Vietnam, sono
   riscossi in via definitiva conformemente alle disposizioni illustrate di seguito. Gli importi
   depositati sono svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio antidumping definitivo.
                                                   Articolo 3
   Il procedimento riguardante le importazioni di taluni elementi di fissaggio di acciaio
   inossidabile e di loro parti originarie della Malaysia e delle Filippine è chiuso.
IT                                                      25                                         IT
 ---pagebreak---                                               Articolo 4
   Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta
   ufficiale dell'Unione europea.
   Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
   ciascuno degli Stati membri.
   Fatto a Bruxelles, il
                                                Per il Consiglio
                                                Il Presidente
IT                                                26                                              IT
 ---pagebreak---                                   ALLEGATO
                        (Codice addizionale TARIC A649)
   A-STAINLESS INTERNATIONAL CO LTD, Taipei
   BOLTUN CORPORATION, Tainan
   CHAEN WEI CORPORATION, Taipei
   CHIAN SHYANG ENT CO LTD, Chung-Li City
   CHONG CHENG FASTENER CORP., Tainan
   DIING SEN FASTENERS & INDUSTRIAL CO LTD, Taipei
   DRAGON IRON FACTORY CO LTD, Kaohsiung
   EXTEND FORMING INDUSTRIAL CORP. LTD, Lu Chu
   FORTUNE BRIGHT INDUSTRIAL CO LTD, Lung Tan Hsiang
   FWU KUANG ENTERPRISES CO LTD, Tainan
   HSIN YU SCREW ENTERPRISE CO LTD, Taipin City
   HU PAO INDUSTRIES CO LTD, Tainan
   J C GRAND CORPORATION, Taipei
   JAU YEOU INDUSTRY CO LTD, Kangshan
   JOHN CHEN SCREW IND CO LTD, Taipei
   KUOLIEN SCREW INDUSTRIAL CO LTD, Kwanmiao
   KWANTEX RESEARCH INC, Taipei
   LIH LIN ENTERPRISES & INDUSTRIAL CO LTD, Taipei
   LIH TA SCREW CO LTD, Kweishan
   LU CHU SHIN YEE WORKS CO LTD, Kaohsiung
   M & W FASTENER CO LTD, Kaoshsiung
   MULTI-TEK FASTENERS & PARTS MANIFACTURER CORP., Tainan
   NATIONAL AEROSPACE FASTENERS CORP., Ping Jen City
IT                                     27                 IT
 ---pagebreak---    QST INTERNATIONAL CORP., Tainan
   SEN CHANG INDUSTRIAL CO LTD, Ta-Yuan
   SPEC PRODUCTS CORP., Tainan
   SUMEEKO INDUSTRIES CO LTD, Kaoshiung
   TAIWAN SHAN YIN INTERNATIONAL CO LTD, Kaohsiung
   VIM INTERNATIONAL ENTERPRISE CO LTD, Taichung
   YEA-JANN INDUSTRIAL CO LTD, Kaohsiung
   ZONBIX ENTERPRISE CO LTD, Kaohsiung
   ZYH YIN ENTERPRISE CO LTD, Kaohsiung
IT                                    28           IT