CELEX: 32018D1207(01)
Language: it
Date: 2018-11-30 00:00:00
Title: Decisione di esecuzione della Commissione, del 30 novembre 2018, relativa alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea di una domanda di approvazione di una modifica non minore del disciplinare di produzione di cui all’articolo 53 del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio per la denominazione «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» (IGP)

7.12.2018   
               
               
                  IT
               
               
                  Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
               
               
                  C 441/20
               
            
         DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE
         del 30 novembre 2018
         relativa alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea di una domanda di approvazione di una modifica non minore del disciplinare di produzione di cui all’articolo 53 del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio per la denominazione «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» (IGP)
         (2018/C 441/08)
         LA COMMISSIONE EUROPEA,
         visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,
         visto il regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (1), in particolare l’articolo 50, paragrafo 2, lettera a), in combinato disposto con l’articolo 53, paragrafo 2,
         considerando quanto segue:
         
                     (1)
                  
                  
                     L’Italia ha trasmesso una domanda di approvazione di una modifica non minore del disciplinare di produzione del «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» (IGP) ai sensi dell’articolo 49, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 1151/2012.
                  
               
                     (2)
                  
                  
                     A norma dell’articolo 50 del regolamento (UE) n. 1151/2012 la Commissione ha esaminato la domanda e ha concluso che essa soddisfa le condizioni previste da detto regolamento.
                  
               
                     (3)
                  
                  
                     Al fine di consentire la presentazione di notifiche di opposizione ai sensi dell’articolo 51 del regolamento (UE) n. 1151/2012, la domanda di approvazione di una modifica non minore del disciplinare di produzione di cui all’articolo 10, paragrafo 1, primo comma, del regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione (2), comprese le modifiche del documento unico e il riferimento alla pubblicazione del pertinente disciplinare di produzione, per la denominazione registrata «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» (IGP) dovrebbe essere pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
                     
                  
               DECIDE:
         
            Articolo unico
            La domanda di approvazione di una modifica non minore del disciplinare di produzione di cui all’articolo 10, paragrafo 1, primo comma, del regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014, comprese le modifiche del documento unico e il riferimento alla pubblicazione del pertinente disciplinare di produzione, per la denominazione registrata «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» (IGP) è contenuta nell’allegato alla presente decisione.
            A norma dell’articolo 51 del regolamento (UE) n. 1151/2012, la pubblicazione della presente decisione conferisce il diritto di opporsi alla modifica di cui al primo comma entro tre mesi dalla data di pubblicazione della presente decisione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
         
         
            Fatto a Bruxelles, il 30 novembre 2018
            
               
                  Per la Commissione
               
               Phil HOGAN
               
                  Membro della Commissione
               
            
         
         
            (1)  GU L 343 del 14.12.2012, pag. 1.
         
            (2)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione, del 13 giugno 2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (GU L 179 del 19.6.2014, pag. 36).
      
      
         
            ALLEGATO
            DOMANDA DI APPROVAZIONE DI UNA MODIFICA NON MINORE DEL DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DI UNA DENOMINAZIONE DI ORIGINE PROTETTA/DI UN’INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA
            
               Domanda di approvazione di una modifica ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 2, primo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012
            
            
               «Vitellone bianco dell’Appennino centrale»
            
            
               n. UE: PGI-IT-1552-AM02 — 26.9.2017
            
            
               DOP ( ) IGP ( X )
            
            1.   Gruppo richiedente e interesse legittimo
            
            
                        Consorzio di tutela «Vitellone bianco dell’Appennino centrale»
                     
                  
                        Via delle Fascine, 4
                     
                  
                        06132 San Martino in Campo
                     
                  
                        Perugia (PG)
                     
                  
                        ITALIA
                     
                  
                        info@vitellonebianco.it
                     
                  Il Consorzio di tutela «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» è legittimato a presentare domanda di modifica ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del Decreto del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali n. 12511 del 14.10.2013.
            2.   Stato membro o paese terzo
            
            Italia
            3.   Voce del disciplinare interessata dalla modifica
            
            
                        —
                     
                     
                        ☐
                     
                     
                        Denominazione del prodotto
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ☒
                     
                     
                        Descrizione del prodotto
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ☐
                     
                     
                        Zona geografica
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ☐
                     
                     
                        Prova dell’origine
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ☒
                     
                     
                        Metodo di produzione
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ☐
                     
                     
                        Legame
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ☒
                     
                     
                        Etichettatura
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ☒
                     
                     
                        Altro: Documento di controllo; confezionamento; aggiornamenti normativi
                     
                  4.   Tipo di modifica (modifiche)
            
            
                        —
                     
                     
                        ☒
                     
                     
                        Modifica a un disciplinare di una DOP o IGP registrata da considerarsi non minore ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 2, terzo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ☐
                     
                     
                        Modifica a un disciplinare di una DOP o IGP registrata, per cui il documento unico (o documento equivalente) non è stato pubblicato, da considerarsi non minore ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 2, terzo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.
                     
                  5.   Modifica (modifiche)
            
            
               
                  Descrizione del prodotto
               
            
            
               Articolo 5.4 del disciplinare e punto 3.2 del documento unico
            
            
                     
                        1.
                     
                     
                        Sono stati soppressi i parametri relativi al calo alla cottura (minore del 35 %) e al grado di durezza su prodotto cotto (minore di 2,5 Kg/cmq).
                        La modifica scaturisce dalla lunghezza del tempo minimo richiesto per lo svolgimento delle analisi che devono essere fatte necessariamente in laboratorio. La «carne bovina» fresca è un prodotto con shelf-life estremamente limitata soprattutto per alcuni tagli anatomici.
                        Le carcasse devono poter lasciare il mattatoio entro massimo 2 giorni dalla macellazione, anche perché le celle frigorifere dei mattatoi sono fisicamente progettate per il raffreddamento delle carcasse e non per la loro conservazione e la frollatura.
                        Attualmente tali analisi richiedono tempistiche per la risposta dei risultati anche superiori ai 7 giorni. Ciò comporta forti problematiche di tipo commerciale e certificativo in quanto il trasferimento del prodotto per il porzionamento deve avvenire al massimo dopo 48 ore dalla macellazione quindi in tempi non compatibili con la risposta analitica. Diversamente si avrebbe la necessità di declassare il prodotto certificato a prodotto convenzionale con forti perdite economiche.
                     
                  
               
                  Metodo di produzione
               
            
            
               Articolo 4.1 del disciplinare
            
            
                     
                        2.
                     
                     
                        Le frasi:
                        «Dalla nascita allo svezzamento è consentito l’uso dei seguenti sistemi di allevamento: pascolo, stabulazione libera, stabulazione fissa.
                        Nelle fasi successive allo svezzamento e fino alla macellazione, i soggetti devono essere allevati esclusivamente a stabulazione libera o a posta fissa.»
                        sono così modificate:
                        «Dalla nascita allo svezzamento è consentito l’uso dei seguenti sistemi di allevamento: pascolo, stabulazione libera, semibrado.
                        Nelle fasi successive allo svezzamento e fino alla macellazione, i soggetti devono essere allevati esclusivamente a stabulazione libera, a posta fissa, semibrado.»
                        Per le fasi di allevamento comprese dalla nascita allo svezzamento, viene eliminato il riferimento alla «stabulazione fissa» in accordo con la direttiva 2008/119 CE del Consiglio del 18 dicembre 2008 che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli.
                        Per l’intero periodo di allevamento, ossia dalla nascita fino alla macellazione, viene aggiunto il riferimento alla stabulazione semibrada per meglio specificare quanto fino ad ora era in maniera generica compreso nel termine «stabulazione libera».
                        La stabulazione semi-brada prevede la possibilità di allevare i bovini con un tipo di allevamento ove gli animali sono lasciati liberi nei movimenti all’interno di un’area delimitata con mezzi fisici realizzati in modo da impedirne lo sconfinamento.
                     
                  
               Articolo 4.1 del disciplinare — punto 3.3 del documento unico
            
            
                     
                        3.
                     
                     
                        Il paragrafo:
                        «Successivamente la base alimentare è rappresentata da foraggi freschi e/o conservati provenienti da prati naturali, artificiali e coltivazioni erbacee tipiche della zona geografica indicata; in aggiunta, è permesso l’uso di mangimi concentrati semplici o composti e l’addizione con integratori minerali e vitaminici.»
                        è così modificato:
                        «Successivamente la base alimentare è rappresentata da foraggi freschi e/o conservati provenienti da prati naturali, artificiali e coltivazioni erbacee tipiche della zona geografica indicata; in aggiunta, è permesso l’uso di mangimi concentrati semplici o composti e l’addizione di integratori alimentari.»
                        Viene sostituito il riferimento a «integratori vitaminici e minerali» con «integratori alimentari». La modifica permette di ampliare la tipologia degli integratori somministrati agli animali anche ad altre sostanze nutritive diverse dalle vitamine e dai minerali.
                     
                  
               Articolo 4.2 del disciplinare — punto 3.3 del documento unico
            
            
                     
                        4.
                     
                     
                        Il paragrafo:
                        «Nei quattro mesi che precedono la macellazione è vietato alimentare il bestiame con foraggi insilati.
                        È vietato alimentare il bestiame con i seguenti sottoprodotti dell’industria:
                        
                                    —
                                 
                                 
                                    Polpa di barbabietola esausta fresca;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Potature di olivo macinate;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Foglie di olivo fresche od essiccate;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Pastazzo d’arancia;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Pastazzo secco d’agrumi;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Polpa essiccata d’arancia;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Sansa d’olivo;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Buccette d’oliva;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Buccette e semi di pomodoro;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Residui di distilleria;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Radichette di malto;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Trebbie di birra;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Trebbie fresche o essiccate;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Borlande fresche o essiccate;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Pula vergine o commerciale;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Farina di carne;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Ciccioli;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Farina di pesce;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Sangue;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Grasso di origine animale;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Marco di mele;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Frutta fresca o conservata;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Scarti dell’industria dolciaria.»
                                 
                              è così modificato:
                        «Nei quattro mesi che precedono la macellazione è vietato alimentare il bestiame con foraggi insilati.
                        È vietato alimentare il bestiame con i seguenti sottoprodotti dell’industria:
                        
                                    —
                                 
                                 
                                    Farina di carne;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Ciccioli;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Farina di pesce;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Sangue;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Grasso di origine animale;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Scarti dell’industria dolciaria.
                                 
                              I seguenti sottoprodotti dell’industria sono ammessi esclusivamente come componenti di mangimi concentrati:
                        
                                    —
                                 
                                 
                                    Polpa di barbabietola esausta fresca;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Potature di olivo macinate;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Foglie di olivo fresche od essiccate;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Pastazzo d’arancia;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Pastazzo secco d’agrumi;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Polpa essiccata d’arancia;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Sansa d’olivo;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Buccette d’oliva;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Buccette e semi di pomodoro;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Residui di distilleria;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Radichette di malto;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Trebbie di birra;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Trebbie fresche o essiccate;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Borlande fresche o essiccate;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Pula vergine o commerciale;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Marco di mele;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    Frutta fresca o conservata.»
                                 
                              Con la modifica si ammette la presenza all’interno di mangimi di alcuni alimenti (sottoprodotti dell’industria) ora vietati. In origine, il divieto imposto dal disciplinare di alcuni sottoprodotti nell’alimentazione dei capi era finalizzato ad evitare che questi potessero essere utilizzati tal quali nella razione alimentare, in quanto rischiosi per il corretto bilanciamento della razione alimentare.
                        Nella modifica proposta, invece, viene specificato che i sottoprodotti dell’industria vengono ammessi solo se costituenti di mangimi. Tali sottoprodotti utilizzati secchi all’interno del mangime entrano a far parte di una razione già bilanciata, le cui caratteristiche nutrizionali sono definite e riportate in maniera chiara sul cartellino mangimistico.
                     
                  
               Articolo 4.3 del disciplinare — punto 3.4 del documento unico
            
            
                     
                        5.
                     
                     
                        La frase:
                        «La macellazione deve avvenire in mattatoi idonei, situati all’interno della zona di produzione;»
                        è così modificata:
                        «La macellazione deve avvenire in mattatoi idonei.»
                        Viene eliminato il vincolo di macellazione all’interno dell’area geografica. La modifica nasce dalla necessità di poter accedere a strutture di macellazione più organizzate e strutturate, limitrofe alla zona di produzione, che permettono di ridurre le percorrenze dei capi avviati alla macellazione limitandole a quelle previste dalle norme sul benessere animale e accedere ad impianti che macellino nel rispetto di specifici riti religiosi.
                        Il punto 3.4 del documento unico è stato modificato eliminando il riferimento alla fase di macellazione.
                     
                  
               Articolo 5.3 del disciplinare
            
            
                     
                        1.
                     
                     
                        La frase:
                        «Vista la necessità di migliorare la tenerezza delle carcasse di animali maschi, che hanno minore capacità di depositare grasso anche intramuscolare rispetto alle femmine, la frollatura per le carcasse dei maschi deve essere di almeno 4 giorni per i quarti anteriori e di 10 giorni per i posteriori.»
                        è così modificata:
                        «Vista la necessità di migliorare la tenerezza delle carcasse di animali maschi, che hanno minore capacità di depositare grasso anche intramuscolare rispetto alle femmine, la frollatura per le carcasse dei maschi deve essere di almeno 4 giorni per tutti i tagli tranne lo scamone, la noce e la fesa e il muscolo del lombo, che dovranno essere sottoposti a frollatura per almeno 10 giorni.»
                        Si specifica che solo per i tagli anatomici scamone, noce, fesa e il muscolo del lombo il periodo di frollatura dovrà essere di almeno 10 giorni, per tutti gli altri tagli di almeno 4 giorni.
                        La modifica è necessaria in quanto non tutti i tagli del quarto posteriore hanno le stesse caratteristiche fisiche e gli stessi utilizzi. Parti di questi tagli hanno, per loro natura, come preferenziale destinazione la trasformazione in macinati che, sanitariamente, prevede tempi di lavorazione inferiori da quelli previsti attualmente dal disciplinare in termini di frollatura.
                        È richiesta la frollatura lunga per alcuni specifici tagli di più grandi dimensioni, con scarso tessuto connettivo e particolarmente utilizzati per cotture brevi, quali lo scamone, la noce, la fesa ed i muscoli del lombo per cui il periodo minimo di frollatura è elemento migliorativo in termini qualitativi.
                     
                  
               
                  Etichettatura
               
            
            
               Articolo 6.3 del disciplinare — punto 3.6 del documento unico
            
            
                     
                        2.
                     
                     
                        I punti:
                        
                                    «—
                                 
                                 
                                    la dicitura «Indicazione Geografica Protetta» e/o il logo comunitario previsto dalla normativa comunitaria vigente. È possibile l’uso dell’acronimo «I.G.P..»;
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    la razza del soggetto;»
                                 
                              sono così modificati:
                        
                                    «—
                                 
                                 
                                    il logo dell’Unione previsto dalla normativa europea vigente. In aggiunta è possibile riportare la dicitura «Indicazione Geografica Protetta» e/o l’acronimo «I.G.P..».
                                 
                              
                                    —
                                 
                                 
                                    la razza del soggetto ad esclusione dei lotti costituiti da più razze.»
                                 
                              Si rende obbligatorio il logo dell’Unione in etichetta.
                        Viene inserita la previsione obbligatoria di indicare in etichetta la razza solo nei casi limitati a lotti costituiti da una singola razza. Questa modifica tiene conto delle dimensioni talvolta limitate delle etichette e della relativa mancanza di spazio che talvolta rende difficoltosa l’indicazione delle due o tre razze sulle confezioni.
                     
                  
                     
                        3.
                     
                     
                        La seguente frase è soppressa:
                        
                                    «—
                                 
                                 
                                    È comunque vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista.»
                                 
                              Si elimina il divieto di aggiungere qualificazioni non espressamente previste in etichetta, giustificando la modifica con la possibilità di riportare in etichetta informazioni aggiuntive quali regimi di alimentazione particolari dei bovini (es. «assenza di grassi animali aggiunti», «alimentazione No OGM» ecc.…) o sistemi di certificazioni aziendali.
                     
                  
               
                  Altro
               
            
            
               Articolo 6.2 del disciplinare — punto 3.6 del documento unico
            
            
                     
                        4.
                     
                     
                        È stata aggiunta la «razza» all’elenco delle informazioni presenti nel documento di controllo.
                        Questa modifica completa l’elenco delle informazioni contenute nel documento di controllo per la verifica dei requisiti di conformità della denominazione. La modifica punta a garantire il mantenimento delle informazioni riguardanti la razza del soggetto.
                        Si è provveduto ad aggiornare la parte interessata del documento unico.
                     
                  
               
                  Confezionamento
               
            
            
               Articolo 6.4 del disciplinare — punto 3.5 del documento unico
            
            
                     
                        5.
                     
                     
                        La frase:
                        «La carne confezionata porzionata, fresca o surgelata, deve essere confezionata nei seguenti modi: preconfezionato, sottovuoto, atmosfera modificata.»
                        è così modificata:
                        «La carne confezionata porzionata, fresca o surgelata, deve essere confezionata nei seguenti modi: preconfezionato, preincartato, sottovuoto, atmosfera modificata.»
                        Viene inserita la modalità di vendita in confezioni preincartate sul luogo di vendita, considerato che è di uso comune soprattutto da parte della distribuzione organizzata la vendita di prodotti imballati in queste modalità di confezionamento.
                        Si è provveduto ad aggiornare il corrispondente punto nel documento unico.
                     
                  
                     
                        6.
                     
                     
                        La frase:
                        «Il confezionamento può avvenire solo in laboratori di sezionamento abilitati e sotto il controllo dell’organo preposto che consente la stampigliatura del logo della Indicazione Geografica Protetta sulle singole confezioni.»
                        è così modificata:
                        «Il confezionamento può avvenire solo in laboratori di sezionamento e macellerie abilitati e sotto il controllo dell’organo preposto che consente la stampigliatura del logo della Indicazione Geografica Protetta sulle singole confezioni.»
                        Tenendo conto della modifica precedente, si è ritenuto opportuno inserire la macelleria come soggetto autorizzato al confezionamento.
                        Si è provveduto ad aggiornare il pertinente punto del documento unico.
                     
                  
               
                  Aggiornamenti normativi
               
            
            
                     
                        7.
                     
                     
                        I riferimenti al Reg.(CE) n. 510/2006 presenti all’articolo 1 e all’articolo 7 del disciplinare di produzione sono stati adeguati alla normativa vigente.
                     
                  DOCUMENTO UNICO
            
               «Vitellone bianco dell’Appennino centrale»
            
            
               n. UE: PGI-IT-1552-AM02 — 26.9.2017
            
            
               DOP ( ) IGP ( X )
            
            1.   Denominazione (denominazioni)
            
            «Vitellone bianco dell’Appennino centrale»
            2.   Stato membro o paese terzo
            
            Italia
            3.   Descrizione del prodotto agricolo o alimentare
            
            3.1.   Tipo di prodotto
            
            Classe 1.1. Carni fresche (e frattaglie)
            3.2.   Descrizione del prodotto a cui si applica la denominazione di cui al punto 1
            
            La carne di «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» IGP è ottenuta da bovini maschi e femmine, di razza pura Chianina, Marchigiana, Romagnola di età compresa tra i 12 e i 24 mesi, nati ed allevati nell’area tipica di produzione.
            I bovini devono risultare nati da allevamenti in selezione e regolarmente iscritti al Registro Genealogico del Giovane Bestiame del Libro Genealogico Nazionale per la certificazione della purezza della razza, fattore genetico importante per la definizione delle caratteristiche fisiche e organolettiche della carne.
            Il colore delle parti carnose esposte della carcassa non deve presentare colorazioni anomale (magenta o tendente al nero). Il colore del grasso visibile non deve tendere al giallo cinerino né deve avere venature tendenti al giallo carico.
            I parametri qualitativi medi della carne di «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» sono i seguenti:
            
                        —
                     
                     
                        pH fra 5,2 e 5,8
                     
                  
                        —
                     
                     
                        estratto etereo (sul t.q.) inferiore al 3 %
                     
                  
                        —
                     
                     
                        ceneri (sul t.q.) inferiori al 2 %
                     
                  
                        —
                     
                     
                        proteine (sul t.q.) maggiori del 20 %
                     
                  
                        —
                     
                     
                        colesterolo inferiore a 50 mg/100 g
                     
                  
                        —
                     
                     
                        rapp. ac. grass. ins./sat. maggiore di 1,0
                     
                  
                        —
                     
                     
                        calo a fresco minore del 3 %
                     
                  
                        —
                     
                     
                        grado di durezza (crudo) minore di 3,5 kg/cm2
                     
                  
                        —
                     
                     
                        colore (luce diur. 2667 K) — L superiore a 30
                     
                  
                        —
                     
                     
                        C superiore a 20
                     
                  
                        —
                     
                     
                        H compreso fra 25 e 45
                     
                  3.3.   Mangimi (solo per i prodotti di origine animale) e materie prime (solo per i prodotti trasformati)
            
            I vitelli appartenenti alla razza «bianca» dell’Appennino sono allattati naturalmente dalle madri fino allo svezzamento. Successivamente la base alimentare è composta da essenze erbacee e/o foraggi provenienti da prati naturali, artificiali o da coltivazioni erbacee tipiche della zona geografica indicata. In aggiunta, è permesso l’uso di mangimi concentrati semplici o composti e l’addizione con integratori alimentari.
            La razione è calcolata in modo da assicurare livelli nutritivi alti o medio alti, con valori maggiori di 0,8 U.F./kg di s.s. per i maschi e maggiori di 0,7 U.F./kg di s.s. per le femmine.
            I seguenti sottoprodotti dell’industria sono ammessi esclusivamente come componenti di mangimi concentrati:
            
                        —
                     
                     
                        Polpa di barbabietola esausta fresca;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Potature di olivo macinate;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Foglie di olivo fresche od essiccate;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Pastazzo d’arancia;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Pastazzo secco d’agrumi;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Polpa essiccata d’arancia;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Sansa d’olivo;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Buccette d’oliva;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Buccette e semi di pomodoro;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Residui di distilleria;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Radichette di malto;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Trebbie di birra;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Trebbie fresche o essiccate;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Borlande fresche o essiccate;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Pula vergine o commerciale;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Marco di mele;
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Frutta fresca o conservata.
                     
                  3.4.   Fasi specifiche della produzione che devono avere luogo nella zona geografica delimitata
            
            Le fasi specifiche della produzione che devono avvenire nella zona geografica sono la nascita, l’allevamento — comprendente il periodo di svezzamento e ingrassamento.
            3.5.   Norme specifiche in materia di affettatura, grattugiatura, confezionamento ecc. del prodotto cui si riferisce la denominazione registrata
            
            La carne confezionata porzionata, fresca o surgelata, deve essere confezionata nei seguenti modi: preconfezionato, preincartato, sottovuoto, atmosfera modificata.
            Il confezionamento può avvenire solo in laboratori di sezionamento e macellerie abilitati e sotto il controllo dell’organo preposto che consente la stampigliatura del logo della Indicazione Geografica Protetta sulle singole confezioni.
            3.6.   Norme specifiche in materia di etichettatura del prodotto cui si riferisce la denominazione registrata
            
            La carne di «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» deve essere immessa al consumo provvista del particolare contrassegno recante la dicitura «Vitellone Bianco dell’Appennino centrale» IGP.
            L’apposizione del contrassegno deve essere effettuata al mattatoio dall’organismo di controllo.
            L’etichetta dovrà riportare, oltre ai dati obbligatori richiesti dalle normative vigenti, le seguenti informazioni:
            
                        1.
                     
                     
                        numero di riferimento o codice di rintracciabilità;
                     
                  
                        2.
                     
                     
                        la denominazione «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» e/o il logo;
                     
                  
                        3.
                     
                     
                        il logo dell’Unione previsto dalla normativa vigente. In aggiunta è possibile riportare la dicitura «Indicazione Geografica Protetta» e/o l’acronimo «I.G.P..»;
                     
                  
                        4.
                     
                     
                        la razza del soggetto ad esclusione dei lotti costituiti da più razze.
                     
                  L’etichetta può riportare anche le altre informazioni previste nel documento di controllo, documento informatico necessario per la verifica dei requisiti di conformità e contenente i seguenti dati: numero identificativo dell’animale (matricola); azienda di nascita; aziende di allevamento e/o ingrasso; movimentazione del capo; data di nascita; razza; sesso; data e numero progressivo di macellazione; categoria dell’animale; peso della carcassa e del taglio destinato; conformazione e grasso della carcassa secondo la classificazione CE; denominazione e sede del mattatoio dove è avvenuta la macellazione; denominazione e sede del laboratorio di sezionamento dove è avvenuto il sezionamento; indicazione della tipologia di prodotto preso in carico (carcassa, mezzena, sesto, quarto, singoli tagli o tagli misti); denominazione e sede del destinatario: macelleria, laboratorio di sezionamento, operatore commerciale; nome dell’esperto incaricato alla certificazione.
            4.   Delimitazione concisa della zona geografica
            
            L’area geografica di produzione della carne di «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» è rappresentata dal territorio delle province e comuni collocati lungo la dorsale appenninica del Centro-Italia.
            Più precisamente la zona di produzione è rappresentata dai territori delle attuali seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Pesaro-Urbino, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno, Pisa, Pistoia; Roma (limitatamente ai comuni di Arcinazzo Romano, Camerata Nuova, Cervara di Roma, Jenne, Mazzano Romano, Ponzano Romano, Sant’Oreste, Subiaco, Vallepietra, Vallinfreda, Vivaro Romano), Latina (limitatamente ai comuni di Campodimele, Castelforte, fondi, Formia, Itri, Lenola, Minturno, Monte San Biagio, Prossedi, Roccasecca dei Volsci, Santi Cosma e Damiano, Sonnino, Spigno Saturnia) e Caserta (limitatamente ai comuni di Ailano, Alife, Alvignano, Baia e Latina, Bellona, Caianello, Caiazzo, Calvi Risorta, Camigliano, Capriati a Volturno, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Castello del Matese, Ciorlano, Conca della Campania, Dragoni, Fontegreca, Formicola, Francolise, Gallo Matese, Galluccio, Giano Vetusto, Gioia Sannitica, Letino, Liberi, Marzano Appio, Mignano Monte Lungo, Pastorano, Piana di Monte Verna, Piedimonte Matese, Pietramelara, Pietravairano, Pignataro Maggiore, Pontelatone, Prata Sannita, Pratella, Presenzano, Raviscanina, Riardo, Rocca D’Evandro, Roccaromana, Rocchetta e Croce, Ruviano, San Gregorio Matese, San Pietro Infine, San Potito Sannitico, Sant’Angelo d’Alife, Sparanise, Teano, Tora e Piccilli, Vairano Patenora, Valle Agricola, Vitulazio).
            5.   Legame con la zona geografica
            
            I territori dell’Appennino esprimono un ecosistema ben determinato per clima, escursioni termiche, pluviometria totale. Tali condizioni ambientali, parimenti legate alla morfologia e alla particolare posizione di suoli, influenza lo sviluppo di una flora di pascolo variata e molto caratteristica. Una identità precisa dei pascoli è ascrivibile al loro contenuto di elementi «essenziali», quali composti aromatici specifici e pigmenti.
            L’area è inserita in un contesto tipicamente collinare e montano dove predomina la componente forestale alle quote inferiori per lasciare poi posto ai pascoli con l’avvicinarsi dello spartiacque appenninico e dove l’uso delle terre ha determinato un’alternanza di appezzamenti di estensione modesta con diversa destinazione: seminativi, aree forestali e pascoli.
            Si riscontrano condizioni ambientali tipiche del clima appenninico-mediterraneo, determinate da piovosità annuale media intorno ai 1 200 mm — con massimi in anni straordinari di 2 000 mm — e temperature medie annuali che vanno da 0 °C in inverno a 24 °C in estate con minime di -10 °C e massime che possono superare i 30 °C.
            Il contenuto in proteine e il rapporto tra acidi grassi insaturi e saturi costituiscono importanti elementi per la valutazione delle caratteristiche qualitative della carne di «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale».
            La carne ottenuta, anche dissezionata sul banco di vendita, non presenta fenomeni di rapido scurimento delle superfici esposte, ciò permette una notevole diminuzione degli scarti di lavorazione.
            Il legame fra l’area geografica indicata e il prodotto risulta dalla combinazione tra patrimonio genetico, tipo di allevamento ed ambiente climatico.
            I sistemi di allevamento sono preminentemente riconducibili a quelli tradizionali della posta fissa o semilibera per i soggetti in fase di ingrasso. Gli alimenti utilizzati nelle fasi di accrescimento ed ingrasso sono prevalentemente di produzione aziendale. La maggioranza delle aziende pratica il cosiddetto ciclo chiuso portando il vitello nato in stalla dalla fattrice al peso di macellazione.
            Le caratteristiche principali del prodotto sono determinate in primo luogo dall’appartenenza alle tre razze da carne autoctone, allevate da secoli nel territorio delimitato sulla base di tradizionali e consolidate tecniche produttive.
            Le carni assorbono in modo dinamico le influenze ambientali, che determinano delle differenze non solo dal punto di vista organolettico ma anche in termini di massa muscolare e di parti fibrose e grasse. Poiché gli animali vivono prevalentemente in libertà il loro ciclo biologico è strettamente legato all’ambiente geografico che li circonda.
            
               Riferimento alla pubblicazione del disciplinare
            
            (articolo 6, paragrafo 1, secondo comma, del presente regolamento)
            Questa Amministrazione ha attivato la procedura nazionale di opposizione pubblicando la proposta modifica della IGP «Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale» nella Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana n. 131 dell’8.6.2017.
            Il testo consolidato del disciplinare di produzione è consultabile sul sito Internet:
            http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3335
            oppure
            accedendo direttamente all’home page del sito del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (www.politicheagricole.it), cliccando su «Qualità DOP IGP» (in alto a destra dello schermo), poi su «Prodotti DOP, IGP e STG» (di lato, sulla sinistra dello schermo) ed infine su «Disciplinari di Produzione all’esame dell’UE».