CELEX: 62009CC0196
Language: it
Date: 2010-12-16 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Sharpston del 16 dicembre 2010. # Paul Miles e a. contro Écoles européennes. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Chambre de recours des écoles européennes. # Rinvio pregiudiziale - Nozione di "giurisdizione di uno degli Stati membri" ai sensi dell’art. 267 TFUE - Camera di ricorso delle scuole europee - Sistema di retribuzione degli insegnanti comandati presso le scuole europee - Mancato adeguamento degli stipendi a seguito della svalutazione della sterlina - Compatibilità con gli artt. 18 TFUE e 45 TFUE. # Causa C-196/09.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      ELEANOR SHARPSTON
      presentate il 16 dicembre 2010 (1)
      
      Causa C‑196/09
      Paul Miles e a. 
      Robert Watson MacDonald
      contro
      Scuole europee
      (domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dalla camera dei ricorsi delle scuole europee)
      «Definizione di “organo giurisdizionale nazionale” ai sensi dell’art. 267 TFEU – Camera dei ricorsi delle scuole europee – Principi della parità di trattamento e della libera circolazione dei lavoratori – Sistema di retribuzione degli insegnanti comandati delle scuole europee»1.        Le scuole europee sono istituti scolastici ufficiali controllati congiuntamente dai governi degli Stati membri dell’Unione
         europea (in prosieguo: l’«Unione»). Tali scuole hanno lo scopo di impartire un’istruzione plurilinguistica e multiculturale
         ai figli dei dipendenti delle istituzioni dell’Unione che frequentano la scuola materna, elementare e secondaria. Esistono
         attualmente 14 scuole europee, cui risultano iscritti, in totale, circa 22 500 studenti (2).
      
      2.        Le scuole europee sono state create con due convezioni: da un lato, lo Statuto della scuola europea, firmato a Lussemburgo
         il 12 aprile 1957 (3), e dall’altro, il Protocollo del 13 aprile 1962 relativo alla creazione di scuole europee stabilito con riferimento allo
         Statuto della scuola europea, firmato a Lussemburgo il 12 aprile 1957 (4). Entrambe le convenzioni sono state concluse dai sei primi Stati membri. Tali convenzioni sono state sostituite dalla Convenzione
         21 giugno 1994, recante statuto delle scuole europee (in prosieguo: la «Convenzione») (5). A partire da tale momento le istituzioni comunitarie sono diventate parti dei detti accordi internazionali (6). Attualmente le istituzioni dell’Unione e tutti i 27 Stati membri sono parti della Convenzione (7).
      
      3.        La Convenzione contiene disposizioni riguardanti la finalità e l’organizzazione delle scuole europee. Essa disciplina aspetti
         riguardanti la pedagogia, la struttura istituzionale del sistema delle scuole europee, gli organi amministrativi appositamente
         istituiti e la soluzione delle controversie concernenti l’interpretazione o l’applicazione della Convenzione.
      
      4.        La Convenzione persegue inoltre l’obiettivo di assicurare una protezione giuridica adeguata delle persone che rientrano nel
         suo ambito di applicazione, e a tal fine ha previsto la creazione di una camera dei ricorsi (8).
      
      5.        Il presente procedimento solleva un’importante questione di carattere istituzionale volta a stabilire se la camera dei ricorsi
         sia competente a sottoporre questioni pregiudiziali alla Corte di giustizia. Qualora la Corte considerasse ricevibile tale
         rinvio, la questioni di merito sollevate nella causa principale esigerebbero di prendere in considerazione i principi della
         parità di trattamento e della libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione.
      
       Contesto normativo 
       La Convenzione
      6.        Il terzo ‘considerando’ della Convenzione si legge: «(…) le scuole europee costituiscono un sistema “sui generis”; (…) detto
         sistema attua una forma di cooperazione tra gli Stati membri e tra questi e le Comunità europee (…)».
      
      7.        L’art. 1 della Convenzione indica che lo scopo delle scuole è l’istruzione in comune dei figli dei dipendenti delle Comunità
         europee.
      
      8.        A termini dell’art. 3, n. 2: «[l]’insegnamento è impartito da insegnanti a cui viene dato comando o che sono designati dagli
         Stati membri, conformemente alle decisioni prese dal consiglio superiore secondo la procedura di cui all’articolo 12, punto
         4».
      
      9.        Ai sensi dell’art. 7 gli organi comuni a tutte le scuole europee sono il consiglio superiore, il segretario generale, i consigli
         d’ispezione e la camera dei ricorsi.
      
      10.      A termini dell’art. 12, il consiglio superiore:
      
      «1) stabilisce lo statuto del Segretario generale, dei direttori, del corpo docente (…);
      4) a) su proposta dei consigli d’ispezione stabilisce ogni anno, attraverso la creazione o la soppressione di posti, le esigenze
         in fatto di personale docente. Provvede affinché i posti siano equamente ripartiti tra gli Stati membri. Di concerto con i
         governi, regola le questioni poste dalla designazione o dal comando di professori, maestri e consiglieri didattici della scuola.
         Questi conservano i diritti all’avanzamento di carriera e alla pensione garantiti dal loro statuto nazionale;
      
      (…)».
      11.      L’art. 25 si legge:
      
      «Il bilancio delle scuole è alimentato mediante:
      1) i contributi versati dagli Stati membri tramite il mantenimento della retribuzione dei docenti cui viene dato comando o
         che vengono designati e, se del caso, sotto forma di contributo finanziario deciso dal Consiglio superiore che delibera all’unanimità».
      
      12.      A tenore dell’art. 26, «[l]a Corte di giustizia delle Comunità europee è la sola competente a conoscere delle controversie
         tra le parti contraenti relative all’interpretazione e all’applicazione della presente convenzione che non siano state risolte
         in sede di consiglio superiore».
      
      13.      L’art. 27 riguarda la camera dei ricorsi ed è così formulato:
      
      «1. È istituita una camera dei ricorsi.
      2. La camera dei ricorsi è la sola competente, in prima e in ultima istanza, a conoscere, dopo aver esaurito la via amministrativa,
         delle controversie relative all’applicazione della presente convenzione alle persone in essa menzionate, esclusione fatta
         per il personale amministrativo e tecnico, e relative alla legalità di un atto contestato che è basato sulla convenzione o
         su regole stabilite in base ad essa e che lede tali persone, adottato nei loro confronti dal Consiglio superiore o dal consiglio
         di amministrazione di una scuola nell’esercizio delle attribuzioni loro conferite dalla presente convenzione. Qualora una
         siffatta controversia sia di carattere pecuniario, la camera dei ricorsi ha competenza di piena giurisdizione.
      
      Le condizioni e le modalità relative a queste procedure sono determinate, a seconda dei casi, dallo statuto del personale
         docente o dal regime applicabile ai docenti a orario ridotto, oppure dal regolamento generale delle scuole europee.
      
      3. La camera dei ricorsi è composta di personalità che offrono le massime garanzie di indipendenza e sono in possesso di spiccate
         competenze in materia giuridica.
      
      Possono essere nominati membri della camera dei ricorsi soltanto le persone che figurano in un elenco predisposto a tale scopo
         dalla Corte di giustizia delle Comunità europee.
      
      4. Il consiglio superiore, deliberando all’unanimità, adotta lo statuto della camera dei ricorsi.
      Lo statuto della camera dei ricorsi stabilisce il numero dei suoi membri, la procedura di nomina degli stessi da parte del
         consiglio superiore, nonché la durata del loro mandato e il regime pecuniario loro applicabile. Detto statuto organizza il
         funzionamento della camera.
      
      5. La camera dei ricorsi stabilisce il suo regolamento di procedura che contiene qualsiasi disposizione necessaria per l’applicazione
         dello statuto.
      
      Il regolamento in questione richiede l’approvazione unanime del consiglio superiore.
      6. I verdetti della camera dei ricorsi sono vincolanti per le parti e, qualora queste non provvedano alla loro esecuzione,
         essi sono resi esecutivi dalle autorità competenti degli Stati membri conformemente alle rispettive legislazioni nazionali.
      
      7. Le altre controversie di cui le scuole sono parte dipendono dalla competenza delle giurisdizioni nazionali Il presente
         articolo non pregiudica, in particolare, la competenza dei tribunali nazionali per quanto riguarda questioni di responsabilità
         civile e penale».
      
       Lo Statuto della camera dei ricorsi (9)
      
      14.      Ai sensi dell’art. 1 dello Statuto, la camera dei ricorsi è composta da sei membri nominati per un periodo di cinque anni,
         su una lista stabilita a tale scopo dalla Corte di giustizia. In linea di principio, il mandato di tali membri è tacitamente
         rinnovabile.
      
      15.      L’art. 2 stabilisce che tutti i membri della camera dei ricorsi debbano pronunciare il seguente giuramento:
      
      «Io giuro (…) che eserciterò le mie funzioni con onore, indipendenza e imparzialità e che osserverò il segreto delle deliberazioni» (10).
      
      16.      A tenore dell’art. 3 i membri della camera dei ricorsi non possono esercitare, durante il loro mandato, alcuna attività politica
         o amministrativa né alcuna attività professionale incompatibile con il loro dovere di indipendenza e di imparzialità.
      
      17.      L’art. 5 prevede che un membro della camera dei ricorsi possa essere sollevato dalle sue funzioni solo se gli altri membri,
         riuniti in sessione plenaria, decidono a maggioranza dei due terzi che egli non soddisfa più le condizioni richieste. Prima
         di essere sollevato dalle proprie funzioni, egli ha il diritto di essere ascoltato dalla camera dei ricorsi.
      
       Il regolamento di procedura della camera dei ricorsi delle scuole europee (11)
      
      18.      Il regolamento di procedura contiene disposizioni analoghe a quelle che disciplinano il procedimento scritto e orale dinanzi
         alla Corte di giustizia ed al Tribunale. Così, l’art. 9 stabilisce che qualsiasi comunicazione con una parte deve essere fatta
         in una delle lingue ufficiali (12). Gli artt. 11 e 12 prevedono che le parti che compaiono dinanzi alla camera dei ricorsi siano rappresentate da un avvocato.
         Gli artt. 14-19 prevedono una fase scritta che comprende la presentazione di un ricorso, di un controricorso, di una replica
         e di una controreplica, nonché, in un momento successivo, lo svolgimento di una fase orale.
      
       Lo Statuto del personale comandato delle scuole europee, applicabile a partire dal 1º settembre 1996 (13)
      
      19.      Lo Statuto del personale contiene le disposizioni regolanti le condizioni di lavoro del personale comandato delle scuole europee.
      
      20.      L’art. 45 prevede che la retribuzione versata ai membri del personale includa il trattamento economico di base, la retribuzione
         delle ore supplementari, gli assegni familiari e le indennità.
      
      21.      L’art. 47 così recita:
      
      «1. La retribuzione del membro del personale è espressa in euro.
      (…)
      2. La retribuzione è pagata nel luogo e nella valuta del paese in cui il membro del personale è in servizio.
      La retribuzione, pagata in una valuta diversa dall’euro, è calcolata sulla base dei tassi di cambio applicati per la retribuzione
         dei funzionari delle Comunità europee.
      
      3. Alla retribuzione del membro del personale si applica un coefficiente correttore superiore, inferiore o pari al 100% fissato
         e adeguato in materia per i funzionari delle Comunità europee».
      
      22.      L’art. 49 si legge:
      
      «(…) il membro del personale ha diritto al trattamento economico attinente alla sua funzione ed al suo scatto del livello
         retributivo della funzione, così com’è stabilito nell’Allegato III del presente Statuto» ((14)).
      
      23.      All’epoca in cui è sorta la controversia alla base del presente procedimento (aprile 2008), l’art. 49, n. 2, così recitava:
      
      «a) Le autorità nazionali competenti versano gli emolumenti nazionali al membro del personale e comunicano al Direttore della
         Scuola gli importi versati, precisando tutti gli elementi presi in considerazione per il computo, ivi comprese le trattenute
         sociali obbligatorie e le tasse.
      
      b) La Scuola versa la differenza tra, da una parte, la retribuzione prevista dal presente Statuto e, dall’altra parte, il
         controvalore dell’insieme degli emolumenti nazionali, tolte le ritenute sociali obbligatorie. Questo controvalore è calcolato
         nella valuta del Paese in cui il membro del personale presta servizio, sulla base del tasso di cambio applicato per gli stipendi
         dei funzionari delle Comunità europee».
      
      24.      L’art. 49, n. 2 è stato emendato, con effetti a partire dal 1º luglio 2008, per permettere alle scuole europee di procedere,
         se necessario, ad un adeguamento dei tassi di cambio dell’euro con le altre valute ufficiali degli Stati membri. A tale disposizione
         sono stati aggiunti i seguenti commi:
      
      «Tali tassi di cambio sono comparati ai tassi di cambio mensili applicati per l’esecuzione del bilancio. In caso di scarto,
         uguale o superiore al 5% registrato per una o più valute rispetto ai tassi del cambio in vigore fino a quel momento, si procederà
         ad un adeguamento a decorrere da tale mese. Se la soglia di scarto non è stata raggiunta, i tassi di cambio sono attualizzati,
         al più tardi, dopo sei mesi.
      
      Se questo controvalore è superiore alla retribuzione prevista dal presente Statuto per un anno civile, la differenza tra le
         due somme spetta al membro del personale interessato».
      
      25.      L’art. 79 dello Statuto del personale prevede che possa essere proposto un ricorso amministrativo davanti al Segretario generale
         delle scuole europee (in prosieguo: il «Segretario generale») avverso le decisioni amministrative e finanziarie in materia
         amministrativa o pecuniaria, in merito alla legalità di un atto lesivo nei confronti dell’interessato. Se il Segretario generale
         non risponde ad un ricorso amministrativo entro 5 mesi dall’introduzione dello stesso, la mancanza di risposta si considera
         una decisione implicita di rigetto. Avverso tale decisione è proponibile impugnazione dinanzi alla camera dei ricorsi.
      
      26.      L’art. 80 del regolamento, per quanto viene in rilievo nel caso in esame, recita:
      
      «La camera dei ricorsi ha competenza esclusiva di prima e ultima istanza per statuire su qualsiasi litigio fra gli organi
         di direzione delle Scuole e i membri del personale in merito alla legalità di un atto arrecante loro pregiudizi (…)».
      
      Ai sensi del n. 2, il ricorso contenzioso è proponibile solo qualora sia stato previamente proposto un ricorso amministrativo
         al Segretario generale conformemente all’art. 79 e se tale ricorso sia stato oggetto di una risposta esplicita o implicita
         di rigetto.
      
      Il n. 5 si legge: «[i] ricorsi contenziosi di cui al presente articolo sono istruiti e giudicati nelle condizioni previste
         dal Regolamento di procedura stabilito dalla camera dei ricorsi.
      
      I ricorsi impugnati davanti alla camera dei ricorsi non hanno effetto sospensivo. La camera dei ricorsi può, tuttavia, se
         ritiene che le circostanze lo esigano, ordinare di sospendere l’esecuzione dell’atto contestato. Le sentenze della camera
         dei ricorsi sono definitive e hanno forza esecutiva».
      
       Il Trattato CE (15)
      
      27.      L’art. 12, primo comma, CE, si legge: «[n]el campo di applicazione del presente Trattato, e senza pregiudizio delle disposizioni
         particolari dallo stesso previste, è vietata ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità».
      
      28.      L’art. 39 CE dispone che:
      
      «1. La libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità è assicurata.
      2. Essa implica l’abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri,
         per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.
      
      3. Fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica, essa importa
         il diritto:
      
      a) di rispondere a offerte di lavoro effettive;
      b) di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri;
      c) di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi un’attività di lavoro, conformemente alle disposizioni
         legislative, regolamentari e amministrative che disciplinano l’occupazione dei lavoratori nazionali;
      
      d) di rimanere, a condizioni che costituiranno l’oggetto di regolamenti di applicazione stabiliti dalla Commissione, sul territorio
         di uno Stato membro dopo aver occupato un impiego.
      
      (…)».
      29.      A termini dell’art. 234 CE:
      
      «La Corte di giustizia è competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale:
      a) sull’interpretazione del presente trattato;
      (…)
      Quando una questione del genere è sollevata dinanzi ad una giurisdizione di uno degli Stati membri, tale giurisdizione può,
         qualora reputi necessaria per emanare la sua sentenza una decisione su questo punto, domandare alla Corte di giustizia di
         pronunciarsi sulla questione.
      
      Quando una questione del genere è sollevata in un giudizio pendente davanti a una giurisdizione nazionale, avverso le cui
         decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto interno, tale giurisdizione è tenuta a rivolgersi alla
         Corte».
      
       Fatti all’origine della causa principale e procedimento
       Il calcolo dello stipendio
      30.      L’art. 49, n. 1, dello Statuto del personale dispone che tutti gli insegnanti debbano ricevere lo stipendio mensile calcolato
         in euro, come stabilito nell’allegato III (16).
      
      31.      Lo stipendio riflette la struttura delle scuole europee, in quanto l’onere di pagamento della retribuzione è ripartito tra
         gli Stati membri e le scuole. Pertanto, quando è distaccato presso le scuole europee, l’insegnante comandato continua a ricevere
         gli emolumenti nazionali (tolte le ritenute obbligatorie di carattere fiscale e previdenziale) (17). Gli emolumenti nazionali sono convertiti in euro al tasso di cambio identificato. L’importo degli emolumenti nazionali è
         poi dedotto dallo stipendio mensile stabilito nell’allegato III dello Statuto del personale. La differenza tra le due retribuzioni
         è denominata «supplemento europeo»; tale supplemento viene versato direttamente dalla scuola europea all’insegnante comandato
         ed è finanziato attraverso il bilancio dell’UE (18). La somma del supplemento europeo e degli emolumenti nazionali costituisce il trattamento economico di base ai sensi dello
         Statuto del personale.
      
      32.      Il 1º luglio 2007 un euro valeva GBP 0,67215. Tuttavia, a partire dall’ottobre 2007 la sterlina ha iniziato a svalutarsi notevolmente
         rispetto all’euro. Il 1º dicembre 2007 un euro valeva GBP 0,71475 ed il 1º giugno 2008 GBP 0,7866. Pertanto, tra il 1º luglio
         2007 ed il 30 giugno 2008 la sterlina inglese ha perso circa il 7,4% del proprio valore rispetto all’euro.
      
      33.      Il tasso di cambio applicato al fine di convertire in euro gli emolumenti nazionali corrisposti agli insegnanti veniva fissato
         il 1º luglio di ogni anno. Anteriormente alla modifica intervenuta nel luglio 2008, lo Statuto del personale non prevedeva
         che si dovesse procedere ad adeguamenti intermedi del tasso di cambio fissato il 1º luglio, per tenere conto delle fluttuazioni
         del tasso di cambio registrate nel corso di un anno. Pertanto, non esisteva un meccanismo di adeguamento che permettesse di
         compensare le perdite subite in conseguenza della forte svalutazione della sterlina rispetto all’euro nel periodo compreso
         tra l’ottobre 2007 ed il giugno 2008.
      
      34.      La modifica dello Statuto del personale del 1º luglio 2008 ha reso possibile procedere ad un adeguamento intermedio qualora
         vi sia uno scarto uguale o superiore al 5% tra il tasso di cambio di una valuta rispetto ai tassi applicati in precedenza (19).
      
       Fatti e procedimento
      35.      A partire dal mese di aprile 2008, il sig. Miles ed altri 135 insegnanti distaccati dalle autorità del Regno Unito presso
         le Scuole europee proponevano ricorsi amministrativi dinanzi al Segretario generale a norma dell’art. 79 dello Statuto del
         personale. Nei rispettivi ricorsi, gli insegnanti chiedevano un adeguamento del calcolo della voce dello stipendio corrispondente
         al supplemento europeo, al fine di ottenere una compensazione per la svalutazione registrata dalla sterlina rispetto all’euro
         nel periodo compreso tra l’ottobre 2007 ed il giugno 2008. Con lettera 7 novembre 2008 il Segretario generale confermava il
         rigetto dei ricorsi amministrativi. Il 15 dicembre 2008, i suddetti insegnanti impugnavano la decisione del Segretario generale
         dinanzi alla camera dei ricorsi.
      
      36.      Il 9 maggio 2008 un ulteriore ricorrente, il sig. Robert Watson MacDonald, proponeva ricorso amministrativo dinanzi al Segretario
         generale, ed il 9 gennaio 2009 impugnava la decisione del Segretario generale dinanzi alla camera dei ricorsi.
      
      37.      Tutti i ricorsi di appello proposti dai detti docenti riguardano il calcolo del supplemento europeo spettante agli insegnanti
         britannici che prestano servizio presso scuole situate in Stati membri in cui l’euro costituisce la valuta corrente.
      
       L’ordinanza di rinvio
      38.      Nell’ordinanza di rinvio, la camera dei ricorsi osserva che, ai sensi dell’art. 26 della Convenzione, la Corte di giustizia
         è la sola competente a conoscere delle controversie tra le parti contraenti relative all’interpretazione e all’applicazione
         della Convenzione che non siano state risolte in sede di Consiglio superiore. Tuttavia, la Convenzione non contiene disposizioni
         che autorizzino esplicitamente la camera dei ricorsi ad interpellare la Corte in relazione ad una causa pendente dinanzi ad
         essa.
      
      39.      La camera dei ricorsi sottolinea che il suo compito è di garantire un’applicazione uniforme del diritto nelle materie di sua
         competenza. Il suo verdetto pronunciato in un’impugnazione vincola le parti e qualora queste ultime non vi diano esecuzione,
         esso deve essere reso esecutivo dalle autorità competenti degli Stati membri. La camera dei ricorsi sostiene che, tenuto conto
         del contesto giuridico generale (e, in particolare, del suo obbligo di garantire l’applicazione uniforme del diritto dell’Unione
         nell’ambito delle sue competenze), sarebbe paradossale considerarla non competente ad adire la Corte ai sensi dell’art. 234 CE.
      
      40.      Di conseguenza, la camera dei ricorsi intende sottoporre alla Corte le seguenti questioni:
      
      «1)      Se l’art. 234 [CE] debba essere interpretato nel senso che un organo giurisdizionale come la Camera di ricorso, istituita
         dall’art. 27 della [Convenzione sulle scuole europee], rientri nel suo campo di applicazione e, giacché essa statuisce in
         ultimo grado, se sia tenuta ad adire la Corte di giustizia;
      
      2)      qualora la prima questione sia risolta positivamente, se gli artt. 12 CE e 39 CE debbano essere interpretati nel senso che
         ostano all’applicazione di un sistema di retribuzione come quello in vigore all’interno delle scuole europee, in quanto detto
         sistema, anche se si riferisce espressamente a quello dei funzionari comunitari, non consente di prendere pienamente in considerazione,
         anche retroattivamente, la svalutazione di una valuta che comporta una perdita di potere d’acquisto per gli insegnanti distaccati
         dalle autorità dello Stato membro interessato;
      
      3)      qualora la seconda questione sia risolta positivamente, se una differenza come quella accertata tra, da un lato, la situazione
         degli insegnanti distaccati presso le scuole europee – alla cui retribuzione provvedono sia le rispettive autorità nazionali,
         sia la scuola europea presso la quale insegnano – e, dall’altro, la situazione dei funzionari della Comunità europea – alla
         cui retribuzione provvede unicamente quest’ultima – possa giustificare, alla luce dei principi contenuti negli articoli sopra
         citati e anche se lo statuto di cui trattasi si riferisce espressamente a quello dei funzionari comunitari, la diversità dei
         tassi di cambio applicati per garantire il mantenimento di un potere d’acquisto equivalente». 
      
      41.      Per conto degli insegnanti, del Segretario generale e della Commissione sono state depositate memorie scritte e sono state
         formulate osservazioni orali all’udienza del 9 giugno 2010.
      
       Valutazione
       Prima questione
      42.      La prima questione pone un problema di principio. Si chiede se la competenza della Corte ai sensi dell’art. 234 CE si estenda
         ad organismi quali la camera dei ricorsi. Se tale questione fosse risolta in senso negativo, non vi sarebbe bisogno di rispondere
         alla seconda e alla terza questione.
      
       Se le questioni poste dalla camera dei ricorsi riguardino materie di diritto dell’Unione.
      43.      Per conto del Segretario generale delle scuole europee si sostiene che tali scuole sono state istituite sulla base di accordi
         internazionali e che tali accordi, come anche le misure e le decisioni adottate dalle scuole europee, non dovrebbero essere
         considerati parte integrante del diritto dell’Unione. Pertanto, il sistema che regola il funzionamento delle scuole europee
         rimarrebbe escluso dall’ambito delle materie contemplate dall’art. 234 CE.
      
      44.      Nella causa Hurd (20), la questione sottoposta alla Corte richiedeva un esame del regime di retribuzione applicato agli insegnanti britannici delle
         scuole europee in servizio presso la scuola di Culham, in Inghilterra. Il Consiglio superiore della prima scuola europea ha
         deciso (nel corso di una riunione tenutasi il 26 ed il 27 gennaio 1957) che gli insegnanti debbano pagare le imposte sullo
         stipendio (o su quella parte di esso) corrispondente allo stipendio nazionale. D’altra parte, gli assegni integrativi e le
         indennità percepiti ai sensi dello Statuto del personale sono esenti da imposta. Nel Regno Unito, il supplemento europeo e
         l’assegno differenziale versati dalla scuola di Culham agli insegnanti che non erano cittadini britannici erano esenti da
         imposta. La causa principale all’origine della sentenza Hurd verteva sulla questione se tali importi fossero invece imponibili
         quando venivano versati ai cittadini britannici. Il sig. Hurd sosteneva che le integrazioni retributive versate dalla scuola
         europea di Culham agli insegnanti ivi distaccati dal Regno Unito dovevano essere esonerate dalle imposte nazionali in forza
         del diritto comunitario. Secondo il sig. Hurd, poiché il Regno Unito aveva aderito alla Convenzione che istituiva lo Statuto
         della Scuola europea, essendovi tenuto in forza dell’art. 3 dell’atto di adesione del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
         del Nord alle Comunità europee del 1972, esso avrebbe accettato anche la decisione adottata nella riunione del 26 e del 27
         gennaio 1957. Il governo del Regno Unito ribatteva che, sebbene la Corte avesse la facoltà di interpretare l’art. 3 dell’Atto
         di adesione, essa tuttavia non era competente ad interpretare gli accordi istitutivi delle scuole europee.
      
      45.      La Corte si è dichiarata incompetente ad interpretare l’art. 3 dell’Atto di adesione al fine di definire gli obblighi del
         Regno Unito ai sensi delle misure e delle decisioni degli organi delle scuole europee, poiché tali strumenti ricadevano al
         di fuori delle categorie di atti contemplate dall’art. 234 CE. Il semplice fatto che le dette convenzioni presentassero legami
         con la Comunità e con il funzionamento delle sue istituzioni non significava che esse dovessero considerate parte integrante
         del diritto comunitario. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che – onde determinare l’ambito di applicazione dell’art. 3 dell’Atto
         di adesione relativamente a tali atti – poteva essere necessario definire la natura giuridica delle misure e delle decisioni
         adottate dalle scuole europee e, di conseguenza, esaminarle per quanto risultasse necessario a tale scopo (21).
      
      46.      La Corte ha recentemente confermato la giurisprudenza Hurd con la sentenza Commissione/Belgio (22). Dalla giurisprudenza della Corte si evince pertanto che lo Statuto del personale adottato dal Consiglio superiore delle
         scuole europee a norma dell’art. 12, n. 1 della Convenzione è uno strumento prima facie escluso dall’ambito di applicazione
         dell’art. 234 CE.
      
      47.      Mi sembra quindi che, nell’ambito della presente causa, lo Statuto del personale possieda lo stesso status delle disposizioni
         del diritto nazionale nel contesto di un rinvio operato da un giudice nazionale. La Corte non è competente ad interpretare
         lo statuto in quanto tale, ma può fornire indicazioni circa il modo in cui il diritto dell’Unione vi si applica.
      
      48.      Inoltre, all’udienza le scuole europee hanno ammesso di applicare il Trattato ed hanno riconosciuto che le questioni di merito
         sottoposte alla Corte riguardano la corretta interpretazione di quest’ultimo.
      
      49.      Ritengo pertanto che, in quanto la seconda e la terza questione formulano una richiesta esplicita di interpretazione del Trattato,
         lo Statuto del personale possa essere esaminato nei limiti in cui tale interpretazione risulti necessaria al fine di risolvere
         le questioni di diritto dell’Unione sollevate nel presente procedimento.
      
       Se la camera dei ricorsi sia un organo giurisdizionale nazionale ai sensi dell’art. 234 CE
      50.      Secondo costante giurisprudenza «per valutare se l’organo del rinvio possegga le caratteristiche di una “giurisdizione” ai
         sensi dell’art. 234 CE, questione unicamente di diritto comunitario, la Corte tiene conto di un insieme di elementi, quali
         il fondamento legale dell’organo, il suo carattere permanente, l’obbligatorietà della sua giurisdizione, la natura contraddittoria
         del procedimento, il fatto che l’organo applichi norme giuridiche e che sia indipendente» (23). Inoltre, i giudici nazionali possono adire la Corte unicamente se dinanzi ad essi sia pendente una lite e se essi siano
         stati chiamati a statuire nell’ambito di un procedimento destinato a risolversi in una pronuncia di carattere giurisdizionale (24).
      
      51.      La Commissione e gli insegnanti sostengono che la camera dei ricorsi possiede tutte le caratteristiche di una giurisdizione
         ai sensi dell’art. 234 CE. Le scuole europee ammettono che la camera dei ricorsi sia un organo giurisdizionale, ma osservano
         che non si tratta di una giurisdizione di uno degli Stati membri, come richiede il disposto dell’art. 234 CE, secondo comma. Pertanto, affronterò solo brevemente gli aspetti che non sono
         controversi per poi concentrarmi su quest’ultima questione.
      
      52.      La camera dei ricorsi è istituita in base all’art. 27 della Convenzione. Si tratta pertanto di un organo con un fondamento
         chiaramente legale. Il suo carattere permanente è deducibile dall’art. 27, n. 1, in quanto si tratta di un organo istituito
         senza limiti di durata, e i cui membri hanno un mandato di cinque anni rinnovabile. Ai sensi dell’art. 27, n. 2, la camera
         dei ricorsi è la sola competente a conoscere delle controversie di cui è investita e, conformemente all’art. 27, n. 6 (come
         confermato dall’art. 80, n. 5, dello Statuto del personale), le sue decisioni sono vincolanti ed esecutive; tali disposizioni
         indicano chiaramente che la camera dei ricorsi svolge funzioni giurisdizionali. L’art. 27, n. 5 autorizza la camera dei ricorsi
         ad adottare il proprio regolamento di procedura al fine di applicare lo Statuto, ed il regolamento che essa ha adottato prevede
         il procedimento in contraddittorio.
      
      53.      È altresì evidente che la camera dei ricorsi possiede la caratteristica di organo indipendente, che è intrinseca alla funzione
         giurisdizionale. (25) La sua composizione è disciplinata dall’art. 27, n. 3, della Convenzione e dagli artt. 1, 2, 3 e 5 dello Statuto. Pertanto,
         i suoi membri devono essere persone di indubitabile indipendenza, e sono scelti all’interno di un elenco predisposto dalla
         Corte di giustizia. Essi giurano solennemente di agire in maniera indipendente ed imparziale e non possono svolgere attività
         incompatibili con tale obbligo. Un membro può essere sollevato dall’incarico solo se, dopo essere stato ascoltato, la maggioranza
         di due terzi dei suoi colleghi ritenga che egli non soddisfi più le condizioni prescritte. Inoltre, la camera dei ricorsi
         agisce in qualità di terzo rispetto all’organo che ha adottato la decisione contestata, in quanto si tratta di un organo separato
         e distinto dal Segretario generale.
      
      54.      Una volta accertato che la camera dei ricorsi soddisfa tutti i requisiti per essere considerata una giurisdizione, passo ora
         ad esaminare la questione fondamentale se tale organo possa essere considerato una giurisdizione di uno degli Stati membri.
      55.      Le scuole europee sostengono che il secondo comma dell’art. 234 CE dovrebbe essere interpretato letteralmente, nel senso che
         indica la giurisdizione di uno Stato membro – qualità che la camera dei ricorsi non possiede.
      
      56.      La Commissione e gli insegnanti sostengono che lo scopo dell’art. 234 CE è di garantire l’applicazione coerente ed uniforme
         del diritto dell’Unione. Di conseguenza, l’art. 234 CE dovrebbe ricevere un’interpretazione teleologica ed i termini «giurisdizione
         di uno degli Stati membri» (26) dovrebbero essere interpretati estensivamente. Nella sentenza Rheinmühlen (27), la Corte ha confermato che lo scopo dell’allora art. 177 del trattato CEE era quello di garantire in ogni caso l’applicazione
         uniforme del diritto in tutti gli Stati membri della Comunità.
      
      57.      Concordo con la Commissione e con gli insegnanti.
      
      58.      Sono passati circa trent’anni da quando la Corte ha interpretato per la prima volta quello che è poi diventato l’art. 234 CE
         in un senso più ampio rispetto al significato letterale del secondo comma. Nella sentenza Broekmeulen (28), la Corte ha statuito che quando la commissione di ricorso istituita dalla Reale Associazione olandese per la promozione della
         medicina (la «commissione di ricorso») applicava e decideva materie che interessavano il diritto comunitario, essa doveva
         essere considerata una giurisdizione di uno Stato membro. Nella sentenza la Corte ha osservato che non esisteva un diritto
         di impugnare le decisioni della commissione di ricorso nell’ambito della giurisdizione ordinaria.
      
      59.      Nella presente causa la camera dei ricorsi è «la sola competente, in prima e in ultima istanza» (29). Poiché la competenza di tale organo comprende i diritti e gli obblighi degli insegnanti, molti dei quali avranno esercitato
         il proprio diritto alla libera circolazione come parte integrante dell’accettazione del comando presso le varie scuole europee,
         nel dirimere le controversie di cui è investita, la camera dei ricorsi dovrà inevitabilmente applicare (e privilegiare) –
         come invero accade nel presente caso – il diritto dell’Unione. Come nel caso della commissione coinvolta nella causa Broekmeulen,
         nella presente causa non esiste un diritto di impugnare le decisioni della camera dei ricorsi dinanzi alla giurisdizione ordinaria
         di un qualsivoglia Stato membro. L’analogia con la causa Broekmeulen è pertanto inevitabile (30).
      
      60.      Nella sentenza Christian Dior (31), la Corte si è pronunciata, nell’ambito di un procedimento vertente sull’interpretazione della direttiva sui marchi (32), sulla questione se la Corte Suprema dei Paesi Bassi o la Corte di giustizia del Benelux (33) dovessero essere considerate il giudice avverso le cui decisioni non può essere proposto un ricorso giurisdizionale di diritto
         interno e che pertanto è tenuto a rivolgersi alla Corte di giustizia ai sensi dell’art. 234, terzo comma, CE. Anche in tale
         caso la Corte ha adottato un’interpretazione teleologica e, con riferimento alla Corte del Benelux, ha dichiarato: «[n]on
         vi è, infatti, alcun motivo valido che possa giustificare che ad un organo giurisdizionale del genere, comune a vari Stati membri, non sia consentito di sottoporre questioni pregiudiziali alla Corte alla stessa stregua degli organi giurisdizionali propri
         a ciascuno di tali Stati membri». La Corte è pervenuta a tale conclusione tenendo in considerazione due fattori. In primo
         luogo, la Corte del Benelux aveva il compito di garantire l’uniformità nell’applicazione delle norme giuridiche comuni ai
         tre Stati del Benelux e, inoltre, il procedimento instaurato dinanzi ad essa costituiva un incidente nell’ambito delle cause
         pendenti dinanzi ai giudici nazionali, in esito al quale sarebbe stata fissata un’interpretazione definitiva delle norme giuridiche
         comuni al Benelux. In secondo luogo, consentire alla Corte del Benelux di rivolgersi alla Corte di giustizia rispondeva all’obiettivo
         dell’art. 234 CE, che è quello di salvaguardare l’uniformità d’interpretazione del diritto comunitario (34).
      
      61.      Nelle sue conclusioni relative a tale causa, l’avvocato generale Jacobs ha brevemente esaminato siffatta questione. Egli ha
         evidenziato che «l’obiettivo delle norme del Trattato è di impedire che un giudice di uno degli Stati membri, le cui decisioni
         siano definitive, possa statuire su una questione di diritto comunitario senza che questa Corte si sia pronunciata in via
         pregiudiziale».
      
      62.      Le scuole europee sostengono che la causa Christian Dior è diversa dalla presente fattispecie, in quanto, in tale caso, la
         questione discussa nella causa principale era sorta inizialmente dinanzi ad un giudice nazionale (il Rechtbank te Haarlem;
         il rinvio è stato successivamente operato dalla Corte suprema dei Paesi Bassi). Nella presente causa, invece, non è mai sorta
         una controversia dinanzi un giudice nazionale e, di conseguenza, non vi può essere una questione sollevata da un organo giurisdizionale
         nazionale.
      
      63.      Non sono d’accordo. Secondo la mia opinione, la Corte dovrebbe adottare anche in questo caso un’interpretazione teleologica
         dell’art. 234 CE; e ciò per le ragioni di seguito esposte.
      
      64.      Anzitutto, gli Stati membri hanno istituito di concerto la camera dei ricorsi quale giurisdizione di primo ed ultimo grado
         competente a conoscere di tutte le controversie riguardanti le scuole europee che sono regolate dalla Convenzione (o da un
         atto adottato sulla base di essa, come lo Statuto del personale) (35). La camera dei ricorsi ha il compito di garantire l’applicazione uniforme delle norme contenute nella Convenzione. I verdetti
         della camera dei ricorsi sono definitivi ed esecutivi. La Convenzione stabilisce che tali verdetti sono resi esecutivi dalle
         autorità degli Stati membri conformemente alle rispettive legislazioni nazionali (36).
      
      65.      Ne consegue che la camera dei ricorsi dovrebbe essere considerata una giurisdizione «comune a vari Stati membri». Senza dubbio,
         in quanto è comune a tutti gli Stati membri, essa rappresenta l’espressione ultima del concetto in parola. Sarebbe paradossale
         negare a tale organo, allorché applica il diritto dell’Unione, la facoltà di rivolgersi alla Corte di giustizia, quando poi
         gli Stati membri hanno l’obbligo di rendere esecutive le sue decisioni attraverso i giudici nazionali.
      
      66.      In tale contesto, osservo che, ai sensi dell’art. 26 della Convenzione, la Corte di giustizia è la sola competente a conoscere
         delle controversie tra le parti contraenti relative all’interpretazione e all’applicazione della presente convenzione che
         non siano state risolte in sede di Consiglio superiore (37). Costituirebbe pertanto un’anomalia il fatto che una questione equivalente, sorta nell’ambito di una controversia sollevata
         da singoli avverso una decisione adottata dal Segretario generale, non potesse ugualmente essere sottoposta dalla camera dei
         ricorsi alla Corte di giustizia per ottenere una decisione autorevole, nel caso in cui riguardasse tematiche vertenti sull’interpretazione
         del diritto dell’Unione.
      
      67.      Mi sembra che, da questo punto di vista, possiamo istituire un parallelismo con il sistema ordinario stabilito dai Trattati,
         in cui i ricorsi diretti sono integrati dal rinvio pregiudiziale e rispetto al quale l’interpretazione della Corte è stata
         tendenzialmente generosa, al fine di salvaguardare l’interpretazione uniforme del diritto nonché di garantire una protezione
         effettiva.
      
      68.      Nella causa Zwartweld (38), la Corte era investita di una «domanda di cooperazione giudiziaria», presentata da un giudice nazionale che, secondo un’interpretazione
         letterale, non rientrava manifestamente nel sistema procedurale istituito dal Trattato. Il Rechter-commissaris dell’Arrondissementsrechtbank
         di Groninga (Paesi Bassi) stava conducendo un’istruttoria su alcune gravi infrazioni riguardanti la direzione del mercato
         del pesce fresco di Lauwersoog, compresa una presunta violazione delle disposizioni nazionali adottate in attuazione delle
         norme comunitarie in materia di contingenti di pesca. Tale autorità considerava essenziale, ai fini dell’istruttoria, di poter
         disporre, tra l’altro, di una copia dei rapporti redatti dagli ispettori comunitari della pesca e aveva indicato che avrebbe
         potuto rivelarsi necessario, dopo aver preso conoscenza di tali atti, sentire come testi gli ispettori interessati. La Commissione
         ha respinto tale domanda, adducendo che i documenti richiesti facevano parte di un fascicolo relativo a procedimenti in corso
         presso la Commissione. Il Rechter-commissaris si è quindi rivolto alla Corte e ha chiesto assistenza sulla base del protocollo
         sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee, nonché della convenzione o delle convenzioni europee di assistenza
         giudiziaria (di cui la Comunità non era parte, ma che egli considerava inserite nell’ordinamento giuridico comunitario a tal
         punto da dover essere considerate parte integrante del diritto comunitario).
      
      69.      La Corte non ha dichiarato il ricorso irricevibile. Al contrario, riunita in seduta plenaria, essa ha statuito (39) che, in una comunità di diritto, le istituzioni comunitarie erano tenute a rispettare l’obbligo di leale cooperazione (che
         assumeva una particolare importanza ove sorgesse con le autorità giudiziarie degli Stati membri incaricate di vigilare sull’applicazione
         e sul rispetto del diritto comunitario). Quale inevitabile corollario, la Corte doveva poter garantire il controllo giurisdizionale
         dell’osservanza del detto obbligo e, di conseguenza, era competente a valutare se il rifiuto di cooperare con le autorità
         nazionali opposto dalle istituzioni comunitarie fosse giustificato (40).
      
      70.      La Corte ha conseguentemente esercitato la propria competenza, ordinando alla Commissione di comunicare i documenti richiesti
         e di autorizzare gli ispettori ad essere ascoltati come testi, a meno che essa rendesse noti i «motivi imperativi attinenti
         alla necessità di salvaguardare gli interessi delle Comunità», che giustificavano il rifiuto di tale autorizzazione (41).
      
      71.      Ammiro la volontà della Corte nella causa Zwartweld di rispettare la finalità dei Trattati e di confermare la propria competenza
         a tutelare importanti principi del diritto comunitario, garantendo in tal modo che le Comunità continuassero ad essere «una
         Comunità di diritto». Nei vent’anni trascorsi dalla pronuncia dell’ordinanza Zwartweld le Comunità europee sono diventate
         l’Unione europea e sono cambiate molte altre cose; ma è rimasta inalterata la cruciale importanza di garantire il rispetto
         delle norme dei Trattati e degli strumenti ad esse collegati nonché di tutelare il principio dello stato di diritto.
      
       Il diritto al ricorso giurisdizionale
      72.      L’impellente ragione che spinge ad adottare un’interpretazione teleologica dell’art. 234 CE consiste nel fatto che tale approccio
         è necessario per garantire un’interpretazione uniforme e coerente del diritto dell’Unione. Perciò, la camera dei ricorsi dovrebbe
         essere autorizzata a rivolgersi alla Corte quando ritiene che una pronuncia di quest’ultima su una questione di diritto dell’Unione
         sia indispensabile al fine di poter emettere la propria decisione.
      
      73.      L’uniformità e la coerenza del diritto dell’Unione costituiscono il primo obiettivo del rinvio pregiudiziale. Sarebbe bizzarro
         se gli Stati membri e le istituzioni comunitarie avessero creato un organismo che statuisce in ultima istanza su questioni
         riguardanti il diritto dell’Unione, ma che – in base ad un’interpretazione restrittiva delle competenze della Corte ai sensi
         dell’art. 234 CE – non può interrogare la Corte in via pregiudiziale.
      
      74.      Come ha affermato l’avvocato generale Ruiz-Jarabo Colomer nelle sue conclusioni relative alla causa Umweltanwalt von Kärnten
         (42):
      
      «L’art. 234 CE instaura un dialogo tra giudici al fine di garantire l’applicazione uniforme del diritto comunitario in tutti
         gli Stati membri. La Corte di giustizia ha permesso che una grande varietà di soggetti prendesse parte a tale dialogo (…Tale
         interpretazione eccessivamente generosa), nonostante gli inconvenienti già segnalati in precedenza, è in qualche modo giustificabile.
         L’organizzazione della giustizia in un’Europa composta da ventisette Stati membri si ispira a parametri ed a progetti assai
         eterogenei. È difficile concepire un modello comune per descrivere la funzione giurisdizionale di così tanti paesi, difficoltà
         che ha indotto ad accogliere un’interpretazione tanto generica ed ampia dei criteri stabiliti nella sentenza Vaassen-Goebbels».
      
      75.      Inoltre, un’interpretazione restrittiva sarebbe contraria alla finalità ed all’etica del rinvio pregiudiziale. Essa sarebbe
         l’antitesi dello spirito di cooperazione giudiziaria che la Corte ha costantemente enfatizzato nella sua giurisprudenza (43).
      
      76.      Secondo la mia opinione, negare alla camera dei ricorsi la facoltà di rivolgersi alla Corte per ottenere una pronuncia su
         una questione di diritto dell’Unione che risulta rilevante per un ricorso di cui la camera è investita, significherebbe pregiudicare
         l’uniformità e la coerenza del diritto dell’Unione. Inoltre, ciò facendo, i ricorrenti nella causa a qua verrebbero privati
         del loro diritto al ricorso giurisdizionale, come hanno ammesso le scuole europee all’udienza.
      
      77.      Tenuto conto di tutti questi fattori, ritengo che, in base ad un’interpretazione teleologica, la camera dei ricorsi rientri
         nell’ambito di applicazione dell’art. 234 CE.
      
       Se l’eventuale accoglimento del presente rinvio pregiudiziale possa indurre un insostenibile aumento del numero dei ricorsi
         presentati alla Corte
      
      78.      Si potrebbe obiettare che, qualora la camera dei ricorsi delle scuole europee venisse considerata competente a sottoporre
         alla Corte di giustizia questioni riguardanti il diritto dell’Unione a norma dell’art. 234 CE, la Corte potrebbe venire sommersa
         da domande simili presentate da altri organismi che, fino ad ora, sono stati considerati esclusi dal campo di applicazione
         dell’art. 234 CE.
      
      79.      La Commissione ha rilevato anzitutto che, nel ponderare il rischio di un potenziale incremento del numero dei rinvii pregiudiziali
         e l’esigenza di garantire l’applicazione uniforme del diritto dell’Unione, dovrebbe prevalere quest’ultima. In secondo luogo,
         è stato osservato che la camera dei ricorsi è un’istituzione assai specifica. È quindi improbabile che esistano molti altri
         organismi con le stesse caratteristiche e che, pertanto, risultino competenti a proporre questioni pregiudiziali a norma dell’art. 234 CE.
      
      80.      Condivido questa tesi.
      
      81.      L’argomento secondo cui ammettere questioni pregiudiziali rivolte dalla camera dei ricorsi alla Corte ai sensi dell’art. 234 CE
         potrebbe sovraccaricare la Corte di lavoro non esprime una posizione basata su principi di diritto. Se, interpretando correttamente
         la legge, la camera dei ricorsi dovesse risultare competente a proporre questioni pregiudiziali, il fatto (eventuale ed ipotetico)
         che possa verificarsi un incremento del carico di lavoro della Corte non è una ragione valida per pervenire ad una diversa
         conclusione.
      
      82.      In occasione del recente ed importante allargamento dell’Unione, avvenuto nel 2004 (da 15 a 25 Stati membri), sarebbe stato
         impensabile suggerire che, sebbene gli organi giurisdizionali dei nuovi Stati membri fossero qualificati per proporre rinvii
         pregiudiziali alla Corte, sarebbe stato opportuno, e quindi auspicabile, non ammetterli, per timore che la Corte fosse oberata
         di lavoro. L’opportunità, sebbene possa risultare attraente, non costituisce un valido argomento di diritto.
      
      83.      Inoltre, è difficile se non impossibile trovare istituzioni simili alla Camera dei ricorsi all’interno del sistema dell’Unione.
      
      84.      In primo luogo, tutte le parti contraenti della Convenzione che istituisce le suole europee (i 27 Stati membri e le istituzioni
         dell’Unione) fanno parte dell’Unione. La situazione, pertanto, è diversa da quella degli accordi sui quali si fondano organi
         come la Corte europea dei diritti umani (44) e i gruppi speciali dell’OMC (45), o degli accordi in base ai quali potrebbe essere istituito il nuovo Tribunale europeo dei brevetti (46). È ragionevole sostenere che sarebbe necessaria una disposizione specifica per permettere a tali giudici internazionali di
         rivolgersi alla Corte di giustizia. Al contrario, le controversie dinanzi alla camera dei ricorsi sorgono solamente all’interno
         dell’Unione e riguardano esclusivamente parti assoggettate al diritto dell’Unione.
      
      85.      In secondo luogo, i membri della camera dei ricorsi sono scelti da un elenco predisposto dalla Corte di giustizia ed i criteri
         di designazione non sono diversi da quelli applicabili ai membri del Tribunale della funzione pubblica. Entrambi gli elementi
         pongono in rilievo la funzione giurisdizionale della camera dei ricorsi ed il suo legame con il sistema giuridico dell’Unione.
      
      86.      L’Istituto Universitario Europeo (in prosieguo: l’«IUE») costituisce il termine di paragone più pertinente. L’IUE è stato
         creato nel 1972 sulla base di una convenzione internazionale (in prosieguo: la «convenzione IUE») conclusa tra i sei Stati
         membri originari. Lo Statuto del personale dell’IUE prevede una procedura di ricorso, in esito alla quale è possibile proporre
         impugnazione dinanzi alla commissione di ricorso. Tuttavia, la commissione di ricorso appare diversa dalla camera dei ricorsi
         in quanto, per esempio, non è stata istituita dalla Convenzione IUE allo scopo di conoscere delle controversie. Pertanto,
         non si potrebbe necessariamente dedurre che, se riconoscessimo la competenza della camera dei ricorsi delle scuole europee
         a rivolgersi alla Corte di giustizia a norma dell’art. 234 CE, la Corte dovrebbe automaticamente ammettere un rinvio proposto
         dalla commissione di ricorso dell’IUE.
      
      87.      In sintesi, la camera dei ricorsi, del pari alla Convenzione che l’ha istituita, sembra essere uno dei pochi organi di carattere
         speciale – se non l’unico – che operano all’interno dell’Unione europea. È pertanto altamente improbabile che la Corte venga
         sommersa da rinvii pregiudiziali proposti da organi simili alla camera dei ricorsi. Inoltre, come ho avuto modo di rilevare
         in precedenza, ove le disposizioni applicabili non facciano parte del diritto dell’Unione, il compito della Corte sarà limitato
         a fornire criteri per interpretare il diritto dell’Unione nella misura in cui esso riguardi l’applicazione di tali disposizioni.
      
      88.      Di conseguenza, ritengo che la prima questione pregiudiziale dovrebbe essere risolta nel senso che la camera dei ricorsi delle
         scuole europee rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 234 CE e, giacché statuisce in ultimo grado, essa non solo è
         competente ad adire la Corte di giustizia con un rinvio pregiudiziale in merito a questioni riguardanti il diritto dell’Unione,
         ma, in via di principio, è tenuta ad adire la Corte alle stesse condizioni delle altre giurisdizioni avverso le cui decisioni
         non sia proponibile appello.
      
       Seconda questione
      89.      Con la seconda questione la camera dei ricorsi intende sapere se l’art. 12 CE (che vieta le discriminazioni fondate sulla
         cittadinanza) e l’art. 39 CE (che garantisce la libera circolazione dei lavoratori) ostassero all’applicazione del sistema
         di retribuzione vigente nelle scuole europee all’epoca dei fatti, nei limiti in cui tale sistema non prevedeva alcuna modalità
         di adeguamento che permettesse di prendere in considerazione la svalutazione di una moneta che poteva ridurre il potere d’acquisto
         dello stipendio di alcuni insegnanti comandati. Al riguardo, la camera dei ricorsi osserva che il sistema in questione «si
         riferisce espressamente a quello dei funzionari comunitari».
      
      90.      Tale questione è sorta perché nel periodo compreso tra il 1º luglio 2007 ed il 1º luglio 2008 la sterlina si era notevolmente
         svalutata rispetto all’euro. Il tasso di cambio applicato agli stipendi dei funzionari comunitari, tuttavia, non aveva subito
         variazioni nel periodo considerato, come del resto non era cambiato l’importo (calcolato ed espresso in euro al 1º luglio
         2007) del supplemento europeo che spettava ad ogni singolo insegnante (47). In conseguenza di questi due fattori, il valore (in euro) degli emolumenti nazionali versati agli insegnanti distaccati
         dal Regno Unito e assegnati ad un posto retribuito in euro era diminuito, sicché il valore in euro dello stipendio complessivo
         (emolumenti nazionali più supplemento europeo) era parallelamente diminuito.
      
      91.      Gli insegnanti sostengono che il detto sistema di retribuzione non riusciva a garantire che tutti gli insegnanti comandati
         potessero disporre dello stesso potere d’acquisto. Essi deducono che tale sistema conteneva una discriminazione a svantaggio
         degli insegnanti britannici distaccati a Bruxelles rispetto i) agli insegnanti distaccati a Bruxelles che ricevevano lo stipendio
         nazionale in una valuta diversa dall’euro o dalla sterlina; ii) agli insegnanti britannici in servizio presso la scuola europea
         di Culham, che non avevano esercitato il proprio diritto alla libera circolazione e iii) agli insegnanti che ricevevano lo
         stipendio nazionale in euro.
      
      92.      Inoltre, gli insegnanti interessati rilevano che l’art. 49, n. 2, lett. b), dello Statuto del personale era incompatibile
         con gli art. 12 CE e 39 CE, in quanto non prevedeva la possibilità di prendere in considerazione la svalutazione della sterlina
         nel calcolo del supplemento europeo e pertanto poneva gli insegnanti britannici in una situazione svantaggiata. Inoltre, per
         poter risultare conforme al Trattato, la modifica dell’art. 49, n. 2, lett. b) avrebbe dovuto avere effetto retroattivo, consentendo
         in tal modo di adeguare l’importo del supplemento europeo per l’intero periodo cui si riferisce il ricorso degli insegnanti
         (ottobre 2007‑giugno 2008).
      
      93.      Le scuole europee ribattono che gli insegnanti britannici non subivano alcuna discriminazione. In primo luogo, non vi sarebbe
         un effettivo termine di comparazione – la situazione degli insegnanti che ricevono lo stipendio nazionale in sterline era
         diversa da quella dei loro colleghi il cui stipendio nazionale veniva pagato in euro. In secondo luogo, il sistema di retribuzione
         controverso non operava distinzioni in base alla cittadinanza, ma si applicava obiettivamente ed indistintamente a tutti gli
         insegnanti i cui stipendi venissero versati in una valuta diversa dall’euro.
      
      94.      Le scuole europee ammettono che la versione dell’art. 49, n. 2, lett. b), applicabile fino al 1º luglio 2008 potesse essere
         considerata indirettamente discriminatoria, in quanto non prevedeva la possibilità di prendere in considerazione uno scarto
         importante del tasso di cambio di una valuta diversa dall’euro ai fini del calcolo del supplemento europeo. Tuttavia, esse
         adducono che tale discriminazione era giustificata, poiché il tasso di cambio veniva applicato sulla base di criteri oggettivi.
      
       Considerazioni preliminari
      95.      Il divieto di discriminazione in base alla nazionalità di cui all’art. 12 CE costituisce l’espressione specifica del principio
         generale della parità di trattamento e trova espressione concreta, tra gli altri, nell’art. 39 CE, per quanto riguarda i diritti
         dei lavoratori in materia di libera circolazione (48). Tali diritti sono tutelati anche nell’ambito di un’organizzazione internazionale, e gli artt. 12 CE e 39 CE si applicano
         specificamente agli insegnanti delle scuole europee (49). La Corte ha inoltre chiarito che le disposizioni che impediscano ad un cittadino di uno Stato membro di lasciare il paese
         d’origine per esercitare il suo diritto di libera circolazione, o che lo dissuadano dal farlo, costituiscono ostacoli frapposti
         a tale libertà anche se si applicano indipendentemente dalla cittadinanza dei lavoratori interessati (50).
      
      96.      Devo pertanto esaminare, in primo luogo, se il sistema controverso contenesse una discriminazione basata sulla nazionalità
         o se violasse altrimenti il principio della parità di trattamento e, in secondo luogo, se tale sistema impedisse o ostacolasse
         l’esercizio della libertà di circolazione relativamente ad una categoria di insegnanti e, infine, per quanto necessario, se
         il detto sistema risultasse, nonostante tutto, giustificato.
      
       Sulla questione se il sistema controverso contenesse una discriminazione basata sulla nazionalità o se violasse altrimenti
         il principio della parità di trattamento
      
      97.      Il divieto di discriminazione in base alla nazionalità copre
      
      «(…) non solo le discriminazioni palesi, basate sulla cittadinanza, ma anche qualsiasi altra forma dissimulata di discriminazione
         che, mediante l’applicazione di altri criteri distintivi, conduca di fatto allo stesso risultato.
      
      A meno che non sia obiettivamente giustificata e adeguatamente commisurata allo scopo perseguito, una disposizione di diritto
         nazionale dev’essere giudicata indirettamente discriminatoria quando, per sua stessa natura, tenda ad incidere più sui lavoratori
         migranti che su quelli nazionali e, di conseguenza, rischi di essere sfavorevole in modo particolare ai primi» (51).
      
      98.      Più in generale, il principio della parità di trattamento richiede che situazioni paragonabili non siano trattate in maniera
         diversa e che situazioni diverse non siano trattate in maniera uguale, salvo che ciò non risulti obiettivamente giustificato (52).
      
      99.      Da una lettura dello Statuto del personale risulta chiaramente che esso non conteneva una discriminazione diretta basata sulla
         nazionalità.
      
      100. È altrettanto chiaro che lo Statuto del personale non costituisce una normativa nazionale intrinsecamente idonea a svantaggiare,
         in senso classico, i cittadini di «altri» Stati membri rispetto ai cittadini dello Stato membro «ospitante», poiché lo Statuto
         si applica agli insegnanti provenienti da qualsiasi Stato membro distaccati in uno qualsiasi dei sette Stati ospitanti.
      
      101. Tuttavia, all’interno di tale sistema si possono distinguere due gruppi di insegnanti e possiamo osservare che – almeno all’epoca
         dei fatti – essi erano soggetti ad un trattamento diverso dal punto di vista delle modalità in cui il valore in euro del loro
         stipendio complessivo poteva variare nell’arco di un anno. Il primo gruppo comprendeva gli insegnanti distaccati da uno Stato
         membro all’interno della zona euro; in tale caso, l’importo degli emolumenti nazionali in euro non subiva variazioni e, di
         conseguenza, lo stipendio complessivo percepito da tali insegnanti rimaneva, per tutto il periodo rilevante, uguale all’importo
         indicato nell’allegato III dello Statuto del personale. Il secondo gruppo comprendeva gli insegnanti distaccati da uno Stato
         membro in un paese al di fuori della zona euro; in quest’ultimo caso poteva accadere – ed invero è accaduto – che il valore
         in euro degli emolumenti nazionali aumentasse o diminuisse in funzione delle fluttuazioni del tasso di cambio, talché lo stipendio
         complessivo percepito da tali insegnanti (composto dall’importo variabile degli emolumenti nazionali in euro e dal supplemento
         europeo di valore costante espresso in euro) potevano differire – ed in effetti differivano – dall’importo indicato nell’allegato
         III dello Statuto del personale. Mi riferirò a tali gruppi, rispettivamente, come al «gruppo 1» ed al «gruppo 2».
      
      102. Si deve osservare che la disparità di trattamento appena evidenziata riguarda il diritto degli insegnanti, garantito dall’art. 49,
         n. 1, dello Statuto del personale, a percepire una retribuzione complessiva il cui valore in euro sia pari all’importo specificato,
         secondo il livello corrispondente della tabella degli stipendi, nell’allegato III di tale Statuto. La citata disparità non
         riguarda il potere d’acquisto dello stipendio considerato, che non è garantito dallo Statuto del personale e che subirà variazioni
         anche nella misura in cui l’insegnante interessato possa e desideri ricevere, depositare e spendere parte del proprio stipendio
         nello Stato membro di origine nella valuta di quest’ultimo.
      
      103. Si deve altresì osservare che, se le misure controverse violavano il principio della parità di trattamento perché trattavano
         diversamente situazioni analoghe, tali misure violavano necessariamente anche il divieto specifico di discriminazione in base
         alla nazionalità, poiché, per natura, gli insegnanti appartenenti al gruppo 1 erano tendenzialmente cittadini degli Stati
         membri della zona euro e, sempre per natura, gli insegnanti appartenenti al gruppo 2 erano tendenzialmente cittadini degli
         altri Stati membri.
      
      104. Tuttavia, poiché i due gruppi così identificati non corrispondono esattamente alle categorie che ho proposto come termini
         di comparazione nel corso del procedimento, è opportuno aggiungere una breve spiegazione.
      
      105. In primo luogo occorre accertare se i due gruppi individuati si trovino in situazioni analoghe dal punto di vista della parità
         di trattamento
      
      106. Mi sembra che la risposta debba essere affermativa. Lo Statuto del personale fissa i livelli di retribuzione in euro e stabilisce
         che i membri del personale abbiano «diritto» a tale retribuzione. Tutti gli insegnanti che godono dello stesso diritto si
         trovano quindi in situazioni analoghe. È vero che, in certa misura, è possibile tracciare una distinzione oggettiva tra gli
         insegnanti i cui luoghi di origine e di comando si trovano in zone che utilizzano valute diverse e gli insegnanti i cui luoghi
         di origine e di comando utilizzano la stessa valuta, poiché essi saranno soggetti a condizioni diverse quando decideranno
         di trasferire una parte del loro stipendio da un paese all’altro. Tuttavia, tali disparità – che in larga misura dipenderanno
         dalla volontà individuale – non incidono minimamente sul valore in euro delle retribuzioni cui gli insegnanti hanno diritto.
      
      107. In secondo luogo si deve risolvere la questione se siano rilevanti i paragoni con altre categorie.
      
      108. La camera dei ricorsi e la Commissione hanno invitato la Corte a comparare la posizione degli insegnanti a quella dei funzionari
         delle istituzioni europee. Tuttavia, con la nomina, tali funzionari diventano dipendenti delle rispettive istituzioni e si
         svincolano completamente dalle autorità del loro Stato membro di origine. Al contrario, quando vengono comandati al sistema
         delle scuole europee, gli insegnanti rimangono legati alle rispettive amministrazioni nazionali, che continuano ad essere
         responsabili per il pagamento degli emolumenti nazionali. È vero che l’art. 49, n. 2, lett. b), dello Statuto del personale
         si riferisce al «tasso di cambio applicato per gli stipendi dei funzionari delle Comunità europee». Tuttavia, tale riferimento
         si limita ad identificare il tasso di cambio da applicare in fase di calcolo (in particolare, il tasso di cambio utilizzato
         per il bilancio generale dell’Unione) (53), ma non rende il sistema di retribuzione degli insegnanti delle scuole europee comparabile a quello dei funzionari dell’Unione.
      
      109. La Commissione si riferisce inoltre alla posizione degli esperti nazionali distaccati presso le istituzioni. Tuttavia, anche
         in questo caso, le situazioni non sembrano comparabili. Lo stipendio degli esperti nazionali distaccati viene interamente
         pagato dalle rispettive amministrazioni nazionali, delle quali i detti esperti continuano a far parte, mentre le istituzioni
         comunitarie si limitano a versare un’indennità giornaliera e mensile (54). Al contrario, la retribuzione spettante agli insegnanti delle scuole europee è composta dagli emolumenti nazionali e dal
         supplemento europeo. È significativo, quindi, che le norme applicabili agli esperti nazionali distaccati non mirino a garantire
         che gli esperti provenienti da diversi Stati membri ricevano lo stesso importo totale durante il distacco. Invece, lo Statuto
         del personale applicabile agli insegnanti comandati delle scuole europee stabilisce che ogni insegnante «ha diritto» alla
         retribuzione indicata in euro per il livello corrispondente della tabella degli stipendi di cui all’allegato III.
      
      110. Gli insegnanti, dal canto loro, hanno suggerito che la situazione degli insegnanti distaccati dal Regno Unito presso le scuole
         europee a Bruxelles è comparabile a quella (a) degli altri insegnanti distaccati dal Regno Unito presso la scuola europea
         di Culham nel loro Stato di origine e/o (b) alla situazione degli insegnanti distaccati a Bruxelles che ricevevano lo stipendio
         in una valuta diversa dall’euro o dalla sterlina. Tuttavia, entrambi i suddetti gruppi, in realtà, rientrano in quello che
         ho definito il «gruppo 2», i cui membri hanno ricevuto lo stesso trattamento rispetto alla modalità in cui il controvalore
         in euro del loro stipendio complessivo poteva essere diverso – e in tutti i casi, anche se in misura maggiore o minore, lo
         è stato – dall’importo specificato nell’allegato III dello Statuto del personale. Il fatto che possano o meno essere individuate
         altre categorie in base agli effetti delle fluttuazioni sul potere d’acquisto è, come ho già indicato, irrilevante.
      
      111. La differenza di trattamento rilevante tra il gruppo 1 ed il gruppo 2 consiste pertanto nel fatto che il primo gruppo ha ricevuto,
         durante il periodo controverso, uno stipendio il cui valore in euro corrispondeva esattamente all’importo garantito dall’art. 49,
         n. 1 e dall’allegato III dello Statuto del personale, mentre il secondo gruppo è stato inevitabilmente esposto al rischio
         di ricevere una retribuzione diversa dall’importo indicato. Non mi sembra rilevante la questione se tale rischio si sia concretizzato
         in un vantaggio o in uno svantaggio per gli insegnanti di un determinato Stato membro. Il fatto che gli insegnanti britannici
         abbiano effettivamente subito «perdite» durante il periodo considerato mentre gli insegnanti di altri Stati membri esterni
         alla zona euro possano avere «ottenuto guadagni», è dipeso dalle fluttuazioni del tasso di cambio che costituivano un fattore
         interamente esterno. La questione rilevante è che, per gli insegnanti del gruppo 2, esisteva il rischio tangibile di percepire
         una retribuzione minore rispetto all’importo garantito del loro stipendio in euro, rischio che avrebbe potuto essere valutato
         nell’ambito del sistema di retribuzione stabilito dallo Statuto del personale, mentre il gruppo 1 non era esposto a tale rischio.
      
      112. Ritengo pertanto che, all’epoca dei fatti, il sistema controverso abbia violato il principio della parità di trattamento ed
         abbia quindi operato una discriminazione in base alla nazionalità contraria all’art. 12 CE.
      
       Se il sistema controverso costituisca un ostacolo o un deterrente per l’esercizio della libertà di circolazione
      113. Tuttavia, non posso affermare che la carenza individuata costituisca in qualche modo un ostacolo o un deterrente per l’esercizio
         della libertà di circolazione.
      
      114. Il sistema di retribuzione applicabile agli insegnanti comandati delle scuole europee comporta che i docenti continuino a
         percepire la retribuzione cui avevano già diritto, con l’aggiunta di un supplemento europeo. Mi sembra quindi che, in tutti
         i casi, nel periodo di distacco, gli insegnanti riceveranno una retribuzione maggiore di quella che avrebbero ricevuto se
         fossero rimasti nel posto occupato in precedenza.
      
      115. Appare improbabile che siffatto regime possa dissuadere un insegnante dal cercare o dall’accettare il distacco, sempreché
         lo stipendio complessivo non sia inferiore a quanto risulti necessario affinché l’interessato possa mantenere le proprie condizioni
         di vita nel periodo di distacco, assolvere eventuali obblighi di durata indeterminata nello Stato membro di origine e sostenere
         le potenziali spese legate al trasferimento tra gli Stati membri. Nella presente causa non è stato menzionato il rischio che
         tale situazione si verifichi né siffatto rischio mi sembra prima facie plausibile. Il rischio che il valore in euro dello
         stipendio complessivo effettivo di un insegnante differisca dall’importo percepito da un altro insegnante di pari livello
         nella tabella delle retribuzioni – che, al contrario, è un rischio certamente inevitabile – difficilmente potrebbe avere un
         peso nella decisione relativa alla ricerca o all’accettazione del distacco. Tale fattore può, eventualmente, causare irritazione
         o contentezza a seconda del fatto che lo scarto sia positivo o negativo, ma in un sistema che coinvolge gli insegnanti provenienti
         da 27 Stati membri, con stipendi nazionali tra loro assai diversi, e che si collocano su posizioni diverse all’interno di
         un sistema che prevede nove livelli retributivi ciascuno dei quali, a sua volta, è suddiviso in dodici scatti, è quasi certo
         che il detto fattore non avrà mai il benché minimo effetto sulla capacità o sulla volontà di un insegnante di esercitare il
         proprio diritto alla libera circolazione attraverso la ricerca o l’accettazione del distacco presso una scuola europea situata
         in un altro Stato membro.
      
       Se il sistema controverso sia giustificato
      116. Secondo una giurisprudenza consolidata, una disparità di trattamento che costituisce una discriminazione indiretta fondata
         sulla nazionalità è vietata a meno che sia oggettivamente giustificata, adeguata all’obiettivo legittimo perseguito e non
         ecceda quanto necessario per raggiungerlo (55).
      
      117. La Commissione sostiene che sarebbe impossibile istituire un sistema retributivo che garantisca un potere di acquisto esattamente
         uguale tra gli insegnanti comandati da 27 Stati membri presso le scuole europee. Inoltre, tra il 1995 ed il 2008 gli alti
         e i bassi delle fluttuazioni della sterlina rispetto all’euro si sono compensati tra loro.
      
      118. Tuttavia, come ho avuto modo di sottolineare, il termine di paragone non può essere costituito dal potere d’acquisto, ma solo
         dal controvalore in euro del salario complessivo, che è garantito dallo Statuto del personale. Ed è irrilevante la circostanza
         che gli effetti delle fluttuazioni del tasso di cambio si siano annullati a vicenda negli anni, poiché il difetto del sistema
         controverso consiste nel mantenimento di un tasso di cambio inflessibile, al fine di calcolare annualmente l’importo del supplemento
         europeo.
      
      119. Da parte loro, le scuole europee sostengono che tanto il regime in vigore all’epoca dei fatti quanto la modifica introdotta
         a partire dal 1º luglio 2008 erano giustificati. In primo luogo, il sistema retributivo deve tenere conto del fatto che gli
         insegnanti comandati continuano a percepire gli emolumenti nazionali da 27 amministrazioni diverse. In secondo luogo, il detto
         sistema non può essere sottoposto ad oneri amministrativi eccessivi, ma deve cercare di operare nell’interesse generale di
         tutti gli insegnanti comandati. In terzo luogo, se è vero che alcuni insegnanti distaccati possono subire uno svantaggio allorché
         la loro valuta nazionale si deprezza rispetto all’euro, è altrettanto vero che gli stessi insegnanti possono trarre vantaggi
         quando la loro valuta si apprezza, sicché il sistema risulta piuttosto equilibrato.
      
      120. Mi sembra che il primo punto non sia rilevante. Se il sistema controverso ha potuto tenere in considerazione il fatto che
         gli insegnanti comandati percepivano stipendi da 27 amministrazioni diverse al momento di calcolare il supplemento europeo,
         la stessa attenzione poteva essere prestata in relazione a qualunque versamento dello stipendio.
      
      121. Per quanto riguarda il secondo ed il terzo punto, la sentenza pronunciata nella causa Terhoeve sembra rilevante. Si trattava
         di stabilire se fosse giustificata l’imposizione di oneri previdenziali più elevati a carico di un lavoratore che aveva trasferito
         la residenza in un altro Stato membro per svolgervi un’attività lavorativa subordinata. La Corte ha risposto in senso negativo.
         In particolare, né l’obiettivo della semplificazione o del coordinamento della normativa nazionale sull’esazione delle imposte
         e dei contributi previdenziali né considerazioni di natura amministrativa potevano giustificare che venisse ostacolato l’esercizio
         di una libertà fondamentale (56).
      
      122. Di conseguenza, ritengo che il sistema retributivo stabilito dall’art. 49, n. 2, dello Statuto del personale in vigore all’epoca
         dei fatti fosse contrario al principio della parità di trattamento, come espresso in particolare dall’art. 12 CE, e che non
         potesse essere giustificato per ragioni oggettive.
      
       Terza questione 
      123. Con la terza questione la camera dei ricorsi chiede se, qualora la seconda questione riceva una risposta affermativa (come
         in effetti propongo, in quanto sussiste una violazione del principio della parità di trattamento che comporta una discriminazione
         indiretta fondata sulla nazionalità) la differenza tra la situazione degli insegnanti comandati delle scuole europee e i funzionari
         dell’Unione europea possa giustificare l’applicazione di tassi di cambio variabili al fine di mantenere equivalente il potere
         d’acquisto.
      
      124. Anzitutto, tale questione sembra impostata in modo errato, in quanto i tassi di cambio applicati per il calcolo del supplemento
         europeo degli insegnanti delle scuole europee erano, all’epoca dei fatti, esattamente uguali a quelli utilizzati per il calcolo
         degli stipendi, in una valuta diversa dall’euro, degli stipendi dei funzionari dell’Unione europea – come stabiliva espressamente
         l’art. 49, n. 2, lett. b), dello Statuto del personale.
      
      125. Tuttavia, dal contenuto dell’ordinanza di rinvio sembra emergere che la camera dei ricorsi abbia voluto riferirsi al fatto
         che, per i funzionari dell’Unione, l’uguaglianza del potere d’acquisto è garantita dai coefficienti correttori applicati a
         ciascun paese di occupazione, che sono fissati ogni anno contemporaneamente ai tassi di cambio, ma che possono venire adeguati
         qualora sopraggiunga un cambiamento sostanziale nel costo della vita (57). Ciononostante, anche in tale caso la questione rimane confusa, poiché l’art. 47, n. 3, dello Statuto del personale stabilisce
         che «[a]lla retribuzione del membro del personale si applica un coefficiente correttore superiore, inferiore o pari al 100% fissato e adeguato in materia per i funzionari delle Comunità europee».
      
      126. Ritengo pertanto che la Corte non si trovi nella condizione di poter risolvere tale questione così formulata.
      
      127. Da una lettura delle osservazioni presentate alla Corte dagli insegnanti appare plausibile che la questione che gli insegnanti
         abbiano suggerito alla camera dei ricorsi riguardasse piuttosto il fatto che, sebbene gli stessi coefficienti e le stesse
         modalità di adeguamento si applichino sia ai funzionari dell’Unione sia agli insegnanti delle scuole europee, tali strumenti
         influenzano la retribuzione degli insegnanti in misura minore di quanto incidono sulla retribuzione dei funzionari, poiché
         l’adeguamento del coefficiente correttore non tiene conto delle fluttuazioni del tasso di cambio. In tale ipotesi, la questione
         in oggetto poteva mirare a stabilire se il fatto di trattare allo stesso modo le diverse situazioni dei funzionari e degli insegnanti possa violare il principio della parità di trattamento.
      
      128. Tuttavia, si tratta soltanto di un’ipotesi, che non corrisponde alla formulazione della questione rinviata, per la cui soluzione
         sarebbe necessario disporre di un’informazione più completa rispetto all’applicazione del sistema del coefficiente correttore
         agli stipendi degli insegnanti. Di conseguenza, non ritengo che la Corte potrebbe giustificare il fatto di risolvere una questione
         ipotetica. Vorrei semplicemente ribadire che – come ho indicato in precedenza – (58) secondo me, le rispettive posizioni degli insegnanti comandati delle scuole europee e dei funzionari non possono essere considerate
         comparabili.
      
       Conclusione
      129. Di conseguenza, sono del parere che le questioni sottoposte dalla camera dei ricorsi delle scuole europee debbano essere risolte
         nel seguente modo:
      
      «1)      La camera dei ricorsi delle scuole europee rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 234 CE.
      2)      Il principio della parità di trattamento e la sua espressione nel divieto di discriminazioni fondate sulla nazionalità sancito
         dall’art. 12 CE ostano all’applicazione del sistema di retribuzione stabilito agli artt. 45‑49 dello Statuto degli insegnanti
         comandati delle scuole europee.
      
      3)      La Corte non è in condizione di pronunciarsi sulla terza questione».
      1 –	Lingua originale: l’inglese.
      
      2 –	Tali scuole sono distribuite come segue: cinque in Belgio, tre in Germania, una in Italia, due in Lussemburgo, una in Olanda,
         una in Spagna ed una nel Regno Unito.
      
      3 –	Raccolta dei Trattati delle Nazioni unite, vol. 443, pag. 129.
      
      4 –	Raccolta dei Trattati delle Nazioni unite, vol. 752, pag. 267.
      
      5 –	GU L 212, pag. 3.
      
      6 –	In seguito all’adozione della decisione del Consiglio 17 giugno 1994, 94/557/CE, Euratom, che autorizza la Comunità europea
         e la Comunità europea dell’energia atomica a firmare e concludere la convenzione recante statuto delle scuole europee (GU L 212,
         pag. 1). V., inoltre, la decisione della Commissione 17 giugno 1994, 94/558/CECA, relativa alla conclusione della convenzione
         recante statuto delle scuole europee (GU L 212, pag. 15).
      
      7 –	La Convenzione è entrata in vigore il 1º ottobre 2002.
      
      8 –	V. art. 27 della Convenzione, riportato infra, al paragrafo 13.
      
      9 –	Adottato in forza dell’art. 27, n. 4, della Convenzione e approvato dal consiglio superiore il 22 aprile 2004 mediante
         procedura scritta (in prosieguo: lo «statuto»); è disponibile sul sito internet delle Scuole europee.
      
      10 –      V., inoltre, l’art. 2 e l’allegato I nonché l’art. 5 dello Statuto della Corte di giustizia (GU 2008, C 115, pag. 210).
      
      11 –	Approvato nella riunione del Consiglio superiore del 1º e del 2 febbraio 2005 (in prosieguo: il «regolamento di procedura»);
         disponibile sul sito internet delle Scuole europee.
      
      12 –	Segnatamente, le lingue elencate nell’allegato II alla Convenzione: danese, neerlandese, inglese, francese, tedesco, greco,
         italiano, portoghese e spagnolo.
      
      13 –	Approvato nelle riunioni del Consiglio superiore del 20 e del 21 gennaio 2009 (in prosieguo: lo «statuto del personale»);
         disponibile sul sito internet delle scuole europee.
      
      14 –      Nella versione attualmente in vigore dello Statuto del personale i livelli retributivi sono stabiliti nell’allegato IV. Tuttavia,
         all’epoca dei fatti di causa, i livelli retributivi mensili in euro del personale comandato delle scuole europee erano contenuti
         nell’allegato III. Pertanto, nelle presenti conclusioni mi riferisco all’allegato III dello Statuto del personale.
      
      15 –	Poiché la controversia nella causa principale è sorta prima che entrasse in vigore il Trattato di Lisbona, mi riferisco
         alle disposizioni del Trattato nella versione all’epoca vigente. Le disposizioni dell’art. 12 CE sono attualmente contenute
         nell’art. 18 TFUE; quelle di cui agli artt. 39 CE e 234 CE, sono divenute, rispettivamente, gli artt. 45 TFUE e 267 TFUE.
         Prima che entrasse in vigore il Trattato di Amsterdam nel 1999, le disposizioni dell’art. 234 CE erano contenute (salvo qualche
         variazione che non rileva ai fini della presente causa), nell’art. 177 del Trattato CEE e, successivamente, nell’art. 177 CE.
         Al fine di agevolare la lettura, ho adeguato tali riferimenti in modo tale da rispettare la numerazione vigente all’epoca
         dei fatti. I riferimenti alla Comunità nella giurisprudenza anteriore citata devono ovviamente essere interpretati nel contesto
         attuale come riferimenti all’Unione europea.
      
      16 –	Mi riferisco alla versione dell’allegato III vigente all’epoca dei fatti. V. supra, nota 14.
      
      17 –	Art. 25 della Convenzione ed art. 49, n. 2, lett. a), dello Statuto del personale; v., rispettivamente, i precedenti paragrafi
         11 e 23.
      
      18 –	I relativi accordi sono illustrati nella sentenza 15 gennaio 1986, causa 44/84, Hurd (Racc. pag. 29, punto 5).
      
      19 –	V. supra, paragrafo 24.
      
      20 –	Cit. supra, alla nota 18.
      
      21 –	Sentenza Hurd, cit. supra, alla nota 18 (punti 20 e 21).
      
      22 –	Sentenza 30 settembre 2010, causa C‑132/09 (Racc. pag. I‑8695, punti 43 e 44).
      
      23 –	Sentenza 14 maggio 2008, causa C‑109/07, Pilato (Racc. pag. I‑3503, punto 22 e giurisprudenza ivi citata); v., inoltre,
         sentenze 18 ottobre 2007, causa C–195/06, Rundfunk (Racc. pag. I‑8817, punto 19), e 10 dicembre 2009, causa C‑205/08, Umweltanwalt
         von Kärnten (Racc. pag. I‑11525), in particolare, il paragrafo 35 delle relative conclusioni, in cui l’avvocato generale Ruiz-Jarabo
         Colomer cita la sentenza 30 giugno 1966, causa 61/65, Vaassen-Goebbels (Racc. pag. 261).
      
      24 –       Sentenza 14 giugno 2001, causa C‑178/99, Salzmann (Racc. pag. I‑4421, punto 14).
      
      25 –	V., in particolare, sentenza 19 settembre 2006, causa C‑506/04, Wilson (Racc. pag. I‑8613, punti 49‑53).
      
      26 –      Il corsivo è mio.
      
      27 –	Sentenza 16 gennaio 1974, causa 166/73 (Racc. pag. 33, punto 2). V., più recentemente, sentenza 12 giugno 2008, causa C‑458/06,
         Gourmet Classic (Racc. pag. I‑4207, punto 20).
      
      28 –	Sentenza 6 ottobre 1981, causa 246/80 (Racc. pag. 2311, punti 16 e 17).
      
      29 –	V. art. 27, n. 2, della Convenzione, riportato supra, al paragrafo 13.
      
      30 –	V. infra, al paragrafo 43 e segg., in cui esamino gli argomenti del Segretario generale, secondo il quale l’interpretazione
         dello statuto del personale non rientra tra le materie regolate dal diritto dell’Unione.
      
      31 –	Sentenza 4 novembre 1997, causa C–337/95 (Racc. pag. I‑6013).
      
      32 –	Prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in
         materia di marchi d’impresa (GU 1989, L 40, pag. 1).
      
      33 –	La Corte del Benelux è stata istituita con un trattato, firmato a Bruxelles il 31 marzo 1965, tra il Regno del Belgio,
         il Granducato di Lussemburgo e il Regno dei Paesi Bassi ed è composta di giudici delle Corti supreme di ciascuno dei tre Stati
         sopra menzionati; v. sentenza Christian Dior, cit. supra, alla nota 31 (punto 15).
      
      34 –	V. sentenza Christian Dior, cit. supra, alla nota 31 (punto 21); il corsivo è mio. V. inoltre i punti 22 e 23.
      
      35 –	Art. 27 della Convenzione. Le controversie non regolate dalla Convenzione dipendono dalla competenza delle giurisdizioni
         nazionali; v. art. 27, n. 7.
      
      36 –      Art. 27, n. 6, della Convenzione.
      
      37 –	La Commissione ha presentato il primo ricorso a norma dell’art. 26 della Convenzione alla fine del 2009, nella causa C‑545/09,
         Commissione/Regno Unito, ancora pendente dinanzi alla Corte.
      
      38 –	Sentenza 13 luglio 1990, causa 2/88 Imm. (Racc. pag. I‑3365 e I‑4405).
      
      39 –	Con la prima ordinanza 13 luglio 1990 (Racc. pag. I‑3365), dopo aver ricevuto osservazioni da parte di otto Stati membri,
         dal Consiglio, dal Parlamento europeo e dalla Commissione.
      
      40 –	V. punti 15‑24 della citata ordinanza 13 luglio 1990.
      
      41 –	V. punti 25 e 26 della citata ordinanza 13 luglio 1990. In una seconda ordinanza del 6 dicembre 1990 (Racc. pag. I‑4405),
         la Corte ha ordinato alla Commissione di produrre quattro rapporti rilevanti e di autorizzare gli ispettori a deporre come
         testi.
      
      42 –	Cit. supra, alla nota 23. V. paragrafo 35 delle conclusioni.
      
      43 –	V. per esempio, sentenza 12 febbraio 2008, causa C‑2/06, Kempter (Racc. pag. I‑411, punto 41 e giurisprudenza ivi citata).
      
      44 –	La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (in prosieguo: la «CEDU»)
         è stata firmata sia dagli Stati membri dell’Unione sia da numerosi Stati terzi. In seguito all’approvazione del Trattato di
         Lisbona, l’Unione può adire la CEDU ai sensi dell’art. 6, n. 2, del Trattato UE.
      
      45 –	Gli Stati membri, l’Unione e alcuni Stati terzi sono firmatari degli accordi OMC.
      
      46 –	I firmatari del futuro Accordo per l’istituzione di un nuovo tribunale europeo dei brevetti sarebbero gli Stati membri,
         l’Unione ed alcuni Stati terzi.
      
      47 –	V. art. 1, rispettivamente, del regolamento del Consiglio (CE, Euratom) 17 dicembre 2007, n. 1558, che adegua a decorrere
         dal 1º luglio 2007 le retribuzioni e le pensioni dei funzionari e altri agenti delle Comunità europee nonché i coefficienti
         correttori applicati a dette retribuzioni e pensioni (GU L 340, pag. 1) e del regolamento del Consiglio (CE, Euratom) 18 dicembre
         2008, n. 1323, che adegua a decorrere dal 1º luglio 2008 le retribuzioni e le pensioni dei funzionari e altri agenti delle
         Comunità europee nonché i coefficienti correttori applicati a dette retribuzioni e pensioni (GU L 345, pag. 10).
      
      48 –	V., per esempio, sentenze 13 ottobre 2005, causa C‑458/03, Parking Brixen (Racc. pag. I‑8585, punto 48), e 15 gennaio 2002,
         causa C‑55/00, Gottardo (Racc. pag. I‑413, punto 21).
      
      49 –	Sentenze 3 ottobre 2000, causa C‑411/98, Ferlini (Racc. pag. I‑8081, punto 42), e Hurd, cit. supra, alla nota 18 (punti
         54 e 55).
      
      50 –	V., per esempio, sentenze 26 gennaio 1999, causa C‑18/95, Terhoeve (Racc. pag. I‑345, punto 39), e 1º aprile 2008, causa
         C‑212/06, Gouvernement de la Communauté française e Gouvernement wallon (Racc. pag. I‑1683, punto 34).
      
      51 –      Sentenza 13 aprile 2010, causa C-73/08, Bressol e Chaverol e a. (Racc. pag. I‑2735, punti 40 e 41).
      
      52 –	V., da ultimo, sentenza 16 settembre 2010, causa C–149/10, Chatzi (Racc. pag. I‑8489, punto 64).
      
      53 –	Art. 63 del regolamento (CEE, Euratom, CECA) del Consiglio 29 febbraio 1968, n. 259, che definisce lo Statuto dei funzionari
         delle Comunità europee nonché il regime applicabile agli altri agenti di tali Comunità ed istituisce speciali misure applicabili
         temporaneamente ai funzionari della Commissione (GU L 56, pag. 1), come modificato.
      
      54 –	V. decisione della Commissione 12 novembre 2008 relativa al regime applicabile agli esperti nazionali distaccati e agli
         esperti nazionali in formazione professionale presso i servizi della Commissione, C(2008) 6866 def., Capo III; in particolare,
         l’art. 17 riguarda le indennità.
      
      55 –	Causa C‑212/06, Gouvernement de la Communauté française e Gouvernement wallon, cit. alla nota 50 (punto 55).
      
      56 –	Causa C-18/95, Terhoeve, cit. alla nota 50 (punti 44 e 45).
      
      57 –	V. artt. 64 e 65 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea, nel regolamento n. 259/68, come modificato; cit. supra,
         alla nota 53.
      
      58 –	V. supra, paragrafo 108.