CELEX: 61976CC0093
Language: it
Date: 1977-03-02 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Reischl del 2 marzo 1977. # Fernand Liegeois contro Office national des pensions pour travailleurs salariés. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunal du travail de Charleroi - Belgio. # Causa 93/76.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE GERHARD REISCHL
   DEL 2 MARZO 1977 (
         1
      )
   
      Signor presidente,
   
      signori giudici,
   secondo il diritto belga, i lavoratori pos sono ottenere l'equiparazione dei periodi di studio a periodi lavorativi, nell'ambito del regime generale di pensioni per i lavo ratori subordinati, mediante pagamento dei relativi contributi. A norma dell'art. 3, § 4, del regio decreto 24 ottobre 1967, gl'interessati possono valersi di questa possibilità con effetto dal 1 o gennaio del l'anno in cui compiono il ventesimo anno. A norma dell art. 7 del regio de creto 21 dicembre 1967 (modificato con regio decreto 3 dicembre 1970) è tuttavia necessario dimostrare che il richiedente, una volta terminati gli studi, ha svolto un'attività implicante l'applicazione del regio decreto 24 ottobre 1967 n. 50,  relativo alle pensioni dei lavoratori subor dinati. In caso di equiparazione, ogni anno di studio viene considerato alla stessa stregua della prima attività svolta dopo la fine degli studi. Per gli anni di studio iniziati prima del 1o settembre 1954, i contributi vengono riscossi a forfè. Per quelli iniziati dopo il 31 agosto 1954, essi vengono calcolati in base alla quota a carico del lavoratore dei contri buti per l'assicurazione pensione cui il ri chiedente era iscritto durante la sopra menzionata prima attività. In proposito, si ha riguardo all'aliquota in vigore all'ini zio dell anno scolastico ed al salario perce pito nei primi dodici mesi della prima occupazione.
   Anche l'attore nella causa principale, cit tadino belga nato il 12 aprile 1931, ha voluto fruire di queste disposizioni.
   Il suo curriculum è il seguente: egli stu diava ingegneria nel Belgio dal 1950 al 1954 e in Francia dal 1954 al 31 agosto 1956. Indi prestava servizio militare nel Belgio. Dal 3 febbraio 1958 al 31 agosto 1960 lavorava in Francia come dipen dente. Dal 1o settembre 1960 al 31 agosto 1963 soggiornava negli Stati Uniti per ragioni di studio. Dopodiché, dal gennaio 1964 fino al 30 novembre 1965, lavorava di nuovo in Francia. Dal 1971, dopo aver lavorato negli Stati Uniti dal 1966 al 1970, è occupato come ingegnere nel Bel gio.
   La sua domanda di equiparazione dei pe riodi di studio 1o gennaio 1951 - 31 agosto 1956 e 1o settembre 1960-31 agosto 1963 veniva però respinta dal compe tente ente previdenziale belga, l'Office national des pensions pour travailleurs sa lariés di Bruxelles, per il motivo che, una volta terminati gli studi, egli non aveva subito svolto nel Belgio un attività impli cante l'applicazione delle norme belghe relative all' assicurazione pensione dei la voratori subordinati.
   Il Liégeois adiva allora il Tribunale del lavoro di Charleroi, sostenendo che, a norma del regolamento n. 1408/71, egli andava considerato come un lavoratore migrante che si sposti nell'ambito della Comunità. Di conseguenza, andava appli cato nei suoi confronti l'art. 9, n. 2, del detto regolamento, il quale recita:
   «Se la legislazione di uno Stato membro subordina l'ammissione all'assicurazione volontaria o facoltativa continuata al com pimento di periodi di assicurazione, i pe riodi di assicurazione compiuti sotto la legislazione di ogni altro Stato membro sono presi in considerazione, nella mi sura necessaria, come se si trattasse di pe riodi di assicurazione compiuti sotto la legislazione del primo Stato».
   Da ciò risultava che i periodi assicurativi maturati in Francia subito dopo gli studi, cioè i periodi dal 3 febbraio 1958 al 31 agosto 1960 nonché dal 1o gennaio 1964 al 30 novembre 1965 — periodi per i quali sono stati versati contributi alla pre videnza sociale francese — andavano con siderati come periodi assicurativi belgi.
   Trovandosi di fronte a norme di diritto comunitario la cui interpretazione non gli pareva del tutto chiara, il Tribunale del lavoro, con sentenza 9 settembre 1976, sospendeva il procedimento e sotto poneva alla Corte, a norma dell'art. 177 del trattato CEE, due questioni pregiudi ziali.
   Esse recitano:
   
            1.
         
         
            Se la condizione imposta dall' art. 7, § 1, 1 o , del regio decreto belga 21 dicembre 1967, relativo alla disciplina generale del regime delle pensioni vec chiaia e superstiti per i lavoratori di pendenti (condizione consistente nel l'obbligo, per il lavoratore che intenda riscattare periodi di studio, di provare di aver esercitato, immediatamente dopo la conclusione degli studi, un'at tività professionale implicante l'appli cazione del regio decreto belga 24 ottobre 1967, n. 50, relativo alle suddette pensioni) sia compresa nell'ambito del l'art. 9, n. 2, del regolamento CEE n. 1408/71, in quanto subordina l'ammis sione all'assicurazione volontaria o facoltativa continuata al compimento di un periodo di assicurazione, ovvero in quello di altre disposizioni di di ritto comunitario.
         
      
            2.
         
         
            In caso negativo, se il lavoratore dipen dente, cittadino belga, possa preten dere la parità di trattamento, ai sensi dell'art. 3, n. 1, del regolamento n. 1408/71, ovvero la presa in considera zione del periodo di assicurazione compiuto in Francia come se si trat tasse di un periodo compiuto sotto la legislazione belga, ai sensi dell'art. 45, n. 1, dello stesso regolamento, cioè ai fini dell'acquisizione, della conserva zione o del recupero del diritto alle prestazioni assicurative vecchiaia e su perstiti (pensioni), oppure ai sensi di qualsiasi altra norma comunitaria.
         
      A mio parere, in proposito va osservato quanto segue.
   Anzitutto si deve rilevare che, in linea di principio, l'interpretazione dei regola menti relativi alla previdenza sociale dei lavoratori migranti viene effettuata dalla Corte in modo da porre nel massimo ri salto il principio della libera circolazione. D'altro canto è evidente che la condi zione posta dal diritto belga per l'equipa razione dei periodi di studio, cioè che il richiedente, una volta terminati gli studi, sia stato in primo luogo iscritto alla previ denza sociale belga, ostacola la libera cir colazione. Di fatto essa obbliga chi non voglia rinunziare all'equiparazione e lavo rare, una volta terminati gli studi, in primo luogo nel Belgio, cioè a rinunziare ad iniziare la propria attività lavorativa — il che pure rientra nella libera circola zione — in un altro Stato membro. Que sto lo si deve tener presente quando ci si chiede se dal diritto comunitario non si possa desumere che, ai fini dell'equipara zione nel Belgio dei periodi di studio, è sufficiente anche un'attività subordinata e soggetta ad assicurazione obbligatoria svolta in un altro Stato membro subito dopo la fine degli studi. In proposito poi, contro il parere della rappresentante della Commissione, non si può distinguere fra periodi di studio compiuti nella Comunità e periodi compiuti fuori di essa. È infatti evidente che in questo modo, cioè ammettendo la condizione restrittiva belga per gli studi compiuti fuori dalla Comunità, il principio della libera circola zione rimarrebbe pur sempre considere volmente menomato, giacché chi ha com piuto dei periodi di studio in un paese terzo sarebbe sempre ostacolato nella sua libertà di scelta, al momento di decidere se iniziare la propria attività lavorativa nel Belgio o in un altro Stato membro.
   L'art. 45, n. 1, del regolamento n. 1408/71 non è di grande aiuto per la solu zione del problema che qui c'interessa. Come è noto, esso recita:
   «L'istituzione di uno Stato membro la cui legislazione subordina l'acquisizione, il mantenimento o il recupero del diritto alle prestazioni al compimento di periodi di assicurazione, tiene conto, nella misura necessaria, dei periodi di assicurazione compiuti sotto la legislazione di ogni al tro Stato membro come se si trattasse di periodi compiuti sotto la legislazione che essa applica.»
   Di fatto si tratta qui — come appare già dal tenore letterale — del cumulo dei pe riodi assicurativi ai fini dell'acquisto, della conservazione o del recupero del di ritto alle prestazioni, non già della que stione del se un determinato periodo possa venir considerato come un periodo assicurativo.
   Si potrebbe quindi al massimo prendere in considerazione — dato che nel diritto comunitario non esistono norme di coor dinamento apposite per casi come quello in esame — il già menzionato art. 9, n. 2, del regolamento n. 1408/71, il quale si ri ferisce all'assicurazione volontaria.
   Sorgono in proposito due problemi giuri dici:
   
            1.
         
         
            Se l'equiparazione dei periodi di stu dio a norma del diritto belga costi tuisca un'assicurazione volontaria o quanto meno un fenomeno ad essa molto affine.
         
      
            2.
         
         
            Se l'art. 9 valga solo per l'assicurazione volontaria che si riferisce ai periodisuccessivi a quella obbligatoria ovvero comprenda anche i periodi prece denti.
         
      Per il primo problema è importante il fatto che il regolamento n. 1408/71 non contiene alcuna definizione della no zione di «assicurazione volontaria». Se ci basiamo quindi sull'accezione corrente di detta nozione e abbiamo riguardo a quanto si può desumere in proposito dalla dottrina e dalle normative nazionali, potrebbe essere decisiva la libera scelta di assicurarsi per periodi che non sono co perti dall'assicurazione obbligatoria. La Commissione lo ha sostenuto richiaman dosi ad una definizione contenuta nel l'opera «Sécurité Social» di Dupeyroux, a pag. 328, nonché all'art. 1 della legge belga sull'assicurazione volontaria del 12 febbraio 1963. Sarei propenso a ritenere che un caso come quello in esame è per 10 meno molto vicino a ciò. In primo luogo, l'equiparazione dei periodi di stu dio dipende dal versamento di contributi, 11 quale è lasciato alla libera decisione degl'interessati. In secondo luogo, non esiste manifestamente alcuna assicura zione obbligatoria pensioni per gli stu denti, giacché nel Belgio essi sono del tutto esclusi dalla previdenza sociale e in Francia — stando a quanto ha dichiarato la Commissione — vi sono iscritti, a quanto pare, solo per la malattia e la ma ternità. Per contro non mi sembra persua siva l'accezione del convenuto nella causa principale secondo la quale nel diritto belga l'equiparazione dei periodi di stu dio porterebbe all'assimilazione ai pe riodi di assicurazione, mentre inoltre vi sarebbe una speciale disciplina per l'assi curazione volontaria la quale — per quanto riguarda i suoi presupposti e le sue conseguenze, in particolare il calcolo delle prestazioni e dei contributi — sa rebbe notevolmente diversa dall'equipara zione dei periodi di studio. Se si parte — cosa decisiva — dalla libera decisione di pagare i contributi, anche il caso del l'equiparazione dei periodi di studio vi è ricompreso. L'interpretazione estensiva della nozione di «assicurazione volonta ria», in modo da includervi entrambi i tipi dell'assicurazione belga, s'impone del resto già per il fatto che solo essa con sente di applicare l'art. 9 del regolamento n. 1408/71 in modo tale da garantire la massima efficacia al principio della libera circolazione dei lavoratori.
   Circa il secondo problema è rilevante il fatto che l'art. 9 non stabilisce se, nel caso dell'assicurazione volontaria, i pe riodi di assicurazione obbligatoria deb bano essere precedenti o successivi. Dal l'art. 9 si può unicamente desumere che gl'interessati, al momento della do manda nello Stato membro di cui trat tasi, devono già aver svolto un'attività la vorativa ed essere stati soggetti all'assicura zione obbligatoria. In proposito ci si può richiamare all'art. 9, n. 1. Su questo punto vale pure la pena di considerare le disposizioni relative al cumulo ed altresì quanto si può desumere dalle modalità di applicazione per i lavoratori di altri Stati membri della legge francese sull'assicura zione volontaria del 10 luglio 1965 (Alle gato V del regolamento n. 1408/71).
   Se d'altro canto dall'art. 1 a) iii) del regola mento n. 1408/71 risulta che è «lavora tore» qualsiasi persona «coperta da assicu razione volontaria contro uno o più eventi corrispondenti ai settori cui si ap plica il presente regolamento, nel quadro di un regime di sicurezza sociale di uno Stato membro … qualora tale persona sia stata precedentemente coperta da assicura zione obbligatoria contro lo stesso evento nel quadro di un regime organizzato a favore dei lavoratori subordinati dello stesso Stato membro», la Commissione ha certo ragione di sostenere che lo scopo di questa disposizione non è quello di restringere la nozione di «assicu razione volontaria», essa mira invece uni camente a definire i lavoratori come per sone che sono state coperte dall'assicura zione obbligatoria. È pure certo che dal confronto con l'art. 13, n. 2, lett. d), ri guardante il servizio militare, non si può trarre alcuna indicazione decisiva per 1 in terpretazione dell'art. 9, giacché il fatto che ivi si parli tanto di periodi assicura tivi precedenti alla chiamata, quanto di taire pourraient cependant à la rigueur entrer en ligne de compte, parce qu'il n'existe pas en droit communautaire de règles particulières de coordination pour une situation comme celle de l'espèce.
   A cet égard, on a soulevé non sans raison deux questions:
   
            1)
         
         
            Dans le cas de la prise en compte des périodes d'études, telle qu'elle est prévue dans le droit belge, s'agit-il d'une assurance volontaire ou à tout le moins d'un phénomème étroitement apparenté à ce type d'assurance?
         
      
            2)
         
         
            Les dispositions de 1 article 9 s' appliquent-elles uniquement à l'assurance volontaire afférente aux périodes posté rieures à l'assurance obligatoire, ou vi sent-elles également les périodes anté rieures à celle-ci?
         
      En ce qui concerne la première question, il est important de noter que le règle ment (CEE) no 1408/71 ne contient au cune définition de la notion d'«assurance volontaire». Par conséquent, si on part du sens communément admis et si on se réfère en substance à la doctrine et aux dispositions du droit national, il semble bien que l'assurance volontaire se caracté rise essentiellement par le libre choix de la personne de s'assurer ou non pour les périodes où elle n'est pas couverte par une assurance obligatoire. La Commis sion s'est appuyée à cet égard sur une dé finition figurant à la page 328 de l'ou vrage de Dupeyroux, «Sécurité sociale», ainsi que sur les dispositions de l'article 1 de la loi belge du 12 février 1963 relative au régime d'assurance volontaire. Nous voulons croire que le cas d'espèce qui nous est proposé est à tout le moins très proche de ce qui vient d'être dit. D'abord, la prise en compte de périodes d'études dépend du paiement des cotisa tions afférentes à ces périodes, paiement qui est laissé au libre choix de 1 intéressé. Ensuite, il n'existe manifestement pas d'obligation pour les étudiants de cotiser au régime d'assurance vieillesse, étant donné qu'en Belgique les étudiants ne sont de toute façon pas affiliés à la sécuri té sociale et qu'en France — selon les explications fournies par la Commission — il semble que les étudiants n'y soient affiliés que pour la maladie et la materni té. Par contre, nous ne retiendrons pas comme pertinente l'objection soulevée par la défenderesse au principal, selon laquelle, en droit belge, la prise en compte des périodes d' études aboutit à une assimilation à des périodes d'assu rance, tandis que parallèlement il y aurait une réglementation particulière pour l'assurance volontaire, qui s'écarterait nette ment — en ce qui concerne les condi tions à remplir et les effets notamment le calcul des prestations et des — de la prise en compte des années d'études. Si on admet — et cela est déter minant — le caractère volontaire du paiement a posteriori des cotisations, il convient alors d'inclure également dans cette hypothèse le cas de la prise en compte des périodes d'études. Il faudra d'ailleurs se décider à le faire, c'est-à-dire se rallier à une interprétation extensive de la notion d'«assurance volontaire», en globant les deux types de l'assurance so ciale belge, du seul fait déjà que ce n'est qu'ainsi qu'il est possible d'appliquer les dispositions de l'article 9 du règlement (CEE) no 1408/71 dans un sens qui contribue à donner un maximum de por tée au principe de la libre circulation des travailleurs.
   En ce qui concerne la deuxième question, le fait essentiel est que l'article 9 ne pré cise pas — en ce qui concerne l'assu rance volontaire considérée par rapport à l'assurance obligatoire — s' il doit s'agir de périodes antérieures ou postérieures à l'activité salariée. Les dispositions de l'ar ticle 9 permettent simplement de dé duire qu' au moment où il introduit sa demande, l'intéressé doit déjà avoir eu la qualité de travailleur et d'assuré obliga toire dans l'État en cause. On peut se réfé rer à cet égard aux dispositions de l'ar ticle 9, paragraphe 1. Sur ce point, la réfé rence aux dispositions relatives à la totali sation des périodes et à ce qui peut être inféré des modalités d'application de loi française du 10 juillet 1965 relative au régime d'assurance volontaire pour les travailleurs des autres États membres est également intéressante (annexe V du règlement (CEE) n° 1408/71).
   Si on considère d'autre part que les dispositions de l'article 1, alinéa a) iii), du règlement (CEE) n° 1408/71 définissent le travailleur comme toute personne «qui est assurée à titre volontaire contre une ou plusieurs éventualités correspondant aux branches auxquelles s'applique le présent règlement dans le cadre d'un régime de sécurité sociale d'un État membre organisé au bénéfice des travailleurs salariés …, si elle a été antérieurement assurée à titre obligatoire contre la même éventualité dans le cadre d'un régime organisé au bénéfice des travailleurs salariés du même État membre», la Commission a certainement raison d'estimer que cette disposition n'a pas pour but de restreindre la portée de la notion d' «assurance volontaire», mais vise seulement à définir le travailleur comme étant celui qui est assujetti à l'assurance obligatoire. Il est certain aussi que les dispositions de l'article 13, paragraphe 2, lettre d), qui ont trait aux périodes accomplies sous les drapeaux, n'apportent aucun élément décisif pour l'interprétation de l'article 9, car le fait qu'il y est question tant de périodes d'assurance avant l'incorporation que de périodes d'assurance après la libération du service militaire n'impose naturellement pas de conclure qu'aux termes de l'article 9 — qui est absolument muet à ce sujet — les périodes antérieures à l'affiliation obligatoire ne sauraient être prises en consideration.
   Nous estimons donc que les dispositions de l'article 9 visent aussi bien le cas de l'assurance volontaire a posteriori, et cela eu égard notamment aux idées fondamentales qui gouvernent l'interprétation du règlement et que nous avons évoquées au début de notre discussion juridique.
   Il s'ensuit que la Commission a raison de soutenir qu'on peut déduire de l'article 9 du règlement (CEE) n° 1408/71 que les conditions du droit belge se trouvent également remplies dès lors qu'un emploi assujetti à l'assurance obligatoire est exercé immédiatement après les études dans un autre État membre. Comme l'a bien montré la Commission, cela peut entraîner, il faut en convenir, certaines difficultés d'application pour l'institution belge compétente du fait que celle-ci doit procéder au calcul des cotisations sur la base de la législation française et des rémunérations que l'intéressé a perçues en France. Il ne devrait toutefois pas s'agir là de difficultés insurmontables, et en particulier de difficultés susceptibles de justifier une restriction du principe de libre circulation.
   Nous proposons en conséquence de répondre aux questions posées par le tribunal du travail de Charleroi dans les termes suivants:
   Les dispositions d'une législation nationale qui offrent au travailleur la possibilité d'obtenir l'assimilation des périodes pendant lesquelles il poursuivait des études à des périodes d'occupation effective, moyennant le paiement d'une cotisation à titre volontaire, doivent être considérées comme étant des dispositions concernant l'assurance volontaire au sens de l'article 9 du règlement (CEE) n° 1408/71, auxquelles l'article 9, paragraphe 2, est applicable.
   (
         1
      )	Traduzione dal tedesco.