CELEX: 62008CJ0109
Language: it
Date: 2009-06-04
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 4 giugno 2009. # Commissione delle Comunità europee contro Repubblica ellenica. # Inadempimento di uno Stato - Artt. 28 CE, 43 CE e 49 CE - Direttiva 98/34/CE - Norme e discipline tecniche - Disciplina nazionale applicabile ai giochi elettrici, elettromeccanici ed elettronici al computer - Sentenza della Corte che accerta l’esistenza di un inadempimento - Mancata esecuzione - Art. 228 CE - Sanzioni pecuniarie. # Causa C-109/08.

Causa C‑109/08
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Repubblica ellenica
      «Inadempimento di uno Stato — Artt. 28 CE, 43 CE e 49 CE — Direttiva 98/34/CE — Norme e discipline tecniche — Disciplina nazionale applicabile ai giochi elettrici, elettromeccanici ed elettronici al computer — Sentenza della Corte che accerta l’esistenza di un inadempimento — Mancata esecuzione — Art. 228 CE — Sanzioni pecuniarie»
      Massime della sentenza
      1.        Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Termine per l’esecuzione
      (Art. 228 CE)
      2.        Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie
      (Art. 228, n. 2, CE)
      3.        Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie — Penalità di mora
      (Art. 228, n. 2, CE)
      4.        Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie — Imposizione di una somma forfettaria
      (Art. 228, n. 2, CE)
      1.        Sebbene l’art. 228 CE non precisi il termine entro il quale deve aver luogo l’esecuzione di una sentenza della Corte che accerti
         l’esistenza di un inadempimento, l’esigenza di un’immediata e uniforme applicazione del diritto comunitario impone che tale
         esecuzione sia iniziata immediatamente e conclusa entro termini il più possibile ristretti.
      
      Peraltro, la data di riferimento per valutare l’esistenza di un inadempimento ai sensi dell’art. 228 CE si colloca alla scadenza
         del termine fissato nel parere motivato emesso in forza di tale disposizione.
      
      (v. punti 14-15)
      2.        Nell’ambito del procedimento previsto dall’art. 228, n. 2, CE, spetta alla Corte, in ciascuna causa, valutare, alla luce delle
         circostanze della specie, le sanzioni pecuniarie da adottare. A tal proposito, le proposte della Commissione non possono vincolare
         la Corte e costituiscono soltanto una base utile di riferimento. Del pari, orientamenti come quelli contenuti nelle comunicazioni
         della Commissione non vincolano la Corte ma contribuiscono a garantire la trasparenza, la prevedibilità e la certezza del
         diritto con riferimento all’azione condotta da tale istituzione. La condanna al pagamento di una penalità e/o di una somma
         forfettaria mira ad esercitare sullo Stato membro che abbia omesso di dare esecuzione a una sentenza d’inadempimento una pressione
         economica che lo spinga a porre fine all’inadempimento accertato. Le sanzioni pecuniarie irrogate debbono pertanto essere
         decise in funzione del grado di persuasione necessario perché lo Stato membro in questione modifichi il suo comportamento.
      
      (v. punti 24-28)
      3.        Allorquando si tratti di infliggere una penalità ad uno Stato membro per sanzionare la mancata esecuzione di una sentenza
         d’inadempimento, spetta alla Corte, nell’esercizio del suo potere discrezionale, fissare tale penalità in modo tale che, da
         un lato, sia adeguata alle circostanze e, dall’altro, commisurata all’inadempimento accertato nonché alla capacità finanziaria
         dello Stato membro interessato. In questa prospettiva, i criteri di base da prendere in considerazione per garantire la natura
         coercitiva della penalità ai fini dell’uniforme ed efficace applicazione del diritto comunitario sono, in linea di principio,
         la durata dell’infrazione, il suo grado di gravità e la capacità finanziaria dello Stato membro interessato. Per l’applicazione
         di tali criteri si deve tener conto, in particolare, delle conseguenze dell’omessa esecuzione sugli interessi privati e pubblici
         come pure dell’urgenza di indurre lo Stato membro di cui trattasi a conformarsi ai suoi obblighi.
      
      (v. punti 31-32)
      4.        L’eventuale imposizione di una somma forfettaria deve, in ciascun caso di specie, essere decisa in funzione dell’insieme degli
         elementi pertinenti che si riferiscono sia alle caratteristiche dell’inadempimento constatato che al comportamento proprio
         dello Stato membro interessato dal procedimento iniziato sul fondamento dell’art. 228 CE. Se la Corte decide l’imposizione
         di una somma forfettaria, le spetta, nell’esercizio del suo potere discrezionale, determinarla in modo tale che essa sia,
         da un lato, adeguata alle circostanze e, dall’altro, proporzionata all’inadempimento accertato, nonché alla capacità finanziaria
         dello Stato membro interessato. Nel novero dei fattori pertinenti ai fini di una tale decisione figurano segnatamente elementi
         quali la durata del protrarsi dell’inadempimento sucessivamente alla sentenza che lo ha accertato, nonché gli interessi pubblici
         e privati in questione.
      
      (v. punti 51-52)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      4 giugno 2009 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Artt. 28 CE, 43 CE e 49 CE – Direttiva 98/34/CE – Norme e discipline tecniche – Disciplina nazionale applicabile ai giochi elettrici, elettromeccanici ed elettronici al computer – Sentenza della Corte che accerta l’esistenza di un inadempimento – Mancata esecuzione – Art. 228 CE – Sanzioni pecuniarie»
      Nella causa C‑109/08,
      avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 228 CE, proposto il 10 marzo 2008,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalla sig.ra M. Patakia e sig. M. Konstantinidis, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Repubblica ellenica, rappresentata dalle sig.re N. Dafniou e V. Karra nonché dal sig. P. Mylonopoulos, in qualità di agenti, con domicilio eletto
         in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. J.‑C. Bonichot, J. Makarczyk, P. Kūris (relatore) e
         L. Bay Larsen, giudici,
      
      avvocato generale: sig. Y. Bot
      cancelliere: sig.ra R. Şereş, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 29 gennaio 2009,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 12 marzo 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte:
      
      –        di dichiarare che, non avendo adottato tutte le misure necessarie per dare esecuzione alla sentenza 26 ottobre 2006, causa
         C‑65/05, Commissione/Grecia (Racc. pag. I‑10341), la Repubblica ellenica è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in
         forza degli artt. 28 CE, 43 CE e 49 CE nonché dell’art. 8 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 giugno
         1998, 98/34/CE, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle
         regole relative ai servizi della società dell’informazione (GU L 204, pag. 37), come modificata dalla direttiva del Parlamento
         europeo e del Consiglio 20 luglio 1998, 98/48/CE (GU L 217, pag. 18; in prosieguo: la «direttiva 98/34»);
      
      –        di condannare la Repubblica ellenica a versare alla Commissione, sul conto «Risorse proprie della Comunità europea», una penalità
         pari a EUR 31 798,80 per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia, a decorrere dal
         giorno in cui sarà pronunciata la sentenza nella presente causa e fino al giorno di esecuzione della sentenza Commissione/Grecia;
      
      –        di condannare la Repubblica ellenica a pagare alla Commissione, sul conto «Risorse proprie della Comunità europea», una somma
         forfettaria di un importo giornaliero pari a EUR 9 636 a partire dal 26 ottobre 2006 fino alla data di pronuncia della sentenza
         nella presente causa o fino al giorno di esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia, qualora questa intervenga prima
         di tale data, e 
      
      –        di condannare la Repubblica ellenica alle spese.
       Contesto normativo
      2        A norma dell’art. 2, n. 1, della legge greca n. 3037/2002 (FEK A’ 174/30.7.2002), intitolato «Divieto di uso e di installazione
         di giochi», l’uso di giochi elettrici, elettromeccanici ed elettronici «compresi i computer, è vietato in generale nei luoghi
         pubblici, come gli alberghi, i bar, le sale di qualsiasi tipo di associazione dichiarata di pubblica utilità e in qualsiasi
         altro luogo pubblico o privato. È altresì vietata l’installazione di tali giochi». 
      
      3        L’art. 3 della stessa legge, intitolato «Imprese di prestazione di servizi Internet» enuncia che «[l’]installazione e la gestione
         di computer in locali adibiti alla prestazione di servizi Internet non sono assoggettate al divieto di cui all’art. 2. Tuttavia,
         è vietato l’uso di giochi su tali computer, indipendentemente dal metodo impiegato». 
      
      4        L’inosservanza di suddetti divieti comporta l’applicazione delle sanzioni penali previste dall’art. 4 della legge in parola
         nonché delle sanzioni amministrative previste dal suo art. 5.
      
      5        Infine, ai sensi dell’art. 9, n. 1, di questa stessa legge, le norme della medesima «non pregiudicano le disposizioni della
         legge n. 2206/1994 né le altre disposizioni relative ai casinò».
      
       La sentenza Commissione/Grecia 
      6        Al punto 1 del dispositivo della sentenza Commissione/Grecia sopra citata la Corte ha dichiarato e statuito:
      
      «Introducendo negli artt. 2, n. 1, e 3 della legge n. 3037/2002 il divieto, a pena di sanzioni penali o amministrative previste
         agli artt. 4 e 5 della stessa legge, di installare e di gestire qualsiasi gioco elettrico, elettromeccanico ed elettronico,
         compresi tutti i giochi al computer, in qualsiasi luogo pubblico o privato diverso dai casinò, la Repubblica ellenica è venuta
         meno agli obblighi che le incombono in forza degli artt. 28 CE, 43 CE e 49 CE, nonché dell’art. 8 della direttiva [98/34]».
      
       La fase precontenziosa 
      7        Interrogata dalla Commissione l’11 dicembre 2006 sullo stato di esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia, la Repubblica
         ellenica ha risposto con lettera 12 febbraio 2007. In tale lettera, le autorità elleniche non hanno fornito alcuna informazione
         concreta riguardo alla modifica della normativa nazionale di cui trattasi per conformarsi alla suddetta sentenza. Per contro,
         esse hanno sottolineato l’importanza e la complessità di siffatta modifica, affermando che i ministeri competenti collaboravano
         per porre in essere una normativa accettabile nel rispetto del diritto comunitario e del principio della proporzionalità.
      
      8        Ritenendo che la Repubblica ellenica non avesse adottato i provvedimenti necessari per conformarsi alla citata sentenza Commissione/Grecia,
         in data 23 marzo 2007 la Commissione ha inviato a tale Stato membro una lettera di diffida a norma dell’art. 228 CE.
      
      9        Poiché la Repubblica ellenica non ha risposto a tale lettera, il 29 giugno 2007 la Commissione ha inviato a tale Stato membro
         un parere motivato invitandolo ad adottare i provvedimenti necessari per assicurare l’esecuzione della sentenza in parola
         entro un termine di due mesi decorrenti dalla ricezione di detto parere.
      
      10      Atteso che la Repubblica ellenica non ha né risposto al suddetto parere né le ha notificato un qualsiasi provvedimento legislativo
         teso a conformarsi alla sentenza di cui trattasi, la Commissione ha proposto il presente ricorso considerando che tale Stato
         membro non aveva assicurato l’esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia. 
      
       Gli sviluppi intervenuti nel corso del presente procedimento 
      11      La Repubblica ellenica ha risposto al parere motivato il 12 marzo 2008, ossia due giorni dopo la proposizione del presente
         ricorso indicando che un comitato di redazione legislativa era stato convocato per elaborare un progetto di legge di modifica.
      
      12      Dai dibattiti emerge inoltre che, il 7 maggio 2008, la Repubblica ellenica ha trasmesso alla Commissione un primo progetto
         di legge di modifica, ai sensi dell’art. 8 della direttiva 98/34. La Commissione ha presentato osservazioni in un parere circostanziato
         datato 1° agosto 2008 al quale la Repubblica ellenica non ha risposto. Il 1° dicembre 2008, si sarebbe nondimeno tenuta ad
         Atene una riunione tra le parti.
      
      13      Il rappresentante della Repubblica ellenica ha altresì indicato che un nuovo progetto di legge di modifica sarebbe stato approvato
         dal suo governo entro breve termine, prima di essere comunicato alla Commissione al fine di un esame delle sue disposizioni
         conformemente all’art. 8 della direttiva 98/34. Al termine di tale procedura, tale progetto dovrebbe quindi essere oggetto
         di una votazione in Parlamento, al fine della sua adozione. 
      
       Sull’inadempimento 
      14      Sebbene l’art. 228 CE non precisi il termine entro il quale deve aver luogo l’esecuzione di una sentenza della Corte che accerti
         l’esistenza di un inadempimento, da una giurisprudenza consolidata risulta che l’esigenza di un’immediata e uniforme applicazione
         del diritto comunitario impone che tale esecuzione sia iniziata immediatamente e conclusa entro termini il più possibile ristretti
         (v., in particolare, sentenza 9 dicembre 2008, causa C‑121/07, Commissione/Francia, non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punto 21 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      15      Peraltro, la data di riferimento per valutare l’esistenza di un inadempimento ai sensi dell’art. 228 CE si colloca alla scadenza
         del termine fissato nel parere motivato emesso in forza di tale disposizione (v., in particolare, sentenza 18 luglio 2007,
         causa C‑503/04, Commissione/Germania, Racc. pag. I‑6153, punto 19 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      16      Nella specie, è evidente che, alla data di scadenza del termine di due mesi assegnato nel parere motivato del 29 giugno 2007,
         la Repubblica ellenica non avesse adottato alcun provvedimento che l’esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia richiede,
         poiché il progetto di una prima misura di esecuzione era stato comunicato alla Commissione soltanto il 7 maggio 2008.
      
      17      Alla luce di quanto sopra, occorre dichiarare che, come ammette essa stessa, la Repubblica ellenica è venuta meno agli obblighi
         che le incombono in forza dell’art. 228, n. 1, CE.
      
       Sulle sanzioni pecuniarie 
       Sulla penalità
       Argomenti delle parti 
      18      Fondandosi sul metodo di calcolo da essa definito nella sua comunicazione del 13 dicembre 2005 sull’applicazione dell’art. 228
         del Trattato CE [SEC(2005) 1658], la Commissione propone alla Corte di infliggere alla Repubblica ellenica una penalità di
         EUR 31 798,80 per ogni giorno di ritardo per sanzionare la mancata esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia a decorrere
         dalla data in cui sarà pronunciata la sentenza nella presente causa e fino al giorno in cui si sarà data esecuzione alla suddetta
         sentenza Commissione/Grecia.
      
      19      La Commissione considera che la condanna al pagamento di una penalità costituisce lo strumento più appropriato per porre fine,
         il più rapidamente possibile, all’infrazione riscontrata e che, nel caso di specie, una penalità di EUR 31 798,80 per ogni
         giorno di ritardo sia adeguata alla gravità e alla durata dell’infrazione tenendo conto al contempo della necessità di rendere
         la sanzione effettiva. Tale importo è calcolato moltiplicando una base uniforme di EUR 600 per un coefficiente di 11 (in una
         scala da 1 a 20) per tener conto della gravità dell’infrazione, per un coefficiente di 1,1 (in una scala da 1 a 3) per tener
         conto della durata dell’infrazione e per un coefficiente di 4,38 (basato sul prodotto interno lordo dello Stato membro in
         causa e sulla ponderazione dei voti al Consiglio dell’Unione europea) che si presume rappresenti la capacità finanziaria di
         tale Stato membro.
      
      20      Per quanto riguarda la gravità dell’infrazione, la Commissione rileva che la normativa nazionale controversa viola tre delle
         quattro libertà fondamentali sancite dal Trattato. Essa sostiene, inoltre, che le autorità elleniche non hanno ottemperato
         agli obblighi ad esse incombenti a norma dell’art. 8, n. 1, primo comma della direttiva 98/34 e che, per di più, non hanno
         pienamente cooperato con la Commissione nel corso della fase precontenziosa del procedimento avviato ai sensi dell’art. 228 CE.
         
      
      21      La Repubblica ellenica ritiene che il coefficiente che dovrebbe rendere conto della gravità dell’inadempimento accertato sia
         valutato dalla Commissione ad un livello estremamente elevato e che esso non dovrebbe essere superiore a 4. A tal proposito,
         essa fa valere che l’inadempimento ha inciso soltanto su un limitato settore di attività, che la normativa nazionale controversa
         è applicata senza discriminazione e che, inoltre, essa rappresenta la soluzione più appropriata per far fronte ai problemi
         economici e sociali causati dalla gestione malsana e incontrollata dei giochi, sicché è giustificata da ragioni imperative
         di interesse generale. In aggiunta, riferendosi alla giurisprudenza della Corte, essa sostiene che detto coefficiente viola
         il principio di proporzionalità.
      
      22      Per quanto riguarda la durata dell’inadempimento, la Commissione prende in considerazione il periodo di undici mesi interi
         trascorsi tra la pronuncia della citata sentenza Commissione/Grecia e il 17 ottobre 2007, data della sua decisione di promuovere
         il presente ricorso.
      
      23      La Repubblica ellenica chiede che tale coefficiente sia ridotto ad un tasso minimo. A suo giudizio, il dies a quo dell’inadempimento
         coincide con la scadenza del termine di tre mesi fissato nella lettera 11 dicembre 2006 con cui la Commissione ha chiesto
         informazioni sullo stato di esecuzione della sentenza Commissione/Grecia sopra citata. 
      
       Giudizio della Corte
      24      Avendo constatato che la Repubblica ellenica non si è conformata alla sentenza Commissione/Grecia sopra citata, la Corte può
         infliggere a tale Stato membro il versamento di una somma forfettaria o di una penalità in applicazione dell’art. 228, n. 2,
         terzo comma, CE.
      
      25      A tal riguardo, va rammentato che spetta alla Corte, in ciascuna causa, valutare, alla luce delle circostanze della specie,
         le sanzioni pecuniarie da adottare (sentenza 10 gennaio 2008, causa C‑70/06, Commissione/Portogallo, Racc. pag. I‑1, punto
         31 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      26      Nel caso di specie, come rilevato al punto 18 della presente sentenza, la Commissione propone alla Corte di infliggere alla
         Repubblica ellenica segnatamente una penalità di EUR 31 798,80. 
      
      27      A tal proposito, occorre anzitutto rilevare che le proposte della Commissione non possono vincolare la Corte e costituiscono
         soltanto una base utile di riferimento (v. sentenza 25 novembre 2003, causa C‑278/01, Commissione/Spagna, Racc. pag. I‑14141,
         punto 41 nonché la giurisprudenza ivi citata). Del pari, orientamenti come quelli contenuti nelle comunicazioni della Commissione
         non vincolano la Corte ma contribuiscono a garantire la trasparenza, la prevedibilità e la certezza del diritto con riferimento
         all’azione condotta dalla Commissione (v., in tal senso, sentenza 12 luglio 2005, causa C‑304/02, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑6263,
         punto 85, e 14 marzo 2006, causa C‑177/04, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑2461, punto 70). 
      
      28      La Corte ha parimenti precisato che la condanna al pagamento di una penalità e/o di una somma forfettaria mira ad esercitare
         su uno Stato membro inadempiente una pressione economica che lo spinga a porre fine all’inadempimento accertato. Le sanzioni
         pecuniarie irrogate debbono pertanto essere decise in funzione del grado di persuasione necessario perché lo Stato membro
         in questione modifichi il suo comportamento (v., in tal senso, citate sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, punto 91,
         nonché 14 marzo 2006, Commissione/Francia, punti 59 e 60).
      
      29      Orbene, è giocoforza constatare che, nel corso dell’udienza della Corte del 29 gennaio 2009, l’agente della Repubblica ellenica
         ha confermato che non era stata fino ad allora votata né, a fortiori, era entrata in vigore nessuna disposizione legislativa
         che ponesse fine all’inadempimento constatato dalla sentenza Commissione/Grecia sopra citata,. 
      
      30      Poiché l’inadempimento di cui trattasi perdurava alla data in cui la Corte ha esaminato i fatti, la condanna della Repubblica
         ellenica al pagamento di una penalità, proposta dalla Commissione, costituisce uno strumento adeguato per spingere tale Stato
         membro ad adottare le misure necessarie per assicurare l’esecuzione alla menzionata sentenza Commissione/Grecia (v. sentenza
         Commissione/Portogallo, cit., punto 37 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      31      Per quanto riguarda, poi, le modalità di calcolo dell’importo di una siffatta penalità, spetta alla Corte, nell’esercizio
         del suo potere discrezionale, fissare tale penalità in modo tale che, da un lato, sia adeguata alle circostanze e, dall’altro,
         commisurata all’inadempimento accertato nonché alla capacità finanziaria dello Stato membro interessato (v., in particolare,
         citata sentenza Commissione/Portogallo, punto 38 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      32      In questa prospettiva, i criteri fondamentali da prendere in considerazione per garantire la natura coercitiva della penalità
         ai fini dell’uniforme ed efficace applicazione del diritto comunitario sono, in linea di principio, il grado di gravità dell’infrazione,
         la sua durata e la capacità finanziaria dello Stato membro interessato. Per l’applicazione di tali criteri si deve tener conto,
         in particolare, delle conseguenze dell’omessa esecuzione sugli interessi privati e pubblici come pure dell’urgenza di indurre
         lo Stato membro di cui trattasi a conformarsi ai suoi obblighi (v., sentenza Commissione/Portogallo, cit., punto 39 nonché
         la giurisprudenza ivi citata).
      
      33      Per quanto concerne, in primo luogo, la gravità dell’infrazione e segnatamente le conseguenze della mancata esecuzione della
         sentenza Commissione/Grecia sugli interessi privati e pubblici, va constatato che il divieto di installare, di gestire e di
         utilizzare qualsiasi gioco elettrico, elettromeccanico ed elettronico, compresi tutti i giochi al computer, in qualsiasi luogo
         pubblico o privato ad eccezione dei casinò, quale previsto dalla normativa nazionale in esame nella causa che ha condotto
         a tale sentenza, viola i principi della libera circolazione delle merci, della libera prestazione dei servizi e della libertà
         di stabilimento, quali risultano dagli artt. 28 CE nonché 43 CE e 49 CE. 
      
      34      Come rilevato dalla Corte ai punti 29, 30, 51 e 55 della citata sentenza Commissione/Grecia, tale normativa nazionale non
         ha comportato unicamente una diminuzione del volume delle importazioni di siffatti giochi provenienti da altri Stati membri,
         ma ha condotto, in realtà, ad una cessazione di tali importazioni fin dall’istituzione di detto divieto. Inoltre, la normativa
         in parola impedisce agli operatori economici di altri Stati membri di fornire i loro servizi, o addirittura di stabilirsi
         a tale fine in Grecia.
      
      35      Peraltro, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 54 delle sue conclusioni, la Repubblica ellenica non ha adottato
         alcun provvedimento diretto a sospendere l’applicazione della normativa in esame nella causa che ha condotto alla citata sentenza
         Commissione/Grecia e ha dunque consentito che, in base ad essa, operatori economici incorrano in pene detentive e in sanzioni
         pecuniarie. È pertanto urgente che la Repubblica ellenica modifichi tale normativa.
      
      36      Infine, occorre altresì tener conto del fatto che l’inadempimento constatato nella sentenza Commissione/Grecia riposa sulla
         mancata notificazione delle norme tecniche previste dall’art. 8 della direttiva 98/34. Infatti, il rispetto di tale obbligo
         specifico costituiva una condizione necessaria per realizzare pienamente l’obiettivo di tale direttiva, quale definito nel
         suo secondo e terzo ‘considerando’, diretto ad assicurare il buon funzionamento del mercato interno.
      
      37      Peraltro, l’obiettivo della normativa nazionale in esame nella causa che ha condotto alla citata sentenza Commissione/Grecia
         era la lotta contro i gravi problemi sociali causati dal fatto che i giochi di cui trattasi erano agevolmente convertibili
         in giochi di azzardo che, in Grecia, sono vietati al di fuori dei casinò. Al punto 38 della sentenza in parola, la Corte ha
         ammesso che le ragioni imperative di interesse generale invocate dalla Repubblica ellenica potessero giustificare l’ostacolo
         alla libera circolazione delle merci constatato in tale causa. Al punto 41 della medesima sentenza, essa ha nondimeno considerato
         che il divieto di siffatti giochi in tutti i luoghi pubblici o privati, ad eccezione dei casinò, costituisse una misura sproporzionata
         rispetto all’obiettivo perseguito. 
      
      38      Alla luce di queste considerazioni, il coefficiente destinato a rendere conto del grado di gravità dell’inadempimento va fissato
         a 8, il che riflette in modo appropriato le caratteristiche dell’infrazione in esame. 
      
      39      Per quanto riguarda, in secondo luogo, la durata di siffatta infrazione, questa deve essere valutata tenendo conto del momento
         in cui la Corte ha valutato i fatti nell’ambito del procedimento avviato in base all’art. 228 e non a quello in cui essa è
         adita dalla Commissione (v. sentenza Commissione/Portogallo, cit., punto 45).
      
      40      Nel caso di specie, l’inadempimento da parte della Repubblica ellenica del suo obbligo di ottemperare alla sentenza Commissione/Grecia
         sopra citata, perdura da oltre due anni, tenuto conto del tempo trascorso dal 26 ottobre 2006, data di pronuncia di detta
         sentenza. 
      
      41      Ciò premesso, un coefficiente di 1.5 (in una scala graduata da 1 a 3) appare appropriato per rendere conto della durata dell’infrazione.
      
      42      Per quanto riguarda, in terzo luogo, la capacità finanziaria dello Stato membro in causa, la proposta della Commissione consistente
         nell’adottare un coefficiente basato sul prodotto interno lordo di questo Stato membro e sul numero di voti di cui esso dispone
         in seno al Consiglio, in linea di principio, costituisce una maniera adeguata di riflettere tale criterio, pur mantenendo
         un divario ragionevole tra i diversi Stati membri (v., in tal senso, sentenza Commissione/Portogallo, cit., punto 48 nonché
         la giurisprudenza ivi citata). 
      
      43      Nella specie, il coefficiente di 4,38 proposto dalla Commissione e menzionato nella comunicazione del 13 dicembre 2005 sull’applicazione
         dell’art. 228 del Trattato CE riflette adeguatamente l’evoluzione dei fattori che sono alla base della valutazione della capacità
         finanziaria della Repubblica ellenica. 
      
      44      Lo stesso vale per l’importo di base al quale vengono applicati i coefficienti moltiplicatori, che deve essere fissato a EUR 600.
         
      
      45      Tenuto conto di quanto precede, la moltiplicazione di un importo di base di EUR 600 per coefficienti fissati a 8, per la gravità
         dell’infrazione, a 1,5, per la durata della medesima, e a 4,38, in base alla capacità finanziaria dello Stato membro interessato,
         nella specie, conduce ad un importo di EUR 31 536 per ogni giorno di ritardo. Tale importo va considerato adeguato alla luce
         delle finalità della penalità quali menzionate al punto 28 della presente sentenza.
      
      46      Sulla scorta di tutte le considerazioni che precedono, occorre condannare la Repubblica ellenica a pagare alla Commissione,
         sul conto «Risorse proprie della Comunità europea», una penalità di EUR 31 536 per ogni giorno di ritardo nell’attuazione
         dei provvedimenti necessari per conformarsi alla citata sentenza Commissione/Grecia, a decorrere dalla pronuncia della presente
         sentenza e fino alla esecuzione di suddetta sentenza Commissione/Grecia.
      
       Sulla somma forfettaria 
       Argomenti delle parti
      47      La Commissione propone alla Corte di condannare la Repubblica ellenica a pagare una somma forfettaria di EUR 9 636 per ogni
         giorno di ritardo nell’esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia, dal giorno in cui tale sentenza è stata pronunciata
         fino al giorno in cui sarà data piena esecuzione alla medesima o fino alla data in cui sarà pronunciata la sentenza nel presente
         procedimento nell’ipotesi in cui, in tale data, la sentenza Commissione/Grecia non fosse pienamente eseguita. 
      
      48      Questo importo giornaliero risulta dalla moltiplicazione di un importo di base di EUR 200 per il coefficiente di gravità dell’infrazione,
         nel caso di specie stimato a 11 in una scala da 1 a 20, nonché con il coefficiente che rappresenta la capacità finanziaria
         della Repubblica ellenica, valutato a 4,38.
      
      49      L’importo complessivo richiesto a tale titolo ammonta a EUR 3 420 780, derivante dalla moltiplicazione dell’importo giornaliero
         di EUR 9 636 per 355, ossia il numero di giorni trascorsi tra il 26 ottobre 2006, data della pronuncia della sentenza Commissione/Grecia
         sopra citata e il 17 ottobre 2007, data in cui la Commissione ha deciso di intentare il presente ricorso.
      
      50      La Repubblica ellenica fa valere che essa non deve essere condannata al pagamento di una somma forfettaria in quanto tale
         sanzione pecuniaria punisce il comportamento passato dello Stato membro interessato. Inoltre, a suo avviso, l’importo della
         somma forfettaria proposto dalla Commissione è sproporzionato rispetto alla gravità nonché alla durata dell’infrazione ed
         è eccessivo se si considera, in particolare, il carattere problematico della normativa sui giochi in Grecia.
      
       Giudizio della Corte
      51      Per quanto riguarda l’imposizione di una somma forfettaria, quest’ultima deve, in ciascun caso di specie, essere decisa in
         funzione dell’insieme degli elementi pertinenti che si riferiscono sia alle caratteristiche dell’inadempimento constatato
         che al comportamento proprio dello Stato membro interessato dal procedimento iniziato sul fondamento dell’art. 228 CE (citata
         sentenza 9 dicembre 2008, Commissione/Francia, punto 62).
      
      52      Se la Corte decide di imporre il pagamento di una penalità o di una somma forfettaria, le spetta, nell’esercizio del suo potere
         discrezionale, determinarla in modo tale che essa sia, da un lato, adeguata alle circostanze e, dall’altro, proporzionata
         all’inadempimento accertato, nonché alla capacità finanziaria dello Stato membro interessato. Per quanto riguarda più specificamente
         l’imposizione di una somma forfettaria, nell’ambito dei fattori pertinenti a tale riguardo figurano elementi quali la durata
         del protrarsi dell’inadempimento successivamente alla sentenza che lo ha accertato, nonché gli interessi pubblici e privati
         in questione (v. citata sentenza 9 dicembre 2008, Commissione/Francia, punto 64 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      53      In una situazione come quella oggetto del presente ricorso, tenuto conto della persistenza dell’inadempimento per un lungo
         periodo in seguito alla sentenza che l’ha inizialmente accertato, degli interessi pubblici e privati messi in questione, della
         mancanza di una decisione di sospensione dell’applicazione della normativa in esame che consenta di evitare l’esercizio di
         azioni penali e della mancanza di un tangibile inizio dell’esecuzione di detta sentenza, si impone la condanna al pagamento
         di una somma forfetaria. 
      
      54      Alla luce di quanto precede, è stata operata una corretta valutazione delle circostanze delle specie fissando a EUR 3 milioni
         l’importo della somma forfettaria che la Repubblica ellenica dovrà versare.
      
      55      Si deve dunque condannare quest’ultima a pagare alla Commissione, sul conto «Risorse proprie della Comunità», una somma forfettaria
         di EUR 3 milioni.
      
       Sulle spese
      56      A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché dalla Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica ellenica, rimasta soccombente, va condannata alle spese.
      
      Per questi motivi la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Non avendo modificato gli artt. 2, n. 1, e 3 della legge n. 3037/2002 che stabilisce un divieto, a pena di sanzioni penali
            o amministrative previste dagli artt. 4 e 5 della medesima legge, di installare e di gestire qualsiasi gioco elettrico, elettromeccanico
            ed elettronico, compresi tutti i giochi al computer, in qualsiasi luogo pubblico o privato diverso dai casinò, conformemente
            agli artt. 28 CE, 43 CE e 49 CE nonché all’art. 8 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 giugno 1998, 98/34/CE,
            che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative
            ai servizi della società dell’informazione, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 luglio
            1998, 98/48/CE, la Repubblica ellenica non ha attuato tutti i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza 26 ottobre 2006,
            causa C‑65/05, Commissione/Grecia comporta e, di conseguenza, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza dell’art. 228 CE.
      2)      La Repubblica ellenica è condannata a versare alla Commissione delle Comunità europee, sul conto «Risorse proprie della Comunità
            europea», una penalità di EUR 31 536 per ogni giorno di ritardo nell’attuazione dei provvedimenti necessari per conformarsi
            alla citata sentenza Commissione/Grecia a decorrere dal giorno della pronuncia della presente sentenza e fino all’esecuzione
            di detta sentenza Commissione/Grecia.
      3)      La Repubblica ellenica è condannata a pagare alla Commissione delle Comunità europee, sul conto «Risorse proprie della Comunità
            europea», una somma forfettaria di EUR 3 milioni. 
      4)      La Repubblica ellenica è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: il greco.