CELEX: 62007CJ0297
Language: it
Date: 2008-12-11
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) dell'11 dicembre 2008. # Klaus Bourquain. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Landgericht Regensburg - Germania. # Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen - Art. 54 - Principio "ne bis in idem" - Ambito di applicazione - Condanna in contumacia per i medesimi fatti - Nozione di "sentenza definitiva" - Norme processuali di diritto nazionale - Nozione di "pena che non può più essere eseguita". # Causa C-297/07.

Causa C‑297/07
      Procedimento penale 
      contro 
      Klaus Bourquain
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Landgericht Regensburg)
      «Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen — Art. 54 — Principio del ne bis in idem — Ambito di applicazione — Condanna in contumacia per i medesimi fatti — Nozione di “sentenza definitiva” — Norme processuali di diritto nazionale — Nozione di “pena che non può più essere eseguita”»
      Massime della sentenza
      1.        Unione europea — Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale — Protocollo sull’integrazione dell’acquis di Schengen
            — Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen — Principio del ne bis in idem
      (Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen, artt. 54‑58)
      2.        Unione europea — Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale — Protocollo sull’integrazione dell’acquis di Schengen
            — Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen — Principio del ne bis in idem
      (Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen, art. 54)
      3.        Unione europea — Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale — Protocollo sull’integrazione dell’acquis di Schengen
            — Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen — Principio del ne bis in idem
      (Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen, art. 54)
      1.        Poiché l’art. 54 della Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen (CAAS) non prevede che la persona interessata
         debba necessariamente essere giudicata sul territorio delle Parti contraenti, tale disposizione, che ha lo scopo di proteggere
         una persona definitivamente giudicata da nuovi procedimenti penali avviati a suo carico per gli stessi fatti, non può essere
         interpretata nel senso che gli artt. 54‑58 della CAAS non sono mai applicabili a persone che sono state giudicate da una Parte
         contraente che esercita la sua giurisdizione fuori dal territorio in cui vige detta Convenzione.
      
      (v. punto 30)
      2.        L’art. 54 della Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen (CAAS), sia esso applicato ad una sentenza pronunciata
         in contumacia in conformità alla legislazione nazionale di uno Stato contraente ovvero ad una sentenza ordinaria, implica
         necessariamente che esista una fiducia reciproca degli Stati contraenti nei confronti dei loro rispettivi sistemi di giustizia
         penale e che ciascuno di essi accetti l’applicazione del diritto penale vigente negli altri Stati contraenti, anche quando
         il ricorso al proprio diritto nazionale condurrebbe a soluzioni diverse. 
      
      Infatti, dalla stessa formulazione di tale articolo risulta che le sentenze in contumacia non sono escluse dal suo ambito
         di applicazione, in quanto il presupposto per l’applicazione di detta disposizione è esclusivamente quello della pronuncia
         di una sentenza definitiva ad opera di una Parte contraente.
      
      Orbene, la sola circostanza che il procedimento in contumacia avrebbe comportato, ai sensi del diritto nazionale che disciplina
         il procedimento in questione, la riapertura del processo qualora la persona interessata fosse stata arrestata in pendenza
         del periodo di prescrizione della pena non esclude di per sé che la condanna in contumacia possa comunque essere considerata
         una decisione definitiva ai sensi dell’art. 54 della CAAS. 
      
      (v. punti 35, 37, 40)
      3.        Il principio «ne bis in idem», sancito dall’art. 54 della Convenzione d’applicazione dell’Accordo di Schengen (CAAS), si applica
         ad un procedimento penale avviato in uno Stato contraente per reprimere fatti per i quali l’imputato è già stato definitivamente
         giudicato in un altro Stato contraente, anche qualora, ai sensi del diritto dello Stato in cui esso è stato condannato, la
         pena inflittagli non abbia mai potuto essere direttamente eseguita a causa di peculiarità procedurali proprie del diritto
         di tale Stato.
      
      A tale riguardo, il presupposto di esecuzione di cui al detto articolo è soddisfatto quando si constati che, nel momento in
         cui il secondo procedimento penale viene avviato nei confronti della medesima persona per i medesimi fatti che hanno già dato
         luogo ad una condanna nel primo Stato contraente, la sanzione applicata in tale primo Stato non può più essere eseguita secondo
         le leggi di quest’ultimo.
      
      (v. punti 48, 52 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      11 dicembre 2008 (*)
      
      «Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen – Art. 54 – Principio del ne bis in idem – Ambito di applicazione – Condanna in contumacia per i medesimi fatti – Nozione di “sentenza definitiva” – Norme processuali di diritto nazionale – Nozione di “pena che non può più essere eseguita”»
      Nel procedimento C‑297/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta, ai sensi dell’art. 35 UE, dal Landgericht Regensburg (Germania)
         con decisione 30 maggio 2007, pervenuta in cancelleria il 21 giugno 2007, nel procedimento penale a carico di
      
      Klaus Bourquain,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. J.‑C. Bonichot, J. Makarczyk, P. Kūris e L. Bay Larsen
         (relatore), giudici,
      
      avvocato generale: sig. D. Ruiz-Jarabo Colomer
      cancelliere: sig. R. Grass
      vista la fase scritta del procedimento,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per il sig. Bourquain, dall’avv. C.‑M. Engel, Rechtsanwalt;
      –        per la Staatsanwaltschaft Regensburg, dal sig. J. Plöd, Leitender Oberstaatsanwalt;
      –        per il governo ceco, dal sig. T. Boček, in qualità di agente;
      –        per il governo ungherese, dalla sig.ra J. Fazekas, in qualità di agente;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra C. Wissels e dal sig. M. de Grave, in qualità di agenti;
      –        per il governo portoghese, dal sig. L. Fernandes, in qualità di agente;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. R. Troosters e dalla sig.ra S. Grünheid, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza dell’8 aprile 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 54 della convenzione di applicazione dell’Accordo
         di Schengen, del 14 giugno 1985, tra i governi degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania
         e della Repubblica francese relativo all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni (GU 2000, L 239, pag. 19),
         firmata a Schengen (Lussemburgo) il 19 giugno 1990 (in prosieguo: la «CAAS»).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di un procedimento penale promosso in Germania in data 11 dicembre 2002, per omicidio,
         a carico del sig. Bourquain, cittadino tedesco, malgrado il procedimento penale avviato per i medesimi fatti dall’autorità
         giudiziaria di un altro Stato contraente a carico della stessa persona avesse già dato luogo, il 26 gennaio 1961, ad una sentenza
         di condanna in contumacia.
      
       Contesto normativo
       Diritto dell’Unione europea
      3        Ai sensi dell’art. 1 del protocollo sull’integrazione dell’acquis di Schengen nell’ambito dell’Unione europea, allegato al
         Trattato sull’Unione europea e al Trattato che istituisce la Comunità europea dal Trattato di Amsterdam (in prosieguo: il
         «protocollo»), tredici Stati membri dell’Unione europea, tra i quali la Repubblica federale di Germania e la Repubblica francese,
         sono autorizzati ad instaurare tra loro una cooperazione rafforzata nel campo di applicazione dell’acquis di Schengen, come
         definito nell’allegato di detto protocollo.
      
      4        In particolare rientrano nell’acquis di Schengen, così definito, l’Accordo tra i governi degli Stati dell’Unione economica
         Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese relativo all’eliminazione graduale dei controlli
         alle frontiere comuni, firmato a Schengen il 14 giugno 1985 (GU 2000, L 239, pag. 13), nonché la CAAS.
      
      5        In applicazione dell’art. 2, n. 1, secondo comma, seconda frase, del protocollo, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato
         la decisione 20 maggio 1999, 1999/436/CE, che determina, in conformità delle pertinenti disposizioni del Trattato che istituisce
         la Comunità europea e del Trattato sull’Unione europea, la base giuridica per ciascuna delle disposizioni o decisioni che
         costituiscono l’acquis di Schengen (GU L 176, pag. 17). Dall’art. 2 di questa decisione, in combinato disposto con l’allegato A
         della medesima, risulta che il Consiglio ha indicato rispettivamente gli artt. 34 UE e 31 UE quali fondamenti normativi degli
         artt. 54‑58 della CAAS.
      
      6        Ai sensi dell’art. 54 della CAAS, ricompreso nel capitolo 3, intitolato «Applicazione del principio ne bis in idem», del titolo III
         di quest’ultima, a sua volta intitolato «Polizia e sicurezza»:
      
      «Una persona che sia stata giudicata con sentenza definitiva in una Parte contraente non può essere sottoposta ad un procedimento
         penale per i medesimi fatti in un’altra Parte contraente a condizione che, in caso di condanna, la pena sia stata eseguita
         o sia effettivamente in corso di esecuzione attualmente o, secondo la legge dello Stato contraente di condanna, non possa
         più essere eseguita».
      
      7        L’art. 57, nn. 1 e 2, della CAAS così dispone:
      
      «1.       Quando una persona è imputata di un reato in una Parte contraente e le autorità competenti di questa Parte contraente hanno
         motivo di ritenere che l’imputazione riguarda gli stessi fatti per i quali la persona è già stata giudicata in un’altra Parte
         contraente con sentenza definitiva, tali autorità, qualora lo ritengano necessario, chiederanno le informazioni rilevanti
         alle autorità competenti della Parte contraente sul cui territorio la sentenza è stata pronunciata.
      
      2.       Le informazioni richieste saranno fornite al più presto possibile e saranno tenute in considerazione nel decidere se il procedimento
         deve continuare».
      
      8        L’art. 58 della CAAS così dispone:
      
      «Le precedenti disposizioni non sono di ostacolo all’applicazione di disposizioni nazionali più ampie, concernenti l’effetto
         “ne bis in idem” attribuito a decisioni giudiziarie straniere».
      
      9        Per quanto riguarda l’ambito di applicazione territoriale degli artt. 54‑58 della CAAS, dall’art. 6 della decisione 1999/436
         risulta che tale ambito di applicazione è definito all’art. 138 della CAAS. Tale ultimo articolo stabilisce quanto segue:
      
      «Per quanto riguarda la Repubblica francese, le disposizioni della [CAAS] sono applicabili soltanto al territorio europeo
         della Repubblica francese.
      
      (…)».
      10      Dall’informazione relativa alla data di entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del 1º maggio 1999 (GU L 114, pag. 56), risulta che la Repubblica federale di Germania ha effettuato una dichiarazione ai
         sensi dell’art. 35, n. 2, UE, con la quale ha accettato la competenza della Corte a pronunciarsi secondo le modalità di cui
         all’art. 35, n. 3, lett. b), UE.
      
       Il diritto nazionale
      11      L’art. 120, commi settimo‑nono, del code de justice militaire pour l’armée de terre français (codice penale militare per l’esercito
         di terra francese) (JORF del 15 marzo 1928), nella sua versione in vigore il 26 gennaio 1961, così dispone:
      
      «Il giudizio in contumacia, pronunciato nella sua forma ordinaria, è (…) notificato all’imputato contumace oppure presso il
         suo domicilio.
      
      L’imputato contumace può proporre opposizione nei cinque giorni a partire da tale notifica. Qualora tale termine sia scaduto
         senza che sia stata proposta opposizione, la sentenza è considerata emessa in contraddittorio.
      
      Tuttavia, qualora tale notifica non sia stata effettuata a nessuno ovvero qualora non risulti da atti esecutivi della sentenza
         che il condannato ne abbia avuto conoscenza, l’opposizione è ricevibile fino alla scadenza dei termini di prescrizione della
         pena».
      
      12      L’art. 121 di detto codice, nella versione modificata al momento dei fatti di cui alla causa principale, stabilisce, facendo
         rinvio all’art. 639 del codice di procedura penale francese, che, qualora la persona condannata in contumacia ricompaia prima
         che la pena sia estinta per prescrizione, detta pena non viene eseguita, ma viene bensì avviato un nuovo procedimento in presenza
         dell’imputato.
      
      13      In conformità all’art. 763 del codice di procedura penale, è di 20 anni il termine di prescrizione per l’esecuzione di una
         pena, cui rinviano gli artt. 120, n. 9, e 121 di detto codice penale militare.
      
      14      L’art. 1 della legge 31 luglio 1968, n. 68-697, recante amnistia (JORF del 2 agosto 1968, pag. 7521), che compare al titolo
         I di tale legge, intitolato «Per l’amnistia generale di tutti i reati commessi in relazione con gli eventi d’Algeria», così
         dispone:
      
      «Sono completamente amnistiati tutti i reati commessi in relazione con gli eventi d’Algeria.
      Sono considerati commessi in relazione con gli eventi d’Algeria tutti i reati commessi dai militari in servizio in Algeria
         nel corso del periodo che ricade nella previsione del primo comma del presente articolo».
      
      15      L’art. 4, n. 1, di detta legge precisa che gli effetti dell’amnistia da essa previsti sono quelli definiti dagli artt. 9‑16
         della legge 17 giugno 1966, n. 66-396, recante amnistia di reati contro la sicurezza dello Stato ovvero commessi in relazione
         con gli eventi d’Algeria (JORF del 18 giugno 1966, pag. 4915).
      
      16      L’art. 9 della legge n. 66-396 così dispone:
      
      «L’amnistia comporta, senza poter mai dare luogo alla restitutio in integrum, l’estinzione di tutte le pene principali, accessorie
         e complementari, in particolare il confino, nonché di tutte le conseguenti incapacità o decadenze. Essa ripristina a vantaggio
         dell’autore del reato l’eventuale beneficio della sospensione condizionale concesso all’atto di una condanna precedente».
      
      17      L’art. 15 di detta legge precisa quanto segue:
      
      «È fatto divieto a chiunque ne abbia avuto conoscenza nell’esercizio delle sue funzioni di ricordare in qualsiasi forma o
         di menzionare in qualsiasi documento le condanne penali (…) estinte dall’amnistia. I verbali dei processi, delle sentenze
         e delle decisioni non ricadono tuttavia in tale divieto».
      
       I fatti all’origine del procedimento penale e la questione pregiudiziale
      18      Il 26 gennaio 1961, a Bona (Algeria), il sig. Bourquain, arruolato nella Legione straniera francese, veniva condannato alla
         pena di morte in contumacia, per diserzione e omicidio volontario, dal Tribunal permanent des forces armées de la zone est
         constantinoise (Tribunale permanente delle Forze armate della zona est constantinoise).
      
      19      Tale Tribunale, applicando il code de justice militaire pour l’armée de terre français, ha accertato che, il 4 maggio 1960,
         il sig. Bourquain, avendo organizzato la propria diserzione alla frontiera algero‑tunisina, aveva ucciso con un colpo di arma
         da fuoco un commilitone, anch’esso di nazionalità tedesca, che voleva impedirgli di disertare.
      
      20      Rifugiatosi nella Repubblica democratica tedesca, il sig. Bourquain non avrebbe preso conoscenza della notifica della sentenza
         emessa in contumacia e la pena irrogata con il giudizio considerato emesso in contraddittorio non ha potuto essere eseguita.
      
      21      Non sono stati poi avviati, né in Algeria né in Francia, altri procedimenti penali a carico del sig. Bourquain. In Francia
         sono stati peraltro amnistiati, con le leggi summenzionate, tutti i reati commessi in relazione con la guerra d’Algeria. È
         stata per contro aperta a carico della persona di cui trattasi un’indagine per i medesimi fatti nella Republica federale di
         Germania e, nel 1962, è stato inviato un mandato d’arresto alle autorità dell’ex Repubblica democratica tedesca, le quali
         lo hanno respinto.
      
      22      Alla fine del 2001, si è scoperto che il sig. Bourquain abitava nella regione di Ratisbona (Germania). L’11 dicembre 2002,
         la Staatsanwaltschaft Regensburg (Procura della Repubblica di Ratisbona) lo ha accusato di omicidio dinanzi al giudice del
         rinvio per i medesimi fatti, ai sensi dell’art. 211 del codice penale tedesco.
      
      23      In tale situazione, il giudice del rinvio interpellava, con lettera del 17 luglio 2003, il Ministero della Giustizia francese,
         conformemente all’art. 57, n. 1, della CAAS, per accertare se la sentenza pronunciata il 26 gennaio 1961 dal Tribunal permanent
         des forces armées de la zone est constantinoise ostasse all’apertura di un nuovo procedimento penale in Germania per gli stessi
         fatti, alla luce del divieto di cui al principio «ne bis in idem» previsto dall’art. 54 della CAAS.
      
      24      Il Procureur du Tribunal aux armées de Paris (Procuratore generale per il Tribunale delle forze armate di Parigi) ha risposto
         a tale domanda di informazioni osservando, in particolare, quanto segue:
      
      «Il giudizio emesso in contumacia il 26 gennaio 1961 a carico del [sig. Bourquain] è passato in giudicato. La decisione di
         condanna alla pena capitale è divenuta irrevocabile nel 1981. Poiché il termine di prescrizione della pena è di 20 anni secondo
         il diritto penale francese, tale sentenza è divenuta ineseguibile in Francia».
      
      25      Inoltre, il giudice del rinvio ha chiesto al Max-Planck-Institut für ausländisches und internationales Strafrecht (Istituto
         Max-Planck di diritto penale internazionale e comparato) di emettere un parere consultivo in merito all’interpretazione dell’art. 54
         della CAAS con riferimento alle circostanze della causa principale. Nel suo parere del 9 maggio 2006, tale istituto perviene
         alla conclusione che, sebbene l’esecuzione immediata della condanna in contumacia fosse esclusa a motivo delle peculiarità
         di ordine procedurale del diritto francese, i presupposti applicativi dell’art. 54 della CAAS ricorrono nella causa principale,
         ostando pertanto all’avvio di un nuovo procedimento penale a carico del sig. Bourquain. Tale Istituto ha confermato la sua
         posizione nella lettera del 14 febbraio 2007, inviata in risposta ad una domanda di osservazioni complementari.
      
      26      Il Landgericht Regensburg (Tribunale di Ratisbona), considerando che l’art. 54 della CAAS poteva essere interpretato nel senso
         che la prima condanna emessa da uno Stato contraente avrebbe dovuto essere almeno eseguibile in un momento qualsiasi del passato
         per poter ostare all’avvio di nuovi procedimenti penali in un secondo Stato contraente, ha deciso di sospendere il procedimento
         e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
      
      «Se una persona che sia stata giudicata con sentenza definitiva da una Parte contraente possa essere sottoposta ad un procedimento
         penale per i medesimi fatti in un’altra Parte contraente qualora la pena comminata nei suoi confronti non abbia mai potuto
         essere eseguita secondo la legge dello Stato contraente di condanna».
      
       Sulla competenza della Corte
      27      In primo luogo, occorre ricordare che, come risulta dal punto 10 della presente sentenza, la Corte è nella fattispecie competente
         a statuire sull’interpretazione della CAAS a norma dell’art. 35 UE.
      
      28      In secondo luogo, occorre precisare che l’art. 54 della CAAS si applica ratione temporis ad un procedimento penale quale quello
         della causa principale. Infatti, anche se la CAAS non era ancora in vigore in Francia al momento della pronuncia della prima
         condanna del sig. Bourquain da parte dell’autorità giudiziaria competente di tale Stato, essa lo era invece nei due Stati
         interessati al momento della valutazione dei presupposti per l’applicazione del principio «ne bis in idem» da parte del giudice
         adito per secondo, che ha dato luogo al presente rinvio pregiudiziale (v., in tal senso, sentenza 18 luglio 2007, causa C‑367/05,
         Kraaijenbrink, Racc. pag. I‑6619, punto 22).
      
      29      In terzo luogo, per quanto riguarda l’ambito di applicazione ratione loci degli artt. 54‑58 della CAAS, va precisato che,
         se è vero, come risulta dall’art. 6 della decisione 1999/436, in combinato disposto con l’art. 138 della CAAS, che l’art. 54
         della CAAS non è mai stato in vigore sul territorio algerino, dove è stata emessa la prima condanna del sig. Bourquain, l’applicazione
         di detto art. 54 non può tuttavia dipendere, nelle circostanze specifiche che caratterizzano detta condanna, dal luogo in
         cui detta condanna è stata pronunciata, in quanto l’elemento decisivo è costituito dal fatto che detta condanna sia stata
         pronunciata dall’autorità giudiziaria competente di uno Stato divenuto Parte contraente della CAAS.
      
      30      Poiché l’art. 54 della CAAS non prevede, come ha giustamente sottolineato la Commissione delle Comunità europee, che la persona
         interessata debba necessariamente essere giudicata sul territorio delle Parti contraenti, tale disposizione, che ha lo scopo
         di proteggere una persona definitivamente giudicata da nuovi procedimenti penali avviati a suo carico per gli stessi fatti,
         non può essere interpretata nel senso che gli artt. 54‑58 della CAAS non sono mai applicabili a persone che sono state giudicate
         da una Parte contraente che esercita la sua giurisdizione fuori dal territorio in cui vige detta Convenzione.
      
      31      Al riguardo occorre precisare che il Tribunal permanent des forces armées de la zone est constantinoise era un tribunale francese
         che, condannando il sig. Bourquain il 26 gennaio 1961, ha applicato le norme del diritto francese rilevanti.
      
      32      Occorrre peraltro aggiungere che, in ogni caso, l’art. 58 della CAAS autorizza la Repubblica federale di Germania ad applicare
         disposizioni nazionali estensive per quanto riguarda il principio «ne bis in idem». È così consentito agli Stati contraenti
         di applicare detto principio a decisioni giurisdizionali diverse da quelle rientranti nell’ambito di applicazione dell’art. 54
         (v., per quanto riguarda le procedure di estinzione dell’azione pubblica, sentenza 11 febbraio 2003, cause riunite C‑187/01
         e C‑385/01, Gözütok e Brügge, Racc. pag. I‑1345, punto 45).
      
       Sulla questione pregiudiziale
      33      Con detta questione il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se il principio «ne bis in idem», sancito dall’art. 54 della
         CAAS, possa essere applicato ad un procedimento penale avviato in uno Stato contraente per fatti per i quali l’imputato è
         già stato giudicato con sentenza definitiva in un altro Stato contraente, anche qualora, in forza del diritto dello Stato
         in cui detto imputato è stato condannato, la pena inflittagli non abbia mai potuto essere eseguita.
      
      34      Occorre precisare preliminarmente che, da un lato, come la Commissione ha fatto valere nelle sue osservazioni scritte, in
         linea di principio, una condanna in contumacia può anche rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 54 della CAAS e quindi
         costituire un ostacolo procedurale all’avvio di un nuovo procedimento.
      
      35      Infatti, in primo luogo, dalla stessa formulazione dell’art. 54 della CAAS risulta che le sentenze in contumacia non sono
         escluse dal suo ambito di applicazione, in quanto il presupposto per l’applicazione di detto art. 54 è esclusivamente quello
         della pronuncia di una sentenza definitiva ad opera di una Parte contraente.
      
      36      In secondo luogo, occorre ricordare che l’applicazione dell’art. 54 della CAAS non è subordinata all’armonizzazione o al ravvicinamento
         delle legislazioni penali degli Stati contraenti nel settore delle sentenze emesse in contumacia o in assenza (v., in tal
         senso, per quanto riguarda le procedure di estinzione dell’azione penale, sentenza Gözütok e Brügge, cit., punto 32).
      
      37      In tale contesto, l’art. 54 della CAAS, sia esso applicato ad una sentenza pronunciata in contumacia in conformità alla legislazione
         nazionale di uno Stato contraente ovvero ad una sentenza ordinaria, implica necessariamente che esista una fiducia reciproca
         degli Stati contraenti nei confronti dei loro rispettivi sistemi di giustizia penale e che ciascuno di essi accetti l’applicazione
         del diritto penale vigente negli altri Stati contraenti, anche quando il ricorso al proprio diritto nazionale condurrebbe
         a soluzioni diverse (v., in tal senso, sentenza Gözütok e Brügge, cit., punto 33).
      
      38      D’altra parte, occorre verificare, come hanno fatto valere diversi Stati membri e la Commissione nelle loro osservazioni scritte,
         che la condanna in contumacia pronunciata dal Tribunal permanent des forces armées de la zone est constantinoise è «definitiva»
         ai sensi dell’art. 54 della CAAS, tenuto conto dell’impossibilità di esecuzione immediata della sanzione dovuta all’obbligo
         stabilito dal diritto francese di celebrare un nuovo processo in caso di ricomparsa della persona condannata in contumacia,
         questa volta in sua presenza.
      
      39      Al riguardo, i governi ceco e ungherese dubitano, proprio a causa di tale obbligo di avviare un nuovo procedimento in caso
         di cattura del contumace, che la sentenza di detto tribunale permanente costituisca un ostacolo definitivo alla prosecuzione
         dell’azione penale.
      
      40      Tuttavia, la sola circostanza che il procedimento in contumacia avrebbe comportato, ai sensi del diritto francese, la riapertura
         del processo qualora il sig. Bourquain fosse stato arrestato in pendenza del periodo di prescrizione della pena e prima di
         essere amnistiato, cioè tra il 26 gennaio 1961 e il 31 luglio 1968, non esclude di per sé che la condanna in contumacia possa
         comunque essere considerata una decisione definitiva ai sensi dell’art. 54 della CAAS.
      
      41      Così, al fine di rispettare l’obiettivo dell’art. 54 della CAAS, consistente nell’evitare che una persona, per il fatto di
         aver esercitato il suo diritto alla libera circolazione, sia sottoposta a un procedimento penale per i medesimi fatti sul
         territorio di più Stati contraenti (v. sentenze Gözütok e Brügge, cit., punto 38), è necessario rispettare, nell’ambito dell’Unione
         europea, una sentenza come quella emessa il 26 gennaio 1961 dal Tribunal permanent des forces armées de la zone est constantinoise
         che statuisce definitivamente sui fatti contestati all’interessato applicando la normativa dello Stato contraente che ha intrapreso
         il primo procedimento penale.
      
      42      Infatti, la realizzazione di detto obiettivo risulterebbe compromessa se le peculiarità delle procedure nazionali, del genere
         di quelle previste dalle disposizioni di cui agli artt. 120 e 121 del code de justice militaire pour l’armée de terre français,
         non consentissero di accogliere un’interpretazione della nozione di sentenza definitiva ai sensi dell’art. 54 della CAAS tale
         da includere le sentenze emesse in contumacia in conformità alla legislazione nazionale.
      
      43      In ogni caso, è giocoforza constatare che il procureur du Tribunal aux armées de Paris, senza fare alcun riferimento al fatto
         che i reati commessi dal sig. Bourquain sono stati amnistiati nel 1968, ha osservato che la sentenza di condanna di quest’ultimo
         è divenuta irrevocabile nel 1981, cioè prima dell’avvio del secondo procedimento penale in Germania nel 2002.
      
      44      Occorre, al riguardo, aggiungere che, sebbene la legge n. 68-697, recante amnistia, produca la conseguenza che, a partire
         dalla sua entrata in vigore, i reati commessi dal sig. Bourquain non sono più passibili di alcuna sanzione, gli effetti della
         medesima legge, come descritti in particolare dagli artt. 9 e 15 della legge n. 66-396, non possono essere intesi nel senso
         che non esiste più una prima sentenza ai sensi dell’art. 54 della CAAS.
      
      45      Poiché, nelle circostanze di specie, la sentenza pronunciata in assenza dell’interessato deve essere considerata definitiva
         ai fini dell’applicazione dell’art. 54 della CAAS, occorre stabilire se il presupposto di esecuzione previsto in detto articolo,
         consistente nel fatto che la sanzione non possa più essere eseguita, sia soddisfatto anche qualora in nessun momento del passato,
         neppure prima dell’amnistia o della prescrizione, la sanzione applicata dalla prima condanna abbia potuto essere eseguita
         direttamente.
      
      46      Al riguardo, il governo ungherese ha sostenuto che l’espressione che compare nell’art. 54 della CAAS, relativo al fatto che
         la sanzione «non possa più essere eseguita» secondo le leggi della Parte contraente che ha emesso la condanna, deve essere
         interpretata nel senso che la pena irrogata avrebbe dovuto essere eseguibile quantomeno alla data della sua irrogazione in
         base alla normativa dello Stato contraente di condanna.
      
      47      Tuttavia, tale presupposto di esecuzione non stabilisce che la sanzione dovesse essere direttamente eseguibile, ai sensi del
         diritto di detto Stato di condanna, ma richiede soltanto che la sanzione applicata da una decisione definitiva «non possa
         più essere eseguita». I termini «non (…) più» si riferiscono al momento in cui iniziano nuovi procedimenti penali, in merito
         ai quali il giudice competente del secondo Stato contraente deve allora verificare se ricorrano i presupposti previsti all’art. 54
         della CAAS.
      
      48      Ne deriva che il presupposto di esecuzione di cui al detto articolo è soddisfatto quando si constati che, nel momento in cui
         il secondo procedimento penale viene avviato nei confronti della medesima persona per i medesimi fatti che hanno già dato
         luogo ad una condanna nel primo Stato contraente, la sanzione applicata in tale primo Stato non può più essere eseguita secondo
         le leggi di quest’ultimo.
      
      49      Detta interpretazione è corroborata dall’obiettivo perseguito dall’art. 54 della CAAS, consistente nell’evitare che una persona,
         per aver esercitato il proprio diritto alla libera circolazione, sia sottoposta a procedimento penale per i medesimi fatti
         sul territorio di più Stati contraenti.
      
      50      Tale diritto alla libera circolazione è efficacemente tutelato, in un contesto come quello di cui al procedimento principale,
         soltanto qualora l’autore di un atto sappia che, una volta condannato e qualora la sanzione inflittagli non possa più essere
         eseguita secondo le leggi dello Stato contraente di condanna, egli potrà circolare all’interno dello spazio Schengen senza
         dover temere di essere perseguito in un altro Stato contraente in ragione del fatto che la sanzione non ha potuto essere eseguita
         direttamente a causa di particolarità procedurali del diritto nazionale del primo Stato contraente.
      
      51      Orbene, nel procedimento principale, nel quale è pacifico che la pena inflitta non era più eseguibile nel 2002 quando il secondo
         procedimento penale è stato avviato in Germania, risulterebbe contrario ad un’utile applicazione dell’art. 54 della CAAS escludere
         l’applicazione di detto articolo esclusivamente a causa di talune peculiarità della procedura penale francese che subordinavano
         l’esecuzione della sanzione ad una nuova condanna pronunciata in presenza dell’imputato.
      
      52      In tale contesto, occorre risolvere la questione pregiudiziale dichiarando che il principio «ne bis in idem», sancito dall’art. 54
         della CAAS, si applica ad un procedimento penale avviato in uno Stato contraente per reprimere fatti per i quali l’imputato
         è già stato definitivamente giudicato in un altro Stato contraente, anche qualora, ai sensi del diritto dello Stato in cui
         esso è stato condannato, la pena inflittagli non abbia mai potuto essere direttamente eseguita a causa di peculiarità procedurali
         come quelle considerate nel procedimento principale.
      
       Sulle spese
      53      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
      Il principio «ne bis in idem», sancito dall’art. 54 della Convenzione d’applicazione dell’Accordo di Schengen, del 14 giugno 1985,
            tra i Governi degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese
            relativo all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni, firmata a Schengen (Lussemburgo) il 19 giugno 1990,
            si applica ad un procedimento penale avviato in uno Stato contraente per reprimere fatti per i quali l’imputato è già stato
            definitivamente giudicato in un altro Stato contraente, anche qualora, ai sensi del diritto dello Stato in cui esso è stato
            condannato, la pena inflittagli non abbia mai potuto essere direttamente eseguita a causa di peculiarità procedurali come
            quelle considerate nel procedimento principale.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.