CELEX: 31995R2381
Language: it
Date: 1995-10-10 00:00:00
Title: Regolamento (CE) n. 2381/95 del Consiglio, del 10 ottobre 1995, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d'America e riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito

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31995R2381

Regolamento (CE) n. 2381/95 del Consiglio, del 10 ottobre 1995, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d'America e riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito  

Gazzetta ufficiale n. L 244 del 12/10/1995 pag. 0032 - 0039

REGOLAMENTO  (CE) N. 2381/95 DEL CONSIGLIO del 10 ottobre 1995 che istituisce un dazio antidumping definitivo  sulle importazioni di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d'America e riscuote  definitivamente il dazio provvisorio istituitoIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa  contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea  (1),  in particolare l'articolo 23, visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa  contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della  Comunità economica europea  (2), in particolare l'articolo 12, vista la proposta presentata dalla Commissione, sentito il comitato consultivo, considerando quanto segue: A.  MISURE PROVVISORIE (1)  Con il regolamento (CE) n. 823/95  (3), in appresso denominato «   regolamento sul dazio provvisorio  », la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio  sulle importazioni nella Comunità di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d'America,  classificato al codice NC 2836  20  00. Con il regolamento (CE) n. 1974/95  (4) il Consiglio ha  prorogato la validità del dazio per un periodo di due mesi, che scadrà il 14 ottobre 1995. B.  FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO (2)  Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio,  quattro produttori statunitensi di carbonato di sodio, i produttori comunitari di vetro e le altre  parti interessate che ne avevano fatto richiesta hanno ottenuto di essere sentiti dalla  Commissione. Alcuni di essi, inolte, hanno reso note per iscritto le loro osservazioni sulle  risultanze provvisorie. In particolare, quattro produttori statunitensi di carbonato di sodio e i  produttori comunitari di vetro hanno ribadito determinate opinioni espresse in varie fasi del  procedimento. (3)  La Commissione ha continuato a chiedere e a verificare tutte le informazioni ritenute  necessarie ai fini delle conclusioni definitive. Le parti sono state informate dei fatti e delle  considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio  antidumping definitivo e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi  provvisori. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano presentare  osservazioni su dette comunicazioni. Le loro osservazioni sono state prese in considerazione e la  Commissione ha opportunatamente modificato le sue conclusioni. C.  PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE (4)  Non essendo state addotte nuove argomentazioni in  merito al prodotto in esame e al prodotto simile, sono confermate le conclusioni di cui ai punti  9-11 del regolamento sul dazio provvisorio. D.  DUMPING 1.  Valore normale (5)  Ai fini delle conclusioni definitive, si è stabilito il  valore normale secondo il metodo esposto ai punti 12-15 del regolamento sul dazio provvisorio.  Alcuni esportatori hanno chiesto che fosse corretto il calcolo del costo di produzione provvisorio  per voci quali le spese generali, amministrative e di vendita e i costi finanziari. Si è tenuto  conto delle richieste debitamente motivate adeguando di conseguenza i valori normali. 2.  Prezzi all'esportazione (6)  Due esportatori hanno sostenuto che i tassi di cambio fissati  nei loro contratti di copertura globali dovevano fungere da tassi di conversione per le loro  vendite all'esportazione in valuta estera. La Commissione non ha tenuto conto, ai fini della  determinazione provvisoria, della tecnica di copertura monetaria utilizzata dalle due società per  una parte delle loro vendite all'esportazione in valuta estera, in quanto i contratti non erano  legati alle fatture delle operazioni di esportazione per il prodotto in questione. La Commissione,  pertanto, si è servita dei tassi di cambio mensili medi per le fatture di esportazione. In mancanza  di informazioni fornite dalle società in questione per giustificare la scelta di un altro metodo,  quello utilizzato dalla Commissione è confermato ai fini della determinazione definitiva. In  seguito, tuttavia basandosi su questo metodo e sulle richieste debitamente motivate degli  esportatori interessati, la Commissione ha corretto i calcoli dei prezzi all'esportazione in USD  per riflettere i tassi di cambio applicabili in alcuni mesi. (7)  Due esportatori che si erano avvalsi per le vendite di un importatore collegato hanno chiesto  la correzione dei calcoli provvisori di determinati costi sostenuti tra l'importazione e la  rivendita all'importatore collegato. Si è tenuto conto delle richieste debitamente motivate  adeguando di conseguenza i prezzi all'esportazione. (8)  Un altro esportatore ha venduto carbonato di sodio a clienti indipendenti nella Comunità e ad  un importatore collegato nella Comunità. Nella determinazione provvisoria, la Commissione non ha  tenuto conto delle vendite effettuate all'importatore collegato in quanto le importazioni di  carbonato di sodio in questione venivano trasformate, in regime di perfezionamento attivo, in un  prodotto derivato, poi riesportato dalla Comunità. (9)  L'esportatore in questione ha dichiarato che, nel calcolare il dumping, si doveva tener conto  di queste vendite all'esportazione di carbonato di sodio, dato che il loro prezzo all'esportazione  era simile ai prezzi praticati da un produttore comunitario nei confronti del medesimo importatore  collegato. (10)  Dato che l'importatore era una consociata interamente controllata dall'esportatore, il prezzo  all'esportazione praticato tra le due parti non è stato giudicato attendibile. Inoltre, dato che le importazioni di carbonato di sodio venivano trasformate in un prodotto  derivato successivamente riesportato, non esisteva un prezzo del prodotto derivato applicato a un  acquirente indipendente nella Comunità, il che impediva di costruire il prezzo all'esportazione a  norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Comunque sia, non  sono stati forniti dati sui costi per le attività di trasformazione. (11)  Per le sue conclusioni sul dumping, pertanto, la Commissione si è basata sulle vendite  all'esportazione ad acquirenti indipendenti in quantitativi giudicati rappresentativi. Tale impostazione è confermata. (12)  Considerate le correzioni e i metodi di cui sopra, si conferma la determinazione preliminare  dei prezzi all'esportazione. 3.  Confronto (13)  Numerosi esportatori hanno chiesto che fossero corretti gli adeguamenti  operati a scopo di confronto, riguardanti il valore normale e il prezzo all'esportazione, per le  condizioni di credito, i termini di consegna e i costi di trasporto. Trattandosi di richieste  debitamente motivate, se ne è tenuto conto nel determinare i margini di dumping. 4.  Margini di dumping (14)  Dall'esame definitivo dei fatti è risultata l'esistenza di pratiche  di dumping per le importazioni del prodotto in oggetto originario degli Stati Uniti d'America. (15)  Le medie ponderate dei margini di dumping definitivamente stabiliti per le società in  questione, espresse in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto,  sono le seguenti: >SPAZIO PER TABELLA> (16)  Non sono state presentate osservazioni riguardo al metodo utilizzato dalla Commissione, di  cui al punto 21 del regolamento sul dazio provvisorio, per determinare il margine di dumping nei  confronti delle società che non hanno collaborato all'inchiesta. Tale metodo, pertanto, è  confermato per la determinazione definitiva dalla quale, se si tiene conto dei margini di dumping  definitivamente calcolati, risulta per queste società un margine del 13,9  %. E.  INDUSTRIA COMUNITARIA (17)  Non essendo state presentate nuove argomentazioni, sono  confermate le risultanze dei punti 22-27 del regolamento sul dazio provvisorio. F.  PREGIUDIZIO 1.  Consumo di carbonato di sodio nella Comunità (18)  Non essendo state  presentate nuove argomentazioni, sono confermate le risultanze del punto 28 del regolamento sul  dazio provvisorio. 2.  Comportamento degli esportatori sul mercato della Comunità (19)  Per quanto riguarda il  volume delle importazioni di carbonato di sodio originario degli Stati Uniti d'America, quattro  esportatori statunitensi e i produttori di vetro della Comunità hanno sostenuto che la Commissione  avrebbe dovuto escludere le importazioni di un produttore statunitense con un margine minimo di  dumping nel valutare il pregiudizio e il nesso di causalità; se si fosse proceduto in tal modo,  l'impatto delle importazioni statunitensi sarebbe notevolmente diminuito. L'argomentazione non è fondata, in quanto l'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88 non fa  distinzioni tra le importazoni in funzione del livello del margine di dumping stabilito. Inoltre,  da alcune operazioni di vendita dell'esportatore interessato è risultato un dumping considerevole. Comunque sia, anche se si escludessero le importazioni di questo esportatore nella Comunità dai  dati di cui al punto 29 del regolamento sul dazio provvisorio, risulterebbe nondimeno un  considerevole aumento, nel periodo dell'inchiesta (1° gennaio 1992-30 giugno 1993), della quota di  mercato delle importazioni statunitensi oggetto di dumping rispetto agli anni precedenti. Le  conclusioni raggiunte in proposito rimarrebbero quindi invariate. (20)  Per quanto riguarda le risultanze relative alla sottoquotazione di cui al punto 30 del  regolamento sul dazio provvisorio, gli esportatori statunitensi e i produttori di vetro della  Comunità hanno contestato i dati della Commissione, senza però dimostrare che la sottoquotazione  era inferiore. I margini di sottoquotazione sono stati ricalcolati per riflettere le correzioni  apportate ai prezzi all'esportazione nonché, per un solo esportatore e in base ad una richiesta  debitamente giustificata, i costi effettivi di movimentazione e di scarico, in modo da portare i  prezzi all'importazione ad un livello comparabile con quello dei produttori comunitari. I margini  definitivi di sottoquotazione, calcolati come media ponderata, variano quindi tra il 4 e il 17  %. 3.  Situazione dell'industria comunitaria del carbonato di sodio (21)  Non essendo state  presentate nuove argomentazioni, sono confermate le risultanze di cui ai punti 31-37 del  regolamento sul dazio provvisorio. 4.  Portata del pregiudizio (22)  I produttori di vetro della Comunità hanno chiesto nuovamente,  come al punto 38 del regolamento sul dazio provvisorio, che la Commissione stabilisca il  pregiudizio su base regionale o nazionale, dato che la posizione dei produttori di carbonato di  sodio di alcuni Stati membri o di alcune regioni della Comunità è notevolmente diversa da quella  dei produttori di altri Stati membri o di altre regioni, e che alcuni di essi non hanno subito  alcun pregiudizio. (23)  Come si è già detto nel punto 39 del regolamento sul dazio provvisorio, non sussistono le  condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88 per una valutazione  regionale. Va inoltre osservato che la denuncia è stata presentata con l'appoggio dell'intera  industria comunitaria del carbonato di sodio, e quindi il pregiudizio deve essere stabilito su base  comunitaria. Sono pertanto confermate le risultanze di cui al punto 39 del regolamento sul dazio  provvisorio. 5.  Conclusioni (24)  In considerazione di quanto precede e in mancanza di altre argomentazioni,  sono confermate le conclusioni di cui al punto 40 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo le  quali l'industria comunitaria ha subito un notevole pregiudizio a norma dell'articolo 4, paragrafo  1 del regolamento (CEE) n. 2423/88. 6.  Causa del pregiudizio (25)  I produttori di vetro della Comunità e quattro esportatori  statunitensi hanno ripresentato un certo numero di richieste relative alla causa del pregiudizio,  affermando che, nell'elaborare le risultanze provvisorie, la Commissione non aveva tenuto  sufficientemente conto delle loro argomentazioni. Come si vede più avanti, l'obiezione non è  giustificata. La Commissione ha trattato dette questioni nei punti 41-55 del regolamento sul dazio  provvisorio. (26)  In linea generale, i produttori di vetro della Comunità hanno sostenuto che la Commissione «   considera erroneamente le importazioni statunitensi la causa principale delle difficoltà economiche  in cui si è trovata successivamente l'industria europea del carbonato di sodio  ». Come ha già  spiegato nel regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione non si è basata per la sua decisione  sulla constatazione che le importazioni statunitensi erano l'unica causa del pregiudizio subito  dall'industria comunitaria del carbonato di sodio, ma ha considerato che, per effetto del dumping,  queste importazioni avessero sull'industria comunitaria un impatto che, preso singolarmente, doveva  essere considerato pregiudizievole. Questi sono gli elementi che giustificano l'istituzione di  misure antidumping a norma del regolamento (CEE) n. 2423/88. (27)  Più specificamente, i produttori di vetro della Comunità e quattro esportatori statunitensi  hanno ribadito che il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria del carbonato di  sodio era dovuto principalmente alle decisioni della Commissione del dicembre 1990 (a norma degli  articoli 85 e 86 del trattato) contro le pratiche discriminatorie, che hanno esposto l'industria in  questione a una forte pressione concorrenziale, come dimostra l'aumento del commercio  intracomunitario di carbonato di sodio registrato a partire del 1988. Come si è già detto nei punti 44-46 del regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione non  contesta il fatto che, in seguito alle decisioni prese a norma degli articoli 85 e 86, il mercato  comunitario del carbonato di sodio sia attualmente più competitivo e che, in particolare, gli  scambi intracomunitari siano aumentati tra il 1993 (secondo semestre), e il 1994, mentre il loro  volume era rimasto praticamente invariato tra il 1990 e l'inizio del 1993. Tuttavia, ciò non  inficia la validità delle conclusioni sull'effetto pregiudizievole del dumping praticato dagli  esportatori statunitensi, tanto più che questi sviluppi si sono verificati soltanto dopo il periodo  dell'inchiesta. (28)  I produttori di vetro della Comunità hanno inoltre ribadito che le decisioni prese a norma  degli articoli 85 e 86 hanno impedito ai produttori di carbonato di sodio di applicare gli sconti  per i quantitativi marginali (top slice rebate), un fattore decisivo che ha consentito agli  esportatori statunitensi di penetrare nel mercato comunitario. La Commissione ha esaminato la  questione nel punto 45 del regolamento sul dazio provvisorio. Pur riconoscendo che questo aspetto  delle decisioni del dicembre 1990 ha favorito l'accesso dei concorrenti stranieri al mercato  comunitario, come del resto ci si era prefissi, la Commissione non ritiene che ciò basti ad  escludere, nel caso di specie, l'esistenza di un nesso causale tra il dumping e il pregiudizio. (29)  Un esportatore statunitense ha dichiarato che la capacità produttiva comunitaria per il  carbonato di sodio supera la domanda e che questa è la vera causa del pregiudizio subito dai  produttori comunitari di carbonato di sodio. Quest'affermazione è in contrasto con le preoccupazioni espresse dall'industria comunitaria del  vetro e da altri esportatori statunitensi, i quali temono che i produttori comunitari di carbonato  di sodio non siano in grado di soddisfare la domanda (cfr. punto 37). L'affermazione, inoltre, non  tiene conto delle vendite all'esportazione dell'industria comunitaria (750  000 t nel 1992 e 650   000 t nel 1993). È comunque vero che la contrazione del consumo comunitario ha costretto i  produttori di carbonato di sodio a prendere drastiche misure di ristrutturazione. Sebbene questa  sia indubbiamente una notevole causa di difficoltà finanziarie, però, è altrettanto certo che il  fatto di dover affrontare, in queste condizioni, una concorrenza straniera sleale riduce  considerevolmente la possibilità di adeguarsi perfettamente all'evoluzione del mercato. (30)  Numerosi esportatori statunitensi e i produttori di vetro hanno dichiarato che il calo delle  esportazioni di carbonato di sodio americano nella Comunità è cominciato dopo l'apertura del  procedimento e non è più cessato, mentre le importazioni a basso prezzo da altri paesi hanno  registrato un incremento. Ciò dimostrerebbe come le vendite di carbonato di sodio americano non  siano state una delle cause principali delle difficoltà finanziarie dei produttori comunitari di  carbonato di sodio. Dato che questa argomentazione si riferisce anch'essa a fatti successivi al periodo dell'inchiesta,  si tratta solo di appurare se questi sviluppi siano tali da invalidare le conclusioni relative alla  causa del pregiudizio raggiunte dalla Commissione nel regolamento sul dazio provvisorio. Il calo delle importazioni di carbonato di sodio americano è stato in parte compensato dalle  importazioni di carbonato di sodio dall'Europeo orientale, che potrebbero aver contribuito ad  impedire un rialzo dei prezzi. Questo non basta però ad escludere che le importazioni di carbonato  di sodio statunitense abbiano provocato una diminuzione dei prezzi durante il periodo  dell'inchiesta. Inoltre, sia nella Comunità che nel resto del mondo, le vendite di carbonato di sodio avvengono per  lo più sulla base di contratti annuali, il che significa che la maggior parte delle transazioni di  vendita del 1995 avviene ai prezzi fissati nell'ottobre/novembre 1994. Pertanto, anche se fosse  opportuno esaminare la questione alla luce dei fatti verificatisi dopo il periodo dell'inchiesta,  si potrebbe sostenere che l'andamento dei prezzi successivo a detto periodo può comunque essere  attribuito, in parte, alla presenza di operatori statunitensi sul mercato comunitario. (31)  I produttori di vetro della Comunità, inoltre, hanno ribadito che la recessione aveva  notevolmente influito sull'evoluzione della situazione finanziaria e commerciale dei produttori  comunitari di carbonato di sodio. La Commissione ha esaminato quest'argomentazione nei punti 47 e  48 del regolamento sul dazio provvisorio. Sebbene la recessione economica generale abbia  innegabilmente avuto effetti negativi sulla posizione dell'industria europea del carbonato di  sodio, queste difficoltà sono state aggravate dalle importazioni oggetto di dumping, che hanno  ulteriormente contribuito al calo dei prezzi sul mercato comunitario. (32)  Quattro produttori statunitensi e produttori di vetro della Comunità hanno dichiarato che gli  impianti la cui produzione annuale è inferiore a 500  000 tonnellate o a un milione di tonnellate  di carbonato di sodio non sono abbastanza efficienti da produrre a basso costo. L'industria comunitaria del carbonato di sodio è stata oggetto di continue ristrutturazioni, che  hanno migliorato la produttività globale degli stabilimenti. La Commissione, tuttavia, non ha  trovato indicazioni che confermino che una capacità produttiva di un milione di tonnellate  costituisce la soglia per una produzione efficace in temrini di costi. Per di più, concentrare la  produzione in stabilimenti così grandi significherebbe chiudere un gran numero di impianti e creare  strutture oligopolistiche, con il rischio di un aumento dei prezzi. (33)  Concludendo, si è respinto l'affermazione degli esportatori statunitensi e dei produttori di  vetro della Comunità secondo la quale non esisteva alcun nesso di causalità tra il dumping e il  pregiudizio. Si confermano pertanto le risultanze al riguardo che figurano nei punti 41-55 del  regolamento sul dazio provvisorio. G.  INTERESSE DELLA COMUNITÀ (34)  Gli esportatori statunitensi e i produttori di vetro della  Comunità hanno addotto nuovamente argomentazioni relative alla concorrenza nella Comunità, al costo  del carbonato di sodio per l'industria del vetro e alla ripresa dell'industria comunitaria del  carbonato di sodio. Essi hanno sostenuto che, nel concludere a titolo provvisorio che l'interesse  della Comunità imponeva in questo caso di prendere misure antidumping, la Commissione non ha tenuto  affatto conto della posizione degli esportatori e degli importatori/industrie di trasformazione  nella Comunità. Si tratta di un'affermazione ingiustificata. Nei punti 56-65 del regolamento sul  dazio provvisorio, si esaminano tutte le argomentazioni relative all'interesse della Comunità  presentate dalle parti in questa fase del procedimento. (35)  Secondo gli esportatori statunitensi e i produttori di vetro della Comunità, l'istituzione di  misure nei confronti delle importazioni di carbonato di sodio statunitense ridurrà la concorrenza  sul mercato comunitario. La Commissione ha esaminato la questione nei punti 57 e 58 del regolamento sul dazio provvisorio.  Non si ritiene che l'istituzione delle misure possa eliminare la concorrenza sul mercato  comunitario del carbonato di sodio in quanto, in primo luogo, la concorrenza tra i produttori  comunitari sul mercato comunitario è aumentata; inoltre, per quanto riguarda le importazioni da  fornitori statunitensi, i livelli dei dazi variano tra le 0 e il 9  %, mentre il deprezzamento del  dollaro statunitense dopo il periodo dell'inchiesta è stato notevolmente più forte. Infine, i  produttori di vetro della Comunità possono rifornirsi anche presso altre fonti, ad esempio in  Europa orientale. (36)  Per quanto concerne in particolare l'impatto dei dazi antidumping sul costo di produzione del  vetro, i produttori di vetro hanno dichiarato che il carbonato di sodio può rappresentare fino al  20  % di detto costo e non soltanto l'8  % indicato dalla Commissione nel regolamento sul dazio  provvisorio. Quest'affermazione si basa su un malinteso. La Commissione, infatti, ha stimato provvisoriamente  che il costo del carbonato di sodio rappresenti l'8  % del prezzo di vendita del vetro piano non  trattato; secondo i produttori di vetro, invece, il costo del carbonato di sodio rappresenta il 20   % del costo di produzione del vetro piano non trattato, equivalente al 13  % circa del prezzo del  vetro piano non trattato. Dato che l'impatto medio dei dazi riveduti si aggira sul 4,5  %,  l'impatto del prezzo del vetro che risulta dai dati dei produttori di vetro sarebbe dello 0,6  %  circa (4,5  %  ×  13  %), contro lo 0,4  % per la Commissione (4,5  %  ×  8  %). Questi calcoli si basano su un unico tipo di prodotto, il vetro piano non trattao. Se si  considerano invece tutti i prodotti di vetro (trasformati e non), l'impatto del prezzo del vetro  risulta nettamente inferiore (0,3  % secondo il metodo dei produttori di vetro, 0,2  % secondo il  calcolo della Commissione). Inoltre, l'impatto delle misure antidumping sui prezzi del vetro  costituisce per il momento un'argomentazione teorica, dato che, per i motivi di cui al punto 30, i  prezzi del carbonato di sodio non sono ancora aumentati. (37)  Per di più, secondo gli esportatori e i produttori di vetro, l'istituzione di dazi provvisori  ha provocato nella Comunità un calo dell'offerta che mette in difficoltà i produttori europei di  vetro. La Commissione conferma che nel 1995 la domanda di carbonato di sodio nella Comunità è aumentata,  provocando problemi di approvvigionamento. Nondimeno, non si è riscontrato alcun disavanzo  strutturale, in quanto la capacità produttiva annuale dei produttori comunitari è attualmente di 6   900  000 tonnellate, mentre il consumo comunitario per il 1995 è stimato a 5,8 milioni di  tonnellate  (1). I problemi di approvvigionamento derivano dall'abitudine di concludere contratti su base annuale,  affinché la produzione corrisponda il più possibile alla domanda prevedibile. Questa prassi è una  conseguenza del livello particolarmente elevato dei costi fissi dell'industria del carbonato di  sodio. Nei primi mesi del 1995, in seguito ad un aumento della domanda, soprattutto nei settori  automobilistico ed edilizio, l'industria comunitaria del vetro ha fatto ordinazioni supplementari  al di fuori dei contratti annuali esistenti. I produttori comunitari di carbonato di sodio  affermano di poter soddisfare la domanda in aumento per i prossimi mesi, ossia dopo il periodo  necessario per adeguare la produzione. Si tratterebbe quindi di un problema transitorio.  Considerata la capacità produttiva globale disponibile, la dichiarazione sembra plausibile. Per contro, non si può legittimamente sostenere che queste momentanee difficoltà di fornitura siano  ascrivibili all'esistenza di misure antidumping. In realtà, l'impatto medio dei dazi provvisori è  del 4,5  % circa, mentre il deprezzamento del dollaro rispetto alle monete comunitarie è pari al 20   %, il che dà ai produttori statunitensi di carbonato di sodio un notevole vantaggio  concorrenziale. Sembra quindi più realistico imputare il declino delle importazioni statunitensi  nella Comunità alla forte domanda attuale sui mercati statunitensi e asiatici dove, per il momento,  i prezzi sono nettamente superiori a quelli praticati nella Comunità. (38)  Quattro esportatori statunitensi hanno affermato che il passaggio del mercato comunitario da  12 a 15 membri ha modificato la dimensione del mercato in generale. Si tratta di un'affermazione ingiustificata. Tuttavia, conformemente all'avviso 95/C/40 del 17  febbraio 1995  (2) relativo all'applicazione delle misure antidumping in vigore nella Comunità in  seguito all'adesione di Austria, Finlandia e Svezia, la Commissione è disposta a rivedere, subito  dopo l'istituzione delle misure definitive, le misure prese a norma dell'articolo 11, paragrafo 3  del regolamento (CE) n. 3283/94, purché siano presentati elementi di prova tali da dimostrare che  le misure sarebbero state notevolmente diverse se si fossero basate su informazioni riguardanti  anche i nuovi Stati membri. (39)  Gli esportatori statunitensi e i produttori comunitari di vetro hanno sostenuto che, secondo  la relazione annuale per il 1994 recentemente pubblicata da un grosso produttore comunitario di  carbonato di sodio, i suoi risultati erano migliorati grazie alla ripresa della domanda e alle  misure di ristrutturazione. Questi risultati, che riguardano unicamente uno dei sei produttori comunitari di carbonato di  sodio, risultano modesti se si considera il rapporto tra investimenti e fatturato e comprendono  anche altri prodotti. Per di più, il fatturato di questo produttore è diminuito, il che dimostra  che i prezzi sono rimasti bassi anche in un clima di accanita concorrenza. Infine, il lieve  miglioramento registrato (in termini di volume, ma non di valore) è dovuto in parte al calo delle  importazioni di carbonato di sodio statunitense in seguito all'apertura del procedimento. Comunque  sia, non si tratta di un motivo valido per negare una protezione contro le importazioni oggetto di  dumping adducendo motivi di interesse comunitario. (40)  Non essendo pervenute altre argomentazioni riguardo all'interesse comunitario, è confermata  la conclusione di cui al punto 65 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo la quale  l'interesse della Comunità impone di istituire misure antidumping. H.  DAZIO (41)  Numerosi produttori statunitensi hanno dichiarato che il metodo seguito dalla  Commissione per stabilire il livello dei margini di svendita, di cui al punto 68 del regolamento  sul dazio provvisorio, non era corretto. Essi hanno fatto notare che la Commissione aveva  confrontato la media ponderata del costo di produzione dei produttori comunitari, maggiorata di un  margine di utile del 6  %, con il prezzo medio all'importazione, franco frontiera comunitaria, del  prodotto oggetto di dumping, dazio non corrisposto, anziché fare un confronto in base ai prezzi  all'importazione al netto del dazio. Si sarebbe quindi sopravvalutato il margine di svendita, che  un calcolo corretto riporterebbe a livelli irrilevanti. (42)  La Commissione ha verificato i calcoli di margini di svendita e riconosce di aver usato  erroneamente i prezzi all'importazione, dazio non corrisposto. L'errore, comunque, è stato  corretto, con un conseguente aumento del prezzo all'importazione corrispondente all'importo del  dazio della TDC (10  %) e una diminuzione equivalente del margine di svendita. (43)  Ciononostante, nel verificare e nel ricalcolare i margini di svendita, la Commissione ha  rilevato un errore nel calcolo del costo di produzione dei produttori comunitari. Nel calcolo  provvisorio, il margine di svendita di un gruppo di produttori comunitari è stato stabilito solo  sulla base del costo di fabbricazione dei vari stabilimenti, senza tener conto delle spese  generali, amministrative e di vendita, dei costi di finanziamento e del deprezzamento. L'inclusione  di questi costi ha maggiorato del 14  % circa i costi totali di produzione per l'intera industria  comunitaria del settore. Se si tiene conto di queste correzioni, oltre a quelle dei prezzi  all'esportazione (cfr. punto 13) e agli adeguamenti operati sui prezzi all'esportazione (cfr. punto  20) per portarli ad un livello confrontabile al fine di calcolare i margini di sottoquotazione e di  svendita, si ottengono margini di svendita più bassi per 3 società statunitensi e più alti per 4  società statunitensi. Va osservato tuttavia che, nel risultato finale, il dazio diminuisce per  tutti gli esportatori statunitensi, compresi quelli con margini di svendita più elevati, poiché i  margini di dumping (per sei società) o di svendita (per una società) stabiliti risultano  inferiori. (44)  Le parti interessate sono state informate della revisione dei calcoli. Numerosi produttori  statunitensi hanno dichiarato, a torto, di non poter verificare se i costi di produzione fossero  stati stabiliti in modo errato ai fini della determinazione provvisoria. Ciò non è corretto. Anche  se, per motivi di riservatezza, la Commissione non ha potuto comunicare agli esportatori o ai loro  rappresentanti l'importo del costo di produzione dei singoli produttori comunitari, le informazioni  fornite dalla Commissione hanno consentito loro di quantificare gli elementi medi di costo aggiunti  al calcolo. Inoltre, gli esportatori statunitensi sono stati informati dalla Commissione  dell'importo dei margini di sottoquotazione i quali, già nella fase provvisoria, erano stati  calcolati al netto del dazio. In realtà, tali margini non vengono contestati dagli esportatori,  come non viene contestato il fatto che, in media, i produttori comunitari non hanno ottenuto il  profitto minimo stabilito (6  %) e, in molti casi, hanno addirittura subito perdite. Il margine di  svendita a livello comunitario, pertanto, deve essere superiore al margine di sottoquotazione. Su  queste basi, quindi, gli esportatori in questione potevano già stabilire se si erano sottostimati i  costi di produzione utilizzati per il calcolo dei margini di svendita. (45)  Non sono pervenute altre osservazioni sul metodo adottato dalla Commissione per stabilire le  aliquote del dazio, di cui ai punti 67-70 del regolamento sul dazio provvisorio. Si confermano  pertanto le risultanze rimanenti. I margini di eliminazione del pregiudizio definitivi superano i  margini di dumping definitivi, fatta eccezione per un esportatore (Rhône-Poulenc of Wyoming), per  il quale il margine di eliminazione del pregiudizio è inferiore al margine di dumping. A norma  dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'importo del dazio antidumping  deve basarsi sul margine di dumping, fatta eccezione per la società Rhône-Poulenc of Wyoming, per  la quale ci si dovrà basare sul margine di eliminazione del pregiudizio. (46)  Devono quindi essere istituiti i seguenti dazi definitivi: >SPAZIO PER TABELLA> Visti i margini di dumping minimi definitivamente stabiliti, non deve essere applicato alcun dazio  al carbonato di sodio prodotto ed esportato dalla Tg Soda Ash Inc. I.  RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI (47)  Considerati la natura e il livello del pregiudizio  causato all'industria comunitaria dalle importazioni oggetto di dumping e dato che le risultanze  provvisorie della Commissione sono per la maggior parte confermate definitivamente, si ritiene  necessario riscuotere definitivamente gli importi depositati a titolo di dazio antidumping  provvisorio sino all'aliquota dei dazi definitivi. J.  RIESAME (48)  La Commissione intende procedere a un riesame delle misure dopo un anno dalla  data dell'istituzione, onde valutare, in particolare, la situazione del mercato comunitario del  carbonato di sodio e la posizione degli utilizzatori di carbonato di sodio nella Comunità. (49)  Questa impostazione è confermata, HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1 1.  È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni  di carbonato di disodio, di cui al codice NC 2836  20  00, originario degli Stati Uniti d'America. 2.  L'aliquota del dazio antidumping definitivo è pari al 13,9  % del prezzo netto, franco  frontiera comunitaria, dazio non corrisposto (codice addizionale Taric: 8826), fatta eccezione per  le seguenti società, cui si applicano le seguenti aliquote: >SPAZIO PER TABELLA> Il dazio non si applica ai prodotti fabbricati ed esportati dalla Tg Soda Ash Inc., Raleigh NC  (codice addizionale Taric: 8825). 3.  Salvo altrimenti disposto, si applicano al dazio in questione le disposizioni vigenti in  materia di dazi doganali. Articolo 2 1.  Gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del  regolamento (CE) n. 823/95 sono riscossi definitivamente sino all'aliquota del dazio definitivo  istituito. 2.  Gli importi depositati che superano l'aliquota del dazio definitivo vengono svincolati. Articolo 3 Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente  applicabile in ciascuno degli Stati membri. Fatto a Bruxelles, addì 10 ottobre 1995. Per il Consiglio Il Presidente J. SOLANA (1)  Si tratta di una cifra relativa all'ex Comunità a 12.  (2)  GU n. C 40 del 17. 2. 1995, pag. 5.