CELEX: 62003CJ0012
Language: it
Date: 2005-02-15
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 15 febbraio 2005. # Commissione delle Comunità europee contro Tetra Laval BV. # Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Concorrenza - Regolamento (CEE) n. 4064/89 - Decisione che dichiara incompatibile con il mercato comune una concentrazione di tipo "conglomerato" - Effetto leva - Intensità del controllo giurisdizionale - Elementi da prendere in considerazione - Impegni relativi a determinati comportamenti. # Causa C-12/03 P.

Causa C-12/03 P
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Tetra Laval BV
       
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Concorrenza — Regolamento (CEE) n. 4064/89 — Decisione che dichiara incompatibile con il mercato comune una concentrazione di tipo “conglomerato” — Effetto leva — Intensità del sindacato giurisdizionale — Elementi da prendere in considerazione — Impegni relativi a determinati comportamenti»
      Conclusioni dell'avvocato generale A. Tizzano, presentate il 25 maggio 2004 ?
      Sentenza della Corte (Grande Sezione) 15 febbraio 2005 ?
      Massime della sentenza
      1.     Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Valutazioni di ordine economico — Concentrazione di tipo
            «conglomerato» — Potere discrezionale di valutazione — Sindacato giurisdizionale — Limiti
      (Regolamento del Consiglio  n. 4064/89, art.  2)
      2.     Concorrenza — Concentrazioni — Valutazione della compatibilità con il mercato comune — Concentrazione di tipo «conglomerato»
            — Presentazione di un'analisi prospettica rigorosa basata su prove solide
      (Regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 2, nn. 2 e 3)
      3.     Concorrenza — Concentrazioni — Valutazione della compatibilità con il mercato comune — Concentrazione di tipo «conglomerato»
            — Presa in considerazione di comportamenti anticoncorrenziali prevedibili atti a produrre un effetto leva — Liceità — Insussistenza
            dell'obbligo per la Commissione di valutarne la probabilità con riguardo ai rischi inerenti alla loro adozione da parte di
            un'impresa
      (Art  82 CE; regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 2, nn. 2 e 3)
      4.     Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Impegni delle imprese interessate atti  a rendere l'operazione
            notificata compatibile con il mercato comune — Presa in considerazione degli impegni tanto comportamentali quanto strutturali
      (Regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 2, nn. 2 e 3, e 8, n. 2)
      5.     Concorrenza — Concentrazioni — Valutazione della compatibilità con il mercato comune — Presa in considerazione dell'eliminazione
            o della riduzione significativa di una concorrenza potenziale che ha rafforzato una posizione dominante — Liceità — Obbligo
            della Commissione di dimostrare l'asserito rafforzamento — Insufficienza del solo accertamento dell'esistenza di una posizione
            dominante molto marcata dell'impresa acquirente
      (Regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 2, nn. 1, 2 e 3)
      1.     Le norme sostanziali del regolamento n. 4064/89, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra le imprese,
         in particolare l'art. 2 di questo regolamento, attribuiscono alla Commissione un certo potere discrezionale, in particolare
         per quanto concerne le valutazioni di ordine economico. Di conseguenza, il controllo da parte del giudice comunitario sull’esercizio
         di tale potere, che è essenziale per la determinazione delle regole in materia di concentrazioni, dev’essere effettuato tenendo
         conto del potere discrezionale che è implicito nelle regole di carattere economico facenti parte del regime delle concentrazioni.
      
      Sebbene la Corte riconosca alla Commissione un potere discrezionale in materia economica, ciò non implica che il giudice comunitario
         debba astenersi dal controllare l’interpretazione, da parte della Commissione, di dati di natura economica. Infatti, il giudice
         comunitario è tenuto in particolare a verificare non solo l’esattezza materiale degli elementi di prova addotti, la loro attendibilità
         e la loro coerenza, ma altresì ad accertare se tali elementi costituiscano l’insieme dei dati rilevanti che devono essere
         presi in considerazione per valutare una situazione complessa e se siano di natura tale da corroborare le conclusioni che
         se ne traggono. Tale controllo è ancor più necessario in quanto si tratta di un’analisi prospettica imposta dall’esame di
         un progetto di concentrazione atto a produrre un effetto di conglomerato.
      
      (v. punti 38-39)
      2.     Un’analisi prospettica, come quelle indispensabili in materia di controllo delle concentrazioni, deve essere effettuata con
         notevole attenzione dal momento che non si tratta di analizzare eventi del passato, relativamente ai quali spesso si dispone
         di numerosi elementi che consentono di comprenderne le cause, e neppure eventi del presente, ma piuttosto di prevedere quelli
         che si verificheranno in futuro, in base a una più o meno forte probabilità, qualora non sia adottata alcuna decisione volta
         a vietare o a precisare i presupposti della concentrazione prevista.
      
      Quindi, l’analisi prospettica consiste nel verificare in che termini un’operazione di concentrazione potrebbe modificare i
         fattori che determinano lo stato della concorrenza in un determinato mercato onde accertare se ne conseguirebbe un significativo
         ostacolo a un’effettiva concorrenza. Tale analisi impone di ipotizzare le varie concatenazioni causa-effetto, al fine di accogliere
         quelle maggiormente probabili.
      
      L’analisi di un’operazione di concentrazione di tipo «conglomerato» costituisce un’analisi prospettica in cui la considerazione
         di un lungo lasso di tempo nel futuro, da un lato, e l’effetto leva necessario perché si possa ostacolare in modo significativo
         una concorrenza effettiva, dall’altro, implicano che le concatenazioni causa-effetto siano a malapena distinguibili, incerte
         e di difficile prova. Premesso quanto sopra, è particolarmente rilevante la qualità degli elementi di prova presentati dalla
         Commissione al fine di dimostrare la necessità di una decisione che dichiara l’operazione di concentrazione incompatibile
         con il mercato comune, dal momento che tali elementi devono suffragare le valutazioni della Commissione in base alle quali,
         in caso di omessa adozione di una siffatta decisione, sarebbe plausibile il contesto di evoluzione economica sul quale si
         fonda tale istituzione.
      
      (v. punti 42-44)
      3.     Nel corso dell'analisi, da parte della Commissione, degli effetti di un'operazione di concentrazione di tipo «conglomerato»,
         la probabilità dell'adozione di comportamenti anticoncorrenziali atti a produrre un effetto leva dev'essere esaminata in modo
         completo, ossia prendendo in considerazione sia le sollecitazioni ad adottare siffatti comportamenti sia i fattori idonei
         a ridurre o addirittura a eliminare tali sollecitazioni, compreso il carattere eventualmente illegale dei comportamenti di
         cui trattasi.
      
      Tuttavia, sarebbe contrario all’obiettivo di prevenzione del regolamento n. 4064/89, relativo al controllo delle operazioni
         di concentrazione tra le imprese, esigere dalla Commissione che, per ogni progetto di concentrazione, essa esamini in che
         misura le sollecitazioni ad adottare comportamenti anticoncorrenziali sarebbero ridotte, o addirittura eliminate, a motivo
         del carattere illegale dei comportamenti in questione, dell’eventualità di individuarli, della possibilità per le autorità
         competenti, a livello sia comunitario sia nazionale, di perseguirli e delle sanzioni pecuniarie che potrebbero derivarne.
      
      Infatti, un’analisi del genere imporrebbe un esame esaustivo e dettagliato delle normative dei vari ordinamenti giuridici
         in grado di applicarsi e della politica repressiva praticata in questi ultimi. Peraltro, per essere utile, una siffatta analisi
         presuppone un elevato grado di probabilità per quanto riguarda i fatti considerati come contestabili in quanto atti a rientrare
         in un comportamento anticoncorrenziale.
      
      Ne consegue che, in fase di valutazione del progetto di concentrazione, un’analisi diretta ad accertare la probabile esistenza
         di un’infrazione dell’art. 82 CE e ad assicurarsi che quest’ultima sarà soggetta a sanzione in vari ordinamenti giuridici
         risulterebbe troppo speculativa e non consentirebbe alla Commissione di fondare la sua valutazione sull’insieme degli elementi
         di fatto pertinenti al fine di verificare se avvalorano la descrizione di uno scenario di evoluzione economica quale l’effetto
         leva.
      
      (v. punti 74-77)
      4.     Per quanto attiene agli impegni di natura a rendere l'operazione di concentrazione notificata compatibile con il mercato comune
         proposti dalle imprese interessate, vale il principio secondo cui questi devono consentire alla Commissione di concludere
         che l’operazione di concentrazione di cui trattasi non creerebbe o non rafforzerebbe una posizione dominante ai sensi dell’art. 2,
         nn. 2 e 3, del regolamento n. 4064/89, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra le imprese. Si deduce
         dal suddetto principio che è indifferente che l’impegno proposto possa essere qualificato come impegno comportamentale o impegno
         strutturale e che non può escludersi a priori che gli impegni a prima vista di tipo comportamentale, come quello di non utilizzare
         un marchio durante un certo periodo o di mettere a disposizione dei terzi concorrenti una parte della capacità di produzione
         dell’impresa sorta dalla concentrazione, o, più in generale, quello di consentire l’accesso ad un’infrastruttura essenziale,
         a condizioni non discriminatorie, siano essi stessi idonei a impedire l’emergere o il rafforzarsi di una posizione dominante.
      
      (v. punto 86)
      5.     Dall’art. 2, n. 1, del regolamento n. 4064/89, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra le imprese, risulta
         che, per valutare la compatibilità di un’operazione di concentrazione con il mercato comune, la Commissione tiene conto di
         un complesso di elementi quali la struttura dei mercati di cui trattasi, la concorrenza reale o potenziale di imprese, la
         posizione e il potere economico e finanziario delle imprese interessate, le possibilità di scelta dei fornitori e degli utilizzatori,
         l’esistenza di ostacoli all’entrata, l’andamento dell’offerta e della domanda.
      
      Pertanto, la semplice circostanza che l’impresa acquirente occupi già una posizione dominante ben chiara sul mercato interessato,
         benché costituisca un elemento rilevante, non è di per sé sufficiente a comprovare la tesi che una diminuzione della concorrenza
         potenziale che tale impresa si trova a fronteggiare rafforzi la sua posizione.
      
      Infatti, la concorrenza potenziale rappresentata da un fabbricante di prodotti sostitutivi su una parte del mercato in questione
         costituisce solo uno degli elementi tra tutti quelli che devono essere presi in considerazione al fine di valutare se un’operazione
         di concentrazione rischi di causare un rafforzamento di una posizione dominante. A tale riguardo, non si può escludere che
         una riduzione di tale concorrenza potenziale sia compensata da altri elementi, e il risultato di una siffatta compensazione
         sarebbe rappresentato dal fatto che la posizione concorrenziale dell’impresa che già occupava una posizione dominante permane
         immutata.
      
      (v. punti 125-127)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)15 febbraio 2005(1)
         
         
               «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado  –  Concorrenza  –  Regolamento (CEE) n. 4064/89  –  Decisione che dichiara incompatibile con il mercato comune una concentrazione di tipo “conglomerato”  –  Effetto leva  –  Intensità del controllo giurisdizionale  –  Elementi da prendere in considerazione  –  Impegni relativi a determinati comportamenti»
               
            Nel procedimento C-12/03 P,  avente ad oggetto un ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado, ex art. 49 dello Statuto CE della Corte di
            giustizia, proposto l'8 gennaio 2003,
            
            
             Commissione delle Comunità europee,  rappresentata dai sigg. M. Petite, A. Whelan e P. Hellström, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            
            ricorrente,
            
             procedimento in cui l'altra parte è:
             Tetra Laval BV,  con sede in Amsterdam (Paesi Bassi), rappresentata dagli avv.ti A. Vandencasteele, D. Waelbroeck e M. Johnsson nonché dai
            sigg. A.Weitbrecht e S. Völcker, Rechtsanwälte,ricorrente in primo grado,
            
            LA CORTE (Grande Sezione),,
            
             composta dal sig. P. Jann, presidente della Prima Sezione, facente funzioni di presidente, dai sigg. C.W.A. Timmermans e A.
            Rosas (relatore), presidenti di sezione, dai sigg. C. Gulmann,  J.-P. Puissochet e R. Schintgen, dalla sig.ra N. Colneric
            e dai sigg. S. von Bahr e J.N. Cuhna Rodrigues, giudici, 
            
             avvocato generale: sig. A. Tizzano cancelliere:  sig.ra L. Hewlett, amministratore principale,
             vista la fase scritta del procedimento e in seguito all'udienza del 27 gennaio 2004,
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 25 maggio 2004,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
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          Con il suo ricorso di impugnazione la Commissione delle Comunità europee chiede l’annullamento della sentenza emessa dal Tribunale
         di primo grado delle Comunità europee il 25 ottobre 2002 nella causa T-5/02, Tetra Laval/Commissione (Racc. pag. II-4381;
         in prosieguo: la «sentenza impugnata»), mediante la quale quest’ultimo ha annullato la decisione della Commissione 30 ottobre
         2001, 2004/124/CE, che dichiara un’operazione di concentrazione incompatibile con il mercato comune e l’accordo SEE (caso
         COMP/M. 2416 – Tetra Laval/Sidel) (GU 2004, L 43, pag. 13; in prosieguo: la «decisione controversa»).
         
         
            
                Il regolamento (CEE) n. 4064/89 
               
            
         
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          L’art. 2 del regolamento (CEE) del Consiglio 21 dicembre 1989, n. 4064, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione
         tra imprese (GU L 395, pag. 1, e rettifica in GU 1990, L 257, pag. 13), come modificato dal regolamento (CE) del Consiglio
         30 giugno 1997, n. 1310 (GU L 180, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento»), dispone quanto segue:
         «1.     Le operazioni di concentrazione di cui al presente regolamento sono valutate in relazione alle seguenti disposizioni per stabilire
         se siano compatibili o meno con il mercato comune.
          In tale valutazione la Commissione tiene conto:
          a)       della necessità di preservare e sviluppare una concorrenza effettiva nel mercato comune alla luce segnatamente della struttura
         di tutti i mercati interessati e della concorrenza reale o potenziale di imprese situate all’interno o esterno della Comunità;
         
          b)       della posizione sul mercato delle imprese partecipanti, del loro potere economico e finanziario, delle possibilità di scelta
         dei fornitori e degli utilizzatori, del loro accesso alle fonti di approvvigionamento o agli sbocchi, dell’esistenza di diritto
         o di fatto di ostacoli all’entrata, dell’andamento dell’offerta e della domanda dei prodotti e dei servizi in questione, degli
         interessi dei consumatori intermedi e finali, nonché dell’evoluzione del progresso tecnico ed economico purché essa sia a
         vantaggio del consumatore e non ostacoli la concorrenza.
          2.       Le operazioni di concentrazione che non creano o non rafforzano una posizione dominante, da cui risulti che una concorrenza
         effettiva sia ostacolata in modo significativo nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso, devono essere dichiarate
         compatibili con il mercato comune.
          3.       Le operazioni di concentrazione che creano o rafforzano una posizione dominante, da cui risulti che una concorrenza effettiva
         sia ostacolata in modo significativo nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso, devono essere dichiarate incompatibili
         con il mercato comune.
         (...)».
         
          La decisione controversa 
         
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          Dalla decisione controversa emerge che per i liquidi alimentari si utilizzano quattro tipi di imballaggi: gli imballaggi in
         cartone e in plastica (e il materiale di base è costituito dal polietilene tereftalato, in prosieguo: il «PET», e dal polietilene
         ad alta densità, in prosieguo: lo «HDPE»), la lattina e gli imballaggi in vetro. Vari fattori determinano il tipo di imballaggio
         utilizzato per un prodotto. A tale riguardo, sono elementi rilevanti le caratteristiche tecniche del prodotto, quelle del
         materiale di imballaggio e le specifiche connesse alla tecnica di imballaggio.
         
         
         
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          Più precisamente, i prodotti su cui si incentra la decisione controversa sono i cosiddetti prodotti «sensibili». Si tratta
         del latte e dei derivati liquidi del latte (in prosieguo: i «PLL»), dei succhi di frutta e dei nettari, delle bevande non
         gassate aromatizzate alla frutta (in prosieguo: le «BAF») e delle bevande a base di tè e di caffé. A seconda dei casi, tali
         prodotti devono essere protetti dalla luce, come il latte, o dall’ossigeno, come i succhi di frutta e, in una minor misura,
         le BAF nonché le bevande a base di tè e di caffè. Poiché il PET costituisce una resina porosa a base di ossigeno che lascia
         filtrare la luce, è meno idonea del cartone per questi prodotti. Tuttavia, sono in corso ricerche tecnologiche per quanto
         riguarda i cosiddetti trattamenti «barriera», vale a dire quelli che consentono di garantire una protezione contro l’ossigeno
         e la luce.
         
         
         
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          Anche la tecnica di imballaggio rappresenta un elemento importante per la scelta di quest’ultimo. Alcuni prodotti acidi, come
         il latte e i succhi di frutta, devono essere infatti imballati in condizioni asettiche o, altrimenti, è necessario distribuirli
         surgelati. Orbene, dal fascicolo emerge che l’imballaggio di questo tipo di prodotti in un cartone consente di meglio preservare
         le condizioni asettiche dal momento che l’operazione di imballaggio viene effettuata in un’unica tappa da parte dell’impresa
         produttrice del liquido alimentare di cui trattasi. Tale impresa possiede di regola una linea di imballaggio integrata. Essa
         acquista il cartone in rulli e procede alla tranciatura, alla produzione, al riempimento e alla chiusura dell’imballaggio.
         
         
         
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          L’imballaggio di un prodotto liquido in PET, per contro, viene solitamente effettuato in varie fasi, la qual cosa rende più
         difficile rispettare le condizioni asettiche. Si deve anzitutto produrre una preforma, cioè un tubo di plastica ottenuto sulla
         base di resina, quindi creare la bottiglia vuota ponendo la preforma in una macchina denominata «Stretch Blow Moulding» («stiro-soffiatrice
         a iniezione»; in prosieguo: la «macchina SBM») contenente lo stampo adatto alla forma desiderata e infine, semplicemente,
         riempire e chiudere la bottiglia. Tali diverse tappe possono essere realizzate da imprese distinte. Esistono pertanto determinati
         «terzisti», la cui attività consiste nel fabbricare e fornire contenitori vuoti ai produttori di liquidi. Tuttavia, sono in
         via di sviluppo linee produttive integrate nonché tecniche di produzione atte a garantire con maggiore facilità l’imballaggio
         in condizioni asettiche.
         
         
         
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          Mediante la decisione controversa, la Commissione ha dichiarato incompatibile con il mercato comune e il funzionamento dell’accordo
         sullo Spazio economico europeo 2 maggio 1992 (GU 1994, L 1, pag. 3) l’acquisizione da parte della Tetra Laval BV della società
         Sidel SA (in prosieguo: la «concentrazione notificata»). La Tetra Laval BV (in prosieguo: la «Tetra») è una società finanziaria
         del gruppo Tetra, che include altresì la società Tetra Pak, impresa preminente a livello mondiale nell’ambito dell’imballaggio
         in cartone e ritenuta occupare una posizione dominante su tale mercato per quanto riguarda l’imballaggio asettico, mentre
         la Sidel SA (in prosieguo: la «Sidel») è un’impresa preminente nella produzione e nella fornitura di macchine SBM ed attiva
         nel settore della tecnica di trattamento «barriera». La decisione è stata adottata ai sensi dell’art. 8, n. 3, del regolamento.
         
         
         
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          Nella decisione controversa la Commissione è giunta alla conclusione secondo cui i mercati dei sistemi di imballaggio riguardanti
         il cartone e il PET costituiscono mercati distinti, ma strettamente connessi e potenzialmente convergenti, che presentano,
         segnatamente, una clientela comune in espansione. Essa ha parimenti osservato che esistono, in particolare, mercati distinti
         per le macchine SBM rispettivamente a bassa e ad alta capacità e che questi ultimi si suddividono, a loro volta, tra mercati
         per prodotti sensibili e mercati per prodotti non sensibili. Tale distinzione in funzione dell’utilizzazione finale si spiegherebbe
         sulla base delle differenze relative alle specifiche delle suddette macchine, dal momento che i fabbricanti di queste ultime
         possono esercitare una discriminazione dei prezzi in funzione della suddetta utilizzazione finale, che può essere determinata
         al momento dell’acquisto, e non è possibile evitare una siffatta discriminazione ricorrendo all’arbitraggio.
         
         
         
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          Secondo la Commissione, l’operazione di concentrazione notificata incentiverebbe la Tetra a servirsi, mediante l’esercizio
         di un «effetto leva», della sua posizione dominante sul mercato delle attrezzature e dei prodotti consumabili per imballaggi
         in cartone al fine di persuadere i suoi clienti su tale mercato, che passano al PET per l’imballaggio di alcuni prodotti sensibili,
         a optare per le macchine SBM della Sidel, escludendo in tal modo le imprese concorrenti che sono molto più piccole e trasformando
         la preminenza della Sidel sul mercato delle macchine SBM per prodotti sensibili in posizione dominante. La Tetra sarebbe agevolata
         in tale senso dalla sua stretta e coltivata collaborazione con i suoi clienti, dal suo potere finanziario, dal suo know-how
         così come dalla sua reputazione nel settore dell’asettico e dell’ultrapulito, grazie alla forza, alla tecnologia e alla reputazione
         di qualità che caratterizzano attualmente la Sidel e alla situazione di integrazione verticale di cui beneficerà l’entità
         risultante dalla concentrazione notificata (in prosieguo: la «nuova entità») per tre sistemi di riempimento (cartone, PET
         e HDPE).
         
         
         
         10
            
          La Commissione è giunta anche alla conclusione che, tenuto conto della debolezza della concorrenza sui mercati delle attrezzature
         e dei prodotti consumabili per imballaggi in cartone, la fusione della Tetra con il primo produttore sul mercato in espansione
         delle attrezzature PET, strettamente connesso a quello del cartone, abolirebbe una rilevante fonte di potenziale concorrenza.
         Questo rafforzerebbe la posizione dominante della Tetra sui mercati degli imballaggi in cartone e ridimensionerebbe l’incentivo
         su di essa esercitato ad adeguare i prezzi e a innovare al fine di fronteggiare la minaccia di cui il PET grava la sua posizione.
         
         
         
         11
            
          La Tetra ha assunto taluni impegni, tra i quali rientrano quelli di mantenere separate la Tetra e la Sidel per dieci anni,
         di non formulare offerte relative al contempo a prodotti in cartone e a macchine SBM fabbricate dalla Sidel e di osservare
         gli obblighi ad essa spettanti in forza della decisione della Commissione 24 luglio 1991, 92/163/CEE, relativa ad un procedimento
         a norma dell’articolo 86 del Trattato CEE (IV/31.043 – Tetra Pak II) (GU 1992, L 72, pag. 1). La Commissione ha rilevato che
         siffatti impegni sono insufficienti al fine di risolvere i problemi strutturali di concorrenza che implica l’operazione di
         concentrazione notificata e ha rilevato che sarebbe quasi impossibile vigilare sulla loro osservanza. Mediante l’art. 1 della
         decisione controversa, essa ha pertanto dichiarato tale operazione incompatibile con il mercato comune e con il funzionamento
         dell’accordo sullo Spazio economico europeo.
         
          La sentenza impugnata 
         
         12
            
          Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 15 gennaio 2002, la Tetra ha proposto un ricorso di
         annullamento contro la decisione controversa. Nella sentenza impugnata il Tribunale ha dichiarato che la Commissione aveva
         commesso errori manifesti di valutazione nelle sue conclusioni relative all’effetto leva e al rafforzamento della posizione
         dominante della Tetra nel settore del cartone e, di conseguenza, ha annullato la suddetta decisione.
         
         
         
         13
            
          Per quanto riguarda le affermazioni della Commissione secondo le quali la concentrazione notificata eserciterebbe effetti
         di conglomerato anticoncorrenziali e, in particolare, fornirebbe alla nuova entità la capacità e lo stimolo a esercitare un
         effetto leva sfruttando la sua posizione globale nel settore del cartone al fine di conseguire una posizione dominante sul
         mercato delle macchine SBM, il Tribunale ha osservato che, secondo la stessa Commissione, tale posizione dominante non deriverebbe
         dalla concentrazione in sé, ma dal comportamento prevedibile della suddetta entità. Il Tribunale ha tuttavia rammentato che,
         qualora la Commissione ritenga che un’operazione di concentrazione debba essere vietata perché crea o rafforza, in un termine
         prevedibile, una posizione dominante, essa deve fornire elementi di prova solidi a sostegno di tale conclusione.
         
         
         
         14
            
          Il Tribunale ha peraltro rilevato che, al fine di valutare la prevedibilità del comportamento della nuova entità, la Commissione
         avrebbe dovuto esaminare tutte le circostanze in grado di determinare tale comportamento. Considerato che, per quanto riguarda
         un’impresa dominante come la Tetra, l’esercizio di un effetto leva presunto potrebbe costituire un abuso della preesistente
         posizione dominante, il Tribunale ha statuito che la Commissione avrebbe dovuto analizzare la probabilità di un’adozione di
         comportamenti anticoncorrenziali tenendo conto delle sollecitazioni ad adottare comportamenti di tale genere, ma parimenti
         degli elementi idonei a ridurre, o addirittura a eliminare tali sollecitazioni, come le possibilità di perseguire e di sanzionare
         siffatti comportamenti. Non avendo la Commissione effettuato una valutazione del genere, le sue constatazioni non potevano
         essere accolte. Pertanto, il Tribunale ha esaminato la questione sul se la Commissione potesse tuttavia provare la fondatezza
         della sua tesi nonostante la mancanza di tali constatazioni.
         
         
         
         15
            
          Il Tribunale ha constatato che in linea di principio la nuova entità avrebbe potuto esercitare un effetto leva. Peraltro,
         ha altresì dichiarato che la Commissione aveva sovrastimato la crescita probabile della branca del PET e che, per le menzionate
         ragioni, i metodi utilizzati per esercitare un effetto leva che il Tribunale doveva esaminare erano limitati a quelli che
         non contravvengono al diritto comunitario. Ha concluso che la Commissione nel complesso non aveva adempiuto il suo obbligo
         di dimostrare che l’eventuale esercizio di un effetto leva avrebbe comportato la creazione o il rafforzamento di una posizione
         dominante sui mercati di cui trattasi per il 2005. Per quanto riguarda in particolare le macchine SBM, il Tribunale ha constatato
         che la decisione non contiene elementi di prova sufficienti per giustificare l’individuazione da parte della Commissione di
         mercati distinti delle macchine SBM per i prodotti sensibili e per quelli non sensibili.
         
         
         
         16
            
          Per quanto riguarda l’affermazione della Commissione secondo cui «l’attuale posizione dominante di [Tetra] nella branca dell’imballaggio
         in cartone» sarebbe rafforzata dall’eliminazione di una fonte di pressioni cui è sottoposta la concorrenza dei mercati vicini,
         a causa dell’eliminazione della concorrenza della Sidel sul mercato dell’imballaggio PET, il Tribunale ha rilevato che la
         Commissione avrebbe dovuto provare tale rafforzamento e che quest’ultimo non derivava automaticamente dall’esistenza di una
         posizione dominante. Ha dichiarato che la Commissione non aveva adempiuto il suo obbligo di fornire una siffatta prova.
         
          L’impugnazione 
         
         17
            
          La Commissione invoca cinque motivi a sostegno della sua impugnazione. Il primo motivo riguarda un errore di diritto in merito
         al livello probatorio richiesto dal Tribunale e all’intensità del sindacato giurisdizionale da quest’ultimo esercitato. Il
         secondo motivo riguarda una violazione degli artt. 2 e 8 del regolamento in quanto il Tribunale avrebbe imposto alla Commissione,
         da una parte, di tener conto dell’incidenza del carattere illegale di determinati comportamenti sulle sollecitazioni ad avvalersi
         di un effetto di leva che sarebbero esercitate sulla nuova entità e, d’altra parte, di valutare, in quanto eventuale misura
         correttiva, gli impegni a non adottare comportamenti abusivi. Il terzo motivo è relativo a un errore di diritto commesso dal
         Tribunale a causa dell’utilizzazione di un erroneo criterio di sindacato giurisdizionale e della violazione dell’art. 2 di
         detto regolamento, dal momento che non ha confermato l’individuazione di mercati distinti delle macchine SBM in funzione della
         loro utilizzazione finale. Il quarto motivo è relativo a una violazione del suddetto art. 2, a una distorsione dei fatti e
         ad una mancata considerazione di argomenti della Commissione in quanto il Tribunale non ha confermato la conclusione di quest’ultima
         secondo cui la Tetra rafforzerebbe la sua posizione dominante nel settore del cartone. Il quinto motivo riguarda una violazione
         dell’art. 2, n. 3, del regolamento poiché il Tribunale ha respinto le conclusioni della Commissione relative alla creazione
         di una posizione dominante sul mercato delle macchine SBM.
         
         
         
         18
            
          Nella sua comparsa di risposta la Tetra ha chiesto, mediante misura istruttoria, la produzione della versione in lingua francese
         di detto ricorso di impugnazione. La Corte ha respinto tale domanda con ordinanza 24 luglio 2003.
         
          Sul primo motivo 
         
         19
            
          Con il suo primo motivo, la Commissione rimprovera al Tribunale il fatto che esso, pur affermando di applicare il criterio
         del manifesto errore di valutazione, ha in realtà attuato un diverso criterio consistito nell’esigere la produzione di «prove
         solide» («convincing evidence»). In tal modo il Tribunale avrebbe violato l’art. 230 CE in ragione del mancato rispetto del
         potere discrezionale di cui beneficia la Commissione relativamente alle complesse questioni di fatto e di ordine economico.
         Avrebbe parimenti violato l’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento, applicando una presunzione di legalità con riguardo alle concentrazioni
         con effetto di conglomerato. Rifacendosi all’esempio del controllo della previsione, da parte della Commissione, di una significativa
         crescita dell’impiego degli imballaggi PET per i prodotti sensibili, la Commissione sostiene che il Tribunale ha distorto
         i fatti, non ha adeguatamente motivato la confutazione dei suoi argomenti e che ha omesso di tener conto di considerazioni,
         argomenti ed elementi di prova dalla stessa invocati nella decisione controversa nonché nel suo controricorso e che si sarebbe
         anche astenuto dal riferirsi a questi ultimi.
         
         
         
         20
            
          Al punto 119 della sentenza impugnata, il Tribunale ha rammentato come segue i criteri di sindacato giurisdizionale di una
         decisione della Commissione in materia di concentrazione:
         «Si deve anzitutto rilevare che le norme sostanziali del regolamento, in particolare l’art. 2, attribuiscono alla Commissione
         un certo potere discrezionale, in particolare per quanto concerne le valutazioni di ordine economico. Di conseguenza, il controllo
         da parte del giudice comunitario sull’esercizio di tale potere, che è essenziale per la determinazione delle regole in materia
         di concentrazioni, dev’essere effettuato tenendo conto del margine discrezionale che è implicito nelle regole di carattere
         economico facenti parte del regime delle concentrazioni (sentenza della Corte 31 marzo 1998, cause riunite C-68/94 e C‑30/95,
         Francia e a./Commissione, detta «Kali & Salz», Racc. pag. I-1375, punti 223 e 224; sentenze del Tribunale 25 marzo 1999, causa
         T-102/96, Gencor/Commissione, Racc. pag. II-753, punti 164 e 165, e 6 giugno 2002, causa T-342/99, Airtours/Commissione, Racc.
         pag. II-2585, punto 64)».
         
         
         
         21
            
          Al punto 120 della sentenza impugnata, il Tribunale ha interpretato come segue l’art. 2, n. 3, del regolamento:
         «Va parimenti rilevato che, ai sensi dell’art. 2, n. 3, del regolamento, devono essere dichiarate incompatibili con il mercato
         comune le operazioni di concentrazione che creano o rafforzano una posizione dominante, da cui risulti che una concorrenza
         effettiva sia ostacolata in modo significativo nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso. Viceversa, la Commissione
         è tenuta a dichiarare compatibile con il mercato comune qualsiasi operazione di concentrazione notificata che rientra nell’ambito
         di applicazione del regolamento ogniqualvolta non ricorrano i due presupposti elencati dalla detta disposizione (sentenza
         del Tribunale 19 maggio 1994, causa T-2/93, Air France/Commissione, Racc. pag. II-323, punto 79; in tal senso, v. parimenti
         sentenze Gencor/Commissione, cit., punto 170, e Airtours/Commissione, cit., punti 58 e 82). In mancanza di creazione o di
         rafforzamento di una posizione dominante, l’operazione dev’essere quindi autorizzata senza che sia necessario esaminare gli
         effetti dell’operazione sulla concorrenza effettiva (sentenza Air France/Commissione, cit., punto 79)».
         
         
         
         22
            
          Il primo motivo invocato dalla Commissione riguarda numerosi punti della sentenza impugnata. Risulta tuttavia conferente riprodurre
         gli estratti di quest’ultima relativi alla natura di conglomerato della concentrazione notificata, definita al punto 142 della
         suddetta sentenza come «effettuata tra imprese che non hanno, essenzialmente, relazioni concorrenziali preesistenti o in quanto
         concorrenti dirette o in quanto fornitori e clienti», concentrazione che non comporta vere e proprie sovrapposizioni orizzontali
         fra le attività dei soggetti partecipanti alla stessa né relazioni verticali in senso stretto fra tali partecipanti e relativamente
         alla quale, di conseguenza, non si può presumere in via generale una produzione di effetti anticoncorrenziali.
         
         
         
         23
            
          Al punto 146 della sentenza impugnata, il Tribunale ha interpretato come segue il regolamento per quanto riguarda la sua applicazione
         ai conglomerati:
         «Occorre, innanzi tutto, osservare che il regolamento, in particolare all’art. 2, nn. 2 e 3, non effettua alcuna distinzione
         fra operazioni di concentrazione con effetti orizzontali e verticali, da un lato, e quelle con un effetto di conglomerato,
         dall’altro. Ne consegue che, senza distinzione fra tali tipi di operazione, una concentrazione può essere vietata solo qualora
         ricorrano i due presupposti previsti dall’art. 2, n. 3 (v. supra, punto 120). Pertanto, una concentrazione avente effetto
         di conglomerato deve, come qualsiasi altra concentrazione (v. supra, punto 120), essere autorizzata dalla Commissione se non
         è dimostrato che essa crea o rafforza una posizione dominante nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso e che
         ostacola in modo significativo una concorrenza effettiva».
         
         
         
         24
            
          Per quanto riguarda gli effetti sulla concorrenza di un’operazione di concentrazione con effetto di conglomerato e dell’analisi
         della Commissione a tale riguardo, il Tribunale ha dichiarato quanto segue:
         
         «148 
            Occorre esaminare, innanzi tutto, se un’operazione di concentrazione che crea una struttura concorrenziale che non conduca
               nell’immediato a una posizione dominante dell’entità risultante dall’operazione possa essere vietata sulla base dell’art. 2,
               n. 3, del regolamento, qualora, con tutta probabilità, essa consenta a tale entità, mediante la pratica da parte dell’acquirente
               dell’effetto leva a partire dal mercato sul quale è già dominante, di acquisire, in un futuro relativamente prossimo, una
               posizione dominante su un altro mercato sul quale la parte acquisita detiene attualmente una posizione preminente, e qualora
               l’acquisizione in parola abbia effetti anticoncorrenziali significativi sui mercati interessati.
            
         
         (…)
         
         150
            Il Tribunale rileva che, a priori, una concentrazione tra imprese attive su mercati distinti normalmente non è tale da comportare,
               una volta realizzata, la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante per effetto di un cumulo delle quote di mercati
               detenute dai partecipanti alla fusione. Infatti, gli elementi significativi delle posizioni relative dei concorrenti su un
               dato mercato di solito insistono sul medesimo mercato, ovvero trattandosi segnatamente delle quote di mercato detenute dai
               concorrenti e delle condizioni di concorrenza sul detto mercato. Ciò non significa tuttavia che le condizioni di concorrenza
               su un mercato non possano mai essere influenzate da fattori ad esso esterni.
            
         
         
         151
            Così, a titolo esemplificativo, in presenza di circostanze in cui i mercati in parola sono vicini e in cui uno dei partecipanti
               a un’operazione di concentrazione occupa già una posizione dominante su uno dei due, può accadere che i mezzi e le capacità
               riuniti per tale operazione creino immediatamente delle condizioni che consentono alla nuova entità, sfruttando un effetto
               leva, d’impadronirsi, in un futuro relativamente vicino, di una posizione dominante sull’altro mercato. In particolare, ciò
               si potrebbe verificare laddove i mercati interessati tendano a convergere e qualora, in aggiunta a una posizione dominante
               occupata da uno dei partecipanti all’operazione, l’altro, o uno degli altri partecipanti all’operazione, occupi una posizione
               preminente sul secondo mercato.
            
         
         
         152
            Qualsiasi altra interpretazione dell’art. 2, n. 3, del regolamento rischierebbe di privare la Commissione della possibilità
               di esercitare un controllo sulle operazioni di concentrazione che hanno unicamente o principalmente un effetto di conglomerato.
            
         
         
         153
            Di conseguenza, nell’ambito di un’analisi di previsione degli effetti di un’operazione di concentrazione di tipo conglomerato,
               qualora la Commissione sia in grado di concludere, in ragione degli effetti di conglomerato da essa constatati, che una posizione
               dominante sia, con tutta probabilità, creata o rafforzata in un futuro relativamente vicino ostacolando in modo significativo
               la concorrenza effettiva sul mercato interessato, essa ha il dovere di vietarla (v., in tal senso, sentenze Kali & Salz, cit.,
               punto 221; Gencor/Commissione, cit., punto 162, e Airtours/Commissione, cit., punto 63).
            
         
         
         (…)
         
         
         154
            In tale contesto si deve altresì distinguere tra, da un lato, una situazione in cui una concentrazione avente effetto di conglomerato
               modifica immediatamente le condizioni di concorrenza sul secondo mercato e comporta la creazione o il rafforzamento di una
               posizione dominante sul medesimo per effetto della posizione dominante già occupata sul primo mercato e, dall’altro lato,
               una situazione in cui la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante sul secondo mercato non sia conseguenza immediata
               della concentrazione ma si produrrà, in tale ipotesi, solamente dopo qualche tempo e sarà il prodotto dei comportamenti adottati
               dalla nuova entità sul primo mercato, in cui essa occupa già una posizione dominante. In quest’ultimo caso, non sarà la struttura
               risultante dall’operazione di concentrazione stessa a creare o rafforzare una posizione dominante, ai sensi dell’art. 2, n. 3,
               del regolamento, ma i comportamenti futuri in parola.
            
         
         
         155
            L’analisi della Commissione in merito a una concentrazione dagli effetti di conglomerato è condizionata da esigenze analoghe
               a quelle definite dalla giurisprudenza in materia di creazione di una situazione di posizione dominante collettiva (sentenze
               Kali & Salz, cit., punto 222, e Airtours/Commissione, cit., punto 63). Così, l’analisi della Commissione in merito a un’operazione
               di concentrazione di cui si prevede l’effetto di conglomerato anticoncorrenziale richiede un esame particolarmente attento
               delle circostanze che si rivelano pertinenti per valutare tale effetto sul gioco della concorrenza nel mercato rilevante.
               Come già confermato dal Tribunale, qualora la Commissione ritenga che un’operazione del genere debba essere vietata perché
               crea o rafforza, in un termine prevedibile, una posizione dominante, essa deve fornire elementi di prova solidi a sostegno
               di tale conclusione (sentenza Airtours/Commissione, cit., punto 63). Poiché gli effetti di una concentrazione di tipo conglomerato
               spesso sono stati considerati neutri, o addirittura benefici, riguardo alla concorrenza sui mercati colpiti, come riconosciuto,
               nella specie, dalla dottrina economica citata nelle analisi allegate alle memorie delle parti, la dimostrazione di effetti
               di conglomerato anticoncorrenziali di una concentrazione del genere necessita un esame puntuale, corroborato da solidi elementi
               di prova, delle circostanze che si asserisce producano i detti effetti (v., per analogia, sentenza Airtours/Commissione, cit.,
               punto 63)».
            
         
         
          Argomenti delle parti
         
         
         25
            
          La Commissione sostiene che, sia in ragione della natura del sindacato giurisdizionale esercitato dal Tribunale sia del livello
         di prova richiesto da quest’ultimo, esso si è discostato dai principi stabiliti dalla Corte nella sua sentenza Kali & Salz,
         cit. Essa osserva a tale proposito che i punti pertinenti della suddetta sentenza sono i seguenti:
         
         «220 
            Così come precedentemente indicato, ai sensi dell’art. 2, n. 3, del regolamento, le operazioni di concentrazione che creano
               o rafforzano una posizione dominante, da cui risulti che una concorrenza effettiva è ostacolata in modo significativo nel
               mercato comune o in una parte sostanziale di esso, devono essere dichiarate incompatibili con il mercato comune.
            
         
         
         221
            Nei confronti di una prospettata posizione dominante collettiva, la Commissione è dunque tenuta a valutare se, in prospettiva,
               l’operazione di concentrazione sottoposta al suo vaglio dia origine a una situazione nella quale una concorrenza effettiva
               nel mercato rilevante venga ostacolata in modo significativo da parte delle imprese partecipanti alla concentrazione e da
               una o più imprese terze che insieme hanno, in particolare a causa dei fattori di correlazione tra esse esistenti, il potere
               di adottare sul mercato una medesima linea d’azione e di agire in gran parte indipendentemente dagli altri concorrenti, dalla
               loro clientela e, infine, dai consumatori.
            
         
         
         222
            Tale impostazione richiede un attento esame in particolare delle circostanze che, a seconda di ciascun caso, si rivelano pertinenti
               per valutare gli effetti dell’operazione di concentrazione sul gioco della concorrenza nel mercato rilevante.
            
         
         
         223
            A tal riguardo si deve però rilevare che le norme sostanziali del regolamento, in particolare l’art. 2, attribuiscono alla
               Commissione un certo potere discrezionale, in particolare per quanto concerne le valutazioni di ordine economico.
            
         
         
         224
            Di conseguenza, il controllo da parte del giudice comunitario sull’esercizio di tale potere, che è essenziale per la determinazione
               delle norme in materia di concentrazioni, deve essere effettuato tenendo conto del margine discrezionale che è implicito nelle
               norme di carattere economico facenti parte del regime delle concentrazioni».
            
         
         
         
         
         26
            
          La Commissione deduce dai principi enunciati nella citata sentenza Kali & Salz e dal sindacato esercitato dalla Corte in seno
         alla causa all’origine di tale sentenza che essa è tenuta ad esaminare attentamente il mercato in questione, a basare la sua
         valutazione su elementi di prova che riflettano la realtà dei fatti, che non siano chiaramente insignificanti e supportino
         le conclusioni che ne sono tratte, e deve inoltre giungere a conclusioni fondate su un ragionamento coerente.
         
         
         
         27
            
          Essa ritiene a tale proposito, anzitutto, che l’esigenza di «prove solide» («convincing evidence») differisca materialmente,
         dal punto di vista del grado e della natura, sia dall’obbligo di fornire elementi «significativi e concordanti», secondo quanto
         risulta dalla menzionata sentenza Kali & Salz, sia dal principio in base al quale la valutazione della Commissione deve essere
         ammessa se non si dimostra che essa è manifestamente erronea. Il grado di prova differirebbe in quanto, contrariamente all’obbligo
         di solidi elementi di prova («convincing evidence»), quello di elementi significativi e concordanti non esclude la possibilità
         che un altro organismo giunga a una diversa conclusione qualora disponga della competenza per statuire sulla questione. La
         natura delle prove richieste sarebbe altresì differente in quanto trasformerebbe i giudici comunitari in un altro organo competente
         a statuire sulla causa in tutta la sua complessità, che sarebbe autorizzato a sostituire i suoi punti di vista a quelli della
         Commissione. Il Tribunale si contraddirebbe dal momento che invoca il criterio del manifesto errore di valutazione pur utilizzando
         un criterio diverso da quest’ultimo.
         
         
         
         28
            
          La Commissione sostiene, poi, che un margine di valutazione è insito in ogni analisi prospettica. Occorrerebbe infatti determinare
         la probabilità di alcune evoluzioni del mercato in un lasso di tempo prevedibile, sulla base dell’attuale situazione del mercato,
         delle tendenze rilevabili nonché di altri adeguati indici. Esigere che la valutazione della Commissione sia fondata, infatti,
         su prove incontestate o quasi univoche, a prescindere dal valore di queste ultime, priverebbe la Commissione della sua funzione
         consistente nel valutare gli elementi di prova e nell’attribuire, per motivi giustificabili, maggiore rilevanza a talune fonti
         rispetto ad altre.
         
         
         
         29
            
          La Commissione osserva, infine, che il criterio relativo alla prova accolto dal Tribunale comporterebbe che essa sia tenuta
         ad autorizzare l’operazione nei casi in cui gli elementi di prova non dovessero raggiungere il livello richiesto, la qual
         cosa equivarrebbe, di fatto, a una generale presunzione di legalità di alcune operazioni di concentrazione o, quanto meno,
         a instaurare un pregiudizio favorevole a queste ultime. Orbene, sostiene la Commissione, l’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento
         le impone un duplice obbligo avente ad oggetto sia di vietare l’operazione di concentrazione qualora essa crei o rafforzi
         una posizione dominante, o, in modo simmetrico ma opposto, di autorizzarla se non crea o non rafforza una siffatta posizione.
         Tale obbligo tradurrebbe la volontà del legislatore comunitario di proteggere in pari misura, da un lato, gli interessi privati
         delle parti alla concentrazione e, dall’altro, l’interesse pubblico che il mantenimento di una concorrenza effettiva e la
         tutela dei consumatori rappresentano. Questo duplice obbligo simmetrico imporrebbe di far ricorso a un criterio simmetrico
         per quanto riguarda il livello di prova richiesto dalla Commissione, poiché quest’ultima dovrebbe dimostrare la fondatezza
         della sua analisi sia un caso sia nell’altro.
         
         
         
         30
            
          Al fine di illustrare il sindacato giurisdizionale esercitato dal Tribunale nella sentenza impugnata, la Commissione invoca
         segnatamente la valutazione della crescita relativa all’utilizzazione degli imballaggi PET per i prodotti sensibili. In merito
         a tale aspetto, il Tribunale ha stabilito quanto segue:
         
         «210
            All’udienza la Commissione ha precisato che il proprio ragionamento non si basa sull’esatta precisione delle sue previsioni,
               per quanto sia riconosciuto che ci sarà una significativa crescita futura. Essa ha del pari ammesso che, considerate le rimanenti
               incertezze circa l’applicabilità commerciale delle tecniche di trattamento barriera necessarie, essa non può insistere su
               una crescita significativa del PET per il mercato del latte [non aromatizzato] UHT e che la stessa moderata crescita prevista
               nella decisione impugnata potrebbe rivelarsi esagerata. Tuttavia, essa ha messo in evidenza il carattere del tutto plausibile
               delle sue previsioni circa una notevole crescita probabile nell’impiego di tale materiale entro il 2005 per i segmenti del
               latte fresco, dei succhi, delle BAF e, in particolare, per quelli delle bevande al tè e al caffè.
            
         
         
         211
            Il Tribunale constata di non poter accogliere l’affermazione secondo la quale l’impiego del PET registrerà una crescita effettiva
               per il latte UHT e, di conseguenza, per circa la metà del mercato dei DLL.
            
         
         
         212
            Per quanto riguarda il resto del mercato dei DLL, si deve constatare che la relazione PCI [intitolata “Il potenziale del PET
               per l’imballaggio dei derivati liquidi del latte – 2001” (“The Potential for PET in the Packaging of Liquid Dairy Products
               – 2001”),], l’unico studio indipendente che si concentra sul mercato dei DLL, prevede una crescita a seguito della quale l’impiego
               del PET raggiungerà il 9,2% del mercato per il latte fresco non aromatizzato nel 2005 (PCI, pag, 64). A ciò si aggiunga il
               fatto che, per quanto concerne l’imballaggio asettico, la relazione Warrick [, intitolata “Relazione della Warrick sui mercati
               dell’imballaggio – Mercati dell’imballaggio asettico nel mondo e nell’Europa occidentale – 2000” (“Warrick Research Report
               Packaging Markets – Aseptic Packaging Markets World and Western Europe – 2000”),] calcola che ci sarà solo una crescita minima
               per il latte aromatizzato, ovvero pari all’1%, e una lieve flessione per le altre bevande a base di latte, mentre la relazione
               Pictet [, intitolata “Relazione d’analisi Pictet – Le macchine da imballaggio in Europa, il passaggio al PET – settembre 2000”
               (“Analysts Report Pictet – European Packaging Machinery, Move into PET”),] non effettua previsioni specifiche relative ai
               DLL. In base a tali elementi, è giocoforza concludere che la Commissione non ha dimostrato, quando l’ha fatto valere nel controricorso,
               che le sue previsioni relative ai DLL si fondano su un’analisi prudente degli studi indipendenti o su un insieme solido e
               coerente di prove da essa ottenute mediante la sua indagine sul mercato. Le stime di crescita da essa effettuate (supra, punto
               209) non sono, infatti, molto convincenti. Per contro, la relazione PCI è l’unico elemento che possa eventualmente corroborare
               la previsione di una quota di mercato per il PET pari al 25% per le altre bevande a base di latte (cioè il latte aromatizzato,
               le bevande al latte e allo yogurt) entro il 2005 (PCI, pagg. 63 e 64). Se tale crescita si avverasse, tuttavia, il volume
               interessato aumenterebbe solo di 62 000 tonnellate nel 2000, raggiungendo 92 800 tonnellate nel 2005, un aumento non significativo
               rispetto ai 120 milioni di tonnellate, circa, di latte prodotto nella Comunità ogni anno (PCI, pag. 9). In via più generale,
               la decisione [controversa] non spiega adeguatamente in che modo il PET potrebbe oltrepassare, entro il 2005, lo HDPE come
               principale materiale concorrente per il cartone, soprattutto nell’importante settore dell’imballaggio di latte fresco. A tale
               proposito occorre osservare che la Commissione non contesta né la cifra globale relativa all’uso dello HDPE pari al 17,3%
               per i DLL, fornita dal[l’istituto di ricerca] Canadean relativamente al 2000 (v. tabella 3, punto 66 della decisione [controversa])
               né la previsione secondo la quale tale cifra potrebbe raggiungere il 19,5% entro il 2005 (v. tabella 5, punto 105 della decisione
               [controversa]).
            
         
         
         213
            Per quanto riguarda i succhi, la previsione della Commissione è ancor meno convincente. Dal momento che essa stessa ha ammesso
               che la crescita di cui trattasi riguarderebbe principalmente il passaggio dal vetro al PET, la detta istituzione non effettua
               alcuna analisi del mercato del vetro. Poiché manca un’analisi di tale tipo, il Tribunale non è in grado di confermare le previsioni
               della Commissione per quanto riguarda i succhi. Una siffatta analisi sarebbe stata indispensabile per consentire al Tribunale
               di verificare il grado di probabilità del passaggio dal vetro, in particolare, al cartone, al PET e allo HDPE. Tale analisi
               risultava ancor più indispensabile viste le differenze, riguardo al livello di crescita e ai periodi di analisi considerati,
               fra le previsioni pertinenti effettuate negli studi Canadean e Warrick, da un lato, e quelle dello studio Pictet, dall’altro.
            
         
         
         214
            Ne consegue che le previsioni di crescita annunciate dalla Commissione nella decisione [controversa] per quanto concerne i
               DLL e i succhi non sono state pienamente provate. Di sicuro, una certa crescita in tali segmenti è probabile, soprattutto
               per i prodotti di qualità, ma mancano prove convincenti dell’importanza di tale crescita.
            
         
         
         215
            Per contro, emerge dagli studi indipendenti che entro il 2005 si verificherà, molto probabilmente, un aumento di non poco
               conto dell’impiego del PET nel confezionamento delle BAF e delle bevande al tè o al caffè, comprese le bevande isotoniche.
               Poiché il livello di crescita previsto nella decisione [controversa] non è stato seriamente contestato all’udienza da parte
               della ricorrente e non è stato altrettanto sopravvalutato rispetto a quello annunciato nei detti studi, si deve concludere
               che la Commissione non ha commesso errori in merito».
            
         
         
         
         
         31
            
          La Commissione imputa al Tribunale, in sostanza, di non aver provato che le stime di quest’ultima riguardanti la crescita
         dell’impiego del PET si fondassero, in primo luogo, su errori di fatto, in secondo luogo, su accertamenti di fatto non provati
         o conclusioni fondate su elementi manifestamente insignificanti, in terzo luogo, su incoerenze o errori di ragionamento o
         ancora, in quarto luogo, sull’omissione di considerazioni pertinenti. Il Tribunale avrebbe respinto, senza motivare tale scelta,
         la valutazione degli elementi di prova effettuata dalla Commissione, avrebbe distorto elementi di fatto, ad esempio, constatando,
         al punto 213 della sentenza impugnata, che la Commissione non avrebbe effettuato un’analisi del mercato del vetro e avrebbe
         imposto le sue valutazioni, di senso contrario rispetto a quelle della Commissione e manifestamente erronee, ad esempio dichiarando,
         al punto 289 della suddetta sentenza, che «il latte fresco (…) non è un prodotto per il quale i vantaggi commerciali di cui
         gode il PET siano particolarmente notevoli» o ancora considerando, ai punti 288 e 328 della stessa, che il costo del PET è
         superiore a quello del cartone.
         
         
         
         32
            
          La Tetra sostiene che il primo motivo invocato dalla Commissione costituisce solo un dibattito semantico relativo ai termini
         utilizzati nella sentenza impugnata e non all’esame del merito effettuato dal Tribunale. L’argomento della Commissione sarebbe
         vano, in quanto non esisterebbe una terminologia coerente per quanto riguarda il grado di prova richiesto.
         
         
         
         33
            
          La Tetra rileva parimenti che la terminologia utilizzata dalla Corte nella menzionata sentenza Kali & Salz, alla quale la
         Commissione si riferisce per quanto attiene al regime della prova, non ha impedito alla Corte, nella causa all’origine della
         suddetta sentenza, di esaminare approfonditamente sia gli elementi di fatto invocati dalla Commissione a sostegno dei suoi
         argomenti sia le conclusioni che quest’ultima ne aveva tratto nella decisione in parola.
         
         
         
         34
            
          Secondo la Tetra, il Tribunale ha rispettato il margine di discrezionalità della Commissione e non ha varcato i limiti del
         suo sindacato giurisdizionale quando ha respinto la motivazione della decisione controversa, ma ha semplicemente constatato
         che la Commissione non aveva provato l’esistenza di un effetto leva.
         
         
         
         35
            
          La Tetra sostiene che la Commissione interpreta erroneamente il punto 153 della sentenza impugnata quando essa ne deduce che
         quest’ultimo imporrebbe un livello di prova asimmetrico e una presunzione di legalità, in linea di fatto, delle operazioni
         di concentrazione. Il Tribunale si sarebbe limitato ad illustrare in quel punto le modalità di esercizio dell’obbligo di fornire
         la prova in merito agli effetti di tali operazioni.
         
         
         
         36
            
          Per quanto riguarda l’esempio invocato dalla Commissione relativamente all’analisi, da parte del Tribunale, della crescita
         dell’impiego del PET per l’imballaggio dei prodotti sensibili, la Tetra procede a un’analisi comparata del ricorso di impugnazione
         e della sentenza impugnata volta a dimostrare che la Commissione effettua una erronea o fuorviante lettura di tale sentenza,
         tra l’altro estrapolando alcune citazioni al di fuori del loro contesto.
         
          Giudizio della Corte sul primo motivo
         
         
         37
            
          Con il suo primo motivo la Commissione contesta la sentenza impugnata in quanto il Tribunale le avrebbe richiesto, all’atto
         dell’adozione di una decisione che dichiara incompatibile con il mercato comune un’operazione di concentrazione, un livello
         probatorio e una qualità degli elementi di prova presentati a sostegno della sua argomentazione incompatibili con l’ampio
         potere di cui essa dispone quando effettua valutazioni di ordine economico. La stessa imputa quindi al Tribunale di aver violato
         l’art. 230 CE eccedendo il livello di controllo che gli viene riconosciuto dalla giurisprudenza e, di conseguenza, di aver
         indebitamente applicato nella fattispecie l’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento creando una presunzione di legalità di alcune
         operazioni di concentrazione.
         
         
         
         38
            
          A tale proposito, si deve constatare che, al punto 119 della sentenza impugnata, il Tribunale ha giustamente rammentato i
         criteri del sindacato giurisdizionale di una decisione della Commissione in materia di concentrazione formulati nella citata
         sentenza Kali & Salz. Ai punti 223 e 224 di quest’ultima sentenza, la Corte ha osservato che le norme sostanziali del regolamento,
         in particolare l’art. 2, attribuiscono alla Commissione un certo potere discrezionale, in particolare per quanto concerne
         le valutazioni di ordine economico, e che, di conseguenza, il controllo da parte del giudice comunitario sull’esercizio di
         tale potere, che è essenziale per la determinazione delle regole in materia di concentrazioni, dev’essere effettuato tenendo
         conto del potere discrezionale che è implicito nelle regole di carattere economico facenti parte del regime delle concentrazioni.
         
         
         
         39
            
          Sebbene la Corte riconosca alla Commissione un potere discrezionale in materia economica, ciò non implica che il giudice comunitario
         debba astenersi dal controllare l’interpretazione, da parte della Commissione, di dati di natura economica. Infatti, detto
         giudice è tenuto in particolare a verificare non solo l’esattezza materiale degli elementi di prova addotti, la loro attendibilità
         e la loro coerenza, ma altresì ad accertare se tali elementi costituiscano l’insieme dei dati rilevanti che devono essere
         presi in considerazione per valutare una situazione complessa e se siano di natura tale da corroborare le conclusioni che
         se ne traggono. Tale controllo è ancor più necessario in quanto si tratta di un’analisi prospettica imposta dall’esame di
         un progetto di concentrazione atto a produrre un effetto di conglomerato.
         
         
         
         40
            
          Pertanto, il Tribunale, richiamandosi in particolare alla citata sentenza Kali & Salz, ha correttamente osservato, al punto
         155 della sentenza impugnata, che l’analisi della Commissione in merito a una concentrazione dagli effetti di conglomerato
         è condizionata da esigenze analoghe a quelle definite dalla giurisprudenza in materia di creazione di una situazione di posizione
         dominante collettiva e che essa richiede un attento esame delle circostanze che si rivelano pertinenti per valutare tale effetto
         sul gioco della concorrenza nel mercato rilevante.
         
         
         
         41
            
          Se è vero che il Tribunale ha precisato, allo stesso punto 155, che la dimostrazione di effetti di conglomerato anticoncorrenziali
         di una concentrazione del genere necessita un esame puntuale, corroborato da prove solide («convincing evidence»), delle circostanze
         che si asserisce producano i detti effetti, non ha in alcun modo aggiunto un requisito relativo al grado di prova richiesto,
         ma si è semplicemente limitato a rammentare la funzione essenziale della prova, che è di persuadere in merito alla fondatezza
         di una tesi o, come nella fattispecie, di una decisione in tema di concentrazione.
         
         
         
         42
            
          Un’analisi prospettica, come quelle indispensabili in materia di controllo delle concentrazioni, deve essere effettuata con
         notevole attenzione dal momento che non si tratta di analizzare eventi del passato, relativamente ai quali spesso si dispone
         di numerosi elementi che consentono di comprenderne le cause, e neppure eventi del presente, ma piuttosto di prevedere quelli
         che si verificheranno in futuro, in base a una più o meno forte probabilità, qualora non sia adottata alcuna decisione volta
         a vietare o a precisare i presupposti della concentrazione prevista.
         
         
         
         43
            
          Quindi, l’analisi prospettica consiste nel verificare in che termini un’operazione di concentrazione potrebbe modificare i
         fattori che determinano lo stato della concorrenza in un determinato mercato onde accertare se ne conseguirebbe un significativo
         ostacolo a un’effettiva concorrenza. Tale analisi impone di ipotizzare le varie concatenazioni causa-effetto, al fine di accogliere
         quelle maggiormente probabili.
         
         
         
         44
            
          L’analisi di un’operazione di concentrazione di tipo «conglomerato» costituisce un’analisi prospettica in cui la considerazione
         di un lungo lasso di tempo nel futuro, da un lato, e l’effetto leva necessario perché si possa ostacolare in modo significativo
         una concorrenza effettiva, dall’altro, implicano che le concatenazioni causa-effetto siano a malapena distinguibili, incerte
         e di difficile prova. Premesso quanto sopra, è particolarmente rilevante la qualità degli elementi di prova presentati dalla
         Commissione al fine di dimostrare la necessità di una decisione che dichiara l’operazione di concentrazione incompatibile
         con il mercato comune, dal momento che tali elementi devono suffragare le valutazioni della Commissione in base alle quali,
         in caso di omessa adozione di una siffatta decisione, sarebbe plausibile il contesto di evoluzione economica sul quale si
         fonda tale istituzione.
         
         
         
         45
            
          Da questi vari elementi risulta che il Tribunale non è incorso in alcun errore di diritto rammentando i criteri del sindacato
         giurisdizionale che esercita, o precisando la qualità degli elementi di prova che devono essere presentati dalla Commissione
         quando quest’ultima deve provare che ricorrono i presupposti di cui all’art. 2, n. 3, del regolamento.
         
         
         
         46
            
          Per quanto riguarda il concreto sindacato giurisdizionale cui ha proceduto il Tribunale nella presente causa, dall’esempio
         addotto dalla Commissione, relativo alla crescita dell’impiego degli imballaggi PET per i prodotti sensibili, non emerge che
         il Tribunale abbia ecceduto i limiti tipici del controllo di una decisione amministrativa da parte del giudice comunitario.
         Contrariamente a quanto sostiene la Commissione, il punto 211 della sentenza impugnata rappresenta solo una riformulazione
         più concisa, nella forma di una constatazione del Tribunale, dell’ammissione della Commissione in sede di udienza, sintetizzata
         al punto 210 della stessa sentenza, in merito al carattere esagerato della sua previsione, esplicitata nella decisione controversa,
         in merito all’incremento dell’impiego del PET per l’imballaggio del latte UHT. Al punto 212 della suddetta sentenza, il Tribunale
         ha giustificato il motivo per il quale ha ritenuto che gli elementi di prova addotti dalla Commissione fossero infondati osservando
         che solo la relazione PCI, fra le tre relazioni indipendenti menzionate dalla Commissione, contiene un dato relativo all’impiego
         del PET per l’imballaggio del latte. Il suddetto giudice ha proseguito, sempre al punto 212, dimostrando il carattere poco
         convincente delle prove fornite dalla Commissione ed evidenziando il carattere scarsamente significativo della crescita prevista
         in tale relazione PCI nonché la mancata corrispondenza tra la previsione della Commissione in merito all’impiego del PET e
         i dati incontestati delle altre relazioni per quanto riguarda l’utilizzo dello HDPE. Per quanto riguarda il punto 213 della
         sentenza impugnata, il Tribunale si limita a rilevare il carattere incompleto dell’analisi della Commissione, che rende impossibile
         una conferma delle previsioni di quest’ultima con riferimento alle differenze osservate tra le suddette previsioni e quelle
         delle altre relazioni.
         
         
         
         47
            
          Tra gli altri esempi che essa invoca, la Commissione contesta l’asserzione del Tribunale, di cui al punto 289 della sentenza
         impugnata, secondo cui «il latte fresco (…) non è un prodotto per il quale i vantaggi commerciali di cui gode il PET siano
         particolarmente notevoli», e le conclusioni del Tribunale relative al costo del PET rispetto a quello del cartone, espresse
         ai punti 288 e 328 della sentenza impugnata. A tale proposito occorre osservare che si tratta di valutazioni di fatto, non
         soggette al controllo della Corte nel contesto di un’impugnazione. Pertanto, senza che la Corte debba pronunciarsi sulla fondatezza
         della conclusione del Tribunale a tale riguardo, è sufficiente constatare che quest’ultimo ha potuto fondare il suo convincimento
         su vari elementi della decisione controversa.
         
         
         
         48
            
          Da tali esempi emerge che il Tribunale ha effettuato il controllo che gli incombeva, indicato al punto 39 della presente sentenza.
         Ha esplicitato e motivato le ragioni per le quali le conclusioni della Commissione gli sono parse viziate da inesattezza in
         quanto fondate su elementi insufficienti, incompleti, poco significativi e discordanti.
         
         
         
         49
            
          In tal modo, il Tribunale ha rispettato i criteri del sindacato giurisdizionale esercitato dal giudice comunitario e ha quindi
         rispettato l’art. 230 CE.
         
         
         
         50
            
          Di conseguenza, dalle analisi di cui sopra non emerge che il Tribunale abbia contravvenuto all’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento.
         
         
         
         51
            
          Da tutte le suddette considerazioni risulta che il primo motivo è infondato.
         
          Sul secondo motivo 
         
         52
            
          Con il suo secondo motivo, la Commissione addebita al Tribunale di aver violato gli artt. 2 e 8 del regolamento in quanto
         le ha imposto di tener conto dell’incidenza del carattere illegale di determinati comportamenti sugli incentivi esercitati
         sulla nuova entità a far uso di un effetto leva, e altresì di valutare, quale eventuale misura correttiva, l’impegno a non
         adottare comportamenti abusivi.
         
         
         
         53
            
          Gli elementi contestati della sentenza impugnata risultano nella parte di quest’ultima consacrata all’esame del motivo relativo
         alla mancanza di effetto di conglomerato prevedibile, nella quale il Tribunale analizza più specificamente la probabilità
         di un effetto leva. Secondo l’argomento della Commissione, la nuova entità sarebbe stata in grado di trarre profitto dalla
         sua situazione di posizione dominante nel mercato del cartone asettico e sarebbe stata incoraggiata a farlo per trasformare
         in una posizione dominante, mediante un effetto leva, la posizione preminente che la stessa deterrebbe sui mercati di attrezzatura
         PET, segnatamente quello delle macchine SBM a bassa e alta capacità impiegate per prodotti sensibili.
         
         
         
         54
            
          Le modalità di esercizio dell’effetto leva vengono descritte come segue al punto 364 di cui alla motivazione della decisione
         controversa (ripreso al punto 49 della sentenza impugnata):
         «Sfruttando in svariati modi [tale posizione], la Tetra/Sidel avrebbe la possibilità di legare le vendite di attrezzature
         e di prodotti consumabili per l’imballaggio in cartone alle vendite di attrezzature per l’imballaggio in PET ed eventualmente
         anche di preforme (in particolare le preforme trattate con la tecnologia "barriera"). La Tetra/Sidel potrebbe anche ricorrere
         a pressioni o a misure d’incentivazione (come i prezzi d’estromissione o la guerra dei prezzi e gli sconti fedeltà) affinché
         i suoi clienti del cartone acquistino attrezzature per l’imballaggio in PET e, eventualmente, preforme dalla Tetra/Sidel e
         non da altre aziende concorrenti o dai terzisti».
         
         
         
         55
            
          Al fine di replicare alle contestazioni della Commissione, la Tetra ha proposto l’assunzione di vari impegni. La Commissione
         ha tuttavia ritenuto che questi ultimi non potessero essere considerati idonei a rimuovere effettivamente i problemi di concorrenza
         da essa individuati. Per quanto riguarda gli impegni di natura comportamentale, la motivazione della decisione controversa,
         che figura ai punti 429-432 di quest’ultima, con il titolo «Separazione di Sidel da Tetra e impegni ai sensi dell’articolo
         82», è la seguente:
         
         «429
            L’impegno di ordine comportamentale, ovvero la separazione di Sidel da Tetra Pak, unitamente alla conferma degli impegni preesistenti
               ai sensi dell’articolo 82 sono presentati con particolare riguardo alle preoccupazioni sulla possibilità che l’entità risultante
               dalla fusione possa sfruttare la propria posizione dominante nel settore dell’imballaggio in cartone per conseguire una posizione
               dominante negli impianti di imballaggio nel PET. Tale impegno, e gli impegni preesistenti ai sensi dell’articolo 82, sono
               tuttavia di ordine puramente comportamentale. Come tali, essi non sono idonei a ripristinare condizioni di effettiva concorrenza
               su base permanente (…), poiché non trattano la variazione permanente della struttura del mercato creata dall’operazione notificata
               che causa tali preoccupazioni.
            
         
         
         430
            La “separazione” di Sidel dalle società Tetra Pak non modifica il fatto che, come espressamente riconosciuto nell’impegno
               stesso, il consiglio di amministrazione Sidel sarà “ritenuto direttamente responsabile dal consiglio di amministrazione del
               gruppo Tetra Laval”. Non è possibile aspettarsi che tale separazione impedisca a Sidel di implementare la strategia commerciale
               del gruppo Tetra Laval. Inoltre, lo stato giuridico di Sidel potrebbe essere modificato, ovvero Sidel potrebbe essere trasformata
               in una società privata come Tetra Laval, il che renderebbe il monitoraggio delle misure di esclusione virtualmente impossibile.
            
         
         
         431
            L’impegno di non proporre “offerte cumulative” nonché la conferma degli impegni preesistenti ai sensi dell’articolo 82 costituiscono
               pure promesse di non agire in un determinato [modo], precisamente di non agire in contravvenzione del diritto comunitario.
               Tali promesse di ordine comportamentale sono in contrasto con la politica sulle misure correttive indicata dalla Commissione
               e con le finalità dello stesso regolamento sulle concentrazioni (…) e sono estremamente difficili se non impossibili da monitorare.
            
         
         
         432
            Nel complesso, oltre a presentare difficoltà di implementazione e monitoraggio, tali impegni non possono essere considerati
               in grado di rimuovere efficacemente i problemi di concorrenza identificati».
            
         
         
         
         
         56
            
          Con il suo argomento, la Commissione contesta i punti 156-162 della sentenza impugnata, immediatamente successivi ai punti
         148-155 di quest’ultima, parimenti da essa censurati ed esaminati dalla Corte nel contesto del primo motivo. Nei suddetti
         punti, il Tribunale si è pronunciato nel seguente modo:
         
         «156
            Nel caso di specie, l’effetto leva esercitato a partire dai mercati del cartone asettico, descritto nella decisione [controversa],
               si tradurrebbe, al di là della possibilità per la nuova entità di ricorrere a varie pratiche che associano le vendite di attrezzature
               e di prodotti consumabili per l’imballaggio in cartone a quelle delle attrezzature per l’imballaggio in PET, ivi compreso
               il ricorso alle vendite forzate (punti 345 e 365 della decisione [controversa]), in primo luogo, nella probabile fissazione
               da parte di tale entità di prezzi di estromissione («predatory pricing», punto 364 della decisione [controversa], cit. supra,
               punto 49), in secondo luogo, nel ricorso a una guerra dei prezzi e, in terzo luogo, nella concessione di sconti fedeltà. Il
               ricorso all’uso di tali pratiche consentirebbe alla nuova entità di assicurarsi che i propri clienti dei mercati del cartone
               si riforniscano il più possibile, per il loro eventuale fabbisogno di attrezzature per l’imballaggio in PET, presso la Sidel.
               A tale proposito si deve osservare che la decisione [controversa] constata l’esistenza di una posizione dominante della Tetra
               sui mercati del cartone asettico, ovvero i mercati dei sistemi d’imballaggio in cartone asettico e dei cartoni asettici (punto
               231 della decisione [controversa], v. supra, punto 40), e che la detta constatazione non è contestata dalla ricorrente.
            
         
         
         157
            Va rilevato che, secondo una costante giurisprudenza, dal momento in cui un’impresa si trovi in posizione dominante, essa
               è tenuta, se del caso, ad adeguare il proprio comportamento al fine di non compromettere una concorrenza effettiva nel mercato,
               indipendentemente dall’eventuale adozione da parte della Commissione di una decisione a tal fine (sentenza della Corte 9 novembre
               1983, causa 322/81, Michelin/Commissione, Racc. pag. 3461, punto 57; sentenze del Tribunale 10 luglio 1990, causa T-51/89,
               Tetra Pak/Commissione, Racc. pag. II-309, punto 23, e 22 marzo 2000, cause riunite T-125/97 e T-127/97, Coca-Cola/Commissione,
               Racc. pag. II‑1733, punto 80).
            
         
         
         158
            Occorre rilevare, inoltre, che, in risposta ai quesiti posti dal Tribunale all’udienza, la Commissione non ha negato che l’esercizio
               da parte della Tetra di un effetto leva mediante i comportamenti sopra descritti in via principale potrebbe costituire abuso
               della preesistente posizione dominante occupata dalla Tetra sui mercati del cartone asettico. Ciò potrebbe essere anche il
               caso, secondo i timori espressi dalla Commissione nel suo controricorso, nell’ipotesi in cui la nuova entità si rifiutasse
               eventualmente di partecipare all’installazione e all’eventuale trasformazione delle macchine SBM della Sidel, di fornire un
               servizio post vendita e di rispettare le garanzie relative a tali macchine quando sono vendute dai terzisti. Tuttavia, secondo
               la Commissione, il fatto che un comportamento possa costituire una violazione autonoma dell’art. 82 CE non le impedisce di
               tenerne conto quando essa valuta tutte le modalità di esercizio di un effetto leva rese possibili da un’operazione di concentrazione.
            
         
         
         159 
            Al riguardo occorre constatare che, benché il regolamento preveda il divieto delle operazioni di concentrazione che creano
               o rafforzano una posizione dominante dai significativi effetti anticoncorrenziali, tali presupposti non esigono la dimostrazione
               di un comportamento abusivo e, dunque, illegittimo da parte dell’entità derivante dall’operazione come risultato di tale concentrazione.
               Se pertanto non si può presumere che il diritto comunitario non sarà rispettato dai partecipanti a un’operazione di concentrazione
               di tipo conglomerato, la Commissione non può escludere una siffatta possibilità nell’esercizio del suo controllo sulle concentrazioni.
               Quindi, allorché la Commissione, analizzando gli effetti di tale concentrazione, si basa su comportamenti prevedibili in grado
               di costituire di per sé abusi di una posizione dominante esistente, essa deve valutare se, malgrado il divieto di tali comportamenti,
               sia nondimeno probabile che l’entità derivante dall’operazione li adotti o se, al contrario, l’illegittimità del comportamento
               e/o il rischio che tale condotta venga individuata renda poco probabile questo tipo di strategia. Nell’ambito di una siffatta
               valutazione, se è giusto tener conto delle sollecitazioni ad adottare comportamenti anticoncorrenziali, quali quelle che nella
               specie derivano per la Tetra dai prevedibili vantaggi commerciali sui mercati delle attrezzature per l’imballaggio in PET
               (punto 359 della decisione [controversa]), la Commissione è parimenti tenuta ad esaminare in che misura le dette sollecitazioni
               sarebbero ridotte, o addirittura eliminate, a motivo dell’illegittimità dei comportamenti in questione, dell’eventualità di
               individuarli, della possibilità per le autorità competenti, a livello sia comunitario sia nazionale, di perseguirli e delle
               sanzioni pecuniarie che potrebbero derivarne.
            
         
         
         160
            Poiché la Commissione non ha effettuato una valutazione del genere nella decisione [controversa], ne consegue che, laddove
               la sua valutazione si basi sulla possibilità, o addirittura la probabilità, che la Tetra adotti un comportamento del genere
               sui mercati dei cartoni asettici, le conclusioni al riguardo devono essere respinte.
            
         
         
         161
            Inoltre, la circostanza che la ricorrente abbia proposto, nel caso di specie, impegni relativi alla propria condotta futura
               è anch’essa un elemento di cui la Commissione avrebbe dovuto necessariamente tener conto per valutare se fosse probabile che
               la nuova entità si sarebbe comportata in maniera tale da rendere possibile la creazione di una posizione dominante su uno
               o più mercati delle attrezzature per l’imballaggio in PET in parola. Orbene, dalla decisione [controversa], non risulta che
               la Commissione abbia preso in considerazione le implicazioni dei detti impegni nella sua analisi relativa alla futura creazione
               di una tale posizione mediante il previsto effetto leva.
            
         
         
         162
            Risulta da quanto precede che occorre esaminare se la Commissione abbia fondato su elementi di prova sufficientemente solidi
               la sua analisi prospettica in merito alla probabilità di un effetto leva a partire dai mercati del cartone asettico nonché
               in merito alle conseguenze di un effetto del genere da parte della nuova entità. Nell’ambito del detto esame, ci si deve limitare
               a tener conto, nel caso di specie, dei comportamenti che, almeno verosimilmente, non sarebbero illegittimi. Inoltre, dal momento
               che la posizione dominante pronosticata si concretizzerebbe solo dopo un certo lasso di tempo, secondo la Commissione entro
               il 2005, l’analisi prospettica di quest’ultima dev’essere, fatto salvo il suo margine discrezionale, particolarmente plausibile».
            
         
         
         
         
         57
            
          Esaminando in modo approfondito le modalità di esercizio dell’effetto leva, il Tribunale ha statuito come segue:
         
         «217
            Le modalità di esercizio dell’effetto leva enumerate al punto 364 della decisione [controversa] (citato supra al punto 49)
               si basano sulla posizione dominante occupata dalla Tetra sui mercati del cartone asettico. Tenuto conto, in particolare, dell’impegno
               della Tetra di cedere le proprie attività nel settore delle preforme, l’effetto leva sarebbe praticato attraverso due categorie
               di misure: da un lato, tramite pressioni che portano a vendite di attrezzature e di consumabili per gli imballaggi in cartone
               collegate o abbinate con attrezzature per l’imballaggio in PET. Tali pressioni potrebbero essere esercitate sulla clientela
               della Tetra che ha bisogno di continuare a usare imballaggi in cartone per una parte della propria produzione e soprattutto
               sui clienti che hanno accordi a lungo termine con la Tetra per il loro fabbisogno di contenitori in cartone (punto 365 della
               decisione [controversa], citato supra al punto 50). Dall’altro lato, potrebbero essere adottate misure di incentivo, come
               i prezzi predatori, la guerra dei prezzi o gli sconti fedeltà.
            
         
         
         218
            Tuttavia, il ricorso a pressioni, come le vendite forzate, o a incentivi, come i prezzi predatori o gli sconti fedeltà, non
               oggettivamente giustificati, da parte di un’impresa che occupa una posizione dominante come quella occupata dalla Tetra sui
               mercati del cartone asettico costituirebbe di regola un abuso di tale posizione. Come già rilevato dal Tribunale, la Commissione
               non può presumere il possibile ricorso a strategie del genere, come ha fatto nella decisione [controversa], per motivare una
               decisione che vieta un’operazione di concentrazione notificatale conformemente al regolamento (v. supra, punti 154-162). Ne
               consegue che le modalità di esercizio di un effetto leva che possono essere prese in considerazione dal Tribunale si limitano
               a quelle che, almeno in apparenza, non costituiscono un abuso di posizione dominante sui mercati del cartone asettico.
            
         
         
         219
            Si devono quindi considerare, in sintesi, le strategie relative alle vendite collegate o abbinate che non sono di per sé forzate,
               quelle relative agli sconti fedeltà oggettivamente giustificati sui mercati del cartone o ancora quelle relative alle offerte
               di prezzi vantaggiosi per le attrezzature per l’imballaggio in cartone o in PET che non sono predatori ai sensi della giurisprudenza
               consolidata (sentenza della Corte 3 luglio 1991, causa C-62/86, AKZO/Commissione, Racc. pag. I-3359, in particolare punti
               102, 115, 156 e 157; sentenza 14 novembre 1996[, causa C-333/94 P], Tetra Pak/Commissione[, Racc. pag. I-5951], punti 41-44,
               che conferma la sentenza [del Tribunale] 6 ottobre 1994[, causa T-83/91], Tetra Pak/Commissione[, Racc. pag. II‑755], e conclusioni
               dell’avvocato generale Fennelly, presentate nelle cause riunite C-395/96 P e C-396/96 P, decise con sentenza della Corte 16
               marzo 2000, Compagnie maritime belge transport e a./Commissione, Racc. pagg. I-1365, I-1371, in particolare punti 123-130).
               In tale contesto, bisogna esaminare se la Commissione abbia tenuto conto dell’impegno relativo alla separazione fra la Sidel
               e le società appartenenti alla Tetra Pak, assunto in linea di principio per un periodo di dieci anni, in base al quale non
               sarà proposta nessuna “[o]fferta congiunta di prodotti in cartone Tetra Pak e di macchine SBM Sidel”.
            
         
         
         220
            Inoltre, come risulta dalla decisione [controversa], la Tetra ha chiesto alla Commissione di prendere nota delle proprie obbligazioni
               esistenti, ai sensi dell’art. 3, n. 3, della decisione (…) 92/163 (…), il quale dispone quanto segue:
            
         
         
         “Tetra Pak non pratica prezzi eliminatori né discriminatori e non accorda a nessun cliente, sotto qualsiasi forma, sconti
            sui suoi prodotti o condizioni più favorevoli di pagamento che non siano giustificati da corrispettivi obiettivi. Per i cartoni,
            gli sconti debbono riferirsi soltanto ai quantitativi ordinati, e non cumularsi per cartoni di tipo diverso”.
         
         
         
         221
            Ne consegue che la Tetra ha chiaramente manifestato la sua volontà di rispettare pienamente le obbligazioni specifiche impostele
               dall’art. 82 CE conseguentemente alla posizione dominante che essa occupa sui mercati del cartone asettico. Essa ha altresì
               reiterato l’accettazione di tutte le obbligazioni pertinenti impostele a seguito della constatazione, nella decisione 92/163,
               di una violazione dell’art. 82 CE relativa a tale mercato. Per di più essa si è impegnata, nell’ambito del presente procedimento,
               a non fare nessuna offerta congiunta relativa ai prodotti in cartone e alle macchine SBM della Sidel.
            
         
         
         222
            Di conseguenza, le uniche modalità di vendite collegate o abbinate realmente praticabili per la nuova entità consisterebbero
               in offerte della Tetra ai suoi attuali clienti dei mercati del cartone che non potrebbero essere obbligatorie o forzate e
               che potrebbero riguardare unicamente le attrezzature per l’imballaggio in cartone e/o i prodotti in cartone, da un lato, e
               le attrezzature per l’imballaggio in PET tranne le macchine SBM, dall’altro. Occorre altresì osservare, a tale riguardo, che,
               nonostante la Commissione abbia messo l’accento, nella decisione [controversa] (punti 177 e 369) e nelle difese scritte e
               orali, sull’importanza della capacità della nuova entità di offrire quasi tutte le attrezzature necessarie all’installazione
               di una linea integrata per l’imballaggio in PET, emerge dagli impegni che non sarebbe possibile per quest’ultima fare a un
               cliente un’offerta congiunta di attrezzature per l’imballaggio in cartone e di una linea integrata per l’imballaggio in PET,
               quantomeno ove quest’ultima comprendesse una macchina SBM della Sidel.
            
         
         
         223
            D’altronde, benché la conclusione della decisione [controversa] circa la discriminazione mediante prezzi asseritamente praticati
               in passato dalla Sidel non sia, sulla base delle difese scritte delle partecipanti alla concentrazione e delle difese orali
               della Commissione in merito all’analisi econometrica che la supporta, viziata da un errore manifesto di valutazione, essa
               non può costituire una prova sufficientemente solida del fatto che la nuova entità continuerà a tenere una condotta simile.
               Quest’ultima, a differenza della Sidel prima della concentrazione, sarebbe vincolata non solo dagli impegni, ma anche dalle
               varie obbligazioni che limitano la condotta della Tetra.
            
         
         
         224
            È giocoforza quindi concludere che le possibilità a disposizione della nuova entità per esercitare un effetto leva sarebbero
               molto circoscritte. L’esame delle conseguenze prevedibili di un suo eventuale ricorso a una condotta del genere deve tenerne
               conto».
            
         
         
          Argomenti delle parti
         
         
         58
            
          La Commissione sostiene, in primo luogo, che l’approccio adottato dal Tribunale per quanto riguarda gli effetti di conglomerato
         e il comportamento illegale della Tetra è contrario all’art. 2 del regolamento e, in generale, al controllo delle concentrazioni.
         
         
         
         59
            
          Essa rileva, innanzi tutto, che tale approccio è in contrasto con l’interpretazione del suddetto art. 2. Infatti, se l’art. 82 CE
         fosse stato sufficiente per prevenire gli abusi, non sarebbe stato necessario prevedere un controllo a priori delle concentrazioni.
         La Commissione contesta più specificamente il punto 218 della sentenza impugnata, in cui il Tribunale ha statuito che «la
         Commissione non può presumere il possibile ricorso a strategie [abusive] del genere», sostenendo, invece, che la presunzione
         che un’impresa in posizione dominante possa ritenere razionale il fatto di escludere concorrenti e/o di sfruttare determinati
         clienti e pertanto, in alcuni casi, di violare l’art. 82 CE rientra nel regolamento.
         
         
         
         60
            
          La Commissione rileva poi che l’approccio del Tribunale è errato, in quanto fondato su distinzioni tra vari tipi di concentrazioni
         che sono ingiustificate e contrarie all’art. 2 del regolamento. Essa censura a tale riguardo il punto 154 della sentenza impugnata,
         in cui il Tribunale osserva che non sarà la struttura risultante dall’operazione di concentrazione stessa a creare o rafforzare
         una posizione dominante, ai sensi dell’art. 2, n. 3, del regolamento, ma i comportamenti futuri della nuova entità. Essa sostiene
         che tale affermazione è contraria al punto 94 della menzionata sentenza Gencor/Commissione, in cui il Tribunale ha statuito
         che una concentrazione avrebbe avuto un effetto immediato mentre «la creazione delle condizioni che rendono non soltanto possibile
         ma anche economicamente razionale questo genere di comportamenti [abusivi] sarebbe stata la conseguenza diretta e immediata
         della concentrazione, dato che questa avrebbe ostacolato in maniera significativa la effettiva concorrenza esistente sul mercato,
         modificando la struttura dei mercati interessati in modo duraturo». La Commissione rileva che è ingiustificato distinguere,
         come effettuato dal Tribunale nella sentenza impugnata, a seconda che la creazione della posizione dominante sul secondo mercato
         intervenga immediatamente o a medio termine. Diversamente, le concentrazioni verticali o con effetto di conglomerato potrebbero
         sfuggire all’applicazione del suddetto regolamento dal momento che quei tipi di concentrazioni forniscono alla nuova entità
         la capacità di avvalersi – e di abusare – della sua posizione dominante su un mercato nonché gli incentivi a tale scopo per
         estromettere i suoi concorrenti dal secondo mercato. La Commissione conclude che, nel caso di specie, si sarebbe dovuto ritenere
         che la concentrazione implicasse un’immediata modifica della struttura e delle condizioni di concorrenza.
         
         
         
         61
            
          La Commissione rileva infine che esistono insormontabili ostacoli legali e pratici all’analisi del disincentivo derivante
         dal carattere illegale di alcune pratiche commerciali abusive. Essa dovrebbe esaminare non già caratteristiche strutturali,
         ma la propensione di un’impresa ad attenersi alla legge. Una siffatta analisi violerebbe il principio di uguaglianza e la
         presunzione di innocenza. Il criterio sarebbe parimenti inutilizzabile, in quanto il rischio potrebbe difficilmente essere
         quantificato e varierebbe a seconda dell’intensità della politica di concorrenza in ogni Stato membro. Considerato il livello
         di prova imposto dal Tribunale, la Commissione conclude che verserebbe nell’impossibilità di controllare correttamente, in
         applicazione del regolamento, le concentrazioni verticali e con effetto di conglomerato.
         
         
         
         62
            
          La Commissione sostiene, in secondo luogo, che il Tribunale ha violato gli artt. 2 e 8, n. 2, del suddetto regolamento considerando
         che essa avrebbe dovuto tener conto degli impegni di natura comportamentale sottoscritti dalla Tetra. Essa oppone la posizione
         del Tribunale, espressa al punto 161 della sentenza impugnata, a quella delineata ai punti 316 e 317 della menzionata sentenza
         Gencor/Commissione, ai sensi dei quali il Tribunale ha escluso di prendere in considerazione impegni di natura comportamentale
         quando risulta che l’operazione di concentrazione è idonea a creare o rafforzare una posizione dominante. Essa sostiene che,
         anche se impegni non strutturali possono essere accettabili in alcuni casi, impegni che si riducano a una mera promessa di
         comportarsi in un certo modo, ad esempio quello di non abusare di una posizione dominante creata o rafforzata da un progetto
         di concentrazione, non si ritengono in quanto tali idonei a rendere una concentrazione compatibile con il mercato comune.
         
         
         
         
         63
            
          La Commissione ritiene che il Tribunale abbia snaturato la decisione controversa statuendo, al punto 161 della sentenza impugnata,
         che da tale decisione non emerge una presa in considerazione da parte di tale istituzione, nell’ambito della sua analisi,
         delle implicazioni connesse agli impegni della Tetra. La Commissione sottolinea di aver esaminato gli impegni di tale società,
         ma di averli esclusi (punti 423-451 della motivazione della decisione controversa). Il Tribunale non può legittimamente sostenere
         che la suddetta decisione è inficiata da un manifesto errore di valutazione in quanto conclude che la concentrazione si sarebbe
         dovuta vietare, senza verificare preliminarmente gli argomenti della Commissione in base ai quali tali impegni non sono attuabili
         e risultano in ogni caso insufficienti per risolvere i problemi di concorrenza causati dalla concentrazione notificata.
         
         
         
         64
            
          Per contro, la Tetra rileva, in primo luogo, che il Tribunale non è incorso in alcun errore di diritto imponendo alla Commissione
         di prendere in considerazione il carattere illegale del comportamento abusivo. Il criterio accolto dal Tribunale, al punto
         159 della sentenza impugnata è costituito dal comportamento razionale e prevedibile di un’impresa. Tale comportamento deve
         essere analizzato tenendo conto al contempo degli incentivi ad adottare un comportamento illegale, ma altresì dei fattori
         atti a ridurre, se non addirittura ad eliminare, siffatti incentivi.
         
         
         
         65
            
          La Tetra evidenzia che i confronti con la causa che ha dato origine alla menzionata sentenza Gencor/Commissione non sono pertinenti.
         A suo giudizio, in quest’ultima causa, la posizione dominante collettiva era creata immediatamente dalla fusione orizzontale,
         la qual cosa non si verifica nella causa in esame, in cui la posizione dominante può emergere solo dopo un certo lasso di
         tempo e necessita di un previo comportamento abusivo.
         
         
         
         66
            
          Secondo la Tetra, l’interpretazione del regolamento da parte della Commissione si fonda sull’errata ipotesi che quest’ultimo
         sia finalizzato a ostacolare gli abusi. Orbene, dal tenore dell’art. 2, n. 2, del suddetto regolamento risulta che è diretto
         a vietare la creazione di qualsivoglia posizione dominante che, di per se stessa e in mancanza di abusi, comporti la creazione
         di un notevole ostacolo alla concorrenza.
         
         
         
         67
            
          La Tetra non ravvisa i motivi per i quali ricorrerebbero insormontabili ostacoli giuridici e pratici alla valutazione dell’incidenza
         del carattere illegale di determinati comportamenti né in che termini tale valutazione presenterebbe difficoltà diverse da
         quelle relative all’analisi degli incentivi ad adottare un comportamento abusivo. Essa rileva che la Commissione si considera
         perfettamente in grado di quantificare la probabilità che si rilevino infrazioni agli artt. 81 CE e 82 CE e che essa ne tiene
         conto al fine di fissare l’entità delle ammende.
         
         
         
         68
            
          Per quanto riguarda, in secondo luogo, la presa in considerazione degli impegni della Tetra, quest’ultima sottolinea che il
         punto 161 della sentenza impugnata afferma tutt’al più che la Commissione avrebbe dovuto tener conto delle proposte di assunzione
         di impegni, valutando il prevedibile comportamento futuro della nuova entità. Essa rileva che nemmeno il Tribunale ha effettuato
         una valutazione degli impegni proposti e che in nessun punto della sentenza impugnata si impone alla Commissione, contrariamente
         a quanto essa sostiene, «di tener conto di impegni comportamentali consistenti in semplici promesse di non adottare comportamenti
         abusivi».
         
         
         
         69
            
          La Tetra rileva che l’interpretazione da parte della Commissione della menzionata sentenza Gencor/Commissione, è errata. Contrariamente
         a tale interpretazione, il Tribunale, al punto 319 della suddetta sentenza, avrebbe statuito che la classificazione degli
         impegni sarebbe priva di pertinenza e che impegni di natura comportamentale potrebbero altresì essere idonei a impedire l’emergenza
         o il rafforzamento di una posizione dominante.
         
         
         
         70
            
          La Tetra osserva infine che, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, quest’ultima non ha valutato in modo concreto
         l’incidenza degli impegni proposti da tale società, ma si è limitata a opporre un’obiezione di principio contro l’equiparazione
         di impegni di natura comportamentale a misure in grado di porre validamente rimedio alla creazione di una posizione dominante
         ai sensi del regolamento.
         
          Giudizio della Corte sul secondo motivo
         
         
         71
            
          Si deve innanzi tutto sottolineare che i punti 148-162 della sentenza impugnata, contestati dalla Commissione sia nel primo
         sia nel secondo motivo del ricorso di impugnazione, costituiscono un tutt’uno nell’ambito del quale il Tribunale descrive
         alcuni aspetti specifici degli effetti di conglomerato, segnatamente aspetti temporali, e ne deduce alcune regole generali
         per quanto riguarda la prova che la Commissione è tenuta a presentare quando ritiene che il progetto di concentrazione debba
         essere dichiarato incompatibile con il mercato comune.
         
         
         
         72
            
         È in tale contesto di richiamo della necessità di una «solida prova» («convincing evidence») che il Tribunale ha evidenziato
         l’obbligo di procedere a un esame della globalità dei dati pertinenti.
         
         
         
         73
            
          Una siffatta verifica deve essere effettuata alla luce dell’obiettivo del regolamento, che è quello di prevenire la creazione
         o il rafforzamento di posizioni dominanti atte ad ostacolare in modo significativo la concorrenza effettiva nel mercato comune
         o in una parte sostanziale di quest’ultimo.
         
         
         
         74
            
          Dal momento che l’adozione dei comportamenti previsti al punto 364 della motivazione della decisione controversa rappresenta,
         a giudizio di quest’ultima, una tappa essenziale dell’esercizio di un effetto leva, il Tribunale ha giustamente considerato
         che la probabilità di tale adozione doveva essere esaminata in modo completo, ossia prendendo in considerazione, come afferma
         al punto 159 della sentenza impugnata, sia le sollecitazioni ad adottare siffatti comportamenti sia i fattori idonei a ridurre
         o addirittura a eliminare tali sollecitazioni, compreso il carattere eventualmente illegale dei comportamenti di cui trattasi.
         
         
         
         75
            
          Tuttavia, sarebbe contrario all’obiettivo di prevenzione del regolamento esigere dalla Commissione, come si è statuito al
         punto 159, ultima frase, della sentenza impugnata, che, per ogni progetto di concentrazione, essa esamini in che misura le
         sollecitazioni ad adottare comportamenti anticoncorrenziali sarebbero ridotte, o addirittura eliminate, a motivo del carattere
         illegale dei comportamenti in questione, dell’eventualità di individuarli, della possibilità per le autorità competenti, a
         livello sia comunitario sia nazionale, di perseguirli e delle sanzioni pecuniarie che potrebbero derivarne.
         
         
         
         76
            
          Infatti, un’analisi come quella richiesta dal Tribunale imporrebbe un esame esaustivo e dettagliato delle normative dei vari
         ordinamenti giuridici in grado di applicarsi e della politica repressiva praticata in questi ultimi. Peraltro, per essere
         utile, una siffatta analisi presuppone un elevato grado di probabilità per quanto riguarda i fatti considerati come contestabili
         in quanto atti a rientrare in un comportamento anticoncorrenziale.
         
         
         
         77
            
          Ne consegue che, in fase di valutazione del progetto di concentrazione, un’analisi diretta ad accertare la probabile esistenza
         di un’infrazione dell’art. 82 CE e ad assicurarsi che quest’ultima sarà soggetta a sanzione in vari ordinamenti giuridici
         risulterebbe troppo speculativa e non consentirebbe alla Commissione di fondare la sua valutazione sull’insieme degli elementi
         di fatto pertinenti al fine di verificare se avvalorano la descrizione di uno scenario di evoluzione economica che possa includere
         sviluppi quale l’effetto leva.
         
         
         
         78
            
          Di conseguenza, il Tribunale ha commesso un errore di diritto respingendo le conclusioni della Commissione relative all’adozione,
         da parte della nuova entità, di comportamenti anticoncorrenziali atti a produrre un effetto leva per la sola ragione che tale
         istituzione, al momento di valutare la probabilità che fossero adottati tali comportamenti, non ha tenuto conto del loro carattere
         illegale e, pertanto, dell’eventualità di individuarli, della possibilità per le autorità competenti, a livello sia comunitario
         sia nazionale, di perseguirli e delle sanzioni pecuniarie che potrebbero derivarne. Tuttavia, poiché la sentenza impugnata
         è parimenti fondata sulla mancata presa in considerazione degli impegni proposti dalla Tetra, è necessario proseguire l’esame
         del secondo motivo.
         
         
         
         79
            
          Per quanto riguarda l’argomento relativo a una modifica dell’approccio del Tribunale rispetto a quello adottato nella menzionata
         sentenza Gencor/Commissione, si deve constatare che, contrariamente a quanto afferma la Commissione, il Tribunale non si è
         discostato dalla posizione esplicitata al punto 94 di detta sentenza, ai sensi della quale la concorrenza effettiva sarebbe
         ostacolata in maniera significativa qualora la struttura dei mercati interessati fosse modificata in modo duraturo a causa
         di una concentrazione avente la conseguenza diretta e immediata di creare condizioni volte a rendere possibili ed economicamente
         razionali comportamenti abusivi.
         
         
         
         80
            
          A tale proposito, si deve osservare che la situazione nella causa all’origine della menzionata sentenza Gencor/Commissione
         differiva completamente da quella prevista nella decisione controversa. Come emerge dal punto 91 di tale sentenza, l’esito
         dell’operazione di concentrazione sarebbe stato la creazione di una posizione dominante di duopolio nei mercati del platino
         e del rodio, con la conseguenza che la concorrenza effettiva sarebbe stata ostacolata in maniera significativa nel mercato
         comune.
         
         
         
         81
            
          L’operazione di concentrazione avrebbe quindi modificato in modo duraturo la struttura dei mercati interessati nella suddetta
         causa, rendendo in tal modo possibili ed economicamente razionali alcuni comportamenti abusivi.
         
         
         
         82
            
          Nella fattispecie, la concentrazione sarebbe stata certo in grado di modificare leggermente la struttura del mercato del cartone
         se la nuova entità avesse potuto rinforzare la posizione dominante che la Tetra occupava da lungo tempo su tale mercato, posizione
         che del resto era stata oggetto di una decisione della Commissione ai sensi dell’art. 82 CE. Tuttavia, vietando la suddetta
         concentrazione la Commissione intendeva tutelare non tanto la concorrenza effettiva sul mercato del cartone quanto, piuttosto,
         la concorrenza nel mercato delle attrezzature PET, in particolare quello delle macchine SBM a bassa e alta capacità impiegate
         per i prodotti sensibili.
         
         
         
         83
            
          A tale riguardo, si deve osservare che la struttura di quest’ultimo mercato non sarebbe stata immediatamente e direttamente
         interessata dalla concentrazione notificata, ma questo si sarebbe potuto verificare solo quale conseguenza dell’effetto leva
         e, segnatamente, dei comportamenti abusivi della nuova entità sul mercato del cartone.
         
         
         
         84
            
          Da quanto sopra considerato emerge che la situazione esaminata nella causa all’origine della menzionata sentenza Gencor/Commissione
         non si può paragonare a quella su cui il Tribunale ha statuito mediante la sentenza impugnata in modo sufficiente a consentire
         che quest’ultimo ne traesse utili indicazioni. La struttura del mercato in cui la Commissione, con la decisione controversa,
         intendeva mantenere una concorrenza effettiva nella causa di cui alla suddetta sentenza Gencor/Commissione risultava direttamente
         modificata dall’operazione di concentrazione mentre, nel caso di specie, lo poteva essere solo grazie all’esercizio dell’effetto
         leva.
         
         
         
         85
            
          Per quanto riguarda la presa in considerazione degli impegni di natura comportamentale della Tetra, il Tribunale, al punto
         161 della sentenza impugnata, ha correttamente rilevato che la circostanza che quest’ultima abbia proposto, nel caso di specie,
         impegni relativi alla propria condotta futura è un elemento di cui la Commissione avrebbe dovuto necessariamente tener conto
         per valutare se fosse probabile che la nuova entità si sarebbe comportata in maniera tale da rendere possibile la creazione
         di una posizione dominante su uno o più mercati delle attrezzature per l’imballaggio in PET di cui trattasi.
         
         
         
         86
            
          In proposito, la Corte rammenta le considerazioni espresse dal Tribunale ai punti 318 e 319 della menzionata sentenza Gencor/Commissione.
         Contrariamente a quanto sostiene la Commissione, da tale sentenza non emerge che il Tribunale avrebbe escluso di prendere
         in considerazione impegni di natura comportamentale. Al contrario, il Tribunale, al punto 318, ha formulato il principio in
         base al quale gli impegni proposti dalle imprese interessate devono consentire alla Commissione di concludere che l’operazione
         di concentrazione di cui trattasi non creerebbe o non rafforzerebbe una posizione dominante ai sensi dell’art. 2, nn. 2 e
         3, del regolamento. Inoltre, al punto 319, ha dedotto dal suddetto principio che è indifferente che l’impegno proposto possa
         essere qualificato come impegno comportamentale o impegno strutturale e che non può escludersi a priori che gli impegni a
         prima vista di tipo comportamentale, come quello di non utilizzare un marchio durante un certo periodo o di mettere a disposizione
         dei terzi concorrenti una parte della capacità di produzione dell’impresa sorta dalla concentrazione, o, più in generale,
         quello di consentire l’accesso ad un’infrastruttura essenziale, a condizioni non discriminatorie, siano essi stessi idonei
         a impedire l’emergere o il rafforzarsi di una posizione dominante.
         
         
         
         87
            
          Per quanto riguarda l’esame della presa in considerazione, da parte della Commissione, degli impegni di natura comportamentale,
         il Tribunale si è limitato a constatare, al punto 161 della sentenza impugnata, che dalla decisione impugnata non risulta
         che la Commissione abbia preso in considerazione le implicazioni dei detti impegni nella sua analisi relativa alla futura
         creazione di una posizione dominante mediante il previsto effetto leva.
         
         
         
         88
            
          Tuttavia, non sembra che il Tribunale abbia snaturato la decisione controversa o insufficientemente motivato la sentenza impugnata
         in merito a tale punto. Infatti, ai punti 429-432 di cui alla motivazione della decisione controversa, costituenti gli unici
         punti di quest’ultima relativi agli impegni di natura comportamentale sottoscritti dalla Tetra, risulta che la Commissione,
         mediante affermazioni di principio, ha rifiutato di accettare siffatti impegni, osservando, al punto 429, che, «[c]ome tali,
         essi non sono idonei a ripristinare condizioni di effettiva concorrenza (…) poiché non trattano la variazione permanente della
         struttura del mercato creata dall’operazione notificata» e, al punto 431, che «[t]ali promesse di ordine comportamentale sono
         in contrasto con la politica sulle misure correttive indicata dalla Commissione e con le finalità dello stesso regolamento
         sulle concentrazioni (…) e sono estremamente difficili se non impossibili da monitorare».
         
         
         
         89
            
          Dall’analisi del secondo motivo, considerato nella sua interezza, risulta che, anche se il Tribunale ha commesso un errore
         di diritto respingendo le conclusioni della Commissione relative all’adozione, da parte della nuova entità, di comportamenti
         idonei a produrre un effetto leva, esso ha tuttavia correttamente statuito, al punto 161 della sentenza impugnata, che la
         Commissione avrebbe dovuto tener conto degli impegni sottoscritti dalla Tetra in merito al futuro comportamento della suddetta
         entità. Pertanto, quand’anche tale motivo sia parzialmente fondato, non può peraltro comportare che venga messa in discussione
         la sentenza impugnata in quanto ha annullato la decisione controversa, poiché tale annullamento si fonda segnatamente sul
         rifiuto della Commissione di prendere in considerazione i suddetti impegni.
         
          Sul terzo motivo 
         
         90
            
          Con il suo terzo motivo, la Commissione sostiene che il Tribunale ha commesso un errore di diritto ricorrendo a un errato
         criterio di sindacato giurisdizionale e una violazione dell’art. 2 del regolamento nei limiti in cui ha stabilito, al punto
         269 della sentenza impugnata, che «la decisione [controversa] non fornisce sufficienti elementi per giustificare la definizione
         di sottomercati distinti delle macchine SBM, secondo la loro utilizzazione finale» e che «[p]ertanto, gli unici sottomercati
         da prendere in considerazione sono quelli delle macchine a bassa e ad alta capacità».
         
          Argomenti delle parti
         
         
         91
            
          La Commissione rammenta che l’individuazione dei mercati per le macchine SBM costituisce un elemento fondamentale della decisione
         controversa. Essa rileva che la percentuale del mercato in parola rappresentata da una clientela comune per il PET e il cartone,
         nei confronti della quale la Tetra può sfruttare la sua posizione dominante nei mercati del cartone ricorrendo a un effetto
         leva, influirà in maniera determinante sulla probabilità di un’estromissione dei concorrenti e di un dominio sul detto mercato
         da parte della nuova entità.
         
         
         
         92
            
          La Commissione osserva che, ai punti 176-183 della motivazione della decisione controversa, integrati dai punti 347-358 e
         381-383 di quest’ultima, essa ha definito mercati distinti per le macchine SBM a seconda che esse siano utilizzate per imballare
         prodotti sensibili o prodotti non sensibili, fondandosi su fattori connessi contemporaneamente all’offerta e alla domanda.
         Per quanto attiene a quest’ultima, il punto 178 della suddetta decisione ha il seguente tenore:
         
         «178
            In ogni caso, un gruppo distinto di clienti per il prodotto rilevante può costituire un mercato del prodotto più ristretto
               e separato quando tale gruppo può essere soggetto a una discriminazione di prezzo. Questo è generalmente il caso quando vengono
               soddisfatte le seguenti condizioni: a) è possibile identificare con chiarezza il gruppo al quale appartiene un singolo cliente
               al momento dell’acquisto dei prodotti rilevanti e b) non è contemplato il negoziato tra clienti o la mediazione di terzi».
            
         
         
         
         
         93
            
          Al punto 259 della sentenza impugnata, il Tribunale ha sintetizzato come di seguito l’argomento elaborato dalla Commissione
         nella decisione controversa, senza che detta sintesi fosse contestata da quest’ultima:
         
         «259
            La Commissione constata innanzi tutto, nella decisione [controversa], che “anche per un’apparecchiatura asserita ‘generica’
               come una macchina SBM, è legittimo esaminare il mercato delle attrezzature in base ai segmenti di consumo finale”, il che
               è “ancor più indicato laddove si comparino sistemi di imballaggio completi al fine di stabilire se essi possano rientrare
               o meno nel medesimo mercato di prodotti” (punto 43 della decisione [controversa]). Essa rileva inoltre che ogni prodotto liquido
               destinato a essere imballato ha le sue “proprie caratteristiche che offrono o meno la possibilità di usare una data forma
               d’imballaggio”, prima di concludere a favore dell’impiego della segmentazione secondo l’utilizzazione finale come strumento
               di analisi dei mercati delle attrezzature per l’imballaggio di liquidi alimentari (punto 44 della decisione [controversa],
               citato supra al punto 30). Essa distingue quindi fra i prodotti sensibili appartenenti ai “segmenti dei prodotti comuni” e
               gli altri prodotti, in base alla capacità dei primi di essere imballati, almeno dal punto di vista tecnico, tanto in cartone
               che in PET, a differenza dei prodotti non sensibili come le acque minerali e le bevande gassate che non possono essere imballate
               nel cartone (punto 58 della decisione [controversa]). Pur ammettendo che “le macchine SBM [siano], per la maggior parte, ‘generiche’
               ” (punto 177 della decisione [controversa]) la Commissione sostiene, al medesimo punto, che “una linea d’imballaggio PET,
               di cui le macchine SBM costituiscono solo un elemento, di solito è adattata specificamente ai prodotti confezionati dal cliente”,
               come è il caso, in particolare, per i prodotti sensibili, argomento reiterato nella valutazione delle conseguenze dell’effetto
               leva (punto 369 della decisione [controversa]). Essa cita l’esempio della “SRS G Combi” della Sidel, “concepita per il confezionamento
               di bevande gassate [e che] non può rappresentare per un produttore di bevande che vuole confezionare i succhi una soluzione
               sostitutiva” (punto 177 della decisione [controversa]), la quale richiederebbe una macchina “Combi SRA” asettica. Citando
               la propria comunicazione 9 dicembre 1997 sulla definizione di mercato rilevante ai fini del diritto comunitario in materia
               di concorrenza (GU C 372, pag. 5, punto 43), essa constata inoltre che nella presente controversia ricorrono le due condizioni
               solitamente richieste per constatare l’esistenza di un gruppo distinto di clienti, e quindi di un mercato di prodotti più
               ristretto: vale a dire la possibilità di determinare con precisione a quale gruppo appartiene un dato cliente al momento in
               cui acquista una macchina SBM e il fatto che non sono realizzabili gli scambi fra clienti o l’arbitraggio tramite terzi in
               ordine a tali macchine (punto 178 della decisione [controversa])».
            
         
         
         
         
         94
            
          Ai punti 260-269 della sentenza impugnata, il Tribunale ha statuito come segue:
         
         «260
            Il Tribunale constata, innanzi tutto, che l’accento posto nella decisione [controversa] sui prodotti sensibili appartenenti
               ai “segmenti di prodotti comuni” si fonda su un criterio oggettivo, vale a dire l’appartenenza di tali prodotti alla categoria
               dei prodotti imballati in cartone e la capacità, quantomeno tecnica, di imballarli in PET, capacità che, considerato il livello
               di crescita stimabile (v. supra, punti 201-216), diverrà probabilmente una realtà commerciale piuttosto diffusa entro il 2005,
               almeno per quanto riguarda le BAF e le bevande al tè o al caffè.
            
         
         
         261
            Tuttavia, la decisione [controversa] non fornisce elementi di prova sufficientemente solidi per dimostrare le asserite caratteristiche
               particolari delle macchine SBM usate per il confezionamento dei prodotti sensibili. Certamente, una macchina combinata concepita
               specificamente per il riempimento delle bevande gassate non può essere impiegata per i succhi. Cionondimeno, ciò è lungi dal
               dimostrare che macchine SBM a bassa e ad alta capacità, anche se sono state adattate prima di essere vendute in base ai bisogni
               di chi le compra, non rimangano, come ritiene in sostanza la ricorrente, macchine generiche, cioè adatte a imballare più varietà
               di prodotti.
            
         
         
         262
            Quanto all’asserita specificità degli stampi d’imballaggio in base ai prodotti previsti, addotta a questo proposito dalla
               Commissione, mentre la ricorrente non contesta che il numero di stampi determina la capacità della macchina, una siffatta
               specificità non dimostra che le macchine SBM, di cui gli stampi costituiscono solo una parte, si distinguono le une dalle
               altre in modo significativo. Risulta dalla notifica che la durata media di uno stampo è approssimativamente di soli tre anni,
               mentre la durata di vita di una macchina SBM è di quindici anni (punto 304). Sebbene la Sidel fabbrichi i propri stampi, la
               decisione [controversa] non contesta l’informazione fornita nella notifica in merito al mercato degli stampi, secondo la quale
               la Sidel non è presente in tale mercato (in quanto fornitore di stampi a terzi) e secondo la quale la concorrenza fra le imprese
               che vi sono attive è molto agguerrita, in particolare da parte del SIG che, sul suo sito Internet, dichiara di essere in posizione
               preminente (punto 309 della notifica).
            
         
         
         263
            Inoltre, la decisione [controversa] non mette in discussione neanche l’affermazione contenuta nella notifica secondo la quale
               un cliente può usare, in un grande impianto, più macchine SBM combinandole per poter soddisfare le sue varie esigenze di produzione.
               La decisione [controversa] non esamina se la flessibilità richiesta da alcuni clienti per gli stampi di macchine SBM possa
               spiegarsi con esigenze connesse a impieghi del genere.
            
         
         
         264
            Nel controricorso la Commissione fa riferimento a una serie di modifiche che possono essere apportate a una macchina SBM onde
               renderla maggiormente competitiva o utile in una linea PET integrata, come l’aggiunta di un sistema speciale di filtraggio
               dell’aria di soffiaggio o un trattamento con lampade a raggi ultravioletti per ridurre il rischio di contaminazione prima
               che le preforme vi entrino. All’udienza la Commissione ha precisato che tali modifiche dimostrano che una macchina SBM usata
               in una linea di riempimento PET possiede caratteristiche molto particolari, a cui fa riferimento la decisione [controversa]
               (punto 177 della decisione [controversa]). La Tetra, pur facendo rilevare che la Commissione attribuisce alle macchine SBM
               specificità di altri elementi di una catena PET, ha tuttavia osservato che tali modifiche rappresentano al massimo il 5% del
               costo di una macchina SBM.
            
         
         
         265
            Occorre, innanzi tutto, constatare che non è stato fatto nessun riferimento a tali informazioni nella decisione [controversa].
               Se la decisione pone correttamente l’accento sull’importanza delle esigenze specifiche dei clienti che hanno bisogno, in particolare,
               di una linea di riempimento PET asettico, vale a dire, in sostanza, di una garanzia di sterilità, tale elemento non può giustificare
               la definizione di un sottomercato distinto per le macchine SBM usate in una linea di riempimento dei prodotti sensibili di
               cui trattasi. Infatti, la semplice circostanza che ogni macchina SBM debba essere installata in una catena PET perché il suo
               acquirente possa usarla convenientemente non implica che la specificità di altre attrezzature PET propria di tale catena,
               e in particolare quelle di riempimento PET asettico, si rifletta sulle stesse macchine SBM.
            
         
         
         266 
            Il carattere generico delle macchine SBM va riconosciuto a maggior ragione per il fatto che la Commissione non è stata in
               grado, in sede di udienza, di ribaltare la tesi della Tetra sul costo relativamente modesto, rispetto al costo di una macchina
               SBM cosiddetta “standard”, in particolare quando si tratta di una macchina SBM ad alta capacità, delle eventuali modifiche
               auspicabili per rendere una macchina del genere più compatibile con l’impiego di macchine di riempimento in PET asettico e
               non asettico, e, se del caso, con macchine per il riempimento asettico in grado di passare dal PET allo HDPE.
            
         
         
         267
            Inoltre, è pacifico tra le parti che le macchine combinate, il cui impiego per il riempimento asettico resta molto limitato
               (v. supra, punti 248-249), non costituiscono un mercato distinto, come risulta anche dalla decisione [controversa].
            
         
         
         268
            Quanto alle possibilità di determinare con precisione a quale gruppo appartenga un dato cliente al momento dell’acquisto di
               una macchina SBM e alla mancanza o meno, almeno al giorno d’oggi all’interno del SEE, di possibilità per tale cliente di trovare
               un prezzo migliore facendo ricorso all’arbitraggio fra i fornitori sulla piazza, è evidente che tali possibilità, se esistenti,
               si applicherebbero tanto alle macchine SBM usate per prodotti non sensibili quanto a quelle usate per confezionare prodotti
               sensibili. La possibilità per la nuova entità di identificare il gruppo al quale appartiene un cliente sta nel fatto che molti
               clienti dei mercati del cartone che passeranno al PET saranno gli attuali clienti della Tetra. Tuttavia, questo possibile
               vantaggio, che deriva dal vantaggio del “pioniere” di cui prevedibilmente godrà la nuova entità, non esclude che tali clienti
               possano rivolgersi ad altri fornitori di macchine SBM qualora non siano più soddisfatti delle condizioni offerte dalla detta
               entità.
            
         
         
         269
            Sulla base degli elementi forniti nella decisione [controversa], la Commissione ha quindi commesso un errore, da un lato,
               constatando che le macchine SBM sono, “per la maggior parte, ‘generiche’ ” (punto 177 della decisione [controversa]), e, dall’altro,
               differenziandole in base alla loro utilizzazione finale. Infatti, la decisione [controversa] non fornisce sufficienti elementi
               per giustificare la definizione di sottomercati distinti delle macchine SBM, secondo la loro utilizzazione finale. Pertanto,
               gli unici sottomercati da prendere in considerazione sono quelli delle macchine a bassa e ad alta capacità».
            
         
         
         
         
         95
            
          La Commissione ritiene che il Tribunale abbia commesso un errore di diritto esigendo, al punto 265 della sentenza impugnata,
         che la Commissione rendesse manifeste nella decisione controversa tutte le informazioni tecniche raccolte durante la sua indagine.
         Essa rammenta a tale riguardo che la questione se la motivazione di una decisione soddisfi i requisiti di cui all’art. 253 CE
         deve essere valutata considerando non solo il tenore letterale di quest’ultimo, ma altresì il suo contesto e, in particolare,
         il grado di previa conoscenza dei fatti pertinenti e il termine a disposizione per emanare tale decisione.
         
         
         
         96
            
          Inoltre, il Tribunale avrebbe violato i limiti del sindacato giurisdizionale, snaturato la decisione controversa e sostituito
         la propria valutazione a quella formulata dalla Commissione, senza nemmeno motivare il rigetto dell’analisi di quest’ultima,
         laddove considerava, allo stesso punto 265, che l’esigenza di una garanzia di condizioni asettiche non giustificava la definizione
         di un sottomercato per le macchine SBM impiegate in una linea di riempimento dei prodotti sensibili in questione. Parimenti,
         al punto 266 della sentenza impugnata, il Tribunale avrebbe respinto la valutazione della Commissione riguardante l’importanza
         delle modifiche da apportare alle macchine SBM per poterle utilizzare ai fini dell’imballaggio asettico fondandosi esclusivamente
         sull’elemento relativo al costo del necessario adeguamento, senza valutare gli altri elementi che essa aveva preso in considerazione,
         segnatamente se coloro che forniscono tali macchine ai clienti tradizionali dei settori dell’acqua e delle bevande gassate
         analcoliche dispongano della competenza necessaria per effettuare siffatte modifiche e offrire le garanzie del caso.
         
         
         
         97
            
          La Commissione contesta altresì il rigetto del suo argomento secondo cui la discriminazione dei prezzi può costituire una
         prova in merito all’esistenza di sottomercati distinti. Al punto 223 della sentenza impugnata, il Tribunale avrebbe infatti
         sostenuto che una siffatta discriminazione, asseritamente praticata in passato dalla Sidel, non poteva costituire una prova
         sufficientemente solida del fatto che la nuova entità continuerà a tenere una condotta simile, dal momento che quest’ultima,
         a differenza della Sidel prima della concentrazione, sarebbe vincolata non solo dagli impegni, ma anche dalle varie obbligazioni
         che limitano la condotta della Tetra. Essa ritiene che il Tribunale, a tale riguardo, abbia commesso un errore di diritto
         per tre motivi. Il primo riguarderebbe il fatto che la discriminazione dei prezzi dimostra anche l’esistenza di condizioni
         distinte, sul piano dell’offerta e della domanda, per la vendita di un prodotto a clienti diversi e pertanto la prova dell’esistenza
         di distinti mercati. Il secondo motivo deriva dal fatto che il Tribunale imporrebbe alla Commissione di non prendere in considerazione
         una condotta illegale, quand’anche economicamente razionale. Il terzo motivo consiste nel sostenere che, come discenderebbe
         dai punti 161 e 162 della sentenza impugnata, il Tribunale non considererebbe la posizione dominante della Tetra sul mercato
         del cartone, ma prenderebbe le mosse dalla constatazione secondo cui la nuova entità non disporrà di una posizione dominante
         sui mercati del PET e che, pertanto, una discriminazione dei prezzi sul mercato del PET non può costituire un abuso di posizione
         dominante ai sensi dell’art. 82 CE.
         
         
         
         98
            
          La Commissione contesta infine la constatazione del Tribunale ai sensi della quale i clienti avrebbero la possibilità di rivolgersi
         a fornitori diversi dalla Tetra. Essa ritiene che il Tribunale abbia ignorato i suoi argomenti relativi alla mancanza di possibilità
         di arbitraggio per le macchine di uno stesso fornitore (acquisto di macchine d’occasione e trasferimento, all’interno di una
         stessa impresa, di una macchina appartenente a una divisione «prodotti non sensibili» a una divisione «prodotti sensibili»).
         
         
         
         99
            
          La Tetra rileva, in via generale, che tale motivo deve essere dichiarato irricevibile in quanto riguarda valutazioni di fatto.
         
         
         
         100
            
          Essa rammenta che, al punto 177 della motivazione della decisione controversa, la stessa Commissione ha ammesso che le macchine
         SBM sono «generiche», ma che la linea di imballaggio PET è specificamente adattata ai prodotti confezionati dal cliente. Essa
         sostiene che la Commissione invoca invano elementi che non figuravano nella suddetta decisione, in quanto, come risulta dalla
         giurisprudenza, una decisione deve contenere tutti gli elementi di fatto e di diritto sui quali si è basata la Commissione
         in modo da consentire un effettivo sindacato giurisdizionale di tale decisione. Orbene, la decisione controversa non conterrebbe
         alcun riferimento alla necessità di considerare la macchina SBM come un elemento di una catena d’imballaggio di un tipo specifico.
         In ogni caso, il Tribunale avrebbe replicato agli argomenti elaborati dalla Commissione nell’ambito del procedimento giurisdizionale.
         Quindi, il punto 266 della sentenza impugnata costituirebbe una risposta a un nuovo argomento dedotto dalla Commissione nel
         suo controricorso.
         
         
         
         101
            
          La Tetra ritiene che la Commissione forzi il contenuto del punto 223 di cui alla sentenza impugnata. Infatti, in tale punto,
         il Tribunale non avrebbe fatto riferimento alla possibilità di invocare la discriminazione quale motivo di prova dell’esistenza
         di mercati distinti, ma si sarebbe limitato a verificare se il comportamento pregresso della Sidel costituisca una prova sufficientemente
         solida del fatto che la nuova entità continuerà a tenere una condotta simile. Solo ai punti 258-269 della suddetta sentenza
         il Tribunale avrebbe esaminato la definizione del mercato.
         
          Giudizio della Corte sul terzo motivo
         
         
         102
            
          Si deve innanzi tutto respingere come ininfluente l’argomento che la Commissione ha ricavato dalla circostanza in base alla
         quale il Tribunale, al punto 265 della sentenza impugnata, ha constatato la mancanza di ogni riferimento, nella decisione
         controversa, a determinate spiegazioni tecniche riguardanti le asserite caratteristiche molto particolari delle macchine SBM
         utilizzate nelle linee di riempimento PET, spiegazioni formulate dalla Commissione solo nel proprio controricorso e in sede
         di udienza. Risulta infatti dalla lettura dei punti 266 e 267 della stessa sentenza che il Tribunale non ha fondato la sua
         valutazione sulla mera insufficienza, nella suddetta decisione, di solidi elementi di prova in merito alle asserite caratteristiche
         particolari di tali macchine, ma che ha preso in considerazione gli argomenti addotti dalla Commissione sia nel suo controricorso
         sia in sede di udienza e ha replicato a questi ultimi.
         
         
         
         103
            
          Si deve altresì respingere come inconferente l’argomento relativo a un asserito rigetto, da parte del Tribunale, di una discriminazione
         dei prezzi quale prova in merito all’esistenza di sottomercati distinti. Infatti, dalla lettura dei punti 259, ultima frase,
         e 268 della sentenza impugnata emerge che, nell’ambito dell’individuazione di mercati distinti, il Tribunale non si è pronunciato
         relativamente alla prova diretta di una discriminazione dei prezzi, ma ha concentrato la sua analisi sulle condizioni alle
         quali può essere fornita la prova della possibilità di una tale discriminazione, condizioni definite nel contesto del punto
         178 della motivazione della decisione controversa, ossia la possibilità di determinare con precisione a quale gruppo appartenga
         un dato cliente e l’impossibilità di avvalersi degli scambi fra clienti o dell’arbitraggio tramite terzi.
         
         
         
         104
            
          Per quanto attiene agli altri argomenti invocati dalla Commissione a sostegno del suo terzo motivo, mediante i quali quest’ultima
         contesta la valutazione del Tribunale relativa al carattere generico delle macchine SBM, alla possibilità di determinare a
         quale gruppo appartenga un dato cliente e all’impossibilità di avvalersi degli scambi fra clienti o dell’arbitraggio tramite
         terzi in ordine a tali macchine, devono essere dichiarati irricevibili, in quanto pongono in discussione la valutazione di
         elementi di prova da parte del Tribunale, valutazione che non può essere assoggettata al controllo della Corte nell’ambito
         di un ricorso contro una pronuncia del Tribunale.
         
         
         
         105
            
          Da tali considerazioni risulta che il terzo motivo è, in parte, irricevibile e, in parte, infondato.
         
          Sul quarto motivo 
         
         106
            
          Con il suo quarto motivo, la Commissione sostiene che il Tribunale ha violato l’art. 2 del regolamento, ha snaturato determinati
         fatti e omesso di prendere in considerazione alcuni argomenti della Commissione non riconoscendo la fondatezza della conclusione
         di quest’ultima secondo cui la Tetra rafforzerebbe la sua posizione dominante nel settore del cartone.
         
         
         
         107
            
          I punti 390-401 della motivazione della decisione controversa mirano a dimostrare che la posizione dominante detenuta dalla
         Tetra nel settore del cartone potrebbe essere rafforzata dalla concentrazione notificata, a motivo dell’eliminazione, sul
         mercato dell’imballaggio dei prodotti sensibili, della concorrenza potenziale rappresentata dal maggiore fornitore del mercato
         del PET, vale a dire la Sidel. Soggetta quindi a una concorrenza meno forte, la Tetra non sarebbe incentivata ad abbassare
         i prezzi dei suoi imballaggi in cartone e potrebbe essere indotta a non innovare più.
         
         
         
         108
            
          Come il Tribunale ha osservato ai punti 311 e 317 della sentenza impugnata, la Commissione ha invocato la menzionata sentenza
         del Tribunale 6 ottobre 1994, Tetra Pak/Commissione, confermata a seguito di impugnazione dalla menzionata sentenza della
         Corte 14 novembre 1996, Tetra Pak/Commissione (in prosieguo: la «giurisprudenza Tetra Pak II»), a sostegno del suo argomento
         secondo cui un indebolimento della concorrenza potenziale permetterebbe alla Tetra di sentirsi molto meno minacciata sui mercati
         del cartone asettico, il che dovrebbe essere ritenuto un rafforzamento della sua posizione dominante su tale mercato, ai sensi
         dell’art. 2 del regolamento.
         
         
         
         109
            
          Al punto 312 della sentenza impugnata, il Tribunale ha stabilito quanto segue:
         «[...] laddove la Commissione si basa sull’eliminazione o sulla riduzione significativa di una concorrenza potenziale, anche
         se si tratta di una concorrenza destinata ad aumentare, onde poter giustificare il divieto di una concentrazione notificata,
         gli elementi propri del rafforzamento di una posizione dominante individuati devono basarsi su prove solide. La semplice circostanza
         che l’impresa acquirente occupi già una posizione dominante ben chiara sul mercato interessato, benché costituisca un elemento
         rilevante, come constatato dalla decisione [controversa], non è di per sé sufficiente a comprovare la tesi che una diminuzione
         della concorrenza potenziale, che tale impresa si trova a fronteggiare, rafforzi la sua posizione».
         
         
         
         110
            
          Al punto 322 della stessa sentenza, il Tribunale ha constatato che, in linea di principio, non esiste alcun impedimento all’applicazione,
         nell’ambito del controllo delle concentrazioni, della teoria dei «nessi di collegamento», riconosciuta nell’ambito dell’applicazione
         dell’art. 82 CE dalla giurisprudenza Tetra Pak II. La causa che ha originato quest’ultima riguardava un comportamento su un
         determinato mercato, comportamento che si è ritenuto costituisse un abuso di posizione dominante su un mercato collegato.
         Nella presente fattispecie, si trattererebbe di mercati contigui. Il Tribunale ha tuttavia rilevato, al punto 323 della suddetta
         sentenza, che il riferimento alla suddetta giurisprudenza non è pertinente, poiché «la presente causa riguarda semplicemente
         gli effetti dell’eliminazione, o della significativa riduzione, di una concorrenza potenziale che, secondo la Commissione,
         è notevole e in crescita».
         
         
         
         111
            
          Allo stesso punto 323, il Tribunale ha rammentato a tale riguardo che «fra i presupposti dell’art. 2, n. 1, del regolamento
         di cui la Commissione deve tener conto nel valutare le operazioni di concentrazione notificate figura “la struttura di tutti
         i mercati interessati e della concorrenza (...) potenziale di imprese (...)”». Il Tribunale ha proseguito statuendo come di
         seguito:
         «La Commissione, quindi, non ha commesso alcun errore nell’esaminare l’importanza di una riduzione della concorrenza potenziale
         originata dai mercati delle attrezzature PET sui mercati del cartone. Tuttavia, ad essa spetta dimostrare che una riduzione
         del genere, qualora si verificasse, potrebbe rafforzare la posizione dominante della Tetra nei confronti dei suoi concorrenti
         sui mercati del cartone asettico».
         
         
         
         112
            
          Al punto 324 della sentenza impugnata, il Tribunale ha rammentato che, come emerge dalla sua analisi, l’incremento dell’impiego
         del PET per l’imballaggio dei prodotti sensibili sarebbe probabilmente molto meno netto di quanto stimi la Commissione. Pertanto,
         rileva il Tribunale, sulla base degli elementi invocati nella decisione controversa, non è possibile stabilire con la certezza
         necessaria a legittimare il divieto di una concentrazione se la realizzazione della concentrazione notificata porrebbe la
         Tetra in una situazione di maggiore indipendenza che in passato, rispetto ai suoi concorrenti sui mercati del cartone asettico.
         
         
         
         113
            
          Al punto 325 della sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato i due elementi di fatto riguardanti la futura condotta della
         Tetra sui quali si fonda la Commissione per poter dimostrare gli asseriti effetti negativi della concentrazione notificata
         sui mercati del cartone asettico.
         
         
         
         114
            
          Ai punti 326-328 della sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato gli elementi relativi alla concorrenza sui prezzi addotti
         dalla Commissione e ha statuito, al suddetto punto 328, ultima frase, che la conclusione della decisione controversa secondo
         la quale la Tetra sarebbe meno pressata a ridurre i propri prezzi del cartone qualora fosse autorizzata ad acquisire la Sidel
         non è fondata su elementi convincenti.
         
         
         
         115
            
          Ai punti 329-331 della sentenza impugnata, il Tribunale ha analizzato gli elementi presentati dalla Commissione per sostenere
         che la concentrazione notificata comporterebbe per la Tetra una diminuzione dell’incentivo a innovare. Al punto 332 della
         stessa sentenza, ha sostenuto che la decisione controversa non prova che la nuova entità sarà meno incentivata a innovare
         nel settore del cartone di quanto lo sia ora la Tetra.
         
         
         
         116
            
          Al punto 333 della sentenza impugnata, il Tribunale ha concluso come segue:
         «Ne consegue che gli elementi invocati nella decisione [controversa] non dimostrano che gli effetti della concentrazione [notificata]
         sulla posizione occupata dalla Tetra, principalmente sui mercati del cartone asettico, eliminando la Sidel come un potenziale
         concorrente, sarebbero tali da soddisfare le condizioni di cui all’art. 2, n. 3, del regolamento. Dalle considerazioni che
         precedono risulta, infatti, che non è stato dimostrato che la posizione della nuova entità sarebbe rafforzata nei confronti
         dei concorrenti sui mercati del cartone».
         
          Argomenti delle parti
         
         
         117
            
          Con il suo quarto motivo, articolato in varie parti, la Commissione contesta i punti 312 e 323 della sentenza impugnata. Essa
         ritiene, innanzi tutto, che il modo in cui il Tribunale ha presentato la questione relativa all’importanza della concorrenza
         potenziale dia luogo a una distorsione dei fatti. Secondo la Commissione, la concorrenza potenziale sarebbe del tutto slegata
         dalla relazione di concorrenza esistente tra l’impresa considerata dominante e altre imprese presenti sul mercato di cui trattasi.
         La questione determinante sarebbe quella relativa a se l’eliminazione strutturale di un’importante fonte di concorrenza potenziale
         renda l’impresa dominante ancora più libera da ogni obbligo, segnatamente nei riguardi dei suoi clienti e dei consumatori.
         
         
         
         118
            
          La Commissione rileva inoltre che i due elementi menzionati al punto 312 della sentenza impugnata, vale a dire l’eliminazione
         o la riduzione significativa della concorrenza potenziale e il fatto che l’impresa a favore della quale viene realizzata la
         concentrazione occupi già una posizione dominante sul mercato interessato, sono sufficienti a comprovare la tesi relativa
         al rafforzamento di una siffatta posizione.
         
         
         
         119
            
          Essa ritiene inoltre che il Tribunale abbia commesso un errore di diritto respingendo la valutazione della Commissione in
         merito al probabile incremento dell’impiego del PET per il confezionamento dei prodotti sensibili e fondandosi soltanto sulla
         sua previsione ai sensi della quale «tale crescita sarebbe (...) probabilmente molto meno netta di quanto stimi la Commissione».
         
         
         
         120
            
          In ultimo, la Commissione sostiene che il Tribunale è incorso in un errore di diritto, ai punti 316-328 della sentenza impugnata,
         non tenendo conto dei suoi argomenti relativi agli effetti in materia di prezzi determinati dall’eliminazione della Sidel
         e, ai punti 329-332 della stessa sentenza, respingendo la sua conclusione secondo la quale la nuova entità sarebbe meno incentivata
         a innovare nel settore del cartone di quanto lo sia ora la Tetra.
         
         
         
         121
            
          La Tetra ritiene che il punto 312 della sentenza impugnata non sia inficiato da errore. Essa sottolinea che, in base al regolamento,
         una concentrazione può essere vietata se essa implica la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante. Dal momento
         che, per definizione, una posizione dominante riguarda la posizione di un’impresa dominante su un dato mercato, ossia nei
         confronti dei suoi concorrenti, sarebbe incomprensibile che la Commissione si ritenesse in grado di dissociare la posizione
         dominante dell’impresa dominante da quella dei suoi concorrenti sul medesimo mercato.
         
         
         
         122
            
          Secondo la Tetra, sostenere che i due fattori previsti al punto 312 della sentenza impugnata sono sufficienti a comprovare
         la tesi relativa al rafforzamento di una posizione dominante, come fa la Commissione, equivale a stabilire una regola del
         «per sé» in forza della quale ogni riduzione della concorrenza potenziale rafforzerà sempre una posizione dominante. Orbene,
         l’art. 2, n. 3, del regolamento richiede che si dimostri non solo che una posizione dominante è rafforzata a seguito della
         concentrazione, ma altresì che la concorrenza effettiva sarà sensibilmente ostacolata a causa di tale rafforzamento. Non si
         può presumere che ricorra alcuno di questi due presupposti, trattandosi in particolare di una causa in cui, come nel caso
         di specie, la concorrenza potenziale richiamata è quella che un primo mercato esercita su un secondo mercato, distinto ma
         vicino.
         
         
         
         123
            
          In ogni caso, la Commissione ha invocato vari fattori nella decisione controversa e non può pertanto censurare il Tribunale
         per aver analizzato i fattori in questione nella sentenza impugnata. Per quanto riguarda la probabile crescita dell’impiego
         del PET, la Tetra rinvia all’argomento che essa ha già elaborato a tale proposito.
         
         
         
         124
            
          Infine, per quanto riguarda gli argomenti relativi al fatto che il Tribunale non ha accolto le conclusioni della Commissione
         relative agli effetti dell’operazione sugli incentivi della Tetra in materia di prezzi e di innovazione, quest’ultima sostiene
         che la Commissione contesta determinate valutazioni di fatto effettuate dal Tribunale, che sfuggono al controllo della Corte
         nell’ambito di un ricorso contro una pronuncia del Tribunale.
         
          Giudizio della Corte sul quarto motivo
         
         
         125
            
          Come risulta dall’art. 2, n. 1, del regolamento, per valutare la compatibilità di un’operazione di concentrazione con il mercato
         comune, la Commissione tiene conto di un complesso di elementi quali la struttura dei mercati di cui trattasi, la concorrenza
         reale o potenziale di imprese, la posizione e il potere economico e finanziario delle imprese interessate, le possibilità
         di scelta dei fornitori e degli utilizzatori, l’esistenza di ostacoli all’entrata, l’andamento dell’offerta e della domanda.
         
         
         
         126
            
          Al punto 312 della sentenza impugnata il Tribunale ha pertanto ricordato, a giusto titolo e senza violare l’art. 2 del regolamento,
         che la semplice circostanza che l’impresa acquirente occupi già una posizione dominante ben chiara sul mercato interessato,
         benché costituisca un elemento rilevante, come constatato dalla decisione controversa, non è di per sé sufficiente a comprovare
         la tesi che una diminuzione della concorrenza potenziale che tale impresa si trova a fronteggiare rafforzi la sua posizione.
         
         
         
         127
            
          Infatti, la concorrenza potenziale rappresentata da un fabbricante di prodotti sostitutivi su una parte del mercato in questione,
         ovvero nella fattispecie la concorrenza della Sidel, nella sua qualità di fornitore di imballaggi PET, sulla parte del mercato
         dei prodotti sensibili con riguardo all’imballaggio in cartone asettico, costituisce solo uno degli elementi tra tutti quelli
         che devono essere presi in considerazione al fine di valutare se un’operazione di concentrazione rischia di causare un rafforzamento
         di una posizione dominante. A tale riguardo, non si può escludere che una riduzione di tale concorrenza potenziale sia compensata
         da altri elementi, e il risultato di una siffatta compensazione sarebbe rappresentato dal fatto che la posizione concorrenziale
         dell’impresa che già occupava una posizione dominante permane immutata.
         
         
         
         128
            
          Dalla sintesi degli argomenti delle parti, effettuata dal Tribunale ai punti 313-320 della sentenza impugnata, emerge che
         la Tetra ha contestato la tesi relativa al rafforzamento della posizione dominante della nuova entità sul mercato del cartone
         asettico, adducendo segnatamente che una mancanza di innovazione nel settore del cartone avvantaggerebbe sostanzialmente gli
         attuali concorrenti della Tetra sui mercati di tale prodotto. Il Tribunale ha quindi giustamente rammentato, al punto 323
         della suddetta sentenza, nell’ambito della discussione e della valutazione degli argomenti delle parti relativamente a tale
         aspetto, che spetta alla Commissione dimostrare che una riduzione della concorrenza potenziale, qualora si verificasse, potrebbe
         rafforzare la posizione dominante della Tetra nei confronti dei suoi concorrenti sui mercati del cartone asettico.
         
         
         
         129
            
          Qundi, il Tribunale si è fondato sulle potenziali reazioni dei concorrenti della Tetra sui mercati del cartone, che sono altresì
         attivi sul mercato del PET, per confutare, al punto 327 della sentenza impugnata, l’affermazione della Commissione secondo
         cui tale società potrebbe essere incentivata, una volta realizzata la concentrazione, ad aumentare i suoi prezzi sul mercato
         del cartone asettico e, al punto 330, l’argomento secondo cui la nuova entità potrebbe decidere di innovare meno.
         
         
         
         130
            
          Non si può pertanto ritenere fondata la parte del quarto motivo in cui la Commissione sostiene che la concorrenza potenziale
         sarebbe del tutto slegata dalla relazione di concorrenza esistente tra l’impresa considerata dominante e altre imprese presenti
         sul mercato di cui trattasi.
         
         
         
         131
            
          Per quanto riguarda la valutazione della probabile crescita dell’impiego del PET per il confezionamento dei prodotti sensibili,
         si deve rammentare che l’argomentazione della Commissione a tale riguardo è stata esaminata nel contesto del primo motivo
         d’impugnazione, al punto 46 della presente sentenza, per verificare se il Tribunale abbia violato l’art. 230 CE in ragione
         della mancata applicazione del criterio del manifesto errore di valutazione e del mancato rispetto del margine discrezionale
         di cui dispone la Commissione per quanto riguarda le complesse questioni di fatto e di ordine economico. Nei limiti in cui,
         mediante questa parte del motivo, essa contesta le conclusioni del Tribunale a tale riguardo, si deve constatare che si tratta
         di una critica della valutazione di elementi di prova effettuata dal Tribunale, valutazione che non può essere soggetta al
         controllo della Corte nell’ambito di un ricorso contro una pronuncia del Tribunale.
         
         
         
         132
            
          Lo stesso vale per la parte del motivo mediante la quale la Commissione contesta i punti 316-328 e 329-332 della sentenza
         impugnata, in cui il Tribunale ha valutato gli elementi di prova presentati dalla Commissione, relativi rispettivamente agli
         effetti in materia di prezzi determinati dall’eliminazione della Sidel e al minore incentivo a innovare nel settore del cartone
         della nuova entità.
         
         
         
         133
            
          Dalle considerazioni che precedono risulta che il quarto motivo è, in parte, irricevibile e, in parte, infondato.
         
          Sul quinto motivo 
         
         134
            
          Con il suo quinto motivo, la Commissione addebita al Tribunale di aver violato l’art. 2, n. 3, del regolamento respingendo
         le sue conclusioni relative alla creazione di una posizione dominante sul mercato delle macchine SBM.
         
          Argomenti delle parti
         
         
         135
            
          La Commissione sostiene che la conclusione del Tribunale, figurante al punto 307 della sentenza impugnata, secondo cui «la
         decisione [controversa] non fornisce prova sufficiente del fatto che la nuova entità potrebbe conquistare entro il 2005 una
         posizione dominante sui mercati delle macchine a bassa e ad alta capacità» è fondata su errori di diritto censurati nell’ambito
         dei motivi precedenti, vale a dire l’inclusione delle macchine SBM per prodotti non sensibili e per la birra nel medesimo
         mercato delle macchine SBM per prodotti sensibili e il fatto di ritenere sufficiente l’impegno della Tetra di non collegare
         la vendita delle suddette macchine a quella di prodotti cartone. Per integrare la sua argomentazione, la Commissione ritiene
         necessario dimostrare gli errori commessi dal Tribunale relativamente alla creazione di una posizione dominante sul mercato
         delle macchine SBM.
         
         
         
         136
            
          Per quanto riguarda le macchine SBM a bassa capacità la Commissione sostiene, innanzi tutto, che il Tribunale non ha preso
         in considerazione taluni elementi pertinenti che figurano nella decisione controversa, come il miglioramento, in termini di
         quote di mercato, della posizione della Sidel (punto 266 della motivazione di tale decisione) e il rafforzamento immediato
         della sua posizione grazie alla combinazione tra, da un lato, la sua posizione preminente in termini di quote di mercato e,
         dall’altro, il potere finanziario, la forza di vendita, la superiorità consolidata nell’imballaggio asettico, il vantaggio
         del pioniere nei rapporti con la clientela del settore dell’imballaggio in cartone e la posizione dominante di cui la Tetra
         già beneficia in tale settore (punti 376-387 della motivazione della suddetta decisione).
         
         
         
         137
            
          La Commissione sostiene inoltre che il Tribunale si è fondato su elementi di fatto inconferenti. Quindi, l’importanza delle
         macchine SBM a bassa capacità per l’imballaggio di prodotti non sensibili non sarebbe un elemento pertinente se la definizione
         del mercato proposta dalla Commissione dovesse essere accolta. Parimenti, l’affermazione del Tribunale, al punto 279 della
         sentenza impugnata, secondo cui «una percentuale rilevante di macchine SBM usate per il confezionamento di prodotti sensibili
         riguarderà, con ogni probabilità, macchine a bassa capacità» non sarebbe pertinente al fine di valutare la possibilità della
         Tetra di fondarsi sulla sua posizione dominante nel settore dell’imballaggio cartone al fine di acquisire una simile posizione
         in quello delle macchine SBM a bassa capacità.
         
         
         
         138
            
          Per quanto riguarda le macchine ad alta capacità, la Commissione sostiene che il Tribunale ha omesso di prendere in considerazione
         elementi pertinenti, e segnatamente, al punto 284 della sentenza impugnata, l’incremento della quota di mercato della Sidel
         grazie alla concentrazione notificata. Essa ritiene altresì che il Tribunale abbia erroneamente preso in considerazione la
         possibilità di un crescita inferiore alle previsioni dell’impiego del PET per i prodotti sensibili nonché l’eventualità che
         i clienti fabbricanti di determinati prodotti sensibili ricorrano allo HDPE anziché al PET, laddove tali elementi sono inconferenti
         al fine di determinare se la Tetra benefici di un vantaggio del pioniere nei suoi rapporti con i clienti che optano per il
         PET.
         
         
         
         139
            
          Inoltre, per quanto attiene ai clienti provenienti dall’ambito dell’imballaggio in vetro, il ragionamento del Tribunale trascurerebbe
         alcuni elementi e snaturerebbe i fatti. Da un lato infatti, secondo la Commissione, quest’ultimo non prende in considerazione
         il fatto che un cliente dell’imballaggio in vetro solo di rado si avvale esclusivamente di tale materiale per il confezionamento
         dei suoi prodotti. D’altro lato, il Tribunale procederebbe a un’erronea ricostruzione dei fatti quando sostiene che i concorrenti
         della Tetra/Sidel presenti nel settore dell’imballaggio in vetro beneficierebbero del vantaggio del pioniere, poiché, in tal
         modo, trascura il fatto che i fornitori di attrezzature in vetro e in metallo non hanno legami stretti e permanenti con i
         produttori di bevande in quanto la quasi totalità della fabbricazione degli imballaggi in vetro e in metallo è effettuata
         da terzisti.
         
         
         
         140
            
          Per quanto riguarda la posizione dei concorrenti, la Commissione ritiene che il Tribunale abbia snaturato la decisione controversa
         statuendo, al punto 294 della sentenza impugnata, che quest’ultima non contiene un’analisi adeguata in ordine alla concorrenza
         sul mercato delle macchine ad alta capacità che la Sidel si trova a fronteggiare e che sottovaluta la concorrenza rappresentata
         dai tre principali concorrenti della suddetta società. Secondo la Commissione, la decisione in parola include un’approfondita
         analisi delle relative posizioni della nuova entità e dei suoi concorrenti, segnatamente ai punti 232-248, 293-300, 303-310
         e 369-387 della sua motivazione. Peraltro, la ricostruzione dei fatti da parte del Tribunale sarebbe inesatta in quanto quest’ultimo
         afferma, da un lato, che il concorrente SIG dispone di un vantaggio in quanto è presente sul mercato a valle delle preforme,
         mentre, a giudizio della Commissione, non è presente a valle quale fornitore di preforme in grado di proporre i suoi prodotti
         a imprese facenti ricorso all’imbottigliamento PET e, dall’altro, che questa stessa società beneficia di un vantaggio del
         pioniere dovuto alle sue attività nel settore del vetro, laddove essa fabbrica macchine e non è presente sul mercato a valle
         delle bottiglie in vetro.
         
         
         
         141
            
          Infine, la Commissione ritiene che la constatazione del Tribunale, al punto 305 della sentenza impugnata, in base alla quale
         «la conclusione secondo cui i terzisti dipendono dalla Sidel non convince», constatazione fondata esclusivamente sull’«odierno
         livello della concorrenza», non contenga una motivazione chiara o sufficiente per inficiare la complessa valutazione elaborata
         dalla Commissione a tale proposito ai punti 303-310 della motivazione della decisione controversa.
         
         
         
         142
            
          La Tetra sostiene che le diverse censure, apparentemente tra loro slegate, formulate dalla Commissione nel suo quinto motivo,
         devono essere dichiarate irricevibili per una duplice ragione. Infatti, a suo giudizio, da un lato la Commissione invoca elementi
         che non erano stati menzionati nella decisione controversa e, dall’altro, contesta direttamente la valutazione dei fatti compiuta
         dal Tribunale.
         
          Giudizio della Corte sul quinto motivo
         
         
         143
            
          Dall’analisi degli argomenti presentati dalla Commissione risulta che la maggior parte di questi ultimi riguarda la valutazione
         di elementi di prova da parte del Tribunale, non soggetta al controllo della Corte in sede di impugnazione. È questo il caso
         dell’addebito, mosso a quest’ultimo dalla Commissione, di non aver preso in considerazione determinati elementi che essa considera
         pertinenti o di aver tenuto conto di altri elementi dalla stessa ritenuti inconferenti, che ciò riguardi le macchine SBM a
         bassa o alta capacità o, anche, la presa in considerazione dei clienti provenienti dall’ambito dell’imballaggio in vetro.
         
         
         
         144
            
          Mediante altri argomenti addotti a sostegno del suo quinto motivo, la Commissione contesta esplicitamente la constatazione
         o la valutazione dei fatti da parte del Tribunale. Ciò è segnatamente il caso dell’argomento relativo ai concorrenti della
         Tetra/Sidel per l’imballaggio in vetro o dell’analisi della posizione del concorrente SIG.
         
         
         
         145
            
          Per quanto riguarda l’asserito snaturamento della decisione controversa che sarebbe stato realizzato al punto 294 della sentenza
         impugnata, si deve constatare che la Commissione non indica un punto preciso della motivazione di detta decisione il cui contenuto
         sarebbe stato snaturato dal Tribunale e che tale argomento attiene, in realtà, alla valutazione dei fatti e degli elementi
         di prova compiuta dal Tribunale.
         
         
         
         146
            
          Per quanto rigaurda infine l’argomento relativo a una carenza di motivazione della conclusione, figurante al punto 305 della
         sentenza impugnata, secondo cui la dipendenza dei terzisti nei confronti della Sidel non sarebbe provata in modo convincente,
         basta constatare che il Tribunale nell’ultima frase del suddetto punto 305 ha motivato tale valutazione in maniera sintetica
         ma sufficiente.
         
         
         
         147
            
          Dalle considerazioni che precedono risulta che il quinto motivo è, in parte, irricevibile e, in parte, infondato.
         
          Conclusione 
         
         148
            
          Poiché nessuno dei motivi dedotti dalla Commissione a sostegno dell’impugnazione può essere accolto, questo dev’essere respinto.
         
         
         Sulle spese
         149
            
          Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, che si applica al procedimento d’impugnazione a norma dell’art. 118
         del medesimo regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Tetra ne ha
         fatto domanda, la Commissione, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese.
         
         
         
         
         
         
            
            
         
         
          Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara e statuisce:
         
            
            
            
               1)
                   Il ricorso contro la pronuncia del Tribunale di primo grado è respinto. 
               
            
            
            
            
               2)
                   La Commissione delle Comunità europee è condannata alle spese. 
               
            
             Firme
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'inglese.