CELEX: 62016TN0337
Language: it
Date: 2016-06-22 00:00:00
Title: Causa T-337/16: Ricorso proposto il 22 giugno 2016 — Versace 19.69 Abbigliamento Sportivo/EUIPO — Gianni Versace (VERSACCINO)

16.8.2016   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 296/36
            
         Ricorso proposto il 22 giugno 2016 — Versace 19.69 Abbigliamento Sportivo/EUIPO — Gianni Versace (VERSACCINO)
   (Causa T-337/16)
   (2016/C 296/46)
   Lingua in cui è redatto il ricorso: l’italiano
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Versace 19.69 Abbigliamento Sportivo Srl (Busto Arsizio, Italia) (rappresentante: F. Caricato, avvocato)
   
      Convenuto: Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO)
   
      Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso: Gianni Versace SpA (Milano, Italia)
   
      Dati relativi al procedimento dinanzi all’EUIPO
   
   
      Richiedente del marchio controverso: Ricorrente
   
      Marchio controverso interessato: Marchio dell’Unione europea figurativo contenente l’elemento denominativo «VERSACCINO» — Domanda di registrazione n. 11 957 685
   
      Procedimento dinanzi all’EUIPO: Opposizione
   
      Decisione impugnata: Decisione della Prima commissione di ricorso dell’EUIPO del 6 aprile 2016 nel procedimento R 1172/2015-1
   
      Conclusioni
   
   La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               accogliere il presente ricorso;
            
         
               —
            
            
               annullare la decisione impugnata e conseguentemente registrare il marchio n. 11957685 per tutti i prodotti rivendicati impregiudicati quelli già concessi;
            
         
               —
            
            
               condannare controparte alle spese.
            
         
      Motivo invocato
   
   
               —
            
            
               La Ricorrente ritiene che la decisione del 6 aprile 2016 sia ab origine pregiudicata e sia viziata sotto il profilo dello scarso esame delle prove, ma soprattutto da una superficiale valutazione dei marchi sotto il profilo della confusione della conoscenza della lingua italiana cui l’EUIPO sembra fare riferimento.