CELEX: C2006/060/40
Language: it
Date: 2006-03-11 00:00:00
Title: Causa C-454/05 P: Ricorso della Repubblica d'Austria contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quarta Sezione)  5 ottobre 2005 , nella cause riunite T-366/03 e T-235/04, proposto il  22 dicembre 2005

11.3.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 60/20
            
         Ricorso della Repubblica d'Austria contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quarta Sezione) 5 ottobre 2005, nella cause riunite T-366/03 e T-235/04, proposto il 22 dicembre 2005
   (Causa C-454/05 P)
   (2006/C 60/40)
   Lingua processuale: il tedesco
   Il 22 dicembre 2005 la Repubblica d'Austria, rappresentata dal Dr. Harald Dossi, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto, dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee, un ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quarta Sezione) 5 ottobre 2005, nelle cause riunite T-366/03 e T-235/04.
   La ricorrente chiede che la Corte voglia:
   
               1)
            
            
               annullare la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quarta Sezione) 5 ottobre 2005, nelle cause riunite T-366/03 e T-235/04, Land Oberösterreich (Austria Superiore) e Repubblica d'Austria/Commissione delle Comunità europee (1), per annullamento della decisione della Commissione 2 settembre 2003, 2003/653/CE, relativa alle disposizioni nazionali sul divieto d'impiego di organismi geneticamente modificati nell'Austria Superiore, notificate dalla Repubblica d'Austria a norma dell'articolo 95, paragrafo 5, del Trattato CE (2);
            
         
               2)
            
            
               condannare la Commissione alle spese dell'intero procedimento;
            
         
               3)
            
            
               annullare la summenzionata decisione della Commissione o, in subordine, rimettere la causa al Tribunale di primo grado perché statuisca sul merito.
            
         Motivi e principali argomenti:
   La ricorrente fa valere che la sentenza del Tribunale 5 ottobre 2005 non solo è inficiata da vizi di procedura che arrecano pregiudizio alla Repubblica d'Austria, ma anche viola il diritto comunitario.
   Solo il requisito del «problema specifico» troverebbe trattazione nella sentenza impugnata; dopo aver concluso per l'assenza di un problema specifico dello Stato membro richiedente, il Tribunale non avrebbe più verificato gli altri requisiti prescritti dall'art. 95, n. 5, CE. Esso, del resto, neanche avrebbe analizzato la questione del «problema specifico» con la profondità che la sua importanza ai fini della soluzione della controversia avrebbe richiesto. Omettendo una disamina adeguata degli argomenti svolti al riguardo, il Tribunale avrebbe, da un lato, violato il diritto al contraddittorio e, dall'altro, disatteso l'obbligo di motivazione, ciò che integrerebbe un doppio vizio di procedura.
   La valutazione scientifica dei rischi rivestirebbe soprattutto nel settore della tutela dell'ambiente, non ultimo per l'applicazione del principio di precauzione, un'importanza particolare e richiederebbe, nell'ambito della procedura prevista all'art. 95, n. 5, CE, un esame completo degli argomenti scientifici, specie ove sussista un pur minimo dubbio circa l'adeguatezza del livello di protezione previsto da una misura di armonizzazione. Né la Commissione prima, né il Tribunale dopo avrebbero, tuttavia, valutato gli argomenti esposti dalla Repubblica d'Austria e verificato compiutamente la necessità della misura notificata per la tutela dell'ambiente. La decisione della Commissione e la sentenza del Tribunale poggiano su uno studio dell'EFSA che avrebbe affrontato solo marginalmente — e comunque non con riguardo alla situazione specifica dell'Austria Superiore — il punto centrale dell'argomentazione austriaca: il problema della coesistenza di coltivazioni geneticamente modificate con coltivazioni naturali. Un esame delle prove scientifiche prodotte alla luce del principio di precauzione non sarebbe mai stato condotto.
   Infine, la ricorrente è del parere che la giurisprudenza anteriore della Corte non osti all'applicazione del principio del contraddittorio alla procedura di cui all'art. 95, n. 5, CE e che la posizione giuridica del Tribunale costituisca, quindi, una violazione del diritto comunitario. L'omessa applicazione del detto principio alla procedura, andando a violare il diritto al contraddittorio della ricorrente, avrebbe costituito un motivo sufficiente di annullamento dell'impugnata decisione della Commissione.
   
      (1)  GU C 296 del 26.11.2005.
   
      (2)  GU L 230, pag. 34.