CELEX: E1996C0112
Language: it
Date: 1996-09-11 00:00:00
Title: DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 112/96/COL dell'11 settembre 1996 sul decimo emendamento alle norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato

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E1996C0112

DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 112/96/COL dell'11 settembre 1996 sul decimo emendamento alle norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato  

Gazzetta ufficiale n. L 042 del 13/02/1997 pag. 0033 - 0038

DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 112/96/COL dell'11 settembre 1996 sul decimo emendamento alle norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato L'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTAha emendato le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato (1), approvate il 19 gennaio 1994 (2), da ultimo emendate il 15 maggio 1996 (3), come segue.Il capitolo 10 della guida agli aiuti di Stato è sostituito dal testo seguente:«10. AIUTI ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI) (1)1) Le regole contenute nel presente capitolo non pregiudicano i regimi già autorizzati alla data della loro approvazione. Tali regimi possono essere oggetto di revisione ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1 del protocollo 3 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte (2).2) Le norme del presente capitolo si applicano agli aiuti concessi alle PMI in tutti i settori, esclusi quelli disciplinati da norme specifiche in materia. Eventuali aiuti a PMI in tali settori sono soggetti alle norme applicabili al settore in questione. Tali norme attualmente si applicano ai settori della siderurgia, cantieristica, fibre sintetiche, industria automobilistica e trasporti.10.1. Introduzione1) Le PMI svolgono un ruolo decisivo per la creazione di posti di lavoro e, più in generale, costituiscono un fattore di stabilità sociale e di sviluppo economico. È però generalmente riconosciuto che le PMI soffrono di alcuni svantaggi che possono rallentare lo sviluppo. Uno di tali svantaggi è costituito dalla difficoltà di ottenere crediti e capitali, le cui principali cause sono costituite da imperfette informazioni, avversità al rischio dei mercati finanziari e limitatezza delle garanzie che le PMI sono in grado di offrire. La limitatezza delle risorse delle PMI riduce l'accesso alle informazioni, con particolare riferimento alle nuove tecnologie ed ai mercati potenziali. L'introduzione di nuove disposizioni normative spesso comporta costi più elevati per le PMI. Le imperfezioni del mercato che limitano lo sviluppo socialmente auspicabile delle PMI giustificano la favorevole considerazione che l'Autorità di vigilanza è disposta ad accordare agli aiuti di Stato alle PMI, purché tali aiuti non influiscano sui termini di scambio in misura sproporzionata al contributo recato al conseguimento degli obiettivi di interesse comune previsti dall'articolo 61, paragrafo 3 dell'accordo SEE.2) L'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE formula un generale divieto, salvo talune eccezioni, per quanto riguarda "gli aiuti concessi da Stati membri della Comunità, da Stati AELS (EFTA) o mediante risorse statali sotto qualsiasi forma, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza . . . nella misura in cui incidano sugli scambi fra parti contraenti . . .". Gli aiuti di Stato concessi alle PMI ricadano di norma in questa categoria. Tali aiuti conferiscono vantaggi a imprese particolari, contrariamente a provvedimenti a carattere generale che possono beneficiare tutte le imprese di un'economia. Essi possono incidere sugli scambi nell'ambito del SEE poiché molte PMI esportano una parte della produzione e perché, in gran parte dei settori industriali, un rafforzamento della posizione delle PMI sul mercato locale e nazionale rende più difficile a produttori provenienti da altri paesi del SEE la penetrazione del mercato stesso.3) Talune PMI, tuttavia, e in particolare alcune microimprese, svolgono attività nelle quali non sussistono scambi fra parti contraenti dell'accordo SEE (ad esempio, prestazione di servizi a carattere locale). Gli aiuti concessi per attività di questo tipo non rientrano nel disposto dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE.4) Qualsiasi aiuto concesso a un'impresa può comportare una distorsione della concorrenza; ma non tutti gli aiuti producono effetti percettibili sul commercio e sulla concorrenza nell'ambito del SEE. Ciò è particolarmente vero laddove l'importo degli aiuti in questione sia limitato, benché tali aiuti, come norma generale, non siano destinati esclusivamente a PMI. Il principio conosciuto come regime de minimis (3) fissa una cifra massima al di sotto della quale l'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE non si applica, evitando così l'obbligo di notifica preliminare all'Autorità di vigilanza ai sensi dell'articolo 1, paragrafa 3 del protocollo 3 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte.10.2. Definizione di PMI1) Ai fini dell'applicazione della presente guida, una PMI è definita (4) come un'impresa:- avente meno di 250 dipendenti (5), e:- un fatturato annuo (6) (7) non superiore a 40 milioni di ECU, oppure- un totale dello stato patrimoniale non superiore a 27 milioni di ECU, e- che sia in possesso del requisito d'indipendenza definito in appresso.2) Ove sia necessario distinguere fra una "piccola" e "media" impresa, la "piccola" è definita come un'impresa:- avente meno di 50 dipendenti, e:- un fatturato annuo non superiore a 7 milioni di ECU, oppure- un totale dello stato patrimoniale non superiore a 5 milioni di ECU, e- che sia in possesso del requisito d'indipendenza definito in appresso.3) Sono considerate imprese indipendenti quelle il cui capitale o i cui diritti di voto non sono detenuti per il 25 % o più da un'impresa non conforme alla definizione di PMI o di piccola impresa, secondo il caso, o congiuntamente da siffatte imprese. Questa soglia può essere superata nelle due fattispecie seguenti:- se l'impresa è detenuta da società di investimenti pubbliche, società di capitale di rischio o investitori istituzionali, a condizione che questi non esercitino alcun controllo individuale o congiunto sull'impresa;- se il capitale è disperso in modo tale che sia impossibile determinare da chi è detenuto e se l'impresa dichiara di poter legittimamente presumere che non sia detenuto per il 25 % o più da una sola impresa, oppure, congiuntamente, da più imprese non conformi alle definizioni di PMI o di piccola impresa, secondo il caso.4) I tre requisiti - personale, fatturato o totale dello stato patrimoniale, e indipendenza - sono cumulativi, nel senso che tutti e tre devono sussistere. Il requisito dell'indipendenza, secondo il quale il 25 % o più del capitale della PMI non può essere detenuto da una grande impresa, è derivato dalla prassi seguita in molti Stati membri, dove tale quota è considerata come la soglia che può dar luogo al controllo. Per selezionare unicamente le imprese che effettivamente costituiscono PMI indipendenti, occorre eliminare le costruzioni giuridiche di PMI che formano un gruppo economico la cui potenza supera quella di una PMI. Ai fini del calcolo del numero massimo di dipendenti e della soglia finanziaria, è quindi necessario sommare i dati dell'impresa beneficiaria e di tutte le imprese di cui essa detenga, direttamente o indirettamente, il 25 % o più del capitale o dei diritti di voto.10.3. Criteri di valutazione degli aiuti10.3.1. Principi generali1) L'Autorità di vigilanza può considerare compatibili con il mercato comune, ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), "gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche, sempreché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse". Per poter beneficiare di tale deroga, un aiuto di Stato deve, innanzitutto, avere carattere di incentivo: non può, in nessun caso, avere come unico effetto di ridurre in maniera continuativa o periodica i costi che l'impresa deve normalmente sostenere, conservando lo status quo, come nel caso degli aiuti al funzionamento (8), e dev'essere necessario per conseguire obiettivi che le forze di mercato da sole non permetterebbero di realizzare. Tali obiettivi devono essere di interesse comune. Infine, l'aiuto dev'essere proporzionato agli svantaggi da superare per conseguire i benefici socioeconomici auspicati da un punto di vista comunitario: tali effetti positivi devono prevalere sugli effetti nocivi dell'aiuto sulla concorrenza e sugli scambi.10.3.2. Oggetto degli aiuti e intensità ammissibili10.3.2.1. Investimenti materiali1) per "investimento materiale" s'intende (9) un investimento in capitale fisso:- "per la creazione di un nuovo stabilimento, l'ampliamento di uno stabilimento esistente o l'avvio di un'attività connessa con un mutamento fondamentale nei prodotti o nei processi produttivi di uno stabilimento esistente (mediante razionalizzazione, ristrutturazione o ammodernamento)",oppure- "effettuato mediante rilevazione di uno stabilimento già chiuso o che lo sarebbe stato ove non si fosse verificata detta rilevazione".2) La base assunta per il calcolo dell'intensità comprende il costo reale dei terreni, degli edifici e delle attrezzature. In caso di rilevazione, occorre tener conto dei costi di rilevazione di questi cespiti.3) Al di fuori delle zone aventi i requisiti per beneficiare degli aiuti a finalità regionale (10), l'Autorità di vigilanza potrà autorizzare una deroga ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c) per aiuti alle PMI, sempre che l'intensità di tali aiuti, espressa in equivalente sovvenzione lordo (11) rapportato ai costi di cui al paragrafo precedente, non superi il 15 % per le piccole imprese o il 7,5 % nel caso di medie imprese.4) Nelle regioni assistite, l'Autorità di vigilanza potrà autorizzare a favore delle PMI aiuti che superino il livello di aiuto regionale all'investimento da essa autorizzato a favore delle grandi imprese nella regione:- in ragione di 10 punti percentuali al lordo nelle regioni di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), purché il totale non superi il 30 % netto;- in ragione di 15 punti percentuali al lordo nelle regioni di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera a), purché il totale non superi il 75 % netto.5) Qualora uno Stato EFTA proponga finanziamenti che riguardino spese che non rientrano nella base di costi ammissibili sopra definiti, occorrerà ricalcolare gli aiuti previsti con riferimento a detta base (12). Inoltre, gli Stati EFTA sono liberi di concedere, per spese non ammissibili secondo la definizione della presente disciplina, aiuti entro i limiti autorizzati dalla regola de minimis.10.3.2.2. Aiuti all'investimento immateriale sotto forma di trasferimento di tecnologia1) L'Autorità di vigilanza guarda con favore agli aiuti alla ricerca e sviluppo (R& S). Il concetto di aiuti alla formazione e consulenza, pertanto, si estende anche agli aiuti destinati a incoraggiare le PMI ad utilizzare le tecnologie avanzate che esse non hanno potuto sviluppare direttamente, autorizzando aiuti limitati ai trasferimenti di tecnologia dai laboratori di ricerca o da altre imprese verso le PMI. L'asimmetria d'informazione sulle nuove tecnologie tra chi concede la licenza e chi l'ottiene, e altre forme d'imperfezione del mercato connesse ai trasferimenti di tecnologia, nonché l'irrecuperabilità dei costi di acquisto di tecnologie specifiche di know-how, possono giustificare un intervento pubblico per questo tipo di spese delle PMI, purché si limiti l'impatto di siffatti interventi sulla concorrenza. Per le PMI situate al di fuori delle regioni aventi i requisiti per gli aiuti nazionali a finalità regionale, l'Autorità di vigilanza potrà quindi autorizzare aiuti non eccedenti le intensità lorde in appresso specificate, espresse in percentuale dei costi di acquisizione dei diritti relativi a brevetti, licenze, know-how o della concessione di conoscenze tecniche non brevettate (13), ossia del 15 % per le piccole imprese e del 7,5 % nel caso di medie imprese.2) Per le PMI situate nelle regioni assistite, l'Autorità di vigilanza potrà approvare aiuti che superino il livello di aiuto regionale all'investimento da essa autorizzato a favore delle grandi imprese nelle regioni in oggetto, nella misura seguente:- 10 punti percentuali al lordo nelle regioni di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), purché il totale non superi il 30 % netto;- 15 punti percentuali al lordo nelle regioni di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera a), purché il totale non superi il 75 % netto.10.3.2.3. Aiuti alla consulenza, alla formazione e alla diffusione di conoscenze1) Un'intensità massima del 50 % lordo è autorizzato in via generale se l'aiuto riguarda i servizi di consulenti esterni per le piccole e medie imprese, nuove o preesistenti, o la formazione per il loro personale, in particolare in materia di gestione, problemi finanziari, nuove tecnologie (tecnologia dell'informazione in particolare), controllo dell'inquinamento, tutela dei diritti di proprietà intellettuale o campi analoghi, oppure per la valutazione della fattibilità di nuovi investimenti a rischio. Ciononostante, ogni regime dev'essere valutato in funzione dell'interesse che presenta, tenendo conto in particolare della distanza dell'attività rispetto al mercato, delle limitazioni del costo per l'impresa, delle possibilità di cumulo e di altri fattori pertinenti. In talune circostanze eccezionali l'Autorità di vigilanza può approvare un aiuto superiore al 50 %. Tale è il caso per le regioni assistite. Anche gli aiuti a favore di campagne d'informazione, qualora il beneficio che la singola impresa ne trae sul piano finanziario sia esiguo, possono beneficiare di un'intensità superiore.2) È importante precisare che ciò non si applica agli aiuti:- relativi ad investimenti che possono essere iscritti all'attivo dello stato patrimoniale dell'impresa, come immobilizzi materiali (spese di ricerca e sviluppo, concessioni, brevetti, licenze, ecc.), esaminati ai punti 10.3.2.2 e 10.3.2.6, oppure- continuativi o periodici, non aventi carattere di incentivo, che riguardino normali spese di funzionamento dell'impresa (consulenza fiscale ordinaria, servizi regolari di consulenza legale, spese di pubblicità, ecc.).10.3.2.4. Aiuti al trasferimento delle PMI1) L'Autorità di vigilanza riconosce i problemi delle PMI, in particolare delle PMI a conduzione familiare, che sono costrette a cessare le attività a causa delle difficoltà insormontabili inerenti al trasferimento della proprietà. Qualora l'acquirente sia una PMI, quest'ultima può beneficiare di un aiuto alla rilevazione nelle circostanze e secondo le condizioni di cui al paragrafo 10.3.2.1 relativo agli aiuti all'investimento materiale.10.3.2.5. Aiuti per la tutela dell'ambiente1) Gli aiuti con finalità ambientali saranno esaminati secondo i criteri definiti al capitolo 15 della presente disciplina. Gli aiuti all'ambiente destinati alle PMI possono beneficiare di una maggiorazione di 10 punti percentuali al lordo rispetto ai tassi normalmente ammessi per le grandi imprese.10.3.2.6. Aiuti alla ricerca e sviluppo1) Gli aiuti alla ricerca e sviluppo saranno esaminati secondo i criteri definiti al capitolo 14 della presente guida. Gli aiuti alla ricerca e sviluppo destinati alla PMI possono beneficiare di una maggiorazione di 10 punti percentuali al lordo rispetto ai tassi normalmente ammessi per le grandi imprese.10.3.2.7. Aiuti all'occupazione1) Gli aiuti all'occupazione saranno esaminati secondo i criteri di cui al capitolo 18 della presente guida. In particolare, l'Autorità di vigilanza riserva un atteggiamento favorevole agli aiuti finalizzati alla creazione di nuovi posti di lavoro nelle PMI.10.3.2.8. Aiuti diretti a conseguire altri obiettivi1) La maggior parte dei regimi di aiuto alle PMI notificati all'Autorità di vigilanza rientrano nelle categorie descritte. Tuttavia, l'Autorità di vigilanza può decidere di autorizzare un aiuto per altre misure giustificate volte a promuovere le PMI, ad esempio misure di incoraggiamento alla cooperazione o misure destinate a promuovere la cultura o la conservazione del patrimonio culturale, purché non alterino le condizioni degli scambi e della concorrenza in misura contraria all'interesse comune.(1) Il presente capitolo corrisponde alla Disciplina comunitaria degli aiuti di Stato alle piccole e medie imprese approvata alla Commissione il 20 marzo 1996 (GU n. C 213 del 23. 7. 1996, pag. 4). L'applicazione della disciplina comunitaria sarà riesaminata entro tre anni dall'applicazione; essa potrà essere modificata se necessario.(2) Vedi capitolo 7 della presente guida.(3) Vedi capitolo 12 della presente guida.(4) Conformemente alla raccomandazione 96/280/CE della Commissione, del 3 aprile 1996, concernente la definizione di PMI (GU n. L 107 del 30. 4. 1996, pag. 4). La Commissione provvederà ad emendare i massimali fissati per il fatturato o il totale dello stato patrimoniale a seconda della necessità e, di norma, ogni quattro anni a contare dall'approvazione di tale raccomandazione, onde tenere conto dell'evoluzione delle circostanze nella Comunità.(5) Il numero dei dipendenti è costituito dal numero di unità lavorativa anno (ULA), ossia il numero del personale retributivo o salariato a tempo pieno per un anno intero, con i lavoratori stagionali o a tempo parziale conteggiati come frazioni di unità. Per anno si intende l'ultimo esercizio finanziario completo.(6) Per fatturato si intende, ai sensi dell'articolo 28 della quarta direttiva 78/660/CEE del Consiglio (l'atto di cui all'allegato XXII. 4 dell'accordo SEE) relativa ai conti annuali di taluni tipi di società (GU n. L 222 del 14. 8. 1978, pag. 11), modificata da ultimo dalla direttiva 94/8/CE (GU n. L 82 del 25. 3. 1994, pag. 33), l'importo netto del volume d'affari che comprende "gli importi provenienti dalla vendita di prodotti e dalla prestazione di servizi rientranti nelle attività ordinarie della società, diminuiti degli sconti concessi sulle vendite, nonché dell'imposta sul valore aggiunto e delle altre imposte direttamente connesse con il volume d'affari".(7) Qualora alla data di chiusura del bilancio, un'impresa superi o rientri nelle soglie fissate per il personale o il livello finanziario, ciò comporterà l'acquisto o la perdita della qualifica di "PMI", "media impresa", "piccola impresa", o "microimpresa" (meno di 10 dipendenti) soltanto se il fenomeno si ripete per due esercizi finanziari consecutivi. I massimali relativi al fatturato e al totale dello stato patrimoniale sono quelli dell'ultimo periodo contabile approvato di 12 mesi. Nel caso di imprese di nuova costituzione la cui contabilità non sia ancora stata approvata, le soglie applicabili saranno derivate da una stima attendibile effettuata nel corso dell'esercizio finanziario.(8) In talune circostanze eccezionali, sono autorizzati aiuti al funzionamento nelle regioni aventi i requisiti per beneficiare degli aiuti a finalità regionale in applicazione dell'articolo 61, paragrafo 3, lettere a) e c). Vedi il capitolo 28 della presente guida.(9) Conformemente al paragrafo 25.11) della presente guida.(10) Vedi capitolo 28 della guida.(11) Cioè il valore nominale, esclusa l'imposta, dei contributi e il valore attualizzato, esclusa l'imposta, dei contributi in conto interessi, espressi in termine di percentuale del costo dell'investimento. Le cifre nette s'intendono previa deduzione dell'imposta.(12) Questa regola non si applica alle spese che sarebbero ammissibili nel quadro della tipologia di aiuti descritta in appresso.(13) Le regole che seguono non riguardano le spese di acquisizione dei diritti di brevetto, licenze, ecc. che rientrano fra i costi ammissibili di un progetto di R& S del beneficiario ai sensi del quarto trattino del paragrafo 14.6.1) della presente guida, e che possono beneficiare dei tassi ammissibili per il tipo di progetto di ricerca e sviluppo nel quale si iscrivono.»Fatto a Bruxelles, l'11 settembre 1996.Per l'Autorità di vigilanza EFTAIl presidenteKnut ALMESTAD(1) In seguito «Guida agli aiuti di Stato».(2) GU n. L 231 del 3. 9. 1994, pag. 1.(3) GU n. L 245 del 26. 9. 1996, pag. 28.