CELEX: 62019TN0635
Language: it
Date: 2019-09-25 00:00:00
Title: Causa T-635/19: Ricorso proposto il 25 settembre 2019 – Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e a./Commissione

11.11.2019   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 383/72
            
         
      Ricorso proposto il 25 settembre 2019 – Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e a./Commissione
      (Causa T-635/19)
      (2019/C 383/80)
      Lingua processuale: l’italiano
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro (Pesaro, Italia), Montani Antaldi Srl (Pesaro), Fondazione Cassa di Risparmio di Fano (Fano, Italia), Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi (Jesi, Italia), Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata (Macerata, Italia) (rappresentanti: A. Sandulli e B. Cimino, avvocati)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  accertare e dichiarare la responsabilità extracontrattuale della Commissione europea per aver impedito, con illegittime istruzioni rese alle Autorità nazionali italiane, la ricapitalizzazione della Banca delle Marche ad opera del Fondo Interbancario italiano per Tutela dei Depositi;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la Commissione europea al risarcimento dei danni causati alle ricorrenti, stimati secondo i criteri indicati in narrativa o nella diversa misura ritenuta di giustizia;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la Commissione europea alla rifusione delle spese di giudizio.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, le ricorrenti deducono quattro motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sulla ricevibilità della domanda risarcitoria.
                  
                              —
                           
                           
                              Si fa valere a questo riguardo che le ricorrenti evidenziano che il danno lamentato è imputabile ad un’istituzione europea, anche se i provvedimenti di risoluzione di Banca Marche sono stati formalmente adottati da una autorità nazionale. Difatti, la Banca d’Italia non ha esercitato alcuna discrezionalità in merito, ma ha agito sulla scorta di istruzioni puntuali, impartite dalla Commissione europea. Peraltro, per le modalità con le quali la Commissione ha esercitato il proprio potere, le ricorrenti sono state private della possibilità di adire il Tribunale con una ordinaria azione di annullamento, quindi l’azione di risarcimento costituiva l’unico percorso processuale percorribile.
                           
                        
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sull’esistenza di una violazione grave o manifesta del diritto europeo.
                  
                              —
                           
                           
                              Si fa valere a questo riguardo che la Commissione europea ha impedito la ricapitalizzazione di Banca Marche ad opera del F.I.T.D., sul presupposto che l’intervento costituisse un aiuto di Stato. Tuttavia, il Fondo interbancario è un soggetto privato, che impiega risorse private e non è soggetto al controllo di alcuna autorità pubblica, come peraltro accertato recentemente dal Tribunale nel caso Tercas/Commissione (cause riunite T-98/16, T-196/16 e T-198/16). Si trattava, dunque, di un salvataggio secondo regole di mercato, perfettamente lecito. La violazione si dimostra altresì grave e manifesta, alla luce del chiaro quadro normativo in materia, della giurisprudenza consolidata dei giudici europei e dell’assenza di discrezionalità in capo alla Commissione europea.
                           
                        
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sulla sussistenza del danno.
                  
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                              Si fa valere a questo riguardo che le condotte contestate alla Commissione europea sono state causa efficiente ed esclusiva del danno subito dalle ricorrenti. Dai documenti di procedura, infatti, emerge con certezza: (i) che le Autorità italiane hanno perseguito ogni possibile soluzione alternativa alla risoluzione di Banca delle Marche e che ciò è stato reso impossibile dall’opposizione della Commissione europea; (ii) che queste soluzioni alternative avrebbero enormemente limitato gli effetti dannosi su azionisti e obbligazionisti.
                           
                        
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sulla liquidazione del danno.
                  
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                              Si fa valere a questo riguardo che il danno è stimato in considerazione del valore residuo che le obbligazioni subordinate e le azioni di Banca Marche possedute dalle ricorrenti avrebbero conservato laddove, in luogo della risoluzione, il F.I.T.D. avesse portato a compimento la ricapitalizzazione della Banca.