CELEX: 21993A0729(01)
Language: it
Date: 1993-07-19 00:00:00
Title: Accordo di cooperazione tra la Comunità economica europea e la repubblica di Slovenia - Protocollo sulla definizione della nozione di «prodotti originari» - Atto finale - Scambio di lettere - Dichiarazioni comuni - Dichiarazione della Comunità

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21993A0729(01)

Accordo di cooperazione tra la Comunità economica europea e la repubblica di Slovenia - Protocollo sulla definizione della nozione di «prodotti originari» - Atto finale - Scambio di lettere - Dichiarazioni comuni - Dichiarazione della Comunità  

Gazzetta ufficiale n. L 189 del 29/07/1993 pag. 0002 - 0151 edizione speciale finlandese: capitolo 11 tomo 22 pag. 0074  edizione speciale svedese/ capitolo 11 tomo 22 pag. 0074 

ACCORDO DI COOPERAZIONE tra la Comunità economica europea e la Repubblica di SloveniaLA COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA, in appresso denominata «Comunità»,da una parte,LA REPUBBLICA DI SLOVENIA, in appresso denominato «Slovenia»,dall'altra,RISOLUTE ad approfondire la cooperazione economica fra la Comunità e la Slovenia;DETERMINATE a promuovere lo sviluppo e la diversificazione della cooperazione economica, finanziaria e commerciale al fine di favorire un migliore equilibrio, il miglioramento della struttura e lo sviluppo del volume dei loro scambi commerciali, nonché l'incremento del benessere delle loro popolazioni;DECISE a garantire un fondamento più sicuro alla cooperazione, conformemente ai rispettivi obblighi internazionali;RICORDANDO gli obiettivi degli accordi di Osimo, firmati il 10 novembre 1975 dalla Repubblica italiana e dalla Repubblica socialista federativa di Iugoslavia, in particolare l'accordo per la promozione della cooperazione economica fra questi due paesi;CONSAPEVOLI della necessità di organizzare rapporti economici e commerciali armoniosi fra la Comunità e la Slovenia;CONSAPEVOLI di quanto sia importante conferire piena efficacia a tutte le disposizioni e principi del processo della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE), in particolare a quelle dell'atto finale di Helsinki, dei documenti conclusivi delle conferenze di Madrid, di Vienna e di Copenaghen, della Carta di Parigi per una nuova Europa, segnatamente per quanto riguarda lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti dell'uomo, e del documento della Conferenza CSCE di Bonn sulla cooperazione economica;RICONOSCENDO che è importante garantire i diritti dei gruppi etnici e nazionali e delle minoranze, conformemente agli impegni assunti nell'ambito della CSCE;CONSAPEVOLI dell'importanza di potenziare le rispettive istituzioni democratiche e di sostenere il processo di riforme economiche in Slovenia;CONSAPEVOLI che il presente accordo di cooperazione costituisce una prima tappa nell'organizzazione dei rapporti tra le parti contraenti e potrà essere sostituito, a tempo debito, da un «accordo europeo» di associazione,HANNO DECISO di concludere il presente accordo e a tal fine hanno designato come plenipotenziari:LA COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA:Niels HELVEG PETERSEN,ministro per gli affari esteri del Regno di Danimarca,Presidente in esercizio del Consiglio delle Comunità europee,Sir Leon BRITTAN,membro della Commissione delle Comunità europee,LA REPUBBLICA DI SLOVENIA:Janez DRNOVSEK,Presidente del governoLojze PETERLE,ministro per gli affari esteriI QUALI, dopo aver scambiato i loro pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma,HANNO CONVENUTO QUANTO SEGUE:Articolo 1 Il presente accordo tra la Comunità e la Slovenia si prefigge di promuovere una cooperazione globale tra le parti contraenti per contribuire allo sviluppo economico e sociale della Slovenia e favorire il consolidamento delle loro relazioni. A tale scopo saranno decise e realizzate disposizioni e azioni nel settore della cooperazione economica, tecnica e finanziaria e in quello degli scambi commerciali.Il rispetto dei principi democratici e dei diritti dell'uomo, sancito dall'atto finale di Helsinki e dalla Carta di Parigi per una nuova Europa, è alla base delle politiche interna ed estera della Comunità e della Slovenia e costituisce un elemento fondamentale del presente accordo.TITOLO I Cooperazione economica, tecnica e finanziaria Articolo 2 La Comunità e la Slovenia instaurano una cooperazione intesa a contribuire allo sviluppo della Slovenia con un'azione complementare a quelle già compiute da detto paese ed a consolidare sulle basi più ampie possibili gli esistenti vincoli economici tra la Slovenia e la Comunità, con reciproco vantaggio delle parti.Articolo 3 Per realizzare la cooperazione di cui all'articolo 2, si terrà conto in particolare degli obiettivi e delle priorità di sviluppo della Slovenia.Articolo 4 1. La cooperazione nel settore industriale tra la Comunità e la Slovenia si prefigge in particolare di favorire:- una partecipazione della Comunità alle azioni intraprese dalla Slovenia per modernizzare e ristrutturare la sua industria onde agevolare il passaggio ad un'economia di mercato;- la prospezione e la promozione commerciali delle due parti sui rispettivi mercati nonché sui mercati dei paesi terzi;- l'incoraggiamento del trasferimento e dello sviluppo della tecnologia in Slovenia;- l'incoraggiamento e la promozione della cooperazione nella produzione a lungo termine tra gli operatori economici delle due parti al fine di instaurare vincoli più stabili e più equilibrati tra le rispettive economie;- la ricerca delle vie e dei mezzi atti ad eliminare da ambo le parti le barriere diverse da quelle tariffarie o contingentali che potrebbero ostacolare l'accesso ai rispettivi mercati;- la concorrenza sui mercati di beni e di servizi, mediante gare d'appalto;- l'organizzazione di contatti e di incontri tra responsabili delle politiche industriali, promotori ed operatori economici per favorire nel settore industriale l'istituzione di relazioni nuove e conformi agli obiettivi del presente accordo;- scambi di informazioni sulle prospettive e sulle previsioni a breve e medio termine in materia di produzione, consumo e scambi.2. Le parti contraenti favoriscono lo sviluppo e il potenziamento delle piccole e medie imprese (PMI) e la cooperazione tra PMI della Comunità e della Slovenia.A tal fine, esse incoraggiano gli scambi di informazioni e il trasferimento tecnologico, in particolare instaurando i debiti contatti (Ufficio per il ravvicinamento delle imprese, Business cooperation network, Euro-INFO, conferenze, ecc.).3. Le parti contraenti prendono le misure atte a promuovere ed a tutelare gli investimenti dell'altra parte nei rispettivi territori e cercano di concludere, nel mutuo interesse, accordi per la promozione e la tutela degli investimenti.4. La cooperazione nel settore dell'energia tra la Comunità e la Slovenia si prefigge di favorire in particolare la partecipazione degli operatori economici delle parti contraenti ai programmi di ricerca, di produzione e di trasformazione delle risorse energetiche della Slovenia, nonché ogni altra azione di reciproco interesse.Articolo 5 1. La Comunità e la Slovenia perseguono lo sviluppo ed il rafforzamento della cooperazione nei settori scientifico e tecnologico, nell'ambito della cooperazione europea nel campo della ricerca scientifica e tecnica COST.2. Inoltre, le parti contraenti sono disposte a considerare la possibilità di una cooperazione in determinati settori di ricerca nei quali la Comunità realizza programmi scientifici e tecnici.Articolo 6 1. Nel settore agricolo, la cooperazione tra la Comunità e la Slovenia si prefigge in particolare di:- incoraggiare la cooperazione scientifica e tecnica in materia di progetti di comune interesse, anche in paesi terzi;- promuovere in particolare gli investimenti di reciproco vantaggio e sviluppare a tal fine la ricerca di complementarità.2. A tale scopo la Comunità e la Slovenia:- intensificano gli scambi di informazioni sugli orientamenti delle rispettive politiche agrarie, comprese le previsioni, a breve e a medio termine, in materia di produzione, consumo e scambi;- agevolano e favoriscono lo studio di progetti concreti di cooperazione che rispondano agli interessi reciproci delle due parti;- incoraggiano il perfezionamento e l'ampliamento dei contatti tra gli operatori economici.Articolo 7 1. Nel settore dei trasporti la Comunità e la Slovenia esaminano la possibilità di:- migliorare e sviluppare, segnatamente ai fini della complementarità, le prestazioni di servizi, in particolare per quanto riguarda i trasporti interni, anche combinati;- attuare in questo settore iniziative specifiche che rispondano al reciproco interesse.2. La cooperazione si prefigge anche di favorire il miglioramento e lo sviluppo delle infrastrutture a reciproco vantaggio delle parti.A tale scopo, la Comunità e la Slovenia scambiano informazioni sui progetti di assi di comune interesse e promuovono la collaborazione per la loro realizzazione.3. Inoltre la Comunità e la Slovenia:- procedono a scambi di vedute e di informazioni sullo sviluppo delle rispettive politiche dei trasporti;- incoraggiano la cooperazione tra i porti dell'Adriatico sulla base del reciproco interesse.Articolo 8 La Comunità e la Slovenia promuovono gli scambi di informazioni nel settore del turismo e la partecipazione a studi comuni sulle possibilità di sviluppo in questo settore e stimolano i contatti fra i loro organismi competenti e le associazioni professionali del turismo per incrementare il traffico turistico.Articolo 9 Al fine di migliorare la qualità, l'ambiente e le condizioni di vita delle due parti, di mettere in comune le conoscenze tecniche in materia di ambiente e di favorire la cooperazione per quanto riguarda i problemi ecologici, la Comunità e la Slovenia procedono a scambi di informazioni sull'evoluzione delle loro rispettive politiche ed incoraggiano l'attuazione in comune di specifiche azioni prioritarie.Articolo 10 La Comunità e la Slovenia incoraggiano gli scambi di informazioni sull'evoluzione delle loro rispettive politiche in materia di pesca e l'attuazione di progetti di comune interesse per promuovere ed approfondire la cooperazione in questo settore.Articolo 11 1. Nel quadro della cooperazione finanziaria, la Comunità e la Slovenia procedono a scambi di informazioni e ad analisi comuni in merito alle loro politiche economiche a medio termine, all'evoluzione delle loro bilance dei pagamenti e delle politiche che la determinano nonché all'evoluzione dei mercati finanziari sulle piazze europee, al fine di promuovere l'attività degli operatori economici.Esse procedono, nell'ambito del consiglio di cooperazione istituito dall'articolo 38, a scambi di informazioni in merito alle condizioni generali che possono influire sui flussi di capitali relativi al finanziamento degli investimenti in vari settori di comune interesse.2. La Comunità partecipa al finanziamento di progetti d'investimento di reciproco interesse che tengano conto degli obiettivi del presente accordo, alle condizioni indicate nel protocollo relativo alla cooperazione finanziaria.Articolo 12 1. Nei limiti delle rispettive competenze, le parti contraenti cercano di incoraggiare e promuovere la cooperazione nei seguenti settori:- informazione,- sviluppo delle risorse umane, istruzione e formazione,- statistiche e dogane,- telecomunicazioni,- normalizzazione.2. Mediante un'adeguata assistenza tecnica, la Comunità contribuisce al ravvicinamento della legislazione slovena a quella comunitaria.3. Le autorità amministrative delle parti contraenti si prestano mutua assistenza in materia doganale conformemente alle disposizioni del protocollo relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa.Articolo 13 1. Per il conseguimento degli obiettivi che figurano nel presente accordo, il consiglio di cooperazione definisce periodicamente l'orientamento generale della cooperazione.2. Il consiglio di cooperazione è incaricato di ricercare i mezzi e i metodi volti ad attuare la cooperazione nei settori definiti dal presente accordo.TITOLO II Scambi commerciali Articolo 14 Nel settore commerciale, il presente accordo si prefigge di promuovere gli scambi tra le parti contraenti, tenendo conto dei rispettivi livelli di sviluppo e della necessità di realizzare un migliore equilibrio dei loro scambi commerciali al fine di migliorare le condizioni di accesso dei prodotti sloveni al mercato comunitario.Articolo 15 Fatte salve le disposizioni speciali, per taluni prodotti, degli articoli 16 e 17, i prodotti originari della Slovenia, diversi da quelli elencati nell'allegato II del trattato che istituisce la Comunità economica europea e nell'allegato A del presente accordo, sono ammessi all'importazione nella Comunità senza restrizioni quantitative né misure di effetto equivalente ed in esenzione da dazi doganali e tasse di effetto equivalente.Articolo 16 1. Per i prodotti originari della Slovenia, di cui agli allegati C I, C II, C III, C IV, D ed E, la Comunità stabilisce il regime tariffario d'importazione alle condizioni e nei limiti di massimali o contingenti che essa fissa di anno in anno.2. Per i prodotti tessili di cui all'allegato F, la Comunità stabilisce i contingenti quantitativi d'importazione. Per questi prodotti verrà concluso, all'occorrenza, un accordo separato tra la Comunità e la Slovenia.Articolo 17 I dazi doganali all'importazione nella Comunità, vale a dire i dazi doganali e i prelievi (elementi mobili), per i prodotti enumerati nell'allegato B sono quelli indicati a fronte di ciascuno di essi nel suddetto allegato.Articolo 18 1. Per determinati prodotti di cui all'articolo 15, che essa ritiene sensibili, la Comunità si riserva di adire il consiglio di cooperazione per definire le speciali condizioni di accesso al proprio mercato che dovessero rendersi necessarie.Il consiglio di cooperazione stabilisce le suddette condizioni entro un termine massimo di tre mesi a decorrere dalla notifica. In mancanza di decisione del consiglio entro questo termine, la Comunità può prendere le misure necessarie. Peraltro, dette misure non potranno eccedere la portata di quelle che deriverebbero dall'applicazione a questi prodotti delle disposizioni dell'articolo 16, paragrafo 1, alle condizioni stabilite da quest'ultimo.2. Per l'applicazione delle disposizioni di cui al paragrafo 1, le parti contraenti procedono a regolari scambi di informazioni in sede di consiglio di cooperazione, prima di stabilire eventualmente le speciali condizioni di accesso dei prodotti in questione ai mercati. Detti scambi di informazioni vertono in particolare sulle correnti commerciali e sulle previsioni di produzione e di esportazione a medio e a lungo termine.3. Il consiglio di cooperazione esamina periodicamente le misure prese a norma del paragrafo 1 per verificarne la compatibilità con gli obiettivi dell'accordo.Articolo 19 I prodotti di cui al presente accordo, originari della Slovenia, non possono beneficiare, all'importazione nella Comunità, di un trattamento più favorevole di quello che gli Stati membri si accordano reciprocamente.Articolo 20 La Slovenia concede alla Comunità, nel settore degli scambi, un trattamento non meno favorevole del regime della nazione più favorita.Articolo 21 Il presente accordo non pregiudica l'applicazione di regimi speciali relativi alla circolazione delle merci previsti negli accordi frontalieri conclusi anteriormente tra uno o più Stati membri e la Repubblica socialista federativa di Iugoslavia.Articolo 22 1. Le parti contraenti si comunicano, al momento della firma del presente accordo, le disposizioni da esse applicate in materia di regime degli scambi.2. La Slovenia ha la facoltà di introdurre nel suo regime degli scambi nei confronti della Comunità nuovi dazi doganali e tasse d'effetto equivalente o nuove restrizioni quantitative e misure d'effetto equivalente e di aumentare o rendere più onerosi i dazi e le tasse o le restrizioni quantitative e le misure d'effetto equivalente applicati ai prodotti originari della Comunità o destinati alla Comunità, qualora tali misure siano rese necessarie dalla sua industrializzazione e dal suo sviluppo. Conformemente agli obiettivi del presente accordo, la Slovenia sceglie le misure che meno pregiudicano gli interessi commerciali ed economici della Comunità.3. Essa ne informa la Comunità al fine di consentire, al momento opportuno, i debiti scambi di opinioni in materia.4. Il consiglio di cooperazione esamina periodicamente le misure prese dalla Slovenia a norma del paragrafo 2.Articolo 23 La nozione di «prodotti originari» ai fini dell'applicazione dei titoli II e III ed i relativi metodi di cooperazione amministrativa sono definiti nel protocollo «prodotti originari».Articolo 24 In caso di modifiche alla nomenclatura delle tariffe doganali delle parti contraenti per prodotti contemplati dal presente accordo, il comitato misto di cooperazione può adattare la nomenclatura tariffaria dei prodotti a dette modifiche osservando il principio del mantenimento dei vantaggi effettivi derivanti dal presente accordo.Articolo 25 Le parti contraenti si astengono da qualsiasi imposizione interna che crei, direttamente o indirettamente, una discriminazione tra i prodotti di una parte contraente ed i prodotti simili originari dell'altra parte contraente.I prodotti esportati nel territorio di una delle parti contraenti non possono beneficiare di sgravi di imposizioni interne superiori alle imposizioni di cui sono oggetto, direttamente o indirettamente.Articolo 26 I pagamenti inerenti a transazioni commerciali effettuate nel rispetto della normativa sul commercio estero e sui cambi, nonché il trasferimento di tali pagamenti nello Stato membro della Comunità in cui risiede il creditore o in Slovenia, non sono soggetti a restrizioni.Articolo 27 La Slovenia prende le misure atte a garantire un'effettiva e adeguata tutela della proprietà intellettuale, industriale e commerciale, ad un livello analogo a quello esistente nella Comunità, e aderisce alle convenzioni internazionali in materia.Articolo 28 L'accordo lascia impregiudicati i divieti o le restrizioni all'importazione, all'esportazione o al transito, giustificati da motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali o di preservazione dei vegetali, di protezione del patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale, o di tutela della proprietà industriale e commerciale, nonché la normativa riguardante l'oro e l'argento. Tali divieti o restrizioni non devono però costituire un mezzo di discriminazione arbitraria, né una restrizione dissimulata al commercio tra le parti contraenti.Articolo 29 1. Se una delle parti contraenti constata pratiche di dumping nelle sue relazioni con l'altra parte contraente, essa può adottare le misure necessarie contro tali pratiche, conformemente all'accordo relativo all'attuazione dell'articolo VI dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio GATT, secondo la procedura prevista all'articolo 32.2. In caso di misure dirette contro le sovvenzioni, le parti contraenti si impegnano a rispettare le disposizioni dell'accordo relativo all'interpretazione e all'applicazione degli articoli VI, XVI e XXIII del GATT.Articolo 30 In caso di gravi perturbazioni in un settore dell'attività economica, o di difficoltà che rischino di alterare gravemente una situazione economica regionale, la parte contraente interessata può adottare le necessarie misure di salvaguardia alle condizioni e secondo la procedura prevista all'articolo 32.Articolo 31 Se una parte contraente sottopone le importazioni di prodotti che potrebbero provocare le difficoltà di cui all'articolo 30 ad una procedura amministrativa intesa a fornire prontamente informazioni circa l'evoluzione delle correnti commerciali, essa ne informa l'altra parte contraente.Articolo 32 1. Per quanto riguarda l'articolo 29, paragrafo 1, il consiglio di cooperazione deve essere informato del caso di dumping non appena le autorità della parte contraente importatrice avviano l'inchiesta. Qualora non venga posta fine alla pratica di dumping né venga trovata un'altra soluzione soddisfacente entro 30 giorni dalla notifica della questione al consiglio di cooperazione, la parte contraente importatrice può adottare adeguate misure.2. Nei casi di cui all'articolo 30, prima di attuare le misure ivi previste, oppure appena possibile nei casi contemplati al paragrafo 3, la parte contraente in causa fornisce al consiglio di cooperazione tutti gli elementi utili per consentire un esame accurato della situazione al fine di addivenire ad una soluzione accettabile per le parti contraenti. Prima che la parte contraente in causa prenda le misure opportune, ha luogo una consultazione in sede di consiglio di cooperazione, se l'altra parte lo richiede.3. Quando circostanze eccezionali richiedano un intervento immediato, che escluda un esame preventivo, la parte contraente interessata può applicare senza indugi, nelle situazioni di cui agli articoli 29 e 30, le misure conservative strettamente necessarie per ovviare alla situazione.4. Devono essere scelte in via prioritaria le misure che comportano meno perturbazioni al funzionamento del presente accordo. Dette misure non devono superare la portata strettamente indispensabile per porre rimedio alle difficoltà che si sono manifestate.Le misure di salvaguardia sono immediatamente notificate al consiglio di cooperazione e formano oggetto di consultazioni periodiche al suo interno, soprattutto ai fini della loro soppressione non appena la situazione lo consenta.Articolo 33 In caso di aggravamento improvviso e pronunciato dello squilibrio degli scambi commerciali, tale da compromettere il buon funzionamento del presente accordo, le parti contraenti procedono, in sede di consiglio di cooperazione, a consultazioni speciali per esaminare le difficoltà emerse al fine di mantenere, per quanto possibile, il regolare funzionamento del presente accordo.Articolo 34 In caso di serie difficoltà o di grave minaccia di difficoltà per la bilancia dei pagamenti di uno o più Stati membri della Comunità, o per quella della Slovenia, la parte contraente interessata può adottare le misure di salvaguardia necessarie. Devono essere scelte in via prioritaria le misure che comportano meno perturbazioni al funzionamento del presente accordo. Esse sono immediatamente notificate all'altra parte contraente e formano oggetto di consultazioni periodiche in sede di consiglio di cooperazione, in particolare ai fini della loro soppressione non appena la situazione lo consenta.TITOLO III Disposizioni relative agli accordi di Osimo e alla cooperazione economica tra la Slovenia e l'Italia Articolo 35 Per favorire la cooperazione regionale, la Comunità e la Slovenia accordano particolare attenzione, nell'attuazione della loro cooperazione, alle azioni che rientrano nel quadro degli accordi di Osimo firmati il 10 novembre 1975 dalla Repubblica italiana e dalla Repubblica socialista federativa di Iugoslavia, nonché alle iniziative di cooperazione transfrontaliera nel quadro generale della cooperazione economica tra l'Italia e la Slovenia.Le parti contraenti tengono conto in particolare del reciproco interesse annesso al conseguimento degli obiettivi di cui al primo comma nella selezione dei progetti finanziati nel quadro della cooperazione.Articolo 36 1. Ferma restando l'eventuale applicazione della clausola di salvaguardia, la Comunità, nel quadro delle norme comunitarie per le zone franche, e la Slovenia concedono il libero accesso ai rispettivi mercati ai prodotti che hanno acquisito l'origine a norma del protocollo «prodotti originari» nelle zone franche frontaliere che potranno essere create di comune accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Slovenia ai sensi dell'accordo sull'incentivazione della cooperazione economica, firmato a Osimo nel 1975.2. Esse evitano in particolare, per quanto possibile, di applicare a questi prodotti le misure che potrebbero essere indotte a prendere in applicazione degli articoli 18 e 22 o delle disposizioni di cui all'articolo 16, per i prodotti che figurano negli allegati C I, C II, C III e C IV.Articolo 37 Ai fini dell'applicazione degli articoli 35 e 36, la Comunità e la Slovenia cooperano conformemente agli obiettivi della cooperazione di cui all'articolo 35.TITOLO IV Disposizioni generali e finali Articolo 38 1. È istituito un consiglio di cooperazione che, per il conseguimento degli obiettivi fissati dal presente accordo e nei casi da quest'ultimo contemplati, dispone di potere decisionale.Le decisioni prese sono vincolanti per le parti contraenti, le quali sono tenute ad adottare le misure richieste per la loro esecuzione.2. Il consiglio di cooperazione può altresì formulare le risoluzioni, le raccomandazioni o i pareri che ritiene opportuni per il conseguimento degli obiettivi comuni e per il buon funzionamento del presente accordo.3. Il consiglio di cooperazione stabilisce il proprio regolamento interno.Articolo 39 1. Il consiglio di cooperazione è composto da rappresentanti della Comunità e della Slovenia.La Banca europea per gli investimenti è associata ai lavori del consiglio di cooperazione per le questioni di sua competenza.2. I membri del consiglio di cooperazione possono farsi rappresentare nelle condizioni stabilite dal regolamento interno.3. Il consiglio di cooperazione si pronuncia sulla base del comune accordo tra la Comunità e la Slovenia.Articolo 40 1. La presidenza del consiglio di cooperazione viene esercitata a turno da ciascuna delle parti contraenti secondo le modalità che saranno stabilite nel regolamento interno.2. Il consiglio di cooperazione si riunisce una volta all'anno su iniziativa del suo presidente.Esso si riunisce inoltre ogniqualvolta lo richieda una particolare necessità, su richiesta di una delle parti contraenti, alle condizioni che saranno stabilite nel suo regolamento interno.Articolo 41 1. Il consiglio di cooperazione viene assistito nell'espletamento dei suoi compiti da un comitato di cooperazione.2. Esso può decidere di creare qualsiasi altro comitato atto ad assisterlo nell'espletamento dei suoi compiti.3. Il consiglio di cooperazione stabilisce nel suo regolamento interno la composizione, la finalità e il funzionamento di questi comitati.Articolo 42 Nel quadro del consiglio di cooperazione, le parti contraenti procedono a consultazioni nel caso in cui, nel contesto degli scambi di informazioni stabiliti dal presente accordo, dovessero sorgere o rischiassero di sorgere problemi nel funzionamento del presente accordo in generale e segnatamente nel settore degli scambi commerciali, al fine di prevenire, per quanto possibile, le perturbazioni del mercato.Articolo 43 Ogni parte contraente comunica, a richiesta dell'altra parte, tutte le informazioni utili sugli accordi da essa stipulati che contengano disposizioni tariffarie o commerciali, nonché sulle eventuali modifiche alla propria tariffa doganale o al regime di scambi con l'estero.Qualora tali modifiche o accordi avessero un'incidenza diretta e particolare sul funzionamento del presente accordo, si terranno in sede di consiglio di cooperazione, a richiesta dell'altra parte, adeguate consultazioni per prendere in considerazione gli interessi delle parti contraenti.Articolo 44 1. Ogniqualvolta la Comunità concluda un accordo di associazione o di cooperazione che ha un'incidenza diretta e particolare sul funzionamento del presente accordo, si terranno, in sede di consiglio di cooperazione, consultazioni adeguate affinché la Comunità possa prendere in considerazione gli interessi delle parti contraenti, quali sono definiti dal presente accordo.2. In caso di adesione di un paese terzo alla Comunità, si terranno, in sede di consiglio di cooperazione, consultazioni adeguate al fine di prendere in considerazione gli interessi delle parti contraenti, quali sono definiti dal presente accordo.Articolo 45 1. Le parti contraenti adottano tutte le misure generali o particolari atte ad assicurare l'esecuzione degli obblighi dell'accordo. Esse vigileranno affinché vengano realizzati gli obiettivi indicati nello stesso.2. Qualora una parte contraente reputi che l'altra parte contraente abbia mancato a un obbligo derivante dall'accordo, essa può adottare le misure necessarie, fornendo preventivamente al consiglio di cooperazione tutti gli elementi utili per consentire un esame accurato della situazione, volto alla ricerca di una soluzione accettabile per le parti contraenti.3. Devono essere scelte in via prioritaria le misure che comportano meno perturbazioni al funzionamento del presente accordo. Queste misure vengono immediatamente notificate al consiglio di cooperazione e formano oggetto, all'interno di quest'ultimo, di consultazioni su richiesta dell'altra parte contraente.Articolo 46 1. Le controversie sorte tra le parti contraenti relativamente all'interpretazione dell'accordo possono essere deferite al consiglio di cooperazione.2. Se il consiglio di cooperazione non riesce a dirimere la controversia nella sessione immediatamente successiva, ciascuna delle due parti può notificare all'altra la designazione di un arbitro. L'altra parte è in questo caso tenuta a designare un secondo arbitro entro due mesi.Il consiglio di cooperazione designa un terzo arbitro.Le decisioni arbitrali sono prese a maggioranza.Ciascuna parte in causa è tenuta a prendere i provvedimenti necessari all'esecuzione della decisione arbitrale.Articolo 47 Nei settori contemplati dall'accordo:- il regime applicato dalla Slovenia nei confronti della Comunità non può dar luogo ad alcuna discriminazione tra gli Stati membri della Comunità o tra le loro persone fisiche o giuridiche;- il regime applicato dalla Comunità nei confronti della Slovenia non può dar luogo ad alcuna discriminazione tra le persone fisiche o giuridiche della Slovenia.Articolo 48 Gli allegati A, B, C I, C II, C III, C IV, C V, D, E ed F, il protocollo «prodotti originari», nonché le dichiarazioni che figurano nell'atto finale costituiscono parte integrante del presente accordo.Articolo 49 La durata del presente accordo è illimitata.Ciascuna parte contraente può denunciare il presente accordo mediante notifica all'altra parte contraente. La validità del presente accordo cessa dopo sei mesi dalla data di tale notifica.Le parti contraenti si riservano il diritto di sospendere, integralmente o parzialmente, il presente accordo, con effetto immediato, in caso di grave violazione delle sue disposizioni di base.Articolo 50 Le parti contraenti esamineranno quanto prima la possibilità di concludere un «accordo europeo» di associazione inteso, in particolare, all'eliminazione progressiva e reciproca degli ostacoli alla maggior parte dei loro scambi commerciali.Articolo 51 Il presente accordo si applica, da una parte, ai territori in cui si applica il trattato che istituisce la Comunità economica europea, alle condizioni in esso indicate, e, dall'altra, al territorio della Repubblica di Slovenia.Articolo 52 Il presente accordo è redatto in duplice esemplare nelle lingue danese, francese, greca, inglese, italiana, olandese, portoghese, spagnola, tedesca e slovena, ciascun testo facente ugualmente fede.Articolo 53 Il presente accordo sarà approvato dalle parti contraenti secondo le rispettive procedure.Il presente accordo entra in vigore il primo giorno del secondo mese successivo alla notifica, ad opera delle parti contraenti, dell'espletamento delle procedure di cui al primo comma.En fe de lo cual, los plenipotenciarios abajo firmantes suscriben el presente Acuerdo.Til bekræftelse heraf har undertegnede befuldmægtigede underskrevet denne aftale.Zu Urkund dessen haben die unterzeichneten Bevollmächtigten ihre Unterschriften unter dieses Abkommen gesetzt.Åéò ðßóôùóç ôùí áíùôÝñù, ïé õðïãåãñáììÝíïé ðëçñåîïýóéïé Ýèåóáí ôéò õðïãñáöÝò ôïõò óôçí ðáñïýóá óõìöùíßá.In witness whereof the undersigned Plenipotentiaries have signed this Agreement.En foi de quoi, les plénipotentiaires soussignés ont apposé leurs signatures au bas du présent accord.In fede di che, i plenipotenziari sottoscritti hanno apposto le loro firme in calce al presente accordo.Ten blijke waarvan de ondergetekende gevolmachtigden hun handtekening onder deze Overeenkomst hebben gesteld.Em fé do que, os plenipotenciários abaixo assinados apuseram as suas assinaturas no final do presente Acordo.V dokaz tega so poobla Os Ocenci podpisali ta sporazum.Hecho en Luxemburgo, el cinco de abril de mil novecientos noventa y tres.Udfærdiget i Luxembourg, den femte april nitten hundrede og treoghalvfems.Geschehen zu Luxemburg am fünften April neunzehnhundertdreiundneunzig.¸ãéíå Ëïõîåìâïýñãï, óôéò ðÝíôå Áðñéëßïõ ÷ßëéá åííéáêüóéá åííåíÞíôá ôñßá.Done at Luxembourg on the fifth day of April in the year one thousand nine hundred and ninety-three.Fait à Luxembourg, le cinq avril mil neuf cent quatre-vingt-treize.Fatto a Lussemburgo, addì cinque aprile millenovecentonovantatré.Gedaan te Luxemburg, de vijfde april negentienhonderd drieënnegentig.Feito em Luxemburgo, em cinco de Abril de mil novecentos e noventa e três.V Luksemburgu, petega aprila tiso Ocdevetstotriindevetdeset.Por el Consejo de las Comunidades EuropeasFor Rådet for De Europæiske FællesskaberFür den Rat der Europäischen GemeinschaftenÃéá ôï Óõìâïýëéï ôùí Åõñùðáúêþí ÊïéíïôÞôùíFor the Council of the European CommunitiesPour le Conseil des Communautés européennesPer il Consiglio delle Comunità europeeVoor de Raad van de Europese GemeenschappenPelo Conselho das Comunidades EuropeiasZa Svet Evropskih skupnosti>RIFERIMENTO A UN FILM>Por la República de EsloveniaFor Republikken SlovenienFür die Republik SlowenienÃéá ôç Äçìïêñáôßá ôçò ÓëïâåíßáòFor the Republic of SloveniaPour la République de SlovéniePer la Repubblica di SloveniaVoor de Republiek SloveniëPela República da EslovéniaZa Republiko Slovenijo>RIFERIMENTO A UN FILM>ALLEGATO A relativo ai prodotti contemplati all'articolo 15 >SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO B relativo al regime tariffario e alle modalità da applicare a talune merci derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli contemplati all'articolo 17 >SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO C I (1a) (2b) >SPAZIO PER TABELLA>(1a) Nonostante le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la descrizione dei prodotti devono essere considerati come indicativi, essendo lo schema preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC.Dove sono indicate posizioni di codice ex, lo schema preferenziale viene determinato applicando il codice NC e la corrispondente descrizione presi congiuntamente.(2b) Vedi codici Taric nell'allegato C V.ALLEGATO C II (1a) (2b) >SPAZIO PER TABELLA>(1a) Nonostante le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la descrizione dei prodotti devono essere considerati come indicativi, essendo lo schema preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC.Dove sono indicate posizioni di codice ex, lo schema preferenziale viene determinato applicando il codice NC e la corrispondente descrizione presi congiuntamente.(2b) Vedi codici Taric nell'allegato C V.ALLEGATO C III >SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO C IV (1a) (2b) >SPAZIO PER TABELLA>(1a) Nonostante le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la descrizione dei prodotti devono essere considerati come indicativi, essendo lo schema preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC.Dove sono indicate posizioni di codice ex, lo schema preferenziale viene determinato applicando il codice NC e la corrispondente descrizione presi congiuntamente.(2b) Vedi codici Taric nell'allegato C V.ALLEGATO C V >SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO D >SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO E (1) >SPAZIO PER TABELLA>(1) Nei limiti di contingenti tariffari annui e fatti salvi un prezzo minimo e le altre condizioni all'importazione determinate dalla Comunità su base annuale.ALLEGATO F Prodotti di cui all'articolo 16, paragrafo 2 1. Non disponendo di elementi precisi circa la materia costitutiva dei prodotti delle categorie da 1 a 114, si considera che essi siano costituiti esclusivamente di lana o di peli fini, di cotone o di fibre sintetiche o artificiali.2. Gli oggetti di vestiario che non siano riconoscibili come per uomo o per ragazzo o come per donna o per ragazza sono classificati come per donna o per ragazza.3. L'espressione «indumenti per bambini piccoli (bébés)» comprende gli indumenti sino alla misura commerciale 86 compresa.>SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>PROTOCOLLO relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa TITOLO I DEFINIZIONE DELLA NOZIONE DI «PRODOTTI ORIGINARI» Articolo 1 Criteri di origineAi fini dell'applicazione dell'accordo sono considerati:1) prodotti originari della Slovenia:a) i prodotti totalmente ottenuti in Slovenia;b) i prodotti ottenuti in Slovenia, nella cui fabbricazione sono stati utilizzati prodotti diversi da quelli di cui alla lettera a), purché siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 3. Tuttavia, tale condizione non si applica ai prodotti originari della Comunità ai sensi del presente protocollo, purché abbiano subito, in Slovenia, lavorazioni o trasformazioni superiori alle lavorazioni o trasformazioni insufficienti elencate all'articolo 3, paragrafo 3;2) prodotti originari della Comunità:a) i prodotti totalmente ottenuti nella Comunità;b) i prodotti ottenuti nella Comunità, nella cui fabbricazione sono stati utilizzati prodotti non interamente ottenuti nella Comunità, purché siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 3. Tuttavia, questa condizione non si applica ai prodotti originari della Slovenia ai sensi del presente protocollo, purché abbiano subito, nella Comunità, lavorazioni o trasformazioni superiori alle lavorazioni o trasformazioni insufficienti elencate all'articolo 3, paragrafo 3.Articolo 2 Prodotti totalmente ottenuti1. Sono considerati «totalmente ottenuti» in Slovenia o nella Comunità:a) i prodotti minerari estratti dal loro suolo o dal loro fondo marino od oceanico;b) i prodotti del regno vegetale ivi raccolti;c) gli animali vivi, ivi nati ed allevati;d) i prodotti che provengono da animali vivi che ivi sono allevati;e) i prodotti della caccia o della pesca ivi praticate;f) i prodotti della pesca marittima e altri prodotti estratti dal mare con le loro navi;g) i prodotti fabbricati a bordo delle loro navi-officina, esclusivamente a partire dai prodotti indicati alla lettera f);h) gli articoli fuori uso a condizione che siano ivi raccolti e possano servire soltanto al ricupero di materie prime;i) gli scarti e i residui provenienti da operazioni manufatturiere ivi effettuate;j) le merci ivi ottenute esclusivamente a partire dai prodotti indicati alle lettere da a) a i).2. L'espressione «loro navi» di cui al paragrafo 1, lettera f) si applica soltanto nei confronti delle navi:- che sono immatricolate o registrate in Slovenia o in uno Stato membro della Comunità,- che battono bandiera di uno Stato membro della Comunità o della Slovenia,- che appartengono almeno per metà a cittadini della Slovenia o degli Stati membri della Comunità o ad una società la cui sede principale è situata in uno di tali Stati o in Slovenia, di cui il dirigente o i dirigenti, il presidente del consiglio di amministrazione o di controllo e la maggioranza dei membri di tali consigli sono cittadini della Slovenia o degli Stati membri e di cui, inoltre, per quanto riguarda le società di persone o le società a responsabilità limitata, almeno la metà del capitale appartiene a tali Stati, alla Slovenia, a enti pubblici o a cittadini di questi paesi,- il cui stato maggiore è interamente composto di cittadini della Slovenia o degli Stati membri della Comunità,- e il cui equipaggio è composto, almeno per il 75 %, di cittadini della Slovenia o degli Stati membri della Comunità.3. Le denominazioni «Comunità» e «Slovenia» comprendono anche le acque territoriali della Slovenia e degli Stati membri della Comunità.Le navi operanti in alto mare, comprese le «navi officina» a bordo delle quali viene effettuata la trasformazione o la lavorazione dei prodotti della loro pesca, sono considerate parte del territorio della Comunità o della Slovenia, purché rispondano alla condizioni di cui al paragrafo 2.Articolo 3 Prodotti sufficientemente lavorati1. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 1, i materiali non originari sono considerati sufficientemente lavorati o trasformati quando il prodotto ottenuto è classificato in una voce doganale diversa da quella in cui sono classificati tutti i materiali non originari impiegati per la sua fabbricazione, fatte salve le disposizioni di cui ai paragrafi 2 e 3.Nel presente protocollo, per «capitoli» e «voci» s'intendono i capitoli e le voci doganali (a quattro cifre) utilizzati nella nomenclatura che costituisce il «sistema armonizzato di designazione e di codificazione delle merci» (qui di seguito denominato «sistema armonizzato» o SA).Per «classificato» s'intende la classificazione di un prodotto o di un materiale in una determinata voce doganale.2. Per i prodotti citati nelle colonne 1 e 2 dell'elenco di cui all'allegato II, le condizioni stabilite per detti prodotti nella colonna 3 si applicano in luogo della regola di cui al paragrafo 1.a) Quando, nell'elenco dell'allegato II, viene applicata una regola percentuale per determinare il carattere originario di un prodotto ottenuto nella Comunità o in Slovenia, il valore aggiunto mediante la lavorazione o la trasformazione corrisponde alla differenza tra il prezzo franco fabbrica del prodotto ottenuto e il valore dei materiali importati da paesi terzi nel territorio in questione.b) Nell'elenco di cui all'allegato II, per «valore» s'intende il valore in dogana al momento dell'importazione dei materiali non originari utilizzati, o - qualora esso non sia noto né verificabile - il primo prezzo verificabile pagato per detti materiali nel territorio in questione.Il comma precedente si applica mutatis mutandis quando è necessario stabilire il valore dei materiali originari utilizzati.c) Nell'elenco di cui all'allegato II, per «prezzo franco fabbrica» s'intende il prezzo pagato per il prodotto ottenuto al fabbricante nel cui stabilimento è stata effettuata l'ultima lavorazione o trasformazione, purché includa il valore di tutti i materiali utilizzati nella fabbricazione, detratte le imposte interne rimborsate o rimborsabili quando il prodotto ottenuto è esportato.d) Per «valore in dogana» s'intende quello definito conformemente all'accordo relativo all'attuazione dell'articolo VII dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio, firmato a Ginevra il 12 aprile 1979.3. Ai fini dell'applicazione dei paragrafi 1 e 2, le lavorazioni o trasformazioni seguenti sono sempre considerate insufficienti a conferire il carattere originario, indipendentemente dal cambiamento o meno della voce doganale:a) le manipolazioni destinate ad assicurare la conservazione come tali delle merci durante il loro trasporto e magazzinaggio (ventilazione, spanditura, essiccazione, refrigerazione, immersione in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze, estrazione di parti avariate e operazioni analoghe);b) le semplici operazioni di spolveratura, vagliatura, cernita, selezione, classificazione, assortimento (ivi inclusa la composizione di serie di merci), lavaggio, verniciatura, riduzione in pezzi;c) i) il cambiamento di imballaggi, nonché le divisioni e le riunioni di colli;ii) le semplici operazioni di messa in bottiglie, boccette, sacchi, nonché la semplice sistemazione in astucci e scatole, o su tavolette, ecc., e ogni altra semplice operazione di condizionamento;d) l'apposizione sui prodotti o sui loro imballaggi di marchi, etichette o altri segni distintivi analoghi;e) la semplice miscela di prodotti, anche di specie diverse, quando uno o più componenti della miscela non rispondano alle condizioni fissate nel presente protocollo per poter essere considerati originari della Comunità o della Slovenia;f) la semplice riunione di parti di oggetti allo scopo di formare un oggetto completo;g) il cumulo di due o più operazioni indicate nelle lettere da a) a f);h) la macellazione degli animali.Articolo 4 Elementi neutriAllo scopo di determinare se un prodotto è originario della Comunità o della Slovenia, non ha rilevanza il fatto che l'energia elettrica, il combustibile, gli impianti, le macchine e gli utensili utilizzati per la fabbricazione di tale prodotto oppure i materiali e prodotti utilizzati durante la fabbricazione, che non entrano e non erano destinati a entrare nella composizione finale del prodotto, siano o meno originari di paesi terzi.Articolo 5 Accessori, pezzi di ricambio e utensiliGli accessori, pezzi di ricambio e utensili che vengono consegnati con un materiale, una macchina o un veicolo e fanno parte della sua normale attrezzatura e il cui prezzo è compreso in quello di questi ultimi o non è fatturato a parte sono considerati un tutto unico con il materiale, la macchina o il veicolo considerato.Articolo 6 AssortimentiGli assortimenti, ai sensi della regola generale 3 del sistema armonizzato, sono considerati originari a condizione che tutti gli articoli che entrano nella loro composizione siano originari. Tuttavia, un assortimento composto di articoli originari e non originari è considerato originario nel suo insieme, a condizione che il valore degli articoli non originari non superi il 15 % del prezzo franco fabbrica dell'assortimento.Articolo 7 Trasporto diretto1. Il regime preferenziale previsto dall'accordo si applica unicamente ai prodotti o ai materiali originari trasportati attraverso il territorio della Comunità o della Slovenia senza passare per altri territori. Tuttavia, il trasporto dei prodotti originari della Slovenia o della Comunità in una sola spedizione può effettuarsi con attraversamento di territori diversi da quelli della Comunità e della Slovenia, all'occorrenza con trasbordo o deposito temporaneo in tali territori, a condizione che i prodotti rimangano sotto la sorveglianza delle autorità doganali dello Stato di transito o di deposito e non vi abbiano subito altre operazioni a parte lo scarico e il ricarico od operazioni destinate a garantirne la conservazione come tali.2. La prova che le condizioni di cui al paragrafo 1 sono state soddisfatte viene fornita alle autorità doganali competenti presentando:a) un documento di trasporto unico rilasciato nel paese di esportazione per l'attraversamento del paese di transito;b) un attestato rilasciato dalla autorità doganali del paese di transito contenente:- una descrizione esatta delle merci,- la data di carico e scarico delle merci o, eventualmente, del loro imbarco e sbarco, con l'indicazione delle navi utilizzate,- la certificazione delle condizioni in cui si è effettuata la sosta delle merci nel paese di transito;c) o, in mancanza, qualsiasi documento probatorio.Articolo 8 Continuità territorialeLe condizioni stabilite nel presente titolo, relative all'acquisizione del carattere di prodotto originario, vanno rispettate senza interruzione nel territorio della Comunità o della Slovenia.Se dei prodotti originari esportati dalla Comunità o dalla Slovenia verso un altro paese vi ritornano, essi sono considerati non originari, a meno che si fornisca alle autorità doganali una adeguata prova che:- le merci che ritornano sono le stesse che erano state esportate e che- esse non sono state sottoposte ad alcuna operazione, oltre a quelle necessarie alla loro conservazione in buono stato, durante la loro permanenza in detto paese.TITOLO II PROVA DELL'ORIGINE Articolo 9 Certificato di circolazione delle merci EUR.1Il carattere originario dei prodotti, ai sensi del presente protocollo, viene dimostrato mediante un certificato di circolazione delle merci EUR.1, il cui modello figura nell'allegato III.Articolo 10 Normale procedura di rilascio dei certificati1. Il certificato di circolazione delle merci EUR.1 viene rilasciato solo su richiesta scritta compilata dall'esportatore o, sotto la sua responsabilità, dal suo rappresentante autorizzato, sul modulo il cui modello figura all'allegato III, che deve essere compilato conformemente al presente protocollo.Le autorità doganali del paese di esportazione conservano per almeno due anni le domande di certificati di circolazione delle merci EUR.1.2. L'esportatore, o il suo rappresentante, presenta con la domanda di certificato di circolazione delle merci EUR.1 ogni utile documento giustificativo, atto a fornire la prova che le merci da esportare possono dar luogo al rilascio di un certificato di circolazione delle merci EUR.1.L'esportatore si impegna a presentare, su richiesta delle autorità competenti, tutte le giustificazioni supplementari che le medesime ritengano necessarie per accertare l'esattezza del carattere originario delle merci ammissibili al regime preferenziale, nonché ad accettare qualsiasi controllo della propria contabilità e del processo di fabbricazione delle merci da parte delle suddette autorità.L'esportatore è tenuto a conservare per almeno due anni i documenti giustificativi di cui al presente paragrafo.3. Il certificato di circolazione delle merci EUR.1 può esser rilasciato solo se è idoneo a costituire titolo giustificativo per l'applicazione delle preferenze tariffarie.4. Il rilascio del certificato di circolazione delle merci EUR.1 viene effettuato dalle autorità doganali del paese di esportazione se le merci da esportare possono essere considerate «prodotti originari» ai sensi del presente protocollo.5. Quando le merci sono considerate «prodotti originari» ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), ultima frase, o paragrafo 2, lettera b), ultima frase, il rilascio dei certificati di circolazione delle merci EUR.1 è subordinato alla presentazione della prova dell'origine precedentemente rilasciata o compilata, che deve essere conservata per almeno due anni dalle autorità doganali del paese di esportazione.6. Poiché il certificato di circolazione delle merci EUR.1 costituisce il titolo giustificativo per l'applicazione del regime tariffario preferenziale previsto dall'accordo, spetta alle autorità doganali del paese esportatore prendere le disposizioni necessarie per la verifica dell'origine delle merci e per il controllo degli altri dati del certificato di circolazione delle merci EUR.1.7. Al fine di verificare se siano soddisfatte le condizioni previste ai paragrafi 4 e 5, le autorità doganali del paese di esportazione hanno la facoltà di richiedere tutti i documenti giustificativi o di procedere a tutti i controlli che esse ritengano utili.8. Spetta alle autorità del paese esportatore accertare che il modulo di cui all'articolo 9 sia compilato correttamente. Esse verificano in particolare che la rubrica riservata alla descrizione delle merci sia stata compilata in modo da escludere qualsiasi possibilità di aggiunta fraudolenta. A tale scopo, la descrizione delle merci deve essere effettuata senza spaziature. Se la rubrica non viene completamente riempita, deve essere tracciata una linea orizzontale sotto l'ultima riga, cancellando a tratti di penna la parte non riempita.9. La data di rilascio del certificato di circolazione delle merci EUR.1 deve essere indicata nella casella dei certificati di circolazione delle merci EUR.1 riservata alle autorità doganali.10. Il certificato di circolazione delle merci EUR.1 viene rilasciato al momento dell'esportazione dei prodotti a cui si riferisce dalle autorità doganali del paese esportatore. Esso viene tenuto a disposizione dell'esportatore dal momento in cui l'esportazione viene realmente effettuata o assicurata.Articolo 11 Certificati di circolazione delle merci EUR.1 a lungo termine1. In deroga alla disposizioni dell'articolo 10, paragrafo 10, le autorità doganali del paese di esportazione possono rilasciare un certificato di circolazione delle merci EUR.1 quando soltanto una parte delle merci a cui esso si riferisce viene esportata; si tratta, in questo caso, di un certificato che copre tutta una serie di esportazioni della stessa merce dallo stesso esportatore allo stesso importatore, avente una validità massima di un anno a decorrere dalla data del rilascio del certificato, in appresso denominato «certificato LT».2. Le autorità doganali del paese di esportazione possono rilasciare certificati LT, se lo ritengono necessario e conformemente all'articolo 10, soltanto quando di suppone che il carattere originario delle merci rimanga costante durante il periodo di validità del certificato LT. Qualora una o più merci non siano più coperte dal certificato LT, l'esportatore deve informarne immediatamente le autorità doganali che hanno rilasciato il certificato.3. Ove si ricorra alla procedura del certificato LT, le autorità doganali del paese di esportazione possono prescrivere l'utilizzazione di certificati di circolazione delle merci EUR.1 muniti di un contrassegno destinato a contraddistinguerli.4. La casella n. 11 «Visto della dogana» del certificato di circolazione delle merci EUR.1 deve essere compilata, conformemente alla prassi abituale, dalle autorità doganali del paese di esportazione.5. Nella casella n. 7 del certificato di circolazione delle merci EUR.1 deve figurare una delle seguenti diciture:«CERTIFICADO LT VÁLIDO HASTA EL . . .»«LT-CERTIFIKAT GYLDIGT INDTIL . . .»«LT-CERTIFICATE GÜLTIG BIS . . .»«ÐÉÓÔÏÐÏÉÇÔÉÊÏ LT ÉÓ×ÕÏÍ ÌÅ×ÑÉ . . .»«LT-CERTIFICATE VALID UNTIL . . .»«CERTIFICAT LT VALABLE JUSQU'AU . . .»«CERTIFICATO LT VALIDO FINO AL . . .»«LT-CERTIFICAAT GELDIG TOT EN MET . . .»«CERTIFICADO LT VALIDO ATÉ . . .»«POTRDILO LT VELJA DO . . .»(con la data in cifre arabe).6. Non è necessario indicare nelle caselle n. 8 e n. 9 del certificato LT marche e numeri, numero e natura dei colli, peso lordo (kg) o altre misure (l, m³ ecc.). La casella n. 8 deve tuttavia contenere una descrizione e designazione delle merci abbastanza precise da permetterne l'identificazione.7. In deroga all'articolo 17, il certificato LT deve essere presentato all'ufficio doganale d'importazione al più tardi al momento della prima importazione delle merci a cui si riferisce. Se l'importatore effettua le operazioni di sdoganamento presso più uffici doganali del paese d'importazione, le autorità doganali possono chiedergli di fornire una copia del certificato LT a ciascuno di tali uffici.8. Quando alle autorità doganali è stato presentato un certificato LT, la prova del carattere originario delle merci importate è fornita, per tutta la durata di validità del suddetto certificato, da fatture rispondenti ai seguenti requisiti:a) se in una fattura figurano prodotti originari della Comunità o della Slovenia e prodotti non originari, l'esportatore è tenuto ad effettuare una chiara distinzione tra queste due categorie;b) l'esportatore è tenuto ad indicare su ogni fattura il numero del certificato LT a cui le merci si riferiscono, nonché la data limite di validità del suddetto certificato, e a menzionare il paese o i paesi di cui le merci sono originarie.L'apposizione sulla fattura, da parte dell'esportatore, del numero del certificato LT, nonché dell'indicazione del paese di origine, equivale alla dichiarazione che le merci rispondono ai requisiti previsti dal presente protocollo per l'ottenimento dell'origine preferenziale negli scambi tra la Comunità e la Slovenia.Le autorità doganali del paese d'esportazione possono esigere che le diciture suddette da apporre sulla fattura siano convalidate dalla firma a mano seguita dall'indicazione per esteso del nome e cognome della persona che firma;c) la descrizione e la designazione delle merci sulle fatture devono essere sufficientemente particolareggiate da far apparire chiaramente che le merci figurano anche sul certificato LT a cui le fatture si riferiscono;d) le fatture possono essere compilate soltanto per merci esportate durante il periodo di validità del certificato LT a cui si riferiscono. Esse possono tuttavia essere presentate all'ufficio doganale del luogo d'importazione entro un termine di quattro mesi a decorrere dalla data di emissione da parte dell'esportatore.9. Nell'ambito della procedura del certificato LT, le fatture conformi ai requisiti di cui al presente articolo possono essere compilate e/o trasmesse mediante sistemi di telecomunicazione o elaboratori elettronici. Tali fatture sono accettate dalle dogane del paese d'importazione quale prova del carattere originario delle merci importate, secondo le modalità fissate dalle autorità doganali di tale paese.10. Qualora le autorità doganali del paese d'esportazione constatino che un certificato e/o una fattura compilati in conformità del presente articolo non sono validi per le merci fornite, esse ne informano immediatamente le autorità doganali del paese d'importazione.11. Le disposizioni del presente articolo non pregiudicano l'applicazione delle normative della Comunità, degli Stati membri della Comunità e della Slovenia relative alle formalità doganali e all'uso dei documenti doganali.Articolo 12 Rilascio a posteriori del certificato di circolazione delle merci EUR.11. In via eccezionale, il certificato di circolazione delle merci EUR.1 può essere rilasciato anche dopo l'esportazione dei prodotti a cui si riferisce, quando non sia stato rilasciato al momento dell'esportazione a causa di errori, omissioni involontarie o circostanze particolari.2. Ai fini dell'applicazione del paragrafo 1, nella domanda l'esportatore deve:- indicare luogo e data di spedizione dei prodotti a cui si riferisce il certificato di circolazione delle merci EUR.1,- attestare che non è stato rilasciato nessun certificato di circolazione delle merci EUR.1 al momento dell'esportazione delle merci di cui trattasi e precisarne i motivi.3. Le autorità doganali possono rilasciare a posteriori un certificato di circolazione delle merci EUR.1 solo dopo aver verificato che le indicazioni contenute nella domanda dell'esportatore sono conformi a quelle della pratica corrispondente.I certificati di circolazione delle merci EUR.1 rilasciati a posteriori devono recare una delle menzioni seguenti:«EXPEDIDO A POSTERIORI»,«UDSTEDT EFTERFØLGENDE»,«NACHTRÄGLICH AUSGESTELLT»,«ÅÊÄÏÈÅÍ ÅÊ ÔÙÍ ÕÓÔÅÑÙÍ»,«ISSUED RETROSPECTIVELY»,«DÉLIVRÉ A POSTERIORI»,«RILASCIATO A POSTERIORI»,«AFGEGEVEN A POSTERIORI»,«EMITIDO A POSTERIORI»,«IZDANO NAKNADNO».4. Le menzioni di cui al paragrafo 3 devono figurare nella casella «Osservazioni» del certificato di circolazione delle merci EUR.1.Articolo 13 Rilascio di duplicati del certificato di circolazione delle merci EUR.11. In caso di furto, perdita o distruzione di un certificato di circolazione delle merci EUR.1, l'esportatore può richiedere alle autorità doganali che l'hanno rilasciato un duplicato, compilato sulla base dei documenti d'esportazione che sono in loro possesso.2. I duplicati così rilasciati devono recare una delle menzioni seguenti:«DUPLICADO»,«DUPLIKAT»,«DUPLIKAT»,«ÁÍÔÉÃÑÁÖÏ»,«DUPLICATE»,«DUPLICATA»,«DUPLICATO»,«DUPLICAAT»,«SEGUNDA VIA»,«DVOJNIK».3. Le menzioni di cui al paragrafo 2 vengono apposte nella rubrica «Osservazioni» del certificato di circolazione delle merci EUR.1.4. Il duplicato, su cui deve essere riprodotta la data del certificato di circolazione delle merci EUR.1 originale, ha efficacia a decorrere da tale data.Articolo 14 Sostituzione dei certificatiLa sostituzione di uno o più certificati di circolazione delle merci EUR.1 con uno o più certificati di circolazione delle merci EUR.1 è sempre possibile, a condizione che venga effettuata nell'ufficio doganale dove si trovano le merci.Articolo 15 Validità dei certificati EUR.11. Il certificato di circolazione delle merci EUR.1 deve essere presentato, entro cinque mesi dalla data di rilascio da parte delle autorità doganali del paese esportatore all'ufficio doganale del paese importatore nel quale sono presentati i prodotti.2. I certificati di circolazione delle merci EUR.1 presentati alle autorità doganali del paese importatore una volta scaduto il termine di presentazione di cui al paragrafo 1 possono essere accettati ai fini dell'applicazione del regime preferenziale, quando l'inosservanza del termine è dovuta a cause di forza maggiore o a circostanze eccezionali.3. A parte tali casi, le autorità doganali del paese importatore possono accettare i certificati di circolazione delle merci EUR.1 se i prodotti sono stati loro presentati prima della scadenza di detto termine.Articolo 16 Esposizioni1. I prodotti spediti dalla Comunità o dalla Slovenia per un'esposizione in un altro paese e venduti, dopo l'esposizione, per essere importati in Slovenia o nella Comunità beneficiano, all'importazione, delle disposizioni dell'accordo purché soddisfino le condizioni previste nel presente protocollo al fine di essere riconosciuti originari della Comunità o della Slovenia e purché alle autorità doganali sia fornita la prova:a) che un esportatore ha spedito tali prodotti dalla Comunità o dalla Slovenia nel paese dell'esposizione e ivi li ha esposti;b) che detto esportatore ha venduto i prodotti o li ha ceduti a un destinatario nella Comunità o in Slovenia;c) che i prodotti sono stati spediti, durante l'esposizione o subito dopo, in Slovenia o nella Comunità nello stato in cui sono stati inviati all'esposizione;d) che, dal momento in cui sono stati inviati all'esposizione, i prodotti non sono stati utilizzati per scopi diversi dalla presentazione a tale esposizione.2. Alle autorità doganali deve essere presentato, nelle condizioni normali, un certificato di circolazione delle merci EUR.1 con l'indicazione della denominazione e dell'indirizzo dell'esposizione. All'occorrenza può essere richiesta una prova documentale supplementare della natura dei prodotti e delle condizioni in cui essi sono stati esposti.3. Il paragrafo 1 è applicabile a qualsiasi esposizione, fiera o manifestazione pubblica analoga, di carattere commerciale, industriale, agricolo o artigianale - diversa da quelle organizzate per finalità private in negozi o locali commerciali e aventi per oggetto la vendita di prodotti stranieri - durante la quale i prodotti restano sotto controllo della dogana.Articolo 17 Presentazione dei certificatiIl certificato di circolazione delle merci EUR.1 deve essere presentato alle autorità doganali del paese importatore secondo le modalità previste dalla normativa del paese. Dette autorità possono esigere la presentazione di una traduzione. Esse possono anche richiedere che la dichiarazione d'importazione sia completata da un attestato dell'importatore certificante che le merci soddisfano le condizioni richieste per l'applicazione dell'accordo.Articolo 18 Importazione con spedizioni scaglionateFermo restando l'articolo 3, paragrafo 3 del presente protocollo, quando, su richiesta del dichiarante in dogana, un articolo, smontato o non smontato, rientrante nei capitoli 84 e 85 del sistema armonizzato viene importato con spedizioni scaglionate alle condizioni fissate dalle autorità competenti, esso viene considerato come costituente un solo articolo e può essere presentato un certificato di circolazione delle merci EUR.1 per l'articolo completo al momento dell'importazione della prima spedizione parziale.Articolo 19 Conservazione dei certificatiI certificati di circolazione delle merci EUR.1 vengono conservati dalle autorità doganali del paese importatore secondo le norme ivi vigenti.Articolo 20 Formulario EUR.21. Fatto salvo l'articolo 9, il carattere originario, ai sensi del presente protocollo, delle spedizioni contenenti unicamente prodotti originari e di valore unitario non superiore a 5 110 ecu viene dimostrato mediante un formulario EUR.2, il cui modello figura nell'allegato IV del presente protocollo.2. Il formulario EUR.2 è compilato e firmato dall'esportatore o, sotto la sua responsabilità, dal suo rappresentante autorizzato, conformemente al presente protocollo.3. Viene compilato un formulario EUR.2 per ogni spedizione.4. L'esportatore che ha compilato il formulario EUR.2 fornisce, su richiesta, alle autorità doganali del paese esportatore tutti i documenti giustificativi relativi all'uso del formulario.5. Gli articoli 16, 18 e 20 si applicano mutatis mutandis ai formulari EUR.2.Articolo 21 DiscordanzeLa constatazione di lievi discordanze tra le menzioni esistenti nel certificato di circolazione delle merci EUR.1 o nel formulario EUR.2 e quelle contenute nei documenti presentati all'ufficio doganale per l'assolvimento delle formalità d'importazione delle merci non comporta ipso facto l'invalidità del certificato di circolazione delle merci EUR.1 o del formulario EUR.2 se viene regolarmente accertato che questi ultimi corrispondono alle merci presentate.Articolo 22 Esonero dalla prova dell'origine1. All'importazione nella Comunità, sono ammessi come «prodotti originari» ai sensi del presente protocollo, senza che sia necessario presentare uno dei documenti di cui agli articoli 9 o 20:a) i prodotti oggetto di piccole spedizioni a privati da privati e il cui valore non supera 215 ecu;b) i prodotti contenuti nei bagagli personali dei passeggeri e il cui valore non supera 600 ecu.Queste disposizioni vengono applicate solo nel caso in cui si tratti di importazioni prive di ogni carattere commerciale, dichiarate come rispondenti alle condizioni richieste per l'applicazione dell'accordo, e qualora non esista alcun dubbio sulla veridicità di detta dichiarazione.2. Sono considerate prive di ogni carattere commerciale le importazioni che presentano un carattere occasionale e che consistono unicamente in merci riservate all'uso personale dei destinatari, dei viaggiatori o delle loro famiglie, purché sia evidente, per la loro natura e quantità, che non sono destinate ad usi commerciali.TITOLO III METODI DI COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA Articolo 23 Comunicazione dei timbri e degli indirizziLa Slovenia trasmette alla Commissione delle Comunità europee i facsimili dei timbri utilizzati, nonché gli indirizzi delle autorità doganali competenti per il rilascio e il controllo a posteriori dei certificati di circolazione delle merci EUR.1. La Commissione, a sua volta, comunica queste informazioni alle autorità doganali degli Stati membri delle Comunità europee.Ai fini dell'applicazione del trattamento preferenziale, i certificati di circolazione delle merci EUR.1 vengono accettati a decorrere dalla data in cui la Commissione riceve le informazioni suddette.I certificati di circolazione delle merci EUR.1 presentati prima di questa data alle autorità doganali dello Stato membro importatore vengono accettati in conformità della legislazione comunitaria.Articolo 24 Controllo dei certificati di circolazione delle merci EUR.1 e dei formulari EUR.21. Il controllo a posteriori dei certificati di circolazione delle merci EUR.1 o dei formulari EUR.2 è effettuato per sondaggio o ogniqualvolta le autorità doganali del paese importatore abbiano fondati dubbi sull'autenticità del documento o sull'esattezza delle informazioni relative all'effettiva origine dei prodotti in questione.2. Allo scopo di assicurare una corretta applicazione del presente protocollo, gli Stati membri della Comunità e la Slovenia si prestano mutua assistenza, tramite le rispettive amministrazioni doganali, per il controllo dell'autenticità dei certificati di circolazione delle merci EUR.1 e dei formulari EUR.2, nonché dell'esattezza delle informazioni relative all'effettiva origine dei prodotti.3. Per l'applicazione del paragrafo 1, le autorità doganali del paese di importazione rinviano il certificato di circolazione delle merci EUR.1 o il formulario EUR.2, o una fotocopia dei suddetti documenti, alle autorità doganali del paese di esportazione, indicando, all'occorrenza, i motivi di fondo o di forma che giustificano un'inchiesta.Esse allegano ai certificati di circolazione delle merci EUR.1 o ai formulari EUR.2 la fattura, se è stata presentata, o copia della stessa, e ogni informazione che hanno potuto ottenere e che fa ritenere che le menzioni riportate sul certificato di circolazione delle merci EUR.1 o sul formulario EUR.2 sono inesatte.Se decidono di soprassedere all'applicazione delle disposizioni dell'accordo in attesa dei risultati del controllo, le autorità doganali del paese di importazione offrono all'importatore lo svincolo dei prodotti, con riserva delle misure conservative giudicate necessarie.4. I risultati del controllo a posteriori sono comunicati appena possibile alle autorità doganali del paese importatore. Essi devono permettere di stabilire se il certificato di circolazione delle merci EUR.1 o il formulario EUR.2 contestati si applicano ai prodotti in causa e se questi possono effettivamente beneficiare del regime preferenziale.Qualora, in caso di dubbi fondati, non sia pervenuta alcuna risposta entro dieci mesi dalla data della richiesta di controllo, oppure qualora la risposta non contenga informazioni sufficienti per determinare l'autenticità del documento in questione o l'effettiva origine dei prodotti, le autorità richiedenti li escludono dal regime preferenziale, a meno che si tratti di casi di forza maggiore o di circostanze eccezionali.5. Ai fini del controllo a posteriori dei certificati di circolazione delle merci EUR.1, i documenti di esportazione e le copie dei certificati devono essere conservati almeno per due anni dalle autorità doganali del paese esportatore.TITOLO IV DISPOSIZIONI APPLICABILI A CEUTA E MELILLA Articolo 25 Applicazione del protocollo1. Nell'espressione «Comunità» utilizzata nel presente protocollo non rientrano Ceuta e Melilla. Nell'espressione «prodotti originari della Comunità» non rientrano i prodotti originari di Ceuta e di Melilla.PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 293A0729(01).12. Il presente protocollo si applica, mutatis mutandis, ai prodotti originari di Ceuta e di Melilla, fatte salve le condizioni particolari di cui all'articolo 26.Articolo 26 Condizioni particolari1. I paragrafi seguenti sono applicabili in sostituzione dell'articolo 1 ed i riferimenti a detto articolo si applicano mutatis mutandis al presente articolo.2. Purché siano stati trasportati direttamente a norma dell'articolo 7, sono considerati:a) prodotti originari di Ceuta e di Melilla:i) i prodotti totalmente ottenuti a Ceuta e a Melilla;ii) i prodotti ottenuti a Ceuta e a Melilla e nella cui fabbricazione sono entrati prodotti diversi da quelli indicati al punto i), a condizione che tali prodotti siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 3. Tuttavia, tale condizione non si applica ai prodotti originari, ai sensi del presente protocollo, della Comunità o della Slovenia purché siano oggetto, a Ceuta e Melilla, di lavorazioni o trasformazioni superiori alle lavorazioni o trasformazioni insufficienti di cui all'articolo 3, paragrafo 3;b) prodotti originari della Slovenia:i) i prodotti totalmente ottenuti in Slovenia;ii) i prodotti ottenuti in Slovenia e nella cui fabbricazione sono entrati prodotti diversi da quelli indicati al punto i), a condizione che tali prodotti siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 3. Tuttavia, tale condizione non si applica ai prodotti originari di Ceuta e Melilla o della Comunità ai sensi del presente protocollo, purché siano oggetto, in Slovenia, di lavorazioni o trasformazioni superiori alle lavorazioni o trasformazioni insufficienti di cui all'articolo 3, paragrafo 3.3. Ceuta e Melilla sono considerate un solo territorio.4. L'esportatore o il suo rappresentante autorizzato è tenuto ad apporre le menzioni «Slovenia» e «Ceuta e Melilla» nella casella 2 del certificato di circolazione delle merci EUR.1. Inoltre, quando trattasi di prodotti originari di Ceuta e Melilla, il carattere originario deve essere indicato nella casella 4 del certificato di circolazione delle merci EUR.1.5. Le autorità doganali spagnole sono incaricate di garantire l'applicazione del presente protocollo a Ceuta e a Melilla.TITOLO V DISPOSIZIONI FINALI Articolo 27 Modifiche del protocolloIl consiglio di cooperazione esamina ogni due anni, o su richiesta della Slovenia o della Comunità, l'applicazione delle disposizioni del presente protocollo al fine di procedere alle modifiche o agli adeguamenti necessari.In occasione di tale esame, si terrà conto, tra l'altro, della partecipazione delle parti contraenti a zone di libero scambio o a unioni doganali con paesi terzi.Articolo 28 Comitato di cooperazione doganale1. È istituito un comitato di cooperazione doganale incaricato di garantire la cooperazione amministrativa necessaria ai fini di un'applicazione corretta e uniforme del presente protocollo, nonché di svolgere tutti gli eventuali altri compiti affidatigli in materia doganale.2. Il comitato è composto da esperti doganali degli Stati membri e da funzionari dei servizi della Commissione delle Comunità europee che si occupano di questioni doganali, nonché da esperti doganali della Slovenia.Articolo 29 Prodotti petroliferiI prodotti elencati nell'allegato V sono temporaneamente esclusi dal campo di applicazione del presente protocollo. Tuttavia, ai suddetti prodotti si applicano, mutatis mutandis, le disposizioni in materia di cooperazione amministrativa.Articolo 30 AllegatiGli allegati del presente protocollo ne costituiscono parte integrante.Articolo 31 Attuazione del protocolloLa Comunità e la Slovenia prendono, ciascuna per quanto la concerne, le misure necessarie per l'attuazione del presente protocollo.ALLEGATO I NOTE PremessaLe seguenti note si applicano, ove necessario, a tutti i prodotti che contengono materiali non originari, anche se non soggetti alle condizioni specifiche elencate nell'allegato II, ma alla regola del cambiamento di voce di cui all'articolo 3, paragrafo 1.Nota 11.1. Nell'elenco dell'allegato II figurano alcuni prodotti che non beneficiano delle preferenze tariffarie, ma che possono essere utilizzati nella fabbricazione di prodotti che beneficiano di tale regime.1.2. Le prime due colonne dell'elenco descrivono il prodotto ottenuto. La prima colonna indica la voce o il capitolo del sistema armonizzato, mentre nella seconda colonna figura la designazione delle merci usata in detto sistema per tale voce o capitolo. Ad ogni prodotto menzionato nelle prime due colonne corrisponde una regola nella colonna 3. Ove tuttavia la voce che figura nella prima colonna è preceduta da «ex», ciò significa che la regola della colonna 3 si applica soltanto alla parte di voce o di capitolo descritta nella colonna 2.1.3. Quando nella colonna 1 compaiono più voci raggruppate insieme, o il codice di un capitolo, e di conseguenza la designazione dei prodotti della colonna 2 è espressa in termini generali, la corrispondente regola della colonna 3 si applica a tutti i prodotti che nel sistema armonizzato sono classificati nelle voci del capitolo o in una delle voci raggruppate nella colonna 1.1.4. Quando nell'elenco, compaiono più regole, ciascuna applicabile a diversi prodotti tutti classificati nella stessa voce, ciascun trattino riporta la descrizione della parte di voce cui si applica la corrispondente regola della colonna 3.Nota 22.1. Per «fabbricazione» s'intende qualsiasi tipo di lavorazione o trasformazione, incluso il montaggio o le operazioni specifiche. Vedi altresì la nota 3.5.2.2. Per «materiale» s'intende qualsiasi «ingrediente», «materia prima», «componente» o «parte», ecc., impiegato nella fabbricazione del prodotto.2.3. Per «prodotto» s'intende il prodotto ottenuto, anche se esso è destinato ad essere successivamente impiegato in un'altra operazione di fabbricazione.2.4. Per «merci» si intendono sia i materiali che i prodotti.Nota 33.1. Quando una voce o parte di voce non è compresa nell'elenco, ad essa si applica la regola del cambiamento di voce di cui all'articolo 3, paragrafo 1. Se un prodotto citato nell'elenco è soggetto alla condizione del cambiamento di voce, tale condizione è menzionata nella regola della colonna 3.3.2. La lavorazione o la trasformazione richiesta da una regola della colonna 3 deve riferirsi soltanto ai materiali non originari impiegati. Analogamente, le restrizioni contenute in una regola della colonna 3 si applicano soltanto ai materiali non originari impiegati.3.3. Quando una regola prescrive che possono essere utilizzati «materiali di qualsiasi voce», è ammesso l'utilizzo anche di materiali della stessa voce del prodotto, fatte salve le limitazioni specifiche eventualmente indicate nella regola stessa. Tuttavia l'espressione «fabbricazione a partire da materiali di qualsiasi voce compresi gli altri materiali della voce . . .» significa che possono essere utilizzati materiali classificati nella stessa voce del prodotto purché diversi da quelli indicati nella descrizione del prodotto riportata nella colonna 2 dell'elenco.3.4. Se un prodotto fabbricato con materiali non originari che ha ottenuto il carattere di prodotto originario durante la fabbricazione in base alla regola del cambiamento di voce, oppure in base alla propria regola specifica nell'elenco, viene utilizzato nel processo di fabbricazione di un altro prodotto, la regola dell'elenco applicabile al prodotto finito in cui esso è incorporato non gli si applica.Ad esempio:Un motore della voce 8407, per il quale la regola d'origine impone che il valore dei materiali non originari incorporati non deve superare il 40 % del prezzo franco fabbrica, è ottenuto da «sbozzi di forgia» della voce 7224.Se la forgiatura è stata effettuata nel paese in questione a partire da un lingotto non originario, il pezzo forgiato ha già ottenuto il carattere di prodotto originario conformemente alla regola per la voce ex 7224 nella lista. Pertanto esso è considerato originario nel calcolo del valore dei materiali non originari utilizzati per la fabbricazione del motore della voce 8407, a prescindere dal fatto che esso sia stato ottenuto nello stesso stabilimento industriale o no. Perciò il valore del lingotto non originario non viene preso in considerazione quando si somma il valore dei materiali non originari utilizzati.3.5. Anche se la regola del cambiamento di voce, o la regola che figura nell'elenco, è stata osservata, il prodotto finito non è originario se la trasformazione eseguita, considerata nel complesso, è insufficiente ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 3.3.6. Ai fini dell'applicazione delle norme di origine, l'unità di qualificazione sarà il prodotto specifico considerato l'unità di base nel determinare la classificazione in funzione della nomenclatura del sistema armonizzato; nel caso degli assortimenti di prodotti, classificati a norma della regola generale 3 per l'interpretazione del sistema armonizzato, l'unità di qualificazione verrà determinata in funzione di ciascun articolo dell'assortimento: questa disposizione si applica altresì agli assortimenti delle voci 6308, 8206 e 9605.Di conseguenza:- quando un prodotto composto di una serie o di un assortimento di articoli è classificato in un'unica voce a norma del sistema armonizzato, l'insieme costituisce l'unità di qualificazione;- quando una spedizione comprende un certo numero di prodotti identici classificati nella stessa voce del sistema armonizzato, ogni prodotto deve essere considerato singolarmente nell'applicare le norme di origine;- quando, a norma della regola generale 5 del sistema armonizzato, l'imballaggio fa parte del prodotto ai fini della classificazione, esso viene incluso anche per la determinazione dell'origine.Nota 44.1. La regola dell'elenco rappresenta l'entità minima di lavorazione o di trasformazione richiesta, e l'esecuzione di lavorazioni o trasformazioni più importanti è pure idonea a conferire il carattere di prodotto originario; per contro, l'esecuzione di lavorazioni o trasformazioni inferiori a quelle richieste non può conferire il carattere di prodotto originario. Pertanto, se una regola autorizza l'impiego di un materiale non originario che si trova ad un certo stadio di lavorazione, l'impiego del materiale in uno stadio di lavorazione precedente è autorizzato, mentre l'impiego del materiale in uno stadio successivo non lo è.4.2. Quando una regola dell'elenco specifica che un prodotto può essere fabbricato a partire da più di un materiale, ciò significa che è ammesso l'utilizzo di uno o più di tali materiali, non che tutti i materiali debbano essere utilizzati.Ad esempio:La regola per i tessuti autorizza l'impiego di fibre naturali ed anche, fra l'altro, di sostanze chimiche. Ciò non significa che entrambi debbano essere impiegati, bensì che si può usare un materiale, o l'altro, oppure entrambi.Pertanto, se una restrizione si applica ad un determinato materiale ed altre restrizioni ad altri materiali, nell'ambito della medesima regola, le restrizioni si applicano soltanto ai materiali effettivamente impiegati.Ad esempio:La regola per una macchina da cucire richiede che il meccanismo per la tensione del filo deve essere originario e che anche il meccanismo detto «zigzag» deve essere un prodotto originario; queste due restrizioni si applicano soltanto se i meccanismi in questione sono effettivamente incorporati nella macchina da cucire.4.3. Quando una regola dell'elenco specifica che un prodotto va fabbricato partendo da un determinato materiale, tale condizione non vieta ovviamente l'impiego di altri materiali che, per loro natura, non possono rispettare questa regola.Ad esempio:La regola per la voce 1904, che esclude specificamente l'uso di cereali o loro derivati, non impedisce l'uso di sali minerali, sostanze chimiche ed altri additivi che non sono prodotti a partire da cereali.Ad esempio:Nel caso di un prodotto fabbricato con materiali non tessuti, se la regola prescrive che, per tale gruppo di prodotti, il materiale non originario utilizzato può unicamente essere il filato, non è ammesso partire da «tessuti non tessuti», nemmeno se questi non possono essere normalmente ottenuti da filati. In tal caso, il materiale di partenza dovrebbe normalmente trovarsi ad uno stadio precedente al filato, cioè allo stadio di fibra.Vedi anche la nota 7.3 concernente i tessili.4.4. Se una regola dell'elenco autorizza l'impiego di materiali non originari, indicando due o più percentuali del loro tenore massimo, tali percentuali non sono cumulabili. Il tenore massimo di tutti i materiali non originari impiegati non può mai eccedere la percentuale più elevata fra quelle indicate. Inoltre, non deve essere superata alcuna delle percentuali specifiche applicabili a prodotti particolari.Nota 55.1. Nell'elenco, con l'espressione «fibre naturali» s'intendono le fibre diverse da quelle artificiali o sintetiche che si trovano in uno stadio precedente alla filatura, compresi i cascami; se non altrimenti specificato, l'espressione «fibre naturali» comprende le fibre che sono state cardate, pettinate o altrimenti preparate, ma non filate.5.2. Il termine «fibre naturali» comprende i crini della voce 0503, la seta delle voci 5002 e 5003 nonché le fibre di lana, peli fini o grossolani di animali delle voci da 5101 a 5105, le fibre di cotone delle voci da 5201 a 5203 e le altre fibre vegetali delle voci da 5301 a 5305.5.3. Nell'elenco, con i termini «pasta tessile», «sostanze chimiche» e «materiali per la fabbricazione della carta» sono designati i materiali che non sono classificati nei capitoli da 50 a 63 e che possono essere utilizzati per fabbricare fibre artificiali, sintetiche o di carta o filati.5.4. Nell'elenco, per «fibre in fiocco sintetiche o artificiali» si intendono i fasci di filamenti, le fibre in fiocco o i cascami sintetici o artificiali delle voci da 5501 a 5507.Nota 66.1. Nel caso dei prodotti misti classificati nelle voci che figurano nell'elenco e per cui si fa riferimento alla presente nota, le condizioni della colonna 3 non si applicano ad alcun materiale tessile di base impiegato che globalmente rappresenti il 10 % o meno del valore totale di tutti i materiali tessili di base usati (vedi anche note 6.3 e 6.4).6.2. Tuttavia, questa tolleranza si applica esclusivamente ai prodotti misti nella cui composizione entrano due o più materiali tessili di base.Per materiali tessili di base si intendono i seguenti:- seta;- lana;- peli grossolani di animali;- peli fini di animali;- crine di cavallo;- cotone;- materiali per la fabbricazione della carta e carta;- lino;- canapa;- iuta ed altre fibre tessili liberiane;- sisal ed altre fibre tessili del genere Agave;- cocco, abaca, ramiè ed altre fibre tessili vegetali;- filamenti sintetici;- filamenti artificiali;- fibre sintetiche in fiocco;- fibre artificiali in fiocco.Ad esempio:Un filato della voce 5205 ottenuto da fibre di cotone della voce 5203 e da fibre sintetiche in fiocco della voce 5506 è un filato misto. Perciò, materiali tessili non originari che non soddisfano le regole di origine (che richiedono una fabbricazione a partire da materiale chimico o da pasta tessile) possono essere usati fino a un massimo del 10 % del valore del filato.Ad esempio:Un tessuto di lana della voce 5112 ottenuto da filati di lana della voce 5107 e da filati di fibre sintetiche in fiocco della voce 5509 è un tessuto misto. Perciò, i filati sintetici che non soddisfano le norme di origine (che richiedono una fabbricazione a partire da materiali chimici o da pasta tessile) o i filati di lana che non soddisfano le norme di origine (che richiedono una fabbricazione a partire da fibre naturali, non cardate né pettinate né altrimenti preparate per la filatura) o una combinazione di entrambi possono essere utilizzati fino a un massimo del 10 % del valore del tessuto.Ad esempio:Una superficie tessile «tufted» della voce 5802 ottenuta da filati di cotone della voce 5205 e da tessuti di cotone della voce 5210 è un prodotto misto solo se il tessuto di cotone è esso stesso un tessuto misto ottenuto da filati classificati in due voci separate, oppure se il filato di cotone usato è esso stesso misto.Ad esempio:Se la stessa superficie tessile «tufted» fosse stata ottenuta da filati di cotone della voce 5205 e da tessuti sintetici della voce 5407, la superficie tessile «tufted» sarebbe un prodotto misto poiché si sono utilizzati due materiali tessili diversi.Ad esempio:Un tappeto con ciuffi di filati artificiali e ciuffi di filati di cotone ed il dorso di iuta è un prodotto misto, poiché sono stati utilizzati tre materiali tessili. Può essere impiegato qualsiasi materiale non originario che sia utilizzato ad uno stadio di lavorazione posteriore a quello ammesso dalla regola, a condizione che il suo valore globale non ecceda il 10 % del valore del materiale tessile nel tappeto. Perciò, il dorso di iuta, i filati artificiali e/o i filati di cotone potrebbero essere importati in questa fase di lavorazione a condizione che il limite di peso sia rispettato.6.3. Nel caso di tessuti nella cui composizione entrano «filati di poliuretano segmentato con segmenti flessibili di poliestere, anche rivestiti», questa tolleranza viene portata al 20 % o meno del peso totale per tali filati.6.4. Nel caso di tessuti nella cui composizione entra un nastro consistente di un'anima di lamina di alluminio, oppure di un'anima di pellicola di materia plastica, ricoperta o no di polvere di alluminio, della larghezza non superiore a 5 mm, inserita mediante incollatura tra due pellicole di plastica, questa tolleranza viene portata al 30 % o meno del peso totale per tale nastro.Nota 77.1. Nel caso dei prodotti tessili contrassegnati nell'elenco da una nota a piè di pagina relativa alla presente nota, i materiali tessili, escluse le fodere e le controfodere, che non soddisfano la regola della colonna 3 per il prodotto finito in questione possono essere usati, purché siano classificati in una voce diversa da quella del prodotto e il loro valore non superi l'8 % del prezzo franco fabbrica del prodotto.7.2. Tutte le guarnizioni, accessori o altri materiali non tessili utilizzati che contengono tessili non debbono soddisfare le condizioni di cui alla colonna 3 (anche se non rientrano nella nota 4.3).7.3. Conformemente alla nota 4.3, qualsiasi guarnizione, accessorio o altro materiale (che non contenga materiali tessili) non originario, che non contenga materiali tessili, può tuttavia essere utilizzato liberamente qualora esso non possa essere ottenuto a partire dai materiali elencati nella colonna 3.Ad esempio:Se una regola dell'elenco richiede per un prodotto tessile specifico, come una camicia, che la fabbricazione debba partire dal filato, ciò non vieta l'uso di particolari metallici, come i bottoni, poiché questi non possono essere ottenuti da materiali tessili.7.4. Qualora sia applicabile una regola di percentuale, il valore delle guarnizioni ed accessori deve essere preso in considerazione nel calcolo del valore dei materiali non originari incorporati.ALLEGATO II >SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO III CERTIFICATO DI CIRCOLAZIONE EUR.11. Il certificato EUR.1 è compilato sul modulo il cui modello figura nel presente allegato. Questo modulo è stampato in una delle lingue ufficiali della Comunità. Il certificato EUR.1 viene compilato in una di tali lingue e in conformità delle disposizioni di diritto interno dello Stato o del territorio d'esportazione; se viene compilato a mano, deve essere scritto in inchiostro e in carattere stampatello.2. Il certificato EUR.1 deve avere il formato di 210 × 297 mm, con una tolleranza massima di 5 mm in meno e di 8 mm in più nel senso della lunghezza, ed essere stampato su carta collata bianca per scrittura, non contenente pasta meccanica, del peso minimo di 65 g/m². Il certificato deve avere un fondo arabescato di colore verde, in modo da far risaltare qualsiasi falsificazione con mezzi meccanici o chimici.3. Le autorità competenti dello Stato membro della Comunità o del territorio di esportazione possono riservarsi la stampa dei certificati EUR.1 oppure affidarne il compito a tipografie da essi autorizzate. In quest'ultimo caso, su ogni certificato EUR.1 deve essere indicata tale autorizzazione. Ogni certificato EUR.1 deve recare menzione del nome e dell'indirizzo della tipografia o un segno che ne consenta l'identificazione. Il certificato deve recare, inoltre, un numero di serie, stampato o meno, destinato a contraddistinguerlo.CERTIFICATO DI CIRCOLAZIONE DELLE MERCI>INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>DOMANDA PER OTTENERE UN CERTIFICATO DI CIRCOLAZIONE DELLE MERCI>INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>ALLEGATO IV FORMULARIO EUR.21. Il formulario EUR.2 è compilato sul modulo il cui modello figura nel presente allegato. Questo modulo è stampato in una delle lingue ufficiali della Comunità. Il formulario viene compilato in una di tali lingue e in conformità delle disposizioni di diritto interno dello Stato o del territorio d'esportazione; se viene compilato a mano, deve essere scritto in inchiostro e in carattere stampatello.2. Il formulario EUR.2 ha il formato di 210 × 148 mm. Una tolleranza massima di 5 mm in meno e di 8 mm in più è ammessa per quanto riguarda la lunghezza. La carta da usare è una carta collata bianca per scrittura, non contenente pasta meccanica, del peso minimo di 65 g/m².3. Le autorità competenti dello Stato membro della Comunità o del territorio di esportazione possono riservarsi la stampa dei formulari o affidarne l'esecuzione a tipografie che abbiano ottenuto la loro autorizzazione. In quest'ultimo caso, su ogni formulario deve essere indicata tale autorizzazione. Inoltre, ogni formulario deve recare menzione del nome e dell'indirizzo della tipografia o un segno che ne consenta l'identificazione. Il formulario deve recare, inoltre, un numero di serie, stampato o meno, destinato a contraddistinguerlo.>INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>ALLEGATO V >SPAZIO PER TABELLA>ATTO FINALE I plenipotenziariDEL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,da una parte, eDELLA REPUBBLICA DI SLOVENIA,dall'altra,riuniti a Lussemburgo il 5 aprile 1993 per la firma dell'accordo di cooperazione tra la Comunità economica europea e la Repubblica di Slovenia, all'atto della firma di tale accordo hanno adottato le dichiarazioni seguenti:1. dichiarazione comune delle parti contraenti relativa all'articolo 16 dell'accordo;2. dichiarazione della Comunità relativa al regime comunitario da applicare all'importazione di giovani bovini maschi destinati all'ingrasso, originari della e provenienti dalla Slovenia;3. dichiarazione comune relativa al regime comunitario da applicare all'importazione di giovani bovini maschi destinati all'ingrasso, originari della e provenienti dalla Slovenia;4. dichiarazione della Comunità relativa alle carni bovine;5. dichiarazione della Slovenia relativa alle carni bovine;6. dichiarazione d'intenti delle parti contraenti relativa al regime commerciale tra gli Stati dell'ex Federazione iugoslava;7. dichiarazione comune relativa alla presentazione dell'accordo al GATT da parte della Comunità;e preso atto:- dello scambio di lettere relativo alla cooperazione nel settore della manodopera;- della dichiarazione comune relativa al dialogo politico, adottata lo stesso giorno;e, all'atto della firma del protocollo relativo alla cooperazione finanziaria hanno adottato le dichiarazioni seguenti:1. dichiarazione comune relativa all'articolo 4 del protocollo finanziario;2. dichiarazione della Comunità relativa all'articolo 8 del protocollo finanziario.Le dichiarazioni e lo scambio di lettere di cui sopra sono acclusi al presente atto finale.I plenipotenziari convengono che, se del caso, le dichiarazioni e gli scambi di lettere saranno sottoposti alle procedure necessarie per assicurarne la validità, alle stesse condizioni dell'accordo.Hecho en Luxemburgo, el cinco de abril de mil novecientos noventa y tres.Udfærdiget i Luxembourg, den femte april nitten hundrede og treoghalvfems.Geschehen zu Luxemburg am fünften April neunzehnhundertdreiundneunzig.¸ãéíå Ëïõîåìâïýñãï, óôéò ðÝíôå Áðñéëßïõ ÷ßëéá åííéáêüóéá åííåíÞíôá ôñßá.Done at Luxembourg on the fifth day of April in the year one thousand nine hundred and ninety-three.Fait à Luxembourg, le cinq avril mil neuf cent quatre-vingt-treize.Fatto a Lussemburgo, addì cinque aprile millenovecentonovantatré.Gedaan te Luxemburg, de vijfde april negentienhonderd drieënnegentig.Feito em Luxemburgo, em cinco de Abril de mil novecentos e noventa e três.V Luksemburgu, petega aprila tiso Ocdevetstotriindevetdeset.Por el Consejo de las Comunidades EuropeasFor Rådet for De Europæiske FællesskaberFür den Rat der Europäischen GemeinschaftenÃéá ôï Óõìâïýëéï ôùí Åõñùðáúêþí ÊïéíïôÞôùíFor the Council of the European CommunitiesPour le Conseil des Communautés européennesPer il Consiglio delle Comunità europeeVoor de Raad van de Europese GemeenschappenPelo Conselho das Comunidades EuropeiasZa Svet Evropskih skupnosti>RIFERIMENTO A UN FILM>Por la República de EsloveniaFor Republikken SlovenienFür die Republik SlowenienÃéá ôç Äçìïêñáôßá ôçò ÓëïâåíßáòFor the Republic of SloveniaPour la République de SlovéniePer la Repubblica di SloveniaVoor de Republiek SloveniëPela República da EslovéniaZa Republiko Slovenijo>RIFERIMENTO A UN FILM>1. DICHIARAZIONE COMUNE DELLE PARTI CONTRAENTI RELATIVA ALL'ARTICOLO 16 DELL'ACCORDO I massimali, i quantitativi di riferimento e i contingenti di cui all'articolo 16 dell'accordo si applicano globalmente alle Repubbliche dell'ex Repubblica socialista federativa di Iugoslavia.Il regime d'importazione applicabile ai prodotti di cui all'articolo 16 dell'accordo, originari della Slovenia, non può essere globalmente meno favorevole di quello applicabile nel 1992 a titolo dei regolamenti (CEE) nn. 545/92 del Consiglio, del 3 febbraio 1992, e (CEE) n. 3301/91 del Consiglio, dell'11 novembre 1991.La Comunità si riserva di proporre alla Slovenia di sostituire il regime autonomo di cui all'articolo 16 dell'accordo con un regime contrattuale basato sulle disposizioni previste in materia dall'accordo concluso tra la Comunità e la Repubblica socialista federativa di Iugoslavia, per i prodotti che figurano negli allegati da C I a F del presente accordo.La Slovenia ne prende atto e esprime il suo desiderio di avviare rapidamente tali negoziati.2. DICHIARAZIONE DELLA COMUNITÀ RELATIVA AL REGIME COMUNITARIO DA APPLICARE ALL'IMPORTAZIONE DI GIOVANI BOVINI MASCHI DESTINATI ALL'INGRASSO, ORIGINARI DELLA E PROVENIENTI DALLA SLOVENIA La Comunità si impegna a limitare, per la durata dell'accordo e per un quantitativo da determinare secondo la procedura concordata nella dichiarazione comune corrispondente, l'importo del prelievo applicabile all'importazione di giovani bovini maschi destinati all'ingrasso, di peso vivo non inferiore a 160 kg e non superiore a 300 kg, originari della e provenienti dalla Slovenia, al 25 % del prelievo integrale.3. DICHIARAZIONE COMUNE RELATIVA AL REGIME COMUNITARIO DA APPLICARE ALL'IMPORTAZIONE DI GIOVANI BOVINI MASCHI DESTINATI ALL'INGRASSO, ORIGINARI DELLA E PROVENIENTI DALLA SLOVENIA La Comunità e la Slovenia convengono che la sospensione al 25 % del prelievo integrale si applica ad un quantitativo massimo di giovani bovini maschi destinati all'ingrasso, il cui livello è fissato ogni anno dal Consiglio delle Comunità europee conformemente al regolamento (CEE) n. 805/68 del Consiglio, del 27 giugno 1968.Per la redazione del bilancio estimativo, la Comunità e la Slovenia applicano la seguente procedura di collaborazione:1. I servizi della Commissione delle Comunità europee raccolgono i dati forniti dagli Stati membri della Comunità sul rispettivo fabbisogno di animali destinati all'ingrasso.Sulla base di queste informazioni e delle loro previsioni, essi formulano una stima globale del fabbisogno comunitario.2. Le competenti autorità della Slovenia vengono informate di queste stime.3. Successivamente, si organizzano con la massima sollecitudine riunioni tra le autorità competenti della Slovenia e i servizi della Commissione al fine di:- scambiare opinioni sull'insieme del mercato delle carni bovine nella Comunità, nonché sulle prospettive di produzione e di consumo;- effettuare un'analisi comparativa degli elementi che consentono di stimare il fabbisogno comunitario di animali vivi destinati all'ingrasso;- scambiare informazioni sulle possibilità di esportazione della Slovenia.4. Al termine di queste riunioni, la Commissione delle Comunità europee redige un progetto di bilancio da trasmettere al Consiglio delle Comunità europee, prendendo in considerazione tutti gli elementi che sono emersi dalle discussioni e che si prestano ad una valutazione quantitativa il più possibile realistica.Il progetto di bilancio trasmesso al Consiglio è corredato di un documento che riprende sommariamente le opinioni espresse dai partecipanti in merito al fabbisogno della Comunità e alle loro possibilità di esportazione dei prodotti in causa.5. Questo bilancio dovrebbe essere redatto in modo da garantire un regolare approvvigionamento del mercato comunitario e un aumento delle importazioni in funzione dell'incremento del fabbisogno comunitario, tenendo conto della prevedibile espansione di questo mercato.In base a quanto precede, si suppone che i livelli annui delle importazioni di animali destinati all'ingrasso a titolo del bilancio tenderanno per vari anni ad aumentare, in funzione dell'incremento del fabbisogno comunitario.4. DICHIARAZIONE DELLA COMUNITÀ RELATIVA ALLE CARNI BOVINE La Comunità si dichiara disposta ad avviare, durante il periodo di applicazione dell'accordo, consultazioni con la Slovenia per migliorare il regime esistente nel settore delle carni bovine, in funzione dell'andamento del mercato comunitario e delle sue relazioni con la Slovenia.5. DICHIARAZIONE DELLA SLOVENIA RELATIVA ALLE CARNI BOVINE Per evitare qualsiasi perturbazione sui mercati comunitari, la Slovenia s'impegna a rispettare un ritmo regolare per le sue forniture di «baby beef» alla Comunità.6. DICHIARAZIONE D'INTENTI DELLE PARTI CONTRAENTI RELATIVA AL REGIME COMMERCIALE TRA GLI STATI DELL'EX FEDERAZIONE IUGOSLAVA 1. La Comunità e la Slovenia ritengono fondamentale ripristinare quanto prima, non appena lo consentiranno le condizioni politiche ed economiche, le relazioni di cooperazione economica e commerciale tra gli Stati dell'ex Federazione iugoslava.2. La Comunità si dichiara disposta a prendere in considerazione la concessione del cumulo dell'origine a quegli Stati dell'ex Federazione iugoslava che avranno ristabilito normali relazioni di cooperazione economica e commerciale e non appena si sarà instaurata la cooperazione amministrativa indispensabile per il buon funzionamento del cumulo stesso.3. In questo spirito la Slovenia si dichiara disposta ad avviare appena possibile negoziati per l'instaurazione di una tale cooperazione con gli altri Stati dell'ex Federazione iugoslava.7. DICHIARAZIONE COMUNE RELATIVA ALLA PRESENTAZIONE DELL'ACCORDO AL GATT DA PARTE DELLA COMUNITÀ Le parti contraenti dell'accordo si consulteranno in occasione della presentazione e dell'esame delle sue disposizioni commerciali a cui si procederà nel quadro del GATT.SCAMBIO DI LETTERE RELATIVO ALLA COOPERAZIONE NEL SETTORE DELLA MANODOPERA Signor Presidente,mi pregio informarLa, a nome degli Stati membri della Comunità, che questi ultimi ribadiscono il loro interesse al rispetto dei principi e delle disposizioni contenuti nel titolo IV dell'accordo di cooperazione tra la Comunità economica europea e la Repubblica socialista federativa di Iugoslavia, del 1980.Essi si dichiarano disposti a riprendere nel futuro accordo gli elementi pertinenti del suddetto titolo IV per l'approfondimento delle relazioni contrattuali tra la Comunità e la Repubblica di Slovenia.Nel frattempo, essi esprimono la loro volontà, con riserva di applicazione reciproca, di mantenere, a favore dei cittadini sloveni, il regime di non discriminazione previsto dall'accordo del 1980.Le sarei grato se volesse accusare ricevuta della presente.Voglia gradire, Signor Presidente, l'espressione della mia profonda stima.Presidente del Consiglio della Comunità economica europeaSignor Presidente,con lettera in data odierna, mi ha comunicato quanto segue:«Mi pregio informarLa, a nome degli Stati membri della Comunità, che questi ultimi ribadiscono il loro interesse al rispetto dei principi e delle disposizioni contenuti nel titolo IV dell'accordo di cooperazione tra la Comunità economica europea e la Repubblica socialista federativa di Iugoslavia, del 1980.Essi si dichiarano disposti a riprendere nel futuro accordo gli elementi pertinenti del suddetto titolo IV per l'approfondimento delle relazioni contrattuali tra la Comunità e la Repubblica di Slovenia.Nel frattempo, essi esprimono la loro volontà, con riserva di applicazione reciproca, di mantenere, a favore dei cittadini sloveni, il regime di non discriminazione previsto dall'accordo del 1980.»Mi pregio accusare ricevuta della lettera di cui sopra.Voglia gradire, Signor Presidente, l'espressione della mia profonda stima.Presidente del governo della Repubblica di SloveniaDICHIARAZIONE COMUNE RELATIVA ALL'ARTICOLO 4 DEL PROTOCOLLO FINANZIARIO Rimane inteso che l'applicazione dell'articolo 4 è subordinata alla presentazione, da parte della Slovenia, di progetti giudicati reciprocamente accettabili.DICHIARAZIONE DELLA COMUNITÀ RELATIVA ALL'ARTICOLO 8 DEL PROTOCOLLO FINANZIARIO Le disposizioni del protocollo finanziario non pregiudicano né la questione generale dell'origine delle prestazioni che la Banca può finanziare sulle sue risorse proprie né l'esercizio delle competenze al riguardo degli organi della Banca, conformemente al suo statuto.