CELEX: 62007TO0326
Language: it
Date: 2007-12-04
Title: Ordinanza del presidente del Tribunale di primo grado del 4 dicembre 2007. # Cheminova A/S e altri contro Commissione delle Comunità europee. # Procedimento sommario - Direttiva 91/414/CEE - Domanda di sospensione dell’esecuzione - Ricevibilità - Difetto di urgenza. # Causa T-326/07 R.

Causa T‑326/07 R
      Cheminova A/S e altri 
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Procedimento sommario — Direttiva 91/414/CEE — Domanda di sospensione dell’esecuzione — Ricevibilità — Mancanza di urgenza»
      Massime dell’ordinanza
      1.      Procedimento sommario — Presupposti per la ricevibilità — Ricevibilità prima facie del ricorso principale 
      (Artt. 230 CE, 242 CE e 243 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 1; direttiva del Consiglio 91/414; decisione
            della Commissione 2007/389)
      2.      Procedimento sommario — Presupposti per la ricevibilità — Atto di ricorso — Requisiti di forma 
      (Art. 242 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, nn. 2 e 3)
      3.      Procedimento sommario — Sospensione dell’esecuzione — Presupposti per la concessione — Urgenza — Danno grave ed irreparabile
            
      (Art. 242 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 2)
      1.      Nell’ambito di una domanda di provvedimenti provvisori, l’esame della ricevibilità del ricorso principale è necessariamente
         sommario, considerata l’urgenza che caratterizza il procedimento sommario. La ricevibilità del ricorso principale può essere
         valutata solo prima facie, poiché la finalità è quella di verificare se il richiedente adduca elementi sufficienti a giustificare
         a priori la conclusione che la suddetta ricevibilità non può essere esclusa. Il giudice del procedimento sommario è tenuto
         a dichiarare tale ricorso irricevibile solo qualora la ricevibilità del ricorso principale possa essere del tutto esclusa.
         Infatti, statuire sulla ricevibilità nella fase del procedimento sommario allorché essa non è, prima facie, totalmente esclusa
         porterebbe a pregiudicare la decisione del Tribunale nel procedimento principale.
      
      Per quanto riguarda una domanda di provvedimenti provvisori collegata ad un ricorso per annullamento della decisione 2007/389,
         concernente la non iscrizione del malathion nell’allegato I della direttiva 91/414 e la revoca delle autorizzazioni di prodotti
         fitosanitari contenenti tale sostanza, non si può escludere, prima facie, che un ricorrente, nella sua qualità di notificante
         del malathion che ha effettivamente partecipato alla procedura di valutazione di una sostanza attiva prevista dalla direttiva
         e che beneficia delle garanzie procedurali previste dalla normativa pertinente, sia direttamente e individualmente interessato
         dalla citata decisione, ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, e che il ricorso principale da esso proposto sia ricevibile.
      
      Gli altri richiedenti non possono, prima facie, essere considerati individualmente interessati dalla decisione 2007/389, i
         cui unici destinatari sono gli Stati membri, in quanto, lungi dal distinguersi per proprie qualità peculiari, sono interessati
         al pari di tutti gli altri venditori e utilizzatori del malathion che si trovano nella stessa situazione, dato che tale decisione
         non contiene alcun elemento concreto in base al quale si possa concludere che essa è stata adottata tenendo conto della loro
         situazione particolare. Sembra quindi che tali richiedenti possano affermare di essere danneggiati dalla citata decisione
         unicamente in ragione della loro qualità oggettiva di operatori economici. Orbene, un danno del genere non è sufficiente per
         essere individualmente interessati ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE. Inoltre, vi sono molte altre imprese oltre alle
         richiedenti che, a loro volta, vendono e utilizzano il malathion e dispongono quindi di diritti di commercializzazione allo
         stesso titolo delle richiedenti. Ne consegue che i richiedenti diversi dall’autore della notifica non sono legittimati a far
         valere la propria posizione individuale per dimostrare l’urgenza nell’ambito di un procedimento sommario e di conseguenza
         essi non sono neppure legittimati a proporre siffatta domanda di provvedimenti provvisori.
      
      (v. punti 44‑45, 47, 58‑59, 64)
      2.      In forza dell’art. 104, nn. 2 e 3, del regolamento di procedura del Tribunale, la domanda di provvedimenti provvisori deve
         precisare, in particolare, gli argomenti di fatto e di diritto che giustifichino prima facie l’adozione del provvedimento
         provvisorio richiesto ed essere proposta con atto separato e nei modi previsti dagli artt. 43 e 44 del medesimo regolamento.
         A tale proposito, una domanda relativa a misure provvisorie deve, di per sé, permettere alla parte convenuta di predisporre
         le proprie osservazioni e al giudice del procedimento sommario di statuire sulla domanda, eventualmente senza il sostegno
         di ulteriori informazioni, e gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali essa si fonda devono emergere in maniera
         coerente e comprensibile dal testo stesso della domanda di provvedimenti urgenti.
      
      (v. punti 65‑66)
      3.      L’urgenza di una domanda di provvedimenti provvisori deve essere valutata sotto il profilo della necessità di statuire in
         via provvisoria per evitare che la parte che chiede il provvedimento cautelare subisca un danno grave e irreparabile. L’imminenza
         del danno non deve essere dimostrata con una certezza assoluta; è sufficiente, specialmente quando la realizzazione del danno
         dipende dal verificarsi di un complesso di fattori, che essa sia prevedibile con un grado di probabilità sufficiente. Tuttavia,
         la parte che la fa valere resta tenuta a provare i fatti che si ritiene siano alla base della prospettiva di tale danno grave
         e irreparabile.
      
      Un danno di carattere pecuniario non può essere considerato, salvo circostanze eccezionali, irreparabile o anche solo difficilmente
         riparabile, in quanto può essere oggetto di una successiva compensazione finanziaria. Il provvedimento provvisorio si giustifica
         solo se risulti che, in mancanza di tale provvedimento, il richiedente si troverebbe in una situazione tale da porre in pericolo
         la sua stessa esistenza prima della pronuncia della sentenza che conclude la causa di merito. Poiché l’imminente scomparsa
         dal mercato costituisce effettivamente un danno al contempo grave e irrimediabile, l’adozione del provvedimento provvisorio
         richiesto risulta giustificata in un caso del genere.
      
      Se pure si è tenuto conto del fatto che, in mancanza del provvedimento provvisorio richiesto, le quote di mercato del ricorrente
         verrebbero modificate irrimediabilmente, tale ipotesi può essere posta su un piano di parità con quella del rischio di scomparsa
         dal mercato e giustificare l’adozione del provvedimento provvisorio richiesto solo qualora anche la modifica irrimediabile
         delle quote di mercato abbia carattere di gravità. Pertanto non è sufficiente che una quota di mercato, ancorché minima, rischi
         di essere irrimediabilmente perduta, ma occorre che tale quota di mercato sia sufficientemente rilevante. Il ricorrente che
         lamenti la perdita di una quota di mercato di questo genere deve anche dimostrare che la riconquista di una congrua parte
         della stessa, in particolare mediante adeguate misure di pubblicità, è impossibile per ostacoli di natura strutturale o giuridica.
         In tale contesto, la gravità del danno asserito deve essere valutata tenuto conto, in particolare, delle dimensioni e del
         fatturato dell’impresa, nonché delle caratteristiche del gruppo cui essa appartiene.
      
      (v. punti 97‑100, 102, 115)
ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE
      4 dicembre 2007 (*)
      
      «Procedimento sommario – Direttiva 91/414/CEE – Domanda di sospensione dell’esecuzione – Ricevibilità – Difetto di urgenza»
      Nella causa T‑326/07 R,
      Cheminova A/S, con sede in Harboøre (Danimarca),
      
      Cheminova Agro Italia Srl, con sede in Roma (Italia),
      
      Cheminova Bulgaria EOOD, con sede in Sofia (Bulgaria),
      
      Agrodan, SA, con sede in Madrid (Spagna),
      
      Lodi SAS, con sede in Grand-Fougeray (Francia),
      
      rappresentate dagli avv.ti C. Mereu e K. Van Maldegem,
      ricorrenti,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. B. Doherty e L. Parpala, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda di sospensione dell’esecuzione della decisione della Commissione 6 giugno 2007, 2007/389/CE,
         concernente la non iscrizione del malathion nell’allegato I della direttiva 91/414/CEE del Consiglio e la revoca delle autorizzazioni
         di prodotti fitosanitari contenenti tale sostanza (GU L 146, pag. 19), fino alla pronuncia della sentenza nella causa principale,
      
      IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE
      
      ha pronunciato la seguente
      Ordinanza
       Contesto normativo
      1        La direttiva del Consiglio 15 luglio 1991, 91/414/CEE, relativa all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari (GU L 230,
         pag. 1; in prosieguo: la «direttiva»), stabilisce in particolare il regime comunitario applicabile all’autorizzazione e alla
         revoca dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari.
      
      2        Il nono ‘considerando’ della direttiva enuncia che le condizioni di autorizzazione per l’immissione in commercio di prodotti
         fitosanitari debbono garantire un elevato livello di protezione onde evitare soprattutto che vengano autorizzati all’immissione
         in commercio prodotti fitosanitari i cui rischi per la salute, le acque sotterranee e l’ambiente non siano stati adeguatamente
         studiati. Tale ‘considerando’ precisa inoltre che la protezione della salute dell’uomo e la protezione dell’ambiente sono
         prioritarie rispetto all’obiettivo di migliorare la produzione vegetale.
      
      3        L’art. 2 della direttiva definisce i prodotti fitosanitari, segnatamente, come le sostanze attive destinate a eliminare le
         piante indesiderate. Tale articolo definisce le sostanze attive come le sostanze o i microrganismi aventi un’azione generale
         o specifica sugli organismi nocivi o su vegetali, parti di vegetali o prodotti vegetali.
      
      4        L’art. 4, n. 1, della direttiva prevede che gli Stati membri prescrivono che un prodotto fitosanitario possa essere autorizzato
         soltanto se le sue sostanze attive sono elencate nell’allegato I della direttiva.
      
      5        Le sostanze attive non elencate nell’allegato I della direttiva possono beneficiare, a certe condizioni, di un regime di deroga
         transitorio. Secondo l’art. 8, n. 2, della direttiva, uno Stato membro poteva, durante un periodo di dodici anni a decorrere
         dalla notifica della direttiva, autorizzare l’immissione in commercio nel proprio territorio di prodotti fitosanitari contenenti
         sostanze attive non elencate nell’allegato I e che si trovavano già sul mercato due anni dopo la data della notifica della
         medesima, ossia il 25 luglio 1993. La Commissione doveva avviare un programma di lavoro ai fini dell’esame progressivo di
         tali sostanze attive. Successivamente si poteva decidere se la sostanza in questione potesse essere iscritta o meno nell’allegato I
         della direttiva. Gli Stati membri dovevano assicurare che le autorizzazioni pertinenti fossero, a seconda dei casi, concesse,
         revocate o modificate.
      
      6        Conformemente a tali disposizioni, la Commissione ha avviato un programma di lavoro ai fini dell’esame progressivo delle sostanze
         attive, nel cui ambito gli interessati che avessero voluto ottenere l’iscrizione di una sostanza nell’allegato I dovevano
         fornire alla Commissione e agli Stati membri tutti i dati necessari entro un termine stabilito.
      
      7        Il regolamento (CEE) della Commissione 11 dicembre 1992, n. 3600, recante disposizioni d’attuazione della prima fase del programma
         di lavoro di cui all’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva (GU L 366, pag. 10), ha istituito la procedura di valutazione
         per una prima serie di sostanze in vista della loro eventuale iscrizione nell’allegato I della direttiva.
      
      8        Successivamente, con proprio regolamento (CE) 28 febbraio 2000, n. 451, che stabilisce le modalità attuative della seconda
         e della terza fase del programma di lavoro di cui all’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva (GU L 55, pag. 25), la Commissione
         ha previsto la valutazione di una seconda e di una terza serie di sostanze attive in vista della loro eventuale iscrizione
         nell’allegato I della direttiva.
      
      9        Tra le sostanze attive facenti parte della seconda serie figura il malathion – oggetto del presente procedimento –, un prodotto
         antiparassitario utilizzato, principalmente in agricoltura, contro vari insetti su un’ampia gamma di piante agricole e orticole,
         nonché contro le zanzare, le mosche e altri insetti domestici.
      
      10      La procedura istituita dal regolamento n. 451/2000 iniziava con una notifica d’interesse, prevista all’art. 4, n. 1, del medesimo
         regolamento, che doveva essere inviata entro il 31 agosto 2000 allo Stato membro relatore di cui all’allegato I del regolamento,
         vale a dire, nel caso del malathion, la Repubblica di Finlandia, dal produttore che intendesse ottenere l’iscrizione nell’allegato I
         della direttiva.
      
      11      Ai sensi dell’art. 6, n. 1, del regolamento n. 451/2000, il notificante doveva trasmettere allo Stato membro relatore un fascicolo
         sintetico e un fascicolo completo, quali definiti all’art. 6, nn. 2 e 3, del medesimo regolamento.
      
      12      Il termine per la presentazione di tali fascicoli, nonché delle informazioni pertinenti che potessero essere utili ai fini
         della valutazione delle sostanze attive, è stato fissato al 30 aprile 2002, in forza del combinato disposto dell’art. 5, n. 4,
         lett. c) e d), del regolamento n. 451/2000 e dell’art. 2 del regolamento (CE) della Commissione 6 aprile 2001, n. 703, che
         determina le sostanze attive dei prodotti fitosanitari da sottoporre ad esame nel corso della seconda fase del programma di
         lavoro di cui all’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 91/414/CEE del Consiglio e che modifica l’elenco degli Stati membri
         designati come relatori per tali sostanze (GU L 98, pag. 6).
      
      13      Ai sensi dell’art. 7, n. 1, del regolamento n. 451/2000, lo Stato membro relatore doveva riferire alla Commissione, entro
         sei mesi dalla ricezione di tutti i fascicoli relativi a una sostanza attiva, in merito alla completezza dei fascicoli trasmessi.
         Per le sostanze attive oggetto di un fascicolo considerato completo, lo Stato membro relatore procedeva alla valutazione del
         fascicolo.
      
      14      Conformemente all’art. 8, n. 1, del regolamento n. 451/2000, nella sua prima versione, lo Stato membro relatore doveva presentare
         alla Commissione, quanto prima, e comunque entro dodici mesi dalla data in cui il fascicolo era stato considerato completo,
         una relazione sulla sua valutazione del fascicolo contenente la raccomandazione di iscrivere o di non iscrivere la sostanza
         attiva nell’allegato I della direttiva.
      
      15      Le disposizioni dell’art. 8 del regolamento n. 451/2000 sono state modificate dall’art. 20 del regolamento (CE) della Commissione
         14 agosto 2002, n. 1490, che stabilisce le modalità attuative della terza fase del programma di lavoro di cui all’articolo 8,
         paragrafo 2, della direttiva e che modifica il regolamento n. 451/2000 (GU L 224, pag. 23), con l’introduzione di una fase
         supplementare nella procedura.
      
      16      Pertanto, lo Stato membro relatore – pur raccomandando alla Commissione di iscrivere o di non iscrivere la sostanza attiva
         nell’allegato I della direttiva – doveva inviare un progetto di relazione di valutazione all’Autorità europea per la sicurezza
         degli alimenti (AESA) quanto prima e comunque entro dodici mesi dalla data in cui il fascicolo era stato considerato completo
         (art. 8, n. 1, del regolamento n. 451/2000). In questa fase della procedura, benché, in linea di massima, non fosse ammessa
         la presentazione di nuovi studi, lo Stato membro relatore poteva chiedere ai notificanti di presentare ulteriori dati per
         chiarire il fascicolo (art. 8, n. 2, del regolamento n. 451/2000).
      
      17      L’AESA doveva poi trasmettere il progetto di relazione di valutazione dello Stato membro relatore agli altri Stati membri
         e poteva organizzare una consultazione di esperti (esame collegiale). In questa fase della procedura non era ammessa la presentazione
         di nuovi studi; tuttavia, lo Stato membro relatore, previo accordo dell’AESA, poteva richiedere ai notificanti di presentare,
         entro termini specificati, ulteriori dati che esso o l’AESA ritenessero necessari per chiarire il fascicolo (art. 8, n. 5,
         del regolamento n. 451/2000).
      
      18      L’AESA doveva valutare il progetto di relazione di valutazione dello Stato membro relatore e comunicare alla Commissione il
         proprio parere circa la possibile conformità della sostanza attiva ai requisiti di sicurezza della direttiva, entro un anno
         dalla ricezione del detto progetto di relazione di valutazione. Se del caso, l’AESA poteva esprimere il proprio parere circa
         le possibili opzioni che essa riteneva atte al soddisfacimento dei requisiti di sicurezza (art. 8, n. 7, del regolamento n. 451/2000).
      
      19      Entro i sei mesi successivi alla ricezione del parere dell’AESA, la Commissione doveva proporre, a seconda dei casi, una decisione
         intesa a rifiutare l’iscrizione della sostanza attiva nell’allegato I della direttiva e che prevedesse la revoca, da parte
         degli Stati membri, delle autorizzazioni all’immissione in commercio di prodotti fitosanitari contenenti tale sostanza, oppure
         una direttiva intesa ad iscrivere detta sostanza attiva nell’allegato I della direttiva (art. 8, n. 8, del regolamento n. 451/2000).
      
      20      L’atto finale doveva essere adottato conformemente alla procedura cosiddetta di «comitatologia» prevista dal combinato disposto
         della decisione del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/468/CE, recante modalità per l’esercizio delle competenze di esecuzione
         conferite alla Commissione (GU L 184, pag. 23), dell’art. 19 della direttiva e dell’art. 2, lett. b), del regolamento n. 1490/2002,
         vale a dire su parere del comitato permanente della catena alimentare e della salute animale.
      
       Fatti all’origine della controversia
      21      La richiedente Cheminova A/S è una società danese costituita nel 1938, la cui attività consiste principalmente nella produzione
         e commercializzazione di prodotti fitosanitari. Essa commercializza i suoi prodotti in due modi: o li vende sul mercato comunitario
         direttamente alla clientela utilizzando le proprie autorizzazioni nazionali, oppure sceglie di venderli tramite filiali, quali
         la Cheminova Agro Italia Srl, la Cheminova Bulgaria EOOD e l’Agrodan SA, richiedenti nel presente procedimento, ovvero tramite
         clienti. In quest’ultimo caso, tali filiali e clienti possono anche detenere autorizzazioni nazionali. Le richiedenti vendono
         inoltre i loro prodotti a clienti operanti su mercati non comunitari, in particolare nel Nord America e in Africa. La Cheminova
         A/S, la Cheminova Agro Italia, la Cheminova Bulgaria e l’Agrodan (in prosieguo indicate congiuntamente come le «quattro richiedenti
         Cheminova») appartengono a un gruppo la cui società madre è l’Auriga Industries A/S, che non esercita alcuna attività commerciale
         propria.
      
      22      La richiedente Lodi SAS è una società francese specializzata nella produzione e vendita di insetticidi. Essa è titolare, in
         Francia, di autorizzazioni alla commercializzazione di vari prodotti a base di malathion.
      
      23      Il 24 agosto 2000 la Cheminova A/S comunicava alla Commissione di voler ottenere l’iscrizione del malathion nell’allegato I
         della direttiva. La Commissione accettava tale notifica e iscriveva il nome della Cheminova A/S nell’elenco dei «notificanti».
         La Cheminova A/S sottoponeva alla Repubblica di Finlandia, Stato membro relatore, i propri fascicoli sintetico e completo,
         chiedendo una valutazione dell’impiego su quattro tipi di colture: pomodori, fragole, alfalfa e piante ornamentali (piante
         da serra). Il 28 ottobre 2002, la Repubblica di Finlandia informava la Commissione della completezza del fascicolo presentato
         dalla Cheminova A/S.
      
      24      La Repubblica di Finlandia procedeva alla valutazione del malathion e, senza avere chiesto alla Cheminova A/S di presentarle
         ulteriori dati scientifici, sottoponeva all’AESA il proprio progetto di relazione di valutazione, in data 2 febbraio 2004,
         ai fini dell’esame collegiale. Tale progetto di relazione di valutazione – che raccomandava l’iscrizione del malathion nell’allegato I
         della direttiva limitatamente all’impiego sulle piante ornamentali in serra – formava oggetto di un esame collegiale degli
         Stati membri e dell’AESA. Tale esame durava dal 2 febbraio 2004 al 13 gennaio 2006, senza che l’AESA o la Repubblica di Finlandia
         chiedessero alla Cheminova A/S di presentare ulteriori dati scientifici. Nel periodo compreso tra il 4 aprile e il 24 novembre
         2005 la Cheminova A/S, di propria iniziativa, trasmetteva documenti scientifici relativi al malathion alla Repubblica di Finlandia
         e all’AESA.
      
      25      Il 13 gennaio 2006 l’AESA presentava alla Commissione le sue «conclusioni relative all’esame collegiale della valutazione
         del rischio pesticida della sostanza attiva malathion». Successivamente, gli Stati membri e la Commissione procedevano all’esame
         del problema nell’ambito del comitato permanente della catena alimentare e della salute animale. Il 17 marzo e il 31 luglio
         2006 la Cheminova A/S trasmetteva ancora alla Commissione documenti scientifici relativi al malathion. Il 29 settembre 2006
         la Commissione redigeva la sua relazione d’esame del malathion, nella quale proponeva di non iscrivere il malathion nell’allegato I
         della direttiva.
      
      26      Infine, conformemente al parere del comitato permanente della catena alimentare e della salute animale, la Commissione adottava,
         in data 6 giugno 2007, la decisione 2007/389/CEE, concernente la non iscrizione del malathion nell’allegato I della direttiva
         e la revoca delle autorizzazioni di prodotti fitosanitari contenenti tale sostanza (GU L 146, pag. 19; in prosieguo: la «decisione
         impugnata»), il cui dispositivo è così formulato:
      
      «Articolo 1
      Il malathion non viene iscritto come sostanza attiva nell’allegato I della direttiva (…)
      Articolo 2
      Gli Stati membri garantiscono che:
      a) le autorizzazioni per i prodotti fitosanitari contenenti malathion siano revocate entro il 6 dicembre 2007;
      b) non siano più concesse né rinnovate autorizzazioni di prodotti fitosanitari contenenti malathion a partire dalla data di
         pubblicazione della presente decisione.
      
      Articolo 3
      Il periodo di moratoria eventualmente concesso dagli Stati membri, a norma dell’articolo 4, paragrafo 6, della direttiva (…),
         deve essere il più breve possibile e scadere entro il 6 dicembre 2008.
      
      Articolo 4
      Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione».
      27      La non iscrizione del malathion come sostanza attiva nell’allegato I della direttiva viene giustificata nella decisione impugnata
         con il fatto che, durante la valutazione di tale sostanza attiva, sono emerse alcune preoccupazioni, ossia la circostanza
         che non poteva essere esclusa la genotossicità dell’isomalathion e gli effetti di alcuni metaboliti di rilievo tossicologico,
         e le informazioni disponibili non avrebbero consentito di dimostrare che il malathion fosse conforme ai criteri di inclusione
         nell’allegato I della direttiva (quinto ‘considerando’).
      
      28      Pertanto, nella decisione impugnata si rileva che, a causa della presenza, nella sostanza di sintesi, di isomalathion, un’impurità
         che contribuisce sensibilmente a determinare il profilo tossicologico del malathion e la cui genotossicità non può essere
         esclusa, non si è potuto trarre conclusioni riguardo al rischio per gli operatori, gli addetti e gli astanti. Nella decisione
         si spiega, inoltre, che le informazioni disponibili non hanno consentito di dimostrare che l’esposizione stimata dei consumatori,
         derivante da un’assunzione acuta e cronica di colture commestibili, fosse accettabile, a causa dei dati insufficienti sugli
         effetti di alcuni metaboliti di rilievo tossicologico (quinto ‘considerando’).
      
      29      Nonostante gli argomenti fatti valere dalla Cheminova A/S (tra il 4 aprile 2005 e il 31 luglio 2006) relativamente all’isomalathion
         e ai metaboliti, la Commissione non mutava opinione sulle ragioni di preoccupazione. Essa riteneva che le valutazioni effettuate
         sulla base delle informazioni fornite e vagliate durante le riunioni degli esperti dell’AESA non avessero dimostrato che,
         nelle condizioni di uso proposte, i prodotti fitosanitari contenenti malathion potessero soddisfare le prescrizioni della
         direttiva (sesto ‘considerando’).
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      30      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 30 agosto 2007, le richiedenti hanno proposto un ricorso
         diretto a ottenere l’annullamento della decisione impugnata.
      
      31      Con atto separato, depositato nella cancelleria del Tribunale il 5 settembre 2007, le richiedenti hanno proposto la domanda
         di provvedimenti provvisori in esame, in cui chiedono che il Tribunale voglia:
      
      –        sospendere l’esecuzione della decisione impugnata;
      –        adottare tutti i provvedimenti provvisori adeguati;
      –        condannare la Commissione alle spese.
      32      Nelle osservazioni scritte depositate presso la cancelleria del Tribunale il 24 settembre 2007, la Commissione chiede che
         il Tribunale voglia:
      
      –        respingere la domanda di provvedimenti provvisori;
      –        condannare le richiedenti alle spese.
      33      Il 31 ottobre 2007 il giudice del procedimento sommario ha posto taluni quesiti alle parti, che hanno risposto per iscritto
         nel termine impartito.
      
       In diritto
      34      In forza del combinato disposto degli artt. 242 CE e 243 CE, da un lato, e dell’art. 225, n. 1, CE, dall’altro, il Tribunale
         può, quando reputi che le circostanze lo richiedano, ordinare la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato o disporre
         i provvedimenti provvisori necessari.
      
      35      L’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale dispone che le domande di provvedimenti provvisori debbono precisare
         l’oggetto della causa, i motivi di urgenza e gli argomenti di fatto e di diritto che giustifichino prima facie (fumus boni
         iuris) l’adozione del provvedimento provvisorio richiesto. Pertanto, la sospensione dell’esecuzione e i provvedimenti provvisori
         possono essere accordati dal giudice del procedimento sommario se è comprovato che la loro concessione è giustificata prima
         facie da argomenti di fatto e di diritto (fumus boni iuris) e che gli stessi sono urgenti in quanto occorre, per evitare un
         danno grave ed irreparabile agli interessi del ricorrente, che siano adottati e producano i loro effetti prima della decisione
         nel procedimento principale. Questi presupposti sono cumulativi, di modo che i provvedimenti provvisori devono essere negati
         qualora manchi uno dei suddetti presupposti [ordinanza del presidente della Corte 14 ottobre 1996, causa C‑268/96 P(R), SCK
         e FNK/Commissione, Racc. pag. I‑4971, punto 30]. Il giudice del procedimento sommario procede altresì, se del caso, alla ponderazione
         degli interessi in gioco (v. ordinanza del presidente della Corte 23 febbraio 2001, causa C‑445/00 R, Austria/Consiglio, Racc. pag. I‑1461,
         punto 73, e giurisprudenza ivi citata).
      
      36      Inoltre, nell’ambito di siffatta valutazione globale, il giudice del procedimento sommario dispone di un ampio potere discrezionale
         ed è libero di stabilire, considerate le particolarità del caso di specie, il modo in cui vanno accertate le varie condizioni
         in parola nonché l’ordine in cui condurre tale esame, posto che una disposizione di diritto comunitario non gli imponga uno
         schema di analisi predeterminato per valutare la necessità di statuire in via provvisoria [ordinanze del presidente della
         Corte 19 luglio 1995, causa C‑149/95 P(R), Commissione/Atlantic Container Line e a., Racc. pag. I‑2165, punto 23, e 3 aprile
         2007, causa C‑459/06 P(R), Vischim/Commissione, punto 25].
      
      37      Alla luce degli atti, e in particolare delle risposte delle parti ai quesiti posti, il giudice del procedimento sommario ritiene
         di disporre di tutti gli elementi necessari per statuire sull’istanza di provvedimenti provvisori in esame e che non occorra
         sentire preliminarmente le spiegazioni orali delle parti.
      
       Sulla ricevibilità
       Argomenti delle parti
      38      La Commissione ritiene che la domanda di provvedimenti provvisori sia irricevibile, in quanto non soddisferebbe le condizioni
         formali di cui all’art. 104, nn. 2 e 3, del regolamento di procedura. Infatti, essa si limiterebbe, in sostanza, a rinviare
         al voluminoso testo del ricorso principale e non consentirebbe, di per sé, di comprendere le censure mosse alla decisione
         impugnata. Infatti, i motivi addotti nella domanda di provvedimenti provvisori per dimostrare il fumus boni iuris verrebbero
         esposti in appena nove punti, mentre il ricorso principale ne conterrebbe 88 dedicati ai motivi di annullamento. Orbene, il
         giudice del procedimento sommario non dovrebbe prendere in considerazione motivi che non siano stati esposti nella domanda
         di provvedimenti provvisori.
      
      39      La Commissione osserva inoltre che nessuna delle richiedenti a parte la Cheminova A/S è interessata individualmente, ai sensi
         dell’art. 230, quarto comma, CE, dalla decisione impugnata, la quale costituisce un atto di applicazione generale destinato
         unicamente agli Stati membri. Queste altre richiedenti sarebbero semplici venditori o utilizzatori del prodotto in questione.
         Orbene, come risulta da tre elenchi allegati alle osservazioni della Commissione, esisterebbero molti operatori diversi dalle
         dette richiedenti che utilizzano il malathion o sono autorizzati a venderlo. Di conseguenza, il ricorso e, quindi, la domanda
         di provvedimenti provvisori andrebbero dichiarati irricevibili in relazione a tali richiedenti.
      
      40      Secondo le richiedenti, il ricorso principale è ricevibile, conformemente all’art. 230, quarto comma, CE, in quanto è diretto
         contro un atto che produce effetti giuridici obbligatori che le riguardano direttamente e individualmente. La Cheminova A/S,
         in quanto notificante del malathion, sarebbe indubbiamente legittimata ad agire nell’ambito del ricorso principale. Orbene,
         quando occorre stabilire la ricevibilità di un unico ricorso proposto da più richiedenti e il ricorso è ricevibile in relazione
         a uno di essi, non è necessario esaminare la legittimazione ad agire degli altri richiedenti [v. ordinanza del presidente
         del Tribunale 19 luglio 2007, causa T‑31/07 R, Du Pont de Nemours (France) e a./Commissione, Racc. pag. II‑2767, punto 113,
         e giurisprudenza ivi citata].
      
      41      Inoltre, per quanto riguarda le richiedenti diverse dalla Cheminova A/S, ciascuna di loro sarebbe legittimata ad agire nell’ambito
         del ricorso principale, in quanto esse detengono tutte autorizzazioni nazionali alla commercializzazione di prodotti fitosanitari
         a base di malathion, che sono state loro concesse dalle autorità competenti degli Stati membri. Atteso che nessun altro operatore
         potrebbe più ottenere tali autorizzazioni, dette richiedenti apparterrebbero quindi a una cerchia ristretta di operatori.
         Tutte le loro autorizzazioni verrebbero revocate entro il 6 dicembre 2007 in diretta conseguenza della decisione impugnata.
      
       Valutazione del giudice del procedimento sommario
      42      Ai sensi dell’art. 104, n. 1, del regolamento di procedura, una domanda di provvedimenti provvisori è ricevibile solo se è
         proposta da chi è parte in una causa per la quale è stato adito il Tribunale. Tale regola implica che il ricorso principale,
         su cui si innesta la domanda di provvedimenti provvisori, possa essere effettivamente esaminato dal Tribunale.
      
      43      Secondo una giurisprudenza costante, il problema della ricevibilità del ricorso principale non deve, in via di principio,
         essere esaminato nell’ambito del procedimento sommario, per evitare di pregiudicare il giudizio nella causa principale. Può
         nondimeno rivelarsi necessario, qualora venga eccepita l’irricevibilità manifesta del ricorso principale sul quale si innesta
         l’istanza di provvedimenti urgenti, accertare l’esistenza di determinati elementi che consentano di concludere, prima facie,
         per la ricevibilità del ricorso stesso [ordinanza del presidente della Corte 12 ottobre 2000, causa C‑300/00 P(R), Federación
         de Cofradías de Pescadores de Guipúzcoa e a./Consiglio, Racc. pag. I‑8797, punto 34; ordinanze del presidente del Tribunale
         15 gennaio 2001, causa T‑236/00 R, Stauner e a./Parlamento e Commissione, Racc. pag. II‑15, punto 42, e 8 agosto 2002, causa
         T‑155/02 R, VVG International e a./Commissione, Racc. pag. II‑3239, punto 18].
      
      44      Questo esame della ricevibilità del ricorso principale è necessariamente sommario, considerata l’urgenza che caratterizza
         il procedimento sommario (ordinanza Federación de Cofradías de Pescadores de Guipúzcoa e a./Consiglio, cit. al punto 43 supra,
         punto 35).
      
      45      Infatti, nell’ambito di una domanda di provvedimenti provvisori, la ricevibilità del ricorso principale può essere valutata
         solo prima facie, poiché la finalità è quella di verificare se il richiedente adduca elementi sufficienti a giustificare a
         priori la conclusione che la suddetta ricevibilità non può essere esclusa. Il giudice del procedimento sommario è tenuto a
         dichiarare tale ricorso irricevibile solo qualora la ricevibilità del ricorso principale possa essere del tutto esclusa. Infatti,
         statuire sulla ricevibilità nella fase del procedimento sommario allorché questa non è, prima facie, totalmente esclusa corrisponderebbe
         a pregiudicare la decisione del Tribunale nel procedimento principale (ordinanze del presidente del Tribunale 17 gennaio 2001,
         causa T‑342/00 R, Petrolessence e SG2R/Commissione, Racc. pag. II‑67, punto 17; 19 dicembre 2001, cause riunite T‑195/01 R
         e T‑207/01 R, Government of Gibraltar/Commissione, Racc. pag. II‑3915, punto 47, e 7 luglio 2004, causa T‑37/04 R, Região
         autónoma dos Açores/Consiglio, Racc. pag. II‑2153, punto 110).
      
      46      Nel caso di specie, la Commissione contesta la ricevibilità del ricorso principale. Occorre quindi verificare se sussistano
         elementi in base ai quali si possa nondimeno concludere, prima facie, per la ricevibilità del ricorso principale.
      
      47      A tale proposito si deve rilevare, anzitutto, che la Commissione, pur contestando che le richiedenti diverse dalla Cheminova
         A/S siano legittimate a proporre il ricorso principale, ammette espressamente che quest’ultima sia legittimata. Infatti, nella
         sua qualità di notificante del malathion che ha effettivamente partecipato alla procedura di valutazione di una sostanza attiva
         prevista dalla direttiva e che beneficia delle garanzie procedurali previste dalla normativa pertinente, non si può escludere,
         prima facie, che la Cheminova A/S sia direttamente e individualmente interessata dalla decisione impugnata, ai sensi dell’art. 230,
         quarto comma, CE, e che il ricorso principale da essa proposto sia ricevibile [ordinanza Du Pont de Nemours (France) e a./Commissione,
         cit. al punto 40 supra, punto 112].
      
      48      Pertanto, trattandosi di un unico ricorso principale, prima facie non occorre esaminare la legittimazione delle altre richiedenti
         (v., in tal senso, sentenze della Corte 24 marzo 1993, causa C‑313/90, CIRFS e a./Commissione, Racc. pag. I‑1125, punto 31,
         e del Tribunale 8 luglio 2003, causa T‑374/00, Verband der freien Rohrwerke e a./Commissione, Racc. pag. II‑2275, punto 57;
         v. anche, in tal senso, sentenza del Tribunale 6 luglio 1995, cause riunite da T‑447/93 a T‑449/93, AITEC e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑1971, punto 82). Tale giurisprudenza, fondata su considerazioni di economia procedurale, si giustifica con la
         circostanza che, anche ammettendo che l’una o l’altra di dette richiedenti non sia legittimata ad agire, nondimeno il Tribunale
         dovrebbe esaminare nel merito tutti i motivi di annullamento addotti (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 9 luglio 2007,
         causa T‑282/06, Sun Chemical Group e a./Commissione, Racc. pag. II‑2149, punto 52).
      
      49      Tuttavia, si deve sottolineare che la giurisprudenza citata supra, al punto 48, quand’anche dovesse essere presa in considerazione
         nell’ambito del procedimento principale, non sarebbe applicabile per quanto riguarda la questione della valutazione dell’urgenza
         nel contesto di un procedimento sommario.
      
      50      Infatti, secondo una giurisprudenza costante, l’urgenza va valutata in relazione alla necessità di statuire in via provvisoria,
         per evitare che sia provocato un danno grave ed irreparabile alla parte che chiede il provvedimento provvisorio. Tale parte
         è tenuta a provare di non poter attendere l’esito della causa principale senza dover subire personalmente un danno che comporterebbe
         conseguenze gravi ed irreparabili (ordinanze del presidente della Corte 15 giugno 1987, causa 142/87 R, Belgio/Commissione,
         Racc. pag. 2589, punto 23, e 8 maggio 1991, causa C‑356/90 R, Belgio/Commissione, Racc. pag. I‑2423, punti 20 e 23).
      
      51      Ne consegue che solo una parte legittimata a proporre il ricorso principale su cui si innesta la domanda di provvedimenti
         provvisori può essere ammessa a dimostrare l’urgenza facendo valere la circostanza che essa subirebbe personalmente un danno
         grave e irreparabile, qualora non venisse accordato il provvedimento provvisorio richiesto. In mancanza di tale restrizione,
         alle imprese interessate da un atto comunitario basterebbe, per ottenere un provvedimento provvisorio, associarsi nella presentazione
         di un ricorso d’annullamento collettivo, corredato di una domanda di provvedimenti provvisori, che verrebbe proposto da ricorrenti
         di cui solo uno sarebbe legittimato ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, mentre gli altri potrebbero soltanto dimostrare
         di essere vittime di un danno grave e irreparabile.
      
      52      Nel caso di specie occorre quindi esaminare se le richiedenti diverse dalla Cheminova A/S appaiano prima facie manifestamente
         non legittimate a chiedere al Tribunale l’annullamento della decisione impugnata nel procedimento principale.
      
      53      Ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre un ricorso contro le decisioni
         che, pur apparendo come un regolamento o una decisione presa nei confronti di altre persone, la riguardano direttamente e
         individualmente.
      
      54      Per quanto riguarda la questione se le richiedenti diverse dalla Cheminova A/S siano, prima facie, individualmente interessate
         dalla decisione impugnata, i cui unici destinatari sono gli Stati membri (art. 4 della decisione impugnata), si deve rilevare
         anzitutto che la decisione impugnata costituisce prima facie un atto di portata generale, dato che si applica a situazioni
         determinate oggettivamente e produce effetti giuridici nei confronti di categorie di persone individuate in modo generale
         e astratto. Infatti, gli artt. 1‑3 della decisione impugnata riguardano una sostanza attiva, il malathion, e gli operatori
         economici che detengono autorizzazioni alla commercializzazione, individuati in modo generale e astratto. Pertanto, alla luce
         di tali disposizioni e salvo che esistano caratteristiche loro peculiari, tali operatori economici sono prima facie interessati
         dalla decisione impugnata allo stesso modo e si trovano in posizione identica.
      
      55      Tuttavia, non è escluso che, in determinate circostanze, le disposizioni di tale atto di portata generale possano riguardare
         individualmente alcuni di loro (v. sentenze della Corte 16 maggio 1991, causa C‑358/89, Extramet Industrie/Consiglio, Racc. pag. I‑2501,
         punto 13; 18 maggio 1994, causa C‑309/89, Codorníu/Consiglio, Racc. pag. I‑1853, punto 19, e 25 luglio 2002, causa C‑50/00 P,
         Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc. pag. I‑6677, punto 36).
      
      56      Secondo una giurisprudenza costante, una persona fisica o giuridica diversa dal destinatario dell’atto può sostenere di essere
         individualmente interessata, ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, soltanto qualora l’atto controverso la riguardi in
         ragione di determinate sue peculiari qualità, o di una circostanza di fatto che la distingua da chiunque altro e, conseguentemente,
         la identifichi in modo analogo al destinatario dell’atto (sentenze della Corte 15 luglio 1963, causa 25/62, Plaumann/Commissione,
         Racc. pag. 195, in particolare pag. 220; Codorníu/Consiglio, cit. al punto 55 supra, punto 20; Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio,
         cit. al punto 55 supra, punto 36, e 1° aprile 2004, causa C‑263/02 P, Commissione/Jégo‑Quéré, Racc. pag. I‑3425, punto 45).
      
      57      A tale proposito, la possibilità di determinare, con maggiore o minor precisione, il numero o addirittura l’identità dei soggetti
         di diritto ai quali si applica un dato provvedimento non implica affatto che detti soggetti debbano considerarsi individualmente
         interessati da tale atto, purché sia assodato che tale applicazione si effettua in virtù di una situazione obiettiva di diritto
         o di fatto definita dall’atto in esame (ordinanza della Corte 24 maggio 1993, causa C‑131/92, Arnaud e a./Consiglio, Racc. pag. I‑2573,
         punto 13; v. anche ordinanza della Corte 18 dicembre 1997, causa C‑409/96 P, Sveriges Betodlares e Henrikson/Commissione,
         Racc. pag. I‑7531, punto 37, e sentenza del Tribunale 22 febbraio 2000, causa T‑138/98, ACAV e a./Consiglio, Racc. pag. II‑341,
         punto 64).
      
      58      Nel caso di specie, sembra che le richiedenti diverse dalla Cheminova A/S, lungi dal distinguersi per proprie qualità peculiari,
         siano interessate al pari di tutti gli altri venditori e utilizzatori del malathion che si trovano nella stessa situazione.
         La decisione impugnata non contiene alcun elemento concreto in base al quale si possa concludere che essa è stata adottata
         tenendo conto della situazione particolare delle richiedenti diverse dalla Cheminova A/S. Sembra quindi che tali richiedenti
         possano affermare di essere danneggiate dalla decisione impugnata unicamente in ragione della loro qualità oggettiva di operatori
         economici. Orbene, un danno del genere non è sufficiente per essere individualmente interessati ai sensi dell’art. 230, quarto
         comma, CE. Nessuno degli argomenti dedotti in senso contrario dalle richiedenti consente di rimettere in discussione tale
         giudizio.
      
      59      Per quanto riguarda la circostanza che le richiedenti diverse dalla Cheminova A/S detengono autorizzazioni nazionali alla
         commercializzazione del malathion, è sufficiente rilevare che la sola esistenza di tali diritti di commercializzazione, potenzialmente
         rimessa in discussione dalla decisione impugnata, non è atta a distinguere il titolare del diritto, qualora sia pacifico che
         questo stesso diritto è stato concesso, in applicazione di una regola generale e astratta, a operatori determinati oggettivamente
         (v., in tal senso, ordinanza del Tribunale 28 novembre 2005, causa T‑94/04, EEB e a./Commissione, Racc. pag. II‑4919, punti 53‑55).
         Orbene, la Commissione ha dimostrato, producendo tre elenchi in allegato alle sue osservazioni, che vi sono molte altre imprese
         oltre alle richiedenti che, a loro volta, vendono e utilizzano il malathion e dispongono quindi di diritti di commercializzazione
         allo stesso titolo delle richiedenti. In risposta a un quesito posto dal giudice del procedimento sommario, le richiedenti
         non hanno contestato la presenza sul mercato di tali imprese menzionate dalla Commissione.
      
      60      In risposta a un quesito posto dal giudice del procedimento sommario, le richiedenti hanno inoltre presentato lettere con
         le quali viene concesso alle richiedenti diverse dalla Cheminova A/S l’accesso a dati in possesso di quest’ultima, lettere
         che erano destinate a facilitare loro l’ottenimento di autorizzazioni nazionali alla commercializzazione del malathion. Richiamandosi
         alla sentenza del Tribunale 11 settembre 2002, causa T‑13/99, Pfizer Animal Health/Consiglio (Racc. pag. II‑3305, punto 98),
         le richiedenti sostengono che tali lettere hanno conferito diritti specifici analoghi a quelli di cui poteva avvalersi l’impresa
         ricorrente nella causa all’origine della sentenza Codorníu/Consiglio, citata al punto 55 supra (punto 21).
      
      61      In proposito, è sufficiente rilevare che le lettere di accesso di cui trattasi non avevano né lo scopo né l’effetto di conferire
         alle imprese destinatarie la specifica posizione giuridica della Cheminova A/S. Poiché si limitano a facilitare l’ottenimento
         delle autorizzazioni nazionali alla commercializzazione del malathion, la loro portata non può eccedere quella delle autorizzazioni
         stesse. Orbene, come si è dichiarato al punto 59 supra, dette lettere non sono atte a distinguere le richiedenti diverse dalla
         Cheminova A/S. Quanto al riferimento alla sentenza Pfizer Animal Health/Consiglio, citata al punto 60 supra, esso è irrilevante,
         dato che il ricorso nella causa all’origine della citata sentenza è stato dichiarato ricevibile solo in considerazione di
         un complesso di elementi che costituivano una situazione processuale particolare che caratterizzava la ricorrente, vale a
         dire, in particolare, la sua qualità di responsabile della prima immissione in circolazione del prodotto in esame (sentenza
         Pfizer Animal Health/Consiglio, cit., punti 97, 98 e 105). Orbene, ciò non si verifica nella situazione processuale delle
         richiedenti diverse dalla Cheminova A/S.
      
      62      Anche ammettendo che la decisione impugnata sia atta a produrre effetti diversi a seconda del venditore o dell’utilizzatore
         interessato, tale circostanza non basterebbe a dimostrare che le richiedenti diverse dalla Cheminova A/S possiedono qualità
         particolari o si trovano in una situazione di fatto che le distingue rispetto agli operatori menzionati negli elenchi prodotti
         dalla Commissione. Infatti, le richiedenti non hanno precisato, nella domanda di provvedimenti provvisori, in quale misura
         i loro diritti di commercializzazione sarebbero particolarmente interessati dalle conseguenze negative della decisione impugnata,
         e in un modo che le distinguerebbe da qualsiasi altro operatore della categoria di cui trattasi (v., in tal senso, ordinanza
         del Tribunale 11 settembre 2007, causa T‑28/07, Fels‑Werke e a./Commissione, punto 63).
      
      63      Infine, va disatteso anche l’argomento relativo all’appartenenza delle richiedenti diverse dalla Cheminova A/S a una cerchia
         ristretta di imprese condannate a perdere le loro autorizzazioni alla commercializzazione entro il 6 dicembre 2007. Infatti,
         perché l’esistenza di tale cerchia ristretta possa costituire un elemento atto a distinguere i soggetti in questione riguardo
         a un atto di portata generale, occorre, secondo una giurisprudenza costante, che l’istituzione che ha emanato l’atto impugnato
         dovesse tener conto, nell’emanazione del detto atto, della situazione specifica di tali singoli (v. ordinanza Federación de
         Cofradías de Pescadores de Guipúzcoa e a./Consiglio e Commissione, cit. al punto 43 supra, punto 46, e giurisprudenza ivi
         citata; sentenza del Tribunale 15 dicembre 1994, causa T‑489/93, Unifruit Hellas/Commissione, Racc. pag. II‑1201, punto 25;
         ordinanza del Tribunale 3 giugno 1997, causa T‑60/96, Merck e a./Commissione, Racc. pag. II‑849, punto 58, e sentenza del
         Tribunale 27 giugno 2001, causa T‑166/99, Andres de Dios e a./Consiglio, Racc. pag. II‑1857, punto 54). Orbene, nel caso di
         specie non si imponeva un obbligo del genere alla Commissione ai fini dell’adozione della decisione impugnata.
      
      64      Risulta da quanto precede che le richiedenti diverse dalla Cheminova A/S non possono, prima facie, essere considerate individualmente
         interessate dalla decisione impugnata. Tali richiedenti non sono quindi legittimate a far valere la propria posizione individuale
         per dimostrare l’urgenza. Di conseguenza, esse non sono neppure legittimate a proporre la presente domanda di provvedimenti
         provvisori.
      
      65      Poiché la Commissione sostiene che la domanda di provvedimenti provvisori non soddisfaceva le condizioni formali di cui all’art. 104,
         nn. 2 e 3, del regolamento di procedura, si deve ricordare che, ai sensi di tale disposizione, la domanda di provvedimenti
         provvisori deve precisare, in particolare, gli argomenti di fatto e di diritto che giustifichino prima facie l’adozione del
         provvedimento provvisorio richiesto ed essere proposta con atto separato e nei modi previsti dagli artt. 43 e 44 del medesimo
         regolamento.
      
      66      A tale proposito, secondo una giurisprudenza costante, una domanda relativa a misure provvisorie deve, di per sé, permettere
         alla parte convenuta di predisporre le proprie osservazioni e al giudice del procedimento sommario di statuire sulla domanda,
         eventualmente senza il sostegno di ulteriori informazioni, e gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali essa
         si fonda devono emergere in maniera coerente e comprensibile dal testo stesso della domanda di provvedimenti urgenti (ordinanze
         del presidente del Tribunale Stauner e a./Parlamento e Commissione, cit. al punto 43 supra, punto 34; 7 maggio 2002, causa
         T‑306/01 R, Aden e a./Consiglio e Commissione, Racc. pag. II‑2387, punto 52; 25 giugno 2003, causa T‑175/03 R, Schmitt/AER,
         Racc. PI pagg. I‑A‑175 e II‑883, punto 18, e 23 maggio 2005, causa T‑85/05 R, Dimos Ano Liosion e a./Commissione, Racc. pag. II‑1721,
         punto 37).
      
      67      Nel caso di specie si deve constatare che, se pure la domanda di provvedimenti provvisori può effettivamente essere considerata
         lacunosa per quanto riguarda i mezzi dedotti per dimostrare l’esistenza del fumus boni iuris, essa contiene nondimeno elementi
         che consentono al giudice dell’urgenza di esaminarli. Infatti, risulta che le richiedenti fanno valere, in sostanza, che la
         decisione impugnata è infondata in quanto non terrebbe conto di dati scientifici pertinenti che la Cheminova A/S ha presentato
         agli organi competenti in tempo utile. Inoltre, esse sollevano un’eccezione di illegittimità del regolamento n. 1490/2002
         in quanto ha consentito l’intervento retroattivo dell’AESA nella procedura di valutazione del malathion dopo che tale procedura
         era già cominciata.
      
      68      Pertanto, non si può ritenere che la domanda di provvedimenti provvisori violi le condizioni prescritte dall’art. 104, n. 2,
         del regolamento di procedura. Ne consegue che tale domanda è ricevibile in relazione alla Cheminova A/S.
      
       Sull’urgenza
       Argomenti delle parti
      69      Secondo le richiedenti, l’urgenza di accogliere la domanda in esame sarebbe dovuta al fatto che la decisione impugnata causerà
         loro un danno grave e irreparabile. Tale danno consisterebbe nella perdita delle loro autorizzazioni alla vendita di prodotti
         a base di malathion, entro il 6 dicembre 2007, nella perdita di clientela e nella perdita irreparabile di quote di mercato
         a vantaggio di imprese concorrenti, che sarebbero molto potenti e già presenti sul mercato. Inoltre, la decisione impugnata
         distruggerebbe irrimediabilmente la reputazione dei principali prodotti delle quattro richiedenti Cheminova. Infine, la decisione
         impugnata lederebbe la reputazione degli altri marchi commerciali, già consolidati, delle richiedenti sul mercato.
      
      70      Per quanto riguarda l’onere della prova loro incombente, le richiedenti fanno riferimento all’ordinanza del presidente della
         Corte 21 ottobre 2003, causa C‑365/03 P(R), Industrias Químicas del Vallés/Commissione (Racc. pag. I‑12389, punto 6), per
         sostenere che è sufficiente che esse dimostrino che subirebbero «probabilmente» un danno grave e irreparabile in quanto «difficilmente
         potrebbero ottenere» prodotti sostitutivi per la loro clientela e «rischiano» di perdere irrimediabilmente quote di mercato,
         viste le condizioni di concorrenza sul mercato di cui trattasi. Esse rilevano inoltre che tale determinazione del livello
         di esigenza in materia di prova è stata confermata dall’ordinanza Du Pont de Nemours (France) e a./Commissione, citata al
         punto 40 supra.
      
      71      Inoltre, le richiedenti non sarebbero tenute a dimostrare che diverrebbero probabilmente insolventi qualora non fosse disposta
         la sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata, ma dovrebbero solo dimostrare che, in mancanza di tale provvedimento,
         esse si troverebbero in una situazione atta a «modificare in modo irrimediabile le [loro] quote di mercato» (ordinanze del
         presidente del Tribunale 11 aprile 2003, causa T‑392/02 R, Solvay Pharmaceuticals/Consiglio, Racc. pag. II‑1825, punto 107,
         e 5 agosto 2003, causa T‑158/03 R, Industrias Químicas del Vallés/Commissione, Racc. pag. II‑3041, punto 69), oppure si modificherebbe
         la loro «posizione sul mercato» o la loro reputazione (ordinanza del presidente del Tribunale 20 luglio 2000, causa T‑169/00 R
         Esedra/Commissione, Racc. pag. II‑2951, punto 45).
      
      72      Nel caso di specie, le richiedenti spiegano che la Cheminova A/S produce tre diversi tipi di prodotti fitosanitari: insetticidi,
         erbicidi e fungicidi. Sul mercato degli insetticidi, essa commercializzerebbe diverse sostanze attive, tra le quali in particolare
         il malathion, il clorpirifo e il dimetoato.
      
      73      I principali mercati europei nei quali la Cheminova A/S commercializza il malathion, tramite le sue filiali Cheminova Agro
         Italia e Agrodan, sarebbero l’Italia e la Spagna. La Cheminova A/S venderebbe anche prodotti a base di malathion alla Cheminova
         Bulgaria e alle sue filiali polacche e del Regno Unito. Per quanto riguarda altri Stati della Comunità, la Cheminova A/S venderebbe
         i suoi prodotti direttamente ai clienti.
      
      74      Quanto al carattere imminente e irreparabile del danno, esso risulterebbe chiaramente dalla circostanza che, per effetto della
         decisione impugnata, gli Stati membri dovranno revocare le autorizzazioni all’immissione in commercio detenute dalle quattro
         richiedenti Cheminova entro il 6 dicembre 2007. La revoca di tali autorizzazioni comporterebbe la perdita irrimediabile di
         tutte le quote di mercato delle richiedenti e della loro clientela per quanto riguarda il malathion, essendo la loro quota
         sul mercato comunitario del malathion stimata in circa [riservato] (1).
      
      75      Per quanto concerne la sostituibilità del malathion, nessuna sostanza attiva sarebbe identica a un’altra, dal punto di vista
         tecnico. In mancanza di una sostituibilità perfetta, i clienti delle richiedenti dovrebbero tenere conto delle caratteristiche
         tecniche del prodotto sostitutivo, prima di sceglierlo al posto del malathion. Dal punto di vista giuridico, le richiedenti
         dovrebbero disporre di un’autorizzazione nazionale all’impiego e alla commercializzazione di una sostanza sostitutiva. Poiché
         ottenere tali autorizzazioni richiede tempo, sarebbe probabile che il mercato, nel frattempo, venga conquistato da imprese
         concorrenti. L’introduzione di una nuova sostanza attiva da parte delle richiedenti richiederebbe circa dieci anni di ricerca
         e sviluppo e sarebbe finanziariamente molto onerosa. Dal punto di vista commerciale, non si potrebbe ragionevolmente pretendere
         dalle ricorrenti che distribuiscano i prodotti di altri fabbricanti. Dal punto di vista strutturale, il mercato rilevante
         sarebbe caratterizzato da una forte concorrenza e le richiedenti si troverebbero confrontate a concorrenti potenti, in grado
         di offrire non solo prodotti di sostituzione diretta, ma anche prodotti per tutte le esigenze in materia di lotta contro organismi
         nocivi, piante infestanti e malattie.
      
      76      Per quanto riguarda i prodotti in concorrenza con il malathion, le richiedenti producono una tabella concernente 22 sostanze
         di sostituzione probabile, tra cui il clorpirifo e l’abamectina, che verrebbero commercializzate da società potenti, quali
         Dow, Bayer, DuPont, Syngenta e BASF. Queste ultime disporrebbero, da un lato, di prodotti di marca ben consolidati, che rispondono
         alle esigenze dei clienti ai quali le richiedenti non sarebbero più autorizzate a vendere prodotti a base di malathion e,
         dall’altro, di notevoli risorse finanziarie destinate alla pubblicità necessaria a sostenere tali vendite. Esse potrebbero
         quindi conquistare il mercato perduto dalle quattro richiedenti Cheminova e consolidare la loro conquista.
      
      77      In tale contesto, le richiedenti fanno riferimento a dichiarazioni rese da clienti della Cheminova A/S, secondo cui i principali
         prodotti verso i quali si orienterebbero i clienti in mancanza del malathion sarebbero il clorpirifo, il fosmet e il dimetoato.
      
      78      Per quanto riguarda l’eventuale ritorno sul mercato del malathion, le richiedenti fanno riferimento a uno studio realizzato
         presso alcuni dei loro principali clienti. Le nove risposte fornite da clienti stabiliti in sei Stati membri della Comunità
         confermerebbero la probabilità di una perdita irrimediabile di quote di mercato e di clienti.
      
      79      Per quanto riguarda la possibilità per le quattro richiedenti Cheminova di compensare la perdita dei prodotti a base di malathion
         sostituendoli con altri prodotti della propria gamma, esse fanno valere che tale sostituzione sarà possibile solo per quanto
         riguarda il clorpirifo‑etile e il dimetoato.
      
      80      Tuttavia, i loro prodotti a base di clorpirifo e di dimetoato non potrebbero essere considerati prodotti sostitutivi di quelli
         a base di malathion. Infatti, esse non disporrebbero delle necessarie autorizzazioni nazionali in tutti gli Stati membri nei
         quali operano attualmente. In tale contesto, una tabella dimostrerebbe la mancanza di corrispondenza con i prodotti a base
         di dimetoato e di clorpirifo in Spagna, il loro principale mercato comunitario. Pertanto, solo il [riservato]% degli impieghi perduti potrebbe teoricamente essere recuperato in Spagna con la vendita di prodotti sostitutivi figuranti
         nella gamma di prodotti delle richiedenti. Tale cifra corrisponderebbe al [riservato]% del fatturato della richiedente Agrodan realizzato con il malathion.
      
      81      Ricordando che il malathion è stato utilizzato in tutta sicurezza sul mercato comunitario per circa 40 anni, le richiedenti
         affermano inoltre che la decisione impugnata lede la loro reputazione generale e la fiducia nel malathion. Esse subirebbero
         un grave pregiudizio su un mercato particolarmente sensibile alle questioni della salute e dell’ambiente, il che avrebbe gravi
         conseguenze che si tradurrebbero in difficoltà non solo nei rapporti commerciali con la clientela, ma anche in quelli con
         coloro che hanno effettuato investimenti in qualità di azionisti. In particolare, la Cheminova A/S sarebbe titolare del marchio
         Fyfanon®™, registrato fin dal 1969, che rappresenterebbe l’elemento fondamentale della sua attività di commercializzazione
         del malathion da circa 40 anni. La Cheminova A/S sarebbe titolare di altri marchi pertinenti di malathion, la cui reputazione
         e il cui «good‑will» verrebbero vanificati dalla decisione impugnata.
      
      82      Le richiedenti affermano inoltre che, se il malathion fosse stato effettivamente iscritto nell’allegato I della direttiva,
         l’art. 13 della direttiva stessa avrebbe consentito alla Cheminova A/S, in quanto notificante, di negare ai suoi concorrenti
         e clienti l’accesso alle informazioni acquisite – a un costo elevato – per ottenere tale iscrizione. Di norma, l’accesso dei
         concorrenti e dei clienti a dette informazioni – necessarie per ottenere le autorizzazioni nazionali per il prodotto fitosanitario
         di cui trattasi – verrebbe consentito solo in cambio di un pagamento calcolato in modo da compensare il notificante per le
         spese sostenute. Orbene, a causa della mancata iscrizione del malathion nell’allegato I della direttiva, la Cheminova A/S
         subirebbe un danno consistente nel diniego del beneficio dei diritti alla tutela dei dati derivante da tale iscrizione.
      
      83      Per quanto riguarda la gravità del danno causato dalla decisione impugnata, le richiedenti spiegano che il fatturato della
         richiedente Cheminova A/S, compreso quello realizzato dalle richiedenti Cheminova Agro Italia, Cheminova Bulgaria e Agrodan,
         rappresenta circa il [riservato]% del fatturato totale dell’intero gruppo per il 2006. Secondo le richiedenti, dalla relazione della Deloitte & Touche (prodotta
         in allegato alla domanda di provvedimenti provvisori) risulta che il fatturato realizzato con il malathion nell’anno 2006
         ammontava a circa EUR [riservato] milioni, somma che rappresenta il [riservato]% del fatturato totale delle quattro richiedenti Cheminova. Il [riservato]% di tale fatturato sarebbe stato realizzato sul mercato comunitario. L’importo totale del fatturato realizzato nei paesi
         interessati dalla decisione impugnata ammonterebbe a circa EUR [riservato] milioni nel 2006, che rappresenta il [riservato]% del fatturato totale realizzato con il malathion.
      
      84      Esse precisano che le vendite realizzate all’interno della Comunità andranno perdute a causa della revoca delle autorizzazioni
         nazionali. Quanto alle vendite realizzate nei paesi terzi, la relazione della Deloitte & Touche evidenzierebbe un danno a
         vario titolo. Infatti, alcuni paesi terzi seguirebbero la normativa comunitaria, per cui il diniego dell’iscrizione nell’allegato I
         della direttiva di una sostanza attiva comporterebbe il divieto di tale sostanza nei paesi in questione, come confermerebbe
         la relazione della Phillips McDougall (prodotta in allegato alla domanda di provvedimenti provvisori). Inoltre, conformemente
         all’art. 5 della convenzione di Rotterdam sulla procedura di previo assenso informato per taluni prodotti chimici e pesticidi
         pericolosi nel commercio internazionale (GU 2003, L 63, pag. 29), gli Stati firmatari sarebbero tenuti a notificare i divieti
         entro novanta giorni dalla loro adozione. Tale notifica potrebbe portare all’iscrizione della sostanza nell’allegato III della
         convenzione, con la conseguenza che la sostanza in questione verrebbe sottoposta a una procedura di previo assenso in caso
         di esportazione al di fuori della Comunità. Orbene, la Commissione avrebbe preparato tale notifica.
      
      85      Inoltre, una decisione di non iscrizione quale la decisione impugnata sarebbe generalmente seguita dalla fissazione di nuovi
         tenori massimi in residui (in prosieguo: i «TMR») per la sostanza in questione nei prodotti di origine vegetale. La fissazione
         di tali TMR equivarrebbe in pratica a vietare le importazioni nella Comunità di raccolti o di prodotti trattati con il malathion
         al di fuori della Comunità. In ogni caso, l’incertezza sui TMR basterebbe a suscitare dubbi nei clienti al di fuori della
         Comunità, come dimostrerebbe un messaggio di posta elettronica trasmesso dalla Fundecitrus, un’organizzazione di coltivatori
         di agrumi brasiliani. La Deloitte & Touche avrebbe tenuto conto di tali elementi nella valutazione del danno risultante dalla
         perdita di vendite di malathion al di fuori della Comunità.
      
      86      La Deloitte & Touche avrebbe anche calcolato un mancato guadagno in relazione alle aspettative di crescita nell’ambito del
         «progetto colza»: poiché la Cheminova A/S aveva previsto di fornire malathion al settore della colza entro il 2009, il «progetto
         colza» avrebbe dovuto determinare in prospettiva un aumento significativo del fatturato e degli utili realizzati con i prodotti
         a base di malathion. La Deloitte & Touche avrebbe valutato tale mancato guadagno in oltre EUR [riservato] milioni fino al 2011.
      
      87      Tenendo conto di tutti gli elementi di fatto necessari per valutare la gravità del danno, la Deloitte & Touche avrebbe valutato
         in circa EUR [riservato] milioni l’entità del danno totale subito dalle quattro richiedenti Cheminova a causa della decisione impugnata.
      
      88      Per quanto riguarda la richiedente Lodi, le richiedenti affermano che anch’essa subirebbe un danno grave e irreparabile, qualora
         non venisse concesso il provvedimento provvisorio richiesto.
      
      89      La Commissione ritiene che il danno asserito dalle ricorrenti sia di natura puramente pecuniaria. Esso non potrebbe essere
         considerato irreparabile, in generale, in quanto potrebbe essere oggetto di una successiva compensazione finanziaria.
      
      90      Per quanto riguarda la gravità dell’asserito danno, la Commissione ammette che la decisione impugnata comporterà per le richiedenti
         una perdita di vendite, di reddito e di quote di mercato. Tuttavia, la quota di mercato non sarebbe uno scopo in sé: l’impresa
         potrebbe beneficiarne solo a condizione che gliene derivi un utile. Per valutare la maggiore o minore gravità della perdita
         di una quota di mercato occorrerebbe quindi tradurre tale quota in termini finanziari, tenendo conto delle dimensioni finanziarie
         dell’impresa nel suo complesso. Orbene, nel caso di specie, gran parte delle vendite di malathion effettuate dalle quattro
         richiedenti Cheminova non sarebbe interessata dalla decisione impugnata, dato che solo il [riservato]% delle loro vendite di malathion verrebbe realizzato sul mercato comunitario.
      
      91      Il danno da prendere in considerazione ammonterebbe appena al [riservato]% del fatturato del gruppo Cheminova per i prossimi tre anni. Orbene, tale danno non potrebbe essere considerato grave. In
         proposito, la Commissione rinvia all’ordinanza del presidente della Corte 23 maggio 1990, cause riunite C‑51/90 R e C‑59/90 R,
         Cosmos‑Tank e a./Commissione (Racc. pag. I‑2167).
      
      92      Secondo la Commissione, le richiedenti tengono erroneamente conto, nel calcolo del danno, delle perdite, in termini di vendite
         e di reddito, successive al 2010. Infatti, tali perdite sarebbero troppo lontane per giustificare il provvedimento provvisorio
         richiesto. Inoltre, le richiedenti confonderebbero le vendite realizzate sul mercato comunitario con quelle effettuate su
         mercati extracomunitari. Orbene, la decisione impugnata produrrebbe effetti solo sul mercato comunitario e non sui paesi terzi.
      
      93      Per quanto riguarda l’irreparabilità del danno lamentato, la Commissione fa notare che le richiedenti avrebbero dovuto provare
         che ostacoli di natura strutturale o giuridica impedirebbero loro di riconquistare una congrua parte delle loro quote di mercato
         per mezzo, in particolare, di adeguate misure di pubblicità. Orbene, esse non produrrebbero alcuna prova in tal senso, ma
         si limiterebbero ad affermare che i concorrenti detengono quote di mercato elevate. Tuttavia, tale circostanza non costituirebbe
         di per sé un ostacolo di natura strutturale alla possibilità che le richiedenti riconquistino quote di mercato.
      
      94      La domanda di provvedimenti provvisori in esame sarebbe inoltre contraddittoria per quanto riguarda le sostanze attive idonee
         a sostituire il malathion. Infatti, le due relazioni presentate dalle richiedenti a sostegno della loro tesi giungerebbero
         a risultati diametralmente opposti. Inoltre, le testimonianze dei clienti fatte valere per dimostrare che il ritorno del malathion
         sul mercato sarebbe quasi impossibile non consentirebbero affatto l’interpretazione pessimista datane dalle richiedenti. Tale
         ritorno sembrerebbe invece del tutto realistico.
      
      95      Del resto, le richiedenti avrebbero ammesso che le sostanze atte a sostituire il malathion non possono sostituirlo perfettamente.
         Ciò dimostrerebbe che il malathion, qualora venisse reintrodotto sul mercato, potrebbe riconquistare la sua quota di mercato
         in virtù delle sue caratteristiche intrinseche. Di conseguenza, la Commissione ritiene che le richiedenti non abbiano provato
         l’esistenza di ostacoli insormontabili in grado di impedire loro di riconquistare una quota significativa di mercato.
      
      96      La Commissione conclude quindi che, nel caso di specie, l’urgenza non è comprovata.
      
       Valutazione del giudice del procedimento sommario
      97      Secondo una giurisprudenza costante, l’urgenza dev’essere valutata sotto il profilo della necessità di statuire in via provvisoria,
         per evitare che la parte che richiede il provvedimento provvisorio subisca un danno grave e irreparabile. L’imminenza del
         danno non deve essere dimostrata con una certezza assoluta; è sufficiente, specialmente quando la realizzazione del danno
         dipende dal verificarsi di un complesso di fattori, che essa sia prevedibile con un grado di probabilità sufficiente (v. ordinanza
         del presidente del Tribunale 7 giugno 2007, causa T‑346/06 R, IMS/Commissione, Racc. pag. II‑1781, punti 121 e 123, e giurisprudenza
         ivi citata). Tuttavia, la parte che la fa valere resta tenuta a provare i fatti che si ritiene siano alla base della prospettiva
         di tale danno grave e irreparabile [ordinanza del presidente della Corte 14 dicembre 1999, causa C‑335/99 P(R), HFB e a./Commissione,
         Racc. pag. I‑8705, punto 67; ordinanze del presidente del Tribunale 15 novembre 2001, causa T‑151/01 R, Duales System Deutschland/Commissione,
         Racc. pag. II‑3295, punto 188, e 25 giugno 2002, causa T‑34/02 R, B/Commissione, Racc. pag. II‑2803, punto 86].
      
      98      È del pari giurisprudenza costante che un danno di carattere pecuniario non può essere considerato, salvo circostanze eccezionali,
         irreparabile o anche solo difficilmente riparabile, in quanto può essere oggetto di una successiva compensazione finanziaria
         [ordinanza del presidente della Corte 11 aprile 2001, causa C‑471/00 P(R), Commissione/Cambridge Healthcare Supplies, Racc. pag. I‑2865,
         punto 113; ordinanza del presidente del Tribunale 15 giugno 2001, causa T‑339/00 R, Bactria/Commissione, Racc. pag. II‑1721,
         punto 94].
      
      99      Il provvedimento provvisorio richiesto si giustifica solo se risulti che, in mancanza di tale provvedimento, il richiedente
         si troverebbe in una situazione tale da porre in pericolo la sua stessa esistenza prima della pronuncia della sentenza che
         conclude la causa di merito (ordinanza del presidente del Tribunale 3 dicembre 2002, causa T‑181/02 R, Neue Erba Lautex/Commissione,
         Racc. pag. II‑5081, punto 84). Poiché l’imminente scomparsa dal mercato costituisce effettivamente un danno al contempo grave
         e irrimediabile, l’adozione del provvedimento provvisorio richiesto risulta giustificata in un caso del genere.
      
      100    Se pure si è tenuto conto del fatto che, in mancanza del provvedimento provvisorio richiesto, le quote di mercato del ricorrente
         verrebbero modificate irrimediabilmente [ordinanze del presidente del Tribunale 30 giugno 1999, causa T‑13/99 R, Pfizer Animal
         Health/Consiglio, Racc. pag. II‑1961, punto 138; Solvay Pharmaceuticals/Consiglio, cit. al punto 71 supra, punto 107, e Du
         Pont de Nemours (France) e a./Commissione, cit. al punto 40 supra, punto 175], si deve precisare che tale ipotesi può essere
         posta su un piano di parità con quella del rischio di scomparsa dal mercato e giustificare l’adozione del provvedimento provvisorio
         richiesto solo qualora anche la modifica irrimediabile delle quote di mercato abbia carattere di gravità. Pertanto non è sufficiente
         che una quota di mercato, ancorché minima, rischi di essere irrimediabilmente perduta, ma occorre che tale quota di mercato
         sia sufficientemente rilevante. Il ricorrente che lamenti la perdita di una quota di mercato di questo genere deve anche dimostrare
         che la riconquista di una congrua parte della stessa, in particolare mediante adeguate misure di pubblicità, è impossibile
         per ostacoli di natura strutturale o giuridica (v., in tal senso, ordinanza Commissione/Cambridge Healthcare Supplies, cit.
         al punto 98 supra, punti 110 e 111, e ordinanza del presidente del Tribunale 26 febbraio 2007, causa T‑416/06 R, Sumitomo
         Chemical Agro Europe/Commissione, punti 59 e 60).
      
      101    Alla luce di tali considerazioni, occorre esaminare gli elementi dedotti dalle richiedenti per dimostrare che la Cheminova
         A/S subirebbe un danno grave e irreparabile, qualora non venisse sospesa l’esecuzione della decisione impugnata. In proposito,
         si deve ricordare che l’argomento relativo alle richiedenti Lodi, Cheminova Agro Italia, Cheminova Bulgaria e Agrodan va escluso
         da tale esame (v. supra, punto 64).
      
      102    Occorre verificare, anzitutto, se l’asserito danno possa essere considerato grave tenuto conto, in particolare, delle dimensioni
         e del fatturato dell’impresa, nonché delle caratteristiche del gruppo cui essa appartiene [v. ordinanza Cosmos‑Tank e a./Commissione,
         cit. al punto 91 supra, punto 26; ordinanza Du Pont de Nemours (France) e a./Commissione, cit. al punto 40 supra, punti 196
         e 203, e giurisprudenza ivi citata].
      
      103    In proposito, le richiedenti precisano che il fatturato medio negli esercizi 2004, 2005 e 2006 del gruppo cui appartiene la
         Cheminova ammontava a 5,248 miliardi di corone danesi (DKK), cioè a oltre EUR 700 milioni. Secondo le richiedenti, la gravità
         del danno sarebbe dimostrata, in particolare, dal fatto che il fatturato realizzato con il malathion nell’esercizio 2006 ammontava
         a circa EUR [riservato] milioni, «somma che rappresenta il [riservato]% del fatturato totale delle richiedenti Cheminova». Esse precisano che «il [riservato]% di tale fatturato è stato realizzato sul mercato dell’Unione europea».
      
      104    Ne consegue che, secondo i dati prodotti dalle richiedenti, il danno annuo causato dalla decisione impugnata sul mercato comunitario
         ammonterebbe a meno dell’1% del fatturato del loro gruppo.
      
      105    Orbene, il valore probante degli elementi sui quali si basa questa cifra inferiore all’1% è nettamente indebolito dal fatto
         che i dati forniti dalle richiedenti vanno relativizzati, per due motivi.
      
      106    Da un lato, le percentuali menzionate nella domanda di provvedimenti provvisori sono state calcolate in rapporto al fatturato
         realizzato dalle quattro richiedenti Cheminova, mentre avrebbero dovuto essere calcolate in rapporto a quello, più elevato,
         del gruppo cui esse appartengono. Dall’altro, com’è stato affermato sopra (punti 64 e 101), per accertare l’urgenza si possono
         prendere in considerazione solo elementi relativi alla Cheminova A/S. Orbene, i dati presentati nella domanda di provvedimenti
         provvisori riguardano le quattro richiedenti Cheminova e non consentono di individuare i dati pertinenti alla Cheminova A/S,
         mentre tali dati avrebbero dovuto figurare nel testo stesso della domanda di provvedimenti provvisori (v. supra, punto 66).
      
      107    Ne consegue che i dati numerici forniti dalle richiedenti e relativi al danno subito sul mercato comunitario non risultano
         abbastanza precisi da dimostrare l’urgenza per la Cheminova A/S.
      
      108    Ad abundantiam, calcolando approssimativamente il danno annuo causato alla sola Cheminova A/S dalla decisione impugnata sul
         mercato comunitario, si arriverebbe a un ordine di grandezza notevolmente inferiore a quello indicato, di meno dell’1% del
         fatturato del gruppo Cheminova.
      
      109    Atteso che le richiedenti lamentano una riduzione delle loro vendite in Stati non membri della Comunità quale conseguenza
         della decisione impugnata, in quanto alcuni paesi terzi seguirebbero la normativa comunitaria, si deve rilevare che tale comportamento
         non viene menzionato per quanto riguarda il mercato statunitense e quello canadese, sui quali le richiedenti vendono, secondo
         la relazione Deloitte & Touche, il [riservato]% dei loro prodotti a base di malathion. Secondo la medesima relazione, probabilmente la non iscrizione del malathion nell’allegato I
         della direttiva non avrà alcun effetto su questi due mercati. Di conseguenza, il preteso impatto negativo della decisione
         impugnata sulle vendite nei paesi terzi è già notevolmente ridotto, secondo gli stessi elementi forniti dalle richiedenti.
      
      110    Per quanto riguarda gli altri paesi terzi nei quali esse affermano di commercializzare prodotti a base di malathion, le richiedenti
         non hanno dimostrato che il provvedimento provvisorio richiesto, ammettendo che venga concesso, impedirebbe alle autorità
         dei paesi interessati di vietare la commercializzazione del malathion sul loro territorio. Pertanto, esse non hanno dimostrato
         che la sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata sarebbe atta a impedire il verificarsi del danno asserito. In
         ogni caso, tale divieto di commercializzazione del malathion sarebbe la conseguenza diretta non della decisione impugnata,
         bensì di una decisione adottata dalle autorità di ciascun paese terzo nell’esercizio del loro potere sovrano (v., in tal senso,
         ordinanza 30 giugno 1999, Pfizer Animal Health/Consiglio, cit. al punto 100 supra, punto 160).
      
      111    Neppure il richiamo operato dalle ricorrenti all’art. 5 della convenzione di Rotterdam (v. punto 84 supra) è tale da dimostrare,
         in misura sufficiente, che l’obbligo di informazione e notifica derivante alla Comunità da tale disposizione possa causare
         alla Cheminova A/S un danno prevedibile e quantificabile in un dato paese terzo per la durata del procedimento principale.
         Se pure le richiedenti hanno segnalato che il malathion è stato appena iscritto, ai sensi del regolamento (CE) della Commissione
         23 novembre 2007, n. 1376, recante modifica dell’allegato I del regolamento (CE) n. 304/2003 del Parlamento europeo e del
         Consiglio sull’esportazione ed importazione di prodotti chimici pericolosi (GU L 307, pag. 14), nella parte 1 dell’allegato I
         di tale regolamento n. 304/2003, che dà attuazione alla convenzione di Rotterdam, è sufficiente rilevare che, ai sensi dell’art. 7,
         n. 1, del regolamento n. 304/2003, tale iscrizione ha l’unico effetto di instaurare un obbligo di informazione nei confronti
         di eventuali paesi terzi importatori. Di conseguenza, le richiedenti non hanno dimostrato che il meccanismo della convenzione
         di Rotterdam comporterebbe direttamente e inevitabilmente la perdita di vendite di prodotti a base di malathion sul mercato
         di paesi terzi determinati. Esse hanno anzi ammesso, in risposta a un quesito del giudice del procedimento sommario, che spettava
         unicamente al paese terzo decidere se importare o meno i prodotti di cui trattasi.
      
      112    Le richiedenti sostengono inoltre che una decisione di non iscrizione, quale la decisione impugnata, generalmente è seguita
         dalla fissazione di nuovi TMR per la sostanza in questione nei prodotti di origine vegetale, il che equivarrebbe in pratica
         a vietare le importazioni nella Comunità di raccolti o di prodotti trattati con il malathion al di fuori della Comunità e
         susciterebbe dubbi nei clienti dei paesi terzi. In risposta a un quesito posto dal giudice del procedimento sommario, esse
         hanno precisato che il nesso tra la decisione impugnata e la fissazione dei TMR consisteva nell’effetto dannoso sulla vendita
         nei paesi terzi dei prodotti a base di malathion.
      
      113    In proposito, per quanto riguarda i pretesi effetti negativi di nuovi TMR sugli scambi con i paesi terzi, è pacifico che le
         richiedenti vendono il [riservato]% dei loro prodotti a base di malathion sui mercati degli Stati Uniti e del Canada. Orbene, secondo la stessa relazione Deloitte
         & Touche, probabilmente il problema dei TMR non avrà alcuna incidenza su questi due mercati. Per quanto riguarda gli altri
         mercati, è sufficiente ricordare che spetterà unicamente ai paesi terzi interessati decidere se importare o meno prodotti
         a base di malathion (v. supra, punti 110 e 111).
      
      114    Del pari, sul mercato comunitario, se la decisione impugnata comportasse effettivamente la fissazione di nuovi TMR per il
         malathion, il pregiudizio assertivamente subito a causa di tali TMR non sarebbe una conseguenza diretta della decisione impugnata.
         Infatti, come hanno ammesso le richiedenti, la procedura comunitaria per la fissazione dei TMR è indipendente dalla non iscrizione
         del malathion nell’allegato I della direttiva. Inoltre, le richiedenti non hanno dimostrato sufficientemente che la non iscrizione
         del malathion nell’allegato I della direttiva equivarrebbe ineluttabilmente a vietare, in ragione di nuovi TMR più rigorosi,
         le importazioni nella Comunità di prodotti trattati con tale sostanza. Esse non hanno esposto, in particolare, i motivi che
         impedirebbero al legislatore comunitario di fissare, per facilitare gli scambi internazionali, «tolleranze di importazione»
         che consentano l’importazione di alimenti e di prodotti di origine vegetale soggetti all’applicazione dei precedenti TMR per
         il malathion.
      
      115    Ne consegue che gli argomenti delle richiedenti relativi al problema dei TMR sono irrilevanti per dimostrare la gravità del
         danno assertivamente cagionato alla Cheminova A/S dalla decisione impugnata.
      
      116    Per quanto riguarda il riferimento operato dalle richiedenti a un «progetto colza», nel cui ambito la Cheminova A/S avrebbe
         progettato di fornire malathion al settore della colza, prevedendo di aumentare in misura significativa il fatturato e gli
         utili realizzati con i propri prodotti a base di malathion, è sufficiente rilevare che il mancato guadagno lamentato in tale
         contesto si basa su mere speranze, dato che la domanda di provvedimenti provvisori non fa riferimento ad alcun contratto,
         o contratto preliminare, di fornitura, già sottoscritto, avente per oggetto l’attuazione da parte della Cheminova A/S di tale
         progetto, la cui esecuzione sarebbe stata compromessa dalla decisione impugnata. Il «progetto colza» non si è quindi ancora
         concretizzato al punto da poter essere considerato acquisito dalla Cheminova A/S.
      
      117    Pertanto, il danno lamentato in relazione al «progetto colza» dev’essere considerato ipotetico. Orbene, un danno di natura
         puramente ipotetica, in quanto basato sulla sopravvenienza di eventi futuri e incerti, non può giustificare la concessione
         dei provvedimenti provvisori richiesti (ordinanze del presidente del Tribunale Government of Gibraltar/Commissione, cit. al
         punto 45 supra, punto 101, e 3 febbraio 2004, causa T‑422/03 R, Enviro Tech Europe e Enviro Tech International/Commissione,
         Racc. pag. II‑469, punto 65). Di conseguenza, neppure gli argomenti addotti dalle richiedenti in tale contesto sono atti a
         dimostrare la gravità del danno assertivamente cagionato alla Cheminova A/S dalla decisione impugnata.
      
      118    Per quanto riguarda il danno causato dalla privazione dei presunti diritti alla protezione dei dati conferiti dall’art. 13
         della direttiva, si deve rilevare che le richiedenti, nella domanda di provvedimenti provvisori, si sono astenute dal quantificare
         tale elemento del danno derivante dalla non iscrizione del malathion nell’allegato I della direttiva, pur senza sostenere
         che tale quantificazione sia impossibile. Va quindi parimenti respinta l’affermazione relativa alla protezione dei dati.
      
      119    Risulta da quanto precede che non può essere accolto nessuno degli argomenti addotti per dimostrare la gravità del danno subito
         dalla Cheminova A/S.
      
      120    Inoltre, il danno in questione, stimato approssimativamente in meno dell’1% del fatturato del gruppo Cheminova (v. supra,
         punto 108), va ulteriormente ridotto, dato che le richiedenti hanno ammesso di poter compensare parte delle loro vendite di
         prodotti a base di malathion con la vendita di altri prodotti di loro fabbricazione o che esse sono autorizzate a commercializzare
         e hanno precisato che il [riservato]% degli impieghi perduti potrebbe essere recuperato in Spagna con vendite di prodotti sostitutivi figuranti nella gamma dei
         loro prodotti.
      
      121    Tali osservazioni sono sufficienti per concludere che il danno cagionato alla Cheminova A/S dalla decisione impugnata ammonterebbe,
         in ogni caso, a molto meno dell’1% del fatturato del gruppo Cheminova e pertanto non potrebbe essere considerato grave, senza
         che occorra individuare ciascuno dei prodotti sostitutivi e le detrazioni da effettuare, il che, peraltro, sarebbe impossibile
         in mancanza di dati relativi alla sola Cheminova A/S.
      
      122    Tale conclusione non è inficiata dalla valutazione di tutte le circostanze di fatto dedotte dalle richiedenti, e in particolare
         la circostanza che la Cheminova A/S ha iniziato a produrre il malathion nel 1968 con il marchio Fyfanon®™, divenendone il
         principale produttore nel 1991, che è quindi presente sul mercato del malathion da circa 40 anni e beneficia di autorizzazioni
         alla commercializzazione di prodotti fitosanitari a base di malathion per numerosi impieghi in dieci Stati membri della Comunità.
         Infatti, tali considerazioni di carattere storico non possono essere prese in considerazione in quanto non se ne può trarre
         alcun dato numerico di natura economica e finanziaria di cui possa tenersi conto per valutare il danno che potrebbe giustificare
         la concessione di un provvedimento provvisorio.
      
      123    Inoltre, le richiedenti non hanno dimostrato sufficientemente che il danno approssimativamente valutato in precedenza possa
         essere considerato irreparabile.
      
      124    In proposito, è sufficiente rilevare che, se le richiedenti sostengono che rischiano di perdere le quote di mercato e la reputazione
         acquisite con il malathion nella Comunità, esse non sono riuscite a dimostrare in modo giuridicamente sufficiente che sarebbe
         impossibile per la Cheminova A/S riconquistare tale reputazione e tali quote di mercato perdute, qualora la decisione impugnata
         fosse annullata in esito al procedimento principale. Infatti, gli elementi del fascicolo del procedimento sommario non consentono
         di concludere che tali perdite sarebbero irrimediabili e che il malathion non potrebbe riconquistare la sua precedente posizione.
      
      125    Da un lato, le stesse richiedenti sottolineano che sarà impossibile ottenere, dal punto di vista tecnico, la perfetta sostituibilità
         del malathion. Dall’altro, esse rilevano che uno dei principali vantaggi del malathion consiste nel fatto che esso dispone
         di un ampio spettro di azione e può essere venduto al coltivatore a un prezzo relativamente modesto. Infine, esse hanno espressamente
         richiamato l’attenzione sulle dichiarazioni di tre organismi rappresentativi della loro clientela europea, che sottolineano
         l’importanza del malathion, la sua indispensabilità tra gli strumenti chimici destinati alla lotta contro gli insetti nocivi
         e ad evitare lo sviluppo di resistenze, nonché le conseguenze economiche nefaste della non iscrizione del malathion nell’allegato I
         della direttiva.
      
      126    Ne consegue che, apparentemente, le qualità del malathion sono molto apprezzate dalla clientela delle richiedenti e non esiste
         un prodotto sostitutivo perfetto. Tali elementi depongono inoltre per la possibilità di un ritorno sul mercato del malathion
         nel caso in cui la decisione impugnata non fosse oggetto di un provvedimento di sospensione dell’esecuzione e venisse annullata
         dalla sentenza nella causa principale.
      
      127    Tale conclusione è confermata dai risultati di uno studio realizzato presso alcuni dei loro principali clienti in merito all’eventuale
         ritorno sul mercato del malathion in seguito al rilascio di una nuova autorizzazione per detta sostanza. Infatti, nessuno
         dei clienti interpellati ha escluso categoricamente qualsiasi possibilità che il malathion recuperi quote di mercato perdute.
      
      128    In proposito, si deve precisare che uno dei nove clienti ha ammesso, senza riserve, la possibilità di un ritorno sul mercato
         del malathion. Se è vero che un altro cliente ha dichiarato che tale ritorno sembrava difficile, in quanto il mercato sarebbe
         stato conquistato in parte da altri prodotti, il valore probante di tale risposta è affievolito dal fatto che essa è stata
         fornita dalla Lodi, parte richiedente, che non può essere considerata una fonte di informazioni obiettiva, dato che essa sostiene
         appunto, nell’ambito del presente procedimento, che è impossibile che il malathion riconquisti la posizione precedente. Un
         terzo cliente ha risposto che, se i prodotti sostitutivi e il malathion fossero equiparabili in termini di efficacia e di
         prezzo, sarebbe difficile immaginare che gli agricoltori tornino ad utilizzare il malathion. Tale cliente ha aggiunto tuttavia
         che commercializzerebbe nuovamente il malathion, qualora esso tornasse sul mercato. Gli altri clienti hanno previsto il ritorno
         del malathion sul mercato a determinate condizioni legate all’efficacia del prodotto e alla competitività del prezzo.
      
      129    Orbene, le richiedenti non hanno affermato che il malathion fosse meno efficace dei prodotti sostitutivi che avrebbero conquistato
         le quote di mercato perdute a causa della decisione impugnata. Per quanto riguarda il livello di prezzo, le stesse richiedenti
         indicano un margine di utile relativamente elevato su alcuni dei loro prodotti a base di malathion, vale a dire il [riservato]%, il che potrebbe consentire loro di applicare una riduzione di prezzo per sostenere la reintroduzione sul mercato di tali
         prodotti.
      
      130    Ne consegue che, se pure la riconquista delle quote di mercato del malathion perdute a causa della decisione impugnata può
         essere economicamente e finanziariamente onerosa, tale ritorno sul mercato nonché il recupero della reputazione della sostanza
         non risultano impossibili (v., in tal senso, ordinanza 30 giugno 1999, Pfizer Animal Health/Consiglio, cit. al punto 100 supra,
         punti 161‑165).
      
      131    Il danno assertivamente subito dalla Cheminova A/S a causa della decisione impugnata non può quindi essere considerato irreparabile
         e non occorre esaminare le altre questioni, in particolare quella della sostituibilità, sollevate nel contesto dell’urgenza.
      
      132    Risulta da tutto quanto precede che le richiedenti non hanno dimostrato, allo stato attuale, che la Cheminova A/S subirebbe
         un danno grave e irreparabile, qualora non venisse concessa la sospensione dell’esecuzione richiesta.
      
      133    Di conseguenza, la domanda di provvedimenti provvisori dev’essere respinta per difetto di urgenza e non occorre esaminare
         se sussistano le altre condizioni per la concessione della sospensione dell’esecuzione.
      
      Per questi motivi,
      IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE
      così provvede:
      1)      La domanda di provvedimenti provvisori è respinta.
      2)      Le spese sono riservate.
      Lussemburgo, 4 dicembre 2007
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      M. Jaeger
            
         * Lingua processuale: l’inglese.
      
      1 –	Dati riservati non riportati.