CELEX: 31995D0455
Language: it
Date: 1995-03-01 00:00:00
Title: 95/455/CE: Decisione della Commissione, del 1ºmarzo 1995, relativa alle disposizioni in materia di riduzioni nel Mezzogiorno degli oneri sociali a carico delle imprese e di fiscalizzazione di alcuni di tali oneri (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE)

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31995D0455

95/455/CE: Decisione della Commissione, del 1ºmarzo 1995, relativa alle disposizioni in materia di riduzioni nel Mezzogiorno degli oneri sociali a carico delle imprese e di fiscalizzazione di alcuni di tali oneri (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE)  

Gazzetta ufficiale n. L 265 del 08/11/1995 pag. 0023 - 0029

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 1° marzo 1995 relativa alle  disposizioni in materia di riduzioni nel Mezzogiorno degli oneri sociali a carico delle imprese e  di fiscalizzazione di alcuni di tali oneri (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)  (Testo rilevante ai fini del SEE) (95/455/CE)LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ  EUROPEE, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2,  primo comma, dopo aver invitato le parti interessate a presentare osservazioni a norma dell'articolo 93, considerando quanto segue: I (1)  Con lettera dell'8 ottobre 1992, le autorità italiane hanno notificato alla Commissione,  ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, il disegno di legge n. 1536 dell'8 settembre  1992, recante tra l'altro: -  all'articolo 1, il rifinanziamento della riduzione degli oneri sociali prevista dalla legge 1°  marzo 1986, n. 64, relativa alla disciplina organica dell'intervento straordinario nel  Mezzogiorno; -  all'articolo 2, una misura di fiscalizzazione (assunzione a carico del bilancio statale) di  oneri sociali, che confermava un'ulteriore riduzione selettiva degli oneri sociali a favore delle  imprese site nel Mezzogiorno. Queste misure avrebbero dovuto venir applicate per il periodo dal 1° dicembre 1991 al 30 novembre  1992 per quanto concerne l'articolo 1 e dal 1° gennaio 1992 al 31 dicembre 1993 per quanto concerne  l'articolo 2. Il disegno di legge sostituiva un decreto legge del 21 gennaio 1992, n. 14, relativo  alla stessa materia, non notificato ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, reiterato  da ultimo con un decreto legge del 21 luglio 1992, anch'esso non notificato, nei confronti del  quale la Commissione aveva aperto la procedura prevista dall'articolo 93, paragrafo 2 del trattato  con decisione del 25 giugno 1992  (1). (2)  Poiché i decreti legge citati non erano stati convertiti in legge nel termine previsto a tale  effetto dalla Costituzione italiana ed erano destinati ad essere sostituiti mediante il disegno di  legge n. 1536 in esame, con decisione del 18 novembre 1992 ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2  del trattato  (2) la Commissione ha constatato che la decisione del 25 giugno 1992 era divenuta  priva d'oggetto ed ha aperto la procedura prevista dall'articolo 93, paragrafo 2 del trattato nei  confronti del disegno di legge n. 1536, per la parte relativa alle misure indicate. Questa decisione è stata notificata al governo italiano il 18 novembre 1992 e, con la pubblicazione  nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, ne è stata data informazione agli altri Stati  membri ed ai terzi interessati. Un termine di un mese per presentare osservazioni è stato accordato  all'Italia nonché agli altri Stati membri ed ai terzi interessati. Nessun altro Stato membro né terzo interessato si è avvalso della facoltà di presentare  osservazioni. Il governo italiano ha dapprima chiesto una proroga del termine impartitogli.  Numerose riunioni hanno in seguito avuto luogo fra i servizi: il 14 dicembre 1992, l'11 febbraio  1993, il 15 febbraio 1993, il 1° luglio 1993, il 4 febbraio 1994, il 4 luglio 1994, il 1° agosto  1994, il 25 ottobre 1994, il 24 novembre 1994, il 10 gennaio 1995. Il commissario competente in  materia ha incontrato, sull'argomento, il ministro italiano del Bilancio e della Programmazione  economica il 13 gennaio 1995. II (3)  La legge 1° marzo 1986, n. 64, è stata dichiarata compatibile col mercato comune, a certe  condizioni, con decisione 88/318/CEE della Commissione  (1). Essa prevede, tra l'altro, la  possibilità per le autorità italiane di ridurre nel Mezzogiorno gli oneri sociali a carico delle  imprese. In Italia gli oneri sociali equivalgono, in media, al 45  % della retribuzione soggetta ad  oneri. Il beneficio in esame era costituito, fra l'altro, per quanto concerne le imprese non  agricole, da un esonero totale dagli oneri per i primi dieci anni seguenti l'assunzione per ogni  nuovo impiego creato, e da una riduzione generale equivalente all'8,50  % della retribuzione  soggetta ad oneri. Erano inoltre autorizzate riduzioni supplementari molto importanti in funzione  delle date di assunzione. Lo stanziamento destinato dall'articolo 18 della legge a questa misura,  nel quadro dello stanziamento globale di 120  000 miliardi di LIT (60  000 MECU) per l'insieme  della legge n. 64, era di 30  000 miliardi di LIT (15  000 MECU). Le autorità italiane hanno fatto uso della facoltà loro accordata in materia di oneri sociali. Esse  hanno così adottato, nel corso degli anni, diversi atti che hanno permesso alle imprese del  Mezzogiorno di avvalersi senza soluzione di continuità del massimo delle riduzioni ammesse. La  riduzione media per impresa (tasso di base e riduzioni supplementari) è stata di circa il 20  %. Lo  stanziamento di 30  000 miliardi di LIT si è esaurito nel 1989 e la misura è stata rifinanziata con  diversi atti legislativi non notificati ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, per un  importo globale di 8  188 miliardi di LIT (4  094 MECU). La Commissione ha dichiarato compatibili  col mercato comune tali rifinanziamenti con decisione del 2 ottobre 1991. (4)  L'articolo 1 del disegno di legge in esame proroga le riduzioni degli oneri sociali nel  Mezzogiorno dal 1° dicembre 1991 al 30 novembre 1992, limita ad un anno l'esonero totale, riduce al  7,50  % la riduzione generale e rifinanzia la misura per un totale di 6  766 miliardi di LIT (3   383 MECU). (5)  Dalle fine degli anni '70 le autorità italiane hanno inoltre accordato a talune imprese altre  riduzioni degli oneri sociali, nel contesto di una politica di fiscalizzazione di alcuni oneri. A  partire da un primo decreto legge del 7 febbraio 1977, n. 102, queste misure sono state  disciplinate da decine di atti legislativi. La politica di fiscalizzazione mira soprattutto a mettere a carico del bilancio statale determinate  politiche sociali (in particolare l'assistenza sanitaria) che, malgrado fossero elargite  all'insieme della popolazione, venivano storicamente finanziate soprattutto con oneri sociali detti  «  impropri  » a carico delle imprese. Si ritiene, secondo le informazioni fornite dalle autorità  italiane nel corso delle riunioni indicate al considerando 2, che questi oneri detti impropri  rappresentassero il 17  % della retribuzione soggetta ad oneri e che l'insieme degli oneri sociali  rappresentasse il 45  %. Per ragioni storiche, gli oneri impropri sono più elevati nel settore  industriale che negli altri settori. Dal momento che il bilancio nazionale non poteva sopportare  un'operazione unica di fiscalizzazione di tale ampiezza, la fiscalizzazione è stata realizzata  parzialmente ed episodicamente. Il risultato è stato, nel corso degli anni, una riduzione degli  oneri sociali variabile all'inizio per settore e, a partire dalla legge 28 ottobre 1980, n. 687,  per regione. In particolare, a partire dal 1° luglio 1990, in applicazione della legge 28 ottobre  1980, n. 687, le imprese del Mezzogiorno hanno ottenuto una riduzione selettiva del 2,54  %  rispetto alle imprese site nelle altre regioni italiane. In seguito all'evoluzione legislativa,  questo beneficio ha raggiunto il 6,20  % a partire dal decreto legge del 4 giugno 1990, n. 210. Dal  1990 sono state eliminate le differenze settoriali. (6)  La Commissione aveva avuto conoscenza dei primi atti legislativi di fiscalizzazione, fino al  decreto legge del 30 dicembre 1979, n. 633 compreso, e li aveva valutati ai sensi dell'articolo 92  del trattato con decisione 80/932/CEE  (2). Posto che il sistema era articolato - direttamente o indirettamente - in differenze settoriali di  fiscalizzazione, la Commissione aveva ritenuto che talune di tali differenze, per ragioni  riguardanti unicamente il loro carattere temporaneo e la loro selettività marginale, non fossero da  considerarsi come aiuti di Stato. Dopo di allora - e fino alla notifica del disegno di legge in esame - nessun atto legislativo in  materia è più stato notificato ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CE. (7)  L'articolo 2 del disegno di legge in esame aumenta - fino al 31 dicembre 1993 - l'assunzione a  carico del bilancio statale dell'insieme degli oneri sociali impropri: questo aumento è dell'1,44   % per le imprese del Centro Nord e dell'1,40  % per le imprese site nelle altre regioni. Come le  autorità italiane hanno sottolineato nel corso degli incontri di cui al considerando 2, il  vantaggio differenziale in favore delle imprese del Mezzogiorno dovuto alla fiscalizzazione, che  era del 6,20  % a partire dal decreto legge del 4 giugno 1990, n. 210, si è così ridotto dello 0,04   %, passando dal 6,20  % al 6,16  %. Il paragrafo 4 dello stesso articolo 2, infine, introduce un nuovo esonero dello 0,40  % a favore  di certe imprese del settore edile. Le autorità italiane hanno precisato che questa misura è  identica per tutto il territorio nazionale e non comporta selettività settoriali. Il settore edile  era infatti escluso su tutto il territorio nazionale dalla misura accordata all'insieme degli altri  settori. L'attribuzione dello 0,40  % di fiscalizzazione su tutto il territorio è un primo passo  verso il superamento di questa situazione discriminatoria. La misura non costituisce quindi un  aiuto. Lo stanziamento previsto per le misure di fiscalizzazione dal disegno di legge in esame è di 4  200  miliardi di LIT (2  100 MECU). III (8)  Nel corso della procedura, le autorità italiane hanno sostenuto, oltre alle osservazioni  sui fatti già riportate, che occorreva tener conto della difficoltà - anche di carattere sociale -  nella quale si sarebbe inserito il processo di revisione dell'intervento nelle zone in crisi, così  come delle misure legislative che il governo italiano aveva adottato per sostenere l'occupazione. (9)  Le misure previste dal disegno di legge sono state nel frattempo, messe in vigore con diverse  disposizioni, in particolare con decreti legge modificati, da ultimo, con legge 20 maggio 1993, n.  151, modificata a sua volta con decreto legge del 20 luglio 1993, n. 245. Una disciplina più  articolata della materia è stata adottata con legge 14 gennaio 1994, n. 21, in base alla quale sono  stati fissati tra l'altro i tassi di riduzione degli oneri sociali fino al 30 giugno 1994. Nessuno di questi atti è stato notificato alla Commissione ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3  del trattato. Occorre osservare che l'articolo 1, paragrafo 4 del decreto legge del 18 gennaio  1993, n. 12 - non convertito in legge - stabiliva che il ministro del Lavoro e della Previdenza  sociale, di concerto con i ministri del Tesoro e del Bilancio, determinasse i criteri per la  revisione degli interventi a sostegno dell'occupazione tenendo conto della loro compatibilità con  gli indirizzi comunitari. La stessa disposizione è ripresa dalla legge 14 gennaio 1994, n. 21, che  attribuisce, fra l'altro, ai tre ministri il potere di adottare nuovi tassi di riduzione. L'applicazione delle misure previste dal disegno di legge oggetto della presente decisione, quale  risulta dall'insieme di questi atti, comporta i seguenti elementi: -  le riduzioni degli oneri sociali nel Mezzogiorno sono state prorogate fino al periodo di  pagamento in corso il 30 giugno 1994; -  l'esonero totale dei contributi per i nuovi impieghi creati è stato limitato ad un anno. La  riduzione generale è stata limitata al 5  % anziché all'8,50  %. Il tasso medio per impresa si è  situato al 16  %; -  la fiscalizzazione, quale prevista dal disegno di legge in esame, è stata accordata fino al 31  dicembre 1994. In occasione degli incontri fra i servizi, le autorità italiane hanno fatto presente che  l'indicazione di cui al decreto legge del 18 gennaio 1993, n. 12, secondo la quale il governo, nel  quadro della revisione degli interventi nel Mezzogiorno avrebbe tenuto conto della compatibilità di  questa con gli indirizzi comunitari, costituirebbe un primo adeguamento del sistema italiano al  mercato comune. IV (10)  Quale che sia l'obiettivo economico o sociale perseguito, le misure di riduzione  selettiva degli oneri sociali di cui agli articoli 1 e 2 del disegno di legge n. 1536 costituiscono  aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, poiché hanno l'effetto di ridurre a  favore delle imprese situate nelle regioni del Mezzogiorno i costi degli oneri sociali che gravano  normalmente sulle imprese italiane. Esse falsano quindi la concorrenza e sono suscettibili, stante  la loro destinazione a tutte le imprese di tali regioni, di incidere sugli scambi. Di conseguenza  esse costituiscono aiuti, di per se stessi vietati dall'articolo 92, paragrafo 1 del trattato. Va precisato, con particolare riguardo alle misure dette di fiscalizzazione, che non costituiscono  aiuti le misure generali volte a ridurre in maniera uniforme, per l'insieme delle imprese di uno  Stato membro, il costo degli oneri sociali. Viceversa, le riduzioni selettive che favoriscono certe  imprese rispetto alle altre nello stesso Stato membro - indipendentemente dal fatto che questa  selettività si espleti a livello individuale, settoriale o (come nel caso di specie) regionale -  costituiscono, per il differenziale di riduzione, aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del  trattato. Benché le riduzioni degli oneri sociali disciplinate dalla legge n. 64/86 siano state considerate  compatibili col mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) del trattato  dalla Commissione nelle decisioni sulla compatibilità della legge n. 64/86, il loro rifinanziamento  per il periodo successivo al 30 novembre 1991 - tenuto conto in particolare del cumulo con il  differenziale di fiscalizzazione di cui le imprese del Mezzogiorno si sono avvantaggiate a partire  almeno dal 4 giugno 1990 - e questo stesso differenziale, quale risulta dalla normativa sulla  fiscalizzazione dopo l'adozione delle disposizioni dell'articolo 2 del disegno di legge in esame,  non sono, di per sé, compatibili col mercato comune. Nelle decisioni sulla compatibilità della legge del Mezzogiorno la Commissione ha solo considerato  compatibili, in ragione delle condizioni chiaramente definite che ne regolavano l'attribuzione, le  riduzioni - già consistenti - degli oneri sociali previste dalla legge 1° marzo 1986, n. 64. Tali  decisioni limitavano i poteri delle autorità italiane, che potevano accordare a favore delle  imprese situate nel Mezzogiorno un esonero totale per dieci anni per ogni nuovo impiego creato, una  riduzione generale dell'8,50  % e le riduzioni supplementari per tutta la durata dell'intervento  organico, vale a dire fino al 31 dicembre 1993. È successo invece che, soprattutto a partire dal decreto legge del 4 giugno 1990, n. 210, le  autorità italiane abbiano accordato alle stesse imprese, grazie alla normativa sulla  fiscalizzazione, riduzioni degli oneri sociali più consistenti. Le imprese del Mezzogiorno,  infatti, hanno beneficiato, a titolo di riduzioni di oneri sociali, rispetto ai loro concorrenti  italiani, di un esonero totale per ogni nuovo impiego creato, di una riduzione del tasso di base  maggiorato dal differenziale di fiscalizzazione e delle riduzioni supplementari. Il tasso medio per  impresa si è così situato intorno al 27  % alla data di apertura della presente procedura. Questo importante superamento della percentuale di riduzione considerata compatibile dalla  Commissione nel Mezzogiorno ha falsato in maniera significativa, a favore delle imprese del  Mezzogiorno, gli effetti delle riduzioni autorizzate dalla Commissione. V (11)  Le autorità italiane hanno fatto notare che, con le disposizioni da esse adottate ed  applicate dopo l'apertura della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, i benefici  delle riduzioni degli oneri sociali globalmente accordati alle imprese del Mezzogiorno sono stati  ridotti in maniera significativa mediante: -  la limitazione ad un anno dell'esonero totale per i nuovi impieghi creati, che era  precedentemente di dieci anni; -  l'abbassamento dall'8,50  % al 5  % della riduzione generale; -  l'abbassamento dal 6,20  % al 6,16  % del differenziale di fiscalizzazione. Il tasso medio di riduzione per impresa sarebbe quindi stato ricondotto, alla data del 30 giugno  1994, al 16  % più il 6,16  % del differenziale di fiscalizzazione. Infine - e sarebbe questo il dato più importante - tale abbassamento non sarebbe stato che il punto  di partenza di una revisione approfondita del sistema, da realizzarsi progressivamente, diretta a  sopprimere, entro un certo termine, tanto le riduzioni ammesse in applicazione della legge n. 64  che il differenziale di fiscalizzazione. (12)  In questa prospettiva le autorità italiane, con lettera del 5 agosto 1994 dei ministri del  Lavoro, del Tesoro e del Bilancio, hanno comunicato alla Commissione il testo del decreto  interministeriale recante la stessa data, che fissava, per il periodo fino al 30 novembre 1996, i  tassi di riduzione degli oneri sociali già disciplinati dalla legge 64/86. La lettera indicava  inoltre la volontà del governo italiano di abolire ogni riduzione già retta dalla legge n. 64/86  prima del 31 dicembre 1997, secondo un calendario allegato, e di eliminare progressivamente il  differenziale di fiscalizzazione. Il calendario di smantellamento del sistema di riduzioni degli oneri sociali già retto dalla legge  n. 64/86 era così fissato in termini di tasso globale di riduzione per impresa: -  14,60  % al 1° luglio 1994, -  14  % al 1° dicembre 1994, -  10,60  % al 1° dicembre 1995, -  6,80  % al 1° dicembre 1996, -  0  % al 1° dicembre 1997. Per le regioni Abruzzo e Molise, che non rispondono più alle condizioni della deroga al divieto di  aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) del trattato, il calendario di  smantellamento era il seguente: -  12  % al 1° luglio 1994, -  0  % al 1° dicembre 1994. In tutte le regioni del Mezzogiorno veniva infine confermato l'esonero annuale degli oneri sociali  per ogni nuovo impiego creato entro il 31 dicembre 1997. (13)  Con lettera del 16 dicembre 1994, modificata con lettera del 17 gennaio 1995, il ministro  italiano del Bilancio ha notificato, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato, un  progetto organico di interventi statali a favore delle imprese italiane, che confermava le misure  già esaminate e recante fra l'altro un progetto di smantellamento progressivo del differenziale di  fiscalizzazione degli oneri sociali di cui hanno beneficiato finora le imprese del Mezzogiorno. Lo  smantellamento si farebbe secondo la seguente evoluzione del differenziale: nelle regioni diverse dall'Abruzzo -  5  % al 1° luglio 1995, -  4  % al 1° gennaio 1996, -  3  % al 1° gennaio 1997, -  2  % al 1° gennaio 1998, -  1  % al 1° gennaio 1999, -  0  % al 1° gennaio 2000. nella regione Abruzzo -  5  % al 1° luglio 1995, -  3  % al 1° gennaio 1996, -  1  % al 1° luglio 1996, -  0  % al 1° gennaio 1997. VI (14)  La Commissione - mentre si pronunzia nell'ambito del procedimento relativo all'aiuto N  40/95 sulle altre misure del progetto organico - ritiene, da un lato, che il sistema delle  riduzioni e del differenziale di fiscalizzazione applicato dalle autorità italiane è incompatibile  col mercato comune, mentre considera, dall'altro, che l'adozione del piano di smantellamento rende  compatibili gli aiuti accordati nel quadro dello smantellamento medesimo. Le regioni diverse dall'Abruzzo e dal Molise rispondono a tutte le condizioni della deroga di cui  all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) per gli aiuti alle imprese finalizzati allo sviluppo  regionale. Il loro PIL/abitante è infatti il seguente, rispetto alla media dell'Unione: Campania  69,75  %, Basilicata 64,98  %, Puglia 74,30  %, Calabria 58,60  %, Sicilia 68,35  %, Sardegna 74,40   %. Inoltre, il metodo di applicazione dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) e c)  (1) permette  di accordare in queste regioni aiuti al funzionamento a condizione che siano degressivi. Tenuto  conto della situazione delle regioni in esame, colpite più delle altre dalle conseguenze della  recente crisi congiunturale e comprese dall'Unione nelle zone di intervento dell'obiettivo 1 dei  Fondi strutturali, è impensabile che il debole sistema produttivo possa affrontare dall'oggi al  domani un aumento importante ed improvviso del costo del lavoro dovuto all'aumento degli oneri  sociali conseguente alla soppressione pura e semplice delle riduzioni. Un ritmo ragionevole di  smantellamento si impone e quello applicato e proposto dalle autorità italiane, che raggiunge  cumulativamente circa il 5  % all'anno, rappresenta un buon equilibrio fra le esigenze della  concorrenza e la necessità di mantenere, in tali regioni, nell'interesse delle stesse un tessuto  produttivo vitale. La più lunga durata del differenziale di fiscalizzazione è giustificata in  particolare, oltreché dalla tenuità dell'aiuto residuo, dall'onere che il riassorbimento può  rappresentare per il bilancio nazionale in termini di accelerazione del processo di fiscalizzazione  nel Centro Nord del paese. (15)  Quanto all'Abruzzo ed al Molise, nessun elemento esaminato giustifica una deroga al divieto  di aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a). È vero che taluni indicatori della  situazione socio-economica evidenziano ancora certe difficoltà di queste regioni in rapporto a  quelle del Centro Nord del paese, ma tali indicatori non rivelano un livello di vita anormalmente  basso o una grave disoccupazione strutturale. Soprattutto, il PIL/abitante di queste regioni,  misurato in potere d'acquisto uniforme dall'Istituto statistico delle Comunità europee - che  costituisce l'indicatore previsto dal citato metodo di applicazione dell'articolo 92, paragrafo 3,  lettere a) e c) - corrisponde all'89,85  % della media dell'Unione in Abruzzo ed al 78,97  % della  stessa media nel Molise. Esso supera quindi in maniera significativa la soglia di ammissibilità per  la deroga dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a), fissato al 75  % dal metodo. In tale contesto,  le difficoltà cui si è accennato costituiscono elementi da prendere in considerazione ai fini della  deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c). L'insieme delle province (NUTS III) delle  due regioni risponde in effetti alle condizioni per la concessione di una deroga a questo titolo:  in applicazione della prima fase del metodo citato, le province di Pescara (PIB 77,54  %), di  Chieti (disoccupazione 119,68  %), di Isernia (PIB 81,75  %, disoccupazione 114,15  %) e di  Campobasso (PIB 75,17  %, disoccupazione 140,75  %), rispetto ad un indice nazionale uguale a 100;  in applicazione della seconda fase (debolezza relativa del settore industriale, aumento della  disoccupazione giovanile, isolamento, invecchiamento della popolazione) le province di L'Aquila e  di Teramo. Queste regioni rientrano entrambe nell'obiettivo 1 dei Fondi strutturali, limitatamente,  per l'Abruzzo, al 31 dicembre 1996. Il metodo citato non prevede la concessione di aiuti al  funzionamento nelle regioni ammesse alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c). La  Commissione tuttavia tiene conto del fatto che le due regioni erano ammesse alla deroga di cui  all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) fino al 31 dicembre 1993 e che nel solo caso paragonabile  relativo ad una regione che si trovava nelle stesse condizioni [cessazione dell'ammissibilità alla  deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) e ammissibilità alla deroga di cui  all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c)], con decisione 88/318/CEE  (1) essa ha considerato  opportuno e compatibile col mercato comune, senza che le condizioni degli scambi fossero alterate  in misura contraria all'interesse comune, che misure d'accompagnamento a carattere temporaneo,  consistenti tra l'altro in taluni aiuti al funzionamento, venissero ammesse, in modo da favorire  l'adattamento delle imprese della regione - ancora colpita da problemi di sviluppo - alle nuove  forme, meno incisive, di sostegno dell'economia. La Commissione ritiene che sussista un principio  generale, relativo alla considerazione di particolarità oggettive di situazioni non comparabili con  quelle delle altre regioni ammissibili alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c),  ed a questo principio essa intende continuare ad attenersi ammettendo che nelle stesse circostanze  leggeri aiuti al funzionamento possano eccezionalmente venire ammessi a titolo temporaneo. In  questa prospettiva, essa considera nella fattispecie come compatibili col mercato comune le misure  indicate dalle autorità italiane nel quadro del progetto organico, in particolare - per quanto  concerne la presente decisione - le riduzioni degli oneri sociali accordate nelle due regioni dal  decreto interministeriale del 5 agosto 1994 e la riduzione progressiva del differenziale di  fiscalizzazione, disposta in considerazione del diverso livello di sviluppo del Molise rispetto  all'Abruzzo. In tutte le regioni in esame è d'altra parte compatibile col mercato comune l'esonero annuale degli  oneri sociali in favore di ogni nuovo impiego creato prima del 31 dicembre 1997. Si tratta di una  misura di aiuto alla creazione di posti di lavoro la cui entità resta ben inferiore alle intensità  di aiuto approvate generalmente in materia. (16)  La Commissione è costretta a constatare che tutte le riduzioni di cui hanno beneficiato  finora le imprese del Mezzogiorno, a partire dal 1° dicembre 1991 per quanto concerne le riduzioni  degli oneri sociali già dalla legge n. 64/86, ed a partire dal 1° luglio 1990 per quanto concerne  il differenziale di fiscalizzazione, sono illegali in quanto accordate in violazione dell'articolo  93, paragrafo 3 del trattato. (17)  La Commissione considera che, tenuto conto delle preoccupazioni già espresse sul mantenimento  del tessuto produttivo delle regioni interessate e della difficoltà di identificare l'importo dei  vantaggi ricevuti da ciascun beneficiario, non è opportuno ordinare allo Stato membro di procedere  al recupero degli aiuti incompatibili versati, HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE: Articolo 1 Gli aiuti in forma di esonero e di riduzioni degli oneri sociali  nelle regioni del Mezzogiorno, di cui agli articoli 2, 3 e 4, sono compatibili col mercato comune  alle condizioni ivi previste. Articolo 2 L'esonero annuale degli oneri sociali per ogni nuovo impiego creato è limitato ai  nuovi impieghi creati entro il 31 dicembre 1997. Articolo 3 Nelle regioni Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, le riduzioni  globali degli oneri sociali, quali definite all'articolo 1 del decreto interministeriale italiano  del 5 agosto 1994 in materia, sono limitate al -  14,60  % a partire dal 1° luglio 1994, -  14  % a partire dal 1° dicembre 1994, -  10,60  % a partire dal 1° dicembre 1995, -  6,80  % a partire dal 1° dicembre 1996, -  0  % a partire dal 1° dicembre 1997. Nelle regioni Abruzzo e Molise, queste riduzioni sono limitate al -  12  % a partire dal 1° luglio 1994, -  0  % a partire dal 1° novembre 1994. Articolo 4 Nelle regioni Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e Molise, il  differenziale di fiscalizzazione rispetto alle regioni del Centro Nord è limitato al -  5  % a partire dal 1° luglio 1995, -  4  % a partire dal 1° gennaio 1996, -  3  % a partire dal 1° gennaio 1997, -  2  % a partire dal 1° gennaio 1998, -  1  % a partire dal 1° gennaio 1999, -  0  % a partire dal 1° gennaio 2000. Nella regione Abruzzo, tale differenziale è limitato al -  5  % a partire dal 1° luglio 1995, -  3  % a partire dal 1° gennaio 1996, -  1  % a partire dal 1° luglio 1996, -  0  % a partire dal 1° gennaio 1997. Articolo 5 La Repubblica italiana adotta tutte le misure generali necessarie per conformarsi agli  articoli 2 e 3 entro il 30 giugno 1996. Essa le comunica alla Commissione entro il 30 luglio 1996. La Repubblica italiana adotta tutte le misure generali necessarie per conformarsi all'articolo 4  entro il 15 aprile 1995. Essa le comunica alla Commissione entro il 30 aprile 1995. Articolo 6 La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione. Fatto a Bruxelles, il 1° marzo 1995. Per la Commissione Karel VAN MIERT Membro della Commissione (1)  GU n. C 212 del 12. 8. 1988, pag. 2.  (1)  GU n. L 143 del 10. 6. 1988, articoli 2, 3, 4 e 7.