CELEX: 62009FJ0059(01)
Language: it
Date: 2014-11-18 00:00:00
Title: SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione) 18 novembre 2014.#Carlo De Nicola contro Banca europea per gli investimenti (BEI).#Funzione pubblica – Rinvio al Tribunale a seguito di annullamento – Personale della BEI – Valutazione annuale – Regolamentazione interna – Procedimento di ricorso – Diritto al contraddittorio – Violazione da parte del comitato per i ricorsi – Illegittimità della decisione del comitato per i ricorsi – Molestie psicologiche – Non luogo a statuire sulle domande risarcitorie.#Causa F‑59/09 RENV.

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA
      DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione)
      18 novembre 2014 (*)
      
      «Funzione pubblica – Rinvio al Tribunale a seguito di annullamento – Personale della BEI – Valutazione annuale – Regolamentazione interna – Procedimento di ricorso – Diritto al contraddittorio – Violazione da parte del comitato per i ricorsi – Illegittimità della decisione del comitato per i ricorsi – Molestie psicologiche – Non luogo a statuire sulle domande risarcitorie»
      Nella causa F‑59/09 RENV,
      avente ad oggetto un ricorso proposto ai sensi dell’articolo 270 TFUE, 
      Carlo De Nicola, membro del personale della Banca europea per gli investimenti, residente in Strassen (Lussemburgo), rappresentato da L. Isola,
         avvocato,
      
      ricorrente,
      contro
      Banca europea per gli investimenti (BEI), rappresentata da T. Gilliams e G. Nuvoli, in qualità di agenti, assistiti da A. Dal Ferro, avvocato, 
      
      convenuta,
      IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA(Prima Sezione),
      
      composto da E. Perillo (relatore), facente funzione di presidente, R. Barents e J. Svenningsen, giudici,
      cancelliere: X. Lopez Bancalari, amministratore 
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 2 settembre 2014,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La presente causa è stata rinviata dinanzi al Tribunale con sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 16 settembre 2013,
         De Nicola/BEI (T‑264/11 P, EU:T:2013:461; in prosieguo: la «sentenza di rinvio»), che annulla parzialmente la sentenza del
         Tribunale dell’8 marzo 2011, De Nicola/BEI (F‑59/09, EU:F:2011:19; in prosieguo: la «sentenza iniziale»), la quale aveva statuito
         sul ricorso, pervenuto nella cancelleria del Tribunale il 13 giugno 2009, con il quale il sig. De Nicola chiedeva sostanzialmente,
         in primo luogo, l’annullamento della decisione del comitato per i ricorsi della Banca europea per gli investimenti (BEI) del
         14 novembre 2008; in secondo luogo, l’annullamento delle decisioni di promozione del 29 aprile 2008 e della decisione, adottata
         lo stesso giorno, di non promuoverlo; in terzo luogo, l’annullamento del suo rapporto informativo per il 2007; in quarto luogo,
         la constatazione delle molestie psicologiche di cui egli riteneva essere stato vittima e, in quinto luogo, la condanna della
         BEI a porvi fine e a risarcirgli i danni che riteneva di aver subìto a causa di tali molestie.
      
       Contesto normativo
      2        Il regolamento del personale della BEI è stato approvato dal consiglio d’amministrazione della BEI il 20 aprile 1960. Nella
         sua versione applicabile alla controversia, l’articolo 22 del regolamento del personale dispone che «[o]gni membro del personale
         è soggetto ad una valutazione annuale che gli viene comunicata. La procedura da seguire per tale valutazione è stabilita con
         decisione [interna] (…)».
      
      3        Ai sensi del punto 12, intitolato «Procedura di ricorso», della guida sulla procedura di valutazione per l’anno 2007 acclusa
         in allegato ad una nota di servizio del 17 gennaio 2008, «[i] membri del personale che non siano soddisfatti delle propria
         valutazione sotto il profilo della procedura, del contenuto o del risultato possono presentare un ricorso. La procedura da
         seguire sarà descritta in modo completo e dettagliato in una nota specifica che sarà portata all’attenzione del personale
         poco dopo la conclusione della procedura di valutazione».
      
      4        Con la comunicazione al personale del 22 settembre 2008, relativa all’esercizio di valutazione del rendimento del 2007 (in
         prosieguo: la «comunicazione relativa all’esercizio di valutazione»), sono state stabilite le disposizioni applicabili alla
         procedura di ricorso e i termini fissati per l’esercizio di valutazione. Tale comunicazione dispone, al suo punto 1, intitolato
         «Aspetti generali», che, in caso di seria obiezione da parte di un membro del personale relativamente alla sua valutazione
         annuale, «ha luogo un secondo colloquio con il valutatore o con i valutatori» e che, «[s]e non si giunge a risolvere la controversia
         durante tale colloquio, il membro del personale deve chiedere (…) di incontrare il direttore e/o il direttore generale». Tale
         medesimo punto 1 precisa inoltre che, «[q]ualora il disaccordo persista, il membro del personale può chiedere che il suo caso
         sia sottoposto al comitato per i ricorsi».
      
      5        Il punto 2 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione, intitolato «Linee direttrici della procedura
         dinanzi al comitato per i ricorsi (…)», prevede che i tre membri del comitato per i ricorsi non possano essere membri del
         personale della BEI in servizio e debbano essere indipendenti. Ai sensi del punto 3 del citato allegato, il loro mandato è
         di tre anni e può essere rinnovato. Il punto 5 del citato allegato precisa che i membri del comitato per i ricorsi devono
         esercitare le loro funzioni con assoluta imparzialità e piena indipendenza.
      
      6        Il punto 7 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione prevede quanto segue: 
      
      «Nell’ambito dell’esercizio individuale di valutazione, il [comitato per i ricorsi] è competente a: 
      i)       annullare il rapporto informativo dell’agente o talune affermazioni contenute nel formulario di valutazione e/o 
      ii)      modificare il voto che esprime il merito finale e che risulta dalla valutazione globale del rendimento dell’interessato».
      7        Il punto 10 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione prevede che il comitato per i ricorsi
         garantisca, durante l’intero procedimento, il pieno rispetto del diritto al contraddittorio e assicuri il corretto svolgimento
         del procedimento onde giungere ad una soluzione efficace.
      
      8        Il punto 20 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione precisa quanto segue: 
      
      «La decisione del comitato per i ricorsi deve essere adottata entro un termine di cinque mesi a decorrere dal deposito del
         ricorso. Il comitato per i ricorsi rinuncia a conoscere della controversia unicamente in casi eccezionali indipendenti dalla
         sua volontà, laddove non possa adottare una decisione entro il termine summenzionato. Ne deve informare le parti, precisando
         le ragioni per le quali non è stato possibile adottare una decisione e deve, se del caso, indicare se tale situazione sia
         dovuta al comportamento di una o di entrambe le parti nel corso del procedimento».
      
      9        Ai sensi del punto 22 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione, la decisione del comitato
         per i ricorsi dev’essere motivata.
      
      10      Il punto 23 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione dispone che «[l]a decisione del [comitato
         per i ricorsi] vincola tutte le parti e dev’essere immediatamente attuata dalla parte o dalle parti cui si applica (…), fatto
         salvo il diritto di ricorso dinanzi al Tribunale della funzione pubblica dell’Unione europea».
      
      11      Peraltro, con una nota di servizio del 16 dicembre 2003, la BEI ha adottato una regolamentazione interna, intitolata «Politica
         in materia di rispetto della dignità della persona sul posto di lavoro» (in prosieguo: la «politica in materia di dignità
         sul posto di lavoro»), la quale è volta a trattare segnatamente i casi di molestie psicologiche e prevede una fase informale
         di composizione amichevole della controversia e una procedura d’inchiesta svolta da un comitato composto da tre membri indipendenti
         (in prosieguo: il «comitato d’inchiesta»).
      
       Fatti
      12      Per una descrizione completa dei fatti della controversia si deve fare riferimento ai punti da 20 a 94 della sentenza iniziale
         (EU:F:2011:19), ai quali rinvia espressamente il punto 2 della sentenza di rinvio (EU:T:2013:461).
      
      13      Nell’ambito della presente sentenza occorre rammentare unicamente che il rapporto informativo per l’anno 2007, notificato
         al ricorrente nel febbraio 2008 (in prosieguo: il «rapporto controverso»), gli ha attribuito il voto finale di merito C, il
         quale corrisponde, secondo la guida sulla procedura di valutazione per l’anno 2007, a «[r]endimento che soddisfa la maggior
         parte delle aspettative, con margini di miglioramento significativi in alcuni ambiti».
      
      14      Con comunicazione al personale del 29 aprile 2008, la BEI ha pubblicato l’elenco delle promozioni approvate nell’ambito dell’esercizio
         di valutazione relativo all’anno 2007 (in prosieguo: le «decisioni di promozione»). Il nome del ricorrente non compariva su
         tale elenco (in prosieguo: la «decisione di diniego della promozione»).
      
      15      Il 9 ottobre 2008, il ricorrente si è rivolto al comitato per i ricorsi per contestare, sostanzialmente, la sua valutazione
         a titolo dell’anno 2007, il voto C che gli era stato attribuito e la decisione di diniego della promozione.
      
      16      Con nota del 23 ottobre 2008, la BEI ha presentato le sue osservazioni scritte al comitato per i ricorsi.
      
      17      L’udienza dinanzi al comitato per i ricorsi ha avuto luogo il 14 novembre 2008. All’inizio di tale udienza, l’avvocato del
         ricorrente ha presentato una domanda di ricusazione dei tre membri che compongono il comitato per i ricorsi, sostenendo che,
         nella loro decisione del 14 dicembre 2007 relativa al rapporto informativo per il 2006 (in prosieguo: la «decisione del 14
         dicembre 2007»), gli stessi tre membri non avevano tenuto conto degli argomenti del ricorrente e, viceversa, gli avevano attribuito
         argomenti che non aveva presentato, di modo che essi non erano nelle condizioni, a suo parere, di decidere in modo imparziale
         su tale nuovo reclamo.
      
      18      Con decisione anch’essa del 14 novembre 2008 (in prosieguo: la «decisione del comitato per i ricorsi»), notificata al ricorrente
         il 14 gennaio 2009, il comitato per i ricorsi ha considerato che «[i] motivi invocati da[l ricorrente a sostegno della sua
         domanda di ricusazione] costitui[vano], in [realtà], una contestazione pura e semplice della decisione (…) del 14 dicembre
         2007» e «non po[tevano] giustificare [di per sé] una ricusazione». Nel dispositivo della sua decisione, il comitato per i
         ricorsi, in primo luogo, ha preso atto del fatto che il ricorrente manteneva la sua domanda di ricusazione e ha constatato
         che l’udienza non poteva quindi proseguire e, in secondo luogo, ha precisato che la decisione del comitato per i ricorsi sarebbe
         stata inclusa nel fascicolo personale del ricorrente.
      
      19      Con messaggi di posta elettronica del 27 marzo e del 15 aprile 2009, il ricorrente ha presentato alla BEI due domande di avvio
         della procedura d’inchiesta, ai sensi della politica in materia di dignità sul posto di lavoro, relative alle molestie psicologiche
         di cui si riteneva vittima.
      
       Procedimento dinanzi al Tribunale e al Tribunale dell’Unione europea
      20      Con il suo ricorso nella causa F‑59/09, il ricorrente chiedeva sostanzialmente, in primo luogo, l’annullamento della decisione
         del comitato per i ricorsi; in secondo luogo, l’annullamento delle decisioni di promozione e della decisione di diniego di
         promozione; in terzo luogo, l’annullamento di «tutti gli atti connessi, conseguenti e presupposti (…), in particolare [del
         rapporto controverso]»; in quarto luogo, l’accertamento delle molestie psicologiche delle quali si riteneva vittima e, in
         quinto luogo, la condanna della BEI, da un lato, a porre fine a tali molestie psicologiche e, dall’altro, a risarcire i danni
         causatigli da tali molestie.
      
      21      Con la sentenza iniziale (EU:F:2011:19), il Tribunale ha annullato il rapporto controverso e la decisione di diniego di promozione,
         ha respinto le altre domande del ricorso e ha disposto che ciascuna parte avrebbe sopportato le proprie spese, come risulta,
         rispettivamente, dai punti 1, 2 e 3 del dispositivo.
      
      22      Il particolare, nei punti da 131 a 133 della sentenza iniziale (EU:F:2011:19), il Tribunale ha considerato che le conclusioni
         dirette contro la decisione del comitato per i ricorsi non avevano contenuto autonomo e dovevano essere esaminate come concernenti
         il rapporto controverso. Peraltro, al punto 157 della sentenza iniziale (EU:F:2011:19), il Tribunale ha constatato che il
         ricorrente non aveva presentato alla BEI alcuna domanda volta al risarcimento dei danni derivanti dalle molestie psicologiche
         di cui sarebbe stato vittima. Di conseguenza, il Tribunale ha respinto le domande risarcitorie per le molestie psicologiche
         in quanto presentate ad un organo giurisdizionale incompetente ad esaminarle o, in ogni caso, in quanto irricevibili.
      
      23      La sentenza iniziale (EU:F:2011:19) è stata parzialmente annullata dalla sentenza di rinvio (EU:T:2013:461). Nel dispositivo
         della sentenza di rinvio (EU:T:2013:461), il Tribunale dell’Unione europea ha stabilito quanto segue:
      
      «1)       La sentenza [iniziale (EU:F:2011:19)] è annullata nella parte in cui respinge, da un lato, le conclusioni d[el ricorrente]
         volte all’annullamento della decisione del comitato per i ricorsi (…) e, dall’altro, le sue conclusioni dirette al risarcimento
         degli asseriti danni a titolo delle molestie psicologiche che la BEI avrebbe attuato nei suoi confronti.
      
      2)       Per il resto, l’impugnazione (…) è respinta.
      3)      La causa è rinviata al Tribunale (…).
      4)       Le spese sono riservate».
      24      Nei punti da 39 a 45 della sentenza di rinvio (EU:T:2013:461), il Tribunale dell’Unione europea ha affermato, sostanzialmente,
         che il Tribunale aveva commesso un errore di diritto nel considerare che le conclusioni volte all’annullamento della decisione
         del comitato per i ricorsi dovevano essere esaminate come concernenti il rapporto controverso. Il Tribunale dell’Unione europea
         ha parimenti precisato che la decisione del comitato per i ricorsi arrecava pregiudizio al ricorrente e che il suo annullamento
         poteva procurargli un beneficio. Ne ha concluso che il Tribunale avrebbe dovuto dichiarare ricevibile la domanda di annullamento
         della decisione del comitato per i ricorsi ed esaminarla nel merito.
      
      25      Al punto 69 della sentenza di rinvio (EU:T:2013:461), il Tribunale dell’Unione europea ha rilevato che, in assenza di regolamentazione
         interna alla BEI pertinente a tal fine, il Tribunale non era legittimato a far dipendere la sua competenza o la ricevibilità
         di domande di risarcimento di cui era investito dall’esistenza di una previa richiesta risarcitoria e aveva quindi commesso
         un secondo errore di diritto.
      
      26      Considerando che la causa non fosse matura per essere decisa, il Tribunale dell’Unione europea l’ha rinviata al Tribunale,
         precisando che spettava a quest’ultimo, in primo luogo, valutare la legittimità della decisione del comitato per i ricorsi
         e, in secondo luogo, statuire sulle domande risarcitorie a titolo delle molestie psicologiche asseritamente subite dal ricorrente
         (sentenza di rinvio, EU:T:2013:461, punti da 86 a 88).
      
       Procedimento e conclusioni delle parti nel giudizio a seguito del rinvio
      27      Il 16 settembre 2013, il Tribunale dell’Unione europea ha pronunciato, oltre alla sentenza di rinvio (EU:T:2013:461), due
         altre sentenze su impugnazione in cause tra il ricorrente e la BEI, cioè le sentenze De Nicola/BEI (T‑418/11 P, EU:T:2013:478)
         e De Nicola/BEI (T‑618/11 P, EU:T:2013:479).
      
      28      Nel presente giudizio a seguito del rinvio, le osservazioni scritte del ricorrente e della BEI sono pervenute nella cancelleria
         del Tribunale, rispettivamente, il 20 novembre 2013 e il 17 gennaio 2014.
      
      29      Con lettera del 23 gennaio 2014, il ricorrente ha chiesto la riunione della presente causa con la causa che era stata proposta
         il 24 aprile 2011, iscritta al ruolo della cancelleria del Tribunale con il numero F‑52/11 (in prosieguo: la «causa F‑52/11»),
         «per la parziale identità dell’oggetto [di tali due cause] e (…) per l’evidente connessione oggettiva e soggettiva». La BEI
         ha presentato le sue osservazioni a tale proposito il 7 febbraio 2014. Con lettera del 17 febbraio 2014, il Tribunale ha indicato
         che si riservava il diritto di riunire tali due cause in una fase successiva.
      
      30      Il 25 febbraio 2014, a seguito dell’udienza di discussione nella causa F‑52/11, le parti hanno dato il proprio assenso a che
         il Tribunale, alla luce, segnatamente, delle tre sentenze del Tribunale dell’Unione europea, pronunciate il 16 settembre 2013,
         menzionate nel punto 27 della presente sentenza, procedesse ad un tentativo di composizione amichevole di tutte le nove cause
         che le contrapponevano e che, in tale data, erano pendenti dinanzi al Tribunale, cioè, oltre alla causa F‑52/11, le cause
         registrate con i numeri di ruolo F‑55/08 RENV, F‑59/09 RENV, F‑45/11, F‑128/11, F‑37/12, F‑82/12, F‑55/13 e F‑104/13.
      
      31      Il tentativo di composizione amichevole si è svolto dal 25 febbraio 2014 al 4 luglio 2014. Il Tribunale ne ha constatato l’insuccesso
         con resoconto del 4 luglio 2014.
      
      32      Il 29 luglio 2014, il Tribunale ha chiesto al ricorrente, mediante una misura di organizzazione del procedimento, di rispondere
         a diversi quesiti. Il ricorrente ha ottemperato a tale misura entro il termine impartito. 
      
      33      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia: 
      
      –        annullare la decisione del comitato per i ricorsi;
      –        accertare le molestie psicologiche;
      –        condannare la BEI a risarcirgli i danni subiti;
      –        disporre le opportune misure di organizzazione del procedimento e una perizia medica per accertare il danno alla salute da
         lui subìto;
      
      –        condannare la BEI alle spese.
      34      La BEI chiede che il Tribunale voglia: 
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare il ricorrente alle spese nella presente causa e disporre che ciascuna parte sopporti le proprie spese nelle cause
         che hanno dato luogo, rispettivamente, alla sentenza iniziale (EU:F:2011:19) e alla sentenza di rinvio (EU:T:2013:461).
      
       In diritto
       Sul primo capo delle conclusioni, volto all’annullamento della decisione del comitato per i ricorsi
       Argomenti delle parti
      35      In primo luogo, il ricorrente solleva un’eccezione d’illegittimità della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione
         nella parte in cui essa non prevede la nomina di supplenti in caso di ricusazione dei membri titolari del comitato per i ricorsi.
      
      36      In secondo luogo, il ricorrente fa valere che la decisione del comitato per i ricorsi è viziata da errore in quanto gli attribuisce
         direttamente e personalmente la domanda di ricusazione presentata dal suo avvocato.
      
      37      In terzo luogo, la decisione del comitato per i ricorsi snaturerebbe l’argomento del ricorrente, il quale non sarebbe stato
         diretto a rimettere in discussione la decisione del 14 dicembre 2007, bensì a corroborare la sua domanda di ricusazione mostrando
         che sussistevano dubbi sull’obiettività e sull’indipendenza dei membri del comitato per i ricorsi. Egli faceva valere, infatti,
         che i tre membri del comitato per i ricorsi avevano dimostrato una consapevole mancanza di obiettività e di imparzialità nella
         decisione del 14 dicembre 2007, in quanto gli avevano attribuito talune prese di posizione che non corrispondevano alla realtà
         e che non emergevano dalla registrazione sonora dell’udienza del 14 dicembre 2007, il che consentiva di dubitare della loro
         obiettività e della loro indipendenza quanto ad una pronuncia su un nuovo ricorso.
      
      38      In quarto luogo, il ricorrente solleva una violazione dei suoi diritti della difesa. Invece di dichiarare che l’udienza non
         poteva aver luogo, il comitato per i ricorsi avrebbe dovuto o accogliere la sua domanda di ricusazione, per poi sospendere
         il procedimento e rinviare la controversia ai servizi competenti della BEI perché fosse designata una diversa formazione del
         comitato per i ricorsi, o respingere tale domanda, riprendere l’udienza e consentire alle parti di esporre i propri motivi.
         Orbene, il suo ricorso sarebbe stato sottoposto a decisione e respinto il giorno stesso, senza che gli fosse consentito di
         difendersi e di esporre i suoi motivi, privandolo in tal modo di un mezzo di ricorso interno e costringendolo a presentare
         il ricorso registrato con il numero di ruolo F‑59/09.
      
      39      La BEI evidenzia, in primo luogo, che l’eccezione d’illegittimità della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione
         non è fondata. Il ricorso dinanzi al comitato per i ricorsi è facoltativo e nulla impedisce ad un membro del personale della
         BEI di ritirare la propria domanda se, alla fine, non desidera che il comitato per i ricorsi si pronunci sulla sua richiesta
         e di proporre un ricorso dinanzi al Tribunale. Inoltre, la comunicazione relativa all’esercizio di valutazione prevede una
         serie di disposizioni dirette a garantire l’indipendenza e l’imparzialità dei membri del comitato per i ricorsi.
      
      40      In secondo luogo, il comitato per i ricorsi fa valere che si deve considerare che l’avvocato del ricorrente agisca su mandato
         del ricorrente e nell’interesse di quest’ultimo.
      
      41      In terzo luogo, non vi sarebbero elementi atti a dimostrare che i membri del comitato per i ricorsi non fossero imparziali.
         Inoltre, sostanzialmente, il comitato per i ricorsi sarebbe stato legittimato a considerare, da un lato, che, mantenendo la
         sua domanda di ricusazione, il ricorrente mostrava di non essere interessato ad ottenere una pronuncia del comitato sul suo
         ricorso e, dall’altro, che occorresse applicare il punto 20 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di
         valutazione e rinunciare a pronunciarsi sul ricorso.
      
      42      In quarto luogo, il ricorrente sarebbe stato sentito dal comitato per i ricorsi sulla sua domanda di ricusazione. Non può
         dunque essere addebitata a detto comitato alcuna violazione del diritto al contraddittorio.
      
       Giudizio del Tribunale
      43      Per quanto riguarda, in primo luogo, l’eccezione d’illegittimità della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione,
         nella parte in cui quest’ultima non prevede la nomina di supplenti in caso di ricusazione dei membri del comitato per i ricorsi
         titolari, occorre rammentare che, ai sensi dell’articolo 35, paragrafo 1, lettera e), del regolamento di procedura in vigore
         alla data di deposito del ricorso, quest’ultimo deve contenere l’esposizione dei motivi e degli argomenti di fatto e di diritto
         dedotti. Tali elementi devono essere sufficientemente chiari e precisi per consentire alla parte convenuta di predisporre
         la propria difesa e al Tribunale di pronunciarsi sul ricorso, eventualmente senza altre informazioni. La certezza del diritto
         e una buona amministrazione della giustizia richiedono che, affinché un ricorso sia ricevibile, gli elementi essenziali di
         fatto e di diritto sui quali esso si fonda emergano in modo coerente e comprensibile dal testo stesso dell’atto di ricorso
         (sentenza AH/Commissione, F‑76/09, EU:F:2011:12, punto 29 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      44      Nella fattispecie, si deve constatare che l’eccezione d’illegittimità non è accompagnata da alcun argomento in diritto, limitandosi
         il ricorrente ad affermare che la comunicazione relativa all’esercizio di valutazione non consente il buon funzionamento del
         comitato per i ricorsi ed è in contrasto con le «regole elementari di teoria generale del diritto». Una siffatta affermazione
         non soddisfa, con ogni evidenza, i requisiti posti dall’articolo 35, paragrafo 1, lettera e), del regolamento di procedura
         in vigore alla data di deposito del ricorso e deve, pertanto, essere respinta in quanto irricevibile.
      
      45      In secondo luogo, deve essere respinta in quanto inconferente la censura relativa al fatto che, nella decisione del comitato
         per i ricorsi, la domanda di ricusazione presentata dall’avvocato del ricorrente sarebbe stata attribuita erroneamente al
         ricorrente stesso. Il ricorrente non ha mai sostenuto, infatti, che la domanda di ricusazione sia stata presentata a sua insaputa
         o contro la sua volontà. In ogni caso, alla luce delle osservazioni formulate dal ricorrente, menzionate in particolare al
         punto 37 della presente sentenza, è pacifico che la sua volontà era di mantenere la sua domanda di ricusazione nei confronti
         dei membri del comitato per i ricorsi, facendo valere che sussistevano dubbi sulla loro obiettività e sulla loro indipendenza.
      
      46      Per quanto riguarda la terza e la quarta censura del ricorrente, occorre rammentare che, nella sentenza di rinvio (EU:T:2013:461),
         il Tribunale dell’Unione europea si è così pronunciato:
      
      «41. (…) [C]on l’adozione [della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione], la BEI si è autolimitata nell’esercizio
         del suo potere discrezionale ed i membri del suo personale possono avvalers[i della citata comunicazione] dinanzi al giudice
         dell’Unione (…).
      
      42.       A tal proposito, si deve precisare che, sebbene la [comunicazione relativa all’esercizio di valutazione] non preveda criteri
         espliciti per il trattamento di una domanda di ricusazione e per le conseguenze che occorre trarne, risulta tuttavia dal suo
         punto 20, seconda e terza frase, che, da un lato – qualora in caso di circostanze eccezionali e indipendenti dalla volontà
         del comitato per i ricorsi quest’ultimo non sia in grado di pervenire ad una conclusione entro il termine di cinque mesi previsto
         dalla prima frase di detto punto 20 –, esso [“rinuncia a conoscere” del] procedimento e, dall’altro, il comitato per i ricorsi
         è tenuto ad informarne le parti, precisando i motivi per i quali gli è stato impedito di pervenire ad una conclusione, e,
         se del caso, ad indicare se ciò sia il risultato del comportamento di una o di entrambe le parti del procedimento.
      
      43.       Nel caso di specie risulta infatti dal punto 5 della decisione del comitato per i ricorsi che, all’inizio dell’udienza, l’avvocato
         del ricorrente ha depositato una nota con la quale “il suo cliente ricusava i tre membri del [c]omitato, ritenendo che essi
         non fossero nelle condizioni di adottare una decisione obiettiva poiché, nella loro decisione del 14 dicembre 2007 (…), non
         avevano tenuto conto delle posizioni e degli argomenti de[l ricorrente] e gli avevano, viceversa, attribuito posizioni ed
         argomenti che non aveva presentato”. Inoltre, risulta dal punto 6 della decisione del comitato per i ricorsi che quest’ultimo
         ha preso posizione sulla domanda di ricusazione del ricorrente e l’ha implicitamente respinta dichiarando che “[i] motivi
         invocati da[l ricorrente] costituiscono, in realtà, una contestazione pura e semplice della decisione (…) del [c]omitato per
         i ricorsi del 14 dicembre 2007, dal momento che non ha modificato la valutazione [del ricorrente] per il 2006”, che “[t]ale
         motivazione non può giustificare di per sé una ricusazione” e che, “[poiché il ricorrente] reiterava la sua [domanda di] ricusazione,
         non è stato possibile proseguire l’udienza”.
      
      44.       Ne deriva che il comitato per i ricorsi ha applicato, implicitamente, le disposizioni del punto 20 della [comunicazione relativa
         all’esercizio di valutazione] (…). Infatti, in sostanza, il comitato per i ricorsi ha considerato che, dal momento che il
         ricorrente aveva reiterato la sua domanda di ricusazione nonostante il rigetto di quest’ultima all’udienza del 14 novembre
         2008, sussistesse un ostacolo permanente alla prosecuzione del procedimento, imputabile al comportamento del ricorrente, che
         autorizzava detto comitato ad archiviare il suo ricorso senza decisione definitiva nel merito e ad acquisire la decisione
         di archiviazione al suo fascicolo personale (…)».
      
      47      Il Tribunale dell’Unione europea ha rinviato la causa al Tribunale nei seguenti termini:
      
      «87.  (…) [S]petta al Tribunale (…) valutare, sulla base di tutti gli elementi di fatto rilevanti, la fondatezza del rigetto da
         parte del comitato per i ricorsi della domanda di ricusazione e in particolare se i membri di tale comitato soddisfacevano
         i requisiti di imparzialità ai sensi del punto 5 [dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione].
         In tale contesto esso dovrà verificare, in particolare, la fondatezza delle censure dedotte dal ricorrente quanto all’asserita
         attribuzione a quest’ultimo di prese di posizione non corrispondenti alla realtà e se i suoi diritti della difesa dinanzi
         al comitato per i ricorsi siano stati rispettati. Infine, qualora il giudice di primo grado sia indotto a concludere per l’esistenza
         di indizi sufficienti per accertare la parzialità di taluni membri del comitato per i ricorsi o una violazione dei diritti
         della difesa del ricorrente, la decisione del comitato per i ricorsi potrà essere annullata per aver respinto la domanda di
         ricusazione e aver deciso di acquisire tale decisione al fascicolo personale del ricorrente».
      
      48      Tenuto conto delle precisazioni contenute nel punto 87 della sentenza di rinvio (EU:T:2013:461), occorre verificare la fondatezza
         delle censure sollevate dal ricorrente sull’asserita attribuzione a quest’ultimo, nella decisione del 14 dicembre 2007, di
         prese di posizione non corrispondenti alla realtà.
      
      49      A tale proposito occorre constatare, come fatto valere correttamente dal ricorrente, che non emerge dalla registrazione sonora
         dell’udienza del 14 dicembre 2007 che egli abbia rinunciato, durante tale udienza, a lamentare i vizi della procedura di valutazione
         per l’anno 2006 né che egli abbia ammesso di avere «abitudini di lavoro» che potessero essere considerate anormali o oggetto
         di disapprovazione da parte della BEI. Il comitato per i ricorsi ha quindi commesso un errore di fatto nella decisione del
         14 dicembre 2007 nell’affermare, senza mezzi termini, che «[il ricorrente] [aveva] dichiara[to] (…) che non intende[va] invocare
         formalmente [il] vizio di procedura (…) attinente alla violazione del punto 1.33[,] secondo paragrafo[,] della [g]uida pratica
         della procedura di valutazione del 2006, per ottenere l’annullamento del procedimento». Il comitato per i ricorsi ha parimenti
         commesso un errore di fatto nel considerare, in tale decisione, che, per motivare il voto attribuito al ricorrente a titolo
         dell’esercizio di valutazione per l’anno 2006, la BEI aveva tenuto conto delle sue «abitudini di lavoro, quali riconosciute
         da[l ricorrente] stesso».
      
      50      Tuttavia, occorre parimenti constatare che le risposte fornite dal ricorrente durante l’udienza del 14 dicembre 2007 a proposito
         di tali due aspetti non erano prive di ambiguità. Il Tribunale considera che, in tali circostanze, gli errori di fatto commessi
         dal comitato per i ricorsi non costituiscono indizi sufficienti per constatare l’assenza di indipendenza, di imparzialità
         e di obiettività dei membri di quest’ultimo. Il comitato per i ricorsi poteva dunque legittimamente respingere la domanda
         di ricusazione.
      
      51      Per contro, occorre rammentare che il comitato per i ricorsi può rinunciare a conoscere della controversia, in applicazione
         del punto 20 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione, unicamente in «casi eccezionali» e
         che esso deve informarne le parti precisando i motivi della sua rinuncia, segnatamente qualora il comportamento di una di
         esse durante il procedimento abbia causato tale situazione, nel pieno rispetto, conformemente al punto 10 del medesimo allegato,
         del diritto ad essere sentiti di cui gode ciascuna delle parti.
      
      52      Orbene, non emerge dal fascicolo che, una volta respinta la domanda di ricusazione, il comportamento del ricorrente abbia
         obbligato il comitato per i ricorsi a rinunciare a decidere sul ricorso, per di più senza sentire le parti in merito all’applicazione
         del punto 20 dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio di valutazione.
      
      53      Infine, a fortiori, poiché il ricorrente non ha desistito dal suo ricorso dinanzi al comitato per i ricorsi, il fatto che
         quest’ultimo abbia rinunciato a pronunciarsi senza rispettare i punti 10 e 20 dell’allegato A della comunicazione relativa
         all’esercizio di valutazione ha, per sua natura, privato il ricorrente del diritto ad essere sentito sui diversi motivi che
         sollevava a sostegno del proprio ricorso per contestare il rapporto controverso, il voto che gli era stato attribuito e la
         decisione di diniego di promozione.
      
      54      Tale constatazione, peraltro, è stata fatta anche dal Tribunale dell’Unione europea al punto 44 della sentenza di rinvio (EU:T:2013:461),
         ove ha affermato che, archiviando il ricorso del ricorrente senza decisione definitiva nel merito e acquisendo tale decisione
         di archiviazione al fascicolo personale di quest’ultimo, «il comitato per i ricorsi [aveva] privato il ricorrente di un grado
         di controllo». Inoltre, il Tribunale dell’Unione europea ha considerato, al punto 87 della sentenza di rinvio, che, qualora
         il Tribunale, nell’ambito del giudizio a seguito del rinvio, «[fosse] indotto a concludere per l’esistenza di (…) una violazione
         dei diritti della difesa del ricorrente, la decisione del comitato per i ricorsi potrà essere annullata per aver respinto
         la domanda di ricusazione e aver deciso di acquisire tale decisione al fascicolo personale del ricorrente».
      
      55      Peraltro, in risposta ad un quesito posto in udienza riguardo all’interesse e alle conseguenze di un eventuale annullamento
         della decisione del comitato per i ricorsi, segnatamente in relazione al fatto che il rapporto controverso era stato annullato
         dalla sentenza iniziale (EU:F:2011:19) e che il nuovo rapporto di valutazione per l’anno 2007 è stato anch’esso contestato
         dinanzi al comitato per i ricorsi e costituisce l’oggetto di un ricorso attualmente pendente dinanzi al Tribunale, registrato
         con il numero di ruolo F‑82/12, il ricorrente, da un lato, ha integralmente mantenuto il suo argomento e, dall’altro, non
         ha chiesto un risarcimento dei danni a tal titolo. Egli ha, infatti, precisato che, in caso di annullamento, si dovrebbe ritirare
         la decisione del comitato per i ricorsi dal suo fascicolo personale e far riunire un nuovo comitato per i ricorsi. Egli ha
         anche insistito sul fatto che il nuovo rapporto informativo per l’anno 2007 poteva essere annullato dal Tribunale nell’ambito
         della causa F‑82/12.
      
      56      A tal proposito, la BEI, invitata del pari in udienza a prendere posizione sulle conseguenze di un eventuale annullamento
         della decisione del comitato per i ricorsi, ha fatto osservare che il ritiro di tale decisione dal fascicolo personale del
         ricorrente poteva costituire una misura risarcitoria adeguata.
      
      57      Da tutte le precedenti considerazioni e, in particolare, dai punti da 50 a 53 della presente sentenza emerge che, nel decidere
         di porre termine al procedimento di ricorso avviato dal ricorrente e di includere tale decisione nel suo fascicolo personale,
         il comitato per i ricorsi non ha rispettato le disposizioni pertinenti dell’allegato A della comunicazione relativa all’esercizio
         di valutazione, segnatamente i suoi punti 10 e 20. Si deve pertanto annullare la decisione del comitato per i ricorsi.
      
       Sul secondo capo delle conclusioni, volto all’accertamento delle molestie psicologiche 
      58      Nella sentenza di rinvio (EU:T:2013:461), il Tribunale dell’Unione europea ha deciso che il Tribunale aveva correttamente
         respinto in quanto irricevibili sia la domanda di accertare le molestie psicologiche sia quella di disporne la cessazione,
         sulla base della giurisprudenza secondo la quale non spetta al giudice dell’Unione pervenire a constatazioni di principio
         o rivolgere ingiunzioni all’amministrazione (sentenza di rinvio, EU:T:2013:461, punti 63 e 64 nonché la giurisprudenza ivi
         citata). 
      
      59      Poiché la sentenza di rinvio (EU:T:2013:461) ha già statuito sulla legittimità del rigetto da parte del Tribunale della domanda
         di accertamento delle molestie psicologiche ed è divenuta definitiva, il presente capo delle conclusioni, che il ricorrente
         ha mantenuto nelle sue osservazioni scritte relative al rinvio, è manifestamente irricevibile.
      
      60      Occorre, in ogni caso, rilevare che, in risposta ad un quesito del Tribunale posto in udienza, il ricorrente ha precisato
         che, con tale capo delle conclusioni, non intendeva chiedere al Tribunale di procedere ad un accertamento di principio, bensì
         di qualificare giuridicamente i fatti come costitutivi di molestie psicologiche al fine di invocare la responsabilità della
         BEI nell’ambito delle sue domande di risarcimento. Inteso in tal modo, il secondo capo delle conclusioni coincide con il terzo
         capo delle stesse, diretto ad ottenere la condanna della BEI a risarcire il ricorrente per i danni causati dalle molestie
         psicologiche.
      
       Sul terzo capo delle conclusioni, diretto ad ottenere la condanna della BEI a risarcire il ricorrente per i danni causati
            dalle molestie psicologiche
       Argomenti delle parti
      61      Il ricorrente afferma, sostanzialmente, di aver subìto notevoli danni materiali e morali a causa delle molestie psicologiche
         messe in atto dalla BEI e da taluni membri del suo personale dal 1993.
      
      62      La BEI fa valere, segnatamente, che i messaggi di posta elettronica del 27 marzo e del 15 aprile 2009, con i quali chiedeva
         l’avvio di due inchieste ai sensi della politica in materia di dignità sul posto di lavoro (v. punto 19 della presente sentenza),
         hanno dato luogo ad una decisione del presidente della BEI del 1° settembre 2010 che il ricorrente ha contestato nell’ambito
         della causa F‑52/11. La BEI rammenta che i fatti denunciati nella causa F‑52/11 comprendono la totalità dei fatti all’origine
         della presente causa. La BEI considera che il Tribunale deve dunque tener conto dei risultati dell’inchiesta interna o sospendere
         la decisione sul presente ricorso finché non sia pronunciata la decisione che conclude il procedimento nella causa F‑52/11.
      
       Giudizio del Tribunale
      63      Come già menzionato in precedenza, il ricorrente, il 27 marzo e poi il 15 aprile 2009, ha sottoposto alle autorità competenti
         della BEI due domande di avvio della procedura d’inchiesta per molestie psicologiche ai sensi della politica in materia di
         dignità sul posto di lavoro. A seguito di tali domande, le autorità competenti della BEI hanno deciso di aprire un’inchiesta
         che, conformemente alla politica in materia di dignità sul posto di lavoro, è stata affidata ad un comitato d’inchiesta. Sulla
         base di tale mandato, detto comitato ha proceduto all’esame dei diversi fatti e incidenti e ed è giunto alla conclusione,
         il 30 giugno 2010, che non sussistevano molestie psicologiche nei confronti del ricorrente.
      
      64      Con lettera del 1° settembre 2010 indirizzata al ricorrente, il presidente della BEI ha dichiarato che, a seguito della decisione
         del 30 giugno 2010 del comitato d’inchiesta, recante rigetto della denuncia per molestie psicologiche, non era necessario
         alcun intervento (in prosieguo: la «decisione del 1° settembre 2010»). Nella causa F‑52/11, il ricorrente ha chiesto al Tribunale
         l’annullamento della decisione del 1° settembre 2010. Egli ha chiesto, inoltre, al Tribunale di accertare i fatti di molestie
         psicologiche di cui si considera essere stato vittima e, infine, di condannare la BEI a risarcire i relativi danni fisici,
         morali e materiali.
      
      65      Con sentenza dell’11 novembre 2014, De Nicola/BEI (F‑52/11, EU:F:2014:243), il Tribunale, in particolare, ha annullato la
         decisione del 1° settembre 2010, in quanto il comitato d’inchiesta aveva applicato una definizione errata di molestie psicologiche
         al caso ad esso sottoposto e non si era pronunciato su taluni fatti denunciati dal ricorrente, e ha respinto in quanto premature
         le domande risarcitorie relative a dette molestie, non potendo il Tribunale anticipare un giudizio sulle misure di esecuzione
         che spetta alla BEI adottare a seguito dell’annullamento della decisione del 1° settembre 2010.
      
      66      Si pone pertanto la questione se sia ancora necessario pronunciarsi sulla presente domanda risarcitoria, alla luce anche del
         principio di buona amministrazione della giustizia (v., per analogia, ordinanza Chassagne/Commissione, F‑11/05 RENV, EU:F:2009:154,
         punto 28 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      67      A tale proposito occorre, anzitutto, rammentare che, in ogni caso, anche ammesso che ricorrano i presupposti per far sorgere
         la responsabilità della BEI, quest’ultima non può essere condannata due volte a risarcire il medesimo danno.
      
      68      Inoltre, occorre constatare che, nella causa F‑52/11 così come nella presente causa, il ricorrente chiede il risarcimento
         del danno risultante dalle molestie psicologiche di cui sarebbe vittima. Tuttavia, gli argomenti di fatto e di diritto presentati
         rispettivamente dalle parti nell’ambito della domanda risarcitoria nella causa F‑52/11 sono più dettagliati e approfonditi.
      
      69      Infatti, il Tribunale rileva che i fatti all’origine della domanda risarcitoria nella causa F‑52/11 comprendono non solo quelli
         all’origine della domanda nell’ambito della presente causa, bensì anche ulteriori fatti, addotti dal ricorrente per dimostrare
         l’esistenza di molestie psicologiche nei suoi confronti.
      
      70      Inoltre, a causa della specificità della procedura d’inchiesta, avviata dal ricorrente stesso nell’ambito della politica in
         materia di dignità sul posto di lavoro, nonché degli elementi di prova evidenziati durante l’inchiesta e inclusi nella relazione
         d’inchiesta redatta al termine di tale procedura, gli elementi e gli argomenti in fatto e in diritto relativi ai medesimi
         fatti all’origine delle due domande risarcitorie sono più dettagliati e meglio motivati nell’ambito della causa F‑52/11 che
         nell’ambito della presente causa, e ciò tanto da parte del ricorrente quanto da parte della BEI. Ne consegue che il Tribunale
         è stato posto in una migliore posizione per conoscere e valutare i fatti all’origine della domanda risarcitoria nell’ambito
         della causa F‑52/11 rispetto a quanto lo sia nella presente causa e, di conseguenza, è in posizione migliore per garantire
         la buona amministrazione della giustizia e una tutela giurisdizionale effettiva nell’ambito della causa F‑52/11 di quanto
         lo sia nell’ambito della presente causa.
      
      71      Per questi motivi, il Tribunale decide, dopo aver sentito le parti in udienza a tale proposito, che non vi è luogo a statuire
         sulla presente domanda risarcitoria, in quanto i fatti relativi alle molestie psicologiche addotti a tale proposito sono contenuti
         precisamente nella domanda risarcitoria che è stata presentata nell’ambito della causa F‑52/11 la cui sentenza è stata pronunciata
         l’11 novembre 2014 (sentenza De Nicola/BEI, EU:F:2014:243).
      
       Sul quarto capo delle conclusioni, relativo alle richieste di mezzi istruttori e di perizie 
      72      Il Tribunale dell’Unione europea ha respinto in quanto irricevibile il motivo d’impugnazione relativo al mancato esame da
         parte del Tribunale delle domande di mezzi istruttori (sentenza di rinvio, EU:T:2013:461, punti da 79 a 83). La sentenza iniziale
         (EU:F:2011:19) è, a tale proposito, divenuta definitiva.
      
      73      In ogni caso, e in particolare nei limiti in cui i mezzi istruttori e le perizie richiesti si riferiscono alle molestie psicologiche
         denunciate, occorre constatare, in considerazione, da un lato, degli elementi del fascicolo e, dall’altro, della motivazione
         della presente sentenza, che siffatti mezzi sono privi di utilità ai fini della soluzione della controversia. Di conseguenza,
         la domanda diretta ad ottenere che il Tribunale disponga tali mezzi istruttori deve essere respinta.
      
       Sulle spese
      74      Spetta al Tribunale statuire nella presente sentenza su tutte le spese inerenti, da un lato, ai procedimenti svoltisi dinanzi
         ad esso e, d’altro lato, al procedimento di impugnazione dinanzi al Tribunale dell’Unione europea, conformemente all’articolo
         131 del regolamento di procedura. 
      
      75      Ai sensi dell’articolo 101 del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del titolo II di
         tale regolamento, la parte soccombente sopporta le proprie spese ed è condannata alle spese sostenute dalla controparte, se
         ne è stata fatta domanda. Ai sensi dell’articolo 102, paragrafo 1, del medesimo regolamento, il Tribunale può decidere, per
         ragioni di equità, che la parte soccombente sopporti le proprie spese, ma sia condannata solo parzialmente alle spese sostenute
         dalla controparte, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.
      
      76      Nella fattispecie, dalla motivazione della presente sentenza risulta che la BEI è sostanzialmente soccombente, tanto nella
         causa che ha dato luogo alla sentenza di rinvio (EU:T:2013:461) quanto nella presente causa. Inoltre, il ricorrente, nelle
         sue conclusioni, ha espressamente chiesto che la BEI fosse condannata alle spese. Atteso che le circostanze del caso di specie
         non giustificano l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 102, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la
         BEI deve sopportare le proprie spese ed è condannata a sopportare la totalità delle spese sostenute dal ricorrente. 
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA(Prima Sezione)
      
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione del comitato per i ricorsi della Banca europea per gli investimenti del 14 novembre 2008 è annullata.
      2)      Non vi è luogo a statuire sulle domande volte al risarcimento dei danni lamentati a titolo delle molestie psicologiche.
      3)      Il ricorso è respinto quanto al resto. 
      4)      La Banca europea per gli investimenti sopporta le proprie spese ed è condannata a sopportare le spese sostenute dal sig. De
            Nicola nelle cause F‑59/09, T‑264/11 P e F‑59/09 RENV.
      
               Perillo
            
            
               Barents
            
            
                Svenningsen
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 18 novembre 2014.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               W. Hakenberg 
            
             
            
                      R. Barents
            
         * Lingua processuale: l’italiano.