CELEX: 62016TJ0502
Language: it
Date: 2019-11-20 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale (Ottava Sezione) del 20 novembre 2019 (Estratti).#Stefano Missir Mamachi di Lusignano, in qualità di erede di Livio Missir Mamachi di Lusignano e a. contro Commissione europea.#Funzione pubblica – Funzionari – Assassinio di un funzionario e della sua coniuge – Obbligo di garantire la sicurezza del personale al servizio dell’Unione – Responsabilità di un’istituzione per il danno morale degli aventi causa di un funzionario deceduto – Madre, fratello e sorella del funzionario – Ricorso per risarcimento danni – Ricevibilità – Legittimazione attiva sulla base dell’articolo 270 TFUE – Persona indicata nello Statuto – Termine ragionevole.#Causa T-502/16.

SENTENZA DEL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      20 novembre 2019 (
            *1
         )
      «Funzione pubblica – Funzionari – Assassinio di un funzionario e della sua coniuge – Obbligo di garantire la sicurezza del personale al servizio dell’Unione – Responsabilità di un’istituzione per il danno morale degli aventi causa di un funzionario deceduto – Madre, fratello e sorella del funzionario – Ricorso per risarcimento danni – Ricevibilità – Legittimazione attiva sulla base dell’articolo 270 TFUE – Persona indicata nello Statuto – Termine ragionevole»
      Nella causa T‑502/16,
      
         Stefano Missir Mamachi di Lusignano, residente in Shanghai (Cina), e gli altri ricorrenti i cui nomi figurano in allegato (
            1
         ), rappresentati da F. Di Gianni, G. Coppo e A. Scalini, avvocati,
      ricorrenti,
      contro
      
         Commissione europea, rappresentata inizialmente da B. Eggers, G. Gattinara e D. Martin, successivamente da M. Gattinara e R. Striani, in qualità di agenti,
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda fondata sull’articolo 270 TFUE e diretta, in sostanza, alla condanna della Commissione a versare agli aventi causa del sig. Alessandro Missir Mamachi di Lusignano, agli aventi causa del sig. Livio Missir Mamachi di Lusignano, alla sig.ra Anne Jeanne Cécile Magdalena Maria Sintobin, al sig. Stefano Missir Mamachi di Lusignano e alla sig.ra Maria Letizia Missir Mamachi di Lusignano, diversi importi a titolo di risarcimento dei danni morali derivanti dall’assassinio del sig. Alessandro Missir Mamachi di Lusignano e di sua moglie, avvenuto il 18 settembre 2006 a Rabat (Marocco), ove il sig. Alessandro Missir Mamachi di Lusignano si trovava per ragioni di servizio,
      IL TRIBUNALE (Ottava Sezione),
      composto da A.M. Collins, presidente, R. Barents e J. Passer (relatore), giudici,
      cancelliere: J. Palacio González, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza dell’11 aprile 2019,
      ha pronunciato la seguente
      
         Sentenza (
               2
            )
      
      
         Fatti
      
      
               1
            
            
               Il sig. Alessandro Missir Mamachi di Lusignano (in prosieguo: «Alessandro Missir» o il «funzionario defunto») è stato assassinato il 18 settembre 2006 con sua moglie a Rabat (Marocco), dove era chiamato a svolgere funzioni di consigliere politico e diplomatico presso la delegazione della Commissione europea. L’assassinio è stato commesso in una casa ammobiliata presa in locazione dalla suddetta delegazione per Alessandro Missir, sua moglie e i loro quattro figli.
            
         
               2
            
            
               Il 12 maggio 2009, a seguito di una domanda del 25 febbraio 2008 e di un reclamo del 10 settembre 2008 presentati ai sensi dell’articolo 90, paragrafi 1 e 2, dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto»), Livio Missir Mamachi di Lusignano (in prosieguo: «Livio Missir»), padre di Alessandro Missir, ha proposto un ricorso, registrato con il numero F‑50/09, dinanzi al Tribunale della funzione pubblica dell’Unione europea, volto ad ottenere il risarcimento, in primo luogo, del danno materiale subito dai figli di Alessandro Missir, in loro nome, in secondo luogo, del danno morale subito da tali figli, in loro nome, in terzo luogo, del danno morale da lui stesso subito in qualità di padre di Alessandro Missir, in nome proprio, e, in quarto luogo, del danno morale subito da Alessandro Missir, in nome dei suoi figli, subentrati nei diritti del loro padre.
            
         
               3
            
            
               Con sentenza del 12 maggio 2011, Missir Mamachi di Lusignano/Commissione (F‑50/09, in prosieguo: «la sentenza di primo grado», EU:F:2011:55), il Tribunale della funzione pubblica ha respinto il ricorso in quanto irricevibile riguardo ai danni morali (punti da 87 a 91) e infondato riguardo ai danni materiali (punti da 97 a 227).
            
         
               4
            
            
               Il 27 luglio 2011 la sentenza di primo grado è stata oggetto di un’impugnazione dinanzi al Tribunale, registrata con il numero T‑401/11 P. La sentenza del 10 luglio 2014, Missir Mamachi di Lusignano/Commissione (T‑401/11 P; in prosieguo: la «sentenza sull’impugnazione», EU:T:2014:625), che annullava la sentenza di primo grado, è stata oggetto di riesame e di parziale annullamento da parte della Corte (sentenza del 10 settembre 2015, Missir Mamachi di Lusignano/Commissione, C‑417/14 RX-II; in prosieguo: la «sentenza di riesame», EU:C:2015:588). Su rinvio a seguito del riesame, il Tribunale ha pronunciato la sentenza del 7 dicembre 2017, Missir Mamachi di Lusignano e a./Commissione (T‑401/11 P RENV-RX; in prosieguo: la «sentenza su rinvio», EU:T:2017:874), nella quale si è pronunciato sui motivi che non aveva esaminato nella sentenza sull’impugnazione.
            
         
               5
            
            
               Il 16 settembre 2011, parallelamente alla controversia costituita dai successivi gradi di giudizio nelle cause F‑50/09 e T‑401/11 P e in seguito alla sentenza di primo grado con cui il Tribunale della funzione pubblica aveva respinto il ricorso nella causa F‑50/09 in quanto irricevibile, per il mancato rispetto del procedimento precontenzioso, per quanto riguardava i danni morali (v. punto 3 supra), senza tuttavia pronunciarsi sulla competenza del Tribunale della funzione pubblica a esaminare tali danni, il sig. Livio Missir e i figli del funzionario assassinato, ai quali si sono uniti la madre, il fratello e la sorella di tale funzionario, hanno proposto, in via cautelare, un ricorso registrato con il numero di causa T‑494/11 dinanzi al Tribunale, diretto al risarcimento di danni morali e fondato sugli articoli 268 e 340 TFUE. Tuttavia, a seguito della rinuncia dei ricorrenti, tale ricorso è stato cancellato dal ruolo, con ordinanza del 25 novembre 2015, Missir Mamachi di Lusignano e a./Commissione (T‑494/11, non pubblicata, EU:T:2015:909).
            
         
               6
            
            
               Il 17 settembre 2011, per le stesse ragioni relative al rigetto da parte della sentenza di primo grado delle domande di risarcimento dei danni morali per motivi procedurali connessi al mancato rispetto del procedimento precontenzioso, Livio Missir (sostituito a seguito del suo decesso dai suoi aventi causa) nonché i figli del funzionario assassinato, ai quali si sono uniti la madre, il fratello e la sorella di tale funzionario (in prosieguo, congiuntamente: i «ricorrenti»), hanno nuovamente presentato domande di risarcimento di danni morali, secondo la procedura prevista dall’articolo 90, paragrafo 1, dello Statuto.
            
         
               7
            
            
               Con decisione del 17 gennaio 2012, la Commissione ha dichiarato ai ricorrenti che non poteva accogliere le domande di risarcimento dei danni morali oggetto della domanda del 17 settembre 2011, considerati, da un lato, la litispendenza di tali domande con i gradi di giudizio nelle cause T‑401/11 P e T‑494/11 pendenti dinanzi al Tribunale e, dall’altro, il fatto che esse erano già state respinte dall’autorità investita del potere di nomina (in prosieguo: l’«APN») ed erano quindi irricevibili alla luce delle norme sul procedimento precontenzioso.
            
         
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               Con lettera del 13 aprile 2012, i ricorrenti hanno proposto un reclamo ai sensi dell’articolo 90, paragrafo 2, dello Statuto, avverso la decisione del 17 gennaio 2012.
            
         
               9
            
            
               Con decisione del 26 luglio 2012, notificata ai ricorrenti il 31 luglio 2012, la Commissione ha respinto il reclamo. La Commissione ha confermato la propria posizione riguardo alla litispendenza delle domande di risarcimento con i gradi di giudizio nelle cause T‑494/11 e T‑401/11 P, che la obbligherebbe ad astenersi dal prendere posizione su tali domande, e riguardo all’irricevibilità di queste ultime alla luce delle norme sul procedimento precontenzioso. In ogni caso, le domande di risarcimento non sarebbero state fondate.
            
         
         Procedimento e conclusioni delle parti
      
      
               10
            
            
               Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale della funzione pubblica il 7 novembre 2012, i ricorrenti hanno proposto il ricorso in esame. Tale ricorso è stato registrato con il numero di causa F‑132/12.
            
         
               11
            
            
               In tale ricorso i ricorrenti chiedono che il Tribunale della funzione pubblica voglia:
               
                        –
                     
                     
                        annullare la decisione dell’APN del 26 luglio 2012;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare la Commissione alla corresponsione della somma di EUR 463050 in favore di ciascuno degli aventi causa del funzionario assassinato, a titolo di risarcimento del danno morale da loro subito;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare la Commissione alla corresponsione della somma di EUR 308700 in favore di Livio Missir, a titolo di risarcimento del danno morale da lui subito;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare la Commissione alla corresponsione della somma di EUR 308700 in favore della sig.ra Anne Jeanne Cécile Magdalena Maria Sintobin, a titolo di risarcimento del danno morale da lei subito;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare la Commissione alla corresponsione della somma di EUR 154350 in favore del sig. Stefano Missir Mamachi di Lusignano (in prosieguo: «Stefano Missir»), a titolo di risarcimento del danno morale da lui subito;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare la Commissione a versare la somma di EUR 154350 alla sig.ra Maria Letizia Missir Mamachi di Lusignano (in prosieguo: «Maria Letizia Missir»), a titolo di risarcimento del danno morale da lei subito;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare la Commissione alla corresponsione in favore degli aventi causa del funzionario assassinato della somma di EUR 574000 a titolo di risarcimento del danno morale da questi patito nelle ore della sua agonia;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare la Commissione alla corresponsione degli interessi compensativi e degli interessi moratori nel frattempo maturati;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare la Commissione alle spese.
                     
                  
         
               12
            
            
               Con atto del 19 dicembre 2012, depositato presso la cancelleria del Tribunale della funzione pubblica, la Commissione, con atto separato e in forza dell’articolo 78, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale della funzione pubblica, ha sollevato un’eccezione di irricevibilità relativa al rapporto di litispendenza con le cause T‑401/11 P e T‑494/11, e ha proposto la sospensione del procedimento fino alle decisioni di chiusura nelle suddette due cause.
            
         
               13
            
            
               Il 21 gennaio 2013 i ricorrenti hanno depositato le proprie osservazioni, che contestano l’eccezione relativa alla litispendenza e non si oppongono alla sospensione.
            
         
               14
            
            
               Con ordinanza del presidente della Prima Sezione del Tribunale della funzione pubblica del 6 giugno 2013, il procedimento è stato sospeso fino alla pronuncia delle decisioni di chiusura del procedimento nelle cause T‑401/11 P e T‑494/11.
            
         
               15
            
            
               Nella sentenza sull’impugnazione, il Tribunale ha dichiarato che la domanda di risarcimento iniziale del 25 febbraio 2008 (v. punto 2 supra) riguardava altresì danni morali (sentenza sull’impugnazione, punto 111). Nella sentenza di riesame, la Corte ha considerato che tale valutazione del Tribunale riguardo all’errore di diritto commesso dal Tribunale della funzione pubblica doveva essere considerata definitiva (sentenze di riesame, punto 63, e sull’impugnazione, punto 18).
            
         
               16
            
            
               Il 21 gennaio 2016, a seguito del riesame e del rinvio dinanzi al Tribunale, il procedimento è stato nuovamente sospeso, con decisione del presidente della Seconda Sezione del Tribunale della funzione pubblica, fino alla pronuncia della decisione di chiusura del procedimento nella causa T‑401/11 P RENV RX. Nelle loro osservazioni dell’8 gennaio 2016 sulla sospensione, i ricorrenti hanno informato il Tribunale del decesso di Livio Missir, padre del funzionario assassinato, e del fatto che i suoi eredi si sostituivano a quest’ultimo nei suoi diritti e intendevano proseguire il procedimento.
            
         
               17
            
            
               Il 2 settembre 2016, in applicazione dell’articolo 3 del regolamento (UE, Euratom) 2016/1192 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, relativo al trasferimento al Tribunale della competenza a decidere, in primo grado, sulle controversie tra l’Unione europea e i suoi agenti (GU 2016, L 200, pag. 137), la presente causa è stata trasferita al Tribunale nello stato in cui si trovava alla data del 31 agosto 2016. Essa è stata registrata con il numero T‑502/16 e assegnata all’Ottava Sezione.
            
         
               18
            
            
               Il 25 gennaio 2018, alla scadenza del termine per il riesame della sentenza su rinvio, il Tribunale ha invitato le parti a depositare le loro osservazioni sulle conseguenze che dovevano essere tratte nella presente causa dalla pronuncia di tale sentenza.
            
         
               19
            
            
               Con atti depositati presso la cancelleria del Tribunale, rispettivamente il 7 e il 9 febbraio 2018, la Commissione e i ricorrenti hanno ottemperato a tale domanda.
            
         
               20
            
            
               Nelle loro osservazioni, i ricorrenti hanno ritenuto che, sebbene le decisioni già emesse il giorno delle loro osservazioni avessero portato al risarcimento di taluni danni, altri danni dovevano ancora essere valutati nell’ambito del presente ricorso, vale a dire i danni morali subiti dalla sig.ra Sintobin, da Stefano Missir e da Maria Letizia Missir, rispettivamente madre, fratello e sorella del funzionario defunto.
            
         
               21
            
            
               Nelle sue osservazioni del 7 febbraio 2018 la Commissione ha proceduto alle stesse constatazioni dei ricorrenti riguardo al risarcimento, ad opera delle decisioni già pronunciate, di taluni danni.
            
         
               22
            
            
               Per quanto riguarda il danno morale fatto valere dalla sig.ra Sintobin, moglie del sig. Livio Missir, la Commissione ha obiettato che la domanda di risarcimento era irricevibile, in quanto tardiva.
            
         
               23
            
            
               Per quanto riguarda i danni morali fatti valere da Stefano Missir e da Maria Letizia Missir, fratello e sorella di Alessandro Missir, la Commissione ha obiettato che tali ricorrenti non potevano essere considerati persone cui si applica lo Statuto. Il Tribunale, «giudice della funzione pubblica», sarebbe incompetente e il ricorso irricevibile per quanto riguarda tali danni. In ogni caso, le domande di risarcimento sarebbero state tardive.
            
         
               24
            
            
               Con ordinanza del Tribunale del 7 giugno 2018, l’eccezione di irricevibilità per litispendenza sollevata il 19 dicembre 2012 è stata riunita al merito ai sensi dell’articolo 130, paragrafo 7, del regolamento di procedura del Tribunale.
            
         
               25
            
            
               Con lettera della cancelleria del Tribunale del 12 giugno 2018, il Tribunale ha invitato la Commissione a dichiarare, nel proprio controricorso, se essa confermava tale eccezione di irricevibilità e ha invitato i ricorrenti a depositare le proprie osservazioni sulla ricevibilità del ricorso, alla luce dei termini.
            
         
               26
            
            
               Con atti depositati presso la cancelleria del Tribunale il 25 luglio 2018, le parti hanno ottemperato a tali domande.
            
         
               27
            
            
               Nel controricorso, e come ha confermato in udienza, la Commissione ha indicato di non avvalersi più di un’eccezione di irricevibilità del presente ricorso in base alla litispendenza, circostanza di cui il Tribunale ha preso atto.
            
         
               28
            
            
               La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
               
                        –
                     
                     
                        dichiarare il ricorso divenuto parzialmente privo di oggetto e, per il resto, dichiararlo irricevibile o, in subordine, respingerlo in quanto infondato;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        condannare i ricorrenti alle spese.
                     
                  
         
         In diritto
      
      
         
            Sull’oggetto della controversia
         
      
      
               29
            
            
               Per quanto riguarda la prima domanda menzionata al punto 11 supra, diretta ad ottenere che il Tribunale annulli la decisione dell’APN del 26 luglio 2012, si deve ricordare che una siffatta decisione, con la quale l’amministrazione ha preso posizione sulle domande risarcitorie dei ricorrenti, costituisce parte integrante del procedimento amministrativo che precede un ricorso per responsabilità proposto dinanzi al Tribunale e ha unicamente l’effetto di consentire ai ricorrenti di adire il Tribunale con una domanda di risarcimento danni. Conseguentemente, le domande di annullamento formulate da un funzionario non possono essere valutate in modo autonomo rispetto alle domande di risarcimento danni (v., in tal senso, sentenze del 18 dicembre 1997, Gill/Commissione, T‑90/95, EU:T:1997:211, punto 45, e di primo grado, punti 71 e 72).
            
         
               30
            
            
               Peraltro, dal fascicolo emerge che, come le parti hanno peraltro convenuto in particolare in udienza, si è già statuito nella sentenza su rinvio sulla seconda, sulla terza e sulla settima domanda formulate nel ricorso, riprese al punto 11 supra. Pertanto non occorre statuire su tali domande. Restano da esaminare, per quanto riguarda le domande di risarcimento di danni subiti, la quarta, la quinta e la sesta domanda formulate nel ricorso, riportate al punto 11 supra.
            
         
               31
            
            
               Pertanto, il presente ricorso deve essere inteso come avente ad oggetto, in sostanza, il risarcimento dei danni morali oggetto della quarta, della quinta e della sesta domanda.
            
         
         
            Sulla ricevibilità del ricorso
         
      
      
               32
            
            
               Poiché il presente ricorso è stato proposto sul fondamento dell’articolo 270 TFUE, occorre, in un primo momento, esaminare se i ricorrenti fossero legittimati ad agire sulla base di tale disposizione. Infatti, tale legittimazione viene contestata dalla Commissione nel caso del fratello e della sorella del funzionario defunto.
            
         
         Sulla legittimazione ad agire dei ricorrenti sul fondamento dell’articolo 270 TFUE
      
      [omissis]
      
               38
            
            
               Per quanto riguarda la madre del funzionario defunto, tale qualità non è, giustamente, contestata dalla Commissione. La madre del funzionario defunto è, come richiede l’articolo 91, paragrafo 1, dello Statuto, una persona «indicata [nello Statuto]», in particolare nel suo articolo 73, che menziona gli ascendenti del funzionario. Essa era quindi legittimata ad agire, nel caso di specie, sul fondamento dell’articolo 270 TFUE.
            
         
               39
            
            
               Per contro, la Commissione contesta che i fratelli e le sorelle di un funzionario deceduto siano persone «indicate [nello Statuto]» ai sensi dell’articolo 91, paragrafo 1, di detto Statuto. Essa rileva che l’articolo 73, paragrafo 2, lettera a), dello Statuto non menziona i collaterali del funzionario deceduto, ma soltanto gli ascendenti e i discendenti. Quanto alla circostanza che i fratelli e le sorelle possano essere indicati in altre disposizioni dello Statuto, essa sarebbe priva di effetti nel caso di specie. La Commissione aggiunge che, contrariamente a quanto fatto valere dai ricorrenti, l’impossibilità di ottenere un risarcimento del danno morale, quale quello fatto valere nel ricorso in esame, non sarebbe contraddetta dal punto 198 della sentenza su rinvio.
            
         
               40
            
            
               Occorre ricordare che lo Statuto ha l’obiettivo di disciplinare i rapporti giuridici tra le istituzione dell’Unione e i loro funzionari, ponendo in essere una serie di diritti e di doveri reciproci e riconoscendo, a favore di determinati familiari del funzionario, taluni diritti che essi possono far valere dinanzi all’Unione (sentenza su rinvio, punto 31).
            
         
               41
            
            
               Così, l’articolo 91, paragrafo 1, dello Statuto precisa la competenza del giudice dell’Unione in materia di contenzioso della funzione pubblica dell’Unione, disponendo che la Corte di giustizia dell’Unione europea è competente a dirimere «ogni controversia» tra l’Unione e «una delle persone indicate [nello] statuto» circa la legalità di un atto che arrechi pregiudizio a detta persona ai sensi dell’articolo 90, paragrafo 2, di tale Statuto. Conformemente a tale ultima disposizione, «[q]ualsiasi persona cui si applica [lo] statuto» può presentare all’APN un reclamo avverso un atto che le arrechi pregiudizio (sentenza su rinvio, punto 32).
            
         
               42
            
            
               Affinché un ricorso proposto sul fondamento dell’articolo 91 dello Statuto e dell’articolo 270 TFUE sia ricevibile, esso deve quindi riguardare una controversia tra l’Unione e una persona indicata nello Statuto (v., in tal senso, sentenza del 27 ottobre 1994, C/Commissione, T‑47/93, EU:T:1994:262, punto 21; ordinanze del 6 settembre 2011, Alionescu/EPSO, T‑282/11, EU:T:2011:425, punti da 4 a 9, e del 9 aprile 2014, Colart e a./Parlamento, F‑87/13, EU:F:2014:53, punto 39).
            
         
               43
            
            
               Si deve rilevare che l’articolo 73 dello Statuto e la regolamentazione comune relativa alla copertura dei rischi di infortunio e di malattia professionale dei funzionari dell’Unione determinano un sistema di garanzia, di tipo assicurativo, dei funzionari, degli agenti temporanei e degli agenti contrattuali, contro i rischi di malattia professionale nonché contro il rischio di infortunio.
            
         
               44
            
            
               Tale regime di garanzia, di cui il funzionario è beneficiario – l’articolo 1 della regolamentazione comune relativa alla copertura dei rischi di infortunio e di malattia professionale dei funzionari dell’Unione lo designa come «l’assicurato» – prevede, in caso di decesso del funzionario assicurato, il versamento delle prestazioni garantite al coniuge e ai suoi figli se esistono, in mancanza agli altri discendenti del funzionario, in mancanza agli ascendenti del funzionario e, in mancanza, all’istituzione.
            
         
               45
            
            
               È pacifico che i collaterali, quindi, in particolare, i fratelli e le sorelle, non figurano nell’elenco a cascata delle persone alle quali possono essere versate le prestazioni garantite in caso di decesso del funzionario.
            
         
               46
            
            
               Tuttavia, i fratelli e le sorelle sono peraltro indicati nello Statuto, in particolare agli articoli 40, 42 ter e 55 bis. Tali articoli consentono al funzionario di essere collocato in aspettativa per motivi personali o in congedo per motivi familiari, o di esercitare la sua attività a tempo parziale, per, in particolare, aiutare il coniuge, un ascendente, un discendente, un fratello o una sorella affetto da una grave malattia o da un grave handicap.
            
         
               47
            
            
               La Commissione sostiene che gli articoli 40, 42 ter e 55 bis dello Statuto sono irrilevanti nel caso di specie, poiché non sono applicabili al caso di un funzionario che perde la vita in seguito ad un inadempimento da parte dell’istituzione di esercitare il suo obbligo di protezione, dando così luogo a prestazioni di indennizzo, e osserva che tali disposizioni non sono state applicate nel caso di specie. Essa ritiene che un approccio che si limiti a cercare nello Statuto l’esistenza di disposizioni che menzionino i potenziali beneficiari, anche se indiretti, di obblighi dell’APN il cui contenuto, tuttavia, non avrebbe alcun rapporto con la domanda di risarcimento avanzata sarebbe erroneo. Potrebbero essere oggetto di una domanda di risarcimento di un danno morale sulla base dell’articolo 270 TFUE le sole controversie aventi ad oggetto il risarcimento dei danni di cui la Commissione «possa essere ritenuta responsabile in qualità di datore di lavoro», come avrebbe ricordato la Corte al punto 22 della sentenza dell’8 ottobre 1986, Leussink/Commissione (169/83 e 136/84; in prosieguo: la «sentenza Leussink, EU:C:1986:371), e in forma complementare a quanto prevedrebbe lo Statuto in forza del suo articolo 73. La Commissione osserva che il risarcimento del danno morale chiesto a completamento di prestazioni erogate in forza dell’articolo 73 dello Statuto non può comunque dare luogo a un doppio risarcimento, come il Tribunale avrebbe ricordato al punto 195 della sentenza su rinvio. Orbene, se fosse accolta la domanda di risarcimento del danno morale del fratello e della sorella di Alessandro Missir, sussisterebbe un siffatto doppio risarcimento, poiché, secondo le loro parole, detta domanda sarebbe basata sul «medesimo presupposto» in base al quale il Tribunale ha riconosciuto il risarcimento del danno morale al padre e ai quattro figli di Alessandro Missir e sulla base del quale la Commissione fa riferimento al «medesimo fatto dannoso», vale a dire il decesso di quest’ultimo.
            
         
               48
            
            
               Occorre rilevare che le obiezioni della Commissione confondono la questione della ricevibilità del ricorso con quella della sua fondatezza.
            
         
               49
            
            
               La questione, in questa fase dell’esame del ricorso, non è se quest’ultimo sia fondato, ma, a monte, determinare se il fratello e la sorella di Alessandro Missir fossero legittimati ad adire il giudice dell’Unione nell’ambito dell’articolo 270 TFUE o se dovessero agire per risarcimento ai sensi dell’articolo 268 TFUE.
            
         
               50
            
            
               A tal riguardo, e come è già stato esposto, il criterio che determina il ricorso alla via procedurale di cui all’articolo 270 TFUE, piuttosto che a quella dell’articolo 268 TFUE, è quello della «persona indicata [nello Statuto]» (articolo 91, paragrafo 1, dello Statuto).
            
         
               51
            
            
               Tale condizione di essere indicati nello Statuto non può essere considerata soddisfatta per il solo fatto che i ricorrenti sono indicati, a qualsiasi titolo, nello Statuto. Occorre che essi lo siano a un titolo che rifletta un nesso pertinente tra loro e l’atto da essi impugnato, oppure a un titolo che rifletta un nesso del genere tra loro e il funzionario il cui pregiudizio agli interessi arreca loro un danno.
            
         
               52
            
            
               Orbene, questo è esattamente il caso non solo degli ascendenti, dei discendenti e del coniuge del funzionario, ma anche dei suoi fratelli e sorelle.
            
         
               53
            
            
               Infatti, tali persone «sono indicate [nello Statuto]», che sia all’articolo 73 o agli articoli 40, 42 ter e 55 bis di detto Statuto, proprio perché il legislatore ha voluto prendere atto, mediante concrete disposizioni statutarie, del loro rapporto di prossimità con il funzionario.
            
         
               54
            
            
               Il fatto che, all’epoca dell’assassinio di Alessandro Missir, né lui né suo fratello o sua sorella fossero concretamente nell’una o nell’altra delle situazioni previste dagli articoli 40, 42 ter e 55 bis dello Statuto non incide affatto sul riconoscimento statutario dei legami di fratellanza. Tali disposizioni dello Statuto non sono quindi pertinenti in quanto corrisponderebbero alla situazione concreta delle parti all’epoca dei fatti – occorre al riguardo rilevare che i ricorrenti non richiedono peraltro alcun risarcimento a causa di una perdita di sostegno per disabilità –, ma in quanto esse manifestano il riconoscimento statutario dei legami familiari tra i funzionari e i loro fratelli e sorelle.
            
         
               55
            
            
               Ciò è corroborato dal giudizio della Corte secondo il quale «il Tribunale della funzione pubblica è competente ratione materiae a pronunciarsi su un ricorso per risarcimento proposto da (...) qualsiasi persona, anche se non è un funzionario, cui si applica lo Statuto dei funzionari in ragione dei vincoli familiari che la legano a un funzionario, allorché la controversia trovi origine nel rapporto di impiego che vincola tale funzionario all’istituzione di cui trattasi, alla luce del fatto che l’articolo 1 dell’allegato I dello Statuto della Corte di giustizia, in combinato disposto con l’articolo 270 TFUE e l’articolo 91 dello Statuto (...), attribuisce al Tribunale della funzione pubblica (...) la competenza per pronunciarsi su “qualsiasi controversia” tra l’Unione e “qualsiasi persona cui si applica [lo] statuto”» (sentenza di riesame, punti 41 e 42).
            
         
               56
            
            
               Ne consegue, più in generale, che, contrariamente a quanto sostenuto in sostanza dalla Commissione dinanzi al Tribunale, altre disposizioni dello Statuto, diverse dall’articolo 73, vale a dire quelle che comportano il riconoscimento statutario di un vincolo familiare con il funzionario deceduto, possono essere prese in considerazione al fine di stabilire se la persona sia «indicata [nello Statuto]».
            
         
               57
            
            
               Pertanto, i fratelli e le sorelle devono essere considerati «indicati [nello Statuto]» ai fini della determinazione del rimedio giuridico da utilizzare quando intendono chiedere il risarcimento del danno morale che essi hanno subito a causa del decesso del loro fratello funzionario o della loro sorella funzionaria di cui l’istituzione sarebbe, a loro avviso, responsabile.
            
         
               58
            
            
               Quanto al riferimento fatto dalla Commissione al punto 22 della sentenza Leussink (v. punto 47 supra), da un lato, occorre rilevare che esso non riguarda la ricevibilità del ricorso, ma tutt’al più la sua fondatezza. Tale riferimento deve essere quindi respinto nell’ambito dell’esame della ricevibilità. Dall’altro lato, occorre ricordare che, come rilevato dalla Corte nella sentenza di riesame (punto 45), nella sentenza Leussink essa ha riconosciuto che un ricorso per risarcimento proposto dai familiari di un funzionario in forza dell’articolo 178 del Trattato CEE (divenuto articolo 268 TFUE) e diretto al risarcimento del danno morale che essi avevano subito a seguito di un infortunio sul lavoro di cui tale funzionario era stato vittima rientrava nell’ambito del contenzioso della funzione pubblica. Infatti, come la Corte ha precisato al punto 45 della sentenza su riesame, al punto 25 della sentenza Leussink, relativo alle spese, la Corte ha applicato l’articolo 70 del suo regolamento di procedura, nella versione allora applicabile, secondo il quale nelle cause promosse da dipendenti le spese sostenute dalle istituzioni restano a carico di queste, atteso che il ricorso in questione, sebbene proposto in forza dell’articolo 178 del Trattato CEE, trovava origine nel rapporto tra il funzionario interessato e l’istituzione di cui faceva parte.
            
         
               59
            
            
               Per quanto riguarda il riferimento fatto dalla Commissione ad un duplice indennizzo, occorre rilevare che anch’esso riguarda solo il merito del ricorso. Del resto, nel caso di specie non si può parlare di un duplice risarcimento di uno stesso danno, dal momento che il danno morale fatto valere dal fratello e dalla sorella di Alessandro Missir è proprio e non coincide con quello degli altri familiari.
            
         
               60
            
            
               Per quanto riguarda l’argomento della Commissione secondo cui l’articolo 73, paragrafo 2, lettera a), dello Statuto sarebbe la disposizione che, conformemente alla posizione della Corte indicata al punto 34 della sentenza di riesame, definirebbe le categorie di persone legittimate a chiedere un risarcimento complementare «qualora l’istituzione sia responsabile e le prestazioni versate sulla base dell’articolo 73 dello Statuto non siano sufficienti per garantire il pieno risarcimento del danno subito», occorre respingerlo per i seguenti motivi.
            
         
               61
            
            
               La circostanza che le persone indicate all’articolo 73, paragrafo 2, lettera a), dello Statuto, vale a dire il coniuge e i figli del funzionario deceduto o, in mancanza, gli altri suoi discendenti o, in mancanza i suoi ascendenti, possano chiedere, in forza dell’articolo 270 TFUE, un risarcimento complementare qualora ritengano, in primo luogo, che le prestazioni versate non compensino integralmente il loro danno e, in secondo luogo, che l’amministrazione sia responsabile del danno che hanno subito non comporta affatto che i fratelli e le sorelle, che non figurano nell’elenco a cascata dell’articolo 73 dello Statuto e non sono quindi beneficiari potenziali delle prestazioni garantite ai sensi di tale articolo, ma che sono indicati in altre disposizioni dello Statuto che riflettono un collegamento pertinente con il funzionario deceduto, debbano essere privati della possibilità procedurale di chiedere, mediante l’articolo 270 TFUE, il risarcimento del danno da loro subito.
            
         
               62
            
            
               Come è già stato esposto sopra, i fratelli e sorelle sono «indicat[i nello Statuto]» proprio a causa del loro vincolo familiare con il funzionario deceduto.
            
         
               63
            
            
               L’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione nei confronti del ricorso proposto dal fratello e dalla sorella di Alessandro Missir in quanto non avrebbero legittimazione ad agire ex articolo 270 TFUE deve quindi essere respinta.
            
         
               64
            
            
               Occorre pertanto esaminare se i ricorrenti abbiano presentato la loro domanda di risarcimento entro i termini.
            
         
         Sulla ricevibilità del ricorso in considerazione del termine
      
      
               65
            
            
               La Commissione sostiene che il ricorso è irricevibile a causa della tardività della domanda di risarcimento, proposta dopo un termine ragionevole. Nulla avrebbe impedito alla sig.ra Sintobin e al fratello e alla sorella di Alessandro Missir di presentare una domanda di risarcimento del danno morale almeno nel corso del 2009, anno di proposizione del ricorso nella causa F‑50/09. Il tempo trascorso durante il procedimento precontenzioso della causa F‑50/09 – e durante le ulteriori fasi giudiziarie di tale procedimento consistenti nella sentenza di primo grado e nella proposizione della successiva impugnazione – avrebbe ampiamente permesso la presentazione delle domande di risarcimento del danno morale successivamente presentate nell’ambito della presente causa.
            
         
               66
            
            
               Nelle loro osservazioni del 25 luglio 2018, i ricorrenti rilevano, anzitutto, che l’eccezione di irricevibilità per tardività sarebbe stata essa stessa sollevata tardivamente dalla Commissione, il 14 febbraio 2018, vale a dire più di cinque anni dopo la scadenza del termine previsto dal regolamento di procedura del Tribunale della funzione pubblica, applicabile alla data di instaurazione del presente grado di giudizio. Tale eccezione di irricevibilità, di conseguenza, sarebbe essa stessa irricevibile. Tale presentazione tardiva dell’eccezione di irricevibilità sarebbe ancor più ingiustificata alla luce del fatto che la Commissione avrebbe già sollevato, il 19 dicembre 2012, entro il termine impartito dall’articolo 78, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale della funzione pubblica, un’altra eccezione di irricevibilità, per litispendenza, sebbene tutte le informazioni fossero già state disponibili. La prescrizione costituirebbe un’eccezione di irricevibilità che, a differenza dei termini processuali, non sarebbe di ordine pubblico. Essa non potrebbe essere fatta valere in qualsiasi fase del procedimento. I ricorrenti chiedono quindi al Tribunale di dichiarare irricevibile l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione il 14 febbraio 2018.
            
         
               67
            
            
               I ricorrenti sostengono poi che la domanda di risarcimento è stata proposta dalla madre nonché dal fratello e dalla sorella del funzionario defunto entro un termine ragionevole.
            
         
               68
            
            
               Per quanto riguarda la natura dell’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione, occorre rammentare che la Corte ha dichiarato, nel contesto del contenzioso della responsabilità extracontrattuale, che il rispetto del termine di prescrizione previsto all’articolo 46, paragrafo 1, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea non è esaminato d’ufficio, bensì deve essere sollevato dalla parte interessata (sentenze del 30 maggio 1989, Roquette frères/Commissione, 20/88, EU:C:1989:221, punto 12; dell’8 novembre 2012, Evropaïki Dynamiki/Commissione, C‑469/11 P, EU:C:2012:705, punto 51, e del 14 giugno 2016, Marchiani/Parlamento, C‑566/14 P, EU:C:2016:437, punto 94).
            
         
               69
            
            
               Tale giurisprudenza della Corte vale anche, mutatis mutandis, per la prescrizione che si verifica alla scadenza del termine ragionevole entro il quale, secondo la giurisprudenza, deve essere proposta una domanda di risarcimento fondata sullo Statuto. Infatti, dal momento che un termine di prescrizione di durata prefissata (cinque anni) non è di ordine pubblico in quanto incide sul diritto soggettivo a chiedere il risarcimento di un danno subito e svolge una funzione di protezione delle parti (v., in tal senso, sentenza dell’8 novembre 2012, Evropaïki Dynamiki/Commissione, C‑469/11 P, EU:C:2012:705, punti da 52 a 54), ciò vale anche, se non addirittura a fortiori, per un termine di prescrizione di durata non prestabilito (termine ragionevole). In entrambi i casi si tratta della stessa prescrizione di un diritto soggettivo a chiedere il risarcimento e della stessa funzione di protezione delle parti.
            
         
               70
            
            
               Dal momento, quindi, che l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione, relativa all’inosservanza del termine ragionevole nella proposizione della domanda di risarcimento, non è una questione di ordine pubblico che il Tribunale dovrebbe esaminare d’ufficio, occorre esaminare in via preliminare l’obiezione dei ricorrenti secondo la quale tale eccezione di irricevibilità sarebbe stata essa stessa sollevata tardivamente.
            
         
               71
            
            
               A sostegno della loro obiezione vertente sulla tardività dell’eccezione di irricevibilità, i ricorrenti si avvalgono dell’articolo 78, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale della funzione pubblica, nella versione applicabile nel 2012, il quale è così formulato:
               «Se una parte chiede al Tribunale di statuire sull’irricevibilità, sull’incompetenza o su un incidente senza avviare la discussione nel merito, essa deve proporre la sua domanda con atto separato. La domanda di statuire sull’irricevibilità dev’essere presentata entro il termine di un mese dalla notifica del ricorso».
            
         
               72
            
            
               Occorre rilevare che il requisito del termine previsto da tale disposizione si riferiva al caso particolare in cui una parte chiedeva al Tribunale della funzione pubblica di statuire senza avviare la discussione nel merito. Tale disposizione non vietava quindi al convenuto dinanzi al Tribunale della funzione pubblica di far valere la tardività del ricorso, se del caso, solo nella fase del controricorso.
            
         
               73
            
            
               Inoltre, occorre osservare che, sebbene l’articolo 78 del regolamento di procedura del Tribunale della funzione pubblica fosse applicabile quando la Commissione, invece di depositare un controricorso, ha sollevato nel 2012, in forza di tale disposizione, un’eccezione di irricevibilità con atto separato per litispendenza, dall’articolo 3 del regolamento 2016/1192 risulta che le cause trasferite al Tribunale continuano ad essere trattate da quest’ultimo nello stato in cui esse si trovano al 31 agosto 2016 e conformemente al suo regolamento di procedura.
            
         
               74
            
            
               Nel caso di specie, in occasione del trasferimento del ricorso nella causa F‑132/12 al Tribunale, il procedimento – che, in assenza di riunione nel merito da parte del Tribunale della funzione pubblica, verteva sull’eccezione di litispendenza sollevata nel 2012 – rimaneva sospeso in attesa della sentenza su rinvio.
            
         
               75
            
            
               Di conseguenza, la circostanza che la Commissione avesse sollevato, il 19 dicembre 2012, con atto separato, un’eccezione di irricevibilità per litispendenza non implicava affatto che essa non potesse, dinanzi al Tribunale, sollevare un’eccezione di irricevibilità fondata sulla tardività della domanda di risarcimento in fase di controricorso.
            
         
               76
            
            
               Nel caso di specie, la Commissione ha fatto valere la tardività della domanda di risarcimento nel febbraio 2018, in sede di ripresa del procedimento. Nelle circostanze del caso di specie, relative alle specificità procedurali della causa e, in particolare, alle sospensioni successive, non è tardivo aver fatto valere nel febbraio 2018 la tardività della domanda di risarcimento, effettuata prima del deposito del controricorso. Poiché l’obiezione dei ricorrenti relativa alla tardività dell’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione è infondata, occorre esaminare tale eccezione di irricevibilità, vertente sulla tardività della domanda di risarcimento.
            
         
               77
            
            
               Secondo una giurisprudenza costante, spetta ai funzionari o agli agenti presentare all’istituzione, entro un termine ragionevole, una domanda diretta ad ottenere da parte dell’Unione un risarcimento in ragione del danno che sarebbe ad essa imputabile, a decorrere dal momento in cui sono venuti a conoscenza della situazione di cui si lamentano. Il carattere ragionevole di un termine deve essere valutato in funzione delle circostanze proprie di ciascun caso di specie e, in particolare, della rilevanza della controversia per l’interessato, della complessità del caso e del comportamento delle parti coinvolte (sentenza del 28 febbraio 2013, Riesame Arango Jaramillo e a./BEI, C‑334/12 RX II, EU:C:2013:134, punto 28; v. altresì ordinanza del 25 febbraio 2014, Marcuccio/Commissione, F‑118/11, EU:F:2014:23, punto 87 e giurisprudenza ivi citata).
            
         
               78
            
            
               Se è vero che il termine di prescrizione di cinque anni previsto in materia di azione per responsabilità extracontrattuale dall’articolo 46 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea non è applicabile nelle controversie tra l’Unione e i suoi agenti, occorre tuttavia, secondo una giurisprudenza costante, tener conto del termine di raffronto offerto da tale termine per valutare se una domanda sia stata presentata entro un termine ragionevole (v. ordinanza del 25 febbraio 2014, Marcuccio/Commissione, F‑118/11, EU:F:2014:23, punto 88 e giurisprudenza ivi citata).
            
         
               79
            
            
               Nel caso di specie, la domanda di risarcimento è stata proposta il 17 settembre 2011, ossia cinque anni meno un giorno dopo l’assassinio di Alessandro Missir. Si deve peraltro rilevare che, come risulta sia dal procedimento precontenzioso nella presente causa, sia dai procedimenti precedentemente svolti a partire dal 2009 che hanno portato, nel 2017, alla sentenza su rinvio, la rilevanza della controversia è importante, sui piani umano, finanziario e giuridico, e la complessità della causa è piuttosto ingente, o, quanto meno, lo era al momento del deposito della domanda di risarcimento il 17 settembre 2011. Infine, e contrariamente a quanto suggerito dalla Commissione, il criterio per valutare l’eventuale tardività di una domanda di risarcimento non è tanto quello di sapere se la domanda avrebbe potuto essere presentata prima, quanto piuttosto di sapere se, alla luce di tutte le circostanze del caso di specie, tale domanda sia stata presentata entro un termine ragionevole. Orbene, alla luce di tutte le circostanze, relative alla complessità della causa e alla rilevanza della controversia, risulta che la domanda di risarcimento soddisfa tale criterio. Ne consegue che il ricorso non può essere considerato tardivo.
            
         
               80
            
            
               Pertanto, l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione deve essere respinta.
            
         
         Nel merito
      
      
         
            Sulla domanda di risarcimento del danno morale subito dalla madre di Alessandro Missir
         
      
      [omissis]
      
               87
            
            
               Occorre rilevare, al pari delle parti, che la situazione della sig.ra Sintobin, madre di Alessandro Missir, è identica a quella del sig. Livio Missir, padre di Alessandro Missir, il cui danno morale subito a causa dell’assassinio di suo figlio è stato oggetto di un indennizzo di EUR 50000 concesso dal Tribunale nella sentenza su rinvio.
            
         
               88
            
            
               In tali circostanze, in applicazione dei principi applicati dal Tribunale nella sentenza su rinvio (punti 204 e 205) e valutando ex aequo et bono il danno subito dalla sig.ra Sintobin, occorre condannare la Commissione in solido a versare a tale ricorrente la somma di EUR 50000 a titolo di risarcimento del danno morale da lei subito a causa dell’assassinio di suo figlio e respingere la sua domanda di risarcimento quanto al resto.
            
         
         
            Sulla domanda di risarcimento del danno morale subito dal fratello e dalla sorella di Alessandro Missir
         
      
      [omissis]
      
               127
            
            
               È stato accertato che il fratello e la sorella di Alessandro Missir, di cui non è seriamente contestabile né del resto contestato che essi hanno potuto soffrire sul piano morale della morte del loro fratello, dal punto di vista procedurale avrebbero dovuto presentare qualsiasi domanda di risarcimento a tal proposito per la via statutaria, e poi, se del caso, mediante un ricorso proposto sul fondamento dell’articolo 270 TFUE, e non in forza dell’articolo 268 TFUE. Dato che tale iter procedurale è stato individuato, si pone la questione se il fratello e la sorella di Alessandro Missir possano legittimamente ottenere dalla Commissione un risarcimento per la loro sofferenza morale.
            
         
               128
            
            
               La Commissione oppone, nel merito, una serie di obiezioni in proposito.
            
         
               129
            
            
               La Commissione sostiene, in sostanza, che l’articolo 73 dello Statuto, come interpretato dalla giurisprudenza, delimita il perimetro delle persone che possono ottenere il risarcimento di un danno subito a causa del decesso di un funzionario. Il coniuge, i discendenti e gli ascendenti potrebbero ottenerlo, in quanto sono indicati nell’articolo 73 dello Statuto. I fratelli e sorelle, che non sono ivi indicati, non potrebbero ottenerlo.
            
         
               130
            
            
               La Commissione osserva che il ruolo svolto dai principi di diritto comuni agli Stati membri nell’ambito dell’applicazione dello Statuto consiste nel colmare le eventuali lacune derivanti dal silenzio del legislatore. Orbene, nel caso di specie, lo Statuto, al suo articolo 73, quale applicato dalla giurisprudenza, non sarebbe silenzioso, ma designerebbe unicamente le persone indicate in tale disposizione come idonee a ottenere il risarcimento di un danno morale in caso di decesso di un funzionario. La Commissione invoca a sostegno della sua posizione la sentenza di riesame (punti 33 e 34).
            
         
               131
            
            
               La Commissione richiama, inoltre, i punti da 134 a 136 e 158 della sentenza su rinvio, facendo riferimento alle sentenze Leussink e Lucaccioni, i punti 191, 194, 195 e 201 della sentenza su rinvio e il punto 22 della sentenza Lucaccioni.
            
         
               132
            
            
               La Commissione deduce da tali riferimenti che sarebbe con esclusivo riguardo al risarcimento del danno morale «complementare» rispetto a quanto già erogato dall’APN in virtù dell’articolo 73 dello Statuto che la giurisprudenza ha riconosciuto un diritto al risarcimento del danno in caso di lesioni.
            
         
               133
            
            
               Di conseguenza, secondo la Commissione, poiché i fratelli e le sorelle di un funzionario deceduto non sono tra le persone coperte da tale disposizione e quindi non possono chiedere un risarcimento «complementare» – non avendo diritto al risarcimento principale – essi non hanno diritto al risarcimento del danno morale.
            
         
               134
            
            
               Per quanto riguarda, anzitutto, il riferimento ai punti 33 e 34 della sentenza di riesame, esso risulta inappropriato.
            
         
               135
            
            
               Infatti, tali punti riguardano la competenza ratione personae del Tribunale della funzione pubblica a conoscere dei ricorsi delle persone indicate nello Statuto. La Corte ha dichiarato che il padre e i figli del funzionario erano indicati nello Statuto. Essa ne ha dedotto la competenza del Tribunale della funzione pubblica. Si trattava quindi di una questione di identificazione del giudice competente, e non della questione di merito, di cui trattasi nel caso in esame, diretta a stabilire chi possa ottenere un risarcimento. Del resto, al punto 35 della sentenza di riesame, la Corte rileva che la questione di merito, che consiste nello stabilire se il padre e i figli del funzionario dispongano effettivamente di un diritto alle prestazioni garantite dallo Statuto, non può essere presa in considerazione per determinare la competenza del Tribunale della funzione pubblica. Se così non fosse, statuire sulla competenza presupporrebbe l’esame in via preliminare della fondatezza del ricorso. Pertanto, il riferimento operato dalla Commissione al punto 34 della sentenza di riesame, a sostegno della sua tesi secondo cui l’articolo 73 dello Statuto limita le persone aventi causa ad un eventuale risarcimento, deve essere respinto.
            
         
               136
            
            
               Quanto ai riferimenti menzionati al punto 131 supra, essi devono essere parimenti disattesi, poiché nessuno dei precedenti (cause Leussink, Lucaccioni, Missir Mamachi) fatti valere dalla Commissione verteva sul caso di fratelli e sorelle, né lo prendeva in considerazione. Le sentenze citate riguardavano soltanto ascendenti e discendenti.
            
         
               137
            
            
               La sentenza su rinvio (punti da 131 a 136) enuncia quanto segue in merito alle sentenze Leussink e Lucaccioni:
               
                        «131.
                     
                     
                        Nella causa che ha dato luogo alla sentenza [Leussink], la Corte era chiamata a pronunciarsi sul problema se [come sostenuto dalla Commissione (punto 10 di tale sentenza)] la copertura dei rischi di infortunio prevista dall’articolo 73 dello Statuto e dalla regolamentazione applicabile rappresentasse un regime esaustivo di risarcimento il quale, in caso di infortunio sul lavoro, escludeva qualsiasi altra pretesa a titolo di danno fondata sui principi di diritto comune. Infatti, il sig. Leussink, la sua coniuge e i loro quattro figli avevano proposto una domanda di risarcimento complementare, sostenendo che il risarcimento previsto all’articolo 73 dello Statuto copriva solo le conseguenze economiche dell’infortunio e non il loro danno morale. La Corte ha anzitutto dichiarato, al punto 11 della sentenza, che la copertura prevista dall’articolo 73 dello Statuto si basava su un regime generale contributivo di assicurazione contro i rischi di infortunio in servizio e nella vita privata e che il diritto alla prestazione era indipendente dalla persona che aveva causato l’infortunio e dalla sua responsabilità. Più avanti, al punto 13 di tale sentenza, la Corte ha dichiarato che, in mancanza di ogni espressa disposizione nella regolamentazione applicabile riguardante domande complementari nei confronti dell’istituzione, non si poteva trarre alcun argomento dalla regolamentazione stessa per escludere il diritto del funzionario e dei suoi aventi causa a chiedere un indennizzo complementare quando l’istituzione sia responsabile dell’infortunio in base alle norme generali e le prestazioni del regime statutario non siano sufficienti per garantire il pieno risarcimento del danno subito. (…)
                     
                  
                        133.
                     
                     
                        Per quanto riguarda la sentenza [Lucaccioni], la Corte ha confermato, al punto 23 [di tale sentenza], che le prestazioni ricevute ai sensi dell’articolo 73 dello Statuto a seguito di un infortunio o di una malattia professionale dovevano essere prese in considerazione dal giudice dell’Unione ai fini della valutazione del danno riparabile, nell’ambito di un ricorso per risarcimento danni proposto da un funzionario sulla base di un illecito idoneo a far sorgere la responsabilità dell’istituzione sua datrice di lavoro.
                     
                  
                        134.
                     
                     
                        Pertanto, le sentenze [Leussink e Lucaccioni] hanno chiarito il rapporto tra le prestazioni ricevute ai sensi dell’articolo 73 dello Statuto a seguito di un infortunio o di una malattia professionale e il regime di risarcimento ai sensi del diritto comune.
                     
                  
                        135.
                     
                     
                        In primo luogo, il regime previsto all’articolo 73 dello Statuto e quello di diritto comune sono complementari, di modo che è possibile proporre una domanda di risarcimento complementare qualora l’istituzione sia responsabile dell’infortunio secondo il diritto comune e le prestazioni versate sulla base dell’articolo 73 dello Statuto non siano sufficienti per garantire il pieno risarcimento del danno subito (sentenza [Leussink], punto 13).
                     
                  
                        136.
                     
                     
                        In secondo luogo, in applicazione di tale principio, la giurisprudenza ha altresì chiarito il fatto che le prestazioni ricevute ai sensi dell’articolo 73 dello Statuto, a seguito di un infortunio o di una malattia professionale, dovevano essere prese in considerazione ai fini della valutazione del danno riparabile nell’ambito di un ricorso per risarcimento proposto da un funzionario sulla base di un illecito idoneo a far sorgere la responsabilità dell’istituzione sua datrice di lavoro. Infatti, se così non fosse, vi sarebbe un duplice risarcimento (sentenza [Lucaccioni])».
                     
                  
         
               138
            
            
               Da quanto precede risulta che l’oggetto delle sentenze Leussink e Lucaccioni non era quello di pronunciarsi sull’esito da riservare a una domanda proveniente da fratelli e sorelle, che non erano in questione in tali cause, ma soltanto di pronunciarsi sull’esito da riservare a una domanda di risarcimento del funzionario, del suo coniuge e dei suoi figli e sul rapporto tra tale domanda e l’indennizzo forfettario già garantito dall’articolo 73 dello Statuto. È in tale contesto limitato che va inteso il riferimento operato dalla Corte al «carattere complementare» della domanda di risarcimento rispetto alle prestazioni assicurative dell’articolo 73 dello Statuto.
            
         
               139
            
            
               Non si può quindi dedurre dalle summenzionate sentenze che fratelli o sorelle non sarebbero legittimati a far valere un danno morale risarcibile. Per definizione, dal momento che i fratelli e le sorelle non figurano nell’elenco a cascata dell’articolo 73 dello Statuto, e non possono quindi ricevere nulla in forza di tale disposizione, una domanda di risarcimento da parte loro non può essere complementare, ma singola. Dette sentenze non hanno statuito sulla possibilità di una siffatta domanda, che non era oggetto di tali cause.
            
         
               140
            
            
               Considerare, come sostiene la Commissione, che le istituzioni, fissando l’elenco delle persone che possono ottenere il versamento di prestazioni assicurative in caso di decesso accidentale del funzionario, hanno inteso delimitare le persone nei confronti delle quali esse ritenevano, se del caso, di dover rendere conto finanziariamente di un’eventuale responsabilità per colpa, costituisce una ricostruzione che non può essere dedotta, in quanto tale, dalle sentenze Leussink e Lucaccioni.
            
         
               141
            
            
               Occorre poi esaminare i punti 157 e 158 della sentenza su rinvio, nei quali il Tribunale afferma quanto segue:
               
                        «157.
                     
                     
                        [Al riguardo delle domande di risarcimento del danno morale subito dai quattro figli di Alessandro Missir e da suo padre, risulta dalla] sentenza di primo grado che (...) la Commissione aveva sollevato (...) un’eccezione di irricevibilità (...) riguardante, in sostanza, il fatto che (...) l’articolo 73 dello Statuto escludeva la possibilità per i (...) quattro figli [di Alessandro Missir] e per [Livio Missir] di proporre una domanda di risarcimento del danno morale. Infatti, la Commissione ha fatto valere (...) che sulla base [dell’articolo 73 dello Statuto] i quattro figli di Alessandro Missir Mamachi non godevano del diritto di proporre una domanda di risarcimento del loro danno morale e (...) che Livio Missir Mamachi non era tra gli aventi causa menzionati in tale articolo.
                     
                  
                        158.
                     
                     
                        Per quanto riguarda le eccezioni di irricevibilità sollevate nei confronti delle domande di risarcimento del danno morale subito da Livio Missir Mamachi e dai quattro figli di Alessandro Missir Mamachi, esse non possono essere accolte. Infatti, è sufficiente constatare, da un lato, che al punto 34 della sentenza di riesame la Corte ha dichiarato che l’articolo 73, paragrafo 2, lettera a), dello Statuto designava espressamente i “discendenti” nonché gli “ascendenti” del funzionario come le persone che potevano, in caso di decesso di quest’ultimo, beneficiare di una prestazione che, di conseguenza, tale disposizione riguardava tanto Livio Missir Mamachi quanto i quattro figli di Alessandro Missir Mamachi. Dall’altro, si deve ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, il regime previsto all’articolo 73 dello Statuto e il regime di diritto comune sono complementari, di modo che è possibile proporre una domanda di risarcimento complementare qualora l’istituzione sia responsabile e le prestazioni versate sulla base dell’articolo 73 dello Statuto non siano sufficienti per garantire il pieno risarcimento del danno subito ([sentenza Leussink], punto 13, e [sentenza Lucaccioni], punto 22). Pertanto, alla luce delle considerazioni esposte supra, i familiari di un funzionario menzionati dall’articolo 73 dello Statuto hanno il diritto di proporre un ricorso complementare qualora ritengano che le prestazioni statutarie non siano sufficienti per garantire il pieno risarcimento del loro danno».
                     
                  
         
               142
            
            
               Anche in questo caso, il giudice dell’Unione doveva prendere in considerazione soltanto il padre e i figli del funzionario. È con riferimento alla giurisprudenza Leussink e Lucaccioni che esso ha ricordato la possibilità di un risarcimento complementare in caso di responsabilità dell’amministrazione e quando le prestazioni assicurative sono insufficienti per garantire il pieno risarcimento del danno subito da tali persone. I «familiari» in questione erano «menzionati nell’articolo 73 dello Statuto». La sentenza su rinvio non determina alcunché a proposito dei familiari non contemplati dall’articolo 73 dello Statuto, questione di cui il Tribunale non era investito, e non consente quindi di progredire rispetto alla constatazione effettuata al punto 140 supra.
            
         
               143
            
            
               Per quanto riguarda il punto 194 della sentenza su rinvio, rispetto al quale la Commissione indica che il Tribunale vi avrebbe espressamente ricordato l’esistenza di un principio generale che prevede la possibilità di risarcire un danno morale qualora quest’ultimo non sia coperto in tutto o in parte da un regime che garantisce il versamento automatico di prestazioni, occorre rilevare che tale punto non determina la soluzione applicabile al caso di una persona non interessata da un tale regime, come nel caso di specie i fratelli e le sorelle. Infatti, tale punto si limita a stabilire che «dagli ordinamenti degli Stati membri risulta un principio generale comune secondo il quale, in circostanze simili a quelle [della causa T‑401/11 P RENV RX], la presenza di un regime che garantisce il versamento automatico di prestazioni agli aventi causa di un funzionario deceduto non è un ostacolo a che i suddetti aventi causa, qualora ritengano che i danni subiti non siano coperti, o non lo siano del tutto, da tale regime, ottengano altresì un risarcimento del loro danno morale mediante un ricorso dinanzi a un giudice nazionale».
            
         
               144
            
            
               Per quanto riguarda il punto 195 della sentenza su rinvio, in cui il Tribunale rileva l’esistenza di un principio generale comune agli ordinamenti degli Stati membri che esclude il doppio risarcimento del danno morale, occorre rilevare, al pari dei ricorrenti, che nel caso di specie non si tratta di un duplice risarcimento di uno stesso danno, in quanto il danno morale fatto valere dal fratello e dalla sorella di Alessandro Missir è in nome proprio e non è oggetto delle prestazioni previste dall’articolo 73 dello Statuto.
            
         
               145
            
            
               Dalle considerazioni che precedono risulta che, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, non è possibile ritenere che l’articolo 73 dello Statuto, come interpretato dalla giurisprudenza, osti a che i fratelli e le sorelle di un funzionario deceduto per un illecito dell’Unione ottengano, se del caso, il risarcimento del loro danno morale subito a causa di tale decesso.
            
         
               146
            
            
               Alla luce dell’indeterminatezza di tale questione nel diritto dell’Unione, occorre rilevare che dagli ordinamenti degli Stati membri risulta un principio generale comune secondo cui, in circostanze analoghe a quelle del caso di specie, il giudice nazionale riconosce un diritto per i fratelli e le sorelle di un lavoratore deceduto di chiedere, se del caso, il risarcimento del danno morale subito a causa di tale decesso.
            
         
               147
            
            
               In tali circostanze, si deve concludere non solo che la Commissione sostiene erroneamente che l’articolo 73 dello Statuto, come interpretato dalla giurisprudenza, osta a che fratelli e sorelle di un funzionario deceduto possano, se del caso, ottenere un risarcimento per il danno morale subito a causa di tale decesso, ma anche che dai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri risulta che i fratelli e le sorelle della persona il cui decesso è causato da un terzo possono, se del caso, ottenere da quest’ultimo il risarcimento del loro danno morale.
            
         
               148
            
            
               Per quanto riguarda le condizioni di tale risarcimento, i ricorrenti sostengono, in sostanza, che le constatazioni già svolte dal Tribunale nella sentenza su rinvio relativamente alla colpa, al nesso di causalità e al danno morale sono ugualmente valide nel caso delle domande del fratello e della sorella del funzionario defunto e che nella presente causa non vi sarebbe un doppio risarcimento.
            
         
               149
            
            
               La Commissione contesta la tesi dei ricorrenti. Per quanto riguarda il nesso di causalità tra la violazione dell’obbligo di protezione del funzionario e il danno, occorrerebbe, tenuto conto del fatto che i fratelli e le sorelle non sarebbero nella stessa posizione nei confronti del defunto che gli ascendenti e i discendenti, preferire la teoria della causalità adeguata a quella dell’equivalenza delle condizioni. Orbene, i ricorrenti non avrebbero dimostrato una causalità adeguata.
            
         
               150
            
            
               In ogni caso, anche se fosse applicata la teoria dell’equivalenza delle condizioni, resterebbe il fatto che l’asserito danno morale sarebbe sufficientemente «distante» dall’illecito commesso da escludere qualsiasi risarcimento. Si tratterebbe di un danno mediato, che non può essere posto a carico della Commissione come conseguenza immediata e diretta della violazione dell’obbligo specifico di protezione del funzionario.
            
         
               151
            
            
               Peraltro, non sarebbe possibile ritenere che esista un principio generale comune agli ordinamenti degli Stati membri che stabilirebbe l’esistenza di una presunzione di danno morale in caso di decesso di un fratello o di una sorella.
            
         
               152
            
            
               I ricorrenti contestano la posizione della Commissione, osservando che il rapporto tra la teoria della causalità adeguata e quella dell’equivalenza delle condizioni è stato rilevante solo ai fini della determinazione della responsabilità della Commissione per la morte di Alessandro Missir, la quale non sarebbe più in discussione nel caso di specie, e non lo sarebbe in alcun modo ai fini dell’accertamento di un nesso tra tale decesso e il danno morale subito in conseguenza dai parenti prossimi del funzionario defunto, danno morale che sarebbe stato considerato in re ipsa.
            
         
               153
            
            
               Si deve constatare che l’esame del ragionamento del giudice dell’Unione nella sentenza di primo grado e nella sentenza su rinvio conferma, in sostanza, la posizione dei ricorrenti.
            
         
               154
            
            
               Occorre ricordare che, nella sentenza di primo grado, il Tribunale della funzione pubblica ha dichiarato che, con i suoi inadempimenti colposi dell’obbligo di garantire la protezione di Alessandro Missir, la Commissione era incorsa in una colpa idonea a far sorgere la sua responsabilità (sentenza di primo grado, punto 176, e sentenza su rinvio, punto 9).
            
         
               155
            
            
               Quanto al nesso di causalità fra tale colpa e l’assassinio del funzionario, il Tribunale della funzione pubblica ha dichiarato che esso era stato dimostrato (sentenza di primo grado, punti da 182 a 190). La Commissione non ha impugnato la sentenza di primo grado. Il Tribunale, nella sentenza su rinvio (punto 63, sesta frase), ha peraltro rilevato che la Commissione non contestava il giudizio del Tribunale della funzione pubblica a tal riguardo.
            
         
               156
            
            
               Orbene, come rilevano giustamente i ricorrenti, il dibattito sul rapporto tra la teoria dell’equivalenza delle condizioni e quella della causalità adeguata (sentenza di primo grado, punti da 178 a 190, e sentenza su rinvio, punto 63, terza frase, e punti da 64 a 95) è stato effettuato esclusivamente per determinare se la Commissione, che evidentemente non era l’autore dell’assassinio, potesse tuttavia esserne dichiarata responsabile, in altri termini se si potesse ritenere che la colpa della Commissione avesse causato la morte di Alessandro Missir. In caso negativo, la Commissione non sarebbe stata responsabile di nulla. In caso affermativo, come è stato stabilito dal giudice dell’Unione, essa era, almeno in parte, responsabile di tale morte.
            
         
               157
            
            
               Una volta accertato tale nesso di causalità da parte del Tribunale della funzione pubblica – in base alla teoria dell’equivalenza delle condizioni e senza commettere errori di diritto, come espressamente rilevato dal Tribunale ai punti 79 e 80 della sentenza su rinvio – il Tribunale della funzione pubblica ha dichiarato che restava da determinare la parte di responsabilità dell’assassino nella realizzazione dei danni (sentenza di primo grado, punto 191, e sentenza su rinvio, punto 9).
            
         
               158
            
            
               In tale contesto, il Tribunale della funzione pubblica ha ritenuto che alla Commissione dovesse essere attribuita la responsabilità del 40% dei danni subiti (sentenza di primo grado, punto 197, e sentenza su rinvio, punto 10).
            
         
               159
            
            
               Tale soluzione di ripartizione della responsabilità, contestata nella loro impugnazione dai ricorrenti, che rivendicava che la Commissione fosse dichiarata responsabile in solido con l’assassino, è stata respinta dal Tribunale, che ha accolto l’impugnazione su tale punto e ha dichiarato la responsabilità in solido della Commissione (quindi per il 100% del danno) (sentenza su rinvio, punti da 96 a 119).
            
         
               160
            
            
               Il Tribunale ha dichiarato tale responsabilità in solido della Commissione sulla base di un principio generale comune agli Stati membri secondo il quale, in circostanze simili a quelle del caso di specie, il giudice nazionale riconosce la responsabilità in solido dei coautori del medesimo danno, considerando equo il fatto che la persona lesa non debba, da un lato, determinare la quota del danno di cui ciascuno dei coautori è responsabile e, dall’altro sopportare il rischio che quello di loro che essa persegue si riveli insolvibile (sentenza su rinvio, punto 118).
            
         
               161
            
            
               Si deve rilevare, in primo luogo, che la responsabilità della Commissione per l’assassinio, accertata in una decisione passata in giudicato, non è contestata (v. punto 155 supra) e, in secondo luogo, che il principio della responsabilità in solido della Commissione per i danni derivanti da tale assassinio non è in alcun modo rimesso in discussione, né può del resto ragionevolmente esserlo.
            
         
               162
            
            
               Di conseguenza, dev’essere disattesa l’obiezione della Commissione [omissis] secondo la quale la causalità adeguata dovrebbe essere preferita all’equivalenza delle condizioni, in quanto la constatazione definitiva da parte del giudice dell’Unione del nesso di causalità tra la colpa della Commissione e l’assassinio di Alessandro Missir è pienamente trasponibile al caso di specie.
            
         
               163
            
            
               Il solo elemento di distinzione esistente nel caso di specie rispetto alla causa F‑50/09 deriva, a valle di tale constatazione definitiva, dal fatto che i ricorrenti non sono i figli o i genitori del funzionario defunto, ma i fratelli e le sorelle.
            
         
               164
            
            
               Orbene, è già stato constatato che l’articolo 73 dello Statuto, come interpretato dalla giurisprudenza, non costituisce un limite sostanziale che esclude i fratelli e sorelle dalla possibilità di ottenere un risarcimento (v. punto 145 supra) e che, alla luce dell’indeterminatezza di tale questione nel diritto dell’Unione, dai principi generali comuni degli Stati membri risulta un diritto di fratelli e sorelle di chiedere, se del caso, il risarcimento di un danno morale per la perdita di un loro fratello (v. punto 146 supra).
            
         
               165
            
            
               Per le stesse ragioni, occorre respingere gli argomenti della Commissione [omissis] secondo cui il danno morale subito dai fratelli e dalle sorelle sarebbe troppo distante o sarebbe solo una ripercussione non risarcibile. La circostanza che il danno morale dei fratelli e delle sorelle costituisce, come del resto quello dei genitori e dei figli del defunto, un danno morale indiretto – o mediato – rispetto al danno diretto subito dal funzionario deceduto, vale a dire la perdita della vita, nulla toglie al fatto che tale danno morale è riconosciuto come risarcibile secondo i principi generali comuni agli Stati membri.
            
         
               166
            
            
               Quanto alle considerazioni della Commissione sulla portata del punto 198 della sentenza su rinvio [omissis], esse non rimettono in discussione la constatazione che precede, dal momento che, come è già stato rilevato, il Tribunale, nella sentenza su rinvio, non era investito della questione del risarcimento del danno morale dei fratelli e delle sorelle.
            
         
               167
            
            
               Per quanto riguarda le osservazioni della Commissione secondo le quali non sarebbe possibile ritenere che esista un principio generale riconosciuto dagli Stati membri che stabilirebbe una presunzione di danno morale in caso di decesso di un fratello o di una sorella [omissis], è sufficiente constatare che i ricorrenti non si sono accontentati di rivendicare l’esistenza di una presunzione di danno morale in capo ai fratelli e alle sorelle, ma hanno fatto valere considerazioni specifiche al fine di accertare la realtà e l’intensità del danno morale del fratello e della sorella di Alessandro Missir.
            
         
               168
            
            
               Ad esempio, i ricorrenti hanno menzionato le circostanze particolarmente drammatiche del decesso di Alessandro Missir e le grandi preoccupazioni della famiglia per il futuro dei figli (pagina 7, ultimo comma, della domanda del 17 settembre 2011, e pagina 9, secondo comma, del reclamo amministrativo previo) e, nello stesso senso, hanno fatto valere «l’ingiusto dolore e patimento derivante dall’aver perso, in circostanze così tragiche e cruente» il proprio fratello e fatto riferimento alle circostanze uniche del caso di specie e al carattere particolarmente efferato e tragico della causa.
            
         
               169
            
            
               Al di là di tali considerazioni, che sono effettivamente tali da aver causato al fratello e alla sorella del funzionario defunto una sofferenza morale di un’intensità inusuale, i ricorrenti non hanno fornito la prova dell’esistenza di legami affettivi tra tale funzionario e il fratello e la sorella che superino i legami affettivi abituali che legano fratelli e sorelle adulti che conducono vite autonome.
            
         
               170
            
            
               Quanto agli elementi di prova prodotti dai ricorrenti in fase di replica, relativi a trattamenti psicologici e psichiatrici seguiti dal fratello e dalla sorella di Alessandro Missir, occorre respingerli in quanto tardivi in forza dell’articolo 85, paragrafo 2, del regolamento di procedura.
            
         
               171
            
            
               Per quanto riguarda la determinazione dell’ammontare del danno morale, occorre ricordare che spetta al giudice dell’Unione fissare l’importo ex æquo et bono (v., in tal senso, sentenza del 5 giugno 1980, Oberthür/Commissione, 24/79, EU:C:1980:145, punto 15), esponendo i criteri presi in considerazione a tal fine (v., in tal senso, sentenze del 14 maggio 1998, Consiglio/de Nil e Impens, C‑259/96 P, EU:C:1998:224, punti 32 e 33; sentenza Lucaccioni, punto 35, e sentenza del 6 giugno 2006, Girardot/Commissione, T‑10/02, EU:T:2006:148, punto 51).
            
         
               172
            
            
               Tenuto conto dei fatti del caso di specie e, in particolare, delle circostanze particolarmente drammatiche del decesso di Alessandro Missir descritte al punto 2 della sentenza sull’impugnazione, degli elementi menzionati al punto 168 supra, dell’esistenza non contestata di legami affettivi di intensità abituale tra fratelli e sorelle adulti che conducono vite autonome, e alla luce dei principi di cui ai precedenti punti 146, 147 e 164, occorre condannare in solido la Commissione a versare al fratello e alla sorella di Alessandro Missir, a titolo di risarcimento del danno morale subito a causa del decesso di quest’ultimo, l’importo, valutato ex aequo et bono, di EUR 10000 ciascuno.
               [omissis]
            
         
         
            Conclusione
         
      
      
               181
            
            
               Da tutte le considerazioni che precedono risulta che occorre condannare la Commissione in solido a versare, a titolo di risarcimento del loro danno morale subito a causa del decesso di Alessandro Missir, la somma di EUR 50000 alla madre del funzionario defunto, la sig.ra Sintobin, e la somma di EUR 10000 a ciascuno dei due fratello e sorella del funzionario defunto, Stefano Missir e Maria Letizia Missir, con interessi, e respingere il ricorso quanto al resto.
               [omissis]
            
          
            
               Per questi motivi,
               IL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
               dichiara e statuisce:
            
          
            
               
                        
                           1)
                        
                     
                     
                        
                           Non vi è più luogo a statuire sulle domande di condanna della Commissione europea al versamento, come risarcimento di danni morali, di un importo pari a EUR 463050 a ciascun avente causa del sig. Alessandro Missir Mamachi di Lusignano, un importo pari a EUR 574000 agli stessi aventi causa e un importo pari a EUR 308700 agli aventi causa del sig. Livio Missir Mamachi di Lusignano.
                        
                     
                  
          
            
               
                        
                           2)
                        
                     
                     
                        
                           La Commissione è condannata in solido a pagare un importo pari a EUR 50000 alla sig.ra Anne Jeanne Cécile Magdalena Maria Sintobin, a titolo del danno morale subito da quest’ultima.
                        
                     
                  
          
            
               
                        
                           3)
                        
                     
                     
                        
                           La Commissione è condannata in solido a pagare un importo pari a EUR 10000 alla sig.ra Maria Letizia Missir Mamachi di Lusignano, a titolo del danno morale subito da quest’ultima.
                        
                     
                  
          
            
               
                        
                           4)
                        
                     
                     
                        
                           La Commissione è condannata in solido a pagare un importo pari a EUR 10000 al sig. Stefano Missir Mamachi di Lusignano, a titolo del danno morale subito da quest’ultimo.
                        
                     
                  
          
            
               
                        
                           5)
                        
                     
                     
                        
                           I risarcimenti di cui ai punti da 2 a 4 del presente dispositivo saranno maggiorati di interessi moratori, a decorrere dalla pronuncia della presente sentenza e fino al completo pagamento, al tasso fissato dalla Banca centrale europea (BCE) per le sue principali operazioni di rifinanziamento, maggiorato di due punti percentuali.
                        
                     
                  
          
            
               
                        
                           6)
                        
                     
                     
                        
                           Il ricorso è respinto quanto al resto.
                        
                     
                  
          
            
               
                        
                           7)
                        
                     
                     
                        
                           La Commissione è condannata alle spese.
                        
                     
                  
          
               
                  
                     
                        
                           Collins
                        
                        
                           Barents
                        
                        
                           Passer
                        
                     
                     Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 20 novembre 2019.
                     Firme
                  
               
            (
            *1
         )	Lingua processuale: l’italiano.
      (
            1
         )	L’elenco degli altri ricorrenti è allegato alla sola versione notificata alle parti.
      (
            2
         )	Sono riprodotti soltanto i punti della presente sentenza la cui pubblicazione è ritenuta utile dal Tribunale.