CELEX: 62000CJ0277
Language: it
Date: 2004-04-29
Title: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 29 aprile 2004. # Repubblica federale di Germania contro Commissione delle Comunità europee. # Ricorso di annullamento - Aiuti di Stato - Decisione 2000/567/CE - Aiuto concesso dalla Repubblica federale di Germania alla System Microelectronic Innovation GmbH, Francoforte sull'Oder (Land Brandeburgo) - Art. 88, n. 2, CE - Diritti della difesa - Compatibilità con il mercato comune - Art. 87, n. 1, CE - Recupero degli aiuti illegali - Recupero nei confronti di imprese diverse dal beneficiario iniziale. # Causa C-277/00.

Causa C-277/00 
      Repubblica federale di Germania
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Ricorso di annullamento — Aiuti concessi dagli Stati — Decisione 2000/567/CE — Aiuto concesso dalla Repubblica federale di
         Germania alla System Microelectronic Innovation GmbH, Francoforte sull’Oder (Land Brandeburgo) — Art. 88, n. 2, CE — Diritti
         della difesa — Compatibilità con il mercato comune — Art. 87, n. 1, CE — Recupero degli aiuti illegali — Recupero nei confronti
         di imprese diverse dal beneficiario iniziale»
      
      Massime della sentenza
      1.        Aiuti concessi dagli Stati — Divieto — Deroghe — Portata della deroga — Interpretazione restrittiva — Attività della Treuhandanstalt
            — Nozione di privatizzazione
      [(Art. 87, nn. 1 e 2, lett. c), CE]
      2.        Aiuti concessi dagli Stati – Esame da parte della Commissione — Valutazione della legittimità in relazione agli elementi di
            informazione disponibili al momento dell’adozione della decisione
      (Art. 88 CE)
      3.        Aiuti concessi dagli Stati — Divieto — Deroghe — Aiuti a favore delle regioni sfavorite dalla divisione della Germania — Portata
            della deroga — Interpretazione restrittiva — Svantaggi economici causati dall’isolamento determinato dalla demarcazione del
            confine tra le due zone
      [Art. 87, nn. 1 e 2, lett. c), CE]
      4.        Aiuti concessi dagli Stati — Recupero di un aiuto illegittimo — Obbligo derivante dall’illegittimità — Oggetto — Ripristino
            della situazione precedente
      (Art. 88, n. 2, CE)
      5.        Aiuti concessi dagli Stati — Recupero di un aiuto illegittimo — Determinazione del debitore in caso di cessione di elementi
            patrimoniali — Beneficiario del vantaggio concorrenziale
      (Art. 88, n. 2, CE)
      1.        Le deroghe al principio generale d’incompatibilità degli aiuti di Stato con il mercato comune, enunciato nell’art. 87, n. 1,
         CE, devono essere oggetto d’interpretazione restrittiva. Per l’interpretazione di una norma di diritto comunitario si deve
         tener conto non soltanto della lettera della stessa, ma anche del suo contesto e degli scopi perseguiti dalla normativa di
         cui essa fa parte.
      
               Il regime disciplinante le attività della Treuhandanstalt, quale stabilito dalla Commissione, prevede diverse deroghe al principio
         generale di incompatibilità degli aiuti con il mercato comune, enunciato nell’art. 87, n. 1, CE. Adottando tali deroghe, la
         Commissione intendeva facilitare il compito della Treuhandanstalt, ente unico nel suo genere, che consisteva nel ristrutturare
         le imprese della ex Repubblica democratica tedesca ed assicurare la transizione di queste ultime da un’economia pianificata
         ad un’economia di mercato.
      
               La nozione di «privatizzazione», nell’ambito dei regimi di aiuto della Treuhandanstalt, quale condizione di applicazione di
         un regime in deroga al principio generale di incompatibilità degli aiuti di Stato con il mercato comune, enunciato nell’art. 87,
         n. 1, CE, dev’essere interpretata in modo restrittivo. In conformità ad una siffatta interpretazione, l’esistenza di una privatizzazione,
         secondo tali regimi, può essere in linea di principio ammessa soltanto se un investitore privato acquisisce una quota di capitale
         tale da conferirgli il controllo dell’impresa interessata.
      
               Così, non può escludersi che l’acquisizione di una parte minoritaria del capitale di un’impresa pubblica, accompagnata da
         una cessione del controllo effettivo di tale impresa, possa essere considerata come una «privatizzazione» ai sensi dei regimi
         di aiuti della Treuhandanstalt.
      
      (v. punti 20-22, 24-25)
      2.        La legittimità di una decisione in materia di aiuti di Stato dev’essere valutata in funzione degli elementi di informazione
         di cui la Commissione disponeva quando ha adottato la decisione stessa. Di conseguenza, per contestare la legittimità di una
         simile decisione, uno Stato membro non può avvalersi degli elementi che ha omesso di portare a conoscenza della Commissione
         durante il procedimento amministrativo.
      
      (v. punto 39)
      3.        L’art. 87, n. 2, lett. c), CE, ai sensi del quale sono compatibili con il mercato comune «gli aiuti concessi a determinate
         regioni della Repubblica federale di Germania che risentono della divisione della Germania, nella misura in cui sono necessari
         a compensare gli svantaggi economici provocati da tale divisione», non è stato abrogato, dopo la riunificazione della Germania,
         né dal Trattato sull’Unione europea né dal Trattato di Amsterdam.
      
               Tuttavia, trattandosi di una deroga al principio generale di incompatibilità degli aiuti di Stato con il mercato comune enunciato
         nell’art. 87, n. 1, CE, l’art. 87, n. 2, lett. c), CE deve essere oggetto di un’interpretazione restrittiva. Inoltre, per
         interpretarlo, occorre tener conto non soltanto della lettera dello stesso, ma anche del suo contesto e degli scopi perseguiti
         dalla normativa di cui esso fa parte.
      
               Peraltro, se, a seguito della riunificazione della Germania, l’art. 87, n. 2, lett. c), CE è applicabile ai nuovi Länder,
         tale applicazione non può essere intesa se non alle stesse condizioni vigenti per i vecchi Länder nel periodo antecedente
         alla data della riunificazione.
      
               A tal riguardo, poiché l’espressione «divisione della Germania» si riferisce storicamente alla demarcazione, nel 1948, della
         linea di separazione tra le due zone occupate, gli «svantaggi economici provocati da tale divisione» possono riguardare solamente
         quelli insorti in talune regioni tedesche per l’isolamento causato dalla creazione di tale linea di confine fisica, quali
         l’interruzione delle vie di comunicazione o la perdita di sbocchi in conseguenza dell’interruzione delle relazioni commerciali
         tra le due parti del territorio tedesco.
      
               Per contro, la tesi secondo cui l’art. 87, n. 2, lett. c), CE consentirebbe di compensare totalmente l’arretratezza economica,
         per quanto incontestabile essa sia, di cui soffrono i nuovi Länder si porrebbe in contrasto tanto con il carattere derogatorio
         di tale disposizione quanto con il suo contesto e con gli scopi che essa persegue. Infatti, gli svantaggi economici di cui
         soffrono complessivamente i nuovi Länder non sono dovuti direttamente alla divisione geografica della Germania, ai sensi dell’art. 87,
         n. 2, lett. c), CE. Si deve pertanto rilevare che le differenze di sviluppo tra i vecchi e i nuovi Länder si spiegano con
         ragioni diverse dalla separazione geografica risultante dalla divisione della Germania, e in particolare con i differenti
         regimi politico-economici attuati negli Stati dell’una e dell’altra parte della Germania.
      
      (v. punti 45-53)
      4.        La soppressione di un aiuto illegittimo attraverso il recupero è la logica conseguenza della sua illegittimità ed è intesa
         al ripristino dello status quo ante. Siffatto obiettivo è raggiunto quando gli aiuti in parola, eventualmente maggiorati degli
         interessi di mora, sono stati restituiti dal beneficiario o, in altri termini, dalle imprese che ne hanno tratto effettivo
         vantaggio. Per effetto di tale restituzione, il beneficiario è infatti privato del vantaggio di cui aveva fruito sul mercato
         rispetto ai suoi concorrenti e la situazione esistente prima della corresponsione dell’aiuto è ripristinata.
      
               Ne consegue che il principale obiettivo cui è finalizzato il rimborso di un aiuto di Stato illegittimamente versato è quello
         di eliminare la distorsione della concorrenza causata dal vantaggio concorrenziale determinato dall’aiuto illegittimo.
      
      (v. punti 74-76)
      5.        Quando un’impresa che ha beneficiato di un aiuto di Stato illegittimo viene acquistata al prezzo di mercato, vale a dire al
         prezzo più elevato che un investitore privato operante in normali condizioni di concorrenza sarebbe disposto a pagare per
         tale società nella situazione in cui essa si trova, in particolare dopo aver fruito di aiuti di Stato, l’elemento di aiuto
         è stato valutato al prezzo di mercato e incluso nel prezzo di acquisto. In tali circostanze, non si può ritenere che il compratore
         abbia fruito di un vantaggio rispetto agli altri operatori del mercato.
      
               Quando l’impresa alla quale gli aiuti illegittimi sono stati concessi conserva la sua personalità giuridica e continua ad
         effettuare, per suo conto, le attività così sovvenzionate, essa conserva normalmente il vantaggio concorrenziale legato ai
         detti aiuti e deve quindi essere obbligata a rimborsare un importo pari a quello di questi ultimi. Il rimborso di tali aiuti
         non può dunque essere chiesto all’acquirente.
      
               Quando invece l’impresa beneficiaria fallisce, il ripristino della situazione anteriore e l’eliminazione della distorsione
         di concorrenza risultante dagli aiuti illegittimamente erogati possono, in linea di principio, essere accompagnati dall’iscrizione
         al passivo fallimentare del credito relativo alla restituzione degli aiuti interessati.
      
               Certamente, non si può escludere che, nell’ipotesi in cui vengano create società di salvataggio al fine di proseguire una
         parte delle attività dell’impresa beneficiaria, quando quest’ultima sia soggetta a procedura fallimentare, le dette società
         possano essere eventualmente anch’esse tenute al rimborso degli aiuti in questione, qualora fosse accertato che esse continuano
         effettivamente a godere del vantaggio concorrenziale corrispondente al beneficio dei detti aiuti. Ciò potrebbe infatti accadere,
         in particolare, qualora tali società procedano all’acquisto dei beni patrimoniali della società in liquidazione senza versare
         in corrispettivo un prezzo conforme alle condizioni del mercato o qualora venga accertato che la creazione di tali società
         ha avuto come effetto l’elusione dell’obbligo di restituzione di tali aiuti.
      
               Tuttavia, il mero fatto che gli impianti dell’impresa beneficiaria siano stati presi in locazione, per un determinato periodo,
         da una siffatta società non costituisce, da solo, un elemento sufficiente a stabilire che quest’ultima abbia beneficiato del
         vantaggio concorrenziale correlato agli aiuti accordati al locatore circa tre anni prima della creazione del conduttore.
      
      (v. punti 80-81, 85-86, 88)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)29 aprile 2004(1)
         
         
               «Ricorso di annullamento  –  Aiuti concessi dagli Stati  –  Decisione 2000/567/CE  –  Aiuto concesso dalla Repubblica federale di Germania alla System Microelectronic Innovation GmbH, Francoforte sull'Oder (Land
                  Brandeburgo)  –  Art. 88, n. 2, CE  –  Diritti della difesa  –  Compatibilità con il mercato comune  –  Art. 87, n. 1, CE  –  Recupero degli aiuti illegali  –  Recupero nei confronti di imprese diverse dal beneficiario iniziale»
               
               
             Nella causa C-277/00,
            
            
            Repubblica federale di Germania, rappresentata dal sig. W.-D. Plessing, in qualità di agente, assistito dal  sig. M. Schütte, Rechtsanwalt, 
            
            
            ricorrente,
            
            contro
            Commissione delle Comunità europee,  rappresentata dai sigg. K.-D. Borchardt e V. Di Bucci, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, 
            
            convenuta,
            
             avente ad oggetto il ricorso diretto all'annullamento della decisione della Commissione 11 aprile 2000, 2000/567/CE, relativa
            all'aiuto di Stato al quale la Germania ha dato esecuzione in favore di System Microelectronic Innovation GmbH, Francoforte
            sull'Oder (Land Brandeburgo)  (GU L 238, p. 50),
            
            
            LA CORTE (Sesta Sezione),,
            
             composta dal sig. V. Skouris (relatore), facente funzione di presidente della  Sesta Sezione, dai sigg.  C. Gulmann, J.-P.
            Puissochet e R. Schintgen, e dalla sig.ra N. Colneric, giudici, 
            
             avvocato generale: sig. A. Tizzanocancelliere: sig.ra M.-F. Contet, amministratore principale
            
            
             sentite le difese orali svolte dalle parti all'udienza del 21 novembre 2002, nel corso della quale la Repubblica federale
            di Germania è stata rappresentata dal sig. M. Lumma, in qualità di agente, assistito dal sig. M. Schütte, e la Commissione
            dai sigg. K.-D. Borchardt e V. Di Bucci,
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 19 giugno 2003,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          Con atto depositato in cancelleria l’11 luglio 2000 la Repubblica federale di Germania, ai sensi dell’art. 230, primo comma,
         CE, proponeva alla Corte un ricorso diretto all’annullamento della decisione della Commissione 11 aprile 2000, 2000/567/CE,
         relativa all’aiuto di Stato al quale la Germania ha dato esecuzione in favore di System Microelectronic Innovation GmbH, Francoforte
         sull’Oder (Land Brandeburgo) (GU L 238, pag. 50; in prosieguo: la «decisione impugnata»).
         
         
            
               Antefatto
            
         
         2
            
          Dalla decisione impugnata risulta che prima della riunificazione della Germania, la VEB/Kombinat Halbleiterwerk, con sede
         in Francoforte sull’Oder, deteneva, con i suoi 8 500 addetti, la leadership di mercato nell’area del Consiglio di mutua assistenza
         economica (Comecon). La società, situata nel Land Brandeburgo, era principalmente attiva nella fabbricazione su misura di
         circuiti. Alla VEB/Kombinat Halbleiterwerk succedeva l’impresa Mikroelektronik und Technologie GmbH (in prosieguo: la «MTG»).
         La MTG, che apparteneva inizialmente ad una Treuhandanstalt, un ente di diritto pubblico tedesco costituito al fine di ristrutturare
         le imprese della ex Repubblica democratica tedesca, il 1° marzo 1993 modificava la sua denominazione in Halbleiter Electronic
         Frankfurt (O) GmbH (in prosieguo: la «HEG»). La HEG doveva proseguire l’attività della MTG nei settori più importanti. Lo
         stesso giorno veniva costituita un’impresa comune («joint venture») con la società statunitense Synergy Semiconductor Corporation
         (in prosieguo: la «Synergy»), che acquisiva il 49% del capitale della MTG. Nel gennaio 1993 la MTG aveva ceduto il restante
         51% del suo capitale alla Treuhandanstalt. Il 1° dicembre 1993, la HEG cambiava denominazione sociale in System Microelectronic
         Innovation GmbH (in prosieguo: la «SMI»). Il 28 giugno 1994, la Treuhandanstalt trasferiva il 51% del capitale della SMI di
         cui era proprietaria al Land Brandeburgo.
         
         
         
         3
            
          Nel corso degli anni 1993‑1997 la SMI otteneva un sostegno finanziario sia dal Land Brandeburgo, sia dalla Treuhandanstalt
         e dalla Bundesanstalt für vereinigungsbedingte Sonderaufgaben (in prosieguo: la «BvS»), l’ente succeduto alla Treuhandanstalt.
         Le sovvenzioni di questi ultimi ammontavano a 64,8 milioni di marchi tedeschi (DEM) e venivano destinate ad investimenti per
         un totale di DEM 63 milioni, e a spese di trasferimento, per un ammontare di DEM 1,8 milioni. I DEM 70,3 milioni concessi,
         sotto forma di prestiti, dal Land Brandeburgo servivano a ripianare le perdite registrate dal 1993 al 1997. L’importo complessivo
         dei contributi finanziari era pari quindi a DEM 135,1 milioni.
         
         
         
         4
            
          Il 25 aprile 1997, la SMI depositava una richiesta di apertura della procedura fallimentare ed assumeva pertanto la denominazione
         di SMI in Gesamtvollstreckung (SMI in liquidazione; in prosieguo: la «SMI iG»). La SMI iG cessava la propria attività il successivo
         30 giugno ed il 1° luglio 1997 veniva avviata la procedura fallimentare. Lo stesso giorno il curatore fallimentare costituiva
         a Francoforte sull’Oder una società di salvataggio, la società Silicium Microelectronic Integration GmbH (in prosieguo: la
         «SiMI»), con un capitale di DEM 50 000, al fine di proseguire le attività della SMI iG con un effettivo di 105 dipendenti
         utilizzando a titolo oneroso gli impianti di quest’ultima. Il capitale complessivo della SiMI era detenuto dalla SMI iG. Il
         1° luglio 1997 il curatore creava una filiale detenuta al 100% dalla SiMI, la società Microelectronic Design & Development
         GmbH (in prosieguo: la «MD & D»), avente ad oggetto attività di consulenza, di marketing, studio e creazione di prodotti di
         microelettronica e di prestazione di servizi.
         
         
         
         5
            
          Il 29 luglio 1997, il Land Brandeburgo concedeva alla SiMI un prestito per l’importo di DEM 4 milioni per consentire a tale
         impresa di proseguire l’attività della SMI iG. Inoltre, la BvS versava alla SiMI una sovvenzione di DEM 1 milione per ripianare
         le perdite del periodo compreso tra la sua creazione e il mese di giugno 1998.
         
         
         
         6
            
          In seguito il Land Brandeburgo e il curatore si attivavano per trovare alla SiMI un acquirente privato. Nonostante alcuni
         infruttuosi tentativi, le autorità tedesche informavano la Commissione delle Comunità europee in merito a nuove trattative
         intraprese con la società Megaxess Inc. (in prosieguo: la «Megaxess»), con sede negli Stati Uniti. Tali trattative si concludevano
         con successo con la vendita della SiMI e della MD & D alla Megaxess. In particolare, in base al contratto del 28 giungo 1999,
         quest’ultima acquistava l’80% del capitale della MD & D, mentre il restante 20% veniva acquistato da tre dipendenti di quest’ultima
         società. Il 14 luglio 1999, la MD & D acquisiva sia le quote societarie della SiMI, al loro complessivo valore nominale, pari
         a DEM 50 000, sia i beni mobili della SMI iG, per la somma di DEM 1,7 milioni.
         
         
         
         7
            
          A seguito della pubblicazione, nell’edizione del 22 agosto 1996 del quotidiano Handelsblatt, di un articolo in cui si riferiva del progetto del Land Brandeburgo di concedere alla SMI un aiuto per un importo di DEM 10 milioni,
         la Commissione, con lettere del 2 settembre 1996 e del 23 gennaio 1997, chiedeva alle autorità tedesche di fornirle informazioni
         supplementari. Malgrado tali richieste la Repubblica federale di Germania non le inviava alcuna comunicazione ufficiale.
         
         
         
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          Con lettera del 5 agosto 1997 la Commissione informava le autorità tedesche della sua decisione di avviare, in ordine a tale
         aiuto, la procedura prevista dall’art. 88, n. 2, CE. In quell’occasione, i terzi interessati furono invitati a presentare
         le loro osservazioni. Nel corso degli anni 1997‑2000 le autorità tedesche reagivano all’avvio di tale procedura inviando numerose
         lettere alla Commissione, ma gli elementi forniti non erano considerati da quest’ultima soddisfacenti. Tra gli altri interessati,
         uno soltanto comunicava osservazioni a sostegno della decisione della Commissione di avviare la detta procedura.
         
         
         
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          In tale contesto di fatto e procedurale la Commissione adottava la decisione impugnata, i cui artt. 1‑3 sono formulati come
         segue:
         «Articolo 1 La sovvenzione pagata dalla Treuhandanstalt, per un importo complessivo di 64,8 milioni di DEM, e il prestito accordato dal
         Land Brandeburgo per complessivi 70,3 milioni di DEM a favore della System Microelectronic Innovation GmbH, [Francoforte]
         sull’Oder i.G. (SMI) sono incompatibili con il mercato comune.
         Articolo 2 La sovvenzione accordata dalla Bundesanstalt für vereinigungsbedingte Sonderaufgaben, per un importo di 1 milione di DEM,
         e il prestito concesso dal Land Brandeburgo, pari a 4 milioni di DEM, a favore della società di salvataggio System Microelectronic
         Innovation GmbH, [Francoforte] sull’Oder (SIMI) sono incompatibili con il mercato comune.
         Articolo 3 1.       La Germania prenderà tutte le misure necessarie per recuperare dal beneficiario gli aiuti illegalmente concessi di cui agli
         articoli 1 e 2.
          2.       Il recupero viene eseguito secondo le norme del diritto tedesco. Gli importi da recuperare sono comprensivi degli interessi,
         che decorrono dalla data in cui il beneficiario ha avuto la disponibilità dell’aiuto illegale fino alla data dell’effettivo
         recupero. Gli interessi sono calcolati sulla base del tasso di riferimento utilizzato per il calcolo dell’equivalente-sovvenzione
         degli aiuti a finalità regionale.
          3.       Ai fini del presente articolo il concetto di “beneficiario” comprende la SMI, la SIMI e la Microelectronic Design & Development
         GmbH (MD & D), così come ogni altra impresa alla quale in qualsiasi forma siano stati o siano ceduti in futuro i beni patrimoniali
         della SMI, della SIMI o della MD & D, per eludere le conseguenze della presente decisione».
         
         Conclusioni delle parti
         
         10
            
          La Repubblica federale di Germania chiede che la Corte voglia:
         
         
         
          
         –
            annullare la decisione impugnata;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la Commissione alle spese.
         
         
         
         
         
         11
            
          La Commissione chiede che la Corte voglia:
         
         
         
          
         –
            respingere il ricorso;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la Repubblica federale di Germania alle spese.
         
         
         
         Sul ricorso
         
         12
            
          A sostegno del proprio ricorso la Repubblica federale di Germania adduce quattro motivi, relativi rispettivamente a:
         
         
         
          
         –
            una violazione dei diritti della difesa e dell’art. 88, n. 2, CE, per il motivo che l’ordine di recupero è diretto sia contro
               la SiMI e la MD & D sia contro altre imprese non nominate, senza che la Commissione abbia avviato nei loro confronti un procedimento
               d’indagine;
            
         
         
         
         
          
         –
            una violazione delle forme sostanziali, dovuta a:
         
         
         
         
          
         
            
               –
                  un erroneo accertamento dei fatti relativi alla privatizzazione della SMI, alla questione se il prestito concesso a quest’ultima
                     dal Land Brandeburgo potesse o meno rientrare in un regime di aiuti autorizzato, e al trasferimento dei vantaggi concorrenziali
                     alla SiMI, alla MD & D o ad imprese terze, ed a
                  
               
         
         
         
         
          
         
            
               –
                  carenze nella motivazione in ordine alla privatizzazione della SMI e alla possibilità di beneficiare di una deroga ai sensi
                     dell’art. 87, n. 2, lett. c), CE; 
                  
               
         
         
         
         
         
          
         –
            un erroneo accertamento, ai sensi delle disposizioni degli artt. 87, n. 1, CE, 87, n. 2, lett. c), CE e 88 CE, della compatibilità
               degli aiuti controversi con il mercato comune;
            
         
         
         
         
          
         –
            un’illegittimità dell’ordine di recupero dei detti aiuti nei confronti di imprese diverse dalla SMI.
         
         
         
         Sui motivi secondo e terzo
         
         13
            
          Con i motivi secondo e terzo, che occorre esaminare congiuntamente, il governo tedesco sostiene, da un lato, che la Commissione
         ha violato le disposizioni degli artt. 87, n. 1, CE, 87, n. 2, lett. c), CE e 88 CE in quanto essa negli artt. 1 e 2 della
         decisione impugnata ha dichiarato incompatibili con il mercato comune l’insieme della sovvenzioni e dei prestiti a favore
         della SMI e della SiMI. Inoltre esso sostiene che la decisione impugnata è viziata da violazione di forme sostanziali, a causa
         di un erroneo accertamento dei fatti e di carenze nella motivazione.
         
          Sulle sovvenzioni concesse alla SMI dalla Treuhandanstalt e dalla BvS
         
         
         14
            
          Con riferimento, in primo luogo, alla sovvenzione di DEM 63 milioni concessa dalla Treuhandanstalt alla Synergy per la privatizzazione
         della SMI, il governo tedesco sostiene che essa trovava il proprio fondamento nel regime disciplinante le attività del detto
         ente e, in particolare, nella lettera SG(92) D/17613 della Commissione, inviata l’8 dicembre 1992 al detto governo (in prosieguo:
         il «secondo regime di aiuti della Treuhandanstalt»); in altri termini, tale sovvenzione sarebbe stata basata su un regime
         di aiuti esistente.
         
         
         
         15
            
          Tuttavia, nella decisione impugnata, la Commissione avrebbe erroneamente negato l’applicabilità di tale regime, poiché essa
         avrebbe accertato l’esistenza di una privatizzazione in modo manifestamente erroneo. Infatti la Commissione si sarebbe limitata
         a dedurre, dal fatto che la parte del capitale della SMI acquisita dalla Synergy era pari al 49% dello stesso, che la Treuhandanstalt
         aveva conservato il controllo della SMI e che, conseguentemente, non aveva avuto luogo una privatizzazione di tale società.
         Ora, secondo il governo tedesco, malgrado il fatto che la Synergy avesse acquisito soltanto una partecipazione minoritaria
         nella SMI, gli accordi conclusi tra la Treuhandanstalt e la Synergy nell’ambito di tale operazione hanno consentito a quest’ultima
         di assumere la direzione della SMI ed acquisire sulla stessa estesi diritti di controllo.
         
         
         
         16
            
          Il governo tedesco aggiunge che l’amministratore nominato per gestire le quote societarie della Treuhandanstalt nella SMI
         disponeva soltanto di poteri di controllo secondari e limitati. Inoltre, la Commissione non avrebbe tenuto conto del fatto
         che, a motivo della sua partecipazione del 49%, la Synergy disponeva di un controllo congiunto degli atti più importanti della
         SMI, poiché, ai sensi dell’art. 14, terzo comma, del contratto di società, occorreva una maggioranza dell’85% di tutti i voti
         per le decisioni relative a questioni essenziali.
         
         
         
         17
            
          Infine il governo tedesco sostiene che, in ogni caso, l’acquisizione di quote societarie da parte di autorità pubbliche, quali
         rappresentate, nella fattispecie, dal Land Brandeburgo, soddisfa i requisiti di fatto di una privatizzazione, in modo tale
         che la privatizzazione della SMI ha avuto luogo, al più tardi, al momento di tale acquisizione.
         
         
         
         18
            
          Riguardo, in secondo luogo, alla sovvenzione corrispondente all’importo di DEM 1,8 milioni concessa dalla BvS alla SMI per
         coprire i suoi costi di ristrutturazione e trasferimento, il governo tedesco rileva che tali spese sono state causate dalla
         necessità di concentrare gli impianti dell’impresa su una superficie più piccola a seguito dello smantellamento del vecchio
         complesso industriale. Tali costi sarebbero state assunti in base alla lettera SG(95) D/1062 della Commissione, inviata il
         1° febbraio 1995 al detto governo (in prosieguo: il «terzo regime di aiuti della Treuhandanstalt»).
         
         
         
         19
            
          In terzo luogo, il governo tedesco sostiene che la decisione impugnata è viziata da un difetto di motivazione, in quanto la
         Commissione non ha risposto allo specifico argomento secondo il quale l’acquisizione del 49% del capitale della SMI da parte
         della Synergy, unitamente agli accordi conclusi nell’ambito di tale operazione, soddisferebbe le condizioni di una privatizzazione
         ai sensi del regime di aiuti della Treuhandanstalt.
         
         
         
         20
            
          A tal riguardo occorre ricordare in via preliminare che, secondo una giurisprudenza costante, qualsiasi deroga al principio
         generale d’incompatibilità degli aiuti di Stato con il mercato comune, enunciato nell’art. 87, n. 1, CE, dev’essere oggetto
         d’interpretazione restrittiva (v. sentenze 19 settembre 2000, causa C‑156/98, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑6857, punto 49,
         e 28 gennaio 2003, causa C‑334/99, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑1139, punto 117).
         
         
         
         21
            
          Inoltre, come la Corte ha dichiarato, per l’interpretazione di una norma di diritto comunitario si deve tener conto non soltanto
         della lettera della stessa, ma anche del suo contesto e degli scopi perseguiti dalla normativa di cui essa fa parte (sentenze
         17 novembre 1983, causa 292/82, Merck, Racc. pag. 3781, punto 12; 21 febbraio 1984, causa 337/82, St. Nikolaus Brennerei e
         Likörfabrik, Racc. pag. 1051, punto 10, nonché sentenze 19 settembre 2000, Germania/Commissione, punto 50, e 28 gennaio 2003,
         Germania/Commissione, punto 118, cit.).
         
         
         
         22
            
          Con riferimento alla presente fattispecie, è assodato che il regime disciplinante le attività della Treuhandanstalt, quale
         stabilito dalla Commissione, prevede diverse deroghe al principio generale di incompatibilità degli aiuti di Stato con il
         mercato comune, enunciato nell’art. 87, n. 1, CE. Adottando tali deroghe, la Commissione intendeva facilitare il compito della
         Treuhandanstalt, ente unico nel suo genere, che consisteva nel ristrutturare le imprese della ex Repubblica democratica tedesca
         ed assicurare la transizione di queste ultime da un’economia pianificata ad un’economia di mercato.
         
         
         
         23
            
          Questa è la ragione per cui, ai sensi del secondo e del terzo regime di aiuti della Treuhandanstalt, sovvenzioni quali quelle
         esaminate nel caso di specie, che costituiscono la forma più diretta di sostegno statale, erano autorizzate soltanto se concesse
         nell’ambito di una privatizzazione dell’impresa interessata.
         
         
         
         24
            
          Ne consegue che la nozione di «privatizzazione», nell’ambito dei regimi di aiuto della Treuhandanstalt, quale condizione di
         applicazione di un regime in deroga al principio generale di incompatibilità degli aiuti di Stato con il mercato comune, enunciato
         nell’art. 87, n. 1, CE, dev’essere interpretata in modo restrittivo. In conformità ad una siffatta interpretazione, l’esistenza
         di una privatizzazione, secondo tali regimi, può essere in linea di principio ammessa soltanto se un investitore privato acquisisce
         una quota di capitale tale da conferirgli il controllo dell’impresa interessata.
         
         
         
         25
            
          Così, non può escludersi che l’acquisizione di una parte minoritaria del capitale di un’impresa pubblica, accompagnata da
         una cessione del controllo effettivo di tale impresa, possa essere considerata come una «privatizzazione» ai sensi dei regimi
         di aiuti della Treuhandanstalt.
         
         
         
         26
            
          Orbene, questo non si verifica nel caso di specie. In primo luogo, anche se, come risulta dal fascicolo, l’acquisizione del
         49% del capitale della SMI da parte della Synergy era collegata ad una serie di accordi, con i quali quest’ultima aveva in
         particolare ottenuto il diritto di nominare due dei tre amministratori della SMI, nonché il presidente del consiglio di vigilanza
         di quest’ultima, resta il fatto che l’amministratore incaricato della gestione della quota maggioritaria di questo capitale
         detenuta dalla Treuhandanstalt aveva, secondo tali accordi, il diritto di opporsi, per importanti motivi, ad ogni nomina.
         
         
         
         27
            
          In secondo luogo, il governo tedesco stesso ha rilevato che, ai sensi dell’art. 14, terzo comma, del contratto di società,
         era necessaria una maggioranza dell’85% di tutti i voti per le decisioni relative a questioni essenziali riguardanti la SMI.
         Pertanto ciò significa che nessuna decisione su una siffatta questione poteva essere adottata dalla Synergy senza il consenso
         della Treuhandanstalt.
         
         
         
         28
            
          In terzo luogo, come il governo tedesco ha ammesso, l’amministrazione fiduciaria incaricata della gestione della quota maggioritaria
         del capitale della SMI detenuta dalla Treuhandanstalt era contrattualmente obbligata a cercare un nuovo investitore industriale
         per giungere ad una «privatizzazione completa». Ne consegue che l’acquisizione del 49% del capitale della SMI da parte della
         Synergy, nonché gli accordi conclusi tra quest’ultima e la Treuhandanstalt costituivano solo un primo passo verso la privatizzazione
         completa della SMI.
         
         
         
         29
            
          In quarto luogo, come la Commissione ha giustamente rilevato, il trasferimento al Land Brandeburgo del 51% delle quote della
         SMI detenute dalla Treuhandanstalt non poteva in nessun caso costituire una privatizzazione ai sensi dei regimi di aiuti della
         Treuhandanstalt, in quanto si trattava di un trasferimento di quote di un’impresa da un ente pubblico ad un altro.
         
         
         
         30
            
          In tali circostanze si deve concludere che le operazioni in questione non costituivano una «privatizzazione», ai sensi del
         secondo e del terzo regime di aiuti della Treuhandanstalt, cosicché la Commissione ha giustamente ritenuto che le sovvenzioni
         concesse dalla Treuhandanstalt e dalla BvS alla SMI non rientrassero in questi regimi.
         
         
         
         31
            
          Per il resto, con riferimento al motivo relativo al difetto di motivazione in ordine a tale punto della decisione impugnata,
         è sufficiente constatare che, come risulta dal punto 26 della motivazione di quest’ultima, la Commissione ha sufficientemente
         spiegato le ragioni per le quali essa riteneva che l’acquisizione da parte della Synergy del 49% del capitale sociale della
         SMI non costituisse una privatizzazione.
         
         
         
         32
            
          Ne consegue che, con riferimento alle sovvenzioni concesse dalla Treuhandanstalt e dalla BvS alla SMI, i motivi secondo e
         terzo fatti valere dalla Repubblica federale di Germania devono essere respinti.
         
          Sui prestiti concessi alla SMI dal Land Brandeburgo
         
         
         33
            
          Il governo tedesco sostiene che, nel considerare che i prestiti per un ammontare di DEM 70,3 milioni accordati alla SMI dal
         Land Brandeburgo non erano stati concessi nell’ambito di una privatizzazione e che pertanto non erano compatibili con il mercato
         comune, la Commissione ha commesso un errore nella valutazione dei fatti e un errore di diritto. Secondo lo stesso, tali prestiti
         sono stati concessi in conformità al secondo regime di aiuti della Treuhandanstalt. Infatti, il contratto di privatizzazione
         avrebbe comportato l’impegno del Land Brandeburgo ad erogare un finanziamento per un importo di DEM 35 milioni alla SMI. Tale
         impegno costituirebbe una parte del contratto di privatizzazione nonché una condizione preliminare alla conclusione di quest’ultimo
         e poca rilevanza avrebbe sapere quale sia la fonte statale di tali finanziamenti, che secondo il detto regime sono leciti.
         
         
         
         34
            
          Il governo tedesco aggiunge che, dopo l’acquisizione da parte del Land Brandeburgo delle quote societarie del capitale della
         SMI detenute dalla Treuhandanstalt, tale Land ha concesso ancora ulteriori DEM 35,3 milioni a titolo di prestito, in quanto
         si era verificato che le esigenze finanziarie della SMI fossero maggiori rispetto a quanto previsto. Questo costituirebbe
         un provvedimento di gestione del contratto di privatizzazione da parte del detto Land, il quale sarebbe intervenuto al posto
         della Treuhandanstalt. Ne conseguirebbe che tale prestito sarebbe altresì lecito in base al secondo regime di aiuti della
         Treuhandanstalt. Orbene, la Commissione non avrebbe esaminato la compatibilità del detto prestito sotto tale aspetto.
         
         
         
         35
            
          Al riguardo, è sufficiente ricordare, da un lato, che, come risulta dai punti 20‑30 della presente sentenza, né l’acquisto
         del 49% delle quote del capitale della SMI da parte della Synergy né il conseguente acquisto del 51% del detto capitale dal
         parte del Land Brandeburgo costituivano una privatizzazione in base ai regimi di aiuto della Treuhandanstalt.
         
         
         
         36
            
          D’altra parte, considerate la giurisprudenza ricordata ai punti 20 e 21 della presente sentenza e, in particolare, la necessità
         di un’interpretazione in senso restrittivo di qualsiasi regime di deroga al principio generale d’incompatibilità degli aiuti
         di Stato con il mercato comune, enunciato nell’art. 87, n. 1, CE, il campo di applicazione dei regimi di aiuti della Treuhandanstalt
         non può essere interpretato come comprensivo altresì degli aiuti concessi da enti pubblici diversi da quest’ultima.
         
         
         
         37
            
          Pertanto, in relazione ai prestiti concessi dal Land Brandeburgo alla SMI, i motivi secondo e terzo fatti valere dalla Repubblica
         federale di Germania devono essere respinti.
         
          Sul prestito di DEM 4 milioni concesso alla SiMI dal Land Brandeburgo
         
         
         38
            
          Il governo tedesco sostiene che il prestito di DEM 4 milioni concesso alla SiMI dal Land Brandeburgo non costituiva un aiuto
         di Stato incompatibile con il mercato comune. Tale prestito, che sarebbe stato concesso al tasso di mercato, superiore del
         3% al tasso di sconto della Bundesbank, sarebbe conforme alle condizioni della direttiva del Land Brandeburgo sulla concessione
         di risorse del fondo di consolidamento per il salvataggio delle piccole e medie imprese industriali. Orbene, tale programma
         sarebbe stato approvato dalla Commissione [v. Autorizzazione degli aiuti di Stato sulla base degli artt. [87] e [88] del Trattato CE.
         Casi contro i quali la Commissione non solleva obiezioni (GU 1995, C 295, pag. 24)], e ciò significherebbe che questo prestito
         dovrebbe altresì essere considerato come un aiuto basato su un regime di aiuti esistente.
         
         
         
         39
            
          A tale proposito, occorre ricordare che la legittimità di una decisione in materia di aiuti di Stato dev’essere valutata in
         funzione degli elementi di informazione di cui la Commissione disponeva quando ha adottato la decisione stessa. Di conseguenza,
         per contestare la legittimità di una simile decisione, uno Stato membro non può avvalersi degli elementi che ha omesso di
         portare a conoscenza della Commissione durante il procedimento amministrativo (v., in particolare, sentenze 14 settembre 1994,
         cause riunite da C‑278/92 a C‑280/92, Spagna/Commissione, Racc. pag. I‑4103, punto 31, e 13 giugno 2002, causa C‑382/99, Paesi
         Bassi/Commissione, Racc. pag. I‑5163, punto 76).
         
         
         
         40
            
          Orbene, nel caso di specie, come la Commissione ha rilevato senza essere contraddetta sul punto dal governo tedesco, la Repubblica
         federale di Germania non ha invocato, nel corso del procedimento amministrativo che ha portato alla decisione impugnata, il
         programma ricordato al punto 38 della presente sentenza come fondamento giuridico del detto prestito. Infatti, il detto governo
         ha menzionato tale argomento per la prima volta nel ricorso.
         
         
         
         41
            
          Ne consegue che, in mancanza d’informazioni relative al fondamento giuridico del prestito di DEM 4 milioni concesso alla SiMI
         dal Land di Brandeburgo, che ipoteticamente avrebbe potuto indurre la Commissione a considerare tale prestito come appartenente
         ad un regime di aiuti autorizzato, quest’ultima poteva legittimamente valutare il provvedimento di cui trattasi in base alle
         sole disposizioni del Trattato.
         
         
         
         42
            
          Pertanto i motivi secondo e terzo fatti valere dalla Repubblica federale di Germania devono essere respinti anche con riferimento
         al detto prestito.
         
          Sull’applicabilità della deroga prevista nell’art. 87, n. 2, lett. c), CE
         
         
         43
            
          Il governo tedesco sostiene in via principale, con riferimento alla sovvenzione di DEM 1 milione accordata dalla BvS alla
         SiMI e, in subordine, per tutti gli aiuti controversi, che la Commissione ha commesso un errore di diritto escludendo, senza
         effettuare al riguardo alcuna specifica valutazione, l’applicabilità della deroga prevista nell’art. 87, n. 2, lett. c), CE.
         Secondo lo stesso, la Commissione avrebbe dovuto valutare se, ai sensi di detta disposizione, la città di Francoforte sull’Oder,
         che si trova al confine con la Polonia, era una «regione» danneggiata dalla divisione della Germania e se le diverse misure
         adottate a favore della SMI e della SiMI, entrambe ubicate in questa regione, fossero necessarie per compensare lo svantaggio
         derivante dall’isolamento economico di quest’ultima. Se correttamente effettuata, una tale valutazione avrebbe dovuto necessariamente
         condurre la Commissione ad applicare la deroga di cui trattasi e, pertanto, a dichiarare gli aiuti controversi compatibili
         con il mercato comune.
         
         
         
         44
            
          Inoltre, il governo tedesco ritiene che il fatto che nella decisione impugnata la Commissione non abbia spiegato le ragioni
         per cui essa non ha preso in considerazione la deroga prevista nell’art. 87, n. 2, lett. c), CE costituisca un difetto di
         motivazione.
         
         
         
         45
            
          Al riguardo si deve ricordare che, ai sensi dell’art. 87, n. 2, lett. c), CE, sono compatibili con il mercato comune «gli
         aiuti concessi a determinate regioni della Repubblica federale di Germania che risentono della divisione della Germania, nella
         misura in cui sono necessari a compensare gli svantaggi economici provocati da tale divisione».
         
         
         
         46
            
          Dopo la riunificazione della Germania, tale disposizione non è stata abrogata né dal Trattato sull’Unione europea né dal Trattato
         di Amsterdam (v., in particolare, sentenza 19 settembre 2000, Germania/Commissione, cit., punto 47).
         
         
         
         47
            
          Tuttavia, come si è ricordato al punto 20 della presente sentenza, le deroghe al principio generale d’incompatibilità degli
         aiuti di Stato con il mercato comune enunciato nell’art. 87, n. 1, CE, quale quella prevista nell’art. 87, n. 2, lett. c),
         CE, devono essere oggetto di un’interpretazione restrittiva.
         
         
         
         48
            
          Inoltre, come si è ricordato al punto 21 della presente sentenza, per l’interpretazione di una disposizione di diritto comunitario
         occorre tener conto non soltanto della lettera della stessa, ma anche del suo contesto e degli scopi perseguiti dalla normativa
         di cui essa fa parte.
         
         
         
         49
            
          Peraltro, se, a seguito della riunificazione della Germania, l’art. 87, n. 2, lett. c), CE è applicabile ai nuovi Länder,
         tale applicazione non può essere intesa se non alle stesse condizioni vigenti per i vecchi Länder nel periodo antecedente
         alla data della riunificazione (sentenza 19 settembre 2000, Germania/Commissione, cit., punto 51).
         
         
         
         50
            
          A tal riguardo, l’espressione «divisione della Germania» si riferisce storicamente alla demarcazione, nel 1948, della linea
         di separazione tra le due zone occupate. Pertanto, gli «svantaggi economici provocati da tale divisione» possono riguardare
         solamente quelli insorti in talune regioni tedesche per l’isolamento causato dalla creazione di tale linea di confine fisica,
         quali l’interruzione delle vie di comunicazione o la perdita di sbocchi in conseguenza dell’interruzione delle relazioni commerciali
         tra le due parti del territorio tedesco (sentenza 19 settembre 2000, Germania/Commissione, cit., punto 52).
         
         
         
         51
            
          Per contro, la tesi secondo cui l’art. 87, n. 2, lett. c), CE consentirebbe di compensare totalmente l’incontestabile arretratezza
         economica di cui soffrono i nuovi Länder si porrebbe in contrasto tanto con il carattere derogatorio di tale disposizione
         quanto con il suo contesto e con gli scopi che essa persegue (sentenza 19 settembre 2000, Germania/Commissione, cit., punto 53).
         
         
         
         52
            
          Infatti, gli svantaggi economici di cui soffrono complessivamente i nuovi Länder non sono dovuti direttamente alla divisione
         geografica della Germania, ai sensi dell’art. 87, n. 2, lett. c), CE (sentenza 19 settembre 2000, Germania/Commissione, cit.,
         punto 54).
         
         
         
         53
            
          Si deve pertanto rilevare che le differenze di sviluppo tra i vecchi e i nuovi Länder si spiegano con ragioni diverse dalla
         separazione geografica risultante dalla divisione della Germania, e in particolare con i differenti regimi politico-economici
         attuati negli Stati dell’una e dell’altra parte della Germania (sentenza 19 settembre 2000, Germania/Commissione, cit., punto 55).
         
         
         
         54
            
          Nel caso di specie il governo tedesco si è limitato, da un lato, a rilevare che la città di Francoforte sull’Oder è vicina
         al confine con la Polonia e, dall’altro, ad invocare in maniera astratta un presunto isolamento economico della regione in
         cui tale città si trova.
         
         
         
         55
            
          Pertanto si deve concludere che il governo tedesco non ha fornito alcun elemento atto a provare che gli aiuti controversi
         erano necessari per compensare uno svantaggio economico causato dalla divisione della Germania.
         
         
         
         56
            
          Con riferimento, infine, al motivo relativo al difetto di motivazione della decisione impugnata, si deve sottolineare, come
         rileva la Commissione, che il governo tedesco ha invocato per la prima volta l’applicabilità della deroga prevista nell’art. 87,
         n. 2, lett. c), CE nel suo ricorso. Inoltre la detta decisione è stata emanata in un contesto ben noto al governo tedesco
         e che si allinea ad una costante prassi in materia di decisioni relative all’interpretazione di tale disposizione (v., in
         tal senso, sentenza 19 settembre 2000, Germania/Commissione, cit., punto 105).
         
         
         
         57
            
          Ne consegue che la Commissione, non spiegando le ragioni per le quali essa ha considerato l’art. 87, n. 2, lett. c), CE non
         applicabile al caso di specie, non ha violato l’obbligo di motivazione previsto nell’art. 253 CE.
         
         
         
         58
            
          Di conseguenza, devono essere altresì respinti i motivi secondo e terzo invocati dalla Repubblica federale di Germania con
         riguardo all’applicabilità della deroga prevista nell’art. 87, n. 2, lett. c), CE.
         
         
         
         59
            
          Per tali circostanze, tenuto conto delle considerazioni che precedono, i motivi secondo e terzo invocati dalla Repubblica
         federale di Germania a sostegno del suo ricorso devono essere respinti.
         
         Sui motivi primo e quarto
         
         60
            
          Con i suoi motivi primo e quarto, che è opportuno esaminare congiuntamente, e che si articolano in cinque censure, il governo
         tedesco rileva che l’ordine di recupero contenuto nell’art. 3 della decisione impugnata è illegittimo, a causa di:
         
         
         
          
         –
            una violazione degli artt. 87, n. 1, CE, e 88, n. 2, CE, in quanto la qualità di beneficiario degli aiuti è stata estesa in
               maniera illegittima, in ragione di un presunto intento elusivo dell’obbligo di rimborso;
            
         
         
         
         
          
         –
            una violazione dei diritti della difesa e dell’art. 88, n. 2, CE, in quanto l’ordine di recupero è diretto sia contro la SiMI
               e la MD & D sia contro altre imprese non nominate, senza che la Commissione abbia avviato nei loro confronti uno specifico
               procedimento d’indagine;
            
         
         
         
         
          
         –
            un’incompetenza della Commissione a determinare il modo in cui le autorità nazionali devono procedere per il recupero degli
               aiuti illegittimi;
            
         
         
         
         
          
         –
            una violazione delle forme sostanziali, dovuta ad un insufficiente accertamenteo dei fatti e a carenze nella motivazione della
               decisione impugnata, e
            
         
         
         
         
          
         –
            una violazione dei principi della certezza del diritto e di proporzionalità.
         
         
         
          Sulla prima censura
         
         – Argomenti delle parti
         
         
         61
            
          Il governo tedesco sostiene anzitutto che l’ordine di recupero contenuto nell’art. 3 della decisione impugnata viola gli artt. 87,
         n. 1, CE e 88, n. 2, CE in quanto nessuna delle imprese ivi menzionate, vale a dire la SMI, la SiMI, la MD & D nonché altre
         imprese non nominate, ha ricevuto vantaggi per una somma pari a DEM 140,1 milioni e nessuna di esse ha ottenuto un vantaggio
         dai diversi provvedimenti adottati dal curatore. Riferendosi a tali provvedimenti detto governo fa altresì valere, da un lato,
         che la SiMI non ha conseguito alcun vantaggio dall’utilizzo dei beni patrimoniali della SMI, dato che essa ha pagato a quest’ultima
         un prezzo pari a quello di mercato e, dall’altro, che la MD & D non ha ottenuto alcun vantaggio dall’acquisto dell’80% del
         capitale della SiMI e dai beni patrimoniali della SMI, tenuto conto che ha versato a quest’ultima il prezzo di mercato.
         
         
         
         62
            
          Su un altro piano il governo tedesco sostiene che la MD & D non può essere obbligata a restituire gli aiuti concessi alla
         SMI per il solo fatto che essa avrebbe acquisito beni patrimoniali di questa società. Sarebbe infatti assurdo considerare
         che l’obbligo di restituzione doveva sempre accompagnare i beni patrimoniali della SMI, poiché, se così fosse, nessuno sarebbe
         disposto ad acquistarli, cosa che condurrebbe alla loro distruzione. Esso rileva inoltre che la SiMI non è stata sciolta dopo
         la vendita delle sue azioni alla MD & D, ma ha continuato ad esistere, mantenendo intatti i suoi diritti e le sue obbligazioni.
         Di conseguenza, anche gli eventuali debiti relativi al rimborso degli aiuti controversi dovrebbero dunque sussistere in capo
         alla SiMI, non potendo essere considerata responsabile per tali debiti la MD & D.
         
         
         
         63
            
          Il governo tedesco nega in seguito che le operazioni effettuate dal curatore siano state dirette a eludere l’obbligo di restituzione
         degli aiuti controversi. Vendendo le attività della SMI al prezzo di mercato, il curatore non avrebbe infatti «messo al riparo»
         i beni di questa società, tenuto conto che la somma ottenuta grazie ad una tale vendita è stata versata nella massa fallimentare,
         sulla quale grava l’obbligo di restituzione. Né tale obbligo sarebbe stato eluso per il fatto che i beni patrimoniali della
         SMI siano stati venduti «in blocco», dato che da tale vendita è stata ricavata una somma più elevata di quella che sarebbe
         stata ottenuta da una vendita separata dei beni in questione, la qual cosa ha avuto la conseguenza di aumentare le risorse
         disponibili per il recupero degli aiuti controversi. Del resto, anche se non fossero state create la SiMI e la MD & D, nessun
         investitore sarebbe stato disposto ad acquisire la SMI, la quale, a causa di tutti i suoi debiti, era insolvente, cosicché
         il curatore non avrebbe potuto fare altrimenti che vendere i beni di tale società al prezzo di mercato.
         
         
         
         64
            
          Il governo tedesco contesta infine la tesi della Commisione secondo cui la distorsione della concorrenza generata dalla concessione
         di aiuti di Stato non verrebbe eliminata qualora colui che acquista i beni patrimoniali dell’impresa beneficiaria continui,
         con tali beni, l’attività economica esercitata da quest’ultima. Secondo tale governo, infatti, le persone che acquistano al
         prezzo di mercato i beni patrimoniali dell’impresa beneficiaria non causano alcuna distorsione della concorrenza, dato che
         non hanno ottenuto alcun vantaggio anomalo rispetto ai loro concorrenti.
         
         
         
         65
            
          La Commissione precisa anzitutto in termini generali il suo punto di vista circa l’individuazione dei soggetti tenuti a rimborsare
         gli aiuti in caso di cessione di azioni o di quote della società beneficiaria («share deal») o di beni patrimoniali di quest’ultima
         («asset deal»).
         
         
         
         66
            
          Al riguardo la Commissione comincia con l’osservare che la questione non pone particolari difficoltà nel caso di «share deal»,
         dato che la società beneficiaria continua a esistere, essendo modificata soltanto la proprietà di quest’ultima. Come anche
         confermerebbe la giurisprudenza della Corte, in tale ipotesi l’obbligo di restituzione rimarrebbe a carico della società che
         ha ricevuto gli aiuti, indipendentemente dalle modificazioni relative alla proprietà della stessa e dall’eventuale considerazione
         dell’obbligo di recupero nella specificazione delle condizioni di vendita delle dette azioni o quote sociali. Continuando
         ad esercitare l’attività sovvenzionata, tale società continuerebbe infatti a trarre vantaggio dagli aiuti, facendo così perdurare
         la distorsione della concorrenza.
         
         
         
         67
            
          Né difficoltà particolari si riscontrerebbero nel caso in cui i beni patrimoniali della società beneficiaria fossero trasferiti
         ad imprese appartenenti ad uno stesso gruppo. In questo caso, oltre alla società beneficiaria, sarebbero infatti obbligate
         a restituire gli aiuti di cui trattasi le imprese del gruppo, che, grazie al trasferimento dei beni patrimoniali, hanno potuto
         trarre profitto dagli effetti favorevoli derivanti dalla concessione di tali aiuti, ottenendo così un vantaggio economico.
         
         
         
         68
            
          Con riferimento, di contro, alla vendita ad imprese terze dei beni patrimoniali della società beneficiaria, la Commissione
         opera una distinzione tra quelli venduti separatamente e quelli venduti «in blocco». 
         
         
         
         69
            
          Nell’ipotesi in cui tali beni siano stati venduti separatamente, al prezzo di mercato, gli acquirenti non sarebbero tenuti
         al rimborso degli aiuti. Infatti, a causa di tale vendita separata, l’attività sovvenzionata sparirebbe, lasciando spazio
         ai concorrenti della società beneficiaria. In tal modo, il recupero degli aiuti presso il venditore, sia quest’ultimo la stessa
         società beneficiaria, la massa fallimentare o della liquidazione, consentirebbe di eliminare la distorsione della concorrenza.
         
         
         
         70
            
          Problemi maggiori sorgerebbero di contro nell’ipotesi in cui i beni patrimoniali fossero stati venduti «in blocco», in modo
         da permettere all’acquirente di proseguire l’attività della società beneficiaria. In questa ipotesi, la continuazione dell’attività
         sovvenzionata potrebbe rendere perenne la distorsione della concorrenza, cosicché sarebbe necessario un controllo particolare
         per evitare che la cessione dei beni della società beneficiaria consenta di eludere l’obbligo di restituzione mettendo «al
         riparo» le dette attività. Secondo la Commissione, in una siffatta fattispecie, l’elusione viene esclusa soltanto quando la
         cessione «in blocco» dei beni della società beneficiaria, oltre ad essere intervenuta al prezzo di mercato, venga operata
         nell’ambito di un procedimento incondizionato e aperto a tutti i concorrenti di quest’ultima. Così, soltanto in questo caso
         gli acquirenti non sarebbero tenuti al rimborso degli aiuti.
         
         
         
         71
            
          Precisata la sua posizione in linea generale, la Commissione, riferendosi alla presente fattispecie, sottolinea che: 
         
         
         
          
         –
            le decisioni di avviare la procedura di liquidazione e di creare la SiMI e la MD & D sono state prese nel corso dei mesi di
               giugno e luglio 1997, vale a dire in un momento in cui le autorità tedesche erano certamente già informate dell’intento della
               Commissione di avviare un procedimento d’indagine;
            
         
         
         
         
          
         –
            tra la metà del 1997 e i mesi di giugno e luglio 1999 l’attività della SMI è stata proseguita mediante la locazione dei suoi
               beni patrimoniali alla SiMI. Non avendo ottenuto informazioni che le consentissero di valutare se il prezzo della locazione
               fosse conforme alle condizioni di mercato, la Commissione poteva solo ritenere che, durante tale periodo, la SiMI nonché la
               MD & D, sua filiale al 100%, avessero tratto vantaggio dagli aiuti illegittimamente concessi alla SMI;
            
         
         
         
         
          
         –
            il 28 giugno 1999, mentre la Commissione si apprestava ad adottare una decisione negativa accompagnata da un ordine di recupero,
               la MD & D è stata venduta a tre suoi dipendenti e alla Megaxess;
            
         
         
         
         
          
         –
            il 14 luglio successivo le azioni della SiMI e tutte le attività della SMI sono state quindi vendute alla MD & D, senza che
               fosse stata seguita una procedura aperta e trasparente.
            
         
         
         
         
         
         72
            
          Secondo la Commissione dal complesso di tali circostanze risulterebbe che le diverse transazioni siano state coordinate in
         modo da far gravare l’obbligo di restituzione sulla SMI e sulla SiMI, consentendo alla MD & D, libera da tale obbligo, di
         proseguire le attività economiche sovvenzionate. La Commissione ritiene quindi che il nesso economico esistente tra la MD
         & D, da un lato, e la SMI e la SiMI, dall’altro, non sia stato interrotto, dato che le diverse transazioni avevano il solo
         scopo di consentire il proseguimento di tali attività, eludendo l’obbligo di recupero. Pertanto l’estensione anche alla MD
         & D dell’obbligo di restituzione degli aiuti controversi sarebbe giustificata.
         
         
         – Giudizio della Corte
         
         
         73
            
          In via preliminare va ricordato che, in base al diritto comunitario, qualora la Commissione constati che determinati aiuti
         sono incompatibili con il mercato comune, essa può ingiungere allo Stato membro di recuperare tali aiuti presso i beneficiari
         (v., in particolare, sentenze 12 luglio 1973, causa 70/72, Commissione/Germania, Racc. pag. 813, punto 20, nonché 8 maggio
         2003, cause riunite C‑328/99 e C‑399/00, Italia e SIM 2 Multimedia/Commissione, Racc. pag. I‑4035, punto 65). 
         
         
         
         74
            
          La soppressione di un aiuto illegittimo attraverso il recupero è la logica conseguenza della sua illegittimità ed è intesa
         al ripristino dello status quo ante (v., in particolare, sentenza Italia e SIM 2 Multimedia/Commissione, cit., punto 66).
         
         
         
         75
            
          Siffatto obiettivo è raggiunto quando gli aiuti in parola, eventualmente maggiorati degli interessi di mora, sono stati restituiti
         dal beneficiario (sentenza 4 aprile 1995, causa C‑350/93, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑699, punto 22) o, in altri termini,
         dalle imprese che ne hanno tratto effettivo vantaggio (v., in tal senso, sentenza 21 marzo 1991, causa C‑303/88, Italia/Commissione,
         Racc. pag. I‑1433, punto 57). Per effetto di tale restituzione, il beneficiario è infatti privato del vantaggio di cui aveva
         fruito sul mercato rispetto ai suoi concorrenti e la situazione esistente prima della corresponsione dell’aiuto è ripristinata
         (sentenza 4 aprile 1995, Italia/Commissione, cit., punto 22).
         
         
         
         76
            
          Ne consegue che il principale obiettivo cui è finalizzato il rimborso di un aiuto di Stato illegittimamente versato è quello
         di eliminare la distorsione della concorrenza causata dal vantaggio concorrenziale determinato dall’aiuto illegittimo.
         
         
         
         77
            
          La legittimità dell’ordine di recupero che figura nell’art. 3 della decisione impugnata va quindi esaminata alla luce di tali
         considerazioni di carattere generale.
         
         
         
         78
            
          Con riferimento anzitutto agli aiuti concessi alla SiMI, si deve ricordare che, dopo la loro concessione, questa società è
         stata venduta alla MD & D conservando la sua personalità giuridica. In altri termini, si trattava di una cessione mediante
         vendita di azioni, vale a dire di uno «share deal».
         
         
         
         79
            
          Occorre inoltre ricordare che, come risulta dal punto 44 della motivazione della decisione impugnata, la Commissione ha ritenuto
         che gli aiuti devono essere restituiti dalla MD & D in quanto acquirente della SiMI.
         
         
         
         80
            
          Orbene, secondo la giurisprudenza costante della Corte, quando un’impresa che ha beneficiato di un aiuto di Stato illegittimo
         viene acquistata al prezzo di mercato, vale a dire al prezzo più elevato che un investitore privato operante in normali condizioni
         di concorrenza era disposto a pagare per tale società nella situazione in cui essa si trovava, in particolare dopo aver fruito
         di aiuti statali, l’elemento di aiuto è stato valutato al prezzo di mercato e incluso nel prezzo di acquisto. In tali circostanze,
         non si può ritenere che il compratore abbia fruito di un vantaggio rispetto agli altri operatori del mercato (v., in tal senso,
         sentenza 20 settembre 2001, causa C‑390/98, Banks, Racc. pag. I‑6117, punto 77).
         
         
         
         81
            
          Con riferimento alla presente fattispecie, l’impresa alla quale gli aiuti di Stato illegittimi sono stati concessi conserva
         la sua personalità giuridica e continua ad effettuare, per suo conto, le attività sovvenzionate dagli aiuti di Stato. Pertanto
         normalmente tale impresa conserva il vantaggio concorrenziale legato ai detti aiuti ed è quindi essa che dev’essere obbligata
         a rimborsare un importo pari a quello di questi ultimi. Il rimborso di tali aiuti non può dunque essere chiesto all’acquirente.
         
         
         
         82
            
          E’ inoltre assodato che la Commissione non ha preso in considerazione il prezzo di vendita delle azioni della SiMI alla MD
         & D e si è limitata a constatare, al punto 44 della motivazione della decisione impugnata, che «[p]er la parte di questa decisione
         che riguarda l’aiuto accordato alla SIMI, si rileva che il 14 luglio 1999 le quote di tale società furono vendute alla MD
         & D. Pertanto tale aiuto deve essere recuperato dalla MD & D». 
         
         
         
         83
            
          Si deve pertanto concludere che, ordinando alla MD & D di restituire gli aiuti di Stato accordati alla SiMI, la Commissione
         ha violato i principi che disciplinano il recupero degli aiuti di Stato.
         
         
         
         84
            
          Per quanto riguarda in secondo luogo gli aiuti accordati alla SMI, si deve ricordare che, come risulta dai punti 50‑52 della
         motivazione della decisione impugnata, la Commissione ha considerato beneficiare dei detti aiuti sia la DMI, la SiMI e la
         MD & D sia ogni altra impresa la quale avesse acquisito i beni patrimoniali di una di queste tre società in una forma rivolta
         ad eludere gli effetti della detta decisione. Inoltre, nel corso dell’udienza, la Commissione ha precisato che essa considera,
         al riguardo, che l’obbligo di restituzione di tutte le società menzionate nell’art. 3, n. 3, della decisione impugnata ha
         carattere di solidarietà.
         
         
         
         85
            
          Con riferimento al fatto che, nel caso di specie, la SMI si trova in liquidazione dall’avvio del procedimento fallimentare
         in data 1° luglio 1997, occorre ricordare che, come risulta dalla giurisprudenza relativa alle imprese beneficiarie di aiuti
         sottoposte a procedura fallimentare, il ripristino della situazione anteriore e l’eliminazione della distorsione di concorrenza
         risultante dagli aiuti illegittimamente erogati possono, in linea di principio, essere accompagnati dall’iscrizione al passivo
         fallimentare del credito relativo alla restituzione degli aiuti interessati. Infatti, secondo questa giurisprudenza, una tale
         iscrizione sarebbe sufficiente (sentenze 15 gennaio 1986, causa 52/84, Commissione/Belgio, Racc. pag. 89, punto 14, e 21 marzo
         1990, causa C‑142/87, Belgio/Commissione, detta «Tubemeuse», Racc. pag. I‑959, punti 60‑62).
         
         
         
         86
            
          Certamente, non si può escludere che, nell’ipotesi in cui vengano create società di salvataggio al fine di proseguire una
         parte delle attività dell’impresa beneficiaria degli aiuti, quando quest’ultima sia soggetta a procedura fallimentare, le
         dette società possano essere eventualmente anch’esse tenute al rimborso degli aiuti in questione, qualora fosse accertato
         che esse continuano effettivamente a godere del vantaggio concorrenziale corrispondente al beneficio dei detti aiuti. Ciò
         potrebbe infatti accadere, in particolare, qualora tali società procedano all’acquisto dei beni patrimoniali della società
         in liquidazione senza versare in corrispettivo un prezzo conforme alle condizioni del mercato o qualora venga accertato che
         la creazione di tali società ha avuto come effetto l’elusione dell’obbligo di restituzione di tali aiuti.
         
         
         
         87
            
          Nella fattispecie, con riferimento anzitutto all’obbligo di restituzione imposto dalla Commissione alla SiMI, dal punto 71
         della presente sentenza risulta che quest’ultima ha fondato la sua valutazione, da un lato, sulla circostanza che la SiMI
         aveva proseguito l’attività della SMI mediante la locazione degli impianti di quest’ultima e, dall’altro, sul fatto che essa
         non aveva ottenuto informazioni che le consentissero di stabilire se il prezzo di locazione fosse conforme alle condizioni
         di mercato.
         
         
         
         88
            
          Orbene, si deve rilevare che il solo fatto che gli impianti della SMI siano stati presi in locazione, per un determinato periodo,
         dalla SiMI non costituisce, da solo, un elemento sufficiente a stabilire che quest’ultima abbia beneficiato del vantaggio
         concorrenziale correlato agli aiuti accordati al locatore circa tre anni prima della creazione del conduttore. D’altra parte,
         il governo tedesco ha sostenuto, senza essere contraddetto sul punto dalla Commissione, che il prezzo di locazione in questione
         era conforme alle condizioni di mercato.
         
         
         
         89
            
          Pertanto, nella parte in cui ordina la restituzione da parte della SiMI degli aiuti concessi alla SMI, la decisione impugnata
         viola i principi che disciplinano il recupero degli aiuti di Stato illegittimi.
         
         
         
         90
            
          Riguardo, in seguito, all’obbligo di restituzione degli aiuti concessi alla SMI posto a carico della MD & D, dalla motivazione
         della decisione impugnata risulta che la Commissione ha sostanzialmente fondato la sua valutazione sull’esistenza di un intento
         elusivo degli effetti di questa decisione, il quale, secondo la Commissione, risulta oggettivamente dal fatto che tutte le
         operazioni di compravendita di cui trattasi, vale a dire la vendita della MD & D alla Megaxess, la vendita delle quote sociali
         della SiMI alla MD & D e la vendita a quest’ultima dei beni patrimoniali della SMI, erano strettamente correlate e hanno avuto
         come conseguenza che tutti i beni patrimoniali posseduti dalla SMI e utilizzati dalla SiMI fossero posti sotto il controllo
         dei soci della MD & D, di modo che questi ultimi risultassero tutelati nei confronti dell’obbligo di restituzione degli aiuti
         controversi.
         
         
         
         91
            
          Questa argomentazione non può essere accolta.
         
         
         
         92
            
          In primo luogo, come il governo tedesco ha rilevato, senza essere contraddetto dalla Commissione, sia la vendita delle quote
         sociali della SiMI alla MD & D sia la vendita a quest’ultima dei beni patrimoniali della SMI sono state effettuate al prezzo
         di mercato. Ne consegue che tali operazioni non hanno sottratto risorse alla massa fallimentare.
         
         
         
         93
            
          In secondo luogo, tutte queste operazioni non sono state condotte dalla SMI, ma sono state realizzate per iniziativa del curatore
         fallimentare, il quale, agendo sotto il controllo giudiziario, aveva il compito di operare al fine della massima soddisfazione
         dei creditori. Orbene, come l’avvocato generale ha rilevato al paragrafo 99 delle proprie conclusioni, la Commissione non
         ha prodotto alcun elemento che consentisse di stabilire che, nel caso di specie, fossero stati compiuti atti fraudolenti tali
         da impoverire il patrimonio dell’impresa in liquidazione in danno dei creditori di quest’ultima, né essa ha fatto valere una
         violazione del principio di uguaglianza dei creditori in danno dei creditori pubblici. Pertanto, se i crediti relativi al
         recupero degli aiuti controversi sono stati correttamente iscritti al passivo fallimentare, la vendita dei beni patrimoniali
         della SMI al prezzo di mercato non ha potuto comportare un’elusione dell’obbligo di restituzione di tali aiuti.
         
         
         
         94
            
          In terzo luogo, non può nemmeno essere accolto l’argomento della Commissione secondo il quale la distorsione della concorrenza
         non può nel caso di specie essere eliminata dall’iscrizione del relativo credito al passivo della massa fallimentare della
         SMI in quanto la vendita dei beni patrimoniali di quest’ultima alla MD & D è stata effettuata, da un lato, «in blocco» e,
         dall’altro, senza ricorrere ad una procedura aperta e trasparente, consentendo così a quest’ultima società di proseguire le
         attività sovvenzionate.
         
         
         
         95
            
          Oltre al fatto che tale argomentazione non è riportata nella motivazione della decisione impugnata a fondamento dell’obbligo
         della MD & D di restituire gli aiuti accordati alla SMI, risulta sia dalla detta motivazione sia dagli atti del fascicolo
         che detta vendita si è svolta sotto il controllo di un tribunale e che essa non ha avuto luogo immediatamente, ma è stata
         preceduta da tentativi infruttuosi con un’altra società americana. Ora, tali elementi costituiscono indizi tali da far ritenere
         la procedura seguita sufficientemente aperta e trasparente. Inoltre la Commissione non ha prodotto alcun elemento che attesti
         che concorrenti della SMI si siano lamentati della mancanza di trasparenza che secondo la Commissione ha caratterizzato tale
         operazione.
         
         
         
         96
            
          Tenuto conto di tali circostanze, si deve concludere che la Commissione non ha provato l’esistenza di un’operazione elusiva
         degli effetti della decisione impugnata, atta a fondare un obbligo di restituzione a carico della MD & D degli aiuti illegittimi
         concessi alla SMI.
         
         
         
         97
            
          Di conseguenza la decisione impugnata, nella parte in cui ordina alla MD & D di restituire gli aiuti concessi alla SMI, viola
         i principi che disciplinano il recupero degli aiuti di Stato illegittimi.
         
         
         
         98
            
          Con riguardo, infine, all’estensione di tale obbligo di restituzione ad «ogni altra impresa alla quale in qualsiasi forma
         siano stati o siano ceduti in futuro i beni patrimoniali della SMI, della SIMI o della MD & D, per eludere le conseguenze
         della presente decisione», si deve rilevare che, come risulta dal fascicolo, tale estensione può riguardare soltanto la Megaxess.
         Orbene, tenuto conto del fatto che né la MD & D né la SiMI possono nel caso di specie essere tenute a procedere alla restituzione
         degli aiuti illegittimi concessi alla SMI, a maggior ragione lo stesso deve valere per la Megaxess, la quale, nella fattispecie,
         si è limitata ad acquisire l’80% delle quote sociali della MD & D.
         
         
         
         99
            
          Alla luce delle considerazioni che precedono, la prima censura dei motivi primo e quarto fatti valere dalla Repubblica federale
         di Germania dev’essere accolta e la decisione impugnata dev’essere annullata nella parte in cui ordina il recupero degli aiuti
         concessi alla SMI nei confronti di imprese diverse dalla stessa ed il recupero degli aiuti concessi alla SiMI nei confronti
         di imprese diverse da quest’ultima.
         
         
         
         100
            
          Per quanto premesso, non occorre esaminare le altre censure dei motivi primo e quarto.
         
         
         Sulle spese
         101
            
          Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Tuttavia, a norma dell’art. 69, n. 3, primo comma, dello stesso regolamento, la Corte può ripartire le spese o decidere
         che ciascuna parte sopporti le proprie spese se le parti soccombono rispettivamente su uno o più punti. La Repubblica federale
         di Germania e la Commissione sono rimaste parzialmente soccombenti, quindi si decide che ciascuna parte sopporti le proprie
         spese.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            LA CORTE (Sesta Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce:
         
            
            
            
               1)
                  La decisione della Commissione 11 aprile 2000, 2000/567/CE, relativa all’aiuto di Stato al quale la Germania ha dato esecuzione
                     in favore di System Microelectronic Innovation GmbH, Francoforte sull’Oder (Land Brandeburgo), è annullata nella parte in
                     cui ordina il recupero degli aiuti concessi alla System Microelectronic Innovation GmbH nei confronti di imprese diverse dalla
                     stessa ed il recupero degli aiuti concessi alla Silicium Microelectronic Integration GmbH nei confronti di imprese diverse
                     da quest’ultima.
                  
               
            
            
            
            
               2)
                  Il ricorso è respinto per il resto.
               
            
            
            
            
               3)
                  La Repubblica federale di Germania e la Commissione delle Comunità europee sopportano ciascuna le proprie spese. 
               
            
            
                  Skouris
               
               
                  Gulmann
               
               
                  Puissochet
               
            
                  Schintgen
               
               
                  
               
               
                  Colneric
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 29 aprile 2004.
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  R. Grass
               
               
                  V. Skouris
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: il tedesco.