CELEX: 31996D0112(01)
Language: it
Date: 1996-01-12 00:00:00
Title: Decisione recante costituzione di una commissione temporanea di inchiesta

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31996D0112(01)

Decisione recante costituzione di una commissione temporanea di inchiesta  

Gazzetta ufficiale n. C 007 del 12/01/1996 pag. 0001 - 0003

Decisione recante costituzione di una commissione temporanea di inchiesta(96/C   7/01)Il Parlamento europeo, - visto il trattato che istituisce la Comunità europea, segnatamente l'articolo 138  C, - visto il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, segnatamente  l'articolo 20  B, - visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, segnatamente  l'articolo 107  B, - vista la decisione del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, del 19 aprile 1995,  relativa alle modalità per l'esercizio del diritto di inchiesta del Parlamento europeo  (1), - visto l'articolo 136 del proprio regolamento, - vista la richiesta presentata da più di un quarto dei suoi membri per la costituzione di una  commissione temporanea di inchiesta incaricata di esaminare le denunce di infrazione o di cattiva  amministrazione nel quadro del regime di transito comunitario, - vista la proposta della conferenza dei presidenti del 7 dicembre 1995 in merito a questa  richiesta, 1.  decide di costituire una commissione temporanea di inchiesta per esaminare le  denunce di infrazione o di cattiva amministrazione nel quadro del regime di transito comunitario; 2.  decide che la commissione temporanea di inchiesta riferirà al Parlamento entro dodici mesi a  partire dalla data di pubblicazione della presente decisione sulla Gazzetta ufficiale delle  Comunità europee; 3.  decide che detta commissione temporanea di inchiesta sarà composta da diciassette membri. (1) GU n. L 113 del 19. 5. 1995, pag. 2.   ALLEGATORICHIESTA DI COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE  TEMPORANEA D'INCHIESTA PER ESAMINARE LE ACCUSE DI INFRAZIONE O DI CATTIVA AMMINISTRAZIONE  NELL'AMBITO DEL REGIME DI TRANSITO COMUNITARIO (presentata conformemente alla decisione della  conferenza dei Presidenti del 7 dicembre 1995) I sottoscritti deputati chiedono, ai sensi  dell'articolo 138 C del trattato CE, di costituire una commissione d'inchiesta per esaminare,  nell'ambito dell'attuale regime di transito comunitario, i casi di infrazione o di cattiva  amministrazione nell'applicazione del diritto comunitario. A tale proposito espongono quanto  segue: 1. OGGETTO DELL'INCHIESTA1.1. Il regime di transito comunitarioCome precisa la  relazione annuale 1994 della Commissione sulla «Protezione degli interessi finanziari della  Comunità - Lotta contro la frode» (sezione 5 del capitolo 1)  (1), grazie alla procedura del  transito comunitario le merci possono circolare, sotto controllo doganale, da un punto all'altro  del territorio della Comunità con la sospensione del pagamento di dazi e tasse, e col beneficio di  qualsiasi provvedimento risultante dalla politica comunitaria. La procedura è fondata sulla designazione di una persona (fisica o giuridica) in quanto principale  obbligato, incaricata da un lato di prestare una garanzia al fine di assicurare la riscossione dei  dazi o altri diritti dovuti in caso di irregolarità e, dall'altro, di presentare le merci in buono  stato presso l'ufficio doganale di destinazione, entro i termini prescritti. Se l'operazione di  transito è considerata come regolarmente avvenuta, il principale obbligato è liberato dagli oneri  in questione. Per contro, in caso di irregolarità, il versamento dei dazi e dei diritti divenuti esigibili è  richiesto all'autore dell'infrazione, se è nota la sua identità. In caso contrario il pagamento è  reclamato dal principale obbligato; infine, se quest'ultimo non è in grado di onorare i propri  obblighi, si fa ricorso alla garanzia che copre l'operazione di transito. 1.2. I problemi attualmente esistentiNel documento la Commissione ritiene che nelle circostanze  attuali il sistema del transito sia preso di mira dalle reti criminali organizzate al fine di  effettuare operazioni fraudolente. In questo contesto, costituisce un rischio elevato la  circolazione di merci molto fiscalizzate (sigarette o altri prodotti finanziati dalla PAC). Anche  il Consiglio ha fatto la stessa constatazione nell'ambito della sua risoluzione del 23 novembre  1995 relativa all'informatizzazione dei regimi di transito doganale  (2). Sempre secondo la Commissione, le frodi consistono principalmente: - nella mancata presentazione delle merci presso l'ufficio doganale di destinazione e nel relativo  smercio nella Comunità senza essere state sottoposte al pagamento dei dazi e delle tasse dovuti; - nella falsificazione dei documenti doganali che attestano l'avvenuta presentazione delle merci  presso l'ufficio di destinazione, mediante l'apposizione di timbri contraffatti o rubati. Nei due casi le merci sono irregolarmente introdotte e smerciate sul mercato comunitario senza  essere state sottoposte al pagamento dei dazi e delle tasse dovute. 1.3. L'oggetto della commissione temporanea d'inchiestaFortemente preoccupata da questo fenomeno,  il 29 marzo 1995 la Commissione ha adottato una comunicazione dal titolo «Frodi nella procedura di  transito - Soluzioni previste e prospettive per il futuro»  (3). Anche la Corte dei conti si è  soffermata sul problema, e la sua analisi e i risultati delle sue iniziative figurano nella  relazione annuale per l'esercizio 1994. Ora, questi due documenti sono fonte più di interrogativi  che di risposte, segnatamente per quanto riguarda la natura e la portata, in questo settore, della  cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto comunitario. L'oggetto della presente commissione temporanea d'inchiesta consiste pertanto nel permettere di  accertare la realtà di queste affermazioni e di individuare le implicazioni per le amministrazioni  interessate allo scopo di poter formulare, eventualmente, le raccomandazioni previste dall'articolo  4, paragrafo 3 della decisione del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione del 19  aprile 1995 recante modalità di esercizio del diritto d'inchiesta del Parlamento europeo  (4),  nonché dall'articolo 136, paragrafo 10 del regolamento del Parlamento  (5). 2. MOTIVAZIONE DETTAGLIATANei documenti citati la Commissione (paragrafo 4.2)  e la Corte dei conti (punto 1.48), dopo aver precisato che le amministrazioni nazionali sono  responsabili della qualità dei controlli amministrativi e della gestione del regime, constatano  tuttavia che negli ultimi anni la qualità di tali controlli è calata progressivamente. Questa carenza di controllo amministrativo sarebbe essenzialmente all'origine del citato fenomeno,  vasto e in espansione, delle frodi a scapito della Comunità. Le presunte cause del gravissimo peggioramento della qualità del controllo amministrativo in  questione possono essere raggruppate nelle tre seguenti categorie: 2.1. Ritardi/tolleranza in caso di mancato rispetto dei termini- gli operatori economici sono  tenuti a presentare le merci e i documenti all'ufficio doganale di destinazione entro i termini  fissati (ad esempio 20 giorni per il trasporto aereo, 45 giorni per il trasporto marittimo); però  nella pratica sembra che i termini non siano rispettati e che la mancata osservanza degli stessi  non sia sanzionata; - le procedure d'inchiesta inerenti alle operazioni in sospeso non sono avviate in una fase  sufficientemente sollecita, con il risultato che spesso la frode sarebbe constatata in un momento  assai tardivo; - la consegna tardiva all'ufficio doganale di partenza dell'esemplare di rinvio comporta un  accumulo dei documenti non evasi. In certi casi i ritardi nella trasmissione dei fascicoli fra gli  uffici doganali appaiono talmente considerevoli che, dato l'accumulo dei ritardi, i termini  previsti dalle norme comunitarie non potrebbero più essere rispettati in assenza di uno sforzo di  recupero. 2.2. Cattiva gestione del regime- le procedure d'inchiesta non sono svolte con la priorità e il  rigore necessari, in quanto le amministrazioni degli Stati membri non attribuirebbero una  sufficiente priorità ai controlli sul transito; - l'applicazione della regolamentazione e delle disposizioni amministrative esistenti da parte di  questi Stati non appare sempre idonea a garantire una corretta gestione; - la sorveglianza sulle entrate e sulle uscite dai magazzini appare a volte del tutto  insufficiente. 2.3. Comunicazioni e modalità di recupero degli importi- nel campo delle risorse proprie, gli  importi comunicati dagli Stati membri ai sensi del regolamento (CEE/Euratom) n. 1552/89 del  Consiglio, del 29 maggio 1989, recante applicazione del sistema delle risorse proprie delle  Comunità  (1) e inerenti ai casi di frode o di irregolarità rimarrebbero ad un livello assai  insufficiente, dell'ordine di un terzo degli importi fraudolenti conosciuti; - gli importi recuperati sarebbero minimi; - la regolamentazione comunitaria vigente prevede sanzioni (la definizione e l'attuazione della  quale sono disciplinate dalle legislazioni nazionali degli Stati membri), che però nella pratica  non sarebbero mai applicate; - peraltro, solo una modesta percentuale dei casi notificati ai sensi del citato regolamento  formerebbe oggetto di indagine giudiziaria. Rispetto a questi tre capi d'accusa, già di per sé assai articolati ed importanti, le relazioni  della Corte dei conti e della Commissione non sembrano tuttavia precisare per quale motivo tali  lacune e tali casi di cattiva amministrazione, se non di infrazione delle disposizioni pertinenti  del diritto comunitario, si producano e continuino ad aumentare con il passare degli anni. 3. MANDATO DELLA COMMISSIONE TEMPORANEA D'INCHIESTAQuesta commissione  temporanea d'inchiesta sarà pertanto costituita allo scopo di chiarire la natura e le cause di  questi casi di cattiva amministrazione presso le autorità nazionali competenti, con la frode nella  procedura di transito e l'infrazione del diritto comunitario che ne deriva. Essa raccomanderà anche miglioramenti per quanto riguarda il rilevamento e la prevenzione della  frode, la salvaguardia degli interessi economici e finanziari della Comunità e il recupero delle  somme dovute. La commissione esaminerà in particolare: - la genesi della crisi del sistema di transito, - le carenze e le lacune delle procedure, - le misure adottate per migliorare le procedure, - le misure supplementari da adottare adesso, - le misure adottate o da adottare per ricuperare le somme perdute e sanzionare i contravventori. 4. DURATA DELLA COMMISSIONE TEMPORANEA D'INCHIESTALa commissione temporanea  d'inchiesta riferirà entro dodici mesi dalla data della pubblicazione della decisione del  Parlamento europeo che la costituisce. (1) COM(95) 0098.  (2) GU n. C 327 del 7. 12. 1995, pag. 2.  (3) COM(95) 0108.  (4) GU n. C 113 del 19. 5. 1995, pag. 2.  (5) GU n. L 293 del 7. 12. 1995, pag. 1.  (1) GU n. L 155 del 7. 6. 1989, pag. 1.