CELEX: 62002CJ0147
Language: it
Date: 2004-03-30
Title: Sentenza della Corte in seduta plenaria del 30 marzo 2004. # Michelle K. Alabaster contro Woolwich plc e Secretary of State for Social Security. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) - Regno Unito. # Politica sociale - Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile - Parità di retribuzione - Retribuzione durante il congedo di maternità - Calcolo dell'importo della retribuzione - Computo di un aumento dello stipendio. # Causa C-147/02.

Causa C-147/02 
      Michelle K. Alabaster
      contro
      Woolwich plc e Secretary of State for Social Security
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (England and Wales) (Civil Division)]
      «Politica sociale — Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile — Parità di retribuzione — Retribuzione durante
         il congedo di maternità — Calcolo dell’importo della retribuzione — Computo di un aumento dello stipendio»
      
      Massime della sentenza
      1.        Politica sociale — Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile — Parità di retribuzione — Congedo di maternità
            — Determinazione della retribuzione percepita durante il congedo di maternità — Criteri — Obbligo di includervi un aumento
            di stipendio intervenuto tra l’inizio del periodo retribuito con lo stipendio di riferimento e la fine del congedo di maternità
            — Presupposti
      [Trattato CE, art. 119 (gli artt. 117-120 del Trattato CE sono stati sostituiti dagli artt. 136 CE - 143 CE)] 
      2.        Politica sociale — Ravvicinamento delle legislazioni — Tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori — Lavoratrici
            gestanti, puerpere o in periodo di allattamento — Direttiva 92/85 — Retribuzione percepita durante il congedo di maternità
            — Obbligo per gli Stati membri di fissare le modalità di inclusione di qualunque aumento di stipendio 
      (Direttiva del Consiglio 92/85/CEE) 
      1.        L’art. 119 del Trattato CE (gli artt. 117-120 del Trattato sono stati sostituiti dagli artt. 136 CE - 143 CE) dev’essere interpretato
         nel senso che impone – laddove la retribuzione percepita dalla lavoratrice durante il suo congedo di maternità sia determinata
         almeno in parte in base allo stipendio corrispostole prima dell’inizio di tale congedo – che ogni aumento di stipendio intervenuto
         tra l’inizio del periodo retribuito con lo stipendio di riferimento e la fine del congedo medesimo venga incluso tra gli elementi
         dello stipendio computati ai fini del calcolo dell’importo di detta retribuzione. Tale obbligatoria inclusione non si limita
         al solo caso in cui l’aumento sia applicabile retroattivamente al periodo retribuito con lo stipendio di riferimento.
      
      (v. punto 50, dispositivo 1)
      2.        In assenza di normativa comunitaria in materia, spetta alle autorità nazionali competenti stabilire le modalità secondo le
         quali, nel rispetto del complesso delle norme di diritto comunitario e, segnatamente, della direttiva 92/85, concernente l’attuazione
         di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere
         o in periodo di allattamento, debba essere incluso tra gli elementi dello stipendio computati ai fini del calcolo dell’importo
         della retribuzione dovuta alla lavoratrice durante il suo congedo di maternità ogni aumento di stipendio intervenuto prima
         di tale congedo o durante il congedo medesimo.
      
      (v. punto 56, dispositivo 2)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (in seduta plenaria)30 marzo 2004(1)
         
         
               «Politica sociale  –  Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile  –  Parità di retribuzione  –  Retribuzione durante il congedo di maternità  –  Calcolo dell'importo della retribuzione  –  Computo di un aumento dello stipendio»
               
             Nel procedimento C-147/02,
             avente ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale sottoposta alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, dalla Court of Appeal
            (England & Wales) (Civil Division) (Regno Unito) nella causa dinanzi ad essa pendente tra 
            
            
            
             Michelle K. Alabaster
            
            e
            
            Woolwich plc,Secretary of State for Social Security,
            
             domanda vertente sull'interpretazione dell'art. 119 del Trattato CE (gli artt. 117-120 del Trattato CE sono stati sostituiti
            dagli artt. 136 CE - 143 CE) e della sentenza 13 febbraio 1996, causa C-342/93, Gillespie e a. (Racc. pag. I-475),
            
            LA CORTE (in seduta plenaria),
            
             composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, C. Gulmann, J.N. Cunha Rodrigues e A. Rosas,
            presidenti di sezione, dai sigg. A. La Pergola, J.-P. Puissochet e R. Schintgen (relatore), e dalle sig.re F. Macken e N.
            Colneric, giudici 
            
             avvocato generale: sig. P. Léger cancelliere: sig. ra L. Hewlett, amministratore principale
            
            
            viste le osservazioni scritte presentate:
               
               –
                per la sig.ra M.K.  Alabaster, dalle sig.re L. Cox, QC, e K. Monaghan, barrister;
               
               –
                per la Woolwich plc, dal sig. M. Griffiths, barrister, su mandato della sig.ra C. Mc Intyre, solicitor;
               
               –
                per il governo del Regno Unito, dalla sig.ra P. Ormond, in qualità di agente, assistita dal sig. C. Vajda, QC, e dalla sig.ra R. Haynes,
               barrister;
               
               –
                per la Commissione delle Comunità europee, dalle sig.re  M.J. Jonczy e N. Yerrell, in qualità di agenti,
               
               
            
            
            
            
            sentite le osservazioni orali della sig.ra Alabaster, rappresentata dalle sig.re K. Monaghan e A. Reindorf, barrister, del
               governo del Regno Unito, rappresentato dalla sig.ra C. Jackson, in qualità di agente, e dal sig. C.Vajda, nonché della Commissione,
               rappresentata dalle sig.re M.-J. Jonczy e N. Yerrell, presentate all'udienza del 24 giugno 2003,
            
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, all'udienza del 30 settembre 2003,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          Con ordinanza 27 marzo 2002, pervenuta alla Corte il successivo 22 aprile, la Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division)
         ha sottoposto alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, tre questioni pregiudiziali relative all’interpretazione dell’art. 119
         del Trattato CE (gli artt. 117‑120 del Trattato CE sono stati sostituiti dagli artt. 136 CE ‑ 143 CE) e della sentenza 13
         febbraio 1996, causa C 342/93, Gillespie e a. (Racc. pag. I‑475).
         
         
         
         2
            
          Tali questioni sono state sollevate nell'ambito di una controversia tra la sig.ra Alabaster, da un lato, e la società Woolwich
         plc (nel prosieguo: la «Woolwich») ed il Secretary of State for Social Security (Ministero della previdenza sociale), dall'altro,
         in merito alla domanda di prendere in considerazione un aumento di stipendio nel calcolo dell’indennità legale di maternità.
         
         
            
               Contesto normativo 
            La normativa comunitaria
         
         3
            
          L'art. 119, primo e secondo comma, del Trattato, applicabile all’epoca dei fatti di cui alla causa principale, dispone quanto
         segue: 
         «Ciascuno Stato membro assicura durante la prima tappa, e in seguito mantiene, l'applicazione del principio della parità delle
         retribuzioni fra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro. 
          Per retribuzione deve essere inteso, ai sensi del presente articolo, il salario o trattamento normale di base o minimo e tutti
         gli altri vantaggi pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura, dal datore di lavoro al lavoratore in ragione
         dell'impiego di quest'ultimo».
         
         
         
         4
            
          Ai sensi dell'art. 1, primo comma, della direttiva del Consiglio 10 febbraio 1975, 75/117/CEE, per il ravvicinamento delle
         legislazioni degli Stati membri relative all'applicazione del principio della parità delle retribuzioni tra i lavoratori di
         sesso maschile e quelli di sesso femminile (GU L 45, pag. 19), il principio della parità delle retribuzioni implica, per uno
         stesso lavoro o per un lavoro al quale è attribuito un valore uguale, l'eliminazione di qualsiasi discriminazione basata sul
         sesso in tutti gli elementi e le condizioni delle retribuzioni.
         
         
         
         5
            
          La direttiva del Consiglio 19 ottobre 1992, 92/85/CEE, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento
         della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (decima direttiva
         particolare ai sensi dell'art. 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) (GU L 348, pag. 1), è stata adottata sulla base
         dell’art. 118 A del Trattato CE.
         
         
         
         6
            
          Ai sensi dell’art. 14, n. 1, della medesima, gli Stati membri dovevano adeguarsi alla direttiva entro e non oltre il 19 ottobre
         1994.
         
         
         
         7
            
          L’art. 8 della direttiva, relativo al congedo di maternità, così dispone: 
         «1.     Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le lavoratrici di cui all'articolo 2 fruiscano di un congedo di maternità
         di almeno quattordici settimane ininterrotte, ripartite prima e/o dopo il parto, conformemente alle legislazioni e/o prassi
         nazionali. 
          2.       Il congedo di maternità di cui al paragrafo 1 deve includere un congedo di maternità obbligatorio di almeno due settimane,
         ripartite prima e/o dopo il parto, conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali».
         
         
         
         8
            
          Con riguardo ai diritti connessi con il contratto di lavoro, l’art. 11 della direttiva 92/85 prevede: 
         «Per garantire alle lavoratrici di cui all'articolo 2 l'esercizio dei diritti di protezione della sicurezza e della salute
         riconosciuti nel presente articolo: 
         (…) 
         
         2)
            nel caso contemplato all'articolo 8, devono essere garantiti:
         
         
            
               a)
                  i diritti connessi con il contratto di lavoro delle lavoratrici di cui all'articolo 2, diversi da quelli specificati nella
                     lettera b) del presente punto; 
                  
               
         
         
         
            
               b)
                  il mantenimento di una retribuzione e/o il versamento di un'indennità adeguata alle lavoratrici di cui all'articolo 2; 
               
         
         
         
         3)
            l'indennità di cui al punto 2), lettera b) è ritenuta adeguata se assicura redditi almeno equivalenti a quelli che la lavoratrice
               interessata otterrebbe in caso di interruzione delle sue attività per motivi connessi allo stato di salute, entro il limite
               di un eventuale massimale stabilito dalle legislazioni nazionali; 
            
         
         
         4) 
            gli Stati membri hanno la facoltà di subordinare il diritto alla retribuzione o all'indennità di cui al punto 1) e al punto
               2), lettera b) al fatto che la lavoratrice interessata soddisfi le condizioni previste dalle legislazioni nazionali per usufruire
               del diritto a tali vantaggi. 
            
         
         
               Tali condizioni non possono in alcun caso prevedere periodi di lavoro preliminare superiori a dodici mesi immediatamente prima
                     della data presunta del parto».
                  
                  
               
         
         
         
         La normativa nazionale Il Social Security Contributions and Benefits Act 1992
         
         
         9
            
          Le norme nazionali in materia d’indennità legale di maternità sono contenute nella parte XII del Social Security Contributions
         and Benefits Act (legge del 1992 sui contributi e sulle prestazioni previdenziali; in prosieguo: la «legge»).
         
         
         
         10
            
          Ai sensi dell'art. 164 della legge, una lavoratrice ha diritto all’indennità legale di maternità se, alla quindicesima settimana
         anteriore alla data prevista per il parto, ha lavorato per un periodo ininterrotto di almeno ventisei settimane presso il
         medesimo datore di lavoro, se il suo stipendio settimanale normale è superiore a un determinato livello, se ha provveduto
         ad avvisare debitamente il proprio datore di lavoro e se il parto deve aver luogo entro il termine di undici settimane.
         
         
         
         11
            
          In base all’art. 165, n. 1, della medesima legge, il periodo di erogazione dell’indennità legale di maternità non può superare
         le diciotto settimane. 
         
         
         
         12
            
          L'art. 166, n. 1, della detta legge prevede due aliquote d’indennità, una «superiore» e una «inferiore». 
         
         
         
         13
            
          Ai sensi dell’art. 166, n. 2, della legge, l'aliquota superiore è pari ai nove decimi dello stipendio settimanale normale
         percepito dalla lavoratrice nelle otto settimane precedenti la quattordicesima settimana anteriore alla data presunta del
         parto, ovvero all’aliquota inferiore, applicandosi l’importo più elevato fra i due. L’aliquota inferiore corrisponde ad un
         importo settimanale forfettario.
         
         
         
         14
            
          A norma dell’art. 166, nn. 1 e 4, della legge, la lavoratrice che ha diritto all'indennità legale di maternità all’aliquota
         superiore percepisce l’indennità medesima durante le prime sei settimane all’aliquota superiore e per un periodo di dodici
         settimane all’aliquota inferiore.
         
         
         
         15
            
          L’art. 171, n. 4, della legge dispone che lo stipendio settimanale normale della lavoratrice equivale allo stipendio medio
         corrispostole nel periodo di riferimento.
         
          Le Statutory Maternity Pay (General) Regulations 1986 
         
         
         16
            
          Le Statutory Maternity Pay (General) Regulations 1986 (norme generali del 1986 sull'indennità legale di maternità), così come
         modificate con effetto dal 12 giugno 1996 dallo Statutory Instrument n. 1335 del 1996 (in prosieguo: il «regolamento»), precisano
         determinate condizioni d'applicazione della legge con riguardo all’indennità legale di maternità.
         
         
         
         17
            
          L’art. 20 del regolamento definisce la nozione di «stipendio» ai fini del calcolo dell’indennità legale di maternità.
         
         
         
         18
            
          L’art. 21 del regolamento stabilisce le modalità di calcolo dello stipendio settimanale normale.
         
         
         
         19
            
          L'art. 21, n. 2, del regolamento definisce la nozione di «data rilevante» quale il primo giorno della quattordicesima settimana
         precedente la data prevista per il parto, ovvero il primo giorno della settimana in cui la lavoratrice ha partorito, a seconda
         di quale sia la data più risalente tra le due.
         
         
         
         20
            
          L'art. 21, n. 3,del regolamento stabilisce che il periodo di riferimento ai fini dell'art. 171, n. 4, della legge equivale
         al periodo intercorrente tra:
         
         «a)
            l’ultimo giorno normale di versamento della retribuzione precedente la data rilevante, e
         
         
         b)
            l'ultimo giorno normale di versamento della retribuzione precedente di almeno otto settimane il giorno normale di versamento
               della retribuzione di cui alla lett. a), ivi compreso il giorno di cui alla lett. a), ma escluso il primo giorno di cui alla
               lett. b)».
            
         
         
         
         
         21
            
          L'art. 21, n. 7, del regolamento, così dispone:
         «In ogni caso, qualora una lavoratrice benefici di un aumento salariale retroattivo comprendente un importo relativo ad un
         periodo di riferimento, lo stipendio settimanale normale è calcolato tenendo conto di tale importo, come se esso fosse stato
         corrisposto durante il periodo di riferimento, anche se percepito dopo tale periodo».
         
         Causa principale e questioni pregiudiziali
         
         22
            
          La sig.ra Alabaster lavorava come dipendente della Woolwich dal 7 dicembre 1987 al 23 agosto 1996.
         
         
         
         23
            
          Essa usufruiva del congedo di maternità dall’8 gennaio 1996. La data prevista per il parto era l’11 febbraio 1996.
         
         
         
         24
            
          La sig.ra Alabaster percepiva l'indennità legale di maternità a decorrere dalla settimana del 7 gennaio 1996. Detta prestazione
         le veniva corrisposta all’aliquota superiore non solo per il periodo di sei settimane previsto dalla legge, bensì per ulteriori
         quattro settimane, ai sensi del suo contratto di lavoro. In seguito, essa beneficiava di detta prestazione all’aliquota inferiore
         per otto settimane.
         
         
         
         25
            
          Il 12 dicembre 1995 la sig.ra Alabaster otteneva un aumento di stipendio, con effetto a decorrere dal 1° dicembre precedente.
         Tuttavia, tale aumento di stipendio non veniva considerato nel calcolo dell'indennità legale di maternità, in quanto intervenuto
         dopo il periodo di riferimento ai fini del calcolo dello stipendio normale.
         
         
         
         26
            
          Infatti, conformemente all’art. 21, n. 3, del regolamento, nel caso della sig.ra Alabaster il periodo di riferimento ai fini
         del calcolo dello stipendio normale era iniziato il 1° settembre 1995 e si era concluso il 31 ottobre seguente. 
         
         
         
         27
            
          L’art. 21, n. 7, del regolamento non era applicabile all’epoca, essendo entrato in vigore solo a decorrere dal 12 giugno 1996.
         Ad ogni modo, la detta disposizione non sarebbe stata applicabile, giacché l'aumento di stipendio di cui aveva usufruito la
         sig.ra Alabaster non aveva un effetto retroattivo estensibile al periodo di riferimento. 
         
         
         
         28
            
          In data 21 gennaio 1997 la sig.ra Alabaster proponeva ricorso dinanzi all’Employment Tribunal (commissione per le controversie
         di lavoro, Regno Unito) contro la Woolwich, sostenendo che il mancato computo dell'aumento di stipendio ai fini della determinazione
         dell’importo dell’indennità legale di maternità versatale rappresentava una discriminazione basata sul sesso contraria, segnatamente,
         all'art. 119 del Trattato. 
         
         
         
         29
            
          Con ordinanza dell’Employment Tribunal 30 maggio 1997 veniva disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti del
         Secretary of State for Social Security.
         
         
         
         30
            
          Con decisione 10 marzo 1999 l’Employment Tribunal, richiamandosi alla sentenza Gillespie e a., citata supra, dichiarava che
         il mancato computo dell'aumento di stipendio della sig.ra Alabaster ai fini della determinazione dell’importo dell’indennità
         legale di maternità era contrario all'art. 119 del Trattato.
         
         
         
         31
            
          La Woolwich e il Secretary of State for Social Security impugnavano la detta decisione sotto tale profilo dinanzi all’Employment
         Appeal Tribunal (Regno Unito), il quale respingeva il loro ricorso basandosi anch'esso sulla sentenza Gillespie e a., cit.,
         con sentenza 7 aprile 2000.
         
         
         
         32
            
          I convenuti nella causa principale interponevano quindi appello dinanzi alla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division),
         che decideva di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
         «In una situazione in cui 
         
         
         
          
         –
            la parte dell'indennità legale di maternità collegata allo stipendio della lavoratrice viene calcolata sulla base del suo
               normale stipendio settimanale percepito nelle otto settimane precedenti la quindicesima settimana prima della data prevista
               per il parto (“il periodo di riferimento”), e 
            
         
         
         
         
          
         –
            in un qualsiasi momento tra la fine del periodo di riferimento ai fini del calcolo della parte dell'indennità legale di maternità
               per la lavoratrice collegata al suo stipendio e la fine del congedo di maternità di quest'ultima, il datore di lavoro concede
               un aumento di stipendio non retroattivo al periodo di riferimento:
            
         
         
         
            
               1)
                  se l'art. [119 del Trattato] e la sentenza pronunciata nella causa Gillespie debbano essere interpretati nel senso che la
                     lavoratrice ha il diritto di vedere preso in considerazione tale aumento di stipendio ai fini del calcolo, o del nuovo calcolo,
                     della parte di indennità legale di maternità collegata al suo stipendio;
                  
               
         
         
         
            
               2)
                  se la soluzione della questione sub 1) sia influenzata dalla circostanza che la data effettiva dell'aumento di stipendio abbia
                     inizio: i) prima dell'inizio del congedo di maternità della lavoratrice; ii) prima della fine del periodo di riferimento ai
                     fini del calcolo della parte dell'indennità legale di maternità collegata al suo stipendio; iii) in qualsiasi altro momento,
                     ed eventualmente in quale.
                  
               
         
         
         
            
               3)
                  In caso di soluzione affermativa della questione sub 1):
               
         
         
            
               
                  
                     a)
                        in che modo il calcolo, o il nuovo calcolo, dei normali stipendi settimanali nel corso del periodo di riferimento debbano
                           tener conto dell'aumento di stipendio;
                        
                     
               
         
         
         
            
               
                  
                     b)
                        se il periodo di riferimento debba essere modificato;
                     
               
         
         
         
            
               
                  
                     c)
                        se, ed eventualmente in che misura, si debba tener conto di altri fattori che si verificano nel periodo al quale si riferisce
                           l'aumento di stipendio, come, ad esempio, il numero di ore lavorate o la causa dell'aumento di stipendio;
                        
                     
               
         
         
         
            
               
                  
                     d)
                        se ne consegua che, in caso di riduzione di stipendio tra la fine del periodo di riferimento e la fine del congedo di maternità
                           della lavoratrice, l'indennità legale di maternità di quest’ultima debba essere calcolata, o ricalcolata, per tener conto
                           della riduzione di stipendio, ed eventualmente in che modo».
                        
                     
               
         
         
         
         
         Sulla domanda di riapertura della fase orale del procedimento 
         
         33
            
          Con atto depositato in cancelleria il 18 novembre 2003, il governo del Regno Unito ha chiesto alla Corte di ordinare la riapertura
         della fase orale del procedimento, in applicazione dell’art. 61 del regolamento di procedura. 
         
         
         
         34
            
          A sostegno di tale domanda, il detto governo fa valere che l’avvocato generale, nelle sue conclusioni, si sarebbe pronunciato
         su una questione non espressamente sollevata dal giudice del rinvio. 
         
         
         
         35
            
          A questo proposito si deve ricordare che la Corte può, d’ufficio o su proposta dell’avvocato generale, ovvero su domanda delle
         parti, disporre la riapertura della fase orale del procedimento, ai sensi dell’art. 61 del regolamento di procedura, qualora
         ritenga di non avere sufficienti chiarimenti o che la causa debba essere decisa sulla base di un argomento che non sia stato
         oggetto di discussione tra le parti (v. ordinanza 4 febbraio 2000, causa C‑17/98, Emesa Sugar, Racc. pag. I‑665, punto 18;
         sentenze 19 febbraio 2002, causa C‑309/99, Wouters e a., Racc. pag. I‑1577, punto 42, e 13 novembre 2003, causa C‑209/01,
         Schilling e Fleck-Schilling, Racc. pag. I‑0000, punto 19). 
         
         
         
         36
            
          Nella specie, tuttavia, la Corte, sentito l'avvocato generale, ritiene di disporre di tutti gli elementi ad essa necessari
         per risolvere le questioni poste nella presente causa e che tali elementi siano stati dibattuti dinanzi ad essa. La domanda
         di riapertura della fase orale del procedimento deve conseguentemente essere respinta.
         
         Sulle questioni pregiudizialiSulla prima e sulla seconda questione 
         
         37
            
          Con la prima questione, il giudice del rinvio chiede se l'art. 119 del Trattato e la sentenza Gillespie e a. debbano essere
         interpretati nel senso che la lavoratrice possa legittimamente pretendere che, ai fini del calcolo della parte di indennità
         legale di maternità collegata allo stipendio, venga computato un aumento di stipendio concesso successivamente al periodo
         rilevante e non retroattivo a tale periodo. Con la seconda questione, chiede se la circostanza che tale aumento di stipendio
         abbia effetto prima dell’inizio del congedo di maternità o prima della fine del periodo di versamento della parte dell’indennità
         legale di maternità collegata allo stipendio, ovvero in qualsiasi altro momento, incida sulla soluzione della prima questione.
         Poiché tali questioni sono così profondamente connesse, occorre esaminarle congiuntamente.
         
         
         
         38
            
          Si deve ricordare, in limine, che, se la direttiva 92/85, che gli Stati membri erano tenuti a trasporre entro il 19 ottobre
         1994, non era applicabile all’epoca dei fatti nella causa Gillespie e a., cit., essa si applica ratione temporis, per contro,
         nell’ambito della presente causa.
         
         
         
         39
            
          Tuttavia, se è pur vero che tale direttiva prevede, all’art. 11, nn. 2 e 3, che debbano essere garantiti taluni diritti connessi
         con il contratto di lavoro di soggetti quali la ricorrente nella causa principale, essa non consente, di per sé, di risolvere
         utilmente le prime due questioni sollevate dal giudice nazionale.
         
         
         
         40
            
          Ciò premesso, occorre esaminare se la soluzione di tali questioni possa essere dedotta da altre disposizioni o principi di
         diritto comunitario. 
         
         
         
         41
            
          A tal riguardo si deve ricordare che, ai sensi dell'art. 1 della direttiva 75/117, il principio della parità delle retribuzioni
         tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per lo stesso lavoro, previsto dall’articolo 119 del Trattato,
         applicabile all’epoca dei fatti della causa principale, implica, per uno stesso lavoro o per un lavoro al quale è attribuito
         un valore uguale, l’eliminazione di qualsiasi discriminazione basata sul sesso in tutti gli elementi e in tutte le condizioni
         di retribuzione.
         
         
         
         42
            
          Con riguardo, in primo luogo, alla nozione di retribuzione che compare nelle citate disposizioni, dalla definizione di cui
         all’art. 119, secondo comma, del Trattato emerge che tale nozione comprende tutti i vantaggi pagati direttamente o indirettamente
         dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell’impiego di quest’ultimo. La natura giuridica di detti vantaggi è irrilevante
         per l’applicazione del medesimo art. 119, quando essi vengono attribuiti in ragione dell’impiego (sentenze 9 febbraio 1982,
         causa 12/81, Garland, Racc. pag. 359, punto 10, e Gillespie e a., cit., punto 12).  
         
         
         
         43
            
          Tra i vantaggi che rientrano nella retribuzione vi sono, in particolare, quelli corrisposti dal datore di lavoro in virtù
         di norme di legge e a motivo dell’esistenza di rapporti di lavoro subordinato che hanno lo scopo di garantire una fonte di
         reddito ai lavoratori, pur se questi non svolgono, nei casi specifici previsti dal legislatore, alcuna attività prevista dal
         contratto di lavoro (sentenze 4 giugno 1992, causa C‑360/90, Bötel, Racc. pag. I‑3589, punti 14 e 15, nonché Gillespie e a.,
         cit., punto 13, e la giurisprudenza ivi richiamata).
         
         
         
         44
            
          Essendo fondata sul rapporto di lavoro, la prestazione che il datore di lavoro corrisponde, in virtù della legge o di convenzioni
         collettive, ad una lavoratrice durante il congedo di maternità costituisce dunque una retribuzione ai sensi dell’art. 119
         del Trattato e della direttiva 75/117 (sentenze Gillespie e a., cit., punto 14, e 27 ottobre 1998, causa C‑411/96, Boyle e a.,
         Racc. pag. I‑6401, punto 38). 
         
         
         
         45
            
          In secondo luogo, secondo costante giurisprudenza, una discriminazione consiste nell’applicazione di norme diverse a situazioni
         comparabili o nell’applicazione della stessa norma a situazioni diverse (v., in particolare, sentenze 14 febbraio 1995, causa
         C‑279/93, Schumacker, Racc. pag. I‑225, punto 30, e Gillespie e a., cit., punto 16). 
         
         
         
         46
            
          A tal riguardo, le donne che fruiscono di un congedo di maternità previsto dalla normativa nazionale si trovano in una situazione
         specifica che implica che venga loro concessa una tutela speciale, ma che non può venir assimilata, segnatamente, a quella
         di un lavoratore maschio né a quella di una donna effettivamente presente sul posto di lavoro (sentenza Gillespie e a., cit.,
         punto 17). Pertanto, le interessate non possono utilmente invocare il beneficio delle disposizioni di cui all’art. 119 del
         Trattato per far valere il mantenimento della loro retribuzione integrale durante il loro congedo di maternità, come se fossero
         state effettivamente presenti sul posto di lavoro, al pari degli altri lavoratori (sentenza Gillespie e a., cit., punto 20).
         
         
         
         
         47
            
          Tuttavia, in terzo luogo, al punto 22 della menzionata sentenza Gillespie e a., la Corte ha rilevato che, poiché la prestazione
         corrisposta durante il congedo di maternità equivale ad uno stipendio settimanale calcolato in base allo stipendio medio percepito
         dalla lavoratrice in un momento determinato allorché era realmente presente sul posto di lavoro e che le è stato versato ogni
         settimana come a tutti gli altri lavoratori, il principio di non discriminazione impone che la lavoratrice che permane dipendente
         durante il congedo di maternità fruisca, anche in modo retroattivo, di un aumento di stipendio deciso tra l’inizio del periodo
         remunerato con lo stipendio di riferimento e la fine del congedo di maternità, al pari di qualunque altro lavoratore. Infatti,
         escludere la lavoratrice dal detto aumento durante il congedo di maternità presenterebbe carattere discriminatorio poiché,
         se non fosse stata incinta, la donna avrebbe fruito dell’aumento. 
         
         
         
         48
            
          Ne consegue che, in una causa come quella principale, in cui la retribuzione garantita alla lavoratrice dalla normativa nazionale
         è calcolata in parte sulla base dello stipendio percepito dall’interessata precedentemente al suo congedo di maternità, ai
         sensi dell’art. 119 del Trattato essa ha diritto a che l’aumento di stipendio di cui ha beneficiato successivamente all’inizio
         del periodo retribuito con lo stipendio di riferimento e prima del termine di tale congedo venga computato nella determinazione
         degli elementi dello stipendio utilizzati ai fini del calcolo del beneficio corrisposto dal datore di lavoro.
         
         
         
         49
            
          Il principio ricordato al punto 22 della menzionata sentenza Gillespie e a. impone, infatti, di comprendere tra gli elementi
         dello stipendio utilizzati ai fini della determinazione dell’importo della retribuzione dovuta alla lavoratrice durante il
         congedo di maternità ogni aumento di stipendio intervenuto dopo l’inizio del periodo retribuito con lo stipendio di riferimento,
         senza limitazione – contrariamente a quanto sostenuto dal governo del Regno Unito – al solo caso in cui tale aumento si applichi
         retroattivamente al detto periodo.
         
         
         
         50
            
          Alla luce delle suesposte considerazioni, la prima e la seconda questione devono essere risolte affermando che l’art. 119
         del Trattato dev’essere interpretato nel senso che impone – laddove la retribuzione percepita dalla lavoratrice durante il
         suo congedo di maternità sia determinata almeno in parte in base allo stipendio corrispostole prima dell’inizio di tale congedo
         – che ogni aumento di stipendio intervenuto tra l’inizio del periodo retribuito con lo stipendio di riferimento e la fine
         del congedo medesimo venga incluso tra gli elementi dello stipendio computati ai fini del calcolo dell’importo di detta retribuzione.
         Tale obbligatoria inclusione non si limita al solo caso in cui l’aumento si applichi retroattivamente al periodo retribuito
         con lo stipendio di riferimento. 
         
         Sulla terza questione
         
         51
            
          Con la terza questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, nell’eventualità in cui la Corte riconoscesse, in una fattispecie
         come quella oggetto della causa principale, il diritto al computo dell’aumento di stipendio, da un lato, secondo quali modalità
         tale aumento debba essere computato nel calcolo della retribuzione dovuta alla lavoratrice durante il congedo di maternità
         e, dall’altro, se debba essere parimenti computata la riduzione di stipendio eventualmente subita dalla lavoratrice durante
         il periodo successivo a quello retribuito con lo stipendio di riferimento e durante il congedo di maternità.
         
         
         
         52
            
          Quanto al primo punto, si deve ricordare che, in forza dell’art. 234 CE, basato sulla netta separazione di funzioni tra i
         giudici nazionali e la Corte, questa può pronunciarsi unicamente sull’interpretazione o sulla validità di un testo comunitario,
         sulla base dei fatti indicati dal giudice nazionale (sentenza 2 giugno 1994, causa C‑30/93, AC‑ATEL Electronics Vertriebs,
         Racc. pag. I‑2305, punto 16). Ne consegue che non spetta alla Corte, nell’ambito di un procedimento ai sensi dell’art. 234 CE,
         ma al giudice nazionale l’applicazione ad atti o fatti di carattere nazionale delle norme comunitarie di cui la Corte abbia
         fornito l’interpretazione (sentenze 28 marzo 1979, causa 222/78, ICAP, Racc. pag. 1163, punto 10, e 22 giugno 1999, causa
         C‑342/97, Lloyd Schuhfabrik Meyer, Racc. pag. I‑3819, punto 11). 
         
         
         
         53
            
          Inoltre, dal momento che le modalità relative all’attuazione dell’obbligo rammentato al precedente punto 50 non sono disciplinate
         dalla normativa comunitaria, esse sono rimesse alla valutazione delle competenti autorità dello Stato membro interessato,
         sempreché esse rispettino tale obbligo, nonché la normativa comunitaria, segnatamente quella risultante dalla direttiva 92/85.
         Non spetta pertanto alla Corte pronunciarsi sulla questione relativa alle modalità secondo le quali dev’essere computato l’aumento
         di stipendio nella determinazione dello stipendio di riferimento, né accertare se il periodo retribuito con tale stipendio
         debba essere modificato ovvero se, in mancanza, in ogni caso, di elementi sufficienti agli atti, debba tenersi conto di altri
         fattori che potrebbero intervenire nella determinazione di tale stipendio. 
         
         
         
         54
            
          Quanto alla questione del computo di eventuali riduzioni dello stipendio, la Corte ha affermato che, nell’ambito di un procedimento
         ai sensi dell’art. 234 CE, spetta ad essa esaminare le condizioni in cui viene adita dal giudice nazionale, al fine di verificare
         la propria competenza. Infatti, lo spirito di collaborazione che deve presiedere allo svolgimento del rinvio pregiudiziale
         implica che il giudice nazionale, dal canto suo, tenga presente la funzione di cui la Corte è investita, che è quella di contribuire
         all'amministrazione della giustizia negli Stati membri e non di esprimere pareri a carattere consultivo su questioni generali
         o ipotetiche (sentenze 15 dicembre 1995, causa C‑415/93, Bosman, Racc. pag. I‑4921, punto 59; 13 marzo 2001, causa C‑379/98,
         PreussenElektra, Racc. pag. I‑2099, punto 38; 22 gennaio 2002, causa C‑390/99, Canal Satélite Digital, Racc. pag. I‑607, punto 18,
         e 21 marzo 2002, causa C‑451/99, Cura Anlagen, Racc. pag. I‑3193, punto 16).
         
         
         
         55
            
          Nella specie, il carattere ipotetico del problema sul quale la Corte sarebbe così chiamata a pronunciarsi trova conferma nella
         circostanza che la controversia principale, come esposta nell’ordinanza di rinvio pregiudiziale, verte esclusivamente sul
         diniego di tener conto di un aumento di stipendio, restando del tutto fuori discussione la questione di una riduzione dello
         stipendio. Ciò premesso, la soluzione della seconda parte della terza questione non può incidere sulla controversia principale
         e tale parte della questione è pertanto irricevibile. 
         
         
         
         56
            
          Alla luce delle considerazioni che precedono, la terza questione dev’essere risolta nel senso che, in assenza di normativa
         comunitaria in materia, spetta alle autorità nazionali competenti stabilire le modalità  secondo le quali, nel rispetto del
         complesso delle norme di diritto comunitario e, segnatamente, della direttiva 92/85, debba essere incluso tra gli elementi
         dello stipendio computati ai fini del calcolo dell’importo della retribuzione dovuta alla lavoratrice durante il suo congedo
         di maternità ogni aumento di stipendio intervenuto prima di tale congedo o durante il congedo medesimo. 
         
         
         Sulle spese
         57
            
          Le spese sostenute dal governo del Regno Unito e dalla Commissione, che hanno presentato osservazioni alla Corte, non possono
         dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale, il presente procedimento costituisce un incidente
         sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            LA CORTE
         
         
          pronunciandosi sulle questioni sottopostele dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) con ordinanza 27 marzo
         2002, dichiara:
         
            
            
            
               1)
                  L’art. 119 del Trattato CE (gli artt. 117‑120 del Trattato sono stati sostituiti dagli artt. 136 ‑ 143 CE) dev’essere interpretato
                     nel senso che impone – laddove la retribuzione percepita dalla lavoratrice durante il suo congedo di maternità sia determinata
                     almeno in parte in base allo stipendio corrispostole prima dell’inizio di tale congedo – che ogni aumento di stipendio intervenuto
                     tra l’inizio del periodo retribuito con lo stipendio di riferimento e la fine del congedo medesimo venga incluso tra gli elementi
                     dello stipendio computati ai fini del calcolo dell’importo di detta retribuzione. Tale obbligatoria inclusione non si limita
                     al solo caso in cui l’aumento si applichi retroattivamente al periodo retribuito con lo stipendio di riferimento. 
                  
               
            
            
            
            
               2)
                  In assenza di normativa comunitaria in materia, spetta alle autorità nazionali competenti stabilire le modalità secondo le
                     quali, nel rispetto del complesso delle norme di diritto comunitario e, segnatamente, della direttiva del Consiglio 19 ottobre
                     1992, 92/85/CEE, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul
                     lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (decima direttiva particolare ai sensi dell'art. 16,
                     paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE), debba essere incluso tra gli elementi dello stipendio computati ai fini del calcolo
                     dell’importo della retribuzione dovuta alla lavoratrice durante il suo congedo di maternità ogni aumento di stipendio intervenuto
                     prima di tale congedo o durante il congedo medesimo.
                  
               
            
            
                  Skouris
               
               
                  Jann
               
               
                  Timmermans
               
            
                  Gulmann
               
               
                  Cunha Rodrigues
               
               
                  Rosas
               
            
                  La Pergola
               
               
                  Puissochet
               
               
                  Schintgen
               
            
                  Macken
               
               
                  
               
               
                  Colneric
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 30 marzo 2004.
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente 
               
            
         
         
         
                  R. Grass
               
               
                  V. Skouris
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'inglese.