CELEX: 62017CA0108
Language: it
Date: 2018-06-20 00:00:00
Title: Causa C-108/17: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 20 giugno 2018 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Vilniaus apygardos administracinis teismas — Lituania) — UAB «Enteco Baltic» / Muitinės departamentas prie Lietuvos Respublikos finansų ministerijos (Rinvio pregiudiziale — Imposta sul valore aggiunto (IVA) — Direttiva 2006/112/CE — Articolo 143, paragrafo 1, lettera d), e articolo 143, paragrafo 2 — Esenzioni dall’IVA all’importazione — Importazione seguita da una cessione intracomunitaria — Presupposti — Prova della spedizione o del trasporto dei beni verso un altro Stato membro — Trasporto soggetto al regime di sospensione dall’accisa — Trasferimento all’acquirente del potere di disporre dei beni — Evasione fiscale — Assenza di un obbligo dell’autorità competente di aiutare il soggetto passivo a raccogliere le informazioni necessarie per dimostrare il rispetto delle condizioni di esenzione)

201807270382025162018/C 285/111082017CJC28520180813IT01ITINFO_JUDICIAL2018062091021Causa C-108/17: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 20 giugno 2018 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Vilniaus apygardos administracinis teismas — Lituania) — UAB «Enteco Baltic» / Muitinės departamentas prie Lietuvos Respublikos finansų ministerijos (Rinvio pregiudiziale — Imposta sul valore aggiunto (IVA) — Direttiva 2006/112/CE — Articolo 143, paragrafo 1, lettera d), e articolo 143, paragrafo 2 — Esenzioni dall’IVA all’importazione — Importazione seguita da una cessione intracomunitaria — Presupposti — Prova della spedizione o del trasporto dei beni verso un altro Stato membro — Trasporto soggetto al regime di sospensione dall’accisa — Trasferimento all’acquirente del potere di disporre dei beni — Evasione fiscale — Assenza di un obbligo dell’autorità competente di aiutare il soggetto passivo a raccogliere le informazioni necessarie per dimostrare il rispetto delle condizioni di esenzione)
 ---documentbreak--- C2852018IT910120180620IT001191102Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 20 giugno 2018 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Vilniaus apygardos administracinis teismas — Lituania) — UAB «Enteco Baltic» / Muitinės departamentas prie Lietuvos Respublikos finansų ministerijos
   (Causa C-108/17) (
         1
      )
   «(Rinvio pregiudiziale — Imposta sul valore aggiunto (IVA) — Direttiva 2006/112/CE — Articolo 143, paragrafo 1, lettera d), e articolo 143, paragrafo 2 — Esenzioni dall’IVA all’importazione — Importazione seguita da una cessione intracomunitaria — Presupposti — Prova della spedizione o del trasporto dei beni verso un altro Stato membro — Trasporto soggetto al regime di sospensione dall’accisa — Trasferimento all’acquirente del potere di disporre dei beni — Evasione fiscale — Assenza di un obbligo dell’autorità competente di aiutare il soggetto passivo a raccogliere le informazioni necessarie per dimostrare il rispetto delle condizioni di esenzione)»2018/C 285/11Lingua processuale: il lituano
      Giudice del rinvio
   
   Vilniaus apygardos administracinis teismas
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: UAB «Enteco Baltic»
   
      Resistente: Muitinės departamentas prie Lietuvos Respublikos finansų ministerijos
   
      Dispositivo
   
   
            1)
         
         
            L’articolo 143, paragrafo 1, lettera d), e l’articolo 143, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come modificata dalla direttiva 2009/69/CE del Consiglio, del 25 giugno 2009, devono essere interpretati nel senso che essi ostano a che le autorità competenti di uno Stato membro rifiutino di concedere l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto all’importazione per il solo motivo che, a seguito di un mutamento di circostanze intervenuto successivamente all’importazione, i prodotti di cui trattasi sono stati ceduti a un soggetto passivo diverso da quello il cui numero di identificazione dell’imposta sul valore aggiunto era stato indicato nella dichiarazione d’importazione, allorché l’importatore ha comunicato tutte le informazioni relative all’identità del nuovo acquirente alle autorità competenti dello Stato membro di importazione, purché sia dimostrato che le condizioni sostanziali per l’esenzione della cessione intracomunitaria successiva siano effettivamente soddisfatte.
         
      
            2)
         
         
            L’articolo 143, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2009/69, in combinato disposto con l’articolo 138 e l’articolo 143, paragrafo 2, lettera c), di tale direttiva, come modificata, deve essere interpretato nel senso che:
            
                     —
                  
                  
                     documenti che attestano il trasporto di beni da un deposito fiscale situato nello Stato membro di importazione a destinazione non già dell’acquirente, ma di un deposito fiscale situato in un altro Stato membro, possono essere considerati prove sufficienti della spedizione o del trasporto di tali beni verso un altro Stato membro;
                  
               
                     —
                  
                  
                     documenti quali lettere di spedizione fondate sulla Convenzione concernente il contratto di trasporto internazionale di merci su strada, firmata a Ginevra il 19 maggio 1956, come modificata dal protocollo del 5 luglio 1978, e documenti amministrativi elettronici che accompagnano la circolazione di beni in sospensione dall’accisa possono essere presi in considerazione per dimostrare che, al momento dell’importazione in uno Stato membro, i beni in questione sono destinati a essere spediti o trasportati verso un altro Stato membro, ai sensi dell’articolo 143, paragrafo 2, lettera c), della direttiva 2006/112, come modificata, purché detti documenti siano presentati in tale momento e contengano tutte le informazioni necessarie. Tali documenti, così come le conferme elettroniche della cessione dei prodotti e la nota di ricevimento emesse al termine di una circolazione in sospensione dall’accisa, sono idonei a dimostrare che detti beni sono stati effettivamente spediti o trasportati a destinazione di un altro Stato membro, ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, della direttiva 2006/112, come modificata.
                  
               
      
            3)
         
         
            L’articolo 143, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2009/69, deve essere interpretato nel senso che esso osta a che le autorità di uno Stato membro rifiutino a un importatore il beneficio del diritto all’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto, previsto da tale disposizione, per le importazioni di beni che questi ha effettuato in tale Stato membro e che sono state seguite da una cessione intracomunitaria, per il motivo che tali beni non sono stati trasmessi direttamente all’acquirente, ma sono stati presi in carico da imprese di trasporto e da depositi fiscali da quest’ultimo designati, qualora il potere di disporre di detti beni come proprietario è stato trasferito, dall’importatore, all’acquirente. In tale contesto, la nozione di «cessione di beni», ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 1, di tale direttiva, come modificata, deve essere interpretata nello stesso modo in cui viene interpretata nell’ambito dell’articolo 167 della suddetta direttiva, come modificata.
         
      
            4)
         
         
            L’articolo 143, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2009/69, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una prassi amministrativa secondo la quale, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, il beneficio del diritto all’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto all’importazione viene rifiutato all’importatore in buona fede, qualora le condizioni per l’esenzione della cessione intracomunitaria successiva non siano soddisfatte a causa di un’evasione fiscale commessa dall’acquirente, a meno che non sia accertato che l’importatore sapeva o avrebbe dovuto sapere che l’operazione rientrava in un’evasione posta in essere dall’acquirente e non ha adottato tutte le misure ragionevoli a sua disposizione per evitare la propria partecipazione a tale evasione. Il solo fatto che l’importatore e l’acquirente abbiano comunicato mediante mezzi di comunicazione elettronici non può consentire di presumere che l’importatore sapesse o avrebbe potuto sapere di partecipare a tale evasione.
         
      
            5)
         
         
            L’articolo 143, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2009/69, deve essere interpretato nel senso che le autorità nazionali competenti, quando verificano il trasferimento del potere di disporre dei beni come proprietario, non sono tenute a raccogliere informazioni alle quali solo le autorità pubbliche possono accedere.
         
      (
         1
      )	GU C 161 del 22.5.2017.