CELEX: 62003CJ0356
Language: it
Date: 2005-01-13
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 13 gennaio 2005. # Elisabeth Mayer contro Versorgungsanstalt des Bundes und der Länder. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesgerichtshof - Germania. # Parità di trattamento tra uomini e donne - Congedo di maternità - Acquisto di diritti previdenziali. # Causa C-356/03.

Causa C-356/03
      Elisabeth Mayer
      contro
      Versorgungsanstalt des Bundes und der Länder
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesgerichtshof)
      «Parità di trattamento tra uomini e donne — Congedo di maternità — Acquisto di diritti previdenziali»
      Conclusioni dell’avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate il 9 settembre 2004 ?
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 13 gennaio 2005 ?
      Massime della sentenza
      Politica sociale — Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile — Parità di trattamento nei regimi professionali
            di sicurezza sociale — Direttiva 86/378 — Regime previdenziale integrativo — Disposizioni aventi per effetto di interrompere
            l’acquisto dei diritti a pensione durante i congedi di maternità — Inammissibilità
      [Direttiva del Consiglio 86/378/CEE, come modificata dalla direttiva 96/97/CE, art. 6, n. 1, lett. g)]
      L’art. 6, n. 1, lett. g), della direttiva 86/378, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento tra gli
         uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale, come modificata dalla direttiva 96/97, deve essere
         interpretato nel senso che esso osta a norme nazionali in forza delle quali una lavoratrice non acquista diritti ad una rendita
         assicurativa compresa in un regime previdenziale integrativo durante il congedo legale di maternità retribuito in parte dal
         datore di lavoro, in quanto l’acquisto di tali diritti è assoggettato alla condizione che la lavoratrice percepisca un reddito
         imponibile durante il congedo di maternità.
      
      (v. punto 35 e dispositivo)
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)13 gennaio 2005(1)
         
         
               «Parità di trattamento tra uomini e donne  –  Congedo di maternità  –  Acquisto di diritti previdenziali»
               
            Nel procedimento C‑356/03, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Bundesgerichtshof
            (Germania) con decisione 9 luglio 2003, pervenuta in cancelleria il 18 agosto 2003, nel procedimento
            
            
             Elisabeth Mayer 
            
            
            contro
            
             Versorgungsanstalt des Bundes und der Länder ,
            
            
            
            LA CORTE (Prima Sezione),,
            
             composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dalla sig.ra N. Colneric, e dai sigg. J. N. Cunha Rodrigues (relatore),
            K. Schiemann ed E. Juhász, giudici, 
            
             avvocato generale: sig. D. Ruiz-Jarabo Colomercancelliere:  sig. R. Grass
             vista la fase scritta del procedimento,viste le osservazioni scritte presentate:
            
            –
             per la sig.ra  Mayer, da essa medesima;
            
            –
             per la Versorgungsanstalt des Bundes und der Länder, dal sig. J. Kummer, Rechtsanwalt;
            
            –
             per la Commissione delle Comunità europee, dalla sig.ra N. Yerrell e dal sig. H. Kreppel, in qualità di agenti,
            
            
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 9 settembre 2004,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l’interpretazione dell’art. 119 del Trattato CE (gli artt. 117-120 del Trattato CE
         sono stati sostituiti dagli artt. 136 CE - 143 CE), dell’art. 6, n. 1, lett. g), della direttiva del Consiglio 24 luglio 1986,
         86/378/CEE, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne nel settore dei regimi
         professionali di sicurezza sociale (GU L 225, pag. 40), come modificata dalla direttiva del Consiglio 20 dicembre 1996, 96/97/CE
         (GU 1997, L 46, pag. 20), e dell’art. 11, punto 2, lett. a), della direttiva del Consiglio 19 ottobre 1992, 92/85/CEE, concernente
         l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti,
         puerpere o in periodo di allattamento (decima direttiva particolare ai sensi dell’art. 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)
         (GU L 348, pag. 1).
         
         
         
         2
            
          Tale domanda è stata sollevata nell’ambito di una controversia pendente tra la sig.ra Elisabeth Mayer e la Versorgungsanstalt
         des Bundes und der Länder (ente di previdenza dei dipendenti dell’amministrazione dello Stato e dei Länder; in prosieguo:
         la «VBL»), in merito alla presa in considerazione di periodi di congedo di maternità per il calcolo dei suoi diritti ad una
         rendita assicurativa.
         
         
            
                Ambito normativo 
               
             Disposizioni comunitarie 
         
         3
            
          L’art. 2, nn. 1 e 2, della direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97, è redatto nei termini seguenti:
         «1. Sono considerati «regimi professionali di sicurezza sociale» i regimi non regolati dalla direttiva 79/7/CEE aventi lo
         scopo di fornire ai lavoratori, subordinati o autonomi, raggruppati nell’ambito di un’impresa o di un gruppo di imprese, di
         un ramo economico o di un settore professionale o interprofessionale, prestazioni destinate a integrare le prestazioni fornite
         dai regimi legali di sicurezza sociale o di sostituirsi ad esse, indipendentemente dal fatto che l’affiliazione a questi regimi
         sia obbligatoria o facoltativa.
          2. La presente direttiva non si applica:
         
         a)
            ai contratti individuali dei lavoratori autonomi; 
         
         
         b)
            ai regimi dei lavoratori autonomi che hanno un solo membro; 
         
         
         c)
            nel caso dei lavoratori subordinati, ai contratti di assicurazione di cui non sia parte il datore di lavoro; 
         
         
         d)
            alle disposizioni facoltative dei regimi professionali offerte individualmente ai partecipanti per garantire loro:
         
         
         
          
         
            
               –
                  prestazioni complementari, oppure
               
         
         
         
         
          
         
            
               –
                  la scelta della data da cui decorreranno le prestazioni normali dei lavoratori autonomi o la scelta fra più prestazioni; 
               
         
         
         
         
         e)
            ai regimi professionali qualora le prestazioni siano finanziate da contributi versati dai lavoratori su base volontaria».
         
         
         
         
         4
            
          Secondo l’art. 4 della stessa direttiva:
         «La presente direttiva si applica:
         
         a)
            ai regimi professionali che assicurano una protezione contro i rischi seguenti:
         
         
         
          
         
            
               –
                  malattia,
               
         
         
         
         
          
         
            
               –
                  invalidità,
               
         
         
         
         
          
         
            
               –
                  vecchiaia, compreso il caso del pensionamento anticipato,
               
         
         
         
         
          
         
            
               –
                  infortunio sul lavoro e malattia professionale,
               
         
         
         
         
          
         
            
               –
                  disoccupazione;
               
         
         
         
         
         b)
            ai regimi professionali che prevedono altre prestazioni sociali, in natura o in contanti, in particolare prestazioni per i
               superstiti e prestazioni per i familiari, ove tali prestazioni siano destinate a lavoratori salariati e costituiscano pertanto
               vantaggi pagati dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell’impiego di quest’ultimo».
            
         
         
         
         
         5
            
          L’art. 6 della stessa direttiva recita:
         «1. Nelle disposizioni contrarie al principio della parità di trattamento sono da includere quelle che si basano direttamente
         o indirettamente sul sesso, in particolare con riferimento allo stato coniugale o di famiglia, per:
         (…)
         
         g)
            interrompere il mantenimento o l’acquisizione dei diritti durante i periodi di congedo di maternità o di congedo per motivi
               familiari prescritti in via legale o convenzionale e retribuiti dal datore di lavoro;
            
         
         (…)».
         
         
         
         6
            
          L’art. 2, n. 1, della direttiva 96/97 prevede: 
         «Qualsiasi misura di attuazione della presente direttiva, per quanto riguarda i lavoratori subordinati, deve comprendere tutte
         le prestazioni derivanti dai periodi di occupazione successivi al 17 maggio 1990 e ha effetto retroattivo a tale data, (…)».
         
         
         
         
         7
            
          L’art. 11 della direttiva 92/85 dispone quanto segue:
         «Per garantire alle lavoratrici di cui all’articolo 2 l’esercizio dei diritti di protezione della sicurezza e della salute
         riconosciuti nel presente articolo:
         (…)
         
         2)
            nel caso contemplato all’articolo 8, devono essere garantiti:
         
         
            
               a)
                  i diritti connessi con il contratto di lavoro delle lavoratrici di cui all’articolo 2, diversi da quelli specificati nella
                     lettera b) del presente punto;
                  
               
         
         
         
            
               b)
                  il mantenimento di una retribuzione e/o il versamento di un’indennità adeguata alle lavoratrici di cui all’articolo 2; 
               
         
         
         (…)».
         
         
         
         8
            
          Ai sensi del suo art. 14, n. 1, la direttiva 92/85 doveva essere attuata dagli Stati membri al più tardi due anni dopo la
         sua adozione, cioè entro il 19 ottobre 1994.
         
          Disposizioni nazionali 
         
         9
            
          L’art. 29, nn. 1 e 7, dello statuto della VBL, nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2000, disponeva:
         «1.     Il datore di lavoro è tenuto al versamento di un contributo mensile pari ad una percentuale, determinata ai sensi dell’art. 76,
         dei redditi percepiti dall’affiliato, imponibili ai fini della contribuzione al regime previdenziale integrativo (n. 7), ivi
         incluso il contributo di cui all’art. 76, n. 1, lett. a), a carico del soggetto obbligatoriamente affiliato.
         (…)
          7.       Il reddito imponibile ai fini del regime previdenziale integrativo è costituito, salvo disposizione contraria in prosieguo,
         dal reddito di lavoro imponibile ai fini fiscali e rilevante ai fini previdenziali in base alla relativa normativa in materia
         di contribuzione obbligatoria, percepito nel periodo di riferimento (...)».
         
         
         
         10
            
          L’art. 44, n. 1, lett. a), del detto statuto era redatto nei seguenti termini:
         «A titolo di rendita assicurativa viene corrisposto mensilmente (...) un importo pari allo 0,03125% dei redditi imponibili
         ai fini della previdenza integrativa e con riguardo ai quali siano stati versati contributi nel periodo compreso tra il 31
         dicembre 1977 sino al momento di corresponsione della rendita assicurativa (art. 62)».
         
         
         
         11
            
          L’art. 13, n. 2, del Gesetz zum Schutz der erwerbstätigen Mutter (legge sulla protezione delle madri che svolgono un'attività
         professionale; in prosieguo: il «Mutterschutzgesetz») dispone quanto segue:
         «Art. 13 – Assegno di maternità
         (…)
         (2) Le donne non iscritte ad una cassa malattia pubblica che si trovano in un rapporto di lavoro o sono occupate in un lavoro
         a domicilio all’inizio del congedo di maternità ai sensi dell’art. 3, n. 2, percepiscono per il periodo del congedo di  maternità
         di cui all’art. 3, n. 2, ed all’art. 6, n. 1, nonché per il giorno del parto, un assegno di maternità a carico dello Stato
         in applicazione analogica delle disposizioni sugli assegni di maternità riportate nella Reichsversicherungsordnung, entro
         un limite massimo di EUR 210. Il detto assegno è versato a tali donne, dietro loro domanda, dal Bundesversicherungsamt (ufficio
         assicurativo federale) (…)».
         
         
         
         12
            
          L’art. 14 del Mutterschutzgesetz dispone:
         «Art. 14 – Supplemento agli assegni di maternità
         (1) Le donne aventi diritto all’assegno di maternità (…) percepiscono dal loro datore di lavoro, durante il loro rapporto
         di lavoro, per il periodo di congedo di maternità di cui all’art. 3, n. 2, e all’art. 6, n. 1, nonché per il giorno del parto,
         un supplemento pari alla differenza tra EUR 13 e la retribuzione media di un giorno di lavoro, dopo deduzione delle trattenute
         legali (…)».
         
         
         
         13
            
          Ai sensi dell’art. 3, punto 1, lett. d), dell’Einkommensteuergesetz (legge relativa all’imposta sul reddito):
         «Art. 3. Sono esenti da imposta (…)
          1. d) l’assegno di maternità percepita ai sensi del Mutteschutzgesetz, (…) il supplemento all’assegno di maternità percepita
         ai sensi del Mutterschutzgesetz, (…)».
         
          Controversia principale e questioni pregiudiziali 
         
         14
            
          La sig.ra Mayer, che attualmente svolge attività di avvocato, è stata impiegata dal 1° gennaio 1990 al 30 settembre 1999 nel
         pubblico impiego del Land Renania-Palatinato (Germania) ed iscritta obbligatoriamente alla VBL. Essa ha beneficiato del congedo
         legale di maternità dal 16 dicembre 1992 al 5 aprile 1993, nonché dal 17 gennaio al 22 aprile 1994.
         
         
         
         15
            
          L’importo della rendita assicurativa percepita da un assicurato che si trova in una posizione simile a quella della sig.ra Mayer
         è rappresentato, secondo l’art. 44, n. 1, prima frase, lett. a), dello statuto della VBL, da una percentuale della somma dei
         redditi soggetti a contribuzione nel regime previdenziale integrativo per i quali sono stati versati contributi. Ai sensi
         dell’art. 29, n. 1, del detto statuto, il datore di lavoro è tenuto a versare al regime previdenziale integrativo un contributo
         mensile pari ad una quota dei redditi soggetti a contribuzione. Lo stesso art. 29, al suo n. 7, definisce tali redditi come
         redditi imponibili.
         
         
         
         16
            
          Durante i suoi congedi di maternità, la sig.ra Mayer, che era iscritta ad una cassa privata di malattia, ha percepito l’assegno
         di maternità versato dallo Stato ai sensi dell’art. 13, n. 2, del Mutterschutzgesetz ed il supplemento a quest’ultimo, versato
         dal datore di lavoro per la differenza tra l’assegno versato dallo Stato e l’ultima retribuzione netta percepita in applicazione
         dell’art. 14, n. 1, della stessa legge. Tale prestazione del datore di lavoro è esente da imposta, conformemente all’art. 3,
         punto 1, lett. d), dell’Einkommensteuergesetz. Durante i suoi congedi di maternità, la sig.ra Mayer non ha quindi percepito
         redditi soggetti a contribuzione nel regime previdenziale integrativo ai sensi dell’art. 29, n. 7, dello statuto della VBL,
         per i quali il suo datore di lavoro era obbligato a versare contributi mensili a tale ente ai sensi dell’art. 29, n. 1, del
         detto statuto. Di conseguenza, nel calcolo dell’importo della rendita assicurativa della sig.ra Mayer, la VBL non ha preso
         in considerazione le prestazioni da essa percepite da parte del suo datore di lavoro durante i congedi di maternità.
         
         
         
         17
            
          La sig.ra Mayer ha chiesto che i suoi periodi di congedo di maternità fossero presi in considerazione in sede di calcolo dei
         diritti alla rendita assicurativa da essa acquisiti nel regime previdenziale integrativo gestito dalla VBL.
         
         
         
         18
            
          I giudici investiti della controversia hanno respinto il ricorso sollevato dalla sig.ra Mayer nei confronti della VBL. La
         sig.ra Mayer ha quindi proposto un ricorso per cassazione («Revision») dinanzi al Bundesgerichtshof ed ha suggerito che la
         controversia fosse sottoposta alla Corte di giustizia per ottenerne una decisione pregiudiziale.
         
         
         
         19
            
          Il Bundesgerichtshof ha considerato che l’art. 11, punto 2, lett. a), della direttiva 92/85 non si applica al caso di specie,
         poiché l’ultimo congedo di maternità per la sig.ra Mayer ha avuto termine prima della scadenza del termine di trasposizione
         impartito agli Stati membri per attuare tale direttiva. Tuttavia, il detto giudice tende a considerare contrario al principio
         di parità di trattamento, come definito dalla direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97, in particolare dal
         suo art. 6, n. 1, lett. g), che i periodi di congedo di maternità della sig.ra Mayer non siano stati presi in considerazione.
         Il giudice del rinvio ritiene infine possibile che vi sia una violazione dell’art. 119 del Trattato CE, che sancisce il principio
         della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile per uno stesso lavoro.
         
         
         
         20
            
          Ritenendo possibile che la normativa nazionale applicabile sia incompatibile con il diritto comunitario, il Bundesgerichtshof
         ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
         
         «1)
            Se l’art. 119 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 141 CE) e/o l’art. 11, punto 2, lett. a), della direttiva
               92/85/CEE, nonché l’art. 6, n. 1, lett. g), della direttiva 86/378/CEE, come modificata dalla direttiva 96/97/CE, ostino all’applicazione
               di disposizioni statutarie di un regime previdenziale integrativo del genere oggetto del presente giudizio, ai sensi delle
               quali una lavoratrice, nel corso del periodo di congedo per maternità (nella specie: dal 16 dicembre 1992 al 5 aprile 1993
               e dal 17 gennaio al 22 aprile 1994), non matura alcun diritto ad una rendita assicurativa corrisposta, in caso di uscita prematura
               dal regime obbligatorio, mensilmente e a decorrere dal verificarsi dell’evento assicurato (raggiungimento dell’età di collocamento
               a riposo, incapacità o inabilità al lavoro), atteso che la maturazione di tali diritti è subordinata alla condizione che il
               lavoratore percepisca nel corso del periodo di riferimento un reddito imponibile, laddove le prestazioni erogate alla lavoratrice
               durante il congedo di maternità non costituiscono, in base alla legge nazionale, reddito imponibile.
            
         
         
         2)
            Se ciò valga soprattutto in considerazione del fatto che la rendita assicurativa – a differenza della pensione integrativa
               di vecchiaia corrisposta al verificarsi dell’evento assicurato qualora l’assicurato sia rimasto affiliato al regime obbligatorio
               – non è diretta a garantire il lavoratore assicurato in caso di vecchiaia o di incapacità lavorativa, bensì costituisce la
               capitalizzazione dei relativi contributi versati durante il periodo di affiliazione al regime assicurativo obbligatorio».
            
         
         
          Sulle questioni pregiudiziali   Osservazioni delle parti 
         
         21
            
          La sig.ra Mayer si limita a fare riferimento alla decisione di rinvio, il cui contenuto è riassunto al punto 19 della presente
         sentenza.
         
         
         
         22
            
          La VBL fa valere che le disposizioni del regime previdenziale integrativo in forza delle quali una lavoratrice non acquista
         diritti ad una rendita assicurativa durante il suo congedo legale di maternità non sono in contrasto con il diritto comunitario.
         Infatti, l’oggetto di tale rendita non sarebbe di garantire all’assicurato una certezza durante la sua vecchiaia o in caso
         di inidoneità al lavoro. Il suo oggetto sarebbe piuttosto limitato a fornire al lavoratore il cui rapporto di lavoro è terminato
         una contropartita attuariale per i contributi versati. Il diritto ad una rendita assicurativa non rientrerebbe nell’ambito
         di applicazione della direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97, la cui finalità consiste nell’attuazione del
         principio della parità di trattamento nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale. La direttiva 92/85 non sarebbe
         a sua volta applicabile, poiché il termine impartito agli Stati membri per attuarla non era scaduto al momento dei fatti che
         hanno dato origine alla causa principale. Ne discenderebbe che la VBL poteva legittimamente considerare di non dover fornire
         prestazioni supplementari per i periodi di congedo di maternità delle dipendenti. Infine, il regime istituito sarebbe altresì
         compatibile con l’art. 119 del Trattato CE, poiché si tratta di modalità di finanziamento di un regime previdenziale professionale
         a prestazioni definite che restano fuori dall’ambito di applicazione di tale articolo.
         
         
         
         23
            
          La Commissione delle Comunità europee sostiene, contrariamente alla VBL, che il regime previdenziale integrativo di cui trattasi
         nella causa principale non è compatibile con il diritto comunitario. L’art. 11, punto 2, lett. a), della direttiva 92/85 osterebbe
         ad una normativa nazionale come quella dell’art. 29, n. 7, dello statuto della VBL, che subordina l’acquisto di diritti ad
         una pensione professionale come la rendita assicurativa di cui trattasi nella causa principale durante il congedo legale di
         maternità alla percezione o meno di redditi soggetti alla contribuzione nel regime previdenziale integrativo durante tale
         periodo ed al loro eventuale ammontare. Secondo la Commissione, è irrilevante il fatto che il termine di trasposizione della
         direttiva 92/85 non era scaduto al momento dell’inizio dei congedi di maternità di cui trattasi nella causa principale, in
         quanto devono essere presi in considerazione anche i congedi di maternità presi prima della scadenza del detto termine in
         quanto tali, indipendentemente dal momento in cui sono stati fruiti. Nel caso in cui la Corte non ammetta tale interpretazione
         dell’art. 11, punto 2, lett. a), della direttiva 92/85, la Commissione considera che sarebbe l’art. 6, n. 1, lett. g), della
         direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97, ad ostare alla normativa nazionale in questione, poiché si tratta
         di congedi di maternità goduti prima della scadenza del termine di trasposizione della direttiva 92/85. La Commissione non
         ritiene utile esaminare il problema alla luce delle disposizioni dell’art. 119 del Trattato CE.
         
          Giudizio della Corte  
         
         24
            
          Occorre esaminare congiuntamente le due questioni pregiudiziali.
         
         
         
         25
            
          L’art. 2, n. 1, della direttiva 96/97 dispone che qualsiasi misura di attuazione della stessa direttiva, per quanto riguarda
         i lavoratori subordinati, deve comprendere tutte le prestazioni derivanti dai periodi di occupazione successivi al 17 maggio
         1990.
         
         
         
         26
            
          I congedi di maternità di cui trattasi nella causa principale si sono svolti dopo tale data, cioè nel 1992, nel 1993 e nel
         1994. Ne consegue che la direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97, è applicabile a congedi del genere per quanto
         riguarda la loro presa in considerazione ai fini del calcolo delle prestazioni ad essi relative.
         
         
         
         27
            
          Ai sensi dell’art. 6, n. 1, lett. g), della direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97, nelle disposizioni contrarie
         al principio della parità di trattamento sono da includere quelle che si basano direttamente o indirettamente sul sesso, in
         particolare con riferimento allo stato coniugale o di famiglia, per interrompere il mantenimento o l’acquisizione dei diritti
         durante i periodi di congedo di maternità o di congedo per motivi familiari prescritti in via legale o convenzionale e retribuiti
         dal datore di lavoro.
         
         
         
         28
            
          I diritti menzionati dall’art. 6, n. 1, lett. g), della detta direttiva comprendono i diritti a pensioni future il cui acquisto
         potrebbe essere interrotto dall’applicazione di disposizioni nazionali relative al congedo di maternità.
         
         
         
         29
            
          Non può essere accolto l’argomento della VBL secondo cui la rendita assicurativa di cui trattasi nella causa principale non
         rientra nella direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97, in quanto il suo oggetto sarebbe di fornire una contropartita
         attuariale per i contributi versati, e non garantire una certezza durante la sua vecchiaia o in caso di inidoneità al lavoro.
         Infatti, dall’insieme degli elementi esposti nell’ordinanza di rinvio in merito alla rendita assicurativa in questione nella
         causa principale risulta che essa fa parte di un regime previdenziale integrativo e mira a garantire un pagamento ai lavoratori
         interessati in caso di vecchiaia o di inidoneità al lavoro. Una siffatta rendita assicurativa rappresenta quindi una prestazione
         complementare, che rientra nell’ambito di applicazione della detta direttiva, come definito ai suoi artt. 2 e 4, e non è menzionata
         in nessuna delle esclusioni previste da tale direttiva.
         
         
         
         30
            
          I congedi di maternità menzionati all’art. 6, n. 1, lett. g), della direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97,
         sono quelli prescritti in via legale o convenzionale e retribuiti dal datore di lavoro.
         
         
         
         31
            
          Dalla decisione di rinvio emerge che, durante i suoi congedi di maternità, la sig.ra Mayer ha percepito dal suo datore di
         lavoro, oltre all’assegno di maternità versato dallo Stato in applicazione dell’art. 13, n. 2, del Mutterschutzgesetz, anche
         il supplemento previsto dall’art. 14, n. 1, della stessa legge, per coprire la differenza tra il detto assegno e la sua ultima
         retribuzione netta. I suoi congedi di maternità sono stati quindi retribuiti in parte dal suo datore di lavoro. Una siffatta
         circostanza è sufficiente per constatare che i congedi sono stati retribuiti dal datore di lavoro, conformemente all’art. 6,
         n. 1, lett. g), della detta direttiva.
         
         
         
         32
            
          Da quanto precede discende che l’art. 6, n. 1, lett. g), della direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97, osta
         ad una normativa nazionale come l’art. 29, n. 7, dello statuto della VBL, che ha l’effetto di interrompere l’acquisto dei
         diritti ad una rendita assicurativa durante i congedi legali di maternità imponendo come condizione che la lavoratrice percepisca
         un reddito imponibile durante tali congedi.
         
         
         
         33
            
          Non è necessario esaminare la direttiva 92/85, dato che i congedi di maternità di cui trattasi nella causa principale sono
         stati goduti prima della scadenza del termine fissato per la sua trasposizione, cioè il 19 ottobre 1994.
         
         
         
         34
            
          Poiché la soluzione fornita alle questioni pregiudiziali si basa sulla direttiva 86/378, come modificata dalla direttiva 96/97,
         non occorre interpretare l’art. 119 del Trattato CE.
         
         
         
         35
            
          Occorre quindi risolvere le questioni sollevate dichiarando che l’art. 6, n. 1, lett. g), della direttiva 86/378, come modificata
         dalla direttiva 96/97, deve essere interpretato nel senso che esso osta a norme nazionali in forza delle quali una lavoratrice
         non acquista diritti ad una rendita assicurativa compresa in un regime previdenziale integrativo durante il congedo legale
         di maternità retribuito in parte dal datore di lavoro, in quanto l’acquisto di tali diritti è assoggettato alla condizione
         che la lavoratrice percepisca un reddito imponibile durante il congedo di maternità.
         
         
         Sulle spese
         36
            
          Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute per presentare osservazioni alla Corte, diverse da quelle
         delle dette parti, non possono dar luogo a rifusione.
         
         
         
         
         
         
            
            
         
         
          Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
          L’art. 6, n. 1, lett. g), della direttiva del Consiglio 24 luglio 1986, 86/378/CEE, relativa all’attuazione del principio
               della parità di trattamento tra gli uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale, come modificata
               dalla direttiva del Consiglio 20 dicembre 1986, 96/97/CE, deve essere interpretato nel senso che esso osta a norme nazionali
               in forza delle quali una lavoratrice non acquista diritti ad una rendita assicurativa compresa in un regime previdenziale
               integrativo durante il congedo legale di maternità retribuito in parte dal datore di lavoro, in quanto l’acquisto di tali
               diritti è assoggettato alla condizione che la lavoratrice percepisca un reddito imponibile durante il congedo di maternità. 
             Firme
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: il tedesco.