CELEX: 21997A1218(02)
Language: it
Date: 1997-04-29 00:00:00
Title: Accordo di cooperazione tra la Comunità europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia - Protocollo n. 1 sul regime commerciale supplementare per determinati prodotti siderurgici - Protocollo n. 2 relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa - Protocollo n. 3 sulla cooperazione finanziaria - Dichiarazioni comuni - Dichiarazioni di intenti delle parti contraenti - Dichiarazioni della Comunità

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21997A1218(02)

Accordo di cooperazione tra la Comunità europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia - Protocollo n. 1 sul regime commerciale supplementare per determinati prodotti siderurgici - Protocollo n. 2 relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa - Protocollo n. 3 sulla cooperazione finanziaria - Dichiarazioni comuni - Dichiarazioni di intenti delle parti contraenti - Dichiarazioni della Comunità  

Gazzetta ufficiale n. L 348 del 18/12/1997 pag. 0002 - 0167

ACCORDO DI COOPERAZIONE tra la Comunità europea e l'ex Repubblica iugoslava di MacedoniaLA COMUNITÀ EUROPEA,in appresso denominata «Comunità»,da una parte,L'EX REPUBBLICA IUGOSLAVA DI MACEDONIA,dall'altra,RISOLUTE ad approfondire la cooperazione economica fra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;DETERMINATE a promuovere lo sviluppo e la diversificazione della cooperazione economica, finanziaria e commerciale al fine di migliorare l'equilibrio e la struttura dei loro scambi commerciali, di aumentarne il volume e di migliorare il benessere delle loro popolazioni;DECISE a garantire un fondamento più sicuro alla cooperazione, conformemente ai rispettivi obblighi internazionali;RISOLUTE a contribuire alla stabilità regionale e all'avvio di relazioni aperte e cooperative tra i paesi dell'Europa sud-orientale, tenendo conto della situazione specifica dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;CONSAPEVOLI che l'accordo interinale del 13 settembre 1995 contribuisce alla stabilità regionale e favorisce le relazioni di cooperazione tra la Grecia e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;CONSAPEVOLI del fatto che l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha preso l'iniziativa che si è concretata nella risoluzione n. 48/84B dell'Assemblea generale dell'ONU del 16 dicembre 1993 sullo sviluppo di relazioni di buon vicinato fra gli Stati balcanici;CONSAPEVOLI della necessità di instaurare rapporti economici e commerciali armoniosi fra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;CONSAPEVOLI di quanto sia importante conferire piena efficacia a tutte le disposizioni e a tutti i principi del processo dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), in particolare a quelli dell'atto finale di Helsinki, dei documenti conclusivi delle conferenze di Madrid, di Vienna e di Copenaghen, della Carta di Parigi per una nuova Europa, segnatamente per quanto riguarda lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti dell'uomo, e del documento della Conferenza di Bonn sulla cooperazione economica;CONSAPEVOLI che il rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell'uomo, enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, è alla base delle politiche interna ed internazionale della Comunità e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e costituisce un elemento chiave del presente accordo;CONSAPEVOLI che ciò vale anche per i principi dell'economia di mercato, contenuti nel documento della Conferenza di Bonn sulla cooperazione economica;RICONOSCENDO l'importanza dello sviluppo sociale, che dovrebbe andare di pari passo con quello economico;CONSAPEVOLI di quanto sia importante tutelare i diritti dei gruppi e delle minoranze etnici e nazionali, in conformità degli impegni assunti nell'ambito dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE);CONSAPEVOLI di quanto sia importante potenziare le istituzioni democratiche e sostenere il processo di riforme economiche nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, tenendo conto della situazione generale della regione e delle particolari difficoltà economiche dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;DESIDEROSE di avviare un dialogo politico regolare sulle questioni bilaterali e internazionali di reciproco interesse mirando, in particolare, ad agevolare il progressivo ravvicinamento tra l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e la Comunità nonché la cooperazione e i rapporti di buon vicinato nella regione;CONSAPEVOLI che la disponibilità dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ad avviare questo tipo di cooperazione e di relazioni con gli altri paesi della regione può dare un utile contributo allo sviluppo delle relazioni e della cooperazione tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;CONSAPEVOLI che il presente accordo costituisce una prima tappa nell'organizzazione delle relazioni contrattuali tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, che le parti contraenti desiderano rafforzare quanto prima tenendo pienamente conto delle aspirazioni dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia relative all'approfondimento dei rapporti con l'Unione europea,HANNO DECISO di concludere il presente accordo e a tal fine hanno designato come plenipotenziari:LA COMUNITÀ EUROPEA:L'EX REPUBBLICA IUGOSLAVA DI MACEDONIA:I QUALI, dopo aver scambiato i loro pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma,HANNO CONVENUTO QUANTO SEGUE:Articolo 1Il presente accordo tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si prefigge di promuovere una cooperazione globale tra le parti contraenti onde contribuire allo sviluppo economico dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, in particolare per quanto riguarda l'economia di mercato, e approfondire le loro relazioni. La cooperazione tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e l'assistenza fornita a questo paese contribuiranno altresì ad instaurare rapporti di buon vicinato e a sviluppare la cooperazione e il commercio su base regionale. A tale scopo saranno decise e attuate disposizioni e misure nel settore della cooperazione economica, tecnica e finanziaria e in quello degli scambi commerciali.La disponibilità dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ad avviare relazioni di cooperazione e di buon vicinato con gli altri paesi della regione, compresa la promozione della cooperazione economica e del commercio, darà un utile contributo allo sviluppo delle relazioni e della cooperazione tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia previsto nel presente accordo.Il rispetto dei principi democratici e dei diritti dell'uomo, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dall'atto finale di Helsinki e dalla Carta di Parigi per una nuova Europa, è alla base delle politiche interna ed internazionale della Comunità e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e costituisce un elemento fondamentale del presente accordo.Ciò vale anche per i principi dell'economia di mercato, contenuti nel documento della Conferenza di Bonn sulla cooperazione economica.Le parti contraenti riconoscono l'importanza dello sviluppo sociale, che dovrebbe andare di pari passo con quello economico. In tale contesto, le parti contraenti attribuiscono una speciale priorità ai diritti sociali di base.TITOLO I COOPERAZIONE ECONOMICA, TECNICA E FINANZIARIA Articolo 2La Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia instaurano una cooperazione intesa a contribuire allo sviluppo dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia con un'azione complementare a quelle già compiute da detto paese e a consolidare, sulle basi più ampie possibili, i vincoli economici esistenti tra l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e la Comunità, con reciproco vantaggio delle parti contraenti. Si attribuirà particolare importanza alle attività e alla cooperazione di natura interregionale o di interesse transeuropeo.Articolo 3Per realizzare la cooperazione di cui all'articolo 2, si terrà conto in particolare degli obiettivi e delle priorità di sviluppo dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Articolo 41. La cooperazione nel settore industriale tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si prefigge in particolare di favorire:- una partecipazione della Comunità alle azioni intraprese dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia per modernizzare e ristrutturare la sua industria onde agevolare il passaggio ad un'economia di mercato e favorire la cooperazione economica con gli altri paesi della regione;- la prospezione e la promozione commerciali delle parti contraenti sui rispettivi mercati nonché sui mercati dei paesi terzi;- il trasferimento e lo sviluppo della tecnologia e del know-how nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;- la promozione della cooperazione per la produzione a lungo termine tra gli operatori economici delle parti contraenti al fine di instaurare vincoli più stabili e più equilibrati tra le rispettive economie;- la ricerca dei vari modi per eliminare da ambo le parti le barriere commerciali che potrebbero ostacolare l'accesso ai rispettivi mercati;- l'organizzazione di gare d'appalto per la fornitura di beni e di servizi;- l'organizzazione di contatti e di incontri tra responsabili delle politiche industriali, promotori ed operatori economici per favorire l'avvio di nuove relazioni nel settore industriale conformi agli obiettivi del presente accordo;- scambi di informazioni sulle prospettive e sulle previsioni a breve e medio termine in materia di produzione, consumo e scambi.2. Le parti contraenti favoriscono lo sviluppo e il potenziamento dell'artigianato, delle piccole e medie imprese (PMI) e delle rispettive organizzazioni nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nonché la cooperazione tra le imprese artigianali e le PMI della Comunità e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.A tal fine, esse incoraggiano gli scambi di informazioni e il trasferimento tecnologico nonché la cooperazione tra le imprese, in particolare instaurando i debiti contatti con gli operatori della Comunità (Ufficio per il ravvicinamento delle imprese, BC-Net, centri di informazione europei, ecc.) e avviando contatti commerciali diretti tra le imprese (azioni Interprise e/o partecipazione agli europartenariati).3. In linea con i principi dell'economia di mercato e del trattato della Carta dell'energia, la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia collaborano, nel settore dell'energia, per agevolare il transito dell'energia, l'esame dei possibili collegamenti tra le reti energetiche, i programmi di produzione e di trattamento in funzione della risorse energetiche dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e tutti gli altri progetti di comune interesse.4. Le parti contraenti collaborano per promuovere l'introduzione di norme adeguate nel settore minerario e la modernizzazione degli impianti esistenti.Articolo 5Le parti contraenti cooperano in materia di ricerca e sviluppo tecnologico compatibilmente con gli strumenti esistenti.Articolo 61. Nel settore agricolo, la cooperazione tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si prefigge in particolare di:- incoraggiare la cooperazione scientifica e tecnica per i progetti di comune interesse, anche nei paesi terzi;- promuovere, in particolare, gli investimenti vantaggiosi per entrambe le parti e sviluppare a tal fine la ricerca di complementarità.2. A tale scopo la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia:- intensificano gli scambi di informazioni sugli orientamenti delle rispettive politiche agrarie, comprese le previsioni, a breve e a medio termine, in materia di produzione, consumo e scambi;- agevolano e favoriscono lo studio di progetti concreti di cooperazione che rispondano agli interessi di entrambe le parti contraenti;- incoraggiano il perfezionamento e l'ampliamento dei contatti tra gli operatori economici.Articolo 71. Nel settore dei trasporti, la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia esaminano la possibilità di:- migliorare e sviluppare, segnatamente a fini di complementarità, i servizi internazionali di trasporto, compreso il trasporto combinato, tenendo conto del contesto regionale;- attuare in questo settore iniziative specifiche che rispondano al reciproco interesse.2. La cooperazione si prefigge anche di favorire il miglioramento e lo sviluppo delle infrastrutture a vantaggio di entrambe le parti contraenti.A tale scopo, la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia scambiano informazioni sui progetti di strade principali di comune interesse e promuovono la collaborazione per la loro realizzazione.3. Inoltre la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia procedono a scambi di vedute e di informazioni sullo sviluppo delle rispettive politiche dei trasporti.Articolo 8La Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia promuovono gli scambi di informazioni sul turismo e la partecipazione a studi comuni sulle possibilità di sviluppo equilibrato e sostenibile in questo settore e stimolano i contatti fra i loro organismi competenti e le associazioni professionali del turismo per incrementare il traffico turistico.Articolo 9Al fine di migliorare la salute, la qualità, l'ambiente e le condizioni di vita delle parti contraenti, di mettere in comune le conoscenze tecniche in materia di ambiente e di favorire la cooperazione per quanto riguarda i problemi ecologici, la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia procedono a scambi di informazioni sull'evoluzione delle rispettive politiche, insistendo sullo sviluppo sostenibile, ed incoraggiano l'attuazione in comune di progetti specifici.Articolo 101. Nel quadro della cooperazione finanziaria, la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia procedono a scambi di informazioni e ad analisi comuni in merito alle loro politiche economiche a medio termine, all'andamento delle loro bilance dei pagamenti e delle politiche che le determinano nonché all'evoluzione dei mercati finanziari sulle piazze europee, al fine di promuovere l'attività degli operatori economici.Esse procedono, nell'ambito del consiglio di cooperazione istituito dall'articolo 33, a scambi di informazioni sulle condizioni generali che possono incidere sui flussi di capitali destinati al finanziamento degli investimenti in vari settori di comune interesse.2. Le parti contraenti riconoscono la necessità di adoperarsi e di collaborare onde impedire che i loro sistemi finanziari vengano utilizzati per riciclare i proventi delle attività illecite in generale e dei reati connessi alla droga in particolare.3. La Comunità partecipa al finanziamento di progetti d'investimento di reciproco interesse che tengano conto degli obiettivi del presente accordo, alle condizioni indicate nel protocollo 3.4. L'assistenza finanziaria verrà fornita nell'ambito del programma PHARE, su base indicativa pluriennale, in conformità del regolamento (CEE) n. 3906/89 del Consiglio, modificato, anche per i progetti a favore della cooperazione regionale e delle altre forme di cooperazione.Articolo 111. Nei limiti delle rispettive competenze, le parti contraenti cercano di incoraggiare e promuovere la cooperazione nei seguenti settori:- creazione e prestazione di servizi, compresi quelli finanziari,- pagamenti e movimenti di capitali,- informazione,- sviluppo delle risorse umane, istruzione e formazione, affari sociali e pubblica sanità,- statistiche e dogane,- telecomunicazioni,- normazione e certificazione,- promozione e tutela degli investimenti,- commesse pubbliche.2. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si sforza di rendere progressivamente la sua legislazione compatibile con quella della Comunità, che fornisce l'assistenza tecnica necessaria.3. Le autorità amministrative delle parti contraenti si prestano mutua assistenza in materia doganale conformemente alle disposizioni del protocollo 2.Articolo 121. Per il conseguimento degli obiettivi che figurano nel presente accordo, il consiglio di cooperazione definisce periodicamente gli orientamenti generali della cooperazione.2. Il consiglio di cooperazione è incaricato di ricercare i mezzi e i metodi atti ad instaurare la cooperazione nei settore definiti dal presente accordo.TITOLO II SCAMBI COMMERCIALI Articolo 131. Nel settore commerciale, il presente accordo si prefigge di promuovere gli scambi tra le parti contraenti, tenendo conto dei rispettivi livelli di sviluppo e della necessità di realizzare un migliore equilibrio dei loro scambi commerciali al fine di migliorare le condizioni di accesso dei prodotti dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia al mercato comunitario.2. La Comunità fornisce assistenza tecnica per la prevista adesione dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC).Articolo 14Fatte salve le disposizioni speciali vigenti o previste, per taluni prodotti, nel presente titolo e nel protocollo 2, i prodotti originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, diversi da quelli elencati nell'allegato II del trattato che istituisce la Comunità europea e nell'allegato A del presente accordo, sono ammessi all'importazione nella Comunità senza restrizioni quantitative né misure di effetto equivalente ed in esenzione dai dazi doganali e dagli oneri di effetto equivalente.Articolo 151. Le importazioni nella Comunità dei prodotti originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia elencati nell'allegato C sono soggette a massimali annuali. I massimali fissati per l'anno di entrata in vigore dell'accordo sono indicati a fronte di ciascun prodotto.2. Le importazioni nella Comunità dei prodotti elencati negli allegati D e E sono soggette a contingenti tariffari, massimali o quantitativi di riferimento. I contingenti, i massimali e i quantitativi di riferimento fissati per l'anno di entrata in vigore dell'accordo sono indicati a fronte di ciascun prodotto.3. Una volta raggiunto il massimale fissato per le importazioni di un prodotto i dazi doganali generalmente applicati nei confronti dei paesi terzi possono essere ripristinati, per le importazioni del prodotto in questione, fino alla fine dell'anno di calendario.4. Una volta raggiunto il contingente tariffario fissato per le importazioni di un prodotto i dazi doganali generalmente applicati nei confronti dei paesi terzi possono essere ripristinati, per le importazioni del prodotto in questione, fino alla fine dell'anno di calendario.5. Qualora le importazioni di un prodotto soggetto a un quantitativo di riferimento superino detto quantitativo, la Comunità può decidere, secondo la procedura appropriata, di assoggettarle a un massimale equivalente al quantitativo di riferimento, tenendo conto della bilancia commerciale annuale della Comunità per il prodotto in questione.6. Qualora le importazioni di uno dei prodotti elencati nell'allegato C siano state, per due anni consecutivi, inferiori all'80 % del quantitativo stabilito, la Comunità può sospendere il massimale in questione.7. A decorrere dal secondo anno dall'entrata in vigore dell'accordo, i massimali di cui all'allegato C vengono aumentati del 5 % all'anno, a meno che la Comunità non proroghi di un anno il massimale o i massimali fissati per l'anno precedente.8. Il regime commerciale supplementare per determinati prodotti siderurgici è oggetto del protocollo 1.9. In attesa che sia concluso un accordo separato sul regime commerciale specifico, agli scambi di prodotti tessili (capitoli 50-63 della nomenclatura combinata) si applica il regime definito dal regolamento (CE) n. 517/94 del Consiglio.10. Il regime commerciale per i prodotti del settore vitivinicolo viene definito in un accordo a parte sul vino e sulle bevande alcoliche.Articolo 16Alle importazioni nella Comunità dei prodotti elencati nell'allegato B si applicano il regime tariffario e le regole indicati in detto allegato per ciascuno di essi.Articolo 171. Per determinati prodotti che essa ritiene sensibili, la Comunità si riserva di adire il consiglio di cooperazione per definire le speciali condizioni di accesso al proprio mercato che dovessero rendersi necessarie.Il consiglio di cooperazione stabilisce le suddette condizioni entro un termine massimo di tre mesi a decorrere dalla notifica. In mancanza di decisione del consiglio entro questo termine, la Comunità può prendere le misure necessarie. Dette misure, tuttavia, devono essere analoghe a quelle previste all'articolo 15.2. Per l'applicazione delle disposizioni di cui al paragrafo 1, le parti contraenti procedono periodicamente a scambi di informazioni in sede di consiglio di cooperazione prima di stabilire, se del caso, le speciali condizioni di accesso dei prodotti in questione ai rispettivi mercati. Gli scambi di informazioni vertono in particolare sulle correnti commerciali e sulle previsioni di produzione e di esportazione a medio e a lungo termine.3. Il consiglio di cooperazione esamina periodicamente le misure prese a norma del paragrafo 1 per verificarne la compatibilità con gli obiettivi dell'accordo.Articolo 18I prodotti di cui al presente accordo, originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, non possono beneficiare, all'importazione nella Comunità, di un trattamento più favorevole di quello che gli Stati membri si concedono reciprocamente.Articolo 191. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia concede alla Comunità, nel settore degli scambi, un trattamento non meno favorevole del regime della nazione più favorita. Tuttavia, per favorire gli scambi regionali, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha il diritto di concedere, per un periodo transitorio che scadrà dopo cinque anni dall'entrata in vigore del presente accordo, un trattamento preferenziale alle importazioni originarie di altri Stati dell'ex Iugoslavia o di altri paesi limitrofi. Il consiglio di cooperazione può decidere di prolungare tale periodo.2. Fatto salvo l'articolo 20, paragrafo 2, a decorrere dall'entrata in vigore dell'accordo l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia evita di applicare alle esportazioni verso la Comunità nuovi dazi doganali o oneri di effetto equivalente e nuove restrizioni quantitative o misure di effetto equivalente.Articolo 201. Al momento della firma del presente accordo, le parti contraenti si informano reciprocamente delle disposizioni che applicano relativamente al regime commerciale.2. Fatto salvo l'articolo 19, paragrafo 1, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha il diritto di introdurre, nei suoi scambi commerciali con la Comunità, nuovi dazi doganali e oneri di effetto equivalente o nuove restrizioni quantitative e misure di effetto equivalente nonché di aumentare i dazi, gli oneri, le restrizioni quantitative e le misure di effetto equivalente applicati ai prodotti di origine o a destinazione comunitaria, sempreché tali misure siano chieste dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia per le sue industrie emergenti o in fase di ristrutturazione. In conformità degli obiettivi del presente accordo, le misure selezionate dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia sono quelle che ledono meno gli interessi commerciali ed economici della Comunità.3. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia informa la Comunità delle misure previste affinché se ne possa discutere adeguatamente prima che vengano introdotte.4. Il consiglio di cooperazione esamina periodicamente le misure prese dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia a norma del paragrafo 2.Articolo 21La nozione di prodotti originari ai fini dell'applicazione del titolo II ed i relativi metodi di cooperazione amministrativa sono definiti nel protocollo 2.Articolo 22In caso di modifiche della nomenclatura delle tariffe doganali delle parti contraenti per prodotti contemplati dal presente accordo, il consiglio di cooperazione può adattare la nomenclatura tariffaria dei prodotti a dette modifiche purché siano mantenuti i vantaggi effettivi derivanti dal presente accordo.Articolo 23Le parti contraenti si astengono da qualsiasi imposizione interna che crei, direttamente o indirettamente, una discriminazione tra i prodotti di una parte contraente e i prodotti simili originari dell'altra parte contraente.I prodotti esportati nel territorio di una delle parti contraenti non possono beneficiare di sgravi di imposizioni indirette interne superiori alle imposizioni indirette di cui sono oggetto.Articolo 24Le parti contraenti si impegnano ad autorizzare tutti i pagamenti effettuati, in valute liberamente convertibili, sulla bilancia delle partite correnti tra residenti della Comunità e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia connessi alla circolazione delle merci in conformità delle disposizioni del presente accordo.Articolo 25L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia prende le misure atte a garantire un'effettiva e adeguata tutela della proprietà intellettuale, industriale e commerciale, compresi gli strumenti necessari per far applicare tali diritti, ad un livello analogo a quello esistente nella Comunità, e aderisce alle convenzioni internazionali in materia.Articolo 26L'accordo lascia impregiudicati i divieti o le restrizioni all'importazione, all'esportazione o al transito, giustificati da motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico o di pubblica sicurezza, di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali o di preservazione dei vegetali, di protezione del patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale o di tutela della proprietà intellettuale, industriale e commerciale. Tali divieti o restrizioni non devono però costituire un mezzo di discriminazione arbitraria né una restrizione dissimulata al commercio tra le parti contraenti.Articolo 271. Se una delle parti contraenti constata pratiche di dumping nelle sue relazioni con l'altra parte contraente, essa può adottare le misure necessarie contro tali pratiche, conformemente all'articolo VI dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio e all'accordo relativo all'attuazione dell'articolo VI del GATT 1994, secondo la procedura prevista all'articolo 30.2. In caso di misure dirette contro le sovvenzioni, le parti contraenti si impegnano a rispettare le disposizioni dell'accordo sulle sovvenzioni e sui dazi compensativi allegato all'accordo OMC.Articolo 28Quando un prodotto venga importato nel territorio di una parte contraente in quantitativi talmente maggiorati o in condizioni tali da causare o minacciare di causare pregiudizio ai fabbricanti nazionali di prodotti simili o direttamente concorrenti, la parte contraente interessata può prendere le necessarie misure di salvaguardia alle condizioni e secondo la procedura previste all'articolo 30.Articolo 29Se una parte contraente assoggetta le importazioni di prodotti che potrebbero provocare le difficoltà di cui all'articolo 28 ad una procedura amministrativa intesa a fornire prontamente informazioni sull'andamento delle correnti commerciali, essa ne informa l'altra parte contraente.Articolo 301. Per quanto riguarda l'articolo 27, paragrafo 1, il consiglio di cooperazione deve essere informato del caso di dumping non appena le autorità della parte contraente importatrice avviano l'inchiesta. Qualora non venga posta fine alla pratica di dumping né venga trovata un'altra soluzione soddisfacente entro 30 giorni dalla notifica della questione al consiglio di cooperazione, la parte contraente importatrice può adottare adeguate misure.2. Nei casi di cui all'articolo 28, prima di attuare le misure ivi previste, oppure appena possibile nei casi contemplati al paragrafo 3, la parte contraente in causa fornisce al consiglio di cooperazione tutti gli elementi utili per consentire un esame accurato della situazione onde trovare una soluzione accettabile per le parti contraenti. Prima che la parte contraente in causa prenda le misure opportune si procede, se l'altra parte lo richiede, ad una consultazione in sede di consiglio di cooperazione.3. Quando circostanze eccezionali richiedano un intervento immediato, che impedisce un esame preventivo, la parte contraente interessata può applicare senza indugio, nelle situazioni di cui agli articoli 27 e 28, le misure conservative strettamente necessarie per ovviare alla situazione.4. Devono essere scelte in via prioritaria le misure che comportano meno perturbazioni per il funzionamento dell'accordo. Dette misure non devono superare la portata strettamente indispensabile per porre rimedio alle difficoltà che si sono manifestate.Le misure di salvaguardia sono immediatamente notificate al consiglio di cooperazione e formano oggetto di consultazioni periodiche al suo interno, soprattutto ai fini della loro abolizione non appena la situazione lo consenta.Articolo 31In caso di aggravamento improvviso e pronunciato dello squilibrio degli scambi commerciali, tale da compromettere il buon funzionamento del presente accordo, le parti contraenti procedono, in sede di consiglio di cooperazione, a consultazioni speciali per esaminare le difficoltà emerse affinché il presente accordo continui, per quanto possibile, a funzionare regolarmente.Articolo 32In caso di serie difficoltà o di grave rischio di difficoltà per la bilancia dei pagamenti di uno o più Stati membri della Comunità o per quella dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, la parte contraente interessata può prendere le misure di salvaguardia necessarie. Devono essere scelte in via prioritaria le misure che comportano meno perturbazioni per il funzionamento dell'accordo. Esse sono immediatamente notificate all'altra parte contraente e formano oggetto di consultazioni periodiche in sede di consiglio di cooperazione, in particolare ai fini della loro abolizione non appena la situazione lo consenta.TITOLO III DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI Articolo 331. È istituito un consiglio di cooperazione che dispone di potere decisionale per il conseguimento degli obiettivi fissati dal presente accordo e nei casi da esso contemplati.Le decisioni prese sono vincolanti per le parti contraenti, le quali sono tenute a prendere le misure richieste per la loro esecuzione.2. Il consiglio di cooperazione può altresì formulare le risoluzioni, le raccomandazioni o i pareri che ritiene opportuni per il conseguimento degli obiettivi comuni e per il buon funzionamento del presente accordo.3. Il consiglio di cooperazione stabilisce il proprio regolamento interno.Articolo 341. Il consiglio di cooperazione è composto da rappresentanti della Comunità e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.La Banca europea per gli investimenti è associata ai lavori del consiglio di cooperazione per le questioni di sua competenza.2. I membri del consiglio di cooperazione possono farsi rappresentare nelle condizioni stabilite dal regolamento interno.3. Il consiglio di cooperazione si pronuncia sulla base del comune accordo tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Articolo 351. La presidenza del consiglio di cooperazione viene esercitata a turno da ciascuna delle parti contraenti secondo le modalità stabilite nel regolamento interno.2. Il consiglio di cooperazione si riunisce una volta all'anno su iniziativa del suo presidente.Esso si riunisce inoltre in caso di necessità, su richiesta di una delle parti contraenti, alle condizioni stabilite nel suo regolamento interno.Articolo 361. Il consiglio di cooperazione può decidere di creare gruppi di lavoro che lo assistano nell'espletamento dei suoi compiti.2. Il consiglio di cooperazione stabilisce nel suo regolamento interno la composizione, le mansioni e le modalità di funzionamento di questi comitati.Articolo 37Le parti contraenti procedono a consultazioni in sede di consiglio di cooperazione nel caso in cui, nel contesto degli scambi di informazioni stabiliti dal presente accordo, dovessero sorgere o rischiassero di sorgere problemi di funzionamento generale, segnatamente nel settore degli scambi commerciali, al fine di prevenire, per quanto possibile, perturbazioni sul mercato.Articolo 38Ogni parte contraente comunica, a richiesta dell'altra parte, tutte le informazioni utili sugli accordi da essa stipulati che contengano disposizioni tariffarie o commerciali, nonché sulle eventuali modifiche della propria tariffa doganale o del proprio regime di scambi con l'estero.Qualora tali modifiche o accordi avessero un'incidenza diretta e specifica sul funzionamento del presente accordo, si terranno opportune consultazioni in sede di consiglio di cooperazione, a richiesta dell'altra parte contraente, per prendere in considerazione gli interessi delle parti contraenti.Articolo 39Ogniqualvolta la Comunità concluda un accordo di associazione o di cooperazione che abbia un'incidenza diretta e particolare sul funzionamento del presente accordo, si terranno opportune consultazioni, in sede di consiglio di cooperazione, affinché la Comunità possa prendere in considerazione gli interessi delle parti contraenti definiti dal presente accordo.In caso di adesione di un paese terzo alla Comunità, si terranno opportune consultazioni, in sede di consiglio di cooperazione, al fine di prendere in considerazione gli interessi delle parti contraenti definiti dal presente accordo.Articolo 401. Le parti contraenti prendono tutte le misure generali o specifiche necessarie per adempiere gli obblighi previsti dal presente accordo. Esse vigilano affinché siano conseguiti gli obiettivi dello stesso.2. Qualora una parte contraente reputi che l'altra parte contraente sia venuta meno a un obbligo derivante dal presente accordo, essa può prendere le misure del caso. Prima di procedere, fatta eccezione per i casi di particolare urgenza, essa fornisce al consiglio di cooperazione tutte le informazioni utili necessarie per un esame approfondito della situazione, onde trovare una soluzione accettabile per le parti.3. Nella scelta delle misure, si privilegiano quelle che comportano meno perturbazioni per il funzionamento del presente accordo. Queste misure vengono notificate immediatamente al consiglio di cooperazione e formano oggetto, al suo interno, di consultazioni su richiesta dell'altra parte contraente.Articolo 411. Le controversie sorte tra le parti contraenti relativamente all'interpretazione del presente accordo possono essere deferite al Consiglio di cooperazione.2. Se il consiglio di cooperazione non riesce a dirimere la controversia nella riunione successiva, ciascuna delle parti contraenti può notificare all'altra la designazione di un arbitro. In questo caso, l'altra parte è tenuta a designare un secondo arbitro entro due mesi.Il consiglio di cooperazione designa un terzo arbitro.Le decisioni arbitrali sono prese a maggioranza.Ciascuna delle parti in causa è tenuta a prendere i provvedimenti necessari per l'esecuzione della decisione arbitrale.Articolo 42Nei settori contemplati dal presente accordo:- il regime applicato dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nei confronti della Comunità non può dar luogo ad alcuna discriminazione tra gli Stati membri o tra le loro persone fisiche o giuridiche;- il regime applicato dalla Comunità nei confronti dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia non può dar luogo ad alcuna discriminazione tra le persone fisiche o giuridiche dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Articolo 43Gli allegati A, B, C, D e E, e i protocolli 1, 2, e 3 sono parte integrante del presente accordo.Articolo 44La durata del presente accordo è illimitata.Ciascuna parte contraente può denunciare il presente accordo mediante notifica all'altra.La validità del presente accordo cessa dopo sei mesi dalla data di tale notifica.Articolo 45Le parti contraenti esamineranno a tempo debito, quando sussistano le necessarie condizioni, la possibilità di approfondire le loro relazioni contrattuali, tenendo conto del desiderio dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia di progredire verso un'associazione con la Comunità europea.Articolo 46Il presente accordo si applica, da una parte, ai territori in cui si applica il trattato che istituisce la Comunità europea, alle condizioni ivi indicate, e, dall'altra, al territorio dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Articolo 47Il presente accordo è redatto in duplice esemplare in ciascuna delle lingue ufficiali delle parti contraenti, tutti i testi facenti ugualmente fede.Articolo 48Il segretario generale del consiglio dell'Unione europea è il depositario del presente accordo.Articolo 49Il presente accordo è approvato dalle parti contraenti secondo le rispettive procedure.Il presente accordo entra in vigore il primo giorno del secondo mese successivo alla notifica dell'espletamento delle procedure di cui al primo comma.ALLEGATO A relativo ai prodotti contemplati all'articolo 14 Fatte salve le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la designazione delle merci devono essere considerati indicativi, essendo il regime preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC. Dove sono indicate voci «ex» dei codici NC, il regime preferenziale viene determinato applicando, congiuntamente, il codice NC e la corrispondente designazione.>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO B relativo al regime tariffario e alle modalità da applicare a talune merci derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli contemplati all'articolo 16 Fatte salve le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la designazione delle merci devono essere considerati indicativi, essendo il regime preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC. Dove sono indicate voci «ex» dei codici NC, il regime preferenziale viene determinato applicando, congiuntamente, il codice NC e la corrispondente designazione.>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO C relativo ai massimali annuali di cui all'articolo 15, paragrafo 1 Fatte salve le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la designazione delle merci devono essere considerati indicativi, essendo il regime preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC. Dove sono indicate voci «ex» dei codici NC, il regime preferenziale viene determinato applicando, congiuntamente, il codice NC e la corrispondente designazione.>SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO D relativo ai prodotti di cui all'articolo 15, paragrafo 2 LE IMPORTAZIONI NELLA COMUNITÀ DEI SEGUENTI PRODOTTI SONO ESENTATE DALL'APPLICAZIONE DEI DIRITTI DOGANALI Fatte salve le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la designazione delle merci devono essere considerati indicativi, essendo il regime preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC. Dove sono indicate voci «ex» dei codici NC, il regime preferenziale viene determinato applicando, congiuntamente, il codice NC e la corrispondente designazione.>SPAZIO PER TABELLA>Appendice 1 all'allegato D >INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>DEFINITIONPlum spirit with an alcoholic strength of 40 % vol or more, marketed under the name SLJIVOVICA, corresponding to the specifications laid down in the Regulation relating to the quality of spirituous beverages, being in force in the Republics and territory referred to in this Regulation.DÉFINITIONEau-de-vie de prunes ayant un titre alcoométrique égal ou supérieur à 40 % vol, commercialisée sous la dénomination SLJIVOVICA correspondant à la spécification reprise dans la réglementation relative à la qualité des boissons alcooliques en vigueur dans les républiques et territoires visés par le présent règlement.Appendice 2 all'allegato D >INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>ALLEGATO E relativo ai prodotti di cui all'articolo 15, paragrafo 2 LE IMPORTAZIONI NELLA COMUNITÀ DEI SEGUENTI PRODOTTI BENEFICERANNO DELLA RIDUZIONE DELL'80 % DEI DIRITTI DOGANALI Fatte salve le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la designazione delle merci devono essere considerati indicativi, essendo il regime preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC. Dove sono indicate voci «ex» dei codici NC, il regime preferenziale viene determinato applicando, congiuntamente, il codice NC e la corrispondente designazione.>SPAZIO PER TABELLA>PROTOCOLLO N. 1 sul regime commerciale supplementare per determinati prodotti siderurgiciArticolo 1Il presente protocollo si applica ai prodotti elencati nei capitoli 72 e 73 della tariffa doganale comune (1) alle seguenti voci: 7204, 7208-7212, 7303-7306, nonché ad altri prodotti lavorati di acciaio che potrebbero provenire, in futuro, dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Articolo 21. Le importazioni nella Comunità dei prodotti originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia elencati nell'allegato I del presente protocollo sono soggette a massimali tariffari annuali. I massimali fissati per l'anno di entrata in vigore dell'accordo sono indicati a fronte di ciascun prodotto.2. A decorrere dal secondo anno successivo all'entrata in vigore dell'accordo, i massimali tariffari dell'allegato I vengono aumentati del 5 % all'anno, a meno che la Comunità non proroghi di un anno il massimale o i massimali stabilito(i) per l'anno precedente.Articolo 31. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia abolisce, all'entrata in vigore dell'accordo, le restrizioni quantitative, i dazi doganali, gli oneri all'esportazione nella Comunità e tutte le misure di effetto equivalente, fatta eccezione per quelli applicabili ai cascami e agli avanzi ferrosi dell'intera voce NC 7204, che saranno ridotti progressivamente ed eliminati entro e non oltre la fine del secondo anno dall'entrata in vigore dell'accordo.2. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia abolisce gradualmente le restrizioni all'esportazione dei cascami e avanzi dei metalli ferrosi, consentendo l'esportazione di questi prodotti nella Comunità entro i seguenti limiti quantitativi: 20 000 tonnellate il primo anno successivo all'entrata in vigore dell'accordo e 35 000 tonnellate il secondo anno.3. Le autorità dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia informano la Comunità, entro tre mesi dall'entrata in vigore dell'accordo, delle misure interne prese per attuare integralmente questa progressiva liberalizzazione, comunicandole ogni sei mesi informazioni dettagliate sulle licenze di esportazione rilasciate e sulle esportazioni effettuate. Il gruppo di contatto esaminerà periodicamente la progressiva liberalizzazione delle restrizioni all'esportazione e farà le opportune raccomandazioni al consiglio di cooperazione.Articolo 4Se un prodotto viene importato nel territorio di una delle parti contraenti in quantitativi talmente maggiorati o in condizioni tali da recare o da minacciare di recare pregiudizio ai produttori nazionali di prodotti simili o direttamente concorrenti oppure gravi perturbazioni sui mercati siderurgici dell'altra parte contraente, le parti avviano immediatamente consultazioni per trovare una soluzione appropriata prima che la parte contraente lesa prenda le misure del caso. Nella scelta delle misure, si privilegiano quelle che perturbano meno il funzionamento dell'accordo.Articolo 51. Le parti contraenti riconoscono che occorre stabilire una procedura amministrativa per la rapida trasmissione delle informazioni sull'andamento dei flussi commerciali per i prodotti siderurgici originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia onde aumentare la trasparenza ed evitare eventuali deviazioni degli scambi.2. Le parti contraenti decidono pertanto di istituire un sistema di duplice controllo, senza limiti quantitativi, per le importazioni nella Comunità dei prodotti siderurgici originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, di scambiare dati statistici sulle esportazioni e sui documenti di vigilanza e di consultarsi tempestivamente su qualsiasi problema connesso al funzionamento del sistema stesso.3. L'allegato II del presente protocollo contiene maggiori particolari relativi al sistema di duplice controllo, di cui si valuterà periodicamente la necessità. Con decisione del consiglio di cooperazione, quindi, si potrà modificare l'allegato o abolire il sistema di duplice controllo.Articolo 6Le parti contraenti si impegnano a collaborare strettamente per le questioni relative all'industria siderurgica, segnatamente nei settori elencati all'articolo 4 dell'accordo, garantendo la trasparenza mediante regolari scambi di informazioni sulle politiche in materia di concorrenza, aiuti di Stato e ristrutturazione.Articolo 7Le parti decidono che uno degli organi speciali istituiti dal Consiglio di cooperazione fungerà da gruppo di contatto per discutere dell'attuazione del presente protocollo.(1) Regolamento (CE) n. 1734/96 della Commissione, del 9 settembre 1996, che modifica l'allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune (GU n. L 238 del 19. 9. 1996, pag. 1).ALLEGATO I Fatte salve le regole per l'interpretazione della nomenclatura combinata, i termini usati per la designazione delle merci devono essere considerati indicativi, essendo il regime preferenziale determinato, nel contesto di questo allegato, dall'applicazione dei codici NC. Dove sono indicate voci «ex» dei codici NC, il regime preferenziale viene determinato applicando, congiuntamente, il codice NC e la corrispondente designazione.>SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO II relativo all'introduzione di un sistema di duplice controllo per l'esportazione di determinati prodotti di acciaio CECA e CE dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nelle Comunità europee Articolo 11. A decorrere dall'entrata in vigore dell'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (in appresso denominati rispettivamente «accordo» e «Comunità»), le importazioni nella Comunità dei prodotti elencati nell'appendice I originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia sono soggette alla presentazione di un documento di vigilanza, conforme al modello dell'appendice II, rilasciato dalle autorità della Comunità.2. La classificazione dei prodotti contemplati dal presente protocollo si basa sulla nomenclatura tariffaria e statistica della Comunità (in appresso denominata «nomenclatura combinata» o, in forma abbreviata, «NC»). L'origine dei prodotti contemplati dal presente protocollo viene determinata secondo le regole in vigore nella Comunità.3. Le autorità competenti della Comunità si impegnano ad informare l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia di tutte le eventuali modifiche della nomenclatura combinata (NC) relative ai prodotti oggetto del sistema di duplice controllo prima che entrino in vigore nella Comunità.4. Inoltre, per le importazioni nella Comunità dei prodotti siderurgici elencati nell'appendice I, originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, è richiesto un documento di esportazione rilasciato dalle autorità competenti dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Onde evitare problemi alla fine dell'anno, l'importatore deve presentare l'originale del documento di esportazione entro e non oltre il 31 marzo dell'anno successivo a quello in cui sono state spedite le merci corrispondenti.5. Non è richiesto nessun documento di esportazione per le merci già spedite anteriormente all'entrata in vigore dell'accordo, a condizione che la loro destinazione non fosse precedentemente una destinazione non comunitaria e che i prodotti i quali, con il regime di vigilanza preventiva in vigore nel 1996, potevano essere importati solo su presentazione di un documento di vigilanza, siano effettivamente corredati di questo documento.6. Si considera che la spedizione sia avvenuta alla data in cui le merci sono state caricate sul mezzo di trasporto per l'esportazione.7. Il documento di esportazione deve essere conforme al modello dell'appendice III. Esso è valido per l'esportazione in tutto il territorio doganale della Comunità.8. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia trasmette alla Commissione delle Comunità europee i nomi e indirizzi delle competenti autorità governative dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia autorizzate a rilasciare e a verificare i documenti di esportazione unitamente ai modelli dei timbri e ai facsimile delle firme utilizzati. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia informa inoltre la Commissione di qualsiasi modifica di questi dati.9. Nell'appendice IV figurano alcune disposizioni tecniche relative al funzionamento del sistema di duplice controllo.Articolo 21. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia s'impegna a fornire alla Comunità precisi dati statistici sui documenti di esportazione rilasciati dalle sue autorità a norma dell'articolo 1. I dati in questione vengono trasmessi alla Comunità entro la fine del mese successivo a quello cui si riferiscono le statistiche.2. La Comunità s'impegna a fornire alle autorità dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia precisi dati statistici sui documenti di vigilanza rilasciati dagli Stati membri per i prodotti elencati nell'appendice 1. I dati in questione vengono trasmessi alle autorità dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia entro la fine del mese successivo a quello cui si riferiscono le statistiche.Articolo 3All'occorrenza, su richiesta di una delle parti possono tenersi consultazioni su eventuali problemi connessi al funzionamento del sistema di duplice controllo. Le consultazioni vengono avviate tempestivamente dalle parti, a norma del presente articolo, in uno spirito di cooperazione e nell'intento di appianare le divergenze tra di esse.Articolo 4Per tutte le comunicazioni, si prega rivolgersi:- per quanto riguarda la Comunità, alla Commissione delle Comunità europee (DGI/D/2 e DGIII/C/2);- per quanto riguarda l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, alla sua Missione presso le Comunità europee, al ministero degli Esteri e al ministero dell'Economia.Appendice I all'allegato II EX REPUBBLICA IUGOSLAVA DI MACEDONIA Elenco dei prodotti soggetti a un duplice controllo Tutta la voce NC 7208Tutta la voce NC 7209Tutta la voce NC 7210Tutta la voce NC 7211Tutta la voce NC 7212Tutta la voce NC 7303Tutta la voce NC 7304Tutta la voce NC 7305Tutta la voce NC 7306Appendice II all'allegato II >INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>>INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>Appendice III all'allegato II >INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>>INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>Appendice IV all'allegato II EX REPUBBLICA IUGOSLAVA DI MACEDONIA Allegato tecnico relativo al sistema di duplice controllo 1. Il formato dei documenti di esportazione è di 210 × 297 mm. Si deve utilizzare una carta bianca per scrittura, incollata, non contenente pasta meccanica, di peso non inferiore a 25 g/m². I documenti sono redatti in inglese. Se vengono compilati a mano, le informazioni devono essere scritte ad inchiostro e in stampatello. I documenti possono comprendere copie supplementari debitamente indicate come tali. Se i documenti sono redatti in più copie, soltanto la prima è l'originale. Detta copia viene chiaramente contraddistinta dalla dicitura «originale», mentre le altre recano l'indicazione «copia». Le competenti autorità della Comunità accettano soltanto l'originale quale documento valido per il controllo delle esportazioni nella Comunità secondo le disposizioni relative al sistema di duplice controllo.2. Ogni documento deve recare un numero di serie standard, stampato o meno, destinato a contraddistinguerlo. Detto numero è composto dei seguenti elementi:- due lettere che indicano il paese esportatore: 96- due lettere che indicano lo Stato membro dove avviene lo sdoganamento:>SPAZIO PER TABELLA>- un numero a una cifra che indica l'anno, corrispondente all'ultima cifra dell'anno, ad esempio 7 per il 1997;- un numero di due cifre da 01 a 99, che indica l'ufficio di rilascio nel paese esportatore;- un numero a cinque cifre da 00001 a 99999, assegnato allo Stato membro dove avviene lo sdoganamento.3. I documenti di esportazione valgono quattro mesi dalla data del rilascio e possono essere rinnovati o prorogati.4. Dato che per richiedere un documento d'importazione l'importatore deve presentare l'originale del documento di esportazione, nella misura del possibile i documenti di esportazione dovrebbero essere rilasciati per le singole operazioni commerciali anziché per i contratti globali.5. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia non è tenuta a indicare informazioni relative ai prezzi sul documento di esportazione se vi sono fondati motivi di tutelarne il carattere commerciale riservato. In questi casi, nella casella 9 del documento di esportazione dovrà figurare il motivo di tale omissione indicando che le autorità competenti delle Comunità europee potranno ricevere, su richiesta, dette informazioni.6. I documenti di esportazione possono essere rilasciati dopo la spedizione dei prodotti a cui si riferiscono. In tal caso, essi dovranno recare la dicitura «issued retrospectively».7. In caso di furto, perdita o distruzione di un documento di esportazione, l'esportatore può rivolgersi all'autorità governativa competente che l'ha rilasciato per ottenere un duplicato sulla base dei documenti di esportazione in suo possesso. I duplicati dei documenti devono recare la dicitura «duplicate» e la data dei documenti di esportazione originale.8. Le autorità competenti della Comunità vengono informate immediatamente del ritiro o della modifica dei documenti di esportazione già rilasciati nonché, se del caso, delle relative motivazioni.PROTOCOLLO N. 2 relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa INDICE PaginaTITOLO I DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE . 65- Articolo 1 Definizioni . 65TITOLO II DEFINIZIONE DELLA NOZIONE DI «PRODOTTI ORIGINARI» . 65- Articolo 2 Requisiti di carattere generale . 65- Articolo 3 Cumulo bilaterale dell'origine . 65- Articolo 4 Prodotti interamente ottenuti . 66- Articolo 5 Prodotti sufficientemente lavorati o trasformati . 66- Articolo 6 Lavorazioni o trasformazioni insufficienti . 67- Articolo 7 Unità da prendere in considerazione . 67- Articolo 8 Accessori, pezzi di ricambio e utensili . 67- Articolo 9 Assortimenti . 67- Articolo 10 Elementi neutri . 67TITOLO III REQUISITI TERRITORIALI . 68- Articolo 11 Principio della territorialità . 68- Articolo 12 Trasporto diretto . 68- Articolo 13 Esposizioni . 68TITOLO IV RESTITUZIONE O ESENZIONE . 69- Articolo 14 Divieto di restituzione dei dazi doganali o di esenzione da tali dazi . 69TITOLO V PROVA DELL'ORIGINE . 69- Articolo 15 Requisiti di carattere generale . 69- Articolo 16 Procedura di rilascio dei certificati di circolazione EUR.1 . 69- Articolo 17 Rilascio a posteriori del certificato di circolazione EUR.1 . 70- Articolo 18 Rilascio di duplicati del certificato di circolazione EUR.1 . 70- Articolo 19 Rilascio dei certificati di circolazione EUR.1 sulla base di una prova dell'origine rilasciata o compilata in precedenza . 71- Articolo 20 Condizioni per la compilazione di una dichiarazione su fattura . 71- Articolo 21 Esportatore autorizzato . 71- Articolo 22 Validità della prova dell'origine . 71- Articolo 23 Presentazione della prova dell'origine . 72- Articolo 24 Importazioni con spedizioni scaglionate . 72- Articolo 25 Esonero dalla prova dell'origine . 72- Articolo 26 Documenti giustificativi . 72- Articolo 27 Conservazione delle prove dell'origine e dei documenti giustificativi . 72- Articolo 28 Discordanze ed errori formali . 73- Articolo 29 Importi espressi in ecu . 73TITOLO VI MISURE DI COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA . 73- Articolo 30 Assistenza reciproca . 73- Articolo 31 Controllo delle prove dell'origine . 73- Articolo 32 Composizione delle controversie . 74- Articolo 33 Sanzioni . 74- Articolo 34 Zone franche . 74TITOLO VII CEUTA E MELILLA . 74- Articolo 35 Applicazione del protocollo . 74- Articolo 36 Condizioni particolari . 74TITOLO VIII DISPOSIZIONI FINALI . 75- Articolo 37 Modifiche del protocollo . 75TITOLO I DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE Articolo 1 DefinizioniAi fini del presente protocollo:a) per «fabbricazione» si intende qualsiasi tipo di lavorazione o trasformazione, ivi compresi il montaggio e le operazioni specifiche;b) per «materiale» si intende qualsiasi ingrediente, materia prima, componente o parte, ecc., impiegato nella fabbricazione del prodotto;c) per «prodotto» si intende il prodotto che viene fabbricato, anche se esso è destinato ad essere a sua volta impiegato in un'altra operazione di fabbricazione;d) per «merci» si intendono sia i materiali, sia i prodotti;e) per «valore in dogana» si intende il valore determinato conformemente all'accordo relativo all'applicazione dell'articolo VII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio del 1994 (accordo OMC sul valore in dogana);f) per «prezzo franco fabbrica» si intende il prezzo franco fabbrica pagato per il prodotto al fabbricante - nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia - nel cui stabilimento è stata effettuata l'ultima lavorazione o trasformazione, a condizione che esso comprenda il valore di tutti i materiali utilizzati, previa detrazione di eventuali imposte interne che vengano o possano essere rimborsate al momento dell'esportazione del prodotto ottenuto;g) per «valore dei materiali» si intende il valore in dogana al momento dell'importazione dei materiali non originari impiegati o, qualora tale valore non sia noto né verificabile, il primo prezzo verificabile pagato per detti materiali nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;h) per «valore dei materiali originari» si intende il valore di detti materiali definito in applicazione, mutatis mutandis, della lettera g);i) per «valore aggiunto» si intende la differenza tra il prezzo franco fabbrica e il valore in dogana di ciascuno dei materiali incorporati non originari del paese in cui sono stati ottenuti i prodotti stessi;j) per «capitoli» e «voci» si intendono i capitoli e le voci (codici a quattro cifre) utilizzati nella nomenclatura che costituisce il sistema armonizzato di designazione e di codificazione delle merci, denominato nel presente protocollo «sistema armonizzato» o «SA»;k) il termine «classificato» si riferisce alla classificazione di un prodotto o di un materiale in una determinata voce;l) con il termine «spedizione» si intendono i prodotti spediti contemporaneamente da un esportatore a un destinatario ovvero accompagnati da un unico titolo di trasporto che copra il loro invio dall'esportatore al destinatario o, in mancanza di tale documento, da un'unica fattura;m) il termine «territori» comprende le acque territoriali.TITOLO II DEFINIZIONE DELLA NOZIONE DI «PRODOTTI ORIGINARI» Articolo 2 Requisiti di carattere generale1. Ai fini dell'applicazione dell'accordo, si considerano prodotti originari della Comunità:a) i prodotti interamente ottenuti nella Comunità ai sensi dell'articolo 4 del presente protocollo;b) i prodotti ottenuti nella Comunità in cui sono incorporati materiali non interamente ottenuti sul suo territorio, a condizione che detti materiali siano stati oggetto nella Comunità di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 5 del presente protocollo;2. Ai fini dell'applicazione dell'accordo, si considerano prodotti originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia:a) i prodotti interamente ottenuti nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ai sensi dell'articolo 4 del presente protocollo;b) i prodotti ottenuti nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia in cui sono incorporati materiali non interamente ottenuti sul suo territorio, a condizione che detti materiali siano stati oggetto nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 5 del presente protocollo.Articolo 3 Cumulo bilaterale dell'origine1. I materiali originari della Comunità incorporati in un prodotto ottenuto nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si considerano materiali originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia anche qualora non siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti, purché siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni che vanno al di là di quelle previste dall'articolo 6, paragrafo 1 del presente protocollo.2. I materiali originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia incorporati in un prodotto ottenuto nella Comunità si considerano materiali originari della Comunità anche qualora non siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti, purché siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni che vanno al di là di quelle previste dall'articolo 6, paragrafo 1 del presente protocollo.Articolo 4 Prodotti interamente ottenuti1. Si considerano «interamente ottenuti» nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia:a) i prodotti minerari estratti dal loro suolo o dal loro fondo marino;b) i prodotti del regno vegetale ivi raccolti;c) gli animali vivi, ivi nati ed allevati;d) i prodotti che provengono da animali vivi ivi allevati;e) i prodotti della caccia o della pesca ivi praticate;f) i prodotti della pesca marittima e altri prodotti estratti dal mare, al di fuori delle acque territoriali della Comunità e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, con le loro navi;g) i prodotti ottenuti a bordo delle loro navi officina, esclusivamente a partire dai prodotti di cui alla lettera f);h) gli articoli usati, a condizione che siano ivi raccolti e possano servire soltanto al recupero delle materie prime, compresi i pneumatici usati che possono servire solo per la rigenerazione o essere utilizzati come cascami;i) gli scarti e i residui provenienti da operazioni manifatturiere ivi effettuate;j) i prodotti estratti dal suolo o dal sottosuolo marino al di fuori delle loro acque territoriali, purché la Comunità o l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia abbiano diritti esclusivi per lo sfruttamento di detto suolo o sottosuolo;k) le merci ivi ottenute esclusivamente a partire dai prodotti di cui alle lettere da a) a j).2. Le espressioni «le loro navi» e «le loro navi officina» di cui al paragrafo 1, lettere f) e g), si applicano soltanto nei confronti delle navi e delle navi officina:a) che sono immatricolate o registrate in uno Stato membro della Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;b) che battono bandiera di uno Stato membro della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;c) che appartengono, in misura non inferiore al 50 per cento, a cittadini di Stati membri della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, o ad una società la cui sede principale è situata in uno di tali Stati, di cui il dirigente o i dirigenti, il presidente del consiglio di amministrazione o di vigilanza e la maggioranza dei membri di tali consigli sono cittadini di Stati membri della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e di cui, inoltre, per quanto riguarda la società di persone o le società a responsabilità limitata, almeno metà del capitale appartiene a tali Stati o a enti pubblici o cittadini di detti Stati;d) il cui comandante e i cui ufficiali sono tutti cittadini di Stati membri della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;e) e il cui equipaggio è composto, almeno per il 75 per cento, di cittadini di Stati membri della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Articolo 5 Prodotti sufficientemente lavorati o trasformati1. Ai fini dell'articolo 2, i prodotti che non sono interamente ottenuti si considerano sufficientemente lavorati o trasformati quando sono soddisfatte le condizioni stabilite nell'elenco dell'allegato II.Dette condizioni stabiliscono, per tutti i prodotti contemplati dall'accordo, la lavorazione o la trasformazione cui devono essere sottoposti i materiali non originari impiegati nella fabbricazione, e si applicano solo a detti materiali. Ne consegue pertanto che, se un prodotto che ha acquisito il carattere originario perché soddisfa le condizioni indicate nell'elenco è impiegato nella fabbricazione di un altro prodotto, le condizioni applicabili al prodotto in cui esso è incorporato non gli si applicano, e non si tiene alcun conto dei materiali non originari eventualmente impiegati nella sua fabbricazione.2. In deroga al paragrafo 1, i materiali non originari che, in base alle condizioni indicate nell'elenco, non dovrebbero essere utilizzati nella fabbricazione di un prodotto, possono essere ugualmente utilizzati a condizione che:a) il loro valore totale non superi il 10 per cento del prezzo franco fabbrica del prodotto;b) l'applicazione del presente paragrafo non comporti il superamento di una qualsiasi delle percentuali indicate nell'elenco relative al valore massimo dei materiali non originari.Il presente paragrafo non si applica ai prodotti contemplati dai capitoli 50-63 del sistema armonizzato.3. I paragrafi 1 e 2 si applicano, fatte salve le disposizioni dell'articolo 6.Articolo 6 Lavorazioni o trasformazioni insufficienti1. Fatto salvo il disposto del paragrafo 2, si considerano insufficienti a conferire il carattere originario, indipendentemente dal rispetto o meno dei requisiti dell'articolo 5, le seguenti lavorazioni o trasformazioni:a) le manipolazioni destinate ad assicurare la conservazione come tali dei prodotti durante il loro trasporto e magazzinaggio (ventilazione, spanditura, essiccazione, refrigerazione, immersione in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze, estrazione di parti avariate e operazioni analoghe);b) le semplici operazioni di spolveratura, vaglio o cernita, selezione, classificazione, assortimento (ivi inclusa la composizione di assortimenti di articoli), lavaggio, verniciatura, riduzione in pezzi;c) i) il cambiamento di imballaggi, la scomposizione e composizione di confezioni;ii) le semplici operazioni di inserimento in bottiglie, boccette, borse, casse o scatole, o di fissaggio a supporti di cartone, su tavolette, ecc., e ogni altra semplice operazione di condizionamento;d) l'apposizione di marchi, etichette o altri analoghi segni distintivi sui prodotti o sui loro imballaggi;e) la semplice miscela di prodotti anche di specie diverse, quando uno o più componenti della miscela non rispondano alle condizioni fissate nel presente protocollo per poter essere considerati originari della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;f) il semplice assemblaggio di parti allo scopo di formare un prodotto completo;g) il cumulo di due o più operazioni di cui alle lettere da a) a f);h) la macellazione degli animali.2. Nel determinare se la lavorazione o trasformazione cui è stato sottoposto un determinato prodotto debba essere considerata insufficiente a norma del paragrafo 1, si tiene complessivamente conto di tutte le operazioni eseguite nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia su quel prodotto.Articolo 7 Unità da prendere in considerazione1. L'unità da prendere in considerazione per l'applicazione delle disposizioni del presente protocollo è lo specifico prodotto adottato come unità di base per determinare la classificazione secondo la nomenclatura del sistema armonizzato.Ne consegue che:a) quando un prodotto composto da un gruppo o da un insieme di articoli è classificato, secondo il sistema armonizzato, in un'unica voce, l'intero complesso costituisce l'unità da prendere in considerazione;b) quando una spedizione consiste in un certo numero di prodotti fra loro identici, classificati nella medesima voce del sistema armonizzato, nell'applicare le disposizioni del presente protocollo ogni prodotto va considerato singolarmente.2. Ogniqualvolta, conformemente alla regola generale 5 del sistema armonizzato, si considera che l'imballaggio formi un tutto unico con il prodotto ai fini della classificazione, detto imballaggio viene preso in considerazione anche per la determinazione dell'origine.Articolo 8 Accessori, pezzi di ricambio e utensiliGli accessori, i pezzi di ricambio e gli utensili che vengono consegnati con un'attrezzatura, una macchina, un apparecchio o un veicolo, che fanno parte del suo normale equipaggiamento e il cui prezzo è compreso nel suo o per i quali non viene emessa una fattura distinta si considerano un tutto unico con l'attrezzatura, la macchina, l'apparecchio o il veicolo in questione.Articolo 9 AssortimentiGli assortimenti, definiti ai sensi della regola generale 3 del sistema armonizzato, si considerano originari a condizione che tutti i prodotti che li compongono siano originari. Tuttavia, un assortimento composto di prodotti originari e non originari è considerato originario nel suo insieme a condizione che il valore dei prodotti non originari non superi il 15 % del prezzo franco fabbrica dell'assortimento.Articolo 10 Elementi neutriPer determinare se un prodotto è originario, non occorre determinare l'origine dei seguenti elementi eventualmente utilizzati per la sua fabbricazione:a) energia e combustibile;b) impianti e attrezzature;c) macchine e utensili;d) merci che non entrano, né sono destinate a entrare, nella composizione finale dello stesso.TITOLO III REQUISITI TERRITORIALI Articolo 11 Principio della territorialità1. Le condizioni relative all'acquisizione del carattere di prodotto originario stabilite nel titolo II devono essere rispettate senza interruzione nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.2. Le merci originarie esportate dalla Comunità o dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia verso un altro paese e successivamente reimportate sono considerate non originarie, a meno che si fornisca alle autorità doganali la prova soddisfacente:a) che le merci reimportate sono le stesse merci che erano state esportate, eb) che esse non sono state sottoposte ad alcuna operazione, oltre a quelle necessarie per conservarle in buono stato durante la loro permanenza nel paese in questione o nel corso dell'esportazione.Articolo 12 Trasporto direttoPER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 297A1218(02).11. Il trattamento preferenziale previsto dal presente accordo si applica unicamente ai prodotti che soddisfano i requisiti del presente protocollo trasportati direttamente tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Tuttavia, il trasporto dei prodotti in una sola spedizione non frazionata può effettuarsi con attraversamento di altri territori, all'occorrenza con trasbordo o deposito temporaneo in tali territori, a condizione che i prodotti rimangano sotto la sorveglianza delle autorità doganali dello Stato di transito o di deposito e non vi subiscano altre operazioni a parte lo scarico e il ricarico o le operazioni destinate a garantirne la conservazione in buono stato.I prodotti originari possono essere trasportati mediante tubazioni attraverso territori diversi da quelli della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.2. La prova che sono state soddisfatte le condizioni di cui al paragrafo 1 viene fornita alle autorità doganali del paese importatore presentando:a) un titolo di trasporto unico per il passaggio dal paese esportatore fino all'uscita dal paese di transito; oppureb) un certificato rilasciato dalle autorità doganali del paese di transito contenente:i) una descrizione esatta dei prodotti,ii) la data di scarico e ricarico dei prodotti e, se del caso, il nome delle navi o degli altri mezzi di trasporto utilizzati, eiii) la certificazione delle condizioni in cui è avvenuta la sosta delle merci nel paese di transito; oppure,c) in mancanza di questi documenti, qualsiasi documento probatorio.Articolo 13 Esposizioni1. I prodotti originari spediti per un'esposizione in un altro paese e venduti, dopo l'esposizione, per essere importati nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia beneficiano, all'importazione, delle disposizioni dell'accordo, purché sia fornita alle autorità doganali la prova soddisfacente che:a) un esportatore ha inviato detti prodotti dalla Comunità o dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nel paese dell'esposizione e ve li ha esposti;b) l'esportatore ha venduto o ceduto i prodotti a una persona nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;c) i prodotti sono stati consegnati nel corso dell'esposizione o subito dopo, nello stato in cui erano stati inviati all'esposizione;d) dal momento in cui sono stati inviati all'esposizione, i prodotti non sono stati utilizzati per scopi diversi dalla presentazione all'esposizione stessa.2. Alle autorità doganali del paese d'importazione deve essere presentata, secondo le normali procedure, una prova dell'origine rilasciata o compilata conformemente alle disposizioni del titolo V, con indicazione della denominazione e dell'indirizzo dell'esposizione. All'occorrenza, può essere richiesta un'ulteriore prova documentale delle condizioni in cui sono stati esposti i prodotti.3. Il paragrafo 1 si applica a tutte le esposizioni, fiere o manifestazioni pubbliche analoghe di natura commerciale, industriale, agricola o artigianale, diverse da quelle organizzate a fini privati in negozi o locali commerciali per la vendita di prodotti stranieri, durante le quali i prodotti rimangono sotto il controllo della dogana.TITOLO IV RESTITUZIONE O ESENZIONE Articolo 14 Divieto di restituzione dei dazi doganali o di esenzione da tali dazi1. I materiali non originari utilizzati nella fabbricazione di prodotti originari della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, per i quali viene rilasciata o compilata una prova dell'origine conformemente alle disposizioni del titolo V, non sono soggetti, nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, ad alcun tipo di restituzione dei dazi doganali o di esenzione da tali dazi.2. Il divieto di cui al paragrafo 1 si applica a tutti gli accordi relativi a rimborsi, sgravi o mancati pagamenti, parziali o totali, di dazi doganali o tasse di effetto equivalente applicabili nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ai materiali utilizzati nella fabbricazione qualora tali rimborsi, sgravi o mancati pagamenti si applichino, di diritto o di fatto, quando i prodotti ottenuti da detti materiali sono esportati, ma non quando sono destinati al consumo interno.3. L'esportatore di prodotti coperti da una prova dell'origine deve essere pronto a presentare in qualsiasi momento, su richiesta dell'autorità doganale, tutti i documenti atti a comprovare che non è stata ottenuta alcuna restituzione per quanto riguarda i materiali non originari utilizzati nella fabbricazione dei prodotti in questione e che tutti i dazi doganali o le tasse di effetto equivalente applicabili a tali materiali sono stati effettivamente pagati.4. Le disposizioni dei paragrafi 1-3 si applicano anche agli imballaggi definiti ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2, agli accessori, ai pezzi di ricambio e agli utensili definiti ai sensi dell'articolo 8, e degli assortimenti definiti ai sensi dell'articolo 9, se tali articoli sono non originari.5. Le disposizioni dei paragrafi 1-4 si applicano unicamente ai materiali dei tipi cui si applica l'accordo. Inoltre, esse non escludono l'applicazione di un sistema di rimborso all'esportazione per quanto riguarda i prodotti agricoli, applicabile all'esportazione conformemente alle disposizioni dell'accordo.6. Fatto salvo il paragrafo 1, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia può chiedere che siano previste la restituzione o l'esenzione per i dazi doganali o per le tasse di effetto equivalente applicabili ai materiali utilizzati nella fabbricazione dei prodotti originari, in conformità delle seguenti disposizioni:a) viene prelevato un dazio doganale applicando un'aliquota del 5 % per i prodotti dei capitoli 25-49 e 64-97 del sistema armonizzato, oppure un'eventuale aliquota meno elevata in vigore nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;b) viene prelevato un dazio doganale applicando un'aliquota del 10 % per i prodotti dei capitoli 50-63 del sistema armonizzato, oppure un'eventuale aliquota meno elevata in vigore nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Le disposizioni del presente paragrafo si applicano fino al 31 dicembre 1998 e possono essere rivedute di comune accordo.TITOLO V PROVA DELL'ORIGINE Articolo 15 Requisiti di carattere generale1. I prodotti originari della Comunità importati nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e i prodotti originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia importati nella Comunità beneficiano delle disposizioni dell'accordo su presentazione:a) di un certificato di circolazione EUR.1, il cui modello figura nell'allegato III; oppureb) nei casi di cui all'articolo 20, paragrafo 1, di una dichiarazione, il cui testo è riportato nell'allegato IV, rilasciata dall'esportatore su una fattura, una bolletta di consegna o qualsiasi altro documento commerciale (in appresso denominata «dichiarazione su fattura») che descriva i prodotti in questione in maniera sufficientemente dettagliata da consentirne l'identificazione.2. In deroga al paragrafo 1, nei casi di cui all'articolo 25 i prodotti originari ai sensi del presente protocollo beneficiano delle disposizioni dell'accordo senza che sia necessario presentare alcuno dei documenti di cui sopra.Articolo 16 Procedura di rilascio dei certificati di circolazione EUR.11. Il certificato di circolazione EUR.1 viene rilasciato dalle autorità doganali del paese esportatore su richiesta scritta compilata dall'esportatore o, sotto la responsabilità di quest'ultimo, dal suo rappresentante autorizzato.2. A tale scopo, l'esportatore o il suo rappresentante autorizzato compila il formulario del certificato di circolazione EUR.1 e il formulario di domanda, i cui modelli figurano all'allegato III. Detti formulari sono compilati in una delle lingue in cui è redatto il presente accordo e conformemente alle disposizioni di diritto interno del paese d'esportazione. Se vengono compilati a mano, devono essere scritti con inchiostro e in stampatello. La descrizione dei prodotti dev'essere redatta senza spaziature. Qualora lo spazio della casella non sia completamente utilizzato, si deve tracciare una linea orizzontale sotto l'ultima riga e si deve sbarrare la parte non riempita.3. L'esportatore che richiede il rilascio di un certificato di circolazione EUR.1 deve essere pronto a presentare in qualsiasi momento, su richiesta delle autorità doganali del paese di esportazione in cui viene rilasciato il certificato di circolazione EUR.1, tutti i documenti atti a comprovare il carattere originario dei prodotti in questione e l'adempimento degli altri obblighi di cui al presente protocollo.4. Il certificato di circolazione EUR.1 è rilasciato dalle autorità doganali di uno Stato membro della Comunità europea o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia se i prodotti in questione possono essere considerati prodotti originari della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e soddisfano gli altri requisiti del presente protocollo.5. Le autorità doganali che rilasciano il certificato prendono tutte le misure necessarie per verificare il carattere originario dei prodotti e l'osservanza degli altri requisiti di cui al presente protocollo. A tale scopo esse hanno facoltà di richiedere qualsiasi documento giustificativo e di procedere a qualsiasi verifica dei conti dell'esportatore o ad ogni altro controllo che ritengano utile. Le autorità doganali che rilasciano il certificato devono inoltre accertarsi che i formulari di cui al paragrafo 2 siano debitamente compilati. Esse verificano in particolare che la parte riservata alla descrizione dei prodotti sia stata compilata in modo da rendere impossibile qualsiasi aggiunta fraudolenta.6. La data di rilascio del certificato di circolazione delle merci EUR.1 deve essere indicata nella casella 11 del certificato.7. Il certificato di circolazione delle merci EUR.1 è rilasciato dalle autorità doganali e tenuto a disposizione dell'esportatore dal momento in cui l'esportazione ha effettivamente luogo o è assicurata.Articolo 17 Rilascio a posteriori del certificato di circolazione EUR.11. In deroga all'articolo 16, paragrafo 7, il certificato di circolazione EUR.1 può essere rilasciato, in via eccezionale, dopo l'esportazione dei prodotti cui si riferisce se:a) non è stato rilasciato al momento dell'esportazione a causa di errori, omissioni involontarie o circostanze particolari; oppure seb) viene fornita alle autorità doganali la prova soddisfacente che un certificato di circolazione EUR.1 è stato rilasciato ma non è stato accettato all'importazione per motivi tecnici.2. Ai fini dell'applicazione del paragrafo 1, l'esportatore deve indicare nella sua domanda il luogo e la data di spedizione dei prodotti cui si riferisce il certificato di circolazione EUR.1, nonché i motivi della sua richiesta.3. Le autorità doganali possono rilasciare a posteriori un certificato EUR.1 solo dopo aver verificato che le indicazioni contenute nella domanda dell'esportatore sono conformi a quelle della pratica corrispondente.4. I certificati di circolazione EUR.1 rilasciati a posteriori devono recare una delle seguenti diciture:«NACHTRÄGLICH AUSGESTELLT», «DÉLIVRÉ A POSTERIORI», «RILASCIATO A POSTERIORI», «AFGEGEVEN A POSTERIORI», «ISSUED RETROSPECTIVELY», «UDSTEDT EFTERFØLGENDE», «ÅÊÄÏÈÅÍ ÅÊ ÔÙÍ ÕÓÔÅÑÙÍ», «EXPEDIDO A POSTERIORI», «EMITIDO A POSTERIORI», «ANNETTU JÄLKIKÄTEEN», «UTFÄRDAT I EFTERHAND», >RIFERIMENTO A UN GRAFICO>.5. Le diciture di cui al paragrafo 4 devono figurare nella casella «Osservazioni» del certificato EUR.1.Articolo 18 Rilascio di duplicati del certificato di circolazione EUR.11. In caso di furto, perdita o distruzione di un certificato EUR.1, l'esportatore può richiedere alle autorità doganali che l'hanno rilasciato un duplicato, compilato sulla base dei documenti d'esportazione in loro possesso.2. I duplicati così rilasciati devono recare una delle seguenti diciture:«DUPLIKAT», «DUPLICATA», «DUPLICATO», «DUPLICAAT», «DUPLICATE», «ÁÍÔÉÃÑÁÖÏ», «DUPLICADO», «SEGUNDA VIA», «KAKSOISKAPPALE», >RIFERIMENTO A UN GRAFICO>.3. Le diciture di cui al paragrafo 2 devono figurare nella casella «Osservazioni» del duplicato del certificato di circolazione EUR.1.4. Il duplicato, sul quale deve figurare la data di rilascio del certificato di circolazione EUR.1 originale, è valido a decorrere da tale data.Articolo 19 Rilascio dei certificati di circolazione EUR.1 sulla base di una prova dell'origine rilasciata o compilata in precedenzaSe i prodotti originari sono posti sotto il controllo di un ufficio doganale nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, si può sostituire l'originale della prova dell'origine con uno o più certificati EUR.1 al fine di inviare tutti i prodotti, o parte di essi, altrove nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. I certificati di circolazione EUR.1 sostitutivi sono rilasciati dall'ufficio doganale sotto il cui controllo sono posti i prodotti.Articolo 20 Condizioni per la compilazione di una dichiarazione su fattura1. La dichiarazione su fattura di cui all'articolo 15, paragrafo 1, lettera b), può essere compilata:a) da un esportatore autorizzato ai sensi dell'articolo 21, oppureb) da qualsiasi esportatore per qualsiasi spedizione consistente in uno o più colli contenenti prodotti originari il cui valore totale non superi i 6 000 ecu.2. La dichiarazione su fattura può essere compilata se i prodotti in questione possono essere considerati prodotti originari della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e soddisfano gli altri requisiti del presente protocollo.3. L'esportatore che compila una dichiarazione su fattura dovrà essere pronto a presentare in qualsiasi momento, su richiesta dell'autorità doganale del paese d'esportazione, tutti i documenti atti a comprovare il carattere originario dei prodotti in questione e l'osservanza degli altri requisiti di cui presente protocollo.4. La dichiarazione su fattura deve essere compilata dall'esportatore a macchina, stampigliando o stampando sulla fattura, sulla bolletta di consegna o su altro documento commerciale la dichiarazione il cui testo figura nell'allegato IV, utilizzando una delle versioni linguistiche stabilite in tale allegato e conformemente alle disposizioni di diritto interno del paese d'esportazione. Se compilata a mano, la dichiarazione deve essere scritta con inchiostro e in stampatello.5. Le dichiarazioni su fattura recano la firma manoscritta originale dell'esportatore. Un esportatore autorizzato a norma dell'articolo 21, tuttavia, non è tenuto a firmare tali dichiarazioni, purché egli consegni all'autorità doganale del paese d'esportazione un impegno scritto in cui accetta la piena responsabilità di qualsiasi dichiarazione su fattura che lo identifichi come se questa recasse effettivamente la sua firma manoscritta.6. La dichiarazione su fattura può essere compilata dall'esportatore al momento dell'esportazione dei prodotti cui si riferisce o successivamente, purché sia presentata nel paese d'importazione non più tardi di due anni dall'importazione dei prodotti cui si riferisce.Articolo 21 Esportatore autorizzato1. Le autorità doganali del paese di esportazione possono autorizzare qualsiasi esportatore che effettui frequenti esportazioni di prodotti ai sensi del presente accordo a compilare dichiarazioni su fattura indipendentemente dal valore dei prodotti in questione. L'esportatore che richiede tale autorizzazione deve offrire alle autorità doganali soddisfacenti garanzie per l'accertamento del carattere originario dei prodotti e per quanto riguarda l'osservanza degli altri requisiti del presente protocollo.2. Le autorità doganali possono conferire lo status di esportatore autorizzato alle condizioni che esse considerano appropriate.3. Le autorità doganali attribuiscono all'esportatore autorizzato un numero di autorizzazione doganale da riportare sulla dichiarazione su fattura.4. Le autorità doganali controllano l'uso dell'autorizzazione da parte dell'esportatore autorizzato.5. Le autorità doganali possono ritirare l'autorizzazione in qualsiasi momento. Esse lo faranno se l'esportatore autorizzato non offre più le garanzie di cui al paragrafo 1, non soddisfa le condizioni di cui al paragrafo 2 o fa comunque un uso scorretto dell'autorizzazione.Articolo 22 Validità della prova dell'origine1. La prova dell'origine ha una validità di quattro mesi dalla data di rilascio nel paese di esportazione e deve essere presentata entro tale termine alle autorità doganali del paese d'importazione.2. Le prove dell'origine presentate alle autorità doganali del paese d'importazione dopo la scadenza del termine di presentazione di cui al paragrafo 1 possono essere accettate, ai fini dell'applicazione del trattamento preferenziale, quando l'inosservanza del termine è dovuta a circostanze eccezionali.3. Negli altri casi di presentazione tardiva, le autorità doganali del paese d'importazione possono accettare le prove dell'origine se i prodotti sono stati presentati prima della scadenza di tale termine.Articolo 23 Presentazione della prova dell'origineLe prove dell'origine sono presentate alle autorità doganali del paese d'importazione conformemente alle procedure applicabili in tale paese. Dette autorità possono richiedere che la prova dell'origine sia tradotta e che la dichiarazione di importazione sia accompagnata da una dichiarazione dell'importatore secondo la quale i prodotti soddisfano le condizioni previste per l'applicazione del presente accordo.Articolo 24 Importazioni con spedizioni scaglionateQuando, su richiesta dell'importatore e alle condizioni stabilite dalle autorità doganali del paese d'importazione, vengono importati con spedizioni scaglionate prodotti smontati o non assemblati ai sensi della regola generale 2, lettera a) del sistema armonizzato, di cui alle sezioni XVI e XVII o alle voci nn. 7308 e 9406 del sistema armonizzato, per tali prodotti viene presentata alle autorità doganali un'unica prova dell'origine al momento dell'importazione della prima spedizione parziale.Articolo 25 Esonero dalla prova dell'origine1. Sono ammessi come prodotti originari, senza che occorra presentare una prova dell'origine, i prodotti oggetto di piccole spedizioni da privati a privati o contenuti nei bagagli personali dei viaggiatori, purché si tratti di importazioni prive di qualsiasi carattere commerciale e i prodotti siano stati dichiarati rispondenti ai requisiti del presente protocollo e laddove non sussistano dubbi circa la veridicità di tale dichiarazione. Nel caso di prodotti spediti per posta, detta dichiarazione può essere effettuata sulla dichiarazione in dogana C2/CP3 o su un foglio ad essa allegato.2. Si considerano prive di qualsiasi carattere commerciale le importazioni che presentano un carattere occasionale e riguardano esclusivamente prodotti riservati all'uso personale dei destinatari, dei viaggiatori o dei loro familiari quando, per loro natura e quantità, consentano di escludere ogni fine commerciale.3. Inoltre, il valore complessivo dei prodotti non deve superare i 500 ecu se si tratta di piccole spedizioni, oppure i 1 200 ecu se si tratta del contenuto dei bagagli personali dei viaggiatori.Articolo 26 Documenti giustificativiI documenti di cui all'articolo 16, paragrafo 3, e all'articolo 20, paragrafo 3, utilizzati per provare che i prodotti coperti da un certificato di circolazione EUR.1 o da una dichiarazione su fattura possono essere considerati prodotti originari della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e soddisfano gli altri requisiti del presente protocollo, possono consistere, tra l'altro, in:a) una prova diretta dei processi svolti dall'esportatore o dal fornitore per ottenere le merci in questione, contenuta per esempio nella sua contabilità interna;b) documenti comprovanti il carattere originario dei materiali utilizzati, rilasciati o compilati nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, dove tali documenti sono utilizzati conformemente al diritto interno;c) documenti comprovanti la lavorazione o la trasformazione di cui sono stati oggetto i materiali nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, rilasciati o compilati nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, dove tali documenti sono utilizzati conformemente al diritto interno;d) certificati di circolazione EUR.1 o dichiarazioni su fattura comprovanti il carattere originario dei materiali utilizzati, rilasciati o compilati nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia in conformità del presente protocollo.Articolo 27 Conservazione delle prove dell'origine e dei documenti giustificativi1. L'esportatore che richiede il rilascio di un certificato di circolazione EUR.1 deve conservare per almeno tre anni i documenti di cui all'articolo 16, paragrafo 3.2. L'esportatore che compila una dichiarazione su fattura deve conservare per almeno tre anni una copia di tale dichiarazione su fattura e i documenti di cui all'articolo 20, paragrafo 3.3. Le autorità doganali del paese d'esportazione che rilasciano un certificato di circolazione EUR.1 devono conservare per almeno tre anni il formulario di richiesta di cui all'articolo 16, paragrafo 2.4. Le autorità doganali del paese d'importazione devono conservare per almeno tre anni i certificati di circolazione EUR.1 e le dichiarazioni su fattura loro presentati.Articolo 28 Discordanze ed errori formali1. La constatazione di lievi discordanze tra le diciture che figurano sulla prova dell'origine e quelle contenute nei documenti presentati all'ufficio doganale per l'espletamento delle formalità d'importazione dei prodotti non comporta di per sé l'invalidità della prova dell'origine se viene regolarmente accertato che tale documento corrisponde ai prodotti presentati.2. In caso di errori formali evidenti, come errori di battitura, sulla prova dell'origine, il documento non viene respinto se detti errori non sono tali da destare dubbi sulla correttezza delle indicazioni in esso riportate.Articolo 29 Importi espressi in ecu1. Gli importi nella moneta nazionale del paese d'esportazione equivalenti a quelli espressi in ecu sono fissati dal paese d'esportazione e comunicati ai paesi d'importazione tramite la Commissione delle Comunità europee.2. Qualora tali importi superino gli importi corrispondenti fissati dal paese d'importazione, quest'ultimo li accetta se i prodotti sono fatturati nella moneta del paese d'esportazione. Quando i prodotti sono fatturati nella moneta di un altro Stato membro della Comunità europea, il paese d'importazione riconosce l'importo notificato dal paese in questione.3. Gli importi da utilizzare in una determinata moneta nazionale sono il controvalore in questa moneta nazionale degli importi espressi in ecu al primo giorno lavorativo del mese di ottobre del 1996.4. Gli importi espressi in ecu e il loro controvalore nelle monete nazionali degli Stati membri della Comunità europea e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia vengono riveduti dal consiglio di cooperazione su richiesta della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Nel procedere a detta revisione, il consiglio di cooperazione garantisce che non si verifichino diminuzioni degli importi da utilizzare in una qualsiasi moneta nazionale e tiene conto altresì dell'opportunità di preservare in termini reali gli effetti dei valori limite stabiliti. A tal fine, esso può decidere di modificare gli importi espressi in ecu.TITOLO VI MISURE DI COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA Articolo 30 Assistenza reciproca1. Le autorità doganali degli Stati membri della Comunità europea e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si comunicano a vicenda, tramite la Commissione delle Comunità europee, il facsimile dell'impronta dei timbri utilizzati nei loro uffici doganali per il rilascio dei certificati di circolazione EUR.1 e l'indirizzo delle autorità doganali competenti per il controllo di detti certificati e delle dichiarazioni su fattura.2. Al fine di garantire la corretta applicazione del presente protocollo, la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si prestano reciproca assistenza, mediante le amministrazioni doganali competenti, nel controllo dell'autenticità dei certificati di circolazione EUR.1 o delle dichiarazioni su fattura e della correttezza delle informazioni riportate in tali documenti.Articolo 31 Controllo delle prove dell'origine1. Il controllo a posteriori delle prove dell'origine è effettuato per sondaggio o ogniqualvolta le autorità doganali del paese di importazione abbiano ragionevole motivo di dubitare dell'autenticità dei documenti, del carattere originario dei prodotti in questione o dell'osservanza degli altri requisiti del presente protocollo.2. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni del paragrafo 1, le autorità doganali del paese d'importazione rispediscono alle autorità doganali del paese di esportazione il certificato di circolazione EUR.1 e la fattura, se è stata presentata, la dichiarazione su fattura, ovvero una copia di questi documenti, indicando, se del caso, i motivi che giustificano un'inchiesta. A corredo della richiesta di controllo, devono essere inviati tutti i documenti e le informazioni ottenute che facciano sospettare la presenza di inesattezze nelle informazioni relative alla prova dell'origine.3. Il controllo viene effettuato dalle autorità doganali del paese di esportazione. A tal fine, esse hanno la facoltà di richiedere qualsiasi prova e di procedere a qualsiasi controllo dei conti dell'esportatore nonché a tutte le altre verifiche che ritengano opportune.4. Qualora le autorità doganali del paese d'importazione decidano di sospendere la concessione del trattamento preferenziale ai prodotti in questione in attesa dei risultati del controllo, esse offrono all'importatore la possibilità di ritirare i prodotti, riservandosi di applicare le misure cautelari ritenute necessarie.5. I risultati del controllo devono essere comunicati al più presto alle autorità doganali che lo hanno richiesto, indicando chiaramente se i documenti sono autentici, se i prodotti in questione possono essere considerati originari della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e se soddisfano gli altri requisiti del presente protocollo.6. Qualora, in caso di ragionevole dubbio, non sia pervenuta alcuna risposta entro dieci mesi dalla data della richiesta di controllo o qualora la risposta non contenga informazioni sufficienti per determinare l'autenticità del documento in questione o l'effettiva origine dei prodotti, le autorità doganali che hanno richiesto il controllo li escludono dal trattamento preferenziale, salvo circostanze eccezionali.Articolo 32 Composizione delle controversieLe controversie riguardanti le procedure di controllo di cui all'articolo 31 che non sia possibile dirimere tra le autorità doganali che richiedono il controllo e le autorità doganali incaricate di effettuarlo e i problemi di interpretazione del presente protocollo vengono sottoposti al consiglio di cooperazione.La composizione delle controversie tra l'importatore e le autorità doganali del paese d'importazione è comunque soggetta alla legislazione del suddetto paese.Articolo 33 SanzioniChiunque compili o faccia compilare un documento contenente dati non rispondenti a verità allo scopo di ottenere un trattamento preferenziale per i prodotti è assoggettato a sanzioni.Articolo 34 Zone franche1. La Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia adottano tutte le misure necessarie per evitare che i prodotti scambiati sotto la scorta di una prova dell'origine che sostano durante il trasporto in una zona franca situata nel loro territorio siano oggetto di sostituzioni o di trasformazioni diverse dalle normali operazioni destinate ad evitarne il deterioramento.2. In deroga alle disposizioni del paragrafo 1, qualora prodotti originari della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia importati in una zona franca sotto la scorta di una prova dell'origine siano oggetto di lavorazioni o trasformazioni, le autorità competenti rilasciano, su richiesta dell'esportatore, un nuovo certificato EUR.1 se la lavorazione o la trasformazione subita è conforme alle disposizioni del presente protocollo.TITOLO VII CEUTA E MELILLA Articolo 35 Applicazione del protocollo1. L'espressione «la Comunità» utilizzata nell'articolo 2 non comprende Ceuta e Melilla.2. I prodotti originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia importati a Ceuta o a Melilla beneficiano sotto ogni aspetto del regime doganale applicato ai prodotti originari del territorio doganale della Comunità, ai sensi del protocollo 2 dell'atto di adesione alle Comunità europee del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia riconosce alle importazioni dei prodotti contemplati dall'accordo e originari di Ceuta e Melilla lo stesso regime doganale riconosciuto ai prodotti importati provenienti dalla Comunità e originari della Comunità.3. Ai fini dell'applicazione del paragrafo 2 per quanto riguarda i prodotti originari di Ceuta e Melilla, il presente protocollo si applica, mutatis mutandis, fatte salve le condizioni particolari di cui all'articolo 36.Articolo 36 Condizioni particolari1. Purché siano stati trasportati direttamente conformemente alle disposizioni dell'articolo 12, si considerano:1) prodotti originari di Ceuta e Melilla:a) i prodotti interamente ottenuti a Ceuta e Melilla;b) i prodotti ottenuti a Ceuta e Melilla nella cui fabbricazione si utilizzano prodotti diversi da quelli di cui alla lettera a), a condizione:i) che tali prodotti siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 5 del presente protocollo, oppureii) che tali prodotti siano originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia o della Comunità ai sensi del presente protocollo e che siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni superiori alle lavorazioni o trasformazioni insufficienti di cui all'articolo 6, paragrafo 1;2) prodotti originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia:a) i prodotti interamente ottenuti nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia;b) i prodotti ottenuti nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nella cui fabbricazione si utilizzano prodotti diversi da quelli di cui alla lettera a), a condizione:i) che tali prodotti siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 5 del presente protocollo, oppureii) che tali prodotti siano originari di Ceuta e Melilla o della Comunità ai sensi del presente protocollo e che siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni superiori alle lavorazioni o trasformazioni insufficienti di cui all'articolo 6, paragrafo 1.2. Ceuta e Melilla sono considerate un unico territorio.3. L'esportatore o il suo rappresentante autorizzato deve apporre le diciture «ex Repubblica iugoslava di Macedonia» o «Ceuta e Melilla» nella casella 2 del certificato di circolazione EUR.1 o sulla dichiarazione su fattura. Nel caso dei prodotti originari di Ceuta e Melilla, inoltre, tale indicazione va riportata nella casella 4 del certificato di circolazione EUR.1 o sulle dichiarazioni su fattura.4. Le autorità doganali spagnole sono responsabili dell'applicazione del presente protocollo a Ceuta e Melilla.TITOLO VIII DISPOSIZIONI FINALI Articolo 37 Modifiche del protocolloIl consiglio di cooperazione può decidere di apportare modifiche alle disposizioni del presente protocollo.ALLEGATO I NOTE INTRODUTTIVE ALL'ELENCO DELL'ALLEGATO II Nota 1: L'elenco stabilisce, per tutti i prodotti, le condizioni richieste affinché si possa considerare che detti prodotti sono stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 5 del protocollo.Nota 2: 2.1. Le prime due colonne dell'elenco descrivono il prodotto ottenuto. La prima colonna indica la voce o il numero del capitolo del sistema armonizzato, mentre la seconda riporta la designazione delle merci usata in detto sistema per tale voce o capitolo. Ad ogni prodotto menzionato nelle prime due colonne corrisponde una regola nelle colonne 3 o 4. In alcuni casi, la voce che figura nella prima colonna è preceduta da «ex»; ciò significa che le regole delle colonne 3 o 4 si applicano soltanto alla parte di voce o di capitolo descritta nella colonna 2.2.2. Quando nella colonna 1 compaiono più voci raggruppate insieme, o il numero di un capitolo, e di conseguenza la designazione dei prodotti nella colonna 2 è espressa in termini generali, le corrispondenti regole delle colonne 3 o 4 si applicano a tutti i prodotti che nel sistema armonizzato sono classificati nelle voci del capitolo o in una delle voci raggruppate nella colonna 1.2.3. Quando nell'elenco compaiono più regole applicabili a diversi prodotti classificati nella stessa voce, ciascun trattino riporta la designazione della parte di voce cui si applicano le corrispondenti regole delle colonne 3 o 4.2.4. Se a un prodotto menzionato nelle prime due colonne corrisponde una regola sia nella colonna 3, sia nella colonna 4, l'esportatore può scegliere, in alternativa, di applicare la regola della colonna 3 o quella della colonna 4. Se nella colonna 4 non è riportata alcuna regola d'origine, si deve applicare la regola della colonna 3.Nota 3: 3.1. Le disposizioni dell'articolo 5 del protocollo relative ai prodotti che hanno acquisito il carattere di prodotto originario utilizzati nella fabbricazione di altri prodotti si applicano indipendentemente dal fatto che tale carattere sia stato acquisito nello stabilimento industriale ove sono utilizzati tali prodotti o in un altro stabilimento nella Comunità o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Ad esempio:Un motore della voce 8407, per il quale la regola d'origine impone che il valore dei materiali non originari incorporati non deve superare il 40 per cento del prezzo franco fabbrica, è ottenuto da «sbozzi di forgia di altri acciai legati» della voce ex 7224.Se la forgiatura è stata effettuata nella Comunità a partire da un lingotto non originario, il pezzo forgiato ha già ottenuto il carattere di prodotto originario conformemente alla regola dell'elenco per la voce ex 7224. Pertanto esso si può considerare originario nel calcolo del valore del motore, indipendentemente dal fatto che sia stato ottenuto nello stesso stabilimento industriale o in un altro stabilimento nella Comunità. Nell'addizionare il valore dei materiali non originari utilizzati, quindi, non si tiene conto del valore del lingotto non originario.3.2. La regola dell'elenco specifica la lavorazione o trasformazione minima richiesta; anche l'esecuzione di lavorazioni o trasformazioni più complesse, quindi, conferisce il carattere di prodotto originario, mentre l'esecuzione di lavorazioni o trasformazioni inferiori non può conferire tale carattere. Pertanto, se una regola autorizza l'impiego di un materiale non originario a un certo stadio di lavorazione, l'impiego di tale materiale negli stadi di lavorazione precedenti è autorizzato, ma l'impiego del materiale in uno stadio successivo non lo è.3.3. Fermo restando quanto disposto alla nota 3.2, quando una regola autorizza l'impiego di «materiali di qualsiasi voce», si possono utilizzare anche materiali della stessa voce del prodotto, fatte salve le limitazioni specifiche eventualmente indicate nella regola stessa. Tuttavia, l'espressione «fabbricazione a partire da materiali di qualsiasi voce, compresi gli altri materiali della voce . . .» significa che si possono utilizzare materiali classificati nella stessa voce del prodotto solo se corrispondono a una designazione diversa dalla designazione del prodotto riportata nella colonna 2 dell'elenco.3.4. Quando una regola dell'elenco specifica che un prodotto può essere fabbricato a partire da più materiali, ciò significa che è ammesso l'uso di uno o più materiali, e non che si devono utilizzare tutti i materiali.Ad esempio:La regola per i tessuti di cui alle voci SA 5208-5212 autorizza l'impiego di fibre naturali nonché tra l'altro, di sostanze chimiche. Ciò non significa che si devono utilizzare le une e le altre, bensì che si possono usare le une, le altre, oppure le une e le altre.3.5. Se una regola dell'elenco specifica che un prodotto dev'essere fabbricato a partire da un determinato materiale, tale condizione non vieta ovviamente l'impiego di altri materiali che, per loro natura, non possono rispettare questa regola (cfr. anche la nota 6.2 per quanto riguarda i tessili).Ad esempio:La regola per le preparazioni alimentari della voce 1904, che esclude specificamente l'uso di cereali e loro derivati, non impedisce l'uso di sali minerali, sostanze chimiche e altri additivi che non sono prodotti a partire da cereali.Tuttavia, ciò non si applica ai prodotti che, pur non potendo essere ottenuti a partire dal particolare materiale specificato nell'elenco, possono essere prodotti a partire da un materiale della stessa natura ad uno stadio di lavorazione precedente.Ad esempio:Nel caso di un capo di abbigliamento dell'ex capitolo 62 fabbricato con materiali non tessuti, se la regola prescrive che per tale categoria l'unico materiale non originario autorizzato è il filato, non è permesso partire da «tessuti non tessuti», nemmeno se questi ultimi non possono essere normalmente ottenuti da filati. In tal caso, il materiale di partenza dovrebbe normalmente trovarsi ad uno stadio precedente al filato, cioè allo stadio di fibra.3.6. Se una regola dell'elenco autorizza l'impiego di materiali non originari, indicando due percentuali del loro tenore massimo, tali percentuali non sono cumulabili. In altri termini, il tenore massimo di tutti i materiali non originari impiegati non può mai eccedere la percentuale più elevata fra quelle indicate. Inoltre, non devono essere superate le singole percentuali in relazione ai materiali cui si riferiscono.Nota 4: 4.1. Nell'elenco, con l'espressione «fibre naturali» s'intendono le fibre diverse da quelle artificiali o sintetiche che si trovano in uno stadio precedente alla filatura, compresi i cascami; salvo diversa indicazione, inoltre, l'espressione «fibre naturali» comprende le fibre che sono state cardate, pettinate o altrimenti preparate, ma non filate.4.2. Il termine «fibre naturali» comprende i crini della voce 0503, la seta delle voci 5002 e 5003 nonché le fibre di lana, i peli fini o grossolani di animali delle voci 5101-5105, le fibre di cotone delle voci da 5201-5203 e le altre fibre vegetali delle voci 5301-5305.4.3. Nell'elenco, le espressioni «pasta tessile», «sostanze chimiche» e «materiali per la fabbricazione della carta» designano i materiali che non sono classificati nei capitoli 50-63 e che possono essere utilizzati per fabbricare fibre e filati sintetici o artificiali e filati o fibre di carta.4.4. Nell'elenco, per «fibre in fiocco sintetiche o artificiali» si intendono i fasci di filamenti, le fibre in fiocco o i cascami sintetici o artificiali delle voci 5501-5507.Nota 5: 5.1. Se per un dato prodotto dell'elenco si fa riferimento alla presente nota, le condizioni indicate nella colonna 3 non si applicano ad alcun materiale tessile di base utilizzato nella fabbricazione di tale prodotto che rappresenti globalmente non più del 10 per cento del peso totale di tutti i materiali tessili di base usati (cfr. anche le note 5.3 e 5.4).5.2. Tuttavia, la tolleranza di cui alla nota 5.1 si applica esclusivamente ai prodotti misti nella cui composizione entrano due o più materiali tessili di base.Per materiali tessili di base si intendono i seguenti:- seta;- lana;- peli grossolani di animali;- peli fini di animali;- crine di cavallo;- cotone;- carta e materiali per la fabbricazione della carta;- lino;- canapa;- iuta ed altre fibre tessili liberiane;- sisal ed altre fibre tessili del genere Agave;- cocco, abaca, ramiè ed altre fibre tessili vegetali;- filamenti sintetici;- filamenti artificiali;- fibre sintetiche in fiocco di polipropilene;- fibre sintetiche in fiocco di poliestere;- fibre sintetiche in fiocco di poliammide;- fibre sintetiche in fiocco di poliacrilonitrile;- fibre sintetiche in fiocco di poliimmide;- fibre sintetiche in fiocco di politetrafluoroetilene;- fibre sintetiche in fiocco di polisolfuro di fenilene;- fibre sintetiche in fiocco di cloruro di polivinile;- altre fibre sintetiche in fiocco;- fibre artificiali in fiocco di viscosa;- altre fibre artificiali in fiocco;- filati di poliuretano segmentato con segmenti flessibili di polietere, anche rivestiti;- filati di poliuretano segmentato con segmenti flessibili di poliestere, anche rivestiti;- prodotti di cui alla voce 5605 (filati metallizzati) nella cui composizione entra un nastro consistente di un'anima di lamina di alluminio, oppure di un'anima di pellicola di materia plastica, anche ricoperta di polvere di alluminio, di larghezza non superiore a 5 mm, inserita mediante incollatura con adesivo trasparente o colorato tra due pellicole di plastica;- altri prodotti di cui alla voce 5605.Ad esempio:Un filato della voce 5205 ottenuto da fibre di cotone della voce 5203 e da fibre sintetiche in fiocco della voce 5506 è un filato misto. La massima percentuale utilizzabile di fibre sintetiche in fiocco non originarie che non soddisfano le norme di origine (che richiedono una fabbricazione a partire da sostanze chimiche o da pasta tessile) corrisponde pertanto al 10 per cento, in peso, del filato.Ad esempio:Un tessuto di lana della voce 5112 ottenuto da filati di lana della voce 5107 e da filati di fibre sintetiche in fiocco della voce 5509 è un tessuto misto. Si possono quindi utilizzare filati sintetici che non soddisfano le norme di origine (che richiedono una fabbricazione a partire da sostanze chimiche o da pasta tessile), o filati di lana che non soddisfano le norme di origine (che richiedono una fabbricazione a partire da fibre naturali, non cardate né pettinate né altrimenti preparate per la filatura), o una combinazione di entrambi, purché il loro peso totale non superi il 10 per cento del peso del tessuto.Ad esempio:Una superficie tessile «tufted» della voce 5802 ottenuta da filati di cotone della voce 5205 e da tessuti di cotone della voce 5210 è un prodotto misto solo se il tessuto di cotone è esso stesso un tessuto misto ottenuto da filati classificati in due voci separate, oppure se i filati di cotone usati sono essi stessi misti.Ad esempio:Ovviamente, se la stessa superficie tessile «tufted» fosse stata ottenuta da filati di cotone della voce 5205 e da tessuti sintetici della voce 5407, la superficie tessile «tufted» sarebbe un prodotto misto poiché si tratta di due materiali tessili di base diversi.Ad esempio:Un tappeto con ciuffi di filati artificiali e ciuffi di filati di cotone e il dorso di iuta è un prodotto misto, poiché sono stati utilizzati tre materiali tessili di base. Si può quindi utilizzare qualsiasi materiale non originario ad uno stadio di lavorazione successivo a quello consentito dalla regola, a condizione che il peso globale di tali materiali non superi il 10 per cento del peso del materiale tessile del tappeto. Perciò, il dorso di iuta, e/o i filati artificiali potrebbero essere importati a tale stadio di lavorazione, purché siano rispettati i limiti di peso.5.3. Nel caso di prodotti nella cui composizione entrano «filati di poliuretano segmentato con segmenti flessibili di poliestere, anche rivestiti», la tolleranza è del 20 per cento per tali filati.5.4. Nel caso di prodotti nella cui composizione entra del «nastro consistente di un'anima di lamina di alluminio, oppure di un'anima di pellicola di materia plastica, anche ricoperta di polvere di alluminio, di larghezza non superiore a 5 mm, inserita mediante incollatura tra due pellicole di plastica,» la tolleranza per tale nastro è del 30 per cento.Nota 6: 6.1. Nel caso dei prodotti tessili in corrispondenza dei quali figura nell'elenco una nota a piè di pagina che rinvia alla presente nota, si possono utilizzare materiali tessili, escluse le fodere e le controfodere, che non soddisfano la regola indicata nella colonna 3 per il prodotto finito in questione, purché siano classificati in una voce diversa da quella del prodotto e il loro valore non superi l'8 per cento del prezzo franco fabbrica del prodotto.6.2. Fatto salvo quanto disposto alla nota 6.3, i materiali non classificati nei capitoli 50-63, contenenti o meno materiali tessili, possono essere utilizzati liberamente nella fabbricazione di prodotti tessili.Ad esempio:Se una regola dell'elenco richiede per un prodotto tessile specifico, come i pantaloni, l'utilizzazione di filati, ciò non vieta l'uso di articoli metallici come i bottoni, poiché questi non sono classificati nei capitoli 50-63, né l'uso di cerniere lampo, anche se normalmente le chiusure lampo contengono tessili.6.3. Qualora si applichi una regola di percentuale, nel calcolo del valore dei materiali non originari incorporati si deve tener conto del valore dei materiali non classificati nei capitoli 50-63.Nota 7: 7.1. I «trattamenti specifici» relativi alle voci ex 2707, 2713-2715, ex 2901, ex 2902 ed ex 3403 consistono nelle seguenti operazioni:a) distillazione sotto vuoto;b) ridistillazione mediante un processo di frazionamento molto spinto (1);c) cracking;d) reforming;e) estrazione mediante solventi selettivi;f) trattamento costituito da tutte le operazioni seguenti: trattamento all'acido solforico concentrato o all'oleum o all'anidride solforica, neutralizzazione mediante agenti alcalini, decolorazione e depurazione mediante terre attive per natura, terre attivate, carbone attivo o bauxite;g) polimerizzazione;h) alchilazione;i) isomerizzazione.7.2. I «trattamenti specifici» relativi alle voci 2710, 2711 e 2712 consistono nelle seguenti operazioni:a) distillazione sotto vuoto;b) ridistillazione mediante un processo di frazionamento molto spinto (2);c) cracking;d) reforming;e) estrazione mediante solventi selettivi;f) trattamento costituito da tutte le operazioni seguenti: trattamento all'acido solforico concentrato o all'oleum o all'anidride solforica, neutralizzazione mediante agenti alcalini, decolorazione e depurazione mediante terre attive per natura, terre attivate, carbone attivo o bauxite;g) polimerizzazione;h) alchilazione;ij) isomerizzazione;k) solo per gli oli pesanti della voce ex 2710, desulfurazione con impiego di idrogeno che riduca almeno dell'85 per cento il tenore di zolfo dei prodotti trattati (metodo ASTM D 1266-59 T);l) solo per i prodotti della voce 2710, deparaffinazione mediante un processo diverso dalla semplice filtrazione;m) solo per gli oli pesanti della voce ex 2710, trattamento all'idrogeno, diverso dalla desolforazione, in cui l'idrogeno partecipa attivamente ad una reazione chimica realizzata ad una pressione superiore a 20 bar e ad una temperatura superiore a 250 °C in presenza di un catalizzatore. Non sono invece considerati trattamenti specifici i trattamenti di rifinitura all'idrogeno di oli lubrificanti della voce ex 2710, aventi in particolare lo scopo di migliorare il colore o la stabilità (ad esempio l'«hydrofinishing» o la decolorazione);n) solo per gli oli combustibili della voce ex 2710, distillazione atmosferica, purché tali prodotti distillino in volume, comprese le perdite, meno di 30 per cento a 300 °C, secondo il metodo ASTM D 86;o) solo per gli oli pesanti diversi dal gasolio e dagli oli combustibili della voce ex 2710, voltolizzazione ad alta frequenza.7.3. Ai sensi delle voci ex 2707, da 2713 a 2715, ex 2901, ex 2902 e ex 3403, le operazioni semplici quali la pulitura, la decantazione, la desalificazione, la disidratazione, il filtraggio, la colorazione, la marcatura, l'ottenimento di un tenore di zolfo mescolando prodotti con tenori di zolfo diversi, qualsiasi combinazione di queste operazioni o di operazioni analoghe non conferiscono l'origine.(1) Cfr. nota esplicativa complementare 4 b) del capitolo 27 della nomenclatura combinata.(2) Cfr. nota esplicativa complementare 4 b) del capitolo 27 della nomenclatura combinata.ALLEGATO II ELENCO DELLE LAVORAZIONI O TRASFORMAZIONI A CUI DEVONO ESSERE SOTTOPOSTI I MATERIALI NON ORIGINARI AFFINCHÉ IL PRODOTTO TRASFORMATO POSSA AVERE IL CARATTERE DI PRODOTTO ORIGINARIO Non tutti i prodotti elencati sono contemplati dall'accordo. È pertanto necessario consultare le altre parti dell'accordo stesso>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO III CERTIFICATO DI CIRCOLAZIONE EUR.1 E DOMANDA DI CERTIFICATO DI CIRCOLAZIONE EUR.1 Istruzioni per la stampa 1. Il certificato EUR.1 deve avere il formato di 210 x 297 mm, con una tolleranza massima di 5 mm in meno e di 8 mm in più nel senso della lunghezza, ed essere stampato su carta collata bianca per scritture, non contenente pasta meccanica, del peso minimo di 25 g/m². Il certificato deve avere un fondo arabescato di colore verde, in modo da fare risaltare qualsiasi falsificazione con mezzi meccanici o chimici.2. Le autorità competenti degli Stati membri della Comunità e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia possono riservarsi la stampa di certificati EUR.1 oppure affidarne il compito a tipografie da essi autorizzate. In quest'ultimo caso, su ogni certificato EUR.1 deve essere indicata tale autorizzazione. Ogni certificato EUR.1 deve recare menzione del nome e dell'indirizzo della tipografia o un segno che ne consenta l'identificazione. Il certificato deve recare, inoltre, un numero di serie, stampato o meno, destinato a contraddistinguerlo.>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>ALLEGATO IV DICHIARAZIONE SU FATTURA >INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>Versione dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia >RIFERIMENTO A UN GRAFICO>>INIZIO DI UN GRAFICO>>FINE DI UN GRAFICO>PROTOCOLLO N. 3 sulla cooperazione finanziaria LE PARTI CONTRAENTI:RIBADENDO la propria volontà di mettere in atto una cooperazione tale da contribuire allo sviluppo economico dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e da promuovere il rafforzamento delle relazioni tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia,DESIDEROSE di sviluppare a tal fine la cooperazione finanziaria di cui all'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia,HANNO CONVENUTO LE DISPOSIZIONI SEGUENTI:Articolo 1Nel quadro della cooperazione finanziaria di cui all'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia la Comunità partecipa, secondo le condizioni definite nel presente protocollo, al finanziamento dei progetti atti a contribuire allo sviluppo economico dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e, in particolare, di quelli che presentano un interesse sia per la Comunità che per l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Tale partecipazione è subordinata alla completa estinzione da parte dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia delle sue obbligazioni finanziarie venute a scadenza nei confronti della Banca europea per gli investimenti e della Comunità.Articolo 2Ai fini di cui all'articolo 1, la Comunità chiede alla Banca europea per gli investimenti, in appresso denominata «Banca», di mettere a disposizione dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia stanziamenti a concorrenza di 150 milioni di ECU. Tale importo può essere impegnato, entro il 31 dicembre 2000, sotto forma di prestiti concessi sulle risorse proprie della Banca secondo le condizioni, modalità e procedure previste dal suo statuto.L'importo in questione può essere integrato da risorse del bilancio della Comunità secondo le modalità specificate in allegato.Articolo 31. L'importo globale fissato all'articolo 2 viene utilizzato per partecipare al finanziamento di progetti d'investimento specifici presentati alla Banca dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia o, con il suo accordo, da organismi pubblici o privati o da imprese con sede nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia o da qualsiasi altra istituzione dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.2. I prestiti di cui all'articolo 2 vengono utilizzati, in via prioritaria e nella misura del possibile, per il finanziamento di progetti relativi a infrastrutture di trasporto.3. a) L'esame dell'ammissibilità dei progetti e la concessione dei prestiti si effettuano secondo le modalità, condizioni e procedure dettagliate stabilite dallo statuto della Banca.b) I prestiti della Banca sono concessi a condizioni di durata determinate sulla base delle caratteristiche economiche e finanziarie dei progetti cui sono destinati, tenendo inoltre conto delle condizioni prevalenti sui mercati finanziari dove la Banca si procura le proprie risorse.c) Il tasso di interesse viene determinato secondo le prassi della Banca al momento della firma di ciascun contratto di prestito, fatte salve le disposizioni dell'allegato.Articolo 41. Le somme da impegnare ogni anno vengono ripartite nel modo più uniforme possibile su tutta la durata di applicazione del presente protocollo. Tuttavia, durante il periodo iniziale, gli impegni potranno raggiungere un importo proporzionalmente più elevato.2. Le diverse quote vengono impegnate solo a condizione che la Comunità abbia verificato la capacità di assorbimento dei prestiti dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e i progressi della riforma economica.3. Il periodo di cui all'articolo 2 viene prorogato automaticamente di sei mesi qualora al suo termine non tutti i fondi siano stati impegnati. In questo caso, l'utilizzazione dei fondi rimanenti avviene secondo modalità identiche a quelle stabilite nel presente protocollo.Articolo 5I contributi concessi dalla Banca per l'esecuzione di progetti possono assumere la forma di cofinanziamenti a cui parteciperanno, in particolare, banche e istituti di credito dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, degli Stati membri o di paesi terzi oppure istituzioni finanziarie internazionali.Articolo 6Le imprese costituite a norma della legislazione dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, con o senza partecipazione straniera, possono beneficiare, a parità di condizioni, dei finanziamenti stabiliti nell'ambito della cooperazione finanziaria.Articolo 7I beneficiari di cui all'articolo 3, paragrafo 1 sono responsabili dell'esecuzione, della gestione e della manutenzione delle realizzazioni finanziate nell'ambito della cooperazione finanziaria tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.La Banca si accerta che l'utilizzazione dei suoi prestiti sia conforme alle destinazioni stabilite e avvenga in condizioni economiche ottimali.Articolo 8La partecipazione alle gare e altre procedure per l'aggiudicazione degli appalti che possono essere finanziati è aperta, a parità di condizioni, a tutte le persone fisiche e giuridiche soggette al trattato che istituisce la Comunità europea e a tutte le persone fisiche e giuridiche dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Dette persone giuridiche, costituite conformemente alla legislazione di uno Stato membro della Comunità o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, debbono avere la sede sociale, la sede amministrativa centrale o gli uffici principali in uno dei territori in cui si applica il trattato che istituisce la Comunità europea oppure nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia; tuttavia, quando in detti territori o nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia è ubicata soltanto la sede sociale, le attività di dette persone giuridiche devono essere effettivamente e costantemente connesse all'economia dei territori medesimi o dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.Articolo 9L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia riserva agli appalti e ai contratti aggiudicati per l'esecuzione di progetti nell'ambito della cooperazione finanziaria un regime fiscale e doganale non meno favorevole di quello applicato nei confronti della nazione più favorita o dell'organizzazione internazionale più favorita nel settore dello sviluppo.Articolo 10L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia prende le misure necessarie affinché gli interessi e qualsiasi altra somma dovuta alla Banca a titolo dei prestiti concessi in virtù della cooperazione finanziaria siano esonerati da qualsiasi tassa o prelievo fiscale nazionale o locale.Articolo 11La concessione di un prestito ad un beneficiario diverso dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia è subordinata, da parte della Banca, ad una garanzia dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia o ad altre garanzie sufficienti.Articolo 12Per tutta la durata dei prestiti concessi a norma del presente protocollo, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si impegna a mettere a disposizione dei debitori beneficiari o dei garanti di detti prestiti la valuta necessaria per il pagamento degli interessi, delle provvigioni e degli altri oneri e per il rimborso del capitale.Articolo 13I risultati della cooperazione finanziaria possono essere esaminati dal consiglio di cooperazione.Articolo 14Un anno prima dello scadere del presente protocollo, le parti contraenti esaminano la possibilità di prorogare la cooperazione finanziaria per un eventuale nuovo periodo.Articolo 15L'allegato è parte integrante del presente protocollo.ALLEGATO relativo all'articolo 2 1. La Comunità può impegnare sulle sue risorse di bilancio, secondo le modalità specificate in appresso, un importo pari a 20 milioni di ECU, sotto forma di aiuti non rimborsabili, al fine di abbonare di due punti gli interessi sui prestiti della Banca destinati a progetti infrastrutturali che interessino la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.2. Trattandosi di aiuti non rimborsabili per progetti infrastrutturali nel settore dei trasporti, la loro concessione è subordinata alla conclusione di un accordo reciprocamente soddisfacente tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nel settore dei trasporti.Va osservato che gli abbuoni d'interesse non si applicano ai prestiti della Banca utilizzati per finanziare progetti infrastrutturali nel settore dei trasporti diversi da quelli sottoelencati:- strade:- autostrada nord/sud-est (E-75), che collega la Repubblica federale di Iugoslavia (Serbia e Montenegro) alla Repubblica ellenica, segnatamente i tratti Kumanovo-Tabanovce, alla frontiera con la Repubblica federale di Iugoslavia (9 km), e Gradsko-Gevgelija alla frontiera con la Repubblica ellenica (73 km);- strada principale (M-5) che collega Kriva Krusha a Medzitlija, alla frontiera con la Repubblica ellenica (93 km), via Titov Veles, Prilep e Bitola; ricostruzione e nuovi lavori di costruzione;- sezione dell'autostrada (E-65) che collega Skopje a Tetovo (36 km), compreso lo svincolo di Skopje (25 km);- ferrovie/trasporto combinato:- ferrovia nord/sud-est, che collega la Repubblica federale di Iugoslavia (Serbia e Montenegro) alla Repubblica ellenica (via Titov Veles), segnatamente i terminal multimodali di Tabanoce, Miravci e Gevgelija;- terminal multimodale di Bitola (sul raccordo nord/sud che collega Titov Veles a Kremenica alla frontiera con la Repubblica ellenica);- ferrovia che collega Kumanovo a Beljakovce (30 km, ricostruzione) e Beljakovce a Deve Bair (54 km, nuova costruzione), alla frontiera con la Repubblica di Bulgaria, con un terminal multimodale a Deve Bair e una galleria alla frontiera che occorrerà collegare, mediante una nuova linea di 2 km, alla linea esistente a Gjueshevo nella Repubblica di Bulgaria.3. Gli aiuti non rimborsabili rivestono carattere eccezionale e non possono costituire un precedente per la cooperazione finanziaria tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.ELENCO DELLE DICHIARAZIONI I plenipotenziari:della COMUNITÀ EUROPEA,da una parte, edell'EX REPUBBLICA IUGOSLAVA DI MACEDONIA,dall'altra,al momento della firma, tramite scambio di lettere, dell'accordo di cooperazione, tra la Comunità europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia hanno adottato, le seguenti dichiarazioni:1. Dichiarazione comune relativa all'articolo 15 dell'accordo2. Dichiarazione comune relativa all'interpretazione dell'articolo 40 dell'accordo3. Dichiarazione d'intenti delle parti contraenti sul regime commerciale tra l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e gli altri paesi dell'Europa sud-orientale4. Dichiarazione d'intenti delle parti contraenti sui regimi separati per il vino, le bevande alcoliche e i prodotti tessili5. Dichiarazione d'intenti delle parti contraenti sulla futura cooperazione nel settore della manodoperae hanno preso atto:- delle dichiarazioni della Comunità europea e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (sulla conclusione degli accordi di riammissione);Per quanto riguarda il protocollo 2 relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa, i plenipotenziari suddetti hanno adottato le seguenti dichiarazioni:1. Dichiarazione comune relativa al Principato di Andorra2. Dichiarazione comune relativa alla Repubblica di San Marino.Per quanto riguarda il protocollo 3 sulla cooperazione finanziaria i plenipotenziari suddetti hanno adottato le seguenti dichiarazioni:1. Dichiarazione comune relativa all'articolo 4 del protocollo 3 sulla cooperazione finanziaria2. Dichiarazione della Comunità relativa all'articolo 8 del protocollo 3 sulla cooperazione finanziaria3. Dichiarazione della Comunità sui prestiti della BEI.Le dichiarazioni sopraelencate sono allegate al presente elenco.Dichiarazione comune relativa all'articolo 15 dell'accordo Le parti contraenti convengono che, per il primo anno civile, qualora l'accordo entri in vigore in una data successiva al 1° gennaio, tutte le concessioni effettuati nei limiti di massimali annuali, quote o quantitativi di riferimento verranno adeguate pro rata.Dichiarazione comune relativa all'interpretazione dell'articolo 40 dell'accordo a) Ai fini dell'interpretazione e dell'applicazione pratica del presente accordo, le parti contraenti decidono che per «casi particolarmente urgenti» ai sensi dell'articolo 40 dell'accordo s'intendono le violazioni di una sua clausola sostanziale ad opera di una delle parti. La violazione di una clausola sostanziale dell'accordo consiste:- in una denuncia dell'accordo non sancita dalle norme generali del diritto internazionale o- nell'inosservanza degli elementi di base dell'accordo di cui all'articolo 1, paragrafi 3 e 4.b) Le parti contraenti convengono che per «misure del caso» ai sensi dell'articolo 40 s'intendono le misure prese in conformità del diritto internazionale. Se una parte prende una misura in un caso particolarmente urgente ai sensi dell'articolo 40, l'altra parte può ricorrere alla procedura di composizione delle controversie.Dichiarazione di intenti delle parti contraenti sul regime commerciale tra l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e gli altri paesi dell'Europa sud-orientale 1. La Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ritengono fondamentale avviare quanto prima una cooperazione economica e commerciale tra i paesi dell'Europa sud-orientale.2. La Comunità è disposta a concedere il cumulo dell'origine a determinati Stati della regione che abbiano ripreso una normale cooperazione economica e commerciale non appena sarà iniziata la cooperazione amministrativa necessaria per il buon funzionamento del cumulo.3. In quest'ottica, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si dichiara disposta ad avviare quanto prima negoziati per l'avvio della cooperazione con gli altri paesi della regione.Dichiarazione di intenti delle parti contraenti relativa agli accordi sul vino e sulle bevande alcoliche e sui prodotti tessili La Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia decidono di negoziare al più presto accordi separati sul vino e sulle bevande alcoliche e sui prodotti tessili, che dovrebbero entrare in vigore contemporaneamente all'accordo di cooperazione. Durante i negoziati, le parti contraenti terranno conto delle condizioni preferenziali derivanti dall'accordo di cooperazione.Dichiarazione di intenti delle parti contraenti sulla futura cooperazione relativa alla manodopera La Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia si dichiarano disposte a inserire in un futuro accordo disposizioni relative alla non discriminazione nei confronti dei loro cittadini legalmente occupati sui rispettivi territori.Dichiarazione della Comunità europea e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia sulla conclusione degli accordi di riammissione La Comunità europea ricorda l'importanza attribuita dai suoi Stati membri all'efficacia della cooperazione con i paesi terzi per agevolare la riammissione dei loro cittadini presenti illegalmente sul territorio di uno Stato membro.L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia s'impegna a concludere, su richiesta, accordi di riammissione con gli Stati membri dell'Unione europea.Dichiarazione comune relativa al Principato di Andorra 1. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia accetta come prodotti originari della Comunità, conformemente al presente accordo, i prodotti originari del Principato di Andorra contemplati ai capitoli 25-97 del sistema armonizzato.2. Il protocollo 2 si applica, mutatis mutandis, ai fini della definizione del carattere originario dei prodotti summenzionati.Dichiarazione comune relativa alla Repubblica di San Marino 1. L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia accetta come prodotti originari della Comunità, conformemente al presente accordo, i prodotti originari della Repubblica di San Marino.2. Il protocollo 2 si applica, mutatis mutandis, ai fini della definizione del carattere originario dei prodotti summenzionati.Dichiarazione comune relativa all'articolo 4 del protocollo n. 3 sulla cooperazione finanziaria Rimane inteso che l'applicazione dell'articolo 4 è subordinata alla presentazione alla Banca, da parte dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, di progetti reciprocamente accettabili.Dichiarazione della Comunità relativa all'articolo 8 del protocollo n. 3 sulla cooperazione finanziaria Le disposizioni del protocollo n. 3 sulla cooperazione finanziaria lasciano impregiudicata la questione generale dell'origine delle merci e dei servizi che possono essere finanziati sulle risorse proprie della Banca nonché l'esercizio dei poteri conferiti al riguardo ai servizi della Banca dal suo statuto.Dichiarazione della Comunità relativa ai prestiti della BEI La Comunità osserva che i prestiti della BEI vengono concessi, anche nell'ambito del protocollo 3 sulla cooperazione finanziaria tra la Comunità e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, compatibilmente con i vincoli imposti dal Fondo di garanzia dei prestiti per le azioni esterne dell'Unione europea e con le conclusioni del Consiglio ECOFIN del novembre 1995 sui prestiti BEI ai paesi terzi.