CELEX: 62007FJ0074
Language: it
Date: 2008-10-14
Title: Sentenza del Tribunale della funzione pubblica (Prima Sezione) del 14 ottobre 2008.#Stefan Meierhofer contro Commissione europea.#Causa F-74/07.

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA 
      (Prima Sezione)
      14 ottobre 2008
      Causa F‑74/07
      Stefan Meierhofer
      contro
      Commissione delle Comunità europee 
      «Funzione pubblica – Concorso generale – Insuccesso alla prova orale – Mancata iscrizione nell’elenco di riserva – Obbligo di motivazione – Rispetto della segretezza dei lavori della commissione giudicatrice – Rifiuto dell’istituzione di ottemperare a una misura di organizzazione del procedimento»
      Oggetto: Ricorso, proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA, con il quale il sig. Meierhofer chiede, sostanzialmente, da una parte,
         l’annullamento della decisione 10 maggio 2007 della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AD/26/05, organizzato dall’Ufficio
         di selezione del personale delle Comunità europee, con cui è stato informato del suo insuccesso alla prova orale del detto
         concorso, nonché della decisione 19 giugno 2007 recante rigetto della domanda di riesame da lui proposta contro la decisione
         del 10 maggio 2007, e, dall’altra, una nuova valutazione di tale prova e la sua iscrizione nell’elenco di riserva.
      
      Decisione: La decisione 19 giugno 2007 della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AD/26/05 è annullata. Il ricorso è respinto quanto
         al resto. La Commissione sopporterà le proprie spese nonché le spese del ricorrente.
      
      Massime
      Funzionari – Concorso – Commissione giudicatrice – Rigetto della candidatura – Obbligo di motivazione – Portata
      (Statuto dei funzionari, art. 25, secondo comma; allegato III, art. 6)
      Benché il bilanciamento tra l’obbligo di motivazione e il rispetto del principio della segretezza dei lavori della commissione
         giudicatrice, in particolare al fine di accertare se il detto obbligo sia adempiuto con la comunicazione al candidato escluso
         nella fase orale di un unico punteggio individuale eliminatorio, propenda più spesso a favore del principio della segretezza
         dei lavori della commissione giudicatrice, è possibile una diversa valutazione in presenza di circostanze particolari, come
         il fatto che il candidato non abbia superato la prova solo per poco, ma anche che esistano punteggi intermedi utilizzati per
         il calcolo del punteggio eliminatorio e, infine, che non risulti che la comunicazione di informazioni più dettagliate del
         punteggio individuale eliminatorio, ma dalle quali non trapelino le valutazioni individuali dei membri della commissione giudicatrice
         o i punteggi numerici attribuiti da ciascuno di essi, possa costituire un eccessivo aggravio di lavoro per l’istituzione,
         tenuto conto delle tecnologie attualmente disponibili, oppure rappresentare una questione delicata.
      
      Una siffatta comunicazione, invece, costituisce più di un semplice principio di motivazione, in merito al quale avrebbero
         potuto essere apportate precisazioni integrative nel corso del procedimento.
      
      Anche se è vero che il giudice comunitario non può effettivamente sostituire la sua valutazione a quella dei membri della
         commissione giudicatrice, esso deve però poter controllare, con riferimento all’obbligo di motivazione, che essi abbiano valutato
         il ricorrente in base ai criteri di valutazione indicati nel bando di concorso e che non si sia prodotto alcun errore nel
         calcolo del punteggio; analogamente, deve poter esercitare un controllo rigoroso sulla relazione tra le valutazioni dei membri
         della commissione giudicatrice e i punteggi numerici da essi attribuiti. A tal fine, esso deve disporre le misure di organizzazione
         del procedimento che ritiene appropriate, alla luce delle peculiarità della causa, facendo eventualmente presente all’istituzione
         convenuta che le risposte sarebbero trasmesse all’interessato solo qualora ciò fosse compatibile con il principio della segretezza
         dei lavori della commissione giudicatrice. Qualora l’istituzione convenuta rifiuti di fornire, persino soltanto al giudice,
         gli elementi di informazione richiesti nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento, essa viene meno al suo
         obbligo di motivazione e non consente a quest’ultimo di esercitare pienamente il suo controllo.
      
      (v. punti 40, 42-44, 46 e 49-54)
      Riferimento:
      Corte: 16 giugno 1987, causa 40/86, Kolivas/Commissione (Racc. pag. 2643, punto 11)
      Tribunale della funzione pubblica: 13 dicembre 2007, causa F‑73/06, Van Neyghem/Commissione (non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punti 72, 79 e 80, oggetto di impugnazione davanti il Tribunale di primo grado, causa T‑105/08 P, e 11 settembre 2008, causa
         F‑127/07, Coto Moreno/Commissione (non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 34 e 36)
      
SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione)
      14 ottobre 2008 (*)
      
      «Funzione pubblica – Concorso generale – Mancato superamento della prova orale – Mancata iscrizione nell’elenco di riserva – Obbligo di motivazione – Rispetto della segretezza dei lavori della commissione giudicatrice – Rifiuto dell’istituzione di ottemperare a una misura di organizzazione del procedimento»
      Nella causa F‑74/07,
      avente ad oggetto un ricorso proposto ai sensi dell’art. 236 CE e 152 EA,
      Stefan Meierhofer, residente in Monaco di Baviera (Germania), rappresentato dall’avv. H.-G. Schiessl,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalle sigg.re B. Eggers e K. Herrmann, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione),
      composto dai sigg. H. Kreppel, presidente, H. Tagaras (relatore) e S. Gervasoni, giudici,
      cancelliere: sig. R. Schiano, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 23 aprile 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con atto introduttivo pervenuto a mezzo telefax alla cancelleria del Tribunale il 3 luglio 2007 (con deposito dell’originale
         intervenuto il successivo 5 luglio), il sig. Meierhofer chiede, in sostanza, da una parte, l’annullamento della decisione
         10 maggio 2007 della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AD/26/05, organizzato dall’Ufficio di selezione del personale
         delle Comunità europee (EPSO), con la quale veniva informato di non aver superato la prova orale del detto concorso, nonché
         della decisione 19 giugno 2007 che non accoglieva la sua domanda di riesame presentata contro la decisione 10 maggio 2007,
         e dall’altra, una nuova valutazione di tale prova e la sua iscrizione nell’elenco di riserva.
      
       Contesto normativo
       Diritto comunitario generale e ambito statutario
      2        L’art. 253 CE prevede quanto segue:
      
      «I regolamenti, le direttive e le decisioni, adottati congiuntamente dal Parlamento Europeo e dal Consiglio [dell’Unione europea],
         nonché detti atti adottati dal Consiglio o dalla Commissione [delle Comunità europee] sono motivati e fanno riferimento alle
         proposte o ai pareri obbligatoriamente richiesti in esecuzione del presente trattato».
      
      3        L’art. 25, secondo comma, dello statuto dei funzionari delle Comunità europee (in prosieguo lo «statuto») è formulato come
         segue:
      
      «Ogni decisione individuale presa in applicazione del presente statuto, deve essere immediatamente comunicata per iscritto
         al funzionario interessato; quelle prese a suo carico devono essere motivate».
      
      4        L’art. 6 dell’allegato III dello statuto così recita:
      
      «I lavori della commissione giudicatrice sono segreti».
       Bando di concorso
      5        In data 20 luglio 2005, l’EPSO pubblicava sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il bando di concorso generale «EPSO/AD/26/05: diritto» (GU C 178 A, pag. 3).
      
      6        Da una parte, al titolo «A. Natura delle funzioni e condizioni di ammissione al concorso (profilo richiesto)», il bando di
         concorso prevede, al punto «I. Natura delle funzioni», lo «[s]volgimento di mansioni di analisi, di concezione, di studio
         e di controllo concernenti l’attività dell’Unione europea.»; la sezione relativa al diritto è formulata come segue:
      
      «EPSO/AD/26/05: Diritto
      –        Concezione, analisi ed elaborazione di progetti di atti giuridici comunitari,
      –        consulenza giuridica,
      –        ricerche in materia di diritto nazionale, diritto comunitario e diritto internazionale,
      –        partecipazione a negoziati relativi ad accordi internazionali,
      –        analisi e preparazione di progetti di decisioni, ad esempio nel settore del diritto alla concorrenza,
      –        esame e controllo degli ordinamenti giuridici nazionali per verificarne la conformità con il diritto comunitario,
      –        istruzione di fascicoli precontenziosi (violazioni del diritto comunitario, denunce, ecc.),
      –        varie funzioni nel settore del contenzioso; elaborazione di prese di posizione delle istituzioni nell’ambito di contenziosi,
         principalmente davanti alla Corte di giustizia o al Tribunale di primo grado; funzioni giuridiche nell’ambito delle cancellerie
         della Corte di giustizia e del Tribunale di primo grado,
      
      –        attività di concezione, preparazione e applicazione nel settore della giustizia e degli affari interni».
      7        Dall’altra, al titolo «B. Svolgimento del concorso», il bando di concorso contiene le seguenti regole relative alla prova
         orale e all’iscrizione nell’elenco di riserva:
      
      «3. Prova orale – Valutazione
      e)      Colloquio con la giuria nella lingua principale del candidato, inteso a valutare la sua attitudine ad esercitare le funzioni
         indicate al titolo A, punto I. Il colloquio verte in particolare sulle conoscenze specifiche legate al settore interessato
         nonché sulla conoscenza dell’Unione europea, delle sue istituzioni e delle sue politiche. Verrà altresì verificata la conoscenza
         della seconda lingua. Il colloquio sarà inoltre inteso a valutare la capacità di adattamento del candidato ad un ambiente
         di lavoro pluriculturale nell’ambito della funzione pubblica europea.
      
      Prova valutata da 0 a 50 punti (minimo richiesto: 25 punti).
      (…)
      5. Iscrizione negli elenchi degli idonei
      La giuria stila gli elenchi degli idonei comprendenti, per concorso, per gruppi di merito (al massimo quattro) e in ordine
         alfabetico all’interno di ciascun gruppo, i candidati (…) (cfr. titolo A, Numero di candidati idonei) che hanno ottenuto i
         migliori punteggi per l’insieme delle prove scritta d) e orale e) nonché il punteggio minimo richiesto per ciascuna di queste
         prove.
      
      (…)».
       Fatti all’origine della controversia
      8        Il ricorrente, di nazionalità tedesca, ha partecipato al concorso EPSO/AD/26/05. Dopo aver superato i test di preselezione
         e le prove scritte, ha partecipato alla prova orale, il 29 marzo 2007.
      
      9        Con lettera 10 maggio 2007, il presidente della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AD/26/05 informava il ricorrente
         che alla prova orale aveva ottenuto 24,5 punti, e che, pertanto, non raggiungendo la soglia minima richiesta di 25/50, non
         poteva figurare nell’elenco di riserva.
      
      10      Con lettera 11 maggio 2007, il ricorrente presentava una domanda di riesame della suddetta decisione 10 maggio 2007, ritenendo,
         con riferimento al resoconto che egli stesso aveva stilato in seguito alla prova orale e che è allegato al ricorso, di aver
         risposto correttamente, nel corso di tale prova, ad almeno l’80% delle domande. Il ricorrente chiedeva quindi una verifica
         della valutazione della sua prova orale, nonché, in subordine, un chiarimento circa il punteggio ottenuto per ciascuna domanda
         postagli durante tale prova.
      
      11      Con lettera 19 giugno 2007, il presidente della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AD/26/05 informava il ricorrente
         che, dopo aver riesaminato la sua candidatura, la commissione giudicatrice non aveva riscontrato alcun motivo per modificare
         i suoi risultati. In tale lettera si precisava inoltre al ricorrente che, da una parte, con riferimento alle sue conoscenze
         specifiche, il numero di risposte insoddisfacenti aveva superato il numero di risposte soddisfacenti e, dall’altra, che la
         prova orale si era svolta secondo i criteri specificati nel bando di concorso e che, tenuto conto del vincolo del segreto
         imposto dall’art. 6 dell’allegato III dello statuto, cui sono soggetti i lavori della commissione giudicatrice, non era possibile
         fornire ai candidati né la griglia di valutazione («marking grid») né la ripartizione dei punteggi ottenuti alla prova orale
         («breakdown of their marks for the oral test»).
      
       Conclusioni delle parti e procedimento 
      12      Il ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione 10 maggio 2007 della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AD/26/05;
      –        annullare la decisione 19 giugno 2007 della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AD/26/05 che non ha accolto la sua
         domanda di riesame presentata l’11 maggio 2007;
      
      –        ordinare alla Commissione di procedere ad una nuova valutazione della prova orale sostenuta il 29 marzo 2007, tenendo conto
         dei vigenti criteri di esame;
      
      –        ordinare alla Commissione di decidere nuovamente sull’iscrizione del ricorrente nell’elenco di riserva del concorso per la
         selezione del personale della Comunità europea EPSO/AD/26/05, tenendo conto del nuovo risultato della prova;
      
      –        ordinare alla Commissione di motivare le decisioni da adottare ai sensi del terzo e quarto trattino di cui sopra; 
      –        condannare la Commissione alle spese.
      13      La Commissione conclude che il Tribunale voglia: 
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare ogni parte a sostenere le proprie spese.
      14      Nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento, adottate in applicazione dell’art. 55 del regolamento di procedura,
         il Tribunale, nella relazione preparatoria d’udienza inviata alle parti il 7 febbraio 2008, ha invitato la Commissione a depositare,
         prima dell’udienza:
      
      a)      la griglia di valutazione e la ripartizione dei punteggi della prova orale («the marking grid» e «the breakdown of [the] marks
         for the oral test») del ricorrente, cui fa riferimento la decisione 19 giugno 2007 che respinge la sua domanda di riesame,
      
      b)      qualsiasi altro elemento relativo alla valutazione della qualità della prestazione del ricorrente in occasione della prova
         orale,
      
      c)      una graduatoria non nominativa degli altri candidati cui, alla prova orale, è stato attribuito un punteggio eliminatorio e
      d)      i calcoli che hanno condotto allo specifico risultato di 24,5/50 quale punteggio ottenuto dal ricorrente in sede di prova
         orale.
      
      15      Nella medesima relazione preparatoria d’udienza, e dopo aver invitato le parti a dedicare una parte sostanziale delle loro
         difese orali al motivo relativo alla violazione dell’obbligo di motivazione, veniva comunicato, da una parte, che l’obiettivo
         delle misure richieste era «di conferire un effetto pienamente utile alle discussioni relative a tale motivo (e al motivo
         relativo alla violazione manifesta dei vigenti criteri di esame, motivo collegato, in sostanza, a quello inerente alla motivazione)»,
         dall’altra, che la comunicazione al ricorrente degli elementi menzionati alle lett. a)-d) di cui alla detta relazione preparatoria,
         avrebbe avuto luogo solo se tale comunicazione fosse stata conciliabile con il principio della segretezza dei lavori della
         commissione giudicatrice e/o previa omissione, se necessario, di quelle indicazioni la cui divulgazione risultasse in contrasto
         con il detto principio.
      
      16      In risposta a tali misure di organizzazione del procedimento, con lettera pervenuta a mezzo telefax alla cancelleria del Tribunale
         il 18 febbraio 2008 (con deposito dell’originale intervenuto il successivo 19 febbraio), la Commissione trasmetteva al Tribunale,
         come richiesto nella relazione preparatoria d’udienza, lett. c), una tabella non nominativa dei punteggi eliminatori dei candidati
         che non avevano superato la prova orale. La Commissione rifiutava invece di conformarsi alle misure di organizzazione indicate
         nella detta relazione, lett. a), b) e d), sostenendo in sostanza che, in mancanza di prove di una violazione delle norme che
         disciplinano i lavori della commissione giudicatrice, il solo motivo riguardante la violazione dell’obbligo di motivazione
         non giustificava, tenuto conto della segretezza dei lavori della commissione giudicatrice, la produzione degli altri elementi
         e documenti richiesti dal Tribunale. La Commissione rilevava, peraltro, di non essere tenuta a produrre tali elementi e documenti,
         né qualora il Tribunale proceda, come nella fattispecie, disponendo misure di organizzazione del procedimento, né qualora
         esso decida di far ricorso a mezzi istruttori.
      
      17      Il 20 marzo 2008 il ricorrente depositava presso la cancelleria del Tribunale osservazioni, datate 17 marzo 2008, relative
         alle misure di organizzazione del procedimento rivolte alla Commissione e, in particolare, al rifiuto, da parte della Commissione,
         di dar seguito a tutte le richieste del Tribunale.
      
      18      In data 19 maggio 2008 la Commissione depositava presso la cancelleria del Tribunale le osservazioni in risposta alla suddetta
         memoria del ricorrente.
      
       Sull’oggetto del ricorso
      19      Occorre constatare che il ricorrente chiede, in particolare, l’annullamento della decisione 10 maggio 2007 con la quale veniva
         informato di non aver superato la prova orale del concorso, nonché l’annullamento della decisione 19 giugno 2007 che non accoglieva
         la sua domanda di riesame. A tale proposito occorre rammentare che, secondo la giurisprudenza, quando un candidato ad un concorso
         sollecita il riesame di una decisione adottata da una commissione giudicatrice, l’atto che arreca pregiudizio è la decisione
         adottata da quest’ultima a seguito di riesame della situazione del candidato (ordinanza del Tribunale di primo grado 3 aprile
         2001, cause riunite T‑95/00 e T‑96/00, Zaur-Gora e Dubigh/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑79 e II‑379, punti 24‑27; sentenze
         del Tribunale di primo grado 23 gennaio 2002, causa T-386/00, Gonçalves/Parlamento, Racc. PI pagg. I‑A‑13 e II‑55, punto 39;
         31 maggio 2005, causa T-294/03, Gibault/Commissione, Racc. PI pagg. I-A-141 e II‑635, punto 22; 13 dicembre 2006, causa T‑173/05,
         Heus/Commissione, Racc. PI pagg. II‑A-2-1695, punto 19, e 12 marzo 2008, causa T‑100/04, Giannini/Commissione, non ancora
         pubblicata nella Raccolta, attualmente oggetto d’impugnazione dinanzi alla Corte, causa C‑231/08 P, punto 30). Pertanto, la
         decisione 19 giugno 2007, adottata a seguito della domanda di riesame presentata dal ricorrente l’11 maggio 2007, si è sostituita
         alla decisione iniziale della commissione giudicatrice 10 maggio 2007 e costituisce dunque l’atto che arreca pregiudizio.
      
      20      Si deve pertanto considerare il ricorso rivolto contro la sola decisione 19 giugno 2007 della commissione giudicatrice del
         concorso EPSO/AD/26/05.
      
       In diritto
       Argomenti delle parti
      21      A sostegno del proprio ricorso, il ricorrente deduce tre motivi.
      
      22      Innanzitutto, la Commissione sarebbe venuta meno al suo obbligo di motivare la decisione 10 maggio 2007 (v. punto 9 della
         presente sentenza), secondo quanto previsto all’art. 253 CE. Il «dovere di riservatezza», di cui all’art. 6 dell’allegato
         III dello Statuto, difatti, vale solo riguardo ai terzi, e non nei confronti del candidato stesso. Quanto all’accesso di un
         candidato ai lavori della commissione giudicatrice, secondo la Commissione risulta da una giurisprudenza costante che l’art. 6
         dell’allegato III dello Statuto contiene una disposizione speciale che vieta di divulgare le posizioni della commissione giudicatrice
         e gli elementi relativi a valutazioni di indole personale o comparativa riguardanti i candidati; trasmettendo al ricorrente
         il punteggio ottenuto alla prova orale, la Commissione avrebbe pertanto adempiuto al suo obbligo di motivazione.
      
      23      Inoltre il ricorrente fa riferimento ad un vizio di procedura relativo al fatto che il presidente della commissione giudicatrice,
         il sig. Singer, non avendo utilizzato gli auricolari che consentivano di seguire la traduzione simultanea in francese della
         prova orale, non avrebbe capito le risposte fornite dal candidato in tedesco. La Commissione ritiene che tale motivo sia infondato,
         in quanto, oltre al fatto che il sig. Singer ha una perfetta padronanza del tedesco e che i membri della commissione giudicatrice
         non sono tenuti a ricorrere all’interpretazione simultanea, appare anzitutto evidente che non vi è stata alcuna disparità
         di trattamento nei confronti del ricorrente, in quanto il sig. Singer non ha fatto ricorso all’interpretazione simultanea
         per nessuno degli altri 94 candidati alla prova orale che hanno risposto in tedesco, ed inoltre che, in ogni caso, ciò non
         può costituire un’irregolarità di procedura.
      
      24      Il ricorrente sostiene infine che, tenuto conto del gran numero di risposte complete e indiscutibilmente esatte che egli avrebbe
         fornito alla prova orale, una valutazione della prestazione inferiore al 50% costituisce una violazione manifesta delle norme
         che disciplinano il lavoro della commissione giudicatrice del concorso nonché dei criteri di esame vigenti e può soltanto
         rappresentare il risultato di una tale violazione. La Commissione rileva che non sussiste un manifesto errore di valutazione
         poiché la commissione giudicatrice di un concorso dispone di un ampio potere discrezionale, ancora maggiore in occasione delle
         prove orali di un concorso, poiché in tale sede può tener conto sia delle risposte dei candidati sia della loro esperienza
         e personalità.
      
      25      In risposta alle misure di organizzazione del procedimento richieste dal Tribunale nella relazione preparatoria d’udienza
         7 febbraio 2008, la Commissione, per giustificare il suo rifiuto di comunicare alcuni elementi richiesti dal Tribunale (v.
         punto 16 della presente sentenza), sostiene, in particolare, che il ricorrente non ha dimostrato la violazione delle regole
         che presiedevano ai lavori della commissione giudicatrice e che la decisione di quest’ultima, di conseguenza, non è, secondo
         costante giurisprudenza, assoggettata a controllo giudiziario. La Commissione riconosce che, nella causa che ha dato luogo
         alla sentenza del Tribunale di primo grado 23 gennaio 2003, causa T‑53/00, Angioli/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑13 e II‑73),
         essa aveva fornito all’interessata una «ripartizione dei punteggi ottenuti alla prova orale», ma sostiene che si trattava
         di «un’eccezione assoluta» e che, secondo una giurisprudenza costante in materia di segretezza dei lavori delle commissioni
         giudicatrici, un’asserita violazione dell’obbligo di motivazione non giustifica, nella specie, la produzione delle «schede
         di valutazione» del ricorrente, schede che contengono, ad un tempo, una griglia dei punteggi, i singoli punteggi attribuiti
         nel corso della prova orale nonché la valutazione dei membri della commissione. Essa conclude che, in mancanza di qualsiasi
         indizio atto a mettere in discussione la validità dell’atto impugnato, quest’ultimo gode della presunzione di validità riconosciuta
         agli atti comunitari e che non spetta al Tribunale sollecitare le informazioni richieste.
      
      26      Il ricorrente, nelle sue osservazioni sul rifiuto della Commissione di comunicare alcuni elementi richiesti nell’ambito delle
         misure di organizzazione del procedimento, ha ribadito, basandosi sull’art. 27 dello Statuto, che si era verificata una violazione
         manifesta delle regole pertinenti al lavoro della commissione giudicatrice del concorso, in quanto, in particolare, la commissione
         giudicatrice non avrebbe valutato in modo obiettivo le sue effettive prestazioni in occasione della prova orale e non avrebbe
         motivato la propria decisione; poiché, nel caso di specie, sarebbe dimostrata la sussistenza di tale violazione manifesta,
         il ricorrente dovrebbe eccezionalmente beneficiare di un’attenuazione dell’onere della prova, in ragione della sua impossibilità
         involontaria di produrre la prova stessa. Inoltre, con riferimento alla causa definita con la citata sentenza Angioli/Commissione,
         il ricorrente contesta alla Commissione di aver violato il principio della parità di trattamento.
      
      27      In risposta alle osservazioni esposte al punto precedente, la Commissione afferma che, in virtù della giurisprudenza, l’ulteriore
         controllo di una prova orale da parte del giudice comunitario è, per sua natura, impossibile e che, pertanto, per adempiere
         all’obbligo di motivazione, è sufficiente comunicare unicamente il punteggio globale. Essa insiste poi sull’assenza di una
         violazione manifesta delle regole che presiedono ai lavori della commissione giudicatrice, con riguardo, in primo luogo, alla
         corretta valutazione da parte dei membri della commissione giudicatrice delle prestazioni del ricorrente in occasione del
         suo esame, in secondo luogo, al rispetto dell’obbligo di motivazione e, in terzo luogo, al rispetto del principio della parità
         di trattamento; essa aggiunge, peraltro, che il ricorrente non ha apportato sufficienti elementi di prova di una violazione
         manifesta di tali disposizioni.
      
       Giudizio del Tribunale
      28      Occorre ricordare in via preliminare che il ricorrente, a sostegno del suo ricorso, deduce tre motivi, vertenti su una violazione
         dell’obbligo di motivazione, sull’esistenza di un vizio di procedura e sull’esistenza di un errore manifesto di valutazione.
         Poiché la Commissione, nel suo controricorso, ha sviluppato alcune considerazioni relative al principio della parità di trattamento,
         il ricorrente, nella sua memoria integrativa del 17 marzo 2008, ha dedotto argomenti relativi a un’asserita violazione del
         detto principio, argomenti ai quali la Commissione ha risposto nelle sue osservazioni del 19 maggio 2008. Poiché tali censure
         non sono state dedotte dal ricorrente nell’atto introduttivo, il Tribunale può solo constatare che esse sono irricevibili
         e non occorre esaminarle.
      
      29      Dei tre motivi dedotti dal ricorrente nel suo ricorso, è opportuno esaminare, in primo luogo, quello relativo alla violazione
         dell’obbligo di motivazione. 
      
      30      A tale proposito, si deve innanzitutto constatare che dall’art. 253 CE e dall’art. 25, secondo comma, dello Statuto risulta
         che ogni decisione individuale presa in applicazione dello Statuto e recante pregiudizio deve essere motivata. Secondo costante
         giurisprudenza, l’obbligo di motivazione costituisce sia un principio essenziale del diritto comunitario, sia una forma sostanziale
         degli atti delle istituzioni ed è diretto, da un lato, a consentire al giudice di esercitare il proprio controllo sulla legittimità
         della decisione e, dall’altro, a fornire all’interessato le indicazioni necessarie per stabilire se la decisione sia o meno
         fondata e consentirgli di valutare l’opportunità di proporre un ricorso (v., in tal senso, sentenze della Corte 7 marzo 2002,
         causa C‑310/99, Italia/Commissione, Racc. pag. I-2289, punto 48, e 19 settembre 2002, causa C‑113/00, Spagna/Commissione,
         Racc. pag. I‑7601, punto 47; sentenze del Tribunale di primo grado 20 marzo 1991, causa T‑1/90, Pérez-Mínguez Casariego/Commissione,
         Racc. pag. II‑143, punto 73; 8 giugno 1995, causa T‑583/93, P/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑137 e II‑433, punto 24, e 29 febbraio
         1996, causa T-280/94, Lopes/Corte di giustizia, Racc. PI pagg. I-A-77 e II-239, punto 148).
      
      31      Tuttavia, per quanto concerne le decisioni adottate da una commissione giudicatrice di concorso, la Corte ha precisato che
         l’obbligo di motivazione deve conciliarsi con il rispetto del vincolo del segreto cui sono soggetti i lavori della commissione
         giudicatrice stessa, conformemente all’art. 6 dell’allegato III dello Statuto, vincolo del segreto istituito al fine di garantire
         l’indipendenza delle commissioni giudicatrici di concorso e l’obiettività del loro operato, ponendole al riparo da qualsiasi
         ingerenza e pressione esterna, da parte tanto della stessa amministrazione comunitaria quanto dei candidati interessati o
         di terzi; in particolare è stato dichiarato che il rispetto del vincolo del segreto vieta la divulgazione sia della posizione
         assunta dai singoli componenti delle commissioni giudicatrici, sia di qualsiasi elemento relativo a valutazioni di indole
         personale o comparativa riguardanti i candidati, e che il requisito di motivazione delle decisioni di una commissione giudicatrice
         di concorso deve tener conto della natura dei lavori considerati, i quali, nella fase dell’esame delle attitudini dei candidati,
         sono essenzialmente di natura comparativa e, conseguentemente, coperti dal segreto che caratterizza tali lavori (v., in tal
         senso, sentenza della Corte 4 luglio 1996, causa C-254/95 P, Parlamento/Innamorati, Racc. pag. I‑3423, punti 24-28).
      
      32      Sulla base di tali considerazioni, il giudice comunitario usualmente conclude che «la comunicazione del punteggio conseguito
         nelle varie prove» costituisce una motivazione sufficiente delle decisioni della commissione giudicatrice (sentenza Parlamento/Innamorati,
         cit., punto 31; sentenze del Tribunale di primo grado 21 maggio 1996, causa T-153/95, Kaps/Corte di giustizia, Racc. PI pagg. I-A-233
         e II-663, punto 81; 2 maggio 2001, cause riunite T‑167/99 e T‑174/99, Giulietti e a./Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑93 e
         II‑441, punto 81; Angioli/Commissione, cit., punto 69, e Gibault/Commissione, cit., punto 39).
      
      33      Tale conclusione vale in modo particolare nel caso in cui il punteggio della fase scritta ovvero della fase orale del concorso
         risulti da vari punteggi singoli, corrispondenti alle diverse prove della fase di cui trattasi; lo stesso dicasi in caso di
         comunicazione all’interessato dei punteggi intermedi, corrispondenti ai vari criteri di valutazione di ciascuna delle prove
         scritte o orali. In tali casi, infatti, la comunicazione ai candidati esclusi dei punteggi singoli o intermedi, non solo consente
         di informare gli stessi della loro esclusione dalla fase successiva del procedimento di selezione, ma, fornendo le indicazioni
         sulle materie o sui criteri in base ai quali la commissione giudicatrice non ha ritenuto soddisfacente la loro prestazione,
         consente altresì di informarli dei motivi della loro esclusione.
      
      34      La giurisprudenza citata ai punti 31 e 32 della presente sentenza, non opera distinzioni, quanto meno direttamente, tra la
         comunicazione di più punteggi, singoli o intermedi, e la comunicazione di un unico punteggio individuale eliminatorio. Non
         ne può tuttavia conseguire che la comunicazione al candidato di un unico punteggio individuale eliminatorio costituisca sempre
         una motivazione sufficiente, indipendentemente dalle circostanze particolari del caso in questione.
      
      35      In effetti, da un lato, nulla, nella formulazione o nel contesto della giurisprudenza illustrata ai punti 31 e 32 della presente
         sentenza, consente di interpretare il riferimento al «punteggio conseguito nelle varie prove» come riguardante unicamente
         i punteggi individuali eliminatori rispetto agli altri punteggi esistenti, compresi i punteggi intermedi, in particolare,
         per quanto concerne questi ultimi, nel caso in cui la fase scritta o – come nel caso di specie – la fase orale comportino
         un’unica prova e, pertanto, un unico punteggio individuale. A tale riguardo il Tribunale evidenzia i termini generali utilizzati
         dalla giurisprudenza in questione, nonché la circostanza che, nella citata sentenza Parlamento/Innamorati, sentenza che è
         all’origine della giurisprudenza di cui al punto 32, la censura relativa all’obbligo di motivazione non riguardava il rifiuto
         dell’istituzione convenuta di fornire al ricorrente vari punteggi, singoli o intermedi, bensì il rifiuto di far conoscere
         al ricorrente i criteri adottati dalla commissione giudicatrice e i motivi della decisione all’epoca contestata (v. sentenza
         Parlamento/Innamorati, cit., punto 22); lo stesso dicasi per le sentenze che riguardavano, come nel caso di specie, l’estromissione
         dei ricorrenti in sede di prova orale, come ad esempio le sentenze Angioli/Commissione (cit., punti 56-65), e Gibault/Commissione
         (cit., punti 33-35).
      
      36      Inoltre, in una recente causa concernente – come nel caso di specie – il mancato superamento della prova orale di un concorso
         da parte di una candidata, è stato dichiarato che l’obbligo di motivazione può implicare la comunicazione, su richiesta del
         candidato, del punteggio intermedio e del metodo seguito dalla commissione giudicatrice per determinare il singolo punteggio
         ottenuto ad una delle prove orali e che, se tale motivazione, nonostante la richiesta del candidato estromesso, non viene
         fornita, spetta al giudice comunitario domandare precisazioni adottando misure di organizzazione del procedimento (sentenza
         del Tribunale di primo grado 28 aprile 2004, causa T-277/02, Pascall/Consiglio, Racc. PI pagg. I‑A‑137 e II‑621); in detta
         causa, peraltro, tali misure erano state richieste dal Tribunale di primo grado e la convenuta vi aveva ottemperato, rendendo
         pertanto privo di oggetto il motivo relativo alla violazione dell’obbligo di motivazione (v. sentenza Pascall/Consiglio, cit.,
         punti 28‑31).
      
      37      Il Tribunale osserva, peraltro, che la stessa Commissione ha già accettato di comunicare ad alcuni candidati i punteggi intermedi,
         in particolare in occasione di due cause relative al mancato superamento, da parte dei candidati, della fase orale, che prevedeva
         una sola prova orale. Nella prima causa, relativa ad un concorso, la Commissione ha trasmesso all’interessato, su sua richiesta,
         la ripartizione dei diversi punteggi intermedi attribuiti alla prova orale, criterio per criterio (v. sentenza Angioli/Commissione,
         cit., punto 79). Nella seconda causa, relativa ad una procedura di assunzione, la Commissione ha trasmesso, su richiesta del
         Tribunale di primo grado, le valutazioni relative alla prova orale di selezione, criterio per criterio, rappresentate da una
         scala da «--» a «++» (v. sentenza della Corte 28 febbraio 2008, causa C‑17/07 P, Neirinck/Commissione, Racc. pag. I-36, punto 56).
         Pertanto, contrariamente a quanto addotto dalla Commissione con riferimento alla causa definita dalla citata sentenza Angioli/Commissione,
         nella sua risposta alle misure di organizzazione del procedimento, la comunicazione di informazioni supplementari e, in particolare,
         dei punteggi ottenuti per ciascun criterio di valutazione non ha costituito «un’eccezione assoluta, in un solo caso particolare»,
         ma ha avuto luogo in svariate occasioni, in ragione delle circostanze del caso di specie.
      
      38      Dall’altro canto, per quanto attiene alle richieste riguardanti informazioni diverse da quelle relative ai punteggi in quanto
         tali, ossia i criteri o i motivi di un punteggio eliminatorio o altre informazioni concernenti il punteggio del candidato
         interessato, si deve constatare che, malgrado l’asserzione secondo cui la comunicazione dei singoli punteggi soddisfa l’obbligo
         di motivazione, dalla formulazione stessa delle sentenze che hanno ripreso tale affermazione (v. punto 32 della presente sentenza),
         compresa la citata sentenza Parlamento/Innamorati, e, in particolare delle sentenze vertenti sulla fase orale, come ad esempio
         le sentenze Angioli/Commissione (cit., punti 71‑85) e Gibault/Commissione (cit., punto 42), si evince che il giudice comunitario
         non si limita ad un’applicazione automatica della giurisprudenza sopra menzionata, ma esamina ogni singola fattispecie tenendo
         conto del contesto particolare della causa e delle richieste dei candidati interessati. 
      
      39      Le considerazioni illustrate ai punti 35‑37 e al punto precedente sono avvalorate dalla giurisprudenza in materia di mancato
         superamento della fase scritta di un concorso, in forza della quale il candidato riceve in pratica una spiegazione abbastanza
         esauriente della sua esclusione, ottenendo non solo i diversi punteggi singoli, ma altresì la motivazione del punteggio individuale
         eliminatorio che ha comportato la sua estromissione dalla prosecuzione del concorso, nonché altri elementi. Infatti, il giudice
         comunitario ha statuito che «i candidati non ammessi poss[o]no eventualmente ottenere, da parte dell’istituzione organizzatrice
         del concorso di cui trattasi, i loro elaborati corretti e/o i criteri generali di valutazione stabiliti dalla commissione
         giudicatrice e ciò, come nel caso di specie, mediante la trasmissione spontanea di documenti nell’ambito di un procedimento
         giudiziario tra tale istituzione e detti candidati, oppure in forza di una prassi adottata da tale istituzione allo scopo
         di garantire la trasparenza delle procedure di assunzione senza contravvenire alla disposizione relativa alla segretezza dei
         lavori della commissione giudicatrice di concorso di cui all’art. 6 dell’allegato III dello Statuto» (v. sentenze del Tribunale
         di primo grado 25 giugno 2003, causa T‑72/01, Pyres/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑169 e II‑861, punto 70, e 17 settembre
         2003, causa T‑233/02, Alexandratos e Panagiotou/Consiglio, Racc. PI pagg. I-A-201 e II-989, punto 31). Del resto risulta che,
         in svariate occasioni, le istituzioni hanno comunicato, direttamente ad un ricorrente ovvero al giudice comunitario dietro
         sua richiesta, l’elaborato scritto corretto e/o una scheda di valutazione contenente una valutazione dell’elaborato stesso
         (v. sentenza del Tribunale di primo grado 14 luglio 2005, causa T‑371/03, Le Voci/Consiglio, Racc. PI pagg. I-A-209 e II-957,
         punti 115‑117, nonché sentenze del Tribunale 13 dicembre 2007, causa F‑73/06, Van Neyghem/Commissione, non ancora pubblicata
         nella Raccolta, attualmente oggetto d’impugnazione dinanzi al Tribunale di primo grado, causa T‑105/08 P, punti 72, 79 e 80,
         nonché 4 settembre 2008, causa F‑147/06, Dragoman/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 21, 82 e 83). Anche
         se coloro che correggono le prove scritte, contrariamente ai membri della commissione giudicatrice che prendono parte alla
         fase orale, possono non essere noti agli interessati (ed essere, in tal modo, al riparo dalle ingerenze e pressioni cui fa
         riferimento la giurisprudenza citata al punto 31 della presente sentenza), il Tribunale ritiene che tale circostanza non giustifichi
         obiettivamente l’esistenza di rilevanti differenze tra le esigenze di motivazione in caso di mancato superamento della fase
         scritta, quali emergono dalla giurisprudenza esposta al presente punto, e quelle giudicate sufficienti dalla Commissione in
         caso di mancato superamento della prova orale, che, nella fattispecie, sarebbero soddisfatte in particolare fornendo al ricorrente
         soltanto il suo punteggio individuale eliminatorio, e ciò nonostante le circostanze descritte ai punti 42‑47 della presente
         sentenza. 
      
      40      Di conseguenza, si deve ammettere che, seppur il bilanciamento tra l’obbligo di motivazione e il rispetto del principio della
         segretezza dei lavori della commissione giudicatrice, in particolare al fine di accertare se il detto obbligo sia adempiuto
         con la comunicazione di un unico punteggio individuale eliminatorio al candidato escluso nella fase orale, propenda più spesso
         a favore del principio della segretezza dei lavori della commissione giudicatrice, in presenza di circostanze particolari
         è possibile una deroga. Una siffatta conclusione non si oppone in alcun modo al principio del rispetto della segretezza dei
         lavori della commissione giudicatrice di cui all’art. 6 dell’allegato III dello Statuto e, del resto, si inserisce nei recenti
         sviluppi della giurisprudenza comunitaria a favore della trasparenza (v., in tal senso, sentenze della Corte 18 dicembre 2007,
         causa C-64/05 P, Svezia/Commissione, Racc. pag. I‑11389, e 1° luglio 2008, cause riunite C‑39/05 P e C‑52/05 P, Svezia e Turco/Consiglio,
         non ancora pubblicata nella Raccolta; nonché sentenza del Tribunale di primo grado 8 novembre 2007, causa T‑194/04, Bavarian
         Lager/Commissione, Racc. pag. II‑4523, attualmente oggetto d’impugnazione dinanzi alla Corte, causa C‑28/08 P).
      
      41      Nella fattispecie, il Tribunale ritiene di trovarsi di fronte alle circostanze particolari di cui al punto precedente. 
      
      42      In primo luogo, dalla lettura della decisione 10 maggio 2007 (v. punto 9 della presente sentenza), è pacifico che il ricorrente
         non ha superato la prova orale solo per poco. In tali circostanze è ragionevole che l’interessato chieda un complemento d’informazioni,
         se non altro per accertarsi che il suo punteggio non derivi da un errore, ovvero per essere informato in merito ad un eventuale
         arrotondamento dello stesso.
      
      43      In secondo luogo, è altrettanto pacifico che al ricorrente è stato attribuito un unico punteggio individuale per la prova
         orale, cosa che, contrariamente alle ipotesi considerate al punto 33 della presente sentenza, non gli consente di ottenere
         le indicazioni, esposte al punto suddetto, di cui ha bisogno per comprendere le ragioni della sua esclusione in tale fase
         del concorso, tanto più che, come si è appena ricordato, è stato estromesso solo per poco.
      
      44      In terzo luogo, è altresì certo che nel caso di specie sono stati utilizzati punteggi intermedi per il calcolo del punteggio
         individuale eliminatorio del ricorrente. Ciò risulta chiaramente nella risposta alla sua domanda di riesame ed è stato confermato
         in udienza dalla rappresentante della Commissione.
      
      45      In quarto luogo, sebbene la rappresentante della Commissione abbia sostenuto in udienza che per ciascun criterio di valutazione
         previsto nel bando di concorso EPSO/AD/26/05 era effettivamente stato attribuito un punteggio, e che di tali valutazioni si
         era tenuto conto per calcolare il punteggio individuale dei candidati, occorre rilevare, da un lato, che, stando alla sua
         stessa dichiarazione, essa non aveva personalmente visionato le schede di valutazione (v. punto 25 della presente sentenza)
         e si era limitata a trasmettere al Tribunale le informazioni in suo possesso provenienti dall’EPSO, e dall’altro, soprattutto,
         che interrogata su tale punto dal Tribunale, essa ha ammesso di non sapere se tutti i criteri di valutazione suddetti avessero
         la medesima ponderazione, né se si fosse tenuto conto di altri elementi, non contemplati dal bando del detto concorso. In
         particolare, la rappresentante della Commissione, interrogata più volte per capire se il punteggio di 24,5/50 fosse il risultato
         della somma matematica dei punteggi intermedi corrispondenti ai criteri di valutazione stabiliti nel bando di concorso, pur
         rispondendo in senso affermativo alla detta domanda, ha tuttavia attenuato la sua posizione nel senso di non escludere la
         possibilità che si sia tenuto conto di altri elementi o considerazioni nell’attribuzione al ricorrente di tale punteggio eliminatorio.
         Ora, se è vero che i «criteri di correzione», menzionati al punto 29 della citata sentenza Parlamento/Innamorati, mirano a
         mettere a disposizione dei correttori delle prove scritte – solitamente più numerosi rispetto ai membri della commissione
         giudicatrice che prendono parte alla fase orale – regole comuni per la valutazione e i punteggi da attribuire alle prove scritte
         e sono coperti dal segreto, lo stesso non può dirsi per i criteri di valutazione considerati nella fattispecie, che sono stabiliti
         al titolo B, punto 3, del bando di concorso EPSO/AD/26/05, sono accessibili al pubblico e sono vincolanti per i membri della
         commissione giudicatrice. Ne consegue che, nelle circostanze del caso di specie, quali descritte in precedenza, la sola comunicazione
         del punteggio individuale eliminatorio non consente né al ricorrente né al Tribunale di accertare che le decisioni 10 maggio
         2007 e 19 giugno 2007 non siano viziate da errore relativamente ai criteri di valutazione di cui tenere conto per il calcolo
         del punteggio individuale, che vertevano, nella presente causa, in primo luogo sulle conoscenze specifiche inerenti «al settore»
         e sulle conoscenze dell’Unione europea, delle sue istituzioni e delle sue politiche, in secondo luogo sulle conoscenze di
         una seconda lingua e, infine, sulla capacità di adattamento del candidato ad un ambiente di lavoro multiculturale, nell’ambito
         della funzione pubblica europea.
      
      46      In quinto luogo, non sembra che la comunicazione al ricorrente di informazioni più dettagliate rispetto al suo punteggio individuale
         eliminatorio possa costituire per la Commissione un eccessivo aggravio di lavoro, tenuto conto delle tecnologie attualmente
         disponibili, oppure possa rappresentare una questione delicata. Se è vero che, in udienza, la rappresentante della Commissione
         ha sollevato questi due punti, il Tribunale tiene a far rilevare che essa lo ha fatto solo in modo generale, senza esporre
         i problemi che si porrebbero nella fattispecie, in particolare, senza fare riferimento ad altri candidati che abbiano richiesto
         in gran numero una motivazione più dettagliata del loro punteggio individuale eliminatorio e senza indicare in che modo la
         comunicazione al ricorrente di informazioni più dettagliate, ma dalle quali non trapeli l’indicazione delle valutazioni individuali
         dei membri della commissione giudicatrice o dei punteggi numerici attribuiti da ciascuno di essi, potrebbe condurre al verificarsi
         di situazioni delicate. In effetti, essa ha tutt’al più sostenuto, in occasione dell’udienza e sempre in termini generali,
         che il rifiuto di comunicare tali informazioni si fondava in particolare sulla difficoltà di trovare persone che si offrissero
         volontarie per ricoprire il ruolo di membro di commissioni giudicatrici e sulla «valanga di contestazioni» dei candidati ai
         concorsi cui darebbe origine la comunicazione di tali informazioni.
      
      47      In sesto luogo, la commissione giudicatrice, nella sua decisione 19 giugno 2007 con cui ha respinto la domanda di riesame,
         riferendosi alle «conoscenze specifiche» del ricorrente, ha spiegato che il numero delle sue risposte insoddisfacenti aveva
         superato il numero di quelle soddisfacenti mentre, nelle risposte alle misure di organizzazione del procedimento, e poi in
         occasione dell’udienza, la convenuta ha precisato che il principale difetto delle risposte del ricorrente durante la prova
         orale era il loro carattere globalmente impreciso e poco chiaro. Inoltre la Commissione non ha chiarito, in merito a quest’ultima
         critica, se essa valesse per tutti i criteri di valutazione di cui al bando di concorso ovvero per il solo criterio relativo
         alle conoscenze specifiche. Il Tribunale rileva quindi, negli argomenti della Commissione, alcune lacune e ambiguità, cui
         la semplice comunicazione delle schede di valutazione e/o dei punteggi intermedi del ricorrente avrebbe potuto ovviare.
      
      48      In subordine, il Tribunale osserva che il ricorrente ha allegato al ricorso un resoconto di tre pagine relativo alla sua prova
         orale del 29 marzo 2007. Se è pacifico che non spetta al Tribunale rimettere in discussione le valutazioni dei membri della
         commissione giudicatrice sulla base di un documento siffatto, il quale, per di più, non può avere alcun valore nel merito,
         resta il fatto che il ricorrente non fonda le sue contestazioni, concernenti i risultati della prova orale, su elementi incerti
         e vaghi, invocati in maniera imprecisa e disordinata, bensì su un resoconto chiaro ed esplicito, con indicazione delle domande
         che gli sarebbero state poste e delle risposte che avrebbe fornito. 
      
      49      Conseguentemente, occorre ammettere che, se è vero che la comunicazione al ricorrente del punteggio individuale eliminatorio
         da lui ottenuto alla prova orale, ossia il punteggio di 24,5/50, costituisce più di un semplice principio di motivazione,
         in merito al quale, secondo la giurisprudenza (v. sentenza del Tribunale di primo grado 6 novembre 1997, causa T‑71/96, Berlingieri
         Vinzek/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑339 e II‑921, punto 79), avrebbero potuto essere apportate precisazioni integrative
         nel corso del procedimento, tuttavia, tale punteggio, da solo, non è sufficiente, nelle circostanze di specie, a soddisfare
         pienamente l’obbligo di motivazione; ne consegue che il rifiuto della Commissione di produrre ulteriori informazioni comporta
         l’inosservanza di detto obbligo. 
      
      50      Non spetta al Tribunale determinare gli elementi di informazione che la Commissione deve comunicare all’interessato per adempiere
         al suo obbligo di motivazione, in particolare allorché, come nella fattispecie, la Commissione rifiuta di conformarsi alle
         misure di organizzazione disposte dal Tribunale e, conseguentemente, il Tribunale si trova nell’impossibilità di conoscere
         il contenuto delle schede di valutazione del ricorrente o altri elementi relativi allo svolgimento della sua prova orale,
         e, segnatamente, l’attribuzione del suo punteggio.
      
      51      Il Tribunale osserva tuttavia che, in ogni caso, e in particolare nel caso di specie, al ricorrente avrebbero potuto essere
         comunicate alcune indicazioni supplementari, come nella causa definita dalla citata sentenza Pascall/Consiglio, senza con
         ciò ledere la segretezza che caratterizza i lavori della commissione giudicatrice, quale definita dalla giurisprudenza (v.
         punto 31 della presente sentenza), in particolare, come prescritto dalla citata sentenza Parlamento/Innamorati, senza divulgazione
         delle posizioni assunte dai singoli componenti della commissione giudicatrice né di elementi relativi a valutazioni di indole
         personale o comparativa riguardanti i candidati (v. sentenza Pascall/Consiglio, cit., punto 28). Il Tribunale si riferisce
         in particolare ai punteggi intermedi relativi a ciascuno dei criteri di valutazione stabiliti nel bando di concorso; lo stesso
         poteva valere per le schede di valutazione, che avrebbero potuto essergli trasmesse occultando gli elementi coperti dal segreto
         dei lavori della commissione giudicatrice. Il rifiuto della Commissione di comunicare, persino soltanto al Tribunale, tali
         elementi di informazione, ha avuto quale conseguenza di non consentire a quest’ultimo di esercitare pienamente il suo controllo.
         Infatti, benché la Commissione abbia dichiarato in udienza che la comunicazione della ripartizione dei punteggi per criterio
         «non inciderebbe più di tanto», e successivamente, nelle sue osservazioni del 19 maggio 2008 sulla memoria integrativa del
         ricorrente del 17 marzo 2008, che i documenti richiesti dal Tribunale, ossia le schede di valutazione, erano «privi di pertinenza»,
         tale giudizio sulla fondatezza del motivo relativo alla violazione dell’obbligo di motivazione spetta al Tribunale e non alla
         Commissione.
      
      52      In ogni caso, accogliere il ragionamento della Commissione equivarrebbe sostanzialmente a sottrarre al Tribunale qualsiasi
         possibilità di controllo del punteggio della fase orale. Orbene, se è vero che il Tribunale non può, effettivamente, sostituire
         la sua valutazione a quella dei membri della commissione giudicatrice, deve però poter controllare, con riferimento all’obbligo
         di motivazione (la cui portata è stata rammentata supra al punto 30 della presente sentenza), che essi abbiano valutato il
         ricorrente in base ai criteri di valutazione indicati nel bando di concorso e che non si sia prodotto alcun errore nel calcolo
         del punteggio dell’interessato; analogamente, deve poter esercitare un controllo rigoroso sulla relazione tra le valutazioni
         dei membri della commissione giudicatrice e i punteggi numerici da essi attribuiti (v. sentenza della Corte 16 giugno 1987,
         causa 40/86, Kolivas/Commissione, Racc. pag. 2643, punto 11, nonché sentenze del Tribunale Van Neyghem/Commissione, cit.,
         punto 86, e 11 settembre 2008, causa F‑127/07, Coto Moreno/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 34 e 36).
         A tal fine, esso deve disporre le misure di organizzazione del procedimento che ritiene appropriate, alla luce delle peculiarità
         della causa, facendo eventualmente presente all’istituzione convenuta, come è stato fatto nel caso di specie, che le risposte
         sarebbero trasmesse all’interessato solo qualora ciò fosse compatibile con il principio della segretezza dei lavori della
         commissione giudicatrice.
      
      53      Nella fattispecie, sulla base degli elementi del fascicolo (in particolare delle circostanze descritte ai punti 42‑47 della
         presente sentenza) e poiché la Commissione non ha fornito gli elementi di informazione richiesti dal Tribunale nell’ambito
         delle misure di organizzazione del procedimento (v. punto 16 della presente sentenza), il Tribunale ritiene che il motivo
         relativo alla violazione dell’obbligo di motivazione sia fondato e vada accolto.
      
      54      Una conclusione siffatta non può essere rimessa in discussione dalla posizione delle Commissione, espressa nella sua memoria
         del 18 febbraio 2008, secondo la quale il suo rifiuto di comunicare le schede di valutazione e gli altri elementi richiesti
         dal Tribunale era giustificato, da un lato, dal fatto che il ricorrente non aveva dedotto, e ancor meno provato, una violazione
         manifesta delle regole che presiedono ai lavori della commissione giudicatrice e, dall’altro, dalla circostanza che il Tribunale
         avrebbe erroneamente inteso l’obbligo di motivazione come una delle regole che presiedono ai lavori della commissione giudicatrice
         o, al limite, come una regola collegata. Infatti, oltre al fatto che dalla stessa lettura della relazione preparatoria d’udienza
         discende che le misure in questione sono state richieste, in via principale, al fine di valutare il motivo vertente sull’obbligo
         di motivazione, la posizione della Commissione trascura, nelle circostanze di specie, sia la natura di ordine pubblico dell’obbligo
         di motivazione, sia la portata stessa di tale obbligazione, quale ricordata al punto 30 della presente sentenza.
      
      55      Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, e senza che occorra esaminare gli altri due motivi dedotti dal ricorrente,
         risulta che le conclusioni dirette all’annullamento della decisione 19 giugno 2007 della commissione giudicatrice del concorso
         EPSO/AD/26/05 (v. punto 19 della presente sentenza) devono essere accolte, in quanto sussiste una violazione dell’obbligo
         di motivazione. 
      
      56      Per quanto riguarda, invece, le conclusioni dirette ad ottenere che il Tribunale rivolga ingiunzioni alla Commissione, il
         Tribunale ricorda che, secondo costante giurisprudenza, il giudice comunitario è manifestamente incompetente a rivolgere ingiunzioni
         alle istituzioni comunitarie. Tale giurisprudenza è applicabile al contenzioso della funzione pubblica (sentenza della Corte
         21 novembre 1989, cause riunite C‑41/88 e C‑178/88, Becker e Starquit/Parlamento, Racc. pag. 3807, pubblicazione sommaria,
         punto 6, e sentenza del Tribunale di primo grado 9 giugno 1998, causa T-172/95, Chesi e a./Consiglio, Racc. PI pagg. I‑A‑265
         e II‑817, punto 33). Pertanto il Tribunale non può, senza usurpare le prerogative dell’autorità amministrativa (v., in particolare,
         sentenza del Tribunale di primo grado 15 dicembre 1999, causa T‑300/97, Latino/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑259 e II‑1263,
         punto 28, e giurisprudenza ivi citata), rivolgere, nella fattispecie, ingiunzioni alla Commissione, anche se corrispondenti
         all’obbligo che incomberebbe all’istituzione, conformemente all’art. 233 CE, a seguito di una sentenza di annullamento (v.,
         in tal senso, sentenze del Tribunale di primo grado 9 giugno 2005, causa T‑80/04, Castets/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑161
         e II‑729, punto 17, e 5 ottobre 2005, causa T‑203/03, Rasmussen/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑279 e II‑1287, punto 32).
         Spetta, invece, a quest’ultima adottare le misure che l’esecuzione della sentenza comporta.
      
       Sulle spese
      57      Ai sensi dell’art. 122 del regolamento di procedura, le disposizioni del capo VIII del titolo secondo di detto regolamento,
         relative alle spese, si applicano esclusivamente alle cause intentate dinanzi al Tribunale dalla data dell’entrata in vigore
         di tale regolamento di procedura, ossia il 1° novembre 2007. Le disposizioni del regolamento di procedura del Tribunale di
         primo grado pertinenti in materia restano applicabili mutatis mutandis alle cause pendenti dinanzi al Tribunale anteriormente
         a tale data.
      
      58      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale di primo grado, la parte soccombente è condannata
         alle spese, se ne è stata fatta domanda. Tuttavia, in forza dell’art. 88 dello stesso regolamento, nelle cause tra le Comunità
         e i loro dipendenti, le spese sostenute dalle istituzioni restano a loro carico. Poiché il ricorso del ricorrente è stato
         essenzialmente accolto, occorre condannare la Commissione a sopportare le proprie spese nonché quelle sostenute dal ricorrente.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione 19 giugno 2007 della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AD/26/05 è annullata.
      2)      Il ricorso è respinto quanto al resto.
      3)      La Commissione delle Comunità europee sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dal ricorrente.
      
               Kreppel 
            
            
                Tagaras 
            
            
                Gervasoni
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 14 ottobre 2008.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               W. Hakenberg 
            
             
            
                      S. Gervasoni
            
         
         I testi della presente decisione, nonché delle decisioni dei giudici comunitari ivi citate e non ancora pubblicate nella Raccolta
            sono disponibili sul sito Internet della Corte di giustizia, www.curia.europa.eu
         
      
      * Lingua processuale: il tedesco.