CELEX: 62021TN0586
Language: it
Date: 2021-09-12 00:00:00
Title: Causa T-586/21: Ricorso proposto il 12 settembre 2021 — Swords/Commissione

6.12.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 490/48
            
         
      Ricorso proposto il 12 settembre 2021 — Swords/Commissione
      (Causa T-586/21)
      (2021/C 490/58)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Patrick Swords (Dublino, Irlanda) (rappresentante: G. Byrne, Barrister-at-Law)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
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                  annullare la decisione implicita della Commissione, di data 13 luglio 2021, con cui è stato rifiutato al ricorrente l’accesso alla documentazione richiesta (1);
               
            
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                  condannare la convenuta a sopportare le spese sostenute dal ricorrente.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, il ricorrente deduce due motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo di ricorso, vertente sul fatto che, nel rifiutare l’accesso alla documentazione richiesta, la Commissione ha violato l’articolo 4, paragrafo 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 (2).
                  
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                              Il ricorrente sostiene che, sebbene sia in corso un’indagine riguardante l’Irlanda, questa circostanza non può, da sola, giustificare l’applicazione dell’eccezione su cui si è fondata la Commissione per rifiutare la divulgazione nel caso di specie. Il fatto che numerosi diritti fondamentali di membri del pubblico interessati siano stati tanto severamente limitati in modo così inconsueto e grave avrebbe dovuto essere ponderato all’atto della decisione di rifiutare la divulgazione nel contesto del caso di specie. A tale riguardo, il ricorrente afferma che la Commissione ha omesso di interpretare e applicare in modo restrittivo tale eccezione, tenuto conto dei disagi subiti dai membri del pubblico interessati a causa delle misure estreme imposte dall’Irlanda, che hanno determinato un’ingerenza assolutamente inedita, nella storia dell’Unione europea, nelle libertà civili e nei diritti fondamentali. Il ricorrente sostiene che tali considerazioni dimostrano che, nel caso di specie, i principi di trasparenza e democrazia, unitamente agli ostacoli all’accesso alla giustizia nei quali si sono imbattuti detti membri del pubblico, rappresentano un motivo di preoccupazione particolarmente pressante, che avrebbe dovuto prevalere rispetto ai motivi sui quali la Commissione si è fondata per giustificare il suo rifiuto di trasmettere le informazioni richieste.
                           
                        
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo di ricorso, vertente sul fatto che, nel caso in cui l’eccezione invocata dalla Commissione sia applicabile, la Commissione ha omesso di riconoscere che la richiesta del ricorrente era stata presentata in circostanze eccezionali, e ha errato nel ritenere che non vi fosse un interesse pubblico prevalente alla divulgazione delle informazioni richieste. Il ricorrente sostiene, pertanto, che la decisione della Commissione integra una violazione dell’articolo 4, paragrafo 2, terzo trattino, ultima frase del regolamento n. 1049/2001.
                  
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                              Le misure estreme attuate dall’Irlanda per quanto concerne i viaggi all’interno dell’Unione hanno determinato un’ingerenza assolutamente inedita, nella storia dell’Unione, nelle libertà civili e nei diritti fondamentali. Di conseguenza, diverse libertà fondamentali sono state gravemente compromesse, ivi compresi il diritto alla libertà di circolazione delle persone, il diritto al lavoro e il diritto di accesso alla giustizia. In considerazione della natura inedita delle restrizioni poste in essere, unitamente alla palese violazione di diritti fondamentali, il ricorrente sostiene che la sua richiesta è chiaramente intervenuta in circostanze eccezionali, che la Commissione ha omesso di tenere in considerazione nel giungere alla sua decisione di rifiutare la divulgazione. Inoltre, il ricorrente sostiene che, nel contesto del caso di specie, il fatto che la Commissione abbia privilegiato la riservatezza costituisce una rinuncia al dovere di garantire il diritto dei membri del pubblico interessati a un ricorso effettivo e ad essere sentiti entro un termine ragionevole.
                           
                        
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                              A causa del rifiuto di comunicare la documentazione di cui trattasi, i cittadini interessati sono posti in una posizione di notevole svantaggio e detto rifiuto ha palesemente ostacolato la loro possibilità di contestare in modo efficace i motivi invocati a sostegno della sospensione di diritti fondamentali connessi alla circolazione all’interno dell’Unione. Inoltre, il ricorrente sostiene che, omettendo di divulgare la documentazione richiesta, la Commissione ha ingiustificatamente ostacolato la possibilità, per i cittadini dell’Unione interessati, di chiedere ai rispettivi governi di rendere conto delle gravi violazioni perpetrate a danno dei loro diritti garantiti ai sensi del diritto dell’Unione e, in quanto tale, questo elemento avrebbe dovuto deporre a favore del rispetto del principio di trasparenza, quale previsto dai Trattati e dal regolamento n. 1049/2001.
                           
                        
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                              Il ricorrente afferma, infine, che è pacifico che il diritto di accesso alle informazioni costituisca uno strumento essenziale per difendere i diritti fondamentali e le libertà civili nell’Unione, per garantire l’accesso alla giustizia in generale e in materia ambientale, come nel caso di specie, e per esigere dai governi di rendere conto delle loro azioni. Nel caso di specie, la documentazione di cui trattasi potrebbe rivelare, oppure no, il beneficio o i benefici concreti per la salute pubblica (quali previsti dalle pertinenti raccomandazioni del Consiglio) che giustificano le misure attuate per fronteggiare il COVID-19. Alla luce del fatto che le misure controverse sono inedite, estreme e gravose per i cittadini dell’Unione interessati che desiderino esercitare il loro diritto alla libertà di circolazione e/o lavorare all’interno dell’Unione, l’accesso alla documentazione richiesta è una questione di interesse pubblico pressante, che agevolerà i membri del pubblico interessati nell’intraprendere azioni per difendere e tutelare i loro diritti fondamentali ed esigere che il governo dell’Irlanda renda conto delle misure estreme da esso poste in essere.
                           
                        
            
         (1)  Nota editoriale: i documenti ai quali il ricorrente chiede di accedere sono quelli trasmessi dall’Irlanda alla Commissione europea per quanto concerne i presunti benefici, per la salute pubblica, derivanti dalle restrizioni ai viaggi all’interno dell’Unione attuate sin dell’inizio della pandemia di COVID-19.
      
         (2)  Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU 2001, L 145, pag. 43).