CELEX: 32003H0555
Language: it
Date: 2003-06-26 00:00:00
Title: Raccomandazione del Consiglio, del 26 giugno 2003, relativa agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati Membri e della Comunità (per il periodo 2003-2005)

Avis juridique important

|

32003H0555

Raccomandazione del Consiglio, del 26 giugno 2003, relativa agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati Membri e della Comunità (per il periodo 2003-2005)  

Gazzetta ufficiale n. L 195 del 01/08/2003 pag. 0001 - 0054

Raccomandazione del Consigliodel 26 giugno 2003relativa agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati Membri e della Comunità(per il periodo 2003-2005)(2003/555/CE)IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 99, paragrafo 2,vista la raccomandazione della Commissione,tenuto conto delle discussioni del Consiglio europeo del 19 e 20 giugno 2003,considerando che il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla raccomandazione della Commissione,RACCOMANDA:INDICE>SPAZIO PER TABELLA>I. INDIRIZZI GENERALI DI POLITICA ECONOMICA1. CONSEGUIRE L'OBIETTIVO STRATEGICO DI LISBONA - IL CONTRIBUTO DELLA POLITICA ECONOMICAL'Unione europea si trova in un momento cruciale della sua storia. Dopo il successo dell'introduzione delle banconote e delle monete in euro, l'Unione europea si trova ora alla vigilia di un allargamento storico che la estenderà a 25 Stati membri dando vita ad un'entità economica con oltre 450 milioni di abitanti. Al tempo stesso l'economia mondiale ha attraversato un periodo di notevoli incertezze, che gettano un'ombra sulle prospettive economiche, certamente a breve termine, ma probabilmente anche a medio termine.A Lisbona, l'Unione europea si è proposta un nuovo obiettivo strategico per il decennio in corso: "diventare la più competitiva e dinamica economia basata sulla conoscenza del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale". L'attuale ambiente economico mondiale rende ancor più impellente una rapida attuazione della strategia di Lisbona. Il successo di questa strategia dipende da interventi simultanei e coerenti in un grande numero di settori, in campo economico, sociale ed ambientale. I presenti indirizzi di massima per le politiche economiche, pur tenendo conto delle esigenze a breve o termine, si concentrano sul contributo che le politiche economiche possono dare nei prossimi tre anni all'agenda di Lisbona. In linea con le disposizioni per la razionalizzazione delle procedure e con le conclusioni del Consiglio europeo di primavera di Bruxelles, essi evidenziano le questioni e le priorità fondamentali di politica economica per il prossimo triennio. Gli indirizzi di massima sono il fulcro del processo di coordinamento delle politiche economiche che è alla base del governo dell'economia dell'Unione europea e dei suoi Stati membri. Gli indirizzi dimostrano che l'Unione europea riconosce la necessità di tassi di crescita più elevati e sostenibili e testimoniano della sua determinazione a prendere le misure necessarie per ottenere questo risultato. Condizioni e politiche macroeconomiche sane costituiscono il presupposto per un incremento sostenibile della prosperità economica. Un più vivace spirito imprenditoriale e maggiori investimenti nella conoscenza e nell'innovazione unitamente ad una riforma dei sistemi di occupazione sono fondamentali per accrescere la produttività ed offrire nuove opportunità di crescita. Mercati del lavoro, del prodotto e dei capitali meglio funzionanti e più competitivi sono indispensabili per rendere l'economia più flessibile ed accrescere il tasso di crescita potenziale. Occorre altresì dare il giusto spazio alle esigenze di sostenibilità economica, sociale ed ambientale per garantire che gli sforzi compiuti producano i risultati attesi a più lungo termine.Accanto ai presenti indirizzi di massima per le politiche economiche, gli Stati membri sono chiamati a mettere pienamente in atto gli orientamenti per l'occupazione e le raccomandazioni che ne conseguono che, a norma del trattato [articolo 128, paragrafo 2], devono essere coerenti con gli indirizzi di massima.Gli indirizzi generali di politica economica di cui alla parte I sono validi per tutti gli Stati membri e la Comunità. La parte I comprende una sezione dedicata alla zona dell'euro che affronta le sue problematiche specifiche. Nell'ambito della strategia complessiva, le sfide fondamentali di politica economica possono differire da uno Stato membro all'altro data la diversità della situazione economica, delle prospettive, delle strutture e delle istituzioni. Tenendo debito conto di questi fattori, la parte II presenta raccomandazioni di politica economica specifiche per ciascun paese. Se da un lato i nuovi Stati membri sono invitati ad allineare le rispettive politiche economiche ai presenti indirizzi, l'aggiornamento che ne verrà attuato nel 2004 darà l'occasione di esaminare più da vicino la loro situazione e le politiche specifiche ad essi proposte.2. RAFFORZARE L'ECONOMIA DELL'UNIONE EUROPEALa crescita economica è risultata significativamente più debole del previsto. La crescita del PIL è stata fiacca durante il 2002 e gli indicatori a breve termine fanno pensare che continuerà ad esserlo nel 2003. Al di là delle recenti tensioni geopolitiche e dell'affievolirsi della domanda esterna, la debolezza della crescita è dovuta ad una insufficiente resistenza agli shock. Una fiducia calante tra gli operatori economici e i consumatori rispecchia queste incertezze. Tuttavia la diminuzione del prezzo del petrolio e l'allontanamento delle tensioni geopolitiche a seguito della conclusione del conflitto militare in Iraq, la ripresa dei mercati finanziari e i miglioramenti delle condizioni finanziarie rafforzano le prospettive di una ripresa della crescita nella seconda metà del 2003. È tuttora probabile che il ritmo di tale ripresa sia influenzato da una disoccupazione crescente e dalla ancora critica situazione dei bilanci delle società finanziarie e non.La crescita dell'occupazione è perdurata fin quasi alla fine del 2002, ma dato che la situazione del mercato del lavoro riflette con un certo ritardo l'andamento dell'economia, è probabile che si manifesti un certo deterioramento nelle prospettive di occupazione nel 2003. Inoltre i salari si sono adeguati lentamente alla bassa crescita della produttività.L'inflazione si è recentemente attestata a poco più del 2 %. La core inflation è in diminuzione, seppur lenta, dal secondo semestre 2002. A questo proposito, sembra che vi siano ancora rigidità che si oppongono ad aggiustamenti rapidi. In prospettiva, il rallentamento dei costi unitari del lavoro dovrebbe consentire una decelerazione dell'inflazione a tassi inferiori al 2 %.In un simile contesto è importante che le politiche economiche ispirino fiducia e contribuiscano quindi a creare le condizioni per una domanda interna più forte e una crescita più sostenuta dell'occupazione a breve termine come pure per un'espansione del potenziale di crescita a medio termine. Al fine di sostenere efficacemente l'attuazione e il controllo delle politiche, sono necessari strumenti analitici e statistiche macroeconomiche di altissima qualità.2.1. Politiche macroeconomiche orientate alla crescita e alla stabilitàLe politiche macroeconomiche svolgono un ruolo chiave nel sostenere la crescita e l'occupazione e nel mantenere la stabilità dei prezzi. Esse dovrebbero mirare a sostenere una crescita equilibrata e la piena realizzazione dell'attuale potenziale di crescita. Esse dovrebbero inoltre mirare ad instaurare un contesto che promuova un livello adeguato di risparmio e di investimenti. Nel fare programmi per il futuro le imprese e i consumatori devono poter essere fiduciosi che saranno mantenute la stabilità dei prezzi e finanze pubbliche sane. Il mantenimento di sane condizioni macroeconomiche dipende dalle politiche seguite dalle banche centrali e dai governi e dall'evoluzione dei salari.Conformemente al mandato che è stato loro impartito le autorità monetarie perseguono la stabilità dei prezzi. In linea con il trattato e fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi l'SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità.Si dovrebbe proseguire l'attuazione di politiche fiscali nell'ambito di una strategia a medio termine, globale e favorevole alla crescita. Gli Stati membri dovrebbero contribuire attraverso le loro politiche di bilancio a stabilizzare la crescita del prodotto ad un tasso tendenziale più elevato e sostenibile, lasciando che gli stabilizzatori automatici esplichino pienamente e simmetricamente i loro effetti in tutto l'arco del ciclo, evitando al contempo disavanzi eccessivi e assicurando un consolidamento strutturale al fine di conseguire una posizione di bilancio corretta per il ciclo prossima al pareggio o positiva. A tal fine occorrerebbe rafforzare il coordinamento delle politiche di bilancio conformemente alla relazione del Consiglio del 7 marzo 2003 approvata dal Consiglio europeo di primavera.Nel valutare la conformità al requisito di un saldo di bilancio prossimo al pareggio o in attivo, va dedicata particolare attenzione alle circostanze specifiche di ogni paese, e in particolare ai seguenti elementi: i) assicurare che si conservi in ogni momento un margine di sicurezza sufficiente compresa una tolleranza che permetta agli stabilizzatori automatici di funzionare pienamente senza che venga oltrepassato il valore di riferimento del 3 % del PIL, ii) garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche e iii) assicurare la coerenza tra l'andamento e la qualità delle finanze pubbliche previsti nei programmi di stabilità e di convergenza e il requisito di un saldo di bilancio prossimo al pareggio o positivo.In particolare, gli Stati membri dovrebbero:1) Raggiungere o mantenere una posizione di bilancio prossima al pareggio o positiva nell'arco del ciclo; i paesi con disavanzi superiori al requisito di un saldo di bilancio prossimo al pareggio o in attivo previsto dal patto di stabilità e crescita devono migliorare la loro posizione corretta per il ciclo; i paesi con disavanzi eccessivi sono tenuti a correggerli conformemente al patto di stabilità e crescita.2) Fermo restando quanto precede, evitare politiche procicliche che ostacolino il gioco simmetrico degli stabilizzatori automatici nell'arco del ciclo. Ciò è particolarmente importante allorché le condizioni di crescita divengono favorevoli.L'evoluzione dei salari dovrebbe contribuire alla stabilità delle condizioni macroeconomiche e ad un dosaggio delle politiche che favorisca l'occupazione.Gli Stati membri dovrebbero instaurare una cornice adeguata per le trattative salariali tra le parti sociali. È importante:3) Assicurare che l'incremento delle retribuzioni nominali sia compatibile con la stabilità dei prezzi ed in linea con l'aumento della produttività. In particolare, l'andamento del costo del lavoro dovrebbe rimanere moderato nel contesto di un eventuale rilancio ciclico della produttività o di un'accelerazione temporanea dell'inflazione. Ciò consentirebbe alle imprese di aumentare gli investimenti per la creazione di posti di lavoro. Promuovere il dialogo macroeconomico in un contesto di politiche salariali orientate alla produttività.2.2. Riforme economiche per accrescere il potenziale di crescita dell'EuropaSono indispensabili riforme strutturali per accrescere il potenziale di crescita dell'Unione europea. Per produrre le maggiori sinergie, esse vanno per quanto possibile attuate in modo globale e coordinato. Rendendo l'economia più flessibile, esse contribuiscono alla stabilità macroeconomica e alla resistenza agli shock. Inoltre riforme strutturali in settori diversi, tantopiù se attuate contestualmente, possono produrre notevoli benefici e ridurre i costi di aggiustamento anche a più breve termine in caso si faccia ricorso a sinergie. Per esempio, l'offerta di lavoro aggiuntiva generata da riforme del mercato del lavoro sarà assorbita più rapidamente in presenza di nuove opportunità di profitto offerte da riforme dei mercati del prodotto e dei capitali. Inversamente, le nuove opportunità create da riforme dei mercati del prodotto e dei capitali possono essere sfruttate solo se sono disponibili lavoratori opportunamente istruiti e qualificati.i) Verso la piena occupazione: posti di lavoro più numerosi e di migliore qualitàNell'Unione europea le risorse umane continuano ad essere fortemente sottoutilizzate. Lo evidenziano i tassi di occupazione relativamente modesti dell'Unione europea e la bassa crescita della produttività del lavoro (per quest'ultimo aspetto vedi 2.2.ii). La principale ragione per cui il PIL pro capite è nettamente inferiore al livello degli USA è che meno persone - in relazione alla popolazione globale in età lavorativa - lavorano e che coloro che lavorano tendono a farlo per un minor numero di ore. Le riforme del mercato del lavoro che aumentano la fornitura di manodopera rendendo il mercato del lavoro più adattabile alle mutevoli condizioni economiche sono pertanto molto importanti per le economie dei paesi dell'Unione europea. Dette riforme devono avere come risultato che lavorare conviene. Molte persone sono state di fatto incoraggiate ad uscire dal mercato del lavoro o a rimanere inattive, per esempio da regimi di prestazioni sociali relativamente generosi o applicati con lassismo o da incentivi al pensionamento anticipato. Se si decidono a cercare un lavoro, si trovano spesso di fronte alla prospettiva di elevate aliquote marginali effettive e della perdita delle prestazioni sociali.Inoltre la mancanza di strutture per la custodia dei bambini rende più difficile, specie per le donne, il fatto di trovare lavoro. Alcune persone, specie quelle poco qualificate o che vivono nelle zone più povere, si trovano escluse dal lavoro per motivi di costo, il che evidenzia la necessità sia di migliorare la qualità dell'istruzione e della formazione [cfr. sezione ii], sia di permettere che i salari rispecchino meglio la produttività. Se regolamentazioni eccessivamente rigide del mercato del lavoro, avvantaggiano coloro che un lavoro lo hanno già, ciò va a scapito di coloro che si trovano ai margini del mercato del lavoro, in quanto rendono troppo oneroso per le imprese assumere nuovo personale che si trova esposto a rischi maggiori di disoccupazione a lungo termine. Invece, rendendo più malleabili gli elemnti eccessivamente rigidi della legislazione di protezione del lavoro, e prevedendo una migliore regolamentazione e un'organizzazione del lavoro più flessibile - per esempio, grazie a maggiori possibilità di lavoro a tempo parziale per coloro che lo desiderano e orari di lavoro flessibili - adeguatamente compensati dalla debita sicurezza del rapporto di lavoro, si agevolerebbero al contempo l'accesso al mercato del lavoro e le assunzioni da parte delle imprese. Gli ostacoli ed i disincentivi alla mobilità del lavoro - geografica e professionale - impediscono anch'essi il corretto funzionamento del mercato del lavoro. Vi è pertanto ampio spazio per migliorare la possibilità d'incontro tra i posti di lavoro disponibili e le risorse umane atte ad occuparli. In questo contesto l'effettiva integrazione dei lavoratori immigrati nel mercato del lavoro sarà di importanza cruciale.Creare le condizioni per la piena occupazione, una migliore qualità e produttività del lavoro, una maggiore coesione e mercati del lavoro che integrino gli esclusi sono elementi fondamentali della strategia di Lisbona e sono diventati gli obiettivi complessivi della Strategia europea per l'occupazione. Una migliore utilizzazione delle risorse umane è una delle prime priorità della strategia di Lisbona. Ciò è chiaramente indicato negli obiettivi stabiliti dai capi di Stato e di governo dell'Unione europea per i tassi di occupazione complessivi, femminile e dei lavoratori anziani e nell'invito ad aumentare di cinque anni l'età media effettiva di cessazione dell'attività lavorativa nell'Unione europea. Raggiungere tali obiettivi significherebbe aver compiuto un passo importante verso l'obiettivo globale di un tasso di occupazione del 70 % entro il 2010. Tassi di occupazione più elevati contribuirebbero direttamente ad una maggiore crescita. Essi sono un elemento della ormai consolidata strategia articolata su tre assi per affrontare le conseguenze sul bilancio pubblico dell'invecchiamento della popolazione. Per conseguire questi obiettivi, occorre affrontare le cause che sono alla radice dell'elevata disoccupazione e della bassa partecipazione alle forze di lavoro nell'Unione europea. A tal fine sono essenziali interventi per migliorare gli incentivi per far sì che convenga lavorare, facilitare la creazione di posti di lavoro e migliorare il funzionamento efficace del mercato del lavoro.Nell'attuare riforme per aumentare l'occupazione, gli Stati membri dovrebbero mettere in atto energicamente tutti gli orientamenti per l'occupazione e le raccomandazioni a loro rivolte, che affrontano in modo più dettagliato le tematiche dell'occupazione. Per contribuire ad accrescere il potenziale di crescita dell'Europa e per far fronte alle conseguenze di bilancio dell'invecchiamento demografico, nei prossimi tre anni gli Stati membri dovrebbero:4) Migliorare l'effetto incentivante combinato del sistema fiscale e del sistema delle prestazioni sociali, ridurre le aliquote marginali effettive di imposizione più elevate per attenuare le trappole della disoccupazione e della povertà e aumentare la ricaduta sulle risorse umane, ridurre i disincentivi di natura fiscale e previdenziale in materia di domanda/offerta di lavoro a bassa retribuzioni. Migliorare la struttura e la gestione delle prestazioni previdenziali per motivare la ripresa del lavoro, esaminare la struttura dei tassi di sostituzione, affrontare la questione del livello, durata e/o dei criteri di ammissibilità alle prestazioni previdenziali, conformemente alle raccomandazioni contenute nella relazione annuale sulle riforme strutturali del CPE (2003) pur mantenendo un livello adeguato di prestazioni sociali e garantire l'efficienza dell'assistenza alla ricerca di un lavoro offerta ai beneficiari di prestazioni sociali (cfr. anche l'orientamento per l'occupazione 8).5) Fare sì che i sistemi di contrattazione salariale permettano alle retribuzioni di rispecchiare la produttività, tenendo conto delle differenze di produttività tra le varie professionalità e delle condizioni dei mercati del lavoro locali.6) Pur rispettando il ruolo delle parti sociali conformemente alle prassi nazionali rivedere la regolamentazione del mercato del lavoro, in particolare rendendo più flessibili le disposizioni eccessivamente rigide della legislazione in materia di tutela del lavoro e affrontando quelle relative ai contratti di lavoro e alla tutela dell'occupazione e promuovendo un'organizzazione del lavoro più flessibile (cfr. anche l'orientamento per l'occupazione 3).7) Facilitare la mobilità del lavoro, sia geografica (all'interno del paese o al di fuori di esso) che professionale, specie promuovendo il riconoscimento delle qualifiche e il trasferimento dei diritti previdenziali e pensionistici, eliminando gli ostacoli alla mobilità del lavoro provocati dalla situazione del mercato abitativo e promuovendo l'apprendimento nell'intero arco della vita (cfr. anche gli orientamenti per l'occupazione 3 e 4).8) Attuare efficienti politiche attive del mercato del lavoro con particolare attenzione alle persone che incontrano le maggiori difficoltà nel mercato del lavoro, in base a rigorose valutazioni d'impatto (cfr. anche orientamenti per l'occupazione 1 e 7).ii) Verso un'economia fondata sulla conoscenza competitiva e dinamica con posti di lavoro di migliore qualità: accrescere la produttività ed il dinamismo delle impreseL'incremento del potenziale di crescita dell'UE dipende non solo dalla creazione di posti di lavoro bensì anche da un rilancio della produttività del lavoro e del dinamismo delle imprese. Infatti, in un contesto caratterizzato da un progressivo declino delle forze di lavoro dovuto all'invecchiamento della popolazione, un ulteriore aumento della produttività è indispensabile per mantenere e innalzare il tenore di vita futuro. L'aumento della produttività permette di aumentare le retribuzioni reali e incentiva gli investimenti. Nei servizi pubblici modera le pressioni di finanziamento dei costi e offre una maggiore qualità ad un determinato livello. Per incrementare la produttività è necessario sfruttare pienamente le opportunità offerte dal mercato interno, investire efficientemente in termini di costi nella qualificazione, nella conoscenza, nell'innovazione e nel mutamento dell'organizzazione ed utilizzare più ampiamente le nuove tecnologie. Al tempo stesso, per migliorare la loro posizione concorrenziale le imprese europee devono dar prova di molto più dinamismo. L'incremento della produttività del lavoro dipende in larga misura da maggiori e più efficienti investimenti in capitale fisico ("capital deepening") e nella conoscenza e nell'innovazione. Ponendo l'accento sulla qualità al lavoro e migliorando il livello qualitativo complessivo delle risorse umane mediante opportuni investimenti e una formazione di maggiore efficacia si contribuirà a far salire il livello del capitale umano e della produttività del lavoro. La rimozione di qualsiasi discriminazione nell'accesso all'istruzione e alla formazione potrà anch'essa far crescere la produttività e migliorare le probabilità di trovare lavoro. Il tema della qualità dei posti di lavoro e il tema delle misure intese a incrementare l'offerta di manodopera e a promuovere l'invecchiamento attivo sono trattati in modo approfondito negli orientamenti per l'occupazione.Sia il settore pubblico che quello privato dovranno apportare il loro contributo alla realizzazione degli obiettivi di Lisbona. I governi possono fare la loro parte spendendo le risorse pubbliche nel modo più efficiente possibile, spostando risorse - nei limiti dei vincoli di bilancio complessivi esistenti - verso gli investimenti efficienti in termini di costi verso il capitale umano e le conoscenze che favoriscono la crescita e cercando di incrementare l'effetto di leva del sostegno pubblico sugli investimenti privati. In particolare i temi assolutamente prioritari da affrontare a livello di UE sono gli investimenti nelle infrastrutture europee fondamentali come le reti transeuropee. Ma lo sforzo maggiore per l'aumento degli investimenti dovrà essere compiuto dal settore privato. Le politiche dovrebbero quindi mirare a migliorare il quadro economico generale, facendo sì che esso incoraggi le imprese ad innovare, investire e crescere. Ciò implica che si promuova la concorrenza nei mercati del prodotto e dei capitali, si garantisca la parità di condizioni di concorrenza per le imprese dell'Unione europea, si favorisca l'iniziativa imprenditoriale e si assicuri un contesto regolamentare di elevata qualità, si accresca la fiducia degli investitori e si premino gli investimenti nella conoscenza e nell'innovazione.Il completamento del mercato interno, compresa l'integrazione dei mercati finanziari, svolge un ruolo importante in tal senso, come hanno dimostrato studi recenti. In particolare è necessario sfruttare la portata dell'apertura totale del mercato per incrementare la crescita e l'occupazione nel settore dei servizi. La Commissione ha presentato una nuova strategia razionalizzata per il mercato interno per il periodo 2003-2005 con nuove proposte per sfruttare pienamente il potenziale del mercato interno come fattore di crescita, di creazione di posti di lavoro e di competitività.Al tempo stesso la maggiore divulgazione della conoscenza e dell'innovazione in tutti gli Stati membri può imprimere un forte slancio al tasso di crescita potenziale di lungo periodo. In questa prospettiva le politiche intese a integrare meglio l'innovazione nazionale e i sistemi scolastici possono svolgere un ruolo importante.In particolare, nei prossimi tre anni gli Stati membri dovrebbero:9) Promuovere la concorrenza nei mercati dei beni e dei servizi, in particolare: i) alzando il tasso di recepimento delle direttive relative al mercato interno, conformemente agli obiettivi convenuti, ed eliminando gli ostacoli rimanenti (compresi quelli radicati nel sistema fiscale) al commercio transfrontaliero e all'ingresso nel mercato per quanto riguarda il mercato dei beni e specialmente quello dei servizi; ii) liberalizzando ulteriormente l'accesso agli appalti pubblici; iii) garantendo l'effettiva indipendenza e dotando di poteri e risorse adeguate le autorità garanti della concorrenza e le autorità di regolamentazione; iv) proseguendo gli sforzi per ridurre il livello globale degli aiuti di Stato e riorentarli verso obiettivi orizzontali d'interesse comune e destinandoli alle carenze del mercato individuate; v) incoraggiando l'ingresso nel mercato e una concorrenza effettiva tra le imprese erogatrici di servizi di rete perseguendo allo stesso tempo una maggiore connessione tra i mercati nazionali nell'Unione europea allargata e garantendo l'universalità, l'alta qualità e l'efficienza dei servizi di interesse generale.10) Accelerare l'integrazione dei mercati dei capitali dell'Unione europea, in particolare attuando il piano d'azione per il capitale di rischio entro il 2003 e il piano d'azione per i servizi finanziari entro il 2005 (2003 per i mercati mobiliari), assicurando l'applicazione coerente delle norme comunitarie e smantellando gli ostacoli all'efficienza delle operazioni di compensazione e di regolamento transfrontalieri.11) Instaurare un ambiente propizio allo spirito imprenditoriale e all'avviamento e sviluppo di nuove PMI riducendo gli oneri amministrativi che gravano sulle imprese, semplificando il regime fiscale delle società, migliorando e semplificando il contesto normativo, in particolare i meccanismi di entrata e di uscita, e migliorando l'accesso ai finanziamenti, in particolare i capitali di rischio per le piccole e medie imprese.12) Concordare ed applicare misure per rafforzare il governo societario a livello nazionale e comunitario. Migliorare ulteriormente gli accordi a livello nazionale e comunitario per una cooperazione efficace, sul piano intersettoriale e su quello transfronteliero, in materia di vigilanza finanziaria e di gestione delle crisi finanziarie.13) Adottare iniziative concrete per promuovere gli investimenti nella conoscenza, nelle nuove tecnologie e nell'innovazione e progredire verso l'obiettivo del 3 % del PIL per gli investimenti complessivi in R &  S: i) instaurando un contesto favorevole alla R &  S ed all'innovazione con l'ulteriore attuazione delle riforme strutturali nei mercati dei prodotti, dei capitali e del lavoro; ii) sviluppando il quadro istituzionale e la protezione della proprietà intellettuale specie mediante l'istituzione di un brevetto comunitario caratterizzato da un costo contenuto e da certezza giuridica; iii) promuovendo il collegamento in rete e il trasferimento delle conoscenze per mezzo di connessioni tra mondo scientifico e industriale e della mobilità dei ricercatori; iv) promuovendo l'accesso alle TIC e il loro impiego in linea con il piano d'azione "e-Europe 2005"; v) agevolando lo sviluppo del sistema di navigazione satellitare dell'Unione "Galileo"; vi) migliorando la qualità e l'efficienza dei sistemi d'istruzione e di formazione, anche attraverso l'apprendimento permanente e politiche attive del mercato del lavoro, per reagire adeguatamente al mutamento delle qualifiche necessarie mantenendo e migliorando così il capitale umano (cfr. anche l'orientamento per l'occupazione 4).14) Potenziale il contributo del settore pubblico alla crescita: i) riorientando la spesa pubblica - nei limiti dei vincoli di bilancio complessivi esistenti - verso investimenti, in capitale fisico ed umano e in conoscenze, che favoriscano la crescita e siano efficienti in termini di costi; ii) incrementando l'efficienza del settore pubblico, tra l'altro introducendo meccanismi per valutare il rapporto tra finanziamenti pubblici e obiettivi politici e per contribuire a controllare le spese; iii) instaurando un quadro appropriato per le iniziative comuni pubblico-privato e adottando nuove tecnologie, l'esternalizzazione e la concorrenza nell'ambito degli appalti pubblici; iv) garantendo che le strutture fiscali rafforzino il potenziale di crescita promuovendo la creazione di posti di lavoro e gli investimenti.2.3. Rafforzare la sostenibilitàLa crescita si rivelerà sostenibile solo se si dedicherà la debita attenzione alle tematiche della sostenibilità economica, sociale ed ambientale e alle sinergie tra tali aspetti. Lo svolgimento di valutazioni d'impatto e di analisi costi-benefici delle proposte legislative consentirà di individuare e valutare sistematicamente le sinergie e le interazioni negative tra obiettivi economici, ambientali e sociali. Se possibile, dovrebbero essere preferite soluzioni flessibili basate su meccanismi di mercato che consentano di realizzare gli obiettivi ambientali e sociali.i) Sostenibilità economica: assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubblicheL'invecchiamento della popolazione pone problemi importanti. L'aumento dell'indice di dipendenza degli anziani eserciterà una pressione crescente sulle finanze pubbliche. L'aumento della spesa per, le pensioni pubbliche e l'assistenza sanitaria in particolare dovrà essere sostenuto soprattutto da una quota sempre più piccola della popolazione in età lavorativa. L'esigenza di assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche è stata sottolineata dai Consigli europei di Lisbona, Stoccolma e Barcellona. Per affrontare le conseguenze economiche e di bilancio dell'invecchiamento demografico il Consiglio europeo di Stoccolma ha deciso che si doveva seguire una strategia articolata su tre assi, ossia l'incremento dei tassi di occupazione (vedi sezione 2.2. i), la riduzione del debito pubblico e la riforma dei sistemi pensionistici e di assistenza sanitaria. In questo contesto, occorre considerare con più attenzione l'impatto dell'immigrazione.Il fattore sostenibilità dovrebbe essere esplicitamente preso in considerazione nel valutare le posizioni di bilancio degli Stati membri e si dovrà perciò dare maggiore peso nei prossimi anni al rapporto debito pubblico/PIL nel processo di sorveglianza della situazione di bilancio. Se si vuole che la riduzione del debito contribuisca in misura significativa a far fronte ai costi in termini di bilancio dell'invecchiamento della popolazione, il raggiungimento del pareggio di bilancio richiesto è essenziale; ciò dovrebbe avvenire nel contesto di un'ambiziosa strategia articolata su tre assi, volta a far fronte alle conseguenze a lungo termine sul bilancio dell'invecchiamento della popolazione.La riforma dei sistemi pensionistici dovrebbe essere perseguita con vigore in linea con gli obiettivi comuni di massima concordati dai Consigli europei di Göteborg e di Laeken. Si dovrebbe a tal fine mirare alla salvaguardia dell'adeguatezza delle pensioni, alla garanzia della sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici e alla loro modernizzazione in risposta al mutamento delle esigenze dell'economia, della società e degli individui. La relazione comune sulle politiche pensionistiche degli Stati membri, accolta con favore dal Consiglio europeo di primavera di Bruxelles del marzo 2003, sottolinea che assicurare la sostenibilità finanziaria a lungo termine è importante non solo di per sé ma costituisce anche una condizione preliminare imprescindibile per garantire l'erogazione di pensioni adeguate in futuro. Essa conclude che occorre mantenere lo slancio del processo di riforma inteso ad assicurare la sostenibilità di pensioni adeguate, anche con interventi più ampi e più ambiziosi. Per far fronte tempestivamente all'impatto dell'invecchiamento demografico sui bilanci, si dovrebbe sfruttare pienamente la "finestra di opportunità" attuale prima che gli effetti dell'invecchiamento si facciano sentire con più forza.In particolare, nei prossimi tre anni gli Stati membri dovrebbero:15) Assicurare un ulteriore calo del rapporto debito pubblico/PIL: gli Stati membri nei quali questo rapporto è ancora superiore al valore di riferimento del 60 % del PIL dovrebbero in primo luogo riuscire ad avviare il debito su un percorso discendente verso tale valore ad un ritmo soddisfacente; gli altri Stati membri dovrebbero assicurare una riduzione sufficiente del rapporto debito/PIL per consolidare ulteriormente le finanze pubbliche in previsione dei costi dell'invecchiamento demografico, compreso l'aumento delle spese legate all'invecchiamento.16) Concepire, introdurre e applicare effettivamente riforme dei sistemi pensionistici. Incoraggiare una vita lavorativa più lunga e innalzare l'età di pensionamento effettivo modificando, in modo efficiente in termini di costi, gli incentivi incorporati nei sistemi pensionistici, fiscali e previdenziali che favoriscono un ritiro precoce dal mercato del lavoro e limitando l'accesso ai regimi di prepensionamento. Rendere i sistemi pensionistici più adatti a far fronte agli sviluppi demografici previsti e all'ulteriore incremento dell'aspettativa di vita, soprattutto con un legame più forte tra prestazioni e contributi. Introdurre elementi di finanziamento e migliorare, se del caso, l'accesso ai regimi di pensione integrativa, inclusi quelli a capitalizzazione; garantire la sicurezza delle loro prestazioni con quadri normativi adeguati e con una sana gestione cosicché i regimi pensionistici a capitalizzazione sia pubblici che privati possano erogare pensioni con la necessaria efficienza, affidabilità, trasferibilità e sicurezza, pur rafforzando il legame tra contributi e prestazioni. Adattare i sistemi pensionistici a percorsi di lavoro e di carriera più flessibili e alle esigenze individuali, inclusa la trasferibilità delle prestazioni, assicurando al tempo stesso che i sistemi pensionistici stimolino l'offerta di lavoro (cfr. anche gli orientamenti per l'occupazione 5 e 8).Come gli Stati membri, anche la Comunità deve applicare una seveda disciplina di bilancio. Questa deve riguardare tutte le categorie delle prospettive finanziarie, rispettando nel contempo l'accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio.ii) Sostenibilità sociale: contribuire alla coesione economica e socialeLa strategia di Lisbona potrà avere successo ed attrarre un sostegno protratto e ampio per le necessarie riforme strutturali solo se contribuirà ad offrire migliori opportunità a tutti. Una corretta politica economica dà un importante contributo alla coesione economica e sociale: in primo luogo, visto che il lavoro è la migliore protezione contro la povertà e l'esclusione sociale, migliorando le condizioni per la creazione di un maggior numero di posti di lavoro, specie per le persone relativamente poco qualificate e per coloro che vivono in regioni in ritardo di sviluppo; in secondo luogo, instaurando condizioni atte a favorire la crescita e gli investimenti e facilitando così il processo di recupero delle regioni a minor sviluppo (nonostante gli Stati membri più poveri si stiano avvicinando agli altri, persistono differenze di sviluppo economico destinate ad accentuarsi sensibilmente dopo l'allargamento); in terzo luogo, contribuendo ad un'economia più produttiva con adeguate condizioni sociali e il principio della parità di trattamento, generando quindi anche risorse per le necessarie politiche di accompagnamento nel settore sociale e in quelli dell'istruzione e dello sviluppo regionale, in modo da agevolare la trasformazione dell'economia e ridurre la povertà e l'esclusione sociale. La promozione di un mercato del lavoro che integri gli esclusi come contributo alla coesione sociale è ulteriormente trattata negli orientamenti per l'occupazione e nel processo di inclusione sociale.Il successo del processo di recupero e la creazione di posti di lavoro dipendono dall'instaurazione di solide condizioni generali per l'attività e gli investimenti del settore privato. Ciò implica tra l'altro un contesto competitivo per le imprese, una macroeconomia stabile e un'adeguata fornitura di input, inlcuse la manodopera qualificata e la tecnologia. Le politiche illustrate nelle varie parti del presente documento contribuirano così, se messe in atto con successo, a creare tali condizioni. In particolare, sono importanti le misure volte a migliorare il funzionamento dei mercati del lavoro ed a consentire che le retribuzioni reali riflettano adeguatamente i divari di produttività tra le varie categorie di lavoratori e le condizioni del mercato del lavoro locale. Sono inoltre necessari interventi mirati per assicurare la disponibilità di infrastrutture di base di qualità sufficiente e per migliorare e riorientare le iniziative per l'istruzione e l'apprendimento permanente per accrescere la qualificazione e l'adattabilità della forza lavoro.In questo contesto, va ricordato che l'Unione europea dà un contributo sostanziale agli investimenti nelle regioni in ritardo di sviluppo attraverso i fondi di coesione e strutturali come pure tramite la Banca Europea per gli Investimenti. Gli Stati membri dovrebbero assicurare un livello efficace di investimenti pubblici in tutto lo spettro dell'istruzione e della formazione e intraprendere riforme intese a migliorare il livello qualitativo dell'istruzione e ad incoraggiare sostenuti investimenti da parte di imprese e singoli individui.In particolare, nei prossimi tre anni gli Stati membri dovrebbero:17) Continuando a garantire un livello adeguato di protezione sociale, prendere misure per modernizzare i sistemi di protezione sociale e per combattere la povertà e l'esclusione al fine di sostenere gli obiettivi generali di Lisbona, specie in materia di occupazione, per realizzare un mercato del lavoro inclusivo e una società più coesa per tutti (cfr. anche indirizzo 4).18) Migliorare il funzionamento dei mercati in modo da favorire gli investimenti privati nelle regioni in ritardo, in particolare prendendo misure per consentire che le retribuzioni reali rispecchino la produttività, tenendo conto delle differenze di qualificazione professionale e delle condizioni del mercato del lavoro locale (cfr. anche indirizzo 5).19) Far sì che il sostegno pubblico, anche quello proveniente da fonti comunitarie, nelle regioni in ritardo si concentri sugli investimenti in capitale umano e in conoscenze, come pure infrastrutture adeguate, e che i programmi di investimento, inclusi quelli sostenuti da fonti comunitarie, siano concepiti e amministrati in modo efficiente in modo da massimizzarne gli effetti (cfr. anche indirizzo 13). In questo contesto, rafforzare la cooperazione operativa tra la Commissione e la Banca Europea per gli Investimenti.iii) Sostenibilità ambientale: promuovere una gestione efficiente delle risorse naturaliPer contribuire ad accrescere il benessere dei cittadini di questa e delle future generazioni, la futura crescita economica deve affiancarsi alla sostenibilità ambientale. Per promuovere un uso efficiente delle risorse, il loro prezzo dovrebbe rifletterne il costo per la società, compresi i costi esterni generati dai danni ambientali prodotti nel corso della loro estrazione, del loro impiego e del loro smaltimento finale. Si favorirà in questo modo l'adattamento e la ricerca di soluzioni innovative da parte delle imprese dei cittadini e degli Stati membri. Le tecnologie ambientali possono in tal modo contribuire alla crescita e all'occupazione.Tuttavia una caratteristica comune a molte risorse naturali (per esempio l'aria e l'acqua pulita) è che esse non sono oggetto di diritti di proprietà chiaramente definiti. In simili casi, anche se è nell'interesse della società nel suo insieme che la risorsa sia gestita in modo sostenibile, nessun singolo individuo è incentivato a farlo.Occorre quindi un intervento pubblico per evitare che la crescita economica vada di pari passo con il degrado dell'ambiente e il consumo delle risorse naturali. Per la sostenibilità ambientale sarà necessario un opportuno dosaggio di strumenti normativi e di strumenti basati sui meccanismi di mercato. I costi ambientali dell'attività economica dovrebbero essere gradualmente incorporati nei prezzi. Occorre che per l'uso di risorse naturali scarse si debba pagare un prezzo. Va sistematicamente applicato il principio "chi inquina paga". Tuttavia, qualsiasi intervento governativo dev'essere proporzionato e ben mirato e deve tener conto di fattori quali gli effetti distributivi e la competitività delle imprese.In particolare, nei prossimi tre anni gli Stati membri dovrebbero:20) Ridurre le sovvenzioni settoriali, le esenzioni fiscali e gli altri incentivi che hanno un impatto ambientale negativo e vanno a scapito dello sviluppo sostenibile. Assicurare, tra l'altro con strumenti fiscali e contributivi, che il prezzo dell'estrazione, dell'uso e, se del caso, dello smaltimento delle risorse naturali, come l'acqua, rispecchi adeguatamente la loro scarsità e tutti i danni all'ambiente che ne risultano.21) Ridurre le sovvenzioni per l'energia non rinnovabile. Promuovere strumenti fondati sui meccanismi di mercato, allargare ulteriormente il campo d'applicazione della tassazione dei prodotti energetici e differenziarla meglio per ottenere, in modo efficiente in termini di costi, una composizione e un livello più sostenibili del consumo energetico al fine di promuovere l'efficienza energetica, aumentare al contempo la quota di energia rinnovabile e intensificare ulteriormente la concorrenza e l'interconnessione delle reti nei mercati dell'energia.22) Rivedere tasse, tariffe e sussidi nel campo dei trasporti per meglio rispecchiare i danni ambientali e i costi sociali dei trasporti, riducendo in tal modo le distorsioni nella domanda di servizi di trasporto e nella scelta dei modi di trasporto, ed accrescere la concorrenza, per esempio accelerando la liberalizzazione dei mercati regolamentati, relativamente a modi di trasporto quali il trasporto di merci per ferrovia, al fine di renderli più concorrenziali.23) Rinnovare gli sforzi per rispettare gli impegni assunti nel quadro del protocollo di Kyoto, cosa particolarmente importante per quegli Stati membri che non sono ancora sulla giusta via per farlo. A tal fine, applicare il programma comunitario per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra. Concepire nuove politiche e misure ed applicare immediatamente quelle esistenti per i settori non coperti dallo scambio delle quote e istituire sistemi per rendere conto di tali politiche e misure e del loro prevedibile effetto sulle emissioni. Adottare misure per raggiungere gli obiettivi fissati da successivi Consigli europei in materia soprattutto di efficienza energetica, energia rinnovabile e biocarburanti.3. SFIDE SPECIFICHE DELLA ZONA DELL'EUROLa crescita osservata nella zona euro, che appariva ancora robusta nel 2000, è rallentata con la decelerazione dell'economia mondiale in un contesto di incertezze globali e calo dei prezzi delle attività: la domanda interna non è stata in grado di assolvere in misura sufficiente la funzione di cuscinetto contro l'impatto degli shock economici. Lo si è visto in modo particolarmente evidente nel 2002, quando la domanda interna non è stata abbastanza robusta da sostituirsi allo stimolo iniziale impartito dai fattori esterni. In tali circostanze la crescita è stata inferiore alle potenzialità. Inoltre, l'attuale livello della crescita potenziale nella zona dell'euro limita il margine per un durevole alto tasso di crescita economica.Ci si attende che la crescita economica nella zona dell'euro riprenda gradualmente fino a tornare al livello potenziale dopo che gli effetti degli shock recenti si saranno esauriti. Le prospettive economiche sono condizionate da un certo numero di incognite riguardo ai rischi, di cui non si sa quali, se e quando si dimostreranno reali. Sono già emersi fattori positivi quali un calo dei prezzi del petrolio e dell'inflazione. Tuttavia, si pronostica che la crescita rimarrà ancora assai debole nel 2003, e che una ripresa potrà prendere corpo solo nella seconda metà dell'anno per poi accelerare nel 2004.Le sfide che la zona dell'euro deve affrontare sono:- Rafforzare la crescita potenziale.- Assicurare politiche macroeconomiche equilibrate.- Monitorare i differenziali di inflazione.- Rafforzare il coordinamento delle politiche economiche.Rafforzare la crescita potenzialeLe riforme strutturali sono essenziali per affrontare le sfide cui è confrontata la zona euro, in particolare per rafforzare la fiducia e accrescere il potenziale di crescita. Rendendo l'economia più flessibile, tali riforme contribuiscono alla stabilità macroeconomica. Inoltre riforme strutturali in settori diversi, se attuate contestualmente, possono produrre notevoli benefici e ridurre i costi di aggiustamento.Assicurare politiche macroeconomiche equilibrateA breve termine il dosaggio delle politiche nella zona euro deve sostenere la ripresa economica, salvaguardando nel contempo la sostenibilità e la stabilità a lungo termine. Nella congiuntura attuale è importante che il dosaggio delle politiche infonda fiducia ai consumatori ed agli investitori; ciò presuppone il mantenimento degli impegni per una stabilità a medio termine.A medio termine la politica di bilancio deve assicurare che la situazione delle finanze pubbliche sia compatibile con l'esigenza di prepararsi a sostenere l'impatto dell'invecchiamento della popolazione, da una parte, e realizzare una composizione della spesa e delle entrate pubbliche che promuova la crescita economica, dall'altra.Conformemente al mandato conferito dal trattato, il SEBC persegue la stabilità dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, sostenere le politiche economiche generali della Comunità.Monitorare i differenziali d'inflazioneI differenziali d'inflazione tra Stati membri sono un dato di fatto in qualsiasi unione monetaria. Essi rendono possibili le necessarie variazioni dei prezzi relativi nei vari paesi, in assenza di un tasso di cambio. La recente dispersione dei tassi d'inflazione nella zona euro riflette in gran parte la diversità delle economie nazionali e dei tassi di crescita nazionali.Tuttavia taluni differenziali d'inflazione possono essere riconducibili al cattivo funzionamento dei mercati del prodotto e del lavoro o a politiche inadeguate. Pertanto i differenziali d'inflazione devono essere tenuti sotto controllo e, se ritenuti indesiderabili, devono essere corretti dagli Stati membri attraverso gli strumenti di cui essi dispongono per influenzare i tassi d'inflazione.Rafforzare il coordinamento delle politiche economicheL'euro, la bilancia esterna della zona euro e la stabilità dei prezzi nella zona euro sono diventati beni collettivi, il che implica la necessità di un più stretto coordinamento sia delle politiche macroeconomiche che di quelle strutturali nella zona euro, per accrescere la resistenza di questa agli shock e migliorare il suo potenziale di crescita e i suoi risultati.La salvaguardia della stabilità macroeconomica e politiche non inflazionistiche favorevoli alla crescita richiedono una formulazione coerente delle politiche macroeconomiche. I responsabili delle politiche, ognuno nel rispetto del proprio mandato e della sua indipendenza, devono assicurare la compatibilità dei loro obiettivi e proporsi una valutazione comune della situazione economica sottostante. I responsabili del bilancio dovrebbero salvaguardare la credibilità del quadro fondato su regole stabilito per la politica di bilancio, attuando quest'ultima in modo trasparente e prevedibile. Una maggiore attenzione dovrebbe essere rivolta all'attuazione. Gli Stati membri dovrebbero essere aperti alle pressioni reciproche, al benchmarking e all'indicazione di migliori pratiche anche nel campo delle politiche strutturali.Per promuovere uno sviluppo armonico dell'economia, è essenziale che i responsabili delle politiche della zona euro coordinino strettamente le politiche economiche e mantengano un dialogo costante e fruttuoso. Il coinvolgimento delle parti sociali attraverso il dialogo macroeconomico è anch'esso un elemento importante. A livello internazionale, la crescente importanza della zona euro incita anche a rendere maggiormente visibili e a rafforzare i meccanismi di coordinamento pertinenti, perché essa possa esprimersi nelle diverse sedi con una autorevolezza commisurata al suo peso economico e finanziario.Raccomandazioni specifiche per la zona euroPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.I responsabili delle politiche sono invitati a:24) Contribuire a un dosaggio delle politiche che sia compatibile con la stabilità dei prezzi e con l'esigenza di rafforzare la fiducia delle imprese e dei consumatori nel breve periodo e con una crescita economica prossima al suo valore potenziale nel medio periodo.25) Mantenere una posizione di bilancio prossima al pareggio o positiva nell'arco del ciclo al netto delle variazioni congiunturali e, se questo obiettivo non è ancora stato conseguito, prendere tutte le misure necessarie per garantire ogni anno un miglioramento del saldo di bilancio corretto per il ciclo pari ad almeno lo 0,5 % del PIL. I paesi con disavanzi eccessivi sono tenuti a correggerli conformemente al trattato.26) Analizzare le cause dei differenziali d'inflazione per individuare i casi in cui sono indesiderabili, affinché gli Stati membri li coreggano utilizzando gli strumenti di cui dispongono.27) Approfondire l'analisi e la discussione sull'andamento dell'economia e le politiche necessarie incluso il dosaggio delle politiche, e scambiarsi informazioni ove necessario, concentrarsi maggiormente sull'attuazione e rafforzare la rappresentanza esterna della zona euro in termini di comunicazione e visibilità.28) Aumentare l'efficienza delle procedure di coordinamento esistenti nel settore delle riforme strutturali che mirano a rafforzare il potenziale di crescita della zona dell'euro e la sua resistenza agli shock. L'intensificazione della riforma strutturale contribuirà anche ad aumentare la crescita potenziale.II. INDIRIZZI DI MASSIMA PER LA POLITICA ECONOMICA PER PAESE1. BELGIONegli ultimi anni i risultati registrati dall'economia belga sono stati buoni. Ma il rallentamento generale dell'economia ha inciso fortemente sull'economia belga, e il tasso di crescita del PIL reale è sceso progressivamente dal 3,7 % nel 2000 allo 0,7 % nel 2002. Per il 2003 si prevede un rilancio dell'attività che dovrebbe rafforzarsi negli anni successivi: il tasso di crescita potenziale del prodotto è stimato pari a circa il 2 %. Il Belgio ha compiuto notevoli progressi nel processo di aggiustamento di bilancio negli ultimi anni, ma l'attuale contesto macroeconomico sfavorevole esige sforzi supplementari per rispettare gli impegni assunti in materia di risanamento delle finanze pubbliche.Recentemente, il ritmo di riduzione del rapporto debito/PIL è calato per effetto della più debole crescita economica ed anche dell'impatto negativo di operazioni finanziarie. Eppure, in particolare in vista dei futuri oneri di bilancio dovuti all'invecchiamento della popolazione, una rapida riduzione del debito pubblico è di cruciale importanza per il Belgio. Il miglioramento del funzionamento del mercato del lavoro, già necessario di per sé, potrebbe anche apportare un contributo all'aggiustamento di bilancio. Inoltre sono necessarie riforme dei mercati del prodotto per migliorare la competitività e la produttività. I compiti che si prospettano al Belgio sono i seguenti:- Assicurare la continuazione dell'aggiustamento di bilancio nei prossimi anni, in particolare per assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche in vista dell'invecchiamento della popolazione.- Accrescere i bassi tassi di partecipazione e di occupazione, specie dei lavoratori più anziani e delle donne, e migliorare gli incentivi al lavoro.- Aumentare la concorrenza in alcuni settori dei servizi e continuare ad incrementare l'efficienza della pubblica amministrazione e migliorare il contesto in cui operano le imprese.Assicurare la continuazione dell'aggiustamento di bilancio nei prossimi anni, in particolare per assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche in vista dell'invecchiamento della popolazionePer ridurre l'ancora elevato rapporto tra debito pubblico e PIL (pari al 105,4 % nel 2002) e prepararsi ad affrontare i costi di bilancio dell'invecchiamento della popolazione occorre attenersi costantemente a politiche di bilancio sane nel lungo periodo. La strategia seguita dal Belgio, in particolare il mantenimento di elevati avanzi primari, dovrebbe garantire un margine per far fronte alle spese di bilancio per gli anziani. Tuttavia questo sforzo va mantenuto con costanza nel lungo periodo e l'incapacità di mantenere gli avanzi primari ad un livello sufficientemente elevato potrebbe significare che il rischio che la situazione delle finanze pubbliche diventi insostenibile non potrebbe essere evitato.Nei prossimi anni la politica di bilancio dovrà affrontare il compito di mantenere il controllo della spesa primaria, limitando il suo incremento in termini reali pur riuscendo a finanziare le riforme necessarie e altri obiettivi. In questo contesto gli sforzi per ridurre il rapporto debito/PIL devono essere sostenuti da politiche intese a migliorare la partecipazione alle forze di lavoro e per innalzare i tuttora bassi tassi di occupazione.Accrescere i bassi tassi di partecipazione e di occupazione, specie dei lavoratori più anziani e delle donne, e migliorare gli incentivi al lavoro.Il tasso di occupazione, che è cresciuto costantemente nella seconda metà degli anni Novanta, era ancora pari al 59,9 %, 4 punti percentuali al di sotto della media comunitaria, nel 2001, e molto lontano dagli obiettivi UE in materia di occupazione. Il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani (55-64 anni) era solo del 25,1 % nel 2001, il valore più basso nell'Unione europea e circa 13,5 punti percentuali al di sotto della media UE. È improbabile che le misure prese finora siano sufficienti a conseguire l'obiettivo comunitario entro il 2010. I problemi posti dall'invecchiamento della popolazione suggeriscono che sono necessarie misure intese a mobilitare le forze di lavoro potenziali non occupate, accrescendo così i tassi di occupazione e di partecipazione.Nonostante le misure prese recentemente per affrontare il problema della dipendenza dalle prestazioni sociali e per ridurre il rischio di "trappole della disoccupazione", vi è ancora un notevole numero di beneficiari di prestazioni sociali in età lavorativa che non lavorano. I disincentivi al lavoro dell'attuale regime di disoccupazione devono essere nuovamente esaminati per ridurre l'ancora elevato tasso di disoccupazione di lunga durata, che continua a rappresentare un grosso problema strutturale. Le barriere linguistiche, gli elevati costi di registrazione delle compravendite di immobili e la compressione dei salari contribuiscono alla persistenza di disparità tra zone geografiche e riducono gli incentivi alla mobilità.Aumentare la concorrenza in alcuni settori dei servizi e continuare ad incrementare l'efficienza della pubblica amministrazione e migliorare il contesto in cui operano le impreseLa concorrenza nella maggior parte dei settori a struttura di rete e nei servizi locali rimane limitata, il che si traduce in prezzi al consumo elevati per esempio per le telefonate urbane o l'elettricità. Nei settori a rete, la difficoltà per i concorrenti di accedere alle reti, strozzature fisiche e i legami storici con le autorità pubbliche contribuiscono a conservare il potere di mercato degli operatori storici. Nei servizi locali, i legami tra gli enti locali e i partner privati, specie nei consorzi intercomunali, sono ancora poco trasparenti. Pur essendo stata dotata di maggiori poteri istituzionali l'autorità garante della concorrenza manca ancora di personale e l'indipendenza effettiva di tutte le autorità di regolamentazione settoriali non è ancora garantita.Nel recente passato, le misure per ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese e per migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione hanno contribuito a creare un contesto più favorevole alle imprese. In particolare, sono stati realizzati programmi di riduzione dei costi e delle procedure amministrative per la costituzione di una società e il piano "Copernico" mira a modernizzare l'amministrazione federale. Questi piani devono ancora esplicare il loro pieno effetto.Raccomandazioni specifiche per il BelgioPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.Per assicurare la continuità dell'aggiustamento di bilancio nei prossimi anni, in particolare per garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche in previsione dell'invecchiamento demografico, si raccomanda al Belgio di:1. Assicurare che il rapporto debito/PIL sia mantenuto su una traiettoria costantemente discendente ad un ritmo soddisfacente mantenendo elevati avanzi primari (indirizzo generale 15).2. Limitare l'incremento della spesa reale nell'entità I (governo federale e sicurezza sociale) all'1,5 % e destinare i proventi di una crescita economica più vivace del previsto in via prioritaria al miglioramento della posizione di bilancio.3. Rafforzare la strategia in atto per prepararsi alle conseguenze di bilancio dell'invecchiamento demografico: in particolare riducendo il livello del debito, facendo di più per innalzare la bassa età di pensionamento effettivo, continuando la riforma dei sistemi pensionistici e rafforzando gli sforzi per finanziare il Fondo per l'invecchiamento demografico (indirizzo generale 16 e raccomandazione per l'occupazione 2).Il Belgio dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per accrescere il potenziale di crescita, assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche e far fronte agli effetti dell'invecchiamento demografico, è particolarmente importante che il Belgio accresca i bassi tassi di partecipazione e di occupazione, specie dei lavoratori più anziani e delle donne e migliori gli incentivi al lavoro. Si raccomanda in particolare al Belgio di:4. Prendere ulteriori provvedimenti per rafforzare le misure intese a rinviare il ritiro dalle forze di lavoro, in particolare combinando la soppressione degli incentivi al pensionamento anticipato (indirizzo generale 16) con più energiche misure di prevenzione e di attivazione a favore dei lavoratori più anziani.5. Continuare a rendere più conveniente il fatto di lavorare, eliminando le principali distorsioni degli incentivi al lavoro derivanti dall'interazione del sistema fiscale e di quello previdenziale (indirizzo generale 4 e raccomandazione per l'occupazione 3).Per rafforzare la concorrenza in taluni settori dei servizi e continuare ad accrescere l'efficienza della pubblica amministrazione e migliorare il contesto operativo delle imprese, si raccomanda al Belgio di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):6. Prendere misure per accrescere la concorrenza effettiva nei settori a rete e nei servizi locali (in linea con l'indirizzo generale 9).7. Migliorare l'amministrazione pubblica nel quadro della riforma in atto e continuare a ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese (indirizzo generale 11).2. DANIMARCADa vari anni l'economia danese cresce a tassi vicini a quelli potenziali; il tasso di crescita reale è stato mediamente del 21/2 % negli ultimi 10 anni. In questo periodo l'economia ha beneficiato di una netta riduzione della disoccupazione, da oltre il 12 % delle forze di lavoro al 5 % circa attualmente - gran parte di questa riduzione può essere considerata strutturale. Poiché non sarà possibile riprodurre questo calo della disoccupazione nei prossimi anni e i mutamenti demografici si traducono in una più lenta crescita della popolazione in età lavorativa, ci si attende che il tasso di crescita potenziale scenda a valori intorno al 2 %. La notevole riduzione della disoccupazione nell'ultimo decennio ha avuto anche un effetto positivo sulle finanze pubbliche, che hanno registrato un avanzo ogni anno a partire dal 1997.Perché l'economia danese continui a registrare buoni risultati nonostante i più bassi tassi di crescita potenziale è necessario affrontare una serie di problemi a lungo termine e strutturali. Per mantenere una politica fiscale sostenibile è necessario continuare a conseguire solidi avanzi di bilancio. Per ottenere tale risultato senza che ne consegua la necessità di un maggior rigore fiscale in una fase successiva è necessario incrementare l'offerta di lavoro sia per ridurre le spese che per accrescere il gettito fiscale. Inoltre il livello dei prezzi continua ad essere tra i più alti dell'Unione europea - in parte a causa di una mancanza di concorrenza in alcuni settori; esiste anche un margine di miglioramento dell'efficienza del settore pubblico. I compiti che si prospettano alla Danimarca sono i seguenti:- Assicurare un'adeguata offerta di lavoro in vista dell'invecchiamento demografico.- Incrementare la concorrenza in taluni settori e migliorare l'efficienza del settore pubblico.Assicurare un'adeguata offerta di lavoro in vista dell'invecchiamento demograficoI tassi di occupazione sono già elevati in Danimarca, e nettamente superiori agli obiettivi di Lisbona per l'insieme dell'Unione europea, anche per quanto riguarda i lavoratori più anziani e le donne. Tuttavia, per mantenere la sostenibilità dell'attuale strategia per la politica fiscale, per prepararsi all'impatto dell'invecchiamento demografico sulle finanze pubbliche e per salvaguardare il potenziale di crescita è necessario accrescere i tassi di partecipazione alle forze di lavoro e ridurre il tasso di disoccupazione ancora di più, anche al di là di quel che dovrebbe essere il risultato delle riforme già messe in atto. Questi incrementi contribuiranno a conseguire gli avanzi dell'11/2-21/2 % del PIL programmati dal governo come mezzo per prepararsi a sostenere l'impatto dell'invecchiamento della popolazione sulle finanze pubbliche.Molto è stato già realizzato nel campo delle politiche attive del mercato del lavoro, specie per quanto riguarda il diritto e l'obbligo di ritrovare un lavoro. Sono stati anche presi provvedimenti di modifica dei regimi di prestazioni sociali e di pensionamento. Inoltre, di recente è stata annunciata una riforma tributaria per il 2004-2007 che si propone di abbassare le imposte sul reddito da lavoro, fatto che dovrebbe contribuire a far crescere l'offerta di lavoro. Tuttavia sarebbero necessarie ulteriori riforme per provocare un netto incremento dei tassi di partecipazione alle forze di lavoro e di occupazione, già elevati. Tra le possibili fonti di incremento potenziale dell'offerta di lavoro si possono annoverare una migliore integrazione degli immigrati nel mercato del lavoro, una più breve permanenza degli studenti nel sistema d'istruzione e sforzi per migliorare gli incentivi a rimanere sul mercato del lavoro per i lavoratori più anziani. Un ulteriore incremento del numero di componenti delle forze di lavoro o del numero delle ore lavorate pro capite potrebbe essere favorito con ulteriori riforme dei regimi fiscali e di prestazioni sociali, in particolare abbassando le aliquote marginali di imposizione ancora relativamente onerose o rendendo più restrittive le condizioni del pensionamento anticipato o con una combinazione di entrambi questi tipi di misure. Da alcune stime risulta che riduzioni dei diversi tipi di aliquote fiscali potrebbero avere una considerevole incidenza sull'offerta di lavoro. Tuttavia nello studiare un'eventuale nuova riforma fiscale occorre tener conto dell'esigenza di mantenere una sana situazione delle finanze pubbliche. Per quanto riguarda l'innalzamento dell'età di pensionamento, si dovrebbe esaminare la possibilità di migliorare ancora gli incentivi a continuare a lavorare anziché a ritirarsi precocemente dal mercato del lavoro chiedendo un pensionamento anticipato. Gli strumenti scelti dovrebbero rispettare le motivazioni a monte della focalizzazione dell'interesse sull'offerta di lavoro, ossia delle finanze pubbliche sostenibili. Per ottenere i necessari avanzi di bilancio non occorre solo incrementare l'offerta di lavoro, ma si deve continuare a mantenere sotto stretto controllo la spesa in modo da evitare qualsiasi scostamento che possa compromettere il raggiungimento degli obiettivi.Incrementare la concorrenza in taluni settori e migliorare l'efficienza del settore pubblicoUn impegno costante per incrementare la concorrenza potrebbe contribuire ad abbassare il livello dei prezzi in Danimarca, che è il più elevato dell'Unione europea, e a migliorare la produttività, che si aggira intorno alla media comunitaria. La concorrenza è debole in diversi settori, quali ad esempio quelli dell'energia, immobiliare, delle costruzioni delle lattine per bevande, e di vari servizi non oggetto di commercio internazionale. La piena liberalizzazione del mercato dell'energia potrebbe anche contribuire a una più vivace concorrenza e all'abbassamento dei prezzi nel complesso dell'economia.Il settore pubblico danese è tra i più vasti dell'Unione europea. Sono stati compiuti notevoli sforzi per migliorarne l'efficienza e la Danimarca ha una percentuale di appalti pubblici per cui è indetta una gara superiore alla media UE. Tuttavia gli enti pubblici sono spesso ancora gli unici operatori in molti settori dei servizi pubblici e rimane da vedere fino a che punto le recenti riforme intese ad allargare la scelta dei consumatori di servizi pubblici accresceranno la concorrenza proveniente dal settore privato. Si potrebbe inoltre migliorare l'efficienza nel settore dell'istruzione, nel quale la Danimarca ha registrato risultati relativamente modesti nello studio PISA dell'OCSE, nonostante l'elevata spesa per l'istruzione.Raccomandazioni specifiche per la DanimarcaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.La Danimarca dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per prepararsi a sostenere l'impatto dell'invecchiamento demografico sulle finanze pubbliche e per salvaguardare il potenziale di crescita, si raccomanda in particolare alla Danimarca di:1. Proseguire gli sforzi per aumentare l'offerta di lavoro, segnatamente mediante un impegno per far sì che lavorare convenga, incrementando gli incentivi ad entrare a far parte delle forze di lavoro per poi rimanervi e a rimandare il pensionamento, in particolare assicurando l'attuazione della riforma tributaria e prendendo in considerazione nuove misure per rendere più restrittive le regole di ammissione alle prestazioni sociali e ridurre le aliquote marginali d'imposizione mantenendo una sana situazione delle finanze pubbliche (indirizzo generale 4 e raccomandazioni per l'occupazione 1 e 3).2. Garantire il controllo della spesa a tutti i livelli dell'amministrazione in modo che siano rispettati gli obiettivi pluriennali per la crescita dei consumi pubblici (indirizzo generale 14).Per incrementare la concorrenza in taluni settori ed accrescere l'efficienza del settore pubblico, si raccomanda alla Danimarca di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):3. Intensificare gli sforzi per garantire la concorrenza nei settori in cui questa è inadeguata (indirizzo generale 9).4. Proseguire gli sforzi per accrescere l'efficienza del settore pubblico, tra l'altro migliorando le condizioni di base per una più vivace concorrenza, promuovendo il benchmarking dell'efficienza del settore pubblico e estendendo le procedure di gara per gli appalti pubblici (indirizzo generale 11).3. GERMANIADopo il boom prodotto dalla riunificazione, la Germania ha registrato tassi di crescita più bassi dalla metà degli anni Novanta, sia rispetto agli altri paesi europei sia rispetto ai propri tassi storici. Il ristagno, in parte dovuto ai costi ed agli effetti della riunificazione, ha gradualmente assunto un carattere sempre più diffuso. Nel 2003, è molto probabile che la crescita del PIL rimarrà al di sotto dell'1 % per il terzo anno consecutivo. Il tasso di crescita potenziale relativamente basso della Germania, circa l'11/2 % (rispetto al 21/4 % per il resto dell'Unione europea) è il risultato di aggiustamenti strutturali sulla scia della riunificazione e di rigidità del mercato del lavoro e pesantezze della regolamentazione ed anche del bassissimo tasso di crescita della popolazione. Se la scarsa crescita rappresenta di per sé un problema, essa si riflette sulla situazione delle finanze pubbliche, dove i gettiti minori del previsto delle imposte e dei contributi sociali hanno portato la Germania a superare il valore di riferimento del trattato per il disavanzo. Al tempo stesso la soluzione scelta per correggere il disavanzo eccessivo - in ampia misura con l'inasprire le imposte e i contributi sociali - può ostacolare le prospettive di crescita a breve termine. Tuttavia in un discorso parlamentare il 14 marzo, il cancelliere Schröder ha delineato gli elementi di un programma di riforma su larga scala che costituirebbe un passo importante verso la soluzione dei problemi strutturali della Germania.La soluzione alle difficoltà delle finanze pubbliche non può essere trovata se non si affrontano le cause alla radice della bassa crescita e viceversa. Sono necessarie riforme radicali poiché i sistemi di previdenza sociale non sono ancora sufficientemente preparati a far fronte alle conseguenze dell'invecchiamento demografico. È perciò indispensabile affrontare quattro compiti chiave. I primi due sono principalmente volti a migliorare il basso potenziale di crescita economica, mentre gli altri due riguardano la sostenibilità delle finanze pubbliche. I compiti che la Germania deve affrontare sono i seguenti:- Promuovere la creazione di posti di lavoro e l'adattabilità e mobilitare il potenziale di occupazione inutilizzato.- Incrementare la produttività migliorando il contesto operativo delle imprese e l'efficienza del sistema di istruzione.- Riportare rapidamente il disavanzo delle amministrazioni pubbliche ad un livello inferiore al 3 % del PIL e mantenere le finanze pubbliche su una traiettoria di risanamento costante.- Garantire la sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico e di assistenza sanitaria.Promuovere la creazione di posti di lavoro e l'adattabilità e mobilitare il potenziale di occupazione inutilizzatoIl tasso di occupazione complessivo della Germania è vicino all'obiettivo UE del 67 % per il 2005. Il tasso di occupazione femminile è già superiore all'obiettivo UE intermedio del 57 % per il 2005, mentre quello dei lavoratori più anziani rimane basso, persino al di sotto del livello del 1997. I buoni risultati della Germania per quanto riguarda l'occupazione giovanile contrastano con una grave scarsità di opportunità di lavoro per i lavoratori scarsamente qualificati, per i lavoratori più anziani e per le persone che abitano in regioni svantaggiate, specie nelle regioni orientali. Data la grave carenza di posti di lavoro nei Länder orientali, vi è il rischio che le disparità regionali del mercato del lavoro si accentuino ulteriormente. Dare lavoro alle categorie citate sopra darebbe evidentemente un sostanziale impulso alla crescita, oltre a rafforzare le finanze pubbliche. Tre fattori strutturali sembrano essere i più importanti nel mercato del lavoro. Primo, la Germania è affetta da gravi trappole della disoccupazione e dell'inattività, in particolare per i lavoratori a basso salario ma la recente introduzione della "Gleitzone" è - tra le varie altre - un'importante misura per aumentare l'attrattività del lavoro a basso salario. Ne dovrebbero conseguire ulteriori riforme in materia fiscale e di prestazioni. Il recente rafforzamento delle sanzioni sulle prestazioni ha provocato un maggiore passaggio dalla disoccupazione all'inattività, ma è troppo presto per valutarne gli effetti sugli incentivi alla ricerca attiva di un lavoro, anche mediante la mobilità settoriale e regionale. Secondo, il costo del lavoro dei lavoratori scarsamente qualificati o che vivono in regioni depresse rischia di superare il loro livello di produttività a causa dell'applicazione di livelli salariali coordinati (Flächentarifvertrag). Le parti sociali hanno tuttavia la possibilità di tener conto di specifiche differenze regionali o settoriali e di includere clausole di deroga nei contratti. Infatti, dei contratti salariali settoriali specifici vincolano legalmente le imprese alle regole concordate se la società aderisce alla rispettiva associazione imprenditoriale o se l'accordo è stato dichiarato di applicazione generale dal governo. Salari ridotti per periodi di prova dei neo-assunti o per le regioni svantaggiate non sono solo proibiti dai contratti settoriali ma anche dal Günstigkeitsprinzip cosiddetto. Se esistono clausole di deroga, esse sono raramente applicate, specie nei Länder occidentali. Terzo, la reintegrazione dei lavoratori disoccupati è resa difficile anche dalle inefficienze dei programmi di gestione attiva su larga scala del mercato del lavoro e dal carattere poco mirato di tali misure. È ancora troppo presto per riscontrare gli effetti dei recenti sforzi compiuti per migliorare la valutazione di tali misure.Incrementare la produttività migliorando il contesto operativo delle imprese e l'efficienza del sistema di istruzioneLa bassa crescita del fattore lavoro è accompagnata da un parallelo calo della crescita della produttività e degli investimenti delle imprese negli ultimi anni, che può essere ricondotto a oneri regolamentari ancora elevati e al permanere di ostacoli alla concorrenza. Nonostante i notevoli progressi compiuti nel contesto della riforma Hartz, i mercati del lavoro in particolare rimangono soggetti ad una pesante regolamentazione. La legislazione di tutela dell'occupazione e le regole che restringono l'accesso a diversi mestieri e libere professioni sono oggetto di riesame. Inoltre, si lamenta la complessità di parti del codice tributario sebbene il governo continui a semplificare il codice. Infine restrizioni stabilite per legge ostacolano inutilmente la concorrenza nel commercio al dettaglio, i canoni di abbonamento alle reti di distribuzione dell'energia rimangono relativamente alti e soggetti ad un controllo a posteriori e vi sono scarsi segni di una liberalizzazione degli appalti pubblici.Nella prospettiva di una diminuzione delle forze di lavoro il livello di qualificazione diventa ancora più importante se la Germania vuole riuscire ad accrescere la sua produttività per mantenere il suo tenore di vita. Lo studio PISA dell'OCSE ha evidenziato i risultati relativamente deludenti delle scuole secondarie tedesche. Inoltre i tempi talvolta piuttosto lunghi degli studi universitari sono un problema presente da tempo. Anche le riforme del sistema di istruzione rappresentano un mezzo importante per combattere la disoccupazione poiché i lavoratori scarsamente qualificati costituiscono una larga quota dei disoccupati.Riportare rapidamente il disavanzo delle amministrazioni pubbliche ad un livello inferiore al 3 % del PIL e mantenere le finanze pubbliche su una traiettoria di risanamento costanteNel 2002 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche è risultato pari al 3,6 % del PIL, un valore nettamente superiore a quello prescritto dal trattato. Il 21 gennaio 2003, il Consiglio Ecofin aveva già deciso che in Germania esisteva una situazione di disavanzo eccessivo e aveva raccomandato alle autorità tedesche di mettere in atto misure di entità pari a un punto percentuale del PIL nel 2003 e di porre termine al disavanzo eccessivo al più tardi nel 2004. Il risanamento del bilancio contribuirebbe anche a migliorare il clima economico complessivo e farebbe quindi aumentare il potenziale di crescita della Germania. Tuttavia, senza nuove riforme strutturali intese ad accrescere tale basso potenziale, sembra improbabile che si possa ottenere un costante calo del rapporto debito/PIL e conseguire l'obiettivo annunciato di una posizione di bilancio prossima al pareggio nel 2006. La Germania è stata perciò sollecitata dal Consiglio ad attuare con urgenza delle riforme, non solo del mercato del lavoro, m anche del sistema di sicurezza sociale e delle prestazioni in generale, nonché a ridurre la regolamentazione che grava sull'economia.Garantire la sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico e di assistenza sanitariaI regimi di sicurezza sociale della Germania sono per lo più finanziati secondo il principio di ripartizione. Di conseguenza il sistema pensionistico e quello di assistenza sanitaria avranno difficoltà a far fronte al problema dell'invecchiamento della popolazione. Se le regole attuali non verranno cambiate, i contributi sociali, già tra i più elevati in Europa, dovrebbero crescere notevolmente nei prossimi decenni, esacerbando i problemi causati dall'elevata disoccupazione e deprimendo ancora di più la crescita. Il governo tedesco ha compiuto un primo passo verso un regime pensionistico a finanziamento privato ("Riester-Rente"), e il 15 % dei lavoratori dipendenti si è finora avvalso di questa nuova possibilità. Sono necessari ulteriori sforzi per assicurare la sostenibilità finanziaria a lungo termine nel contesto del processo in corso per modernizzare ed adattare il sistema pensionistico alle circostanze che mutano. L'iniziativa del governo tesa a riesaminare il finanziamento e l'ulteriore sviluppo dei regimi di sicurezza sociale con la collaborazione di un gruppo di esperti indipendenti è pertanto benaccetta.Anche il sistema di assistenza sanitaria si è trovato in misura crescente sotto pressione negli ultimi anni, soprattutto a causa dell'insufficiente contenimento dei costi e dell'assenza di incentivi economici a risparmiare sui costi stessi. Attualmente è in discussione un riorientamento del sistema di assistenza sanitaria. Il governo mira ad assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema di assistenza sanitaria, tra l'altro rafforzando gli elementi relativi alla concorrenza, concentrandosi nel contempo maggiormente sulla qualità dell'assistenza sanitaria prestata..La preoccupazione per la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche è tanto più seria in quanto il rapporto debito/PIL rimane al di sopra della soglia del 60 % e non ha ancora dato segno di aver imboccato chiaramente un percorso discendente.Raccomandazioni specifiche per la GermaniaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.La Germania dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per accrescere il potenziale di crescita, assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, far fronte alle conseguenze dell'invecchiamento demografico e ridurre le disparità regionali, è particolarmente importante che la Germania promuova la crescita dell'occupazione e l'adattabilità dei lavoratori e mobiliti il potenziale di occupazione inutilizzato. Si raccomanda in particolare alla Germania di:1. Continuare a riformare il sistema fiscale e quello previdenziale (indirizzo generale 4 e raccomandazione per l'occupazione 6), per assicurare sufficienti incentivi ad accettare un lavoro o a salire ad uno scaglione di reddito più elevato e far dipendere rigorosamente l'erogazione delle prestazioni sociali dalla ricerca attiva di un lavoro.2. Prendere misure per assicurare che le retribuzioni riflettano meglio le differenze di produttività delle varie categorie professionali e tra una regione e l'altra (indirizzo generale 5), in particolare rivedendo il Günstigkeitsprinzip, permettendo che coloro che iniziano a lavorare percepiscano temporaneamente un salario più basso.3. Attuare le riforme per migliorare l'efficienza delle misure di politica attiva del mercato del lavoro, in particolare l'assistenza alla ricerca di un lavoro. Modificarle ulteriormente secondo criteri improntati al rapporto costo/efficacia e mirandole meglio sulle categorie più esposte al rischio della disoccupazione di lunga durata [indirizzi generali 8 e 13, punto iv, e raccomandazione per l'occupazione 1].Per incrementare la produttività attraverso il miglioramento del contesto in cui operano le imprese e dell'efficienza del sistema di istruzione, si raccomanda alla Germania di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):4. Incoraggiare le imprese a investire a crescere instaurando un contesto più concorrenziale (indirizzo generale 9) e riducendo ulteriormente gli ostacoli regolamentari e amministrativi (indirizzo generale 11), tra l'altro riducendo il grado effettivo di protezione dell'occupazione (indirizzo generale 6).5. Attuare ulteriori riforme per migliorare il livello qualitativo dell'istruzione e eliminare alcune carenze persistenti di personale qualificato (indirizzo generale 13).Per riportare rapidamente il disavanzo delle amministrazioni pubbliche ad un livello inferiore al 3 % del PIL e mantenere le finanze pubbliche su una traiettoria di risanamento costante, si raccomanda alla Germania di:6. Assicurare un'esecuzione del bilancio rigorosa ed attuare le misure preannunciate o compensative entro il 2003 di entità pari all'1 % del PIL e porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo al più tardi nel 2004 (indirizzo generale 1).7. Abbassare il disavanzo corretto per il ciclo di almeno 1 punto percentuale del PIL tra la fine del 2003 ed il 2005.Per assicurare la sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico e di quello di assistenza sanitaria, si raccomanda alla Germania di:8. Promuovere la sottoscrizione di programmi di pensione integrativa e rafforzare gli incentivi ad andare in pensione più tardi.9. Accrescere l'efficienza del sistema di assistenza sanitaria introducendo incentivi economici per i prestatori ed i beneficiari dell'assistenza stessa.4. GRECIANel 2002, l'economia greca ha continuato ad espandersi ad un ritmo elevato, nonostante le avverse condizioni dell'economia mondiale. Ci si attende che la crescita del PIL reale rimanga nettamente superiore alla media UE, raggiungendo il 3,6 % nel 2003 (poco al di sopra del tasso di crescita potenziale del 3,5 % circa). L'attività economica è stata stimolata da investimenti privati e pubblici, soprattutto in vista delle Olimpiadi e con l'aiuto del terzo quadro comunitario di sostegno. Tuttavia per superare o continuare a rimanere al suo livello potenziale dopo il 2004 sono necessarie ulteriori riforme strutturali. Inoltre gli elevati tassi di crescita e il rialzo dei costi potrebbero dare luogo ad ulteriori pressioni sui prezzi. Nonostante la robusta crescita e il calo dei tassi d'interesse, il rapporto tra debito pubblico e PIL non si è ridotto in misura significativa. Anzi, dopo essere sceso lentamente nel periodo 1997-1999, il rapporto debito/PIL è salito nel 2000-2001 per effetto della riclassificazione di operazioni finanziarie di grande entità in precedenza non registrate in bilancio.La situazione del mercato del lavoro sta migliorando ad un ritmo molto lento. Nonostante l'elevato numero di posti di lavoro creati, la crescita dell'occupazione non è soddisfacente e la disoccupazione, pur essendo scesa al di sotto del 10 % delle forze di lavoro nel 2002, è rimasta ad un livello elevato. Il combinarsi delle rigidità nei mercati del lavoro e del prodotto e lo sviluppo ritardato della società fondata sulla conoscenza, dovuto in particolare al basso livello di investimenti nel capitale umano e nella ricerca, stanno impedendo alla produttività del lavoro di crescere a livelli che accelererebbero il processo di recupero.La Grecia deve risanare ulteriormente le finanze pubbliche per ridurre ad un ritmo soddisfacente l'elevato rapporto debito/PIL. Per ridurre l'elevato tasso di disoccupazione, migliorare la produttività e promuovere il funzionamento efficiente dell'economia, occorre affrontare i problemi strutturali dei mercati del lavoro e del prodotto. I compiti che si prospettano alla Grecia sono i seguenti:- Assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento demografico, in particolare dato l'elevato rapporto debito/PIL.- Accrescere il basso livello di produttività, dovuto a problemi di funzionamento dei mercati del lavoro e del prodotto, ai bassi investimenti in capitale umano e alla ritardato sviluppo della società fondata sulla conoscenza.- Ridurre l'elevato tasso di disoccupazione strutturale e accrescere i tassi di occupazione, in particolare quello femminile.Assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento demografico, in particolare dato l'elevato rapporto debito/PILNonostante gli aggiustamenti di bilancio e il miglioramento della situazione dei conti pubblici realizzato negli anni precedenti, il rapporto debito/PIL non è sceso in parallelo con la crescita del PIL e gli sviluppi in materia di disavanzo di bilancio. Anzi tale rapporto è aumentato nel 2000 e nel 2001, dopo le revisioni chieste da Eurostat, e si situava al 105,3 % del PIL nel 2002. Operazioni finanziarie di grande entità hanno parzialmente annullato l'impatto positivo dell'avanzo primario sul debito pubblico. Si stima che l'avanzo primario sia cresciuto più lentamente nel 2002, mentre nello stesso anno il disavanzo era pari all'1,1 % del PIL contro l'1,2 % nel 2001. L'elevato tasso di crescita del prodotto costituisce una solida base per migliorare ulteriormente la situazione dei conti pubblici e trasformare il disavanzo in un avanzo di bilancio. È di fondamentale importanza limitare la spesa pubblica per consumi per liberare risorse per impieghi produttivi e contenere l'elevato rapporto debito/PIL. L'elevato rapporto debito/PIL, se non controllato, potrebbe infatti mettere in pericolo la sostenibilità delle finanze pubbliche a più lungo termine, quando ci si attende l'insorgere delle pressioni finanziarie derivanti dall'invecchiamento demografico. Nonostante gli sforzi compiuti nell'ambito della riforma delle pensioni del 2002, le proiezioni indicano ancora un forte incremento della spesa pubblica per le pensioni (a partire da un livello già elevato) e suggeriscono che occorre fare di più.Accrescere il basso livello di produttività, dovuto a problemi di funzionamento dei mercati del lavoro e del prodotto, ai bassi investimenti in capitale umano e al ritardato sviluppo della società fondata sulla conoscenzaIl livello della produttività del lavoro, è fortemente salito negli ultimi anni, ma è ancora al penultimo posto nell'Unione europea. Lo si può spiegare con il basso livello degli investimenti in R &  S, l'ancora scarsa, seppure crescente, diffusione delle TIC, il basso livello di istruzione delle popolazione e la risultante carenza di lavoratori qualificati. Inoltre l'elevata percentuale di piccole e micro-imprese di carattere familiare, che è parzialmente dovuto a distorsioni provocate, per esempio, dalla legislazione sul mercato del lavoro e dalla tassazione, contribuisce alla scarsezza degli investimenti in R &  S ed innovazione.Il miglioramento delle condizioni in cui operano le imprese è anche esso fondamentale per migliorare l'efficienza dei mercati del prodotto. In primo luogo, la concorrenza in taluni mercati a struttura di rete è ancora limitata. Per esempio, nei settori dell'elettricità e del gas, gli operatori storici verticalmente integrati continuano a dominare i mercati. In secondo luogo, nonostante le misure prese recentemente per semplificare il contesto regolamentare e il sistema fiscale, il dinamismo delle imprese continua ad essere ostacolato da procedure complesse e dalla mancanza di efficienza dell'amministrazione pubblica. In terzo luogo, il tasso di recepimento delle direttive del mercato interno si situa al penultimo posto nell'Unione europea.Ridurre l'elevato tasso di disoccupazione strutturale e accrescere i tassi di occupazione, in particolare quello femminileIl tasso complessivo di occupazione della Grecia è notevolmente inferiore agli obiettivi fissati dal Consiglio europeo, in particolare per le donne. La disoccupazione è scesa per il terzo anno consecutivo nel 2002, ma rimane nettamente superiore alla media dell'Unione europea, mentre il tasso di disoccupazione femminile è più del doppio di quello maschile e la disoccupazione giovanile resta molto elevata. Le rigidità del mercato del lavoro ostacolano ancora un suo funzionamento più flessibile. Non sono state apportate modifiche al sistema di formazione dei salari che consentirebbero una maggiore differenziazione sulla base della produttività e della qualificazione. La perdurante complessità del sistema fiscale, nonostante i recenti miglioramenti, gli elevati contributi sociali e la severa legislazione di protezione dell'occupazione costituiscono ancora gravi ostacoli alle assunzioni. Inoltre, il limitato impatto delle riforme miranti a promuovere forme flessibili di occupazione evidenzia il fatto che molti datori di lavoro hanno già fatto ricorso alla flessibilità offerta dal lavoro in nero. La riforma dei servizi pubblici di collocamento, che è essenziale per rimediare all'elevato livello di disoccupazione di lunga durata, è sempre in ritardo.Raccomandazioni specifiche per la GreciaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.Per assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche in vista dell'invecchiamento demografico, in particolare dato l'elevato rapporto debito/PIL (indirizzo generale 15), si raccomanda alla Grecia di:1. Far sì che il rapporto debito/PIL si mantenga su una traiettoria costantemente discendente ad un ritmo soddisfacente mantenendo elevati avanzi primari (indirizzo generale 15).2. Assicurare un controllo efficace della spesa pubblica corrente primaria affrontando risolutamente il problema degli elementi anelastici delle spese (indirizzo generale 14), per es. la spesa per salari.3. Utilizzare più efficacemente le risorse pubbliche allo scopo di migliorare la produttività del l lavoro e la capacità di lavoro dei disoccupati (indirizzo generale 14).4. Continuare a riformare il sistema previdenziale, e in particolare quello pensionistico (indirizzo generale 16), per evitare in futuro difficoltà di bilancio dovute all'invecchiamento della popolazione.Per innalzare il basso livello di produttività, riconducibile a problemi di funzionamento dei mercati del lavoro e del prodotto, ai scarsi investimenti nel capitale umano e al ritardato sviluppo della società fondata sulla conoscenza, si raccomanda alla Grecia di (in linea con gli indirizzi generali 4-8 e 9-14):5. Raddoppiare gli sforzi per accrescere la disponibilità di risorse umane qualificate e continuare a promuovere la partecipazione delle imprese all'attività di R &  S e all'innovazione, migliorando anche la diffusione delle TIC (indirizzo generale 13 e raccomandazione per l'occupazione 2).6. Intensificare in particolare la concorrenza nel settore dell'energia (indirizzo generale 9).7. Continuare a semplificare il contesto in cui operano le imprese e il regime fiscale e alzare il tasso di recepimento delle direttive del mercato interno (indirizzi generali 9 e 11);La Grecia dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per accrescere il potenziale di crescita, assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, e prepararsi a far fronte agli effetti dell'invecchiamento demografico, è particolarmente importante per la Grecia ridurre l'elevato tasso di disoccupazione strutturale e accrescere il tasso di occupazione, specie quello femminile. In particolare si raccomanda alla Grecia di:8. Migliorare gli incentivi al lavoro, in particolare riducendo i costi connessi ai salari e migliorando la trasferibilità dei diritti pensionistici al fine di promuovere un aumento del lavoro regolare, anche a tempo parziale (indirizzi generali 4 e 16 e raccomandazione per l'occupazione 4).9. Promuovere un cambiamento del processo di contrattazione salariale per far sì che le retribuzioni rispecchino i differenziali di produttività (indirizzo generale 5).10. Mettere in atto il pacchetto di riforme del mercato del lavoro per migliorare l'equilibrio fra flessibilità e sicurezza, assicurando l'effettiva realizzazione delle riforme miranti a modernizzare l'organizzazione del lavoro e rivedendo le regolamentazioni indebitamente restrittive del mercato del lavoro (indirizzo generale 6 e raccomandazione per l'occupazione 1).5. SPAGNANella seconda metà degli anni Novanta la Spagna ha realizzato risultati economici particolarmente positivi, con tassi di crescita (vicini al 4 % in media) significativamente superiori a quelli dell'area dell'euro, come pure al tasso di crescita potenziale a medio termine (stimato al 3 % circa). Contrariamente a quanto è avvenuto in precedenti fasi discendenti del ciclo, durante il rallentamento iniziato nel 2001 è stato mantenuto un differenziale di crescita positivo. Questo risultato è stato sostenuto dalla creazione di un numero di posti di lavoro senza precedenti, mentre le condizioni monetarie sono rimaste particolarmente accomodanti. Per passare agli aspetti negativi, l'inflazione è rimasta persistentemente più elevata della media dell'area dell'euro. La crescita della produttività misurata è rallentata, evidenziando la necessità di continuare il processo di riforma strutturale per rafforzare la concorrenza e la flessibilità.Per proseguire sulla via della convergenza verso le economie a più alto reddito all'interno dell'Unione europea (il PIL pro capite della Spagna è tuttora del 15 % più basso della media UE), l'economia spagnola deve consolidare il miglioramento del funzionamento del mercato del lavoro, ridurre le disparità della disoccupazione tra le regioni ed accrescere la partecipazione complessiva alle forze di lavoro. La crescita sarebbe favorita da un aumento della produttività attraverso la promozione della R &  S e della formazione delle risorse umane e l'aumento della concorrenza in alcuni settori. Il conseguimento di questi obiettivi dovrebbe consolidare il risanamento dei conti pubblici registrato negli ultimi anni. Tuttavia il rischio di futuri squilibri delle finanze pubbliche a seguito del ritardato ma forte impatto dell'invecchiamento demografico non può essere escluso. Di conseguenza, per assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche oltre alle iniziative già avviate, occorre una profonda riforma del sistema pensionistico pubblico, compreso in particolare un rafforzamento del nesso tra contributi versati e prestazioni ricevute. I compiti che si prospettano alla Spagna sono i seguenti:- Aumentare i modesti tassi di occupazione, specie quello femminile, e ridurre le ampie disparità regionali del mercato del lavoro.- Innalzare il basso livello di produttività, anche rafforzando l'economia fondata sulla conoscenza in termini di livello di istruzione e di qualificazione, e aumentando gli investimenti nelle tecnologie dell'informazione, nella R &  S e nell'innovazione.- Assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche nel lungo periodo in vista dell'invecchiamento demografico.Aumentare i modesti tassi di occupazione, specie quello femminile, e ridurre le ampie disparità regionali del mercato del lavoroNonostante i grandi sforzi e i progressi compiuti con le riforme dei mercati del lavoro negli ultimi anni (il tasso di disoccupazione si è ridotto di oltre 11 punti percentuali dal 1995), il tasso di disoccupazione, che è dell'11,5 % circa, rimane sensibilmente superiore alla media dell'Unione europea, mentre il tasso di occupazione è tuttora nettamente inferiore alla media UE. La riduzione della disoccupazione è stata maggiore per le donne che per di uomini, ma il tasso di disoccupazione femminile è ancora il doppio di quello maschile. Inoltre, nonostante l'elevato numero di posti di lavoro creati, la disoccupazione è ancora distribuita in modo disuguale tra le regioni. La determinazione dei salari tiene in pratica scarso conto dei notevoli differenziali di produttività, e le clausole di indicizzazione nelle trattative salariali creano parimenti un'inefficiente allocazione del lavoro. Nel mercato del lavoro si riscontra ancora una netta separazione tra lavoratori con contratti permanenti e un vasto numero di persone con contratti a termine. A sua volta la quota dei posti di lavoro a tempo parziale rimane bassa. La mobilità geografica del lavoro, anche se promossa in qualche misura dalle recenti riforme del mercato del lavoro e delle imposte sul reddito, è ancora limitata, in parte a causa di ostacoli strutturali, in particolare il cattivo funzionamento del mercato abitativo. Inoltre, i servizi pubblici di collocamento potrebbero mancare delle risorse organizzative necessarie per amministrare provvedimenti ben mirati di politica attiva del mercato del lavoro e un sistema di indennità di disoccupazione fondato sull'impegno individuale di ciascuno nella ricerca di un lavoro.Innalzare il basso livello di produttività, anche rafforzando l'economia fondata sulla conoscenza in termini di livello di istruzione e di qualificazione, e aumentando gli investimenti nelle tecnologie dell'informazione, nella R &  S e nell'innovazioneIl livello di produttività in Spagna è inferiore alla media dell'Unione europea e la sua crescita è stata assai modesta dalla seconda metà degli anni Novanta. Ciò è dovuto in parte al forte aumento dell'occupazione, che si è concentrato nelle attività a bassa produttività. Il livello di istruzione è relativamente basso. La scarsità degli investimenti delle imprese nella R &  S costituisce un altro ostacolo ad una più rapida crescita della produttività. Il basso tasso delle domande di brevetto e l'insufficienza degli investimenti nelle tecnologie dell'informazione e nel commercio elettronico sono un indice di scarsa innovazione. La crescita della produttività è frenata anche dall'insufficiente concorrenza in taluni settori, in particolare quello del commercio al dettaglio e dell'elettricità.Se di recente sono state assunte promettenti iniziative per accrescere la concorrenza nel settore dell'elettricità è tuttavia ancora troppo presto per valutarne l'impatto e i quattro principali operatori storici, verticalmente integrati, godono ancora di un monopolio nei rispettivi mercati regionali, e le capacità di importazione rimangono ancora basse.Assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche nel lungo periodo in vista dell'invecchiamento demograficoAnche se in Spagna esse dovrebbero manifestarsi più tardi che in altri paesi, le implicazioni di bilancio a lungo termine dell'invecchiamento demografico, specie per le pensioni pubbliche, ma anche in settori come la spesa sanitaria, destano particolare preoccupazione. La maggior parte degli studi pronostica un incremento molto forte del tasso di dipendenza tra il 2020 e il 2030, il che implica un crescente impatto finanziario. Rafforzare la sostenibilità a lungo termine dovrebbe pertanto continuare a costituire una preoccupazione fondamentale nel quadro di un'ambiziosa strategia tripartita. Al riguardo, le recenti intese a ridurre l'evoluzione dell'onere del debito, a prolungare la vita lavorativa e a far salire i tassi di partecipazione dovrebbero essere integrate da una riforma del sistema pensionistico pubblico. I parametri fondamentali, quali il numero di anni di contribuzione, l'età pensionabile e il tasso di sostituzione rimangono immutati e la relazione tra contributi versati e prestazioni è ancora scarsa.Raccomandazioni specifiche per la SpagnaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.La Spagna dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per accrescere il potenziale di crescita, assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, far fronte agli effetti dell'invecchiamento demografico e ridurre le disparità regionali, è particolarmente importante che la Spagna innalzi i bassi tassi di occupazione, specie quello femminile, e riduca le ampie disparità regionali del mercato del lavoro. In particolare si raccomanda alla Spagna di:1. Continuare ad incoraggiare una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, in particolare delle donne, anche con la messa a disposizione di più strutture per accogliere i bambini e la promozione di un più ampio ricorso a contratti a tempo parziale (raccomandazione per l'occupazione 2).2. Incoraggiare una riforma del processo di contrattazione salariale perché possa riflettere meglio la produttività tenendo conto delle differenze di produttività collegate con le competenze, le condizioni del mercato locale del lavoro e la situazione economica delle singole imprese e promuovere la graduale soppressione delle clausole di indicizzazione nei contratti collettivi (indirizzo generale 5).3. Riformare più profondamente la legislazione di tutela dell'occupazione in modo da ridurre la segmentazione del mercato del lavoro secondo la tipologia dei contratti (indirizzo generale 6 e raccomandazione per l'occupazione 1).4. Continuare a facilitare la mobilità geografica dei lavoratori sopprimendo le distorsioni fiscali e di altra natura, anche promuovendo il mercato della locazione delle abitazioni e rimuovendo i vincoli alla disponibilità di terreni per lo sviluppo (indirizzo generale 7 e raccomandazione per l'occupazione 3).Per accrescere il basso livello di produttività, anche rafforzando l'economia fondata sulla conoscenza in termini di livelli di istruzione e di qualificazione, di investimenti nelle tecnologie dell'informazione, nella R &  S e nell'innovazione, si raccomanda alla Spagna di (in linea con gli indirizzi generali 9-14):5. Intensificare gli sforzi per accrescere la qualificazione delle risorse umane, gli investimenti nella R &  S e nell'innovazione e la diffusione delle TIC (indirizzo generale 13).6. Continuare a prendere misure per instaurare una concorrenza effettiva in taluni settori, quali e la distribuzione al dettaglio (indirizzo generale 9), proseguire gli sforzi in atto per ridurre gli oneri amministrativi che gravano sulle imprese e seguire attentamente gli sviluppi sul mercato dell'elettricità (indirizzo generale 11).Per garantire nel lungo periodo la sostenibilità delle finanze pubbliche in vista dell'invecchiamento della popolazione, si raccomanda alla Spagna di:7. Integrare le recenti iniziative compiendo gli opportuni passi per attuare una riforma in profondità del sistema pensionistico, per rafforzare la proporzionalità tra contributi e prestazioni e contenere l'incremento a lungo termine della spesa pensionistica derivante dai previsti mutamenti demografici (indirizzo generale 16).6. FRANCIANegli ultimi cinque anni l'economia francese è cresciuta ad un ritmo più rapido che quella dei principali partner europei. Questo risultato va attribuito in gran parte alla forte creazione di occupazione per tutta una serie di anni, che riflette il miglioramento strutturale del mercato del lavoro nonché una politica di bilancio accomodante dopo il 1999. Secondo recenti calcoli della Commissione, il tasso di crescita potenziale del PIL reale è ancora attestato su un valore leggermente inferiore al 2,5 %, leggermente superiore alla media dei paesi UE. Il lento calo dell'inflazione sottostante negli ultimi sei mesi fa pensare che l'economia ha funzionato ad un ritmo inferiore al potenziale per parecchi trimestri.Nei prossimi anni il prodotto potenziale comincerà a risentire dell'influenza negativa degli sviluppi della struttura demografica. Tuttavia è disponibile ancora un largo margine per sostenere la crescita potenziale mediante riforme strutturali sia del mercato del lavoro, con l'incremento del tasso di partecipazione e la riduzione della disoccupazione strutturale, sia dei mercati del prodotto, migliorando la concorrenza effettiva nelle industrie chiave a struttura di rete. Intensificando gli sforzi per il risanamento delle finanze pubbliche si creerebbe spazio per una riduzione della pressione fiscale che grava sul costo del lavoro e sugli investimenti, contribuendo così a far aumentare il prodotto potenziale. Dopo il netto deterioramento del saldo di bilancio corretto per il ciclo nel 2002, che ha contribuito a far salire il disavanzo al di sopra della soglia del 3 % del PIL, il risanamento dei conti pubblici costituisce un compito fondamentale ed urgente per le autorità francesi. Proseguire ulteriormente il risanamento del bilancio è anche essenziale in vista delle conseguenze dell'invecchiamento demografico sulle finanze pubbliche. I compiti che si prospettano alla Francia sono i seguenti:- Riportare rapidamente il disavanzo delle amministrazioni pubbliche ad un livello inferiore al 3 % del PIL e mantenere le finanze pubbliche su una traiettoria di risanamento costante.- Accrescere la partecipazione al mercato del lavoro e ridurre la disoccupazione strutturale.- Assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva delle conseguenze dell'invecchiamento demografico.- Garantire una concorrenza nelle industrie a struttura di rete e accelerare l'attuazione delle misure del mercato interno per assicurare la parità delle condizioni di concorrenza.Riportare rapidamente il disavanzo delle amministrazioni pubbliche ad un livello inferiore al 3 % del PIL e mantenere le finanze pubbliche su una traiettoria di risanamento costanteNel 2002 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche ha raggiunto in Francia il 3,1 % del PIL. La Commissione ha pertanto adottato un parere sull'esistenza in Francia di un disavanzo eccessivo. Il 3 giugno il Consiglio ha deciso che esiste in Francia un disavanzo eccessivo ed ha adottato una raccomandazione rivolta alla Francia affinché corregga la situazione di disavanzo eccessivo. Il Consiglio raccomanda alle autorità francesi di porre termine quanto prima e al più tardi entro il 2004 all'attuale situazione di disavanzo eccessivo, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1467/97 del Consiglio, che fissa al 3 ottobre 2003 il termine entro il quale il governo francese deve adottare opportune misure a tal fine.A seguito dell'approvazione del bilancio il governo ha adottato provvedimenti di contenimento della spesa pubblica nel 2003, come ad esempio accantonare 4 miliardi di euro (lo 0,25 % del PIL), 1,44 miliardi di EUR dei quali (pari allo 0,1 % del PIL) sono stati annullati in marzo. Quanto alla spesa sanitaria, il governo ha già preso svariate iniziative per incoraggiare il contenimento, ad esempio mediante un più ampio ricorso ai farmaci generici. Tuttavia, tali misure non miglioreranno in modo significativo la posizione di bilancio corretta per il ciclo per quest'anno, come raccomandato dal Consiglio. Di conseguenza, nell'attuale contesto di modesta crescita, il disavanzo delle amministrazioni pubbliche supererà molto probabilmente la soglia del 3 % del PIL anche nel 2003. Anche il rapporto debito/PIL della Francia non invertirà probabilmente la sua tendenza al rialzo, così da ottemperare nel 2003 al valore di riferimento pari al 60 % - previsto dal trattato. Visto questo andamento e tenendo presente che l'onere finanziario derivante dall'invecchiamento della popolazione inizierà a crescere rapidamente dal 2005 in poi, la Francia deve dare decisamente la priorità al risanamento dei conti pubblici.Accrescere la partecipazione al mercato del lavoro e ridurre la disoccupazione strutturaleUn compito chiave a medio termine per l'economia francese consiste nel risolvere i problemi strutturali del mercato del lavoro, in quanto le risorse umane, nonostante recenti progressi, continuano ad essere sottoutilizzate. La Francia registra ancora un tasso di occupazione complessivo relativamente basso (il 63,8 % nel 2002) e un tasso di occupazione dei lavoratori più anziani estremamente basso (tra i più bassi dell'Unione europea). Nel contesto dell'invecchiamento della popolazione e dopo una riduzione dell'orario settimanale di lavoro disposta per legge, si tratta ora di incoraggiare la partecipazione alle forze di lavoro.Un ulteriore miglioramento dei tassi di partecipazione va conseguito attraverso ulteriori riforme fiscali e previdenziali, come pure mediante modifiche dei regimi di pensionamento anticipato e dei sistemi pensionistici. La Francia deve anche continuare a ridurre l'elevato tasso di disoccupazione strutturale e lo sfalsamento tra offerta e domanda, che sta ponendo problemi per le assunzioni in alcuni settori. Va perseguita una riduzione del costo del lavoro, specie per quanto riguarda i lavoratori a basso salario. Va ulteriormente riveduta la regolamentazione del mercato del lavoro, specie semplificando l'applicazione delle misure di tutela dell'occupazione.Assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva delle conseguenze dell'invecchiamento demograficoOccorre intervenire con urgenza per far fronte alla sfida posta alle finanze pubbliche dall'invecchiamento della popolazione. Nelle condizioni attuali, per evitare il rapido incremento del deficit del sistema pensionistico, che secondo le proiezioni del comitato di politica economica dovrebbe aumentare di 3,7 punti percentuali del PIL tra il 2000 e il 2040, sarebbe necessario un sostanzioso aumento dei contributi sociali. Un simile provvedimento accrescerebbe notevolmente il costo del lavoro, con una forte impatto negativo sul mercato del lavoro. Il governo si è impegnato ad attuare una riforma del sistema pensionistico entro il primo semestre del 2003, dopo aver consultato le parti sociali. Una simile riforma contribuirebbe ad assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche. Essa contribuirà a garantire la parità di trattamento tra le generazioni e fra i diversi regimi. Nel settore sanitario, nonostante la recente adozione di misure strutturali destinate a contenere la dinamica delle spese, le proiezioni indicano tuttora una notevole crescita della spesa nel 2003 e negli anni successivi. Il governo ha annunciato la sua intenzione di prendere una decisione sulla riforma dello settore dell'assistenza sanitaria nel secondo semestre del 2003.La preoccupazione per la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche in Francia è tanto più pressante in quanto è molto probabile che il rapporto debito/PIL supererà la soglia del 60 % nel 2003.Migliorare il contesto imprenditoriale, garantire concorrenza nelle industrie a struttura di rete e accelerare l'attuazione delle misure del mercato interno per assicurare la parità delle condizioni di concorrenzaDi recente sono state prese o annunciate misure intese ad aumentare il grado di apertura del mercato, e mentre la concorrenza in alcuni segmenti dei mercati dell'elettricità e del gas rimane debole, tali mercati soddisfano attualmente i requisiti fissati nelle direttive UE in materia di trasparenza giuridica. Le quote di mercato degli operatori storici sono diminuite, attestandosi all'incirca sui livelli medi dei paesi europei.La creazione di nuove imprese e la crescita sono ancora ostacolate dall'esistenza di formalità sociali e fiscali diversificate e complesse quantunque si stiano attuando nuove misure di semplificazione. Benché la Francia si sia impegnata ad aumentare il tasso di recepimento delle direttive del mercato interno, essa continua ad occupare l'ultimo posto fra gli Stati membri dell'Unione europea per quanto riguarda il recepimento e l'applicazione delle direttive stesse.Raccomandazioni specifiche per la FranciaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.Per riportare rapidamente il disavanzo delle amministrazioni pubbliche al di sotto del 3 % del PIL e mantenere costantemente le finanze pubbliche su una traiettoria di risanamento, si raccomanda alle autorità francesi di:1. Realizzare un miglioramento del disavanzo corretto per il ciclo nel 2003 molto più consistente di quello attualmente previsto.2. Attuare misure atte ad assicurare che nel 2004 il disavanzo corretto per il ciclo sia ridotto di 0,5 punti percentuali del PIL, o di un importo maggiore, onde garantire che il miglioramento cumulativo nel 2003-2004 sia sufficiente a portare il disavanzo nominale al di sotto del 3 % al più tardi nel 2004.3. Limitare l'aumento del rapporto debito lordo delle amministrazioni pubbliche/PIL nel 2003.La Francia dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per aumentare il tasso di crescita potenziale e assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, facendo fronte all'invecchiamento demografico, è particolarmente importante che la Francia accresca la partecipazione al mercato del lavoro e riduca la disoccupazione strutturale. In particolare si raccomanda alla Francia di:4. Assicurare la piena applicazione del nuovo regime di assicurazione contro la disoccupazione, con requisiti adeguati ed incentivi effettivi alla ricerca di un lavoro (indirizzo generale 4 e raccomandazione per l'occupazione 1).Per assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento demografico, si raccomanda alla Francia di:5. Intraprendere con urgenza una riforma di vasta portata del sistema pensionistico (indirizzo generale 16), con l'obiettivo di garantirne la sostenibilità finanziaria e di innalzare l'età del pensionamento effettivo, adeguando il sistema stesso alle esigenze di un percorso professionale e di carriera più flessibile e alle esigenze individuali.6. Verificare attentamente l'efficienza delle misure prese per frenare la dinamica della spesa nel settore sanitario in modo da contenerla entro limiti sostenibili e, se necessario, prendere nuovi provvedimenti per conseguire tale obiettivo nel contesto delle riforme previste (indirizzo generale 14).Per garantire una concorrenza effettiva nei settori a struttura di rete e accelerare il recepimento delle direttive del mercato interno, assicurando la parità delle condizioni di concorrenza, si raccomanda alla Francia di:7. Continuare ad impegnarsi per garantire una concorrenza effettiva nei mercati dell'energia, in particolare nei settori del gas e dell'elettricità (indirizzo generale 9).8. Proseguire gli sforzi per ridurre e semplificare la regolamentazione delle imprese (indirizzo generale 11).9. Aumentare il tasso di recepimento delle direttive relative al mercato interno e ridurre il numero dei procedimenti d'infrazione a suo carico (indirizzo generale 9).7. IRLANDALa crescita economica in Irlanda ha registrato uno spettacolare tasso medio del 10 % nel periodo 1995-2000. Il concomitante e altrettanto spettacolare aumento dell'occupazione (il 51/2 % in media) è stato reso possibile da significativi incrementi della partecipazione alle forze di lavoro, da una forte diminuzione della disoccupazione e dall'inversione della tradizionale tendenza all'emigrazione netta dal 1996 in poi. Poiché queste fonti di incremento dell'offerta di lavoro avevano carattere eccezionale, l'economia ha sofferto sempre più di strozzature dell'offerta (per quanto riguarda sia il lavoro, sia l'infrastruttura) negli ultimi anni Novanta. Di conseguenza, e in linea con l'entrata in una fase discendente dell'economia mondiale, il ritmo di espansione è notevolmente rallentato dal 2001 in poi. In prospettiva, l'Irlanda dovrebbe beneficiare in misura considerevole della prevista ripresa a livello mondiale grazie al suo elevato grado di apertura. L'era della crescita a due cifre è comunque terminata e il tasso di crescita potenziale a medio termine in Irlanda supererà difficilmente il 5 %, un valore pari a circa il doppio di quello per l'insieme dell'UE, grazie alla continuazione, per ora, di una più elevata crescita delle forze di lavoro e di più forti incrementi di produttività.L'instaurazione di condizioni macroeconomiche stabili faciliterebbe l'aggiustamento a questo ritmo di espansione più moderato e contribuirebbe a preservare i successi conseguiti nel corso del passato boom. Inoltre, per assicurare il pieno sfruttamento del potenziale economico, si dovrebbero prendere misure strutturali per rafforzare il versante dell'offerta, il che sarebbe anche utile per contenere le pressioni inflazionistiche. Il compito che si pone all'Irlanda è il seguente:- Realizzare una transizione senza scosse dalla crescita economica a due cifre degli ultimi anni Novanta ad una crescita più moderata e sostenibile nei prossimi anni, assicurando la stabilità delle condizioni macroeconomiche e rafforzando il versante dell'offerta.Realizzare una transizione senza scosse dalla crescita economica a due cifre degli ultimi anni Novanta ad una crescita più moderata e sostenibile nei prossimi anni, assicurando la stabilità delle condizioni macroeconomiche e rafforzando il versante dell'offertaGrazie alla rapida crescita del decennio precedente, sia la posizione delle finanze pubbliche sia la situazione del mercato del lavoro sono notevolmente migliorati. Il saldo delle amministrazioni pubbliche ha registrato un avanzo dal 1997 al 2001, mentre il rapporto debito/PIL è al secondo posto nella scala di quelli più modesti dell'Unione europea. In prospettiva, l'attuazione del programma di investimenti pubblici e di iniziative nel campo della spesa sociale e sanitaria dovrà adeguarsi alla più modesta crescita dell'economia e, quindi, delle entrate e all'esigenza di migliorare il rapporto costo/efficacia nella prestazione dei servizi pubblici (a partire dalle recenti misure per migliorare la gestione ed il controllo delle spese). La forte crescita dell'occupazione ha fatto scendere il tasso di disoccupazione sotto il 4 % nel 2001 (da oltre il 15 % nel 1993), ma la crescente tensione del mercato del lavoro ha provocato tassi elevati di inflazione e di aumento delle retribuzioni. Il mantenimento della piena occupazione, che è l'obiettivo dell'accordo di partenariato sociale recentemente negoziato, richiede un'evoluzione salariale prudente e flessibile e misure per rafforzare il versante dell'offerta nell'economia.Per dare impulso all'offerta, gli strumenti più promettenti sono costituiti dalle riforme intraprese in tre settori. In primo luogo, si sta provvedendo a rimuovere le strozzature dell'offerta riscontrate sul fronte delle infrastrutture nel quadro del piano nazionale di sviluppo 2000-2006. I risultati conseguiti a titolo del programma infrastrutturale del piano sono inferiori all'obiettivo anzitutto a causa dei crescenti costi di costruzione e di acquisto dei terreni. In secondo luogo, nonostante l'elevata quota di valore aggiunto apportato all'economia dalle TIC, la spesa per la R &  S in Irlanda è bassa (l'1,2 % del PIL nel 1999). La produttività irlandese potrebbe beneficiare di misure intese ad aumentare le spese di R &  S. In terzo luogo, se sono stati compiuti alcuni progressi, in alcuni settori dell'economia irlandese, in particolare nelle industrie a struttura di rete e in diversi altri settori dei servizi (quali i servizi professionali, la distribuzione al dettaglio e l'assicurazione), permane un insufficiente grado di concorrenza.Raccomandazioni specifiche per l'IrlandaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.L'Irlanda dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione.Per realizzare una transizione senza scosse dalla crescita economica a due cifre della fine degli anni Novanta ad una crescita più moderata e sostenibile nei prossimi anni, garantendo la stabilità delle condizioni macroeconomiche e rafforzando il versante dell'offerta nell'economia, si raccomanda all'Irlanda di:1. Incrementare l'efficienza della spesa pubblica e migliorare la programmazione delle entrate e delle spese in un quadro a medio termine orientato alla stabilità avvalendosi della serie di misure adottate di recente per migliorare la programmazione, la gestione e il controllo delle spese (indirizzo generale 14).2. Incoraggiare le parti sociali ad attenersi ad una norma salariale prudente e flessibile, consentendo l'adeguamento ai differenziali di produttività e di qualificazione e salvaguardando al tempo stesso la competitività (indirizzi generali 3 e 5).3. Stabilire l'ordine di priorità della realizzazione delle infrastrutture previste dal piano nazionale di sviluppo, mantenendo al tempo stesso la stabilità di bilancio, e prendere misure per aumentare il livello delle spese per la R &  S (indirizzo generale 13).4. Accrescere la concorrenza nelle industrie a struttura di rete e in taluni altri settori dell'economia, compresa la distribuzione al dettaglio (anche di alcolici), le assicurazioni e le libere professioni (indirizzo generale 9).8. ITALIALa crescita economica in Italia è stata in genere inferiore a quella dell'insieme dell'Unione europea dai primi anni Novanta. Se il differenziale di crescita si è ridotto durante l'ultimo rallentamento ciclico, tra l'altro grazie ad un dosaggio meno restrittivo delle politiche e ai primi effetti delle riforme del mercato del lavoro, si stima che il tasso di crescita potenziale del prodotto sia ancora più basso delle media dell'area dell'euro. Nonostante la crescita relativamente fiacca, l'inflazione in termini di prezzi al consumo è rimasta tipicamente più elevata che negli altri paesi dell'area dell'euro, il che è sintomo di carenze strutturali. Il deludente livello di crescita, insieme al rilassamento dello sforzo di risanamento di bilancio a partire dal 2000, ha pregiudicato il risanamento strutturale delle finanze pubbliche. Considerato l'indice di indebitamento elevatissimo dell'Italia, occorre accelerare la riduzione del debito. La persistente moderazione salariale e alcuni importanti provvedimenti di riforma a partire dal 1998 hanno migliorato sensibilmente il funzionamento del mercato del lavoro, abbassando il tasso di disoccupazione al di sotto del 9 % alla fine del 2002. Tuttavia, il crescente contributo dell'occupazione alla crescita economica è andato di pari passo con un netto rallentamento dell'aumento della produttività, parzialmente dovuto alla maggiore partecipazione di lavoratori scarsamente qualificati, specie nel settore dei servizi. Malgrado significativi miglioramenti negli ultimi anni, i tassi di partecipazione rimangono tra i più bassi dell'Unione europea.Globalmente, il principale problema dell'Italia rimane il basso potenziale di crescita. Tra i principali fattori che frenano la crescita potenziale si annoverano il problema ancora non risolto delle finanze pubbliche, i persistenti divari regionali, specie in termini di entità della quota di popolazione in età lavorativa inattiva o disoccupata nel Mezzogiorno, come pure i fattori che penalizzano la produttività totale dei fattori quali il basso livello d'istruzione e di investimenti nella R &  S. I compiti che si prospettano all'Italia sono i seguenti:- Risanare rapidamente le finanze pubbliche.- Assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento demografico.- Alzare il basso tasso di occupazione, specie tra le donne ed i lavoratori più anziani, e ridurre le ampie disparità economiche tra Nord e Sud.- Rafforzare l'economia fondata sulla conoscenza in termini di livello di istruzione e di qualificazione, investimenti in tecnologie dell'informazione, R &  S e innovazione.- Continuare a migliorare il contesto in cui operano le imprese e accrescere la concorrenza nei settori dell'energia e dei servizi.Risanare rapidamente le finanze pubblicheNegli anni di preparazione all'Unione economica e monetaria e subito dopo, i conti pubblici dell'Italia hanno segnato un notevole miglioramento. Tuttavia più recentemente il risanamento di bilancio è rallentato, tra l'altro a causa di una crescita nettamente più modesta del previsto, e ad una serie di riduzioni delle imposte. La contrazione della spesa primaria si è rivelata problematica. Alla fine del 2002 e all'inizio del 2003, le autorità hanno deciso controlli più rigorosi e procedure di spesa più trasparenti, che dovrebbero produrre un miglioramento nei prossimi anni. Il decentramento in atto potrà richiedere provvedimenti aggiuntivi per applicare la responsabilità per le entrate e le spese a tutti i livelli dell'amministrazione, mantenendo nel contempo un livello adeguato di trasferimenti interregionali. Negli ultimissimi anni si è assistito alla vendita su larga scala di beni immobili pubblici e ad una serie di condoni fiscali. Queste misure transitorie, pur allontanando il rischio di un superamento della soglia del 3 % del PIL stabilita per il disavanzo, si sono sostituite a misure di carattere più fondamentale. L'obiettivo a medio termine di un saldo di bilancio a medio termine corretto per il ciclo prossimo al pareggio o positivo è tuttavia di importanza cruciale per rendere durevolmente sostenibile la situazione delle finanze pubbliche, tanto più che il rapporto debito/PIL rimane superiore al 100 % e che le conseguenze finanziarie di un forte invecchiamento della popolazione si prospettano già all'orizzonte. Accelerando il risanamento di bilancio e riducendo il debito pubblico, e quindi l'elevato costo attuale del servizio del debito, si creerà anche un margine per migliorare la qualità della spesa.Assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento demograficoDurante gli anni Novanta l'Italia ha assunto importanti provvedimenti per riformare il sistema pensionistico al fine di evitare che la spesa assumesse un andamento insostenibile. Tuttavia, visto che le proiezioni demografiche sono poco incoraggianti, si prevede tuttora un lieve aumento nel prossimo decennio delle spese per l'assistenza sanitaria e per le pensioni a seguito dell'invecchiamento della popolazione. Benché sia stato concepito per tenere conto degli effetti del cambiamento dell'aspettativa di vita e del tasso di crescita a lungo termine dell'economia, il nuovo regime potrebbe ancora essere minato da squilibri finanziari di forte entità in caso di eventi demografici ed economici avversi. In questo contesto, l'elevato rapporto debito/PIL impone severi vincoli alla politica di bilancio, poiché sarà necessario mantenere per un lungo periodo avanzi primari sostenuti. Restano dubbi sul fatto che le modifiche annunciate del sistema previdenziale, pur promuovendo i regimi pensionistici a finanziamento privato, possono affrontare alcuni punti nodali del sistema pensionistico pubblico, come la lunghezza della transizione a un nuovo sistema fondato sui contributi o l'effettivo avvio del cosiddetto secondo pilastro durante la prevista riduzione dei contributi per i lavoratori neo-assunti.Alzare il basso tasso di occupazione, specie tra le donne ed i lavoratori più anziani, e ridurre le ampie disparità economiche tra Nord e SudNonostante i miglioramenti degli ultimi anni rimane un notevole divario tra i tassi di occupazione in Italia e la media UE, specie per quanto riguarda le donne ed i lavoratori più anziani. In questo campo sono stati fissati degli obiettivi nazionali. Complessivamente la notevole entità delle risorse umane inutilizzate rispecchia la persistenza di forti divari regionali tra un Nord che registra tassi di partecipazione elevati e la quasi piena occupazione e un Sud caratterizzato da una bassa partecipazione e da una elevata disoccupazione. Il divario relativo ha avuto tendenza a persistere anche se i risultati assoluti sono migliorati sia al Nord che al Sud. Questo fenomeno potrebbe occultare una larga quota di lavoro non dichiarato. La mappa regionale dell'occupazione e della disoccupazione è molto simile a quella delle differenze regionali di produttività, il che fa pensare che l'attuale sistema di contrattazione salariale potrebbe non essere abbastanza flessibile nel tener conto di tali differenze regionali. Inoltre la più bassa produttività nel Meridione riflette probabilmente anche la minore dotazione di infrastrutture. Un ulteriore importante punto debole del mercato del lavoro è lo squilibrio tra un regime molto limitato di prestazioni di disoccupazione e politiche attive del mercato del lavoro relativamente poco sviluppate. Questo fenomeno, insieme con l'eventuale aumento di contratti di lavoro flessibili, potrebbe far accrescere il rischio di una struttura dualistica del mercato del lavoro. Per mitigare tale rischio la legge Biagi del 2003 ha introdotto misure volte a limitare il pericolo dei lavori precari e dell'esclusione sociale. A tal fine si è aumentata la flessibilità al margine, tra l'altro introducendo nuove tipologie di contratti e liberalizzando il collocamento. Infine, la messa in atto di programmi elaborati da molto tempo, quali la strategia di istruzione permanente e la riforma della funzione pubblica, è in ritardo.Rafforzare l'economia fondata sulla conoscenza in termini di livello di istruzione e di qualificazione, investimenti in tecnologie dell'informazione, R &  S e innovazioneNonostante alcuni progressi in Italia l'economia fondata sulla conoscenza è ancora in una fase iniziale. Il livello di istruzione rimane relativamente basso e vi è scarsa disponibilità di lavoratori qualificati. Di recente sono state adottate alcune misure per ovviare a questi problemi. L'Italia non si classifica bene neppure per quanto riguarda l'accesso e l'uso di Internet e del commercio elettronico. La capacità di innovazione delle imprese è debole: le spese in R &  S delle imprese in percentuale del PIL (lo 0,5 % nel 2000) e le domande di brevetto rispetto al numero degli abitanti raggiungono a malapena la metà della media UE. Il fatto che il tessuto economico italiano è largamente composto da piccole e medie imprese è un fattore che contribuisce a questi modesti risultati, in quanto tali imprese non raggiungono spesso la massa critica necessaria per impegnarsi in simili attività.Continuare a migliorare il contesto in cui operano le imprese e accrescere la concorrenza nei settori dell'energia e dei serviziNonostante siano state adottate misure per ridurre le formalità burocratiche e per migliorare l'ambiente in cui operano le imprese, le procedure amministrative cui devono sottoporsi le imprese continuano a costare parecchio denaro e tempo. Ciò contribuisce a rendere il settore delle imprese italiane relativamente meno dinamico di quello di altri Stati membri, se lo si valuta mediante indicatori relativi alla creazione netta di imprese.La liberalizzazione effettiva del settore dell'energia avanza. La posizione dominante degli operatori storici sul mercato dell'energia elettrica si sta indebolendo, ma l'accesso di terzi alle reti, pur libero per legge, rimane ancora difficoltoso. Questo contribuisce a mantenere i prezzi dell'elettricità e del gas a livelli tra i più alti dell'UE. Relativamente lenta si dimostra anche l'introduzione della concorrenza in taluni settori dei servizi, specie nel campo dei servizi professionali e dei servizi pubblici locali. Infine il tasso di recepimento delle direttive del mercato interno è peggiorato nel 2002 e per numero di procedimenti d'infrazione in corso presso la Corte di Giustizia l'Italia si situa al secondo posto nella classifica dei paesi meno ligi alle regole.Raccomandazioni specifiche per l'ItaliaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.Per risanare rapidamente le finanze pubbliche, si raccomanda all'Italia di:1. Realizzare ogni anno, finché non verrà conseguito un saldo di bilancio a medio termine prossimo al pareggio o positivo, una riduzione del disavanzo corretto per il ciclo di almeno 0,5 punti percentuali del PIL (indirizzo generale 1), sostituendo le misure una tantum con altre di carattere più permanente.2. Rafforzare il coordinamento delle politiche tra tutti i livelli dell'amministrazione, instaurando meccanismi adeguati e trasparenti per far applicare la disciplina di bilancio, provvedendo nel contempo ad individuare chiaramente le fonti con le quali finanziare le spese regionali.3. Finanziare ulteriori riduzioni della pressione fiscale con tagli strutturali della spesa primaria corrente nel contesto di un piano di riforma globale che riguardi sia le spese sia le entrate.Per garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche in vista dell'invecchiamento demografico, si raccomanda all'Italia di:4. Assicurare che il rapporto debito/PIL scenda ad un ritmo soddisfacente verso la soglia del 60 % del PIL (indirizzo generale 15).5. Prendere ulteriori misure per affrontare i punti nodali del sistema pensionistico pubblico (indirizzo generale 16), in particolare la lunga durata del periodo di transizione al nuovo sistema basato sui contributi. Il nuovo sistema è stato concepito proprio per far fronte a shock demografici avversi, e promuovere i programmi di pensione integrativa a finanziamento privato.L'Italia dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per accrescere il potenziale di crescita, assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, far fronte agli effetti dell'invecchiamento demografico e ridurre le disparità regionali, è particolarmente importante che l'Italia alzi il basso tasso di occupazione, specie delle donne e dei lavoratori più anziani, e riduca il forte divario economico tra Nord e Sud. In particolare si raccomanda all'Italia di:6. Favorire ulteriormente la partecipazione alla forza lavoro, specie delle donne - anche mettendo a disposizione adeguate strutture di accoglienza dei bambini - e dei lavoratori più anziani, anticipando e rafforzando le misure intese a rinviare il ritiro dal mercato del lavoro (indirizzi generali 4 e 16 e raccomandazioni per l'occupazione 3 e 4).7. Riformare ulteriormente la legislazione di tutela dell'occupazione (indirizzo generale 6), al fine di facilitare la creazione di posti di lavoro e l'adattabilità e di ridurre la frammentazione del mercato del lavoro per tipi di contratto e dimensioni delle imprese; contestualmente, aumentare le risorse e accrescere l'efficienza del sistema delle prestazioni di disoccupazione e di assistenza sociale (indirizzo generale 4 e raccomandazioni per l'occupazione 1 e 6).8. Incoraggiare le parti sociali a passare a meccanismi di formazione dei salari più decentrati che permettano alle retribuzioni di rispecchiare meglio i diversi livelli di produttività e di qualificazione individuale (indirizzo generale 5).Per rafforzare l'economia fondata sulla conoscenza in termini di livello qualitativo dell'istruzione e di qualificazione, come pure di investimenti nelle tecnologie dell'informazione, nella R &  S e nell'innovazione, si raccomanda all'Italia di:9. Perseverare negli sforzi intrapresi per innalzare il livello generale di istruzione e di qualificazione della popolazione, accrescere ulteriormente gli investimenti nella R &  S e nell'innovazione e promuovere un maggiore impiego delle TIC, in particolare mediante misure destinate alle piccole e medie imprese (indirizzo generale 13).Per continuare a migliorare il contesto in cui operano le imprese e accrescere la concorrenza nei settori dell'energia e dei servizi, si raccomanda all'Italia di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):10. Migliorare il contesto in cui operano le imprese, riducendo gli oneri burocratici che pesano su di esse (indirizzo generale 11).11. Accrescere la concorrenza effettiva nel settore dei servizi, allargare la liberalizzazione dei mercati dell'energia e migliorare il tasso di recepimento delle direttive del mercato interno (indirizzo generale 9).9. LUSSEMBURGODurante gli anni Novanta il Lussemburgo ha registrato tassi molto elevati di crescita del PIL reale. Tuttavia, nel 2001 l'economia aperta del Lussemburgo ha conosciuto un forte rallentamento, dovuto in larga misura al contesto esterno. Il rallentamento dell'economia dovrebbe anche portare, con un certo ritardo, ad un peggioramento della situazione delle finanze pubbliche. Si stima che l'avanzo di bilancio, pari al 6,1 % del PIL nel 2001, sia sceso al 2,6 % del PIL nel 2002 e per il 2003 e il 2004 si prevedono dei disavanzi. Detto questo, la situazione dei conti pubblici del Lussemburgo rimane relativamente favorevole, visto il basso livello del debito e l'esistenza di riserve di bilancio.Di fronte alla prospettiva di un tasso di crescita economica più basso di quello ha registrato per la maggior parte degli anni Novanta, il Lussemburgo dovrebbe tentare di accrescere il suo potenziale produttivo, mantenendo politiche macroeconomiche orientate alla stabilità come base per una crescita sostenibile. Per promuovere la crescita e conservare finanze pubbliche sane è necessario aumentare l'offerta di lavoro, sia come mezzo per ridurre la spesa, sia come strumento per aumentare il gettito fiscale. Per accrescere il suo potenziale produttivo, il Lussemburgo dovrebbe in via prioritaria impegnarsi in due compiti chiave nel campo della riforma del mercato del lavoro e dei mercati del prodotto. I compiti che si prospettano al Lussemburgo sono i seguenti:- Accrescere i bassi tassi nazionali di partecipazione e di occupazione, specie per i lavoratori più anziani.- Migliorare il contesto in cui operano le imprese e favorire l'iniziativa imprenditoriale per ottenere una struttura economica più equilibrata.Accrescere i bassi tassi nazionali di partecipazione e di occupazione, specie per i lavoratori più anzianiIl tasso di partecipazione alle forze di lavoro in Lussemburgo è inferiore alla media UE; particolarmente basso è il tasso di partecipazione dei lavoratori più anziani. La crescita dell'occupazione è stata possibile grazie ai lavoratori frontalieri e all'aumento della partecipazione delle donne lussemburghesi nell'età più produttiva, mentre non è stato conseguito praticamente alcun progresso per quanto riguarda il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani, nonostante alcune misure prese allo scopo di accrescere gli incentivi a rimanere a far parte delle forze di lavoro. Mobilitare una parte del potenziale di occupazione nazionale inutilizzato è di grande importanza per aumentare l'offerta di lavoro e dare quindi impulso alla crescita. Inoltre il rinvio del ritiro dal mercato del lavoro farebbe diminuire la dipendenza dalle prestazioni sociali e ridurrebbe quindi la spesa pubblica per le prestazioni sociali e le pensioni. Gli incentivi a continuare a lavorare potrebbero essere migliorati da ulteriori riforme dei regimi di pensionamento anticipato e di prepensionamento. Si dovrebbero monitorare attentamente anche gli effetti delle ultime revisioni del regime di pensione di invalidità.Migliorare il contesto in cui operano le imprese e favorire l'iniziativa imprenditoriale per ottenere una struttura economica più equilibrataIl grado di regolamentazione dell'economia lussemburghese è ancora abbastanza alto, in particolare per quanto riguarda i prezzi, e la riforma che mira a modernizzare la normativa sulla concorrenza non è stata ancora messa in atto. Se la grande apertura del Lussemburgo attira la concorrenza esterna, sono necessarie riforme per adeguare la politica di concorrenza nazionale e per sorvegliarne l'applicazione se si vogliono mantenere i vantaggi derivanti da una situazione concorrenziale.Nell'ultimo decennio l'economia lussemburghese ha sviluppato un elevato grado di specializzazione nei servizi finanziari. Finora questa situazione è andata a beneficio dell'occupazione e della crescita, ma essa rende il Lussemburgo più vulnerabile a possibili futuri shock specifici in questo settore. Un maggior accento sullo sviluppo delle piccole e medie imprese, rafforzando nel contempo settori chiave quali i servizi finanziari e diversificando ulteriormente l'economia, tra l'altro agevolando gli investimenti esterni diretti, dovrebbe contribuire a diminuire questa dipendenza e ad accrescere i tassi di partecipazione e di occupazione delle forze di lavoro.Raccomandazioni specifiche per il LussemburgoPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.Il Lussemburgo dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per accrescere il potenziale di crescita, è specialmente importante per il Lussemburgo accrescere i bassi tassi nazionali di partecipazione e di occupazione, specie per i lavoratori più anziani. In particolare si raccomanda al Lussemburgo di:1. Rivedere gli incentivi al pensionamento anticipato e al prepensionamento e applicare regole di ammissibilità appropriate nel regime di pensione di invalidità (indirizzo generale 16 e raccomandazione per l'occupazione 2).Per migliorare il contesto in cui operano le imprese e promuovere lo spirito imprenditoriale al fine di ottenere una struttura economica più equilibrata, si raccomanda al Lussemburgo di:2. Applicare pienamente la riforma del diritto della concorrenza ed assicurare che le autorità garanti della concorrenza e di regolamentazione godano di un'indipendenza, di risorse e di poteri sufficienti per assolvere i loro compiti (indirizzo generale 9).3. Prendere misure delle incoraggiare e facilitare la costituzione di PMI e per aiutarle a reperire capitale di rischio (indirizzo generale 11).10. PAESI BASSIDalla metà degli anni Novanta al 2000, i Paesi Bassi hanno beneficiato di tassi di crescita del PIL reale nettamente superiori alla media UE, mentre il tasso di disoccupazione armonizzato è sceso sensibilmente per raggiungere un valore che li pone al secondo posto nella classifica dei tassi più bassi dell'Unione europea. Dal 2001 in poi, l'economia ha conosciuto un netto rallentamento, che ha condotto anche ad un significativo peggioramento della situazione delle finanze pubbliche e, con un certo ritardo, a un deterioramento del mercato del lavoro. Ci si attende che un'eventuale ripresa economica si rivelerebbe relativamente modesta, mentre le proiezioni indicano un ulteriore peggioramento dei conti pubblici per effetto della sfavorevole situazione macroeconomica. Nel 2003, la crescita del PIL reale dovrebbe rimanere inferiore all'1 %, dopo essere stata limitata al solo 0,3 % nel 2002. Si stima che il tasso di crescita potenziale sia calato al 2 % circa, contro il 21/4 % nel resto dell'Unione europea. L'indebolimento del potenziale di crescita è l'effetto di una serie di fattori, che comprendono una elevata quota di persone che dipendono dalle prestazioni sociali, le tendenze demografiche e un basso grado di concorrenza in taluni settori che frena l'offerta di lavoro della produttività, come pure una perdita di competitività esterna che può essere parzialmente attribuita a forti incrementi dei salari e agli insufficienti investimenti delle imprese in R &  S e in innovazione degli ultimi anni.Di fronte alla prospettiva di un tasso di crescita economica più basso di quello registrato per la maggior parte degli anni Novanta, i Paesi Bassi dovrebbero tentare di accrescere il loro potenziale produttivo, mantenendo politiche macroeconomiche orientate alla stabilità come base per una crescita sostenibile. A tal fine i Paesi Bassi dovrebbero proporsi tre compiti chiave. Il primo riguarda la sostenibilità delle finanze pubbliche, mentre gli altri due riguardano riforme dei mercati del lavoro e del prodotto intese a mobilitare risorse sottoutilizzate e ad accrescere la concorrenza e la produttività come strumenti per promuovere la crescita economica. I compiti che si prospettano ai Paesi Bassi sono i seguenti:- Perseguire l'aggiustamento del bilancio nei prossimi anni in vista di una crescita potenziale più bassa e delle conseguenze di bilancio dell'invecchiamento della popolazione.- Attirare nel mercato del lavoro persone attualmente inattive.- Rimediare alla crescita relativamente lenta della produttività, dovuta, fra l'altro, al basso livello di concorrenza in taluni settori e all'insufficienza degli investimenti delle imprese, specie nella R &  S.Perseguire l'aggiustamento del bilancio nei prossimi anni in vista di una crescita potenziale più bassa e delle conseguenze di bilancio dell'invecchiamento della popolazioneRecentemente, in gran parte a causa della forte rallentamento dell'economia, la situazione delle finanze pubbliche nei Paesi Bassi si è deteriorata, da una posizione di partenza relativamente favorevole. Si stima che nel 2002 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche, nominale e corretto per il ciclo, si sia attestato intorno al 1 % del PIL. Tuttavia, al momento attuale è difficile valutare la politica di bilancio dei prossimi anni, in quanto non è stato ancora costituito un nuovo governo a seguito delle elezioni politiche del 22 gennaio 2003. Tuttavia, se le politiche rimarranno invariate, si deve prevedere un ulteriore deterioramento dei conti pubblici nei prossimi anni. Per conseguire e mantenere una posizione di bilancio prossima al pareggio o positiva, sarebbe quindi necessario un aggiustamento. In particolare, è importante che la spesa pubblica sia riportata in linea con le entrate, rispecchiando il previsto rallentamento del tasso potenziale di crescita del PIL reale.Attirare nel mercato del lavoro persone attualmente inattiveNonostante la situazione favorevole del mercato del lavoro, il tasso di inattività nei Paesi Bassi è ancora relativamente elevato. Particolarmente preoccupanti sono l'alto numero di persone che beneficiano di prestazioni di invalidità e le trappole della disoccupazione presenti nei regimi previdenziali, che continuano a creare incentivi negativi al lavoro. La notevole entità delle riserve di lavoro inutilizzate è illustrata dal numero di beneficiari di prestazioni sociali: per esempio, il 7 % degli appartenenti alle forze di lavoro beneficia di prestazioni di disoccupazione e sociali e l'11 % di prestazioni di invalidità. L'ulteriore miglioramento dei tassi di occupazione dipenderà anche dalla continuazione dell'aumento dell'occupazione femminile e da una maggiore attivazione delle persone più anziane e delle minoranze. La mobilitazione della riserva inutilizzata di offerta di lavoro è di importanza essenziale per aumentare l'occupazione ed imprimere un impulso essenziale alla crescita.Rimediare alla crescita relativamente lenta della produttività, dovuta, fra l'altro, al basso livello di concorrenza in taluni settori e all'insufficienza degli investimenti delle imprese, specie nella R &  SLa produttività è cresciuta ad un ritmo relativamente lento nei Paesi Bassi dal 1999, a tassi che sono scesi ulteriormente al di sotto della media UE nel 2002. Questo andamento può essere in parte attribuito alla rapida crescita dell'occupazione e all'accumulazione di lavoro. La bassa crescita della produttività può tuttavia anche essere dovuta alla scarsa concorrenza in alcuni settori e al basso e calante grado di specializzazione dei Paesi Bassi nei settori manifatturieri a tecnologia avanzata e media. Per esempio, una commissione parlamentare ha potuto comprovare l'esistenza di accordi illegali sui prezzi nel settore della costruzione. Nelle industrie a struttura di rete, l'indebolirsi dell'impulso di riforma, in parte derivante dall'impressione che la liberalizzazione non aveva prodotto gli auspicati benefici per i consumatori, ha rallentato la messa in atto di misure intese a risolvere il problema del grado ancora insufficiente di concorrenza. La debolezza nei regimi di regolamentazione nei settori liberalizzati spiega in parte perché i benefici della riforma non si siano ancora pienamente concretati. La scarsità degli investimenti nella R &  S agisce come un freno sulla crescita della produttività nei Paesi Bassi. Nella seconda metà degli anni Novanta, gli investimenti delle imprese in R &  S sono stati inferiori del 10 % alla media comunitaria e inferiori in misura ancora maggiore a quelli di paesi confinanti, quali il Belgio della Germania. Un problema particolare è il basso numero di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche di età compresa fra i 20 e i 29 anni, che costituiscono la principale fonte di reclutamento dei futuri ricercatori.Raccomandazioni specifiche per i Paesi BassiPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.Per realizzare gli aggiustamenti di bilancio necessari per far fronte nei prossimi anni alla più debole crescita potenziale e ai costi dell'invecchiamento demografico, si raccomanda ai Paesi Bassi di:1. Continuare a contenere la spesa pubblica entro massimali chiaramente definiti espressi in termini reali, compatibili con una posizione di bilancio prossima al pareggio o positiva (indirizzi generali 1 e 14).I Paesi Bassi dovrebbero anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per accrescere il potenziale di crescita, assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, far fronte agli effetti dell'invecchiamento demografico e promuovere l'inclusione nelle forze di lavoro, è particolarmente importante per i Paesi Bassi attirare nel mercato del lavoro persone attualmente inattive. In particolare si raccomanda ai Paesi Bassi di:2. Accelerare le riforme dei sistemi di prestazioni sociali affinché convenga lavorare (indirizzo generale 4 e raccomandazione per l'occupazione 3), concentrandosi in particolare sui criteri di ammissibilità e sul carattere condizionale delle prestazioni. Definire ed attuare la prevista riforma del regime di invalidità, prestando attenzione sia ai criteri di ammissione, sia all'attivazione di coloro che già beneficiano di prestazioni.Per rimediare alla crescita relativamente lenta della produttività, dovuta, fra l'altro, al basso livello di concorrenza in alcuni settori e all'insufficienza degli investimenti delle imprese, specie in R &  S, si raccomanda ai Paesi Bassi di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):3. Migliorare il quadro normativo e la sua applicazione (indirizzo generale 11), specie nei settori nei quali si è riscontrato che la concorrenza è inadeguata, quali le costruzioni e i servizi professionali.4. Promuovere un'istruzione più orientata alle tecnologie e rafforzare i legami tra mondo scientifico e industriale, allo scopo di incrementare gli investimenti delle imprese in R &  S (indirizzo generale 13).11. AUSTRIAFin dagli anni Settanta il tasso di crescita del PIL reale in Austria è stato mediamente più elevato che nell'Unione europea. La crescita del prodotto potenziale però, secondo le stime, è scesa dal 1990 da un valore superiore ad un valore inferiore alla media UE. Se nel 1990 si stimava che il prodotto potenziale fosse cresciuto del 3,1 % (contro una media UE del 2,8 %), nel 2002 la sua crescita era scesa all'1,9 % (contro una media del 2,2 % per l'Unione europea) e si prevede un ulteriore calo. L'invecchiamento demografico e tassi di partecipazione in scarsissimo aumento, combinati con una crescita della produttività totale dei fattori inferiore alla media, contribuiscono fortemente a queste poco favorevoli prospettive. Gli stessi fattori pesano anche sulle finanze pubbliche, sotto due profili diversi: in primo luogo, una bassa crescita potenziale significa una perdita di entrate e, in secondo luogo, l'invecchiamento della popolazione esercita una pressione al rialzo sulla spesa. Poiché i tagli delle spese non sono riusciti a neutralizzare le pressioni sottostanti al rialzo delle medesime, la pressione fiscale è rimasta elevata in particolare dal 1995 ed ha raggiunto il culmine nel 2001, col pericolo di mettere in moto il circolo vizioso tra elevata pressione fiscale e lentezza della crescita. Per allentare le pressioni sulle finanze pubbliche e tornare a miglioramenti superiori alla media dei redditi e del tenore di vita, l'Austria dovrebbe cercare di rafforzare gli incentivi ad assumere, lavorare ed investire. Ciò richiede a sua volta il conseguimento ed il mantenimento di un equilibrio di bilancio fondato su rapporti imposte/PIL e spesa/PIL situati ad un livello più basso.Uno dei principali fattori che frenano il potenziale di crescita dell'Austria sono le conseguenze negative per l'offerta di lavoro provocate da elevati trasferimenti sociali e della messa a disposizione di servizi pubblici che, combinate con gli effetti di bilancio dell'invecchiamento demografico, si sono tradotte in una persistente pressione al rialzo della spesa pubblica. Ne deriva una pressione fiscale elevata, in particolare sul lavoro, che a sua volta scoraggia la partecipazione alle forze di lavoro e incide negativamente sulla domanda di lavoro. Inoltre, una scarsa capacità di innovazione, e in particolare una scarsa diffusione della tecnologia, che si traduce in una debolezza della base tecnologica, rimane uno dei problemi fondamentali dell'economia austriaca. Di conseguenza sarebbe utile riorientare in modo più efficace la spesa pubblica verso questi impieghi favorevoli alla crescita. Un ulteriore ostacolo ad una crescita più dinamica sembra essere costituito da un grado insufficiente di concorrenza in alcuni mercati del prodotto. I compiti che si prospettano all'Austria sono i seguenti:- Assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento demografico.- Continuare a consolidare la debole base tecnologica e incoraggiare gli investimenti delle imprese in R &  S ed innovazione.- Promuovere lo sviluppo della concorrenza effettiva in alcuni settori.Assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento demograficoIl sistema pensionistico austriaco è finanziato quasi esclusivamente secondo il principio di ripartizione, anche se recentemente vi sono state misure intese a rafforzare i regimi a finanziamento privato. Nonostante una riforma nel 2000 e l'aumento abbastanza modesto delle prestazioni negli ultimi anni, la sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico è a rischio viste le proiezioni relative all'invecchiamento demografico. L'avversa dinamica demografica è esacerbata dalla bassa età media di pensionamento effettivo - 58 anni - e dai bassissimi tassi di occupazione dei lavoratori più anziani, nonostante che il tasso di occupazione complessivo sia già superiore all'obiettivo UE per il 2005. Inoltre, poiché le prestazioni pensionistiche sono attualmente calcolate sulla basi di soli 15 - in futuro 18 - anni lavorativi con il salario più elevato, il rapporto tra contributi e prestazioni è molto debole e l'attuale livello della spesa pensionistica in percentuale del PIL è uno dei più elevati dell'Unione europea. Se il sistema attuale dovesse rimanere immutato o subire solo modifiche marginali, la pressione fiscale, già elevata, dovrebbe essere ulteriormente inasprita, con conseguenze negative per l'offerta e la domanda di lavoro e quindi per il potenziale di crescita. Nel dicembre 2002, un gruppo di esperti, la commissione per la riforma delle pensioni, ha presentato un'esauriente relazione che presentava varie opzioni di riforma. Anche il sistema di assistenza sanitaria, nonostante recenti misure per il contenimento delle spese, sarà sottoposto a una crescente pressione finanziaria.La preoccupazione per la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche è tanto più pressante in quanto il rapporto debito/PIL dell'Austria rimane ad un livello superiore alla soglia del 60 %, e non ha ancora imboccato una traiettoria decisamente discendente.Continuare a consolidare la debole base tecnologica e incoraggiare gli investimenti delle imprese in R &  S ed innovazioneLa debole concorrenza effettiva in taluni settori non ha incitato a sufficienza le imprese ad innovare e ad investire in ricerca e sviluppo. Il livello delle spese per la R &  S in percentuale del PIL è andato aumentando lentamente verso la media comunitaria, ma la quota degli investimenti delle imprese in R &  S è scesa progressivamente dal 1992 ad oggi, dal 50 % circa al 40 % circa. Inoltre la spesa per le tecnologie dell'informazione è anch'essa inferiore alla media UE e il livello di investimenti di venture capital è tra i più bassi dell'Unione. Oltre al basso grado di concorrenza, la relativamente forte presenza di piccole e medie imprese nel tessuto dell'economia austriaca contribuisce a spiegare la modestia dello sforzo di R &  S e di innovazione, visto che tali imprese non raggiungono spesso la massa critica necessaria per impegnarsi in tali attività.Per migliorare la sua debole base tecnologica l'Austria sta sviluppando programmi per offrire incentivi finanziari e fiscali all'innovazione e per coordinare gli sforzi delle PMI. Il crescente numero di brevetti e il buon livello dei laureati in discipline scientifiche e tecnologiche sono sviluppi positivi che potrebbero essere utili per ridurre il divario.Promuovere lo sviluppo della concorrenza effettiva in alcuni settoriFino alla fine degli anni Novanta il grado relativamente basso di apertura dell'economia austriaca, la lunga tradizione di affidamento sul consenso sociale e sulla regolamentazione e la necessità di coinvolgere le parti sociali ed i Länder nella realizzazione di qualsiasi riforma costituiscono delle pastoie per il quadro concorrenziale. L'economia è confrontata a una forte concentrazione in settori quali l'editoria, il commercio al dettaglio di alimentari, le drogherie-profumerie, l'assicurazione, la vendita al dettaglio di mobili o le industrie a struttura di rete. La riforma della legislazione austriaca in materia di concorrenza e l'istituzione di una autorità federale garante della concorrenza indipendente sono recenti sviluppi che potrebbero creare un ambiente più concorrenziale. Tuttavia la nuova autorità garante della concorrenza deve ancora organizzarsi; ha iniziato la sua attività istruttoria il 1o luglio 2002 e deve formarsi un'esperienza credibile; la situazione è resa difficile dalla carenza di personale. Inoltre le autorità di regolamentazione settoriali, per esempio quella per le telecomunicazioni, non dispongono talvolta di poteri sufficienti per rendere esecutive le loro decisioni, per cui occorre un lungo procedimento giudiziario prima che una decisione venga effettivamente applicata.Raccomandazioni specifiche per l'AustriaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.L'Austria dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione.Per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento demografico, si raccomanda all'Austria di:1. Mettere in atto misure che generino risparmi strutturali sulle spese, anche al livello delle amministrazioni locali, in modo da poter alleggerire l'elevata pressione fiscale, senza allontanarsi da una posizione di bilancio corretta per il ciclo prossima al pareggio (indirizzo generale 1).2. Riformare il sistema pensionistico pubblico per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche (indirizzo generale 16); in particolare, rapportare più strettamente il livello delle prestazioni pensionistiche ai contributi versati nel corso della vita lavorativa; accrescere la bassa età media di pensionamento effettivo e provvedere, in questo contesto, ad accrescere gli incentivi al lavoro (indirizzo generale 4 e raccomandazioni per l'occupazione 2 e 3), al fine di innalzare il tasso di partecipazione dei lavoratori più anziani.Per continuare a migliorare la base tecnologica e incoraggiare gli investimenti delle imprese nella R &  S e nell'innovazione, si raccomanda all'Austria di:3. Prendere misure per incoraggiare l'innovazione e la ricerca nelle imprese, specie nelle PMI (indirizzo generale 13).Per accelerare lo sviluppo della concorrenza effettiva in alcuni settori, si raccomanda all'Austria di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):4. Accrescere le risorse a disposizione dell'autorità garante della concorrenza e prendere misure per facilitare l'effettiva esecuzione delle decisioni dell'autorità di regolamentazione per le telecomunicazioni (indirizzo generale 9).12. PORTOGALLONel periodo 1995-2000, il tasso medio di crescita economica è stato del 4 %, sotto l'impulso della forte domanda interna. Dal 2001, si assiste a un rallentamento dell'attività economica influenzato dall'entrata del ciclo in una fase discendente in Europa. Questo andamento è stato accentuato dal processo di correzione degli squilibri macroeconomici emersi nella seconda metà degli anni Novanta, in particolare un significativo disavanzo dei conti con l'estero, e dagli insoddisfacenti progressi del processo di risanamento dei conti pubblici, che hanno portato ad uno scostamento sensibile nel 2001. Le misure prese nel 2002, in particolare un bilancio di rettifica, rappresentano un primo passo verso la riduzione degli squilibri di cui sopra. Nel 2003, la fiacchezza dell'economia mondiale e un ulteriore aggiustamento della domanda delle famiglie dovrebbero contribuire a mantenere la crescita al di sotto del livello dell'1 % per il secondo anno consecutivo; si tratta di un valore nettamente inferiore al tasso di crescita potenziale, stimato a circa il 23/4 %-3 % (circa 1/2 punto percentuale sopra la media UE). Questo differenziale di crescita positivo è in qualche misura fuorviante in quanto deriva in gran parte da una forte accelerazione dell'aumento dell'input dei fattori, accompagnato da miglioramenti assai modesti della produttività totale dei fattori. La bassa crescita della produttività in Portogallo è essenzialmente un problema strutturale, derivante dalla scarsa efficienza del sistema di istruzione, dall'insufficiente concorrenza, dalla bassa spesa per la R &  S e la scarsa diffusione delle TIC. Combinandosi con un incremento relativamente alto dei salari nominali, questi fattori hanno gradualmente eroso la competitività del Portogallo.La strategia di risanamento del bilancio definita nell'ultimo aggiornamento del programma di stabilità poggia in larga misura sulla messa in atto di riforme strutturali di ampia portata. Visto che si intende abbassare nel medio periodo il rapporto entrate totali/PIL, riducendo le imposte sulle società per rafforzare la competitività internazionale dell'economia portoghese, rimane aperta un'unica strada per assicurare il risanamento dei conti pubblici su una base sostenibile. Essa consiste nel contenimento della crescita della spesa primaria, che richiede a sua volta la realizzazione di riforme strutturali. Un altro dei principali obiettivi delle riforme previste è l'aumento del potenziale di crescita dell'economia mediante politiche miranti ad un costante miglioramento della produttività totale dei fattori. I compiti che si prospettano al Portogallo sono i seguenti:- Accelerare il risanamento delle finanze pubbliche e contenere la forte dinamica delle spese pubbliche.- Accrescere la competitività complessiva che è compromessa dalla scarsa efficienza del sistema di istruzione, dagli scarsi investimenti nella R &  S, dal basso grado di concorrenza in alcuni settori e dall'elevata crescita dei salari nominali.- Garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento della popolazione.Accelerare il risanamento delle finanze pubbliche e contenere la forte dinamica delle spese pubblicheNel periodo che ha portato allo scostamento di bilancio del 2001, il tasso di crescita della spesa primaria corrente è stato sistematicamente superiore a quello del PIL nominale(1). Per la maggior parte della seconda metà degli anni Novanta, ciò è stato compatibile con il proseguimento del risanamento dei conti pubblici, in quanto la sostenuta domanda interna faceva salire il gettito fiscale. Tuttavia, questo percorso di risanamento si è concluso con il deterioramento delle condizioni del ciclo nel 2001 e la scomparsa dell'effetto di moderazione della spesa per interessi dovuto alla convergenza dei tassi d'interesse verso i livelli più bassi esistenti all'estero. Il risanamento di bilancio è ripreso nel 2002, anche se, visto il ritardo con cui si manifestano normalmente gli effetti di aggiustamenti strutturali, si è dovuto fare ricorso in larga misura a provvedimenti una tantum. Nel breve periodo, l'adozione di misure non ricorrenti è necessaria per ridare al processo di risanamento lo slancio che era andato perduto e per rafforzare la credibilità delle politiche, guadagnando quindi tempo in attesa che le misure strutturali destinate a contenere la spesa pubblica producano i loro effetti.Per accelerare il risanamento delle finanze pubbliche e contenere la forte dinamica della spesa, è indispensabile un'attuazione decisa e tempestiva delle misure di riforma strutturale annunciate nel programma di stabilità aggiornato del gennaio 2003. È probabile che le riforme in alcuni settori chiave, in particolare l'amministrazione pubblica, l'istruzione, l'assistenza sanitaria e la previdenza sociale, avranno un effetto diretto sul risanamento dei conti pubblici. Altre riforme (per esempio del mercato del lavoro) avranno invece probabilmente un impatto indiretto su tale processo, o promuovendo un uso più efficiente delle risorse, o allargando la base imponibile grazie al successo delle misure prese sul versante dell'offerta.Accrescere la competitività complessiva che è compromessa dalla scarsa efficienza del sistema di istruzione, dagli scarsi investimenti nella R &  S, dal basso grado di concorrenza in alcuni settori e dall'elevata crescita dei salari nominaliLa bassa crescita della produttività e il rapido aumento dei salari nominali hanno contribuito entrambi al deterioramento della competitività esterna del Portogallo. In primo luogo, la produttività del lavoro in Portogallo è la più bassa dell'Unione europea e la sua crescita è lenta. La principale ragione è il basso livello medio di istruzione raggiunto anche dal gruppo dei più giovani. Anche l'insufficiente livello degli investimenti nella R &  S e nell'innovazione da parte delle imprese e la scarsa diffusione delle TIC privano il Portogallo di una fonte importante di miglioramento della produttività. Il basso effetto di leva del finanziamento pubblico della R &  S sugli investimenti privati nella R &  S e nell'innovazione è indizio di inefficienza del sistema nazionale di ricerca e di promozione dell'innovazione. Un altro ostacolo chiave è l'insufficiente concorrenza nei settori a struttura di rete. In secondo luogo, le retribuzioni nominali sono aumentate del 6 % circa l'anno negli ultimi dieci anni (un tasso doppio di quello dell'Unione europea 15), anche se negli ultimi anni si è osservata una certa moderazione salariale.Anche se il Portogallo ha aumentato notevolmente la spesa per l'istruzione negli ultimi anni, la percentuale di coloro che lasciano la scuola senza aver conseguito un titolo di scuola secondaria superiore e che non seguono una formazione professionale è di gran lunga la più elevata dell'Unione europea(2). Se si ripartisce per categorie la spesa per l'istruzione, si vede che una quota relativamente elevata rispetto agli altri paesi sviluppati è destinata alle retribuzioni degli insegnanti, il che è un indizio di uso inefficiente delle risorse. Nonostante recenti progressi, il livello di formazione professionale è sensibilmente inferiore alla media dell'Unione europea. Si è rivelato difficile far partecipare le piccole imprese ai programmi nazionali intesi a migliorare la qualificazione del loro personale.Garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nella prospettiva dell'invecchiamento della popolazioneI problemi che minacciano la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche aumentano la necessità di assicurare una rapida riduzione del debito prima che si manifestino pienamente gli effetti di bilancio dell'invecchiamento della popolazione. A tal fine è essenziale portare a termine il processo di risanamento dei conti pubblici, raggiungendo una posizione di bilancio prossima al pareggio o positiva entro il 2006, come previsto nel programma di stabilità aggiornato del 2003, e mantenendola negli anni successivi. Si tratta un passo necessario, ma non sufficiente, per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche. Esso deve essere integrato dalla vigorosa messa in atto di una serie di riforme strutturali intese a contenere la crescita delle spese per gli anziani e ad aumentare il potenziale di crescita complessivo dell'economia.Raccomandazioni specifiche per il PortogalloPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.Il Portogallo dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione.Per accelerare il risanamento delle finanze pubbliche e contenere la forte dinamica della spesa pubblica, si raccomanda al Portogallo di:1. Assicurarsi che il disavanzo pubblico sia ulteriormente ridotto nel 2003 come previsto e che il disavanzo corretto per il ciclo scenda successivamente di almeno 0,5 punti percentuali del PIL l'anno al fine di raggiungere una posizione di bilancio prossima al pareggio (indirizzo generale 1).2. Far sì che la riduzione del disavanzo sia ottenuta principalmente con misure sul versante della spesa eseguendo rigorosamente i programmi di bilancio per tutti i sottosettori dell'amministrazione pubblica (indirizzo generale 14).3. Intraprendere riforme strutturali nei settori che incidono più direttamente sul risanamento dei conti pubblici quali la pubblica amministrazione, l'istruzione, l'assistenza sanitaria e la previdenza sociale.Per aumentare la competitività complessiva, messa in pericolo dalla scarsa efficienza del sistema di istruzione, dal basso livello delle spese per la R &  S, dal basso grado di concorrenza in alcuni settori e dall'elevata crescita delle retribuzioni nominali, si raccomanda al Portogallo di (in linea con gli indirizzi generali 9-14):4. Promuovere una maggiore partecipazione del settore privato agli investimenti nella R &  S e nell'innovazione (indirizzo generale 13), come pure un più largo impiego delle TIC.5. Migliorare l'efficienza della spesa per l'istruzione allo scopo di aumentare, tra l'altro, il livello di qualificazione delle risorse umane (indirizzo generale 13 e raccomandazione per l'occupazione 1), riducendo sensibilmente il numero di coloro che abbandonano precocemente la scuola con un livello insufficiente di istruzione o di formazione professionale.6. Promuovere la concorrenza effettiva nei servizi di pubblica utilità liberalizzati, specie nel settore dell'energia, e instaurare un ambiente più concorrenziale alzando il tasso di recepimento delle direttive del mercato interno (indirizzo generale 9).7. Incoraggiare le parti sociali alla moderazione salariale, permettendo al tempo stesso che l'aumento delle retribuzioni tenga conto dei differenziali di produttività e di qualificazione, allo scopo di migliorare la competitività (indirizzi generali 3 e 5).Per garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche in previsione dell'invecchiamento demografico, si raccomanda al Portogallo di:8. Accrescere l'efficienza del sistema di assistenza sanitaria introducendo un'ampia serie di misure che rafforzino i meccanismi di mercato e razionalizzino la domanda (indirizzo generale 14).9. Adottare ulteriori riforme del sistema pensionistico per i dipendenti pubblici al fine di garantire la sua sostenibilità a lungo termine e per allinearlo progressivamente al regime dei lavoratori del settore privato (indirizzo generale 16).13. FINLANDIAUn costante impegno durante gli anni Novanta a produrre ed utilizzare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione ha trasformato la Finlandia in una delle più avanzate - se non la più avanzata - economia fondata sulla conoscenza nel mondo. Ciò ha contribuito ad una espansione del PIL durante la seconda metà degli anni Novanta ad un ritmo annuo di quasi il 5 %, ossia ben superiore a quello potenziale (che è del 3 % circa). Il crollo della domanda esterna, specie nel settore delle telecomunicazioni, dal 2000 ha fatto scendere la crescita del prodotto al di sotto del tasso potenziale. Dato che la domanda interna tiene, l'attività potrebbe riavvicinarsi al tasso potenziale entro il 2004, in linea con un miglioramento delle condizioni esterne.L'attuale tasso complessivo di disoccupazione, di poco superiore al 9 % delle forze di lavoro nel 2001-2002, sembra avere carattere prevalentemente strutturale. Il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani è salito rapidamente dal punto più basso toccato nel 1994, ma è tuttora più basso di oltre 20 punti percentuali rispetto a quello dell'insieme dei lavoratori dipendenti. Questi due fattori, insieme al numero piuttosto elevato di anni trascorsi all'interno del sistema di istruzione e all'invecchiamento demografico, si stanno rivelando come ostacoli al conseguimento dell'obiettivo del governo di creare 100000 nuovi posti di lavoro entro leprossime elezioni generali e di portare il tasso di occupazione al 75 % entro il 2010. Il livello dei prezzi in Finlandia supera quello medio dell'Unione europea di quasi un quinto, nonostante il recente rallentamento dell'inflazione apparente, facendo pensare ad una concorrenza insufficiente, specie in settori protetti dei servizi. Inoltre il finanziamento delle prestazioni sociali richiede una pressione fiscale alquanto elevata che potrebbe rivelarsi difficile da mantenere in vista dell'erosione della base imponibile e della maggiore concorrenza fiscale. Il mantenimento di una forte pressione fiscale potrebbe essere reso meno indispensabile dall'assenza di scostamenti dalle previsioni di spesa per l'amministrazione centrale. I compiti che si prospettano alla Finlandia sono i seguenti:- Ridurre l'elevato livello di disoccupazione strutturale e accrescere il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani.- Intensificare la concorrenza in taluni settori e migliorare l'efficienza del settore pubblico.Ridurre l'elevato livello di disoccupazione strutturale e accrescere il tasso di occupazione dei lavoratori più anzianiLa Finlandia ha già superato gli obiettivi per l'occupazione complessiva e per quella femminile fissati per il 2005 per l'insieme dell'Unione europea e l'obiettivo di Lisbona per il tasso di occupazione femminile per il 2010, ma l'obiettivo di un tasso di occupazione prossimo al 70 %, non è stato ancora raggiunto. Diventerà molto difficile che lo sia, visti i vincoli demografici. Di conseguenza per aumentare il tasso di occupazione e l'offerta di lavoro sarà necessario che i lavoratori più anziani rimangano più a lungo nel mercato del lavoro. Il tasso complessivo di disoccupazione è sceso di 71/2 punti percentuali rispetto al picco del 1994 per toccare il 9,1 % nel 2002 (ma questo valore era già stato registrato nel 2001, il che indica una fiacca attività economica). La maggior parte delle stime pongono il NAIRU all'8-9 %, il che suggerisce che il tasso di disoccupazione registrato sia strutturale. Varie misure sono state adottate di recented per migliorare l'occupabilità dei disoccupati e per stimolare la permanenza dei lavoratori più anziani tra coloro che offrono lavoro. È stata avviata la messa in atto di misure intese, tra l'altro, a mirare meglio i programmi di politica attiva del mercato del lavoro, a rendere più restrittive le regole di ammissione al prepensionamento e ad abolire il tetto del 60 % per maturare diritti a prestazioni pensionistiche. Si tratta di misure positive ma insufficienti ed alcuni dei provvedimenti decisi hanno effetti opposti, in particolare prestazioni di disoccupazione più generose e la possibilità di aderire al regime di indennità di disoccupazione fino al 2008. Inoltre il periodo di introduzione graduale di alcune misure di riforma delle pensioni sembra assai lungo, e ne ritarda l'effetto di contenimento della spesa pensionistica.Intensificare la concorrenza in taluni settori e migliorare l'efficienza del settore pubblicoIntensificando la concorrenza si potrebbe contribuire ad abbassare il livello dei prezzi in Finlandia, uno dei più alti dell'Unione europea, e migliorare la produttività, che si situa nei pressi della media UE. Il livello dei prezzi si spiega solo in parte con le gravose imposte indirette, la lontananza del paese e la bassa densità della popolazione. Le indagini compiute dall'autorità garante della concorrenza nazionale indicano una scarsa concorrenza in alcuni settori, per esempio nelle industrie a struttura di rete. Il livello di produttività, relativamente debole per un paese così avanzato nella transizione ad un'economia fondata sulla conoscenza, potrebbe anche essere dovuto alle dimensioni del settore pubblico e alla limitata concorrenza nella prestazione di servizi pubblici. Studi del governo hanno indicato che esiste un potenziale di miglioramento dell'efficienza nel settore pubblico, che potrebbe avere un forte effetto positivo sulla sostenibilità delle finanze pubbliche.La vivace attività economica nella seconda metà degli anni Novanta ha generato notevoli entrate, specie attraverso le imposte sui redditi delle società e su quelli di capitale; il gettito è nel frattempo ridiventato normale. Se si è così creato un margine per spese pubbliche aggiuntive, lo scostamento dagli obiettivi di spesa del governo da una parte e l'eccessivo affidamento su un gettito eccezionalmente elevato dall'altra stanno mettendo a rischio l'attuale sana situazione finanziaria delle finanze dell'amministrazione centrale e locale. Un impiego più efficiente delle risorse attuali ed il contenimento della spesa pubblica darebbero spazio per rispondere alle pressioni a favore del mantenimento dell'attuale livello di finanziamento dei servizi.Raccomandazioni specifiche per la FinlandiaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.La Finlandia dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per incrementare il potenziale di crescita è particolarmente importante per la Finlandia ridurre l'elevato livello di disoccupazione strutturale ed accrescere il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani; quindi si raccomanda in particolare alla Finlandia di:1. Migliorare ancora gli incentivi al lavoro presenti nel sistema fiscale e previdenziale affinché convenga lavorare, in particolare modificando il loro effetto combinato sui lavoratori più anziani, continuando a riformare i criteri di ammissione, migliorando la gestione dei sistemi di prestazioni e mirando le misure fiscali sui lavoratori a più basso salario (indirizzo generale 4 e raccomandazione per l'occupazione 2).2. Studiare la possibilità di far sì che i sistemi di contrattazione salariale consentano alle retribuzioni di rispecchiare meglio le differenze di produttività tra le diverse qualificazioni al fine di migliorare le prospettive di occupazione dei disoccupati meno qualificati (indirizzo generale 5).Per intensificare la concorrenza in alcuni settori e migliorare l'efficienza del settore pubblico, si raccomanda alla Finlandia di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):3. Intensificare gli sforzi per instaurare una maggiore concorrenza nei settori a struttura di rete e nei servizi non oggetto di commercio internazionale (indirizzo generale 9).4. Compiere ulteriori sforzi per accrescere l'efficienza del settore pubblico, tra l'altro migliorando le condizioni preliminari per una maggiore concorrenza, promuovendo la fissazione di benchmark dell'efficienza e aumentando il ricorso a gare per gli appalti pubblici (indirizzo generale 11).5. Migliorare i meccanismi per il controllo della spesa e per assicurare il rispetto delle norme di spesa (indirizzo generale 14).14. SVEZIANegli ultimi anni la Svezia ha registrato una crescita economica relativamente elevata ed ha dato prova di una certa resistenza alla fiacchezza dell'attività economica mondiale. In particolare la disoccupazione è rimasta bassa e le finanze pubbliche sane. La sana situazione dei conti pubblici ha permesso alla Svezia di allentare la sua politica di bilancio per contrastare il rallentamento. Ci si attende che la strategia generale della Svezia consistente nel mantenere avanzi elevati nel medio periodo, sostenuta da norme di bilancio che assicurano un rigoroso controllo della spesa, permetta al paese di mantenere un saldo prossimo al pareggio o positivo nei prossimi anni. Le pressioni inflazionistiche dovrebbero rimanere in linea con l'obiettivo di mantenere l'inflazione entro una forcella del 2 % ±1 punto percentuale che guida la politica monetaria, sostenuta dal graduale annullamento del divario tra prodotto effettivo e potenziale.Il sistema previdenziale svedese è il più completo dell'Unione; sia la pressione fiscale complessiva(3) sia la spesa pubblica sono superiori al 50 % del PIL. Questo è il risultato di priorità sociali che godono generalmente di un ampio sostegno. Per salvaguardare il mantenimento delle finanze pubbliche su una traiettoria sostenibile è importante assicurare un impiego efficiente delle risorse pubbliche, tanto più che l'invecchiamento demografico eserciterà un'ulteriore pressione al rialzo delle spese. Sono inoltre necessarie misure per accrescere la concorrenza per rimediare all'elevato livello dei prezzi e alla bassa produttività del lavoro. Inoltre, se la Svezia si trova in buona posizione per quanto riguarda i tassi di occupazione, l'aumento della partecipazione alle forze di lavoro e la promozione dell'occupazione sono ancora altamente auspicabili per sostenere il finanziamento del sistema previdenziale nel più lungo periodo. I compiti che si prospettano alla Svezia sono i seguenti:- Assicurare un'adeguata offerta di lavoro in vista dell'invecchiamento della popolazione.- Intensificare la concorrenza in taluni settori e migliorare l'efficienza del settore pubblico.Assicurare un'adeguata offerta di lavoro in vista dell'invecchiamento della popolazioneI tassi di occupazione sono già molto elevati in Svezia, e molto superiori agli obiettivi di Lisbona per l'insieme dell'Unione europea, anche per quanto riguarda le donne ed i lavoratori più anziani, e il governo si è prefisso un obiettivo di ulteriore aumento del tasso di occupazione. In vista dell'invecchiamento demografico, sarà necessario accrescere l'offerta di lavoro, in particolare sfruttando le possibili fonti di lavoro tra gli immigrati, i giovani e le persone in malattia di lunga durata. Sembrano necessari anche ulteriori sforzi per migliorare gli incentivi al lavoro, specie perché la Svezia è ancora il paese dell'Unione europea con la più elevata pressione fiscale complessiva e gode di sistemi di prestazioni sociali relativamente generosi in una prospettiva internazionale. La vastità del sistema previdenziale svedese pone una sfida a lungo termine all'economia svedese. Il suo finanziamento implica il mantenimento di una forte pressione fiscale complessiva e quindi anche un notevole cuneo fiscale con effetti negativi sulla struttura degli incentivi. A tal fine la riduzione degli elementi più distorsivi dei sistemi fiscale e previdenziale sarebbe benefica per la crescita e l'occupazione. Ridurre il numero dei beneficiari di più prestazioni è anche importante sotto il profilo delle finanze pubbliche. La situazione problematica che nasce dall'ampio ricorso ai congedi per malattia e al prepensionamento merita particolare attenzione, anche perché comportano un elevato costo di bilancio. Il governo si è proposto l'obiettivo di dimezzare il numero dei beneficiari dell'assistenza sociale entro il 2004 e di ridurre di metà il numero di giorni di assenza per malattia entro il 2008.Intensificare la concorrenza in taluni settori e migliorare l'efficienza del settore pubblicoL'intensificazione della concorrenza potrebbe contribuire ad abbassare il livello dei prezzi in Svezia, tra i più alti dell'Unione europea, e a migliorare la produttività, che si situa al di sotto della media UE. Il livello elevato dei prezzi si spiega solo in parte con le gravose imposte indirette, la lontananza del paese e la bassa densità della popolazione. Si riscontrano deficienze di concorrenza nel settore privato, come dimostra il fatto che il livello dei prezzi svedesi continua ad essere superiore di oltre il 20 % alla media UE. Uno studio dell'autorità garante della concorrenza svedese conclude che circa la metà di questa differenza è spiegata da una concorrenza insufficiente. In particolare, i livelli dei prezzi sono nettamente superiori nel commercio al dettaglio, nel mercato immobiliare, delle costruzioni e dei servizi che non sono oggetto di commercio internazionale.La Svezia ha uno dei settori pubblici più ampi dell'Unione europea, il che potrebbe essere una delle cause della bassa produttività del lavoro. Gli operatori pubblici stanno iniziando a cedere quote di mercato nella prestazione di servizi pubblici, ma quelli privati rappresentano ancora una piccola percentuale dell'occupazione nei servizi di assistenza. Una maggiore efficienza nella prestazione di servizi pubblici è importante per assicurare che la popolazione goda di un buon rapporto prezzo/prestazioni.Raccomandazioni specifiche per la SveziaPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.La Svezia dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per accrescere il potenziale di crescita e garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, è particolarmente importante assicurare un'adeguata offerta di lavoro, nella prospettiva dell'invecchiamento demografico; quindi si raccomanda in particolare alla Svezia di:1. Proseguire la riforma dei sistemi fiscale e previdenziale per migliorare gli incentivi al lavoro, in particolare per le categorie soggette a aliquote marginali effettive elevate (indirizzo generale 4 e raccomandazione per l'occupazione 3), e portare a termine la riforma della tassazione del lavoro mantenendo nel contempo finanze pubbliche sane.Per intensificare la concorrenza in alcuni settori e migliorare l'efficienza del settore pubblico, si raccomanda alla Svezia di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):2. Intensificare gli sforzi per instaurare una maggiore concorrenza nei settori dove essa è inadeguata (indirizzo generale 9).3. Compiere ulteriori sforzi per accrescere l'efficienza del settore pubblico, tra l'altro migliorando le condizioni preliminari per una maggiore concorrenza, promuovendo la fissazione di benchmark dell'efficienza e aumentando il ricorso a gare per gli appalti pubblici (indirizzo generale 11).15. REGNO UNITOL'economia britannica ha registrato una crescita sostenuta del prodotto per quasi un decennio. L'inflazione è tra le più basse dell'Unione europea e la disoccupazione è al punto più basso da 27 anni. Le prospettive sottostanti sono in linea di massima positive, ma vi sono rischi di peggioramento. Tra questi figura la possibilità di un brusco rallentamento della crescita dei consumi delle famiglie a partire dai recenti alti livelli, con l'inizio dell'aggiustamento dei consumatori alla minore ricchezza lorda per effetto del recente crollo dei mercati azionari. Finora i patrimoni hanno beneficiato dell'effetto cuscinetto del protratto aumento di valore degli immobili, anche se gli indicatori più recenti segnalano un rallentamento dell'inflazione del prezzo delle abitazioni. La situazione delle finanze pubbliche è peggiorata, passando ad un disavanzo dell'1,3 % del PIL nel 2002; ci si attende un disavanzo anche nel 2003 e nel 2004 - in parte per ragioni congiunturali, dovute ai bassi utili finanziari delle imprese e al previsto incremento delle spese correnti ed in conto capitale in percentuale del PIL; l'aumento della spesa in conto capitale è inteso a correggere un sottoinvestimento storico nelle infrastrutture pubbliche. Il Regno Unito ha compiuto ulteriori progressi negli ultimi anni per quanto riguarda i mercati del lavoro, con nuove riforme dei sistemi fiscale e previdenziale e lo sviluppo di una serie di misure attive mirate. I risultati nel campo del mercato del lavoro sono tuttora tra i migliori dell'Unione europea, con una disoccupazione che si aggira intorno al 5 %. In particolare, nonostante la situazione relativamente tesa del mercato del lavoro, le pressioni sui salari sono modeste e ci si attende che rimangano tali. Complessivamente, l'inflazione in termini di indice armonizzato dei prezzi al consumo dovrebbe, secondo le proiezioni, essere mediamente inferiore al 2 % nel 2003 e nel 2004.Il livello di produttività relativamente basso, dovuto tra l'altro alla modesta qualificazione di base di alcune categorie di lavoratori, rimane un problema chiave. La produttività del lavoro è inferiore alla media UE benché il divario si stia riducendo dal 1995. Al tempo stesso le spese per la R &  S in percentuale del PIL sono di poco inferiori alla media UE. Un secondo problema chiave è quello dell'elevato numero di persone in età lavorativa che beneficia di prestazioni di malattia e di invalidità, che potrebbe essere di ostacolo ad un ulteriore incremento dell'offerta di lavoro. Il terzo problema chiave è il miglioramento della qualità e dell'efficienza dei servizi pubblici. I compiti che si prospettano al Regno Unito sono i seguenti:- Migliorare il livello di produttività, che è relativamente basso.- Risolvere il problema dell'elevato numero di persone in età lavorativa che beneficiano di prestazioni di malattia e di invalidità e sostenere l'offerta di lavoro nel lungo periodo.- Migliorare la qualità e dell'efficienza dei servizi pubblici.Migliorare il livello di produttività, che è relativamente bassoIl livello di produttività del Regno Unito è storicamente basso rispetto alla media UE. Benché il divario con l'Unione europea sia diminuito negli ultimi anni, la produttività del lavoro nel Regno Unito era ancora inferiore alla media UE nel 2002. La crescita della produttività può essere stata rallentata dall'ingresso nel mercato del lavoro di persone poco qualificate negli anni più recenti. Tuttavia per accrescere la produttività è importante intervenire su altri fattori strutturali quali la concorrenza, l'iniziativa imprenditoriale, la ricerca scientifica e l'innovazione, la qualificazione e gli investimenti. Negli ultimi anni il governo britannico ha preso numerose misure per accrescere la produttività, ma ci vorrà tempo perché il loro effetto si manifesti nelle statistiche di produttività e potrebbero essere necessari ulteriori provvedimenti. Occorrerà attuare con rigore le norme sulla concorrenza, recentemente rafforzate, in particolare nel campo delle libere professioni e delle farmacie, dove secondo lo Office of Fair Trading la regolamentazione inibisce la concorrenza, e dei servizi postali, dove l'operatore storico ha goduto di un monopolio fino a poco tempo fa. Delle misure per promuovere la R &  S e la qualificazione dei lavoratori dovrebbero anch'esse contribuire ad una maggiore produttività.Risolvere il problema dell'elevato numero di persone in età lavorativa che beneficiano di prestazioni di malattia e di invalidità e sostenere l'offerta di lavoro nel lungo periodoIl Regno Unito ha già superato tutti gli obiettivi in materia di occupazione fissati dal Consiglio europeo, con un tasso di occupazione complessivo del 71,6 % in 2002 e tassi del 65,3 % e del 53,5 % rispettivamente per le donne ed i lavoratori più anziani. La disoccupazione si situava nel 2002 al 5,2 %. Il Regno Unito ha compiuto ulteriori progressi per quanto riguarda il mercato del lavoro negli ultimi anni, con ulteriori riforme dei sistemi fiscale e previdenziale e lo sviluppo di una serie di misure mirate di politica attiva. Tuttavia l'elevato tasso di occupazione è abbinato a livelli di produttività relativamente bassi, in parte dovuti sia ad un livello insufficiente della qualificazione di base, sia al carente accesso alla formazione di talune categorie di lavoratori. Il numero delle persone in età lavorativa che beneficiano di prestazioni di malattia e di invalidità rimane elevato, a poco più di 3 milioni, di cui 2,7 milioni ricevono prestazioni sostitutive del reddito, il che potrebbe limitare il margine per un ulteriore incremento dell'offerta di lavoro. Il Regno Unito riconosce l'importanza di affrontare il problema dei livelli di inattività tra le persone in malattia di lunga durata e i disabili.Oltre alle misure esistenti, come il "New Deal for Disabled People", il governo sta esaminando le possibilità di intraprendere ulteriori azioni ed ha annunciato piano per sperimetare un sostegno più tempestico e completo ai destinatari di indennità correlate all'incapacità al lavoro. Benché la disoccupazione complessiva rimanga assai inferiore alla media UE vi sono significative disparità in termini di accesso al mercato del lavoro, con concentrazioni di inattività e disoccupazione in talune località e tra particolari fasce della popolazione. La strategia globale del Regno Unito sul benessere sul posto di lavoro mira ad affrontare il problema della disoccupazione di lungo termine e fornisce assistenza mirata ai gruppi colpiti dai maggiori svantaggi dal punto di vista occupazionale.Migliorare la qualità e dell'efficienza dei servizi pubbliciL'aumento della domanda e le maggior esigenze qualitative hanno messo sotto pressione i servizi pubblici, che in passato hanno sofferto di una carenza di investimenti. Si sono quindi manifestati problemi quali liste di attesa, un deterioramento dell'infrastruttura e la carenza di personale in alcuni settori. Il governo britannico ha perciò stanziato in bilancio un forte aumento della spesa per i servizi pubblici. Ci si sta adoperando per rimediare all'insufficienza degli investimenti: gli investimenti netti del settore pubblico dovrebbero più che raddoppiare in termini reali dal 2000-01 per toccare l'1,4 % circa del PIL entro il 2002-03, per poi salire al 2,0 % del PIL per il 2005-06. Inoltre è programmato un aumento della spesa per l'istruzione del 5,9 % all'anno in termini reali fino al 2005-06, mentre per la spesa per l'assistenza sanitaria è previsto un incremento del 7,4 % l'anno in termini reali nello stesso periodo. Il governo britannico ha riconosciuto che l'aumento delle spese deve essere accompagnato da riforme intese ad assicurare che le risorse vengano impiegate e distribuite in modo efficiente ed efficace, che i consumatori beneficino di servizi pubblici di maggiore qualità e che sia i consumatori che i contribuenti godano del miglior rapporto prezzo/prodotto.Raccomandazioni specifiche per il Regno UnitoPer far fronte alle sfide sopra illustrate occorrono riforme strutturali di ampia portata quali sono indicate negli indirizzi generali della parte I degli indirizzi di massima per le politiche economiche.Per migliorare il relativamente basso livello di produttività si raccomanda al Regno Unito di (in linea con gli indirizzi generali da 9 a 14):1. Continuare a migliorare la concorrenza in settori quali le libere professioni, i servizi postali e le farmacie (indirizzo generale 9).2. Monitorare attentamente le misure prese per promuovere la R &  S (indirizzo generale 13).3. Riesaminare e rafforzare, se del caso, le politiche intese a migliorare la qualificazione di base delle forze di lavoro (indirizzo generale 13).Il Regno Unito dovrebbe anche applicare con determinazione tutte le raccomandazioni per l'occupazione, che affrontano in modo più approfondito i problemi dell'occupazione. Per aumentare il potenziale di crescita e promuovere l'integrazione nel mercato del lavoro, è particolarmente importante che il Regno Unito affronti il problema dell'elevato numero delle persone in età lavorativa che beneficiano di prestazioni di malattia e di invalidità e sostenga l'offerta di lavoro nel lungo periodo. In particolare si raccomanda al Regno Unito di:4. Assicurarsi che tutti coloro che sono capaci di lavorare abbiano l'opportunità e gli incentivi a farlo, in particolare esaminando e riformando in funzione delle necessità i regimi di malattia e di invalidità (indirizzo generale 4 e raccomandazione per l'occupazione 3).Per migliorare la qualità e l'efficienza dei servizi pubblici, si raccomanda al Regno Unito di:5. Far sì che i servizi pubblici per i quali sono stati annunciati incrementi delle spese pubbliche (compresi investimenti nelle infrastrutture di trasporto) siano prestati in modo efficiente e stando attenti a garantire il miglior rapporto costo/efficacia (indirizzi generali 11 e 14).Fatto a Lussemburgo, addì 26 giugno 2003.Per il ConsiglioIl PresidenteG. Drys(1) Nel periodo 1995-2001, la spesa primaria corrente è salita del 9 % l'anno, mentre il PIL nominale è cresciuto del 7,2 % l'anno; di conseguenza il rapporto tra spesa primaria corrente e PIL è salito dal 33,4 % nel 1995 al 36,7 % nel 2001.(2) Il 45,5 % nel 2002 per entrambi i sessi ed il 52,9 % per i maschi.(3) In Svezia le prestazioni dei regimi pubblici di assicurazione sono tassate. Questo "fattore istituzionale" in Svezia si traduce in una pressione fiscale superiore secondo le misurazioni dei servizi della Commissione.