CELEX: 61996CC0099
Language: it
Date: 1997-10-08 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Léger del 8 ottobre 1997. # Hans-Hermann Mietz contro Intership Yachting Sneek BV. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesgerichtshof - Germania. # Convenzione di Bruxelles - Nozione di provvedimenti provvisori - Costruzione e consegna di uno yacht a motore. # Causa C-99/96.

Avviso legale importante

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61996C0099

Conclusioni dell'avvocato generale Léger dell'8 ottobre 1997.  -  Hans-Hermann Mietz contro Intership Yachting Sneek BV.  -  Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesgerichtshof - Germania.  -  Convenzione di Bruxelles - Nozione di provvedimenti provvisori - Costruzione e consegna di uno yacht a motore.  -  Causa C-99/96.  

raccolta della giurisprudenza 1999 pagina I-02277

Conclusioni dell avvocato generale

1 Il Bundesgerichtshof vi interroga in via pregiudiziale, a norma dell'art. 3 del Protocollo del 3 giugno 1971 (1), sull'interpretazione degli artt. 13, primo comma, punti 1 e 3, 24, 28, secondo comma e 34, secondo comma, della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (2), come modificata dalle Convenzioni d'adesione del 1978 (3) e del 1982 (4) (in prosieguo: la «Convenzione» o la «Convenzione di Bruxelles»). Contesto normativo: le disposizioni applicabili della Convenzione di Bruxelles 2 Ricordiamo che la Convenzione di Bruxelles istituisce un sistema unificato inteso a determinare la competenza giurisdizionale (titolo II), accompagnato da un meccanismo semplificato di riconoscimento e di esecuzione delle decisioni rese da un organo giurisdizionale di uno Stato contraente (titolo III), nell'ambito del campo d'applicazione della Convenzione (titolo I). 3 Come è noto, l'art. 2 , primo comma attribuisce una competenza generale agli organi giurisdizionali dello Stato in cui il convenuto ha il proprio domicilio. E' soltanto in deroga al principio generale e nei casi limitativamente indicati nelle sezioni 2-6 del titolo II che il convenuto può, nell'ipotesi di una competenza speciale derivante dal vincolo di vicinanza tra un tribunale determinato e la causa (sezione 2: artt. 5-6 bis) ovvero deve, nell'ipotesi di una competenza esclusiva (sezione 5: art. 16) ovvero di una proroga volontaria di competenza (sezione 6: artt. 17 e 18), essere citato innanzi agli organi giurisdizionali di un altro Stato contraente. 4 Le disposizioni contenute nelle sezioni 3 e 4 del titolo II fanno parte di sistemi di competenza indipendenti da quello previsto dall'art. 2 con le relative eccezioni (5). Trattasi delle norme a tutela delle parti considerate deboli che determinano rispettivamente le competenze in materia di assicurazioni e di contratti conclusi dai consumatori. 5 Il ricorso alle norme di tutela di cui alla sezione 4 del titolo II è subordinato a due condizioni cumulative. In primo luogo colui che le invoca deve essere un «consumatore» a norma dell'art. 13, primo comma, vale a dire una persona che agisce «per un uso che possa essere considerato estraneo alla sua attività professionale». In secondo luogo, il contratto concluso dal consumatore deve rientrare nelle ipotesi enumerate ai punti 1-3 di quella disposizione. In particolare: «1. qualora si tratti di una vendita a rate di beni mobili materiali; 2. qualora si tratti di un prestito con rimborso rateizzato o di un'altra operazione di credito connessi con il finanziamento di una vendita di tali beni; 3. qualora si tratti di un altro contratto che abbia per oggetto una fornitura di servizi o di beni mobili materiali se: a) la conclusione del contratto è stata preceduta da una proposta specifica o da una pubblicità nello Stato in cui il consumatore ha il proprio domicilio e se b) il consumatore ha compiuto in tale Stato gli atti necessari per la conclusione del contratto». 6 Se tali condizioni sono soddisfatte, il consumatore, a norma dell'art. 14, secondo comma, può essere citato soltanto davanti ai giudici dello Stato nel cui territorio ha il proprio domicilio. 7 Nell'ambito dell'analisi delle disposizioni applicabili in materia di competenza va menzionato del pari l'art. 18 della Convenzione che permette la proroga di competenza per la sola comparizione del convenuto. Tale articolo dispone: «Al di fuori dei casi in cui la sua competenza risulta da altre disposizioni della presente convenzione, il giudice di uno Stato contraente davanti al quale il convenuto è comparso, è competente. Tale norma non è applicabile se la comparizione avviene solo per eccepire l'incompetenza o se esiste un'altra giurisdizione esclusivamente competente ai sensi dell'articolo 16». Tale principio postula dunque che la comparizione del convenuto abbia un effetto attributivo di competenza: un giudice altrimenti incompetente diviene competente se il convenuto è comparso. Per converso, tale disposizione non è applicabile in due ipotesi. Se la causa verte su una materia strettamente connessa con il territorio di uno Stato contraente, come nel caso dei diritti reali immobiliari, la competenza esclusiva prevista all'art. 16 impedisce l'applicabilità dell'art. 18. Inoltre, la comparizione del convenuto non comporta effetto attributivo di competenza se essa avviene solo per eccepire l'incompetenza del giudice adito. Tale ipotesi si verifica quando il convenuto compare unicamente per eccepire la competenza del giudice adito senza trattare il merito e, analogamente, qualora il convenuto compaia per contestare non solo la competenza ma anche il merito (6). In quest'ultima ipotesi, le difese nel merito debbono essere presentate in via subordinata per impedire l'applicazione dell'art. 18 (7). 8 Infine, è d'uopo menzionare l'art. 24, ultima disposizione del titolo II avente rilievo nella causa che ci occupa. Tale disposizione autorizza il giudice che non è competente nel merito ad adottare «provvedimenti provvisori o cautelari» nelle materie che ricadono nel campo d'applicazione della Convenzione, qualora la richiesta venga rivolta direttamente al medesimo piuttosto che al giudice dello Stato contraente competente a conoscere nel merito. Tale articolo recita: «I provvedimenti provvisori o cautelari, previsti dalla legge di uno Stato contraente, possono essere richiesti all'autorità giudiziaria di detto Stato anche se, in forza della presente convenzione, la competenza a conoscere nel merito è riconosciuta al giudice di un altro Stato contraente». 9 Il titolo III, relativo al riconoscimento ed all'esecuzione delle decisioni, è inteso a garantire la «libera circolazione delle sentenze» nel Mercato comune (8). Per rispondere a tale obiettivo gli artt. 31 e seguenti instaurano un procedimento d'esecuzione sommaria, semplificato rispetto ai procedimenti ordinari di exequatur, inteso a limitare le condizioni per l'esecuzione in uno Stato contraente di decisioni rese in un altro Stato contraente. 10 In tale contesto, la prima fase del procedimento non avviene in contraddittorio (art. 34, primo comma). 11 Inoltre vige il principio che il riconoscimento è accordato senza che il giudice adito possa procedere al controllo della competenza dei giudici dello Stato d'origine (art. 28, terzo comma) (9). 12 Tale controllo può essere esercitato, tuttavia, in via eccezionale quando talune regole di competenza sono applicabili. In particolare, in virtù dell'art. 34, secondo comma, «l'istanza può essere rigettata solo per uno dei motivi contemplati dagli artt. 27 e 28». In particolare, conformemente all'art. 28, primo comma, le decisioni non sono riconosciute se sono state violate le disposizioni relative alla competenza in materia di assicurazioni (sezione 3: artt. 7-12 bis) o in materia di contratti conclusi dai consumatori (sezione 4: artt. 13-15) o ancora le regole di competenza esclusiva di cui all'art. 16 (sezione 5). L'accertamento delle competenze di cui all'art. 28, primo comma, comporta che «l'autorità richiesta [sia] vincolata dalle constatazioni di fatto sulle quali il giudice dello Stato d'origine ha fondato la propria competenza» (art. 28, secondo comma). 13 Infine, l'art. 34, terzo comma, dispone che «in nessun caso la decisione straniera può formare oggetto di un riesame del merito». Antefatti e procedimento 14 Il processo a quo verte sull'esecuzione di un contratto concluso tra la Intership Yatching Sneek BV, creditrice, società di diritto olandese, con sede in Sneek (Paesi Bassi) ed il signor Mietz, debitore, residente in Lüchow (Germania), titolare di un'impresa di costruzioni e commerciante di materiali da costruzione. 15 In tale contesto, le parti convenivano che il debitore avrebbe acquistato un motoscafo Intership modello 1150 G. Il motoscafo avrebbe dovuto subire modifiche sostanziali (10) prima della consegna definitiva. Il prezzo d'acquisto era di 250 000 DM da corrispondersi in cinque rate entro la consegna (11). Il contratto, designato «contratto di compravendita» veniva concluso tra le parti per iscritto e sottoscritto a Sneek (Paesi Bassi). 16 Atteso che il debitore non aveva adempiuto a parte dei versamenti pattuiti, la società creditrice otteneva in data 12 maggio 1993, in seguito ad un procedimento sommario in contraddittorio («kort geding») (12), una sentenza provvisoriamente esecutiva del presidente dell'Arrondissementsrechtsbank di Leeuwarden, organo giurisdizionale olandese competente nei giudizi d'esecuzione sommaria. Tale sentenza condannava il debitore a versare una parte dei suoi debiti (cioè una somma pari a circa un terzo dell'importo totale dovuto). 17 Il riconoscimento di quella sentenza veniva accordato in Germania dal Landgericht di Lüneburg. Avverso tale decisione il debitore proponeva ricorso innanzi all'Oberlandesgericht. 18 A sostegno del ricorso egli eccepiva, per la prima volta (13), l'incompetenza del giudice originario olandese che avrebbe statuito in violazione delle disposizioni poste a tutela del consumatore di cui agli artt. 13 e 14 della Convenzione. Tali disposizioni attribuiscono la competenza agli organi giurisdizionali del domicilio del consumatore, vale a dire agli organi giurisdizionali tedeschi. Conseguentemente, qualora il giudice adito, nel verificare la competenza del giudice originario, constati la violazione di tali disposizioni, egli non può, conformemente all'art. 34, secondo comma, che rinvia all'art. 28, primo comma, accordare il riconoscimento richiesto in Germania. 19 Onde beneficiare delle disposizioni di cui alla sezione 4 del titolo II, il debitore faceva valere le due serie di argomenti che seguono. In primo luogo, atteso che il motoscafo sarebbe stato acquistato ad uso esclusivamente privato, il debitore invoca la tutela accordata al «consumatore» a norma dell'art. 13, primo comma. In secondo luogo, la redazione per iscritto dell'atto di compravendita avvenuta a Sneek (Paesi Bassi) avrebbe un valore puramente formale atteso che l'accordo contrattuale sarebbe stato concluso oralmente in Germania prima della firma avvenuta nei Paesi Bassi (14). Infatti, il debitore avrebbe manifestato la sua intenzione di acquistare il motoscafo in esposizione durante una visita presso lo stand di esposizione della società creditrice alla Bootsmesse (fiera della nautica) in Düsseldorf (Germania). Poiché l'acquisto non era possibile, egli avrebbe convenuto con il rappresentante della società che quest'ultima avrebbe costruito l'imbarcazione, con le modifiche desiderate dal debitore. Quest'ultima serie di argomenti lascerebbe intendere che il contratto controverso ricada nell'ambito d'applicazione dell'art. 13, primo comma, punto 3, della Convenzione. 20 L'Oberlandesgericht respingeva il ricorso e si asteneva dal negare il riconoscimento della sentenza del giudice olandese per inosservanza delle norme di competenza poste a tutela del consumatore di cui alla sezione 4 del titolo II. 21 Il signor Mietz proponeva ricorso in cassazione innanzi al Bundesgerichtsof. Le questioni pregiudiziali 22 Tale organo giurisdizionale indica nell'ordinanza di rinvio l'oggetto ed il contenuto degli interrogativi che sono a base delle questioni pregiudiziali sottopostevi. Esso intende sapere, in sostanza, se vi sia un motivo che giustifichi il diniego del riconoscimento della sentenza del giudice olandese di origine. 23 Le due prime questioni esplorano l'orientamento suggerito dal debitore. Esse mirano a determinare se il caso di specie rientri tra le ipotesi che beneficiano di una tutela particolare e cioè se il contratto controverso costituisca una «vendita a rate di beni mobili» conclusa da un consumatore (art. 13, primo comma, punto 1) ovvero se si tratti di un «contratto che ha per oggetto una fornitura di servizio o di beni mobili materiali» concluso da un consumatore (art. 13, primo comma, punto 3). 24 Nell'ipotesi dell'art. 13, primo comma, punto 3, il giudice a quo si domanda se occorra tener conto anche di circostanze nuove asserite dal debitore che non compaiono nella sentenza del giudice d'origine. Trattasi degli elementi di fatto presentati innanzi all'Oberlandesgericht intesi a provare che le condizioni di cui ai punti a) e b) di tale disposizione sono soddisfatte (nella fattispecie, che il contratto sarebbe stato concluso verbalmente alla fiera della nautica di Düsseldorf). Il Bundesgerichtshof rileva che, conformemente all'art. 28, secondo comma, nel verificare la competenza del giudice dello Stato d'origine in virtù della sezione 4 del titolo II, l'autorità richiesta è «vincolata alle constatazioni di fatto sulle quali il giudice dello Stato d'origine ha fondato la propria competenza». Atteso che il giudice olandese non ha fondato la propria competenza su alcuna constatazione di fatto, il giudice a quo si domanda se le disposizioni di cui all'art. 28, secondo comma, gli impediscano di tener conto di quei nuovi elementi. Da siffatte considerazioni trae origine la terza questione (15). 25 Il giudice a quo sottolinea che ove le soluzioni delle prime tre questioni dovessero indicare che l'art. 28, primo comma, non è applicabile, egli non potrebbe procedere all'accertamento della competenza del giudice dello Stato d'origine e non potrebbe, conseguentemente, opporsi all'exequatur della sentenza impugnata. Egli dovrebbe pertanto respingere il ricorso (16). 26 La quarta questione sollecita una risposta soltanto nel caso in cui l'art. 28, primo comma, fosse d'applicazione. In tale ipotesi, se l'exequatur non potesse essere accordato per la violazione da parte del giudice d'origine delle disposizioni della sezione 4 del titolo II, il giudice a quo propone di abbordare la questione dell'exequatur sotto il profilo dell'art. 24 della Convenzione. Egli si domanda se rientri tra i provvedimenti «provvisori o cautelari» ex art. 24 il provvedimento reso nel corso di un procedimento sommario di «kort geding». In tale ipotesi, il Bundesgerichtshof ritiene che «gli artt. 13 e 14 della Convenzione di Bruxelles non osterebbero affatto al suo riconoscimento» (17). 27 Riprendo qui di seguito le quattro questioni sottoposte alla Corte: «1) Se sia configurabile una vendita a rate di beni mobili ai sensi dell'art. 13, primo comma, n. 1, della Convenzione di Bruxelles nell'ipotesi in cui, in un documento designato dalle parti come "contratto di compravendita", venga stipulato che una delle parti si impegna a costruire ed a consegnare all'altra un motoscafo da crociera di un tipo determinato, recante nove modifiche prestabilite, e l'altra a pagare come corrispettivo la somma di 250 000 DM in cinque rate. In caso di soluzione negativa della questione sub 1): 2) Se il contratto sopra descritto sia un contratto avente per oggetto una fornitura di beni mobili ai sensi dell'art. 13, primo comma, n. 3, della Convenzione di Bruxelles. 3) Se, in forza del combinato disposto degli artt. 34, secondo comma, e 28, secondo comma, della Convenzione, occorra tener conto anche di circostanze nuove asserite dal debitore per dimostrare che il giudice dello Stato di origine non ha osservato le disposizioni della sezione 4 del titolo II della detta Convenzione. In caso di soluzione affermativa vuoi della prima vuoi della seconda e della  terza questione: 4) Se rientri tra i provvedimenti provvisori ai sensi dell'art. 24 della Convenzione di Bruxelles la possibilità, prevista dagli artt. 289-297 del codice di procedura civile olandese, di ottenere, previa istanza di procedimento sommario ("kort geding") diretta all'adozione di provvedimenti urgenti, una sentenza che costituisca titolo per il pagamento di una controprestazione contrattuale». Il mio parere sulle questioni Sul suggerimento di esaminare in primo luogo l'art. 18 della Convenzione 28 Ho osservato che, nel sistema della Convenzione, l'art. 18 prevede la proroga volontaria o tacita della competenza. In virtù di tale disposizione, la Commissione fa valere, in via preliminare (18), che le questioni pregiudiziali sarebbero state prive di oggetto se il debitore fosse comparso senza sollevare eccezioni innanzi al giudice di origine. Il governo del Regno Unito ha formulato, sostanzialmente, la medesima ipotesi (19). 29 Mi pare, tuttavia, che una serie di argomenti si oppongano a tale orientamento. 30 In primo luogo, gli elementi di cui disponiamo nella fattispecie non sono sufficienti a permetterci di esprimere un parere sull'applicabilità dell'art. 18. Tale disposizione consente la proroga di competenza soltanto nell'ipotesi in cui la comparizione del convenuto sia intesa a presentare esclusivamente una difesa nel merito (20). Orbene, poiché le parti non sono intervenute nel procedimento innanzi alla Corte, non abbiamo alcuna certezza al riguardo. Infatti, l'ordinanza di rinvio permette soltanto delle vaghe illazioni. Sulla base dell'affermazione del Bundesgerichtshof secondo cui il debitore avrebbe sollevato eccezione d'incompetenza del giudice d'origine soltanto in fase d'appello in exequatur (21), si potrebbe dedurre, a contrario, che il debitore non ha sollevato l'eccezione d'incompetenza del giudice olandese nel corso del procedimento innanzi al medesimo, avendo ritenuto invece sufficiente presentare una difesa nel merito. E' possibile tuttavia supporre che la difesa nel merito presentata dal debitore innanzi al presidente dell'Arrondissementsrechtbank di Leeuwarden fosse presentata in via subordinata all'eccezione di incompetenza. In tale ipotesi, conformemente alla citata giurisprudenza Elefanten Schuh, la sua comparizione non potrebbe comportare proroga di competenza. 31 Qualora l'art. 18 venisse applicato alla fattispecie in esame, si dovrebbe provvedere a risolvere un altro tipo di difficoltà, cioè se tale disposizione autorizzi la proroga di competenza indipendentemente dalle regole di competenza poste a tutela dei consumatori, di cui alla sezione 4 del titolo II. Se il contratto oggetto della controversia ricadesse in una delle ipotesi di cui all'art. 13, converrebbe indubbiamente risolvere anzitutto tale questione. Un argomento testuale conforta l'ipotesi dell'applicabilità dell'art. 18 in tale ipotesi: la sola limitazione che risulta dal testo della disposizione è l'esistenza di una competenza esclusiva in virtù dell'art. 16. L'art. 18, invece, sembra consentire alle parti la proroga di competenza del tribunale di uno Stato indipendentemente da tutte le altre norme sulla competenza. In particolare, dalla lettura dell'art. 18 emerge che nulla si oppone a che, per effetto di quell'accordo tacito, la competenza in materia di contratti conclusi da consumatori sia attribuita ad un organo giurisdizionale diverso da quello di cui all'art. 14, secondo comma (22). E' possibile altresì interpretare la vostra giurisprudenza come favorevole a questa tesi. Infatti, non avete esitato a far intervenire l'effetto della proroga allorché la competenza cui si derogava risultava da una clausola attributiva di giurisdizione conformemente all'art. 17: «(...) l'art. 18 della Convenzione si applica anche quando le parti abbiano designato di comune accordo il giudice competente, ai sensi dell'art. 17» (23). Se ammettete che la volontà del convenuto al momento della richiesta possa derogare alla volontà espressa anteriormente dalle parti, la sua comparizione dovrà permettergli altresì di derogare alle disposizioni della Convenzione a lui più favorevoli. Il convenuto è in qualche modo libero di far ricorso o meno alla tutela che gli viene accordata. Un altro argomento testuale può tuttavia essere contrapposto a tale tesi. Le regole di competenza in materia di assicurazioni o di contratti conclusi da consumatori sono espressamente sottratte alla volontà delle parti in virtù dell'art. 17, quarto comma (24). In tali materie non sussiste, in linea di principio, proroga di competenza (25); le parti sono dunque in qualche modo tenute a beneficiare delle norme poste a loro tutela senza potervi deliberatamente derogare. E' chiaro che tale restrizione non figura nel testo dell'art. 18. Tuttavia, si può ritenere che quel solo fatto non è sufficiente a determinare che, mentre le parti non possono derogare alle norme protettrici ricorrendo a una proroga di competenza al momento della conclusione del contratto, la loro sola comparizione comporta de facto la perdita del beneficio di quella tutela. Però mi sembra che, pur ammettendo le proroghe convenzionali di competenza «posteriori al sorgere della controversia», l'art. 15, punto 1, includa non solo le clausole attributive di competenza dell'art. 17 ma anche la proroga tacita di cui all'art. 18. 32 Le considerazioni di cui sopra non sono intese a risolvere tale difficoltà ma semplicemente a metterla in rilievo. Dovendo seguire l'orientamento della Commissione e del governo del Regno Unito, si tratterebbe di risolvere in via preliminare la questione se la sola comparizione del convenuto consenta la non applicabilità delle norme protettrici poste a sua tutela dalla Convenzione. Si arriva, infine, all'ultimo profilo della riflessione sull'applicabilità dell'art. 18. 33 Ho già esaminato due difficoltà sollevate da tale questione: in primo luogo, la riflessione rischierebbe, in mancanza di elementi di fatto a disposizione, di essere meramente ipotetica o accademica; in secondo luogo, converrebbe preliminarmente dimostrare che la comparizione consente di derogare alle disposizioni sulla competenza di cui all'art. 14, secondo comma. 34 Soprattutto ricordo che nella fattispecie in esame ci si trova nella fase di richiesta del riconoscimento. Orbene, ho sottolineato l'importanza, nell'ambito del sistema della Convenzione, del fatto che il giudice che opera il riconoscimento non può in linea di principio procedere ad un controllo della competenza del giudice d'origine (26). Le sole eccezioni che qui ci interessano riguardano le ipotesi di competenza previste alle sezioni 3, 4 e 5 del titolo II. 35 Conseguentemente, il giudice a quo non può sindacare la competenza degli organi giurisdizionali olandesi di origine se non con riferimento alle disposizioni previste in quelle sezioni, ad esclusione di ogni altra disposizione. Sotto tale profilo egli può, ed il debitore lo sollecita, assicurarsi che non siano state violate le regole di competenza in materia di protezione dei consumatori. Per contro, il sistema d'exequatur in vigore non lo autorizza a verificare se il giudice d'origine abbia fatto una corretta applicazione delle norme di competenza di cui all'art. 18. Quand'anche il giudice olandese si fosse dichiarato competente, in applicazione di quella norma, per il fatto della comparizione del convenuto, il giudice adito non sarebbe autorizzato a procedere ad un controllo della corretta applicazione di tale norma. Orbene, mi pare che ciò sarebbe vero se si ammettesse che il giudice adito affronti la questione dell'applicabilità dell'art. 18 da parte del giudice d'origine. Sotto tale profilo, il giudice adito effettuerebbe un'analisi che necessariamente risulterebbe come un controllo, in certo modo, della competenza del giudice d'origine a norma dell'art. 18. Egli dovrebbe, infatti, statuire sui due ordini di quesiti sopramenzionati. La comparizione del convenuto era intesa esclusivamente a discutere del merito, senza volere eccepire l'incompetenza? In caso affermativo, l'art. 18 consente di far prevalere la volontà delle parti sulle norme protettrici della Convenzione? Anche se il giudice adito riteneva di dover rispondere in senso affermativo ai due quesiti, egli avrebbe dovuto, per giungere a questa conclusione, effettuare preliminarmente un'analisi sulla corretta applicazione di tale disposizione da parte del giudice d'origine. 36 Atteso che la Convenzione ammette il controllo della competenza del giudice d'origine da parte del giudice adito con riferimento alle norme della Convenzione soltanto in ipotesi ben determinate - la competenza ex art. 18 risulta tra tali ipotesi - non ritengo che si possa invitare il giudice a quo ad astenersi dal controllo dell'osservanza degli artt. 13-15 suggerendogli di far prevalere l'art. 18. 37 Vi propongo, conseguentemente, di risolvere le questioni sollevate dal giudice a quo senza ricorrere all'analisi preliminare dell'applicabilità dell'art. 18 alla fattispecie. Sulle questioni relative alle disposizioni della Convenzione poste a tutela dei consumatori 38 Le prime tre questioni sono volte a determinare se il giudice olandese d'origine abbia violato le disposizioni della Convenzione relative alla tutela dei consumatori (sezione 4 del titolo II). Talché il giudice a quo non potrebbe accordare l'exequatur richiesto. 39 L'applicazione ratione personae di tali disposizioni alla fattispecie mi sembra esente da dubbi. 40 L'art. 13, primo comma, della Convenzione definisce il «consumatore» come una persona che agisce «per un uso che possa essere considerato estraneo alla sua attività professionale» (27). 41 La Corte ne ha dedotto che «(...) soltanto i contratti conclusi al fine di soddisfare le esigenze di consumo privato di un individuo rientrano nelle disposizioni di tutela del consumatore in quanto parte considerata economicamente più debole» (28). 42 La causa che ci occupa ricade proprio in tale ipotesi. Il debitore non ha agito per fini professionali ma per finalità private. Il motoscafo da acquistare doveva effettivamente servire a soddisfare esigenze di consumo personali. L'acquisto era del tutto estraneo alla sua attività professionale che consisteva nella gestione di un'impresa di costruzioni e di commercio di materiali da costruzione. 43 Il dubbio sollevato dal giudice a quo quanto al qualificare il debitore «consumatore» a sensi dell'art. 13, primo comma, in ragione dell'ingente valore della transazione (29) mi sembra privo di fondamento. Infatti, «(...) al fine di stabilire lo status di consumatore di una persona (...) occorre riferirsi al ruolo di tale persona in un contratto determinato, rispetto alla natura ed alla finalità di quest'ultimo e non invece alla situazione soggettiva di tale stessa persona» (30). Pertanto la qualifica di consumatore non è riservata esclusivamente alle persone economicamente più deboli o più svantaggiate. 44 Orbene, atteso che non vi è più alcun dubbio quanto ad attribuire la qualifica di consumatore al signor Mietz in quanto parte nell'operazione controversa, occorre accertare se quell'operazione rientri nell'ambito d'applicazione della sezione 4 del titolo II atteso che quelle disposizioni «(...) contemplano esclusivamente il caso del consumatore (...) che abbia concluso uno dei contratti enumerati dall'art. 13 (...)» (31). Sulla prima questione: l'art. 13, primo comma, punto 1 45 E' stata sollevata la questione se il contratto oggetto della controversia possa essere assimilato ad una «vendita a rate di beni mobili materiali» a norma dell'art. 13, primo comma, punto 1. Tutti coloro che sono intervenuti nell'ambito del presente procedimento hanno risposto negativamente a tale questione. Vi propongo di seguire il loro ragionamento. 46 Il contratto controverso è stato considerato «contratto di prestazione d'opera» (32) dal presidente dell'Arrondissementsrechtbank di Leeuwarden, alla luce del diritto olandese. Alla stregua del diritto tedesco (33), dovrebbe trattarsi di un «contratto misto di appalto e di compravendita» (34). Le parti hanno contrassegnato il contratto scritto come «contratto di compravendita». Il giudice a quo esprime altresì la propria opinione dichiarando che può parlarsi di vendita a rate di beni mobili materiali soltanto qualora venga ceduta una merce già pronta o immessa nelle scorte per uso generale (35). 47 Al riguardo voi avete affermato che la necessità di «(...) abolire gli ostacoli per i rapporti giuridici e per la soluzione dei conflitti nei rapporti intracomunitari in materia di vendita a rate di beni mobili materiali» induce a «considerare tale nozione come autonoma e quindi comune al complesso degli Stati membri» (36). 48 In tale ottica, non andrebbero accolte né la definizione proposta dalle parti né le soluzioni adottate nell'ambito dei diversi diritti nazionali. 49 In mancanza di definizione nel testo della Convenzione (37) voi osservate che «(...) per vendita a rate di beni mobili materiali si intende un negozio in cui il prezzo viene corrisposto in più versamenti, o che è connesso ad un contratto di finanziamento» (38). 50 L'operazione con cui la creditrice si è impegnata a trasferire al debitore la proprietà di un bene in costruzione, contro versamento di un prezzo da corrispondersi in cinque rate successive, potrebbe rientrare nella definizione che voi proponete. Nel caso che ci riguarda, tuttavia, esiste un elemento che mi pare decisivo e che non era da prendere in considerazione nella citata sentenza Bertrand. 51 Nel caso di specie, infatti, i versamenti sono tutti anteriori alla consegna del bene oggetto dell'operazione. 52 Orbene, nella sentenza Bertrand avete osservato che «l'interpretazione restrittiva dell'art. 14, secondo comma, in conformità agli obiettivi perseguiti dalla sezione 4, porta a riservare la competenza giurisdizionale speciale (...) soltanto agli acquirenti che necessitino di tutela, in quanto si trovino in posizione di debolezza economica nei confronti dei venditori (...)» (39). In tale ottica, l'acquirente che ottiene un credito dal venditore trovasi effettivamente in posizione di debolezza economica. Non è questa l'ipotesi dell'acquirente tenuto a corrispondere la totalità del prezzo anteriormente alla consegna del bene, anche se l'obbligazione di pagamento è suddivisa in più versamenti. Di un tale acquirente non può dirsi che sia stato «(...) indotto all'acquisto dal pagamento rateale, in quanto il pagamento in unica soluzione sarebbe stato per lui causa di difficoltà economiche» (40). In realtà, nella situazione che ci occupa, l'acquirente non necessita di alcuna tutela particolare. 53 Ritengo pertanto che l'operazione in parola non configuri una «vendita a rate» di beni mobili materiali a norma dell'art. 13, primo comma, punto 1, della Convenzione in mancanza di «versamenti posteriori alla consegna» (41). 54 Alla luce di quanto sopra, l'exequatur della sentenza olandese non può essere negato per violazione delle norme di competenza applicabili a questa categoria di contratto. Sulla terza e sulla seconda questione: gli artt. 28, secondo comma, e 13, primo comma, punto 3 55 Ci si domanda ordunque se il contratto controverso, atteso che non rientra nel campo d'applicazione dell'art. 13, primo comma, punto 1, della Convenzione possa ricadere nella sfera d'applicazione dell'art. 13, primo comma, punto 3. Tale è l'oggetto della seconda questione. 56 Prima di esaminare questo punto mi sembra necessario procedere all'esame della terza questione. Infatti, al fine di determinare se il contratto controverso rientra nel campo d'applicazione dell'art. 13, primo comma, punto 3, ed in particolare se sono soddisfatte le condizioni di cui alle lett. a) e b) di tale disposizione, occorre accertare se il giudice dello Stato richiesto possa legittimamente fondare il proprio giudizio sulla base di circostanze nuove asserite dal debitore che non risultano menzionate dal giudice dello Stato d'origine nella propria decisione. In caso di soluzione negativa della terza questione, la seconda sarebbe priva d'oggetto. 57 Ricordo che a norma dell'art. 28, secondo comma, della Convenzione «nell'accertamento delle competenze di cui al comma precedente, l'autorità richiesta è vincolata dalle constatazioni di fatto sulle quali il giudice dello Stato d'origine ha fondato la propria competenza». 58 Secondo la relazione Jenard, tale disposizione, «(...) è intesa ad evitare il ricorso a manovre dilatorie nel caso in cui, in via eccezionale, la competenza del giudice dello Stato d'origine può essere accertata» (42). 59 Orbene, mi pare che se non si ammette che il giudice richiesto possa allontanarsi dalle constatazioni di fatto del giudice d'origine, a maggior ragione non è ammissibile che egli accolga favorevolmente nuove circostanze di fatto che non erano state asserite innanzi al giudice d'origine. La motivazione è identica nelle due ipotesi: occorre evitare il ricorso ad ogni manovra dilatoria. Tale obiettivo potrebbe essere compromesso se il giudice dello Stato richiesto dovesse tener conto delle circostanze nuove asserite dal debitore e suscettibili di permettere di constatare l'incompetenza della giurisdizione d'origine al fine d'impedire l'exequatur sollecitato, allorché il debitore avrebbe potuto far valere quegli argomenti nel corso del procedimento innanzi al giudice d'origine. Se fosse ammessa la produzione di nuove circostanze di fatto innanzi al giudice richiesto, il convenuto desideroso di perturbare il rapido andamento del procedimento previsto dalla Convenzione potrebbe volontariamente invocare talune circostanze essenziali nella fase del riconoscimento al fine di ostacolare l'esecuzione della decisione. 60 Rilevo inoltre che finora non vi siete pronunciati su siffatta ipotesi con riferimento all'art. 28, secondo comma. Tuttavia la vostra giurisprudenza relativa all'art. 34, terzo comma, fornisce indicazioni interessanti che possono, per analogia, essere trasposte al caso che ci occupa. 61 Nella causa Van Dalfsen e a. (43) vi siete riferiti alla «(...) questione se il giudice dell'opposizione possa prendere in considerazione, in una decisione relativa ad una istanza di sospensione del procedimento ai sensi dell'art. 38, primo comma, della Convenzione, mezzi di cui il giudice straniero non aveva conoscenza al momento di emettere la sua decisione, poiché la parte che ha proposto l'opposizione aveva trascurato di farli valere davanti ad esso (...)» (44). In tale contesto, avete dichiarato che, in ragione del divieto di riesame del merito di cui all'art. 34, terzo comma, la corte d'appello può prendere in considerazione, nella sua decisione relativa ad una domanda di sospensione del procedimento ai sensi di tale disposizione, «(...) solo i mezzi che la parte che ha proposto l'opposizione non era in grado di far valere dinanzi al giudice dello Stato di origine» (45). 62 Occorre osservare peraltro che, così come il giudice richiesto può prendere in considerazione, nella sua decisione relativa ad una domanda di sospensione del procedimento ai sensi dell'art. 38 «solo i mezzi che la parte che ha proposto l'opposizione non era in grado di far valere dinanzi al giudice dello Stato di origine», alla stessa stregua egli può prendere in considerazione, nella decisione relativa all'exequatur, solo i mezzi che non potevano essere fatti valere innanzi al giudice d'origine. Tale ipotesi non corrisponde alla fattispecie che ci occupa: il signor Mietz poteva incontestabilmente far valer innanzi al giudice olandese d'origine gli elementi di fatto dedotti nel corso del procedimento svoltosi nello Stato richiesto. 63 Alla luce delle considerazioni che precedono, ritengo che non possano essere accolte dal giudice richiesto le circostanze allegate dal debitore dinanzi ai giudici di quello Stato intese a dimostrare che il contratto di cui è causa ricade nelle ipotesi previste dall'art. 13, primo comma, punto 3, in virtù del fatto che il contratto ha ad oggetto una fornitura di servizi o di beni mobili materiali, è stato concluso in seguito ad una pubblicità effettuata nello Stato del domicilio del consumatore (la fiera della nautica di Düsseldorf) ed inoltre il consumatore ha posto in essere, in quello Stato, gli atti necessari alla conclusione del medesimo (contratto concluso verbalmente nel corso della fiera della nautica). Tali circostanze potevano, infatti, essere sollevate innanzi al giudice d'origine. 64 Alla luce della soluzione che intendo proporre per la terza questione, non occorre risolvere la seconda. Infatti, poiché il giudice richiesto non può prendere in considerazione le circostanze di fatto invocate a sostegno dell'applicazione dell'art. 13, primo comma, punto 3, egli non può procedere al controllo della competenza del giudice d'origine con riguardo a tale disposizione. 65 E' soltanto in via subordinata quindi che consacro alla seconda questione le riflessioni che seguono. 66 Se non fosse per l'impossibilità da parte del giudice tedesco di prendere in conto le circostanze di fatto avanzate dal debitore, tale questione dovrebbe ricevere, secondo me, una soluzione positiva. 67 Infatti, in primo luogo, il contratto controverso, come abbiamo visto, è stato concluso da un consumatore ai sensi dell'art. 13. 68 In secondo luogo, secondo gli elementi forniti dal giudice a quo, il contratto stipulava la consegna di un motoscafo con un certo numero di modifiche sostanziali prestabilite. Sembra dunque essere soddisfatta nella fattispecie la condizione che, a norma dell'art. 13, primo comma, punto 3, il contratto abbia «per oggetto una fornitura di servizio o di beni mobili materiali». 69 Infine, i due presupposti citati all'art. 13, primo comma, punto 3, intesi ad assicurare un nesso stretto tra il contratto ed il domicilio del consumatore (46) devono sussistere cumulativamente (47). 70 Il primo presupposto prevede che la conclusione del contratto sia stata preceduta da una «proposta specifica o da una pubblicità» in quello Stato. La relazione del professor M. Giuliano e del professor B. Lagarde sulla Convenzione di Roma (48), cui rinvia la relazione Schlosser (49), precisa che tale disposizione contempla ogni forma di pubblicità effettuata nello Stato in cui risiede il consumatore ovvero un'offerta destinata specificamente a tale paese o personalmente al consumatore (50). Nell'ipotesi che ci occupa, l'esposizione di uno stand in una fiera della nautica a Düsseldorf corrisponde certamente ad una forma di pubblicità nello Stato in cui risiede il consumatore (51). Spetterebbe in ogni caso al giudice adito verificare tale elemento di fatto. 71 Il secondo presupposto prevede che il consumatore abbia compiuto nello Stato in cui risiede «gli atti necessari per la conclusione del contratto». La relazione Giuliano e Lagarde precisa che tale espressione permette di evitare il problema relativo alla determinazione del luogo di conclusione del contratto e riguarda ogni atto scritto o iniziativa che il consumatore intraprende conseguentemente ad un'offerta o ad una pubblicità (52). Di nuovo, se fosse accertato che il signor Mietz, come sostiene, ha espresso la volontà di acquistare il motoscafo nel corso della fiera della nautica di Düsseldorf, il secondo presupposto sarebbe così soddisfatto. Il giudice adito dovrebbe comunque verificarne la veridicità. Se una sentenza resa in esito ad un procedimento di «kort geding» rientri tra i provvedimenti «provvisori o cautelari» di cui all'art. 24 della Convenzione 72 Se la Corte segue il mio orientamento, la quarta questione sollevata dal giudice a quo sulla qualificazione di una sentenza resa in esito ad un procedimento di «kort geding» con riferimento all'art. 24 della Convenzione, non necessiterebbe una soluzione. Tale questione si giustifica soltanto qualora riteniate che il contratto controverso debba rientrare tra le ipotesi di cui all'art. 13, primo comma, punto 1 ovvero all'art. 13, primo comma, punto 3. 73 Occorre rilevare, inoltre, che il giudice a quo, interrogandovi in merito a quella disposizione, mi sembra procedere ad un controllo della competenza del giudice dello Stato d'origine, in violazione dell'art. 28, terzo comma. Infatti, ricordo che il giudice adito è autorizzato ad accertare la corretta applicazione delle norme della Convenzione da parte del giudice d'origine soltanto con riferimento alle sezioni 3, 4 e 5 del titolo II. Al di fuori di quelle ipotesi il controllo è vietato. Conseguentemente se si dovesse concludere, in esito all'esame delle due prime questioni, che le disposizioni poste a tutela del consumatore sono state violate dal giudice d'origine, il giudice richiesto non potrebbe in nessun caso accordare l'exequatur della decisione controversa. Egli non potrebbe iniziare, infatti, una ricerca esauriente di elementi ulteriori che provino la competenza del giudice d'origine al fine di «riequilibrare» in qualche modo la sua incompetenza con riferimento alle norme di tutela. Ed anche se la risposta alla quarta questione fosse affermativa il giudice richiesto non sarebbe autorizzato ad invocare di preferenza l'art. 24 piuttosto che l'art. 13 della Convenzione per ribadire la giurisdizione del giudice d'origine al fine di evitare di negare l'exequatur per violazione delle disposizioni a tutela dei consumatori. 74 Sottolineo ancora una volta (53), inoltre, la difficoltà della questione in esame, che vi è sottoposta, con questa causa, per la terza volta (54). 75 Mi permetto di rinviare alle mie conclusioni su questo punto nella causa Van Uden e sottolineo ancora una volta che la grande varietà di misure suscettibili di essere adottate in esito ad un procedimento di «kort geding» non permette, secondo me, di risolvere in assoluto e in astratto la questione della qualificazione delle medesime con riferimento all'art. 24 della Convenzione (55). Mentre nella causa Van Uden mi sembrava di disporre di elementi sufficienti sullo svolgimento e sull'oggetto del procedimento innanzi al giudice olandese per potermi pronunciare, in via subordinata, sulla questione, tali elementi non sussistono nel caso di specie e pertanto mi pare azzardato pronunciarmi, anche in via subordinata. Conclusione 76 Alla luce delle considerazioni che precedono vi suggerisco di pronunciarvi come segue sulle questioni sollevate dal Bundesgerichtshof: «1) La nozione di "vendita a rate di beni mobili materiali" di cui all'art. 13, primo comma, punto 1, della Convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale non può essere intesa nel senso che si estende ad un'operazione avente ad oggetto la fornitura di un bene ad una persona che agisce per un uso estraneo alla sua attività professionale se il prezzo convenuto viene corrisposto in più versamenti prima della consegna definitiva del bene al consumatore che l'acquista. 2) Nel sistema della Convenzione gli artt. 34, secondo comma, e 28, secondo comma, debbono essere interpretati nel senso che ostano a che il giudice dello Stato richiesto possa, nell'ambito dell'esercizio eccezionale del potere di accertamento della competenza del giudice di origine, a norma della sezione 4 del titolo II, tener conto di constatazioni di fatto diverse da quelle esaminate dal giudice d'origine o che quest'ultimo avrebbe potuto prendere in considerazione se la parte che le invoca non si fosse astenuta dal sollevarle dinanzi al medesimo». In via subordinata, «3) La nozione di "contratto che abbia per oggetto una fornitura di servizio o di beni mobili materiali", ai sensi dell'art. 13, primo comma, punto 3, deve essere interpretata nel senso che ricomprende l'ipotesi di un contratto di fornitura di un motoscafo, purché il contratto soddisfi le due condizioni cumulative inerenti al nesso di collegamento con il domicilio del consumatore di cui alle lett. a) e b). 4) Il sistema istituito dalla Convenzione e, in particolare, l'art. 34, secondo comma, in quanto rinvia all'art. 28, terzo comma, non autorizza il giudice dello Stato richiesto a procedere a un controllo della competenza del giudice dello Stato d'origine a norma dell'art. 24 della Convenzione». (1) - Protocollo relativo all'interpretazione da parte della Corte di giustizia della Convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1975, L 204, pag. 28). (2) - GU 1972, L 299, pag. 32. (3) - Convenzione del 9 ottobre 1978 relativa all'adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord alla Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, nonché al Protocollo relativo alla sua interpretazione da parte della Corte di giustizia (GU L 304, pag. 1, e testo modificato della citata Convenzione 27 settembre 1968, pag. 77). (4) - Convenzione del 25 ottobre 1982 relativa all'adesione della Repubblica ellenica alla Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, nonché al protocollo relativo alla sua interpretazione da parte della Corte di giustizia, con gli adattamenti apportativi dalla Convenzione relativa all'adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (GU L 388, pag. 1). (5) - Questo si deduce dagli artt. 7 e 13, primo comma, della Convenzione secondo cui la competenza in materia di assicurazioni o di contratti conclusi da consumatori risulta dalle sole sezioni 3 e 4, fatta «salva l'applicazione delle disposizioni degli artt. 4 e 5, quinto comma». (6) - Sentenza 24 giugno 1981, causa 150/80, Elefanten Schuh (Racc. pag. 1671, punto 17). (7) - Sentenze 22 ottobre 1981, causa 27/81, Rohr (Racc. pag. 2431, punto 8); 31 marzo 1982, causa 25/81, W. (Racc. pag. 1189, punto 13), e 14 luglio 1983, causa 201/82, Gerling (Racc. pag. 2503, punto 21). (8) - Sentenza 4 febbraio 1988, causa 145/86, Hoffmann (Racc. pag. 645, punto 10). (9) - L'assenza di controllo è giustificata dall'esistenza di rigorose norme di competenza e dalla fiducia accordata alla giurisdizione dello Stato originario, che deve estendersi all'applicazione che il giudice ha fatto delle norme di competenza della Convenzione [relazione sulla Convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1979, C 59, pag. 1), cosiddetta «relazione Jenard», pag 46]. (10) - Secondo gli elementi forniti dal giudice a quo le modifiche comportavano: «due motori Solé-Mazda 72 PS, a carena doppia, corrimano in acciaio inossidabile, copertura cabrio con vetri tinteggiati, riscaldamento diesel Volvo 4000 KW, scarico sopra la cucina, scala inferiore girevole, soggiorno anteriore modificato a quattro posti, cucinotto con piastrelle bianche» (sezione II, paragrafo 1, dell'ordinanza di rinvio). (11) - Le cinque rate avrebbero dovuto ripartirsi come segue: il 15% al momento della stipulazione del contratto, il 20% all'inizio della costruzione dello scafo, il 30% all'inizio del montaggio del motore, il 15% all'inizio dei lavori di falegnameria ed il 20% al momento del collaudo. (12) - Tale procedimento è previsto agli artt. 289-297 del codice di procedura civile olandese. (13) - Tale precisazione risulta in particolare al punto 2, terzo paragrafo dell'ordinanza di rinvio. Il Bundesgerichtsof indica senza dubbio in questo modo che tale eccezione di incompetenza non era stata invocata innanzi alla giurisdizione originaria. Ricordo infatti che il procedimento di primo grado innanzi al giudice adito non avviene in contraddittorio (art. 4, primo comma) e pertanto il debitore non avrebbe potuto far valere tale argomento innanzi al Landgericht di Lüneburg. (14) - In Germania, secondo gli elementi forniti dall'ordinanza di rinvio, la documentazione scritta del contratto riveste un carattere puramente formale. (15) - Il Bundesgerichtshof sottolinea (sezione III, punto 3, paragrafo 3, dell'ordinanza di rinvio) che «le nuove deduzioni non sono state contestate nel procedimento di exequatur, cosicché conformemente all'art. 138, n. 3, del codice di procedura civile tedesco, dovrebbe ritenersi fatto accertato, con la conseguenza di un difetto di giurisdizione dei giudici dello Stato d'origine. Tuttavia, anche nel caso in cui potessero essere addotte prove al riguardo, questa Sezione non sarebbe competente, in quanto giudice di legittimità e non di merito. Essa dovrebbe pertanto annullare la decisione impugnata dell'Oberlandesgericht con decisione non impugnabile e rinviare la causa allo stesso Oberlandesgericht affinché provveda ad un'assunzione delle prove». (16) - Sezione III, punto 3, primo paragrafo, dell'ordinanza di rinvio. (17) - Ibidem, sezione III, punto 3, secondo paragrafo. (18) - Sezione IV, primo paragrafo, delle osservazioni della Commissione. (19) - V. punto 10 delle osservazioni presentate dal Regno Unito. (20) - V. paragrafo 7 delle presenti conclusioni. (21) - Sezione II, terzo paragrafo dell'ordinanza di rinvio. (22) - V., in tal senso, H., Gaudemet-Tallon, Les conventions de Bruxelles et de Lugano, L.G.D.J., 1996, punto 145; P., Gothot, e D., Holleaux, La convention de Bruxelles du 27.9.1968, Jupiter, 1985, punto 193, e relazione Jenard: «les seuls cas (...) où la prorogation tacite ne sera pas acceptée sont ceux où existe dans un autre Etat une compétence exclusive en vertu de l'article 16» (pag. 38, il corsivo è mio). (23) - Sentenze Elefanten Schuh, già citata (punto 11), e 7 marzo 1985, causa 48/84, Sommer Exploitation (Racc. pag. 787, punto 26). (24) - Tale disposizione prevede che: «le clausole attributive di competenza non sono valide se in contrasto con le disposizioni degli articoli 12 e 15 (...)». (25) - L'art. 15, nn. 1 e 2, prevede soltanto due ipotesi in cui tali clausole sono considerate lecite: da una parte le clausole posteriori al sorgere della controversia - poiché il consumatore è a conoscenza di ciò per cui si impegna - e, d'altra parte le clausole che consentano al consumatore di adire un organo giurisdizionale diverso da quelli che sono considerati competenti in virtù della sezione 4 della Convenzione. Tuttavia, l'art. 15, punto 3, autorizza le parti domiciliate o residenti attualmente nel medesimo Stato contraente al momento della conclusione del contratto ad attribuire la competenza ai giudici di tale Stato, sempreché la legge di quest'ultimo non lo vieti. (26) - V. paragrafo 11 delle presenti conclusioni. (27) - La medesima definizione risulta dall'art. 5 della Convenzione sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali aperta alla firma a Roma il 19 giugno 1980 (GU L 266, pag. 1; in prosieguo: la «Convenzione di Roma») e dall'art. 2 della direttiva del Consiglio 5 aprile 1993, 93/13/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (GU L 95, pag. 29). (28) - V., da ultimo, sentenza 3 luglio 1997, causa C-269/95, Benincasa (Racc. pag. I-3766, punto 17). (29) - Si rileva nella sezione 3, quarto paragrafo, dell'ordinanza di rinvio che: «Ci si potrebbe chiedere se sia possibile a taluno invocare la speciale tutela della giurisprudenza del consumatore, in caso di acquisto di un bene destinato al tempo libero al prezzo di 250 000 DM». (30) - Sentenza Benincasa, già citata (punto 16). (31) - Sentenza 19 gennaio 1993, causa C-89/91, Shearson Lehman Hutton (Racc. pag. I-139, punto 22). (32) - Definito anche come «contratto d'appalto» o «contrat d'industrie». (33) - Comprendente sia la fornitura d'opera che di materiali. (34) - V. sezione III, quinto paragrafo, dell'ordinanza di rinvio. (35) - Ibidem, nella sezione III, sesto paragrafo. (36) - Sentenza 21 giugno 1978, causa 150/77, Bertrand (Racc. pag. 1431, punto 14), il corsivo è mio. (37) - La citata relazione Jenard osserva parimenti che la sezione 4 del titolo II è «relativa alla vendita di beni mobili materiali il cui prezzo viene corrisposto in più versamenti, o alla vendita di tali beni collegata ad un contratto di finanziamento (Abzahlungsgeschäfte)», pag. 33. La relazione sulla Convenzione del 9 ottobre 1978 relativa all'adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, alla Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, nonché al Protocollo relativo alla sua interpretazione da parte della Corte di giustizia (GU 1979, C 59, pag. 118), detta «relazione Schlosser», non fornisce chiarimenti ulteriori ma rinvia all'art. 5 della citata Convenzione di Roma (pag. 118). (38) - Sentenza Bertrand, già citata, punto 20. (39) - Punto 21. (40) - Conclusioni dell'avvocato generale Capotorti nella citata causa Bertrand (Racc. pag. I-1450, paragrafo 3). (41) - V. punto 135, secondo paragrafo di P., Gothot, e D., Holleaux, citato. Il corsivo è mio. (42) - Pag. 46. (43) - Sentenza 4 ottobre 1991, causa C-183/90 (Racc. pag. I-4743, punto 34). (44) - Punto 34. (45) - Punto 37 e dispositivo. (46) - Relazione Schlosser, punto 158. (47) - Ibidem. (48) - Relazione sulla convenzione relativa alla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (GU 1980, C 282, pag. 1) detta «relazione Giuliano e Lagarde». (49) - Punto 158, in fine. (50) - Pagg. 23 e 24. (51) - La relazione Giuliano e Lagarde fa riferimento alle «(...) situazioni in cui il consumatore si è lui stesso rivolto allo stand di una società straniera in una fiera o esposizione organizzata nel suo proprio paese (...)» (pag. 24). (52) - Pag. 24. (53) - V. le mie conclusioni del 10 giugno 1997, nella causa C-391/95, Van Uden (Racc. 1998, pag. I-7093, paragrafi 101 e seguenti). (54) - Nella citata sentenza W., il giudice a quo vi sottoponeva esattamente la medesima questione ma non vi siete pronunciati su questo punto. La citata causa Van Uden, attualmente pendente, solleva una questione analoga a quella in esame. (55) - E' senza dubbio in ragione di quella varietà di ipotesi che la Commissione ha adottato nella causa in esame una posizione diametralmente opposta a quella sostenuta nella citata causa Van Uden.