CELEX: 62021CN0767
Language: it
Date: 2021-12-08 00:00:00
Title: Causa C-767/21 P: Impugnazione proposta l’8 dicembre 2021 da Jérôme Rivière e a. avverso la sentenza del Tribunale (Sesta Sezione) del 6 ottobre 2021 nella causa T-88/20, Rivière e a./ Parlamento

7.3.2022   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 109/16
            
         
      Impugnazione proposta l’8 dicembre 2021 da Jérôme Rivière e a. avverso la sentenza del Tribunale (Sesta Sezione) del 6 ottobre 2021 nella causa T-88/20, Rivière e a./ Parlamento
      (Causa C-767/21 P)
      (2022/C 109/23)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: Jérôme Rivière, Dominique Bilde, Joëlle Mélin, Aurélia Beigneux, Thierry Mariani, Jordan Bardella, Jean-Paul Garraud, Jean-François Jalkh, Gilbert Collard, Gilles Lebreton, Nicolaus Fest, Gunnar Beck, Philippe Olivier (rappresentante: F. Wagner, avvocato)
      
         Altra parte nel procedimento: Parlamento europeo
      
         Conclusioni dei ricorrenti
      
      I ricorrenti chiedono che la Corte voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 6 ottobre 2021 nella causa T-88/20, Rivière e a./ Parlamento;
               
            
                  —
               
               
                  visti gli articoli 263 e 277 TFUE, dichiarare ricevibile l’impugnazione;
               
            
                  —
               
               
                  constatare pertanto il difetto di base giuridica della decisione verbale del Presidente del Parlamento europeo del 13 gennaio 2020 e annullarla;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il Parlamento europeo a sopportare interamente le spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno dell’impugnazione, i ricorrenti deducono due motivi.
      Il primo motivo verte su uno snaturamento dei fatti e su un’erronea qualificazione della natura giuridica dei fatti. In particolare, i ricorrenti sostengono che la seconda frase del punto 38 della sentenza contiene uno snaturamento dei fatti. Il provvedimento contestato aveva infatti avuto l’effetto pratico di privare della parola i deputati che si rifiutavano di ritirare la loro bandiera. Tale snaturamento dei fatti ha condotto il Tribunale a eludere la seconda conseguenza della decisione del 13 gennaio 2020. Di conseguenza, il Tribunale ha commesso un errore nella qualificazione della natura giuridica dei fatti, in quanto non ha preso in considerazione la privazione di uno degli elementi essenziali dell’esercizio del mandato da parte del deputato, ovvero la possibilità di prendere la parola.
      Il secondo motivo verte su una violazione, nonché sullo snaturamento in diritto e in fatto, dell’articolo 10 del regolamento del Parlamento europeo e su un errore manifesto di valutazione. Secondo i ricorrenti, il Tribunale avrebbe dovuto analizzare, in fatto, se la piccola bandiera utilizzata dai deputati fosse uno striscione, successivamente se la presenza di tale bandiera turbasse l’ordine in aula o costituisse un comportamento inappropriato, e se compromettesse il regolare svolgimento dei lavori parlamentari, per trarne poi una conseguenza in diritto. Avendo proceduto ad una comparazione con altre lingue ufficiali dell’Unione, il Tribunale avrebbe violato l’articolo 1 del regolamento n. 1 del 15 aprile 1958, che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea (1), il quale dichiara il francese lingua ufficiale e lingua di lavoro delle istituzioni dell’Unione europea, quindi del Parlamento. Nei confronti dei deputati francesi, l’articolo 10 del regolamento avrebbe dovuto essere letto secondo la portata conferitagli dalla lingua francese.
      Il Tribunale non avrebbe neanche analizzato l’espressione: «È vietato esporre striscioni», né proceduto ad un’analisi del terzo comma nel contesto dell’articolo 10, in particolare del suo secondo comma. La prova dell’assenza di disturbo causato dalla presenza di una bandiera era riportata nella risposta all’eccezione di irricevibilità, poiché taluni deputati hanno potuto esporre piccole bandiere europee e il deputato belga Guy Verhofstadt ha potuto esprimersi con una bandiera siffatta dinanzi a lui.
      Sviluppando, ai punti da 43 a 49 della sua sentenza, un ragionamento ricalcato su quello del Parlamento in un contesto giuridico del tutto diverso dall’articolo 10, e fondandosi sull’articolo 171 del regolamento del Parlamento, intitolato «Ripartizione del tempo di parola ed elenco degli oratori», per far valere l’uguaglianza dei deputati rispetto al tempo di parola, il Tribunale ha aggiunto all’articolo 10 un oggetto di cui esso è privo. Ciò rappresenterebbe uno snaturamento del testo che ha condotto il Tribunale a conferire a tale articolo effetti giuridici che non gli sono propri. Secondo i ricorrenti, la decisione del 13 gennaio 2020 ha sicuramente prodotto effetti giuridici tali da incidere sulle condizioni di esercizio del mandato dei ricorrenti, modificando sostanzialmente la loro situazione giuridica. Il provvedimento rappresenterebbe quindi un atto impugnabile e la sentenza dovrebbe essere annullata.
      
         (1)  GU 17 del 6.10.1958, pag. 385.