CELEX: 62009CJ0119
Language: it
Date: 2011-04-05
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 5 aprile 2011.#Société fiduciaire nationale d’expertise comptable contro Ministre du Budget, des Comptes publics et de la Fonction publique.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Conseil d’État - Francia.#Libera prestazione dei servizi - Direttiva 2006/123/CE - Art. 24 - Proibizione di tutti i divieti totali in materia di comunicazioni commerciali per le professioni regolamentate - Professione di dottore commercialista/esperto contabile - Divieto di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi ("démarchage").#Causa C-119/09.

Causa C‑119/09
      Société fiduciaire nationale d’expertise comptable
      contro
      Ministre du Budget, des Comptes publics et de la Fonction publique
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d’État (Francia)]
      «Libera prestazione dei servizi — Direttiva 2006/123/CE — Art. 24 — Proibizione di tutti i divieti totali in materia di comunicazioni commerciali per le professioni regolamentate — Professione di dottore commercialista/esperto contabile — Divieto di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi (“démarchage”)»
      Massime della sentenza
      1.        Libertà di stabilimento — Libera prestazione dei servizi — Servizi nel mercato interno — Direttiva 2006/123 — Comunicazione
            commerciale
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2006/123, artt. 4, punto 12, e 24)
      2.        Libertà di stabilimento — Libera prestazione dei servizi — Servizi nel mercato interno — Direttiva 2006/123 — Comunicazioni
            commerciali per le professioni regolamentate
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2006/123, art. 24, nn. 1 e 2)
      1.        La nozione di comunicazione commerciale, come definita all’art. 4, punto 12, della direttiva 2006/123, relativa ai servizi
         nel mercato interno, comprende non soltanto la pubblicità classica, ma anche altre forme di pubblicità e di comunicazione
         di informazioni destinate all’acquisizione di nuovi clienti.
      
      Di conseguenza, il «démarchage» (atti di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi) rientra nella nozione
         di «comunicazione commerciale», ai sensi degli artt. 4, punto 12, e 24 della direttiva 2006/123, dal momento che esso costituisce
         una forma di comunicazione di informazioni destinata alla ricerca di nuovi clienti, che implica un contatto personalizzato
         tra il prestatore e il potenziale cliente, al fine di presentare a quest’ultimo un’offerta di servizi, e che può, per tale
         motivo, essere qualificato come marketing diretto.
      
      (v. punti 32-33, 38)
      2.        L’art. 24, n. 1, della direttiva 2006/13, relativa ai servizi nel mercato interno, deve essere interpretato nel senso che
         esso osta a una normativa nazionale la quale vieti totalmente agli esercenti una professione regolamentata, come quella di
         dottore commercialista/esperto contabile, di effettuare atti di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi
         («démarchage»). Infatti, tanto dalla finalità dell’art. 24 quanto dal contesto in cui questo si inserisce risulta che l’intenzione
         del legislatore dell’Unione era non soltanto di porre fine ai divieti assoluti, per gli esercenti una professione regolamentata,
         di ricorrere alla comunicazione commerciale, in qualunque forma, ma anche di eliminare i divieti di ricorso a una o più forme
         di comunicazione commerciale ai sensi dell’art. 4, punto 12, della direttiva 2006/123, quali, in particolare, la pubblicità,
         il marketing diretto e le sponsorizzazioni. Alla luce degli esempi contenuti nel centesimo ‘considerando’ della direttiva
         in parola, devono considerarsi quali divieti assoluti, preclusi a norma dell’art. 24, n. 1, di detta direttiva, anche le regole
         professionali che proibiscono di fornire, nell’ambito di uno o più mezzi di comunicazione, informazioni sul prestatore o sulla
         sua attività.
      
      Pertanto, un divieto di «démarchage», concepito in modo ampio, in quanto vieti qualsiasi atto di promozione commerciale diretta
         e ad personam dei propri servizi, a prescindere dalla sua forma, dal suo contenuto o dai mezzi impiegati, e che comprenda
         la proibizione di tutti i mezzi di comunicazione che consentono l’attuazione di questa forma di comunicazione commerciale,
         deve essere considerato come un divieto assoluto in materia di comunicazioni commerciali, proibito dall’art. 24, n. 1, della
         direttiva 2006/123.
      
      Una siffatta disciplina, poiché vieta totalmente una forma di comunicazione commerciale e rientra dunque nell’ambito di applicazione
         dell’art. 24, n. 1, della direttiva 2006/123, è incompatibile con quest’ultima e non può essere giustificata in forza dell’art. 24,
         n. 2, della direttiva medesima, anche se essa è non discriminatoria, fondata su un motivo imperativo di interesse generale
         e proporzionata.
      
      (v. punti 29, 41-42, 45-46 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      5 aprile 2011 (*)
      
      «Libera prestazione dei servizi – Direttiva 2006/123/CE – Art. 24 – Proibizione di tutti i divieti totali in materia di comunicazioni commerciali per le professioni regolamentate – Professione di dottore commercialista/esperto contabile – Divieto di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi (“démarchage”)»
      Nel procedimento C‑119/09,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Conseil d’État
         (Francia), con decisione 4 marzo 2009, pervenuta in cancelleria il 1° aprile 2009, nella causa
      
      Société fiduciaire nationale d’expertise comptable
      contro
      Ministre du Budget, des Comptes publics et de la Fonction publique,
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. A. Tizzano, J.N. Cunha Rodrigues, K. Lenaerts, J.‑C. Bonichot, K. Schiemann,
         J.‑J. Kasel e D. Šváby, presidenti di sezione, dal sig. A. Rosas, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. U. Lõhmus (relatore),
         M. Safjan e dalla sig.ra M. Berger, giudici,
      
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig.ra C. Strömholm, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 23 marzo 2010,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Société fiduciaire nationale d’expertise comptable, dall’avv. F. Molinié, avocat;
      –        per il governo francese, dai sigg. G. de Bergues e B. Messmer, in qualità di agenti;
      –        per il governo cipriota, dalla sig.ra D. Kallí, in qualità di agente;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra C. Wissels, nonché dai sigg. M. de Grave e J. Langer, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione europea, dal sig. I. Rogalski e dalla sig.ra C. Vrignon, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 18 maggio 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 24 della direttiva del Parlamento europeo e del
         Consiglio 12 dicembre 2006, 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno (GU L 376, pag. 36).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Société fiduciaire nationale d’expertise comptable
         (in prosieguo: la «Société fiduciaire») e il Ministre du Budget, des Comptes publics et de la Fonction publique (Ministro
         del Tesoro, del Bilancio e della Funzione pubblica), in merito a un ricorso diretto all’annullamento del decreto 27 settembre
         2007, n. 1387, recante un codice di deontologia della professione di dottore commercialista/esperto contabile (JORF del 28
         settembre 2007, pag. 15847), nella parte in cui vieta gli atti di «démarchage», cioè di promozione commerciale diretta e ad
         personam dei propri servizi. 
      
       Contesto normativo
       La normativa dell’Unione
      3        Ai sensi del secondo, del quinto e del centesimo ‘considerando’ della direttiva 2006/123:
      
      «(2)      Una maggiore competitività del mercato dei servizi è essenziale per promuovere la crescita economica e creare posti di lavoro
         nell’Unione europea. Attualmente un elevato numero di ostacoli nel mercato interno impedisce ai prestatori, in particolare
         alle piccole e medie imprese (PMI), di espandersi oltre i confini nazionali e di sfruttare appieno il mercato unico. Tale
         situazione indebolisce la competitività globale dei prestatori dell’Unione europea. Un libero mercato che induca gli Stati
         membri ad eliminare le restrizioni alla circolazione transfrontaliera dei servizi, incrementando al tempo stesso la trasparenza
         e l’informazione dei consumatori, consentirebbe agli stessi una più ampia facoltà di scelta e migliori servizi a prezzi inferiori.
      
      (…)
      (5)      È necessario quindi eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri e alla libera circolazione
         dei servizi tra Stati membri nonché garantire ai destinatari e ai prestatori la certezza giuridica necessaria all’effettivo
         esercizio di queste due libertà fondamentali del trattato. (…)
      
      (…)
      (100)          Occorre sopprimere i divieti totali in materia di comunicazioni commerciali per le professioni regolamentate, revocando non
         i divieti relativi al contenuto di una comunicazione commerciale bensì quei divieti che, in generale e per una determinata
         professione, proibiscono una o più forme di comunicazione commerciale, ad esempio il divieto assoluto di pubblicità in un
         determinato o in determinati mezzi di comunicazione. Per quanto riguarda il contenuto e le modalità delle comunicazioni commerciali,
         occorre incoraggiare gli operatori del settore ad elaborare, nel rispetto del diritto comunitario, codici di condotta a livello
         comunitario».
      
      4        L’art. 4, punto 12, della direttiva 2006/123 prevede che, ai fini della medesima, si debba intendere per: 
      
      «“comunicazione commerciale”: qualsiasi forma di comunicazione destinata a promuovere, direttamente o indirettamente, beni,
         servizi, o l’immagine di un’impresa, di un’organizzazione o di una persona che svolge un’attività commerciale, industriale
         o artigianale o che esercita una professione regolamentata. Non costituiscono, di per sé, comunicazioni commerciali le informazioni
         seguenti: 
      
      a)       le informazioni che permettono l’accesso diretto all’attività dell’impresa, dell’organizzazione o della persona, in particolare
         un nome di dominio o un indirizzo di posta elettronica, 
      
      b)       le comunicazioni relative ai beni, ai servizi o all’immagine dell’impresa, dell’organizzazione o della persona elaborate in
         modo indipendente, in particolare se fornite in assenza di un corrispettivo economico».
      
      5        L’art. 24 della direttiva 2006/123, intitolato «Comunicazioni commerciali emananti dalle professioni regolamentate», ha il
         seguente tenore:
      
      «1.      Gli Stati membri sopprimono tutti i divieti totali in materia di comunicazioni commerciali per le professioni regolamentate.
         
      
      2.      Gli Stati membri provvedono affinché le comunicazioni commerciali che emanano dalle professioni regolamentate ottemperino
         alle regole professionali, in conformità del diritto comunitario, riguardanti, in particolare, l’indipendenza, la dignità
         e l’integrità della professione nonché il segreto professionale, nel rispetto della specificità di ciascuna professione. Le
         regole professionali in materia di comunicazioni commerciali sono non discriminatorie, giustificate da motivi imperativi di
         interesse generale e proporzionate».
      
      6        A norma degli artt. 44 e 45 della direttiva 2006/123, quest’ultima è entrata in vigore il 28 dicembre 2006 e doveva essere
         recepita dagli Stati membri entro il 28 dicembre 2009.
      
       La normativa nazionale
      7        L’istituzione dell’Ordine dei dottori commercialisti/esperti contabili nonché il titolo e la professione di dottore commercialista/esperto contabile
         sono disciplinati dalle disposizioni del decreto 19 settembre 1945, n. 2138 (JORF del 21 settembre 1945, pag. 5938). Ai sensi
         del predetto decreto, i dottori commercialisti/esperti contabili hanno il compito precipuo di tenere e di controllare la contabilità
         di imprese e di organismi ai quali non sono vincolati da un contratto di lavoro. Essi sono abilitati ad attestare la regolarità
         e la veridicità dei risultati di esercizio e possono altresì prestare assistenza nella creazione di imprese ed organismi per
         quanto riguarda tutti i relativi aspetti contabili, economici e finanziari. 
      
      8        Fino all’adozione del decreto 25 marzo 2004, n. 279, recante semplificazione e adeguamento delle condizioni di esercizio di
         talune attività professionali (JORF del 27 marzo 2004, pag. 5888), agli esercenti la professione di dottore commercialista/esperto contabile
         era vietata qualsiasi pubblicità personale. Il decreto 30 maggio 1997, n. 586, relativo al funzionamento degli organi di autogoverno
         professionale dei dottori commercialisti/esperti contabili (JORF del 31 maggio 1997, pag. 8510), che specifica a quali condizioni
         i dottori commercialisti/esperti contabili possono ora ricorrere ad azioni promozionali, stabilisce, all’art. 7, che tali
         condizioni formeranno oggetto di un codice dei doveri professionali, le cui disposizioni saranno emanate sotto forma di decreto
         preceduto dal parere del Conseil d’État.
      
      9        Pertanto, l’art. 23 del decreto n. 2138/1945 nonché l’art. 7 del decreto n. 586/97 sono le norme sulla cui base è stato adottato
         il decreto n. 1387/2007. 
      
      10      Ai sensi dell’art. 1 di quest’ultimo decreto: 
      
      «Le norme deontologiche applicabili alla professione di dottore commercialista/esperto contabile sono fissate dal codice di
         deontologia allegato al presente decreto».
      
      11      L’art. 1 del codice di deontologia della professione di dottore commercialista/esperto contabile dispone quanto segue:
      
      «Le disposizioni del presente codice si applicano ai dottori commercialisti/esperti contabili, qualunque siano le modalità
         di esercizio della professione, e, se del caso, ai dottori commercialisti/esperti contabili tirocinanti nonché ai dipendenti
         menzionati rispettivamente agli artt. 83 ter e 83 quater del decreto 19 settembre 1945, n. 2138, recante istituzione dell’Ordine
         dei dottori commercialisti/esperti contabili e disciplinante il titolo e la professione di dottore commercialista/esperto contabile.
         
      
      Ad eccezione di quelle che possono riguardare unicamente le persone fisiche, le disposizioni suddette si applicano parimenti
         alle società di revisione contabile e alle associazioni di gestione e di contabilità».
      
      12      A norma dell’art. 12 di tale codice:
      
      «I - Ai soggetti di cui all’art. 1 è fatto divieto di intraprendere qualsiasi atto non richiesto al fine di proporre i propri
         servizi a terzi. 
      
      La loro partecipazione a dibattiti, seminari o altre manifestazioni universitarie o scientifiche è autorizzata nei limiti
         in cui tali soggetti non compiano, in tale occasione, atti equiparabili a un “démarchage”.
      
      II - Le azioni promozionali sono consentite ai soggetti di cui all’art. 1 nei limiti in cui forniscano al pubblico un’informazione
         utile. I mezzi impiegati a tale fine vengono applicati con discrezione, in modo da non ledere l’indipendenza, la dignità e
         l’onore della professione, nonché le regole del segreto professionale e la lealtà verso i clienti e i colleghi. 
      
      Quando presentano la loro attività professionale a terzi, con qualsiasi mezzo, i soggetti di cui all’art. 1 non devono adottare
         alcuna forma di espressione idonea a compromettere la dignità della loro funzione o l’immagine della professione. 
      
      Tali modalità di comunicazione, come qualsiasi altra, sono ammesse soltanto a condizione che l’espressione sia decorosa e
         improntata a ritegno, che il loro contenuto sia privo di inesattezze e non sia tale da indurre in errore il pubblico e che
         siano prive di ogni elemento comparativo». 
      
       Causa principale e questione pregiudiziale
      13      Con ricorso proposto il 28 novembre 2007, la Société fiduciaire ha chiesto al Conseil d’État di annullare il decreto n. 1387/2007
         nella parte in cui vieta il «démarchage», cioè gli atti di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi.
         Tale società considera che il divieto generale e assoluto di qualsiasi attività di «démarchage», previsto dall’art. 12-I del
         codice di deontologia della professione di dottore commercialista/esperto contabile, sia contrario all’art. 24 della direttiva
         2006/123 e metta in grave pericolo l’attuazione di quest’ultima. 
      
      14      Il giudice a quo ritiene che un rinvio pregiudiziale sia necessario nella controversia dinanzi ad esso pendente, in quanto
         il divieto di «démarchage» imposto dal decreto impugnato, qualora fosse considerato contrario all’art. 24 della direttiva
         2006/123, comprometterebbe seriamente l’attuazione di quest’ultima.
      
      15      Ciò premesso, il Conseil d’État ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
         
      
      «Se la direttiva [2006/123] abbia inteso abolire, per le professioni regolamentate da essa contemplate, ogni divieto generale,
         qualunque sia la forma di pratica commerciale di cui trattasi, oppure se abbia lasciato agli Stati membri la possibilità di
         mantenere dei divieti generali per talune pratiche commerciali, quali il “démarchage”». 
      
       Sulla ricevibilità
      16      Il giudice del rinvio sollecita l’interpretazione della direttiva 2006/123, il cui termine di recepimento, fissato al 28 dicembre
         2009, non era ancora scaduto alla data in cui è stata emanata l’ordinanza di rinvio, ossia il 4 marzo 2009. 
      
      17      Il governo francese, senza eccepire esplicitamente l’irricevibilità della domanda di pronuncia pregiudiziale, solleva obiezioni
         in ordine alla pertinenza del quesito posto dal giudice del rinvio e alla valutazione formulata da quest’ultimo secondo cui,
         se la normativa nazionale controversa nella causa principale venisse considerata contraria alla direttiva 2006/123, comprometterebbe
         seriamente l’attuazione di quest’ultima. 
      
      18      Infatti, secondo tale governo, se è pur vero che, conformemente alla giurisprudenza della Corte, in pendenza del termine di
         recepimento di una direttiva gli Stati membri che ne sono destinatari devono astenersi dall’adottare disposizioni che possano
         compromettere gravemente il risultato prescritto dalla direttiva stessa (sentenze 18 dicembre 1997, causa C‑129/96, Inter‑Environnement
         Wallonie, Racc. pag. I‑7411, punto 45; 8 maggio 2003, causa C‑14/02, ATRAL, Racc. pag. I‑4431, punto 58, nonché 23 aprile
         2009, cause riunite C‑261/07 e C‑299/07, VTB-VAB e Galatea, Racc. pag. I‑2949, punto 38), ciò non varrebbe nel caso di specie,
         in cui l’applicazione della normativa nazionale controversa in pendenza del termine di recepimento della direttiva 2006/123
         non produrrebbe effetti capaci, da un lato, di perdurare dopo la scadenza di tale termine e suscettibili, dall’altro, di presentare
         una particolare gravità in rapporto all’obiettivo perseguito dalla direttiva in parola.
      
      19      A tal riguardo, va ricordato che, come emerge da questa stessa giurisprudenza, spetta al giudice del rinvio investito della
         controversia principale valutare se le disposizioni nazionali di cui si contesta la legittimità siano atte a compromettere
         seriamente il risultato prescritto da una direttiva. In tale valutazione il giudice del rinvio dovrebbe, in particolare, esaminare
         se le disposizioni di cui trattasi si presentino come un completo recepimento della direttiva e determinare gli effetti concreti
         dell’applicazione di tali disposizioni non conformi alla direttiva e della loro durata nel tempo (v., in particolare, sentenza
         Inter‑Environnement Wallonie, cit., punti 46 e 47).
      
      20      Non spetta dunque alla Corte verificare l’esattezza di tale valutazione nell’ambito di un esame della ricevibilità di una
         domanda di pronuncia pregiudiziale. 
      
      21      Ad ogni modo, secondo una giurisprudenza costante, la questione relativa all’interpretazione del diritto dell’Unione, sollevata
         dal giudice nazionale nel contesto di diritto e di fatto che egli individua sotto la propria responsabilità, beneficia di
         una presunzione di rilevanza (v., in tal senso, sentenze 16 dicembre 2008, causa C‑210/06, Cartesio, Racc. pag. I‑9641, punto 67;
         7 ottobre 2010, causa C‑515/08, dos Santos Palhota e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 20, nonché 12 ottobre
         2010, causa C‑45/09, Rosenbladt, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 33).
      
      22      Ne consegue che la domanda di pronuncia pregiudiziale è ricevibile.
      
       Sulla questione pregiudiziale
      23      Con la sua questione il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se l’art. 24 della direttiva 2006/123 debba essere interpretato
         nel senso che esso osta ad una normativa nazionale la quale vieti agli esercenti una professione regolamentata, come quella
         di dottore commercialista/esperto contabile, di effettuare atti di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri
         servizi («démarchage»).
      
      24      In via preliminare, va rilevato che l’art. 24 della direttiva 2006/123, intitolato «Comunicazioni commerciali emananti dalle
         professioni regolamentate», sancisce due obblighi a carico degli Stati membri. Da un lato, l’art. 24, n. 1, esige che gli
         Stati membri sopprimano tutti i divieti assoluti in materia di comunicazioni commerciali delle professioni regolamentate.
         Dall’altro, il n. 2 del medesimo articolo obbliga gli Stati membri a provvedere affinché le comunicazioni commerciali che
         promanano dalle professioni regolamentate ottemperino alle regole professionali, conformi al diritto dell’Unione, riguardanti,
         in particolare, l’indipendenza, la dignità e l’integrità della professione nonché il segreto professionale, nel rispetto della
         specificità di ciascuna professione. Le suddette regole professionali devono essere non discriminatorie, giustificate da un
         motivo imperativo di interesse generale e proporzionate.
      
      25      Al fine di verificare se l’art. 24 della direttiva 2006/123, e segnatamente il n. 1 di tale articolo, costituisca una norma
         destinata a proibire l’introduzione di un divieto di «démarchage» quale quello previsto dalla normativa nazionale in esame
         nella causa principale, occorre interpretare tale disposizione riferendosi non soltanto al suo tenore letterale, bensì anche
         alla sua finalità e al suo contesto nonché all’obiettivo perseguito dalla normativa di cui trattasi.
      
      26      A tal riguardo, dal secondo e dal quinto ‘considerando’ della direttiva in parola emerge che quest’ultima mira ad eliminare
         le restrizioni alla libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri e alla libera circolazione dei servizi tra Stati
         membri, al fine di contribuire alla realizzazione del mercato interno libero e concorrenziale.
      
      27      La finalità dell’art. 24 di detta direttiva viene precisata nel centesimo ‘considerando’ di quest’ultima, dove si afferma
         che occorre sopprimere i divieti assoluti in materia di comunicazioni commerciali per le professioni regolamentate che, in
         generale e per una determinata professione, proibiscono una o più forme di comunicazione commerciale, segnatamente qualsiasi
         pubblicità in un determinato o in determinati mezzi di comunicazione.
      
      28      Per quanto riguarda il contesto in cui si inscrive l’art. 24 della direttiva 2006/123, va ricordato che esso è contenuto nel
         capo V della medesima, intitolato «Qualità dei servizi». Orbene, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 31 delle
         sue conclusioni, tale capo, in generale, e il citato art. 24, in particolare, mirano alla salvaguardia degli interessi dei
         consumatori migliorando la qualità dei servizi delle professioni regolamentate nell’ambito del mercato interno.
      
      29      Di conseguenza, tanto dalla finalità del predetto art. 24 quanto dal contesto in cui questo si inserisce risulta che, come
         giustamente sostenuto dalla Commissione europea, l’intenzione del legislatore dell’Unione era non soltanto di porre fine ai
         divieti assoluti, per gli esercenti una professione regolamentata, di ricorrere alla comunicazione commerciale, in qualunque
         forma, ma anche di eliminare i divieti di ricorso a una o più forme di comunicazione commerciale ai sensi dell’art. 4, punto 12,
         della direttiva 2006/123, quali, in particolare, la pubblicità, il marketing diretto e le sponsorizzazioni. Alla luce degli
         esempi contenuti nel centesimo ‘considerando’ della direttiva in parola, devono considerarsi quali divieti assoluti, preclusi
         a norma dell’art. 24, n. 1, della medesima direttiva, anche le regole professionali che proibiscono di fornire, nell’ambito
         di uno o più mezzi di comunicazione, informazioni sul prestatore o sulla sua attività.
      
      30      Tuttavia, in forza dell’art. 24, n. 2, della direttiva 2006/123, letto alla luce del secondo periodo del centesimo ‘considerando’
         di quest’ultima, gli Stati membri rimangono liberi di prevedere divieti relativi al contenuto o alle modalità delle comunicazioni
         commerciali per quanto riguarda le professioni regolamentate, purché le regole previste siano giustificate e proporzionate
         al fine di garantire in particolare l’indipendenza, la dignità e l’integrità della professione, nonché il segreto professionale
         necessario in sede di esercizio di quest’ultima.
      
      31      Al fine di stabilire se la normativa nazionale controversa rientri nell’ambito di applicazione dell’art. 24 della direttiva
         in parola, occorre anzitutto stabilire se il «démarchage» configuri una comunicazione commerciale ai sensi di tale articolo.
      
      32      La nozione di «comunicazione commerciale» è definita all’art. 4, punto 12, della direttiva 2006/123 come comprensiva di qualsiasi
         forma di comunicazione destinata a promuovere, direttamente o indirettamente, i beni, i servizi o l’immagine di un’impresa,
         di un’organizzazione o di una persona che svolge un’attività commerciale, industriale, artigianale o che esercita una professione
         regolamentata. Tuttavia, esulano da tale nozione, in primo luogo, le informazioni che consentono l’accesso diretto all’attività
         dell’impresa, dell’organizzazione o della persona, quali un nome di dominio o un indirizzo di posta elettronica, nonché, in
         secondo luogo, le comunicazioni relative ai beni, ai servizi o all’immagine dell’impresa, dell’organizzazione o della persona
         elaborate in modo indipendente, in particolare qualora esse siano fornite senza corrispettivo economico. 
      
      33      Di conseguenza, come sostenuto dal governo olandese, la comunicazione commerciale comprende non soltanto la pubblicità classica,
         ma anche altre forme di pubblicità e di comunicazione di informazioni destinate all’acquisizione di nuovi clienti. 
      
      34      Per quanto riguarda la nozione di «démarchage», va rilevato che né la direttiva 2006/123 né alcun altro atto normativo dell’Unione
         contengono una definizione di tale nozione. Inoltre, la sua portata può variare negli ordinamenti giuridici dei diversi Stati
         membri. 
      
      35      Ai sensi dell’art. 12‑I del codice di deontologia in esame nella causa principale, deve considerarsi atto di «démarchage»
         quello con il quale un dottore commercialista/esperto contabile prende contatto con un terzo, che non l’abbia richiesto, al
         fine di proporgli i propri servizi.
      
      36      A tal riguardo, va evidenziato che, sebbene la portata esatta della nozione di «démarchage», ai sensi della normativa nazionale,
         non risulti dall’ordinanza di rinvio, il Conseil d’État, nonché tutti gli interessati che hanno presentato osservazioni alla
         Corte, considerano che il «démarchage» rientri nella nozione di «comunicazione commerciale», di cui all’art. 4, punto 12,
         della direttiva 2006/123.
      
      37      Secondo la Société fiduciaire, il «démarchage» si definisce come un’offerta personalizzata di beni o di servizi rivolta a
         una determinata persona giuridica o fisica che non l’abbia richiesta. Il governo francese aderisce a tale definizione, pur
         proponendo di distinguere due elementi, ossia, da un lato, un elemento di movimento, che risiede nel fatto di prendere contatto
         con un terzo che non lo ha richiesto, e, dall’altro, un elemento di contenuto consistente nella trasmissione di un messaggio
         a carattere commerciale. Secondo tale governo, è questo secondo elemento che costituisce, in particolare, una comunicazione
         commerciale ai sensi della direttiva 2006/123. 
      
      38      Da tali elementi si evince che il «démarchage» costituisce una forma di comunicazione di informazioni destinata alla ricerca
         di nuovi clienti. Orbene, come dedotto dalla Commissione, il «démarchage» implica un contatto personalizzato tra il prestatore
         e il potenziale cliente, al fine di presentare a quest’ultimo un’offerta di servizi. Per tale motivo, esso può essere qualificato
         come marketing diretto. Di conseguenza, il «démarchage» rientra nella nozione di «comunicazione commerciale», ai sensi degli
         artt. 4, punto 12, e 24 della direttiva 2006/123.
      
      39      La questione che si pone quindi è se il divieto di «démarchage» possa essere considerato un divieto assoluto in materia di
         comunicazioni commerciali ai sensi dell’art. 24, n. 1, di tale direttiva.
      
      40      Dalla formulazione dell’art. 12‑I del codice di deontologia oggetto della causa principale, nonché dalla «Griglia indicativa
         degli strumenti di comunicazione» predisposta dal Conseil supérieur de l’ordre des experts-comptables [Consiglio superiore
         dell’Ordine dei dottori commercialisti/esperti contabili], allegata alle osservazioni scritte del governo francese, risulta
         che, in forza della norma suddetta, gli esercenti la professione di dottore commercialista/esperto contabile devono astenersi
         da qualsiasi contatto personale non richiesto che possa essere considerato come un reclutamento di clientela o una proposta
         concreta di servizi commerciali.
      
      41      Va constatato che il divieto di «démarchage», quale previsto dal citato art. 12‑I, è concepito in modo ampio, poiché vieta
         qualsiasi atto di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi, a prescindere dalla sua forma, dal suo
         contenuto o dai mezzi impiegati. Pertanto, tale divieto comprende la proibizione di tutti i mezzi di comunicazione che consentono
         l’attuazione di questa forma di comunicazione commerciale. 
      
      42      Ne consegue che un siffatto divieto deve essere considerato come un divieto assoluto in materia di comunicazioni commerciali,
         proibito dall’art. 24, n. 1, della direttiva 2006/123.
      
      43      Tale conclusione è conforme all’obiettivo di detta direttiva, che consiste, come ricordato al punto 26 della presente sentenza,
         nell’eliminare gli ostacoli alla libera prestazione dei servizi tra gli Stati membri. Infatti, una normativa di uno Stato
         membro che vieti ai dottori commercialisti/esperti contabili di procedere a qualsiasi atto di «démarchage» può ledere maggiormente
         i professionisti provenienti da altri Stati membri, privandoli di un mezzo efficace di penetrazione del mercato nazionale
         di cui trattasi. Un siffatto divieto costituisce pertanto una restrizione alla libera prestazione dei servizi transfrontalieri
         (v., per analogia, sentenza 10 maggio 1995, causa C‑384/93, Alpine Investments, Racc. pag. I‑1141, punti 28 e 38).
      
      44      Il governo francese sostiene che il «démarchage» lede l’indipendenza dei soggetti esercitanti tale professione. A suo avviso,
         essendo i dottori commercialisti/esperti contabili incaricati di controllare la contabilità di imprese e organismi ai quali
         essi non sono vincolati da un contratto di lavoro, nonché di attestare la regolarità e la veridicità dei risultati di esercizio
         di tali imprese od organismi, è indispensabile che i suddetti professionisti non siano sospettati di alcuna compiacenza nei
         confronti dei loro clienti. Orbene, mediante una presa di contatto con il dirigente dell’impresa o dell’organismo interessati,
         il dottore commercialista/esperto contabile rischierebbe di modificare la natura del rapporto che deve abitualmente intrattenere
         con il suo cliente, ciò che dunque nuocerebbe alla sua indipendenza. 
      
      45      Tuttavia, come constatato al punto 42 della presente sentenza, la normativa di cui trattasi nella causa principale vieta totalmente
         una forma di comunicazione commerciale e rientra pertanto nell’ambito di applicazione dell’art. 24, n. 1, della direttiva
         2006/123. Tale normativa è dunque incompatibile con la direttiva 2006/123 e non può essere giustificata in forza dell’art. 24,
         n. 2, di quest’ultima, anche se essa è non discriminatoria, fondata su un motivo imperativo di interesse generale e proporzionata.
      
      46      Alla luce di tutte queste considerazioni, la questione deferita va risolta dichiarando che l’art. 24, n. 1, della direttiva
         2006/123 deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale la quale vieti totalmente agli esercenti
         una professione regolamentata, come quella di dottore commercialista/esperto contabile, di effettuare atti di promozione commerciale
         diretta e ad personam dei propri servizi («démarchage»).
      
       Sulle spese
      47      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:
      L’art. 24, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 12 dicembre 2006, 2006/123/CE, relativa ai servizi
            nel mercato interno, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale la quale vieti totalmente
            agli esercenti una professione regolamentata, come quella di dottore commercialista/esperto contabile, di effettuare atti
            di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi («démarchage»).
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.