CELEX: 62002CC0384
Language: it
Date: 2004-05-25
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Poiares Maduro del 25 maggio 2004. # Procedimento penale a carico di Knud Grøngaard e Allan Bang. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Københavns Byret - Danimarca. # Direttiva 89/592/CEE - Insider trading - Comunicazione a terzi di informazioni privilegiate - Divieto. # Causa C-384/02.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALEPOIARES MADUROpresentate il 25 maggio 2004(1)
         Causa C-384/02Anklagemyndigheden contro Knud Grøngaard Allan Bang [domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dal Københavns Byret (Danimarca)]Anklagemyndigheden contro Knud Grøngaard Allan Bang [domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dal Københavns Byret (Danimarca)]
            «Direttiva 89/592  –  Divieto di comunicare informazioni privilegiate a terzi, se non nell'ambito del normale esercizio del lavoro, della professione
               o delle funzioni  –  Informazioni privilegiate riguardanti due società quotate in borsa  –  Membro del consiglio d'amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti  –  Membro di un comitato aziendale del gruppo costituito tra una federazione sindacale e una società»
            
            
      
         
        1.        La presente domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l’interpretazione dell’art. 3, lett. a), della direttiva del Consiglio
      del 13 novembre 1989, 89/592/CEE, sul coordinamento delle normative concernenti le operazioni effettuate da persone in possesso
      di informazioni privilegiate (insider trading) 
         			(2)
         		. Più precisamente, si tratta di determinare in quali circostanze e condizioni le persone che dispongono di informazioni privilegiate
      siano autorizzate a comunicare le informazioni di cui trattasi ad un terzo «nell’ambito del normale esercizio del loro lavoro,
      della loro professione o delle loro funzioni».
      
      
      I –  Fatti, diritto applicabile e questioni sottoposte a pronuncia pregiudiziale 
      
        2.        In un procedimento penale dinanzi al Københavns Byret (Tribunale di Copenaghen) i sigg. Grøngaard e Bang sono stati imputati
      di aver comunicato informazioni di carattere privilegiato.
      
      
        3.        Il sig. Bang è il presidente politicamente eletto del Finansforbundet, federazione sindacale che rappresenta i lavoratori
      del settore finanziario.
      
      
        4.        Il sig. Grøngaard era, all’epoca dei fatti, il membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti
      della società RealDanmark, quotata in borsa e grande istituto finanziario. Il sig. Grøngaard era stato anche nominato dal
      Finansforbundet membro del comitato aziendale del gruppo, istituito in base ad un accordo tra la RealDanmark e il Finansforbundet.
      Il sig. Grøngaard ricopre anche la carica di segretario del Kapitalkreds (Settore capitale), uno degli 11 settori del Finansforbundet.
      
      
      
        5.        Il sig. Grøngaard comunicava informazioni privilegiate al sig. Bang in due occasioni. Successivamente ad una seduta straordinaria
      del consiglio di amministrazione della RealDanmark, tenutasi il 22 agosto 2000, il 23 agosto comunicava per la prima volta
      al sig. Bang i dettagli della trattativa di fusione avviata con la Dansk Bank, un istituto finanziario quotato in borsa.
      
      
        6.        Tra il 28 agosto 2000 e il 4 settembre 2000, il sig. Bang si consultava con le sig.re Madsen e Nielsen, suoi due vicesegretari,
      e con il sig. Christensen, suo collega presso il segretariato del Finansforbundet, passando loro le stesse informazioni che
      gli erano state fornite dal sig. Grøngaard. Il 31 agosto 2000, il sig. Christensen acquistava azioni della RealDanmark per
      EUR 48 000 circa.
      
      
        7.        Il 18 settembre 2000, nel corso della seduta del consiglio di amministrazione della RealDanmark, si discuteva ancora in ordine
      ai particolari della fusione. Lo stesso argomento di discussione veniva dibattuto nella seduta straordinaria del comitato
      aziendale del gruppo, tenutasi il 22 settembre 2000. Il sig. Grøngaard assisteva ad entrambe le sedute. Si rivolgeva nuovamente
      al sig. Bang il 26 settembre 2000, nell’intento di aiutare gli impiegati a venire a termini con le conseguenze della fusione.
      Essi, discutevano in particolare il calendario previsto per la fusione, nonché il previsto aumento del valore delle azioni
      della RealDanmark, stimato all’incirca tra il 60% e il 70%.
      
      
        8.        Rispettivamente il 27 e il 28 settembre 2000, il sig. Bang comunicava le informazioni ottenute al sig. Larsen, capo del segretariato
      generale del Finansforbundet e al suo collega, il sig. Christensen, compresa la data prevista per rendere pubblica la fusione
      e il rapporto di cambio previsto. Il 29 settembre 2000, il sig. Christensen acquistava ulteriori azioni della RealDanmark
      per EUR 214 000 circa.
      
      
        9.        La fusione tra la RealDanmark e la Dansk Bank veniva resa nota il 2 ottobre 2000. Successivamente all’annuncio, il corso delle
      azioni quotate in borsa della RealDanmark aumentava del 65%. Il 2 e il 3 ottobre 2000, il sig. Christensen vendeva le proprie
      azioni della RealDanmark realizzando un guadagno netto pari a EUR 180 000 circa. Veniva successivamente condannato a 6 mesi
      di reclusione per l’utilizzazione di notizie riservate.
      
      
        10.      Nei confronti dei sigg.  Bang e Grøngaard veniva avviato un procedimento penale per aver divulgato informazioni privilegiate,
      in violazione dell’art. 36, n. 1, della Lov om Vælrdipapirhandel (legge danese sulla negoziazione dei valori mobiliari) (in
      prosieguo: la «legge sulla negoziazione dei valori mobiliari»). Ai sensi dell’art. 94, n. 1, punto 1), di tale legge essi
      rischiano un’ammenda o la detenzione fino a 18 mesi. Queste disposizioni sono parte della normativa danese di attuazione della
      direttiva, recepita agli artt.  34-39 e 93-96 della legge sulla negoziazione dei valori mobiliari. L’art. 36, n. 1, della
      legge stabilisce che «chi dispone di informazioni privilegiate non può comunicare 
         			(3)
         		 tali informazioni ad altri, a meno che le comunicazioni siano nell’ambito del normale esercizio del lavoro, della professione
      o della funzione dell’interessato». Questo divieto di comunicazione si applica a tutti gli «insider», vale a dire a qualsiasi
      persona in possesso di informazioni privilegiate. L’art. 3, lett. a), della direttiva vieta invece solamente alle persone
      aventi direttamente accesso alle informazioni privilegiate «di comunicare tale informazione privilegiata a un terzo, se non
      nell’ambito del normale esercizio del loro lavoro, della loro professione o delle loro funzioni».
      
      
        11.      L’art. 1, punto 1), della direttiva definisce le informazioni privilegiate come «un’informazione che non è stata resa pubblica,
      che ha un carattere preciso e che concerne uno o più emittenti di valori mobiliari o uno o più valori mobiliari e che, se
      resa pubblica, potrebbe influire in modo sensibile sul corso di tale o tali valori mobiliari». L’art. 2, punto 1), della direttiva
      definisce persone che dispongono di un’informazione privilegiata coloro che possono accedere alle informazioni privilegiate
      «a motivo della loro qualità di membri degli organi di amministrazione, di direzione o di sorveglianza dell’emittente, – a
      motivo della loro partecipazione nel capitale dell’emittente, oppure (…) a motivo del loro lavoro, della loro professione
      e delle loro funzioni».
      
      
        12.      L’art. 36, n. 1, della legge sulla negoziazione dei valori mobiliari ha una portata più ampia rispetto a quella dell’art. 3,
      lett. a), della direttiva, conformemente a quanto disposto dall’art. 6 della direttiva, che permette a ciascuno Stato membro
      di stabilire disposizioni più severe di quelle previste dalla direttiva e, in particolare, di estendere la portata del divieto,
      di cui all’art. 3.
      
      
        13.      Alla luce di queste circostanze, il giudice nazionale sottoponeva alla Corte per una pronuncia pregiudiziale le questioni
      indicate di seguito:
      
      «1)
         Se l’art. 3, lett. a), della direttiva 89/592 vieti ad una persona di comunicare informazioni privilegiate qualora essa le
            abbia ricevute nella sua qualità di membro del consiglio di amministrazione, eletto dai dipendenti dell’impresa a cui si riferiscono
            le informazioni privilegiate e la comunicazione venga effettuata nei confronti del presidente dell’organizzazione sindacale
            a cui sono iscritti i dipendenti che hanno eletto membro del consiglio di amministrazione la persona di cui trattasi. 
         
      
      
      2)
         Se l’art. 3, lett. a), della direttiva 89/592 vieti ad una persona di comunicare informazioni privilegiate qualora essa le
            abbia ricevute nella sua qualità di membro del comitato di collegamento del gruppo dell’impresa e la comunicazione sia effettuata
            nei confronti del presidente dell’organizzazione sindacale che ha eletto membro del comitato di collegamento la persona di
            cui trattasi.
         
      
      
      3)
         Se l’art. 3, lett. a), della direttiva 89/592 vieti al presidente di un’organizzazione sindacale di comunicare informazioni
            privilegiate qualora esso le abbia ricevute nelle circostanze descritte nella questione 1 e la comunicazione avvenga, rispettivamente,
            nei confronti
         
      
      
         
            a)
               dei suoi due vicepresidenti, 
            
      
      
      
         
            b)
               del responsabile amministrativo di livello più elevato della segreteria dell’organizzazione, e 
            
      
      
      
         
            c)
               di collaboratori del presidente stesso nella segreteria dell’organizzazione. 
            
      
      
      
      4)
         Se l’art. 3, lett. a), della direttiva 89/592 vieti al presidente di un’organizzazione sindacale di comunicare informazioni
            privilegiate qualora esso le abbia ricevute nelle circostanze descritte nella questione 2 e la comunicazione avvenga, rispettivamente,
            nei confronti 
         
      
      
         
            a)
               dei suoi due vicepresidenti,
            
      
      
      
         
            b)
               del responsabile amministrativo di livello più elevato della segreteria dell’organizzazione, e 
            
      
      
      
         
            c)
               di collaboratori del presidente stesso nella segreteria dell’organizzazione. 
            
      
      
      
      5)
         Quale importanza abbia ai fini della soluzione delle questioni da 1 a 4 il fatto che le informazioni privilegiate comunicate
            siano
         
      
      
         
            a)
               informazioni relative al fatto che sono state avviate trattative circa una fusione tra due società quotate in borsa, 
            
      
      
      
         
            b)
               informazioni relative alla data prevista per una fusione tra due società quotate in borsa, o 
            
      
      
      
         
            c)
               informazioni sull’entità dell’aumento del corso delle azioni di una società quotata in borsa, che ci si può attendere in quanto
                  la società deve fondersi con un’altra società quotata in borsa».
               
            
      
      
      
      
        14.      Osservazioni scritte sono state presentate dai sigg. Grøngaard e Bang, dal governo danese e dalla Commissione. Osservazioni
      orali sono state presentate in udienza il 24 marzo 2004 per conto dei sigg. Grøngaard e Bang, del governo danese, del governo
      svedese e della Commissione. 
      
      
      II –  Valutazione 
      
        15.      La questione rinviata dal giudice nazionale verte sull’interpretazione da darsi all’art. 3, lett. a), della direttiva e, in
      particolare, su quale dovrebbe essere l’ambito del «normale esercizio del loro lavoro, della loro professione o delle loro
      funzioni» affinché le persone in possesso delle informazioni privilegiate possano comunicarle. Ciò deve essere esaminato in
      relazione a tre diversi contesti.
      
      
        16.      Con la prima questione si vuol sapere se un membro del consiglio di amministrazione eletto dai dipendenti sia legittimato
      a comunicare informazioni privilegiate al segretario generale di un’organizzazione sindacale.
      
      
        17.      La seconda questione riguarda il rapporto esistente tra un membro del comitato aziendale del gruppo di un’impresa e il segretario
      generale dell’organizzazione sindacale che rappresenta.
      
      
        18.      La terza e la quarta questione attengono entrambe al problema di accertare se il segretario generale di un’organizzazione
      sindacale possa rivelare informazioni privilegiate a determinati membri della detta organizzazione sindacale. Esse possono
      di conseguenza essere trattate congiuntamente.
      
      
        19.      Con la quinta questione si intende chiarire se il tipo di informazione privilegiata comunicata sia rilevante ai fini dell’interpretazione
      dell’art. 3, lett. a), della direttiva. Svolgerò le mie considerazioni sulla quinta questione quando valuterò la liceità delle
      comunicazioni rese nelle circostanze descritte dalle prime quattro questioni. 
      
      
        20.      Sebbene l’oggetto principale del caso di specie sia la portata della deroga al divieto di divulgazione di informazioni privilegiate,
      gli argomenti presentati alla Corte menzionano i diritti sociali fondamentali all’informazione e alla consultazione dei lavoratori.
      Il diritto del lavoratore ad essere informato e consultato può entrare in conflitto con le prescrizioni in materia di divulgazione
      di informazioni privilegiate dettate dalla direttiva per un buon funzionamento dei mercati finanziari 
         			(4)
         		.
      
      
        21.      Infatti, nei limiti in cui la direttiva – e nella fattispecie la legge danese in materia di insider trading – contiene un
      divieto di divulgazione di informazioni privilegiate che comprende informazioni relative alle fusioni previste aventi possibili
      ripercussioni sui dipendenti, potrebbero sussistere casi in cui la detta disposizione possa trovarsi in conflitto con il diritto
      dei lavoratori a ricevere informazioni su fatti atti ad influenzare la loro situazione. E ciò in quanto il divieto di comunicazione
      di informazioni privilegiate contenuto nella direttiva si applica a tutti i potenziali investitori, senza considerarne lo
      specifico ruolo in seno alla società (vale a dire senza distinguere tra direzione e lavoratori). Sarà quindi necessario conciliare
      gli obiettivi perseguiti dalle due normative, anche laddove esse non entrino in conflitto diretto.
      
      
        22.      Tenendo a mente la tutela dei diritti sociali sanciti dal diritto comunitario, e prima di affrontare le questioni rinviate
      dal giudice nazionale, vorrei per prima cosa chiarire la funzione del divieto di comunicazione di informazioni privilegiate
      nella direttiva, e questo prima di definire in quali circostanze le persone possano invocare la deroga al divieto di divulgazione
      prevista dall’art. 3, lett. a), della direttiva nei tre contesti precedentemente richiamati.
      
      
       A –  Sulla funzione del divieto di divulgazione della direttiva 
      
        23.      Le parti hanno espresso pareri contrastanti sulla portata da attribuire all’art. 3, lett. a), della direttiva. I sigg. Grøngaard
      e Bang ritengono che un’interpretazione restrittiva dell’art. 3, lett. a), della direttiva sarebbe contraria al principio
      «nulla poena sine lege», nonché l’art. 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
      fondamentali 
         			(5)
         		.
      
      
        24.      Sebbene io convenga che la natura penale di questo caso richiede l’applicazione del principio di legalità, ritengo che questo
      principio abbia un impatto diverso da quanto fatto valere dai sigg. Grøngaard e Bang. Si tenga innanzi tutto presente che,
      ai sensi dell’art. 13 della direttiva, gli Stati membri devono solo garantire che le «sanzioni [siano] sufficientemente dissuasive
      da indurre al rispetto [delle sue] disposizioni». Le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni della
      direttiva non sono pertanto necessariamente di natura penale, come invece previsto dall’art. 94, n. 1, sub 1), della legge
      sulla negoziazione di valori mobiliari. L’interpretazione della portata di una direttiva non dipende tuttavia dal tipo di
      procedimento nazionale (civile, penale, amministrativo) nel corso del quale tale interpretazione viene richiesta 
         			(6)
         		. Pertanto, mentre la Corte si limita a dare un’interpretazione della direttiva, al giudice a quo è affidato il compito di
      «garantire il rispetto di tale principio [di legalità] in sede di interpretazione, alla luce del testo e delle finalità della
      direttiva, del diritto nazionale adottato per attuare quest’ultima» 
         			(7)
         		. Il principio di legalità quindi, di per sé, non esige una specifica interpretazione del divieto di comunicazione di informazioni
      privilegiate previsto dall’art. 3, lett. a), della direttiva.
      
      
        25.      Le altre osservazioni formulate dinanzi alla Corte vanno a sostegno di un’interpretazione restrittiva della deroga al divieto
      di comunicazione di informazioni privilegiate, che dovrebbe, a mio avviso, prevalere per le ragioni che mi accingo ad esporre.
      
      
        26.      Nelle osservazioni presentate dall’Anklagemyndighed (Pubblico ministero) dinanzi al giudice nazionale e in quelle presentate
      dalla Commissione e dal governo danese dinanzi a questa Corte, sono stati svolti diversi argomenti a sostegno di questa tesi.
      In primo luogo, secondo l’Anklagemyndighed e il governo danese, un’interpretazione restrittiva è corroborata dalla interpretazione
      letterale della disposizione. In secondo luogo, una simile interpretazione è in linea con le finalità della direttiva, la
      quale intende garantire che gli investitori siano posti in condizioni di parità e che essi siano tutelati dall’illecita utilizzazione
      di informazioni privilegiate. Per raggiungere questi obiettivi, il divieto di comunicazione di informazioni privilegiate ha
      una funzione preventiva. La Commissione sottolinea oltre a ciò il fatto che l’art. 3, lett. a), della direttiva costituisce
      un’eccezione alla regola generale, e, di conseguenza, deve essere interpretato restrittivamente.
      
      
        27.      Sebbene il preciso significato da attribuire all’art. 3, lett. a), della direttiva possa essere chiarito solamente in relazione
      a specifiche fattispecie, per valutarne la portata è utile identificare la funzione della disposizione di cui trattasi in
      seno alla direttiva. L’obiettivo principale della direttiva è quello di garantire il buon funzionamento dei mercati secondari
      dei valori mobiliari 
         			(8)
         		. A tal fine la direttiva promuove la fiducia degli investitori 
         			(9)
         		. Tale fiducia riposa sulla circostanza che tutti gli investitori siano posti in condizioni di parità 
         			(10)
         		. Da questo postulato consegue che tutti gli investitori devono poter parimenti accedere alle informazioni. Il fatto che tutti
      gli investitori godano di pari accesso alle informazioni riguardanti società quotate in borsa e titoli garantisce, infatti,
      la razionale formazione del prezzo di mercato.
      
      
        28.      Per porre gli investitori in condizioni di parità nei mercati finanziari si può agire in due modi. Da un lato, ciò implica
      un obbligo di trasparenza, con cui si impone alle società quotate in borsa la pubblicazione di un certo numero di informazioni
      rilevanti, cosicché il corso delle azioni corrisponda al valore reale della società 
         			(11)
         		. Ciò permette a tutti gli investitori di valutare il corso delle azioni riferendosi alla reale situazione della società considerata.
      Dall’altro, le condizioni di parità degli investitori possono essere garantite dal divieto di utilizzare e divulgare informazioni
      privilegiate, disposto dalla direttiva 
         			(12)
         		.
      
      
        29.      Il caso in esame riguarda solamente il divieto di comunicazione di informazioni privilegiate, come disposto dall’art. 3, lett. a),
      della direttiva. La ratio sottesa al divieto di comunicazione di informazioni privilegiate è che il rischio di un abuso aumenta
      in proporzione al numero di persone in possesso delle informazioni, ripercuotendosi sull’integrità del mercato. Il divieto
      di comunicazione funge quindi da necessario corollario al divieto d’utilizzazione delle informazioni privilegiate e ha una
      funzione preventiva. Si noti altresì, che detto divieto è limitato alle informazioni privilegiate come definite dall’art. 2
      della direttiva e perdura solamente fino a quando l’informazione è resa pubblica. Qualsiasi eccezione a detto divieto rischia
      di minare la fiducia degli investitori nel mercato e dovrebbe essere pertanto interpretata in senso restrittivo.
      
      
        30.      Sebbene, alla luce degli obiettivi della direttiva, sembri che qualsiasi deroga al divieto di cui all’art. 3, lett. a), della
      direttiva debba essere interpretata restrittivamente, il significato letterale dell’espressione «nell’ambito del normale esercizio
      del loro lavoro, della loro professione o delle loro funzioni» pare, a prima vista, avere portata illimitata, giacché invocabile,
      in linea di principio, da qualsiasi persona in possesso di informazioni privilegiate, indipendentemente dall’attività svolta.
      Tuttavia, le circostanze nella quale può essere lecito comunicare informazioni privilegiate dovranno essere esaminate alla
      luce del contesto pratico in cui la comunicazione ha avuto luogo.
      
      
        31.      L’Anklagemyndighed e il governo danese fanno notare che i lavori preparatori della direttiva 
         			(13)
         		 prevedono un’eccezione al divieto di comunicazione di informazioni privilegiate solamente laddove necessario e opportuno.
      
      
      
        32.      I sigg. Grøngaard e Bang sostengono tuttavia che, ai sensi di una giurisprudenza costante 
         			(14)
         		, i lavori preparatori non possono essere utilizzati al fine dell’interpretazione quando la formulazione di tali documenti
      non trovi riscontro nel testo della disposizione di cui trattasi.
      
      
        33.      Convengo che non è possibile desumere un criterio generale dai lavori preparatori, in quanto essi possono solo integrare il
      significato letterale della disposizione di cui trattasi. Nel caso in esame, si può inoltre aggiungere che i documenti preparatori
      menzionati non sono stati pubblicati e ciò ne impedisce l’uso al fine di interpretazione della direttiva. Il concetto di «normale»
      sarà di fatto interpretato in base al contesto nazionale. Nondimeno i lavori preparatori suffragano la tesi che sia appropriata
      un’interpretazione restrittiva della deroga al divieto di comunicare di informazioni privilegiate 
         			(15)
         		.
      
      
        34.      Da ultimo è importante rilevare che, la definizione di quali attività dei membri del consiglio di amministrazione rientrino
      nell’«ambito del normale esercizio del loro lavoro, della loro professione o delle loro funzioni» dipenderà considerevolmente
      dalle norme di diritto nazionale che disciplinano l’esercizio e la natura di tali attività. Il giudice nazionale dovrà pertanto
      integrare le indicazioni relative a come interpretare la disposizione comunitaria fornite dalla Corte con un’analisi delle
      leggi nazionali pertinenti che definiscono e regolano le diverse attività professionali nell’esercizio delle quali potrebbe
      verificarsi una comunicazione di informazioni privilegiate.
      
      
       B –  Comunicazione di informazioni privilegiate al segretario generale di un’organizzazione sindacale da parte di un membro del
         consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti 
      
        35.      Occorre qui distinguere due ipotesi. Nella prima, il membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei
      dipendenti chiede il consiglio di un esperto; nella seconda, egli consulta la propria «base» (che si tratti degli azionisti
      o dei dipendenti della società).
      
      
       1. Ipotesi di un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti che consulta il segretario generale
      dell’organizzazione sindacale, in quanto di esperto in relazioni sociali e industriali.
      
        36.      Nell’esaminare l’ipotesi in cui il membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti della società
      consulta il segretario generale dell’organizzazione sindacale quale esperto di relazioni sociali e industriali 
         			(16)
         		, affronterò tre punti: in primo luogo, la facoltà di consultare un esperto; in secondo luogo se il segretario generale di
      un’organizzazione sindacale debba essere considerato un esperto di relazioni sociali e industriali; in terzo luogo, la portata
      di una trasmissione ammissibile delle informazioni. 
      
      
        37.      In relazione al primo punto, il sig. Grøngaard sostiene che, in qualità di membro del consiglio di amministrazione, poteva
      legittimamente consultare il segretario generale di un’organizzazione sindacale relativamente alle difficili decisioni che
      doveva prendere in merito alla fusione prevista.
      
      
        38.      La Commissione e il governo danese, ammettono che un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei
      dipendenti della società possa, nell’esercizio delle sue funzioni in seno alla società, consultare un esperto, ma sottolineano
      che la richiesta di consulenza è legittima solamente se è fatta nell’interesse della società e se l’esperto è vincolato ad
      un obbligo di riservatezza. All’udienza, il governo danese ha sostenuto che la consultazione del segretario generale di un’organizzazione
      sindacale da parte di un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti sarà nell’interesse
      della società solamente in casi eccezionali.
      
      
        39.      Tutte le parti concordano pertanto sul fatto che un membro del consiglio di amministrazione, che chiede un parere ad un esperto,
      agisce nell’ambito del normale esercizio delle proprie funzioni. Convengono altresì sul fatto che un membro del consiglio
      di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti gode del medesimo diritto. Tuttavia, ciò non equivale ad autorizzare
      i membri del consiglio di amministrazione a comunicare informazioni privilegiate ai loro consulenti. Inoltre, come fatto notare
      dalla Commissione e dai governi danese e svedese, poiché il diritto delle società è armonizzato dalla normativa comunitaria
      solo in minima parte, cosa costituisca l’ambito del normale esercizio del lavoro di un membro del consiglio di amministrazione
      dovrà essere determinato alla luce di quanto disposto dal diritto nazionale applicabile. La normativa comunitaria impone tuttavia
      dei limiti all’interpretazione del diritto nazionale. 
      
      
        40.      Innanzi tutto il giudice nazionale sarà ovviamente tenuto ad interpretare le disposizioni pertinenti del diritto nazionale
      alla luce delle finalità della direttiva, tenendo presente che qualsiasi deroga al divieto di comunicazione delle informazioni
      privilegiate rischia di minare la fiducia nei mercati finanziari. Ciò comporta la ponderazione tra la possibilità per un membro
      del Consiglio di amministrazione di chiedere un parere qualificato su un’operazione e il rischio che consentire la divulgazione
      di informazioni leda il principio di parità di trattamento tra investitori.
      
      
        41.      Per salvaguardare il principio della tutela dell’investitore, la facoltà in capo ad un membro del consiglio di amministrazione
      di comunicare informazioni privilegiate deve essere limitata in funzione della obiettiva necessità che egli ha di ricorrere
      ad una consulenza, della necessità per l’esperto di accedere a informazioni privilegiate e infine del tipo di informazione
      trasmessa. In altre parole, un membro del consiglio di amministrazione è legittimato a comunicare informazioni privilegiate
      nell’ambito del normale esercizio delle sue funzioni solamente se la consulenza richiesta è strumentale all’esercizio delle
      sue funzioni e la comunicazione si limita alle informazioni strettamente necessarie per ottenere la consulenza di cui trattasi.
      
      
      
        42.      In secondo luogo, l’interpretazione data dal giudice nazionale alla deroga al divieto di comunicazione di informazioni privilegiate
      dovrà essere conforme ai diritti sociali fondamentali tutelati dal diritto comunitario. Difatti, come menzionato dal governo
      svedese nelle sue osservazioni orali dinanzi alla Corte, la direttiva non contempla un divieto assoluto di comunicare informazioni
      privilegiate. Si dovranno pertanto considerare anche interessi diversi dal buon funzionamento dei mercati finanziari, come
      gli interessi dei lavoratori. Di conseguenza, gli interessi dei lavoratori, e in particolare le conseguenze che l’operazione
      può avere sulla loro situazione occupazionale, saranno importanti nel valutare se, per svolgere la specifica funzione di membro
      del consiglio d’amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti, sia necessario consultare un esperto di relazioni
      sociali e industriali.
      
      
        43.      Un secondo punto deve essere sollevato riguardo alla possibilità che il segretario generale di un sindacato possa fungere
      da esperto di relazioni sociali e industriali. In altre parole, la conclusione che un membro del consiglio di amministrazione
      sia legittimato a consultare un esperto di relazioni sociali e industriali non sarebbe sufficiente ad autorizzare il sig. Grøngaard
      alla comunicazione di informazioni privilegiate al segretario generale della propria organizzazione sindacale. E’ altresì
      necessario valutare se quest’ultimo possa essere considerato un esperto di relazioni sociali e industriali e abbia agito in
      detto ruolo. In effetti ci si potrebbe chiedere se egli possa essere considerato un esperto indipendente, visto che il suo
      compito principale è quello di tutelare i diritti dei lavoratori. All’udienza, il governo danese ha cercato di operare una
      distinzione tra la consulenza fornita da un legale e la consulenza fornita dal segretario generale di un’organizzazione sindacale.
      Tuttavia, la definizione di ciò che può essere considerato consulenza di un esperto rischierebbe di limitare eccessivamente
      il diritto in capo ad un membro del consiglio di amministrazione di consultare, nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni,
      la persona che ritiene essere la più competente. In linea di principio, il diritto comunitario non sembra precludere al segretario
      generale di un’organizzazione sindacale di agire quale esperto in talune circostanze; si dovrà tuttavia verificare che il
      sig.  Grøngaard non stesse semplicemente comunicando informazioni ad una persona in circostanze non qualificabili come «consultazione
      di un esperto». 
      
      
        44.      Laddove il sig. Grøngaard stesse effettivamente agendo nell’esercizio delle proprie funzioni quando ha consultato il sig. Bang
      per una valutazione dell’impatto della fusione sui dipendenti della RealDanmark e il sig. Bang possa essere considerato un
      esperto di relazioni sociali e industriali, la liceità della comunicazione di notizie privilegiate sarà, in linea di principio,
      dimostrata. A questo punto resterà da considerare la portata di detta comunicazione. A tale riguardo, le parti presentano
      due opinioni contrastanti.
      
      
        45.      Da un lato, l’Anklagemyndighed ritiene che quanto, più le informazioni privilegiate possono influenzare il corso delle azioni
      tanto più raramente la loro comunicazione risulterà effettuata nell’ambito del normale esercizio del lavoro della persona
      considerata.
      
      
        46.      Dall’altro lato, il sig. Grøngaard sostiene che non dovrebbe sussistere alcun nesso tra il tipo di informazione comunicata
      e la possibilità di comunicare detta informazione nell’ambito del normale esercizio del lavoro. Egli giustifica nondimeno
      la comunicazione del calendario preciso della fusione con la necessità di spiegare perché il Finansforbundet avrebbe dovuto
      approntare risorse al fine di creare una task force con riferimento alla fusione. Sostiene inoltre di aver dovuto comunicare
      le informazioni relative al tasso di conversione prevedibile per valutare se fosse probabile un’offerta concorrente per la
      società.
      
      
        47.      Su questo punto, il sistema generale della direttiva impone di interpretare in senso restrittivo che cosa possa essere lecitamente
      comunicato. Come ricordato in precedenza, l’art. 2 della direttiva definisce il concetto di informazione privilegiata in senso
      funzionale. Privilegiata è l’informazione che può influire sulle quotazioni di borsa. La comunicazione di informazioni privilegiate
      comporta pertanto necessariamente il rischio di mettere chi le riceve in grado di prevedere una variazione delle quotazioni.
      Nella maggior parte dei casi si rivela inoltre impossibile stabilire se l’informazione privilegiata abbia maggiore o minore
      probabilità di influire sulle quotazioni. Si deve altresì tenere presente che ogni deroga al divieto di comunicare di informazioni
      privilegiate previsto all’art. 3, lett. a), della direttiva, ne riduce automaticamente la funzione preventiva.
      
      
        48.      Infine, e contrariamente a quanto affermato sia dalla Commissione sia dal governo danese, non pare necessario subordinare
      la liceità di una comunicazione di informazioni privilegiate, ai sensi dell’art. 3, lett. a), della direttiva, all’esistenza
      di uno specifico obbligo di riservatezza. L’art. 2, n. 1, terzo trattino, della direttiva già stabilisce infatti un obbligo
      di riservatezza, laddove le persone abbiano accesso a informazioni privilegiate «a motivo del loro lavoro, della loro professione
      e delle loro funzioni». 
      
      
       2. Ipotesi di un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti della società che consulti il
      segretario generale di un’organizzazione sindacale, che agisce in detto ruolo, in quanto sua «base».
      
        49.      Ci si domanda se, oltre a consultare il segretario generale in qualità d’esperto, il sig. Grøngaard fosse legittimato consultarlo
      in quanto sua «base».
      
      
        50.      Il sig. Grøngaard sostiene che, in considerazione del fatto che tutti i membri del consiglio di amministrazione godono di
      pari diritti e prerogative, vietare ai membri del consiglio di amministrazione eletti in rappresentanza dei dipendenti di
      comunicare informazioni privilegiate alla loro «base», comporterebbe una discriminazione nei loro confronti, giacché il diritto
      danese permette ai membri del consiglio di amministrazione di comunicare informazioni agli azionisti con i quali intrattengono
      particolari rapporti, o ai quali devono la propria nomina, senza per questo violare il loro dovere di riservatezza. Il sig. 
      Bang presenta argomentazioni analoghe sulla questione, basandosi su linee direttrici pubblicate dal Finansforbundet, secondo
      cui un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti della società può sempre consultarsi
      con il segretario generale dell’organizzazione sindacale, anche se è tenuto alla riservatezza.
      
      
        51.      La Commissione considera che, nel caso dei membri del consiglio di amministrazione, il loro operato debba sempre essere valutato
      prendendo in considerazione la loro «duplice lealtà», da un lato, nei confronti della società e, dall’altro, nei confronti
      delle persone cui devono la nomina o l’elezione, come gli azionisti. La Commissione esprime tuttavia i suoi dubbi sul fatto
      che consentire ad un membro del consiglio di amministrazione di consultare la propria «base» sia compatibile con le finalità
      della direttiva. 
      
      
        52.      Per il governo danese, la comunicazione di informazioni privilegiate da parte di un membro del consiglio di amministrazione
      alla sua «base» (sia essa costituita da azionisti o dipendenti della società) rientrerà nell’ambito del normale esercizio
      delle sue funzioni solamente se 1) è effettuata con mandato della società, 2) è oggettivamente giustificata dagli interessi
      della società e 3) soddisfa la necessità di informazione degli azionisti o dei dipendenti alla luce delle funzioni svolte
      dalla persona che fornisce l’informazione. 
      
      
        53.      Sebbene la valutazione circa la possibilità per un membro del consiglio di amministrazione di consultare la propria «base»
      dipenda parzialmente dal diritto delle società nazionale, in questa questione controversa sono rilevanti anche elementi di
      diritto comparato. La possibilità che un membro del consiglio di amministrazione consulti un azionista in qualità di «base»
      viene esclusa dal diritto tedesco 
         			(17)
         		. Nel diritto italiano, una parte della dottrina ammette che un membro del consiglio di amministrazione possa comunicare persino
      informazioni riservate, qualora, altrimenti, gli interessi degli azionisti rischino di essere pregiudicati 
         			(18)
         		. Il diritto olandese non consente, in linea di principio, comunicazioni individuali tra un membro del consiglio di amministrazione
      e un azionista. Solamente laddove, per esempio, il successo di un’offerta pubblica possa dipendere dal consenso di azionisti,
      questi possono essere informati di tale operazione prima che l’informazione sia resa pubblica 
         			(19)
         		. Nell’insieme, questa succinta esposizione di diritto comparato mostra che la consultazione della «base» da parte dei membri
      del consiglio di amministrazione è prevista solo da pochi ordinamenti, ed è legittima solo se soddisfa stringenti requisiti.
      
      
        54.      Potrebbe essere rilevante in proposito un’ulteriore considerazione. A mio avviso, la facoltà di consultare la propria «base»
      potrebbe differire a seconda che i membri del consiglio di amministrazione siano stati eletti dall’assemblea generale o dai
      dipendenti. Più che costituire una consultazione della «base» in senso stretto, i contatti tra un membro del consiglio di
      amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti della società e il segretario generale di un’organizzazione sindacale
      potrebbero essere intrinsecamente connessi alle funzioni svolte da un rappresentante di lavoratori, come suggerito dal governo
      svedese nelle osservazioni orali dinanzi a questa Corte. Ciò dovrà essere valutato alla luce della specifica normativa nazionale
      disciplinante la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al consiglio di amministrazione.
      
      
        55.      Nell’interpretare il diritto danese il giudice nazionale dovrà comunque prendere in considerazione il diritto comunitario
      sotto i tre seguenti aspetti. In primo luogo, il giudice nazionale dovrà interpretare le disposizioni di diritto nazionale
      alla luce del rischio che possa risultare compromessa la fiducia nei mercati finanziari, contrariamente alle finalità della
      direttiva. In secondo luogo, va rammentato che, per i motivi suesposti, una qualsiasi deroga al divieto di comunicazione di
      informazioni privilegiate dovrebbe essere interpretata in senso restrittivo. In terzo luogo, si dovrà tenere conto del diritto
      dei lavoratori ad essere informati e consultati, così come tutelato dal diritto comunitario.
      
      
        56.      I diritti sociali alla consultazione e all’informazione dei lavoratori sono sanciti, in particolare, dagli artt. 17 e 18 della
      Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, dall’art. 27 della Carta dei diritti fondamentali
      dell’Unione europea, nonché dall’art. 136 del Trattato CE, il quale dispone che «la Comunità e gli Stati membri (…) hanno
      come obiettivi la promozione [del] (…) dialogo sociale». Appartengono altresì all’ordinamento giuridico comunitario in quanto
      principi generali del diritto comunitario risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri 
         			(20)
         		. Siffatti diritti sono stati elaborati anche dal diritto derivato, ad esempio nella direttiva del Consiglio 94/45/CE 
         			(21)
         		. Tale direttiva, come interpretata dalla giurisprudenza, mira a «garantire che i lavoratori delle imprese di dimensioni comunitarie
      o dei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie siano adeguatamente informati e consultati in casi in cui le decisioni che
      influiscono sulle loro condizioni siano prese in uno Stato membro diverso da quello in cui lavorano» 
         			(22)
         		. Misure recenti, non ancora adottate all’epoca dei fatti in esame, conferiscono altresì ai lavoratori il diritto di essere
      informati e consultati relativamente ad eventi che potrebbero ripercuotersi sulla loro situazione 
         			(23)
         		. Siffatte misure sono tutte volte ad organizzare la circolazione delle informazioni all’interno della società e tendono a
      conferire ai rappresentanti dei lavoratori un maggiore diritto di accesso alle informazioni tramite comitati dei lavoratori
      o membri del consiglio di amministrazione eletti dai lavoratori, come avviene nelle società danesi. Potrebbero essere in certo
      modo rilevanti anche i diritti sociali connessi alla rappresentanza sindacale, sebbene sia pacifico che il diritto di creare
      associazioni sindacali e aderirvi, così come tutelato dal diritto comunitario 
         			(24)
         		, non comporta automaticamente un diritto alla trasmissione di informazioni privilegiate da una società all’organizzazione
      sindacale. Tutto quando si è detto dev’essere preso in considerazione nell’interpretare le disposizioni di diritto nazionale
      che disciplinano la consultazione da parte di un membro del consiglio di amministrazione della propria «base» (soprattutto
      per stabilire se debbano essere fatti rientrare nel concetto di «base» anche i lavoratori, laddove il diritto alla consultazione
      della «base» sia conferito dal diritto nazionale).
      
      
        57.      Infine, anche se il giudice nazionale dovesse stabilire che, ai sensi del diritto danese, tutti i membri del consiglio di
      amministrazione hanno diritto a consultare la propria «base», resterebbe tuttavia da chiarire se il segretario generale di
      un’organizzazione sindacale possa essere considerato come «base» di un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza
      dei dipendenti, giacché quest’ultimo rappresenta tutti i lavoratori di una società e non solo quelli iscritti al sindacato 
         			(25)
         		.
      
      
       C –  Comunicazione di informazioni privilegiate da parte di un membro del comitato aziendale del gruppo al segretario generale
         dell’organizzazione sindacale che lo ha eletto in carica 
      
        58.      Per risolvere tale questione è opportuno chiarire che, in questo caso, il sig. Grøngaard agisce in qualità di membro del comitato
      aziendale del gruppo e non di membro del consiglio di amministrazione, come nella prima questione. Si dovrà pertanto valutare
      l’applicazione dell’art. 3, lett. a), della direttiva a fronte di una diversa serie di circostanze. In questo caso, l’informazione
      privilegiata è stata divulgata da un membro del comitato aziendale del gruppo al segretario generale dell’organizzazione sindacale,
      che lo ha designato. 
      
      
        59.      I comitati aziendali sono un elemento specifico del diritto danese. In risposta ad una domanda posta dalla Corte nell’udienza
      del 4 febbraio 2004, è stato precisato che il comitato aziendale era stato istituito nel caso di specie da un accordo concluso
      tra la RealDanmark e il Finansforbundet. Esso è composto, da rappresentanti della direzione della RealDanmark e da rappresentanti
      dell’organizzazione sindacale in pari numero. Le interpretazioni date dal governo danese e dal sig. Grøngaard sulla possibilità
      che il comitato aziendale prenda decisioni vincolanti divergono. In generale, pare che l’istituzione del comitato aziendale
      consenta uno scambio organizzato di informazioni tra la società e il sindacato.
      
      
        60.      Il sig. Grøngaard ritiene che in qualità di rappresentante del Finansforbundet in seno al comitato aziendale del gruppo, egli
      poteva comunicare le informazioni privilegiate al segretariato generale di detta federazione sindacale.
      
      
        61.      La Commissione ammette la possibilità che un membro del comitato aziendale consulti un esperto, sempre che l’esperto sia tenuto
      all’obbligo di riservatezza. Pur esprimendo dubbi circa la possibilità di consentire la comunicazione di informazioni privilegiate
      alla «base», la Commissione riconosce che un membro di un comitato aziendale rappresentante un sindacato possa considerare
      detto sindacato quale sua «base». Sostiene altresì che qualsiasi comunicazione alla «base» dovrebbe essere subordinata alla
      condizione che il beneficiario dell’informazione sia vincolato ad un obbligo di riservatezza.
      
      
        62.      Il governo danese sostiene che occorre applicare condizioni identiche nel valutare la liceità della divulgazione di informazioni
      privilegiate ad opera di un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti o di un membro
      del comitato aziendale del gruppo.
      
      
        63.      Se il legame esistente tra il sindacato e il comitato aziendale del gruppo è sufficientemente forte da far concludere che
      la trasmissione delle informazioni al comitato aziendale equivalga ad una comunicazione delle informazioni al sindacato, in
      tal caso la comunicazione di informazioni privilegiate sarà da considerarsi lecita ai sensi dell’art. 3, lett. a), della direttiva.
      
      
        64.      Più in generale, e seguendo lo stesso schema d’analisi adottato per la questione precedente, il giudice nazionale dovrà determinare
      se il sig. Grøngaard, avendo in qualità di membro del comitato aziendale, fosse legittimato, nell’ambito del normale esercizio
      del suo lavoro, a comunicare informazioni privilegiate al segretario generale dell’organizzazione sindacale che egli rappresentava.
      Il giudice nazionale dovrà pertanto tener conto della natura della funzione da lui svolta in seno al comitato aziendale per
      stabilire se tale funzione implicasse la trasmissione di informazioni al segretario generale di un sindacato.
      
      
        65.      In merito alla portata della comunicazione di informazioni privilegiate, l’ordinanza di rinvio non specifica fino a che punto
      la fusione pianificata sia stata discussa dettagliatamente nell’ambito del comitato aziendale. Sarà compito del giudice nazionale
      stabilire quali informazioni siano state comunicate legittimamente, poiché dibattute nel corso della riunione del comitato
      aziendale, dando rilievo alla funzione preventiva dell’art. 3, lett. a), della direttiva. 
      
      
       D –  Comunicazione di informazioni privilegiate da parte del segretario generale di un’organizzazione sindacale ai membri della
         stessa 
      
        66.      Quest’ultima questione riguarda la diffusione di informazioni in seno ad un sindacato. Mentre non sembra rilevante considerare
      come siano state ottenute le informazioni, è indispensabile valutare la liceità della comunicazione. Andrebbe notato che questioni
      analoghe si presenteranno, ad esempio, in seno a qualsiasi istituto finanziario che presti consulenza ad una società. Sebbene
      la direttiva non stabilisca alcunché al riguardo, è importante rilevare che diverse autorità (di regolamentazione) dei mercati
      finanziari hanno introdotto linee di condotta che subordinano la comunicazione di informazioni privilegiate in seno ad un
      organismo a controlli e limitazioni 
         			(26)
         		.
      
      
        67.      Il sig. Bang sostiene di aver agito nei limiti della sua funzione di segretario generale di un sindacato quando ha trasmesso
      le informazioni fornitegli dal sig. Grøngaard ad una rosa ristretta di membri del detto sindacato. Dichiara che, se non avesse
      trasmesso l’informazione di cui trattasi, non avrebbe potuto svolgere la sua funzione. Invoca inoltre a suo favore il parere
      del Ministero della giustizia danese in data 23 novembre 2001, in base al quale la trasmissione di informazioni rientrava
      nell’ambito del normale esercizio delle sue funzioni. Benché il Ministero della giustizia danese esigesse anche che la trasmissione
      delle informazioni dovesse soddisfare criteri di opportunità e necessità e concludesse pertanto che la comunicazione delle
      informazioni nella fattispecie era illecita, il sig. Bang respinge tali criteri e ritiene lecita la comunicazione.
      
      
        68.      La posizione del governo danese sembra aver subito un’evoluzione tra le osservazioni scritte e quelle orali. In un primo tempo,
      esso era dell’opinione che, dal momento che il sig. Grøngaard aveva trasmesso illegittimamente le informazioni privilegiate
      al sig. Bang, quest’ultimo non poteva comunicarle legittimamente. Se la prima comunicazione fosse stata legittima, si sarebbe
      potuto sostenere che il segretario generale di un’organizzazione sindacale era legittimato, nell’ambito del normale esercizio
      delle sue funzioni, a trasmettere informazioni ai suoi colleghi più prossimi al fine di tutelare gli interessi degli iscritti
      al sindacato. All’udienza il governo ha rinunciato a questa distinzione, sostenendo che la comunicazione delle informazioni
      privilegiate poteva essere considerata lecita solo se effettuata nell’interesse della società da cui proveniva l’informazione.
      
      
        69.      La Commissione suggerisce di rispondere che il segretario generale di un’organizzazione sindacale non è, in linea di principio,
      legittimato a comunicare informazioni privilegiate, salvo nel caso in cui tale trasmissione avvenga nell’esercizio delle sue
      funzioni di consulente di una persona avente direttamente accesso alle informazioni privilegiate e i beneficiari dell’informazione
      siano vincolati all’obbligo di riservatezza. La Commissione sostiene che la circostanza che il presidente ottenga l’informazione
      da un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti di una società, ovvero da un membro
      del comitato aziendale è irrilevante.
      
      
        70.      A mio avviso, l’origine dell’informazione, vale a dire, se essa sia stata ottenuta dal sig. Grøngaard in qualità di membro
      del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti oppure dal medesimo in qualità di membro del comitato
      aziendale, è irrilevante. In entrambi i casi il sig. Bang soggiaceva al divieto di comunicare informazioni privilegiate previsto
      dall’art. 36, n. 1, della legge sulla negoziazione dei valori mobiliari. La questione da risolvere è pertanto se il sig. Bang
      fosse o meno legittimato a comunicare informazioni privilegiate «nell’ambito del normale esercizio (…) delle sue funzioni»
      in qualità di segretario generale di un’organizzazione sindacale. Tenendo presente la professione della persona che trasmette
      l’informazione, la divulgazione sarà lecita solo se avvenuta al fine di esercitare specifiche funzioni. La portata della trasmissione
      dovrà essere esaminata separatamente.
      
      
        71.      Quale segretario generale di un’organizzazione sindacale, il sig. Bang doveva tutelare gli interessi dei lavoratori, un compito
      che non avrebbe potuto eseguire da solo 
         			(27)
         		. Il sig. Bang pertanto poteva comunicare informazioni di natura privilegiata ai suoi colleghi, ma solo rispettanto limitazioni
      attinenti al tipo di informazione lecitamente comunicabile e ai destinatari della comunicazione. Il giudice nazionale dovrà
      ponderare, relativamente ad entrambi gli aspetti, la necessità di reagire contro i potenziali licenziamenti derivanti da una
      fusione progettata e il rischio che possa essere violato il principio di parità tra gli investitori sul mercato secondario.
      Sembra quindi evidente che il sig. Bang poteva comunicare alcune informazioni a taluni dei suoi colleghi ai sensi dell’art. 3,
      lett. a), della direttiva.
      
      
        72.      Tuttavia, dall’art. 3, lett. a), della direttiva non è possibile evincere un diritto generale ad informare i membri del sindacato.
      Per quanto riguarda i destinatari delle informazioni privilegiate, il sig. Bang ha informato i suoi due vicesegretari, il
      responsabile amministrativo di livello più elevato del segretariato dell’organizzazione e colleghi nell’ambito del segretariato
      del sindacato. Non essendoci prove atte a chiarire in che modo il sig. Bang ha deciso a quali membri dell’organizzazione sindacale
      comunicare le informazioni privilegiate e a quale scopo è stata fatta ciascuna comunicazione, non è possibile decidere se
      il sig. Bang fosse legittimato, nell’ambito del normale esercizio delle sue funzioni di segretario generale dell’organizzazione
      sindacale, a comunicare informazioni privilegiate alle suddette persone. Il giudice nazionale dovrà valutare in ogni singolo
      caso, se il destinatario delle informazioni avesse necessità di disporre delle stesse per poter eseguire le proprie funzioni
      in seno al sindacato.
      
      
        73.      Per quanto riguarda la portata della comunicazione, essa dovrà esattamente limitarsi a quanto era necessario per raggiungere
      l’obiettivo perseguito dalla comunicazione delle informazioni privilegiate, che nel caso di specie, era la tutela degli interessi
      dei lavoratori della RealDanmark 
         			(28)
         		.
      
       
      III –  Conclusione 
      
        74.      Alla luce di quel che precede, ritengo che le questioni sottoposte dal giudice nazionale debbano essere risolte nei seguenti
      termini:
      
       
      1)
         L’art. 3, lett. a), della direttiva del Consiglio 13 novembre 1989, 89/592/CEE, sul coordinamento delle normative concernenti
            le operazioni effettuate da persone in possesso di informazioni privilegiate (insider trading), deve essere interpretato nel
            senso che un membro del consiglio di amministrazione eletto in rappresentanza dei dipendenti può comunicare informazioni privilegiate
            al segretario generale di un’organizzazione sindacale solo se, alla luce delle norme di diritto nazionale pertinenti che definiscono
            le funzioni dei membri del consiglio di amministrazione, siffatta comunicazione possa essere considerata necessaria all’esercizio
            delle sue funzioni; tenuto conto dell’opinione di un esperto che può essere fornita dal segretario generale dell’organizzazione
            sindacale in merito all’oggetto della comunicazione di informazioni privilegiate o dell’eventuale diritto di consultazione
            della «base» riconosciuto dal diritto nazionale a detto membro del consiglio di amministrazione.
         
      
      
       
      2)
         L’art. 3, lett. a), della direttiva 89/592, deve essere interpretato nel senso che un membro del consiglio di amministrazione
            eletto in rappresentanza dei dipendenti, quando consulti un esperto e nei limiti in cui tale consultazione avvenga nell’esercizio
            delle sue funzioni, non può comunicare a tale esperto informazioni privilegiate, salvo che e solo nei limiti in cui tale comunicazione
            di informazioni privilegiate sia indispensabile affinché l’esperto possa fornire una consulenza qualificata.
         
      
      
       
      3)
         L’art. 3, lett. a), della direttiva 89/592, deve essere interpretato nel senso che un membro del comitato aziendale del gruppo
            di un’impresa non può comunicare informazioni privilegiate al segretario generale di un’organizzazione sindacale che lo ha
            designato per tale comitato, se non nel caso in cui i legami esistenti tra il comitato aziendale del gruppo e l’organizzazione
            sindacale siano tali che informare il comitato aziendale di gruppo equivale ad informare l’organizzazione sindacale.
         
      
      
       
      4)
         L’art. 3, lett. a), della direttiva 89/592, deve essere interpretato nel senso che il segretario generale di un’organizzazione
            sindacale, indipendentemente dal modo in cui abbia ottenuto informazioni privilegiate, non può comunicarle ai membri del proprio
            sindacato, se non nel caso in cui detta comunicazione sia necessaria a consentirgli di svolgere le sue funzioni, limitata
            alle informazioni necessarie per consentire ai membri del sindacato di svolgere le loro funzioni e riservata ai membri la
            cui assistenza è necessaria per consentirgli di svolgere le sue funzioni.
         
      
      
      
       1 –
         
         Lingua originale: il portoghese.
      
      2 –
         
         . 2  –	GU L 334, pag. 30; in prosieguo: la «direttiva».
            
         
      
      3 –
         
         In danese c'è una differenza linguistica tra l'espressione ne contenuta nella legge «vidergive» e il verbo utilizzato nella
            direttiva ovvero «meddele».
            
         
      
      4 –
         
         Frison-Roche, M.-A.: «Le besoin conjoint d’une régulation analogue des relations sociales et des marchés globalisés»,  Revue Internationale de Droit Economique , 2002/1, pag 67. 
            
         
      
      5 –
         
         Art. 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: «1. Nessuno può essere
            condannato per un'azione o un'omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno
            o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è
            stato commesso. 2. Il presente articolo non ostacolerà il giudizio e la condanna di una persona colpevole di una azione o
            di una omissione che, al momento in cui è stata commessa, era un crimine secondo i principi generali di diritto riconosciuti
            dalle nazioni civili».
            
         
      
      6 –
         
         Sentenza 7 gennaio 2004, causa C-60/02, X (Racc. pag. I-651, punto 56).
            
         
      
      7 –
         
         Sentenza 12 dicembre 1996, cause riunite C-74/95 e C-129/95 (Racc. pag. I-6609, punto 26).
            
         
      
      8 –
         
         Secondo e terzo ‘considerando’ della direttiva.
            
         
      
      9 –
         
         Quarto ‘considerando’ del preambolo della direttiva 
            
         
      
      10 –
         
         Quinto ‘considerando’ della direttiva anche le conclusioni dell’avvocato generale Jacobs presentate il 26 gennaio nella causa
            decisa con la sentenza 10 maggio 1995, causa C‑384/93 Alpine Investments (Racc. pag. I-1141, paragrafi 71-73).
            
         
      
      11 –
         
         Gli obblighi di trasparenza cui soggiacciono le società quotate in borsa sono stati codificati dalla direttiva del Parlamento
            europeo e del Consiglio 28 maggio 2001, 2001/34/CE, riguardante l’ammissione di valori mobiliari alla quotazione ufficiale
            e l’informazione da pubblicare su detti valori (GU L 184, pag. 1).
            
         
      
      12 –
         
         È attualmente in corso una revisione della legislazione comunitaria concernente i mercati finanziari in applicazione del Piano
            d'azione per i servizi finanziari del 1999, approvato dagli Stati membri in occasione del Consiglio europeo di Lisbona, tenutosi
            nel marzo 2000. La direttiva 89/592 CEE è stata sostituita di conseguenza dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
            del 28 gennaio 2003, 2003/6/CE, relativa all’abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato (abusi di
            mercato) (GU L 096 del 12/04/2003, pag. 16).
            
         
      
      13 –
         
         Proposta di direttiva per il coordinamento delle normative sull’insider trading.
            
         
      
      14 –
         
         Sentenze 26 febbraio 1991, causa C-292/89, Anthonissen (Racc. pag. I-745, punto 18), e 13 febbraio 1996, cause riunite C-197/94
            e C-252/94, Bautiaa e Société française marittime (Racc. pag. I-505, punto 51), nonché sentenza 8 giugno 2000, causa C-375/98
            Epson Europe (Racc. pag. I-4243, punto 26).
            
         
      
      15 –
         
         V., ad esempio, sentenza 11 giugno 1998, causa C-275/96, Kuusijärvi (Racc. pag. I-3419, punto 46).
            
         
      
      16 –
         
         Per «relazioni sociali e industriali» intendo qualsiasi soggetto che possa essere discusso tra lavoratori e direzione nell'ambito
            di una società (riduzioni di personale condizioni salariali, pensioni, struttura della società, politiche del personale, ubicazione,
            tecnologia, ecc.).
            
         
      
      17 –
         
         Gesetz über den Wertpapierhandel und zur Änderung der börsenrechtlichen und wertpapierrechtlichen Vorschriften del 26 luglio
            1994,  Bundesgesetzblatt  1994, I, pag. 1749. 
            
         
      
      18 –
         
         Antolisei, F. Manuale di diritto penale – Leggi complementari, Milano 2002, vol. I, pag. 277. 
            
         
      
      19 –
         
         Chiarito dal Beleidsregel 03-01 van de Autoriteit Financiële Markten, in precedenza Stichting Toezicht Effectenverkeer inzake
            de toepassing van de artikelen 46 en 46a Wet toezicht effectenverkeer bij het polsen van (potentiële) aandeelhouders in het
            kader het verrichten van transacties. Tale regolamento promulgato dall’autorità finanziaria olandese è entrato in vigore l’11
            aprile 2003. 
            
         
      
      20 –
         
         Art.  6 UE. Come riconosciuto nella sentenza 6 marzo 2001, causa T-192/99, Dunnet e a./BEI (Racc. pag. II-813, punti 89 e
            90).
            
         
      
      21 –
         
         Direttiva del Consiglio 22 settembre 1994, 94/45/CE, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura
            per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (GU L 254,
            pag. 64).
            
         
      
      22 –
         
         Sentenza 29 marzo 2001, causa C-62/99 Bofrost* (Racc. pag. I-2579, punto 28), nonché sentenza 13 gennaio 2004, causa C-440/00,
            Gesamtbetriebsrat der Kühne & Nagel (Racc. pag. I‑787, punto 39).
            
         
      
      23 –
         
         Direttiva del Consiglio 8 ottobre 2001, 2001/86/CE, che completa lo statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento
            dei lavoratori (GU L 294, pag. 22) e direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 11 marzo 2002, 2002/14/CE, che istituisce
            un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori (GU L 80, pag. 29).
            
         
      
      24 –
         
         Il punto 11 della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 riconosce ai lavoratori il diritto
            di costituire organizzazioni professionali o sindacali e di aderire alle stesse «per la difesa dei loro interessi economici
            e sociali». L’art. 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea dispone che «ogni individuo ha diritto (…)
            alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto
            di ogni individuo di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi». L’art. 137 CE
            dispone, più genericamente, che «la Comunità sostiene e completa l’azione degli  Stati membri (…) nei settori (…) [della]
            rappresentanza e difesa collettiva degli interessi dei lavoratori». La giurisprudenza ha riconosciuto anche che «la libertà
            sindacale rappresenta un principio generale del diritto del lavoro» sentenza 18 gennaio 1990, cause riunite C-193/87 e C-194/87,
            Maurissen e Union Syndicale/Corte dei conti (Racc. pag. I‑95, punto 21).
            
         
      
      25 –
         
         All'udienza, il rappresentante del sig. Grøngaard ha precisato che il 90% dei dipendenti della RealDanmark erano iscritti
            al Finansforbundet, ma nonostante ciò non è stato in grado di spiegare perché egli potesse essere considerato quale rappresentante
            del sindacato.
            
         
      
      26 –
         
         In Spagna, per esempio, la legge 44/2002 (BOE, 23 novembre 2002) prescrive l’adozione di misure atte a prevenire l’abuso di
            informazioni in seno ad una società. 
            
         
      
      27 –
         
         Mentre si ammette che un membro del consiglio di amministrazione è titolare di un diritto riconosciuto di rivolgersi ad esperti
            per consulenze, il sig. Bang è legittimato a fornire informazioni ai suoi colleghi solo nei limiti in cui ciò sia necessario
            per consentirgli di svolgere le sue funzioni. 
            
         
      
      28 –
         
         A tale proposito, parebbe giustificato che il sig. Bang informasse alcuni suoi colleghi dell’imminente operazione tra la RealDanmark
            e un'altra istituzione finanziaria, per consentire di prendere le misure necessarie a fronteggiare i possibili licenziamenti.
            Dagli argomenti presentati alla Corte non è tuttavia chiaro il motivo per cui il sig. Bang, per proteggere gli interessi dei
            lavoratori, dovesse informare i propri colleghi sul calendario preciso della fusione e sull'aumento prevedibile del corso
            delle azioni della RealDanmark.