CELEX: 51998PC0487
Language: it
Date: 1998-07-29
Title: Proposta di regolamento (CE) del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di taluni tessuti di cotone greggi originari della Repubblica popolare cinese, dell'Egitto, dell'India, dell'Indonesia e del Pakistan, riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito e chiude il procedimento antidumping relativo alle importazioni di tali tessuti originari della Turchia

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                                   Bruxelles, 03.09.1998
                                                   COM(1998)487def.
                                      Proposta di
                      REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di taluni tessuti di
  cotone greggi originari della Repubblica popolare cinese, dell'Egitto, dell'India,
dell'Indonesia e del Pakistan, riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito e
     chiude il procedimento antidumping relativo alle importazioni di tali tessuti
                                originari della Turchia
                           (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                        RELAZIONE
Oggetto:       Procedimento antidumping relativo alle importazioni di tessuti di
               cotone greggi originari della Repubblica popolare cinese, dell'India,
               dell'Indonesia, del Pakistan, dell'Egitto e della Turchia
               Proposta di misure definitive
1)     Con il regolamento (CE) n. 773/98, la Commissione ha istituito dazi antidumping
       provvisori sulle importazioni nella Comunità di taluni tessuti di cotone greggi
       originari dei paesi sopraelencati.
2)     A seguito dell'istituzione dei dazi antidumping provvisori, alle parti interessate
       che ne hanno fatto richiesta è stata data l'opportunità di essere ascoltate e di
       presentare osservazioni per iscritto.
3)     Tutte le osservazioni sono state esaminate dai servizi della Commissione e, se
       giudicate valide, sono state tenute in considerazione.
4)     Dalle indagini successive è emerso che non è opportuno valutare le importazioni
       originarie della Turchia cumulativamente con le importazioni provenienti dagli
       altri paesi in questione. A tale conclusione si è giunti in considerazione delle
       differenze delle condizioni di concorrenza tra le importazioni provenienti dalla
       Turchia e quelle provenienti dagli altri cinque paesi: le prime sono cioè
       contraddistinte da una costante diminuzione del volume delle importazioni, un
       basso livello di sottoquotazione dei prezzi e una quota della globalità delle
       importazioni provenienti da paesi terzi che nei 12 mesi precedenti all'apertura
       dell'inchiesta era inferiore alla soglia del 3 % fissata dall'articolo 5.8 dell'accordo
       antidumping dell'OMC, il che impone l'immediata chiusura di un procedimento.
       Inoltre è emerso che queste importazioni, se considerate isolatamente, non
       contribuiscono affatto in modo grave al pregiudizio subito dall'industria
       comunitaria. Pertanto, si propone di chiudere il procedimento relativo alle
       importazioni del prodotto in esame originario della Turchia.
5)     In merito alle importazioni originarie degli altri cinque paesi in questione, sono
       state confermate le conclusioni provvisorie relative all'esistenza di dumping
       pregiudizievole e agli aspetti riguardanti l'interesse della Comunità.
6)     I servizi della Commissione hanno suggerito impegni agli esportatori dei paesi
        interessati.
 • Tali impegni sarebbero applicabili ad un numero limitato di strutture (cioè di modelli),
   che rappresentano la parte più consistente delle importazioni da ciascuno dei cinque
   paesi in questione (circa il 50%).
 • Gli impegni consisterebbero in prezzi minimi basati sui prezzi medi all'importazione,
   opportunamente maggiorati dei margini di dumping/pregiudizio degli esportatori
   inclusi nel campione.
                                           A &,
 ---pagebreak--- • Al fine di evitare elusioni mediante strutture non contemplate negli impegni, verrebbe
   fissato un massimale quantitativo a livello nazionale per ciascuna struttura. Una volta
   raggiunto questo massimale, entrano in vigore i dazi ad valorem applicabili.
• Nell'ambito dell'impegno, per i tessuti greggi del peso inferiore a 100 g/m2, che
   rappresentano una piccola percentuale delle importazioni totali (circa il 5%), verrebbe
   stabilito un prezzo minimo specifico, senza massimali quantitativi. Tali tessuti
   costituiscono un segmento marginale del mercato e presentano caratteristiche
   specifiche.
• Gli impegnifirmatidagli esportatori sarebbero avvalorati dagli accordi conclusi con le
   associazioni/autorità dei paesi in questione per un'assistenza nel monitoraggio dei
   prezzi e delle quantità specificati negli impegni.
• Monitoraggio: il monitoraggio classico (dati forniti dagli esportatori) sarà rafforzato
   dal SIGL, un programma informatico on line usato dalla Commissione in
   collaborazione con le agenzie nazionali per gestire gli attuali contingenti quantitativi
   tessili.
7)      Si prevede che i colloqui attualmente in corso con gli esportatori interessati
        continueranno fino al mese di settembre. Qualora gli impegni fossero accettati
        dalla Commissione, ne verrà fatta comunicazione al Consiglio e tali impegni
        costituiranno parte integrante della definitiva soluzione del caso.
8)      Riguardo agli altri tessuti, agli esportatori che non firmeranno gli impegni e alle
        strutture più vendute che superino i massimali quantitativi, si propone di adottare
        dazi antidumping ad valorem, quali complementi del sistema di impegni sopra
        descritto.
9)      Su tale base, si propone che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento
        del Consiglio che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di
        tessuti di cotone greggi originari della Repubblica popolare cinese, dell'India,
        dell'Indonesia, del Pakistan e dell'Egitto e che chiude il procedimento relativo alla
        Turchia.
                                                  -2-
                                                    ti>
 ---pagebreak---                    ". dichiarazione della Commissione a verbale del Consiglio
Nel quadro della presente inchiesta, la Commissione è giunta alla conclusione che è
opportuno chiudere -il procedimento in relazione alle importazioni di tessuti di cotone
greggi originari della Turchia. Tale decisione è stata presa, inter alia, in considerazione
del fatto che il volume di importazioni provenienti dalla Turchia è basso e in ulteriore
calo e che la quota di mercato comunitario detenuta dalle stesse è limitata.
Se nei prossimi anni si registrerà un'inversione di tendenza e se l'industria comunitaria
presenterà una denuncia documentata che dimostri l'esistenza di dumping pregiudizievole
delle importazioni provenienti dalla Turchia, la Commissione esaminerà tale denuncia
con la massima sollecitudine.
                                                           A<~
 ---pagebreak---                                             Proposta di
                   REGOLAMENTO (CE) N                  /98 DEL CONSIGLIO
                                             del
  che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di taluni tessuti di
    cotone greggi originari della Repubblica popolare cinese, dell'Egitto, dell'India,
dell'Indonesia e del Pakistan, riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito e
      chiude il procedimento antidumping relativo alle importazioni di tali tessuti
                                       originari della Turchia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, modificato dal regolamento (CE) n. 2331/962 e dal regolamento (CE)
n. 905/983, in particolare gli articoli 8, 9 e 10, paragrafo 2,
vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato
consultivo,
considerando quanto segue:
                                  A. MISURE PROVVISORIE
 1)      Con il regolamento (CE) n. 773/98 (in appresso "il regolamento sul dazio
         provvisorio"), la Commissione ha istituito dazi antidumping provvisori sulle
         importazioni nella Comunità di taluni tessuti di cotone greggi originari della
         Repubblica popolare cinese (in appresso "RPC"), dell'Egitto, dell'India,
         dell'Indonesia, del Pakistan e della Turchia.
                                B. PROCEDURA SUCCESSIVA
2)       Dopo l'istituzione dei dazi provvisori, alle parti interessate che ne avevano fatto
         richiesta, è stata data la possibilità di essere ascoltate dai servizi della
         Commissione. Le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni
         principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi
         antidumping definitivi e la definitiva riscossione, fino a concorrenza del livello di
         detti dazi, degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio. Alle parti è stato
         inoltre concesso un periodo entro il quale presentare il loro punto di vista dopo la
         comunicazione delle suddette informazioni.
 1
     GUL 56 del 6. 3. 1996, pag. 1.
2
     GU L 317 del 6. 12. 1996, pag. 1.
 3
     GUL 128 del 30. 4. 1998, pag. 18.
 ---pagebreak--- 3)    Le osservazioni presentate oralmente o per iscritto dalle parti interessate sono
       state analizzate e, se giudicate valide, tenute in considerazione per le conclusioni
       definitive.
4)     Alcuni produttori/esportatori hanno sostenuto che l'apertura del procedimento è
       illegale poiché la pubblicazione è avvenuta 46 giorni dopo la presentazione della
       denuncia, contravvenendo quindi all'articolo 5, paragrafo 9 del regolamento (CE)
       384/96 (in appresso "il regolamento di base").
5)     Il termine di 45 giorni ha come obiettivo quello di far beneficiare l'industria
       comunitaria denunciante di un esame rapido della denuncia presentata affinché, se
       i requisiti richiesti sono soddisfatti, la Commissione possa avviare un
       procedimento senza indebiti ritardi. A tale proposito, nessuna delle parti
       interessate sembra subire un pregiudizio dall'avvio del procedimento con un
       giorno di ritardo rispetto ai 45 giorni previsti come termine. L'industria
       comunitaria non ha sollevato obiezioni in merito alla data di apertura del
       procedimento.
6)      Alcuni produttori/esportatori hanno poi affermato che l'apertura del procedimento
        contravveniva al principio del non bis in idem, poiché un precedente
        procedimento riguardante gli stessi prodotti non era stato ancora formalmente
        chiuso .4
 7)     Nel precedente procedimento, il Consiglio aveva rifiutato di adottare la proposta
        della Commissione relativa all'istituzione di misure definitive entro i termini
        stabiliti, cioè entro 15 mesi dall'apertura del procedimento, senza fornire
        motivazioni ufficiali di questo rifiuto.
 8)     A tale proposito, occorre innanzitutto notare che, rispetto al procedimento
        precedente, l'attuale procedimento basa la propria inchiesta su dati economici
        relativi ad un diverso periodo di inchiesta e ad un prodotto che in un certo senso è
        diverso da quello interessato dal precedente procedimento. Questo elemento
        esclude ogni possibile violazione del principio del non bis in idem. In secondo
        luogo, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 9 del regolamento di base, se esistono
        prove prima facie di dumping pregiudizievole che giustifichino l'avvio di un
        procedimento, la Commissione è obbligata a farlo. Poiché tale circostanza si è
        verificata nel presente procedimento, la Commissione ha aperto una nuova
         inchiesta. In terzo luogo, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 9 un'inchiesta deve
        essere conclusa entro 15 mesi dal suo avvio. Anche se il regolamento di base non
         prevede alcun meccanismo per la chiusura formale di un procedimento, una volta
         trascorso questo periodo di tempo senza che siano state istituite misure, un
         procedimento deve essere considerato chiuso per effetto di legge, dal momento
         che dopo tale scadenza l'istituzione di misure non è più possibile.
    Tale procedimento era stato aperto con un avviso di apertura pubblicato nella GU C 50 del 21. 2.
    1996. Con il regolamento (CE) n. 2208/96 - GU L 295 del 20. 11. 1996, pag. 3 - sono stati istituiti
    dazi antidumping definitivi.
 ---pagebreak---      Per questi motivi, l'argomento relativo all'illegalità del procedimento deve essere
     respinto.
9)   Alcune parti hanno affermato che la Commissione non ha dimostrato l'esistenza
     di una chiara distinzione tra mercato vincolato e non vincolato e che pertanto la
     rappresentatività dell'industria comunitaria e l'analisi del pregiudizio devono
     essereriferitetanto al mercato vincolato quanto a quello non vincolato.
     Inoltre, alcune parti hanno argomentato che, anche se esistesse una chiara
     distinzione di questo tipo, la posizione dei denunzianti dovrebbe sempre essere
     valutata in relazione alla produzione comunitaria destinata tanto al mercato
     vincolato quanto a quello non vincolato.
10)  La Commissione ha esaminato ulteriormente entrambi i mercati alla luce delle
     prove fornite da tutte le parti interessate. L'analisi si è concentrata sulle
     correlazioni esistenti tra le vendite di tessuti di cotone greggi provenienti da
     tessitori integrati a valle (tessitori vincolati) operanti nel mercato vincolato,
     tessuti provenienti da tessitori non vincolati e tessuti importati.
 11) Indipendentemente dai produttori, i tessuti di cotone grezzi sono un prodotto
     intermedio soggetto ad ulteriori fasi di trasformazione. La struttura dell'industria
     tessile fa sì che i tessuti greggi o sono prodotti da un'impresa integrata a valle che,
     dopo la tessitura, non vende i tessuti greggi ma li rifinisce, o sono prodotti da
     tessitori non integrati che li vendono sul mercato non vincolato.
 12)  Sulla base della situazione dei produttori comunitari denunzianti, l'inchiesta ha
     rivelato che circa il 92% dei tessuti di cotone greggi venduti sul mercato non
     vincolato sono prodotti da tessitori non integrati. Questi tessitori operano
     esclusivamente sul mercato non vincolato. Un ulteriore 3% delle vendite sul
      mercato non vincolato è prodotto da un'impresa appartenente ad un gruppo che
      opera nel mercato a valle (finizione e confezionamento). È emerso anche che i
     produttori comunitari denunzianti rappresentano circa il 90% dell'intera
      produzione comunitaria non vincolata. Inoltre, non sono disponibili informazioni
      da cui si evinca che la situazione dei produttori non integrati che non hanno
      presentato la denuncia sia diversa da quella dell'industria denunziante. Sulla base
      di dette considerazioni, si può calcolare che non più del 5% circa della produzione
      comunitaria non integrata di tessuti di cotone grezzi è venduto sul mercato non
      vincolato da produttori integrati a valle, che in linea di massima operano nel
      mercato vincolato e producono per lo stesso mercato. Questa piccola quantità è
      solitamente costituita da rimanenze di tessuti originariamente prodotti per essere
      trasformati nella loro attività a valle e di conseguenza non è rappresentativa
      dell'attività principale di queste imprese.
 13)  A tale proposito è anche irrilevante il fatto che i tessuti di cotone greggi sul
      mercato vincolato sino generalmente venduti all'interno dell'impresa a prezzo di
      trasferimento, escludendo l'elemento redditività. Inoltre, molte di queste imprese
      integrate non prevedono neanche strutture aziendali separate per le divisioni che
      svolgono le diverse attività, ma vi è una suddivisione in reparti nell'ambito della
      stessa impresa. Una differenza di prezzo tra mercati non basta a cambiare la fonte
      di approvvigionamento.
 ---pagebreak--- 14)  Quanto alle vendite sul mercato non vincolato di tessuti greggi da parte dei
     produttori comunitari inseriti nel campione, queste sono risultate generalmente
     destinate a finitori, convertitori e/o confezionatori.
15)  Inoltre, è risultato che i produttori/esportatori che hanno collaborato esportavano
     la maggior parte dei loro tessuti tramite importatori e commercianti comunitari e
     non direttamente a tessitori integrati.
16)  In considerazione di quanto sopra si conclude che i tessuti prodotti dai produttori
     comunitari denunzianti e venduti sul mercato non vincolato generalmente non
     sono in concorrenza con i tessuti prodotti e trasformati internamente da tessitori
     integrati a valle. Poiché esiste una chiara distinzione tra il mercato vincolato e
     quello non vincolato e poiché il mercato vincolato non è rifornito direttamente in
     maniera significativa da parte degli importatori interessati, la valutazione di
     pregiudizio nei confronti dell'industria comunitaria è stata condotta solo in
     riferimento al mercato non vincolato.
17)  Inoltre, poiché l'analisi del pregiudizio si riferisce all'industria comunitaria
     conformemente alla definizione dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di
     base e poiché l'articolo 4, paragrafo 1 fa riferimento all'articolo 5, paragrafo 4, che
     stabilisce le regole sulla posizione, anche la valutazione dei requisiti relativi alla
     posizione deve riferirsi alla produzione dei produttori non integrati.
     Anche se la posizione dei denunzianti dovesse essere valutata in riferimento alla
     produzione comunitaria totale, cioè a quella destinata al mercato vincolato e non
     vincolato, i produttori comunitari denunzianti rappresentano comunque più del
      25% della produzione comunitaria totale, soddisfacendo in questo modo i
     requisiti dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base.
18)   Pertanto, le motivazioni sopraesposte hanno dovuto essere respinte.
                C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1.    Richiesta di esclusioni dal prodotto in esame
19)   Nel regolamento sul dazio provvisorio, era stato provvisoriamente deciso di
      escludere dall'ambito del procedimento i tessuti greggi prodotti su telai a mano e
      di esentare tali tessuti dal pagamento dei dazi se accompagnati da un certificato di
      origine di tessuti prodotti su telati a mano rilasciato dalle autorità competenti del
      paese esportatore. In assenza di argomentazioni sostenute da prove contro
      l'esclusione dei tessuti prodotti su telai a mano, le conclusioni provvisorie sono
      confermate.
20)   A seguito della divulgazione delle conclusioni provvisorie, sono state presentate o
      reiterate diverse richieste di esclusione di specifici tipi di tessuti di cotone greggio
      dall'ambito del procedimento.
      a)       tessuti per applicazioni industriali (tessuti industriali)
 21)  Un esportatore ha sostenuto che i tessuti industriali dovrebbero essere esclusi
      dall'ambito del procedimento poiché hanno caratteristiche fisiche diverse rispetto
 ---pagebreak---     agli altri tessuti di cotone greggi. Secondo tale tesi, queste differenze
    renderebbero i tessuti industriali inadatti ad applicazioni diverse da quelle
    industriali. Assertivamente, la differenza di caratteristiche e di utilizzo farebbero
    sì che il consumatore li consideri prodotti differenti. Secondo questo esportatore
    anche i canali di distribuzione sarebbero diversi e non esisterebbe una produzione
    comunitaria di questi tessuti.
    Si è appurato che i tessuti per applicazioni industriali sono prodotti in un'ampia
    varietà di strutture, larghezze, qualità e pesi in funzione dell'uso cui sono
    destinati. Non è stata trovata una netta linea di separazione tra i tessuti industriali
    e gli altri tessuti. Benché alcune strutture di tessuti industriali siano utilizzate
    esclusivamente per determinate applicazioni, globalmente, le caratteristiche
    fisiche generali di questi tessuti restano uguali a quelle dei tessuti destinati ad altri
    usi (es.: arredamento). I distributori di tessuti industriali trattano anche tessuti
    destinati ad altri usi ed applicazioni. Pertanto, non è possibile accettare
    l'esclusione dei tessuti industriali dall'ambito del procedimento.
    b)        Tessuti tipo "stretch"
22) Un esportatore ha reiterato larichiestadi esclusione dei tessuti di cotone greggi di
    tipo "stretch". Tali tessuti sono prodotti con un filo contente unfilamentoelastico
     che conferisce elasticità al tessuto stesso. L'esportatore ha affermato che questi
     tessuti sono prodotti con metodi di produzione diversi, sono venduti a prezzi
     relativamente alti e i consumatori li considerano un prodotto diverso poiché l'uso
     finale del tessuto si limita all'abbigliamento.
     La Commissione ha rilevato che i tessuti tipo "stretch" sono prodotti con lo stesso
     metodo usato per la produzione degli altri tessuti in esame. In ogni caso, né la
     differenza dei metodi di produzione né una diversa politica dei prezzi sono
     elementi che di per sé determinino l'esistenza di un prodotto diverso. Inoltre, si è
     rilevato che, nonostante le differenze esistenti tra tessuti stretch e tessuti non
     stretch, determinate dall'uso del filamento elastico, fondamentalmente le
     caratteristiche fisiche e gli usi restano gli stessi degli altri tessuti di cotone greggi
     interessati. In linea di massima poi la percezione dei consumatori per questi
     tessuti è la stessa che per altri tessuti di cotone greggi. Pertanto, l'esclusione dei
     tessuti stretch dall'ambito del procedimento non può essere concessa.
     e)       Tessuti di cotone greggi usati per il ricamo e tessuti di peso inferiore a
              100g/m2
23)  Come anticipato nel regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione ha
     condotto ulteriori indagini sui tessuti usati per il ricamo e su quelli di peso
      inferiore a 100 g/m2. A tale riguardo, si conclude che, dal momento che
      fondamentalmente le loro caratteristiche fisiche e i loro usi restano simili a quelli
      degli altri tessuti interessati, non è possibile concedere alcuna esclusione
      dall'ambito del procedimento.
                                 2.       Prodotto simile
24)   Alcune parti hanno affermato che, a causa delle differenze dei metodi di
      produzione, della qualità e delle strutture, i tessuti di cotone greggi fabbricati
                                                 5
 ---pagebreak---     nella Comunità non rappresentano prodotti simili per i tessuti di cotone greggi
    importati.
    In primo luogo, è prassi delle istituzioni comunitarie considerare che la qualità e i
    metodi di produzione non sono elementi che determinano l'esistenza di un
    prodotto diverso. In effetti, la determinazione di un prodotto simile è basata sulle
    fondamentali caratteristiche chimiche, tecniche e/o fisiche, sull'uso o le funzioni e
    sulla percezione che i clienti hanno del prodotto. Nella fattispecie, nonostante le
    differenze di metodi di produzione e di qualità, resta valida la considerazione che
    i tessuti di cotone greggi importati sono intercambiabili con quelli prodotti nella
    Comunità.
    Quanto alle differenze di struttura, occorre notare che il tessuto di cotone è
    prodotto in una grande varietà di strutture, definite da una combinazione di due
    coppie di numeri (titolo dei filati dell'ordito e della trama e numero di fili
    dell'ordito e della trama). Le strutture fabbricate nella Comunità dai produttori
    comunitari denunzianti assomigliano notevolmente alle strutture importate e-
    pertanto soddisfano i requisiti dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
     In effetti, i produttori/esportatori si concentrano su un ristretto numero di strutture
    che rappresentano la parte più consistente delle loro esportazioni ed esportano
    quantità più limitate di molte altre strutture. È opportuno notare che tanto le
     strutture più vendute quanto le altre non sono necessariamente le medesime per i
     diversi paesi in questione.
     Inoltre, dall'inchiesta è emerso un alto grado di intercambiabilità tra strutture
     leggermente diverse prodotte dall'industria comunitaria. Per queste ragioni,
     l'obiezione non può essere accettata.
25)  Pertanto, sono confermate le conclusioni raggiunte dalla Commissione su questo
     punto.
                                    D.       DUMPING
                                     1.       Indonesia
     a)       Osservazioni generali
26)  Le informazioni che le quattro imprese inserite nel campione hanno fornito
     durante la fase provvisoria non sono risultate soddisfacenti per la Commissione.
     Tuttavia, le osservazioni fatte a seguito della divulgazione delle conclusioni
     provvisorie hanno indotto la Commissione a considerare che, benché le
     informazioni fornite da queste imprese non fossero ideali da tutti i punti di vista,
     per tre delle quattro imprese le informazioni fornite non dovevano essere ignorate
     dal momento che le imprecisioni non erano tali da impedire il raggiungimento
     conclusioni accurate allo stadio definitivo. Solo la PT Daya Manunggal non ha
     fornito spiegazioni sufficienti lasciando troppe lacune nelle informazioni
     precedentemente fornite. Di conseguenza, le conclusioni relative a questa impresa
     continuano a basarsi sui dati disponibili, conformemente all'articolo 18 del
      regolamento di base, come descritto più precisamente al punto 68 del regolamento
      sul dazio provvisorio.
 ---pagebreak---      b)       Detrazioni per i costi dei crediti interni
27)  Per la determinazione provvisoria, l'adeguamento interno per i costi dei crediti si
     basava più sui tassi di interesse riportati nella contabilità certificata che sulla
     percentuale indicata dalle imprese interessate.
28)  Due imprese hanno affermato che i tassi di interesse sui prestiti a breve termine
     riportati nei conti verificati non sono esatti poiché il costo dei crediti è un costo di
     opportunità e non un costo reale e quindi i tassi di interesse che dovrebbero essere
     applicati sono quelli indicati nelle risposte al questionario.
     L'obiezione è stata respinta poiché è possibile concedere un adeguamento per i
     costi dei crediti solo riferendosi al livello dei normali tassi bancari applicabili
     durante il periodo dell'inchiesta. I tassi di interesse indicati nei conti verificati
     sono stati considerati una fonte attendibile per stabilire quale fosse il tasso di
     mercato durante il periodo dell'inchiesta.
     e)        Costi di produzione
29)  Nel caso di una delle imprese, a livello provvisorio, i costi di produzione per le
     materie prime erano stati ripartiti basandosi su un costo medio.
     L'impresa ha espresso obiezioni riguardo allaripartizionedei costi delle materie
     prime e ha fornito esaurienti spiegazioni a quanto sostenuto. Per la
     determinazione definitiva, la ripartizione dei costi delle materie prime è stata
     adeguata di conseguenza.
     d)        Margini di dumping
 30)  Per quanto riguarda le imprese appartenenti allo stesso gruppo, è stato utilizzato il
      metodo esposto ai punti 44 e 45 del regolamento sul dazio provvisorio. Per i
      produttori/esportatori o i gruppi di imprese nel campione, i margini definitivi di
      dumping espressi sotto forma di percentuale del prezzo all'importazione CIF alla
      frontiera comunitaria sono:
      • Group Argo Pantes (P.T. Argo Pantes+P.T. Daya Manunggal):                     12,3%
      • P.T. Apac:                                                                    11,8%
      • P.T. Eratex Djaja:                                                            12,7%
      Il margine definitivo di dumping per i produttori esportatori che hanno
      coPaborato e che non erano oggetto dell'inchiesta è stato basato sulla media
      ponderata del campione. Espresso sotto forma di percentuale del prezzo
      all'importazione CIF frontiera comunitaria, il margine è del                    12,2%
      Occorre notare che il livello di collaborazione delle imprese indonesiane è stato
      molto alto (gli esportatori che hanno collaborato rappresentavano praticamente il
       100% delle esportazioni nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta). Inoltre,
       il settore dei tessuti di cotone ha un carattere eccezionalmente dinamico ed è
       perciò probabile che in futuro vi sarà una crescita costante e consistente del
       numero di nuovi esportatori. E stato pertanto deciso di abbandonare l'approccio
                                                 7
 ---pagebreak---     definito nel regolamento sul dazio provvisorio secondo il quale il margine di
    dumping residuo era fissato al livello del più alto margine di dumping rilevato. Il
    margine di dumping residuo è stato invece fissato allo stesso livello di quello
    delle imprese che hanno collaborato e che non erano nel campione, cioè al 12,2%
                                     2.      Turchia
    a) Osservazioni generali
31) Nella fase provvisoria è emerso che una delle imprese selezionate, la Sôktas, non
    aveva collaborato pienamente al procedimento poiché il fattore di conversione
    usato per determinare le quantità prodotte ed esportate si era rivelato errato. Dopo
    un'ulteriore verifica è risultato che l'errore era dovuto ad una scrittura errata. La
    Commissione ha corretto questo errore potendo giungere, nella fase definitiva, a
    conclusioni ragionevolmente precise.
    La Commissione ha rivisto la propria posizione nei confronti della Sôktas e ha
    determinato un margine di dumping individuale per questa impresa. Il margine di
    dumping per le imprese che hanno collaborato e che non erano nel campione è
    stato fissato definitivamente tenendo conto anche del margine per la Sôktas.
    Anche se il livello globale di cooperazione in Turchia è rimasto il più basso tra
    quelli dei paesi in questione, la rappresentatività del campione è stata considerata
    soddisfacente poiché copriva il 46% del volume delle esportato dalla Turchia
    durante il periodo dell'inchiesta.
    b)       Detrazioni
             i)      Costo del trasporto
32) Una delle imprese ha contestato il costo del trasporto rilevato sulle vendite
     all'esportazione, calcolato al 4,31% del valore del prodotto. Successivamente è
    emerso > che la base per questo calcolo era errata. Di conseguenza il costo del
     trasporto interno è stato ridotto ad un livello dello 0,6% del valore delle
     esportazioni.
             ii)      Costo del credito
33)  Nella fase provvisoria, la Commissione ha concluso che per una delle imprese le
     vendite interne erano state effettuate sulla base di un sistema di conto aperto e che
     questo sistema non aveva permesso alla Commissione di rilevare che i prezzi
     erano stabiliti anche in funzione delle condizioni di pagamento. Tuttavia, le
     osservazioni ricevute in merito alle conclusioni provvisorie hanno evidenziato il
     fatto che le condizioni di pagamento erano indicate sulla fattura e che con il
     cliente veniva stabilita una data. Se le condizioni di pagamento non venivano
     rispettate, il prezzo da pagare era modificato in base al numero di giorni tra la
     data stabilita e la data dell'effettivo pagamento. Su questa base, è stato considerato
      opportuno concedere un adeguamento per il costo del credito in funzione del
      numero di giorni indicato sulla fattura.
      e)     Dumping
 ---pagebreak--- 34)  Per i produttori/esportatori inseriti nel campione i margini di dumping definitivi,
     espressi sotto forma di percentuale sul prezzo all'importazione CIF frontiera
     comunitaria, sono i seguenti:
     • Teksmobili:                                                            1,6%
     • Birlik Mensucat Ticaret ve Sanayi Isletmesi AS Kayseri':              9,5%
     • Sôktas:                                                               12,8%
     • Tureks:                                                               7,1%
     Alle imprese che hanno collaborato non inserite nel campione viene attribuito il
     margine di dumping medio ponderato del campione. Espresso sotto forma di
     percentuale sul prezzo all'importazione CIF frontiera comunitaria, il margine è del
                                                                             10,8%
     Considerando la Sôktas una parte che ha collaborato, il livello di collaborazione
     relativo alle importazioni originarie dalla Turchia ha raggiunto il 53%, restando
      ad un livello ancora molto basso rispetto a quello degli altri paesi interessati, tutti
      vicini al 100%. Di conseguenza, il metodo per stabilire il margine di dumping
      residuo per la Turchia deve rimanere lo stesso indicato nel regolamento sul dazio
      provvisorio, basato cioè sul margine di dumping più alto per un modello con
      vendite rappresentative, cioè del                                      13,7%
                                       3.      Egitto
      a)       Valore normale
 35)  Nello stabilire il valore normale nella fase provvisoria, la Commissione aveva
      incluso tutti i costi sostenuti, inclusi i costi di finanziamento riportati nei registri
      contabili dell'impresa. Un'impresa ha però affermato, fornendo valide prove a
      sostegno della propria tesi, che i prestiti a lungo termine, destinati per intero ad
      attività non connesse alla produzione o alla vendita di tessuti di cotone, non
      avrebbero dovuto essere inclusi nelle spese generali, amministrative e di vendita
      (in appresso SGAV) per la costruzione del valore normale. Pertanto, è stato
      deciso di correggere le SGAV e di ridurre il valore normale in proporzione.
      b)      Dumping
 36)   È confermato il metodo esposto al punto 64 del regolamento sul dazio
       provvisorio.
 37)   Il margine di dumping definitivo per l'Egitto, espresso sotto forma di percentuale
       del prezzo all'importazione CIF frontiera comunitaria è del                    18,5%
                                      4.      Pakistan
       a)      Valore normale: inserimento dei tessuti stretch nella determinazione del
               profìtto realizzato sul mercato interno
 ---pagebreak--- 38)  Un esportatore che produce tessuti stretch ha affermato che, qualora il tessuto
     stretch dovesse essere considerato un prodotto simile, le vendite di questo tipo
     non dovrebbero essere tenute in considerazione nella determinazione del margine
     di profitto sul mercato interno perché le caratteristiche di questo tipo di tessuto
     "avrebbero necessariamente portato ad un margine di profitto più alto rispetto a
     quello dei normali tessuti di cotone. È stato inoltre affermato che i tessuti stretch,
     essendo venduti solo sul mercato interno, non potevano causare pregiudizio
     all'industria comunitaria.
     Come già spiegato, è stato appurato che i tessuti stretch appartengono al prodotto
     in esame. Conformemente all'articolo 2, paragrafo 6 del regolamento di base,
     l'importo relativo al profitto deve essere determinato sulla base di tutte le vendite
     del prodotto simile effettuate sul mercato interno nel corso di normali operazioni
     commerciali. Pertanto, il fatto che i tessuti stretch non sono stati esportati durante
      il periodo dell'inchiesta non è rilevante in questo contesto.
      b)       Costo della produzione
               i)      Costo dei filati
39)   Nella fase provvisoria, per una delle imprese era stato deciso di non fare
      affidamento sui prospetti mensili dei costi elaborati espressamente per l'inchiesta
      poiché tali rendiconti non potevano essere connessi ai conti verificati di tale
      impresa. Al loro posto sono stati utilizzati i normali prospetti dei costi
      dell'impresa. In loco, l'impresa non aveva specificato che, per quanto riguardava i
      costi dei filati, i prospetti dei costi forniti riportavano soltanto quelli del mese di
      settembre mentre tutte le altre voci di costi indicavano medie annue. Dopo le
      conclusioni provvisorie, l'impresa ha affermato che il costo di produzione doveva
      essere corretto e che si sarebbe dovuto usare il costo dei filati del mese di vendita
      invece di quello indicato nel prospetto dei costi, cioè quello del mese di
      settembre. La richiesta è stata giudicata fondata e il costo di produzione è stato
      opportunamente corretto.
      L'impresa ha inoltre affermato che i costi dei filati utilizzati per determinare il
      costo di produzione includevano erroneamente il margine del reparto filatura
       appartenente alla stessa impresa. La Commissione si era basata sul costo dei filati
       riportato nel prospetto dei costi dell'impresa. Dal momento che l'impresa non ha
       potuto dimostrare in loco che vi era un margine tra il reparto filatura e il reparto
       tessitura, non sono state apportate modifiche al prospetto dei costi dell'impresa.
                ii)     Recupero degli scarti
 40)   Per quanto riguarda il reddito derivante dai prodotti di scarto, diverse imprese
       hanno affermato che questo reddito dovrebbe andare a compensazione del costo
       di produzione. Il trattamento di qualunque reddito generato da vendite di prodotti
       di scarto è stato basato s?ii metodi contabili di ciascuna impresa interessata.
       e)       Prezzo alVesportazione
                i)      Tasso di cambio utilizzato e costi dei crediti
                                                  10
 ---pagebreak--- 41)  Alcuni produttori/esportatori hanno contestato il rifiuto della Commissione di
     accettare qualunque importo forfettario fornito dalle banche come normale
     pagamento indicativo del tasso di cambio e del costo del credito offerti da questi
     istituti finanziari. Bisogna notare che il tasso di cambio usato dalle banche non era
     trasparente poiché il tasso di conversione includeva le spese per la conversione
     degli USD in Rupie e lo sconto per l'incasso anticipato della lettera di credito.
     Poiché i produttori/esportatori non sono stati in grado di indicare per ciascuna
     transazione l'effettivo tasso di cambio usato dalla banca, è stato deciso di usare il
     tasso di cambio medio mensile del questionario, conformemente alla prassi
     consolidata della Commissione.
     Il costo del credito è stato perciò calcolato sulla base delle condizioni di
     pagamento concordate e del tasso di interesse indicato dai produttori/esportatori.
     a)       Detrazioni
               i)     Ritenuta d'imposta
42)  Tutti i produttori/esportatori pakistani hanno dovuto pagare una "tassa di
     esportazione" dello 0,75%, trattenuta dalla banca al momento del ricevimento del
     pagamento per le vendite all'esportazione. Le imprese hanno affermato che questa
     tassa di esportazione non avrebbe dovuto essere detratta dal prezzo di
      esportazione poiché poteva essere sottratta da qualunque imposta sul reddito. Dal
      momento che le imprese hanno potuto provare di aver effettivamente detratto
      questa tassa, la richiesta è stata accolta.
               ii)    Restituzióne dei dazi
43)   Secondo i produttori/esportatori pakistani, la detrazione fatta sul valore normale
      per gli oneri all'importazione avrebbe dovuto essere maggiorata. Ai fini del
      regolamento sul dazio provvisorio, una detrazione è stata concessa solo sui
      prodotti chimici inclusi nel materiale per la bozzima. La questione è stata
      riesaminata. È emerso che era possibile concedere un'ulteriore detrazione relativa
      all'accisa pagata sul filato nella misura in cui l'effettivo rimborso del dazio
      potesse essere provato nel corso della verifica in loco.
               e)     Dumping
 44)  Per i produttori/esportatori o i gruppi di imprese del campione, i margini di
      dumping definitivi espressi in percentuale del prezzo all'importazione CIF
      frontiera comunitaria sono:
      • Amer Fabrics Ltd e Diamond Fabrics Ltd:                              3,5%
      • Nishat Fabrics Ltd e Nishat Mills Ltd:                               10,5%
      • Kohinoor Group
          (Kohinoor Raiwind Mills Ltd, Kohinoor Weaving Mills Ltd):          9,8%
       Il margine definitivo di dumping per i produttori/esportatori che hanno
       collaborato e che non erano oggetto dell'inchiesta si è stato basato sulla media
                                                  11
 ---pagebreak---      ponderata del campione. Espressa in percentuale del prezzo all'importazione CIF
     frontiera comunitaria, il margine è del                                9,5%
     Per gli stessi motivi emersi nel caso dell'Indonesia, si è deciso di fissare il
     margine di dumping residuo allo stesso livello di quello delle imprese che hanno
     collaborato e non incluse nel campione, cioè                           9,5%
                                      5.      India
     a)       Osservazioni generali
45)  La Cotton Textiles Export Promotion, in appresso "l'associazione indiana", ha
     obiettato che il campione di imprese selezionato per l'India non era
     rappresentativo perché non rifletteva la varietà dei telai usati in India e perché
     includeva un'impresa che aveva esportato la propria produzione sulla base di
     contratti generali. Pertanto, non èra possibile basare su tale campione un valido
      calcolo di dazio antidumping. Tuttavia la Commissione aveva accettato la
      selezione di produttori/esportatori proposti dalla stessa associazione indiana e
      aveva anche aggiunto al campione il loro maggiore esportatore. Le motivazioni
      avanzate dall'associazione indiana, quindi, non hanno messo in dubbio la
      rappresentatività del campione.
      b)       Valore normale
               i)     Modelli usati per il confronto
46)   I produttori indiani hanno sostenuto che il valore normale era stato determinato in
      maniera incorretta poiché per la determinazione del valore normale di talune
      strutture non erano state usate le vendite interne dei prodotti di seconda qualità.
      Al fine di poter utilizzare i prezzi del mercato interno per confrontare il valore
      normale e le esportazioni nella Comunità, la Commissione ha dovuto assicurarsi
      che le strutture vendute sui mercato interno e nella Comunità avessero
      caratteristiche identiche. È emerso tuttavia che i prodotti di seconda scelta
      avevano caratteristiche tali da renderli diversi dai prodotti di prima qualità.
      Poiché le esportazioni nella Comunità erano costituite da prodotti di prima
      qualità, il valore normale ha dovuto essere calcolato sulla base del prodotto
       comparabile conformemente all'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento di base,
       cioè prodotti di prima qualità venduti sul mercato interno del paese esportatore.
       Pertanto, non è stato possibile accogliere la richiesta.
                ii)   Margine di profitto usato per il valore normale costruito
 47)   Riguardo al margine di profitto usato nella costruzione del valore normale, alcuni
       produttori/esportatori hanno sostenuto che la redditività interna avrebbe dovuto
       essere valutata solo sulla base delle strutture vendute tanto sul mercato interno
       quanto su quello comunitario.
       Conformemente all'articolo 2, paragrafo 6 del regolamento di base, il margine di
       profitto deve essere calcolato sulla base di tutte le vendite del prodotto simile
                                                12
 ---pagebreak---      effettuate sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali. Di
     conseguenza il fatto che un particolare tipo di prodotto simile non sia venduto
     all'esportazione è irrilevante in questo contesto. Pertanto, non è stato possibile
     accogliere la richiesta.
48)  Una delle imprese indiane ha affermato che la Commissione ha ingiustamente
     rifiutato di usare il profitto proprio all'impresa per la costruzione del valore
     normale. L'articolo 2, paragrafo 6 stabilisce che il margine dei profitti deve essere
     basato sugli effettivi dati relativi alla produzione e alle vendite, nel corso di
     normali operazioni commerciali, del prodotto simile. Poiché meno del 10% della
     globalità delle vendite di prodotto simile dell'impresa sul mercato interno erano
     effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, conformemente
     all'articolo 2, paragrafo 6, lettera a) dèi regolamento di base, è stata usata la media
     ponderata dell'effettivo margine di profitto sulla produzione e le vendite del
     prodotto simile sul mercato indiano determinata per altri esportatori o produttori
     oggetto dell'inchiesta.
     e)       Prezzo all'esportazione
49)  Non sono state ricevute ulteriori osservazioni riguardo alla determinazione del
     prezzo all'esportazione. Pertanto, sono confermate le conclusioni raggiunte nel
     regolamento sul dazio provvisorio.
     d)       Detrazioni
              i)      Tassi di cambio
50)  Quattro imprese indiane hanno sostenuto che la Commissione avrebbe dovuto
     applicare l'articolo 2, paragrafo 10, lettera j utilizzando gli effettivi tassi di cambio
     che le stesse imprese avevano utilizzato registrando le vendite all'esportazione. Il
     principio generale enunciato all'articolo 2, paragrafo 10, lettera j del regolamento
     di base stabilisce che per la conversione valutaria deve essere utilizzato il tasso di
      cambio della data di vendita. L'unica eccezione è rappresentata da una vendita di
      valuta straniera sui mercati a termine direttamente collegata all'esportazione in
      oggetto, per cui si utilizza il tasso di cambio della vendita a termine.
      Dall'inchiesta è emerso che non esisteva un tale collegamento diretto tra la
      vendita a termine della valuta e le vendite all'esportazione in questione. Inoltre,
      nessuna delle imprese ha dimostrato che le vendite di valuta a termine avevano
      influito sui prezzi e sulla loro comparabilità, come richiesto dall'articolo 2,
      paragrafo 10 del regolamento di base.
 51)  Le stesse imprese hanno inoltre sostenuto che la Commissione avrebbe dovuto
      usare il tasso di cambio in vigore alla data della vendita e non i tassi di cambio
      medi mensili. Tuttavia è pratica consolidata delle istituzioni usare i tassi di
      cambio medi mensili. Sarebbe indebitamente gravoso applicare i tassi di cambio
      giornalieri, che comunque condurrebbero praticamente allo stesso risultato.
 52)  Queste imprese hanno anche sostenuto che, non accettando i tassi di cambio da
      loro utilizzati, la Commissione avrebbe dovuto concedere una detrazione
      automatica per le conversioni delle valute. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10,
       le opportune detrazioni, in forma di adeguamenti, possono essere applicate solo
                                                  13
 ---pagebreak---     valutando la fondatezza dei singoli casi, per le differenze tra i fattori che, secondo
    quanto viene parzialmente affermato e dimostrato, influiscono sui prezzi e quindi
    sulla loro comparabilità. Poiché nessuna delle imprese ha dimostrato questo tipo
    di effetto, la Commissione non ha concesso una detrazione per le conversioni
    valutarie. Pertanto, non è stato possibile accogliere la richiesta.
              ii)     Costi connessi al prezzo all'esportazione: costi di gestione delle
                      pratiche di pagamento
53) Tutte le imprese indiane hanno sostenuto che la Commissione aveva
    ingiustamente detratto dai prezzi all'esportazione quali costi accessori, in base
    all'articolo 2, paragrafo 10, lettera e) del regolamento di base, i costi di gestione
    delle pratiche relative ai pagamenti, che le imprese consideravano costi generali.
    Il costo della pratica relativa ad una lettera di credito è direttamente connesso ad
    ogni singola transazione, poiché fa parte di ogni operazione di vendita per cui
    viene effettuato un pagamento. Pertanto, si è concluso che tali costi dovrebbero
    effettivamente essere detratti dal prezzo all'esportazione.
              Hi)     Sconti, riduzioni e quantitativi
54) I produttori indiani hanno anche sostenuto che doveva essere concessa una
    detrazione per le differenze di quantitativi. A tale riguardo è d'uopo notare che le
    richieste non erano opportunamente quantificate né erano direttamente connesse
    alle vendite in esame. Inoltre, le richieste non erano state fatte entro i termini
     stabiliti per rispondere al questionario e quindi non è stato possibile accettarle.
     e)      Dumping
               i)     Metodo
55)  Tre imprese hanno sostenuto che la Commissione aveva ingiustamente deciso di
     confrontare i valori medi normali ai singoli prezzi all'esportazione nella
     Comunità. Un'impresa ha sostenuto che la differenza di dumping non era rilevante
     rispetto al risultato ottenuto confrontando un valore normale medio ponderato e
     un prezzo all'esportazione medio ponderato. Una seconda impresa ha sostenuto
     che non vi era un modello di prezzi all'esportazione significativamente diversi e
     una terza impresa ha sostenuto che la Commissione avrebbe dovuto usare i
     "contratti generali" dell'impresa stessa e non le "fatture di spedizione", dal
     momento che gli importatori calcolano il loro ricarico sulla base del prezzo medio
     indicato nel contratto generale.
     Per ciascuna delle tre imprese è stato rilevato un modello dei prezzi
     all'esportazione che differiva in modo significativo in funzione degli acquirenti,
     delle regioni e dei periodi di tempo. È stato anche rilevato che, tenendo conto del
      livello di dumping rilevato per ciascuna delle imprese, vi era una differenza
      considerevole se i valori medi normali venivano confrontati con i prezzi medi
      all'esportazione o con i prezzi all'esportazione di ogni singola transazione. La
      Commissione ha concluso che il confronto dei valori medi non poteva riflettere
      appieno il livello di dumping. Per questo motivo, non è stato possibile accogliere
                                                14
 ---pagebreak---     la richiesta di confrontare la media ponderata dei prezzi all'esportazione con la
    media ponderata dei valori normali.
    Quanto alla terza impresa, la Commissione ha usato le fatture di spedizione e non
    i contratti generali perché solo i prezzi indicati sulle fatture di spedizione
    indicavano gli importi effettivamente pagati o pagabili per il prodotto venduto per
    l'esportazione. Ciò è anche conforme alla pratica consolidata della Commissione
    indicata all'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
             ii)     Margini di dumping
56) Per i produttori/esportatori inseriti nel campione, i margini di dumping definitivi,
    espressi in percentuale del prezzo all'importazione CIF frontiera comunitaria,
    sono i seguenti:
    • Century Textiles and Industries Ltd:                                14,7%
    • Coats Viyella India Ltd:                                            15,5%
     • Mafatlal Industries Ltd:                                           16,1%
     • Vardhman Spinning & General Mills Ltd:                             4,1%
     • Virudhunagar Textile Mills e Thiagarajar Mills Ltd:                5,3%
     Alle imprese che hanno collaborato non inserite nel campione è attribuita la
     media ponderata del margine di dumping del campione. Espresso in percentuale
     sul prezzo all'importazione CIF frontiera comunitaria, il margine è del
                                                                          12,8%
     Per le stesse ragioni fornite nei confronti dell'Indonesia, che sono risultate valide
     anche per l'India, è stato deciso di fissare il margine di dumping residuo allo
     stesso livello di quello delle imprese che hanno collaborato, cioè un margine del
                                                                           12,8%
                   6.      REPUBBLICA POPOLARE CINESE
     a)       Valore normale
              i)      Economia non di mercato
57)  I produttori/esportatori cinesi hanno sostenuto che la RPC è adesso un paese ad
     economia di mercato e che quindi l'uso di un paese analogo per la determinazione
     del valore normale non era corretto poiché i prezzi sul mercato interno e/o i costi
     di produzione cinesi devono essere considerati affidabili.
      Pur riconoscendo il costante progresso delle riforme economiche nella RPC che
      da un'economia pianificata e a totale controllo statale stanno orientando il paese
      verso un'economia di mercato, la Commissione, conformemente all'articolo 2,
      paragrafo 7 del regolamento di base, non ha potuto accogliere questa richiesta e
      pertanto sono confermate le conclusioni del punto 160 del regolamento sul dazio
      provvisorio.
                                               15
 ---pagebreak---                ii)   Scelta del paese analogo
58)  I produttori/esportatori cinesi si sono espressi contro la scelta dell'India quale
     adeguato paese analogo perché solo un numero limitato di strutture sono risultate
     comparabili alle esportazioni cinesi.
     La Commissione ha usato tutti i prodotti cinesi di cui si è trovato un tipo di
     struttura comparabile venduta sul mercato interno indiano. Ciò ha fornito una
     base di confronto equa e affidabile poiché il 67,7% delle esportazioni totali dei
     produttori/esportatori cinesi del campione sono stati inclusi nel calcolo dumping.
     È anche stato considerato che questo costituisce una quota rappresentativa della
     globalità delle esportazioni cinesi del prodotto in esame e che quindi l'India, da
     questo punto di vista, era un paese analogo adeguato. Inoltre, né gli esportatori
     cinesi, né le autorità del paese hanno proposto un altro paese analogo.
     b)       Dumping
59)  È confermato il metodo esposto al punto 168 del regolamento provvisorio.
60)  Il margine definitivo di dumping per la RPC, espresso in percentuale del prezzo
     all'importazione CIF frontiera comunitaria è del                               10,9%
                                 E.     PREGIUDIZIO
             1.     Considerazioni preliminari: "periodo dell'inchiesta"
61)   Alcune parti hanno contestato il fatto che, a livello provvisorio, la Commissione
      avesse esaminato le tendenze del pregiudizio, il rapporto di causalità e l'interesse
      della Comunità su base annua, usando il periodo luglio 1996-giugno 1997
      (periodo dell'inchiesta sul pregiudizio) invece del periodo di inchiesta di 18 mesi.
      A tale riguardo, si ricorda che l'esistenza di dumping, di sottoquotazione dei
      prezzi e di vendite sottocosto è stata esaminata in riferimento ad un periodo di 18
      mesi che andava dal 1° gennaio 1996 al 30 giugno 1997. Per l'analisi degli aspetti
      di pregiudizio che richiedono l'esame delle tendenze, come, tra l'altro, la
      produzione, le vendite, le quote di mercato, le scorte, la redditività e
      l'occupazione, è stato esaminato il periodo 1° gennaio 1993-30 giugno 1997. A
      tale proposito, e per consentire confronti su base annua, al posto del periodo di
      inchiesta di 18 mesi è stato usato un periodo di 12 mesi (periodo dell'inchiesta sul
      pregiudizio) da comparare agli anni di calendario che vanno dal 1993 al 1996.
          2.       Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni in esame
 62)  Nel regolamento sul dazio provvisorio, è stata esaminata la questione della
      valutazione cumulativa delle importazioni provenienti da tutti i paesi interessati.
      Provvisoriamente è stato deciso di valutare le importazioni provenienti dalla
      Turchia in modo cumulativo riservandosi di approfondire ulteriormente la
       questione.
       Dopo l'istituzione delle misure provvisorie, anche i produttori/esportatori
       pakistani hanno sostenuto che le importazioni dal Pakistan non avrebbero dovuto
                                                16
 ---pagebreak---     essere cumulate con quelle provenienti dagli altri paesi interessati. Si affermava
    che le importazioni dal Pakistan erano effettuate in condizioni di concorrenza
    differenti poiché, tra il 1993 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, le
    importazioni dal Pakistan e la loro quota di mercato comunitario sono diminuite,
    mentre i"prezzi sono aumentati.
    Anche i produttori/esportatori indonesiani hanno affermato che le importazioni
    dall'Indonesia non avrebbero dovuto essere cumulate in considerazione della
    limitata quota di mercato comunitario detenuta da queste importazioni nel 1996,
    del loro andamento decrescente tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta sul
    pregiudizio e dato che, stando a tali affermazioni, i prezzi delle importazioni
    dall'Indonesia sono aumentati ad un ritmo superiore a quello degli altri paesi
    interessati.
    a)       Turchia
63) Per quanto attiene alla Turchia, la richiesta di escludere questo paese dalla
    valutazione cumulativa era stata provvisoriamente respinta a causa dei dubbi
     esistenti riguardo alla rappresentatività del campione di produttori/esportatori che
     poteva avere influenzato le conclusioni raggiunte.
64)  La Commissione ha valutato nuovamente il cumulo delle importazioni
     provenienti dalla Turchia dopo che la Sôktas è stata nuovamente considerata
     un'impresa che collaborava, come esposto al precedente punto 34. La
     Commissione ha valutato in particular modo le condizioni di concorrenza.
     A tale riguardo, si ricorda che l'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base si
     rifa all'articolo 3, paragrafo 3 dell'accordo antidumping dell'OMC che stabilisce
     che: "Se le importazioni di un prodotto da più paesi sono simultaneamente
     oggetto di un'inchiesta antidumping, le autorità inquirenti possono determinarne
     cumulativamente gli effetti solo se rilevano che: a) il [...] volume d'importazione
     non [è] trascurabile da ciascuno dei paesi interessati e b) è opportuno procedere
     all'accertamento cumulativo degli effetti delle importazioni alla luce delle
     condizioni di concorrenza esistenti tra i prodotti importati e tra questi e il
    prodotto interno simile".
     Inoltre, conformemente all'articolo 5, paragrafo 8 dell'accordo antidumping
     dell'OMC, "La chiusura dell'inchiesta è immediata qualora [...] il volume delle
     importazioni in regime di dumping, effettive o potenziali, o il pregiudizio siano di
     entità trascurabile. Per le importazioni in regime di dumping, il margine è di
     norma considerato trascurabile se il volume delle stesse da un determinato paese
     rappresenta meno del 3 % delle importazioni del prodotto simile nell'importatore
     membro".
65)  A tale proposito, la Commissione ha rilevato che le importazioni dalla Turchia
     sono calate bruscamente dalle circa 16 500 t del 1994 a circa 9 700 t nel 1996,
     cioè del 41%. Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, le
      importazioni sono diminuite di un ulteriore 43% raggiungendo circa 5 500 t. La
      loro quota di mercato comunitario è scesa dal 5,3% del 1994 al 3,2% nel 1996,
      costituendo la quota di mercato più ridotta di tutti i paesi interessati. Nel periodo
      dell'inchiesta sul pregiudizio, la quota delle importazioni turche è scesa all'1,9%.
                                                17
 ---pagebreak---     Mentre nel corso del periodo di inchiesta di 18 mesi le importazioni dalla Turchia
    rappresentavano il 3,4% della totalità delle importazioni nella Comunità, nel
    periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, le importazioni turche rappresentavano solo
    il 2,6% della totalità delle importazioni nella Comunità.
    I prezzi delle importazioni turche nella Comunità, da parte loro, sono aumentati
    del 9% tra il 1993 e il 1996; nel 1996, i prezzi delle importazioni turche erano i
    più alti tra quelli di tutti i paesi interessati. Riguardo alla sottoquotazione dei
    prezzi, la sottoquotazione media definitiva rilevata per la Turchia è del 5,1%.
66) È prassi consolidata delle istituzioni comunitarie che, quando il comportamento
    dei mercati dei diversi paesi interessati è chiaramente diverso in termini, ad
    esempio, di evoluzione delle importazioni, di quota di mercato e di prezzi,
    rivelando quindi l'esistenza di differenti condizioni di concorrenza, gli effetti delle
    importazioni sull'industria comunitaria sono valutati separatamente.
    Quanto alle differenze del comportamento del mercato, la diminuzione di
    importazioni dalla Turchia si è verificata nell'arco di un periodo di circa 4 anni e
    ha avuto inizio ben prima del periodo di applicazione dei dazi antidumping
    provvisori del precedente procedimento antidumping, riguardante tessuti di
    cotone greggi. Dato il lungo periodo di tempo e la consistenza della diminuzione
    delle vendite, sembrerebbe che tale diminuzione sia strutturale e non temporanea.
    II calo delle importazioni dal Pakistan e dall'Indonesia, invece, è coinciso
    esattamente con il periodo in cui sono state istituite le misure provvisorie del
    precedente procedimento.
67)  Tale valutazione è convalidata dal basso livello di sottoquotazione dei prezzi
     rilevato per la Turchia, che è risultato il più basso tra quelli di tutti i paesi
     interessati.
68)  In considerazione di tutti questi fattori, si ritiene che le importazioni dalla Turchia
     debbano essere valutate separatamente dalle altre importazioni oggetto della
     presente inchiesta.
              b)      Pakistan
69)  In merito al Pakistan, la Commissione ha rilevato che, tra il 1993 e il 1996, le
     importazioni da questo paese sono aumentate del 10% e la loro quota di mercato
     comunitario è rimasta stabile a circa l'8%. Tra il 1994 e il 1996, le importazioni
     dal Pakistan erano aumentate di circa il 27% e la quota di mercato comunitario
     era passata approssimativamente dal 6% all'8%. Tra il 1996 e il periodo
     dell'inchiesta sul pregiudizio, le importazioni dal Pakistan sono diminuite e la loro
     quota di mercato comunitario è scesa al 5%. La diminuzione del volume delle
      importazioni e della quota di mercato comunitario osservata tra il 1996 e il
     periodo dell'inchiesta sul pregiudizio coincide in parte con il periodo di
      applicazione dei dazi antidumping provvisori relativi al procedimento
      antidumping precedente. Da parte loro, i prezzi delle importazioni pakistane nella
      Comunità sono aumentati del 24% tra il 1993 e il 1996 e sono rimasti stabili tra il
       1996 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio. Nel 1996, questi prezzi erano i più
      bassi tra quelli di tutti i paesi interessati. La sottoquotazione dei prezzi, nel
      periodo dell'inchiesta, era del 9,1%.
                                                18
 ---pagebreak---      In considerazione di quanto sopra, si ritiene che non vi siano motivi per
     discostarsi dalle conclusioni del regolamento sul dazio provvisorio, poiché
     l'andamento del volume delle importazioni e della quota di mercato non rivelano
     condizioni di concorrenza diverse rispetto agli altri paesi interessati. Pertanto, è
     confermata la valutazione cumulativa fatta nel regolamento sul dazio provvisorio.
     Inoltre, quand'anche le importazioni dal Pakistan fossero valutate separatamente,
     il volume e il livello dei prezzi delle importazioni oggetto di dumping e il loro
     effetto sui prezzi del mercato comunitario sono tali che, esaminate isolatamente,
     dovrebbero essere considerate causa di pregiudizio grave all'industria comunitaria
     e)       Indonesia
70)  Per quanto riguarda l'Indonesia, tra il 1993 e il 1996 le importazioni sono
     cresciute costantemente passando da circa 9 200 t a circa 13 800 t. La quota di
     mercato comunitario detenuta dalle importazioni dall'Indonesia è salita dal 3,4%
     del 1993 al 4,5% del 1996. Nel periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, tale quota è
     scesa al 3,7%. I prezzi delle importazioni dall'Indonesia sono scesi a loro volta del
      15% tra il 1993 e il 1996. Inoltre, la media di sottoquotazione dei prezzi rilevata
     per l'Indonesia raggiunge il margine significativo del 24,7%.
      In considerazione di quanto sopra esposto, vengono confermate le conclusioni
      provvisorie relative al cumulo delle importazioni provenienti dall'Indonesia.
      Inoltre, anche se considerate isolatamente, le importazioni provenienti
      dall'Indonesia dovrebbero essere ritenute causa di pregiudizio grave per l'industria
      comunitaria.
    3.        Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
71)   In considerazione dell'analisi separata della Turchia, il volume e la quota di
      mercato delle importazioni in esame sono stati valutati nella maniera seguente:
      RPC, Egitto, India, Indonesia e Pakistan (in appresso "i cinque paesi cumulati"),
      da una parte, e la Turchia, dall'altra.
      a)        Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
               i)       Volume e quota di mercato cumulativi delle importazioni oggetto
                       di dumping
72)   Il volume delle importazioni dei cinque paesi cumulati è aumentato del 13% tra il
       1993 e il 1996, passando da circa 108 000 t nel 1993 a circa 122 000 t nel 1996.
      Tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio (per una parte del quale sono
       state in vigore le misure antidumping provvisorie), le importazioni provenienti dai
      cinque paesi cumulati è diminuita del 22% ed è passata da circa 122 000 t a circa
       94 800 t.
       Dal 1993 al 1996, la quota di mercato comunitario detenuta dalle importazioni
       provenienti dai cinque paesi cumulati, si è mantenuta stabile attorno al 39%. Nel
       periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, la quota di mercato comunitario detenuta
       dalle importazioni provenienti da cinque paesi cumulati era dell'ordine del 32%.
                                                19
 ---pagebreak---                 ii)     Volume e quota di mercato delle importazioni provenienti dalla
                        Turchia
73)   Tra il 1993 e il 1994, le importazioni provenienti dalla Turchia sono aumentate da
      circa 9 200 t nel 1993 a circa 16 500 t nel 1994. Tra il 1994 e il 1996, le
      importazioni hanno registrato un drastico calo, scendendo da circa 16 500 t a circa
      9 7001. La loro quota di mercato comunitario è scesa dal 5,3% al 3,2%.
      Tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, le importazioni provenienti
      dalla Turchia sono diminuite di un ulteriore 43%, passando da circa 9 700 t a
      circa 5 500 t, e la loro quota di mercato comunitario è ulteriormente scesa a circa
      l'l,9%.
      b)        Osservazioni delle parti interessate
74)   Una delle parti interessate ha asserito che l'analisi della Commissione relativa
      all'evoluzione del volume delle importazioni provenienti dai paesi interessati non
      era valida:
     - in primo luogo perché la Commissione aveva cercato di spiegare il calo del
         volume delle importazioni registrato nel 1997 ipotizzando l'esistenza di una
         politica basata sull'accumulo di scorte, nel 1996, seguita da unariduzionedelle
         scorte nel 1997;
     - in secondo luogo perché l'accumulo/riduzione delle scorte sopra descritto
         presupporrebbe un grado di libertà di gestione dei volumi di importazione
         inesistente nell'attuale sistema di restrizioni quantitative.
75)    Sul primo punto, la Commissione ha confermato che il calo del volume delle
       importazioni, registrato nel 1997, è stato preceduto da una politica di scorte nel
       1996. La politica di accumulo/riduzione delle scorte da parte delle imprese che
       importavano dai cinque paesi cumulati è stata osservata ad un livello globale (tutti
       e cinque i paesi cumulati). Infatti, tra il 1995 e il 1996, le importazioni del
       prodotto in esame sono aumentate del 25%, mentre la crescita più alta registrata
       tra il 1993 e il 1995 è stata del 2%. Tra il novembre 1995 e il maggio 1996 e tra il
       novembre 1996 e il maggio 1997 (periodo di imposizione delle misure
       antidumping provvisorie del precedente procedimento), le importazioni sono
       scese del 39%, mentre tra il 1993 e il 1995 il massimo calo registrato è stato
       dell'I 1%. Allo stesso modo, le informazioni fornite dagli importatori indipendenti
       inseriti nel campione mostrano che, tra il 1995 e il 1996, le loro importazioni dai
       paesi interessati sono aumentate del 26%, mentre tra il 1996 e il 1997 le
       importazioni sono diminuite di circa il 2%. Appare dunque che il calo registrato
       nel 1997 sia riconducibile all'incremento osservato nel 1996 e sia da questo
       controbilanciato.
 76)    Sul secondo punto, la Commissione ritiene che l'esistenza di contingentamenti
        non impedisca la creazione di scorte del prodotto in questione. In effetti, le quote
        consentono una certa flessibilità (incrementi annuali, riporti, uso anticipato delle
        quote). Inoltre, la quota relativa al prodotto in esame, riguarda anche altri
        prodotti. Per questo motivo, esiste un certo margine di flessibilità nella
        ripartizione della quota tra i vari prodotti.
                                                   20
 ---pagebreak--- 77)     Una delle parti interessate ha sostenuto che l'analisi del volume delle importazioni
        in esame e della loro quota di mercato comunitario, effettuata nel regolamento sul
        dazio provvisorio, non è coerente poiché si discosta dai dati citati dalla
        Commissione nel regolamento n. 2208/96, che istituiva dazi provvisori nel
        precedente procedimento relativo a tessuti di cotone greggi5, e nella denuncia
        presentata da Eurocoton nel presente procedimento.
78)      Occorre notare che, in primo luogo, il regolamento (CE) n. 2208/96 della
         Commissione riguardava una gamma di prodotti diversa rispetto al presente
        procedimento, dal momento che la garza , inclusa nel precedente procedimento,
         non fa parte dei prodotti considerati dal procedimento attuale.
         Per quanto riguarda qualunque differenza tra il volume delle importazioni rilevato
         nell'inchiesta e quello indicato nella denuncia che è alla base del presente
         procedimento, la fonte dei dati relativi al volume delle importazioni citato nel
         regolamento sul dazio provvisorio è Eurostat. Tali statistiche sono costantemente
         aggiornate tenendo conto dei dati relativi alle importazioni giunti in ritardo e delle
         correzioni dovute alle rettifiche delle dichiarazioni di importazione.
         Si ritiene pertanto che le differenze specificate, comunque trascurabili, non
         invalidino le analisi del volume delle importazioni e della loro quota di mercato
         comunitario.
79)      In considerazione di quanto sopra, sono confermate le conclusioni provvisorie
         relative al volume e alla quota di mercato delle importazioni.
                     4.      Prezzo delle importazioni oggetto di dumping
         a)       Evoluzione dei prezzi delle importazioni oggetto di dumping
                  i)        Evoluzione cumulativa dei prezzi delle importazioni oggetto di
                            dumping
 80)      Stando alle informazioni fornite da Eurostat, la media ponderata dei prezzi
          all'esportazione dei prodotti provenienti dai cinque paesi cumulati è aumentata da
          2,9 ECU/Kg nel 1993 a 3,2 ECU/Kg nel 1994. I prezzi sono aumentati
          ulteriormente fino a raggiungere 3,6 ECU/KG nel 1995 e sono scesi a 3,4
          ECU/Kg nel 1996. Nel periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, la media ponderata
          dei prezzi all'esportazione ha raggiunto 3,5 ECU/Kg.
                   ii)      Evoluzione dei prezzi delle importazioni provenienti dalla Turchia
 81)      Riguardo alla Turchia, tra il 1993 e il 1994, i prezzi all'esportazione sono rimasti
          stabili a 3,3 ECU/Kg. Nel 1995, i prezzi sono saliti a 3,8 ECU/Kg per scendere a
          3,6 ECU/Kg nel 1996. Nel periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, i prezzi
     Regolamento (CE) n. 2208/96 della Commissione del 18 novembre 1996 che impone un dazio
     antidumping provvisorio sulle importazioni di tessuti di cotone greggi originari della Repubblica
     popolare cinese, dell'Egitto, dell'India, dell'Indonesia, del Pakistan e della Turchia
                                                            21
 ---pagebreak---      all'esportazione dei prodotti provenienti dalla Turchia hanno raggiunto 3,7
     ECU/Kg.
     b)      Sottoquotazione dei prezzi
82)  Se del caso, i margini di sottoquotazione dei prezzi rilevati nella fase provvisoria
     sono stati corretti sulla base delle osservazioni fatte dalle parti interessate. Il
     margine definitivo di sottoquotazione dei prezzi rilevato per ciascun paese,
     espresso in percentuale dei prezzi dei produttori comunitari sono i seguenti:
              i)      Cinque paesi cumulati
                             Repubblica popolare cinese:                    22,3%
                             Egitto:                                        29,1%
                             India:                                         19,1%
                             Indonesia:                                     24,5%
                              Pakistan:                                     9,1%
              ii)    Turchia
                              Turchia:                                      5,1%
     e)       Osservazioni delle parti interessate
83)  Le parti interessate hanno contestato la determinazione della sottoquotazione dei
     prezzi.
              In primo luogo, perché il prodotto in esame non avrebbe dovuto essere
      raggruppato per categorie in base al titolo dei filati e al numero di fili: sarebbe
      stato più opportuno effettuare un confronto diretto di ogni singolo modello
      esportato con il corrispondente modello venduto nella Comunità;
              in secondo luogo, perché la Commissione non ha effettuato nessun
      adeguamento per le differenze di qualità o di larghezza;
               in terzo luogo perché la Commissione non ha effettuato nessun
      adeguamento per i dazi antidumping provvisori pagati nel quadro del precedente
      procedimento antidumping.
 84)  Riguardo al primo punto, la Commissione ha constatato che il prodotto in esame
      originario dei paesi interessati viene importato in molte strutture diverse. Ai fini
      dell'esame della sottoquotazione dei prezzi, è stato ritenuto conveniente nella fase
      provvisoria raggruppare le strutture in base a taluni criteri che avevano l'incidenza
      maggiore sul costo dei tessuti. Ciò è stato fatto in considerazione dei fatto che
      alcune strutture importate non avevano un esatto corrispettivo tra le strutture
       prodotte nella Comunità e perché si era constatato che esisteva concorrenza tra
       prodotti con strutture lievemente diverse. Poiché questo approccio porta ad
       includere un'ampia gamma di prodotti importati e di prodotti comunitari, si ritiene
                                               22
 ---pagebreak---     che un tale raggruppamento rifletta più efficacemente l'effettiva portata della
    sottoquotazione dei prezzi.
    II secondo punto è stato considerato dalla Commissione, ma non ha potuto essere
    accettato. In effetti, occorre tenere conto del fatto che la Commissione ha
    esaminato la sottoquotazione dei prezzi sulla base delle strutture raggruppate per
    titolo dei filati e per numero di fili dell'ordito e della trama. Qualunque differenza
    di qualità o di larghezza nell'ambito dello stesso gruppo di prodotti era
    compensata da un confronto dei prezzi effettuato sulla base di una media per
    chilo.
    Quanto al terzo argomento, bisogna notare che i dazi antidumping provvisori
    istituiti nel precedente procedimento non sono stati pagati, dato che il Consiglio
    non ne ha mai deciso la riscossione. Questi dazi sono solo stati garantiti
    provvisoriamente e pertanto non hanno avuto un'incidenza diretta e immediata sui
    prezzi all'importazione. In ogni caso, tutti i costi sostenuti dagli importatori e
    connessi alle garanzie sono già inclusi nel computo dei costi degli importatori.
    Nel confronto dei prezzi all'importazione con i prezzi dei produttori comunitari, i
    prezzi all'importazione vengono già adeguati per eccesso in considerazione dello
    stadio commerciale in modo da tener conto dei costi sostenuti dagli importatori
    tra l'importazione e la rivendita di tali tessuti. Questi costi quindi sono già stati
    tenuti in considerazione.
85)  Una delle parti interessate ha sostenuto che l'adeguamento apportato per le
     differenze di stadio commerciale tra prezzi di importazione e prezzi di rivendita
     dei produttori comunitari è insufficiente.
     In considerazione dello stadio commerciale, la Commissione ha apportato una
     maggiorazione dell'8% sul prezzo all'importazione CIF, dazio non corrisposto. In
     tale percentuale rientra tanto il margine medio di profitto degli importatori quanto
     tutti i costi medi ponderati sostenuti tra l'importazione e la consegna al cliente,
     cioè ai convertitori e ai finitori. Tali costi sono stati calcolati sulla base delle
     informazioni verificate fornite dagli importatori indipendenti che hanno
     collaborato e che rappresentano circa il 13% di tutte le importazioni provenienti
     dai paesi in questione.
     Per tali ragioni, la richiesta è stata respinta.
                             5.      Situazione dell'industria comunitaria
86)  Nel regolamento sul dazio provvisorio, (punti 193-212), la Commissione ha
     constatato che l'industria comunitaria era in una situazione di pregiudizio grave.
87)   Alcune delle parti interessate hanno sostenuto che il campione dei produttori
     comunitari selezionato per l'analisi del pregiudizio non è statisticamente valido
      poiché, tra il 1993 e il 1996, gli indicatori del campione relativi alla produzione,
      alle vendite e all'occupazione sono diminuiti più di quelli dell'industria
      comunitaria nel suo insieme.
      È prassi consueta della Commissione che, nei casi in cui viene selezionato un
      campione, gli indicatori globali, cioè produzione, vendite e occupazione, vengono
                                                 23
 ---pagebreak---     fissati per l'industria comunitaria nel suo complesso mentre gli indicatori di
    efficacia, come prezzi e redditività, sono fissati in riferimento ai produttori inseriti
    nel campione. Nel caso in questione, l'inchiesta ha confermato che, nel periodo
    1993-1996, l'intera industria comunitaria ha subito un calo della produzione, delle
    vendite e dell'occupazione. Tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio,
    la produzione e le vendite sono aumentate. Nello stesso periodo, per i produttori
    comunitari inseriti nel campione si è osservato un aumento delle scorte, un livello
    eccessivamente basso dei prezzi e una diminuzione della redditività.
88) Alcune delle parti interessate hanno asserito che l'industria comunitaria non
    subirebbe un pregiudizio poiché, tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta sul
    pregiudizio, si è registrato un aumento degli indicatori relativi alla produzione,
    alle vendite, alle scorte e alla redditività.
    È stato inoltre affermato che i dati globali sull'occupazione relativi all'indùstria
    comunitaria non sono validi dato che essi si riferiscono ai tessuti di cotone greggi
    nel loro insieme e non al prodotto oggetto del presente procedimento, cioè tessuti
    di cotone greggi con una percentuale di cotone superiore all'85%.
89) Ai punti 194-210 del regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione ha
    stabilito, da un lato, che tra il 1993 e il 1996 la situazione dell'industria
    comunitaria era peggiorata.
     Dall'altro, tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, la situazione
     dell'industria comunitaria è migliorata. Tuttavia tale miglioramento, in un periodo
     in cui le importazioni di tessuti di cotone greggi dai paesi in questione erano
     soggette a misure antidumping provvisorie, non ha evitato alla Comunità di
     restare in una posizione molto debole.
     In secondo luogo, conformemente all'articolo 3, paragrafo 8 del regolamento di
     base, l'occupazione relativa alla totalità dell'industria comunitaria è stata calcolata
     per il gruppo più ristretto di prodotti per il quale i servizi della Commissione
     disponessero di informazioni, cioè tessuti di cotone greggi con una percentuale di
     cotone superiore al 50%.
90)  Una delle parti interessate ha messo in dubbio l'analisi effettuata dalla
     Commissione sui due principali fattori che influenzano i costi dell'industria
     comunitaria, cioè l'evoluzione dei prezzi del cotone greggio e i costi derivanti dai
     frequenti cambiamenti delle strutture e dalla tessitura di piccole serie della stessa
     struttura. Riguardo all'evoluzione dei prezzi del cotone greggio, questa parte ha
     sollevato obiezioni sull'uso dell'ECU nella valutazione di tale evoluzione, dato
     che i prezzi del mercato mondiale del cotone greggio sono espressi in USD e che,
     tra il gennaio 1996 e il giugno 1997, non tutti i paesi europei in cui sono presenti
     imprese di tessitura facevano parte del meccanismo di cambio. Riguardo ai costi
     derivanti dai frequenti cambi di strutture e dalla tessitura di piccole serie, la parte
      in questione ha sostenuto che le strutture prodotte dall'industria comunitaria sono
     più complesse, hanno un più alto valore aggiunto e impongono dunque un prezzo
      più elevato, che i clienti sono disposti a pagare. La stessa cosa vale anche per le
      serie più piccole.
                                                24
 ---pagebreak--- 91)  Riguardo all'evoluzione dei prezzi del cotone greggio, è prassi consolidata delle
     istituzioni europee usare l'ECU come valuta per il calcolo e l'esame di tutti gli
     elementi relativi al dumping, al pregiudizio e al rapporto di causalità. Pertanto,
     non è possibile accettare l'uso dell'USD.
     In merito ai costi sostenuti a causa dei frequenti cambi di struttura e alle serie più
     piccole, la Commissione ha rilevato che l'industria comunitaria produce tanto
     strutture standard quanto strutture specifiche. A tale riguardo, la pressione
     provocata dalle importazioni di ingenti quantitativi di determinate strutture
     obbliga l'industria comunitaria a diversificarsi orientandosi verso strutture
     adiacenti e ciò porta ad un aumento dei costi. Per quanto riguarda i prezzi, anche
     se alcune strutture possono esigere prezzi più alti, l'evoluzione dei prezzi
     dell'industria comunitaria e la sua redditività mostrano che i produttori comunitari
     non sono riusciti ad ottenere questo più elevato livello di prezzi che avrebbe
     consentito loro di coprire i costi sostenuti.
92)   Si giunge pertanto alla conclusione che le risultanze provvisorie relative
      all'evoluzione dei due principali fattori che influenzano i costi dell'industria
      comunitaria devono essere confermate.
                                   6.      Conclusione
93)   Ulteriori indagini hanno confermato che l'industria comunitaria ha subito un calo
      delle vendite, della produzione, dell'occupazione e della redditività; il Consiglio
      ritiene che gli argomenti addotti dalle parti interessate non giustifichino una
      modifica delle risultanze provvisorie. Per le ragioni sopra esposte, si conferma
      che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio grave ai sensi dell'articolo 3,
      paragrafo 1 del regolamento di base.
                         F.      RAPPORTO DI CAUSALITÀ
 1.   Effetti delle importazioni oggetto di dumping provenienti dai paesi in
      questione
      a)       Effetti cumulativi delle importazioni provenienti dalla RPC, dall'Egitto,
               dall'India, dall'Indonesia e dal Pakistan
 94)  L'incremento delle importazioni del prodotto in esame tra il 1993 e il 1996 è
      coinciso con un deterioramento della situazione finanziaria dell'industria
      comunitaria e con una riduzione della sua quota di mercato. La consistente
      sottoquotazione dei prezzi rilevata ha portato ad un eccessivo abbassamento dei
      prezzi e quindi a perdite. Poiché il mercato dei tessuti di cotone greggi è molto
       sensibile al prezzo e trasparente, la pressione che le importazioni in esame hanno
       esercitato sotto forma di sottoquotazione dei prezzi ha condotto ad un livello di
       prezzi eccessivamente basso per i produttori comunitari e quindi a perdite
       finanziarie.
 95)   Si ritiene pertanto che le importazioni oggetto di dumping provenienti dai cinque
       paesi cumulati, esaminate isolatamente, hanno causato un pregiudizio grave
       all'industria comunitaria. Tali conclusioni sono confermate.
                                                25
 ---pagebreak---       b)       Effetto delle importazioni provenienti dalla Turchia
96)   Nel caso della Turchia, la sottoquotazione dei prezzi rilevata è di lieve entità.
      Tuttavia tale sottoquotazione non ha portato ad un incremento della quota di
      mercato delle importazioni turche. Al contrario, le importazioni turche hanno
      fatto registrare un drastico calo e, nel periodo dell'inchiesta sul pregiudizio,
      detenevano una quota di mercato comunitario pari appena all'1,9%. In
      considerazione di questa riduzione, della ristretta quota di mercato e del fatto che
      la sottoquotazione dei prezzi è relativamente bassa, si ritiene che le importazioni
      dalla Turchia non abbiano avuto un'incidenza tale da poter essere definita grave,
      ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5 e dell'articolo 6 del regolamento di base.
97)   Si ritiene pertanto che nei confronti della Turchia le misure di difesa non siano
      necessarie.
                                2.      Effetti di altri fattori
98)   Nel regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione ha esaminato fattori
      diversi dalle importazioni in dumping per assicurarsi che eventuali pregiudizi
      determinati da tali fattori non fossero attribuiti alle importazioni in dumping. La
       Commissione ha rilevato che gli effetti di tali fattori, qualora ve ne fossero, non
       sarebbero stati tali da interrompere il nesso di causalità tra le importazioni oggetto
      di dumping e il pregiudizio grave subito dall'industria comunitaria.
99)    Alcune delle parti interessate hanno sostenuto che qualunque pregiudizio subito
       dall'industria comunitaria sarebbe da attribuire ad importazioni del prodotto in
       esame provenienti da paesi terzi diversi dai paesi in questione. Si segnalava in
       particolar modo che, mentre le importazioni da altri paesi terzi hanno
       incrementato la propria quota di mercato comunitario, quelle provenienti dai paesi
       in questione sono rimaste stabili tra il 1993 e il 1996 e sono diminuite nel periodo
       dell'inchiesta sul pregiudizio. Inoltre, i prezzi all'esportazione di altri paesi terzi,
       ad esempio della Russia, sono considerevolmente più bassi di quelli dei paesi in
       questione. Pertanto, anche questi altri paesi terzi dovrebbero rientrare
       nell'inchiesta. In caso contrario si contravverrebbe all'articolo 12, paragrafo 2
       dell'accordo antidumping dell'OMC e all'articolo 9, paragrafo 5 del regolamento
       di base.
       Inoltre, alcune delle parti interessate hanno anche asserito che la situazione
       economica negativa dell'industria comunitaria coincide con una situazione
       negativa dell'industria tessile nel suo insieme e non è quindi la conseguenza di
        importazioni in dumping. A sostegno di tale affermazione sono state presentate le
        cifre globali relative all'industria comunitaria nel suo insieme per il 1997.
        È stato infine sostenuto che le importazioni provenienti dai paesi in questione non
        potevano essere causa di pregiudizio poiché le strutture importate e quelle
        prodotte nella Comunità erano diverse e non erano quindi in concorrenza tra loro.
 100)   A tale riguardo, occorre ricordare che le importazioni in esame non devono
        necessariamente essere la causa unica o principale della difficile situazione
        dell'industria comunitaria. È sufficiente che, considerate isolatamente, le
                                                   26
 ---pagebreak---      importazioni provenienti dai paesi in questione abbiano causato un pregiudizio
     grave.
101) In primo luogo la Commissione ha constatato che le importazioni provenienti dai
     cinque paesi cumulati sono aumentate dalle circa 108 000 t del 1993 alle circa
     122 0001 del 1996. Benché tra il 1196 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio le
     importazioni provenienti da questi paesi siano diminuite, occorre tener conto che
     questo periodo è coinciso con il precedente periodo di istituzione di misure
     provvisorie. La risultante quota di mercato dei cinque paesi cumulati è rimasta
     stabile al considerevole livello del 39%. Inoltre, è stato stabilito che queste
     importazioni sono state effettuate a prezzi notevolmente inferiori a quelli
     dell'industria comunitaria. Non è dunque possibile sostenere che l'incidenza delle
     importazioni provenienti da altri paesi sia stata tale da interrompere il nesso di
     causalità tra le importazioni provenienti dai cinque paesi cumulati e il pregiudizio
     subito dall'industria comunitaria.
     In secondo luogo, se da una parte in qualche caso i prezzi delle importazioni
     provenienti da altri paesi terzi sono effettivamente inferiori a quelli praticati dai
     paesi in questione, dall'altra non risulta che tali importazioni siano state effettuate
      in situazione di dumping, cioè che tali prezzi fossero inferiori al valore normale
     applicato nei rispettivi paesi.
     In terzo luogo, se da una parte la recessione ha forse davvero contribuito a
     determinare la difficile situazione dell'industria comunitaria, ciò non toglie che le
      importazioni oggetto di dumping provenienti dai paesi in questione abbiano
     causato un pregiudizio all'industria comunitaria peggiorandone ulteriormente la
      situazione.
102)  Quanto alla mancanza di concorrenza tra le strutture importate e quelle prodotte
      dall'industria comunitaria, dall'inchiesta è emerso che le importazioni sono
      concentrate su un limitato numero di strutture. È stato anche rilevato che tali
      strutture sono comunque prodotte dall'industria comunitaria. A tale riguardo,
      occorre tenere sempre presente l'alto grado di intercambiabilità tra tessuti
      appartenenti a strutture adiacenti. Il resto delle importazioni provenienti dai paesi
      in questione è frammentato tra molte strutture importate in piccole quantità.
      Anche queste strutture sono in concorrenza con le corrispondenti prodotte
      dall'industria comunitaria.
103)  Infine, l'istituzione di dazi antidumping non può essere contestata adducendo che
      l'istituzione di dazi nel presente procedimento non difenderebbe l'industria
      comunitaria dalla concorrenza delle importazioni provenienti da altri paesi terzi,
      che non sono oggetto di dumping. Il fatto che l'industria comunitaria stia
      incontrando difficoltà attribuibili in parte a cause diverse dalle importazioni in
      dumping non è una ragione valida per privare questa industria della difesa contro
      il pregiudizio causato dal dumping. Occorre notare che, tra il 1993 e il 1996, le
       importazioni in esame sono aumentate mantenendo stabile la loro quota di
      mercato e che, nel periodo dell'inchiesta, per i produttori/esportatori dei cinque
       paesi cumulati è stata rilevata una notevole sottoquotazione dei prezzi. Nello
       stesso periodo i produttori comunitari hanno subito un pregiudizio in forma di
       calo della produzione, delle vendite, della quota di mercato e della redditività.
                                                27
 ---pagebreak--- 104)  In considerazione di quanto sopra, vengono confermate le conclusioni provvisorie
      relative al rapporto di causalità.
                        G.      INTERESSE DELLA COMUNITÀ
                                1.      Industria comunitaria
      a)        Effetti della precedente istituzione di misure sull'industria comunitaria
105)  Nel regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione ha concluso che le misure
      antidumping sarebbero andate a beneficio dell'industria comunitaria in termini di
      incremento della produzione, delle vendite e della redditività. Ciò è stato
      confermato dagli sviluppi osservati nel corso del precedente periodo di istituzione
      delle misure provvisorie.
106)  Alcune delle parti hanno contestato le conclusioni della Commissione dal punto
       di vista dell'efficacia dell'imposizione di misure provvisorie nel precedente
       procedimento per i seguenti motivi:
       - In primo luogo, i dazi provvisori non sono stati riscossi direttamente e quindi
           non hanno potuto determinare alcun miglioramento dell'industria comunitaria.
       - In secondo luogo, gli esempi forniti nel regolamento sul dazio provvisorio
           riguardo all'efficacia delle misure non erano validi poiché rappresentavano
           esempi selettivi.
       - Infine, quand'anche le misure fossero istituite, l'industria comunitaria non
           produrrebbe, né le sarebbe possibile produrre, il prodotto in esame nella qualità
           di base o sotto forma di tessuto di qualità inferiore, dal momento che essa si è
           concentrata su tessuti con più alto valore aggiunto. Perciò, le misure
           graverebbero indebitamente sugli importatori senza andare a beneficio
           dell'industria comunitaria. A riprova di quanto affermato, le parti hanno
           presentato i risultati di uno studio condotto tra i produttori comunitari ai quali
           erano state richieste, ai fino dello studio, quotazioni per determinati volumi di
            strutture specifiche, ricevendo numerose risposte negative.
 107   In primo luogo, l'esperienza dimostra che anche se i dazi provvisori non vengono
        riscossi direttamente, ma sono solo garantiti a titolo provvisorio, gli operatori
        economici ne tengono conto al momento di decidere se importare o se acquistare
        dall'industria comunitaria. Ciò si è verificato anche nel precedente procedimento.
        In effetti, gli utilizzatori del prodotto in esame hanno aumentato i loro acquisiti
        dai produttori comunitari. Questo prova che i dazi provvisori istituiti sono andati
        a diretto beneficio dei produttori comunitari. Tale effetto positivo è stato accertato
        tanto a livello dei produttori comunitari inseriti nel campione quanto a livello
        dell'industria comunitaria nel suo insieme (punti 194-210 del regolamento sul
        dazio provvisorio). Non si può dunque sostenere che gli effetti benefici sono stati
        rilevati in riferimento a determinate imprese selezionate.
 108)   Quanto ai risultati dello studio condotto su un certo numero di produttori
        comunitari, tale studio sembra essere piuttosto superficiale e quindi non può
                                                   28
 ---pagebreak---       essere considerato rappresentativo della posizione dell'industria comunitaria.
      Pertanto, tale argomento deve essere respinto.
      b)       Sostituzione delle importazioni: prodotti finiti
109)  Alcune delle parti hanno sostenuto che, nel regolamento provvisorio, l'analisi
      della Commissione relativa all'effetto del contingentamento delle importazioni di
      tessuti finiti e di tessuti greggi non è coerente e pertanto è priva di valore. È stato
      sostenuto che se le quote esistenti sulle importazioni di tessuti finiti servissero ad
      impedire un consistente riorientamento verso le importazioni di questo tipo di
      tessuto da paesi terzi, lo stesso argomento sarebbe valido mutatis mutandis per i
      tessuti di cotone greggi. È stato inoltre sostenuto che le risultanze della
      Commissione relative ai contingenti della categoria di prodotto 2 e 2a non erano
      pertinenti poiché tale categoria includeva anche tessuti finiti, nonché tessuti
      contenenti una percentuale di cotone inferiore all'85%.
110)  Alcune delle parti hanno anche messo in discussione l'analisi economica
      dell'aumento di importazioni di tessuti sbiancati durante lo scorso periodo di
      imposizione di misure provvisorie. Dette parti non mettono in discussione
      l'esattezza del costo del candeggio citato nel regolamento sul dazio provvisorio,
      ma sollevano dubbi riguardo ai prezzi indicati per i tessuti sbiancati importati da
       paesi terzi. A sostegno della loro posizione, sono state presentate informazioni
       relative ai prezzi dei tessuti sbiancati importati dal Pakistan da un importatore
       indipendente che ha collaborato, dalle quali risultava un livello di prezzi (3,8-3,9
       ECU/Kg) più basso di quello citato dalla Commissione.
Ili)   Riguardo ai tessuti finiti, la questione da analizzare è se l'imposizione di dazi sul
       prodotto in esame può provocare un aumento del volume di importazioni di
       tessuti finiti. L'esistenza di contingenti di importazione è stata analizzata in questo
       contesto.
 112)  Riguardo al sottocontingente della categoria 2a, occorre notare che questo
       sottocontingente include tanto tessuti dipinti e tinti quanto filati tinti con una
       percentuale di cotone superiore o inferiore all'85%. Tuttavia, sulla base delle
       quantità inutilizzate della categoria 2a, il margine massimo di espansione
       calcolato per l'uso di questo contingente è di 20 000-25 000 t. Data la costanza
       della tendenza osservata per le importazioni di tessuti fatti di filati tinti, la
       costanza del consumo di questo prodotto nella Comunità nonché la ristretta quota
       rappresentata dai tessuti finiti contenenti meno dell'85% di cotone (circa il 7%
       della totalità delle importazioni dei tessuti di categoria 2a), non sono probabili
        ulteriori margini di espansione dei tessuti della categoria 2a. Deve pertanto essere
        respinto l'argomento secondo cui il contingente della categoria 2a non può
        rappresentare un effettivo ostacolo per la crescita delle importazioni di tessuti
        dipinti e tinti poiché questa sottocategoria comprende prodotti diversi da quelli in
        esame.
        Per quanto riguarda l'analisi delle importazioni di tessuti sbiancati, nel
        regolamento sul dazio provvisorio i prezzi erano indicati sulla base di Eurostat per
        le importazioni di tessuti sbiancati provenienti da paesi terzi. Questi dati statistici
        corrispondono alla totalità delle esportazioni di tessuti sbiancati da parte di tutti i
                                                   29
 ---pagebreak---      paesi esportatori e per questo motivo riflettono fedelmente gli assortimenti di
     prodotti di questi paesi. Il prezzo dei tessuti sbiancati importati dal Pakistan era di
     4,5 ECU/Kg nel 1996 e nel periodo dell'inchiesta sul pregiudizio ed è salito a 4,7
     ECU/Kg nel 1997. Da una successiva inchiesta riferita al periodo gennaio-marzo
     1998 è emerso che, in quel periodo, il prezzo dei tessuti sbiancati è salito ancora
     fino a raggiungere 5,3 ECU/Kg. Il prezzo medio dei tessuti sbiancati provenienti
     dall'India e dal Pakistan era di 4,7 ECU/Kg nel 1996, di 4,6 ECU/KG nel periodo
     dell'inchiesta sul pregiudizio, di 4,8 ECU/Kg nel 1997 e di 5,4 ECU/Kg nel
     periodo gennaio-marzo 1998.
     L'analisi del regolamento sul dazio provvisorio ha mostrato che non vi era una
     giustificazione economica all'importazione di tessuti sbiancati come mezzo per
     evitare i dazi antidumping. Ulteriori indagini hanno confermato questa analisi.
     e)       Limitate capacità disponibili nella Comunità
113) Una delle parti interessate ha sostenuto l'inesattezza delle conclusioni della
     Commissione secondo cui l'industria comunitaria è sufficientemente flessibile per
     poter aumentare le proprie capacità in modo da evitare problemi di
     approvvigionamento, dato che non è probabile che l'industria comunitaria possa
     rifornire il 72% del mercato.
114) Nel regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione rilevava che la capacità
     non avrebbe impedito ai produttori comunitari di beneficiare delle misure
     antidumping istituite. In effetti, l'aumento della produzione da parte dei produttori
     comunitari nel periodo in cui erano in vigore le misure provvisorie mostra che
     esiste una certa flessibilità per quanto riguarda la capacità dell'industria
     comunitaria.
     d)       Sostituzione delle importazioni: articoli confezionati
115) Alcune delle parti hanno sostenuto che l'imposizione di dazi sulle importazioni di
     tessuti di cotone greggi non solo provocherà un orientamento delle importazioni
      verso i tessuti finiti, ma alla fine porterà ad un aumento delle importazioni di
      articoli confezionati. Ne conseguirà che l'industria comunitaria non trarrà
      beneficio da nessuna delle misure antidumping imposte.
116)  La Commissione ha esaminato l'evoluzione delle importazioni di articoli
      confezionati tra il 1993 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio. Ai fini di tale
      esame, sono stati considerati numerosi articoli confezionati, che rappresentavano
      la maggior parte degli articoli confezionati contenenti tessuti di cotone greggi con
      una percentuale di cotone superiore al 50%: tende, biancheria da letto, biancheria
      da tavola e camicie.
117)  È emerso che le importazioni di tende e di biancheria da letto erano aumentate
      costantemente dal 1993, in un momento in cui non erano in vigore misure
      antidumping. Tra il 1993 e il 1996, le importazioni totali di tende sono aumentate
      di circa il 199%, mentre l'aumento di importazioni dai paesi in questione era più
      ridotto, attestandosi al 136%. Per quanto riguarda la biancheria da letto, tra il
       1993 e il 1996, le importazioni totali sono aumentate del 21%.
                                                30
 ---pagebreak---      Le importazioni di biancheria da tavola sono rimaste stabili tra il 1993 e il 1995 e
     sono aumentate nel 1996 (9,7%), mentre le importazioni di camicie, tra il 1993 e
     il 1996, sono aumentate del 30%.
     Tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, che ha in parte coinciso con
     lo scorso periodo di imposizione di misure provvisorie, le importazioni di tende,
     di biancheria da letto e di biancheria da tavola provenienti dai paesi interessati
     hanno continuato a crescere, benché ad un ritmo più lento: 23% per le tende, 10%
     per la biancheria da letto e 10% per la biancheria da tavola. Tra il 1996 e il
     periodo dell'inchiesta sul pregiudizio, le importazioni di camicie sono diminuite
     del 2%.
118) Tra il 1993 e il 1996, le importazioni di articoli confezionati sono state in costante
     aumento. L'istituzione di dazi antidumping provvisori sui tessuti di cotone greggi,
     nel novembre 1996, non ha provocato un aumento delle importazioni di articoli
     confezionati. Inoltre, anche gli articoli confezionati, come il prodotto in esame e i
     tessuti finiti, sono soggetti al contingentamento delle importazioni. Vi è da
     aggiungere che un aumento di questo tipo richiederebbe, nei paesi esportatori, la
      creazione di stabilimenti di produzione di articoli confezionati che, includendo la
      finitura dei tessuti, necessiterebbe di notevoli investimenti.
119)  Per tutte le ragioni esposte, è poco probabile che, a seguito dell'istituzione di
      misure antidumping, si registri una crescita delle importazioni degli articoli
      confezionati.
                               2.      Altre considerazioni
120)  Conformemente all'articolo 21 del regolamento di base, occorre prendere in
      particolare considerazione l'esigenza di eliminare gli effetti del dumping in
      termini di distorsione degli scambi e di ripristinare una concorrenza effettiva.
      In un tale contesto, è stato esaminato l'accesso della produzione comunitaria di
      tessuti di cotone greggi ai cinque paesi oggetto di questa inchiesta.
121)  Le esportazioni del prodotto in esame nella RPC, in Egitto, in India, in Indonesia
      e in Pakistan ammontavano a sole 164 t nel 1996 e a 134 t nel periodo
      dell'inchiesta sul pregiudizio, rispetto ad un volume totale di esportazioni del
      prodotto in esame di 13 000 t nel 1996 e di 13 100 t nel periodo dell'inchiesta sul
      pregiudizio, cioè l'l% circa delle esportazioni comunitarie.
       L'accesso della produzione comunitaria di tessuti di cotone greggio ai mercati è
       resa quasi inesistente dall'esistenza di dazi doganali sulle importazioni della
       produzione comunitaria del prodotto in esame: 19% nella RPC, 60% in Egitto,
       40% in India, 15% in Indonesia e 45% in Pakistan, dove le importazioni del
       prodotto in esame non sono consentite senza un'autorizzazione specifica.
       La situazione non è molto diversa per quanto riguarda i tessuti finiti e gli articoli
       confezionati. In effetti, le esportazioni dei tessuti finiti nei cinque paesi in
       questione rappresentavano circa l'l% della totalità delle esportazioni comunitarie
       di questi tessuti. Nel caso degli articoli confezionati, le esportazioni dirette nei
                                                 31
 ---pagebreak---       cinque paesi cumulati rappresentavano circa lo 0,2% della totalità delle
      esportazioni comunitarie di questi articoli confezionati.
122)  Si può dunque affermare che vi è un notevole ostacolo alle esportazioni
      comunitarie del prodotto in esame, e dei prodotti derivati che lo contengono, che
      produce un effetto in termini di distorsione degli scambi.
                   3.      Conclusione sull'interesse della Comunità
123)  Alcune delle parti hanno messo in discussione le conclusioni raggiunte dalla
      Commissione nel regolamento sul dazio provvisorio secondo cui non sono emerse
      ragioni convincenti, nell'ottica dell'interesse della Comunità, contro l'imposizione
      di misure antidumping. Dette parti hanno sostenuto che la Commissione ha
      analizzato gli effetti che le misure antidumping del presente procedimento
      potrebbero avere sull'industria a valle, limitandosi a far riferimento allo scorso
      periodo di imposizione di misure provvisorie, cioè ad un periodo di sei mesi. Le
      parti in oggetto hanno sostenuto che se venissero istituite le misure definitive,
      della durata di cinque anni, gli effetti negativi sull'industria a valle sarebbero tali
      da costituire una ragione convincente contro l'istituzione di misure.
124)  Nel regolamento sul dazio provvisorio, gli effetti dell'istituzione di misure
       antidumping sull'industria a valle sono stati esaminati. Mentre alcuni aspetti,
       come l'incremento dei costi e dei prezzi, sono stati analizzati in riferimento allo
       scorso periodo di imposizione di dazi antidumping provvisori, altri aspetti del
       commercio di tessuti di cotone, di carattere più strutturale, quali l'esistenza di
       contingentamenti delle importazioni di tessuti finiti e di prodotti confezionati, i
       vantaggi concorrenziali a beneficio dei finitori, la scarsa penetrazione delle
       importazioni di tessuti finiti, hanno fatto scartare l'idea che esistessero ragioni
       convincenti contro l'istituzione di misure antidumping.
 125)  Le argomentazioni, presentate dalle parti interessate a seguito dell'imposizione di
       dazi provvisori e riguardanti gli aspetti relativi all'interesse della Comunità
       espósti ai punti 240-371 del regolamento sul dazio provvisorio, sono state
       esaminate. Poiché tali argomentazioni non giustificano una modifica delle
       valutazioni fatte nel regolamento sul dazio provvisorio, il Consiglio conferma che
       non sono emerse ragioni convincenti per non imporre misure antidumping
                            H.      MISURE ANTIDUMPING
                      1.     Livello di eliminazione del pregiudizio
 126)  Conformemente alle relative disposizioni del regolamento di base, è stata
       esaminata l'opportunità di istituire misure inferiori ai margini di dumping rilevati
       e ci si è chiesti se tali misure di minore entità siano adeguate ad eliminare il
       pregiudizio subito dall'industria comunitaria in conseguenza del dumping.
 127)   Dato il pregiudizio accertato, in particolar modo in termini di mancata redditività
        e di prezzi eccessivamente bassi, si ritiene che le misure antidumping debbano far
        aumentare i prezzi delle importazioni oggetto di dumping fino ad un livello non
        pregiudizievole.
                                                 32
 ---pagebreak--- 128) Al fine di ottenere un livello di prezzi non pregiudizievole, allo stadio
     provvisorio, la media ponderata del mancato profitto dei produttori comunitari
     inseriti nel campione durante il periodo dell'inchiesta, insieme ad un profitto
     minimo, è stata sommata ai prezzi di vendita dei produttori comunitari.
129) Numerose parti hanno sostenuto che il margine minimo di profitto non dovrebbe
     essere fissato all'8%. Sono state fornite informazioni tese a dimostrare che, anche
     nei periodi in cui l'industria comunitaria era in attivo, il margine di profitto era
     notevolmente inferiore all'8%.
130) La base logica di questo margine minimo di profitto è quella di rispecchiare il
     profitto che l'industria comunitaria potrebbe ragionevolmente ottenere in assenza
     di dumping pregiudizievole. In base alle informazioni fornite dalle parti
     interessate, questo margine di profitto continua ad attestarsi attorno all'8%. Tale
     margine riflette anche il fatto che l'industria comunitaria deve riprendersi dagli
     effetti negativi del dumping precedente. Inoltre, questo margine di profitto è in
     linea con la prassi abituale utilizzata dalle istituzioni comunitarie per questo tipo
     di industria. In più, questo è il margine di profitto che era stato considerato
     adeguato nel contesto di un precedente procedimento relativo a tessuti di cotone
     greggi. Pertanto, è confermato il margine minimo di profìtto utilizzato nel
     regolamento sul dazio provvisorio.
131) Conformemente all'articolo 9, paragrafo 4 del regolamento di base, quando i
     margini di dumping rilevati per un particolare produttore/esportatore sono
      inferiori ai corrispondenti aumenti dei prezzi all'importazione necessari ad
     eliminare il pregiudizio, come sopra calcolato, i dazi definitivi devono limitarsi al
     margine di dumping accertato.
     Questi dazi, espressi in percentuale del prezzo CIF netto, franco frontiera
     comunitaria, non sdoganato, ammontano a quanto segue:
       --RPC:
          Tutti i produttori/esportatori:                                          10,9%
       ~ Egitto:
          Tutti i produttori/esportatori:                                          18,5%
       — India:
          Coats Viyella India Ltd.:                                                5,3%
           Vardhman Spinning & General Mills Ltd:                                 4,1%
           Mafatlal Industries Limited :                                           16,1%
           Century Textiles and Industries Ltd:                                    14,7%
           Virudhunagar Textile Mills and Thiagarajar Mills Ltd:                    5,3%
           Imprese che hanno collaborato non inserite nel campione:                12,8%
                                               33
 ---pagebreak---          Imprese che non hanno collaborato :                                     12,8%
         Indonesia:
         P.T. Apaclnti Corpora:                                                  11,8%
         P.T. Argo Pantes+ P.T. Daya Manunggal:                                 12,3%
         P.T. Eratex Djaja:                                                      12,7%
         Imprese che hanno collaborato non inserite nel campione:                12,2%
         Imprese che non hanno collaborato:                                      12,2%
         Pakistan:
         Amer Fabrics Ltd e Diamond Fabrics Ltd e:                        3,5%
         Nishat Fabrics Ltd e Nishat Mills Ltd:                           10,5%
         Kohinoor Group (Kohinoor Raiwind Mills Ltd e Kohinoor Weaving Mills
                Ltd):                                                            9,8%
         Imprese che hanno collaborato non inserite nel campione:                9,5%
          Imprese che non hanno collaborato:                                     9,5%
                                   2.       Impegni
132) Conformemente all'articolo 8 del regolamento di base, è stata discussa con i
     produttori/esportatori dei cinque paesi cumulati la possibilità di impegni sui
     prezzi. A seguito di questi colloqui, i produttori/esportatori hanno offerto
     impegni, che la Commissione ha accettato con la decisione della Commissione n.
133) Questi impegni sono basati su un prezzo minimo valido tanto per un numero
     limitato di strutture (cioè la combinazione in coppia del titolo dei filati e del
     numero dei fili dell'ordito e della trama), che rappresentano un'ampia percentuale
     delle esportazioni nella Comunità dei produttori/esportatori in ciascuno dei cinque
     paesi cumulati, quanto per i tessuti di peso inferiore a 100 g/m2. I prezzi minimi
     sono stati calcolati sulla base del prezzo CIF netto, franco frontiera comunitaria,
     non sdoganato, opportunamente maggiorato del margine di dumping oppure del
     margine di pregiudizio se questo è inferiore.
134) Al fine di evitare elusioni mediante l'esportazione di strutture non incluse negli
     impegni, a livello di ciascun paese è fissato un massimale quantitativo per
     ciascuna struttura sottoposta ad impegno. Una volta raggiunto tale massimale, le
     importazioni della struttura in questione non saranno soggette al prezzo minimo,
     ma al dazio antidumping applicabile.
      Per garantire che la quantità di importazioni esenti dal dazio ad valorem non
      ecceda il massimale stabilito dagli impegni, l'esenzione deve essere condizionata
                                              34
 ---pagebreak---          alla presentazione ai servizi doganali dello Stato membro di licenze di
         importazione che identifichino chiaramente il produttore, la struttura in oggetto e
         il volume di importazione.6
         I tessuti di peso inferiore a 100 g/m2 non sono soggetti a massimali quantitativi
         poiché il rischio di elusione è limitato: questi tessuti rappresentano infatti un
         segmento marginale del mercato e a livello doganale sono facilmente
         identificabili dal peso.
         3.       Dazi definitivi
135)     Ferma restando l'accettazione degli impegni offerti dai produttori/esportatori dei
         paesi in questione, i produttori/esportatori che non hanno sottoscritto gli impegni,
         le strutture che non rientrano in detti impegni e le strutture sottoposte ad impegno,
         ma eccedenti i volumi stabiliti, saranno soggetti ai dazi antidumping ad valorem
         sulle importazioni nella Comunità del prodotto in oggetto. Ciò avvalorerà gli
         impegni scoraggiandone l'elusione.
136)     I tessuti di peso inferiore a 100 g/m2 rappresentano un segmento di mercato
         marginale. Tali tessuti sono importati in due diverse qualità: una tessuta con filato
          ordinario e importata a prezzi bassi, l'altra tessuta usando un filato sottile,
          resistente e di alta qualità, importata a prezzi elevati, e in linea di massima non
          sono causa di pregiudizio per l'industria comunitaria. Le caratteristiche specifiche
          di questi tessuti fanno sì che, da un lato, l'imposizione di un dazio ad valorem
          sarebbe sproporzionata in quanto il segmento di qualità superiore sarebbe
          soggetto a dazi elevati, e dall'altro, un semplice prezzo minimo non sarebbe
          adeguato rispetto al segmento più basso.
137)      È stato quindi deciso di fissare un dazio sul prezzo minimo, con la condizione che
          le importazioni effettuate al di sotto del prezzo minimo paghino solo il dazio ad
          valorem corrispondente. L'imposizione del dazio ad valorem sulle importazioni
          del segmento di bassa qualità implica che le importazioni di questo tipo di tessuto
          possono continuare ad essere effettuate al di sotto del prezzo minimo. Se il dazio
          ad valorem porta il prezzo al di sopra del prezzo minimo, il dazio viene limitato
          alla differenza tra il prezzo all'importazione e il prezzo minimo.
138)      Per stabilire i prezzi minimi per questi tessuti si ritiene che, in mancanza di
          disponibilità di informazioni rappresentative da parte dei produttori/esportatori
          inseriti nel campione, questi prezzi minimi debbano essere basati sui prezzi
          all'importazione indicati da Eurostat. Le informazioni fornite da Eurostat
          riflettono gli assortimenti di prodotti nell'ambito dei tessuti importati di peso
           inferiore a 100 g/m2. Aggiungendo ai prezzi per paese indicati da Eurostat il dazio
           antidumping applicabile ai produttori/esportatori che hanno collaborato per ogni
           paese interessato, si ottiene il prezzo minimo che elimina in modo soddisfacente il
           pregiudizio a carico dell'industria comunitaria.
     Il regolamento (CEE) n. 3030/93 del Consiglio prevede il rilascio di licenze per l'importazione di
    tessuti di cotone greggi nella Comunità. Tale sistema è usato nel contesto del presente procedimento
    antidumping.
                                                       35
 ---pagebreak--- 139)   I prezzi minimi stabiliti sono i seguenti:
          Paese                                             Prezzominimo
                                                                 ECU/Kg
          RPC                                                     __4J
          Egitto                                                   ^0
          India                                                    5,6
          Indonesia                                                4,9
          Pakistan                                                 4,2
                   I.      RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
140)   In considerazione dell'entità dei margini di dumping rilevati per i produttori ed i
       paesi esportatori e alla luce della gravità del pregiudizio causato all'industria
       comunitaria, si ritiene necessario riscuotere definitivamente, a concorrenza del
       livello dei dazi definitivi istituiti, gli importi depositati a titolo di dazi
       antidumping provvisori ai sensi del regolamento (CE) n. 773/98. Questa decisione
       si applica anche alle imprese che hanno sottoscritto gli impegni.
141)   Riguardo ai tessuti di peso inferiore a 100 g/m2, gli importi depositati a titolo di
       dazi antidumping provvisori sono svincolati. In effetti, in considerazione del fatto
       che la distinziorie tra tessuti di peso inferiore a 100 g/m2 è stata introdotta solo
       nella fase definitiva, la riscossione dei dazi provvisori per questi tessuti appare
       inopportuna.
142)   Riguardo alle importazioni del prodotto in esame originario della Turchia, gli
       importi depositati a titolo di dazi provvisorio sono svincolati.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                          Articolo 1
1.     È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di tessuti di cotone
       greggi di cui ai codici ex NC da 5208 11 90 a 5208 19 e da 5209 11 a 5209 19
       (codici Taric 5208 11 90 90, 5208 12-11 90, 5208 12 13 90, 5208 12 15 90, 5208
       12 19 90, 5208 12 91 90, 5208 12 93 90, 5208 12 95 90, 5208 12 99 90, 5208 13
       00 91, 5208 13 00 99, 5208 19 00 91, 5208 19 00 99, 5209 11 00 90, 5209 12 00
       90, 5209 19 00 90) originari della Repubblica popolare cinese, dell'Egitto,
       dell'India, dell'Indonesia e del Pakistan.
2.     Fatto salvo il paragrafo 3, l'aliquota del dazio antidumping da applicarsi sul
       prezzo CIF netto, franco frontiera comunitaria, non sdoganato, per i prodotti
       originari dei paesi di seguito elencati, è la seguente:
            Paese              I     Aliquota del dazio              Codice addizionale
                                                                          TARIC
Repubblica popolare cinese         .        10,9%
Egitto                                      18,5%
India                                       12,8%              |            8900
                                                 36
 ---pagebreak--- Indonesia                      I            12,2%             |            8900
Pakistan                                     9,5%                          8900
3.      I prodotti fabbricati e venduti all'esportazione dalle imprese sottoelencate sono
        soggetti alle seguenti aliquote di dazio antidumping:
               Paese: India                   Aliquota di dazio     Codice addizionale
                                                                          Taric
Century Textiles & Industries Limited                14,7%                 8913
Coats Viyella India Limited                          5,3%                  8914
Vardhman Spinning & General Mills                    4,1%                  8915
Limited
Mafatlal Industries Limited                          16,1%                 8917
Virudhunagar Textile Mills and                       5,3%                  8916
Thiagarjar Mills Ltd.
         Paese: Indonesia                Aliquota di dazio        Codice addizionale
                                                                        Taric
Group Argo Pantes (P.T. Argo                    12,3%                    891~9
Pantes e PT Daya Manunggal)
Apac Inti Corpora                              11,8%                     8918
EratexDjaja                          |         12,7%          j          8922
         Paese: Pakistan                 Aliquota di dazio        Codice addizionale
                                                                        Taric
Amer Fabrics Ltd e Diamond                      3,5%                     8923
Fabrics Ltd.
Nishat Fabrics Ltd e Nishat Mills              10,5%                     8928
Ltd
Kohinoor Group (Kohinoor                        9,8%                     8925
Raiwind Mills Ltd e Kohinoor
Weaving Mills Ltd)                    ^_
       Salvo altrimenti disposto, si applicano le norme in vigore in materia di dazi
       doganali.
                                          Articolo 2
       L'importazione di tessuti di cotone greggi di peso non superiore a 100 g/m2
       (codici Taric 5208 11 90 90, 5208 13 00 91 e 5208 19 00 91) è esente dal dazio
       istituito all'articolo 1, quando le importazioni di detti tessuti sono effettuate a
       prezzi superiori ai seguenti prezzi CIF netti, franco frontiera comunitaria, non
        sdoganato:
            Paese                                     Prezzo minimo ECU/Kg
            Repubblica popolare cinese                          4,7
                                                  37
 ---pagebreak---            Egitto                                I                 6,0
           India                                                   5,6
           Indonesia                                               4,9
           Pakistan                                                4^2
2.    Altre importazioni di tessuti di cotone greggi del peso non superiore a 100 g/m2
      sono soggette al relativo dazio istituito all'articolo 1. Nei casi in cui l'applicazione
      del relativo dazio fa aumentare il prezzo all'importazione al di sopra del livello
      del rispettivo prezzo minimo indicato al paragrafo 1, solo la differenza tra il
      prezzo all'importazione e il prezzo minimo è dovuta.
                                           Articolo 3
      Le importazioni del prodotto classificato ai codici NC indicati al precedente
      articolo 1, paragrafo 1, fabbricato e venduto all'esportazione nella Comunità dalle
      imprese che hanno offerto gli impegni accettati dalla Commissione con la
      decisione della Commissione n.           , sono esenti dai dazi antidumping istituiti agli
      articoli 1 e 2, a condizione che tali esportazioni siano effettuate conformemente al
      sistema esposto in detta decisione.
                                           Articolo 4
1.    I prodotti classificati ai codici NC indicati al precedente articolo 1, paragrafo      1e
      tessuti su telai azionati esclusivamente con le mani o con i piedi sono esenti         dal
      dazio istituito all'articolo 1 del presente regolamento (codici Taric 5208 11 90       10,
      5208 12 11 10, 5208 12 13 10, 5208 12 15 10, 5208 12 19 10, 5208 12 91                 10,
      5208 12 93 10, 5208 12 95 10, 5208 12 99 10, 5208 13 00 10, 5208 19 00                 10,
      5209 11 00 10, 5209 12 00 10, 5209 19 00 10).
2.    L'esenzione di cui al paragrafo 1 è concessa unicamente ai prodotti che
      all'ammissione in libera pratica nella Comunità siano accompagnati da
      a)       un certificato delle autorità competenti del paese di origine conforme al
               modello che costituisce l'allegato I, oppure
      b)       un certificato rilasciato ai sensi dell'articolo 3 del regolamento (CEE) n.
               3030/93 del Consiglio7.
3.    I certificati rilasciati ai sensi del paragrafo 2, lettera a) saranno validi unicamente
      se i paesi d'origine avranno comunicato alla Commissione i nomi e gli indirizzi
      delle autorità governative situate sul loro territorio abilitate a rilasciare detti
      certificati, unitamente a facsimile dei timbri utilizzati da dette autorità nonché i
      nomi e gli indirizzi delle autorità governative competenti responsabili del
      controllo dei certificati. I timbri saranno validi a partire dalla data in cui la
      Commissione avrà ricevuto i facsimile.
   GU L 275 dell'8. 11. 1993, pag. 1.
                                                   38
 ---pagebreak--- 4.       I certificati rilasciati ai sensi del paragrafo 2 saranno validi unicamente se le
         opzioni b) e e) della casella 11 saranno annullate e se certificheranno che i
         prodotti in questione corrispondono alla descrizione dell'opzione a).
         Si applicano, mutatis mutandis, le pertinenti disposizioni di applicazione del
         codice doganale comunitario, in particolare quelle sulla cooperazione
         amministrativa di cui agli articoli 93, 93 bis e 94 del regolamento (CEE) n.
         2454/938, modificato in particolare dal regolamento (CE) n. 12/979.
                                           Articolo 5
1.       In riferimento alle importazioni del prodotto descritto al precedente articolo 1,
         paragrafo 1 originarie della Repubblica popolare cinese, dell'Egitto, dell'India,
         dell'Indonesia e del Pakistan, gli importi depositati a titolo del dazio provvisorio
         istituito con il regolamento (CE) n. 773/98 sono riscossi fino a concorrenza del
         livello del dazio istituito in via definitiva. In relazione ai dazi provvisori
         depositati, questa disposizione si applica anche alle imprese firmatarie degli
         impegni.
2.       In relazione alle importazioni di tessuti di peso inferiore a 100 g/m2 originarie
         della Repubblica popolare cinese, dell'Egitto, dell'India, dell'Indonesia e del
         Pakistan, gli importi depositati a titolo di dazi provvisori sono svincolati.
3.       In relazione alle importazioni del prodotto descritto al precedente articolo 1,
         paragrafo 1 originarie della Turchia, gli importi depositati a titolo di dazi
         provvisori sono svincolati.
                                           Articolo 6
È chiuso il procedimento in relazione alle importazioni del prodotto descritto all'articolo
1, paragrafo 1 originarie della Turchia.
                                           Articolo 7
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri
Fatto a Bruxelles,            1998
     GUL 253 dell'I 1.10. 1993, pag. 1.
     G U L 9 d e l 13. 1. 1997, pag. 1.
                                                   39
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(98) 487 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                              02 05 06    11
                                            N. di catalogo : CB-CO-98-505-IT-C
                                                              ISBN 92-78-38751-7
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo