CELEX: 62001TJ0322
Language: it
Date: 2006-09-27
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Terza Sezione) del 27 settembre 2006. # Roquette Frères SA contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Intese - Gluconato di sodio - Art. 81 CE - Ammende - Art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 - Orientamenti per il calcolo dell'importo delle ammende - Comunicazione sulla cooperazione - Principio di proporzionalità - Parità di trattamento - Principio del ne bis in idem. # Causa T-322/01.

Causa T‑322/01
      Roquette Frères SA
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Intese — Gluconato di sodio — Art. 81 CE — Ammenda — Art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 — Orientamenti per il calcolo dell’importo delle ammende — Comunicazione sulla cooperazione — Principio di proporzionalità — Parità di trattamento — Principio del ne bis in idem»
      Massime della sentenza
      1.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Impatto concreto sul mercato
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 A, primo comma)
      2.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15)
      3.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      4.      Concorrenza — Intese — Lesione della concorrenza — Criteri di valutazione
      (Art. 81, n. 1, CE)
      5.      Procedura — Atto introduttivo del ricorso — Requisiti di forma 
      [Regolamento di procedura del Tribunale, art. 44, n. 1, lett. c)]
      6.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 96/C 207/04)
      7.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Non imposizione o riduzione dell’ammenda in contropartita della cooperazione
            dell’impresa incriminata
      [Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 96/C 207/04, punti B, lett. b), e C]
      8.      Concorrenza — Ammende — Sanzioni comunitarie e sanzioni inflitte in uno Stato membro o in uno Stato terzo per violazione del
            diritto nazionale della concorrenza 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15)
      9.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Fatturato dell’impresa autrice dell’illecito
      (Regolamento del Consiglio n. 17)
      10.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione 
      (Art. 81, n. 1, CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 A)
      11.    Procedura — Domanda di riapertura della fase orale 
      (Regolamento di procedura del Tribunale, art. 62)
      12.    Concorrenza — Ammende — Importo — Potere discrezionale della Commissione — Competenza del Tribunale a conoscere della legittimità
            e del merito
      (Art. 229 CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 17)
      1.      Secondo la formulazione del punto 1 A, primo comma, degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione
         dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del trattato CECA, nel calcolare l’ammenda
         in funzione della gravità dell’infrazione la Commissione tiene conto, in particolare, dell’impatto concreto dell’infrazione
         sul mercato quando sia misurabile. Tale impatto misurabile dell’intesa deve essere considerato sufficientemente dimostrato
         quando la Commissione è in grado di fornire indizi concreti e credibili che indicano, con ragionevole probabilità, che l’intesa
         ha avuto un impatto sul mercato.
      
      Infatti, l’esame dell’impatto di una intesa sul mercato implica necessariamente il ricorso a ipotesi. In questo contesto,
         la Commissione deve, in particolare, esaminare quale sarebbe stato il prezzo del prodotto in esame in assenza di intesa. Orbene,
         nel procedere all’esame delle cause dell’effettiva evoluzione dei prezzi, è azzardato speculare sul rispettivo ruolo di ciascuna
         delle dette cause. Si deve tener conto della circostanza obiettiva che, in ragione dell’intesa sui prezzi, le parti hanno
         per l’appunto rinunciato alla loro libertà di farsi concorrenza sui prezzi. Pertanto, la valutazione dell’influenza derivante
         da fattori diversi dalla detta volontaria astensione dei partecipanti all’intesa è necessariamente fondata su ragionevoli
         probabilità, non quantificabili con esattezza.
      
      Quindi, a meno che non si voglia togliere effetto utile al criterio di cui al punto 1 A, primo comma, non può rimproverarsi
         alla Commissione di aver preso come base l’impatto concreto di una intesa sul mercato avente un oggetto anticoncorrenziale,
         quale un’intesa sui prezzi ovvero sulle quote, senza quantificare tale impatto o senza fornire in proposito dati di valutazione
         in cifre.
      
      (v. punti 71-75)
      2.      In materia di repressione delle intese vietate, il comportamento effettivo che un’impresa vuole adottare è inconferente ai
         fini della valutazione dell’impatto dell’intesa sul mercato, dato che gli effetti da prendere in considerazione sono quelli
         risultanti dall’insieme dell’infrazione cui essa ha partecipato.
      
      Analogamente l’impatto di un’intesa non è necessariamente in correlazione con la sua durata. Così, non si può escludere che
         l’effetto di un’intesa, quando è inesistente per una lunga durata ma devastante per una breve durata, sia altrettanto importante
         di quello di un’intesa avente un certo effetto per tutta la durata di quest’ultima. Di conseguenza, l’assenza di effetto o
         l’esistenza di un effetto limitato dell’intesa per taluni periodi, quand’anche appurata, non attesta necessariamente un effetto
         minore di quello di un’intesa i cui effetti si percepiscono per tutta la sua durata.
      
      (v. punti 89-90, 121, 128, 141, 179)
      3.      In forza dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, l’importo dell’ammenda è stabilito sulla base della gravità dell’infrazione
         e della sua durata. Inoltre, conformemente agli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15,
         paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del trattato CECA, la Commissione fissa l’importo di partenza
         in funzione della gravità dell’infrazione, tenendo conto della natura stessa dell’infrazione, del suo impatto concreto sul
         mercato e dell’estensione del mercato geografico.
      
      Tale quadro giuridico non impone pertanto, in quanto tale, alla Commissione di tener conto della modesta dimensione del mercato
         dei prodotti.
      
      Tuttavia, nel valutare la gravità di un’infrazione, la Commissione deve tener conto di un gran numero di fattori il cui carattere
         e la cui importanza variano a seconda del tipo di infrazione e delle circostanze particolari della stessa. Non è dato escludere
         che tra questi elementi che attestano la gravità di una infrazione possano figurare, a seconda dei casi, il valore del prodotto
         oggetto dell’infrazione, la dimensione del mercato del prodotto rilevante e il potere degli acquirenti.
      
      Di conseguenza, anche se la dimensione del mercato può costituire un elemento da prendere in considerazione per accertare
         la gravità dell’infrazione, la sua importanza varia in funzione delle circostanze particolari dell’infrazione di cui trattasi.
      
      (v. punti 147-150)
      4.      Ai fini dell’esame dell’applicazione dell’art. 81, n. 1, CE a un accordo o ad una pratica concordata, è superfluo prendere
         in considerazione gli effetti concreti di un accordo ove risulti che esso ha per oggetto di restringere, impedire o falsare
         il gioco della concorrenza all’interno del mercato comune. 
      
      (v. punto 201)
      5.      Ai sensi dell’art. 44, n. 1, lett. c) e d), del regolamento di procedura del Tribunale, il ricorso deve contenere, in particolare,
         l’esposizione sommaria dei motivi dedotti. Inoltre, a prescindere da ogni questione di natura terminologica, tale esposizione
         dev’essere sufficientemente chiara e precisa per consentire al convenuto di preparare la sua difesa e al Tribunale di statuire
         sul ricorso, eventualmente senza corredo di altre informazioni. Infatti, al fine di garantire la certezza del diritto ed una
         corretta amministrazione della giustizia, è necessario, perché un ricorso sia ricevibile, che gli elementi essenziali di fatto
         e di diritto sui quali esso si basa emergano, anche sommariamente, purché in modo coerente e comprensibile, dal testo del
         ricorso stesso.
      
      A tal proposito, non spetta al Tribunale esaminare, nel complesso degli elementi dedotti a sostegno di un primo motivo, se
         tali elementi possano essere utilizzati anche a sostegno di un secondo motivo. Non inficia tale conclusione il fatto che la
         Commissione abbia compiuto lo sforzo particolare di tentare, nonostante la flagrante imprecisione di un motivo, di identificare
         eventuali argomenti della ricorrente dedotti nell’ambito della sua argomentazione relativa al primo motivo e idonei ad essere,
         se del caso, ripresi a sostegno del secondo motivo, nonché di replicarvi in tale contesto. In effetti tale posizione della
         Commissione costituisce solo un’ipotesi quanto alla portata esatta del motivo sollevato dalla ricorrente. Essa non permette
         di determinare con certezza la portata esatta del secondo motivo.
      
      (v. punti 208-209)
      6.      La comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa tra imprese deriva dall’esercizio
         del potere discrezionale della Commissione e comporta solo un’autolimitazione di questo potere nel rispetto del principio
         della parità di trattamento. Tale comunicazione crea aspettative legittime sulle quali fanno affidamento le imprese che intendono
         informare la Commissione dell’esistenza di un’intesa. In considerazione del rispetto del principio della parità di trattamento
         e del legittimo affidamento che le imprese che intendono cooperare con la Commissione possono desumere da tale comunicazione,
         quest’ultima è quindi tenuta a conformarvisi allorché valuta, ai fini della determinazione dell’importo dell’ammenda inflitta
         a un’impresa, la sua cooperazione.
      
      A tal proposito, né un progetto di nuova comunicazione, anche se pubblicato prima dell’adozione di una decisione che ha inflitto
         un’ammenda per violazione delle regole di concorrenza, né una nuova comunicazione pubblicata dopo l’adozione di una tale decisione
         possono dar luogo ad un effetto di autolimitazione dell’esercizio del potere discrezionale della Commissione in questo caso.
      
      (v. punti 223-224)
      7.      Affinché un’impresa possa godere di una significativa riduzione dell’ammenda in applicazione del punto C della comunicazione
         sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi di intesa fra imprese, la detta comunicazione impone, al punto B,
         cui fa rinvio il punto C, lett. b), che essa sia la prima a fornire elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza
         dell’intesa. La comunicazione non prevede che, per soddisfare tale condizione, l’impresa che denuncia l’intesa segreta alla
         Commissione debba fornirle l’insieme degli elementi determinanti per l’elaborazione di una comunicazione degli addebiti o,
         ancor meno, per l’adozione di una decisione con la quale constata una infrazione. 
      
      (v. punti 237-239)
      8.      Il principio del ne bis in idem vieta di sanzionare una stessa persona più di una volta per uno stesso comportamento illecito
         al fine di tutelare un medesimo interesse giuridico. L’applicazione di questo principio è soggetta a tre condizioni cumulative,
         cioè l’identità dei fatti, l’identità del contravventore e l’identità dell’interesse giuridico protetto.
      
      Così, un’impresa può validamente costituire oggetto di due procedimenti paralleli per uno stesso comportamento illecito e
         pertanto di una doppia sanzione, l’una da parte dell’autorità competente dello Stato membro considerato, l’altra comunitaria,
         nella misura in cui i detti procedimenti perseguano fini distinti e non vi sia identità tra le norme violate.
      
      Da ciò consegue che il principio del ne bis in idem non può, a maggior ragione, trovare applicazione in un caso in cui i procedimenti
         promossi e le sanzioni inflitte dalla Commissione, da un lato, e dalle autorità di Stati terzi, dall’altro, non perseguono,
         con tutta evidenza, gli stessi obiettivi. Infatti, se nel primo caso si tratta di preservare una concorrenza non falsata nel
         territorio dell’Unione europea o nello Spazio economico europeo, la protezione che nel secondo caso si intende perseguire
         riguarda il mercato di uno Stato terzo. Fa pertanto difetto in tal caso la condizione dell’identità dell’interesse giuridico
         protetto, necessaria affinché possa essere applicato il principio del ne bis in idem.
      
      (v. punti 277-281)
      9.      Qualora, nel determinare l’importo dell’ammenda da infliggere a un’impresa che ha violato le regole comunitarie di concorrenza,
         sia stato commesso un errore a livello del fatturato da prendere in considerazione, la scoperta di tale errore deve comportare
         una rettifica dell’importo dell’ammenda, e ciò quand’anche l’errore sia imputabile all’impresa.
      
      (v. punto 293)
      10.    Ai fini della determinazione dell’importo dell’ammenda, nel suddividere in gruppi imprese che hanno violato l’art. 81, n. 1, CE,
         la determinazione dei valori limite per ogni singolo gruppo così individuato deve essere coerente ed obiettivamente giustificata.
      
      (v. punto 295)
      11.    Il Tribunale è tenuto ad accogliere una domanda di riapertura della fase orale ai fini della presa in considerazione di fatti
         nuovi solo se la parte interessata si basa su fatti tali da esercitare un’influenza decisiva sulla soluzione della controversia,
         che essa non era stata in grado di far valere prima della chiusura della fase orale.
      
      L’adozione, successivamente a una decisione che infligge un’ammenda a un’impresa che abbia commesso un’infrazione alle regole
         di concorrenza, di una decisione riguardante altre imprese che vi hanno partecipato non costituisce un elemento nuovo idoneo
         ad esercitare un’influenza decisiva sulla legittimità della prima decisione e non dà quindi luogo alla riapertura della fase
         orale su tale fondamento. 
      
      La legittimità di un atto comunitario, infatti, deve essere valutata alla luce degli elementi di fatto e di diritto esistenti
         alla data di adozione dell’atto stesso. Pertanto è esclusa la presa in considerazione, nel valutare la legittimità di tale
         atto, di circostanze posteriori alla data di adozione dell’atto comunitario. Peraltro, l’esame della legittimità di una decisione
         deve in linea di principio svolgersi sulla base degli elementi di fatto e di diritto menzionati dalle parti nel corso del
         procedimento amministrativo e/o ripresi in tale decisione. In caso contrario si rimetterebbe in questione il parallelismo
         tra il procedimento – anteriore – amministrativo ed il procedimento di controllo – successivo – giudiziario, fondato sull’identità
         degli elementi di fatto e di diritto.
      
      (v. punti 323-326)
      12.    Per quanto riguarda la determinazione dell’importo delle ammende inflitte per violazione delle regole di concorrenza, il Tribunale
         può, in virtù della sua competenza anche di merito, prendere in considerazione, viste le censure invocate dalla ricorrente,
         elementi aggiuntivi di informazione non menzionati nella decisione impugnata. Tuttavia, alla luce del principio di certezza
         del diritto, tale possibilità deve, in linea di principio, limitarsi alla presa in considerazione di elementi di informazione
         precedenti alla decisione impugnata e che la Commissione avrebbe potuto conoscere al momento di prendere la sua decisione.
         Un diverso approccio condurrebbe il Tribunale a sostituirsi all’amministrazione per valutare una questione che essa non è
         stata ancora chiamata ad esaminare, il che equivarrebbe a sconfinare nell’ambito delle competenze di quest’ultima e, più in
         generale, a violare il sistema di ripartizione delle funzioni e l’equilibrio istituzionale tra i poteri giudiziario ed amministrativo.
         
      
      (v. punto 327)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      27 settembre 2006 (*)
      
      «Concorrenza – Intese – Gluconato di sodio – Art. 81 CE – Ammenda – Art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 – Orientamenti per il calcolo dell’importo delle ammende – Comunicazione sulla cooperazione – Principio di proporzionalità – Parità di trattamento – Principio del ne bis in idem»
      Nella causa T‑322/01,
      Roquette Frères SA, con sede in Lestrem (Francia), rappresentata dagli avv.ti O. Prost, D. Voillemot e A. Choffel,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata inizialmente dai sigg. A. Bouquet, W. Wils, A. Whelan e F. Lelièvre, successivamente dai sigg. Bouquet, Wils
         e Whelan, in qualità di agenti, assistiti dagli avv.ti A. Condomines e J. Liygonie,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto, in primo luogo, una domanda di annullamento degli artt. 1 e 3 della decisione della Commissione 2 ottobre
         2001, C (2001) 2931 def., relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 del trattato CE e dell’articolo 53 dell’accordo
         SEE (COMP/E‑1/36.756 – Gluconato di sodio), nella parte in cui fissano l’importo dell’ammenda inflitta alla ricorrente, in
         secondo luogo, una domanda di riduzione dell’importo dell’ammenda e, in terzo luogo, una domanda di rimborso alla ricorrente
         degli importi illegittimamente percepiti,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Terza Sezione),
      
      composto dal sig. J. Azizi, presidente, dai sigg. M. Jaeger e F. Dehousse, giudici,
      cancelliere: sig. I. Natsinas, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 18 febbraio 2004,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti all’origine della controversia
      1        La Roquette Frères SA (in prosieguo: la «Roquette») è una società operante nell’industria chimica. Essa produce segnatamente
         gluconato di sodio.
      
      2        Il gluconato di sodio fa parte delle sostanze chelanti, prodotti che inattivano gli ioni metallici nei procedimenti industriali.
         Questi procedimenti comprendono, tra l’altro, la pulizia industriale (pulizia di bottiglie o di utensili), il trattamento
         delle superfici (trattamenti antiruggine, sgrassaggio, incisione di alluminio) e il trattamento delle acque. Le sostanze chelanti
         sono pertanto utilizzate dall’industria alimentare, cosmetica, farmaceutica, cartaria, del cemento e da altre industrie ancora.
         Il gluconato di sodio è venduto nel mondo intero e imprese tra loro concorrenti sono presenti sui mercati mondiali.
      
      3        Nel 1995 le vendite totali di gluconato di sodio a livello mondiale erano di circa EUR 58,7 milioni, quelle realizzate nello
         Spazio economico europeo (SEE) di circa EUR 19,6 milioni. All’epoca dei fatti la quasi totalità della produzione mondiale
         di gluconato di sodio era nelle mani di cinque imprese e cioè, in primo luogo, la Fujisawa Pharmaceutical Co. Ltd (in prosieguo:
         la «Fujisawa»), in secondo luogo, la Jungbunzlauer AG (in prosieguo: la «Jungbunzlauer»), in terzo luogo, la Roquette, in
         quarto luogo, la Glucona vof (in prosieguo: la «Glucona»), impresa controllata in comune sino al dicembre 1995 dalla Akzo
         Chemie BV, controllata al 100% della Akzo Nobel BV (in prosieguo: la «Akzo») e della Coöperatieve Verkoop- en Productievereniging
         van Aardappelmeel en Derivaten Avebe BA (in prosieguo: l’«Avebe») e, in quinto luogo, la Archer Daniels Midland Co. (in prosieguo:
         l’«ADM»).
      
      4        Nel marzo 1997 il Ministero della Giustizia americano informava la Commissione del fatto che, a seguito di un’inchiesta condotta
         sul mercato della lisina e dell’acido citrico, era stata aperta un’ulteriore inchiesta avente ad oggetto il mercato del gluconato
         di sodio. Nell’ottobre e nel dicembre 1997 nonché nel febbraio 1998, la Commissione apprendeva che la Akzo, l’Avebe, la Glucona,
         la Roquette e la Fujisawa avevano ammesso di aver partecipato ad un’intesa che era consistita nel fissare i prezzi del gluconato
         di sodio e nel ripartire i volumi di vendita di tale prodotto negli Stati Uniti e altrove. A seguito di accordi conclusi con
         il Ministero della Giustizia americano, a tali imprese sono state inflitte ammende dalle autorità americane.
      
      5        Il 18 febbraio 1998 la Commissione indirizzava, ai sensi dell’art. 11 del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17,
         primo regolamento di applicazione degli articoli [81] e [82] del Trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204), richieste di informazioni
         ai principali produttori, importatori, esportatori ed acquirenti di gluconato di sodio in Europa.
      
      6        Facendo seguito alla richiesta di informazioni, la Fujisawa prendeva contatto con la Commissione per informarla che aveva
         cooperato con le autorità americane nell’ambito dell’inchiesta descritta supra e che auspicava fare altrettanto con la Commissione
         sulla base della comunicazione della Commissione 18 luglio 1996 sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei
         casi d’intesa tra imprese (GU C 207, pag. 4; in prosieguo: la «comunicazione sulla cooperazione»). Il 12 maggio 1998, a seguito
         di una riunione tenutasi con la Commissione il 1° aprile 1998, la Fujisawa consegnava una dichiarazione scritta ed un fascicolo
         contenente un riassunto della cronistoria dell’intesa nonché un certo numero di documenti.
      
      7        Il 16 e 17 settembre 1998 la Commissione procedeva a verifiche, in applicazione dell’art. 14, n. 3, del regolamento n. 17,
         nei locali dell’Avebe, della Glucona, della Jungbunzlauer e della Roquette.
      
      8        Il 10 novembre 1998 la Commissione indirizzava una richiesta di informazioni all’ADM. Il 26 novembre 1998 l’ADM annunciava
         la sua intenzione di cooperare con la Commissione. Nel corso della riunione svoltasi l’11 dicembre 1998, l’ADM trasmetteva
         un «primo acconto in ragione della sua cooperazione». Una dichiarazione dell’impresa e documenti riferentesi alla pratica
         sono stati rimessi in seguito, il 21 gennaio 1999, alla Commissione.
      
      9        Il 2 marzo 1999 la Commissione indirizzava richieste di informazioni dettagliate alla Glucona, alla Roquette e alla Jungbunzlauer.
         Con lettere 14, 19 e 20 aprile 1999 tali imprese manifestavano il loro auspicio di cooperare con la Commissione e le fornivano
         talune informazioni sull’intesa. Il 25 ottobre 1999 la Commissione indirizzava richieste di informazioni supplementari all’ADM,
         alla Fujisawa, alla Glucona, alla Roquette ed alla Jungbunzlauer.
      
      10      Il 17 maggio 2000, sulla base delle informazioni trasmessele, la Commissione indirizzava una comunicazione degli addebiti
         alla Roquette e alle altre imprese interessate per violazione dell’art. 81, n. 1, CE e dell’art. 53, n. 1, dell’accordo sul
         SEE (in prosieguo: l’«accordo SEE»). La Roquette e tutte le altre imprese interessate trasmettevano osservazioni scritte in
         risposta agli addebiti mossi dalla Commissione. Nessuna di tali parti ha chiesto che fosse tenuta un’audizione né contestato
         la materialità dei fatti esposti nella comunicazione degli addebiti.
      
      11      L’11 maggio 2001 la Commissione inviava richieste di informazioni complementari alla Roquette ed alle altre imprese interessate.
      
      12      Il 2 ottobre 2001 la Commissione adottava la decisione C(2001) 2931 def., relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 CE
         e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (COMP/E‑1/36.756 – Gluconato di sodio) (in prosieguo: la «Decisione»). La Decisione è
         stata notificata alla Roquette con lettera 11 ottobre 2001.
      
      13      Nella Decisione figurano segnatamente le seguenti disposizioni:
      
      «Articolo 1
      [Akzo], [ADM], [Avebe], [Fujisawa], [Jungbunzlauer] e [Roquette] hanno violato l’articolo 81, paragrafo 1, CE e – a partire
         dal 1° gennaio 1994 – l’articolo 53, paragrafo 1, dell’accordo SEE partecipando a un accordo e/o a una pratica concordata
         continuati nel settore del gluconato di sodio.
      
      L’infrazione è durata:
      –        nel caso dell’[Akzo], dell’[Avebe], della [Fujisawa] e della [Roquette], dal febbraio 1987 al giugno 1995;
      –        nel caso della [Jungbunzlauer], dal maggio 1988 al giugno 1995;
      –        nel caso dell’[ADM], dal giugno 1991 al giugno 1995.
      (…)
      Articolo 3
      Per l’infrazione di cui all’articolo 1 vengono inflitte le seguenti ammende:
      a)      [Akzo]                                     EUR 9 milioni
      b)      [ADM]                                     EUR 10,13 milioni
      c)      [Avebe]                                     EUR 3,6 milioni
      d)      [Fujisawa]                            EUR 3,6 milioni
      e)      [Jungbunzlauer]                   EUR 20,4 milioni
      f)      [Roquette]                            EUR 10,8 milioni
      (...)».
      14      Ai fini del calcolo dell’importo delle ammende, la Commissione ha applicato nella Decisione la metodologia esposta negli orientamenti
         per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell’art. 65, n. 5, del
         Trattato CECA (GU 1998, C 9, pag. 3; in prosieguo: gli «orientamenti») nonché la comunicazione sulla cooperazione.
      
      15      In primo luogo la Commissione ha fissato l’importo di base dell’ammenda in funzione della gravità e della durata dell’infrazione.
      
      16      A tale riguardo, per quanto concerne la gravità dell’infrazione, la Commissione ha considerato anzitutto che le imprese interessate
         avevano commesso un’infrazione molto grave, tenuto conto della sua natura, del suo impatto concreto sul mercato del gluconato
         di sodio nel SEE e dell’estensione del mercato geografico rilevante (punto 371 della motivazione della Decisione).
      
      17      La Commissione ha quindi ritenuto che si dovesse tener conto dell’effettiva capacità economica di arrecare pregiudizio alla
         concorrenza e di fissare l’ammenda ad un livello che garantisse un sufficiente effetto dissuasivo. Di conseguenza, basandosi
         sul fatturato mondiale realizzato dalle imprese interessate dalla vendita del gluconato di sodio nel corso del 1995, ultimo
         anno del periodo di infrazione, comunicato dalle stesse imprese in seguito a richieste di informazioni della Commissione e
         sulla cui base la Commissione ha calcolato le rispettive quote di mercato di tali imprese, la Commissione ha classificato
         tali imprese in due categorie. Nella prima categoria ha classificato le imprese che, secondo i dati a sua disposizione, detenevano
         quote di mercato mondiale di gluconato di sodio superiori al 20%, cioè la Fujisawa (35,54%), la Jungbunzlauer (24,75%) e la
         Roquette (20,96%). Per queste imprese la Commissione ha fissato un importo iniziale di EUR 10 milioni. Nella seconda categoria
         ha classificato le imprese che, secondo i dati a sua disposizione, detenevano quote di mercato mondiale del gluconato di sodio
         inferiore al 10%, cioè la Glucona (circa il 9,5%) e l’ADM (9,35%). Per queste imprese la Commissione ha fissato l’importo
         iniziale dell’ammenda ad EUR 5 milioni e per la Akzo e l’Avebe, che detenevano insieme la Glucona, ad EUR 2,5 milioni ciascuna
         (punto 385 della motivazione della Decisione).
      
      18      Inoltre, al fine di assicurare all’ammenda un effetto sufficientemente dissuasivo, da un lato, e di tener conto del fatto
         che le grandi imprese dispongono di conoscenze e di infrastrutture giuridico‑economiche che consentono loro di meglio valutare
         l’illegitimità del loro comportamento e le conseguenze che ne derivano sotto il profilo del diritto della concorrenza, dall’altro,
         la Commissione ha proceduto all’adeguamento di tale importo iniziale. Di conseguenza, tenendo conto delle dimensioni e delle
         risorse globali delle imprese interessate, la Commissione ha applicato un coefficiente moltiplicatore del 2,5 agli importi
         iniziali determinati per l’ADM e la Akzo e ha pertanto maggiorato tale importo, in modo da fissarlo ad EUR 12,5 milioni nel
         caso dell’ADM e ad EUR 6,25 milioni nel caso della Akzo (punto 388 della motivazione della Decisione).
      
      19      Per tener conto della durata dell’infrazione commessa da ciascuna impresa, l’importo iniziale è stato inoltre maggiorato del
         10% all’anno: cioè una maggiorazione dell’80% per la Fujisawa, la Akzo, l’Avebe e la Roquette, del 70% per la Jungbunzlauer
         e del 35% per l’ADM (punti 389‑392 della Decisione).
      
      20      La Commissione ha così fissato l’importo di base delle ammende ad EUR 18 milioni per quanto concerne la Roquette. Per quanto
         riguarda l’ADM, la Akzo, l’Avebe, la Fujisawa e la Jungbunzlauer, l’importo di base è stato fissato rispettivamente ad EUR 16,88,
         11,25, 4,5, 18 e 17 milioni (punto 396 della Decisione).
      
      21      In secondo luogo, sulla base di circostanze aggravanti, l’importo di base dell’ammenda inflitta alla Jungbunzlauer è stato
         maggiorato del 50% per il motivo che quest’impresa aveva svolto un ruolo leader nell’ambito dell’intesa (punto 403 della Decisione).
      
      22      In terzo luogo, la Commissione ha esaminato e respinto gli argomenti invocati da talune imprese, secondo cui tali imprese
         dovevano fruire di circostanze attenuanti (punti 404‑410 della Decisione).
      
      23      In quarto luogo, in applicazione del punto B della comunicazione sulla cooperazione, la Commissione ha consentito alla Fujisawa
         una «riduzione molto importante» (cioè l’80%) dell’importo dell’ammenda che le sarebbe stata inflitta in assenza di cooperazione.
         Inoltre la Commissione ha considerato che l’ADM soddisfaceva le condizioni previste al punto C della stessa comunicazione
         per beneficiare di una «riduzione importante» dell’importo dell’ammenda. Infine, in applicazione del punto D di tale comunicazione,
         la Commissione ha consentito una «significativa riduzione» (cioè il 40%) dell’importo dell’ammenda all’ADM ed alla Roquette
         e del 20% alla Akzo, all’Avebe e alla Jungbunzlauer (punti 418, 423, 426 e 427 della Decisione).
      
      24      Il 19 marzo 2002 la Commissione ha revocato la Decisione nella parte in cui è stata adottata nei confronti della Jungbunzlauer.
         Il 29 settembre 2004 la Commissione ha adottato una nuova decisione C(2004) 3598 relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 CE
         e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (COMP/E‑1/36.756 – Gluconato di sodio) (in prosieguo: la «decisione 29 settembre 2004»)
         nei confronti della Jungbunzlauer e di altre tre società del gruppo Jungbunzlauer (Jungbunzlauer Ladenburg GmbH, Jungbunzlauer
         Holding AG e Jungbunzlauer Austria AG) che infligge loro un’ammenda di EUR 19,04 milioni per la loro partecipazione all’intesa
         nel settore del gluconato di sodio. Il 23 dicembre 2004 i quattro destinatari di quest’ultima decisione hanno proposto ricorso
         dinanzi al Tribunale avverso tale decisione. Tale ricorso è stato registrato presso la cancelleria del Tribunale con il numero
         di ruolo T‑492/04.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti 
      25      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 20 dicembre 2001, la Roquette ha proposto il presente ricorso.
      
      26      Su relazione del giudice relatore il Tribunale (Terza Sezione) ha deciso di passare alla fase orale e, nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento previste dall’art. 64 del regolamento di procedura del Tribunale, ha posto per iscritto
         quesiti alle parti, cui queste hanno risposto nei termini impartiti.
      
      27      Le parti sono state sentite nelle loro difese all’udienza del 18 febbraio 2004.
      
      28      In seguito all’adozione della decisione 29 settembre 2004 nei confronti, segnatamente, della Jungbunzlauer, la Roquette ha
         sollecitato con lettera 2 febbraio 2005, in via principale, l’adozione di misure di organizzazione del procedimento ai sensi
         dell’art. 64, n. 4, del regolamento di procedura del Tribunale e, in subordine, l’adozione, da parte del Tribunale, di qualsiasi
         misura utile quali la riapertura del dibattimento o la riunione di cause. Considerato il principio generale di buona amministrazione
         della giustizia, il Tribunale, senza riaprire il procedimento, ha invitato la Commissione a prendere posizione sulla domanda
         della Roquette. Con lettera 7 marzo 2005 la Commissione ha comunicato di ritenere che non occorreva accogliere le domande
         della Roquette.
      
      29      La Roquette chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare l’art. 1 della Decisione nella parte in cui considera che l’infrazione è durata, per quanto la riguarda, dal febbraio
         1987 al giugno 1995;
      
      –        annullare l’art. 3 della Decisione nella parte in cui le infligge un’ammenda pari ad EUR 10,8 milioni;
      –        fare uso della sua competenza di merito per ridurre l’importo dell’ammenda inflittale;
      –        ordinare alla Commissione di rimborsarle l’importo dell’ammenda illegittimamente percepito (capitale ed interessi al tasso
         del 3,76%);
      
      –        condannare la Commissione alle spese.
      30      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare la Roquette alle spese.
       In diritto
      31      I motivi invocati dalla Roquette, tutti relativi alla fissazione dell’importo dell’ammenda inflittale, concernono, in primo
         luogo, la gravità dell’infrazione, in secondo luogo, la durata dell’infrazione, in terzo luogo, l’esistenza di circostanze
         attenuanti, in quarto luogo, la sua cooperazione nel corso del procedimento amministrativo e, in quinto luogo, l’applicazione
         del principio ne bis in idem in considerazione delle ammende inflittale dalle autorità americane.
      
      I –  Sulla gravità dell’infrazione
      A –  Introduzione
      32      Per quanto riguarda la valutazione della gravità dell’infrazione effettuata dalla Commissione, la Roquette solleva tre censure
         fondate, in primo luogo, sulla determinazione inesatta del fatturato da prendere in considerazione, in secondo luogo, sulla
         valutazione carente dell’impatto concreto dell’intesa sul mercato rilevante e, in terzo luogo, sull’omessa presa in considerazione
         del comportamento della Roquette.
      
      33      Prima di pronunciarsi sul merito delle suddette diverse censure, è utile rammentare taluni elementi della valutazione condotta
         dalla Commissione nella sua Decisione, relativamente alla gravità dell’infrazione.
      
      34      Dalla Decisione risulta che, per valutare la gravità dell’infrazione, la Commissione ha anzitutto considerato che le imprese
         interessate avevano commesso un’infrazione molto grave, dati la sua natura, il suo impatto concreto sul mercato del gluconato
         di sodio nel SEE e l’estensione del mercato geografico rilevante, che aveva toccato l’insieme del SEE (punti 334‑371 della
         Decisione).
      
      35      In secondo luogo la Commissione ha ritenuto che occorresse applicare alle imprese interessate un «trattamento differenziato
         al fine di tener conto della loro effettiva capacità economica di arrecare un rilevante pregiudizio alla concorrenza e (...)
         di fissare l’ammenda ad un livello che garantisca un sufficiente effetto dissuasivo». Sotto tale profilo la Commissione ha
         indicato che terrebbe conto del peso specifico di ciascuna impresa e quindi dell’effetto reale del suo comportamento illecito
         sulla concorrenza (punti 378 e 379 della Decisione).
      
      36      Ai fini della valutazione di tali elementi la Commissione ha scelto di fondarsi sui fatturati realizzati dalle imprese interessate
         dalla vendita del gluconato di sodio a livello mondiale nel corso dell’ultimo anno del periodo di infrazione, cioè il 1995.
         La Commissione ha considerato al riguardo che, «poiché il mercato [del gluconato di sodio era] globale, tali fatturati da[vano]
         la migliore indicazione possibile della capacità delle imprese partecipanti di causare un danno significativo agli altri operatori
         nel mercato comune e/o nel SEE» (punto 381 della Decisione). La Commissione ha aggiunto che, a suo avviso, tale metodo era
         corroborato dal fatto che si trattava di un’intesa mondiale, il cui oggetto era, segnatamente, quello di ripartire i mercati
         a livello mondiale e, pertanto, sottrarre alla concorrenza talune zone del mercato del SEE. Essa ha ritenuto inoltre che il
         fatturato mondiale di una parte dell’intesa forniva anche un’idea del suo contributo all’efficacia dell’intesa nel suo complesso
         o, al contrario, dell’instabilità che l’avrebbe colpita se la parte suddetta non vi avesse partecipato (punto 381 della Decisione).
      
      37      Su tale base la Commissione ha scelto di definire due categorie di imprese, cioè, da una parte, quella costituita dai «tre
         principali produttori di gluconato di sodio detentori di quote del mercato mondiale superiori al 20%» e, dall’altra, quella
         costituita dalle imprese «le cui quote di mercato erano sensibilmente inferiori sul mercato mondiale del gluconato di sodio
         (meno del 10%)» (punto 382 della Decisione). Quindi la Commissione ha fissato un importo iniziale di EUR 10 milioni per le
         imprese della prima categoria comprendente la Fujisawa, la Jungbunzlauer e la Roquette, le cui quote di mercato ammontavano
         rispettivamente a circa il 36%, 25% e 21%, e un importo iniziale di EUR 5 milioni per le imprese appartenenti alla seconda
         categoria, cioè la Glucona e l’ADM, le cui quote di mercato ammontavano al 9% ciascuna. Poiché la Glucona era stata detenuta
         congiuntamente dalla Akzo e dall’Avebe, la Commissione ha quindi adottato per ognuna di tali società importi iniziali di EUR 2,5
         milioni (punto 385 della Decisione).
      
      38      Infine, allo scopo di garantire all’ammenda un effetto sufficientemente dissuasivo, da una parte, e di tener conto del fatto
         che le grandi imprese dispongono di conoscenze e di infrastrutture giuridico‑economiche che consentono loro di meglio valutare
         l’illegittimità del loro comportamento e le conseguenze che ne derivano sotto il profilo del diritto della concorrenza, dall’altra,
         la Commissione ha proceduto all’adeguamento di tale importo iniziale. Di conseguenza, tenendo conto delle dimensioni e delle
         risorse globali delle imprese interessate, la Commissione ha applicato un coefficiente moltiplicatore del 2,5 agli importi
         iniziali determinati per l’ADM e la Akzo ed ha quindi fissato l’importo dell’ammenda, in funzione della gravità dell’infrazione,
         ad EUR 12,5 milioni nel caso dell’ADM e ad EUR 6,25 milioni nel caso della Akzo (punto 388 della Decisione).
      
      B –  Sulla determinazione del fatturato 
      1.     Argomenti delle parti
      39      La Roquette asserisce in sostanza che la Commissione non ha determinato correttamente il fatturato da prendere in considerazione
         per il calcolo dell’importo di base dell’ammenda. Secondo la Roquette tale valutazione erronea della Commissione è dovuta
         alla presa in considerazione da parte di quest’ultima di un fatturato che include quello della sua «acqua madre», mentre la
         Commissione avrebbe ammesso che il mercato dei gluconati di sodio considerato ai fini dell’intesa non comprendeva l’«acqua
         madre».
      
      40      Dopo aver ricordato che l’«acqua madre» era esclusa dal campo di applicazione della Decisione, la Roquette sottolinea come,
         dalla sua lettera 19 novembre 1999 nonché dalla sua risposta 3 maggio 1999 alla richiesta di informazioni della Commissione
         2 marzo 1999 e dalle sue osservazioni 25 luglio 2000 sulla comunicazione degli addebiti, emerga che il gluconato di sodio
         in forma liquida da essa prodotto corrisponde solo ad «acqua madre» risultante dal suo specifico procedimento di fabbricazione
         ed è quindi distinto da quello dei suoi concorrenti. Su tale base essa contesta il fatto che la Commissione non abbia potuto
         rendersi conto della circostanza che il «gluconato liquido», cui fa riferimento la Roquette, corrispondeva ad «acqua madre»
         e non a gluconato di sodio in forma liquida quale prodotto dai suoi concorrenti. Essa rinvia in proposito anche alla presa
         di posizione della Commissione nel controricorso ove quest’ultima ammetterebbe implicitamente che ciò che la Roquette definisce
         «acqua madre» non è esattamente la stessa cosa del gluconato di sodio in forma liquida.
      
      41      La Roquette nega che il mancato riferimento all’«acqua madre» nelle sue risposte 3 maggio 1999 e 21 maggio 2001 alle richieste
         di informazioni 2 marzo 1999 e 11 maggio 2001 possa giustificare il fatto che la Commissione non distingue l’«acqua madre»
         dai gluconati di sodio in forma liquida. Essa sottolinea che ha risposto alle richieste di informazioni conformandosi ai modelli
         predisposti dalla Commissione che non distinguevano i «gluconati liquidi» dall’«acqua madre». Peraltro, ad avviso della Roquette,
         le informazioni comunicate nelle sue risposte, tra cui i fatturati, dovevano essere valutate alla luce dei chiarimenti precedenti
         i quali indicavano che i suoi gluconati non erano prodotti rientranti nell’intesa. Essa rinvia a tale effetto anche alla memoria
         della Fujisawa 12 maggio 1998, ove si riconosce a suo parere che l’«acqua madre» non costituisce un prodotto finito e non
         era inclusa nell’intesa. Infine, secondo la Roquette, il fatto che le parti non abbiano menzionato l’esclusione del gluconato
         di sodio liquido della Roquette dall’intesa non ha impedito a tutti quanti i terzi e alla Commissione di aver riconosciuto
         l’esclusione dell’«acqua madre» dall’intesa. Così, secondo la Roquette, la Commissione era in grado di conoscere che ciò che
         la Roquette denominava «gluconato liquido» era di fatto «acqua madre».
      
      42      La Roquette asserisce quindi che non poteva immaginare l’incomprensione della Commissione quanto alla natura del suo gluconato
         di sodio liquido e che la Commissione stessa, qualora avesse giudicato insufficienti le informazioni in suo possesso, ha mancato
         di sollecitudine omettendo di richiedere i chiarimenti necessari circa la distinzione tra il «gluconato liquido» della Roquette
         e quello delle altre imprese ai fini del calcolo del fatturato (sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T‑310/94, Gruber + Weber/Commissione,
         Racc. pag. II‑1043, punto 242). Secondo la Roquette una maggiore sollecitudine da parte della Commissione avrebbe permesso
         a quest’ultima di ottenere altri documenti attestanti la produzione di «acqua madre» ad opera della Roquette. Quest’ultima
         versa infine agli atti di causa un’attestazione del suo presidente‑direttore generale la quale conferma che il gluconato di
         sodio liquido della Roquette corrispondeva ad «acqua madre» e che la Roquette non produceva gluconati di sodio diversi dall’«acqua
         madre».
      
      43      In subordine la Roquette ritiene che, secondo la giurisprudenza, l’esame dell’imputabilità dell’errore nel calcolo dell’ammenda
         sia irrilevante e che, dato l’errore, l’ammenda va comunque ridotta di conseguenza (sentenza del Tribunale 11 marzo 1999,
         causa T‑156/94, Aristrain/Commissione, Racc. pag. II‑645, punti 584‑586).
      
      44      La Roquette ritiene quindi che il suo fatturato da prendere in considerazione per determinare l’importo dell’ammenda non doveva
         includere la vendita dell’«acqua madre». Orbene, il fatturato preso in considerazione al punto 48 della Decisione per il calcolo
         dell’importo di base dell’ammenda includerebbe il fatturato dell’«acqua madre» della Roquette.
      
      45      La conseguenza di tale errore di valutazione della Commissione sarebbe che il fatturato della Roquette per il prodotto oggetto
         dell’infrazione sarebbe inferiore a quello preso in considerazione. A causa di tale errore di valutazione la Commissione agirebbe
         in maniera contraria alle sue proprie regole ed a quelle della Corte in materia nonché ai principi di parità di trattamento
         e di proporzionalità. Di conseguenza la Roquette non dovrebbe essere classificata tra i produttori della «prima categoria»,
         la cui quota di mercato è superiore al 20% e il cui importo di base dell’ammenda è fissato ad EUR 10 milioni, cosicché la
         Commissione avrebbe inflitto un’ammenda troppo elevata.
      
      46      La Roquette ricorda inoltre che, secondo la giurisprudenza, il fatturato è un elemento essenziale per valutare il peso di
         ciascuna impresa partecipante all’intesa e che solo il fatturato proveniente dalle merci oggetto dell’intesa può essere preso
         in considerazione quale indicazione dell’ampiezza dell’infrazione (sentenze della Corte 7 giugno 1983, cause riunite 100/80‑103/80,
         Musique diffusion française e a./Commissione, Racc. pag. 1825, punto 120, e del Tribunale Gruber + Weber/Commissione, punto 42
         supra, punto 237, e 11 marzo 1999, causa T‑157/94, Ensidesa/Commissione, Racc. pag. II‑707). Essa considera che il mantenimento
         della stessa ammenda in seguito alla diminuzione del fatturato successiva all’esclusione dei risultati relativi all’«acqua
         madre» violerebbe i principi di parità di trattamento e di proporzionalità. In via accessoria essa rammenta l’indipendenza
         del Tribunale rispetto alla Commissione alla luce della competenza di merito del Tribunale.
      
      47      La Commissione respinge l’insieme degli argomenti della Roquette. Essa ritiene che niente le permettesse di sapere che il
         gluconato di sodio liquido della Roquette corrispondesse ad «acqua madre». Secondo la Commissione la Roquette ha scientemente
         mantenuto un’ambiguità a tale riguardo. Essa rinvia, per sostenere tale affermazione, alle risposte della Roquette 3 maggio
         1999 e 21 maggio 2001 alle sue richieste di informazioni ed al documento commerciale allegato alla lettera della Roquette
         19 novembre 1999. La Commissione fa osservare che, in ognuno di tali documenti, la Roquette menziona il gluconato di sodio
         liquido senza precisare che quest’ultimo costituisce «acqua madre». Peraltro i riferimenti, nella lettera della Roquette 19
         novembre 1999, al gluconato di sodio liquido e all’«acqua madre» non permettevano di concludere con certezza che la Roquette
         commercializzasse solo gluconato di sodio liquido del tipo «acqua madre». La Commissione sottolinea come la Roquette fosse
         a conoscenza del fatto che le richieste di informazioni erano destinate a valutare il mercato interessato dall’intesa al fine
         di poter effettuare il calcolo delle ammende. Essa ritiene di conseguenza poco credibile che la Roquette, rispondendo alle
         richieste di informazioni, non abbia menzionato la natura del suo gluconato di sodio liquido per uno scrupoloso rispetto del
         formulario trasmessole e per timore di venir meno, disattendendolo, al suo obbligo di collaborazione. La Commissione contesta
         la pertinenza della sentenza Gruber + Weber/Commissione, punto 42 supra, invocata dalla Roquette, dato che, nel caso di specie,
         sarebbe stata indotta in errore dalla Roquette. La Commissione rileva infine che nessuna delle parti dell’intesa ha indicato,
         nel corso del procedimento, che il gluconato di sodio in forma liquida della Roquette poteva essere stato escluso dal cartello.
      
      48      In subordine la Commissione sottolinea che, quand’anche il prodotto in forma liquida della Roquette dovesse essere escluso
         dal calcolo del fatturato relativo al gluconato di sodio di quest’ultima, ciò non avrebbe alcuna incidenza sull’importo iniziale
         di EUR 10 milioni fissato dalla Commissione per l’ammenda.
      
      49      Essa indica al riguardo che l’ammenda dev’essere proporzionale alla gravità e alla durata dell’infrazione e non al fatturato
         proprio dell’impresa. Gli orientamenti prevederebbero che tale gravità dev’essere valutata in funzione della natura dell’infrazione,
         dell’impatto dell’infrazione sul mercato quando è misurabile e dell’estensione geografica del mercato rilevante. Inoltre il
         punto 1 A degli orientamenti nonché la giurisprudenza riconoscerebbero che l’attuazione del principio di parità può dar luogo,
         per un medesimo comportamento, all’applicazione di importi differenti per le imprese interessate senza che tale differenziazione
         derivi da un calcolo rigorosamente aritmetico (sentenza del Tribunale 13 dicembre 2001, causa T‑48/98, Acerinox/Commissione,
         Racc. pag. II‑3859, punto 90).
      
      50      Nel caso di specie la Commissione ritiene che, anche se la quota di mercato della Roquette dovesse essere ridotta del 20,96%
         al 17,4%, quest’ultima continuerebbe ad essere uno dei principali produttori di gluconato di sodio per cui occorrerebbe fissare
         un importo di base di EUR 10 milioni. Essa resterebbe di gran lunga dinanzi all’ADM ed alle società madri della Glucona, che
         disponevano di una quota di mercato di meno del 10% e alle quali è stata inflitta un’ammenda pari ad EUR 5 milioni.
      
      2.     Giudizio del Tribunale 
      51      Va preliminarmente rilevato che, conformemente ai punti 34 e 38 della Decisione, è certo che il prodotto oggetto dell’infrazione
         è il gluconato di sodio, che comprende il gluconato di sodio solido, il gluconato di sodio liquido e l’acido gluconico, ad
         esclusione del prodotto denominato «acqua madre».
      
      52      Inoltre emerge dai punti 48 e 381 della Decisione che i fatturati presi in considerazione dalla Commissione sono quelli desunti
         dalle risposte delle parti dell’intesa alle richieste di informazioni della Commissione e che tali fatturati corrispondono
         ai fatturati ottenuti dalle vendite del gluconato di sodio a livello mondiale di ognuno dei membri dell’intesa nel corso dell’ultimo
         anno dell’infrazione, cioè il 1995. Infatti la Commissione ha considerato su tale base che, per il 1995, il fatturato mondiale
         della Roquette per il gluconato di sodio ammontava ad EUR 12 293,62 e che la sua quota del mercato mondiale risultantene era
         stimata al 20,96% (punto 48 della Decisione).
      
      53      Dando seguito ad un quesito scritto del Tribunale, la Commissione ha confermato che la somma di EUR 12 293,62 corrispondeva
         a franchi francesi 80 216 582 (FRF), importo che la Roquette aveva comunicato alla Commissione nella sua risposta alla richiesta
         di informazioni 21 maggio 2001. Risulta da tale risposta 21 maggio 2001 che l’importo di FRF 80 216 582, che riprende il fatturato
         mondiale della Roquette per il gluconato di sodio nel 1995, corrisponde alla somma dei fatturati della Roquette per il gluconato
         di sodio in forma solida (FRF 60 517 501), per il gluconato di sodio in forma liquida (FRF 16 029 382) e per l’acido gluconico
         (FRF 3 669 699) nel 1995.
      
      54      Infine la Roquette ha allegato alla replica un’attestazione redatta dal suo presidente‑direttore generale secondo cui, nel
         1995 e precedentemente, essa ha commercializzato con la denominazione «gluconato liquido» solo «acqua madre». La Commissione
         non ha contestato l’esattezza di tale dichiarazione, né nella controreplica, né nelle risposte ai quesiti scritti del Tribunale,
         né all’udienza.
      
      55      Di conseguenza è certo che il fatturato della Roquette preso in considerazione dalla Commissione comprendeva quello realizzato
         con la vendita di «acqua madre» mentre tale prodotto non rientrava nell’oggetto dell’intesa. Ne consegue che il fatturato
         della Roquette considerato per determinare l’importo dell’ammenda è erroneo. Alla Roquette è stata quindi inflitta, per errore,
         un’ammenda il cui importo non rispecchia adeguatamente la sua posizione sul mercato del prodotto oggetto dell’infrazione.
      
      56      Le conseguenze di tale errore saranno valutate dopo l’esame degli altri motivi sollevati dalla Roquette, nell’ambito dell’esercizio
         da parte del Tribunale della sua competenza di merito.
      
      C –  Sull’impatto concreto dell’intesa 
      1.     Osservazioni preliminari 
      57      La Roquette asserisce in sostanza che la Commissione non ha preso in considerazione l’effetto limitato dell’intesa in occasione
         della valutazione del suo impatto concreto sul mercato in parola. Pertanto la Commissione andrebbe contro la propria prassi
         nonché contro una giurisprudenza ben consolidata, in violazione dell’art. 15 del regolamento n. 17 e del principio di proporzionalità.
      
      58      Occorre ricordare in proposito la costante giurisprudenza secondo cui la gravità delle infrazioni va accertata in funzione
         di un gran numero di elementi quali, segnatamente, le circostanze proprie al caso di specie e il suo contesto, e ciò senza
         che sia stato redatto un elenco vincolante o esauriente di criteri da tenere obbligatoriamente in considerazione (ordinanza
         della Corte 25 marzo 1996, causa C‑137/95 P, SPO e a./Commissione, Racc. pag. I‑1611, punto 54; sentenza della Corte 17 luglio
         1997, causa C‑219/95 P, Ferriere Nord/Commissione, Racc. pag. I‑4411, punto 33; sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑9/99,
         HFB e a./Commissione, Racc. pag. II‑1487, punto 443).
      
      59      Nei suoi orientamenti (punto 1 A, primo comma), la Commissione ha indicato che, per valutare la gravità dell’infrazione, essa
         prende in considerazione, oltre alla natura stessa della medesima e all’estensione del mercato geografico rilevante, «l’impatto
         concreto [dell’infrazione] sul mercato, quando sia misurabile».
      
      60      Per quanto concerne la fattispecie, emerge dai punti 334‑388 della Decisione che la Commissione ha effettivamente fissato
         l’importo dell’ammenda, determinato in funzione della gravità dell’infrazione, tenendo conto di questi tre criteri. In particolare
         essa ha considerato in tale ottica che l’intesa aveva avuto un’«incidenza reale» sul mercato del gluconato di sodio (punto 371
         della Decisione).
      
      61      Al punto 340 della Decisione, la Commissione ha introdotto il suo esame nei seguenti termini:
      
      «La Commissione ritiene che l’infrazione, commessa da imprese che, durante il periodo considerato nella presente decisione,
         rappresentavano oltre il 90% del mercato mondiale e il 95% del mercato europeo del gluconato di sodio, aveva un impatto reale
         su tale mercato nel SEE, poiché è stata scrupolosamente attuata. Gli accordi, essendo specificamente intesi a limitare il
         volume delle vendite, a praticare prezzi superiori a quelli che altrimenti sarebbero stati e a limitare le vendite a taluni
         clienti, hanno dovuto incidere sullo schema normale dei comportamenti sul mercato e produrre quindi un effetto su quest’ultimo».
      
      62      Al punto 341 della Decisione la Commissione ha sottolineato che, «nella misura del possibile, era stata operata una distinzione
         tra la questione dell’attuazione degli accordi e la questione degli effetti da questa prodotti sul mercato», ma che era «tuttavia
         inevitabile che taluni elementi di fatto utilizzati per pervenire a delle conclusioni su questi due punti si intersechino».
      
      63      Ciò considerato, la Commissione ha in primo luogo esaminato l’attuazione dell’intesa (punti 342‑351 della Decisione). A suo
         avviso l’attuazione dell’intesa era dimostrata da vari elementi attinenti a ciò che essa considerava essere la pietra angolare
         dell’intesa, cioè le quote di vendita. Inoltre la Commissione ha invocato il fatto che «[l]’intesa si caratterizzava per la
         costante preoccupazione di fissare prezzi‑obiettivo e/o minimi» e ha aggiunto che, a suo parere, «questi prezzi [dovevano]
         produrre un effetto sul comportamento dei partecipanti, per quanto questi ultimi non li abbiano sistematicamente spuntati»
         (punto 348 della Decisione). La Commissione ha concluso che «non si poteva dubitare dell’efficacia dell’attuazione del[l’intesa]»
         (punto 350 della Decisione).
      
      64      In secondo luogo, la Commissione ha esaminato l’impatto dell’infrazione sul mercato del gluconato di sodio. A tale riguardo
         ha fatto innanzi tutto riferimento alla valutazione del mercato rilevante contenuta nei punti 34‑41 della Decisione. Successivamente,
         facendo rinvio all’analisi già effettuata nei punti 235 e 236 della Decisione, la Commissione ha sostenuto quanto segue, avvalendosi
         dei due tabulati (in prosieguo: i «grafici») sequestrati nei locali della Roquette (punto 354 della Decisione):
      
      «L’evoluzione dei prezzi, quale risulta dai [grafici] rinvenuti presso la Roquette nel corso dell’ispezione, dimostra che
         l’obiettivo perseguito dai partecipanti all’intesa è stato quanto meno in parte raggiunto. I due [grafici], che illustrano
         l’evoluzione del prezzo in [franchi francesi (FRF)] sul mercato europeo del gluconato di sodio dal 1977‑1995, evidenziano
         una caduta nel 1985. Quest’andamento è probabilmente dovuto alla scomparsa della vecchia intesa e all’aumento che ne è seguito
         nello sfruttamento delle capacità di produzione. Alla fine del[l’anno] 1986, il livello dei prezzi era pressoché dimezzato
         rispetto a quello dell’inizio del 1985. È molto probabile che l’applicazione degli accordi che istituiscono la nuova intesa
         a partire dal 1986 abbia sensibilmente contribuito al forte aumento (raddoppio) del prezzo constatato tra il 1987 ed il 1989.
         Dopo un calo verificatosi nel 1989, meno accentuato che nel 1985, il livello dei prezzi, sino al 1995, è rimasto all’incirca
         del 60% più elevato che nel 1987».
      
      65      Ai punti 235 e 236 della Decisione ai quali il punto 354 di questa fa riferimento, la Commissione ha rilevato quanto segue:
      
      «(235) Due documenti sequestrati nei locali della Roquette durante l’ispezione sono sufficientemente espliciti e costituiscono elementi
         di prova dei risultati conseguiti dall’intesa sul mercato del gluconato di sodio. In essi è in particolare contenuto un [grafico]
         che rappresenta il prezzo medio “europeo” del gluconato di sodio dal 1977 al 1995.
      
      (236)          [Uno dei grafici] mostra in modo evidente che nel 1981 e nel 1987, allorché la “prima” e la “seconda” intesa venivano rispettivamente
         attuate, i prezzi erano schizzati in alto. I prezzi erano bruscamente crollati nel 1985, anno corrispondente alla fine della
         “prima intesa”, quando la Roquette si ritirava da questa. Tra il 1987 e il 1989, il prezzo del gluconato di sodio ha conosciuto
         un forte aumento; infatti è raddoppiato. Poi, dal 1989 al 1995, è rimasto su un livello superiore del 60% circa rispetto a
         quello che era stato durante il periodo corrispondente al calo del 1987. Si deve notare che, al contrario del periodo 1981‑1986,
         il prezzo del gluconato di sodio ha potuto essere mantenuto ad un livello molto elevato fino al 1995».
      
      66      La Commissione ha poi riassunto, esaminato e respinto i vari argomenti invocati dalle parti interessate nel corso del procedimento
         amministrativo per confutare la conclusione che aveva tratto dai grafici sequestrati nei locali della Roquette. Per quanto
         riguarda gli argomenti dell’ADM, che ha in particolare sostenuto che questa stessa evoluzione dei prezzi avrebbe avuto egualmente
         luogo in assenza di intese, la Commissione ha affermato quanto segue (punti 359, 365 e 369 della Decisione):
      
      «(359) (...) Gli argomenti sviluppati dall’ADM non dimostrano in maniera convincente che l’attuazione dell’intesa non abbia potuto
         svolgere alcun ruolo nelle fluttuazioni di prezzo. Se è vero che lo scenario proposto dall’ADM può verificarsi in assenza
         di intesa, quest’ultimo è compatibile con una collusione in essere. L’aumento delle capacità registrate a metà degli anni
         80 può essere stato allo stesso tempo la causa e il risultato della scomparsa della prima intesa (1981‑1985). Per quanto riguarda
         l’evoluzione a partire dal 1987, questa è pienamente compatibile con la riattivazione dell’intesa operata per tale periodo.
         Di conseguenza il fatto che il prezzo del gluconato di sodio abbia ripreso ad aumentare non può del tutto spiegarsi con il
         solo gioco della concorrenza, ma deve interpretarsi alla luce dell’accordo concluso tra le parti sui “prezzi irriducibili”,
         sulla ripartizione delle quote di mercato, nonché sui meccanismi di informazione e di sorveglianza. Tutti questi fattori hanno
         contribuito al successo degli aumenti di prezzo. 
      
      (…)
      (365)          [Uno dei grafici] trovato presso la Roquette conferma che tra il 1991 e il 1995, cioè il periodo durante il quale l’ADM ha
         partecipato all’intesa, i prezzi sono rimasti stabili o sono leggermente diminuiti. Nulla sta a indicare che i prezzi siano
         fortemente caduti e ancora meno che non siano stati redditizi. L’uscita dell’ADM dal mercato si spiega più verosimilmente
         con i gravi problemi tecnici conosciuti subito dopo il raggiungimento dell’intesa e che sono perdurati. Essa non è stata mai
         in grado di soddisfare all’istante le proprie quote di vendita.
      
      (…)
      (369)          È infine inconcepibile che le parti abbiano a più riprese deciso di incontrarsi dovunque nel mondo per attribuirsi quote di
         vendita, fissare prezzi e ripartirsi la clientela per un periodo così lungo, tenuto conto, tra l’altro, dei rischi corsi se,
         a loro dire, l’intesa aveva un’incidenza nulla o limitata sul mercato del gluconato di sodio».
      
      67      Alla luce di tale esame, le diverse censure sollevate dalla Roquette quanto alla dimostrazione da parte della Commissione
         dell’esistenza di un impatto concreto dell’intesa possono essere distinte a seconda che si riferiscano alle deduzioni che
         la Commissione ha tratto dall’attuazione dell’intesa, agli elementi presi in considerazione dalla Commissione per la dimostrazione
         dell’attuazione e dell’effetto dell’intesa e all’omessa presa in considerazione da parte della Commissione di altri elementi
         in occasione della valutazione dell’impatto concreto dell’intesa. 
      
      2.     Sul punto che la Commissione avrebbe scelto un approccio erroneo per dimostrare che l’intesa ha avuto un impatto concreto
         sul mercato 
      
      a)     Argomenti delle parti
      68      A margine delle sue contestazioni della pertinenza degli elementi presi in considerazione dalla Commissione per dimostrare
         l’attuazione e l’effetto dell’intesa, la Roquette contesta la possibilità per la Commissione di provare l’esistenza di un
         impatto concreto a partire da deduzioni tratte dall’attuazione dell’intesa.
      
      69      In particolare la Roquette ricusa, da una parte, l’esame della Commissione ai punti 340‑351 della Decisione ove essa afferma
         che l’intesa, essendo stata attuata accuratamente, doveva influire sullo schema normale dei comportamenti e che l’effettiva
         attuazione degli accordi non presuppone necessariamente l’applicazione esatta degli stessi prezzi e volumi sul mercato, allorché
         sarebbe sufficiente un ravvicinamento di questi ultimi ad un livello convenuto. La Roquette contesta, d’altra parte, il fatto
         che la Commissione, al punto 369 della Decisione, abbia dedotto l’esistenza di un’incidenza sul mercato dagli incontri continui
         tra le parti per un lungo periodo malgrado i rischi.
      
      70      La Commissione contesta la fondatezza di tale argomento.
      
      b)     Giudizio del Tribunale
      71      Si deve innanzi tutto ricordare che, secondo la formulazione del punto 1 A, primo comma, degli orientamenti, nel calcolo dell’ammenda
         in funzione della gravità dell’infrazione, la Commissione tiene conto, in particolare, dell’«impatto concreto [dell’infrazione]
         sul mercato quando sia misurabile».
      
      72      Si deve a questo proposito esaminare l’esatto significato dei termini «quando l’impatto concreto sia misurabile». In particolare
         si tratta di stabilire se, secondo l’accezione di tali termini, la Commissione possa tenere conto dell’impatto concreto di
         un’infrazione nell’ambito del suo calcolo delle ammende soltanto se, e nella misura in cui, sia in grado di quantificare tale
         impatto.
      
      73      Come giustamente affermato dalla Commissione, l’esame dell’impatto di un’intesa sul mercato di cui trattasi implica necessariamente
         il ricorso a ipotesi. In questo contesto la Commissione deve, in particolare, esaminare quale sarebbe stato il prezzo del
         prodotto in questione in assenza di intesa. Orbene, nel procedere all’esame delle cause dell’effettiva evoluzione dei prezzi,
         è azzardato speculare sul rispettivo ruolo di ciascuna delle dette cause. Si deve tener conto della circostanza obiettiva
         che, a causa dell’intesa sui prezzi, le parti hanno per l’appunto rinunciato alla loro libertà di farsi concorrenza con i
         prezzi. Pertanto, la valutazione dell’influenza derivante da fattori diversi da tale astensione volontaria dei partecipanti
         all’intesa è necessariamente fondata su ragionevoli probabilità, non quantificabili con precisione.
      
      74      Quindi, a meno che non si voglia togliere a tale criterio, che può essere preso in considerazione ai fini della determinazione
         dell’importo dell’ammenda, il suo effetto utile, non può rimproverarsi alla Commissione di essersi basata sull’impatto concreto
         di un’intesa sul mercato rilevante, pur non essendo in grado di quantificare tale impatto o fornire in proposito dati di valutazione
         in cifre.
      
      75      Di conseguenza l’impatto concreto di una intesa sul mercato in questione deve considerarsi sufficientemente dimostrato se
         la Commissione è in grado di fornire indizi concreti e credibili che indicano, con ragionevole probabilità, che l’intesa ha
         avuto un impatto su tale mercato.
      
      76      Nel caso di specie risulta dalla sintesi dell’esame effettuato dalla Commissione (v. punti 61‑66 supra) che quest’ultima si
         è basata su due indizi per concludere nel senso dell’esistenza di un’«incidenza reale» dell’intesa sul mercato. In effetti,
         da una parte, essa ha invocato il fatto che i membri dell’intesa avevano accuratamente attuato gli accordi della medesima
         (v., segnatamente, punto 340 della Decisione, riprodotto al punto 61 supra) e che la stessa è durata per un lungo periodo
         (punto 369 della Decisione, riprodotto al punto 66 supra). D’altro canto essa ha ritenuto che i grafici sequestrati nei locali
         della Roquette rivelassero una certa concordanza tra i prezzi fissati dall’intesa e quelli realmente praticati sul mercato
         dai membri dell’intesa (punto 354 della Decisione, riprodotto al punto 64 supra).
      
      77      Va anzitutto sottolineato che la Commissione non si è limitata a dedurre soltanto un impatto concreto sul mercato del gluconato
         di sodio dall’effettiva attuazione dell’intesa. In effetti, come risulta dagli estratti della Decisione citati supra, la Commissione
         ha cercato, per quanto possibile, di esaminare separatamente l’attuazione dell’intesa ed il suo impatto concreto sul mercato,
         considerando in sostanza che l’attuazione di un’intesa è una condizione preliminare e necessaria per dimostrare l’impatto
         concreto di quest’ultima senza essere con ciò una condizione sufficiente per la dimostrazione stessa (v., in tal senso, punto 341
         della Decisione). Certo, al punto 341 della Decisione, la Commissione ha ammesso che era «inevitabile che si intersechino
         taluni elementi fattuali utilizzati per giungere a conclusioni su tali due punti» – ragion per cui la Commissione non ha sempre
         impiegato, come mette in rilievo la Roquette, termini appropriati nell’ambito di ognuna di queste parti del suo esame – ma
         ciò non toglie che non possa essere rimproverato alla Commissione di aver confuso l’attuazione e l’impatto concreto dell’intesa.
         Peraltro l’attuazione effettiva di un’intesa, in forza del suo carattere di condizione preliminare al suo impatto concreto,
         costituisce un principio di indizio dell’esistenza di un impatto concreto dell’intesa.
      
      78      Non può inoltre rimproverarsi alla Commissione di aver considerato che, nei limiti in cui i membri dell’intesa rappresentavano
         oltre il 90% del mercato mondiale e il 95% del mercato del SEE del gluconato di sodio e consacravano sforzi considerevoli
         all’organizzazione, all’esecuzione ed alla sorveglianza degli accordi di tale intesa, l’attuazione di quest’ultima costituiva
         un forte indizio dell’esistenza di effetti sul mercato, fermo restando (v. punto 167 supra) che, nel caso di specie, la Commissione
         non si è limitata a tale esame.
      
      79      Per giunta la Commissione ha potuto validamente considerare che la rilevanza di tale indizio aumenta con la durata dell’intesa.
         In effetti il buon funzionamento di un’intesa complessa avente ad oggetto, come nel caso di specie, la fissazione di prezzi,
         la ripartizione dei mercati e lo scambio di informazioni implica segnatamente spese importanti di amministrazione e di gestione.
         La Commissione ha quindi potuto ragionevolmente ritenere che la circostanza che le imprese abbiano fatto perdurare l’infrazione
         e garantito l’efficacia della sua gestione amministrativa per un lungo periodo, e ciò malgrado i rischi inerenti a tali attività
         illegittime, indica che i membri dell’intesa ne hanno ricavato un certo beneficio e che questa ha pertanto avuto un impatto
         concreto sul mercato in questione, pur non quantificabile.
      
      80      Da quanto precede deriva che la Commissione non ha adottato un approccio erroneo per valutare l’impatto concreto dell’intesa
         sul mercato del gluconato di sodio.
      
      3.     Sulle censure fondate su elementi, presi in considerazione dalla Commissione, attestanti l’attuazione e gli effetti dell’intesa
         
      
      a)     Quanto alle diverse fasi dell’intesa 
       Argomenti delle parti
      81      Secondo la Roquette la Commissione distingue nella Decisione tre fasi di attuazione dell’infrazione, cioè la fase «preparatoria»
         (dal maggio 1986 all’aprile 1987), la fase «operativa» (dall’aprile 1987 al maggio 1990, data dell’ingresso dell’ADM nell’intesa)
         e la fase di «declino» (dal maggio 1990 al giugno 1995). La Roquette asserisce che tale distinzione è apparentemente fondata
         sul livello d’impatto dell’intesa sul mercato e che la Commissione non ha adeguatamente valutato gli effetti dell’intesa nel
         corso della prima e dell’ultima fase.
      
      82      La Roquette ritiene che durante la fase preparatoria non vi sia stato alcun reale effetto anticoncorrenziale sul mercato in
         questione, poiché le parti vi avrebbero unicamente stabilito contatti e si sarebbero soltanto messe d’accordo sui principi
         direttivi dell’intesa. Così come la Commissione ha riconosciuto al punto 106 della Decisione che la riunione del maggio 1986
         non aveva prodotto alcun effetto e che quindi non se ne doveva tenere conto per valutare l’effetto dell’intesa, la Roquette
         ritiene parimenti che la riunione del 19 e 20 febbraio 1987 non ha prodotto alcun effetto e che quindi la Commissione non
         doveva tenerne conto. Secondo la Roquette, nel corso di quest’ultima riunione, si sarebbero adottati solo i principi dell’intesa
         ma non le modalità pratiche che sarebbero state adottate solo alla riunione dell’11 e 12 aprile 1987. Pertanto la Commissione
         avrebbe potuto prendere in considerazione gli effetti dell’infrazione solo a partire dall’aprile 1987 e non a partire dal
         febbraio 1987 come ha fatto.
      
      83      Inoltre la Roquette ritiene che la Commissione ha omesso di prendere in considerazione, per valutare gli effetti dell’intesa
         sul mercato, le sue carenze funzionali durante il periodo di declino. Così la Commissione non avrebbe tenuto conto della circostanza
         che il sistema di compensazione era stato rimesso in questione a causa dell’impossibilità per l’ADM di rispettare le quote
         che le erano state assegnate sin dal suo ingresso nell’intesa, quando invece la Commissione ammetterebbe tali fatti ai punti 100,
         200 e 209 della Decisione. La Commissione non avrebbe neppure tenuto conto della mancata attuazione dei principi concordati
         alle riunioni, segnatamente per quanto concerne la comunicazione dei dati relativi alle vendite e l’osservanza delle quote
         ad opera delle parti. In particolare la Roquette asserisce che la Commissione non ha tenuto conto del suo rifiuto di partecipare
         al sistema di sorveglianza esterna, il che le accordava un margine di manovra.
      
      84      La Commissione chiede il rigetto di tale argomento.
      
       Giudizio del Tribunale
      85      Trattandosi dell’omessa presa in considerazione dei diversi periodi dell’intesa, occorre anzitutto osservare che, contrariamente
         alle asserzioni della Roquette, la Commissione non stabilisce il livello d’impatto dell’intesa in funzione di ciascuna fase
         dell’intesa. Emerge in effetti dai punti 352 e seguenti della Decisione che la Commissione ha preso in considerazione l’impatto
         dell’intesa in base ad un unico periodo che copre la durata complessiva dell’infrazione. 
      
      86      Inoltre, per quanto concerne il mancato effetto dell’intesa in occasione del periodo preparatorio dell’intesa, risulta invero
         dalla Decisione che, durante la riunione del 19 e 20 febbraio 1987 ad Amsterdam, la Benckiser GmbH (che, nel 1988, ha ceduto
         alla Jungbunzlauer la sua attività relativa al gluconato di sodio), la Fujisawa, la Glucona e la Roquette hanno concluso un
         accordo‑quadro generale le cui modalità avrebbero dovuto essere esaminate nel corso della riunione seguente, prevista due
         mesi più tardi a Vancouver (punti 108 e 109 della Decisione), e che, alla riunione dell’11 e 12 aprile 1987 a Vancouver, le
         stesse parti, nonché la Finnsugar, hanno precisato alcuni principi di attuazione dell’intesa (punti 112, 113, 115 e 116 della
         Decisione).
      
      87      Tuttavia, alla riunione del 19 e 20 febbraio 1987 ad Amsterdam, è stato convenuto, per quanto concerne il principio della
         fissazione, del blocco e del rispetto delle quote di mercato sulla base dei dati effettivi sulle vendite dell’anno o dei due
         anni precedenti, che i dati sulle vendite 1986 dovevano servire di riferimento (punto 108 della Decisione) e che le quote
         di mercato dovevano essere suddivise in funzione di una determinata chiave di ripartizione. Quest’ultimo elemento emerge da
         una nota di un rappresentante della Roquette 3 marzo 1997, sottoposta dalla Roquette nel corso del procedimento amministrativo
         alla Commissione. Di conseguenza, quanto meno alla riunione del 19 e 20 febbraio 1987 ad Amsterdam, sono state concordate
         tra le parti talune modalità pratiche che permettono un’applicazione parziale dell’intesa. Pertanto la sua attuazione a partire
         da tale data non può essere contestata, nonostante le diverse precisazioni apportate in seguito.
      
      88      Per quanto riguarda l’omessa presa in considerazione della riduzione degli effetti dell’intesa durante il periodo di declino,
         risulta certamente dalla Decisione che l’inosservanza delle quote da parte dell’ADM ha implicato numerosi scontri tra i vari
         membri dell’intesa e domande di abbandono del sistema di compensazione (v., segnatamente, punti 100, 200 e 209 della Decisione).
         Tuttavia l’incapacità dell’ADM di soddisfare la sua quota di vendita, mentre le altre parti dell’intesa limitavano la loro
         offerta di prodotto, riduceva maggiormente l’offerta di gluconato di sodio sul mercato, il che non diminuiva, ma piuttosto
         rafforzava l’effetto dell’intesa sul mercato.
      
      89      Inoltre, per quanto concerne le asserzioni della Roquette relative all’inosservanza ad opera delle parti della comunicazione
         dei dati relativi alle loro vendite ed al rispetto delle quote durante tale periodo di declino, è necessario osservare che
         la Roquette si è limitata ad invocare a sostegno di tale argomento il suo rifiuto di partecipare al sistema di sorveglianza
         esterna, il che le lasciava un margine di manovra. Orbene, in virtù di una ben consolidata giurisprudenza, il comportamento
         effettivo che un’impresa asserisce di aver tenuto non è rilevante ai fini della valutazione dell’impatto dell’intesa sul mercato,
         in quanto devono essere presi in considerazione soltanto gli effetti risultanti dal complesso dell’infrazione cui ha partecipato
         (sentenza della Corte 8 luglio 1999, causa C‑49/92 P, Commissione/Anic Partecipazioni, Racc. pag. I‑4125, punti 150 e 152,
         e sentenza del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑224/00, Archer Daniels Midland e Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione,
         Racc. pag. II‑2597, punti 160 e 167). È quindi del pari infondato l’argomento relativo all’omessa presa in considerazione
         della riduzione degli effetti dell’intesa durante il periodo di declino.
      
      90      Infine, comunque, quand’anche risultasse che l’intesa non è stata attuata durante il periodo preparatorio e il periodo di
         declino, ciò non può di per sé attestare il mancato impatto sul mercato della medesima. L’impatto di un’intesa non è necessariamente
         in correlazione con la sua durata. Così non si può escludere che l’effetto di un’intesa, quando è inesistente per una lunga
         durata ma devastante per una breve durata, sia altrettanto importante di quello di un’intesa avente un certo effetto per tutta
         la durata di quest’ultima. Di conseguenza l’assenza di effetto o l’esistenza di un effetto limitato dell’intesa per taluni
         periodi, quand’anche appurata, non attesta necessariamente un effetto minore di un’intesa i cui effetti si percepiscono per
         tutta la sua durata.
      
      91      In considerazione di quanto precede le censure della Roquette fondate sull’omessa presa in considerazione di diversi periodi
         dell’intesa vanno respinte.
      
      b)     Quanto alla mancata realizzazione degli obiettivi dell’intesa durante il periodo operativo 
       Introduzione
      92      La Roquette ritiene del pari che l’intesa abbia prodotto un impatto reale limitato nel corso della sua fase «operativa» (dall’aprile
         1987 al maggio 1990), ciò di cui la Commissione non ha tenuto debitamente conto. In particolare la Roquette invoca l’omessa
         presa in considerazione dei limitati effetti dell’intesa, date la carenza del sistema di sorveglianza e la mancata realizzazione
         degli obiettivi dell’intesa consistenti nell’istituzione di quote, nella fissazione dei prezzi e nella suddivisione dei clienti.
      
      93      Occorre anzitutto sottolineare in proposito che la Commissione non dimostra nel caso di specie l’effetto dell’intesa sulla
         base della piena realizzazione dei suoi obiettivi. La Commissione considera che gli scambi di dati tra le parti, la definizione
         dettagliata di quote di mercato, la fissazione di prezzi‑obiettivo e/o minimi e l’assegnazione dei clienti ai membri dell’intesa
         in occasione delle riunioni attestano in primo luogo l’attuazione dell’intesa. Considerate tale attuazione e l’evoluzione
         dei prezzi sul mercato del gluconato di sodio, come emerge, secondo la Commissione, dai grafici sequestrati nei locali della
         Roquette, la Commissione conclude nel senso della realizzazione, almeno parziale, dell’obiettivo principale perseguito dai
         membri dell’intesa, cioè il mantenimento artificiale di un prezzo elevato del gluconato di sodio (punto 354 della Decisione).
      
      94      Conviene quindi riprendere ciascuna delle obiezioni della Roquette quanto alla mancata realizzazione degli obiettivi dell’intesa
         al fine di determinare se esse possano rimettere in questione l’esistenza di un’attuazione come quella dimostrata dalla Commissione.
         In effetti, dato che l’attuazione di un’intesa costituisce la condizione preliminare dell’esistenza di un impatto concreto
         della medesima, il rimetterne in questione l’attuazione rende impossibile dimostrare l’esistenza di un impatto concreto dell’intesa.
      
       Il sistema di sorveglianza
      –       Argomenti delle parti
      95      La Roquette afferma che il sistema di sorveglianza, ritenuto essere un elemento chiave degli effetti dell’intesa, è stato
         del tutto carente. Ciò sarebbe stato riconosciuto dalla Commissione ai punti 93, 172, 195 e 214 della Decisione e sottolineato
         dalla Roquette nel suo memorandum di cooperazione 22 luglio 1999 (in prosieguo: il «memorandum 22 luglio 1999»), il quale
         indicherebbe che i membri dell’accordo fornivano dati inesatti. La Commissione non avrebbe tuttavia tenuto conto di una siffatta
         carenza del sistema di sorveglianza quando ha valutato la gravità dell’infrazione.
      
      96      La Commissione chiede il rigetto di tale argomento.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      97      Trattandosi dei sistemi di sorveglianza, cioè, in un primo tempo, quello assicurato per il tramite di una società fiduciaria
         svizzera, che raccoglieva i dati statistici sui membri dell’intesa, nonché quello grazie al quale uno dei membri dell’intesa
         raccoglieva i dati dei diversi membri dell’intesa onde poi distribuirli agli altri membri (punto 92 della Decisione), è pacifico
         che essi non hanno funzionato alla perfezione, talché i dati ripresi in tali sistemi non rispecchiano pienamente la realtà
         del mercato.
      
      98      Tuttavia nessuno degli elementi invocati dalla Roquette consente di rimettere in questione il fatto che dei dati sono stati
         trasmessi da parti dell’intesa nell’ambito del sistema di sorveglianza. Inoltre i dati comunicati, pur ammettendo il loro
         carattere approssimativo, dovevano, a dir poco, avere una certa pertinenza e, pertanto, un’utilità per le parti dell’intesa.
         In effetti le parti non hanno cessato in alcun momento di comunicare dati al sistema di sorveglianza ed hanno continuato ad
         incontrarsi per discuterne e stabilire quote su tale base.
      
      99      Conseguentemente la Commissione poteva validamente concludere, al punto 344 della Decisione, che un sistema di sorveglianza,
         benché imperfetto, era stato posto in essere dalle parti.
      
       Le quote 
      –       Argomenti delle parti
      100    La Roquette afferma che l’obiettivo di istituire un sistema di quote di vendita è stato in ampia misura neutralizzato dalla
         carenza del sistema di sorveglianza. I punti 181, 196, 200, 209 e 225 della Decisione metterebbero peraltro in evidenza il
         fatto che il rispetto delle quote è stato di continuo fonte di difficoltà. Inoltre la Roquette, per tutto il periodo della
         sua cooperazione con la Commissione, ne avrebbe richiamato l’attenzione sull’inosservanza delle quote. Così essa avrebbe indicato
         nel memorandum 22 luglio 1999 che aveva sempre prodotto e venduto al massimo delle sue capacità industriali – escludendo così
         qualsiasi idea di limitazione di produzione o di vendita –, seguendo l’evoluzione della domanda. La Roquette sottolinea che
         la Commissione non ha contestato tale stato di fatto, ma che non ne ha tenuto conto nel suo esame. Essa ha del pari indicato
         superamenti di quote di vendita per taluni membri dell’intesa, il che porrebbe in dubbio la credibilità delle affermazioni
         della Commissione quanto all’esattezza delle quantità annuali assegnate. Infine la Roquette ritiene che il suo esame sia confermato
         dai considerevoli superamenti delle quote assegnate, il che si sarebbe tradotto nella perdita di un cliente importante in
         applicazione della sanzione inflitta dagli altri membri dell’intesa.
      
      101    La Roquette contesta il ragionamento della Commissione che la porta a considerare, sulla base delle modeste differenze tra
         le quote concordate ed i volumi realmente venduti, che il sistema di quote è stato «effettivamente attuato» dalle parti (punto 346
         della Decisione). Ad avviso della Roquette una conclusione siffatta non può essere inferita dai dati comunicati dalle parti
         nell’ambito dell’intesa, poiché sarebbe chiaramente provato che tali dati erano per la maggior parte inesatti e che, nel suo
         caso, il sistema di quote non avrebbe prodotto alcun impatto sulla sua politica commerciale. L’inefficacia del sistema di
         quote sarebbe dimostrata dall’impotenza dei membri dell’intesa ad obbligare la Roquette o l’ADM ad osservare le loro quote.
         Infine la Roquette contesta il fatto che la Commissione abbia potuto considerare, al punto 347 della Decisione, che l’attuazione
         delle quote risultasse da un’«elaborazione minuziosa», in quanto la fissazione di quote con un sistema di compensazione ne
         attenua il rigore.
      
      102    La Commissione chiede il rigetto di tali argomenti.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      103    Per quanto concerne la presa in considerazione delle quote da parte della Commissione, la Roquette ritiene, in primo luogo,
         che l’efficacia del sistema di quote è in gran parte neutralizzata dalla carenza del sistema di sorveglianza. Tuttavia, dato
         che, come indicato supra al punto 98, le eventuali carenze del sistema di sorveglianza non erano tali da rimetterne in questione
         l’attuazione, non potevano neppure influire sull’attuazione, grazie a questo sistema di sorveglianza, di un sistema di quote.
      
      104    In secondo luogo, la Roquette afferma la mancata osservanza delle quote ad opera delle parti. Certamente, anche se, come indicato
         dalla Commissione nella Decisione, taluni elementi attestano la mancata osservanza delle quote da parte di taluni operatori,
         va sottolineato che le parti hanno continuato a discutere regolarmente di tali quote e della loro osservanza. Ciò conferma
         a sufficienza che tra le parti è stato elaborato un sistema di quote e che quanto meno esso è stato parzialmente attuato.
         In effetti, se le discussioni sulle quote fossero meramente teoriche come afferma la Roquette, le parti non si sarebbero date
         la pena di continuare a discuterne.
      
      105    Risulta inoltre, senza che ciò venga contestato dalla Roquette, che talune parti si sono disputate quanto all’osservanza di
         tali quote. Infatti si fa menzione di una lite tra le parti quando i delegati della Finnsugar hanno comunicato la loro intenzione
         di aumentare sensibilmente la loro quota di mercato (punto 125 della Decisione). Il fatto che la Finnsugar abbia reso tale
         dichiarazione di intenzione e la reazione da essa suscitata costituiscono un indizio dell’esistenza di un accordo preliminare
         per determinate quote e di una suddivisione delle parti di mercato. Parimenti le sollecitazioni dirette a che l’ADM osservi
         le sue quote e l’insoddisfazione della Glucona seguita alla mancata osservanza delle suddette quote da parte dell’ADM indicano
         che la Glucona si è sentita vincolata dalle quote assegnate alle parti in virtù dell’intesa e, di conseguenza, dalle sue proprie
         quote, il che fa presumere che essa a un dato momento le abbia osservate (punto 193 della Decisione). 
      
      106    In terzo luogo, la Roquette asserisce che la Commissione non poteva fare affidamento sui dati comunicati dalle parti nell’ambito
         dell’intesa, poiché sarebbe provato che tali dati erano nella maggior parte dei casi inesatti. Di conseguenza la Roquette
         ritiene che la Commissione non fosse in grado di provare l’attuazione dell’intesa basandosi sul debole scostamento tra le
         quote ed i volumi effettivamente venduti.
      
      107    Se non si può certo escludere che talune parti dell’intesa abbiano trasmesso dati inesatti che le altre parti dell’intesa
         presumevano esatti, dati sono stati comunque trasmessi nonché quote di mercato sono state calcolate e attribuite con precisione
         tra le parti. Tali elementi rivelano l’attuazione dell’intesa.
      
      108    In quarto luogo, la Roquette afferma che il fatto che non si sia riusciti a costringere né essa stessa né l’ADM ad osservare
         le rispettive quote conferma il mancato funzionamento del sistema di compensazione. La Roquette ritiene inoltre che la fissazione
         di quote accompagnate da un sistema di compensazione sia idonea ad attenuarne il rigore e che, di conseguenza, la Commissione
         non può limitarsi a dedurre dall’attuazione delle quote che queste ultime siano state oggetto di un’elaborazione minuziosa
         ad opera delle parti.
      
      109    Occorre ricordare al riguardo che il sistema di compensazione consisteva nel maggiorare o nel diminuire su base annua, in
         misura pari allo scarto tra la quota annua assegnata ad un’impresa e le sue vendite reali, le quote assegnatele l’anno seguente.
         Così, un’impresa che superava per un anno la quota annua assegnatale vedeva quella dell’anno seguente diminuita dello scarto
         tra la sua quota e le sue vendite reali dell’anno precedente e viceversa (punto 99 della Decisione).
      
      110    Tuttavia il fatto che non si sia mai riusciti a costringere l’ADM e la Roquette all’osservanza delle loro quote non testimonia
         necessariamente la mancata attuazione del sistema di compensazione. In effetti il fatto che l’ADM abbia accumulato maggiorazioni
         di quote rispetto agli altri membri dell’intesa, a motivo del fatto che non riusciva a rispettare la sua quota, suscitando
         con ciò l’insoddisfazione della Glucona (punto 193 della Decisione), prova che l’inosservanza delle quote da parte dell’ADM
         è stata sanzionata e che il sistema di compensazione funzionava. Non se ne può peraltro inferire che un sistema di compensazione
         sia idoneo ad attenuare il rigore delle quote che è stato elaborato più o meno minuziosamente. Il carattere minuzioso posto
         in risalto dalla Commissione riguardava comunque solo la fissazione delle quote in quanto tale. Infine l’argomento è carente
         nei fatti poiché, nel caso di specie, il rigore delle quote non è attenuato dal sistema di compensazione; quest’ultimo permette
         in effetti solo di differire la sanzione per inosservanza delle quote. Inoltre la Roquette rileva essa stessa che una parte
         non poteva abusare di tale sistema di compensazione poiché, come risulta dal memorandum 22 luglio 1999, la sua inosservanza
         delle quote le è costata la perdita della Glucona, un cliente importante per il mercato del gluconato di sodio e ciò in applicazione
         della sanzione inflitta dagli altri membri dell’intesa.
      
      111    La Commissione ha quindi provato che si era data attuazione ad un sistema di quote.
      
       I prezzi 
      –       Argomenti delle parti
      112    La Roquette ritiene che la fissazione di prezzi minimi e/o prezzi‑obiettivo non ha mai realmente funzionato in pratica. I
         punti 199 e 209 della Decisione ed il memorandum 22 luglio 1999 testimonierebbero l’inosservanza ad opera delle parti dei
         prezzi minimi e/o prezzi‑obiettivo. L’affermazione figurante al punto 219 della Decisione secondo cui si sarebbero osservati
         prezzi minimi e/o prezzi‑obiettivo sarebbe stata dimostrata unicamente per quanto concerne la Glucona.
      
      113    La Roquette ritiene inoltre che la Commissione non abbia tenuto conto dei dati fornitile i quali permettano di stabilire che
         gli scarti tra i prezzi fissati dalle parti ed i prezzi da essa praticati erano sistematicamente al di sotto dei prezzi‑obiettivo
         e/o minimi. Per illustrare tali affermazioni la Roquette riprende nel ricorso e sotto forma di tabelle l’elenco dei suoi principali
         acquirenti in Europa ed i suoi prezzi praticati dal 1989 al 1994.
      
      114    La Roquette sostiene peraltro che, nell’intero memorandum 22 luglio 1999, essa ha richiamato l’attenzione della Commissione
         sul fatto che il prezzo‑obiettivo fissato dalle parti era puramente teorico.
      
      115    La Roquette considera peraltro che l’argomento della Commissione secondo cui l’attuazione degli accordi sui prezzi è dimostrata
         quando i prezzi applicati si avvicinano al livello convenuto (punto 348 della Decisione), è valida, nel caso di specie, solo
         per i prezzi‑obiettivo e non per i prezzi minimi.
      
      116    La Commissione chiede il rigetto di tali argomenti.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      117    Trattandosi del mancato funzionamento del sistema dei prezzi minimi e/o prezzi‑obiettivo, è pacifico che le parti hanno menzionato
         taluni casi di non applicazione dei prezzi convenuti (v., segnatamente, punti 199 e 209 della Decisione).
      
      118    Tuttavia non se ne può inferire che tali prezzi‑obiettivo e/o minimi non siano mai stati attuati. Infatti, come ammette la
         Roquette, emerge dal punto 219 della Decisione che la Glucona ha seguito i prezzi‑obiettivo.
      
      119    Inoltre, contrariamente a quanto sostiene la Roquette, tale punto non è il solo che testimonia l’applicazione dei prezzi concordati
         ad opera di talune parti. Anzi, risulta dal punto 204 della Decisione che una nota interna della Jungbunzlauer testimonia
         l’applicazione, da parte di quest’ultima, del prezzo minimo concordato ad una riunione dell’intesa.
      
      120    La Commissione ha quindi ragionevolmente stabilito che i prezzi fissati dalle parti non erano puramente teorici e che le parti
         hanno attuato accordi di prezzo, seppure in maniera non sistematica.
      
      121    Tale conclusione non è rimessa in questione dal fatto, quand’anche appurato, che la Roquette non ha mai dato seguito alla
         fissazione dei prezzi quale era stata posta in essere dall’intesa e che il suo prezzo reale si allontanerebbe sistematicamente
         ed in maniera importante dal prezzo‑obiettivo. In effetti, come indicato supra al punto 89, in sede di esame della qualificazione
         della gravità dell’infrazione da parte della Commissione, il Tribunale non deve esaminare i comportamenti propri delle imprese,
         in quanto gli effetti da prendere in considerazione per fissare il livello generale delle ammende non sono quelli risultanti
         dal comportamento effettivo che un’impresa asserisce di aver tenuto, ma quelli risultanti dal complesso dell’infrazione cui
         essa ha partecipato.
      
      122    Infine la Roquette considera che nel caso di specie non è valida la posizione della Commissione secondo cui l’attuazione effettiva
         dell’intesa sui prezzi‑obiettivo e i volumi di vendita non presuppone necessariamente che si ritrovino esattamente i medesimi
         prezzi e volumi sul mercato; essa ritiene invece che la fissazione dei prezzi ad opera delle parti che si avvicini al livello
         convenuto sia sufficiente per dimostrare l’applicazione dell’accordo (punto 348 della Decisione). A suo parere tale posizione
         della Commissione è pertinente solo rispetto a prezzi‑obiettivo e non a prezzi minimi. Tuttavia, nel caso di specie, vi sarebbero
         solo prezzi minimi. È sufficiente constatare in proposito che la Roquette non ha dimostrato in che cosa una posizione siffatta
         dovrebbe essere diversa per i prezzi minimi.
      
      123    La Commissione poteva quindi concludere a buon diritto che le parti avevano dato attuazione a un’intesa sui prezzi del gluconato
         di sodio.
      
        La suddivisione dei clienti
      –       Argomenti delle parti
      124    La Roquette asserisce di non aver mai partecipato agli accordi relativi alla clientela e di aver mantenuto quanto acquisito
         in termini di volume di mercato, il che testimonierebbe l’inefficacia del sistema di scambio di clienti e rimetterebbe quindi
         in questione l’effetto dell’intesa.
      
      125    La Commissione non presenta specifici argomenti al riguardo.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      126    Per quanto concerne le asserzioni della Roquette circa l’inefficacia del sistema di scambio di clienti, va osservato che la
         Roquette basa tale argomento unicamente sulla sua mancata partecipazione allo scambio suddetto.
      
      127    Tuttavia una circostanza siffatta non permette di contestare l’attuazione dello scambio di clienti tra le altre parti dell’intesa,
         quale risulta dai resoconti delle riunioni del 9 agosto 1989 a Zurigo (punto 137 della Decisione) e dalle note manoscritte
         prese dalla Roquette alle riunioni del 28 novembre 1989 a Hakone e del 10 e 11 giugno 1991 a Ginevra (punti 148 e 177 della
         Decisione).
      
      128    Comunque, come indicato supra al punto 89, a tale stadio dell’esame della gravità dell’infrazione, conviene prendere unicamente
         in considerazione gli effetti risultanti dall’infrazione nel suo complesso e non il comportamento particolare di uno dei partecipanti
         all’infrazione. Poiché le obiezioni della Roquette si riferiscono solo al suo comportamento, a questo stadio dell’esame non
         si può accogliere tale argomento.
      
      129    Pertanto la Commissione poteva concludere a buon diritto che era in essere l’attuazione di uno scambio di clienti tra le parti.
      
      130    Per l’insieme dei precedenti motivi va ritenuto che la Commissione non abbia commesso alcun errore considerando che l’intesa
         era stata attuata dalle parti.
      
      c)     Sulle censure relative alla presa in considerazione degli effetti dell’intesa sulla base dei grafici sequestrati nei locali
         della Roquette 
      
       Argomenti delle parti
      131    Secondo la Roquette, per dimostrare l’effetto dell’intesa, la Commissione si fonda esclusivamente su grafici sequestrati nei
         suoi locali. Orbene, secondo la Roquette, tali grafici non riguardano l’insieme degli operatori e la Commissione ha fondato
         a torto conclusioni generali sull’intesa muovendo dalla sua situazione particolare. Inoltre i dati ripresi in questi grafici
         sequestrati sarebbero in totale contraddizione con i prezzi‑clienti che la Roquette ha fornito alla Commissione nell’ambito
         della sua collaborazione con quest’ultima, il che dimostrerebbe la non applicazione dei prezzi previsti dall’intesa. Tali
         grafici indicherebbero peraltro, per il periodo che inizia nel 1989 – periodo chiave dell’intesa –, forti fluttuazioni e una
         tendenza alla diminuzione, il che è tuttavia contrario a un’intesa attuata con successo. A parere della Roquette la Commissione
         ha ugualmente ammesso nel ricorso di non sapere se tali grafici corrispondessero ai prezzi della Roquette o ai prezzi dell’insieme
         dei membri dell’intesa per il gluconato di sodio. Tali dubbi confermerebbero l’assenza di sollecitudine della Commissione
         per ottenere maggiori informazioni sul significato di tali grafici.
      
      132    La Commissione chiede il rigetto di tali argomenti.
      
       Giudizio del Tribunale
      133    La Commissione, oltre al fatto di dedurre dall’attuazione dell’intesa l’esistenza di un effetto reale della stessa (v. punto 63
         supra), conclude per l’esistenza di un’«incidenza reale» dell’intesa basandosi sulla correlazione plausibile tra, da un lato,
         l’attuazione dell’intesa e, dall’altro, l’evoluzione dei prezzi quale risulta dai due grafici sequestrati nei locali della
         Roquette. 
      
      134    Risulta in proposito che i due grafici, sequestrati dalla Commissione presso la Roquette, il primo intitolato «Gluconato di
         sodio – Evoluzione del prezzo europeo» e il secondo intitolato «Evoluzione prezzo europeo del gluconato di sodio», rappresentano
         l’evoluzione dei prezzi. Tali grafici riprendono, sull’ordinata, i prezzi espressi in FRF/kg e, sull’ascissa, gli anni relativi
         al periodo dal 1977 al 1995 per il primo grafico e dal 1979 al 1992 per il secondo.
      
      135    Dal primo grafico appare che, dal 1985 all’inizio del 1987, il prezzo diminuisce, passando da più di 8,5 FRF/kg a un po’ più
         di 4,5 FRF/kg. Dal 1987 all’inizio del 1989, il medesimo prezzo risale, passando da un po’ più di 4,5 FRF/kg a un po’ più
         di 8 FRF/kg. Dal 1989 al 1991 il prezzo in questione scende di nuovo, passando da un po’ più di 8 FRF/kg a un po’ meno di
         7 FRF/kg, per risalire poi a partire dal 1991 sino a circa 7,5 FRF/kg e ivi stabilizzarsi sino al 1994. Il secondo grafico
         indica un’analoga evoluzione dei prezzi per il periodo dal 1986 al 1992.
      
      136    Partendo da tali grafici si può constatare che l’applicazione degli accordi che istituiscono la nuova intesa a decorrere dal
         1986 corrisponde ad un forte aumento (raddoppio) del prezzo tra il 1987 ed il 1989, in rapporto al prezzo all’inizio del 1985.
      
      137    La Roquette afferma tuttavia che i prezzi ripresi su tali grafici corrispondono ai suoi prezzi e non a quelli del mercato.
         Se è esatto che tali grafici non indicano affatto se si tratti dei prezzi della Roquette o dei prezzi del mercato globale
         del gluconato di sodio, occorre tuttavia osservare che, nel corso del procedimento amministrativo (punti 355‑362 della Decisione),
         altre parti dell’intesa si sono riferite a tali grafici nei loro argomenti relativi all’aumento dei prezzi tra il 1987 ed
         il 1989. Infatti l’ADM invoca un ritorno meccanico ai livelli praticati prima del 1987. La Akzo invoca fluttuazioni monetarie
         (punto 357 della Decisione).
      
      138    Il fatto che gli altri membri dell’intesa tentino di giustificare l’evoluzione dei prezzi ripresi in tali grafici indica che
         questi altri membri dell’intesa considerano che tali prezzi del gluconato di sodio corrispondono anche ai prezzi da loro praticati
         e non unicamente ai prezzi praticati dalla Roquette. Essendo pacifico che i membri dell’intesa detengono insieme una quota
         di mercato superiore al 90%, la Commissione poteva validamente fondarsi su tali grafici per dimostrare l’effetto dell’intesa
         sul mercato del gluconato di sodio.
      
      139    La Roquette ritiene inoltre che i prezzi ripresi su tali grafici non corrispondano ai suoi prezzi quali risultano dai dati
         da essa forniti alla Commissione nell’ambito della sua collaborazione con quest’ultima.
      
      140    Occorre tuttavia osservare che i dati forniti dalla Roquette nell’ambito della sua collaborazione con la Commissione non coprono
         sempre il periodo dal 1987 al 1989. Il raffronto operato dalla Roquette tra i prezzi minimi ed i prezzi reali medi figurante
         nel ricorso e basato su quei dati copre solo il periodo dal 1989 al 1994, omettendo quindi il periodo durante il quale, secondo
         i grafici sequestrati, l’aumento dei prezzi è stato il più significativo, cioè dall’inizio del 1987 alla metà del 1989. Emerge
         peraltro dalla lettera della Roquette 12 ottobre 1999 che accompagna taluni dei dati in parola che il documento che li riporta
         ripercorre l’evoluzione dei prezzi di vendita del gluconato di sodio della Roquette tra il 1988 ed il 1997 presso un certo
         numero di clienti che rappresentano circa un terzo delle sue vendite mondiali.
      
      141    Infine va comunque ricordato che il comportamento effettivo che un’impresa asserisce di aver tenuto non è rilevante ai fini
         della valutazione dell’impatto di un’intesa sul mercato, in quanto devono essere presi in considerazione soltanto gli effetti
         risultanti dall’infrazione (v. punto 89 supra). La Commissione non era quindi tenuta ad esaminare, al fine di determinare
         l’impatto dell’intesa sul mercato del gluconato di sodio, il comportamento proprio della Roquette, in quanto gli effetti da
         prendere in considerazione per fissare il livello generale delle ammende erano quelli risultanti dall’infrazione presa globalmente
         cui essa aveva partecipato.
      
      142    Per quanto concerne l’argomento della Roquette secondo cui le fluttuazioni e la tendenza alla diminuzione, osservate a partire
         dal 1989 nei grafici sequestrati, cioè durante il periodo chiave dell’intesa, non caratterizzerebbero un’intesa attuata con
         successo, va notato che, se i due grafici indicano una diminuzione durante il periodo dal 1989 al 1991, tale diminuzione dei
         prezzi è seguita da un aumento dei prezzi sino al 1992. Inoltre, secondo uno dei due grafici, a tale aumento sino al 1992
         segue una relativa stabilità dei prezzi sino al 1995. Non si può quindi constatare una tendenza generale alla diminuzione.
      
      143    Inoltre il fatto che i prezzi dell’intesa abbiano conosciuto fluttuazioni nel corso della medesima non permette di stabilire
         che essa non abbia prodotto alcun effetto.
      
      144    Vanno di conseguenza respinte le censure della Roquette relative all’assenza di impatto concreto dell’intesa in base ai grafici
         sequestrati nei suoi locali.
      
      4.     Sulle censure fondate sull’omessa presa in considerazione di altri elementi da parte della Commissione in occasione della
         sua valutazione dell’effetto dell’intesa 
      
      a)     Per quanto concerne l’omessa presa in considerazione delle specificità del mercato 
       Argomenti delle parti
      145    La Roquette ritiene inoltre che la Commissione avrebbe dovuto tener conto delle caratteristiche del prodotto di cui trattasi,
         cioè la sua quota irrisoria nel costo di fabbricazione degli utilizzatori, le dimensioni molto ridotte del mercato e il fortissimo
         potere degli acquirenti.
      
      146    La Commissione chiede il rigetto di tali argomenti.
      
       Giudizio del Tribunale
      147    Per quanto riguarda la presa in considerazione delle dimensioni ridotte del mercato, il valore del prodotto e il potere degli
         acquirenti, occorre anzitutto ricordare che, a norma dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, l’importo dell’ammenda è determinato
         sulla base della gravità dell’infrazione e della sua durata. Inoltre, conformemente agli orientamenti, l’importo di base dell’ammenda
         è determinato in funzione della gravità dell’infrazione, prendendo in considerazione la natura stessa dell’infrazione, l’impatto
         concreto sul mercato e l’estensione del mercato geografico.
      
      148    Tale contesto normativo non impone quindi espressamente alla Commissione di tener conto delle dimensioni limitate del mercato
         del prodotto, del valore di tale prodotto e del potere degli acquirenti.
      
      149    Tuttavia, secondo la giurisprudenza, nel valutare la gravità di un’infrazione la Commissione deve tener conto di un gran numero
         di fattori il cui carattere e la cui importanza variano a seconda del tipo di infrazione e delle circostanze particolari della
         stessa (sentenza Musique diffusion française e a./Commissione, punto 46 supra, punto 120). Fra tali elementi che testimoniano la gravità di un’infrazione, non si può escludere che possano figurare, a seconda
         dei casi, il valore del prodotto oggetto dell’infrazione, la dimensione del mercato del prodotto di cui trattasi e il potere
         degli acquirenti.
      
      150    Di conseguenza, se la dimensione del mercato, il valore del prodotto e il potere degli acquirenti possono costituire elementi
         da prendere in considerazione per stabilire la gravità dell’infrazione, la loro importanza varia in funzione delle circostanze
         particolari dell’infrazione di cui trattasi.
      
      151    Nel caso di specie l’infrazione verte segnatamente su un’intesa relativa ai prezzi, che, per la sua stessa natura, è molto
         grave. Inoltre le imprese parti dell’intesa rifornivano insieme più del 90% del mercato mondiale e il 95% del mercato europeo
         (punto 9 della Decisione). Risulta infine che il gluconato di sodio è una materia prima utilizzata in un numero di prodotti
         finiti molto vari, toccando quindi numerosi mercati (punti 6 e 8 della Decisione). In un siffatto contesto le dimensioni ridotte
         del mercato rilevante, il basso valore del prodotto e il potere degli acquirenti, quand’anche appurati, sono meno importanti
         degli altri elementi a sostegno della gravità dell’infrazione.
      
      152    Occorre comunque tener conto che la Commissione ha considerato che l’infrazione doveva ritenersi molto grave ai sensi degli
         orientamenti, i quali in tali casi prevedono che la Commissione possa «prendere in considerazione» un importo iniziale superiore
         ad EUR 20 milioni. Tuttavia, nel caso di specie, emerge dal punto 385 della Decisione che la Commissione ha preso in considerazione
         solo un importo iniziale di EUR 10 milioni per le imprese appartenenti alla prima categoria e di EUR 5 milioni per quelle
         appartenenti alla seconda categoria, il che corrisponde alla metà, o addirittura ad un quarto dell’importo che, in conformità
         degli orientamenti, avrebbe potuto «prendere in considerazione» per infrazioni molto gravi.
      
      153    Tale determinazione dell’importo iniziale dell’ammenda conferma che, come indicato al punto 377 della Decisione quanto alla
         dimensione del mercato, la Commissione ha segnatamente tenuto conto di tali elementi.
      
      154    Per tali ragioni vanno respinte le obiezioni della Roquette quanto all’omessa presa in considerazione della dimensione limitata
         del mercato, del debole valore del prodotto in questione e del potere degli acquirenti.
      
      b)     L’omessa presa in considerazione dell’opinione degli acquirenti 
       Argomenti delle parti
      155    La Roquette ritiene che la Commissione abbia omesso di tener conto dell’opinione degli acquirenti che rappresentavano la parte
         più rilevante della domanda del settore quando ha fissato l’ammenda. Secondo la Roquette, anche se la Commissione ha interrogato
         gli acquirenti sull’impatto dell’intesa, è stata essa stessa a considerare gli elementi forniti dall’inchiesta «necessari»
         per determinare tale impatto. Orbene, alla luce delle conclusioni della Commissione formulate al punto 368 della Decisione,
         non è stata presa in considerazione l’opinione degli acquirenti che sostengono il mancato effetto dell’intesa.
      
      156    Secondo la Roquette, le risposte degli utilizzatori al questionario della Commissione provano che non è stato osservato alcun
         aumento del prezzo del gluconato di sodio durante il periodo coperto dall’inchiesta, cioè dal 1989 all’ottobre 1994. Al contrario
         taluni acquirenti avrebbero constatato una diminuzione di tale prezzo. Inoltre nessun compratore avrebbe ritenuto di aver
         dovuto far fronte al rifiuto di vendita di gluconato di sodio. Infine solo due acquirenti avrebbero considerato che non vi
         fosse concorrenza intensa sul mercato, nove acquirenti che vi fosse una concorrenza normale e cinque si sarebbero dichiarati
         incapaci di pronunciarsi.
      
      157    In subordine la Roquette fa valere che le risposte assai neutre degli acquirenti sarebbero dovute al fatto che nel mercato
         rilevante, come accade per molti mercati di materie prime, non si verificano rilevanti oscillazioni di prezzo. Essa afferma
         inoltre che esistono concorrenti dal peso non trascurabile su ciascuno dei mercati del gluconato di sodio.
      
      158    La Commissione chiede il rigetto di tale argomento.
      
       Giudizio del Tribunale 
      159    In merito agli argomenti della Roquette circa la presa in considerazione dell’opinione degli acquirenti, occorre ricordare
         che la Commissione ha considerato al punto 368 della Decisione, da una parte, che le risposte degli acquirenti alla richiesta
         di informazioni non permettevano di trarre alcuna conclusione sugli effetti dell’intesa e, dall’altra, che le risposte degli
         acquirenti alla questione dell’esistenza di aumenti significativi dei prezzi dal 1° gennaio 1992 erano conformi ai grafici
         sequestrati nei locali della Roquette, da cui emerge che, nel 1992, i prezzi sono leggermente diminuiti prima di stabilizzarsi.
      
      160    In secondo luogo occorre sottolineare che, in considerazione delle questioni riprese nel questionario, le risposte degli acquirenti
         in parola si riferiscono solo al periodo successivo al 1° gennaio 1992. Pertanto, le obiezioni della Roquette, anche se fossero
         fondate, non permetterebbero di rimettere in questione la valutazione della Commissione circa gli effetti dell’intesa al 1°
         gennaio 1992.
      
      161    Infine occorre anche ricordare, come indicato al punto 135 supra, che da uno dei grafici sequestrati nei locali della Roquette
         emerge che, a partire dal 1992, il prezzo del gluconato di sodio ha conosciuto una leggera diminuzione per poi stabilizzarsi
         sino al 1995.
      
      162    Nel caso di specie risulta dalle risposte degli acquirenti interrogati che un’ampia maggioranza riteneva che sussistesse sul
         mercato del gluconato di sodio una concorrenza normale o poco intensa. Queste considerazioni non sono tuttavia tali da infirmare
         le constatazioni relative all’evoluzione dei prezzi del gluconato di sodio dopo il 1992 emerse da uno dei grafici sequestrati
         nei locali della Roquette. In effetti una concorrenza normale o poco intensa può tradursi in una diminuzione, seguita da una
         relativa stabilità dei prezzi del mercato, quale emerge da uno dei grafici sequestrati nei locali della Roquette per il periodo
         successivo al 1992. Tuttavia ciò non dimostra, comunque, che questi prezzi corrispondano ai prezzi che sarebbero prevalsi
         su un mercato concorrenziale. In effetti tale diminuzione, seguita da una relativa stabilizzazione, è stata preceduta da un
         aumento sostanziale dei prezzi, registrato sin dall’attuazione dell’intesa.
      
      163    La Commissione aveva pertanto il diritto di concludere che le risposte degli acquirenti erano conformi ai grafici sequestrati
         nei locali della Roquette e che essa non poteva desumerne alcuna conclusione specifica sugli effetti dell’intesa.
      
      164    Tale conclusione non è rimessa in questione dagli altri argomenti della Roquette in proposito.
      
      165    Così, il fatto che gli acquirenti abbiano ritenuto che non vi fosse stato alcun rifiuto di vendita non permette di concludere
         necessariamente per l’esistenza di una concorrenza effettiva. In effetti, a parte il fatto che un rifiuto di vendita integra
         gli estremi di un’infrazione penale in taluni sistemi giuridici nazionali, anche se un rifiuto siffatto può essere un indizio
         forte di un mercato la cui situazione concorrenziale è carente, la sua mancanza non prova necessariamente che un mercato è
         pienamente concorrenziale.
      
      166    Neppure si possono accogliere gli argomenti fondati dalla Roquette sul peso dei concorrenti sul mercato rilevante e sul fatto
         che, come per molti mercati di materie prime, non vi si possono constatare rilevanti oscillazioni di prezzo. La Roquette non
         ha dimostrato in effetti sotto quale profilo tali elementi abbiano effettivamente permesso di restringere l’effetto dell’intesa
         quale emerge dai grafici sequestrati nei locali della medesima.
      
      167    Infine l’argomento della Roquette secondo cui la domanda rivolta dalla Commissione agli acquirenti, a norma dell’art. 11 del
         regolamento n. 17, implica che le loro risposte erano necessarie per determinare l’impatto dell’intesa non può essere accolto
         nel caso di specie. Tale argomento comporta che la Commissione non ha tenuto conto delle risposte degli acquirenti. Ora, come
         indicato supra, le risposte degli acquirenti non infirmano le conclusioni della Commissione formulate sulla base dei grafici
         sequestrati nei locali della Roquette si deve quindi considerare che sono state debitamente prese in considerazione.
      
      168    È necessario sottolineare ancora, a tale proposito, che, se l’art. 11 del regolamento n. 17 prevede che la Commissione possa
         raccogliere tutte le informazioni necessarie presso le imprese per assolvere i compiti affidatile, il fatto che essa decida
         di raccogliere talune informazioni presso determinate imprese non influisce affatto sulla pertinenza di tali informazioni
         per dimostrare l’effetto dell’infrazione.
      
      169    Per le ragioni che precedono occorre respingere gli argomenti della Roquette fondati sull’omessa presa in considerazione delle
         risposte degli acquirenti.
      
      c)     L’omessa presa in considerazione del clima di sospetto
       Argomenti delle parti 
      170    La Roquette ritiene che la Commissione non abbia tenuto conto, nel valutare l’importo delle ammende, del clima di sospetto
         generale che ha pregiudicato il funzionamento dell’intesa e limitato, di conseguenza, il suo effetto sul mercato. Per la Roquette,
         tuttavia, tale clima di sospetto generale risulta chiaramente dai punti 100, 187‑197, 208, 214, 216, 225, 227 e 232 della
         Decisione.
      
      171    La Commissione chiede il rigetto di tali argomenti.
      
       Giudizio del Tribunale 
      172    Trattandosi dell’omessa presa in considerazione del clima di sospetto, va anzitutto sottolineato che le intese segrete si
         inseriscono spesso, per loro natura, in un clima di sospetto.
      
      173    Nel caso di specie, dato che i partecipanti all’intesa sono vecchi concorrenti, che potevano, grazie ad una decisione unilaterale,
         ritrovare la loro libertà, e tenuto conto del carattere potenzialmente concorrenziale dei partecipanti all’intesa e degli
         interessi economici in gioco, considerato in particolare il fatto che si trattava di suddividere un mercato ristretto tra
         produttori aventi in taluni casi sovraccapacità di produzione, si può ragionevolmente ritenere che l’intesa si sia sviluppata
         in un clima di sospetto.
      
      174    Tuttavia l’esistenza di un clima di sospetto non influisce necessariamente sull’impatto concreto dell’intesa. Nel caso di
         specie la Roquette non ha dimostrato che tale clima di sospetto ha rimesso in questione l’impatto dell’intesa, come determinato
         dalla Commissione nella sua Decisione.
      
      175    L’argomento della Roquette fondato sull’omessa presa in considerazione del clima di sospetto va quindi respinto.
      
      176    Dato l’insieme delle ragioni che precedono, occorre concludere che gli argomenti della Roquette non permettono di rimettere
         in discussione l’esistenza di un impatto concreto dell’intesa, qual è stato stabilito dalla Commissione nella Decisione.
      
      D –  Sulla limitazione degli effetti dell’intesa da parte della Roquette 
      a)     Argomenti delle parti
      177    Per quanto concerne la gravità dell’infrazione, la Roquette ritiene inoltre che la Commissione non abbia preso in considerazione
         il suo comportamento che avrebbe permesso di limitare gli effetti anticoncorrenziali dell’intesa. Tale mancata presa in considerazione
         da parte della Commissione implicherebbe la violazione dell’art. 15 del regolamento n. 17, del principio di proporzionalità
         e del principio di parità di trattamento.
      
      178    La Commissione chiede il rigetto di tale argomento.
      
      b)     Giudizio del Tribunale
      179    L’argomento della Roquette relativo all’errata valutazione della gravità dell’infrazione e fondato sul proprio comportamento
         nel corso dell’intesa va respinto. È sufficiente rammentare in proposito la giurisprudenza citata al punto 89 supra, secondo
         cui, pronunciandosi sulla presa in considerazione degli effetti dell’infrazione, il Tribunale non è tenuto ad esaminare i
         comportamenti propri delle imprese, in quanto gli effetti da prendere in considerazione per fissare il livello generale delle
         ammende non sono quelli risultanti dal comportamento effettivo che un’impresa asserisce di aver tenuto, ma quelli risultanti
         dal complesso dell’infrazione cui ha partecipato.
      
      II –  Sulla durata dell’infrazione 
      A –  Argomenti delle parti 
      180    La Roquette ritiene in sostanza che la Commissione abbia violato l’art. 15 del regolamento n. 17 ed i principi di parità di
         trattamento e di proporzionalità avendo stimato la durata dell’infrazione della Roquette a otto anni e due mesi invece di
         sette anni e sette mesi.
      
      181    Contrariamente alla Commissione, che fissa al giugno 1995 la fine dell’infrazione concernente la Roquette, quest’ultima ritiene
         di aver posto termine alla sua partecipazione all’intesa nel maggio 1994, data in cui avrebbe cessato di comunicare le sue
         statistiche di mercato o, in subordine, nell’ottobre 1994 data in cui avrebbe affermato il suo rifiuto di proseguire l’intesa
         durante una riunione a Londra.
      
      182    Per corroborare tale posizione, la Roquette invoca, da una parte, una serie di documenti attestanti la fine dell’intesa prima
         del giugno 1995. Infatti essa ricorda che, in un memorandum del 23 aprile 1999, la Jungbunzlauer considera che, «dal maggio
         1994 non esistevano più statistiche di mercato» e che, «[c]on la dichiarazione della Roquette, il 4 ottobre 1994, a Londra,
         di non rispettare più nessuno di tali accordi, questi ultimi sono divenuti caduchi». Inoltre, secondo la Roquette, la Fujisawa
         ha dichiarato in un documento del 12 marzo 1998, relativo al sistema di scambi di dati statistici, che «e[ra] stato posto
         fine a tale sistema in un determinato momento, [alla] fine [del] 1993 o [all’]inizio [del] 1994», quando invece la Commissione
         riconoscerebbe al punto 91 della Decisione l’importanza primordiale di tali scambi statistici. La Roquette invoca anche la
         lettera 22 luglio 1999 inviata alla Commissione nonché i documenti utilizzati in occasione del procedimento dinanzi alle autorità
         americane in cui ricorda di aver dichiarato che la riunione dell’ottobre 1994 aveva posto termine all’intesa. Infine la Roquette
         rinvia ai punti 226‑229 della Decisione, in cui la Commissione chiarirebbe che l’espansione del mercato era ben più lenta
         del previsto, il che avrebbe condotto a quella progressiva degradazione dei rapporti tra le parti che avrebbe conosciuto il
         suo apogeo alla riunione dell’ottobre 1994.
      
      183    La Roquette ritiene d’altra parte che la riunione del giugno 1995 ad Anaheim rappresentasse solo un «tentativo abortito» di
         riprendere una nuova intesa. Essa poggia tale conclusione sul contrasto tra la frequenza degli scambi di statistiche e la
         regolarità delle riunioni preliminari prima, rispettivamente, del maggio 1994 e del giugno 1994, e l’assenza di scambi di
         statistiche tra il maggio 1994 e il giugno 1995 e di riunioni tra l’ottobre 1994 e il giugno 1995. Tale esame sarebbe confermato
         dalla distinzione che la Commissione ha operato tra la «prima» intesa, tra il 1981 ed il 1985, e la «seconda» intesa, a partire
         dal 1987. La prima riunione della seconda intesa non sarebbe stata considerata dalla Commissione quale proseguimento della
         prima intesa, bensì quale tentativo di dar vita ad una seconda. Una conclusione siffatta sarebbe inoltre confermata dal fatto
         che la riunione del giugno 1995, a parere della Roquette, non ha prodotto alcunché, come risulterebbe da un documento consegnato
         alle autorità americane e comunicato alla Commissione dalla Roquette. Quest’ultima sottolinea infine come il mero fatto che
         le parti abbiano discusso, a detta riunione del giugno 1995, di «compensazione» o di «finalità di produzione‑obiettivo» non
         consente di stabilire una continuità con la precedente intesa.
      
      184    Ne consegue che la durata reale dell’infrazione sarebbe, per quel che attiene alla Roquette, di sette anni e sette mesi.
      
      185    Alla luce del metodo di calcolo adottato dalla Commissione, consistente nel maggiorare l’importo iniziale delle ammende, sulla
         base della gravità dell’infrazione, in ragione del 10% annuo, la Roquette ritiene che la maggiorazione dovrebbe essere non
         già dell’80%, ma del 70%.
      
      186    Inoltre l’ultimo anno dell’infrazione, secondo la Roquette, è il 1994 e non il 1995. Poiché la Commissione tiene conto, ai
         fini del calcolo delle ammende, dell’ultimo anno dell’infrazione (punto 381 della Decisione), per determinare l’importo di
         base dovrebbe essere preso in considerazione il fatturato del 1994, cioè FRF 62 204 098 (senza l’«acqua madre»), e non il
         fatturato del 1995, pari a FRF 64 187 200.
      
      187    In subordine la Roquette ritiene che, anche se l’intesa fosse terminata nel giugno 1995, la Commissione non avrebbe potuto
         prendere in considerazione il fatturato dell’intero 1995. Secondo la Roquette si sarebbe dovuto prendere in considerazione,
         onde determinare il peso della Roquette nell’intesa, soltanto il fatturato dei primi sei mesi del 1995.
      
      188    La Commissione chiede il rigetto di tale argomento.
      
      B –  Giudizio del Tribunale 
      189    Riguardo all’asserita cessazione della partecipazione della Roquette all’intesa nel corso del maggio 1994 o, in subordine,
         in seguito alla riunione del 4 ottobre 1994, va ricordato che, ai punti 81‑90 della Decisione, la Commissione sottolinea che
         gli elementi costitutivi dell’intesa comprendevano un complesso meccanismo diretto alla ripartizione dei mercati, alla fissazione
         dei prezzi ed allo scambio di informazioni sui clienti. Orbene, il mero fatto, quand’anche fosse provato, che la Roquette
         abbia cessato, nel 1994 o in seguito alla riunione del 4 ottobre 1994, di trasmettere agli altri membri dell’intesa i suoi
         dati relativi alle vendite non permette, di per sé, di dimostrare che l’intesa avesse cessato di esistere o che la Roquette
         avesse cessato di appartenervi.
      
      190    Risulta al contrario dai punti 220‑228 della Decisione, non contestati dalla Roquette, che quest’ultima ha continuato a partecipare
         a numerose riunioni dell’intesa, cioè quelle del 26 e 27 giugno 1994 ad Atlanta, del 31 agosto e 1° settembre 1994 a Zurigo
         e del 4 ottobre 1994 a Londra.
      
      191    Dunque, per quanto concerne la riunione svoltasi ad Atlanta il 26 e 27 giugno 1994, emerge dalla Decisione, senza che ciò
         sia contestato dalla Roquette, che le «discussioni nella medesima erano comparabili a quelle dei mesi precedenti e vertevano
         sull’evoluzione negativa del mercato, dei prezzi e dei quantitativi».
      
      192    Circa la riunione svoltasi a Londra il 4 ottobre 1994, risulta dalla Decisione che in tale occasione è scoppiato un conflitto
         tra i membri dell’intesa sulla suddivisione delle quote di vendita del gluconato di sodio. Tale conflitto indica, contrariamente
         a quanto la Roquette cerca di provare, che i membri dell’intesa volevano quanto meno continuare a cercare un compromesso sui
         quantitativi di vendita. Il fatto che risulta dalla risposta della Roquette alla comunicazione degli addebiti 25 luglio 2000,
         quale ripresa al punto 229 della Decisione, che alla riunione del 4 ottobre 1994, la Roquette ha «espresso la sua intenzione
         di non partecipare più all’intesa» non è idoneo a testimoniare la fine della partecipazione della Roquette all’intesa. In
         effetti tale presa di posizione della Roquette nella suddetta riunione, vista nel suo contesto, significa al massimo che ha
         intrapreso sforzi per prendere le distanze dall’intesa. Parimenti, la circostanza che il rappresentante della Roquette abbia
         prematuramente lasciato la sala nel corso della medesima riunione non significa che la Roquette abbia preso pubblicamente
         le distanze dal suo contenuto. Nel contesto del conflitto che oppone le parti in tale riunione, un comportamento siffatto
         poteva validamente essere qualificato dalla Commissione come una strategia per ottenere più concessioni da parte degli altri
         membri dell’intesa piuttosto che come un atto che segnava la fine della partecipazione della Roquette a quest’ultima.
      
      193    La Commissione aveva pertanto il diritto di considerare che la Roquette non aveva posto termine alla sua partecipazione all’intesa
         nel maggio 1994 o alla riunione del 4 ottobre 1994.
      
      194    Riguardo alla natura della riunione tenutasi dal 3 al 5 giugno 1995 ad Anaheim, va osservato, in primo luogo, come la Roquette
         non contesti, come notato dalla Commissione al punto 232 della Decisione, che in tale riunione, cui erano presenti tutti i
         membri dell’intesa, i partecipanti hanno discusso dei volumi di vendita di gluconato di sodio realizzati nel 1994. La Commissione
         ha in particolare rilevato, senza che la Roquette abbia contestato tale elemento, che stando alle affermazione dell’ADM, la
         Jungbunzlauer aveva chiesto «di comunicare i dati totali delle vendite di gluconato di sodio realizzate dall’ADM nel 1994»
         (punto 232 della Decisione).
      
      195    Orbene occorre notare che tale maniera di procedere coincideva in linea di massima con la costante prassi in seno all’intesa
         diretta ad assicurare il rispetto delle quote di vendita assegnate e consistente, come emerge dai punti 92 e 93 della Decisione,
         nella comunicazione prima di ogni riunione, da parte dei membri dell’intesa, dei loro dati sulle vendite alla Jungbunzlauer
         che li raccoglieva e li distribuiva alle riunioni.
      
      196    In secondo luogo, la Roquette non contesta la descrizione degli eventi fatta propria dalla Commissione al punto 232 della
         Decisione secondo cui, in tale riunione, è stato proposto un nuovo sistema di scambio di informazioni relative al volume di
         vendita. Tale sistema doveva permettere di determinare, in maniera anonima, cioè in modo tale che nessun membro conoscesse
         i dati degli altri, la dimensione totale del mercato del gluconato di sodio nella maniera seguente: «[L]’impresa A scriverebbe
         un numero arbitrario rappresentante una parte del suo volume totale; l’impresa B mostrerebbe quindi all’impresa C la somma
         dei numeri dell’impresa A e dell’impresa B; l’impresa C aggiungerebbe il suo volume totale a tale somma; l’impresa A vi aggiungerebbe
         infine il resto del suo volume totale e comunicherebbe siffatto totale al gruppo» (punto 233 della Decisione).
      
      197    Relativamente a tale elemento occorre considerare che la Commissione poteva a buon diritto ritenere che esso costituisse un
         nuovo tentativo dei membri dell’intesa di «restaurare l’ordine sul mercato» e di continuare le loro pratiche anticoncorrenziali
         attuate nel corso degli anni precedenti, dirette a mantenere il controllo del mercato attraverso un’azione congiunta, benché,
         all’occorrenza, in forme e con metodi diversi. La circostanza che i membri dell’intesa abbiano tentato di istituire un sistema
         di scambio «anonimo» di informazioni, quale descritto supra, poteva ragionevolmente essere interpretato dalla Commissione
         come la continuazione naturale del comportamento delle imprese in seno all’intesa che, come segnatamente risulta dal punto 93
         della Decisione, era caratterizzato da un «clima di reciproco, crescente sospetto», ma che aveva nondimeno per obiettivo di
         ripartire il mercato. Sotto tale profilo la Commissione poteva validamente considerare che, istituendo il nuovo sistema di
         scambio di informazioni, i membri dell’intesa dimostravano che «erano ancora [decisi] a trovare una soluzione che permettesse
         loro di continuare le loro pratiche anticoncorrenziali» (punto 322 della Decisione) e di «mantenere il loro controllo del
         mercato attraverso un’azione congiunta» (punto 232 della Decisione).
      
      198    In terzo luogo, la circostanza che il periodo trascorso tra la riunione del 4 ottobre 1994 e quella del giugno 1995 fosse
         più lungo di quello fra le precedenti riunioni sottolinea al massimo il profondo conflitto esistente tra i membri dell’intesa,
         ma non è idoneo ad infirmare la conclusione della Commissione secondo cui, alla riunione del giugno 1995, essi hanno intrapreso
         un nuovo tentativo di mantenere le pratiche anticoncorrenziali.
      
      199    In quarto luogo, la breve annotazione che la Roquette ha consegnato in tale riunione e che la Commissione ha citato ai punti 233
         e 322 della Decisione («6.95 Anaheim: Discussione: compensazione; 44 000 mt produzione‑obiettivo al livello mondiale; prezzo»)
         può ragionevolmente essere considerata quale conferma della tesi sostenuta dalla Commissione, pur se è vero che, presa individualmente
         e tolta dal suo contesto, tale nota dà solo un’idea imprecisa del contenuto delle discussioni svoltesi nel corso della riunione
         del 3, 4 e 5 giugno 1995.
      
      200    In quinto luogo, la dichiarazione di un dipendente della Roquette, allegata alla lettera di quest’ultima del 22 luglio 1999,
         secondo cui tale riunione «non ha prodotto alcunché e non è servita a niente», dichiarazione coincidente con quella della
         Jungbunzlauer nella sua lettera del 30 aprile 1999, è senza importanza in quanto conferma che tale riunione non ha modificato
         il funzionamento di un’infrazione unica e continuata (punto 254 della Decisione). Quindi tale lettera non dimostra che i membri
         dell’intesa non intendessero mantenere il loro comportamento trasgressivo, sia pure in forme e con metodi diversi.
      
      201    Occorre ricordare a tale proposito che, ai fini dell’applicazione dell’art. 81, n. 1, CE a un accordo o ad una pratica concordata
         è superfluo prendere in considerazione gli effetti concreti di un accordo ove risulti che esso ha per oggetto di restringere,
         impedire o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato comune (sentenze della Corte 13 luglio 1966, cause riunite 56/64
         e 58/64, Consten e Grundig/Commissione, Racc. pag. 457, in particolare pag. 503; Commissione/Anic Partecipazioni, punto 89
         supra, punto 99, e 8 luglio 1999, causa C‑199/92 P, Hüls/Commissione, Racc. pag. I‑4287, punto 178; sentenza del Tribunale
         23 febbraio 1994, cause riunite T‑39/92 e T‑40/92, CB e Europay/Commissione, Racc. pag. II‑49, punto 87).
      
      202    Conseguentemente la Commissione poteva validamente considerare che l’intesa era perdurata sino al giugno 1995.
      
      III –  Sulle circostanze attenuanti 
      A –  Argomenti delle parti 
      203    La Roquette ritiene in sostanza che la Commissione, pur non avendo commesso errori quanto alla valutazione della gravità dell’infrazione,
         nel valutare l’importo dell’ammenda sotto il profilo delle circostanze attenuanti avrebbe dovuto prendere in considerazione
         il ruolo esclusivamente passivo o di accompagnamento della Roquette in occasione dell’infrazione, la mancata attuazione delle
         pratiche restrittive dell’intesa da parte della Roquette ed il suo «ruolo di freno» rispetto all’infrazione. La Roquette si
         riferisce al riguardo agli argomenti da essa svolti in merito alla gravità dell’infrazione.
      
      204    Tali omissioni costituiscono, secondo la Roquette, una violazione degli orientamenti e contravvengono ai principi stabiliti
         dalla giurisprudenza (sentenze del Tribunale 24 ottobre 1991, causa T‑2/89, Petrofina/Commissione, Racc. pag. II‑1087, punto 173,
         e 14 maggio 1998, causa T‑308/94, Cascades/Commissione, Racc. pag. II‑925, punti 230 e 231).
      
      205    Nella replica la Roquette precisa, per quanto concerne le circostanze attenuanti di cui la Commissione non ha tenuto conto,
         di riferirsi agli elementi che testimoniano il suo «ruolo di freno» nell’intesa. In particolare essa invoca, in primo luogo,
         il fatto di essere stata all’origine dell’esclusione dell’«acqua madre». In secondo luogo, essa indica che il funzionamento
         del sistema di sorveglianza, che era la pietra angolare dell’intesa, è stato incrinato dal suo rifiuto di scambiare statistiche
         abbastanza spesso. In terzo luogo, essa ritiene che il suo rifiuto di finanziare il sistema di sorveglianza esterno abbia
         avuto per effetto di contrastare il buon funzionamento dell’intesa, in quanto l’affidabilità dei dati forniti dalle parti
         dell’intesa era impossibile da verificare, il che avrebbe offerto la possibilità di porre in non cale i termini dell’intesa
         e sarebbe stato all’origine dell’installarsi di un clima di sfiducia che ha condotto allo smantellamento dell’intesa stessa.
         In quarto luogo, essa invoca il fatto che ha sempre condotto una politica commerciale indipendente, come testimonia il fatto
         che i suoi prezzi non sono quasi mai stati corrispondenti ai prezzi minimi o prezzi‑obiettivo fissati nell’ambito dell’intesa.
         Infine, in quinto luogo, essa ritiene di essere stata la prima ad aver posto termine all’intesa.
      
      206    La Commissione chiede il rigetto di tali argomenti.
      
      B –  Giudizio del Tribunale
      207    Emerge dal ricorso come la Roquette affermi che la Commissione ha rifiutato di accordarle il beneficio delle circostanze attenuanti
         che risulterebbero dal suo ruolo esclusivamente passivo e di emulatore nella realizzazione dell’infrazione, dalla mancata
         attuazione da parte sua delle pratiche restrittive e dal «suo ruolo di freno» in rapporto all’infrazione. A tale proposito
         la Roquette rinvia in maniera generale agli elementi già esposti nell’ambito dei motivi relativi alla gravità dell’infrazione,
         precisando che tali elementi, nei limiti in cui non se ne sia tenuto conto per determinare l’importo di base, troverebbero
         la loro collocazione naturale in sede di valutazione delle circostanze attenuanti.
      
      208    Riguardo a tali argomenti va ricordato che, ai sensi dell’art. 44, n. 1, lett. c) e d), del regolamento di procedura del Tribunale,
         il ricorso deve contenere, in particolare, l’esposizione sommaria dei motivi dedotti. Inoltre, ai sensi della giurisprudenza,
         a prescindere da ogni questione di natura terminologica, tale presentazione dev’essere sufficientemente chiara e precisa per
         consentire al convenuto di preparare la sua difesa e al Tribunale di statuire sul ricorso, eventualmente senza corredo di
         altre informazioni. Al fine di garantire la certezza del diritto ed una corretta amministrazione della giustizia, è necessario,
         perché un ricorso sia ricevibile, che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali esso si basa emergano, anche
         sommariamente, purché in modo coerente e comprensibile, dal testo del ricorso stesso (v., in tal senso, sentenza del Tribunale
         7 novembre 1997, causa T‑84/96, Cipeke/Commissione, Racc. pag. II‑2081, punto 31, e ordinanza del Tribunale 21 maggio 1999,
         causa T‑154/98, Asia Motor France e a./Commissione, Racc. pag. II‑1703, punto 49).
      
      209    Nel caso di specie, il generico rinvio agli elementi esposti nell’ambito dei motivi relativi alla gravità dell’infrazione
         per dimostrare l’esistenza delle circostanze attenuanti invocate non permette al Tribunale di circoscrivere con precisione
         la portata del motivo fondato sull’esistenza di circostanze attenuanti. In effetti, se non si può escludere che gli elementi
         essenziali di fatto e di diritto su cui si fonda la Roquette figurano nel ricorso, incombe nondimeno alla ricorrente presentarli
         in modo coerente e comprensibile. In particolare non spetta al Tribunale esaminare, nel complesso degli elementi dedotti a
         sostegno di un primo motivo, se tali elementi potevano essere utilizzati anche a sostegno di un secondo motivo e, nella fattispecie,
         a quali elementi si poteva ricorrere per quel tipo di circostanza attenuante. Non inficia tale conclusione il fatto che la
         Commissione abbia compiuto lo sforzo particolare di tentare, nonostante la flagrante imprecisione di tale motivo, di identificare
         eventuali argomenti della ricorrente dedotti nell’ambito della sua argomentazione relativa al motivo fondato sulla gravità
         dell’infrazione e idonei ad essere, se del caso, ripresi a sostegno del motivo fondato sull’esistenza di circostanze attenuanti,
         nonché di replicarvi in tale contesto. In effetti tale posizione della Commissione costituisce solo un’ipotesi quanto alla
         portata esatta del motivo sollevato dalla Roquette. Essa non permette di determinare con certezza la portata esatta del motivo
         della Roquette fondato sull’esistenza di circostanze attenuanti.
      
      210    Per tale ragione occorre rigettare i motivi relativi agli errori commessi dalla Commissione nell’ambito del suo esame delle
         circostanze attenuanti in quanto irricevibili a norma dell’art. 44, n. 1, lett. c) e d), del regolamento di procedura.
      
      IV –  Sulla cooperazione della Roquette durante il procedimento amministrativo 
      A –  Introduzione 
      211    Secondo la Roquette la Commissione ha commesso anche errori di valutazione quando ha applicato la comunicazione sulla cooperazione.
      
      212    La Roquette considera che la Commissione avrebbe dovuto accordarle una riduzione dell’ammenda tra il 50 ed il 75% in applicazione
         del punto C della comunicazione sulla cooperazione, invece di una riduzione del 40% dell’importo dell’ammenda, in applicazione
         del punto D della medesima comunicazione.
      
      213    La Roquette fa valere, a sostegno di tale posizione, che la valutazione da parte della Commissione della natura e del tenore
         letterale degli elementi da lei forniti è erronea per due ragioni. Da una parte, e contrariamente a quanto sostenuto dalla
         Commissione nella Decisione, essa sarebbe stata il primo ed unico membro dell’intesa a fornirle elementi di prova determinanti
         per l’elaborazione della Decisione. La Roquette ritiene che a torto, d’altra parte, la Commissione abbia relativizzato l’importanza
         della sua cooperazione durante il procedimento amministrativo, indicando che solo nella risposta alla richiesta formale di
         informazioni della Commissione 2 marzo 1999, fondata sull’art. 11, n. 1, del regolamento n. 17, essa aveva trasmesso i documenti
         in questione.
      
      214    Essa chiede pertanto al Tribunale, nell’ambito della sua competenza di merito in materia di ammende, di rivedere tale valutazione
         (sentenza della Corte 9 novembre 1983, causa 322/81, Michelin/Commissione, Racc. pag. 3461, punto 111).
      
      B –  Sul punto che la Roquette sarebbe stata il primo ed il solo membro dell’intesa a fornire alla Commissione elementi di prova
            determinanti per l’elaborazione della Decisione 
      1.     Generalità
      215    La Roquette sostiene che a torto la Commissione ha ritenuto, al punto 415 della Decisione, che «la Fujisawa e[ra] stata il
         primo membro dell’intesa a fornire elementi determinanti per provare l’esistenza dell’intesa». La Roquette avanza due censure.
         In primo luogo, essa fa valere che le informazioni ottenute dalla Commissione prima della sua cooperazione con la Roquette
         erano insufficienti per provare l’esistenza di un’intesa. In secondo luogo, secondo la Roquette, solo a seguito della sua
         cooperazione con la Commissione quest’ultima ha ottenuto elementi decisivi per l’elaborazione della Decisione. Tali argomenti
         sono preceduti da considerazioni generali quanto alle regole che la Commissione doveva applicare nel caso di specie per valutare
         la cooperazione delle parti durante il procedimento amministrativo.
      
      2.     Considerazioni generali quanto alle regole applicabili nel caso di specie per la valutazione della cooperazione delle parti
         durante il procedimento amministrativo 
      
      a)     Argomenti delle parti
      216    Secondo la Roquette, nelle particolari circostanze della fattispecie, la Commissione avrebbe dovuto apprezzare l’importanza
         della riduzione dell’importo dell’ammenda accordata in funzione della cooperazione non, principalmente, in funzione dell’ordine
         in cui le parti hanno cooperato nel corso del procedimento amministrativo, bensì in funzione del contenuto e del valore aggiunto
         degli elementi probatori forniti da tali parti per l’elaborazione degli addebiti formulati nella Decisione.
      
      217    Date tali particolari circostanze della fattispecie la Roquette sostiene che, solo dopo aver ottenuto informazioni quanto
         alle inchieste condotte negli Stati Uniti, la Commissione ha avviato la propria, che ha condotto all’adozione della Decisione.
         La Roquette ricorda in effetti come dal punto 53 della Decisione emerga che, nel marzo 1997, il ministero della Giustizia
         americano ha informato la Commissione dell’inchiesta condotta sul mercato del gluconato di sodio. Ne risulterebbe parimenti
         che la Commissione è stata informata, nell’ottobre 1997, che la Akzo, l’Avebe e la Glucona avevano ammesso di aver partecipato
         ad un’intesa internazionale relativa a tale prodotto, diretta a fissare i prezzi ed a suddividere le quote di mercato «negli
         Stati Uniti ed altrove» e che, rispettivamente nel dicembre 1997 e nel febbraio 1998, la Roquette e la Fujisawa avevano ammesso
         tali medesimi fatti. Anche se, nella Decisione, la Commissione non aveva indicato con precisione la natura delle informazioni
         di cui disponeva per effetto del procedimento avviato negli Stati Uniti, sarebbe nondimeno legittimo pensare che la Commissione
         disponesse almeno dei diversi comunicati stampa 24 settembre e 17 dicembre 1997 che riferivano sull’esito delle investigazioni
         interne agli Stati Uniti, comunicati accessibili al pubblico via Internet.
      
      218    La Roquette ne inferisce che, come emerge dal punto 54 della Decisione, la Commissione, quando ha inviato, «[n]el corso dell’inverno
         1997‑1998», a norma dell’art. 11 del regolamento n. 17, le sue prime richieste di informazioni «ai principali produttori,
         importatori/esportatori e clienti del gluconato di sodio in Europa», era informata dell’esistenza di un’intesa sul mercato
         del gluconato di sodio a livello mondiale, dell’identità dei partecipanti, del fatto che ciascuno di tali partecipanti aveva
         ammesso l’infrazione presso le autorità americane e del fatto che l’infrazione era cessata dal giugno 1995.
      
      219    Orbene, in siffatte circostanze particolari, sarebbe appropriato accordare la massima riduzione non alla parte che è stata
         la prima a cooperare con la Commissione, bensì a quella che ha fornito le informazioni ed i documenti rilevanti ed ha quindi
         realmente permesso alla Commissione di constatare l’infrazione con minore difficoltà.
      
      220    Peraltro, tale posizione corrisponderebbe all’approccio che la Commissione stessa avrebbe esposto in un progetto di nuova
         comunicazione sulla riduzione delle ammende, pubblicato nel luglio 2001 (in prosieguo: il «progetto di nuova comunicazione»)
         e, dalla sua pubblicazione nel 2002, nella sua nuova comunicazione relativa all’immunità delle ammende e alla riduzione dell’importo
         delle ammende nei casi di cartelli tra imprese (GU 2002, C 45, pag. 3; in prosieguo: la «nuova comunicazione»). La Commissione
         avrebbe quindi dovuto seguire, nel caso di specie, tale nuova politica. A sostegno di tale argomento la Roquette invoca, in
         sede di replica, da una parte, la natura giuridica di una comunicazione siffatta che crea aspettative legittime a vantaggio
         delle imprese interessate e, dall’altra, il principio generale di diritto penale secondo cui andrebbe applicata la legge penale
         più favorevole (retroattività in mitius) [sentenza della Corte 29 ottobre 1998, causa C‑230/97, Awoyemi, Racc. pag. I‑6781,
         e decisione della Commissione 14 ottobre 1998, 1999/210/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 85 del trattato CE
         (IV/F‑3/33.70 – British Sugar plc, e a.) (GU 1999, L 76, pag. 1)].
      
      221    La Commissione ritiene che la Roquette non possa avvalersi del progetto di nuova comunicazione. La Commissione contesta la
         ricevibilità del motivo della Roquette secondo cui l’applicazione della nuova comunicazione si giustifica grazie al principio
         dell’applicazione della legge penale più favorevole. Essa considera tale motivo irricevibile, in quanto dedotto per la prima
         volta allo stadio della replica. In subordine la Commissione ritiene in sostanza che la Roquette si contraddica, da una parte,
         rimproverando alla Commissione di non applicare correttamente la comunicazione sulla cooperazione e, dall’altra, chiedendo
         l’applicazione retroattiva della nuova comunicazione, che ha sostituito la comunicazione sulla cooperazione.
      
      b)     Giudizio del Tribunale
      222    Occorre indicare che nella sua comunicazione sulla cooperazione la Commissione ha definito che le condizioni alle quali le
         imprese che cooperano con essa nel corso delle sue indagini relative ad un’intesa potranno evitare l’imposizione di ammende
         che altrimenti sarebbero loro inflitte, o beneficiare di riduzioni del loro ammontare (v. punto A, n. 3, della comunicazione
         sulla cooperazione).
      
      223    Tale comunicazione sulla cooperazione deriva dall’esercizio del potere discrezionale della Commissione e comporta solo un’autolimitazione
         di questo potere nel rispetto del principio della parità di trattamento (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 30 aprile
         1998, causa T‑214/95, Vlaams Gewest/Commissione, Racc. pag. II‑717, punto 89). Peraltro, com’è del resto espressamente menzionato
         al punto D, n. 3, di tale comunicazione, quest’ultima ha creato aspettative legittime sulle quali fanno affidamento le imprese
         che intendono informare la Commissione dell’esistenza di un’intesa. In considerazione del rispetto del principio della parità
         di trattamento e del legittimo affidamento che le imprese che intendono cooperare con la Commissione hanno potuto desumere
         da tale comunicazione, quest’ultima era quindi tenuta a conformarvisi allorché ha valutato, ai fini della determinazione dell’importo
         dell’ammenda inflitta alla Roquette, la sua cooperazione.
      
      224    A torto dunque la Roquette sostiene che, nel caso di specie, la Commissione avrebbe dovuto applicare le regole enunciate non
         già nella comunicazione sulla cooperazione, ma nel progetto di nuova comunicazione o nella medesima nuova comunicazione. In
         effetti, per quanto concerne il progetto di nuova comunicazione, va constatato che, anche se tale documento è stato pubblicato
         nel luglio 2001, cioè prima dell’adozione della Decisione, la Roquette non contesta la circostanza che la Commissione ha pubblicato
         tale documento al solo fine di permettere alle parti interessate di presentare le loro osservazioni al riguardo. Quanto alla
         nuova comunicazione, occorre osservare che tale documento è stato pubblicato solo dopo l’adozione della Decisione. Né il progetto
         di nuova comunicazione né la nuova comunicazione in quanto tale hanno quindi potuto dar luogo ad un effetto di autolimitazione
         dell’esercizio del potere discrezionale della Commissione nel caso di specie (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 11
         settembre 2002, causa T‑13/99, Pfizer Animal Health/Consiglio, Racc. pag. II‑3305, punto 121, e causa T‑70/99, Alpharma/Consiglio,
         Racc. p. II‑3495, punto 142).
      
      225    A torto, pertanto, la Roquette fa valere il principio del legittimo affidamento e quello, supponendo che un siffatto principio
         generale esista in diritto comunitario, dell’applicazione della legge penale più favorevole per sostenere che la Commissione
         avrebbe dovuto applicare nel caso di specie il progetto di nuova comunicazione o la nuova comunicazione, anzi i principi sanciti
         in tali documenti.
      
      226    Risulta senz’altro poi, come sottolinea la Roquette, che, contrariamente a talune altre inchieste condotte dalla Commissione
         nel passato, quest’ultima disponeva già, nel caso di specie, di talune informazioni relative all’esistenza di un cartello
         mondiale sul mercato del gluconato di sodio e all’identità di taluni dei suoi partecipanti prima di avviare la propria indagine
         in applicazione del regolamento n. 17, come risulta dal punto 53 della Decisione.
      
      227    Tuttavia tale circostanza non può avere come conseguenza che la Commissione debba disattendere le regole in materia di cooperazione
         delle imprese da essa definite nella sua comunicazione sulla cooperazione.
      
      228    Va infine sottolineato che la Roquette non nega che la Fujisawa è stato il primo membro dell’intesa a denunciarne l’esistenza
         e ad informare la Commissione dell’identità dei suoi partecipanti e dell’oggetto dell’infrazione. La Roquette ammette anche
         che la comunicazione sulla cooperazione enuncia il principio secondo cui solo l’impresa che «sia la prima a fornire elementi
         determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa» può ottenere una riduzione molto importante (almeno il 75%) o
         importante (dal 50 al 75%) dell’ammontare dell’ammenda, che le sarebbe stata inflitta in assenza di cooperazione [v. punto B,
         lett. b), e punto C della comunicazione sulla cooperazione].
      
      229    Nel caso di specie, solo dopo aver ricevuto le informazioni da parte della Fujisawa, la Commissione ha proceduto ad un accertamento,
         previa decisione, presso imprese partecipanti all’intesa, ai sensi del punto B, lett. a), di tale comunicazione. Pertanto
         le informazioni ricevute circa l’inchiesta condotta negli Stati Uniti non avrebbero potuto impedire, ai sensi di tale disposizione,
         l’applicazione alla Fujisawa del trattamento di cui al punto B della suddetta comunicazione.
      
      230    Di conseguenza, contrariamente a quanto sostiene la Roquette, la Commissione ha applicato a buon diritto, nel caso di specie,
         le regole da essa definite nella sua comunicazione sulla cooperazione del 1996.
      
      3.     Sul punto che le informazioni ottenute dalla Commissione prima della cooperazione della Roquette sarebbero state insufficienti
         a provare l’esistenza di un’intesa 
      
      a)     Argomenti delle parti
      231    La Roquette ritiene che le informazioni ottenute dalla Commissione prima che la Roquette stessa cooperasse con quest’ultima
         non costituivano una prova irrefutabile del contenuto dell’intesa e del suo funzionamento.
      
      232    In primo luogo, la Roquette ritiene che, prima della sua cooperazione con la Commissione, le informazioni di cui disponeva
         quest’ultima non andassero oltre le informazioni già ottenute presso le autorità americane o che fossero disponibili pubblicamente.
         Tali informazioni avrebbero solo indicato che le società Akzo, Avebe, Glucona, Roquette e Fujisawa si erano riunite dall’agosto
         1993 al giugno 1995 al fine, segnatamente, di intendersi sul prezzo e sulla suddivisione delle quote di mercato del gluconato
         di sodio.
      
      233    In secondo luogo, secondo la Roquette, tali informazioni erano insufficienti per stabilire l’esistenza di un’intesa in quanto
         si trattava in linea di massima di mere dichiarazioni. Le sole prove documentali fornite sarebbero consistite in titoli di
         trasporti. La Commissione avrebbe peraltro ritenuto necessario inviare richieste di informazioni e procedere ad accertamenti
         presso le parti, non contentandosi delle informazioni ottenute tramite le autorità americane e dei primi elementi forniti
         dalle società Fujisawa il 12 maggio 1998 e ADM il 21 gennaio 1999.
      
      234    La Commissione ritiene che proprio la Fujisawa sia stata la prima società a fornire elementi determinanti ai fini della prova
         dell’esistenza dell’intesa.
      
      b)     Giudizio del Tribunale
      235    La Roquette, facendo valere che le informazioni ottenute dalla Commissione prima della sua cooperazione con quest’ultima,
         erano insufficienti a provare l’esistenza di un’intesa, cerca in sostanza di dimostrare come a torto la Commissione abbia
         ritenuto che la Fujisawa fosse stata «la prima a fornire alla Commissione elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza
         dell’intesa», ai sensi del punto C, letto insieme al punto B, lett. b), della comunicazione sulla cooperazione.
      
      236    Il punto C della comunicazione sulla cooperazione, «Importante riduzione dell’ammontare dell’ammenda», così dispone:
      
      «L’impresa che, soddisfatte le condizioni di cui al punto B, lettere da b) ad e), denunci l’intesa segreta dopo che la Commissione
         abbia proceduto ad accertamenti, previa decisione, presso imprese partecipanti all’intesa stessa, senza che tali accertamenti
         abbiano potuto fornire una base sufficiente per giustificare l’avvio del procedimento in vista dell’adozione di una decisione,
         beneficia di una riduzione dal 50% al 75% dell’ammontare dell’ammenda».
      
      237    Le condizioni di cui al punto B, lett. da b) ad e) cui rinvia il punto C, riguardano l’impresa la quale:
      
      «b)      sia la prima a fornire elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa;
      c)      abbia cessato di partecipare all’attività illecita al più tardi al momento in cui denuncia l’intesa;
      d)      fornisca alla Commissione tutte le informazioni utili nonché tutti i documenti e gli elementi probatori di cui dispone riguardanti
         l’intesa e assicuri una permanente e totale cooperazione per tutto il corso dell’indagine;
      
      e)      non abbia costretto un’altra impresa a partecipare all’intesa né abbia svolto un ruolo di iniziazione o determinante nell’attività
         illecita».
      
      238    Emerge da tali disposizioni, anzitutto, che, contrariamente a quanto sostiene la Roquette, per poter beneficiare di una riduzione
         dell’ammontare dell’ammenda in applicazione dei punti B o C della comunicazione sulla cooperazione, quest’ultima non esige
         che la parte che denuncia l’intesa abbia fornito alla Commissione una «prova irrefutabile del contenuto dell’intesa e del
         suo funzionamento».
      
      239    In effetti, secondo la comunicazione sulla cooperazione, la condizione posta dal punto B, lett. b), è già soddisfatta quando
         l’impresa che denuncia l’intesa segreta è la «prima» a fornire «elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa».
      
      240    La circostanza che, dopo la denuncia dell’intesa ad opera di una parte, la Commissione invii richieste di informazioni e proceda
         ad accertamenti presso altre parti non dimostra quindi affatto che le informazioni fornite dal membro dell’intesa che ha denunciato
         quest’ultima fossero insufficienti in rapporto ai punti B o C della comunicazione sulla cooperazione.
      
      241    Poi, sulle informazioni della Roquette secondo cui, in sostanza, le informazioni fornite dalla Fujisawa non andavano oltre
         quelle di cui disponeva la Commissione o, quanto meno, dovevano disporre le autorità americane, va ricordato che, quand’anche
         tale affermazione fosse corretta, il principio della competenza autonoma della Comunità in materia di diritto della concorrenza
         implica che la Commissione non è vincolata d’ufficio dalle dimostrazioni di autorità di Stati terzi quando determina elementi
         di prova che le consentono di prendere una decisione sul fondamento dell’art. 81 CE.
      
      242    Infine occorre constatare comunque che, contrariamente alle asserzioni della Roquette, le informazioni fornite dalla Fujisawa
         andavano oltre quelle contenute nei comunicati stampa delle autorità americane, sottoposti al Tribunale dalla Roquette. Risulta
         in effetti che, in primo luogo, tali comunicati non riprendevano i nomi di tutti i membri coinvolti nell’intesa. In secondo
         luogo, tali comunicati si limitavano a descrivere sommariamente i vari accordi conclusi. Ora, come giustamente sollevato dalla
         Commissione al punto 415 della Decisione, la Fujisawa ha rivelato nella lettera 12 maggio 1998 che denuncia l’esistenza dell’intesa
         l’identità dei suoi membri e fornito una descrizione dei principali accordi conclusi tra questi ultimi, precisando per quale
         periodo erano stati conclusi, i meccanismi di applicazione e funzionamento dell’intesa nonché un elenco, benché incompleto,
         delle riunioni dell’intesa, con una sintesi del contenuto di talune delle medesime.
      
      243    È peraltro necessario osservare come emerga dal punto 414 della Decisione che, applicando il punto B della comunicazione sulla
         cooperazione alla Fujisawa, la Commissione ha, in una qualche misura, tenuto conto del fatto che, quando la Fujisawa ha denunciato
         l’intesa, «essa era venuta a conoscenza dell’inchiesta condotta dal ministero (…) della Giustizia [americano] sul mercato
         del gluconato di sodio e sapeva che la Akzo, l’Avebe e la Glucona avevano ammesso di aver partecipato ad una collusione internazionale
         diretta a fissare i prezzi ed a suddividere le quote di mercato negli Stati Uniti ed altrove».
      
      244    Discende da quanto precede che a torto la Roquette fa valere che la Fujisawa non è stata il primo membro dell’intesa a fornire
         alla Commissione elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa, ai sensi del punto B, lett. b), della
         comunicazione sulla cooperazione. Va pertanto respinta la prima censura della Roquette, fondata sul fatto che le informazioni
         ottenute dalla Commissione prima della sua cooperazione erano insufficienti.
      
      4.     Sul punto che solo gli elementi forniti dalla Roquette sarebbero stati determinanti per l’elaborazione della Decisione 
      a)     Argomenti delle parti
      245    La Roquette fa valere che, proprio grazie alla sua cooperazione durante il procedimento amministrativo, la Commissione ha
         ottenuto le informazioni riprese nella comunicazione degli addebiti e, in seguito, nella Decisione.
      
      246    In effetti, da una parte, per quanto concerne la comunicazione degli addebiti, la Roquette ritiene che, su un totale di tredici
         allegati, dieci riprendevano documenti trasmessi volontariamente dalle parti, di cui otto da lei stessa. Inoltre, nella parte
         che riprende la cronistoria dell’intesa, vi sarebbero riferimenti, quasi ad ogni pagina, a note manoscritte fornite dalla
         Roquette.
      
      247    D’altra parte, per quanto riguarda la Decisione in quanto tale, la Roquette ritiene che due elementi dimostrano il carattere
         determinante delle informazioni da essa fornite. In primo luogo, grazie alle informazioni della Roquette, la Commissione ha
         potuto determinare i principi di base dell’organizzazione, il sistema di scambio di informazioni sui clienti, l’attuazione
         degli accordi e la descrizione dell’oggetto delle riunioni svoltesi tra il febbraio 1987 ed il giugno 1995. In secondo luogo,
         risulterebbe dalla Decisione un certo contrasto in termini di esattezza delle descrizioni in essa contenute a seconda che
         poggino su informazioni fornite dalla Roquette o che non possano fondarsi su alcuna informazione fornita dalla Roquette.
      
      248    Per quanto riguarda il carattere determinante delle informazioni della Roquette, quest’ultimo risulterebbe, quanto ai principi
         di base dell’organizzazione, dalle note a piè di pagina della sezione della Decisione relativa ai medesimi. Su dodici riferimenti,
         otto sarebbero desunti dagli elementi di prova comunicati dalla Roquette. Il punto 83 della Decisione, che descrive il sistema
         di assegnazione delle quote, farebbe rinvio, segnatamente, alle note manoscritte della Roquette comunicate nell’ambito della
         sua collaborazione con la Commissione. Al punto 88 della stessa la Commissione si fonderebbe esclusivamente sui documenti
         forniti dalla Roquette per illustrare il funzionamento del sistema circa la fissazione dei prezzi minimi e/o prezzi‑obiettivo.
      
      249    Quanto alla ricostruzione da parte della Commissione del sistema di scambio di informazione sui clienti, il carattere determinante
         delle informazioni fornite dalla Roquette risulterebbe dal punto 90 e dalle note a piè di pagina nn. 46 e 47 della Decisione.
         La Commissione vi citerebbe esclusivamente informazioni comunicate dalla Roquette nell’ambito della sua collaborazione.
      
      250    In ordine alla dimostrazione dell’attuazione degli accordi e, in particolare, dell’esistenza di un sistema di sorveglianza,
         sembra, secondo la Roquette, che la Commissione utilizzi, senza precisarlo espressamente, gli elementi di prova comunicati
         dalla Roquette (punto 172 della Decisione).
      
      251    Infine, quanto alla descrizione effettuata dalla Commissione in merito all’oggetto delle riunioni tra le parti dell’intesa
         dal febbraio 1987 al giugno 1995, sarebbero determinanti le note manoscritte fornite dalla Roquette. Ciò sarebbe riconosciuto
         dalla Commissione al punto 121 della Decisione che indicherebbe che «[i]l contenuto di ciascuna riunione è maggiormente noto
         per il periodo 1989‑1990 poiché le dichiarazioni delle imprese sono corroborate da documenti dell’epoca». Orbene, i cosiddetti
         documenti dell’epoca corrisponderebbero alle note di riunione della Roquette prese a partire dalla riunione di Göteborg dell’11
         maggio 1989 sino alla riunione di Zurigo del 3 settembre 1991. Tali note fornite dalla Roquette nonché i relativi chiarimenti
         (v. memorandum 22 luglio 1999) avrebbero permesso alla Commissione di comprendere il funzionamento dell’intesa, gli argomenti
         in discussione tra i partecipanti ed il ruolo svolto da ciascuno e di decifrare i codici che erano utilizzati dalle imprese
         per designare ciascuna di loro. Tali note manoscritte sarebbero, per certe riunioni, gli unici documenti di cui avrebbe disposto
         la Commissione per ripercorrerne lo svolgimento (v. le riunioni menzionate ai punti 131, 132‑138 e 139‑149 della Decisione,
         nonché la visita di una rappresentante della Fujisawa nella fabbrica della Roquette il 22 gennaio 1990, la riunione tra la
         Jungbunzlauer e la Roquette del 2 febbraio 1990, la riunione del 21 e 22 maggio 1990 a Zurigo, la riunione del 10 e 11 giugno
         1991 a Ginevra, la riunione del 24 luglio 1991 a Zurigo e, infine, la riunione del 2 e 3 settembre 1991 a Zurigo). Le note
         manoscritte della Roquette avrebbero permesso alla Commissione anche di stabilire la natura anticoncorrenziale delle discussioni
         svoltesi tra, da una parte, l’ADM e, dall’altra, la Glucona e gli altri produttori europei (punto 155 della Decisione).
      
      252    Il ruolo determinante dei contributi della Roquette è del pari dimostrato, a suo avviso, dal fatto che, su 175 riferimenti
         operati dalla Commissione, nelle note a piè di pagina della Decisione, a documenti e dichiarazioni delle imprese interessate,
         quasi la metà è stata ottenuta grazie alla sua cooperazione. Peraltro tutte le prove tangibili che permettono di stabilire
         l’oggetto e le modalità dell’intesa sarebbero state fornite dalla Roquette. La Commissione lo riconoscerebbe peraltro al punto 426
         della Decisione, rammentando che la «Roquette [era] il solo membro dell’intesa ad aver comunicato i documenti che riferivano
         sul contenuto e sulle conclusioni delle riunioni dell’intesa».
      
      253    La Roquette invoca peraltro l’assenza nella Decisione di precise descrizioni, del contenuto delle riunioni per le quali la
         Commissione non disponeva delle note manoscritte della Roquette, rispetto a quelle per le quali la Commissione poteva basarsi
         su tali informazioni.
      
      254    Infatti per il periodo precedente alla prima riunione di cui riferiscono le note della Roquette, la Commissione si limiterebbe
         a descrizioni vaghe ed imprecise (v. il punto 121 della Decisione ove la Commissione menziona «un gran numero di riunioni
         multilaterali» svoltesi «tra l’aprile ed il maggio 1990» nonché le descrizioni delle riunioni riprese ai punti 122‑128 della
         Decisione).
      
      255    L’insufficienza degli elementi in possesso della Commissione emergerebbe anche dalle descrizioni di eventi posteriori o non
         coperti dalle note manoscritte comunicate dalla Roquette. Quest’ultima rileva numerose contraddizioni e rinvia ai punti 129
         e 164 della Decisione. Inoltre, come dimostrerebbero i punti 201 e 214 della Decisione, i documenti e le dichiarazioni della
         Roquette concernenti tale periodo dell’intesa sarebbero stati di grande utilità alla Commissione.
      
      256    La Roquette ritiene di essere l’unica ad aver fornito quindi numerosi elementi di un così grande valore probatorio, comprendenti
         elementi probatori scritti, documenti datati del periodo dell’infrazione e documenti aventi un nesso diretto con il comportamento
         delle imprese. Essa considera, quindi, che, conformemente alla giurisprudenza (sentenza del Tribunale 10 marzo 1992, causa T‑13/89,
         ICI/Commissione, Racc. pag. II‑1021) e al progetto di nuova comunicazione, la Commissione avrebbe dovuto prendere maggiormente
         in considerazione il carattere determinante delle informazioni fornite al fine di valutare la riduzione dell’ammontare dell’ammenda.
      
      257    Nella replica la Roquette ritiene che il carattere determinante delle informazioni da essa fornite non possa essere rimesso
         in questione dagli elementi forniti dalla Fujisawa. Secondo la Roquette, denunciando l’esistenza dell’intesa, l’identità dei
         suoi partecipanti e l’oggetto dell’infrazione, la Fujisawa si è limitata a comunicare informazioni già conosciute alla Commissione
         tramite il sito Internet delle autorità americane della concorrenza. Inoltre la parte essenziale dei documenti forniti dalla
         Fujisawa sarebbe costituita solo da note delle spese di viaggio relative ai diversi luoghi ove si tenevano le riunioni dell’intesa.
         Le informazioni fornite dalla Roquette andrebbero ben oltre.
      
      258    La Commissione contesta la pertinenza di tali elementi e sottolinea di aver pienamente tenuto conto della collaborazione della
         Roquette accordandole una riduzione del 40% dell’ammontare dell’ammenda, conformemente al punto D della comunicazione sulla
         cooperazione.
      
      b)     Giudizio del Tribunale
      259    Va anzitutto ricordato che la Roquette non è il primo membro dell’intesa ad aver denunciato quest’ultima alla Commissione.
         In effetti la Fujisawa ha fornito per prima alla Commissione elementi determinanti ai fini del perseguimento di un’infrazione
         in cui è coinvolto lo stesso denunciante (v. punto 244 supra). Orbene, solo se la Roquette fosse stata il primo membro dell’intesa
         a denunciarla alla Commissione, fornendole elementi determinanti, questa, una volta riunite le altre condizioni, avrebbe potuto
         accordarle, come essa pretende, una riduzione più sostanziale in forza dei punti B o C della comunicazione sulla cooperazione.
      
      260    Nel caso di specie la Commissione ha accordato alla Roquette una riduzione dell’ammontare dell’ammenda in forza del punto D
         della comunicazione sulla cooperazione. Così agendo, la Commissione, come giustamente fa valere, ha tenuto pienamente conto
         della cooperazione della Roquette.
      
      261    Va pertanto respinta la censura fondata sul fatto che soltanto gli elementi forniti dalla Roquette fossero determinanti per
         l’elaborazione della Decisione.
      
      262    L’argomento della Roquette secondo cui la Commissione avrebbe dovuto accordarle, quanto meno, la massima riduzione di cui
         al punto D della suddetta comunicazione si riallaccia alla contestazione, da parte della Roquette, della valutazione che la
         Commissione ha effettuato in merito all’importanza della sua cooperazione, con il risultato di una riduzione del 40% dell’ammontare
         dell’ammenda che le sarebbe stata inflitta. Di conseguenza, tali due argomenti saranno trattati congiuntamente in prosieguo.
      
      C –  Sul punto che la Commissione invocherebbe a torto il fatto che la Roquette ha comunicato i documenti in questione solo nella
            risposta alla richiesta di informazioni 
      1.     Argomenti delle parti
      263    La Roquette fa valere che la Commissione, al fine di qualificare il suo comportamento come rientrante nel punto D della comunicazione
         sulla cooperazione, ha asserito che i documenti rilevanti le erano stati comunicati solo nella risposta alla richiesta formale
         di informazioni 2 marzo 1999, fondata sull’art. 11, n. 1, del regolamento n. 17. Orbene, secondo la Roquette, la richiesta
         formale di informazioni 2 marzo 1999 conteneva questioni che l’inducevano ad autoaccusarsi, questioni che costituivano una
         violazione dei diritti della difesa e che giustificavano il diritto di astenersi dal rispondervi, cui avrebbe risposto solo
         nell’ambito della sua cooperazione con la Commissione. In considerazione dell’assenza di un carattere meramente fattuale delle
         questioni poste e delle informazioni già a disposizione della Commissione, la Roquette ritiene che tali questioni abbiano
         avuto lo scopo di obbligarla a confessare la sua partecipazione all’intesa. Ciò costituirebbe una violazione dei diritti della
         difesa (sentenza del Tribunale 20 febbraio 2001, causa T‑112/98, Mannesmannröhren-Werke/Commissione, Racc. pag. II‑729, punti 66,
         67, 71, 73 e 78), avente quale contropartita il diritto di astenersi dal rispondere a tali questioni. Secondo la Roquette
         la circostanza che le risposte alle questioni della Commissione siano state date solo dopo ch’essa aveva deciso di cooperare
         con quest’ultima discenderebbe proprio da una siffatta violazione potenziale dei diritti della difesa.
      
      264    La Commissione fa valere che la richiesta formale di informazioni 2 marzo 1999 è stata presentata sul fondamento dell’art. 11,
         n. 5, del regolamento n. 17 e che nessuna questione, in tale richiesta di informazioni, era tale da obbligare la Roquette
         a confessare la sua partecipazione ad un accordo illecito. La Commissione considera inoltre che, se le questioni invitavano
         a formulare delle confessioni, la Roquette aveva il diritto di rifiutare di rispondervi. La Commissione considera che, poiché
         la Roquette non si è rifiutata di rispondere a tali questioni, le risposte da essa fornite non costituivano confessioni ed
         erano date nell’ambito di una richiesta di informazioni e non nell’ambito della comunicazione sulla cooperazione.
      
      2.     Giudizio del Tribunale
      265    Occorre anzitutto sottolineare, contrariamente a quanto sostiene la Roquette, che non è per qualificare il comportamento di
         quest’ultima come rientrante nel punto D della comunicazione sulla cooperazione che la Commissione ha ritenuto che i documenti
         rilevanti le fossero stati comunicati solo nella risposta alla richiesta formale di informazioni 2 marzo 1999, fondata sull’art. 11,
         n. 1, del regolamento n. 17. In effetti risulta dalla lettura del punto 426 della Decisione che la Commissione ha tenuto conto
         di tale elemento unicamente per fissare la percentuale di riduzione dell’importo dell’ammenda, nell’ambito del potere discrezionale
         che le riconosce il punto D della comunicazione in parola.
      
      266    In secondo luogo, e senza che occorra esaminare se, come sostiene la Roquette, talune questioni formulate dalla Commissione
         nell’ambito delle sue richieste di informazioni violino i diritti della difesa, va rilevato che, come sottolinea la Roquette
         stessa, essa ha scelto liberamente di rispondere alle questioni poste nell’ambito della cooperazione con la Commissione. In
         effetti la Roquette avrebbe potuto, all’occorrenza, non rispondere a tali questioni, con il rischio, certo, che non le venisse
         applicata la riduzione dell’ammenda sul fondamento della comunicazione sulla cooperazione. In una situazione siffatta, è d’uopo
         considerare che le risposte della Roquette non testimoniano necessariamente la sua spontanea cooperazione nell’ambito del
         procedimento in questione, dato che la Roquette ha fornito le sue informazioni solo in seguito alla richiesta di informazioni
         e non di propria iniziativa. La Roquette non può quindi rimproverare alla Commissione di aver tenuto conto, nella fissazione
         della percentuale di riduzione dell’importo dell’ammenda, del fatto di aver cooperato solo in seguito alla richiesta di informazioni
         inviatale dalla Commissione.
      
      267    Infine, sul punto che la Commissione avrebbe dovuto accordare alla Roquette, quanto meno, la massima riduzione prevista ai
         sensi del punto D della comunicazione sulla cooperazione, il Tribunale considera che, visto l’insieme delle precedenti considerazioni
         e, in particolare, il fatto che la Roquette ha fornito informazioni solo in seguito ad una richiesta di informazioni, è appropriata
         una riduzione del 40% dell’importo dell’ammenda.
      
      268    Occorre quindi rigettare tale seconda censura, fondata sull’argomento che a torto la Commissione ha fatto valere che la Roquette
         aveva comunicato i documenti in questione solo nella risposta alla richiesta di informazioni.
      
      269    Alla luce di tutto quanto precede, i motivi fondati sugli errori commessi dalla Commissione nel valutare la cooperazione della
         Roquette durante il procedimento amministrativo vanno respinti nel loro complesso. In assenza di illegittimità in sede di
         valutazione della cooperazione della Roquette durante il procedimento amministrativo, non occorre riformare la Decisione su
         tale base.
      
      V –  Sulla violazione del principio ne bis in idem 
      A –  Argomenti delle parti
      270    Nel suo ultimo motivo la Roquette deduce in sostanza la violazione del principio ne bis in idem e del principio di proporzionalità,
         in considerazione del fatto che la Commissione non avrebbe tenuto conto della circostanza che le autorità americane della
         concorrenza avevano anch’esse sanzionato la Roquette per la sua partecipazione alla medesima intesa.
      
      271    A sostegno di tale ultimo motivo la Roquette fa riferimento alla sentenza della Corte 14 dicembre 1972, causa 7/72, Boehringer/Commissione
         (Racc. pag. 1281), secondo cui «per quanto concerne la questione del se la Commissione debba tener conto delle sanzioni irrogate
         dalle autorità di uno Stato terzo, va risolta solo quando gli addebiti sono identici nei due casi».
      
      272    Orbene, secondo la Roquette, nel procedimento condotto dalle autorità americane della concorrenza ed in quello condotto dalla
         Commissione, si è di fronte non solo ai medesimi tipi di intesa ed ai medesimi autori, ma anche ad un’identica attuazione
         dell’intesa e ad un identico comportamento delle parti.
      
      273    Per dimostrare l’identità di oggetto tra il procedimento dinanzi alle autorità europee ed americane della concorrenza, cioè
         un’intesa anticoncorrenziale mondiale, la Roquette rinvia alla transazione giudiziaria (Plea Agreement) da essa conclusa.
         Tale transazione attesterebbe che l’ammenda irrogata negli Stati Uniti poggia non soltanto sul comportamento della Roquette
         in questo paese, ma anche sul suo comportamento sul mercato europeo a causa del fatto che un tale comportamento rispecchierebbe
         il funzionamento dell’intesa a livello mondiale. La transazione in parola stabilirebbe che «[l]e condizioni principali di
         tale intesa consistevano nel ripartire quote di mercato importanti tra imprese produttrici di gluconato di sodio negli Stati
         Uniti ed altrove e nel fissare e mantenere il prezzo del gluconato di sodio venduto negli Stati Uniti e altrove». Così, secondo
         la Roquette, l’ammenda irrogata negli Stati Uniti non sanziona soltanto gli effetti del suo comportamento sul mercato americano,
         ma concerne anche la sua partecipazione all’attuazione dell’intesa a livello mondiale e quindi, segnatamente, a livello europeo.
      
      274    La Roquette considera che la definizione geografica dell’intesa a livello mondiale risulta anche dagli obiettivi dell’intesa,
         quali lo scambio di informazioni sui clienti e l’assegnazione di quote di vendita a livello mondiale, nonché lo svolgimento
         di riunioni in tutto il mondo.
      
      275    Infine, in sede di determinazione dell’ammontare dell’ammenda, sia le autorità americane della concorrenza sia la Commissione
         avrebbero preso in considerazione il fatturato mondiale della Roquette. La circostanza che tale fatturato sia stato due volte
         preso in considerazione per sanzionare i medesimi fatti è, ad avviso della Roquette, contrario al principio ne bis in idem
         ed al principio di proporzionalità.
      
      276    La Commissione ritiene che il motivo della Roquette vada respinto.
      
      B –  Giudizio del Tribunale
      277    Risulta dalla giurisprudenza che il principio ne bis in idem, sancito anche dall’art. 4 del Protocollo n. 7 della Convenzione
         per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, costituisce un
         principio generale del diritto comunitario di cui il giudice garantisce l’osservanza (sentenze della Corte 5 maggio 1966,
         cause riunite 18/65 e 35/65, Gutmann/Commissione CEEA, Racc. pag. 141, 172, e 15 ottobre 2002, cause riunite C‑238/99 P, C‑244/99 P,
         C‑245/99 P, C‑247/99 P, da C‑250/99 P a C‑252/99 P e C‑254/99 P, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. I‑8375,
         punto 9; v. anche, in tal senso, sentenza Boehringer/Commissione, punto 271 supra, punto 3).
      
      278    Il principio ne bis in idem vieta di sanzionare lo stesso soggetto più di una volta per un medesimo comportamento illecito,
         al fine di tutelare lo stesso bene giuridico. L’applicazione di tale principio è soggetta ad una triplice condizione, cioè
         l’identità dei fatti, unicità del contravventore ed unicità dell’interesse giuridico tutelato (v., in tal senso, sentenza
         della Corte 7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P, Aalborg
         Portland e a./Commissione, Racc. pag. I‑123, punto 338).
      
      279    Nella giurisprudenza della Corte è stata quindi ammessa la possibilità di un cumulo di sanzioni, una comunitaria l’altra nazionale,
         qualora vi siano due procedimenti paralleli, che perseguono fini diversi, la cui ammissibilità deriva dal particolare sistema
         di ripartizione delle competenze fra la Comunità e gli Stati membri in materia d’intese. Tuttavia la Corte ha dichiarato che
         un’esigenza generale d’equità implica che, nel commisurare l’ammenda, la Commissione deve tener conto delle sanzioni che sono
         state già irrogate all’impresa per lo stesso fatto, qualora si tratti di sanzioni inflitte per violazione del diritto delle
         intese di uno Stato membro e, di conseguenza, per fatti avvenuti nel territorio comunitario (sentenze della Corte 13 febbraio
         1969, causa 14/68 Wilhelm e a., Racc. pag. 1, punto 11, e Boehringer/Commissione, punto 271 supra, punto 3; sentenze del Tribunale
         6 aprile 1995, causa T‑141/89, Tréfileurope/Commissione, Racc. pag. II‑791, punto 191, e causa T‑149/89, Sotralentz/Commissione,
         Racc. pag. II‑1127, punto 29).
      
      280    Nella misura in cui la Roquette asserisce che la Commissione, irrogandole un’ammenda per la sua partecipazione a un’intesa
         già sanzionata dalle autorità americane, ha violato il principio ne bis in idem, a norma del quale non si può infliggere una
         seconda sanzione alla stessa persona per il medesimo comportamento vietato, va ricordato come il giudice comunitario abbia
         ammesso che un’impresa poteva validamente essere oggetto di due procedimenti paralleli per un medesimo comportamento illecito
         e quindi di una doppia sanzione, l’una da parte dell’autorità competente dello Stato membro in questione, l’altra comunitaria,
         dal momento che i suddetti procedimenti perseguono fini diversi e le norme violate non siano identiche (sentenze Wilhelm e a.,
         punto 279 supra, punto 11, Tréfileurope/Commissione, punto 279 supra, punto 191, e Sotralentz/Commissione, punto 279 supra,
         punto 29).
      
      281    Ne consegue che a maggior ragione il principio ne bis in idem non può essere applicabile in un caso come quello di specie
         ove i procedimenti attivati e le sanzioni inflitte dalla Commissione, da un lato, e dalle autorità americane, dall’altro,
         non perseguono palesemente i medesimi obiettivi. In effetti, se nel primo caso si tratta di preservare una concorrenza non
         falsata sul territorio dell’Unione europea o nel SEE, la tutela ricercata, nel secondo caso, riguarda il mercato americano
         (v., in tal senso, sentenze della Corte 15 luglio 1970, causa 44/69, Buchler/Commissione, Racc. pag. 733, punti 52 e 53, e
         del Tribunale 25 marzo 1999, causa T‑102/96, Gencor/Commissione, Racc. pag. II‑753, punti 103‑106). Fa quindi difetto la condizione
         relativa all’identità dell’interesse giuridico tutelato, necessaria perché divenga applicabile il principio ne bis in idem.
      
      282    Peraltro occorre sottolineare che la Roquette non invoca né dimostra l’esistenza di un principio di diritto o di una regola
         o di una convenzione di diritto internazionale pubblico che vieti ad autorità o a giudici di Stati diversi di perseguire e
         di condannare una persona per fatti identici implicanti effetti sul loro territorio o nell’ambito della loro competenza. In
         assenza di prova dell’esistenza di una siffatta regola o convenzione che vincoli la Comunità e Stati terzi, quali gli Stati
         Uniti, e preveda un divieto siffatto, la Commissione non può esservi obbligata.
      
      283    Ne consegue che occorre rigettare l’argomento della Roquette, fondato sulla violazione del principio ne bis in idem per il
         motivo che l’intesa in questione è stata anche oggetto di condanna al di fuori del territorio comunitario ovvero che la Commissione
         ha preso in considerazione nella Decisione il fatturato globale della Roquette, già considerato dalle autorità americane per
         fissare ammende.
      
      284    Nella misura in cui la Roquette deduce che la Commissione ha posto in non cale la sentenza Boehringer/Commissione, punto 271
         supra, secondo cui la Commissione sarebbe obbligata a tener conto di una sanzione irrogata dalle autorità di un paese terzo
         se gli addebiti mossi contro l’impresa ricorrente da parte della Commissione, da un lato, e da parte di tali autorità, dall’altro,
         sono identici, va rammentato che, al punto 3 di tale sentenza, la Corte ha indicato quanto segue:
      
      «(...) la questione, poi, del se la Commissione debba tener conto delle sanzioni irrogate dalle autorità di uno Stato terzo
         va risolta solo qualora gli addebiti siano identici nei due casi».
      
      285    La Roquette deduce da tale brano che, a contrario, la Commissione era tenuta a prendere in considerazione le sanzioni inflittele
         dalle autorità americane per la sua partecipazione all’intesa mondiale sul gluconato di sodio, che sarebbe del medesimo tipo,
         si sarebbe sviluppata attraverso la medesima attuazione e sarebbe intesa ad ottenere un comportamento identico delle parti,
         sia a livello dell’oggetto sia della localizzazione, rispetto a quella considerata dalla Commissione nella sua Decisione che
         le infligge un’ammenda di EUR 10,8 milioni.
      
      286    Va tuttavia osservato, in primo luogo, che risulta palesemente da tale brano della sentenza Boehringer/Commissione, punto 271
         supra, che la Corte, lungi dall’aver risolto la questione se la Commissione sia obbligata a tener conto di una sanzione irrogata
         dalle autorità di uno Stato terzo nell’ipotesi in cui gli addebiti mossi contro un’impresa da tale istituzione e dalle suddette
         autorità siano identici, ha fatto dell’identità dei fatti incriminati da parte della Commissione e delle autorità di uno Stato
         terzo una condizione preliminare al quesito summenzionato.
      
      287    È inoltre necessario sottolineare che proprio in considerazione della situazione particolare risultante, da un lato, dalla
         stretta interdipendenza dei mercati nazionali degli Stati membri e del mercato comune e, dall’altro, dal sistema specifico
         di ripartizione delle competenze tra Comunità e Stati membri in materia di intese su un medesimo territorio, quello del mercato
         comune, la Corte, ammettendo la possibilità di un duplice procedimento e considerando l’eventuale doppia sanzione che ne deriva,
         ha dichiarato necessaria la presa in considerazione della decisione repressiva anteriore conformemente ad un’esigenza di equità
         (sentenza Wilhelm e a., punto 279 supra, punto 11, e conclusioni dell’avvocato generale Mayras nella causa Boehringer/Commissione,
         punto 271 supra, Racc. pag. 1291, in particolare pagg. 1299‑1302).
      
      288    Orbene, una situazione di questo tipo fa palesemente difetto nel presente caso. Pertanto, in assenza di deduzione di una disposizione
         convenzionale espressa che preveda l’obbligo della Commissione, quando fissa l’ammontare dell’ammenda, di tener conto di sanzioni
         già inflitte alla stessa impresa per il medesimo fatto da autorità o giudici di uno Stato terzo, quali gli Stati Uniti, la
         Roquette non può validamente rimproverare alla Commissione di aver posto in non cale, nella fattispecie, tale asserito obbligo.
      
      289    Comunque, quand’anche si dovesse considerare, sulla base della sentenza Boehringer/Commissione, punto 271 supra, che il principio
         di equità impone alla Commissione di tener conto delle sanzioni inflitte dalle autorità degli Stati terzi quando gli addebiti
         mossi dalla Commissione contro un’impresa sono identici a quelli mossi da parte di un’autorità di uno Stato terzo nei confronti
         di codesta stessa impresa, è necessario constatare che la Roquette non ha dimostrato che, nel caso di specie, le autorità
         americane si sono riferite ad atti compiuti in conseguenza dell’intesa o ad effetti della medesima diversi da quelli concernenti
         il loro territorio.
      
      290    In effetti, per quanto concerne la condanna della Roquette negli Stati Uniti, emerge dalla transazione conclusa tra il Ministero
         della Giustizia americano e la Roquette, quale sottoposta all’United States District Court for the Northern District Court
         of California, che la Roquette è stata condannata ad un’ammenda di dollari americani (USD) 2,5 milioni. Benché tale transazione
         menzioni il fatto che l’intesa sul gluconato di sodio avesse per oggetto quello di eliminare la concorrenza fissando e mantenendo
         prezzi e suddividendo quote di mercato del gluconato di sodio venduto «negli Stati Uniti e altrove», non è affatto provato
         che tale transazione confermata da un giudice americano si sia riferita ad atti compiuti in conseguenza dell’intesa o ad effetti
         della medesima diversi da quelli che hanno avuto luogo nel suddetto paese (v., in tal senso, sentenza Boehringer/Commissione,
         punto 271 supra, punto 6) e, in particolare, a quelli constatati nel SEE, il che, del resto, avrebbe manifestamente sconfinato
         nella competenza territoriale della Commissione. È inoltre incontestabile che la Commissione ha condotto la propria indagine
         (punti 54‑64 della Decisione) ed ha proceduto ad un’autonoma valutazione dei mezzi di prova sottopostile.
      
      291    Dati tali elementi occorre respingere la censura fondata sulla violazione da parte della Commissione di un asserito obbligo
         di tener conto delle sanzioni precedentemente irrogate dalle autorità di Stati terzi nonché quella, incidentalmente invocata
         dalla Roquette, fondata sulla violazione del principio di proporzionalità che deriverebbe da quella del suddetto obbligo.
      
      292    In rapporto a quanto precede può essere accolta solo la censura fondata sull’erronea determinazione del fatturato da prendere
         in considerazione per il calcolo dell’importo iniziale dell’ammenda. Spetta quindi al Tribunale determinare, in virtù della
         sua competenza di merito, le conseguenze di tale errore.
      
       Sull’esercizio della competenza di merito
      293    Il Tribunale ritiene anzitutto, sulla base della sua competenza di merito, che, quand’anche l’errore consistente nella presa
         in considerazione del fatturato dell’«acqua madre» della Roquette per determinare l’importo iniziale della sua ammenda (v.
         punto 55 supra) fosse imputabile alla Roquette, tale circostanza non può giustificare il fatto che tale fatturato errato sia
         preso in considerazione nel determinare l’importo iniziale dell’ammenda (v., in tal senso, sentenza Aristrain/Commissione,
         punto 43 supra, punto 586).
      
      294    Ne consegue che il fatturato mondiale da prendere in considerazione per la determinazione dell’importo iniziale dell’ammenda
         della Roquette ammonta ad EUR 9 820 600 invece di EUR 12 293 620 e che la sua quota di mercato era del 17,4% e non del 20,96%.
      
      295    Quanto alle conseguenze di tale riduzione, il Tribunale ricorda che, ai fini della determinazione dell’importo dell’ammenda,
         nel suddividere in gruppi imprese che hanno violato l’art. 81, n. 1, CE, la determinazione dei valori limite per ogni singolo
         gruppo così individuato deve essere coerente ed obiettivamente giustificata (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 20 marzo
         2002, causa T‑23/99, LR AF 1998/Commissione, Racc. pag. II‑1705, punto 298; 19 marzo 2003, causa T‑213/00, CMA CGM e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑913, punto 416, e 30 settembre 2003, cause riunite T‑191/98, da T‑212/98 a T‑214/98, Atlantic Container Line
         e a./Commissione, Racc. pag. II‑3275, punto 1541).
      
      296    Nel caso di specie la suddivisione dei membri dell’intesa in due categorie veniva giustificata nella Decisione con l’importanza
         relativa delle imprese sul mercato rilevante, espressa in fatturato ed in quote di mercato. Su tale base la Jungbunzlauer,
         la Fujisawa e la Roquette sono state classificate nella prima categoria per il motivo che erano i tre principali produttori
         di gluconato di sodio e detenevano quote del mercato mondiale superiori al 20%. La Glucona e l’ADM, le cui quote di mercato
         rilevante ammontavano a meno del 10%, sono state classificate nella seconda categoria (punti 380 e 382 della Decisione).
      
      297    Il Tribunale considera che l’importanza relativa delle imprese rilevanti, espressa in fatturato ed in quote di mercato, costituisce
         un criterio adeguato per la loro suddivisione in diverse categorie. L’applicazione di tale criterio deve tuttavia avere luogo
         nell’osservanza del principio di proporzionalità e della parità di trattamento.
      
      298    Date tali considerazioni di principio, il Tribunale ritiene che, a causa dell’errore all’atto della presa in considerazione
         del pertinente fatturato della Roquette, quest’ultima non può essere mantenuta nella prima categoria. In effetti il Tribunale
         ritiene contrario ai principi di parità di trattamento e di proporzionalità che, nel caso di specie, la Roquette, la cui quota
         di mercato ammonta al 17,4% ed il cui fatturato è pari ad EUR 9 820 600 dopo rettifica, si veda applicare, in seguito alla
         suddivisione in categorie delle varie imprese in parola sulla base del criterio della loro importanza relativa, lo stesso
         importo iniziale di EUR 10 milioni della Fujisawa, la cui quota di mercato ammonta al 37,1% dopo rettifica della quota di
         mercato della Roquette, ed il cui fatturato è pari ad EUR 20 843 500, mentre all’ADM, la cui quota di mercato ammonta al 9,7%
         dopo rettifica della quota di mercato della Roquette, ed il cui fatturato è pari ad EUR 5 485 810, è stato inflitto un importo
         iniziale di EUR 5 milioni.
      
      299    Tale conclusione non è rimessa in discussione dagli argomenti avanzati dalla Commissione secondo cui l’ammenda non è stata
         calcolata in funzione del fatturato. In effetti, anche se l’importo dell’ammenda non è stato fissato direttamente in funzione
         del fatturato delle imprese rilevanti, lo stesso definisce tuttavia l’importo iniziale dell’ammenda, a sua volta determinante
         per fissare l’importo finale dell’ammenda. Tale conclusione non è rimessa in questione nemmeno dall’argomento della Commissione
         secondo cui le imprese sono state suddivise in categorie in funzione della loro qualità di principali produttori e non della
         loro quota di mercato superiore o inferiore al 20%. In effetti, da un lato, a torto la Commissione ritiene che, nella Decisione,
         le due categorie risultano unicamente dall’applicazione del criterio dei tre principali produttori (v. punto 296 supra) e,
         dall’altro, la classificazione in funzione di tale unico criterio non può, nel caso di specie, trovare giustificazione alcuna
         in rapporto ai principi di proporzionalità e di parità di trattamento. Quanto alla sentenza Acerinox/Commissione, punto 49
         supra, citata dalla Commissione, il Tribunale ritiene che non vi si possa ricorrere utilmente nel presente caso poiché le
         quote di mercato delle imprese in questione nella causa all’origine di tale sentenza erano abbastanza ravvicinate, collocandosi
         tutte tra l’11 e il 18%, mentre, nel caso di specie, le quote di mercato si collocavano tra il 9,1 e il 37,1% dopo rettifica
         del fatturato della Roquette.
      
      300    Dato quanto precede il Tribunale ritiene, in virtù della sua competenza di merito, che la Roquette vada classificata in una
         categoria intermedia tra la prima e la seconda categoria definita dalla Commissione, il cui importo iniziale è fissato ad
         EUR 7,5 milioni. In applicazione della metodologia e degli altri elementi considerati dalla Commissione nel caso di specie,
         l’ammenda della Roquette avrebbe dovuto quindi ammontare ad EUR 8,1 milioni.
      
      301    Tuttavia il Tribunale ritiene che, anche se l’imputabilità alla Roquette dell’errore in questione non può impedirgli di rettificare
         tale errore e le sue conseguenze (v. punto 293 supra), non se ne può tuttavia inferire che detta imputabilità non possa in
         alcun caso essere presa in considerazione nell’esercizio, da parte del Tribunale, della sua competenza di merito al fine di
         valutare le conseguenze di tale errore.
      
      302    Il Tribunale osserva al riguardo che, nella lettera 19 novembre 1999 indirizzata alla Commissione, la Roquette ha sottolineato
         l’ambiguità della nozione di gluconato di sodio liquido o «GDS “liquido”». In effetti, in tale lettera, la Roquette ha indicato
         che «[l]a denominazione GDS “liquido” corrisponde[rebbe] sia all’“acqua madre”, ottenuta come inevitabile prodotto in occasione
         della cristallizzazione del GDS “solido”, sia al fatto di rimettere in soluzione il GDS “solido”».
      
      303    Risulta poi dalla stessa lettera che la Roquette ha precisato la particolarità del suo gluconato di sodio liquido nei termini
         ripresi in prosieguo:
      
      «(…) La Roquette tiene anche a richiamare l’attenzione sulla particolarità del suo prodotto GDS “liquido” rispetto a quello
         dei suoi concorrenti. In effetti la Roquette dispone di una tecnica di cristallizzazione del GDS “solido” la cui particolarità
         consiste, per effetto di un solo passaggio in fase di cristallizzazione, nel fornire “acqua madre” (GDS “liquido”):
      
      –        in quantità molto importante,
      –        di una qualità commercializzabile,
      –        e ad un basso costo di produzione.
      Viceversa e per quanto ne sa la Roquette, il procedimento di fabbricazione dei suoi concorrenti genera solo una debole quantità
         di “acqua madre” per effetto di numerosi passaggi in fase di cristallizzazione, di minore qualità e nient’affatto o poco commercializzabili
         nel settore industriale. Il GDS “liquido” dei concorrenti della Roquette corrisponde quindi, piuttosto, ad un GDS “solido”
         rimesso in soluzione, cioè ad un prodotto dal costo di produzione molto più elevato.
      
      Il procedimento di fabbricazione della Roquette è un segreto commerciale, al pari dell’inevitabile generazione di GDS “liquido”
         derivantene che comunque, all’epoca dei fatti, era ignoto ai suoi concorrenti. Tale precisazione è molto importante nei limiti
         in cui, proprio in ragione di tale particolarità del suo processo di fabbricazione, la Roquette si è sempre opposta a che
         le riunioni organizzate con i suoi concorrenti fossero estese al GDS “liquido”, malgrado l’insistenza di questi ultimi».
      
      304    Nella lettera 3 maggio 1999 la Roquette precisa che le riunioni menzionate nell’allegato della medesima hanno interessato,
         «quanto alla Roquette, solo il GDS cristallizzato (solido) e non il GDS liquide». Nella sua risposta 25 luglio 2000 alla comunicazione
         degli addebiti, la Roquette indica anche che, «per effetto del suo procedimento di fabbricazione del GDS, [essa] produce un’importante
         quantità di gluconato liquido (o “acqua madre”)» e che essa «si è sempre opposta a che il gluconato liquido rientrasse nelle
         quote e più generalmente, nelle regole adottate alle riunioni».
      
      305    Inoltre, nel memorandum di cooperazione 12 maggio 1998 della Fujisawa, quest’ultima ritiene che l’«acqua madre» non costituisse
         un prodotto finito e non fosse quindi inclusa nel campo dell’intesa.
      
      306    Infine, nelle lettere 3 maggio 1999 e 21 maggio 2001, la Roquette ha comunicato alla Commissione fatturati con la denominazione
         «gluconato di sodio liquido», in seguito a richieste di informazioni 2 marzo 1999 e 11 maggio 2001.
      
      307    Riguardo a quanto precede, il Tribunale osserva che i chiarimenti forniti dalla Roquette alla Commissione nella lettera 19
         novembre 1999 non permettono di comprendere il significato dell’equivalenza tra il gluconato di sodio della Roquette e l’«acqua
         madre». In tale lettera la Roquette sottolinea, certo, che la nozione di gluconato di sodio liquido o «GDS “liquido”» può
         corrispondere sia all’«acqua madre», ottenuta quale inevitabile prodotto in occasione della cristallizzazione del «GDS “solido”»,
         sia al fatto di rimettere in soluzione «GDS “solido”» e che essa dispone di una tecnica di cristallizzazione del «GDS “solido”»
         la cui particolarità consiste, per effetto di un solo passaggio in fase di cristallizzazione, nel fornire «acqua madre» in
         quantità molto importante, di qualità commercializzabile e ad un basso costo di produzione, ma non risulta tuttavia affatto
         che il prodotto liquido della Roquette con la denominazione «gluconato di sodio liquido» corrisponda esclusivamente ad «acqua
         madre».
      
      308    Il fatto che la Roquette abbia indicato alla Commissione, nelle lettere 3 maggio 1999 e 25 luglio 2000, che le riunioni dell’intesa
         avevano ad oggetto, per quanto la riguardava, solo il GDS cristallizzato (solido) e non il GDS liquido, o che essa si è sempre
         opposta a che il gluconato liquido rientrasse nelle regole adottate alle riunioni, non indica chiaramente neppure che il gluconato
         di sodio liquido prodotto dalla Roquette costituisse esclusivamente «acqua madre».
      
      309    In assenza di precisazioni sulla perfetta equivalenza tra il gluconato di sodio liquido della Roquette e l’«acqua madre»,
         la Commissione poteva legittimamente considerare che la Roquette produceva, oltre ad «acqua madre», gluconato di sodio liquido
         simile a quello delle sue concorrenti. Di conseguenza la Commissione poteva legittimamente richiedere alla Roquette di fornire
         i suoi fatturati, segnatamente per il suo gluconato di sodio liquido.
      
      310    Inoltre la Roquette, nelle risposte 3 maggio 1999 e 21 maggio 2001 alle richieste di informazioni della Commissione concernenti,
         segnatamente, i suoi fatturati per il gluconato di sodio liquido, si è astenuta dal precisare che il suo gluconato di sodio
         liquido corrispondeva esclusivamente ad «acqua madre». Il fatto, invocato dalla Roquette, che la Commissione le abbia richiesto
         di conformarsi strettamente al modello delle richieste di informazioni non le impediva affatto di far sì che la Commissione
         non fosse indotta in errore e di precisare che il suo fatturato per il gluconato di sodio liquido corrispondeva esclusivamente
         al suo fatturato per l’«acqua madre». Tale conclusione è tanto più necessaria in quanto, dato il modo di produzione e di commercializzazione
         del gluconato di sodio liquido da parte della Roquette, quest’ultima doveva conoscere che sussisteva un rischio di confusione
         in capo alla Commissione.
      
      311    È peraltro lecito presumere che la Roquette, potendo essere considerata come un’impresa di grandi dimensioni, disponesse delle
         conoscenze e delle infrastrutture giuridico‑economiche che la ponessero in grado di conoscere come tali fatturati avrebbero
         potuto essere utilizzati per il calcolo dell’importo dell’ammenda che le sarebbe stata inflitta.
      
      312    Pertanto la Commissione poteva fare affidamento, per le necessità del calcolo dell’ammenda, sul fatturato comunicato dalla
         Roquette con il titolo «gluconato di sodio liquido». La dichiarazione della Fujisawa nel suo memorandum di cooperazione 12
         maggio 1998, secondo cui l’«acqua madre» non era un prodotto finito e non era inclusa nel campo dell’intesa, confermava proprio
         la portata di quest’ultima. Contrariamente a quanto sostiene la Roquette, essa è irrilevante circa la questione di determinare
         se la Commissione doveva conoscere che il gluconato di sodio liquido della Roquette corrispondeva ad «acqua madre».
      
      313    Quindi risulta che, nel corso del procedimento amministrativo, più particolarmente in risposta ai precisi quesiti della Commissione,
         la Roquette ha commesso una grave negligenza omettendo di informarla in maniera sufficientemente chiara e non equivoca in
         merito all’equivalenza tra il suo gluconato di sodio liquido e l’«acqua madre».
      
      314    Il Tribunale osserva in particolare che la Roquette ha comunicato i suoi fatturati in maniera erronea in seguito alla richiesta
         di informazioni della Commissione dell’11 maggio 2001, formulata a norma dell’art. 11 del regolamento n. 17, e in cui la Commissione
         richiamava l’attenzione dei destinatari di tale richiesta sull’art. 15 del regolamento n. 17. Ai sensi di quest’ultima disposizione
         la Commissione poteva mediante decisione infliggere ad un’impresa un’ammenda da EUR 100 ad EUR 5 000 ove quest’ultima per
         negligenza avesse fornito indicazioni inesatte in risposta ad una richiesta di informazioni quale prevista all’art. 11 del
         regolamento n. 17.
      
      315    Il Tribunale ritiene quindi, alla luce della grave negligenza della Roquette, di dover maggiorare l’importo dell’ammenda di
         EUR 5 000 in virtù della sua competenza di merito.
      
      316    Pertanto il Tribunale ritiene che l’ammenda della Roquette debba ammontare ad EUR 8 105 000.
      
       Sulle domande di misure di organizzazione del procedimento
      317    In seguito alla revoca, per quanto riguarda la Jungbunzlauer, della Decisione che le infliggeva un’ammenda di EUR 20,4 milioni
         per la sua partecipazione all’intesa nel settore del gluconato di sodio e all’adozione, il 29 settembre 2004, di una decisione
         presa nei confronti della Jungbunzlauer e di altre tre società del gruppo Jungbunzlauer, che infliggeva loro un’ammenda di
         EUR 19,04 milioni per la loro partecipazione all’intesa nel settore del gluconato di sodio, la Roquette ritiene di essersi
         trovata in presenza di un fatto nuovo che giustifica un motivo nuovo nonché misure di organizzazione del procedimento.
      
      318    La Roquette ritiene in sostanza che, poiché la decisione 29 settembre 2004 infligge alla Jungbunzlauer e ad altre tre società
         del gruppo Jungbunzlauer un’ammenda inferiore a quella inflitta alla Jungbunzlauer nella precedente Decisione, alla Jungbunzlauer
         sia stata offerta una «seconda opportunità» di difendersi e di presentare nuovi argomenti. La Roquette ritiene di non aver
         usufruito di una siffatta «seconda opportunità». Essa avanza quindi un nuovo motivo, fondato sulla violazione del principio
         di buona amministrazione, del principio di parità di trattamento e del principio del rispetto dei diritti della difesa.
      
      319    Al fine di tener conto di tale fatto nuovo, la Roquette chiede, in via principale, nell’ambito di una misura di organizzazione
         del procedimento presa sul fondamento dell’art. 64, n. 4, del regolamento di procedura, di sollecitare la Commissione a prendere
         posizione sul nuovo motivo avanzato dalla Roquette e di infirmare la Decisione originaria a seguito di tale nuovo motivo.
         In subordine la Roquette chiede al Tribunale di prendere ogni altra misura utile cui sia autorizzato dalle sue regole di procedura
         quali la riapertura del dibattimento o la riunione delle cause.
      
      320    La Commissione contesta ciascuna di tali domande della Roquette.
      
      321    Il Tribunale ricorda che risulta sia dalla finalità che dall’oggetto delle misure di organizzazione del procedimento, come
         enunciate all’art. 64, nn. 1 e 2, del regolamento di procedura, che queste s’inseriscono nell’ambito delle varie fasi del
         procedimento dinanzi al Tribunale, di cui mirano a facilitare lo svolgimento. Ne consegue che, al termine della fase orale,
         una parte può chiedere provvedimenti di organizzazione del procedimento solo se il Tribunale decide di riaprire la fase orale
         (sentenza della Corte 8 luglio 1999, causa C‑227/92 P, Hoechst/Commissione, Racc. pag. I‑4443, punti 102 e 103).
      
      322    Conseguentemente, malgrado l’ordine successivo delle domande della Roquette, occorre anzitutto pronunciarsi sull’opportunità
         di riaprire la fase orale nella presente causa. 
      
      323    Come è stato riconosciuto dalla giurisprudenza, il Tribunale è tenuto ad accogliere tale domanda di riapertura della fase
         orale ai fini della presa in considerazione di fatti nuovi solo se la parte interessata si basa su fatti tali da esercitare
         un’influenza decisiva sulla soluzione della controversia, che essa non era stata in grado di far valere prima della chiusura
         della fase orale (sentenze della Corte 8 luglio 1999, causa C‑200/92 P, ICI/Commissione, Racc. pag. I‑4399, punti 60 e 61,
         e del Tribunale 25 giugno 2002, causa T‑311/00, British American Tobacco (Investments)/Commissione, Racc. pag. II‑2781, punto 53].
      
      324    Il Tribunale osserva in proposito che la controversia si riferisce, nel caso di specie, alla legittimità della Decisione adottata
         dalla Commissione nei confronti della Roquette. Quest’ultima chiede, in effetti, l’annullamento della Decisione nella parte
         in cui le infligge un’ammenda di EUR 10,8 milioni. Inoltre il Tribunale rileva che la decisione 29 settembre 2004 è manifestamente
         successiva alla Decisione.
      
      325    Orbene, come riconosciuto dalla giurisprudenza, la legittimità di un atto comunitario deve essere valutata alla luce degli
         elementi di fatto e di diritto esistenti alla data di adozione dell’atto stesso (sentenze della Corte 7 febbraio 1979, cause
         riunite 15/76 e 16/76, Francia/Commissione, Racc. pag. 321, punti 7 e 8, e del Tribunale 12 dicembre 1996, cause riunite T‑177/94
         e T‑377/94, Altmann e a./Commissione, Racc. pag. II‑2041, punto 119). Pertanto è esclusa la presa in considerazione, nel valutare
         la legittimità di tale atto, di circostanze posteriori alla data di adozione dell’atto comunitario (v., in tal senso, sentenza
         del Tribunale 21 ottobre 1997, causa T‑229/94, Deutsche Bahn/Commissione, Racc. pag. II‑1689, punto 102, e la giurisprudenza
         ivi citata). Peraltro, l’esame della legittimità di una decisione deve in linea di principio svolgersi sulla base degli elementi
         di fatto e di diritto menzionati dalle parti nel corso del procedimento amministrativo e/o ripresi in tale decisione. In caso
         contrario si rimetterebbe in questione il parallelismo tra il procedimento – anteriore – amministrativo ed il procedimento
         di controllo – successivo – giudiziario, fondato sull’identità degli elementi di fatto e di diritto.
      
      326    Pertanto, dal momento che il fatto nuovo invocato dalla Roquette è manifestamente posteriore all’adozione della Decisione,
         esso non può incidere sulla validità di quest’ultima (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 16 settembre 1998, cause riunite T‑133/95
         e T‑204/95, IECC/Commissione, Racc. pag. II‑3645, punto 37). La decisione 29 settembre 2004 adottata avverso la Jungbunzlauer
         e tre delle sue controllate non costituisce quindi un fatto nuovo idoneo ad esercitare un’influenza decisiva sulla soluzione
         della controversia. Non occorre quindi su tale fondamento riaprire la fase orale.
      
      327    Tale conclusione non è rimessa in questione dal fatto che la Roquette chieda anch’essa la riforma della Decisione. Il Tribunale
         può, certamente, in virtù della sua competenza anche di merito, nel valutare l’importo dell’ammenda in rapporto alle censure
         invocate dalla ricorrente, prendere in considerazione elementi aggiuntivi di informazione non menzionati nella decisione impugnata
         (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑230/00, Daesang e Sewon Europe/Commissione, Racc. pag. II‑2733,
         punto 61). Tuttavia, alla luce del principio di certezza del diritto, tale possibilità deve, in linea di principio, limitarsi
         alla presa in considerazione di elementi di informazione precedenti alla decisione impugnata e che la Commissione avrebbe
         potuto conoscere al momento di prendere la sua decisione. Un diverso approccio condurrebbe il Tribunale a sostituirsi all’amministrazione
         per valutare una questione che essa non è stata ancora chiamata ad esaminare, il che equivarrebbe a sconfinare nell’ambito
         delle competenze di quest’ultima e, più in generale, a violare il sistema di ripartizione delle funzioni e l’equilibrio istituzionale
         tra i poteri giudiziario ed amministrativo. L’adozione della decisione 29 settembre 2004 non è idonea a giustificare un’eccezione
         a tali principi. Peraltro la Roquette non ha affatto provato che tale decisione presenti un qualsivoglia carattere eccezionale.
         Pertanto, dato che la decisione 29 settembre 2004 è successiva alla Decisione e non è idonea a giustificare una deroga al
         principio secondo cui solo i nuovi elementi di informazione precedenti alla Decisione possono essere presi in considerazione,
         occorre respingere la domanda di riapertura della fase orale e, quindi, la domanda di adozione di misure di organizzazione
         del procedimento.
      
      328    Il fatto che il Tribunale, nell’ambito dell’esame della decisione impugnata, non possa tener conto dei fatti successivi in
         causa non inficia affatto, peraltro, la possibilità della ricorrente di far valere i suoi diritti dinanzi alla Commissione.
         In effetti niente impedisce alla ricorrente di sollecitare formalmente la Commissione a riaprire il procedimento amministrativo
         al fine di rivedere la sua decisione iniziale e, eventualmente, di proporre un ricorso dinanzi al Tribunale avverso la reazione
         negativa della Commissione a tale domanda.
      
      329    Il Tribunale considera ad abundantiam che, quand’anche l’adozione della decisione 29 settembre 2004 fosse idonea a giustificare
         un’eccezione al divieto di prendere in considerazione elementi aggiuntivi di informazione posteriori alla decisione impugnata,
         non è soddisfatta nel caso di specie la condizione secondo cui tale elemento nuovo dev’essere idoneo ad esercitare un’influenza
         decisiva sulla soluzione della controversia al fine di giustificare la riapertura della fase orale (v. la giurisprudenza citata
         al punto 323 supra).
      
      330    In effetti l’adozione della decisione 29 settembre 2004 non può, in alcun caso, costituire una violazione dei principi di
         buona amministrazione, di rispetto dei diritti della difesa e di parità di trattamento, come dedotta dalla Roquette.
      
      331    Quanto all’asserita violazione del principio di buona amministrazione, è sufficiente constatare che l’adozione di una nuova
         decisione nei confronti della Jungbunzlauer e di altre tre società del gruppo Jungbunzlauer non può aver inciso sull’esigenza
         di buona amministrazione che avrebbe dovuto guidare la Commissione al momento dell’adozione della Decisione nei confronti
         della Roquette. Se dovesse esserci violazione del principio di buona amministrazione, data l’adozione della decisione 29 settembre
         2004, potrebbe avvalersene soltanto la Jungbunzlauer. La Roquette si appropria quindi di un motivo che spetta unicamente alla
         Jungbunzlauer di avanzare all’occorrenza, ciò al fine di far valere una propria censura. Quindi un siffatto motivo non può
         in alcun caso aver successo.
      
      332    Anche per quanto riguarda l’asserita violazione dei suoi diritti della difesa a seguito dell’adozione di una nuova decisione
         nei confronti della Jungbunzlauer, la Roquette si limita ad invocare a proprio nome un pregiudizio assertitamente subito da
         un terzo. Va in proposito ricordato che il rispetto dei diritti della difesa esige che l’impresa interessata sia stata in
         grado di far conoscere utilmente il suo punto di vista sulla realtà e sulla pertinenza dei fatti, dei rilievi e delle circostanze
         addotti dalla Commissione (sentenza del Tribunale 16 dicembre 2003, cause riunite T‑5/00 e T‑6/00, Nederlandse Federatieve
         Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied/Commissione, Racc. pag. II‑5761, punti 32 e 33). Orbene, nel caso
         di specie, non viene avanzato alcun elemento in base al quale la decisione 29 settembre 2004 ha inciso sulla Decisione presa
         nei confronti della Roquette. Quest’ultima non ha fornito il minimo indizio secondo cui, in seguito all’adozione della decisione
         29 settembre 2004, le sarebbero stati addebitati taluni fatti nuovi modificando la Decisione che la concerne. Per tali ragioni
         l’adozione della decisione 29 settembre 2004 non pone affatto in non cale, nella fattispecie, i diritti della difesa della
         Roquette.
      
      333    Riguardo infine alla violazione del principio della parità di trattamento per il fatto che la Jungbunzlauer ha potuto prendere
         posizione una seconda volta sui fatti addebitatile, mentre ciò non si è verificato per la Roquette, va ricordato che gli atti
         delle istituzioni godono, in linea di principio, di una presunzione di legittimità e producono pertanto effetti giuridici
         finché non vengano annullati o revocati (sentenza ICI/Commissione, punto 323 supra, punto 69). Così una decisione che infligge
         un’ammenda ad una parte è presunta legittima e produce effetti giuridici sin dalla sua adozione. A contrario la revoca di
         una decisione che infligge un’ammenda ha per conseguenza di eliminare gli effetti giuridici di tale decisione.
      
      334    Ne consegue che la Decisione, nella parte che concerneva inizialmente la Jungbunzlauer, e la nuova decisione 29 settembre
         2004, presa nei confronti della Jungbunzlauer e di altre tre società del gruppo Jungbunzlauer, non ha implicato per la Jungbunzlauer
         la possibilità di prendere posizione una «seconda volta» su fatti addebitatile. La Jungbunzlauer ha dovuto pronunciarsi su
         una nuova decisione, che fa seguito alla revoca della prima decisione, che ha reso quest’ultima inesistente. Di conseguenza
         il Tribunale ritiene che l’adozione della decisione 29 settembre 2004 non abbia potuto dar luogo alla violazione del principio
         di parità di trattamento nei confronti della Roquette.
      
      335    Ne consegue che la domanda della Roquette di riaprire la fase orale e, pertanto, le domande di adozione di misure di organizzazione
         del procedimento vanno anch’esse respinte per tali motivi.
      
      336    Quanto alla domanda della Roquette di riunire la presente causa alla causa T‑492/04, Jungbunzlauer e a./Commissione, il Tribunale
         ritiene che tale domanda vada anch’essa respinta dato che è possibile giudicare la presente causa.
      
       Sulle spese
      337    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Ai sensi del n. 3, primo comma, della stessa disposizione, se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi,
         il Tribunale può ripartire le spese.
      
      338    Nel caso di specie la Commissione è rimasta soccombente solo per quanto concerne la presa in considerazione del fatturato
         relativo al gluconato di sodio della Roquette per il calcolo dell’importo dell’ammenda della Roquette stessa. Tuttavia, unicamente
         a causa della grave negligenza della Roquette la Commissione ha preso in considerazione un fatturato erroneo. La Roquette
         è rimasta soccombente per quanto concerne l’insieme delle altre conclusioni da essa presentate.
      
      339    Ciò considerato, si procederà ad un’equa valutazione delle circostanze della causa decidendo che la Roquette sopporterà la
         totalità delle proprie spese e la totalità delle spese sostenute dalla Commissione. 
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      L’importo dell’ammenda della Roquette Frères SA è fissato a EUR 8 105 000.
      2)      La decisione 2 ottobre 2001, C (2001) 2931 def., relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 del trattato CE e dell’articolo 53
            dell’accordo SEE (COMP/E‑1/36.756 – Gluconato di sodio), è riformata nella parte in cui è contraria al punto 1 supra.
      3)      Il ricorso è respinto per il resto.
      4)      La Roquette Frères SA è condannata a sopportare la totalita delle spese.
      
               Azizi
            
            
               Jaeger
            
            
               Dehousse
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 27 settembre 2006.
      
               Il cancelliere
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               E. Coulon
            
             
            
                      J. Azizi
            
         Indice
      
      Fatti all’origine della controversia
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      I –  Sulla gravità dell’infrazione
      A –  Introduzione
      B –  Sulla determinazione del fatturato
      1.  Argomenti delle parti
      2.  Giudizio del Tribunale
      C –  Sull’impatto concreto dell’intesa
      1.  Osservazioni preliminari
      2.  Sul punto che la Commissione avrebbe scelto un approccio erroneo per dimostrare che l’intesa ha avuto un impatto concreto
         sul mercato
      
      a)  Argomenti delle parti
      b)  Giudizio del Tribunale
      3.  Sulle censure fondate su elementi, presi in considerazione dalla Commissione, attestanti l’attuazione e gli effetti dell’intesa
      a)  Quanto alle diverse fasi dell’intesa
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      b)  Quanto alla mancata realizzazione degli obiettivi dell’intesa durante il periodo operativo
      Introduzione
      Il sistema di sorveglianza
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      Le quote
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      I prezzi
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      La suddivisione dei clienti
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      c)  Sulle censure relative alla presa in considerazione degli effetti dell’intesa sulla base dei grafici sequestrati nei locali
         della Roquette
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      4.  Sulle censure fondate sull’omessa presa in considerazione di altri elementi da parte della Commissione in occasione della
         sua valutazione dell’effetto dell’intesa
      
      a)  Per quanto concerne l’omessa presa in considerazione delle specificità del mercato
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      b)  L’omessa presa in considerazione dell’opinione degli acquirenti
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      c)  L’omessa presa in considerazione del clima di sospetto
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      D –  Sulla limitazione degli effetti dell’intesa da parte della Roquette
      a)  Argomenti delle parti
      b)  Giudizio del Tribunale
      II –  Sulla durata dell’infrazione
      A –  Argomenti delle parti
      B –  Giudizio del Tribunale
      III –  Sulle circostanze attenuanti
      A –  Argomenti delle parti
      B –  Giudizio del Tribunale
      IV –  Sulla cooperazione della Roquette durante il procedimento amministrativo
      A –  Introduzione
      B –  Sul punto che la Roquette sarebbe stata il primo ed il solo membro dell’intesa a fornire alla Commissione elementi di
         prova determinanti per l’elaborazione della Decisione
      
      1.  Generalità
      2.  Considerazioni generali quanto alle regole applicabili nel caso di specie per la valutazione della cooperazione delle
         parti durante il procedimento amministrativo
      
      a)  Argomenti delle parti
      b)  Giudizio del Tribunale
      3.  Sul punto che le informazioni ottenute dalla Commissione prima della cooperazione della Roquette sarebbero state insufficienti
         a provare l’esistenza di un’intesa
      
      a)  Argomenti delle parti
      b)  Giudizio del Tribunale
      4.  Sul punto che solo gli elementi forniti dalla Roquette sarebbero stati determinanti per l’elaborazione della Decisione
      a)  Argomenti delle parti
      b)  Giudizio del Tribunale
      C –  Sul punto che la Commissione invocherebbe a torto il fatto che la Roquette ha comunicato i documenti in questione solo
         nella risposta alla richiesta di informazioni
      
      1.  Argomenti delle parti
      2.  Giudizio del Tribunale
      V –  Sulla violazione del principio ne bis in idem
      A –  Argomenti delle parti
      B –  Giudizio del Tribunale
      Sull’esercizio della competenza di merito
      Sulle domande di misure di organizzazione del procedimento
      Sulle spese
      
      * Lingua processuale: il francese.