CELEX: 52013PC0759
Language: it
Date: 2013-11-04
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo e riscuote definitivamente il dazio provvisorio sulle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle loro componenti essenziali (celle) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese

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		52013PC0759
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo e riscuote definitivamente il dazio provvisorio sulle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle loro componenti essenziali (celle) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese /* COM/2013/0759 final - 2013/0369 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Motivazione e obiettivi della proposta
La presente proposta riguarda l'applicazione del
regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo
alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non
membri della Comunità europea ("il regolamento di base"), in
particolare l’articolo 9 e l’articolo 14, paragrafo 1, relativi alle
importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative
componenti essenziali (celle) originari o provenienti dalla Repubblica popolare
cinese.
Contesto generale
La presente proposta è presentata nel contesto
dell'attuazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta
svolta in conformità alle norme sostanziali e procedurali di cui al regolamento
di base.
Disposizioni vigenti nel settore della proposta
Il 6 settembre 2012 la Commissione europea
("la Commissione") ha iniziato un procedimento antidumping relativo
alle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle
relative componenti essenziali (celle e wafer) originari della Repubblica
popolare cinese.
Il 1° marzo 2013 la Commissione ha adottato il
regolamento (UE) n. 182/2013, che dispone la registrazione delle importazioni
di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti
essenziali (celle e wafer) originari o provenienti dalla Repubblica popolare
cinese
Il 4 giugno 2013 la Commissione ha adottato il
regolamento (UE) n. 513/2013, che istituisce un dazio antidumping provvisorio
sulle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle
relative componenti essenziali (celle e wafer) originari o provenienti dalla
Repubblica popolare cinese e che modifica il regolamento (UE) n. 182/2013 che
dispone la registrazione delle importazioni dei suddetti prodotti originari o
provenienti dalla Repubblica popolare cinese. Detto regolamento è stato
successivamente modificato dal regolamento n. 748/2013 della Commissione
del 2 agosto 2013.
Con decisione del 2 agosto 2013 la Commissione ha
accettato un impegno offerto in relazione al procedimento antidumping relativo
alle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle
relative componenti essenziali (celle e wafer) originari o provenienti dalla
Repubblica popolare cinese 
Coerenza con altri obiettivi e politiche
dell'Unione
Non pertinente.
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
Consultazione delle parti interessate
Conformemente alle disposizioni del regolamento di
base, le parti interessate dal procedimento hanno avuto la possibilità di
difendere i loro interessi nel corso dell'inchiesta.
Ricorso al parere di esperti
Non è stato necessario consultare esperti esterni.
Valutazione d'impatto
La presente proposta è il risultato
dell'attuazione del regolamento di base.
Il regolamento di base non prevede una valutazione
generale d'impatto, ma contiene un elenco completo delle condizioni da
valutare.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
Sintesi delle misure proposte
La Commissione ha imposto dazi anti-dumping
provvisori sulle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e
delle relative componenti essenziali (celle e wafer) originari o provenienti
dalla Repubblica popolare cinese e ha successivamente accettato un impegno
offerto in relazione a tali importazioni.
L'allegata proposta di regolamento del Consiglio
si basa sulle conclusioni definitive che hanno confermato l'esistenza di
dumping arrecante pregiudizio e il fatto che l'istituzione di misure non è
contraria all'interesse generale dell'Unione. Sebbene la definizione del
prodotto sia stata modificata nella fase definitiva (escludendo i wafer dalla
definizione del prodotto) e le aliquote del dazio definitivo siano state
leggermente riviste, le conclusioni provvisorie sono state in generale
confermate. L'impegno si applicherà durante il periodo di validità delle misure
provvisorie e definitive.
Si propone pertanto che il Consiglio adotti
l'allegata proposta di regolamento, da pubblicare entro il
5 dicembre 2013.
Base giuridica
La presente proposta concerne l'applicazione del
regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009,
relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di
paesi non membri della Comunità europea.
Principio di sussidiarietà
La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione
europea. Pertanto, il principio di sussidiarietà non si applica.
Principio di proporzionalità
La proposta rispetta il principio di
proporzionalità per le seguenti ragioni:
il tipo di intervento è descritto nel già citato
regolamento di base e non consente l'adozione di decisioni a livello nazionale;
non sono necessarie indicazioni su come ridurre e
rendere commisurato all'obiettivo della proposta l'onere finanziario e
amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti
regionali e locali, degli operatori economici e dei cittadini.
Scelta dello strumento
Lo strumento proposto è il regolamento.
Altri strumenti non sarebbero adeguati per il
seguente motivo:
il regolamento di base non prevede altre opzioni.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO 
Nessuna.
2013/0369 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping
definitivo e riscuote definitivamente il dazio provvisorio sulle importazioni
di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle loro componenti
essenziali (celle) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO
DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30
novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping
da parte di paesi non membri della Comunità europea[1] ("il regolamento di
base"), in particolare l'articolo 9, paragrafo 4, e
l'articolo 14, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione europea, presentata previa
consultazione del comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1.           Misure provvisorie
(1)       Con
il regolamento (UE) n. 513/2013[2] ("il
regolamento provvisorio"), la Commissione europea ("la Commissione")
ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di moduli
fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti essenziali
(celle e wafer) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese
("RPC" o "paese interessato"). 
(2)       L'inchiesta è stata aperta in
seguito a una denuncia presentata in data 25 luglio 2012 da
EU ProSun ("il denunciante") per conto di fabbricanti che
rappresentano più del 25 % della produzione totale dell'Unione di moduli
fotovoltaici ("moduli FV") in silicio cristallino e delle relative
componenti essenziali. La denuncia conteneva elementi di prova prima facie
dell'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto citato e del grave
pregiudizio da esso provocato, elementi ritenuti sufficienti per giustificare
l'avvio di un'inchiesta.
2.           Registrazione
(3)       Come
indicato al considerando 3 del regolamento provvisorio, in seguito a una
richiesta del denunciante corredata dai necessari elementi di prova, la
Commissione ha adottato, in data 1° marzo 2013, il regolamento (UE)
n. 182/2013[3] che dispone la registrazione delle importazioni di moduli FV in
silicio cristallino e delle relative componenti essenziali (celle e wafer)
originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese a decorrere dal
6 marzo 2013. Il regolamento provvisorio ha posto fine alla
registrazione delle importazioni ai fini dell'inchiesta antidumping in
applicazione dell'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base, dal
momento che un dazio antidumping provvisorio garantiva protezione contro le
importazioni oggetto di dumping. 
(4)       Alcune parti interessate
hanno affermato che la decisione relativa alla registrazione delle importazioni
era infondata, in quanto non erano soddisfatte le condizioni di cui
all'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base. Tali tesi non erano
tuttavia corroborate dai fatti o basate su validi elementi di prova. Nel
momento in cui è stata presa la decisione di registrare le importazioni la
Commissione disponeva di elementi di prova prima facie sufficienti a
giustificarne la necessità, in particolare un netto aumento in termini sia di
importazioni in assoluto sia di quota di mercato. Le pretese delle parti a
questo riguardo sono pertanto state respinte.
3.           Accettazione di un impegno in
relazione a dazi provvisori
(5)       Con decisione 2013/423/UE del
2 agosto 2013[4]la Commissione ha accettato l'offerta di impegno dei produttori
esportatori e della Camera di commercio cinese per l'importazione e
l'esportazione di macchinari e prodotti elettronici ("CCCME").
4.           Fase successiva del
procedimento
(6)       In seguito alla divulgazione
dei principali fatti e considerazioni in base ai quali è stata decisa
l'istituzione delle misure antidumping provvisorie ("divulgazione delle
conclusioni provvisorie"), il governo cinese ("GC") e diverse
parti interessate hanno presentato osservazioni scritte in merito alle
conclusioni provvisorie. Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno avuto la
possibilità di essere sentite. L'Alleanza per un'energia solare accessibile
("AFASE"), che rappresenta gli importatori e gli operatori a valle e
a monte, e un importatore hanno richiesto e ottenuto audizioni in presenza del
consigliere-auditore della direzione generale del Commercio.
(7)       La
Commissione ha continuato a raccogliere e verificare tutte le informazioni
ritenute necessarie ai fini delle conclusioni definitive. Le osservazioni
presentate oralmente e per iscritto dalle parti interessate sono state
esaminate e le conclusioni provvisorie sono state, al caso, modificate di
conseguenza.
(8)       Sono state
inoltre effettuate visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:
(i) Operatori a valle
–              
Jayme de la Costa, Pedroso, Portogallo 
–              
Sunedison Spain Construction, Madrid, Spagna
(ii) Consulente indipendente
–              
Europressedienst, Bonn, Germania
(9)       AFASE
ha messo in discussione la base giuridica per la visita effettuata presso la
sede di Europressedienst, poiché essa non è parte interessata in questa
inchiesta e di conseguenza non rientra nel campo di applicazione dell'articolo
16 del regolamento di base. Europressedienst, come indicato ai considerando 99
e 120 del regolamento provvisorio, ha fornito informazioni sugli indicatori
macroeconomici. Si precisa che la Commissione ha svolto una verifica in loco
presso la sede di Europressedienst in base al principio di buona
amministrazione, per verificare l'affidabilità e la correttezza dei dati sui
quali basava le proprie conclusioni. 
(10)     Il GC ha ribadito
l'argomentazione secondo la quale il suo diritto di difesa in relazione
all'accesso ai fascicoli consultabili dalle parti interessate è stato violato
in quanto (i) dai fascicoli non riservati mancavano informazioni senza che
fosse fornita una "giusta causa" o sintesi sufficientemente
dettagliate o, eccezionalmente, i motivi della mancata presentazione delle
sintesi non riservate, (ii) mancava la versione non riservata dell'intera
risposta al questionario di un produttore dell'Unione e (iii) i ritardi nella
presentazione delle versioni non riservate delle risposte al questionario dei
produttori dell'Unione disponibili per le parti interessate erano eccessivi.
(11)     (i) Per quanto riguarda
l'affermazione secondo cui mancavano informazioni dal fascicolo consultabile,
la parte interessata non ha specificato a quali informazioni si riferisse. (ii)
La sua affermazione che non fosse stata messa a disposizione la versione non
riservata di un'intera risposta al questionario non era corretta. (iii) Per
quanto riguarda i ritardi nella messa a disposizione delle risposte non
riservate dei questionari dei produttori dell'Unione inseriti nel campione, è
stato spiegato alla parte interessata che i questionari erano inseriti nel
fascicolo non riservato solo dopo che fosse stata controllata la loro
completezza e la ragionevolezza della sintesi. Al fine di garantire il diritto
all'anonimato dei produttori dell'Unione, è stato inoltre accertato che le
versioni non riservate dei questionari non rivelavano in effetti l'identità del
produttore in questione. In alcuni casi era quindi necessario correggere di
conseguenza le versioni non riservate dalla parte che le aveva fornite, prima
che esse fossero messe a disposizione di altre parti interessate. 
(12)     In ogni caso, si è ritenuto
che questo non ledesse in alcun modo l'esercizio dei diritti di difesa delle
parti interessate. La Commissione ha fornito a tutte le parti interessate la
possibilità di rispondere alle informazioni incluse nel fascicolo consultabile in
tempo utile affinché le loro osservazioni potessero essere prese in
considerazione, ove corroborate e motivate, prima delle conclusioni
dell'inchiesta. La parte interessata ha avuto ogni possibilità di presentare
osservazioni in merito ai questionari dei fabbricanti UE inclusi nel campione,
anche dopo la fase provvisoria e la divulgazione delle conclusioni definitive.
Pertanto, anche se la divulgazione e l'accesso al fascicolo consultabile dalle
parti interessate si basano su disposizioni di legge differenti, si noti che le
parti interessate hanno avuto molte occasioni di trasmettere osservazioni su
tutte le informazioni messe a disposizione da qualsiasi parte dell'inchiesta.
Pertanto, quest'argomentazione è stata respinta. 
(13)     Tutte le parti interessate
sono state informate dei principali fatti e considerazioni in base ai quali si
intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo sulle
importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative
componenti essenziali (celle) originari o provenienti dalla Repubblica popolare
cinese e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazio
provvisorio ("divulgazione delle conclusioni definitive"). A tutte le
parti è stato concesso un periodo entro il quale presentare osservazioni sulla
divulgazione delle conclusioni definitive. 
(14)     Le osservazioni presentate
dalle parti interessate sono state esaminate e, se pertinenti, tenute in
considerazione. 
5.           Accettazione di un impegno in
vista di dazi definitivi
(15)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive, la Commissione ha ricevuto un'offerta modificata
di impegno da parte dei produttori esportatori e della CCCME, che disciplina
anche la parallela inchiesta antisovvenzioni. Con decisione del 2013/XXX/UE del
XX dicembre 2013, la Commissione ha confermato di accettare tale impegno. 
6.           Parti interessate al
procedimento
(a)
Campionamento dei fabbricanti UE
(16)     Dopo l'istituzione delle
misure provvisorie alcune parti interessate hanno ribadito che l'eccesso di
riservatezza ha impedito loro di formulare osservazioni in merito alla
selezione del campione dei fabbricanti UE e quindi di esercitare adeguatamente
il loro diritto di difesa. La Commissione ha già affrontato la questione al
considerando 9 del regolamento provvisorio. Poiché a questo proposito non sono
stati forniti nuovi elementi, si confermano le conclusioni di cui al
considerando 9 del regolamento provvisorio. 
(17)     Il GC ha ribadito che l'uso di
riservatezza sull'identità dei denuncianti e dei fabbricanti UE inseriti nel
campione non è giustificato. Come già indicato al considerando (9) del
regolamento provvisorio, i fabbricanti UE hanno chiesto che i loro nomi non
venissero divulgati per timore di rappresaglie. La Commissione ha ritenuto che
tali richieste fossero sufficientemente fondate per essere accettate. Le
informazioni che sono state fornite alla Commissione al fine di dimostrare il
rischio di ritorsioni non possono essere divulgate a terzi, dal momento che
questo comprometterebbe le finalità della richiesta di riservatezza. Inoltre, nel
caso in cui, come segnalato dal GC, un fabbricante UE abbia riesaminato la
propria posizione rivelando la propria identità con la presentazione di una
domanda di procedimento giudiziario contro il regolamento provvisorio, non vi è
più motivo di rivelare informazioni sulla base delle quali è stato concesso
l'anonimato, poiché l'identità è stata rivelata. 
(18)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie, una parte interessata ha ribadito che le
informazioni sulle quali era basata la selezione del campione non erano
attendibili, senza però fornire nuovi elementi di prova al riguardo. Questa
tesi è stata pertanto respinta.
(19)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive, la CCCME ha ribadito le argomentazioni in merito
al metodo utilizzato per la selezione del campione provvisorio di fabbricanti
UE. È stato affermato, in particolare, che le istituzioni non avrebbero tenuto
conto di 120 produttori. La Commissione ha già affrontato la questione al
considerando 9 del regolamento provvisorio. Inoltre, le istituzioni hanno
verificato il comportamento delle società presentate in tale elenco. È
risultato che tale elenco comprende soprattutto installatori, distributori,
importatori collegati e produttori esportatori in Cina, Taiwan e India. Esso
non era pertanto di natura tale da dimostrare che le istituzioni avessero
trascurato un numero significativo di fabbricanti UE. Inoltre, la CCCME non ha
contestato la produzione totale dell'Unione fornendo dati alternativi, né ha
presentato alcuna prova che la rappresentatività del campione fosse
compromessa, in quanto nessuno dei presunti ulteriori fabbricanti UE sarebbero
rientrati nel campione, se ciò fosse stato noto alla Commissione.
(20)     In seguito all'esclusione dei
wafer dalla definizione del prodotto in esame e quindi dall'ambito della
presente inchiesta come affermato al considerando 32, il campione finale
risultava composto da otto fabbricanti UE. In assenza di ulteriori osservazioni
relative al campionamento dei fabbricanti UE si confermano le conclusioni di
cui ai considerando da 7 a 10 del regolamento provvisorio come modificati
sopra.
(b) Campionamento degli importatori non
collegati 
(21)     In seguito all'istituzione di misure provvisorie, come
indicato al considerando 12 del regolamento provvisorio, la Commissione ha
contattato altri importatori che avevano già collaborato all'inchiesta nella
fase di apertura fornendo informazioni fondamentali sulle loro attività
relative al prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta, come precisato
nell'avviso di apertura. Lo scopo era di determinare se le dimensioni del
campione di importatori indipendenti potessero essere ampliate. Sei società,
qualificate come importatori non collegati che commerciavano nel prodotto in
questione (che cioè lo acquistavano per poi rivenderlo), si sono manifestate e
hanno accettato di collaborare all'inchiesta. Di queste sei, cinque hanno
risposto entro il termine stabilito. Solo tre delle cinque risposte ricevute
erano sufficientemente complete e hanno permesso una valutazione significativa.
Su questa base, il campione degli importatori indipendenti è stato ampliato a
comprendere quattro importatori per i moduli, corrispondenti a circa il 2% - 5%
del totale delle importazioni dal paese interessato.
Tenuto conto della struttura degli importatori non collegati, per lo più
piccole e medie imprese, data la limitatezza delle risorse a disposizione delle
istituzioni non è stato possibile avere un campione che rappresentasse una
quota maggiore.
(22)     In assenza di ulteriori
osservazioni in merito al campionamento degli importatori non collegati si
confermano i considerando 11 e 12 del regolamento provvisorio come modificati
sopra.
(c) Campionamento dei produttori esportatori
(23)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie una serie di società non inserite nel campione
hanno presentato osservazioni affermando che la loro situazione era diversa da
quella delle società incluse nel campione. Esse hanno affermato che, di
conseguenza, avrebbero dovuto beneficiare di un'aliquota di dazio individuale a
norma dell'articolo 17, paragrafo 3, del regolamento di base. Dato il numero
elevato di società (spesso gruppi di società) che hanno collaborato, non è
stato tuttavia possibile esaminarle singolarmente. Di conseguenza, a norma
dell'articolo 9, paragrafo 6, queste società sono soggette al dazio medio
ponderato delle società incluse nel campione.
(24)     In assenza di ulteriori
osservazioni in merito al campionamento dei produttori esportatori si
confermano i considerando 13 e 14 del regolamento provvisorio. 
7.           Periodo dell'inchiesta e
periodo in esame 
(25)     Come indicato al considerando
19 del regolamento provvisorio, l'inchiesta relativa al dumping e al
pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1° luglio 2011 e il
30 giugno 2012 ("periodo dell'inchiesta" o "PI").
L'esame delle tendenze pertinenti alla valutazione del pregiudizio copre il
periodo compreso tra il 2009 e la fine del periodo dell'inchiesta
("periodo in esame").
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1.           Introduzione
(26)     Come
indicato ai considerando da 20 a 49 del regolamento provvisorio, il prodotto in
esame è stato definito in via provvisoria come moduli o pannelli fotovoltaici
in silicio cristallino e celle e wafer del tipo utilizzato nei moduli o
pannelli fotovoltaici in silicio cristallino, originari o importati dalla RPC.
Lo spessore delle celle e dei wafer è non superiore a 400 μm. Tale
prodotto è attualmente classificato ai codici NC ex 3818 00 10,
ex 8501 31 00, ex 8501 32 00,
ex 8501 33 00, ex 8501 34 00,
ex 8501 61 20, ex 8501 61 80,
ex 8501 62 00, ex 8501 63 00,
ex 8501 64 00 ed ex 8541 40 90 ("il prodotto
in esame").
(27)     Sono esclusi dalla definizione
di prodotto in esame i seguenti tipi di prodotto:
–              
caricatori solari che sono costituiti da meno di
sei celle, sono portatili e caricano apparecchi elettrici o batterie
–              
prodotti fotovoltaici a film sottile
–              
prodotti FV in silicio cristallino che vengono
integrati in modo permanente in apparecchi elettrici non destinati a produrre
elettricità i quali consumano l'elettricità generata dalle suddette celle
fotovoltaiche in silicio cristallino in essi integrate.
2.           Contestazioni riguardanti la
definizione del prodotto
2.1.        Esclusione dei wafer
(28)     In
seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie le parti interessate
hanno affermato che i wafer dovrebbero essere eliminati dalla definizione del
prodotto poiché essi non condividono le stesse caratteristiche fisiche,
chimiche e tecniche di base di celle e moduli. Oltre alle argomentazioni
presentate nella fase provvisoria, dopo la divulgazione delle conclusioni provvisorie
ne sono state addotte altre due al riguardo.
(29)     Innanzitutto, le parti
interessate hanno sostenuto che i wafer possono essere utilizzati per scopi
diversi da quello della produzione di celle, in particolare per la produzione
di circuiti integrati e altri microdispositivi. A tale proposito si osserva che
non tutti i wafer sono inclusi nella definizione del prodotto oggetto della
presente inchiesta, che è limitato a "wafer del tipo utilizzato nei
moduli o pannelli FV in silicio cristallino" e wafer aventi "spessore
non superiore a 400 micrometri". Sebbene esistano certamente wafer in
altre applicazioni, l'inchiesta non ha mai riguardato i wafer utilizzati nella
fabbricazione di altri prodotti come ad esempio i circuiti integrati. Inoltre
nessun produttore, importatore o utente presente sul mercato per questi altri
tipi di wafer si è fatto avanti per sostenere che i suoi wafer sarebbero
soggetti a registrazione o dazi antidumping provvisori Si conferma pertanto che
i suddetti altri tipi di wafer non sono soggetti alla definizione del prodotto
oggetto della presente inchiesta. Al tempo stesso, ciò dimostra che i wafer non
hanno necessariamente lo stesso uso finale di celle e moduli.
(30)     In secondo luogo, le parti
interessate hanno affermato che i wafer non trasformati non possiedono nessuna
delle caratteristiche elettriche essenziali che distinguono celle e moduli
solari dagli altri prodotti. In particolare, i wafer non hanno la capacità di
generare energia elettrica dalla luce solare, che è la funzione principale di
celle e moduli fotovoltaici cristallini.
(31)     Questa
affermazione può essere accettata. In effetti, dopo ulteriori verifiche e
contrariamente a quanto stabilito al considerando 36 del regolamento
provvisorio, vale a dire che "moduli, celle e wafer hanno lo stesso uso
finale: trasformare cioè la luce solare in energia elettrica", solo
nel momento in cui il wafer viene trasformato in una cella esso ottiene la
funzionalità per la produzione di energia elettrica.
(32)     A
causa delle diverse caratteristiche fisiche e tecniche di base, definite nel
corso dell'inchiesta, fra l'altro come la funzionalità di generare energia
elettrica dalla luce solare, si conclude nel complesso che i wafer vanno
esclusi dalla definizione del prodotto in esame e pertanto dall'ambito del
presente procedimento.
2.2.        Inchieste separate per celle e
moduli
(33)     Le parti interessate hanno
ribadito che celle e moduli non sono un unico prodotto e devono quindi essere
valutati separatamente, così ribadendo per lo più le argomentazioni già
esaminate nei considerando da 27 a 39 del regolamento provvisorio. Tuttavia, a
differenza dei wafer, celle e moduli presentano la stessa caratteristica di
base, vale a dire la capacità di generare energia elettrica dalla luce solare.
Queste argomentazioni sono state pertanto respinte.
(34)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive un esportatore ha sostenuto che le celle non
possano di per sé produrre energia elettrica, ma per farlo devono
presumibilmente essere integrate in moduli. Tuttavia, ogni cella ha una
capacità, solitamente di circa 4W, di generare energia elettrica dalla luce
solare. Sebbene tale potenza possa essere insufficiente per la maggior parte
delle applicazioni che richiedono di assemblare in moduli molteplici celle, ciò
non significa che una cella non possieda già di per sé la capacità di generare
energia elettrica.
(35)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive, un esportatore ha affermato che l'impossibilità
di stabilire un valore normale per i moduli sulla base del valore normale delle
celle, come indicato al considerando 100, dimostra che moduli e celle non
dovrebbero essere considerati un prodotto unico
(36)     A tale riguardo va notato che
nella maggior parte delle inchieste antidumping, compresa la presente, si
effettua un confronto tra i valori normali e i prezzi all'esportazione in base
ai tipi di prodotto. Ciò avviene perché spesso un'ampia varietà di tipi di
prodotto presenta le stesse caratteristiche fisiche, tecniche e/o chimiche, il
che spesso porta a una situazione in cui i tipi di prodotto con prezzi e costi
notevolmente diversi rientrano nella definizione del prodotto in esame. Il
semplice fatto che non sia possibile stabilire un valore normale per un
determinato tipo di prodotto in base al valore normale di un altro tipo di
prodotto non significa di per sé che questi tipi di prodotti non possano essere
considerati un prodotto unico. Come indicato al considerando 32, sia le celle
che i moduli condividono le stesse caratteristiche fisiche e tecniche di base,
tra cui la funzionalità di generare energia elettrica dalla luce solare.
(37)     Si sostiene inoltre che se
celle e moduli fossero un unico prodotto avente lievi differenze non dovrebbe
essere difficile adeguare i prezzi delle celle per fissare un prezzo dei
moduli. A tale proposito si osserva che non è prescritto che fra i diversi tipi
di prodotto in esame vi siano solo lievi differenze. Al contrario, è
sufficiente che i diversi tipi del prodotto in esame condividano le stesse
caratteristiche fisiche, tecniche e/o chimiche di base. Fra le altre
caratteristiche, in questo caso, c'è per l'appunto la funzionalità di moduli e
celle per generare energia elettrica dalla luce solare.
(38)     La stessa parte ha inoltre
affermato che le celle non sono solo un altro tipo di modulo, ma un prodotto
completamente diverso. In realtà la cella è l'elemento essenziale di un modulo,
e in quanto tale essa chiaramente non è "un prodotto completamente
diverso", dal momento che moduli e celle presentano la stessa caratteristica
di base della produzione di elettricità a partire dalla luce solare, come
indicato al considerando 32.
(39)     La medesima parte ha affermato
inoltre che, al momento di selezionare i campioni dei fabbricanti UE e degli
esportatori cinesi, la differenza tra celle e moduli è stata presa in
considerazione. Sono state quindi stabilite aliquote di dazio diverse per i
moduli e per le celle. A tale proposito si conferma che la differenza tra
moduli e celle è stata effettivamente presa in considerazione nel selezionare
il campione di fabbricanti UE e di esportatori cinesi, come indicato ai
considerando 10 e 14 del regolamento provvisorio. Ciò, tuttavia, è stato fatto
al solo scopo di assicurare che il campione sia rappresentativo e non significa
di per sé che celle e moduli non vadano considerati come un prodotto unico, o
che vadano stabilite aliquote di dazio diverse per celle e moduli. In effetti,
al fine di garantire che il campione fosse rappresentativo per tutti i tipi di
prodotto, era importante distinguere tra celle e moduli al momento di
selezionare il campione. Inoltre, essendovi un certo grado di incertezza
riguardo alla questione se celle e moduli dovessero essere considerati come un
prodotto unico o due prodotti distinti, è stato necessario garantire la
rappresentatività per entrambi i risultati possibili.
(40)     Si afferma inoltre che il
considerando 100 attestante che i costi di trasformazione per i moduli sono
significativi è in contrasto con il considerando 32 del regolamento
provvisorio, in cui si afferma che il valore aggiunto non si concentra su una
particolare fase del processo di produzione. A tale proposito va ricordato che
il considerando 100 precisa anche che la differenza di costo tra celle e moduli
è del 34 %, il che significa che il 66 % del valore di un modulo deriva dalla
cella. Si conclude pertanto che il valore aggiunto non si concentra su una
particolare fase del processo di produzione. 
(41)     I produttori esportatori hanno
sostenuto che il fatto che l'impegno imponga prezzi e volumi minimi
all'importazione diversi per celle e moduli presumibilmente conferma che si
tratta di prodotti distinti che richiedono due inchieste distinte. La
differenza fra i prezzi minimi all'importazione è però solo un'indicazione che
celle e moduli sono gruppi di tipi di prodotti diversi che vengono venduti a
prezzi diversi. È pertanto necessario definire prezzi diversi per rendere
significativi i prezzi minimi all'importazione.
(42)     Inoltre, il fatto che celle e
moduli siano gruppi di tipi di prodotto diversi non è di per sé rilevante ai
fini della definizione del prodotto in esame. Per la definizione del prodotto
in esame, è sufficiente che i prodotti presentino le stesse caratteristiche di
base e utilizzazioni finali come nel caso di moduli e celle, come descritto ai
considerando 32 e 48.
(43)     Il GC ha affermato che
stabilire se celle e moduli siano o meno un solo prodotto in questione non
affronta un certo numero di criteri definiti dall'organo di appello nella causa
CE – Amianto[5]. Questi criteri sono tuttavia utilizzati per definire il
"prodotto simile", non il prodotto in esame. In altre parole, tali
criteri devono essere utilizzati per definire il prodotto simile, per esempio
il prodotto simile prodotto dall'industria dell'Unione, che è poi confrontato
con il prodotto in esame esportato dai produttori esportatori cinesi. Questi
criteri non sono pertinenti nella definizione del prodotto in esame. In ogni
caso, le istituzioni osservano che l'applicazione dei criteri utilizzati nella causa
CE – Amianto alla definizione del prodotto in esame nel presente
caso non porterebbe a un risultato diverso. Il primo e il secondo criterio
(caratteristiche, natura e qualità o, rispettivamente, a impieghi finali) sono
identici ai criteri "caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche e
utilizzi finali" impiegati nei considerando precedenti. Il terzo criterio
(gusti e abitudini dei consumatori) non è veramente utile per il caso presente,
poiché le celle sono la componente essenziale dei moduli; quanto al quarto
criterio, ossia la classificazione tariffaria, si osserva che sia celle che
moduli possono essere fatti rientrare sotto la voce doganale 8541 40 90, mentre
le voci raggruppate al numero 8501 riguardano i generatori elettrici in
generale e non quelli solari in particolare.
(44)     Altre parti interessate hanno
sostenuto che un'obiettiva applicazione dei criteri elaborati dalla Corte di
giustizia in casi precedenti[6] presumibilmente porta a concludere che moduli e celle sono prodotti
diversi. A tale riguardo va notato che la Corte indica soltanto una serie di
criteri che possono essere presi in considerazione ‑ e che non vi è alcun
obbligo di utilizzare tutti i criteri in tutti i casi, dal momento che possono
non rivelarsi tutti pertinenti. Tali criteri sono stati valutati ai considerando
da 27 a 39 del regolamento provvisorio, in cui si è constatato che un certo
numero di criteri non è pertinente nel caso di specie. Anche nella causa
Brosmann la valutazione se i diversi tipi di calzature appartengano al
"prodotto in esame" è stata effettuata sulla base di soli tre criteri
giudicati pertinenti. Poiché le parti interessate non hanno addotto motivi che
dimostrino come un'applicazione obiettiva dei criteri porti alla conclusione
che moduli e celle sono prodotti distinti, l'argomentazione non può essere
accolta.
(45)     Si rammenta inoltre che celle
e moduli hanno gli stessi impieghi finali fondamentali, sono cioè venduti per
essere inseriti in sistemi solari FV. Le prestazioni dei moduli sono
direttamente legate a quelle delle celle, come indicato al considerando 28 del
regolamento provvisorio.
(46)     Una parte interessata ha
affermato che con l'esclusione dei wafer dalla definizione del prodotto, e a
causa della notevole lavorazione necessaria per fabbricare i moduli dalle
celle, anche l'affermazione secondo cui celle e moduli hanno gli stessi
impieghi finali vada respinta. Si sostiene inoltre che la valutazione che
moduli e celle abbiano gli stessi impieghi finali si basa sul presupposto che
wafer, moduli e celle abbiano lo stesso processo di produzione.
(47)     In primo luogo, la conclusione
che la valutazione che moduli e celle abbiano gli stessi impieghi finali si
basi sul processo di produzione è errata. Sebbene entrambe le affermazioni
siano effettivamente allo stesso considerando 36 del regolamento provvisorio,
ciò non significa che una conclusione si basi sull'altro presupposto. La parola
"inoltre" che separa le due affermazioni chiarisce che la seconda non
si basa sulla prima. Inoltre, le due affermazioni sono intese ad affrontare
questioni distinte della stessa voce "Impieghi finali e
intercambiabilità". La prima affermazione in merito al processo produttivo
si riferisce all'intercambiabilità, la seconda all'impiego finale. L'ipotesi
che la valutazione che moduli e celle abbiano gli stessi impieghi finali si
basi sul presupposto che wafer, moduli e celle abbiano lo stesso processo di
produzione è dunque inesatta.
(48)     Quanto
all'effettivo impiego finale di celle e moduli, non viene contestato dalle
parti interessate che moduli e celle siano venduti per essere inseriti in
sistemi solari FV. La conclusione che moduli e celle abbiano lo stesso impiego
finale è pertanto confermata.
2.3.        Celle mono- e multicristalline
(49)     Una parte interessata ha
affermato che non vi era alcuna produzione di celle monocristalline
nell'Unione, e che le sue esportazioni di celle monocristalline non facevano
concorrenza all'industria dell'Unione. Dall'inchiesta risulta tuttavia che
nell'Unione vi è invece una produzione di celle monocristalline.
L'argomentazione è stata pertanto respinta. In ogni caso il Tribunale ha
sostenuto nella causa Brosmann che l'assenza di produzione comunitaria di un
determinato tipo di prodotto non è un fattore decisivo.
2.4.        Clausola "proveniente
da"
(50)     Le parti interessate hanno
sostenuto che l'estensione del campo di applicazione dell'inchiesta a prodotti
"provenienti dalla" RPC, mentre l'inchiesta è stata avviata solo
contro prodotti originari della RPC, era ingiustificata.
(51)     Tuttavia,
le merci spedite dalla RPC erano già coperte nella fase di apertura. Al punto 5
dell'avviso di apertura[7] si legge che "le società che spediscono il prodotto in esame
dalla Repubblica popolare cinese, ma ritengono che una parte o anche la
totalità di queste esportazioni non abbia la sua origine doganale nella
Repubblica popolare cinese, sono invitate a manifestarsi durante l'inchiesta e
a fornire tutte le informazioni pertinenti". È pertanto chiaro che a
tutte le società che spediscono merci dalla RPC è stata data l'opportunità di
collaborare all'inchiesta. Inoltre, dato che il prodotto in esame comprende
spesso componenti e parti provenienti da diversi paesi, al punto 5 dell'avviso
di apertura si dichiara che "si potranno adottare disposizioni
speciali" per affrontare questo problema.
(52)     Si ritiene quindi che tutti
gli operatori economici interessati siano stati debitamente informati della
possibilità di adottare all'occorrenza disposizioni speciali per le merci
provenienti dalla RPC e siano stati invitati a cooperare all'inchiesta.
L'ambito dell'inchiesta non è stato pertanto esteso ai prodotti
"provenienti dalla RPC", in quanto questi ultimi erano compresi sin
dall'inizio.
(53)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni, alcune parti interessate hanno affermato che, a prescindere
dalle disposizioni nell'avviso di apertura di cui al considerando 51,
l'inchiesta è stata limitata alle merci originarie della RPC e non ha valutato
l'impatto delle merci spedite dalla RPC.
(54)     A tale riguardo va notato che
le seguenti misure sono state adottate per garantire che tutte le merci spedite
dalla RPC, e non solo quelle originarie della RPC, fossero esaminate nel corso
dell'inchiesta:
·              
tutte le società che spediscono il prodotto in
esame dalla RPC sono state invitate a manifestarsi durante l'inchiesta a
prescindere dall'origine delle merci.
·              
All'allegato A dell'avviso di apertura gli
esportatori sono stati invitati a riferire informazioni su tutti i prodotti
fabbricati dalla società. Tali informazioni non erano limitate alle merci
originarie della RPC.
·              
Sulla base di tali informazioni, che comprendevano
tutte le esportazioni verso l'UE a prescindere dall'origine delle merci, è
stato selezionato un campione rappresentativo.
·              
I produttori inclusi nel campione hanno ricevuto un
questionario per "produttori esportatori nell'Unione europea", e la
RPC è stata denominata "paese interessato" e non paese di origine.
Era quindi evidente che erano sottoposte a inchiesta tutte le merci a
prescindere dalla loro origine.
(55)     Su tale base si è concluso che
l'inchiesta riguardava tutte le merci originarie o provenienti dalla RPC, e che
i risultati dell'inchiesta, compreso il dumping e il pregiudizio, riguardano
tutte le merci originarie o provenienti dalla RPC.
(56)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive, le parti interessate hanno sostenuto che la
denuncia conteneva solo elementi di prova prima facie relativi alle
importazioni di pannelli solari originari della RPC e non merci spedite dalla
RPC. A tale riguardo occorre chiarire che la denuncia riguardava in effetti
merci "dalla RPC", come si vede dalla pagina di copertina presentata
dal richiedente recante il timbro. Prima di questa vi è un'altra pagina del
fascicolo che effettivamente usa l'espressione "originari della Repubblica
popolare cinese". Ma questo caso non faceva parte del documento presentato
dal denunciante, ma è stato aggiunto come pagina di copertina dai servizi della
Commissione, usando la denominazione dell'inchiesta anziché ripetere il titolo
della denuncia. Si ritiene pertanto che la denuncia comprendesse tutte le merci
provenienti dalla RPC, che fossero originarie della RPC o meno.
(57)     I produttori esportatori
cinesi hanno sostenuto inoltre che i produttori esportatori dei paesi terzi non
possono essere ragionevolmente tenuti a sapere che anche i loro prodotti
potrebbero essere interessati dall'inchiesta. A questo proposito va osservato
che le misure non si applicano alle merci in transito ai sensi dell'articolo V
del GATT. Pertanto i produttori esportatori che non hanno operazioni in corso
nella RPC non sono interessati dalla misura. Inoltre, nessun produttore
esportatore nei paesi terzi si è manifestato per sollevare la questione che i
prodotti esportati siano soggetti al dazio antidumping.
(58)     Gli stessi produttori
esportatori hanno sostenuto che ai produttori esportatori dei paesi terzi non è
stato chiesto di manifestarsi e che essi non hanno avuto la possibilità di
dimostrare che i loro prodotti non sono oggetto di dumping. Le istituzioni
ritengono che tali produttori esportatori che non hanno alcuna operazione nella
RPC non siano interessati dalle misure, in quanto i loro prodotti, se
provenienti dalla RPC, sono considerati in transito. Tutti gli altri produttori
esportatori sono stati informati tramite l'avviso di apertura che le operazioni
da loro svolte fanno parte dell'inchiesta.
(59)     Il GC ha affermato che sebbene
l'articolo 1, paragrafo 3, del regolamento di base permetta di derogare al
principio secondo cui il paese esportatore è il paese d'origine, tale articolo
non può essere utilizzato nel presente caso. A sostegno di tale affermazione
esso sostiene che non vi è analisi completa sulla questione se il paese
esportatore possa essere un paese intermedio. Le istituzioni non concordano con
questa interpretazione dell'articolo 1, paragrafo 3, del regolamento di base.
Nessuna parte nega che esiste una notevole produzione nella RPC. Che essa sia o
meno il paese di origine dei prodotti finiti dipende da vari fattori. L'analisi
di dumping, pregiudizio, nesso di causalità e interesse dell'Unione effettuata
dalle istituzioni si riferisce a quella produzione, che il prodotto finito
esportato abbia o meno la sua origine doganale nella Repubblica popolare
cinese. Essendoci forti indizi che non tutti i prodotti fabbricati almeno
parzialmente nella RPC sarebbero considerati come aventi la propria origine
doganale nella RPC stessa, le istituzioni hanno deciso che era necessario
coprire anche i prodotti per i quali la RPC è solo un paese intermedio.
(60)     Il GC ha inoltre sostenuto
che, poiché a nessun esportatore cinese è stato concesso il TEM, non esiste un
prezzo comparabile di pannelli solari nella RPC, e di conseguenza essa non può
essere utilizzata come paese intermedio. Si osserva tuttavia a questo proposito
che le tre condizioni di cui all'articolo 1, paragrafo 3, del regolamento di
base sono solo a titolo d'esempio e non tutte le condizioni possono essere
rilevanti in tutti i casi. Nel caso di specie, poiché a nessun esportatore
cinese è stato concesso il TEM, si è dovuto stabilire il prezzo comparabile nel
paese di riferimento – e tale prezzo comparabile è lo stesso a prescindere dal
fatto che la Repubblica popolare cinese sia considerata il paese di origine o
il paese intermedio. Pertanto la questione se esista o meno un prezzo
comparabile "in tale paese" è irrilevante, poiché in questo caso il
prezzo comparabile non è stabilito "in tale paese" ma nel paese di
riferimento.
2.5.        Caricatori solari
(61)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie, le parti interessate hanno affermato che la
definizione di "caricatori solari che sono costituiti da meno di sei
celle" risulta troppo restrittiva e deve essere estesa a prodotti aventi
una funzione analoga che non rientrano in tale definizione, come ad esempio i
prodotti con dimensioni simili che utilizzano un numero maggiore di celle più
piccole.
(62)     Le parti interessate hanno
inoltre affermato che la definizione di "prodotti FV in silicio
cristallino che vengono integrati in modo permanente in apparecchi
elettrici" risulta troppo restrittiva, in quanto ne è escluso solo
l'apparecchio elettrico completo mentre le componenti per l'energia solare da
inserirvi non sono necessariamente escluse.
(63)     In effetti, un'analisi delle
argomentazioni di cui sopra ha dimostrato che è più opportuno aggiungere all'esclusione
di tali prodotti un criterio basato su uno standard tecnico. In particolare è
stato appurato che le definizioni dello standard seguente definiscono in modo
più adeguato i prodotti che vanno esclusi dal campo d'applicazione delle
misure: Standard internazionale IEC 61730-1, classi di applicazione, classe C:
Tensione limitata, applicazioni limitate (p. 13)[8].
(64)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive sono pervenute osservazioni riguardanti
l'esclusione che si basano sullo standard internazionale di cui sopra. Si è
sostenuto che, anziché fare riferimento allo standard, sarebbe più opportuno
definire l'esclusione sulla base della tensione di uscita e della potenza di
uscita come "moduli o pannelli con una tensione di uscita uguale o
inferiore a 50 V CC e potenza di uscita uguale o inferiore a 50 W
esclusivamente per l'impiego diretto come caricabatterie nei sistemi con le
stesse caratteristiche di tensione e di potenza". La tesi ha potuto
essere accettata e l'esclusione è determinata in via definitiva in base a tale
definizione.
2.6.        Moduli solari integrati nel
tetto
(65)     Un'altra parte interessata ha
sostenuto che i moduli solari integrati nel tetto dovrebbero essere esclusi
dalla definizione del prodotto in esame, in quanto essi combinano la
funzionalità dei moduli solari con quella di tegole o lastre di ardesia dei
tetti e non sarebbero quindi direttamente intercambiabili con un modulo solare
standard.
(66)     L'inchiesta
ha tuttavia dimostrato che sia i moduli standard che quelli solari integrati
nel tetto devono rispettare le medesime norme elettriche. Inoltre un modulo
solare di tale tipo non può venire semplicemente sostituito con un modulo
standard, ma può essere invece sostituito da un modulo standard insieme a
tegole o lastre di ardesia. Tali prodotti pertanto hanno essenzialmente la
stessa proprietà tecnica di generare elettricità dall'energia solare. La
funzionalità aggiunta (altrimenti fornita dal materiale di copertura per i
tetti) non è stata considerata sostanziale e non può giustificare l'esclusione
dei moduli solari integrati nel tetto dalla definizione del prodotto.
(67)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive la stessa parte interessata ha sostenuto che
l'assenza di doppia intercambiabilità fra moduli solari integrati nel tetto e
moduli solari standard è un'indicazione della necessità di escludere i moduli
solari integrati nel tetto dal campo di applicazione delle misure, facendo
riferimento al caso calzature[9] in
generale e a quello delle calzature sportive con tecnologia speciale
("STAF") in particolare. Tuttavia, le ragioni per l’esclusione delle
STAF sono state numerose, e l'assenza di doppia intercambiabilità di per sé non
è stata considerata un motivo sufficiente dal Tribunale nella causa Brosmann[10], che ha confermato che prodotti molto diversi come le calzature da
città e quelle da escursione possono effettivamente essere ritenuti prodotto in
esame in una singola inchiesta antidumping nonostante le loro differenze.
(68)     La parte interessata ha inoltre
sostenuto che l'assenza di produzione nell'Unione e il fatto che la parte
interessata sia in possesso dei diritti di proprietà intellettuale sono
 presumibilmente la conferma che i moduli solari integrati nel tetto sono
innovativi e diversi da tutti gli altri prodotti. Tuttavia, riferendosi ancora
alla causa sulle calzature menzionata dalla parte interessata, il Tribunale ha
stabilito che "l'assenza di una produzione comunitaria di quel tipo di
calzature e l'esistenza di un brevetto non sono probanti."[11] Di conseguenza, in questo caso le calzature a tecnologia brevettata
sono state ritenute prodotto in esame.
(69)     La parte interessata ha anche
affermato che i moduli solari integrati nel tetto dovrebbero essere esclusi
dalla definizione del prodotto in esame, in quanto essi sono venduti a prezzi
sensibilmente più elevati dei moduli standard. Inoltre, nella causa riguardante
le calzature, le STAF al di sopra di un determinato prezzo sono state escluse
dalla definizione del prodotto in esame. A tale riguardo va osservato che un
modulo solare integrato nel tetto combina in effetti le funzionalità di modulo
solare e di tegola o lastra di ardesia, come indicato al considerando 66. Un
confronto diretto dei prezzi non è quindi significativo, dal momento che la funzionalità
aggiunta porta naturalmente ad un aumento dei prezzi.
(70)     In risposta a tale
argomentazione, la parte interessata ha sostenuto che, sulla base di tali
argomentazioni, non sarebbe mai possibile far valere le differenze di prezzo
come indicatore supplementare che giustifica l'esclusione dalla definizione del
prodotto. Tuttavia, questa interpretazione è di portata troppo vasta. Quanto
affermato al considerando precedente è semplicemente che in questo particolare
caso, in cui i moduli integrati nel tetto combinano la funzionalità del
prodotto in esame e di quella di un altro prodotto (in questo caso delle tegole
o lastre di ardesia), il prezzo naturalmente non è significativo. Ciò non
significa in alcun modo che in altri casi la differenza di prezzo non possa
essere un indicatore utile per stabilire se un prodotto debba o meno essere
escluso dalla definizione di prodotto in esame.
(71)     Infine, la parte interessata
ha sostenuto che il suo fornitore di moduli solari integrati nel tetto deve
avere la possibilità di accedere all'impegno sui prezzi minimi. Sembra tuttavia
che l'esportatore cinese in questione non abbia collaborato all'inchiesta, e in
quanto parte che non ha collaborato non è ammesso a partecipare all'impegno.
Questa richiesta non può pertanto essere accettata.
3.           Conclusione
(72)     Stante
quanto precede, la definizione del prodotto in esame è stabilita in via
definitiva come moduli o pannelli FV in silicio cristallino e celle e wafer del
tipo utilizzato nei moduli o pannelli FV in silicio cristallino, originari o
provenienti dalla Repubblica popolare cinese, a meno che non siano in transito
ai sensi dell'articolo V del GATT. Lo spessore delle celle non è superiore a
400 μm. Tale prodotto è attualmente classificato ai codici NC ex 8501
31 00, ex 8501 32 00, ex 8501 33 00, ex 8501 34 00, ex 8501 61 20, ex 8501 61
80, ex 8501 62 00, ex 8501 63 00, ex 8501 64 00 ed ex 8541 40 90.
(73)     Sono esclusi dalla definizione
di prodotto in esame i seguenti tipi di prodotto:
–              
caricatori solari, composti da meno di sei celle,
portatili e destinati ad alimentare apparecchi elettrici o a ricaricare
batterie;
–              
prodotti fotovoltaici a film sottile;
–              
prodotti fotovoltaici in silicio cristallino che
vengono integrati in modo permanente in apparecchi elettrici non destinati a
produrre elettricità i quali consumano l'elettricità generata dalle suddette
celle fotovoltaiche in silicio cristallino in essi integrate;
–              
moduli o pannelli con una tensione di uscita uguale
o inferiore a 50 V CC e potenza di uscita uguale o inferiore a 50 W
esclusivamente per impiego diretto come caricabatterie nei sistemi con le
stesse caratteristiche di tensione e di potenza. 
(74)     In
seguito all'esclusione dei wafer l'analisi è stata rivista escludendo i dati e
le analisi relative ai wafer, se non diversamente indicato. Dato che durante il
PI i wafer rappresentavano soltanto una modesta percentuale delle importazioni
del prodotto in esame nell'Unione (circa il 2 % in valore), si ritiene che
l'esclusione dei wafer comporti un effetto trascurabile o nullo sulle
conclusioni raggiunte. Tutte le osservazioni delle parti interessate sono state
valutate, ma qualsiasi eventuale riferimento ai wafer è stato escluso. Di
conseguenza tutti i riferimenti e i corrispondenti dati relativi ai wafer
indicati nei considerando del regolamento provvisorio non sono più applicabili,
anche laddove i relativi considerando siano confermati dal presente
regolamento.
(75)     Le
conclusioni provvisorie, modificate in conformità dei considerando da 19 a 74
di cui sopra, sono pertanto definitivamente confermate. Ai fini del presente
procedimento e in conformità di una prassi costante si è quindi ritenuto che
tutti i tipi del prodotto in esame debbano essere considerati come un unico
prodotto.
C.        DUMPING
1.           Repubblica popolare cinese
1.1.        Trattamento riservato alle
imprese operanti in condizioni di economia di mercato ("TEM")
(76)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie le parti interessate hanno sostenuto che la
determinazione del TEM è avvenuta dopo la scadenza dei termini (trascorsi,
cioè, i tre mesi di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del
regolamento di base) e che l'inchiesta andasse perciò immediatamente chiusa
(77)     Al riguardo tali parti hanno
sostenuto che la modifica del regolamento di base[12] che presumibilmente
estendeva a otto mesi il termine per la determinazione del TEM è entrata in
vigore solo dopo la scadenza del termine di tre mesi precedentemente in vigore.
La modifica si applicherebbe solo alle inchieste future e a quelle in corso
qualora il termine fissato per presentare la determinazione del TEM non fosse
ancora scaduto al momento della presentazione della domanda.
(78)     L'articolo
2 della modifica del regolamento di base stabilisce tuttavia chiaramente che
"il presente regolamento si applica a tutte le nuove inchieste e alle
inchieste in corso al 15 dicembre 2012". Tale articolo, o addirittura
l'intero regolamento, non contiene alcun riferimento alla restrizione
"qualora il termine fissato per presentare la determinazione del TEM non
fosse ancora scaduto" sostenuta dalle parti interessate. L'argomentazione
non può pertanto essere accolta.
(79)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive alcune parti interessate hanno ribadito
l'argomentazione secondo cui la determinazione del TEM è presentata oltre la
scadenza dei termini, senza mettere in dubbio il fatto che la modifica del
regolamento di base di cui al considerando 78 si applica a tutte le inchieste
in corso, il che comprende la presente inchiesta. Si conclude quindi in via
definitiva che la determinazione del TEM non è stata presentata oltre la
scadenza dei termini.
(80)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive un esportatore ha affermato che il TEM non doveva
essere negato perché tre società che hanno cessato l'attività nel corso del
2011 non disponevano di una serie ben definita di documenti contabili di base.
In particolare, è stato chiesto in base a quale norma contabile una società che
ha cessato l'attività debba comunque preparare tali documenti contabili.
(81)     A tale proposito si osserva
che le norme contabili non stabiliscono quali società siano tenute a redigere
il loro bilancio, ma il modo in cui tali bilanci debbano essere redatti. Nel
caso della RPC, si tratta dell'Accounting Standard for Business Enterprises:
Basic Standard", che all'articolo 4 stabilisce che "un'impresa redige
relazioni finanziarie". Si tratta di un obbligo vincolante, e non è
prevista alcuna esenzione per le società che hanno cessato l'attività.
(82)     Inoltre queste società, pur
avendo cessato l'attività, possedevano ancora asset (fra cui terreni, edifici,
macchinari e scorte) e passività, ed esistevano come entità giuridiche almeno
fino all'inizio del 2013. Si ritiene pertanto che tali società fossero tenute a
pubblicare i documenti contabili per l'anno 2011, e la mancanza di tali
documenti costituisce una violazione del criterio 2.
(83)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive gli esportatori hanno inoltre osservato che i
benefici ricevuti dai regimi fiscali preferenziali e dalle sovvenzioni non
rappresentano una quota significativa del loro fatturato, il che sarebbe
confermato dalla parallela inchiesta antisovvenzioni.
(84)     A questo proposito si rammenta
che tale argomentazione è stata già trattata al considerando 65 del regolamento
provvisorio. È stato sottolineato che, in particolare, a causa della natura di
tale vantaggio, il vantaggio assoluto ottenuto durante il PI è irrilevante nel
valutare se la distorsione sia "significativa". La tesi è pertanto
respinta.
(85)     In mancanza di altre
osservazioni riguardo al TEM, si confermano tutte le determinazioni di cui ai
considerando da 50 a 69 del regolamento provvisorio.
1.2.        Esame individuale
(86)     Come indicato al considerando
70 del regolamento provvisorio, 18 produttori esportatori o gruppi di
produttori esportatori non inclusi nel campione che hanno collaborato hanno
presentato richieste di esame individuale a norma dell'articolo 17, paragrafo
3, del regolamento di base. Nel caso di specie, il campione era già composto da
sette gruppi di società, che di norma sono costituiti da un certo numero di
produttori esportatori, operatori commerciali collegati e importatori collegati
nell'Unione e nei paesi terzi. Un esame individuale di 18 ulteriori (gruppi di)
produttori esportatori, in aggiunta ai sette gruppi di produttori esportatori
inclusi nel campione, risulterebbe indebitamente gravoso e impedirebbe la
tempestiva conclusione dell'inchiesta.
(87)     In assenza di altre
osservazioni riguardo all'esame individuale, si confermano tutte le
determinazioni di cui ai considerando 70 e 71 del regolamento provvisorio.
1.3.        Paese di riferimento
(88)     Le parti interessate hanno
osservato che l'India non è un paese di riferimento adeguato a causa di
disposizioni in materia di contenuto locale per i progetti della "Missione
nazionale solare Jawaharlal Nehru". Una delle parti ha sostenuto che fosse
richiesto un contenuto locale del 75 %, mentre un'altra parte ha affermato che
i produttori indiani possono praticare prezzi più elevati per i moduli di
fabbricazione al 100 % nazionale. Esse hanno inoltre affermato che tali
requisiti aumentano notevolmente i prezzi dei prodotti locali. A sostegno di
tale affermazione è stato presentato un articolo di stampa indiano[13]. Tuttavia, tale articolo è stato pubblicato quasi un anno dopo la fine
del PI, e non è stata fornita dimostrazione del suo impatto durante il PI.
(89)     Lo stesso articolo riferiva
tuttavia che l'industria indiana dell'energia solare si trova ad affrontare
"una forte concorrenza da parte dei produttori cinesi e occidentali".
Ciò è confermato dall'aumento costante delle importazioni in India, come
affermato al considerando 92. Sebbene i requisiti in materia di contenuto
locale possano senza dubbio avere ripercussioni sul mercato interno indiano, si
può tuttavia concludere chiaramente che quello indiano è comunque un mercato
competitivo, in cui numerose imprese indiane e straniere concorrono
efficacemente le une con le altre.
(90)     Inoltre,
in base alle informazioni pubblicate dal CCR[14], la
maggior parte dei progetti della Missione nazionale solare Jawaharlal Nehru
sarà on-line a partire dal 2015. Infatti, l'obiettivo per i sistemi FV connessi
alla rete nell'ambito di tale missione per il 2012 era pari a soli 50 MW
rispetto a un totale di capacità di connessione in India superiore a 1 GW
già nel giugno 2012. Ciò dimostra che durante il PI l'importanza della Missione
nazionale solare Jawaharlal Nehru sul totale degli impianti solari in India è
stata inferiore al 5 %, e quindi l'incidenza della missione e dei suoi
requisiti in materia di contenuto locale, se esistevano già durante il PI, un
fatto che non è stato stabilito dalle parti interessate, è stata, nel migliore
dei casi, molto limitata. La maggior parte degli impianti durante il PI, circa
il 65%, sono stati installati nello Stato del Gujarat, col sostegno di
politiche statali.
(91)     Le
parti interessate hanno sostenuto che durante il PI il mercato indiano è stato
protetto de facto dalle importazioni provenienti da una varietà di fonti, tra
cui la RPC, poiché dall'inizio del 2012 si profilava l'avvio di un'inchiesta
antidumping. Il 23 novembre 2012 l'India ha in effetti avviato
un'inchiesta antidumping nei confronti delle importazioni di celle e moduli
solari da RPC, Malaysia, Taiwan e USA, ossia solo dopo quasi cinque mesi dalla
fine del PI.
(92)     Questa
denuncia non è tuttavia corroborata dallo sviluppo delle importazioni di celle
e moduli solari riportate dalle statistiche commerciali indiane[15]:
             Valori in milioni di USD ||             aprile 2010 ‑ marzo 2011 ||             aprile 2011 ‑ marzo 2012 ||             aprile 2012 ‑ marzo 2013 
             RPC ||             77,33 ||             577,24 ||             371,72 
             Indice ||             100 ||             746 ||             481 
             Totale ||             252,63 ||             1 348,48 ||             827,07 
             Indice ||             100 ||             534 ||             327 
(93)     La tabella precedente indica
che le importazioni di celle e moduli solari sono aumentate di oltre il
600 % per la RPC e di oltre il 400 % complessivamente tra il 2010/11 e il
2011/12. Successivamente i valori delle importazioni hanno registrato un certo
calo, ma ciò è avvenuto anche per i prezzi di celle e moduli solari. In effetti
il calo del valore delle importazioni tra il 2011/2012 e il 2012/2013 è in
linea con il calo dei prezzi comunicati dalle società di consulenza
specializzate quali la pvXchange per lo stesso periodo, il che porta a
concludere che i volumi delle importazioni si sono mantenuti piuttosto stabili
tra il 2011/2012 e il 2012/2013. Si conclude quindi che il mercato indiano non
è stato de facto protetto durante il PI dalle importazioni provenienti da una
varietà di fonti, fra cui la RPC.
(94)     In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive il GC ha dichiarato che gli USA hanno chiesto
consultazioni con l'India nell'ambito delle procedure di risoluzione delle
controversie dell'OMC riguardo ai requisiti in materia di contenuto locale
della Missione nazionale solare Jawaharlal Nehru il 6 febbraio 2013.
L'effetto di tali norme in materia di contenuto locale, in combinazione con
l'inchiesta antidumping di cui al considerando 91, avrebbe condotto a un calo
del 38% in termini di valore nell'aprile 2012 – marzo 2013 rispetto
all'anno prima, in contrasto con l'aumento degli anni precedenti.
(95)     A tale riguardo va notato che
la diminuzione in termini di valore è dovuta a una diminuzione dei prezzi
piuttosto che dei volumi delle importazioni. In seguito alla divulgazione delle
conclusioni definitive una parte interessata ha fornito informazioni
sull'andamento delle importazioni di celle e moduli solari sul mercato indiano
in termini di volume tra il 2010 e il marzo 2013. Questo dato indica un aumento
costante delle importazioni di moduli e celle solari sul mercato indiano in
termini di volume. Si conclude pertanto che il mercato indiano non è stato de
facto protetto a causa dell'incombere di un'inchiesta antidumping, ed i
presunti, ma non comprovati e nel migliore dei casi trascurabili effetti dei
requisiti in materia di contenuto locale nell'ambito della Missione di cui al
considerando 90 non hanno impedito un aumento costante delle importazioni in
termini di volume.
(96)     Si sottolinea inoltre che il
periodo aprile 2012 – marzo 2013 evidenziante i presunti effetti della Missione
sulle importazioni in India si situa in gran parte dopo il PI. Qualsiasi
eventuale impatto di questo presunto calo sul PI non può quindi che essere
trascurabile.
(97)     Una parte interessata ha
sostenuto che la Tata Power Solar ("Tata") abbia fatto ingresso sul
mercato solo di recente e non sia perciò un produttore appropriato del paese di
riferimento. A tale riguardo va notato che la società, denominata in precedenza
"Tata BP Solar", produce moduli solari dal 1989 e non si può quindi
ritenere che sia entrata nel mercato solo di recente. Secondo le informazioni
fornite da un'altra parte interessata, effettivamente la Tata è entrata nel
mercato molto prima dei cinque principali esportatori cinesi inclusi nel campione.
(98)     Una parte interessata ha
sostenuto che Taiwan sarebbe un paese di riferimento più appropriato
dell'India, poiché le dimensioni delle società di Taiwan sono maggiormente
paragonabili a quelle degli esportatori cinesi, e vi è anche la collaborazione
dei produttori di Taiwan. Altre parti interessate hanno inoltre contestato il
fatto che l'India possa essere un paese di riferimento ragionevole date le
dimensioni relativamente piccole della Tata, ma senza proporre alternative più
valide.
(99)     In effetti le società
taiwanesi hanno collaborato. Una di esse ha collaborato pienamente, mentre
un'altra ha collaborato solo in parte. L'unica società taiwanese che ha
collaborato pienamente non ha tuttavia le dimensioni della Tata, in particolare
in termini di vendite e di produzione di moduli che rappresentano circa il 90 %
delle vendite del prodotto interessato, laddove la Tata vende molto più della
società taiwanese che in questo settore ha vendite molto ridotte, come già
menzionato al considerando 76 del regolamento provvisorio. In seguito alla
divulgazione delle conclusioni definitive, un esportatore ha chiesto se la
società di Taiwan che parzialmente collaborato in parte sia stata contattata
per fornire le informazioni mancanti. A tale proposito si fa riferimento al
considerando 76 del regolamento provvisorio, nel quale si precisa che Taiwan
non poteva essere utilizzato come paese di riferimento poiché le società
taiwanesi che hanno collaborato producevano quasi esclusivamente celle, mentre
le esportazioni cinesi sono principalmente sotto forma di moduli. Ciò vale
anche per il produttore di Taiwan che ha collaborato in parte. Dal momento che
questo produttore era stato già considerato inadatto per questo motivo, non si
è ritenuto opportuno richiedere ulteriori informazioni a tale società.
(100)   La
stessa parte interessata ha sostenuto che la pressoché totale assenza di
vendite di moduli non squalifica di per sé Taiwan come paese analogo, dal
momento che i costi di trasformazione delle celle in moduli possono essere
stabiliti senza troppe difficoltà. Tuttavia ciò non è giustificato dai dati
dell'inchiesta. Produrre un modulo a partire da una cella impone molteplici
fasi di produzione, durante le quali viene creata una quota significativa del
valore aggiunto del modulo. Come indicato al considerando 137 del regolamento
provvisorio, durante il PI la differenza nel prezzo medio di celle e moduli era
pari a 555,92 EUR, o 54 %, mentre la differenza nel costo ammontava a
377,99 EUR, o 34 %. Ciò significa che una parte preponderante di un eventuale
valore normale di Taiwan per i moduli dovrebbe basarsi su adeguamenti dei costi
di trasformazione, il che non può essere considerato più ragionevole che
prendere in considerazione un paese in cui il valore normale può essere basato
sui prezzi delle vendite sul mercato nazionale per la maggior parte del
prodotto in esame. Si ritiene pertanto che l'India sia stata scelta come paese
di riferimento in modo ragionevole, tenendo conto delle informazioni affidabili
a disposizione.
(101)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che non è stato fornito alcun motivo per cui gli Stati Uniti non
siano stati considerati come un paese di riferimento adeguato. Si rimanda a
questo proposito al considerando 74 del regolamento provvisorio, in cui si
afferma con chiarezza che "gli USA non sarebbero un paese di
riferimento adeguato soprattutto perché durante una parte del PI il mercato
statunitense era protetto dalle importazioni cinesi con misure antidumping e
antisovvenzioni". In mancanza di osservazioni sulla protezione del
mercato statunitense in quanto tale, la posizione in materia rimane invariata.
(102)   Le parti interessate hanno
sostenuto che il risultato del calcolo del dumping è falsato a causa delle
differenze nelle economie di scala tra i produttori cinesi e quello indiano. Si
è quindi verificato se esistesse effettivamente una correlazione tra i volumi
di produzione di una società e il suo margine di dumping.
(103)   Due dei sette gruppi di società
inclusi nel campione sono composti da società di dimensioni medie (Jinzhou Yangguang
e Delsolar) e cinque da società di grandi dimensioni (JingAo, LDK, Suntech,
Trina e Yingli). Fra quelle medie la Jinzhou Yangguang ha registrato il margine
più basso, mentre Delsolar ha il margine più elevato. I margini delle cinque
società più grandi si situano fra questi due estremi. Ciò dimostra chiaramente
l'assenza di correlazione tra economie di scala e margini di dumping. Si
considera perciò che il calcolo del dumping non sia falsato a causa delle
differenze nelle economie di scala tra i produttori cinesi e quello indiano.
(104)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive, le parti interessate hanno affermato che
l'assenza di correlazione tra le economie di scala e i margini di dumping non
dimostra che non vi sia alcun impatto delle economie di scala e della
comparabilità dei prezzi. In una situazione in cui il margine di dumping si
basa su un identico valore normale per tutti gli esportatori come nel caso di
specie, il margine di dumping è determinato soprattutto dai prezzi
all'esportazione. L'assenza di correlazione tra economie di scala e margine di
dumping pertanto dimostra ugualmente l'assenza di correlazione tra economie di
scala e prezzi di vendita. Si conclude pertanto che le differenze nelle
economie di scala non influenzano la comparabilità dei prezzi nel caso di
specie.
(105)   Una parte interessata ha
affermato che il produttore del paese di riferimento praticava prezzi di
vendita sul mercato interno estremamente elevati, presumibilmente assai
maggiori di quelli dell'industria dell'Unione, dal momento che il margine di
dumping supera notevolmente il margine di sottoquotazione. Tale affermazione è
stata fatta raffrontando i valori normali indiani con i prezzi dell'industria
dell'Unione. Questo raffronto è comunque viziato in quanto il valore normale
indiano si basa solo sulle vendite remunerative. Specialmente in una situazione
in cui l'industria dell'Unione è in perdita, non sorprende che i prezzi
remunerativi in India superino il prezzo medio dell'industria dell'Unione.
Pertanto il fatto che il valore normale indiano superi i prezzi medi
dell'industria dell'Unione non dimostra che la scelta dell'India quale paese di
riferimento sia irragionevole.
(106)   Una parte interessata ha
sostenuto che i prezzi della Tata sono falsati, poiché tale società è collegata
alla Tata Power, una società di servizi. Ciò consente presumibilmente alla Tata
di praticare prezzi più elevati nelle aree servite dalla Tata Power. Tuttavia
non sono stati presentati elementi di prova né quantificazione di questo
presunto effetto. Questa tesi non è stata pertanto accettata.
(107)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive un esportatore ha sostenuto che la Tata è una
società non competitiva con elevati costi di produzione e prezzi di vendita, il
che sarebbe il motivo per cui nel dicembre 2011 la BP Solar si è ritirata
dall'impresa comune. A sostegno di ciò viene citato un articolo di stampa
secondo il quale "l'uscita di BP dall'industria dell'energia solare dopo circa quattro
decenni dimostra quanto sia diventato competitivo e affollato questo
mercato". Tuttavia tale
articolo non indicava solo la Tata come società non competitiva, ma trattava
della situazione del mercato dei pannelli solari in generale, parlando di
"concorrenza agguerrita che segna un'industria", e dicendo che
"molte società in tutto il mondo hanno chiuso stabilimenti, licenziato
centinaia di lavoratori e presentato istanza di fallimento". Tale
articolo non può pertanto dimostrare che la Tata sia una società non
competitiva con costi di produzione e prezzi di vendita elevati.
(108)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni, un esportatore ha affermato che la Tata non è stata inclusa
come parte dell'industria nazionale indiana nel quadro dell'attuale inchiesta
antidumping indiana in corso di cui al considerando 91 sopra grazie alle sue
notevoli importazioni di celle. Mentre si conferma che la Tata non è certamente
parte dell'industria nazionale indiana nel quadro dell'attuale inchiesta antidumping
indiana, ciò non significa automaticamente che non sia un produttore
appropriato del paese di riferimento. Il valore normale era basato
esclusivamente su celle e moduli prodotti dalla Tata in India, e non sulle
merci importate. Il fatto che nella fabbricazione di alcuni prodotti fossero
utilizzate componenti importate non significa che il valore normale risultante
non sia rappresentativo per l'India, tanto più che esso si basa principalmente
sui prezzi di vendita e non sui costi.
(109)   Il GC ha sostenuto che le
vendite di moduli della Tata rappresentano presumibilmente solo lo 0,3 % delle
esportazioni cinesi verso l'UE e non possono essere considerate
rappresentative, con riferimento alla sentenza del Tribunale nella causa Detlef
Nölle[16]. In quella causa il Tribunale ha ritenuto che, quando la produzione
totale in un paese rappresenta solo l'1,25 % del volume delle esportazioni
verso l'UE, ciò corrisponde a un'indicazione che il mercato in esame non è
molto rappresentativo. Nel caso di specie, il GC non ha confrontato il volume
totale della produzione in India con il totale delle esportazioni cinesi, ma
solo la produzione di una società indiana con il totale delle esportazioni di
tutti gli esportatori cinesi. Questo confronto è però falsato, poiché in un mercato
competitivo caratterizzato da molteplici attori i quantitativi relativi a un
solo produttore non sono indicativi della rappresentatività del mercato nel suo
insieme. Inoltre, non si tratta neanche del confronto effettuato nella causa Detlef
Nölle, nel quale la produzione totale del paese è stata confrontata con le
esportazioni totali. Secondo le informazioni fornite dalla Camera di commercio
cinese per l'importazione e l'esportazione di macchinari ("CCCME"),
si prevedeva che la produzione indiana superasse i 2 GW entro la fine del
2012, ossia poco dopo la fine del PI. Una siffatta produzione sarebbe pari al
14 % delle esportazioni cinesi verso l'UE, ben al di sopra della soglia
indicativa del 5 % menzionata nella sentenza Detlef Nölle.
(110)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni una parte interessata ha fatto riferimento al fatto che la
Tata manca di integrazione a monte e deve procurarsi i wafer da terzi. Si
sostiene che tale mancanza di integrazione verticale a monte porti a un aumento
dei costi rispetto ai produttori cinesi integrati verticalmente. Questa
affermazione non è stata tuttavia suffragata da elementi di prova. In
particolare, il costo complessivo della Tata sarebbe più elevato soltanto se i
prezzi di acquisto dei wafer superassero il costo di produzione di un wafer,
che è incerto poiché molte società del settore solare hanno registrato perdite
durante il PI. Inoltre, anche i grandi produttori cinesi verticalmente
integrati hanno spesso acquistato quantità rilevanti di wafer da fornitori
indipendenti, il che conferma la conclusione che la mancanza di integrazione
verticale in wafer non porta necessariamente a costi più elevati per i moduli e
le celle. 
(111)   Una parte interessata ha
sostenuto che il paese di riferimento non è competitivo. Tale tesi è suffragata
dal fatto che la produzione di celle solari in India nel 2013 si trova al
livello più basso raggiunto in 5 anni. La relazione citata dalla parte
interessata dimostrava tuttavia che durante il PI la produzione indiana di
celle era ancora ad un livello elevato prossimo al picco indicato. Il
significativo calo della produzione si è verificato dopo il PI e non ha avuto
quindi alcun effetto sui risultati dell'inchiesta.
(112)   Un altro argomento avanzato a
sostegno dell'affermazione secondo cui il paese di riferimento non è
competitivo è l'inchiesta antidumping di cui al considerando 91. Le istituzioni
osservano che l'inchiesta è ancora in corso, e che quindi non si possono trarre
conclusioni. In generale le inchieste antidumping non sono indicative di una
mancanza di competitività, ma un'indicazione che l'industria nazionale ritiene
di essere sottoposta a pratiche commerciali sleali da parte dei concorrenti
situati in paesi terzi.
(113)   Nel complesso la Commissione
ritiene che la scelta dell'India quale paese di riferimento non sia
irragionevole.
(114)   In mancanza di altre
osservazioni riguardo al paese di riferimento, si confermano tutte le
determinazioni di cui ai considerando da 72 a 77 del regolamento provvisorio.
1.4.        Valore normale
(115)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie una parte interessata ha osservato che le società
indiane hanno venduto principalmente moduli non destinati a essere connessi
alla rete, che hanno prezzi e costi più elevati rispetto ai moduli destinati a
essere connessi alla rete venduti dagli esportatori cinesi. Si è inoltre
affermato che di norma i moduli del primo tipo hanno potenza inferiore a quelli
da connettere.
(116)   Si noti in proposito che sono
stati stabiliti valori normali diversi per moduli di "formato
standard" con più di 36 celle, generalmente connessi, e moduli più piccoli
con 36 celle o meno, generalmente utilizzati senza connetterli. Si considera
pertanto appurato che si sia stabilito un valore normale adeguato per tutti i tipi
di prodotto, inclusi i moduli di entrambi i tipi.
(117)   Un'altra parte interessata ha
dichiarato che la Tata svolge anche attività di responsabile di progetti, e che
le vendite di questa società non sono quindi paragonabili alla pura e semplice
vendita dei moduli dei produttori esportatori cinesi. A tale riguardo si fa
notare che il confronto tra i prezzi indiani sul mercato interno e i prezzi
all'esportazione cinesi è stato fatto esclusivamente per la vendita di moduli,
mentre le vendite di progetti completi o soluzioni integrate non sono state
utilizzate per determinare il valore normale, in quanto non sono state
considerate confrontabili.
(118)   In assenza di altre
osservazioni riguardo al valore normale si confermano tutte le determinazioni
di cui ai considerando da 78 a 86 del regolamento provvisorio.
1.5.        Prezzo all'esportazione
(119)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie alcuni esportatori inclusi nel campione hanno
formulato osservazioni su aspetti di minore rilievo riguardo al prezzo
all'esportazione utilizzato per stabilire il margine di dumping. Laddove
giustificato, tali osservazioni sono state prese in considerazione e hanno
condotto a una leggera modifica del margine di dumping delle società
interessate.
(120)   In assenza di altre
osservazioni riguardo al prezzo all'esportazione si confermano tutte le
determinazioni di cui ai considerando da 87 a 89 del regolamento provvisorio.
1.6.        Confronto
(121)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie alcuni esportatori inclusi nel campione hanno
formulato osservazioni su aspetti di minor rilievo riguardo ai margini di
tolleranza utilizzati per confrontare i prezzi all'esportazione. Laddove
giustificato, tali osservazioni sono state prese in considerazione e hanno
condotto a una leggera modifica del margine di dumping delle società
interessate.
(122)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie si è constatato un errore materiale che ha dato
luogo a un adeguamento errato del valore normale per il trasporto merci
nazionali. Tale errore è stato corretto e ha comportato una leggera diminuzione
dei margini di dumping.
(123)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni, una parte interessata ha affermato che un adeguamento per lo
stadio commerciale può essere giustificato poiché la parte non vende
direttamente agli installatori, ma a rivenditori e distributori. La parte ha
chiesto informazioni dettagliate sui canali di vendita del produttore del paese
di riferimento, che non hanno potuto essere fornite al fine di tutelare le
informazioni confidenziali. In alternativa, la base di clienti del produttore
del paese di riferimento è stata classificata in diverse categorie a seconda
del volume delle vendite, il che ha rivelato che un adeguamento dello stadio
commerciale non era giustificato.
(124)   In risposta a questa analisi la
parte interessata ha ammesso che una differenza dei quantitativi delle vendite
avrebbe comportato differenze di prezzo, ma ha mantenuto l'argomentazione
secondo cui presumibilmente praticherebbe prezzi più alti agli installatori che
ai distributori/rivenditori anche se l'installatore acquistasse una quantità
analoga al distributore/rivenditore. Questa tesi non è stata tuttavia
suffragata da elementi di prova e non si è pertanto potuto prenderla in
considerazione.
(125)   In assenza di altre
osservazioni riguardo al prezzo all'esportazione si confermano tutte le
determinazioni di cui ai considerando da 90 a 92 del regolamento provvisorio.
1.7.        Margini di dumping
(126)   Un produttore esportatore
incluso nel campione ha chiesto una comunicazione completa dei suoi calcoli del
dumping, sostenendo che non avrebbe altrimenti potuto fare osservazioni in
merito all'accuratezza degli stessi. Dal momento che a tale società non era
stato concesso il TEM, il valore normale è stato basato sui dati relativi
all'India come paese di riferimento. Poiché solo un produttore del paese di
riferimento ha offerto piena collaborazione all'inchiesta, le informazioni del
paese di riferimento non possono essere divulgate a livello del tipo di
prodotto al fine di tutelare le informazioni riservate. La tesi deve pertanto
essere respinta.
(127)   Per le società inserite nel
campione, il valore normale medio ponderato di ciascun tipo di prodotto simile,
calcolato per il paese di riferimento, è stato confrontato alla media ponderata
del prezzo all'esportazione del tipo corrispondente del prodotto in esame, come
stabilito all'articolo 2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base.
(128)   Il margine di dumping medio
ponderato dei produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta non
inclusi nel campione è stato calcolato a norma dell'articolo 9, paragrafo 6,
del regolamento di base. Tale margine è stato quindi calcolato in base ai
margini calcolati per i produttori esportatori inseriti nel campione.
(129)   Su tale base il margine di
dumping definitivo calcolato per le società che hanno collaborato non incluse
nel campione è stato fissato all'88,1 %.
(130)   Per tutti gli altri produttori
esportatori della RPC, i margini di dumping sono stati calcolati in base ai
dati disponibili, come dispone l'articolo 18 del regolamento di base. A tal
fine è stato innanzitutto stabilito il livello di collaborazione, comparando il
volume delle esportazioni verso l'Unione indicato dai produttori esportatori
che hanno collaborato con il volume delle esportazioni cinesi secondo quanto
affermato al considerando 167.
(131)   Poiché le parti che hanno
collaborato rappresentavano oltre l'80% di tutte le esportazioni cinesi
nell'Unione, il livello di collaborazione può essere considerato elevato Non
esistendo motivi per ritenere che alcun produttore esportatore si sia
volutamente astenuto dal collaborare, il margine di dumping residuo è stato
fissato al livello della società inserita nel campione con il margine di dumping
più elevato. Ciò è stato ritenuto opportuno poiché non esistevano elementi per
ritenere che le società che non hanno collaborato avessero praticato dumping a
un livello inferiore e per garantire l'efficacia delle misure.
(132)   In base a quanto precede i
margini di dumping definitivi espressi in percentuale del prezzo cif franco
frontiera dell'Unione al lordo del dazio sono i seguenti:
             Società ||             Margine di dumping 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd Trina Solar (Changzhou) Science & Technology Co. Ltd Changzhou Youze Technology Co. Ltd Trina Solar Energy (Shanghai) Co. Ltd Yancheng Trina Solar Energy Technology Co. Ltd ||             90,3 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd, ||             111,5 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-Tech Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Hefei) Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Nanchang) Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Suzhou) Co. Ltd ||             91,9 % 
             JingAo Solar Co. Ltd Shanghai JA Solar Technology Co. Ltd JA Solar Technology Yangzhou Co. Ltd Hefei JA Solar Technology Co. Ltd Shanghai JA Solar PV Technology Co. Ltd ||             97,5 % 
             Jinzhou Yangguang Energy Co. Ltd Jinzhou Huachang Photovoltaic Technology Co. Ltd Jinzhou Jinmao Photovoltaic Technology Co. Ltd Jinzhou Rixin Silicon Materials Co. Ltd Jinzhou Youhua Silicon Materials Co. Ltd ||             53,8 % 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd Suntech Power Co. Ltd Wuxi Sun-Shine Power Co. Ltd Luoyang Suntech Power Co. Ltd Zhenjiang Ren De New Energy Science Technology Co. Ltd Zhenjiang Rietech New Energy Science Technology Co. Ltd ||             73,2 % 
             Yingli Energy (China) Co. Ltd Baoding Tianwei Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hainan Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hengshui Yingli New Energy Resources Co. Ltd Tianjin Yingli New Energy Resources Co. Ltd Lixian Yingli New Energy Resources Co. Ltd Baoding Jiasheng Photovoltaic Technology Co. Ltd Beijing Tianneng Yingli New Energy Resources Co. Ltd Yingli Energy (Beijing) Co. Ltd ||             93,3 % 
             Altre società che hanno collaborato (allegato I, allegato II) ||             88,1 % 
             Tutte le altre società ||             111,5 % 
D. PREGIUDIZIO
1.           Definizione di industria
dell'Unione e di produzione dell'Unione 
(133)   Il
prodotto simile è stato fabbricato da circa 215 fabbricanti UE. Le istituzioni hanno verificato le affermazioni delle parti
interessate secondo cui i fabbricanti erano in numero superiore; da tale
verifica è emerso che i presunti fabbricanti in più erano in realtà in gran
parte produttori esportatori, importatori a essi collegati, distributori e
installatori. 
(134)   In
seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie diverse parti
interessate hanno contestato il fatto che i dati forniti da Europressedienst,
un consulente indipendente ("il consulente"), fossero stati
utilizzati per determinare, tra le altre cose, la produzione dell'Unione, la
capacità produttiva dell'Unione nonché altri indicatori macroeconomici di
pregiudizio concernenti l'industria dell'Unione e i dati sulle importazioni.
Tali parti hanno sollevato dubbi sull'indipendenza del consulente sostenendo
che esso fosse collegato al denunciante, e hanno inoltre chiesto che fosse
chiarito su quale base era stato selezionato dalla Commissione, mettendone
inoltre in dubbio la competenza nella raccolta di dati economici relativi al
settore del fotovoltaico. A questo proposito si è affermato che la Commissione
avrebbe dovuto basare le sue conclusioni su dati provenienti da altre fonti disponibili,
in particolare da noti istituti di ricerca. Per
contestare l'affidabilità dei dati presentati dal consulente AFASE ha infine
presentato un riferimento alle prassi ottimali per la presentazione di elementi
di prova di natura economica e di raccolta di dati nei casi riguardanti
l'applicazione degli articoli 101 e 102 del TFUE e nei casi di concentrazione.
(135)   Per quanto riguarda i presunti
legami tra consulente e denunciante, le parti interessate non hanno presentato
alcun elemento di prova che dimostrasse l'esistenza di tali legami.
Analogamente, l'inchiesta non ha portato alla luce alcun elemento di prova
relativo a rapporti che andassero oltre il mero carattere commerciale. In
seguito alla divulgazione delle conclusioni definitive una parte interessata ha
osservato che vi erano indicazioni che gli elementi di prova prima facie
presentati dall'industria dell'Unione nella denuncia fossero basati su dati
forniti dallo stesso consulente. Pur riconoscendo che i risultati per alcuni
indicatori erano effettivamente simili a elementi di prova contenuti nella
denuncia, ciò non significa necessariamente che essi siano stati stabiliti
sulla base di un'unica fonte. A questo proposito, la denuncia riporta le varie
fonti utilizzate. 
(136)   Come
spiegato al considerando 99 del regolamento provvisorio, la Commissione ha
ritenuto opportuno utilizzare questa consulenza nel corso dell'attuale
inchiesta a causa dell'indisponibilità da altre fonti pubbliche dei necessari
dati macroeconomici che coprissero l'intero mercato dell'Unione e i dati sulle
importazioni. Prima di incaricare la Europressedienst la Commissione ha
valutato la metodologia utilizzata dal consulente per la raccolta dei dati
pertinenti nonché la sua capacità di fornire i dati necessari separatamente per
tutti i tipi di prodotto e per tutto il periodo considerato. 
(137)   Inoltre,
nel corso dell'inchiesta i dati forniti dal consulente sono stati confrontati,
ove possibile, con altre fonti disponibili e sono stati confermati. A tale
riguardo va notato che sul mercato operano diverse società di ricerca
specializzate nella raccolta di statistiche relative al fotovoltaico e che le
cifre riportate non sono quasi mai identiche. Ciò è dovuto alla difficoltà per
qualsiasi istituto di ricerca di ottenere cifre precise; gli indicatori
riportati per il mercato fotovoltaico risulteranno quindi sempre basati su
stime, a prescindere dalla fonte dei dati numerici. In questo contesto il
controllo incrociato effettuato dalla Commissione consisteva nel confrontare le
tendenze dei dati ricevuti dal consulente con quelle degli stessi dati
pubblicati da altri enti di ricerca, il Centro comune di ricerca della
Commissione europea ("CCR") e l'associazione europea dell'industria
fotovoltaica ("EPIA") sugli stessi argomenti, se disponibili. Non
sono state rilevate differenze significative a seguito del controllo
incrociato, poiché le tendenze degli indicatori per i quali è stato eseguito
tale controllo sono risultate simili. Le conclusioni provvisorie non si sono
pertanto basate solo sui dati forniti dal consulente, ma anche sull'analisi e
sulla valutazione di tali dati eseguita dalla Commissione stessa. Come già
ricordato al considerando 9, inoltre, dopo l'istituzione delle misure
provvisorie è stata effettuata una visita di verifica presso la sede del
consulente. La Commissione ha effettuato il controllo in loco presso la sede
del consulente per verificare l'affidabilità della metodologia e dei dati
forniti. Tale controllo è stato effettuato al fine di dare un seguito al
controllo incrociato dei dati da parte della Commissione e di ottenere
ulteriori garanzie riguardo l'affidabilità e la qualità dei dati e della
relativa metodologia. Il controllo in loco è stato ritenuto opportuno in
applicazione del principio di buona amministrazione, anche se tali dati non
erano stati forniti da una parte interessata ma da un consulente. La
Commissione è stata di conseguenza ulteriormente rassicurata sull'affidabilità
dei dati forniti dal consulente.
(138)   Una parte ha sostenuto che la
metodologia di controllo incrociato utilizzata dalla Commissione non è stata
spiegata in modo sufficientemente dettagliato e ha chiesto che fossero svelate
le altre fonti utilizzate per tale controllo. Tale parte ha inoltre sostenuto
che la metodologia utilizzata non era in ogni caso valida nella misura in cui
erano state confrontate solo le tendenze delle varie fonti e non i valori
assoluti. 
(139)   Per quanto riguarda le altre
fonti utilizzate per il controllo incrociato dei dati forniti dal consulente,
si tratta delle relazioni pubblicate da CCR ed EPIA sugli stessi argomenti.
Quanto al confronto dei dati con altre fonti, si osserva che essi hanno
registrato non solo tendenze analoghe ma anche analoga entità. Si è quindi
concluso che la metodologia utilizzata era adeguata e le tesi al riguardo sono
state respinte.
(140)   Per
quanto riguarda l'esperienza del consulente, si osserva che la sua attività
principale è la raccolta di dati collegati al settore del fotovoltaico e lo
sviluppo di una banca dati costantemente aggiornata delle società attive nel
mercato fotovoltaico. Tali dati sono pubblicati in riviste specializzate del
settore e utilizzati anche da singole società per le quali il consulente esegue
ricerche specializzate. La base dati sviluppata da Europressedienst è regolarmente
aggiornata e ripubblicata. Il consulente ha inoltre vari anni di esperienza nel
settore. Più precisamente, la metodologia del consulente consiste nel
raccogliere, sottoporre a controlli incrociati e agglomerare le informazioni
utilizzando varie fonti disponibili sul mercato. A tal fine esso raccoglie i
dati per mezzo di questionari standard inviati alle società che figurano nel
database o per via telefonica, in particolare dai fabbricanti UE, oppure nel
corso delle fiere specializzate, in particolare dai produttori di paesi terzi.
Quando risulta impossibile ottenere le informazioni dai canali testé
menzionati, Europressedienst controlla le relazioni finanziarie delle società
operanti nel settore fotovoltaico o collabora gratuitamente con altri istituti
di ricerca al fine di ottenere dati o di sottoporli a controllo incrociato. È
stato verificato e in effetti confermato che il consulente ha utilizzato tali
fonti nell'attività quotidiana. Alla luce di quanto sopra si è ritenuto
opportuno utilizzare i servizi di Europressedienst nella presente inchiesta e
le richieste delle parti a tale riguardo sono state pertanto respinte.
(141)   Per quanto riguarda le pratiche
ottimali in materia di presentazione di elementi di prova di natura economica
emesse dalla Commissione, è opportuno osservare quanto segue. In primo luogo,
si tratta di un documento che non può vincolare la Commissione, poiché non è
stato adottato dal Collegio ma pubblicato dal servizio competente con lo scopo
di fornire raccomandazioni alle parti per quanto riguarda la presentazione di
elementi di prova di natura economica. In secondo luogo, le pratiche ottimali
riguardano la presentazione dell'analisi economica e dei dati utilizzati in
talune indagini in materia di concorrenza, vale a dire quelle di cui agli
articoli 101 e 102 del TFUE e nei casi di concentrazione. Le norme applicabili,
le norme di prova e i poteri di indagine della Commissione in tali casi di
concorrenza non possono essere paragonati alle inchieste di difesa commerciale,
alle quali si applica una serie di norme completamente diverse.
(142)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie diverse parti hanno contestato la metodologia
utilizzata dal consulente sostenendo che esso non raggiungerebbe gli standard
scientifici riconosciuti. Come indicato al considerando 137, tuttavia, la
metodologia è stata valutata e i dati risultanti sono stati confrontati e
verificati e, di conseguenza, considerati congruenti con altri dati pubblicati
e quindi ragionevolmente affidabili Punti specifici
sollevati dalle parti interessate, principalmente da AFASE, sono stati chiariti
e resi disponibili nel fascicolo dell'indagine consultabile dalle parti
interessate.
(143)   La CCCME ha affermato che il
metodo dell'aggregazione dei dati non è stato chiarito. Tale tesi è stata
respinta, poiché le informazioni pertinenti sono state messe a disposizione di
tutte le parti interessate nel fascicolo dell'indagine consultabile dalle parti
interessate. 
(144)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive alcune parti hanno ribadito le loro preoccupazioni
circa la scelta del consulente fatta dalla Commissione e circa la qualità dei
dati forniti. A tale riguardo si è affermato che i dati del consulente possono
essere ordinati e acquistati ad hoc per soddisfare le richieste specificamente
identificate dei potenziali clienti e potrebbero
pertanto non essere obiettivi. La CCCME ha inoltre contestato il fatto
che i dati raccolti dal consulente possano essere considerati prove dirette ai
sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base, poiché i dati
erano in larga misura basati su ipotesi e stime. È stato inoltre sottolineato
che i dati forniti non erano sufficientemente corroborati da elementi di prova
nel fascicolo e che non avevano carattere esplicito, obiettivo e verificabile.
(145)   Per quanto riguarda tali
argomentazioni, si fa riferimento ai considerando 136 e 137 nei quali si
forniscono informazioni aggiuntive circa la scelta del consulente. Si fa
inoltre notare che la Commissione ha assunto il consulente sulla base delle
migliori informazioni disponibili in quel momento e in piena conformità al
regolamento finanziario della Commissione applicabile alla procedura. Si
rammenta altresì che la capacità del consulente di fornire tutti i dati
necessari a tempo debito è stata di grande importanza, poiché la Commissione
era vincolata ai termini previsti per la pubblicazione delle conclusioni
provvisorie dell'inchiesta in corso. 
(146)   Per quanto riguarda la qualità
dei dati forniti e se essa possa essere considerata un elemento di prova
diretto in conformità dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base,
come indicato al considerando 137, la metodologia utilizzata dal consulente per
la raccolta dei dati è stata esaminata e considerata di qualità soddisfacente.
Inoltre, come citato allo stesso considerando, i dati forniti dal consulente
sono stati ove possibile confrontati con altre fonti e trovati ragionevolmente
accurati. Si osserva infine che il consulente ha una base dati che viene aggiornata
regolarmente, indipendentemente dalle esigenze e richieste dei clienti. La
stessa base dati è utilizzata per aggregare e fornire statistiche relative al
fotovoltaico a vari clienti, e quindi l'affermazione che i dati non fossero
oggettivi è stata respinta. 
(147)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte interessata ha sostenuto che la
Commissione non aveva comunicato le fonti, la metodologia utilizzata e le
società con cui il consulente ha collaborato per la compilazione dei dati
macroeconomici presentati. Un'altra parte interessata ha ribadito che la
metodologia applicata dal consulente suggerisce risultati inesatti. Varie parti
interessate hanno chiesto ulteriori informazioni circa la metodologia
utilizzata dal consulente come il tasso medio di risposta ai questionari/alle interviste,
la percentuale di dati raccolti tramite ciascun canale, il modo in cui tali
dati sono stati verificati, le approssimazioni/ipotesi utilizzate per elaborare
i dati, il numero delle società per le quali sono state fatte le
approssimazioni, nonché almeno un'approssimazione del numero di dipendenti del
consulente.
(148)   Per quanto riguarda tali tesi,
va osservato che in seguito alla comunicazione delle conclusioni provvisorie la
Commissione ha fornito alle parti interessate la metodologia e le fonti
utilizzate dal consulente nell'aggregazione dei dati e ha risposto alle
questioni specifiche sollevate delle parti interessate a questo proposito dopo
la comunicazione delle conclusioni provvisorie. Le ulteriori richieste di
informazioni delle parti interessate seguite alla divulgazione delle
conclusioni definitive sono ritenute coperte dalle informazioni rese
disponibili dopo l'istituzione di dazi provvisori, nella misura consentita
dalle limitazioni concernenti la riservatezza. Si sottolinea inoltre che la
Commissione ha verificato in loco il modo in cui il consulente ha raccolto e
aggregato i dati e i presupposti in base ai quali è stata effettuata tale
aggregazione. I risultati della verifica sono stati soddisfacenti e la
Commissione è stata rassicurata sulla congruità dei presupposti e sulla qualità
dei dati forniti dal consulente. Inoltre le parti non hanno contestato i dati
in quanto tali. 
(149)   In
seguito alla divulgazione delle conclusioni definitive un'altra parte ha
chiesto chiarimenti per quanto riguarda il numero di fabbricanti UE presi in
esame dal consulente nella raccolta dei dati e la sovrapposizione tra questi e
i circa 215 fabbricanti UE noti alla Commissione. Al riguardo si precisa che i
fabbricanti UE presi in esame dal consulente sono in gran parte gli stessi
rispetto a quelli noti per rappresentare l'industria dell'Unione nella presente
inchiesta a cui si riferisce il considerando 133. 
(150)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte ha sostenuto che la Commissione ha
condotto l'analisi del pregiudizio in modo incoerente, cioè separatamente per i
moduli e per le celle mentre il pregiudizio e il calcolo del margine di dumping
erano stati effettuati come media ponderata dei prezzi per moduli e celle
insieme. A tale riguardo va notato che, mentre gli indicatori sono stati
indicati separatamente per ciascun tipo di prodotto, le conclusioni raggiunte
per ciascun indicatore si riferiscono al prodotto in esame nel suo insieme. Si
ricorda inoltre che i moduli e le celle sono un unico prodotto, e quindi i
margini di dumping e il livello di eliminazione del pregiudizio sono stati
calcolati su questa base. La tesi è stata pertanto respinta.
(151)   Infine, un'altra parte ha
sostenuto che il calcolo del valore degli indicatori macroeconomici durante il
PI è stato erroneamente basato su una media semplice degli anni 2011 e 2012,
mentre tale metodo non sarebbe oggettivo e non porterebbe a risultati che
riflettono la realtà durante il PI. Si precisa che la media semplice dei dati è
stata utilizzata solo nei casi in cui vi erano tendenze analoghe nei periodi in
questione. In caso tali tendenze fossero diverse la metodologia è stata
opportunamente adeguata tenendo conto della realtà del mercato. La parte
interessata non ha spiegato esaurientemente in quale misura i risultati della
metodologia utilizzata non rifletterebbero la realtà del mercato. Tali tesi
sono state pertanto respinte.
(152)   Sulla base di quanto sopra, e in assenza di altre osservazioni
in merito, si confermano le conclusioni di cui ai considerando da 98 a 101 del
regolamento provvisorio. 
2.           Determinazione del mercato
pertinente dell'Unione
(153)   Diverse parti interessate hanno
affermato che il pregiudizio avrebbe dovuto essere valutato separatamente per
il mercato vincolato e per il mercato libero. Una parte ha sostenuto che i dati
relativi alle celle destinate all'uso vincolato avrebbero dovuto essere esclusi
dalla valutazione del pregiudizio in quanto essi non sono stati influenzati
dalle importazioni oggetto di dumping. 
(154)   Come indicato al considerando
105 del regolamento provvisorio occorre esaminare consumi, volumi di vendita,
produzione, capacità di produzione, utilizzo degli impianti, crescita,
investimenti, scorte, occupazione, produttività, flusso di cassa, utile sul
capitale investito, capacità di ottenere capitali ed entità del margine di
dumping facendo riferimento all’attività complessiva dell'industria
dell'Unione, ossia compreso l'uso vincolato, in quanto la produzione destinata
al mercato vincolato ha risentito anch'essa della concorrenza delle
importazioni dal paese interessato. 
(155)   L'inchiesta
ha quindi rivelato che i fabbricanti UE integrati verticalmente sono stati
costretti a importare prodotti oggetto di dumping (celle) e a cessare la
produzione di questi prodotti a costo superiore al prezzo all'importazione, a
seguito della pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni oggetto di
dumping. L'inchiesta ha inoltre rivelato che il mercato libero e il mercato
vincolato hanno mostrato tendenze analoghe dei prezzi, il che dimostra
parimenti come essi siano stati ugualmente colpiti dalle importazioni in
questione. 
(156)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive alcune parti hanno ribadito che la Commissione non
è riuscita a fornire un'analisi adeguata e motivata del mercato vincolato o del
perché non era stata eseguita un'analisi separata. Una parte ha sostenuto che
non sono state fornite informazioni sull'incidenza della produzione dell'Unione
destinata all'uso vincolato. È stato inoltre sostenuto che il considerando 106
del regolamento provvisorio, che conclude che i prezzi sul mercato vincolato
non riflettono sempre i prezzi di mercato, fosse in contraddizione con le
conclusioni di cui al considerando 155 secondo il quale il mercato libero e il
mercato vincolato mostravano tendenze analoghe dei prezzi.
(157)   Va notato in primo luogo che il
considerando 105 del regolamento provvisorio illustra i motivi per cui si è
ritenuto opportuno esaminare gli indicatori di pregiudizio (ad eccezione della
redditività) con riferimento all'attività complessiva dell'industria
dell'Unione compreso l'uso vincolato. A tale riguardo si ricorda, come spiegato
allo stesso considerando, che l'inchiesta ha dimostrato che la produzione
destinata all'uso vincolato è stata altrettanto colpita dalla concorrenza delle
importazioni dalla RPC, la qual cosa non è stata contestata di per sé dalle
parti interessate. La tesi secondo cui non sono state fornite spiegazioni del
motivo per cui non si è svolta un'analisi individuale è stata pertanto
respinta. Analogamente, come si evince da tale conclusione, è stata respinta
anche l'affermazione secondo la quale si sarebbe dovuta effettuare l'analisi
separata del mercato vincolato. 
(158)   In secondo luogo, sebbene sulla
base di quanto precede l'incidenza della produzione dell'Unione destinata
all'uso vincolato non sia stata ritenuta un elemento essenziale, si osserva che
la produzione dell'Unione di celle destinate ad uso vincolato ha rappresentato
circa la metà della produzione totale nel PI. Si precisa infine che il fatto
che i prezzi sul mercato vincolato non riflettano quelli sul mercato libero non
è necessariamente in contraddizione col fatto che entrambi i prezzi abbiano
seguito le stesse tendenze, in quanto possono ancora essere a diversi livelli,
oppure i movimenti di prezzo possono essere a un grado maggiore o minore,
configurando quindi un quadro diverso. Sulla base di quanto precede, le
affermazioni riguardanti il mercato vincolato sono state respinte.
(159)   Le parti interessate non hanno
fornito alcuna informazione che potesse confutare le conclusioni relative alla
determinazione del mercato dell'Unione. Per questi motivi le tesi in questo
senso sono respinte e si confermano le conclusioni di cui ai considerando da
102 a 106 del regolamento provvisorio. 
3.           Consumo dell'Unione
(160)   Una parte interessata ha
affermato che i dati sul consumo dell'Unione del prodotto in esame variano
notevolmente a seconda della fonte utilizzata. Tale parte ha sostenuto che
l'affidabilità dei dati può essere stabilita soltanto sulla base delle
informazioni raccolte presso istituti specializzati o centri di ricerca. Alla
luce delle spiegazioni e delle conclusioni di cui ai considerando da 134 a 152
concernenti l'affidabilità dei dati forniti dal consulente utilizzati
nell'inchiesta tale argomentazione è stata respinta 
(161)   La stessa parte interessata ha
poi affermato che il consumo dell'Unione non dovrebbe essere stabilito
semplicemente sommando le capacità di produzione di moduli disponibili
nell'Unione, e che il consumo di moduli per i progetti realizzati in proprio
dovrebbe esserne dedotto. L'argomentazione è stata respinta poiché il consumo
di moduli è stato stabilito basandosi sulle nuove capacità di produzione
dell'Unione. Si tratta di una prassi comune per determinare il consumo di
moduli. Per le celle, il consumo è stato determinato sulla base della
produzione di moduli dell'Unione. 
(162)   Un'altra parte ha sostenuto che
la metodologia descritta dal consulente riconosce la difficoltà di stabilire
dati affidabili relativi al consumo. Si è inoltre affermato che i dati sulle
importazioni così come le vendite all'esportazione dell'industria dell'Unione
sono stati o basati su stime non verificabili o su dati incompleti e che il
controllo incrociato della Commissione non era sufficiente a consentire la
conclusione che tali dati fossero effettivamente affidabili e precisi. 
(163)   Come già indicato ai
considerando 136 e 137, la qualità dei dati e i metodi utilizzati per
raccoglierli sono stati verificati dalla Commissione durante la visita in loco,
in base alla quale si è ritenuto che i metodi impiegati fossero adeguati e i
risultati precisi e ragionevolmente affidabili. Questa tesi è stata pertanto
respinta. 
(164)   Su tale base, e in mancanza di
altre osservazioni relative al consumo dell'Unione, si confermano i
considerando da 107 a 109 del regolamento provvisorio.
4.           Importazioni dal paese
interessato
4.1.        Volume e quota di mercato delle
importazioni provenienti dal paese interessato
(165)   Una parte interessata ha
affermato che i dati relativi ai volumi delle importazioni del prodotto in
esame variano notevolmente a seconda della fonte utilizzata. Tale parte ha
sostenuto che l'affidabilità dei dati può essere stabilita soltanto sulla base
delle informazioni raccolte presso istituti specializzati o centri di ricerca.
Alla luce delle spiegazioni e delle conclusioni di cui ai considerando da 134 a
152 concernenti l'affidabilità dei dati forniti dal consulente utilizzati
nell'inchiesta tale argomentazione è stata respinta
(166)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte interessata ha contestato la metodologia
utilizzata per stabilire il valore totale delle importazioni dalla RPC,
sostenendo che esso era basato sulle transazioni effettuate al livello cif,
dazio non corrisposto, ed è quindi dubbio che tali operazioni fossero destinate
al consumo dell'Unione. A tale proposito si chiarisce che il valore totale
delle importazioni dalla RPC in base ai dati forniti dal consulente non era
stato utilizzato nelle conclusioni provvisorie e definitive, e che durante
l'inchiesta sono stati determinati soltanto i volumi e prezzi delle
importazioni come indicato nei considerando da 110 a 113 del regolamento
provvisorio. Dal momento che la metodologia per determinare i prezzi
all'importazione non è stata contestata in quanto tale dalla parte interessata
in questione, si fa riferimento alle pertinenti conclusioni di cui ai
considerando da 113 a 117 del regolamento provvisorio e ai considerando da 168
a 176. La tesi è stata pertanto respinta. 
(167)   Su tale
base, e in assenza di altre osservazioni riguardo alle importazioni del
prodotto in esame dalla RPC, si confermano i considerando da 110 a 112 del
regolamento provvisorio.
4.2.        Prezzi delle importazioni e
sottoquotazione dei prezzi
(168)   Un
importatore non collegato che ha collaborato ha affermato che i prezzi
all'importazione avrebbero dovuto essere stabiliti sulla base delle sue importazioni
del prodotto in esame nell'Unione. Tuttavia i dati forniti da questo
importatore nel corso dell'inchiesta rappresentavano solo una frazione del
totale delle importazioni nell'Unione, e non era possibile trarre conclusioni
significative per quanto riguarda il prezzo medio di tutte le importazioni
dalla RPC durante l'intero periodo in esame, che ha una durata di diversi anni.
La tesi è stata pertanto respinta. 
(169)   Un'altra parte ha sostenuto che
la metodologia utilizzata per determinare i prezzi non è stata spiegata, in
particolare circa il modo in cui i dati delle varie fonti sono stati integrati
e armonizzati. Si è inoltre affermato che i costi all'importazione avrebbero
dovuto basarsi sulle informazioni verificate raccolte durante l'inchiesta, piuttosto
che su stime. 
(170)   Si ritiene che il metodo messo
a disposizione delle parti interessate sia sufficientemente completo per
comprendere in che modo sono state stabilite le cifre. Per quanto riguarda i
costi "di importazione", si precisa che si è proceduto a un
adeguamento dei prezzi spot per arrivare ai prezzi cif. La stima presentata è
stata confermata con i dati raccolti durante l'inchiesta.
(171)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni provvisorie, numerose parti interessate hanno chiesto maggiori
dettagli sul calcolo della sottoquotazione dei prezzi oltre a quelli già
forniti al considerando 116 del regolamento provvisorio. Tali informazioni
aggiuntive sono state fornite in comunicazioni bilaterali nella misura
consentita dalla natura sensibile delle informazioni e dall'anonimato garantito
ai produttori dell'Unione. 
(172)   In linea con la decisione di
escludere i wafer dalla definizione del prodotto (cfr. considerando da 21 a
25), tali prodotti sono stati esclusi anche dal calcolo della sottoquotazione
dei prezzi. Vi sono state inoltre alcune correzioni dei prezzi cif forniti
dalle parti interessate. Poiché il campione di importatori non collegati è
stato riveduto per i motivi esposti al considerando 21, è stata utilizzata la
media dei costi successivi all'importazione del nuovo campione degli
importatori, quando i dati erano disponibili e completi.
(173)   Il confronto dei prezzi è stato
effettuato in base ai singoli tipi di prodotti per transazioni allo stesso
stadio commerciale, una volta apportati gli adeguamenti del caso e dedotti
sconti e riduzioni. Il risultato del confronto, espresso in termini di
percentuale del fatturato dei fabbricanti UE inclusi nel campione durante il
PI, ha evidenziato margini di sottoquotazione medi ponderati che si collocano
tra il 19,8 % e il 32,1 % per i moduli, tra il 4 % e il 28,5 % per le celle e
l'8 % e il 29 % in termini generali per il prodotto in esame.
(174)   Va osservato che per un
produttore esportatore incluso nel campione è stato stabilita una
sottoquotazione dei prezzi negativa. Tuttavia, i quantitativi esportati non
erano significativi e non possono quindi essere considerati rappresentativi. 
(175)   Un produttore esportatore
incluso nel campione ha contestato la fonte per l'adeguamento da mono a multi
celle, senza però corroborare l'argomento. In effetti tale produttore non ha
fornito nuove informazioni né elementi di prova, e l'affermazione è stata
pertanto respinta.  
(176)   In
assenza di ulteriori osservazioni relative ai prezzi delle importazioni dalla
RPC e al calcolo della sottoquotazione dei prezzi, si confermano le conclusioni
di cui ai considerando da 113 a 117 del regolamento provvisorio.
5.           Situazione economica
dell'industria dell'Unione
5.1.        Dati generali
(177)   Alcune parti hanno avanzato
dubbi sull'attendibilità complessiva degli indicatori di pregiudizio
macroeconomici utilizzati dalla Commissione ai fini della presente inchiesta.
Esse hanno affermato che le tendenze accertate per un certo numero di questi
indicatori divergevano da quelle per i medesimi indicatori stabiliti per i
produttori dell'Unione inseriti nel campione. In particolare, è stato fatto
riferimento a produzione dell'Unione, produttività, vendite, costo medio del
lavoro e occupazione dell'Unione. 
(178)   Come indicato al considerando
121 del regolamento provvisorio, gli indicatori macroeconomici sono stati
stabiliti in relazione a tutti i fabbricanti UE. Nel caso in cui si raccolgano
gli stessi dati in relazione a singoli fabbricanti UE o a un gruppo di
produttori dell'Unione (cioè i produttori dell'Unione inclusi nel campione), le
tendenze non sono necessariamente identiche, dal momento che, ad esempio, il
peso di ogni società considerata non è preso in considerazione in tale
confronto. Pertanto i risultati dell'attività di confronto degli indicatori
macroeconomici per tutti i fabbricanti UE e di quelli per i fabbricanti UE
inseriti nel campione non sono necessariamente pertinenti e non permettono di
concludere che l'una o l'altra serie di dati sia inattendibile. In ogni caso,
nel confrontare le tendenze degli indicatori macroeconomici dell'industria
dell'Unione con i medesimi indicatori consolidati dei fabbricanti UE inseriti
nel campione, si possono osservare differenze nelle tendenze di vari indicatori
come la produzione, la capacità di produzione, i volumi di vendita,
l'occupazione e la produttività dell'industria dell'Unione tra il 2011 e il PI.
Per tutti questi indicatori, i fabbricanti UE inseriti nel campione hanno avuto
risultati migliori dell'industria dell'Unione nel suo complesso. La ragione è
che durante il PI molti dei fabbricanti UE non inseriti nel campione hanno
cessato la produzione o sono diventati insolventi, producendo quindi un effetto
negativo sull'indicatore macroeconomico calcolato a livello dell'Unione. Tali
affermazioni sono state pertanto respinte. 
(179)   Una parte interessata ha
sostenuto che la conclusione di cui al considerando 153 del regolamento
provvisorio, cioè che l'analisi della situazione dell'industria dell'Unione
mostra chiaramente un andamento negativo di tutti i principali indicatori del
pregiudizio, è basata sui dati forniti dal consulente. A tale riguardo si
chiarisce che, da un lato, gli indicatori macroeconomici elencati nelle tabelle
da 4-a a 6-c del regolamento provvisorio si basano su dati forniti dal
consulente e sottoposti a controllo incrociato, quando possibile, con altre
fonti disponibili. D'altro canto, gli indicatori microeconomici elencati nelle
tabelle da 7-a a 11-c del regolamento provvisorio si basano sui dati raccolti
presso i produttori dell'Unione inseriti nel campione e verificati in loco
dalla Commissione. Va notato anche che gli elementi determinanti della
situazione di pregiudizio dell'industria dell'Unione, come ad esempio i livelli
di redditività di tale industria, i prezzi medi di vendita nell'Unione nonché
il calcolo della sottoquotazione dei prezzi, sono stati determinati sulla base
dei dati raccolti presso i fabbricanti UE inseriti nel campione e presso i
produttori esportatori come da verifiche in loco. La tesi è stata pertanto
respinta.
(180)   In assenza di ulteriori
osservazioni riguardanti la metodologia generale della valutazione della
situazione economica dell'industria dell'Unione, si confermano i considerando
da 118 a 123 del regolamento provvisorio.
5.2.        Indicatori macroeconomici
5.2.1.     Produzione, capacità di
produzione e utilizzo degli impianti
(181)   AFASE
ha affermato che il volume di produzione stabilito per i moduli al considerando
124 del regolamento provvisorio e la capacità produttiva dell'industria
dell'Unione stabilita per i moduli e le celle allo stesso considerando erano
sopravvalutati e ha fornito dati da altre fonti (cioè EPIA, IMS e BNEF) che
presentano volumi inferiori.
(182)   Il volume di produzione di cui al considerando 124 del
regolamento provvisorio è basato su informazioni riguardanti sia le società
quotate che quelle non quotate. L'andamento della produzione dell'Unione di cui
al considerando 124 del regolamento provvisorio è in linea con l'andamento del
consumo dell'Unione di cui al considerando 108 dello stesso regolamento. Al
contrario i dati forniti da AFASE in merito ai volumi di produzione hanno
mostrato tendenze diverse rispetto al consumo nell'Unione di cui al
considerando 108 del regolamento provvisorio e alle statistiche sul consumo dell'Unione
pubblicate dall'EPIA. 
(183)   Quanto
alla capacità di produzione, dall'inchiesta è emerso che le conclusioni di cui
al considerando 124 del regolamento provvisorio includono la capacità di
produzione di società che hanno presentato istanza di fallimento o cessato la
produzione durante il PI, non vendendo tuttavia gli impianti e i macchinari di
produzione e riuscendo perciò a riprendere la produzione molto rapidamente.
Analogamente, come menzionato al considerando 182, le cifre presentate al
considerando 124 del regolamento provvisorio includono dati relativi a società
non quotate. 
(184)   Infine, come indicato al
considerando 137, i dati forniti dal consulente indipendente sono stati
verificati e giudicati ragionevolmente accurati. In base a quanto precede, i
dati forniti da AFASE basati su altre fonti disponibili sono risultati non
necessariamente in contraddizione con le conclusioni provvisorie. 
(185)   In ogni caso, accettare le
cifre fornite da AFASE non avrebbe alcun impatto sulla conclusione generale che
l'industria dell'Unione ha subito un notevole pregiudizio, in quanto le
tendenza negativa di tali indicatori, cioè produzione dell'Unione e capacità di
produzione dell'Unione, sarebbe ancora più pronunciata.
(186)   Un importatore non collegato
che ha collaborato ha sostenuto che volume di produzione, capacità di
produzione e utilizzazione degli impianti avrebbero dovuto essere determinati
sulla base dei dati relativi ai soli fabbricanti UE inclusi nel campione.
Tuttavia, trattandosi di indicatori macroeconomici, essi dovrebbero essere
determinati a livello di tutti i fabbricanti UE al fine di stabilire un quadro
completo e significativo della situazione dell'industria dell'Unione. Questa
tesi è stata pertanto respinta.
(187)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte ha chiesto alla Commissione di chiarire
come la produzione annuale dell'Unione era stata calcolata dal consulente.
Un'altra parte ha chiesto alla Commissione di fornire ulteriori spiegazioni
sulla riconciliazione dei vari dati disponibili riguardanti la capacità di
produzione totale dell'Unione. Un'altra parte ha suggerito che la produzione
totale dell'Unione e la capacità di produzione avrebbero dovuto essere ottenute
dai fabbricanti UE inseriti nel campione, poiché ciò avrebbe dato un risultato
più attendibile. A tale riguardo, è stato affermato che i dati pubblicamente
disponibili erano imprecisi a causa del carattere riservato di tali dati e che
qualsiasi centro di ricerca o consulente avrebbe dovuto basare la propria
analisi su una serie di stime e ipotesi.
(188)   Si precisa che la produzione
annuale dell'Unione è stata calcolata sulla base delle cifre indicate dai
fabbricanti UE al consulente. Quando non è stato possibile ottenere la
produzione annuale di un determinato fabbricante UE per un determinato anno,
essa è stata stimata applicando il tasso di utilizzo della capacità produttiva
dell'anno precedente a quella di tale anno. Le istituzioni hanno inoltre
confrontato la cifra ottenuta dal consulente con quelle indicate nelle risposte
dell'industria dell'Unione ai questionari precedenti l'apertura del
procedimento. Le cifre sono simili.
(189)   Per quanto riguarda la
richiesta di fornire ulteriori spiegazioni sulla riconciliazione dei vari dati
disponibili sulla capacità produttiva dell'Unione, si osserva che tali
informazioni erano già state fornite nel fascicolo consultabile dalle parti
interessate. La richiesta è stata pertanto respinta.
(190)   Infine, la produzione e la
capacità di produzione dell'Unione sono indicatori macroeconomici e devono
pertanto essere determinati a livello dell'intera industria dell'Unione anziché
a livello dei fabbricanti UE inseriti nel campione. 
(191)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte interessata ha affermato che la
metodologia utilizzata per raccogliere i dati di produzione (soprattutto i
colloqui e le visite di siti di produzione) non permetteva di ottenere
risultati affidabili a causa del carattere riservato di tali dati e di
conseguenza della riluttanza delle società a dichiararli. Tale metodologia non
può quindi essere considerata adeguata. Questo sarebbe stato confermato dal
fatto che, sebbene il consulente abbia utilizzato un numero molto più elevato
di fabbricanti UE di quello preso in considerazione dalla Commissione durante
l'esame della rappresentatività nella fase di apertura, il volume totale di
produzione stabilito dal consulente è inferiore al volume totale di produzione
fissato dalla Commissione ai fini dell'esame della rappresentatività. Questa
parte ha inoltre sostenuto che di conseguenza le informazioni relative a tale
indicatore di pregiudizio non possono essere considerate un elemento di prova
diretto ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base. 
(192)   Innanzitutto
va chiarito che il numero di produttori presi in considerazione dal consulente
da un lato e dalla Commissione dall'altro corrispondeva in larga parte e che
l'argomentazione secondo cui i risultati erano incoerenti è stata pertanto
respinta. Si ricorda inoltre che i dati raccolti dal consulente sono stati
confrontati con altre fonti per quanto possibile e si è constatato che le stime
erano sufficientemente attendibili. Si conferma pertanto che le informazioni
sui dati relativi alla produzione forniti dal consulente sono state considerate
un elemento di prova diretto ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del
regolamento di base. 
(193)   In assenza di altre
osservazioni sulla produzione, sulla capacità produttiva e sull'utilizzo degli
impianti si confermano i considerando da 124 a 128 del regolamento provvisorio.
5.2.2.     Volumi delle vendite e quota di
mercato 
(194)   Una parte interessata ha
sostenuto che la quota di mercato dell’industria dell'Unione per i moduli
corrispondeva già solamente al 19 % nel 2009 e che un calo di 6 punti
percentuali nel corso del periodo in esame non può essere considerato un
pregiudizio. 
(195)   La diminuzione della quota di
mercato di 6 punti percentuali nel periodo in esame va inserita nel contesto di
un aumento dei consumi dell'Unione per i moduli di oltre il 200% nel corso
dello stesso periodo. L'industria dell'Unione non ha potuto beneficiare di
questa crescita dei consumi; al contrario, anche nell'ipotesi di aumenti dei
consumi essa non ha potuto aumentare in proporzione il volume delle vendite e
ha subito perdite in termini di quota di mercato. L'argomentazione è stata
pertanto respinta.
(196)   Una parte ha sostenuto che la
metodologia utilizzata per raccogliere i dati sulle vendite (soprattutto i
colloqui e le visite di siti di produzione) non permetteva di ottenere
risultati affidabili a causa del carattere riservato di tali dati e di
conseguenza della riluttanza delle società a dichiararli. Tale metodologia non
può quindi essere considerata adeguata. Analogamente, tali dati non possono
essere considerati elementi di prova diretti ai sensi dell'articolo 3,
paragrafo 2, del regolamento di base. Come indicato al considerando 137 i dati
raccolti dal consulente sono stati confrontati con altre fonti per quanto
possibile e si è constatato che le stime erano sufficientemente attendibili. Si
conferma pertanto che le informazioni sui dati delle vendite fornite dal
consulente sono state considerate un elemento di prova diretto ai sensi
dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base.
(197)   In assenza di altre
osservazioni riguardo al volume delle vendite dell'industria dell'Unione e alle
sue quote di mercato si confermano le conclusioni di cui ai considerando da 129
a 131 del regolamento provvisorio
5.2.3.     Occupazione e produttività 
(198)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte ha sostenuto che la metodologia
utilizzata per stabilire l'occupazione totale nell'Unione nel corso del periodo
in esame non era corretta. Tale parte sosteneva che, ove il tasso di occupazione
di uno specifico fabbricante UE non fosse disponibile, era stata presa in
considerazione la media complessiva dei fabbricanti UE per i quali queste
informazioni erano disponibili. Tale tesi è stata rifiutata in quanto la
metodologia utilizzata per stabilire l'occupazione totale è stata diversa: nei
casi in cui i dati relativi all'occupazione per un determinato fabbricante UE
non erano disponibili, la cifra è stata calcolata in base ai dati della stessa
società dell'anno o degli anni precedenti. Come menzionato al considerando 137
questa metodologia è stata verificata e ritenuta ragionevole. La tesi è stata
pertanto respinta.
(199)   In assenza di altre
osservazioni relative al livello di occupazione e produttività dell'Unione, si
confermano le conclusioni di cui ai considerando da 132 a 134 del regolamento
provvisorio. 
5.2.4.     Entità del margine di dumping e
capacità di ripresa dagli effetti di precedenti pratiche di dumping
(200)   In assenza di altre
osservazioni nel merito si confermano le conclusioni di cui ai considerando 135
e 136. 
5.3.        Indicatori microeconomici
5.3.1.     Prezzi e fattori che incidono
sui prezzi
(201)   Una parte interessata ha
contestato le conclusioni secondo cui la diminuzione dei prezzi medi di vendita
ha avuto un effetto devastante sulla redditività dell'industria dell'Unione.
Essa ha affermato che i costi medi dell'industria dell'Unione sono diminuiti in
pari proporzione e che pertanto una diminuzione del prezzo è naturale.
Tuttavia, come spiegato al considerando 138 del regolamento provvisorio,
l'inchiesta ha stabilito che il prezzo delle vendite dell'industria dell'Unione
ha registrato un calo addirittura maggiore rispetto ai suoi costi medi di
produzione e che pertanto tale riduzione dei costi non si rispecchiava nella
redditività dell'industria dell'Unione. Si conferma pertanto che il calo dei
prezzi di vendita dell'industria dell'Unione ha avuto un effetto devastante
sulla redditività dell'industria dell'Unione e le argomentazioni a tale
riguardo sono state respinte. 
(202)   Un'altra parte ha contestato la
conclusione di cui al considerando 138 del regolamento provvisorio secondo cui
durante il PI i prezzi erano crollati a livelli insostenibili, sostenendo che
deciderlo starebbe alle forze del mercato. La stessa parte ha inoltre contestato
la conclusione di cui allo stesso considerando secondo cui l'industria
dell'Unione non ha potuto beneficiare della diminuzione dei costi causata dalla
pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni oggetto di dumping. A questo
proposito, le istituzioni osservano quanto segue: "livello
insostenibile" si riferisce al fatto che l'industria dell'Unione vendeva
in perdita e dunque non poteva sopravvivere nel lungo periodo. La questione del
livello dei prezzi sostenibile o meno è quindi solo questione del rapporto tra
i costi e i prezzi di produzione. Con "non poter beneficiare della
riduzione dei costi" si fa riferimento al fatto che i costi sono diminuiti
più lentamente dei prezzi. Entrambe le affermazioni sono sostenute da elementi
di prova al considerando 138 del regolamento provvisorio. L'argomentazione è
stata pertanto respinta.
(203)   In assenza di altre
osservazioni in merito ai prezzi di vendita medi dell'industria dell'Unione, si
confermano i considerando 137 e 138 del regolamento provvisorio.
5.3.2.     Costo della manodopera
(204)   La stessa parte interessata ha
sostenuto che, contrariamente a quanto stabilito al considerando 140 del
regolamento provvisorio, non vi è stata alcuna inflazione nel periodo in esame
e che pertanto l'aumento complessivo del costo del lavoro non poteva essere
stato causato da questo fattore. 
(205)   Contrariamente a quanto
affermato dalla parte interessata, dall'inchiesta è emerso che vi è stata
inflazione durante il periodo in esame e che l'aumento complessivo del costo del
lavoro, limitato ai moduli, può essere spiegato dall'inflazione e dall'aumento
della produttività. 
(206)   Una parte interessata ha
sostenuto che la situazione pregiudizievole dell'industria dell'Unione è stata
causata dall'aumento dei costi della manodopera e dal contemporaneo calo della
produttività. Va osservato tuttavia, in primo luogo, che il costo della
manodopera si è mantenuto stabile nel caso delle celle, mentre la produttività
è aumentata sia per le celle che per i moduli. L'aumento di questi ultimi può
pertanto essere spiegato con l'aumento della produttività. L'inchiesta ha
inoltre dimostrato che il costo del lavoro non costituisce una parte
significativa del costo di produzione, come già menzionato al considerando 203
del regolamento provvisorio. L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(207)   Su tale base si confermano le
conclusioni di cui ai considerando 139 e 140 del regolamento provvisorio. 
5.3.3.     Stock
(208)   Una parte interessata ha
affermato che l'aumento del livello delle scorte nel periodo in esame, se
espresso in percentuale della produzione totale, non sarebbe significativo e
non può pertanto essere considerato come prova a favore del pregiudizio. La
parte ha sostenuto inoltre che la presentazione del valore delle scorte al
considerando 141 del regolamento provvisorio è fuorviante, in quanto le scorte
sono espresse in kW anziché MW a differenza del volume di produzione
dell'industria dell'Unione. 
(209)   A tale riguardo va notato che
le conclusioni di cui al considerando 143 del regolamento provvisorio vanno
modificate e lette "... l'aumento delle scorte registrato dal prodotto
simile durante il periodo in esame non è perciò un fattore di rilievo per
stabilire se l'industria dell'Unione abbia subito un pregiudizio grave".
L'esistenza di un errore di trascrizione risulta chiara dalla frase precedente,
in cui si conclude che i fabbricanti UE tendono ad avere scorte limitate poiché
la loro produzione si basa sugli ordini. 
(210)   Si è infine considerato
irrilevante che le scorte fossero espresse in kW o in MW per determinare se
l'industria dell'Unione abbia o meno subito un grave pregiudizio 
(211)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive alcune parti hanno sostenuto che le scorte
avrebbero dovuto essere determinate per l'intera industria dell'Unione e che le
cifre di soli dieci fabbricanti UE non erano rappresentative. Si precisa che le
scorte sono state considerate un indicatore microeconomico e andrebbero
pertanto stabilite in base alle informazioni raccolte società per società,
nella fattispecie dal campione di fabbricanti UE considerati rappresentativi
per tutta l'industria dell'Unione. La tesi è stata pertanto respinta.
(212)   In assenza di altre
osservazioni relative alle scorte si confermano i considerando da 141 a 143 del
regolamento provvisorio.
5.3.4.     Redditività, flusso di cassa,
investimenti, utile sul capitale investito e capacità di reperire capitali
(213)   Sulla scorta di un'osservazione
fatta da una parte interessata si precisa che l'affermazione di cui al considerando
148 del regolamento provvisorio secondo cui i flussi di cassa hanno seguito una
"tendenza sempre più negativa" tra il 2009 e il PI l era sbagliata,
poiché i flussi di cassa per i moduli, nonostante un calo registrato tra il
2009 e il 2010, sono in realtà aumentati nel 2011, per poi scendere nuovamente
nel PI. 
(214)   La stessa parte ha affermato
che le cifre relative agli investimenti indicate al considerando 149 del
regolamento provvisorio erano troppo basse rispetto alla capacità produttiva
dell'industria dell'Unione, come indicato al considerando 124 dello stesso
regolamento provvisorio. A sostegno di tale tesi la parte ha comunicato di
essere consapevole degli investimenti compiuti da un fabbricante UE in aumenti
di capacità a costi molto superiori. La parte interessata ha concluso che
pertanto la capacità produttiva stabilita per l'industria dell’Unione deve
essere stata quindi sovrastimata. Si fa notare che questa tesi non è stata
suffragata da alcun elemento di prova, in particolare per quanto riguarda gli
investimenti effettuati dal fabbricante UE in questione. Per contro, le cifre
degli investimenti nel regolamento provvisorio sono state calcolate utilizzando
informazioni reali e verificate comunicate dai fabbricanti UE inseriti nel
campione. Va osservato che anche questa tesi era basata sul confronto tra gli
investimenti complessivi dei fabbricanti UE inclusi nel campione e la capacità
produttiva totale dell'industria dell'Unione nel suo insieme, il che non può
essere considerato una base di confronto appropriata poiché non è stato preso
in considerazione il totale degli investimenti dell'intera industria
dell'Unione. L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(215)   In assenza di altre
osservazioni relative a redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul
capitale investito e capacità di ottenere capitali, si confermano i
considerando da 144 a 152 del regolamento provvisorio.
5.4.        Conclusioni
(216)   Alla luce di quanto precede si
confermano le conclusioni di cui ai considerando da 153 a 158 del regolamento
provvisorio, cioè che l'industria dell'Unione ha subito un grave pregiudizio ai
sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base. 
E. NESSO DI CAUSALITÀ
1.           Introduzione
(217)   In
seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie, diverse parti
interessate hanno sostenuto che l'analisi del nesso di causalità non ha
separato, distinto e quantificato gli effetti pregiudizievoli delle
importazioni oggetto di dumping dagli effetti di altri fattori noti che
contemporaneamente causano pregiudizio all'industria dell'Unione. È stato
inoltre affermato che la Commissione non ha realizzato un'analisi collettiva di
questi altri fattori noti. 
(218)   In risposta a tale obiezione si
osserva che la Commissione, come da prassi consolidata, ha esaminato in primo
luogo se esiste un nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e
il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e in secondo luogo ha
verificato se altri fattori noti avessero interrotto il nesso di causalità tra
il notevole pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e le importazioni
oggetto di dumping. In questa analisi gli effetti degli altri fattori noti
sulla situazione dell'industria dell'Unione sono stati valutati, distinti e
separati dagli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping
per garantire che i danni causati da questi fattori non fossero attribuiti alle
importazioni oggetto di dumping. Si è riscontrato che nessuno di essi ha
prodotto ripercussioni di rilievo sulla situazione dell'industria tali da
ribaltare la conclusione secondo cui il grave pregiudizio valutato è da
attribuirsi alle importazioni oggetto di dumping. In base a tali considerazioni
l'argomentazione è stata respinta. 
(219)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive diverse parti interessate hanno ribadito le
argomentazioni di cui sopra. A questo proposito è stato sostenuto che la
Commissione dovrebbe stabilire espressamente, attraverso una spiegazione
ragionata e adeguata, che il pregiudizio causato da fattori diversi dalle
importazioni oggetto di dumping non sia attribuito a tali importazioni. 
(220)   Nel corso della presente
inchiesta si è concluso, dopo l'esame di tutti i fatti, che le importazioni
oggetto di dumping considerate isolatamente hanno determinato un grave
pregiudizio per l'industria dell'Unione. A questo proposito non è stato
possibile quantificare gli effetti di altri fattori noti e pertanto è stata
effettuata una valutazione qualitativa come stabilito ai considerando da 164 a
222 del regolamento provvisorio. In conclusione, si è confermato che il grave
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione è stato causato dalle
importazioni oggetto di dumping. Infatti gli effetti di altri fattori
sull'evoluzione negativa dell'industria dell'Unione sono stati ritenuti di
portata limitata. Va osservato che a norma dell'articolo 3, paragrafi 6 e 7,
del regolamento di base, non è imposto alcun obbligo per quanto riguarda la
forma delle analisi di attribuzione e non attribuzione che devono essere
effettuate. Al contrario, a norma dell'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del
regolamento di base, tali analisi devono essere effettuate in modo tale da
consentire di separare e distinguere gli effetti pregiudizievoli delle
importazioni oggetto di dumping dagli effetti pregiudizievoli causati da altri
fattori. L'inchiesta non ha fatto emergere alcun elemento in base al quale
tutti gli altri fattori noti che possano aver contribuito al pregiudizio
subito, nel loro insieme o separatamente, annullino il nesso di causalità tra le
importazioni oggetto di dumping e il grave pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione. Alla luce di quanto precede, è stato confermato che gli altri
fattori noti non erano tali da confutare la conclusione secondo cui il grave
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione debba essere attribuito alle
importazioni oggetto di dumping. In base a queste considerazioni tali
argomentazioni sono state respinte. 
(221)   In
seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie alcune parti
interessate hanno contestato le conclusioni di cui al considerando 160 del
regolamento provvisorio. Esse hanno ribadito che le condizioni di mercato del
prodotto in esame sono diverse nei vari Stati membri e che pertanto l'analisi
del nesso di causalità andrebbe effettuata separatamente a livello di ciascuno
Stato membro. Queste parti hanno inoltre sostenuto che i regimi nazionali di
sostegno, l'insolazione e i prezzi dell'energia elettrica sono diversi per ogni
paese, e che in ciascun mercato esistono altresì segmenti di mercato diversi
(residenziale - impianti di potenza inferiore a 40 kW, commerciale e
industriale - impianti tra 40 kW e 1 MW, e destinato ai produttori di
elettricità - impianti tra 1 MW e 10 MW). In considerazione di ciò, le parti
hanno affermato che l'analisi del nesso di causalità deve essere effettuata
separatamente per ciascuno Stato membro da un lato e per i segmenti
residenziali e gli impianti su larga scala dall'altro.
(222)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive alcune parti interessate hanno ribadito la tesi
secondo cui l'analisi del nesso di causalità deve essere svolta per Stato
membro, senza tuttavia fornire ulteriori argomentazioni o nuovi elementi di
prova al riguardo. 
(223)   L'inchiesta
ha rivelato che le vendite e i prezzi all'importazione sono simili in tutta
l'Unione. Si può pertanto considerare che esiste effettivamente un mercato
unico per il prodotto oggetto dell'inchiesta. Dall'inchiesta non è inoltre
emerso che i produttori di ciascuno Stato membro o regione abbiano concentrato
le proprie attività in questo mercato specifico o che le importazioni oggetto
di dumping si siano concentrate in un solo Stato membro o regione. Nessuna
delle parti interessate ha inoltre sostenuto che il dumping e il pregiudizio
debbano essere analizzati a livello dei singoli Stati membri, il che sarebbe
comunque una condizione indispensabile per lo svolgimento di un'analisi
distinta del nesso di causalità per ogni Stato membro. L'inchiesta non ha fatto
emergere alcun elemento di prova che dimostri che questo sarebbe risultato un
approccio adeguato, in particolare poiché vi erano prezzi simili del prodotto
in esame a livello dell'Unione. Va inoltre notato che l'insolazione può
differire in regioni diverse degli stessi Stati membri (ad esempio la Francia
meridionale ha più insolazione di quella settentrionale), o diverse regioni
all'interno di uno Stato membro possono avere regimi di sostegno diversi (ad
es. il Belgio), e che pertanto l'impatto di questi fattori sulla domanda può
variare da una regione all'altra all'interno di uno stesso Stato membro.
Tuttavia le differenze del quadro normativo di ciascuno Stato membro e/o
regione e le differenze di condizioni quali l'insolazione non giustificano
un'analisi distinta del nesso di causalità e quindi analisi distinte del
pregiudizio e del dumping. Tali argomentazioni sono state pertanto respinte. 
(224)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che, sebbene altri fattori abbiano carattere pertinente, i regimi di
sostegno nazionali rimangono la principale misura a determinare la domanda. La
stessa parte ha inoltre messo in dubbio che in alcuni luoghi la parità di rete
sia già stata raggiunta, sostenendo che i prezzi dei moduli sono aumentati dopo
il PI, mentre i prezzi dell'elettricità sono diminuiti Essa ha inoltre
sostenuto che, in ogni caso, almeno in alcuni Stati membri, le condizioni
normative, economiche e tecniche non consentono il raccordo alla rete e per
tali Stati membri risultava quindi irrilevante che la parità di rete fosse
raggiunta o meno. Questa parte non ha tuttavia fornito alcun elemento di prova
a sostegno di tali affermazioni. In ogni caso tali argomentazioni confermano
che la situazione in materia sia di regimi nazionali di sostegno che di parità
di rete può in certa misura differire tra Stati membri. Nessuna delle
informazioni presentate era tuttavia di natura tale da dimostrare che sarebbe
giustificata un'analisi separata per ciascuno Stato membro
(225)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive la stessa parte interessata ha ribadito tale tesi
e ha presentato alcune informazioni che dimostrerebbero l'esistenza di
condizioni di mercato diverse per Stato membro e per segmento. Non è stato
tuttavia possibile considerare determinanti le informazioni presentate, in
quanto esse consistevano in una presentazione Power Point senza alcuna prova a
sostegno e, pertanto, non dimostravano la fondatezza di un'analisi distinta per
ciascuno Stato membro. La tesi della parte è stata pertanto respinta.
(226)   Su tale
base si è concluso che un'analisi del nesso di causalità per Stato membro e/o
regione e per segmento non corrisponderebbe alla realtà del mercato. In assenza
di altre osservazioni nel merito si confermano i considerando 159 e 160 del
regolamento provvisorio. 
(227)   Il GC ha affermato che la
Commissione ha condotto l'analisi del nesso di causalità in modo incoerente, in
quanto l'analisi del pregiudizio è stata effettuata separatamente per moduli e
celle mentre l'analisi del nesso di causalità non differenziava tra tipi di
prodotto. A tale riguardo va notato che, sebbene gli indicatori del pregiudizio
siano stati effettivamente mostrati separatamente per ciascun tipo di prodotto,
le conclusioni raggiunte per ciascun indicatore si riferiscono al prodotto in
esame nel suo insieme. Si ricorda altresì che moduli e celle sono un unico
prodotto e quindi l'analisi del nesso di causalità è stata condotta su questa
base. La tesi è stata pertanto respinta.
2.           Effetti delle importazioni
oggetto di dumping 
(228)   Una parte interessata ha
contestato che esistesse una correlazione sufficiente tra le importazioni
oggetto di dumping del prodotto in esame della RPC e il grave pregiudizio
subito dall'industria dell'Unione. È stato affermato che questa obiezione
sarebbe sostenuta, da un lato, dal fatto che dal 2009 al 2010 il margine di
profitto dell'industria dell'Unione per le celle era notevolmente aumentato (da
perdita al 12 %), mentre i prezzi delle importazioni cinesi erano del 36 %
inferiori rispetto a quelli dell'industria dell'Unione e le importazioni dalla
RPC hanno raddoppiato la loro quota di mercato nel corso dello stesso periodo.
D'altro canto, tra il 2010 e il 2011 le importazioni cinesi hanno guadagnato
solo 6 punti percentuali di quota di mercato, sebbene il consumo sia aumentato
molto più nello stesso periodo, mentre l'industria dell'Unione ha avuto
comunque una perdita del 36 %. Tale parte ha affermato inoltre che per quanto
riguarda il PI le importazioni di celle da altri paesi terzi si collocavano
allo stesso livello di prezzo delle importazioni cinesi ma hanno guadagnato una
quota di mercato corrispondente alla perdita di quota di mercato dell'industria
dell'Unione. 
(229)   Dall'inchiesta è emerso che vi
è stato un aumento costante della quota di mercato cinese per tutti i tipi di
prodotto durante il periodo in esame (17 punti percentuali per i moduli, 17
punti percentuali per le celle). Le importazioni oggetto di dumping dalla RPC
sono aumentate di oltre il 300 % per i moduli e del 482 % per le celle. Allo
stesso tempo si è verificata una considerevole e costante diminuzione dei
prezzi dei prodotti importati dalla Cina (64 % per i moduli e 42 % per le celle
durante il periodo in esame) e nel corso del PI tali prezzi risultavano
notevolmente inferiori a quelli dell'industria dell'Unione. Parallelamente, la
quota di mercato dell’industria dell’Unione si è ridotta nel corso del periodo
in esame, e, come illustrato nei considerando 153 e 154 del regolamento
provvisorio, tutti i principali indicatori di pregiudizio hanno registrato un
andamento negativo. Risulta pertanto che esiste una chiara contemporaneità tra
l'aumento delle importazioni oggetto di dumping e la perdita di quote di
mercato dell'industria dell'Unione. 
(230)   Come dimostrato ai considerando
161 e 162 del regolamento provvisorio, questa contemporaneità è stata stabilita
per tutti i tipi di prodotto presi singolarmente. L'analisi dell'incidenza
delle importazioni sul margine di profitto dell'industria dell'Unione,
separatamente per ogni anno del periodo in esame, non porta inoltre a risultati
significativi, dal momento che l'esistenza di pratiche di dumping e di un grave
pregiudizio e il relativo nesso di causalità non hanno bisogno di essere
stabiliti per ciascun anno separatamente. La correlazione tra le importazioni
oggetto di dumping e il grave pregiudizio è sufficientemente dimostrata da
un'analisi dell'evoluzione riscontrata nel corso dell'intero periodo in esame. 
(231)   Si noti inoltre che la
redditività dell'industria dell'Unione è uno dei fattori di cui all'articolo 3,
paragrafo 5, del regolamento di base che andrebbero analizzati al momento di
esaminare l'effetto delle importazioni oggetto di dumping sulla situazione
dell'industria dell'Unione. Di per sé il fatto che l'industria dell'Unione
abbia conseguito utili durante un determinato anno non significa
necessariamente che non abbia subito un grave pregiudizio Non occorre inoltre
che la perdita di quote di mercato subita dall'industria dell'Unione
corrisponda esattamente all'aumento della quota di mercato delle importazioni
oggetto di dumping per stabilire un nesso di causalità tra il pregiudizio e le
importazioni oggetto di dumping. Gli altri fattori (per esempio importazioni di
altri paesi terzi o andamento del consumo) che possano aver avuto un effetto
sulla situazione pregiudizievole dell'industria dell'Unione sono stati infine
esaminati e trattati separatamente nei considerando da 164 a 224 del
regolamento provvisorio. 
(232)   La coincidenza temporale fra
l'aumento delle importazioni oggetto di dumping in quantità significative,
causa della sottoquotazione dei prezzi dell'industria dell'Unione, e la
situazione sempre più precaria di tale industria è un chiaro indicatore
dell'esistenza di un nesso di causalità nel caso di specie, come stabilito nei
considerando da 161 a 163 del regolamento provvisorio. Le tesi concernenti
l'assenza di correlazione tra le importazioni oggetto di dumping e il grave
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione sono state pertanto respinte. 
(233)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive la stessa parte interessata ha continuato a
contestare l'analisi del nesso di causalità perché la redditività
dell'industria dell'Unione non era stata analizzata specificamente in relazione
ad alcuni anni (in particolare il 2010), ma per l’intero periodo in esame. 
(234)   A tale proposito va osservato
che non è possibile trarre conclusioni valide relative al nesso di causalità
isolando uno specifico anno del periodo in esame ignorando lo sviluppo
dell'industria dell'Unione durante tutto il periodo in esame e le sue
correlazioni con lo sviluppo delle importazioni oggetto di dumping. Tale
analisi può condurre solo a una visione parziale e non è possibile trarne
conclusioni valide. Pertanto i tassi di redditività, che hanno spinto anche
altri indicatori finanziari che l'industria dell'Unione ha raggiunto nel corso
del 2010, sono stati elevati a causa dell'incremento particolarmente forte del
consumo dell'Unione, promosso da regimi di sostegno molto generosi, che hanno
consentito all'industria dell'Unione di operare il più deciso miglioramento
delle proprie vendite quello stesso anno, miglioramento che è tuttavia stato
solo di natura temporanea e in ogni caso non sostenibile per questo tipo di
industria. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(235)   In assenza di altre
osservazioni in merito all'effetto delle importazioni oggetto di dumping si
confermano le conclusioni di cui ai considerando da 159 a 163 del regolamento
provvisorio.
3.           Effetto di altri fattori 
3.1.        Importazioni da altri paesi
terzi 
(236)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie diverse parti interessate hanno formulato
osservazioni riguardo ai risultati concernenti le importazioni da altri paesi
terzi, reiterandole poi in seguito alla comunicazione delle conclusioni definitive.
Queste parti interessate, tuttavia, non hanno fornito nuove informazioni o
elementi di prova che avrebbero potuto modificare le conclusioni provvisorie
pertinenti. 
(237)   Tali parti hanno sottolineato
in particolare il volume delle importazioni di celle da Taiwan. Tuttavia, in
termini assoluti, il volume delle importazioni del prodotto in esame da Taiwan
(1 132 MW) rappresenta una piccola quota (meno del 5%) del consumo totale
dell'Unione (21 559 MW) e rispetto alle importazioni dalla RPC (15 005 MW).
Pertanto, le importazioni provenienti da Taiwan hanno eventualmente contribuito
solo marginalmente al pregiudizio dell'industria dell'Unione, e non hanno interrotto
il nesso di causalità.
(238)   In assenza di altre
osservazioni relative alle importazioni da altri paesi terzi si confermano le
conclusioni di cui ai considerando da 164 a 167 del regolamento provvisorio. 
3.2.        Evoluzione dei consumi
dell'Unione 
(239)   Una parte interessata ha
affermato che la Commissione non ha analizzato l'effetto dell'evoluzione dei
consumi. A tale riguardo si è affermato che le importazioni dalla RPC non hanno
catturato l'intero aumento del consumo e che, sebbene nel caso dei moduli
l'industria dell'Unione abbia perso quote di mercato tra il 2009 e il 2010, nel
corso dello stesso periodo essa ha comunque aumentato la propria redditività.
Si è inoltre asserito che nel 2009, quando le importazioni di celle dalla RPC
avevano una quota di mercato dell'8 % solamente, l'industria dell'Unione ha
comunque subito perdite per l'8 %. 
(240)   Come indicato al considerando
168 del regolamento provvisorio, nonostante il calo del consumo dell'Unione
registrato nel PI le importazioni oggetto di dumping dalla RPC hanno mantenuto
la loro quota di mercato (moduli) o l'hanno aumentata (celle) a scapito
dell'industria dell'Unione durante il periodo in esame. Non si può quindi
concludere che la diminuzione del consumo sia stata tale da annullare il nesso
di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il grave pregiudizio
subito dall'industria dell'Unione. L'inchiesta ha inoltre dimostrato che,
sebbene la capacità dell'industria dell'Unione sia stata in ogni caso
notevolmente inferiore ai livelli di consumo, la diminuzione del consumo nel
corso del PI può non aver avuto un effetto negativo sulla situazione
dell'industria dell'Unione. La tesi è stata pertanto respinta. 
(241)   Un'altra parte interessata ha
contestato che la domanda nell'Unione continuerà ad esistere anche in assenza
di regimi di sostegno nazionali. Essa ha sostenuto che esiste una correlazione
tra la domanda e i regimi di sostegno, e che in assenza di tali regimi i
progetti nel settore del fotovoltaico non sarebbero più redditizi e pertanto
anche la domanda di pannelli solari scomparirebbe.
(242)   Come indicato al considerando
169 del regolamento provvisorio, durante l'inchiesta sono state raccolte alcune
indicazioni secondo cui anche in assenza di regimi di sostegno la domanda
esisteva ancora e continuerà ad esistere nell'Unione. La parte non ha
presentato elementi di prova che possano inficiare tali conclusioni. In assenza
di nuove informazioni nel merito, si confermano le conclusioni di cui al
considerando 169 e la tesi al riguardo è stata respinta.
(243)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive il governo della RPC ha affermato che il fatto che
l'industria dell'Unione in ogni caso non abbia avuto capacità sufficienti a
soddisfare la domanda dell'Unione sarebbe irrilevante poiché il volume delle
vendite di moduli dell'industria dell'Unione è diminuito in linea con il calo
dei consumi e ha ribadito che il calo del consumo tra il 2011 e il PI ha
causato il pregiudizio notevole subito dall'industria dell'Unione. Infatti, tra
il 2011 e il PI il consumo dell'Unione e il volume delle vendite di moduli sono
diminuiti con un andamento analogo, ma la situazione va valutata rispetto
all'andamento dei prezzi sovvenzionati cinesi, di gran lunga inferiori ai
prezzi dell'industria dell'Unione, che hanno costretto l'industria dell'Unione
a vendere in perdita. A questo proposito si ricorda, come indicato al
considerando 111 del regolamento provvisorio, che le importazioni oggetto di
dumping dalla RPC hanno mantenuto la loro quota di mercato (moduli) o l'hanno
aumentata (celle) nel momento in cui i consumi stavano calando. Al tempo stesso
i prezzi delle importazioni cinesi sono notevolmente diminuiti, restando molto
inferiori ai prezzi di vendita dell'industria dell'Unione. La tesi è stata
pertanto respinta.
(244)   In assenza di altre
osservazioni in merito all'andamento del consumo dell'Unione, si confermano le
conclusioni di cui ai considerando 168 e 169 del regolamento provvisorio
3.3.        Il principale esempio di
regime di sostegno: le tariffe di immissione (Feed-in-tariffs - FIT)
(245)   In
seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie diverse parti
interessate hanno reiterato che il pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione è stato causato dall'andamento delle tariffe di immissione
("FIT"). Esse hanno sostenuto che l'andamento delle FIT abbia
esercitato una forte pressione al ribasso sui prezzi e quindi sulla redditività
dell'industria dell'Unione. Una parte interessata ha affermato che è stato
esaminato soltanto l'effetto dello sviluppo delle FIT sulla domanda, mentre
avrebbe dovuto essere analizzato anche quello sui prezzi. Nello stesso
contesto, alcune parti interessate hanno sostenuto che la maggior parte degli
Stati membri ha attuato riduzioni significative già nel 2010, esercitando così
una pressione al ribasso sui prezzi dei moduli.
(246)   A tale
proposito, occorre osservare che gli Stati membri hanno operato tagli delle FIT
in momenti diversi e a ritmi diversi e che elaborare un quadro generale per
l'intera Unione europea è piuttosto difficile. A prescindere dal momento in cui
i tassi delle FIT hanno raggiunto livelli molto bassi, il significativo calo
dei prezzi dell'Unione e della redditività della produzione durante il periodo
in esame non può essere esclusivamente o essenzialmente spiegato dalla
riduzione delle FIT. In primo luogo, sulla base delle informazioni raccolte per
la Germania e l'Italia che rappresentavano insieme il 75 % circa del consumo
dell'Unione nel 2011, il calo del prezzo medio delle vendite è stato più
marcato rispetto alla diminuzione dei tassi delle FIT durante il PI. In secondo
luogo, gli elementi di prova raccolti mostrano che, per alcuni paesi come
l'Italia, nonostante il contesto di tassi delle FIT molto generosi, l'industria
dell'Unione ha dovuto diminuire significativamente i suoi prezzi. Infine,
durante il PI, i fabbricanti UE si sono visti costretti a vendere a prezzi
inferiori ai costi di produzione, il che è principalmente una conseguenza del
fatto che i produttori esportatori cinesi detenevano l'80% del mercato
dell'Unione e quindi il potere di influenzare il meccanismo di fissazione dei prezzi. 
(247)   L'inchiesta
inoltre ha stabilito che fino al 2011 i tassi delle FIT più elevati, unitamente
al calo dei prezzi dei moduli nell'Unione, hanno reso gli investimenti in
energia solare estremamente interessanti e gli investitori hanno guadagnato un
elevato utile sul capitale investito. Si è pertanto registrato un numero
elevato di investimenti e di conseguenza una domanda elevata di pannelli
solari. In conseguenza dell'aumento della domanda l'importo totale di FIT
corrisposto è aumentato notevolmente e la maggior parte degli Stati membri ha
rivisto al ribasso gli attuali regimi di FIT per evitare, tra l'altro, aumenti
del costo dell'energia elettrica. Ciò dimostra che i tagli delle FIT possono
anche essere stati attuati a causa della diminuzione dei prezzi, e non
viceversa.
(248)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte ha affermato che vi era contraddizione
tra il considerando 246, secondo il quale è difficile valutare la domanda per
l'Unione nel suo complesso, e il considerando 223, che afferma che l'analisi
del nesso di causalità per Stato membro non porterebbe a risultati
significativi. Al riguardo si precisa che nella valutazione di cui al
considerando 246 si fa riferimento alle difficoltà di trarre un quadro generale
dell’andamento delle FIT per tutta l'Unione e non alla domanda dell'Unione,
come sostenuto dalla parte interessata. Ne consegue che non esiste
contraddizione tra i due considerando, e la tesi è stata pertanto respinta.
(249)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte ha affermato che, anche in un contesto
di tassi delle FIT elevati, il prezzo dei moduli può diminuire sensibilmente a
causa dello sviluppo tecnologico, delle economie di scala, della riduzione dei
costi e della crescente capacità di produzione. Per quanto riguarda questa
tesi, va ricordato che dalle prove raccolte risulta che i produttori italiani
hanno dovuto ridurre i loro prezzi rendendoli inferiori ai costi di produzione
anche quando i tassi delle FIT erano molto elevati. I fattori succitati,
sebbene possano aver effettivamente inciso sui costi medi, non possono spiegare
perché i fabbricanti UE abbiano dovuto ridurre i loro prezzi al di sotto dei
costi di produzione. Si è pertanto concluso che sono state soprattutto le importazioni
oggetto di dumping provenienti dalla RPC a spingere i prezzi a livelli
insostenibili e questa tesi è stata respinta.
(250)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte interessata ha affermato che le
conclusioni di cui al considerando 247, secondo cui i tagli delle FIT
potrebbero anche essere stati una conseguenza della diminuzione dei prezzi e
non viceversa, non è suffragata da alcun elemento di prova.
(251)   Va osservato che le conclusioni
presentate nel considerando 247 di cui sopra sono state basate sulle
informazioni disponibili nel corso dell'inchiesta e la situazione descritta è
stata effettivamente considerata ragionevole, date le circostanze in questo
specifico mercato. La tesi è stata pertanto respinta.
(252)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte ha contestato la conclusione secondo la
quale la pressione al ribasso sui prezzi dei fabbricanti UE era esercitata
prevalentemente dalle importazioni sovvenzionate e ha affermato che, al contrario,
erano stati i tagli delle FIT a costringere i fabbricanti UE a ridurre i loro
prezzi. La stessa parte ha ribadito che quando è stata operata la riduzione
delle FIT i prezzi dei sistemi FV sono diminuiti in linea col calo delle FIT, di
modo che i costi di sviluppo dei progetti non aumentassero, il che a sua volta
causato la pressione sui prezzi dei fabbricanti UE. 
(253)   Poiché non è stata presentata
alcuna prova inconfutabile a sostegno di tali tesi, la Commissione ha mantenuto
la sua analisi e le sue conclusioni di cui ai considerando 246 e 247. 
(254)   La stessa parte ha sostenuto
che i mercati sono guidati dall'andamento delle FIT, e ha presentato
informazioni che dimostravano il numero di impianti fotovoltaici per gli anni
2012 e 2013 nel Regno Unito. Le informazioni presentate da questa parte
consistevano in una pubblicazione del governo del Regno Unito basata sulle
iscrizioni settimanali al registro centrale delle FIT del Regno Unito (CFR). Si
noti che queste informazioni si riferivano soprattutto a un periodo che non
coincide con il PI e si riferivano ad un unico Stato membro, mentre l'inchiesta
attuale si è concentrata sulla situazione del mercato dell'Unione nel suo
insieme. In ogni caso, non è stato contestato che i livelli delle FIT influiscano
sulla domanda, in quanto il rendimento degli investimenti in luoghi con meno
irraggiamento solare dipende dal livello delle FIT. Tuttavia, per dimostrare
che il livello al quale erano state fissate le FIT nel corso del PI ha causato
il pregiudizio, le parti interessate avrebbero dovuto dimostrare che un aumento
dei prezzi dei produttori dell'Unione al livello non pregiudizievole avrebbe
significato che i produttori dell'Unione non sarebbero stati in grado di
vendere il prodotto in esame, in quanto gli investimenti in sistemi FV non
sarebbero stati redditizi a tali livelli di prezzo. Tale prova non è stata
fornita. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(255)   Di conseguenza, la tesi secondo
cui le riduzioni delle FIT hanno annullato il nesso di causalità tra le
importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione è stata respinta. 
(256)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie una parte ha ribadito che l'andamento delle FIT
rendeva poco attraente per gli investitori la possibilità di investire nel
solare riducendo quindi la domanda del prodotto. Un'altra parte ha sostenuto
che le conclusioni di cui al considerando 173 del regolamento provvisorio,
secondo cui in Spagna si sta ancora investendo nel PV nonostante la sospensione
dei regimi FIT, non sono esatte. 
(257)   L'effetto delle FIT sulla
richiesta è stato affrontato al considerando 173 del regolamento provvisorio.
Non essendo state avanzate nuove obiezioni a tale riguardo, la tesi di cui
sopra è stata respinta. Per quanto riguarda gli investimenti in Spagna, si
precisa che le conclusioni di cui al considerando 177 del regolamento
provvisorio si basano su informazioni raccolte nel corso dell'inchiesta e
verificate durante un'indagine in loco. Poiché la parte interessata non ha
fornito nuove informazioni o nuovi elementi di prova a tale riguardo,
l'affermazione è stata respinta.
(258)   In
seguito della divulgazione delle conclusioni provvisorie, diverse parti hanno
sostenuto che, nel contesto dei bassi tassi delle FIT, gli investimenti in
progetti FV erano economicamente redditizi solo se alimentati con i pannelli
solari importati dalla RPC a prezzi più bassi. Ciò dimostrerebbe che i tagli
delle FIT hanno causato un grave pregiudizio all'industria dell'Unione. Un'altra
parte ha sostenuto che il livello di tassi FIT influenza il meccanismo di
fissazione dei prezzi per i moduli.
(259)   Va osservato che il costo di un
modulo per cui il progetto sarebbe ancora economicamente redditizio varia
secondo lo Stato membro o la regione in funzione di numerosi fattori quali FIT,
altri incentivi normativi, insolazione, prezzi dell'energia elettrica
convenzionale, ecc. 
(260)   Dall'inchiesta
è inoltre emerso che gli attuali impianti dipendono sempre meno dalle FIT,
poiché per certi tipi di impianto la parità di rete è verosimilmente stata
raggiunta in varie regioni europee, come gran parte dell'Italia, della Spagna,
del Portogallo, del sud della Francia e della Grecia.
(261)   Per le motivazioni sopra
indicate, le tesi a tale riguardo sono state respinte.
(262)   Una parte interessata ha
sostenuto che la Commissione non ha verificato se l'industria dell'Unione sia
stata o meno in grado di prevedere che i regimi di sostegno governativi
sarebbero stati bruscamente ritirati o diminuiti. A sostegno di tale tesi non è
stata portata alcuna argomentazione. Va tuttavia osservato che, in base alle
prove raccolte, non si dispone di alcuna informazione che indichi che
l'industria dell'Unione abbia risposto alle tendenze del mercato (vale a dire
all'andamento del consumo) e ad altre informazioni disponibili (cioè la
riduzione nei regimi di sostegno) in modo irragionevole. La tesi è stata
pertanto respinta. 
(263)   Una
parte interessata ha affermato che i tagli delle FIT hanno causato il calo
delle vendite dell'industria dell'Unione poiché gli investimenti risultavano
redditizi solo ai bassi costi consentiti dai prezzi cinesi. Le prove raccolte
in realtà mostrano una diminuzione solo lieve delle vendite dell'industria
dell'Unione durante il PI, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe se i
progetti FV fossero stati redditizi solo usando moduli cinesi. Le vendite di
moduli dell'industria dell'Unione sono anzi aumentate fino al 2011 per poi
ridursi lievemente nel PI, seguendo lo stesso andamento del consumo. La tesi è
stata pertanto respinta.
(264)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che le conclusioni di cui ai considerando 174 e 175 del regolamento
provvisorio secondo cui i cambiamenti delle FIT non avevano annullato il nesso
di causalità non hanno alcuna base giuridica o di fatto e che sono
incompatibili con l'articolo 3, paragrafo 7, del regolamento di base, perché la
Commissione ha omesso di valutare il livello di pregiudizio causato dalle
riduzioni delle FIT e perché ha ritenuto che la diminuzione significativa di
prezzo dell'industria dell'Unione fosse stata unicamente conseguenza delle
importazioni cinesi oggetto di dumping. La stessa parte ha sostenuto che la
diminuzione del prezzo di moduli, celle e wafer è stata un fenomeno globale e
non dovuto alla pressione delle importazioni cinesi.
(265)   Riguardo all'affermazione che
la Commissione abbia omesso di valutare il livello di pregiudizio causato dai
tagli delle FIT, si fa riferimento ai considerando 174, 175 e 182 del
regolamento provvisorio e ai considerando da 245 a 263 di cui sopra, nei quali
la Commissione ha concluso che né la diminuzione della domanda né l'effetto
delle FIT sui prezzi dell'Unione sono stati tali da annullare il nesso di
causalità tra il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e le
importazioni oggetto di dumping dalla RPC, senza pronunciarsi in merito a se e
in quale misura essi siano stati causati dai tagli delle FIT. La tesi secondo
cui le conclusioni della Commissione non si basano su fatti concreti è stata
pertanto respinta. Per quanto riguarda la tesi secondo cui il calo dei prezzi
di moduli e cellule sarebbe stato un fenomeno globale, si fa riferimento ai
considerando da 164 a 167 del regolamento provvisorio in cui sono stabiliti i
volumi e i prezzi delle importazioni originarie di paesi terzi diversi dalla
RPC nell'Unione. Anche se a livello mondiale si è in effetti registrata una
tendenza al ribasso dei prezzi di moduli e cellule, i prezzi delle importazioni
oggetto di dumping dalla RPC hanno esacerbato tale tendenza portandola a
raggiungere livelli di perdita. Per questi motivi la tesi è stata respinta.
3.4.        Altri sostegni finanziari
concessi all'industria dell'Unione
(266)   In assenza di osservazioni
relative ad altri regimi di sostegno finanziario all'industria dell'Unione, si
confermano le conclusioni di cui ai considerando 184 e 185 del regolamento
provvisorio.
3.5.        Eccesso di capacità
(267)   Una delle parti interessate ha
ribadito la tesi secondo cui il grave pregiudizio sarebbe stato determinato
dalla situazione di eccesso di capacità sia sul mercato mondiale che su quello
dell'Unione più che dalle importazioni dalla RPC. A questo proposito si è
sostenuto che l'industria dell'Unione ha aumentato eccessivamente le sue
capacità, come dimostrato dalla scarsa utilizzazione delle capacità produttive,
e che quindi qualsiasi danno subito è stato autoinflitto. Il presunto effetto
dell'eccesso di capacità nell'Unione e nel mondo è stato già affrontato ai
considerando da 185 a 190 del regolamento provvisorio, e in assenza di nuovi
elementi la tesi è stata pertanto respinta.
(268)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che l'eccesso di capacità ha portato alla razionalizzazione dei
prezzi. A tale proposito va osservato che, da un lato, l'eccesso di capacità ha
portato, in sostanza, al livellamento verso il basso e alla contrazione dei
prezzi dell'industria dell'Unione, che ha in media superato la riduzione dei
costi di produzione; dall'altro lato, come indicato al considerando 186 del
regolamento provvisorio, gli aumenti della capacità dell'industria dell'Unione
hanno seguito l'evoluzione del mercato e sono stati considerati ragionevoli.
L'aumento della capacità produttiva di celle è inoltre rimasto a un livello più
basso rispetto ai moduli. La parte in questione non ha presentato nuove
informazioni o nuovi elementi di prova, e le tesi a questo riguardo sono state
pertanto respinte. 
(269)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto al
fatto che quest'ultima non ha effettuato gli investimenti necessari ad
aumentare le capacità. Anche questa tesi non ha potuto essere confermata dai
risultati dell’inchiesta, dai quali è emerso che l'industria dell'Unione ha
aumentato capacità produttiva ed efficienza nel periodo in esame (cfr. i
considerando 124 e 187 del regolamento provvisorio). Questa tesi è stata
pertanto respinta.
(270)   Una delle parti interessate ha
altresì sostenuto che l'industria dell'Unione ha aumentato la sua capacità di
produzione nonostante il già basso tasso di utilizzazione degli impianti, dando
così luogo a un pregiudizio autoinflitto. Tale tesi si basava sul confronto tra
la tendenza degli investimenti dei produttori dell'Unione inseriti nel campione
e l'andamento del tasso di utilizzo degli impianti dell'intera industria
dell'Unione, che non è una base di confronto appropriata. Dall'inchiesta è
inoltre emerso che l’industria dell’Unione non ha ampliato la sua capacità di
produzione su una scala tale da superare l'andamento del consumo dell'Unione, e
la tesi è stata pertanto respinta. 
(271)   Gli elementi di prova raccolti
indicano inoltre che, investendo in nuovi macchinari, l'industria dell'Unione
ha potuto ridurre i costi di produzione e diventare più competitiva sotto il
profilo dei costi. L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(272)   Una parte interessata ha
affermato che le conclusioni di cui al considerando 189 del regolamento
provvisorio erano in contraddizione con le conclusioni di cui ai considerando
124 e 186 dello stesso regolamento, senza tuttavia fornire ulteriori
spiegazioni circa la natura o la portata delle presunte contraddizioni. La tesi
è stata pertanto respinta.
(273)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive alcune parti interessate hanno contestato che gli
ampliamenti di capacità dell'industria dell'Unione fossero ragionevoli e
seguissero l'evoluzione del mercato e in particolare l'andamento dei consumi
dell'Unione. Tuttavia, per quanto riguarda i moduli, la capacità di produzione
è aumentata del 106 %, mentre i consumi dell'Unione sono cresciuti del 221 %
nel periodo considerato, ossia di più del doppio. Analogamente, per quanto
riguarda le celle la capacità di produzione è aumentata del 39 %, mentre i
consumi dell'Unione sono cresciuti dell'87 % nel periodo in esame. Ciò dimostra
che l'aumento della capacità è stato notevolmente inferiore alla crescita dei
consumi e che quindi non può essere ritenuto irragionevole, dato che non vi è
mai stato un eccesso di capacità nell'Unione. Inoltre, l'analisi sulla
ragionevolezza degli aumenti di capacità non dovrebbe essere effettuata su base
annua, ma prendere in considerazione la tendenza nel periodo considerato. Gli
aumenti di capacità divengono in genere pienamente operativi solo dopo un certo
periodo di tempo dopo gli investimenti effettuati, e analizzare separatamente
un solo anno può portare a una visione distorta. L'argomentazione è stata
pertanto respinta.
(274)   In assenza di altre
osservazioni concernenti l'eccesso di capacità dell'Unione si confermano le
conclusioni di cui ai considerando da 185 a 190 del regolamento provvisorio. 
3.6.        Incidenza dei prezzi delle
materie prime 
(275)   Alcune parti interessate hanno
riaffermato la tesi secondo cui l'industria dell'Unione, o almeno una sua
parte, non ha potuto trarre beneficio dalla diminuzione dei prezzi del silicio
cristallino durante il PI a causa dei contratti a lungo termine per le materie
prime. Con riferimento alle conclusioni di cui al considerando 193 del
regolamento provvisorio, in cui si dichiara che l'industria dell'Unione è stata
in grado di rinegoziare i suoi contratti a lungo termine con i fornitori
(inclusi i produttori di wafer) e ha potuto quindi beneficiare di prezzi
inferiori, tali parti hanno affermato che le rinegoziazioni o la risoluzione
dei contratti a lungo termine riguardanti silicio cristallino e/o wafer hanno
comportato sanzioni. Per suffragare questa argomentazione, tali parti hanno
presentato articoli di stampa secondo i quali alcuni fabbricanti UE stavano
affrontando contenziosi o avevano posto fine ai loro contratti. Alcune parti
hanno fornito informazioni che davano presunta conferma che i contratti a lungo
termine non avevano potuto essere rinegoziati. 
(276)   Il
silicio cristallino è la principale materia prima per i produttori di wafer.
Dall'inchiesta è emerso che i prezzi del silicio cristallino sono aumentati nel
2008 quando hanno raggiunto il picco di circa 500 $/kg, ma si sono nuovamente
ridotti nel 2009 scendendo a circa 50-55 $/kg alla fine dell'anno, con solo una
lieve tendenza all'aumento nel 2010 e all'inizio del 2011. I prezzi sono calati
sensibilmente durante il PI fino a raggiungere 30$/kg (JRC Scientific and
Policy Reports, PV Status Report 2012 - Rapporto sullo stato del fotovoltaico
2012 del CCR)). Va osservato che l'incidenza del prezzo del silicio cristallino
sull'industria dell'Unione potrebbe essere stata piuttosto marginale, dal
momento che eventuali effetti sui costi di produzione di celle e moduli
risultano attenuati lungo la catena del valore. I suddetti articoli di stampa si
riferivano inoltre agli sviluppi post-PI, che lasciavano impregiudicata la
situazione dei fabbricanti UE in esame durante il PI e non possono pertanto
essere presi in considerazione. La questione è stata ulteriormente analizzata
dopo le misure provvisorie che si sono prese e, di conseguenza, si può
confermare che l'industria dell'Unione è stata effettivamente in grado di
rinegoziare non solo i prezzi dei contratti a lungo termine ma anche eventuali
penali relative a tali contratti. 
(277)   Una delle parti interessate ha
inoltre obiettato che è sufficiente che solo una parte dei fabbricanti UE abbia
risentito degli effetti negativi dei contratti a lungo termine, e che la
situazione globale dell'industria dell'Unione è irrilevante. Essa ha affermato
che l'aumento dei costi non deve necessariamente colpire tutti gli operatori
nello stesso modo. Questa argomentazione non tiene conto del fatto che, per
l'industria dell'Unione nel suo complesso, la media dei prezzi del silicio
cristallino in molti casi non risultava superiore al prezzo di mercato o ai
prezzi a pronti, e si è quindi ritenuta priva di rilievo la questione di
stabilire se maggiori costi incidano su tutti gli operatori o solo su un numero
ristretto di essi. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(278)   Un'altra parte interessata ha
chiesto alla Commissione di distinguere, separare e quantificare gli effetti di
ogni fattore avente incidenza sulla situazione dell'industria dell'Unione, in
particolare considerando separatamente l'effetto del notevole calo del prezzo
del silicio cristallino. A tale proposito si è affermato che a provocare il
calo dei prezzi di vendita sia stata la diminuzione del prezzo del silicio
cristallino anziché la pressione esercitata sui prezzi dalle importazioni
cinesi. Per quanto riguarda l'industria dell'Unione va osservato che i prezzi
di vendita medi sono diminuiti ben più del costo medio di produzione, su cui
potrebbe incidere il calo dei prezzi delle materie prime. L'argomentazione è
stata pertanto respinta.
(279)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive alcune parti interessate hanno ribadito che
l'effetto della diminuzione del prezzo del silicio cristallino sui costi
dell'industria dell'Unione non è stato limitato o attenuato attraverso la
catena del valore come ha concluso l'inchiesta. Tuttavia, come già osservato al
considerando 276, il silicio cristallino è la principale materia prima per i
produttori di wafer, quindi gli effetti sui costi di produzione di celle o
moduli sono risultati attenuati nella catena del valore. Le parti interessate
non hanno addotto elementi di prova che potessero inficiare tale conclusione.
Inoltre, l'inchiesta ha rivelato che il calo del prezzo del silicio cristallino
nel periodo considerato si è riflesso nel costo medio di produzione di celle e
moduli dell'industria dell'Unione inclusa nel campione, che è sceso a un
livello analogo del prezzo del silicio cristallino. Una parte interessata ha
messo in discussione l'effetto delle penali che l'industria dell'Unione doveva
presumibilmente pagare a causa della rinegoziazione dei contratti di fornitura.
A tale riguardo non si può escludere che un numero limitato di produttori possa
aver dovuto pagare penali per la cancellazione di contratti di fornitura di
wafer durante il periodo in esame. La Commissione non ha tuttavia riscontrato
elementi a conferma del fatto che tali penali possano aver inciso sulla
situazione dell'industria dell'Unione nel suo complesso, né che esse siano
state significative. Tali elementi non sono stati presentati neanche dalla
parte interessata. Sebbene non si possa quindi escludere del tutto che le
penali possano aver avuto un certo effetto negativo su un numero limitato di
fabbricanti UE, l'incidenza complessiva sull'industria dell'Unione è nella
migliore delle ipotesi marginale e, di conseguenza, non in grado di annullare
il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il grave
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione nel suo insieme. Tali
argomentazioni sono state pertanto respinte.
(280)               Un'altra parte
interessata ha sostenuto che il calo dei prezzi di vendita del prodotto in
esame nell'Unione è in parte dovuto alla riduzione del prezzo del silicio
cristallino. A questo proposito va tuttavia osservato che dall'inchiesta è
emerso che le importazioni dalla RPC sono state oggetto di dumping e tali da
determinare una notevole sottoquotazione dei prezzi dell'industria dell'Unione.
Il calo dei prezzi va pertanto oltre la riduzione dei costi di produzione che
può essere spiegata con la diminuzione dei prezzi delle materie prime. Se il
calo dei prezzi fosse stato semplicemente l'effetto di quello dei prezzi delle
materie prime, l'industria dell'Unione non sarebbe stata costretta a diminuire
i propri prezzi di vendita fino a portarli sotto i costi di produzione. Questa
tesi è pertanto respinta. 
(281)               Un'altra parte
interessata ha ribadito che la controversia di un fabbricante UE dopo il PI può
aver inciso almeno sulla situazione di tale fabbricante già durante il PI. La
parte non ha tuttavia spiegato in che modo e in quale misura tale circostanza
verificatasi dopo il PI possa aver avuto effetto sulla situazione di tale
fabbricante durante il PI. Analogamente, l'inchiesta non ha rivelato alcun
elemento di prova che dimostrasse tale effetto. La tesi è stata pertanto
respinta.
(282)   La stessa parte interessata ha
inoltre messo in discussione le conclusioni di cui sopra, dal momento che non
sarebbe stata portata alcuna prova a sostegno. Le conclusioni dell'inchiesta si
sono basate tuttavia su fatti e prove dirette, le versioni non riservate dei
quali erano disponibili a tutte le parti interessate. 
(283)   In assenza di altre
osservazioni relative all'incidenza del prezzo delle materie prime, si
confermano le conclusioni di cui ai considerando da 191 a 194 del regolamento
provvisorio. 
3.7.        Pregiudizio autoinflitto:
impatto di automazione, dimensioni, economie di scala, consolidamento,
innovazione, efficienza in termini di costi, importazioni dell'industria
dell'Unione
(284)   In
seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie, alcune parti
interessate hanno riaffermato la tesi secondo cui il pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione fosse dovuto alla mancanza di economie di scala
sufficienti. Si è ribadito che i piccoli produttori si troverebbero in
posizione di svantaggio rispetto a quelli grandi integrati verticalmente e che
perciò l'eventuale pregiudizio da essi subito non può essere attribuito alle
importazioni oggetto di dumping. Un'altra parte interessata ha sostenuto che
l'automazione del processo di produzione è costosa e che quindi le economie di
scala risultano ancora più importanti per ridurre il costo di produzione.
(285)   Dall'inchiesta
è emerso che a causa delle importazioni oggetto di dumping l'industria
dell'Unione, anche i produttori più grandi e integrati verticalmente, non ha
potuto beneficiare pienamente degli elevati tassi di utilizzo degli impianti
per realizzare economie di scala In ogni caso l'inchiesta non ha portato alla
luce alcuna correlazione tra dimensioni, integrazione verticale e più alti
tassi di redditività, poiché l'elevata pressione sui prezzi dovuta alle
importazioni oggetto di dumping ha modificato tale correlazione. Dall'inchiesta
è emerso che il vantaggio delle economie di scala non esisteva più in un
mercato caratterizzato da bassi tassi di utilizzo, il che vale anche per i
produttori cinesi. Tali argomentazioni sono state pertanto respinte. 
(286)   Una parte interessata ha
inoltre affermato che investitori e banche non finanzierebbero progetti se il
fabbricante dei moduli fosse troppo piccolo, poiché i produttori di maggiori
dimensioni offrono migliori garanzie e sono più accettabili per le banche. In
altri termini, investitori e banche sarebbero reticenti a finanziare progetti
correlati al fotovoltaico usando moduli prodotti nell'Unione. L'inchiesta ha
tuttavia dimostrato che l'eventuale maggiore propensione di investitori e
banche a finanziare i produttori cinesi che hanno maggiori capacità di
produzione è il risultato della distorsione che le importazioni oggetto di
dumping hanno creato sul mercato dell'Unione. Come indicato sopra al
considerando 285, le dimensioni delle linee di produzione non hanno alcun ruolo
se i tassi di utilizzo rimangono bassi. L'argomentazione è stata pertanto
respinta.
(287)   Una
parte interessata ha ribadito che l'industria dell'Unione subiva le conseguenze
di una struttura dei costi svantaggiosa rispetto ai suoi concorrenti cinesi,
dal momento che questi ultimi godevano di minori costi del lavoro,
dell'elettricità e degli ammortamenti, e disponevano inoltre di attrezzature
più recenti. La parte in questione non è stata tuttavia in grado di fornire
nuove informazioni o elementi di prova che potessero ribaltare le conclusioni
dell'inchiesta a tale riguardo. In particolare, la tesi secondo cui i
produttori cinesi si avvalgono delle attrezzature più recenti è trattata al
considerando 203 del regolamento provvisorio, in cui si afferma che i
produttori esportatori della RPC non godevano di alcun vantaggio comparativo,
in particolare perché attrezzature e macchinari erano stati importati
dall'Unione europea. Le tesi di cui sopra sono state pertanto respinte.
(288)   Un'altra parte ha affermato che
i cinesi hanno goduto di un vantaggio comparativo riguardo al prezzo del
silicio cristallino e delle economie di scala che si è tradotto in una
riduzione del costo dei macchinari. Tale parte non ha fornito nuove
informazioni o prove al riguardo che potessero ribaltare le conclusioni di cui
ai considerando 195 e 196 nonché 203 del regolamento provvisorio. La tesi di
tale parte è stata pertanto respinta. 
(289)   Si ricorda che, come indicato
al considerando 203 del regolamento provvisorio e menzionato altresì al
considerando 287 qui sopra, i produttori esportatori della RPC non godono di
alcun vantaggio comparativo riguardo alle materie prime e ai macchinari
utilizzati, poiché entrambi sono in gran parte importati dall'Unione. Una parte
interessata ha contestato quanto sopra, senza però fornire alcun elemento di
prova. Riguardo al costo del lavoro e alle spese generali, compresi i costi di
ammortamento, essi rappresentano in media meno del 10% del costo totale di un
modulo nel PI e si ritiene che non abbiano svolto un ruolo significativo.
Riguardo ai costi dell'elettricità, essi rappresentano in media meno dell'1 %
del costo totale di un modulo nel PI e si ritiene che non abbiano svolto un
ruolo significativo. La tesi secondo cui i cinesi stessero utilizzando
attrezzature più recenti non è stata inoltre suffragata da elementi di prova.
(290)   Una parte interessata ha
altresì riaffermato la tesi secondo cui alcuni produttori dell'Unione si sarebbero
riforniti di celle e/o moduli dal paese interessato per poi rivenderli come
propri sul mercato dell'Unione. Essa ha chiesto che il pregiudizio derivante da
queste operazioni non sia attribuito alle importazioni oggetto di dumping.
Dall'inchiesta è tuttavia emerso che le importazioni dall'industria dell'Unione
del prodotto in esame erano di natura complementare e di volume limitato
rispetto alla produzione totale dell'Unione, e che pertanto la loro eventuale
incidenza sarebbe solo marginale e non si ritiene che possa annullare il nesso
di causalità tra importazioni oggetto di dumping e pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione. 
(291)   Un importatore non collegato ha
sostenuto che il fatto che il numero di dipendenti sia aumentato durante il
periodo in esame non è stato tenuto sufficientemente in conto nel regolamento
provvisorio. Per quanto riguarda questa affermazione, va osservato che
l'occupazione è aumentata tra il 2009 e il 2011 per i moduli ed è poi diminuita
durante il PI. Per le celle, l'occupazione è aumentata fino al 2010 per poi
diminuire nel 2011 e calare ulteriormente durante il PI. Va osservato che per i
moduli l'occupazione ha seguito l'andamento della produzione dell'Unione. Per
le celle il fatto che le importazioni cinesi abbiano aumentato la loro quota di
mercato durante tutto il periodo ha impedito all'industria dell'Unione di
trarre il vantaggio previsto dalla crescita del consumo. Il calo dell'occupazione
nel 2011 e nel PI è pertanto riconducibile alle società che sono state
dichiarate insolventi o hanno cessato la produzione di celle.
(292)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive una delle parti interessate ha ribadito che il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto alle dimensioni
limitate e alla mancanza di economie di scala. Come già spiegato al
considerando 285 e ai considerando 195 e 196 del regolamento provvisorio, anche
nel mercato globale la dimensione e quindi il vantaggio delle economie di scala
non possono più esistere se i tassi di utilizzo sono generalmente bassi, e
laddove esistano enormi eccessi di capacità a livello mondiale. La tesi è stata
pertanto respinta. 
(293)   La stessa parte ha inoltre
ribadito che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto alla
sua incapacità di realizzare vantaggi in termini di costi. La parte ha
affermato che ciò era in particolare dovuto al fatto che la maggior parte dei
fabbricanti UE fossero integrati verticalmente. Tale parte non ha tuttavia comprovato
in che misura il fatto che i produttori siano integrati verticalmente avrebbe
avuto un'incidenza negativa sulla loro struttura dei costi. La tesi è stata
pertanto respinta.
(294)   In assenza di altre
osservazioni su questo punto, si confermano i considerando da 195 a 206 del
regolamento provvisorio. 
3.8.        Concorrenza da parte di
prodotti FV a film sottile e di altre tecnologie FV
(295)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie, una parte interessata ha ripetuto l'affermazione
secondo cui il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione è stato causato
dalla concorrenza da parte di prodotti FV a film sottile e altre tecnologie FV
poiché tali tecnologie erano in concorrenza con il prodotto in esame, in
particolare per i sistemi montati a terra e quelli a tetto
commerciali/industriali, che costituiscono una parte sostanziale del mercato FV
totale dell'Unione. 
(296)   L'inchiesta
ha dimostrato che, sebbene i prodotti FV a film sottile siano meno costosi del
prodotto in esame, essi non conquistano che una quota di mercato marginale del
consumo totale dell'Unione in quanto risultano inferiori ai moduli in silicio
cristallino in termini di efficienza della conversione energetica e potenza di
uscita. In base alle informazioni disponibili, la quota di mercato dei prodotti
a film sottile non è significativa rispetto al consumo totale dell'Unione
durante il PI. Si confermano pertanto le conclusioni di cui al considerando 208
del regolamento provvisorio, secondo le quali, sebbene ci possa essere una
certa concorrenza tra i prodotti a film sottile e il prodotto in esame, tale
concorrenza è considerata marginale. Per questi motivi le tesi a questo
proposito sono respinte. 
(297)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive, una parte interessata ha ripetuto che la
concorrenza da parte di prodotti a film sottile ha probabilmente causato il
grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. A tale proposito, la parte
ha sostenuto che in Germania la quota di mercato dei prodotti a film sottile
nel mercato complessivo dell'energia solare è stata considerevole nel corso
della maggior parte del PI, ed è diminuita solo verso l'inizio del 2012.
(298)   Dall'inchiesta è emerso infatti
che i prezzi medi dei prodotti a film sottile erano a livelli inferiori
rispetto al livello medio dei prezzi del prodotto in esame. 
(299)   Tuttavia, come indicato al
considerando 296, i prodotti a film sottile hanno un'efficienza molto minore in
termini di conversione e una più bassa potenza di uscita dei moduli in silicio
cristallino e quindi l'eventuale concorrenza tra tali prodotti non avrebbe
potuto contribuire al pregiudizio subito dall'industria dell'Unione, dal
momento che i moduli in silicio cristallino sono la tecnologia dominante nel
mercato dell'energia solare dell'Unione. Secondo il PV Status Report 2012 del
CCR, a seguito del calo dei prezzi del silicio cristallino, negli ultimi anni
il film sottile ha perso quota di mercato in favore dei moduli in silicio
cristallino. 
(300)   In assenza di altre
osservazioni su questo punto, si confermano i considerando da 207 a 210 del
regolamento provvisorio. 
3.9.        Crisi finanziaria e suoi
effetti sull'accesso ai finanziamenti
(301)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie, si è affermato che gli effetti pregiudizievoli
della crisi finanziaria e delle sue conseguenze sull'accesso ai finanziamenti
andrebbero separati e distinti e non attribuiti alle importazioni oggetto di
dumping. 
(302)   A questo proposito si fa
riferimento al considerando 212 del regolamento provvisorio, in cui si
esaminano specificamente gli effetti della crisi finanziaria e della recessione
economica sulla situazione dell'industria dell'Unione. Tale considerando
illustra nel dettaglio le motivazioni alla base della constatazione che la
crisi finanziaria, pur avendo avuto un impatto sulla situazione dell'interesse
dell'Unione, non ha annullato il nesso di causalità tra le importazioni oggetto
di dumping e il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. Questa
motivazione non è stata contestata dalle parti interessate, né esse hanno
fornito nuove informazioni o nuovi elementi di prova che potessero svalutare le
conclusioni di cui al presente considerando. Le tesi al riguardo sono state
pertanto respinte. 
(303)   Si è inoltre affermato che il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione fosse dovuto al mancato
ottenimento da parte di quest'ultima di finanziamenti adeguati e che la
Commissione debba appurare se l'industria dell'Unione abbia chiesto finanziamenti
nel momento in cui aveva una buona redditività. L'inchiesta ha infatti
dimostrato che nel 2010, quando l'industria dell'Unione era ancora in attivo,
il livello degli investimenti per i moduli e per le celle è aumentato
rispettivamente del 315 % e del 10 % rispetto al 2009. Poiché quella
fotovoltaica è un'industria ad alta intensità di capitale, le società
dell'Unione sono presumibilmente alla ricerca costante di finanziamenti
adeguati al fine di migliorare l'efficienza in termini di costi e di competere
con le importazioni sleali oggetto di dumping. Di conseguenza si è concluso che
la mancanza di accesso ai finanziamenti è stata l'effetto, e non la causa, di
una situazione di distorsione determinata dalle importazioni oggetto di
dumping. La tesi è stata pertanto respinta. 
(304)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive, una parte interessata ha ripetuto che gli effetti
pregiudizievoli della crisi finanziaria dovrebbero essere separati e distinti e
non dovrebbero venire attribuiti alle importazioni oggetto di dumping. La parte
ha fatto riferimento a informazioni pubblicamente disponibili che indicavano
che almeno un fabbricante UE percepiva la crisi finanziaria come causa
principale della sua situazione pregiudizievole. La presente inchiesta ha
basato le sue conclusioni su dati specifici di determinate società che vanno
ben oltre le dichiarazioni pubblicamente disponibili di talune imprese.
Pertanto, le informazioni accessibili al pubblico cui si faceva riferimento non
possono privare di validità le conclusioni di cui al considerando 212 del
regolamento provvisorio, in cui si conclude che la crisi finanziaria, pur
avendo avuto una certa incidenza sulla situazione dell'industria dell'Unione,
non è stata tale da annullare il nesso di causalità tra le importazioni oggetto
di dumping e il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. Pertanto,
questa tesi è stata respinta.
(305)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che la differenza di accesso ai finanziamenti tra l'industria
dell'Unione rispetto ai produttori esportatori cinesi dovrebbe essere presa in
considerazione. Tale parte ha sostenuto che fosse questo, e non le importazioni
oggetto di dumping, uno dei principali fattori a causare il grave pregiudizio
subito dall'industria dell'Unione. L'accesso preferenziale ai finanziamenti di
molti produttori esportatori cinesi è comunque risultato un elemento di
distorsione delle condizioni del mercato, e potrebbe essere uno dei motivi
principali che consentono ai produttori esportatori cinesi di esportare il
prodotto in questione a prezzi di dumping. Tale fattore non annulla quindi il
nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio
subito dall'industria dell'Unione. Questa tesi è stata pertanto respinta.
(306)   In assenza di altre
osservazioni in merito agli effetti della crisi finanziaria, si confermano le
conclusioni di cui ai considerando 211 e 212 del regolamento provvisorio. 
3.10.      Andamento delle esportazioni
dell'industria dell'Unione
(307)   In assenza di osservazioni
miranti a far riconsiderare le conclusioni di cui ai considerando 213 e 215 del
regolamento provvisorio, dette conclusioni sono confermate. 
3.11.      Scoperta di depositi di gas di
scisto nell'Unione europea
(308)   In assenza di osservazioni
miranti a far riconsiderare le conclusioni di cui ai considerando da 215 a 217
del regolamento provvisorio, dette conclusioni sono confermate.
3.12.      Sistema per lo scambio delle
quote di emissione dell'Unione europea (European Union's Emissions Trading
Scheme — ETS)
(309)   In assenza di osservazioni
miranti a far riconsiderare le conclusioni di cui ai considerando 218 e 219 del
regolamento provvisorio, dette conclusioni sono confermate. 
3.13.      Decisioni a livello gestionale
(310)   Alcune parti interessate hanno
ribadito la tesi sollevata al considerando 220 del regolamento provvisorio
secondo cui il grave pregiudizio subito da almeno uno dei fabbricanti UE sarebbe
stato causato da decisioni di gestione errate. Tali parti hanno fornito
ulteriori informazioni sotto forma di un articolo di stampa. Le informazioni
fornite non hanno potuto tuttavia essere verificate e non hanno potuto
ribaltare le conclusioni di questa inchiesta, secondo le quali le decisioni a
livello gestionale adottate dalla società in questione erano normali e prudenti
o non hanno avuto incidenza sull'industria dell'Unione nel suo insieme. Le tesi
di cui sopra sono state pertanto respinte. 
(311)   In assenza di altre
osservazioni al riguardo, si confermano le conclusioni di cui ai considerando
220 e 221 del regolamento provvisorio.
3.14.      Politiche governative di altro
tipo
(312)   In assenza di osservazioni
miranti a far riconsiderare le conclusioni di cui al considerando 222 del
regolamento provvisorio, dette conclusioni sono confermate.
3.15.      Altre argomentazioni
(313)   Una parte interessata ha
sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto allo
svantaggio di essere i primi arrivati e alla mancanza di sostegno politico
della Commissione europea negli anni precedenti. Questa parte ha inoltre
affermato che, a parte i regimi di sostegno nazionali, anche popolazione, PIL,
consumo di energia elettrica, opportunità di finanziamento e connettibilità
alla rete sono fattori importanti in ogni mercato. La parte in questione non è
stata tuttavia in grado di presentare elementi a sostegno delle sue tesi, che
sono state pertanto respinte. 
(314)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive, la stessa parte interessata ha ribadito che il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto allo svantaggio del
precursore. Tale tesi non è stata tuttavia analizzata né suffragata da elementi
di prova, ed è pertanto stata respinta.
4.           Valutazione cumulativa degli
altri fattori che sono risultati contribuire al pregiudizio
(315)   Dall'inchiesta è emerso che i
seguenti altri fattori possono aver contribuito al pregiudizio: importazioni
del prodotto in esame da Taiwan; riduzione del livello delle FIT; contratti a
lungo termine relativi al silicio cristallino di un numero limitato di
fabbricanti UE; crisi economica e finanziaria.
(316)   Come già indicato nelle sezioni
3.1 e 3.6 rispettivamente, l'eventuale contributo delle importazioni da Taiwan
e dei contratti a lungo termine di un numero limitato di fabbricanti UE è,
nella migliore delle ipotesi, marginale, in quanto qualsiasi impatto è stato
ulteriormente attenuato attraverso la catena del valore. 
(317)   Per quanto riguarda la crisi
economica e finanziaria, l'inchiesta ha dimostrato che la principale ragione
delle difficoltà dell'industria dell'Unione nell'accedere ai capitali necessari
per gli investimenti sono state le importazioni oggetto di dumping, che hanno
impedito all'industria dell'Unione di vendere i suoi prodotti a prezzi
remunerativi nel momento in cui il mercato dell'Unione evidenziava forti tassi
di crescita (2009-2011).
(318)   Per quanto riguarda le FIT, le
terze parti non sono state in grado di dimostrare che i livelli delle FIT
durante il PI sarebbero stati così bassi da impedire ai fabbricanti UE di
vendere il prodotto in esame a prezzi non pregiudizievoli. Le istituzioni
ritengono che le riduzioni dei livelli delle FIT può spiegare la riduzione
della domanda, in quanto gli investimenti in talune aree non erano più
remunerativi. Esse non possono tuttavia annullare il nesso di causalità, anche
insieme con gli altri fattori che risultano contribuire al pregiudizio, in
quanto erano ancora a un livello al quale, in assenza di importazioni oggetto
di dumping, i fabbricanti UE avrebbero potuto vendere i loro prodotti a prezzi
non pregiudizievoli.
(319)   Pertanto, perfino tenendo in
considerazione che l'effetto cumulativo dei quattro altri fattori possa aver
contribuito al pregiudizio, il nesso di causalità tra dumping e pregiudizio non
è annullato. 
5.           Conclusioni relative al nesso
di causalità 
(320)   Tutti gli effetti dei fattori
di pregiudizio diversi dalle importazioni oggetto di dumping sono stati
analizzati individualmente e collettivamente. Si conclude pertanto che la
valutazione collettiva di tutti i fattori che potrebbero aver inciso sulla
situazione pregiudizievole dell'industria dell'Unione (cioè importazioni da
paesi terzi, FIT, incidenza dei prezzi delle materie prime, crisi finanziaria)
collettivamente non riesce a spiegare il pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione, in particolare in termini di prezzi bassi e di perdite finanziarie
dovute alla penetrazione delle importazioni a basso prezzo in quantità
significative del prodotto in esame dalla RPC. In base a quanto detto si
confermano quindi le conclusioni provvisorie di cui ai considerando 223 e 224
del regolamento provvisorio, secondo cui le importazioni oggetto di dumping
dalla RPC hanno causato un notevole pregiudizio all'industria dell'Unione ai
sensi dell'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base. 
F. INTERESSE DELL'UNIONE
1.           Osservazioni preliminari 
(321)   In
seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie, una parte interessata
ha sostenuto che la valutazione dell'interesse dell'Unione non si è basata su
un numero rappresentativo di operatori. 
(322)   La Commissione
ha contattato i diversi operatori secondo le modalità di seguito indicate.
(323)   Importatori non collegati: come
indicato al considerando 12 del regolamento provvisorio, la Commissione ha
preso contatto con tutti i 250 importatori non collegati indicati dal
denunciante e scelto un campione provvisorio in conformità dell'articolo 17 del
regolamento di base in modo da coprire il volume massimo rappresentativo delle
importazioni che potesse essere ragionevolmente esaminato nel periodo di tempo
a disposizione. Tuttavia, come indicato ai considerando 12 e 232 del
regolamento provvisorio, soltanto una delle società selezionate in via
provvisoria è stata in effetti, in seguito a verifica, confermata come
importatore non collegato. Dopo la pubblicazione del regolamento provvisorio,
quindici altri importatori non collegati, che avevano inizialmente presentato
un modulo di campionamento nella fase iniziale ma non erano stati inseriti nel
campione, sono stati invitati a collaborare ulteriormente all'inchiesta. Sei di
essi hanno acconsentito e hanno ricevuto un questionario, e tre delle risposte
ricevute sono state considerate sufficientemente complete. Il campione
definitivo degli importatori non collegati si compone quindi di quattro
importatori non collegati, che rappresentano tra il 2 % e il 5 % delle
importazioni del prodotto in esame. Per quanto riguarda tale bassa percentuale,
si deve tener presente che la maggior parte delle importazioni del prodotto in
esame nell'Unione non avviene tramite importatori non collegati, come spiegato
al considerando 12 del regolamento provvisorio. 
(324)   Operatori
diversi dagli importatori non collegati (operatori a monte e a valle): come
spiegato al considerando 226 del regolamento provvisorio, la Commissione ha
inoltre inviato questionari specifici a circa 150 operatori, compresi quegli
importatori non collegati che si erano manifestati dopo l'apertura
dell'inchiesta, che hanno pertanto avuto l'occasione di fornire i dati
pertinenti alla Commissione. Sono state inoltre prese in considerazione non
soltanto le risposte ai questionari ma anche le osservazioni e i dati
verificabili e debitamente motivati presentati dalle parti interessate entro i
termini, indipendentemente dal fatto che tali parti avessero risposto o meno al
questionario. In particolare, AFASE ha trasmesso alla Commissione le proprie
osservazioni a nome dei suoi membri - operatori nel settore FV - che sono state
anch'esse esaminate.
(325)   Alla luce di quanto precede,
sono stati raccolti elementi sufficienti per consentire una valutazione
significativa dell'interesse dell'Unione. In base a tali motivazioni la tesi è
stata respinta. 
(326)   Una parte interessata ha
chiesto alla Commissione di chiarire in che modo ha gestito i questionari degli
importatori che considerava presentati da operatori a valle. 
(327)   In risposta a tale richiesta si
chiarisce che le 36 risposte indicate al considerando 241 del regolamento
provvisorio riguardano risposte all'allegato B dell'avviso di apertura, il cui
scopo era quello di campionare gli importatori non collegati ove necessario. 
(328)   Per quanto riguarda le risposte
ai questionari dei due operatori indicati al considerando 12 del regolamento
provvisorio, per l'analisi degli operatori a valle ne è stato preso in
considerazione uno. Il secondo operatore ha fornito informazioni supplementari
secondo le quali, contrariamente a quanto affermato al considerando 12 del
regolamento provvisorio, era effettivamente un importatore di moduli ma non un
importatore di celle. Ciononostante, le informazioni fornite nella sua risposta
al questionario non sono state sufficienti a far sì che fosse inserito
nell'analisi degli importatori non collegati, in quanto le risposte presentate
erano incomplete.
(329)   Dopo
l'istituzione delle misure provvisorie sono state effettuate visite di verifica
a due responsabili dei progetti (cfr. considerando 8). Ai fini della presente
inchiesta (cfr. i considerando da 369 a 371) sono state inoltre analizzate e
tenute in considerazione le risposte ai sei questionari specifici (cfr.
considerando 341) presentate nella prima fase dell'inchiesta da fornitori di
servizi nel settore del fotovoltaico (logistica, trasporti, relazioni
pubbliche, ecc.), ritenute inizialmente non sufficientemente complete (cfr.
considerando 241 del regolamento provvisorio). 
(330)   In
sintesi, per l'analisi dell'interesse dell'Unione ci si è basati sulle seguenti
informazioni: 
–              
le risposte al questionario ricevute da otto
fabbricanti UE inseriti nel campione e quattro importatori non collegati inseriti
nel campione, nonché le risposte al questionario specifico ricevuto da otto
operatori a monte e tredici operatori a valle (sette responsabili dei
progetti/installatori; sei fornitori di servizi attivi anche nel settore del
fotovoltaico) su 150 operatori che si erano manifestati dopo l'apertura e
avevano ricevuto i questionari specifici; 
–              
i dati verificati nel corso delle visite in loco
presso le sedi di otto fabbricanti UE, un importatore non collegato, due
operatori a monte, quattro operatori a valle (responsabili dei
progetti/installatori) e un'associazione (cfr. il considerando 17 del
regolamento provvisorio e il considerando 8 di cui sopra);
–              
i dati sull'interesse dell'Unione presentati da
altre parti interessate, comprese associazioni, nonché dati pubblicamente
disponibili sull'evoluzione del mercato fotovoltaico in Europa, in particolare:
Prospettive globali di mercato dell'EPIA per il fotovoltaico per il periodo
2013-2017.
2.           Interesse dell'industria
dell'Unione
(331)   Alcune parti interessate hanno contestato
la capacità dell'industria dell'Unione di beneficiare di qualsiasi misura
eventualmente presa, sostenendo che (i) tali misure ridurrebbero la domanda di
prodotti fotovoltaici nell'Unione e quindi l'industria dell'Unione non sarebbe
in grado di aumentare le vendite, (ii) l'industria dell'Unione ha impianti di
produzione di piccole dimensioni e pertanto non è in grado di soddisfare la
domanda di taluni tipi di impianti, come quelli commerciali da tetto e grandi
impianti montati a terra, (iii) i fabbricanti UE non sono accettabili per le
banche, (iv) l'istituzione di dazi sulle celle aumenterebbe di fatto i costi di
produzione dei fabbricanti di moduli dell'UE rendendoli meno attraenti per i
consumatori, (v) in caso di calo significativo delle importazioni cinesi i
produttori di altri paesi terzi trarranno probabilmente vantaggio dalle minori
importazioni dalla RPC.
(332)   Per quanto riguarda
l'affermazione secondo cui eventuali misure ridurrebbero la domanda di prodotti
fotovoltaici nell'Unione e di conseguenza l'industria dell'Unione non sarebbe
in grado di aumentare le vendite, si osserva che le parti non sono state in
grado di fornire alcun elemento di prova verificabile dell'esistenza di un
nesso diretto tra le misure prese e il calo della domanda di prodotti
fotovoltaici, che ha dimostrato di essere influenzata nel corso degli anni da
diversi fattori. 
(333)   In risposta all'affermazione
secondo cui l'industria dell'Unione ha impianti di produzione di piccole
dimensioni e non è quindi in grado di soddisfare la domanda di taluni tipi di
impianti, come quelli commerciali da tetto e grandi impianti montati a terra,
giova rilevare che l'inchiesta ha dimostrato come l'industria dell'Unione abbia
la capacità di fornire sia impianti commerciali che industriali (tra 40 kW e 1
MW) che quelli destinati ai produttori di elettricità (1 MW e 10 MW).
Dall'inchiesta non sono inoltre emersi elementi di prova che i prodotti forniti
da fabbricanti diversi non possano essere utilizzati per lo stesso progetto
Questa tesi è stata pertanto respinta. 
(334)   La tesi secondo cui l'industria
dell’Unione non trarrebbe beneficio dalle misure prese poiché i fabbricanti UE
non sono accettabili per le banche e i fondi di investimento non accettano di
finanziare i progetti che fanno uso di moduli prodotti nell'UE non è suffragata
da elementi di prova. In ogni caso, si ritiene che le nuove misure serviranno a
ripristinare condizioni di effettiva concorrenza tali da rassicurare gli
investitori del settore bancario quanto alla capacità dei fabbricanti UE di
sviluppare progetti economicamente vitali. In base alle suddette motivazioni la
tesi è stata pertanto respinta. 
(335)   Riguardo
alla tesi secondo cui l'istituzione di dazi sulle celle aumenterà di fatto i
costi di produzione dei produttori di moduli dell'Unione rendendoli meno
attraenti per i consumatori, benché non sia escluso che l'imposizione di dazi
possa determinare un certo aumento dei prezzi, va considerato anche il fatto
che le fonti pubbliche disponibili indicano che l'andamento dei prezzi dei
moduli e delle celle tende al ribasso. Anche se il costo delle celle potrebbe
aumentare a causa delle misure, la generale tendenza al ribasso dei prezzi
dovrebbe quindi tradursi in un calo del costo dei moduli. I produttori in
questione potrebbero anche decidere di acquistare le celle nell'Unione e non
più nella RPC. Ci si attende che infine che le nuove misure accrescano il tasso
di utilizzo delle capacità dei produttori di celle dell'Unione, aumentando così
la loro economia di scala e riducendo quindi i costi. Questa tesi è stata
pertanto respinta. 
(336)   La tesi
secondo cui, in caso di un calo significativo delle importazioni cinesi in
seguito a nuove misure, sarebbero gli altri paesi terzi e non l'industria
dell'Unione a trarne vantaggio non è stata confermata dall'inchiesta.
Dall'inchiesta non è emersa alcuna chiara indicazione che gli altri paesi terzi
dirigerebbero in maniera considerevole le loro esportazioni verso il mercato
dell'Unione, in particolare tenendo conto della probabile espansione dei
mercati di altri paesi terzi, soprattutto in Asia, come previsto da fonti
pubbliche disponibili. Non vi è infine alcuna indicazione che sebbene le
importazioni da altri paesi terzi aumenterebbero con un calo delle importazioni
cinesi, l'industria dell'Unione non sarebbe in grado di competere con le
importazioni provenienti da questi paesi.
(337)   In
risposta alla comunicazione delle conclusioni definitive, alcune parti hanno
sostenuto che non è realistico aspettarsi lo sviluppo di un'industria dell'Unione
sostenibili che produca moduli e celle, in quanto nessun investitore razionale
investirebbe nei fabbricanti UE che subiscono gli effetti di una struttura dei
costi sfavorevole e non possono quindi produrre a prezzi competitivi.
L'inchiesta non ha confermato che l'industria dell'Unione subisca una struttura
dei costi sfavorevole, come spiegato ai considerando 202 e 203 del regolamento
provvisorio. Di conseguenza, l'assenza di importazioni in dumping e l'impiego
delle capacità di produzione in misura maggiore dovrebbero rendere possibili
economie di scala e permettere lo sviluppo sostenibile dell'industria
dell'Unione. Alla luce di quanto precede, l'argomentazione è stata respinta. 
(338)   Una parte ha sostenuto che la
domanda nell'Unione è trainata dallo sviluppo delle FIT, e che l'utile sul
capitale investito da parte degli investitori è connesso a questo sviluppo.
Essa ha in particolare sostenuto che, se i prezzi aumentassero nell'Unione a
causa dei dazi e le FIT non seguissero tale aumento di conseguenza, la domanda
diminuirebbe e l'industria dell'Unione non beneficerebbe dei dazi imposti 
(339)   In risposta a questa
affermazione va osservato che, nonostante la correlazione fra il livello delle
FIT e la domanda di impianti FV, le prove raccolte durante l'inchiesta indicano
che la futura domanda dipenderà sempre meno dalle FIT e da altri regimi di
sostegno, poiché è verosimile che alcuni tipi di impianto avranno raggiunto la
parità di rete fotovoltaica in varie regioni dell'Unione (cfr. il considerando
260). L'utile sul capitale investito dovrebbe inoltre essere basato su prezzi
di mercato equi. Come indicato al considerando 335, benché non sia escluso che
possa verificarsi un certo aumento dei prezzi in seguito all'istituzione delle
misure, va infine osservato che le fonti pubbliche disponibili indicano che
l'andamento globale dei prezzi è in calo. L'argomentazione è stata pertanto
respinta.
(340)   Le parti interessate hanno
rilevato che, essendo la domanda di pannelli solari sostenuta dai regimi di sostegno,
in particolare le FIT, e dal livello dei prezzi dell'energia elettrica per il
consumatore finale (che determinano la parità di rete), l'elasticità dei prezzi
della domanda può essere molto elevata. Laddove in effetti un importante
aumento dei prezzi può portare a una significativa riduzione della domanda a
causa della particolare natura del mercato come segnalato da tali parti
interessate, l'argomentazione deve tuttavia essere respinta perché è molto
improbabile che gli aumenti di prezzo causati dalle misure saranno importanti,
per i seguenti motivi. In primo luogo, tutte le fonti disponibili confermano
che proseguirà l'importante diminuzione dei prezzi per il prodotto in esame registrata
durante il PI e dopo il PI fino ad oggi. In secondo luogo, l'effetto economico
dell'impegno accettato dalla Commissione è che i produttori esportatori cinesi
forniranno il prodotto in esame a un prezzo minimo all'importazione inferiore a
60 C/W, che è di gran lunga inferiore al prezzo che si è osservato durante il PI,
a un volume che corrisponde grosso modo alle loro attuali quote di mercato. A
questo livello di prezzo è molto improbabile che la domanda diminuisca in
misura significativa, dal momento che tale livello garantisce una domanda
sufficiente nell'ambito tanto dell'attuale livello di sostegno fornito da
regimi di sostegno che degli attuali livelli di parità di rete. Inoltre il
prezzo dell’elettricità per i consumatori finali dovrebbe aumentare, mentre il
prezzo del prodotto in esame è destinato a diminuire. Mediante una formula di
indicizzazione, l'impegno assicura che ulteriori diminuzioni del prezzo del
prodotto in esame siano prese in considerazione per il prezzo minimo
all'importazione. Tali argomentazioni sono state pertanto respinte.
(341)   Diverse parti interessate hanno
riaffermato la tesi secondo cui l'interesse dell'industria dell'Unione non è
rilevante in quanto il valore aggiunto creato da industrie a monte e a valle è
molto più significativo di quello creato dall'industria dell'Unione nella
catena del valore del fotovoltaico. La tesi secondo la quale i vari segmenti
nel settore del fotovoltaico hanno un valore aggiunto diverso non è contestata.
Come indicato al considerando 228 del regolamento provvisorio, l'inchiesta ha
stabilito che l'industria dell'Unione ha subito un grave pregiudizio causato da
pratiche commerciali sleali. Alcuni fabbricanti UE sono effettivamente già
stati costretti a chiudere, e in assenza di nuove misure un ulteriore
deterioramento sembra certo. Poiché tutti i segmenti nel settore del
fotovoltaico sono strettamente collegati, la scomparsa della produzione
dell'Unione sarebbe dannosa per l'intero settore FV, rendendolo completamente
dipendente dai fornitori esterni Pertanto, anche per motivi di sicurezza degli
approvvigionamenti, la tesi è stata respinta.
(342)   In risposta alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte interessata ha riaffermato la tesi
secondo cui il maggiore valore aggiunto creato dall'industria a monte e a
valle, rispetto alla produzione dell'Unione del prodotto in esame, sarebbe pertinente
per determinare se debbano essere istituiti dazi antidumping. A tale proposito
si conferma che nel valutare l'interesse dell'Unione le istituzioni hanno messo
a confronto gli effetti positivi e negativi che possono avere i dazi sui vari
operatori economici. Considerando che l'effetto sull'industria a monte e a
valle è limitato, queste misure dovrebbero dare all'industria dell'Unione la
possibilità di riprendersi dalle pratiche di dumping pregiudizievoli.
(343)   Una parte ha contestato il
numero di posti di lavoro che sarebbero garantiti dalle nuove misure,
sostenendo che l'industria dell'Unione occupa circa 6 000 persone, e
non 25 000 come indicato al considerando 229 del regolamento
provvisorio. 
(344)   Non è
stata tuttavia fornita alcuna prova a sostegno di questa tesi, che è stata
pertanto respinta. Si precisa che, in seguito all'esclusione dei wafer dalla
definizione del prodotto, l'occupazione nell'industria dell'Unione è stata
stimata a circa 21 000 dipendenti durante il PI. Le parti interessate non
hanno fornito alcuna prova a sostegno dell'affermazione che il numero di
dipendenti nell'industria dell'Unione sia cambiato in modo significativo dopo
il PI.
(345)   In conclusione, l’inchiesta ha
dimostrato che l'industria dell'Unione è stata danneggiata dalle importazioni
oggetto di dumping provenienti dalla RPC, in quanto incapace di recuperare gli
investimenti attraverso vendite remunerative. Si prevede che l'istituzione di
misure ristabilisca condizioni commerciali eque sul mercato dell'Unione
permettendo così all'industria dell'Unione di competere su un piano di parità.
Il probabile calo delle importazioni dalla RPC dovrebbe consentire
all'industria dell'Unione di aumentare le vendite nell'Unione stessa e quindi,
a breve termine, di utilizzare meglio le capacità di produzione disponibili.
Ciò a sua volta può rendere possibili economie di scala. Sebbene sia possibile
che i prezzi del prodotto simile aumentino in un breve lasso di tempo a causa
delle misure, la tendenza discendente generale dei prezzi sarà probabilmente
mantenuta anche grazie, da un lato, all'ulteriore diminuzione del costo di
produzione del prodotto in esame, e, dall'altro, alla pressione competitiva
esercitata dai produttori dei paesi terzi, che competerebbero anche sul mercato
dell'Unione.
(346)   In assenza di altre
osservazioni si confermano i considerando 227 e 231 del regolamento
provvisorio, fatta eccezione per il dato relativo all'occupazione di cui al
considerando 344 di cui sopra.
3.           Interesse degli importatori
non collegati
(347)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie, l'importatore non collegato che ha risposto al
questionario prima che venissero prese le misure provvisorie ha sostenuto che
le conclusioni concernenti l'effetto delle misure stesse sugli importatori non
collegati si basavano solo sulla sua risposta al questionario, che non poteva
quindi essere considerata come rappresentativa. 
(348)   Il regolamento provvisorio
basava le sue conclusioni riguardo agli importatori non collegati su una sola
società dato che, come già spiegato al considerando 232 del regolamento
provvisorio, l'attività principale di uno soltanto dei tre importatori inseriti
nel campione consisteva nel commercio del prodotto in esame. Come già menzionato
al considerando 21, una volta prese le misure provvisorie il campione è stato
ampliato, sono stati contattati altri importatori non collegati, e delle cinque
ulteriori risposte ai questionari solo tre erano sufficientemente complete e
hanno consentito una valutazione significativa. Nella fase definitiva il
campione per importazioni non collegate è stato quindi esteso a quattro
importatori. Globalmente, nel corso del PI le attività dei quattro importatori
non collegati che hanno collaborato relative al prodotto in esame hanno
oscillato tra il 60 % e il 100 % del totale delle loro attività. I quattro
importatori non collegati che hanno collaborato hanno inoltre acquistato dalla
RPC tra il 16 % e il 100 % delle loro importazioni totali di moduli; uno solo
di essi ha acquistato esclusivamente dal paese interessato. Nel corso del PI la
redditività legata al prodotto in esame di questi quattro importatori è stata
in media del 2,3 % circa. 
(349)   Una parte interessata ha
affermato che l'effetto di eventuali dazi sugli importatori non collegati è
stato sottovalutato poiché non esistono fonti di approvvigionamento alternative
immediate che potrebbero sostituire le importazioni del prodotto in esame dalla
Cina se venissero imposti dazi, e che cambiare una fonte di approvvigionamento
è difficile in considerazione del fatto che la principale produzione è basata
nella RPC e ciò comporterebbe costi aggiuntivi elevati. 
(350)   A questo proposito, si ricorda
che il fatto di prendere misure non dovrebbe comportare la scomparsa delle
importazioni del prodotto in esame dalla RPC. L'inchiesta ha indicato che la
possibile diminuzione delle importazioni dalla RPC si ripercuoterà in
particolare su quegli importatori che importano il prodotto in esame unicamente
dalla RPC, il che avviene solo per uno dei quattro importatori non collegati
che hanno collaborato. Per quanto riguarda l'effetto delle nuove misure sulla
situazione finanziaria degli importatori non collegati, non si è escluso che
potesse essere negativo, ma è stato concluso che ciò dipenderà in gran parte
dalla loro capacità di rivolgersi ad altre fonti di approvvigionamento o di
trasferire almeno una parte del possibile aumento di prezzo sui loro clienti.
Per gli operatori che importano il prodotto anche da fonti diverse dalla RPC o
che importano prodotti diversi dal prodotto in esame l'effetto negativo sarà
ancor più limitato. La Commissione ritiene pertanto che anche se vi sarà
probabilmente un effetto negativo sugli importatori del prodotto in questione
tale effetto rimarrà in media limitato.
(351)   Un importatore non collegato ha
sostenuto che per poter arrivare ad accettare i prodotti di un nuovo fornitore
sarebbero stati necessari una grande mole di lavoro e investimenti finanziari
significativi. A questo proposito, in risposta alla comunicazione delle
conclusioni definitive, è stato argomentato che al momento della visita in loco
sono state fornite alla squadra di verifica le prove pertinenti in merito al
requisito del test prolungato che un importatore deve fare prima di prendere la
decisione di rifornirsi da un determinato esportatore.
(352)   Si riconosce che stabilire un
nuovo rapporto tra un importatore e un fornitore può comportare costi e tempi
aggiuntivi (ad esempio per provare il prodotto). Al tempo stesso, cambiare fornitore
sembra essere un normale rischio calcolato nell'attività professionale degli
importatori, ed è legato al fatto che il mercato fotovoltaico è in fase di
maturazione e subisce quindi continue modifiche (ad es. bancarotte,
consolidamenti) che rendono necessario il passaggio a nuovi fornitori. Si può
inoltre presumere che occorra provare anche i nuovi tipi di moduli che
raggiungono continuamente il mercato (contenenti ad esempio nuove
caratteristiche di efficienza). A tale riguardo, provare un nuovo prodotto
(anche dallo stesso fornitore) sembra essere un'attività standard, non certo
insolita. L'argomentazione è pertanto respinta. 
(353)   In risposta alla comunicazione
delle conclusioni definitive, due parti hanno ribadito la tesi secondo cui
l'interesse degli importatori non collegati non sarebbe stato adeguatamente
preso in considerazione. Una parte ha sostenuto che l'assenza della versione
non riservata delle risposte ai questionari dagli importatori che hanno
collaborato non ha consentito una valutazione adeguata delle parti. Essa ha
contestato la valutazione della Commissione circa la possibilità che le
importazioni nell'Unione da altri paesi terzi aumentino consentendo così agli
importatori di cambiare le loro forniture, sulla base dell'affermazione che
altri mercati di paesi terzi sono in forte crescita. A tal fine, la parte in
questione ha affermato che tale ipotesi è in contraddizione con le conclusioni
di cui al considerando 336, secondo le quali le importazioni da altri paesi
terzi non sarebbero quantitativamente eccessive. Un'altra parte ha messo in
dubbio che la Commissione abbia rispettato il principio di non discriminazione,
poiché nella valutazione della Commissione è stata data maggiore importanza ai
fabbricanti UE che agli altri operatori.
(354)   In primo luogo, si conferma che
la versione non riservata delle risposte ai questionari ricevute dopo la
pubblicazione del regolamento provvisorio dagli importatori aggiunti che hanno
collaborato è stata inclusa nel fascicolo consultabile dalle parti interessate.
In secondo luogo, non vi è contraddizione tra il presupposto che le
importazioni da altri paesi terzi possano aumentare in risposta a una riduzione
delle importazioni dalla RPC e che tale aumento non sia esorbitante alla luce
della crescente domanda di impianti fotovoltaici in tutto il mondo. Al tempo
stesso, dal momento che l'industria dell’Unione probabilmente riconquisterà una
certa parte della quota di mercato precedentemente detenuta da prodotti
provenienti dalla RPC, non si può escludere che gli importatori non collegati
subiscano una certa diminuzione dell'attività. Si osserva comunque che le
dimensioni globali del mercato fotovoltaico dovrebbero continuare a crescere
nel lungo periodo, dal momento che in un numero sempre maggiore di aree viene
raggiunta la parità di rete. Si precisa infine che, come in tutte le inchieste
in materia di difesa commerciale, mentre la situazione dell'industria
dell'Unione è stata valutata per stabilire se essa abbia subito un grave
pregiudizio a causa delle importazioni oggetto di dumping, nell'ambito
dell'analisi dell'interesse quello dell'industria dell'Unione è stato valutato
su base di parità con gli altri operatori economici, compresi gli importatori
non collegati. Si chiarisce altresì che l'inchiesta sull'eventuale grave
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione è disciplinata in particolare
dall'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, che fissa gli standard
minimi di tali indagini. L'interesse dell'Unione viene esaminato solo una volta
che vi sia stato un accertamento positivo di una pratica di dumping causa di
pregiudizio, in conformità degli standard di cui all'articolo 21 del
regolamento di base. Di conseguenza si è ritenuto che il probabile effetto
negativo delle misure su determinati importatori, in particolare quelli che si
riforniscono esclusivamente dalla RPC, non è superiore ai benefici di tali
misure per l'industria dell'Unione e ai vantaggi a medio e lungo termine per il
mercato fotovoltaico dell'Unione risultanti dalla concorrenza leale.
(355)   In assenza di altre
osservazioni, in base alle informazioni riguardanti i quattro importatori
inseriti nel campione, si confermano i considerando 233 e 234 del regolamento
provvisorio
4.           Interesse degli operatori a
monte
(356)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie alcune parti hanno nuovamente sostenuto che la
maggior parte di tali fattori immessi nella catena di valore del fotovoltaico
proviene dall'Unione e che tale situazione di vantaggio può cessare in caso di
imposizione di dazi poiché la produzione facente capo alla RPC del prodotto in
esame diminuirà in conseguenza del dazio. In risposta alla comunicazione delle
conclusioni definitive una parte ha segnalato che nel presente caso le misure
possono innescarne altre che la RPC può imporre ai prodotti dell'Unione. 
(357)   A tale
riguardo, come indicato al considerando 239 del regolamento provvisorio, le
importazioni cinesi dovrebbero continuare a rifornire il mercato dell'Unione,
anche con dazi in vigore. Varie fonti disponibili al grande pubblico nel
settore del fotovoltaico, come il Global Market Outlook for Photovoltaics
2013-2017 dell'EPIA, prevedono inoltre che la possibile contrazione della
domanda nell'Unione dovrebbe aver luogo solo nel breve periodo (nel 2013 e nel
2014) poiché negli anni successivi il consumo nell'Unione aumenterà
ulteriormente. Inoltre, come indicato al considerando 239 del regolamento
provvisorio, affrontare le pratiche commerciali sleali consentirà probabilmente
di arrivare a una crescita sostenibile nel mercato fotovoltaico dell'Unione a
medio e lungo termine, crescita di cui dovrebbero beneficiare tutti gli
operatori dell'Unione. Infine, per quanto riguarda l'argomento della possibile
ritorsione della RPC in risposta alle misure in questo caso, si ricorda che la
RPC, come qualsiasi altro membro dell'OMC, può ricorrere a inchieste di difesa
commerciale solo in circostanze debitamente giustificate, e che tali inchieste
devono rispettare le severe norme dell'OMC. La Commissione tiene sotto controllo
eventuali inchieste di questo tipo per garantire che le regole dell'OMC siano
rispettate. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(358)   Alcune parti hanno contestato
le conclusioni di cui al considerando 239 del regolamento provvisorio secondo
cui la riduzione delle esportazioni nella RPC da parte degli operatori a monte
dell'Unione nel settore fotovoltaico potrebbe essere compensata da esportazioni
verso altri mercati, sostenendo che i dazi diminuiranno la domanda mondiale di
prodotto. 
(359)   A questo
proposito, si osserva in primo luogo che le importazioni cinesi non dovrebbero
cessare completamente a seguito dei dazi. Le informazioni raccolte nel corso
dell'inchiesta non hanno inoltre stabilito alcuna correlazione diretta tra
l'andamento delle importazioni dalla RPC sul mercato dell'Unione e le
esportazioni dalla RPC verso altri mercati. Inoltre, le fonti disponibili al
grande pubblico come il succitato Global Market Outlook dell'EPIA,  prevedono
che il mercato fotovoltaico a livello mondiale crescerà nei prossimi anni. Per
quanto riguarda il mercato cinese, vi sono indicazioni che il consumo interno
nella RPC aumenterà in modo sostanziale (ad esempio come indicato dall'EPIA).
In considerazione di quanto sopra, le esportazioni nella RPC degli operatori a
monte dell'Unione non dovrebbero diminuire sensibilmente a causa di eventuali
misure. 
(360)   Giova altresì rilevare che la
contrazione della domanda nell'Unione nel 2013 e nel 2014 di cui al
considerando 357 può avere un effetto negativo sugli operatori a monte. Tale
fatto tuttavia non può ricollegarsi, almeno per la maggior parte, ai dazi,
essendo stato previsto ben prima dell'istituzione delle misure provvisorie. Per
quanto riguarda i fabbricanti UE di macchinari per l'industria fotovoltaica,
inoltre, come già indicato al considerando 239 del regolamento provvisorio,
visto che la RPC dispone di una notevole capacità di riserva, è improbabile che
le loro esportazioni verso tale paese possano aumentare in maniera
significativa anche nell'ipotesi che i produttori cinesi accrescano il loro
volume di produzione. Dalle informazioni raccolte durante l'inchiesta è infine
emerso che i produttori di macchinari possono essere influenzati anche dal
dodicesimo piano quinquennale cinese per l'industria solare fotovoltaica che
prevede che entro il 2015 l'80 % della fabbricazione di attrezzature per le
celle proverrà dalla RPC. Purché tale modifica sia realizzata nel rispetto
delle regole dell'OMC, ciò può anche limitare ulteriormente la possibilità dei
fabbricanti di macchinari dell'Unione di competere sul mercato cinese.
L'argomentazione di cui sopra è stata pertanto respinta. 
(361)   In risposta alla comunicazione
delle conclusioni definitive, il GC ha affermato che il dodicesimo piano
quinquennale per l'industria solare fotovoltaica offre solo alcuni principi
guida generali che non sono vincolanti non essendo previsti poteri esecutivi, e
che esso non dovrebbe quindi essere considerato come un'indicazione del fatto
che la possibilità dei fabbricanti di macchinari dell'Unione di competere sul
mercato cinese sarà limitata. A tale riguardo si nota che il GC ha
incluso quella fotovoltaica fra le industrie strategiche nel dodicesimo piano
quinquennale e ha inoltre elaborato un piano specifico per l'industria solare
fotovoltaica. In tale piano il GC ha espresso il proprio sostegno per le "imprese
superiori" e le "imprese essenziali" e si è impegnato
a "promuovere l'attuazione di varie politiche di sostegno al settore
fotovoltaico" e a "formulare l'elaborazione globale di politiche
di sostegno per l’industria, la finanza, la fiscalità...". Inoltre,
poiché il piano
contiene direttive essenziali da attuare da parte dell'industria cinese in un
periodo di cinque anni, esso incide profondamente sul panorama imprenditoriale sia della
RPC che dei paesi che con essa intrattengono rapporti commerciali. Alla
luce di quanto precede, vi sono chiare indicazioni che la libertà di scelta dei
fabbricanti cinesi di celle e la pressione concorrenziale dei fabbricanti UE di
attrezzature di produzione che esportano verso il mercato cinese è limitata dal
piano. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(362)   Un produttore di materie prime
che ha collaborato ha contestato la prospettiva di altri mercati che compenserebbero
la diminuzione della produzione sul mercato cinese, in considerazione della
notevole capacità produttiva installata nella RPC che non avrebbe potuto essere
facilmente costruita altrove. 
(363)   Alla luce delle conclusioni di
cui al considerando 359 questa argomentazione è respinta poiché non vi è alcuna
indicazione della presunta diminuzione della produzione sul mercato cinese.
(364)   Una parte interessata ha
contestato il numero dei lavoratori dipendenti del settore a monte di cui al
considerando 236 del regolamento provvisorio.
(365)   Si precisa che il numero di 4
200 dipendenti riportato nel regolamento provvisorio si riferisce unicamente
agli operatori a monte che hanno collaborato, come i produttori di
apparecchiature e fornitori di silicio cristallino, ed è basato sulle loro
risposte al questionario, e non sull'intero settore. 
(366)   In seguito all'esclusione dei
wafer dalla definizione del prodotto, i fabbricanti UE dovrebbero purtuttavia
trarre beneficio dall'imposizione di dazi, poiché l'industria dell'Unione
dovrebbe aumentare la propria produzione di celle e moduli.
(367)   In assenza di ulteriori
osservazioni si confermano i considerando 235 e 240 del regolamento
provvisorio.
5.           Interesse degli operatori a
valle
(368)   Come
indicato al considerando 329, successivamente all'adozione delle misure
provvisorie sono state effettuate ulteriori visite di verifica a due
responsabili di progetti. 
(369)   Oltre a
sette risposte al questionario degli operatori a valle la cui attività è
direttamente correlata al prodotto simile (ossia i responsabili dei progetti e
gli installatori), la cui analisi ha costituito la base per la valutazione
degli operatori a valle nel regolamento provvisorio, sono state ulteriormente
analizzate e ritenute non sufficientemente complete sei risposte aggiuntive ai
questionari presentate nella fase provvisoria e ritenute non sufficientemente
complete (cfr. considerando 241 del regolamento provvisorio) poiché esse
fornivano indicazioni sull'importanza relativa delle rispettive attività
connesse al fotovoltaico rispetto all'attività totale.
(370)   I sei
operatori interessati erano fornitori di servizi nel settore del fotovoltaico
(logistica, trasporti, pubbliche relazioni ecc.), la cui attività non era
quindi direttamente correlata al prodotto in esame. Nonostante alcune carenze
nelle risposte, dai dati nei questionari è emerso che l'attività connessa al
fotovoltaico di tali operatori era marginale rispetto al totale delle loro
attività. Durante il PI l'attività connessa al fotovoltaico rappresentava
infatti in media solo il 5% circa del fatturato totale e l'8% dell'occupazione
complessiva. La redditività è stata in media del 7 % circa. Si noti tuttavia
che i dati relativi alla redditività non erano completi, poiché non tutti gli
operatori hanno riferito nel merito. 
(371)   Sulla
base dell'ulteriore analisi si è concluso che, tenuto conto dei dati forniti,
ogni eventuale effetto delle misure sulla situazione economica dei fornitori di
servizi nel settore del fotovoltaico è probabilmente trascurabile. 
(372)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie e definitive diverse parti hanno contestato la
rappresentatività dei dati relativi al gli operatori a valle su fatturato,
redditività e occupazione che la Commissione ha ricavato dalle risposte ai
questionari di sette operatori a valle. AFASE ha presentato una
"indagine" condotta tra i suoi membri (installatori) per illustrare
come, per la maggioranza degli installatori, il fotovoltaico costituisca una
fonte primaria di reddito. Secondo AFASE inoltre, contrariamente alle
conclusioni di cui al considerando 242 del regolamento provvisorio, gli
operatori a valle, in particolare gli installatori, otterrebbero solo margini
di profitto a una cifra che non consentono di assorbire eventuali dazi. 
(373)   Per quanto riguarda la rappresentatività
dei dati utilizzati nel regolamento provvisorio, la Commissione ha utilizzato
tutti i dati forniti da quegli operatori a valle che hanno compilato il
questionario specifico, nonché le comunicazioni fornite da AFASE, come spiegato
al considerando 330. 
(374)   Per quanto riguarda l'affermazione secondo cui il settore del
fotovoltaico costituisce una fonte primaria di reddito per gli installatori,
un'ulteriore analisi delle risposte al questionario presentate dai sette
operatori a valle (installatori e responsabili dei progetti) ha confermato che
l'attività direttamente legata al prodotto simile rappresentava in media circa
il 42% delle attività totali di tali operatori, e la redditività è stata in
media pari all'11 %. Tuttavia, se si prendono in considerazione altre
attività connesse al fotovoltaico, la loro importanza complessiva aumenta in
modo sostanziale per tre dei sette operatori. Di conseguenza, il rapporto varia
da circa il 45 % al 100 % nel corso del PI. Inoltre, per i sette operatori (installatori
e responsabili dei progetti) la redditività dell'attività FV, comprese le
attività non direttamente collegate al prodotto in esame, ammontava in media al
9 %. Per quanto riguarda l'occupazione, l'attività nel settore FV, comprese le
attività non direttamente collegate al prodotto in esame, fornivano circa 660
posti di lavoro a tempo pieno nel PI per i sette operatori. Oltre che nei
progetti e impianti fotovoltaici, detti operatori sono stati attivi anche nel
campo degli impianti a energia eolica e della produzione di apparecchiature
elettriche. 
(375)   Si ritiene che gli eventuali
effetti delle misure sugli operatori a valle vadano valutati in primo luogo
sulla loro attività direttamente connessa al prodotto in esame, che nel PI ha
raggiunto una redditività dell'11 %. Tuttavia, anche se essa viene valutata in
base al totale delle attività fotovoltaiche non direttamente legate al prodotto
simile, le conclusioni sarebbero simili a quella tratta nella fase provvisoria
in quanto, nel complesso, i vari fattori presi in considerazione, cioè la
redditività e possibilità di assorbire parte del dazio, non variano in modo
significativo (la redditività diminuisce, passando da una media dell'11 % a una
media del 9 %). In risposta alla comunicazione delle conclusioni definitive,
una parte nei cui locali la Commissione aveva svolto una visita di verifica ha
contestato la rappresentatività della conclusione sulla redditività degli
installatori e dei responsabili dei progetti che, per quello che a riguarda, si
baserebbe esclusivamente su un'operazione unica. Questo argomento è respinto in
quanto la Commissione ha calcolato la redditività degli operatori a valle in
base a tutti i dati forniti dagli operatori a valle nelle loro risposte al
questionario. 
(376)   Per quanto riguarda l'indagine
effettuata da AFASE tra i suoi membri, va notato in primo luogo che tutti gli
operatori hanno avuto l'occasione di manifestarsi al momento dell'apertura
dell'inchiesta e di rispondere al questionario specifico pensato per gli operatori
a valle, che richiedeva le informazioni necessarie ai fini della valutazione
dell'impatto dei dazi sui suddetti operatori. In secondo luogo, l'indagine non
indica l'identità degli installatori, il che non ha permesso di verificare ad
esempio la pertinenza e l'affidabilità dei dati forniti. In terzo luogo, mentre
un certo numero di domande poste in questa indagine riguardava la capacità
degli installatori di assorbire gli eventuali dazi, tale indagine non faceva
alcun riferimento al profitto realizzato da questi installatori nel PI,
perdendo quindi un elemento importante per la valutazione dell'effetto delle
misure. Di conseguenza non è stato possibile trarre conclusioni significative
dall'indagine presentata.
(377)   Numerose
parti hanno contestato le conclusioni di cui ai considerando 247 e 250 del
regolamento provvisorio secondo cui si avranno ripercussioni negative nel breve
termine sui posti di lavoro nel settore a valle e l'effetto complessivo sarà
negativo, ma solo in misura limitata in considerazione del fatto che si prevede
che il mercato fotovoltaico nell'Unione sia destinato a crescere a medio e
lungo termine. Alcune parti hanno inoltre affermato che saranno gli
installatori, che dipendono dagli impianti fotovoltaici, a risentire in modo
particolare della riduzione della domanda. 
(378)   L'eventuale
perdita di posti di lavoro derivante dall'imposizione di dazi è stata
analizzata più approfonditamente. In termini generali, le informazioni raccolte
nel corso dell'inchiesta hanno confermato che il settore a valle ha registrato
perdite di posti di lavoro a seguito della contrazione della domanda di
impianti fotovoltaici nell'Unione di circa 5 GW fra il 2011 e il 2012, come già
indicato al considerando 246 del regolamento provvisorio. Queste perdite non possono
ricollegarsi alle misure prese, dal momento che rispecchiavano l'evoluzione del
mercato. Un'ulteriore contrazione della domanda è inoltre prevista per il 2013
e il 2014, e comporterà molto probabilmente un'ulteriore riduzione dei posti di
lavoro nel settore del fotovoltaico. Anche in questo caso tale andamento della
domanda era stato previsto dai principali centri di ricerca prima dell'avvio
dell'inchiesta, e queste perdite di posti di lavoro non possono quindi essere
attribuite alle misure prese.
(379)   L'industria
dell'Unione ha presentato uno studio effettuato da un consulente - PricewaterhouseCoopers
("PWC") - sul possibile effetto di eventuali misure sui posti di
lavoro connessi al settore fotovoltaico. Lo studio della PWC si riferisce a un
precedente studio di un altro consulente, Prognos, che prevedeva forti
riduzioni dei posti di lavoro nel mercato fotovoltaico a causa dell'istituzione
delle misure, presentato da AFASE prima dell'istituzione dei dazi provvisori e
trattato nei considerando da 243 a 246 del regolamento provvisorio. Lo studio
della PWC criticava lo studio della Prognos, sottolineando il fatto che la
perdita totale di posti di lavoro stimata dalla Prognos superava di fatto il
numero totale dei posti di lavoro esistenti nell'Unione nel settore
fotovoltaico. Per quanto riguarda l'effetto dei dazi sul mercato dell'Unione,
la PWC ha raggiunto conclusioni opposte rispetto alla Prognos, prevedendo un
impatto positivo netto sui posti di lavoro nell'Unione, nonché la prevalenza
dei vantaggi sui possibili effetti negativi dei dazi (ad esempio sulla
domanda).  Vista l'assenza di nuove argomentazioni circostanziate sull'effetto
delle misure sull'occupazione nel settore a valle, si confermano le conclusioni
di cui ai considerando da 247 a 250 del regolamento provvisorio. 
(380)   AFASE ha sostenuto che la
Commissione non ha rivelato la fonte del margine di errore del 20% per i posti
di lavoro diretti nel settore fotovoltaico calcolati per il 2011 di cui al
considerando 245 del regolamento provvisorio. 
(381)   Questo margine di errore del 20
%, che può valere per difetto o per eccesso, è risultato evidente nel corso
della visita di verifica a EPIA. Esso mostra la difficoltà di quantificare in
modo preciso l'occupazione nel settore a valle, in quanto vi sono poche fonti,
spesso contraddittorie, per la raccolta dei dati. 
(382)   In
risposta alla comunicazione delle conclusioni definitive, alcune parti hanno
sostenuto che l'analisi della Commissione non si pronunciava sul fatto che i
dazi non faranno che accrescere la perdita di posti di lavoro a seguito del
minor numero di impianti fotovoltaici dopo il 2011. Si è affermato che tali
perdite di posti di lavoro, in particolare per il settore a valle, sono
strettamente collegate al fatto che gli installatori di impianti fotovoltaici
dipendono dagli impianti solari. AFASE ha inoltre criticato la Commissione per
non avere adeguatamente preso in considerazione l'indagine che ha condotto tra
i suoi membri e un'indagine simile condotta da un'associazione del Regno Unito,
la Solar Trade Association, che avrebbero illustrato questa dipendenza. 
(383)   Per quanto riguarda il presunto
silenzio della Commissione sull'effetto dei dazi sui posti di lavoro, si fa
riferimento ai considerando 377 e 379 di cui sopra, in cui si trattano le tesi
riguardanti l'incidenza delle misure sull'occupazione nel settore del
fotovoltaico e si riconosce che i posti di lavoro nel settore a valle
potrebbero effettivamente essere colpiti a breve termine a causa delle misure. 
(384)   Per quanto riguarda le indagini
effettuate da AFASE e dalla Solar Trade Association britannica, in risposta
alla comunicazione delle conclusioni definitive è stata comunicata l'identità
delle società partecipanti a tali indagini. Le indagini sono rimaste tuttavia
carenti, in quanto ad esempio in alcuni casi le risposte non erano complete.
Dall'analisi delle indagini emerge quanto segue. Per quanto riguarda l'indagine
di AFASE, si osserva in primo luogo che la maggioranza dei 50 installatori che
hanno risposto alle domande hanno dichiarato di essere attivi esclusivamente
nel mercato fotovoltaico. Di questi 50, 15 hanno dichiarato di svolgere in
certa misura anche attività in altri settori non attinenti al fotovoltaico come
impianti di riscaldamento, impianti elettrici ed eolici. Nel caso dell'indagine
condotta nel Regno Unito, 21 società britanniche sulle 31 che hanno risposto
avevano anche attività diverse da quella nel settore fotovoltaico. Questo
risultato mostra che per quasi la metà dei responsabili dei progetti e degli installatori
si conferma come corretta la conclusione di cui al considerando 247 del
regolamento provvisorio sulla capacità di svolgere altre attività come
installazione di impianti elettrici, di riscaldamento, idraulici e altri
impianti a energia verde. Si riconosce tuttavia che questa capacità potrebbe
esistere in misura minore di quanto previsto nel regolamento provvisorio. Il
suo effetto mitigante sulla perdita di posti di lavoro potrebbe pertanto essere
meno significativo rispetto a quanto inizialmente previsto. In secondo luogo,
alcuni degli operatori presi in considerazione da AFASE e dalla Solar Trade
Association britannica utilizzano prodotti fabbricati nell'Unione e alcuni
prevedono di acquistare prodotti non cinesi a seguito delle misure per evitare
un aumento dei prezzi. Pertanto la loro dipendenza dalle importazioni cinesi e
l'effetto delle misure dovrebbero essere ridotti nel momento in cui tali
operatori possono accedere a prodotti fabbricati nell'Unione. In terzo luogo,
la stima sull'effetto delle misure sulle imprese di tutti degli operatori
intervistati non consente di trarre conclusioni certe, dal momento che la loro
valutazione è stata molto varia. Alcune società sono state addirittura incapaci
valutare tale effetto. In quarto luogo, nell'indagine condotta nel Regno Unito
anche le risposte alla domanda sul numero dei progetti FV che rischiano di
essere annullati in caso di dazi variavano da "non molti" a
"tutti". Alcuni operatori non sono stati in grado di effettuare una
stima. Infine, in entrambe le indagini mancava la domanda sulla redditività
degli operatori economici intervistati, che è invece importante per valutare la
capacità di assorbire l'eventuale aumento di prezzo risultante dal dazio.
(385)   Altre parti hanno affermato che
gli installatori non possono facilmente cambiare attività o passare ad altri
impianti di energia verde a causa della diversità delle tecnologie e delle
competenze coinvolte. L'imposizione di dazi li indurrebbe quindi a cessare
l'attività. In seguito alla divulgazione delle conclusioni
definitive tale tesi è stata ribadita da una parte interessata, che sosteneva
che gli installatori hanno investito risorse ingenti nella specializzazione nel
settore FV, ad esempio in una formazione specifica, il che dimostrerebbe che il
loro obiettivo principale è nel settore FV e che essi non sarebbero in grado di
passare facilmente ad altre attività.
(386)   Questa argomentazione non è
stata suffragata da sufficienti prove, in quanto non è stato dimostrato con
precisione quali conoscenze debba acquisire un installatore e quanto sia
difficile e costoso ottenerle. A prescindere da ciò, le istituzioni riconoscono
che gli installatori hanno sviluppato competenze specifiche per l'installazione
dei moduli fotovoltaici. Tuttavia, lo sviluppo di queste competenze è
relativamente recente e si aggiunge a quello primario degli installatori, cioè
l'installazione di impianti elettrici e di riscaldamento, idraulico-sanitari
ecc. Esso si è inoltre sviluppato in risposta a una pratica sleale, vale a dire
l'afflusso massiccio di importazioni oggetto di dumping dalla RPC.
Indipendentemente dalle competenze specialistiche dei dipendenti degli
installatori, l'argomentazione deve essere presa in considerazione in parallelo
con l'analisi effettuata ai considerando 378 e 382 sulla situazione
occupazionale nel settore a valle, che nel breve termine potrebbe subire
ripercussioni negative ma che, grazie al commercio sostenibile, dovrebbe
portare a un aumento dell'occupazione degli installatori a medio e lungo termine.
L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(387)   Diverse parti hanno contestato
l'argomentazione circa la capacità degli operatori a valle di assorbire una
parte dell'eventuale aumento dei prezzi di cui al paragrafo 247 del regolamento
provvisorio. Anche questa argomentazione non è stata sufficientemente
corroborata da elementi di prova, impedendo così di valutare in quale misura
questa affermazione fosse corretta. Come indicato al considerando 374, la
redditività direttamente correlata al prodotto in esame degli operatori a valle
che hanno collaborato all'inchiesta è stata valutata all'11 % in media circa,
il che lascia agli operatori in questione la possibilità di assorbire almeno
parzialmente un eventuale aumento dei prezzi. A tale proposito si ricorda, come
è già menzionato al considerando 335, che la tendenza generale dei prezzi è al
ribasso. L'argomentazione è pertanto respinta.
(388)   In risposta alla comunicazione
delle conclusioni definitive, alcune parti hanno nuovamente sostenuto che
esiste un grave rischio di contrazione della domanda di prodotti fotovoltaici
nell'Unione in seguito all'imposizione delle misure, il che secondo le parti in
questione sarebbe motivo per non istituirle. Una parte ha sostenuto che
l'energia solare ha attualmente un'elevata elasticità di prezzo della domanda e
che un aumento anche moderato del prezzo dei prodotti solari determinerebbe una
grave contrazione della domanda. Secondo la stima effettuata da questa parte,
un dazio antidumping che si attesti intorno 30% potrebbe far contrarre la
domanda di 8 GW, mentre un dazio che si attesti intorno al 50 % la contrarrebbe
di 10 GW. Sulla stessa linea, AFASE ha fatto riferimento a uno studio
realizzato da un analista di mercato che prevede anch'esso una contrazione
della domanda fino a 2GW nel 2013 in seguito a un dazio del 50 %, quindi una
contrazione di entità molto minore. 
(389)   Nonostante il fatto che nel
corso dell'inchiesta le parti abbiano presentato ipotesi di contrazione diverse
oltre a quelle sopra descritte, esse non contenevano risultati confrontabili.
Sebbene non si possa escludere che i dazi possano comportare una contrazione
della domanda di impianti fotovoltaici, la quantificazione di tale effetto è
difficile da stabilire in considerazione dei diversi elementi che influenzano
l'attrattiva degli impianti fotovoltaici nell'Unione (cfr. per esempio il
considerando 258 del regolamento provvisorio). Inoltre, anche se tale
contrazione dovesse verificarsi nel breve termine, i vantaggi a medio e a lungo
termine derivanti dal commercio equo dovrebbero compensare gli effetti negativi
a breve termine. Infine, AFASE ha riconosciuto che la valutazione del nesso
diretto tra la domanda e i dazi sarebbe possibile solo una volta che tali dazi
fossero in vigore. La tesi è stata pertanto respinta. 
(390)   In assenza di ulteriori
osservazioni si confermano i considerando 243 e 250 del regolamento
provvisorio. Le conclusioni relative ai sei prestatori di servizi per i quali
l'attività relativa al fotovoltaico costituisce soltanto una piccola frazione
della loro attività (cfr. considerando 370) non alterano la conclusione di cui
al considerando 250 del regolamento provvisorio come non la altera la
distinzione dell'attività fotovoltaica non direttamente collegata al prodotto
in esame dei sette responsabili dei progetti/installatori di cui al
considerando 374.
6.           Interesse degli utenti
finali/consumatori
(391)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie alcune parti interessate hanno ribadito che i
dazi avrebbero per effetto un aumento del prezzo del prodotto in esame. Vi
sarebbe pertanto una riduzione della domanda di impianti fotovoltaici, poiché
essi diventerebbero troppo costosi per i consumatori e non sufficientemente
attraenti per gli altri investitori.
(392)   Come
già menzionato al considerando 335, anche se in seguito all'istituzione di
misure potrebbe verificarsi un aumento temporaneo dei prezzi, come confermato
da numerose fonti pubbliche l'andamento complessivo dei prezzi è decrescente.
Sebbene sia difficile quantificare con esattezza l'eventuale aumento dei prezzi
derivante dalle misure e la conseguente possibile contrazione della domanda, si
ricordano alcuni elementi del problema. In primo luogo, il prodotto in esame
rappresenta fino al 50 % del costo totale di un impianto fotovoltaico e quindi
il dazio può essere almeno in parte assorbito. In secondo luogo, è verosimile
che la concorrenza dell'industria dell'Unione con i produttori dei paesi terzi,
già presenti sul mercato dell'Unione, mantenga bassi i prezzi. Al tempo stesso
l'industria dell'Unione dovrebbe essere in grado di ottenere risultati
finanziari migliori grazie alle economie di scala derivanti da un migliore
utilizzo degli impianti di produzione e dalla riduzione dei costi di
produzione. In terzo luogo, la domanda di impianti fotovoltaici è correlata non
solo con i livelli dei prezzi del prodotto in esame, ma anche con il livello
delle FIT. Ai livelli attuali della domanda, relativamente bassi rispetto a
quelli conseguiti nel 2011 e nel PI, è probabile che le FIT non calino con la
stessa rapidità che nel periodo considerato, consentendo quindi che si continui
a investire in progetti FV. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(393)   In risposta alla divulgazione
delle conclusioni definitive una parte ha contestato l'argomentazione di cui
sopra, affermando che la tendenza al ribasso dei prezzi non può essere
mantenuta dopo l'istituzione delle misure. La parte ha ricordato che le misure
rappresentano un considerevole aumento dei costi che non può essere del tutto
compensato dalla diminuzione dei costi e/o dalle importazioni dai paesi terzi.
Inoltre, è stato ribadito che l'industria dell'Unione non sarebbe in grado di
intraprendere nuovi investimenti in impianti e macchinari e che gli operatori a
valle possono assorbire poco se hanno profitti dell'11 %. Infine non vi è alcun
elemento che dimostri che le FIT possano compensare l’aumento di prezzo.
(394)   Si ricorda che contrariamente a
tale tesi non si prevede che l'aumento dei prezzi risultante dalle misure possa
essere compensato integralmente, ma piuttosto che a seguito delle misure sia
possibile un aumento temporaneo dei prezzi (cfr. considerando 247 del
regolamento provvisorio). Tale aumento potrebbe infatti derivare dalla
differenza dei livelli di prezzo tra i prezzi cinesi oggetto di dumping e
quelli dei prodotti non cinesi. Le informazioni raccolte nel corso
dell'indagine permettono tuttavia di affermare che il possibile aumento dei
prezzi può essere in parte assorbito da una serie di fattori in vista dei profitti
nel settore a valle a livello dell'11%. Infine, per quanto riguarda la tesi
secondo cui non vi è alcun elemento di prova del fatto che le FIT possano
compensare l'aumento dei prezzi, è ragionevole supporre che nel tempo esse
verranno adeguate in linea con l'andamento dei prezzi per i progetti.
(395)   Una parte ha affermato che, in
effetti, dal marzo 2013 i prezzi dei moduli sono aumentati del 20 % in Europa e
che dal 2013 vi è una grave carenza di scorte. L'argomentazione non è stata
suffragata da sufficienti prove; anzi, le fonti di pubblico dominio confermano
una relativa stabilità dei prezzi nel secondo trimestre del 2013. Anche nel
caso in cui tali informazioni fossero corrette, esse rifletterebbero
semplicemente il fatto che in seguito alla registrazione delle informazioni il
rischio di un eventuale dazio antidumping è stato inglobato nel prezzo.
L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(396)   Un'altra parte ha sostenuto che
i progetti fotovoltaici non genererebbero un utile per un investitore nel caso
in cui il calo delle FIT non sia correlato a quello dei costi dei progetti, tra
cui il prezzo dei moduli, in quanto essi rappresentano una parte significativa
dei costi in un determinato progetto. A sostegno di tale argomentazione si è
affermato che i dazi metterebbero in discussione la sostenibilità di numerosi
progetti fotovoltaici poiché ne aumenterebbero il prezzo. 
(397)   Come indicato al considerando
335, la tendenza generale dei prezzi di celle e moduli è al ribasso.
L'importanza delle FIT rispetto al mercato è inoltre in calo, dal momento che
in varie regioni si raggiungerà probabilmente la parità di rete. Per questi
motivi l'argomentazione secondo la quale il prezzo dei moduli FV potrebbe avere
ripercussioni negative sui progetti FV, compresa la questione della loro
sostenibilità economica, è stata respinta. 
(398)   Una parte interessata ha
presentato una modellizzazione interna per dimostrare che la sostenibilità di
numerosi progetti fotovoltaici sarebbe stata compromessa in caso di imposizione
dei dazi. 
(399)   Questa modellizzazione non
consente una quantificazione adeguata del calo di attrattività degli
investimenti in impianti fotovoltaici (ad esempio, utile sul capitale
investito) in caso di un aumento dei prezzi del prodotto. L'ipotesi che eventuali
dazi siano interamente trasferiti a utenti finali e consumatori utilizzata in
tale modellizzazione risulta tuttavia improbabile, considerati gli attuali
margini di profitto degli operatori a valle. La decisione di investire inoltre
non si basa solo sul prezzo dei moduli ma anche su molti altri fattori, tra i
quali l'esistenza di un quadro generale favorevole per gli impianti
fotovoltaici in un determinato paese, il livello di sostegno al prezzo
dell'elettricità (per la parità di rete). L'argomentazione è stata pertanto
respinta.
(400)   In assenza di ulteriori
osservazioni si confermano i considerando 252 e 254 del regolamento
provvisorio.
7.           Altre argomentazioni
(401)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie è stata ribadita l'argomentazione secondo cui
l'industria dell'Unione non è in grado di rifornire il mercato dell'Unione e
che solo la RPC possiede la capacità produttiva per farlo.  
(402)   La questione è affrontata al
considerando 256 del regolamento provvisorio. Anche dando una stima più
prudenziale della capacità produttiva dell'Unione (cfr. il considerando 183),
le capacità inutilizzate dell'Unione e dei paesi terzi sarebbero sufficienti a
integrare a breve termine l'eventuale diminuzione delle importazioni dalla RPC.
Anche nel medio termine è ragionevole supporre che l'industria dell'Unione
accrescerà le proprie capacità di produzione per coprire la domanda,
consentendo di ottenere migliori economie di scala che a loro volta
permetterebbero di abbassare ulteriormente i prezzi. La tesi è stata pertanto
respinta. 
(403)   Alcune parti hanno reiterato
l'argomento relativo alla difficoltà di raggiungere gli obiettivi 2020 in
materia di energia verde della Commissione nel caso fossero imposti dazi. Tale
argomentazione è già stata affrontata ai considerando da 257 a 259 del
regolamento provvisorio; in assenza di ulteriori elementi si confermano
pertanto tali considerando.
8.           Conclusioni sull'interesse
dell'Unione
(404)   Stante quanto precede, si
conferma la valutazione di cui ai considerando 260 e 261 del regolamento
provvisorio. 
(405)   Non esistono pertanto motivi
validi che ostino all'istituzione di misure definitive sulle importazioni del
prodotto in esame provenienti dalla RPC.
G. MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE
(406)   Tenuto conto delle conclusioni
raggiunte riguardo al dumping, al pregiudizio, al nesso di causalità e
all’interesse dell’Unione, è opportuno prendere misure antidumping definitive
al fine di impedire l’aggravamento del pregiudizio causato all’industria
dell’Unione dalle importazioni oggetto di dumping.
1.           Livello di eliminazione del
pregiudizio
(407)   Per stabilire il livello delle
misure si è tenuto conto dei margini di dumping rilevati e dell'importo del
dazio necessario a eliminare il pregiudizio subito dai fabbricanti UE senza
superare il margine di dumping rilevato. 
(408)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni provvisorie una parte interessata ha contestato il margine di
profitto del 10% utilizzato per calcolare il livello di eliminazione del
pregiudizio, sostenendo che questo livello era troppo elevato per tale
industria nell'attuale situazione di mercato e che era stato utilizzato sia per
i moduli sia per le celle. Si noti che il criterio giuridico di riferimento per
determinare l'utile al lordo delle imposte ai fini del calcolo del livello di
eliminazione del pregiudizio consiste nello stabilire se un utile di questo
tipo possa essere ragionevolmente conseguito dall'industria in condizioni
normali di concorrenza, cioè in assenza di pratiche di dumping. In linea con la
giurisprudenza della Corte di giustizia, si considera che tale utile sia
rappresentato da quello realizzato all'inizio del periodo in esame, vale a dire
prima dell'aumento delle importazioni oggetto di dumping. Il margine di
profitto è stato pertanto adeguato all'8 % in base alla media ponderata del
margine di profitto realizzato dall'industria dell'Unione nel 2009 e 2010 per
moduli e celle quando redditizi. 
(409)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive l'industria dell'Unione ha sostenuto che la
redditività dell'anno 2010 dovrebbe essere utilizzata come livello di
redditività che l'industria dell'Unione potrebbe ragionevolmente raggiungere in
assenza di importazioni oggetto di dumping piuttosto che il margine di profitto
medio degli anni 2009 e 2010. A tale riguardo si è sostenuto che la redditività
nel 2009 è stata insufficiente e che le situazioni dei due anni sono
chiaramente diverse, vista in particolare l'evoluzione dei consumi nel 2010,
che ha attenuato gli effetti del dumping in quell'anno. A questo proposito va
osservato che nel determinare il livello di eliminazione del pregiudizio non è
rilevante se il margine di profitto medio realizzato dall'industria dell'Unione
sia stato o meno "sufficiente". Come già affermato al considerando
264 del regolamento provvisorio il livello di eliminazione del pregiudizio
dovrebbe essere basato sul profitto che può essere ragionevolmente ottenuto in
assenza di importazioni oggetto di dumping. È prassi consolidata delle autorità
incaricate dell'inchiesta considerare che questo livello sia stato raggiunto
all'inizio del periodo in esame. Poiché in questo caso all'inizio del periodo
in esame, nel 2009, l'industria dell'Unione ha realizzato perdite per quanto
riguarda la vendita di celle, tale metodologia era inadeguata ed è stato
ritenuto più affidabile basare la determinazione del livello di eliminazione
del pregiudizio sul margine di profitto medio del primo e del secondo anno del
periodo in esame. A questo proposito si è inoltre ritenuto irrilevante che in
questi due anni le circostanze fossero diverse.
(410)   Un'altra parte ha reiterato la
tesi che per moduli e celle andassero stabiliti margini di profitto diversi, in
quanto la redditività di questi tipi di prodotto ha mostrato un andamento diverso
nel corso del periodo in esame. Benché gli indicatori siano stati mostrati
separatamente per ciascun tipo di prodotto, le conclusioni raggiunte per
ciascun indicatore si riferiscono al prodotto in esame nel suo insieme. Si
ricorda inoltre che i moduli e le celle sono un unico prodotto, e quindi i
margini di dumping e il livello di eliminazione del pregiudizio sono stati
calcolati su questa base.
(411)   Inoltre i costi successivi
all'importazione sostenuti dal nuovo campione di importatori non collegati (modificato
per le ragioni di cui al considerando 21) hanno avuto un effetto sui margini di
pregiudizio calcolati. Tutti i margini di sottoquotazione hanno infine
risentito della correzione dei prezzi cif, dall'esclusione dei wafer e del
nuovo margine di profitto. 
(412)   Una parte ha sostenuto che le
vendite dei produttori dell'Unione inclusi nel campione si sono concentrate sul
segmento di mercato di alta gamma, come il settore residenziale/del piccolo
commercio, che ha attirato FIT più elevate, e ha proposto che il prezzo di
vendita dell'industria dell'Unione vada quindi modificato di conseguenza. Si
noti che tale affermazione non dovrebbe essere determinante per il calcolo del
margine di pregiudizio, poiché dall'inchiesta è emerso che i fabbricanti UE non
producevano utili.
(413)   In assenza di altre
osservazioni relative al livello di eliminazione del pregiudizio si conferma la
metodologia di cui ai considerando da 263 a 266 del regolamento provvisorio. 
2.           Misure
definitive
(414)   Alla luce delle conclusioni
raggiunte per quanto concerne dumping, pregiudizio, nesso di causalità e
interesse dell'Unione e in conformità dell'articolo 9, paragrafo 4, del
regolamento di base, si ritiene che vadano imposte misure antidumping
definitive sulle importazioni di moduli o pannelli FV in silicio cristallino e
delle celle del tipo utilizzato per moduli o pannelli FV in silicio cristallino
originari o provenienti dalla RPC a un livello che corrisponda al più basso
margine di dumping e di pregiudizio riscontrati, in ossequio al principio del
dazio inferiore. In questo caso l'aliquota del dazio va quindi fissata al
livello dei margini di pregiudizio accertati.
(415)   Va osservato che parallelamente
all'inchiesta antidumping è stata effettuata un'inchiesta antisovvenzioni. Dato
il ricorso alla regola del dazio inferiore e considerato il fatto che i margini
di sovvenzione definitivi sono inferiori al livello di eliminazione del
pregiudizio si ritiene opportuno istituire un dazio compensativo definitivo a
livello dei margini di sovvenzione definitivi e successivamente istituire un
dazio antidumping definitivo che raggiunga il livello di eliminazione del
pregiudizio pertinente. In considerazione di quanto precede le aliquote dei
dazi da istituire sono le seguenti:
 Società || Margine di sovvenzione || Margine di dumping || Livello di eliminazione del pregiudizio || Dazio compensativo || Dazio antidumping 
 Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd Trina Solar (Changzhou) Science & Technology Co. Ltd Changzhou Youze Technology Co. Ltd Trina Solar Energy (Shanghai) Co. Ltd Yancheng Trina Solar Energy Technology Co. Ltd || 3,5 % || 90,3 % || 48,2 % || 3,5 % || 44,7 % 
 Delsolar (Wujiang) Ltd, || Soglia minima. || 111,5 % || 64,9 % || 0,0 % || 64,9 % 
 Jiangxi LDK Solar Hi-Tech Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Hefei) Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Nanchang) Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Suzhou) Co. Ltd || 11,5 % || 91,9 % || 58,2 % || 11,5 % || 46,7 % 
 JingAo Solar Co. Ltd Shanghai JA Solar Technology Co. Ltd JA Solar Technology Yangzhou Co. Ltd Hefei JA Solar Technology Co. Ltd Shanghai JA Solar PV Technology Co. Ltd || 5,0 % || 97,5 % || 56,5 % || 5,0 % || 51,5 % 
 Jinko Solar Co. Ltd Jinko Solar Import and Export Co. Ltd ZHEJIANG JINKO SOLAR CO. LTD ZHEJIANG JINKO SOLAR TRADING CO. LTD || 6,5 % || 88,1 % || 47,7 % || 6,5 % || 41,2 % 
 Jinzhou Yangguang Energy Co. Ltd Jinzhou Huachang Photovoltaic Technology Co. Ltd Jinzhou Jinmao Photovoltaic Technology Co. Ltd Jinzhou Rixin Silicon Materials Co. Ltd Jinzhou Youhua Silicon Materials Co. Ltd || 6,4 % || 53,8 % || 33,7 % || 6,4 % || 27,3 % 
 RENESOLA ZHEJIANG LTD RENESOLA JIANGSU LTD || 4,6 % || 88,1 % || 47,7 % || 4,6 % || 43,1 % 
 Wuxi Suntech Power Co. Ltd Suntech Power Co. Ltd Wuxi Sunshine Power Co. Ltd Luoyang Suntech Power Co. Ltd Zhenjiang Ren De New Energy Science Technology Co. Ltd Zhenjiang Rietech New Energy Science Technology Co. Ltd || 4,9 % || 73,2 % || 46,3 % || 4,9 % || 41,4 % 
 Yingli Energy (China) Co. Ltd Baoding Tianwei Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hainan Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hengshui Yingli New Energy Resources Co. Ltd Tianjin Yingli New Energy Resources Co. Ltd Lixian Yingli New Energy Resources Co. Ltd Baoding Jiasheng Photovoltaic Technology Co. Ltd Beijing Tianneng Yingli New Energy Resources Co. Ltd Yingli Energy (Beijing) Co. Ltd || 6,3 % || 93,3 % || 41,8 % || 6,3 % || 35,5 % 
 Altre società che hanno collaborato all'inchiesta antidumping (fatta eccezione per le società soggette al dazio residuo nel parallelo regolamento di esecuzione antisovvenzioni (UE) n. XXX/2013) [17] (allegato I) || 6,4 % || 88,1 % || 47,7 % || 6,4 % || 41,3 % 
 Altre società che hanno collaborato all'inchiesta antidumping, soggette al dazio residuo nel parallelo regolamento di esecuzione antisovvenzioni (UE) n. XXX/2013 (allegato II) || 11,5 % || 88,1 % || 47,7 % || 11,5 % || 36,2 % 
 Tutte le altre società || 11,5 % || 111,5 % || 64,9 % || 11,5 % || 53,4 % 
(416)   Le aliquote del dazio
antidumping applicate a titolo individuale alle società specificate nel
presente regolamento sono state calcolate in base ai risultati della presente
inchiesta. Esse rispecchiano quindi la situazione constatata nel corso
dell'inchiesta per quanto riguarda tali società. Di conseguenza tali aliquote
di dazio (contrariamente al dazio nazionale applicabile a "tutte le altre
società") si applicano esclusivamente alle importazioni dei prodotti
originari della RPC e fabbricati da queste società, cioè dalle persone
giuridiche citate. Le importazioni del prodotto in esame fabbricato da
qualsiasi altra società la cui ragione sociale, completa di indirizzo, non sia
menzionata specificamente nel dispositivo del presente regolamento, comprese le
persone giuridiche collegate a quelle espressamente citate, non possono
beneficiare di tali aliquote e sono soggette all'aliquota del dazio applicabile
a "tutte le altre società". 
(417)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni, il GC ha affermato che il dazio medio ponderato per le
società di cui all'allegato I e all'allegato II costituisce una violazione
dell'accordo antidumping dell'OMC, in quanto si baserebbe sulla media ponderata
dei dazi calcolati separatamente per i produttori esportatori di celle e moduli
inclusi nel campione. Tale valutazione è tuttavia inesatta. Per i produttori
esportatori inclusi nel campione è stata calcolata un'aliquota uniforme per
tutte le esportazioni del prodotto in esame – e la maggioranza dei produttori
esportatori ha effettivamente esportato celle e moduli. La valutazione secondo
cui i dazi sono stati calcolati separatamente per i produttori esportatori di
celle e moduli è pertanto inesatta, e l'argomentazione non può pertanto essere
accettata.
(418)   Nel caso in cui le esportazioni
di una delle società soggette ad aliquote del dazio individuali più basse
aumentino notevolmente in termini di volume dopo l'istituzione delle misure in
questione, tale aumento potrebbe considerarsi di per sé come un cambiamento
della configurazione degli scambi dovuto all'istituzione di misure ai sensi
dell'articolo 13, paragrafo 1, del regolamento di base. In tali circostanze e
in presenza delle necessarie condizioni può essere avviata un'inchiesta
antielusione. Nell'ambito dell'inchiesta si potrà fra l'altro esaminare la
necessità di sopprimere i dazi individuali e di imporre di conseguenza un dazio
unico a livello nazionale.
(419)   Le eventuali richieste di
applicazione di un'aliquota individuale del dazio antidumping (per es. in
seguito a un cambiamento della ragione sociale della società o alla creazione
di nuove entità di produzione o di vendita) vanno inviate alla Commissione
senza indugio e complete di tutte le informazioni pertinenti, indicando in
particolare le eventuali modifiche delle attività della società legate alla
produzione, alle vendite sul mercato interno e alle vendite all'esportazione,
connesse ad esempio al cambiamento della ragione sociale o delle entità di
produzione e di vendita. Il presente regolamento verrà all'occorrenza
modificato aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote individuali
del dazio antidumping.
(420)   Per garantire la parità di
trattamento tra eventuali nuovi esportatori e le società che hanno collaborato
all'inchiesta ma che non sono state incluse nel campione (elencate
nell'allegato I del presente regolamento) si ritiene opportuno prevedere che il
dazio medio ponderato imposto nei confronti di dette società venga applicato
anche ai nuovi esportatori, i quali avrebbero altrimenti diritto a un riesame a
norma dell'articolo 11, paragrafo 4, del regolamento di base.
(421)   Le misure in oggetto sono prese
per compensare gli effetti pregiudizievoli del dumping subiti dai fabbricanti
UE. Qualora vi fosse inizialmente uno squilibrio tra il possibile vantaggio
economico per i produttori dell'Unione e il costo per gli altri operatori
economici dell'Unione, esso potrebbe essere corretto da un aumento e/o da una
ripresa della produzione nell'Unione.
(422)   L'ipotesi contemplata di un
aumento della produzione nell'Unione potrebbe tuttavia non essere in linea con
l'andamento di questo mercato volatile. Come indicato al considerando 108 del
regolamento provvisorio, il consumo dell'Unione di moduli è aumentato del 264%
tra il 2009 e il 2011, solo per diminuire di 43 punti percentuali durante il
periodo di 6 mesi tra il 2011 e il PI. La volatilità è ancora più evidente se
si esamina il periodo 2006-2011, in cui il consumo dell'Unione di moduli è
aumentato passando da meno di 1 GW a quasi 20 GW, il che rappresenta un aumento
di circa il 2000 % nell'arco di soli cinque anni. Questa volatilità è destinata
a continuare, e le previsioni pubblicate dalle associazioni imprenditoriali
evidenziano differenze del 100 % e più tra i diversi scenari anche per il medio
termine del biennio 2014-2015.
(423)   In tali circostanze
eccezionali, questi motivi inducono a ritenere opportuno limitare la durata
delle misure a un periodo di soli due anni.
(424)   Questo
periodo dovrebbe essere sufficiente per permettere ai fabbricanti UE di
aumentare e/o riprendere la produzione, senza al contempo mettere a rischio in
modo significativo la situazione di altri operatori economici nell'Unione. Si
considera che il periodo di due anni sia il più idoneo per valutare se le
misure prese abbiano avuto l'effetto di accrescere la produzione europea e
quindi di compensare gli effetti negativi per gli altri operatori economici
dell'Unione.
(425)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni definitive un fabbricante UE ha dichiarato che la durata di
due anni è troppo breve per riprendersi dal pregiudizio subito. È stato inoltre
affermato che un periodo di 2 anni non consentirebbe ai fabbricanti UE di
presentare piani aziendali per l'attuale e il prossimo esercizio finanziario. A
tale riguardo va notato che la durata delle misure fino al dicembre 2015
dovrebbe essere sufficiente per permettere ai fabbricanti UE di presentare i
propri piani aziendali fino al 2015.
(426)   Il fabbricante UE non ha
inoltre contestato le ragioni per le quali la durata è stata limitata a due
anni, in particolare la volatilità del mercato. Esso ha anche esplicitamente
apprezzato una revisione qualora le misure dovessero essere modificate a causa
del cambiamento della situazione del mercato. Poiché in questo mercato volatile
la probabilità di un cambiamento nella situazione del mercato entro due anni è
effettivamente elevata, si ritiene opportuno limitare le misure a due anni sin dall'inizio.
(427)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive, il denunciante ha sostenuto che due anni non sono
sufficienti a investire nella produzione, con riferimento al considerando 424
di cui sopra. A causa della notevole capacità inutilizzata dell'industria
dell'Unione, un aumento della produzione può tuttavia essere ottenuto mediante
un migliore utilizzo delle capacità di produzione esistenti, il che dovrebbe essere
realizzabile senza investimenti supplementari significativi.
(428)   Il denunciante ha inoltre
sostenuto che l'imposizione di dazi antidumping definitivi per un periodo di
due anni è insufficiente perché l'industria dell'Unione si riprenda dagli
effetti negativi delle passate pratiche di dumping. L'imposizione di dazi
antidumping non può tuttavia riguardare solo gli interessi dell'industria
dell'Unione, ma deve bilanciare il potenziale vantaggio per i fabbricanti UE e
i costi per altri operatori economici nell'Unione. Su questa base la decisione
di limitare le misure a due anni viene mantenuta.
(429)   Tutte le parti sono state
informate dei principali fatti e considerazioni in base ai quali si intendeva
raccomandare l'imposizione di un dazio antidumping definitivo sulle
importazioni di moduli o pannelli FV in silicio cristallino e delle celle del
tipo utilizzato per moduli o pannelli FV in silicio cristallino originari o
provenienti dalla RPC e la riscossione definitiva degli importi depositati a
titolo del dazio provvisorio ("divulgazione delle conclusioni
definitive"). A tutte le parti è stato concesso un periodo entro il quale
presentare osservazioni sulla divulgazione delle conclusioni definitive.
(430)   Le osservazioni orali e scritte
trasmesse dalle parti interessate sono state esaminate e prese in
considerazione laddove ritenute pertinenti.
3.           Retroattività
(431)   Per quanto riguarda un
eventuale applicazione retroattiva delle misure antidumping occorre rifarsi ai
criteri di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base. A norma
dell'articolo 10, paragrafo 4, lettera b), un criterio fondamentale che va
soddisfatto è che vi sia "un ulteriore e sostanziale aumento delle
importazioni" "oltre al livello delle importazioni che hanno
cagionato un pregiudizio nel periodo dell’inchiesta".
(432)   Un confronto tra la media
mensile[18] delle importazioni di moduli e celle con quella per il periodo di
registrazione (marzo 2013 ‑ giugno 2013) mostra un netto calo del volume
delle importazioni dopo il PI. Come riportato al considerando 110 del
regolamento provvisorio, la media mensile del volume delle importazioni cinesi
di moduli e celle è effettivamente stata di 1 250 MW[19] durante il PI. A titolo di confronto, nel periodo di durata della
registrazione, il volume mensile medio delle importazioni di moduli e celle è
stato solo della metà circa.
(433)   In alternativa, data la natura
volatile del mercato, l'ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni
potrebbe essere valutato in termini relativi anziché assoluti. Al fine di
valutare se vi sia un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni in
termini relativi, è necessario paragonare i volumi delle importazioni con il
consumo sul mercato dell'Unione, ossia il consumo dovrebbe diminuire a un ritmo
sostanzialmente superiore rispetto al calo delle importazioni cinesi. Poiché il
volume delle importazioni di moduli e celle cinesi durante il periodo di
registrazione è stato solo della metà rispetto a quello registrato durante il
PI, la riduzione del consumo dovrebbe essere nettamente superiore al 50%.
Sebbene non siano disponibili informazioni precise relative al consumo durante
il periodo di registrazione, non vi sono indicazioni che il consumo sia calato
di più del 50%.
(434)   Per i motivi di cui sopra, il
criterio concernente un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni non
è pertanto soddisfatto. Si conclude di conseguenza che il dazio antidumping
definitivo non debba essere riscosso retroattivamente prima della data di
applicazione delle misure provvisorie. 
H. FORMA DELLE MISURE
(435)   In seguito all'adozione delle
misure antidumping provvisorie un gruppo di produttori esportatori che hanno
collaborato, comprese le loro collegate nella RPC e nell'Unione europea, ha
offerto, in collaborazione con la CCCME, un impegno congiunto sui prezzi a
norma dell'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento di base. L'offerta
d’impegno ha ricevuto anche il sostegno delle autorità cinesi. 
(436)   La Commissione ha esaminato
l'offerta, accettandola con la decisione 2013/432/UE[20]. Come già indicato ai
considerando 3, 4 e 7 della presente decisione, al fine di stabilire se
l'impegno sui prezzi elimini gli effetti pregiudizievoli del dumping, la
Commissione ha analizzato le mutate circostanze del mercato di natura durevole
riguardanti, tra l'altro, i prezzi all'esportazione attuali e il livello di
eliminazione del pregiudizio, che è risultato inferiore al margine di dumping.
(437)   In seguito alla decisione
2013/423/UE, i produttori esportatori insieme alla CCCME hanno presentato una
notifica per modificare la loro offerta di impegno iniziale. Essi hanno chiesto
di rivedere l'impegno in modo da tenere conto dell'esclusione dei wafer dalla
definizione del prodotto, come descritto ai considerando 31 e 72. Inoltre un
certo numero di altri esportatori, entro il termine stabilito all'articolo 8,
paragrafo 2, del regolamento di base, ha chiesto di essere incluso
nell'impegno.
(438)   Con decisione 2013/XXX/UE,[21]
la Commissione ha confermato l'accettazione dell'impegno offerto dagli
esportatori elencati all'allegato di tale decisione per quanto concerne i dazi
definitivi.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.           È istituito un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di moduli o pannelli fotovoltaici in
silicio cristallino e di celle del tipo utilizzato nei moduli o pannelli
fotovoltaici in silicio cristallino (lo spessore delle celle non è superiore a
400 micrometri), attualmente classificati ai codici NC ex 8501 31 00, ex 8501
32 00, ex 8501 33 00, ex 8501 34 00, ex 8501 61 20, ex 8501 61 80, ex 8501 62
00, ex 8501 63 00, ex 8501 64 00 ed ex 8541 40 90 (codici TARIC 8501 31 00 81,
8501 31 00 89, 8501 32 00 41, 8501 32 00 49, 8501 33 00 61, 8501 33 00 69, 8501
34 00 41, 8501 34 00 49, 8501 61 20 41, 8501 61 20 49, 8501 61 80 41, 8501 61
80 49, 8501 62 00 61, 8501 62 00 69, 8501 63 00 41, 8501 63 00 49, 8501 64 00
41, 8501 64 00 49, 8541 40 90 21, 8541 40 90 29, 8541 40 90 31 e 8541 40 90 39)
e originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese, a meno che non
siano in transito ai sensi dell'articolo V del GATT.
Sono esclusi dalla definizione di prodotto in
esame i seguenti tipi di prodotto:
–              
caricatori solari, composti da meno di sei celle,
portatili e destinati ad alimentare apparecchi elettrici o a ricaricare
batterie;
–              
prodotti fotovoltaici a film sottile;
–              
prodotti fotovoltaici in silicio cristallino che
vengono integrati in modo permanente in apparecchi elettrici non destinati a
produrre elettricità i quali consumano l'elettricità generata dalle suddette
celle fotovoltaiche in silicio cristallino in essi integrate;
–              
moduli o pannelli con una tensione di uscita uguale
o inferiore a 50 V CC e potenza di uscita uguale o inferiore a 50 W
esclusivamente per impiego diretto come caricabatterie nei sistemi con le
stesse caratteristiche di tensione e di potenza. 
2.           L'aliquota del dazio
antidumping definitivo applicabile al prezzo netto, franco frontiera
dell'Unione, dazio non corrisposto, per i prodotti descritti nel paragrafo 1 e
fabbricati dalle società in appresso è la seguente:
 Società || Aliquota dei dazi || Codice addizionale TARIC 
 Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd Trina Solar (Changzhou) Science & Technology Co. Ltd Changzhou Youze Technology Co. Ltd Trina Solar Energy (Shanghai) Co. Ltd Yancheng Trina Solar Energy Technology Co. Ltd || 44,7 % || B791 
 Delsolar (Wujiang) Ltd, || 64,9 % || B792 
 Jiangxi LDK Solar Hi-Tech Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Nanchang) Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Suzhou) Co. Ltd || 46,7 % || B793 
 LDK Solar Hi-Tech (Hefei) Co., Ltd. || 46,7 % || B927 
 JingAo Solar Co. Ltd Shanghai JA Solar Technology Co. Ltd JA Solar Technology Yangzhou Co. Ltd Hefei JA Solar Technology Co. Ltd Shanghai JA Solar PV Technology Co. Ltd || 51,5 % || B794 
 Jinko Solar Co., Ltd. Jinko Solar Import and Export Co., Ltd ZHEJIANG JINKO SOLAR CO. LTD. ZHEJIANG JINKO SOLAR TRADING CO. LTD. || 41,2 % || B845 
 Jinzhou Yangguang Energy Co. Ltd Jinzhou Huachang Photovoltaic Technology Co. Ltd Jinzhou Jinmao Photovoltaic Technology Co. Ltd Jinzhou Rixin Silicon Materials Co. Ltd Jinzhou Youhua Silicon Materials Co. Ltd || 27,3 % || B795 
 RENESOLA ZHEJIANG LTD RENESOLA JIANGSU LTD || 43,1 % || B921 
 Wuxi Suntech Power Co. Ltd Suntech Power Co. Ltd Wuxi Sunshine Power Co. Ltd Luoyang Suntech Power Co. Ltd Zhenjiang Ren De New Energy Science Technology Co. Ltd Zhenjiang Rietech New Energy Science Technology Co. Ltd || 41,4 % || B796 
 Yingli Energy (China) Co. Ltd Baoding Tianwei Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hainan Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hengshui Yingli New Energy Resources Co. Ltd Tianjin Yingli New Energy Resources Co. Ltd Lixian Yingli New Energy Resources Co. Ltd Baoding Jiasheng Photovoltaic Technology Co. Ltd Beijing Tianneng Yingli New Energy Resources Co. Ltd Yingli Energy (Beijing) Co. Ltd || 35,5 % || B797 
 Altre società che hanno collaborato all'inchiesta antidumping (fatta eccezione per le società soggette al dazio residuo nel parallelo regolamento di esecuzione antisovvenzioni (UE) n. XXX/2013)[22] (allegato I) || 41,3 % ||   
 Altre società che hanno collaborato all'inchiesta antidumping, soggette al dazio residuo nel parallelo regolamento di esecuzione antisovvenzioni (UE) n. XXX/2013 (allegato II) || 36,2 % ||   
 Tutte le altre società || 53,4 % || B999 
3.           Salvo diversa indicazione, si
applicano le norme vigenti in tema di dazi doganali.
4.           Se un nuovo produttore
esportatore della Repubblica popolare cinese fornisce alla Commissione elementi
di prova sufficienti a dimostrare che:
–              
nel periodo compreso tra il 1° luglio 2011 e il 30
giugno 2012 ("periodo dell’inchiesta") non ha esportato nell'Unione i
prodotti di cui al paragrafo 1,
–              
non è collegato a nessuno degli esportatori o
produttori della Repubblica popolare cinese soggetti alle misure antidumping
istituite dal presente regolamento,
–              
ha effettivamente esportato nell'Unione il prodotto
in esame dopo il periodo dell'inchiesta su cui si basano le misure o ha assunto
un obbligo contrattuale irrevocabile di esportarne una quantità rilevante
nell'Unione,
il Consiglio, deliberando a maggioranza semplice
su proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato
consultivo, può modificare il paragrafo 2, aggiungendo il nuovo produttore
esportatore all'elenco delle società che hanno collaborato non incluse nel
campione soggette al dazio medio ponderato del 41,3%.
Articolo 2
1.           Gli importi depositati a
titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (UE) n.
513/2013 sulle importazioni di wafer (i wafer sono di spessore non superiore a
400 micrometri) e moduli o pannelli con una tensione di uscita uguale o
inferiore a 50 V CC e potenza di uscita uguale o inferiore a 50 W destinati esclusivamente
all'utilizzazione diretta come caricabatterie nei sistemi con le stesse
caratteristiche di tensione e di potenza originari o provenienti dalla
Repubblica popolare cinese sono svincolati. 
2.           Gli importi depositati a
titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (UE) n.
513/2013 sulle importazioni di moduli o pannelli fotovoltaici in silicio
cristallino e di pannelli e celle del tipo impiegato nei moduli o pannelli
fotovoltaici in silicio cristallino (lo spessore delle celle non è superiore a
400 micrometri), attualmente classificati ai codici NC ex 8501 31 00, ex
8501 32 00, ex 8501 33 00, ex 8501 34 00, ex 8501 61 20, ex 8501 61 80, ex 8501
62 00, ex 8501 63 00, ex 8501 64 00 ed ex 8541 40 90 (codici TARIC 8501 31 00
81, 8501 31 00 89, 8501 32 00 41, 8501 32 00 49, 8501 33 00 61, 8501 33 00 69,
8501 34 00 41, 8501 34 00 49, 8501 61 20 41, 8501 61 20 49, 8501 61 80 41, 8501
61 80 49, 8501 62 00 61, 8501 62 00 69, 8501 63 00 41, 8501 63 00 49, 8501 64
00 41, 8501 64 00 49, 8541 40 90 21, 8541 40 90 29, 8541 40 90 31 e 8541 40 90
39), originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese, a meno che non
siano in transito ai sensi dell'articolo V del GATT, sono definitivamente
riscossi. Gli importi depositati sono svincolati nella parte eccedente
l'aliquota del dazio antidumping definitivo.
Articolo 3
1.           Le importazioni dichiarate
per l'immissione in libera pratica dei prodotti attualmente classificati al
codice NC ex 8541 40 90 (codici TARIC 8541 40 90 21, 8541 40 90 29, 8541 40 90
31 e 8541 40 90 39), fatturate dalle società i cui impegni sono stati accettati
dalla Commissione e i cui nominativi figurano nell'elenco di cui all’allegato
della decisione 2013/XXX/UE[23], sono esenti dal dazio
antidumping istituito dall'articolo 1, a condizione che:
(a)         
una società il cui nome figura nell'elenco di cui
all'allegato della decisione 2013/XXX/UE
abbia prodotto, spedito e fatturato i prodotti di cui sopra, direttamente o
attraverso la sua collegata, anch'essa iscritta nell'elenco di cui all'allegato
della decisione 2013/XXX/UE, alle
società nell'Unione a esse collegate operanti come importatori che procedano
all'immissione delle merci in libera pratica nell'Unione oppure al primo
acquirente indipendente operante come importatore che proceda all'immissione
delle merci in libera pratica nell'Unione; nonché
(b)         
tali importazioni siano corredate di una fattura
corrispondente all'impegno, ossia di una fattura commerciale contenente almeno
le informazioni e la dichiarazione di cui all'allegato III del presente
regolamento;
(c)         
tali importazioni siano corredate da un certificato
d'impegno per l'esportazione a norma dell'allegato IV del presente
regolamento;
(d)         
le merci dichiarate e presentate in dogana
corrispondano esattamente alla descrizione della fattura corrispondente
all'impegno.
2.           All'atto dell'accettazione
della dichiarazione d'immissione in libera pratica sorge un'obbligazione
doganale:
(a)         
ogniqualvolta sia accertata, relativamente alle
importazioni di cui al paragrafo 1, l'inosservanza di una o più delle condizioni
elencate in tale paragrafo; oppure
(b)         
laddove la Commissione ritiri l'accettazione
dell'impegno, a norma dell'articolo 8, paragrafo 9, del regolamento (CE)
n. 1225/2009, con un regolamento o una decisione che si riferisca a transazioni
particolari e dichiari nulle le pertinenti fatture corrispondenti all'impegno.
Articolo 4 
Le società i cui impegni sono stati accettati
dalla Commissione e i cui nominativi figurano nell'elenco di cui all'allegato
della decisione 2013/XXX/UE e che
sono soggette a determinate condizioni ivi specificate emettono inoltre una
fattura per le operazioni che non beneficiano di un'esenzione dai dazi
antidumping. Tale fattura è una fattura commerciale contenente almeno gli
elementi di cui all'allegato V del presente regolamento.
Articolo 5
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea. Esso resta in vigore per un periodo di due anni.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO I
 Ragione sociale della società || Codice addizionale TARIC 
 Anhui Schutten Solar Energy Co. Ltd Quanjiao Jingkun Trade Co. Ltd || B801 
 Anji DaSol Solar Energy Science & Technology Co. Ltd || B802 
 Canadian Solar Manufacturing (Changshu) Inc. Canadian Solar Manufacturing (Luoyang) Inc. CSI Cells Co. Ltd CSI Solar Power (China) Inc. || B805   
 Changzhou Shangyou Lianyi Electronic Co. Lt || B807 
 CHINALAND SOLAR ENERGY CO. LTD. || B808 
 CEEG Nanjing Renewable Energy Co. Ltd CEEG (Shanghai) Solar Science Technology Co. Ltd China Sunergy (Nanjing) Co. Ltd China Sunergy (Shanghai) Co. Ltd China Sunergy (Yangzhou) Co. Ltd || B809   
 Chint Solar (Zhejiang) Co. Ltd || B810 
 ChangZhou EGing Photovoltaic Technology Co. Ltd || B811 
 ANHUI RINENG ZHONGTIAN SEMICONDUCTOR DEVELOPMENT CO. LTD CIXI CITY RIXING ELECTRONICS CO. LTD HUOSHAN KEBO ENERGY & TECHNOLOGY CO. LTD || B812   
 CNPV Dongying Solar Power Co. Ltd || B813 
 CSG PVtech Co. Ltd || B814 
 DCWATT POWER Co. Ltd || B815 
 Dongfang Electric (Yixing) MAGI Solar Power Technology Co. Ltd || B816 
 EOPLLY New Energy Technology Co. Ltd SHANGHAI EBEST SOLAR ENERGY TECHNOLOGY CO. LTD JIANGSU EOPLLY IMPORT & EXPORT CO. LTD || B817 
 Era Solar Co. Ltd || B818 
 ET Energy Co. Ltd ET Solar Industry Limited || B819   
 GD Solar Co. Ltd || B820 
 Guodian Jintech Solar Energy Co. Ltd || B822 
 Hangzhou Bluesun New Material Co. Ltd || B824 
 Hangzhou Zhejiang University Sunny Energy Science and Technology Co. Lt Zhejiang Jinbest Energy Science and Technology Co. Ltd || B825 
 Hanwha SolarOne Co. Ltd || B929 
 Hanwha SolarOne (Qidong) Co. Ltd || B826 
 Hengdian Group DMEGC Magnetics Co. Ltd || B827 
 HENGJI PV-TECH ENERGY CO. LTD || B828 
 Himin Clean Energy Holdings Co. Ltd || B829 
 Jetion Solar (China) Co. Ltd Junfeng Solar (Jiangsu) Co. Ltd Jetion Solar (Jiangyin) Co. Ltd || B830 
 Jiangsu Green Power PV Co. Ltd || B831 
 Jiangsu Hosun Solar Power Co. Ltd || B832 
 Jiangsu Jiasheng Photovoltaic Technology Co. Ltd || B833 
 Jiangsu Runda PV Co. Ltd || B834 
 Jiangsu Sainty Machinery Imp. And Exp. Corp. Ltd. Jiangsu Sainty Photovoltaic Systems Co. Ltd || B835   
 Jiangsu Seraphim Solar System Co. Ltd || B836 
 Changzhou Shunfeng Photovoltaic Materials Co. Ltd Jiangsu Shunfeng Photovoltaic Electronic Power Co. Ltd Jiangsu Shunfeng Photovoltic Technology Co. Ltd || B837     
 Jiangsu Sinski PV Co. Ltd || B838 
 Jiangsu Sunlink PV Technology Co. Ltd || B839 
 Jiangsu Zhongchao Solar Technology Co. Ltd || B840 
 Jiangxi Risun Solar Energy Co. Ltd || B841 
 Jiangyin Hareon Power Co. Ltd Taicang Hareon Solar Co. Ltd. Hareon Solar Technology Co. Ltd Hefei Hareon Solar Technology Co. Ltd Jiangyin Xinhui Solar Energy Co. Ltd Altusvia Energy (Taicang) Co. Ltd || B842     
 Jinggong P-D Shaoxing Solar Energy Tech Co. Ltd || B844 
 Juli New Energy Co. Ltd || B846 
 Jumao Photonic (Xiamen) Co. Ltd || B847 
 Kinve Solar Power Co. Ltd (Maanshan) || B849 
 GCL SOLAR POWER (SUZHOU) LIMITED GCL-Poly Solar Power System Integration (Taicang) Co. Ltd GCL Solar System (Suzhou) Limited GCL-Poly (Suzhou) Energy Limited Jiangsu GCL Silicon Material Technology Development Co. Ltd Jiangsu Zhongneng Polysilicon Technology Development Co. Ltd Konca Solar Cell Co. Ltd Suzhou GCL Photovoltaic Technology Co. Ltd || B850            
 Lightway Green New Energy Co. Ltd Lightway Green New Energy (Zhuozhou) Co. Ltd || B851   
 Motech (Suzhou) Renewable Energy Co. Ltd || B852 
 Nanjing Daqo New Energy Co. Ltd || B853 
 LEVO SOLAR TECHNOLOGY CO. LTD NICE SUN PV CO. LTD || B854   
 Ningbo Jinshi Solar Electrical Science & Technology Co. Ltd || B857 
 Ningbo Komaes Solar Technology Co. Ltd || B858 
 Ningbo Osda Solar Co. Ltd || B859 
 Ningbo Qixin Solar Electrical Appliance Co. Ltd || B860 
 Ningbo South New Energy Technology Co. Ltd || B861 
 Ningbo Sunbe Electric Ind Co. Ltd || B862 
 Ningbo Ulica Solar Science & Technology Co. Ltd. || B863 
 Perfectenergy (Shanghai) Co. Ltd || B864 
 Perlight Solar Co. Ltd || B865 
 Phono Solar Technology Co. Ltd Sumec Hardware & Tools Co. Ltd || B866   
 RISEN ENERGY CO. LTD || B868 
 SHANDONG LINUO PHOTOVOLTAIC HI-TECH CO. LTD || B869 
 SHANGHAI ALEX NEW ENERGY CO. LTD SHANGHAI ALEX SOLAR ENERGY SCIENCE & TECHNOLOGY CO. LTD || B870   
 BYD(Shangluo)Industrial Co. Ltd Shanghai BYD Co. Ltd || B871   
 Shanghai Chaori International Trading Co. Ltd Shanghai Chaori Solar Energy Science & Technology Co. Ltd || B872   
 Propsolar (Zhejiang) New Energy Technology Co. Ltd Shanghai Propsolar New Energy Co. Ltd || B873   
 Lianyungang Shenzhou New Energy Co. Ltd Shanghai Shenzhou New Energy Development Co. Ltd SHANGHAI SOLAR ENERGY S&T CO. LTD || B875     
 Jiangsu ST-Solar Co. Ltd Shanghai ST-Solar Co. Ltd || B876   
 Shanghai Topsolar Green Energy Co. Ltd || B877 
 Shenzhen Sacred Industry Co. Ltd || B878 
 Leshan Topray Cell Co. Ltd Shanxi Topray Solar Co. Ltd Shenzhen Topray Solar Co. Ltd || B880     
 Shanghai Sopray New Energy Co. Ltd Sopray Energy Co. Ltd || B881   
 Ningbo Sun Earth Solar Energy Co. Ltd. NINGBO SUN EARTH SOLAR POWER CO. LTD SUN EARTH SOLAR POWER CO. LTD || B882 
 TDG Holding Co. Ltd || B884 
 Tianwei New Energy (Chengdu) PV Module Co. Ltd Tianwei New Energy Holdings Co. Ltd Tianwei New Energy (Yangzhou) Co. Ltd || B885   
 Wenzhou Jingri Electrical and Mechanical Co. Ltd || B886 
 Winsun New Energy Co. Ltd || B887 
 Wuhu Zhongfu PV Co. Ltd || B889 
 Wuxi Saijing Solar Co. Ltd || B890 
 Wuxi Solar Innova PV Co. Ltd || B892 
 Wuxi Machinery & Equipment Import & Export Co. Ltd Wuxi Taichang Electronic Co. Ltd Wuxi Taichen Machinery & Equipment Co. Ltd || B893 
 Shanghai Huanghe Fengjia Photovoltaic Technology Co. Ltd State-run Huanghe Machine-Building Factory Import and Export Corporation Xìan Huanghe Photovoltaic Technology Co. Ltd || B896     
 Wuxi LONGi Silicon Materials Co. Ltd Xìan LONGi Silicon Materials Corp. || B897   
 Years Solar Co. Ltd || B898 
 Yuhuan BLD Solar Technology Co. Ltd Zhejiang BLD Solar Technology Co. Ltd || B899   
 Yuhuan Sinosola Science & Technology Co. Ltd || B900 
 Yunnan Tianda Photovoltaic Co. Ltd || B901 
 Zhangjiagang City SEG PV Co. Ltd || B902 
 Zhejiang Global Photovoltaic Technology Co. Ltd || B904 
 Zhejiang Heda Solar Technology Co. Ltd || B905 
 Zhejiang Jiutai New Energy Co. Ltd Zhejiang Topoint Photovoltaic Co. Ltd || B906     
 Zhejiang Kingdom Solar Energy Technic Co. Ltd || B907 
 Zhejiang Koly Energy Co. Ltd || B908 
 Zhejiang Longbai Photovoltaic Tech Co. Ltd || B909 
 Zhejiang Mega Solar Energy Co. Ltd Zhejiang Fortune Photovoltaic Co. Ltd || B910 
 Zhejiang Shuqimeng Photovoltaic Technology Co. Ltd || B911 
 Zhejiang Shinew Photoelectronic Technology Co. Ltd || B912 
 Zhejiang SOCO Technology Co. Ltd || B913 
 Zhejiang Sunflower Light Energy Science & Technology Limited Liability Company Zhejiang Yauchong Light Energy Science & Technology Co. Ltd || B914   
 Zhejiang Tianming Solar Technology Co. Ltd || B916 
 Zhejiang Trunsun Solar Co. Ltd Zhejiang Beyondsun PV Co. Ltd || B917   
 Zhejiang Wanxiang Solar Co. Ltd Wanxiang importazione & esportazione Co. Ltd || B918 
 Zhejiang Xiongtai Photovoltaic Technology Co. Ltd || B919 
 ZHEJIANG YUANZHONG SOLAR CO. LTD || B920 
 Zhongli Talesun Solar Co. Ltd || B922 
 ZNSHINE PV-TECH CO. LTD || B923 
 Zytech Engineering Technology Co. Ltd || B924 
ALLEGATO
II
 Ragione sociale della società || Codice addizionale TARIC 
 Jiangsu Aide Solar Energy Technology Co. Ltd || B798 
 Alternative Energy (AE) Solar Co. Ltd || B799 
 Anhui Chaoqun Power Co. Ltd || B800 
 Anhui Titan PV Co. Ltd || B803 
 TBEA SOLAR CO. LTD Xìan SunOasis (Prime) Company Limited XINJIANG SANG’O SOLAR EQUIPMENT || B804   
 Changzhou NESL Solartech Co. Ltd || B806 
 Dotec Electric Co. Ltd || B928 
 Greenway Solar-Tech (Shanghai) Co. Ltd Greenway Solar-Tech (Huaian) Co. Ltd || B821 
 GS PV Holdings Group || B823 
 Jiangyin Shine Science and Technology Co. Ltd || B843 
 King-PV Technology Co Ltd || B848 
 Ningbo Best Solar Energy Technology Co. Ltd || B855 
 Ningbo Huashun Solar Energy Technology Co. Ltd || B856 
 Qingdao Jiao Yang Lamping Co. Ltd || B867 
 SHANGHAI SHANGHONG ENERGY TECHNOLOGY CO. LTD || B874 
 Shenzhen Sungold Solar Co. Ltd || B879 
 SUZHOU SHENGLONG PV-TECH CO. LTD || B883 
 Worldwide Energy and Manufacturing USA Co. Ltd || B888 
 Wuxi Shangpin Solar Energy Science and Technology Co. Ltd || B891 
 Wuxi UT Solar Technology Co. Ltd || B894 
 Xiamen Sona Energy Co. Ltd || B895 
 Zhejiang Fengsheng Electrical Co. Ltd || B903 
 Zhejiang Yutai Photovoltaic Material Co. Ltd || B930 
 Zhejiang Sunrupu New Energy Co. Ltd || B915 
ALLEGATO
III
Nella fattura commerciale relativa alle
vendite nell'Unione europea di merci assoggettate all'impegno vanno indicate le
seguenti informazioni:
1.         L'intestazione "FATTURA
COMMERCIALE CHE ACCOMPAGNA MERCI ASSOGGETTATE A UN IMPEGNO".
2.         La ragione sociale della società
che emette la fattura.
3.         Il numero della fattura
commerciale.
4.         La data di emissione della fattura
commerciale.
5.         Il codice addizionale TARIC con il
quale le merci figuranti sulla fattura devono essere sdoganate alla frontiera
dell’Unione europea. 
6.         Una descrizione precisa e semplice
delle merci e:
–              
il numero di codice del prodotto (NCP),
–              
le specifiche tecniche dell’NCP,
–              
il numero di codice del prodotto della società
(CPS),
–              
il codice NC,
–              
Il quantitativo (indicato in unità espresse in
watt).
7.         4. la descrizione delle condizioni
di vendita, comprendente:
–              
prezzo unitario (watt),
–              
le condizioni di pagamento previste,
–              
i termini di consegna applicabili,
–              
sconti e riduzioni complessivi.
8.         La ragione sociale della società
operante come importatore alla quale la società ha rilasciato direttamente la
fattura.
9.         Il nome del responsabile della
società che ha emesso la fattura commerciale e la seguente dichiarazione
firmata:
"Il sottoscritto certifica che la vendita
per l'esportazione diretta nell'Unione europea delle merci di cui alla presente
fattura è effettuata nell'ambito e alle condizioni dell'impegno offerto da
[NOME DELLA SOCIETÀ] e accettato dalla Commissione europea con la decisione
2013/XX/EU della Commissione. Il sottoscritto dichiara che le informazioni contenute
nella presente fattura sono complete ed esatte."
ALLEGATO IV
CERTIFICATO D’IMPEGNO PER L’ESPORTAZIONE
Nel certificato d'impegno per l'esportazione
emesso dalla CCCME per ciascuna fattura commerciale relativa alle vendite
nell'Unione europea di merci assoggettate all'impegno vanno indicate le
seguenti informazioni:
1.         Il nome, l’indirizzo, i numeri di
fax e di telefono della Camera di commercio cinese per l’importazione e
l’esportazione di macchinari e prodotti elettronici (CCCME).
2.         La ragione sociale della società di
cui all'allegato della decisione 2013/XX/UE della Commissione che rilascia la
fattura commerciale.
3.         Il numero della fattura
commerciale.
4.         La data di emissione della fattura
commerciale.
5.         Il codice addizionale TARIC con il
quale le merci che figurano sulla fattura devono essere sdoganate alla
frontiera dell’Unione europea.
6.         La descrizione esatta delle merci,
compresi:
·              
il numero di codice del prodotto (NCP),
·              
le specifiche tecniche delle merci, il numero di
codice del prodotto della società (CPS) (ove opportuno),
·              
il codice NC,
7.         L'esatta quantità in unità
esportate espressa in watt.
8.         Il numero e la data di scadenza
(tre mesi a decorrere dalla data del rilascio) del certificato.
9.         Il nome del funzionario
responsabile della CCCME che ha emesso il certificato, seguito dalla seguente
dichiarazione firmata: 
"Il sottoscritto certifica che il presente certificato viene rilasciato
per l'esportazione diretta nell'Unione europea delle merci di cui alla fattura
commerciale che accompagna le vendite assoggettate all'impegno e che il suo
rilascio avviene nell'ambito e alle condizioni dell'impegno offerto dalla [nome
della società] e accettato dalla Commissione europea con decisione 2013/XX/UE.
Il sottoscritto dichiara che le informazioni contenute nel presente certificato
sono esatte e che le quantità di cui al certificato stesso non superano il
massimale concordato per l'impegno."
10. Data.
11. Firma e sigillo della CCCME.
ALLEGATO V
Nella fattura commerciale relativa alle
vendite nell'Unione europea di merci assoggettate ai dazi antidumping vanno
indicate le seguenti informazioni:
1.         L'intestazione "FATTURA
COMMERCIALE CHE ACCOMPAGNA MERCI SOGGETTE A DAZI ANTIDUMPING E
COMPENSATIVI".
2.         La ragione sociale della società
che emette la fattura.
3.         Il numero della fattura
commerciale.
4.         La data di emissione della fattura
commerciale.
5.         Il codice addizionale TARIC con il
quale le merci figuranti sulla fattura devono essere sdoganate alla frontiera
dell’Unione europea. 
6.         Una descrizione precisa e semplice
delle merci e:
–              
il numero di codice del prodotto (NCP),
–              
le specifiche tecniche dell’NCP,
–              
il numero di codice del prodotto della società
(CPS),
–              
il codice NC,
–              
Il quantitativo (indicato in unità espresse in
watt).
7.         4. la descrizione delle condizioni
di vendita, comprendente:
–              
prezzo unitario (watt),
–              
le condizioni di pagamento previste,
–              
i termini di consegna applicabili,
–              
sconti e riduzioni complessivi.
8.         Il nome e la firma del responsabile
della società che ha emesso la fattura commerciale. 
[1]               GU
L 343 del 22.12.2009, pag. 51.
[2]               GU L 513 del 5.6.2013, pag. 5.
[3]               GU L 61 del 5.3.2013, pag. 2.
[4]               GU L 209 del 3.8.2013, pag. 26.
[5]               Relazione dell'organo di appello, CE – Misure
riguardanti l'amianto e i prodotti contenenti amianto, WT/DS135/AB/R,
adottata il 5 aprile 2001.
[6]               Causa T-401/06 Brosmann Footwear (HK) Ltd e
altri/Consiglio; causa T-314/06 Whirlpool Europe/Consiglio.
[7]               GU C 269 del 6.9.2012, pag. 5
[8]               Numero di riferimento CEI/IEC 61730-1: 2004
[9]               Tipi di calzature con tomaie di cuoio originarie della
Repubblica popolare cinese e del Vietnam, regolamento (CE) n. 553/2006 del
23 marzo 2006 (prov.);
                Regolamento (CE) n.
1472/2006 del Consiglio del 5 ottobre 2006 (def.).
[10]             Causa T-401/06, Brosmann Footwear (HK) Ltd contro
Consiglio dell'Unione europea, punto 133.
[11]             Causa T-401/06, Brosmann Footwear (HK) Ltd contro
Consiglio dell'Unione europea, punto 135.
[12]             Regolamento (UE) n. 1168/2012 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, GU L 344 del 14.12.2012, pag.
1.
[13]             Firstpost, 12 giugno 2013
[14]             Relazione politica e scientifica del JRC, PV relazione
2012, pag. 14.
[15]             Statistiche sulle importazioni indiane, codice delle merci
8541 40 11 celle solari/celle fotovoltaiche anche assemblate in
modulo/pannello. I valori sono indicati per l'esercizio commerciale annuale
indiano, ossia da aprile a marzo. Le informazioni sui volumi sono espresse in
pezzi, ma celle e moduli sono segnalati insieme. Poiché il valore di un modulo
è in generale di circa 100 volte superiore al valore di una cella, le informazioni
sui volumi non sono considerate attendibili.
[16]             Causa C-16/90 Detlef Nölle contro Hauptzollamt
Bremen-Freihafen, ECR I-5163
[17]             Cfr. pag. XX
della presente Gazzetta ufficiale.
[18]             Visto che il periodo di registrazione è significativamente
più breve rispetto al PI, un confronto dei valori medi mensili è più utile di
un confronto dei volumi complessivi dei due rispettivi periodi.
[19]             13 986 MW di moduli + 1 019 MW di celle
distribuiti su 12 mesi
[20]             GU L 209 del 3.8.2013, pag. 26.
[21]             Cfr. pag. XXX
della presente Gazzetta ufficiale.
[22]             Cfr. pag. XX
della presente Gazzetta ufficiale.
[23]             Cfr. pag. XXX
della presente Gazzetta ufficiale.