CELEX: 31986S2767
Language: it
Date: 1986-09-05 00:00:00
Title: Decisione n. 2767/86/CECA della Commissione del 5 settembre 1986 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lamiere, di ferro o di acciaio, originarie della Iugoslavia

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31986S2767

Decisione n. 2767/86/CECA della Commissione del 5 settembre 1986 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lamiere, di ferro o di acciaio, originarie della Iugoslavia  

Gazzetta ufficiale n. L 254 del 06/09/1986 pag. 0018

*****DECISIONE  N. 2767/86/CECA DELLA COMMISSIONE  del 5 settembre 1986  che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lamiere, di ferro o di acciaio, originarie della Iugoslavia  LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio,  vista la decisione n. 2177/84/CECA della Commissione, del 27 luglio 1984, relativa alla difesa contro le importazioni da paesi non membri della Comunità europea del carbone e dell'acciaio oggetto di dumping o di sovvenzioni (1), in particolare l'articolo 11,  previe consultazioni in seno al comitato consultivo previsto dalla suddetta decisione,  considerando quanto segue:  A. Procedura  (1) Nell'ottobre 1985, la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dall'Associazione europea della siderurgia (Eurofer), a nome dei produttori la cui produzione complessiva rappresenta la maggior parte della produzione comunitaria del prodotto in oggetto. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping e al pregiudizio sostanziale da esse derivante, ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura. Pertanto, con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'avvio di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di lamiere, di ferro o di acciaio, di cui alla sottovoce 73.13 B I ex a) della tariffa doganale comune, corrispondente ai codici Nimexe 73.13-17, 19, 21 e 23, originarie della Iugoslavia ed ha iniziato un'inchiesta.  (2) La Commissione ne ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore, nonché i ricorrenti ed ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di rendere note per iscritto le loro osservazioni e di essere intese.  (3) Tutti i produttori iugoslavi e alcuni importatori noti alla Commissione hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni. Nessuna delle parti interessate ha chiesto di essere intesa.  (4) Nessuna osservazione è stata formulata da parte o per conto degli acquirenti comunitari del prodotto in questione.  (5) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni da essa ritenute necessarie per una conclusione preliminare ed ha svolto inchieste in loco presso le seguenti società:  - Produttori comunitari  Thyssen Stahl AG, Duisburg, Repubblica federale di Germania  Dillinger Huettenwerke, Dillingen, Repubblica federale di Germania  Peine-Salzgitter AG, Salzgitter, Repubblica federale di Germania  Nuova Italsider SpA, Genova, Italia  Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck SpA, Milano, Italia  Forges de Clabecq SA, Tubize, Belgio  - Importatori comunitari  Mannesmann Handel AG, Duesseldorf, Repubblica federale di Germania  Herman Schmidt, Import-Export, Essen, Repubblica federale di Germania  Franchini Lamiere, San Zeno Naviglio, Italia  (6) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte dettagliate dai produttori comunitari ricorrenti e da alcuni importatori ed ha verificato per quanto necessario le informazioni ivi contenute.  (7) Al fine di ottenere le informazioni necessarie, la Commissione ha altresì inviato ai produttori iugoslavi notoriamente interessati un questionario ed ha ampiamente prorogato il termine fissato per la risposta. Tuttavia, i produttori iugoslavi hanno fornito informazioni incomplete ed hanno rifiutato, in particolare, di specificare quantitativi e prezzi relativi al loro mercato interno e ad alcune transazioni d'esportazione. La Commissione ha pertanto concluso che la verifica in loco non era esperibile in base alle garanzie necessarie ed ha deciso di basare le proprie conclusioni preliminari sugli elementi di prova a sua disposizione.  (8) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguarda il periodo compreso fra il 1o gennaio e il 31 dicembre 1985.  B. Valore normale  (9) Poiché tutti i produttori iugoslavi hanno rifiutato di fornire informazioni relative alle vendite di lamiere, di ferro o di acciaio, sul loro mercato interno, la Commissione ha provvisoriamente determinato il valore normale sulla base dei prezzi di base pubblicati (1), quali sono stati aplicati nel periodo coperto dall'inchiesta, di cui allo scambio di lettere vedi atto finale dell'accordo tra gli Stati membri della Comunità europea del carbone e dell'acciaio e la Comunità europea del carbone dell'acciaio, da un lato, e la Repubblica socialista federativa di Iugoslavia, dall'altro - 83/42/CECA) (2).  C. Prezzi all'esportazione  (10) I prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi realmente pagati o pagabili per i prodotti venduti ai fini dell'esportazione nella Comunità.  D. Confronto  (11) Nel confrontare il valore normale, vale a dire il prezzo di base dazio non corrisposto, con i prezzi all'esportazione, la Commissione ha tenuto conto, ove necessario e nei limiti consentiti dagli elementi di prova disponibili, delle differenze nelle condizioni e nelle modalità di vendita, quali costi di trasporto, assicurazione, spedizione e movimentazione.  (12) Dato che i prezzi di base sono calcolati a livello cif frontiera comunitaria, tutti di confronti sono stati effettuati a livello cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.  E. Margini  (13) Per quanto le informazioni fornite alla Commissione lo hanno consentito, i prezzi all'esportazione sono stati confrontati con il corrispondente valore normale determinato sulla base dei prezzi di base pubblicati, separatamente, per ciascuna qualità di acciaio esportata nella Comunità. Nel caso dei produttori che non hanno fornito informazioni in merito alle singole transazioni, i prezzi all'esportazione sono stati confrontati con la media del valore normale determinato sulla base dei prezzi di base pubblicati, per le qualità di acciaio più rappresentative importate nella Comunità dalla Iugoslavia.  (14) Dall'esame preliminare dei fatti emerge l'esistenza di pratiche di dumping. L'entità del margine varia a seconda dell'esportatore; la media ponderata del margine per ciascuno degli esportatori è la seguente:  - Rudnici i Zelezara, Skopje: 38 %  - Metalurski Kombinat, Smederevo: 33 %  - Zelezarna, Jesenice: 29 %.  F. Pregiudizio  (15) Per quanto riguarda il pregiudizio causato dalle importazioni effettuate in dumping, dagli elementi di prova di cui la Commissione dispone risulta che le importazioni nella Comunità dalla Iugoslavia di lamiere, di ferro o di acciaio, sono passate da 5 600 t nel 1980 a 27 700 nel 1983, e a 109 000 t nel 1985, con un conseguente aumento della quota di mercato detenuta dal paese esportatore, che è passata, nello stesso periodo, dallo 0,1 % al 2,1 %. Dato che sulla distribuzione del prodotto influiscono in misura notevole i costi di trasporto, le importazioni si sono concentrate principalmente in Germania e in Italia, paesi nei quali la quota di mercato delle importazioni iugoslave è rispettivamente aumentata dallo 0,2 % al 3,2 % e dallo 0,1 % al 4,1 %. In alcuni mercati regionali della Germania e dell'Italia (che coprono oltre il 50 % del consumo comunitario del prodotto in questione), il prodotto iugoslavo ha raggiunto quote di mercato fino al 18 % nel 1985.  (16) Dagli elementi di prova di cui la Commissione dispone risulta, inoltre, che nel periodo coperto dall'inchiesta i prezzi di questi prodotti sono stati inferiori del 17-30 %, a seconda dei mercati e delle qualità dell'acciaio, rispetto ai prezzi praticati dai produttori comunitari.  (17) Nel 1985, la produzione comunitaria di lamiere era ancora inferiore del 30 % circa al livello del 1981, primo anno soggetto dall'inizio alla fine al regime di crisi istituito dalla Commissione nell'autunno del 1980, dopo un periodo di crollo della domanda. Nonostante segni di ripresa, quali un certo aumento della domanda rispetto ai livelli minimi raggiunti nel 1983, avviato principalmente dal ritorno generale dell'economia ad un modesto ritmo di crescita dopo la fase di recessione, la ricostituzione delle scorte e più favorevoli condizioni per l'esportazione dell'acciaio, le misure di crisi sono state mantenute in vigore fino alla fine del 1985.  (18) In tale contesto la Commissione ha istituito un sistema di quote di produzione per le società della CECA. Dette quote sono soggette ad adeguamenti periodici al fine di mantenere fra offerta e domanda l'equilibrio necessario per sostenere i prezzi dei prodotti interessati a livelli redditizi per l'industria.  (19) Per l'equilibrio del mercato è importante mantenere le importazioni dai paesi terzi a livelli accettabili per quanto concerne quantitativi e prezzi. La Comunità ha pertanto concluso accordi sull'acciaio con parecchi paesi esportatori di questo prodotto. Tali accordi comportano restrizioni quantitative, un'equa distribuzione delle importazioni nel tempo, per regione e per prodotto, nonché il rispetto di prezzi concordati, strettamente connessi con le norme interne in materia di prezzi, che vincolano l'industria e la commercializzazione dell'acciaio nella Comunità.  (20) Eventuali incrementi delle importazioni da paesi non coperti da un accordo, come la Iugoslavia, destabilizzano l'equilibrio del mercato e rendono necessaria la diminuzione delle quote dei produttori comunitari, aumentando in tal modo i loro costi indiretti e riducendo ulteriormente i loro margini.  (21) Sostanziali importazioni in dumping, specialmente se concentrate in alcune regioni e su determinate qualità di base come nel caso dei prodotti iugoslavi in oggetto, effettuate a prezzi considerevolmente inferiori ai prezzi CECA correnti hanno un effetto estremamente negativo sul mercato comunitario di lamiere. Per prevenire gli effetti sempre più gravi di queste pratiche, anche le ditte comunitarie che esercitano il commercio dell'acciaio su piccola scala sono state interessate da disposizioni che le obbligano a rispettare le norme sui prezzi.  (22) Sotanziali importazioni in dumping nella Comunità mettono inoltre in causa gli obiettivi perseguiti dalle misure esterne adottate nel quadro della politica comunitaria in materia di acciaio; i paesi terzi che hanno concluso con la Comunità accordi sugli scambi dei prodotti siderurgici rispettano e rinnovano detti accordi soltanto se intravvedono una buona possibilità di vendere i quantitativi previsti ai livelli di prezzo convenuti.  (23) Il sensibile aumento di importazioni in dumping da paesi non coperti da un accordo sta altresì mettendo in pericolo le iniziative di ristrutturazione dell'industria siderurgica comunitaria, che si sono concretate nella perdita, fra il 1980 e il 1985, di oltre 5 milioni di t di capacità dei laminatoi reversibili e comportano, oltre ad altre riduzioni di capacità, ulteriori adeguamenti della capacità stessa nei prossimi anni.  (24) Dal numero delle licenze per l'importazione di lamiere dalla Iugoslavia rilasciate nei primi tre mesi dell'anno in corso si può desumere che nell'arco del 1986, le importazioni dalla Iugoslavia aumenteranno ulteriormente in misura sostanziale. Ciò pregiudicherebbe il tentativo di ripristinare condizioni normali di mercato mediante la graduale abolizione delle misure di crisi, già avviata dalla Comunità con l'attenuazione del regime delle quote e delle norme sui prezzi dal 1o gennaio 1986.  (25) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio è stato causato da altri fattori, quali le importazioni di lamiere da altri paesi terzi, ed ha provvisoriamente concluso che queste ultime hanno subito un incremento approssimativamente pari a quello delle importazioni dalla Iugoslavia. La Commissione ritiene, tuttavia, che tale incremento sia soprattutto imputabile al fatto che i paesi terzi coperti da accordi si sono maggiormente avvalsi dei quantitativi convenuti e alla reciprocità degli scambi con i paesi membri dell'EFTA. Questo incremento non è tale da destabilizzare il mercato, in quanto i paesi interessati sono tenuti a rispettare le norme comunitarie sui prezzi.  (26) In ragione del sostanziale aumento delle importazioni in dumping e dei loro prezzi di vendita nella Comunitá, la Commissione è giunta alla conclusione che le importazioni oggetto di dumping delle lamiere di ferro di acciaio originarie della Iugoslavia, considerate isolatamente, arrecano un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria interessata.  G. Interesse della comunità  (27) In considerazione delle difficoltà particolarmente gravi in cui versa l'industria comunitaria e dei fattori sopra elencati (paragrafi 22-24), la Commissione ha concluso che è interesse della Comunità adottare opportune misure. Onde evitare che nel corso della procedura venga arrecato ulteriore pregiudizio, tali misure dovrebbero concretarsi nell'istituzione di un dazio antidumping provvisorio.  H. Aliquota del Dazio  (28) Tenendo conto del fatto che per l'industria comunitaria è necessario attenersi ai prezzi pubblicati per le lamiere, onde generare un flusso di entrate sufficiente per far fronte alla ristrutturazione e per mantenere entro limiti accettabili l'impatto sull'occupazione - tra il 1980 e il 1985 l'industria side rurgica comunitaria ha perso circa 125 000 posti di lavoro - il dazio deve essere inferiore ai margini di dumping, ma sufficiente per eliminare, almeno in media, la sottoquotazione e deve essere espresso come importo in ECU da corrispondere su ciascuna tonnellata importata nella Comunità.  (29) Dovrebbe essere stabilito un periodo durante il quale le parti interessate possano rendere note le proprie osservazioni e chiedere di essere intese,  HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:  Articolo 1  1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lamiere, di ferro o di acciaio, semplicemente laminate a caldo, di cui alla sottovoce 73.13 B I ex a) della tariffa doganale comune, corrispondente ai codici Nimexe 73.13-17, 19, 21 e 23, originarie della Iugoslavia.  2. L'importo del dazio è pari a 68 ECU per 1 000 kg.  3. Si applicano i provvedimenti in vigore in materia di dazi doganali.  4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è soggetta al deposito di una garanzia, equivalente all'importo del dazio provvisorio.  Articolo 2  Fatto salvo l'articolo 7 paragrafo 4 lettere b) e c) della decisione n. 2177/84/CECA, le parti interessate possono rendere note per iscritto le loro osservazioni e chiedere di essere intese dalla Commissione entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore della presente décisione.  Articolo 3  La presente decisione entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.  Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 14 della decisione n. 2177/84/CECA, esso è applicabile per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di detto periodo.  La presente decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.  Fatto a Bruxelles, il 5 settembre 1986.  Per la Commissione  Willy DE CLERCQ  Membro della Commissione  (1) GU n. L 201 del 30. 7. 1984, pag. 17.  (2) GU n. C 38 del 19. 2. 1986, pag. 3.  (1) GU n. L 312 del 17. 11. 1982, pag. 9.  GU n. C 37 dell'11. 2. 1984, pag. 3.  GU n. C 120 del 15. 5. 1985, pag. 25.  (2) GU n. L 41 del 14. 2. 1983, pag. 127.