CELEX: 62005CJ0374
Language: it
Date: 2007-11-08 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) dell'8 novembre 2007.#Gintec International Import-Export GmbH contro Verband Sozialer Wettbewerb eV.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesgerichtshof - Germania.#Direttive 2001/83/CE e 92/28/CEE - Normativa nazionale che vieta la pubblicità per i medicinali per mezzo di dichiarazioni di terzi o di estrazioni a sorte - Utilizzazione dei risultati complessivamente positivi di un’inchiesta effettuata presso consumatori nonché di un’estrazione a sorte mensile che consente la vincita di una scatola del prodotto.#Causa C-374/05.

Causa C‑374/05
      Gintec International Import-Export GmbH
      contro
      Verband Sozialer Wettbewerb e.V.
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesgerichtshof)
      «Direttive 2001/83/CE e 92/28/CEE — Normativa nazionale che vieta la pubblicità per i medicinali per mezzo di dichiarazioni di terzi o di estrazioni a sorte
         — Utilizzazione dei risultati complessivamente positivi di un’inchiesta effettuata presso consumatori nonché di un’estrazione
         a sorte mensile che consente la vincita di una confezione del prodotto»
      
      Conclusioni dell’avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate il 13 febbraio 2007 
      Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 8 novembre 2007 
      Massime della sentenza
      1.     Ravvicinamento delle legislazioni — Specialità medicinali per uso umano — Direttiva 2001/83 
      (Direttiva del Parlamento e del Consiglio 2001/83)
      2.     Ravvicinamento delle legislazioni — Specialità medicinali per uso umano — Direttiva 2001/83 
      [Direttiva del Parlamento e del Consiglio 2001/83, art. 90, lett. c) e j)]
      3.     Ravvicinamento delle legislazioni — Specialità medicinali per uso umano — Direttiva 2001/83 
      (Direttiva del Parlamento e del Consiglio 2001/83, artt. 87, n. 3, 88, n. 6, e 96, n. 1)
      1.     La direttiva 2001/83, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, come modificata dalla direttiva
         2004/27, ha proceduto ad un’armonizzazione completa nel settore della pubblicità per i medicinali, e le ipotesi in cui gli
         Stati membri sono autorizzati ad adottare disposizioni che si discostino dalle regole fissate dalla direttiva medesima vi
         sono esplicitamente indicate. Quest’ultima dev’essere quindi interpretata nel senso che uno Stato membro non può prevedere,
         nella propria normativa nazionale, un divieto assoluto e incondizionato di utilizzazione, nella pubblicità per medicinali
         effettuata presso il pubblico, di dichiarazioni provenienti da terzi, laddove la loro utilizzazione può essere limitata, ai
         sensi della direttiva stessa, solamente in considerazione del loro contenuto specifico o dello status del loro autore.
      
      (v. punto 39, dispositivo 1)
      2.     La direttiva 2001/83, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, come modificata dalla direttiva
         2004/27, impone agli Stati membri di prevedere, nella loro normativa nazionale, un divieto di utilizzazione, nella pubblicità
         per i medicinali effettuata presso il pubblico, di dichiarazioni provenienti da terzi, quando queste facciano riferimento
         in modo abusivo, spaventoso o ingannevole a certificati di guarigione ai sensi dell’art. 90, lett. j), della detta direttiva,
         ove tale nozione di «certificati di guarigione» dev’essere quindi interpretata nel senso che non include i riferimenti al
         rafforzamento del benessere della persona quando non venga evocata l’efficacia terapeutica del medicinale in termini di eliminazione
         di una specifica malattia. L’art. 90, lett. c), della detta direttiva impone parimenti agli Stati membri di disporre, nella
         loro normativa nazionale, il divieto di utilizzazione, nella pubblicità per i medicinali effettuata presso il pubblico, di
         dichiarazioni provenienti da terzi, quando queste lascino intendere che l’utilizzazione del medicinale contribuirà al rafforzamento
         della sensazione generale di benessere.
      
      [v. punto 52, dispositivo 2 a)]
      3.     Gli artt. 87, n. 3, 88, n. 6, e 96, n. 1, della direttiva 2001/83, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per
         uso umano, come modificata dalla direttiva 2004/27, vietano la pubblicità per un medicinale effettuata sotto forma di estrazione
         a sorte annunciata su Internet, considerato che essa favorisce l’uso irrazionale di tale medicinale e ne implica la distribuzione
         diretta al pubblico nonché la consegna di campioni gratuiti.
      
      (v. punto 59, dispositivo 2 b))
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      8 novembre 2007 (*)
      
      «Direttive 2001/83/CE e 92/28/CEE – Normativa nazionale che vieta la pubblicità per i medicinali per mezzo di dichiarazioni di terzi o di estrazioni a sorte
         – Utilizzazione dei risultati complessivamente positivi di un’inchiesta effettuata presso consumatori nonché di un’estrazione
         a sorte mensile che consente la vincita di una confezione del prodotto»
      
      Nel procedimento C‑374/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Bundesgerichtshof
         (Germania), con decisione 21 luglio 2005, pervenuta in cancelleria il 12 ottobre 2005, nella causa tra
      
      Gintec International Import-Export GmbH
      e
      Verband Sozialer Wettbewerb e. V.,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. L. Bay Larsen, K. Schiemann (relatore), P. Kūris e J.-C.
         Bonichot, giudici,
      
      avvocato generale: sig. D. Ruiz-Jarabo Colomer
      cancelliere: sig. B. Fülöp, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento ed a seguito dell’udienza del 7 dicembre 2006,
      viste le osservazioni scritte presentate:
      –       per la Gintec International Import-Export GmbH, dall’avv. R. Nirk, Rechtsanwalt;
      –       per il Verband Sozialer Wettbewerb e. V., dall’avv. M. Burchert, Rechtsanwalt;
      –       per il governo tedesco, dal sig. M. Lumma e dalla sig.ra C. Schulze‑Bahr, in qualità di agenti;
      –       per il governo polacco, dai sigg. J. Pietras, T. Kozek, M. Wiśniewski e P. Dąbrowski, in qualità di agenti;
      –       per il governo sloveno, dalla sig.ra M. Remic, in qualità di agente;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. B. Stromsky e B. Schima, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 13 febbraio 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 6
         novembre 2001, 2001/83/CE, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 311, pag. 67), come modificata
         dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004, 2004/27/CE (GU L 136, pag. 34; in prosieguo: la
         «direttiva 2001/83»), nonché della direttiva del Consiglio 31 marzo 1992, 92/28/CEE, relativa alla pubblicità dei medicinali
         per uso umano (GU L 113, pag. 13), abrogata dalla direttiva 2001/83.
      
      2       Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia tra la società Gintec International Import‑Export GmbH (in prosieguo:
         la «Gintec») ed il Verband Sozialer Wettbewerb e. V. (in prosieguo: il «Verband Sozialer Wettbewerb»), associazione tedesca
         di difesa della concorrenza, in merito ad una pubblicità diffusa dalla Gintec per medicinali a base di ginseng da questa commercializzati
         in Germania.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3       Il secondo, terzo, quarto, quinto, quarantaduesimo, quarantatreesimo, quarantacinquesimo e quarantaseiesimo ‘considerando’
         della direttiva 2001/83 così recitano:
      
      «(2)      Lo scopo principale delle norme relative alla produzione, alla distribuzione e all’uso di medicinali deve essere quello di
         assicurare la tutela della sanità pubblica.
      
      (3)      Tuttavia questo scopo deve essere raggiunto avvalendosi di mezzi che non ostacolino lo sviluppo dell’industria farmaceutica
         e gli scambi dei medicinali nella Comunità.
      
      (4)      Le disparità fra talune disposizioni nazionali e, in particolare, fra le disposizioni relative ai medicinali, eccettuate le
         sostanze o composizioni che sono derrate alimentari, alimenti destinati agli animali o prodotti d’igiene, hanno per effetto
         di ostacolare gli scambi dei medicinali nella Comunità, e esse hanno, pertanto, un’incidenza diretta sul funzionamento del
         mercato interno.
      
      (5)      Occorre, di conseguenza, eliminare questi ostacoli e per conseguire tale obiettivo si rende necessario un ravvicinamento delle
         suddette disposizioni.
      
      (...)
      (42)      La presente direttiva deve far salva l’applicazione delle misure adottate in forza della direttiva 84/450/CEE del Consiglio,
         del 10 settembre 1984, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati
         membri in materia di pubblicità ingannevole [(GU L 250, pag. 17)].
      
      (43)      Tutti gli Stati membri hanno altresì adottato misure specifiche per la pubblicità per i medicinali; […] tali misure presentano
         disparità che incidono sul funzionamento del mercato interno in quanto la pubblicità diffusa in uno Stato membro potrebbe
         avere effetti in altri Stati membri.
      
      (...)
      (45)      La pubblicità presso il pubblico di medicinali che possono essere venduti senza prescrizione medica potrebbe, se eccessiva
         e sconsiderata, incidere negativamente sulla salute pubblica; tale pubblicità, se autorizzata, deve pertanto essere conforme
         ad alcuni criteri essenziali che occorre definire. 
      
      (46)      Peraltro deve essere vietata la distribuzione gratuita di campioni al pubblico a scopi promozionali.
      (...)».
      4       Le disposizioni della direttiva 2001/83 relative alla pubblicità per i medicinali sono raggruppate nei titoli VIII e VIII bis
         della direttiva medesima, intitolati, rispettivamente, «Pubblicità» (artt. 86-88) e «Informazione e pubblicità» (artt. 88 bis-100).
      
      5       L’art. 87 di tale direttiva così dispone:
      «(...)
      2.      Tutti gli elementi della pubblicità di un medicinale devono essere conformi alle informazioni che figurano nel riassunto delle
         caratteristiche del prodotto.
      
      3.      La pubblicità di un medicinale:
      –       deve favorire l’uso razionale del medicinale, presentandolo in modo obiettivo e senza esagerarne le proprietà, 
      –       non può essere ingannevole».
      6       Ai sensi dell’art. 88, n. 6, della direttiva medesima:
      «Gli Stati membri vietano la distribuzione diretta al pubblico di medicinali da parte dell’industria a fini promozionali».
      7       L’art. 90 della direttiva 2001/83 così recita:
      «La pubblicità presso il pubblico di un medicinale non può contenere alcun elemento che:
      a)      faccia apparire superflui la consultazione di un medico o l’intervento chirurgico, offrendo, in particolare, una diagnosi
         o proponendo una cura per corrispondenza;
      
      b)      suggerisca che l’efficacia del medicinale è garantita, senza effetti collaterali negativi, superiore o pari ad un altro trattamento
         o ad un altro medicinale;
      
      c)      suggerisca che il medicinale può migliorare il normale stato di buona salute del soggetto;
      d)      suggerisca che la mancanza del medicinale può avere effetti pregiudizievoli sul normale stato di buona salute del soggetto;
         tale divieto non si applica alle campagne di vaccinazione di cui all’articolo 88, paragrafo 4;
      
      e)      si rivolga esclusivamente o prevalentemente ai bambini;
      f)      si riferisca ad una raccomandazione di scienziati, di operatori sanitari o di persone che pur non essendo scienziati né operatori
         sanitari possono, a motivo della loro notorietà, incitare al consumo di medicinali;
      
      g)      assimili il medicinale ad un prodotto alimentare, ad un prodotto cosmetico o ad un altro prodotto di consumo;
      h)      suggerisca che la sicurezza o l’efficacia del medicinale è dovuta al fatto che si tratta di una sostanza naturale;
      i)      possa indurre, attraverso una descrizione o una raffigurazione dettagliata dell’anamnesi, ad una falsa autodiagnosi;
      j)      si riferisca in modo abusivo, spaventoso o ingannevole a certificati di guarigione;
      k)      utilizzi in modo abusivo, spaventoso o ingannevole rappresentazioni visive delle alterazioni del corpo umano dovute a malattie
         o a lesioni, oppure dell’azione di un medicinale sul corpo umano o su una delle sue parti».
      
      8       A termini del successivo art. 96:
      «1.      Possono essere consegnati a titolo eccezionale campioni gratuiti solo alle persone autorizzate a prescriverli e secondo le
         condizioni seguenti: 
      
      (...)
      2.      Gli Stati membri possono limitare ulteriormente la distribuzione di campioni di taluni medicinali».
      9       La direttiva 2004/27, che ha modificato la direttiva 2001/83, afferma, al secondo ‘considerando’, quanto segue:
      «La legislazione comunitaria finora adottata ha contribuito in misura considerevole alla realizzazione della circolazione
         libera e sicura dei medicinali per uso umano e all’eliminazione degli ostacoli al commercio di tali prodotti. Tuttavia, tenuto
         conto dell’esperienza acquisita, è risultata evidente la necessità di nuove misure per eliminare gli ostacoli alla libera
         circolazione ancora esistenti».
      
      10     La direttiva 84/450 come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 6 ottobre 1997, 97/55/CE (GU L 290,
         pag. 18; in prosieguo: la «direttiva 84/450»), prevede, all’art. 7, quanto segue:
      
      «1.      La presente direttiva non si oppone al mantenimento o all’adozione da parte degli Stati membri di disposizioni che abbiano
         lo scopo di garantire una più ampia tutela, in materia di pubblicità ingannevole, dei consumatori, delle persone che esercitano
         un’attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, nonché del pubblico in generale.
      
      (...)
      3      Le disposizioni della presente direttiva si applicano lasciando impregiudicate le disposizioni comunitarie applicabili alla
         pubblicità riguardante prodotti e/o servizi specifici oppure restrizioni o divieti relativi al contenuto pubblicitario di
         particolari mezzi di comunicazione di massa.
      
      (...)».
       La normativa nazionale
      11     L’art. 11 della legge sulla pubblicità dei medicinali (Heilmittelwerbegesetz, in prosieguo: lo «HWG»), nel testo del 19 ottobre
         1994 (BGBl. 1994 I, pag. 3068), così recita:
      
      «1.      È vietata la pubblicità per medicinali, tecniche, terapie, oggetti o altri rimedi al di fuori del settore specialistico,
      (...)
      11.      mediante dichiarazioni di terzi, in particolare con lettere di ringraziamento, riconoscimento o di raccomandazione, o con
         riferimenti a tali dichiarazioni;
      
      (...)
      13.      mediante concorsi a premi, sorteggi o altri procedimenti il cui risultato dipenda dal caso,
      (...)».
       La causa principale e le questioni pregiudiziali
      12     La controversia principale è sorta a seguito della pubblicità effettuata dalla Gintec, nel maggio del 2000, per vari preparati
         a base di ginseng dalla stessa commercializzati e registrati in Germania quali medicinali in libera vendita. Tale pubblicità
         era accompagnata dalla seguente «analisi del sondaggio tra i consumatori»:
      
      «Ginseng rosso di Gintec ®
      Elevata intensità di utilizzo del ginseng rosso di Gintec
      Il 41% dei clienti usa regolarmente il ginseng rosso di Gintec da cinque anni o più. Un altro terzo dei clienti usa il ginseng
         rosso di Gintec da 3 a 4 anni e circa un quarto opta per un trattamento di 1-2 anni. 
      
      (…)
      Trattamento di lunga durata e fedeltà dei clienti del ginseng rosso di Gintec 
      Quasi la metà di tutti gli utilizzatori ha optato per un trattamento permanente perché trae benefici dal prodotto e ingerisce
         il ginseng rosso di Gintec quotidianamente. Circa un terzo fa una cura a base di ginseng per oltre 12 mesi e solo il 10% opta
         per un trattamento di breve durata, di 3‑6 mesi; infine, il 6% opta per un trattamento di 1‑3 mesi e rinnova a determinati
         intervalli la cura a base di ginseng.
      
      (...).
      Ragioni dell’utilizzo del ginseng rosso di Gintec
      Due terzi delle persone interrogate utilizzano il ginseng rosso di Gintec per rafforzare la loro sensazione di benessere generale.
         La metà di queste ha inoltre lamentato disturbi individuali, ad esempio cardiaci o circolatori. Un terzo ha dichiarato di
         utilizzare il ginseng rosso di Gintec per migliorare la concentrazione, ridurre lo stress, rafforzare il sistema immunitario
         o prevenire i disturbi legati all’età come ad esempio l’arteriosclerosi. Quasi un quarto utilizza il ginseng rosso di Gintec
         per sostenere sforzi fisici e il 10% per la convalescenza. Un altro 9% avverte benefici durante la menopausa grazie all’assunzione
         del prodotto. 
      
      (…)
      Valutazione globale del ginseng rosso di Gintec
      La metà dei clienti si dichiara “molto soddisfatta” dal prodotto, un altro terzo lo considera “buono”. Solo il 2% ha indicato
         di non aver avvertito miglioramenti e il 17% ha dovuto interrompere il trattamento per ragioni economiche. Oltre il 90% stava
         ancora utilizzando il prodotto al momento del sondaggio e quasi tutti sono ancora molto interessati a ricevere nuove informazioni
         sul prodotto. L’85%, a lungo termine, opta per le confezioni da 100 capsule, e solo il 15% opta per le confezioni da 30 capsule
         di ginseng rosso di Gintec».
      
      13     Il 28 maggio 2000, la Gintec annunciava peraltro sul proprio sito Internet l’introduzione di un’estrazione a sorte mensile
         cui sarebbe stato possibile partecipare compilando un formulario e che avrebbe consentito la vincita di una scatola di «Roter
         Imperial Ginseng von Gintec Extraktpulver» («Polvere di estratto di ginseng rosso imperiale di Gintec»).
      
      14     Il Verband Sozialer Wettbewerb, il cui compito principale consiste nella lotta contro la concorrenza sleale e che raggruppa
         gran parte delle imprese del settore farmaceutico, contestava le due pubblicità della Gintec, invocando la loro incompatibilità
         con la normativa tedesca. Da un lato, la pubblicità contenente l’«analisi del sondaggio tra i consumatori» conterrebbe riferimenti
         vietati a dichiarazioni di terzi ai sensi dell’art. 11, primo comma, punto 11, dello HWG. Dall’altra, l’estrazione a sorte
         annunciata sul sito Internet della Gintec sarebbe contraria all’art. 11, primo comma, punto 13, della legge medesima.
      
      15     Poiché la domanda di inibitoria delle due pubblicità contestate proposta dal Verband Sozialer Wettbewerb veniva accolta dall’Oberlandesgericht
         Frankfurt am Main, la Gintec proponeva un ricorso per cassazione dinanzi al giudice del rinvio. 
      
      16     Ciò premesso, il Bundesgerichtshof decideva di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se le disposizioni della direttiva 2001/83/CE, aventi ad oggetto il riferimento a dichiarazioni di terzi non specialisti e
         alla pubblicità effettuata mediante sorteggi, stabiliscano non solo soglie minime ma anche soglie massime inderogabili per
         quanto riguarda i divieti di pubblicità al pubblico di medicinali.
      
      2)      In caso di soluzione in senso affermativo della prima questione:
      a)      se sussista un riferimento abusivo e ingannevole ai «certificati di guarigione» ai sensi dell’art. 90, lett. j), della direttiva
         2001/83/CE, qualora l’operatore pubblicitario citi il risultato di un sondaggio effettuato presso terzi non specialisti da
         cui emerga una valutazione complessiva positiva del medicinale pubblicizzato, senza collegare tale valutazione a determinate
         indicazioni terapeutiche;
      
      b)      se dall’assenza di una disposizione che vieti espressamente la pubblicità effettuata mediante sorteggi nella direttiva 2001/83/CE
         derivi che essa è, in linea di principio, ammessa, ovvero se l’art. 87, n. 3, della medesima direttiva contenga una disposizione
         residuale idonea a fondare il divieto di pubblicità su Internet effettuata mediante sorteggio mensile di un premio dal valore
         esiguo.
      
      3)      Se le questioni poste debbano essere interpretate in modo corrispondente per quanto riguarda la direttiva 92/28/CEE».
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      17     Con la prima questione il giudice del rinvio cerca, sostanzialmente, di chiarire il grado di armonizzazione realizzato dalla
         direttiva 2001/83 nel settore della pubblicità per i medicinali al fine di poter valutare un regime come quello istituito
         dall’art. 11, primo comma, punti 11 e 13, dello HWG, che vieta di utilizzare, nella pubblicità, qualsiasi riferimento a dichiarazioni
         provenienti da terzi nonché di effettuare pubblicità mediante estrazioni a sorte.
      
      18     Dalla decisione di rinvio emerge che il giudice nazionale propende per l’interpretazione secondo cui le disposizioni della
         direttiva 2001/83 relative alla pubblicità per i medicinali opererebbero un’armonizzazione completa, con riserva di eventuali
         disposizioni particolari dirette a fissare espressamente requisiti minimi. Mentre la Gintec, il governo sloveno e la Commissione
         delle Comunità europee condividono, sostanzialmente, tale posizione, la convenuta nella causa principale nonché i governi
         tedesco e polacco sostengono, dal canto loro, la tesi di un’armonizzazione minima, ritenendo che gli Stati membri possano
         legittimamente prevedere regole più restrittive rispetto a quelle fissate da tale direttiva. 
      
      19     A tal riguardo si deve rilevare che la direttiva 2001/83 è stata emanata sulla base dell’art. 95 CE, che consente, al n. 1,
         in deroga all’art. 94 CE e salvo che il Trattato CE non disponga diversamente, l’adozione di misure relative al ravvicinamento
         delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri aventi ad oggetto l’instaurazione ed il
         funzionamento del mercato interno. Nel quarto e nel quinto ‘considerando’ della detta direttiva si afferma pertanto che la
         direttiva stessa mira ad eliminare gli ostacoli agli scambi dei medicinali prodotti dalle disparità tra le disposizioni nazionali
         in materia di medicinali le quali hanno anche un’incidenza diretta sul funzionamento del mercato interno. Il quarantatreesimo
         ‘considerando’ della direttiva medesima riguarda specificamente il settore della pubblicità per i medicinali e rileva che
         le disparità esistenti tra le misure adottate dagli Stati membri in tale settore incidono sul funzionamento del mercato interno.
      
      20     Orbene, l’esame dei titoli VIII e VIII bis della direttiva 2001/83, che raggruppano le norme comuni in materia di pubblicità
         per i medicinali, consente di ritenere che la direttiva medesima ha proceduto ad un’armonizzazione completa nel settore, restando
         espressamente indicate le ipotesi in cui gli Stati membri sono autorizzati ad adottare disposizioni che si discostino dalle
         norme fissate dalla direttiva stessa.
      
      21     A titolo di esempio, va fatto anzitutto riferimento all’art. 88, n. 3, della detta direttiva 2001/83, che lascia agli Stati
         membri la facoltà di vietare sul proprio territorio la pubblicità effettuata per medicinali rimborsabili. 
      
      22     Inoltre, il successivo art. 89, n. 1, lett. b), non indica in termini tassativi le informazioni che qualsiasi pubblicità per
         i medicinali effettuata presso il pubblico deve contenere, lasciando in tal modo agli Stati membri un margine di manovra al
         riguardo. Il n. 2 del medesimo articolo consente poi di derogare al precedente n. 1, affermando che gli Stati membri possono
         disporre che la pubblicità di un medicinale possa contenere soltanto la denominazione del medicinale stesso, la sua denominazione
         comune internazionale, laddove esistente, o il marchio, qualora si tratti esclusivamente di un richiamo.
      
      23     Il successivo art. 91 prevede un’analoga facoltà di derogare alle prescrizioni della stessa direttiva 2001/83 per quanto attiene
         alla pubblicità effettuata presso le persone autorizzate a prescrivere medicinali. 
      
      24     Infine, l’art. 96 della direttiva 2001/83, che consente, a termini del n. 1 del medesimo, la distribuzione di campioni gratuiti
         di medicinali, a titolo eccezionale ed in presenza di determinate condizioni, alle sole persone autorizzate a prescriverli,
         dispone, al successivo n. 2, che gli Stati membri hanno la facoltà di limitare ulteriormente la distribuzione di campioni
         di taluni medicinali.
      
      25     Qualora agli Stati membri non sia riconosciuta esplicitamente la facoltà di disporre regole diverse, gli unici requisiti ai
         quali gli Stati membri possono assoggettare la pubblicità per i medicinali sono quelli fissati dalla direttiva 2001/83, come
         giustamente sostenuto dalla Gintec nonché dal governo sloveno e dalla Commissione. Un’armonizzazione completa delle norme
         in materia di pubblicità contribuisce all’eliminazione degli ostacoli agli scambi dei medicinali tra gli Stati membri, conformemente
         all’art. 95 CE.
      
      26     Nella sentenza 11 dicembre 2003, causa C‑322/01, Deutscher Apothekerverband (Racc. pag. I‑14887, punto 144), la Corte ha avuto
         modo di affermare che l’art. 88, n. 1, della direttiva 2001/83, che vieta la pubblicità per i medicinali soggetti a prescrizione
         medica, osta a che una disposizione nazionale vieti qualsiasi pubblicità relativa alla vendita per corrispondenza di medicinali
         la cui distribuzione sia riservata alle farmacie, laddove tale disposizione riguardi parimenti i medicinali non soggetti a
         prescrizione medica. In tal senso, in assenza, nel detto art. 88, n. 1, di riferimenti espressi alla facoltà di prevedere
         norme più restrittive o semplicemente differenti, la Corte ha interpretato tale disposizione quale norma avente carattere
         tassativo.
      
      27     Occorre inoltre rispondere a taluni argomenti dedotti dinanzi alla Corte e diretti a rimettere in discussione la tesi secondo
         cui la direttiva 2001/83 opererebbe un’armonizzazione completa nel settore della pubblicità per i medicinali salvo i casi
         in cui sia espressamente prevista la facoltà di adozione di norme derogatorie.
      
      28     La convenuta nella causa principale si è richiamata, in particolare, al secondo ‘considerando’ della direttiva 2004/27, secondo
         cui la normativa comunitaria sinora adottata ha apportato un contributo importante alla realizzazione dell’obiettivo della
         libera circolazione dei medicinali ad uso umano e dell’eliminazione degli ostacoli agli scambi dei medesimi, essendo tuttavia
         necessarie nuove misure per eliminare gli ostacoli alla libera circolazione tuttora sussistenti. Secondo la convenuta nella
         causa principale, il fatto che il legislatore comunitario intenda adottare nuove misure legislative dimostrerebbe che l’armonizzazione
         completa in tale settore non sarebbe stata ancora realizzata.
      
      29     Tale argomento si fonda sull’erronea premessa secondo cui il carattere esaustivo dell’armonizzazione in un determinato settore
         sarebbe incompatibile con il carattere evolutivo della medesima. Il fatto che la direttiva 2001/83 preveda un sistema esaustivo
         di norme in materia di pubblicità per i medicinali non implica minimamente che il legislatore comunitario non possa modificare
         o adeguare tali norme e, se necessario, introdurne di nuove, per meglio perseguire gli obiettivi di eliminazione degli ostacoli
         agli scambi intracomunitari nonché di tutela della sanità pubblica (v., in tal senso, sentenza 20 settembre 2007, C-84/06,
         Antroposana e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 40 e 41). 
      
      30     Un altro argomento diretto a dimostrare il preteso carattere incompleto dell’armonizzazione operata dalla direttiva 2001/83
         nel settore della pubblicità per i medicinali si richiama al quarantaduesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/83, secondo
         cui la direttiva medesima non deve precludere l’applicazione delle misure adottate in forza della direttiva 84/450 in materia
         di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa. Il fatto che l’art. 7 di quest’ultima direttiva consenta agli Stati
         membri di mantenere o di adottare disposizioni dirette a garantire una protezione più ampia dei consumatori rispetto a quella
         prevista dalla direttiva 84/450 sarebbe indicativo del grado di armonizzazione operato dalla direttiva 2001/83. 
      
      31     Tale argomento non può essere accolto. Dal tenore dell’art. 7, n. 3, della direttiva 84/450 emerge infatti che le disposizioni
         di quest’ultima trovano applicazione, fatte salve le disposizioni comunitarie applicabili alla pubblicità relativa a specifici
         prodotti o servizi. La direttiva 2001/83, poiché contiene regole specifiche relative alla pubblicità dei medicinali, costituisce,
         come sostenuto dal governo sloveno nelle proprie osservazioni scritte, una norma speciale rispetto alle norme generali in
         materia di protezione contro la pubblicità ingannevole disposte dalla direttiva 84/450. Il carattere di armonizzazione minima
         realizzata dalla direttiva 84/450 resta quindi irrilevante ai fini dalla valutazione del grado di armonizzazione operato dalla
         direttiva 2001/83.
      
      32     Occorre infine affrontare l’argomento del governo polacco il quale, nelle proprie osservazioni scritte, si è richiamato al
         quarantacinquesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/83, che evidenzierebbe il fatto che il legislatore comunitario avrebbe
         inteso fissare criteri minimi aventi carattere fondamentale.
      
      33     Tale interpretazione non può essere accolta. Infatti, il tenore delle disposizioni della direttiva 2001/83 relative alla pubblicità
         per i medicinali nonché la loro economia generale e la loro finalità dimostrano che tale direttiva è volta a fissare criteri
         sostanziali obbligatori per disciplinare il settore di cui trattasi.
      
      34     Resta da esaminare quali siano le conseguenze che l’armonizzazione esaustiva, realizzata dalla direttiva 2001/83 nel settore
         della pubblicità per i medicinali, implichi per una disposizione nazionale quale l’art. 11, primo comma, punti 11 e 13, dello
         HWG, che vieta l’utilizzazione, nella pubblicità, di qualsivoglia riferimento a dichiarazioni provenienti da terzi nonché
         di effettuare pubblicità mediante estrazioni a sorte.
      
      35     Considerato che la questione della legittimità di una pubblicità per medicinali sotto forma di estrazioni a sorte costituisce
         l’oggetto della seconda questione, sub b), nell’ambito della risposta alla prima questione pregiudiziale occorre affrontare
         unicamente la questione dell’interpretazione delle disposizioni della direttiva 2001/83 alla luce del divieto dettato dall’art. 11,
         primo comma, punto 11, dello HWG. 
      
      36     A tal riguardo si deve rilevare, in limine, che la direttiva 2001/83 non vieta l’utilizzazione di dichiarazioni di terzi nell’ambito
         di un messaggio pubblicitario in termini così generali ed incondizionati come l’art. 11, primo comma, punto 11, dello HWG.
         I limiti all’utilizzazione di siffatte dichiarazioni sono indicati, segnatamente, negli artt. 87, n. 3, e 90, di tale direttiva.
         Il detto art. 87, n. 3, esige che la pubblicità favorisca l’uso razionale del medicinale, presentandolo in modo obiettivo
         nonché senza esagerarne le proprietà, e che non sia ingannevole. Il successivo art. 90 detta, dal canto suo, prescrizioni
         specifiche quanto al contenuto della pubblicità per i medicinali, vietando l’utilizzazione di determinati elementi.
      
      37     La realizzazione dell’obiettivo della direttiva 2001/83 risulterebbe compromessa se uno Stato membro potesse ampliare gli
         obblighi previsti dalla direttiva stessa ed introdurre il divieto assoluto ed incondizionato, non espressamente previsto dalla
         direttiva, di utilizzare, in una pubblicità per medicinali, riferimenti a dichiarazioni provenienti da terzi, laddove la direttiva
         medesima ne vieta l’utilizzazione solamente qualora contengano elementi specifici o provengano da determinati soggetti qualificati.
         
      
      38     Spetta al giudice nazionale, nell’applicazione delle disposizioni del diritto nazionale, interpretarle, per quanto possibile,
         alla luce del testo e dello scopo della direttiva in questione onde conseguire il risultato da questa perseguito (v.,in tal
         senso, sentenza 5 ottobre 2004, cause riunite da C‑397/01 a C‑403/01, Pfeiffer e a., Racc. pag. I‑8835, punto 113).
      
      39     Ciò premesso, la prima questione pregiudiziale dev’essere risolta nel senso che la direttiva 2001/83 ha proceduto ad un’armonizzazione
         completa nel settore della pubblicità per i medicinali, e le ipotesi in cui gli Stati membri sono autorizzati ad adottare
         disposizioni che si discostino dalle regole fissate dalla direttiva medesima vi sono esplicitamente indicate. Quest’ultima
         dev’essere quindi interpretata nel senso che uno Stato membro non può prevedere, nella propria normativa nazionale, un divieto
         assoluto ed incondizionato di utilizzazione, nella pubblicità per medicinali effettuata presso il pubblico, di dichiarazioni
         provenienti da terzi, laddove la loro utilizzazione può essere limitata, ai sensi della direttiva stessa, solamente in considerazione
         del loro contenuto specifico o dello status del loro autore.
      
       Sulla seconda questione, sub a)
      40     Con tale questione, il giudice del rinvio chiede alla Corte di interpretare la nozione di «certificati di guarigione», di
         cui all’art. 90, lett. j), della direttiva 2001/83, al fine di poter stabilire se una pubblicità per un medicinale, contenente
         una valutazione globale sistematicamente positiva del medicinale stesso, senza menzione di una determinata indicazione terapeutica,
         debba essere considerata quale riferimento abusivo o ingannevole ad un siffatto certificato.
      
      41     La Gintec ha sostenuto, nelle proprie osservazioni scritte, che la nozione di «certificati di guarigione» implichi l’esistenza
         di un certificato rilasciato da una persona qualificata o meno, in cui si constati che l’utilizzazione del medicinale di cui
         trattasi ha contribuito ad alleviare una determinata malattia. 
      
      42     Tale tesi non può trovare accoglimento. Infatti, la direttiva 2001/83 non precisa né la natura né la forma del detto certificato,
         né la sua eventuale provenienza.
      
      43     In realtà, nella natura di «certificati di guarigione» è ricompresa qualsivoglia forma di raccolta di informazioni, indipendentemente
         dalla sua presentazione e dal suo autore, il cui contenuto affermi che l’utilizzazione del medicinale di cui trattasi implicherà
         una «guarigione», vale a dire il ristabilimento della persona sofferente di una malattia o di determinati disturbi.
      
      44     Orbene, un giudizio globale positivo del medicinale che comprenda unicamente riferimenti al rafforzamento generale del benessere
         della persona non corrisponde, in linea di principio, a tali criteri. Perché riferimenti di tal genere possano essere qualificati
         come certificati di «guarigione», occorre, come sottolineato dall’avvocato generale al paragrafo 68 delle proprie conclusioni,
         che venga evocata l’efficacia terapeutica in termini di riduzione o di guarigione da disturbi e lesioni. 
      
      45     Spetta al giudice nazionale, unico ad avere conoscenza diretta dei fatti della causa principale, valutare in qual misura la
         pubblicità diffusa dalla Gintec, complessivamente intesa, facesse riferimento all’efficacia terapeutica dei medicinali a base
         di ginseng commercializzati dalla detta società nel contesto di una malattia o di determinati disturbi fisici. Tuttavia, occorre
         richiamare la sua attenzione sul fatto che, come emerge dagli atti di causa sottoposti alla Corte, la contestata «analisi
         del sondaggio dei consumatori» indica, sotto il titolo «Ragioni dell’utilizzo del ginseng rosso di Gintec», il cui testo è
         riprodotto supra al punto 12, disturbi cardiaci o circolatori, nonché l’arteriosclerosi e la menopausa.
      
      46     In ogni caso, qualora il giudice del rinvio dovesse effettivamente rilevare la presenza, nella pubblicità contestata, di un
         riferimento all’efficacia terapeutica dei medicinali oggetto della causa principale in termini di riduzione o di guarigione
         di malattie e di disturbi fisici, consentendo così di qualificare tale pubblicità come contenente «certificati di guarigione»,
         occorrerà inoltre che tale riferimento sia stato effettuato in modo abusivo, spaventoso o ingannevole perché possa trattarsi
         di una pubblicità quale definita dall’art. 90, lett. j), della direttiva 2001/83. 
      
      47     Ciò avverrebbe, in particolare, qualora gli effetti terapeutici dei detti medicinali fossero presentati in termini esagerati
         in modo da incitarne il consumo, ovvero in termini tali da provocare il timore delle conseguenze che potrebbero derivare dalla
         loro mancata utilizzazione, ovvero, inoltre, qualora venissero attribuite ai medicinali stessi caratteristiche che questi
         non possiedono, inducendo in tal modo il consumatore in errore con riguardo alla loro azione nonché ai loro effetti terapeutici.
         Si deve rammentare, a tal riguardo, l’esistenza dell’obbligo, dettato dall’art. 87, n. 2, della direttiva 2001/83, di garantire
         che tutti gli elementi della pubblicità di un medicinale siano conformi alle informazioni contenute nel riassunto delle caratteristiche
         del prodotto.
      
      48     Infine, per fornire al giudice nazionale una risposta utile che gli consenta di risolvere la controversia dinanzi ad esso
         pendente, occorre richiamare la sua attenzione sull’art. 90, lett. c), della direttiva 2001/83, la cui eventuale pertinenza
         è stata invocata dalla Commissione nelle proprie osservazioni scritte. Si deve rammentare che la Corte può essere indotta
         a prendere in considerazione norme di diritto comunitario alle quali il giudice nazionale non ha fatto riferimento nella formulazione
         della questione (v. sentenza 9 marzo 2006, causa C‑421/04, Matratzen Concord, Racc. pag. I‑2303, punto 18).
      
      49     A termini dell’art. 90, lett. c), della direttiva 2001/83, la pubblicità di un medicinale presso il pubblico non può contenere
         alcun elemento che suggerisca che il medicinale possa migliorare il normale stato di buona salute del soggetto, ove l’obiettivo
         è quello di impedire che i consumatori vengano incoraggiati a procurarsi un medicinale la cui utilizzazione non sia oggettivamente
         necessaria, in assenza di uno specifico problema di salute.
      
      50     Orbene, ciò sembra essere avvenuto nel caso della contestata «analisi del sondaggio tra i consumatori» che, sotto il titolo
         «Ragioni dell’utilizzo del ginseng rosso di Gintec», il cui testo è riprodotto supra al punto 12, lascia intendere che l’utilizzazione
         dei medicinali a base di ginseng rosso contribuisce al rafforzamento della «sensazione di benessere generale». Spetta al giudice
         nazionale verificare la ricorrenza di tale ipotesi.
      
      51     Si deve ricordare che il quarantacinquesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/83 sottolinea la necessità di impedire qualsiasi
         pubblicità eccessiva e sconsiderata che possa incidere negativamente sulla salute pubblica. Tale imperativo si riflette nell’art. 87,
         n. 3, della direttiva medesima, ai sensi del quale la pubblicità dei medicinali deve favorirne l’uso razionale.
      
      52     Alla luce delle suesposte considerazioni, la seconda questione, sub a), dev’essere risolta nel senso che la direttiva 2001/83
         impone agli Stati membri di prevedere, nella loro normativa nazionale, un divieto di utilizzazione, nella pubblicità per i
         medicinali effettuata presso il pubblico, di dichiarazioni provenienti da terzi, quando queste facciano riferimento in modo
         abusivo, spaventoso o ingannevole a certificati di guarigione ai sensi dell’art. 90, lett. j), della direttiva 2001/83, ove
         tale nozione di «certificati di guarigione» dev’essere quindi interpretata nel senso che non include i riferimenti al rafforzamento
         del benessere della persona quando non venga evocata l’efficacia terapeutica del medicinale in termini di eliminazione di
         una specifica malattia. L’art. 90, lett. c), della direttiva 2001/83 impone parimenti agli Stati membri di disporre, nella
         loro normativa nazionale, il divieto di utilizzazione, nella pubblicità per i medicinali effettuata presso il pubblico, di
         dichiarazioni provenienti da terzi, quando queste lascino intendere che l’utilizzazione del medicinale contribuirà al rafforzamento
         della sensazione generale di benessere.
      
       Sulla seconda questione, sub b)
      53     Con tale questione il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se la pubblicità per i medicinali effettuata mediante estrazioni
         a sorte, in assenza di divieto esplicito nella direttiva 2001/83, sia autorizzata ovvero vietata per effetto dell’art. 87,
         n 3, della direttiva medesima.
      
      54     Si deve rammentare che dalla decisione di rinvio emerge che la Gintec ha annunciato sul proprio sito Internet l’introduzione
         di un’estrazione a sorte mensile che consentiva ai partecipanti di vincere una confezione di ginseng rosso imperiale estratto
         in polvere.
      
      55     Se è pur vero che la direttiva 2001/83 non dedica norme specifiche alla pubblicità per i medicinali effettuata sotto forma
         di estrazioni a sorte, una siffatta pubblicità risulta difficilmente ammissibile alla luce dell’esigenza, espressa al quarantacinquesimo
         ‘considerando’ della direttiva medesima, di vietare qualsiasi pubblicità eccessiva e sconsiderata che possa incidere sulla
         salute pubblica. L’art. 87, n. 3, della detta direttiva reitera tale esigenza, stabilendo che la pubblicità per i medicinali
         deve favorirne l’uso razionale. 
      
      56     Come correttamente osservato dai governi tedesco e sloveno, la pubblicità per un medicinale sotto forma di estrazioni a sorte
         incoraggia l’utilizzazione irrazionale ed eccessiva di tale medicinale, presentandolo come un regalo o un premio, sviando
         in tal modo il consumatore dalla valutazione oggettiva della necessità di prendere il medicinale stesso.
      
      57     La Gintec sostiene che l’obiettivo di una siffatta vincita «di ridotto valore» sarebbe quello di invogliare il consumatore
         a partecipare ad un sondaggio di opinioni. Tale argomento non può essere accolto, considerato che una siffatta indagine ben
         potrebbe essere organizzata senza ricorrere a strumenti che favoriscano l’uso irrazionale di un medicinale, fenomeno che la
         direttiva 2001/83 si prefigge di combattere. 
      
      58     Inoltre, la possibilità di vincere un medicinale grazie ad un’estrazione a sorte può essere assimilata alla sua distribuzione
         gratuita. Si deve ricordare, a tal riguardo, che l’art. 88, n. 6, della direttiva 2001/83 vieta la distribuzione diretta di
         medicinali al pubblico a fini promozionali da parte dell’industria farmaceutica. Peraltro, a norma del successivo art. 96,
         n. 1, della direttiva medesima, campioni gratuiti possono essere distribuiti a titolo eccezionale solamente alle persone autorizzate
         a prescrivere medicinali e nel rispetto delle condizioni indicate in tale disposizione.
      
      59     Alla luce delle suesposte considerazioni, la seconda questione, sub b), dev’essere risolta nel senso che gli artt. 87, n. 3,
         88, n. 6, e 96, n. 1, della direttiva 2001/83 vietano la pubblicità per un medicinale effettuata sotto forma di estrazione
         a sorte annunciata su Internet, considerato che essa favorisce l’uso irrazionale di tale medicinale e ne implica la distribuzione
         diretta al pubblico nonché la consegna di campioni gratuiti.
      
       Sulla terza questione
      60     Con la terza questione, il giudice del rinvio chiede se la prima e la seconda questione pregiudiziale debbano essere risolte
         negli stessi termini qualora trovasse applicazione la direttiva 92/28.
      
      61     Considerato che la direttiva 2001/83 ha ripreso le disposizioni della direttiva 92/28 senza modificarne il contenuto e che
         la direttiva 2004/27 non ha apportato modifiche significative alle disposizioni applicabili nella specie, tale questione dev’essere
         risolta in senso affermativo.
      
      62     Ne consegue che la soluzione della prima e della seconda questione pregiudiziale sarebbe identica qualora trovasse applicazione
         la direttiva 92/28.
      
       Sulle spese
      63     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
      1)      La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 6 novembre 2001, 2001/83/CE, recante un codice comunitario relativo ai
            medicinali per uso umano, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 31 marzo 2004, 2004/27/CE,
            ha proceduto ad un’armonizzazione completa nel settore della pubblicità per i medicinali, e le ipotesi in cui gli Stati membri
            sono autorizzati ad adottare disposizioni che si discostino dalle regole fissate dalla direttiva medesima vi sono esplicitamente
            indicate. Quest’ultima dev’essere quindi interpretata nel senso che uno Stato membro non può prevedere, nella propria normativa
            nazionale, un divieto assoluto e incondizionato di utilizzazione, nella pubblicità per medicinali effettuata presso il pubblico,
            di dichiarazioni provenienti da terzi, laddove la loro utilizzazione può essere limitata, ai sensi della direttiva stessa,
            solamente in considerazione del loro contenuto specifico o dello status del loro autore.
      2)      a)     La direttiva 2001/83, come modificata dalla direttiva 2004/27, impone agli Stati membri di prevedere, nella loro normativa
            nazionale, un divieto di utilizzazione, nella pubblicità per i medicinali effettuata presso il pubblico, di dichiarazioni
            provenienti da terzi, quando queste facciano riferimento in modo abusivo, spaventoso o ingannevole a certificati di guarigione
            ai sensi dell’art. 90, lett. j), della direttiva 2001/83, come modificata dalla direttiva 2004/27, ove tale nozione di «certificati
            di guarigione» dev’essere quindi interpretata nel senso che non include i riferimenti al rafforzamento del benessere della
            persona quando non venga evocata l’efficacia terapeutica del medicinale in termini di eliminazione di una specifica malattia.
            L’art. 90, lett. c), della direttiva 2001/83, come modificata dalla direttiva 2004/27, impone parimenti agli Stati membri
            di disporre, nella loro normativa nazionale, il divieto di utilizzazione, nella pubblicità dei medicinali effettuata presso
            il pubblico, di dichiarazioni provenienti da terzi, quando queste lascino intendere che l’utilizzazione del medicinale contribuirà
            al rafforzamento della sensazione generale di benessere. 
               b)     Gli artt. 87, n. 3, 88, n. 6, e 96, n. 1, della direttiva 2001/83, come modificata dalla direttiva 2004/27, vietano la pubblicità
            per un medicinale effettuata sotto forma di estrazione a sorte annunciata su Internet, considerato che essa favorisce l’uso
            irrazionale di tale medicinale e ne implica la distribuzione diretta al pubblico nonché la consegna di campioni gratuiti.
      3)      La soluzione della prima e della seconda questione pregiudiziale sarebbe identica qualora trovasse applicazione la direttiva
            del Consiglio 31 marzo 1992, 92/28/CEE, concernente la pubblicità dei medicinali per uso umano.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.