CELEX: 62009CA0262
Language: it
Date: 2011-06-30 00:00:00
Title: Causa C-262/09: Sentenza della Corte (Prima Sezione) 30 giugno 2011 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Finanzgericht Köln — Germania) — Wienand Meilicke, Heidi Christa Weyde, Marina Stöffler/Finanzamt Bonn-Innenstadt (Libera circolazione dei capitali — Imposta sui redditi — Attestato concernente l’imposta sulle società effettivamente versata relativa ai dividendi di origine estera — Prevenzione della doppia imposizione dei dividendi — Credito d’imposta per i dividendi corrisposti da società residenti — Prove richieste riguardo all’imposta estera deducibile)

27.8.2011   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 252/3
            
         Sentenza della Corte (Prima Sezione) 30 giugno 2011 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Finanzgericht Köln — Germania) — Wienand Meilicke, Heidi Christa Weyde, Marina Stöffler/Finanzamt Bonn-Innenstadt
   (Causa C-262/09) (1)
   
   (Libera circolazione dei capitali - Imposta sui redditi - Attestato concernente l’imposta sulle società effettivamente versata relativa ai dividendi di origine estera - Prevenzione della doppia imposizione dei dividendi - Credito d’imposta per i dividendi corrisposti da società residenti - Prove richieste riguardo all’imposta estera deducibile)
   2011/C 252/03
   Lingua processuale: il tedesco
   
      Giudice del rinvio
   
   Finanzgericht Köln
   
      Parti
   
   
      Ricorrenti: Wienand Meilicke, Heidi Christa Weyde, Marina Stöffler
   
      Convenuto: Finanzamt Bonn-Innenstadt
   
      Oggetto
   
   Domanda di pronuncia pregiudiziale — Finanzgericht Köln — Interpretazione degli artt. 56 e 58, nn. 1, lett. a), e 3, CE, nonché dei principi di effettività e dell’effetto utile — Distribuzione dei dividendi da parte di una società stabilita in un primo Stato membro ad una persona soggetta ad imposta in un secondo Stato membro — Compatibilità con il diritto comunitario del regime d’imposizione del reddito vigente nel secondo Stato membro il quale, da un lato, prevede un «credito d’imposta» pari ai 3/7 dei dividendi lordi, benché sia di fatto impossibile per una società stabilita in un altro Stato membro determinare l’imposta sulle società che grava su tali dividendi, e il quale, dall’altro lato, subordina tale «credito d’imposta» alla produzione di un certificato relativo all’imposta sulle persone giuridiche redatto secondo il proprio diritto tributario, nonostante appaia di fatto impossibile che il soggetto passivo possa produrlo per una società stabilita in un altro Stato membro
   
      Dispositivo
   
   
               1)
            
            
               Ai fini del calcolo dell’importo del credito d’imposta al quale ha diritto un azionista fiscalmente residente in uno Stato membro in relazione a dividendi distribuiti da una società di capitali stabilita in un altro Stato membro, gli artt. 56 CE e 58 CE ostano, in mancanza della produzione degli elementi di prova prescritti dalla normativa del primo Stato membro, all’applicazione di una disposizione, quale l’art. 36, n. 2, secondo periodo, punto 3, della legge relativa all’imposta sui redditi (Einkommensteuergesetz) 7 settembre 1990, come modificata dalla legge 13 settembre 1993, in forza della quale l’imposta sulle società gravante sui dividendi di origine estera è deducibile dall’imposta sui redditi dell’azionista nella misura della frazione dell’imposta sulle società gravante sui dividendi lordi distribuiti dalle società del primo Stato membro.
               Il calcolo del credito d’imposta deve essere effettuato in funzione dell’aliquota d’imposta sugli utili distribuiti a titolo dell’imposta sulle società applicabile alla società distributrice secondo il diritto del suo Stato membro di stabilimento, senza tuttavia che l’importo deducibile possa eccedere l’importo dell’imposta sui redditi dovuto sui dividendi percepiti dall’azionista beneficiario nello Stato membro in cui questi sia fiscalmente residente.
            
         
               2)
            
            
               Per quanto concerne il grado di precisione che devono soddisfare gli elementi di prova necessari per ottenere un credito d’imposta relativo ai dividendi corrisposti da una società di capitali stabilita in uno Stato membro diverso da quello in cui il beneficiario è fiscalmente residente, gli artt. 56 CE e 58 CE ostano all’applicazione di una disposizione, quale l’art. 36, n. 2, secondo periodo, punto 3, quarto periodo, lett. b), della legge relativa all’imposta sui redditi 7 settembre 1990, come modificata dalla legge 13 settembre 1993, ai sensi della quale il grado di precisione e i requisiti di forma relativi alla presentazione degli elementi di prova che tale beneficiario deve fornire devono essere gli stessi che sono prescritti nel caso in cui la società distributrice sia stabilita nello Stato membro in cui il beneficiario è fiscalmente residente.
               L’amministrazione finanziaria di quest’ultimo Stato membro può legittimamente imporre a detto beneficiario di fornire documenti probatori che le consentano di verificare, in modo chiaro e preciso, se siano soddisfatte le condizioni per la concessione di un credito d’imposta previsto dalla normativa nazionale, senza poter procedere ad una stima di tale credito d’imposta.
            
         
               3)
            
            
               Il principio di effettività osta ad una normativa nazionale, come quella risultante dall’art. 175, n. 2, secondo periodo, del Codice tributario (Abgabenordnung), come modificato dalla legge recante trasposizione delle direttive dell’Unione europea nel diritto tributario interno e modifica di altre disposizioni (Gesetz zur Umsetzung von EU-Richtlinien in nationales Steuerrecht und zur Änderung weiterer Vorschriften), in combinato disposto con l’art. 97, n. 9, terzo comma, della legge di introduzione del Codice tributario (Einführungsgesetz zur Abgabenordnung) 14 dicembre 1976, come modificata, la quale, in modo retroattivo e senza prevedere un termine transitorio, esclude la deducibilità dell’imposta estera sulle società, afferente ai dividendi corrisposti da una società di capitali stabilita in un altro Stato membro, dietro presentazione di un attestato relativo a tale imposta e redatto in modo conforme alla normativa dello Stato membro in cui il beneficiario di tali dividendi è fiscalmente residente, ovvero di documenti probatori che consentano all’amministrazione finanziaria di detto Stato membro di verificare, in modo chiaro e preciso, se siano soddisfatte le condizioni per la concessione di un beneficio fiscale. Spetta al giudice del rinvio individuare un termine ragionevole per la produzione di tale attestato o di tali documenti probatori.
            
         
      (1)  GU C 267 del 7.11.2009.