CELEX: C2006/060/46
Language: it
Date: 2006-03-11 00:00:00
Title: Causa C-465/05: Ricorso del  23/12/2005  contro la Repubblica italiana, presentato dalla Commissione delle Comunità europee

11.3.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 60/24
            
         Ricorso del 23/12/2005 contro la Repubblica italiana, presentato dalla Commissione delle Comunità europee
   (Causa C-465/05)
   (2006/C 60/46)
   Lingua di procedura: l'italiano
   Il 23/12/2005, la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. E. Traversa e dalla Sig.a E. Montaguti, in qualità di agenti, ha presentato alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso contro la Repubblica italiana.
   
               1)
            
            
               La ricorrente conclude che la Corte voglia constatare che la Repubblica italiana, disponendo che:
               
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                           L'attività di guardia particolare possa essere esercitata solo previa prestazione di un giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana;
                        
                     
                           —
                        
                        
                           l'attività di vigilanza privata possa essere esercitata solamente dopo il rilascio di un'autorizzazione del Prefetto;
                        
                     
                           —
                        
                        
                           la suddetta autorizzazione abbia una validità territoriale limitata ed il suo rilascio sia subordinato alla considerazione del numero e dell'importanza delle imprese di vigilanza già operanti nel medesimo territorio;
                        
                     
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                           le imprese di vigilanza privata debbano avere una sede operativa in ogni provincia in cui esse esercitano la propria attività;
                        
                     
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                           il personale delle suddette imprese debba essere individualmente autorizzato ad esercitare attività di vigilanza;
                        
                     
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                           le imprese di vigilanza debbano utilizzare un numero minimo e/o massimo di dipendenti per essere autorizzate;
                        
                     
                           —
                        
                        
                           le imprese di vigilanza privata debbano versare una cauzione presso la locale Cassa depositi e prestiti;
                        
                     
                           —
                        
                        
                           i prezzi per i servizi di vigilanza privati siano fissati con autorizzazione del Prefetto nell'ambito di un determinato margine d'oscillazione;
                        
                     è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli articoli 43 CE e 49 CE.
            
         
               2)
            
            
               condannare Repubblica italiana alle spese di giudizio.
            
         Motivi e principali argomenti:
   L'attività delle guardie particolari private non costituisce partecipazione diretta e specifica all'esercizio di pubblici poteri. Non si può pertanto estendere ad essa la deroga, prevista dagli artt. 45 e 55 del trattato stesso, al diritto di stabilimento ed alla libera prestazione dei servizi.
   
               1)
            
            
               L'obbligo di prestare giuramento costituisce un ostacolo non giustificato né proporzionato rispetto allo scopo perseguito ed al tipo di attività professionale delle guardie particolari private. Il giuramento formale rende più difficile lo stabilimento ed in generale l'accesso al mercato italiano dei servizi di sicurezza privati per gli operatori comunitari, fino a dissuadere del tutto il prestatore occasionale di tali servizi dall'effettuarne.
            
         
               2)
            
            
               L'esigenza di una licenza per chi voglia prestare servizi di sicurezza privati in Italia, senza considerare analoghi obblighi cui il prestatore di tali servizi è già soggetto nello Stato membro in cui è stabilito, costituisce un ostacolo ingiustificato alla libera prestazione di servizi.
            
         
               3)
            
            
               Un'impresa comunitaria del settore che voglia stabilirsi in Italia e operare su un territorio di una certa estensione dovrà ottenere tante licenze quante sono le province in cui intende esercitare la sua attività (in Italia le province sono 104). Tali licenze possono inoltre non essere concesse dall'amministrazione competente (Prefetto) in considerazione del numero e dell'importanza delle imprese già operanti nel medesimo territorio.
            
         
               4)
            
            
               Un'impresa che desideri stabilirsi in Italia deve procurarsi tanti locali quante sono le licenze ottenute e le province coperte, senza che ciò sia necessario per l'effettuazione del servizio. Inoltre, prevedere l'obbligo di disporre di locali equivale a negare la libertà di prestazione dei servizi dato che esige lo stabilimento del soggetto che opera in regime di prestazione transfrontaliera di tali servizi.
            
         
               5)
            
            
               Nei casi di prestazione occasionale di servizi di vigilanza, la legge italiana esige sempre che ciascun dipendente sia individualmente autorizzato ad esercitare la sua attività in Italia e non tiene conto dei controlli ai quali ogni guardia particolare giurata è già soggetta nello Stato membro d'origine.
            
         
               6)
            
            
               Le licenze rilasciate dai Prefetti possono contenere l'indicazione di un numero minimo e/o massimo di dipendenti. Il mancato rispetto di tali limiti comporta la revoca della licenza. Tali disposizioni costituiscono un ostacolo alla libertà di stabilimento ed alla libera prestazione di servizi, suscettibile in particolare di precludere totalmente l'accesso al mercato delle piccole imprese.
            
         
               7)
            
            
               L'obbligo di versare una cauzione presso la Cassa depositi e prestiti per le imprese di servizi di vigilanza privati stabilito dalla legge italiana non tiene conto degli obblighi comparabili, quanto alla loro finalità, a quelli ai quali il prestatore è già soggetto nello Stato membro in cui è stabilito.
            
         
               8)
            
            
               Le limitazioni alla libera determinazione delle tariffe costituiscono un ulteriore ostacolo sia alla libertà di stabilimento che alla libera prestazione di servizi. Infatti, un nuovo operatore che tenti di entrare in un dato mercato deve imporsi rispetto ai concorrenti ed il prezzo delle prestazioni rappresenta un fattore di primaria importanza per procurarsi dei clienti.