CELEX: 62004TO0417
Language: it
Date: 2007-03-12
Title: Ordinanza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 12 marzo 2007. # Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia contro Commissione delle Comunità europee. # Ricorso di annullamento - Regolamento (CE) n. 1429/2004 - Agricoltura - Organizzazione comune del mercato vitivinicolo - Regime di utilizzazione dei nomi delle varietà di vite o dei loro sinonimi - Limitazione temporale dell’uso - Ricorso proposto da un ente infrastatale - Persone individualmente interessate - Irricevibilità. # Causa T-417/04.

Causa T-417/04
      Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Ricorso di annullamento — Regolamento (CE) n. 1429/2004 — Agricoltura — Organizzazione comune del mercato vitivinicolo — Regime di utilizzazione dei nomi delle varietà di vite o dei loro sinonimi — Limitazione temporale dell’uso — Ricorso proposto da un ente infrastatale — Persone individualmente interessate — Irricevibilità»
      Ordinanza del Tribunale (Quarta Sezione) 12 marzo 2007 
      Massime dell’ordinanza
      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente 
      (Artt. 230, quarto comma, CE e 249, secondo comma, CE; regolamento della Commissione n. 1429/2004, allegato I, punto 103)
      La disposizione che limita al 31 marzo 2007 il diritto di utilizzare il nome «Tocai friulano» che compare, sotto forma di
         nota esplicativa, all’allegato I del regolamento n. 1429/2004, recante modifica del regolamento n. 753/2002 che fissa talune
         modalità di applicazione del regolamento n. 1493/1999 per quanto riguarda la designazione, la denominazione, la presentazione
         e la protezione di taluni prodotti vitivinicoli, si inserisce nel quadro generale istituito dal predetto regolamento, il quale
         riguarda tutti gli operatori e tutti gli enti territoriali della Comunità europea.
      
      Essa si applica quindi a situazioni determinate obiettivamente e produce effetti giuridici nei confronti di categorie di persone
         considerate in maniera astratta e costituisce quindi una misura di portata generale ai sensi dell’art. 249, secondo comma,
         CE e dunque un provvedimento di natura normativa.
      
      Un provvedimento di questo tipo potrebbe, nondimeno, riguardare individualmente talune persone.
      Ciò non avviene tuttavia nel caso della disposizione di cui trattasi nei confronti di un ente infrastatale quale la Regione
         autonoma Friuli-Venezia Giulia.
      
      Infatti, in primo luogo, la qualità di produttore invocata dal detto ente non consente di considerarlo individuato in modo
         analogo a quanto avverrebbe con il destinatario di una decisione. La portata generale e, di conseguenza, la natura normativa
         di un atto non sono poste in discussione dalla possibilità di determinare con maggiore o minor precisione il numero o persino
         l’identità dei soggetti di diritto cui esso si applica in un dato momento, fintantoché è pacifico che tale applicazione si
         compie in forza di una situazione oggettiva di diritto o di fatto definita dall’atto in relazione con la finalità di quest’ultimo.
         Orbene, il divieto di utilizzare il nome «Tocai friulano» successivamente al 31 marzo 2007 si applica in modo generale e per
         un periodo indeterminato a qualsiasi operatore economico interessato, vale a dire i coltivatori di tale varietà di vite, i
         produttori e i commercianti del vino in questione.
      
      In secondo luogo, l’interesse generale che una regione, in quanto ente competente per le questioni di indole economica e sociale
         nel suo territorio, può avere a ottenere un risultato favorevole alla prosperità economica del suo territorio non è di per
         sé sufficiente perché venga considerata interessata ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE.
      
      In terzo luogo, la ripartizione delle competenze legislative e regolamentari all’interno di uno Stato membro ha rilevanza
         unicamente ai fini del diritto costituzionale di tale Stato ed è irrilevante al fine di valutare se gli interessi di un ente
         territoriale siano eventualmente lesi da un provvedimento di diritto comunitario. Nell’ordinamento comunitario, infatti, è
         compito delle autorità dello Stato garantire che sia fatta valere la rappresentanza di un eventuale interesse fondato sulla
         difesa della normativa nazionale, quale che sia peraltro la forma costituzionale o l’organizzazione territoriale di tale Stato.
      
      Inoltre, le prerogative legislative e regolamentari che possono competere eventualmente ad un ente di diritto pubblico di
         uno Stato membro diverso dallo Stato non sono di per sé idonee a conferirgli un interesse individuale a chiedere l’annullamento
         di una qualche disposizione di diritto sostanziale comunitario che non incide sulla portata delle sue competenze, giacché,
         in linea di principio, tali prerogative non sono esercitate dalla persona che ne dispone nel proprio interesse.
      
      Infine l’esigenza di una tutela giurisdizionale effettiva non può condurre ad escludere il requisito di un interesse individuale
         posto all’art. 230, quarto comma, CE.
      
      (v. punti 44, 47, 51-52, 54-55, 61-63, 67)
ORDINANZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      12 marzo 2007 (*)
      
      «Ricorso di annullamento – Regolamento (CE) n. 1429/2004 – Agricoltura – Organizzazione comune del mercato vitivinicolo – Regime di utilizzazione dei nomi delle varietà di vite o dei loro sinonimi – Limitazione temporale dell’uso – Ricorso proposto da un ente infrastatale – Persone individualmente interessate – Irricevibilità»
      Nella causa T-417/04,
      Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, rappresentata dagli avv.ti E. Bevilacqua e F. Capelli,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. L. Visaggio e dalla sig. ra E. Righini, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      sostenuta da
      Repubblica di Ungheria, rappresentata dal sig. G. Péter, in qualità di agente,
      
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della disposizione limitante al 31 marzo 2007 il diritto di utilizzare il nome
         «Tocai friulano» che compare, sotto forma di nota esplicativa, al punto 103 dell’allegato I del regolamento (CE) della Commissione
         9 agosto 2004, n. 1429, recante modifica del regolamento (CE) n. 753/2002 che fissa talune modalità di applicazione del regolamento
         (CE) del Consiglio n. 1493/1999 per quanto riguarda la designazione, la denominazione, la presentazione e la protezione di
         taluni prodotti vitivinicoli (GU L 263, pag. 11),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
      
      composto dai sigg. H. Legal, presidente, V. Vadapalas e N. Wahl, giudici,
      cancelliere: sig. E. Coulon
      ha pronunciato la seguente
      Ordinanza
       Contesto normativo della controversia
      1       Il regolamento (CE) del Consiglio 17 maggio 1999, n. 1493, relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo (GU L 179,
         pag. 1; in prosieguo: il «regolamento di base»), reso applicabile a partire dal 1° agosto 2000, prevede all’art. 19 che «[g]li
         Stati membri compilano una classificazione delle varietà di viti per la produzione di vino» e che, nella loro classificazione,
         essi «indicano le varietà di viti atte alla produzione di ciascuno dei [vini di qualità prodotti in regioni determinate] prodotti
         nel loro territorio».
      
      2       Il regolamento di base, nei suoi artt. 47‑53 e nei suoi allegati VII e VIII, espone la disciplina comunitaria applicabile
         alla designazione, denominazione, presentazione e protezione di taluni prodotti vitivinicoli.
      
      3       L’art. 47, n. 1, del regolamento di base prevede quanto segue:
      «Le disposizioni sulla designazione, la denominazione e la presentazione di taluni prodotti disciplinati dal presente regolamento
         e sulla protezione di talune indicazioni, menzioni e termini sono definite nel presente capo e negli allegati VII e VIII (…)».
      
      4       Ai sensi dell’art. 50 del regolamento di base:
      «1.      Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per consentire agli interessati di impedire, secondo le condizioni previste
         dagli articoli 23 e 24 dell’accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale riguardanti il commercio, l’utilizzazione
         nella Comunità di un’indicazione geografica volta ad identificare i prodotti di cui all’articolo 1, paragrafo 2, lettera b),
         per prodotti che non sono originari del luogo designato dall’indicazione geografica in questione, anche qualora la vera origine
         dei prodotti sia indicata oppure l’indicazione geografica sia utilizzata in una traduzione o sia corredata di menzioni quali
         “genere”, “tipo”, “stile”, “imitazione” o simili.
      
      2.      Ai fini del presente articolo, per “indicazione geografica” si intende l’indicazione che serve a identificare un prodotto
         come originario del territorio di un paese terzo membro dell’Organizzazione mondiale del commercio, oppure di una regione
         o di una località di questo territorio, qualora una determinata qualità, rinomanza o altra caratteristica del prodotto possa
         essere attribuita essenzialmente a tale origine geografica.
      
      (...)».
      5       Ai termini dell’art. 52, n. 1, del regolamento di base: 
      «1.      Se uno Stato membro attribuisce il nome di una regione determinata ad un [vino di qualità prodotto in regioni determinate]
         nonché, se del caso, ad un vino destinato ad essere trasformato nel [vino di qualità prodotto in regioni determinate] in questione,
         questo nome non può essere utilizzato per la designazione di prodotti del settore vitivinicolo che non provengono da questa
         regione e/o ai quali questo nome non è stato attribuito in conformità alle normative comunitaria e nazionale in vigore. (…)
      
      Fatte salve le disposizioni comunitarie riguardanti specificamente taluni tipi di [vini di qualità prodotti in regioni determinate],
         gli Stati membri possono consentire, secondo condizioni di produzione da essi fissate, che il nome di una regione determinata
         sia connesso con una precisazione relativa alle modalità di preparazione o al tipo di prodotto, ovvero con il nome di una
         varietà di vigne od un suo sinonimo (…)».
      
      6       L’allegato VII, punto B, n. 1, del regolamento di base precisa le indicazioni facoltative che possono comparire sull’etichetta
         dei vini. Esso prevede quanto segue:
      
      «L’etichettatura dei prodotti ottenuti nella Comunità può essere completata dalle seguenti indicazioni, in base a condizioni
         da determinarsi:
      
      (…)
      b)      per i vini da tavola con indicazione geografica e per i [vini di qualità prodotti in regioni determinate]:
      (…)
      –       il nome di una o più varietà di vite (…)».
      7       L’allegato VII, punto G, n. 3, del regolamento di base così recita:
      «Ogni Stato membro è responsabile del controllo e della protezione dei [vini di qualità prodotti in regioni determinate] e
         dei vini da tavola con indicazione geografica commercializzati conformemente al presente regolamento».
      
      8       Al regolamento di base è stata data attuazione con il regolamento (CE) della Commissione 29 aprile 2002, n. 753, che fissa
         talune modalità di applicazione del regolamento n. 1493/1999 per quanto riguarda la designazione, la denominazione, la presentazione
         e la protezione di taluni prodotti vitivinicoli (GU L 118, pag. 1). Il regolamento n. 753/2002 è applicabile dal 1° agosto 2003.
      
      9       L’art. 19 del regolamento (CE) n. 753/2002, intitolato «Indicazione delle varietà di viti», così dispone:
      «1.      I nomi delle varietà di vite utilizzate per l’elaborazione di un vino da tavola con indicazione geografica o di un [vino di
         qualità prodotto in regioni determinate], o i relativi sinonimi, possono figurare sull’etichetta dei vini in questione a condizione
         che:
      
      (…)
      c)      il nome della varietà o uno dei suoi sinonimi non comprenda un’indicazione geografica utilizzata per designare un [vino di
         qualità prodotto in regioni determinate] o un vino da tavola o un vino importato che figuri negli elenchi degli accordi conclusi
         tra i paesi terzi e la Comunità, e, se è accompagnato da un altro termine geografico, figuri sull’etichetta senza questo termine
         geografico;
      
      (…)
      2.      In deroga al paragrafo 1, lettera c):
      a)      il nome di una varietà di vite, o un suo sinonimo, che comprenda un’indicazione geografica può figurare sull’etichetta di
         un vino designato con tale indicazione geografica;
      
      b)      i nomi delle varietà e i relativi sinonimi elencati nell’allegato II possono essere utilizzati secondo le condizioni nazionali
         e comunitarie in applicazione alla data dell’entrata in vigore del presente regolamento (…)».
      
      10     L’allegato II del regolamento (CE) n. 753/2002, intitolato «Nomi delle varietà di viti o dei loro sinonimi comprendenti un’indicazione
         geografica che possono figurare sull’etichettatura dei vini conformemente all’articolo 19, paragrafo 2», contiene, segnatamente,
         per quanto riguarda l’Italia, la menzione «Tocai Friulano, Tocai Italico». Secondo una nota a fondo pagina relativa a tale
         menzione: «[i]l nome “Tocai friulano” e il sinonimo “Tocai italico” possono essere utilizzati durante un periodo transitorio,
         fino al 31 marzo 2007».
      
      11     A seguito dell’adesione all’Unione europea di dieci nuovi Stati, tra cui la Repubblica d’Ungheria, il 1° maggio 2004, il regolamento
         n. 753/2002 è stato modificato dal regolamento della Commissione 9 agosto 2004, n. 1429, recante modifica del regolamento
         n. 753/2002 (GU L 263, pag. 11; in prosieguo: il «regolamento impugnato»). Il regolamento impugnato è in vigore dal 1° maggio 2004.
      
      12     L’art. 19 del citato regolamento n. 753/2002 non ha subito modifiche. Neppure l’allegato II di tale regolamento, menzionato
         in precedenza, è stato sostanzialmente modificato per quanto riguarda la menzione «Tocai friulano, Tocai Italico». 
      
      13     Risulta in effettti dal detto allegato, come modificato dall’allegato I del regolamento impugnato, che, con riferimento all’Italia,
         tra le varietà di vite o i loro sinonimi in esso designati compaiono il nome «Tocai friulano» al punto 103 e il nome «Tocai
         Italico» al punto 104. Con riferimento al «Tocai friulano», un nota bene segnala che «il nome “Tocai friulano” può essere
         utilizzato esclusivamente per dei [vini di qualità prodotti in regioni determinate] originari delle regioni Veneto e Friuli
         e durante un periodo transitorio, fino al 31 marzo 2007». Riguardo al Tocai italico, del pari un nota bene segnala che «il
         nome “Tocai italico” può essere utilizzato esclusivamente per dei [vini di qualità prodotti in regioni determinate] originari
         delle regioni Veneto e Friuli e durante un periodo transitorio, fino al 31 marzo 2007».
      
      14     Un’indicazione analoga, accompagnata dalla stessa misura transitoria, compare al punto 105 dell’allegato I, concernente, per
         la Francia, il nome della varietà tokay pinot gris con riferimento alla quale un nota bene prevede del pari che «[i]l sinonimo
         “Tokay Pinot gris” può essere utilizzato solo per dei [vini di qualità prodotti in regioni determinate] originari dei dipartimenti
         del Basso Reno e dell’Alto Reno e durante un periodo transitorio, fino al 31 marzo 2007».
      
      15     Risulta dall’intero allegato I del regolamento impugnato che una disposizione siffatta, vietante l’uso di taluni nomi di varietà
         o dei loro sinonimi successivamente al 31 marzo 2007, è prevista solo con riguardo ai tre nomi menzionati.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      16     Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 15 ottobre 2004 la Regione autonoma Friuli-Venezia
         Giulia ha proposto il ricorso in esame.
      
      17     Con atto separato, depositato presso la cancelleria del Tribunale il 27 gennaio 2005, la Commissione ha sollevato un’eccezione
         di irricevibilità ai sensi dell’art. 114, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale.
      
      18     Con ordinanza 21 febbraio 2005, il presidente della Quarta Sezione del Tribunale ha ammesso l’intervento della Repubblica
         di Ungheria a sostegno delle conclusioni della Commissione.
      
      19     La ricorrente ha depositato le proprie osservazioni sull’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione il 30 marzo 2005.
      20     La Repubblica di Ungheria ha depositato la sua memoria di intervento il 13 aprile 2005.
      21     La Commissione e la ricorrente, rispettivamente, il 24 e il 29 giugno 2005, hanno depositato le loro osservazioni sulla memoria
         di intervento della Repubblica di Ungheria.
      
      22     Nel suo atto introduttivo, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia conclude che il Tribunale voglia:
      –       dichiarare ricevibile il ricorso;
      –       annullare la disposizione limitante al 31 marzo 2007 il diritto di utilizzare il nome «Tocai friulano» che compare, sotto
         forma di nota esplicativa, al punto 103 dell’allegato I del regolamento impugnato;
      
      –       condannare la Commissione alle spese.
      23     Nella sua eccezione di irricevibilità, la Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      –       dichiarare il ricorso irricevibile;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
      24     Nella sua memoria di intervento, la Repubblica di Ungheria conclude che il Tribunale voglia:
      –       dichiarare il ricorso irricevibile;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto
      25     Ai sensi dell’art. 114, n. 1, del regolamento di procedura, se una parte lo chiede, il Tribunale può statuire sull’irricevibilità
         senza impegnare la discussione nel merito. Ai sensi del n. 3 dello stesso articolo, il procedimento prosegue oralmente, salvo
         decisione contraria del Tribunale. Il Tribunale ritiene, nel caso di specie, di essere sufficientemente edotto dagli atti
         di causa e che non vi sia bisogno di aprire la fase orale.
      
       Argomenti delle parti
      26     La Commissione sostiene che la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia non è individualmente interessata dal regolamento impugnato,
         ai sensi dell’art. 230, n. 4, CE.
      
      27     A suo parere tale regolamento, e più in particolare il punto 103 dell’allegato I, contiene norme generali e astratte, che
         si rivolgono a tutti gli operatori economici che svolgono la loro attività nei settori della produzione e della commercializzazione
         dei vini, vale a dire a persone considerate in modo generale e astratto, e presenta quindi un carattere normativo generale.
      
      28     Secondo la Commissione, anche ammesso che sia dimostrato che la ricorrente sia essa stessa un produttore vitivinicolo di «Tocai
         friulano», tale circostanza non sarebbe sufficiente a farla considerare come individualmente interessata dal regolamento impugnato.
         Il fatto che un atto normativo possa avere effetti concreti diversi per i vari soggetti di diritto ai quali si applica non
         sarebbe infatti tale da distinguerli da tutti gli altri operatori interessati, in quanto l’applicazione di tale atto si effettua
         in virtù di una situazione oggettivamente determinata.
      
      29     A parere della Commissione, benché la ricorrente asserisca che la denominazione «Tocai friulano» avrebbe la funzione di marchio
         collettivo, essa non è in grado di rivendicare la titolarità giuridica di tale asserito marchio. La causa conclusasi con la
         sentenza della Corte 18 maggio 1994, causa C-309/89, Codorníu/Consiglio (Racc. pag. I-1853), sarebbe quindi priva di pertinenza
         per la presente fattispecie. La Commissione sostiene inoltre che il nome «Tocai friulano» non è un’indicazione geografica,
         ma solo il nome di una varietà di vite e che esso non rientra tra i diritti di proprietà industriale e commerciale, a differenza
         delle denominazioni d’origine. Non sarebbero applicabili nella fattispecie la Convenzione di Parigi per la protezione della
         proprietà industriale del 20 marzo 1883 e neppure l’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti
         al commercio (in prosieguo: l’«Accordo TRIPs»), concluso nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (GU 1994,
         L 336, pag. 214).
      
      30     Secondo la convenuta il regolamento impugnato non costituisce un’ingerenza nel libero esercizio della competenza regionale
         della ricorrente, in particolare in materia di agricoltura, giacché la competenza in materia di denominazione d’origine dei
         vini spetta, in Italia, allo Stato e non alle regioni, come dimostra il fatto che la normativa italiana pertinente, che ha
         riprodotto la limitazione temporale dell’uso del nome «Tocai friulano», è stata adottata con un atto dello Stato. Essa ricorda
         inoltre che, nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati agricoli, l’intervento degli Stati membri è limitato dalla
         normativa comunitaria e che, anche ammesso che la ricorrente possa, secondo il diritto nazionale, disciplinare l’uso del nome
         del vitigno di cui trattasi, la sua competenza sarebbe assoggettata al rispetto del diritto comunitario. Inoltre la circostanza
         che l’applicazione di un atto comunitario possa incidere sulle condizioni socio-economiche nel territorio di un ente infrastatale
         non sarebbe sufficiente a far considerare quest’ultimo individualmente interessato dall’atto considerato.
      
      31     La Commissione afferma infine che è garantita una tutela giurisdizionale effettiva giacché la legittimità del regolamento
         controverso può essere indirettamente contestata impugnando gli atti nazionali che ad esso sono collegati, contestazione che
         può condurre il giudice nazionale a rivolgersi alla Corte di giustizia con una questione pregiudiziale, come è già avvenuto
         per la denominazione «Tocai friulano».
      
      32     La Repubblica di Ungheria, che sostiene gli argomenti avanzati dalla Commissione nella sua eccezione di irricevibilità, adduce
         inoltre che la disposizione del regolamento impugnato di cui è chiesto l’annullamento compariva già, in forma identica, nel
         regolamento n. 753/2002, per il quale il termine per proporre un ricorso di annullamento è scaduto.
      
      33     Inoltre non sarebbe dimostrato l’interesse diretto della ricorrente all’annullamento del regolamento impugnato, in quanto
         quest’ultimo riconoscerebbe un diritto ad usare ciascun nome di vitigno agli Stati e non alle loro suddivisioni territoriali.
         La disposizione contestata non creerebbe quindi diritti o obblighi per le regioni italiane.
      
      34     La mancanza di interesse individuale della ricorrente sarebbe anche dimostrata dal fatto che essa non sarebbe l’unica persona
         interessata dalla limitazione temporale controversa, giacché una misura del genere si applica anche ai viticoltori francesi
         per quanto riguarda il vitigno tokay pinot gris.
      
      35     La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia sostiene che il suo ricorso è ricevibile.
      36     Essa afferma di essere direttamente interessata dalla disposizione impugnata, in quanto quest’ultima è direttamente applicabile,
         non lascia alcun margine discrezionale alle autorità incaricate di adottare le misure necessarie alla sua applicazione e riguarda
         esplicitamente la denominazione «Tocai friulano», della quale limita l’uso nel tempo. Orbene, la ricorrente avrebbe un interesse
         diretto al mantenimento di tale denominazione, in quanto produttrice di uve della varietà di vite di cui trattasi e poiché
         il vino recante la detta denominazione è prodotto con uve interamente raccolte nel suo territorio e rappresenta una parte
         rilevante della produzione viticola della regione.
      
      37     La ricorrente sostiene di essere individualmente interessata dalla disposizione contestata in quanto proprietaria di un vigneto
         sperimentale e produttrice della varietà di vite «Tocai friulano», della quale persegue il miglioramento, e che le circostanze
         della causa Codorníu potrebbero essere trasposte nella fattispecie. La ricorrente ricorda che gli Stati membri sono autorizzati
         dal regolamento di base a completare un’indicazione geografica determinata, aggiungendovi il nome di una varietà di vite,
         ciò che sarebbe stato fatto in Italia relativamente alla denominazione «Tocai friulano» e che pertanto il nome della varietà
         di vite sarebbe un elemento essenziale di un’indicazione geografica atta a designare un vino. Inoltre, il nome di una varietà
         di vite costituirebbe un bene patrimoniale il cui valore economico e commerciale particolare sarebbe riconosciuto dal diritto
         internazionale, in particolare dall’accordo TRIPs.
      
      38     La disposizione contestata lederebbe gli interessi economici dei produttori di vino «Tocai friulano» della regione ricorrente,
         interessi che quest’ultima ha il compito statutario di proteggere. Inoltre, tale danno si ripercuoterebbe solo sulla Regione
         autonoma Friuli-Venezia Giulia, nella quale, ad esclusione di qualsiasi altra regione, tale vitigno sarebbe coltivato. La
         ricorrente avrebbe quindi un interesse particolare al mantenimento della denominazione di cui trattasi, che costituirebbe
         un patrimonio appartenente al suo territorio tanto su un piano economico quanto sotto un profilo sociale.
      
      39     A parere della ricorrente, inoltre, essa è individualmente interessata nella sua qualità di istituzione autonoma avente competenza
         legislativa esclusiva in materia di agricoltura in base alla Costituzione italiana, la quale le riconoscerebbe il diritto,
         nelle materie rientranti nella sua competenza, di modificare la normativa nazionale quando lo ritenga pertinente. Essa sostiene
         che le regioni, che dal 1963 detenevano una competenza consultiva riguardo all’iscrizione dei vini nell’Albo dei vigneti,
         si sono viste attribuire, in base al regolamento (CE) del Consiglio 24 luglio 1989, n. 2389, relativo alle norme generali
         per la classificazione delle varietà di viti (GU L 232, pag. 1), la competenza a designare le varietà di viti da coltivare
         nel loro territorio.
      
      40     La ricorrente sostiene anche che il Tribunale, nella sua sentenza 15 giugno 1999, causa T‑288/97, Regione autonoma Friuli-Venezia
         Giulia/Commissione (Racc. pag. II‑1871, punti 31 e 41), ha riconosciuto che una tutela giuridica deve essere accordata, in
         particolare, ad un ente pubblico avente la personalità giuridica richiesta che sia individualmente e direttamente interessato
         da un atto comunitario, allorché quest’ultimo gli impedisce di esercitare le competenze che gli sono proprie come esso intende.
      
      41     La ricorrente ritiene peraltro che si debba tener conto del progetto di Trattato che adotta una Costituzione europea, il quale
         prevede di modificare l’art. 230, quarto comma, CE, giacché la nuova versione di tale disposizione non esige più, per ammettere
         la ricevibilità dei ricorsi proposti dai ricorrenti avverso atti comunitari che li riguardano direttamente, che essi siano
         anche interessati individualmente.
      
      42     Con riferimento all’argomento sollevato dalla Repubblica di Ungheria relativamente alla decadenza dal termine, la ricorrente
         osserva che la convenuta, da parte sua, non ha sollevato alcuna eccezione di irricevibilità. Essa sostiene che la limitazione
         temporale all’uso del nome «Tocai friulano», che compariva nel regolamento n. 753/2002, era fondata sull’accordo sui vini
         concluso tra la Comunità e la Repubblica di Ungheria, la cui validità essa aveva contestato nell’ambito del rinvio pregiudiziale
         conclusosi con la sentenza della Corte 12 maggio 2005, causa C‑347/03, Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e ERSA (Racc. pag. I‑3785).
         Di conseguenza non avrebbe avuto senso contestare il regolamento supra menzionato in quanto si fondava su un accordo internazionale.
         La situazione sarebbe stata tuttavia radicalmente modificata a partire dall’adesione dell’interveniente all’Unione europea,
         giacché il Trattato di adesione avrebbe annullato gli accordi precedenti e, in mancanza di deroga espressa contenuta in tale
         trattato, solo il diritto comune della Comunità sarebbe applicabile.
      
       Giudizio del Tribunale
      43     Ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, «[q]ualsiasi persona fisica o giuridica può proporre (...) un ricorso (...) contro
         le decisioni che, pur apparendo come un regolamento (...), la riguardano direttamente ed individualmente».
      
       Sulla natura della disposizione impugnata
      44     Secondo costante giurisprudenza, il criterio distintivo fra un regolamento e una decisione va ricercato nella portata generale
         o meno dell’atto di cui trattasi (sentenza della Corte 14 dicembre 1962, cause riunite 16/62 e 17/62, Confédération nationale
         des producteurs de fruits et légumes e a./Consiglio, Racc. pag. 877, in particolare pag. 893, e sentenza del Tribunale 3 febbraio 2005,
         causa T‑139/01, Comafrica e Dole Fresh Fruit Europe/Commissione, Racc. pag. II‑409, punto 87). Un atto ha portata generale
         se si applica a situazioni determinate obiettivamente e se produce i suoi effetti giuridici nei confronti di categorie di
         persone considerate in maniera generale e astratta (sentenza Comafrica e Dole Fresh Fruit Europe/Commissione, cit., punto
         87; v., parimenti, in tal senso, sentenza della Corte 21 novembre 1989, causa C‑244/88, Usines coopératives de déshydratation
         du Vexin e a./Commissione, Racc. pag. 3811, punto 13).
      
      45     Nella fattispecie, la disposizione del regolamento impugnato di cui la ricorrente chiede l’annullamento, vale a dire la nota
         esplicativa contenente una limitazione temporale per l’uso del nome «Tocai friulano» che compare al punto 103 dell’allegato I
         del detto regolamento, prevede che «il nome “Tocai friulano” può essere utilizzato esclusivamente per dei [vini di qualità
         prodotti in regioni determinate] originari delle regioni Veneto e Friuli e durante un periodo transitorio, fino al 31 marzo 2007».
         Tale disposizione compare in un allegato intitolato «Nomi delle varietà di viti o dei loro sinonimi comprendenti un’indicazione
         geografica che possono figurare sull’etichettatura dei vini conformemente all’articolo 19, paragrafo 2 [del regolamento n. 753/2002]».
         Tale allegato comprende due colonne, la prima riportante i nomi delle varietà o i loro sinonimi e la seconda indicante, per
         ciascuna denominazione menzionata nella prima colonna, il paese o i paesi che possono utilizzarla. Il detto allegato menziona
         122 nomi di varietà di vite o loro sinonimi e contiene una nota esplicativa che enuncia una limitazione del diritto di usare
         la denominazione indicata in tre casi. Risulta dall’allegato che la limitazione temporale dell’uso del nome «Tocai friulano»
         riguarda anche, al punto 104, il suo sinonimo, «Tocai italico», e che un’identica limitazione temporale è prevista al punto 105
         per il nome «tokay pinot gris», che interessa la Francia. I 119 nomi o sinonimi diversi dai tre menzionati in precedenza non
         sono oggetto di una siffatta limitazione del diritto di usarli.
      
      46     La disposizione impugnata si inserisce quindi in una normativa generale il cui scopo è quello di specificare le norme sull’utilizzazione
         dei nomi delle varietà di viti o dei loro sinonimi contenenti un’indicazione geografica, a fini di protezione di taluni prodotti
         vitivinicoli in tutta la Comunità europea. Tale normativa riguarda situazioni obiettivamente definite. Esse sono costituite
         dai 122 casi in cui, a titolo di deroga, possono comparire sull’etichetta dei vini nomi di varietà di vite o loro sinonimi.
         Nel contesto dell’art. 19, n. 2, lett. b), del regolamento n. 753/2002, l’allegato II del detto regolamento, nel testo risultante
         dall’allegato I del regolamento impugnato, prevede tre casi di limitazione temporale imposta all’uso di un nome, tra cui la
         disposizione di cui i ricorrenti chiedono l’annullamento.
      
      47     Tale disposizione si applica a tutti i coltivatori, produttori e commercianti – attuali e potenziali – interessati all’uso
         del termine che essa menziona. Essa si inserisce nel quadro generale delle disposizioni relative alla designazione, alla denominazione,
         alla presentazione e alla protezione di taluni prodotti vitivinicoli istituito dal regolamento impugnato, il quale riguarda
         tutti gli operatori e tutti gli enti territoriali della Comunità europea.
      
      48     La normativa comunitaria ha quindi previsto, in considerazione di situazioni definite obiettivamente, di limitare nel tempo
         l’uso di taluni nomi di varietà di vite o di loro sinonimi, e tale disposizione, che comporta effetti giuridici nei confronti
         di categorie di persone considerate in modo generale ed astratto, trova applicazione nella fattispecie in tre casi (v., in
         questo senso, sentenza della Corte 31 maggio 2001 causa C‑41/99 P, Sadam Zuccherifici e a./Consiglio, Racc. pag. I‑4239, punto 25).
      
      49     La Corte ha già ammesso che limitazioni o deroghe di natura temporale (sentenze della Corte 11 luglio 1968, causa 6/68, Zuckerfabrik
         Watenstedt/Consiglio, Racc. pag. 542, in particolare pag. 550, e 16 aprile 1970, causa 64/69, Compagnie française commerciale
         et financière/Commissione, Racc. pag. 221, punti 12‑15), o di portata territoriale (sentenza 18 gennaio 1979, cause da 103/78
         a 109/78, Société des usines de Beauport e a./Consiglio, Racc. pag. 17, punti 15‑19), che una norma comporta formano parte
         integrante del complesso delle disposizioni che le contengono e partecipano, salvo sviamento di potere, del carattere generale
         di queste ultime (sentenza della Corte 29 giugno 1993, causa C‑298/89, Gibraltar/Consiglio, Racc. pag. I‑3605, punto 18).
      
      50     Il carattere generale della disposizione contestata è, inoltre, suffragato dal fatto che una misura avente effetti giuridici
         identici alla limitazione temporale imposta all’uso del nome «Tocai friulano» è prevista per un altro nome di varietà di vite,
         il «tokay pinot gris», limitazione che colpisce, in modo oggettivamente simile, la regione francese Alsazia (vedi, in questo
         senso, sentenza della Corte 10 aprile 2003, causa C‑142/00 P, Commissione/Nederlandse Antillen, Racc. pag. I‑3483, punti 60‑63).
      
      51     La disposizione impugnata costituisce quindi una misura di portata generale ai sensi dell’art. 249, secondo comma, CE e dunque
         un provvedimento di natura normativa.
      
       Sull’interesse individuale della ricorrente
      52     Secondo la giurisprudenza, non è escluso che una disposizione avente, per sua natura e portata, un carattere normativo, in
         quanto si applica alla totalità degli operatori economici interessati, possa concernere individualmente alcuni di loro. Ciò
         si verifica se l’atto di cui trattasi riguarda una persona fisica o giuridica a causa di determinate sue peculiari qualità,
         o di una circostanza di fatto che la distingue da chiunque altro e, per questo, la identifica in modo analogo a quello in
         cui sarebbe identificato il destinatario di una decisione (v., in tal senso, sentenze della Corte Codorníu/Consiglio, cit.,
         punti 19 e 20, e 25 luglio 2002, causa C‑50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc. pag. I‑6677, punto 36 e
         giurisprudenza ivi richiamata).
      
      53     Nella fattispecie, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia adduce, in primo luogo, la sua qualità di proprietaria di un
         vigneto sperimentale che produce la varietà di vite «Tocai friulano» e la pertinenza della giurisprudenza Codorníu, tenuto
         conto del valore economico e commerciale della varietà di vite di cui si tratta, la quale avrebbe la funzione di «marchio
         collettivo» e sarebbe riconosciuta dal diritto internazionale, in particolare dall’Accordo TRIPs.
      
      54     La qualità di produttore invocata dalla ricorrente non consente di considerarla individuata in modo analogo a quello in cui
         sarebbe identificato il destinatario di una decisione. Secondo giurisprudenza costante la portata generale e, di conseguenza,
         la natura normativa di un atto non sono poste in discussione dalla possibilità di determinare con maggiore o minor precisione
         il numero o persino l’identità dei soggetti di diritto cui esso si applica in un dato momento, fintantoché è pacifico che
         tale applicazione si compie in forza di una situazione oggettiva di diritto o di fatto, definita dall’atto in relazione con
         la finalità di quest’ultimo (v. sentenze Codorníu/Consiglio, cit., punto 18, e Sadam Zuccherifici e a./Consiglio, cit., punto 9).
      
      55     Orbene, si deve rilevare che il divieto di utilizzare il nome «Tocai friulano» successivamente al 31 marzo 2007 si applica
         in modo generale e per un periodo indeterminato a qualsiasi operatore economico interessato, vale a dire i coltivatori di
         tale varietà di vite, i produttori e i commercianti del vino in questione.
      
      56     Inoltre, il fatto che il regolamento influisca sulla situazione giuridica di un singolo non è sufficiente per distinguerlo
         (ordinanza del Tribunale 2 aprile 2004, causa T‑231/02, Gonnelli e AIFO/Commissione, Racc. pag. II‑1051, punto 38).
      
      57     Per di più, se la disposizione dell’allegato I del regolamento impugnato di cui la ricorrente chiede l’annullamento è atta
         a causare ai produttori italiani di «Tocai friulano», nel cui novero comparirebbe la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia,
         considerevoli conseguenze economiche, una disposizione esattamente identica compare nello stesso allegato per quanto riguarda
         il tokay pinot gris, la quale comporta analoghe conseguenze per i produttori francesi interessati, essendo posta in entrambi
         i casi una limitazione temporale – accompagnata dalla stessa data limite – al diritto di utilizzare un nome di varietà di
         vite (v., in questo senso, sentenza Commissione/Nederlandse Antillen, cit., punto 77). Di conseguenza, gli effetti considerati
         dalla ricorrente lesivi per i produttori italiani non possono individuarla rispetto agli altri operatori economici interessati.
         
      
      58     In ogni caso, non è sufficiente che taluni operatori siano economicamente colpiti da un atto in misura maggiore rispetto ai
         loro concorrenti perché siano considerati individualmente interessati dall’atto medesimo (ordinanza del Tribunale 10 dicembre
         2004, causa T-196/03, EFfCI/Parlamento e Consiglio, Racc. pag. II‑4263, punto 47).
      
      59     Inoltre, non possono essere trasposte nella fattispecie le circostanze della causa conclusasi con la citata sentenza Codorníu/Consiglio.
         In tale causa, al ricorrente era vietato, da una disposizione di portata generale, di utilizzare il marchio denominativo che
         aveva registrato e utilizzato tradizionalmente durante un lungo periodo prima dell’adozione del regolamento controverso, cosicché,
         tenuto conto del diritto esclusivo risultante dalla registrazione di un marchio, esso si trovava, a seguito dell’adozione
         del regolamento considerato, in una situazione completamente diversa rispetto a quella di tutti gli altri operatori economici.
      
      60     Ciò non avviene nella fattispecie. Risulta dal fascicolo, e dalle stesse memorie delle parti, che il nome «Tocai friulano»
         è, ai sensi della normativa comunitaria, come del resto della normativa nazionale, una varietà di vite, contenente un’indicazione
         geografica, ma non un’indicazione geografica in quanto tale rientrante tra i diritti di proprietà intellettuale e beneficiante
         di una protezione a tale titolo. Per di più, la Corte ha dichiarato, in vigenza delle disposizioni applicabili prima dell’entrata
         in vigore del regolamento impugnato, che le denominazioni «Tocai friulano» e «Tocai italico» non costituivano un’indicazione
         geografica, bensì il nome di un vitigno o di una varietà di vite riconosciuta in Italia come idonea alla produzione di taluni
         vini di qualità prodotti in regioni determinate prodotti nel territorio di questo Stato membro, mentre i vini ungheresi denominati
         «Tokaj» o «Tokaji» erano designati con un’indicazione geografica (sentenza Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e ERSA,
         cit., punti 92 e 94). Orbene, non è stato dimostrato e neppure asserito che la posizione giuridica del «Tocai friulano» sia
         stata modificata da allora. Se la regione fa valere la tradizione della coltivazione del vitigno «Tocai friulano» in Italia,
         il suo valore sotto il profilo tanto economico quanto sociale, nonché un’asserita funzione di «marchio collettivo», essa non
         ha mai dimostrato che la denominazione «Tocai friulano» rientrasse tra i diritti di proprietà industriale e commerciale e
         neppure tra i diritti di proprietà intellettuale. Il rinvio alla causa Codorníu è quindi privo di pertinenza per quanto riguarda
         la presente controversia.
      
      61     La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia sostiene, in secondo luogo, di avere quale compito statutario quello di tutelare
         gli interessi economici dei produttori di vino «Tocai friulano» e precisa che il danno che le sarebbe arrecato dalla disposizione
         impugnata la riguarderebbe in modo esclusivo in quanto la varietà di vite di cui trattasi è coltivata unicamente nel suo territorio.
         A tale proposito, si deve ricordare che l’interesse generale che una regione, in quanto ente competente per le questioni di
         indole economica e sociale nel suo territorio, può avere a ottenere un risultato favorevole alla prosperità economica del
         suo territorio non è, di per sé, sufficiente perché venga considerata interessata ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE
         (sentenza Commissione/Nederlandse Antillen, cit., punto 69, e ordinanza del presidente del Tribunale 7 luglio 2004, causa
         T‑37/04 R, Região autónoma dos Açores/Consiglio, Racc. pag. II‑2153, punto 18).
      
      62     La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia afferma, in terzo luogo, che, in quanto ente dotato nel suo territorio della competenza
         in materia agricola, essa può, ove lo ritenga pertinente, modificare la normativa nazionale corrispondente e che le compete
         del pari, secondo il diritto nazionale, designare i vitigni da coltivare nel suo territorio. È sufficiente osservare, a tal
         proposito, che la ripartizione delle competenze legislative e regolamentari all’interno di uno Stato membro riguarda unicamente
         il diritto costituzionale di tale Stato ed è irrilevante al fine di valutare se un ente territoriale sia eventualmente interessato
         da un provvedimento di diritto comunitario. Nell’ordinamento comunitario, infatti, è compito delle autorità dello Stato garantire
         la rappresentazione di un eventuale interesse fondato sulla difesa della normativa nazionale, quale che sia peraltro la forma
         costituzionale o l’organizzazione territoriale di tale Stato.
      
      63     Inoltre, le prerogative legislative e regolamentari che possono competere eventualmente ad un ente di diritto pubblico di
         uno Stato membro diverso dallo Stato non sono di per sé idonee a conferirgli un interesse individuale a chiedere l’annullamento
         di una qualche disposizione di diritto sostanziale comunitario che non incide sulla portata delle sue competenze, giacché,
         in linea di principio, tali prerogative non sono esercitate dalla persona che ne dispone nel proprio interesse.
      
      64     Infine e a titolo di completezza, le affermazioni della ricorrente attinenti alla ripartizione delle competenze nell’ordinamento
         costituzionale italiano non risultano in ogni caso convincenti, poiché non affrontano la questione specifica della normativa
         sulle denominazioni d’origine dei vini. Orbene, la Commissione fa riferimento, senza essere contraddetta in proposito, ad
         una giurisprudenza della Corte Costituzionale italiana secondo cui la competenza in materia di denominazione d’origine dei
         vini spetta allo Stato e non alle regioni. In ogni caso, la normativa nazionale sull’uso del nome del vitigno «Tocai friulano»
         è stata adottata con un atto dello Stato, vale a dire il decreto ministeriale 26 settembre 2002, presentato nel fascicolo
         dalla convenuta.
      
      65     La regione ricorrente non può pertanto validamente sostenere che la disposizione impugnata la riguarda in quanto pregiudicherebbe
         le sue competenze istituzionali.
      
      66     Risulta dalle considerazioni che precedono che la ricorrente non dimostra di essere individualmente interessata dalla disposizione
         particolare del regolamento impugnato di cui chiede l’annullamento. 
      
      67     Gli argomenti della regione ricorrente relativi all’esigenza di una tutela giurisdizionale effettiva e alla necessità di un’interpretazione
         più ampia dell’art. 230, quarto comma, CE non possono rimettere in discussione tale conclusione. La Corte ha infatti dichiarato
         che l’esigenza di una tutela giurisdizionale effettiva non può condurre ad escludere il requisito di un interesse individuale
         posto all’art. 230, quarto comma, CE (v. sentenza Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, cit., punto 44, e sentenza della
         Corte 1° aprile 2004, causa C‑263/02 P, Commissione/Jégo-Quéré, Racc. pag. I‑3425, punto 36).
      
      68     Infine, dev’essere dichiarato inoperante l’argomento della ricorrente relativo all’art. III‑365, n. 4, del progetto di Trattato
         che adotta una Costituzione per l’Europa, atteso che tale testo normativo non è in vigore.
      
      69     Dall’insieme delle considerazioni che precedono risulta che la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia non può essere considerata
         individualmente interessata, ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, dalla disposizione limitante al 31 marzo 2007 il diritto
         di utilizzare il nome «Tocai friulano» che compare, sotto forma di nota esplicativa, al punto 103 dell’allegato I del regolamento
         impugnato e che, conseguentemente, il ricorso dev’essere dichiarato integralmente irricevibile, senza che sia necessario pronunciarsi
         sulla fondatezza delle altre censure di irricevibilità mosse dalla Repubblica di Ungheria.
      
       Sulle spese
      70     Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese, se ne è stata fatta
         domanda. La ricorrente, risultata soccombente, deve essere condannata alle spese conformemente alle conclusioni della Commissione.
      
      71     Ai sensi dell’art. 87, n. 4, dello stesso regolamento, gli Stati membri intervenuti nella causa sopportano le proprie spese.
         Nella fattispecie la Repubblica di Ungheria, che è intervenuta a sostegno delle conclusioni presentate dalla Commissione,
         sopporterà le proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      così provvede:
      1)      Il ricorso è irricevibile.
      2)      La ricorrente sopporterà le proprie spese nonché quelle della Commissione.
      3)      La Repubblica di Ungheria sopporterà le proprie spese.
      Lussemburgo, 12 marzo 2007
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      H. Legal
            
         * Lingua processuale: l'italiano.