CELEX: 62007CC0251
Language: it
Date: 2008-05-22 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Kokott del 22 maggio 2008. # Gävle Kraftvärme AB contro Länsstyrelsen i Gävleborgs län. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Högsta domstolen - Svezia. # Ambiente - Direttiva 2000/76/CE - Incenerimento dei rifiuti - Qualificazione di una centrale termoelettrica - Nozioni di "impianti di incenerimento" e di "impianti di coincenerimento. # Causa C-251/07.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      JULIANE KOKOTT
      presentate il 22 maggio 2008 1(1)
      
      Causa C‑251/07
      Gävle Kraftvärme AB
      contro
      Länsstyrelsen i Gävleborgs län
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Högsta domstol (Svezia)]
      «Direttiva 2000/76 – Incenerimento dei rifiuti – Qualificazione di una centrale di cogenerazione – Nozioni di “impianto di incenerimento” e di “impianto di coincenerimento”»I –    Introduzione
      1.        Il caso di specie verte sull’interpretazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 4 dicembre 2000, 2000/76/CE,
         sull’incenerimento dei rifiuti (2) (in prosieguo: la «direttiva incenerimento»). Più esattamente, occorre chiarire se una centrale di cogenerazione (in prosieguo:
         la «centrale di cogenerazione» (3)) debba essere valutata nel suo complesso o invece nelle singole caldaie che la compongono e stabilire, poi, come distinguere
         un impianto di incenerimento da uno di coincenerimento.
      
      II – Contesto normativo
      2.        All’art. 1 la direttiva incenerimento enuncia il suo scopo:
      
      «La presente direttiva ha lo scopo di evitare o di limitare per quanto praticabile gli effetti negativi dell’incenerimento
         e del coincenerimento dei rifiuti sull’ambiente, in particolare l’inquinamento dovuto alle emissioni nell’atmosfera, nel suolo,
         nelle acque superficiali e sotterranee nonché i rischi per la salute umana che ne risultino.
      
      Tale scopo è raggiunto mediante rigorose condizioni di esercizio e prescrizioni tecniche, nonché istituendo valori limite
         di emissione per gli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti nella Comunità, soddisfacendo altresì le prescrizioni
         della direttiva 75/442/CEE».
      
      3.        Gli impianti di incenerimento e di coincenerimento sono definiti all’art. 3, nn. 4 e 5:
      
      «Ai fini della presente direttiva si intende per:
               (...)
      4.      “impianto di incenerimento”: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica fissa o mobile destinata al trattamento termico dei rifiuti
         con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione. In questa definizione sono inclusi l’incenerimento mediante ossidazione
         dei rifiuti nonché altri procedimenti di trattamento termico, quali ad esempio i procedimenti del plasma, sempreché le sostanze
         risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite.
      
      La definizione include il sito e l’insieme dell’impianto di incenerimento, comprese le linee di incenerimento, i luoghi di
         ricezione e di stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione in rifiuti, in combustibile
         e in aria, la caldaia, le installazioni di trattamento dei gas di scarico, le installazioni di trattamento o stoccaggio in
         loco dei residui e delle acque reflue, il camino, i dispositivi e i sistemi di controllo delle operazioni di incenerimento,
         di registrazione e di sorveglianza delle condizioni di incenerimento;
      
      5.      “impianto di coincenerimento”: qualsiasi impianto fisso o mobile la cui funzione principale consiste nella produzione di energia
         o di prodotti materiali e
      
      –      che utilizza rifiuti come combustibile normale o accessorio o
      –      in cui i rifiuti sono sottoposti a un trattamento termico a fini di smaltimento.
      Se il coincenerimento avviene in modo che la funzione principale dell’impianto non consiste nella produzione di energia o
         di prodotti materiali bensì nel trattamento termico dei rifiuti, l’impianto è considerato un impianto di incenerimento ai
         sensi del punto 4. 
      
      La definizione include il sito e l’insieme dell’impianto di incenerimento, comprese tutte le linee di coincenerimento, i luoghi
         di ricezione e di stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione in rifiuti, in combustibile
         e in aria, la caldaia, le installazioni di trattamento del gas di scarico; le installazioni in loco di trattamento o stoccaggio
         dei residui e delle acque reflue, il camino, i dispositivi e i sistemi di controllo delle operazioni di incenerimento, di
         registrazione e di sorveglianza delle condizioni di incenerimento; 
      
               (…)».
      4.        All’art. 6, nn. 1 e 2, sono stabilite le diverse condizioni per la gestione degli impianti di incenerimento e di coincenerimento:
      
      «1.      Gli impianti di incenerimento sono gestiti in modo da raggiungere un livello di incenerimento tale che il tenore di carbonio
         organico totale (TOC) delle scorie e delle ceneri pesanti sia inferiore al 3% o la loro perdita per ignizione sia inferiore
         al 5% del peso a secco del materiale. Ciò può implicare l’utilizzazione di adeguate tecniche di pretrattamento dei rifiuti.
      
      Gli impianti di incenerimento sono progettati, costruiti, attrezzati e fatti funzionare in maniera che i gas prodotti dal
         processo di incenerimento siano portati, dopo l’ultima immissione di aria di combustione, in modo controllato e omogeneo persino
         nelle condizioni più sfavorevoli, a una temperatura di 850°C misurata vicino alla parete interna o in un altro punto rappresentativo
         della camera di combustione, secondo quanto autorizzato dall’autorità competente, per due secondi. Se sono inceneriti rifiuti
         pericolosi contenenti oltre l’1% di sostanze organiche alogenate, espresse in cloro, la temperatura è portata ad almeno 1100°C,
         per almeno due secondi.
      
      Ciascuna linea di un impianto di incenerimento è dotata di almeno un bruciatore di riserva che entra in funzione automaticamente
         non appena la temperatura dei gas di combustione, dopo l’ultima immissione di aria di combustione, scende al di sotto di 850°C
         o di 1100°C, a seconda dei casi. Tale bruciatore è utilizzato anche nelle operazioni di avvio e di arresto dell’impianto per
         garantire una temperatura costante di 850°C o di 1100°C, a seconda dei casi, durante tali operazioni e fintantoché vi siano
         rifiuti nella camera di combustione.
      
      Durante le fasi di avvio e di arresto o quando la temperatura dei gas di combustione scende al di sotto di 850°C o di 1100°C,
         a seconda dei casi, il bruciatore di riserva non è alimentato con combustibili che provochino emissioni superiori a quelle
         derivanti dalla combustione di gasolio, quale definito all’articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 75/716/CEE, di gas liquefatto
         o di gas naturale.
      
      2.      Gli impianti di coincenerimento sono progettati, costruiti, attrezzati e fatti funzionare in maniera che i gas prodotti dal
         coincenerimento dei rifiuti siano portati in modo controllato e omogeneo, persino nelle condizioni più sfavorevoli, a una
         temperatura di 850°C per due secondi. Se sono inceneriti rifiuti pericolosi contenenti oltre l’1% di sostanze organiche alogenate,
         espresse in cloro, la temperatura è portata a 1100°C».
      
      5.        Occorre citare infine il tredicesimo ‘considerando’, che definisce nei seguenti termini il rapporto con la direttiva del Consiglio
         24 settembre 1996, 96/61/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (4):
      
      «Il rispetto dei valori limite di emissione previsti dalla presente direttiva dovrebbe essere considerato come una condizione
         necessaria ma non sufficiente a garantire il rispetto dei requisiti della direttiva 96/61/CE. Per assicurare tale rispetto
         può essere necessario prevedere valori limite di emissione più severi per le sostanze inquinanti contemplate dalla presente
         direttiva, valori di emissione relativi ad altre sostanze e altre componenti ambientali, e altre condizioni opportune».
      
      III – Fatti e questioni pregiudiziali
      6.        La Gävle Kraftvärme AB è una società del gruppo Gävle Energi, che a sua volta è interamente controllato da una società per
         azioni detenuta dal Comune di Gävle. La Gävle Kraftvärme ha, tra l’altro, il compito di produrre calore ed energia elettrica
         per la rete di teleriscaldamento di Gävle.
      
      7.        La Gävle Kraftvärme gestisce la centrale di cogenerazione di Johannes. Questa costituisce l’impianto produttivo base di tale
         società nella summenzionata rete di teleriscaldamento e produce contemporaneamente energia termica ed elettricità. L’impianto
         consta di una caldaia a combustibile solido, la caldaia 1, che una volta completata avrà una capacità termica complessiva
         di 85 MW. La produzione di energia termica avviene mediante la combustione principalmente di biocombustibili, inclusi i residui
         del legname, ma a livello sperimentale anche di determinati combustibili derivanti dai rifiuti.
      
      8.        La Gävle Kraftvärme sta ora organizzando una trasformazione dell’impianto con l’installazione di una o due ulteriori caldaie
         per una capacità termica complessiva massima di 85 MW. L’azienda intende installare, in primo luogo, una nuova caldaia di
         50 MW al massimo, la caldaia 2, per l’incenerimento dei rifiuti domestici e industriali. Poi, e quando ve ne sarà la necessità,
         installerà una nuova caldaia a combustione biologica, la caldaia 3, dotata di una capacità aggiuntiva in grado di soddisfare
         le necessità future fino a 85 MW. Non è tuttavia escluso che la Gävle Kraftvärme decida di non installare nessuna nuova caldaia
         per la combustione dei rifiuti. In tal caso l’azienda potrebbe installare una nuova e più grande caldaia a combustione biologica
         per una capacità massima di 85 MW, tale da soddisfare tutto il fabbisogno futuro.
      
      9.        La Gävle Kraftvärme ha perciò chiesto un’autorizzazione per l’attività della centrale di Johannes per una capacità termica
         complessiva massima di 170 MW. La domanda riguarda l’autorizzazione a proseguire la gestione dell’attuale caldaia a combustibile
         solido (la caldaia 1), dotata di una capacità termica complessiva di 85 MW, e ad installare e a mettere in servizio sia una
         nuova caldaia per la combustione dei rifiuti (la caldaia 2), dotata di una capacità termica complessiva massima di 50 MW,
         sia una nuova caldaia per biocombustibili (la caldaia 3), dotata di una capacità termica complessiva massima di 85 MW. La
         capacità termica complessiva delle due nuove caldaie non supererà, tuttavia, gli 85 MW. La domanda riguarda anche l’autorizzazione
         ad effettuare altre modifiche rese necessarie dal previsto ampliamento delle attività.
      
      10.      La domanda prevede la combustione nella caldaia 1 e nella caldaia 2 di 150 000 tonnellate al massimo di combustibili solidi
         a base di rifiuti per ogni anno. Di tale quantitativo di rifiuti, un massimo di 10 000 tonnellate sarebbe costituito da rifiuti
         pericolosi, sotto forma di legname trattato in superficie oppure di legname rivestito.
      
      11.      L’amministrazione provinciale competente ha ritenuto che lo scopo principale della centrale consistesse nella produzione di
         energia e la ha autorizzata, pertanto, proprio come richiedeva la Gävle Kraftvärme, come impianto di coincenerimento. La decisione
         è stata impugnata dall’amministrazione regionale competente (Länsstyrelsen i Gävleborg), a giudizio della quale la caldaia
         2 doveva essere qualificata «impianto di incenerimento» e non «di coincenerimento». Il ricorso è stato inizialmente accolto.
      
      12.      La Gävle Kraftvärme ha ora impugnato la sentenza dinanzi al giudice remittente. Essa non condivide la classificazione caldaia
         per caldaia, bensì ritiene che la centrale di Johannes debba essere considerata come un unico impianto.
      
      13.      Il giudice remittente, lo Högsta domstol (Corte di cassazione svedese), solleva pertanto le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1.      Se, in base all’interpretazione della [direttiva incenerimento], qualora una centrale di cogenerazione sia costituita da più
         unità (caldaie), ogni unità debba essere considerata quale impianto, ovvero se la valutazione debba riferirsi alla centrale
         di cogenerazione nel suo complesso.
      
      2.      Se un impianto costruito per l’incenerimento dei rifiuti, ma avente come obiettivo principale la produzione di energia, debba,
         in base all’interpretazione di detta direttiva, essere qualificato impianto di incenerimento oppure impianto di coincenerimento».
      
      14.      Nella fase scritta del procedimento hanno presentato osservazioni la Repubblica d’Austria, il Regno di Svezia e la Commissione
         delle Comunità europee; all’udienza del 17 aprile 2008 ha partecipato solo la Commissione.
      
      IV – Analisi giuridica
      A –    Quanto alla prima questione. La nozione di impianto
      15.      Lo Högsta domstol chiede anzitutto se in una centrale di cogenerazione composta di più unità (caldaie) ogni unità debba essere
         considerata un impianto a sé oppure se debba guardarsi all’insieme e dunque considerare presente un unico impianto.
      
      16.      La direttiva incenerimento distingue tra impianto di incenerimento («Verbrennungsanlage») e impianto di coincenerimento («Mitverbrennungsanlage»)
         [l’Avvocato generale cita la versione tedesca della direttiva]. Per «Verbrennungsanlage» è intesa, nella definizione offerta
         dall’art. 3, n. 4, «jede (...) technische Einheit oder Anlage». Altre versioni evitano di ricorrere due volte al medesimo
         termine [nella versione tedesca, appunto il termine «Anlage»]. La versione francese, ad esempio, parla di un’«installation d’incinération» composta di «équipement» o «unité technique» e quella inglese di un «incineration plant» con «technical unit» o «equipment». La versione svedese si allinea a tali due ultime soluzioni definendo il «förbränningsanläggning» come qualsiasi «teknisk enhet» o «utrustning» [parimenti la versione italiana, che intende per impianto di incenerimento «qualsiasi unità e attrezzatura tecnica (...)»].
      
      17.      Gli impianti di incenerimento sono pertanto unità tecniche o attrezzature.
      
      18.      Nella definizione di «impianto di coincenerimento» di cui all’art. 3, n. 5, della direttiva incenerimento, invece, le versioni
         linguistiche coincidono, nel senso che l’impianto di coincenerimento è definito in ciascuna con un solo ed unico termine [nella
         versione tedesca il termine è «Anlage»; in quella italiana è «impianto»]. Ciò non può tuttavia significare che la nozione
         di «impianto» cambi secondo che si tratti di impianto di incenerimento oppure di impianto di coincenerimento. Piuttosto, dobbiamo
         ritenere che quest’ultima definizione si fondi implicitamente su quella di impianto di incenerimento.
      
      19.      L’unitarietà della nozione di impianto è particolarmente evidente nei termini, praticamente identici, impiegati per rappresentare
         i due tipi di installazione all’art. 3, nn. 4, secondo comma, e 5, terzo comma, della direttiva incenerimento. Ai sensi di
         tali disposizioni, la definizione include il sito e l’insieme dell’impianto di incenerimento o di coincenerimento, comprese
         le linee di incenerimento, i luoghi di ricezione e di stoccaggio dei rifiuti, le installazioni di pretrattamento in loco,
         i sistemi di alimentazione in rifiuti, in combustibile e in aria, la caldaia, le installazioni di trattamento dei gas di scarico, le installazioni di trattamento o stoccaggio in loco dei residui e delle
         acque reflue, il camino e infine i dispositivi e i sistemi di controllo delle operazioni di incenerimento, di registrazione
         e di sorveglianza delle condizioni di incenerimento.
      
      20.      In questa illustrazione della nozione di impianto non si parla di caldaie, al plurale, bensì semplicemente di caldaia. Ciò
         depone nel senso che un impianto consta di norma di una caldaia sola (5).
      
      21.      Questa interpretazione è in linea con le disposizioni sugli impianti di incenerimento dell’art. 6, n. 1, della direttiva incenerimento,
         le quali possono essere applicate solo ad ogni singola caldaia. L’art. 6, n. 1, primo comma, richiede, infatti, un livello
         di incenerimento tale che il tenore di carbonio organico totale delle scorie e delle ceneri pesanti sia inferiore al 3% e
         che la perdita per ignizione sia inferiore al 5% del peso a secco del materiale. Se le caldaie fossero più di una, nulla potrebbe
         essere stabilito in merito al livello di incenerimento.
      
      22.      Ai sensi dell’art. 6, n. 1, terzo e quarto comma, della direttiva incenerimento, gli impianti di incenerimento devono altresì
         disporre di un bruciatore di riserva (6). Ogni caldaia ha bisogno del proprio.
      
      23.      Ciò vuol dire, in sostanza, che si deve valutare caldaia per caldaia – con relative attrezzature – se essa costituisca un
         impianto di incenerimento o uno di coincenerimento.
      
      24.      Nelle loro allegazioni il governo austriaco e quello svedese sollevano, tuttavia, la questione di come la combinazione di
         più caldaie possa valere come un unico impianto. Per un unico impianto depone la definizione di impianto di combustione contenuta
         nell’art. 2, n. 7, terzo comma, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 23 ottobre 2001, 2001/80/CE, concernente
         la limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi impianti di combustione (7): «La combinazione degli impianti è considerata come un’unità nel caso in cui: due o più singoli nuovi impianti siano installati
         in maniera tale che gli scarichi gassosi, tenuto conto delle condizioni tecniche ed economiche, possano a giudizio delle autorità
         competenti essere convogliati verso un unico camino».
      
      25.      Questa disposizione riguarda, però, come giustamente osserva la Commissione, un’altra direttiva, che persegue altri scopi.
         Applicarla ad impianti di incenerimento o di coincenerimento richiede, perciò, una verifica accurata.
      
      26.      In linea di principio è possibile considerare più impianti di coincenerimento come una sola unità ai fini dei valori limite
         di emissione, poiché ai sensi dell’allegato II.2 detti valori diventano vieppiù severi man mano che le dimensioni dell’impianto
         aumentano. Ma non dobbiamo occuparcene in questa sede.
      
      27.      L’importante è che la combinazione di parti di impianti non serva in nessun caso ad aggirare le misure a tutela dell’ambiente.
         Ciò colliderebbe con l’obiettivo enunciato all’art. 1 della direttiva incenerimento di evitare aggravi per l’ambiente e rischi
         per la salute. Per questo, ad esempio, in un impianto di incenerimento costituito da più caldaie ognuna di esse deve disporre
         di un proprio bruciatore.
      
      28.      Dette misure di tutela sarebbero inaccettabilmente violate se, in particolare, impianti di incenerimento e di coincenerimento
         venissero combinati in maniera tale che alla fine l’impianto soggiaccia soltanto alle prescrizioni in parte meno severe (8) valide per l’impianto di coincenerimento. Per questo motivo tutte le parti in causa rifiutano il raggruppamento degli uni
         e degli altri impianti.
      
      29.      Così, nell’applicazione della direttiva incenerimento ad una centrale di cogenerazione con più unità (caldaie), si deve sostanzialmente
         considerare ogni unità, cioè ogni caldaia con relative attrezzature, come un impianto a sé. È tuttavia possibile trattare
         più impianti collegati tra loro come uno solo ai fini dell’applicazione di singole disposizioni della direttiva incenerimento,
         a condizione che con ciò non vengano aggirate le disposizioni a tutela dell’ambiente e della salute.
      
      B –    Quanto alla seconda questione. La qualificazione di un impianto
      30.      Con la seconda questione lo Högsta domstol vuol sapere se un impianto costruito per incenerire rifiuti, ma con lo scopo principale
         di produrre energia, debba essere considerato ai fini della direttiva come impianto di incenerimento o come impianto di coincenerimento.
      
      31.      La differenza tra i due tipi di impianto è di primaria importanza per la direttiva incenerimento, che fissa per ciascuno di
         loro condizioni di esercizio diverse. È quindi escluso che un impianto sia contemporaneamente di incenerimento e di coincenerimento.
      
      32.      La definizione tedesca e forse anche quella svedese di impianti di incenerimento espressa all’art. 3, n. 4, della direttiva
         incenerimento sono relativamente ampie: è impianto di incenerimento quello in uso per il trattamento termico di rifiuti (versione
         tedesca (9)) ovvero quello a ciò destinato (versione svedese (10)). A prima vista un impianto costruito per incenerire rifiuti sarebbe, in conformità di queste definizioni, un impianto di
         incenerimento. Il governo svedese propone pertanto tale definizione come criterio per distinguere gli impianti. Coinceneritori
         ai sensi della direttiva sarebbero, invece, a suo parere, gli impianti che non sono di incenerimento.
      
      33.      Ma c’è una contraddizione. Una tale definizione di impianti di incenerimento non distinguerebbe gli uni impianti dagli altri,
         ma comprenderebbe necessariamente tutti gli impianti di coincenerimento (11). Detti impianti sono, certo, conformemente all’art. 3, n. 5, della direttiva, contraddistinti dallo scopo principale, cioè
         produrre energia o beni materiali. Essi devono, però, in ogni caso, servire o essere destinati al trattamento termico dei
         rifiuti e dunque al loro incenerimento. Diversamente, non sarebbero impianti di coincenerimento, bensì altri impianti di combustione.
      
      34.      La necessaria distinzione tra gli impianti si ricava piuttosto – come sostiene la Commissione – dall’art. 3, n. 5, secondo
         comma, della direttiva incenerimento. Da esso discende che un impianto è di incenerimento se il coincenerimento avviene in
         modo che la funzione principale dell’impianto non consista nella produzione di energia o di beni materiali, bensì nel trattamento termico dei rifiuti.
      
      35.      In tal modo entrambi i tipi di impianto sono contraddistinti dalla funzione ovvero dallo scopo principale: se è il trattamento
         termico dei rifiuti, l’impianto è di incenerimento; se è la produzione di energia o di beni materiali, l’impianto è di coincenerimento.
         
      
      36.      Il riferimento alla funzione principale è, del resto, nella versione francese della definizione di impianto di incenerimento
         contenuta all’art. 3, n. 4, della direttiva incenerimento più chiaro che nella versione tedesca o in quella svedese: ai suoi
         termini, l’impianto deve essere espressamente destinato al trattamento termico dei rifiuti («destiné spécifiquement»).
      
      37.      Siccome versioni linguistiche divergenti devono essere interpretate unitariamente alla luce della sistematica generale e degli
         scopi della normativa (12), l’art. 3, n. 4, della direttiva incenerimento deve essere interpretato, sulla scorta della versione francese, in modo da
         non creare contraddizioni con il successivo art. 3, n. 5, secondo comma.
      
      38.      Come ricorda il governo austriaco, una qualificazione in funzione dello scopo principale corrisponde altresì alla giurisprudenza
         sulla differenza tra smaltimento dei rifiuti e recupero degli stessi. Secondo tale giurisprudenza, la caratteristica principale
         di un’operazione di recupero rifiuti consiste, a norma dell’art. 3, n. 1, lett. b), della direttiva quadro sui rifiuti (13), nonché del suo quarto ‘considerando’, nel fatto che il suo primo obiettivo è che i rifiuti possano avere un’effettiva utilità,
         sostituendo altri materiali che dovrebbero altrimenti essere utilizzati, per preservare le risorse naturali (14). L’incenerimento dei rifiuti costituisce, così, un’operazione di recupero quando il suo obiettivo principale è che tali rifiuti
         assolvano a una funzione precisa: produrre energia, sostituendo materie prime che sarebbe altrimenti necessario utilizzare (15).
      
      39.      Senza che ciò conduca ad un diverso risultato, il governo svedese obietta giustamente – come anche la Commissione – che tale
         soluzione limita l’applicazione delle più severe disposizioni a tutela dell’ambiente stabilite per gli impianti di incenerimento.
         Si tratta sostanzialmente delle disposizioni di cui all’art. 6, n. 1, della direttiva incenerimento, applicate solo agli impianti
         di incenerimento. Esse fissano il tenore di carbonio organico totale delle scorie e delle ceneri pesanti o della loro perdita
         per ignizione e prescrivono un bruciatore di riserva (16). Almeno in riferimento ai bruciatori di riserva, valgono però le eccezioni di cui all’art. 6, n. 4, sempre che i valori della
         direttiva siano comunque rispettati. 
      
      40.      Il legislatore comunitario ha previsto espressamente queste differenze. Egli pare, del resto, partire dall’idea che il fatto
         stesso di aver stabilito condizioni di esercizio degli impianti di coincenerimento nella direttiva incenerimento rafforzi
         significativamente la tutela dell’ambiente. Dalla motivazione del progetto di tale direttiva si ricava, infatti, che, secondo
         la Commissione, gli impianti di coincenerimento non erano compresi nelle precedenti direttive (17).
      
      41.      Con la direttiva incenerimento il legislatore ha quanto meno avvicinato le condizioni di esercizio degli impianti di coincenerimento
         a quelle degli impianti di incenerimento. L’obiettivo è che per la parte di combustibile costituita dai rifiuti valgano le
         stesse condizioni previste per l’incenerimento degli stessi. Ma anche per gli altri combustibili vengono fissati valori limite
         di emissione che in parte appaiono più severi di quelli prescritti dalla direttiva 2001/80. Se vengono coinceneriti rifiuti
         urbani misti non trattati o più del 40% di rifiuti pericolosi, si applicano, ai sensi dell’art. 7, n. 4, ovvero dell’art. 7,
         n. 2, secondo comma, della direttiva incenerimento, i valori limite fissati per gli impianti di incenerimento.
      
      42.      Si osservi, inoltre, che le condizioni stabilite dalla direttiva incenerimento non sono tassative, potendo essere fissati,
         conformemente al suo tredicesimo ‘considerando’, valori limite ancora più severi sulla base della direttiva 96/61. Non solo.
         Soprattutto quando quest’ultima direttiva non trova applicazione, gli Stati membri possono sempre adottare norme più severe
         in forza dell’art. 176 CE (18).
      
      43.      Affinché tutti gli impianti dove avviene l’incenerimento dei rifiuti possano essere classificati impianti di coincenerimento,
         come teme il governo svedese, occorrerebbe un esame caso per caso. Decisivo al riguardo è identificare lo scopo principale
         di un impianto. Questo deve risultare da circostanze oggettive (19), tanto più che le intenzioni soggettive del titolare non possono essere verificate.
      
      44.      Come sostiene il governo svedese, per qualificare un impianto come di coincenerimento non rileva soltanto accertare se l’incenerimento
         produca energia e questa venga recuperata. Anzi, nella direttiva incenerimento è affermato, addirittura due volte – agli artt. 4,
         n. 2, lett. b), e 6, n. 6 –, che anche gli impianti di incenerimento devono recuperare il calore generato, almeno nei limiti
         del possibile.
      
      45.      Se un impianto è tecnicamente diretto solo a bruciare rifiuti, questo è quanto meno un indizio nel senso che la produzione di energia non è lo scopo principale dell’incenerimento.
         A maggior ragione nel caso in cui il titolare dell’impianto conti di interrompere l’attività di produzione di energia ove
         manchino rifiuti adatti. È diverso se l’impianto funziona soprattutto, o in certi momenti addirittura interamente, con altri
         combustibili (20).
      
      46.      Significativa è sicuramente anche la funzione economica della combustione. Se i rifiuti devono essere acquistati per sostituire
         altri combustibili più costosi, lo scopo principale appare la produzione di energia. Nella produzione di teleriscaldamento
         un elemento importante è costituito anche dal confronto dei costi di investimento per installare le infrastrutture di distribuzione
         del calore con i costi di installazione dell’impianto di combustione.
      
      47.      Se, invece, per l’incenerimento è riscossa una tassa di entità maggiore dei proventi della produzione di energia, dobbiamo
         ritenere che sia il trattamento dei rifiuti lo scopo principale. A fortiori, se l’impianto è parte di un’infrastruttura per
         lo smaltimento di rifiuti. 
      
      48.      Come sottolinea anche la Commissione, e nonostante le preoccupazioni del governo svedese, rispetto alle osservazioni precedenti
         importa poco se la centrale sia gestita da un’impresa che ha lo scopo principale di trattare i rifiuti o quello di produrre
         energia. Poiché si tratta di considerare singoli impianti, in linea di principio anzi singole caldaie e relative attrezzature,
         lo scopo principale dell’intera impresa non può essere decisivo.
      
      49.      La Commissione ha fatto d’altronde giustamente valere, in risposta ad un quesito orale postole all’udienza, che la funzione
         principale di un impianto non è immutata nel tempo, ma può cambiare. Così, non è escluso che un nuovo titolare modifichi la
         gestione di un impianto in maniera che la funzione principale di quest’ultimo debba essere valutata ex novo.
      
      50.      Ricapitolando, e per concludere, la qualificazione di un impianto in cui sono bruciati rifiuti dipende dallo scopo principale
         così perseguito, se il trattamento termico dei rifiuti oppure la produzione di energia o di beni materiali. Lo scopo principale
         deve risultare da circostanze oggettive.
      
      V –    Conclusione
      51.      Propongo pertanto alla Corte di risolvere le questioni pregiudiziali rispondendo come segue:
      
      1      Nell’applicare la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 4 dicembre 2000, 2000/76/CE, sull’incenerimento dei rifiuti,
         ad una centrale di cogenerazione composta di più unità (caldaie), si deve considerare sostanzialmente ogni unità, cioè ogni
         caldaia e relative attrezzature, come un impianto a sé. È tuttavia possibile considerare più impianti tra loro connessi come
         uno solo ai fini di singole disposizioni della direttiva, a condizione che con ciò non vengano aggirate le disposizioni a
         tutela dell’ambiente e della salute.
      
      2.      La qualificazione di un impianto in cui sono bruciati rifiuti come impianto di incenerimento ai sensi dell’art. 3, n. 4, della
         direttiva 2000/76/CE o come impianto di coincenerimento ai sensi dell’art. 3, n. 5, della stessa dipende dallo scopo principale
         così perseguito, se il trattamento termico dei rifiuti oppure la produzione di energia o di beni materiali. Lo scopo principale
         deve risultare da circostanze oggettive.
      
      1 –	Lingua originale: il tedesco.
      
      2 –	GU L 332, pag. 91.
      
      3 –	V. la definizione contenuta nell’art. 3 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 11 febbraio 2004, 2004/8/CE,
         sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell’energia e che modifica
         la direttiva 92/42/CEE (GU L 52, pag. 50).
      
      4 –	GU L 257, pag. 26.
      
      5 –	Per la classificazione di impianti senza caldaia propria, si veda ora la causa pendente C‑317/07, Lahti Energia (comunicazione
         del ricorso in GU 2007, C 211, pag. 26). 
      
      6 –	Sui bruciatori di riserva come la migliore soluzione tecnica disponibile per gli impianti di incenerimento, si veda il
         Reference Document on the Best Available Techniques for Waste Incineration, agosto 2006, pag. 269 e seg. (http://ec.europa.eu/comm/environment/ippc/brefs/wi_bref_0806.pdf). La Commissione ha elaborato
         questo documento con l’aiuto di esperti nazionali sulla base della direttiva 96/61.
      
      7 –	GU L 309, pag. 1.
      
      8 –	Dettagli infra, paragrafo 39.
      
      9 –	«(...), wenn die Anlage zur thermischen Behandlung von Abfällen eingesetzt wird». La versione tedesca si riallaccia evidentemente,
         a differenza delle altre, al testo dell’art. 2, n. 2, della direttiva del Consiglio 16 dicembre 1994, 94/67/CE, sull’incenerimento
         dei rifiuti pericolosi (GU L 365, pag. 34).
      
      10 –	«Förbränningsanläggning: varje stationär eller mobil teknisk enhet eller utrustning avsedd för värmebehandling av avfall med eller utan återvinning av alstrad värme».
      
      11 –	Cfr. le conclusioni dell’avvocato generale Jacobs presentate il 26 settembre 2002 nella causa, Commissione/Germania (sentenza
         13 febbraio 2003, causa C‑228/00, Racc. pag. I‑1439, paragrafo 80), ai termini delle quali le precedenti direttive sull’incenerimento
         dei rifiuti, che contenevano una definizione di impianto di incenerimento simile a quella della versione tedesca della direttiva,
         erano applicabili anche agli impianti di recupero dei rifiuti. Si trattava delle direttive del Consiglio 8 giugno 1989, 89/369/CEE,
         concernente la prevenzione dell’inquinamento atmosferico provocato dai nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti urbani
         (GU L 163, pag. 32), 21 giugno 1989, 89/429/CEE, concernente la riduzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti
         esistenti di incenerimento dei rifiuti urbani (GU L 203, pag. 50), e 94/67 (cit. alla nota 9).
      
      12 –	Sentenze 12 novembre 1969, causa 26/69, Stauder (Racc. pag. 419, punto 3); 24 ottobre 1996, causa C‑72/95, Kraaijevelde a.
         (Racc. pag. I‑5403, punto 28); 23 novembre 2006, causa C‑300/05, ZVK (Racc. pag. I‑11169, punto 16), e 14 giugno 2007, causa
         C‑56/06, Euro Tex (Racc. pag. I‑4859, punto 27).
      
      13 –	Questa giurisprudenza si basa sulla direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti (GU L 194,
         pag. 39), come modificata dalla direttiva del Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE (GU L 78, pag. 32), e dalla decisione della
         Commissione 24 maggio 1996, 96/350/CE (GU L 135, pag. 32). Tale direttiva è stata poi abrogata dalla direttiva del Parlamento
         Europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE, relativa ai rifiuti (GU L 114, pag. 9), e sostituita, senza modifiche di
         contenuto, da una versione consolidata.
      
      14 –	Sentenze 27 febbraio 2002, causa C‑6/00, SA (Racc. pag. I‑1961, punto 69); 19 giugno 2003, causa C‑444/00, Mayer Parry
         Recycling (Racc. pag. I‑6163, punto 63), e 7 ottobre 2004, causa C‑103/02, Commissione/Italia (Racc. pag. I‑9127, punto 62).
      
      15 –	Sentenze 13 febbraio 2003, Commissione/Germania (cit. alla nota 11), punto 46, e causa C‑458/00, Commissione/Lussemburgo
         (Racc. pag. I‑1553, punto 37), nonché 3 aprile 2003, causa C‑116/01, SITA (Racc. pag. I‑2969, punto 53).
      
      16 –	V. supra, paragrafi 4 e 21 e seg.
      
      17 –	COM(1998) 558 def., pagg. 7 e 13. V., però, l’opposta impostazione delle conclusioni dell’avvocato generale Jacobs nella
         causa C‑228/00 (cit. alla nota 11), che almeno nei casi di recupero dei rifiuti presuppone l’applicabilità di tali direttive.
         La Corte non si è pronunciata sulla questione.
      
      18 –	V. sentenza 14 aprile 2005, causa C‑6/03, Deponiezweckverband Eiterköpfe (Racc. pag. I‑2753).
      
      19 –	V., sulla qualificazione di obiettivi abusivi, sentenze 21 febbraio 2006, causa C‑255/02, Halifax e a. (Racc. pag. I‑1609,
         punto 75), e 8 novembre 2007, causa C‑251/06, Ing. Auer (Racc. pag. I‑9689, punto 46); sulla qualificazione di una cessione
         intracomunitaria rilevante ai fini IVA, sentenza 27 settembre 2007, causa C‑409/04, Teleos e a. (Racc. pag. I‑7797, punto
         39 e seg.); sulla scelta del fondamento normativo di un provvedimento comunitario, sentenze 26 marzo 1987, causa 45/86, Commissione/Consiglio
         (Racc. pag. 1493, punto 11), 11 giugno 1991, causa C‑300/89, Commissione/Consiglio (Titandioxid, Racc. pag. I‑2867, punto
         10), e 23 ottobre 2007, causa C‑440/05, Commissione/Consiglio (Racc. pag. I‑9097, punto 61), nonché, sullo scopo di una rielaborazione
         dati, le mie conclusioni dell’8 maggio 2008 nella causa C‑73/07, Satakunnan Markkinapörssi e Satamedia (non ancora pubblicata
         nella Raccolta, paragrafo 85).
      
      20 –	Le considerazioni sul coincenerimento nel Reference Document on Best Available Techniques for Large Combustion Plants, luglio 2006, pagg. 489 e segg. (http://ec.europa.eu/comm/environment/ippc/brefs/lcp_bref_0706.pdf), si fondano sul presupposto
         che i rifiuti costituiscano solo una piccola parte dei combustibili impiegati. La Commissione ha elaborato questo documento
         in collaborazione con esperti nazionali sulla base della direttiva 96/61.