CELEX: 62018CA0034
Language: it
Date: 2019-09-19 00:00:00
Title: Causa C-34/18: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 19 settembre 2019 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Fővárosi Ítélőtábla - Ungheria) – Ottília Lovasné Tóth/ERSTE Bank Hungary Zrt (Rinvio pregiudiziale – Tutela dei consumatori – Direttiva 93/13/CEE – Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori – Articolo 3, paragrafi 1 e 3 – Allegato della direttiva 93/13/CEE – Punto 1, lettere m) e q) – Contratto di prestito ipotecario – Atto notarile – Apposizione della formula esecutiva da parte di un notaio – Inversione dell’onere della prova – Articolo 5, paragrafo 1 – Formulazione chiara e comprensibile)

25.11.2019   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 399/8
            
         
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 19 settembre 2019 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Fővárosi Ítélőtábla - Ungheria) – Ottília Lovasné Tóth/ERSTE Bank Hungary Zrt
      (Causa C-34/18) (1)
      
      (Rinvio pregiudiziale - Tutela dei consumatori - Direttiva 93/13/CEE - Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori - Articolo 3, paragrafi 1 e 3 - Allegato della direttiva 93/13/CEE - Punto 1, lettere m) e q) - Contratto di prestito ipotecario - Atto notarile - Apposizione della formula esecutiva da parte di un notaio - Inversione dell’onere della prova - Articolo 5, paragrafo 1 - Formulazione chiara e comprensibile)
      (2019/C 399/08)
      Lingua processuale: l’ungherese
      
         Giudice del rinvio
      
      Fővárosi Ítélőtábla
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Ottília Lovasné Tóth
      
         Convenuta: ERSTE Bank Hungary Zrt
      
         Dispositivo
      
      
                  1)
               
               
                  L’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, in combinato disposto con il punto 1, lettera q), dell’allegato di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che esso non definisce abusiva, in modo generale e senza un ulteriore esame, una clausola contrattuale che non è stata oggetto di negoziato individuale e avente per effetto o per oggetto di invertire l’onere della prova a danno del consumatore.
               
            
                  2)
               
               
                  L’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 93/13, in combinato disposto con il punto 1, lettera q), dell’allegato di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che, da un lato, esso non riguarda una clausola avente per oggetto o per effetto di far legittimamente supporre al consumatore che egli è tenuto ad adempiere tutte le sue obbligazioni contrattuali, anche qualora esso ritenga che talune prestazioni non siano dovute, dal momento che siffatta clausola non altera la posizione giuridica del consumatore tenuto conto della normativa nazionale applicabile e, dall’altro, che esso riguarda una clausola avente per oggetto o per effetto di limitare l’esercizio, da parte del consumatore, di azioni giudiziarie o vie di ricorso, quando l’importo residuo dovuto sia stabilito con atto notarile dotato di efficacia probatoria, consentendo al creditore di porre fine alla controversia in modo unilaterale e definitivo.
               
            
                  3)
               
               
                  L’articolo 5 della direttiva 93/13 deve essere interpretato nel senso che esso non richiede che il professionista fornisca informazioni complementari relative a una clausola redatta in modo chiaro, ma i cui effetti giuridici possono essere stabiliti solo per mezzo di un’interpretazione di disposizioni del diritto nazionale che non siano oggetto di una giurisprudenza uniforme.
               
            
                  4)
               
               
                  L’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 93/13, in combinato disposto con il punto 1, lettera m), dell’allegato a tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che esso non si riferisce a una clausola contrattuale che autorizza il professionista a valutare unilateralmente se la prestazione che incombe al consumatore sia stata eseguita conformemente al contratto.
               
            
         (1)  GU C 240 del 9.7.2018.