CELEX: 61959CC0042(01)
Language: it
Date: 1962-06-19 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Roemer del 19 giugno 1962. # Breedband n.v. contro 1) société des Aciéries du temple - 2) Alta Autorità della Comunità europea del Carbone e dell'Acciaio - 3) Koninklijke Nederlandsche Hoogovens en Staalfabrieken N.V. - 4) Società Breda Siderurgica. # Opposizione di terzo. # Cause riunite 42/59 e 49/59 TO.

Conclusioni dell'avvocato generale
      KARL ROEMER
      19 giugno 1962
      Traduzione dal tedesco
      INDICE
      Pagina 
               
                  Introduzione
               
             
               
                  Valutazione giuridica
               
             
               
                  I — Sulla ricevibilità dell'opposizione
               
             
               
                  1. Gli articoli 36 del Protocollo e 97, paragrafo 1 c del Regolamento di procedura della Corte
               
             
               
                  2. Se il terzo opponente sia stato rappresentato nel procedimento principale
               
             
               
                  3. Se il terzo opponente avrebbe potuto intervenire nel procedimento principale
               
             
               
                  4. L'articolo 97, paragrafo 1 b del Regolamento di procedura
               
             
               
                  II — Conclusioni finali
               
            
         Signor Presidente, signori giudici,
      Introduzione
      Devo trattare oggi del secondo caso di opposizione di terzo che vi è stato sottoposto, dopo aver avuto recentemente occasione di esporvi il mio parere su questo rimedio legale.
      L'opposizione è diretta contro la sentenza della Corte del 22 marzo 1961. Dedicherò qualche cenno ad essa ed ai suoi rapporti con l'attuale giudizio.
      Nell'ambito della perequazione obbligatoria del rottame, l'Ufficio comune dei consumatori di rottame e la Cassa di perequazione per il rottame importato avevano deciso di considerare come risorse proprie, esenti dai contributi ai sensi della decisione 2-67, il rottame scambiato fra imprese integrate localmente. Veniva di conseguenza esentato il rottame fornito dall'impresa olandese Breedband all'impresa, anch'essa olandese, Hoogovens (decisione della Cassa in data 13/14 dicembre 1956; approvata dall'Alta Autorità il 18 dicembre 1957 ed il 17 aprile 1958). L'impresa francese S.N.U.P.A.T. criticava tale esenzione ritenendola in contrasto col Trattato, e chiedeva all'Alta Autorità di sopprimere tutte le esenzioni in atto. Nel giudizio seguitone la Hoogovens interveniva a sostegno delle ragioni dell'Alta Autorità, onde tutelare l'ottenuta esenzione. La Corte accoglieva il ricorso ed annullava il silenzio-rifiuto dell'Alta Autorità di fronte alla richiesta di sopres-sione delle esenzioni, per i seguenti motivi :
      
               —
            
            
               è illegittima l'esenzione del rottame di gruppo;
            
         
               —
            
            
               non vi è ragione di esentare dai contributi di perequazione le forniture di rottame che hanno luogo fra imprese integrate localmente ;
            
         
               —
            
            
               l'interveniente Hoogovens e la sua fornitrice di rottame Breedband non costituiscono un'unica impresa ai sensi del Trattato, in quanto sono due persone giuridiche distinte;
            
         
               —
            
            
               l'interveniente Hoogovens non ha esibito il contratto che regge i suoi rapporti con la Breedband e non ha di conseguenza provato che il rottame fornito dalla Breedband era di proprietà della Hoogovens a partire dal momento della caduta.
            
         La società Breedband ha ora impugnato questa sentenza. Essa si è adoperata a provare, producendo il menzionato contratto, che la sentenza è errata e che i suoi diritti sono stati lesi; ha quindi chiesto che la sentenza sia modificata e che venga dichiarato che il rottame da essa ceduto costituisce risorse proprie della Hoogovens. Il altre parole, essa chiede il rigetto del ricorso introdotto dalla S.N.U.P.A.T. contro l'Alta Autorità.
      L'Alta Autorità e la avente causa dalla ricorrènte nella causa principale, Société des Aciéries du Temple, contrastano l'opposizione di terzo; la prima interveniente nella causa principale — la Hoogovens — sostiene invece che essa è fondata, mentre la seconda interveniente — la Breda Siderurgica — non si è pronunciata.
      Valutazione giuridica
      I — SULLA RICEVIBILITÀ DELL'OPPOSIZIONE
      Anche in questo giudizio una parte considerevole delle contrastanti argomentazioni è dedicata alla ricevibilità, la quale va stabilita in base agli articoli 36 dello Statuto e 97, paragrafo 1 del Regolamento di procedura della Corte.
      
               1.
            
            
               Per tutto quanto riguarda i rapporti fra l'articolo 36 dello Statuto e l'articolo 97, paragrafo 1 c del Regolamento di procedura, dirò subito che non vedo alcun motivo di modificare il mio punto di vista, quale l'ho esposto nelle cause riunite 9 e 12-60.
               Tengo quindi per fermo quanto segue :
               
                        —
                     
                     
                        L'articolo 36 dello Statuto è una disposizione di principio sulla proponibilità dell'opposizione di terzo: esso cioè non indica direttamente ed in modo completo le condizioni di ricevibilità. La Corte vi è infatti espressamente autorizzata a stabilire in quali casi ed a quali condizioni l'opposizione possa essere proposta. Per i particolari è quindi decisivo in primo luogo il Regolamento di procedura.
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Non è sufficiente che il terzo non sia stato chiamato nel processo principale. A norma del Regolamento di procedura, il terzo deve dimostrare, agli effetti della ricevibilità, di non essere stato in grado di partecipare alla causa principale.
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Posto che l'intervento jussu judicis (intervention forcée) non è previsto dallo Statuto, nè dal Regolamento di procedura, l'espressione «non ha potuto» di cui all'articolo 97, paragrafo 1 c non può essere intesa, nei confronti del terzo, che come un'allusione alla possibilità d'intervenire volontariamente, possibilità offerta dagli articoli 34 dello Statuto e 93 del Regolamento di procedura.
                     
                  I tentativi dell'opponente d'interpretare questa disposizione in modo diverso, cioè di riferirla in primo luogo al caso della parte regolarmente citata, ma che per qualche motivo non ha potuto partecipare al procedimento, non mi sembrano persuasivi. Dato che, nella stragrande maggioranza dei casi, possono esserec onvenute nelle cause davanti alla Corte soltanto le Istituzioni delle Comunità, per le quali è difficile concepire un impedimento, l'articolo 97, paragrafo 1 c contemplerebbe un caso puramente teorico, il che non mi sembra plausibile.
               Il fatto che il diritto processuale comunitario prevede l'intervento autorizza a ritenere che i terzi interessati ne approfitteranno: in caso di astensione non vi è motivo di porre a loro disposizione un rimedio straordinario. Questo sistema, il quale presuppone senza dubbio una certa diligenza nel seguire le cause altrui e nel difendere i propri interessi, appare equo in considerazione della pubblicità data ai ricorsi proposti, e tenuto conto delle dimensioni medie delle imprese che possono avere interesse ad intervenire. Esso permette di ridurre al minimo i casi di riforma dei giudicati in seguito all'esperimento di mezzi straordinari di ricorso, e consente con ciò di ottenere la massima possibile certezza giuridica.
            
         
               2.
            
            
               Nel presente giudizio la ricorrente nella causa principale ha eccepito che l'opponente, qualora il suo assunto relativo alla «maatschap» sia fondato, sarebbe stata rappresentata nella causa principale dall'interveniente Hoogovens, e precisamente in quanto membro dell'asserita società e quindi debitrice in solido dei contributi di perequazione. Secondo il diritto francese, in tal caso l'opposizione di terzo non potrebbe essere proposta.
               Questi rilievi riguardano in sostanza già il merito della causa, giacché si riferiscono ai rapporti esistenti fra le due società olandesi. Sono d'opinione che non sia necessario dilungarsi qui su tale questione, e ciò per il motivo che, anche se fra le società olandesi esistono stretti rapporti, anzi quand'anche si dovesse ammettere l'esistenza di una «maatschap», ciò non implicherebbe affatto che le due società si rappresentino vicendevolmente.
               È stato con ragione rilevato che i principi del diritto francese non possono essere senz'altro considerati validi per il diritto comunitario. Nel diritto olandese ed in quello tedesco, ad esempio, non esiste una nozione così ampia di rappresentanza processuale. Almeno per i soggetti di questi paesi, è quindi necessaria la prova che essi siano stati in realtà regolarmente rappresentati in causa. È perciò necessario stabilire se la Hoogovens sia comparsa nella causa principale, espressamente o tacitamente, anche in rappresentanza della Breedband.
               Non vi è alcun indizio in questo senso. Per quanto è dato di vedere, la Hoogovens è comparsa in causa esclusivamente in proprio nome. Essa ha senza dubbio sostenuto l'esistenza di un'unica impresa di cui essa farebbe parte insieme alla Breedband; non ha però dichiarato d'intervenire in nome di questa unica impresa. In corso di causa ci è stato inoltre detto che, anche ammettendo la «maatschap», un socio non è sempre legittimato a rappresentare l'altro socio (cfr. l'art. 1679 e segg. del codice civile olandese). Perciò, quand'anche si dovesse ammettere l'identità di interessi fra la Hoogovens e la Breedband, e quindi la rappresentanza degli interessi dell'attuale opponente nel senso che i suoi interessi sono stati difesi nella causa principale, queste circostanze non sarebbero a mio avviso sufficienti a far ritenere che vi sia stata una vera e propria rappresentanza processuale, e che pertanto l'opposizione vada respinta.
            
         
               3.
            
            
               Va per conseguenza stabilito se l'opponente avrebbe potuto provvedere tempestivamente alla tutela dei propri diritti intervenendo volontariamente e se avrebbe dovuto farlo, onde evitare la censura di aver trascurato i propri interessi.
               Già in occasione della prima opposizione di terzo ho accennato al fatto che, a questo proposito, vanno fatte varie considerazioni. Anzitutto non si devono perdere di vista le particolarità dell'intervento (partecipazione ad una causa altrui, entro i limiti della domanda altrui) ; l'essenziale è quindi se le modalità dell'intervento avrebbero permesso di evitare che i diritti del terzo fossero lesi. In secondo luogo è necessario che la lesione fosse prevedibile; a questo proposito, come ho del pari rilevato, non è sufficiente la semplice probabilità, qualora siano ipotizzabili svariate soluzioni della causa principale. L'intervento deve cioè essere ragionevolmente ed obiettivamente opportuno, di guisa che l'astensione da esso possa giustificare un giudizio negativo e renda legittima la preclusione dei mezzi straordinari di ricorso, normalmente proponibili una volta esaurito il procedimento.
               Come si presenta l'attuale controversia alla luce di questi principi?
               L'asserita lesione di diritti viene definita dallo scopo dell'opposizione. Nelle conclusioni dell'opponente è detto testualmente :
               dire pour droit que les ferrailles de chute que Hoogovens reçoit de la tierce-opposante dans le cadre du contrat de «maatschap» conclu entre elles, constituent des ressources propres de Hoogovens, ou a tout le moins ne constituent pas des ferrailles d'achat.
               Le tesi dell'opponente sono articolate nello stesso senso. I suoi diritti sarebbero stati cioè lesi dalle considerazioni della sentenza relative alla proprietà del rottame consumato dalla Hoogovens. — Oggetto del contendere nella causa principale era la pretesa della S.N.U.P.A.T.che tutte le esenzioni dai contributi di perequazione fossero revocate. Era lecito aspettarsi che in un giudizio avente tale oggetto venisse discussa la questione preliminare se le criticate esenzioni fossero legittime o illegittime, posto che solo nel secondo caso sarebbe stato possibile revocarle. La Corte avrebbe quindi dovuto esaminare tutti gli argomenti atti a giustificare le esenzioni, e fra questi anche la tesi secondo la quale le imprese esentate consumavano unicamente rottame che doveva essere considerato come risorse proprie, non già come rottame d'acquisto.
               Ne consegue che l'asserito pregiudizio era prevedibile già prima della fine della causa principale, in quanto rientrava nell'oggetto del contendere. È incontestabile che la partecipazione alla causa principale sarebbe stato un mezzo atto ad evitare tale pregiudizio.
               A detta causa ha partecipato soltanto la Hoogovens, diretta beneficiaria dell'esenzione, allo scopo di scongiurare il temuto esito del giudizio.
               Ci dobbiamo ora chiedere se vi siano motivi atti a giustificare il mancato intervento della Breedband.
               Nessuno ha affermato che la Breedband non ha avuto conoscenza del giudizio, nè del suo oggetto. Dalle memorie dell'attuale procedimento risulta anzi che là direzione della Hoogovens è la stessa di quella della Breedband. Rappresentanti della Breedband erano presenti al momento dell'accesso effettuato nella causa principale. Si può quindi affermare con certezza che la Breedband era perfettamente al corrente della causa principale.
               Se ora si cercasse di porre in dubbio l'interesse della Breedband ad intervenire, adducendo che la Hoogovens era la sola titolare dell'esenzione, non si potrebbe non rilevare l'assoluto contrasto fra questa tesi e quanto sostiene l'opponente. Proprio questa ha assoluto bisogno di dimostrare di aver avuto interesse a partecipare alla causa, posto che afferma di essere stata lesa nei suoi diritti dalla sentenza della Corte, cioè di aver subito un danno senza alcun dubbio prevedibile già nel corso della causa principale. — Fra la Hoogovens e la Breedband sussistono certamente stretti rapporti economici e giuridici che permettono quanto meno di ritenere che sia in atto fra esse una comunità dei profitti e delle perdite. Se questi rapporti costituiscano un interesses ufficiente per partecipare alla causa, è una questione forse opinabile secondo il diritto olandese; secondo la giurisprudenza della Corte in materia di intervento, la questione va invece senza dubbio risolta in senso positivo. L'astensione dall'intervenire deve essere stata quindi determinata non già dalla mancanza di interesse alla causa principale, bensì da altri motivi.
               Mi sembra probabile che la Breedband — esattamente come nella causa 14-61, recentemente discussa, nella quale la Hoogovens ha impugnato la revoca dell'esenzione ed altresì la pretesa di pagamento dei contributi di perequazione avanzata dall'Alta Autorità — abbia ritenuto sufficiente per la difesa dei suoi interessi la partecipazione alla causa della Hoogovens. Se la Breedband ha prodotto nel presente giudizio, per miglior informazione della Corte, il contratto che la Hoogovens, ha menzionato nella causa principale (astenendosi tuttavia con cura dal produrlo), non si può certo ravvisare in ciò una critica alla condotta processuale della Hoogovens. Una critica siffatta sarebbe fuori luogo, posto che dagli argomenti dedotti nel giudizio di opposizione si deve concludere che la Hoogovens non ha certo deciso la propria tattica processuale senza consultarsi con la Breedband, il che è tanto più probabile in quanto gli organi direttivi di entrambe le società sono gli stessi.
               Dopo di che non si può fare a meno di concludere che la Breedband, in occasione della causa principale, non ha fatto tutto quanto sarebbe stato necessario e ragionevole per tutelare i suoi interessi, nonostante l'andamento del processo facesse chiaramente apparire l'opportunità dell'intervento. Ai sensi dell'articolo 97, paragrafo 1 c, la Breedband era in grado di «partecipare alla causa principale» e l'opposizione di terzo le è quindi preclusa.
               Qualsiasi altra opinione avrebbe la conseguenza di introdurre, contro le sentenze della Corte, una specie di appello, in occasione del quale sarebbe lecito produrre delle prove cui si fosse di proposito rinunziato nel giudizio di primo grado. A mio avviso, proprio il presente caso mostra con evidenza la necessità di mantenere la proponibilità dell'opposizione di terzo entro limiti rigorosi, ove non si voglia correre il pericolo di una continua rinnovazione dei giudizi già definiti.
            
         
               4.
            
            
               Benché dopo quanto ho detto l'irricevibilità dell'opposizione di terzo sia ormai certa, per amor di completezza vorrei fare ancora alcuni rilievi in materia di ricevibilità.
               L'articolo 97, paragrafo 1 b prescrive di indicare per quali motivi la sentenza opposta pregiudichi i diritti del terzo opponente. L'opponente rileva a questo proposito che, dopo la revoca dell'esenzione resa possibile dalla sentenza, essa è tenuta e sopportare l'onere dei contributi di perequazione in conseguenza del contratto di società; la sentenza inciderebbe perciò sui rapporti contrattuali fra la Breedband e la Hoogovens. I diritti della prima sarebbero però lesi anche dall'ingiusta valutazione del regime di proprietà del rottame. Infine, la sentenza renderebbe probabile la revisione, da parte dell'amministrazione finanziaria olandese, dei criteri fiscali applicati agli scambi di merci fra la Hoogovens e la Breedband.
               Ho già detto all'inizio su quali considerazioni la sentenza opposta si basi. Qui si deve aver riguardo soprattutto all'afferma zione secondo la quale la Hoogovens non ha provato che il rottame da essa impiegato fosse di sua proprietà sin dall'inizio, per cui è illegittima l'esenzione dai contributi concessale.
               Ci si deve chiedere se i diritti invocati dall'opponente siano per loro natura atti a costituire il fondamento di un'opposizione di terzo: se l'asserito pregiudizio sia stato in realtà provato è una questione che per il momento si può accantonare.
               Per quanto riguarda anzitutto il regime della proprietà del rottame impiegato, si deve rilevare che la sentenza si limita ad affermare che il diritto di proprietà della Hoogovens non è stato provato: le questioni giuridiche relative al regime della proprietà non sono state perciò risolte. A ciò si aggiunga che una sentenza della Corte, la quale si pronunci unicamente nel campo del diritto economico internazionale, non può produrre effetti in materia di questioni preliminari di diritto privato. Ma anche prescindendo da ciò, sarebbe caso mai configurabile una lesione di diritti qualora la sentenza contenesse affermazioni tali da restringere il diritto di proprietà della Breedband: ad esempio, qualora la Hoogovens fosse stata dichiarata unica proprietaria.
               Posto però che la pronuncia della Corte è stata in senso contrario, cioè, dal limitato punto di vista del diritto di proprietà, favorevole alla Breedband, i soli diritti lesi sono, strettamente parlando, quelli reali della Hoogovens. Ora, lo scopo della Breedband nel chiedere la riforma della sentenza è puramente negativo; essa desidera sia dichiarato che proprietaria del rottame in questione non è la Breedband, bensì la Hoogovens. Questo interesse negativo mostra chiaramente che essa in realtà difende non già i propri interessi, bensì quelli della Hoogovens.
               La questione della proprietà ha per la Breedband importanza soltanto indiretta, cioè nella misura in cui incide sul conto comune dei profitti e delle perdite. Siamo con ciò giunti al secondo argomento dedotto per provare l'asserito pregiudizio: la lesione dei diritti derivanti dal contratto stipulato dalla Hoogovens con la Breedband.
               A questo proposito va anzitutto rilevato che la sentenza tratta unicamente dell'esenzione concessa alla Hoogovens e della possibilità di revocarla. L'Alta Autorità viene autorizzata ad agire direttamente solo nei confronti di questa società. Nella sentenza non vi è alcun accenno alla possibilità che la Breedband venga considerata come debitrice del sistema di perequazione (in effetti, essa non ha mai consumato rottame), non solo, ma non vi si fa nemmeno allusione al fatto che l'asserita società in atto fra la Hoogovens e la Breedband possa essere tenuta al pagamento dei contributi. Quest'ultima possibilità e anzi espressamente esclusa, giacchè secondo la Corte possono essere imprese ai sensi del Trattato, cioè partecipanti al sistema di perequazione, soltanto le persone fisiche o giuridiche.
               Come conseguenza, la Breedband non è direttamente toccata dagli effetti della sentenza. L'opposizione non è in ultima analisi intesa a stornare il pericolo di un'azione del sistema di perequazione nei confronti dell'opponente, ma tende al mantenimento dell'esenzione concessa dall'Alta Autorità alla Hoogovens a titolo di diritto soggettivo. Solo indirettamente, le conseguenze dell'esenzione, o della mancata esenzione — in forza del contratto stipulato con la Hoogovens — si ripercuotono sulla Breedband, essendosi questa obbligata a partecipare alle spese di produzione della Hoogovens. Ora, i diritti relativi, quali sono quelli nascenti dalle obbligazioni, non possono essere opposti ai terzi, nè possono essere da questi lesi. Il pregiudizio asserito dalla Breedband si rivela con ciò per un danno indiretto provocato unicamente dalle ripercussioni contrattuali di una determinata situazione giuridica, cioè in realtà per una lesione d'interessi puramente economici e finanziari a tutela dei quali non è possibile impugnare una sentenza definitiva della Corte. Se la condotta processuale della Hoogovens non era stata immune da pecche, la Breedband non poteva far altro che esigere dalla sua socia di essere mantenuta al riparo delle conseguenze dannose della sentenza pronunziata nei confronti della Hoogovens.
               Anche l'accenno all'eventuale reazione dell'amministrazione finanziaria olandese non ha a mio avviso alcuna pertinenza. Come l'Alta Autorità ha giustamente rilevato, si tratta in realtà soltanto di supposizioni e di timori, non già di reali ed inevitabili effetti della sentenza. La Corte non aveva nella specie l'intenzione, nè il potere, di pronunziarsi su questioni riguardanti il diritto tributario nazionale. La sentenza non può quindi spiegare alcun effetto in questo campo; se una determinata autorità nazionale dovesse far propria una valutazione contenuta in una sentenza della Corte, si tratterebbe unicamente di un'influenza di fatto in materia d'interpretazione, non già dell'effetto vincolante della sentenza.
               È pertanto manifesto che non è soddisfatta nemmeno la condizione posta dall'articolo 97, paragrafo 1 b. L'opposizione di terzo non può di conseguenza essere considerata ricevibile sotto alcun aspetto.
            
         II — CONCLUSIONI FINALI
      L'opponente non poteva esperire il rimedio contemplato dall'articolo 97 del Regolamento di procedura: l'esame degli argomenti di diritto sostantivo, in ispecie di quelli relativi alla natura dei rapporti contrattuali in atto fra la Hoogovens e la Breedband, si rivela superfluo, posto che una prima indagine ci ha portato ad escludere che un diritto dell'opponente Breedband, ai sensi dell'articolo 97, sia stato direttamente leso.
      Chiedo perciò che l'opposizione di terzo proposta dalla Breedband sia dichiarata irricevibile e che le spese di causa siano poste a carico dell'opponente.