CELEX: C2005/115/29
Language: it
Date: 2005-05-14 00:00:00
Title: Causa C-136/05: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Granducato di Lussemburgo, proposto il 22 marzo 2005

14.5.2005   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 115/16
            
         Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Granducato di Lussemburgo, proposto il 22 marzo 2005
   (Causa C-136/05)
   (2005/C 115/29)
   Lingua processuale: il francese
   Il 22 marzo 2005 la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. Enrico Traversa e Denis Martin, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha presentato dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso contro il Granducato di Lussemburgo.
   La ricorrente conclude che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               constatare che, il Granducato di Lussemburgo, non avendo adottato i provvedimenti legislativi, amministrativi e regolamentari che richiede l'esecuzione della sentenza della Corte 6 marzo 2003 nella causa C-478/01, avente ad oggetto l'obbligo per gli agenti di brevetti di eleggere domicilio presso un mandatario abilitato in occasione di una prestazione di servizi, è venuto meno agli obblighi che gli incombono ai sensi degli artt. 49 e 10 CE;
            
         
               —
            
            
               ordinare al Granducato di Lussemburgo di versare alla Commissione una penalità di EUR 9 100 per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione della sentenza emessa nella causa C-478/01, a decorrere dal giorno in cui la sentenza sarà stata pronunciata nella presente causa fino al giorno in cui non sarà stata data esecuzione alla sentenza pronunciata nella causa C-478/01;
            
         
               —
            
            
               condannare il Granducato di Lussemburgo alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti:
   Nella sentenza 6 marzo 2003 emessa nella causa C-478/01, la Corte ha dichiarato e statuito quanto segue:
   
      «Con riguardo all'obbligo dei mandatari in materia di brevetti di eleggere domicilio presso un mandatario abilitato in occasione di una prestazione di servizi e tenuto conto del fatto che il governo lussemburghese non ha fornito informazioni in merito alle esatte condizioni di applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 85, n. 2, della legge 20 luglio 1992, recante modifica del regime dei brevetti per invenzione, nonché 19 e 20 della legge 28 dicembre 1988, che disciplina l'accesso alle professioni di artigiano, di commerciante, di industriale e a talune libere professioni, il Granducato di Lussemburgo è venuto meno agli obblighi che ad esso incombono ai sensi, rispettivamente, degli artt. 49 CE e 10 CE».
   
   Conformemente al procedimento previsto all'art. 228 CE, la Commissione, con lettera 19 dicembre 2003, ricordava al Granducato di Lussemburgo la necessità di conformarsi agli obblighi che derivano dalla sentenza pronunciata nella causa C-478/01, e lo invitava a presentare le sue osservazioni entro il termine di due mesi.
   Poiché a tale lettera non faceva seguito alcuna risposta, la Commissione, con lettera 9 luglio 2004, notificava un parere motivato alle autorità lussemburghesi.
   Anche tale parere motivato restava senza risposta.
   Poiché le autorità lussemburghesi non hanno risposto né alla lettera di messa in mora, né al parere motivato loro notificato dalla Commissione, è inconfutabile che esse non hanno fino ad oggi adottato i provvedimenti necessari per conformarsi alla sentenza emessa nella causa C-478/01.
   Conformemente all'art. 228 CE, n. 2, secondo comma, seconda frase, la Commissione precisa nel ricorso l'importo della somma forfettaria o della penalità che lo Stato membro interessato deve pagare e che considera adeguato alle circostanze.
   Nella specie la Commissione considera che una penalità di mora di EUR 9 100 al giorno è adeguata, data la gravità e durata dell'infrazione, e che il suddetto importo tiene conto della necessità di dare a tale penalità l'effetto dissuasivo necessario.