CELEX: 51993PC0534
Language: it
Date: 1993-10-27
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO RELATIVA ALLE MODALITA DI ESERCIZIO DEL DIRITTO DI VOTO E DI ELEGGIBILITA ALLE ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO PER I CITTADINI DELL' UNIONE CHE RISIEDONO IN UNO STATO MEMBRO DI CUI NON HANNO LA CITTADINANZA

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
                                   COM(93)534   def.
                                    Bruxelles, 27 ottobre 1993
                          Proposta di
                    DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
    RELATIVA ALLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEL DIRITTO DI VOTO
     E DI ELEGGIBILITÀ ALLE ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO
                   PER I CITTADINI DELL'UNIONE
              CHE RISIEDONO IN UNO STATO MEMBRO DI
                  CUI NON HANNO LA CITTADINANZA
                 (presentata dalla Commissione)
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                                     INDICE
RELAZIONE
I. Osservazioni generali
1. Entità del problema
2. Situazione giuridica
3. Antefatti
4. Articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato CE
5. Sussidiarietà e proporzionalità
II. Commento agli articoli
TESTO DELLA PROPOSTA DI DIRETTIVA
Cons iderandò
Capo I: Elementi generali
Articolo  1: Oggetto della direttiva
Articolo  2: Definizioni
Articolo  3: Diritto di voto e di eleggibilità
Articolo  4: Un solo voto ed una sola candidatura
Articolo  5: Residenza
Articolo  6:  Ineleggibilità
Articolo  7: Incapacità elettorale
Articolo  8: Libertà di scelta
Capo II: Esercizio del diritto di voto e di eleggibilità
Articolo  9:   Esercizio del diritto di voto
Articolo  10:  Esercizio del diritto di eleggibilità
Articolo  11:  Mezzi di ricorso
Articolo  12:  Informazioni
Articolo  13:  Scambi di informazioni
Capo III: Disposizioni derogatorie e transitorie
Articolo 14: Deroghe
Articolo 15: Disposizioni transitorie
Articolo 16: Clausola di revisione
Capo IV: Disposizioni finali
Articolo 17: Recepimento
Articolo 18: Destinatari
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                                  RELAZIONE
1. OSSERVAZIONI GENERALI
1- Entità del problema
Per i cittadini degli Stati membri che hanno fatto uso della loro libertà
fondamentale di andare e di stabilirsi in un altro Stato membro, la
costruzione europea è diventata una realtà vissuta. Al giorno d'oggi, circa
cinque milioni di cittadini dell'Unione risiedono in uno Stato membro di cui
non hanno la cittadinanza. Sono stabiliti in altri Stati membri circa
130 000 belgi, 40 000 danesi, 290 000 tedeschi, 360 000 greci,
470 000 spagnoli, 300 000 francesi, 630 000 irlandesi, 1,2 milioni di
italiani, 11 000 lussemburghesi, 240 000 olandesi, 840 000 portoghesi e
400 000 britannici.
Il numero di cittadini comunitari che risiedono in uno Stato membro di cui
non hanno la cittadinanza ammonta a circa 541 000 in Belgio, 27 000 in
Danimarca, 1,3 milioni in Germania, 50 000 ih Grecia, 240 000 in Spagna,
1,3 milioni in Francia, 62 000 in Irlanda, 150 000 in Italia, 105 000 in
Lussemburgo, 163 000 nei Paesi Bassi, 29 000 in Portogallo e circa 880 000
nel Regno Unito (1).
Tuttavia, la parità di trattamento con i cittadini per origine, garantita
dal diritto comunitario, non è stata ancora realizzata per quanto riguarda
l'esercizio dei diritti politici.
2. Situazione giuridica
A partire dal 1976, l'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio
universale diretto, tappa importante nell'evoluzione progressiva verso
un'Europa dei cittadini fondata sulla democrazia, ha sollevato il problema
di come garantire che tutti i cittadini dell'Unione, particolarmente quelli
che risiedono in uno Stato membro senza averne la cittadinanza, possano
effettivamente esercitare il loro diritto di voto in occasione di tali
elezioni. L'Atto del 20 settembre 1976 relativo all'elezione dei
rappresentanti nell'Assemblea a suffragio universale diretto (2) nulla dice
circa le condizioni richieste per essere elettore e candidato. L'articolo 7,
paragrafo 2 rinvia, in merito, alle disposizioni nazionali degli Stati
membri e l'articolo 8, che costituisce l'unica disposizione concernente
direttamente il diritto di voto, si limita a vietare il doppio voto.
Di conseguenza, i regimi nazionali in materia di elezioni europee si basano
su impostazioni diverse, per garantire che ogni cittadino possa
effettivamente partecipare alle elezioni al Parlamento europeo.
(1)  (Fonte: EUROSTAT; Statistiche demografiche 1992).
(2)  GU L 278 dell'8.10.1976. La decisione del 1°.2.1993 che modifica
     l'atto relativo all'elezione dei rappresentati nell'Assemblea a
     suffragio universale diretto (GU L 33 del 9.2.1993, pag. 15) ne
     lascia invariati gli articoli 7 e 8.
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a) Diritto di voto
Ad eccezione dell'Irlanda, tutti gli Stati membri hanno adottato una
soluzione che si basa essenzialmente sul diritto di voto dei propri
cittadini stabiliti all'estero.
In questo quadro, alcuni Stati membri (Danimarca, Paesi Bassi e Portogallo)
riconoscono il diritto di voto ai loro cittadini residenti all'estero, solo
se risiedono in un altro Stato membro.
In Germania possono votare tutti i cittadini che vivono in un altro Stato
membro del Consiglio d'Europa e quelli che risiedono in un paese terzo da
meno di dieci anni.
Il Regno Unito riconosce il diritto di voto anche ai cittadini britannici
che hanno lasciato il paese da meno di vent'anni.
I cittadini di altri Stati membri (Belgio, Grecia, Spagna, Francia, Italia,
Lu s semburgo) conservano il diritto di voto, anche se risiedono fuori della
Comunità.
In quattro Stati membri (Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito) possono
votare, a talune condizioni, anche i residenti provenienti da altri Stati
membri. In Irlanda questi cittadini europei devono conformarsi alle stesse
condizioni dei cittadini per origine in materia di elettorato attivo; non
hanno tuttavia diritto di voto i cittadini irlandesi che risiedono in un
altro Stato membro o in un paese terzo.
Nei Paesi Bassi, il diritto di voto è riconosciuto ai residenti che
possiedono la cittadinanza di un altro Stato membro, a meno che non
conservino il loro diritto di voto nello Stato membro d'origine.
I n Be
      lgi-o possono votare i cittadini degli altri Stati membri iscritti
all'anagrafe da almeno tre anni, che lo Stato membro d'origine esclude dal
diritto di voto a motivo della loro residenza in Belgio.
Va rilevato infine che nel Regno Unito hanno diritto di voto tutti i
cittadini irlandesi e tutti i cittadini del Commonwealth.
b) Diritto di eleggibilità
II diritto di eleggibilità è riservato, in dieci Stati membri, ai cittadini
per origine, compresi quelli che risiedono in un altro Stato membro o in un
paese terzo. In Germania sono eleggibili solo i cittadini che posseggono la
cittadinanza tedesca da almeno un anno. Nel Regno Unito sono eleggibili i
cittadini britannici, quelli della Repubblica d'Irlanda e quelli di altri
paesi del Commonwealth. In Italia sono eleggibili i cittadini degli altri
Stati membri, anche se non risiedono in Italia.
e) Decadenza dal diritto di voto
I regimi degli Stati membri in materia di incapacità elettorale e di
ineleggibilità sono diversissimi tra loro e rispecchiano differenti
tradizioni giuridiche.
aa) Incapacità elettorale
Gli elettori possono perdere il diritto di voto, per effetto di una
decisione individuale, per diversi motivi.
In dieci Stati membri l'incapacità elettorale può derivare da una condanna
penale. Fanno eccezione la Danimarca e l'Irlanda. In Irlanda, tuttavia, le
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persone detenute per legge in uno stabilimento penale devono essere iscritte
nelle liste elettorali del luogo in cui risiederebbero se non fossero
detenute. Dato che conservano il diritto di voto, se il giorno delle
elezioni sono in libertà, i detenuti possono esercitarlo. In Danimarca non
esistono attualmente norme giuridiche in base alle quali un elettore possa
essere privato del diritto di voto a seguito di una condanna penale.
Altri motivi di incapacità elettorale sono l'indegnità morale in Italia e la
condanna per "corrupt or illegal practice" nel Regno Unito.
In dieci Stati membri le persone di maggiore età sottoposte a tutela o
curatela o le persone riconosciute affette da malattia mentale sono private
del diritto di voto. Soltanto 1'Italia fa eccezione a questa regola. Nel
Regno Unito questo tipo di incapacità elettorale può derivare dal fatto che
i malati di mente ricoverati in ospedali psichiatrici sono ritenuti privi di
residenza. In Irlanda la situazione delle persone ricoverate in ospedali
psichiatrici è, nel complesso, analoga a quella dei detenuti. In Danimarca
sono private del diritto di voto soltanto le persone la cui incapacità
elettorale è stabilita dalla legge.
Le decisioni adottate in materia di incapacità elettorale hanno una portata
diversa da uno Stato membro all'altro.
L'elettore che ha subito una condanna penale può essere privato del diritto
di voto o automaticamente, in virtù della legge, o con una decisione
specifica del giudice. In Belgio, in Francia, in Italia, nel Lussemburgo, e
in Portogallo una condanna per determinati reati comporta automaticamente
l'incapacità elettorale. Nel Regno Unito l'incapacità elettorale deriva
automaticamente dalla condanna ad una pena detentiva. In Germania, invece,
ed in alcuni casi in Spagna, in Francia, nel Lussemburgo, nei Paesi Bassi ed
in Portogallo è indispensabile una decisione specifica del giudice. In
Irlanda l'incapacità elettorale deriva dal fatto che l'elettore è detenuto
in carcere e, di conseguenza, privato della sua "residenza ordinaria".
Si possono inoltre classificare i regimi nazionali in funzione dei motivi
che giustificano la privazione del diritto di voto. In alcuni Stati membri
(Belgio, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito) l'incapacità
elettorale è connessa con la condanna a determinate pene minime o per
determinati tipi di infrazione (reati). In altri Stati membri (Germania,
Grecia, Portogallo) la privazione del diritto di voto è limitata, in linea
di massima, ai casi previsti dalla legge. In Francia e nei Paesi Bassi la
legge indica, eccezionalmente, alcuni articoli del codice penale la cui
violazione può giustificare la privazione del diritto di voto. In Spagna la
decisione in materia di incapacità elettorale è demandata esclusivamente al
potere discrezionale del giudice. In alcuni casi anche i giudici francesi,
lussemburghesi, olandesi e portoghesi dispongono di tale potere.
In linea di massima, per un malato di mente il fatto di essere affidato ad
un tutore o ad un curatore o di essere internato comporta automaticamente
l'incapacità elettorale. Nel Regno Unito i malati di mente internati sono
considerati privi di residenza. In Danimarca l'internamento in un ospedale
psichiatrico non comporta una perdita del diritto di voto. In Spagna ed in
Portogallo, invece, l'incapacità elettorale deve essere esplicitamente
dichiarata. In Italia le persone di maggiore età sottoposte a tutela o
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curatela hanno diritto di voto, in quanto il legislatore italiano ha
soppresso le restrizioni precedentemente previste dalla Costituzione. Nel
Regno Unito i malati di mente possono esercitare il diritto di voto nei
periodi di lucidità mentale ("lucida intervalla").
In tutti gli Stati membri spetta al giudice pronunciare le condanne penali;
tuttavia, le decisioni in materia di tutela o curatela o di internamento
sono adottate, a volte, da autorità amministrative.
Quanto all'incidenza delle decisioni adottate in altri paesi, sembra che, in
linea di massima, le condanne penali pronunciate da un tribunale straniero
non possano comportare l'incapacità elettorale nello Stato membro d'origine.
Il Regno Unito, tuttavia, fa eccezione a questa regola: in base al diritto
britannico ciò che conta è esclusivamente il fatto che la persona
interessata sia effettivamente detenuta o si trovi illegalmente in libertà e
non il fatto che essa sia stata condannata da un giudice nazionale o da un
giudice straniero.
Se le decisioni giudiziarie straniere in materia di diritto civile sono
esecutorie, in base alle norme del diritto internazionale privato esse
possono comportare l'incapacità elettorale in Germania ed in Grecia e, in
alcuni casi, in Belgio ed in Francia. Nei Paesi Bassi un elettore può essere
privato del proprio diritto di voto esclusivamente dalla decisione di un
giudice olandese.
bb) Ineleggibilità
Sul piano generale, è opportuno classificare i regimi in materia di
ineleggibilità in tre categorie.
In Belgio, in Italia e nei Paesi Bassi i motivi che possono giustificare
l'ineleggibilità sono identici a quelli che possono giustificare
l'incapacità elettorale.
In altri Stati membri (Danimarca, Germania, Francia e Lussemburgo), oltre ai
motivi addotti in materia di incapacità, si aggiungono altri motivi
specifici relativi all'ineleggibilità.
Nei rimanenti Stati membri (Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo,
Regno Unito) i motivi che possono giustificare l'ineleggibilità sono
definiti indipendentemente dai motivi applicabili in materia di incapacità
elettorale. In Irlanda le persone condannate per reati penali sono
ineleggibili soltanto durante il periodo di detenzione in cui scontano una
pena detentiva di durata superiore a sei mesi, inflitta da un tribunale
irlandese.
Quanto alla sostanza, si possono individuare due diversi tipi di soluzione.
Alcune condanne penali possono comportare l'ineleggibilità in Belgio,
Germania, Grecia, Spagna, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e
Regno Unito.
In base alla legislazione tedesca, irlandese, italiana e britannica sono
ineleggibili, in linea di massima, le persone che hanno fatto fallimento o
sono considerate, per altri motivi, indegne di occupare una carica elettiva.
In Danimarca una persona non è eleggibile se è stata condannata per atti
ritenuti da tutti tali da renderla indegna di sedere in parlamento (tanto il
Parlamento europeo quanto il Folketing). L'ineleggibilità conseguente ad una
condanna è decretata dal Folketing a scrutinio avvenuto, ma non può mai
essere invocata per impedire ad una persona di presentarsi alle elezioni.
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d) L'esercizio del diritto di voto e di eleggibilità
In tutti gli Stati membri i cittadini, prima della consultazione elettorale,
devono soddisfare alcune condizioni di forma per poter esercitare,
nell'ambito di una determinata collettività locale o circoscrizione, il
proprio diritto di voto e di eleggibilità in occasione di una data elezione.
aa)  Esercizio del diritto di voto
Per poter esercitare il proprio diritto di voto, gli elettori devono essere
iscritti, di norma, alle liste elettorali della circoscrizione o del comune
in cui avviene la consultazione elettorale. Quanto alle modalità di
iscrizione sulle liste elettorali, si possono distinguere in linea di
massima quattro sistemi diversi. In Francia e in Grecia si applica il
principio di iscrizione su richiesta individuale; in Italia e in Spagna gli
elettori sono registrati d'ufficio; negli altri Stati membri, ad eccezione
del Portogallo, gli elettori di norma sono iscritti d'ufficio sulle liste
elettorali ed eccezionalmente alcune categorie di persone sono registrate su
esplicita richiesta; in Portogallo, dove vige normalmente il principio della
richiesta individuale, l'amministrazione deve iscrivere d'ufficio nelle
liste elettorali tutte le persone che le risultino elettori.
In alcuni Stati membri, in cui l'iscrizione alle liste elettorali avviene
d'ufficio (Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Italia, Lussemburgo,
Paesi Bassi) gli elenchi elettorali di norma sono compilati in base ai dati
riportati su un altro registro pubblico, cioè il registro della popolazione
o il registro di stato civile. Nel Regno Unito e in Irlanda, invece, gli
elettori sono registrati d'ufficio in base a qualsiasi informazione utile
raccolta dal "registration officer", in particolare in base ad un'indagine
effettuata presso i capifamiglia. E' ovvio che negli Stati membri in cui
l'iscrizione avviene su richiesta individuale, gli elettori devono fornire
all'autorità competente ogni informazione e ogni prova necessaria al momento
della presentazione della domanda.
In alcuni Stati membri (Danimarca, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia,
Lussemburgo, Portogallo, Regno Unito) le liste elettorali vengono
riesaminate periodicamente. Nella maggior parte di questi Stati membri la
frequenza della revisione è di un anno: in Italia le liste elettorali sono
aggiornate due volte all'anno; in Belgio, Germania, Paesi Bassi, i registri
elettorali sono ricompilati prima di ogni consultazione elettorale.
Nella maggior parte degli Stati membri le liste elettorali devono essere
pubblicate prima di essere definitivamente approvate. Il Belgio e i Paesi
Bassi, tuttavia, fanno eccezione a questa regola: in questi Stati membri gli
elettori hanno diritto ad essere informati se sono inseriti o meno nelle
liste elettorali.
In caso di rifiuto di iscrizione, in tutti gli Stati membri gli elettori
possono presentare un ricorso giudiziario. Prima di adire i tribunali, in
alcuni Stati membri (Belgio, Danimarca, Germania, Spagna, Italia, Irlanda,
Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito), gli elettori devono aver
prima presentato un ricorso amministrativo.
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bb)   Esercizio del diritto di eleggibilità
Al momento della presentazione della propria candidatura, il candidato deve
di norma fornire all'amministrazione alcune informazioni e prove relative
alla propria situazione individuale.
                                  3. Antefatti
Nel 1960, nel suo progetto di convenzione sull'elezione a suffragio
universale diretto (^), il Parlamento europeo aveva proposto che gli Stati
membri accordassero il diritto di voto ai loro cittadini che risiedono in un
altro Stato membro; qualora anche lo Stato membro di residenza avesse
accordato il diritto di voto a tali persone, avrebbe però dovuto essere
escluso il doppio voto.
Non avendo tale progetto incontrato il favore del Consiglio, il Parlamento
europeo lo sostituì nel 1975 con un nuovo progetto che nulla dice comunque
sul diritto di voto e di eleggibilità dei cittadini europei che risiedono in
uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza. Tale progetto è stato in
gran parte ripreso dal Consiglio quando è stato elaborato l'Atto del
20 settembre 1976 relativo all'elezione dei rappresentanti nell'Assemblea a
suffragio universale diretto.
Nel 1977, nella sua risoluzione sul diritto di voto alle elezioni a
suffragio universale diretto ( 4 ), il Parlamento europeo aveva raccomandato
agli Stati membri di provvedere a che i loro cittadini residenti in un altro
Stato membro potessero esercitare il diritto di voto per le elezioni dirette
del Parlamento europeo e di accordarsi per consentire a queste persone di
votare nel paese in cui si trovassero al momento delle elezioni ("voto in
loco"). Sulla base dei lavori avviati nella primavera 1977, il Consiglio
aveva adottato, nel febbraio 1978, una relazione sull'esercizio di voto in
loco, comprese le modalità pratiche di attuazione.
Nel 1982, nel progetto di un atto per l'adozione di talune disposizioni di
procedura elettorale uniforme per l'elezione dei suoi membri ( 5 ), il
Parlamento europeo aveva proposto che gli Stati membri conferissero ai loro
cittadini il diritto di voto indipendentemente dal luogo di residenza,
purché quest'ultimo si trovasse in un altro Stato membro, e che adottassero
le misure necessarie per consentire l'esercizio del diritto di voto nel
paese di cittadinanza. Il Parlamento aveva inoltre proposto che gli Stati
membri concedessero ai propri cittadini il diritto all'elettorato passivo a
prescindere dal loro luogo di residenza e che accordassero lo stesso diritto
anche ai cittadini degli altri Stati membri residenti sul loro territorio da
almeno cinque anni. Dopo aver discusso tale progetto in modo approfondito,
il Consiglio ne aveva sospeso l'esame nel 1983.
Nel 1988, nella dichiarazione scritta del 16 settembre ( 6 ), il Parlamento
europeo aveva solennemente dichiarato che le Comunità avrebbero dovuto
adottare e applicare, fin dalle elezioni del giugno 1989, il principio
secondo il quale ogni cittadino degli Stati membri ha diritto a candidarsi
alle elezioni del Parlamento europeo in ciascuno degli Stati membri.
(3)  GU 834 del 2.6.1960, articolo 11.
(4)  GU C 163 dell'11.6.1977, pag. 39.
(5)  GU C 87 del 5.4.1982, pag. 61.
 (6) GU C 262 del 10.10.1988, pag. 222.
                                                                             ^
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Nel 1990, in vista della conferenza intergovernativa sull'Unione politica,
la Spagna aveva proposto agli altri Stati membri di includere nel futuro
trattato delle disposizioni sulla cittadinanza europea, in particolare sul
diritto di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo nello Stato membro
di residenza.
Anche la conferenza dei Parlamenti degli Stati membri della Comunità,
svoltasi a Roma dal 27 al 30 novembre 1990, aveva chiesto, nella sua
dichiarazione finale, che la conferenza intergovernativa prendesse in
considerazione la concessione ai cittadini europei del diritto di voto e di
eleggibilità al Parlamento europeo nello Stato membro di residenza.
Il Consiglio europeo tenutosi a Roma il 14 e 15 dicembre 1990, ha
favorevolmente accolto l'iniziativa spagnola e ha invitato la conferenza
intergovernativa ad esaminare, tra l'altro, in quale misura taluni diritti
civici, particolarmente il diritto di partecipare alle elezioni al
Parlamento europeo, potessero essere sanciti nel trattato.
Nel 1991, nelle sue risoluzioni sulla cittadinanza dell'Unione (7) e sugli
orientamenti relativi al progetto di procedura elettorale uniforme ( 8 ), il
Parlamento europeo ha riaffermato le sue posizioni in materia.
L'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato sull'Unione europea, che istituisce
la cittadinanza dell'Unione, garantisce a questi cittadini il diritto di
partecipare alle elezioni europee nello Stato membro in cui risiedono senza
averne la cittadinanza. Il calendario previsto dall'articolo 8 B,
paragrafo 2 era stato fissato dalla conferenza intergovernativa nell'ipotesi
che tale trattato entrasse in vigore all'inizio del 1993. Da un punto di
vista politico, la scadenza del 31 dicembre 1993 è intesa a consentire che
le modalità che dovranno essere fissate dal Consiglio si applichino già in
occasione della quarta elezione a suffragio universale diretto del
Parlamento europeo nel 1994, cosa che consentirebbe ai cittadini dell'unione
di esercitare, per la prima volta, questi nuovi diritti e di acquisire la
consapevolezza di appartenere all'Unione europea.
Ancor prima dell'entrata in vigore di detto trattato, su invito del
Consiglio e del Parlamento, la Commissione ha adottato, alla riunione del
23 giugno 1993, il progetto di proposta di direttiva del Consiglio che fissa
le modalità del diritto di voto e di eleggibilità nello Stato membro di
residenza (SEC(93) 1021 def.). Conformemente alla decisione del collegio, il
documento di lavoro è stato trasmesso al Consiglio e al Parlamento europeo.
Su tale base, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno avviato, tra il
mese di luglio e il mese di ottobre 1993, dei lavori informali
sull'attuazione dell'articolo 8 B, paragrafo 2 di questo trattato, per
garantire che i cittadini dell'Unione, alle elezioni del Parlamento nel mese
di giugno 1994, possano effettivamente esercitare il loro diritto di voto e
di eleggibilità nello Stato membro in cui risiedono senza averne la
cittadinanza. La presente proposta di direttiva tiene conto dei risultati di
questi lavori preliminari effettuati in seno al Consiglio e al Parlamento
europeo.
(7)  Risoluzione del 14.6.1991, GU C 183 del 15.7.1991, pag. 473;
     risoluzione del 21.11.1991, GU C 326 del 16.12.1991, pag. 205.
(8)  Risoluzione del 10.10.1991, GU C 280 del 28.10.1991, pag. 141.
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                4. Articolo 8 B, paragrafo 2 del Trattato CE
L'articolo 8 B, paragrafo 2 del Trattato che istituisce la Comunità europea,
cosi come esso è stato modificato dal titolo II del Trattato sull'Unione
europea, garantisce ai cittadini dell'Unione il diritto all'elettorato
attivo e passivo nello Stato membro di residenza alle stesse condizioni dei
cittadini di tale Stato e dispone che il Consiglio fissi, previa
consultazione del Parlamento europeo, le modalità di esercizio di tali
diritti prima del 31 dicembre 1993.
a) L'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato CE si propone di far si che
   tutti i cittadini dell'Unione possano esercitare effettivamente il loro
   diritto di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo, di rafforzare
   ulteriormente la legittimazione democratica del Parlamento europeo e di
   ridurre così la carenza di democrazia che è stata spesso rimproverata
   alla Comunità. Tali diritti consentiranno, inoltre, ai cittadini
   dell'Unione di esprimere in comune il loro sentimento di appartenenza
   alla costruzione europea, pur conservando le rispettive identità
   nazionali.
   Occorre quindi garantire che, in materia di diritto all'elettorato attivo
   e passivo al Parlamento europeo, i cittadini dell'Unione beneficino della
   più grande libertà possibile e che l'esercizio di tali diritti venga
   subordinato unicamente alle condizioni strettamente necessarie.
b) Dato che l'articolo 8 B, paragrafo 2 del Trattato garantisce il diritto
   di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo nello Stato membro di
   residenza senza comunque sostituirlo con il diritto di voto e di
   eleggibilità nello Stato membro a cui appartiene il cittadino
   comunitario, è importante rispettare la libertà di scelta dei cittadini
   dell'Unione relativamente allo Stato membro in cui intendono esercitare
   il loro diritto di voto o presentare la propria candidatura. Occorre però
   fare in modo che non vi sia abuso di tale libertà con un doppio voto o
   una doppia candidatura.
e) Salva restando la procedura elettorale uniforme prevista
   dall'articolo 138, paragrafo 3 del trattato CE, e nel rispetto della
   diversità dei regimi elettorali degli Stati membri, l'articolo 8 B,
   paragrafo 2 non mira ad armonizzare, in maniera globale ed uniforme, le
   legislazioni nazionali in materia, bensì unicamente ad eliminare, in modo
   puntuale, la condizione della cittadinanza che, nella maggior parte degli
   Stati membri, impedisce ai cittadini dell'Unione di esercitare il diritto
   di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo nello Stato membro in cui
   risiedono, senza però averne la cittadinanza. A tale scopo e in
   applicazione del principio di parità e di non discriminazione, tali
   cittadini saranno sottoposti alle stesse condizioni degli elettori
   nazionali.
   La necessità di rispettare questo principio di parità fra i cittadini per
   origine e gli altri cittadini comunitari induce a concludere che bisogna
   interferire con le legislazioni elettorali degli Stati membri solo nella
   misura dello stretto necessario. La forma della direttiva è quella più
   appropriata al contenuto di tale atto e quella che maggiormente rispetta
   il ruolo dei parlamenti nazionali.
d) Fondata sull'articolo 8 B, paragrafo 2 del Trattato CE, questa direttiva
   non può proporsi altro che lo scopo di fissare, salvi restando
   l'articolo 138, paragrafo 3 del Trattato CEE e le disposizioni adottate
   in applicazione di esso, le modalità di esercizio, da parte dei cittadini
   dell'Unione, del loro diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni al
   Parlamento europeo, nello Stato membro di residenza, nel caso in cui non
   ne abbiano la nazionalità. Di conseguenza, la presente direttiva non
   tratta le questioni connesse alla fissazione di una procedura elettorale
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   uniforme prevista all'articolo 138, paragrafo 3 del Trattato CE ( 9 ). In
   tale contesto è opportuno ricordare che le differenze tra le procedure
   previste sono sostanziali: decisione unanime del Consiglio su proposta
   della Commissione, secondo l'articolo 8 B, paragrafo 2; iniziativa del
   Parlamento europeo, decisione unanime del Consiglio, adozione da parte
   degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali,
   secondo l'articolo 138, paragrafo 3.
                      5. Sussidiaritetà e proporzionalità
Rientrando nella competenza esclusiva della Comunità, la presente proposta
di direttiva persegue lo scopo di rispettare, quanto prima, gli obblighi
della Commissione risultanti dall'articolo 8 B, paragrafo 2, seconda frase.
Nell'ottica della sussidiarietà e della proporzionalità, la Commissione
propone di fissare le modalità previste all'articolo 8 B, paragrafo 2,
seconda frase nella forma della direttiva e di limitare il contenuto della
presente direttiva a ciò che è strettamente necessario per raggiungere
l'obiettivo enunciato all'articolo 8 B, paragrafo 2 del Trattato CE.
                           II. Commento agli articoli
                     Articolo 1: Oggetto della direttiva
Precisando lo scopo dell'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato CE,
l'articolo 1 definisce il campo di applicazione della direttiva:
1. Il primo paragrafo precisa che la direttiva tratta solo dei cittadini
   dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno la
   cittadinanza e del loro diritto di partecipare alle elezioni dei
   rappresentanti di tale Stato al Parlamento europeo e che, di conseguenza,
   essa non mira ad armonizzare in maniera globale i regimi elettorali degli
   Stati membri. Ne deriva che la direttiva non pregiudica, in particolare,
   le disposizioni dei singoli Stati membri che disciplinano il diritto
   all'elettorato attivo e passivo sia dei cittadini nel loro Stato membro
   d'origine, ad esempio dei francesi in Francia o dei cittadini britannici
   nel Regno Unito, sia dei cittadini dell'Unione appartenenti ad altri
   paesi comunitari che non risiedono nello Stato membro in cui esercitano
   il proprio diritto di voto o presentano la propria candidatura, ad
   esempio un francese che risiede in Francia e presenti la sua candidatura
    in Italia. La stessa cosa vale per il diritto di voto e di eleggibilità
   delle persone che non siano cittadini dell'Unione, ad esempio i cittadini
   dei paesi indipendenti del Commonwealth stabiliti nel Regno Unito.
(9)   La procedura elettorale riguarda soprattutto le modalità della
      consultazione elettorale, le operazioni preparatorie, in particolare
      la formazione delle liste dei candidati, le operazioni di voto, la
      fissazione del giorno delle elezioni e il metodo di conteggio dei
      voti. Per contro, le disposizioni in materia di diritto di voto e di
      eleggibilità concernono solo le condizioni richieste per essere
      elettore o candidato, in particolare la cittadinanza, l'età minima e
      la decadenza da tali diritti, nonché le condizioni richieste affinché
      l'elettore o il candidato possa effettivamente esercitare il suo
      diritto in una determinata consultazione elettorale (ad esempio,
      l'iscrizione nelle liste elettorali di una data circoscrizione).
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2. Il secondo paragrafo precisa che la direttiva non pregiudica le
   disposizioni di ciascuno Stato membro per quel che riguarda le condizioni
   alle quali i propri cittadini possono esercitarvi il diritto di voto e di
   eleggibilità in occasione dell'elezione dei rappresentanti di tale Stato
   al Parlamento europeo, anche se queste persone risiedono fuori del
   territorio elettorale di detto Stato.
   Dato che l'articolo 8 B, paragrafo 2 del Trattato CE garantisce il
   diritto all'elettorato attivo e passivo al Parlamento europeo nello Stato
   membro di residenza, senza però sostituirlo con il diritto di voto e di
   eleggibilità nello Stato membro al quale appartiene il cittadino, il
   secondo paragrafo è inteso anche a salvaguardare la libertà di scelta del
   cittadino dell'Unione per quanto riguarda lo Stato membro nel quale
   questi vuole partecipare alle elezioni per il Parlamento europeo, a
   condizione che tali diritti siano mantenuti nello Stato membro d'origine.
                           Articolo 2: Definizioni
1. Per garantire la coerenza con l'Atto del 20 settembre 1976 sull'elezione
   dei rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio universale diretto,
   l'articolo 2, paragrafo 1, definisce la nozione di "elezioni al
   Parlamento europeo", reperibile nell'articolo 8 B, paragrafo 2 del
   Trattato CE, rifacendosi all'articolo 1 di tale Atto.
2. Per assicurare la coerenza con il campo di applicazione territoriale
   dell'Atto del 20 settembre 1976, quale risulta dai suoi articoli 2 e 15,
   paragrafo 2 e dagli allegati, occorre definire il territorio elettorale,
   rinviando a tale Atto e alle disposizioni degli Stati membri adottate
   sulla base di questo. Di conseguenza, solo l'Atto del 20 settembre 1976 e
   le disposizioni adottate da ciascuno Stato membro sulla base di questo
   possono aiutare a stabilire se una parte determinata del territorio
   nazionale di uno Stato membro ovvero un paese o territorio d'oltremare
   legato ad uno Stato membro faccia parte o meno del territorio elettorale.
3. Definendo il concetto di Stato membro di residenza, l'articolo 2,
   paragrafo 3 riprende gli elementi che figurano all'articolo 8 B,
   paragrafo 2 del Trattato CE. La nozione di Stato membro d'origine è
   definita, invece, dal paragrafo 4 sulla base del criterio della
   cittadinanza.
4. Nelle linee essenziali, i paragrafi 5 e 6 definiscono le nozioni di
   elettore e di candidato comunitario, rinviando all'articolo 3 della
   presente direttiva.
5. Definendo le liste elettorali, l'articolo 2, paragrafo 7 non si propone
   assolutamente di modificare, ma vuole soltanto abbracciare i vari tipi di
   registri ufficiali degli elettori, quali esistono attualmente negli Stati
   membri, indipendentemente dal metodo di compilazione (iscrizione
   d'ufficio o su richiesta individuale) e dal loro aggiornamento (carattere
   permanente o non permanente, revisione periodica o compilazione prima di
   ogni consultazione). Questa definizione comprende anche la situazione
   particolare di taluni Stati membri che, senza compilare una lista
   elettorale specifica, menzionano la qualità di elettore nei registri
   dello stato civile. Inoltre, l'articolo 2, paragrafo 7, non esclude che
   le liste elettorali vengano suddivise in funzione di talune categorie di
   elettori.
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6. Poiché la data alla quale gli elettori e i candidati debbono soddisfare
   le condizioni richieste in materia di diritto all'elettorato attivo e
   passivo non è la stessa in tutti gli Stati membri, l'articolo 2,
   paragrafo 8, astenendosi da qualsiasi armonizzazione, introduce il
   concetto di giorno di riferimento, definito rinviando al diritto dello
   Stato membro di residenza. Poiché non si tratta di ravvicinare i regimi
   elettorali degli Stati membri, la definizione abbraccia anche la
   situazione specifica di taluni Stati membri che fissano vari giorni di
   riferimento.
7. Definendo la nozione di dichiarazione formale, l'articolo 2, paragrafo 9,
   rinunciando a qualsiasi ravvicinamento dei regimi degli Stati membri, si
   riferisce alle varie forme di dichiarazione attualmente esistenti negli
   Stati membri. Secondo il diritto britannico, ad esempio, si può trattare
   di una "statutory declaration", o, secondo il diritto tedesco, di una
   "Eidesstattliche Versicherung" (dichiarazione rilasciata sotto
   giuramento). Secondo tale definizione è anzitutto importante che la
   dichiarazione possa essere depositata presso l'autorità competente di cui
   agli articoli 9 e 10 della direttiva. Inoltre, si deve trattare di una
   dichiarazione la cui inesattezza sia passibile di sanzioni, conformemente
   al diritto dello Stato membro di residenza. Recependo la direttiva, gli
   Stati membri saranno chiamati a precisare la forma che deve assumere tale
   dichiarazione.
                Articolo 3: Diritto di voto e di eleggibilità
Nel quadro fissato dall'articolo 8 B, paragrafo 2, prima frase del trattato
CE, l'articolo 3 definisce le condizioni alle quali si ha la titolarità del
diritto all'elettorato attivo e passivo nello Stato membro di residenza.
Secondo la legislazione dello Stato membro di residenza, il giorno in cui
occorre soddisfare le condizioni richieste per essere elettore o candidato
può essere o quello della consultazione elettorale o un altro giorno di
riferimento. Ovviamente, solo le disposizoni prese da ciascuno Stato membro
possono indicare se vi siano giorni di riferimento identici per il diritto
di voto e per il diritto di eleggibilità.
1. Dato che l'articolo 8, paragrafo 1, secondo capoverso del trattato CE
   definisce la nozione di cittadinanza dell'Unione e la Dichiarazione sulla
   cittadinanza di uno Stato membro allegata al trattato sull'Unione europea
   spiega questa definizione, l'articolo 3, lettera a) rinvia puramente e
   semplicemente all'articolo 8, paragrafo 1, secondo capoverso del trattato
   CE. Ciò facendo, l'articolo 3 tiene conto del fatto che le regole
   relative all'acquisizione e al possesso della cittadinanza di uno Stato
   membro non dipendono dal Trattato CE, ma dal diritto nazionale dello
   Stato membro interessato.
   Ne consegue in particolare che la determinazione della cittadinanza delle
   persone originarie dei paesi e territori d'oltremare (PTOM), ai sensi
   dell'articolo 227, paragrafo 3 del trattato, dipende esclusivamente dalla
   legislazione dello Stato membro col quale ciascun PTOM ha vincoli
   particolari. Di conseguenza, le persone originarie dei PTOM che, in virtù
   della legislazione di uno Stato membro, siano in possesso della
   cittadinanza di questo e risiedano in un altro Stato membro hanno ivi il
   diritto di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo. Spetta così a
   ciascuno Stato membro indicare, qualora ciò sia necessario
   all'applicazione della presente direttiva, quali siano le persone che
   devono essere considerate come loro cittadini.
                                                                             lì
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La direttiva non può disciplinare, per contro, la situazione delle
persone originarie dei PTOM che non hanno la cittadinanza di un paese
membro, né di quelle che risiedono nello Stato membro di collegamento,
quand'anche esse ne posseggano la nazionalità - giacché questa
disposizione si riferisce solo al diritto di voto e di eleggibilità in
uno Stato membro diverso da quello di cittadinanza.
Nel quadro delineato dall'articolo 8 B, paragrafo 2, prima frase del
trattato CE, l'articolo 3, paragrafo 3, attua il principio di parità fra
elettori nazionali e elettori comunitari, nonché il principio della
minima interferenza con i regimi elettorali degli Stati membri. Secondo
tali regimi, le altre condizioni richieste per essere elettore riguardano
in particolare l'età di voto e la residenza.
Oltre alla condizione della cittadinanza dell'Unione, quella della
residenza nello Stato membro del luogo in cui si esercita il diritto di
voto costituisce il secondo elemento-chiave della garanzia
dell'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato CE. Tale condizione
caratterizza il legame con il diritto di libera circolazione e di
soggiorno previsto dall'articolo 8 A di tale trattato. Benché la nozione
di residenza, contrariamente al concetto di cittadinanza, non sia
precisata dal trattato stesso, non vi è alcuna necessità di definirla in
modo uniforme nella presente direttiva. Gli articoli 3 e 5 si astengono,
quindi, da una tale definizione, il che consente di rispettare meglio il
principio di parità delle condizioni tra elettori e candidati nazionali
ed elettori e candidati comunitari. La presente direttiva evita inoltre
di interferire, in tale materia, con i sistemi elettorali degli Stati
membri.
In tutti gli Stati membri l'età richiesta per poter votare è attualmente
di 18 anni, l'età minima per presentarsi come candidato varia però da 18
a 25 anni.
L'articolo 3 non pregiudica invece le condizioni di ordine amministrativo
richieste in ciascuno Stato membro perché un elettore possa esercitare il
diritto di voto in un comune o in una circoscrizione determinata in
occasione di una data elezione ovvero perché un candidato possa
presentare la sua candidatura o su una data lista, o in una data
circoscrizione in occasione di una determinata consultazione elettorale.
Tali condizioni mirano a garantire la buona preparazione e il corretto
svolgimento delle operazioni elettorali e riguardano in particolare la
residenza nella circoscrizione o nel comune di voto e, eventualmente, la
sua durata minima. Lo stesso vale per quel che concerne le condizioni di
ordine amministrativo che devono rispettare i candidati. Tali condizioni
riguardano in particolare le modalità della nomina, talune prove e i
termini entro i quali devono essere depositate le candidature. Resta
inteso che ogni elettore o candidato comunitario che voglia
effettivamente partecipare alle elezioni europee nello Stato membro di
residenza deve conformarsi alle disposizioni nazionali applicabili in
materia ai cittadini dello stesso Stato.
Data l'importanza del regime di ineleggibilità ed incapacità elettorale,
l'articolo 3 dispone che i cittadini dell'Unione possono essere elettori
e candidati nello Stato membro in cui risiedono senza averne la
cittadinanza, solo se non sono decaduti rispettivamente dal diritto di
voto e da quello di eleggibilità e rinvia, per la sostanza, agli
articoli 6 e 7.
                                                                          /4
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In taluni Stati membri, i cittadini che hanno acquisito la cittadinanza
per naturalizzazione sono eleggibili solo se posseggono tale cittadinanza
da un certo periodo minimo, ad esempio da un anno. In tal caso, dal
principio di parità tra candidati nazionali e candidati comunitari
risulta che i cittadini dell'Unione che hanno acquisito per
naturalizzazione la cittadinanza del loro Stato membro d'origine e che
risiedono in un altro Stato membro (ad esempio un francese di origine
marocchina che risieda in Germania) debbono conformarsi, con le opportune
modifiche, a tale condizione. Occorre pertanto che tali cittadini siano
considerati rispettare detta condizione, nello Stato membro di residenza,
quando abbiano acquisito la cittadinanza dello Stato membro d'origine da
questo stesso periodo minimo.
           Articolo 4: Un solo voto ed una sola candidatura
Poiché si tratta di eleggere i membri di un'istituzione comunitaria
unica, l'articolo 4, paragrafo 1 cerca di evitare che la libertà di
scelta relativa allo Stato membro del luogo di esercizio del voto,
garantita dall'articolo 2, paragrafo 2 e dall'articolo 8 non si presti
all'abuso di un doppio voto. L'articolo 4, paragrafo 1 afferma e precisa
il principio del divieto del doppio voto, attualmente sancito
dall'articolo 8 dell'Atto del 20 settembre 1976. Le modalità di
attuazione di tale principio sono definite dagli articoli 8 e 13..
Trattandosi di eleggere i membri di un'istituzione unica, conviene
evitare anche che un candidato comunitario si presenti contemporaneamente
in più Stati membri. Poiché normalmente i candidati comunitari non sono
privati, a motivo della loro residenza fuori del loro Stato membro di
origine, del diritto all'elettorato passivo in questo Stato e taluni
Stati membri accordano il diritto di eleggibilità anche ai cittadini
dell'Unione che non vi risiedono, è bene valutare seriamente il rischio
di doppia candidatura. Per interferire il meno possibile con i regimi
elettorali degli Stati membri, l'articolo 4, paragrafo 2 non pregiudica
le disposizioni nazionali che, all'interno di ciascuno Stato membro,
disciplinano la doppia candidatura. E' chiaro, inoltre, che l'articolo 4,
paragrafo 2 mira unicamente ad evitare che in una stessa consultazione
elettorale un candidato si presenti in più Stati membri. Pertanto,
l'articolo 4, paragrafo 2 non impedisce che, in occasione di future
elezioni, un candidato comunitario si presenti nel suo Stato membro di
residenza e, in elezioni successive, nel suo Stato membro di origine.
                         Articolo 5: Residenza
L'articolo 5 ribadisce la condizione della residenza, così come questa è
stabilita in materia di diritto di voto e di eleggibilità
dall'articolo 3, lettera b ) . A tale riguardo, l'articolo 5 si astiene
anch'esso da qualsiasi definizione uniforme e rinvia indirettamente al
concetto di residenza, che risulta dalle leggi elettorali dello Stato
membro di residenza. I sistemi elettorali degli Stati membri differiscono
notevolmente in materia e richiedono che si possegga o il domicilio o la
residenza abituale sul territorio elettorale, o che vi si soggiorni in
maniera abituale, ovvero che si sia iscritti all'anagrafe.
                                                                          /<;
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   Qualora, in base alla legislazione di uno Stato membro, occorra provare
   una durata minima di residenza sul territorio elettorale, l'articolo 5 si
   propone di evitare ogni discriminazione degli elettori e dei candidati
   comunitari che possa risultare dal fatto che questa condizione in pratica
   può essere soddisfatta facilmente dai cittadini dello Stato membro
   interessato, ma difficilmente da quelli degli altri Stati membri. Di
   conseguenza, l'articolo 5 assimila il periodo di residenza in altri Stati
   membri, ad esempio nello Stato membro d'origine, al periodo di residenza
   nello Stato membro del luogo di esercizio del voto o di presentazione
   delle candidature.
   Poiché l'articolo 5 tratta solo delle condizioni richieste per essere
   titolare del diritto di voto e di eleggibilità nello Stato membro di
   residenza, la disposizione contenuta nella sua prima frase non pregiudica
   minimamente le condizioni specifiche che, in ciascuno Stato membro,
   regolano l'esercizio di tali diritti in un comune o in una circoscrizione
   determinata in una data consultazione elettorale e che sono normalmente
   connesse ad una certa durata minima di residenza in tale circoscrizione o
   comunità locale.
                          Articolo 6: Ineleggibilità
1. L'articolo 6 tratta solo dell'ineleggibilità, cioè delle condizioni alle
   quali un cittadino dell'Unione, per effetto di una decisione individuale
   in materia penale o civile, decade dal suo diritto di eleggibilità. Il
   regime delle incompatibilità invece, che attualmente è disciplinato dagli
   articoli 5 e 6 dell'Atto del 26 settembre 1976, riguarda solo
   l'impossibilità legale di cumulare il mandato di deputato europeo con
   altre funzioni. Questo regime rientra nella procedura elettorale uniforme
   contemplata dall'articolo 138, paragrafo 3 del Trattato CE e non è
   pregiudicato dalle disposizioni della presente direttiva.
2. Poiché l'ineleggebilità può risultare da una decisione individuale presa
    in materia civile o penale dalle autorità giudiziarie o amministrative
   tanto dello Stato membro di residenza quanto dello Stato membro di
   origine e poiché in assenza di convenzioni internazionali tali decisioni
   giudiziarie non sono normalmente esecutorie nello Stato membro di
    residenza, l'articolo 6 stabilisce il principio del cumulo dei regimi di
    ineleggibilità dello Stato membro di residenza e dello Stato membro di
   origine. Tale regime di cumulo non è incompatibile con il principio
    comunitario di non discriminazione; trattandosi infatti di prevenire i
    rischi di distorsione che potrebbero derivare dalla mancanza di
    armonizzazione fra i regimi di ineleggibilità vigenti negli Stati membri,
    tale sistema può essere considerato come rientrante nelle "modalità" che
    spetta al Consiglio fissare in applicazione dell'articolo 8 B,
    paragrafo 2 del Trattato CE.
    Quanto alla sostanza, questo cumulo si giustifica perché occorre evitare
    che una persona decaduta dal diritto di eleggibilità nel suo Stato membro
    d'origine, normalmente per effetto di una decisione individuale presa dal
    giudice, venga reintegrata nel suo diritto per il solo fatto della sua
    residenza in un altro Stato membro. L'eventualità che un cittadino
    dell'Unione, privato del diritto di eleggibilità nel suo Stato membro di
    origine, possa presentare la sua candidatura nello Stato membro di
    residenza e condurvi una campagna elettorale non interessa unicamente
    quest'ultimo, bensì anche lo Stato membro di origine. Per salvaguardare
    la reputazione del Parlamento europeo, si deve far sì che un cittadino
    dell'Unione decaduto dal diritto di eleggibilità non possa non solo
                                                                              U
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   sedere al Parlamento europeo, ma neanche condurre la campagna per esservi
   eletto. E' evidente che i rischi di attentato alla reputazione del
   Parlamento europeo sono più grandi e più visibili nel quadro del diritto
   di eleggibilità che in quello del diritto di voto. Pertanto,
   l'articolo 6, paragrafo 1 fissa un regime di ineleggibilità che obbliga
   lo Stato di residenza a tener conto di una decadenza nello Stato membro
   di origine. E' vero che i regimi nazionali restano molto diversi in
   materia di ineleggibilità, ma il principio del cumulo parte dall'idea che
   tutti questi regimi rispettino, ciascuna a modo proprio, le regole
   generali di uno Stato di diritto, nonché il principio democratico, e che
   di conseguenza nulla osta a che lo Stato membro di residenza tenga conto
   di una decadenza nello Stato membro d'origine.
2. Per attuare questo regime di cumulo contemplato al paragrafo 1,
   l'articolo 10, paragrafo 2 obbliga lo Stato membro di residenza da
   chiedere al cittadino interessato di presentare, in occasione del
   deposito della sua candidatura, un attestato del proprio Stato membro di
   origine per certificare che egli non è ineleggibile in questo Stato e che
   l'amministrazione non ha conoscenza di alcuna decadenza da tale diritto.
   Su questa base, l'articolo 6, paragrafo 2 obbliga lo Stato membro di
   residenza a dichiarare irricevibile la candidatura, qualora il canditato
   non presenti l'attestato. Dato che l'articolo 10, paragrafo 2 stabilisce
   una condizione di forma, l'articolo 6, paragrafo 2 dispone un controllo
   puramente formale che, nella maggior parte degli Stati membri, viene
   normalmente effettuato prima della consultazione elettorale. Così stando
   le cose, l'articolo 6, paragrafo 2, non modifica affatto taluni regimi
   nazionali di ineleggibilità, secondo i quali un controllo di merito può
   essere svolto solo dopo l'elezione. Vista l'importanza politica
   dell'ineleggibilità, sembra comunque auspicabile che, nella misura del
   possibile, la constatazione dell'irricevibilità venga fatta prima
   dell'apertura della campagna elettorale.
                      Articolo 7: Incapacità elettorale
Dato che in materia di elettorato attivo i rischi di attentato alla
reputazione del Parlamento europeo sono nettamente inferiori che in materia
di elettorato passivo, l'articolo 7 prevede modalità meno rigorose di quelle
dell'articolo 6.
1. Lo Stato membro di residenza è libero di tener conto o meno di una
   decadenza dal diritto di voto nello Stato membro d'origine. Di
   conseguenza, esso è anche libero di esigere o meno che l'elettore
   comunitario, nella sua dichiarazione di cui all'articolo 9, paragrafo 3,
   precisi che egli non è decaduto dal diritto di voto nel suo Stato membro
   di origine.
2. Gli Stati membri che applicano il regime del cumulo consentito dal primo
   paragrafo possono informare lo Stato membro d'origine della dichiarazione
   di cui all'articolo 9, paragrafo 3. Nondimeno, lo Stato membro di
   residenza deve fare in modo di trasmettere solo i dati effettivamente
   necessari all'applicazione del paragrafo 1. Lo Stato membro d'origine,
   invece, è obbligato a rispondere allo Stato membro di residenza e a
   trasmettergli tutte le informazioni utili e normalmente disponibili. Per
   tutelare convenientemente questi dati a carattere personale e rispettare
   il principio della proporzionalità, lo Stato membro d'origine deve
   trasmettere allo Stato membro di residenza solo le indicazioni
   strettamente necessarie per attuare il regime del cumulo. In questo
   stesso spirito, lo Stato membro di residenza è obbligato a utilizzare
   unicamente a tal fine i dati trasmessi. Avendo optato per un regime di
   cumulo, lo Stato membro di residenza prenderà di conseguenza
 ---pagebreak---                                   - 23 -
   le misure appropriate per impedire all'interessato di votare, o
   cancellandolo dalla lista elettorale o non ammettendolo alle operazioni
   di voto.
3. Secondo il paragrafo 3, lo Stato membro d'origine, agendo di sua propria
   iniziativa, può trasmettere allo Stato membro di residenza qualsiasi
   informazione necessaria affinché quest'ultimo possa tener conto di una
   eventuale decadenza verificatasi nello Stato mento d'origine. In tal
   caso, comunque, lo Stato membro di residenza non avrà l'obbligo di
   ripondere.
                        Articolo 8: Libertà di scelta
1. Per rispettare la libertà di scelta riguardo allo Stato membro in cui il
   cittadino intende votare, l'articolo 8, paragrafo 1 dispone che un
   elettore comunitario debba essere iscritto sulle liste elettorali dello
   Stato membro di residenza solo se in precedenza ha manifestato la sua
   volontà in maniera non equivoca. L'importanza di tale manifestazione di
   volontà risulta, anzitutto, dal suo effetto sul diritto di voto nello
   Stato membro di origine: l'elettore comunitario che opta per il voto
   nello Stato membro di residenza rinuncia, per ciò stesso, ad esercitare
   il suo diritto di voto nello Stato membro d'origine. Sembra inconcepibile
   che tale effetto si verifichi senza previa domanda dell'interessato.
2. Negli Stati membri in cui il voto è obbligatorio, gli elettori comunitari
   che, facendo uso della loro libertà di scelta relativamente allo Stato
   del luogo di esercizio del voto, si sono iscritti nelle liste elettorali
   dello Stato membro di residenza saranno sottoposti a tale obbligo in
   virtù dell'articolo 8, paragrafo 2, in omaggio al principio di parità fra
   elettori nazionali e comunitari.
                  Articolo 9: Esercizio del diritto di voto
1. L'articolo 9, paragrafo 1 tratta del termine entro il quale la domanda
   d'iscrizione nelle liste elettorali deve essere presentata alla
   competente autorità dello Stato membro di residenza e mira ad interferire
   il meno possibile con i regimi elettorali degli Stati membri, che a tale
   riguardo sono molto diversi.
   Negli Stati membri in cui le liste elettorali sono oggetto di una
   revisione periodica, gli elettori comunitari potrebbero chiedere
   l'iscrizione nel corso di detto periodo. Al di fuori del periodo di
   revisione, l'iscrizione sarebbe possibile solo eccezionalmente e alle
   stesse condizioni previste per i cittadini per origine.
   Negli Stati membri in cui lo schedario elettorale è predisposto,
   normalmente d'ufficio, prima di ogni consultazione, gli elettori
   comunitari devono poter chiedere l'iscrizione entro un termine adeguato
   prima della tornata elettorale. Nel recepire la direttiva, gli Stati
   membri interessati saranno chiamati a fissare tale termine, tenendo conto
   tanto degli interessi legittimi degli elettori, quanto dell'importanza di
   una corretta preparazione amministrativa della consultazione.
                                                                             fi
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2. L'articolo 9, paragrafo 2 si occupa delle prove che l'elettore
   comunitario deve obbligatoriamente fornire a corredo della sua domanda
   d'iscrizione e rinvia, in proposito, alle stesse condizioni che devono
   soddisfare gli elettori nazionali. Per evitare il doppio voto, è però
   necessario che gli elettori comunitari forniscano alcune prove
   supplementari. Poiché si tratta di agevolare il più possibile l'esercizio
   del diritto di voto nello Stato membro di residenza, tali prove devono
   limitarsi allo stretto necessario. Inoltre, il regime delle prove deve
   partire dal concetto che conviene avere fiducia nelle dichiarazioni
   rilasciate dai cittadini interessati. Per tale motivo, l'articolo 9,
   paragrafo 2 impone all'interessato di produrre solo una dichiarazione
   formale che precisi un numero limitato di elementi tali da consentire
   allo Stato membro di origine di identificarlo facilmente e di prendere le
   misure necessarie per impedire il doppio voto.
3. Secondo il paragrafo 3, lo Stato membro di residenza è libero di esigere
   o meno un numero limitato di altre prove che mirano o ad applicare
   l'articolo 7, o a facilitare la sua identificazione, ovvero a verificare
   la durata della residenza di cui all'articolo 5, prima frase.
4. Pur rispettando la libertà di scelta degli elettori comunitari in
   relazione allo Stato membro del luogo di esercizio del voto, nonché i
   sistemi elettorali degli Stati membri, l'articolo 9, paragrafo 4 mira a
   sgravare i cittadini interessati da adempimenti amministrativi inutili,
   oltre che a facilitare agli Stati membri l'aggiornamento periodico del
   registro degli elettori comunitari.
              Articolo 10: Esercizio del diritto di eleggibilità
1. L'articolo 10 riguarda le prove che un candidato comunitario deve
   obbligatoriamente fornire all'atto del deposito della sua dichiarazione
   di candidatura e rinvia, in proposito, alle stesse condizioni che devono
   soddisfare i candidati nazionali. Per evitare la doppia candidatura,
   l'articolo 10, paragrafo 1, esige però che i candidati comunitari
   forniscano alcune prove specifiche, che tuttavia si devono limitare al
   minimo indispensabile. La struttura dell'articolo 10, paragrafo 1, è
   identica a quella dell'articolo 9, paragrafo 2.
2. Per attuare il regime di cumulo in materia di ineleggibilità di cui
   all'articolo 6, l'articolo 10, paragrafo 2 prevede che il candidato
   comunitario presenti, ai fini della ricevibilità della sua candidatura,
   un attestato rilasciato dalle competenti autorità dello Stato membro di
   origine da cui risulti che egli non è ineleggibile in tale Stato. I caso
   di necessità, e particolarmente in caso di mancanza di informazioni
   centralizzate, lo Stato membro d'origine può limitarsi a certificare che
   tale decadenza dal diritto non è nota alle autorità. Come è ovvio, spetta
   a ciascuno Stato membro determinare le autorità competenti a cui si
   riferisce il paragrafo 2, e particolarmente definire il ruolo che i suoi
   consolati potrebbero svolgere in materia.
3. Secondo il paragrafo 3, lo Stato membro di residenza può chiedere
   all'interessato di presentare un numero limitato di prove aggiuntive
    intese sia a facilitare la sua identificazione, sia a verificare
    l'eventuale condizione di eleggibilità contemplata all'articolo 3, ultimo
    capoverso.
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                        Articolo 11: Mezzi di ricorso
1. L'informazione dei cittadini interessati, prevista dal paragrafo 1, è
   necessaria affinché essi siano in grado di presentare eventualmente un
   ricorso conformemente al paragrafo 2. Poiché il paragrafo 1 lascia agli
   Stati membri la scelta circa la forma di tale informazione, si può
   trattare o di un'informazione individuale, o di un'informazione nel
   quadro della pubblicazione delle liste elettorali. Tuttavia,
   l'interessando deve essere in grado di prendere atto di tale informazione
   in tempo utile.
2. In applicazione del principio della parità di condizioni fra elettori
   nazionali ed elettori comunitari, il paragrafo 2 dispone che gli elettori
   e i candidati comunitari possano, in caso di necessità, inoltrare gli
   stessi ricorsi amministrativi o giurisdizionali dei cittadini dello Stato
   membro di residenza.
                          Articolo 12: Informazione
Dato che gli elettori e i candidati comunitari devono soddisfare
contemporaneamente le stesse condizioni dei cittadini dello Stato di
residenza, nonché talune condizioni specifiche, particolarmente in materie
di prove, l'articolo 12 dispone che le amministrazioni competenti dello
Stato membro di residenza informino questa categoria di persone in tempo
utile, affinché esse possano eventualmente esercitare il loro diritto di
voto e di eleggibilità nello Stato membro di residenza. La disposizione
lascia a ciascuno Stato la libertà di scegliere la forma appropriata di tale
informazione.
                     Articolo 13: Scambi di informazioni
Evitando ogni inutile forma di burocrazia, l'articolo 13 mira a predisporre
un meccanismo di scambi di informazioni fra gli Stati membri per impedire,
nella misura del possibile, il doppio voto e la doppia candidatura di cui
all'articolo 4. A tale scopo, lo Stato membro di residenza sarà obbligato a
trasmettere allo Stato membro d'origine delle informazioni relative ai
cittadini di quest'ultimo che si siano iscritti sulle liste elettorali o
abbiano presentato la loro candidatura.
Quanto al contenuto, queste informazioni dovrebbero basarsi sulle
precisazioni fatte dagli interessati nelle loro dichiarazioni formali. Per
tutelare convenientemente i dati a carattere personale dei cittadini
dell'Unione e per rispettare il principio della proporzionalità, le
informazioni trasmesse dovrebbero comportare solo le indicazioni necessarie
all'attuazione dell'articolo 4 ed essere utilizzate esclusivamente a tale
scopo.
Affinché il meccanismo di scambio di informazioni possa operare in maniera
efficace, dette informazioni debbono essere trasmesse entro un termine
adeguato prima della consultazione elettorale. Occorre però tener presente
che, negli Stati membri, sono differenti i termini da rispettare in materia
di iscrizione nelle liste elettorali e di deposito delle candidature.
Sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato membro di residenza, lo
Stato membro d'origine sarà obbligato a prendere, conformemente al suo
vigente sistema elettorale, le misure adeguate onde evitare, nella misura
del possibile, il doppio voto e la doppia candidatura dei suoi cittadini.
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Data la disparità dei regimi elettorali e delle tradizioni politiche degli
Stati membri, l'articolo 13 permette sia controlli preventivi prima della
consultazione (ad esempio cancellazione dalla lista elettorale), sia
controlli repressivi dopo la consultazione (ad esempio, sanzioni penali),
sia infine la combinazione di entrambi.
                             Articolo 14: Deroghe
1. I problemi specifici di uno Stato membro che, secondo l'articolo 8 B,
   paragrafo 2, seconda frase del trattato CE, possono giustificare delle
   soluzioni derogatorie possono derivare soprattutto da una percentuale
   particolarmente elevata di cittadini di altri Stati membri. Attualmente,
   tale percentuale si situa in media tra lo 0,3% e il 6% circa di tutti i
   cittadini dell'Unione che vi risiedono. Solo in uno Stato membro la
   percentuale di residenti comunitari in età di voto supera ampiamente
   quella constatata negli altri Stati membri e ammonta al 29% circa di
   tutto l'elettorato del paese.
   Data la situazione attuale, il paragrafo 1 fissa il superamento della
   soglia del 20% perchè uno Stato membro possa adottare le disposizioni
   derogatorie contemplate alle lettere a) e b ) . Questa percentuale si
   calcola sulla base dei dati statistici relativi al totale dei cittadini
   dell'Unione in età di voto che, alla data indicata, risiedono in detto
   Stato membro.
   Poiché le modalità previste dall'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato
   debbono essere fissate "fatte salve le disposizioni dell'articolo 138,
   paragrafo 3 e le disposizioni adottate in applicazione di quest'ultimo",
   l'articolo 14 precisa che la presente direttiva non pregiudica il diritto
   che ciascuno Stato membro ha di adottare delle misure appropriate in
   relazione alla procedura elettorale. In assenza di ulteriori
   disposizioni, da fissare in applicazione dell'articolo 138, paragrafo 3
   del trattato, la presente direttiva, come del resto l'Atto del
   20 settembre 1976 sull'elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo
   a suffragio universale diretto (cfr. il suo art. 7, par. 2 ) , non
   pregiudica minimamente le disposizioni che ciascuno Stato membro abbia
   già preso o preveda di prendere in materia di procedura elettorale,
   particolarmente in materia di costituzione delle liste dei candidati.
   Le disposizioni derogatorie, a norma del paragrafo 1, lettere a) e b ) ,
   devono limitarsi, ad esigere che gli elettori e i candidati comunitari
   dimostrino di risiedere, da un periodo minimo nello Stato membro in cui
   intendono votare. Per quanto riguarda l'eleggibilità, sembra adeguato che
   tale periodo non superi il doppio della legislatura del Parlamento
   europeo. Per quel che concerne l'elettorato attivo, tale periodo minimo
   di residenza può essere identico, al massimo, alla legislatura del
   Parlamento europeo.
   Ad ogni modo occorre garantire che gli elettori e i candidati comunitari
   i quali, a motivo della loro residenza in un altro Stato membro o della
   sua durata, non possono votare o non possono candidarsi nel loro Stato
   membro d'origine, possano esercitare il diritto all'elettorato attivo e
   passivo nello Stato membro di residenza senza dover fornire la prova di
   tali periodi di residenza.
                                                                             li
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 2. Inoltre, in uno Stato membro problemi specifici che, in base
     all'articolo 8 B, paragrafo 2, seconda frase del trattato CE,
    giustificano soluzioni derogatorie, possono risultare dal fatto che, in
    taluni Stati membri, i cittadini di altri Stati membri hanno fin d'ora il
    diritto di voto non solo al Parlamento europeo, ma anche al Parlamento
    nazionale.
    In un certo Stato membro, i cittadini di uno Stato membro vicino non
    hanno lo status di stranieri e, dal 1948, hanno il diritto di elettorato
    attivo e passivo tanto al Parlamento nazionale quanto alle elezioni
    locali e, dal 1979, anche al Parlamento europeo; e tutto ciò esattamente
    alle stesse condizioni di sostanza e di forma degli elettori nazionali.
    In questo Stato membro vicino, fin dal 1935, ogni persona nata in questo
    altro Stato membro non è considerata come straniera. A ciò si aggiunga
    che la costituzione è stata modificata in modo tale che il legislatore è
    stato abilitato ad accordare il diritto di voto al Parlamento nazionale
    ai residenti non cittadini dello Stato in questione. Su questa base, la
    legge elettorale del 1985 dispone che i cittadini dell'altro Stato membro
    e, su base di reciprocità, i cittadini di tutti gli altri Stati membri
    hanno diritto di voto per il Parlamento nazionale. Quanto alle elezioni
    del Parlamento europeo, i residenti provenienti da questo altro Stato
    membro, come del resto i cittadini di tutti gli altri Stati membri, hanno
    il diritto di voto dal 1977.
    Di conseguenza, i cittadini di questi due Stati membri che risiedono
    rispettivamente nell'altro Stato membro figurano normalmente ivi sulle
    liste degli elettori al Parlamento nazionale che sono stabilite d'ufficio
    nei due Stati membri interessati. Le liste degli elettori al Parlamento
    europeo sono compilate d'ufficio sulla base delle liste nazionali nei
    detti due Stati.
    In queste condizioni, è giustificato che i cittadini dei due Stati membri
    interessati che risiedono nell'altro Stato membro non siano sottoposti
    alle formalità specifiche previste dagli articoli da 6 a 13 della
    presente direttiva.
3. La clausola derogatoria di cui all'articolo 8 B, paragrafo 2 del Trattato
    CE riguarda unicamente le modalità secondo le quali i diritti garantiti
   possono essere esercitati in occasione delle elezioni europee, e non già
    la garanzia stessa. Di conseguenza, qualsiasi deroga deve essere
    sottoposta a riesame. A tale scopo, l'articolo 14, paragrafo 3 stabilisce
   un regime di relazioni periodiche.
3. Per consentire alla Commissione, custode dei trattati, di verificare se
   sussistano ancora le condizioni fissate dai paragrafi 1 e 2, è
    indispensabile che gli Stati membri che adottano disposizioni derogatorie
    le forniscano tutti i necessari elementi giustificativi. Gli Stati membri
   che fanno uso della deroga contemplata al paragrafo 1 dovrebbero fornire
   specialmente alla Commissione dei dati statistici pertinenti.
                                                                              11
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                    Articolo 15: Disposizioni transitorie
Dato il calendario estremamente denso per l'attuazione della presente
direttiva in vista della quarta elezione del Parlamento europeo a suffragio
universale diretto, è indispensabile prevedere un certo numero di
disposizioni transitorie che tengano conto di certi problemi particolari in
taluni Stati membri.
1. Giacché in alcuni Stati membri tutti i cittadini dell'Unione o i
   cittadini di taluni Stati membri hanno già fin d'ora il diritto di voto
   al Parlamento europeo e, di conseguenza, possono iscriversi nelle liste
   elettorali prima ancora dell'entrata in vigore della presente direttiva,
   occorre riconoscere questi diritti acquisiti e disporre pertanto che tali
   iscrizioni non siano pregiudicate dalla presente direttiva. I cittadini
   interessati non devono né introdurre la domanda contemplata
   all'articolo 8, né fornire le prove specifiche richieste dall'articolo 9.
   In virtù dell'articolo 9, paragrafo 4, tale situazione può essere
   mantenuta, al di là della quarta elezione al Parlamento europeo a
   suffragio universale diretto, se l'attuale legislazione nazionale lo
   consente.
2. L'articolo 15, paragrafo 2 impone agli Stati membri in cui l'iscrizione
   sulle liste elettorali deve farsi normalmente durante un certo periodo
   dell'anno di prendere le misure appropriate per consentire, in caso di
   necessità, agli elettori comunitari di esercitare effettivamente il loro
   diritto di voto nello Stato membro di residenza in occasione della quarta
   elezione al Parlamento europeo a suffragio universale diretto.
3. L'articolo 15, paragrafo 3 tiene conto di taluni problemi tecnici degli
   Stati membri che, senza stabilire liste elettorali specifiche, menzionano
   la qualità di elettore nei registri dello stato civile. Le modalità
   previste al paragrafo 3 non pregiudicano né il principio della libera
   scelta dello Stato in cui si intende esercitare il diritto di voto, né il
   principio enunciato all'articolo 8, paragrafo 1.
4. Poiché la legislazione di taluni Stati membri fissa tutta una procedura
   interna scaglionata di designazione dei candidati dei partiti o gruppi
   politici, poiché normalmente questa procedura si articola oltre l'arco
   dell'anno, poiché infine i partiti politici hanno già aperto o, talvolta,
   finanche ultimato queste procedure anteriormente al 1° febbraio 1994, è
   opportuno che tali Stati membri possano disporre che restino valide
   queste procedure e le decisioni prese in tale quadro.
                      Articolo 16: Clausola di revisione
Data la complessità dei problemi tecnici connessi all'attuazione
dell'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato CE, particolarmente dei
meccanismi di scambio di informazioni contemplati agli articoli 7 e 13, è
opportuno che, dopo le elezioni del Parlamento europeo nel giugno 1994, la
Commissione valuti, nel quadro di una relazione al Parlamento europeo e al
Consiglio, l'esperienza fatta con l'applicazione delle disposizioni della
direttiva e proponga le debite modifiche. Dopo l'elezione del Parlamento
europeo, se necessario, il Consiglio sarà chiamato a statuire all'unanimità
su queste eventuali modifiche proposte dalla Commissione.
                                                                             I1
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                          Articolo 17: Recepimento
Affinché la presente direttiva si possa già applicare in occasione della
quarta elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, nel
giugno 1994, l'articolo 17, paragrafo 1 fissa un termine di recepimento che
è di una brevità del tutto eccezionale.
                                                                            Il,
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                     PROPOSTA DI DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
          relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e
            di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo
       per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro
                       di cui non hanno la cittadinanza
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, come modificato dal
Trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 8 B, paragrafo 2,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che l'Unione europea costituisce una nuova tappa nel processo
che va verso un'unione sempre più stretta fra i popoli dell'Europa, che uno
dei suoi compiti è quello di organizzare in maniera coerente e solidale le
relazioni fra i popoli degli Stati membri e che uno dei suoi obiettivi
fondamentali è quello di rafforzare la tutela dei diritti e degli interessi
dei cittadini dei propri Stati membri grazie all'introduzione di una
cittadinanza dell'Unione;
considerando che a tale scopo le disposizioni del titolo II del trattato
sull'Unione europea, che modifica il trattato CEE per creare la Comunità
europea, introducono una cittadinanza dell'Unione a beneficio di tutti i
cittadini degli Stati membri e riconoscono loro, a tale titolo, un complesso
di diritti di cui essi possono avvalersi;
considerando che il diritto di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo
nello Stato membro di residenza, garantito dall'articolo 8 B, paragrafo 2
del trattato CE, costituisce un'applicazione del principio di non
discriminazione fra cittadini per origine e altri cittadini, nonché un
corollario del diritto di libera circolazione e di soggiorno, sancito
dall'articolo 8 A dello stesso trattato;
considerando che l'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato CE riguarda solo
la possibilità di esercitare il diritto di voto e di eleggibilità al
Parlamento europeo, senza recare pregiudizio all'attuazione
dell'articolo 138, paragrafo 3 del trattato CE, che prevede l'introduzione
di una procedura uniforme in tutti gli Stati membri per tali elezioni; che
esso mira essenzialmente ad eliminare la condizione della cittadinanza che
attualmente è richiesta nella maggior parte degli Stati membri per
esercitare tali diritti;
                                                                             K
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considerando che l'applicazione dell'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato
CE non presuppone un'armonizzazione dei sistemi elettorali degli Stati
membri e che, inoltre, per tener conto del principio di proporzionalità
enunciato all'articolo 3 B, terzo comma del trattato CE, il contenuto della
legislazione comunitaria in materia non deve andare al di là di quanto
necessario per il raggiungimento dell'obiettivo dell'articolo 8 B,
paragrafo 2 del trattato CE;
considerando che l'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato CE, si propone di
fare in modo che tutti i cittadini dell'Unione, siano essi o meno cittadini
dello Stato membro di residenza, possano esercitarvi il diritto di voto e di
eleggibilità al Parlamento europeo alle stesse condizioni; che è necessario
quindi che le condizioni, specie quelle connesse con la durata e con la
prova della residenza, valide per i cittadini di altri Stati membri, siano
identiche a quelle eventualmente applicabili ai cittadini dello Stato membro
considerato;
considerando che l'articolo 8 B, paragrafo 2 del trattato CE garantisce il
diritto di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo nello Stato membro
di residenza, senza peraltro sostituirlo con il diritto di voto e di
eleggibilità nello Stato membro di cui il cittadino europeo ha la
cittadinanza; che è importante rispettare la libertà di scelta dei cittadini
dell'Unione, quanto allo Stato membro nel quale intendono partecipare alle
elezioni europee, facendo però in modo di evitare un abuso di tale libertà
tramite un doppio voto o una doppia candidatura;
considerando che qualsiasi deroga alle norme generali della presente
direttiva deve essere giustificata, a norma dell'articolo 8 B, paragrafo 2
del trattato CE, da problemi specifici di uno Stato membro e che ogni
disposizione derogatoria, per sua stessa natura, deve essere sottoposta a
riesame;
che tali problemi specifici possono sorgere specialmente in uno Stato membro
in cui la percentuale dei cittadini dell'Unione che vi risiedono senza
averne la cittadinanza e che hanno raggiunto l'età del voto supera di molto
la media; che una quota del 20% di questi cittadini rispetto al totale
dell'elettorato giustifica disposizioni derogatorie che si basino sul
criterio della durata della residenza;
che la cittadinanza dell'Unione mira ad una migliore integrazione dei
cittadini dell'Unione nel paese ospitante e che, in questo contesto, è
conforme all'intento degli autori del trattato evitare ogni polarizzazione
tra le liste dei candidati nazionali e stranieri; che tale rischio di
polarizzazione riguarda in particolare uno Stato membro in cui la
percentuale di cittadini dell'Unione stranieri in età di voto supera il 20%
di tutti i cittadini dell'Unione in età di voto residenti in detto Stato e
che, di conseguenza, lo Stato membro in causa deve poter adottare,
nell'osservanza dell'articolo 8 B del trattato, disposizioni specifiche
relative alla composizione delle liste dei candidati;
che si deve tener conto del fatto che in alcuni Stati membri i cittadini di
altri Stati membri che vi risiedono hanno diritto di voto alle elezioni per
il Parlamento nazionale e che, di conseguenza, le modalità stabilite dalla
presente direttiva possono essere semplificate,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
                        Capo primo: Elementi generali
                                 Articolo 1
1. La presente direttiva stabilisce le modalità secondo cui i cittadini
   dell'Unione residenti in uno Stato membro di cui non hanno la
   cittadinanza possono esercitarvi il diritto di voto e di eleggibilità al
   Parlamento europeo.
                                                                             •H
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2. Le disposizioni della presente direttiva fanno salve le disposizioni di
   ogni Stato membro in materia di diritto di voto e di eleggibilità dei
   propri cittadini che risiedono fuori del suo territorio elettorale.
                                 Articolo 2
Ai sensi della presente direttiva si intende per:
(1)  "elezioni al Parlamento europeo" le elezioni al suffragio universale
     diretto dei rappresentanti, al Parlamento europeo, dei popoli degli
     Stati riuniti nella Comunità europea, conformemente all'Atto relativo
     all'elezione dei rappresentanti nell'Assemblea a suffragio universale
     diretto (*);
(2)  "territorio elettorale" il territorio di uno Stato membro in cui,
     conformemente all'Atto relativo all'elezione dei rappresentanti
     nell'Assemblea a suffragio universale diretto e, in questo quadro, alle
     leggi elettorali di detto Stato membro, i membri del Parlamento europeo
     sono eletti dal popolo di detto Stato membro;
(3)  "Stato membro di residenza" lo Stato membro in cui il cittadino
     dell'Unione risiede senza averne la cittadinanza";
(4)  "Stato membro d'origine" lo Stato membro di cui il cittadino
     dell'Unione ha la cittadinanza;
(5)  "elettore comunitario" ogni cittadino dell'Unione che abbia il diritto
     di voto alle elezioni per il Parlamento europeo nello Stato membro di
     residenza, conformemente alle disposizioni della presente direttiva;
(6)  "candidato comunitario" ogni cittadino dell'Unione che abbia il diritto
     di eleggibilità al Parlamento europeo nello Stato membro di residenza,
     conformemente alle disposizioni della presente direttiva;
(7)  "liste elettorali" il registro ufficiale di tutti gli elettori che
     hanno il diritto di votare in una determinata circoscrizione o in un
     determinato ente locale, compilato e aggiornato dalle competenti
     autorità secondo le leggi elettorali dello Stato membro di residenza
     oppure il registro della popolazione, se indica la qualità di elettore;
(8)  "giorno di riferimento" il giorno o i giorni in cui i cittadini
     dell'Unione devono soddisfare, a norma della legislazione dello Stato
     membro di residenza, le condizioni richieste per essere ivi elettori o
     candidati;
(9)  "dichiarazione formale" l'atto rilasciato dall'interessato, la cui
     inesattezza è passibile di sanzioni.
(1)  GU L 278 dell'8.10.1976.
                                                                             ??
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                                 Articolo 3
Ogni persona che, nel giorno di riferimento,
a) è cittadino dell'Unione ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, secondo
   comma del trattato, e
b) pur non essendo cittadino dello Stato membro di residenza, possiede i
   requisiti alla cui sussistenza la legislazione di detto Stato subordina
   il diritto di voto e di eleggibilità dei propri cittadini,
ha il diritto di voto e di eleggibilità nello Stato membro di residenza in
occasione delle elezioni per il Parlamento europeo, se non è stata privata
di tali diritti in virtù degli articoli 6 e 7.
Qualora i cittadini dello Stato membro di residenza debbano aver acquisito
la cittadinanza da un periodo minimo per essere eleggibili, i cittadini
dell'Unione sono considerati in possesso di tale requisito qualora abbiano
acquisito la cittadinanza di uno Stato membro dallo stesso periodo.
                                 Articolo 4
1. L'elettore comunitario esercita il diritto di voto nello Stato membro di
   residenza o nello Stato membro d'origine. Nessuno può votare più di una
   volta nel corso delle stesse elezioni.
2. Nessuno può presentarsi come candidato in più di uno Stato membro nel
   corso delle stesse elezioni.
                                 Articolo 5
Qualora i cittadini dello Stato membro di residenza debbano risiedere da un
periodo minimo nel territorio elettorale per essere elettori o eleggibili,
gli elettori e i cittadini comunitari eleggibili sono considerati in
possesso di tale requisito qualora abbiano risieduto in altri Stati membri
per una durata equivalente. Questa disposizione si applica fatte salve le
specifiche condizioni connesse alla durata della residenza in una
circoscrizione o in un ente locale determinati.
                                 Articolo 6
1. Ogni cittadino dell'Unione che risiede in uno Stato membro senza averne
   la cittadinanza e che, per effetto di una decisione individuale in
   materia civile o penale, é decaduto dal diritto di eleggibilità in forza
   del diritto dello Stato membro di residenza o di quello dello Stato
   membro d'origine, è escluso dall'esercizio di questo diritto nello stato
   membro di residenza in occasione delle elezioni per il Parlamento
   europeo.
2. La candidatura di ogni cittadino dell'Unione alle elezioni del Parlamento
   europeo nello Stato membro di residenza è dichiarata inammissibile
   qualora detto cittadino non possa presentare l'attestato di cui
   all'articolo 10, paragrafo 2.
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                                 Articolo 7
1. Lo Stato membro di residenza può accertarsi che il cittadino dell'Unione
   che ha espresso la volontà di esercitarvi il diritto di voto non sia
   decaduto da tale diritto nello Stato membro d'origine, per effetto di una
   decisione individuale in materia civile o penale.
2. Ai fini dell'attuazione del paragrafo 1 del presente articolo, lo Stato
   membro di residenza può notificare la dichiarazione di cui all'articolo 9
   allo Stato membro d'origine. Allo stesso fine le informazioni disponibili
   provenienti dallo Stato membro d'origine, trasmesse nelle forme e nei
   termini appropriati, possono comportare solo le indicazioni strettamente
   necessarie all'attuazione del presente articolo ed essere utilizzate
   unicamente a tale scopo. Se le informazioni trasmesse infirmano il
   contenuto della dichiarazione, lo Stato membro di residenza prende le
   misure adeguate per impedire che l'interessato possa votare.
3. Lo Stato membro d'origine può* trasmettere allo Stato membro di
   residenza, nelle debite forme ed entro termini appropriati, le
   informazioni necessarie per l'attuazione del presente articolo.
                                 Articolo 8
1. L'elettore comunitario esercita il diritto di voto nello Stato membro di
   residenza qualora ne abbia espresso la volontà.
2. Se nello Stato membro di residenza il voto è obbligatorio, tale obbligo
   si applica agli elettori comunitari che ne hanno espresso la volontà.
          Capo II : Esercizio del diritto di voto e di eleggibilità
                                 Articolo 9
1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire
   all'elettore comunitario che ne abbia espresso la volontà di essere
   iscritto nelle liste elettorali in tempo utile prima della consultazione
   elettorale.
2. Per essere iscritto nelle liste elettorali l'elettore comunitario deve
   fornire le stesse prove di un elettore nazionale. Egli deve inoltre
   presentare una dichiarazione formale, indicante :
   a)  cittadinanza e indirizzo nel territorio elettorale nello Stato membro
       di residenza,
   b)  eventualmente l'ente locale o la circoscrizione dello Stato membro di
       origine nelle cui liste elettorali è stato iscritto da ultimo, e
   e)  la decisione di esercitare il diritto di voto esclusivamente nello
       Stato membro di residenza.
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3. Inoltre, lo Stato membro di residenza può esigere che l'elettore
   comunitario
   a)  precisi, nella dichiarazione di cui al paragrafo 2, di non essere
       privato del diritto di voto nello Stato membro d'origine,
   b)  presenti un documento di identità valido,
   e)  indichi da che data risiede nello Stato in causa o in un altro Stato
       membro.
4. Gli elettori comunitari iscritti nelle  liste elettorali vi restano
   iscritti, alle stesse condizioni degli  elettori nazionali, finché non
   chiedono la cancellazione o finché non  sono cancellati d'ufficio in
   quanto siano venute meno le condizioni  richieste per l'esercizio del
   diritto di voto.
                                 Articolo 10
1. All'atto del deposito della dichiarazione di candidatura, il cittadino
   comunitario eleggibile deve fornire le stesse prove richieste al
   candidato nazionale. Inoltre, deve presentare una dichiarazione formale,
   indicante :
   a)  cittadinanza e indirizzo nel territorio elettorale dello Stato membro
       di residenza,
   b)  che non è simultaneamente candidato al Parlamento europeo in un altro
       Stato membro,
   e)  eventualmente l'ente locale o la circoscrizione dello Stato membro
       d'origine nelle cui liste elettorali è stato iscritto da ultimo.
2. Il cittadino comunitario eleggibile deve inoltre presentare, all'atto del
   deposito della propria candidatura, un attestato delle autorità
   amministrative competenti dello Stato membro d'origine che certifichi che
   egli non è decaduto dal diritto di eleggibilità in tale Stato o che a
   dette autorità non risulta che il cittadino sia decaduto da tale diritto.
3. Inoltre, lo Stato membro di residenza può esigere che il cittadino
   comunitario eleggibile presenti un documento di identità valido ; può
   anche esigere che egli indichi da che data è cittadino di uno Stato
   membro.
                                  Articolo 11
1. Lo Stato membro di residenza informa l'interessato sul seguito riservato
   alla domanda di iscrizione nelle liste elettorali o sulla decisione
   relativa all'ammissibilità della candidatura.
2. In caso di rifiuto di iscrizione nelle liste elettorali o di rifiuto
   della candidatura,  l'interessato può presentare i ricorsi che la
   legislazione dello Stato membro di residenza consente, in casi analoghi,
   agli elettori e ai candidati nazionali.
                                  Articolo 12
Lo Stato membro di residenza informa, al più presto e in maniera adeguata,
gli elettori e i cittadini comunitari eleggibili sulle condizioni e modalità
di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità vigenti nel suo
territorio.
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                                 Articolo 13
Gli Stati membri si scambiano le informazioni necessarie per attuare
l'articolo 4. A tale scopo, lo Stato membro di residenza, in base alla
dichiarazione formale di cui agli articoli 9 e 10, trasmette allo Stato
membro d'origine, entro un termine appropriato prima di ogni consultazione
elettorale, le informazioni relative ai cittadini di quest'ultimo iscritti
nelle liste elettorali o che hanno presentato una candidatura. Lo Stato
membro d'origine adotta, conformemente alla legislazione nazionale, le
misure adeguate allo scopo di evitare il doppio voto e la doppia candidatura
dei propri cittadini.
              Capo III : Disposizioni derogatorie e transitorie
                                 Articolo 14
1. Se in uno Stato membro, alla data del 1° gennaio 1993, la percentuale dei
   cittadini dell'Unione ivi residenti senza averne la cittadinanza e che
   hanno raggiunto l'età per essere elettori supera il 20 % di tutti i
   cittadini dell'Unione ivi residenti e che hanno l'età per essere
   elettori, detto Stato membro può riservare, in deroga alle disposizioni
   della presente direttiva,
   a) il diritto di voto agli elettori comunitari residenti in tale Stato
       membro da un periodo minimo, non superiore a cinque anni,
   b) il diritto di eleggibilità ai cittadini comunitari eleggibili
       residenti in tale Stato membro da un periodo minimo, non superiore a
       dieci anni.
   Queste disposizioni non pregiudicano gli eventuali adeguati provvedimenti
   che tale Stato membro può adottare in materia di composizione delle liste
   dei candidati, provvedimenti intesi in particolare ad agevolare
   l'integrazione dei cittadini dell'Unione stranieri.
   Tuttavia, agli elettori e ai cittadini comunitari eleggibili che, a
   motivo della loro residenza fuori dello Stato membro d'origine o della
   durata di tale residenza, non hanno in esso diritto di voto o di
   eleggibilità, non possono essere imposte le condizioni di cui sopra
   relative alla durata della residenza.
2. Se, al 1° febbraio 1994, i cittadini di uno Stato membro che risiedono
   in un altro Stato membro vi godono anche del diritto di voto alle
   elezioni del Parlamento nazionale e possono essere iscritti, a tal fine,
   nelle liste elettorali alle stesse identiche condizioni degli elettori
   nazionali, questo Stato membro può, in via derogatoria, non applicare ai
   propri cittadini gli articoli da 6 a 13 della presente direttiva.
3. Entro il 31 dicembre 1997 e, successivamente, diciotto mesi prima di
   ciascuna elezione del Parlamento europeo, la Commissione presenta al
   Consiglio e al Parlamento europeo una relazione nella quale verifica se
   persistano i motivi che giustificano la concessione agli Stati membri
   interessati di una deroga in forza dell'articolo 8 B, paragrafo 2 del
   trattato, e propone eventualmente che si proceda agli opportuni
   adeguament i.
   Gli Stati membri che adottano disposizioni derogatorie, in conformità dei
   paragrafi 1 e 2, forniscono alla Commissione tutti i necessari elementi
   giustificativi.
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                                 Articolo 15
Per la quarta elezione diretta del Parlamento europeo, si applicano le
seguenti disposizioni specifiche :
1. I cittadini dell'Unione che al 15 febbraio 1994 hanno già il diritto di
   voto nello Stato membro di residenza e sono iscritti nelle liste
   elettorali di tale Stato non sono tenuti ad espletare le formalità di cui
   all'articolo 9.
2. Gli Stati membri nei quali le liste elettorali sono state compilate
   anteriormente al 15 febbraio 1994 prendono le disposizioni necessarie per
   consentire agli elettori comunitari che intendono esercitarvi il diritto
   di voto di iscriversi nelle liste elettorali entro un termine adeguato
   prima del giorno della consultazione elettorale.
3. Gli Stati membri nei quali il voto non è obbligatorio e che, senza
   compilare liste elettorali specifiche, indicano la qualità di elettore
   nei registri dello stato civile, possono applicare questo regime anche
   agli elettori comunitari iscritti in tali registri e che, dopo essere
   stati informati individualmente dei loro diritti, non hanno manifestato
   la volontà di esercitare il diritto di voto nello Stato membro di
   origine. Essi trasmettono alle autorità dello Stato membro d'origine il
   documento che manifesta l'intenzione espressa da questi elettori di
   votare nello Stato membro di residenza.
4. Gli Stati membri nei quali la procedura interna di designazione dei
   candidati dei partiti e dei gruppi politici è disciplinata dalla legge
   possono disporre che le procedure avviate, conformemente a tale legge,
   anteriormente al 1° febbraio 1994 e le decisioni adottate in tale ambito
   rimangano valide.
                        Capo VI : Disposizioni finali
                                 Articolo 16
Anteriormente al 31 dicembre 1995, la Commissione presenta al Parlamento
europeo ed al Consiglio, una relazione sull'applicazione delle disposizioni
della presente direttiva in occasione delle elezioni del Parlamento europeo
del giugno 1994. Su questa base il Consiglio, deliberando all'unanimità su
proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo,
può adottare disposizioni volte a modificare la presente direttiva.
                                                                             vi
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                                 Articolo 17
Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative,
regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente
direttiva entro il 1" febbraio 1994. Essi ne informano immediatamente la
Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un
riferimento alla presente direttiva o sono corredate di siffatto riferimento
all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono
decise dagli Stati membri.
                                 Articolo 18
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
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                                                               COM (93) 534 def.
                                                           DOCUMENTI
rr                                                                              06
                                           N. di catalogo : CB-CO-93-572-IT-C
                                                             ISBN 92-77-60280-5
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
Lr2985 Lussemburgo