CELEX: 62001CJ0313
Language: it
Date: 2003-11-13 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 13 novembre 2003. # Christine Morgenbesser contro Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Genova. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Corte suprema di cassazione - Italia. # Libertà di stabilimento - Iscrizione nel registro dei praticanti avvocati - Riconoscimento dei diplomi - Accesso alle attività regolamentate. # Causa C-313/01.

Causa C-313/01 Christine MorgenbessercontroConsiglio dell'Ordine degli avvocati di Genova(domanda di pronuncia pregiudizialeproposta dalla Corte Suprema di Cassazione)
         
            «Libertà di stabilimento – Iscrizione nel registro dei praticanti avvocati – Riconoscimento dei diplomi – Accesso alle attività regolamentate»
            
               
                  Conclusioni dell'avvocato generale C. Stix-Hackl, presentate il 20 marzo 2003 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
               
                  Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 13 novembre 2003 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime della sentenza
         
         
                  1..
                  Libera circolazione delle persone – Libertà di stabilimento – Avvocati – Esercizio permanente della professione in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata conseguita la qualifica – Direttiva 98/5 – Ambito di applicazione – Praticante avvocato – Esclusione  (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 98/5/CE) 
         
                  2..
                  Libera circolazione delle persone – Libertà di stabilimento – Lavoratori – Riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanciscono formazioni professionali di una durata minima di tre anni – Ambito di applicazione della direttiva 89/48 – Nozione di professione regolamentata – Praticante avvocato – Esclusione  (Direttiva del Consiglio 89/48/CEE) 
         
                  3..
                  Libera circolazione delle persone – Libertà di stabilimento – Avvocati – Accesso alla professione – Iscrizione all'albo professionale degli avvocati praticanti – Requisito di una laurea in giurisprudenza conferita, confermata o riconosciuta come equivalente dalle autorità dello Stato
                     membro interessato – Inammissibilità  
                  (Artt. 39 CE e 43 CE) 
         
         1.
          La direttiva 98/5, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da
         quello in cui è stata acquistata la qualifica, riguarda solo l'avvocato completamente qualificato come tale nel suo Stato
         membro di origine di modo che essa non si applica a coloro che non hanno ancora acquisito la qualificazione professionale
         necessaria per esercitare la professione di avvocato, ma che effettuano un periodo di pratica necessario per essere ammessi
         alla professione di avvocato. v. punto 45
         
         2.
          Una professione deve essere considerata regolamentata, ai sensi della direttiva 89/48, relativa ad un sistema generale di
         riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni,
         allorché l'accesso all'attività professionale di cui trattasi o l'esercizio della medesima è disciplinato da disposizioni
         legislative, regolamentari o amministrative che istituiscono un regime che produce l'effetto di riservare espressamente tale
         attività professionale alle persone che soddisfano talune condizioni e di vietarne l'accesso a quelle che non le soddisfano.
         Tuttavia, il periodo di pratica necessario per essere ammessi all'albo, anche se è riservato a coloro che soddisfano talune
         condizioni ed è vietato a coloro che non le soddisfano, non può essere qualificato come  
         professione regolamentata ai sensi della direttiva 89/48, in quanto è limitato nel tempo e concepito nel senso che costituisce la parte pratica della
         formazione necessaria per accedere alla professione di avvocato, e in quanto, in caso di mancato superamento di una prova
         attitudinale prima della sua conclusione, il proseguimento delle attività svolte durante tale periodo non è autorizzato. v. punti 49-52
         
         3.
          Il diritto comunitario si oppone al rifiuto da parte delle autorità di uno Stato membro di iscrivere, nel registro di coloro
         che effettuano il periodo di pratica necessario per essere ammessi alla professione di avvocato, il titolare di una laurea
         in giurisprudenza conseguita in un altro Stato membro per il solo motivo che non si tratta di una laurea in giurisprudenza
         conferita, confermata o riconosciuta come equivalente da un'università del primo Stato. Il riconoscimento, per fini accademici e civili, dell'equivalenza di un diploma ottenuto in un primo Stato membro può essere
         pertinente, e persino determinante, per l'iscrizione all'albo degli avvocati di un secondo Stato membro. La presa in considerazione
         del diploma dell'interessato deve tuttavia essere effettuata nell'ambito della valutazione dell'insieme della formazione,
         accademica e professionale, che quest'ultimo può far valere. Spetta, in proposito, all'autorità competente verificare se,
         e in quale misura, si debba ritenere che le conoscenze attestate dal diploma rilasciato in un altro Stato membro e le qualifiche
         o l'esperienza professionale ottenute in quest'ultimo, nonché l'esperienza ottenuta nello Stato membro in cui il candidato
         chiede di essere iscritto, soddisfino, anche parzialmente, le condizioni richieste per accedere all'attività di cui trattasi.
         v. punti 64, 66-67, 72 e dispositivo
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)13 novembre 2003 (1)
         
         
            
         
               «Libertà di stabilimento – Iscrizione nel registro dei praticanti avvocati – Riconoscimento dei diplomi – Accesso alle attività regolamentate»
               
            Nel procedimento C-313/01, 
            avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, dalla Corte suprema
            di Cassazione nella causa dinanzi ad essa pendente tra
            
            
            
             Christine Morgenbesser 
            
            
            e
            
             Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Genova, 
            
            
            domanda vertente sull'interpretazione degli artt. 10 CE, 12 CE, 14 CE, 39 CE, 43 CE e 149 CE,
            
            LA CORTE (Quinta Sezione),,
            
            composta dal sig. D.A.O. Edward (relatore), facente funzione di presidente della Quinta Sezione, dai sigg. A. La Pergola e
            S. von Bahr, giudici, 
            
            avvocato generale: sig.ra C. Stix-Hackl cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale 
            
            
            viste le osservazioni scritte presentate:
               
               
               ─
               per la sig.ra Morgenbesser, dall'avv. G. Borneto; 
               
               
               ─
               per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, assistito dal sig. G. Fiengo, avvocato dello Stato; 
               
               
               ─
               per il governo danese, dal sig. J. Molde, in qualità di agente; 
               
               
               ─
               per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. E. Traversa e dalla sig.ra M. Patakia, in qualità di agenti, 
               
               
            
            
            vista la relazione d'udienza,
            
            sentite le osservazioni orali della sig.ra Morgenbesser, rappresentata dall'avv. G. Conte e dall'avv. G. Borneto, del Consiglio
               dell'Ordine degli avvocati di Genova, rappresentato dall'avv. M. Condinanzi, del governo italiano, rappresentato dal sig. A. Cingolo,
               avvocato dello Stato, e della Commissione, rappresentata dal sig. E. Traversa, all'udienza del 16 gennaio 2003,
            
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 20 marzo 2003,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
         Con ordinanza 19 aprile 2001, pervenuta alla Corte l'8 agosto seguente, la Corte suprema di Cassazione ha sottoposto, ai sensi
         dell'art. 234 CE, una questione pregiudiziale relativa all'interpretazione degli artt. 10 CE, 12 CE, 14 CE, 39 CE, 43 CE e
         149 CE 
         
         
         2
            
         Tale questione è stata sollevata nell'ambito di un ricorso per cassazione presentato dalla sig.ra Morgenbesser contro la decisione
         del Consiglio Nazionale Forense che ha confermato la decisione del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Genova di rifiutare
         la sua iscrizione nel registro dei praticanti. 
         
            
               Ambito normativo
            La normativa comunitaria
         
         
         3
            
         La direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/48/CEE, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione
         superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni (GU 1989, L 19, pag. 16), si applica, in
         base all'art. 2, a qualunque cittadino di uno Stato membro che intenda esercitare, come lavoratore autonomo o subordinato,
         una professione regolamentata in uno Stato membro ospitante. 
         
         
         4
            
         L'art. 1 della direttiva 89/48 così recita: Ai sensi della presente direttiva si intende:
         
         a)
         per diploma, qualsiasi diploma, certificato o altro titolo o qualsiasi insieme di diplomi, certificati o altri titoli; 
         
         
         
               ─
                  che sia stato rilasciato da un'autorità competente in uno Stato membro, designata in conformità delle sue disposizioni legislative,
                  regolamentari o amministrative, 
               
         
         
         
         
               ─
                  da cui risulti che il titolare ha seguito con successo un ciclo di studi post-secondari di durata minima di tre anni oppure
                  di durata equivalente a tempo parziale, in un'università o un istituto di istruzione superiore o in un altro istituto dello
                  stesso livello di formazione e, se del caso, che ha seguito con successo la formazione professionale richiesta oltre al ciclo
                  di studi post-secondari e 
               
         
         
         
         
               ─
                  dal quale risulti che il titolare possiede le qualifiche professionali richieste per accedere ad una professione regolamentata
                  in detto Stato membro o esercitarla, quando la formazione sancita dal diploma, certificato o altro titolo, è stata acquisita in misura preponderante nella Comunità
                  (...) (...)
               
         
         (...)
         
         c)
         per professione regolamentata, l'attività o l'insieme delle attività professionali regolamentate che costituiscono questa
         professione in uno Stato membro; 
         
         
         d)
         per attività professionale regolamentata, un'attività professionale per la quale l'accesso alla medesima o l'esercizio o una
         delle modalità di esercizio dell'attività in uno Stato membro siano subordinati, direttamente o indirettamente mediante disposizioni
         legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di un diploma. In particolare, costituiscono modalità di esercizio
         di un'attività professionale regolamentata: 
         
         
         
               ─
                  l'esercizio di un'attività con l'impiego di un titolo professionale qualora l'uso del titolo sia limitato a chi possieda un
                  dato diploma previsto da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative; (...)
               
         
         (...)
         
         f)
         per tirocinio di adattamento, l'esercizio di una professione regolamentata svolta nello Stato membro ospitante sotto la responsabilità
         di un professionista qualificato, accompagnato eventualmente da una formazione complementare. Il tirocinio è oggetto di una
         valutazione. Le modalità del tirocinio di adattamento e della valutazione nonché lo status del tirocinante migrante sono determinati
         dall'autorità competente dello Stato membro ospitante; 
         
         
         g)
         per prova attitudinale, un esame riguardante esclusivamente le conoscenze professionali del richiedente effettuato dalle autorità
         competenti dello Stato membro ospitante allo scopo di valutare la capacità del richiedente ad esercitare in tale Stato una
         professione regolamentata. Per consentire il controllo, le autorità competenti redigono un elenco delle materie che, attraverso un confronto tra la formazione
         richiesta nello Stato rispettivo e quella ricevuta dal richiedente, non sono comprese nel diploma o nel/nei titolo/i presentato/i
         dal richiedente. La prova attitudinale deve prendere in considerazione il fatto che il richiedente è un professionista qualificato nello Stato
         membro d'origine o di provenienza. Essa verte su materie da scegliere tra quelle che figurano nell'elenco e la cui conoscenza
         è una condizione essenziale per poter esercitare la professione nello Stato membro ospitante. Questa prova può anche comprendere
         la conoscenza della deontologia applicabile alle attività in questione nello Stato membro ospitante. Le modalità della prova
         attitudinale sono determinate dalle autorità competenti di detto Stato membro nel rispetto delle norme del diritto comunitario.
         Le autorità competenti dello Stato membro ospitante stabiliscono lo status, in detto Stato membro, del richiedente che desidera
         prepararsi per sostenere la prova attitudinale in tale Stato
         . 
         
         
         5
            
         L'art. 3, primo comma, lett. a), della direttiva 89/48 dispone quanto segue: Quando nello Stato membro ospitante l'accesso o l'esercizio di una professione regolamentata è subordinato al possesso di
         un diploma, l'autorità competente non può rifiutare ad un cittadino di un altro Stato membro, per mancanza di qualifiche,
         l'accesso a/o l'esercizio di tale professione, alle stesse condizioni che vengono applicate ai propri cittadini:
         
         a)
         se il richiedente possiede il diploma che è prescritto in un altro Stato membro per l'accesso o l'esercizio di questa stessa
         professione sul suo territorio, e che è stato ottenuto in un altro Stato membro (...)
         . 
         
         
         6
            
         L'art. 4 della direttiva 89/48 autorizza lo Stato membro ospitante a subordinare l'accesso ad una professione regolamentata
         a talune condizioni. Pertanto, ai sensi del n. 1, lett. b), di questa disposizione, l'art. 3 della detta direttiva non osta
         a che lo Stato membro ospitante esiga dal richiedente che  
         compia un tirocinio di adattamento, per un periodo massimo di tre anni, o si sottoponga a una prova attitudinale. 
         
         
         7
            
         L'art. 4, n. 1, lett. b), secondo comma, della direttiva 89/48 stabilisce inoltre che,  
         [i]n deroga a tale principio, lo Stato ospitante può prescrivere un tirocinio di adattamento o una prova attitudinale se si
         tratta di professioni il cui esercizio richiede una conoscenza precisa del diritto nazionale e nelle quali la conoscenza e/o
         l'assistenza per quanto riguarda il diritto nazionale costituisce un elemento essenziale e costante dell'attività. 
         
         
         8
            
         Il 16 febbraio 1998 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato la direttiva 98/5/CE volta a facilitare l'esercizio
         permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica (GU L 77,
         pag. 36). 
         La normativa nazionale
         Le disposizioni di base relative alla professione di  
         avvocato
         
         
         9
            
         Le disposizioni essenziali riguardanti l'accesso alla professione di avvocato e l'esercizio di quest'ultima in Italia sono
         contenute nel regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, recante il titolo  
         Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore (GURI n. 281 del 5 dicembre 1933, pag. 5521; in prosieguo: il  
         decreto legge n. 1578/33). (Lo status di procuratore legale è stato soppresso in seguito alla legge 27 febbraio 1997, n. 27). 
         
         
         10
            
         Ai sensi dell'art. 17, primo comma, punti 1 e 4-6, del decreto legge n. 1578/33, per l'iscrizione all'albo degli avvocati
         è necessario: 
         
         
         ─
            essere cittadino italiano, 
         
         
         
         ─
            essere in possesso della laurea in giurisprudenza conferita o confermata da un'università italiana; 
         
         
         
         ─
            avere compiuto un periodo di pratica, frequentando lo studio di un  
            avvocato ed assistendo alle udienze civili e penali per almeno due anni consecutivi, posteriormente alla laurea, ovvero avere esercitato,
            per lo stesso periodo di tempo, il patrocinio dinanzi ai tribunali, e 
         
         
         
         ─
            aver superato l'esame d'idoneità all'esercizio della professione. 
         
         
         
         
         11
            
         Si deve presumere che il requisito di cittadinanza che risulta da questa disposizione sia stato abrogato, per i cittadini
         comunitari, dalla legge 22 febbraio 1994, n. 146, avente ad oggetto  
         Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alla Comunità europea, legge comunitaria
         1993 (Supplemento ordinario n. 39 alla GURI n. 52 del 4 marzo 1994), ma il testo della detta disposizione non è stato modificato.
         
         
         
         12
            
         Il periodo di pratica è disciplinato dall'art. 8 del decreto legge n. 1578/33. I laureati in giurisprudenza che svolgono questo
         periodo di pratica (in prosieguo: i  
         praticanti) sono iscritti in un registro speciale tenuto dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati presso il tribunale nel cui circondario
         hanno la residenza. Essi sono sottoposti al potere disciplinare di questo Consiglio. 
         
         
         13
            
         In forza dell'art. 17, secondo comma, del decreto legge n. 1578/33, per l'iscrizione nel registro dei praticanti è necessario
         anche essere in possesso della laurea in giurisprudenza conferita o confermata in un'università italiana. 
         
         
         14
            
         Ai sensi dell'art. 8 del decreto legge n. 1578/33, i praticanti, dopo un anno dall'iscrizione nel registro, sono ammessi,
         entro certi limiti e  
         per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l'Ordine interessato. In materia penale,
         essi possono essere nominati difensori d'ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione d'impugnazione
         sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero. Un anno dopo essere stati ammessi all'esercizio di quest'attività
         presso i tribunali, i praticanti sono denominati  
         praticanti patrocinanti. 
         Le norme di recepimento delle direttive 89/48 e 98/5
         
         
         15
            
         Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115 (GURI n. 40 del 18 febbraio 1992, pag. 6; in prosieguo: il  
         decreto legislativo n. 115/92), è inteso a dare attuazione alla direttiva 89/48. 
         
         
         16
            
         L'art. 1 di questo decreto legislativo, intitolato  
         Riconoscimento dei titoli di formazione professionale acquisiti nella Comunità europea, recita: 1. Alle condizioni stabilite dalle disposizioni del presente decreto, sono riconosciuti in Italia i titoli rilasciati da un
         paese membro della Comunità europea attestanti una formazione professionale al cui possesso la legislazione del medesimo Stato
         subordina l'esercizio di una professione (...).2. Il riconoscimento è concesso a favore del cittadino comunitario ai fini dell'esercizio in Italia, come lavoratore autonomo
         o dipendente, della professione corrispondente cui è abilitato nel paese che ha rilasciato i titoli di cui al precedente comma.3. I titoli sono ammessi al riconoscimento se includono l'attestazione che il richiedente ha seguito con successo un ciclo
         di studi post-secondari di durata minima di tre anni (...) in un'università o in un istituto di istruzione superiore o in
         altro istituto dello stesso livello di formazione.
         
         
         17
            
         L'art. 2 del decreto legislativo n. 115/92 dispone: Ai fini del presente decreto si considerano professioni:
         
         a)
         le attività per il cui esercizio è richiesta l'iscrizione in albi, registri ed elenchi, tenuti da amministrazioni o enti pubblici,
         se la iscrizione è subordinata al possesso di una formazione professionale rispondente al requisito di cui al comma 3 dell'articolo 1;
         
         (...)
         
         c)
         le attività esercitate con l'impiego di un titolo professionale il cui uso è riservato a chi possiede una formazione professionale
         rispondente al requisito di cui al comma 3 dell'articolo 1
         . 
         
         
         18
            
         Ai sensi dell'art. 5, n. 1, del decreto legislativo n. 115/92: La formazione professionale attestata dai titoli oggetto di riconoscimento rispondenti ai requisiti di cui all'articolo 1,
         comma 3, o all'articolo 4 del presente decreto può consistere:
         
         a)
         nello svolgimento con profitto di un ciclo di studi post-secondari; 
         
         
         b)
         in un tirocinio professionale effettuato sotto la guida di un istruttore e sanzionato da un esame; 
         
         
         c)
         in un periodo di attività professionale pratica sotto la guida di un professionista qualificato (...)
         . 
         
         
         19
            
         L'art. 6, secondo comma, del decreto legislativo n. 115/92 stabilisce: Il riconoscimento è subordinato al superamento di una prova attitudinale se riguarda le professioni (...) di avvocato (...).
         
         
         20
            
         Ai sensi dell'art. 8, nn. 1 e 2, del decreto legislativo n. 115/92: 1. La prova attitudinale consiste in un esame volto ad accertare le conoscenze professionali e deontologiche e a valutare
         la capacità all'esercizio della professione, tenendo conto che il richiedente il riconoscimento è un professionista qualificato
         nel Paese di origine o di provenienza.2. Le materie su cui svolgere l'esame devono essere scelte in relazione alla loro importanza essenziale per l'esercizio della
         professione.
         
         
         21
            
         L'art. 9 del decreto legislativo n. 115/92 prevede: Con decreti del Ministro competente ai sensi dell'articolo 11, di concerto con il Ministro per il Coordinamento delle politiche
         comunitarie e con il Ministro delle Università e della Ricerca scientifica e tecnologica, sentito il Consiglio di Stato, sono
         emanate disposizioni e direttive generali per l'applicazione degli articoli 5, 6, 7 e 8, con riferimento alle singole professioni
         e alle relative formazioni professionali.
         
         
         22
            
         Per quanto riguarda le professioni giuridiche, l'allegato A del decreto legislativo n. 115/92 stabilisce che il riconoscimento
         del titolo di avvocato è affidato al Ministero di Grazia e Giustizia. 
         
         
         23
            
         La procedura di riconoscimento è disciplinata dall'art. 12 del decreto legislativo n. 115/92, secondo cui la domanda di riconoscimento,
         corredata della documentazione relativa ai titoli da riconoscere, deve essere presentata al Ministro competente, il quale
         provvede con decreto da emettersi nel termine di quattro mesi dalla presentazione della domanda. 
         
         
         24
            
         Il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96 (Supplemento ordinario alla GURI n. 79 del 4 aprile 2001) ha dato attuazione
         alla direttiva 98/5. Le disposizioni di questo decreto non disciplinano lo status dei praticanti e dei praticanti-patrocinanti.
         
         Causa principale e questione pregiudiziale
         
         25
            
         La sig.ra Morgenbesser, cittadina francese residente in Italia, ha presentato, in data 27 ottobre 1999, al Consiglio dell'Ordine
         di Genova una domanda d'iscrizione al registro dei praticanti. Essa ha fatto valere a tal fine un diploma di  
         maîtrise en droit ottenuto in Francia nel 1996. La stessa, dopo aver lavorato per otto mesi come giurista in uno studio legale parigino, nell'aprile
         1998 aveva iniziato a collaborare con uno studio di avvocati iscritti all'Albo di Genova dove continuava ad esercitare alla
         data dell'udienza dinanzi alla Corte. 
         
         
         26
            
         Il 4 novembre 1999 la sua domanda è stata respinta dal Consiglio dell'Ordine di Genova, il quale ha fatto valere l'art. 17,
         primo comma, n. 4, del decreto legge n. 1578/33, che subordina l'iscrizione al registro dei praticanti al possesso della laurea
         in giurisprudenza conferita o confermata in un'università italiana. 
         
         
         27
            
         La sig.ra Morgenbesser ha presentato ricorso contro questa decisione dinanzi al Consiglio Nazionale Forense che, con decisione
         12 maggio 2000, lo ha respinto con la motivazione che la richiedente non era abilitata in Francia all'esercizio della professione
         di avvocato e non era in possesso del titolo professionale necessario per conseguire l'iscrizione nel registro dei praticanti
         in Italia. 
         
         
         28
            
         La sig.ra Morgenbesser ha successivamente presentato all'Università degli Studi di Genova una domanda di riconoscimento della
         sua  
         maîtrise en droit. Il Consiglio della Facoltà di Giurisprudenza di questa università ha subordinato tale riconoscimento alla frequenza di un
         corso abbreviato di due anni, al superamento di tredici esami e alla redazione di una tesi di laurea. 
         
         
         29
            
         La sig.ra Morgenbesser ha presentato ricorso contro quest'ultima decisione dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della
         Liguria, la cui sentenza 5 dicembre 2001, con cui tale ricorso veniva accolto, è stata impugnata dinanzi al Consiglio di Stato.
         
         
         
         30
            
         Nel frattempo la sig.ra Morgenbesser ha presentato ricorso per cassazione contro la decisione del Consiglio Nazionale Forense
         del 12 maggio 2000. 
         
         
         31
            
         Nell'ambito di questo ricorso, la Corte suprema di Cassazione ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla
         Corte la seguente questione pregiudiziale: Se, indipendentemente dal riconoscimento e dalla convalida, un titolo di studio, conseguito da un cittadino comunitario in
         un Paese della Comunità (nella specie, la Francia), possa, ai fini [dell'iscrizione nel registro di coloro che effettuano
         il periodo di pratica necessario per essere ammessi alla professione di avvocato] automaticamente essere fatto valere in un
         altro Paese (nella specie l'Italia), e ciò alla stregua della norme del Trattato CE (...) in tema di diritto di stabilimento
         e di circolazione di servizi (artt. 10 CE, 12 CE, 14 CE, 39 CE e 43 CE [...]), nonché dell'art. 149 CE [...].
         Sulla questione pregiudiziale
         
         32
            
         Dall'ordinanza di rinvio risulta che gli artt. 10 CE, 12 CE, 14 CE, 39 CE, 43 CE e 149 CE sono menzionati nella questione
         pregiudiziale solo perché sono stati fatti valere dalla sig.ra Morgenbesser. 
         
         
         33
            
         Risulta tuttavia da quest'ordinanza che la questione posta dalla Corte suprema di Cassazione mira essenzialmente ad accertare
         se il diritto comunitario si opponga al rifiuto delle autorità di uno Stato membro d'iscrivere, nel registro di coloro che
         effettuano il periodo di pratica necessaria per essere ammessi alla professione di avvocato, il titolare di una laurea in
         giurisprudenza ottenuta in un altro Stato membro per il solo motivo che non si tratta di una laurea in giurisprudenza conferita
         o confermata in un'università del primo Stato. 
         
         
         34
            
         In base alla sua stessa formulazione, tale questione è posta  
         indipendentemente dal riconoscimento e dalla convalida. Infatti, la domanda di riconoscimento del diploma di  
         maîtrise en droit ottenuto in Francia dalla sig.ra Morgenbesser costituisce oggetto di un'altra controversia, pendente dinanzi al Consiglio
         di Stato (v. punti 28 e 29 della presente sentenza). 
         Osservazioni presentate alla Corte
         
         
         35
            
         La sig.ra Morgenbesser ritiene che l'attività di praticante e più specificamente quella di praticante-patrocinante rientrino
         nella nozione di  
         professione regolamentata ai sensi della direttiva 89/48 dato che, da un lato, queste attività comprenderebbero la gestione autonoma delle cause pendenti,
         la consulenza ai clienti e, in taluni casi, la rappresentanza e difesa di questi ultimi e, dall'altro, sarebbero applicabili
         le norme professionali sull'avvocatura. 
         
         
         36
            
         Il requisito di un previo riconoscimento della laurea da parte di un'università italiana previsto all'art. 17, primo comma,
         punto 4, del decreto legge n. 1578/33 violerebbe la direttiva 89/48. Quest'ultima consentirebbe di avvalersi di un diploma
         conseguito in uno Stato membro per l'esercizio di una professione in un altro Stato membro, poiché i diplomi che soddisfano
         le condizioni poste da questa direttiva sarebbero automaticamente equivalenti. 
         
         
         37
            
         Per il caso di non applicabilità della direttiva 89/48, la sig.ra Morgenbesser ritiene, richiamando a tale riguardo la sentenza
         8 luglio 1999, causa C-234/97, Fernández de Bobadilla (Racc. pag. I-4773), che l'art. 43 CE richieda che l'autorità competente
         a trattare domande relative all'accesso alla professione, nella fattispecie il Consiglio dell'Ordine di Genova, proceda alla
         valutazione e all'esame comparativo delle conoscenze del richiedente basandosi esclusivamente sul suo diploma di  
         maîtrise en droit. 
         
         
         38
            
         Il Consiglio dell'Ordine di Genova sostiene che i praticanti non esercitano né una  
         professione regolamentata ai sensi della direttiva 89/48 né un'
         attività ai sensi dell'art. 43 CE e seguenti, ma si trovano in un semplice rapporto di formazione. 
         
         
         39
            
         Il governo danese ritiene che la direttiva 89/48 non si applichi alla fattispecie di cui alla causa principale, poiché la
         formazione necessaria per l'accesso alla professione non sarebbe stata completata. I principi sanciti dalla Corte nella sentenza
         7 maggio 1991, causa C-340/89, Vlassopoulou (Racc. pag. I-2357), richiederebbero non un riconoscimento automatico del diploma
         estero, ma solo un esame comparativo delle conoscenze e delle qualifiche attestate dal diploma ottenuto in un altro Stato
         membro. Tuttavia, un periodo di tirocinio compiuto in un altro Stato membro potrebbe essere riconosciuto in forza dell'art. 5
         della direttiva 89/48. 
         
         
         40
            
         Il governo italiano fa valere che la causa principale riguarda il riconoscimento di titoli accademici, che dovrebbe essere
         distinto dal riconoscimento di titoli professionali. 
         
         
         41
            
         Secondo la Commissione, solo le attività che sono abitualmente svolte in maniera duratura e definitiva possono essere considerate
         come una  
         professione regolamentata ai sensi della direttiva 89/48. La Commissione dubita che l'attività di praticante di cui trattasi nella causa principale
         possa rientrare in questa nozione. 
         
         
         42
            
         Non trovando applicazione la direttiva 89/48, i principi generali d'interpretazione dell'art. 43 CE, elaborati nelle sentenze
         Vlassopoulou, cit., e 30 novembre 1995, causa C-55/94, Gebhard (Racc. pag. I-4165), potrebbero opporsi a una normativa nazionale
         che subordina l'iscrizione nel registro dei praticanti al riconoscimento, da parte di un'università dello Stato membro in
         cui il richiedente intende effettuare questo periodo di pratica, della laurea in giurisprudenza rilasciata in un altro Stato
         membro, allorché questo riconoscimento richiede la frequenza di un corso abbreviato, il superamento di tredici esami e la
         redazione di una tesi finale di laurea. Per il resto, la sig.ra Morgenbesser non avrebbe avuto la possibilità di far valere
         che, nel momento in cui ha presentato la sua domanda d'iscrizione nel registro dei praticanti, aveva già lavorato a tempo
         pieno in studi legali italiani. 
         Giudizio della Corte
         
         
         43
            
         Per risolvere la questione pregiudiziale occorre innanzi tutto esaminare se un soggetto quale la ricorrente nella causa principale
         possa beneficiare delle disposizioni della direttiva 98/5 relativa alla professione di avvocato o di quelle della direttiva
         89/48 relativa al reciproco riconoscimento di diplomi. Se queste direttive non sono applicabili, occorrerà poi esaminare se
         gli artt. 39 CE o 43 CE, come interpretati dalla Corte, in particolare nella citata sentenza Vlassopoulou, possano essere
         fatti valere in una situazione quale quella di cui alla causa principale. 
         
         
         44
            
         Occorre precisare, in via preliminare, in considerazione della formulazione della questione posta, che né la direttiva 98/5,
         né la direttiva 89/48, né gli artt. 39 CE e 43 CE richiedono che il riconoscimento di un diploma sia puramente  
         automatico. 
         
         
         45
            
         La direttiva 98/5 riguarda solo l'avvocato completamente qualificato come tale nel suo Stato membro di origine di modo che
         essa non si applica a coloro che non hanno ancora acquisito la qualificazione professionale necessaria per esercitare la professione
         di avvocato. Essa quindi non si applica in un caso quale quello di cui alla fattispecie della causa principale. 
         
         
         46
            
         Per quanto riguarda la direttiva 89/48, essa si applica, ai sensi dell'art. 2, a qualunque cittadino di uno Stato membro che
         intenda esercitare come lavoratore autonomo o subordinato una  
         professione regolamentata in uno Stato membro ospitante. 
         
         
         47
            
         La sig.ra Morgenbesser sostiene ch'essa non rivendica l'accesso alla professione di avvocato, in quanto tale, ma, in questa
         fase, l'accesso a quella di praticante. A suo parere, l'attività del praticante rientra nella nozione di  
         professione regolamentata ai sensi della direttiva 89/48. Poiché la sola condizione preliminare per accedere a questa professione è la laurea in giurisprudenza,
         essa potrebbe far valere la sua  
         maîtrise en droit per ottenere tale accesso. Un numero non trascurabile di praticanti e di praticanti-patrocinanti che non hanno superato l'esame
         finale continuerebbero ad esercitare la loro attività legale senza tuttavia essere cancellati dal registro dei praticanti.
         
         
         
         48
            
         Secondo la definizione che risulta all'art. 1, lett. c), della direttiva 89/48, una professione regolamentata è  
         l'attività o l'insieme delle attività professionali regolamentate che costituiscono questa professione in uno Stato membro e, secondo la definizione che figura in tale articolo, lett. d), l'attività professionale regolamentata è  
         un'attività professionale per la quale l'accesso alla medesima o l'esercizio o una delle modalità di esercizio dell'attività
         in uno Stato membro siano subordinati, direttamente o indirettamente mediante disposizioni legislative regolamentari o amministrative
         al possesso di un diploma. 
         
         
         49
            
         Una professione deve quindi essere considerata regolamentata, ai sensi della direttiva 89/48, allorché l'accesso all'attività
         professionale di cui trattasi o l'esercizio della medesima è disciplinato da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative
         che istituiscono un regime che produce l'effetto di riservare espressamente tale attività professionale alle persone che soddisfano
         talune condizioni e di vietarne l'accesso a quelle che non le soddisfano (v. sentenze 1° febbraio 1996, causa C-164/94, Aranitis,
         Racc. pag. I-135, punto 19, e Fernández de Bobadilla, cit., punto 17). 
         
         
         50
            
         L'accesso alle attività di praticante e di praticante-patrocinante di cui trattasi nella causa principale, nonché l'esercizio
         delle medesime sono disciplinati da disposizioni legislative che istituiscono un regime che riserva tali attività a coloro
         che soddisfano talune condizioni e ne vieta l'accesso a coloro che non le soddisfano. 
         
         
         51
            
         Tuttavia, dalle dette disposizioni deriva che l'esercizio di queste attività è concepito nel senso che costituisce la parte
         pratica della formazione necessaria per accedere alla professione di avvocato. Dopo sei anni, il praticante-patrocinante che
         non supera l'esame previsto all'art. 17, primo comma, punto 6, del decreto legge n. 1578/33 non sarà più autorizzato, secondo
         i termini di queste disposizioni, a continuare l'attività che esercitava in tale qualità. 
         
         
         52
            
         In tale contesto, l'attività di praticante-patrocinante non può essere qualificata come  
         professione regolamentata ai sensi della direttiva 89/48, separabile da quella della professione di avvocato. 
         
         
         53
            
         Il fatto che un numero non trascurabile di praticanti-patrocinanti, che non hanno superato l'esame finale, continui ad esercitare
         attività legali e non sia cancellato dal registro dei praticanti, non può avere la conseguenza di qualificare le attività
         di praticante o di patrocinante, considerate isolatamente, come professione regolamentata ai sensi della direttiva 89/48.
         
         
         
         54
            
         Risulta inoltre che la sig.ra Morgenbesser, non avendo ottenuto in Francia il  
         certificat d'aptitude à la profession d'avocat (CAPA) (certificato d'idoneità alla professione di avvocato), non possiede i titoli professionali per accedere allo status
         di  
         stagiaire (praticante) nell'ambito della professione di avvocato in questo Stato membro. In tale contesto, la  
         maîtrise en droit di cui dispone non costituisce, di per sé sola, un  
         diploma, certificato o altro titolo ai sensi dell'art. 1, lett. a), della direttiva 89/48. 
         
         
         55
            
         Ne deriva che la sig.ra Morgenbesser non può avvalersi della direttiva 89/48. 
         
         
         56
            
         In considerazione di quanto precede, occorre esaminare se gli artt. 39 CE e 43 CE trovino applicazione nella fattispecie di
         cui alla causa principale. Solo nel caso in cui queste disposizioni non fossero applicabili sarebbe necessario esaminare le
         altre disposizioni del Trattato menzionate dal giudice del rinvio nella sua questione. 
         
         
         57
            
         Secondo la giurisprudenza, i cui principi sono stati enunciati nella citata sentenza Vlassopoulou, le autorità di uno Stato
         membro, quando esaminano la domanda di un cittadino di un altro Stato membro diretta a ottenere l'autorizzazione all'esercizio
         di una professione regolamentata, debbono prendere in considerazione la qualificazione professionale dell'interessato procedendo
         ad un raffronto tra, da un lato, la qualificazione attestata dai suoi diplomi, certificati e altri titoli nonché dalla sua
         esperienza professionale nel settore e, dall'altro, la qualificazione professionale richiesta dalla normativa nazionale per
         l'esercizio della professione corrispondente (v., da ultimo, sentenza 16 maggio 2002, causa C-232/99, Commissione/Spagna,
         Racc. pag. I-4235, punto 21). 
         
         
         58
            
         Tale obbligo si estende a tutti i diplomi, certificati ed altri titoli, nonché all'esperienza acquisita dall'interessato nel
         settore, indipendentemente dal fatto che siano stati conseguiti in uno Stato membro o in un paese terzo, e non cessa di esistere
         in conseguenza dell'adozione di direttive relative al reciproco riconoscimento dei diplomi (v. sentenze 14 settembre 2000,
         causa C-238/98, Hocsman, Racc. pag. I-6623, punti 23 e 31, e Commissione/Spagna, cit., punto 22). 
         
         
         59
            
         Secondo il Consiglio dell'Ordine di Genova, l'attività di praticante costituisce un'attività di formazione, alla quale non
         si applicano le disposizioni degli artt. 39 CE e 43 CE. 
         
         
         60
            
         Tuttavia, il periodo di pratica di cui trattasi nella causa principale comporta l'esercizio di attività, normalmente retribuite
         o dal cliente o dallo studio dove il praticante lavora, al fine di accedere a una professione regolamentata alla quale si
         applica l'art. 43 CE. Nella misura in cui la retribuzione del praticante assume la forma di un salario, può trovare applicazione
         anche l'art. 39 CE. 
         
         
         61
            
         Sia l'art. 39 CE sia l'art. 43 CE possono quindi trovare applicazione a una situazione quale quella di cui alla causa principale.
         Tuttavia, l'analisi non differisce a seconda che venga fatta valere la libera circolazione dei lavoratori o la libertà di
         stabilimento per opporsi al rifiuto, da parte del Consiglio dell'Ordine di Genova che opera in qualità di autorità competente
         per l'iscrizione nel registro dei praticanti, di prendere in considerazione, ai fini dell'iscrizione, la laurea in giurisprudenza
         ottenuta in un altro Stato membro e l'esperienza professionale acquisita. 
         
         
         62
            
         Come la Corte ha già precisato, l'esercizio del diritto di stabilimento viene ostacolato se le norme nazionali fanno astrazione
         dalle conoscenze e dalle qualifiche già acquisite dall'interessato in un altro Stato membro, di modo che le autorità nazionali
         competenti devono valutare se tali conoscenze siano valide ai fini dell'accertamento del possesso delle conoscenze mancanti
         (v. citt. sentenze Vlassopoulou, punti 15 e 20, e Fernández de Bobadilla, punto 33). 
         
         
         63
            
         In tale contesto, contrariamente a quanto sostiene il governo italiano, non si tratta, in un caso quale quello di cui alla
         fattispecie della causa principale, di una semplice questione di riconoscimento di titoli accademici. 
         
         
         64
            
         E' vero che il riconoscimento, per fini accademici e civili, dell'equivalenza di un diploma ottenuto in un primo Stato membro
         può essere pertinente, e persino determinante, per l'iscrizione all'albo degli avvocati di un secondo Stato membro (v., a
         tale riguardo, sentenza 28 aprile 1977, causa 71/76, Thieffry, Racc. pag. 765). 
         
         
         65
            
         Non ne deriva tuttavia che, ai fini dei controlli che l'autorità competente dello Stato membro ospitante deve effettuare in
         circostanze quali quelle della fattispecie di cui alla causa principale, è necessario verificare l'equivalenza accademica
         del diploma di cui si avvale l'interessato rispetto al diploma normalmente richiesto dai cittadini di tale Stato. 
         
         
         66
            
         La presa in considerazione del diploma dell'interessato, quale la  
         maîtrise en droit rilasciata da un'università francese, deve quindi essere effettuata nell'ambito della valutazione dell'insieme della formazione,
         accademica e professionale, che quest'ultimo può far valere. 
         
         
         67
            
         Ne deriva che spetta all'autorità competente verificare, conformemente ai principi sanciti dalla Corte nelle citate sentenze
         Vlassopoulou e Fernández de Bobadilla, se, e in quale misura, si debba ritenere che le conoscenze attestate dal diploma rilasciato
         in un altro Stato membro e le qualifiche o l'esperienza professionale ottenute in quest'ultimo, nonché l'esperienza ottenuta
         nello Stato membro in cui il candidato chiede di essere iscritto, soddisfino, anche parzialmente, le condizioni richieste
         per accedere all'attività di cui trattasi. 
         
         
         68
            
         Questa procedura di valutazione deve consentire alle autorità dello Stato membro ospitante di assicurarsi obiettivamente che
         il diploma straniero attesti, da parte del suo titolare, il possesso di conoscenze e di qualifiche, se non identiche, quanto
         meno equivalenti a quelle attestate dal diploma nazionale. Tale valutazione dell'equivalenza del diploma straniero deve effettuarsi
         esclusivamente in considerazione del livello delle conoscenze e delle qualifiche che questo diploma, tenuto conto della natura
         e della durata degli studi e della formazione pratica di cui attesta il compimento, consente di presumere in possesso del
         titolare (v. sentenze 15 ottobre 1987, causa 222/86, Heylens e a., Racc. pag. 4097, punto 13, e Vlassopoulou, cit., punto
         17). 
         
         
         69
            
         Nel contesto di questo esame uno Stato membro può tuttavia prendere in considerazione differenze obiettive relative tanto
         al contesto giuridico della professione considerata nello Stato membro di provenienza quanto al suo campo di attività. Nel
         caso della professione di avvocato, lo Stato membro ha pertanto il diritto di procedere ad un esame comparativo dei diplomi
         tenendo conto delle differenze rilevate tra gli ordinamenti giudiziari nazionali interessati (sentenza Vlassopoulou, cit.,
         punto 18). 
         
         
         70
            
         Se a seguito di questo esame comparativo dei diplomi si arriva alla constatazione che le conoscenze e le qualifiche attestate
         dal diploma straniero corrispondono a quelle richieste dalle disposizioni nazionali, lo Stato membro è tenuto ad ammettere
         che questo diploma soddisfa le condizioni fissate da dette disposizioni. Se, invece, a seguito di tale confronto emerge una
         corrispondenza solo parziale tra dette conoscenze e qualifiche, lo Stato membro ospitante ha il diritto di pretendere che
         l'interessato dimostri di aver maturato le conoscenze e le qualifiche mancanti (sentenza Vlassopoulou, cit., punto 19). 
         
         
         71
            
         A questo proposito, spetta alle autorità nazionali competenti valutare se le conoscenze acquisite nello Stato membro ospitante
         nel contesto di un ciclo di studi ovvero anche di un'esperienza pratica siano valide ai fini dell'accertamento del possesso
         delle conoscenze mancanti (sentenza Vlassopoulou, cit., punto 20). 
         
         
         72
            
         In considerazione di quanto precede, occorre risolvere la questione posta dal giudice nazionale nel senso che il diritto comunitario
         si oppone al rifiuto da parte delle autorità di uno Stato membro di iscrivere, nel registro di coloro che effettuano il periodo
         di pratica necessario per essere ammessi alla professione di avvocato, il titolare di una laurea in giurisprudenza conseguita
         in un altro Stato membro per il solo motivo che non si tratta di una laurea in giurisprudenza conferita, confermata o riconosciuta
         come equivalente da un'università del primo Stato. 
         
         Sulle spese
         73
            
         Le spese sostenute dai governi italiano e danese nonché dalla Commissione, che hanno presentato osservazioni alla Corte, non
         possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente
         sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            LA CORTE (Quinta Sezione),
         
         
         pronunciandosi sulla questione sottopostale dalla Corte suprema di Cassazione con ordinanza 19 aprile 2001, dichiara: 
         
                  Timmermans
               
               
                  Edward
               
               
                  La Pergola
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 13 novembre 2003. 
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                   R. Grass 
               
               
                  V. Skouris  
               
            
      
      
          1 –
            
             Lingua processuale: l'italiano.