CELEX: 62004CC0343
Language: it
Date: 2006-01-11
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Poiares Maduro del 11 gennaio 2006. # Land Oberösterreich contro ČEZ as. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Oberster Gerichtshof - Austria. # Convenzione di Bruxelles - Art. 16, punto 1, lett. a) - Competenza esclusiva in materia di diritti reali immobiliari - Azione diretta a far cessare immissioni o un rischio di immissioni causate su proprietà immobiliari dall'attività di una centrale nucleare situata sul territorio di uno Stato confinante con quello in cui queste sono ubicate - Non applicazione. # Causa C-343/04.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      POIARES MADURO
      presentate l’11 gennaio 2006 1(1)
      
      Causa C-343/04
      Land Oberösterreich
      contro
      ČEZ, as
      [domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dallo Oberster Gerichtshof (Austria)]
      [Interpretazione dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles – Competenza esclusiva «in materia di diritti reali immobiliari» – Azione diretta ad ottenere la cessazione di immissioni su un fondo agricolo provenienti da un vicino impianto nucleare ubicato
         nel territorio di uno Stato non contraente]
      1.     In genere si pensa che le normali circostanze della vita quotidiana sollevino problemi giuridici di facile soluzione. Questo
         non vale, tuttavia, per i rapporti di vicinato. Benché tali rapporti forniscano a volte esempi di fraternità che giustificano
         il proverbio «meglio un amico vicino che un fratello lontano» (2), non si deve dimenticare che il vicinato, come ha rilevato un illustre giurista, più di ogni altra cosa «insegna la fratellanza
         negativa: sopporta il tuo vicino e non recargli danno», perché un vicino «è spesso più difficile da amare o perfino da non
         odiare dei nostri simili che vivono altrove» (3). Pertanto, i rapporti di vicinato sono spesso fonte di controversie giuridiche complesse e appassionate.
      
      2.     Nell’ambito del presente rinvio pregiudiziale effettuato dall’Oberster Gerichtshof, si sottopone alla Corte la classica circostanza
         in cui il proprietario di un fondo tenta di evitare i presunti effetti sulla sua proprietà di immissioni provenienti da un
         fondo vicino. Il fatto che i due terreni in questione non siano entrambi ubicati sul territorio austriaco e che le presunte
         immissioni provengano da un impianto nucleare conferisce alla fattispecie un carattere transnazionale e un certo grado di
         complessità.
      
      3.     Si esaminerà la questione alla luce della Convenzione 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione
         delle decisioni in materia civile e commerciale (4), come modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978, relativa all’adesione del Regno di Danimarca, dell’Irlanda e del Regno
         Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (5), dalla Convenzione 25 ottobre 1982, relativa all’adesione della Repubblica ellenica (6), dalla Convenzione 26 maggio 1989, relativa all’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese (7), e dalla Convenzione 29 novembre 1996, relativa all’adesione della Repubblica d’Austria, della Repubblica di Finlandia e
         del Regno di Svezia (8) (in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles» o la «Convenzione»).
      
      4.     La questione sottoposta alla Corte consiste in sostanza nella domanda se i giudici austriaci, trovandosi il fondo assertivamente
         danneggiato nel loro territorio, siano competenti a conoscere di tale azione preventiva in forza dell’art. 16, punto 1, lett. a),
         della Convenzione, che riguarda le controversie «in materia di diritti reali immobiliari».
      
      I –    Fatti della causa principale, normativa pertinente e questione sottoposta alla Corte
      5.     La parte attrice – il Land austriaco dell’Oberösterreich (in prosieguo: l’«attrice» o il «Land Oberösterreich») – è proprietaria
         di un’area, ubicata nella parte settentrionale del suo territorio, che viene destinata ad uso agricolo per scopi di sperimentazione
         agraria nell’ambito delle coltivazione delle piante e ospita la sede di una scuola agraria. La convenuta è un’impresa ceca
         per la produzione di energia, la ČEZ as (in prosieguo: la «ČEZ»), che gestisce l’impianto nucleare di Temelin in un’area di
         sua proprietà, situata a circa 60 km dal terreno dell’attrice.
      
      6.     Il 31 luglio 2001, il Land Oberösterreich, agendo in qualità di proprietario del fondo che esso tenta di proteggere dalle
         presunte interferenze, ha intrapreso un’azione giudiziaria nei confronti della ČEZ dinanzi al Landesgericht di Linz. In sostanza,
         si chiedeva che venisse ingiunto alla ČEZ di porre immediatamente fine ai presunti effetti sulla proprietà dell’attrice delle
         immissioni di radiazioni ionizzanti provenienti dal fondo su cui la centrale nucleare di Temelin svolge la sua attività, in
         quanto il livello delle immissioni sul fondo di proprietà dell’attrice avrebbe superato quello che dovrebbe derivare dall’attività
         di una centrale nucleare gestita secondo i parametri tecnologici correnti.
      
      7.     In subordine, l’attrice chiedeva in sostanza che fosse ingiunto alla convenuta di far cessare il rischio creato dalle radiazioni
         ionizzanti in provenienza dal suo fondo nella misura in cui tale rischio eccedeva il livello di rischio che dovrebbe derivare
         da un impianto nucleare gestito secondo i parametri tecnologici correnti. 
      
      8.     L’azione dinanzi al Landesgericht di Linz era stata esercitata in forza dell’art. 364, n. 2, del codice civile austriaco,
         l’Allgemeines bürgerliches Gesetzbuch (in prosieguo: l’«ABGB»), che dispone quanto segue: «[i]l proprietario di un fondo può
         vietare al vicino le immissioni provenienti dal suo fondo come deflusso di acque, fumo, gas, immissioni di calore, odori,
         rumore, scuotimenti di terra e simili, qualora superino la misura abituale secondo le normali relazioni del luogo e compromettano
         in misura sostanziale il godimento del fondo secondo consuetudine. Lo scarico diretto senza specifico titolo giuridico è inammissibile
         in qualsiasi circostanza».
      
      9.     L’art. 354 dell’ABGB stabilisce che «[i]l diritto di proprietà consiste nel potere di disporre a propria discrezione della
         sostanza e dell’uso di un bene e di escluderne chiunque altro». Conformemente al diritto austriaco, il titolare può proteggere
         la sua proprietà dalle interferenze di altri soggetti mediante un’azione negatoria con cui si può ottenere una dichiarazione
         di inesistenza di altri diritti reali sul proprio fondo e tutelare quest’ultimo contro qualsiasi turbativa illegittima. Secondo
         il giudice del rinvio, l’azione volta ad ottenere la cessazione delle immissioni (la cosiddetta «Immissionsabwehrklage») di
         cui all’art. 364, n. 2, dell’ABGB è considerata un tipo di azione negatoria o «Eigentumsfreiheitsklage», diretto a preservare
         un immobile da interferenze esterne.
      
      10.   Dinanzi al Landesgericht di Linz, l’attrice ha fatto valere che le radiazioni radioattive e ionizzanti rappresentano immissioni
         ai sensi dell’art. 364, n. 2, dell’ABGB e che la radioattività diffusa da una centrale nucleare durante le prove di funzionamento
         e, in ogni caso, la minaccia di contaminazione radioattiva del suolo durante il funzionamento normale o a causa di un guasto
         all’impianto, superano la misura locale consueta e compromettono permanentemente l’utilizzo normale dell’area da parte dell’attrice
         a fini abitativi, scolastici e agricoli. Pertanto, sussisterebbero le condizioni per esercitare dinanzi al Landesgericht di
         Linz un’azione diretta ad ottenere la cessazione delle immissioni in forza dell’art. 364, n. 2, dell’ABGB e la competenza
         di detto giudice risulterebbe dall’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles.
      
      11.   L’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles dispone che «in materia di diritti reali immobiliari e di contratti
         d’affitto d’immobili» hanno competenza esclusiva i giudici dello Stato contraente in cui l’immobile è situato, indipendentemente
         dal domicilio.
      
      12.   La ČEZ ha eccepito il difetto di competenza territoriale in quanto l’art. 16 della Convenzione di Bruxelles non fornirebbe
         un fondamento giuridico idoneo per la competenza nelle azioni dirette ad ottenere la cessazione delle immissioni quali la
         Immissionsabwehrklage. A suo parere, simili controversie avrebbero invece carattere risarcitorio e ricadrebbero nell’ambito
         di applicazione dell’art. 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles. Tale disposizione prevede quanto segue:
      
      «Il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente:
      (…)
      3) in materia di delitti o quasi-delitti, davanti al giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto; (…)».
      13.   Questa disposizione istituisce un regime di competenza speciale rispetto al sistema generale previsto dall’art. 2 della Convenzione,
         secondo cui «le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente sono convenute, a prescindere dalla loro
         nazionalità, davanti agli organi giurisdizionali di tale Stato».
      
      14.   La convenuta ha affermato non solo che l’art. 16 andrebbe interpretato nel senso che, con riferimento agli Stati non contraenti,
         non fornisce alcun fondamento alla competenza per le azioni dirette ad ottenere la cessazione delle immissioni, ma altresì
         che un’ingiunzione inibitoria emessa da un giudice austriaco costituirebbe, sul piano internazionalistico, un’indebita ingerenza
         nella sovranità territoriale e giudiziaria della Repubblica ceca e non sarebbe in essa eseguibile.
      
      15.   Il Landesgericht di Linz ha respinto il ricorso. Esso ha dichiarato che il foro obbligatorio di cui all’art. 16, punto 1,
         lett. a), della Convenzione di Bruxelles dev’essere interpretato in senso restrittivo. A suo parere, pertanto, le azioni in
         materia di diritti reali sono quelle in cui si mettono in discussione l’esistenza e i limiti della proprietà e del possesso
         e che oggetto della controversia devono quindi essere diritti reali.
      
      16.   Inoltre, il Landesgericht di Linz ha dichiarato che non poteva pronunciarsi senza aver accertato preliminarmente se si fosse
         in presenza di un impianto autorizzato dalla pubblica amministrazione, secondo quanto disposto dall’art. 364a dell’ABGB. Conformemente
         a tale disposizione, che costituisce una deroga al principio generale sancito dall’art. 364, n. 2, dell’ABGB, qualora «un
         danno sia arrecato da una miniera oppure da un impianto autorizzato da una pubblica autorità sul fondo del vicino in un modo
         che oltrepassa la misura suddetta, il possessore del terreno è soltanto legittimato a pretendere giudizialmente il risarcimento
         del danno arrecato, anche qualora il danno sia stato provocato da circostanze di fatto delle quali nella valutazione della
         pubblica amministrazione non si sia tenuto conto». Secondo il Landesgericht di Linz, verificare se si sia in presenza di un
         impianto autorizzato dalla pubblica amministrazione rappresenterebbe una cospicua ingerenza nella sovranità della Repubblica
         ceca.
      
      17.   Su istanza dell’attrice, il giudice d’appello ha parzialmente riformato tale decisione, respingendo l’eccezione sollevata
         dalla convenuta con riferimento al difetto di competenza territoriale, sulla base della constatazione che anche l’azione diretta
         ad ottenere la cessazione delle immissioni, quale quella prevista all’art. 364, n. 2, dello ABGB, rientra nell’ambito di applicazione
         dell’art. 16 della Convenzione di Bruxelles.
      
      18.   La convenuta ha adito, mediante ricorso straordinario, l’Oberster Gerichtshof, che ha successivamente proposto alla Corte
         la seguente questione pregiudiziale:
      
      «Se la locuzione “in materia di diritti reali immobiliari” contenuta nell’art. 16, punto 1, lett. a) della Convenzione concernente
         la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale del 27 settembre 1968 (…) debba
         essere interpretata nel senso che essa contempla le azioni inibitorie (preventive) di cui all’art. 364, n. 2, del codice civile
         austriaco (ABGB)», dirette a far vietare immissioni da un fondo situato in uno Stato confinante − che non è membro dell’Unione
         europea − (nella fattispecie: immissioni di radiazioni ionizzanti provenienti da un impianto nucleare situato nella Repubblica
         ceca) su di un’area di cui è proprietaria l’attrice.
      
      II – Analisi
      19.   Storicamente, gli ordinamenti giuridici nazionali europei hanno elaborato una varietà di istituti giuridici intesi a risolvere
         i problemi giuridici scaturenti dai rapporti di vicinato. Di conseguenza, quando tali rapporti hanno dimensione transnazionale,
         come nella presente fattispecie in cui i beni immobili confinanti sono ubicati in due Stati diversi, la complessità giuridica
         emerge soprattutto all’inizio, sotto il profilo dei conflitti di competenza.
      
      20.   In limine, occorre ricordare che non si è affermato né dimostrato che, nella fattispecie, l’attrice presenti caratteristiche
         diverse rispetto a una qualsiasi impresa privata. Il Land Oberösterreich non agisce in qualità di organismo statale, bensì
         esclusivamente come proprietario di un fondo situato nella parte settentrionale del suo territorio, su cui sorge una scuola
         agraria. Lo stesso può dirsi per la ČEZ. Pertanto, il fatto che la maggioranza delle azioni di tale impresa sia detenuta dallo
         Stato ceco è irrilevante ai fini della controversia. È quindi chiaro che la lite rientra nell’ambito di applicazione ratione
         materiae della Convenzione, in quanto materia civile ai sensi dell’art. 1 della medesima Convenzione (9).
      
      21.   Un’altra questione preliminare riguarda il rapporto tra l’applicazione della Convenzione di Bruxelles e altre convenzioni
         che disciplinano le questioni di competenza giurisdizionale in relazione alle azioni per danni nello specifico settore dell’energia
         nucleare (10). Tra tali convenzioni rientrano la Convenzione di Parigi del 1960 sulla responsabilità civile nel campo dell’energia nucleare
         e la Convenzione di Vienna del 1963 relativa alla responsabilità civile in materia di danno nucleare, nonché il Protocollo
         congiunto del 1988 relativo all’applicazione della Convenzione di Vienna e della Convenzione di Parigi. Benché la Repubblica
         ceca abbia aderito alla Convenzione di Vienna e al Protocollo congiunto, né la Convenzione di Vienna né quella di Parigi sono
         applicabili nella fattispecie, in quanto l’Austria non è parte di tali convenzioni (11).
      
      22.   L’ultima questione preliminare riguarda l’ambito di applicazione della Convenzione e si colloca al centro della causa a qua.
         Nella fattispecie ora in esame, infatti, la convenuta non era domiciliata in uno Stato contraente all’epoca in cui è stato
         avviato il procedimento in Austria, nel 2001. La Repubblica ceca ha aderito all’Unione europea il 1° maggio 2004 (12). L’art. 4 della Convenzione prevede espressamente che se il convenuto non è domiciliato nel territorio di uno Stato contraente,
         la competenza è disciplinata, in ciascuno Stato contraente, dalla legge di tale Stato. Tuttavia, lo stesso art. 4 esclude
         le ipotesi di competenza esclusiva di cui all’art. 16 da tale applicazione delle disposizioni interne relative alla competenza
         internazionale (13). Di conseguenza, l’art. 16 riveste un ruolo fondamentale in quanto costituisce un fondamento della competenza in forza della
         Convenzione che sarebbe altrimenti mancato, dal momento che la convenuta non è domiciliata nel territorio di uno Stato contraente.
      
      23.   A tale proposito, la Corte, nella recente sentenza Owusu, ha dichiarato che «le norme della Convenzione di Bruxelles in materia
         di competenza esclusiva (…) sono parimenti applicabili ai rapporti giuridici concernenti unicamente uno Stato contraente ed
         uno o più Stati terzi. Lo stesso dicasi, riguardo all’art. 16 della Convenzione di Bruxelles, nell’ipotesi di una controversia
         in materia di diritti reali immobiliari o di locazione d’immobili tra soggetti domiciliati in uno Stato non contraente, ma
         riguardante un bene situato in uno Stato contraente (14)». Poiché l’art. 16, punto 1, lett. a), fornisce agli Stati contraenti un fondamento comune e uniforme per la competenza esclusiva
         in materia di azioni reali, è logico che la sua applicazione escluda quella di parallele norme nazionali derogatorie in materia
         di competenza sullo stesso tipo di azioni (15).
      
      24.   Qualora uno Stato contraente non competente a conoscere di un’azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), potesse
         legittimamente affermare la propria competenza per un’azione di questo tipo in forza del proprio diritto nazionale, emettere
         una decisione definitiva e pretendere in ultima analisi che tale sentenza fosse riconosciuta in un altro Stato contraente,
         ciò porterebbe proprio al tipo di conflitto di competenza che l’art. 16, punto 1, lett. a), è inteso a risolvere. L’applicazione,
         accanto all’art. 16, punto 1, lett. a), di disposizioni nazionali configgenti parallele che conferiscono competenza esclusiva
         per le azioni reali pregiudicherebbe sicuramente l’effettività della Convenzione (16). Inoltre, tale applicazione si porrebbe indubbiamente in conflitto con la ripartizione uniforme e obbligatoria della competenza
         esclusiva tra gli Stati contraenti (17) e con il principio della certezza del diritto, che costituisce la base fondamentale della Convenzione (18).
      
      25.   Inoltre, qualsiasi altra interpretazione avrebbe conseguenze particolarmente imprevedibili sul caso in esame. Qualora i giudici
         austriaci potessero pronunciare una sentenza sul fondamento di disposizioni nazionali parallele che conferiscono competenza
         internazionale per le azioni reali, e venisse chiesto il riconoscimento o l’esecuzione della loro sentenza nella Repubblica
         ceca, ciò darebbe origine a un conflitto sul riconoscimento o l’esecuzione di tale sentenza. Un conflitto di questo genere,
         che coinvolgerebbe due Stati attualmente membri dell’Unione europea, esulerebbe dall’ambito di applicazione del regime comunitario
         relativo alla libera circolazione delle sentenze istituito dalla Convenzione e più di recente dal regolamento n. 44/2001,
         che attualmente vincola sia l’Austria che la Repubblica ceca (19).
      
      26.   Anzitutto, concentrerò l’attenzione sull’interpretazione della nozione di controversie «in materia di diritti immobiliari»
         di cui all’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione. Analizzerò quindi il problema della qualificazione delle azioni
         quali la «Immissionsabwehrklage» alla luce della loro sostanza e del loro scopo per verificare se detta azione rientri o meno
         nell’ambito di applicazione dell’art. 16, punto 1, lett. a). Infine, esaminerò le implicazioni di tale qualificazione e il
         rapporto tra la competenza in rem derivante dall’art. 16, punto 1, lett. a), e la competenza speciale di cui all’art. 5, n. 3,
         della Convenzione in materia di delitti o quasi-delitti.
      
      A –    Sull’interpretazione della nozione di controversie «in materia di diritti reali immobiliari» di cui all’art. 16
      27.   La Corte ha già avuto modo di interpretare l’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione e di chiarire l’ambito di applicazione
         di tale regime di competenza esclusiva per le controversie in materia di diritti reali immobiliari.
      
      28.   La Corte ha dichiarato, in primo luogo, che tale nozione dev’essere interpretata in maniera autonoma. Occorre quindi individuare
         una definizione delle controversie «in materia di diritti immobiliari» che sia «indipendente» da qualsiasi nozione nazionale
         equivalente degli Stati contraenti (20), esattamente come si è dovuto fare a proposito di altri criteri di competenza esclusiva prevista dall’art. 16 (21).
      
      29.   In secondo luogo, la Corte ha dichiarato che tale nozione «non deve essere interpretat[a] in senso più ampio di quanto richieda
         la finalità da ess[a] perseguita», dal momento che l’applicazione dell’art. 16, punto 1, lett. a), «ha per effetto di privare
         le parti della scelta, che altrimenti spetterebbe loro, del foro competente, e, in taluni casi, di portarle davanti ad un
         giudice che non è quello proprio del domicilio di alcuna di esse» (22).
      
      30.   Pertanto, la presa in considerazione della ratio del sistema di competenza esclusiva istituito dall’art. 16, punto 1, lett. a),
         riveste un ruolo fondamentale nell’interpretazione di tale concetto volta a determinarne la portata. Esaminerò subito questo
         aspetto. Di seguito, alla luce della suddetta ratio, analizzerò la distinzione tra azioni reali e azioni personali, che è
         fondamentale ai fini dell’interpretazione dell’art. 16, punto 1, lett. a), e che la Corte ha adottato per determinare con
         maggior precisione la portata della disposizione di cui trattasi.
      
      1.      La finalità della competenza esclusiva prevista dall’art. 16, punto 1, lett. a)
      31.   Per quanto riguarda la finalità del regime istituito per le azioni reali dall’art. 16, punto 1, lett. a), la Corte ha dichiarato
         che i giudici del luogo in cui si trova l’immobile «sono quelli meglio in grado, vista la prossimità, di avere una buona conoscenza
         delle situazioni di fatto e di applicare le norme e gli usi particolari che sono, nella generalità dei casi, quelli dello
         Stato di ubicazione dell’immobile» (23). Secondo la giurisprudenza della Corte, l’attribuzione della competenza esclusiva ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a),
         si giustifica anche in base a considerazioni «di buona amministrazione della giustizia» (24), in quanto «le controversie relative ai diritti reali immobiliari spesso comportano contestazioni che implicano di frequente
         accertamenti, inchieste e perizie che dovranno effettuarsi sul posto» (25).
      
      32.   Sulla base di tale criterio teleologico, la Corte ha reso più specifica la definizione autonoma delle controversie «in materia
         di diritti immobiliari». Tale nozione ingloba solo le azioni che «tendono a determinare l’estensione, la consistenza, la proprietà,
         il possesso di beni immobili o l’esistenza di altri diritti reali su tali beni e ad assicurare ai titolari di questi diritti
         la protezione delle prerogative derivanti dal loro titolo» (26).
      
      33.   La Commissione, la ČEZ e il governo del Regno Unito si basano in ampia misura su tali considerazioni relative alla prossimità
         e alla buona amministrazione della giustizia per affermare che la soluzione della presente controversia è relativamente semplice.
         Poiché, nella fattispecie, le indagini e gli accertamenti andrebbero condotti per lo più nella Repubblica ceca per determinare
         se l’impianto nucleare di Temelin emetta radiazioni radioattive e ionizzanti che oltrepassano i livelli di tollerabilità previsti
         per gli impianti moderni, sarebbe corretto ritenere che la Immissionsabwehrklage esuli dalla definizione di azioni reali di
         cui all’art. 16, punto 1, lett. a), risultante da un’interpretazione restrittiva di tale disposizione (27). Non condivido tale ragionamento, per due motivi.
      
      34.   In primo luogo, perché le considerazioni relative alla prossimità e alla buona amministrazione della giustizia non operano
         solo a favore della competenza dei giudici cechi. Come hanno osservato il Land Oberösterreich e il governo polacco, tali considerazioni
         valgono anche a favore della competenza dei giudici austriaci, che sono più vicini all’immobile interessato e si trovano quindi
         in posizione migliore per valutare il possibile impatto delle immissioni su di esso.
      
      35.   In secondo luogo, non sono convinto che il regime di competenza esclusiva per le azioni reali previsto dall’art. 16, punto 1,
         lett. a), possa spiegarsi solo con considerazioni di natura politica attinenti alla buona amministrazione della giustizia
         e, in definitiva, alla prossimità dei giudici dello Stato in cui è ubicato l’immobile.
      
      36.   Tali considerazioni giustificano indubbiamente il fatto di considerare il forum rei sitae come quello che presenta la connessione
         più stretta con i fatti di causa – anche se non è sempre facile individuare detto foro nei casi cui, come nella presente fattispecie,
         si tratti di due immobili – e quindi di attribuire la competenza in primo luogo a tale foro. Il problema inerente a tale analisi
         teleologica consiste nel fatto che essa non è sufficiente per spiegare il carattere esclusivo di tale competenza. In altre parole, perché, ai sensi della Convenzione, i giudici dello Stato in cui è ubicato l’immobile
         dovrebbero essere competenti, con esclusione di tutti gli altri, a determinare la proprietà e il possesso di tale immobile e l’eventuale esistenza di diritti limitati su tale bene, nonché
         a tutelare le prerogative che ne derivano? (28)
      
      37.   L’argomento secondo cui accertamenti, inchieste e perizie devono essere svolti necessariamente sul luogo in cui si trova l’immobile
         non fornisce la soluzione del problema. Esistono concrete possibilità di cooperazione tra giudici al fine di stabilire i fatti pertinenti nel luogo in cui è ubicato l’immobile (29). Gli argomenti relativi alla prossimità ai fatti e alla buona amministrazione della giustizia si fondano su considerazioni
         pratiche di semplicità e opportunità. Tali considerazioni sono sufficienti per spiegare un regime di competenza speciale (30), ma non la competenza esclusiva per le azioni reali, che impedisce ai giudici di qualsiasi altro Stato di conoscere di tali azioni, anche nel caso in cui
         il convenuto sia domiciliato in tale Stato.
      
      38.   L’analisi dei motivi che giustificano l’esclusività della competenza in rem non rappresenta una questione puramente accademica.
         Al contrario, come ha ammesso la Corte, è fondamentale determinare con precisione il significato e la portata della nozione
         di controversie in materia di diritti reali immobiliari e, in ultima analisi, stabilire se un’azione quale la Immissionsabwehrklage
         rientri in tale nozione. Al riguardo, ritengo che la Corte debba evitare di stabilire l’ambito della competenza esclusiva
         per le azioni reali prevista dall’art. 16, punto 1, lett. a), in base a motivi insufficienti a giustificare il carattere esclusivo di tale competenza.
      
      39.   La giustificazione dell’attribuzione della competenza esclusiva va cercata non solo in considerazioni di ordine pratico fondate su criteri di prossimità ai fatti di causa, semplicità e opportunità ai fini
         della buona amministrazione della giustizia. Essa è anche strettamente connessa ad un principio giuridico generale: la tradizionale
         sovranità di ciascuno Stato contraente per quanto riguarda il controllo, l’attribuzione e la tutela dei diritti reali dei
         singoli sugli immobili ubicati nel suo territorio (31). Il settore del diritto della proprietà immobiliare è un tipico settore in cui, per motivi cogenti di natura politica ed
         economica, lo Stato in cui si trova l’immobile è titolare di un potere normativo che comporta per logica conseguenza la competenza
         esclusiva sulle azioni reali (32). In base a tale principio, ciascuno Stato contraente dispone di un monopolio giurisdizionale sulle azioni reali previste dall’art. 16, punto 1, lett. a) (33).
      
      40.   Ritengo che sarebbe poco soddisfacente anche sostenere, come fanno alcuni autori, che il monopolio giurisdizionale previsto
         dalla Convenzione si giustifica per il semplice fatto che le sentenze relative ad azioni reali devono essere necessariamente
         eseguite nello Stato in cui vengono emesse. Tali «necessità pratiche» (34) sono sicuramente pertinenti, ma costituiscono solo uno dei molti aspetti della complessa ragion d’essere della competenza
         esclusiva prevista dall’art. 16, punto 1, lett. a).
      
      41.   Inoltre, nel settore parallelo dell’affitto d’immobili – anch’esso soggetto al regime di competenza esclusiva di cui all’art. 16,
         punto 1, lett. a) –, la Corte ha sancito la competenza esclusiva dei giudici del luogo in cui era ubicato l’immobile, anche
         se, a priori, la sentenza doveva essere eseguita entro una giurisdizione diversa. Questa è precisamente la posizione assunta
         in relazione alle azioni di risarcimento (35) che la Corte ha incluso nella competenza esclusiva di cui all’art. 16, punto 1, lett. a). Tale criterio vale anche nel caso
         in cui il convenuto sia domiciliato al di fuori del territorio dello Stato contraente in cui si trova l’immobile e la sentenza
         debba essere eseguita in uno Stato diverso da quello in cui è ubicato l’immobile (36).
      
      42.   Ritengo pertanto che, in quanto ciascuno Stato, di regola, ha competenza esclusiva a controllare l’organizzazione, la struttura
         e la portata dei diritti reali e la loro tutela, esso, per logica conseguenza, ha competenza esclusiva a disciplinare tali
         diritti e stabilire i limiti e le restrizioni loro imposti, con riguardo ai beni immobili situati nel suo territorio.
      
      43.   È in questo senso che occorre intendere la fondamentale dichiarazione interpretativa della Corte relativa alla nozione autonoma
         di azioni reali ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), secondo cui la competenza esclusiva «dei giudici dello Stato contraente
         ove si trova l’immobile» riguarda solo le azioni che «tendono a determinare l’estensione, la consistenza, la proprietà, il
         possesso di beni immobili o l’esistenza di altri diritti reali su tali beni e ad assicurare ai titolari di questi diritti la protezione delle prerogative  derivanti dal loro titolo» (37).
      
      2.      Sulla distinzione tra azioni reali e azioni personali
      44.   La nozione autonoma di azioni «in materia di diritti reali» non è stata creata in un contesto di vuoto normativo. Essa corrisponde
         alla distinzione giuridica classica tra azioni reali – vale a dire le azioni che l’art. 16, punto 1, lett. a), identifica
         quali azioni «in materia di diritti reali» – e le azioni personali, che riguardano controversie vertenti su diritti personali.
         Tale distinzione, ben nota nella maggior parte degli Stati contraenti, anche se meno familiare agli operatori del diritto
         di Common Law (38), riveste un ruolo fondamentale nella Convenzione, in particolare nell’art. 16, punto 1, lett. a), ed è stata espressamente
         fatta propria dalla Corte (39). Essa è molto utile per definire con maggior precisione la portata pratica del monopolio giurisdizionale conferito dall’art. 16,
         punto 1, lett. a), alla luce della ratio del regime di competenza esclusiva descritto in precedenza.
      
      45.   Tale distinzione si fonda sul tipo di diritto che in sostanza dà origine all’azione. Con un’«azione reale ai sensi dell’art. 16,
         punto 1» l’attore «pretende di essere (…) titolare di prerogative concernenti direttamente l’immobile ed opponibili erga omnes» (40). L’oggetto immediato di tali azioni è il diritto reale inteso quale prerogativa su una cosa (res), che esclude tutte le interferenze sulla stessa che non siano autorizzate. Per contro, con le azioni personali l’attore
         «invoca solo dei diritti» nei confronti di determinati soggetti (41). Tali diritti possono avere fonti diverse (contratto, atto illecito, quasi contratto ecc.), ma in ogni caso il diritto riguarda
         direttamente la persona specifica o le persone specifiche indicate dalla sua fonte (42).
      
      46.   Come avviene spesso in diritto, tale distinzione è più facile da formulare che da mettere in pratica. Ad esempio, nel caso
         del confronto tra un’azione personale giustificata da un atto illecito e un’azione reale la distinzione è relativamente chiara.
         Al centro dell’azione derivante da una responsabilità extracontrattuale si colloca l’obbligazione di risarcire i danni e/o
         di porre fine al danno determinato dal comportamento del responsabile. La responsabilità extracontrattuale costituisce la
         fonte di tale obbligazione che, come ogni obbligazione, riguarda necessariamente soggetti specifici, ossia il responsabile
         e la vittima. Pertanto, l’azione con cui la vittima ottiene l’adempimento dell’obbligazione di risarcire i danni o di porre
         fine all’attività dannosa è necessariamente diretta contro un soggetto specifico, il debitore, e costituisce quindi un’azione
         personale. Di conseguenza, l’azione continua ad essere di tipo personale nel caso in cui, come nella causa Henkel (43), si tratti di un’azione preventiva esercitata per impedire un illecito o un delitto imminente ed evitare quindi il verificarsi
         del danno che ne deriverebbe per la vittima.
      
      47.   Per contro, al centro delle azioni reali, in luogo dell’obbligazione di uno specifico debitore, si colloca un diritto reale,
         inteso quale prerogativa diretta sulla res, opponibile erga omnes. Se è vero che tale diritto comporta un’obbligazione, si
         tratta unicamente di un’obbligazione a carico di chiunque altro di non interferire con tale diritto senza il consenso del
         titolare. Nel diritto reale, è fondamentale la prerogativa del titolare sulla cosa. Nel diritto personale, invece, è fondamentale
         l’obbligazione che vincola specifici soggetti (44).
      
      48.   Pertanto, nelle azioni reali, l’attore invoca il diritto reale per stabilirne la portata, il contenuto, gli eventuali oneri,
         le servitù o le altre restrizioni che possono limitare tale diritto, per tutelare l’immobile contro qualsiasi turbativa incompatibile
         con le prerogative inerenti al suo titolo. Nelle azioni personali, invece, l’attore invoca l’obbligazione che lo vincola al
         convenuto e deriva da una fonte specifica, ad esempio la responsabilità extracontrattuale. Il diritto al risarcimento dei
         danni deriva da tale rapporto particolare, e non direttamente dal diritto reale in sé. Come la Corte ha costantemente dichiarato,
         affinché trovi applicazione l’art. 16, punto 1, lett. a), non è sufficiente «che l’azione riguardi un diritto reale immobiliare
         o che abbia un nesso con un immobile. Occorre che l’azione sia fondata su un diritto reale, e non su un diritto personale
         (…)». (45)
      
      49.   Le due azioni sono completamente diverse, anche se possono essere entrambe dirette a tutelare, pur con modalità differenti,
         un diritto reale. La causa Mines de Potasse d’Alsace (46) è illuminante per quanto riguarda il modo in cui un’azione personale prevista dal diritto generale dell’atto illecito può
         essere utilizzata al fine di tutelare un diritto di proprietà. Secondo la ricorrente Bier, la Mines de Potasse scaricava ingenti
         quantità di rifiuti salini nel Reno, in Francia, il che aveva conseguenze su un bene immobile della Bier situato nei Paesi
         Bassi. La Bier chiedeva al giudice di dichiarare illegittimo tale scarico da parte della Mines de Potasse e di ordinare a
         quest’ultima di risarcire il danno cagionato al bene immobile dell’appellante. Tale azione era indubbiamente un’azione personale.
         Essa era diretta ad ottenere l’adempimento di un’obbligazione che incombeva alla Mines de Potasse nei confronti della Bier
         e la cui fonte specifica era costituita da una responsabilità extracontrattuale (47). Per contro, un’azione reale – che non  era in discussione nella causa Mines de Potasse – riguarderebbe direttamente la delimitazione dei diritti su cose (ad esempio
         su un immobile) e la prevenzione di turbative non giustificate da un diritto o da una prerogativa esistenti sulle cose di
         cui trattasi.
      
      50.   A prima vista, tutto questo potrebbe sembrare solo una questione semantica, nel senso che le suddette azioni, a prescindere
         dal fatto che traggano origine dal diritto generale dell’atto illecito o dal diritto della proprietà, sembrano strumenti diversi
         per raggiungere lo stesso risultato comune, vale a dire, in definitiva, la tutela della proprietà. Tale impressione trova
         conferma nel fatto che siffatta tutela può essere garantita mediante procedimenti ingiuntivi. Sembrerebbe trattarsi solo di
         scegliere tra un’ingiunzione formalmente fondata sul diritto della proprietà e una prevista dal diritto dell’atto illecito.
      
      51.   Tuttavia, esistono differenze profonde e sostanziali tra le azioni reali e le azioni personali volte a tutelare la proprietà
         immobiliare contro le turbative. Tali differenze sono il prodotto delle antiche e differenti tradizioni giuridiche sviluppatesi
         e consolidatesi nel diritto della proprietà e in quello dell’atto illecito nei vari Stati contraenti.
      
      52.   Nel diritto privato della maggior parte degli ordinamenti giuridici europei è possibile porre fine a una turbativa su un bene
         immobile non solo mediante azioni personali, ma anche mediante azioni reali ai sensi della Convenzione. A tale proposito,
         è risaputo che, nella maggior parte degli ordinamenti giuridici dell’Europa continentale, la tutela dei diritti di proprietà
         può ottenersi mediante azioni aventi per oggetto immediato la res e il diritto su di essa. A mio parere, ciò è esattamente
         quanto afferma la Corte quando include espressamente nell’ambito dell’art. 16, punto 1, lett. a), le azioni che «assicura[no]
         ai titolari di questi diritti la protezione delle prerogative derivanti dal loro titolo» (48). È il caso, ad esempio, dell’azione negatoria – che è ben nota in particolare in Germania (49), Italia (50) e, secondo l’ordinanza di rinvio, anche in Austria –mediante la quale il proprietario del fondo fa valere la propria libertà
         nei confronti di interferenze esterne che altrimenti costituirebbero una servitù, un onere o una limitazione del suo diritto
         di proprietà. Applicata nello specifico ambito dei diritti reali su immobili confinanti, tale azione reale consente di determinare
         se il diritto di proprietà sull’immobile all’origine dell’interferenza sia sufficientemente esteso da giustificare tale interferenza
         e la conseguente limitazione del diritto di proprietà sull’immobile che ne è oggetto.
      
      53.   Altri ordinamenti giuridici europei semplicemente non hanno familiarità con azioni quali l’azione negatoria. Tuttavia, essi
         possono conseguire lo stesso risultato finale in termini di tutela della proprietà immobiliare mediante istituti giuridici
         incentrati invece sul comportamento del responsabile dell’interferenza. Ciò vale ad esempio nel caso delle «illecite immissioni»
         di Common Law (51). Storicamente, vari ordinamenti giuridici hanno elaborato, ognuno nel proprio specifico contesto socioculturale, strumenti
         giuridici equiparabili ma diversi per tutelare la proprietà dalle interferenze esterne, alcuni dei quali sono incentrati sulla
         cosa in sé e sul diritto su di essa e altri sui rapporti tra specifici soggetti implicanti comportamenti umani che provocano
         l’interferenza (52).
      
      54.   Pertanto, non si deve ritenere che, ogni volta che sia prevista un’azione diretta ad impedire il verificarsi di interferenze
         su un bene immobile o a porre fine alle stesse, tale azione debba rientrare necessariamente nella nozione di controversie
         in materia di delitti o di quasi-delitti di cui all’art. 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles. Questa è, in sostanza, la
         posizione adottata nella fattispecie dalla ČEZ, dal Regno Unito e dalla Commissione, che non posso condividere.
      
      55.   Tale posizione può apparire in qualche modo intuitiva per la maggior parte dei giuristi che hanno minore familiarità con il
         diritto della proprietà nella maggior parte degli ordinamenti giuridici europei (53). Può anche essere vero che, a differenza del diritto dell’atto illecito, il diritto della proprietà è intriso di definizioni
         giuridiche che molti operatori considerano arcaiche per disciplinare i problemi connessi alla tutela della proprietà contro
         le turbative aventi origine in fondi confinanti. Probabilmente è la stessa nozione tradizionale di «proprietà», intesa quale
         rapporto giuridico di dominio tra una persona e una cosa, che è divenuta sempre più inadeguata ed è stata sostituita da nozioni
         giuridiche più interpersonali (54).
      
      56.   La realtà, tuttavia, è che tali nozioni giuridiche «arcaiche» del diritto della proprietà e le azioni da esso previste per
         porre fine alle interferenze su una proprietà immobiliare non giustificate da alcun diritto preesistente sulla stessa esistono
         e sono molto ben consolidate negli ordinamenti giuridici europei. Non si può ignorare tale realtà del diritto sostanziale
         e concludere semplicemente che tutte le azioni dirette a proteggere la proprietà immobiliare dalle turbative devono essere
         qualificate come azioni personali in materia di delitti e quasi-delitti ai sensi della Convenzione.
      
      57.   Le norme della Convenzione di Bruxelles relative ai conflitti di competenza non sono dirette ad armonizzare le modalità con
         cui i sistemi giuridici sostanziali degli Stati contraenti tutelano i diritti di proprietà. Esse mirano invece «semplicemente»
         a garantire una ripartizione uniforme della competenza giurisdizionale tra gli Stati contraenti. A tal fine, l’art. 5, n. 3,
         attribuisce la competenza per le azioni personali volte ad ottenere il risarcimento dei danni e/o ad impedire il verificarsi
         di un danno imminente (55). D’altro canto, l’art. 16, punto 1, lett. a), attribuisce la competenza per un tipo diverso di azione in cui, alla luce dello
         scopo sopra descritto, possono rientrare le azioni dirette a far dichiarare l’esistenza di limiti alla proprietà (quali servitù,
         oneri o restrizioni legali alla proprietà che in definitiva possono andare a vantaggio di immobili confinanti) e a porre fine
         a qualsiasi interferenza incompatibile con la proprietà immobiliare.
      
      58.   La Convenzione, alla luce del suo scopo di ripartizione della competenza giurisdizionale, deve rispettare le scelte istituzionali,
         ancorché imperfette, effettuate dagli ordinamenti giuridici a livello nazionale per quanto riguarda la disciplina sostanziale
         della tutela della proprietà immobiliare. Ricondurre tutti i rimedi previsti dal diritto della proprietà e le azioni di risarcimento
         all’ambito della materia dei delitti o quasi-delitti di cui all’art. 5, n. 3, della Convenzione costituirebbe un’interferenza
         con tali scelte. Inoltre, siffatto criterio implicherebbe che i proprietari di fondi ubicati in uno Stato contraente potrebbero
         invocarne la tutela in detto Stato, mediante azioni previste dal diritto della proprietà, contro le interferenze provenienti
         da uno Stato diverso, solo qualora il convenuto fosse domiciliato in uno Stato contraente ai sensi degli artt. 2, 4 e 5, n. 3,
         della Convenzione.
      
      59.   Ritengo che la Corte non debba interferire in tal modo con tradizioni giuridiche ben consolidate. La questione se la proprietà
         immobiliare vada protetta dalle interferenze provenienti da un fondo confinante mediante l’istituzione di restrizioni legali
         al diritto di proprietà o piuttosto attraverso il diritto dell’atto illecito viene risolta in modo diverso nel contesto di
         ordinamenti giuridici diversi. Poiché lo scopo della Convenzione consiste semplicemente nel ripartire la competenza giurisdizionale
         tra i vari Stati contraenti, rispettandone al contempo i diversi regimi sostanziali della proprietà e dell’atto illecito per
         quanto riguarda la tutela della proprietà immobiliare, l’interpretazione delle disposizioni procedurali della Convezione e
         la qualificazione delle singole azioni prese in esame devono rispettare pienamente tale diversità.
      
      B –    La qualificazione delle azioni quali la Immissionsabwehrklage 
      60.   Indubbiamente, la nozione di controversie «in materia di diritti reali immobiliari» dev’essere interpretata in maniera autonoma.
         Tale interpretazione deve rimanere un’interpretazione autonoma di diritto comunitario, rispettando al contempo le differenze
         esistenti a livello nazionale per quanto riguarda la scelta dei regimi giuridici in materia di tutela della proprietà immobiliare.
         In altre parole, tale interpretazione non può fondarsi sul significato attribuito a questa nozione in un qualsiasi Stato contraente.
         Occorre quindi stabilire se la qualificazione effettuata a livello nazionale della specifica azione in esame corrisponda alla
         nozione autonoma di azione reale quale definita in precedenza. Inoltre, come ha sottolineato la Corte, tale nozione non dev’essere
         interpretata in modo più ampio di quanto richieda lo scopo di conferire competenza esclusiva al forum rei sitae (56).
      
      61.   Nella presente fattispecie, la questione da risolvere è se un’azione quale la Immissionsabwehrklage rientri nella nozione
         autonoma di azioni reali ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a). Si tratta di un’operazione tipica nell’ambito della qualificazione
         di uno specifico tipo di azione, nella specie la Immissionsabwehrklage. La difficoltà inerente a tale qualificazione, come
         avviene sovente nel diritto privato internazionale, consiste nel fatto che non si tratta di qualificare fatti, bensì un’azione
         prevista da specifiche disposizioni di legge nazionali.
      
      62.   A tale proposito, come ho già rilevato, è sicuramente di per sé irrilevante la circostanza che in Austria, secondo quanto
         risulta dall’ordinanza di rinvio, la Immissionsabwehrklage sia qualificata, conformemente al diritto interno, come azione
         reale.
      
      63.   La classificazione della Immissionsabwehrklage va invece effettuata in base ad un esame obiettivo del suo contenuto e del
         suo scopo, al fine di determinarne la natura. Tale esame va condotto attraverso un’analisi oggettiva della Immissionsabwehrklage
         nell’ambito dell’ordinamento giuridico cui appartiene. L’accertamento della sostanza e della finalità della Immissionsabwehrklage
         consentirà di stabilire se essa corrisponda o meno alla nozione autonoma di azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a),
         della Convenzione alla luce del significato e dello scopo sopra descritti (57).
      
      64.   Ritengo che spetti in definitiva al giudice del rinvio effettuare siffatta analisi della Immissionsabwehrklage in quanto parte
         del suo diritto nazionale. In ogni caso, l’analisi del contenuto e dello scopo esatti della Immissionsabwehrklage, necessaria
         per stabilire se essa costituisca o meno un’azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), deve risolvere quella che
         costituisce la questione più importante ai fini di tale particolare qualificazione, vale a dire se detta azione sia volta
         direttamente ad imporre dei limiti al diritto di proprietà derivanti dai rapporti tra fondi confinanti.
      
      65.   A tale proposito rilevo che molti degli ordinamenti giuridici nazionali hanno familiarità con le disposizioni normative che
         impongono a priori restrizioni legali al diritto di proprietà su un fondo rispetto alle immissioni provenienti da fondi confinanti (58).
      
      66.   Tali disposizioni riguardano direttamente la delimitazione normativa dell’ambito dei poteri inerenti ai diritti di proprietà
         su ciascun fondo confinante. Pertanto, quando un giudice viene adito con un’azione esercitata in forza di tali disposizioni
         allo scopo di impedire un’immissione, si può legittimamente affermare che egli impone direttamente restrizioni al diritto
         di proprietà, sia limitando l’esercizio del diritto di proprietà sul fondo da cui provengono le immissioni, sia limitando
         il diritto sul fondo che subisce l’interferenza, qualora ritenga che il fondo in questione debba tollerare l’immissione (59).
      
      67.   Inoltre, qualsiasi limite che un giudice possa imporre al fondo interessato statuendo che esso deve sopportare le immissioni
         provenienti dal fondo confinante costituisce un vantaggio conferito a un fondo, in quanto gli consente di imporre un certo
         grado di turbativa su un altro. Tale onere si approssima alla costituzione di una servitù. Esso comporta in ogni caso una
         limitazione del diritto di proprietà su un fondo che in ultima analisi favorisce l’altro, e tale limitazione si perpetua a
         prescindere dai soggetti che sono in quel momento in possesso dei fondi confinanti (60).
      
      68.   Se ciò vale per un’azione quale la Immissionsabwehrklage prevista dall’art. 364, n. 2, dell’ABGB, allora è difficile sostenere
         che azioni di questo tipo non riguardano direttamente diritti reali immobiliari. Di conseguenza, la Immissionsabwehrklage
         andrebbe qualificata dal giudice del rinvio come azione reale rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 16, punto 1,
         lett. a).
      
      69.   Alla luce delle considerazioni che precedono, ritengo quindi che un’azione volta direttamente a determinare le restrizioni
         legali al diritto di proprietà derivanti dai rapporti di vicinato tra fondi e a porre fine ad interferenze su un immobile
         ritenute incompatibili con tali restrizioni dev’essere considerata rientrante nella nozione di controversie «in materia di
         diritti reali immobiliari» ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles. Spetta al giudice nazionale
         stabilire se ciò valga nel caso della Immissionsabwehrklage prevista dall’art. 364, n. 2, dell’ABGB.
      
      70.   Questione diversa ma correlata è quella dell’eventuale applicazione dell’art. 364a dell’ABGB, secondo cui qualora «un danno
         sia arrecato da (…) un impianto autorizzato da una pubblica autorità (…) in un modo che oltrepassa [la misura abituale], il
         possessore del terreno è soltanto legittimato a pretendere giudizialmente il risarcimento del danno arrecato».
      
      71.   A tale proposito si deve sottolineare, in primo luogo, che, ai sensi dell’art. 1 della Convenzione, i giudici austriaci non
         sono competenti a conoscere delle questioni amministrative eventualmente implicate nella fattispecie. Pertanto, la questione
         dell’esistenza, del contenuto e degli effetti giuridici di un’autorizzazione concessa dalla pubblica autorità per la gestione
         di un impianto nucleare dev’essere risolta dall’autorità competente della Repubblica ceca «nell’esercizio della sua potestà
         di imperio» (61).
      
      72.   In secondo luogo, una volta che l’autorità competente abbia risolto tale questione, l’autorizzazione può essere considerata
         dai giudici austriaci alla stregua di un fatto di cui tenere conto ai fini dell’applicazione dell’art. 364a dell’ABGB. Ne
         potrebbe conseguire che, quand’anche la Immissionsabwehrklage prevista dall’art. 364, n. 2, fosse considerata rientrante nell’ambito
         di applicazione dell’art 16, punto 1, lett. a), della Convenzione, potrebbe non sussistere la condizione richiesta dalla legge
         austriaca per la sua applicazione. Naturalmente, qualora i giudici austriaci siano stati effettivamente aditi mediante una
         siffatta azione di risarcimento  in forza dell’art. 364a dell’ABGB, essi possono conoscerne in virtù dell’art. 5, n. 3, del regolamento n. 44/2001, attualmente
         applicabile sia in Austria che nella Repubblica ceca, ma non in forza dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione.
      
      C –    Le implicazioni dell’eventuale qualificazione della Immissionsabwehrklage come azione soggetta alla competenza esclusiva contemplata
            dall’art. 16, punto 1, lett. a)
      73.   Se i due immobili coinvolti nella fattispecie fossero entrambi ubicati in Austria non deriverebbero particolari problemi dall’eventuale
         qualificazione della Immissionsabwehrklage come azione soggetta alla competenza esclusiva dei giudici austriaci ai sensi dell’art. 16,
         punto 1, lett. a) (62).
      
      74.   Poiché, tuttavia, la fattispecie ora in esame riguarda immobili situati in Stati diversi, la qualificazione della Immissionsabwehrklage
         come azione in materia di diritti reali immobiliari presenta implicazioni più delicate. Se è vero che i giudici austriaci
         possono affermare la propria competenza esclusiva a conoscere delle azioni dirette a delimitare e a tutelare diritti reali
         su immobili ubicati nel loro territorio, in forza dell’art. 16, punto 1, lett. a), è altrettanto vero che anche i giudici
         della Repubblica ceca possono legittimamente affermare, in forza del loro diritto interno, una competenza esclusiva equivalente
         in relazione agli immobili assertivamente all’origine delle immissioni.
      
      75.   Nella fattispecie ritengo che, se la Immissionsabwehrklage può essere qualificata come azione in materia di diritti reali
         ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), allora i giudici austriaci avranno competenza esclusiva a conoscere di tale azione,
         a prescindere dal fatto che anche i giudici della Repubblica ceca possano legittimamente affermare la propria competenza esclusiva.
      
      76.   Ciò conduce quindi al settore del conflitto di competenze esclusive. A prima vista, tale situazione anomala sembra comportare
         un’assurdità logica. Tuttavia, tale assurdità non sussiste in tutti i casi.
      
      77.   A tale proposito, si deve ricordare che questa situazione, in cui giudici diversi possono legittimamente affermare la propria
         competenza esclusiva su azioni reali aventi lo stesso titolo o riguardanti lo stesso problema giuridico, è disciplinata dall’art. 23
         della Convenzione. Detta disposizione prevede che «[q]ualora la competenza esclusiva a conoscere delle domande spetti a più
         giudici, quello successivamente adito deve spogliarsi della causa in favore del giudice preventivamente adito».
      
      78.   L’applicazione di tale norma risulta rara per effetto della logica intrinseca del monopolio dello Stato in cui è ubicato l’immobile
         sulla competenza a conoscere delle azioni reali e ad applicare il proprio diritto della proprietà. Tuttavia, l’art. 23 può
         trovare applicazione sia quando è giuridicamente impossibile separare un immobile da quelli confinanti a causa del particolare
         problema giuridico sostanziale considerato, sia quando un immobile si estende su due Stati diversi ed è indivisibile (63).
      
      79.   Nella causa Scherrens, la questione dell’applicabilità dell’art. 23 è stata esaminata indirettamente dalla Corte (64). In detta causa, il signor Scherrens affermava di essere affittuario, con un unico contratto, di un fondo rustico costituito
         da una porzione di terreno situata nei Paesi Bassi (di circa 12 ettari) e da un’altra porzione situata in Belgio, a sette
         chilometri di distanza (di cinque ettari). Tale affermazione era contestata dal locatore. Il signor Scherrens aveva avviato
         procedimenti separa$ti nei Paesi Bassi e in Belgio in relazione alle diverse parcelle di terreno e si chiedeva alla Corte
         se i giudici di ciascuno Stato avessero competenza esclusiva sul terreno situato nel loro territorio. La Corte ha dichiarato
         che «l’art. 16, prima frase e n. 1 della Convenzione dev’essere interpretato nel senso che in una controversia avente ad oggetto
         l’accertamento dell’eventuale esistenza di un contratto d’affitto relativo ad una proprietà immobiliare ubicata in due Stati
         contraenti, la competenza esclusiva sui beni immobili ubicati nel territorio di ciascuno Stato contraente spetta ai giudici
         di detto Stato» (65).
      
      80.   Tale soluzione ha evitato in pratica di riconoscere l’esistenza di competenze esclusive concorrenti dei giudici dei due Stati
         a pronunciarsi in relazione all’intero fondo. In tal modo si è esclusa l’applicazione dell’art. 23, invocata dalla Commissione
         nella causa Scherrens. Tale criterio adottato dalla Corte può essere giustificato alla luce del fatto che le parcelle di terreno
         situate in Stati diversi, come ha rilevato l’avvocato generale Mancini, erano divisibili «in porzioni distinte sotto il profilo
         giuridico e pertanto assoggettabili alla competenza di giudici nazionali diversi» (66).
      
      81.   Se invece i due immobili sono indivisibili sotto il profilo giuridico, l’esistenza di competenze esclusive concorrenti non
         solo è palese, nonostante il suo carattere eccezionale, ma richiede anche una soluzione semplice, come quella fornita dall’art. 23.
         In tale contesto, occorre considerare solo la situazione classica in cui si controverte sull’esistenza o sulla portata di
         una servitù tra due fondi confinanti, ubicati in due Stati diversi. Il proprietario del fondo dominante afferma che il suo
         terreno beneficia di una servitù di passaggio (consistente ad esempio nel consentire l’accesso a una pubblica via) sul fondo
         vicino. Il proprietario di quest’ultimo si oppone a tale affermazione di un diritto sulla sua proprietà.
      
      82.   L’azione diretta a stabilire l’esistenza o la portata di tale servitù va qualificata come azione reale ai sensi dell’art. 16,
         punto 1, lett. a), della Convenzione, e non come azione personale. Il giudice adito con tale azione si pronuncia direttamente
         su diritti reali intesi quali prerogative sulle cose. I proprietari dei due fondi possono cambiare ma la servitù permane finché
         dura la situazione che le ha dato origine. Inoltre, poiché l’accertamento dell’esistenza di tale servitù implica una limitazione
         del diritto di proprietà sul fondo servente, dalla quale, al contempo, trae vantaggio il proprietario del fondo dominante,
         si tratta di un caso in cui in cui i due immobili sono chiaramente indivisibili sotto il profilo giuridico. Sarebbe impossibile
         in termini giuridici esaminare i diritti reali su una proprietà senza considerare il diritto reale sull’altra. Ritengo che
         un’ipotesi del genere ricadrebbe nell’ambito di applicazione dell’art. 23 della Convenzione.
      
      83.   La fattispecie ora in esame non riguarda propriamente una servitù. Tuttavia, poiché l’azione di cui trattasi è volta ad imporre
         limiti a un diritto di proprietà che non può essere definito senza delimitare il diritto di proprietà relativo a un fondo
         confinante, si deve ammettere che i due immobili in questione sono effettivamente indivisibili sotto il profilo giuridico.
      
      84.   L’opportunità di interpretare restrittivamente il concetto di azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), per evitare
         situazioni di competenze esclusive concorrenti soggette all’applicazione dell’art. 23 e la conseguente scelta del foro da
         parte dell’attore, costituisce sicuramente un elemento da prendere in considerazione. Tuttavia, ritengo che un’interpretazione
         della nozione di azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), e la qualificazione obiettiva di una particolare forma
         di azione come rientrante nell’ambito della norma citata non debba dipendere dalla successiva constatazione che verrebbe a
         determinarsi una situazione di conflitto di competenze esclusive. Ciò vale soprattutto se si considera che lo stesso art. 23
         della Convenzione prevede espressamente e disciplina tali situazioni.
      
      85.   Per quanto riguarda il problema del «forum shopping», non vi è nulla di intrinsecamente sbagliato nella possibilità di scegliere
         il foro in un caso concernente immobili indivisibili sotto il profilo giuridico (67). Tale scelta del foro costituisce una mera conseguenza del fatto che sulla questione può pronunciarsi un unico giudice, e il criterio più semplice per decidere quale giudice sia competente, conformemente all’art. 23, è quello del giudice adito
         per primo.
      
      86.   Ritengo inoltre che la soluzione proposta sia quella che meglio si adegua al regime istituito dall’art. 5, n. 3, come interpretato
         dalla Corte a partire dalla sentenza Mines de Potasse d’Alsace (68). In base a tale regime, sussiste la competenza speciale concorrente a conoscere delle azioni vertenti su un atto illecito
         sia del giudice del luogo in cui è stato posto in essere il comportamento lesivo che di quello del luogo in cui si è verificato
         l’evento dannoso. Pertanto, il convenuto può essere citato, a scelta dell’attore, dinanzi ai giudici di uno o dell’altro luogo.
      
      87.   Vorrei concludere con alcune osservazioni finali in merito alle condizioni in cui i giudici nazionali debbono esercitare la
         competenza loro conferita dalla Convenzione in casi come quello in esame.
      
      88.   Un regime che conferisce al proprietario dell’immobile il diritto di non subire interferenze e di ottenere un’ingiunzione
         a porre fine alle stesse equivale all’adozione di una norma sulla proprietà. Per contro, con un’azione di risarcimento si fa valere una tipica norma sulla responsabilità, in base alla quale il proprietario deve tollerare le immissioni ma può chiedere un indennizzo in forza del regime relativo
         alla responsabilità civile (69). Sia la norma sulla responsabilità che quella sulla proprietà sono idonee a risolvere controversie concernenti turbative
         e costituiscono diverse modalità di tutela del diritto di proprietà sul fondo colpito dalle immissioni. In effetti, quando
         si esamina un problema di turbative, il compito del giudice o di colui che decide consiste in sostanza nello scegliere tra
         una norma sulla proprietà e una sulla responsabilità. 
      
      89.   Tuttavia, si deve ricordare che nel contesto della Convenzione non si tratta di scegliere tra soluzioni giuridiche della questione
         sostanziale, bensì tra giurisdizioni concorrenti. Anche se l’adozione di una norma sulla responsabilità può rappresentare
         la soluzione migliore per il problema delle immissioni radioattive transfrontaliere, come sembrerebbe emergere dall’analisi
         dei costi di transazione (70), la Corte non può attribuire preferenza a tale soluzione quando è chiamata ad interpretare le norme della Convenzione sui
         conflitti di competenza. La Convenzione non è volta a creare l’uniformità tra gli orientamenti giuridici sostanziali degli
         Stati contraenti con riferimento alla tutela della proprietà immobiliare riconducendo tutti i rimedi previsti dal diritto
         della proprietà e dal diritto dell’atto illecito alla nozione di «materia di delitti o quasi-delitti» di cui all’art. 5, n. 3,
         della Convenzione. Quest’ultima si basa piuttosto sulla volontà di coordinamento e cooperazione tra giurisdizioni diverse.
      
      90.   Pertanto, il modo migliore di affrontare i problemi di competenza internazionale alla luce della Convenzione in casi come
         quello ora in esame, quando riguardano Stati contraenti, consiste appunto nel collegare la competenza sulle questioni relative
         ad un atto illecito alla competenza sulle azioni reali. Ritengo che, quando i due immobili confinanti sono ubicati in Stati
         contraenti diversi, entrambi i giudici debbano poter affermare la propria competenza esclusiva ad esaminare le restrizioni
         legali al diritto di proprietà dell’immobile situato nei loro rispettivi territori. Del pari, devono essere considerati entrambi
         competenti ad esaminare la controversia in termini di atto illecito qualora il danno si verifichi in uno Stato e il comportamento
         che l’ha causato abbia luogo in un altro Stato.
      
      91.   Qualora, in definitiva, entrambi i giudici accettino di conoscere di tali azioni diverse previste dal diritto dell’atto illecito
         e dal diritto della proprietà, sorgerà il rischio che vengano emesse sentenze contrastanti. In tal caso, entreranno in gioco
         le disposizioni relative alla litispendenza e ai procedimenti connessi di cui agli artt. 21 e 22 della Convenzione, che evitano
         il verificarsi di tale rischio (71).
      
      92.   L’attribuzione a ciascuno di tali giudici della competenza a pronunciarsi sulle limitazioni alla proprietà e/o sull’eventuale
         responsabilità extracontrattuale, in relazione alle turbative su beni immobili ubicati in due Stati diversi, solleva in ogni
         caso un problema di esternalizzazione dei costi da uno Stato all’altro. Infatti, qualora, ad esempio, il giudice che in ultima
         analisi esercita la competenza a decidere dell’intera controversia, in quanto adito per primo, sia il giudice del luogo in
         cui si trova l’immobile che subisce le immissioni, detto giudice potrebbe pronunciarsi senza tenere conto dei costi e dei
         benefici dell’inquinamento nello Stato da cui tale inquinamento proviene, prendendo in considerazione solo i costi cagionati
         dalle immissioni nel proprio Stato. Il rischio di esternalizzazione dei costi è reale. Tuttavia, la soluzione di questo problema
         va cercata a livello delle specifiche decisioni giudiziarie adottate dai giudici nazionali aditi per primi mediante tali azioni.
      
      93.   A tale proposito, lo spirito di coordinamento e cooperazione che informa la Convenzione pone in risalto l’importanza della
         fiducia nel ruolo transnazionale svolto dai giudici nazionali. Ciò rileva in particolare nel contesto specifico dei casi di
         turbative transnazionali su immobili ubicati in Stati diversi. In questi casi, l’emananda sentenza deve prestare particolare
         attenzione al carattere transnazionale della situazione. Ciò significa che i giudici nazionali competenti a conoscere di situazioni
         transnazionali in forza delle norme della Convenzione sono soggetti ad obblighi specifici derivanti dalla natura transnazionale
         della controversia, soprattutto per evitare il citato rischio di esternalizzazione dei costi.
      
      94.   Tali obblighi derivano anzitutto dall’esistenza di limiti al riconoscimento delle decisioni che non rispettano l’ordine pubblico
         degli ordinamenti giuridici interessati in cui tale riconoscimento può essere chiesto (72). Se una sentenza riguarda una situazione transnazionale, quale una turbativa transfrontaliera, la decisione non sarà priva
         di effetti in altri Stati membri ed è in tale contesto che può porsi la questione del riconoscimento della sentenza all’estero.
         I giudici dello Stato contraente competenti a conoscere della controversia devono quindi rispettare gli obblighi derivanti
         dal fatto che la sentenza potrebbe non risultare conforme a disposizioni straniere in materia di ordine pubblico (73).
      
      95.   Nel contesto delle controversie vertenti su turbative transnazionali, occorre tener conto dei suddetti obblighi anzitutto
         nella scelta del rimedio giuridico più appropriato. Se l’ordinamento giuridico nazionale consente di tutelare la proprietà
         sia mediante una norma sulla proprietà che mediante una norma sulla responsabilità, ai fini di tale scelta possono assumere
         rilevanza la dimensione transnazionale della controversia e l’eventuale difficoltà di effettuare un’analisi costi-benefici
         completa. In secondo luogo, il medesimo obbligo di tener conto del carattere transnazionale della situazione può assumere
         rilevanza nel senso che occorre cercare un equilibrio tra tutti gli elementi pertinenti rispetto alla valutazione dell’entità
         del risarcimento dei danni o al rischio che tali danni possano verificarsi.
      
      III – Conclusione
      96.   Ritengo pertanto che la Corte debba risolvere nei termini seguenti la questione sottopostale dall’Oberster Gerichtshof: 
      Un’azione volta direttamente a determinare le restrizioni legali al diritto di proprietà derivanti da rapporti di vicinato
         tra immobili e a porre fine ad interferenze su una proprietà immobiliare ritenute incompatibili con tali restrizioni dev’essere
         considerata rientrante nella nozione di controversie «in materia di diritti reali immobiliari» di cui all’art. 16 punto 1,
         lett. a), della Convenzione 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in
         materia civile e commerciale, come modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978, relativa all’adesione del Regno di Danimarca,
         dell’Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dalla Convenzione 25 ottobre 1982, relativa all’adesione
         della Repubblica ellenica, dalla Convenzione 26 maggio 1989, relativa all’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica
         portoghese, e dalla Convenzione 29 novembre 1996, relativa all’adesione della Repubblica d’Austria, della Repubblica di Finlandia
         e del Regno di Svezia. Spetta al giudice nazionale stabilire se sia un’azione di questo tipo la Immissionsabwehrklage prevista
         dall’art. 364, n. 2, dell’Allgmeines Bürgerliches Gesetzbuch.
      
      1 –	Lingua originale: il portoghese.
      
      2 –	Salomone, Libro dei proverbi, XXVII, 10.
      
      3 –	Carbonnier, J., Droit Civil, Tome 3, Les Biens, 19e édition refondue, 2000, PUF, Parigi, pag. 276.
      
      4 –	GU L 299, pag. 32.
      
      5 –	GU L 304, pag. 1, e versione modificata, pag. 77.
      
      6 –	GU L 388, pag. 1.
      
      7 –	GU L 285, pag. 1.
      
      8 –	GU 1997, C 15, pag. 1.
      
      9 –	Ai sensi di tale disposizione, il sistema della Convenzione non concerne la materia amministrativa.
      
      10 –	L’art. 57 della Convenzione di Bruxelles dispone che essa «non deroga» alle convenzioni relative a materie particolari
         cui è anche applicabile la stessa Convenzione.
      
      11 –	L’art. 2 della Convenzione di Parigi sancisce il principio generale secondo cui la Convenzione «non si applica né agli
         infortuni nucleari verificatisi sul territorio di Stati non contraenti, né ai danni subiti su tali territori (…)». Ai sensi
         dell’art. XI della Convenzione di Vienna, «(…) la competenza per le azioni ai sensi dell’art. II spetta unicamente ai giudici
         della Parte contraente nel cui territorio si è verificato l’infortunio nucleare (…)».
      
      12 –	Vincolandosi così ad osservare il regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza
         giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 12, pag. 1).
      
      13 –	V. relazione Jenard (GU 1979, C 59, pag. 21), in cui si enuncia che «[l]a sola eccezione all’applicazione delle norme di
         competenza previste dalla legislazione si riscontra nel campo delle competenze esclusive (articolo 16)».
      
      14 –	Sentenza 1° marzo 2005, causa C-281/02 (Racc. pag. I-1383, punto 28).
      
      15 –	V., in tal senso, sentenza Owusu, punto 43, in cui si sottolinea «l’applicazione uniforme delle norme sulla competenza»,
         laddove «il fine della Convenzione di Bruxelles consiste proprio nel prevedere norme comuni, restando escluse le norme nazionali
         divergenti».
      
      16 –	La Corte ha adottato tale criterio del «non pregiudizio» nella sentenza 15 maggio 1990, causa C‑365/88, Kongress agentur
         Haagen (Racc. pag. I-1845, punto 20).
      
      17 –	V., per quanto riguarda il sistema obbligatorio di competenza istituito dalla Convenzione, sentenze 9 dicembre 2003, causa
         C-116/02, Gasser (Racc. pag. I‑14693, punto 72), 27 aprile 2004, causa C-159/02, Turner (Racc. pag. I-3565, punto 24), e Owusu,
         punto 37.
      
      18 –	V. sentenza Owusu, punti 38-41.
      
      19 –	V. art. 66, n. 2, lett. b), del regolamento n. 44/2001, relativo al regime transitorio applicabile alle sentenze emesse
         dopo l’entrata in vigore del regolamento. Sembrerebbe che tale disposizione renda inapplicabili le disposizioni del Capo III,
         concernente il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze, nel caso in cui le norme che attribuiscono la competenza ai giudici
         austriaci non siano «conformi a quelle stabilite dal Capo II». Tuttavia, qualora i giudici austriaci si pronunciassero ai
         sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione, che è conforme all’art. 22, n. 1, del regolamento n. 44/2001, la
         loro sentenza ricadrebbe nell’ambito di applicazione delle disposizioni di detto regolamento relative al riconoscimento e
         all’esecuzione delle sentenze.
      
      20 –	V. sentenza 10 gennaio 1990, causa C-115/88, Reichert e Kockler (Racc. pag. I-27, punto 8) e ordinanza 5 aprile 2001, causa
         C-518/99, Gaillard (Racc. pag. I-2771, punto 13).
      
      21 –	V., per quanto riguarda la nozione di «affitto d’immobili», sentenza 14 dicembre 1977, causa 73/77, Sanders (Racc. pag. 2383)
         e, per la nozione di «materia di registrazione o di validità dei brevetti» di cui all’art. 16, n. 4, sentenza 15 novembre
         1983, causa 288/82, Duijnstee (Racc. pag. 3663).
      
      22 –	Sentenze Reichert e Kockler, punto 9, e 9 giugno 1994, causa C-292/93, Lieber (Racc. pag. I-2535, punto 12).
      
      23 –	Sentenza Reichert, punto 10, e giurisprudenza ivi citata.
      
      24 –	Sentenze 17 maggio 1994, causa C-294/92, Webb (Racc. pag. I-1717, punto 16), e Sanders, punto 13.
      
      25 –	Sentenza Webb, punto 17.
      
      26 –	Sentenza Reichert e Kockler, punto 11, e ordinanza Gaillard, punto 15.
      
      27 –	Pertanto, la soluzione della questione di competenza sollevata nel caso in esame verrebbe semplicemente rimessa alle norme
         austriache sulla competenza in materia civile, conformemente all’art. 4 della Convenzione e secondo i criteri descritti ai
         precedenti paragrafi 22-24.
      
      28 –	In dottrina v., ad esempio, J.-M. Bischof, «Chronique de jurisprudence de la Cour de Justice des Communautés européennes»
         in Journal du droit international, 1978, pag. 392, il quale rileva che i giudici cui l’art. 16, punto 1, lett. a), conferisce competenza esclusiva non sono
         «les “mieux placées” mais les “seules bien placées”».
      
      29 –	V. anche sentenza Lieber, punto 21, in cui si sottolinea che «un giudice di un altro Stato membro ha, anch’esso, la possibilità
         di ricorrere ad un perito locale al fine di ottenere le informazioni necessarie».
      
      30 –	Ad esempio, nella sentenza Henkel, punto 46 e giurisprudenza ivi citata, la Corte spiega il regime di competenza speciale di cui all’art. 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles appunto con tali motivi di prossimità, buona amministrazione della
         giustizia ed economia processuale.
      
      31 –	V., in tal senso, E. Pataut, Principe de souveraineté et conflits de juridictions (étude de droit international privé), Parigi, LGDJ, 1999, pag. 251.
      
      32 –	In particolare sull’art. 16, punto 1, lett. a), v. P. Gothot e D. Holleaux, «La Convention entre les États membres de la
         Communauté économique européenne sur la compétence judiciaire et l’exécution des décisions en matière civile et commerciale»
         in Journal du droit international, 1971, pag. 767, in cui si rileva che tale esclusività e le conseguenze che ne derivano ai sensi della Convenzione «attengono
         a considerazioni di sovranità e di coincidenza tra le competenze giudiziaria e legislativa». V. anche P. Lagarde, «Le principe
         de proximité dans le droit international privé contemporain» in Recueil des Cours de l’Académie de Droit international, Vol. 196(I), 1986, pag. 51, il quale osserva che «il principio di sovranità impone l'applicazione a determinati rapporti
         giuridici della lex fori (…) e accompagna spesso a tale rivendicazione di competenza legislativa una corrispondente rivendicazione
         di competenza giurisdizionale esclusiva (foro della nazionalità, foro del luogo in cui è sito l'immobile)».
      
      33 –	Ciò emerge non solo dalla relazione Jenard, pag. 35, secondo cui il regime della competenza esclusiva per le azioni reali
         è stato istituito dalla Convenzione, in primo luogo, in base a considerazioni d’interesse pubblico, ma anche da alcune pronunce
         della Corte relative all’art. 16, punto 1, lett. a). Nella sentenza 15 gennaio 1985, causa 241/83, Rösler (Racc. pag. 99,
         punto 19), nel contesto dei contratti di locazione, la Corte ha dichiarato che «[l]a competenza esclusiva contemplata dall’art. 16,
         n. 1, (…) è dovuta allo stretto nesso esistente fra i contratti di locazione e il regime giuridico della proprietà immobiliare
         nonché le disposizioni, generalmente di natura imperativa, che ne disciplinano l’uso». Successivamente, nella sentenza Lieber
         (punto 20), la Corte ha dichiarato che «l’interesse dello Stato in cui si trova l’immobile a vegliare sul rispetto di queste
         disposizioni [giustifica] la competenza esclusiva attribuita a detto Stato» dall’art. 16, punto 1, lett. a).
      
      34 –	Come le ha definite l’avvocato generale Mancini nelle conclusioni relative alla causa C-158/87, Scherrens (Racc. pag. 3791,
         paragrafo 2, pag. 3799).
      
      35 –	Come nella sentenza Rösler, punto 29.
      
      36 –	V. sentenza 27 gennaio 2000, causa C-8/98, Dansommer (Racc. pag. I-393, punto 38), in cui la Corte ha dichiarato che «la
         regola di competenza esclusiva prevista (…) dall’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione è applicabile ad un’azione
         di risarcimento danni per cattiva manutenzione dei locali e per danni causati ad un alloggio preso in locazione da un privato
         per trascorrervi qualche settimana di vacanza (…)». La Corte ha tuttavia considerato che i giudici danesi del luogo in cui
         era ubicato l’immobile avessero competenza esclusiva ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), a prescindere dal fatto che
         quasi certamente la sentenza relativa all’azione per danni avrebbe dovuto essere eseguita in Germania, dove era domiciliato
         il locatario.
      
      37 –	Sentenza Reichert, punto 11, e ordinanza Gaillard, punto 15 (il corsivo è mio).
      
      38 –	V. L. Collins, The Civil Jurisdiction and Judgments Act 1982, London, Butterworths, 1983, pagg. 78-79, il quale osserva che «l’espressione “in materia di diritti reali immobiliari e
         di contratti d’affitto d’immobili” non trova corrispondenza in alcuna nozione esistente nel diritto della proprietà del Regno
         Unito». V., in ogni caso, sulla nozione di azione reale nel diritto inglese della navigazione, le conclusioni dell’avvocato
         generale Tesauro nella causa C-406/92, Tatry (Racc. pag. I-5439, paragrafo 19).
      
      39 –	Sentenza Webb, punto 15, e ordinanza Gaillard, punti 19-21.
      
      40 –	Sentenza Webb, punto 15. V. anche ordinanza Gaillard, punti 18 e 19.
      
      41 –	Sentenza Webb, punto 15.
      
      42 –	V. ordinanza Gaillard, punto 18.
      
      43 –	Sentenza 1° ottobre 2002, causa C-167/00 (Racc. pag. I-8111, punti 46 e 47).
      
      44 –	V. relazione Schlosser (GU 1979, C 59, punto 166, pag. 120). Per una parallela distinzione filosofica v., ad esempio, J.
         Bentham, An introduction to the principles of morals and legislation – J.H. Burns e H.L.A. Hart editori, Oxford, Clarendon Press, 1996, pagg. 192-193, il quale afferma che «se un uomo può trarre
         felicità o sicurezza da un bene che appartiene alla categoria delle cose, si dice che questa cosa è di sua proprietà (…):
         pertanto, un’offesa che tende a ridurre la facilità con cui egli potrebbe altrimenti trarre felicità o sicurezza da un bene
         appartenente alla categoria delle cose può essere definita come un’offesa contro la sua proprietà». Per contro, «un’offesa
         (…) che tenda a ridurre la facilità con cui potremmo altrimenti trarre felicità da (…) una persona (…) che abbia con noi un
         rapporto particolare può essere qualificata come offesa contro le nostre condizioni di vita, o semplicemente contro la nostra
         condizione».
      
      45 –	Sentenze Webb, punto 14, e Lieber, punto 13, e ordinanza Gaillard, punto 16.
      
      46 –	Causa 21/76 (Racc. pag. 1735).
      
      47 –	È vero che, nella relazione Schlosser, citata, punto 163, pag. 120, si afferma che le «azioni di risarcimento, che hanno la loro origine in una violazione dei diritti reali o in un deterioramento di beni immobili, sui quali sussistono
         diritti reali, non cadono sotto le disposizioni dell’articolo 16».
      
      48 –	Sentenza Reichert, punto 11, e ordinanza Gaillard, punto 15 (il corsivo è mio). A tale proposito, nella relazione Schlosser
         (citata, punto 166, pagg. 120-121) si rileva che «[l]a conseguenza giuridica più importante per il carattere di un diritto
         reale è la facoltà di chi ne usufruisce di poter rivendicare il bene, sul quale sussiste tale diritto, nei confronti di ogni
         persona che non vanti un diritto reale più privilegiato».
      
      49 –	V. art. 1004 del Bürgerliches Gesetzbuch (codice civile tedesco) sulle azioni di rimozione o inibitorie, secondo cui «1)
         il proprietario che abbia subito un’interferenza diversa dall’esproprio o da un’azione di rivendicazione può chiedere al responsabile
         di porvi fine. Qualora si verifichi un’ulteriore interferenza, il proprietario può presentare domanda di ingiunzione. 2) L’azione
         è esclusa se il proprietario è tenuto a tollerare l’interferenza» (traduzione non ufficiale).
      
      50 –	V. art. 949 del codice civile italiano, che istituisce l’azione negatoria e dispone che «[i]l proprietario può agire per
         far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio. Se sussistono
         anche turbative o molestie, il proprietario può chiedere che se ne ordini la cessazione (…)».
      
      51 –	V. F. Lawson e B. Rudden, The Law of Property, Clarendon Press, Oxford, 1982, pag. 126.
      
      52 –	F. Lawson, A common lawyer looks at the civil law: five lectures delivered at the University of Michigan, November 16, 17, 18, 19, and
            20, 1953, Greenwood Press, Westport, 1977, pag. 143, ha sottolineato che, dal punto di vista del giurista di Common Law, nel settore
         delle turbative «dobbiamo aspettarci di trovare gran parte del nostro diritto dell’atto illecito nel diritto della proprietà
         della Civil Law».
      
      53 –	V. A. Gambaro, «Perspectives on the codification of the law of property, an overview», in European Review of Private Law, Vol. 5 (1997), pag. 497-504, in particolare pag. 502, secondo cui «gli ordinamenti di Common Law non concepiscono il problema
         della tutela dei diritti di proprietà come parte del diritto della proprietà; i diritti di proprietà vengono invece garantiti
         per mezzo del diritto dell’atto illecito».
      
      54 –	V. J. Rifkin, The Age of Access: The New Culture of Hypercapitalism Where All of Life is a Paid-For Experience, Tarcher/Putnam, New York, 2000, pagg. 6, 187 e 236-240.
      
      55 –	V. sentenza Henkel, punti 46 e 47.
      
      56 –	V. precedenti paragrafi 28 e 29 e giurisprudenza ivi citata.
      
      57 –	V. precedenti paragrafi 31 e segg.
      
      58 –	Ad esempio, prendendo quale punto di partenza i limiti imposti dalla legge sull’immobile considerato, l’art. 844 del codice
         civile italiano, laddove dispone che «[i]l proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le
         esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità,
         avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze
         della produzione con le ragioni della proprietà (…)».
      
      59 –	Come rileva C. Von Bar, The Common European Law of Torts, Volume I, Clarendon Press, Oxford, 1998, n. 533, pag. 551, tali disposizioni del diritto della proprietà sono «intese a
         definire due diritti soggettivi “assoluti” ugualmente validi». Le dette disposizioni «stabiliscono ciò che un proprietario
         può o non può fare con la sua proprietà in relazione a quella del vicino».
      
      60 –	V., nel contesto dell’ordinamento giuridico francese, R. Libchaber, «Le droit de propriété, un modèle pour la réparation des troubles de voisinage» in Mélanges Christian Mouly, Paris, Litec, 1998, I, pagg. 421-423, 425, 427 e 438-439.
      
      61 –	V., ad esempio, sentenza 16 dicembre 1980, causa 814/79, Rüffer (Racc. pag. 3807, punto 8). 
      
      62 –	Infatti, sarebbe la qualificazione di tale azione come estranea all'ambito di applicazione dell’art. 16, punto 1, lett. a),
         che darebbe origine a un risultato piuttosto anomalo, nel caso in cui il convenuto fosse domiciliato in uno Stato contraente
         diverso dall’Austria. Se così fosse, i giudici dello Stato in cui è domiciliato il convenuto avrebbero competenza generale
         a pronunciarsi sulle restrizioni normative ai diritti di proprietà sui due fondi ubicati entrambi in un altro Stato, l’Austria.
      
      63 –	In generale sui problemi del conflitto di leggi in relazione ad immobili situati in Stati diversi, v. J. Niboyet, «Les
         conflits de lois relatifs aux immeubles situés aux frontières des États (frontières internationales et interprovinciales)»
         in Revue de droit international et de législation comparée, 1933, pag. 468.
      
      64 –	V. in particolare le conclusioni dell’avvocato generale Mancini, paragrafo 3, pag. 3799.
      
      65 –	Punti 13 e 16.
      
      66 –	Conclusioni dell’avvocato generale Mancini nella causa Scherrens, paragrafo 3, pag. 3799. Naturalmente, questa soluzione
         comporta degli inconvenienti nel senso che i giudici potrebbero emettere sentenze sostanzialmente contraddittorie rispetto
         alla questione fondamentale in discussione in quella causa, concernente l’esistenza di quello che, in sostanza, costituisce
         un unico contratto di affitto.
      
      67 –	V. le recenti conclusioni dell’avvocato generale Ruiz-Jarabo Colomer nella causa C-1/04, Staubitz-Schreiber (Racc. pag. I-0000,
         paragrafi 70 e segg.), il quale osserva, al paragrafo 72, che il «forum shopping» «costituisce solo un'ottimizzazione dei
         mezzi processuali, risultato dell'esistenza di fori concorrenti, e non costituisce un illecito».
      
      68 –	Sentenza Mines de Potasse d’Alsace, punti 24-25. V. anche le successive sentenze 11 gennaio 1990, causa C‑220/88, Dumez
         France e Tracoba (Racc. pag. I-49, punto 10), 7 marzo 1995, causa C‑68/93, Shevill e a. (Racc. pag. I-415, punti 20 e 33),
         19 settembre 1995, causa C‑364/93, Marinari (Racc. pag. I-2719, punto 11), e 5 febbraio 2004, causa C-18/02, DFDS Torline
         (Racc. pag. I-1417, punto 40).
      
      69 –	Su tale distinzione, che non corrisponde pienamente alla distinzione tradizionale tra azioni reali e azioni personali sopra
         descritta, v. G. Calabresi e A. Melamed, «Property Rules, Liability Rules, and Inalienability: One View of the Cathedral»,
         in Harvard Law Review, Volume 85, 1972, pag. 1089, in particolare pag. 1092.
      
      70 –	V. R. Posner, Economic Analysis of Law, 5a ed., 1998, Aspen Publishing, New York, pagg. 68-71, secondo cui andrebbe applicata una norma sulla responsabilità quando
         i costi della transazione sono elevati e una norma sulla proprietà quando tali costi sono limitati. I costi di transazione
         sono elevati quando le interferenze esterne dannose con origine da un immobile situato in uno Stato riguardano molti immobili
         e molte persone differenti in un altro Stato. È quanto avviene quando, conformemente ad una norma sulla proprietà, l’«inquinatore»,
         per proseguire la sua attività, deve «acquistare» il «diritto di inquinare» da ogni titolare delle proprietà interessate.
      
      71 –	V. sentenze 8 dicembre 1987, causa 144/86, Gubisch Machinenfabrik (Racc. pag. 4861, punto 8), e Tatry, punto 32, in cui
         la Corte rammenta che la ratio di tali disposizioni consiste nell’«evitare procedimenti paralleli pendenti dinanzi ai giudici
         di diversi Stati contraenti e il contrasto di decisioni che ne potrebbe risultare».
      
      72 –	V. art. 27, n. 1, della Convenzione.
      
      73 –	La presente causa riguarda la Convenzione e non il regolamento n. 44/2001, ma non vedo motivi apparenti per non considerare
         che i giudici nazionali cui il regolamento attribuisce la competenza agiscono nell’ambito del diritto comunitario nel senso
         che sono soggetti ai principi generali di tale ordinamento, vale a dire, in questo specifico contesto, i principi di proporzionalità,
         non discriminazione ed effettività della tutela giurisdizionale.