CELEX: 62006TJ0145
Language: it
Date: 2009-02-04
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) del 4 febbraio 2009. # Omya AG contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Concentrazioni - Richiesta di informazioni - Art. 11, n. 3, del regolamento (CE) n. 139/2004 - Necessità delle informazioni richieste - Proporzionalità - Termine ragionevole - Sviamento di potere - Violazione del legittimo affidamento. # Causa T-145/06.

Causa T‑145/06
      Omya AG
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Concentrazioni — Richiesta di informazioni — Art. 11, n. 3, del regolamento (CE) n. 139/2004 — Necessità delle informazioni richieste — Proporzionalità — Termine ragionevole — Sviamento di potere — Violazione del legittimo affidamento»
      Massime della sentenza
      1.      Ricorso di annullamento — Competenza del giudice comunitario — Conclusioni volte ad ottenere un’ingiunzione nei confronti
            di un’istituzione — Conclusioni volte ad ottenere una sentenza dichiarativa — Irricevibilità
      (Art. 230 CE)
      2.      Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Decisione di chiedere informazioni alle parti notificanti
            — Richiesta di rettificare le informazioni comunicate — Presupposti
      (Regolamento del Consiglio n. 139/2004, artt. 2 e 11)
      3.      Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Valutazioni di ordine economico — Sindacato giurisdizionale
            — Limiti
      (Regolamento del Consiglio n. 139/2004, artt. 2 e 11)
      4.      Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Decisione di chiedere informazioni alle parti notificanti
            — Richiesta di rettificare le informazioni comunicate — Sospensione dei termini
      (Regolamento del Consiglio n. 139/2004, artt. 10 e 11)
      5.      Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Decisione di chiedere informazioni alle parti notificanti
            — Comunicazione degli addebiti che non consente di determinare la necessità e l’esattezza delle informazioni
      (Regolamento del Consiglio n. 139/2004, artt. 2, 11 e 18, n. 3)
      6.      Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Decisione di chiedere informazioni alle parti notificanti
            — Richiesta di rettificare le informazioni comunicate
      (Regolamento del Consiglio n. 139/2004, art. 11)
      7.      Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Decisione di chiedere informazioni alle parti notificanti
            — Richiesta di rettificare le informazioni comunicate
      (Regolamento del Consiglio n. 139/2004, art. 11)
      1.      Nell’ambito del controllo di legittimità basato sull’art. 230 CE il Tribunale non è competente a pronunciare sentenze dichiarative
         o ingiunzioni, anche qualora queste riguardino le modalità di esecuzione delle sue sentenze, con la conseguenza che deve essere
         dichiarata manifestamente irricevibile la domanda volta ad ottenere che esso si pronunci sulle conseguenze dell’annullamento
         dell’atto impugnato.
      
      (v. punto 23)
      2.      La Commissione può esercitare i poteri ad essa conferiti dall’art. 11 del regolamento n. 139/2004, relativo al controllo delle
         concentrazioni tra imprese, soltanto qualora ritenga di non disporre di tutte le informazioni necessarie per pronunciarsi
         sulla compatibilità con il mercato comune dell’operazione di concentrazione di cui trattasi.
      
      A tale proposito, ai fini dell’adozione di una decisione relativa ad una concentrazione, la Commissione deve esaminare l’incidenza
         dell’operazione in questione su tutti i mercati per i quali sussista il rischio di ostacoli significativi alla concorrenza
         effettiva nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso, in particolare ai sensi dell’art. 2 del regolamento n. 139/2004.
      
      Inoltre, il fatto che la condizione della necessità debba essere intesa con riferimento alla decisione sulla compatibilità
         con il mercato comune della concentrazione in questione comporta che la necessità delle informazioni oggetto di una domanda
         ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004 deve essere valutata con riferimento alla concezione della portata delle
         informazioni necessarie per l’esame della concentrazione che la Commissione poteva legittimamente avere maturato al momento
         della formulazione di tale domanda. Di conseguenza, detta valutazione non può fondarsi sulla effettiva necessità delle informazioni
         nel prosieguo del procedimento dinanzi alla Commissione, la quale dipende da una molteplicità di fattori e, pertanto, non
         può essere determinata con certezza al momento della formulazione della domanda d’informazioni.
      
      Al riguardo, se è vero che il fatto che le informazioni oggetto di una domanda ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004
         siano state successivamente utilizzate può costituire un indice della loro necessità, la mancanza del loro utilizzo non equivale
         a una prova del contrario.
      
      Per quanto concerne il caso particolare di una decisione adottata ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004,
         con cui la Commissione chieda la rettifica delle informazioni comunicate da una parte notificante e rivelatesi inesatte, la
         necessità di una siffatta rettifica dev’essere valutata sulla scorta del criterio del carattere sostanziale degli errori individuati,
         che è coerente rispetto alla lettera e alla ratio del citato regolamento. Di conseguenza, la Commissione può chiedere la rettifica
         delle informazioni comunicate da una parte e rivelatesi inesatte qualora sussista il rischio che gli errori individuati siano
         tali da incidere in modo significativo sulla sua valutazione circa la compatibilità dell’operazione di concentrazione in questione
         con il mercato comune. Tale criterio non deve essere interpretato in modo restrittivo, atteso che l’esigenza di celerità che
         caratterizza l’economia complessiva del regolamento n. 139/2004 deve essere contemperata con l’obiettivo del controllo effettivo
         della compatibilità delle concentrazioni con il mercato comune, che la Commissione è tenuta ad effettuare con notevole attenzione
         e che impone che essa disponga di informazioni complete ed esatte.
      
      (v. punti 24, 28‑31, 33, 41‑42, 45, 60‑61)
      3.      Nell’ambito del controllo delle concentrazioni, la Commissione dispone di un potere discrezionale in materia economica e il
         controllo del giudice comunitario deve limitarsi alla verifica del rispetto delle norme sulla procedura e sulla motivazione,
         nonché dell’esattezza materiale dei fatti, dell’assenza di manifesti errori di valutazione e di sviamento di potere. Questa
         circostanza, tuttavia, non comporta che il giudice comunitario debba astenersi dal controllare l’interpretazione di dati di
         natura economica operata dalla Commissione e, in particolare, la sua valutazione della necessità delle informazioni richieste
         ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese, nonché del carattere
         sostanziale degli errori da cui esse sono presumibilmente affette.
      
      (v. punto 32)
      4.      L’esercizio da parte della Commissione dei poteri conferitile dall’art. 11 del regolamento n. 139/2004, relativo al controllo
         delle concentrazioni tra imprese, è soggetto al rispetto del principio di proporzionalità, il quale richiede che gli atti
         delle istituzioni comunitarie non superino i limiti di quanto è idoneo e necessario al conseguimento degli scopi perseguiti.
         In particolare, occorre che l’obbligo di fornire un’informazione imposto ad un’impresa non costituisca per quest’ultima un
         onere sproporzionato rispetto alle necessità dell’inchiesta.
      
      Per quanto riguarda una decisione adottata ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004, con cui la Commissione
         chiede la rettifica delle informazioni comunicate da una parte notificante e rivelatesi inesatte, poiché la durata della sospensione
         dei termini di cui all’art. 10 del regolamento n. 139/2004, per effetto dell’adozione di una decisione del genere, dipende
         dalla data di comunicazione delle informazioni necessarie, la Commissione non viola il principio di proporzionalità allorché
         sospende il procedimento fino al momento in cui dette informazioni non le vengano comunicate.
      
      (v. punto 34)
      5.      Nell’ambito di un procedimento di controllo di un’operazione di concentrazione comportante una richiesta di informazioni mediante
         decisione ex art. 11 del regolamento n. 139/2004, la comunicazione degli addebiti non consente di determinare in maniera esaustiva
         le informazioni che la Commissione reputa necessarie nel momento in cui ha adottato tale decisione. In effetti, la comunicazione
         degli addebiti indica unicamente le valutazioni che hanno indotto la Commissione a individuare taluni potenziali problemi
         relativi alla concorrenza e dunque omette, in linea di principio, i mercati sui quali non è stato individuato nessun rischio.
         Di conseguenza, l’oggetto di tale comunicazione è assai più limitato rispetto a quello dell’esame effettuato a monte dalla
         Commissione. La comunicazione degli addebiti non costituisce neppure un elemento determinante per la valutazione della posizione
         della Commissione rispetto all’esattezza delle informazioni da essa utilizzate nell’esame della concentrazione notificata.
      
      (v. punti 46, 77)
      6.      La nozione di sviamento di potere si riferisce al fatto che un’autorità amministrativa abbia utilizzato i propri poteri per
         raggiungere un fine diverso da quello per il quale tali poteri le sono stati conferiti. Una decisione è viziata da sviamento
         di potere solo se, in base ad indizi oggettivi, pertinenti e concordanti, risulti adottata a tale scopo. In caso di pluralità
         di scopi perseguiti, anche qualora un motivo non giustificato si fosse aggiunto a motivi legittimi, la decisione non sarebbe
         per questo inficiata da sviamento di potere, dal momento che essa non sacrifica lo scopo essenziale.
      
      La mancanza di prova di una violazione della normativa vigente non influisce sulla eventuale sussistenza di uno sviamento
         di potere da parte dell’autorità amministrativa.
      
      Una decisione della Commissione adottata ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004, relativo al controllo delle concentrazioni
         tra imprese, con cui si richieda la rettifica delle informazioni comunicate da una parte notificante e rivelatesi inesatte,
         è viziata da sviamento di potere qualora sussistano indizi oggettivi, pertinenti e concordanti tali da indicare che è stata
         adottata dalla Commissione allo scopo di ottenere una sospensione del termine per l’esame della concentrazione anziché la
         rettifica delle informazioni necessarie per svolgere detto esame. A tal proposito non costituisce un indice di sviamento di
         potere la circostanza che la Commissione ricerchi sistematicamente errori durante le verifiche supplementari circa l’esattezza
         delle informazioni comunicate dalle parti notificanti. Non costituisce neppure un indice di sviamento di potere il fatto che
         la Commissione rediga una decisione di richiesta di informazioni supplementari prima di aver analizzato l’impatto degli errori
         sulla sua valutazione.
      
      (v. punti 98‑100, 106, 109)
      7.      Il diritto di esigere la tutela del legittimo affidamento presuppone che siano soddisfatti tre presupposti. In primo luogo,
         rassicurazioni precise, incondizionate e concordanti, provenienti da fonti autorizzate ed affidabili, devono essere state
         fornite all’interessato dall’amministrazione comunitaria. In secondo luogo, tali rassicurazioni devono essere idonee a generare
         fondate aspettative nel soggetto cui si rivolgono. In terzo luogo, siffatte rassicurazioni devono essere conformi alle norme
         applicabili.
      
      Nell’ambito del controllo delle operazioni di concentrazione la Commissione può, senza pregiudicare il legittimo affidamento
         delle parti notificanti, considerare in un primo tempo complete ed esatte le informazioni da esse fornite e riconsiderare
         tale valutazione in un secondo tempo.
      
      Infatti, nell’interesse di un controllo efficace delle operazioni di concentrazione nonché alla luce dell’obbligo della Commissione
         di esaminare, con grande attenzione, gli effetti dell’operazione in questione su tutti i mercati che possono esserne influenzati,
         essa deve conservare la possibilità di chiedere la rettifica delle informazioni sostanzialmente inesatte trasmesse dalle parti
         e necessarie per il suo esame, quali che siano le ragioni che l’hanno indotta a verificarne nuovamente l’esattezza.
      
      Inoltre, poiché l’esame della Commissione deve essere effettuato entro termini relativamente ristretti e le parti della concentrazione
         sono tenute a comunicare alla Commissione informazioni esatte e complete, il procedimento di controllo delle concentrazioni
         si fonda necessariamente, in larga misura, sulla fiducia, non potendo la Commissione esser tenuta a verificare immediatamente
         e nei dettagli l’esattezza di tutte le informazioni trasmesse dalle parti.
      
      Le verifiche effettuate dalla Commissione in seguito alla ricezione di talune informazioni non sono del resto necessariamente
         tali da rivelare tutte le inesattezze sostanziali che possono colpire tali informazioni.
      
      Le parti notificanti non possono invocare l’esistenza di un legittimo affidamento al fine di sottrarsi alle conseguenze della
         violazione dell’obbligo di fornire informazioni complete ed esatte soltanto perché detta violazione non è stata riscontrata
         dalla Commissione al momento delle verifiche summenzionate.
      
      Peraltro, il mero fatto che in passato la Commissione abbia reagito alla comunicazione delle informazioni entro un termine
         di qualche giorno non costituisce una rassicurazione sufficientemente precisa che la Commissione non risponderà a una comunicazione
         futura di informazioni oltre un termine di questo tipo.
      
      Da ultimo, la prassi della Commissione relativamente alle decisioni vertenti sulla completezza delle informazioni comunicate
         nell’ambito dell’esame di una concentrazione notificata non può essere invocata in ordine a una decisione che riguardi l’esattezza
         delle informazioni e non è quindi atta a far sorgere un legittimo affidamento.
      
      (v. punti 68, 117‑120, 122‑123)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      4 febbraio 2009 (*)
      
      «Concorrenza – Concentrazioni – Richiesta di informazioni – Art. 11, n. 3, del regolamento (CE) n. 139/2004 – Necessità delle informazioni richieste – Proporzionalità – Termine ragionevole – Sviamento di potere – Violazione del legittimo affidamento»
      Nella causa T‑145/06,
      Omya AG, con sede in Oftringen (Svizzera), rappresentata dal sig. C. Ahlborn, dalla sig.ra C. Berg, solicitors, dall’avv. C. Pinto
         Correia e dal sig. J. Flynn, QC,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata inizialmente dai sigg. V. Di Bucci, X. Lewis, R. Sauer, A. Whelan e F. Amato, successivamente dai sigg. Di Bucci,
         Lewis, Sauer e Whelan, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto un ricorso contro la decisione della Commissione 8 marzo 2006, adottata ai sensi dell’art. 11, n. 3, del
         regolamento (CE) del Consiglio 20 gennaio 2004, n. 139, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese (GU L 24, pag. 1),
         con cui si ingiunge la rettifica delle informazioni comunicate nell’ambito dell’istruttoria del caso COMP/M.3796 (Omya/J. M.
         Huber PCC),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Seconda Sezione),
      
      composto dalle sigg.re I. Pelikánová (relatore), presidente, K. Jürimäe e dal sig. S. Soldevila Fragoso, giudici,
      cancelliere: sig.ra K. Pocheć, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 22 aprile 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      1        Il 18 gennaio 2005 la ricorrente, Omya AG, una società attiva principalmente sui mercati della fornitura di carbonato di calcio
         precipitato (in prosieguo: il «CCP») e di carbonato di calcio macinato (in prosieguo: il «CCM»), utilizzati in particolare
         per la carica e la patinatura della carta, ha stipulato un contratto in forza del quale avrebbe dovuto acquisire taluni siti
         europei di produzione di CCP di proprietà della J. M. Huber Corp. (in prosieguo: la «concentrazione notificata»). La transazione
         è stata notificata all’autorità per la concorrenza finlandese, che il 4 aprile 2005 ha chiesto alla Commissione di esaminarla
         ai sensi dell’art. 22, n. 1, del regolamento (CE) del Consiglio 20 gennaio 2004, n. 139, relativo al controllo delle concentrazioni
         tra imprese (GU L 24, pag. 1).
      
      2        La Commissione si è dichiarata competente e il 23 settembre 2005 ha avviato la procedura di esame della concentrazione notificata.
         In particolare, essa ha creato una banca dati relativa alle spedizioni di CCP e di CCM effettuate dai principali fornitori
         dello Spazio economico europeo tra il 2002 e il 2004 (in prosieguo: la «banca dati delle spedizioni»), funzionale all’elaborazione
         di uno studio econometrico concernente gli schemi di sostituzione dei carbonati di calcio destinati alla carica (in prosieguo:
         lo «studio econometrico»). In tale ambito, la Commissione ha più volte chiesto alla ricorrente di fornirle talune informazioni.
         Quindi, il 1° dicembre 2005, mediante una domanda ai sensi dell’art. 11, n. 2, del regolamento n. 139/2004, la Commissione
         ha chiesto alla ricorrente taluni chiarimenti in merito ai dati sull’offerta e sulla vendita da quest’ultima indicati, nonché
         ai potenziali sbocchi di mercato del CCP. Dal momento che la ricorrente non ha ottemperato alla domanda entro il termine fissato,
         il 9 dicembre 2005 la Commissione ha adottato una decisione in forza dell’art. 11, n. 3, del medesimo regolamento avente ad
         oggetto le suddette informazioni e recante la sospensione del termine per l’esame ai sensi del suo art. 10, n. 4.
      
      3        La ricorrente ha risposto alla decisione 9 dicembre 2005 con le comunicazioni datate 9 e 13 dicembre 2005 e 3 gennaio 2006
         (in prosieguo, congiuntamente considerati: i «dati di gennaio»). In seguito alla loro ricezione, la Commissione, mediante
         una lettera trasmessa alla ricorrente il 12 gennaio 2006, ha confermato che i dati di gennaio erano completi e ha informato
         che il termine per l’esame aveva ripreso a decorrere a partire dal 4 gennaio e che sarebbe scaduto il 31 marzo 2006.
      
      4        Il 13 gennaio 2006, la Commissione ha comunicato alla ricorrente che intendeva autorizzare la concentrazione senza procedere
         all’invio di una comunicazione di addebiti. Inoltre, essa ha predisposto un progetto di decisione in tal senso (in prosieguo:
         il «progetto di autorizzazione»), e lo ha distribuito in seno al comitato consultivo in materia di concentrazioni tra imprese
         raggruppante i rappresentanti degli Stati membri (in prosieguo: il «comitato consultivo»). Tuttavia, al contempo, certi Stati
         membri e alcuni concorrenti della ricorrente hanno manifestato alla Commissione preoccupazione in ordine alle conseguenze
         della concentrazione notificata sulla concorrenza. Siffatte preoccupazioni hanno fatto sì che, al momento della riunione del
         comitato consultivo in data 22 febbraio 2006, i rappresentanti di certi Stati membri contestassero la valutazione della Commissione.
      
      5        Con messaggi di posta elettronica del 22 e 24 febbraio e 2 marzo 2006, la Commissione ha avvisato la ricorrente di talune
         incoerenze riscontrate nei dati di gennaio e ha chiesto spiegazioni al riguardo. Il 3 marzo 2006, durante un colloquio telefonico,
         essa ha proposto alla ricorrente una proroga consensuale di venti giorni lavorativi del termine per l’esame ai sensi dell’art. 10,
         n. 3, del regolamento n. 139/2004, avvertendola che, in caso di rifiuto, avrebbe potuto adottare una nuova decisione sospensiva
         del termine per l’esame in forza dell’art. 11, n. 3, di detto regolamento. 
      
      6        Con lettera in data 6 marzo 2006, la ricorrente ha rifiutato di prestare il proprio consenso alla proroga del termine.
      
      7        Con decisione 8 marzo 2006, adottata ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004 (in prosieguo: la «decisione
         impugnata»), la Commissione ha dichiarato che le informazioni trasmesse il 3 gennaio 2006 in risposta alla decisione 9 dicembre
         2005 risultavano, almeno parzialmente, inesatte e che, di conseguenza, il termine per l’esame della concentrazione era stato
         sospeso a decorrere dall’8 dicembre 2005 e fino alla ricezione delle informazioni complete ed esatte richieste. In proposito,
         la Commissione ha chiesto alla ricorrente di rispondere a quattro quesiti generali e a 119 quesiti specifici.
      
      8        Il 21 marzo 2006 la ricorrente ha risposto alla decisione impugnata presentando, sostanzialmente, una nuova versione della
         banca dati delle spedizioni (in prosieguo: i «dati di marzo»). Con lettera del 30 marzo 2006, la Commissione ha comunicato
         alla ricorrente che i dati di marzo erano completi, che la loro esattezza era in corso di verifica e che il termine per l’esame
         aveva ripreso a decorrere. Con lettera del 10 maggio 2006 la Commissione ha comunicato che i dati di marzo erano esatti. 
      
      9        Nel frattempo, il 2 maggio 2006, la Commissione aveva trasmesso alla ricorrente una comunicazione di addebiti in cui essa
         concludeva in via provvisoria nel senso dell’incompatibilità della concentrazione notificata con il mercato comune.
      
      10      Infine, con decisione 9 luglio 2006 (in prosieguo: la «decisione sulla concentrazione»), la Commissione ha dichiarato la compatibilità
         della concentrazione notificata con il mercato comune, subordinandola a talune condizioni e obblighi.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      11      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 18 maggio 2006 la ricorrente ha proposto il presente ricorso.
      
      12      Con atto separato, depositato nella cancelleria del Tribunale lo stesso giorno, la ricorrente ha chiesto che la causa fosse
         istruita secondo il procedimento accelerato di cui all’art. 76 bis del regolamento di procedura del Tribunale. Detta istanza
         è stata respinta con decisione della Quinta Sezione del Tribunale 19 giugno 2006.
      
      13      Il controricorso è stato depositato l’8 agosto 2006, la replica il 31 ottobre 2006 e la controreplica il 12 febbraio 2007.
      
      14      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 31 agosto 2006, la Imerys SA ha chiesto di intervenire nel presente
         procedimento a sostegno della Commissione.
      
      15      Con decisione del presidente del Tribunale 27 ottobre 2006, la causa è stata attribuita alla Seconda Sezione del Tribunale.
         
      
      16      Con ordinanza 22 marzo 2007, il presidente della Seconda Sezione del Tribunale ha ammesso l’intervento della Imerys. Tuttavia,
         con lettera depositata nella cancelleria del Tribunale il 23 aprile 2007, quest’ultima ha informato il Tribunale di desistere
         dal proprio intervento. Di conseguenza, con ordinanza 12 luglio 2007, il presidente della Seconda Sezione del Tribunale ha
         dichiarato l’estromissione della Imerys quale interveniente. 
      
      17      Il 29 gennaio 2008 la Seconda Sezione del Tribunale ha deciso di aprire la fase orale del procedimento, omettendo l’istruttoria
         preliminare. Essa ha altresì deciso di chiedere alla Commissione l’esibizione di taluni documenti e di invitare la ricorrente
         a presentare le proprie osservazioni in merito a questi ultimi, nonché a rispondere a un quesito. Le parti hanno risposto
         nei termini fissati dal Tribunale; la Commissione ha inoltre presentato, dietro apposita richiesta del Tribunale, alcune osservazioni
         complementari relative alle osservazioni della ricorrente.
      
      18      Le difese orali delle parti, nonché le loro risposte ai quesiti posti dal Tribunale, sono state sentite all’udienza del 22
         aprile 2008.
      
      19      La ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata;
      –        condannare la Commissione alle spese;
      –        statuire sulle conseguenze dell’annullamento della decisione impugnata.
      20      La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare il ricorso manifestamente irricevibile nella parte riguardante le conseguenze dell’eventuale annullamento della
         decisione impugnata;
      
      –        respingere il ricorso nella restante parte;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto
      21      La ricorrente deduce quattro motivi, il primo dei quali verte sul mancato rispetto delle condizioni necessarie per adottare
         una decisione ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004 nonché sulla violazione del principio di proporzionalità,
         il secondo sulla violazione del principio del rispetto di un termine ragionevole, il terzo sullo sviamento di potere e il
         quarto sulla violazione del principio del legittimo affidamento. Essa chiede inoltre che siano disposte talune misure di organizzazione
         del procedimento.
      
      22      La Commissione sostiene che la richiesta che il Tribunale statuisca sulle conseguenze dell’eventuale annullamento della decisione
         impugnata è irricevibile. Oltre a ciò, essa ritiene che i motivi dedotti dalla ricorrente siano infondati e contesta la necessità
         delle misure di organizzazione del procedimento richieste.
      
       Sulla ricevibilità della domanda concernente le conseguenze dell’eventuale annullamento della decisione impugnata 
      23      Occorre osservare che, come rileva la Commissione, quando la ricorrente chiede al Tribunale di pronunciarsi sulle conseguenze
         dell’annullamento della decisione impugnata, essa mira ad ottenere una dichiarazione avente ad oggetto gli effetti della presente
         sentenza, dichiarazione che rappresenterebbe anche un’ingiunzione alla Commissione relativamente all’esecuzione di quest’ultima.
         Tuttavia, posto che nell’ambito di un controllo di legalità basato sull’art. 230 CE il Tribunale non è competente a pronunciare
         sentenze dichiarative (v., in tal senso, ordinanza della Corte 9 dicembre 2003, causa C‑224/03, Italia/Commissione, Racc. pag. I‑14751,
         punti 20‑22) o ingiunzioni, anche qualora queste riguardino le modalità di esecuzione delle sue sentenze (ordinanza del presidente
         della Corte 26 ottobre 1995, cause riunite C‑199/94 P e 200/94 P, Pevasa e Inpesca/Commissione, Racc. pag. I‑3709, punto 24),
         la domanda della ricorrente deve essere dichiarata manifestamente irricevibile.
      
       Sul primo motivo, relativo alla violazione dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004
      24      In ordine al primo motivo le parti affrontano, in via preliminare, l’aspetto relativo alle condizioni necessarie affinché
         la Commissione possa legittimamente chiedere, attraverso una decisione adottata ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento
         n. 139/2004, la rettifica delle informazioni comunicate da una parte notificante e rivelatesi inesatte. La ricorrente sostiene
         che nel caso di specie dette condizioni non erano soddisfatte, in quanto le rettifiche richieste con la decisione impugnata
         non erano necessarie ai fini della valutazione della concentrazione (prima parte) e i dati di gennaio erano sostanzialmente
         esatti (seconda parte).
      
       Osservazioni preliminari sulla nozione di necessità delle informazioni e della loro rettifica
      –       Argomenti delle parti
      25      La ricorrente ritiene che la Commissione possa chiedere la rettifica degli errori riscontrati nelle informazioni fornite da
         un soggetto di un’operazione di concentrazione nei limiti in cui sia le informazioni da rettificare, sia la loro rettifica,
         risultino necessarie. A tale riguardo, la ricorrente precisa, da un lato, che una mera utilità potenziale delle informazioni
         in questione non è sufficiente, e, dall’altro, che una rettifica è necessaria soltanto se gli errori di cui trattasi sono
         sostanziali, vale a dire quando sussiste un rischio non trascurabile che essi influiscano in modo significativo sulla valutazione
         dell’operazione di concentrazione in oggetto. 
      
      26      Inoltre, in considerazione delle conseguenze di una sospensione del termine per l’esame e dell’esigenza di celerità che caratterizza
         il procedimento previsto dal regolamento n. 139/2004, le suddette condizioni dovrebbero essere interpretate in modo restrittivo.
         Da ultimo, la ricorrente sostiene che, sebbene in linea di principio alla Commissione spetti stabilire quali siano le informazioni
         necessarie essenzialmente in rapporto alle circostanze del caso concreto, quest’ultima è comunque soggetta al principio di
         proporzionalità, in virtù del quale tanto più la sospensione è lunga, quanto più le ragioni sulle quali essa si fonda devono
         essere importanti. 
      
      27      La Commissione afferma, innanzitutto, di poter adottare una decisione ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004
         una volta che ritenga di non disporre di tutte le informazioni necessarie per pronunciarsi sulla compatibilità di un’operazione
         di concentrazione con il mercato comune. Tale situazione si verifica, in particolare, laddove sussiste il rischio che gli
         errori individuati nelle informazioni fornite da una parte influiscano sulla valutazione della Commissione. Inoltre, essa
         sostiene che la necessità delle informazioni richieste costituisce un elemento oggettivo - in relazione al quale dispone di
         un ampio potere discrezionale - che deve essere valutato in base alle circostanze del caso concreto e della potenziale utilità
         delle informazioni in questione. Da ultimo, occorrerebbe altresì prendere in considerazione il fatto che la Commissione è
         tenuta ad effettuare il suo esame con grande attenzione e a basarsi su informazioni complete ed esatte.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      28      Dalla giurisprudenza si evince che la Commissione può esercitare i poteri ad essa conferiti dall’art. 11 del regolamento n. 139/2004
         soltanto qualora ritenga di non disporre di tutte le informazioni necessarie per pronunciarsi sulla compatibilità dell’operazione
         di concentrazione in questione con il mercato comune [v., con riferimento a disposizioni analoghe contenute nel regolamento
         (CEE) del Consiglio 21 dicembre 1989, n. 4064, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra imprese (GU L 395,
         pag. 1), sentenza del Tribunale 27 novembre 1997, causa T‑290/94, Kaysersberg/Commissione, Racc. pag. II‑2137, punto 145].
      
      29      A tale proposito occorre ricordare che, ai fini dell’adozione di una decisione relativa ad una concentrazione, la Commissione
         deve esaminare l’incidenza dell’operazione in questione su tutti i mercati per i quali sussista il rischio di ostacoli significativi
         alla concorrenza effettiva nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso, in particolare ai sensi dell’art. 2 del
         regolamento n. 139/2004.
      
      30      Inoltre, il fatto che la condizione della necessità debba essere intesa con riferimento alla decisione sulla compatibilità
         con il mercato comune della concentrazione in questione comporta che la necessità delle informazioni oggetto di una domanda
         ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004 deve essere valutata con riferimento alla concezione della portata delle
         informazioni necessarie per l’esame della concentrazione che la Commissione poteva legittimamente avere maturato al momento
         della formulazione di tale domanda. Di conseguenza, detta valutazione non può fondarsi sulla effettiva necessità delle informazioni
         nel prosieguo del procedimento dinanzi alla Commissione, la quale dipende da una molteplicità di fattori e, pertanto, non
         può essere determinata con certezza al momento della formulazione della domanda d’informazioni. 
      
      31      Per quanto concerne il caso particolare della necessità di rettificare le informazioni già comunicate e rivelatesi inesatte,
         il Tribunale ritiene che il criterio del carattere sostanziale degli errori individuati, sul quale del resto le parti concordano,
         sia coerente rispetto alla lettera e alla ratio del regolamento n. 139/2004 e, in particolare, dei suoi artt. 2 e 11. Di conseguenza,
         si deve osservare che la Commissione può chiedere la rettifica delle informazioni comunicate da una parte e rivelatesi inesatte
         qualora sussista il rischio che gli errori individuati siano tali da incidere in modo significativo sulla sua valutazione
         circa la compatibilità dell’operazione di concentrazione in questione con il mercato comune.
      
      32      Quanto al controllo sull’applicazione dei suesposti criteri, occorre anzitutto precisare che esso implica complesse valutazioni
         di ordine economico. Pertanto, in tale ambito, la Commissione dispone di un potere discrezionale e il controllo del giudice
         comunitario deve limitarsi alla verifica del rispetto delle norme sulla procedura e sulla motivazione, nonché dell’esattezza
         materiale dei fatti, dell’assenza di manifesti errori di valutazione e di sviamento di potere. Questa circostanza, tuttavia,
         non comporta che il giudice comunitario debba astenersi dal controllare l’interpretazione di dati di natura economica operata
         dalla Commissione (sentenza della Corte 15 febbraio 2005, causa C‑12/03 P, Commissione/Tetra Laval, Racc. pag. I‑987, punti
         38 e 39) e, in particolare, la sua valutazione della necessità delle informazioni richieste ai sensi dell’art. 11 del regolamento
         n. 139/2004 nonché del carattere sostanziale degli errori da cui esse sono presumibilmente affette.
      
      33      In secondo luogo, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, i suesposti criteri non devono essere interpretati in
         modo restrittivo. Difatti, l’esigenza di celerità che caratterizza l’economia complessiva del regolamento n. 139/2004 (v.,
         riguardo al regolamento n. 4064/89, sentenza del Tribunale 28 aprile 1999, causa T‑221/95, Endemol/Commissione, Racc. pag. II‑1299,
         punto 84) deve essere contemperata con l’obiettivo del controllo effettivo della compatibilità delle concentrazioni con il
         mercato comune, che la Commissione è tenuta ad effettuare con notevole attenzione (sentenza Commissione/Tetra Laval, cit.,
         punto 42) e che impone che essa disponga di informazioni complete ed esatte.
      
      34      Da ultimo, è vero che l’esercizio dei poteri conferiti alla Commissione dall’art. 11 del regolamento n. 139/2004 è soggetto
         al rispetto del principio di proporzionalità, il quale richiede che gli atti delle istituzioni comunitarie non superino i
         limiti di quanto è idoneo e necessario al conseguimento degli scopi perseguiti (sentenza del Tribunale 4 luglio 2006, causa
         T‑177/04, easyJet/Commissione, Racc. pag. II‑1931, punto 133). In particolare, occorre che l’obbligo di fornire un’informazione
         imposto ad un’impresa non costituisca per quest’ultima un onere sproporzionato rispetto alle necessità dell’inchiesta (v,
         per analogia, sentenza del Tribunale 12 dicembre 1991, causa T‑39/90, SEP/Commissione, Racc. pag. II‑1497, punto 51). Tuttavia,
         poiché la durata della sospensione dei termini di cui all’art. 10 del regolamento n. 139/2004, per effetto dell’adozione di
         una decisione ai sensi dell’art. 11 del medesimo regolamento, dipende dalla data di comunicazione delle informazioni necessarie,
         la Commissione non viola il principio di proporzionalità allorché sospende il procedimento fino al momento in cui dette informazioni
         non le vengano comunicate. 
      
       Sulla prima parte, che deduce la mancanza di necessità delle informazioni per le quali è stata chiesta una rettifica
      –       Argomenti delle parti
      35      Innanzitutto la ricorrente sostiene che, al momento dell’adozione della decisione impugnata, le informazioni delle quali è
         stata chiesta una rettifica mediante tale decisione non erano necessarie alla Commissione per pronunciarsi sulla compatibilità
         della concentrazione notificata con il mercato comune, in quanto non erano rilevanti ai fini invocati dalla Commissione.
      
      36      Quindi, posto che lo studio econometrico riguardava i prodotti di carica ed era fondato unicamente sui dati dell’anno 2004,
         i dati sui prodotti di patinatura, nonché quelli relativi agli anni 2002 e 2003, erano irrilevanti. Di conseguenza, il fatto
         che la Commissione abbia chiesto la rettifica dei dati relativi agli anni 2002 e 2003 rappresenterebbe un atto in mala fede,
         che rimette in discussione la necessità della decisione impugnata nella parte riguardante gli altri dati di cui è stata chiesta
         la rettifica. Tale circostanza farebbe inoltre emergere la questione se i dati di marzo siano stati effettivamente utilizzati
         per effettuare un nuovo studio econometrico in tempo utile. Invero, alla luce delle norme di procedura previste dal regolamento
         n. 139/2004, gli eventuali effetti della comunicazione dei dati di marzo sulla valutazione della concentrazione avrebbero
         potuto essere sollevati, al più tardi, nella comunicazione degli addebiti. Orbene, la Commissione ha dichiarato unicamente
         che i suddetti dati erano stati utilizzati per effettuare un nuovo studio econometrico dopo l’invio della comunicazione degli
         addebiti, il che confermerebbe che i dati di marzo non erano necessari ai fini della sua analisi.
      
      37      Di seguito, la ricorrente ricorda che la comunicazione degli addebiti – la cui redazione era iniziata all’epoca dell’adozione
         della decisione impugnata e che era dunque particolarmente pertinente per individuare le informazioni che, in quel momento,
         la Commissione reputava necessarie per il suo esame – concerneva unicamente i prodotti di patinatura. Tuttavia, al momento
         dell’adozione della decisione 9 dicembre 2005, l’esame della Commissione non era incentrato sul settore dei prodotti di patinatura,
         bensì su quello dei prodotti di carica. Pertanto, le informazioni oggetto della decisione impugnata, che presupponeva il mancato
         rispetto della decisione 9 dicembre 2005, erano irrilevanti rispetto al settore dei prodotti di patinatura, e, quindi, rispetto
         alla comunicazione degli addebiti. Tale circostanza sarebbe confermata dal fatto che, in quest’ultimo documento, l’utilizzo
         della banca dati delle spedizioni risulta molto limitato e, in ogni caso, non indispensabile. 
      
      38      Inoltre, la ricorrente obietta che le informazioni oggetto della decisione impugnata sono state utilizzate al fine di delimitare
         i mercati dei prodotti e i mercati geografici interessati.
      
      39      Da ultimo, la ricorrente sostiene che i documenti presentati dalla Commissione relativi all’utilizzo effettivo dei dati di
         marzo non dimostrano che le informazioni oggetto della decisione impugnata sono state necessarie per l’adozione della decisione
         sulla concentrazione. Invero, in primo luogo, da tali documenti risulta che i dati in questione sono stati inutili nella valutazione
         del livello dei prezzi. In secondo luogo, i documenti in oggetto non sarebbero neppure idonei a dimostrare la necessità di
         dette informazioni per il calcolo delle quote di mercato. In terzo luogo, la Commissione non ha dichiarato di aver proceduto,
         prima o dopo l’adozione della decisione impugnata, ad una valutazione della necessità delle informazioni di cui ha chiesto
         la rettifica.
      
      40      La Commissione osserva di aver utilizzato la banca dati delle spedizioni non soltanto per effettuare lo studio econometrico,
         ma anche per delimitare i mercati in questione, e, più in generale, per compiere la valutazione della concentrazione dal punto
         di vista della concorrenza. Essa deduce che lo studio econometrico è stato effettuato nuovamente proprio sulla base dei dati
         di marzo, come sarebbe confermato dai documenti prodotti dietro richiesta del Tribunale. Essa ammette inoltre di essersi concentrata,
         a partire dalla seconda metà del mese di febbraio 2006, sul mercato dei prodotti di patinatura, pur precisando che la ragione
         principale di tale cambiamento risiede nel fatto che, a quell’epoca, essa era venuta a conoscenza del fatto che la J. M. Huber
         Corp. stava sviluppando un prodotto che le avrebbe consentito di penetrare detto mercato. Nondimeno, questa circostanza non
         implicherebbe che essa abbia completamente abbandonato l’inchiesta nella parte relativa ai prodotti di carica.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      41      In via preliminare, si deve osservare che una parte significativa degli argomenti della ricorrente si basa sulla deduzione
         secondo cui, al momento dell’adozione della decisione impugnata, la Commissione aveva concluso, oppure non aveva ancora iniziato,
         l’esame di talune questioni, aveva fatto proprie alcune conclusioni preliminari o aveva focalizzato l’attenzione su determinati
         settori. Tuttavia, come si è detto al precedente punto 30, siffatte circostanze sono irrilevanti, poiché la necessità delle
         informazioni oggetto della decisione impugnata deve essere valutata in rapporto alla concezione della portata delle informazioni
         necessarie per pronunciarsi sulla concentrazione che la Commissione poteva legittimamente avere maturato al momento dell’adozione
         di tale decisione.
      
      42      Inoltre, occorre sottolineare che la banca dati delle spedizioni aveva ad oggetto le forniture effettuate sui mercati del
         carbonato di calcio per la carica e la patinatura. La ricorrente non ha negato che tali mercati fossero influenzati, o potessero
         essere influenzati, dalla concentrazione notificata. In tale contesto, come emerge dal precedente punto 29, le informazioni
         delle quali la decisione impugnata ha chiesto una rettifica, e che facevano parte della banca dati delle spedizioni, potevano
         in linea di principio essere considerate necessarie per l’adozione della decisione sulla concentrazione.
      
      43      Ancora, si deve ricordare che la banca dati delle spedizioni, per ciascuna delle forniture in questione, recava indicazioni
         quali la fabbrica di partenza, l’identità e la sede del cliente, la distanza e le modalità di trasporto, il tipo di prodotto
         consegnato, la quantità e il prezzo. Orbene, dati di questo tipo sono rilevanti ai fini dell’esame della compatibilità di
         un’operazione di concentrazione con il mercato comune poiché consentono alla Commissione di definire i mercati interessati
         nonché di analizzare lo stato della concorrenza in ognuno di essi.
      
      44      Ciò nondimeno, la ricorrente censura la Commissione anche per aver chiesto la rettifica dei dati relativi agli anni 2002 e
         2003 quando invece lo studio econometrico era basato unicamente su quelli relativi all’anno 2004 e gli altri impieghi dei
         dati evocati dalla Commissione non risultavano legati a nessun fattore temporale. A tale proposito occorre tuttavia osservare
         che, contrariamente a quanto dedotto dalla ricorrente, taluni fattori rilevanti per la definizione dei mercati geografici
         e dei prodotti quali, ad esempio, la sede dei fornitori e dei clienti, le modalità di trasporto o, ancora, la gamma dei prodotti
         disponibili, tendono ad evolversi nel tempo. Per tale ragione, e in mancanza di elementi più specifici idonei a dimostrare
         che sarebbe stato sufficiente un periodo di riferimento più breve, non pare che la Commissione abbia errato nello stimare
         che i dati relativi agli anni 2002 e 2003 fossero necessari per l’adozione della decisione sulla concentrazione.
      
      45      Quanto alle deduzioni fondate sulla comunicazione degli addebiti e sui documenti presentati dalla Commissione relativi all’effettivo
         utilizzo dei dati di marzo, occorre rilevare che tali elementi sono successivi alla decisione impugnata. Al riguardo, si deve
         anzitutto osservare che, come giustamente sostenuto dalla Commissione, se è vero che il fatto che le informazioni oggetto
         di una domanda ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004 siano state successivamente utilizzate può costituire un
         indice della loro necessità, la mancanza del loro utilizzo non equivale a una prova del contrario, per la ragione esposta
         al precedente punto 30.
      
      46      In ordine alla comunicazione degli addebiti, è altresì opportuno osservare che quest’ultima, contrariamente a quanto sostenuto
         dalla ricorrente, non consente di determinare in maniera esaustiva le informazioni che la Commissione reputava necessarie
         nel momento in cui ha adottato la decisione impugnata. In effetti, da un lato, anche se la redazione della comunicazione degli
         addebiti pare essere stata iniziata all’epoca dell’adozione della decisione impugnata, resta comunque il fatto che sono trascorsi
         quasi due mesi prima del suo invio. D’altra parte, la comunicazione degli addebiti indica unicamente le valutazioni che hanno
         indotto la Commissione a individuare taluni potenziali problemi relativi alla concorrenza e dunque omette, in linea di principio,
         i mercati sui quali non è stato individuato nessun rischio. Di conseguenza, l’oggetto di tale comunicazione è assai più limitato
         rispetto a quello dell’esame effettuato a monte dalla Commissione. 
      
      47      Quanto agli altri argomenti fondati sui documenti relativi all’utilizzo effettivo dei dati di marzo, occorre rilevare che
         la ricorrente si è limitata ad affermare che la Commissione non ha dimostrato la necessità delle informazioni oggetto della
         decisione impugnata al fine di pronunciarsi sulla concentrazione. Ora, poiché incombe sulla ricorrente l’onere di provare
         la fondatezza dei mezzi dalla stessa invocati e, quindi, la mancanza di necessità delle informazioni in questione, tali argomenti
         devono essere respinti in quanto infondati.
      
      48      Da ultimo, in ordine alla questione se sia stato effettuato un nuovo studio econometrico prima dell’invio della comunicazione
         degli addebiti, la Commissione ha presentato al Tribunale la stampa di una schermata indicante che i differenti file rilevanti
         per la valutazione della concentrazione sono stati modificati in un periodo compreso tra l’aprile e l’agosto 2006. È ben vero
         che, come affermato dalla ricorrente, la maggior parte dei file presentano una data di modifica successiva a quella dell’invio
         della comunicazione degli addebiti. Nondimeno, il Tribunale ritiene che, come sostenuto dalla Commissione, tali date si riferiscano
         all’ultimo impiego dei file in questione, i quali erano stati utilizzati regolarmente nel corso dell’esame della concentrazione
         notificata e, in particolare, prima dell’invio della comunicazione degli addebiti. In effetti la ricorrente, sulla quale,
         come si è appena osservato, grava l’onere della prova, non ha prodotto alcun elemento idoneo a confutare detto argomento.
      
      49      In considerazione di quanto precede, occorre concludere che non è stato dimostrato che, al momento della formulazione della
         domanda di informazioni, la Commissione non poteva considerare necessarie, ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004,
         le informazioni di cui ha chiesto la rettifica nella decisione impugnata; pertanto, occorre rigettare la prima parte del primo
         motivo.
      
      50      Per quanto concerne l’affermazione della ricorrente secondo cui la Commissione ha agito in mala fede allorché ha richiesto
         la correzione dei dati relativi agli anni 2002 e 2003, essa riguarda i motivi in base ai quali la Commissione ha adottato
         la decisione impugnata e, quindi, si confonde, di fatto, con il motivo nel quale la ricorrente ha dedotto lo sviamento di
         potere. Di conseguenza, tale affermazione non è pertinente nel contesto del motivo in parola.
      
       Sulla seconda parte, che deduce la sostanziale esattezza dei dati di gennaio
      –       Argomenti delle parti
      51      La ricorrente ritiene che i dati di gennaio fossero sostanzialmente corretti e che, quindi, non fosse necessario chiederne
         la rettifica.
      
      52      Al fine di comprovare la sua affermazione, in un primo momento, essa ha presentato una serie di argomenti riguardanti l’analisi
         statistica dei dati di gennaio. In proposito ha osservato che, se è vero che questi ultimi contenevano alcuni errori, si tratta
         di una circostanza abituale nel settore della statistica, e che, senza dubbio, neppure i dati di marzo erano del tutto esatti.
         Orbene, non sarebbe possibile, né necessario, né usuale, eliminare tutti gli errori che infirmano i dati statistici, stante
         l’esistenza di metodi che consentono, da un lato, di eliminare i dati erronei da un insieme di dati oppure di predirne l’impatto,
         e, dall’altro, di verificare l’affidabilità dell’insieme di cui trattasi. La ricorrente sostiene che la Commissione, nonostante
         abbia affermato di avere semplicemente presunto l’esattezza dei dati di gennaio, in concreto ha adoperato i suddetti metodi
         fin dal momento della ricezione di tali dati.
      
      53      Allo scopo di valutare l’impatto degli errori oggetto della decisione impugnata, la ricorrente ha chiesto alla LECG Consulting
         di sottoporre i dati di gennaio a test statistici analoghi a quelli che sarebbero stati effettuati dalla Commissione fin dal
         momento della loro ricezione. Secondo un primo rapporto, unito all’atto introduttivo (in prosieguo: il «primo rapporto LECG»),
         il numero di dati erronei non era elevato in modo inusitato e da un raffronto tra i dati di gennaio e questi stessi dati privati
         dei valori potenzialmente incoerenti o erronei identificati dalla Commissione (in prosieguo: i «dati modificati») non emergerebbero
         differenze sostanziali in ordine alle variabili presumibilmente utilizzate dalla Commissione nella redazione della comunicazione
         degli addebiti e nell’analisi generale dei mercati interessati. Allo stesso modo, sarebbe improbabile che gli errori in questione
         possano aver esplicato un impatto significativo sui risultati dello studio econometrico. 
      
      54      Secondo un altro rapporto della LEGC Consulting, predisposto in replica al controricorso e allegato alla memoria di replica
         (in prosieguo: il «secondo rapporto LEGC»), i prezzi ipotetici calcolati nell’ambito dello studio econometrico non differirebbero
         in modo sostanziale nei dati di gennaio, nei dati modificati e nei dati di marzo. Di conseguenza, ad avviso della ricorrente,
         i dati di gennaio erano sostanzialmente esatti e la Commissione avrebbe potuto, e dovuto, rendersene conto.
      
      55      Inoltre, nelle osservazioni sui documenti prodotti dalla Commissione, la ricorrente menziona taluni calcoli effettuati dalla
         LECG Consulting dai quali risulta che i dati di gennaio erano sostanzialmente corretti per quanto concerneva la determinazione
         della massima distanza ragionevole di consegna.
      
      56      In un secondo momento, la ricorrente ha dedotto alcune circostanze che a suo avviso dimostrano che, al momento dell’adozione
         della decisione impugnata, la Commissione era effettivamente a conoscenza della sostanziale esattezza dei dati di gennaio.
         Al riguardo, la ricorrente sostiene innanzitutto che la tesi della Commissione, secondo cui quest’ultima non avrebbe scoperto
         gli errori oggetto della decisione impugnata prima della seconda metà di febbraio, è scarsamente attendibile, in particolare
         poiché nel mese di gennaio 2006 la Commissione aveva dichiarato che la concentrazione non poneva alcun problema di concorrenza
         e che era disposta ad autorizzarla in modo incondizionato. Una simile dichiarazione, in effetti, avrebbe potuto essere adottata
         soltanto a seguito di una verifica dei dati di gennaio, nel corso della quale sarebbero potuti emergere gli errori e avrebbe
         potuto esserne valutato l’impatto. Peraltro, il numero relativamente limitato delle spedizioni della ricorrente considerate
         nello studio econometrico, nonché la circostanza che un membro dell’équipe della Commissione incaricata del caso ha confermato
         di aver proceduto all’eliminazione dei valori errati, implicano che le suddette verifiche sono state effettuate e che, quindi,
         la Commissione era a conoscenza sin dal mese di gennaio di un grande numero di errori, che essa sostiene di avere riscontrato
         soltanto in epoca successiva. 
      
      57      La ricorrente prosegue osservando, in primo luogo, che le questioni tali da giustificare, secondo la Commissione, un nuovo
         esame della esattezza dei dati di gennaio erano già state affrontate da quest’ultima. In secondo luogo, dal primo e dal secondo
         rapporto LECG emergerebbe come, all’atto dell’adozione della decisione impugnata, la Commissione fosse comunque in grado di
         controllare se gli errori riscontrati influissero sulla sua analisi. In terzo luogo, la Commissione non ha dichiarato di aver
         effettuato i suddetti controlli prima dell’adozione della decisione impugnata, il che rivelerebbe come l’istituzione non fosse
         realmente preoccupata per l’impatto degli errori riscontrati sull’esame della concentrazione notificata. In quarto luogo,
         il fatto che la Commissione fosse consapevole della esattezza dei dati di gennaio sarebbe dimostrato dalla posizione da essa
         adottata nella comunicazione degli addebiti, nonché dal fatto che, prima di inviare quest’ultima comunicazione, essa non avesse
         né effettuato un nuovo studio econometrico, né posto un termine alla procedura di verifica dell’esattezza dei dati di marzo.
         In quinto luogo, infine, la ricorrente ricorda che, a suo avviso, la Commissione avrebbe dovuto sapere che avrebbe utilizzato
         soltanto i dati relativi all’anno 2004.
      
      58      Da ultimo, la ricorrente afferma che, considerati l’utilizzo trascurabile della banca dati delle spedizioni nella comunicazione
         degli addebiti e la lunghezza della sospensione stabilita con la decisione impugnata, tale sospensione risultava manifestamente
         sproporzionata. 
      
      59      La Commissione afferma che, al momento dell’adozione della decisione impugnata, non poteva escludere che gli errori nei dati
         di gennaio fossero tali da incidere sulla sua analisi della concentrazione notificata e che, pertanto, non si trattava di
         dati sostanzialmente esatti. Essa osserva che la prima serie di argomenti dedotti dalla ricorrente non tiene in considerazione
         le varie finalità della banca dati delle spedizioni e che i due rapporti LECG non sono idonei a dimostrare l’irrilevanza degli
         errori individuati. Quanto alla seconda serie di argomenti, la Commissione chiarisce di aver effettuato, in seguito alla comuncazione
         dei dati di gennaio, talune verifiche standard, la cui portata era tuttavia limitata. Di conseguenza, gli errori oggetto della
         decisione impugnata sono stati individuati soltanto al momento delle verifiche supplementari intraprese in seguito alla riunione
         del comitato consultivo del 22 febbraio 2006, nel corso della quale certi Stati membri avevano espresso dei dubbi circa l’affidabilità
         dello studio econometrico. La Commissione aggiunge di avere contemporaneamente portato a termine, all’inizio del mese di maggio,
         diverse operazioni, comprese le verifiche dei dati di marzo e la redazione della comunicazione degli addebiti: ciò spiegherebbe
         perché l’istituzione ha confermato l’esattezza di tali dati soltanto qualche giorno dopo l’invio di quest’ultima comunicazione.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      60      In via preliminare, per quanto riguarda le argomentazioni attinenti all’analisi statistica dei dati di gennaio, occorre ricordare
         che, alla luce delle considerazioni esposte ai precedenti punti 30 e 31, la necessità delle rettifiche richieste nella decisione
         impugnata deve essere valutata con riferimento alla concezione del carattere sostanziale degli errori individuati nei dati
         di gennaio che la Commissione poteva legittimamente aver maturato al momento dell’adozione di tale decisione. Pertanto, le
         analisi prodotte dalla ricorrente possono essere prese in considerazione unicamente nei limiti in cui la Commissione abbia
         potuto effettuarle al momento dell’adozione della decisione impugnata. Ciò implica, in particolare, che le comparazioni effettuate
         in rapporto ai dati di marzo sono irrilevanti, poiché questi ultimi dati non esistevano al momento dell’adozione della decisione
         impugnata. 
      
      61      Occorre poi verificare, sulla scorta del criterio della esattezza sostanziale esposto al precedente punto 31, se le varie
         analisi prodotte dalla ricorrente consentono di dimostrare che gli errori riscontrati dalla Commissione non erano idonei ad
         incidere in modo significativo sulla sua valutazione circa la compatibilità della concentrazione notificata con il mercato
         comune.
      
      62      A tale proposito si deve osservare che, mentre il primo rapporto LECG conclude nel senso che i valori medi rilevanti calcolati
         a partire dai dati di gennaio e dai dati modificati non differiscono in modo sostanziale, la tabella 2 del medesimo rapporto
         rivela talune differenze non trascurabili tra i suddetti due insiemi di dati, le quali riguardano il valore superiore del
         quoziente costo di trasporto/prezzo franco fabbrica (differenza di dieci punti di percentuale), la distanza media di trasporto
         via camion (differenza del 13%) e la distanza media di trasporto via nave (differenza del 28%). Anche supponendo che, come
         illustrato dal rappresentante della LECG Consulting nel corso dell’udienza, tali differenze siano irrilevanti, dal punto di
         vista economico, rispetto alle conclusioni contenute nella comunicazione degli addebiti, come risulterebbe dalla tabella 3
         di detto rapporto, occorre tuttavia rilevare che non è stata presentata alcuna analisi simile in ordine alla loro irrilevanza
         rispetto allo studio econometrico, sebbene la LECG Consulting abbia sottolineato, nel suo primo rapporto, che i prezzi, i
         costi di trasporto e le distanze di consegna costituissero, a suo avviso, le variabili chiave di quest’ultimo studio. Ebbene,
         in mancanza di tale analisi è impossibile stabilire se gli errori riscontrati dalla Commissione fossero o meno tali da incidere
         in modo significativo sui risultati dello studio econometrico, e, quindi, sull’esame della concentrazione notificata dalla
         Commissione. 
      
      63      È opportuno aggiungere, in ordine al primo rapporto LECG, che, come sostenuto dalla Commissione, la conclusione secondo cui
         gli errori riscontrati non influiscono sulle variabili essenziali dello studio econometrico si fonda sull’analisi dei valori
         medi, calcolati a partire dai dati aggregati. Orbene, la Commissione deduce, senza essere contraddetta sul punto dalla ricorrente,
         che il suddetto studio era stato effettuato in funzione dei differenti siti di produzione, il che comporta che un’analisi
         dei dati aggregati non permette di determinare il potenziale impatto degli errori individuati.
      
      64      Tuttavia, nemmeno il secondo rapporto LECG, che mira a confutare quest’ultimo argomento principalmente attraverso un esame
         più approfondito dei dati, contiene un’analisi della rilevanza delle differenze non trascurabili riscontrate tra i prezzi,
         che sono del 3‑4% per i prezzi medi e oltrepassano il 10% per certi siti di produzione e per taluni prodotti. Sebbene nel
         corso dell’udienza il rappresentante della LECG abbia affermato che la differenza tra i prezzi medi era irrilevante alla luce
         dell’importanza dei costi di trasporto dei prodotti in questione, resta comunque il fatto che non è stata prodotta alcuna
         spiegazione specifica in ordine alle differenze più importanti riscontrate per certi siti di produzione. Pertanto, neppure
         il secondo rapporto LECG dimostra che gli errori riscontrati nei dati di gennaio non erano tali da incidere in modo significativo
         sui prezzi che compaiono nello studio econometrico e, quindi, sulla valutazione della compatibilità della concentrazione notificata
         con il mercato comune.
      
      65      Per quanto riguarda gli argomenti esposti nell’ambito delle osservazioni sui documenti prodotti dalla Commissione, occorre
         osservare che la ricorrente si limita a richiamare l’analisi della massima distanza ragionevole di consegna per ciascuna modalità
         di trasporto, a sua volta costituita da una distanza teorica calcolata sulla base di tutte le consegne effettuate con la modalità
         di trasporto in questione. Orbene, se è vero che tale distanza è stata utilizzata al momento della determinazione dei mercati
         geografici interessati, tuttavia, come risulta dagli atti di causa, essa è stata successivamente comparata con le distanze
         massime effettive di consegna percorse a partire da ciascuno dei siti di produzione interessati, e queste ultime distanze
         sono state utilizzate relativamente ai siti per i quali esse risultavano superiori. In tale contesto, un’analisi dei dati
         aggregati che non operasse una distinzione tra i vari siti sarebbe insufficiente al fine di esaminare se gli errori riscontrati
         fossero tali da incidere in modo significativo sulla definizione dei mercati geografici e, quindi, sulla valutazione della
         concentrazione notificata. 
      
      66      Dalle considerazioni che precedono risulta che le analisi presentate dalla ricorrente non consentono di concludere che i dati
         di gennaio erano sostanzialmente esatti. Si deve dunque esaminare la seconda serie di argomenti, in base ai quali la Commissione
         era effettivamente a conoscenza di tale circostanza.
      
      67      A tale riguardo, occorre notare che il ragionamento della ricorrente si fonda essenzialmente sulla presunta implausibilità
         della deduzione della Commissione secondo cui gli errori considerati nella decisione impugnata non sono stati identificati
         fin dal momento della ricezione dei dati di gennaio, ma soltanto nella seconda metà del mese di febbraio, in seguito alla
         riunione del comitato consultivo del 22 febbraio 2006. Pertanto, il Tribunale esaminerà innanzitutto gli elementi addotti
         dalla Commissione a sostegno di questa deduzione. 
      
      68      In tale ambito, per quanto riguarda, da un lato, le verifiche effettuate fin dal momento della ricezione dei dati di gennaio,
         si deve osservare che, poiché l’esame della Commissione deve essere effettuato entro termini relativamente ristretti e le
         parti della concentrazione sono tenute a comunicare alla Commissione informazioni esatte e complete, il procedimento di controllo
         delle concentrazioni si fonda necessariamente, in larga misura, sulla fiducia, non essendo la Commissione tenuta a verificare
         immediatamente e nei dettagli l’esattezza di tutte le informazioni trasmesse dalle parti. 
      
      69      A tale proposito, il messaggio interno di posta elettronica inviato il 6 marzo 2006 da uno dei membri dell’équipe della Commissione
         incaricata del caso, e da quest’ultima presentato in allegato alla sua risposta alla richiesta del Tribunale, indica, in merito
         agli errori oggetto della decisione impugnata, che «[le] verifiche effettuate in precedenza sulla banca dati [delle spedizioni
         erano] più globali (...) e non erano focalizzate sull’accoppiata sito di produzione – industria cartaria». Esso prosegue chiarendo
         che questo «spiega perché tutti questi punti non sono stati sollevati in precedenza».
      
      70      Tale elemento, la cui rilevanza non è stata posta in discussione dalla ricorrente, costituisce una prova sufficiente del fatto
         che le verifiche effettuate dalla Commissione in seguito alla comunicazione dei dati di gennaio erano limitate e, quindi,
         non avevano consentito di scoprire gli errori oggetto della decisione impugnata. In tale contesto, occorre altresì rilevare
         che il fatto che siano state effettuate solo delle verifiche limitate rende irrilevante la deduzione secondo cui i suddetti
         errori avrebbero potuto essere individuati mediante strumenti standard di verifica statistica. 
      
      71      Per quanto concerne, dall’altro lato, lo svolgimento e le conseguenze della riunione del comitato consultivo del 22 febbraio
         2006, dalle dichiarazioni dei partecipanti a detta riunione allegate alla risposta della Commissione alla richiesta del Tribunale
         emerge che in quell’occasione sono stati discussi sia l’affidabilità dello studio econometrico che i dati utilizzati per la
         sua realizzazione. Anche se pare che, come sostenuto dalla ricorrente, l’esattezza dei dati in questione non sia stata affrontata
         in dettaglio dai vari partecipanti, tuttavia è logico che un siffatto dibattito abbia indotto la Commissione a verificare
         l’affidabilità dello studio e dei dati utilizzati, stante in particolare la sua intenzione di assoggettare una nuova bozza
         di decisione al medesimo comitato al fine di ottenere il suo parere favorevole.
      
      72      In proposito, è inoltre opportuno osservare che il messaggio interno di posta elettronica della Commissione inviato il 22
         febbraio 2006 e riguardante la distribuzione dei compiti per la predisposizione delle modifiche alla bozza di autorizzazione
         in seguito alla riunione del comitato consultivo, unito alla risposta della Commissione sopra menzionata, indica, sul punto
         dello studio econometrico, «verifica dell’affidabilità + analisi della sensibilità». Il Tribunale ritiene che siffatto riferimento
         vada interpretato come indicante la necessità di effettuare una verifica supplementare dello studio econometrico e dei dati
         utilizzati per la sua esecuzione e non, invece, secondo quanto suggerito dalla ricorrente nel corso dell’udienza, come diretto
         semplicemente a che le verifiche effettuate in precedenza fossero descritte in modo più dettagliato nella bozza di autorizzazione.
         In effetti, il messaggio in questione non si limita ad indicare modifiche specifiche, ma mira piuttosto a definire anche taluni
         nuovi compiti da svolgere nell’ambito dell’esame.
      
      73      In tal modo, i documenti comunicati dalla Commissione corroborano altresì le sue affermazioni in base alle quali i risultati
         della riunione del comitato consultivo del 22 febbraio 2006 l’avevano indotta a verificare nuovamente la esattezza dei dati
         di gennaio. In tale contesto, si deve concludere che la tesi della Commissione secondo cui gli errori oggetto della decisione
         impugnata sono stati scoperti al momento di tali verifiche approfondite, e non già in precedenza, risulta sufficientemente
         dimostrata. 
      
      74      Peraltro, le circostanze addotte dalla ricorrente non sono idonee a confutare quest’ultima conclusione. Infatti, in primo
         luogo, in udienza la stessa ricorrente ha ammesso che, anche se le questioni sollevate nel corso della riunione del comitato
         consultivo del 22 febbraio 2006, e segnatamente la peculiare situazione presente sul mercato finlandese, erano già state affrontate
         in precedenza, ciò era avvenuto in modo più superficiale, ragione per la quale talune verifiche supplementari più dettagliate
         effettuate dopo la suddetta riunione hanno potuto condurre alla scoperta degli errori in oggetto.
      
      75      In secondo luogo, la tesi secondo cui la Commissione avrebbe potuto verificare, al momento dell’adozione della decisione impugnata,
         che gli errori riscontrati nei dati di gennaio non erano sostanziali risulta priva di fondamento in fatto dato che, come si
         è detto al precedente punto 66, la ricorrente non ha dimostrato la sostanziale esattezza di tali dati.
      
      76      In terzo luogo, nel messaggio di posta elettronica del 5 marzo 2006, presentato dalla Commissione in allegato alla sua risposta
         alla richiesta del Tribunale, si legge che sono state riscontrate talune «gravi contraddizioni» nei dati di gennaio, il che
         implica che la Commissione aveva effettuato un’analisi dell’impatto potenziale degli errori sul suo esame. Stando così le
         cose, la deduzione contraria della ricorrente, che non è corroborata da alcun elemento di fatto, non può essere accolta. 
      
      77      In quarto luogo, per le ragioni spiegate ai punti 45 e 46 che precedono, la comunicazione degli addebiti non costituisce un
         elemento determinante per la valutazione della posizione della Commissione rispetto all’esattezza delle informazioni da essa
         utilizzate nell’esame della concentrazione notificata. Allo stesso modo, il Tribunale ha rilevato, al precedente punto 48,
         che la ricorrente non ha confutato la deduzione della Commissione secondo cui era stato effettuato un nuovo studio econometrico
         prima dell’invio della comunicazione degli addebiti. Quanto al fatto che l’esattezza dei dati di marzo è stata confermata
         soltanto dopo l’invio di tale documento, l’argomento della Commissione fondato sulla conclusione simultanea di varie attività
         durante il periodo in questione non è stato rimesso in discussione dalla ricorrente.
      
      78      In quinto luogo, l’argomento secondo cui la Commissione sapeva che gli unici dati rilevanti erano quelli dell’anno 2004 è
         irrilevante, poiché, come si è detto al precedente punto 44, la Commissione avrebbe potuto legittimamente chiedere la comunicazione
         dei dati relativi a diversi anni.
      
      79      Infine, occorre constatare che il motivo inerente alla violazione del principio di proporzionalità non può essere accolto,
         alla luce delle osservazioni formulate al precedente punto 34.
      
      80      In considerazione di tutto quanto precede, occorre dichiarare che non risulta dimostrato che la Commissione, allorché ha ritenuto
         che i dati di gennaio fossero sostanzialmente inesatti e ne ha chiesto la correzione, abbia violato l’art. 11 del regolamento
         n. 139/2004. La seconda parte del primo motivo deve dunque essere respinta, analogamente al motivo nella sua interezza.
      
       Sul secondo motivo, che deduce la violazione del principio del termine ragionevole da parte della Commissione
       Argomenti delle parti
      81      La ricorrente ritiene che la decisione impugnata sia stata adottata al di là di un termine ragionevole, poiché la Commissione
         era al corrente degli errori in questione sin dalle prime verifiche effettuate nella prima metà del gennaio 2006. Pertanto,
         la Commissione avrebbe, da un lato, cagionato alla ricorrente un danno economico ingente e, dall’altro, compromesso l’esercizio
         dei suoi diritti della difesa. Oltre a ciò, la tardiva adozione della decisione impugnata rivelerebbe il reale obiettivo della
         Commissione, cioè guadagnare tempo per poter proseguire il suo esame nonostante il termine a tal uopo previsto fosse spirato.
         
      
      82      La Commissione sostiene, da un lato, che un’eventuale violazione del principio del termine ragionevole non giustificherebbe
         comunque l’annullamento della decisione impugnata, poiché la ricorrente non ha dimostrato di avere subito, in conseguenza
         di tale violazione, limitazioni dei suoi diritti della difesa. Dall’altro lato, la Commissione afferma di aver agito senza
         alcun ritardo indebito, considerate le circostanze del caso concreto.
      
       Giudizio del Tribunale
      83      Si deve osservare che l’argomento del pregiudizio causato alla ricorrente è fuori luogo nel quadro del presente giudizio,
         che attiene esclusivamente all’annullamento della decisione impugnata e, dunque, alla sola verifica della sua legittimità.
      
      84      Allo stesso modo, se è vero che l’osservanza di un termine ragionevole nell’espletamento di procedimenti amministrativi in
         materia di politica della concorrenza costituisce un principio generale del diritto comunitario, del quale il giudice comunitario
         garantisce l’osservanza, tuttavia la sua violazione potrebbe giustificare l’annullamento di una decisione solo qualora comportasse
         anche una violazione dei diritti della difesa dell’impresa interessata (sentenza del Tribunale 20 aprile 1999, cause riunite
         da T‑305/94 a T‑307/94, da T‑313/94 a T‑316/94, T‑318/94, T‑325/94, T‑328/94, T‑329/94 e T‑335/94, Limburgse Vinyl Maatschappij
         e a./Commissione, detta «PVC II», Racc. pag. II‑931, punti 120‑122). Ebbene, nel caso in esame, la ricorrente si è limitata
         a presentare una deduzione sommaria in tal senso, senza supportarla con elementi concreti.
      
      85      La rilevanza del termine nel quale è stata adottata la decisione impugnata come indice dello sviamento di potere sarà analizzata
         nell’ambito del terzo motivo.
      
      86      Per tali ragioni, il presente motivo deve essere respinto. 
      
       Sul terzo motivo, che deduce lo sviamento di potere
       Argomenti delle parti
      87      In via preliminare, la ricorrente sostiene che, contrariamente a quanto pretende la Commissione, il motivo in questione non
         è reso inefficace dal rigetto del primo.
      
      88      Sul merito, essa afferma che la Commissione è incorsa in uno sviamento di potere in quanto non ha adottato la decisione impugnata
         per perseguire l’obiettivo imposto dal regolamento n. 139/2004, bensì allo scopo di ottenere una proroga del termine per l’esame
         previsto dal medesimo regolamento che le consentisse di esaminare le questioni supplementari sollevate da taluni Stati membri
         nonché da determinati concorrenti della ricorrente nei mesi di febbraio e marzo 2006. In effetti, il termine iniziale per
         l’esame, che sarebbe scaduto il 31 marzo 2006, non era tale da consentire alla Commissione di ultimare la sua analisi e di
         trasmettere, se del caso, una comunicazione degli addebiti. 
      
      89      In primo luogo, la ricorrente deduce che per la suddetta ragione la Commissione, durante il colloquio telefonico del 3 marzo
         2006, aveva dichiarato di dover affrontare taluni argomenti supplementari di preoccupazione e proposto una proroga consensuale
         di venti giorni lavorativi del termine per l’esame. Posta di fronte alle perplessità espresse dagli avvocati della ricorrente,
         la Commissione avrebbe quindi evocato, come una minaccia, l’adozione di una decisione ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento
         n. 139/2004 relativamente ai dati di gennaio nel caso in cui non fosse stato possibile addivenire a una soluzione concordata.
         In tale contesto, i messaggi di posta elettronica inviati dai servizi della Commissione il 22 e 24 febbraio e il 2 marzo 2006,
         mediante i quali sono state sollevate talune questioni in ordine alla esattezza dei dati di gennaio, sarebbero serviti unicamente
         a precostituire gli elementi sui quali poggia la decisione impugnata.
      
      90      La ricorrente precisa in proposito che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, un simile approccio non può ritenersi
         consensuale, in particolare perché dal messaggio interno di posta elettronica del 5 marzo 2006, allegato alla risposta della
         Commissione alla richiesta del Tribunale, emerge, da un lato, che il fatto di offrire un’alternativa alla ricorrente era motivato
         dalla volontà di ridurre il rischio di un contenzioso, e non già di contenere l’impatto della scoperta di errori sul termine
         per l’esame e, dall’altro, che al momento dell’adozione delle decisioni ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004,
         in data 11 ottobre, 9 e 23 novembre e 9 dicembre 2005, la Commissione non aveva mai proposto alternative alla ricorrente.
      
      91      In secondo luogo, il fatto che la Commissione abbia rimesso in discussione l’esattezza dei dati di gennaio si spiegherebbe
         con il nuovo orientamento della sua inchiesta, dato che essa non aveva posto in dubbio tali dati prima dell’intervento di
         alcuni Stati membri e di determinate imprese. Infatti, in un primo momento, cioè fino alla seconda metà del mese di febbraio
         2006, la Commissione si era concentrata sul mercato dei carbonati di calcio per la carica e lo studio econometrico rappresentava
         un elemento essenziale dell’analisi di detto mercato, contrariamente agli argomenti della Commissione secondo cui si tratterebbe
         soltanto di uno strumento complementare. Di contro, in un secondo momento, successivamente alla riunione del comitato consultivo
         in data 22 febbraio 2006, essa si era dedicata all’analisi degli argomenti sollevati da taluni Stati membri e dai concorrenti
         della ricorrente in ordine alla situazione sui mercati dei prodotti di patinatura, e, in particolare, sul mercato finlandese.
      
      92      In terzo luogo, la ricorrente aggiunge che, dato il nuovo orientamento dell’esame della Commissione, non era necessario un
         riesame della concentrazione notificata alla luce delle informazioni corrette e che, del resto, esso non è stato effettuato.
         Infatti, al momento dell’invio della comunicazione degli addebiti, la Commissione non aveva ultimato le verifiche dei dati
         di marzo e non aveva dichiarato di aver utilizzato questi ultimi per effettuare un nuovo studio econometrico in tempo utile.
         La ricorrente aggiunge che, se le rettifiche dei dati di gennaio avessero potuto influenzare l’esito dell’analisi della Commissione,
         quest’ultima avrebbe riferito tale circostanza nella comunicazione degli addebiti. 
      
      93      In quarto luogo, la ricorrente ricorda che, a suo avviso, i dati di gennaio erano sostanzialmente corretti, e aggiunge in
         proposito che il carattere non significativo e l’irrilevanza di talune questioni poste nella decisione impugnata dimostrerebbero
         che l’adozione di quest’ultima era motivata dalla preoccupazione di ottenere una proroga del termine per l’esame. Inoltre,
         la Commissione sarebbe stata consapevole della sostanziale esattezza dei dati di gennaio, come si evince dalla lettera del
         12 gennaio 2006, dalla circostanza che, nel mese di gennaio 2006, essa intendeva autorizzare in modo incondizionato la concentrazione,
         nonché dalla redazione e divulgazione della bozza di autorizzazione. 
      
      94      In quinto luogo, come emergerebbe dal messaggio interno di posta elettronica del 6 marzo 2006, allegato alla risposta della
         Commissione alla richiesta del Tribunale, uno dei membri dell’équipe della Commissione incaricata del caso avrebbe ricercato
         in modo sistematico il più grande numero possibile di errori nei dati di gennaio, allo scopo di adottare una decisione ai
         sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004, senza interrogarsi sul loro impatto potenziale. La ricorrente ribadisce
         qui l’argomento secondo cui la Commissione non ha dichiarato di aver esaminato, prima dell’adozione della decisione impugnata,
         la rilevanza degli errori scoperti. Al contrario, come risulta dal messaggio di posta elettronica del 5 marzo 2006, la Commissione
         aveva iniziato a redigere la decisione impugnata prima di effettuare tale verifica. Tali circostanze dimostrerebbero come
         la Commissione non fosse, in realtà, preoccupata dalla rilevanza degli errori riscontrati.
      
      95      In sesto luogo, la Commissione non avrebbe rimesso in discussione il contenuto della lettera della ricorrente in data 6 marzo
         2006, ove quest’ultima poneva in evidenza il fatto di essere stata posta di fronte ad un’alternativa illegittima tra una proroga
         consensuale e una decisione sospensiva del termine per l’esame. 
      
      96      In settimo luogo, le decisioni analoghe adottate dalla Commissione nell’ambito dell’esame della concentrazione notificata
         sono state emanate qualche giorno dopo la ricezione delle relative informazioni; di contro, tra la ricezione dei dati di gennaio
         e l’adozione della decisione impugnata sono trascorsi due mesi. 
      
      97      La Commissione sostiene che il presente motivo postula che le informazioni richieste mediante la decisione impugnata non fossero
         necessarie per l’adozione della decisione sulla concentrazione. Di conseguenza, il rigetto del primo motivo implicherebbe
         il rigetto del secondo. Sul merito, essa sottolinea che la ricorrente non ha presentato indizi oggettivi, pertinenti e concordanti,
         tali da comprovare la censura relativa allo sviamento di potere, ma soltanto alcune deduzioni tratte erroneamente da varie
         circostanze.
      
       Giudizio del Tribunale
      98      In via preliminare, è opportuno osservare che il rigetto del primo motivo del ricorso in esame discende dal fatto che la ricorrente
         non ha dimostrato in modo sufficiente che le informazioni richieste mediante la decisione impugnata non fossero necessarie
         ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004. Tuttavia, la mancanza di prova di una violazione della normativa vigente
         non influisce sulla eventuale sussistenza di uno sviamento di potere da parte dell’autorità amministrativa. Ne consegue che
         occorre comunque esaminare il presente motivo, indipendentemente dalla reiezione del primo.
      
      99      Ciò premesso, si deve ricordare che la nozione di sviamento di potere si riferisce al fatto che un’autorità amministrativa
         abbia utilizzato i propri poteri per raggiungere fini diversi da quelli per i quali tali poteri le sono stati conferiti. Una
         decisione è viziata da sviamento di potere solo se, in base ad indizi oggettivi, pertinenti e concordanti, risulti adottata
         allo scopo esclusivo di raggiungere detti diversi fini. In caso di pluralità di scopi perseguiti, anche qualora un motivo
         non giustificato si fosse aggiunto a motivi legittimi, la decisione non sarebbe per questo inficiata da sviamento di potere,
         dal momento che essa non sacrifica lo scopo essenziale (v. sentenza del Tribunale 21 settembre 2005, causa T‑87/05, EDP/Commissione,
         Racc. pag. II‑3745, punto 87, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      100    Occorre, poi, verificare se gli elementi presentati dalla ricorrente costituiscano indizi oggettivi, pertinenti e concordanti
         tali da indicare che la decisione impugnata è stata adottata dalla Commissione allo scopo di ottenere una sospensione del
         termine per l’esame della concentrazione anziché la rettifica delle informazioni necessarie per svolgere detto esame.
      
      101    In primo luogo, dal verbale del colloquio telefonico del 3 marzo 2006 predisposto dagli avvocati della ricorrente risulta
         che la Commissione ha evocato la possibilità di adottare una decisione ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004
         soltanto dopo che la ricorrente aveva posto nuovamente in discussione l’utilità di una proroga consensuale. Tuttavia, sempre
         secondo il suddetto verbale, la Commissione ha fatto riferimento all’esistenza di significative incoerenze nei dati di gennaio
         sin dall’inizio del colloquio, prima di prospettare i possibili rimedi. Allo stesso modo, la ricorrente non ha contestato
         che la sussistenza di taluni errori nei dati di gennaio fosse stata segnalata dalla Commissione mediante vari messaggi di
         posta elettronica, a partire dal 22 febbraio 2006. Di conseguenza, il suddetto verbale non consente di concludere che il riferimento
         da parte della Commissione all’eventuale adozione di una decisione ai sensi dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 139/2004
         costituiva una minaccia volta a convincere la ricorrente ad accettare una proroga consensuale del termine per l’esame.
      
      102    Inoltre, in ordine alla circostanza secondo cui la Commissione ha offerto alla ricorrente l’alternativa di una proroga consensuale,
         occorre osservare che anche se, come risulta dagli elementi presentati dalla Commissione, quest’ultima era preoccupata dal
         rischio di un possibile contenzioso, ciò non esclude che essa intendesse, allo stesso tempo, limitare l’impatto della scoperta
         di errori sul termine per l’esame, atteso che una stessa azione può essere il risultato di più ragioni concomitanti. Del resto,
         l’analogia rispetto alle decisioni precedenti prospettata dalla ricorrente non è convincente poiché, come sostenuto dalla
         Commissione, la decisione impugnata ha coperto un lasso di tempo notevolmente più lungo e, per di più, ha prodotto effetti
         in parte retroattivi, essendo l’inizio della sospensione da essa prevista antecedente rispetto alla data della sua adozione.
      
      103    In secondo luogo, come risulta dal punto 73 che precede, la Commissione aveva scoperto gli errori oggetto della decisione
         impugnata in seguito alle discussioni sullo studio econometrico e sui dati utilizzati per la sua realizzazione tenutesi durante
         la riunione del comitato consultivo del 22 febbraio 2006. Ancora, come si è detto al precedente punto 66, non risulta dimostrato
         che la Commissione fosse in grado di escludere che i suddetti errori potessero incidere in modo significativo sul suo esame
         della concentrazione. Infine, occorre sottolineare che, nel messaggio di posta elettronica interna del 5 marzo 2006, allegato
         alla risposta della Commissione alla richiesta del Tribunale, uno dei membri dell’équipe della Commissione incaricata del
         caso espone di avere «scoperto talune serie incoerenze nei dati», che «[t]ali dati devono essere corretti» e che la Commissione
         «[v]aluterà in che misura i dati corretti (da ottenere entro alcuni giorni) modificano la [sua] valutazione della operazione».
         In tale contesto, il Tribunale ritiene che l’adozione della decisione impugnata fosse motivata piuttosto dalla volontà della
         Commissione di effettuare nuovamente l’intera valutazione della concentrazione notificata sulla base di informazioni esatte,
         anziché dal fatto che essa avrebbe modificato l’orientamento del suo esame successivamente all’intervento degli Stati membri
         e delle imprese concorrenti e, conseguentemente, avrebbe cercato di ottenere una sospensione dei termini per l’esame dell’operazione
         notificata. 
      
      104    In terzo luogo, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, l’obbligo della Commissione di esaminare gli effetti della
         concentrazione su tutti i mercati nei quali sussiste il rischio di ostacoli significativi alla concorrenza effettiva, di cui
         si è detto al precedente punto 29, implica che la Commissione era tenuta ad esaminare la concentrazione notificata in rapporto
         sia al settore dei prodotti di patinatura, sia a quello dei prodotti di carica, indipendentemente dall’evoluzione dell’orientamento
         del suo esame. Infatti, quei due settori erano potenzialmente interessati dagli effetti della concentrazione in oggetto e,
         inoltre, erano stati esaminati dalla Commissione prima dell’adozione della decisione impugnata. Per quanto riguarda gli argomenti
         secondo i quali la Commissione non avrebbe né verificato l’esattezza dei dati di marzo né effettuato un nuovo studio econometrico
         prima dell’invio della comunicazione degli addebiti, e gli argomenti relativi al contenuto di quest’ultimo documento, basti
         ricordare che essi sono stati già affrontati ai punti 45‑48 che precedono. 
      
      105    In quarto luogo, dall’esame del primo motivo risulta che non è stato dimostrato né che i dati di gennaio fossero sostanzialmente
         esatti, né che la Commissione li considerasse tali. Orbene, in tale contesto, il fatto che alcune delle questioni oggetto
         della decisione impugnata concernessero unicamente taluni errori a priori meno significativi è irrilevante, poiché alla data
         di adozione della suddetta decisione non sarebbe stato possibile escludere che questi errori potessero incidere sull’esame
         della concentrazione notificata. È opportuno osservare che anche i riferimenti della ricorrente alla lettera del 12 gennaio
         2006 e all’orientamento adottato dalla Commissione l’indomani sono irrilevanti, trattandosi di elementi anteriori alla scoperta
         degli errori oggetto della decisione impugnata, come si evince dal punto 73 che precede. 
      
      106    In quinto luogo, se è vero che, durante le verifiche supplementari circa l’esattezza dei dati di gennaio, uno dei membri dell’équipe
         della Commissione incaricata del caso ha ricercato in modo sistematico degli errori in tali dati, la circostanza non costituisce
         un indice di sviamento di potere. Infatti, è normale che, quando si procede alla verifica di un insieme di dati, l’obiettivo
         perseguito sia quello di scoprire il maggior numero di inesattezze possibili, accantonando gli elementi che appaiono corretti.
         Quanto all’argomento secondo cui, dopo che gli errori sono stati scoperti, la Commissione non ne avrebbe valutato l’impatto,
         occorre rinviare al precedente punto 76. Da ultimo, anche ammettendo che la redazione della decisione impugnata sia cominciata
         prima che l’impatto degli errori sulla valutazione della Commissione fosse analizzato da quest’ultima, tale circostanza non
         costituirebbe comunque un indice di sviamento di potere. Infatti, considerata l’esigenza di celerità che caratterizza la procedura
         di controllo delle concentrazioni, appare logico che la Commissione si dedichi contemporaneamente a più fasi del procedimento,
         delle quali conosce il carattere potenzialmente necessario nell’ambito dell’esame di un’operazione di concentrazione. 
      
      107    In sesto luogo, il fatto che la Commissione non ha risposto alla lettera della ricorrente del 6 marzo 2006 che rimetteva in
         discussione il carattere necessario delle correzioni richieste è irrilevante, giacché, da un lato, la Commissione non era
         obbligata a rispondervi, e, dall’altro, il suo silenzio non potrebbe comunque essere considerato un indice del perseguimento
         di fini diversi da quelli dichiarati.
      
      108    In settimo luogo, e da ultimo, dato che, come si è concluso al precedente punto 73, gli errori oggetto della decisione impugnata
         sono stati scoperti nella seconda metà del mese di febbraio, il lasso di tempo tra detto momento e la data di adozione della
         decisione impugnata non pare eccezionalmente lungo rispetto alle decisioni in precedenza adottate nell’ambito dell’esame della
         concentrazione notificata, attesi altresì, anzitutto, il fatto che taluni problemi riscontrati nella banca dati delle spedizioni
         erano stati segnalati alla ricorrente sin dal 22 febbraio 2006, inoltre, la dimensione di tale banca dati, e, infine, il fatto
         che, a differenza delle decisioni precedenti, la decisione impugnata era fondata piuttosto sull’inesattezza che non sull’incompletezza
         delle informazioni in questione.
      
      109    Dall’esame degli elementi richiamati dalla ricorrente emerge, dunque, che essi corrispondono o a talune circostanze che non
         sono state dimostrate o che sono irrilevanti, oppure a deduzioni infondate e per le quali esiste una spiegazione alternativa
         plausibile. In tali circostanze, anche considerate nel loro insieme, i suddetti elementi non consentono di concludere nel
         senso della sussistenza di uno sviamento di potere.
      
      110    Ad abundantiam, occorre rilevare che, per poter concludere l’esame del presente motivo, il Tribunale ha chiesto alla Commissione
         di presentare elementi idonei a comprovare che essa aveva correttamente utilizzato i dati di marzo. I documenti prodotti in
         risposta a tale richiesta attestano che questi ultimi dati sono stati effettivamente utilizzati nell’ambito dell’esame della
         concentrazione notificata, in particolare a fini di effettuare un nuovo studio econometrico, di valutare i prezzi e di analizzare
         le distanze di consegna. Pertanto, tali elementi tendono a corroborare la conclusione esposta al punto precedente.
      
      111    Alla luce di quanto precede, occorre concludere che non è stato dimostrato che la Commissione, avendo adottato la decisione
         impugnata, è incorsa in uno sviamento di potere e, quindi, si deve respingere il terzo motivo. 
      
       Sul quarto motivo, relativo alla violazione del principio di tutela del legittimo affidamento
       Argomenti delle parti
      112    La ricorrente sostiene che la lettera del 12 gennaio 2006 con cui la Commissione ha confermato che le informazioni richieste
         nella sua decisione 9 dicembre 2005 erano state integralmente trasmesse, unita alla condotta della Commissione, aveva generato
         in essa un legittimo affidamento, il quale sarebbe stato frustrato dalla decisione impugnata.
      
      113    Essa ritiene altresì, in primo luogo, che, avendo adottato la decisione impugnata, la Commissione avrebbe revocato la sua
         lettera del 12 gennaio 2006, perché avrebbe sostituito la valutazione contenuta in quest’ultima con una nuova conclusione
         sull’inesattezza dei dati di gennaio. Orbene, la ricorrente sostiene che la lettera menzionata costituisce un atto giuridico
         idoneo ad attribuirle diritti soggettivi, in quanto, da un lato, era stata inviata in virtù dei poteri conferiti alla Commissione
         e, dall’altro, recava rassicurazioni sul fatto che quest’ultima considerava i dati di gennaio completi e corretti. Inoltre,
         la Commissione avrebbe dovuto considerare che la ricorrente aveva potuto confidare nella legittimità di tale lettera, tanto
         più che quest’ultima non indicava che il suo contenuto fosse condizionato o subordinato ad un’analisi più approfondita.
      
      114    La ricorrente ritiene che, in tali circostanze, nonostante la Commissione potesse modificare la sua posizione in seguito alla
         trasmissione di informazioni più dettagliate e avesse il diritto di raffrontarsi con prove di ogni tipo, essa, in virtù del
         principio della tutela del legittimo affidamento, non avrebbe potuto più tornare sulla propria posizione per chiedere la verifica
         o la precisazione delle informazioni in questione, a meno di dimostrare che le misure richieste erano rilevanti rispetto ai
         nuovi elementi di cui disponeva. Ora, nel caso di specie, non sarebbe stata invocata alcuna novità sostanziale in proposito.
      
      115    In secondo luogo, quanto alla condotta della Commissione, la sua prassi generale e costante è quella di segnalare rapidamente
         qualsiasi informazione incompleta. Ebbene, nel caso di specie, per quasi due mesi la Commissione non ha lamentato l’inesattezza
         delle informazioni fornite e si è rivolta alla ricorrente solo dopo che l’inchiesta aveva preso un nuovo orientamento.
      
      116    La Commissione ritiene che la ricorrente non possa invocare il legittimo affidamento in relazione all’esattezza dei dati di
         gennaio, poiché la lettera del 12 gennaio 2006 non recava alcuna rassicurazione precisa, incondizionata, preventiva e concordante
         al riguardo e che, in ogni caso, tale lettera non avrebbe comunque potuto essere considerata idonea a conferire al destinatario
         diritti soggettivi definitivi.
      
       Giudizio del Tribunale
      117    Secondo la giurisprudenza, il diritto di esigere la tutela del legittimo affidamento presuppone che siano soddisfatti tre
         presupposti. In primo luogo, rassicurazioni precise, incondizionate e concordanti, provenienti da fonti autorizzate ed affidabili,
         devono essere state fornite all’interessato dall’amministrazione comunitaria. In secondo luogo, tali rassicurazioni devono
         essere idonee a generare fondate aspettative nel soggetto cui si rivolgono. In terzo luogo, siffatte rassicurazioni devono
         essere conformi alle norme applicabili (v. sentenza del Tribunale 23 febbraio 2006, causa T‑282/02, Cementbouw Handel & Industrie/Commissione,
         Racc. pag. II‑319, punto 77, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      118    La ricorrente sostiene che il legittimo affidamento da essa fatto valere si fonda, da un lato, sulla lettera in data 12 gennaio
         2006, e, dall’altro, sulla condotta della Commissione. Orbene, in primo luogo, anche supponendo che tale lettera contenesse
         rassicurazioni sul fatto che la Commissione riteneva sostanzialmente corretti i dati di gennaio, esse non sarebbero state
         comunque idonee a generare nella ricorrente la legittima aspettativa che la Commissione non sarebbe più tornata sulla propria
         valutazione. 
      
      119    Infatti, come si evince dai precedenti punti 29, 30, 31 e 33, la Commissione deve conservare la possibilità di chiedere la
         rettifica delle informazioni sostanzialmente inesatte trasmesse dalle parti e necessarie per il suo esame, quali che siano
         le ragioni che l’hanno indotta a verificarne nuovamente l’esattezza, considerato l’interesse di un controllo efficace delle
         operazioni di concentrazione ai sensi del regolamento n. 139/2004 nonché l’obbligo della Commissione di esaminare, con grande
         attenzione, gli effetti dell’operazione in questione su tutti i mercati che possono esserne influenzati. 
      
      120    Tale conclusione è corroborata dal fatto che, come si è detto al precedente punto 68, la Commissione non è tenuta a verificare
         immediatamente e nei dettagli l’esattezza di tutte le informazioni trasmesse dalle parti dell’operazione in esame, essendo
         queste ultime maggiormente in grado di accertarsi dell’affidabilità delle informazioni comunicate, e comunque tenute a fornire
         informazioni complete ed esatte. In tale contesto, infatti, da un lato, le verifiche effettuate dalla Commissione in seguito
         alla ricezione di talune informazioni non sono necessariamente tali da rivelare tutte le inesattezze sostanziali che possono
         colpire tali informazioni. Dall’altro, la ricorrente non può invocare l’esistenza di un legittimo affidamento al fine di sottrarsi
         alle conseguenze della violazione dell’obbligo di fornire informazioni complete ed esatte soltanto perché detta violazione
         non è stata riscontrata dalla Commissione al momento delle verifiche summenzionate.
      
      121    In secondo luogo, relativamente alla prassi della Commissione invocata dalla ricorrente, occorre osservare innanzitutto che,
         nella parte in cui la ricorrente si duole del termine asseritamente inusuale tra la scoperta degli errori oggetto della decisione
         impugnata e la loro segnalazione alla ricorrente, essa presuppone che tali errori siano stati identificati dopo le iniziali
         verifiche effettuate nella prima metà del mese di gennaio. Tuttavia, poiché ciò non è avvenuto nel caso di specie, come rilevato
         dal Tribunale al precedente punto 73, si tratta di un presupposto infondato in fatto.
      
      122    Inoltre, il Tribunale ritiene che il mero fatto che in passato la Commissione ha reagito alla comunicazione delle informazioni
         entro un termine di qualche giorno non costituisca una rassicurazione sufficientemente precisa che la Commissione non risponderà
         a una comunicazione futura di informazioni oltre un termine di questo tipo.
      
      123    Da ultimo, come sostiene la Commissione, dato che le decisioni precedentemente adottate nell’ambito dell’esame della concentrazione
         notificata riguardavano la completezza delle informazioni comunicate, la condotta dell’istituzione non avrebbe potuto comunque
         essere invocata in ordine a una decisione che, come quella impugnata, riguardava l’esattezza di tali informazioni, e pertanto
         non era idonea a far sorgere un legittimo affidamento.
      
      124    Alla luce di quanto precede, occorre respingere il quarto motivo.
      
       Sulle misure di organizzazione del procedimento e istruttorie
      125    La ricorrente chiede che il Tribunale ordini alla Commissione di produrre alcuni documenti interni, relativi, in particolare,
         alla corrispondenza con il comitato consultivo, al progetto d’autorizzazione, allo studio econometrico, all’uso delle informazioni
         comunicate dalla ricorrente, alla loro completezza ed esattezza, nonché alle verifiche espletate dalla Commissione al riguardo
         e alle ragioni che hanno indotto quest’ultima a chiedere, il 3 marzo 2006, una proroga del termine per l’esame.
      
      126    Il Tribunale ha richiesto alla Commissione di produrre taluni documenti concernenti lo svolgimento e le conseguenze della
         riunione del comitato consultivo del 22 febbraio 2006 e all’uso dei dati di marzo. Dato che il Tribunale ha potuto esaminare
         l’insieme dei motivi della ricorrente circa la fondatezza di tali elementi e altri documenti versati agli atti, e che, nel
         corso del procedimento dinanzi al giudice comunitario, i documenti interni della Commissione non sono portati alla conoscenza
         delle parti ricorrenti a meno che eccezionali circostanze della fattispecie lo esigano (sentenza del Tribunale 20 marzo 2002,
         causa T‑9/99, HFB e a./Commissione, Racc. pag. II‑1487, punto 40), occorre respingere la domanda della ricorrente nella restante
         parte.
      
      127    Da tutto quanto precede, risulta che il ricorso deve essere integralmente respinto.
      
       Sulle spese
      128    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata
         alle spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La Omya AG è condannata alle spese.
      
               Pelikánová 
            
            
                Jürimäe
            
            
                Soldevila Fragoso
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 4 febbraio 2009.
      Firme
      Indice
      
      Fatti
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      Sulla ricevibilità della domanda concernente le conseguenze dell’eventuale annullamento della decisione impugnata
      Sul primo motivo, relativo alla violazione dell’art. 11 del regolamento n. 139/2004
      Osservazioni preliminari sulla nozione di necessità delle informazioni e della loro rettifica
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulla prima parte, che deduce la mancanza di necessità delle informazioni per le quali è stata chiesta una rettifica
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulla seconda parte, che deduce la sostanziale esattezza dei dati di gennaio
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sul secondo motivo, che deduce la violazione del principio del termine ragionevole da parte della Commissione
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul terzo motivo, che deduce lo sviamento di potere
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul quarto motivo, relativo alla violazione del principio di tutela del legittimo affidamento
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulle misure di organizzazione del procedimento e istruttorie
      Sulle spese
      * Lingua processuale: l’inglese.