CELEX: 62008CJ0211
Language: it
Date: 2010-06-15
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 15 giugno 2010. # Commissione europea contro Regno di Spagna. # Inadempimento di uno Stato - Art. 49 CE - Previdenza sociale - Cure ospedaliere necessarie durante un soggiorno temporaneo in un altro Stato membro - Assenza del diritto ad un intervento dell’istituzione competente complementare a quello dell’istituzione dello Stato membro di soggiorno. # Causa C-211/08.

Causa C‑211/08
      Commissione europea
      contro
      Regno di Spagna
      «Inadempimento di uno Stato — Art. 49 CE — Previdenza sociale — Cure ospedaliere necessarie durante un soggiorno temporaneo in un altro Stato membro — Assenza del diritto ad un intervento dell’istituzione competente complementare a quello dell’istituzione dello Stato membro
         di soggiorno»
      
      Massime della sentenza
      Libera prestazione dei servizi — Restrizioni — Normativa nazionale relativa al rimborso delle spese mediche sostenute in un
            altro Stato membro — Cure ospedaliere impreviste — Regolamento n. 1408/71
      [Art.49 CE; regolamento del Consiglio n. 1408/71, art. 22, n. 1, lett. a), sub i)]
      Non viene meno agli obblighi che gli incombono in forza dell’art. 49 CE lo Stato membro che neghi ai beneficiari del sistema
         sanitario nazionale in tale Stato membro il rimborso complementare delle spese mediche da essi sostenute in un altro Stato
         membro in caso di trattamento ospedaliero ricevuto conformemente all’art. 22, n. 1, lett. a),  sub i), del regolamento n. 1408/71,
         relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari
         che si spostano all’interno della Comunità, nella sua versione modificata e aggiornata dal regolamento n. 118/97, come modificato
         dal regolamento n. 1992/2006, qualora il livello di copertura applicabile nello Stato membro in cui il trattamento è dispensato
         sia inferiore a quello previsto dalla legislazione dello Stato membro di affiliazione. 
      
      Infatti, risulta troppo aleatoria e indiretta la circostanza che gli iscritti al sistema sanitario di uno Stato membro possano
         essere indotti a rientrare anticipatamente in tale Stato membro per ricevervi le cure ospedaliere resesi necessarie a causa
         di un peggioramento del loro stato di salute durante un soggiorno temporaneo in un altro Stato membro o a rinunciare ad un
         viaggio, per esempio turistico o di studi in quest’altro Stato membro, non potendo contare, al di fuori di casi specifici
         limitati, su un intervento complementare da parte dell’istituzione competente nell’eventualità in cui il costo di un trattamento
         equivalente nello Stato membro di affiliazione ecceda il livello di copertura applicabile in quest’altro Stato membro. Pertanto,
         la normativa controversa, complessivamente intesa, non può essere considerata atta a limitare la libera prestazione dei servizi
         di assistenza ospedaliera, dei servizi turistici o dei servizi educativi.
      
      Peraltro, i casi in cui le cure ospedaliere impreviste fornite ad un iscritto durante il suo soggiorno temporaneo in un altro
         Stato membro espongono, per effetto dell’applicazione della normativa di quest’ultimo, lo Stato membro di affiliazione ad
         un’assunzione degli oneri finanziari maggiore rispetto all’ipotesi in cui tali cure fossero state fornite in una delle sue
         strutture, sono considerati globalmente controbilanciati dai casi nei quali, al contrario, l’applicazione della normativa
         dello Stato membro di soggiorno fa sì che sullo Stato membro di affiliazione gravi un onere finanziario per le cure ospedaliere
         di cui trattasi meno elevato di quello che sarebbe derivato dall’applicazione della propria normativa.
      
      (v. punti 72, 78, 80)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      15 giugno 2010 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Art. 49 CE – Previdenza sociale – Cure ospedaliere necessarie durante un soggiorno temporaneo in un altro Stato membro – Assenza del diritto ad un intervento dell’istituzione competente complementare a quello dell’istituzione dello Stato membro
         di soggiorno»
      
      Nella causa C‑211/08,
      avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell'art. 226 CE, proposto il 20 maggio 2008,
      Commissione europea, rappresentata dai sigg. E. Traversa e R. Vidal Puig, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Regno di Spagna, rappresentato dal sig. J.M. Rodríguez Cárcamo, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuto,
      sostenuto da:
      Regno del Belgio, rappresentato dalle sig.re M. Jacobs e L. Van den Broeck, in qualità di agenti,
      
      Regno di Danimarca, rappresentato dai sigg. J. Bering Liisberg e R. Holdgaard, in qualità di agenti,
      
      Repubblica di Finlandia, rappresentata dalla sig.ra A. Guimaraes‑Purokoski, in qualità di agente,
      
      Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, rappresentato dalla sig.ra H. Walker, in qualità di agente, assistita dal sig. M. Hoskins, barrister,
      
      intervenienti
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. A. Tizzano, presidente della Prima Sezione, facente funzione di presidente, dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues,
         K. Lenaerts (relatore), J.-C. Bonichot e dalla sig.ra P. Lindh, presidenti di sezione, dai sigg. P. Kūris, G. Arestis, A. Borg Barthet,
         M. Ilešič, J. Malenovský, L. Bay Larsen, T. von Danwitz e A. Arabadjiev, giudici,
      
      avvocato generale: sig. P. Mengozzi
      cancelliere: sig. M.-A. Gaudissart, capounità
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all'udienza del 24 novembre 2009,
      sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 25 febbraio 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che, avendo rifiutato ai beneficiari
         del sistema sanitario nazionale spagnolo il rimborso delle spese mediche da essi sostenute in un altro Stato membro in caso
         di trattamento ospedaliero ricevuto conformemente all’art. 22, n. 1, lett. a) sub i), del regolamento (CEE) del Consiglio
         14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori
         autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità, nella sua versione modificata e aggiornata dal regolamento
         (CE) del Consiglio 2 dicembre 1996, n. 118/97 (GU 1997, L 28, pag. 1), come modificato dal regolamento (CE) del Parlamento
         europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006, n. 1992 (GU L 392, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento n. 1408/71»), qualora il
         livello di copertura applicabile nello Stato membro in cui il trattamento è dispensato sia inferiore a quello previsto dalla
         legislazione spagnola, il Regno di Spagna è venuto meno agli obblighi che ad esso incombono in forza dell’art. 49 CE.
      
       Contesto normativo
       La normativa dell’Unione
      2        Il regolamento n. 1408/71, all’art. 22, intitolato «Dimora fuori dello Stato competente – Ritorno o trasferimento di residenza
         in un altro Stato membro durante una malattia o una maternità – Necessità di recarsi in un altro Stato per ricevere le cure
         adatte», enuncia quanto segue:
      
      «1.      Il lavoratore subordinato o autonomo che soddisfa le condizioni richieste dalla legislazione dello Stato competente per aver
         diritto alle prestazioni, tenuto conto eventualmente di quanto disposto dall’articolo 18, e:
      
      a)      il cui stato di salute richieda prestazioni in natura che si rendono necessarie sotto il profilo medico nel corso della dimora
         nel territorio di un altro Stato membro, tenuto conto della natura delle prestazioni e della durata prevista della dimora
         
      
      o,
      (…)
      c)      che è autorizzato dall’istituzione competente a recarsi nel territorio di un altro Stato membro per ricevere le cure adeguate
         al suo stato,
      
      ha diritto:
      i)      alle prestazioni in natura erogate, per conto dell’istituzione competente, dall’istituzione del luogo di dimora (…) secondo
         le disposizioni della legislazione che essa applica, come se fosse ad essa iscritto; tuttavia, la durata dell’erogazione delle
         prestazioni è determinata dalla legislazione dello Stato competente;
      
      (…).
      2.      (…)
      L'autorizzazione richiesta a norma del paragrafo 1, lettera c), non può essere rifiutata quando le cure di cui trattasi figurano
         fra le prestazioni previste dalla legislazione dello Stato membro, nel cui territorio l'interessato risiede, se le cure stesse,
         tenuto conto dello stato di salute dello stesso nel periodo in questione e della probabile evoluzione della malattia, non
         possono essergli praticate entro il lasso di tempo normalmente necessario per ottenere il trattamento in questione nello Stato
         membro di residenza».
      
      3        L’art. 34 bis del regolamento n. 1408/71 così dispone:
      
      «(…) l’articolo 22, paragrafo 1, lettere a) e c), (…), paragrafo 2, secondo comma, (…) si applicano per analogia, se del caso,
         agli studenti e ai membri delle loro famiglie».
      
      4        L’art. 36, n. 1, del regolamento n. 1408/71 prevede quanto segue:
      
      «Le prestazioni in natura erogate dall’istituzione di uno Stato membro per conto dell’istituzione di un altro Stato membro,
         in base alle disposizioni del presente capitolo, danno luogo a rimborso integrale».
      
      5        Il regolamento (CEE) del Consiglio 21 marzo 1972, n. 574, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento n. 1408/71,
         nella sua versione modificata e aggiornata dal regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento (CE) della Commissione
         19 marzo 2007, n. 311 (GU L 82, pag. 6; in prosieguo: il «regolamento n. 574/72»), all’art. 21, n. 1, dispone quanto segue:
      
      «Per beneficiare delle prestazioni in natura ai sensi dell’articolo 22, paragrafo 1, lettera a), punto i), del regolamento
         [n. 1408/71], un lavoratore subordinato o autonomo deve esibire al prestatore di cure un documento emesso dall’istituzione
         competente attestante il suo diritto a prestazioni in natura. Tale documento è emesso ai sensi dell’articolo 2. (…).
      
      (…)».
      6        L’art. 34, n. 1, del regolamento n. 574/72 enuncia quanto segue:
      
      «Se le formalità previste all’articolo (…) 21 (…) del regolamento di applicazione non hanno potuto essere espletate durante
         la dimora nel territorio di uno Stato membro diverso da quello competente, le spese sostenute sono rimborsate, a richiesta
         del lavoratore subordinato o autonomo, dall’istituzione competente secondo le tariffe di rimborso applicate dall’istituzione
         del luogo di dimora».
      
      7        Sulla base dell’art. 2, n. 1, del regolamento n. 574/72, la commissione amministrativa per la sicurezza sociale dei lavoratori
         migranti di cui all’art. 80 del regolamento n. 1408/71 ha adottato un modello di certificato relativo all’applicazione dell’art.
         22, n. 1, lett. a) sub i), di quest’ultimo regolamento, vale a dire il modulo «E 111». Tale modulo, a decorrere dal 1° giugno
         2004, è stato sostituito dalla «tessera europea di assicurazione malattia» in forza delle decisioni della commissione amministrativa
         delle Comunità europee per la sicurezza sociale dei lavoratori migranti 18 giugno 2003, n. 189, relativa alla sostituzione
         mediante la carta europea di assicurazione malattia dei moduli necessari per l’applicazione dei regolamenti del Consiglio
         n. 1408/71 e n. 574/72 per quanto riguarda l’accesso ai servizi sanitari durante un soggiorno temporaneo in uno Stato membro
         diverso da quello competente o da quello di residenza (GU L 276, pag. 1), n. 190, concernente le caratteristiche tecniche
         della tessera europea di assicurazione malattia (GU L 276, pag. 4), e n. 191, relativa alla sostituzione dei moduli E 111
         ed E 111 B con la tessera europea d'assicurazione malattia (GU L 276, pag. 19).
      
      8        La portata dell’art. 22, n. 1, lett. a), sub i), del regolamento n. 1408/71 è stata precisata dalla decisione della commissione
         amministrativa delle Comunità europee per la sicurezza sociale dei lavoratori migranti 17 dicembre 2003, n. 194, concernente
         l'applicazione uniforme dell'articolo 22, paragrafo 1, lettera a), i), del regolamento n. 1408/71 nello Stato membro di soggiorno
         (GU 2004, L 104, pag. 127).
      
      9        Il punto settimo della decisione n. 194 enuncia quanto segue:
      
      «I criteri dell'articolo 22, paragrafo 1, letter[a] a), [sub] i), (…) non possono essere interpretati nel senso di escludere
         le malattie croniche o preesistenti. La Corte di giustizia ha precisato [nella sua sentenza 25 febbraio 2003, causa C-326/00,
         IKA (Racc. pag. I‑1703),] che la nozione di “cure necessarie” non può essere interpretata “nel senso che il beneficio delle
         disposizioni di [tale articolo] sia limitato ai soli casi in cui le cure somministrate si siano rese necessarie a causa di
         una malattia manifestatasi improvvisamente. In particolare, il fatto che le cure richieste dall'andamento dello stato di salute
         dell'assicurato durante un suo soggiorno provvisorio in un altro Stato membro siano eventualmente connesse a una patologia
         preesistente e conosciuta dell'assicurato, come una malattia cronica[,] non significa che non siano soddisfatte le condizioni
         di applicazione delle disposizioni summenzionate”».
      
      10      I punti 1 e 2 della decisione n. 194 così dispongono:
      
      «1.      Sono coperte dalle disposizioni dell’articolo 22, paragrafo 1, letter[a] a), [sub] i), (…) le prestazioni in natura necessarie
         dal punto di vista medico dispensate allo scopo di impedire che l'assicurato sia costretto a rientrare anzitempo nello Stato
         competente per ricevervi le cure che il suo stato di salute necessita.
      
      Tali prestazioni intendono consentire all'assicurato di continuare il suo soggiorno in condizioni medicalmente sicure, tenuto
         conto della durata prevista del soggiorno.
      
      Le disposizioni non riguardano tuttavia la situazione delle persone che si recano in un altro Stato membro allo scopo di ricevervi
         cure mediche.
      
      2.      Per valutare se una prestazione in natura soddisfi le condizioni fissate dall’articolo 22, paragrafo 1, letter[a] a), [sub] i),
         (…) l’istituzione competente può prendere in considerazione solo gli elementi di ordine medico nel contesto del soggiorno
         temporaneo della persona interessata, tenuto conto del suo stato di salute e dei suoi antecedenti sanitari».
      
       La normativa nazionale
      11      L’art. 43 della Costituzione spagnola sancisce il diritto alla tutela della salute e stabilisce che i poteri pubblici sono
         tenuti ad organizzare e a tutelare la sanità pubblica tramite le prestazioni e i servizi necessari.
      
      12      A tal fine, la legge generale sulla salute 25 aprile 1986, n. 14 (Ley 14/1986, General de Sanidad) (BOE 29 aprile 1986, n. 102,
         pag. 15207; in prosieguo: la «LGS»), determina le basi di un sistema sanitario nazionale a carattere pubblico, universale
         e gratuito.
      
      13      I servizi forniti dal sistema sanitario nazionale ai propri iscritti sono completamente gratuiti. Per contro, in forza dell’art.
         17 della LGS, le prestazioni fornite al di fuori di tale sistema, di regola, sono a carico del paziente e non danno luogo
         a rimborso da parte degli enti appartenenti a detto sistema.
      
      14      Il regio decreto 20 gennaio 1995, n. 63, sull’organizzazione delle prestazioni di cura nell’ambito del sistema sanitario nazionale
         (Real Decreto 63/1995, sobre ordenación de prestaciones sanitarias del Sistema Nacional de Salud) (BOE 10 febbraio 1995, n. 35,
         pag. 4538), all’art. 5 disponeva:
      
      «1.      L’utilizzo delle prestazioni si effettua con le strutture disponibili nell’ambito del sistema sanitario nazionale (…)
      2.      Le prestazioni (…) possono essere richieste solo al personale, alle strutture e ai servizi appartenenti al sistema sanitario
         nazionale o con questo convenzionati, senza pregiudizio delle disposizioni stabilite nelle convenzioni internazionali.
      
      3.      Nel caso di cure urgenti, immediate e a carattere vitale dispensate al di fuori del sistema sanitario nazionale, le relative
         spese sono rimborsate una volta fornita la prova che non è stato possibile utilizzare in tempo utile i servizi di tale sistema
         e che tali cure non costituiscono un’utilizzazione elusiva o abusiva della presente eccezione».
      
      15      La legge 28 maggio 2003, n. 16, relativa alla coesione e alla qualità del servizio sanitario nazionale (Ley 16/2003, de cohesión
         y calidad del Sistema Nacional de Salud) (BOE 29 maggio 2003, n. 128, pag. 20567), stabilisce la nomenclatura delle prestazioni
         di questo sistema.
      
      16      In conformità dell’art. 14 della LGS, l’art. 9 della legge 16/2003 così dispone:
      
      «Le prestazioni mediche del sistema sanitario nazionale sono servite soltanto dal personale legalmente abilitato in centri
         e in servizi appartenenti al sistema sanitario nazionale o con questo convenzionati, tranne che nelle situazioni di rischio
         per la vita, quando sia provato che non è stato possibile utilizzare le strutture di tale sistema, senza pregiudizio delle
         disposizioni delle convenzioni internazionali di cui è parte la Spagna».
      
      17      La legge 16/2003 è stata oggetto di disposizioni di esecuzione contenute nel regio decreto 15 settembre 2006, n. 1030, che
         stabilisce la nomenclatura delle prestazioni comuni del sistema sanitario nazionale nonché la procedura per la sua revisione
         (Real Decreto 1030/2006, por el que se establece la cartera de servicios comunes del Sistema Nacional de Salud y el procedimiento
         para su actualización) (BOE 16 settembre 2006, n. 222, pag. 32650). Detto regio decreto ha abrogato e sostituito il regio
         decreto 63/1995.
      
      18      L’art. 4, n. 3, del regio decreto 1030/2006 così precisa:
      
      «L’insieme delle prestazioni comuni è servito unicamente dai centri, dalle strutture e dai servizi appartenenti al sistema
         sanitario nazionale o con questo convenzionati, tranne che nelle situazioni di rischio per la vita, quando sia provato che
         non è stato possibile utilizzare le strutture di tale sistema. Nel caso di cure urgenti, immediate e a carattere vitale dispensate
         al di fuori del sistema sanitario nazionale, le relative spese sono rimborsate una volta fornita la prova che non è stato
         possibile utilizzare in tempo utile i servizi di tale sistema e che non si tratta di un’utilizzazione elusiva o abusiva della
         presente eccezione, senza pregiudizio delle disposizioni delle convenzioni internazionali di cui è parte la Spagna o delle
         disposizioni di diritto interno che regolamentano l’erogazione di cure in caso di prestazione di servizi all’estero».
      
      19      Da dette disposizioni risulta che, quando un affiliato al sistema sanitario spagnolo riceve in un altro Stato membro cure
         ospedaliere rese necessarie da un cambiamento del suo stato di salute durante un soggiorno temporaneo in tale Stato membro,
         l’istituzione da cui dipende non interviene nella copertura di queste cure oltre all’obbligo ad essa incombente in forza del
         combinato disposto degli artt. 22, n. 1, lett. a), sub i), e 36 del regolamento n. 1408/71, tranne nel caso e alle condizioni
         di cui all’art. 4, n. 3, seconda frase, del regio decreto 1030/2006. Di conseguenza, un tale affiliato, fatta salva questa
         eccezione, non ha diritto all’accollo, da parte dell’istituzione spagnola, della parte del costo di dette cure non coperta
         dall’intervento dell’istituzione dello Stato membro di soggiorno.
      
       Fase precontenziosa del procedimento
      20      Un cittadino francese residente all’epoca dei fatti in Spagna ed iscritto al sistema sanitario spagnolo ha presentato una
         denuncia alla Commissione. Dopo aver subìto un ricovero ospedaliero durante un soggiorno in Francia utilizzando un modulo
         E 111, l’interessato, al suo ritorno in Spagna, si è opposto al rifiuto, da parte dell’istituzione spagnola, di rimborsargli
         la parte delle spese di ricovero che l’istituzione francese aveva lasciato a suo carico conformemente alla normativa francese.
      
      21      Dopo aver invano richiesto al Regno di Spagna informazioni sulla sua normativa relativa al rimborso di cure sanitarie ricevute
         in altri Stati membri, la Commissione, con lettera del 19 dicembre 2005, ha chiesto a tale Stato membro di fornirle una risposta
         soddisfacente entro un termine di due mesi.
      
      22      Con lettera del 13 febbraio 2006, il Regno di Spagna ha risposto che la sua normativa non prevedeva la possibilità per l’iscritto
         al sistema sanitario nazionale di ottenere un rimborso da parte dell’istituzione competente delle spese sanitarie sostenute
         al di fuori di detto sistema, salvo le circostanze eccezionali previste, all’epoca, dall’art. 5 del regio decreto 63/1995.
      
      23      Il 18 ottobre 2006 la Commissione ha inviato al Regno di Spagna una lettera di diffida, richiamando l’attenzione di quest’ultimo
         sull’incompatibilità della sua normativa interna con l’art. 49 CE laddove tale normativa escludeva, salvo eccezioni, il rimborso
         da parte dell’istituzione competente all’affiliato al sistema sanitario nazionale delle spese sostenute da quest’ultimo per
         le cure ospedaliere ricevute in un altro Stato membro in forza dell’art. 22, n. 1, lett. a), sub i), del regolamento n. 1408/71,
         nei casi in cui esistesse una differenza positiva tra i livelli di copertura applicabili rispettivamente in Spagna e in tale
         altro Stato membro.
      
      24      Con lettera del 29 dicembre 2006, il Regno di Spagna ha risposto a tale lettera di diffida, facendo valere, in sostanza, che
         il comportamento della sua amministrazione nei confronti dell’autore della denuncia di cui al punto 20 della presente sentenza
         era stato conforme al regolamento n. 1408/71, che la situazione della persona interessata era diversa da quella all’origine
         della causa C-368/98, che ha dato luogo alla sentenza 12 luglio 2001, Vanbraekel e a. (Racc. pag. I-5363), e che l’interpretazione
         sostenuta dalla Commissione avrebbe comportato un pregiudizio dell’equilibrio finanziario del suo sistema sanitario nazionale.
      
      25      Non essendo soddisfatta di tale risposta, la Commissione, il 19 luglio 2007, ha inviato al Regno di Spagna un parere motivato
         nel quale affermava che la normativa spagnola era contraria all’art. 49 CE e invitava detto Stato membro ad adottare le misure
         necessarie per porre fine a questa infrazione entro un termine di due mesi a decorrere dal ricevimento del suddetto parere.
      
      26      Poiché il Regno di Spagna, con la sua risposta a tale parere, datata 19 settembre 2007, ha riaffermato le proprie posizioni,
         la Commissione ha deciso di proporre il presente ricorso.
      
       Sulla ricevibilità
      27      Il Regno di Spagna contesta la ricevibilità del ricorso.
      
      28      Esso invoca il carattere confuso delle conclusioni della Commissione, la quale denuncia una violazione dell’art. 49 CE, pur
         ammettendo la conformità della prassi dell’amministrazione spagnola ai regolamenti nn. 1408/71 e 574/72. Inoltre, il ricorso
         conterrebbe un addebito relativo ad una violazione di detto articolo tramite la seconda frase dell’art. 4, n. 3, del regio
         decreto 1030/2006, mentre le situazioni come quelle dell’autore della denuncia menzionata al punto 20 della presente sentenza
         ricadrebbero nell’ambito di applicazione dell’ultima frase dello stesso art. 4, n. 3, che rinvia al diritto dell’Unione.
      
      29      Il Regno di Spagna sostiene altresì che, poiché la Commissione gli contesta una violazione dell’art. 34 del regolamento n. 574/72
         dovuta al rifiuto dell’amministrazione spagnola di versare agli iscritti al sistema sanitario nazionale la differenza tra
         il costo totale delle cure ospedaliere ricevute in un altro Stato membro e l’importo della copertura di tali cure da parte
         dell’istituzione di quest’ultimo, la formulazione tardiva di tale addebito rende quest’ultimo irricevibile.
      
      30      Il Regno di Spagna, peraltro, fa valere che il ricorso contiene un addebito, non formulato durante la fase precontenziosa
         del procedimento, relativo all’incompatibilità dell’art. 4, n. 3, del regio decreto 1030/2006 con l’art. 22, n. 1, lett. a),
         del regolamento n. 1408/71.
      
      31      Il Regno del Belgio sostiene che l’art. 49 CE non è stato in alcun modo menzionato nel parere motivato, sicché il ricorso
         non può contenere un argomento basato su tale articolo.
      
      32      Al riguardo, occorre ricordare che dall’art. 38, n. 1, lett. c), del regolamento di procedura della Corte e dalla giurisprudenza
         ad esso relativa emerge che ogni ricorso deve indicare l’oggetto della controversia nonché l’esposizione sommaria dei motivi,
         e che tale indicazione dev’essere sufficientemente chiara e precisa per consentire alla parte convenuta di preparare la sua
         difesa e alla Corte di esercitare il suo controllo. Ne discende che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali
         si fonda un ricorso devono emergere in modo coerente e comprensibile dal testo del ricorso stesso e che le conclusioni di
         quest’ultimo devono essere formulate in modo inequivoco al fine di evitare che la Corte statuisca ultra petita ovvero ometta
         di pronunciarsi su una censura (v. sentenze 26 aprile 2007, causa C-195/04, Commissione/Finlandia, Racc. pag. I-3351, punto
         22 e la giurisprudenza ivi citata, nonché 14 gennaio 2010, causa C-343/08, Commissione/Repubblica ceca, non ancora pubblicata
         nella Raccolta, punto 26).
      
      33      Inoltre, l’oggetto del ricorso proposto ai sensi dell’art. 226 CE è circoscritto dal procedimento precontenzioso previsto
         da tale articolo. Di conseguenza, il ricorso della Commissione deve fondarsi su censure identiche a quelle di cui al parere
         motivato (v., in tal senso, citata sentenza Commissione/Finlandia, punto 18).
      
      34      Nella fattispecie, il ricorso e le conclusioni della Commissione soddisfano questi diversi requisiti. 
      
      35      Infatti, al pari del parere motivato, il ricorso non contiene la formulazione di un addebito relativo ad un asserito inadempimento
         da parte del Regno di Spagna degli obblighi ad esso incombenti in forza dei regolamenti nn. 1408/71 e 574/72. In linea con
         la posizione costantemente manifestata dalla Commissione nel corso della fase precontenziosa del procedimento, il ricorso
         mira esclusivamente a far constatare un inadempimento da parte di tale Stato membro dell’art. 49 CE.
      
      36      Risulta inequivocabilmente dal ricorso e dalle conclusioni della Commissione che l’inadempimento asserito da quest’ultima
         consiste nel fatto che, riguardo ad iscritti al sistema sanitario spagnolo il cui stato di salute necessita di cure ospedaliere
         durante un soggiorno temporaneo in un altro Stato membro, ai sensi dell’art. 22, n. 1, lett. a), sub i), del regolamento n. 1408/71,
         la normativa controversa nega a detti iscritti, tranne nei casi di cure di vitale urgenza previste dall’art. 4, n. 3, seconda
         frase, del regio decreto 1030/2006, il diritto, derivante dall’art. 49 CE, ad un rimborso complementare da parte dell’istituzione
         spagnola qualora il livello di copertura applicabile nello Stato membro di soggiorno sia inferiore a quello applicabile in
         Spagna.
      
      37      In tale contesto, il riferimento, in particolare nelle conclusioni della Commissione, all’art. 22, n. 1, lett. a), sub i),
         del regolamento n. 1408/71 non intende fondare un addebito autonomo, bensì definire la categoria degli iscritti a scapito
         dei quali la normativa controversa costituisce, a parere della Commissione, una violazione dell’art. 49 CE.
      
      38      Ne consegue che il ricorso è ricevibile.
      
       Nel merito
       Argomenti delle parti
      39      La Commissione sostiene che l’art. 49 CE è applicabile ai servizi sanitari di cui alla normativa spagnola, ivi compresa l’ipotesi
         in cui la necessità di siffatte cure insorga durante un soggiorno temporaneo dell’affiliato in un altro Stato membro.
      
      40      Dopo aver sottolineato il rapporto di complementarietà esistente tra l’art. 22 del regolamento n. 1408/71 e l’art. 49 CE,
         la Commissione afferma che, nella fattispecie, la normativa spagnola è tale da limitare sia la prestazione di servizi ospedalieri
         sia la prestazione di servizi turistici o educativi, la cui fornitura può motivare un soggiorno temporaneo in un altro Stato
         membro.
      
      41      Ponendo in rilievo che l’ipotesi di cui all’art. 22, n. 1, lett. a), del regolamento n. 1408/71 copre ogni situazione nella
         quale si rendono necessarie cure durante un soggiorno temporaneo in un altro Stato membro a causa di un peggioramento dello
         stato di salute dell’affiliato, la Commissione sostiene che la normativa controversa può indurre l’affiliato al sistema sanitario
         spagnolo, il quale si trovi in una situazione simile e possa scegliere tra un ricovero ospedaliero nello Stato membro di soggiorno
         ed un ritorno anticipato in Spagna per ivi ricevere assistenza, ad optare per la seconda soluzione qualora il livello di copertura
         applicabile nello Stato membro di soggiorno sia meno favorevole di quello applicabile in Spagna.   
      
      42      La Commissione aggiunge che la normativa controversa è tale da dissuadere gli iscritti anziani o affetti da una malattia cronica
         che comporti un rischio di ricovero ospedaliero dal recarsi, in quanto turisti o studenti, in uno Stato membro in cui le condizioni
         di accollo delle cure ospedaliere sarebbero meno vantaggiose che in Spagna.
      
      43      La Commissione sostiene che la restrizione derivante da detta normativa non è giustificata. In particolare, non sarebbe dimostrata
         la necessità di quest’ultima in relazione all’obiettivo consistente nel garantire l’equilibrio finanziario del sistema sanitario
         nazionale, tenuto conto del fatto che il costo, per questo sistema, di un trattamento ospedaliero fornito in un altro Stato
         membro ad un affiliato a tale sistema non potrebbe in alcun caso eccedere il costo che avrebbe rappresentato un trattamento
         equivalente dispensato in Spagna.
      
      44      Il governo spagnolo, sostenuto dai governi belga, finlandese e del Regno Unito, contesta il fatto che la normativa controversa
         costituisca una limitazione alla libera prestazione di servizi medici, turistici o educativi, e afferma che, comunque, questa
         asserita restrizione è giustificata da motivi imperativi d’interesse generale relativi alla salvaguardia dell’equilibrio finanziario
         del sistema sanitario nazionale di cui trattasi.  
      
       Giudizio della Corte
      45      In via preliminare, si deve ricordare che l’applicabilità dell’art. 22 del regolamento n. 1408/71, nella fattispecie del suo
         n. 1, lett. a), sub i), non esclude l’applicabilità, parallelamente, dell’art. 49 CE. Infatti, la circostanza che una normativa
         nazionale possa essere conforme al regolamento n. 1408/71 non produce l’effetto di sottrarla alle disposizioni del Trattato
         CE (v., in tal senso, sentenza 16 maggio 2006, causa C-372/04, Watts, Racc. pag. I-4325, punti 46 e 47).
      
      46      Premesso tale richiamo preliminare, occorre in primo luogo verificare se i servizi menzionati dalla Commissione nel suo ricorso,
         nel caso di un affiliato al sistema sanitario nazionale il cui stato di salute necessiti di cure ospedaliere durante il suo
         soggiorno temporaneo in un altro Stato membro, abbiano natura transfrontaliera che possa farli rientrare nell’ambito di applicazione
         dell’art. 49 CE (v., in tal senso, sentenza 26 aprile 1988, causa 352/85, Bond van Adverteerders e a., Racc. pag. 2085, punto 13).
      
      47      Per quanto riguarda, da una parte, i servizi sanitari, va ricordato che, per giurisprudenza costante della Corte, le prestazioni
         mediche fornite a fronte di un corrispettivo rientrano nella sfera di applicazione delle disposizioni relative alla libera
         prestazione dei servizi, ivi compresa l’ipotesi in cui le cure siano dispensate in ambito ospedaliero (v., in tal senso, sentenze
         Watts, cit., punto 86 e la giurisprudenza ivi citata, nonché 19 aprile 2007, causa C-444/05, Stamatelaki, Racc. pag. I‑3185,
         punto 19). Del resto, una prestazione medica non perde la sua qualifica di prestazione di servizi ai sensi dell’art. 49 CE
         per il fatto che il paziente, dopo aver retribuito il prestatore straniero per le cure ricevute, solleciti successivamente
         l’assunzione di tali cure da parte di un servizio sanitario nazionale (v. sentenza Watts, cit., punto 89 e la giurisprudenza
         ivi citata).
      
      48      La Corte, peraltro, ha dichiarato che l'art. 49 CE trova applicazione quando il prestatore ed il destinatario del servizio
         siano stabiliti in Stati membri diversi (v. sentenza 28 ottobre 1999, causa C-55/98, Vestergaard, Racc. pag. I-7641, punto
         19). I servizi forniti da un prestatore stabilito in uno Stato membro, senza spostarsi, a un destinatario stabilito in un
         altro Stato membro costituiscono una prestazione transfrontaliera di servizi ai sensi dell’art. 49 CE (v., in particolare,
         sentenze 10 maggio 1995, causa C-384/93, Alpine Investments, Racc. pag. I-1141, punti 21 e 22, nonché 6 novembre 2003, causa
         C-243/01, Gambelli e a., Racc. pag. I-13031, punto 53).
      
      49      Inoltre, secondo giurisprudenza parimenti costante della Corte, la libera prestazione dei servizi comprende non solo la libertà
         del prestatore di fornire servizi per destinatari stabiliti in uno Stato membro diverso da quello sul cui territorio si trovi
         il detto prestatore, ma anche la libertà di ricevere o beneficiare, in quanto destinatario, dei servizi offerti da un prestatore
         stabilito in un altro Stato membro, senza essere limitato da restrizioni (v., in particolare, sentenza Gambelli e a., cit.,
         punto 55 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      50      Ne consegue che i servizi di assistenza ospedaliera che un prestatore stabilito in uno Stato membro fornisce in quest’ultimo
         ad un destinatario stabilito in un altro Stato membro rientrano nella nozione di prestazione di servizi ai sensi dell’art.
         49 CE, anche nel caso, di cui trattasi nella presente fattispecie, in cui il soggiorno temporaneo del destinatario di tali
         prestazioni sanitarie nello Stato membro di stabilimento del prestatore riguardi motivi diversi da quelli sanitari.
      
      51      Per quanto concerne, d’altra parte, i servizi diversi da quelli sanitari, quali i servizi turistici ed educativi previsti
         specificamente dalla Commissione nel proprio ricorso, occorre ricordare, oltre alla giurisprudenza menzionata nel punto 48
         della presente sentenza, che le persone stabilite in uno Stato membro che si recano in un altro Stato membro in qualità di
         turisti o nell’ambito di un viaggio di studi devono essere considerate destinatari di servizi ai sensi dell’art. 49 CE (v.
         sentenze 31 gennaio 1984, cause riunite 286/82 e 26/83, Luisi e Carbone, Racc. pag. 377, punto 16; 2 febbraio 1989, causa
         186/87, Cowan, Racc. pag. 195, punto 15, nonché 19 gennaio 1999, causa C-348/96, Calfa, Racc. pag. I-11, punto 16).
      
      52      Dalle precedenti considerazioni risulta che la libera prestazione dei servizi comprende la libertà di un affiliato stabilito
         in uno Stato membro di recarsi, per esempio, in qualità di turista o di studente, in un altro Stato membro per un soggiorno
         temporaneo e di ricevervi cure ospedaliere da parte di un prestatore stabilito in questo altro Stato membro qualora il suo
         stato di salute necessiti di siffatte cure durante detto soggiorno.
      
      53      Per quanto sia pacifico che il diritto dell’Unione non pregiudica la competenza degli Stati membri ad organizzare i propri
         sistemi previdenziali e che, in mancanza di un’armonizzazione a livello dell’Unione europea, spetta alla normativa di ciascuno
         Stato membro determinare le condizioni di concessione delle prestazioni in materia di previdenza sociale, ciò nondimeno, nell’esercizio
         di tale competenza, gli Stati membri devono rispettare il diritto dell’Unione, in particolare le disposizioni relative alla
         libera prestazione dei servizi (v., in particolare, sentenza Watts, cit., punto 92 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      54      Ciò considerato, va esaminato, in secondo luogo, se la normativa controversa costituisca una violazione di dette disposizioni.
      
      55      In base ad una giurisprudenza consolidata, l’art. 49 CE osta all’applicazione di qualsiasi normativa nazionale che abbia l’effetto
         di rendere la prestazione di servizi tra Stati membri più difficile della prestazione di servizi puramente interna ad uno
         Stato membro (v., in particolare, sentenza Stamatelaki, cit., punto 25 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      56      In tale contesto, la Corte ha dichiarato che il fatto che una normativa nazionale non garantisca all’affiliato, il quale sia
         stato autorizzato a sottoporsi ad un ricovero ospedaliero in un altro Stato membro conformemente all’art. 22, n. 1, lett.
         c), del regolamento n. 1408/71, un livello di copertura altrettanto vantaggioso di quello di cui tale affiliato avrebbe beneficiato
         se fosse stato ricoverato in un ospedale dello Stato membro di affiliazione costituisce una restrizione della libera prestazione
         dei servizi ai sensi dell’art. 49 CE, in quanto esso è tale da scoraggiare, se non addirittura impedire, tale affiliato dal
         rivolgersi ai prestatori di servizi stabiliti in altri Stati membri (v., in tal senso, sentenza Vanbraekel e a., cit., punto
         45). Riguardo ad una normativa nazionale che prevede la gratuità delle cure ospedaliere fornite nell’ambito del sistema sanitario
         nazionale, la Corte ha precisato che un siffatto livello di copertura corrisponde al costo, nel sistema dello Stato membro
         di affiliazione, di un trattamento equivalente a quello ricevuto dall’affiliato nello Stato membro di soggiorno (v., in tal
         senso, sentenza Watts, cit., punti 131 e 133).
      
      57      La Corte ha affermato che, poiché un rimborso complementare, che dipende dal regime di copertura dello Stato membro di affiliazione,
         non comporta di per sé alcun onere finanziario supplementare per il sistema di assicurazione malattia di tale Stato membro
         rispetto al rimborso o al costo che sarebbe stato sopportato in caso di ricovero ospedaliero in quest'ultimo, non si può sostenere
         che il fatto di porre a carico di tale sistema di assicurazione malattia un rimborso complementare simile sia tale da incidere
         significativamente sul finanziamento del sistema previdenziale di detto Stato membro (sentenza Vanbraekel e a., cit., punto
         52).
      
      58      Tuttavia, per quanto riguarda quantomeno le cure sanitarie di natura ospedaliera, le uniche cui si riferisce la presente causa,
         il caso cosiddetto «delle cure impreviste», in esame nella fattispecie, contemplato dall’art. 22, n. 1, lett. a), del regolamento
         n. 1408/71, si distingue, con riferimento all’art. 49 CE, dal cosiddetto caso «delle cure programmate», menzionato nell’art.
         22, n. 1, lett. c), di detto regolamento, di cui trattasi nelle cause che hanno dato luogo alle citate sentenze Vanbraekel
         e a. nonché Watts.
      
      59      Si deve anzitutto rilevare che i casi di ricorsi a cure ospedaliere programmate in un altro Stato membro ai sensi dell’art.
         22, n. 1, lett. c), del regolamento n. 1408/71 risultano, come emerge dal n. 2, secondo comma, dello stesso articolo, da una
         constatazione oggettiva dell’assenza di disponibilità nello Stato membro di affiliazione, entro un periodo accettabile sotto
         il profilo medico, delle cure in oggetto o di cure che presentano lo stesso grado di efficacia (v., in tal senso, citata sentenza
         Watts, punti  57 e 79). In tali circostanze, quest’ultimo Stato membro, oltre ai suoi obblighi derivanti dal combinato disposto
         degli artt. 22, n. 1, lett. c), e 36 del regolamento n. 1408/71, deve garantire all’affiliato, se del caso, un livello di
         copertura altrettanto vantaggioso di quello che la disponibilità di dette cure nel proprio sistema sanitario entro un siffatto
         periodo lo avrebbe condotto a concedere all’interessato, a pena di violazione delle norme relative alla libera prestazione
         dei servizi, come dichiarato dalla Corte nella citata sentenza Vanbraekel e a..
      
      60      La situazione, per contro, è diversa per quanto riguarda le cure impreviste di cui all’art. 22, n. 1, lett. a), del regolamento
         n. 1408/71.
      
      61      Infatti, per quanto concerne un affiliato il cui spostamento verso un altro Stato membro avviene, ad esempio, per motivi turistici
         o educativi, e non per una qualunque insufficienza dell’offerta da parte del sistema sanitario cui appartiene, le norme del
         Trattato in materia di libera circolazione non gli garantiscono la neutralità per tutti i servizi di assistenza ospedaliera
         che dovrebbero eventualmente essergli forniti in modo inaspettato nello Stato membro di soggiorno. Alla luce, da un lato,
         delle differenze nazionali esistenti in materia di copertura sociale e, dall’altro, dell’obiettivo del regolamento n. 1408/71,
         consistente nel coordinare le legislazioni nazionali, ma non nell’armonizzarle, le condizioni riguardanti un soggiorno ospedaliero
         in un altro Stato membro possono essere, a seconda dei casi, più o meno favorevoli o sfavorevoli per l’affiliato (v., per
         analogia, sentenze 19 marzo 2002, cause riunite C-393/99 e C-394/99, Hervein e a., Racc. pag. I-2829, punti 50-52; 29 aprile
         2004, causa C-387/01, Weigel, Racc. pag. I-4981, punto 55, nonché 26 aprile 2007, causa C-392/05, Alevizos, Racc. pag. I-3505,
         punto 76).
      
      62      Va inoltre sottolineato che, nel caso di cure ospedaliere programmate in un altro Stato membro, l’affiliato, di regola, è
         in grado di ottenere una valutazione globale del costo del trattamento ospedaliero di cui trattasi, nella forma di un preventivo
         che gli consente di paragonare i livelli di copertura applicabili, rispettivamente, nello Stato membro in cui è previsto il
         soggiorno ospedaliero e nello Stato membro di affiliazione.
      
      63      In un simile contesto, il fatto che la normativa di quest’ultimo Stato membro non garantisca all’affiliato il diritto al rimborso,
         da parte dell’istituzione competente, dell’eventuale differenza positiva tra il livello di copertura applicabile in tale Stato
         membro e quello applicabile nello Stato membro in cui le cure ospedaliere di cui trattasi sono programmate è tale da indurre
         detto affiliato a rinunciare al trattamento previsto in questo altro Stato membro, il che riflette una restrizione alla libera
         prestazione dei servizi, come dichiarato dalla Corte nelle citate sentenze Vanbraekel e a. e Watts.
      
      64      Per contro, come ha sottolineato il governo spagnolo, la situazione delle cure impreviste di cui all’art. 22, n. 1, lett.
         a), del regolamento n. 1408/71 ricomprende, in particolare, un numero indefinito di casi nei quali lo stato di salute dell’affiliato,
         durante il soggiorno temporaneo di quest’ultimo in un altro Stato membro, necessita di cure ospedaliere in circostanze connesse,
         segnatamente, all’urgenza della situazione, alla gravità dell’affezione o dell’incidente o, ancora, all’impossibilità sotto
         il profilo medico di un rimpatrio nello Stato membro di affiliazione che, obiettivamente, non lasciano altra alternativa se
         non la fornitura all’interessato di un trattamento ospedaliero in una struttura situata nello Stato membro di soggiorno.
      
      65      In tutti questi casi è escluso che alla normativa controversa possa essere imputato un qualunque effetto restrittivo sulla
         fornitura di servizi di assistenza ospedaliera da parte di prestatori stabiliti in un altro Stato membro.
      
      66      Come osservato dalla Commissione, è vero che la situazione prevista all’art. 22, n. 1, lett. a), del regolamento n. 1408/71
         riguarda anche i casi in cui il peggioramento dello stato di salute dell’affiliato durante un soggiorno temporaneo in un altro
         Stato membro, pur presentando carattere imprevisto, non è tale da privare l’interessato della scelta tra un ricovero in quest’ultimo
         Stato membro e un ritorno anticipato in Spagna al fine di ricevervi le cure ospedaliere richieste.   
      
      67      Tuttavia, come sottolinea il n. 1 della motivazione della decisione n. 194, l’obiettivo del sistema istituito dall’art. 22,
         n. 1, lett. a), sub i), del regolamento n. 1408/71 consiste precisamente, in casi siffatti, nell’evitare che l’affiliato sia
         costretto a rientrare anticipatamente nello Stato membro di affiliazione per ricevervi le cure necessarie, conferendo all’interessato
         un diritto, che egli altrimenti non possederebbe, di accesso alle cure ospedaliere nello Stato membro di soggiorno a condizioni
         di accollo tanto favorevoli quanto quelle di cui beneficiano gli iscritti soggetti alla normativa di quest’ultimo Stato (v.,
         per analogia, sentenza 23 ottobre 2003, causa C-56/01, Inizan, Racc. pag. I‑12403, punti 21 e 22).
      
      68      Inoltre, occorre rilevare che la potenziale incidenza della normativa controversa sulla situazione di un tale affiliato dipende
         da una circostanza che, nel momento in cui questo affiliato è posto di fronte ad una scelta simile, ha carattere aleatorio,
         vale a dire dall’eventualità che il livello di copertura applicabile nello Stato membro di soggiorno per il trattamento ospedaliero
         che vi sarebbe previsto, ed il cui costo globale non sia noto in detto momento, si riveli inferiore al costo di un ipotetico
         trattamento equivalente offerto in Spagna.
      
      69      Riguardo ai servizi diversi da quelli medici, quali i servizi turistici od educativi, va sottolineato che il caso delle cure
         impreviste ai sensi dell’art. 22, n. 1, lett. a), del regolamento n. 1408/71 presuppone, per definizione, un’assenza di certezza,
         nel momento in cui l’affiliato prevede di recarsi in un altro Stato membro, per esempio come turista o studente, riguardo
         alla necessità di cure ospedaliere durante il suo soggiorno temporaneo in quest’altro Stato membro.
      
      70      La situazione degli iscritti anziani nonché quella degli iscritti affetti da una malattia cronica o preesistente, che la decisione
         n. 194, in base al suo n. 1 e al suo settimo punto, include nell’ambito di applicazione dell’art. 22, n. 1, lett. a), del
         regolamento n. 1408/71, presentano al riguardo lo stesso carattere aleatorio.
      
      71      Infatti, tali iscritti, sebbene possano correre un rischio aggravato di peggioramento del loro stato di salute, possono essere
         pregiudicati, al pari degli altri iscritti, dalla normativa controversa solo nell’eventualità in cui il loro stato di salute
         necessitasse effettivamente di cure ospedaliere diverse da quelle di cui all’art. 4, n. 3, seconda frase, del regio decreto
         1030/2006, durante il proprio soggiorno temporaneo in un altro Stato membro, ed in cui si accertasse che il livello di copertura
         applicabile in detto Stato membro è inferiore al costo di un trattamento equivalente offerto in Spagna.
      
      72      Ne consegue che risulta troppo aleatoria e indiretta la circostanza che gli iscritti al sistema sanitario spagnolo possano
         essere indotti a rientrare anticipatamente in Spagna per ricevervi le cure ospedaliere resesi necessarie a causa di un peggioramento
         del loro stato di salute durante un soggiorno temporaneo in un altro Stato membro o a rinunciare ad un viaggio, per esempio
         turistico o di studi in quest’altro Stato membro, non potendo contare, al di fuori del caso previsto all’art. 4, n. 3, seconda
         frase, del regio decreto 1030/2006, su un intervento complementare da parte dell’istituzione competente nell’eventualità in
         cui il costo di un trattamento equivalente in Spagna ecceda il livello di copertura applicabile in quest’altro Stato membro.
         Pertanto, la normativa controversa, complessivamente considerata, non può essere considerata atta a limitare la libera prestazione
         dei servizi di assistenza ospedaliera, dei servizi turistici o dei servizi educativi (v., per analogia, in materia, rispettivamente,
         di libera circolazione delle merci e di libera circolazione dei lavoratori, sentenze 7 marzo 1990, causa C-69/88, Krantz,
         Racc. pag. I-583, punto 11, nonché 27 gennaio 2000, causa C-190/98, Graf, Racc. pag. I-493, punti 24 e 25).
      
      73      Il caso dell’autore della denuncia menzionata nel punto 20 della presente sentenza conferma tale conclusione. Infatti, esso
         attesta il carattere ipotetico dell’incidenza della normativa controversa, dato che la domanda di rimborso complementare presentata
         dall’interessato si è rivelata in realtà infondata, come risulta dagli atti di causa, e ciò a causa del livello inferiore
         del costo di un trattamento equivalente in Spagna rispetto al livello di copertura applicato nello Stato membro di soggiorno.
      
      74      Infine, va sottolineato che, a differenza dei casi di cui all’art. 22, n. 1, lett. c), del regolamento n. 1408/71, quelli
         previsti al n. 1, lett. a), dello stesso articolo presentano per gli Stati membri e le loro istituzioni incaricate della previdenza
         sociale un carattere imprevedibile.
      
      75      Infatti, ogni Stato membro, in quanto Stato membro di affiliazione, ha la possibilità, nell’ambito della competenza ad esso
         attribuita dagli artt. 153 TFUE e 168 TFUE ad organizzare il suo sistema sanitario pubblico e di previdenza sociale (v., in
         tal senso, sentenze Watts, cit., punti 92 e 146, nonché 1° giugno 2010, cause riunite C-570/07 e C‑571/07, Blanco Pérez e
         Chao Gómez, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 43), di adottare misure attinenti alla portata e alle condizioni –
         in particolare relative al termine – dell’offerta di cure ospedaliere sul proprio territorio al fine di contenere il numero
         di autorizzazioni da concedere, ai sensi dell’art. 22, n. 1, lett. c), del regolamento n. 1408/71, per cure programmate in
         un altro Stato membro da parte di iscritti facenti parte del suo sistema.
      
      76      Per contro, come sottolineato dai governi danese e finlandese, il costante aumento della mobilità di cittadini all’interno
         dell’Unione, in particolare per motivi turistici o educativi, può tradursi in un numero sempre maggiore di casi di cure ospedaliere
         impreviste, ai sensi dell’art. 22, n. 1, lett. a), del regolamento n. 1408/71, che gli Stati membri non possono in alcun modo
         controllare.
      
      77      In tale contesto, nel quale ogni Stato membro, in quanto Stato membro di affiliazione, si rimette all’applicazione della normativa
         dello Stato membro di soggiorno per quanto concerne il livello della copertura, a carico definitivo dell’istituzione competente,
         delle cure ospedaliere che si renderebbero necessarie a causa dello stato di salute dell’affiliato durante il suo soggiorno
         temporaneo in quest’ultimo Stato membro, il combinato disposto dell’art. 22, n. 1, lett. a), e dell’art. 36 del regolamento
         n. 1408/71, relativo al meccanismo di rimborso tra le istituzioni interessate, si basa su una compensazione globale dei rischi.
         
      
      78      Infatti, i casi in cui le cure ospedaliere impreviste fornite ad un iscritto durante il suo soggiorno temporaneo in un altro
         Stato membro espongono, per effetto dell’applicazione della normativa di quest’ultimo, lo Stato membro di affiliazione ad
         un’assunzione degli oneri finanziari maggiore rispetto all’ipotesi in cui tali cure fossero state fornite in una delle sue
         strutture, sono considerati globalmente controbilanciati dai casi nei quali, al contrario, l’applicazione della normativa
         dello Stato membro di soggiorno fa sì che sullo Stato membro di affiliazione gravi un onere finanziario per le cure ospedaliere
         di cui trattasi meno elevato di quello che sarebbe derivato dall’applicazione della propria normativa.
      
      79      Di conseguenza, il fatto d’imporre ad uno Stato membro l’obbligo di garantire ai propri iscritti un rimborso complementare
         da parte dell’istituzione competente ogni volta che il livello di copertura applicabile nello Stato membro di soggiorno per
         le cure ospedaliere impreviste di cui trattasi risulti inferiore a quello applicabile in forza della propria normativa si
         risolverebbe nell’inficiare l’economia stessa del sistema istituito dal regolamento n. 1408/71. Infatti, in un caso del genere,
         l’istituzione competente dello Stato membro di affiliazione si vedrebbe sistematicamente esposta all’onere finanziario più
         elevato, vuoi in applicazione, conformemente all’art. 22, n. 1, lett. a), di detto regolamento, della normativa dello Stato
         membro di soggiorno che contempla un livello di copertura superiore a quello previsto dalla normativa dello Stato membro di
         affiliazione, vuoi in applicazione di quest’ultima normativa nell’ipotesi contraria.
      
      80      Tenuto conto di tutte le considerazioni che precedono, la Commissione non ha dimostrato che la normativa controversa, nella
         sua generalità, costituisce una violazione da parte del Regno di Spagna degli obblighi ad esso incombenti in forza  dell’art.
         49 CE.
      
      81      Pertanto, il ricorso dev’essere respinto.
      
       Sulle spese
      82      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché il Regno di Spagna ne ha fatto domanda, la Commissione, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese.
         In applicazione del n. 4, primo comma, dello stesso articolo, il Regno del Belgio, il Regno di Danimarca, la Repubblica di
         Finlandia e il Regno Unito, intervenuti nella presente controversia, sopporteranno le proprie spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La Commissione europea è condannata alle spese.
      3)      Il Regno del Belgio, il Regno di Danimarca, la Repubblica di Finlandia nonché il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del
            Nord sopportano le proprie spese.
      Firme
      * Lingua processuale: lo spagnolo.