CELEX: 62008CJ0408
Language: it
Date: 2010-02-25 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 25 febbraio 2010.#Lancôme parfums et beauté & Cie SNC contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI).#Impugnazione - Marchio comunitario - Regolamento (CE) n. 40/94 - Artt. 55, n. 1, lett. a), e 7, n. 1, lett. c) - Interesse all’esercizio dell’azione di annullamento di un marchio fondata su una causa di nullità assoluta - Studio legale - Segno denominativo "COLOR EDITION" - Carattere descrittivo di un marchio denominativo composto da elementi descrittivi.#Causa C-408/08 P.

Causa C‑408/08 P
      Lancôme parfums et beauté & Cie SNC
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Impugnazione — Marchio comunitario — Regolamento (CE) n. 40/94 — Artt. 55, n. 1, lett. a), e 7, n. 1, lett. c) — Interesse ad agire per la dichiarazione di nullità di un marchio fondata su una causa di nullità assoluta — Studio legale — Segno denominativo “COLOR EDITION” — Carattere descrittivo di un marchio denominativo composto da elementi descrittivi»
      Massime della sentenza
      Marchio comunitario — Rinuncia, decadenza e nullità — Domanda di dichiarazione di nullità fondata su una causa di nullità
            assoluta — Interesse ad agire
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 55, n. 1, lett. a)]
      Il diritto di agire al fine di presentare all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni, modelli)
         la domanda di nullità di un marchio comunitario non è soggetto alle regole di ricevibilità applicabili ai ricorsi giurisdizionali,
         ad essi proprie. Al riguardo, una domanda di nullità prevista dall’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento non rientra in
         un procedimento giurisdizionale, bensì in un procedimento amministrativo. Per tale motivo, la giurisprudenza relativa all’art. 230 CE
         non è pertinente né direttamente né per analogia.
      
      Quanto alla soluzione alla questione se l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento subordini la ricevibilità di una domanda
         di nullità alla dimostrazione di un interesse ad agire, è pacifico, anzitutto, che tale disposizione non menziona alcun interesse
         ad agire. Detta disposizione, inoltre, prevede che la domanda di nullità fondata su una causa di nullità assoluta possa essere
         proposta da una persona fisica o giuridica o da un gruppo costituito per rappresentare gli interessi dei fabbricanti, produttori,
         prestatori di servizi, commercianti o consumatori e che abbia la capacità di stare in giudizio in nome proprio, mentre il
         medesimo articolo, al suo n. 1, lett. b) e c), concernente le domande di nullità fondate su una causa di nullità relativa,
         riserva il diritto di presentare tale tipo di domanda a determinate persone che abbiano un interesse ad agire. In tal senso,
         da questo articolo deriva che il legislatore ha inteso limitare la cerchia di coloro che possono presentare una domanda di
         nullità nel secondo caso, ma non nel primo. Infine, mentre gli impedimenti relativi alla registrazione tutelano gli interessi
         privati dei titolari di determinati diritti anteriori, gli impedimenti assoluti alla registrazione hanno ad oggetto la tutela
         dell’interesse generale ad essi sotteso, il che chiarisce per quale ragione l’art. 55, n. 1, lett. a), non richieda la dimostrazione
         dell’interesse ad agire di chi presenta la domanda.
      
      Peraltro, l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento non va interpretato nel senso che impone un interesse economico effettivo
         o potenziale alla cancellazione del marchio contestato perché possa presentarsi all’Ufficio una domanda di nullità del marchio
         stesso. Una siffatta interpretazione, infatti, non è corroborata dalla menzione compiuta, in detta disposizione, di gruppi
         costituiti per rappresentare gli interessi dei fabbricanti, produttori, prestatori di servizi, commercianti o consumatori
         e che, secondo la normativa ad essi applicabile, abbiano la capacità di stare in giudizio in nome proprio. Tale elenco, che
         comprende d’altronde i consumatori ai quali non può generalmente attribuirsi un interesse economico, intende solo includere,
         tra coloro che possono presentare all’Ufficio una domanda di nullità ai sensi di detta disposizione, i gruppi di tale natura
         che, pur essendo dotati di capacità di agire secondo la normativa ad essi applicabile, sono privi di personalità giuridica.
      
      (v. punti 36-42)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      25 febbraio 2010 (*)
      
      «Impugnazione – Marchio comunitario – Regolamento (CE) n. 40/94 – Artt. 55, n. 1, lett. a), e 7, n. 1, lett. c) – Interesse ad agire per la dichiarazione di nullità di un marchio fondata su una causa di nullità assoluta – Studio legale – Segno denominativo “COLOR EDITION” – Carattere descrittivo di un marchio denominativo composto da elementi descrittivi»
      Nel procedimento C‑408/08 P,
      avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 22 settembre 2008,
      Lancôme parfums et beauté & Cie SNC, con sede in Parigi (Francia), rappresentata dall’avv. A. von Mühlendahl, Rechtsanwalt,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui le altre parti sono:
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dal sig. A. Folliard‑Monguiral, in qualità di agente,
      
      convenuto in primo grado,
      CMS Hasche Sigle, con sede in Colonia (Germania),
      
      parte nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dalla sig.ra C. Toader, presidente dell’Ottava Sezione, facente funzione di presidente della Seconda Sezione, dai
         sigg. C.W.A. Timmermans, K. Schiemann, P. Kūris (relatore) e L. Bay Larsen, giudici,
      
      avvocato generale: sig. D. Ruiz‑Jarabo Colomer
      cancelliere: sig. M.‑A. Gaudissart, capo unità
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 9 settembre 2009,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 15 ottobre 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso, la Lancôme parfums et beauté & Cie SNC (in prosieguo: la «Lancôme») chiede l’annullamento della sentenza
         del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 8 luglio 2008, causa T‑160/07, Lancôme/UAMI – CMS Hasche Sigle (COLOR
         EDITION) (Racc. pag. II‑1733; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con cui il Tribunale ha respinto il suo ricorso avverso
         la decisione 26 febbraio 2007 della seconda commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi,
         disegni, modelli) (UAMI), di annullamento della registrazione del marchio denominativo COLOR EDITION per cosmetici e prodotti
         per il trucco.
      
       Contesto normativo
      2        L’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario (GU 1994,
         L 11, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento»), così prevede:
      
      «1. Sono esclusi dalla registrazione:
      (…)
      c)       i marchi composti esclusivamente da segni o indicazioni che in commercio possono servire per designare la specie, la qualità,
         la quantità, la destinazione, il valore, la provenienza geografica, ovvero l’epoca di fabbricazione del prodotto o di prestazione
         del servizio, o altre caratteristiche del prodotto o servizio».
      
      3        L’art. 55, n. 1, del regolamento recita quanto segue:
      
      «1. Una domanda di decadenza o di nullità del marchio comunitario può essere presentata all’Ufficio: 
      a)       nei casi di cui agli articoli 50 e 51, da qualsiasi persona fisica o giuridica, nonché da qualsiasi gruppo costituito per
         rappresentare gli interessi dei fabbricanti, produttori, prestatori di servizi, commercianti o consumatori, che, a norma della
         legislazione ad esso applicabile, ha la capacità di stare in giudizio in nome proprio; 
      
      b)       nei casi definiti nell’articolo 52, paragrafo 1, dalle persone di cui all’articolo 42, paragrafo 1; 
      c)       nei casi definiti dall’articolo 52, paragrafo 2, da coloro che detengono i diritti anteriori di cui alla suddetta disposizione
         o dalle persone abilitate dalla legislazione dello Stato membro interessato a esercitare i diritti in questione».
      
      4        Ai sensi dell’art. 51, n. 1, lett. a), del regolamento, il marchio comunitario è dichiarato nullo, su domanda presentata all’UAMI,
         allorché detto marchio sia stato registrato in contrasto con le disposizioni di cui all’articolo 7.
      
      5        L’art. 42, n. 1, del regolamento indica i soggetti legittimati a presentare opposizione alla registrazione di un marchio facendo
         valere un impedimento relativo alla registrazione, mentre l’art. 52 del regolamento medesimo indica le cause di nullità relativa.
         
      
       Fatti
      6        Il 9 dicembre 2002 la Lancôme presentava all’UAMI una domanda di registrazione quale marchio comunitario del segno denominativo
         «COLOR EDITION». 
      
      7        I prodotti per i quali veniva chiesta la registrazione rientrano nella classe 3 ai sensi dell’Accordo di Nizza 15 giugno 1957,
         relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come riveduto
         e modificato, e corrispondono alla seguente descrizione: «Cosmetici e prodotti per il trucco». 
      
      8        Il marchio oggetto di tale domanda veniva registrato l’11 febbraio 2004. 
      
      9        Il successivo 12 maggio, lo studio legale Norton Rose Vieregge presentava all’UAMI una domanda di dichiarazione di nullità
         di tale registrazione sulla base degli artt. 51, n. 1, lett. a), e 7, n. 1, lett. b) e c), del regolamento. 
      
      10      Tale domanda veniva respinta dalla divisione di opposizione dell’UAMI il 21 dicembre 2005. 
      
      11      Il 9 febbraio 2006, lo studio legale CMS Hasche Sigle, succeduto al Norton Rose Vieregge, proponeva ricorso avverso la decisione
         della divisione di annullamento. 
      
      12      Con decisione 26 febbraio 2007 la seconda commissione di ricorso dell’UAMI accoglieva il ricorso ritenendo, da un canto, che
         detto ricorso fosse ricevibile e, dall’altro, che il segno denominativo «COLOR EDITION» fosse descrittivo ai sensi dell’art. 7,
         n. 1, lett. c), del regolamento e, pertanto, parimenti privo di carattere distintivo ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b),
         del regolamento. 
      
       Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      13      Con ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 7 maggio 2007, la Lancôme ha proposto ricorso, chiedendo l’annullamento
         della decisione 26 febbraio 2007 della seconda commissione di ricorso dell’UAMI.
      
      14      A sostegno del ricorso, la Lancôme ha dedotto tre motivi, aventi ad oggetto la violazione, rispettivamente, degli artt. 55,
         n. 1, lett. a), 7, n. 1, lett. c), e 7, n. 1, lett. b), del regolamento.
      
      15      Con la sentenza impugnata, il Tribunale ha respinto detto ricorso e ha condannato la Lancôme alle spese.
      
      16      Il Tribunale, sulla base di un’analisi testuale e teleologica dell’art. 55, n. 1, del regolamento, ha respinto il primo motivo
         dedotto argomentando che, quanto alle domande di nullità fondate su cause di nullità assoluta, tale articolo richiede solamente
         che chi propone la domanda possieda la personalità giuridica ovvero la capacità di stare in giudizio in nome proprio, ma non
         richiede che quest’ultimo dimostri un interesse ad agire. 
      
      17      Al riguardo, il Tribunale ha rilevato, in particolare, al punto 25 della sentenza impugnata, che dall’art. 55, n. 1, del regolamento
         derivava che il legislatore aveva inteso consentire alle persone fisiche o giuridiche e ai gruppi dotati della capacità di
         stare in giudizio in nome proprio di presentare domande di nullità fondate su cause di nullità assoluta, mentre per quanto
         riguarda le domande di nullità fondate su cause di nullità relativa aveva esplicitamente limitato la cerchia di coloro che
         possono presentare una domanda di nullità. 
      
      18      Detta analisi è corroborata, secondo quanto statuito al punto 26 della sentenza impugnata, dal fatto che, a differenza degli
         impedimenti relativi alla registrazione, che tutelano soltanto gli interessi privati dei titolari di determinati diritti anteriori,
         gli impedimenti assoluti alla registrazione si basano su diversi interessi generali e devono, al fine di garantire la protezione
         di tali interessi, poter essere dedotti da un ventaglio di attori il più ampio possibile.
      
      19      Il Tribunale ne ha tratto la conclusione, al punto 35 della sentenza impugnata, che, essendo pacifico che lo studio legale
         CMS Hasche Sigle poteva essere assimilato ad una persona giuridica, la commissione di ricorso aveva giustamente dichiarato
         ricevibile la sua domanda.
      
      20      Del pari, riguardo al secondo motivo dedotto, il Tribunale ha affermato che la commissione di ricorso non era incorsa in errore
         nel ritenere il marchio COLOR EDITION descrittivo ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento. Al riguardo, il Tribunale
         ha statuito che, considerato complessivamente, tale marchio presentava un nesso sufficientemente diretto e concreto con i
         cosmetici ed i prodotti per il trucco interessati. 
      
      21      In tale contesto, ha affermato, in particolare, ai punti 48 e 49 della sentenza impugnata, che il segno «COLOR EDITION» era
         composto esclusivamente da indicazioni che possono servire a designare talune caratteristiche dei prodotti in questione e
         che non creava, nel pubblico destinatario, un’impressione sufficientemente diversa da quella prodotta dalla semplice giustapposizione
         degli elementi denominativi che lo componevano.
      
      22      Ricordando, infine, che è sufficiente che sia applicabile uno degli impedimenti assoluti alla registrazione affinché il segno
         non possa essere registrato come marchio comunitario, il Tribunale ha respinto il ricorso senza esaminare il terzo motivo
         dedotto. 
      
       Conclusioni delle parti
      23      La Lancôme chiede alla Corte di annullare la sentenza impugnata, di respingere il ricorso diretto contro la decisione della
         divisione di annullamento dell’UAMI, di condannare quest’ultimo alle spese sostenute dinanzi al Tribunale e alla Corte e di
         condannare CMS Hasche Sigle alle spese inerenti al procedimento di ricorso dinanzi all’UAMI.
      
      24      L’UAMI chiede il rigetto dell’impugnazione e la condanna della Lancôme alle spese.
      
       Sull’impugnazione
      25      A sostegno del ricorso, la Lancôme deduce formalmente due motivi fondati, rispettivamente, sulla violazione, da parte del
         Tribunale, dell’art. 55, n. 1, lett. a), e dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento. 
      
       Sul primo motivo, fondato sulla violazione dell’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento
      26      Con il suo primo motivo, la Lancôme censura al Tribunale di aver riconosciuto che uno studio legale disponeva del diritto
         di agire per chiedere in nome proprio l’annullamento di un marchio comunitario. Tale motivo si articola su due capi. In primo
         luogo, la Lancôme sostiene, in sostanza, che il Tribunale è incorso in un errore di interpretazione dell’art. 55, n. 1, lett. a),
         del regolamento nel ritenere che un interesse ad agire non fosse necessario per poter introdurre una domanda di nullità di
         un marchio comunitario fondata su una causa assoluta di nullità. In secondo luogo, essa fa valere che il fatto, per uno studio
         legale, di proporre una siffatta domanda, in nome e per conto proprio, è incompatibile con il profilo della professione forense
         riconosciuto a livello dell’Unione. 
      
       Sul primo capo del primo motivo, fondato sull’erronea interpretazione dell’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento quanto
         all’interesse ad agire
      
      –       Argomenti delle parti
      27      La Lancôme fa valere che l’actio popularis è del tutto estranea al diritto dell’Unione. Se l’art. 230 CE, che richiede che
         il ricorrente sia direttamente ed individualmente interessato per proporre ricorso, non è direttamente applicabile nella specie,
         l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento deve tuttavia essere interpretato, a suo avviso, alla luce dei principi prevalenti,
         di regola, nel diritto dell’Unione. A ciò si aggiunge che tutti gli ordinamenti giuridici prevedrebbero una distinzione tra
         la capacità giuridica e la capacità di agire in giudizio, ove quest’ultima presuppone un interesse ad agire. Pertanto, non
         dovrebbe dedursi dal fatto che il legislatore non ha espressamente richiesto un tale interesse che esso non sia necessario.
         
      
      28      La distinzione posta dal Tribunale tra procedimento amministrativo e ricorso giurisdizionale sarebbe inconferente, dal momento
         che sarebbe inconcepibile che il diritto di agire dinanzi all’autorità amministrativa sia più ampio del diritto di proporre
         ricorso avverso le decisioni di tale autorità dinanzi ai giudici dell’Unione. 
      
      29      Del pari, sarebbe inconferente la distinzione operata dal Tribunale tra cause di nullità assoluta e cause di nullità relativa,
         dato che non potrebbe dedursi da tale distinzione che non sia assolutamente necessario far valere un interesse per proporre
         una domanda di nullità fondata su una causa di nullità assoluta. 
      
      30      Quanto all’impedimento alla registrazione di un marchio descrittivo ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento,
         l’interesse generale sotteso a tale impedimento sarebbe quello, riconosciuto dalla giurisprudenza, di tutti i concorrenti
         del richiedente o del titolare del marchio che, nel loro diritto di utilizzare un’indicazione descrittiva per le proprie merci
         o per i propri servizi, devono essere tutelati rispetto a registrazioni irregolarmente acquisite da un concorrente. Ne conseguirebbe
         che solo un ostacolo effettivo o potenziale subito in quanto concorrente effettivo o potenziale del richiedente consentirebbe
         di far valere tale impedimento.
      
      31      Tale interpretazione troverebbe conferma nella regola esplicita contenuta nell’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento, che
         consente l’introduzione di una domanda di nullità a qualsiasi gruppo costituito da fabbricanti, produttori, prestatori di
         servizi, commercianti o consumatori, vale a dire di persone che possono essere interessate dalla registrazione di un marchio
         viziata da irregolarità.
      
      32      La Lancôme ne trae la conclusione che l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento vada interpretato nel senso che, oltre alla
         capacità di agire, esso impone che il richiedente sia interessato economicamente, in modo effettivo o potenziale e, conseguentemente,
         che possieda un interesse economico effettivo o potenziale alla cancellazione del marchio contestato. Orbene, ciò non può
         verificarsi nel caso di uno studio legale che chiede l’annullamento di un marchio comunitario relativo a prodotti cosmetici.
         
      
      33      L’UAMI fa valere, in risposta, che le domande di nullità introdotte dinanzi allo stesso sono disciplinate esclusivamente dal
         regolamento e dal suo regolamento di esecuzione e che l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento è privo di ambiguità e autorizza
         chiunque a depositare un ricorso di annullamento.
      
      34      Secondo l’UAMI, la Lancôme compie una lettura erronea della giurisprudenza concernente l’interesse generale sotteso all’impedimento
         assoluto alla registrazione previsto dall’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento. Tale interesse, infatti, non sarebbe solo
         quello degli operatori professionisti a poter utilizzare segni descrittivi, bensì l’interesse di ogni individuo, professionista
         o meno, a che i segni descrittivi non siano posseduti in modo esclusivo da una sola impresa. Ciò troverebbe conferma, d’altronde,
         nel fatto che il carattere descrittivo di un segno si valuta riguardo alla percezione che ne ha il pubblico di riferimento,
         che non si limita ai professionisti del settore in questione, dal momento che comprende anzitutto i consumatori e gli utilizzatori
         finali.
      
      35      La Lancôme compirebbe parimenti una lettura erronea dell’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento. Il riferimento ivi contenuto
         ai «gruppi» sarebbe inteso esclusivamente a completare l’elenco dei soggetti che possono legittimamente introdurre una domanda
         di nullità. Detto articolo autorizzerebbe gruppi che possiedono la capacità di stare in giudizio, ma sprovvisti, secondo la
         normativa nazionale, di personalità giuridica, a introdurre una siffatta domanda.
      
      –       Giudizio della Corte
      36      Il diritto di agire per presentare all’UAMI la domanda di nullità di un marchio comunitario non è soggetto alle regole di
         ricevibilità applicabili ai ricorsi giurisdizionali, ad essi proprie. Al riguardo, è senza incorrere in un errore di diritto
         che il Tribunale ha affermato, al punto 32 della sentenza impugnata, che la domanda di nullità prevista dall’art. 55, n. 1,
         lett. a), del regolamento non rientra in un procedimento giurisdizionale, bensì in un procedimento amministrativo, e per tale
         motivo ha ritenuto, in particolare, al punto 30 della stessa sentenza, che la giurisprudenza relativa all’art. 230 CE non
         fosse pertinente nel caso di specie, né direttamente né per analogia.
      
      37      Quanto alla soluzione alla questione se l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento subordini la ricevibilità di una domanda
         di nullità alla dimostrazione di un interesse ad agire, il Tribunale ha svolto una esatta interpretazione di tale articolo.
         
      
      38      Infatti, è pacifico, in limine, che, come il Tribunale ha rilevato al punto 21 della sentenza impugnata, l’art. 55, n. 1,
         lett. a), del regolamento non fa alcun riferimento ad un qualsivoglia interesse ad agire.
      
      39      Poi, come il Tribunale ha rilevato, in sostanza, ai punti 22‑25 della sentenza impugnata, l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento
         prevede che la domanda di nullità fondata su una causa di nullità assoluta possa essere proposta da una persona fisica o giuridica
         o da un gruppo costituito per rappresentare gli interessi dei fabbricanti, produttori, prestatori di servizi, commercianti
         o consumatori e che abbia la capacità di stare in giudizio in nome proprio, mentre l’art. 55, n. 1, lett. b) e c), del regolamento,
         concernente le domande di nullità fondate su una causa di nullità relativa, riserva il diritto di presentare tali domande
         a determinate persone che abbiano un interesse ad agire. Il Tribunale ne ha correttamente tratto la conclusione che dall’impianto
         di tale articolo deriva che il legislatore ha inteso limitare la cerchia di coloro che possono presentare una domanda di nullità
         nel secondo caso, ma non nel primo. 
      
      40      Infine, sempre correttamente il Tribunale ha statuito, in sostanza, al punto 26 della sentenza impugnata, che, mentre gli
         impedimenti relativi alla registrazione tutelano gli interessi privati dei titolari di determinati diritti anteriori, gli
         impedimenti assoluti alla registrazione hanno ad oggetto la tutela dell’interesse generale ad essi sotteso, il che chiarisce
         per quale ragione l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento non richieda la dimostrazione dell’interesse ad agire da parte
         del richiedente. 
      
      41      Risulta peraltro infondata l’affermazione della Lancôme secondo cui l’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento va interpretato
         nel senso che esso impone un interesse economico effettivo o potenziale alla cancellazione del marchio contestato perché possa
         presentarsi all’UAMI la domanda di nullità del marchio stesso. 
      
      42      Infatti, da una parte, contrariamente a quanto afferma la Lancôme, una siffatta interpretazione non è corroborata dalla menzione
         compiuta, in detto art. 55, n. 1, lett. a), di gruppi costituiti per rappresentare gli interessi dei fabbricanti, produttori,
         prestatori di servizi, commercianti o consumatori e che, secondo la normativa ad essi applicabile, abbiano la capacità di
         stare in giudizio in nome proprio. Tale elenco, che comprende d’altronde i consumatori ai quali non può generalmente attribuirsi
         un interesse economico come quello descritto dalla Lancôme, intende solo includere, tra coloro che possono presentare all’UAMI
         una domanda di nullità ai sensi di detta disposizione, i gruppi di tale natura che, pur essendo dotati di capacità di agire
         secondo la normativa ad essi applicabile, sono privi di personalità giuridica. 
      
      43      D’altra parte, una siffatta interpretazione non emerge dalla sentenza 4 maggio 1999, cause riunite C‑108/97 e C‑109/97, Windsurfing
         Chiemsee (Racc. pag. I‑2779), alla quale la Lancôme si richiama. Infatti, al punto 25 di tale sentenza, la Corte ha affermato
         che l’interesse generale impone che i segni o le indicazioni descrittivi dei prodotti o servizi per i quali si chiede la registrazione
         possano essere liberamente utilizzati da tutti. Se ne deduce che l’interesse generale sotteso all’impedimento alla registrazione
         di un marchio a causa del suo carattere descrittivo non è esclusivamente quello dei concorrenti del richiedente o del titolare
         del marchio che possono subire un qualsivoglia ostacolo e che, perciò, possiedono un interesse economico effettivo o potenziale
         alla cancellazione del marchio contestato, ma che si tratta dell’interesse di tutti. 
      
      44      Discende dalle suesposte considerazioni che gli argomenti dedotti dalla Lancôme a sostegno di tale capo del primo motivo non
         sono fondati e che esso deve, conseguentemente, essere respinto. 
      
       Sul secondo capo del primo motivo, fondato sull’assenza di compatibilità tra il diritto di uno studio legale di presentare
         una domanda di nullità di un marchio all’UAMI, in nome e per conto proprio, e il profilo della professione forense
      
      –       Argomenti delle parti
      45      La Lancôme chiarisce che, anche nel caso in cui la Corte accogliesse un’interpretazione dell’art. 55, n. 1, lett. a), del
         regolamento diversa dalla propria, l’annullamento della sentenza impugnata si impone, in ogni caso, dal momento che il diritto
         di uno studio legale di presentare, in nome e per conto proprio, una domanda di nullità di un marchio comunitario non è compatibile
         con il profilo della professione forense riconosciuto a livello dell’Unione. 
      
      46      Nel diritto dell’Unione, il profilo della professione forense sarebbe, da sempre, quello di un collaboratore di giustizia.
         L’art. 19 dello Statuto della Corte di giustizia si fonderebbe su questa concezione della professione di avvocato, che risulterebbe
         parimenti dalla giurisprudenza e, in particolare, dalla sentenza 18 maggio 1982, causa 155/79, AM & S Europe/Commissione (Racc. pag. 1575,
         punto 24).
      
      47      L’UAMI eccepisce l’irricevibilità di questo secondo capo del primo motivo, ai sensi dell’art. 113, n. 2, del regolamento di
         procedura della Corte, argomentando che la questione della compatibilità tra la qualità di richiedente dinanzi all’UAMI e
         quella di avvocato non è stata sollevata dinanzi al Tribunale. 
      
      –       Giudizio della Corte
      48      Anche se è stato presentato come un capo del motivo fondato sulla violazione dell’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento,
         occorre rilevare che tale capo non si fonda su tale disposizione, bensì su altri elementi di diritto, da essa indipendenti.
         
      
      49      Infatti, da un canto, dallo stesso tenore letterale dell’argomentazione svolta a suo supporto emerge che detto capo è stato
         dedotto dalla Lancôme per l’ipotesi in cui la Corte non avesse accolto l’interpretazione che essa ha svolto dell’art. 55,
         n. 1, lett. a), del regolamento, dato che la sentenza impugnata, a suo avviso, dovrebbe essere annullata «in ogni caso», per
         motivi diversi dall’errore interpretativo fatto valere. 
      
      50      D’altro canto, i motivi dedotti, relativi alla professione forense, non attengono all’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento.
         Quest’ultimo, d’altronde, non prevede norme applicabili all’esercizio di detta professione, norme che, in linea di principio,
         in mancanza di norme di diritto dell’Unione specifiche in materia, sono fissate da ogni Stato membro (v., in tal senso, sentenze
         12 dicembre 1996, causa C‑3/95, Reisebüro Broede, Racc. pag. I‑6511, punto 37, nonché 19 febbraio 2002, causa C‑309/99, Wouters
         e a., Racc. pag. I‑1577, punto 99). 
      
      51      Pertanto, il secondo capo del primo motivo costituisce, in realtà, un motivo di diritto distinto da quello attinente alla
         violazione dell’art. 55, n. 1, lett. a), del regolamento. 
      
      52      Orbene, tale motivo non è stato dedotto dinanzi al Tribunale e, trattandosi non della ricevibilità di un ricorso giurisdizionale
         bensì di quella di una domanda presentata dinanzi all’UAMI, esso non costituisce un motivo di ordine pubblico che il Tribunale
         avrebbe dovuto esaminare d’ufficio. 
      
      53      Un tale motivo è irricevibile, dal momento che, nell’ambito di un’impugnazione, la competenza della Corte è limitata alla
         valutazione della soluzione di diritto che è stata fornita a fronte dei motivi discussi dinanzi al giudice di primo grado
         (v. in tal senso, segnatamente, sentenza 1° febbraio 2007, causa C‑266/05 P, Sison/Consiglio, Racc. pag. I‑1233, punto 95
         e giurisprudenza citata).
      
      54      Conseguentemente, occorre respingere il secondo capo del primo motivo e, dunque, respingere il motivo stesso.
      
       Sul secondo motivo, fondato sulla violazione dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento
       Argomenti delle parti
      55      Con tale motivo, la Lancôme censura al Tribunale di aver applicato criteri erronei nella sua valutazione del segno «COLOR
         EDITION» in quanto associazione di parole.
      
      56      Secondo la giurisprudenza, perché un marchio composto in tal modo possa essere considerato come descrittivo occorrerebbe verificare
         che i termini scelti e la loro associazione siano noti ed abituali nel linguaggio corrente del pubblico destinatario. Nel
         ritenere che un marchio, costituito da elementi ciascuno dei quali sia descrittivo, sia esso stesso descrittivo a meno che
         non sussista uno scarto percepibile tra il marchio di cui si chiede la registrazione e la semplice somma degli elementi che
         lo compongono, il Tribunale avrebbe violato il principio affermato nella sentenza della Corte 20 settembre 2001, causa C‑383/99 P,
         Procter & Gamble/UAMI (Racc. pag. I‑6251). Infatti, alla luce di tale principio, il Tribunale avrebbe dovuto esaminare, piuttosto,
         se sussistesse uno scarto percepibile tra l’associazione dei termini e il linguaggio corrente della categoria di consumatori
         interessata per designare i prodotti e i servizi o le loro caratteristiche essenziali.
      
      57      Inoltre, la valutazione del Tribunale non si fonderebbe su alcun elemento di fatto concernente il linguaggio del pubblico
         destinatario.
      
      58      L’UAMI risponde, in sostanza, che, nel sostenere che un segno è descrittivo solo quando sia noto e abituale nel linguaggio
         corrente del pubblico destinatario, la Lancôme vanifica la differenza fondamentale tra gli artt. 7, n. 1, lett. d), e 7, n. 1,
         lett. c), del regolamento. Ai fini dell’applicazione di quest’ultimo, sarebbe irrilevante che il sintagma contestato sia o
         meno noto e abituale nel linguaggio corrente del pubblico destinatario, dato che tale disposizione si applica parimenti ai
         segni suscettibili di essere comunemente utilizzati in futuro per presentare i prodotti o i servizi di cui trattasi. 
      
      59      È in tal senso che, nella menzionata sentenza Procter & Gamble/UAMI, la Corte si sarebbe limitata a verificare se la costruzione
         grammaticale del sintagma «baby-dry» rendesse il suo uso plausibile in futuro. L’esame del carattere descrittivo del segno
         «COLOR EDITION» svolto dal Tribunale sarebbe inoltre conforme alla giurisprudenza successiva a tale sentenza. 
      
      60      Peraltro, nel contestare al Tribunale di non fondare la propria decisione su alcun elemento di fatto, la Lancôme intenderebbe
         in realtà rimettere in questione la valutazione dei fatti di tale giudice, sicché il capo di tale motivo sarebbe irricevibile.
         Esso sarebbe inoltre manifestamente infondato, dal momento che la questione se i consumatori di prodotti cosmetici utilizzino
         attualmente nel linguaggio corrente un’espressione come «color edition» è inconferente. 
      
       Giudizio della Corte
      61      Risulta dalla giurisprudenza che, generalmente, la semplice combinazione di elementi ciascuno dei quali è descrittivo delle
         caratteristiche dei prodotti o dei servizi per cui è chiesta la registrazione resta a sua volta descrittiva di tali caratteristiche,
         ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento. Tuttavia, una simile combinazione può non essere descrittiva ai sensi
         della medesima disposizione, purché produca un’impressione sufficientemente diversa da quella prodotta dalla semplice unione
         di tali elementi (v. sentenze 12 febbraio 2004, causa C‑363/99, Koninklijke KPN Nederland, Racc. pag. I‑1619, punti 98 e 99;
         causa C‑265/00, Campina Melkunie, Racc. pag. I‑1699, punti 39 e 40, nonché 19 aprile 2007, causa C‑273/05 P, UAMI/Celltech,
         Racc. pag. I‑2883, punti 77 e 78).
      
      62      In tal senso, un marchio costituito da una parola composta di elementi, ciascuno dei quali è descrittivo di caratteristiche
         dei prodotti o servizi per i quali è domandata la registrazione, è esso stesso descrittivo di tali caratteristiche, a meno
         che non vi sia uno scarto percettibile tra la parola e la semplice somma degli elementi che la compongono, il che presuppone,
         da un lato, che, a causa del carattere insolito della combinazione con riferimento ai detti prodotti e servizi, la parola
         produca un’impressione sufficientemente diversa da quella prodotta dalla semplice riunione delle indicazioni fornite dagli
         elementi che la compongono, così da prevalere sulla somma di tali elementi (v. sentenze citate Koninklijke KPN Nederland,
         punto 100, e Campina Melkunie, punto 41).
      
      63      Nel caso di specie, il Tribunale, dopo aver affermato che il segno «COLOR EDITION» era composto esclusivamente da indicazioni
         che possono servire a designare talune caratteristiche dei prodotti in questione, ha statuito, al punto 49 di detta sentenza,
         che l’accostamento dei termini «color» e «edition» non presenta una struttura insolita, bensì consueta, rispetto alle regole
         lessicali della lingua inglese, e che il marchio di cui era stata richiesta la registrazione non creava dunque, nel pubblico
         destinatario, un’impressione sufficientemente diversa da quella prodotta dalla semplice giustapposizione degli elementi denominativi
         che lo componevano, di natura tale da modificarne il senso o la portata.
      
      64      Tale ragionamento, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 98 delle conclusioni, alla luce della giurisprudenza
         ricordata ai precedenti punti 61 e 62, non è viziato da alcun errore di diritto. 
      
      65      Ne consegue che le censure formulate dalla Lancôme nel contesto del secondo motivo sono infondate e che, di conseguenza, occorre
         respingere il motivo stesso.
      
      66      Risulta dall’insieme delle suesposte considerazioni che il ricorso deve essere respinto. 
      
       Sulle spese
      67      A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’art. 118
         di tale regolamento, il soccombente è condannato alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché l’UAMI ha chiesto la condanna
         della Lancôme, quest’ultima, rimasta soccombente, va condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      L’impugnazione è respinta.
      2)      La Lancôme parfums et beauté & Cie SNC è condannata alle spese. 
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.