CELEX: 62002TJ0053
Language: it
Date: 2005-09-13 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) del 13 settembre 2005. # Ricosmos BV contro Commissione delle Comunità europee. # Diritto doganale - Operazione di transito comunitario esterno relativo a sigarette - Frode - Domanda di sgravio di dazi all'importazione - Regolamento (CEE) n. 2913/92 - Regolamento (CEE) n. 2454/93 - Clausola di equità - Rispetto dei termini - Diritti della difesa - Principio di proporzionalità - Nozione di manifesta negligenza. # Causa T-53/02.

Causa T‑53/02
      Ricosmos BV
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Diritto doganale — Operazione di transito comunitario esterno relativo a sigarette — Frode — Domanda di sgravio di dazi all’importazione — Regolamento (CEE) n. 2913/92 — Regolamento (CEE) n. 2454/93 — Clausola di equità — Rispetto dei termini — Diritti della difesa — Principio di proporzionalità — Nozione di manifesta negligenza»
      Sentenza del Tribunale (Prima Sezione) 13 settembre 2005 
      Massime della sentenza
      1.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione — Sottoposizione
            alla Commissione di un caso di domanda di rimborso — Insufficienza degli elementi di informazione forniti dall’autorità nazionale
            — Richiesta di elementi complementari — Termine applicabile alla decisione della Commissione — Possibilità per il richiedente
            di ritenere accettata la domanda per il solo fatto che è scaduto il termine — Insussistenza
      [Regolamento (CE) della Commissione n. 2454/93, art. 907]
      2.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione — Sottoposizione
            alla Commissione di un caso di domanda di rimborso — Insufficienza degli elementi di informazione forniti dall’autorità nazionale
            — Richiesta di elementi complementari — Obbligo della Commissione d’informare immediatamente il richiedente — Insussistenza
            
      (Regolamento della Commissione n. 2454/93, artt. 905, n. 2, e 906 bis)
      3.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione — Sottoposizione
            alla Commissione di un caso di domanda di rimborso — Comunicazione delle obiezioni al richiedente — Accesso ai documenti —
            Portata 
      (Regolamento della Commissione n. 2454/93, art. 906 bis)
      4.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione — Clausola di equità
            istituita dall’art. 905 del regolamento n. 2454/93 — Portata — Potere decisionale della Commissione — Modalità di esercizio
      [Regolamento (CEE) del Consiglio n. 2913/92, art. 239; regolamento della Commissione n. 2454/93, art. 905]
      5.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione — Sottoposizione
            alla Commissione di un caso di domanda di rimborso — Decisione della Commissione che non tiene conto dell’entità del danno
            economico provocato all’operatore — Violazione del principio di proporzionalità — Insussistenza 
      (Regolamento del Consiglio n. 2913/92, art. 239; regolamento della Commissione n. 2454/93)
      6.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione — Art. 239 del
            codice doganale comunitario — Clausola di equità istituita dall’art. 905 del regolamento n. 2454/93 — Portata — Competenza
            della Commissione — Limiti — Applicazione del diritto doganale sostanziale — Competenza esclusiva delle autorità nazionali
      (Art. 234 CE; regolamento del Consiglio n. 2913/92, art. 239; regolamento della Commissione n. 2454/93, art. 905)
      1.     L’art. 907, secondo comma, del regolamento n. 2454/93, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento n. 2913/92
         che istituisce il codice doganale comunitario, stabilisce che, nell’ambito di un procedimento riguardante il rimborso o lo
         sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione, la decisione della Commissione sul rimborso o sullo sgravio deve
         essere presa entro nove mesi dalla data di ricezione, da parte della stessa, della pratica relativa alla domanda di sgravio
         e che, quando la Commissione debba chiedere allo Stato membro elementi d’informazione complementari per poter deliberare,
         il termine di nove mesi è prorogato del tempo intercorrente tra la data di invio di tale richiesta da parte della Commissione
         e la data in cui ad essa perviene la risposta delle autorità nazionali.
      
      Poiché il termine di cui dispone la Commissione può essere così prorogato, colui che chiede lo sgravio non può avere la garanzia,
         a causa della mera scadenza del termine di nove mesi, che la sua domanda di sgravio sia stata accolta, quand’anche non sia
         stato informato della proroga del detto termine.
      
      (v. punti 54-55)
      2.     La normativa doganale non prevede che, nell’ambito di un procedimento riguardante il rimborso o lo sgravio dei diritti all’importazione
         o all’esportazione, l’interessato debba essere immediatamente informato della presentazione da parte della Commissione di
         richieste di elementi d’informazione complementari alle autorità nazionali, ai sensi dell’art. 905, n. 2, terzo comma, del
         regolamento n. 2454/93, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento n. 2913/92 che istituisce il codice doganale
         comunitario, nonché delle risposte fornite da tali autorità, né che gli si debba comunicare immediatamente il contenuto di
         tali scambi.
      
      Infatti, ai sensi dell’art. 906 bis del regolamento di applicazione, è solo nel momento in cui, dopo il suo esame della domanda
         di sgravio, la Commissione è giunta ad una conclusione preliminare negativa riguardo alla stessa che essa deve comunicare
         al richiedente le proprie obiezioni per iscritto, unitamente a tutti i documenti sui quali poggiano tali obiezioni.
      
      Del pari, l’art. 905, n. 2, primo comma, del regolamento di applicazione, che prevede che la pratica trasmessa alla Commissione
         dalle autorità nazionali debba, in particolare, contenere una dichiarazione, sottoscritta dal richiedente, in cui si attesti
         che questi ha potuto prendere conoscenza della pratica e si indichi o che egli non ha nulla da aggiungere oppure tutti gli
         ulteriori elementi che ritiene debbano figurarvi, non mira a garantire che l’operatore economico che chiede lo sgravio, e
         che non è stato necessariamente coinvolto in sede di istruzione della pratica da parte delle competenti autorità nazionali,
         possa avvalersi efficacemente del suo diritto di essere sentito nel corso della prima fase del procedimento amministrativo,
         quella che si svolge a livello nazionale.
      
      (v. punti 61-63)
      3.     In forza del principio del rispetto dei diritti della difesa, non può spettare alla sola Commissione decidere, nell’ambito
         di un procedimento riguardante il rimborso o lo sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione, quali siano i documenti
         utili all’interessato ai fini della detta procedura e ai quali egli deve poter accedere, ai sensi dell’art. 906 bis del regolamento
         n. 2454/93, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento n. 2913/92 che istituisce il codice doganale comunitario,
         laddove la Commissione abbia l’intenzione di adottare una decisione sfavorevole a tale parte e comunichi a quest’ultima le
         sue intenzioni.
      
      La Commissione, al momento della trasmissione delle sue obiezioni, deve quindi dare al richiedente la possibilità di procedere
         ad un esame di tutti i documenti che possano rilevare ai fini della sua domanda di sgravio o di rimborso e, a tale scopo,
         essa deve fornirgli perlomeno un elenco esaustivo dei documenti non riservati del fascicolo contenente informazioni sufficientemente
         precise per permettere al richiedente di determinare, con cognizione di causa, se i documenti indicati possano essergli utili.
      
      (v. punti 72, 74)
      4.     L’art. 905 del regolamento del regolamento n. 2454/93, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento n. 2913/92
         che istituisce il codice doganale comunitario, disposizione che precisa e amplia la norma riguardante il rimborso o lo sgravio
         dei diritti all’importazione o all’esportazione contenuta all’art. 239 del codice doganale, costituisce una clausola generale
         di equità intesa, in particolare, ad abbracciare situazioni eccezionali che, per loro stessa natura, non sono riconducibili
         ad alcuna delle ipotesi previste agli artt. 900-904 del regolamento di applicazione. Il rimborso dei dazi all’importazione
         è subordinato al ricorrere di due condizioni cumulative, vale a dire anzitutto all’esistenza di una situazione particolare
         e poi all’assenza di negligenza manifesta e di manovre fraudolente da parte dell’interessato. Inoltre, deve sussistere un
         nesso tra la negligenza contestata all’operatore e la situazione particolare constatata. Non è tuttavia necessario che la
         situazione particolare sia la conseguenza diretta e immediata della negligenza dell’interessato. Al riguardo è sufficiente
         che la negligenza abbia contribuito o agevolato la sottrazione di una merce al controllo doganale.
      
      Allorché adotta una decisione in applicazione di tale clausola generale di equità, la Commissione dispone di un margine di
         discrezionalità. Inoltre, poiché il rimborso o lo sgravio dei dazi all’importazione, che possono essere concessi soltanto
         a determinate condizioni e in casi specificamente previsti, costituiscono un’eccezione rispetto al normale regime delle importazioni
         e delle esportazioni, le disposizioni che prevedono siffatto rimborso o sgravio devono essere interpretate restrittivamente.
      
      (v. punti 103, 150, 154)
      5.     Nell’ambito di un procedimento riguardante il rimborso o lo sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione, la Commissione
         non viola il principio di proporzionalità non tenendo conto, in sede di esame della domanda di sgravio, della rilevanza del
         danno economico che la decisione di rigetto arrecherebbe all’operatore economico interessato. L’importo dell’obbligazione
         doganale imposta ad un operatore è, infatti, connesso all’importanza economica delle merci oggetto delle operazioni di transito
         comunitario in questione, in particolare all’ammontare dei dazi e delle imposte che gravano su tali merci. Il fatto che l’importo
         richiesto a titolo di dazi all’importazione sia rilevante rientra nel novero dei rischi professionali ai quali si espone l’operatore
         economico. Pertanto, la rilevanza di tale obbligazione per la quale è chiesto lo sgravio non è, di per sé, un elemento atto
         a variare la valutazione delle condizioni alle quali è subordinato tale sgravio.
      
      (v. punto 161)
      6.     Le disposizioni dell’art. 239 del regolamento n. 2913/92, che istituisce il codice doganale comunitario, e dell’art. 905 del
         regolamento regolamento n. 2454/93, che fissa talune disposizioni d’applicazione del codice doganale, hanno come solo obiettivo
         quello di consentire, quando sono soddisfatte talune circostanze particolari e in mancanza di manifesta negligenza o di frode,
         di esonerare gli operatori economici dal pagamento dei dazi da essi dovuti, e non quello di permettere di contestare il principio
         stesso dell’esigibilità dell’obbligazione doganale. La determinazione dell’esistenza e dell’importo esatto dell’obbligazione
         rientra, infatti, nella competenza delle autorità nazionali. Orbene, le istanze rivolte alla Commissione in forza delle disposizioni
         summenzionate non riguardano la questione se le disposizioni di diritto doganale sostanziale siano state correttamente applicate
         dalle autorità doganali nazionali. Le decisioni adottate da tali autorità possono essere impugnate dinanzi ai giudici nazionali,
         ferma restando per questi ultimi la possibilità di rivolgersi alla Corte di giustizia in forza dell’art. 234 CE.
      
      (v. punto 165)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      13 settembre 2005 (*)
      
      «Diritto doganale − Operazione di transito comunitario esterno relativo a sigarette − Frode − Domanda di sgravio di dazi all’importazione
         − Regolamento (CEE) n. 2913/92 − Regolamento (CEE) n. 2454/93 − Clausola di equità – Rispetto dei termini – Diritti della difesa – Principio di proporzionalità – Nozione di manifesta negligenza»
      
      Nella causa T-53/02,
      Ricosmos BV, con sede in Delfzijl (Paesi Bassi), rappresentata inizialmente dagli avv.ti M. Chatelin, M. Fleers e P. Metzler, successivamente
         dall’avv. J. Hertoghs, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata inizialmente dai sigg. M. van Beek e R. Tricot, successivamente dai sigg. van Beek e B. Stromsky, in qualità
         di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto la domanda di annullamento della decisione della Commissione 16 novembre 2001, REM 09/00, con cui si dichiara
         ingiustificato lo sgravio di diritti all’importazione a vantaggio della ricorrente, oggetto della domanda presentata dal Regno
         dei Paesi Bassi, 
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO
      DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Prima Sezione),
      composto dai sigg. J.D. Cooke, presidente, R. García-Valdecasas e dalla sig.ra V. Trstenjak, giudici,
      cancelliere: sig.ra C. Kristensen, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 1º marzo 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Contesto normativo
       Norme relative al transito comunitario
      1       Ai sensi dell’art. 91, n. 1, lett. a), del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice
         doganale comunitario (GU L 302, pag. 1; in prosieguo: il «codice doganale»), il regime di transito esterno consente la circolazione
         da una località all’altra del territorio doganale della Comunità di merci non comunitarie in vista della loro riesportazione
         verso un paese terzo, senza che tali merci siano soggette ai dazi all’importazione e ad altre imposte, né alle misure di politica
         commerciale.
      
      2       Ai sensi dell’art. 96, n. 1, lett. a) e b), del codice doganale, l’obbligato principale del regime del transito comunitario
         esterno è il titolare di tale regime ed egli è tenuto a presentare le merci intatte all’ufficio doganale di destinazione nel
         termine fissato e a rispettare le misure di identificazione prese dalle autorità doganali, nonché a rispettare le disposizioni
         relative al regime del transito comunitario. 
      
      3       Ai sensi dell’art. 341 del regolamento (CEE) della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa talune disposizioni d’applicazione
         del codice doganale (GU L 253, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento di applicazione), qualsiasi merce, per circolare vincolata
         al regime di transito comunitario esterno, deve formare oggetto di una dichiarazione T 1, ossia di una dichiarazione compilata
         su un formulario corrispondente ai modelli di cui agli allegati 31-34 di tale regolamento ed utilizzata conformemente alle
         indicazioni di cui agli allegati 37 e 38 dello stesso. Dall’allegato 37 risulta che, nel regime del transito comunitario esterno,
         occorre utilizzare i seguenti esemplari:
      
      –       l’esemplare n. 1, che sarà conservato dall’autorità dello Stato membro nel quale sono espletate le formalità di transito comunitario;
      –       l’esemplare n. 4, che sarà conservato dall’ufficio di destinazione dopo l’operazione di transito comunitario;
      –       l’esemplare n. 5, che costituisce l’esemplare di rinvio per il regime di transito comunitario;
      –       l’esemplare n. 7, che sarà utilizzato per la statistica dello Stato membro di destinazione.
      4       L’allegato 37 del regolamento di applicazione precisa inoltre le indicazioni relative alle varie caselle dei formulari per
         il transito comunitario. Così, per la casella n. 18 sono fornite le seguenti indicazioni:
      
      «18. Identità e nazionalità del mezzo di trasporto alla partenza
      Casella (…) obbligatoria quando si applica il regime di transito comunitario.
      Indicare l’identità, ad esempio il(i) numero(i) d’immatricolazione o il nome del/dei mezzo(i) di trasporto (camion, nave,
         vagone, aereo), su cui le merci sono direttamente caricate al momento delle formalità di esportazione o di transito, poi la
         nazionalità di questo mezzo di trasporto (o quella del mezzo che muove il tutto quando trattasi di vari mezzi di trasporto)
         secondo il codice comunitario all’uopo previsto. Per esempio, quando ci si avvalga di una motrice e di un rimorchio di diversa
         immatricolazione indicare il numero d’immatricolazione sia della motrice che del rimorchio e la nazionalità della motrice.
         
      
      (…)».
      5       Ai sensi dell’art. 350, nn. 1 e 2, del regolamento di applicazione, il trasporto delle merci è effettuato in base agli esemplari
         del documento T 1, i quali devono essere esibiti ad ogni richiesta dell’autorità doganale. Al riguardo l’art. 356 del regolamento
         di applicazione precisa quanto segue:
      
      «1. Le merci e il documento T 1 devono essere presentati all’ufficio di destinazione.
      2. L’ufficio di destinazione annota gli esemplari del documento T 1 in base ai risultati del controllo effettuato, rispedisce
         immediatamente un esemplare all’ufficio di partenza e conserva l’altro esemplare.
      
      3. L’operazione di transito comunitario può avere termine in un ufficio diverso da quello previsto nel documento T 1. Tale
         ufficio diventa, in tal caso, ufficio di destinazione.
      
      (...)».
      6       Ai sensi dell’art. 358 del regolamento di applicazione, ciascuno Stato membro ha la facoltà di designare uno o più organismi
         centrali cui i documenti devono essere inviati dagli uffici competenti dello Stato membro di destinazione. 
      
      7       L’art. 398 del regolamento di applicazione dispone che l’autorità doganale di ciascuno Stato membro può autorizzare qualsiasi
         persona in possesso dei requisiti di cui all’art. 399 del detto regolamento e che intenda eseguire operazioni di transito
         comunitario, denominata in prosieguo «speditore autorizzato», a non presentare all’ufficio di partenza le merci e la relativa
         dichiarazione di transito comunitario.
      
      8       Ai sensi dell’art. 402, n. 1, del regolamento di applicazione, al più tardi all’atto della spedizione delle merci, lo speditore
         autorizzato completa la dichiarazione di transito comunitario, debitamente compilata. Ai sensi del n. 2 di tale disposizione,
         l’esemplare n. 1 del documento T 1 è inviato all’ufficio di partenza subito dopo la spedizione; gli altri esemplari accompagnano
         le merci.
      
      9       L’art. 349, n. 1, del regolamento di applicazione dispone che l’identificazione delle merci è effettuata, di regola, mediante
         suggellamento. Il n. 4 di tale disposizione prevede tuttavia che l’ufficio di partenza possa rinunciare al suggellamento quando,
         tenuto conto di altre eventuali misure di identificazione, la descrizione delle merci nel documento T 1 o nei documenti complementari
         ne permetta l’identificazione.
      
      10     L’art. 203, n. 1, del codice doganale prevede che l’obbligazione doganale all’importazione sorga in seguito alla sottrazione
         al controllo doganale di una merce soggetta a dazi all’importazione. Ai sensi del n. 3 di tale disposizione, tra i debitori
         figura, in particolare, se del caso, la persona che deve adempiere agli obblighi che comporta l’utilizzazione del regime doganale
         al quale la merce è stata vincolata. 
      
       Norme relative al rimborso o allo sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione
      11     L’art. 239 del codice doganale prevede la possibilità di un rimborso o di uno sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione
         in situazioni dovute a circostanze che non implicano frode o manifesta negligenza da parte dell’interessato. 
      
      12     L’art. 239 è stato precisato e sviluppato dal regolamento di applicazione, in particolare dai suoi artt. 899-909. L’art. 905,
         n. 1, del detto regolamento dispone che, quando l’autorità doganale nazionale non sia in grado di decidere sulla base dell’art. 899
         e la domanda sia corredata di giustificazioni tali da costituire una situazione particolare risultante da circostanze che
         non implicano alcuna manovra fraudolenta o negligenza manifesta da parte dell’interessato, lo Stato membro da cui dipende
         tale autorità trasmette il caso alla Commissione.
      
      13     Ai sensi del n. 2 dell’art. 905 del regolamento di applicazione, quale modificato dal regolamento (CE) della Commissione 18
         dicembre 1996, n. 12/97 (GU 1997, L 9, pag. 1), la pratica trasmessa alla Commissione deve recare tutti gli elementi necessari
         per un esame esauriente del caso e deve inoltre contenere una dichiarazione, sottoscritta da colui che domanda il rimborso
         o lo sgravio, dove si attesti che il richiedente ha potuto prendere conoscenza della pratica e che indichi o che non ha nulla
         da aggiungere oppure tutti gli ulteriori elementi che ritiene debbano figurarvi. Quando risulti che gli elementi d’informazione
         comunicati dallo Stato membro sono insufficienti a consentirle di deliberare con cognizione di causa sul caso sottopostole,
         la Commissione può chiedere che le vengano comunicati elementi d’informazione complementari. 
      
      14     L’art. 906 bis del regolamento di applicazione, disposizione introdotta dal regolamento (CE) della Commissione 29 luglio 1998,
         n. 1677 (GU L 212, pag. 18), dispone che in qualsiasi momento della procedura, quando la Commissione intende adottare una
         decisione sfavorevole al richiedente il rimborso o lo sgravio, gli comunica le proprie obiezioni per iscritto, unitamente
         a tutti i documenti sui quali poggiano le dette obiezioni. Il richiedente dispone da allora del termine di un mese per comunicare
         le proprie osservazioni per iscritto.
      
      15     L’art. 907 del regolamento di applicazione, nella sua formulazione risultante dal regolamento n. 1677/98, dispone quanto segue:
      «Previa consultazione di un gruppo di esperti, composto di rappresentanti di tutti gli Stati membri riuniti nell’ambito del
         comitato per esaminare il caso in oggetto, la Commissione adotta una decisione che stabilisce che la situazione particolare
         esaminata giustifica la concessione del rimborso o dello sgravio oppure non la giustifica.
      
      La decisione deve essere presa entro nove mesi dalla data di ricezione, da parte della Commissione, della pratica di cui all’articolo 905,
         paragrafo 2. Quando la Commissione debba chiedere allo Stato membro elementi d’informazione complementari per poter deliberare,
         il termine di nove mesi è prorogato del tempo intercorrente tra la data di invio da parte della Commissione della richiesta
         di elementi d’informazione complementari e la data in cui questi ultimi pervengono alla Commissione.
      
      Quando la Commissione abbia comunicato le proprie obiezioni al richiedente il rimborso o lo sgravio, conformemente all’articolo 906 bis,
         il termine di nove mesi viene prorogato di un periodo equivalente al periodo di tempo trascorso tra la data dell’invio delle
         obiezioni da parte della Commissione e la data di ricevimento della risposta dell’interessato o, in mancanza di risposta,
         la data di scadenza del termine entro il quale egli avrebbe dovuto far conoscere la propria opinione».
      
      16     Ai sensi dell’art. 908, n. 2, del regolamento di applicazione, l’autorità competente dello Stato membro delibera sulla domanda
         presentatale in base alla decisione della Commissione. Infine, ai sensi dell’art. 909 del detto regolamento, se la Commissione
         non ha adottato alcuna decisione nel termine di cui all’art. 907, l’autorità doganale nazionale dà seguito favorevole alla
         domanda di rimborso o di sgravio. 
      
       Fatti all’origine della controversia
       Operazioni di transito comunitario esterno in questione
      17     All’epoca dei fatti, la ricorrente faceva parte del gruppo Kamstra Shipstores, con sede in Delfzijl (Paesi Bassi), le cui
         attività consistono nel commercio all’ingrosso di vari prodotti, in particolare di sigarette, e al cui interno la ricorrente,
         titolare di un’autorizzazione di speditore autorizzato, svolgeva essenzialmente funzioni logistiche.
      
      18     Nel periodo compreso tra il 16 febbraio e il 5 luglio 1994, la ricorrente ha compilato undici documenti T 1 ai fini del trasporto
         di carichi di sigarette destinati alla Slovacchia, in regime di transito comunitario esterno, di cui essa è l’obbligato principale.
         
      
      19     Le undici operazioni di transito comunitario esterno in questione erano accompagnate dai seguenti rispettivi documenti doganali:
      –       il documento T 1 n. 120228 del 16 febbraio 1994;
      –       il documento T 1 n. 120274 del 25 febbraio 1994;
      –       il documento T 1 n. 120372 dell’11 marzo 1994;
      –       il documento T 1 n. 120404 del 19 marzo 1994; 
      –       il documento T 1 n. 120410 del 23 marzo 1994; 
      –       il documento T 1 n. 120674 del 9 maggio 1994; 
      –       il documento T 1 n. 120697 del 16 maggio 1994; 
      –       il documento T 1 n. 120733 del 24 maggio 1994; 
      –       il documento T 1 n. 120754 del 25 maggio 1994;
      –       il documento T 1 n. 120936 del 28 giugno 1994; 
      –       il documento T 1 n. 120986 del 5 luglio 1994.
      20     In tali documenti doganali figuravano, come acquirenti finali delle sigarette, la Intertrade e l’Ikoma, imprese che asserivano
         di avere sede in Slovacchia. Tuttavia, la ricorrente non ha avuto contatti diretti con gli acquirenti, i quali usufruivano
         dei servizi offerti da un commissionario per l’acquisto, il sig. C.. La ricorrente intratteneva rapporti d’affari con quest’ultimo
         da vari anni. Il commissionario scortava i trasporti delle merci fino all’ufficio di destinazione. 
      
      21     Per quanto riguarda le prime nove operazioni doganali in questione, ossia quelle effettuate tra il 16 febbraio e il 25 maggio
         1994, l’ufficio doganale di destinazione menzionato nei corrispondenti documenti T 1 era quello di Schirnding (Germania).
         L’ufficio di destinazione indicato per le ultime due operazioni, ossia quelle del 28 giugno e del 5 luglio 1994, era quello
         di Philippsreut (Germania). Tuttavia, tutte le merci sono arrivate all’ufficio doganale di Philippsreut.
      
      22     La ricorrente ha avvisato via fax l’ufficio di partenza, ossia l’ufficio doganale di Delfzijl, del carico di ciascun trasporto,
         in quanto tale ufficio procede di solito alla verifica dei documenti e al controllo dei camion nel luogo di carico. Essendo
         stato introdotto nei Paesi Bassi, il 1º aprile 1994, il sistema degli «avvisi anticipati di partenza», i sei ultimi documenti,
         ossia quelli corrispondenti alle operazioni effettuate tra il 9 maggio e il 5 luglio 1994, sono stati notificati dalle autorità
         doganali di Delfzijl, per mezzo della Douane Informatie Centrum (centrale informativa doganale), all’ufficio di destinazione
         indicato. Tale sistema di avvisi anticipati, però, è stato introdotto in Germania solo nell’agosto 1994, per problemi tecnici.
         
      
      23     Il numero d’immatricolazione dei mezzi di trasporto utilizzati è stato indicato solo sull’esemplare n. 4 del documento T 1,
         destinato all’ufficio di destinazione. Tali numeri di immatricolazione non figuravano quindi nell’esemplare n. 1 (esemplare
         conservato dalle autorità dello Stato membro di partenza) e nell’esemplare n. 5 (esemplare da rinviare all’ufficio di partenza).
      
      24     Dopo la partenza di ogni carico, la ricorrente ha inviato l’esemplare n. 1 del documento T 1 all’ufficio di partenza, mentre
         gli altri esemplari accompagnavano il trasporto. La ricorrente consegnava all’autista del camion alcune buste affrancate recanti
         l’indirizzo dell’ufficio doganale di appuramento di Coevorden (Paesi Bassi). Tali buste dovevano essere fornite dalle autorità
         dell’ufficio di destinazione affinché le stesse le utilizzassero per la trasmissione degli esemplari n. 5 dei documenti T 1
         all’ufficio di appuramento. Tuttavia, l’agente doganale dell’ufficio di Philippsreut a cui sono stati presentati i documenti
         di transito, sig. Mauritz, non si è servito di tali buste e non ha quindi inviato direttamente per posta gli esemplari n. 5
         dei documenti T 1 all’ufficio di appuramento. Tali documenti di transito non sono stati nemmeno inviati per via ufficiale,
         ossia tramite l’organismo centrale di invio dell’amministrazione tedesca e la sede centrale di ritorno nei Paesi Bassi. Infatti,
         il sig. Mauritz ha consegnato gli esemplari n. 5 dei documenti di transito al sig. C., il commissionario, o all’autista del
         camion, che hanno poi provveduto a riportarli nei Paesi Bassi e a restituirli alla ricorrente. Quest’ultima li ha trasmessi
         all’ufficio di appuramento via fax e per posta. 
      
      25     Gli undici documenti di transito comunitario in questione sono stati stampigliati dal sig. Mauritz con un timbro originale
         della dogana tedesca. I numeri di tali documenti non sono stati però rinvenuti nei registri della dogana tedesca. Infatti,
         i timbri apposti sui documenti doganali e i numeri della dogana tedesca ivi indicati non sono stati registrati per l’esportazione
         di sigarette e per i relativi documenti doganali T 1, ma per altre merci ed altri documenti doganali. In particolare, dalla
         mancata iscrizione dei carichi di sigarette nel registro dell’ufficio doganale di Philippsreut è derivato che le autorità
         tedesche non hanno comunicato alle autorità doganali ceche, conformemente al sistema di mutua informazione introdotto dal
         gennaio 1994, che tali partite dovevano essere in corso di trasporto verso la Repubblica ceca. 
      
      26     Un’inchiesta condotta dalle autorità olandesi, in particolare dal Fiscale Inlichtingen en Opsporingsdienst (Servizio di informazioni
         e di ricerche fiscali; in prosieguo: il «FIOD»), ha poi rivelato che i suddetti titoli di trasporto non erano stati appurati
         correttamente. La relazione di tale inchiesta è datata 30 dicembre 1996 (in prosieguo: la «relazione del FIOD»). 
      
      27     L’agente doganale tedesco, sig. Mauritz, e un ex agente doganale ceco, sig. Sykora, sono stati assoggettati a condanne penali
         in Germania, in particolare per la loro partecipazione a reati di falso in scrittura. Altre due persone, i sigg. Chovan e
         Sanda,  sono stati condannati nella Repubblica ceca a causa della loro partecipazione ad attività di contrabbando di sigarette [sentenza
         del Vrchní Soud (Corte d’appello) di Praga 30 novembre 2004]. Le autorità olandesi hanno aperto un’istruttoria nei confronti
         dei sigg. B. e FB., due dipendenti della ricorrente, al fine di stabilire il loro eventuale coinvolgimento in tale contrabbando
         di sigarette. Tale procedimento è stato però archiviato. Infine, le inchieste effettuate hanno rivelato che l’Intertrade e
         l’Ikoma, che figuravano come acquirenti nei documenti corrispondenti alle operazioni di cui trattasi, non erano immatricolate
         nel registro della camera di commercio locale in Slovacchia. 
      
       Procedimento amministrativo
      28     Il 15 marzo 1995, le autorità olandesi hanno chiesto alla ricorrente una somma pari a 4 006 168,20 fiorini olandesi (NLG)
         a titolo di dazi all’importazione. In particolare, esse hanno ritenuto che le merci in questione non fossero state presentate
         all’ufficio di destinazione e non fossero state correttamente appurate. A parere delle autorità olandesi, tale sottrazione
         al controllo doganale ha fatto sorgere un’obbligazione doganale all’importazione, conformemente all’art. 203 del codice doganale.
         La ricorrente ha impugnato la decisione di recupero dinanzi ai giudici nazionali. Nel corso del procedimento dinanzi a questi,
         le autorità olandesi hanno ridotto a NLG 2 293 042,50 l’importo richiesto a titolo di dazi all’importazione. 
      
      29     Il 15 dicembre 1997 la ricorrente ha presentato una domanda di sgravio di dazi all’importazione dinanzi alle autorità doganali
         olandesi. L’8 febbraio 1999 queste hanno sottoposto alla Commissione una domanda di sgravio dei dazi in questione, senza però
         prima permettere alla ricorrente di accedere all’insieme della pratica. Il 10 maggio 1999 la Commissione ha informato la ricorrente
         del fatto che, non avendo potuto prendere conoscenza integrale della pratica, si apprestava a dichiarare irricevibile tale
         domanda di sgravio. Nel febbraio 2000 la ricorrente ha finalmente avuto accesso all’insieme della pratica istruita dalle autorità
         olandesi. Il 2 maggio 2000 la ricorrente ha comunicato a queste ultime le sue osservazioni relative alla pratica. 
      
      30     Con lettera del 22 maggio 2000, ricevuta il 29 maggio 2000, le autorità olandesi hanno nuovamente investito la Commissione
         di una domanda di sgravio di dazi all’importazione. Tale domanda ha costituito l’oggetto del procedimento REM 09/00, oggetto
         del presente ricorso.
      
      31     Con lettera del 27 ottobre 2000, la Commissione ha chiesto alle autorità olandesi elementi d’informazione complementari. Le
         risposte di tali autorità ai cinque quesiti posti dalla Commissione sono state inviate a quest’ultima con lettera del 23 aprile
         2001, registrata il 4 maggio 2001. 
      
      32     Con lettera del 3 aprile 2001, la ricorrente ha chiesto alla Commissione conferma della scadenza del termine di nove mesi
         previsto per l’esame della sua domanda di sgravio, nonché del fatto che le autorità olandesi avrebbero dato un seguito favorevole
         a quest’ultima. Il 4 aprile 2001 la Commissione ha comunicato alla ricorrente che il termine era stato sospeso a causa della
         richiesta di elementi d’informazione complementari da essa indirizzata alle autorità olandesi il 27 ottobre 2000.
      
      33     Con lettera del 23 aprile 2001, le autorità olandesi hanno informato la ricorrente della sospensione del termine, comunicandole
         che, in tale fase, essa non poteva prendere conoscenza dei quesiti posti dalla Commissione, ma che ciò sarebbe stato possibile
         nel caso in cui quest’ultima intendesse respingere la domanda. 
      
      34     Con lettera del 13 giugno 2001, la Commissione ha chiesto alle autorità olandesi di trasmetterle la relazione del FIOD. Il
         5 luglio 2001 le autorità olandesi hanno informato la ricorrente di tale seconda richiesta di elementi d’informazioni complementari
         e della nuova proroga del termine. Con lettera del 23 luglio 2001, registrata il 2 agosto 2001, le autorità olandesi hanno
         trasmesso la relazione del FIOD alla Commissione. 
      
      35     Con lettera del 21 settembre 2001, la Commissione ha comunicato alla ricorrente che essa intendeva adottare una decisione
         sfavorevole alla sua domanda di sgravio, precisando le sue obiezioni nei confronti della stessa. La Commissione l’ha informata
         della possibilità, di cui disponeva per un periodo di un mese, di consultare i documenti non riservati del fascicolo, ossia
         la domanda di sgravio del 22 maggio 2000 e i suoi allegati, quali trasmessi dalle autorità olandesi, nonché una copia della
         relazione del FIOD.
      
      36     Il 3 ottobre 2001 la ricorrente ha contattato telefonicamente la Commissione per chiedere l’accesso a tutti i documenti del
         fascicolo. La ricorrente ha poi anche presentato tale domanda alle autorità olandesi, le quali, con lettera dell’11 ottobre
         2001, le hanno inviato la relazione del FIOD, la loro risposta alla prima richiesta di informazioni della Commissione del
         27 ottobre 2000 nonché la seconda richiesta di informazioni della Commissione del 13 giugno 2001 e la loro riposta al riguardo.
         Il 12 ottobre 2001 la Commissione, in risposta a una nuova domanda della ricorrente della stessa data, le ha trasmesso l’elenco
         completo dei documenti messi a sua disposizione. 
      
      37     Con lettera del 17 ottobre 2001, ricevuta dalla Commissione il giorno stesso, l’interessata ha preso posizione sulle obiezioni
         sollevate da quest’ultima. 
      
      38     Il 9 novembre 2001 la Commissione ha consultato il gruppo di esperti, composto da rappresentanti di tutti gli Stati membri
         riuniti nell’ambito del comitato del codice doganale, relativamente alla domanda delle autorità olandesi.
      
      39     Il 16 novembre 2001 la Commissione ha adottato la decisione REM 09/00, con cui dichiara ingiustificato lo sgravio dei dazi
         all’importazione (in prosieguo: la «decisione impugnata»). Il 14 dicembre 2001 le autorità olandesi hanno comunicato alla
         ricorrente che la domanda di sgravio era stata respinta.  
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      40     Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 22 febbraio 2002, la ricorrente ha proposto il presente
         ricorso. 
      
      41     Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Prima Sezione) ha deciso di avviare la fase orale. Nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento, il Tribunale ha invitato la Commissione a produrre taluni documenti e ha invitato le parti
         a rispondere per iscritto ad alcuni quesiti. Le parti hanno ottemperato a tali richieste nei termini impartiti. 
      
      42     Nelle sue memorie, la ricorrente ha proposto di produrre alcune prove particolareggiate a sostegno di tutte le sue affermazioni.
         In particolare, essa ha proposto al Tribunale di sentire alcuni agenti doganali olandesi come testimoni. 
      
      43     Le parti hanno svolto le loro difese orali e risposto ai quesiti del Tribunale all’udienza che ha avuto luogo il 1º marzo
         2005. 
      
      44     La ricorrente chiede che il Tribunale voglia: 
      –       annullare la decisione impugnata;
      –       condannare la Commissione alle spese.
      45     La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto
      46     A sostegno del suo ricorso, la ricorrente deduce, innanzi tutto, un motivo relativo a violazioni della procedura di sgravio
         dei dazi all’importazione e del principio di certezza del diritto; in secondo luogo, un motivo relativo all’assenza di manifesta
         negligenza, ai sensi dell’art. 239 del codice doganale e dell’art. 905 del regolamento di applicazione, e, in terzo luogo,
         un motivo relativo alla violazione del principio di proporzionalità. In udienza, la ricorrente ha dedotto un quarto motivo,
         relativo all’inesistenza dell’obbligazione doganale a cui si riferisce la domanda di sgravio respinta con la decisione impugnata.
         
      
       Sul primo motivo, relativo a violazioni della procedura di sgravio dei dazi all’importazione e del principio di certezza del
            diritto 
      47     La ricorrente evidenzia che, ai sensi dell’art. 907 del regolamento di applicazione, la decisione della Commissione deve essere
         presa entro nove mesi dalla data di trasmissione della pratica da parte delle autorità nazionali e che tale termine può essere
         prorogato solo in caso di una domanda di informazioni complementari alle autorità nazionali e della trasmissione al richiedente
         delle obiezioni della Commissione. 
      
      48     La ricorrente sostiene che tale termine non è stato rispettato nella fattispecie. Essa contesta, infatti, la validità delle
         proroghe di tale termine intervenute nel caso concreto. La ricorrente rileva quindi, innanzi tutto, che la Commissione ha
         omesso di avvertirla del prolungamento del termine, violando così il principio di certezza del diritto; in secondo luogo,
         che essa non le ha dato la possibilità di prendere conoscenza in tempo utile delle richieste di informazioni complementari
         e delle relative risposte; in terzo luogo, che la Commissione le ha permesso tardivamente di accedere all’insieme della pratica;
         in quarto luogo, che i periodi di tempo trascorsi tra l’invio delle risposte delle autorità olandesi e la ricezione delle
         stesse da parte della Commissione sono stati eccessivi e, in quinto luogo, che il tempo impiegato da tali autorità per procedere
         alla trasmissione della relazione del FIOD non è giustificato. La ricorrente solleva, in sesto luogo, una censura inerente
         al ritardo nel trattamento della domanda di sgravio.
      
      49     La Commissione sostiene di avere rispettato il termine di nove mesi previsto dall’art. 907 del regolamento di applicazione
         e che il procedimento amministrativo non è viziato da alcuna irregolarità.
      
       1. Relativamente alla censura inerente all’omesso avviso di proroga del termine e alla violazione del principio di certezza
         del diritto
      
      – Argomenti delle parti
      50     La ricorrente sostiene che la Commissione ha omesso di avvertirla in tempo utile della formulazione delle due richieste di
         informazioni complementari indirizzate alle autorità olandesi e quindi della proroga del termine imposto per l’adozione della
         decisione. 
      
      51     La ricorrente fa valere che, poiché il termine imposto per l’adozione della decisione serve principalmente gli interessi e
         i diritti del richiedente lo sgravio, nessuna sospensione del detto termine può avere luogo senza informare immediatamente
         quest’ultimo della sospensione e delle circostanze che la giustificano. Essa rileva, infatti, che il termine di nove mesi
         previsto in maniera chiara e precisa dall’art. 907, secondo comma, del regolamento di applicazione mira a garantire la posizione
         giuridica del richiedente lo sgravio e sostiene che, alla scadenza di detto termine, essa poteva riporre una certezza circa
         la concessione del suo sgravio, a meno che non fosse stata informata di una valida proroga. Essa aggiunge che, non avendo
         ricevuto alcun avviso da parte della Commissione in pendenza di tale termine, essa ha ritenuto che la Commissione avesse rinunciato
         a prendere una decisione. La posteriore adozione della decisione impugnata avrebbe quindi violato il principio di certezza
         del diritto, il quale mirerebbe a garantire la prevedibilità delle situazioni e dei rapporti giuridici rientranti nella sfera
         del diritto comunitario (sentenza della Corte 15 febbraio 1996, causa C‑63/93, Duff e a., Racc. pag. I‑569, punto 20).
      
      52     La Commissione evidenzia che gli artt. 905 e seguenti del regolamento di applicazione prevedono, in termini chiari, che la
         procedura di sgravio per motivi di equità può essere prolungata e sostiene che nessuna disposizione del detto regolamento
         le impone di informare il richiedente lo sgravio delle richieste di informazioni complementari che lo riguardano e quindi
         della proroga del termine. L’art. 907 del regolamento di applicazione non fornirebbe quindi all’interessato nessuna garanzia
         di poter ottenere una decisione entro i nove mesi seguenti la ricezione della sua pratica. Di conseguenza, la ricorrente non
         potrebbe avvalersi dell’assenza di informazione da parte delle autorità olandesi o della Commissione durante i nove mesi per
         sostenere che il termine era scaduto e quindi contare, in forza dell’art. 909 del regolamento di applicazione, su un accoglimento
         della sua domanda di sgravio.
      
      – Giudizio del Tribunale
      53     Ai sensi di una giurisprudenza costante, il principio di certezza del diritto esige che le norme giuridiche siano chiare e
         precise e ha lo scopo di garantire la prevedibilità delle situazioni e dei rapporti giuridici rientranti nella sfera del diritto
         comunitario (sentenza Duff e a., cit., punto 20, e sentenza del Tribunale 21 ottobre 1997, causa T‑229/94, Deutsche Bahn/Commissione,
         Racc. pag. II‑1689, punto 113). 
      
      54     L’art. 907, secondo comma, del regolamento di applicazione stabilisce che la decisione della Commissione deve essere presa
         entro nove mesi dalla data di ricezione, da parte della stessa, della pratica relativa alla domanda di sgravio. Tuttavia,
         tale disposizione prevede anche che, quando la Commissione debba chiedere allo Stato membro elementi d’informazione complementari
         per poter deliberare, il termine di nove mesi è prorogato del tempo intercorrente tra la data di invio di tale richiesta da
         parte della Commissione e la data in cui perviene ad essa la risposta delle autorità nazionali. 
      
      55     Dal citato art. 907 emerge in modo univoco che il termine di cui dispone la Commissione per adottare la sua decisione può
         essere prorogato. Quindi, la ricorrente non poteva ignorare che il procedimento era passibile di sospensione. Inoltre, né
         il codice doganale né il regolamento di applicazione prevedono che l’interessato debba essere immediatamente informato della
         presentazione da parte della Commissione di richieste di elementi d’informazione complementari alle autorità nazionali. Un
         tale obbligo, in particolare, non risulta né dall’art. 905, n. 2, né dall’art. 906 bis del regolamento di applicazione (v.
         i seguenti punti 61 e 62). Ne consegue che la ricorrente non poteva avere la garanzia che, a causa della mera scadenza del
         termine di nove mesi, la domanda di sgravio fosse stata accolta, quand’anche non sia stata informata della proroga del detto
         termine. Infine, occorre ricordare che, ad ogni modo, in seguito alla lettera della ricorrente del 3 aprile 2001, la Commissione
         ha immediatamente informato quest’ultima, il 4 aprile 2001, della sospensione del termine. 
      
      56     Pertanto, tale censura deve essere respinta.
       2. Relativamente alla censura inerente alla mancata trasmissione in tempo utile delle richieste di informazioni complementari
      – Argomenti delle parti
      57     La ricorrente sostiene che la Commissione ha omesso di darle la possibilità di prendere conoscenza delle richieste di elementi
         d’informazione complementari indirizzate alle autorità nazionali e delle relative risposte. Così, la ricorrente sarebbe stata
         informata della richiesta del 27 ottobre 2000 solo il 4 aprile 2001, in seguito alla lettera da essa indirizzata alla Commissione
         il 3 aprile 2001. Allo stesso modo, essa sarebbe stata informata dalle autorità olandesi solo il 5 luglio 2001 del fatto che
         la Commissione aveva chiesto, il 13 giugno 2001, nuove informazioni. Inoltre, la Commissione le avrebbe permesso di prendere
         visione del contenuto delle sue richieste di informazioni, nonché delle risposte delle autorità olandesi, solo l’11 ottobre
         2001. 
      
      58     La ricorrente fa valere che, in forza dell’art. 905, n. 2, e dell’art. 906 bis del regolamento di applicazione, nonché del
         principio del contraddittorio, il richiedente deve essere informato in qualsiasi momento dello stato del procedimento di sgravio
         e deve avere accesso al contenuto dei documenti scambiati tra la Commissione e le autorità nazionali nel momento stesso della
         formulazione delle richieste di informazioni o della trasmissione delle risposte. 
      
      59     L’accesso in tempo utile ai documenti della pratica non sarebbe quindi limitato alle fasi di istruzione della stessa da parte
         delle autorità nazionali e di trasmissione da parte della Commissione della sua posizione preliminare sfavorevole alla sgravio.
         Infatti, come prima considerazione, se il richiedente potesse esprimere la sua opinione solo relativamente ai documenti della
         pratica trasmessi inizialmente alla Commissione, i suoi diritti dipenderebbero dalla completezza del fascicolo inviato dalle
         autorità nazionali, il che rischierebbe di dare luogo ad abusi da parte delle stesse, eventualmente di concerto con la Commissione.
         La ricorrente precisa al riguardo che la pratica trasmessa dalle autorità olandesi alla Commissione era incompleta, avendo
         quest’ultima dovuto chiedere a due riprese informazioni complementari. In secondo luogo, la ricorrente rileva che non basta
         che essa abbia potuto presentare le sue osservazioni sulla pratica quando la Commissione aveva già preso una decisione provvisoria
         sulla domanda di sgravio, in quanto i suoi diritti sarebbero stati rispettati solo se essa avesse potuto far valere la sua
         posizione in tempo utile.  
      
      60     La Commissione sostiene che, se deve garantire che l’interessato possa esercitare i diritti della difesa prima che essa prenda
         la sua decisione, non è affatto tenuta a tenerlo costantemente informato di tutte le fasi anteriori all’adozione della sua
         decisione. Essa dichiara tuttavia che, in presenza di un’istanza del richiedente, come nella fattispecie, essa lo informa
         dello stato di avanzamento dell’esame della domanda introdotta in suo nome.
      
      – Giudizio del Tribunale
      61     Ai sensi dell’art. 905, n. 2, primo comma, del regolamento di applicazione, la pratica trasmessa alla Commissione dalle autorità
         nazionali deve recare tutti gli elementi necessari per un esame esauriente del caso e deve inoltre contenere una dichiarazione,
         sottoscritta da colui che domanda il rimborso o lo sgravio, in cui si attesti che il richiedente ha potuto prendere conoscenza
         della pratica e si indichi che egli non ha nulla da aggiungere oppure tutti gli ulteriori elementi che ritiene debbano figurarvi.
         Tale meccanismo consente all’operatore economico che chiede lo sgravio, e che non è stato necessariamente coinvolto in sede
         di istruzione della pratica da parte delle competenti autorità nazionali, di avvalersi efficacemente del suo diritto di essere
         sentito nel corso della prima fase del procedimento amministrativo, quella che si svolge a livello nazionale (sentenza del
         Tribunale 18 gennaio 2000, causa T‑290/97, Mehibas Dordtselaan/Commissione, Racc. pag. II‑15, punto 44). Tale disposizione
         non può fondare un obbligo di informazione nei confronti dell’interessato e di comunicazione immediata allo stesso delle richieste
         di informazioni che la Commissione rivolge alle autorità nazionali durante la seconda fase del procedimento, che si svolge
         dinanzi alla Commissione. Al riguardo occorre rilevare che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, il fatto che
         la Commissione ritenga utile chiedere informazioni non significa che la pratica sia incompleta, ma semplicemente che essa
         considera appropriata la produzione di elementi complementari per deliberare con cognizione di causa sul caso sottopostole,
         come enuncia l’art. 905, n. 2, terzo comma, del regolamento di applicazione. 
      
      62     Per quanto riguarda l’art. 906 bis del regolamento di applicazione, esso dispone che in qualsiasi momento della procedura,
         quando la Commissione intende adottare una decisione negativa nei confronti del richiedente lo sgravio, gli comunica le proprie
         obiezioni per iscritto, unitamente a tutti i documenti sui quali poggiano tali obiezioni. Come emerge dal tenore della detta
         disposizione, tale obbligo d’informazione e di comunicazione sorge solo nel momento in cui la Commissione, dopo il suo esame
         della domanda di sgravio, è giunta ad una conclusione preliminare negativa relativa alla stessa. Da tale disposizione non
         risulta quindi che la Commissione sia tenuta a tenere costantemente informato l’interessato circa lo svolgimento del procedimento.
         
      
      63     Occorre quindi concludere che la normativa doganale non prevede che l’interessato debba essere immediatamente informato della
         presentazione da parte della Commissione di richieste di elementi d’informazione complementari alle autorità nazionali, nonché
         delle risposte fornite da queste ultime, né che gli si debba comunicare immediatamente il contenuto di tali scambi.
      
      64     Ad abundantiam, occorre rilevare che, nella fattispecie, la ricorrente è stata informata a sufficienza durante il procedimento
         relativamente a tali richieste di elementi d’informazione complementari e ha avuto la possibilità di far conoscere efficacemente
         il suo punto di vista. Così, per quanto riguarda la prima richiesta di informazioni, datata 27 ottobre 2000, la ricorrente
         ne ha avuto conoscenza il 4 aprile 2001; la risposta delle autorità olandesi è stata inviata alla Commissione il 23 aprile
         2001. Per quanto riguarda la seconda richiesta, del 13 giugno 2001, la ricorrente ne è stata informata il 5 luglio 2001; le
         autorità olandesi hanno risposto il 23 luglio 2001. La ricorrente ha preso conoscenza del contenuto di tali richieste e delle
         relative risposte l’11 ottobre 2001 e ha preso posizione sulle obiezioni della Commissione il 17 ottobre 2001, prima dell’adozione
         della decisione impugnata, il 16 novembre 2001. 
      
      65     Pertanto, tale censura deve essere respinta.
       3.  Relativamente alle censure inerenti all’accesso tardivo e incompleto alla pratica
      
      – Argomenti delle parti
      66     La ricorrente evidenzia come la Commissione, comunicandole con lettera del 21 settembre 2001 le sue obiezioni allo sgravio,
         non le abbia materialmente trasmesso tutti i documenti sui quali tali obiezioni si fondavano. Tale omessa trasmissione dei
         documenti in questione comporterebbe la violazione dell’art. 906 bis del regolamento di applicazione. La ricorrente fa valere
         che, quindi, il termine per adottare una decisione non è stato sospeso, non essendo essa stata messa in condizione di beneficiare
         pienamente del principio del contraddittorio. Essa rileva, infine, che il fatto che le autorità olandesi le abbiano comunicato,
         l’11 ottobre 2001, una parte della loro corrispondenza con la Commissione non basta a garantire nella fattispecie il rispetto
         del principio del contraddittorio. Essa precisa che, in tale circostanza, le autorità olandesi non le hanno trasmesso la prima
         richiesta di informazioni complementari della Commissione, del 27 ottobre 2000.
      
      67     In via subordinata, la ricorrente sostiene che, anche se la Commissione non era obbligata a trasmetterle materialmente i documenti
         della pratica, essa, da parte sua e in ogni caso, aveva diritto ad accedere a tutti gli atti ivi contenuti, inclusi i documenti
         che la Commissione non considerava rilevanti. Orbene, la Commissione le avrebbe consentito un accesso completo al fascicolo
         solo il 12 ottobre 2001, data in cui la ricorrente ha potuto prendere conoscenza dell’elenco di tutti i documenti di cui essa
         poteva esigere la consultazione.
      
      68     La ricorrente rileva anche che, come emerge dalla lettera che le autorità olandesi le hanno inviato il 23 aprile 2001, la
         Commissione ha posto a queste ultime alcuni quesiti orali relativi alla domanda in questione, in occasione di una riunione
         del comitato del codice doganale il 20 settembre 2000. Orbene, alcuni di tali quesiti e delle relative risposte non sarebbero
         stati trascritti, di modo che la ricorrente non avrebbe potuto venirne a conoscenza né formulare osservazioni al riguardo.
         In udienza, la ricorrente ha sostenuto che la Commissione aveva anche violato i diritti della difesa non avendole dato la
         possibilità di presentare osservazioni in occasione della riunione del gruppo di esperti, composto da rappresentanti di tutti
         gli Stati membri riunitisi il 9 novembre 2001 nell’ambito del comitato del codice doganale per trattare la domanda di sgravio
         in questione, non avendola messa a conoscenza del contenuto della discussione e non avendole comunicato il parere adottato
         dal comitato o il verbale della riunione.
      
      69     Infine, la ricorrente obietta che le autorità olandesi non potevano produrre, senza la sua autorizzazione, verbali redatti
         nell’ambito di un’inchiesta di natura penale, in quanto ciò sarebbe contrario al principio del corretto svolgimento del procedimento.
      
      70     La Commissione mette in luce che tutti i fatti alla base della sua decisione di rigetto figuravano già nella pratica di cui
         è stata investita da parte dell’amministrazione olandese il 22 maggio 2000, a cui la ricorrente ha avuto accesso. Quest’ultima,
         inoltre, avrebbe avuto la possibilità di prendere conoscenza dell’insieme della pratica a partire del 21 settembre 2001, ma
         il suo difensore non avrebbe voluto prendere in considerazione tale possibilità prima di essere in possesso dell’elenco esaustivo
         dei documenti ivi contenuti. Secondo la Commissione, una tale richiesta è inusuale e non si fonda su alcuna disposizione della
         normativa doganale comunitaria, dato che l’art. 906 bis del regolamento di applicazione la obbliga unicamente a consentire
         al richiedente di consultare i documenti sui quali essa fonda le sue obiezioni. Infatti, il principio del rispetto dei diritti
         della difesa implicherebbe unicamente che l’interessato possa esporre utilmente le sue opinioni sugli elementi che la Commissione,
         nel fondare la propria decisione sulla domanda di sgravio, ha contestato all’interessato medesimo, ma non esigerebbe pertanto
         che la Commissione consenta, di propria iniziativa, l’accesso a tutti i documenti eventualmente connessi con il caso di specie.
         Incomberebbe quindi all’interessato chiedere l’accesso ai documenti che esso reputi necessari, non essendovi alcun obbligo
         per le istituzioni di concedere spontaneamente l’accesso a tutti i documenti attinenti al contesto in cui una determinata
         pratica si colloca (sentenza del Tribunale 11 luglio 2002, causa T‑205/99, Hyper/Commissione, Racc. pag. II‑3141, punti 63
         e 64).
      
      – Giudizio del Tribunale
      71     Per quanto riguarda la censura della ricorrente relativa al fatto che la Commissione, inviandole le sue obiezioni sulla domanda
         di sgravio, non le abbia materialmente trasmesso i documenti sui quali esse si fondavano, limitandosi ad informarla dell’esistenza
         dei documenti da essa consultabili, il Tribunale rileva che l’art. 906 bis del regolamento di applicazione prevede solo l’obbligo
         per la Commissione di comunicare al richiedente lo sgravio tutti i documenti sui quali poggiano le sue obiezioni. Orbene,
         secondo il Tribunale, la Commissione ha soddisfatto a sufficienza tale obbligo mettendo a disposizione della ricorrente i
         documenti della pratica (v., per analogia, sentenza del Tribunale 29 giugno 1995, causa T‑36/91, ICI/Commissione, Racc. pag. II‑1847,
         punto 99). 
      
      72     Riguardo alla questione dell’individuazione dei documenti facenti parte del fascicolo che devono essere resi accessibili al
         richiedente, il Tribunale non può accogliere la tesi della Commissione secondo la quale essa deve solo comunicare di propria
         iniziativa i documenti di cui essa si è servita per fondare le sue obiezioni. Se è vero che l’art. 906 bis del regolamento
         di applicazione richiede unicamente che la Commissione comunichi i documenti sui quali poggiano le sue obiezioni, ciò nondimeno
         il principio del rispetto dei diritti della difesa ha esteso la portata degli obblighi che tale disposizione impone alla Commissione.
         Infatti, in forza di tale principio, non può spettare alla sola Commissione decidere quali siano i documenti utili all’interessato
         ai fini della procedura di sgravio. Il fascicolo amministrativo può includere documenti contenenti elementi favorevoli allo
         sgravio, utilizzabili dall’interessato a sostegno della sua domanda, anche se la Commissione non se ne è servita. Il richiedente
         deve quindi potere accedere a tutti i documenti non riservati figuranti nel fascicolo, ivi inclusi quelli non utilizzati per
         fondare le obiezioni della Commissione (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 19 febbraio 1998, causa T‑42/96, Eyckeler
         & Malt/Commissione, Racc. pag. II‑401, punto 81, e 17 settembre 1998, causa T‑50/96, Primex Produkte Import-Export e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑3773, punto 64).
      
      73     Il Tribunale ricorda che, nel settore del diritto della concorrenza, ai sensi di una giurisprudenza costante, la Commissione
         deve dare integralmente accesso al fascicolo dell’istruttoria, ivi inclusi gli elementi a carico e a favore (sentenza del
         Tribunale 19 maggio 1999, causa T‑175/95, BASF/Commissione, Racc. pag. II‑1581, punto 45), anche in assenza di un’espressa istanza da parte dell’interessato (sentenza del Tribunale 30 settembre 2003, cause riunite
         T‑191/98, da T‑212/98 a T‑214/98, Atlantic Container Line e a./Commissione, Racc. pag. II‑3275, punti 335-340). Tale giurisprudenza
         è applicabile alla presente fattispecie (sentenze citate Eyckeler & Malt/Commissione, punto 80, e Primex Produkte Import-Export
         e a./Commissione, punto 63). Tale obbligo è coerente anche con l’evoluzione della giurisprudenza relativa alla clausola di
         equità doganale, che ha lo scopo di garantire pienamente il contraddittorio nell’ambito della procedura di sgravio o di rimborso
         di dazi all’importazione o all’esportazione, assicurando maggiormente il rispetto dei diritti della difesa. Infine, occorre
         ricordare che, in forza dell’art. 906 bis del regolamento di applicazione, il richiedente dispone solo di un mese per comunicare
         le proprie osservazioni per iscritto sulle obiezioni della Commissione. Ora, richiedergli un’espressa istanza di accesso a
         tutti i documenti della pratica rischierebbe necessariamente di abbreviare significativamente il termine di cui il richiedente
         dispone per preparare e far valere le sue osservazioni.  
      
      74     Di conseguenza, occorre concludere che la Commissione, al momento della trasmissione delle sue obiezioni, deve dare al richiedente
         la possibilità di procedere ad un esame di tutti i documenti che possano rilevare ai fini della sua domanda di sgravio o di
         rimborso e che, a tale scopo, la Commissione deve fornirgli perlomeno un elenco esaustivo dei documenti non riservati del
         fascicolo contenenti informazioni sufficientemente precise per permettere al richiedente di determinare, con cognizione di
         causa, se i documenti indicati possano essergli utili.  
      
      75     Per quanto riguarda la censura della ricorrente relativa all’accesso tardivo e incompleto alla pratica, occorre rilevare che,
         con lettera del 21 settembre 2001, la Commissione ha informato la ricorrente, insieme alla comunicazione delle sue obiezioni,
         che essa poteva prendere conoscenza della domanda di sgravio e dei suoi allegati, quali erano stati trasmessi dalle autorità
         olandesi, nonché di una copia della relazione del FIOD. Il 3 ottobre 2001 la ricorrente ha chiesto di poter accedere a tutti
         i documenti del fascicolo. Il 12 ottobre 2001 la Commissione le ha trasmesso un elenco completo dei documenti messi a sua
         disposizione. 
      
      76     Orbene, benché la Commissione, in occasione della trasmissione della comunicazione delle sue obiezioni, non abbia comunicato
         immediatamente alla ricorrente tutti i documenti della pratica, occorre concludere, alla luce delle circostanze del caso concreto,
         che tale omissione non ha leso i diritti della difesa. Infatti, come riconosciuto dalla ricorrente in udienza, dalla pratica
         emerge che, il 21 settembre 2001, essa era già a conoscenza dell’esistenza di tutti i documenti contenuti nel fascicolo amministrativo
         della Commissione e del loro contenuto, tranne che di quattro, ossia le due richieste di informazioni inviate dalla Commissione
         alle autorità olandesi e le risposte di queste ultime. Orbene, la ricorrente ha potuto chiedere di consultare questi ultimi
         documenti a partire dal 21 settembre 2001. Inoltre, con lettera delle autorità olandesi dell’11 ottobre 2001, la ricorrente
         ha ricevuto la seconda richiesta d’informazioni della Commissione, datata il 13 giugno 2001, la risposta delle autorità olandesi
         del 23 aprile 2001 alla prima richiesta d’informazioni, che riproduceva integralmente le richieste presentate dalla Commissione
         il 27 ottobre 2000, e la risposta delle stesse autorità, del 23 luglio 2001, alla seconda richiesta d’informazioni, che includeva
         la relazione del FIOD.
      
      77     In udienza, la ricorrente ha però sostenuto che essa non era venuta a conoscenza del contenuto dei due documenti che sarebbero
         a loro volta attinenti a tale procedimento: una lettera della Commissione alle autorità olandesi con cui queste vengono informate
         dell’irricevibilità della domanda di sgravio introdotta dalle stesse l’8 febbraio 1999 ed il parere o il verbale del gruppo
         di esperti, composto da rappresentanti di tutti gli Stati membri riuniti nell’ambito del comitato del codice doganale, consultato
         dalla Commissione il 9 novembre 2001 relativamente alla domanda delle autorità olandesi del 22 maggio 2000. 
      
      78     Per quanto riguarda, innanzi tutto, la lettera della Commissione indirizzata alle autorità olandesi, occorre ricordare che
         tale  comunicazione aveva lo scopo di informare queste ultime che la domanda di sgravio da esse introdotta l’8 febbraio 1999
         non era ricevibile poiché la ricorrente non aveva avuto la possibilità di accedere preliminarmente all’insieme della pratica
         istruita da tali autorità. Orbene, occorre constatare che, il 10 maggio 1999, la Commissione stessa aveva informato la ricorrente
         del fatto che essa si apprestava a dichiarare irricevibile tale domanda di sgravio per tale ragione. 
      
      79     In secondo luogo, relativamente ai lavori del gruppo di esperti, composto da rappresentanti di tutti gli Stati membri riuniti
         nell’ambito del comitato del codice doganale, consultato dalla Commissione il 9 novembre 2001, occorre respingere l’argomento
         della ricorrente secondo cui la Commissione avrebbe violato i diritti della difesa non avendole dato la possibilità di presentare
         osservazioni in occasione di tale riunione e non avendola informata del contenuto e del risultato della stessa. Infatti, il
         regolamento di applicazione non prevede la partecipazione di colui che richiede lo sgravio ai lavori del comitato del codice
         doganale né l’obbligo di informarlo del parere espresso da quest’ultimo. Occorre anche rilevare che la consultazione di tale
         gruppo costituisce l’ultima fase del procedimento di sgravio prima dell’adozione da parte della Commissione della sua decisione
         definitiva. Tale consultazione deve intervenire dopo che il richiedente lo sgravio ha avuto l’opportunità di accedere al fascicolo
         e di far valere le sue osservazioni, in quanto il comitato rende il suo parere sulla base delle censure e dei documenti del
         fascicolo già noti al richiedente. Allo stesso modo, per quanto riguarda la censura della ricorrente secondo cui essa non
         avrebbe potuto sapere di alcuni scambi verbali avvenuti tra la Commissione e le autorità olandesi in occasione di una riunione
         anteriore del comitato del codice doganale, del 20 settembre 2000, tale argomento non può essere nemmeno accolto. Infatti,
         niente nella decisione impugnata consente di concludere che la Commissione abbia fondato la sua decisione di rigetto su elementi
         non figuranti nei documenti contenuti nel fascicolo amministrativo. 
      
      80     Ne deriva che la Commissione non ha violato il diritto della ricorrente di accedere alla pratica. 
      81     Infine, per quanto riguarda la censura relativa alla trasmissione della relazione del FIOD alla Commissione senza la previa
         autorizzazione della ricorrente, occorre constatare che è stata la stessa ricorrente, in occasione della verifica del fascicolo
         istruito dalle autorità olandesi, a lamentarsi, nella sua lettera del 2 maggio 2000 a tali autorità, del fatto che esso contenesse
         estrapolazioni della relazione in questione, mentre in tale relazione vi erano molti elementi ad essa favorevoli, e a ritenere
         indispensabile l’integrazione del fascicolo con documenti acclusi alla relazione del FIOD. Occorre inoltre rilevare che le
         autorità nazionali devono trasmettere alla Commissione tutti i documenti che sono rilevanti ai fini della pronuncia sulla
         domanda di sgravio senza essere obbligate a chiedere la previa autorizzazione dell’interessato.
      
      82     Tali censure devono quindi essere respinte.
       4.  Relativamente alla censura inerente al ritardo intervenuto nella ricezione delle risposte delle autorità olandesi
      
      – Argomenti delle parti
      83     La ricorrente evidenzia che, ai sensi della decisione impugnata, le risposte delle autorità olandesi alle richieste d’informazioni
         della Commissione, inviate il 23 aprile e il 23 luglio 2001, sono pervenute alla stessa, rispettivamente, solo il 4 maggio
         e il 2 agosto 2001, ossia un po’ più di una settimana e mezza più tardi. La ricorrente ritiene che tale periodo di tempo sia
         irragionevole e poco credibile, alla luce dei tempi di consegna della corrispondenza verso il Belgio delle poste olandesi,
         che sono di quattro-sei giorni lavorativi per la posta ordinaria e due-tre giorni lavorativi per la posta prioritaria. Inoltre,
         la data rilevante sarebbe quella della ricezione della posta da parte della Commissione e non quella della sua registrazione.
         Ora, non potendo la ricorrente in alcun modo verificare la data effettiva di ricezione, tale accertamento spetterebbe alla
         Commissione. In mancanza di tale prova, occorrerebbe prendere in considerazione il termine più lungo quale previsto dalle
         poste olandesi, ossia sei giorni lavorativi. In definitiva, sarebbe a torto che il termine di nove giorni è stato prorogato
         fino al 4 maggio e fino al 2 agosto 2001. 
      
      84     La Commissione sostiene che la proroga del termine si interrompe il giorno della ricezione effettiva degli elementi d’informazione
         e non in una data teorica in cui essa avrebbe dovuto ricevere la corrispondenza.  
      
      – Giudizio del Tribunale
      85     L’art. 907 del regolamento di applicazione stabilisce che, quando la Commissione chiede elementi d’informazione complementari
         alle autorità nazionali, il termine di cui essa dispone per pronunciarsi sulla domanda di sgravio è prorogato fino alla data
         di ricezione di tali informazioni. Come la Commissione ha correttamente fatto valere, la data rilevante è quindi quella della
         ricezione effettiva dei documenti. Ora, dall’esame dei due documenti in questione emerge che essi sono stati ricevuti dai
         servizi competenti della Commissione rispettivamente il 4 maggio e il 2 agosto 2001. Invece, le date suggerite dalla ricorrente,
         calcolate in base ai tempi di distribuzione della posta quali indicati a titolo puramente informativo dalle poste olandesi,
         sono del tutto irrilevanti. 
      
      86     Pertanto, tale censura deve essere respinta.
       5. Relativamente alla censura inerente al ritardo delle autorità olandesi nella trasmissione della relazione del FIOD
      – Argomenti delle parti
      87     La ricorrente mette in luce come le autorità olandesi abbiano impiegato più di cinque settimane, ossia dal 13 giugno al 23
         luglio 2001, per inviare la relazione del FIOD richiesta dalla Commissione. Ora, una semplice richiesta di invio di un documento
         ben preciso dovrebbe essere soddisfatta entro non più di due settimane. Il termine di nove mesi potrebbe essere prorogato
         solo in presenza di circostanze eccezionali, da interpretare restrittivamente. Così, il periodo di vacanze estive non può
         giustificare un tale ritardo. Parimenti, alla luce del fatto che la procedura di sgravio è interamente disciplinata dal diritto
         comunitario e del ruolo della Commissione nell’ambito della stessa, quest’ultima dovrebbe rispondere interamente dei ritardi
         delle autorità nazionali e il Tribunale sarebbe competente a conoscere le censure inerenti all’azione delle stesse. La ricorrente
         ritiene, pertanto, che il termine di nove mesi potesse essere stato prolungato di soli quindici giorni. 
      
      88     La Commissione rileva che il termine di cinque settimane è stato un po’ lungo, ma non irragionevole. Essa sostiene anche che
         il regolamento di applicazione non contiene alcuna disposizione che specifichi il termine di cui le autorità nazionali dispongono
         per fornire gli elementi d’informazione complementari alla Commissione.  
      
      – Giudizio del Tribunale
      89     Occorre rilevare che, benché gli artt. 906 bis e 907 del regolamento di applicazione prevedano un termine per la formulazione
         da parte dell’interessato delle sue osservazioni relativamente alle obiezioni della Commissione, nessuna disposizione prevede
         un termine simile per la trasmissione, da parte delle autorità nazionali, delle informazioni richieste dalla Commissione.
         Parimenti, pretesi ritardi che deriverebbero esclusivamente dall’azione o dall’omissione delle autorità nazionali non possono
         essere imputati alla Commissione, salvo che in circostanze eccezionali, in particolare se questa non reagisce con una certa
         diligenza all’inerzia prolungata delle autorità nazionali. Ad ogni modo, nella fattispecie, secondo il Tribunale, il termine
         di cinque settimane per la trasmissione non era eccessivo, tenuto conto, in particolare, del fatto che la richiesta della
         Commissione è intervenuta durante il periodo delle vacanze estive. 
      
      90     Tale censura deve essere pertanto respinta.
       6. Relativamente alla censura inerente al ritardo eccessivo nel trattamento della domanda di sgravio
      – Argomenti delle parti
      91     La ricorrente ritiene che la durata del trattamento della domanda di sgravio sia stata eccessivamente lunga, ossia di quasi
         quattro anni, e che tale durata considerevole sia interamente imputabile alle autorità competenti. La ricorrente ricorda che
         il 15 dicembre 1997 essa ha presentato la sua domanda alle autorità olandesi. Il 15 maggio 1998 essa sarebbe stata informata
         del fatto che queste ultime avrebbero sottoposto la domanda alla Commissione e le sarebbe stato richiesto di firmare una dichiarazione
         di conformità. Tuttavia, non avendo avuto conoscenza del contenuto integrale del fascicolo, essa avrebbe rifiutato di firmare
         tale dichiarazione. L’8 febbraio 1999 la domanda sarebbe comunque stata trasmessa alla Commissione. Con lettera del 10 maggio
         1999, la Commissione le avrebbe reso noto che la pratica non poteva essere trattata in assenza di tale dichiarazione. Il 24
         febbraio 2000 ad essa sarebbe stato infine accordato l’accesso all’insieme del fascicolo delle autorità olandesi. Il 22 maggio
         2000 la domanda di sgravio sarebbe stata inviata, per la seconda volta, alla Commissione. Successivamente, il trattamento
         di tale domanda sarebbe durato un anno e mezzo poiché la Commissione non avrebbe dato prova di diligenza, in particolare per
         quanto riguarda i ritardi delle autorità nazionali. 
      
      92     La Commissione rileva che la ricorrente non poteva trarre alcuna certezza dal termine di nove mesi previsto dall’art. 907
         del regolamento di applicazione. Essa fa anche valere che la durata del trattamento della pratica da parte delle autorità
         olandesi non può esserle contestata in nessun caso.
      
      – Giudizio del Tribunale
      93     Occorre innanzi tutto rilevare che il tempo trascorso tra l’introduzione della domanda di sgravio della ricorrente presso
         le autorità olandesi, il 15 dicembre 1997, e la ricezione da parte della Commissione, il 29 maggio 2000, della seconda domanda
         di sgravio presentata da tali autorità a favore della ricorrente non può essere imputato alla Commissione. Tale periodo, infatti,
         è anteriore all’avvio del procedimento amministrativo dinanzi alla Commissione. Ora, la Commissione non è responsabile degli
         asseriti ritardi delle autorità nazionali nel trattamento di una domanda di sgravio. Al riguardo occorre constatare che la
         ricorrente non contesta la decisione della Commissione di dichiarare irricevibile la prima domanda delle autorità olandesi,
         presentata l’8 febbraio 1999. Tale rigetto era infatti motivato dalla preoccupazione di garantire il diritto della ricorrente
         ad accedere alla pratica istruita dalle autorità olandesi, come riconosciuto dalla stessa ricorrente nella memoria di replica.
      
      94     Per quanto riguarda il tempo impiegato dalla stessa Commissione per definire la pratica, l’argomento della ricorrente non
         può nemmeno essere accolto. Infatti, dato che gli artt. 907 e 909 del regolamento di applicazione fissano un termine perentorio
         per l’adozione da parte della Commissione della sua decisione sulla domanda di sgravio, il Tribunale deve limitarsi a verificare
         se tale termine sia stato effettivamente rispettato. Ora, tale questione è stata esaminata nell’ambito delle censure precedenti,
         relative alla regolarità delle proroghe successive del termine, e il Tribunale si è già pronunciato al riguardo sulla regolarità
         del procedimento.
      
      95     Pertanto, tale censura deve essere respinta.
       7. Conclusioni sul primo motivo
      96     Da quanto precede risulta che le sospensioni intervenute nella procedura di sgravio dei dazi all’importazione seguita dalla
         Commissione erano conformi alle disposizioni rilevanti della normativa doganale. Di conseguenza, occorre dichiarare che la
         Commissione ha adottato la decisione impugnata nel termine all’uopo previsto. Occorre anche dichiarare che la Commissione
         non ha violato né la procedura di sgravio dei dazi all’importazione né i diritti della difesa. 
      
      97     Di conseguenza, tale motivo dev’essere respinto. 
       Sul secondo motivo, relativo all’assenza di manifesta negligenza ai sensi dell’art. 239 del codice doganale e dell’art. 905
            del regolamento di applicazione
       1. Relativamente alla nozione di manifesta negligenza e ai criteri rilevanti per valutarne l’esistenza nella fattispecie
      – Argomenti delle parti
      98     La ricorrente rileva che la Commissione, nella decisione impugnata, ha valutato che nella fattispecie sussisteva una situazione
         particolare, ossia la frode commessa da un agente doganale. Essa evidenzia che la Commissione ha riconosciuto che nessun comportamento
         fraudolento poteva esserle contestato. Ciò nonostante, la Commissione avrebbe ritenuto che essa fosse stata manifestamente
         negligente, in quanto, a dispetto del tipo di merci interessate, non aveva redatto i documenti destinati al transito doganale
         con una cura particolare e non aveva controllato tutti gli elementi delle spedizioni.
      
      99     La ricorrente contesta l’argomento della Commissione secondo cui la natura delle merci sarebbe determinante nel valutare l’esistenza
         o meno di una manifesta negligenza. A suo parere, di norma tutte le merci devono essere trattate con la stessa cura, salvo
         che il legislatore abbia previsto norme precise per determinate merci. Inoltre, essa mette in luce che le operazioni doganali
         relative a sigarette non presentano maggiori problemi di appuramento di altri tipi di merci. Essa sostiene anche che la sua
         diligenza deve essere valutata alla luce del contesto vigente all’epoca dei trasporto in questione, evidenziando che a quell’epoca
         era impensabile per gli operatori che agenti doganali potessero essere corrotti e che la frode relativa alle sigarette fosse
         un fenomeno allora sconosciuto.
      
      100   La ricorrente sottolinea che la Corte, interpretando la nozione di manifesta negligenza ai sensi dell’art. 239 del codice
         doganale, ha statuito che i criteri da prendere in considerazione sono la complessità della normativa la cui inosservanza
         ha fatto sorgere l’obbligazione doganale e la diligenza e l’esperienza professionale dell’operatore (sentenza della Corte
         11 novembre 1999, causa C‑48/98, Söhl & Söhlke, Racc. pag. I‑7877, punto 56). Orbene, la Commissione avrebbe tenuto conto
         solo del criterio della diligenza.
      
      101   La ricorrente fa osservare che la Commissione ha fondato la sua valutazione circa l’esistenza di una manifesta negligenza,
         in particolare, sulle quattro circostanze seguenti: innanzi tutto, l’omessa menzione dei numeri d’immatricolazione sugli esemplari
         n. 5 dei documenti di transito; in secondo luogo, il fatto che le merci non fossero state presentate all’ufficio di destinazione
         indicato nel documento di transito; in terzo luogo, la modalità di trasmissione dell’esemplare n. 5 del documento di transito
         e, in quarto luogo, l’omessa raccolta di informazioni sufficienti sugli acquirenti delle merci. Essa sostiene che tali circostanze,
         considerate una per una o nel loro insieme, non possono provare l’esistenza di una manifesta negligenza da parte sua. La ricorrente
         fa valere, infine, che la Commissione non ha dimostrato l’esistenza di un nesso causale tra tale pretesa negligenza e la particolare
         situazione considerata.  
      
      102   La Commissione rileva che l’azione fraudolenta dell’agente doganale tedesco è effettivamente costituiva di una situazione
         particolare ai sensi dell’art. 905 del regolamento di applicazione, ma sostiene che, nella fattispecie, la ricorrente ha dato
         prova di negligenza manifesta. Essa ritiene che, per valutare l’esistenza di una tale negligenza, occorra esaminare se l’interessato
         abbia fatto tutto il possibile per rispettare il complesso delle norme doganali, agendo con una diligenza adeguata alla sua
         esperienza professionale. Inoltre, essa fa valere che il tipo di merci trasportate deve essere preso in considerazione nella
         valutazione della diligenza di cui un operatore partecipante al transito comunitario deve dar prova. 
      
      – Giudizio del Tribunale
      103   L’art. 905 del regolamento di applicazione, disposizione che precisa e amplia la norma contenuta all’art. 239 del codice doganale,
         costituisce una clausola generale di equità intesa, in particolare, ad abbracciare situazioni eccezionali che, per loro stessa
         natura, non sono riconducibili ad alcuna delle ipotesi previste agli artt. 900-904 del regolamento di applicazione (sentenza
         della Corte 25 febbraio 1999, causa C‑86/97, TransEx-Import, Racc. pag. I‑1041, punto 18). Dal tenore del detto art. 905 risulta
         che il rimborso dei dazi all’importazione è subordinato a due condizioni cumulative, vale a dire anzitutto all’esistenza di
         una situazione particolare e poi all’assenza di negligenza manifesta e di manovre fraudolente da parte dell’interessato (sentenza
         del Tribunale 12 febbraio 2004, causa T‑282/01, Aslantrans/Commissione, Racc. pag. II‑693, punto 53). Di conseguenza, basta
         che manchi una delle due condizioni perché tale rimborso debba essere rifiutato (sentenze del Tribunale 5 giugno 1996, causa
         T‑75/95, Günzler Aluminium/Commissione, Racc. pag. II-497, punto 54, e Aslantrans/Commissione, cit., punto 53).
      
      104   Orbene, dalla decisione impugnata emerge che, nel caso concreto, la condizione dell’esistenza di una situazione particolare
         è soddisfatta, segnatamente, dalla realizzazione di una frode alla quale ha partecipato attivamente un agente doganale, perché
         tale frode è stata all’origine dell’obbligazione doganale in questione. Parimenti, la Commissione ha ritenuto insussistente
         l’esistenza di frode da parte della ricorrente. Essa ha ritenuto, però, che questa avesse agito con negligenza manifesta.
         Di conseguenza, l’esame del Tribunale deve vertere esclusivamente sulla questione se la valutazione della Commissione circa
         la pretesa esistenza di una manifesta negligenza in capo alla ricorrente sia o meno erronea.
      
      105   Al riguardo occorre innanzi tutto precisare che la citata sentenza Söhl & Söhlke, invocata dalla ricorrente, non stabilisce
         un elenco tassativo dei criteri che possono essere presi in considerazione per configurare l’esistenza di una manifesta negligenza.
         Infatti, il punto 56 di tale sentenza indica solo che occorre tener conto, «in particolare», e quindi non esclusivamente,
         della complessità delle disposizioni la cui mancata esecuzione ha fatto sorgere l’obbligazione doganale, dell’esperienza professionale
         dell’operatore e della sua diligenza. Pertanto, altri criteri possono essere tali da determinare la valutazione dell’esistenza
         o dell’inesistenza di una manifesta negligenza (v., in tal senso, sentenza della Corte 29 aprile 2004, causa C‑222/01, British
         American Tobacco, Racc. pag. I-4683, punto 71). Inoltre, occorre rilevare che, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente,
         nella fattispecie la Commissione non si è limitata a valutare la diligenza della ricorrente, ma nella decisione impugnata
         ha tenuto conto anche dell’esperienza professionale della stessa nonché della sua conoscenza della normativa applicabile.
      
      106   La tesi della ricorrente secondo cui la natura delle merci oggetto delle operazioni in questione non avrebbe dovuto essere
         presa in considerazione dalla Commissione non può essere accolta. Infatti, la Corte ha statuito che, nell’ambito della valutazione
         dell’esistenza di una manifesta negligenza, una speciale attenzione va accordata alla natura delle merci trasportate (sentenza
         British American Tobacco, cit., punto 72). Nello specifico, le operazioni doganali relative a merci fortemente tassate, quali
         le sigarette, implicano rischi particolari di frode o di furto, segnatamente durante il loro trasporto.
      
      107   Al riguardo occorre rilevare che la frode relativa a sigarette era un fenomeno comune all’epoca. Infatti, già prima del 1994,
         all’epoca dei fatti di cui alla presente causa, il mercato delle sigarette si prestava particolarmente allo sviluppo di un
         commercio illegale (v., in tal senso, British American Tobacco, cit., punto 72). Per quanto riguarda l’affermazione della
         ricorrente secondo cui, a quell’epoca, era impensabile per gli operatori economici che agenti doganali potessero essere coinvolti
         in casi di corruzione, occorre rilevare che, anche ammettendone la fondatezza, essa non rileva nel caso concreto. Infatti,
         nella sua valutazione circa l’esistenza di una situazione particolare, la Commissione ha tenuto conto della circostanza che
         gli operatori possano legittimamente riporre il loro affidamento nel fatto che l’esercizio della funzione amministrativa non
         sia stato viziato ad opera di agenti doganali corrotti.
      
      108   Alla luce delle precedenti considerazioni, occorre analizzare le circostanze tenute in considerazione dalla Commissione nella
         decisione impugnata per valutare l’esistenza di una manifesta negligenza in capo alla ricorrente, nonché la censura invocata
         da quest’ultima relativamente alla pretesa assenza, nella fattispecie, di un nesso causale tra la situazione particolare e
         la manifesta negligenza contestatale dalla Commissione. 
      
       2. Relativamente all’omessa indicazione dei numeri d’immatricolazione sugli esemplari n. 5 dei documenti T 1
      – Argomenti delle parti
      109   La ricorrente ammette che nessuno degli esemplari n. 1 e n. 5 dei documenti T 1 in questione indicava l’identità dei veicoli
         di trasporto, ma fa osservare che i loro numeri d’immatricolazione erano iscritti a mano sugli esemplari n. 4. Essa rileva
         che l’identità dei camion non era ancora nota al momento della redazione del documento T 1. Essa precisa che l’esemplare n. 1
         era staccato dagli altri e la polizza di carico era fissata sul retro di ogni esemplare. A suo parere, quando il camion arrivava,
         il suo numero d’immatricolazione veniva iscritto sull’esemplare n. 4, ma tale iscrizione non poteva essere riprodotta sugli
         altri esemplari a causa della presenza delle polizze di carico. Il fatto di staccare l’esemplare n. 1 nonché l’omessa indicazione
         del numero d’immatricolazione sull’esemplare n. 5 sarebbero prassi correnti nei Paesi Bassi, generalmente ammesse dalle autorità
         doganali, come emergerebbe dalla dichiarazione scritta del sig. FB. del 6 agosto 2002. 
      
      110   La ricorrente fa anche notare che la maggior parte delle spedizioni in questione sono state controllate sul luogo dalle autorità
         olandesi, le quali non avrebbero sollevato obiezioni nei confronti dei corrispondenti documenti T 1. Essa rileva che, dal
         1º aprile 1994, il numero d’immatricolazione era indicato anche sugli avvisi anticipati, che erano trasmessi dall’ufficio
         di partenza all’ufficio di destinazione. L’identità dei mezzi di trasporto sarebbe stata quindi nota sia all’ufficio di partenza
         sia all’ufficio di destinazione. Inoltre, la ricorrente si sarebbe mostrata particolarmente diligente procedendo per ciascun
         trasporto ad un suggellamento, nonostante non vi fosse obbligata. Tali sigilli stabilirebbero un collegamento tra il documento
         di transito e il trasporto, in quanto il numero di riconoscimento della ricorrente figurava sul documento di transito, sulla
         polizza di carico e sul sigillo.
      
      111   Inoltre, la ricorrente fa valere che l’indicazione dei numeri d’immatricolazione sugli esemplari n. 5 e n. 7 dei documenti
         T 1 non contribuisce in alcun modo al controllo in quanto, all’ufficio di destinazione, il controllo si effettua grazie all’esemplare
         n. 4. Allo stesso modo, oggetto del controllo non sarebbe il veicolo, ma il container o il semirimorchio che erano stati sigillati
         nella fattispecie, in quanto i numeri dei sigilli figuravano sugli esemplari n. 4, n. 5 e n. 7 dei documenti T 1. 
      
      112   La Commissione risponde che, ai sensi dell’art. 341 e dell’allegato 37 del regolamento di applicazione, esiste un obbligo
         giuridico di identificare il mezzo di trasporto al momento della partenza. Ora, la ricorrente non avrebbe scientemente indicato
         il numero d’immatricolazione sull’esemplare n. 5 dei documenti T 1 in questione, il che avrebbe singolarmente complicato alle
         autorità doganali il controllo sul corretto svolgimento del trasporto delle merci. L’apposizione dei sigilli recanti il numero
         dello speditore autorizzato non sarebbe sufficiente ai fini del controllo.   
      
      – Giudizio del Tribunale
      113   L’allegato 37, titolo II, punto A 18, del regolamento di applicazione sancisce che l’identità e la nazionalità del mezzo di
         trasporto devono essere indicati nella casella n. 18 del documento T 1. Dal detto allegato emerge in modo univoco che la dichiarazione
         doganale deve, in particolare, specificare il numero d’immatricolazione del veicolo, nonché quello del rimorchio se quest’ultimo
         ha un’immatricolazione diversa da quella della motrice. Tale casella n. 18 è obbligatoria quando si applichi il regime di
         transito comunitario e figura su tutti gli esemplari del documento T 1. Ne deriva che i numeri d’immatricolazione devono essere
         indicati su tutti gli esemplari del documento T 1 da usare nell’ambito del regime di transito comunitario. 
      
      114   Nel caso concreto non viene contestato che i numeri d’immatricolazione dei mezzi di trasporto figurassero solo sull’esemplare
         n. 4 dei documenti T 1, quello destinato all’ufficio di destinazione. Essi non figuravano quindi sull’esemplare n. 1, quello
         conservato dall’ufficio di partenza, né sull’esemplare n. 5, quello che l’ufficio di destinazione deve rispedire all’ufficio
         di partenza. Occorre innanzi tutto notare che la ricorrente non è riuscita a spiegare in modo soddisfacente la ragione per
         la quale il numero d’immatricolazione non fosse indicato sui formulari n. 1 e n. 5. Infatti, benché, come da essa rilevato,
         l’esemplare n. 1 fosse staccato dagli altri e, a causa della presenza delle polizze di carico, non fosse possibile riprodurre
         in modo automatico le iscrizioni presenti sui formulari n. 4 sull’insieme degli esemplari, nulla impediva alla ricorrente
         d’iscrivere manualmente il numero d’immatricolazione sugli esemplari n. 1 e n. 5, come essa ha fatto sugli esemplari n. 4
         (v., in tal senso, allegato 37 del regolamento di applicazione, titolo I, punto C, secondo capoverso). Tale iscrizione avrebbe
         dovuto essere fatta al momento in cui si veniva  a conoscenza dell’identità del mezzo di trasporto o, al più tardi, al momento
         della spedizione della merce. 
      
      115   Inoltre, dalla relazione del FIOD (punto 9.7, pag. 45) emerge che il riferimento ai numeri d’immatricolazione dei veicoli
         è stato scientemente omesso dalla ricorrente, in quanto, al momento della redazione dei documenti doganali, questa conosceva
         l’esatto numero d’immatricolazione del camion che doveva trasportare le merci. Da tale relazione emerge anche (punto 9.7,
         pag. 46) che il sig. FB., responsabile delle formalità doganali, a servizio della ricorrente, aveva ricevuto espresse istruzioni
         dal sig. C., il commissionario, di non indicare i numeri d’immatricolazione sui documenti T 1. Ora, essendo il sig. FB. un
         dipendente della ricorrente, le sue azioni devono in questo caso essere imputate a quest’ultima.
      
      116   La ricorrente fa valere che, dal 1º aprile 1994, il numero d’immatricolazione era indicato anche sugli avvisi anticipati,
         che erano trasmessi dall’ufficio di partenza all’ufficio di destinazione. Occorre però rilevare che il sistema degli avvisi
         anticipati non è stato utilizzato per le prime cinque operazioni, quelle avute luogo tra il 16 febbraio e il 23 marzo 1994,
         e che le autorità tedesche hanno introdotto tale sistema solo nell’agosto 1994, ossia dopo l’effettuazione dell’ultima delle
         operazioni in questione, il 5 luglio 1994.
      
      117   La ricorrente rileva anche che i container o il semirimorchio erano muniti di un sigillo, il cui numero figurava sul documento
         di transito. Essa sostiene al riguardo che oggetto del controllo non è il veicolo, ma i container o il semirimorchio. Ora,
         occorre notare che, nella fattispecie, l’apposizione di sigilli era una misura facoltativa, mentre l’indicazione dei numeri
         d’immatricolazione era obbligatoria. Inoltre, i numeri dei sigilli stabiliscono un collegamento solo tra le merci che sono
         state oggetto della dichiarazione in questione e i container o il semirimorchio utilizzati per il trasporto e non con il veicolo
         stesso. Al riguardo occorre ricordare che l’allegato 37 del regolamento di applicazione stabilisce espressamente che la dichiarazione
         deve specificare sia il numero d’immatricolazione del veicolo che quello del rimorchio. Occorre quindi concludere che, nella
         fattispecie, l’utilizzo di sigilli non giustifica l’omessa indicazione dei numeri d’immatricolazione dei mezzi di trasporto.
         
      
      118   La ricorrente sostiene anche che l’indicazione dei numeri d’immatricolazione sugli esemplari diversi dall’esemplare n. 4 non
         contribuisce in alcun modo al controllo in quanto, all’ufficio di destinazione, il controllo si effettua grazie al detto esemplare.
         Tuttavia, se, come richiesto dalla normativa doganale, l’ufficio di partenza fosse stato a conoscenza dei numeri d’immatricolazione
         dei veicoli utilizzati per il trasporto delle merci soggette al regime di transito, tale ufficio sarebbe stato eventualmente
         in grado o di chiedere ad altri uffici doganali, in particolare all’ufficio di destinazione quale indicato nei documenti T 1,
         di effettuare un’ispezione sui veicoli in questione al momento dell’arrivo delle merci, o di chiedere alle autorità competenti
         l’ispezione dei trasporti durante il tragitto. Orbene, poiché l’ufficio di partenza non disponeva del riferimento dei veicoli
         né in base all’esemplare n. 1 né in base all’esemplare n. 5, la possibilità di un controllo a posteriori rispetto allo svolgimento
         di tali operazioni era molto limitata.  
      
      119   Infine, la ricorrente fa notare che l’omessa indicazione del numero d’immatricolazione sull’esemplare n. 5 è una prassi corrente
         nei Paesi Bassi, ammessa dalle autorità doganali. Inoltre, essa afferma che, al momento della spedizione delle merci, nella
         maggior parte dei casi le autorità olandesi hanno controllato i documenti T 1 e non hanno sollevato obiezioni. Ora, anche
         considerando tali affermazioni come vere, occorre rilevare che la ricorrente, in quanto dichiarante dotato di molta esperienza,
         non può avvalersi né dell’esistenza di una certa prassi nel settore né dell’assenza iniziale di reazioni da parte delle autorità
         doganali olandesi al fine di non adempiere agli obblighi formali ad essa incombenti in forza del regime doganale. 
      
      120   Pertanto, è giocoforza constatare che la ricorrente è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in quanto dichiarante.
         Orbene, la violazione di un obbligo formale derivante dal regime del transito comunitario quale l’omessa indicazione dei numeri
         d’immatricolazione dei mezzi di trasporto utilizzati può costituire una circostanza atta a configurare l’esistenza di una
         manifesta negligenza in capo all’operatore economico (v., in tal senso, sentenza British American Tobacco, cit., punto 70).
         Inoltre, occorre concludere che, nella fattispecie, tale violazione poteva rendere più complicato il controllo delle operazioni
         doganali. Infatti, in questo caso il numero d’immatricolazione figurava solo sull’esemplare n. 4 dei documenti T 1, ossia
         quello che era stato vistato dall’agente doganale corrotto. Le autorità dell’ufficio di partenza, invece, non disponevano
         di tali numeri d’immatricolazione sugli esemplari n. 1 e n. 5. Come è stato affermato, tale circostanza ha pregiudicato la
         possibilità per le autorità dell’ufficio di partenza di controllare le operazioni controverse.
      
      121   Pertanto, occorre dichiarare che la Commissione non ha commesso alcun errore considerando l’omessa indicazione, da parte della
         ricorrente, dei numeri d’immatricolazione dei veicoli sugli esemplari n. 5 dei documenti T 1 un elemento costitutivo di una
         manifesta negligenza da parte della stessa.
      
       3. Relativamente al cambio dell’ufficio doganale di destinazione indicato sui documenti doganali
      – Argomenti delle parti
      122   La ricorrente ammette che tutte le spedizioni in questione sono pervenute all’ufficio di Philippsreut, anche quelle i cui
         documenti di transito indicavano Schirnding come ufficio di destinazione. Tuttavia, essa fa valere che l’art. 356, n. 3, del
         regolamento di applicazione autorizza espressamente il cambio di ufficio di destinazione. Essa precisa che, ai sensi degli
         artt. 204 e 96, n. 1, del codice doganale, il dichiarante è responsabile per la presentazione delle merci a un ufficio doganale,
         poco importa quale, non avendo il dichiarante, in pratica, alcuna influenza sulla scelta dell’ufficio e dell’itinerario del
         trasportatore. Inoltre, nel sistema degli avvisi anticipati, l’ufficio in cui le merci sono presentate sarebbe tenuto a segnalare
         tale fatto, di modo che l’ufficio di partenza e quello di destinazione quale indicato nel documento doganale possano essere
         messi al corrente del cambio. 
      
      123   La ricorrente rileva che, in ogni caso, essa ha iscritto l’ufficio di destinazione in base alle indicazioni del sig. C., il
         commissionario, poiché essa non aveva contatti diretti con gli acquirenti finali, e sottolinea che i trasportatori non agivano
         su istruzioni sue, ma su quelle degli acquirenti. Essa fa anche osservare che, avendo i due pretesi acquirenti sede in Slovacchia,
         la scelta dell’ufficio di Schirnding era la più logica. Tuttavia, come emergerebbe da un’indagine del 1993 svolta dall’organizzazione
         dei trasportatori su strada dei Paesi Bassi, a tale ufficio doganale erano imputabili frequenti e gravi ritardi, il che avrebbe
         spiegato, agli occhi della ricorrente, la modifica da parte dei trasportatori dei loro itinerari strada facendo. 
      
      124   Inoltre, la ricorrente evidenzia che, dopo avere constatato che tutti i documenti T 1 corrispondenti alle operazioni in questione
         erano vistati dall’ufficio di Philippsreut, essa ha indicato quest’ultimo come ufficio di destinazione, come aveva fatto per
         le ultime due operazioni (documenti T 1 n. 120936 del 28 giugno 1994 e n. 120986 del 5 luglio 1994).
      
      125   La Commissione precisa che quanto da essa contestato alla ricorrente non riguarda il cambio di ufficio di destinazione durante
         il trasporto, ma il fatto che, in almeno nove degli undici documenti T 1 in questione, essa abbia indicato un ufficio di destinazione
         benché sapesse o potesse ragionevolmente sapere che tale indicazione era inesatta. La ricorrente avrebbe indicato l’ufficio
         di Philippsreut sui documenti T 1 non prima del 28 giugno 1994, ossia dopo quattro mesi e nove spedizioni. Pertanto, essa
         non avrebbe agito con la necessaria diligenza per quanto riguarda l’esattezza delle informazioni contenute nei formulari T 1.
         
      
      – Giudizio del Tribunale
      126   Occorre constatare che tutti i carichi oggetto delle operazioni doganali in questione sono stati presentati all’ufficio doganale
         di Philippsreut. Tale ufficio costituisce quindi l’ufficio di destinazione per tali operazioni ai fini dell’applicazione del
         regime di transito comunitario esterno. È pacifico che, sulle undici operazioni in questione, almeno le prime nove indicavano
         però un diverso ufficio di destinazione, ossia quello di Schirnding.
      
      127   La ricorrente fa valere che l’art. 356, n. 3, del regolamento di applicazione consente che un’operazione di transito comunitario
         abbia termine in un ufficio diverso da quello previsto nel relativo documento T 1. Tuttavia, occorre constatare che, come
         correttamente rilevato dalla Commissione, alla ricorrente non viene contestato il fatto di aver cambiato l’ufficio di destinazione
         durante il tragitto, ma il fatto di aver fornito, scientemente o per negligenza, indicazioni inesatte alle autorità doganali
         al momento della presentazione delle dichiarazioni. 
      
      128   Orbene, come emerge dall’art. 199 del regolamento di applicazione nonché dall’allegato 37 del detto regolamento, il deposito
         in un ufficio doganale di una dichiarazione firmata dal dichiarante è impegnativo per quanto riguarda l’esattezza delle indicazioni
         riportate nella dichiarazione e l’autenticità dei documenti acclusi. Ne deriva che il fatto di fornire scientemente o per
         negligenza indicazioni inesatte in una dichiarazione doganale costituisce una violazione degli obblighi incombenti al dichiarante.
         
      
      129   Orbene, alcuni documenti della pratica permettono di ritenere che la ricorrente, contrariamente a quanto da essa sostenuto,
         sapesse già, al momento della redazione dei documenti doganali, che l’ufficio di destinazione da essa indicato non era quello
         in cui le merci sarebbero state presentate. Infatti, nella relazione del FIOD, le autorità olandesi hanno concluso che la
         ricorrente aveva scientemente indicato un falso ufficio di destinazione. La relazione (punto 5.1, pag. 24) afferma, in particolare,
         che «[n]ei documenti T 1 (ad eccezione degli ultimi due trasporti), nonché nelle informazioni di partenza, forniti dall’imputato
         [FB.] a metà marzo 1994 e presentati alla dogana di Delfzijl, viene indicato come ufficio di destinazione, ogni volta, per
         volontà e su ordine di [C., il commissionario,] Schirnding, mentre, in realtà, l’ufficio di destinazione era Philippsreut,
         come era noto anche agli imputati [B.] e [FB.]». La relazione (punto 5.3.1, pag. 25) contiene anche le seguenti dichiarazioni
         del sig. FB.: «Sapevo che le sigarette viaggiavano via Philippsreut. (…) Su ordine di [C., il commissionario,] dovevo sempre
         indicare Schirnding come ufficio di destinazione». Al riguardo occorre notare che, nell’ambito della presente causa, il sig.
         FB. ha contraddetto le sue anteriori dichiarazioni affermando, in una dichiarazione del 30 settembre 2002, di non sapere,
         al momento della partenza dei carichi, che questi sarebbero stati presentati alla dogana di Philippsreut. Il Tribunale sostiene
         però che tale dichiarazione, che è stata rilasciata esclusivamente ai fini della presente causa, non può privare di valore
         probatorio le dichiarazioni rilasciate dal sig. FB. alle autorità olandesi nel corso dell’inchiesta svolta dalle stesse. 
      
      130   Di conseguenza, occorre concludere che, per la maggior parte delle operazioni controverse, la ricorrente ha scientemente indicato
         un ufficio di destinazione inesatto nelle dichiarazioni doganali da essa redatte. Ora, tale comportamento costituisce non
         solo una violazione degli obblighi formali incombenti alla ricorrente in quanto dichiarante e obbligato principale delle operazioni
         in questione, ma esso è anche in grado di compromettere le possibilità che le autorità doganali hanno di controllare tali
         operazioni. Infatti, poiché l’ufficio di partenza non era informato della circostanza che i carichi di sigarette sarebbero
         stati presentati all’ufficio di Philippsreut, esso non poteva darne preavviso alle autorità di tale ufficio. Ciò ha potuto
         agevolare le attività fraudolente dell’agente doganale, sig. Mauritz, dato che i suoi colleghi dell’ufficio di Philippsreut
         non erano a conoscenza dell’arrivo previsto di importanti carichi di sigarette.  
      
      131   Tale valutazione non può essere invalidata dall’argomento della ricorrente secondo cui, nel sistema degli avvisi anticipati,
         l’ufficio in cui le merci sono effettivamente presentate è tenuto a segnalare tale fatto all’ufficio di partenza e a quello
         di destinazione quale indicato nel documento doganale. Infatti, anche considerando come accertato che tale sistema sia stato
         efficacemente utilizzato nella fattispecie, è giocoforza constatare che il fatto di fornire un’indicazione relativa all’ufficio
         di destinazione inesatta pregiudica lo scopo stesso del sistema dell’avviso anticipato, che consiste nel permettere all’ufficio
         di destinazione di essere informato in anticipo del fatto che un carico di merci a rischio è in viaggio. 
      
      132   Pertanto, occorre dichiarare che la Commissione non ha commesso alcun errore ritenendo che la ricorrente avesse indicato scientemente
         un ufficio di destinazione di cui conosceva in anticipo l’inesattezza, e tenendo conto di tale circostanza nella sua valutazione
         circa l’esistenza di una manifesta negligenza in capo alla ricorrente. 
      
       4. Relativamente alla modalità di rinvio dell’esemplare n. 5 dei documenti T 1
      – Argomenti delle parti
      133   La ricorrente dichiara che la trasmissione dei documenti doganali dall’ufficio di destinazione all’ufficio di appuramento
         per via ufficiale accusava un ritardo significativo e che essa era stata informata dalle autorità olandesi del fatto che il
         rinvio degli esemplari n. 5 dei documenti T 1 direttamente da parte dell’ufficio di destinazione era consentito. Essa sostiene
         che tale è la ragione per cui ha consegnato al conducente e al sig. C., il commissionario, buste affrancate recanti l’indirizzo
         dell’ufficio di Coevorden, al fine di recapitarle alle autorità tedesche. Tuttavia, l’agente doganale tedesco non avrebbe
         utilizzato tali buste, affidando gli esemplari n. 5 al conducente o al sig. C., il commissionario, che le avrebbero consegnate
         alla ricorrente, la quale, a sua volta, le avrebbe trasmesse alle autorità doganali olandesi. Ora, a parere della ricorrente,
         tale sistema di invio, inusuale, non era tuttavia contrario all’art. 356, n. 2, del regolamento di applicazione, che non precisa
         nulla relativamente alle modalità di invio del documento T 1 da parte dell’ufficio di destinazione. 
      
      134   Inoltre, una volta emerso che l’esemplare n. 5 del documento T 1 del 16 febbraio 1994 (documento T 1 n. 120228), corrispondente
         alla prima delle operazioni in questione, non era stato inviato all’ufficio di Coevorden, la ricorrente avrebbe contattato
         la divisione di appuramento dello stesso, prima per telefono poi con un fax del 25 febbraio 1994, inviando prima una copia
         e poi l’originale di tale esemplare. Con fax del 15 e del 28 marzo 1994, essa avrebbe inviato anche copie dei formulari n. 5
         corrispondenti alle operazioni del 25 febbraio e del 23 marzo 1994 (documenti T 1 n. 120274 e n. 120410). La ricorrente avrebbe
         utilizzato tale procedura anche per i trasporti seguenti. Pertanto, gli uffici doganali olandesi sarebbero stati tenuti perfettamente
         al corrente della procedura di trasmissione utilizzata e avrebbero espressamente accettato i documenti doganali in questione.
         
      
      135   Infine, secondo la ricorrente, qualora il Tribunale giudicasse che la procedura seguita fosse contraria alla normativa doganale,
         si dovrebbe tenere conto della complessità di tale normativa in sede di valutazione, nella fattispecie, della nozione di manifesta
         negligenza, conformemente alla citata sentenza Söhl & Söhlke. 
      
      136   La Commissione sostiene che l’art. 356, n. 2, del regolamento di applicazione non lascia alcun dubbio circa la procedura da
         seguire per il rinvio dell’esemplare n. 5 del documento T 1, poiché nulla permette di dedurre da tale disposizione che l’intervento
         di un terzo sia autorizzato. Infatti, si tratterebbe di una procedura puramente amministrativa che consente alle autorità
         doganali di controllare il corretto svolgimento del transito. Ora, nella sua qualità di operatore dotato di esperienza nel
         settore dei trasporti, la ricorrente non avrebbe mai dovuto accettare di intervenire attivamente nel rinvio dell’esemplare
         n. 5.
      
      – Giudizio del Tribunale
      137   L’art. 356, n. 2, del regolamento di applicazione dispone che, quando le merci vi arrivano, l’ufficio di destinazione annota
         gli esemplari del documento T 1 in base ai risultati del controllo effettuato e rispedisce immediatamente un esemplare all’ufficio
         di partenza. Per quanto riguarda l’art. 358 del detto regolamento, esso prevede che gli Stati membri abbiano la facoltà di
         designare uno o più organismi centrali cui i documenti devono essere inviati dagli uffici competenti dello Stato membro di
         destinazione. Ne consegue che il rinvio dell’esemplare n. 5 del documento T 1 deve avvenire per via amministrativa, direttamente
         dall’ufficio di destinazione all’ufficio di partenza, con l’eventuale intervento degli uffici centralizzati designati a tale
         scopo dagli Stati membri. Come esposto dalla Commissione in risposta alle misure di organizzazione del procedimento disposte
         dal Tribunale, l’invio si effettua segnatamente tramite buste debitamente contrassegnate dalle autorità doganali del paese
         di destinazione e tale contrassegno è garantito dall’utilizzo di timbri specifici, di impronte di macchine affrancatrici o
         di specifici mezzi di affrancatura, comunicati alla Commissione e conosciuti dalle altre amministrazioni nazionali competenti.
         
      
      138   La normativa doganale comunitaria non consente quindi che l’ufficio di destinazione possa affidare a terzi, in particolare
         ad operatori privati che partecipano all’operazione di transito, il compito di trasmettere l’esemplare n. 5 del documento
         T 1 all’ufficio di partenza. Infatti, per quanto riguarda il ruolo incontestabilmente essenziale al buon funzionamento del
         regime di transito comunitario esterno che il documento di transito T 1 svolge (sentenza British American Tobacco, cit., punto 52),
         nonché l’importanza dell’esemplare n. 5 dello stesso relativamente alla determinazione dell’eventuale nascita di un’obbligazione
         doganale o alla comunicazione alle autorità dell’ufficio di partenza delle eventuali irregolarità commesse nel trasporto delle
         merci, la trasmissione di tale esemplare deve avvenire obbligatoriamente tra le autorità doganali senza alcun intervento degli
         operatori economici. La partecipazione di questi ultimi al rinvio non permette di garantire l’autenticità dei documenti in
         questione e delle informazioni ivi contenute e aumenta i rischi di frode.
      
      139   In risposta ai quesiti del Tribunale, la ricorrente ha ammesso che la procedura seguita non corrispondeva alla sua prassi
         anteriore. Tale modalità di rinvio non era nemmeno quella statuita tra la ricorrente e il commissionario, sig. C., consistente
         nell’utilizzo di buste affrancate recanti l’indirizzo dell’ufficio doganale di appuramento di Coevorden, che dovevano essere
         trasmesse dal conducente del camion alle autorità dell’ufficio di destinazione al fine di essere utilizzate da queste ultime
         per l’invio per posta degli esemplari n. 5 all’ufficio di appuramento. Le seguenti dichiarazioni del sig. FB., riportate nella
         relazione del FIOD (punto 8.3, pagg. 40 e 41), illustrano particolarmente bene il carattere irregolare della procedura seguita:
         
      
      «[L’esemplare n. 5] mi è stato recapitato da [C., il commissionario,] o indirettamente da [B.,] [superiore di FB.] (…) La
         mia prima reazione è stata ogni volta di paura (…) Ho comunicato il mio stupore all’interno del luogo di lavoro e mi sono
         lamentato presso [B] (…) Non mi sono più accordato in alcun modo con [B.] relativamente all’ulteriore rinvio al servizio di
         appuramento (...) Quando, un giorno, [C., il commissionario,] è tornato con un [esemplare n. 5] timbrato, ho sentito i capelli
         drizzarsi sulla testa, ero quantomeno stupefatto e furioso per il fatto che non si fosse attenuto a quanto convenuto. L’ho
         fatto sapere a [B.] e a [C., il commissionario] (...)».
      
      140   Occorre inoltre rilevare che la ricorrente è venuta a sapere della modalità di rinvio utilizzata prima della partenza del
         secondo carico di sigarette, quello corrispondente all’operazione del 25 febbraio 1994. Ora, benché tale modalità di rinvio
         fosse contraria non solo alla normativa doganale, ma anche a quanto era stato stabilito con il commissionario, sig. C., la
         ricorrente ha accettato il ricorso alla detta modalità per le dieci operazioni successive, partecipando alla sua attuazione.
         
      
      141   La ricorrente sostiene però che tale procedura di rinvio era stata espressamente accettata dalle autorità olandesi. In particolare,
         essa fa valere che, quando ha iniziato a ricevere dal commissionario, sig. C., gli esemplari n. 5, essa ha più volte contattato
         telefonicamente le dogane e ha ottenuto il loro accordo. Essa dichiara anche di aver inviato a queste ultime gli esemplari
         n. 5 e che essi sono stati accettati. Ora, benché vi siano certamente stati alcuni contatti tra la ricorrente e le autorità
         olandesi, dal fascicolo non risulta però che le autorità olandesi abbiano espressamente accettato la modalità di ritorno utilizzata.
         Invece, è pacifico che le autorità olandesi consideravano inammissibile l’intervento di operatori privati nel rinvio. Così,
         la relazione del FIOD (punto 3.2.3, pag. 18) contiene le seguenti dichiarazioni di un agente doganale del distretto di Groninga:
         «Non sono mai stato informato del fatto che gli esemplari n. 5 fossero rinviati al servizio di appuramento della dogana di
         Coevorden tramite la [ricorrente]. Non avremmo mai dato il nostro consenso a tale modo di appuramento (…) Non ho vietato l’altra
         modalità di rinvio del quinto esemplare (invio diretto tramite la dogana tedesca al servizio di appuramento di Coevorden).
         Invece, avrei vietato o vieterei una diversa modalità di rinvio del quinto esemplare al servizio di appuramento della dogana
         di Coevorden tramite [la ricorrente].» Pertanto, occorre dichiarare che, nelle circostanze di cui alla fattispecie, la ricorrente
         non poteva avvalersi semplicemente dell’assenza di reazioni da parte delle autorità olandesi per un certo periodo relativamente
         alla modalità di rinvio del formulario n. 5 per fondare il suo affidamento sulla legalità di tale metodo. 
      
      142   Infine, l’argomento dedotto dalla ricorrente in via subordinata e relativo alla complessità della normativa applicabile non
         può essere accolto. Come è già stato dichiarato, dall’art. 356 del regolamento di applicazione emerge chiaramente che è l’ufficio
         di destinazione a dover procedere al rinvio dell’esemplare n. 5 del documento T 1 all’ufficio di partenza, senza l’intervento
         di terzi. 
      
      143   Alla luce di quanto detto, occorre dichiarare che la ricorrente, in quanto operatore dotato di esperienza nel transito comunitario,
         non avrebbe dovuto accettare di intervenire attivamente nel rinvio dell’esemplare n. 5 dei documenti in questione. Occorre
         anche rilevare che la modalità di rinvio del formulario n. 5 utilizzata nella fattispecie lasciava supporre non solo una violazione
         delle norme formali del regime di transito comunitario, ma ha contribuito alla realizzazione della frode. Infatti, la mancata
         utilizzazione del circuito amministrativo, e in particolare la mancata trasmissione all’ufficio centralizzato tedesco, ha
         fatto venir meno la possibilità per le autorità tedesche di verificare i numeri di registrazione apposti dall’agente doganale
         corrotto sui documenti T 1 in questione, i quali – occorre ricordarlo – corrispondevano in realtà a numeri utilizzati per
         registrare altre merci e altri documenti doganali. Tale duplicità, verosimilmente, avrebbe potuto essere scoperta dalle autorità
         tedesche, ma non poteva essere constatata dalle autorità olandesi di appuramento.
      
      144   Pertanto, occorre dichiarare che la Commissione non ha commesso alcun errore tenendo conto della partecipazione della ricorrente
         al rinvio irregolare degli esemplari n. 5 dei documenti T 1 nella sua valutazione circa l’esistenza di una manifesta negligenza
         in capo alla stessa.
      
       5. Relativamente all’insufficienza di informazioni sugli acquirenti
      – Argomenti delle parti
      145   La ricorrente fa osservare che per otto anni essa aveva avuto rapporti commerciali soddisfacenti con il commissionario, sig. C.,
         e che nulla l’aveva portata a diffidare degli acquirenti per conto dei quali questo agiva. La richiesta della Commissione
         di raccogliere presso il commissionario informazioni sugli acquirenti non terrebbe conto delle realtà del commercio internazionale,
         in quanto il commissionario non avrebbe interesse all’esistenza di rapporti diretti tra le due parti del negozio. Tale controllo,
         inoltre, si effettuerebbe solo raramente nell’ambito del transito comunitario esterno, in particolare se il dichiarante agisce
         su istruzioni del destinatario. Inoltre, nel caso concreto, non sarebbe stato necessario verificare la solvibilità degli acquirenti,
         dato che il pagamento avveniva in contanti. 
      
      146   La Commissione sostiene che la ricorrente avrebbe dovuto, in particolare nella sua doppia qualità di venditore di merci e
         di dichiarante, cercare di verificare se gli acquirenti, di cui essa conosceva l’identità, esistessero realmente e avrebbe
         dovuto prendere un minimo di precauzioni per evitare di servire da copertura a una vendita fittizia atta a dare luogo a una
         frode nell’ambito del transito comunitario.   
      
      – Giudizio del Tribunale
      147   La ricorrente non ha cercato di ottenere informazioni precise sui potenziali acquirenti delle merci oggetto delle operazioni
         doganali in questione. Tuttavia, alla luce delle circostanze della fattispecie, in particolare considerando l’esistenza di
         un lungo rapporto commerciale tra la ricorrente e il commissionario, sig. C., che affermava di rappresentare tali acquirenti,
         nonché le particolarità del commercio internazionale e segnatamente la difficoltà di ottenere rapidamente informazioni dettagliate
         su imprese situate in paesi diversi, il Tribunale dichiara che tale fatto, di per sé, non può fondare la valutazione dell’esistenza
         di una manifesta negligenza in capo alla ricorrente.
      
       6. Relativamente all’assenza di un nesso causale tra le circostanze particolari e la negligenza contestata alla ricorrente
      – Argomenti delle parti
      148   La ricorrente sostiene che dall’art. 239, n. 1, secondo trattino, del codice doganale risulta che lo sgravio dei dazi può
         essere negato solo se la situazione particolare di cui alla fattispecie è la conseguenza della manifesta negligenza del richiedente.
         Orbene, nella fattispecie, non vi sarebbe alcun rapporto di causa-effetto tra tale situazione, ossia la frode dell’agente
         doganale tedesco, e le quattro circostanze sulle quali la Commissione ha fondato la sua valutazione relativa all’asserita
         manifesta negligenza. Infatti, tale frode non sarebbe stata la conseguenza della mancata indicazione dei numeri di immatricolazione
         né dell’omessa verifica dell’identità degli acquirenti. Inoltre, il cambio dell’ufficio di destinazione e la modalità inusuale
         di rinvio del formulario n. 5 dei documenti T 1 avrebbero avuto come solo effetto quello di far sorgere sospetti in seno alle
         autorità doganali e avrebbero aumentato il rischio di scoperta della frode.
      
      149   La Commissione fa valere che una domanda di sgravio può essere respinta quando il richiedente si è reso colpevole di manifesta
         negligenza, indipendentemente dall’esistenza di un nesso con la circostanza particolare da esso invocata. Ad ogni modo, la
         Commissione ritiene che nella fattispecie esista un nesso causale tra la circostanza particolare e la manifesta negligenza
         della ricorrente, in quanto tale negligenza ha contribuito alla realizzazione della frode e ha reso più difficile la scoperta
         della stessa.  
      
      – Giudizio del Tribunale
      150   Ai sensi dell’art. 239 del codice doganale, si può procedere al rimborso o allo sgravio dei dazi all’importazione in situazioni
         dovute a circostanze che non implicano frode o manifesta negligenza da parte dell’interessato. Inoltre, l’art. 905 del regolamento
         di applicazione prevede che la domanda di sgravio debba essere corredata di giustificazioni tali da costituire una situazione
         particolare risultante da circostanze che non implicano alcuna manovra fraudolenta o negligenza manifesta da parte dell’interessato.
         Contrariamente alla tesi della Commissione, dal tenore stesso di tali disposizioni risulta che debba esistere un nesso tra
         la negligenza contestata all’operatore e la situazione particolare constatata. In assenza di un tale nesso, sarebbe iniquo
         respingere la domanda di sgravio o di rimborso. Tuttavia, e contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, non è necessario
         che la situazione particolare sia la conseguenza diretta e immediata della negligenza dell’interessato. Al riguardo è sufficiente
         che la negligenza abbia contribuito o agevolato la sottrazione di una merce al controllo doganale. 
      
      151   Nel caso concreto, la situazione particolare è costituita dal fatto che la ricorrente è stata vittima di una frode resa possibile
         dalla partecipazione di un agente dei servizi doganali nazionali. Pertanto, è necessario che i vari comportamenti contestati
         alla ricorrente in quanto costitutivi di una manifesta negligenza abbiano contribuito alla realizzazione di tale frode. 
      
      152   Orbene, è già stato dichiarato (v. punti 118, 120, 130 e 143) che tre dei comportamenti contestati alla ricorrente in quanto
         costitutivi di una manifesta negligenza, ossia l’omessa indicazione dei numeri di immatricolazione sugli esemplari n. 5 dei
         documenti T 1, la falsa indicazione di Schirnding come ufficio di destinazione e la modalità irregolare di rinvio del formulario
         n. 5 dei documenti T 1, hanno agevolato la realizzazione della frode e, quindi, la sottrazione della merce al controllo doganale,
         in particolare rendendo alle autorità doganali nazionali più complicato il controllo sul corretto svolgimento delle operazioni
         in questione.
      
      153   Pertanto, la censura relativa all’assenza di un nesso causale deve essere respinta. 
       7. Conclusioni sul secondo motivo
      154   Per giurisprudenza costante, la Commissione dispone di un margine di discrezionalità allorché adotta una decisione in applicazione
         della clausola generale di equità prevista dalla normativa doganale comunitaria (sentenze del Tribunale 9 novembre 1995, 
         causa T‑346/94, France-aviation/Commissione, Racc. pag. II‑2841, punto 34; Primex Produkte Import-Export e a./Commissione,
         cit., punto 60; Mehibas Dordtselaan/Commissione, cit., punti 46 e 78, e Aslantrans/Commissione, cit., punto 55). Inoltre,
         occorre rilevare che il rimborso o lo sgravio dei dazi all’importazione, che possono essere concessi soltanto a determinate
         condizioni e in casi specificamente previsti, costituiscono un’eccezione rispetto al normale regime delle importazioni e delle
         esportazioni e che, di conseguenza, le disposizioni che prevedono siffatto rimborso o sgravio devono essere interpretate restrittivamente
         (citate sentenze Söhl & Söhlke, punto 52, e Aslantrans/Commissione, punto 55). In particolare, essendo la mancanza di «manifesta
         negligenza» un presupposto essenziale per poter chiedere un rimborso o uno sgravio dei dazi all’importazione, ne consegue
         che tale nozione deve essere interpretata in modo che il numero dei casi di rimborso o di sgravio resti limitato (sentenza
         Söhl & Söhlke, cit., punto 52). 
      
      155   Nella fattispecie, la ricorrente era l’obbligato principale del regime del transito comunitario esterno per le operazioni
         doganali in questione. Di conseguenza, in quanto obbligato principale, la ricorrente aveva accettato una responsabilità particolare
         in rapporto a tali operazioni. 
      
      156   Tuttavia, la ricorrente ha scientemente e ripetutamente violato diversi obblighi ad essa incombenti in forza del regime di
         transito comunitario esterno. Infatti, innanzi tutto, non indicando i numeri d’immatricolazione dei veicoli di trasporto,
         essa non ha rispettato l’obbligo previsto dall’allegato 37 del regolamento d’applicazione. In secondo luogo, fornendo indicazioni
         false relativamente all’ufficio di destinazione nelle dichiarazioni doganali, essa ha violato gli obblighi ad essa incombenti
         in forza dell’art. 199 del regolamento di applicazione e dell’allegato 37 del detto regolamento. Infine, in terzo luogo, partecipando
         ad una modalità di rinvio irregolare degli esemplari n. 5 dei documenti T 1, essa ha contribuito alla violazione della disposizione
         contenuta nell’art. 356 del regolamento di applicazione. Le disposizioni violate, inoltre, non erano particolarmente complesse
         e non necessitavano di una difficile interpretazione. Inoltre, la ricorrente era un operatore economico dotato di molta esperienza
         in tale settore. Tali violazioni costituiscono non solo inadempimenti agli obblighi formali derivanti dal regime del transito
         comunitario, ma esse hanno anche contribuito alla realizzazione della frode e alla sottrazione della merce al controllo doganale,
         in particolare rendendo alle autorità doganali nazionali più complicato il controllo sul corretto svolgimento delle operazioni.
         Infine, occorre evidenziare che, trattandosi di operazioni doganali relative a sigarette, ossia merci a rischio, la ricorrente
         era tenuta a dare prova di una particolare diligenza. 
      
      157   Da quanto precede risulta che la Commissione non ha commesso alcun errore manifesto di valutazione ritenendo che, alla luce
         dell’insieme delle circostanze della fattispecie, la ricorrente avesse dato prova di manifesta negligenza, ai sensi dell’art. 239
         del codice doganale e dell’art. 905 del regolamento di applicazione. 
      
      158   Pertanto, occorre respingere tale motivo. 
       Sul terzo motivo, relativo alla violazione del principio di proporzionalità
      – Argomenti delle parti
      159   La ricorrente sostiene che l’art. 239 del codice doganale deve essere interpretato ed applicato in conformità al principio
         di proporzionalità. Ora, tenuto conto dell’importo dei dazi reclamati e della portata delle sue attività commerciali, il rigetto
         della domanda di sgravio si tradurrebbe in un pregiudizio molto serio e, onde evitare una violazione del principio di proporzionalità,
         avrebbe richiesto una particolare gravità dell’asserita manifesta negligenza constatata dalla Commissione. Sostanzialmente
         la Commissione avrebbe trattato in maniera eccessivamente severa la ricorrente, la cui negligenza contestatale sarebbe strettamente
         «subordinata» al comportamento fraudolento di un agente doganale tedesco. 
      
      160   La Commissione fa notare che, nella fattispecie, occorre applicare il principio di proporzionalità all’interpretazione delle
         disposizioni che disciplinano lo sgravio dell’obbligazione doganale e non alla questione della validità dell’obbligazione
         stessa. Essa rileva che la Corte ha stabilito che non è sproporzionato che un operatore fallisca per il fatto di dover adempiere
         ad un’obbligazione doganale (sentenza della Corte 14 maggio 1996, cause riunite C‑153/94 e C‑204/94, Faroe Seafood e a., Racc. pag. I‑2465,
         punto 116). Infine, la Commissione avrebbe tenuto conto del principio di proporzionalità nella decisione impugnata, ma le
         gravi censure addebitabili alla ricorrente non avrebbero permesso alcuno sgravio.
      
      – Giudizio del Tribunale
      161   Occorre rilevare che l’importo dell’obbligazione doganale imposta alla ricorrente è connesso all’importanza economica delle
         merci oggetto delle operazioni di transito comunitario in questione, in particolare all’ammontare dei dazi e delle imposte
         che gravano su tali merci, ossia le sigarette. Il fatto che l’importo richiesto a titolo di dazi all’importazione sia rilevante
         rientra nel novero dei rischi professionali ai quali si espone l’operatore economico (v., in tal senso, sentenza Faroe Seafood
         e a., cit., punto 115). Pertanto, la rilevanza di tale obbligazione per la quale è chiesto lo sgravio non è, di per sé, un
         elemento atto a variare la valutazione delle condizioni alle quali è subordinato tale sgravio. Occorre quindi dichiarare che
         la Commissione non ha violato il principio di proporzionalità non tenendo conto, nella fattispecie, in sede di esame della
         domanda in questione, della rilevanza del danno economico che la decisione di rigetto avrebbe arrecato alla ricorrente. 
      
      162   Per quanto riguarda l’argomento della ricorrente secondo cui la manifesta negligenza che la Commissione le addebita è strettamente
         «subordinata» alla frode dell’agente doganale tedesco, basta constatare che tale frode è stata presa in considerazione dalla
         Commissione, essendo stata tale circostanza di fondamento per la valutazione circa l’esistenza nella fattispecie di una situazione
         particolare. Orbene, nel valutare la seconda condizione per il riconoscimento del diritto allo sgravio, ossia l’assenza di
         manifesta negligenza, la Commissione ha correttamente tenuto conto dei comportamenti e delle omissioni imputabili alla ricorrente,
         che, come è stato dichiarato, hanno contribuito alla realizzazione della frode e hanno reso più complicata la scoperta della
         stessa. Ne deriva che la Commissione non ha nemmeno violato il principio di proporzionalità in sede di esame del comportamento
         della ricorrente.  
      
      163   Occorre pertanto respingere tale motivo.
       Sul quarto motivo, relativo all’inesistenza dell’obbligazione doganale
      – Argomenti delle parti
      164   In udienza, la ricorrente ha dedotto un nuovo motivo, allegando la sopravvenienza di un fatto nuovo. Essa ha fatto valere
         che, come emerge dalla citata sentenza del Vrchní Soud di Praga 30 novembre 2004, le merci oggetto delle operazioni doganali
         controverse hanno lasciato il territorio doganale della Comunità. Pertanto, tali merci non sarebbero state sottratte al controllo
         doganale e non sarebbero quindi soggette ai dazi all’importazione. Di conseguenza, l’obbligazione doganale ad essa imposta
         dalle autorità olandesi, la cui domanda di sgravio è stata oggetto della decisione impugnata, non esisterebbe. Tale circostanza
         sarebbe idonea a giustificare lo sgravio dell’obbligazione doganale. L’applicazione della procedura prevista dall’art. 239
         del codice doganale presupporrebbe la preesistenza di un’obbligazione doganale. 
      
      – Giudizio del Tribunale
      165   Come emerge da un costante orientamento giurisprudenziale, le disposizioni dell’art. 239 del codice doganale e dell’art. 905
         del regolamento di applicazione hanno come solo obiettivo quello di consentire, quando sono soddisfatte talune circostanze
         particolari e in mancanza di manifesta negligenza o di frode, di esonerare gli operatori economici dal pagamento dei dazi
         da essi dovuti, e non quello di permettere di contestare il principio stesso dell’esigibilità dell’obbligazione doganale [sentenze
         della Corte 12 marzo 1987, cause riunite 244/85 e 245/85, Cerealmangimi e Italgrani/Commissione, Racc. pag. 1303, punto 11,
         e 6 luglio 1993, cause riunite C‑121/91 e C‑122/91, CT Control (Rotterdam) e JCT Benelux/Commissione, Racc. pag. I‑3873, punto 43;
         sentenza Hyper/Commissione, cit., punto 98]. La determinazione dell’esistenza e dell’importo esatto dell’obbligazione rientra,
         infatti, nella competenza delle autorità nazionali. Orbene, le istanze rivolte alla Commissione in forza delle disposizioni
         summenzionate non riguardano la questione se le disposizioni di diritto doganale sostanziale siano state correttamente applicate
         dalle autorità doganali nazionali. Il Tribunale ricorda che le decisioni adottate da tali autorità possono essere impugnate
         dinanzi ai giudici nazionali, ferma restando per questi ultimi la possibilità di rivolgersi alla Corte di giustizia in forza
         dell’art. 234 CE (sentenze del Tribunale 16 luglio 1998, causa T‑195/97, Kia Motors e Broekman Motorships/Commissione, Racc. pag. II‑2907,
         punto 36, e Hyper/Commissione, cit., punto 98).
      
      166   Alla luce di quanto precede, occorre dichiarare tale motivo irricevibile.
      167   Il Tribunale dichiara che l’istruzione della causa nonché i documenti e le risposte fornite dalle parti nell’ambito delle
         misure di organizzazione del procedimento sono stati per esso sufficientemente chiarificatori e che non è necessario ordinare
         altre misure istruttorie, segnatamente l’audizione di testimoni proposta dalla ricorrente. 
      
      168   Da quanto precede risulta che il ricorso va respinto integralmente.
       Sulle spese
      169   Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata
         a sopportare le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Commissione. 
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Commissione.
      
               Cooke 
            
            
                García-Valdecasas 
            
            
                Trstenjak 
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 13 settembre 2005.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               H. Jung 
            
             
            
                     J.D. Cooke
            
         Indice
      Contesto normativo
      Fatti all’origine della controversia
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      Sul primo motivo, relativo a violazioni della procedura di sgravio dei dazi all’importazione e del principio di certezza del
         diritto
      
      1. Relativamente alla censura inerente all’omesso avviso di proroga del termine e alla violazione del principio di certezza
         del diritto
      
      2. Relativamente alla censura inerente alla mancata trasmissione in tempo utile delle richieste di informazioni complementari
      3. Relativamente alle censure inerenti all’accesso tardivo e incompleto alla pratica
      4. Relativamente alla censura inerente al ritardo intervenuto nella ricezione delle risposte delle autorità olandesi
      5. Relativamente alla censura inerente al ritardo delle autorità olandesi nella trasmissione della relazione del FIOD
      6. Relativamente alla censura inerente al ritardo eccessivo nel trattamento della domanda di sgravio
      7. Conclusioni sul primo motivo
      Sul secondo motivo, relativo all’assenza di manifesta negligenza ai sensi dell’art. 239 del codice doganale e dell’art. 905
         del regolamento di applicazione
      
      1. Relativamente alla nozione di manifesta negligenza e ai criteri rilevanti per valutarne l’esistenza nella fattispecie
      2. Relativamente all’omessa indicazione dei numeri d’immatricolazione sugli esemplari n. 5 dei documenti T 1
      3. Relativamente al cambio dell’ufficio doganale di destinazione indicato sui documenti doganali
      4. Relativamente alla modalità di rinvio dell’esemplare n. 5 dei documenti T 1
      5. Relativamente all’insufficienza di informazioni sugli acquirenti
      6. Relativamente all’assenza di un nesso causale tra le circostanze particolari e la negligenza contestata alla ricorrente
      7. Conclusioni sul secondo motivo
      Sul terzo motivo, relativo alla violazione del principio di proporzionalità
      Sul quarto motivo, relativo all’inesistenza dell’obbligazione doganale
      Sulle spese
      
      * Lingua processuale: l’olandese.