CELEX: E2001C0152
Language: it
Date: 2001-05-23 00:00:00
Title: 2001/152/: Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA n. 152/01/COL, del 23 maggio 2001, che modifica la guida sull'applicazione delle disposizioni SEE in materia di aiuti di Stato agli aiuti per la tutela dell'ambiente, modificando per la ventottesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato

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E2001C0152

2001/152/: Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA n. 152/01/COL, del 23 maggio 2001, che modifica la guida sull'applicazione delle disposizioni SEE in materia di aiuti di Stato agli aiuti per la tutela dell'ambiente, modificando per la ventottesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato  

Gazzetta ufficiale n. L 237 del 06/09/2001 pag. 0016 - 0031

Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTAn. 152/01/COLdel 23 maggio 2001che modifica la guida sull'applicazione delle disposizioni SEE in materia di aiuti di Stato agli aiuti per la tutela dell'ambiente, modificando per la ventottesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di StatoL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA,visto l'accordo sullo Spazio economico europeo(1), in particolare gli articoli da 61 a 63,visto l'accordo fra gli Stati EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia(2), in particolare l'articolo 24 e l'articolo 1 del protocollo 3,considerando che, ai sensi dell'articolo 24 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte, l'Autorità di vigilanza ha il compito di applicare le disposizioni in materia di aiuti di Stato;considerando che, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, lettera b), dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte, l'Autorità di vigilanza EFTA emette comunicazioni e adotta orientamenti sulle materie disciplinate dall'accordo SEE, purché ciò sia previsto espressamente da tale accordo o dall'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte oppure se l'Autorità di vigilanza EFTA lo ritenga necessario;rammentando le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato(3), e in particolare le disposizioni di cui alla sezione 15 (Aiuti per la tutela ambientale);considerando che la Commissione europea ha adottato il 21 dicembre 2000, la "Disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente"(4);considerando che si deve garantire l'applicazione uniforme in tutto lo Spazio economico europeo delle norme SEE in materia di aiuti di Stato;considerando che, ai sensi del punto II del capo "Disposizioni generali" dell'allegato XV all'accordo SEE, l'Autorità di vigilanza, dopo aver consultato la Commissione delle Comunità europee, ha il compito di adottare gli atti corrispondenti a quelli della Commissione delle Comunità europee onde preservare la parità delle condizioni di concorrenza;dopo aver consultato la Commissione europea;ricordando che l'Autorità di vigilanza EFTA ha consultato gli Stati EFTA su questo tema in occasione di incontri multilaterali, tenutisi il 31 marzo 2000 e il 16 ottobre 2000, e tramite lettera datata 11 aprile 2001,HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:1. La guida in materia di aiuti di Stato viene modificata sostituendo il capitolo 15 con un nuovo capitolo 15 relativo agli aiuti per la tutela ambientale, come da allegato alla presente decisione.2. La presente decisione e il suo allegato I sono pubblicati nella sezione SEE e nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.3. Gli Stati EFTA verranno informati della presente decisione mediante lettera, contenente copia della decisione completa dell'allegato I. Gli Stati EFTA sono invitati ad esprimere il proprio consenso sulle misure prospettate entro un mese, come indicato nella lettera, nonché in conformità dei paragrafi da 67 a 69 della disciplina.4. In conformità del punto d), del protocollo 27, dell'accordo SEE, la Commissione europea verrà informata della decisione mediante invio di copia della stessa e dell'allegato I.5. La presente decisione fa fede in lingua inglese.Fatto a Bruxelles, il 23 maggio 2001.Per l'Autorità di vigilanza EFTAIl PresidenteKnut Almestad(1) In appresso denominato "accordo SEE".(2) In appresso denominato "accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte".(3) Guida all'applicazione e all'interpretazione degli articoli 61 e 62 dell'accordo SEE e dell'articolo 1 del protocollo 3 all'accordo che istituisce un'Autorità di vigilanza e una Corte di giustizia, adottata ed emanata dall'Autorità di vigilanza EFTA il 19 gennaio 1994, pubblicata inizialmente nella GU L 231 del 3.9.1994 e nel supplemento SEE n. 32 recante la medesima data e modificata da ultimo (ventesima modifica) della decisione n. 78/00/COL, del 12 aprile 2000, pubblicata nella GU L 274 del 26.10.2000, in appresso denominata "Guida dell'Autorità EFTA in materia di aiuti di Stato".(4) GU C 37 del 3.2.2001.ALLEGATO I"15. AIUTI DI STATO PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE(1)A. Introduzione1. Nel 1994, l'Autorità di vigilanza EFTA (di seguito l'Autorità) ha adottato una guida in materia di aiuti di Stato per la tutela ambientale, con scadenza 31 dicembre 1999. Il 16 febbraio 2000 l'Autorità ha deciso di prorogare la validità della guida fino al 31 dicembre 2000.2. Dopo l'adozione della guida del 1994, gli interventi in materia ambientale hanno ricevuto nuovi indirizzi a livello internazionale, in particolare dopo la conclusione del protocollo di Kyoto. Le imposte ambientali, ad esempio, hanno assunto sempre maggiore importanza negli ultimi anni. A seguito di tali sviluppi, si è fatto ricorso più frequentemente alle misure di aiuto sotto forma di sgravi ed esenzioni fiscali. È pertanto opportuno che l'Autorità adotti una nuova disciplina per far conoscere agli Stati e alle imprese EFTA i criteri che applicherà nel decidere se gli aiuti prospettati dagli Stati EFTA sono compatibili o meno con l'accordo SEE.3. Gli obiettivi di politica ambientale dovrebbero essere presi in considerazione all'atto della valutazione della compatibilità degli aiuti di Stato nel settore ambientale, soprattutto al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile (cfr. gli articoli da 73 a 75 e il nono considerando del preambolo dell'accordo SEE). La politica in materia di concorrenza e la politica dell'ambiente non sono quindi antagoniste: le esigenze della tutela dell'ambiente devono essere incluse nella definizione e nell'attuazione della politica della concorrenza, in particolare per promuovere lo sviluppo sostenibile.4. La necessità di tenere conto, a lungo termine, delle esigenze ambientali non implica tuttavia che ogni aiuto debba essere autorizzato. A tale riguardo devono essere presi in considerazione gli effetti degli aiuti in termini di sviluppo sostenibile e di piena applicazione del principio 'chi inquina paga'. Alcuni interventi rientrano incontestabilmente nella categoria degli aiuti rispondenti a tali esigenze, soprattutto quando permettono di raggiungere un livello elevato di tutela ambientale senza contravvenire al principio dell'internalizzazione dei costi. Altri aiuti, invece, oltre ad avere effetti negativi sugli scambi fra Stati EFTA e sulla concorrenza, possono essere contrari al principio 'chi inquina paga' e costituire un freno all'instaurazione di un processo volto allo sviluppo sostenibile. Ciò potrebbe accadere, ad esempio, nel caso di taluni aiuti destinati unicamente a favorire l'adeguamento a nuove norme(2).5. La presente disciplina stabilisce i principi per valutare se gli aiuti di Stato possono godere di una deroga dal divieto generale di concedere aiuti di Stato prescritto all'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE. Dette misure potrebbero, tra l'altro, essere concesse sotto forma di:- aiuti destinati a conseguire la protezione ambientale in relazione a diverse norme,- aiuti in forma di esenzione dal versamento di una imposta ambientale.Nella corrispondente disciplina elaborata dalla Commissione europea, gli aiuti finalizzati ad assistere le imprese ad adeguarsi alle norme comunitarie obbligatorie o le esenzioni fiscali che portano ad un tasso fiscale inferiore a quello minimo obbligatorio applicabile nella Comunità, sono generalmente considerati incompatibili con le norme sugli aiuti di Stato. Tuttavia, gli aiuti destinati a conseguire un più elevato livello di protezione ambientale di quando richiesto dalle suddette norme possono, a talune condizioni, essere considerati compatibili. Lo stesso vale per le esenzioni fiscali che non siano contrarie al tasso minimo obbligatorio comunitario e che abbiano natura temporanea.Al fine di assicurare condizioni paritarie di concorrenza in tutti i territori del SEE, l'Autorità si avvarrà, pertanto, dei medesimi criteri di riferimento all'atto dell'esame degli aiuti di Stato per tutela ambientale negli Stati EFTA, al fine di accertarne la compatibilità con il funzionamento dell'accordo SEE. Ciò significa che la presente disciplina rimanda alle norme comunitarie ed alle misure comunitarie di armonizzazione fiscale, ove esistenti.L'Autorità tiene a sottolineare che tali riferimenti alla legislazione comunitaria non implicano che gli Stati EFTA siano tenuti a conformarsi alla legislazione comunitaria laddove tale legislazione non è stata recepita nell'accordo SEE. Essi fungono esclusivamente da base per la valutazione della compatibilità delle misure di aiuto con il funzionamento dell'accordo SEE a norma dell'articolo 61, paragrafo 3, dell'accordo(3).6. L'Autorità adotta nella presente disciplina un'impostazione che consiste nello stabilire se e a quali condizioni gli aiuti di Stato possono essere considerati necessari al fine di garantire la protezione ambientale e lo sviluppo sostenibile senza creare effetti sproporzionati sulla concorrenza e sulla crescita economica. Tale analisi deve essere effettuata alla luce dell'esperienza maturata con l'applicazione della guida del 1994 e alla luce dei cambiamenti di politica ambientale che si sono verificati nel frattempo.B. Definizioni e campo d'applicazione7. Concetto di tutela dell'ambiente: nella presente disciplina l'Autorità considera come diretta alla tutela dell'ambiente qualsiasi azione volta a portare rimedio o a prevenire un pregiudizio all'ambiente fisico o alle risorse naturali, o a promuovere l'utilizzazione razionale di tali risorse.L'Autorità considera quindi che anche le azioni in favore del risparmio energetico e quelle a favore delle fonti di energia rinnovabili rientrino nella categoria degli interventi per la tutela dell'ambiente. Con le prime si intendono tra l'altro le azioni che consentono alle imprese di ridurre il consumo dell'energia utilizzata nel ciclo di produzione. La messa a punto e la fabbricazione di macchine o di mezzi di trasporto che richiedano meno risorse naturali per funzionare non rientrano nella presente disciplina. Le azioni realizzate all'interno di stabilimenti o altri impianti produttivi per migliorare la sicurezza o l'igiene sono senz'altro importanti e possono eventualmente essere ammesse al beneficio di taluni aiuti, ma esulano dall'ambito della presente disciplina.Principio dell'internalizzazione dei costi: il principio in base al quale le imprese devono includere nei loro costi di produzione l'insieme dei costi legati alla tutela dell'ambiente.Principio chi inquina paga il principio in base al quale i costi della lotta contro inquinamento devono essere sostenuti dall'inquinatore.Inquinatore: chiunque degradi direttamente o indirettamente l'ambiente, ovvero crea le condizioni che portano alla sua degradazione(4).Principio della veridicità dei prezzi: il principio in base al quale, nei prezzi delle merci e dei servizi, devono essere inclusi i costi esterni legati agli effetti negativi derivanti all'ambiente dalla loro produzione e commercializzazione.Norma comunitaria(5): qualsiasi norma obbligatoria nella Comunità europea che fìssi i livelli di tutela ambientale da raggiungere e l'obbligo di utilizzare la migliore tecnologia disponibile non comportante costi eccessivi ('best available techniques' o BAT)(6).Fonti di energia rinnovabili: le fonti rinnovabili non fossili (energia eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, delle centrali idroelettriche) di capacità inferiore a 10 MW e della biomassa nelle sue diverse forme (prodotti dell'agricoltura e della silvicoltura, scarti vegetali provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dall'industria alimentare, nonché cascami di legno e di sughero non trattati)(7).Elettricità da fonti energetiche rinnovabili: l'elettricità prodotta da centrali alimentate esclusivamente con fonti energetiche rinnovabili, inclusa la quota di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili nelle centrali miste che usano fonti di energia convenzionali, in particolare a fini di riserva(8).Imposte ambientali: per essere considerato 'ambientale' un tributo dovrebbe avere una base imponibile che abbia manifesti effetti negativi sull'ambiente. Può peraltro essere considerato ambientale anche un tributo i cui effetti positivi sull'ambiente sono manifesti ma comunque chiaramente individuabili. In linea di principio, è compito specifico del singolo Stato EFTA dimostrare l'effetto ambientale stimato del tributo(9).8. Campo d'applicazione: la presente disciplina si applica agli aiuti(10) per la tutela dell'ambiente concessi in qualsiasi settore contemplato dall'accordo SEE, compresi quelli soggetti a norme SEE specifiche in materia di aiuti di Stato [industria siderurgica(11), cantieristica navale, industria automobilistica, fibre sintetiche e trasporti(12)]. Gli aiuti di Stato per R &  S nel settore ambientale devono conformarsi alle norme stabilite nella disciplina sugli aiuti di Stato per la ricerca e lo sviluppo(13). L'Autorità è inoltre dell'avviso che gli aiuti alle attività di formazione nel settore dell'ambiente non presentino specificità tali da giustificare un trattamento distinto: essi verranno pertanto esaminati alla luce delle norme applicabili agli aiuti destinati alla formazione(14).Per effetto dell'articolo 3 della decisione n. 2496/96/CECA della Commissione, del 18 dicembre 1996, recante norme comunitarie per gli aiuti a favore della siderurgia(15), recepita nell'accordo SEE attraverso l'allegato XV, gli aiuti per la tutela dell'ambiente concessi nel settore della siderurgia continueranno, fino al 22 luglio 2002, ad essere esaminati in base alle disposizioni della sezione 15 della guida dell'Autorità, del 19 gennaio 1994, sugli aiuti destinati alla protezione dell'ambiente.Le disposizioni della presente disciplina non si applicano al settore dei 'costi incagliati' ('stranded costs'), che formeranno oggetto di un testo normativo specifico(16). L'Autorità sottolinea che gli aiuti de minimis, ossia gli aiuti che non eccedono l'importo di 100000 EUR concessi per un periodo di tre anni, non rientrano nel campo di applicazione dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE. Tali aiuti saranno esaminati in conformità delle norme applicabili agli aiuti de minimis(17). Le norme sugli aiuti de minimis non si applicano tuttavia ai settori dei trasporti, né ai settori disciplinati dall'articolo 27 e dai protocolli 14 e 25 dell'accordo SEE.C. Aiuti di Stato e politica dell'ambiente9. Gli articoli da 73 a 75 dell'accordo SEE (cfr. il nono considerando del preambolo) conferiscono alle parti contraenti esplicita competenza nel settore dell'ambiente. Tali disposizioni confermano il principio 'chi inquina paga', che sottintende che i costi connessi alla protezione dell'ambiente dovrebbero essere internalizzati dalle imprese come qualsiasi altro costo di produzione. Tuttavia, le disposizioni vanno oltre e prescrivono che i criteri di protezione ambientale siano inclusi nell'attuazione di altre politiche delle parti contraenti e sottolineano la necessità di prevenzione. Il tema dell'integrazione dell'ambiente nelle altre politiche è ripreso, assieme al concetto di 'sviluppo sostenibile', nel quinto programma comunitario di azione per l'ambiente: 'Verso uno sviluppo sostenibile', adottato nel 1993(18). Esso riconosce che l'inclusione delle considerazioni ambientali nelle altre politiche non è stata pienamente soddisfacente, se si applica l'approccio tradizionale, basato esclusivamente sulla regolamentazione e in particolare l'imposizione di norme. Il programma sostiene pertanto un ampliamento della gamma degli strumenti di politica ambientale. Diversi strumenti (regolamentazione, azioni e misure economiche volontarie) o varie combinazioni delle stesse possono rivelarsi il modo migliore per conseguire i desiderati obiettivi ambientali in una determinata situazione, a seconda del contesto giuridico, tecnico, economico e sociale. Entrambi gli incentivi finanziari positivi, cioè le sovvenzioni, e i disincentivi, cioè tasse e imposte, hanno un proprio posto.10. Nel 1996 la Commissione ha elaborato una relazione sullo stato di avanzamento del quinto programma comunitario d'azione per l'ambiente. La relazione conferma la validità della strategia globale e degli obiettivi del programma. L'inclusione delle considerazioni ambientali e di sostenibilità in altre politiche è incontestabilmente progredita. Tuttavia manca ancora un vero e proprio cambiamento nell'atteggiamento di tutti i soggetti interessati: responsabili politici, imprese, cittadini. Di fronte ai problemi ambientali occorre elaborare la nozione di responsabilità comune e sensibilizzare ogni cittadino all'importanza della posta in gioco.11. La Commissione europea ha inoltre presentato nel 1999 una valutazione globale del quinto programma d'azione. La relazione indica che, benché detto programma abbia permesso di sensibilizzare maggiormente i soggetti interessati, i cittadini e i responsabili di altri settori, in merito alla necessità di perseguire attivamente gli obiettivi ambientali, i progressi realizzati per orientare diversamente le tendenze economiche e sociali nocive per l'ambiente sono stati nel complesso insufficienti.12. Secondo tale valutazione, inoltre, 'diventa sempre più chiaro che i danni all'ambiente comportano costi per l'intera società e che, inversamente, l'azione ambientale può produrre benefici sotto forma di crescita economica, occupazione e competitività'. La relazione segnala altresì che 'l'effettiva applicazione del principio chi inquina paga e la piena internalizzazione dei costi ambientali a carico di chi inquina rimangono un processo fondamentale'(19).13. In questo contesto ed al fine di assicurare una vigilanza uniforme nel settore degli aiuti di Stato in tutto lo Spazio SEE, l'impostazione dell'Autorità in materia di controllo degli aiuti di Stato a fini ambientali deve soddisfare un doppio imperativo:a) assicurare il funzionamento competitivo dei mercati, pur promuovendo il completamento del mercato unico ed incrementando la competitività nelle imprese;b) assicurare che i criteri di protezione ambientale siano integrati nella definizione e nell'attuazione della politica di concorrenza, soprattutto al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile. L'Autorità ritiene che l'internalizzazione dei costi sia un obiettivo prioritario che può essere raggiunto in diversi modi, compreso attraverso strumenti fondati sulle leggi di mercato o di quelli basati sulla regolamentazione, trattandosi degli strumenti più efficaci per conseguire gli obiettivi sopra descritti.14. L'internalizzazione dei costi contribuisce ad assicurare che i prezzi rispecchino accuratamente i costi nella misura in cui gli operatori economici allocano le loro risorse finanziarie sulla base dei prezzi dei beni e dei servizi che desiderano acquistare. La relazione sull'andamento del lavoro sul quinto programma sottolinea che tale obiettivo non è stato raggiunto perché i prezzi non rispecchiano i costi ecologici. Ciò, a sua volta, rende più difficile aumentare la consapevolezza dell'opinione pubblica e spinge all'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali.15. Assicurare che i prezzi rispecchino i costi in tutte le fasi del processo economico è il modo migliore per rendere tutte le parti consapevoli del costo della protezione dell'ambiente. Oltre ai suoi effetti potenzialmente negativi sugli scambi e la concorrenza, gli aiuti di Stato generalmente pregiudicano l'obiettivo perché consentono a talune imprese di ridurre artificialmente i costi e di non divulgare i costi della protezione ambientale ai consumatori. Nel lungo termine, alcune forme di aiuti di Stato si riveleranno contrarie agli obiettivi dello sviluppo sostenibile.16. La guida dell'Autorità sugli aiuti per la protezione ambientale adottata nel 1994 costituisce parte integrante di questa politica. In generale il principio 'chi inquina paga' e la necessità che le imprese internalizzino i costi ambientali contrastano a priori con la concessione di aiuti alle imprese.17. La guida precisa tuttavia che gli aiuti possono giustificarsi in due casi:a) in talune situazioni specifiche, l'internalizzazione totale dei costi non è ancora possibile e gli aiuti possono allora stimolare le imprese ad adeguarsi alle norme costituendo una soluzione alternativa temporanea;b) gli aiuti possono altresì avere un effetto incentivante, soprattutto per stimolare le imprese ad andare al di là delle norme vigenti o a compiere investimenti supplementari volti a rendere gli impianti meno inquinanti.18. Nella guida del 1994, l'Autorità aveva considerato che, in taluni casi, l'internalizzazione totale dei costi non fosse ancora possibile e che gli aiuti potessero risultare temporaneamente indispensabili. Dal 1994 sono tuttavia intervenute le seguenti modifiche:a) le imprese hanno avuto sette anni per adattarsi alla progressiva applicazione principio 'chi inquina paga' e sulla internalizzazione dei costi;b) la relazione della Commissione europea del 1996 sullo stato di avanzamento del quinto programma, nonché la relazione relativa alla valutazione globale del 1999, ribadiscono la necessità dell'internalizzazione dei costi e dell'impiego degli strumenti di mercato al fine di progredire significativamente verso il miglioramento dell'ambiente;c) il ricorso agli strumenti di mercato e alla veridicità dei prezzi è caldeggiato anche dal protocollo di Kyoto sul cambiamento climatico.19. L'Autorità è quindi del parere che la concessione di aiuti non debba più supplire alla mancata internalizzazione dei costi. Il recepimento durevole delle esigenze ambientali presuppone la veridicità dei prezzi e l'internalizzazione totale dei costi connessi alla difesa dell'ambiente. L'Autorità reputa perciò che la concessione di aiuti non sia più giustificata nel caso degli investimenti destinati semplicemente a conformare gli impianti a norme tecniche comunitarie nuove o già vigenti(20). Essa ritiene tuttavia che, per rispondere alle difficoltà particolari incontrate dalle piccole e medie imprese (PMI), occorra prevedere la possibilità di concedere aiuti a queste ultime perché si conformino a nuove norme comunitarie durante un periodo di tre anni dall'adozione delle norme stesse(21). Per contro, gli aiuti possono rivelarsi utili quando costituiscono un incentivo per conseguire un livello di tutela più elevato di quello fissato dalle norme comunitarie. Ciò avviene quando uno Stato EFTA decide di adottare una norma più restrittiva delle norme comunitarie in modo da conseguire un livello più elevato di protezione ambientale. Si applica anche quando un'impresa investe nella protezione ambientale al di là delle norme più rigide in vigore nella Comunità o quando non esistono norme comunitarie in materia.Il caso specifico del settore dell'energia e degli sgravi fiscali20. Dopo l'adozione della guida del 1994, il settore dell'energia ha registrato importanti mutamenti che occorre prendere in considerazione.21. Alcuni Stati EFTA hanno adottato, stanno adottando o potrebbero adottare imposte o tasse aventi effetti positivi per la tutela dell'ambiente. Talvolta si prevedono esenzioni o sgravi d'imposta per determinate categorie di imprese, onde evitare di metterle in una situazione concorrenziale difficile. L'Autorità ritiene che queste misure possano configurare aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Gli aspetti negativi di tali aiuti possono tuttavia essere controbilanciati dagli aspetti positivi derivanti dall'applicazione delle imposte. L'Autorità ritiene quindi che siffatte deroghe, se necessarie per l'adozione o il mantenimento in vigore di imposte gravanti su tutti i prodotti, possano essere ammesse a determinate condizioni e per un periodo limitato, che potrà essere di 10 anni quando siano soddisfatte determinate condizioni. Al termine di tale periodo di 10 anni, gli Stati EFTA conservano la possibilità di notificare di nuovo le misure all'Autorità, che potrebbe quindi seguire la stessa impostazione nell'ambito della sua analisi, prendendo in considerazione nel contempo i risultati positivi ottenuti in termini di miglioramento dell'ambiente.22. Possono essere adottati provvedimenti per promuovere l'utilizzo delle fonti rinnovabili di energia e la cogenerazione di energia termica ed energia elettrica. L'Autorità ritiene che le misure in favore delle energie rinnovabili e della cogenerazione di calore e di elettricità, laddove configurino aiuti di Stato, possano essere ammesse a determinate condizioni. In particolare, si dovrà accertare che detti aiuti non violino altre disposizioni dell'accordo SEE.D. Condizioni generali d'autorizzazione degli aiuti in favore dell'ambienteD.1. Aiuti agli investimentiD.1.1. Aiuti transitori agli investimenti, concessi a favore delle PMI per l'osservanza di nuove norme comunitarie(22)23. Per un periodo di tre anni a decorrere dall'adozione(23) di nuove norme comunitarie possono essere autorizzati aiuti agli investimenti concessi alla PMI per l'osservanza delle norme stesse, entro i limiti del 15 % lordo dei costi ammissibili.D.1.2. Condizioni generali d'autorizzazione degli aiuti agli investimenti per il superamento delle norme comunitarie(24)24. Gli aiuti agli investimenti che consentano alle imprese di ottenere un livello di tutela ambientale più elevato di quello richiesto dalle norme comunitarie in vigore possono essere autorizzati fino a un'intensità massima lorda del 30 % dei costi d'investimento ammissibili, quali definiti al punto 32. Tale condizione vige parimenti qualora le imprese realizzino investimenti in assenza di norme comunitarie o debbano effettuare investimenti per conformarsi a disposizioni nazionali più rigorose rispetto alle norme comunitarie vigenti.D.1.3. Investimenti nel settore dell'energia25. Gli investimenti nel settore del risparmio energetico ai sensi del punto 7, sono equiparati agli investimenti per la tutela dell'ambiente. Questi investimenti svolgono infatti un ruolo fondamentale al fine di raggiungere, in maniera economica, gli obiettivi in materia di ambiente(25). Essi possono perciò beneficiare di aiuti all'investimento aventi un'intensità di base pari al 40 % dei costi ammissibili.26. Gli investimenti nel settore della cogenerazione di elettricità e di calore possono anch'essi beneficiare delle disposizioni della presente disciplina, se è dimostrato che tali azioni vanno a vantaggio della tutela dell'ambiente, o perché il rendimento di conversione(26) è particolarmente elevato, o perché esse permettono di ridurre il consumo di energia, o perché il procedimento di produzione impiegato è meno dannoso per l'ambiente(27). A tale proposito, l'Autorità terrà in particolare conto la forma di energia primaria utilizzata nel processo produttivo. Per questi investimenti sono ammessi aiuti all'investimento al tasso di base pari al 40 % dei costi ammissibili.27. Gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili sono equiparati agli investimenti a favore dell'ambiente realizzati in assenza di norme comunitarie obbligatorie(28). Va considerato inoltre che le azioni a favore delle energie rinnovabili costituiscono una delle priorità comunitarie in materia ambientale(29); esse rientrano infatti fra le azioni a lungo termine che vanno maggiormente incoraggiate. Di conseguenza, per gli investimenti realizzati a favore delle energie rinnovabili il tasso di base dell'aiuto è pari al 40 % dei costi ammissibili.L'Autorità ritiene altresì che occorra favorire gli impianti di energie rinnovabili che permettano l'approvvigionamento in autosufficienza di un'intera comunità, come un'isola o un agglomerato urbano. Gli investimenti effettuati in tale ambito possono beneficiare di una maggiorazione d'intensità pari a 10 punti percentuali rispetto al tasso di base del 40 % dei costi ammissibili.L'Autorità ritiene che, nei casi in cui risulti dimostrata l'indispensabilità dell'aiuto, gli Stati EFTA potranno concedere aiuti agli investimenti in favore delle energie rinnovabili fino a concorrenza del 100 % dei costi ammissibili. I relativi impianti non potranno tuttavia beneficiare di nessuna altra forma di sostegno.D.1.4. Maggiorazione per le imprese situate in regioni assistite28. Nelle regioni ammissibili ai regimi nazionali di aiuti a finalità regionale, le imprese possono fruire di aiuti accordati ai fini dello sviluppo regionale. Per incentivare dette imprese ad effettuare investimenti complementari in favore dell'ambiente occorre che esse possano eventualmente beneficiare di aiuti di maggiore entità, in considerazione dell'investimento ambientale effettuato secondo le disposizioni di cui al punto 24(30).29. Di conseguenza, nelle regioni ammissibili agli aiuti regionali (regioni assistite), il tasso massimo d'aiuto ambientale da applicarsi sui costi ammissibili, quali definiti al punto 32, è così determinato:Nelle regioni assistite, il tasso massimo è quello più elevato fra le due seguenti alternative:a) il tasso di base per gli aiuti agli investimenti a favore dell'ambiente, ossia: il 30 % lordo (regime comune), o il 40 % lordo (nel caso degli investimenti destinati al risparmio energetico, alle energie rinnovabili o alla cogenerazione), o il 50 % lordo (nel caso degli investimenti realizzati nel settore delle energie rinnovabili che permettono l'approvvigionamento di un'intera comunità), maggiorato di 5 punti percentuali lordi nelle regioni di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), e di 10 punti percentuali lordi nelle regioni di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera a), dell'accordo SEE(31);b) il tasso d'aiuto regionale maggiorato di 10 punti percentuali lordi.D.1.5. Maggiorazione a favore delle PMI30. Per le piccole e medie imprese che effettuano gli investimenti di cui ai precedenti punti 24-27 è ammessa una maggiorazione dell'aiuto di 10 punti percentuali lordi(32). Ai fini della presente disciplina, la definizione delle piccole e medie imprese risulta dai testi SEE applicabili(33).Le summenzionate maggiorazioni per le imprese situate in regioni assistite e per le PMI possono essere cumulate, ma il tasso massimo d'aiuto ambientale non può superare in nessun caso il 100 % lordo dei costi ammissibili. Le PMI non possono tuttavia beneficiare di una doppia maggiorazione, quale risulterebbe dall'applicazione contemporanea delle disposizioni relative agli aiuti regionali e di quelle stabilite in materia ambientale(34).D.1.6. Gli investimenti interessati31. Gli investimenti interessati sono quelli realizzati in terreni, sempreché siano rigorosamente necessari per soddisfare obiettivi ambientali, nonché in fabbricati, impianti e attrezzature destinati a ridurre o ad eliminare l'inquinamento e i fattori inquinanti o ad adattare i metodi di produzione in modo da proteggere l'ambiente.Possono essere inoltre prese in considerazione le spese legate al trasferimento di tecnologie mediante acquisizione di licenze di sfruttamento o di conoscenze tecniche brevettate o non brevettate. Tali attività immateriali devono tuttavia rispondere alle condizioni seguenti:a) essere considerate elementi patrimoniali ammortizzabili;b) essere acquisite a condizioni di mercato presso imprese nelle quali l'acquirente non disponga di alcun potere di controllo, diretto o indiretto;c) essere iscritte all'attivo del bilancio dell'impresa e permanere ed essere sfruttate nell'azienda del beneficiario dell'aiuto per almeno cinque anni a decorrere dalla concessione dell'aiuto stesso salvo che tali attività immateriali corrispondano a tecniche manifestamente superate. Qualora siano rivendute nel corso del quinquennio, gli introiti ottenuti dalla cessione devono essere dedotti dai costi ammissibili, ed implicano l'eventuale parziale o totale rimborso dell'importo dell'aiuto.D.1.7. Costi ammissibili32. I costi ammissibili sono rigorosamente limitati ai costi d'investimento supplementari ('sovraccosti') necessari per conseguire gli obiettivi di tutela ambientale.Questo principio comporta alcuni corollari: quando il costo dell'investimento per la tutela ambientale non è facilmente isolabile dal costo totale, l'Autorità si avvarrà di metodi di calcolo oggettivi e trasparenti, fondandosi per esempio sul costo di un investimento che sia analogo sotto il profilo tecnico ma che non consenta di raggiungere lo stesso grado di tutela ambientale.In ogni caso, i costi ammissibili devono essere calcolati al netto dei vantaggi apportati dall'eventuale aumento di capacità, risparmi di spesa ottenuti nei primi cinque anni di vita dell'impianto e delle produzioni accessorie aggiuntive realizzate nell'arco dello stesso periodo quinquennale(35).Nel campo delle energie rinnovabili i costi d'investimento ammissibili corrispondono di regola ai sovraccosti sostenuti dall'impresa rispetto a quelli inerenti ad un impianto di produzione di energia tradizionale avente la stessa capacità in termini di produzione effettiva di energia.Nell'ipotesi dell'adeguamento a nuove norme comunitarie(36), i costi ammissibili corrispondono ai sovraccosti d'investimento sostenuti per raggiungere il livello di tutela ambientale prescritto dalle nuove norme comunitarie.Nell'ipotesi dell'adeguamento a norme nazionali adottate in assenza di norme comunitarie, i costi ammissibili corrispondono ai sovraccosti d'investimento sostenuti per ottenere il livello di tutela ambientale prescritto dalle norme nazionali.Nell'ipotesi dell'adeguamento a norme nazionali più rigorose di quelle comunitarie, o in caso di superamento volontario delle norme comunitarie, i costi ammissibili corrispondono ai sovraccosti d'investimento sostenuti per conseguire una tutela ambientale di livello superiore a quello prescritto dalle norme comunitarie. I costi degli investimenti necessari per ottenere il livello di tutela richiesto dalle norme comunitarie non sono ammissibili.In caso di inesistenza di norme, i costi ammissibili corrispondono ai costi d'investimento necessari per conseguire un livello di tutela ambientale superiore a quello che verrebbe raggiunto dall'impresa o dalle imprese interessate in assenza di qualsiasi aiuto a favore dell'ambiente.D.1.8. Bonifica di siti industriali inquinati33. Possono rientrare nel campo d'applicazione della presente disciplina gli interventi realizzati da imprese che contribuiscano a riparare danni ambientali mediante la bonifica di siti industriali inquinati(37) in caso di degrado della qualità del suolo e delle acque di superficie o delle falde freatiche(38).Il responsabili dell'inquinamento, se chiaramente individuati, deve finanziare la bonifica in base al principio di responsabilità e senza il sostegno di alcun aiuto di Stato. Il concetto di 'responsabile dell'inquinamento' è definito dal diritto vigente in ciascuno Stato EFTA, salva l'adozione di norme SEE in tale materia.Qualora il responsabile dell'inquinamento non sia individuato o non possa essere chiamato a rispondere, la persona responsabile dell'esecuzione dei lavori può beneficiare di un aiuto per i lavori stessi(39).L'importo dell'aiuto per la bonifica dei siti inquinati può raggiungere il 100 % dei costi ammissibili, maggiorato mediante il 15 % dell'importo dei lavori. I costi ammissibili sono pari al costo dei lavori di bonifica, meno l'incremento di valore del terreno.L'importo totale dell'aiuto non potrà in nessun caso essere superiore alle spese effettive sostenute dall'impresa.D.1.9. Trasferimento di imprese34. L'Autorità ritiene che in linea di massima il trasferimento di imprese in un nuovo sito non rientri nell'ambito della tutela ambientale e non dia quindi diritto alla concessione di aiuti in applicazione della presente disciplina.La concessione di aiuti può tuttavia essere giustificata se un'impresa, ubicata in ambiente urbano o in una zona simile a quella designata 'Natura 2000'(40), ed esercente - nel rispetto della legislazione in vigore - un'attività che provoca un grave inquinamento, deve, proprio a causa di tale ubicazione, lasciare il luogo in cui è insediata spostandosi in una zona più adeguata.Devono essere soddisfatti cumulativamente i seguenti criteri:a) Il cambiamento dell'ubicazione dev'essere motivato da considerazioni di tutela ambientale e far seguito ad una decisione amministrativa o giudiziaria che ordini il trasferimento;b) l'impresa deve rispettare le norme ambientali più rigorose vigenti nella nuova regione di insediamento.L'impresa che soddisfi tali condizioni può beneficiare di un aiuto all'investimento conformemente al punto 24. Si applicano le disposizioni del punto 30 in merito alle maggiorazioni previste a favore delle PMI.Nel determinare l'importo dei costi ammissibili per gli aiuti al trasferimento di imprese, l'Autorità prenderà in considerazione: da un lato, il ricavato della rivendita o della locazione degli impianti e terreni sgomberati nonché l'indennizzo in caso di esproprio; dall'altro, i costi connessi all'acquisto di terreni, alla costruzione o all'acquisto di nuovi impianti di identica capacità. Potranno essere presi in considerazione, se del caso, altri benefici inerenti al trasferimento degli impianti, in particolare i benefici derivanti dal miglioramento della tecnologia utilizzata, attuato in occasione del trasferimento e le plusvalenze contabili derivanti dalla rivalutazione degli impianti. Gli investimenti relativi all'eventuale aumento della capacità non possono essere presi in considerazione nel calcolo dei costi ammissibili per la concessione di aiuti a favore dell'ambiente.Se la decisione amministrativa o giudiziaria che ordina il trasferimento comporta la risoluzione anticipata del contratto di locazione di terreni o di immobili, le eventuali penali sostenute dall'impresa per la risoluzione stessa possono essere prese in considerazione nel calcolo dei costi ammissibili.D.1.10. Disposizioni comuni35. Non possono essere accordati aiuti per investimenti destinati al superamento delle norme comunitarie, o realizzati in caso d'inesistenza di tali norme, se il superamento riguarda la semplice osservanza di norme già adottate ma non ancora in vigore(41). L'impresa può beneficiare di aiuti per conformarsi a norme nazionali che siano più rigorose di quelle comunitarie, o che vigano in assenza di norme comunitarie, solo qualora ottemperi a tali norme nazionali entro il termine da queste stabilito. Gli investimenti realizzati dopo tale data non possono essere presi in considerazione(42).D.2. Aiuti alle attività di assistenza-consulenza in materia ambientale destinate alle PMI36. Le azioni di assistenza-consulenza svolgono un ruolo importante per le piccole e medie imprese, consentendo loro di realizzare progressi nella tutela dell'ambiente. L'Autorità considera pertanto che tali iniziative debbano poter beneficiare di aiuti secondo le disposizioni del regolamento (CE) n. 70/2001(43), recepito nell'accordo SEE attraverso l'allegato XV dell'accordo SEE.D.3. Aiuti al funzionamentoD.3.1. Norme sugli aiuti al funzionamento concessi per la gestione dei rifiuti e per il risparmio energetico37. Le disposizioni seguenti si applicano per due categorie specifiche di aiuti al funzionamento, ossia:a) gli aiuti alla gestione dei rifiuti, purché questa corrisponda alla classificazione gerarchica dei principi di gestione dei rifiuti(44);b) gli aiuti nel settore del risparmio energetico.38. Gli aiuti di questo tipo, sempreché risultino indispensabili, devono limitarsi rigorosamente alla compensazione dei sovraccosti di produzione rispetto ai prezzi di mercato dei prodotti o servizi in questione(45). Devono inoltre essere temporanei e in linea di massima decrescenti in modo da stimolare le imprese a rispettare, entro tempi ragionevoli, il principio della veridicità dei prezzi.39. L'Autorità considera che le imprese debbano sostenere di regola il costo del trattamento dei rifiuti industriali, in ottemperanza al principio 'chi inquina paga'. Possono tuttavia rendersi necessari aiuti al funzionamento qualora siano adottate norme nazionali più rigorose delle norme comunitarie applicabili, oppure qualora siano adottate norme nazionali in assenza di norme comunitarie, che comportino per le imprese una perdita temporanea di competitività a livello internazionale(46).Le imprese che fruiscono di aiuti al funzionamento per il trattamento dei rifiuti industriali o non industriali devono finanziare tale servizio proporzionalmente alla quantità di rifiuti da esse prodotta e/o al costo del loro trattamento.40. Per tutti questi aiuti al funzionamento, la durata è limitata a 5 anni se l'aiuto è decrescente. L'intensità può raggiungere il 100 % dei sovraccosti nel primo anno ma deve diminuire in maniera lineare per raggiungere il tasso zero alla fine del quinto anno.41. In caso di aiuto non decrescente, la durata è limitata a 5 anni e l'intensità al 50 % dei sovraccosti.D.3.2. Disposizioni riguardanti tutti gli aiuti al funzionamento concessi sotto forma di sgravi o esenzioni fiscali42. Nell'adottare imposte gravanti su determinate attività e giustificate da motivi di tutela ambientale (ecotasse), gli Stati EFTA possono considerare necessarie deroghe temporanee a favore di talune imprese, in particolare laddove non esista un'armonizzazione a livello europeo o vi siano rischi temporanei di perdita di competitività internazionale per determinate imprese. Siffatte deroghe configurano in genere aiuti al funzionamento ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Quando si valuta se gli aiuti di Stato possono godere di una deroga dal divieto generale di concedere aiuti di Stato prescritto all'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE, si deve accertare, tra l'altro, se la tassa in questione corrisponde ad una tassa da applicare all'interno della Comunità europea in forza di una decisione comunitaria(47). Questo aspetto è essenziale per quanto riguarda la possibilità di una perdita di competitività internazionale per il contribuente.43. Se l'imposta non corrisponde ad una imposta da applicare all'interno della Comunità europea in forza di una decisione comunitaria, le imprese interessate possono incontrare qualche difficoltà nell'adeguarsi rapidamente al nuovo carico fiscale. In tal caso può giustificarsi una deroga temporanea per talune imprese, affinché queste possano adeguarsi alla nuova situazione.44. Se l'imposta corrisponde ad un'imposta applicabile in forza di una direttiva comunitaria, possono presentarsi due casi:a) lo Stato EFTA applica a determinati prodotti un'aliquota d'imposta superiore a quella minima prescritta dalla direttiva comunitaria e prevede una deroga a favore di determinate imprese, che saranno perciò soggette ad un'aliquota inferiore, benché almeno uguale all'aliquota minima prescritta dalla direttiva. L'Autorità è del parere che in tal caso la previsione di una deroga temporanea possa essere giustificata dal fine di consentire alle imprese d'adeguarsi ad un'imposizione superiore, e orientarle verso modalità operative più favorevoli per l'ambiente;b) lo Stato EFTA applica a determinati prodotti un'aliquota d'imposta pari a quella minima prescritta dalla direttiva comunitaria e prevede una deroga a favore di determinate imprese, le quali saranno perciò soggette ad un'imposizione inferiore all'aliquota minima. Se una tale deroga non è consentita all'interno della Comunità europea, essa costituisce un aiuto incompatibile ai sensi dell'articolo 61 dell'accordo SEE; se invece essa sarebbe ammessa all'interno della Comunità europea, l'Autorità potrà considerarla compatibile alla luce dell'articolo 61, sempreché sia necessaria e non sproporzionata rispetto agli obiettivi SEE perseguiti. L'Autorità considererà particolarmente rilevante la rigorosa limitazione nel tempo di tali deroghe.45. In linea generale le misure fiscali di cui trattasi devono contribuire significativamente alla tutela dell'ambiente. Occorre verificare che le deroghe o esenzioni non compromettano, in quanto tali, gli obiettivi generali perseguiti.46. Tali deroghe possono costituire forme di aiuto al funzionamento, che possono essere autorizzate secondo le seguenti modalità:46.1. Se uno Stato EFTA introduce una nuova imposta per motivi ambientali, in un certo settore d'attività o per determinati prodotti, in assenza di una corrispondente armonizzazione fiscale comunitaria, o se l'imposta prevista dallo Stato EFTA è superiore all'aliquota fissata dalla norma comunitaria, l'Autorità considera che possono giustificarsi decisioni di esenzione, aventi efficacia decennale e forma decrescente, nei seguenti due casi:a) Quando gli sgravi sono subordinati alla conclusione di accordi tra lo Stato EFTA interessato e le imprese beneficiarie, con cui le imprese o le loro associazioni s'impegnano a conseguire determinati obiettivi di tutela ambientale nel corso del periodo d'applicazione degli sgravi, oppure quando le imprese s'impegnino a stipulare liberi accordi aventi lo stesso effetto. Tali accordi o impegni possono vertere, per esempio, sulla riduzione del consumo d'energia, sulla riduzione delle emissioni inquinanti o su un'altra azione proficua per l'ambiente. Il contenuto degli accordi deve essere negoziato da ciascuno Stato EFTA e sarà valutato dall'Autorità in sede di esame dei progetti d'aiuto notificati. Lo Stato EFTA deve organizzare controlli rigorosi sull'adempimento degli impegni sottoscritti dalle imprese o dalle associazioni di imprese. Gli accordi conclusi tra lo Stato EFTA e le imprese o associazioni di imprese interessate devono prevedere le modalità relative alle sanzioni da irrogare in caso di mancato adempimento degli impegni assunti.Le disposizioni di cui sopra si applicano anche nell'ipotesi in cui lo Stato EFTA subordini lo sgravio fiscale a condizioni che abbiano lo stesso effetto degli accordi o impegni suddetti.b) Detti sgravi possono anche non essere subordinati alla conclusione di accordi fra lo Stato EFTA e le imprese beneficiare, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni alternative:- ove lo sgravio riguardi un'imposta corrispondente ad una tassa comunitaria armonizzata, l'importo effettivamente pagato dalle imprese a seguito della riduzione deve restare significativamente superiore al minimo comunitario, e comunque a un livello tale da incentivare le imprese ad agire per migliorare la tutela dell'ambiente,- ove lo sgravio riguardi un'imposta corrispondente ad una tassa comunitaria armonizzata, le imprese beneficiarie della riduzione devono comunque pagare una parte significativa dell'imposta nazionale.46.2. Le disposizioni di al punto 46.1 possono essere applicate alle imposte vigenti se sono soddisfatte cumulativamente le due condizioni seguenti:a) l'imposta deve avere un significativo effetto positivo in termini di tutela dell'ambiente;b) le deroghe a favore delle imprese interessate devono essere state decise al momento dell'adozione dell'imposta, o devono rendersi necessarie a causa di un mutamento significativo delle condizioni economiche che ponga le imprese in una situazione concorrenziale particolarmente difficile. In quest'ultima ipotesi l'importo della riduzione fiscale non può superare l'aumento degli oneri derivanti dal mutamento delle condizioni economiche. Quando tale aumento degli oneri viene meno, deve cessare anche lo sgravio fiscale.46.3. Gli Stati EFTA possono inoltre promuovere lo sviluppo di procedimenti destinati alla produzione dell'elettricità con fonti di energia tradizionale, come ad esempio il gas, che permettano di ottenere un'efficienza energetica sensibilmente superiore a quella raggiunta con i procedimenti produttivi classici. In tal caso l'Autorità ritiene che, alla luce dell'importanza che tali tecniche assumono per la tutela dell'ambiente (e purché l'energia primaria utilizzata minimizzi notevolmente gli effetti negativi sull'ambiente) possano giustificarsi esenzioni totali dalle imposte per un periodo di 5 anni e in forma non decrescente. Possono essere altresì concesse deroghe di 10 anni alle condizioni di cui ai punti 46.1 e 46.2.47. Quando un'imposta vigente subisca un aumento significativo, e lo Stato EFTA ritenga che siano necessarie deroghe per talune imprese, si applicano condizioni analoghe a quelle stabilite nel punto 46.1 per le nuove imposte.48. Se le riduzioni riguardano un'imposta che corrisponde ad un'imposta soggetta ad armonizzazione a livello comunitario e l'imposta nazionale è inferiore o pari al minimo comunitario, l'Autorità considera che non si giustifichino esenzioni per periodi prolungati.Tuttavia, in tutti i casi di sgravi fiscali lo Stato EFTA conserva la facoltà di concedere aiuti al funzionamento alle condizioni indicate sopra ai punti 40 e 41, se lo sgravio soddisfa le condizioni previste in tali punti. Se l'imposta corrisponde ad una tassa comunitaria armonizzata, un'esplicita autorizzazione a derogare al minimo comunitario deve in ogni caso essere prevista nella corrispondente disposizione che stabilisce l'armonizzazione.D.3.3. Condizioni applicabili agli aiuti al funzionamento concessi per le energie innovabili49. Gli aiuti al funzionamento concessi per la produzione di energie rinnovabili costituiscono in linea di principio aiuti a favore dell'ambiente cui si applicano le disposizioni della presente disciplina.50. L'Autorità ritiene che per tali aiuti possano essere adottate disposizioni specifiche, a causa delle difficoltà che impediscono a questi tipi di energia di competere efficacemente con quelle tradizionali. Va inoltre preso in considerazione il fatto che è un obiettivo comune quello di promuovere lo sviluppo di tali forme di energia segnatamente per motivi ecologici. Gli aiuti possono risultare necessari, in particolare, quando i procedimenti tecnici disponibili non permettono una produzione d'energia a costi unitari simili a quelli delle fonti energetiche tradizionali.51. In tale ipotesi la concessione di aiuti al funzionamento può essere giustificata dal fine di compensare la differenza fra il costo di produzione dell'energia da fonti energetiche rinnovabili e il prezzo di mercato dell'energia stessa. La forma di tali aiuti può variare a seconda del tipo di energia primaria e delle modalità di sostegno stabilite dagli Stati EFTA. L'Autorità terrà inoltre conto, nell'analisi dei singoli casi, della posizione concorrenziale di ciascun tipo di energia.52. Gli Stati EFTA possono concedere aiuti a favore delle energie rinnovabili secondo le seguenti modalità:D.3.3.1. Alternativa 153. Nel campo delle energie rinnovabili, i costi d'investimento unitari sono particolarmente elevati e rappresentano in genere una parte determinante dei costi delle imprese, che non possono quindi praticare prezzi competitivi nei mercati in cui vendono l'energia.54. A fronte di questa barriera che impedisce alle energie rinnovabili di accedere al mercato, gli Stati EFTA possono concedere aiuti che compensino la differenza tra i costi di produzione delle energie rinnovabili e i relativi prezzi di mercato. Gli eventuali aiuti al funzionamento potranno essere concessi solo per garantire l'ammortamento degli impianti. L'energia supplementare prodotta dall'impianto non potrà beneficiare di alcun sostegno finanziario. L'aiuto potrà coprire le spese finanziarie e una congrua remunerazione del capitale, purché gli Stati EFTA siano in grado di dimostrare che esso è indispensabile, in particolare per la scarsa competitività di certe energie rinnovabili.Nel determinare l'importo degli aiuti al funzionamento si dovrà tenere conto anche degli eventuali aiuti agli investimenti versati all'impresa per la realizzazione dell'impianto.Nei regimi di aiuto notificati all'Autorità dovranno essere indicate le specifiche disposizioni stabilite in materia di sostegno dagli Stati EFTA, e in particolare le modalità di calcolo dell'importo degli aiuti. Una volta che i regimi siano stati autorizzati dall'Autorità, lo Stato EFTA interessato dovrà applicare tali disposizioni e modalità nel concedere gli aiuti alle imprese.55. A differenza delle altre fonti energetiche rinnovabili, la biomassa richiede investimenti relativamente meno elevati ma comporta costi di funzionamento più cospicui. Di conseguenza l'Autorità potrà autorizzare aiuti al funzionamento che vadano al di là della semplice copertura delle spese d'investimento, qualora gli Stati EFTA possano dimostrare che i costi totali sostenuti dalle imprese dopo l'ammortamento degli impianti continuano a superare i prezzi di mercato dell'energia.D.3.3.2. Alternativa 256. Gli Stati EFTA possono concedere sostegni a favore delle energie rinnovabili mediante meccanismi di mercato, quali ad esempio i certificati verdi o i sistemi basati su bandi di gara. Tali sistemi consentono all'insieme dei produttori di energie rinnovabili di beneficiare indirettamente di una domanda garantita per l'energia prodotta, a un prezzo superiore al prezzo di mercato dell'energia convenzionale. Il prezzo dei certificati verdi non deve essere fissato in anticipo, ma discendere dalla legge della domanda e dell'offerta.57. Qualora costituiscano aiuti di Stato, tali sistemi possono essere autorizzati dall'Autorità purché gli Stati EFTA siano in grado di dimostrare che il sostegno è indispensabile per garantire la redditività delle energie rinnovabili, che non determina globalmente una sovraccompensazione a vantaggio di tali energie e non disincentiva i produttori dall'aumentare la competitività. Per poter verificare l'osservanza di tali criteri, l'Autorità intende autorizzare i sistemi di aiuto suddetti per periodi di 10 anni. Allo scadere del periodo decennale si dovrà effettuare un bilancio per valutare se sia necessaria la proroga della misura di sostegno.D.3.3.3. Alternativa 358. Gli Stati EFTA possono concedere, per i nuovi impianti di produzione di energie rinnovabili, aiuti al funzionamento calcolati sulla base dei costi esterni evitati. Si definiscono 'costi esterni evitati' i costi ambientali che la società dovrebbe sostenere se la stessa quantità di energia fosse prodotta da un impianto funzionante con energie convenzionali. Tali costi ambientali si determinano in base alla differenza tra i costi esterni generati ma non pagati dai produttori di energia rinnovabile e quelli corrispondenti generati e non pagati dai produttori di energia non rinnovabile. I relativi calcoli dovranno essere effettuati dallo Stato EFTA con un metodo di calcolo internazionalmente riconosciuto e comunicato all'Autorità. Lo Stato EFTA dovrà, fra l'altro, fornire un'analisi comparativa (motivata e quantificata) dei costi ambientali, recante una valutazione dei costi esterni generati dai produttori di energie concorrenti, in modo da dimostrare che l'aiuto costituisce effettivamente una compensazione di costi esterni non coperti.In ogni caso, l'importo dell'aiuto concesso in tal modo al produttore di energia rinnovabile non può superare 0,05 EUR per kW/h.Inoltre l'importo dell'aiuto ai produttori che ecceda l'importo risultante dall'alternativa 1 deve essere obbligatoriamente reinvestito dalle imprese nel settore delle energie rinnovabili. Tale importo sarà preso in considerazione dall'Autorità qualora l'attività di cui trattasi benefici di altri aiuti di Stato.59. Affinché l'applicazione dell'alternativa 3 resti coerente con le norme generali sulla concorrenza, l'Autorità deve avere la certezza che l'aiuto non dia luogo a distorsioni di concorrenza contrarie all'interesse comune. In altri termini, la Commissione deve essere certa che l'aiuto porterà ad un effettivo sviluppo globale delle energie rinnovabili rispetto alle energie convenzionali e non si risolva nel semplice spostamento di quote di mercato tra le varie energie rinnovabili. Dovranno perciò essere soddisfatte le condizioni seguenti:- l'aiuto erogato conformemente a quest'alternativa deve far parte di un sistema che tratti in modo paritario tutte le imprese presenti nel settore delle energie rinnovabili,- il sistema deve prevedere la concessione degli aiuti senza discriminazioni tra le imprese che producono la stessa energia rinnovabile,- il funzionamento del sistema deve essere verificato dall'Autorità ogni cinque anni.D.3.3.4. Alternativa 460. Gli Stati EFTA hanno comunque la facoltà di concedere aiuti al funzionamento in base alle disposizioni generali sugli aiuti al funzionamento di cui ai punti 40 e 41.D.3.4. Condizioni applicabili agli aiuti al funzionamento concessi per la cogenerazione61. L'Autorità ritiene che aiuti al funzionamento per la cogenerazione di elettricità e calore possano giustificarsi quando siano soddisfatte le condizioni di cui al punto 26. Tali aiuti possono essere concessi alle imprese che provvedono alla distribuzione pubblica di calore ed elettricità se i costi di produzione dell'elettricità o del calore superano i relativi prezzi di mercato. In tali circostanze la concessione degli aiuti al funzionamento è ammessa alle condizioni stabilite nei punti da 53 a 60. L'indispensabilità dell'aiuto sarà determinata prendendo in considerazione i costi e i proventi risultanti dalla produzione e dalla vendita del calore e dell'elettricità.62. Gli aiuti al funzionamento possono essere concessi alle stesse condizioni a favore dell'utilizzazione industriale della cogenerazione di calore ed elettricità, quando sia effettivamente dimostrato che il costo di produzione di un'unità d'energia ottenuta mediante tale tecnica è superiore al prezzo di mercato di un'unità di energia tradizionale. Nel costo di produzione può essere inclusa la normale redditività dell'impianto, deducendo però gli eventuali benefici ottenuti dall'impresa in termini di produzione di calore.E. Politiche, misure e strumenti per la riduzione dei gas a effetto serra63. II protocollo di Kyoto(48) fissa una limitazione o riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra per il periodo 2008-2012. L'Autorità ritiene che alcune delle modalità adottate dagli Stati EFTA per conformarsi agli obiettivi di tale protocollo potrebbero configurare aiuti di Stato, ma che sia prematuro definirne fin d'ora le relative condizioni di autorizzazione.F. Base giuridica della deroga in ordine a tutti i progetti esaminati dalla Commissione64. Nei limiti e alle condizioni stabiliti dalla presente disciplina, gli aiuti in favore dell'ambiente saranno autorizzati dall'Autorità a norma dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell'accordo SEE, riguardanti gli 'aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempreché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse'.65. Gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di importanti progetti di comune interesse europeo, prevalentemente imperniati sulla protezione dell'ambiente ed aventi spesso effetti benefici al di là delle frontiere dello Stato EFTA o degli Stati EFTA interessati, possono essere autorizzati in forza della deroga di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell'accordo SEE. Occorre tuttavia che l'aiuto sia necessario per la realizzazione del progetto, il quale deve essere specifico, ben definito e qualitativamente rilevante e deve inoltre fornire un contributo esemplare, chiaramente individuabile, alla realizzazione degli interessi della Comunità europea. Nell'applicare tale deroga, l'Autorità può autorizzare percentuali di aiuto più elevate rispetto ai massimali stabiliti per gli aiuti autorizzati sulla base dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c).G. Cumulo di aiuti di diversa origine66. I massimali d'aiuto fissati dalla presente disciplina si applicano indipendentemente dal fatto che l'aiuto sia finanziato integralmente mediante risorse statali, o in tutto o in parte mediante risorse SEE. Gli aiuti autorizzati in applicazione della presente disciplina non possono essere cumulati con altri aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, né con altri finanziamenti comunitari provenienti dalla partecipazione dello Stato EFTA a programmi comunitari, se tale cumulo comporta un'intensità d'aiuto superiore a quella prevista dalla presente disciplina.In caso di aiuti di Stato aventi finalità diverse ma riguardanti gli stessi costi ammissibili, si applica il massimale d'aiuto più favorevole.H. 'Opportune misure' ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, del protocollo 3, dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte67. Ai fini della presente disciplina e in applicazione dell'articolo 1, paragrafo 1, del protocollo 3, dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte, l'Autorità proporrà agli Stati EFTA le seguenti opportune misure relativamente ai regimi di aiuti vigenti.68. Per poter valutare la concessione di aiuti d'importo rilevante erogati nell'ambito di regimi già esistenti e la loro compatibilità con il funzionamento dell'accordo SEE, l'Autorità proporrà agli Stati EFTA, in quanto opportuna misura ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, del protocollo 3, dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte, che ogni progetto individuale di aiuto destinato agli investimenti, concesso in base a un regime esistente, le sia preventivamente notificato ove i costi ammissibili superino 25 milioni di EUR e l'aiuto ecceda i 5 milioni di EUR in termini di equivalente sovvenzione lorda. La notificazione dovrà essere effettuata mediante un formulario conforme al modello contenuto nell'allegato.69. L'Autorità proporrà inoltre, in quanto opportuna misura ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, del protocollo 3, dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte, che gli Stati EFTA adeguino i loro regimi di aiuto in favore dell'ambiente per renderli compatibili con la presente disciplina entro il 1o gennaio 2002.70. L'Autorità inviterà gli Stati EFTA a comunicarle l'eventuale accettazione della proposta relativa alle opportune misure di cui ai punti da 67 a 69 entro il termine di un mese dal ricevimento della proposta stessa. Qualora non riceva alcuna risposta, l'Autorità considererà che la proposta non è accettata.71. L'Autorità ricorda che, eccezion fatta per i regimi di aiuto qualificati de minimis in base al regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione(49), che sarà recepita nell'accordo SEE attraverso l'allegato XV, la presente disciplina non esonera gli Stati EFTA dall'obbligo di notificare, in forza dell'articolo 1, paragrafo 3, del protocollo 3 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte, tutti i regimi di aiuto, tutte le modifiche degli stessi nonché ogni misura individuale di aiuto concesso alle imprese al di fuori dei regimi autorizzati.72. L'Autorità intende assoggettare l'autorizzazione di qualsiasi regime futuro all'osservanza delle disposizioni della presente disciplina.I. APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA73. La presente disciplina si applica dalla data della sua adozione da parte dell'Autorità di vigilanza EFTA. Saranno efficaci fino al 31 dicembre 2007. L'Autorità potrà - previa consultazione degli Stati EFTA - modificarla prima di tale scadenza per importanti motivi connessi alla politica della concorrenza, alla politica ambientale o in considerazione di altre politiche.74. L'Autorità applicherà le disposizioni della presente disciplina a tutti i progetti di aiuto notificati sui quali essa deciderà dopo l'adozione della disciplina da parte dell'Autorità di vigilanza EFTA, anche qualora i progetti siano stati notificati prima dell'adozione stessa.Per gli aiuti non notificati l'Autorità applicherà:a) le disposizioni della presente disciplina, se l'aiuto è stato concesso dopo la loro adozione;b) in ogni altro caso, la guida degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente del 1994, pubblicata in GU L 231 del 3.9.1994.J. Inclusione della politica ambientale nelle altre discipline in materia di aiuti di Stato75. Gli articoli da 73 a 75, dell'accordo SEE stabiliscono i criteri di protezione ambientale che devono essere inclusi nell'attuazione delle altre politiche degli Stati EFTA.In occasione dell'adozione o della revisione di altre discipline in materia di aiuti di Stato, l'Autorità valuterà in quale misura possano essere prese maggiormente in considerazione tali esigenze. A tal fine esaminerà l'eventuale opportunità di chiedere agli Stati EFTA di fornire una valutazione d'impatto ambientale all'atto della notificazione di qualsiasi rilevante progetto d'aiuto in qualunque settore di attività.ALLEGATOInformazioni supplementari da fornire di regola nelle notificazioni degli aiuti di Stato a favore dell'ambiente in forza dell'articolo 1, paragrafo 3, del protocollo 3, dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte(Regimi, aiuti concessi in applicazione di un regime approvato, aiuti ad hoc)1. ObiettiviDescrizione dettagliata degli obiettivi della misura di aiuto e del tipo di tutela ambientale che si intende incentivare.2. Descrizione della misura.Descrizione dettagliata della misura e dei beneficiari.Descrizione dei costi totali di investimento e dei costi ammissibili.Se la misura in questione è già stata applicata in passato, quali risultati sono stati ottenuti sul piano ambientale?Se si tratta di una misura nuova, quali sono i risultati previsti sul piano ambientale, e in quale arco di tempo?Per gli aiuti motivati da un superamento delle norme, precisare la norma vigente, e in che modo la misura in questione permette di ottenere un livello di tutela dell'ambiente significativamente superiore.Per gli aiuti concessi in caso di inesistenza di norme, precisare in modo dettagliato come sono determinati i costi ammissibili."(1) Il presente capitolo corrisponde alla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente (GU C 37, del 3.2.2001, pag. 3).(2) Cfr. il punto 5.(3) L'Autorità richiama la sentenza della Corte EFTA nella causa tra la Norvegia e l'Autorità in merito ai contributi differenziati di sicurezza sociale previsti dalla Norvegia, nella quale la Corte ha concluso che, in genere, un regime fiscale di uno Stato SEE/EFTA non rientra tra i settori disciplinati dall'accordo SEE. In taluni casi, tuttavia, un tale regime può comportare conseguenze che implicano l'applicazione dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE (Corte EFTA, causa E-6/98, governo della Norvegia/Autorità di vigilanza EFTA, Racc. 1999 della Corte EFTA, pag. 74, paragrafo 34).(4) Raccomandazione del Consiglio, del 3 marzo 1975, concernente l'imputazione dei costi e l'intervento dei pubblici poteri in materia di ambiente (GU L 194 del 25.7.1975, pag. 1), recepito nell'accordo SEE tramite l'allegato XX, punto 33 degli atti finali, di cui le parti contraenti devono prender nota.(5) Si veda il punto 5. (Quando tali norme sono incorporate nell'accordo SEE, esse diventano di fatto norme SEE).(6) Il concetto di 'migliore tecnologia disponibile' (BAT) è stato introdotto nella legislazione comunitaria (con i termini di 'migliori mezzi tecnici disponibili') dalla direttiva 76/464/CEE del Consiglio, del 4 maggio 1976, concernente l'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose scaricate nell'ambiente idrico della Comunità (GU L 129 del 18.5.1976, pag. 23), e ripreso, con qualche modifica, dalla direttiva 84/360/CEE del Consiglio, del 28 giugno 1984, concernente la lotta contro l'inquinamento atmosferico provocato dagli impianti industriali (GU L 188 del 16.7.1984, pag. 20). Entrambe le direttive sono state recepite nell'accordo SEE attraverso l'allegato XX. La direttiva 96/61/CEE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento [GU L 257 del 10.10.1996, pag. 26 (direttiva IPPC)] ha sviluppato e confermato questo concetto. Anche questa direttiva è stata recepita nell'accordo SEE tramite l'allegato XX. Il campo d'applicazione della direttiva IPPC è costituito dagli impianti industriali ad alto potenziale d'inquinamento. Per gli impianti nuovi o in caso di modifiche sostanziali apportate ad un impianto esistente, la direttiva si applica dal novembre 1999. Gli impianti esistenti devono conformarsi alle norme della direttiva IPPC entro ottobre del 2007. Fino a tale data restano applicabili le disposizioni relative al concetto di BAT delle due direttive succitate. Come regola generale le norme in concreto - ossia i valori limite di emissione o di consumo basati sull'impiego delle migliori tecniche disponibili - non sono fissate a livello SEE, ma dalle autorità nazionali.(7) Definizione contenuta nella proposta della Commissione di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili sul mercato interno dell'elettricità (GU C 311 del 31.10.2000, pag. 320). Una volta adottata la direttiva, si applicherà la definizione contenute nel testo definitivo. A questo proposito, cfr. il punto 5 della disciplina.(8) Cfr. nota precedente.(9) Comunicazione della Commissione - Tasse e imposte ambientali nel mercato unico (GU C 224 del 23.7.1997, pag. 6).(10) La presente disciplina non rimette in discussione il concetto di aiuto di Stato, quale risulta dalle disposizioni dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, e dalla giurisprudenza della Corte EFTA, la Corte di giustizia e del Tribunale di primo grado delle Comunità europee.(11) Nei limiti delle disposizioni previste al punto 8, secondo comma, della presente disciplina.(12) L'Autorità ricorda che la presente disciplina riguarda esclusivamente gli aiuti di Stato a favore dell'ambiente, lasciando impregiudicata l'applicabilità di altre disposizioni sugli aiuti di Stato, entro i limiti delle norme sul cumulo di cui al punto 66.(13) Capitolo 14 della guida dell'Autorità.(14) Capitolo 18A della guida dell'Autorità, fino a che il regolamento (CE) n. 68/2001, della Commissione del 12.1.2001 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti destinati alla formazione (GU L 10 del 13.1.2001, pag. 20), non sarà incorporato nell'accordo SEE.(15) GU L 338 del 28.12.1996, pag. 42.(16) Per costi incagliati (stranded costs) s'intendono i costi che le imprese devono sostenere in conseguenza di impegni precedentemente contratti, che non possono più onorare a causa della liberalizzazione del settore considerato.(17) Capitolo 12 della guida dell'Autorità, fino a che il regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti de minimis, (GU L 10 del 13.1.2001, pag. 30), non sarà incorporato nell'accordo SEE.(18) GU C 138 del 17.5.1993, pag. 1, recepito nell'accordo SEE attraverso l'articolo 3 del protocollo 31 dell'accordo.(19) Comunicazione della Commissione - Ambiente dell'Europa: Quale indirizzi per il futuro? Valutazione globale del programma di politica e azione della Comunità europea a favore dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, Verso la sostenibilità [COM(1999) 543 def. del 24.11.1999].(20) Cfr. la definizione di 'norma comunitaria' al punto 7. Cfr. anche il punto 5.(21) È la data di adozione all'interno della Comunità che è rilevante ai fini del computo del periodo autorizzato (cfr. punti 5 e 7).(22) Cfr. la definizione di norma comunitaria al punto 7. Cfr. anche il punto 5.(23) Cfr. nota 21.(24) Cfr. la definizione di norma comunitaria al punto 7. Cfr. anche il punto 5.(25) Cfr. comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni - Piano d'azione per migliorare l'efficienza energetica nella Comunità europea [COM(2000)247 def., del 26.4.2000].(26) S'intende per rendimento di conversione il rapporto fra quantità di energia primaria utilizzata per produrre energia secondaria e quantità di energia secondaria effettivamente prodotta, rendimento che viene calcolato come segue: energia elettrica prodotta + energia termica prodotta/energia utilizzata.(27) Cfr. risoluzione del Consiglio, del 18 dicembre 1997, concernente una strategia comunitaria per promuovere la produzione combinata di calore e di elettricità (GU C 4 dell'8.1.1998, pag. 1).(28) Cfr. la definizione di norma comunitaria al punto 7. Cfr. il punto 5.(29) Cfr. risoluzione del Consiglio, dell'8 giugno 1998, sulle fonti energetiche rinnovabili (GU C 198 del 24.6.1998, pag. 1).(30) Le maggiorazioni non si applicano quando lo Stato EFTA concede aiuti agli investimenti in applicazione delle disposizioni di cui al punto 27, terzo comma (aiuti pari al 100 % dei costi ammissibili).(31) Nelle regioni assistite gli aiuti agli investimenti possono essere erogati solo nel rispetto delle condizioni di cui al capitolo 25 della disciplina dell'Autorità sugli aiuti di Stato a finalità regionale.(32) La maggiorazione non si applica quando lo Stato EFTA concede aiuti agli investimenti in applicazione delle disposizioni di cui al punto 27, terzo comma (aiuti pari al 100 % dei costi ammissibili).(33) Attualmente, quello definito al capitolo 10.2 della disciplina dell'Autorità sugli aiuti alle piccole e medie imprese, che corrisponde alla raccomandazione 96/280/CE della Commissione, del 3 aprile 1996, relativa alla definizione delle piccole e medie imprese (GU L 107 del 30.4.1996, pag. 4).(34) Gli investimenti effettuati da PMI possono beneficiare di aiuti all'investimento in forza del regolamento (CE) n. 70/2001, della Commissione, del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88, del trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese (GU L 10 del 13.1.2001, pag. 33), che deve essere attuato nell'accordo SEE attraverso l'allegato XV.(35) Se gli investimenti riguardano esclusivamente la tutela ambientale, senza dar luogo ad altri vantaggi economici, non si applicheranno riduzioni supplementari per determinare i costi ammissibili.(36) Cfr. la definizione di norma comunitaria al punto 7. Cfr. il punto 5.(37) L'Autorità ricorda che le opere di bonifica realizzate dalle autorità pubbliche non rientrano, in quanto tali, nel campo d'applicazione dell'articolo 61 dell'accordo SEE. Possono tuttavia sorgere problemi di aiuti di Stato se, dopo la bonifica, i terreni sono ceduti a imprese a un valore inferiore a quello di mercato.(38) Per la bonifica dei siti inquinati, si considerano come investimenti tutte le spese sostenute dall'impresa per la bonifica del terreno, a prescindere dal fatto che sotto il profilo contabile possano o meno essere iscritte in bilancio fra le immobilizzazioni.(39) La persona responsabile dell'esecuzione dei lavori non è necessariamente la persona responsabile dell'inquinamento, ai sensi della presente disposizione.(40) Cfr. direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7) che forma parte della Rete ecologica europea, denominata Natura 2000. (Gli Stati EFTA non partecipano a tale programma, ma esistono zone all'interno degli Stati EFTA che avrebbero titolo ad essere designate zone Natura 2000, ed in tali casi l'Autorità ritiene che gli Stati EFTA dovrebbero avere la possibilità di concedere aiuti a norma del punto 34).(41) Cfr. la definizione di norma comunitaria al punto 7. Cfr. anche il punto 5.(42) Queste disposizioni non pregiudicano quelle di cui al punto 23 sugli aiuti alle PMI.(43) Cfr. nota 34.(44) Classificazione definita nella strategia comunitaria per la gestione dei rifiuti [COM(96) 399 def. del 30.7.1996]. In tale comunicazione la Commissione rammenta che la gestione dei rifiuti costituisce un obiettivo prioritario per la Comunità, in particolare per ridurre i rischi per l'ambiente. Il concetto di valorizzazione dei rifiuti va visto nella triplice dimensione di riutilizzo, riciclaggio e recupero di energia. I rifiuti la cui produzione sia inevitabile devono essere valorizzati ed eliminati senza costituire un pericolo. Detta comunicazione, per la sua natura giuridica, non è recepito nell'accordo SEE. Classificazioni analoghe di rifiuti, tuttavia, sono definite in diversi decisioni vincolanti del Consiglio che sono recepite nell'accordo SEE attraverso l'allegato XX, ad esempio le decisioni del Consiglio C 94/3, C 94/904 e C 2000/532 del Consiglio. Nel valutare se una misura adottata da uno Stato EFTA contiene elementi di aiuti di Stato, l'Autorità si baserà nelle sue decisioni sulla classificazione contenuta nella comunicazione della Commissione al fine di trovare un esatto punto di riferimento. Altrimenti, le misure adottate da uno Stato EFTA non sarebbero valutate alle medesime condizioni delle misure adottate da uno Stato membro CE.(45) Il concetto di costi di produzione deve intendersi al netto di qualsiasi aiuto, ma comprensivo di un normale profitto.(46) Cfr. la definizione di norma comunitaria al punto 7. Cfr. anche il punto 5.(47) Cfr. il punto 5.(48) La Norvegia ed il Liechtenstein hanno firmato, ma non ancora ratificato, il protocollo di Kyoto. L'Islanda non ha sottoscritto il protocollo. Tuttavia, tutti e tre i paesi hanno sottoscritto e ratificato la convenzione sul clima, che costituisce la cornice di riferimento per il protocollo.(49) GU L 10 del 13.1.2001, pag. 30.