CELEX: 62003CJ0522
Language: it
Date: 2005-10-13
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 13 ottobre 2005.#Scania Finance France SA contro Rockinger Spezialfabrik für Anhängerkupplungen GmbH & Co.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Oberlandesgericht München - Germania.#Convenzione di Bruxelles - Riconoscimento ed esecuzione - Motivi di diniego - Nozione di "regolare notificazione o comunicazione".#Causa C-522/03.

Causa C‑522/03
      Scania Finance France SA
      contro
      Rockinger Spezialfabrik für Anhängerkupplungen GmbH & Co.
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht München)
      «Convenzione di Bruxelles — Riconoscimento ed esecuzione — Motivi di diniego — Nozione di “regolare notificazione o comunicazione”»
      Conclusioni dell’avvocato generale L.A. Geelhoed, presentate il 17 marzo 2005 
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 13 ottobre 2005 
      Massime della sentenza
      Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni — Riconoscimento ed esecuzione — Motivi
            di diniego — Mancanza di notificazione o di comunicazione regolare e in tempo utile della domanda giudiziale al convenuto
            contumace — Nozione di regolare notificazione o di comunicazione — Valutazione secondo le disposizioni di una convenzione
            internazionale vigente tra lo Stato di origine e lo Stato richiesto
      (Convenzione 27 settembre 1968, art. 27, punto 2, e protocollo, art. IV)
      L’art. 27, punto 2, della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni
         in materia civile e commerciale, come modificata dalle convenzioni di adesione del 1978, del 1982, del 1989 e del 1996, nonché
         l’art. IV, primo comma, del protocollo allegato alla detta convenzione devono essere interpretati nel senso che, qualora sia
         applicabile in materia tra lo Stato d’origine e lo Stato richiesto una convenzione internazionale, quale la convenzione dell’Aia
         relativa alla notificazione e alla comunicazione all’estero degli atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile o commerciale,
         la regolarità della notificazione della domanda giudiziale a un convenuto contumace dev’essere valutata sulla base delle disposizioni
         di tale convenzione, fatto salvo il ricorso alle modalità di trasmissione mediante invio diretto tra pubblici ufficiali, in
         assenza di opposizione ufficiale dello Stato richiesto, ai sensi dell’art. IV, secondo comma, del protocollo. Infatti, le
         due possibilità di trasmissione previste dall’art. IV del protocollo allegato alla convenzione sono tassative, nel senso che
         solamente qualora nessuna di tali due possibilità sia utilizzabile la trasmissione può essere effettuata sulla base della
         normativa vigente dinanzi al giudice dello Stato di origine. 
      
      (v. punti 22, 28, 30 e dispositivo)
      
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      13 ottobre 2005 (*)
      
      «Convenzione di Bruxelles – Riconoscimento ed esecuzione – Motivi di diniego – Nozione di “regolare notificazione o comunicazione”»
      Nel procedimento C‑522/03,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma del Protocollo del 3 giugno 1971 relativo
         all’interpretazione da parte della Corte di giustizia della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale
         e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dall’Oberlandesgericht München (Germania), con ordinanza 31 ottobre 2003,
         pervenuta in cancelleria il 15 dicembre seguente, nella causa
      
      Scania Finance France SA
      contro
      Rockinger Spezialfabrik für Anhängerkupplungen GmbH & Co.,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta sig. P. Jann (relatore), presidente di sezione, dai sigg. K. Lenaerts, K. Schiemann, E. Juhász e M. Ilešič, giudici,
      avvocato generale: sig. L. A. Geelhoed
      cancelliere: sig. R. Grass
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per la Scania Finance France SA, dal sig. W. Hildmann, Rechtsanwalt;
      –       per la Rockinger Spezialfabrik für Anhängerkupplungen GmbH & Co., dal sig. A. Vigier, Rechtsanwalt;
      –       per la Repubblica federale di Germania, dal sig. R. Wagner, in qualità di agente;
      –       per la Repubblica francese, dalle sig.re A. Bodard-Hermant e A. L. Hare nonché dal sig. G. de Bergues, in qualità di agenti;
      –       per la Repubblica d’Austria, dal sig. E. Riedl, in qualità di agente;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dalle sig.re A.‑M. Rouchaud‑Joët e S. Grünheid, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 17 marzo 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 27, punto 2, della Convenzione 27 settembre 1968
         concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1972, L 299,
         pag. 32), nel testo modificato dalla Convenzione 9 ottobre 1978 relativa all’adesione del Regno di Danimarca, dell’Irlanda
         e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (GU L 304, pag. 1, e – testo modificato – pag. 77), dalla Convenzione
         25 ottobre 1982 relativa all’adesione della Repubblica ellenica (GU L 388, pag. 1), dalla Convenzione 26 maggio 1989 relativa
         all’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese (GU L 285, pag. 1), nonché dalla Convenzione 29 novembre 1996
         relativa all’adesione della Repubblica d’Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia (GU 1997, C 15, pag. 1;
         in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles»), nonché dell’art. IV del Protocollo allegato alla convenzione medesima.
      
      2       Tale domanda è stata sollevata nell’ambito di una controversia tra la Scania Finance France SA («Scania»), con sede in Angers
         (Francia), e la Rockinger Spezialfabrik für Anhängerkupplungen GmbH & Co. («Rockinger»), con sede in Monaco di Baviera (Germania),
         in merito all’esecuzione in Germania di una sentenza pronunciata dalla Cour d’appel d’Amiens (Francia) con cui la Rockinger
         è stata condannata a versare alla Scania la somma di FRF 615 566,72.
      
       Contesto normativo
       La Convenzione di Bruxelles
      3       L’art. 20 della Convenzione di Bruxelles, collocato nel titolo II della medesima, intitolato «Della competenza», così recita:
      «Se il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente è citato davanti ad un giudice di un altro Stato contraente
         e non comparisce, il giudice dichiara d’ufficio la propria incompetenza nel caso in cui la presente convenzione non preveda
         tale competenza.
      
      Al giudice è fatto obbligo di sospendere il processo fin quando non si sarà accertato che al convenuto è stata data la possibilità
         di ricevere la domanda giudiziale od un atto equivalente, in tempo utile perché questi possa presentare le proprie difese,
         ovvero che è stato fatto tutto il possibile in tal senso.
      
      Le disposizioni del comma precedente saranno sostituite da quelle dell’articolo 15 della convenzione dell’Aja, del 15 novembre 1965,
         sulla notificazione e sulla comunicazione all’estero degli atti giudiziari ed extragiudiziari, in materia civile o commerciale,
         qualora sia stato necessario trasmettere la domanda giudiziale in esecuzione della suddetta convenzione».
      
      4       A termini dell’art. 26, primo comma, della Convenzione di Bruxelles, collocato nel titolo III della medesima, intitolato «Del
         riconoscimento e dell’esecuzione»: 
      
      «Le decisioni rese in uno Stato contraente sono riconosciute negli altri Stati contraenti senza che sia necessario il ricorso
         ad alcun procedimento».
      
      5       Ai sensi del successivo art. 27, punto 2, tuttavia, le decisioni pronunciate in uno Stato contraente non sono riconosciute
         negli altri Stati contraenti «se la domanda giudiziale od un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto
         contumace regolarmente ed in tempo utile perché questi possa presentare le proprie difese».
      
      6       L’art. IV del Protocollo allegato alla Convenzione di Bruxelles, che, a termini dell’art. 65 della medesima, ne costituisce
         parte integrante (in prosieguo: il «protocollo»), così dispone:
      
      «Gli atti giudiziari ed extragiudiziari, formati in uno Stato contraente e che devono essere comunicati o notificati a persone
         residenti in un altro Stato contraente, sono trasmessi secondo le modalità previste dalle convenzioni o dagli accordi conclusi
         tra gli Stati contraenti.
      
      Sempreché lo Stato di destinazione non vi si opponga con dichiarazione trasmessa al segretario generale del Consiglio delle
         Comunità europee, i suddetti atti possono [anche] essere trasmessi direttamente dai pubblici ufficiali dello Stato in cui
         gli atti sono formati a quelli dello Stato sul cui territorio si trova il destinatario dell’atto in questione. In tal caso,
         il pubblico ufficiale dello Stato d’origine trasmette copia dell’atto al pubblico ufficiale dello Stato richiesto, competente
         per la relativa trasmissione al destinatario. La trasmissione ha luogo secondo le modalità contemplate dalla legge dello Stato
         richiesto. Essa risulta da un certificato inviato direttamente dal pubblico ufficiale dello Stato d’origine».
      
       La Convenzione dell’Aja 15 novembre 1965, relativa alla notificazione e alla comunicazione all’estero degli atti giudiziari
            ed extragiudiziari in materia civile o commerciale (in prosieguo: la «Convenzione dell’Aja»)
      7       La Convenzione dell’Aja è applicabile, a termini dell’art. 1, in tutti i casi in cui un atto giudiziario o extragiudiziario
         debba essere trasmesso all’estero per esservi notificato o comunicato.
      
      8       L’art. 15 della detta convenzione così recita:
      «Quando un atto introduttivo o un atto equivalente sia stato trasmesso all’estero per la notifica o la comunicazione, secondo
         le disposizioni della presente convenzione, e il convenuto non compa[ia], il giudice è tenuto a soprassedere alla decisione
         fintanto che non si abbia la prova:
      
      a)      o che l’atto è stato notificato o comunicato secondo le forme prescritte dalla legislazione dello Stato richiesto per la notificazione
         o la comunicazione degli atti redatti in tale paese e destinati alle persone che si trovano sul suo territorio,
      
      b)      o che l’atto è stato effettivamente consegnato al convenuto o nella sua dimora secondo un’altra procedura prevista dalla presente
         convenzione, e che, in ciascuna di tali eventualità, sia la notificazione o la comunicazione sia la consegna ha avuto luogo
         in tempo utile perché il convenuto abbia avuto la possibilità di difendersi.
      
      (…)».
       La normativa nazionale
      9       Nel diritto francese, a termini dell’art. 684 del nuovo codice di procedura civile, la comunicazione di un atto destinato
         ad una persona residente all’estero viene effettuata presso la procura della Repubblica. Ai sensi dell’art. 685 del codice
         medesimo, tale notificazione viene operata mediante la consegna, da parte di un ufficiale giudiziario, di due copie dell’atto
         al procuratore. Quest’ultimo appone la sua firma sull’originale e trasmette le copie dell’atto al Ministro della Giustizia
         ai fini della trasmissione. A termini del successivo art. 686, l’ufficiale giudiziario deve provvedere, il giorno stesso o,
         al più tardi, il primo giorno lavorativo seguente, alla spedizione al destinatario, mediante lettera raccomandata con avviso
         di ricevimento, di una copia autenticata dell’atto notificato. Secondo l’art. 683 del codice medesimo, tali disposizioni non
         pregiudicano l’applicazione dei trattati che prevedano altre forme di comunicazione.
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      10     La Scania citava in giudizio la Rockinger dinanzi al Tribunal de commerce d’Amiens. La notificazione dell’atto di citazione
         avveniva mediante consegna alla procura della Repubblica.
      
      11     Un ufficiale giudiziario tedesco veniva incaricato della consegna dell’atto di citazione alla Rockinger. Quest’ultima rifiutava
         la consegna, segnatamente, sulla base del rilievo che l’atto non era tradotto in lingua tedesca. La Rockinger riceveva successivamente
         lo stesso atto di citazione a mezzo posta, ma nuovamente non accompagnato dalla sua traduzione in lingua tedesca.
      
      12     Con sentenza 8 settembre 2000 la Cour d’appel d’Amiens condannava la Rockinger, rimasta contumace, al versamento a favore
         della Scania della somma di FRF 615 566, 72.
      
      13     Su domanda della Scania, il Landgericht München I concedeva, con decisione 3 aprile 2002, l’exequatur alla sentenza della
         Cour d’appel d’Amiens. L’Oberlandesgericht München, dinanzi al quale ricorreva in appello la Rockinger, decideva di sospendere
         il procedimento e di sottoporre alla Corte di giustizia le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 27, punto 2, della Convenzione [di Bruxelles] in combinato disposto con l’art. IV, primo comma, del Protocollo debba
         essere interpretato nel senso che una notifica di un atto giudiziario ad un convenuto, residente al momento della notifica
         della domanda giudiziale in uno Stato contraente diverso dallo Stato del giudice adito, deve essere eseguita esclusivamente
         in base alle convenzioni o accordi vigenti tra gli Stati contraenti.
      
      2)      In caso di soluzione negativa alla questione sub 1), se l’art. 12 CE debba essere interpretato nel senso che esso osta ad
         una normativa nazionale che consideri quale notifica interna fittizia la notifica di un atto giudiziario ad un convenuto,
         residente in un altro Stato membro all’epoca della notifica, laddove l’ufficiale giudiziario del Tribunale deposita la domanda
         giudiziale presso la procura della Repubblica, la quale è tenuta a trasmetterla, o per via diplomatica o secondo le modalità
         previste dalle convenzioni internazionali, e l’ufficiale giudiziario informa la parte residente all’estero dell’avvenuta notifica
         a mezzo di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione pregiudiziale
      14     Con la prima questione il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se l’art. 27, punto 2, della Convenzione di Bruxelles
         e l’art. IV, primo comma, del protocollo debbano essere interpretati nel senso che, nel caso in cui in materia sia applicabile
         una convenzione internazionale conclusa tra lo Stato di origine e lo Stato richiesto, la regolarità della notificazione della
         domanda giudiziale ad un convenuto rimasto contumace debba essere valutata esclusivamente riguardo alle disposizioni della
         convenzione medesima, ovvero se possa essere parimenti valutata sulla base della normativa nazionale vigente nello Stato d’origine,
         nell’ipotesi in cui l’applicazione di tale normativa non sia esclusa dalla convenzione stessa.
      
      15     In limine si deve rammentare che, sebbene lo scopo della Convenzione, come risulta dal suo preambolo, sia quello di garantire
         la semplificazione delle formalità cui sono sottoposti il reciproco riconoscimento e la reciproca esecuzione delle decisioni
         giudiziarie, tale obiettivo non potrebbe tuttavia essere raggiunto, come emerge dalla costante giurisprudenza della Corte,
         indebolendo, in qualsiasi modo, il diritto di difesa (sentenza 11 giugno 1985, causa 49/84, Debaecker e Plouvier, Racc. pag. 1779,
         punto 10; 3 luglio 1990, causa C‑305/88, Lancray, Racc. pag. I‑2725, punto 21, e 28 marzo 2000, causa C‑7/98, Krombach, Racc. pag. I‑1935,
         punto 43).
      
      16     In tale prospettiva, l’art. 27, punto 2, della Convenzione di Bruxelles mira a garantire che un provvedimento non venga riconosciuto
         né eseguito a norma della Convenzione qualora il convenuto non abbia avuto la possibilità di difendersi dinanzi al giudice
         di origine (sentenza 16 giugno 1981, causa 166/80, Klomps, Racc. pag. 1593, punto 9).
      
      17     A tal fine, il detto art. 27, punto 2, stabilisce che le decisioni pronunciate in un altro Stato contraente non siano riconosciute
         qualora la domanda giudiziale non sia stata notificata o comunicata al convenuto contumace «regolarmente» e «in tempo utile».
      
      18     La Convenzione di Bruxelles non ha armonizzato i vari sistemi di comunicazione e di notifica degli atti giudiziari all’estero
         vigenti negli Stati membri (sentenze 15 luglio 1982, causa 228/81, Pendy Plastic, Racc. pag. 2723, punto 13, e Lancray, citata
         supra, punto 28). Tuttavia, l’art. IV, primo comma, del protocollo dispone che gli atti giudiziari formati in uno Stato contraente
         e che devono essere comunicati in un altro Stato contraente vengano trasmessi secondo le modalità previste dalle convenzioni
         concluse tra gli Stati medesimi.
      
      19     Dal tenore di tale disposizione emerge che, nell’ipotesi in cui tra lo Stato d’origine e lo Stato richiesto esista una convenzione
         in materia di notificazione o comunicazione di atti giudiziari, la regolarità della notifica della domanda giudiziale dev’essere
         verificata con riguardo alle disposizioni di tale convenzione.
      
      20     A parere della Scania e del governo tedesco, l’art. IV, primo comma, del protocollo dev’essere interpretato nel senso che
         esso rinvia anche a tutte le modalità di comunicazione previste dalle normative nazionali degli Stati interessati, laddove
         la loro utilizzazione non sia esclusa dalle convenzioni concluse tra gli Stati medesimi.
      
      21     Tale interpretazione non può essere accolta.
      22     Infatti, l’art. IV del protocollo prevede, nei suoi due commi, due modalità di trasmissione degli atti, il primo secondo le
         modalità previste dalle convenzioni concluse tra gli Stati contraenti, il secondo, in assenza di opposizione ufficiale dello
         Stato di destinazione, direttamente tra pubblici ufficiali dei due Stati. Dai termini «possono [anche]», impiegati nell’art. IV,
         secondo comma, del protocollo, si evince chiaramente che tali due possibilità di trasmissione sono tassative, nel senso che
         solamente qualora nessuna di tali due possibilità sia utilizzabile la trasmissione può essere effettuata sulla base della
         normativa vigente dinanzi al giudice dello Stato di origine.
      
      23     Il carattere esaustivo delle norme contenute nell’art. IV del protocollo trova conferma nel fatto che, al fine di garantire
         al convenuto contumace un’effettiva tutela dei propri diritti, la Convenzione di Bruxelles affida il controllo della regolarità
         della notificazione della domanda giudiziale non solo, nella fase del riconoscimento e dell’esecuzione, al giudice dello Stato
         richiesto, bensì parimenti, nella fase dell’esame della competenza, al giudice dello Stato d’origine, che è invitato a procedere
         a tale verifica ai sensi dell’art. 20 della Convenzione medesima (v. sentenze Pendy Plastic, citata supra, punto 13, e Lancray,
         citata supra, punto 28).
      
      24     A tal riguardo, l’art. 20 della Convenzione di Bruxelles prevede, al secondo comma, che, nel caso in cui il convenuto domiciliato
         nel territorio di uno Stato contraente venga citato dinanzi ad un giudice di un altro Stato contraente e non compaia, il detto
         giudice è tenuto a sospendere il procedimento fino a quando non venga accertato che al convenuto è stata data la possibilità
         di ricevere la domanda giudiziale in tempo utile per presentare le proprie difese. Ai termini del terzo comma del medesimo
         art. 20, tali disposizioni sono sostituite da quelle dell’art. 15 della Convenzione dell’Aja qualora la domanda giudiziale
         abbia dovuto essere trasmessa in esecuzione della detta Convenzione.
      
      25     Al pari dell’art. 20, secondo comma, della Convenzione di Bruxelles, ma con modalità sensibilmente più complete e precise,
         l’art. 15 della Convenzione dell’Aja stabilisce i requisiti in presenza dei quali la domanda giudiziale può considerarsi comunicata,
         notificata o rimessa al convenuto che, residente all’estero, resti contumace (sentenza Pendy Plastic, citata supra, punto 12).
      
      26     Come correttamente sostenuto dalla Commissione, considerato che il sistema istituito dalla Convenzione di Bruxelles prevede
         che il giudice dello Stato di origine ed il giudice dello Stato richiesto controllino entrambi la regolarità della notificazione
         della domanda giudiziale, l’economia di tale sistema impone che tale controllo abbia luogo, nella misura del possibile, nell’ambito
         del medesimo ordinamento giuridico. Laddove non si sia fatto ricorso alla possibilità offerta dall’art. IV, secondo comma,
         del protocollo e la Convenzione dell’Aja sia applicabile, nei rapporti tra lo Stato d’origine e lo Stato richiesto, tanto
         il giudice dello Stato d’origine quanto il giudice dello Stato richiesto dovranno verificare la regolarità della notificazione
         della domanda giudiziale unicamente sulla base delle disposizioni dell’art. 15 della Convenzione dell’Aja, al quale fa rinvio
         l’art. 20, terzo comma, della Convenzione di Bruxelles.
      
      27     Nella causa principale, il giudice del rinvio ha accertato che, alla data di notificazione dell’atto di cui trattasi, la Repubblica
         francese e la Repubblica federale di Germania erano entrambe parti contraenti della Convenzione dell’Aja.
      
      28     Ne consegue che tale notificazione, per poter essere considerata regolare ai sensi dell’art. 27, punto 2, della Convenzione
         di Bruxelles, deve essere stata effettuata conformemente alle norme dettate dalla Convenzione dell’Aja.
      
      29     Spetta al giudice del rinvio verificare, ai fini del riconoscimento e dell’esecuzione della decisione giudiziaria pronunciata
         nello Stato di origine, se le disposizioni dell’art. 15 della Convenzione dell’Aja sono state rispettate nel procedimento
         dinanzi al giudice dello Stato di origine riguardo alla notificazione della domanda giudiziale al convenuto (sentenza Pendy
         Plastic, citata supra, punti 13 e 14).
      
      30     Da tutte le suesposte considerazioni emerge che la prima questione dev’essere risolta dichiarando che l’art. 27, punto 2,
         della Convenzione di Bruxelles e l’art. IV, primo comma, del protocollo devono essere interpretati nel senso che, nel caso
         in cui in materia sia applicabile una convenzione internazionale conclusa tra lo Stato di origine e lo Stato richiesto, la
         regolarità della notificazione della domanda giudiziale ad un convenuto contumace dev’essere valutata sulla base delle disposizioni
         di tale convenzione, fatto salvo il ricorso alle modalità di trasmissione mediante invio diretto tra pubblici ufficiali, in
         assenza di opposizione ufficiale dello Stato richiesto, ai sensi dell’art. IV, secondo comma, del protocollo.
      
       Sulla seconda questione pregiudiziale
      31     Alla luce della soluzione data alla prima questione non occorre procedere alla soluzione della seconda.
       Sulle spese
      32     Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      L’art. 27, punto 2, della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni
            in materia civile e commerciale, nel testo modificato dalla Convenzione 9 ottobre 1978 relativa all’adesione del Regno di
            Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dalla Convenzione 25 ottobre 1982 relativa
            all’adesione della Repubblica ellenica, dalla Convenzione 26 maggio 1989 relativa all’adesione del Regno di Spagna e della
            Repubblica portoghese, nonché dalla Convenzione 29 novembre 1996 relativa all’adesione della Repubblica d’Austria, della Repubblica
            di Finlandia e del Regno di Svezia, nonché l’art. IV, primo comma, del protocollo allegato alla Convenzione medesima devono
            essere interpretati nel senso che, nel caso in cui in materia sia applicabile una convenzione internazionale conclusa tra
            lo Stato di origine e lo Stato richiesto, la regolarità della notificazione della domanda giudiziale ad un convenuto contumace
            dev’essere valutata sulla base delle disposizioni di tale convenzione, fatto salvo il ricorso alle modalità di trasmissione
            mediante invio diretto tra pubblici ufficiali, in assenza di opposizione ufficiale dello Stato richiesto, ai sensi dell’art. IV,
            secondo comma, del protocollo.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.