CELEX: 52014PC0050
Language: it
Date: 2014-02-05
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di biossidi di manganese elettrolitici originari della Repubblica del Sud Africa in seguito ad un riesame in previsione della scadenza in applicazione dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009

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		52014PC0050
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di biossidi di manganese elettrolitici originari della Repubblica del Sud Africa in seguito ad un riesame in previsione della scadenza in applicazione dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009 /* COM/2014/050 final - 2014/0025 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
 ·      Motivazione e obiettivi della proposta La presente proposta riguarda l'applicazione del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea ("il regolamento di base") nel procedimento di riesame in previsione della scadenza concernente il dazio antidumping in vigore sulle importazioni di biossidi di manganese elettrolitici originari della Repubblica del Sud Africa ("Sud Africa"). 
 ·      Contesto generale La presente proposta è presentata nel contesto dell'attuazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta condotta in conformità alle prescrizioni sostanziali e procedurali di cui al regolamento di base. 
 ·      Disposizioni vigenti nel settore della proposta Le misure attualmente in vigore consistono in un dazio antidumping definitivo imposto con regolamento (CE) n. 221/2008 del Consiglio sulle importazioni di alcuni tipi di biossidi di manganese originari del Sud Africa (GU L 69 del 13.3.2008, pag. 1). 
 ·      Coerenza con altri obiettivi e politiche dell'Unione Non pertinente. 
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
 ·      Consultazione delle parti interessate 
 In conformità alle disposizioni del regolamento di base le parti interessate coinvolte nel procedimento hanno avuto la possibilità di difendere i loro interessi nel corso dell'inchiesta. 
 ·      Ricorso al parere di esperti 
 Non è stato necessario consultare esperti esterni. 
 ·      Valutazione dell'impatto La presente proposta è il risultato dell'attuazione del regolamento di base. Il regolamento di base non contempla una valutazione d'impatto generale ma contiene un elenco esauriente delle condizioni che devono essere oggetto di valutazione. 
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
 ·      Sintesi delle misure proposte In data 12 marzo 2013 la Commissione ha avviato un riesame in previsione della scadenza delle misure antidumping applicabili alle importazioni di alcuni tipi di biossidi di manganese ("EMD") originari del Sud Africa. In seguito all'imposizione delle misure le importazioni di EMD dal Sud Africa erano quasi del tutto cessate. L'inchiesta ha tuttavia individuato la presenza di un rischio di reiterazione delle pratiche di dumping qualora le misure dovessero venir meno. L'industria dell'Unione risulta ancora versare in una situazione fragile e vulnerabile ed il rischio di reiterazione del pregiudizio è stato ritenuto molto elevato. L'inchiesta ha inoltre stabilito che il mantenimento delle misure non sarebbe contrario all'interesse dell'Unione. Si propone pertanto che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento intesa a prorogare le misure attualmente in vigore a carico delle importazioni di EMD originari del Sud Africa e che si proceda a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. 
 ·      Base giuridica Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea. 
 ·      Principio di sussidiarietà La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione. Il principio di sussidiarietà pertanto non si applica. 
 ·      Principio di proporzionalità La proposta rispetta il principio di proporzionalità per le seguenti ragioni: 
 Il tipo di intervento è descritto nel già citato regolamento di base e non consente l'adozione di decisioni a livello nazionale. 
 Non sono necessarie indicazioni relative a come ridurre e rendere commisurato all'obiettivo della proposta l'onere finanziario e amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti locali e regionali, degli operatori economici e dei cittadini. 
 ·      Scelta degli strumenti 
 Strumento proposto: regolamento. 
 Altri strumenti non sarebbero adeguati per il seguente motivo: il regolamento di base non prevede altre opzioni. 
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO
Nessuna.
2014/0025 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di biossidi di manganese
elettrolitici originari della Repubblica del Sud Africa in seguito ad un
riesame in previsione della scadenza in applicazione dell'articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, 
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009
del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea [1] (''il
regolamento di base''), in particolare l'articolo 11, paragrafo 2,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea ("la Commissione") dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1.           Misure in vigore
(1)       In
seguito ad un'inchiesta antidumping ("l'inchiesta iniziale") il
Consiglio ha imposto con regolamento (CE) n. 221/2008[2] un dazio antidumping definitivo del 17,1% sulle importazioni di
biossidi di manganese elettrolitici, (ossia biossidi di manganese ottenuti
mediante un processo elettrolitico) non sottoposti a trattamento termico
successivo, attualmente classificati al codice NC ex 2820 10 00,
originari della Repubblica del Sud Africa ("Sud Africa") ("le
misure antidumping in vigore").
2.           Domanda di riesame in
previsione della scadenza
(2)       In seguito alla pubblicazione
di un avviso di imminente scadenza[3]
delle misure antidumping in vigore, in data 11 dicembre 2012 la
Commissione ha ricevuto una domanda di apertura di un riesame in previsione
della scadenza di tali misure in conformità all'articolo 11, paragrafo 2,
del regolamento di base. La domanda è stata presentata dalle società Cegasa
Internacional SA e Tosoh Hellas A.I.C. ("i richiedenti"), gli unici
due produttori di EMD nell'Unione.
(3)       La domanda era motivata dal
fatto che probabilmente la scadenza delle misure antidumping comporterebbe un
rischio di reiterazione del dumping pregiudizievole per l'industria
dell'Unione.
3.           Apertura di un riesame in
previsione della scadenza 
(4)       Avendo sentito il comitato
consultivo e stabilito che esistevano elementi di prova sufficienti a
giustificare l'apertura di un riesame in previsione della scadenza, la
Commissione ha annunciato in data 12 marzo 2013, mediante avviso di apertura
pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea[4], l'apertura di un
riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento di base ("avviso di apertura"). 
4.           Inchiesta
4.1.        Periodo dell'inchiesta di
riesame e periodo considerato
(5)       L'inchiesta sul rischio di
reiterazione del dumping riguarda il periodo compreso tra il
1° gennaio 2012 e il 31 dicembre 2012 ("periodo
dell'inchiesta di riesame" o "PIR"). L'esame delle tendenze
pertinenti ai fini della valutazione del rischio di persistenza o reiterazione
del pregiudizio riguarda il periodo compreso tra il 1° gennaio 2009 e
la fine del periodo dell'inchiesta di riesame ("il periodo
considerato").
4.2.        Parti interessate
dall'inchiesta
(6)       La Commissione ha
ufficialmente informato dell'apertura del riesame in previsione della scadenza
i richiedenti, il produttore esportatore del Sud Africa, gli importatori, gli
utilizzatori dell'Unione notoriamente interessati e le loro associazioni nonché
i rappresentanti del paese esportatore interessato.
(7)       Alle parti interessate è
stata concessa la possibilità di comunicare le proprie osservazioni per
iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine previsto nell'avviso di
apertura. È stata concessa un'audizione a tutte le parti che ne hanno fatto
richiesta dimostrando di avere particolari motivi per essere sentite.
(8)       In considerazione del numero
limitato di parti interessate che si sono manifestate non risultava necessario
ricorrere al campionamento delle parti interessate.
(9)       Al questionario hanno
risposto il produttore esportatore del Sud Africa, i due produttori dell'Unione
e due utilizzatori appartenenti allo stesso gruppo di consociate.
(10)     La Commissione ha raccolto e
verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per valutare sia il
rischio di reiterazione del dumping e il conseguente pregiudizio, sia
l'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di verifica presso le
sedi delle seguenti società:
(a)              
Produttori dell'Unione:
–     
Cegasa Internacional SA ("Cegasa")
–     
Tosoh Hellas A.I.C ("THA")
(b)              
Produttore esportatore del Sud Africa:
–     
Delta E.M.D. (Pty) Ltd
(c)              
Utilizzatori
–     
Panasonic Energy Belgium NV
(11)     Il 29 ottobre 2013 la
Commissione ha informato tutte le parti interessate dei fatti e delle
considerazioni essenziali in base ai quali intende proporre il mantenimento
delle misure antidumping in vigore. Le parti hanno di nuovo avuto la
possibilità di formulare osservazioni. È stata inoltre concessa un'audizione in
presenza del consigliere-auditore alle parti che ne avevano fatto richiesta. La
Commissione ha esaminato le osservazioni presentate dalle parti interessate e
ha formulato la risposta sotto riportata.
B.        PRODOTTO
IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(12)     Il prodotto oggetto del
presente riesame è lo stesso di cui al regolamento (CE) n. 221/2008, vale
a dire biossidi di manganese elettrolitici (ossia biossidi di manganese
ottenuti mediante un processo elettrolitico) non sottoposti a successivo
trattamento termico ("il prodotto oggetto del riesame" o
"EMD"), originari della Repubblica del Sud Africa, attualmente
classificati al codice NC ex 2820 10 00. Si distinguono due tipi
principali di EMD: quelli di tipo carbonio-zinco e quelli di tipo alcalino.
(13)     L'inchiesta di riesame ha
confermato che, come nel caso dell'inchiesta iniziale, il prodotto oggetto del
riesame importato nel mercato dell'Unione e i prodotti fabbricati e venduti dal
produttore esportatore sul mercato interno nonché quelli fabbricati e venduti
nell'Unione dall'industria dell'Unione ("prodotto simile") presentano
le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base nonché gli stessi impieghi.
Tali prodotti sono perciò considerati prodotti simili a norma dell'articolo 1,
paragrafo 4, del regolamento di base.
C.        RISCHIO
DI REITERAZIONE DEL DUMPING
1.           Osservazioni preliminari
(14)     A norma dell'articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento di base la Commissione ha esaminato la possibilità
che la scadenza delle misure in vigore comporti un rischio di reiterazione del
dumping.
2.           Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR
(15)     In seguito all'imposizione
delle misure le importazioni nell'Unione dal Sud Africa sono diminuite fino
quasi a cessare del tutto: nel 2010, nel 2011 e durante il PIR il quantitativo
esportato è stato molto modesto. La Commissione ha inviato un questionario
all'unico produttore esportatore noto, la Delta EMD (Pty) Ltd ("Delta"),
per verificare se avesse realizzato vendite all'esportazione nell'Unione a
prezzi di dumping durante il PIR. La risposta al questionario pervenuta alla
Commissione era corredata di dati relativi alle vendite realizzate sul mercato
interno, alle esportazioni nell'Unione e verso altri paesi. Le risposte fornite
sono state successivamente verificate come indicato sotto.
2.1.        Valore normale
(16)     A norma dell'articolo 2,
paragrafo 2, del regolamento di base sono state esaminate le vendite sul
mercato interno realizzate dalla Delta al fine di determinare se il volume
complessivo delle vendite del prodotto simile ceduto ad acquirenti indipendenti
fosse rappresentativo rispetto al volume complessivo delle esportazioni
nell'Unione, ossia se il volume di tali vendite corrispondesse ad almeno il 5%
delle esportazioni nell'Unione del prodotto oggetto del riesame in termini di
volume. 
(17)     Le vendite sul mercato interno
del prodotto oggetto del riesame sono risultate rappresentative, mentre non
risulta che siano state realizzate vendite nel corso di normali operazioni
commerciali in quanto le vendite della Delta sul mercato interno non sono
risultate remunerative. Il valore normale è stato quindi calcolato a norma
dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base. 
(18)     A norma dell'articolo 2,
paragrafo 6, del regolamento di base il valore normale è stato calcolato
in base all'effettivo costo di produzione degli EMD, maggiorato di un congruo
importo relativo ai profitti e alle spese generali, amministrative e di
vendita. 
(19)     Le spese generali,
amministrative e di vendita sono state calcolate a norma dell'articolo 2,
paragrafo 6, lettera c) per i seguenti motivi: la Delta non aveva
realizzato vendite nel corso di normali operazioni commerciali; le lettere a) e
b) dell'articolo 2, paragrafo 6 non sono applicabili data l'assenza
di altri esportatori o produttori oggetto dell'inchiesta; e la Delta non vende
infine altri tipi di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale. Il
calcolo in base alle spese generali, amministrative e di vendita utilizzate
nell'inchiesta iniziale è stato ritenuto un metodo adeguato in quanto ha
fornito una percentuale quasi identica a quella delle effettive spese generali,
amministrative e di vendita. 
(20)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni la società Delta ha richiesto alla Commissione di calcolare
il valore normale tenendo conto delle spese generali, amministrative e di
vendita, calcolate secondo le modalità di cui sopra, in termini di percentuale
di costo di produzione anziché di percentuale di fatturato. Poiché non tutte le
vendite sul mercato interno sono risultate remunerative, far riferimento al
fatturato darebbe luogo a un costo relativo alle spese generali, amministrative
e di vendita inflazionato. La Commissione ha accolto l'argomentazione della
Delta e in sede di calcolo del valore normale ha proceduto alla maggiorazione
tenendo conto delle spese generali, amministrative e di vendita espresse in
termini di percentuale del costo di fabbricazione per kg calcolato nell'ambito
della presente inchiesta di riesame.
(21)     A norma dell'articolo 2,
paragrafo 6, lettera c) l'importo del profitto è stato calcolato
secondo la metodologia impiegata nell'ambito dell'inchiesta iniziale, vale a
dire in base ai tassi di interesse applicati ai prestiti commerciali a lungo
termine in Sud Africa durante il PIR. La Delta non vende altri prodotti sul
mercato interno e non è nota la presenza in Sud Africa di altri produttori di
EMD o di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale che possano
fornire dati relativi ai profitti.
(22)     A norma dell'articolo 2,
paragrafo 3, del regolamento di base, in seguito alla comunicazione delle
conclusioni l'industria dell'Unione ha chiesto alla Commissione di calcolare il
valore normale in base ai prezzi all'esportazione negli Stati Uniti d'America
in quanto essi realizzano vendite sul mercato interno.
(23)     Tale richiesta è stata
respinta in quanto il valore normale è stato calcolato conformemente
all'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, vale a dire
applicando lo stesso metodo utilizzato nell'inchiesta iniziale e quindi in
conformità all'articolo 11, paragrafo 9 del medesimo regolamento.
2.2.        Prezzo all'esportazione
(24)     Il modesto quantitativo di EMD
esportato nell'unione durante il PIR era stato venduto direttamente ad un
importatore indipendente dell'Unione. A norma dell'articolo 2, paragrafo 8, del
regolamento di base si è considerato come prezzo all'esportazione di
riferimento il prezzo effettivamente corrisposto dall'importatore alla Delta.
2.3.        Confronto
(25)     Si è proceduto al confronto
tra il prezzo all'esportazione e il valore normale calcolato tenendo conto
degli adeguamenti dichiarati e verificati di cui all'articolo 2, paragrafo 10,
del regolamento di base, vale a dire le spese di trasporto, l'assicurazione, i
costi del credito e i costi di movimentazione incorsi nell'ambito delle
esportazioni. Il valore normale è stato quindi calcolato a livello franco
fabbrica escludendo le spese di trasporto e i costi del credito. Le spese di imballaggio
e di assistenza tecnica non sono state soppresse in quanto già contabilizzate
nei costi di produzione e quindi incluse sia nel prezzo all'esportazione, sia
nel valore normale calcolato.
2.4.        Margine di dumping
(26)     Le vendite di EMD all'Unione
effettuate dalla Delta non sono risultate oggetto di dumping. Trattandosi
tuttavia di un quantitativo molto modesto non è stato possibile far valere in
pieno detta conclusione nel valutare il rischio di reiterazione del dumping in
caso di scadenza delle misure.
3.           Prove relative al rischio di
reiterazione del dumping
(27)     Data l'impossibilità di trarre
conclusioni sulla base delle vendite effettuate nell'Unione durante il PIR, la
Commissione ha valutato l'eventuale sussistenza di elementi di prova che
illustrassero il rischio di reiterazione del dumping in caso di scadenza delle
misure. La Commissione ha analizzato i seguenti elementi: il prezzo
all'esportazione dal Sud Africa verso altri paesi, la capacità di produzione e
la capacità produttiva inutilizzata del Sud Africa nonché la capacità di
attrazione del mercato dell'Unione e di altri mercati terzi.
3.1.        Importazioni dal Sud Africa
verso altri paesi
(28)     La Delta produce EMD sia di
tipo alcalino che di tipo carbonio-zinco e data l'esistenza di un mercato nell'UE
per gli EMD di tipo alcalino e (in misura minore) di tipo carbonio-zinco la
Commissione ha esaminato il prezzo all'esportazione di entrambi praticato nei
confronti dei paesi terzi durante il PIR. Tali vendite sono state confrontate
con il valore normale calcolato secondo le modalità di cui sopra, tenendo conto
delle differenze tali da incidere sulla comparabilità dei prezzi.
(29)     Le vendite di EMD di tipo
alcalino negli Stati Uniti, il principale mercato di esportazione della Delta,
rappresentano circa due terzi del totale delle esportazioni realizzate durante
il PIR e non sono risultate oggetto di dumping. Le vendite (in quantità
inferiori) di EMD di tipo alcalino in altri paesi (ad esempio la Thailandia, la
Corea, la Cina e il Brasile) sono invece risultate oggetto di esportazione a
prezzi di dumping, con margini di dumping compresi tra il 2% e il 21%. Per
quanto riguarda invece le vendite all'esportazione di EMD di tipo
carbonio-zinco in altri paesi, effettuate a prezzi bassi e in quantitativi
modesti, i margini di dumping sono risultati più elevati, con valori compresi
tra il 13% e il 66%. 
(30)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni l'industria dell'Unione ha dichiarato necessario che la
Commissione non tenga conto delle vendite all'esportazione realizzate negli
Stati Uniti durante il PIR in quanto i prezzi praticati su detto mercato non
sono adeguatamente rappresentativi del livello del prezzo delle vendite sul
mercato dell'UE in caso di scadenza delle misure.
(31)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni la Delta ha d'altro canto chiesto alla Commissione di
prestare particolare attenzione alle vendite realizzate negli Stati Uniti, i
quali rappresentano la stragrande maggioranza delle sue esportazioni di EMD di
tipo alcalino e costituiscono il mercato più comparabile a quello dell'UE.  
(32)     La Commissione ha analizzato
tutte le vendite all'esportazione in altri paesi, calcolato il prezzo
all'esportazione medio ponderato delle esportazioni della Delta verso tutti i
paesi extra-UE ed esaminato minuziosamente i prezzi all'esportazione praticati
nei confronti dei singoli paesi terzi. Per quanto concerne il rischio di
reiterazione del dumping, tutte le vendite all'esportazione in tutti i paesi
sono risultate pertinenti, in particolare, alla luce delle notevoli differenze
di prezzo riscontrate su vari mercati di esportazione. 
(33)     Le peculiarità del mercato
statunitense consentono alla Delta di praticare prezzi considerevolmente più
elevati rispetto ad altri mercati. Negli Stati Uniti la domanda supera
notevolmente l'offerta interna. Esistono inoltre elevate barriere all'ingresso
per un gran numero di potenziali concorrenti, in quanto vigono elevati dazi
antidumping nei confronti delle importazioni dalla Cina e dall'Australia. 
(34)     In tali circostanze non vi è
motivo per cui la Commissione debba basare le sue conclusioni unicamente sul
prezzo medio all'esportazione o limitare l'esame delle vendite all'esportazione
in un solo paese anziché analizzare tutte le vendite all'esportazione in tutti
i paesi. 
(35)     La politica dei prezzi
praticata dalla Delta nei confronti dei mercati esteri diversi da quello
dell'UE indica che sebbene le esportazioni nel mercato più importante (gli
Stati Uniti) non sono state realizzate a prezzi di dumping, ciò è accaduto per
le vendite ad altri paesi. Ai fini della valutazione del rischio di
reiterazione del dumping in caso di scadenza delle misure si rende pertanto
necessario il ricorso ad altri indicatori, precisati oltre.
3.2.        Capacità di produzione e
capacità produttiva inutilizzata del Sud Africa
(36)     In caso di scadenza delle
misure la società Delta dispone, per quanto riguarda gli EMD, di capacità
produttiva inutilizzata in grado di consentire in certa misura una ripresa
delle esportazioni nell'Unione. La Delta ha stimato di possedere una capacità
produttiva inutilizzata compresa tra le 4 000 e le 6 000 tm/anno,
valore confermato dalla Commissione. Tale calcolo tiene conto dell'attuale
penuria di energia elettrica in Sud Africa e dei volumi di rifiuti. Data una certa
difficoltà a mantenere adeguati livelli di qualità utilizzando un impianto a
regolazione manuale, la Commissione ha stimato mediante calcolo previsionale
che la capacità inutilizzata sia così suddivisa tra i due tipi di EMD: dalle
2 000 alle 3 000 tm/anno per il tipo alcalino ed il resto per il tipo
carbonio-zinco. Entrambi i tipi sarebbero tuttavia adeguati per il mercato
dell'UE.  Sebbene una parte del quantitativo di EMD di tipo carbonio-zinco
potrebbe essere assorbita dai mercati di altri paesi terzi, non vi sono
elementi per ritenere che questi o il mercato interno possano assorbire la
considerevole capacità produttiva inutilizzata di EMD di tipo alcalino. 
(37)     Nel corso della verifica la
Delta ha dichiarato di essere da tempo un "fornitore complementare"
per i propri clienti sul mercato statunitense in quanto colma la lacuna dovuta
all'insufficienza produttiva dei produttori interni. Le vendite
all'esportazione realizzate dalla Delta negli Stati Uniti sono rimaste stabili
negli ultimi 4 anni, il che suggerisce che la Delta non abbia avuto la
possibilità di incrementare le vendite negli Stati Uniti. Qualora ciò fosse
stato possibile, la Delta avrebbe già provveduto a farlo al fine di trarre
vantaggio sia dai prezzi più elevati praticati sul mercato statunitense, sia
delle maggiori economie di scala derivanti dalla produzione di quantitativi
maggiori. 
(38)     Le vendite della Delta sul
mercato asiatico sono state incentrate maggiormente sugli EMD di tipo
carbonio-zinco. Le vendite della Delta in Asia rappresentano il 50% delle
proprie vendite complessive di EMD di tipo carbonio-zinco. La Cina dispone sul
mercato interno di produttori di EMD e le esportazioni della Delta in Cina
realizzate durante il PIR hanno solamente riguardato un quantitativo molto modesto
di EMD di tipo alcalino. Poiché le vendite all'esportazione di EMD in Giappone
sono attualmente soggette a misure antidumping e dato che il Giappone dispone
sul mercato interno di produttori di EMD, è improbabile che questo mercato
possa assorbire la capacità produttiva inutilizzata della Delta. Non si ritiene
pertanto probabile che il mercato asiatico possa assorbire la capacità
produttiva inutilizzata della Delta per quanto riguarda gli EMD di tipo
alcalino. 
(39)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni l'industria dell'Unione ha fatto osservare che la capacità
produttiva inutilizzata della Delta era molto superiore rispetto a quella di
cui sopra, indicando vari fattori a conferma di tale tesi. L'industria
dell'Unione ha inoltre dichiarato che l'intera capacità produttiva inutilizzata
della Delta potrebbe essere impiegata per produrre EMD di tipo alcalino di una
qualità idonea alla vendita sul mercato dell'UE a prezzi di dumping.
(40)     L'industria dell'Unione ha
inoltre affermato che le vendite all'esportazione della Delta negli Stati Uniti
potrebbero plausibilmente diminuire nel prossimo futuro giacché un produttore
statunitense aveva già annunciato aumenti della propria capacità produttiva ed
è molto probabile che la domanda di EMD negli Stati Uniti accusi una flessione
in seguito all'annuncio dell'uscita dal mercato di un utilizzatore di EMD.
L'industria dell'Unione ha altresì affermato che le vendite all'esportazione
dal Sud Africa negli Stati Uniti realizzate dopo la fine del periodo dell'inchiesta
avevano già subito una diminuzione. Tutto ciò si tradurrebbe in quantitativi
eccedenti di EMD di tipo alcalino potenzialmente a disposizione della Delta i
quali verrebbero con ogni probabilità indirizzati al mercato dell'UE in caso di
scadenza delle misure.
(41)     Nel corso dell'inchiesta la
Commissione ha proceduto alla verifica dell'impianto, della capacità, e della
capacità di produzione della Delta. La Commissione, come indicato
precedentemente, ha effettuato i calcoli secondo il metodo previsionale, in
particolare mediante la stima previsionale della suddivisione della produzione
tra il tipo alcalino e quello carbonio-zinco in base all'impiego della sua
capacità produttiva inutilizzata.  Il ricorso al calcolo previsionale non ha
impedito che dai calcoli risultasse comunque una considerevole capacità
produttiva utilizzabile per produrre EMD di tipo alcalino nell'ottica del
consumo nell'Unione del prodotto in esame.
(42)     Per quanto concerne
l'argomentazione circa la probabile evoluzione delle vendite all'esportazione
della Delta negli Stati Uniti, gli elementi di prova presentati alla
Commissione suggeriscono che tali vendite potrebbero essere soggette a
pressioni in caso di continuo aumento della capacità produttiva di EMD degli
Stati Uniti e di continua diminuzione della domanda.
(43)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni un utilizzatore ha sostenuto che la Delta possiede una bassa
capacità produttiva inutilizzata poiché prima dell'imposizione delle misure
deteneva una quota di mercato del 60-70%. Anche ricorrendo a calcoli
previsionali, l'eventuale impiego della capacità produttiva inutilizzata della
Delta in vendite all'esportazione nell'UE risulterebbe permettere alla Delta di
aumentare in modo facile e considerevole la propria quota di mercato escludendo
l'ipotesi di indirizzare all'Unione le vendite all'esportazione realizzate in
altri paesi. Tale evoluzione potrebbe tradursi per la Delta in un ulteriore
aumento della potenziale quota di mercato. 
3.3.        Attrazione del mercato
dell'Unione e dei mercati di altri paesi terzi
(44)     La
Delta dispone di un canale di vendita negli Stati Uniti consolidato e
redditizio. Non sono inoltre emersi elementi di prova indicanti che
reindirizzare deliberatamente vendite verso l'Unione sarebbe nell'interesse della
società. La capacità produttiva inutilizzata rilevata nel corso dell'inchiesta
o almeno una parte sostanziale di essa potrebbe con ogni probabilità essere
indirizzata unicamente verso il mercato dell'Unione non solo per i motivi
indicati nei considerando precedenti, ma anche esso è uno tra i più ampi al
mondo. Prima dell'imposizione delle misure antidumping in vigore, il mercato
dell'Unione era inoltre molto attraente per la Delta in quanto deteneva una
quota di mercato compresa tra il 60% e il 70%. 
(45)     Se la Delta volesse competere
a livello di prezzo con in produttori dell'Unione sarebbe costretta a diminuire
i prezzi all'esportazione e a praticare quindi prezzi di dumping in modo da
adeguarli a quelli praticati da un produttore dell'Unione durante il PIR. La Delta potrebbe inoltre reindirizzare le proprie vendite
all'esportazione di EMD di tipo alcalino attualmente venduti a paesi terzi
(diversi dagli USA) verso l'UE praticando prezzi di dumping visto che il
mercato dell'Unione è più attraente rispetto ad altri mercati a causa delle sue
dimensioni e dei prezzi in genere più elevati. Oltre a ciò, qualora la Delta
dovesse in futuro ridurre le quantità di EMD esportati verso gli Stati Uniti,
il mercato dell'UE sarebbe la più probabile destinazione di tali eccedenze.
(46)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni la Delta ha fatto osservare che la sua politica dei prezzi
sarebbe orientata alla vendita sul mercato dell'UE solo nel caso in cui
riuscisse ad ottenere un prezzo remunerativo.
(47)     Potrebbe necessariamente non
essere così, ma una vendita remunerativa può comunque risultare oggetto di
dumping se il prezzo all'esportazione è inferiore al valore normale. In ogni
caso, non sono state fornite prove a sostegno di tale dichiarazione poiché nel corso
degli ultimi cinque anni la Delta non ha esportato nell'UE quantitativi
significativi. L'industria dell'Unione ha inoltre affermato che la Delta ha
venduto durante il PIR un quantitativo modesto di EMD al fine di mantenere la
certificazione presso i clienti dell'UE.
(48)     La Delta ha altresì fatto
osservare che il prezzo medio all'importazione nell'UE di EMD nel corso del
2012 era di 1 809 EUR/tm, cioè superiore al valore normale, il che
dimostra, a suo avviso, che poteva fare concorrenza ad altri importatori senza
praticare dumping.
(49)     In tale importo medio sono
tuttavia comprese le vendite all'importazione realizzate negli USA a prezzi
molto elevati e alcune vendite all'importazione realizzate in Cina a prezzi
decisamente più inferiori. Non è stato possibile includere in tale confronto le
importazioni dagli Stati Uniti perché il livello dei prezzi estremamente
elevato (fino a tre o quattro volte quello dei prezzi normali praticati sul
mercato dell'UE) ha sollevato dubbi sull'affidabilità di detti prezzi e/o del
prodotto importato. Se la Delta volesse competere a livello di prezzi con le
importazioni cinesi praticando un prezzo intorno ai 1 200 EUR/tm,
risulterebbe quindi colpevole di dumping sul mercato europeo.
4.           Conclusioni sulla probabilità
di reiterazione del dumping
(50)     Alla luce di quanto sopra vi è
il rischio di una reiterazione del dumping qualora le misure dovessero scadere.
Gli EMD di tipo alcalino sono il tipo di prodotto fabbricato dalla Delta che
verrebbe più probabilmente venduto nell'Unione qualora scadessero le misure in
quanto questo tipo di prodotto era già stato esportato in passato dalla stessa
società. La maggior parte dell'attuale domanda nell'UE interessa inoltre gli
EMD di tipo alcalino. L'inchiesta ha dimostrato che le vendite all'esportazione
di EMD di tipo alcalino verso paesi come la Corea del Sud, la Cina e il Brasile
erano state realizzate a prezzi di dumping, con margini di dumping compresi tra
il 2% e il 21 %. 
(51)     La capacità produttiva
inutilizzata della Delta rappresenta altresì un volume considerevole rispetto
ai consumi dell'Unione durante il PIR. Se questa capacità venisse utilizzata
per esportare verso l'Unione e competere a livello di prezzi con i produttori
dell'Unione oppure con i principali esportatori dai paesi terzi, sussiste un
rischio che tali esportazioni avvengano a prezzi di dumping. 
D.        DEFINIZIONE
DELL'INDUSTRIA DELL'UNIONE
(52)     Durante
il PIR il prodotto simile è stato fabbricato nell'Unione da due produttori, la
THA e la Cegasa, le quali hanno collaborato pienamente all'inchiesta.
Nell'inchiesta iniziale la Cegasa, che a quel tempo non produceva per il libero
mercato ma solo per uso vincolato, non era un denunziante e non aveva
collaborato all'inchiesta pur non manifestando opposizione.
(53)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni una parte interessata ha messo in discussione l'ammissibilità
della società Cegasa in qualità di richiedente nell'ambito del riesame in
previsione della scadenza poiché essa non faceva parte dei denunzianti
dell'inchiesta iniziale ed inoltre non produceva per il libero mercato cosicché
all'epoca dei fatti non subiva alcun pregiudizio. L'argomentazione è stata
respinta poiché la richiesta di riesame in previsione della scadenza deve
essere presentata da o per conto dei produttori dell'Unione ma non
necessariamente (unicamente) dai denunzianti originali.
(54)     In conformità
all'articolo 4, paragrafo 1, e all'articolo 5, paragrafo 4,
del regolamento di base i due produttori dell'Unione rappresentano la
produzione complessiva di EMD nell'UE e costituiscono "l'industria
dell'Unione".
(55)     Data
la cooperazione dell'intera industria dell'Unione tutti gli indicatori di
pregiudizio sono stati stabiliti a livello microeconomico ai fini dell'analisi del pregiudizio. A fini di riservatezza tutti i
dati sono presentati in forma indicizzata o sotto forma di gamma.
E.        SITUAZIONE
NEL MERCATO DELL'UNIONE
1.           Consumi nel mercato
dell'Unione
(56)     Il
consumo dell'Unione è stato determinato in base ai seguenti elementi (i) i
volumi verificati delle vendite dell'industria dell'Unione sul mercato
dell'Unione, ii) i volumi verificati delle importazioni dall'unico produttore
sudafricano e, (iii) le importazioni da altri paesi secondo i dati Eurostat.
(57)     Il
consumo di EMD dell'Unione è rimasto stabile tra il 2009 ed il PIR. Nel 2010 e nel 2011 è aumentato per poi nel 2012 tornare ai livelli del
2009.
Tabella
1
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
 Indice (2009 = 100) || 100 || 102 || 108 || 100 
2.           Importazioni dal Sud Africa
2.1.        Volume e quota di mercato
(58)     In seguito all'imposizione dei
dazi le importazioni dal Sud Africa sono praticamente cessate.
Tabella
2
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
 Volume delle importazioni dal Sud Africa soggette alle misure || 100 || 2 || 3 || 1 
 Quota di mercato delle importazioni dal Sud Africa soggette alle misure  || 100 || 2 || 4 || 1 
2.2.        Prezzi e sottoquotazione
(59)     Il quantitativo molto modesto
di EMD dal Sud Africa venduti nell'Unione durante il PIR non ha determinato
alcuna sottoquotazione dei prezzi dell'industria dell'Unione. In ragione del
loro volume molto modesto tali vendite non possono tuttavia essere fatte
pienamente valere al fine di trarre conclusioni significative. 
(60)     È stato inoltre effettuato un
confronto tra i prezzi degli EMD prodotti e venduti dall'industria dell'Unione
e quelli degli EMD prodotti dal Sud Africa e venduti al resto del mondo nel
quadro di due ipotesi: includendo o escludendo le vendite realizzate negli
Stati Uniti. La seconda ipotesi è connessa alla particolare situazione del
mercato statunitense, caratterizzato da prezzi molto elevati rispetto a quelli
praticati dalla Delta per le esportazioni in altri paesi (si vedano i
considerando precedenti).
(61)     Dal
confronto è risultato che nel primo caso (includendo nell'analisi le vendite
negli Stati Uniti) le vendite realizzate dal Sud Africa nel resto del mondo
durante il PIR non avevano determinato sottoquotazione dei prezzi praticati
dall'industria dell'Unione, mentre nel secondo caso (escludendo le vendite
negli Stati Uniti) le stesse avevano determinato una sottoquotazione dei prezzi
dell'industria dell'Unione del 5%. Escludendo le
vendite all'esportazione negli Stati Uniti inoltre i prezzi all'esportazione
praticati dalla Delta risultavano configurare un sottocosto rispetto ai prezzi
dell'industria dell'Unione.
(62)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni l'industria dell'Unione ha ribadito che i prezzi praticati
dalla Delta nei confronti degli Stati Uniti non erano rappresentativi della sua
futura politica di prezzi nei confronti dell'UE e che a causa di differenze
strutturali tra il mercato dell'UE e quello statunitense non si deve tener
conto di tali prezzi. La Delta ha d'altro canto ribadito che per quanto
riguarda gli EMD il mercato statunitense è un mercato maturo in cui i
produttori interni e i gli importatori sono in libera concorrenza e vi operano
molti utilizzatori, compresi quelli già presenti nell'UE. Le vendite della
Delta negli Stati Uniti non vanno pertanto escluse. La Delta ha inoltre
ritenuto che ai fini di calcolo delle vendite sottocosto la Commissione non
avrebbe dovuto utilizzare l'obiettivo di profitto conseguito dall'industria
dell'Unione in assenza di importazioni oggetto di dumping nell'inchiesta
iniziale.
(63)     Nel caso in oggetto, in cui le
importazioni dal paese interessato sono praticamente cessate dopo l'imposizione
delle misure iniziali, l'autorità inquirente è tenuta a condurre un'analisi
previsionale basata su una serie di ipotesi adeguate, quali il probabile prezzo
a cui la Delta venderebbe gli EMD nell'Unione qualora dovessero scadere le
misure antidumping in vigore.
(64)     È incontestabile che ciascun
mercato di EMD (USA, UE, Asia) sia diverso e che i produttori di EMD applichino
differenti strategie di prezzo in funzione non solo dei propri costi di
produzione ma anche della capacità produttiva del paese destinatario, della
necessità di (ri)conquistare quote di mercato e delle condizioni di concorrenza
a livello locale. È altresì incontestabile che la Delta stia vendendo gli EMD
sul mercato statunitense a prezzi notevolmente superiori rispetto a quelli praticati
su altri mercati. Si ritiene pertanto che in futuro i prezzi della Delta
praticati nell'UE non saranno determinati dai prezzi attualmente praticati nei
confronti degli Stati Uniti ma dipenderanno dalle specifiche condizioni e
realtà del mercato dell'UE. 
(65)     Nel documento di comunicazione
delle conclusioni il valore normale calcolato è stato confrontato ai fini di
calcolo del dumping solo con i prezzi di vendita degli EMD di tipo alcalino
praticati dalla Delta sui vari mercati, mentre per il calcolo della
sottoquotazione si è tenuto conto anche dei prezzi di vendita di un tipo EMD
carbonio-zinco praticati da detta società. In seguito alla comunicazione delle
conclusioni l'industria dell'Unione ha osservato che per il calcolo del dumping
e del pregiudizio occorre tenere conto di tutte le vendite di EMD di tipo
alcalino e di tipo carbonio-zinco realizzate dalla Delta. La Delta ha invece
sostenuto che poiché la stragrande maggioranza del consumo dell'Unione e le
esportazioni della Delta nell'Unione riguardano unicamente gli EMD di tipo
alcalino, le vendite di EMD di tipo carbonio-zinco non vanno in nessun caso
prese in considerazione.
(66)     La Commissione è giunta alla
conclusione che entrambi i tipi di EMD vadano presi in considerazione sia per
il calcolo del pregiudizio che per quello del dumping per i seguenti motivi
principali. In primo luogo, come già indicato in precedenza, anche nell'Unione
esiste un mercato e di conseguenza una domanda per gli EMD di tipo
carbonio-zinco, benché inferiore a quella del mercato degli EMD di tipo
alcalino, e tale mercato potrebbe rivelarsi di interesse anche per le
esportazioni della Delta nell'Unione. In secondo luogo, gli EMD di tipo
alcalino e di tipo carbonio-zinco sono fabbricati nello stesso impianto e nella
stessa linea di produzione impiegando la stessa materia prima e lo stesso
processo di produzione. A seconda della configurazione dei parametri per il
processo di elettrolisi (densità di corrente, temperatura, concentrazione di
elettroliti, ecc.), i produttori di EMD possono scegliere quale dei due tipi di
EMG produrre. Risulta pertanto più adeguato calcolare la sottoquotazione
confrontando i prezzi medi all'esportazione degli EMD della Delta (sia quelli
di tipo alcalino che di tipo carbonio-zinco) con il prezzo medio di vendita
degli EMD (di entrambi i tipi) dei produttori dell'Unione. 
(67)     Per quanto concerne l'analisi
delle vendite sottocosto la Commissione ha utilizzato come riferimento
l'obiettivo di profitto conseguito dall'industria dell'Unione in assenza di
importazioni oggetto di dumping nell'ambito dell'inchiesta iniziale, il quale
corrisponde al profitto che un'industria ad alta intensità di capitale come
quella della produzione di EMD si prefigge di conseguire in condizioni
concorrenziali normali. L'adeguatezza dell'obiettivo di profitto è tuttavia
irrilevante nel quadro del presente riesame in previsione della scadenza. La
Commissione anzi riconosce che non si è verificata alcuna persistenza del
dumping e quindi non si è nemmeno verificata una persistenza del pregiudizio a
causa della sottoquotazione. L'analisi è pertanto di carattere previsionale ed
è finalizzata a prevedere il rischio di reiterazione del pregiudizio in caso di
un'eventuale reiterazione del dumping.
(68)     La Delta ha affermato che i costi
incorsi dopo l'importazione risultano sottostimati dal momento che non è stato
tenuto conto del costo della consegna del prodotto dal porto di Anversa ai
clienti.
(69)     La Commissione ha tuttavia
confrontato i prezzi franco fabbrica dell'industria dell'Unione con quelli
degli esportatori a livello franco frontiera dell'Unione per cui i costi
successivi all'importazione riguardano unicamente il trattamento e il controllo
ma non i costi di trasporto. Tale argomentazione è stata pertanto respinta.
3.           Importazioni da altri paesi
terzi
(70)     La seguente tabella riporta
l'andamento delle importazioni da altri paesi terzi nel periodo considerato, in
termini di volume, di quota di mercato e del prezzo medio di dette
importazioni. 
Tabella
3
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
 Volume delle importazioni da altri paesi (tonnellate) || 5 000 – 10 000 || 10 000 – 15 000 || 5 000 – 10 000 || 5 000 – 10 000 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 113 || 92 || 88 
 Quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi || 25% - 30% || 30 % - 35 % || 20 % - 25 % || 20 % - 25 % 
 Volume delle importazioni da altri paesi (EUR) || 10m -15m || 15m-20m || 10m-15 m || 10m -15m 
 Indice 2009 = 100 || 100 || 113 || 93 || 102 
 Prezzo delle importazioni (EUR/t) || 1 566 || 1 572 || 1 590 || 1 809 
 Fonte: Eurostat 
(71)     Il volume delle importazioni
dagli altri paesi terzi è diminuito durante il periodo considerato. I prezzi di
dette importazioni sono superiori al livello medio dei prezzi praticati durante
il PIR dall'industria dell'Unione e dalla Delta su altri mercati esclusi gli
Stati Uniti. Il valore di cui sopra pari a 1 809 EUR per tonnellata
rappresenta una media di prezzi all'importazione tra loro molto diversi che
vanno dai bassi prezzi all'importazione praticati dalla Cina a quelli molto
elevati praticati dagli Stati Uniti. I livelli di prezzo all'importazione dagli
Stati Uniti registrati sono nella fattispecie eccessivamente elevati rispetto
ad altre fasce di prezzi praticati dai produttori dell'Unione, dalla Delta e da
altri esportatori a un punto tale da non poter essere fatti pienamente valere
ai fini dell'analisi. Tale media non può pertanto di per sé essere considerata
come un prezzo di riferimento per le future importazioni dal Sud Africa. La
Delta non sarebbe in concorrenza di prezzo con le importazioni dagli Stati
Uniti bensì con i prezzi dell'industria dell'Unione.
4.           Situazione economica
dell'industria dell'Unione
(72)     A norma dell'articolo 3,
paragrafo 5, del regolamento di base sono stati esaminati tutti i fattori e gli
indicatori economici pertinenti che incidono sulla situazione dell'industria
dell'Unione nel periodo considerato.
(a)         
Produzione
(73)     Tra il 2009 e il PIR la
produzione dell'Unione è aumentata del 6%. Più precisamente si è registrato un
aumento di 7 punti percentuali tra il 2009 e il 2011, e una diminuzione di un
punto durante il PIR. 
Tabella
4 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 102 || 107 || 106 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame. 
(b)         
Capacità di produzione e utilizzo della capacità
(74)     La capacità di produzione dei
produttori dell'Unione è aumentata del 9% nel corso del periodo considerato
soprattutto a causa di miglioramenti di lieve entità apportati al processo di
produzione (ossia nessun investimento ingente in nuovi impianti o
attrezzature).
(75)     Poiché l'incremento della
capacità è stato maggiore rispetto all'incremento della produzione, l'utilizzo
della capacità è diminuita di 3 punti percentuali.
Tabella
5
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
 Capacità di produzione Indice 2009 = 100 || 100 || 103 || 108 || 109 
 Utilizzo della capacità Indice 2009=100 || 100 || 99 || 99 || 97 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame. 
(c)         
Rimanenze
(76)     Il volume delle rimanenze è
rimasto stabile nel periodo considerato, è diminuito nel 2011 per poi ritornare
ai livelli del 2009 durante il PIR.
Tabella
6
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 103 || 86 || 100 
 Fonte: risposte al questionario. 
(d)        
Volume delle vendite
(77)     Tra il
2009 e il PIR il volume delle vendite realizzate dall'industria dell'Unione ad
acquirenti indipendenti sul mercato dell'Unione è aumentato del 10%. Nel 2011 è
aumentato del 20% rispetto al 2009 per poi diminuire bruscamente di 10 punti
percentuali durante il PIR. 
Tabella
7 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 103 || 120 || 110 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame. 
(e)         
Quota di mercato
(78)     Tra il 2009 e il PIR i
produttori dell'Unione hanno ampliato la propria quota di mercato di 10 punti
percentuali. Tale aumento della quota di mercato è dovuto alla diminuzione
della quota di mercato delle importazioni nell'Unione europea. 
Tabella
8
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
 Quota di mercato dell'industria dell'Unione || 65% - 70% || 65% - 70% || 75% - 80% || 75% - 80% 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 101 || 111 || 110 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame e dati Eurostat. 
(f)          
Crescita
(79)     Il
consumo nell'Unione è rimasto stabile tra il 2009 e il PIR come indicato sopra nella tabella 1. Tutti gli altri indicatori
non mostrano una crescita significativa nel mercato dell'Unione per quanto
riguarda il prodotto oggetto del riesame.
(g)         
Occupazione
(80)     Tra il
2009 e il PIR il livello occupazionale dell'industria dell'Unione ha registrato
un calo di 9 punti percentuali.
Tabella
9 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 91 || 90 || 91 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame. 
(h)         
Produttività
(81)     Nel periodo considerato la
produttività della manodopera dell'industria dell'Unione, misurata in termini
di produzione annua (in tonnellate) per addetto, è aumentata del 18%, il che
indica che la produzione è aumentata del 6% mentre i livelli occupazionali sono
diminuiti del 9%. Tale situazione è particolarmente evidente nel 2011, anno in
cui la produzione è aumentata mentre il livello occupazionale è continuato a
diminuire e la produttività era superiore di 20 punti percentuali rispetto al
2009.
Tabella
10 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 112 || 120 || 118 
 Fonte: risposte al questionario e domanda di riesame. 
(i)           
Fattori che incidono sui prezzi di vendita
(82)     Il
volume delle vendite dell'industria dell'Unione sul mercato dell'Unione ad
acquirenti indipendenti è diminuito dell'11% tra il 2009 e il PIR.
Tabella
11 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 95 || 93 || 89 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame. 
(j)           
Entità del margine di dumping e ripresa dagli
effetti delle precedenti pratiche di dumping
(83)     Poiché le importazioni dal Sud
Africa sono praticamente cessate dopo l'imposizione delle misure antidumping in
vigore, non è possibile valutare l'entità dei margini di dumping. Alla luce
degli indicatori economici fondamentali di cui sopra e nel seguito l'industria
dell'Unione risulta tuttavia versare ancora in una situazione fragile e
vulnerabile. 
(k)         
Salari
(84)     Sebbene il costo totale del
lavoro sia diminuito, il costo medio della manodopera è aumentato nel corso del
periodo considerato a causa della riduzione della forza lavoro complessiva.
Tabella
12
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 102 || 103 || 103 
 Fonte: risposte al questionario. 
(l)           
Redditività e utile sul capitale investito
(85)     Nel periodo considerato la
redditività delle vendite del prodotto simile sul mercato dell'Unione ad
acquirenti indipendenti realizzate dall'industria dell'Unione, espressa in
percentuale di vendite nette, si è dimezzata nel periodo compreso tra il 2009 e
il PIR. La redditività durante il PIR è significativamente inferiore
all'obiettivo di profitto stabilito nell'inchiesta iniziale e pari al livello
di profitto realizzato dall'industria dell'Unione in assenza di dumping
pregiudizievole.
(86)     L'utile sul capitale
investito, espresso in percentuale del valore contabile netto degli
investimenti, ha seguito in linee generali lo stesso andamento della
redditività.
Tabella
13
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
 Redditività dell'industria dell'Unione || 5% -10% || 5 % - 10 % || 5 % - 10 % || 0 % - 5 % 
 Indice 2009 = 100 || 100 || 63 || 63 || 50 
 Utile sul capitale investito (in % del valore contabile netto degli investimenti) || 15% - 20% || 5% - 10% || 10% - 15% || 5% - 10% 
 Indice 2009 = 100 || 100 || 64 || 84 || 51 
 Fonte: risposte al questionario. 
(m)       
Flusso di cassa e capacità di raccolta capitali
(87)     Il flusso di cassa derivante
da attività operative è diminuito in misura notevole nel periodo considerato
pur rimanendo positivo ad eccezione dell'anno 2010.
Tabella
14
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || - 34 || 71 || 10 
 Fonte: risposte al questionario. 
(88)     Sebbene non vi siano
indicazioni su eventuali difficoltà riscontrabili dall'industria dell'Unione
qualora avesse tentato di raccogliere capitali, non sono stati registrati
investimenti significativi durante il periodo considerato per cui l'industria
dell'Unione non risulta essere stata messa alla prova.
(n)         
Investimenti
(89)     Nel periodo compreso tra il
2009 e il PIR gli investimenti annui dei produttori dell'Unione a favore della
produzione del prodotto simile si sono dimezzati. Più precisamente, essi sono
diminuiti nel 2010 per poi aumentare nel 2011 ed infine diminuire durante il
PIR. Il forte calo degli investimenti osservato tra il 2011 e il PIR può essere
in parte dovuto al fatto che durante il periodo considerato l'industria
dell'Unione aveva già realizzato i principali investimenti necessari previsti.
Tabella
15
   || 2009 || 2010 || 2011 || PIR 
  Indice 2009 = 100 || 100 || 45 || 115 || 52 
 Fonte: Risposte al questionario. 
5.           Conclusioni relative alla
situazione dell'industria dell'Unione
(90)     Dall'analisi degli indicatori
economici risulta un aumento della produzione e delle vendite dell'industria
dell'Unione nel periodo considerato. L'aumento in termini di quantità rilevato,
di per sé non significativo, va tuttavia visto nel quadro dell'aumento della
capacità produttiva e della flessione dei prezzi di vendita che hanno condotto
alla contrazione dell'utilizzo della capacità dei produttori dell'Unione e del
prezzo di vendita unitario rispettivamente di 3 e 11 punti percentuali.
(91)     La situazione economica
dell'industria dell'Unione ha nel contempo registrato un peggioramento in
termini di redditività, utile sul capitale investito, occupazione e flusso di
cassa. La redditività, un importante indicatore della situazione dell'industria
dell'Unione, risulta in particolar modo ancora molto inferiore all'obiettivo di
profitto stabilito nell'inchiesta iniziale. L'industria dell'Unione non si è
ancora pienamente ripresa dagli effetti prodotti da precedenti pratiche di
dumping, risulta ancora fragile e pertanto molto vulnerabile a qualsiasi
reiterazione di importazioni oggetto di dumping. Nel corso degli anni i prezzi
medi di vendita hanno registrato una diminuzione e con ogni probabilità
continueranno a diminuire qualora abbiano di nuovo luogo importazioni oggetto
di dumping provenienti dal Sud Africa, le quali acuirebbero così la situazione
già fragile dell'industria dell'Unione.
(92)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni alcune parti interessate hanno affermato che l'attuale
situazione fragile e vulnerabile dell'industria dell'Unione non era dovuta ad
importazioni oggetto di dumping dal Sud Africa o agli effetti di precedenti
pratiche di dumping.
(93)     Esse hanno fatto notare che le
tendenze degli indicatori economici fondamentali di cui sopra hanno riguardato
un periodo (dal 2009 alla fine del PIR) in cui: (i) le misure antidumping
iniziali erano già in vigore da un po' di tempo; (ii) le importazioni dal Sud
Africa erano praticamente cessate; e (iii) un nuovo operatore (la Cegasa) era
entrato nel libero mercato dell'Unione. Le parti interessate hanno analizzato
separatamente anziché congiuntamente gli indicatori economici di ciascuno dei
due produttori dell'Unione e hanno concluso che l'industria dell'Unione versa
in una situazione difficile a causa della recente concorrenza interna tra gli
unici due produttori dell'Unione presenti sul mercato.
(94)     Tali parti interessate hanno
nella fattispecie affermato che la Commissione non aveva riconosciuto i
cambiamenti fondamentali avvenuti all'interno dell'Unione a partire dal 2009.
Esse hanno osservato che in seguito all'imposizione delle misure antidumping in
vigore gli indicatori economici relativi all'iniziale e unico denunziante (la
THA) avevano registrato un notevole miglioramento, eliminando in tal modo tutti
gli effetti negativi delle pratiche di dumping verificatesi in passato.
Successivamente, l'altro produttore dell'Unione, la Cegasa, che in precedenza
fabbricava EMD destinati solo a uso vincolato, ha delocalizzato i propri
impianti di produzioni di batterie al di fuori dell'Unione. La Cegasa ha di
conseguenza immesso sul libero mercato un quantitativo significativo di EMD a
basso prezzo, entrando quindi in concorrenza con l'unico altro produttore
dell'Unione ed esercitando una forte pressione al ribasso sui prezzi,
sull'utilizzo della capacità e sulla redditività.
(95)     Nel documento di comunicazione
delle conclusioni la Commissione aveva già riconosciuto il cambiamento di
assetto dell'industria dell'Unione rispetto all'inchiesta iniziale. Tale
cambiamento si è rivelato un'evoluzione positiva segno di un mercato aperto e
di un maggiore livello concorrenziale tra i vari operatori nell'ambito delle
importazioni.
(96)     La Commissione concorda
inoltre che in tali circostanze e soprattutto in assenza di importazioni dal
Sud Africa l'attuale stato dell'industria dell'Unione non può essere dovuto al
dumping operato dal Sud Africa né va etichettato come "persistenza del
pregiudizio".
(97)     La Commissione ha esaminato le
tendenze aggregate dei due produttori dell'Unione dal 2009 e ha concluso che i
principali indicatori economici non sono favorevoli e che l'industria
dell'Unione è fragile e vulnerabile. È evidente che in assenza di importazioni
dal Sud Africa la causa non può risiedere nelle pratiche di dumping della
Delta. In un riesame in previsione della scadenza incentrato sul rischio di
reiterazione del dumping e del pregiudizio in caso di scadenza delle misure, il
dumping, il pregiudizio e il nesso di causalità durante il PIR non sono
tuttavia i fattori determinanti dell'analisi.
(98)     La Commissione conclude che
l'industria dell'Unione versa ancora in una situazione fragile e vulnerabile, e
la sua redditività è ben lontana dai livelli prevedibili per tale industria ad
alta intensità di capitale. Un confronto con l'inchiesta iniziale può essere
accordato soltanto per un produttore dell'Unione poiché il secondo non aveva
realizzato in quel momento vendite sul libero mercato dell'Unione. Per tale
produttore dell'Unione i profitti conseguiti durante il PIR sono stati
nettamente inferiori a quelli constatati nell'ambito dell'inchiesta iniziale in
assenza di importazioni in dumping.
F. RISCHIO DI REITERAZIONE DEL
PREGIUDIZIO
1.           Incidenza del volume previsto
delle importazioni ed effetti sui prezzi in caso di scadenza delle misure
(99)     L'unico produttore di EMD noto
del Sud Africa (Delta) dispone di una capacità produttiva inutilizzata e di un potenziale
di ripresa delle esportazioni nel mercato dell'Unione notevoli. Durante il
periodo iniziale considerato (dal 2002 al 2005/2006) la quota di mercato
detenuta dalla società Delta aveva registrato un forte aumento, passando da
circa 30-40% al 60-70%. La Delta ha quindi già mostrato di essere in grado di
aumentare rapidamente i volumi delle esportazioni nell'Unione. 
(100)   Durante il PIR i prezzi CIF
all'esportazione della Delta praticati nei confronti degli altri mercati, ad
eccezione degli Stati Uniti, e riguardanti tutti i tipi di EMD, erano inferiori
ai prezzi dell'industria dell'Unione, i quali sono stati spiazzati da tali
prezzi. Prezzi più bassi su altri mercati potrebbero incentivare la Delta a
indirizzare tali esportazioni al mercato dell'UE in caso di scadenza delle
misure.
(101)   Data la capacità inutilizzata
rilevata durante l'inchiesta e la saturazione degli altri mercati di
esportazione associata all'interesse che presenta il mercato dell'Unione, la
Delta tenterebbe con ogni probabilità di recuperare la sua quota di mercato
sostanziale nell'Unione persa in seguito all'imposizione delle misure in
vigore. Per riguadagnare la quota di mercato la Delta
dovrebbe, come già riferito sopra, esportare a prezzi di dumping. In
mancanza di dazi antidumping sulle importazioni di EMD originari del Sud Africa
l'eventuale aumento dei volumi delle importazioni oggetto di dumping
eserciterebbe di conseguenza una pressione ancora più forte sui prezzi
dell'industria dell'Unione e arrecherebbe un pregiudizio notevole.
2.           Conclusioni sul rischio di
reiterazione del pregiudizio
(102)   L'abrogazione delle misure
comporterebbe con ogni probabilità una reiterazione delle importazioni oggetto
di dumping dal Sud Africa, che si tradurrebbe in una pressione al ribasso sui prezzi
dell'industria dell'Unione e in un aggravamento della situazione economica.
L'abrogazione delle misure nei confronti del Sud Africa comporterebbe quindi
una reiterazione del pregiudizio quale conseguenza dell'eventuale peggioramento
della già fragile e vulnerabile situazione in cui risulta versare l'industria
dell'Unione.
G. INTERESSE DELL'UNIONE
1.           Introduzione
(103)   A norma dell'articolo 21 del
regolamento di base la Commissione ha esaminato se il mantenimento delle misure
antidumping attualmente in vigore nei confronti del Sud Africa fosse contrario
all'interesse generale dell'Unione. L'interesse dell'Unione è stato determinato
in base a una valutazione degli interessi delle varie parti in causa. 
(104)   In applicazione dell'articolo
21, paragrafo 2, del regolamento di base tutte le parti interessate hanno avuto
la possibilità di comunicare le loro osservazioni. 
(105)   Nell'inchiesta iniziale si era
ritenuto che prendere le misure in oggetto non risultasse contrario
all'interesse dell'Unione. Poiché condotta in forma di riesame, la presente
inchiesta analizza una situazione in cui sono già in vigore misure antidumping,
il che consente di valutare gli impatti negativi indebiti delle attuali misure
antidumping sulle parti interessate.
(106)   Nonostante le conclusioni sul
rischio di reiterazione del dumping pregiudizievole la Commissione ha esaminato
l'eventuale sussistenza di validi motivi che indurrebbero a concludere che il
mantenimento delle misure nei confronti delle importazioni di EMD originari del
Sud Africa non sia nell'interesse dell'Unione.
2.           Interesse dell'industria
dell'Unione e degli altri produttori dell'Unione
(107)   Sebbene le misure antidumping
in vigore abbiano impedito l'arrivo nell'Unione di importazioni oggetto di
dumping, l'industria dell'Unione versa ancora in una situazione fragile e
vulnerabile, come confermato dall'andamento negativo di alcuni principali
indicatori di pregiudizio.
(108)   In caso di scadenza delle
misure si prevede che l'attuale situazione dell'industria dell'Unione continui
a deteriorarsi ulteriormente a causa dell'eventuale afflusso di ingenti volumi
di importazioni oggetto di dumping dal Sud Africa. Tale afflusso potrebbe
comportare, tra l'altro, una perdita di quote di mercato, un calo del prezzo di
vendita, una diminuzione dell'utilizzo della capacità e, in generale, un grave
deterioramento della situazione finanziaria dell'industria dell'Unione.
(109)   Risulta pertanto chiaro che
mantenere le misure antidumping nei confronti del Sud Africa non sia contrario
all'interesse dell'industria dell'Unione.
3.           Interesse degli importatori
(110)   Nell'inchiesta iniziale era
stato accertato che l'imposizione delle misure non avrebbe prodotto gravi
effetti negativi sulla situazione degli importatori dell'Unione. Nessun
operatore commerciale/importatore ha collaborato all'attuale inchiesta. Dal momento che non esistono elementi atti a provare che le misure in
vigore abbiano influito in maniera rilevante sugli importatori, si può ritenere
che il mantenimento delle misure non inciderà in maniera significativa sugli
importatori dell'Unione.
4.           Interesse degli utilizzatori
(111)   Sono stati contattati tutti gli
utilizzatori di EMD (impiegati dai produttori di batterie come materia prima)
noti dell'Unione. Sono pervenute risposte da due società appartenenti allo
stesso gruppo multinazionale. Nell'inchiesta iniziale altri due produttori di
batterie avevano collaborato opponendosi all'imposizione delle misure.
(112)   L'utilizzatore che ha
collaborato all'inchiesta ha spiegato la difficile situazione economica in cui
versano i produttori di batterie dell'Unione a causa della pressione al ribasso
esercitata sui prezzi dai loro principali clienti (dettaglianti) e il
conseguente rischio di perdita di posti di lavoro. Esso non ha tuttavia potuto
fornire alcuna spiegazione o argomentazione circa la misura e i motivi per cui
la cessazione delle misure nei confronti delle importazioni di EMD dal Sud
Africa migliorerebbe la situazione.
(113)   Gli EMD rappresentano solo il
10-15% del costo totale della produzione di batterie. Tale quota ha registrato
una diminuzione rispetto all'inchiesta iniziale. Inoltre, in seguito
all'imposizione delle misure il prezzo medio di vendita degli EMD nell'Unione è
in realtà diminuito. Non sono state effettivamente fornite prove del fatto che
il mantenimento delle misure in vigore avrebbe ripercussioni significative sui
costi di produzione di batterie sostenuti dai produttori.
(114)   In mancanza di tali elementi di
prova la Commissione ritiene che il mantenimento delle misure non inciderebbe
indebitamente sugli utilizzatori di EMD.
(115)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni lo stesso utilizzatore ha contestato la valutazione della
situazione da parte della Commissione e ha osservato che in seguito
all'imposizione delle misure è venuta meno una fonte di EMD di buona qualità, i
prezzi della produzione di EMD sono aumentati e, anche se questi rappresentano
solo il 10-15% dei costi di produzione, l'impatto sulla già modesta redditività
dei produttori di batterie dell'UE è notevole.
(116)   Nonostante l'argomentazione gli
elementi di prova contenuti nel fascicolo indicano che la scelta
dell'utilizzatore di non servirsi degli EMD della Delta non era connessa
all'istituzione dei dazi antidumping e che la minaccia nei confronti della
redditività e dei posti di lavoro dell'utilizzatore non risiede nell'aumento
dei prezzi degli EMD bensì nella pressione al ribasso sui prezzi esercitata dai
loro principali clienti (distributori multinazionali dotati di un notevole
potere d'acquisto) e dai produttori cinesi di batterie. 
(117)   Lo stesso utilizzatore di EMD
ha osservato che le misure non vanno mantenute poiché l'inchiesta ha accertato
l'assenza di dumping nei confronti dell'UE durante il PIR e di alcun rischio di
reiterazione del dumping sarebbe modesta perché la quota di mercato della Delta
qualora tutta la sua capacità produttiva inutilizzata venisse diretta verso
l'Unione.
(118)   Tale argomentazione è stata
respinta in quanto la potenziale quota di mercato della Delta sarebbe evidentemente
considerevole e dette esportazioni verso l'Unione verrebbero probabilmente
realizzate a prezzi di dumping.
5.           Sviluppi futuri
(119)   Nella domanda di riesame in
previsione della scadenza i denunzianti hanno affermato che in caso di un
futuro aumento della domanda di auto elettriche nell'UE si verificherà un
aumento a monte della domanda di EMD, considerati la materia prima più
frequentemente impiegata nella produzione di litio-ossido di manganese (LOM)
che a sua volta agisce da materiale catodico per le batterie agli ioni di litio
(BIL) ricaricabili impiegate in molti modelli di veicoli elettrici. Essi
sostengono che, qualora si verifichi di nuovo un pregiudizio decorrente da
importazioni dal Sud Africa, l'industria dell'Unione di EMD potrebbe venir meno
e non essere quindi in grado di sopperire al fabbisogno di tale eventuale
domanda di nuove tecnologie.
(120)   L'inchiesta non ha riscontrato
elementi di prova risolutivi a sostegno o meno dell'argomentazione secondo cui
qualsiasi futura evoluzione del settore delle auto elettriche produrrebbe
ripercussioni di rilievo sull'industria degli EMD e sulla loro domanda. È
tuttavia noto che l'industria dell'Unione sta testando la fattibilità della
fabbricazione di LMO per mezzo di EMD, la capacità di acquisizione del know-how
e delle attrezzature necessarie per la produzione in futuro, e sta altresì
partecipando ad una serie di progetti finanziati dall'UE relativi alla ricerca
e allo sviluppo di batterie agli ioni di litio. 
(121)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni detta questione è stata brevemente menzionata da alcune delle
parti interessate ma anche in questo caso non sono stati forniti elementi di
prova decisivi sul possibile impatto di futuri sviluppi nel settore delle auto
elettriche nell'Unione e/o in altri mercati sul prodotto interessato.
6.           Conclusione sull'interesse
dell'Unione
(122)   Dati gli elementi di prova di
cui sopra non risultano sussistere motivi convincenti contrari al mantenimento
delle attuali misure antidumping.
(123)   A norma dell'articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento di base le misure antidumping applicabili
alle importazioni di alcuni tipi di biossidi di manganese elettrolitici
originari del Sud Africa vanno pertanto mantenute per un periodo supplementare
di cinque anni,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.           È imposto un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di biossidi di manganese
elettrolitici (vale a dire, biossidi di manganese ottenuti mediante un processo
elettrolitico), non sottoposti a successivo trattamento termico, attualmente
classificati al codice NC ex 2820 10 00 (codice TARIC
2820 10 00 10), originari del Sud Africa.
2.           Le aliquote del dazio
antidumping definitivo applicabili al prezzo netto franco frontiera
dell'Unione, dazio non corrisposto, dei prodotti delle società sotto elencate
sono le seguenti:
 Società || Dazio antidumping || Codice addizionale TARIC 
 Delta E.M.D. (Pty) Ltd. || 17,1% || A828 
 Tutte le altre società || 17,1% || A999 
3.           Salvo altrimenti disposto si
applicano le norme vigenti in tema di dazi doganali.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli
Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.
[2]               GU L 69 del 13.3.2008, pag. 1.
[3]               GU C 180 del 21.6.2012, pag. 15.
[4]               GU C 72 del 12.3.2013, pag. 8.