CELEX: E2020J0004
Language: it
Date: 2021-03-25 00:00:00
Title: Sentenza della Corte del 25 marzo 2021 nella causa E-4/20 Tor-Arne Martinez Haugland e altri contro il governo norvegese, rappresentato dal ministero della Sanità e dei servizi di assistenza (Helse- og omsorgsdepartementet) (Libera circolazione delle persone – direttiva 2005/36/CE – Riconoscimento delle qualifiche professionali – Accesso alla professione di psicologo – Sistema generale di riconoscimento – Nozione di «stessa professione») 2021/C 303/08

29.7.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 303/11
            
         
      SENTENZA DELLA CORTE
      del 25 marzo 2021
      nella causa E-4/20
      Tor-Arne Martinez Haugland e altri contro il governo norvegese, rappresentato dal ministero della Sanità e dei servizi di assistenza (Helse- og omsorgsdepartementet)
      
         
            (Libera circolazione delle persone – direttiva 2005/36/CE – Riconoscimento delle qualifiche professionali – Accesso alla professione di psicologo – Sistema generale di riconoscimento – Nozione di «stessa professione»)
         
      
      (2021/C 303/08)
      Nella causa E-4/20, Tor-Arne Martinez Haugland e altri contro il governo norvegese, rappresentato dal ministero della Sanità e dei servizi di assistenza (Helseo- g omsorgsdepartementet) – ISTANZA alla Corte ai sensi dell’articolo 34 dell’accordo tra gli Stati EFTA sull’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia da parte della Corte d’appello di Borgarting (Borgarting lagmannsrett) sull’interpretazione della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, in particolare gli articoli 4 e 13 adattati all’accordo sullo Spazio economico europeo, e gli articoli 28 e 31, la Corte, composta da Páll Hreinsson (presidente) Per Christiansen (giudice relatore), e Bernd Hammermann, si è pronunciata il 25 marzo 2021 con sentenza il cui dispositivo è il seguente:
      
                  1.
               
               
                  Occorre valutare caso per caso se una professione nello Stato ospitante e una professione nello Stato d’origine possano essere considerate «stessa professione» ai fini della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Tale valutazione deve basarsi su un raffronto tra le attività che rientrano nella professione nello Stato d’origine e le attività della professione che il richiedente intende esercitare nello Stato ospitante. Se le attività previste dalle due professioni sono paragonabili, nel senso che sono equivalenti in termini di attività che coprono, tenendo conto di eventuali differenze significative nella portata e nella natura delle attività in questione, le due professioni devono essere considerate «stesse professioni» ai fini della direttiva 2005/36/CE.
                  Nel determinare se una professione nello Stato d’origine e una professione nello Stato ospitante costituiscano la stessa professione ai sensi della direttiva 2005/36/CE, l’esercizio di talune attività per un periodo limitato nell’ambito di una formazione subordinata all’impegno di seguire studi complementari, non può essere considerato esercizio di una professione.
                  Le differenze nel grado di indipendenza e di responsabilità nei confronti dei pazienti possono essere rilevanti per determinare la portata o la natura esatta delle attività quando si valuta se due professioni siano la «stessa professione» ai fini della direttiva 2005/36/CE.
               
            
                  2.
               
               
                  La possibilità di imporre provvedimenti di compensazione ai sensi dell’articolo 14 della direttiva 2005/36/CE non può avere alcuna incidenza sull’interpretazione della nozione di «stessa professione» ai sensi dell’articolo 13 di tale direttiva.
               
            
                  3.
               
               
                  L’espressione «specificamente orientata all’esercizio di una professione determinata» di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2005/36/CE deve essere interpretata nel senso che comprende la formazione specificamente concepita per preparare i titolari all’esercizio di una determinata professione. Non include le qualifiche che danno accesso a un’ampia gamma di professioni o che attestano, tra l’altro, una mera competenza accademica in un determinato settore.
               
            
                  4.
               
               
                  I richiedenti che non soddisfano i requisiti per il riconoscimento delle qualifiche professionali di cui alla direttiva 2005/36/CE possono invocare gli articoli 28 e 31 dell’accordo SEE per esercitare una professione regolamentata nello Stato ospitante.
                  Nella valutazione delle qualifiche ai sensi degli articoli 28 e 31 dell’accordo SEE, lo Stato ospitante deve confrontare tutti i diplomi, certificati e altri titoli di formazione e esperienze professionali pertinenti del richiedente con i requisiti che lo Stato stesso richiede per l’esercizio della professione in questione. Se le conoscenze e le qualifiche attestate dal diploma e l’esperienza professionale pertinente non sono equivalenti o corrispondono solo parzialmente a quelle richieste, lo Stato ospitante deve specificare quale formazione manca affinché il richiedente possa completare o integrare la formazione.