CELEX: 62003TJ0013
Language: it
Date: 2009-04-30
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Ottava Sezione) del 30 aprile 2009. # Nintendo Co., Ltd e Nintendo of Europe GmbH contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Intese - Mercato delle console per videogiochi e delle cartucce giochi compatibili con le console Nintendo - Decisione che constata una violazione dell’art. 81 CE - Restrizioni alle esportazioni parallele - Ammende - Effetto dissuasivo - Durata dell’infrazione - Circostanze aggravanti - Ruolo di impresa leader o istigatrice dell’infrazione - Circostanze attenuanti - Cooperazione nel corso del procedimento amministrativo. # Causa T-13/03.

Causa T‑13/03
      Nintendo Co., Ltd et Nintendo of Europe GmbH
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Intese — Mercato delle console per videogiochi e delle cartucce giochi compatibili con le console Nintendo — Decisione che constata una violazione dell’art. 81 CE — Restrizione alle esportazioni parallele — Ammende — Effetto dissuasivo — Durata dell’infrazione — Circostanze aggravanti — Ruolo di impresa leader o istigatrice dell’infrazione — Circostanze attenuanti — Cooperazione nel corso del procedimento amministrativo»
      Massime della sentenza
      1.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Ripartizione delle imprese interessate in categorie aventi un punto di
            partenza specifico — Infrazioni di natura verticale
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 A)
      2.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Carattere dissuasivo — Criteri di valutazione del fattore di dissuasione
            — Obbligo di tener conto della probabilità di recidiva dell’impresa sanzionata — Insussistenza
      (Art. 81, n. 1, CE; accordo SEE, art. 53, n. 1; regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione
            98/C 9/03)
      3.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Attuazione di un programma di adeguamento
            alle regole comunitarie di concorrenza — Indennizzi offerti ai terzi
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      4.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Carattere dissuasivo — Criteri di valutazione del fattore di dissuasione
            — Infrazioni di natura verticale
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      5.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Circostanze aggravanti — Ruolo di impresa
            leader o istigatrice dell’infrazione
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      6.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Carattere dissuasivo — Criteri di valutazione del fattore di dissuasione
            — Applicazione di fattori diversi alle imprese partecipanti ad un’intesa
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      7.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Carattere dissuasivo — Principio generale cui la Commissione deve attenersi
            per tutta la fase del calcolo delle ammende — Non obbligatorietà di una fase specifica destinata ad una valutazione complessiva
            di tutte le circostanze pertinenti 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      8.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Durata dell’infrazione — Infrazioni di lunga durata — Maggiorazione
            del 10% dell’importo di partenza per ogni anno di infrazione
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 B)
      9.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Circostanze aggravanti — Ruolo di capofila
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 2)
      10.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Circostanze aggravanti — Ruolo di impresa
            leader dell’infrazione
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 2)
      11.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Circostanze aggravanti — Proseguimento
            dell’infrazione successivamente all’intervento della Commissione
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2)
      12.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Non imposizione o riduzione dell’ammenda in contropartita della cooperazione
            dell’impresa incriminata — Infrazioni di natura verticale — Inapplicabilità della comunicazione sulla cooperazione
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 96/C 207/04)
      13.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Comportamento dell’impresa durante il procedimento amministrativo
            — Valutazione del grado della cooperazione fornita da ciascuna delle imprese partecipanti all’intesa — Rispetto del principio
            di parità di trattamento
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 3)
      14.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Diritto al contraddittorio — Modalità
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 19, n. 1; regolamento della Commissione n. 2842/98, art. 7)
      15.    Diritto comunitario — Principi — Tutela del legittimo affidamento — Presupposti — Assicurazioni precise fornite dall’amministrazione
            — Indicazione informale in materia di concorrenza da parte di un funzionario della Commissione — Esclusione
      1.      Nell’ambito della determinazione da parte della Commissione degli importi di partenza delle ammende per infrazione alle norme
         comunitarie di concorrenza, il trattamento differenziato mira a tener conto del peso specifico di ciascuna impresa coinvolta
         e, conseguentemente, dell’impatto reale del suo comportamento illecito, in particolare qualora esista una disparità considerevole
         tra le dimensioni delle imprese che hanno commesso infrazioni dello stesso tipo.
      
      Nel caso di una serie di accordi e di pratiche concordate di natura verticale aventi l’oggetto e l’effetto di limitare le
         esportazioni parallele di prodotti, le quote rispettivamente detenute dalle imprese nella distribuzione dei detti prodotti
         sono rappresentative del peso specifico di ciascuna impresa nel sistema di distribuzione. La Commissione può dunque riferirsi
         alla quota di ciascuna impresa nel volume complessivo dei prodotti acquistati per essere distribuiti nello Spazio economico
         europeo nel corso dell’ultimo anno di durata dell’infrazione, ai fini del trattamento differenziato operato nel determinare
         gli importi di partenza preliminari delle ammende.
      
      Dato che il riferimento alle quote di mercato detenute da ciascuna delle imprese coinvolte nella distribuzione di tali prodotti
         viene impiegato semplicemente al fine di definire la responsabilità relativa di ciascuna di esse in un’infrazione che ha l’obiettivo
         di limitare la concorrenza a livello della distribuzione dei prodotti suddetti, la circostanza che, per tali prodotti, il
         mercato sia caratterizzato più da un’elevata concorrenza tra marche che da una concorrenza all’interno della medesima marca
         non è un elemento di cui la Commissione deve tenere conto ai fini della determinazione in via preliminare dello specifico
         importo di partenza dell’ammenda a carico delle imprese interessate.
      
      (v. punti 45, 49-51)
      2.      La Commissione ha il potere di decidere in merito al livello dell’importo delle ammende al fine di rafforzare il loro effetto
         dissuasivo qualora infrazioni di un determinato tipo siano ancora relativamente frequenti, benché la loro illegittimità sia
         stata accertata sin dagli inizi della politica comunitaria della concorrenza, dati i vantaggi che determinate imprese interessate
         possono trarne. Dato che l’obiettivo di dissuasione si riferisce al comportamento delle imprese all’interno della Comunità
         o dello Spazio economico europeo (SEE), il fattore di dissuasione è valutato tenendo conto di molteplici elementi, e non solo
         della situazione particolare dell’impresa interessata. La Commissione non è pertanto in alcun modo tenuta, quando valuta la
         necessità di aumentare l’importo delle ammende al fine di assicurare loro un effetto dissuasivo, a procedere alla valutazione
         della probabilità che le imprese in causa siano recidive. La ricerca dell’effetto dissuasivo non riguarda solo le imprese
         specificamente indicate nella decisione che infligge le ammende. Occorre indurre anche le imprese di dimensioni simili e che
         dispongono di risorse analoghe ad astenersi dal partecipare a simili infrazioni delle norme di concorrenza.
      
      (v. punti 71-73)
      3.      Le misure preventive adottate dalle imprese nei confronti delle quali è stata avviata un’azione per un’infrazione alle norme
         comunitarie di concorrenza, che comprendano in particolare un programma di adeguamento a dette norme, la collaborazione di
         tali imprese durante il procedimento amministrativo nonché gli indennizzi da esse offerti ai terzi, non incidono sulla consistenza
         dell’infrazione commessa e non devono essere prese in considerazione nella fase della valutazione della gravità dell’infrazione
         ai fini della determinazione dell’importo di partenza delle ammende. Tali misure possono, se del caso, essere prese in considerazione
         nell’ambito delle circostanze attenuanti.
      
      (v. punto 74)
      4.      In sede di maggiorazione a fini dissuasivi dell’importo di partenza delle ammende inflitte per violazione delle norme comunitarie
         sulla concorrenza, la Commissione può tenere conto del fatto che un’impresa occupa una posizione unica in un sistema di distribuzione
         in considerazione della sua qualità di produttore dei beni in causa. Infatti, se anche è vero che le dimensioni delle imprese
         sono generalmente un elemento da prendere in considerazione nel determinare l’importo dell’ammenda, non si può escludere che
         si possa tener conto anche di altri elementi per assicurare all’ammenda un sufficiente effetto dissuasivo. A tal proposito,
         la qualità di produttore dei beni, al pari della dimensione dell’impresa, può essere un indice, nel caso di infrazioni di
         natura verticale, della sua reale capacità di provocare un danno ingente alla concorrenza. Infatti, in un caso di questo tipo,
         il produttore dei beni in causa, che occupa un posto centrale nel sistema di distribuzione dei detti beni, deve essere particolarmente
         vigile e assicurarsi di rispettare le norme di concorrenza nella conclusione degli accordi di distribuzione.
      
      (v. punti 78-80)
      5.      Nell’ambito della determinazione dell’importo delle ammende inflitte a causa di un’infrazione di natura verticale al diritto
         comunitario della concorrenza, la Commissione può tenere conto, a titolo di circostanze aggravanti, del fatto che l’impresa
         produttrice dei beni in questione è l’impresa leader e istigatrice dell’infrazione. A tal fine, la Commissione può fare riferimento
         al fatto che tale impresa controlla, mette in atto e si assicura del rispetto di un certo numero di misure dirette a limitare
         il commercio parallelo.
      
      Non può essere accolto l’argomento secondo cui ruolo di impresa leader o istigatrice dell’infrazione può essere constatato
         solo nel quadro delle intese orizzontali e non nel quadro di intese verticali. Il fatto che, nel caso di intese verticali,
         tale ruolo generalmente si confonda con quello del produttore dei beni in questione non esclude che si tenga conto, ai fini
         del calcolo dell’importo dell’ammenda, di una circostanza aggravante data dal ruolo di impresa leader o istigatrice dell’infrazione.
         Inoltre, il ruolo di impresa leader non viene necessariamente esercitato dal produttore dei beni in questione, dato che nulla
         osta a che un’infrazione di natura verticale venga commessa da un’impresa che abbia solo la qualità di distributore e non
         di produttore dei beni di cui trattasi.
      
      (v. punti 83, 128-129, 131)
      6.      Nell’ambito della determinazione dell’importo delle ammende per infrazione alle norme comunitarie di concorrenza, la Commissione
         non viola il principio della parità di trattamento applicando, a titolo di effetto dissuasivo, un coefficiente differente
         a due imprese partecipanti ad un’intesa che non si trovino in situazioni identiche.
      
      Nel caso di un’infrazione di natura verticale, la Commissione può ritenere che le imprese non siano in posizioni identiche
         particolarmente alla luce della differenza delle loro quote nelle vendite dei prodotti in causa e delle loro posizioni nel
         sistema di distribuzione.
      
      (v. punti 95-96)
      7.      Gli Orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17
         e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA evocano la finalità dissuasiva al loro punto 1 A, ai termini del quale
         occorre fissare l’importo dell’ammenda ad un livello tale da garantirle un carattere sufficientemente dissuasivo. La necessità
         di assicurare un siffatto effetto costituisce un obbligo generale che deve guidare la Commissione durante tutta la fase del
         calcolo dell’importo dell’ammenda e non richiede necessariamente che tale calcolo avvenga in una fase specifica destinata
         ad una valutazione globale di tutte le circostanze pertinenti per realizzare tale finalità. Non si può quindi accogliere la
         tesi secondo cui la maggiorazione a fini dissuasivi dev’essere applicata nella fase finale della determinazione dell’importo
         delle ammende.
      
      (v. punti 98-99)
      8.      Conformemente al punto 1 B degli Orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo
         2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA, la Commissione ha la possibilità, per quanto
         riguarda le infrazioni di lunga durata, di aumentare l’importo fissato in base alla gravità dell’infrazione fino al 10% per
         anno di infrazione. Il semplice fatto che la Commissione si sia riservata una possibilità di maggiorazione per anno di infrazione
         fino al 10% non la obbliga affatto a fissare tale tasso in funzione dell’intensità dell’infrazione o, ancora, dei diversi
         livelli di implicazione di ciascuna delle imprese partecipanti. Conseguentemente, non si può accogliere la tesi secondo cui,
         nel caso di un’infrazione di un’intensità e di una gravità molto variabili, la Commissione è tenuta ad applicare un coefficiente
         di maggiorazione ben inferiore, quantomeno per una parte del periodo considerato. Invero, la maggiorazione dell’ammenda in
         funzione della durata dell’infrazione non è limitata all’ipotesi in cui esista un rapporto diretto tra tale durata e il danno
         maggiore eventualmente apportato agli obiettivi della Comunità perseguiti dalle regole di concorrenza.
      
      (v. punti 110, 112-113)
      9.      Qualora un’infrazione alle norme di concorrenza sia stata commessa da più imprese, si deve esaminare, nell’ambito della determinazione
         dell’importo delle ammende, la gravità relativa della partecipazione di ciascuna di esse, il che implica, in particolare,
         accertare i rispettivi ruoli nell’infrazione nel corso della durata della loro partecipazione alla medesima. Da ciò risulta,
         in particolare, che il ruolo di «capofila» svolto da una o più imprese nell’ambito di un’intesa deve essere preso in considerazione
         ai fini del calcolo dell’importo dell’ammenda, poiché sulle imprese che abbiano svolto un tale ruolo deve gravare, per questo
         motivo, una responsabilità particolare rispetto alle altre imprese. Gli Orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte
         in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA prevedono,
         al loro punto 2, a titolo di circostanze aggravanti, un elenco non tassativo di circostanze che possono portare ad un aumento
         dell’importo di base dell’ammenda fra le quali, in particolare, l’«organizzazione dell’infrazione o [l’]istigazione a commetterla».
      
      (v. punti 126-127)
      10.    Non si richiede, per qualificare un’impresa come «leader» e aumentare l’importo dell’ammenda ad essa inflitta per un’infrazione
         alle norme comunitarie di concorrenza, la prova che, senza il ruolo giocato da detta impresa, l’infrazione commessa sarebbe
         stata meno grave, poiché un siffatto argomento deriva da una confusione tra la valutazione della gravità dell’infrazione in
         termini assoluti e l’esame della gravità relativa della partecipazione di ciascuna delle imprese interessate in sede di valutazione
         delle circostanze aggravanti ed attenuanti.
      
      (v. punto 130)
      11.    La Commissione ha il diritto di considerare come circostanza aggravante il fatto che un’impresa abbia proseguito un’infrazione
         alle norme di concorrenza dopo l’inizio dell’indagine, dato che tale comportamento testimonia la particolare determinazione
         delle partecipanti all’intesa a proseguire la loro infrazione a dispetto del rischio di vedersi inflitta una sanzione.
      
      (v. punto 142)
      12.    Risulta chiaramente dalla comunicazione della Commissione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa
         tra imprese del 1996, il cui fine è incoraggiare le imprese a rivelare la sussistenza di intese particolarmente difficili
         da scoprire, che essa è applicabile unicamente nei casi che riguardano infrazioni di natura orizzontale, come un cartello.
         Tale comunicazione contempla, nella sezione A, punto 1, primo comma, il caso di «intese segrete volte alla fissazione dei
         prezzi, delle quote di produzione o di vendita, oppure alla ripartizione dei mercati o al divieto di importazione o di esportazione».
         L’applicazione di tale comunicazione dev’essere quindi esclusa nel caso di imprese che abbiano partecipato ad un’infrazione
         di natura verticale diretta a limitare le esportazioni parallele di prodotti. Inoltre, nemmeno se un’infrazione di questo
         tipo viene trattata dal punto di vista della sanzione, come un cartello, si deve applicare per analogia la detta comunicazione.
         Infatti, non sussiste un nesso fra la qualificazione dell’infrazione come molto grave e la valutazione della collaborazione
         fornita nel corso del procedimento amministrativo.
      
      (v. punti 157-158)
      13.    Sebbene la Commissione non possa violare, nell’ambito della valutazione della collaborazione fornita dalle imprese nel corso
         del procedimento amministrativo avviato per intesa vietata, il principio della parità di trattamento, essa beneficia però
         di un ampio margine discrezionale nell’esaminare la qualità e l’utilità della collaborazione fornita dai diversi membri di
         un’intesa, così che solo un manifesto errore di valutazione può essere censurato.
      
      La valutazione del livello di collaborazione fornita dalle imprese non può dipendere da fattori meramente casuali. Una differenza
         di trattamento tra le imprese interessate deve quindi essere imputabile a gradi di collaborazione non equiparabili, in particolare
         qualora la cooperazione sia consistita nella trasmissione di informazioni diverse o nella trasmissione di tali informazioni
         in fasi diverse del procedimento amministrativo, o in circostanze non analoghe. Laddove talune imprese, nella stessa fase
         del procedimento amministrativo e in circostanze analoghe, forniscano alla Commissione informazioni simili sui fatti loro
         contestati, i gradi di collaborazione delle stesse devono essere considerati analoghi, con la conseguenza che tali imprese
         devono essere trattate in maniera uguale al momento di determinare l’importo dell’ammenda a loro carico.
      
      Si deve quindi confrontare la portata della collaborazione fornita sia sotto il profilo cronologico, il che implica in un
         primo tempo un esame dello stadio in cui la collaborazione è stata fornita, sia sotto quello qualitativo, il che porta in
         un secondo tempo a confrontare le condizioni alle quali le imprese hanno collaborato e il valore intrinseco delle informazioni
         comunicate da ciascuna a titolo di tale collaborazione. Ai fini della valutazione comparativa dell’utilità della collaborazione
         fornita sotto il profilo cronologico, per essere considerate analoghe, le collaborazioni delle imprese non devono necessariamente
         intervenire alla stessa data, bensì nella stessa fase del procedimento.
      
      (v. punti 161, 171-172, 176, 178)
      14.    Gli artt. 19, n. 1, del regolamento n. 17 e 7 del regolamento n. 2842/98, relativo alle audizioni in taluni procedimenti a
         norma dell’art. 81 CE e dell’art. 82 CE, stabiliscono espressamente che, allorché la Commissione intende irrogare un’ammenda,
         le imprese interessate devono avere l’occasione di presentare le loro osservazioni relativamente agli addebiti che essa muove.
         È quindi attraverso le loro osservazioni in ordine alla durata, alla gravità e alla prevedibilità del carattere anticoncorrenziale
         dell’illecito che i diritti di difesa delle imprese interessate vengono garantiti dinanzi alla Commissione in sede di determinazione
         dell’importo dell’ammenda.
      
      (v. punto 194)
      15.    Il diritto di invocare il principio della tutela del legittimo affidamento si estende a chiunque si trovi in una situazione
         dalla quale emerga che l’amministrazione comunitaria ha fatto sorgere in lui speranze fondate. Nessuno può invocare una violazione
         di tale principio in mancanza di assicurazioni precise fornitegli dall’amministrazione. Inoltre, per far sorgere un legittimo
         affidamento, le assicurazioni fornite devono provenire da fonti autorizzate ed affidabili.
      
      Nell’ambito dell’attuazione delle norme comunitarie di concorrenza, la dichiarazione di un rappresentante della Commissione
         al rappresentante di un’impresa, nel corso di una riunione informale, secondo la quale il versamento di indennizzi a terzi
         verrebbe preso in considerazione nel calcolo dell’ammenda inflitta all’impresa, non può essere considerata come un’assicurazione
         precisa e incondizionata che la totalità di questi indennizzi sarà dedotta dall’importo finale dell’ammenda. Inoltre, ad ogni
         buon conto, in considerazione della competenza esclusiva del collegio dei membri della Commissione ad adottare una decisione
         che infligge un’ammenda, un funzionario della Commissione non può in alcun modo fornire a un’impresa, nel corso di una riunione
         informale, assicurazioni precise provenienti da fonti autorizzate ed affidabili in merito alla deduzione dall’importo finale
         dell’ammenda degli indennizzi offerti ai terzi.
      
      (v. punti 203, 206-208)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      30 aprile 2009 (*)
      
      «Concorrenza – Intese – Mercato delle console per videogiochi e delle cartucce giochi Nintendo – Decisione che constata una violazione dell’art. 81 CE – Restrizione alle esportazioni parallele – Ammende – Effetto dissuasivo – Durata dell’infrazione – Circostanze aggravanti – Ruolo di impresa leader o istigatrice dell’infrazione – Circostanze attenuanti – Cooperazione nel corso del procedimento amministrativo»
      Nella causa T‑13/03,
      Nintendo Co., Ltd, con sede in Kyoto (Giappone), 
      
      Nintendo of Europe GmbH, con sede in Grossostheim (Germania), 
      
      rappresentate dai sigg. I. Forrester, QC, J. Pheasant, M. Powell, dalla sig.ra C. Kennedy‑Loest, solicitors, e dal sig. J. Killick,
         barrister,
      
      ricorrenti,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata inizialmente dalla sig.ra O. Beynet e dal sig. A. Whelan, successivamente dal sig. X. Lewis e dalla sig.ra Beynet,
         in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento o di riduzione dell’importo dell’ammenda inflitta alle ricorrenti all’art. 3,
         primo trattino, della decisione della Commissione 30 ottobre 2002, 2003/675/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo
         81 [CE] e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (COMP/35.587 PO Video Games, COMP/35.706 PO Nintendo Distribution e COMP/36.321
         Omega – Nintendo) (GU 2003, L 255, pag. 33),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Ottava Sezione),
      
      composto dalla sig.ra M. E. Martins Ribeiro, presidente, dai sigg. S. Papasavvas e N. Wahl (relatore),
      cancelliere: sig.ra C. Kantza, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 19 maggio 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      1.     Imprese in causa
      1        La prima ricorrente, Nintendo Co., Ltd (in prosieguo: «NCL» o «Nintendo»), società quotata in borsa con sede in Kyoto (Giappone),
         è la capogruppo delle società Nintendo, specializzate nella produzione e distribuzione di console per videogiochi e di cartucce
         giochi da utilizzare con tali console.
      
      2        Le attività di Nintendo nello Spazio economico europeo (SEE) sono svolte, in taluni territori, da sue controllate al 100%,
         la prima delle quali è Nintendo of Europe GmbH (in prosieguo: «NOE» o «Nintendo»), la seconda ricorrente. All’epoca dei fatti
         NOE coordinava una parte delle attività commerciali di Nintendo in Europa ed era suo distributore esclusivo in Germania. 
      
      3        Per gli altri territori Nintendo si avvale di esclusivisti indipendenti. The Games Ltd, per esempio, una divisione commerciale
         di John Menzies Distribution Ltd, controllata interamente da John Menzies plc, è stata nominata nell’agosto 1995 distributore
         esclusivo di Nintendo per il Regno Unito e l’Irlanda e tale è rimasta almeno fino al 31 dicembre 1997. 
      
      2.     Procedimento amministrativo
       Accertamenti sull’industria dei videogiochi (caso IV/35.587 PO Video Games)
      4        Nel marzo 1995 la Commissione avviava un’indagine sull’industria dei videogiochi (caso IV/35.587 PO Video Games). Nell’ambito
         di tale indagine la Commissione rivolgeva a Nintendo, il 26 giugno e il 19 settembre 1995, domande di informazioni ai sensi
         dell’art. 11 del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17: Primo regolamento d’applicazione degli articoli [81 CE]
         e [82 CE] (GU 1962, 13, pag. 204), chiedendo ragguagli in particolare sui distributori e le controllate di Nintendo, sugli
         accordi di distribuzione formalmente conclusi con tali imprese e sulle condizioni generali di vendita. NOE rispondeva a tali
         domande con lettere del 31 luglio e del 26 settembre 1995.
      
       Indagine supplementare specifica sul sistema di distribuzione di Nintendo (caso IV/35.706 PO Nintendo Distribution)
      5        Sulla scorta dei risultati preliminari la Commissione avviava, nel settembre 1995, un’indagine supplementare specifica sul
         sistema di distribuzione di Nintendo (caso IV/35.706 PO Nintendo Distribution).
      
      6        Nell’ambito di tale indagine la Commissione inviava a Nintendo, il 9 ottobre 1995, una richiesta di informazioni. Diverse
         riunioni in merito alla politica di distribuzione di Nintendo avevano luogo tra i rappresentanti di quest’ultima e la Commissione.
         Nintendo forniva peraltro più versioni degli accordi conclusi con taluni dei suoi distributori. 
      
       Indagine susseguente alla denuncia depositata da Omega Electro BV (caso IV/36.321 Omega – Nintendo)
      7        Il 26 novembre 1996 Omega Electro, società attiva nel settore dell’importazione e della vendita di giochi elettronici, presentava
         una denuncia ai sensi dell’art. 3, n. 2, lett. b), del regolamento n. 17, concernente in particolare la distribuzione delle
         cartucce giochi e delle console Nintendo, nella quale lamentava precipuamente che nei Paesi Bassi Nintendo ostacolasse il
         commercio parallelo e applicasse un sistema di prezzi imposti. A seguito di tale denuncia la Commissione estendeva la sua
         indagine (caso IV/36.321 Omega – Nintendo). Il 7 marzo 1997 essa richiedeva informazioni a Nintendo e a John Menzies. Con
         risposta 16 maggio 1997 Nintendo ammetteva che taluni suoi accordi di distribuzione e condizioni generali di vendita contenevano
         restrizioni al commercio parallelo all’interno del SEE. Nell’ottobre 1997 la Commissione inviava a John Menzies una nuova
         domanda di informazioni; la società rispondeva il 1° dicembre 1997, fornendo delucidazioni sull’intesa in causa.
      
      8        Con lettera del 23 dicembre 1997 Nintendo informava la Commissione di aver preso coscienza di «un problema grave per il commercio
         parallelo all’interno della Comunità» ed esprimeva l’intenzione di cooperare con la Commissione.
      
      9        Il 13 gennaio 1998 John Menzies produceva ulteriori informazioni. Il 21 gennaio, il 1° aprile e il 15 maggio 1998 Nintendo
         inviava alla Commissione una serie di documenti. Il 15 dicembre 1998 aveva luogo una riunione tra la Commissione e rappresentanti
         di Nintendo nel corso della quale veniva sollevato il problema dell’eventuale risarcimento dei terzi pregiudicati dall’intesa.
      
      10      Dopo la sua ammissione di colpevolezza Nintendo adottava altresì misure per garantire l’osservanza del diritto comunitario
         in futuro ed offriva un indennizzo ai terzi danneggiati finanziariamente dal suo comportamento.
      
      11      Il 26 aprile 2000 la Commissione inviava una comunicazione degli addebiti a Nintendo e alle altre imprese interessate per
         violazione dell’art. 81, n. 1, CE e dell’art. 53, n. 1, dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (in prosieguo: l’«accordo
         SEE»). Nintendo e le altre imprese interessate depositavano osservazioni scritte in risposta agli addebiti della Commissione,
         nelle quali chiedevano – Nintendo e diverse di tali imprese – l’applicazione della comunicazione della Commissione 18 luglio
         1996 sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa tra imprese (GU C 207, pag. 4; in prosieguo:
         la «comunicazione sulla cooperazione»). Nessuna delle parti richiedeva un’audizione formale. Nintendo non contestava la sussistenza
         dei fatti esposti nella comunicazione degli addebiti.
      
      12      Per quanto più particolarmente concerne le ricorrenti, la risposta alla comunicazione degli addebiti veniva inviata alla Commissione
         il 7 luglio 2000.
      
      3.     Decisione controversa
      13      Il 30 ottobre 2002 la Commissione adottava la decisione 2003/675/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81
         [CE] e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (COMP/35.587 PO Video Games, COMP/35.706 PO Nintendo Distribution e COMP/36.321 Omega
         — Nintendo) (GU 2003, L 255, pag. 33; in prosieguo: la «Decisione»). Tale decisione veniva notificata a NOE e a NCL, rispettivamente,
         l’8 e l’11 novembre 2002.
      
      14      La Decisione dispone in particolare quanto segue:
      
      «Articolo 1
      
      Le seguenti imprese hanno violato l’articolo 81, paragrafo 1, [CE] e l’articolo 53, paragrafo 1, dell’accordo SEE partecipando,
         nei periodi indicati in appresso, a un complesso di accordi e di pratiche concordate sui mercati delle console e delle cartucce
         per videogiochi compatibili con le console Nintendo, aventi l’oggetto e l’effetto di limitare le esportazioni parallele di
         console e cartucce Nintendo:
      
      –        [NCL e NOE], dal gennaio 1991 alla fine del dicembre 1997,
      (…)
      Articolo 3
      Alle imprese menzionate all’articolo 1 sono inflitte le seguenti ammende per l’infrazione ivi indicata:
      –        [NCL e NOE], in solido, un’ammenda di 149,128 milioni di EUR,
      (…)».
      15      Per calcolare l’importo delle ammende la Commissione ha applicato, nella Decisione, il metodo descritto negli Orientamenti
         per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2 del regolamento n. 17 e dell’articolo
         65, paragrafo 5 [CA] (GU 1998, C 9, pag. 3; in prosieguo: gli «Orientamenti»). Per contro, essa ha deciso di non tener conto
         della comunicazione sulla cooperazione data la natura verticale dell’infrazione.
      
      16      In primo luogo, la Commissione ha stabilito l’importo di base delle ammende in funzione della gravità e della durata dell’infrazione.
      
      17      A tal proposito, tenuto conto della natura dell’infrazione, del suo impatto sul mercato e dell’estensione del mercato geografico
         rilevante, la Commissione ha concluso innanzitutto che le imprese coinvolte avessero commesso un’infrazione molto grave. 
      
      18      La Commissione ha indi ritenuto che, siccome nell’infrazione unica e continuata in questione erano coinvolte imprese dalle
         dimensioni assai disparate, fosse necessario procedere nei confronti di ognuna in modo diverso, così da tenere conto del peso
         specifico di ciascuna e, dunque, del reale impatto sulla concorrenza del suo comportamento illecito. A tal fine le imprese
         interessate sono state suddivise in tre categorie, in funzione dell’importanza relativa che ciascuna impresa aveva rispetto
         a Nintendo come distributore dei prodotti in causa nel SEE. La valutazione è stata effettuata in base alla quota di ciascuna
         impresa sul volume complessivo di console e di cartucce giochi Nintendo destinate alla distribuzione nel SEE nel 1997, ultimo
         anno di durata dell’infrazione. Su tale base Nintendo è stata l’unica impresa classificata nella prima categoria e John Menzies
         l’unica classificata nella seconda. Per tali imprese la Commissione ha fissato in limine l’importo di partenza in funzione
         della gravità in 23 milioni di EUR per Nintendo e in 8 milioni di EUR per John Menzies. Per le altre imprese l’importo di
         partenza è stato stabilito in via preliminare in 1 milione di EUR.
      
      19      Al fine, poi, da un lato, di assicurare all’ammenda un sufficiente effetto dissuasivo e, dall’altro, di tener conto delle
         dimensioni e delle risorse complessive di Nintendo, John Menzies e Itochu Corp., la Commissione ha aumentato detti importi
         di partenza. In particolare, per quanto riguarda Nintendo, che pur presenta dimensioni nettamente inferiori a quelle di Itochu,
         la Commissione ha ritenuto che si dovesse tener conto del fatto che si trattava dell’impresa produttrice dei beni oggetto
         dell’infrazione. Per questo la Commissione ha applicato a Nintendo e a Itochu un coefficiente moltiplicatore pari a 3 e a
         John Menzies uno pari a 1,25, portando l’importo di partenza a loro carico a 69 milioni di EUR per Nintendo, a 10 milioni
         di EUR per John Menzies e a 3 milioni di EUR per Itochu.
      
      20      Con riferimento alla durata dell’infrazione commessa da ciascuna impresa, l’importo di partenza è stato aumentato del 10%
         annuo, per una maggiorazione finale a carico di Nintendo del 65% e di John Menzies del 20%. 
      
      21      Così facendo, la Commissione ha fissato l’importo di base dell’ammenda nei confronti di Nintendo in 113,85 milioni di EUR.
      
      22      In secondo luogo, a titolo di circostanze aggravanti, l’importo di base dell’ammenda a carico di Nintendo è stato maggiorato,
         da un lato, del 50%, trattandosi di impresa leader e istigatrice dell’infrazione, e, dall’altro, del 25%, per aver continuato
         nell’infrazione dopo che la Commissione, nel giugno 1995, aveva avviato le proprie indagini. L’importo di base dell’ammenda
         a carico di John Menzies è stato maggiorato del 20%: un primo 10% per aver continuato nell’infrazione dopo che la Commissione
         aveva avviato le indagini e un secondo 10% per essersi rifiutata di collaborare con la Commissione.
      
      23      In terzo luogo, nel valutare le circostanze attenuanti, la Commissione ha innanzi tutto ritenuto di dover ridurre l’ammenda
         a carico di un’impresa in particolare, la Concentra-Produtos para Crianças SA, distributore esclusivo di Nintendo per il Portogallo,
         in considerazione del suo ruolo puramente passivo per buona parte del periodo dell’infrazione. Dopodiché ha accordato a Nintendo
         una riduzione di 300 000 EUR in virtù degli indennizzi da questa offerti ai terzi danneggiati dall’intesa indicati nella comunicazione
         degli addebiti. Infine, ha concesso a John Menzies e ancora a Nintendo riduzioni rispettivamente del 40% e del 25% per l’effettiva
         collaborazione da loro prestata. Nessuna circostanza attenuante è stata riconosciuta, invece, alle restanti imprese.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      24      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 16 gennaio 2003 le ricorrenti hanno proposto il presente
         ricorso.
      
      25      Su relazione del giudice relatore il Tribunale (Ottava Sezione) ha deciso di aprire la fase orale.
      
      26      Con lettera del 7 maggio 2008 le ricorrenti hanno dichiarato di rinunciare al motivo attinente ad un’erronea maggiorazione
         dell’ammenda per il primo anno dell’infrazione.
      
      27      Le parti hanno svolto allegazioni e risposto ai quesiti loro rivolti dal Tribunale nel corso dell’udienza, che ha avuto luogo
         il 19 maggio 2008. In tale occasione la Commissione ha fatto presente di non voler presentare osservazioni in ordine alla
         summenzionata rinuncia.
      
      28      In occasione della stessa udienza le ricorrenti hanno distribuito ai membri del Tribunale e alla convenuta un documento contenente
         una versione corretta di un allegato alla controreplica. Con tale allegato la Commissione intendeva evidenziare in che modo
         le imprese interessate avevano rispettivamente cooperato alla sua indagine. Dopo aver sentito le parti, il Tribunale ha deciso
         di inserire nel fascicolo tale documento e ha impartito alla Commissione un termine per formulare osservazioni in merito allo
         stesso. In seguito al deposito di tali osservazioni è stata chiusa la fase orale.
      
      29      Le ricorrenti concludono che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare l’art. 3 della Decisione nella parte in cui irroga loro un’ammenda;
      –        nell’ambito della sua competenza anche di merito, annullare l’ammenda o ridurne l’importo in misura appropriata;
      –        adottare qualunque altra misura appropriata;
      –        condannare la Commissione alle spese.
      30      La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere integralmente il ricorso;
      –        condannare le ricorrenti alle spese.
       In diritto 
      31      A sostegno dei loro ricorsi le ricorrenti adducono che la Commissione ha violato forme sostanziali, il Trattato CE e le relative
         norme d’applicazione infliggendo loro un’ammenda di quasi 150 milioni di EUR, ovvero l’ammenda più elevata imposta per un’infrazione
         verticale e, alla data della Decisione, la quarta ammenda più importante mai inflitta ad una singola impresa per un’unica
         infrazione. Secondo le ricorrenti, l’ammenda è illegittima, da una parte, a motivo del suo importo manifestamente sproporzionato
         e, dall’altra, dei vizi gravanti su ciascuna delle varie fasi del suo calcolo.
      
      32      Gli argomenti dedotti dalle ricorrenti, pertanto tutti attinenti alla determinazione dell’ammontare dell’ammenda, riguardano,
         in primo luogo, la gravità dell’infrazione, in secondo luogo, l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore a titolo di
         deterrente, in terzo luogo, la durata dell’infrazione, in quarto luogo, la maggiorazione dell’ammenda per circostanze aggravanti
         e, in quinto luogo, la sussistenza di circostanze attenuanti.
      
      33      Prima di apprestarsi all’esame dei motivi addotti dalle ricorrenti, si deve ricordare che dai punti 366‑464 della Decisione
         risulta che le ammende inflitte dalla Commissione per le infrazioni constatate agli artt. 81, n. 1, CE e 53, n. 1, dell’accordo
         SEE sono state fissate ai sensi dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e che la Commissione ha espressamente confermato
         di aver determinato il loro importo applicando il metodo definito negli Orientamenti.
      
      34      Se è vero che gli Orientamenti non possono essere qualificati come norme giuridiche che l’amministrazione deve rispettare
         in ogni caso, essi sono pur sempre indicativi della prassi da seguire e l’amministrazione non può discostarsene, in un’ipotesi
         specifica, senza fornire ragioni compatibili con il principio della parità di trattamento (v. sentenza della Corte 18 maggio
         2006, causa C‑397/03 P, Archer Daniels Midland e Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione, Racc. pag. I‑4429, punto
         91 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      1.     Sulla determinazione dell’importo di partenza dell’ammenda inflitta alle ricorrenti
       Argomenti delle parti
      35      Le ricorrenti contestano alla Commissione il fatto di aver fissato in 23 milioni di EUR l’importo di base dell’ammenda a titolo
         della gravità e adducono, in merito, due motivi attinenti, rispettivamente, ad un errore manifesto di valutazione e ad un
         difetto di motivazione.
      
      36      In via principale le ricorrenti contestano alla Commissione il fatto di aver determinato l’importo dell’ammenda a titolo della
         gravità basandosi sulla «quota che ciascuna parte deteneva sul volume complessivo di console e di cartucce da gioco di Nintendo
         destinate alla distribuzione nel SEE». Il ricorso a tale elemento, che non avrebbe alcun precedente, sarebbe arbitrario ed
         inappropriato. In primo luogo, l’approccio adottato dalla Commissione implicherebbe che il detto importo sarebbe stato più
         elevato se Nintendo avesse scelto di distribuire i suoi prodotti tramite proprie controllate al 100% e inferiore, invece,
         se avesse optato per la distribuzione tramite distributori indipendenti, benché non ci sia alcuna relazione logica tra colpevolezza
         relativa e assoluta di un’impresa che commette un’infrazione e la struttura che essa ha adottato per distribuire i propri
         prodotti. In secondo luogo, tale approccio non terrebbe in alcun modo conto della concorrenza tra marche o all’interno della
         marca. A tal proposito le ricorrenti fanno osservare che la fornitura di console e di cartucce videogiochi è caratterizzata
         da un elevato grado di concorrenza tra marche. Infine, si sarebbe tenuto conto due volte della posizione di Nintendo come
         produttore, prendendo in considerazione tale posizione anche nell’ambito delle circostanze aggravanti (punto 229 della Decisione).
      
      37      Le ricorrenti sostengono, in subordine, che la Commissione non ha motivato, o perlomeno non in modo sufficiente, il metodo
         applicato e l’importo in tal modo fissato. Esse ritengono che nemmeno le spiegazioni fornite dalla Commissione nel controricorso
         siano soddisfacenti, essendo errate ed incoerenti con l’iter logico seguito sia nella Decisione sia negli Orientamenti.
      
      38      A tal proposito le ricorrenti lamentano, in primo luogo, che la Commissione si sia discostata dall’iter logico seguito nella
         Decisione allorché ha sostenuto, nel controricorso, che l’importo di partenza di 23 milioni di EUR rispecchiava un solo aspetto
         della gravità dell’infrazione, vale a dire le relazioni tra le filiali di distribuzione di Nintendo e i clienti, mentre il
         coefficiente moltiplicatore teneva conto di un altro aspetto, vale a dire del ruolo delle ricorrenti in quanto produttore
         e fornitore dei loro distributori indipendenti. Secondo la Commissione, il coefficiente moltiplicatore riflette solamente
         la necessità di dissuadere le imprese dal commettere infrazioni, mentre l’importo di 23 milioni di EUR è stato imposto a titolo
         della gravità.
      
      39      L’argomentazione sviluppata dalla Commissione nel controricorso sarebbe comunque errata. Tale atto lascerebbe intendere che
         l’importo imposto per un aspetto dell’infrazione è stato basato sull’importo imposto per un altro aspetto della stessa, benché,
         alla luce dei fatti nel loro complesso, si sarebbero potuti calcolare importi distinti a titolo della gravità per ciascuno
         di tali aspetti.
      
      40      In secondo luogo, la Commissione si sarebbe anche discostata dai propri Orientamenti applicando a titolo di deterrente un
         coefficiente per adeguare la ponderazione degli importi inizialmente determinati a titolo della gravità, mentre gli Orientamenti
         farebbero una netta distinzione tra l’applicazione di ponderazioni per tener conto dell’impatto reale del comportamento configurante
         infrazione di ciascuna impresa in casi che coinvolgono più soggetti e l’adeguamento dell’importo determinato a titolo della
         gravità per garantire un sufficiente effetto dissuasivo.
      
      41      In terzo luogo, in risposta all’argomento della Commissione secondo cui le ricorrenti avrebbero beneficiato di una considerevole
         riduzione rispetto alle ammende inflitte per cartelli, esse sottolineano che è fondamentale distinguere tra i procedimenti
         che vertono su restrizioni orizzontali e quelli concernenti restrizioni verticali, distinzione confermata dall’applicabilità
         della comunicazione sulla cooperazione solo alle restrizioni orizzontali.
      
      42      La Commissione contesta gli argomenti dedotti dalle ricorrenti nel loro complesso.
      
       Giudizio del Tribunale
      43      Come risulta dalla Decisione, nel caso di specie la Commissione ha determinato l’importo delle ammende inflitte alle imprese
         interessate basandosi su vari elementi, seguendo il metodo indicato negli Orientamenti. 
      
      44      Invero, in un primo tempo la Commissione ha affermato che, in considerazione della natura dell’infrazione, dei suoi effetti
         sul mercato e del fatto che essa ha ristretto il commercio parallelo in tutto il SEE, le imprese interessate avevano commesso
         un’infrazione molto grave dell’art. 81, n. 1, CE, ciò che le rende passibili di un’ammenda di almeno 20 milioni di EUR ai
         sensi del punto 1 A, secondo comma, terzo trattino, degli Orientamenti (punti 374‑384 della Decisione). 
      
      45      Tenendo conto del fatto che veniva in questione un’unica infrazione, continuata, in cui erano coinvolte varie imprese di dimensioni
         molto differenti, essa ha, quindi, effettuato un trattamento differenziato delle stesse, conformemente al punto 1 A, terzo
         comma, degli Orientamenti (v. punti 385‑391 della Decisione). A tal fine essa ha tenuto conto della quota di ciascuna impresa
         sul volume complessivo di console e cartucce giochi Nintendo destinate alla distribuzione nel SEE nel corso dell’ultimo anno
         di durata dell’infrazione, ovvero il 1997 (v. punto 386 della Decisione). 
      
      46      Su questa premessa, «in via preliminare l’importo di base» dell’ammenda stabilito per Nintendo è stato determinato in 23 milioni
         di EUR (punto 391 della Decisione). Infine, allo scopo di assicurare un sufficiente effetto dissuasivo, la Commissione ha
         triplicato tale importo, alla luce non solo delle dimensioni e delle risorse complessive di Nintendo, ma anche della sua qualità
         di produttore dei beni in questione. L’importo di partenza dell’ammenda a carico di Nintendo è stato quindi determinato in
         69 milioni di EUR (punti 392‑396 della Decisione).
      
      47      Dall’insieme delle considerazioni che precedono risulta che, contrariamente a quanto fanno valere le ricorrenti, la Commissione
         non si è basata esclusivamente sulle cifre corrispondenti alla quota di ciascuna parte sul volume complessivo delle vendite
         di console e di cartucce Nintendo nel corso dell’anno di riferimento.
      
      48      Peraltro, l’argomentazione delle ricorrenti non può nemmeno essere accolta come una critica al ricorso a tali cifre nell’ambito
         del trattamento differenziato operato dalla Commissione ai punti 385‑391 della Decisione.
      
      49      Invero, si deve rammentare che il trattamento differenziato mira, come indicato dalla Commissione al punto 385 della Decisione,
         a tener conto del peso specifico di ciascuna impresa coinvolta e, conseguentemente, dell’impatto reale del suo comportamento
         illecito, in particolare qualora esista una disparità considerevole tra le dimensioni delle imprese che hanno commesso infrazioni
         dello stesso tipo.
      
      50      Nel caso di una serie di accordi e di pratiche concordate di natura verticale aventi l’oggetto e l’effetto di limitare le
         esportazioni parallele di console e cartucce giochi, le quote rispettivamente detenute dalle parti nella distribuzione dei
         prodotti in questione sono rappresentative del peso specifico di ciascuna impresa nel sistema di distribuzione controverso.
         La Commissione non ha commesso quindi alcun errore manifesto di valutazione riferendosi alle dette quote ai fini del trattamento
         differenziato operato nel determinare gli importi preliminari delle ammende inflitte alle imprese interessate.
      
      51      Contrariamente a quanto assumono le ricorrenti, l’approccio della Commissione non disconosce il fatto che la fornitura di
         console e di cartucce videogiochi sia caratterizzata da un’elevata concorrenza tra marche. Si deve, infatti, ricordare che,
         come ha sottolineato la Commissione, il riferimento alle quote di mercato detenute da ciascuna delle imprese coinvolte nella
         distribuzione dei prodotti Nintendo era inteso semplicemente a definire la responsabilità relativa di ciascuna di esse nell’infrazione
         in questione. Orbene, come chiaramente risulta dalla Decisione (v., in particolare, punto 374), l’obiettivo dell’infrazione
         era precisamente limitare la concorrenza a livello della distribuzione dei prodotti Nintendo. Pertanto, la circostanza che
         il mercato delle console e delle cartucce giochi sia caratterizzato più da un’elevata concorrenza tra marche che da una concorrenza
         all’interno della medesima marca, sempre che risponda al vero, non è un elemento di cui la Commissione doveva tenere conto
         ai fini della determinazione in via preliminare dello specifico importo di partenza dell’ammenda a carico delle ricorrenti.
      
      52      Il fatto che in precedenza la Commissione non sia mai ricorsa ai dati contestati nel quadro della classificazione di imprese
         che hanno partecipato ad un’infrazione unica si spiega perché è la prima volta che ha proceduto ad una siffatta classificazione
         in una decisione relativa a comportamenti di natura verticale, come peraltro essa stessa ha confermato nelle proprie memorie.
      
      53      Per quanto riguarda la censura vertente sulla violazione dell’obbligo di motivazione, si deve ricordare che da una giurisprudenza
         costante risulta che, relativamente alla fissazione di ammende per violazioni del diritto della concorrenza, la Commissione
         adempie il proprio obbligo di motivazione allorché indica, nelle sue decisioni, gli elementi che le hanno consentito di determinare
         la gravità e la durata delle infrazioni commesse, senza dover necessariamente procedere ad un’esposizione più dettagliata
         o indicare i dati numerici relativi alle modalità di calcolo delle ammende (v., in tal senso, sentenza della Corte 16 novembre
         2000, causa C‑279/98 P, Cascades/Commissione, Racc. pag. I‑9693, punti 38‑47, e sentenza del Tribunale 30 settembre 2003,
         cause riunite T‑191/98 e da T‑212/98 a T‑214/98, Atlantic Container Line e a./Commissione, Racc. pag. II‑3275, punto 1522).
      
      54      Nel caso di specie, dalle considerazioni che precedono risulta che la Commissione ha descritto sufficientemente le diverse
         fasi della determinazione dell’importo delle ammende in funzione della gravità e ha, pertanto, adempiuto il proprio obbligo
         di motivazione.
      
      55      Conseguentemente, tutte le censure avverso la determinazione in via preliminare dell’importo di partenza dell’ammenda in funzione
         della gravità devono essere respinte.
      
      2.     Sulla maggiorazione dell’importo di partenza preliminare dell’ammenda inflitta alle ricorrenti al fine di garantire un sufficiente
            effetto dissuasivo
      56      Le ricorrenti contestano non solo il fatto che la Commissione abbia triplicato l’importo di base dell’ammenda a fini dissuasivi,
         ma anche il principio stesso di un incremento dell’ammenda a tal titolo. Le ricorrenti adducono in merito due motivi attinenti,
         l’uno, ad un manifesto errore di diritto, ad una violazione dei principi di proporzionalità e del ne bis in idem nonché dei
         diritti della difesa e ad un’incoerenza con la precedente prassi decisionale della Commissione e, l’altro, ad un difetto di
         motivazione, ad una violazione del principio della parità di trattamento e ad un’applicazione erronea del metodo indicato
         negli Orientamenti.
      
       Sul primo motivo, attinente ad un manifesto errore di diritto, ad una violazione dei principi di proporzionalità e del ne
            bis in idem nonché dei diritti della difesa e ad un’incoerenza con la precedente prassi decisionale della Commissione
       Argomenti delle parti 
      57      In primo luogo, le ricorrenti sostengono che la Commissione ha violato il principio di proporzionalità in quanto non era necessario
         applicare un coefficiente moltiplicatore per garantire che in futuro esse rispettassero il diritto comunitario.
      
      58      A loro avviso, prima di applicare un coefficiente moltiplicatore al fine di assicurare l’effetto dissuasivo dell’ammenda,
         la Commissione è tenuta ad esaminare se sussista il rischio che, in mancanza di una siffatta maggiorazione, l’autore dell’infrazione
         violi nuovamente le norme sulla concorrenza. Orbene, nel caso di specie, niente nella comunicazione degli addebiti né nella
         Decisione suggerisce che nel caso delle ricorrenti sussista un siffatto rischio. Al contrario, la Commissione stessa avrebbe
         riconosciuto, tanto nella comunicazione degli addebiti quanto nella Decisione (punto 95), che «Nintendo [aveva] inoltre intrapreso
         azioni, apparentemente credibili, volte ad assicurare il rispetto della normativa comunitaria in futuro». Le ricorrenti ricordano,
         a tal proposito, di aver adottato numerose misure, ovvero la volontaria ammissione e la volontaria cessazione dell’infrazione
         nel dicembre 1997, una piena collaborazione con la Commissione, il versamento di indennizzi ai terzi, la conclusione di accordi
         di distribuzione non esclusivi con i propri distributori e l’attuazione di un programma di adeguamento alle regole di concorrenza
         a livello mondiale.
      
      59      Quanto alla distinzione operata dalla Commissione, nel controricorso, tra dissuasione generale e dissuasione specifica e all’argomento
         secondo il quale l’applicazione del coefficiente moltiplicatore può essere giustificata a titolo della prima, le ricorrenti
         replicano che siffatto argomento è in contrasto non solo con gli Orientamenti, ma anche con la precedente prassi decisionale
         della Commissione. Ad esempio, nel caso detto «Tubi preisolati», citato dalla Commissione, l’obiettivo stesso del coefficiente
         sarebbe stato di impedire ogni recidiva da parte di ABB Asea Brown Boveri Ltd (in prosieguo: «ABB») [decisione della Commissione
         21 ottobre 1998, 1999/60/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo [81 CE] (IV/35.691/E-4: intesa tubi preisolati)
         (GU 1999, L 24, pag. 1), punto 168]. In più, contrariamente a quanto asserisce la Commissione, tale caso non costituirebbe
         un precedente pertinente a sostegno dell’imposizione di un coefficiente ad un’impresa che abbia adottato un programma di adeguamento
         al diritto della concorrenza, in quanto la Commissione avrebbe espressamente messo in dubbio l’efficacia del preesistente
         programma di ABB (decisione «Tubi preisolati», cit., punto 172).
      
      60      In secondo luogo, le ricorrenti fanno valere che la Commissione si è discostata dalla sua precedente prassi applicando per
         la prima volta, in un caso concernente restrizioni verticali, un coefficiente moltiplicatore a titolo di deterrente.
      
      61      A tal proposito le ricorrenti ricordano che, per giustificare nel caso di specie l’applicazione del coefficiente moltiplicatore
         al fine di assicurare l’effetto dissuasivo dell’ammenda, la Commissione si è basata, da una parte, sulle dimensioni di Nintendo
         e, dall’altra, sulla sua qualità di produttore. Orbene, in precedenti casi relativi ad infrazioni verticali ai produttori
         non sarebbe stato applicato alcun coefficiente moltiplicatore a titolo di deterrente, nonostante il fatto che, in ciascuno
         di tali casi, a detti produttori fosse stata inflitta un’ammenda e che le imprese sanzionate fossero, con una sola eccezione,
         molto più grandi delle ricorrenti. È quanto sarebbe avvenuto nei casi detti «Volkswagen I» e «Volkswagen II», «Mercedes Benz»
         e «Opel» [rispettivamente, decisioni della Commissione 28 gennaio 1998, 98/273/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo
         [81 CE] (IV/35.733 – VW) (GU L 124, pag. 60); 29 giugno 2001, 2001/711/CE, in un procedimento a norma dell’articolo 81 [CE]
         (caso COMP/F‑2/36.693 – Volkswagen) (GU L 262, pag. 14); 10 ottobre 2001, 2002/758/CE, relativa ad un procedimento ai sensi
         dell’articolo 81 [CE] (caso COMP/36.264 – Mercedes-Benz) (GU 2002, L 257, pag. 1), e 20 settembre 2000, 2001/146/CE, relativa
         ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81 [CE] (caso COMP/36.653 – Opel) (GU 2001, L 59, pag. 1)]. Inoltre, alcune delle
         imprese coinvolte in tali casi non avrebbero posto fine volontariamente alle proprie infrazioni o non avrebbero minimamente
         cooperato con la Commissione. Talune imprese sarebbero state addirittura recidive. 
      
      62      In risposta alla tesi della Commissione secondo la quale si dovrebbe applicare un coefficiente moltiplicatore a fini dissuasivi
         solo nei casi in cui vengano sanzionati più soggetti, le ricorrenti fanno osservare che gli elementi addotti per giustificare,
         nel caso di specie, l’applicazione di un siffatto coefficiente, ovvero le dimensioni e la qualità di produttore di Nintendo,
         sono comuni ai casi che coinvolgono una sola o varie parti. L’approccio descritto dalla Commissione sarebbe quindi irrazionale
         e discriminatorio.
      
      63      Quanto all’argomento della Commissione secondo cui il ricorso ad un coefficiente moltiplicatore a titolo di deterrente sarebbe
         giustificato dalla necessità d’imporre in via preliminare un importo dell’ammenda basso al fine di non penalizzare le altre
         parti, in particolare i piccoli distributori, le ricorrenti replicano che, nella Decisione, non è indicata alcuna relazione
         giuridica o matematica diretta tra l’importo determinato a titolo della gravità per Nintendo e l’importo fissato a titolo
         della gravità per i distributori. In ogni caso, la Commissione non sarebbe stata obbligata ad aumentare l’importo determinato
         a titolo di gravità per i piccoli distributori per la semplice e sola ragione di aver fissato un importo più elevato per Nintendo.
      
      64      In terzo luogo, le ricorrenti sostengono che, tenendo conto, al punto 395 della Decisione, della qualità di Nintendo di produttore
         dei beni in questione per applicare un coefficiente moltiplicatore a titolo di deterrente, la Commissione si è basata su un
         elemento non pertinente, commettendo così un manifesto errore di diritto.
      
      65      Sotto tale profilo la sentenza della Corte 7 giugno 1983, cause riunite 100/80‑103/80, Musique diffusion française e a./Commissione
         (Racc. pag. 1825, punto 75), non costituirebbe un precedente pertinente. Infatti, in tale sentenza la Corte non suggerirebbe
         che il semplice fatto che un’impresa sia produttore giustifichi di per sé un aumento dell’importo dell’ammenda. La Corte avrebbe
         dichiarato che l’elemento pertinente di cui tenere conto per il calcolo dell’importo dell’ammenda è il ruolo giocato dal produttore
         nell’infrazione e non il fatto di essere un produttore. Inoltre, il punto 75 di tale sentenza, citato dalla Commissione, non
         riguarderebbe il calcolo dell’importo dell’ammenda, ma la questione se il produttore avesse partecipato ad un’infrazione verticale
         con i propri distributori.
      
      66      Ad ogni buon conto, secondo le ricorrenti, non è detto che Nintendo sia in grado di violare più di ogni altra parte in causa
         la normativa sulla concorrenza solo perché è il produttore dei beni di cui trattasi.
      
      67      In quarto luogo, le ricorrenti ritengono che la Commissione abbia violato il principio del ne bis in idem prendendo in considerazione
         la qualità di produttore di Nintendo non solo al momento della maggiorazione a titolo di deterrente, ma anche a titolo della
         circostanza aggravante relativa al ruolo di impresa leader e istigatrice dell’infrazione. Esse sostengono che, nel caso di
         un’infrazione verticale, i ruoli di produttore e di leader in pratica si confondono. Il produttore occuperebbe una posizione
         centrale in quanto designa i distributori, approva le condizioni alle quali questi ultimi vengono riforniti e intrattiene
         rapporti commerciali permanenti con ciascuno di loro. Ogni produttore coinvolto in un’infrazione verticale alla quale partecipino
         anche i suoi distributori giocherebbe un ruolo centrale. 
      
      68      Le ricorrenti ritengono, in quinto luogo, che la Commissione abbia violato i loro diritti di difesa non informandole, nella
         comunicazione degli addebiti, di voler applicare un fattore correttore a titolo di deterrente. Esse fanno osservare in particolare
         che, nel caso «Tubi preisolati», la Commissione aveva specificamente informato ABB che avrebbe tenuto conto della necessità
         di garantire all’ammenda un effetto dissuasivo (sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑31/99, ABB Asea Brown Boveri/Commissione,
         Racc. pag. II‑1881, punti 64 e 83).
      
      69      La Commissione contesta la totalità delle censure della ricorrente.
      
       Giudizio del Tribunale 
      70      Si deve ricordare che il potere della Commissione di infliggere ammende alle imprese che, intenzionalmente o per negligenza,
         trasgrediscono l’art. 81, n. 1, CE o l’art. 82 CE costituisce uno dei mezzi attribuiti alla Commissione per poter svolgere
         il compito di sorveglianza assegnatole dal diritto comunitario. Questo compito implica pure il dovere di seguire una politica
         generale mirante ad applicare, in materia di concorrenza, i principi fissati dal Trattato e ad orientare in questo senso il
         comportamento delle imprese (sentenza Musique diffusion française e a./Commissione, cit. al punto 65, punto 105, e sentenza
         del Tribunale 27 settembre 2006, causa T‑43/02, Jungbunzlauer/Commissione, Racc. pag. II‑3435, punto 297). 
      
      71      Ne consegue che la Commissione ha il potere di decidere in merito al livello dell’importo delle ammende al fine di rafforzare
         il loro effetto dissuasivo qualora infrazioni di un determinato tipo siano ancora relativamente frequenti, benché la loro
         illegittimità sia stata accertata sin dagli inizi della politica comunitaria della concorrenza, dati i vantaggi che determinate
         imprese possono trarne (sentenze Musique diffusion française e a./Commissione, cit. al punto 65, punto 108, e Jungbunzlauer/Commissione,
         cit. al punto 70, punto 298). Dato che l’obiettivo di dissuasione si riferisce al comportamento delle imprese all’interno
         della Comunità o del SEE, il fattore dissuasivo è valutato tenendo conto di molteplici elementi, e non solo della situazione
         particolare dell’impresa interessata (sentenza della Corte 29 giugno 2006, causa C‑289/04 P, Showa Denko/Commissione, Racc. pag. I‑5859,
         punto 23; v. anche, in tal senso, sentenza Jungbunzlauer/Commissione, cit. al punto 70, punto 300). 
      
      72      La Commissione non è pertanto in alcun modo tenuta, quando valuta la necessità di aumentare l’importo delle ammende al fine
         di assicurare loro un effetto dissuasivo, a procedere alla valutazione della probabilità che le imprese in causa siano recidive
         (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 12 dicembre 2007, cause riunite T‑101/05 e T–111/05, BASF e UCB/Commissione, Racc. pag. II‑4949,
         punto 47).
      
      73      Nel caso di specie, le ricorrenti non possono quindi asserire che la Commissione ha violato il principio di proporzionalità
         in quanto avrebbe il diritto di aumentare l’importo di un’ammenda al fine di assicurarle un effetto dissuasivo esclusivamente
         nell’eventualità in cui sussista un rischio che le imprese interessate violino nuovamente le norme in materia di concorrenza.
         Come ha sottolineato la Commissione, la ricerca dell’effetto dissuasivo non riguarda solo le imprese specificamente indicate
         nella decisione che infligge le ammende. Occorre indurre anche le imprese di dimensioni simili e che dispongono di risorse
         analoghe ad astenersi dal partecipare a simili infrazioni delle norme di concorrenza.
      
      74      Le misure preventive adottate dalle ricorrenti, che consistono segnatamente in un programma di adeguamento al diritto comunitario
         della concorrenza, nella loro collaborazione durante il procedimento amministrativo nonché negli indennizzi da esse offerti
         ai terzi danneggiati, non incidono sulla consistenza dell’infrazione commessa e non devono essere prese in considerazione
         nella fase della valutazione della gravità dell’infrazione. Tali circostanze possono, se del caso, essere prese in considerazione
         nell’ambito delle circostanze attenuanti.
      
      75      Quanto all’affermazione che la Commissione si sarebbe discostata dalla sua politica anteriore poiché in precedenza non sarebbe
         stata applicata alle ammende inflitte per un’infrazione verticale alcuna maggiorazione a fini dissuasivi, basta ricordare
         che, secondo una giurisprudenza costante, una prassi decisionale della Commissione non può fungere da contesto normativo per
         le ammende in materia di concorrenza e che decisioni relative ad altri casi hanno un carattere meramente indicativo dell’esistenza
         eventuale di discriminazioni, essendo poco verosimile un’identità delle circostanze proprie di tali casi, come i mercati,
         i prodotti, le imprese e i periodi di riferimento (sentenze della Corte 21 settembre 2006, causa C‑167/04 P, JCB Service/Commissione,
         Racc. pag. I‑8935, punti 201 e 205, e 7 giugno 2007, causa C‑76/06 P, Britannia Alloys & Chemicals/Commissione, Racc. pag. I‑4405,
         punto 60).
      
      76      Inoltre, va sottolineato che dette imprese devono in particolare tenere conto della possibilità che, in qualsiasi momento,
         la Commissione decida di aumentare il livello dell’importo delle ammende rispetto a quello applicato nel passato (sentenza
         Britannia Alloys & Chemicals/Commissione, cit. al punto 75, punto 61).
      
      77      Ne consegue che la censura relativa ad un difetto di coerenza con la precedente prassi della Commissione deve essere respinta.
      
      78      Non si può neanche accettare l’asserzione che la Commissione sarebbe incorsa in un errore di diritto invocando, nel quadro
         della maggiorazione a fini dissuasivi, il fatto che Nintendo fosse il produttore dei beni in causa.
      
      79      Infatti, se anche è vero che le dimensioni delle imprese sono generalmente un elemento da prendere in considerazione nel determinare
         l’importo dell’ammenda, non si può escludere che si possa tener conto anche di altri elementi per assicurare all’ammenda un
         sufficiente effetto dissuasivo. A tal proposito, la qualità di produttore dei beni, al pari della dimensione dell’impresa,
         può essere un indice, nel caso di infrazioni di natura verticale, della sua reale capacità di provocare un danno ingente alla
         concorrenza. Infatti, in un caso di questo tipo, il produttore dei beni in causa, che occupa un posto centrale nel sistema
         di distribuzione dei detti beni, deve essere particolarmente vigile e assicurarsi di rispettare le norme di concorrenza nella
         conclusione degli accordi di distribuzione.
      
      80      Di conseguenza, nel fissare l’importo dell’ammenda ad un livello che le assicuri un sufficiente effetto dissuasivo, la Commissione
         poteva, senza incorrere in un manifesto errore di valutazione, tenere conto del fatto che Nintendo occupasse una posizione
         unica nel sistema di distribuzione controverso in considerazione della sua qualità di produttore. 
      
      81      Le ricorrenti non possono sostenere, per contestare tale valutazione, che il produttore dei beni in causa non è più incline
         delle altre imprese a violare ancora il diritto della concorrenza. Infatti, come è stato ricordato al punto 72 della presente
         sentenza, la maggiorazione dell’ammenda a fini dissuasivi non ha alcun rapporto con la probabilità che le imprese in causa
         diventino recidive.
      
      82      Quanto all’affermazione delle ricorrenti secondo la quale la Commissione ha violato il principio del ne bis in idem tenendo
         conto della loro qualità di produttore non solo nel quadro della maggiorazione a fini dissuasivi, ma anche a titolo di circostanze
         aggravanti, è necessario innanzitutto constatare che tale principio non è applicabile nel caso di specie. Detto principio
         vieta, infatti, di sanzionare una stessa persona più di una volta per uno stesso comportamento illecito (sentenza della Corte
         7 gennaio 2004, causa riunite C‑204/00 P, causa C‑205/00 P, causa C‑211/00 P, causa C‑213/00 P, causa C‑217/00 P e C‑219/00 P,
         Aalborg Portland e a./Commissione, Racc. pag. I‑123, punto 338). Orbene, le ricorrenti non sono state affatto sanzionate due
         volte per il medesimo comportamento.
      
      83      Comunque sia, contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti, la Commissione non ha tenuto conto, a titolo di circostanze
         aggravanti, del fatto che Nintendo fosse il produttore dei beni in questione, elemento oggettivo, ma che essa fosse stata
         l’impresa leader e istigatrice dell’infrazione, ciò che si ricollega ad un elemento soggettivo diretto a qualificare il suo
         ruolo nell’infrazione in causa. Per inficiare tale conclusione non si può addurre che, quando le infrazioni sono di natura
         verticale, il ruolo di impresa leader viene necessariamente esercitato dal produttore dei beni in questione. Infatti, nulla
         osta a che un’infrazione di natura verticale venga commessa da un’impresa che abbia solo la qualità di distributore e non
         di produttore dei beni di cui trattasi.
      
      84      Riguardo, infine, alla censura relativa ad una violazione dei diritti della difesa in quanto la Commissione non avrebbe indicato
         nella comunicazione degli addebiti di voler aumentare le ammende inflitte alle ricorrenti al fine di assicurarne un sufficiente
         effetto dissuasivo, si deve ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, quando la Commissione dichiara espressamente,
         nella comunicazione degli addebiti, che vaglierà l’opportunità di infliggere ammende alle imprese interessate e indica le
         principali considerazioni di fatto e di diritto che potrebbero implicare l’irrogazione di un’ammenda, quali la gravità e la
         durata della presunta infrazione e la circostanza che essa sia stata commessa intenzionalmente o per negligenza, essa adempie
         il proprio obbligo di rispettare il diritto delle imprese al contraddittorio. Così operando, essa fornisce tutte le indicazioni
         necessarie per difendersi non solo contro l’infrazione contestata, ma anche contro l’irrogazione di ammende (sentenza del
         Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑23/99, LR AF 1998/Commissione, Racc. pag. II‑1705, punto 199; v. anche, in tal senso, sentenza
         Musique diffusion française e a./Commissione, cit. al punto 65, punto 21).
      
      85      Ne consegue che, per quanto riguarda la determinazione dell’importo delle ammende, i diritti della difesa delle imprese interessate
         vengono garantiti dinanzi alla Commissione attraverso la possibilità di presentare osservazioni in ordine alla durata, alla
         gravità e al carattere anticoncorrenziale dei fatti addebitati. Inoltre, le imprese fruiscono di una garanzia supplementare
         per quanto concerne la determinazione dell’importo delle ammende, in quanto il Tribunale ha cognizione anche di merito e può
         in particolare annullare o ridurre l’ammenda in forza dell’art. 17 del regolamento n. 17 (sentenza LR AF 1998/Commissione,
         cit. al punto 84, punto 200).
      
      86      Nel caso di specie, la Commissione ha indicato in modo chiaro, nella comunicazione degli addebiti, i principali elementi di
         cui intendeva tener conto ai fini della determinazione dell’importo delle ammende, elementi che non riguardavano solo la durata
         e la gravità dell’infrazione (punti 353‑360 della comunicazione degli addebiti), ma anche altri parametri (punto 361 della
         comunicazione degli addebiti).
      
      87      Il fatto che la Commissione non abbia menzionato la possibilità di applicare un coefficiente moltiplicatore al fine di garantire
         l’effetto dissuasivo delle ammende a carico delle ricorrenti non può costituire una violazione dei diritti della difesa di
         queste ultime. Invero, ai sensi degli Orientamenti, l’effetto dissuasivo delle ammende costituisce uno degli elementi in funzione
         dei quali deve essere accertata la gravità delle infrazioni (sentenza della Corte 17 luglio 1997, causa C‑219/95 P, Ferriere
         Nord/Commissione, Racc. pag. I‑4411, punto 33, e sentenza BASF e UCB/Commissione, cit. al punto 72, punto 45). Non si può
         richiedere alla Commissione di indicare più dettagliatamente nella fase della comunicazione degli addebiti tutti gli elementi
         che intende prendere in considerazione nel determinare l’importo delle ammende.
      
      88      Conseguentemente anche la censura relativa ad una violazione dei diritti della difesa deve essere respinta.
      
      89      Alla luce di quanto precede il presente motivo non può essere accolto.
      
       Sul secondo motivo, attinente ad una violazione del principio della parità di trattamento e dell’obbligo di motivazione nonché
            ad un’applicazione erronea del metodo indicato negli Orientamenti
       Argomenti delle parti 
      90      In primo luogo, le ricorrenti sostengono che la Commissione ha violato il principio della parità di trattamento applicando
         un coefficiente moltiplicatore pari a 3 all’importo preliminare dell’ammenda al fine di assicurarle un effetto dissuasivo.
         Infatti, il coefficiente moltiplicatore applicato all’importo dell’ammenda inflitta alle ricorrenti a titolo di deterrente
         avrebbe dovuto essere pari o prossimo al fattore di 1,25 applicato a John Menzies, dato che Nintendo, in termini di fatturato,
         è oltre venti volte più piccola di Itochu, ma solo due volte più grande di John Menzies. Nella fattispecie, la maggiorazione
         dell’ammenda inflitta alle ricorrenti a titolo di deterrente sarebbe proporzionalmente identica a quella imposta a Itochu
         e otto volte maggiore di quella applicata a John Menzies. In termini assoluti, tale maggiorazione sarebbe 57 volte maggiore
         dell’aumento imposto a John Menzies.
      
      91      In secondo luogo, le ricorrenti fanno valere che l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore a titolo di deterrente ha
         comportato un aumento dell’importo complessivo dell’ammenda a loro carico di 99,6 milioni di EUR. A tal proposito esse adducono
         che la Commissione è venuta meno al suo obbligo di motivazione non spiegando per quali ragioni si dovesse applicare loro un
         coefficiente moltiplicatore di 3 né perché un siffatto aumento fosse necessario, laddove si era ritenuto sufficiente un aumento
         di 1,73 milioni di EUR nel caso di John Menzies.
      
      92      In risposta all’argomento della Commissione secondo cui la differenza tra l’aumento dell’ammenda a carico delle ricorrenti
         a titolo di deterrente e quella a carico di John Menzies sarebbe giustificata dal fatto che Nintendo era il produttore dei
         beni in questione, le ricorrenti precisano che la maggiorazione delle ammende a titolo di deterrente non dovrebbe essere basata
         sulla posizione delle imprese nella catena economica, ma sulla necessità di garantire il rispetto del diritto della concorrenza
         in futuro.
      
      93      Infine, le ricorrenti ritengono che la Commissione abbia violato gli Orientamenti applicando un coefficiente moltiplicatore
         a titolo di deterrente nella seconda fase del calcolo dell’ammenda. A loro avviso, è solo in rapporto all’importo finale dell’ammenda,
         ovvero dopo la maggiorazione a titolo della durata dell’infrazione e delle circostanze aggravanti, che la Commissione deve
         verificare che l’ammenda abbia un sufficiente effetto dissuasivo.
      
      94      La Commissione chiede il rigetto di tutte le censure sollevate dalle ricorrenti.
      
       Giudizio del Tribunale
      95      Quanto, in primo luogo, all’affermazione secondo cui la Commissione avrebbe violato il principio della parità di trattamento
         in quanto il coefficiente moltiplicatore applicato alle ricorrenti avrebbe dovuto essere identico a quello applicato a John
         Menzies, ovvero pari a 1,25 e non a 3, occorre ricordare che, in forza del principio della parità di trattamento, la Commissione
         non può trattare situazioni analoghe in maniera differenziata o situazioni diverse in maniera identica, a meno che un tale
         trattamento non sia obiettivamente giustificato (v. sentenza del Tribunale 25 ottobre 2005, causa T‑38/02, Groupe Danone/Commissione,
         Racc. pag. II‑4407, punto 453 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      96      Orbene, va osservato che Nintendo e John Menzies sono lontane dal presentare situazioni identiche: non solo le loro quote
         nelle vendite dei prodotti in causa (rispettivamente del [dato confidenziale] (1) % e del [dato confidenziale] %) sono molto differenti, ma le loro posizioni nel sistema di distribuzione (rispettivamente, produttore e distributore
         esclusivista di grandi dimensioni) non sono analoghe. Al fine di assicurare l’effetto dissuasivo delle ammende, la Commissione
         non ha, pertanto, violato il principio della parità di trattamento.
      
      97      Quanto alla censura relativa ad una violazione dell’obbligo di motivazione, basta rammentare che, tenuto conto di quanto prescritto
         relativamente alla motivazione delle decisioni adottate in materia di ammende (v. punto 53 della presente sentenza) e dei
         suoi punti 392‑396, la Decisione non è viziata da alcun difetto di motivazione in ordine all’effetto dissuasivo dell’ammenda
         inflitta.
      
      98      Infine, non si può accogliere neppure la tesi secondo cui la Commissione avrebbe violato gli Orientamenti in quanto la maggiorazione
         a fini dissuasivi avrebbe dovuto essere applicata nella fase finale della determinazione dell’importo delle ammende.
      
      99      Tale censura si fonda su una lettura erronea degli Orientamenti. Infatti, gli Orientamenti richiamano il fine dissuasivo al
         loro punto 1 A, ai termini del quale «occorrerà fissare l’importo dell’ammenda ad un livello tale da garantirle un carattere
         sufficientemente dissuasivo». Come il Tribunale ha già avuto occasione di precisare, la necessità di assicurare un siffatto
         effetto costituisce un obbligo generale che deve guidare la Commissione durante tutta la fase del calcolo dell’importo dell’ammenda
         e non richiede necessariamente che tale calcolo avvenga in una fase specifica destinata ad una valutazione globale di tutte
         le circostanze pertinenti per realizzare tale finalità (v., in tal senso, sentenza BASF e UCB/Commissione, cit. al punto 72,
         punto 48 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      100    Tutto ciò considerato, occorre respingere i motivi formulati avverso la determinazione dell’importo di partenza in funzione
         della gravità.
      
      3.     Sulla maggiorazione dell’importo di partenza dell’ammenda a titolo della durata dell’infrazione
      101    Nell’atto introduttivo le ricorrenti hanno addotto due motivi avverso la maggiorazione dell’ammenda a titolo della durata
         relativi, il primo, ad un manifesto errore di valutazione, ad un errore di diritto e ad un difetto di motivazione, in quanto
         la Commissione avrebbe aumentato l’ammenda del 10% per ogni anno di partecipazione all’infrazione, e, il secondo, ad un errore
         di diritto concretato nella maggiorazione dell’ammenda per il primo anno di partecipazione all’infrazione.
      
      102    Avendo le ricorrenti dichiarato di rinunciare al secondo motivo (v. punto 26 della presente sentenza), si procederà in appresso
         solo all’esame del primo.
      
       Argomenti delle parti
      103    In primo luogo le ricorrenti fanno valere che la Commissione è incorsa in un manifesto errore di valutazione e in un errore
         di diritto applicando la maggiorazione massima del 10% per ogni anno completo di partecipazione all’infrazione, ovvero una
         maggiorazione complessiva del 65%.
      
      104    Secondo le ricorrenti, siffatto approccio sarebbe stato appropriato solo se la gravità dell’infrazione fosse stata identica
         ogni anno. Orbene, ciò non sarebbe avvenuto nel caso di specie. Infatti, come risulta dalla Decisione, l’intensità, l’effetto
         e l’estensione geografica dell’infrazione avrebbero subito un’evoluzione nel tempo. L’infrazione sarebbe stata meno grave
         nel periodo di quattro anni e tre mesi tra il gennaio 1991 e il marzo 1995 di quanto non fosse stata nel periodo di due anni
         e otto mesi tra l’aprile 1995 e il dicembre 1997. Peraltro, la Commissione non avrebbe tenuto conto della richiesta formulata
         in tal senso dalle ricorrenti nella risposta alla comunicazione degli addebiti.
      
      105    Le ricorrenti sostengono anche che, applicando la maggiorazione massima del 10% per ogni anno completo di partecipazione all’infrazione,
         la Commissione si è discostata dalla sua stessa prassi in ordine alla determinazione delle ammende per le infrazioni verticali
         di lunga durata, prassi in ossequio alla quale una maggiorazione del genere è stata applicata solo negli anni in cui l’infrazione
         è stata più grave. Ad esempio, nel caso «Volkswagen I», la Commissione avrebbe applicato l’aumento massimo del 10% unicamente
         per i quattro anni in cui l’infrazione era stata più intensa, benché l’infrazione, durata in tutto dieci anni, avesse pregiudicato
         il commercio parallelo per l’intero periodo.
      
      106    In secondo luogo, la Commissione non avrebbe motivato, o non avrebbe motivato a sufficienza, questo allontanamento dalla sua
         politica e dalla sua prassi precedenti.
      
      107    In terzo luogo, in risposta alla spiegazione della Commissione secondo cui l’aumento massimo del 10% sarebbe stato giustificato
         dalla natura molto grave dell’infrazione in tutte le fasi della sua attuazione, le ricorrenti sottolineano che, ai sensi degli
         Orientamenti, la natura molto grave di un’infrazione dev’essere considerata unicamente al momento di fissare l’importo iniziale
         a titolo della gravità (punto 1 A degli Orientamenti).
      
      108    Infine, quanto all’argomento della Commissione secondo cui una maggiorazione massima a titolo della durata sarebbe stata necessaria
         per compensare l’importo relativamente tenue determinato a titolo della gravità, le ricorrenti replicano che un siffatto ragionamento
         contrasta con gli Orientamenti e implica che la gravità sia presa in considerazione tre volte: anzitutto, alla fissazione
         dell’importo di partenza di 23 milioni di EUR appunto a titolo di gravità, poi all’applicazione di un coefficiente moltiplicatore
         a titolo di deterrente, che però, secondo la Commissione, riguarderebbe del pari la gravità, e, infine, all’applicazione di
         tale aumento massimo del 10% a titolo della durata per compensare l’importo troppo basso determinato inizialmente.
      
      109    La Commissione contesta la fondatezza di tutti gli argomenti in oggetto.
      
       Giudizio del Tribunale
      110    Conformemente al punto 1 B degli Orientamenti, la Commissione ha la possibilità, per quanto riguarda le infrazioni di lunga
         durata (più di cinque anni), di aumentare l’importo fissato in base alla gravità dell’infrazione fino al 10% per anno di infrazione.
      
      111    Nella fattispecie, la Commissione ha constatato, al punto 397 della Decisione, che le ricorrenti avevano partecipato all’infrazione
         per sei anni e undici mesi, ovvero che la loro infrazione era stata di lunga durata nel senso degli Orientamenti, e ha maggiorato
         l’ammenda del 65% in ragione della durata. Così facendo, la Commissione ha osservato le regole che essa stessa si è imposta
         negli Orientamenti. Inoltre, questo aumento del 65% a titolo della durata dell’infrazione non è, nel caso di specie, inappropriato.
      
      112    Il semplice fatto che la Commissione si sia riservata una possibilità di maggiorazione per anno di infrazione fino al 10%
         non la obbliga affatto a fissare tale tasso in funzione dell’intensità dell’infrazione o, ancora, dei diversi livelli di implicazione
         di ciascuna delle imprese partecipanti.
      
      113    Conseguentemente, non si può accogliere la tesi secondo cui l’infrazione addebitata sarebbe stata di intensità e gravità molto
         variabili, poiché la Commissione avrebbe dovuto applicare un coefficiente di maggiorazione ben inferiore, quantomeno per una
         parte del periodo considerato. Invero, la maggiorazione dell’ammenda in funzione della durata non è limitata all’ipotesi in
         cui esista un rapporto diretto tra la durata e il danno maggiore eventualmente apportato agli obiettivi della Comunità perseguiti
         dalle regole di concorrenza (sentenze del Tribunale 12 luglio 2001, cause riunite T‑202/98, causa T‑204/98 e T‑207/98, Tate
         & Lyle e a./Commissione, Racc. pag. II–2035, punto 106, e 30 settembre 2003, causa T‑203/01, Michelin/Commissione, Racc. pag. II‑4071,
         punto 278).
      
      114    Contrariamente a quanto addotto dalle ricorrenti, la Commissione non ha mai indicato nella sua difesa che una maggiorazione
         massima a titolo della durata fosse necessaria per compensare l’importo relativamente tenue a titolo della gravità, ma solo
         che essa aveva tenuto conto delle variazioni d’intensità dell’infrazione nel fissare l’importo di partenza dell’ammenda a
         titolo della gravità. 
      
      115    In merito al rinvio delle ricorrenti alle decisioni della Commissione adottate precedentemente, in particolare nel caso «Volkswagen
         I», occorre ricordare che una prassi decisionale della Commissione non può fungere da contesto normativo per le ammende in
         materia di concorrenza (v. la giurisprudenza citata al punto 75 della presente sentenza).
      
      116    Alla luce di ciò, la Commissione non era tenuta a spiegare perché il tasso di maggiorazione a titolo della durata dell’infrazione
         applicato nella fattispecie fosse differente da quello stabilito nelle sue decisioni precedenti. A tal riguardo la Commissione
         non è venuta meno all’obbligo di motivazione ad essa incombente ai sensi dell’art. 253 CE.
      
      117    Risulta dall’insieme delle considerazioni sopra svolte che il motivo attinente alla maggiorazione dell’importo dell’ammenda
         a titolo della durata dev’essere respinto in quanto infondato.
      
      4.     Sull’aumento, a titolo di circostanze aggravanti, dell’importo base dell’ammenda a carico delle ricorrenti
       Sulla considerazione del ruolo di impresa leader ed istigatrice dell’intesa
      118    Le ricorrenti contestano il ruolo di impresa leader e istigatrice dell’infrazione loro attribuito dalla Commissione. Esse
         adducono in merito due motivi attinenti, il primo, ad un manifesto errore di valutazione e ad un errore di diritto e, il secondo,
         ad un’incoerenza con la precedente prassi decisionale della Commissione nonché ad una violazione del principio di non discriminazione
         e dell’obbligo di motivazione.
      
       Sul primo motivo, attinente ad un manifesto errore di valutazione e ad un errore di diritto nell’attribuzione alle ricorrenti
         del ruolo di imprese leader ed istigatrici dell’infrazione
      
      –       Argomenti delle parti
      119    Le ricorrenti sostengono che la Commissione ha commesso un manifesto errore di valutazione nonché un errore di diritto concludendo
         che il ruolo che esse hanno giocato nell’infrazione costituisse una circostanza aggravante e aumentando conseguentemente l’importo
         dell’ammenda.
      
      120    A tal proposito esse ricordano, innanzitutto, che, nel quadro delle infrazioni verticali, i ruoli di produttore e di leader
         in pratica si confondono. Le ricorrenti precisano, poi, che, affinché il ruolo giocato da un’impresa costituisca una circostanza
         aggravante, è necessario che esso renda l’infrazione, o la partecipazione dell’impresa a tale infrazione, più grave di quanto
         sarebbe stata senza il suo intervento come leader. 
      
      121    Nel caso di specie, la Decisione non indica affatto che il ruolo giocato da Nintendo, da una parte, sia andato oltre a quello
         di produttore e, dall’altra, che abbia aggravato l’infrazione.
      
      122    Più precisamente, i fatti che attestano il ruolo di Nintendo di impresa leader e istigatrice dell’intesa, come esposti ai
         punti 228‑238 della Decisione, richiamerebbero tre tipi di comportamento, ovvero il «controllo», l’«applicazione» e il «rispetto»
         dell’infrazione. Il «controllo» riguarderebbe il controllo del commercio parallelo, mentre il «rispetto» riguarderebbe il
         fatto che NOE, occasionalmente, ha cercato il sostegno di altre società del gruppo Nintendo. Orbene, nessuno di questi tipi
         di comportamento aggraverebbe l’infrazione o il ruolo svolto in essa da Nintendo. Quanto all’«applicazione» dell’infrazione,
         i fatti ad essa attinenti, menzionati al punto 237 della Decisione, dimostrerebbero che Nintendo era fortemente influenzata
         dai suoi distributori indipendenti. Tali fatti si tradurrebbero quindi in una reazione, almeno in parte, alle richieste di
         intervento provenienti dai distributori e non in un «caso estremo di organizzazione e messa in atto di un’infrazione», come
         sostiene la Commissione nel suo controricorso.
      
      123    Infine, nella replica, le ricorrenti sottolineano che la Commissione ha richiamato la sua prassi decisionale nei casi relativi
         ad intese orizzontali. Così facendo, la Commissione ammetterebbe che le ricorrenti devono essere trattate come se avessero
         partecipato ad un cartello, sebbene sia stato loro rifiutato il beneficio della comunicazione sulla cooperazione.
      
      124    La Commissione contesta gli argomenti dedotti dalle ricorrenti nel loro complesso.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      125    Occorre rilevare in via preliminare che la presa in considerazione del ruolo di capofila è conforme alla giurisprudenza e
         agli Orientamenti.
      
      126    Quanto alla giurisprudenza, è stato dichiarato che, qualora un’infrazione sia stata commessa da più imprese, si deve esaminare,
         nell’ambito della determinazione dell’importo delle ammende, la gravità relativa della partecipazione di ciascuna di esse
         (sentenza della Corte 16 dicembre 1975, cause riunite 40/73‑48/73, 50/73, 54/73‑56/73, 111/73, 113/73 e 114/73, Suiker Unie
         e a./Commissione, Racc. pag. 1663, punto 623), il che implica, in particolare, accertare i rispettivi ruoli nell’infrazione
         nel corso della durata della loro partecipazione alla medesima (v., in tal senso, sentenza della Corte 8 luglio 1999, causa C‑49/92 P,
         Commissione/Anic Partecipazioni, Racc. pag. I‑4125, punto 150). Da ciò risulta, in particolare, che il ruolo di «capofila»
         svolto da una o più imprese nell’ambito di un’intesa deve essere preso in considerazione ai fini del calcolo dell’importo
         dell’ammenda, poiché sulle imprese che abbiano svolto un tale ruolo deve gravare, per questo stesso motivo, una responsabilità
         particolare rispetto alle altre imprese (v., in tal senso, sentenze della Corte 8 novembre 1983, cause riunite 96/82‑102/82,
         104/82, 105/82, 108/82 e 110/82, IAZ International Belgium e a./Commissione, Racc. pag. 3369, punti 57 e 58, e 16 novembre
         2000, causa C‑298/98 P, Finnboard/Commissione, Racc. pag. I‑10157, punto 45; nonché sentenza del Tribunale 14 maggio 1998,
         causa T‑347/94, Mayr-Melnhof/Commissione, Racc. pag. II‑1751, punto 291). 
      
      127    Quanto agli Orientamenti, essi prevedono, al punto 2, a titolo di circostanze aggravanti, un elenco non tassativo di circostanze
         che possono portare ad un aumento dell’importo di base dell’ammenda fra le quali, in particolare, l’«organizzazione dell’infrazione
         o [l’]istigazione a commetterla».
      
      128    Nella fattispecie, si deve rilevare che la Commissione ha fatto riferimento ad un certo numero di elementi per concludere
         che Nintendo era stata l’impresa leader e istigatrice dell’infrazione in causa (v. punti 228‑238 e 406 della Decisione). La
         Commissione ha, infatti, affermato che Nintendo controllava, metteva in atto e si assicurava del rispetto di un certo numero
         di misure dirette a limitare il commercio parallelo.
      
      129    È giocoforza constatare che la Commissione non è incorsa in errore considerando che tali elementi di fatto, la cui sussistenza
         non è stata contestata dalle ricorrenti, mostravano che Nintendo era stata impresa leader ed istigatrice dell’infrazione.
      
      130    Contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti, non si richiede, per qualificare un’impresa come «leader» e aumentare l’importo
         dell’ammenda a suo carico, la prova che senza il ruolo giocato da detta impresa l’infrazione commessa sarebbe stata meno grave.
         Invero, un siffatto argomento deriva da una confusione tra la valutazione della gravità dell’infrazione in termini assoluti
         e l’esame della gravità relativa della partecipazione di ciascuna delle imprese interessate in sede di valutazione delle circostanze
         aggravanti ed attenuanti. 
      
      131    Parimenti, le ricorrenti non possono nemmeno sostenere che un ruolo di impresa leader o istigatrice dell’infrazione può essere
         constatato solo nel quadro delle intese orizzontali e non nel quadro di intese verticali come quelle di cui trattasi nella
         fattispecie. Invero, il fatto che, relativamente a siffatte restrizioni, tale ruolo generalmente si confonda con quello del
         produttore non esclude che si possa tenere conto di una circostanza aggravante come questa ai fini del calcolo dell’importo
         dell’ammenda.
      
      132    Infine, relativamente all’argomento dell’incompatibilità tra la conclusione che Nintendo fosse l’impresa leader dell’intesa
         e il rifiuto della Commissione di applicare la comunicazione sulla cooperazione, si deve constatare che le ricorrenti non
         hanno specificato quale nesso mai sussisterebbe, nel calcolare l’importo delle ammende, tra l’applicazione di tale comunicazione
         e l’accertamento di eventuali circostanze aggravanti a carico delle imprese.
      
      133    Alla luce di quanto precede il presente motivo dev’essere respinto.
      
       Sul secondo motivo, relativo ad un’incoerenza con la precedente prassi decisionale della Commissione e ad una violazione del
         principio di non discriminazione nonché dell’obbligo di motivazione
      
      –       Argomenti delle parti
      134    Le ricorrenti fanno valere che, applicando una maggiorazione del 50% dell’ammenda in considerazione del ruolo di impresa leader
         ed istigatrice dell’infrazione svolto da Nintendo, la Commissione si è discostata dalla sua prassi in materia di infrazioni
         verticali. Tale scostamento sarebbe tanto evidente da costituire una violazione del principio di non discriminazione. Infatti,
         il ruolo di Nintendo non sarebbe stato più rilevante di quello dei produttori in causa nei precedenti casi in materia di accordi
         verticali, casi in cui sarebbero state imposte maggiorazioni molto meno significative, per circostanze aggravanti, come la
         maggiorazione del 20% applicata nelle decisioni «Volkswagen I» e «Volkswagen II».
      
      135    In più, la Commissione non avrebbe giustificato in diritto, o almeno non sufficientemente, siffatto scostamento dalla sua
         politica e dalla sua prassi precedenti.
      
      136    La Commissione contesta gli argomenti dedotti dalle ricorrenti nel loro complesso.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      137    Quanto alla censura relativa al fatto che la Commissione si sarebbe discostata dalla sua precedente prassi in materia di infrazioni
         verticali, è sufficiente rammentare che una prassi decisionale della Commissione non può fungere da contesto normativo per
         le ammende in materia di concorrenza (v. la giurisprudenza citata al punto 75 della presente sentenza). Ne consegue che va
         respinta anche la censura relativa ad una violazione del principio di non discriminazione, che si basa sulla differenza tra
         la maggiorazione operata nel caso di specie e quelle applicate in altri casi.
      
      138    Allo stesso modo, in un siffatto contesto, la Commissione non era tenuta a spiegare perché l’importo della maggiorazione applicato
         nel caso di specie fosse differente da quello applicato nelle sue decisioni precedenti. La Decisione (v. punti 228‑238 e 406)
         indica comunque chiaramente gli elementi di cui la Commissione ha tenuto conto e rispetta, pertanto, le prescrizioni in materia
         di motivazione che risultano dalla giurisprudenza (vedi punto 53 della presente sentenza). La Commissione non è quindi venuta
         meno all’obbligo di motivazione ad essa incombente ai sensi dell’art. 253 CE.
      
      139    Pertanto occorre respingere il presente motivo.
      
       Sulla maggiorazione dell’importo dell’ammenda a carico delle ricorrenti per continuazione dell’infrazione
      140    Ad abundantiam, le ricorrenti fanno osservare che la Commissione non ha mai imposto una percentuale tanto elevata (25%) né
         una sanzione finanziaria così rilevante (28,5 milioni di EUR) a titolo di circostanze aggravanti per la continuazione dell’infrazione.
         Una siffatta maggiorazione sarebbe manifestamente eccessiva, in particolare se comparata all’importo di partenza di 23 milioni
         di EUR a titolo della gravità dell’infrazione.
      
      141    La Commissione respinge tutti gli argomenti in questione.
      
      142    Il Tribunale ricorda che la Commissione ha il diritto di considerare come circostanza aggravante il fatto che un’impresa abbia
         proseguito un’infrazione dopo l’inizio dell’indagine, dato che tale comportamento testimonia la particolare determinazione
         delle partecipanti all’intesa a proseguire la loro infrazione a dispetto del rischio di vedersi inflitta una sanzione (sentenza
         LR AF 1998/Commissione, cit. al punto 84, punto 369).
      
      143    Nella fattispecie, le ricorrenti non contestano il principio in sé di una maggiorazione, bensì il tasso della medesima.
      
      144    La maggiorazione dell’ammenda inflitta a Nintendo del 25% a titolo della continuazione dell’infrazione risulta giustificata
         dalle circostanze di specie. Risulta, invero, dai fatti esposti dalla Commissione nella Decisione, non contestati in alcun
         modo nella sostanza, che NOE e NCL hanno continuato il loro comportamento illecito dopo essere venute a conoscenza dell’indagine
         della Commissione. I fatti richiamati al punto 410 della Decisione dimostrano peraltro la particolare determinazione di NOE
         e NCL a continuare l’infrazione negli anni 1996 e 1997, ovvero per quasi due anni dopo di essere venute a conoscenza delle
         indagini, ciò che risale al più tardi al giugno 1995.
      
      145    In tale contesto la Commissione aveva diritto di addebitare alle ricorrenti, in quanto circostanza aggravante, tale continuazione
         dell’infrazione e, di conseguenza, di aumentare del 25% l’importo dell’ammenda a loro carico.
      
      146    Pertanto il presente motivo deve essere respinto.
      
      5.     Sulla riduzione dell’importo dell’ammenda accordata alle ricorrenti a titolo di circostanze attenuanti
      147    Le ricorrenti sostengono che la loro collaborazione e tutte le circostanze attenuanti meritavano una riduzione dell’ammenda
         considerevolmente maggiore della riduzione del 25% loro accordata. Sussisterebbero, infatti, vari elementi sulla base dei
         quali si sarebbe potuta accordare una riduzione maggiore, vale a dire l’applicazione, al caso di specie, della comunicazione
         sulla cooperazione, la parità di trattamento con John Menzies, una corretta qualificazione della collaborazione offerta dalle
         ricorrenti e la considerazione degli indennizzi a favore dei terzi danneggiati e del programma di adeguamento al diritto della
         concorrenza adottato dalle ricorrenti.
      
       Sul primo motivo, attinente ad un errore di diritto e ad un manifesto errore di valutazione in ragione del rifiuto della Commissione
            di applicare la comunicazione sulla cooperazione
       Argomenti delle parti
      148    Le ricorrenti affermano che, rifiutando di applicare la comunicazione sulla cooperazione e privandole, perciò, della possibilità
         di beneficiare della riduzione fino al 50% prevista alla sezione D di tale comunicazione, la Commissione è incorsa in un errore
         di diritto e in un manifesto errore di valutazione.
      
      149    Le ricorrenti sostengono di aver spontaneamente riconosciuto l’infrazione e di aver collaborato in modo completo con la Commissione
         dal 23 dicembre 1997. Nintendo sarebbe quindi stata la prima impresa ad ammettere volontariamente l’infrazione e, pertanto,
         la prima a collaborare con la Commissione. Per quanto noto alle ricorrenti, non sussisterebbe altro caso di collaborazione
         tanto effettiva e spontanea come quella da loro fornita nella fattispecie.
      
      150    In merito, più particolarmente, al rifiuto della Commissione di applicare la comunicazione sulla cooperazione in quanto il
         presente caso riguarda un’infrazione verticale e non un’intesa segreta, le ricorrenti fanno valere che siffatto rifiuto è
         incompatibile con il fatto che l’infrazione in questione è stata trattata, rispetto alla sanzione, alla stregua di un’intesa
         segreta. Secondo le ricorrenti, la Commissione non può contemporaneamente sostenere che l’entità dell’ammenda fosse giustificata
         in quanto l’infrazione era comparabile ad un’intesa orizzontale e negare che si trattasse di una siffatta intesa nell’ambito
         dell’esame delle circostanze attenuanti. Peraltro, ogni comportamento che dà diritto ad una riduzione dell’ammenda, secondo
         la comunicazione sulla cooperazione, dovrebbe essere considerato come una «circostanza attenuante» ai sensi degli Orientamenti.
         La Commissione sarebbe quindi tenuta, qualora intenda infliggere un’ammenda, a tenere conto di tutte le circostanze attenuanti,
         in particolare di quelle menzionate nella detta comunicazione.
      
      151    A tal proposito le ricorrenti pretendono che si applichino nei loro confronti perlomeno le disposizioni della sezione D, punto 2,
         primo e secondo trattino, della comunicazione sulla cooperazione, che prevedono una riduzione dell’ammenda dal 10 al 50% se,
         da un lato, prima dell’invio della comunicazione degli addebiti, l’impresa fornisce alla Commissione informazioni, documenti
         o altri elementi probatori che contribuiscano a confermare che l’infrazione ha avuto luogo e se, dall’altro, dopo aver ricevuto
         la comunicazione degli addebiti, l’impresa informa la Commissione di non contestare i fatti materiali sui quali quest’ultima
         fonda le proprie accuse.
      
      152    Invero, la documentazione volontariamente fornita dalle ricorrenti prima della comunicazione degli addebiti rappresenterebbe
         il 74% dei documenti sui quali si sarebbe basata la Commissione nella comunicazione degli addebiti e l’84% dei documenti sui
         quali la Commissione avrebbe fondato la Decisione. La Commissione l’avrebbe peraltro riconosciuto al punto 216 della comunicazione
         degli addebiti. Inoltre, le ricorrenti avrebbero accettato non solo i fatti descritti dalla Commissione nella comunicazione
         degli addebiti, ma anche le conclusioni che essa ne ha tratto.
      
      153    Tenuto conto del complesso di tali elementi, le ricorrenti ritengono che avrebbero dovuto beneficiare della riduzione massima
         del 50% prevista alla sezione D della comunicazione sulla cooperazione. Ciò sarebbe peraltro conforme alla prassi della Commissione
         di accordare consistenti riduzioni di ammenda, comprese tra il 30 e il 50%, a imprese che avrebbero cooperato in modo manifestamente
         meno completo e meno estensivo che non le ricorrenti.
      
      154    Esse richiamano, in particolare, il caso detto «Nathan Bricolux» [decisione della Commissione 5 luglio 2000, 2001/135/CE,
         relativa ad un procedimento in applicazione dell’articolo 81 [CE] (Caso COMP.F.1.36.516 – Nathan-Bricolux) (GU 2001, L 54,
         pag. 1), punto 134], in cui la Commissione avrebbe accordato una riduzione del 40% in ragione di una collaborazione che non
         era arrivata alla produzione spontanea di prove documentali. Esse menzionano anche il caso «Tubi preisolati», in cui la Corte
         avrebbe concesso ad ABB una riduzione del 30% per aver fornito alla Commissione informazioni sull’origine dell’intesa, che
         l’avevano aiutata a dimostrare i fatti relativi all’infrazione, ed un’ulteriore riduzione per non aver contestato i fatti
         dopo l’invio della comunicazione degli addebiti.
      
      155    Infine, secondo le ricorrenti, non si può accogliere l’argomento della Commissione che le prove avrebbero un valore ridotto
         se la collaborazione non è stata rapida. Infatti, le ricorrenti sarebbero già state sanzionate con un aumento del 25% a titolo
         di circostanze aggravanti per la continuazione dell’infrazione, sicché una lieve riduzione dell’ammenda in ragione di una
         collaborazione tardiva comporterebbe che si prenda due volte in considerazione tale circostanza in contrasto con il principio
         del ne bis in idem. In ogni caso, la riduzione in ragione della collaborazione non dipenderebbe dall’ordine cronologico in
         cui le prove vengono presentate [v., in tal senso, decisioni della Commissione 7 giugno 2000, 2001/418/CE, relativa ad un
         procedimento a norma dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/36.545/F3 – Aminoacidi) (GU 2001,
         L 152, pag. 24), e 5 dicembre 2001, 2002/742/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo
         53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E-1/36 604 — Acido citrico) (GU 2002, L 239, pag. 18)]. 
      
      156    La Commissione contesta la totalità delle censure delle ricorrenti.
      
       Giudizio del Tribunale
      157    In primo luogo, si deve escludere l’applicazione nel caso di specie della comunicazione sulla cooperazione. Risulta, infatti,
         chiaramente da tale comunicazione, il cui fine è incoraggiare le imprese a rivelare la sussistenza di intese particolarmente
         difficili da scoprire, che essa è applicabile unicamente nei casi che riguardano infrazioni di natura orizzontale, come i
         cartelli. Tale comunicazione contempla, nella sezione A, punto 1, primo comma, il caso di «intese segrete volte alla fissazione
         dei prezzi, delle quote di produzione o di vendita, oppure alla ripartizione dei mercati o al divieto di importazione o di
         esportazione».
      
      158    Gli argomenti delle ricorrenti non possono nemmeno essere accolti come una rivendicazione del diritto all’applicazione per
         analogia della suddetta comunicazione in quanto l’infrazione di cui trattasi nel caso di specie sarebbe stata trattata, dal
         punto di vista della sanzione, come un cartello. Infatti, come sottolinea la Commissione, non sussiste un nesso fra la qualificazione
         dell’infrazione in oggetto come molto grave e la valutazione della collaborazione fornita nel corso del procedimento amministrativo.
         Non si può nemmeno sostenere che la Commissione fosse obbligata ad accordare una maggiore riduzione dell’ammenda, in quanto
         essa ha concluso che sussiste una circostanza aggravante per la continuazione dell’infrazione.
      
      159    Pertanto le ricorrenti non possono avvalersi della comunicazione sulla cooperazione, né delle norme da essa sancite, per rivendicare
         un diritto ad una riduzione maggiore dell’ammenda in ragione della loro collaborazione.
      
      160    In secondo luogo, relativamente alla valutazione della portata della collaborazione fornita dalle ricorrenti, si deve ricordare
         che, secondo una giurisprudenza costante, una riduzione dell’ammenda a titolo di cooperazione durante il procedimento amministrativo
         si fonda sulla considerazione che una siffatta collaborazione consente alla Commissione di accertare un’infrazione con minore
         difficoltà (sentenze del Tribunale 14 maggio 1998, causa T‑311/94, BPB de Eendracht/Commissione, Racc. pag. II‑1129, punto
         325, e causa T‑338/94, Finnboard/Commissione, Racc. pag. II‑1617, punto 363). Quindi, per giustificare la riduzione dell’importo
         di un’ammenda a titolo di cooperazione, il comportamento di un’impresa deve consentire alla Commissione di accertare e sanzionare
         un’infrazione alle norme comunitarie della concorrenza con minore difficoltà (v. sentenza del Tribunale 8 luglio 2004, cause
         riunite T‑67/00, causa T‑68/00, causa T‑71/00 e T‑78/00, JFE Engineering e a./Commissione, Racc. pag. II‑2501, punto 499 e
         la giurisprudenza ivi citata).
      
      161    Sebbene la Commissione non possa violare, nell’ambito della valutazione della collaborazione fornita dai membri di un’intesa,
         il principio della parità di trattamento, questione che sarà esaminata in prosieguo, essa beneficia però di un ampio margine
         discrezionale nell’esaminare la qualità e l’utilità della collaborazione fornita dai diversi membri di un’intesa (sentenza
         della Corte 10 maggio 2007, causa C‑328/05 P, SGL Carbon/Commissione, Racc. pag. I‑3921, punto 88). Pertanto solo un manifesto
         errore di valutazione può essere censurato.
      
      162    Nel caso di specie, non è consentito concludere che la Commissione sia incorsa in un manifesto errore di valutazione accordando
         alle ricorrenti una riduzione dell’importo dell’ammenda per cooperazione dell’ordine del 25%. In particolare, e ciò come nelle
         ipotesi in cui è applicabile la comunicazione sulla cooperazione, il fatto che la collaborazione non si limiti all’omessa
         contestazione della sussistenza dei fatti non è determinante, in quanto la Commissione dispone di un ampio margine di discrezionalità
         nel valutare il livello della riduzione dell’ammenda che intende accordare a tal titolo.
      
      163    Rimane tuttavia da esaminare se la Commissione non abbia violato il principio della parità di trattamento accordando a John
         Menzies una riduzione dell’importo dell’ammenda a suo carico ben maggiore della riduzione accordata alle ricorrenti.
      
       Sul secondo motivo, attinente ad una violazione del principio della parità di trattamento e dell’obbligo di motivazione
       Argomenti delle parti
      164    Le ricorrenti sostengono, innanzitutto, che la Commissione ha violato il principio della parità di trattamento accordando
         loro una riduzione del 25% a titolo di cooperazione, mentre a John Menzies una del 40%, sebbene la loro collaborazione volontaria
         fosse precedente a quella di John Menzies e parecchio più estesa di quella.
      
      165    In risposta all’argomento della Commissione secondo cui la lettera del 23 dicembre 1997 è solo un’offerta di collaborazione,
         le ricorrenti precisano che, tanto nella comunicazione degli addebiti (punto 217) quanto nella Decisione (punto 458), la Commissione
         afferma che nel dicembre 1997 Nintendo ha ammesso l’infrazione. In ogni caso, una parte non sarebbe tenuta a fornire per prima
         le prove per aver diritto ad una riduzione del 50% ai sensi della sezione D, n. 2, secondo trattino, della comunicazione sulla
         cooperazione. La percentuale di riduzione dipenderebbe, in realtà, dal valore delle prove fornite. A tal proposito le ricorrenti
         allegano alla replica le prove fornite alla Commissione le quali, di per sé, giustificherebbero almeno una riduzione almeno
         del 50%.
      
      166    Le ricorrenti ritengono inoltre che la disparità di trattamento rispetto a John Menzies non sia stata correttamente motivata
         nella Decisione.
      
      167    La Commissione fa osservare, in merito all’argomento delle ricorrenti secondo cui il loro contributo sarebbe stato anteriore
         a quello di John Menzies, che esso è suffragato esclusivamente dalla lettera del 23 dicembre 1997 da esse indirizzata alla
         Commissione. Orbene, tale lettera costituirebbe unicamente un’offerta di collaborazione, la quale si sarebbe poi concretizzata,
         più precisamente, il 21 gennaio 1998, vale a dire dopo quella di John Menzies, risalente al 13 gennaio 1998. Invero, tale
         lettera non conterrebbe né un rinnegamento delle precedenti dichiarazioni scritte né l’ammissione dell’infrazione. Le ricorrenti
         vi farebbero certo alcune ammissioni, ma senza indicare ciò di cui potrebbe trattarsi e che potrebbe consentire alla Commissione
         di basarsi solo su tale lettera come prova del coinvolgimento delle ricorrenti nell’infrazione.
      
      168    In merito alla censura relativa ad un difetto di motivazione, questa non sarebbe fondata, dato che la Decisione preciserebbe
         le ragioni per le quali alle ricorrenti è stata accordata una riduzione meno rilevante, ovvero la maggior rapidità del contributo
         di John Menzies e il minor valor probante delle comunicazioni delle ricorrenti del 21 gennaio 1998 (punti 455‑460 della Decisione).
      
       Giudizio del Tribunale
      169    Dal punto 3, sesto trattino, degli Orientamenti, che è applicabile nel caso di specie, risulta che l’importo di base dell’ammenda
         inflitta ad un’impresa può essere ridotto qualora essa abbia effettivamente collaborato al procedimento, al di là del campo
         di applicazione della comunicazione sulla cooperazione.
      
      170    Risulta dalla giurisprudenza che, nell’ambito della valutazione della collaborazione fornita dalle imprese nel corso del procedimento
         amministrativo avviato per l’intesa vietata, la Commissione non può violare il principio della parità di trattamento, principio
         generale del diritto comunitario che, per consolidata giurisprudenza, viene trasgredito quando situazioni analoghe sono trattate
         in maniera differenziata o quando situazioni diverse sono trattate in maniera identica, a meno che un tale trattamento non
         sia obiettivamente giustificato (v. la giurisprudenza citata al punto 95 della presente sentenza).
      
      171    La valutazione del livello di collaborazione fornita dalle imprese non può dipendere da fattori meramente casuali. Una differenza
         di trattamento tra le imprese interessate deve quindi essere imputabile a gradi di collaborazione non equiparabili, in particolare
         qualora la cooperazione sia consistita nella trasmissione di informazioni diverse o nella trasmissione di tali informazioni
         in fasi diverse del procedimento amministrativo, o in circostanze non analoghe (v. sentenza Groupe Danone/Commissione, cit.
         al punto 95, punto 454 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      172    Laddove talune imprese, nella stessa fase del procedimento amministrativo e in circostanze analoghe, forniscano alla Commissione
         informazioni simili sui fatti loro contestati, i gradi di collaborazione delle stesse devono essere considerati analoghi,
         con la conseguenza che tali imprese devono essere trattate in maniera uguale al momento di determinare l’importo dell’ammenda
         a loro carico (v., in tal senso, sentenza JFE Engineering e a./Commissione, cit. al punto 160, punti 501 e 573 e la giurisprudenza
         ivi citata).
      
      173    Nel caso di specie, la Commissione ha affermato, in merito alla portata della collaborazione di John Menzies alle indagini,
         quanto segue:
      
      –        le informazioni inviate da John Menzies il 13 gennaio 1998 sono state trasmesse spontaneamente (punto 455 della Decisione);
      –        tali documenti hanno contribuito in maniera sostanziale ad accertare l’ampia collaborazione tra John Menzies e Nintendo nel
         tentativo di stringere il controllo sulle esportazioni parallele (punto 456, prima frase, della Decisione);
      
      –        tale dichiarazione comprendeva anche informazioni sui provvedimenti assunti da John Menzies contro le esportazioni passive
         (punto 456, seconda frase, della Decisione).
      
      174    Relativamente, invece, alla collaborazione offerta da Nintendo, la Commissione ha constatato che:
      
      –        Nintendo aveva ammesso i fatti in data 23 dicembre 1997 (punti 94 e 458 della Decisione);
      –        Nintendo aveva fornito spontaneamente alla Commissione dopo John Menzies numerosi documenti, il 21 gennaio, il 1° aprile e
         il 15 maggio 1998, che avevano «contribuito» a provare l’esistenza dell’infrazione, consentendo alla Commissione di precisare
         ulteriormente i fatti accertati nel corso delle sue indagini e sulla base dei documenti forniti da John Menzies (punti 458
         e 459, prima frase, della Decisione);
      
      –        tali documenti hanno anche «consentito» di accertare la partecipazione di varie parti e l’ambito geografico dell’infrazione
         (punto 459, seconda frase, della Decisione).
      
      175    Da queste considerazioni discende che la Commissione ha esposto con chiarezza gli elementi di cui ha tenuto conto nel ridurre
         le ammende in ragione della collaborazione delle imprese e che l’obbligo di motivazione è stato rispettato quanto all’applicazione
         di tale circostanza attenuante.
      
      176    In merito al rispetto del principio della parità di trattamento, per stabilire se esista una differenza significativa tra
         i gradi di collaborazione rispettivamente forniti dalle imprese, si deve confrontare la portata della loro collaborazione
         sia sotto il profilo cronologico, il che implica in un primo tempo un esame dello stadio in cui la collaborazione è stata
         fornita, sia sotto quello qualitativo, il che porta in un secondo tempo a confrontare le condizioni alle quali le imprese
         hanno collaborato e il valore intrinseco delle informazioni comunicate da ciascuna a titolo di tale collaborazione (v. punto
         172 della presente sentenza).
      
      177    Orbene, riguardo, innanzitutto, alle fasi del procedimento amministrativo in cui le imprese in questione hanno collaborato,
         è pacifico nel caso di specie che l’effettiva collaborazione di John Menzies sia lievemente anteriore a quella delle ricorrenti.
         Infatti, la collaborazione spontanea di John Menzies si è materializzata con la sua dichiarazione del 13 gennaio 1998, mentre
         quella delle ricorrenti ha avuto inizio il 21 gennaio 1998. Tuttavia, il fatto che le ricorrenti abbiano effettivamente cominciato
         a collaborare con la Commissione otto giorni dopo John Menzies non giustifica di per sé che la riduzione dell’ammenda a titolo
         di cooperazione accordata a John Menzies sia maggiore di quella ottenuta da Nintendo.
      
      178    Si deve a tal proposito ricordare che, per essere considerate analoghe, le collaborazioni delle imprese non devono necessariamente
         intervenire alla stessa data, bensì nella stessa fase del procedimento.
      
      179    Orbene, né dalla Decisione né dal fascicolo risulta che la data in cui John Menzies ha collaborato e quella in cui la Commissione
         ha ricevuto le informazioni da Nintendo corrispondono a fasi differenti delle indagini della Commissione. La Commissione ha
         del resto confermato, rispondendo ad un quesito posto dal Tribunale nel corso dell’udienza, che le informazioni relative all’esistenza
         dell’intesa fornite da Nintendo erano state comunicate nella stessa fase del procedimento amministrativo di quelle fornite
         da John Menzies.
      
      180    Risulta da quanto precede che non può essere accolto l’argomento della Commissione secondo cui le informazioni e i documenti
         trasmessi da Nintendo sono stati meno utili di quelli trasmessi da John Menzies in quanto comunicati più tardi. Di conseguenza,
         nessuna considerazione di ordine cronologico può essere ritenuta determinante ai fini della valutazione comparativa dell’utilità
         della collaborazione (v., in tal senso, sentenza Groupe Danone, cit. al punto 95, punto 467).
      
      181    Per quanto poi concerne le condizioni alle quali le imprese in questione hanno collaborato con la Commissione, dalla Decisione
         emerge con chiarezza che Nintendo al pari di John Menzies ha comunicato in maniera spontanea i documenti che sono serviti
         a dimostrare l’esistenza e l’ambito geografico dell’infrazione.
      
      182    In ordine, infine, al contenuto delle informazioni fornite rispettivamente da John Menzies e da Nintendo, si deve osservare
         che, secondo la Commissione, la lettera del 4 aprile 1996 indirizzata da NOE a John Menzies nonché la risposta di quest’ultima
         dell’11 aprile 1996 «hanno contribuito in maniera sostanziale ad accertare l’ampia collaborazione (…) nel tentativo di stringere
         il controllo sulle esportazioni parallele dal territorio» (v. punto 456 della Decisione). Orbene, dal fascicolo, in particolare
         dal documento depositato dalle ricorrenti nel corso dell’udienza, in ordine al quale la Commissione ha avuto occasione di
         formulare osservazioni (v. punto 28 della presente sentenza), risulta che le due lettere, menzionate ai punti 127‑131 della
         Decisione, sono state trasmesse spontaneamente non solo da John Menzies, ma anche da Nintendo. 
      
      183    La collaborazione di Nintendo al procedimento avviato dalla Commissione deve quindi essere considerata equivalente a quella
         fornita da John Menzies. Nintendo avrebbe quindi dovuto beneficiare a tal titolo dello stesso livello di riduzione dell’ammenda
         accordato a John Menzies, ovvero il 40%, visto che entrambe le imprese hanno trasmesso documenti pertinenti durante la stessa
         fase del procedimento.
      
      184    Quanto, inoltre, alla questione se le ricorrenti dovevano, come sostenuto dalle stesse, beneficiare di un tasso di riduzione
         dell’ammenda superiore al 40%, va constatato, come dichiarato dalla Commissione al punto 459 della Decisione, che gli altri
         documenti forniti spontaneamente dalle ricorrenti il 21 gennaio, il 1° aprile e il 15 maggio 1998 non solo avevano consentito
         di precisare ulteriormente i fatti accertati nel corso delle sue indagini, ma «anche consentito di accertare la partecipazione
         di varie parti e l’ambito geografico dell’infrazione».
      
      185    Risulta in particolare dal documento prodotto dalle ricorrenti nel corso dell’udienza, in merito al quale la Commissione ha
         avuto occasione di formulare osservazioni, che un certo numero di affermazioni riprese nella Decisione, ai punti 103‑108,
         110, 116‑119, 122‑125, 127‑130, 132, 133, 136, 138‑150, 152‑157, 160, 164 e 167 (relativi ai fatti contestati nel Regno Unito
         ed in Irlanda); ai punti 170‑181 (relativi ai fatti in Spagna); ai punti 182, 184 e 185 (relativi ai fatti nei Paesi Bassi);
         ai punti 187‑189 (relativi ai fatti in Francia); ai punti 190‑197 (relativi ai fatti in Belgio e in Lussemburgo); ai punti
         199‑201 (relativi ai fatti in Germania); ai punti 204 e 206‑209 (relativi ai fatti in Grecia); ai punti 210, 211 e 213 (relativi
         ai fatti in Portogallo); ai punti 214‑215 e 217‑219 (relativi ai fatti in Italia) e ai punti 223, 224, 226 e 227 (relativi
         ai fatti in Danimarca, in Norvegia, in Svezia, in Finlandia e in Islanda), si basano sulle informazioni fornite da Nintendo.
         A tal proposito occorre anche rilevare che Nintendo, in quanto parte di tutti gli accordi di distribuzione controversi, è
         stata in grado di fornire informazioni precise sui termini e sull’attuazione degli stessi.
      
      186    Tuttavia, si deve considerare che, a dispetto del considerevole volume delle informazioni fornite, tali documenti non erano
         indispensabili per consentire alla Commissione di determinare l’esistenza degli accordi e delle pratiche concordate di cui
         trattasi e, pertanto, l’esistenza dell’infrazione addebitata. Invero, le indicazioni fornite da Nintendo non potevano, diversamente
         dalle lettere del 4 e dell’11 aprile 1996 (v. punto 182 della presente sentenza), essere utilizzate di per sé come principale
         fondamento probante della decisione che constata un’infrazione sul mercato delle specifiche console per videogiochi prodotte
         da Nintendo e delle cartucce giochi compatibili con tali console. A tal proposito occorre ricordare che le informazioni alla
         base delle affermazioni riprese ai punti 103‑108, 110, 116‑119, 122‑125, 127‑130, 132, 133, 136, 138‑150, 152‑157, 160, 164,
         167, 170‑182, 184, 185, 187‑197, 199‑201, 204, 206‑211, 213‑215, 217‑219, 223, 224, 226 e 227 hanno solamente consentito di
         precisare l’identità dei distributori coinvolti nell’infrazione e l’ambito geografico di quest’ultima.
      
      187    Risulta peraltro dagli elementi del fascicolo che un certo numero di tali informazioni, vale a dire quelle che, nella Decisione,
         sono alla base dei punti 103 (esistenza, durata e termini dell’accordo di distribuzione concluso tra Nintendo UK Ltd e Nintendo),
         108, 110, 123, 167 (fatti relativi agli accordi di distribuzione conclusi tra Nintendo e The Games), 170, 171, 176 (esistenza,
         durata e termini dell’accordo di distribuzione concluso tra Nintendo España, SA e Nintendo), 182 (termini degli accordi formali
         conclusi tra Nintendo Netherlands BV e i suoi clienti), 189 (comunicazione indirizzata da Nintendo France SARL in ordine ai
         rischi di esportazioni dalla Francia), 190, 191, 194, 196 (esistenza e termini degli accordi di distribuzione in Belgio e
         in Lussemburgo), 199 (esportazioni parallele dalla Germania), 204 (termini dell’accordo concluso tra Itochu Hellas EPE e Nintendo),
         210, 211 (termini e durata degli accordi di distribuzione conclusi tra Nintendo e i suoi distributori in Portogallo), 214,
         215 (termini e durata degli accordi di distribuzione conclusi tra Nintendo e il suo distributore in Italia), sono stati ottenuti
         dalla Commissione in risposta alle richieste di informazioni da essa rivolte alle ricorrenti (v., in particolare, punti 86‑93
         della Decisione, segnatamente, i punti 86 e 87, che si riferiscono all’invito della Commissione a fornire informazioni in
         merito ai distributori e alle controllate nonché al contenuto degli accordi di distribuzione formali conclusi tra Nintendo
         e i suoi distributori in Francia, in Germania, in Italia, nel Regno Unito, in Grecia e in Portogallo), risposte per le quali
         resta esclusa una riduzione dell’ammenda a titolo di cooperazione dal momento che valevano ad adempiere gli obblighi derivanti
         alle ricorrenti dall’art. 11, nn. 4 e 5, del regolamento n. 17 (v., in tal senso, sentenza Groupe Danone/Commissione, cit.
         al punto 95, punto 451 e la giurisprudenza ivi citata). Pertanto, le indicazioni relative all’ambito geografico dell’intesa
         controversa e all’identità dei distributori in essa coinvolti non giustificano una riduzione supplementare dell’ammenda a
         titolo di cooperazione effettiva di Nintendo. La Commissione era infatti in grado di stabilire l’ambito geografico dell’intesa
         e l’identità dei distributori in essa coinvolti anche senza le informazioni spontaneamente trasmesse dalle ricorrenti.
      
      188    Da tali considerazioni discende che la collaborazione di Nintendo non giustificava una riduzione dell’importo dell’ammenda
         a suo carico superiore al 40%.
      
      189    Tutto ciò considerato, il presente motivo deve essere in parte accolto e la Decisione deve conseguentemente essere riformata
         accordando alle ricorrenti un tasso di riduzione dell’ammenda pari a quello accordato a John Menzies. Le conseguenze concrete
         di tale riforma verranno precisate in prosieguo.
      
       Sul terzo motivo, attinente ad una violazione dei diritti della difesa a causa dello snaturamento degli sforzi compiuti da
            Nintendo
       Argomenti delle parti
      190    Le ricorrenti ritengono che la Commissione abbia violato i loro diritti di difesa modificando a discapito delle ricorrenti
         la sua valutazione dei fatti di specie e/o le conclusioni di diritto che essa ne ha tratto. A tal proposito le ricorrenti
         fanno osservare che, al punto 216 della comunicazione degli addebiti, la Commissione ha dichiarato di aver tenuto conto «del
         contributo delle ricorrenti all’accertamento dell’esistenza di un’infrazione», mentre nella Decisione ha affermato che i documenti
         forniti avevano solo contribuito a confermare l’esistenza dell’infrazione.
      
      191    La Commissione conclude per il rigetto del presente motivo.
      
       Giudizio del Tribunale
      192    Si deve ricordare che, con il proprio ricorso, le ricorrenti mirano esclusivamente ad ottenere l’annullamento o la riduzione
         dell’ammenda loro inflitta.
      
      193    Pertanto il presente motivo dev’essere dichiarato inconferente nella misura in cui le ricorrenti non indicano in cosa la divergenza
         terminologica tra la comunicazione degli addebiti e la Decisione relativa al loro contributo all’accertamento dell’infrazione
         abbia potuto influire sull’importo dell’ammenda a loro carico.
      
      194    In ogni caso, gli artt. 19, n. 1, del regolamento n. 17 e 7 del regolamento (CE) della Commissione 22 dicembre 1998, n. 2842,
         relativo alle audizioni in taluni procedimenti a norma dell’articolo [81 CE] e dell’articolo [82 CE] (GU L 354, pag. 18),
         stabiliscono espressamente che, allorché la Commissione intende irrogare un’ammenda, le imprese interessate devono avere l’occasione
         di presentare le loro osservazioni relativamente agli addebiti che essa muove. È quindi attraverso le loro osservazioni in
         ordine alla durata, alla gravità e alla prevedibilità del carattere anticoncorrenziale dell’illecito che i diritti di difesa
         delle imprese interessate vengono garantiti dinanzi alla Commissione in sede di determinazione dell’importo dell’ammenda (sentenza
         del Tribunale 6 ottobre 1994, causa T‑83/91, Tetra Pak/Commissione, Racc. pag. II‑755, punto 235).
      
      195    Di conseguenza occorre respingere il presente motivo.
      
       Sul quarto motivo, attinente ad una violazione del principio della tutela del legittimo affidamento a causa dell’insufficiente
            peso attribuito al risarcimento a favore dei terzi e della mancata considerazione del programma di adeguamento
       Argomenti delle parti
      196    Secondo le ricorrenti, la Commissione ha violato il principio della tutela dell’affidamento legittimo, da una parte, non riducendo
         l’ammenda di un importo equivalente al risarcimento da esse offerto ai terzi identificati nella comunicazione degli addebiti
         e, dall’altra, non tenendo conto del programma di adeguamento al diritto della concorrenza da esse applicato.
      
      197    In merito agli indennizzi corrisposti ai terzi, le ricorrenti ricordano in primo luogo che tali indennizzi, qualificati come
         «consistenti» nella Decisione, ammontano ad un importo di EUR 375 000.
      
      198    In secondo luogo, le ricorrenti sottolineano che il versamento di tali indennizzi ha fatto seguito all’assicurazione da parte
         della Commissione, alla riunione del 15 dicembre 1998, della pertinenza dell’adozione di tale misura ai fini del calcolo dell’importo
         dell’ammenda. A tal riguardo le ricorrenti precisano che sorge un legittimo affidamento qualora un alto funzionario della
         Commissione, incaricato da quest’ultima di trattare un determinato caso, fornisca assicurazioni precise nell’ambito di un’indagine
         formale ed egli sappia che l’impresa indagata si baserà su tali assicurazioni per effettuare spese rilevanti.
      
      199    In terzo luogo, la Commissione avrebbe riconosciuto che il versamento di indennizzi a terzi costituiva una «circostanza attenuante»
         ai sensi degli Orientamenti (punti 421‑464 della Decisione). Tuttavia, essa non avrebbe accordato alcuna riduzione alle ricorrenti
         nel senso economico del termine, riducendo l’ammenda di soli EUR 300 000.
      
      200    Infine, il trattamento riservato dalla Commissione alle ricorrenti non incoraggerebbe altre imprese a prestare volontariamente
         siffatti indennizzi in futuro.
      
      201    La Commissione contesta tutti gli argomenti esposti.
      
       Giudizio del Tribunale
      202    Con tale motivo le ricorrenti suggeriscono che, contrariamente alle assicurazioni date loro dalla Commissione nel corso della
         riunione del 15 dicembre 1998, la Commissione non ha tenuto conto, o non in maniera sufficiente, da una parte, degli indennizzi
         che esse hanno offerto a terzi e, dall’altra, del programma di rispetto della normativa che le stesse hanno attuato presso
         i propri dipendenti.
      
      203    A tal proposito si deve ricordare che il diritto di invocare il principio della tutela del legittimo affidamento si estende
         a chiunque si trovi in una situazione dalla quale emerga che l’amministrazione comunitaria ha fatto sorgere in lui speranze
         fondate. Nessuno può invocare una violazione di tale principio in mancanza di assicurazioni precise fornitegli dall’amministrazione
         (v. sentenza del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑220/00, Cheil Jedang/Commissione, Racc. pag. II‑2473, punto 33 e la giurisprudenza
         ivi citata).
      
      204    Quanto, innanzitutto, al risarcimento offerto da Nintendo ai terzi lesi, si deve rammentare che la Commissione ha deciso di
         ridurre l’ammenda a carico di NOE e NCL di EUR 300 000 al fine di tenere conto degli indennizzi da loro corrisposti ai terzi
         indicati nella comunicazione degli addebiti come danneggiati finanziariamente dal comportamento illecito (v. punti 440 e 441
         della Decisione).
      
      205    Dal fascicolo risulta che l’importo complessivo del risarcimento ai terzi è pari a EUR 375 000.
      
      206    Orbene, contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti, la Commissione non ha mai assicurato loro che sarebbe stata dedotta
         dall’importo dell’ammenda a loro carico la totalità di detto risarcimento. 
      
      207    Invero, come risulta dal verbale della riunione del 15 dicembre 1998, il rappresentante della Commissione ha semplicemente
         dichiarato che il versamento di indennizzi a terzi «sarebbe rilevante nel calcolo dell’ammenda». Tale dichiarazione non può,
         in nessun caso, essere considerata come un’assicurazione precisa e incondizionata che la totalità di questi indennizzi sarebbe
         stata dedotta dall’importo finale dell’ammenda.
      
      208    Ad ogni buon conto, per far sorgere un legittimo affidamento, le assicurazioni fornite devono provenire da fonti autorizzate
         ed affidabili (v., in tal senso, quanto ad una dichiarazione del direttore generale competente in materia di concorrenza,
         sentenza del Tribunale 29 aprile 2004, cause riunite T‑236/01, causa T‑239/01, da T‑244/01 a T‑246/01, causa T‑251/01 e T‑252/01,
         Tokai Carbon e a./Commissione, Racc. pag. II‑1181, punti 152 e 153). In considerazione della competenza esclusiva del collegio
         dei membri della Commissione ad adottare una decisione che infligge un’ammenda, un funzionario della Commissione non può in
         alcun modo aver fornito a Nintendo, nel corso di una riunione informale con i suoi rappresentanti, assicurazioni precise provenienti
         da fonti autorizzate ed affidabili in merito alla deduzione dall’importo finale dell’ammenda degli indennizzi offerti ai terzi.
      
      209    Ne consegue che non si può accogliere la censura relativa ad una violazione del principio della tutela del legittimo affidamento
         sotto il profilo della presa in considerazione degli indennizzi offerti ai terzi da Nintendo nel calcolo finale dell’ammenda.
      
      210    Tali considerazioni valgono anche per la presa in considerazione del programma per il rispetto del diritto della concorrenza
         messo in atto da Nintendo.
      
      211    Comunque sia, la Commissione non era affatto tenuta a prendere in considerazione l’attuazione del programma di adeguamento
         che, anche a volerlo considerare come una forma di collaborazione, è stato avviato dall’impresa di propria iniziativa e non
         in seguito ad assicurazioni precise fornite dalla Commissione.
      
      212    Conseguentemente il presente motivo non può essere accolto.
      
      6.     Sulla determinazione dell’importo finale dell’ammenda
      213    Come risulta dai punti 169‑189 della presente sentenza, occorre modificare la Decisione nella parte in cui essa applica solo
         un tasso di riduzione del 25% a titolo della cooperazione prestata dalle ricorrenti.
      
      214    Per il resto, le considerazioni della Commissione esposte nella Decisione nonché il metodo di calcolo delle ammende applicato
         nel caso di specie restano inalterati.
      
      215    L’importo finale dell’ammenda viene quindi calcolato come segue: l’importo di base dell’ammenda (113,85 milioni di EUR) viene
         maggiorato del 75% a motivo, da una parte, del ruolo di Nintendo di impresa leader dell’intesa (50%) e, dall’altra, della
         continuazione dell’infrazione (25%), per un totale di 199,2375 milioni di EUR. Tale importo è ridotto del 40% a titolo di
         cooperazione e di EUR 300 000 in ragione dei risarcimenti offerti dalle ricorrenti ai terzi, ciò che porta ad un importo complessivo
         finale di 119,2425 milioni di EUR.
      
       Sulle spese
      216    Ai sensi dell’art. 87, n. 3, del suo regolamento di procedura, se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi, il
         Tribunale può ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese. Nelle circostanze di specie si deve
         stabilire che ciascuna parte sopporti le proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      L’importo dell’ammenda a carico di Nintendo Co., Ltd e di Nintendo of Europe GmbH è fissato in 119,2425 milioni di EUR.
      2)      Il ricorso è respinto quanto al resto.
      3)      Ciascuna parte sopporterà le proprie spese.
      
               Martins Ribeiro
            
            
               Papasavvas
            
            
               Wahl
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 30 aprile 2009.
      Indice
      
      Fatti
      1.  Imprese in causa
      2.  Procedimento amministrativo
      Accertamenti sull’industria dei videogiochi (caso IV/35.587 PO Video Games)
      Indagine supplementare specifica sul sistema di distribuzione di Nintendo (caso IV/35.706 PO Nintendo Distribution)
      Indagine susseguente alla denuncia depositata da Omega Electro BV (caso IV/36.321 Omega – Nintendo)
      3.  Decisione controversa
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      1.  Sulla determinazione dell’importo di partenza dell’ammenda inflitta alle ricorrenti
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      2.  Sulla maggiorazione dell’importo di partenza preliminare dell’ammenda inflitta alle ricorrenti al fine di garantire un
         sufficiente effetto dissuasivo
      
      Sul primo motivo, attinente ad un manifesto errore di diritto, ad una violazione dei principi di proporzionalità e del ne
         bis in idem nonché dei diritti della difesa e ad un’incoerenza con la precedente prassi decisionale della Commissione
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul secondo motivo, attinente ad una violazione del principio della parità di trattamento e dell’obbligo di motivazione nonché
         ad un’applicazione erronea del metodo indicato negli Orientamenti
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      3.  Sulla maggiorazione dell’importo di partenza dell’ammenda a titolo della durata dell’infrazione
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      4.  Sull’aumento, a titolo di circostanze aggravanti, dell’importo base dell’ammenda a carico delle ricorrenti
      Sulla considerazione del ruolo di impresa leader ed istigatrice dell’intesa
      Sul primo motivo, attinente ad un manifesto errore di valutazione e ad un errore di diritto nell’attribuzione alle ricorrenti
         del ruolo di imprese leader ed istigatrici dell’infrazione
      
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      Sul secondo motivo, relativo ad un’incoerenza con la precedente prassi decisionale della Commissione e ad una violazione del
         principio di non discriminazione nonché dell’obbligo di motivazione
      
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      Sulla maggiorazione dell’importo dell’ammenda a carico delle ricorrenti per continuazione dell’infrazione
      5.  Sulla riduzione dell’importo dell’ammenda accordata alle ricorrenti a titolo di circostanze attenuanti
      Sul primo motivo, attinente ad un errore di diritto e ad un manifesto errore di valutazione in ragione del rifiuto della Commissione
         di applicare la comunicazione sulla cooperazione
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul secondo motivo, attinente ad una violazione del principio della parità di trattamento e dell’obbligo di motivazione
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul terzo motivo, attinente ad una violazione dei diritti della difesa a causa dello snaturamento degli sforzi compiuti da
         Nintendo
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul quarto motivo, attinente ad una violazione del principio della tutela del legittimo affidamento a causa dell’insufficiente
         peso attribuito al risarcimento a favore dei terzi e della mancata considerazione del programma di adeguamento
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      6.  Sulla determinazione dell’importo finale dell’ammenda
      Sulle spese
      * Lingua processuale: l’inglese.
      
      1 –	Dati mantenuti riservati.