CELEX: C2006/010/34
Language: it
Date: 2006-01-14 00:00:00
Title: Causa C-417/05 P: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Prima Sezione)  13 settembre 2005 , causa T-272/03, M.D. Fernández Gómez/Commissione delle Comunità europee, proposto il  24 novembre 2005

14.1.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 10/17
            
         Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Prima Sezione) 13 settembre 2005, causa T-272/03, M.D. Fernández Gómez/Commissione delle Comunità europee, proposto il 24 novembre 2005
   (Causa C-417/05 P)
   (2006/C 10/34)
   lingua processuale: il francese
   Il 24 novembre 2005 la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. D. Martin e dalla sig.ra L. Lozano Palacios, in qualità di agenti, ha proposto dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Prima Sezione) 13 settembre 2005, causa T-272/03, M.D. Fernández Gómez/Commissione delle Comunità europee.
   La ricorrente chiede che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               annullare la sentenza impugnata;
            
         
               —
            
            
               decidendo essa stessa sulla controversia, accogliere le conclusioni presentate dalla convenuta in primo grado e, pertanto, respingere il ricorso nella causa T-272/03;
            
         
               —
            
            
               in via subordinata, rinviare la causa dinanzi al Tribunale;
            
         
               —
            
            
               condannare la sig.ra Fernández Gómez alle spese di causa, ivi comprese le proprie spese nel procedimento dinanzi al Tribunale.
            
         Motivi e principali argomenti:
   Nel suo ricorso, la Commissione fa valere tre motivi:
   
               1.
            
            
               Il primo motivo attiene ad un errore di diritto commesso dal Tribunale, avendo considerato ricevibile il ricorso a ragione del fatto che la lettera del 19 gennaio 2001 non avrebbe natura di decisione, e che l'atto impugnato in primo grado, vale a dire la posta elettronica del 12 maggio 2003 non sarebbe puramente confermativa, ma conterrebbe un elemento nuovo rispetto al contratto del 17 gennaio 2001 e alla lettera del 19 gennaio 2001. Per contro, la Commissione ritiene che il ricorso è irricevibile in quanto la lettera del 19 gennaio 2001 ed il contratto del 17 gennaio 2001 stabiliscono la posizione definitiva dell'amministrazione riguardo alla ricorrente. La ricorrente avrebbe quindi dovuto impugnare tali atti. Ad avviso della Commissione, la posta elettronica del 12 maggio 2003 non ha natura di decisione, né contiene il minimo elemento nuovo rispetto agli atti precedenti. Il ricorso, quindi, dovrebbe essere dichiarato irricevibile.
            
         
               2.
            
            
               Il secondo motivo in via principale, attiene ad un errore di diritto nell'interpretazione della decisione 13 novembre 1996, e in particolare della nozione di «personale non statutario». La Commissione ritiene che risulti dall'obiettivo perseguito dalla decisione 13 novembre, nonché dal suo stesso tenore letterale, e dal contesto nel quale essa è stata adottata, che essa copriva il complesso di «posizioni amministrative o contratti con la Commissione» di tutto il personale non di ruolo alla Commissione. In via subordinata, la Commissione sostiene che il Tribunale ha statuito ultra petita, ed ha erroneamente interpretato l'art. 8 del RAA. Infatti, quando una disposizione dello Statuto offre all'APN una semplice facoltà, come nel caso di specie, l'esercizio di questa rientra nell'ambito del suo ampio potere discrezionale.
            
         
               3.
            
            
               Il terzo motivo in via principale, attiene ad una violazione del diritto comunitario, poiché accorda un risarcimento per un asserito danno materiale che non è né reale, né certo, e, in via subordinata, al mancato rispetto dell'obbligo di motivazione al momento della valutazione del danno, impedendo alla Corte di esercitare il suo controllo sul rispetto del principio di proporzionalità.