CELEX: 52012PC0507
Language: it
Date: 2012-09-13
Title: Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento (CE) n. 91/2009 del Consiglio, del 26 gennaio 2009, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese

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		52012PC0507
		
			Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento (CE) n. 91/2009 del Consiglio, del 26 gennaio 2009, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese /* COM/2012/0507 final - 2012/0241 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
 Contesto della proposta 
   || Motivazione e obiettivi della proposta La presente proposta riguarda l’attuazione di una relazione approvata dall’organo di conciliazione (Dispute Settlement Body - DSB) dell’OMC riguardo a misure antidumping e antisovvenzione (il “regolamento di abilitazione dell’OMC”). In data 28 luglio 2011, l’organo di conciliazione (DSB) dell’OMC ha approvato la relazione dell’organo d’appello e la relazione del panel, modificata dalla relazione dell’organo di appello, sul caso “Comunità europee — Misure antidumping definitive su determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Cina” DS 397 (le “relazioni”). Le relazioni fanno riferimento al regolamento (CE) n. 91/2009 del Consiglio, del 26 gennaio 2009, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese in conseguenza dell’applicazione del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2117/2005 del Consiglio, del 21 dicembre 2005 (“il regolamento di base”), 
   || Contesto generale La presente proposta viene presentata ai sensi del regolamento (CE) n. 1515/2001, del Consiglio, del 23 luglio 2001, relativo ai provvedimenti che la Comunità può prendere facendo seguito a una relazione adottata dall’organo di conciliazione dell’OMC (DSB) in materia di misure antidumping e antisovvenzioni. 
   || Disposizioni vigenti nel settore della proposta Regolamento (CE) n. 91/2009 del Consiglio, del 26 gennaio 2009, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese. 
   || Coerenza con altre politiche e altri obiettivi e dell’Unione Non pertinente. 
 Consultazione delle parti interessate e valutazione dell’impatto 
   || Consultazione delle parti interessate 
   || In conformità alle disposizioni del regolamento di base, le parti interessate coinvolte nell’esecuzione hanno già avuto la possibilità di difendere i loro interessi quando sono state informate della proposta. 
   || Ricorso al parere di esperti 
   || Non è stato necessario consultare esperti esterni. 
   || Valutazione dell’impatto La presente proposta è il risultato dell’attuazione di una relazione adottata dall’organo di conciliazione (Dispute Settlement Body - DSB) dell’OMC riguardante misure antidumping e antisovvenzione (il “regolamento di abilitazione dell’OMC”). Il regolamento di base non dispone una valutazione generale dell’impatto, ma contiene un elenco esauriente delle condizioni da valutare. 
 Elementi giuridici della proposta 
   || Sintesi delle misure proposte Il regolamento (CE) n. 91/2009 del Consiglio, del 26 gennaio 2009, istituiva un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese. In seguito a una relazione approvata dal DSB dell’OMC le risultanze definitive dell’inchiesta iniziale sono state riesaminate in base alle informazioni raccolte nel corso dell’inchiesta iniziale e di quelle raccolte successivamente alla pubblicazione dell’avviso di apertura. Gli aspetti del regolamento definitivo che le relazioni del DSB hanno ritenuto incompatibili sono stati corretti e le azioni proposte ristabiliranno la conformità del regolamento n. 91/2009 del Consiglio alle raccomandazioni e alle decisioni del DSB. Si propone pertanto al Consiglio di adottare l’allegata proposta di regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 91/2009. 
   || Base giuridica Articolo 233 del trattato che istituisce la Comunità europea. Regolamento (CE) n. 1515/2001 del Consiglio, del 23 luglio 2001, relativo ai provvedimenti che la Comunità può prendere facendo seguito a una relazione adottata dall'organo di conciliazione dell'OMC (DSB) in materia di misure antidumping e antisovvenzioni. 
   || Principio di sussidiarietà La proposta è di esclusiva competenza dell’Unione. Pertanto, il principio di sussidiarietà non si applica. 
   || Principio di proporzionalità La proposta rispetta il principio di proporzionalità per le seguenti ragioni: 
   || Il tipo d’intervento è descritto nel summenzionato regolamento di base e non lascia spazio a decisioni a livello nazionale. 
   || Non è necessario indicare il modo per ridurre al minimo e rendere commisurato all’obiettivo della proposta l’onere finanziario e amministrativo a carico dell’UE, dei governi nazionali, degli enti locali e regionali, degli operatori economici e dei cittadini. 
   || Scelta dello strumento 
   || Strumento proposto: regolamento. 
   || Altri strumenti non sarebbero idonei per il seguente motivo: il regolamento di base non prevede altre opzioni. 
 Incidenza sul bilancio 
   || Nessuna. 
2012/0241 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO 
che modifica il regolamento (CE)
n. 91/2009 del Consiglio, del 26 gennaio 2009, che istituisce un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio
in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, 
visto il regolamento (CE) n. 1515/2001
del Consiglio, del 23 luglio 2001, relativo ai provvedimenti che la Comunità
può prendere facendo seguito a una relazione adottata dall’organo di
conciliazione dell’OMC (DSB) in materia di misure antidumping e antisovvenzioni[1] (il “regolamento di
abilitazione dell’OMC”), in particolare l’articolo 1,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea, dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. MISURE IN VIGORE
(1)       Il regolamento (CE)
n. 91/2009 del Consiglio, del 26 gennaio 2009, istituiva un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio
in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese[2] (il “regolamento definitivo”).
B. RELAZIONI ADOTTATE DALL’ORGANO DI
CONCILIAZIONE DELL’OMC
(2)       In data 28 luglio 2011, il
DSB dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) ha approvato la relazione
dell’organo d'appello e la relazione del panel, modificata dalla relazione
dell’organo d’appello, sulla controversia “Comunità europee — Misure
antidumping definitive su determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio
originari della Cina”[3]
(le “relazioni”). Secondo tali relazioni, l’UE ha, tra l’altro, agito in modo
incompatibile con: 
–              
gli articoli 6.10 e 9.2 dell’accordo antidumping
dell’OMC per quanto riguarda l’articolo 9, paragrafo 5, del regolamento (CE)
n. 1225/2009 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di
dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (“regolamento
antidumping di base della UE”), applicato nell’inchiesta sulle importazioni di
determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica
popolare cinese (“inchiesta sugli elementi di fissaggio”); 
–              
gli articoli 6.4, 6.2 e 2.4 dell’accordo
antidumping dell’OMC riguardo a taluni aspetti della determinazione del dumping
nell’inchiesta sugli elementi di fissaggio; 
–              
l’articolo 4.1 dell’accordo antidumping dell’OMC
per quanto riguarda la definizione di industria dell’UE nell’inchiesta sugli
elementi di fissaggio; 
–              
gli articoli 3.1 e 3.2 dell’accordo antidumping
dell’OMC per quanto riguarda il volume delle importazioni oggetto di dumping di
cui tener conto nell’inchiesta sugli elementi di fissaggio; 
–              
gli articoli 3.1 e 3.5 dell’accordo antidumping
dell’OMC per quanto riguarda l’analisi del nesso di causalità nell’inchiesta
sugli elementi di fissaggio; e 
–              
gli articoli 6.5 e 6.5.1 dell’accordo antidumping
dell’OMC per quanto riguarda il trattamento delle informazioni riservate
nell’inchiesta sugli elementi di fissaggio. 
C. PROCEDURA
(3)       In data 6 marzo 2012, in
applicazione del regolamento di abilitazione dell’OMC, fu aperto un riesame
mediante pubblicazione di un avviso[4]
sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (“avviso di apertura”). La
Commissione europea ha informato le parti interessate all’inchiesta, sfociata
nel regolamento (CE) n. 91/2009 del Consiglio (“l’inchiesta iniziale”),
del riesame e del modo in cui si debba tener conto delle conclusioni delle
relazioni riguardo al regolamento definitivo. 
D. PRODOTTO IN ESAME
(4)       Il prodotto in esame è
costituito da determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio non
inossidabile, cioè viti per legno (tirafondi esclusi), viti autofilettanti,
altre viti e bulloni con capocchia (con rispettivi dadi o rondelle, ma escluse
le viti ottenute filettando barre, aste, profili o fili, a sezione piena, con
stelo di spessore non superiore a 6 mm ed esclusi viti e bulloni destinati
a fissare elementi delle strade ferrate) e rondelle, originari della Repubblica
popolare cinese (in prosieguo “elementi di fissaggio” o “prodotto in esame”).
(5)       Il prodotto in esame è
attualmente classificato ai codici NC 7318 12 90, 7318 14 91, 7318 14 99, 7318
15 59, 7318 15 69, 7318 15 81, 7318 15 89, ex 7318 15 90, ex 7318 21 00 ed ex
7318 22 00.
(6)       Riguardo al prodotto in esame
e al prodotto simile, le relazioni non modificano i risultati esposti ai
considerando da (40) a (57) del regolamento definitivo.
E.
NUOVE CONCLUSIONI BASATE SULLE RELAZIONI
(7)       Come
indicato nell’avviso di apertura, la Commissione ha riesaminato le risultanze
definitive dell’inchiesta iniziale tenendo conto delle raccomandazioni e delle
decisioni del DSB. L’esame si è basato sulle informazioni raccolte nel corso
dell’inchiesta iniziale e su quelle raccolte dopo la pubblicazione dell’avviso.
(8)       L’inchiesta iniziale relativa
al dumping e al pregiudizio copriva il periodo compreso tra
l’1 ottobre 2006 e il 30 settembre 2007 (“periodo
dell’inchiesta”, o “PI”). In relazione ai parametri attinenti alla valutazione
del pregiudizio, sono stati analizzati i dati relativi al periodo compreso tra
l’1 gennaio 2003 e la fine del periodo dell’inchiesta (“periodo in
esame”).
(9)       Il presente regolamento mira
a correggere gli aspetti del regolamento definitivo ritenuti incompatibili dal
DSB nelle relazioni da esso approvate e a rendere conforme il regolamento
definitivo alle raccomandazioni e alle decisioni del DSB. 
1.           Trattamento individuale:
applicazione dell’articolo 9, paragrafo 5, nel regolamento definitivo
(10)     La
presente sezione contiene le nuove conclusioni dell’inchiesta iniziale, in
merito alle seguenti raccomandazioni e decisioni delle relazioni, secondo cui
l’UE ha agito in modo incompatibile con gli articoli 6.10 e 9.2, dell’accordo
antidumping dell’OMC, per quanto riguarda l’articolo 9, paragrafo 5, del
regolamento di base applicato nell’inchiesta iniziale sugli elementi di
fissaggio.
(11)     Come indicato ai considerando
(81) e (84) del regolamento definitivo, i 5 produttori esportatori inclusi nel
campione e i 3 produttori esportatori esaminati individualmente che hanno
chiesto il trattamento individuale (“TI”), soddisfano tutti i requisiti per la
concessione del TI ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di
base. Come indicato ai considerando (62) e (78) del regolamento definitivo, 4
produttori esportatori in origine facenti parte del campione e una impresa cui
è stato concesso l’esame individuale, sono stati considerati imprese che non
hanno collaborato, non avendo presentato durante l’inchiesta informazioni
coerenti con gli elementi di prova.
(12)     Alla luce di quanto
raccomandano le relazioni, riguardo all’articolo 9, paragrafo 5 del regolamento
di base, la Commissione ha invitato i produttori esportatori della Repubblica
popolare cinese a manifestarsi e a fornire le necessarie informazioni per
riesaminare la loro attuale situazione e se le loro esportazioni verso l’UE
sono soggette alle misure antidumping vigenti sulle importazioni di determinati
elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare
cinese; ed essi si sono sentiti scoraggiati dal collaborare e dal chiedere il
TI nell’inchiesta iniziale, ritenendo eccessivi gli oneri amministrativi o di
non soddisfare tutti i criteri di cui all’articolo 9, paragrafo 5, del
regolamento di base. 
(13)     La Commissione ha invitato
tali produttori a precisare se essi si sono sentiti scoraggiati dal collaborare
e dal chiedere il TI nell’inchiesta iniziale poiché ritenevano eccessivi gli
oneri amministrativi o perché pensavano di non soddisfare tutti i criteri di
cui all’articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di base. Tali parti
interessate sono state invitate a manifestarsi entro 30 giorni dalla
pubblicazione dell’avviso di apertura e di fornire le 2 informazioni che
seguono:
–              
se essi si sono sentiti scoraggiati dal collaborare
e dal chiedere il TI al momento dell’apertura dell' inchiesta iniziale; e
–              
dare informazioni sulle quantità esportate nell’UE
e sui prezzi d’esportazione per il PI cui si è riferita l’inchiesta iniziale.
(14)     Alcuni
produttori esportatori della RPC hanno espresso preoccupazioni sulla procedura
di attuazione delle relazioni del DSB, descritta nell’avviso di apertura e
sottolineano soprattutto che, per loro, le scadenze pubblicate sono troppo
brevi. Essi lamentano anche un indebito onere amministrativo a carico dei
produttori esportatori, il cui effetto dissuasivo impedisce loro di ricevere un
TI.
(15)     Le
preoccupazioni espresse da tali produttori esportatori sono state ritenute
infondate. Per la Commissione le scadenze sono adeguate rispetto agli oneri
amministrativi e alla quantità, minima, di informazioni richieste. L’avviso di
apertura spiegava che si sarebbe preso in considerazione il riesame della
situazione attuale di un produttore esportatore solo se la domanda avesse
contenuto le seguenti informazioni:
–              
una semplice dichiarazione dalla quale risulti che
il produttore/esportatore si è sentito scoraggiato e non ha perciò né
collaborato né chiesto il TI. e 
–              
cifre, sommarie, dalle quali risulti che egli ha
esportato il prodotto in esame verso l’UE durante il periodo dell’inchiesta
iniziale.
(16)     Il solo scopo perseguito dalla
richiesta di tali informazioni era quello di permettere alla Commissione di
individuare i produttori esportatori che avrebbero potuto collaborare e
chiedere il TI durante l’inchiesta iniziale, ma sono stati scoraggiati dal
farlo. Una scadenza di 30 giorni basta per rispondere alla richiesta di una
semplice dichiarazione e di cifre sommarie e non è un onere amministrativo
sproporzionato. La Camera di commercio cinese e un produttore esportatore
cinese hanno affermato che, chiedendo le informazioni di cui al considerando
(15), la Commissione ha imposto condizioni ai produttori esportatori cinesi
sebbene il TI debba essere concesso come norma ai sensi degli articoli 6.10 e
9.3 dell’accordo antidumping dell’OMC. Tale approccio era contrario alle
raccomandazioni contenute nelle relazioni del DSB e le parti hanno invitato la
Commissione a contattare d’ufficio i produttori esportatori cinesi e a indicare
che sarebbe stato loro concesso il TI. In proposito, la Commissione,
pubblicando l’avviso di apertura - inviato a tutti i produttori esportatori
noti, alle loro associazioni di categoria e alle autorità nazionali - ritiene
di aver contattato tutti i produttori esportatori cinesi e di averli invitati a
manifestarsi entro 30 giorni se avessero esportato durante il periodo
dell’inchiesta iniziale e se non si fossero manifestati il tale periodo.
Quest’ultima questione non va considerata come una “condizione” nel senso di un
“test” come pretendono le suddette parti, ma piuttosto come la rilevazione del
fatto che essi sono stati effettivamente interessati dall’inchiesta iniziale.
Si osservi infine che le domande sui prodotti esportati mirano a verificare se
occorra modificare il campione iniziale e non sono legate alla concessione del
TI. Questa argomentazione è stata perciò respinta.
(17)     Delle 15 imprese che si sono
manifestate a seguito della pubblicazione dell’avviso di apertura e che hanno
posto interrogativi entro i termini stabiliti:
–              
10 imprese erano produttori esportatori che si
erano già manifestati e che hanno collaborato all’inchiesta iniziale. Ciò
dimostra che non sono stati scoraggiati dal collaborare e dalla richiesta del
TI nell’inchiesta iniziale; la loro situazione non può perciò essere riveduta
nel quadro del riesame attuale. Una delle 10 imprese che aveva chiesto il
riesame dei suoi dazi è stata invitata a presentare alla Commissione una nuova
domanda di riesame ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di
base;
–              
Una impresa era un nuovo esportatore (non aveva
cioè esportato verso l’UE durante l’inchiesta iniziale). Tale impresa non era
stata perciò in grado di cooperare e di chiedere il TI nell’inchiesta iniziale.
L’impresa è stata informata sui modi per ottenere il trattamento riservato ai
nuovi produttori esportatori, ai sensi dell’articolo 2 del regolamento
definitivo;
–              
2 imprese sono state considerate non come
produttori esportatori ma come società commerciali e sono state quindi
informate della loro esclusione dal presente riesame;
–              
2 produttori esportatori sostenevano di aver
rispettato i criteri e hanno chiesto che la loro situazione fosse riesaminata.
Successivamente, una di esse ha però ritirato la propria domanda di riesame.
(18)     La società che hanno posto
interrogativi hanno avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni
sulle informazioni da esse ottenute.
(19)     È stato accertato che il
produttore esportatore, che sosteneva di soddisfare i criteri e chiedeva di
riesaminare la sua situazione, rientrava effettivamente nei criteri di cui al
punto 1 dell’avviso di apertura. Il medesimo ha anche chiesto ai sensi
dell’articolo 17, paragrafo 3, del regolamento di base, un esame
individuale affermando che se non si fosse lasciato scoraggiare dal cooperare
durante l’inchiesta iniziale, avrebbe chiesto tale trattamento. Poiché nel
corso dell’inchiesta iniziale, tutti i produttori esportatori che avevano
presentato tale richiesta erano stati esaminati individualmente, la sua
richiesta è stata accolta per motivi di parità di trattamento. 
(20)     In data
6 giugno 2012[5],
è stato pubblicato un avviso che annunciava il riesame della situazione attuale
per questo produttore esportatore (Bulten Fasteners (China) Co., Ltd –
“BFC”). Il volume delle esportazioni di questo produttore esportatore durante
il PI è stato inferiore allo 0,4% del totale delle esportazioni originarie
della RPC durante il PI. Alla luce di quanto precede, la Commissione ha
ritenuto che non vi fosse motivo di modificare il campione originale dei
produttori esportatori. Al produttore esportatore della RPC e alle sue società
collegate nella UE, che rivendevano il prodotto in esame durante il PI iniziale
è stato inviato un questionario.
(21)     La Commissione ha raccolto e
verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare il dumping
e ha svolto accertamenti presso le sedi delle seguenti società collegate:
–              
Bulten Sweden AB, Göteborg, Svezia
–              
Bulten GMBH, Bergkamen, Germania
(22)     La Commissione ritiene che a
BFC debba essere concesso il TI in conformità alle raccomandazioni,
sull’articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di base, contenute nelle
relazioni del DSB.
2.           Aspetti particolari di
determinazione del dumping nelle inchieste sugli elementi di fissaggio
(23)     La presente sezione contiene
le nuove conclusioni dell’inchiesta iniziale, in merito alle seguenti
raccomandazioni e decisioni delle relazioni, secondo cui l’UE ha agito in modo
incompatibile con gli articoli 6.4, 6.2 e 2.4 dell’accordo antidumping
dell’OMC, riguardo a taluni aspetti della determinazione del dumping
nell’inchiesta iniziale sugli elementi di fissaggio.
(24)     Nel quadro del dialogo con
alcuni produttori esportatori e con la Camera di commercio cinesi, sono state
fornite alle parti informazioni più dettagliate sulle caratteristiche dei
prodotti venduti dal fabbricante indiano che ha collaborato all’inchiesta per
tener conto delle raccomandazioni del DSB dell’OMC riguardo agli articoli 6.4,
6.2 e 2.4 dell’accordo antidumping dell’OMC, menzionato ai considerando da (28)
a (53). Le informazioni riguardavano soprattutto le caratteristiche del prodotto
considerate pertinenti per determinare il valore normale e usate nella
comparazione con il prodotto in esame, cioè il fatto che le vendite sul mercato
interno dell’India erano state divise in “normali” e “speciali” e che era stata
identificata la classe di resistenza di ciascuna transazione. Per ogni classe
di resistenza identificata nella tabella dei numeri di controllo del prodotto
(tabella NCP) (product control number - PCN table) è stato quindi
calcolato il valore normale al kg. 
(25)     La Commissione si è concentra
su 2 elementi fondamentali della comparazione, cioè la classe di resistenza e
gli elementi di fissaggio normali rispetto a quelli speciali,
come indicato ai considerando da (48) a (50) del regolamento definitivo. La
distinzione tra normale e speciale venne aggiunta durante
l’inchiesta come nuovo elemento di comparazione e la classe di resistenza venne
usata come secondo criterio principale di comparazione, dato che la maggior
parte dei produttori esportatori cinesi stessi l’aveva indicato durante
l’inchiesta iniziale.
(26)     Come indicato al considerando
(56) del regolamento definitivo, elementi di fissaggio normali fabbricati nel
paese di riferimento possono essere comparati con elementi di fissaggio
esportati verso la UE dai produttori della RPC inclusi nel campione, poiché
hanno le stesse caratteristiche fisiche e tecniche dei prodotti esportati dalla
RPC.
(27)     Il valore normale era espresso franco fabbrica, adattato per
tener conto dell’effetto sul prezzo della fase controllo di qualità, effettuata
in India ma non in Cina. Esistono perciò 2 elenchi di valori normali in Yuan
cinesi (CNY) al kg per classe di resistenza: uno per gli elementi di fissaggio
normali, uno per quelli speciali.
2.1.        Nota informativa del 30 maggio
2012
(28)     In data 30 maggio 2012 sono
state comunicate a tutte le parti interessate informazioni aggiuntive sui tipi
di prodotti usati per comparare prezzo di esportazione e valore normale. Come
risulta dall’avviso di apertura, a tutte le parti interessate sono state fornite
informazioni più precise sulle caratteristiche del prodotto, giudicate
pertinenti ai fini della determinazione del valore normale.
(29)     Il contenuto della nota
informativa si riferiva al valore normale calcolato in base ai prezzi del
prodotto in esame venduto sul mercato interno dal fabbricante indiano che ha
collaborato all’inchiesta. In conformità all’articolo 2, paragrafo 7, lettera
a), del regolamento di base, il valore normale per i produttori esportatori cui
non è stato concesso il TEM si calcola in base ai prezzi o al valore costruito
in un paese di riferimento. Rispondendo al questionario, 2 produttori indiani
hanno accettato di collaborare . I dati forniti nelle risposte al questionario
sono stati verificati presso le due società in questione. Una sola impresa ha
tuttavia fornito dati sufficientemente dettagliati da poter servire come base
per fissare il valore normale.
(30)     Come
indicato al considerando (90) del regolamento definitivo, “numerosi importatori
ed esportatori hanno messo in dubbio l’opportunità di utilizzare i dati di
quest’ultimo produttore indiano i) giudicando le quantità prodotte e vendute
sul mercato interno indiano da tale produttore non rappresentative dei
quantitativi esportati dalla RPC verso la Comunità e ii) osservando che tale
produttore indiano intratteneva relazioni commerciali con uno dei produttori
comunitari favorevoli alla denuncia. A questo riguardo va rilevato che i) i
volumi di vendita del produttore indiano sono stati considerati
sufficientemente rappresentativi da consentire la fissazione di valori normali
affidabili e che ii) il fatto che il produttore del paese di riferimento
intrattenga relazioni con un produttore comunitario favorevole alla denuncia
non rende irragionevole la scelta del paese di riferimento. Si è anche
osservato che tali relazioni sono state stabilite al termine del periodo
dell’inchiesta. In considerazione di quanto precede e in mancanza di
collaborazione da parte di produttori di altri paesi terzi la scelta dell’India
quale paese di riferimento è stata considerata ragionevole.” 
(31)     Date
le condizioni di concorrenza e di apertura del mercato indiano e poiché il
produttore indiano che ha collaborato vendeva tipi di prodotto comparabili a
quelli esportati dai produttori esportatori della RPC, si è concluso che
l’India fosse un paese terzo a economia di mercato idoneo ai sensi
dell’articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base.
(32)     La
nota informativa dichiarava che i dati relativi alle vendite sul mercato
interno coprivano il periodo dell’inchiesta ma senza numero di controllo del
prodotto (NCP). Il produttore indiano è stato tuttavia in grado di identificare
la classe di resistenza degli elementi di fissaggio venduti e se essi fossero
“normali” o “speciali” ai sensi della definizione del regolamento definitivo.
All’inizio dell’inchiesta, quando fu creato l’NCP, la necessità di distinguere
tra elementi di fissaggio “normali “ e “speciali” non esisteva ancora. 
(33)     La Commissione notò tuttavia
che la distinzione incideva sulla comparabilità dei prezzi; questi dati furono
perciò chiesti al produttore indiano, che li fornì. Le vendite sul mercato
interno indiano vennero perciò suddivise in vendite “normali” e “speciali” e fu
poi identificata la classe di resistenza di ciascuna transazione. Fu poi calcolato
un valore normale al kg per ciascuna classe di resistenza identificata nella
tabella NCP.
(34)     Non si usarono le altre
caratteristiche dell’NCP originale non solo perché il produttore indiano non
poté fornire dati a questo livello di dettaglio ma anche per le seguenti
ragioni:
–              
diametro e lunghezza non si considerarono
pertinenti poiché l’analisi avvenne in base al peso tenendo quindi
automaticamente conto di eventuali differenze dovute a diversità di diametro o
di lunghezza dell’elemento di fissaggio; 
–              
il prodotto indiano e gli elementi di fissaggio
cinesi non sembravano differenziarsi per la presenza di cromo nel rivestimento
o di un rivestimento in genere - cioè, di un indicatore di galvanizzazione;
–              
riguardo all’unico elemento restante dell’NCP, il
codice NC, si ritenne che non fosse un indicatore affidabile poiché né le
autorità cinesi né quelle indiane, al contrario di quelle UE, distinguono tra i
10 codici della NC per definire il prodotto in esame. 
(35)     La Commissione si è pertanto
concentrata su 2 fondamentali differenze tra i prodotti: da un lato, la classe
di resistenza; dall’altro, elementi di fissaggio “normali” e “speciali” come
indicatori di differenze di clientela e di qualità.
(36)     Il valore normale è stato
espresso franco fabbrica, meno un adattamento per tener conto dell’effetto sul
prezzo della fase controllo di qualità, effettuata in India ma non in Cina.
Esistono perciò 2 elenchi di valori normali in Yuan cinesi (CNY) al kg per
classe di resistenza: uno per gli elementi di fissaggio normali, uno per quelli
speciali.
(37)     La Commissione ha informato le
parti interessate che il valore normale non ha potuto essere comunicato poiché
riguarda il prezzo confidenziale di un unico produttore indiano sul mercato
interno. Le parti interessate sono state tuttavia informate del fatto che il
valore normale “standard” per un elemento di fissaggio appartenente alla classe
di resistenza 8,8 (‘G’ nella tabella NCP), cioè un tipo standard comunemente
esportato dai produttori cinesi, oscilla tra i 9 e i 12 CNY, franco fabbrica al
kg.
2.2.        Osservazioni pervenute sulla
nota informativa del 30 maggio 2012
(38)     1 importatore e 4
produttori/esportatori hanno sostenuto che il tempo dato alle parti per
commentare le informazioni aggiuntive (10 giorni) fosse troppo breve. La
Commissione ritiene invece sufficiente la scadenza concessa dato che le
informazioni fornite sono una semplice aggiunta a quelle già comunicate nel
regolamento definitivo, alla fine dell’inchiesta iniziale. Il tempo concesso
per esaminare le informazioni aggiuntive e presentare le proprie osservazioni
su di esse è perciò ritenuto ragionevole.
(39)     Alcune
parti hanno sostenuto che la Commissione aveva affermato che per calcolare il
valore normale non esistessero nuove informazioni sulle caratteristiche fisiche
diverse dalla classe di resistenza dei prodotti. Questa argomentazione va
respinta. In quella fase del riesame, la Commissione stava semplicemente
chiarendo il modo con cui era stato calcolato il valore normale durante
l’inchiesta iniziale. È importante sottolineare che la “resistenza” era stata
identificata come caratteristica pertinente dai produttori esportatori cinesi.
Ciò non significa tuttavia che la Commissione non disponesse di informazioni su
altre caratteristiche fisiche. 
(40)     Le stesse parti hanno
affermato che, nelle audizioni, la Commissione aveva dichiarato che, riguardo a
possibili aggiustamenti da apportare per comparare valore normale e prezzi
all’esportazione, si sarebbe preferito un aggiustamento sulla base di un’analisi
del prezzo piuttosto che di un’analisi dei costi. La Commissione si era
limitata a chiarire che, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 10, del
regolamento di base, la comparazione andasse effettuata tenendo nel debito
conto le differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi e non le
differenze nei costi. 
(41)     Di
conseguenza, le stesse parti hanno ribadito la loro richiesta di aggiustamenti
che tenessero conto di differenze nei costi di produzione, basate sul consumo
efficiente delle materie prime, delle vergelle, dell’elettricità,
dell’autogenerazione di elettricità, della produttività per dipendente, su
livelli di profitto ragionevoli e su differenze nei macchinari. Come indicato
sopra, l’articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base si riferisce al
prezzo e non ai costi. Le parti in questione non hanno provato che le presunte
differenze nei costi si fossero tradotte in differenze di prezzo. Nelle
inchieste relative a economie in transizione come la Cina, si ricorre a un
paese di riferimento per impedire che nei paesi a economia non di mercato si
tenga conto di prezzi e costi che non siano il normale risultato delle forze di
mercato. Per calcolare il valore normale, ci si serve pertanto di surrogati dei
costi e dei prezzi forniti da produttori in economie di mercato funzionanti. Si
respingono pertanto le domande di aggiustamenti che tengano conto di differenze
nei costi di produzione.
(42)     Le
parti hanno inoltre sostenuto che le informazioni aggiuntive date il 30 maggio
2012 riguardo alle caratteristiche dei prodotti venduti dal fabbricante indiano
sarebbero incomplete perché mancanti di informazioni sulle seguenti questioni:
differenze relative al tipo di elemento di fissaggio, rivestimento e uso del
cromo, diametro e lunghezza, tracciabilità, conformità alla norma ISO 9000,
unità del tasso di difettosità e altri aspetti riguardanti durezza, curvatura,
resistenza all’impatto e altri coefficienti di attrito. Esse hanno chiesto
chiarimenti sui motivi per i quali le altre caratteristiche dell’NCP originale
non sono state giudicate pertinenti. Si tratta di questioni spiegate in 2 note
informative inviate il 5 luglio e incluse nella documentazione consultabile da
tutte le parti interessate l’11 luglio 2012.
2.3.        Nota informativa del 5 luglio
2012
(43)     In seguito alla richiesta di
informazioni aggiuntive formulata dalle parti (v. considerando (19)), il 5
luglio 2012 veniva inviata a tutte le parti interessate una seconda nota
informativa. In essa, sono state fornite le seguenti informazioni aggiuntive: 
–              
una tabella che illustra la gamma dei livelli dei
prezzi dei valori normali calcolati per classe di resistenza degli elementi di
fissaggio venduti sul mercato interno indiano, a clienti indipendenti,
dall’unico produttore indiano che ha collaborato all’inchiesta. Era stato anche
precisato che la maggior parte delle esportazioni dei produttori cinesi
appartiene alla classe di resistenza “G”;
–              
un’analisi approfondita dei dati in India ha
rivelato che gli elementi di fissaggio “normali” venduti sul mercato interno sono
stati galvanizzati e appartengono al codice NCP “A”. La Commissione ha perciò
proposto di comparare il valore normale con il tipo di rivestimento “A” per i
modelli esportati. 
–              
Dopo un’analisi manuale dei dati sui prezzi vigenti
nel mercato interno indiano, sono state estratte informazioni sul diametro e la
lunghezza dal testo della codificazione delle vendite, usato utilizzato dal
produttore indiano. Per consentire una comparazione con le esportazioni delle
imprese cinesi, i dati sono stati sintetizzati in una gamma per distinguere fra
le principali dimensioni del prodotto:
 Indicatore || Diametro || Lunghezza 
 piccolo || da M4 a M10 || da 0 a 100 mm 
 medio || da M12 a M20 || da 100 a 200 mm 
 grande || da M22 a M30 || da 200 a 300 mm 
–              
La Commissione ha perciò proposto di affinare
ulteriormente il valore normale con questi dati e calcolare i margini di
dumping in base ad esso. Se degli elementi di fissaggio esportati non rientrano
in una delle gamme indicate, non vengono usati per calcolare il dumping. Ciò ha
riguardato sono una minima parte delle esportazioni.
–              
La Commissione ha fornito come riferimento la
proposta di revisione dell’NCP:
 Indicatore || Descrizione || NCP 
 normale/speciale || elementi di fissaggio normali || S 
   || elementi di fissaggio speciali || P 
 Classe di resistenza || 3,6 || A 
   || 4,6 || B 
   || 4,8 || C 
   || 5,6 || D 
   || 5,8 || E 
   || 6,8 || F 
   || 8,8 || G 
   || 9,8 || H 
   || 10,9 || I 
   || 12,9 || J 
 Rivestimento || rivestimento galvanizzato || A 
 Diametro || da M4 a M10 || S 
   || da M12 a M20 || M 
   || da M22 a M30 || L 
 Lunghezza || da 0 a 100 mm || S 
   || da 101 a 200 mm || M 
   || da 201 a 300 mm || L 
–              
La Commissione ha compilato una rassegna dei
margini di dumping modificati in conformità alla proposta della nota
informativa, facendo notare che tali margini antidumping riveduti non sono
automaticamente dazi antidumping che sarebbe soggetti alla regola del dazio
inferiore.
–              
Infine, sono state fornite le nuove tabelle 22, 23,
32, 33 e 34 di un produttore UE in risposta a osservazioni formulate da alcune
parti interessate secondo cui le informazioni aggiuntive di cui alla nota
informativa del 30 maggio 2012 sarebbero incomplete perché alcuni elementi
mancano o non sono riassunti correttamente.
2.4.        Osservazioni sulla nota
informativa del 5 luglio 2012
(44)     Alcune parti hanno chiesto
informazioni aggiuntive sul livello dei prezzi del valore normale. Come
indicato al considerando (82), il livello dei prezzi non poteva essere
comunicato alle parti interessate perché informazione riservata sui prezzi di
un unico produttore di riferimento. In data 5 luglio 2012, fu
tuttavia resa nota, ai produttori esportatori cinesi che l’avevano chiesta, una
versione non riservata del valore normale per classe di resistenza degli
elementi di fissaggio normali; ora si trova anche nella documentazione
consultabile dalle parti interessate. In tale nota, la Commissione pubblicava
una tabella sulla gamma dei livelli dei prezzi dei valori normali calcolati per
classe di resistenza degli elementi di fissaggio venduti sul mercato interno
indiano, a clienti indipendenti, dall’unico produttore indiano che ha
collaborato all’inchiesta.
(45)     Alcune parti hanno poi
sostenuto di essere stati informate dalla Commissione durante un’audizione
svoltasi il 26 giugno 2012 del fatto che le vendite sul mercato interno indiano
avevano 2 tipi di rivestimento, “A” e “B”, conformi alla tabella NCP usata
nell’inchiesta iniziale. Questa argomentazione è priva di fondamento. La
Commissione informò le parti che in quella fase del riesame essa stava
esaminando i tipi di rivestimento usati dal produttore indiano su elementi di
fissaggio normali. In una successiva audizione del 3 luglio 2012 e per mezzo di
una nota informativa inserita nella documentazione consultabile dagli
interessati l’11 luglio 2012, tutte le parti sono state informate che il
produttore indiano usa per fabbricare elementi di fissaggio normali, un
rivestimento di tipo “A”.
(46)     Durante
un’audizione svoltasi l’11 luglio 2012, le stesse parti chiesero alla
Commissione di spiegare come il produttore indiano avesse ripartito il valore
normale tra gli elementi di fissaggio normali e quelli speciali. La Commissione
rispose che ciò era avvenuto sulla base dei nomi dei clienti. Come emerge
tuttavia dal verbale del consigliere-auditore della DG Commercio, alla fine
dell’audizione la Commissione dichiarò che avrebbe chiarito la questione, cosa
che fece con una successiva nota informativa del 13 luglio 2012, inviata alle
parti che avevano partecipato all’audizione e inserita nella documentazione non
riservata che tutte le parti interessate possono consultare. La dichiarazione
delle suddette parti interessate, secondo cui la Commissione avrebbe affermato
che “la ripartizione del valore normale tra elementi di fissaggio normali e
speciali era avvenuta tra l’altro in base ai nomi dei clienti” è perciò
incompleta perché su tale questione sono state fornite maggiori informazioni,
come indicato nel considerando successivo.
(47)     Sulla differenza tra elementi
di fissaggio normali e speciali, la nota della Commissione del 13 luglio 2012
spiegava che “non si può escludere che anche l’industria automobilistica usi
elementi di fissaggio normali per determinate applicazioni”. Alcune parti hanno
ipotizzato che la Commissione ritenesse di poter considerare normali anche gli
elementi di fissaggio nel settore automobilistico. Questa argomentazione è
priva di fondamento. Come spiega chiaramente la nota, la dichiarazione della
Commissione è stata fatta in mancanza di un elenco di clienti del produttore
indiano. Come tuttavia assodato nell’inchiesta iniziale e come spiegato al
considerando 2.7, i costruttori automobilistici, per ragioni commerciali e di
qualità, ordinano sempre elementi di fissaggio progettati in modo tale da
soddisfare la norma ISO dell’industria. Tutti gli elementi di fissaggio
destinati al settore automobilistico sono perciò considerati “speciali” dai
fabbricanti di elementi di fissaggio, anche in India, stando alle informazioni
disponibili sui siti dei costruttori automobilistici indiani. Poiché il
produttore indiano ha chiaramente definito come “elementi di fissaggio
speciali” tutte le parti fabbricate secondo un modello personalizzato, la
Commissione ritiene che gli elementi di fissaggio normali destinati
all’industria automobilistica siano stati esclusi dall’elenco degli elementi di
fissaggio normali fornito durante l’inchiesta iniziale.
(48)     La
Camera di commercio cinese e un produttore esportatore cinese hanno avanzato
obiezioni simili riguardo alla possibile inclusione nel valore normale di
elementi di fissaggio destinati al settore automobilistico aggiungendo che
elementi di fissaggio del settore automobilistico non fabbricati in base a
progetti personalizzati devono superare speciali controlli di qualità o
rispettare requisiti di tracciabilità che li rendono più costosi e, di solito,
sono considerati elementi di fissaggio speciali. Essi hanno sostenuto che le
conclusioni della Commissione, secondo cui elementi di fissaggio destinati ad
applicazioni finali sofisticate anche se non fabbricati su disegno dell’utente
andrebbero comunque ritenuti elementi di fissaggio speciali, sono infondate e
che la Commissione, violando il principio dell’equo confronto, ha quindi agito
in modo incompatibile con l’articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
Essi ritengono inoltre che le conclusioni della Commissione sulla ripartizione
effettuata dal produttore indiano non sono confermate da una visita di verifica
in loco. Alla luce di quanto sopra, essi chiedono alla Commissione di
riesaminare la distinzione tra elementi di fissaggio normali e speciali e se
ciò non fosse possibile, di ricorrere a una diversa serie di dati sul valore
normale.
(49)     Il ragionamento della
Commissione riguardo alla distinzione tra elementi di fissaggio normali e
speciali è già stato illustrato nel considerando (47). Riguardo all’addebito
secondo cui la ripartizione effettuata dal produttore indiano non sarebbe stata
verificata, la Commissione ha esaminato l’elenco delle vendite con una serie di
prove in loco (verifica approfondita di un campione di operazioni di vendita,
incluse nell’elenco delle vendite, per verificarne l’esattezza) secondo le
abituali pratiche di verifica. La successiva ripartizione dell’elenco delle
vendite fornito dal produttore indiano è stata poi comparata con un livello di
prezzi medio della ripartizione, come indicato nella suddetta nota.
L’affermazione secondo cui la Commissione ha accettato acriticamente i dati
forniti dal produttore indiano è pertanto infondata. 
(50)     Inoltre, i criteri usati dal
produttore indiano per definire gli elementi di fissaggio speciali, realizzati
cioè su disegno del cliente come indicato al considerando (47), danno
sufficienti garanzie di attendibilità dei dati. Nell’inchiesta iniziale la
Commissione aveva già effettuato un aggiustamento del valore normale per tener
conto di controlli di qualità effettuati dal fabbricante indiano che non sono
stati riscontrati presso i produttori cinesi inclusi nel campione. Date le
circostanze, la Commissione non ritiene necessario ricorrere a un altra serie
di dati per il valore normale, come suggerito dalle parti in questione. Infine,
come indicato al considerando (89) del regolamento definitivo, malgrado gli
sforzi della Commissione, nessun altro produttore di qualsivoglia paese di
riferimento si è offerto di collaborare al procedimento.
(51)     Riguardo all’uso dei dati del
produttore indiano del paese di riferimento per determinare il valore normale,
l’associazione dei distributori europei (Association of European
Distributors - EFDA) ha sostenuto che il metodo era inadeguato, poiché per
gamma di prodotti, volume di produzione, profilo dei clienti, sistema di
distribuzione e posizione di mercato la sua situazione non era comparabile a
quella dei produttori esportatori cinesi. Essa afferma inoltre che i prezzi
cinesi sono bassi grazie ai volumi di produzione elevati di prodotti standard
in quanto sono produttori specializzati ed efficienti. E ha chiesto ulteriori
informazioni sui prezzi del produttore indiano e sul volume di produzione degli
elementi di fissaggio normali. A sostegno della propria posizione, l’EFDA ha
infine presentato dati Eurostat secondo cui una comparazione sui prezzi
all’esportazione della RPC e dell’India per 2 codici specifici della NC
mostrerebbe che le esportazioni indiane di tali prodotti erano meno del 4% di
quelle della RPC e che l’India non è un fornitore credibile di tali prodotti
per i mercati di esportazione.
(52)     Sull’adeguatezza
della scelta della produttore indiano del paese di riferimento, si rimanda
all’ultima parte del considerando (49). L’affermazione generica, che i prezzi
d’esportazione cinesi beneficiano di volumi di produzione elevati, non è comprovata
né quantificata in modo da contribuire utilmente all’analisi svolta in questa
fase del riesame. In merito alla richiesta di ulteriori informazioni sui dati
del produttore indiano si rimanda al considerando sulla riservatezza. In merito
all’affermazione secondo cui le esportazioni dall’India sono diverse da quelle
dalla RPC e perciò inadatte al calcolo del valore normale durante e dopo il PI,
ciò che interessa, secondo il regolamento di base, è il prezzo praticato
dall’India sul mercato nazionale e non i suoi prezzi all’esportazione. Queste
affermazioni dell’EFDA sono pertanto infondate.
(53)     La Camera di commercio cinese
e un produttore esportatore cinese hanno espresso dubbi sul rivestimento
applicato dal produttore indiano e hanno chiesto alla Commissione di spiegare
in che modo le informazioni riservate abbiano offerto una prova inconfutabile
del fatto che il produttore indiano vendesse elementi di fissaggio galvanizzati
solo sul suo mercato interno. Durante la verifica, il produttore indiano ha provato
alla Commissione che gli elementi di fissaggio normali venduti sul mercato
interno erano galvanizzati e corrispondevano al rivestimento di tipo “A”
dell’NCP originale. In queste circostanze, la Commissione ritiene che le prove
raccolte nel fascicolo siano sufficienti per concludere che gli elementi di
fissaggio venduti sul mercato interno erano galvanizzati . In proposito, è
stato applicato un aggiustamento per la differenza di cromo, come indicato al
considerando (81).
2.5.        Ulteriori
informazioni chieste dopo la nota informativa del 5 luglio 2012
(54)     Alcuni produttori esportatori
hanno chiesto ulteriori chiarimenti e informazioni, tese a formalizzare
un’eventuale domanda di modifica del margine di dumping fissato per essi
nell’inchiesta iniziale, in base alle seguenti considerazioni:
(a)         
caratteristiche dei “tipi di prodotto” usate
(codici NC, classe di resistenza, prodotti normali e speciali)
per calcolare il valore normale;
(b)         
ulteriori informazioni riguardo alle
caratteristiche dei prodotti venduti dal produttore indiano e usati per
calcolare il valore normale;
(c)         
motivi che hanno impedito di usare le altre
caratteristiche dell’NCP originale; e
(d)         
aggiustamenti da apportare per differenze delle
caratteristiche fisiche.
(55)     Riguardo al punto a), come
indicato nella nota informativa del 30 maggio 2012, la classe di resistenza
degli elementi di fissaggio venduti dal produttore indiano che ha collaborato
all’inchiesta ha rappresentato l’indicatore di resistenza dell’NCP usato nel
questionario inviato a tutte le parti. La classe di resistenza è stata
identificata con lo stesso elemento fondamentale dell’NCP usato dal produttore
indiano negli elenchi delle vendite esaminati durante la visita di verifica in
loco.
(56)     La distinzione tra elementi di
fissaggio normali e speciali è stata spiegata al considerando (54) del
regolamento definitivo. Gli elementi di fissaggio “speciali” sono fabbricati
secondo un disegno dei clienti. Gli elementi di fissaggio “normali” sono
fabbricati per scorte e non secondo specifiche di un particolare cliente. La
necessità di distinguere in normali e speciali gli elementi di fissaggio
prodotti dal fabbricante indiano che ha collaborato era stata pienamente
riconosciuta e, come indicato ai considerando (51) e (54) del regolamento
definitivo, la comparazione tra prezzo all’esportazione e valore normale per i
produttori esportatori cinesi inclusi nel campione è avvenuta tra elementi di
fissaggio di tipo “normale”. 
(57)     Questioni sollevate al punto
b), per motivi di riservatezza, non è possibile divulgare l’esatto tipi di
modello di viti e bulloni venduti dal produttore indiano. Ma, come indicato
sopra, la comparazione è avvenuta in base al peso nell’ambito della stessa
categoria normale o speciale e della stessa classe di resistenza esposta nell’NCP.
(58)     Sempre su questioni sollevate
al punto b), varie parti interessate hanno chiesto ulteriori informazioni sul
rivestimento. I dati dell’inchiesta iniziale sono stati ulteriormente
analizzati, facendo emergere che il prodotto venduto come “normale” sul mercato
interno indiano aveva un rivestimento galvanizzato di base. Questa informazione
è stata divulgata nelle audizioni chieste dalle parti interessate ed è stata
ridiffusa alle parti interessate che l’avevano chiesta; essa è stata anche
inserita nella documentazione consultabile dalle parti interessate.
(59)     Due produttori esportatori
inclusi nel campione hanno chiesto ulteriori informazioni sugli aggiustamenti
relativi all’uso del cromo nel rivestimento. I dati sulle vendite forniti dal
produttore indiano che ha collaborato sono stati ulteriormente analizzati e
hanno portato a un aggiustamento del valore normale per differenze nel cromo,
illustrate al considerando (81). Gli stessi 2 produttori esportatori hanno
chiesto ulteriori chiarimenti sulle modalità di calcolo della redditività delle
vendite sul mercato interno del produttore indiano che ha collaborato; se i
costi di produzione fossero stati riportati su base NCP o se fossero stati
usati costi medi; se il valore normale comprendesse vendite a società
collegate. 
(60)     Tutte le pertinenti
informazioni relative al valore normale sono state menzionate nel considerando
(94) del regolamento definitivo. È stato anche precisato che sono state
utilizzate solo vendite sul mercato interno a società non collegate.
(61)     I 2
produttori esportatori nutrono poi seri dubbi sul fatto che i test di
redditività e di rappresentatività fossero stati effettuati correttamente.
Riguardo in particolare alla rappresentatività, i produttori esportatori
dubitavano del fatto che i quantitativi venduti sul mercato interno dal
produttore indiano superassero il 5% delle loro esportazioni per gruppi di
prodotti riveduti. Sulla rappresentatività si è concluso che, nei casi in cui
il criterio del 5% non fosse stato rispettato per un particolare tipo di
prodotto, le vendite sul mercato interno sarebbero comunque risultate
sufficienti per una corretta comparazione. Riguardo al test sulla redditività,
si conferma che esso è stato effettuato in base al tipo di prodotto.
(62)     Sulle questioni sollevate al
punto c), relative ai motivi che impediscono di usare l’NCP completo per
comparare valore normale e prezzo all’esportazione, è chiaramente emerso nel
corso dell’inchiesta che l’NCP completo non è un indicatore affidabile. In
primo luogo, perché né le autorità cinesi né quelle indiane distinguono i 10
codici NC usati per definire il prodotto in esame, come fanno invece le
autorità della UE. In secondo luogo, come indicato al considerando (48) del
regolamento definitivo, numerose parti hanno affermato che gli elementi di
fissaggio fabbricati dai produttori esportatori cinesi erano prodotti normali
(appartenenti per lo più alle classi di resistenza tra 4,8 e 8,8), privi di
caratteristiche speciali riguardo alla materia prima, alla resistenza, al rivestimento
o ad aspetti connessi alla certificazione/sicurezza; che erano destinati ad
applicazioni meno impegnative (usi non professionali e distribuzione generale)
al contrario delle applicazioni ad alta tecnologia; e che non rispondevano a
requisiti rigorosi di utenti finali specifici, come l’industria
automobilistica, chimica o aerospaziale.
(63)     In merito alle questioni
sollevate al punto d), elementi di “tracciabilità”, norma ISO 9000, unità del
tasso di difettosità e altri criteri come “durezza, curvatura, solidità, resistenza
all’impatto, coefficiente d’attrito”, sollevati da altri 2 produttori
esportatori non potevano essere accettati poiché le imprese interessate non
hanno dimostrato come tali elementi incidessero sulla comparabilità tra valore
normale e prezzo all’esportazione.
(64)     In assenza di informazioni
specifiche sull’asserita mancanza di comparabilità, oltre alle raccomandazioni
fatte dalle parti interessate nell’inchiesta iniziale, e date le scarse
informazioni riguardo ad altre caratteristiche tecniche (rivestimento),
l’inchiesta iniziale aveva concluso che i principali fattori e le differenze
evidenziate dalle parti interessate stesse (soprattutto, normale opposto
a speciale e classe di resistenza) erano una base sufficiente per
comparare valore normale e prezzi all’esportazione.
2.6.        Comunicazione di nuove
informazioni sul valore normale, in data 11 luglio 2012
(65)     In data 11 luglio 2012, la
Commissione, dopo aver diffuso la riclassificazione del valore normale (v.
sopra) e la sua proposta di ricalcolare i margini di dumping in base a quanto
esposto, ha chiesto osservazioni. 
(66)     Come indicato al considerando
(32), il produttore indiano fornì nella sua dichiarazione iniziale un elenco
delle vendite nazionali (domestic sales listing - DMSAL) senza NCP.
L’unico contrassegno di identificazione di ciascuna vendita era un codice per
articolo, un codice interno per ciascun prodotto, e un testo di descrizione del
prodotto, come:
 M8X1.25X16 FLANGE SCREW 
(67)     Come spiegato ai considerando
da (48) a (57) del regolamento definitivo, l’impresa indiana ha ripartito le
sue vendite interne in elementi di fissaggio normali e speciali, servendosi
della distinzione descritta al considerando (77). Di conseguenza, il DMSAL si
presenta in 2 fascicoli, “DMSAL normale” e “DMSAL' speciale”. Le vendite che
non possono essere rilevate come normali o speciali sono state escluse dal
successivo calcolo del valore normale.
(68)     Durante l’inchiesta è emerso
chiaramente che per stabilire il valore normale sarebbe stata necessaria anche
la classe di resistenza dell’elemento di fissaggio. La società indiana ha
identificato la classe di resistenza per riga dei fascicoli “DMSAL normale” e
“DMSAL speciale” che sono stati presentati con una colonna denominata “Grado”,
indicante la classe di resistenza. Per esempio:
 DESCRIZIONE || GRADO 
 M8X1.25X16 FLANGE SCREW || 8,8 
(69)     Il
valore normale iniziale fu calcolato in base a tali dati, usando la
ripartizione normale/speciale e la classe di resistenza come illustrato nella
prima divulgazione del riesame dell’attuazione, del 30 maggio 2012.
(70)     Come indicato al considerando
(54), alcuni produttori esportatori, riferendosi alla mancata comparazione,
chiesero altri chiarimenti sul rivestimento, sul diametro e sulla lunghezza
dell’elemento di fissaggio, sostenendo che ciò avrebbe potuto ripercuotersi sul
livello del valore normale calcolato inizialmente.
(71)     Mancando l’NCP, è stata
esaminata la descrizione di ciascuna operazione (dopo il raggruppamento delle
operazioni aventi la stessa descrizione) per estrarvi diametro e lunghezza
dell’elemento di fissaggio venduto. Si prenda l’esempio che precede in cui M8 =
diametro e 16 = lunghezza. Esso descrive una vite con un diametro di 8 mm
e una lunghezza di 16 mm. “1,25” riguarda il passo della filettatura, che
non serve per classificare il prodotto in esame.
(72)     L’NCP dei produttori
esportatori cinesi registra tali dati in modo leggermente diverso. La vite di
cui sopra avrebbe riportato “080016” per diametro e lunghezza.
(73)     Ai fini della concordanza tra
valore normale e prezzo all’esportazione, la Commissione ha collocato il
diametro e la lunghezza in 3 fasce come indicato nella seconda lettera di
divulgazione del 5 luglio 2012: 
 Indicatore || Diametro || Lunghezza 
 piccolo || da M4 a M10 || da 0 a 100 mm 
 medio || da M12 a M20 || da 10 a 200 mm 
 grande || da M22 a M30 || da 200 a 300 mm 
(74)     Alcune vendite del produttore
indiano non rientrano in queste fasce e non sono state usate per calcolare il
valore normale. La suddetta vite sarebbe stata perciò indicata nella versione
riveduta dell’NCP come “GSS”, cioè classe di resistenza 8,8; diametro: piccolo;
lunghezza: piccola.
(75)     Questo
esempio dimostra chiaramente che la descrizione del prodotto non contiene
informazioni sul rivestimento usato dal fabbricante sul mercato interno
indiano. Nella documentazione d’inchiesta si è dunque cercato un riscontro del
tipo di rivestimento eventualmente usato dal produttore indiano per le sue
vendite di elementi di fissaggio normali sul loro mercato interno. Elementi di
prova confidenziali del fascicolo, verificati presso la sede del produttore
indiano, dimostrano l’uso della galvanizzazione (NCP tipo A) applicata a
elementi di fissaggio normali venduto sul mercato interno; questo è stato
comunicato a tutte le parti in data 5 luglio 2012.
2.7.        Osservazioni sulla nota
informativa dell’11 luglio 2012
(76)     Alla nota informativa hanno
risposto numerosi produttori esportatori. Come chiesto dai produttori
esportatori, per proseguire il dialogo con la Commissione e discutere i punti
da essi sollevati, si è tenuta un’audizione, presieduta dal
consigliere-auditore della DG Commercio. I produttori esportatori hanno
sollevato in particolare le seguenti questioni:
(a)         
metodo con cui il produttore indiano ha ripartito
le vendite interne in normali e speciali;
(b)         
nel caso in cui alcuni elementi di fissaggio
venduti all’industria automobilistica fossero da considerare elementi di
fissaggio normali, sarebbe necessario un “notevole aggiustamento”;
(c)         
aggiustamento del valore normale ai sensi
dell’articolo 2, paragrafo 10, lettera b) per imposte indirette sostenute
sull’importazione di vergelle in India;
(d)         
presenza di cromo VI nel rivestimento degli
elementi di fissaggio normali;
(e)         
metodo seguito dalla Commissione in mancanza di una
vendita interna corrispondente per una determinata operazione d’esportazione, e
(f)           
divulgazione dei codici di prodotto relativi alle
vendite interne del produttore indiano.
(77)     Riguardo
alla lettera a), il produttore indiano ha ripartito le sue vendite sul mercato
interno in normali e speciali considerando speciali gli elementi di fissaggio
fabbricati su disegno dei clienti e normali gli altri, quelli fabbricati cioè
non secondo disegni specifici e personalizzati dei clienti.
(78)     Riguardo
alla lettera b), e come indicato in una nota per il fascicolo del 13 luglio
2012 inviata alle parti interessate in seguito all’audizione dell’11 luglio, la
Commissione ha confermato che in mancanza dei nomi dei clienti come indicato in
precedenza, la Commissione fa riferimento al considerando (47). La Commissione
rileva inoltre che, secondo l’associazione europea dei produttori di elementi
di fissaggio, “in Europa, se un cliente - soprattutto nel settore
automobilistico - ordina un elemento di fissaggio fabbricato in base al
progetto di un cliente, ma del tutto conforme alle norme internazionali (ISO,
EN, DIN, AFNOR, UNI), esso è comunque considerato dal fabbricante dell’elemento
di fissaggio come prodotto “speciale” e identificato - in seno alla
classificazione interna dell’impresa – come “speciale” ..… Questo è il “modus
operandi” di tutti i fabbricanti di elementi di fissaggio in tutto il mondo e
anche in India.” La Commissione è perciò convinta del fatto che gli
elementi di fissaggio normali destinati all’industria automobilistica non siano
stati inclusi nell’elenco degli elementi di fissaggio normali fornito durante
l’inchiesta iniziale. L’argomentazione è stata perciò respinta.
(79)     Riguardo
alla lettera c), in un’audizione, i produttori esportatori hanno sollevato la
questione di un aggiustamento sensi dell’articolo 2, paragrafo 10,
lettera b), del regolamento di base, per tenere conto dei dazi
sull’importazione in India di vergelle, incluse nel valore normale ma non del
prezzo d’esportazione dalla Cina. Le imprese cinesi incluse nel campione durante
l’inchiesta iniziale acquistavano vergelle fabbricate in Cina.
(80)     La
materia prima importata dal produttore indiano era soggetta al dazio doganale
di base (5% del valore imponibile) e al contributo per l’istruzione sul dazio
doganale (3% del dazio doganale di base più l’importo dei dazi compensativi).
Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del regolamento di base,
tuttavia, un aggiustamento per imposte indirette può essere chiesto se gli
oneri all’importazione, sostenuti per il prodotto simile e per i materiali in
esso fisicamente incorporati quando destinati al consumo sul mercato interno,
non verrebbero riscossi o verrebbero rimborsati quando il prodotto simile
venisse esportato verso l’UE. In mancanza di una domanda e della prova che le
esportazioni effettuate dai citati produttori esportatori verso la UE
beneficerebbero di una mancata riscossione o del rimborso degli oneri
all’importazione per importare la materia prima (vergelle), l’argomentazione
deve essere respinta. Di solito, inoltre, un tale aggiustamento non è
normalmente possibile se il produttore esportatore interessato, come nel caso
del presente riesame, si approvvigiona di materia prima da fornitori interni
senza incorrere in alcun dazio all’importazione.
(81)     Riguardo
alla lettera d), dagli elementi di prova del fascicolo d’indagine iniziale è
emerso che il rivestimento normale degli elementi di fissaggio normali venduti
sul mercato interno indiano, contenevano cromo Cr3, il che corrisponde alla
definizione NCP secondo cui non era stato aggiunto cromo VI al rivestimento. I
margini di dumping sono stati perciò ricalcolati destinando i tipi più costosi
di rivestimento al cromo ai prodotti destinati all’esportazione, senza
aggiustare i prezzi all’esportazione. Due produttori esportatori hanno affermato
che le informazioni sul rivestimento riguardavano la situazione attuale più che
la situazione durante il PI. Ciò non è corretto. Nel corso dell’inchiesta
iniziale sono emerse prove verificate attestanti che tutti gli elementi di
fissaggio normali venduti sul mercato interno indiano erano stati galvanizzati
durante il PI iniziale. 
(82)     Riguardo
alla lettera e), si conferma che i margini di dumping erano stati calcolati in
base al fatto che in mancanza di una vendita corrispondente sul mercato interno,
l’operazione di esportazione deve essere esclusa dal calcolo del dumping.
Alcune parti hanno sostenuto che l’esclusione di talune operazioni
d’esportazione ai fini del calcolo del margine di dumping fosse immotivata. Per
tutti i produttori esportatori cinesi inclusi nel campione si sono constatate
significative corrispondenze tra vendite sul mercato interno e vendite
all’esportazione, così da poter giungere a un’equa rappresentazione delle
vendite effettuate dalle parti. 
(83)     Riguardo alla lettera f), la
Camera di commercio cinese e un esportatore cinese hanno sostenuto che il
produttore indiano non aveva motivi per impedire alla Commissione di divulgare
informazioni specifiche sui codici dei prodotti delle sue vendite sul mercato
interno. La Commissione ha fornito quante più informazioni poteva, nel rispetto
delle regole di riservatezza, tramite note per il fascicolo, note informative
messe a disposizione di tutte le parti interessate e audizioni concesse alla
Camera di commercio cinese e a tutti gli esportatori cinesi che ne avessero
fatto domanda. Riguardo alla divulgazione dei codici dei prodotti del
fabbricante indiano, essa avrebbe permesso alle altre parti di calcolare con
ragionevole precisione i prezzi del produttore indiano sul mercato interno, il
che va evitato per ragioni di protezione delle informazioni commerciali
riservate. La mancata tutela di informazioni riservate esporrebbe la
Commissione a possibili richieste di risarcimento danni e scoraggerebbe le
imprese nei paesi di riferimento, in cui la collaborazione è volontaria, dal
collaborare alle inchieste. La richiesta è stata pertanto respinta.
2.8.        Modifiche apportate al metodo
usato per il calcolo del valore normale nel regolamento definitivo
(84)     I dati del produttore indiano
sono stati riesaminati alla luce delle osservazioni dei produttori esportatori
cinesi durante questo riesame sulla definizione dei tipi di prodotto nel
calcolo del valore normale in India, secondo cui si deve tener presente, oltre
che la distinzione tra normale e speciale e la classe di
resistenza, anche gli elementi diametro, lunghezza e rivestimento nonché quanto
emerso dalle audizioni e dal dialogo che ne sono scaturiti in presenza del
consigliere-auditore. 
(85)     In seguito a tale riesame, la
Commissione ha potuto individuare il diametro e la lunghezza degli elementi di
fissaggio venduti sul mercato interno indiano. Per consentire una comparazione
corretta tra questi elementi di fissaggio e quelli esportati dalla RPC, sia il
diametro che la lunghezza sono stati organizzati in categorie, per ognuna delle
quali è stato calcolato un valore normale. Ciò è stato spiegato in dettaglio in
2 notifiche - del 5 e dell’11 luglio 2012 rispettivamente - messe a
disposizione di tutte le parti interessate. Il metodo, fondato sul raggruppamento
in categorie per distinguere fra le principali dimensioni del prodotto venduto
dal fabbricante indiano, ha consentito un’equa comparazione con le esportazioni
delle imprese cinesi come chiesto dalle parti interessate. Successivamente, 2
produttori esportatori affermavano di non avere informazioni complete,
lamentando che la classificazione, oscura e inadeguata, non dava loro
sufficienti informazioni per reclamare un aggiustamento per differenze fisiche.
Tuttavia, a parte queste dichiarazioni generiche, i 2 produttori esportatori
non hanno fornito né prove sostanziali né validi suggerimenti alternativi.
L’argomentazione è stata pertanto respinta. 
(86)     L’EFDA ha sostenuto che
diametro e lunghezza non riflettevano la realtà e suggerito un’alternativa
riguardante i due criteri per evitare, a suo parere, di escludere taluni
prodotti, senza tuttavia concretizzare questa impostazione alternativa. La
classificazione proposta dalla Commissione non escludeva alcun tipo di prodotto
(venivano coperte tutte le combinazioni possibili di diametro e lunghezza);
questo argomento non è stato quindi ulteriormente approfondito.
(87)     Tutti gli elementi di
fissaggio normali venduti erano galvanizzati; quindi, il valore normale è stato
calcolato in base a un rivestimento corrispondente al codice “A” dell’NCP. Se
un produttore esportatore cinese incluso nel campione non esportava elementi di
fissaggio con rivestimento di tipo A, ci si è serviti del tipo di rivestimento
più prossimo senza alcun aggiustamento dei prezzi all’esportazione.
(88)     I dati sulla classe di
resistenza, nonché la ripartizione in normali e speciali, sono rimasti
invariati.
(89)     Due produttori esportatori
hanno chiesto l’intervento del consigliere-auditore della DG Commercio per
esaminare i dati confidenziali del produttore indiano di riferimento, avere
garanzie sulla natura riservata delle sue vendite sul mercato interno nonché
informazioni sul rivestimento degli elementi di fissaggio normali, sulla
presenza in esso di cromo e sulla lunghezza e sul diametro degli elementi di
fissaggio normali. Il consigliere-auditore, esaminati i dati riservati del
produttore di riferimento indiano ha chiarito le questioni poste dai due
produttori esportatori. La relazione del consigliere-auditore è stato inserita
nella documentazione consultabile dalle parti interessate.
(90)     Nonostante informazioni
aggiuntive, chiarimenti, audizioni e dialogo di cui sopra, alcune parti hanno
continuato a lamentare una mancanza di informazioni che avrebbe impedito loro
di chiedere aggiustamenti miranti a un’equa comparazione. La Commissione ha
fornito alle parti ampie informazioni sui gruppi di prodotti usati per
calcolare il valore normale, come richiesto dall’organo di appello[6]. Nell’ampio periodo di tempo
che va dal 30 maggio 2012 al 19 luglio 2012, inoltre, la Commissione ha fornito
informazioni e ha risposto a ogni domanda formulata dalle parti. A tutte le
parti è stata anche concessa una proroga 20 giorni per presentare osservazioni
sulla comunicazione delle conclusioni definitive.
(91)     Le stesse parti hanno,
infondatamente, sostenuto che la Commissione, contrariamente alla relazione
dell’organo di appello, avrebbe rifiutato di fornire informazioni sui prodotti
specifici del produttore indiano usati per calcolare il valore normale. L’articolo
6.5 dell’accordo antidumping (AAD) stabilisce che le informazioni riservate o
fornite in via confidenziale vanno trattate come tali dalle autorità che
conducono l’inchiesta. In questo caso, il produttore indiano ha dato
informazioni sui tipi di prodotto venduti sul mercato interno in via riservata
e l’impresa ha reiterato la sua domanda di trattamento riservato inviata alla
Commissione, precisando che continuava a ritenere strettamente riservate le
informazioni, come specificato al considerando (82). Queste parti sostengono
anche che la Commissione non abbia sintetizzato in modo significativo e non
riservato le informazioni del produttore indiano, come chiesto dalle relazioni.
Durante il dialogo permanente e come sottolineato nei considerando precedenti,
la Commissione ha divulgato alle parti interessate perché potessero difendere i
loro interessi tutte le informazioni pertinenti sul produttore indiano
rispettandone la riservatezza.
2.9.        Calcolo del valore normale per
i produttori esportatori della RPC, valore normale, prezzi all’esportazione,
comparazione
(92)     Il valore normale è stato
calcolato e comparato al prezzo all’esportazione nel modo sopra illustrato.
Sono stati effettuati aggiustamenti dei prezzi all’esportazione per eliminare
differenze di prezzo laddove fosse stato aggiunto cromo VI al rivestimento
degli elementi di fissaggio. La comparazione tra i due è stata effettuata
franco fabbrica, come nell’inchiesta iniziale. 
2.10.      Richieste di aggiustamenti
basati sulle caratteristiche del prodotto
(93)     Un produttore esportatore ha
chiesto un aggiustamento ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 10,
lettera a), del regolamento di base, per differenze fisiche tra i vari
tipi (viti con testa esagonale, viti da legno, bulloni, ecc.) di prodotto in
esame. Poiché, per motivi di riservatezza, il produttore esportatore
interessato non ha accesso ai dati completi sul valore normale, l’impresa, per
dimostrare in che misura i prezzi possano variare per ogni tipo di elemento di
fissaggio, ha utilizzato i suoi prezzi all’esportazione. 
(94)     Nell’inchiesta
iniziale, la comparazione tra valore normale e prezzo all’esportazione è
avvenuta distinguendo tra elementi di fissaggio di tipo normale e speciale
(cfr. considerando (102) del regolamento definitivo) e identificando la classe
di resistenza. In questo caso non sono stati usati tutti i numeri di controllo
del prodotto (gli NCP) poiché il produttore del paese di riferimento non ha
fornito informazioni per categoria in base agli NCP, come richiesto. Uno degli
elementi dell’NCP originale mirava a individuare i vari tipi di elementi di
fissaggio a seconda del codice NC di cui facevano parte. Poiché il produttore
indiano non aveva fornito tale informazione, questo elemento non è stato usato
per la comparazione nell’inchiesta iniziale. 
(95)     L’informazione
fornita dal produttore esportatore sosteneva che può esservi motivo di
aggiustamento per differenze esistenti tra i vari tipi di elementi di
fissaggio. Il metodo suggerito non è stato però ritenuto appropriato, poiché la
società non ha fornito informazioni precise sul tipo di prodotto in base al
codice NC, come spiegato al considerando (34) e come era stato originariamente
chiesto. È stato invece effettuato un esame delle differenze di prezzo
nell’industria dell’Unione sul mercato dell’Unione per stabilire se esistessero
differenze di prezzo tra i vari tipi di elementi di fissaggio. L’industria
dell’Unione ha fornito informazioni integrali per NCP come chiesto all’inizio.
Questo esame ha confermato che i prezzi sul mercato dell’UE varia a seconda del
tipo di elemento di fissaggio. Su tale base, si è ritenuto opportuno aggiustare
il valore normale per tener conto di queste differenze. Come base
dell’aggiustamento, al prezzo medio delle vendite dell’industria UE sul mercato
dell’Unione è stato dato il valore “1” dando a tutti i tipi particolari il loro
valore particolare a seconda della loro relazione di prezzo con il prezzo
medio. Questi valori sono stati poi applicati al valore normale usato nella
comparazione con ciascun tipo di prodotto esportato dal produttore esportatore.
(96)     Poiché tali aggiustamenti sono
stati effettuati in base al valore di mercato delle differenze nelle
caratteristiche fisiche sul mercato UE, si è ritenuto opportuno effettuare
aggiustamenti simili nel calcolo dei margini di dumping di tutti i produttori
esportatori. 
(97)     In seguito alla pubblicazione
del documento d’informazione generale, la CCME e un esportatore cinese
sostennero che la Commissione continuava a violare gli articoli 2.4, 6.2 e 6.4,
dell’accordo antidumping dell’OMC poiché non forniva informazioni tempestive su
quale base comparava prezzo all’esportazione e valore normale e invitarono la
Commissione a dare informazioni complete sul valore normale dei tipi di
prodotto usati per ottemperare all’obbligo di permettere ai produttori
esportatori cinesi la difesa dei propri interessi, presentando la loro
situazione in base a informazioni esaurienti, e di garantire un’equa
comparazione tra prezzi all’esportazione e il valore normale. Tali parti hanno
perciò chiesto alla Commissione di riesaminare quanto segue:
(a)         
divulgazione completa del valore normale dei tipi
di prodotto;
(b)         
garanzia che elementi di fissaggio normali
fabbricati da produttori esportatori cinesi non siano comparati con elementi di
fissaggio fabbricati dal produttore di riferimento per essere usati in
applicazioni finali più sofisticate;
(c)         
fornire prove a sostegno delle richieste di
aggiustamento;
(d)         
fornire informazioni sul modo in cui sono stati
effettuati taluni aggiustamenti; e
(e)         
obbligo per l’UE di non escludere alcuna operazione
di esportazione.
(98)     Riguardo al punto a), alla
luce delle informazioni rese disponibili attraverso le note informative del 30
maggio 2012, dell’11 luglio 2012, del 13 luglio 2012, del documento
d’informazione generale inviato il 31 luglio 2012 e in particolare dei
considerando da (77) a (96) nonché delle audizioni svolte nel corso del
processo di consultazione, si ritiene che alle parti interessate siano state
fornite tutte le informazioni che potevano essere divulgate nei limiti delle
norme sulla riservatezza.
(99)     Riguardo al punto b) sulla
garanzia che gli elementi di fissaggio normali prodotti dai produttori
esportatori cinesi non siano comparati a elementi di fissaggio fabbricati dal
produttore di riferimento per essere usati in applicazioni finali più
sofisticate, questo aspetto è stato affrontato nel considerando (78). In
assenza di elementi di prova nuovi, e di fronte a semplici accuse delle
suddette parti sull’eventuale presenza di elementi di fissaggio destinati ad
applicazioni finali più sofisticate diverse dall’industria automobilistica, la
Commissione ritiene che le informazioni presenti nel fascicolo siano
sufficientemente affidabili da garantire che ci si è serviti solo di elementi
di fissaggio normali per il calcolo del valore normale usato per comparare i
prezzi all’esportazione di tale esportatore cinese.
(100)   In merito al punto c) e
all’accusa secondo cui la Commissione avrebbe omesso di dare informazioni sul
modo in cui i produttori esportatori cinesi avrebbero potuto motivare richieste
di aggiustamento degli elementi “tracciabilità”, norma ISO 9000, unità del
tasso di difettosità e altri criteri come “durezza, curvatura, solidità,
resistenza all’impatto, coefficiente d’attrito”, (v. considerando (63)) e dazi
sui costi d’importazione (v. considerando (11) e (28)), la Commissione nota
quanto segue. Innanzitutto, essa ricorda che questi elementi sono stati
sollevati dalle parti, senza fornire ulteriori dettagli. Durante un’audizione
diretta dal consigliere-auditore in data 11 luglio 2012, la Commissione ha
invitato le parti a fornire informazioni aggiuntive sulle questioni
summenzionate, informazioni che però non sono pervenute. Riguardo alla
richiesta di aggiustamento dei prezzi all’esportazione per tener conto dei dazi
all’importazione di vergelle in India e, in generale, ai fini di un accesso più
agevole alle materie prime da parte dei produttori esportatori cinesi, la
Commissione ha spiegato in dettaglio nel considerando (80) il motivo per cui tale
aggiustamento non ha potuto essere accettato. Inoltre, come indicato al
considerando (63) del regolamento iniziale, il costo delle principali materie
prime (vergella di acciaio) non rispecchiava di fatto i valori di mercato. Si è
constatato che i prezzi della vergella di acciaio praticati sul mercato interno
erano notevolmente inferiori a quelli praticati su altri mercati. Questi prezzi
distorti non possono pertanto essere usati come base per aggiustamenti come
chiesto dalle suddette parti. Date le circostanze, la Commissione non vede
quali informazioni aggiuntive potrebbe fornire, a sostegno delle 2 richieste di
aggiustamento, per andare incontro alla richiesta della Camera di commercio
cinese e del produttore esportatore. 
(101)   Riguardo al punto d), si
ricorda che le informazioni riguardanti i “tipi di valore normale dei
produttori UE e i loro livelli di prezzo, nonché l’impatto dei conseguenti
aggiustamenti sui tipi di valore normale del produttore di riferimento” sono
riservate e non possono essere divulgate. La Camera di commercio cinese e un
produttore esportatore cinese hanno chiesto ulteriori chiarimenti su come siano
stati calcolati gli aggiustamenti per la differenza di prezzo del rivestimento.
Come segnala il considerando (92), la Commissione ha indicato nel documento
specifico di divulgazione i tipi di prodotto esportati che sono stati adeguati,
dando così la possibilità alle parti interessate di capire in che modo
l’aggiustamento sia stato effettuato.
(102)   Riguardo al punto e) e alla
presunta necessità di tenere conto nel calcolo del dumping di tutte le
operazioni d’esportazione comparabili per garantire un equo confronto dei
prezzi ai sensi dell’articolo 2.4.2 dell’accordo antidumping dell’OMC, la
Commissione osserva che il valore normale usato nel calcolo dei margini del
dumping è stato modificato proprio su richiesta e in seguito alle
raccomandazioni delle suddette parti. Il metodo usato è stato spiegato nei
considerando da (93) a (96) e i motivi per cui l’importo del dumping constatato
è espresso in percentuale delle operazioni di esportazione usate nel calcolo
del dumping si trovano ai considerando (107) e (108) e sono del tutto conformi
all’articolo 2.4.2 dell’accordo antidumping dell’OMC, che si riferisce alle
operazioni di esportazione. In questo caso, sono state usate per il confronto
tutte le transazioni comparabili (per tipi di prodotto). Era perciò ragionevole
esprimere l’importo del dumping constatato come percentuale delle operazioni
d’esportazione usate nel calcolo del dumping.
(103)   In seguito alla nota
d’informazione generale, 2 produttori esportatori cinesi hanno ribadito la
necessità di aggiustamenti per presunte differenze di efficienza nel consumo di
materie prime e di accessibilità ad esse, di efficienza nel consumo di energia
elettrica e di minor produttività per dipendente. Si ricorda che nessun
produttore esportatore cinese ha ottenuto il TEM nell’inchiesta iniziale e che
la loro struttura dei costi non riflette valori di mercato atti a essere usati
come base per aggiustamenti, soprattutto riguardo all’accesso alle materie
prime. Si osservi inoltre che i processi di produzione della RPC risultavano
comparabili al quelli del produttore indiano e le presunte differenze assai di
poco conto. In questo caso, si è ritenuto che i prezzi del produttore indiano,
concorrente con vari altri produttori sul mercato interno indiano,
riflettessero pienamente la situazione sul mercato interno. Come indicato al
considerando (41), per calcolare il valore normale andava usato un surrogato
dei costi e dei prezzi di produttori in economie di mercato funzionanti.
(104)   Gli
stessi 2 produttori esportatori cinesi hanno sostenuto che nel raggruppare i
dati su diametro e lunghezza in categorie, la Commissione non dovrebbe
riferirsi a categorie ma usare i dati reali di lunghezza e diametro per
effettuare il confronto. In primo luogo, come indicato al considerando (70), la
Commissione ha accettato in seguito all’audizione del 26 giugno 2012 con le
stesse parti di raggruppare il diametro e la lunghezza per tener conto
dell’impatto delle caratteristiche fisiche sui prezzi. Le parti stesse
indicarono alcune possibili categorie ma la Commissione dichiarò nel corso
dell’audizione che le categorie proposte avrebbero dovuto essere rivedute per
far sì che a tutti i tipi esportati corrispondano dei tipi di prodotto molto
simili del produttore indiano. In secondo luogo, le suddette parti
dichiararono, ad esempio durante un’audizione tenutasi il 3 luglio 2012, che il
diametro non avrebbe avuto molte conseguenze in termini di unità di consumo
delle materie prime. L’argomentazione è stata perciò respinta.
2.11.      Margini di dumping
(105)   I margini di dumping sono stati
calcolati in base al confronto tra la media ponderata del valore normale e la
media ponderata del prezzo all’esportazione.
(106)   Il margine di dumping
definitivo, espresso in percentuale del prezzo all’importazione CIF, frontiera
UE, dazio non corrisposto, per il produttore esportatore oggetto del presente
riesame è il seguente:
 Bulten Fasteners (China) Co., Ltd || 0,0% 
(107)   I margini di dumping riveduti
definitivi, espressi in percentuale del prezzo all’importazione CIF, frontiera
UE, dazio non corrisposto, sono i seguenti: 
 Produttore esportatore nella RPC || Margine di dumping attuale || Margine di dumping riveduto 
 Biao Wu Tensile Fasteners Co., Ltd. || 69,9% || 43,4% 
 Kunshan Chenghe Standard Components Co., Ltd. || 93,2% || 63,7% 
 Ningbo Jinding Fastener Co., Ltd. || 74,5% || 64,3% 
 Ningbo Yonghong Fasteners Co., Ltd. || 105,3% || 69,7% 
 Changshu City Standard Parts Factory  e  Changshu British Shanghai International Fastener Co., Ltd. || 63,1% || 38,3%   
 CELO Suzhou Precision Fasteners Co., Ltd. || 0% || 0% 
 Golden Horse (Dong Guan) Metal Manufactory Co., Ltd. || 26,5% || 22,9% 
 Yantai Agrati Fasteners Co., Ltd. || 0% || 0% 
 Produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta, non selezionati per l’inserimento nel campione || 78,1% || 54,1% 
 Tutte le altre imprese || 115,4% || 74,1% 
(108)   Un produttore esportatore ha
sostenuto che nel calcolare il suo margine di dumping, l’importo totale del
dumping accertato avrebbe dovuto essere espresso in percentuale del totale del
valore CIF di tutte le operazioni d’esportazione e non come percentuale delle
operazioni d’esportazione usate nel calcolo del dumping. Fare altrimenti
equivarrebbe, secondo tale impresa, a una presunzione di dumping per le
operazioni di esportazione non usate nel calcolo del dumping. 
(109)   Il confronto tra prezzo
all’esportazione e valore normale è avvenuto su una base media ponderata solo
per i tipi di prodotti esportati dal produttore esportatore cinese per il quale
era stato fabbricato e venduto dal produttore indiano un tipo corrispondente.
Questa è stata considerata la base più affidabile per stabilire l’eventuale
livello di dumping di questo produttore esportatore; il tentativo di far
corrispondere tutti gli altri tipi esportati a tipi di prodotti molto simili
del produttore indiano avrebbe dato risultati inesatti. È perciò corretto
esprimere l’importo del dumping accertato come percentuale delle operazioni di
esportazione usate nel calcolo del dumping: il risultato si considera essere
rappresentativo per tutti i tipi esportati. Lo stesso approccio è stato usato
per calcolare i margini di dumping di altri produttori esportatori.
3.           Definizione dell’industria
dell’Unione
(110)   Come
indicato nell’avviso di apertura, la Commissione ha riveduto la definizione di
industria dell’Unione, in ossequio alle raccomandazioni delle relazioni del
DSB, secondo cui l’UE aveva agito in modo incompatibile con l’articolo 4.1
dell’accordo antidumping dell’OMC avendo escluso dalla definizione di industria
dell’UE i produttori non disposti a essere inseriti nel campione e avendo
ritenuto la soglia del 25%, di cui all’articolo 4, paragrafo 1 del regolamento
di base, una “quota maggioritaria” della produzione totale dell’Unione del
prodotto in esame. Al punto 430 della relazione dell’organo di appello,
pubblicato il 15 luglio 2011, viene riconosciuto che il “carattere
frammentato dell’industria degli elementi di fissaggio, poteva tuttavia
consentire una quota così bassa a causa dell’impossibilità di ottenere maggiori
informazioni, se il processo con cui la Commissione aveva definito l’industria
non dava luogo a rischi concreti di distorsione. […] limitando la
definizione dell’industria nazionale ai produttori desiderosi di far parte del
campione, la Commissione ha escluso produttori che fornivano informazioni
pertinenti.” (sottolineatura aggiunta) Questi ultimi produttori sono
ora inclusi nella definizione di industria dell’Unione. 
(111)   Dall’inchiesta iniziale è
emerso che la produzione dei fabbricanti UE che hanno accettato di essere
inclusi nel campione e hanno collaborato pienamente all’inchiesta iniziale
rappresentava il 27,0% della produzione totale del prodotto in esame
nell’Unione. Si è ritenuto quindi che tali imprese rappresentassero l’industria
UE ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 5, paragrafo 4, del
regolamento di base.
(112)   Date le conclusioni delle
relazioni del DSB e sulla base di tutte le osservazioni pervenute da tutti i
produttori dell’UE manifestatisi entro la scadenza di cui al paragrafo 6,
lettera b), punto (i) dell’avviso di apertura di un procedimento
antidumping concernente le importazioni di determinati elementi di fissaggio in
ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese, e indipendentemente
dal fatto che abbiano indicato o no la loro disponibilità a far parte del
campione, la Commissione ha ricalcolato le dimensioni dell’industria
dell’Unione che, nel 2006, rappresentava in realtà il 36,3% della produzione
totale del prodotto in esame nell’Unione.
(113)   Riveduta la definizione di industria dell’Unione, la
Commissione ha verificato se la percentuale della produzione di elementi di
fissaggio di tale industria sul totale della produzione stimata rappresentasse
una quota maggioritaria ai sensi dell’articolo 4.1 dell’accordo antidumping
dell’OMC.
(114)   Come indicato al considerando
(112) del regolamento definitivo, risulta dall’inchiesta che il prodotto simile
è fabbricato da numerosi, oltre 300, produttori dell’UE per lo più piccole e
medie imprese (PMI) ma anche imprese più grandi o gruppi di imprese. Al momento
dell’apertura dell’inchiesta iniziale, la Commissione aveva contattato tutti i
produttori noti e chiedendo loro di partecipare all’inchiesta e di fornire
alcune informazioni sulle loro transazioni. Né l’avviso di apertura, pubblicato
all’apertura dell’inchiesta iniziale, né la lettera di accompagnamento inviata
il giorno dell’apertura a tutti i produttori noti dell’UE, indicavano che le
informazioni presentate da produttori UE che avessero preferito di non
collaborare non sarebbero state prese in considerazione.
(115)   Come già detto, la maggior
parte dei fabbricanti UE di elementi di fissaggio sono PMI quando non micro
imprese (familiari), generalmente dispongono di risorse limitate, sia
finanziarie che umane, non sono membri di associazioni nazionali o UE che
possano rappresentarle durante l’inchiesta e, come spesso accade con le PMI,
non hanno risorse per assumere avvocati e contabili esperti nel diritto
commerciale. Le PMI sono anche molto preoccupate per la protezione, in seno a
tali indagini, dei dati riservati che considerano elemento di vitale
importanza. Ciononostante, numerosi produttori (in tutto, 63 produttori UE) si
sono manifestati e hanno fornito le informazioni richieste. Si noti che questi
produttori consistevano in PMI e grandi imprese distribuite in tutta la UE.
Alla luce di quanto sopra, date le specifiche circostanze del caso, questi
produttori, che rappresentavano il 36,3% del totale della fabbricazione del
prodotto in esame nella UE, possono essere considerati una quota maggioritaria
dell’intera industria UE e soddisfano quindi l’articolo 4.1 dell’accordo
antidumping dell’OMC. Inoltre, come spiegato sopra, poiché tutti i maggiori
produttori noti della UE si sono manifestati all’apertura dell’inchiesta entro
il termine indicato nell’avviso d’apertura iniziale, si può considerare
rappresentativo il campione selezionato dall’inchiesta iniziale anche dopo
l’inserimento di altri 18 produttori UE nella definizione di industria
dell’Unione.
(116)   La Camera di commercio cinese
ha sostenuto che la Commissione non può limitarsi a usare i dati pervenuti dai
produttori UE manifestatisi entro la scadenza di cui al considerando (112) dal
momento che alcuni produttori UE possono avere scelto di non manifestarsi
perché, non volendo far parte del campione, sapevano che la loro risposta non
sarebbe stata presa in considerazione. L’associazione degli esportatori cinesi
ha chiesto alla Commissione di “riaprire l’intero processo di selezione e di
contattare tutti i produttori UE senza indicare che i produttori devono essere
disposti a far parte del campione”[7].
Alla luce di quanto precede, si è tuttavia ritenuto che non vi fosse alcuna
necessità di riaprire il processo di selezione di un campione definitivo, in
quanto i maggiori fabbricanti noti dell’UE si sono manifestati in fase di
apertura. In reazione alla nota informativa, la Camera di commercio cinese
ribadiva che non era da escludere che numerosi produttori semplicemente non
avessero risposto al questionario sul campionamento “proprio perché sapevano
che la loro volontà di far parte del campione li avrebbe automaticamente
esclusi dall’industria nazionale”. Si noti che le stesse argomentazioni
sono state avanzate, durante l’inchiesta iniziale, da produttori esportatori
cinesi e da importatori europei i quali negavano l’esistenza di un interesse ad
agire. Come spiegato al considerando (26) del regolamento definitivo, la
Commissione, pur avendo contattato numerosi produttori dell’UE dopo l’apertura
del procedimento, ha ottenuto solo poche risposte. Si osservi che non era stato
fatto alcun riferimento a una loro eventuale inclusione nel campione
definitivo. Di fatto, l’eventuale ingresso di produttori UE nel campione definitivo
era irrilevante ai fini della loro decisione di manifestarsi nel corso del
procedimento in quanto tale decisione era motivata da altri fattori, come
quelli evidenziati al considerando (115). La richiesta rivolta alla Commissione
di rieffettuare l’analisi del pregiudizio, è stata pertanto nuovamente
respinta.
4.           Situazione dell’industria
dell’Unione
(117)   In
seguito alle relazioni, le conclusioni sul pregiudizio dell’inchiesta iniziale
sono state riesaminate a livello di industria dell’Unione, come definita al
considerando (114), su tendenza relative a: produzione, capacità produttiva,
utilizzo degli impianti, volume delle vendite, prezzi unitari, quote di
mercato, occupazione e produttività, a partire cioè dalle informazioni relative
a 6 produttori inclusi nel campione e gli altri 57 produttori che ora fanno
parte dell’industria dell’Unione. Riguardo ad altri fattori di pregiudizio
constatato per l’industria UE inserita nel campione, poiché le informazioni
relative a scorte, redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul
capitale investito, salari e capacità di reperire capitali sono state ricavate
dalle risposte debitamente verificate al questionario dei 6 produttori inclusi
nel campione, nel riesame le risultanze sono state pertanto confermate.
4.1.        Produzione, capacità
produttiva e utilizzo degli impianti 
(118)   L’andamento della produzione,
della capacità produttiva e dell’utilizzo degli impianti nell’industria
dell’Unione, in base all’insieme delle informazioni disponibili (v.
considerando (112)), è stato il seguente:
 Totale dell’industria dell’Unione. || 2003 || 2004 || 2005 || 2006 || IP 
 Produzione in volume (in t.) || 489,993 || 524,571 || 493,924 || 519,880 || 537,877 
 Indice || 100 || 107 || 100 || 106 || 110 
 Capacità produttiva (in t.) || 859,766 || 881,454 || 902,741 || 919,485 || 944,817 
 Indice || 100 || 102 || 105 || 107 || 110 
 Utilizzo degli impianti || 57% || 60% || 55% || 57% || 57% 
(119)   Malgrado il notevole aumento
della domanda (+29% tra il 2004 e il PI), la produzione dell’industria
dell’Unione è fluttuata durante tutto il periodo in esame ed è stata del 9% più
elevata nel PI rispetto al 2003 e rispetto al 6% dell’inchiesta iniziale, cioè
comunque notevolmente inferiore all’aumento della domanda del 29%.
(120)   Riguardo alla capacità
produttiva e all’utilizzo degli impianti, le conclusioni raggiunte
nell’inchiesta iniziale, pur basate su dati diversi, sono confermate (v.
considerando da (130) a (133) del regolamento definitivo).
4.2.        Vendite, quota di mercato,
crescita e prezzi unitari medi nell’Unione
(121)   Le cifre che seguono
rappresentano le vendite dell’industria dell’Unione ad acquirenti indipendenti
dell’UE in base a tutte le informazioni disponibili (in volume e in valore):
 Totale dell’industria dell’Unione || 2003 || 2004 || 2005 || 2006 || PI 
 Vendite nell’UE dell’industria dell’Unione (in migliaia di euro) || 990,540 || 1,050,039 || 1,102,684 || 1,198,794 || 1,289,940 
 Indice || 100 || 106 || 111 || 121 || 130 
 Vendite nell’UE dell’industria dell’Unione (in t.) || 445,769 || 494,307 || 468,892 || 506,752 || 507,750 
 Indice || 100 || 111 || 105 || 114 || 114 
 Prezzo di vendita unitario nell’UE dell’industria dell’Unione (€/t) || 2,222 || 2,124 || 2,351 || 2,365 || 2,540 
 Indice || 100 || 96 || 106 || 106 || 114 
 Quota di mercato dell’industria dell’Unione (in t.) || N.A. || 28% || 27% || 24% || 22% 
 Indice || N.A. || 100 || 96 || 86 || 80 
(122)   I dati riveduti di cui alla
precedente tabella confermano le conclusioni di cui ai considerando da (137) a
(140) del regolamento definitivo in quanto sono confermate tutte le tendenze
pregiudizievoli. Le vendite dell’industria UE sono aumentate del 14% in volume
durante il periodo considerato, contro il 12% dell’inchiesta iniziale, e del
30% in valore, contro il 21%. Tendenze sono di fatto risultate molto simili,
come nell’inchiesta iniziale. Lo stesso calo del volume delle vendite tra il
2004 e il 2005 conferma la conclusione del considerando (139) del regolamento
definitivo secondo cui l’industria UE non ha tratto vantaggio dall’aumento dei
consumi dell’Unione e la quota di mercato dei produttori dell’Unione è quindi
diminuita del 20% in meno di 3 anni.
4.3.        Occupazione e produttività 
(123)   L’andamento dell’occupazione e
della produttività nell’industria dell’Unione è stato il seguente:
 Totale dell’industria dell’Unione || 2003 || 2004 || 2005 || 2006 || PI 
 Numero di dipendenti || 7,530 || 8,340 || 8,559 || 8,549 || 8,581 
 Indice || 100 || 111 || 114 || 114 || 114 
 Produttività (in t./dipendente) || 65 || 63 || 58 || 61 || 63 
 Indice || 100 || 97 || 89 || 93 || 96 
4.4.        Conclusioni relative al pregiudizio
(124)   Alla luce di quanto precede,
vengono confermate le conclusioni di cui ai considerando da 153 a 161 del
regolamento definitivo.
5.           Volume delle importazioni in
dumping
(125)   Come indicato nell’avviso di
apertura, la Commissione ha tenuto conto delle conclusioni delle relazioni del
DSB secondo le quali l’UE aveva agito in modo incompatibile con gli articoli
3.1 e 3.2 dell’accordo antidumping dell’OMC riguardo alla considerazione in cui
ha tenuto il volume delle importazioni oggetto di dumping nell’inchiesta
iniziale sugli elementi di fissaggio. 
(126)   La Commissione ha perciò
riesaminato la propria valutazione del pregiudizio alla luce del fatto che
alcuni produttori esportatori non hanno praticato il dumping durante il PI. Si
rammenta che, durante l’inchiesta iniziale, 2 produttori esportatori cinesi non
hanno praticato il dumping. Come indicato al considerando (105), un produttore
esportatore non risulta avere praticato dumping durante il presente riesame. Il
volume totale delle importazioni provenienti da questi 3 produttori esportatori
rappresentava solo una quota tra lo 0,01% e lo 0,40% di tutte le importazioni
del prodotto in provenienti dalla RPC durante il PI. Dall’analisi del
pregiudizio riguardo all’andamento delle importazioni dalla RPC è stata
effettuata in base al volume delle importazioni in dumping, escludendo le
importazioni non in dumping, emergono mutamenti insignificanti nelle tendenze
descritte nel considerando (121) del regolamento definitivo.
 Fonte: Eurostat || 2003 || 2004 || 2005 || 2006 || PI 
 Volume delle importazioni dalla RPC (in t.) || 216,085 || 295,227 || 387,783 || 485,435 || 577,811 
 Indice || 100 || 137 || 179 || 225 || 267 
 Quota di mercato della RPC || N.A. || 17% || 22% || 23% || 25% 
6.           Rapporto di causalità -
Andamento delle esportazioni dell’industria dell’Unione
(127)   Come indicato nell’avviso di
apertura, la Commissione ha riesaminato la sua analisi sul rapporto di
causalità per tener conto delle conclusioni delle relazioni secondo cui l’UE ha
agito in modo incompatibile con gli articoli 3.1 e 3.5 dell’accordo antidumping
dell’OMC, poiché si è basata su dati statistici delle esportazioni totali
comunicati da Eurostat invece che sull’andamento specifico delle esportazioni
dell’industria UE.
(128)   L’andamento delle esportazioni
dell’industria dell’Unione è stato analizzato nel considerando (175) del
regolamento definitivo. Si è accertato che le esportazioni verso paesi terzi
hanno rappresentato solo l’11% del volume totale della produzione dell’industria
dell’Unione del prodotto simile nel 2006. Come tuttavia sottolineato nelle
relazioni del DSB, i dati utilizzati relativi alle esportazioni di tutti i
produttori dell’Unione si basavano su dati Eurostat e non sulle esportazioni
dell’industria dell’Unione. A seguito delle relazioni del DSB, la Commissione
ha riesaminato la sua analisi del rapporto di causalità per verificare se
l’andamento delle esportazioni dell’industria dell’Unione, secondo la nuova
definizione, possa essere stato un fattore del pregiudizio subito. Si è
accertato che le esportazioni verso paesi terzi hanno rappresentato solo il
3,7% della produzione del prodotto simile dell’industria UE, quale nuovamente
definita, durante il periodo dell’inchiesta, anziché l’11% come riferito al considerando
(175) del regolamento definitivo. Tali esportazioni sono aumentate del 4% tra
il 2003 e il PI. Esse inoltre sono sempre state effettuate a prezzi
notevolmente superiori ai prezzi di vendita del mercato dell’Unione.
 Totale dell’industria dell’Unione || 2003 || 2004 || 2005 || 2006 || PI 
 Esportazioni dell’Unione verso il resto del mondo nel periodo in esame (in t.) || 19,599 || 23,613 || 21,098 || 20,967 || 20,400 
 Indice || 100 || 120 || 108 || 107 || 104 
 Esportazioni dell’Unione verso il resto del mondo nel periodo in esame (migliaia di EUR) || 47,261 || 55,657 || 52,958 || 58,831 || 55,477 
 Indice || 100 || 118 || 112 || 124 || 117 
 Prezzi unitari: (EUR/t.): || 2,411 || 2,357 || 2,510 || 2,806 || 2,719 
(129)   Si può pertanto concludere che
l’andamento delle esportazioni verso paesi terzi dell’industria dell’Unione non
abbia costituito una fonte di pregiudizio significativa. Viene inoltre
confermata la conclusione finale riferita al considerando (184) del regolamento
definitivo secondo cui le importazioni oggetto di dumping originarie della RPC
hanno causato un grave pregiudizio all’industria dell’Unione ai sensi
dell’articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base.
7.           Trattamento delle
informazioni riservate
(130)   Come indicato nell’avviso di
apertura, la Commissione si è accinta a riesaminare le conclusioni in base alle
decisioni contenute nelle relazioni che suggeriscono che l’UE ha agito in modo
incompatibile con gli articoli 6.5 e 6.5.1 dell’accordo antidumping dell’OMC
riguardo al trattamento delle informazioni riservate.
(131)   In seguito alle relazioni, la
Commissione ha invitato i 2 produttori dell’UE interessati a illustrare
adeguatamente i motivi per cui informazioni riservate non si prestassero a
essere oggetto di un riassunto non riservato. I 2 produttori hanno dato
informazioni aggiuntive in forma non riservata o hanno spiegato, se determinate
informazioni non potevano essere riassunte, perché fosse così. L’informazione
così fornite da tali produttori è stata inviata a tutte le parti interessate.
Un’associazione che rappresenta importatori dell’UE ha sostenuto che l’informazione
fornita dai 2 produttori dell’Unione è incomprensibile e non consente un
controllo incrociato con dati EUROSTAT pubblicamente disponibili. Su questo
argomento è stato rilevato che, essendo le informazioni dei 2 produttori
specifiche a determinate imprese, è improbabile che esistano fonti pubbliche
che permettano controlli incrociati. 
(132)   Secondo la Camera di commercio
cinese e l’EFDA le informazioni aggiuntive fornite erano incomplete poiché le
tabelle 22, 23 e da 32 a 34 mancavano ancora di alcuni elementi ed erano perciò
non conformi al modo in cui avrebbero dovuto essere applicate le conclusioni
del DSB. Non sono state ricevute altre osservazioni in seguito alla
divulgazione di queste informazioni aggiuntive non confidenziali. Poiché le
tabelle da 32 a 34 contengono informazioni dettagliate sulle vendite e sui
costi sostenuti dall’impresa interessata, tali informazioni - di tipo riservato
- sono state riassunte in modo da farne comprendere il contenuto, senza
divulgare informazioni riservate. Le informazioni di cui si denuncia la
mancanza nella tabella 22 (tipi di materie prime forniti e volumi di materia
prima acquistata) e nella tabella 23 (fornitura di dati solo indicizzati del
margine di profitto al lordo delle imposte, senza distinzione per vendite
all’interno e all’esterno della UE), sono state ripresentate dall’impresa
interessata dell’UE per consentire la corretta comprensione dell’informazione;
esse si trovano agli atti consultabili da tutte le parti interessate. In
conclusione, si ritiene che le raccomandazioni contenute nelle relazioni su
questo argomento siano state pienamente accolte. 
(133)   L’EFDA ha inoltre sostenuto che
la tabella 24 fornita dal produttore dell’UE non permettesse di concludere che
l’impresa in questione avesse subito un pregiudizio grave in quanto indicava
continui aumenti dei profitti, dell’utilizzo e della produzione. La Commissione
ha comunque ripetuto ancora una volta la valutazione del pregiudizio tenendo
conto dei dati dei 6 produttori UE inseriti nel campione e ha concluso che era
stato subito un grave pregiudizio, come confermato nel considerando (124).
L’affermazione è quindi infondata.
(134)   Infine, come indicato al punto
6 dell’avviso di apertura, in seguito alle conclusioni in merito all’articolo
6.5 e all’articolo 6.5.1 dell’accordo antidumping dell’OMC riguardo al
trattamento delle informazioni riservate, in data 30 maggio 2012, la
Commissione ha divulgato i dati Eurostat sulla produzione totale di elementi di
fissaggio dell’UE, come erano stati presentati in origine.
8.           Altre raccomandazioni e
decisioni
(135)   Come annunciato nell’avviso, la
Commissione si è impegnata a tener conto delle osservazioni delle parti
interessate dall’inchiesta sugli elementi di fissaggio che sostengono di essere
state danneggiate dalla divulgazione delle conclusioni riguardo al trattamento
riservato alle imprese operanti in condizioni di economia di mercato o
qualsiasi altra raccomandazione o decisione del DSB. La Commissione,
conformandosi alle raccomandazioni sull’articolo 9, paragrafo 5, del
regolamento di base contenute nelle relazioni del DSB, ha concesso a un’impresa
il TI.
F. COMUNICAZIONE
(136)   Tutte le parti sono state
informate delle conclusioni di cui sopra. È stato anche fissato un termine
entro il quale le parti possono presentare osservazioni e ricorsi su quanto
comunicato. In seguito alla comunicazione sono pervenute varie osservazioni. 
(137)   Ne consegue che le misure
antidumping sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o
acciaio originarie della Repubblica popolare cinese, istituite dal regolamento
(CE) n. 91/2009 del 26 gennaio 2009, devono essere mantenuta e che le
importazioni dalla Bulten Fasteners China devono essere soggette a un dazio
dello 0%.
G. CONCLUSIONE
(138)   Sulla base del riesame di cui
sopra, si è giunti alla conclusione che il dumping pregiudizievole, accertato
nell’inchiesta iniziale, è confermato. A un
produttore esportatore, tuttavia, in conformità alle raccomandazioni, contenute
nelle relazioni del DSB, sull’articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di
base, è stato concesso il TI. L’articolo 1,
paragrafo 2, del regolamento definitivo dev’essere perciò modificato di
conseguenza. Lo stesso articolo va anche
essere modificato per tener conto dei dazi antidumping riveduti calcolati per
alcune delle imprese elencate nella tabella di cui all’articolo 1,
paragrafo 2, del regolamento definitivo, come di seguito indicato:
 Produttore esportatore nella RPC || Margine di dumping || Margine di pregiudizio || Misure definitive 
 Biao Wu Tensile Fasteners Co., Ltd. || 43,4% || 99,9% || 43,4% 
 Kunshan Chenghe Standard Components Co., Ltd. || 63,7% || 79,5% || 63,7% 
 Ningbo Jinding Fastener Co., Ltd. || 64,3% || 64,4% || 64,3% 
 Ningbo Yonghong Fasteners Co., Ltd. || 69,7% || 78,3% || 69,7% 
 Changshu City Standard Parts Factory and Changshu British Shanghai International Fastener Co., Ltd. || 38,3% || 65,3% || 38,3% 
 CELO Suzhou Precision Fasteners Co., Ltd || 0,0% || 0,3% || 0,0% 
 Golden Horse (Dong Guan) Metal Manufactory Co., Ltd || 22,9% || 133,2% || 22,9% 
 Yantai Agrati Fasteners Co., Ltd || 0,0% || 0,0% || 0,0% 
 Produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta, non selezionati per l’inserimento nel campione || 54,1% || 77,5% || 54,1% 
 Tutte le altre imprese || 74,1% || 85,0% || 74,1% 
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
La tabella che elenca le aliquote del dazio antidumping
definitivo applicabile al prezzo netto, franco frontiera dell’Unione, dazio non
corrisposto, dei prodotti fabbricati dalle società di cui all’articolo 1,
paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 91/2009 è sostituita dalla seguente
tabella: 
 Impresa || Dazio (%) || Codice addizionale TARIC 
 Biao Wu Tensile Fasteners Co., Ltd., Shanghai || 43,4% || A924 
 CELO Suzhou Precision Fasteners Co., Ltd., Suzhou || 0,0% || A918 
 Changshu City Standard Parts Factory and Changshu British Shanghai International Fastener Co., Ltd., Changshu || 38,3% || A919 
 Golden Horse (Dong Guan) Metal Manufactory Co., Ltd., Dongguan City || 22,9% || A920 
 Kunshan Chenghe Standard Components Co., Ltd., Kunshan || 63,7% || A921 
 Ningbo Jinding Fastener Co., Ltd., Ningbo City || 64,3% || A922 
 Ningbo Yonghong Fasteners Co., Ltd. Jiangshan Town || 69,7% || A923 
 Yantai Agrati Fasteners Co., Ltd., Yantai || 0,0% || A925 
 Bulten Fasteners (China) Co., Ltd., Beijing || 0,0% || A997 
 Imprese elencate nell’allegato I || 54,1% || A928 
 Tutte le altre imprese || 74,1% || A999 
Articolo 2
Il presente
regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Il
presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente
applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 201 del 26.7.2001, pag. 10.
[2]               GU L 29 del 31.1.2009, pag. 1.
[3]               OMC, relazione dell’organo d’appello, AB-2011-2,
WT/DS397/AB/R, 15 luglio 2011. OMC, relazione del panel, WT/DS397/R, 3 dicembre
2010. 
[4]               GU C 66 del 6.3.2012, pag. 29.
[5]               GU C 160 del 6.6.2012, pag. 19.
[6]               La relazione dell’organo di appello al paragrafo 512
sostiene che l’articolo 2, paragrafo 4, impone alle autorità che conducono
l’inchiesta di informare almeno le parti sui gruppi di prodotti utilizzati ai
fini del confronto dei prezzi.
[7]               “Riesame delle misure antidumping in vigore sulle
importazioni di elementi di fissaggio originari della RPC”, audizione
organizzata dal consigliere-auditore con l’associazione dell’industria degli
elementi di fissaggio cinesi (Chinese Fasteners Industry Association -
CCME), 11 luglio 2012