CELEX: 62018CN0125
Language: it
Date: 2018-02-16 00:00:00
Title: Causa C-125/18: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Juzgado de Primera Instancia de Barcelona (Spagna) il 16 febbraio 2018 — Marc Gómez del Moral Guasch / Bankia S.A.

30.4.2018   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 152/18
            
         Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Juzgado de Primera Instancia de Barcelona (Spagna) il 16 febbraio 2018 — Marc Gómez del Moral Guasch / Bankia S.A.
   (Causa C-125/18)
   (2018/C 152/22)
   Lingua processuale: lo spagnolo
   
      Giudice del rinvio
   
   Juzgado de Primera Instancia de Barcelona
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Marc Gómez del Moral Guasch
   
      Resistente: Bankia S.A.
   
      Questioni pregiudiziali
   
   
               1)
            
            
               Se l’indice IRPH (1) Cajas debba essere oggetto di supervisione giurisdizionale, nel senso che si debba verificare se esso risulti comprensibile per il consumatore, senza che a ciò risulti di ostacolo la circostanza che il medesimo sia disciplinato da disposizioni regolamentari e amministrative, in quanto detto indice non rientra fra i casi di cui all’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 93/13 (2), giacché non si tratta di una disposizione obbligatoria, ma l’inserimento di tale tasso di interesse variabile e remunerativo nel contratto da parte del professionista avviene su base facoltativa.
            
         
               2)
            
            
               
                           2.1
                        
                        
                           Se, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 93/13, che non è stata trasposta nell’ordinamento [spagnolo], risulti contrario a quest’ultima, e in particolare al suo articolo 8, la circostanza che un organo giurisdizionale spagnolo invochi e applichi il detto articolo 4, paragrafo 2, laddove tale disposizione non è stata trasposta nell’ordinamento [nazionale] per volontà del legislatore, il quale ha perseguito un livello di protezione integrale relativamente a tutte le clausole che il professionista possa inserire in un contratto stipulato con i consumatori, comprese quelle vertenti sull’oggetto principale del contratto, anche qualora fossero formulate in modo chiaro e comprensibile.
                        
                     
                           2.2
                        
                        
                           In ogni caso, se sia necessario fornire informazioni o pubblicità sui seguenti fatti o dati, o su alcuni di essi, ai fini della comprensione della clausola essenziale, nello specifico dell’IRPH:
                           
                                       (i)
                                    
                                    
                                       spiegare come si configurava il tasso di riferimento, ossia informare che il detto indice comprende le commissioni e le altre spese dell’interesse nominale; che si tratta di una media semplice e non ponderata; che il professionista doveva sapere e indicare che avrebbe dovuto applicare un differenziale negativo e che i dati forniti non sono accessibili al pubblico, come invece accade per l’altro tasso abitualmente utilizzato, l’euribor;
                                    
                                 
                                       (ii)
                                    
                                    
                                       illustrare l’andamento del tasso in discussione nel passato e come potrebbe presentarsi in futuro, trasmettendo informazioni e mostrando grafici che spieghino al consumatore in maniera chiara e comprensibile l’andamento di tale tasso specifico in rapporto all’euribor, che costituisce il tasso abituale dei mutui con garanzia ipotecaria.
                                    
                                 
                     
                           2.3
                        
                        
                           Poiché la CGUE ha statuito che è compito del giudice del rinvio esaminare il carattere abusivo delle clausole contrattuali e trarne tutte le conseguenze in conformità del diritto nazionale, si chiede alla Corte se la mancanza d’informazione riguardo a quanto suesposto non comporti la mancata comprensione della clausola, in quanto la stessa non sarebbe chiara per il consumatore medio, [ai sensi dell’]articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 93/13, o se l’omissione della suddetta informazione implichi una condotta sleale del professionista e, pertanto, il consumatore, qualora fosse stato informato adeguatamente, non avrebbe accettato l’applicazione dell’IRPH come indice di riferimento per il suo mutuo.
                        
                     
         
               3)
            
            
               Se venisse dichiarata la nullità dell’IRPH cajas, quale delle due conseguenze di seguito indicate, in mancanza di un accordo tra le parti o nel caso in cui questo risultasse più dannoso per il consumatore, sarebbe conforme agli articoli 6, paragrafo 1, e 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13:
               
                           3.1
                        
                        
                           procedere all’integrazione del contratto, applicando un indice sostitutivo abituale, l’euribor, trattandosi di un contratto essenzialmente vincolato a un interesse proficuo per l’organismo [che ha la qualità del] professionista;
                        
                     
                           3.2
                        
                        
                           interrompere l’applicazione degli interessi, rimanendo a carico del mutuatario o debitore unicamente l’obbligo di restituire il capitale ricevuto in prestito nei termini concordati.
                        
                     
         
      (1)  Indice di riferimento per i mutui ipotecari.
   
      (2)  Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (GU 1993, L 95, pag. 29).