CELEX: 62010CA0182
Language: it
Date: 2012-02-16 00:00:00
Title: Causa C-182/10: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 16 febbraio 2012 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour constitutionnelle — già Cour d’arbitrage — Belgio) — Marie-Noëlle Solvay e a./Région wallonne (Valutazione dell’impatto ambientale di progetti — Nozione di «atto legislativo» — Valore e portata delle precisazioni fornite dalla Guida all’applicazione della Convenzione di Aarhus — Autorizzazione di un progetto in assenza di un’adeguata valutazione del suo impatto ambientale — Accesso alla giustizia in materia ambientale — Portata del diritto di ricorso — Direttiva «habitat» — Piano o progetto che pregiudica l’integrità del sito — Motivo imperativo di rilevante interesse pubblico)

31.3.2012   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 98/5
            
         Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 16 febbraio 2012 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour constitutionnelle — già Cour d’arbitrage — Belgio) — Marie-Noëlle Solvay e a./Région wallonne
   (Causa C-182/10) (1)
   
   (Valutazione dell’impatto ambientale di progetti - Nozione di «atto legislativo» - Valore e portata delle precisazioni fornite dalla Guida all’applicazione della Convenzione di Aarhus - Autorizzazione di un progetto in assenza di un’adeguata valutazione del suo impatto ambientale - Accesso alla giustizia in materia ambientale - Portata del diritto di ricorso - Direttiva «habitat» - Piano o progetto che pregiudica l’integrità del sito - Motivo imperativo di rilevante interesse pubblico)
   2012/C 98/06
   Lingua processuale: il francese
   
      Giudice del rinvio
   
   Cour constitutionnelle (già Cour d’arbitrage)
   
      Parti
   
   
      Ricorrenti: Marie-Noëlle Solvay, Le Poumon vert de la Hulpe ASBL, Jean-Marie Solvay de la Hulpe, Alix Walsh, Association des Riverains et Habitants des Communes Proches de l'Aéroport B.S.C.A. (Brussels south Charleroi Airport) ASBL — A.R.A.Ch, Grégoire Stassin, André Gilliard, Paul Fastrez, Henriette Fastrez, Gouvernement flamand, Inter-Environnement Wallonie ASBL, Nicole Laloux, François Gevers, Annabelle Denoël-Gevers, Marc Traversin, Joseph Melard, Chantal Michiels, Thierry Regout, René Canfin, Georges Lahaye, Jeanine Postelmans, Christophe Dehousse, Christine Lahaye, Jean-Marc Lesoinne, Jacques Teheux, Anne-Marie Larock, Bernadette Mestdag, Jean-François Seraffin, Françoise Mahoux, Ferdinand Wallraf, Mariel Jeanne, Agnès Fortemps, Georges Seraffin, Jeannine Melen, Groupement Cerexhe-Heuseux/Beaufays ASBL, Action et Défense de l'Environnement de la vallée de la Senne et de ses affluents ASBL, Réserves naturelles RNOB ASBL, Stéphane Banneux, Zénon Darquenne, Philippe Daras, Bernard Croiselet, Bernard Page, Intercommunale du Brabant Wallon SCRL, Les amis de la Forêt de Soignes ASBL, Jacques Solvay de la Hulpe, La Hulpe, Notre village ASBL, André Philips, Charleroi South Air Pur ASBL, Pierre Grymonprez, Sartau SA, Philippe Grisard de la Rochette, Antoine Boxus, Pierre Deneye, Jean-Pierre Olivier, Paul Thiry, Willy Roua, Guido Durlet, Agrebois SA, Yves de la Court
   
      Convenuta: Région wallonne
   
      con l’intervento di: Infrabel SA, Codic Belgique SA, Federal Express European Services Inc. (FEDEX), Société wallonne des aéroports (SOWEAR), Société régionale wallonne du transport (SRWT), Société Intercommunale du Brabant wallon (IBW)
   
      Oggetto
   
   Domanda di pronuncia pregiudiziale — Cour constitutionnelle (già Cour d’arbitrage) — Interpretazione degli articoli 2 (paragrafo 2), 3 (paragrafo 9), 6 (paragrafo 9) e 9 (paragrafi 2, 3 e 4), della Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, conclusa il 25 giugno 1998 e approvata, a nome della Comunità europea, con la decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005 (GU L 124, pag. 1) — Interpretazione degli articoli 1 (paragrafo 5), 9 (paragrafo 1) e 10 bis della direttiva 85/337/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1985, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40) — Interpretazione dell’articolo 6, paragrafi 3 e 4, della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206, pag. 7) — Nozione di «autorità pubblica» — Valore e portata delle precisazioni fornite dalla Guida all’applicazione della Convenzione di Aarhus — Esclusione dall’ambito di applicazione della Convenzione degli atti legislativi, quali le concessioni urbanistiche o le autorizzazioni ambientali accordate da un legislatore regionale sulla base di un décret (legge regionale) — Compatibilità con la Convenzione e il diritto comunitario di un procedimento che conduce al rilascio di autorizzazioni impugnabili unicamente dinanzi alla Cour constitutionnelle ed ai giudici dell’ordine giudiziario — Autorizzazione di un progetto in assenza di un’adeguata valutazione del suo impatto ambientale
   
      Dispositivo
   
   
               1)
            
            
               Sebbene, ai fini dell’interpretazione degli articoli 2, paragrafo 2, e 9, paragrafo 4, della Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, conclusa il 25 giugno 1998 e approvata a nome della Comunità europea con la decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, si possa prendere in considerazione la Guida all’applicazione di detta Convenzione, tuttavia detta Guida non ha alcuna forza vincolante ed è priva della portata normativa propria delle disposizioni della citata Convenzione.
            
         
               2)
            
            
               L’articolo 2, paragrafo 2, della Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale e l’articolo 1, paragrafo 5, della direttiva 85/337/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1985, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, devono essere interpretati nel senso che sono esclusi dai rispettivi ambiti di applicazione di tali disposizioni soltanto i progetti adottati nei dettagli mediante un atto legislativo specifico, di modo che gli obiettivi delle citate disposizioni siano stati raggiunti tramite la procedura legislativa. Spetta al giudice nazionale verificare se tali due requisiti siano stati rispettati tenendo conto sia del contenuto dell’atto legislativo adottato sia di tutta la procedura legislativa che ha condotto alla sua adozione e, in particolare, degli atti preparatori e dei dibattiti parlamentari. Al riguardo, un atto legislativo che non faccia altro che «ratificare» puramente e semplicemente un atto amministrativo preesistente, limitandosi a constatare l’esistenza di motivi imperativi di interesse generale, senza il previo avvio di una procedura legislativa nel merito che consenta di rispettare detti requisiti, non può essere considerato un atto legislativo specifico ai sensi della citata disposizione e non è dunque sufficiente ad escludere un progetto dai rispettivi ambiti di applicazione di detta Convenzione e di detta direttiva, come modificata.
            
         
               3)
            
            
               Gli articoli 3, paragrafo 9, e 9, paragrafi 2-4, della Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale e l’articolo 10 bis della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 2003/35, devono essere interpretati nel senso che:
               
                           —
                        
                        
                           qualora un progetto rientrante nell’ambito di applicazione di tali disposizioni sia adottato mediante un atto legislativo, la verifica del rispetto, da parte di quest’ultimo, dei requisiti stabiliti all’articolo 1, paragrafo 5, di tale direttiva, come modificata, deve poter essere sottoposta, in base alle norme procedurali nazionali, ad un organo giurisdizionale o ad un organo indipendente e imparziale istituito dalla legge;
                        
                     
                           —
                        
                        
                           nel caso in cui contro un simile atto non sia esperibile alcun ricorso della natura e della portata sopra rammentate, spetterebbe ad ogni organo giurisdizionale nazionale adito nell’ambito della sua competenza esercitare il controllo descritto al precedente trattino e trarne le eventuali conseguenze, disapplicando tale atto legislativo.
                        
                     
         
               4)
            
            
               L’articolo 6, paragrafo 9, della Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale e l’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 2003/35, devono essere interpretati nel senso che non prescrivono che la decisione stessa contenga le ragioni per le quali l’autorità competente ha deciso che essa era necessaria. Tuttavia, nell’ipotesi in cui una persona interessata lo chieda, l’autorità amministrativa competente ha l’obbligo di comunicarle i motivi per i quali tale decisione è stata assunta, ovvero le informazioni e i documenti pertinenti in risposta alla richiesta formulata.
            
         
               5)
            
            
               L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, deve essere interpretato nel senso che non consente a un’autorità nazionale, sia pure legislativa, di autorizzare un piano o un progetto senza aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa.
            
         
               6)
            
            
               L’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 92/43 deve essere interpretato nel senso che la realizzazione di un’infrastruttura destinata ad ospitare un centro amministrativo non può, per principio, essere considerata un motivo imperativo di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, ai sensi di detta disposizione, idoneo a giustificare la realizzazione di un piano o di un progetto che pregiudica l’integrità del sito in causa.
            
         
      (1)  GU C 179 del 3.7.2010.