CELEX: 51998PC0193
Language: it
Date: 1998-03-31
Title: Proposta di regolamento (CE) del Consiglio che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni nella Comunità di telecopiatrici ad uso privato originarie della Repubblica popolare cinese, del Giappone, della Repubblica di Corea, della Malaysia, di Singapore, di Taiwan e della Thailandia

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                                   Bruxelles, 31.03.1998
                                                   COM(1998) 193 def.
                                      Proposta di
                      REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
 che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni nella Comunità di
  telecopiatrici ad uso privato originarie della Repubblica popolare cinese, del
Giappone, della Repubblica di Corea, della Malaysia, di Singapore, di Taiwan e
                                  della Thailandia
                            (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                         RELAZIONE
 Oggetto:        Procedimento antidumping riguardante le importazioni di
                 telecopiatrici ad uso privato originarie della Repubblica popolare
                 cinese, del Giappone, della Corea, della Malaysia, di Singapore, di
                 Taiwan e della Thailandia
 1)   Si propone al Consiglio di adottare l'annesso regolamento che istituisce dazi
      antidumping definitivi sulle importazioni di telecopiatrici ad uso privato
      originarie dei paesi summenzionati.
2)    Il procedimento è stato avviato il 1° febbraio 1997. I dazi antidumping
      provvisori sono stati istituiti il 1° novembre 1997 con il regolamento della
      Commissione (CE) n. 2140/971.
3)    Dopo l'istituzione dei dazi provvisori, sono state ricevute delle osservazioni
      scritte e sono state sentite le parti che l'avevano richiesto; tutte le osservazioni
      sono state prese in considerazione. Su tale base, sono state effettuate le
     valutazioni finali e le conclusioni definitive sono state comunicate a tutte le parti
     interessate che hanno avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni. La
     Commissione ha esaminato ancora una volta con attenzione le osservazioni
     presentate erivistoi propri calcoli laddove necessario.
4)   Definizione del prodotto: la definizione del prodotto è limitata alle telecopiatrici
     che utilizzano carta termica e alle telecopiatrici che utilizzano tecniche di
     stampa a trasferimento termico. Sono escluse le telecopiatrici che utilizzano
     tecniche di stampa a getto d'inchiostro, mediante laser, mediante LED e le
     telecopiatrici portatili, da utilizzare esclusivamente in combinazione con telefoni
     portatili.
5)   Dumping: sono stati riscontrati considerevoli margini di dumping per tutti gli
     esportatori dei paesi interessati. Dopo aver preso in considerazione le
     osservazioni ricevute dopo l'istituzione dei dazi provvisori, laddove è stato
     necessario e in base alle prove fornite, sono stati effettuati gli adeguamenti per
     le differenze relative allo stadio commerciale.
6)   Pregiudizio: l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio, come
     indicato dalla notevole diminuzione dei volumi di vendita e delle quote di
     mercato, dai bassi indici di utilizzazione degli impianti, dalle notevoli perdite
     finanziarie e i posti di lavoro.
7)   Causa del pregiudizio: è stato stabilito che ha avuto luogo una notevole
     sottoquotazione per i paesi interessati, eccezion fatta per il Giappone e
     Singapore. I prezzi all'importazione di tutti i paesi esportatori interessati hanno
     registrato una notevole tendenza al ribasso. Sia la sottoquotazione che
     l'andamento dei prezzi hanno causato una pressione sui prezzi del mercato UE
     che ha impedito all'industria comunitaria di aumentare i propri prezzi ad un
       GU L 297 del 31.10.1997, pag. 61
 ---pagebreak---     livello che le consentisse di mantenere la redditività. Le importazioni in
    dumping da tutti i paesi interessati hanno pertanto causato un grave pregiudizio
    all'industria comunitaria.
8)  Interesse comunitario: è stato valutato l'effetto probabile dell'imposizione o
    non imposizione di misure antidumping sull'industria comunitaria, sugli
    importatori e sui consumatori.
9)  L'industria comunitaria è stata considerata redditizia e dall'inchiesta è risultato
    che, a meno che non venga rimosso il dumping dal mercato comunitario, essa
    sarebbe costretta a cessare l'attività produttiva nell'UE.
10) Per quanto riguarda gli importatori, l'imposizione di dazi antidumping non avrà
    un effetto significativo, poiché le telecopiatrici ad uso privato rappresentano
    solamente una piccola parte del lóro giro d'affari complessivo.
11) Particolare attenzione è stata prestata agli effetti delle misure sui consumatori.
    La valutazione dell'interesse dei consumatori è stata ostacolata dalla mancata
    cooperazione delle associazioni europee dei consumatori, compresa la BEUC. A
    questo proposito i dati raccolti durante l'inchiesta indicano che dopo
    l'imposizione di dazi antidumping il prezzo delle telecopiatrici ad uso privato
    prodotte nella comunità (che potrebbero soddisfare il 50 % circa del mercato)
    non subirà aumenti, poiché i produttori comunitari, con tutta probabilità,
    manterranno stabili i prezzi onde aumentare i loro volumi di vendite e le loro
    quote di mercato.
12) Per quanto riguarda i prodotti importati, l'aumento dei prezzi dovuto ai dazi
    antidumping, sarà probabilmente moderato, ossia compreso tra il 3 % e il 9 % (o
    tra i 7 e 27 ECU per unità), per la grande maggioranza degli esportatori (che
    coprono il 70 % circa delle importazioni). Tale aumento di prezzoriguardaun
    prodotto con una vita media di circa 5 anni il che riduce ulteriormente l'effetto
    sui consumatori.
13) A fronte dei costi totali dei dazi antidumping che ricadranno sili consumatori,
    l'inchiesta ha dimostrato che l'imposizione dei dazi antidumping definitivi
    permetterebbe di salvaguardare circa 4000 posti di lavoro nella Comunità (per
    quanto riguarda tutti i produttori comunitari, ovvero Philips, Sagem e i
    produttori collegati ad alcuni esportatori) o perlomeno avrebbe effetti positivi
    per l'occupazione.
14) Gli Stati membri sono stati consultati in seno al comitato antidumping del 5
    marzo 1998.
15) Il regolamento che istituisce le misure definitive deve essere pubblicato entro il
    30 aprile 1998, a causa delle scadenze tassative cui è soggetta la procedura.
                                                    •UL
 ---pagebreak---                       REGOLAMENTO (CE) N.... DEL CONSIGLIO
                                            del
     che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni nella Comunità di
      telecopiatrici ad uso privato originarie della Repubblica popolare cinese, del
   Giappone, della Repubblica di Corea, della Malaysia, di Singapore, di Taiwan e
                                          della Thailandia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, modificato dal regolamento (CE) n. 2331/962, in particolare
l'articolo 9, paragrafo 4,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
                                       A. PROCEDIMENTO
(1)      Il 1° novembre 1997, con il regolamento (CE) n. 2140/97 della Commissione3
         ("regolamento provvisorio"), sono stati istituiti dazi antidumping provvisori.
         Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori, l'industria comunitaria, due
         associazioni di esportatori, alcuni produttori/esportatori e diversi importatori
         hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni. Tutte le parti che ne hanno
         fatto richiesta sono state sentite.
(2)      La Commissione ha continuato a raccogliere e verificare tutte le informazioni
         ritenute necessarie ai fini dellerisultanzedefinitive e ha svolto inchieste presso le
         sedi di alcuni importatori collegati a esportatori dei paesi interessati. Le parti sono
         state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si
         intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo e la
         riscossione degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. Alle parti è stato
         inoltre concesso un congruo periodo di tempo entro cui presentare osservazioni
         dopo averricevutole informazioni in questione.
1
     GUL56del6. 3. 1996, pag. 1.
2
     GU L 317 del 6. 12. 1996, pag. 1.
3
     GU L 297 del 31. 10. 1997, pag. 61.
                                                   4b
 ---pagebreak--- B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(3)   Il procedimento riguarda le telecopiatrici ad uso privato (in appresso
      "telecopiatrici ad uso privato" o "prodotto in questione"). Esse sono impiegate
      essenzialmente per trasmettere e ricevere documenti su carta attraverso la rete
      telefonica. Vengono utilizzate spesso in casa o sul luogo di lavoro come
      apparecchiatura da tavolo ed offrono solitamente altre possibilità di
      comunicazione. Oltre alla funzione di telecopiatura e telefono e/o collegamento
      con un apparecchio telefonico con o senza filo, possono comprendere o meno un
      cassetto per la carta e offrire una o più delle seguenti funzioni: segreteria
      telefonica a cassetta o digitale, fotocopiatrice o intercomunicazione. Possono
      includere anche altre funzioni.
(4)   Ai fini delle risultanze provvisorie, la Commissione ha operato una distinzione tra
      le telecopiatrici ad uso privato e quelle professionali in base al peso e alle
      dimensioni. Ai fini della presente inchiesta, sono state considerate telecopiatrici
      ad uso privato soltanto le telecopiatrici di peso uguale o inferiore a 5 kg e il cui
      corpo principale presenta dimensioni (larghezza, profondità, altezza) uguali o
      inferiori a 470 mm x 450 mm x 170 mm. Per la determinazione del peso e delle
      dimensioni sono stati esclusi la carta e altro materiale di consumo, nonché gli
      apparecchi telefonici senza filo. È stato inoltre considerato che, attualmente, le
      telecopiatrici che utilizzano le tecniche di stampa a getto d'inchiostro o laser sono
      destinate soltanto ad un uso professionale; pertanto le telecopiatrici che utilizzano
      tali tecniche sono state escluse dall'applicazione del dazio antidumping
      provvisorio.
(5)   Le telecopiatrici ad uso privato sono attualmente classificabili al codice NC 8517
      2100.
1.    Caratteristiche delle telecopiatrici per uso professionale
(6)   Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori, gli esportatori hanno
      sostenuto che, per la definizione del prodotto, i criteri del peso e delle dimensioni
      non erano appropriati poiché avrebbero entro breve comportato l'inclusione delle
      telecopiatrici professionali (per ufficio).
(7)   Tuttavia, dall'inchiesta è emerso che la definizione del prodotto basata sul peso e
      sulle dimensioni non comportava, per il periodo dell'inchiesta, l'inclusione delle
      telecopiatrici professionali. Inoltre, nessuna parte interessata ha sostenuto che, tra
      la fine del periodo dell'inchiesta e il dicembre 1997, fossero disponibili sul
      mercato comunitario telecopiatrici professionali corrispondenti ai criteri in
      questione. Quanto alla futura evoluzione, nessuna osservazione documentata è
       stata presentata in merito dalle parti interessate, né nell'inchiesta sono stati rilevati
      elementi tali da suggerire che durante il periodo di applicabilità dei dazi
       antidumping possano essere introdotte sul mercato telecopiatrici professionali di
       tal genere. Si conclude pertanto che i criteri del peso e delle dimensioni non
       comportano, per l'immediato futuro, l'inclusione delle telecopiatrici professionali
       nell'ambito del procedimento.
       Qualora tuttavia la suddetta circostanza dovesse verificarsi, la Commissione, su
       richiesta delle parti interessate, esaminerà senza indugio se le telecopiatrici in
                                                  2
 ---pagebreak---         causa rientrino nella definizione del prodotto del presente procedimento e
        informerà alriguardole parti interessate e le autorità doganali degli Stati membri.
 2.     Sistemi di stampa
 (8)   È stato inoltre sostenuto che le telecopiatrici ad uso privato che utilizzano sistemi
        di stampa diversi dalla stampa termica (ossia le telecopiatrici che utilizzano i
        sistemi di stampa a trasferimento termico, a getto d'inchiostro, laser o LED)
       dovrebbero essere escluse.
2.1     Telecopiatrici a trasferimento termico
(9)    Riguardo a questo argomento, dall'inchiesta è emerso quanto segue:
Catatteristichefisichee tecniche
(10)   In termini di peso e dimensioni e nelle loro caratteristiche tecniche essenziali le
       telecopiatrici a trasferimento termico sono simili o identiche ai modelli a carta
       termica. L'unica differenza consiste nella tecnica di stampa e, di conseguenza,
       nella carta utilizzata. Sia la tecnologia a trasferimento termico che la tecnologia a
       carta termica utilizzano il calore per trasferire informazioni sulla carta attraverso
       un'unica testina. Le due testine sono quasi identiche. Pertanto in linea di principio
       sarebbe possibile stampare su carta termica con una testina a trasferimento
       termico. Inoltre, i componenti elettrici che controllano le testine sono identici. Gli
       elementi essenziali della stampa termica sono quindi la base per la più recente
      tecnica a trasferimento termico. A questo riguardo è stato rilevato che il
      trasferimento termico è il risultato del normale sviluppo della tecnica di stampa a
      carta termica.
Uso e percezione dei consumatori
(11)  I due tipi di prodotti hanno, in generale, design e aspetto esteriore simili e sono
      entrambi facili da maneggiare. È statoriscontratoche utilizzatori privati e piccoli
      uffici/home office usano sia telecopiatrici a carta termica che telecopiatrici a
      trasferimento termico.
      Le differenze relative alla tecnica di stampa, ossia la migliore qualità di stampa
      delle telecopiatrici a trasferimento termico, e i vantaggi connessi all'uso di carta
      comune, sono presi in considerazione dai consumatori soltanto come un aspetto
      tra tutte le caratteristiche tecniche disponibili. Nell'acquisto di una telecopiatrice
      l'obiettivo principale del consumatore rimane quello di avere un apparecchio ad
      uso privato capace di trasmettere e ricevere messaggi in facsimile. Rispetto a
      questa esigenza, la tecnica di stampa usata nei due tipi di prodotti in questione,
      dal punto di vista del consumatore, è soltanto un elemento secondario.
Canali di vendita
(12)  Nel periodo dell'inchiesta, le telecopiatrici a carta termica e le telecopiatrici a
      trasferimento termico sono state, in generale, vendute attraverso gli stessi canali
      di vendita.
Conclusione
 ---pagebreak--- (13)   Sulla base di quanto precede, si conclude che le telecopiatrici a carta termica e le
      telecopiatrici a trasferimento termico costituiscono un solo prodotto.
2.2    Tecniche di stampa a getto d'inchiostro, laser, LED e telecopiatrici portatili
(14)  Per quanto riguarda le telecopiatrici che utilizzano le tecniche di stampa a getto
      d'inchiostro, laser o LED, le risultanze definitive hanno confermato che questi
      apparecchi sono, in generale, sostanzialmente diversi da quelli ad uso privato a
      livello delle caratteristiche fisiche e tecniche (in particolare peso/dimensioni e
      prestazioni), che sono destinati ad un uso professionale anziché privato e che
      sono, in misura significativa, venduti attraverso canali di vendita diversi.
(15)  A causa di tali differenze, le telecopiatrici che utilizzano le tecniche di stampa a
      getto d'inchiostro, laser o LED non possono essere considerate prodotti simili al
      prodotto in esame.
(16)  Alcune parti interessate hanno inoltre sostenuto che certi nuovi tipi di
      telecopiatrici portatili da utilizzare in collegamento con apparecchi telefonici
      mobili, che nel periodo dell'inchiesta non erano ancora disponibili sul mercato
      comunitario, erano destinati esclusivamente ad un uso professionale e dovevano
      pertanto essere esclusi dall'ambito del procedimento.
(17)  Sulla base delle informazioni disponibili si considera che le telecopiatrici portatili
      da utilizzare soltanto in collegamento con apparecchi telefonici mobili hanno
      caratteristiche fisiche e tecniche diverse e sono effettivamente soltanto per uso
      professionale. Questi apparecchi non rientrano quindi nella definizione del
      prodotto in esame. Pertanto, su richiesta delle parti interessate, la Commissione
      esaminerà senza indugio se le telecopiatrici portatili in causa, una volta introdotte
      nella Comunità,rientrinonella definizione del prodotto del presente procedimento
      e informerà al riguardo le parti interessate e le autorità doganali degli Stati
      membri.
Conclusioni
(18)  Si confermano le risultanze provvisorie secondo le quali la definizione del
      prodotto si basa sui criteri del peso e delle dimensioni, quali definiti nel
      regolamento provvisorio.
(19)  Inoltre, si conclude che i prodotti in questione, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4
      del regolamento di base, sono le telecopiatrici a carta termica e le telecopiatrici a
      trasferimento termico.
(20)  Le telecopiatrici che utilizzano le tecniche di stampa a getto d'inchiostro, laser o
      LED e le telecopiatrici portatili da utilizzare soltanto in collegamento con
      apparecchi telefonici mobili sono escluse dall'ambito del procedimento.
                                      C. DUMPING
1.    Livello di cooperazione
(21)  Il livello di cooperazione da parte dei produttori/esportatori nel presente
      procedimento è stato particolarmente basso in Malaysia, Thailandia, Taiwan,
 ---pagebreak---           Giappone e Cina, in quanto il volume delle esportazioni verso la Comunità
         rappresentato dai produttori/esportatori che hanno collaborato costituiva soltanto
         un'esigua quota del totale delle esportazioni dai paesi interessati.
 (22)    Le informazioni fornite dai produttori/esportatori che hanno collaborato sono state
         verificate e nella maggior parte dei casi prese in considerazione. Tuttavia in alcuni
         casi parte delle informazioni fornite è risultata imprecisa, non documentata o
         insufficiente e pertanto non è stata presa in considerazione. In tali casi la
         Commissione ha basato le sue risultanze definitive sui dati disponibili, ai sensi
         dell'articolo 18 del regolamento di base.
 2. Paesi ad economia di mercato
2.1      Valore normale
Applicazione dell'articolo 18, paragrafo 1 del regolamento di base
(23)     Il produttore/esportatore di Singapore ha contestato la decisione della
        Commissione di utilizzare nel suo caso per la determinazione del valore normale i
        dati disponibili ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 1 del regolamento di base (v.
        punto 66 del regolamento provvisorio). La società ha sostenuto che le vendite
        effettuate sul mercato interno non registrate erano destinate alla riesportazione
        verso un paese terzo. Ha inoltre sostenuto che ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 4
        del regolamento di base avrebbe dovuto essere informata dalla Commissione della
        sua decisione, in quanto non era stata offerta nessuna possibilità di fornire
        ulteriori spiegazioni. La società ha altresì contestato il metodo applicato dalla
        Commissione nel determinare il valore normale sulla base dei dati disponibili,
        poiché riteneva che avrebbero dovuto essere usati gli elementi di prova raccolti in
        loco (fatture relative alle operazioni non registrate) anziché il prezzo di rivendita
        più elevato registrato.
        Dall'inchiesta è emerso che le vendite in questione erano state realmente
        effettuate sul mercato interno e non erano state registrate come tali dalla società.
        Inoltre, è stato chiesto alla società di fornire prove del fatto che le vendite in
        questione non erano destinate al consumo interno e che erano state effettivamente
        esportate da Singapore. Nonostante ripetute richieste, la società non ha fornito
        nessuna prova della successivariesportazioneverso un paese terzo. In occasione
        di un'audizione chiesta dalla società dopo la visita di verifica non sono state date
        spiegazioni soddisfacenti.
(24)    Per quanto riguarda il metodo applicato dalla Commissione per stabilire il valore
        normale relativamente alle suddette operazioni, i dati usati per la determinazione
        del valore normale sono stati verificati e sono ragionevoli alla luce della
        collaborazione parziale della società. Le risultanze provvisorie della
        Commissione, quali esposte al punto 66 del regolamento provvisorio, sono quindi
        confermate.
(25)    Un produttore/esportatore coreano per il quale è stato deciso di valutare il costo
        dei materiali sulla base dei dati disponibili ai sensi dell'articolo 18 del
        regolamento di base (v. punto 32 del regolamento provvisorio) ha sostenuto che
        tale decisione non era giustificata e che invece avrebbero dovuto essere usati i
 ---pagebreak---          costi dei materiali indicati nella risposta al questionario. Inoltre riteneva che il
        metodo usato dalla Commissione per adeguare il valore normale in
        considerazione della sua collaborazione parziale non era valido.
(26)    Dall'inchiesta è emerso che i costi dei materiali indicati nella risposta
        presentavano gravi incoerenze e non potevano quindi essere accettati. La società
        non ha fornito ulteriori spiegazioni per giustificare tali incoerenze. Quanto al
        metodo usato per determinare i dati disponibili, si deve tenere presente che per
        l'adeguamento del costo dei materiali è stato seguito un approccio prudente
        utilizzando la differenza minore riscontrata tra i valori più bassi e i valori medi dei
        materiali.
 Valore normale costruito (SGA V)
(27)    L'unico produttore/esportatore thailandese cha ha collaborato, che non effettuava
        vendite sul mercato interno, ha contestato il metodo usato per determinare le
        spese generali, amministrative e di vendita (SGAV) e il profitto nel calcolo del
        valore normale. Come indicato al punto 77 del regolamento provvisorio e secondo
        quanto previsto all'articolo 2, paragrafo 6, lettera e) del regolamento di base, in
        assenza di vendite sul mercato interno, la Commissione ha deciso di calcolare il
        valore normale aggiungendo al costo di produzione della società la media
        ponderata delle SGAV e dei profitti relativi a tutte le vendite remunerative sul
        mercato interno degli esportatori di Taiwan che hanno collaborato. La società ha
        sostenuto che formava un'entità con il produttore/esportatore di Taiwan che ha
        collaborato e che in considerazione di tale rapporto le SGAV e i profitti avrebbero
        dovuto essere determinati in base al primo metodo indicato all'articolo 2,
        paragrafo 6 del regolamento di base, ossia, secondo la società, in base ai dati
        effettivi relativi alla società taiwanese in questione.
        In alternativa, la società ha chiesto che, qualora fosse applicato l'articolo 2,
        paragrafo 6, lettera e) del regolamento di base, si utilizzassero soltanto le SGAV e
        i profitti della società collegata di Taiwan, dati gli stretti legami esistenti tra le
        due.
(28)    Occorre notare che, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6 del regolamento di base,
        le SGAV e i margini di profitto da usare per calcolare il valore normale sono le
        SGAV sostenute e i profitti realizzati sul mercato interno del paese esportatore,
        ossia la Thailandia. Tuttavia, in assenza di dati su vendite di telecopiatrici
        effettuate sul mercato interno thailandese dalla società interessata o da qualsiasi
        altra società, e non essendo disponibili dati sulle SGAV e sui profitti per prodotti
        della stessa categoria generale, secondo quanto previsto all'articolo 2, paragrafo 6,
        lettere a) o b) del regolamento di base, è stato necessario applicare l'articolo 2,
        paragrafo 6, lettera e), ossia determinare le SGAV e i profitti con qualunque altro
        metodo appropriato. A questo riguardo è stato ritenuto che la media ponderata
        delle SGAV sostenute e dei profitti realizzati sul mercato di Taiwan da tutti gli
        esportatori che hanno collaborato costituisse una base appropriata e ragionevole,
        essendo Taiwan un mercato competitivo in cui operano molte imprese, nonché la
        migliore approssimazione di cui la Commissione potesse disporre delle condizioni
        di vendita sul mercato thailandese per il prodotto in questione.
 ---pagebreak--- (29)   Utilizzare, come suggerito dal produttore thailandese, unicamente le SGAV e i
       profitti della società di Taiwan cui esso è collegato non significa usare una base
       più appropriata. Infatti, le vendite della società taiwanese collegata considerate
       separatamente rappresentavano una quota relativamente modesta del mercato
       taiwanese.
Confronto
Spese di importazione
(30)   Al punto 37 del regolamento provvisorio la Commissione ha precisato che le
       richieste di adeguamento per le spese di importazione presentate dai
       produttori/esportatori coreani sono state respinte in quanto erano basate su una
       media calcolata per tutti i prodotti e la relazione tra il dazio corrisposto e il
       particolare modello di telecopiatrice in questione non era stata dimostrata. Tre
       produttori/esportatori coreani hanno sostenuto che questa decisione non era
       giustificata. Ritenevano che i servizi della Commissione non dovessero insistere
       su calcoli precisi per modello, ma accettare una distribuzione generale dei dazi
       pagati. Inoltre sostenevano che dovesse essere concesso un adeguamento per il
       dazio doganale di ritorno indipendentemente dal fatto che i modelli interni
       comprendessero o meno parti acquistate localmente.
(31)   Occorre sottolineare che una condizione essenziale perché tale adeguamento sia
       concesso è che vengano fornite prove del fatto che le parti non sono state
        acquistate localmente, poiché, altrimenti, per tali parti non sarà stato pagato alcun
        dazio all'importazione. In un solo caso l'esportatore è riuscito a fornire alla
       Commissione, almeno in parte, prove sufficienti del fatto che l'adeguamento era
       giustificato. L'adeguamento è stato effettuato soltanto nella misura in cui era
       dimostrata la fondatezza della richiesta.
Stadio commerciale
a) Differenza nelle funzioni svolte
(32)    I due produttori/esportatori giapponesi, quello di Singapore e una delle società
        coreane hanno chiesto un adeguamento interno per differenze relative allo stadio
        commerciale in base all'articolo 2, paragrafo 10, lettera d) del regolamento di
        base. Tali richieste sono state provvisoriamente respinte per i motivi esposti ai
        punti 49 e 71 del regolamento provvisorio. Le società hanno contestato questa
        decisione ribadendo che la differenza tra le funzioni svolte sul mercato interno e
        su quello d'esportazione corrispondeva automaticamente ad uno stadio
        commerciale diverso e che pertanto doveva essere concesso un adeguamento per
        consentire un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione. A
        sostegno di tale argomento, le società hanno sostenuto che, nel costruire il prezzo
        all'esportazione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base,
        l'impostazione adottata dalle Istituzioni è quella di detrarre tutti i costi sostenuti
        dagli importatori collegati nella Comunità dal prezzo pagato dal primo acquirente
        indipendente portando in tal modo il prezzo all'esportazione allo stadio franco
        fabbrica. Essi sostengono quindi che, per ottenere un valore normale ad uno stadio
        commerciale comparabile, si dovrebbero escludere anche le stesse categorie di
        spese sostenute sul mercato interno, più un corrispondente profitto basato su
 ---pagebreak---      quello realizzato sulle vendite effettuate sul mercato interno, a norma dell'articolo
     2, paragrafo 10, lettera d) del regolamento di base.
(33) Tale argomento non può essere accettato in quanto ignora un requisito essenziale
     del regolamento di base in materia, ossia che il richiedente deve definire gli stadi
     commerciali ai quali sono effettuate le vendite sul mercato interno e sul mercato
     d'esportazione e in particolare dimostrare in che modo le eventuali differenze
     incidono sulla comparabilità dei prezzi.
(34) Occorre tenere presente che la prassi delle Istituzioni di ricostruire il prezzo
     all'esportazione detraendo i costi sostenuti dagli importatori collegati dal prezzo
     praticato agli importatori indipendenti porta il prezzo frontiera comunitaria al
     livello di una vendita ad un acquirente indipendente. Poiché nella fattispecie il
     prezzo di rivendita praticato dagli importatori collegati nei confronti dei clienti
     indipendenti è risultato sostanzialmente al livello dei prezzi applicati ai grandi
     rivenditori e distributori, una detrazione delle spese sostenute dagli importatori
     nella vendita a tali clienti dà luogo ad un prezzo che si situa ad un livello più alto
     nel sistema delle vendite. È pertanto conseguente considerare il prezzo
     all'esportazione risultante dalla ricostruzione equivalente ad un prezzo praticato
     ad un distributore.
(35) Per quanto riguarda l'argomento che, poiché per ricostruire il prezzo
     all'esportazione erano stati detratti dei costi, si doveva effettuare una detrazione
     analoga dai prezzi interni, esso è ritenuto di per sé infondato. Dato che nella
     fattispecie la ricostruzione del prezzo all'esportazione portava ad uno stadio
     commerciale corrispondente a quello di un distributore, questo corrispondeva allo
     stadio commerciale del mercato interno. Il fatto che sul mercato interno nella
     vendita ai distributori possano essere sostenuti alcuni costi che non sono sostenuti
     allo stadio d'esportazione simile dipende dalla struttura o dalle circostanze
     specifiche dei mercati in questione, ma non può di per sé portare ad un
     adeguamento quando è chiaro che i prezzi sono praticati nei confronti di
     acquirenti dello stesso tipo, ossia di distributori.
(36) Le società giapponesi e coreane hanno sostenuto che il prezzo interno medio non
     poteva essere usato come valore normale poiché le vendite hanno avuto luogo a
     vari stadi commerciali diversi, dei quali solo uno corrispondeva allo stadio
     dell'esportazione. La Commissione ha esaminato accuratamente la situazione, ma
     non ha potuto concludere che l'argomento degli esportatori era fondato, in quanto
     le società non hanno potuto fornire nessuna chiararipartizionein termini di costi
     né di prezzi diversi per dimostrare che le vendite sul mercato interno erano state
     effettuate a stadi diversi. Quello che la Commissione ha potuto stabilire, invece, è
     che i prezzi praticati nei confronti di tutti i clienti interni erano
     approssimativamente uguali per i vari gruppi di acquirenti, il che faceva pensare
     che gli stadi commerciali non fossero diversi. In ogni caso, dato che i prezzi
     praticati sul mercato interno nei confronti di tutti i gruppi di acquirenti erano
     simili e che un gruppo di questi corrispondeva allo stadio commerciale degli
     acquirenti per l'esportazione (distributori), un adeguamento per lo stadio
     commerciale non era giustificato. Il valore normale sarebbe lo stesso sia che fosse
     basato sulle vendite a un gruppo 0 sulle vendite a tutti gli acquirenti.
 ---pagebreak---  (37)  Nel caso di Singapore le vendite sul mercato interno erano assertivamente
       effettuate tutte ad un unico stadio commerciale, ossia quello dei distributori.
       Occorre ricordare che il valore normale è stato determinato secondo l'articolo 18,
       paragrafo 1 del regolamento di base, in quanto la società aveva omesso di'
       registrare un numero sostanziale di operazioni di vendita del prodotto in questione
        sul mercato interno, il che aveva impedito una verifica più dettagliata degli stadi
       commerciali sul mercato interno. Sulla base dei dati di cui la Commissione
       disponeva, non sono state rilevate differenze tra gli stadi commerciali sul mercato
       interno e su quello d'esportazione.
 (38)  Per le ragioni suindicate il valore normale è stato determinato sulla base di tutte le
       vendite effettuate sul mercato interno ed è stato ritenuto che gli adeguamenti per
       differenze inerenti allo stadio commerciale richiesti dai produttori/esportatori
       giapponesi, coreani e singaporiani non erano giustificati.
(39)   Tuttavia, in circostanze non coperte da un adeguamento per differenze inerenti
       allo stadio commerciale ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto i)
       del regolamento di base, può essere accordato, a norma dell'articolo 2, paragrafo
        10, lettera d), punto ii), uno speciale adeguamento quando si dimostri che talune
       funzioni si riferiscono a stadi commerciali diversi da quello utilizzato in sede di
       confronto. Nella fattispecie, dall'inchiesta è emerso che, anche se l'adeguamento
       per differenze inerenti allo stadio commerciale non poteva essere accordato, la
       funzione della pubblicità avrebbe dovuto essere oggetto di una speciale
       considerazione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto ii). La
       Commissione ha esaminato, in particolare, se le società in questione avessero
       sostenuto spese di pubblicità per promuovere le vendite a stadi commerciali
       diversi da quello utilizzato in sede di confronto. È stato constatato che per le
       società in questione alcune spese di pubblicità si riferivano, nella fattispecie, ad
      uno stadio commerciale diverso da quello utilizzato in sede di confronto. Pertanto,
       è stato deciso in base all'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto ii) del
      regolamento di base di escludere dal calcolo del valore normale le spese di
      pubblicità sostenute per vendite sul mercato interno che si riferiscono ad uno
       stadio commerciale diverso da quello dei distributori.
b) Vendite OEM
(40)  Un produttore/esportatore taiwanese, uno thailandese e due coreani hanno
      contestato il rigetto delle loro richieste di adeguamento per differenze inerenti allo
       stadio commerciale basate sulle vendite per esportazione OEM.
(4,1) L'adeguamento richiesto non ha potuto essere concesso in quanto non è stato
      possibile stabilire un chiaro schema dei prezzi tra i presunti canali di vendita. In
      alcuni casi, i prezzi dei modelli OEM sono risultati più elevati di quelli dei
      modelli venduti con marchio proprio. Nel caso di una delle due società coreane è
      inoltre emerso che la classificazione dei clienti fornita dalla società era imprecisa
      e pertanto non è stata presa in considerazione. Nel mercato taiwanese, le vendite
      interne OEM non presentavano sostanziali differenze di prezzo rispetto alle
      vendite con marchio proprio.
(42)  Nel caso del produttore thailandese, che non ha effettuato vendite sul mercato
       interno e ha esportato soltanto su base OEM, il valore normale è stato costruito
                                                  9
 ---pagebreak---      utilizzando la media delle SGAV e dei profitti del mercato taiwanese, per il quale,
     come spiegato sopra, non era necessario nessun adeguamento di questo tipo.
     Pertanto larichiestaè respinta.
Commissioni
(43) La società thailandese ha contestato il fatto che fosse stata detratta una
     commissione del 5% dal prezzo praticato nei confronti del primo acquirente
     indipendente nella Comunità in considerazione della partecipazione della società
     collegata di Taiwan a tali operazioni. Secondo la società dovrebbero essere
     detratte soltanto le spese di vendita direttamente connesse; pertanto, non
     sussisterebbe alcuna base giuridica per l'applicazione della commissione del 5%
     che la società sostiene di non aver effettivamente corrisposto.
(44) L'inchiesta ha confermato che tutte le esportazioni del produttore/esportatore
     thailandese verso la Comunità sono state effettuate attraverso una società
     collegata di Taiwan. È stato stabilito che, a causa della relazione tra le due società,
     i prezzi di trasferimento ai quali il produttore thailandese forniva i prodotti alla
     società collegata di Taiwan non erano applicati su una base di indipendenza. È
     stato verificato in loco che vi era un rialzo tra il prezzo di trasferimento e il prezzo
     pagato dal primo acquirente indipendente nella Comunità. Tale differenza aveva,
     almeno in parte, lo scopo di coprire i costi sostenuti dalla società collegata per le
     attività svolte ai fini dell'esportazione del prodotto in questione. Poiché le
     funzioni svolte dalla società collegata di Taiwan possono essere considerate simili
     a quelle di un operatore commerciale, è stata effettuata una detrazione del 5% sul
     prezzo praticato nei confronti del primo acquirente indipendente nella Comunità.
     Questa cifra si ritiene congrua dato il grado di coinvolgimento della società
     collegata nelle attività di vendita del produttore/esportatore thailandese.
(45) Una società di Singapore ha chiesto un adeguamento per commissioni pagate a
     società collegate in Giappone. La richiesta era già stata respinta per i motivi
     esposti al punto 73 del regolamento provvisorio. La società ha contestato tale
     decisione ribadendo che l'adeguamento era necessario a causa dell'importante
     ruolo svolto dalle due società giapponesi collegate sia nella produzione che nella
     commercializzazione del prodotto in questione a Singapore.
(46) La questione è stata riesaminata. Dall'inchiesta è emerso che l'adeguamento
     richiesto si riferiva in realtà a royalties e trasferimenti di profitti ricevuti dalle due
      società giapponesi collegate. Tali pagamenti non si possono considerare
     commissioni ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera i) del regolamento di
     base. Pertanto la richiesta di adeguamento doveva essere respinta.
(47)  Tuttavia, per quanto riguarda le vendite per esportazione, è emerso che erano
      interamente gestite dalle società giapponesi. La funzione della società di
      Singapore si limitava alla fatturazione delle merci e all'organizzazione della
      spedizione. Quindi, poiché le funzioni svolte dalle società collegate si possono
      considerare simili a quelle di un operatore commerciale, è stata effettuata una
      detrazione del 5% sul prezzo praticato nei confronti del primo acquirente
      indipendente nella Comunità, per tener conto del coinvolgimento di dette società
      nelle attività amministrative e di vendita del produttore di Singapore. Il livello
      dell'adeguamento è stato stabilito al 5% in quanto le spese effettivamente
                                                 10
 ---pagebreak---          sostenute dalle società giapponesi collegate non sono state registrate, benché fosse
         specificamente richiesto, nella risposta al questionario, e pertanto non hanno
         potuto essere verificate in loco.
 Costo del credito
 (48)    Al punto 39 del regolamento provvisorio si precisa che le richieste di
         adeguamento per il costo del credito presentate da tutte le società coreane sono
         state respinte in quanto presentate sulla base di un "conto aperto", ossia un
         sistema di pagamento rotativo, senza alcuna prova di un accordo tra fornitore e
         acquirente del prodotto alla data della vendita. Tre produttori/esportatori coreani
        hanno sostenuto che ciò non era conforme alla prassi consolidata della
         Commissione. Su tale base, avrebbe dovuto essere concesso un adeguamento sul
        valore normale corrispondente almeno ad un periodo di credito di 30 giorni.
(49)     Le Istituzioni solitamente accettano un adeguamento per il costo del credito
        quando l'esportatore dimostra che nella determinazione dei prezzi applicati si è
        tenuto conto delle condizioni di pagamento, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10,
        lettera g) del regolamento di base. Pertanto un adeguamento viene concesso
        unicamente per il numero di giorni che le società dimostrino di aver concordato
        alla data della vendita, visto che soltanto le spese relative a tale numero di giorni
        si possono considerare un fattore che influisce sul prezzo. Tale accordo non esiste
        in quanto i pagamenti sono stati effettuati sulla base di un conto aperto e di
        conseguenza larichiestanon ha potuto essere accettata.
Costi di garanzia
(50)    Un produttore/esportatore coreano ha sostenuto che si doveva stimare in modo più
        equo un adeguamento per differenze relative ai costi di garanzia, includendo
        alcune spese assertivamente sostenute a titolo di compensi corrisposti ad agenti
        indipendenti e di retribuzioni pagate agli addetti alle riparazioni.
(51)    Dall'inchiesta è emerso che le spese di garanzia registrate per il mercato interno
        erano sopravvalutate e pertanto non costituivano una base attendibile per la
        valutazione dell'adeguamento. Ai fini delle risultanze provvisorie era stato deciso
        di basare l'adeguamento per i costi di garanzia soltanto sui costi effettivamente
        sostenuti per fornire gratuitamente pezzi diricambioai clienti. In assenza di nuovi
        elementi di prova atti a giustificare un aumento dell'adeguamento per le spese di
        garanzia, si confermano lerisultanzeprovvisorie.
Altri fattori
(52)    Una società taiwanese ha nuovamente chiesto un adeguamento specifico ai sensi
        dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera k) del regolamento di base, in particolare
        detrazioni dal valore normale per le retribuzioni dei venditori, le spese di
        pubblicità e la locazione, sostenendo che la maggior parte delle spese sostenute
        per tali funzioniriguardavanovendite sul mercato interno.
(53)    I produttori/esportatori giapponesi e singaporiano hanno chiesto come alternativa,
        in caso di rigetto della richiesta di adeguamento per differenze inerenti allo stadio
        commerciale (v. sopra), che venissero effettuate detrazioni specifiche dal valore
                                                  11
 ---pagebreak---        normale per le retribuzioni dei venditori, le spese di pubblicità e altre. La società
       di Singapore ha contestato il rigetto della richiesta (v. punto 72 del regolamento
       provvisorio), sostenendo che la presentazione di prove del fatto che a causa delle
       differenze relative a tali fattori gli acquirenti pagano prezzi diversi sul mercato
       interno, citata all'articolo 2, paragrafo 10, lettera k), è citata semplicemente a
       titolo di esempio e pertanto non è obbligatoria.
(54)   Tutte le società che hanno chiesto adeguamenti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo
       10, lettera k) del regolamento di base hanno omesso di dimostrare l'esistenza di
       significative e costanti differenze di prezzo come prescritto da detta disposizione.
       Mostrare soltanto una differenza di costi tra l'ufficio esportazioni e l'ufficio
       vendite interne di una società non è sufficiente per chiedere un adeguamento per
       differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi e tantomeno per dimostrare
       un impatto sui prezzi. Inoltre, la supposizione che la richiesta di dimostrare la
       diversità dei prezzi sia indicata a titolo di esempio non è corretta, poiché quanto
       previsto alla lettera k) ribadisce le due condizioni fissate nella parte generale
       dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, ossia che gli adeguamenti
       per differenze tra i fattori di cui alle lettere da a) a k) possono essere concessi
       soltanto se viene sostenuto e dimostrato che esse incidono sui prezzi e sulla
       comparabilità dei prezzi. In assenza di elementi di prova atti a dimostrare la
       sussistenza di tali condizioni nella fattispecie, la richiesta ha dovuto essere
       respinta.
3. Paesi ad economia non di mercato
3.1    Trattamento individuale
(55)   Le società alle quali non è stato concesso un trattamento individuale hanno
       sostenuto che la motivazione del regolamento provvisorio al riguardo non era
       adeguata. Inoltre, hannorinnovatola richiesta di trattamento individuale in quanto
       indipendenti dal controllo dello Stato cinese.
(56)   Occorre notare che, ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 5 del regolamento di base,
       nel caso dei paesi non retti da un'economia di mercato viene istituito un unico
       dazio per il paese in generale. La concessione di un trattamento individuale ad
       alcuni esportatori costituisce pertanto un'eccezione alla regola. Ogni
       produttore/esportatore che desideri beneficiare di questa eccezione deve
       dimostrare l'assenza di interferenze da parte dello Stato. Due dei produttori cinesi
       hanno dimostrato di soddisfare tutti i criteri necessari per ottenere un trattamento
       individuale. Gli altri tre produttori cinesi invece non hanno dimostrato la loro
       indipendenza; pertanto, le Istituzioni non hanno potuto fare altro che applicare
       loro il dazio generale.
3.2    Confronto dei modelli
(57)   I produttori/esportatori cinesi hanno contestato il fatto che il valore normale fosse
       in parte stato basato sui modelli di un produttore coreano in relazione al quale è
       stato applicato l'articolo 18 del regolamento di base. Gli esportatori in questione
       hanno sostenuto che l'utilizzazione di un valore normale accertato per una società
       che non ha collaborato era per loro sfavorevole.
                                                 12
 ---pagebreak---  (58)   La questione è stata riesaminata e, dato che per la determinazione del valore
        normale era stato applicato l'articolo 18 del regolamento di base, i modelli in
        causa sono stati definitivamente esclusi dal calcolo.
 (59)   Una delle società coreane con attività produttiva sia in Cina che in Corea ha
        sostenuto che il valore normale di uno dei suoi modelli prodotti in Cina avrebbe
        dovuto essere determinato con riferimento al valore costruito dello stesso modello
        da essa prodotto in Corea.
 (60)   La richiesta è stata respinta poiché per determinare il valore normale del
        produttore/esportatore coreano collegato erano stati utilizzati i dati disponibili a
       norma dell'articolo 18 del regolamento di base e, come indicato sopra, i relativi
       modelli sono stati esclusi dalla determinazione del valore normale cinese. Inoltre,
       occorre sottolineare che il valore normale dovrebbe essere basato su dati ottenuti,
        ove possibile, nel paese analogo complessivamente e non soltanto sulle vendite di
       un particolare produttore.
3.3   Confronto
Stadio commerciale
(61)   I produttori/esportatori cinesi hanno continuato a chiedere un adeguamento per
       differenze inerenti allo stadio commerciale in base al fatto che le loro vendite per
       l'esportazione erano effettuate ad OEM.
(62)   Come indicato sopra, un'analisi dei prezzi delle vendite OEM e delle vendite con
       marchio proprio effettuate sul mercato interno coreano ha mostrato che le
       eventuali differenze inerenti allo stadio commerciale non siriflettevanoin costanti
       e distinte differenze di prezzo. In assenza di differenze di prezzo tra le vendite
       OEM e le vendite con marchio proprio in Corea e visto che il valore normale
       cinese è stato basato sul mercato interno coreano non vi erano motivi per
       effettuare un adeguamento.
Commissioni
(63)   Tre società giapponesi sono interessate dal procedimento riguardante la Cina
       poiché hanno esportato telecopiatrici originarie della Cina verso la Comunità. È
       emerso che società di Hong Kong interamente di loro proprietà avevano o un
       contratto di subappalto con una società cinese per la produzione (o
       l'assemblaggio) in Cina o un'organizzazione aziendale (persona giuridica) in
       Cina. Nel calcolo provvisorio è stato detratto a titolo di commissione unrialzoper
       le attività svolte a Hong Kong e in Giappone. I produttori/esportatori cinesi hanno
       sostenuto che tale detrazione del 5% dal prezzo all'esportazione non era giusta
       poiché non si riferiva all'effettivo pagamento di una commissione.
(64)   Poiché le funzioni delle società giapponesi collegate si possono considerare simili
       a quelle svolte da un operatore commerciale dietro pagamento dì una
       commissione, è stata effettuata una detrazione del 5% dal prezzo praticato nei
       confronti del primo acquirente indipendente nella Comunità. Tale percentuale si
       ritiene equa dato il grado di coinvolgimento delle società collegate nelle attività
       amministrative e di vendita dei produttori cinesi.
                                                 13
 ---pagebreak--- (65)  Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera i) del regolamento di base, si applica
      un adeguamento per le differenze relative alle commissioni pagate per le vendite
      in esame. A tale riguardo, occorre sottolineare che non fa differenza se il
      produttore/esportatore emette la fattura direttamente a carico del cliente nella
      Comunità e versa una commissione alle parti che intervengono nell'operazione di
      vendita o se il produttore/esportatore emette la fattura a carico dell'intermediario
      che a sua volta emette una fattura a carico del cliente nella Comunità. La seconda
      modalità è semplicemente un diverso modo di far sì che l'intermediario riceva la
      commissione. Pertanto, in conformità alla consueta prassi del Consiglio e della
      Commissione, larichiestanon ha potuto essere accettata.
4. Margine di dumping per le società soggette all'inchiesta
4.1   Margine di dumping per le società che hanno collaborato
(66)  A norma dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base il margine di
      dumping è stato determinato in base al confronto tra la media ponderata del valore
      normale e la media ponderata dei prezzi di tutte le transazioni di esportazione
      verso la Comunità.
4.2   Margine di dumping per le società che non hanno collaborato (margine
      di dumping residuo)
(67)  In assenza di osservazioni delle parti interessate, si decide di applicare il metodo
      di cui al punto 28 del regolamento provvisorio: per ciascun paese esportatore è
      stata selezionata la società con il margine di dumping più elevato ed è stato
      identificato il modello con dumping più elevato prodotto e venduto in quantità
      significative da tale società. Il margine di dumping residuo è stato determinato in
      base alla media ponderata del margine relativo al modello in questione, espresso
      in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria.
4.3   Margini di dumping
Repubblica di Corea
(68)  Per i produttori/esportatori che hanno collaborato i margini di dumping definitivi,
      espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, sono
      i seguenti:
      Samsung Electronics Co. Ltd, Seul               19,8%
      Daewoo Telecom Ltd, Seul                        11,6%
      Nixxo Telecom Co., Ltd, Seul                      7,5%
      Tae 11 Media Co., Ltd, Seul                        9,2%
(69)  Il margine di dumping residuo per la Corea, espresso in percentuale del prezzo
      all'importazione cif frontiera comunitaria, è pari al 25,1%.
Giappone
                                                14
 ---pagebreak--- (70)   Per i produttori/esportatori che hanno collaborato i margini di dumping definitivi,
      espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, sono
       i seguenti:
       Brother Industries, Ltd., Nagoya               49,2%
       Tottori Sanyo Electric Co., Ltd., Tortoli     124,2%
(71)   Il margine di dumping residuo per il Giappone, espresso in percentuale del prezzo
      all'importazione cif frontiera comunitaria, è pari al 130,2%.
Taiwan
(72)  Per i produttori/esportatori che hanno collaborato i margini di dumping definitivi,
      espressi in percentuale del prezzo all'importazione ciffrontieracomunitaria, sono
       i seguenti:
       Kinpo Electronics, Inc., Taipei                6,0%
       Sampo Corporation, Taipei                     56,2%
(73)   Il margine di dumping residuo per Taiwan, espresso in percentuale del prezzo
      all'importazione ciffrontieracomunitaria, è pari al 60,8%.
Singapore
(74)  Per il produttore/esportatore che ha collaborato il margine di dumping definitivo,
      espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, è il
      seguente:
      Matsushita Graphic Communication Systems (S) Pte,, Ltd., Singapore          30,1%
(75)  Il margine di dumping residuo per Singapore, espresso in percentuale del prezzo
      all'importazione ciffrontieracomunitaria, è pari al 68,2%.
Thailandia
(76)   Per il produttore/esportatore che ha collaborato il margine di dumping definitivo,
      espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, è il
       seguente:
       Cal-Comp Electronics (Thailandia) Co. Ltd., Bangkok          10,4%
(77)   Il margine di dumping residuo per la Thailandia, espresso in percentuale del
      prezzo all'importazione ciffrontieracomunitaria, è pari al 22,6%.
Malaysia
(78)   Il margine di dumping residuo per la Malaysia, espresso in percentuale del prezzo
       all'importazione ciffrontieracomunitaria, è pari al 124,2%.
Repubblica popolare cinese
                                                15
 ---pagebreak--- (79)  Il margine di dumping definitivo per la Cina, espresso in percentuale del prezzo
      all'importazione ciffrontieracomunitaria, è pari al 51,6%.
(80)  I margini di dumping definitivi per le società che hanno ricevuto un trattamento
      individuale, espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera
      comunitaria, sono i seguenti:
      Murata Machinery (H.K.) Ltd., Hong Kong (prodotti originari della Cina) 21,2%
      Highsonic Industrial Ltd., Hong Kong (prodotti originari della Cina)          23,2%.
                         D.      INDUSTRIA COMUNITARIA
(81)  Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori alcune parti interessate hanno
      sostenuto che il produttore comunitario denunziante non dovesse essere
      considerato 1' "industria comunitaria" data la mancata collaborazione del secondo
      maggior produttore comunitario. Tuttavia, nell'inchiesta è stato determinato che il
      produttore comunitario denunziante rappresenta una proporzione maggioritaria
      della produzione comunitaria totale, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del
      regolamento di base. Detto produttore è quindi considerato l'industria comunitaria
      ai fini del presente procedimento.
                                  E.      PREGIUDIZIO
1.    Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni in dumping
(82)  Gli esportatori giapponesi hanno sostenuto che la Commissione non doveva
      considerare non cooperanti circa 10 produttori giapponesi di telecopiatrici che
      avevano rifiutato di collaborare con la Commissione nel presente procedimento e
      non avevano compilato il questionario loro inviato dai servizi della Commissione,
      in quanto tali società assertivamente avevano cessato le esportazioni verso la
      Comunità prima del periodo dell'inchiesta. L'andamento delle importazioni per il
      Giappone dovrebbe essere basato sui dati presentati dall'associazione dei
      produttori giapponesi CIAJ per le società che non hanno collaborato nel corso del
      procedimento, nonché sui dati presentati dai 2 esportatori giapponesi che hanno
      collaborato. Tali dati mostrerebbero un significativo calo delle importazioni
      giapponesi dal 1993 al 1996. In considerazione di tale andamento, le importazioni
      dal Giappone dovrebbero essere separate dal cumulo.
 (83)  Un esportatore di prodotti cinesi ha sostenuto che le esportazioni cinesi avrebbero
       dovuto essere separate dal cumulo in quanto gli esportatori cinesi si sono orientati
       su clienti OEM, mentre gli altri paesi esportatori hanno mirato al mercato dei beni
       di consumo. Tale circostanza giustificherebbe la separazione dal cumulo, in
       quanto indicherebbe un'assenza di concorrenza tra questi prodotti.
 (84)  Inoltre, alcuni esportatori hanno sostenuto che i prezzi medi giapponesi e
       singaporiani erano superiori del 40-48% alla media complessiva di tutti i paesi
       esportatori interessati. Tale circostanza giustificherebbe la separazione dal cumulo
       per i paesi citati, in quanto indicherebbe che i prodotti non erano in concorrenza
       con quelli degli altri paesi esportatori interessati.
                                                 16
 ---pagebreak--- (85)    Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base, il cumulo delle
        importazioni ai fini della determinazione del pregiudizio è possibile se sussistono
        le condizioni seguenti:
        (a) i margini di dumping stabiliti per i singoli paesi sono superiori a quelli
             minimi definiti all'articolo 9, paragrafo 3;
         (b) il volume delle importazioni da ciascun paese non è trascurabile;
         (e) la valutazione comulativa degli effetti delle importazioni è opportuna alla
             luce delle condizioni di concorrenza tra i prodotti importati e il prodotto
             comunitario simile.
    1.1 Margini di dumping
(86)    Come indicato sopra, i margini di dumping accertati per i singoli paesi esportatori
        sono superiori a quelli minimi ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 3.
1.2     Volume delle importazioni
(87)    Per quantoriguardail volume delle importazioni dal Giappone, in assenza di dati
        attendibili e verificati per tutti gli esportatori giapponesi, ai fini delle risultanze
        definitive esso è stabilito in base ai dati Eurostat. Poiché questi ultimi non
        riguardano separatamente le telecopiatrici ad uso privato e quelle ad uso
        professionale, per determinare il volume delle importazioni di telecopiatrici ad
        uso privato è stato applicato il rapporto tra telecopiatrici ad uso professionale e
        telecopiatrici ad uso privato originarie del Giappone accertato durante l'inchiesta
        per gli importatori, sia indipendenti sia collegati a esportatori giapponesi, che
        hanno collaborato. È risultato, per le parti interessate, che il 41,1% (in unità) di
        tutte le telecopiatrici originarie del Giappone vendute nella Comunità nel periodo
        dell'inchiesta erano telecopiatrici ad uso privato. È stato pertanto stabilito che,
        rispetto al Giappone, per il periodo in esame il volume delle importazioni è pari al
        41,1% del totale delle importazioni registrato da Eurostat.
(88)    Il volume delle importazioni giapponesi non può essere basato sui dati forniti
        dall'associazione dei produttori giapponesi CIAJ in quanto una parte sostanziale
        di tali dati si riferisce a esportatori giapponesi che hanno rifiutato di compilare il
        questionario loro inviato dai servizi della Commissione impedendo in tal modo
        alla Commissione di ottenere e verificare i dati pertinenti. Inoltre, non sono state
        fornite prove del fatto che durante il periodo dell'inchiesta non fossero state
        effettuate altre importazioni di telecopiatrici ad uso privato oltre quelle dei due
        esportatori giapponesi che hanno collaborato. Gli esportatori non hanno quindi
        fornito prove della presunta forte diminuzione delle esportazioni.
(89)    Si confermano pertanto le risultanze provvisorie secondo le quali il volume delle
        importazioni dal Giappone deve essere determinato in base ai dati disponibili ai
        sensi dell'articolo 18 del regolamento di base.
Il volume delle importazioni determinato sii tale base per le esportazioni giapponesi
        rimane considerevole.
                                                    17
 ---pagebreak--- 1.3    Condizioni di concorrenza
Canali di vendita
(90)   Per quanto riguarda l'argomento che gli esportatori cinesi effettuavano soprattutto
       vendite OEM e che per tale motivo i canali di vendita dovevano essere considerati
       diversi, vi è stata una sostanziale mancanza di collaborazione da parte dei
       produttori cinesi. Pertanto non è possibile trarre conclusioni generali per le
       esportazioni cinesi soltanto sulla base della situazione degli esportatori che hanno
       collaborato. Inoltre, la Commissione ha accertato che le parti che hanno
       maggiormente collaborato in tutti i paesi esportatori interessati vendevano il
       prodotto in questione nell'UE a diverse categorie di clienti, compresi clienti
       OEM.
(91)   Tale circostanza si applica anche all'industria comunitaria. La proporzione delle
       vendite destinata alle varie categorie di clienti è ovviamente diversa. Questo
       tuttavia non cambia il fatto che le parti sono reciprocamente concorrenti e non
       sarebbe giustificato, anche se vi fosse stata un piena collaborazione, separare le
       esportazioni cinesi dal cumulo per il motivo addotto.
Prezzi
(92)   In ordine all'argomento relativo al fatto che i prezzi delle importazioni giapponesi
       e singaporiane sono più elevati, la Commissione ha stabilito che le telecopiatrici
       ad uso privato giapponesi e singaporiane importate nella Comunità hanno, in
       generale, un numero di caratteristiche tecniche più elevato rispetto ai prodotti
       degli altri paesi esportatori e più di questi si collocano, nella gamma dei prodotti,
       ai livelli più alti. Pertanto è normale che per questi due paesi i prezzi medi
       all'importazione siano più elevati. Tuttavia, i prodotti giapponesi e singaporiani
       erano in concorrenza con quelli degli altri paesi esportatori che esportavano
       anch'essi, benché in minor misura, tipi di prodotti di alto livello, nonché con i
       prodotti dell'industria comunitaria, il che è mostrato dal fatto che hanno
       caratteristiche fisiche e tecniche identiche o simili, che sono destinati allo stesso
       uso e che sono stati venduti attraverso gli stessi canali di vendita o canali simili.
       Benché complessivamente gli esportatori giapponesi e singaporiani non abbiano,
       se non eventualmente in misura irrilevante, praticato prezzi inferiori ai prezzi
       delle vendite dell'industria comunitaria (v. oltre, lettera (a), sottoquotazione dei
       prezzi), il calo dei prezzi all'esportazione da Singapore e dal Giappone ha
       provocato una depressione dei prezzi in seguito alla quale l'industria comunitaria
       non ha potuto aumentare i propri prezzi ad un livello remunerativo.
       Pertanto le condizioni di concorrenza sono simili.
1.4    Conclusioni
(93)   Alla luce di quanto precede, si confermano le risultanze provvisorie secondo le
       quali sussistono le condizioni per il cumulo delle importazioni ai fini della
       determinazione del pregiudizio, ai sensi dell'articolo 3, paragafo 4 del
       regolamento di base.
                                                 18
 ---pagebreak--- Fattori generali di pregiudizio
Osservazione generale
(94)   Sulla base delle osservazioniricevutedopo l'istituzione delle misure provvisorie e
       di ulteriori indagini, sono stati definitivamente determinati alcuni fattori generali
       di pregiudizio.
Consumo
(95)   Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori, il consumo nella Comunità
       risulta ora quale indicato qui di seguito.
(96)   Il consumo è aumentato da circa 1,1 milioni di unità nel 1993 a 2,5 milioni di
       unità nel 1996 (periodo dell'inchiesta), con un incremento del 130% circa.
Valutazione cumulativa del volume e delle quote di mercato
(97)   Inoltre, per le importazioni dai paesi interessati è stato cumulativamente
       determinato il seguente andamento:
       (i) nel periodo dal 1993 al 1994 i paesi esportatori hanno aumentato il volume
            delle loro vendite del 33,7%, ma la loro quota di mercato è diminuita di 11,4
            punti percentuali (dal 62,5% ai 51,1%);
       (ii) nel periodo dal 1994 al 1996 il volume delle importazioni dai paesi
            esportatori è aumentato del 76,9% e la loro quota di mercato è salita dal
            51,1% al 64,3%, ossìa di 113,2 punti percentuali.
  Prezzi
   (a) Sottoquotazione dei prezzi
(98)   Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori è stato stabilito che non vi era
       sottoquotazione dei prezzi per l'(unico) esportatore di Singapore.
(99)   Per gli altri esportatori che hanno collaborato si confermano le risultanze
       provvisorie, ossia che sussisteva una sottoquotazione dei prezzi per i gruppi di
       modelli sui quali è stata basata la determinazione. I margini di sottoquotazione
       determinati per gruppo di modelli variano da 1,3% a 41,8%. La media ponderata
       dei margini di sottoquotazione in relazione alle importazioni totali per paese è
       determinata a titolo definitivo come segue: Repubblica popolare cinese 18,5%,
       Giappone 0,3%, Taiwan 4,5%, Singapore 0,0%, Corea 9,2%, Thailandia 10,9%,
       Malaysia 41,8%. La media ponderata dei margini di dumping per tutti i paesi
       interessati è pari all'8,4%.
(b) Prezzi delle vendite
(100) Nel periodo dal 1993 al 1994 i prezzi delle vendite degli esportatori che hanno
       collaborato sono diminuiti in media dell' 11%; tra il 1994 e il 1996 la diminuzione
       è stata in media del 26,1%. Anche gli esportatori giapponesi e singaporiano hanno
       registrato in questo periodo un andamento decrescente dei prezzi.
                                                  19
 ---pagebreak--- Situazione dell'industria comunitaria
(101) Sulla base delle osservazioni ricevute dopo l'istituzione dei dazi antidumping
       provvisori e di ulteriori indagini, è stato stabilito quanto segue:
(102) Nel periodo dal 1993 al 1994 il volume delle vendite dell'industria comunitaria è
       aumentato del 140% e la relativa quota di mercato è salita di 7,7 punti percentuali
       (dal 16,3% al 24%). Questa evoluzione positiva era basata sugli investimenti
       effettuati nel 1993.
 (103) Invece, nel periodo dal 1994 al 1996 il volume delle vendite dell'industria
        comunitaria è diminuito del 14,7% e la relativa quota di mercato è diminuita dal
        24,0% al 14,5%, ossia di 9,5 punti percentuali.
(104) Nel periodo dal 1994 al 1996, i quantitativi prodotti e l'utilizzazione degli
       impianti hanno registrato una sostanziale diminuzione in seguito al calo del
       volume delle vendite e i prezzi delle vendite sono diminuiti del 17,5%. Nello
       stesso periodo l'occupazione è scesa del 21,7%. I risultati finanziari sono
       diminuiti e, nel periodo dell'inchiesta, hanno registrato una perdita a due cifre (%)
       sul fatturato. L'industria comunitaria non ha potuto aumentare i propri prezzi ad
       un livello remunerativo data la depressione dei prezzi sul mercato comunitario.
4. Conclusioni
(105) Sulla scorta di quanto precede, si conclude che l'industria comunitaria ha subito
       un grave pregiudizio.
                           F.     CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1.     Importazioni in dumping
(106) La penetrazione sul mercato comunitario delle importazioni in dumping vendute
       attraverso gli stessi canali di distribuzione e nello stesso mercato (trasparente) ha
       coinciso con una perdita delle quote di mercato e con un deterioramento della
       situazione finanziaria dell'industria comunitaria. Quest'ultima, durante tutto il
       periodo dell'inchiesta, ha venduto i suoi prodotti a prezzi sostanzialmente
       inferiori rispetto al costo di produzione. Essa non aveva potuto aumentare i propri
       prezzi ad un livello remunerativo data la depressione dei prezzi sul mercato
       comunitario. La depressione dei prezzi è stata provocata congiuntamente dagli
       esportatori che hanno praticato la sottoquotazione e dagli esportatori giapponesi e
       singaporiano; i prezzi all'esportazione di questi ultimi infatti mostrano anch'essi
       una costante tendenza alla diminuzione. Pertanto l'industria comunitaria ha
       dovuto far fronte, nello stesso tempo, alle importazioni in dumping dal Giappone
       e da Singapore per prodotti che in genere rientravano nel segmento più elevato del
       mercato e alle importazioni in dumping dagli altri paesi esportatori riguardanti
       piuttosto il segmento inferiore del mercato in cui la concorrenza è principalmente
       basata sul prezzo.
2.     Altri fattori
                                                  20
 ---pagebreak--- (107) Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori è stato sostenuto che il
      pregiudizio subito dall'industria comunitaria poteva essere stato causato dalla
      Sagem, il secondo maggior produttore della Comunità.
(108) A taleriguardo,i dati ottenuti durante l'inchiesta indicano che la quota di mercato
      della Sagem, che dal 1993 al 1994 era aumentata, è considerevolmente diminuita
      tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta. Inoltre, i dati statistici indicano che sul suo
      mercato principale (la Francia) la Sagem normalmente applicava i prezzi più
      elevati all'interno di un gruppo di modelli comparabili. Sulla base di tali dati si
      ritiene improbabile che la Sagem abbia contribuito in misura significativa al
      pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(109) Per quanto riguarda i paesi non soggetti all'inchiesta, secondo le conclusioni
      provvisorie non risultava che nel periodo dell'inchiesta fossero state effettuate
      importazioni significative da tali paesi. Nessuna osservazione documentata è stata
      comunicata a tale riguardo.
3.    Conclusioni
(110) Sulla scorta di quanto precede, si conclude che le importazioni in dumping dai
      paesi esportatori interessati hanno arrecato un grave pregiudizio all'industria
      comunitaria.
                       G.     INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(111) Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori è stato sostenuto che i dazi
      antidumping sarebbero indebitamente gravati sui consumatori e sarebbero
      pertanto stati contrari all'interesse della Comunità. Di conseguenza sono state
      effettuate ulteriori indagini e sono state stabilite le seguenti risultanze.
4.    Industria comunitaria e altri produttori della Comunità
(112) Nell'inchiesta è stato accertato che l'industria comunitaria è redditizia, fatto
      dimostrato tra l'altro dai suoi continui investimenti e dalla messa a punto di una
      telecopiatrice ad uso privato a carta comune (trasferimento termico), che sarà
      entro breve immessa sul mercato. Si può prevedere che, se non venissero prese
      misure antidumping, questa industria cesserebbe le sue attività nella Comunità,
      vista l'entità e la durata delle perditefinanziariesubite a causa delle importazioni
      in dumping. In assenza di misure, la depressione dei prezzi causata dalle
      importazioni in dumping continuerebbe a vanificare tutti gli sforzi compiuti
      dall'industria comunitaria per diventare redditizia. Di conseguenza, si avrebbe
      nella Comunità la perdita di circa 370 posti di lavoro direttamente connessi al
      prodotto in questione. Invece, l'imposizione di misure consentirebbe all'industria
      comunitaria di mantenere e addirittua sviluppare le sue attività nell'UE.
(113) Inoltre si ritiene che l'imposizione di dazi antidumping probabilmente avrebbe
      direttamente e indirettamente effetti positivi sull'occupazione, per circa 4 000
      posti, ossia 1 000 presso i produttori comunitari (Philips, Sagem e fabbriche
      trapiantate giapponesi) e, indirettamente, altri 3000 nel settore servizi/fornitura
      connesso alla produzione (sulla base di valutazioni industriali per questo settore,
                                                 21
 ---pagebreak---          secondo le quali un posto di lavoro nell'industria ne comporta almeno tre in
         attività di supporto).
 5.      Importatori/operatori commerciali non collegati
 (114) Dall'inchiesta è emerso che, per gli importatori e gli operatori indipendenti, il
        prodotto in questione rappresentava, in generale, soltanto una piccola parte
         dell'attività complessiva, ossia in media l'l% del fatturato totale. Per gli
         importatori che hanno collaborato, non sono risultati né posti di lavoro né
         investimenti significativi direttamente connessi al prodotto in questione. Tutte
        queste società, tranne una, hanno spiegato che i dazi antidumping non avrebbero
        avuto un impatto rilevante né sulle vendite, né sui profitti né sul livello
        occupazionale complessivi.
 6.     Consumatori
 (115) I dazi antidumping definitivi imposti comporterebbero un incremento medio dei
        prezzi al consumo, per i prodotti importati dai paesi in questione, del 12% circa,
        in base al presupposto che gli esportatori soggetti a dazi antidumping elevati,
        ossia dazi tra il 40% e l'89%, sospenderebbero le loro esportazioni verso il
        mercato comunitario, mentre gli altri esportatori continuerebbero a vendere su tale
        mercato. L'incremento individuale dei prezzi per gli esportatori soggetti a dazi
        antidumping inferiori alla media, che rappresentano il 70% circa delle
        esportazioni dai paesi in questione, sarebbe anche più basso, ossia tra il 3% e il
        9%. Per un prodotto che ha una durata di utilità di circa 5 anni, la maggiorazione
       media annua dovuta ai dazi antidumping sarebbe quindi pari a 6 ECU circa.
       Queste maggiorazioni relativamente limitate sarebbero comunque in parte
       neutralizzate dalle normali diminuzioni di prezzo del prodotto in questione.
(116) A prescindere dai suindicati aumenti di prezzo per i prodotti importati, i
       consumatori potranno contare sull'aumento dell'offerta da parte di tutti i
       produttori comunitari. La quota di mercato di tutti i produttori comunitari
       potrebbe aumentare dal 35% circa nel 1996 al 50% circa dopo l'istituzione dei
       dazi antidumping. I produttori comunitari probabilmente manterranno i loro
       prezzi stabili per beneficiare di quote di mercato e volumi di vendita maggiori
       che, a loro volta, comporterebbero una riduzione dei costi unitari e un
       miglioramento deirisultatifinanziari.
(117) L'Ufficio europeo delle unioni di consumatori (BEUC) non ha accolto l'invito a
       partecipare e a comunicare osservazioni.
(118) Alla luce di quanto precede, si ritiene che l'onere gravante sui consumatori a
       causa dei dazi antidumping sulle telecopiatrici ad uso privato importate dai paesi
       in questione sia limitato rispetto al vantaggio di assicurare la continuazione di
       attività industriali e impieghi cherichiedonoalte qualifiche nella Comunità.
7.     Società dell'informazione
(119) È stato sostenuto che l'imposizione di dazi antidumping avrebbe compromesso lo
       sviluppo della società dell'informazione.
                                                22
 ---pagebreak--- (120) A tale riguardo, nell'Accordo di Singapore del 1996 sui prodotti della tecnologia
      dell'informazione è esplicitamente specificato che l'Accordo non interferisce in
      alcun modo con il diritto di istituire misure antidumping se necessario. Inoltre, si
      considera che il lieve impatto sui consumatori, quale indicato sopra, non influirà
      negativamente sulla domanda del prodotto in questione.
8.    Impatto delle misure antidumping sulla concorrenza
(121) L'imposizione di dazi antidumping nei confronti degli esportatori per i quali sono
      stati accertati margini di dumping e di pregiudizio elevati e le cui esportazioni
      sarebbero quindi soggette a dazi antidumping elevati probabilmente comporterà
      per tali esportatori un calo del volume delle vendite e della quota di mercato.
      Tuttavia, per la maggior parte degli esportatori interessati l'impatto dei dazi sarà
      moderato e la loro situazione concorrenziale non dovrebbe risentirne in misura
      significativa. Pertanto, sul mercato vi sarà ancora un numero considerevole di
      forti concorrenti dei produttori comunitari.
9.    Conclusioni
(122) Alla luce di quanto precede si ritiene che non vi siano ragioni sufficienti per non
      istituire dazi antidumping.
                               H.      DAZIO DEFINITIVO
1.    Margini di pregiudizio
(123) Al fine di determinare l'aliquota del dazio necessaria per eliminare il pregiudizio
      arrecato all'industria comunitaria dalle importazioni in dumping si è ritenuto
      opportuno calcolare un livello di prezzo basato sul costo di produzione
      dell'industria comunitaria più un adeguato profitto. Un margine di profitto del
      10,7% sul fatturato è stato ritenuto un margine minimo appropriato. Si considera
      che, nella situazione attuale e in futuro, è e sarà necessario potenziare le attività di
      R&S, in particolare in vista di una ulteriore miniaturizzazione e di future
      generazioni di prodotti adeguati ai nuovi sviluppi della tecnologia delle
      telecomunicazioni. Il margine di profitto suindicato è sufficiente a fornire le
      risorse per gli investimenti necessari per produrre i nuovi tipi di prodotti, nonché
      a fornire un congruo utile sul capitale già investito.
(124) Si ritiene altresì che il margine di profitto di cui sopra sia conforme ai margini di
      profitto accertati per le vendite effettuate dagli esportatori interessati sul mercato
      interno e ai margini di profitto usati in precedenti procedimenti antidumping per
      industrie analoghe (ad es., i casi relativi ai televisori a colori con schermo di
      piccole dimensioni, alle audiocassette, alle videocassette, ai dischi magnetici, ai
      condensatori elettrolitici all'alluminio, ai sistemi di telecamere, nei quali sono
      stati usati tassi di profitto sul fatturato compresi tra il 10 e il 12%).
(125) Il livello necessario per eliminare il pregiudizio è stato calcolato confrontando la
      media ponderata dei prezzi all'importazione, debitamente adeguati per le
      differenze inerenti alle condizioni di pagamento e di consegna, e allo stesso stadio
      commerciale, con il prezzo non pregiudizievole dell'industria comunitaria,
      determinato come indicato sopra. Gli importi risultanti da questo calcolo sono
                                                   23
 ---pagebreak---       stati espressi in percentuale della media ponderata del valore franco frontiera
      comunitaria delle merci importate. I margini di pregiudizio determinati su tale
      base sono i seguenti:
     PAESE                          SOCIETA                    MARGINE DI
                                                              PREGIUDIZIO %
GIAPPONE            Brother Industries Ltd.                          7,0
                    Tottori Sanyo Electric Co. Ltd                 28,1
                    Altre                                           34,9
RP CINESE           Highsonic Industrial Ltd., Hong Kong.           59,3
                    Murata Machinery Ltd.                           23,5
                    Altre                                           74,2
COREA               Daewoo Telecom Ltd.                             61,6
                    Tae II Media Co. Ltd.                           50,8
                    Samsung Electronics Co. Ltd.                    17,4
                    Nixxo Telecom Ltd.                              54,8
                    Altre                                           73,1
SINGAPORE           Matsushita Graphic Communication                 7,7
                    Systems (S) Pte. Ltd.
                    Altre                                           39,5
TAIWAN              Kinpo Electronics Inc.                          32,4
                     Sampo Corporation                              35,8
                    Altre                                           36,6
THAILANDIA           Cal-Comp Electronics (Thailand) Co. Ltd.       40,7
                     Altre                                          47,3
MALAYSIA             Tutte (omessa collaborazione)                  89,9
2.     Dazi definitivi
                                                 24
 ---pagebreak--- (126) I dazi antidumping definitivi sono fìssati al livello dei margini di dumping
      accertati, oppure al livello dei margini di pregiudizio se questi ultimi sono
      inferiori. I dazi, espressi in percentuale dei prezzi franco frontiera comunitaria,
      sono i seguenti:
   PAESE                          SOCIETA                    DAZIO DEFINITIVO
GIAPPONE         Brother Industries Ltd.                                7,0%
                 Tottori Sanyo Electric Co. Ltd                       28,1 %
                 Altre                                                34,9%
RP CINESE        Highsonic Industrial Ltd., Hong Kong.                23,2%
                 Murata Machinery Ltd.                                21,2%
                 Altre                                                51,6%
COREA            Daewoo Telecom Ltd.                                  11,6%
                 Tae II Media Co. Ltd.                                 9,2%
                 Samsung Electronics Co. Ltd.                         17,4%
                 Nixxo Telecom Ltd.                                    7,5%
                 Altre                                                25,1%
SINGAPORE        Matsushita Graphic communication Systems              7,7%
                 (S)Pte.Ltd.
                 Altre                                                39,5%
TAIWAN           Kinpo Electronics Inc.                                 6,0%
                 Sampo Corporation                                    35,8%
                 Altre                                                36,6%
THAILANDIA Cal-Comp Electronics (Thailand) Co, Ltd.                    10,4%
                 Altre                                                22,6%
                                                 25
 ---pagebreak--- MALAYSIA         Tutte                                                89,9%
I.    RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
(127) In considerazione dell'entità dei margini di dumping accertati per i produttori e i
      paesi esportatori e alla luce della gravità del pregiudizio arrecato all'industria
      comunitaria, si ritiene necessario che gli importi depositati a titolo di dazi
      antidumping provvisori per le operazioni riguardanti il prodotto in questione siano
      definitivamente riscossi al livello dei dazi definitivi.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                        Articolo 1
1.    È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazióni di telecopiatrici di
      peso uguale o inferiore a 5 kg e il cui corpo principale presenta dimensioni
      (larghezza, profondità, altezza) uguali o inferiori a 470 mm x 450 mm x 170 mm
      di cui al codice NC 8517 21 00 (codice Taric 8517 21 00 10) originarie della
      Repubblica popolare cinese, del Giappone, della Repubblica di Corea, della
      Malaysia, di Singapore, di Taiwan e della Thailandia, escluse quelle che utilizzano
      le tecniche di stampa a getto d'inchiostro, laser o LED.
2.    L'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto, franco
      frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente per i prodotti originari
      dei paesi sotto elencati:
                       Paese                  Dazio definitivo     Codice addizionale
                                                     (%)                   Taric
        Repubblica popolare cinese                   51,6                  8900
        Giappone                                     34,9                  8900
        Repubblica di Corea                          25,1                  8900
        Malaysia                                     89,8
        Singapore                                    39,5                  8900
        Taiwan                                       36,6                  8900
                                                26
 ---pagebreak---          Thailandia                                  22,6                    8900
Le suddette aliquote non si applicano ai prodotti fabbricati dalle società sottoelencate, i
quali sono soggetti alle seguenti aliquote del dazio antidumping:
        Paese                          Societa                       Dazio            Codice
                                                                   definitivo       addizionale
                                                                      (%)              Taric
   Repubblica           - Murata Machinery (H.K.) Ltd.,               21,2               8458
    popolare
                          (Hong Kong)
    cinese
                      - Highsonic Industriai                          23,2               8459
                      Ltd.,(Hong Kong)
   Giappone       - Brother Industries Ltd.                             7,0              8430
                  - Tottori Sanyo Electric Co. Ltd                     28,1              8431
    Repubblica    - Daewoo Telecom Ltd.                                11,6              8434
   di Corea                                                              9,2
                  - Tae II Media Co., Ltd.                                               8435
                  - Samsung Electronics Co, Ltd.                       17,4              8436
                  - Nixxo Telecom Co,, Ltd.                             7,5              8437
   Singapore      - Matsushita Graphic Communication                    7,7              8438
                    Systems (S) Pte., Ltd.
   Taiwan         - Kinpo Electronics, Inc.                             6,0               8439
                  - Sampo Corporation                                  35,8               8442
   Thailandia     - Cal-Comp Electronics (Thailand) Co.                 10,4              8457
                  Ltd.
3.      Salvo altrimenti disposto, si applicano le norme vigenti in materia di dazi
doganali.
                                                 27
 ---pagebreak---                                            Articolo 2
1. Su domanda debitamente giustificata di una parte interessata, la Commissione, sentito
    il comitato consultivo, adotta mediante regolamento le misure necessarie per escludere
    dal campo d'applicazione del presente regolamento le telecopiatrici ad uso
    professionale che rispondono ai criteri di peso e dimensioni di cui all'articolo 1 del
    presente regolamento e le telecopiatrici portatili destinate ad essere utilizzate
    unicamente in combinazione con apparecchi telefonici mobili.
2. Qualora la domanda, sottoposta ad esame, risulti fondata, l'obbligazione doganale
    sorta ai sensi dell'articolo 1 del presente regolamento è estinta con effetto retroattivo
    alla data di presentazione della domanda.
                                           Articolo 3
1. Gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori a norma del regolamento
    (CE) n. 2140/97 della Commissione sono definitivamente riscossi in ragione
    dell'aliquota imposta a titolo definitivo.
2. Gli importi depositati sono svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio
    definitivo.
                                           Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta
ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                                             Per il Consiglio
                                                   28
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(98) 193 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                             02 11 10 15
                                            N. di catalogo : CB-CO-98-203-IT-C
                                                              ISBN 92-78-32612-7
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo
                                                   1S\