CELEX: 52018PC0639
Language: it
Date: 2018-09-12
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa alla soppressione dei cambi stagionali dell'ora e che abroga la direttiva 2000/84/CE

COMMISSIONE EUROPEA
            Bruxelles, 12.9.2018
            COM(2018) 639 final
            2018/0332(COD)
            Proposta di
            DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
            relativa alla soppressione dei cambi stagionali dell'ora e che abroga la direttiva 2000/84/CE
            (Testo rilevante ai fini del SEE)
            {SWD(2018) 406 final}
            
               
         
         
            
               RELAZIONE
            
            
               1.CONTESTO DELLA PROPOSTA
            
            
               •Motivi e obiettivi della proposta
            
            
               In virtù delle disposizioni dell'UE relative all'ora legale, le lancette degli orologi vengono spostate due volte l'anno per tenere conto delle variazioni stagionali della luce diurna e utilizzare al meglio quella disponibile in un dato periodo. Le lancette sono spostate in avanti di un'ora la mattina dell'ultima domenica di marzo e riportate indietro di un'ora la mattina dell'ultima domenica di ottobre per tornare all'ora normale. 
            
            
               Per motivi storici gli Stati membri hanno scelto in passato di introdurre disposizioni relative all'ora legale. Tali disposizioni, adottate inizialmente da Germania e Francia durante la prima guerra mondiale, servivano a economizzare il carbone, soprattutto quello utilizzato per l'illuminazione. Fu poi la volta della Gran Bretagna, della maggior parte dei suoi alleati e di numerosi paesi europei rimasti neutrali durante la guerra. Nel secondo dopoguerra numerosi paesi europei abbandonarono la misura. Le moderne disposizioni relative all'ora legale risalgono agli anni '70, avviate dall'Italia (1966) e dalla Grecia (1971). Il Regno Unito e l'Irlanda hanno abolito l'ora legale nel 1968 per armonizzare il loro regime a quello del resto dell'Europa, ma l'hanno reintrodotta nel 1972. La Spagna ha adottato l'ora legale nel 1974, seguita dalla Francia nel 1976, citando come obiettivo il conseguimento di risparmi energetici. Nel periodo compreso tra il 1976 e il 1981, dieci Stati membri dell'UE hanno introdotto disposizioni relative all'ora legale, soprattutto per armonizzare i loro regimi a quelli dei paesi vicini. 
            
            
               A livello internazionale circa 60 paesi osservano disposizioni relative all'ora legale, anche nel Nord America e in Oceania. Sono sempre più numerosi tuttavia i paesi vicini o partner commerciali dell'UE che hanno scelto di non applicare disposizioni di questo tipo o di abolirle, ad esempio l'Islanda, la Cina (dal 1991), la Russia (dal 2011), la Bielorussia (dal 2011) e la Turchia (dal 2016). 
            
            
               La legislazione dell'UE sulle disposizioni relative all'ora legale è stata introdotta per la prima volta nel 1980
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                con l'obiettivo di unificare le prassi e i regimi nazionali allora vigenti in materia di ora legale, che divergevano tra loro, e garantire un approccio armonizzato al cambio dell'ora all'interno del mercato unico. Dal 2001 le disposizioni dell'UE relative all'ora legale sono fissate nella direttiva 2000/84/CE
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               , che stabilisce l'obbligo per tutti gli Stati membri di passare all'ora legale l'ultima domenica di marzo e di tornare alla loro ora normale ("ora solare") l'ultima domenica di ottobre. 
            
            
               
                  Parallelamente e indipendentemente dalle disposizioni dell'UE relative all'ora legale, i territori degli Stati membri nel continente europeo sono suddivisi in tre diversi fusi orari o ore normali. La decisione relativa all'ora normale è adottata individualmente da ciascuno Stato membro, per il suo intero territorio o per diverse parti di esso
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                  . 
               
               
                  Il sistema dei cambi semestrali dell'ora è messo sempre più in discussione dai cittadini, dal Parlamento europeo e da un numero crescente di Stati membri. La Commissione ha pertanto esaminato i dati attualmente disponibili, dai quali emerge che è importante disporre di regole dell'Unione armonizzate in questo settore per garantire il corretto funzionamento del mercato interno. Questo aspetto è appoggiato anche dal Parlamento europeo
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                   e da altri soggetti (ad esempio nel settore dei trasporti). La Commissione ha inoltre svolto una consultazione pubblica che ha generato circa 4,6 milioni di risposte, l'84 % delle quali a favore della fine dei cambi semestrali dell'ora e il 16 % a favore del loro mantenimento. La questione è stata inoltre sollevata dai ministri dei Trasporti in recenti riunioni del Consiglio nel giugno 2018 e nel dicembre 2017, e alcuni Stati membri hanno espresso una preferenza per la fine delle attuali disposizioni relative all'ora legale.
               
               
                  In tale contesto la Commissione ritiene necessario continuare a salvaguardare il corretto funzionamento del mercato interno tramite un regime armonizzato applicabile a tutti gli Stati membri, tenendo tuttavia conto dei recenti sviluppi descritti sopra. La Commissione propone pertanto di porre fine ai cambi stagionali dell'ora nell'Unione, garantendo nel contempo che gli Stati membri mantengano la competenza per decidere in merito alla loro ora normale, e in particolare se passare su base permanente all'ora normale corrispondente alla loro ora legale oppure applicare su base permanente la loro attuale ora normale. 
               
            
            
               •Coerenza con le disposizioni vigenti nel settore normativo interessato
            
            
               
                  La presente proposta intesa ad abolire il cambio semestrale dell'ora comporta la contestuale abrogazione della direttiva 2000/84/CE. 
               
            
            
               •Coerenza con le altre normative dell'Unione
            
            
               
                  I dati attualmente disponibili suggeriscono che è necessario un approccio armonizzato in questo settore per il buon funzionamento del mercato interno. Tramite l'abolizione del cambio semestrale dell'ora per tutti gli Stati membri, la presente proposta manterrà una regola comune in questo settore, aspetto fondamentale per il corretto funzionamento del mercato interno dell'Unione.  
               
            
            
               2.BASE GIURIDICA, SUSSIDIARIETÀ E PROPORZIONALITÀ
            
            
               •Base giuridica
            
            
               
                  Obiettivo della proposta è garantire il corretto funzionamento del mercato interno. L'articolo 114 del TFUE costituisce pertanto la base giuridica adeguata. Questa è anche la base giuridica della direttiva 2000/84/CE.
               
            
            
               •Sussidiarietà (per la competenza non esclusiva) 
            
            
               Come evidenziato dai dati attualmente disponibili, è importante disporre di regole comuni a tutta l'Unione in questo settore per garantire il corretto funzionamento del mercato interno. Viste le crescenti perplessità sulle attuali disposizioni relative all'ora legale, l'unica alternativa disponibile per continuare a garantire un approccio armonizzato è un'abolizione coordinata dei cambi semestrali dell'ora, come delineato nella presente proposta. Al fine di garantire un approccio armonizzato continuo, la Commissione propone pertanto di porre fine ai cambi stagionali dell'ora nell'Unione, lasciando nel contempo a ciascuno Stato membro la facoltà di decidere in merito alla sua ora normale e, in particolare, se modificare la sua ora normale (portandola avanti di un'ora) affinché coincida su base permanente con la sua attuale ora legale, oppure applicare su base permanente l'ora normale corrispondente alla sua attuale "ora solare".
            
         
         
            
               •Proporzionalità
            
            
               
                  La proposta della Commissione rispetta il principio di proporzionalità poiché si limita a quanto necessario per il conseguimento dell'obiettivo di continuare a garantire il corretto funzionamento del mercato interno per quanto riguarda le disposizioni sull'ora. A tal fine essa prevede disposizioni armonizzate sull'ora nell'Unione, senza privare gli Stati membri del diritto di decidere se applicare l'ora legale o "l'ora solare". La proposta non pregiudica il diritto degli Stati membri di decidere in merito all'ora normale o alle ore normali da applicare nei territori soggetti alla loro giurisdizione. 
               
            
            
               •Scelta dell'atto giuridico
            
            
               Dato che gli Stati membri restano liberi di scegliere la loro ora normale o le loro ore normali, e dato in particolare che essi dovranno scegliere, nel 2019, se applicare l'ora legale o "l'ora solare"; dato inoltre che sarà necessario adottare disposizioni a questo fine nell'ambito del diritto nazionale, una direttiva costituisce la forma più adeguata per la presente proposta. 
            
            
               3.RISULTATI DELLE VALUTAZIONI EX POST, DELLE CONSULTAZIONI DEI PORTATORI DI INTERESSI E DELLE VALUTAZIONI D'IMPATTO
            
            
               •Valutazioni ex post / Vaglio di adeguatezza della legislazione vigente
            
            
               Nel corso degli anni sono stati condotti numerosi studi sulle disposizioni dell'UE relative all'ora legale, tra cui studi e relazioni commissionati o elaborati dalla Commissione: ad esempio un esame dell'effetto delle disposizioni dell'UE relative all'ora legale sui principali settori economici e sulla salute e il tempo libero nel 1999
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               , una relazione della Commissione sull'impatto della direttiva relativa all'ora legale nel 2007
                  6
                e uno studio sulle possibili implicazioni di un sistema relativo all'ora legale non armonizzato nell'UE nel 2014
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               . Nel febbraio 2016 il Bundestag tedesco ha pubblicato una relazione sull'incidenza dell'ora legale
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                e nell'ottobre 2017 il servizio Ricerca del Parlamento europeo ha presentato una relazione di sintesi sugli ultimi aggiornamenti riguardo ai dati attualmente disponibili sull'ora legale
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               . 
            
            
               Per quanto riguarda le incidenze delle disposizioni relative all'ora legale, i dati cui si fa riferimento nelle relazioni citate suggeriscono quanto di seguito riassunto.
            
            
               ·Mercato interno: ad oggi i dati sono conclusivi riguardo a un punto: consentire modifiche dell'ora non coordinate tra Stati membri nuocerebbe al mercato interno a causa di costi più elevati per il commercio transfrontaliero, disagi e potenziali perturbazioni nei settori dei trasporti, delle comunicazioni e degli spostamenti personali e minore produttività nel mercato interno per i beni e i servizi. 
            
            
               ·Energia: dalle ricerche si evince che i risparmi energetici complessivi derivanti dall'ora legale, pur essendo stati una delle principali motivazioni che hanno indotto ad adottare le attuali disposizioni, sono marginali. I risultati tendono comunque a variare a seconda di fattori quali la collocazione geografica. Questi sono alcuni esempi segnalati negli Stati membri: 
            
            
               ·nel 2016 il gestore italiano del sistema Terna ha reso noto che il risparmio annuo di energia derivante dall'ora legale era di circa 580 GWh in Italia (lo 0,2 % circa del consumo annuo di energia elettrica), pari a un risparmio annuo di circa 94,5 milioni di EUR
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               ;  
            
            
               ·in Francia l'ADEME (Agence de l'Environnement et de la Maitrise de l'Energie) ha stimato in circa 440 GWh nel 2010 i risparmi nell'illuminazione (lo 0,1 % circa del consumo annuo di energia elettrica), con qualche possibile risparmio termico. Nel 1995 EDF valutava i risparmi in 1 200 GWh circa, ma le stime successive si avvicinano ai risultati del 2010
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               ; 
            
            
               ·l'associazione tedesca dei settori idrico e dell'energia (BDEW) ha dichiarato nel 2015 che i risparmi in Germania sono oramai irrilevanti, in quanto l'energia utilizzata per l'illuminazione rappresenta oggi solo l'8 % circa del consumo energetico, mentre è aumentata l'energia utilizzata per le attività ricreative
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               ; 
            
            
               ·in Spagna l'istituto per la diversificazione e il risparmio energetico (IDAE) riferisce per il 2015 una riduzione del 5 % del consumo totale di energia elettrica per l'illuminazione derivante dall'ora legale, pari a un risparmio annuo di 300 milioni di EUR
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               ;  
            
            
               ·lo studio del 2014 fatto eseguire dalla Commissione ha riscontrato che le disposizioni relative all'ora solare causano problemi amministrativi agli operatori del settore del gas nel gestire le prenotazioni presso i gestori del sistema di trasmissione
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               .  
            
            
               La diffusione di nuove tecnologie per l'illuminazione (oltre ai contatori intelligenti, ai dispositivi di programmazione ecc.) riduce già i potenziali risparmi energetici derivanti dalle disposizioni relative all'ora legale.
            
            
               ·Salute: alcuni studi indicano che le disposizioni relative all'ora legale potrebbero generare effetti positivi associati a maggiori attività ricreative all'aperto. Le conclusioni di alcune ricerche cronobiologiche suggeriscono invece che le ripercussioni a livello del bioritmo umano siano più pesanti di quanto si ritenesse in precedenza. Ad esempio la relazione del Bundestag del 2016 fa riferimento a risultanze secondo cui il ritmo biologico degli esseri umani si adatta al cambio dell'ora in primavera meno bene di quanto si ritenesse in precedenza; secondo tali risultanze l'adattamento degli individui con determinati cronotipi può durare diverse settimane, mentre in autunno il cambio dell'ora pone minori problemi. I dati attualmente disponibili quanto agli effetti globali sulla salute (saldo tra presunti effetti positivi e presunti effetti negativi) non permettono di giungere a conclusioni univoche. 
            
            
               ·Sicurezza stradale: i dati sull'esistenza di una relazione tra le disposizioni relative all'ora legale e gli incidenti stradali non permettono di giungere a conclusioni univoche. Alcuni studi dimostrano che il deficit di sonno causato dallo spostamento in avanti delle lancette dell'orologio in primavera aumenterebbe il rischio di incidenti. In linea generale è comunque difficile stabilire un nesso causale diretto tra le disposizioni relative all'ora legale e il numero di incidenti rispetto ad altri fattori.
            
            
               ·Agricoltura: le disposizioni relative all'ora legale hanno dato adito a preoccupazioni in relazione agli squilibri nel bioritmo degli animali e alle modifiche degli orari di mungitura e di somministrazione dei pasti conseguenti al cambio dell'ora. Sembra che tali preoccupazioni stiano tuttavia gradualmente scomparendo grazie all'introduzione di nuove apparecchiature, dell'illuminazione artificiale e di tecnologie automatizzate. 
            
            
               •Consultazioni dei portatori di interessi
            
         
         
            
               
                  La Commissione ha svolto una consultazione pubblica dal 4 luglio al 16 agosto 2018 per raccogliere i pareri dei cittadini europei, dei portatori di interessi e degli Stati membri sulle disposizioni dell'UE relative all'ora legale, così come stabilite nella direttiva 2000/84/CE, e sulla loro eventuale modifica, specificamente l'abolizione del cambio semestrale dell'ora. 
               
               
                  Benché il periodo di consultazione sia stato più breve di quello consueto di 12 settimane, sono state ricevute circa 4,6 milioni di risposte, oltre il 99 % delle quali provenienti da cittadini. Sono pervenute risposte da tutti gli Stati membri, anche se i tassi di risposta variano da un paese all'altro: Germania, Austria e Lussemburgo hanno fatto registrare i tassi di risposta più elevati, seguiti da Finlandia, Estonia e Cipro. L'84 % di tutti i rispondenti è propenso all'abolizione del cambio semestrale dell'ora, mentre il 16 % vuole mantenerlo. La ripartizione per Stato membro evidenzia che i cittadini e i portatori di interessi sono complessivamente a favore dell'abolizione del cambio semestrale dell'ora in tutti gli Stati membri tranne che in Grecia e a Cipro, dove un'esigua maggioranza dei rispondenti propende per il mantenimento delle disposizioni attuali; a Malta le preferenze sono pressoché equamente distribuite. Anche nella categoria delle autorità pubbliche la maggioranza ha espresso una preferenza per l'abolizione del cambio semestrale dell'ora. La motivazione principale fornita dai rispondenti favorevoli all'abolizione del sistema attuale riguarda la salute, seguita dall'assenza di un risparmio energetico.
               
               
                  Per maggiori dettagli sulla consultazione pubblica sulle disposizioni relative all'ora legale si rinvia alla relazione accompagnatoria riguardante i risultati
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                  . 
               
            
            
               •Valutazione d'impatto
            
            
               Il motivo della legislazione dell'UE consisteva nell'armonizzare le prassi e i regimi nazionali esistenti sull'ora legale, che erano divergenti. La Commissione ha sollevato per la prima volta in una comunicazione
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                del 1975 la questione degli effetti negativi di prassi nazionali divergenti per il mercato interno, i trasporti, le comunicazioni e il commercio transfrontaliero. Lo studio ICF del 2014, fatto eseguire dalla Commissione, ha analizzato le implicazioni (ipotetiche) dell'assenza di armonizzazione tra i vari regimi, soprattutto per il funzionamento del mercato interno ma anche per le imprese e per i cittadini, concludendo che l'asincronia delle disposizioni genererebbe costi più elevati, maggiori disagi e minore produttività nel mercato interno per i beni e i servizi.    
            
            
               Anche altri studi
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                evidenziano i benefici di un approccio armonizzato per il mercato unico e il rischio di frammentazione in assenza di tale approccio. In altri settori i dati attualmente disponibili mostrano un'incidenza marginale delle disposizioni relative all'ora legale (ad es. risparmi energetici relativamente ridotti) oppure non permettono di giungere a conclusioni univoche (ad es. in merito alle incidenze globali sulla salute e la sicurezza stradale).
            
            
               Nel febbraio 2018 una risoluzione del Parlamento europeo ha invitato la Commissione a condurre una valutazione della direttiva e, se necessario, a formulare una proposta di revisione della stessa. Al contempo la risoluzione affermava che "è fondamentale mantenere un regime orario uniforme a livello dell'UE anche una volta interrotto il cambiamento semestrale dell'ora". 
            
            
               La valutazione della Commissione è che l'applicazione di regole comuni in questo settore è fondamentale per garantire il corretto funzionamento del mercato interno. Le principali alternative programmatiche per garantire un regime armonizzato sono: 1) mantenere le disposizioni dell'UE relative all'ora legale così come stabilite nella direttiva 2000/84/CE, oppure 2) porre fine ai cambi semestrali dell'ora per tutti gli Stati membri; ciò non inciderebbe sulla scelta del fuso orario, e ciascuno Stato membro avrebbe la facoltà di decidere se optare per l'ora legale permanente (modificando la sua attuale ora normale) o mantenere la cosiddetta "ora solare" (corrispondente alla sua attuale ora "normale"). 
            
            
               
                  La Commissione ritiene necessario agire adesso per continuare a salvaguardare il corretto funzionamento del mercato interno, tenendo contemporaneamente conto degli sviluppi più recenti, ed evitare perturbazioni potenzialmente significative del mercato interno. 
               
               
                  Visti i dati attualmente disponibili sugli effetti delle disposizioni dell'UE relative all'ora legale, come descritti nei riferimenti citati, è possibile concludere che continuare con un approccio armonizzato per cui gli Stati membri aboliscono i cambi semestrali dell'ora resterebbe benefico per il funzionamento del mercato interno. Gli effetti su altri settori non sono ancora dimostrati in modo univoco e possono dipendere dalla collocazione geografica e dalla scelta degli Stati membri di optare per l'ora legale permanente o per l'ora solare permanente.      
               
            
            
               Come già indicato, la scelta dell'ora normale e la decisione a favore dell'ora legale permanente o dell'ora solare permanente sono rimesse a ciascuno Stato membro. Gli effetti di tale scelta devono pertanto essere valutati a livello nazionale. Nel complesso è probabile che tali effetti differiscano a seconda della situazione geografica di ciascuno Stato membro: negli Stati membri settentrionali vi sono già notevoli sbalzi stagionali nella quantità di luce diurna disponibile nel corso dell'anno. Tali Stati hanno di conseguenza inverni scuri con scarsa luce diurna ed estati luminose con notti brevi. Per gli Stati membri più meridionali tali differenze non sono altrettanto estreme, poiché la distribuzione della luce nel corso del giorno non registra variazioni così marcate durante l'anno. Anche la collocazione dei paesi all'interno del loro fuso orario può avere una rilevanza notevole. Più un paese è collocato verso l'ovest del fuso orario, più tardi si verificano l'alba e il tramonto, mentre nella zona orientale del fuso orario le mattine sono più luminose e il sole tramonta prima
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               .
            
            
               
                  Un cambiamento di regime comporterà anche costi di transizione. Sebbene scompaiano gli attuali costi generati dal cambio semestrale dell'ora, vi sarebbero costi transitori connessi al passaggio a un nuovo regime senza cambi stagionali. Sarebbe necessario riprogrammare e riconfigurare i sistemi informatici, operazione fondamentale per i software di programmazione temporale e calendarizzazione (sistemi in ambito sanitario, sistemi per prenotazioni di viaggi), per i software basati sugli orari e per le tecnologie "intelligenti"
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                  . Nel settore dei trasporti dovrebbero essere adattati gli orari. Come sottolineato da alcuni portatori di interessi nelle risposte alla consultazione pubblica, sarà dunque fondamentale concedere un determinato lasso di tempo per realizzare tale cambiamento.
               
            
            
               •Efficienza normativa e semplificazione
            
            
               La proposta persegue l'obiettivo di aumentare l'efficacia e ridurre gli oneri normativi e amministrativi per le imprese e i cittadini. Ciò si esplica soprattutto mediante la semplificazione delle disposizioni relative all'ora nell'Unione, la soppressione dei cambi stagionali regolari dell'ora e l'introduzione di disposizioni permanenti relative all'ora, che dovrebbero essere più semplici e meno onerose da attuare. 
            
            
               •Diritti fondamentali
            
            
               
                  Non pertinente.
               
            
            
               4.INCIDENZA SUL BILANCIO
            
            
               
                  Non pertinente.
               
            
            
               5.ALTRI ELEMENTI
            
            
               •Piani attuativi e modalità di monitoraggio, valutazione e informazione
            
         
         
            
               
                  Al fine di valutare l'impatto della presente direttiva, in particolare per quanto riguarda gli effetti sul funzionamento del mercato interno, ma anche per quanto riguarda le incidenze sui portatori di interessi e sulle vite dei cittadini, la Commissione riferirà sull'attuazione della presente direttiva al Parlamento europeo e al Consiglio entro il 31 dicembre 2024, data entro la quale dovrebbero essere disponibili informazioni sufficienti sui suoi effetti.
               
               
                  Per consentire alla Commissione di riferire in merito all'impatto della direttiva, gli Stati membri dovrebbero fornirle assistenza e tutte le informazioni pertinenti sulla sua attuazione.
               
            
            
               •Illustrazione dettagliata delle singole disposizioni della proposta
            
            
               
                  L'articolo 1, paragrafo 1, in combinato disposto con l'articolo 4, paragrafo 1, stabilisce che a decorrere dal 1º aprile 2019 gli Stati membri non applicheranno più cambi alla loro ora normale – o alle loro ore normali, per gli Stati membri che per ragioni geografiche ne hanno più di una – in concomitanza con le stagioni dell'anno. Gli Stati membri effettuerebbero ancora un cambio dell'ora a norma delle disposizioni relative all'ora legale di cui alla direttiva 2000/84/CE il 31 marzo 2019, dopodiché a decorrere dal 1º aprile 2019 non applicherebbero più altri cambi stagionali dell'ora.
               
               
                  L'articolo 1, paragrafo 2, concede agli Stati membri la possibilità di decidere di applicare un ultimo cambio stagionale della loro ora normale o delle loro ore normali 27 ottobre 2019 alle ore 1.00 del mattino, tempo universale coordinato. A partire da tale cambio dell'ora, anche gli Stati membri che hanno scelto di avvalersi dell'articolo 1, paragrafo 2, non applicheranno altri cambi stagionali alla loro ora normale.
               
               
                  L'articolo 2 sottolinea che gli Stati membri restano liberi di apportare alla loro ora normale modifiche non correlate a cambi stagionali. Tuttavia, poiché l'introduzione di modifiche impreviste dell'ora normale da parte dei singoli Stati membri potrebbe incidere sul corretto funzionamento del mercato interno, al fine di evitare tali perturbazioni gli Stati membri dovrebbero informare tempestivamente la Commissione della loro intenzione di modificare la loro ora normale. A partire da meno di 6 mesi prima dell'entrata in vigore della modifica notificata, gli Stati membri dovrebbero attuare le modifiche notificate al fine di evitare l'incertezza giuridica e le eventuali ulteriori perturbazioni del mercato interno. La Commissione informerà tutti gli Stati membri e pubblicherà tale informazione affinché le autorità nazionali, gli operatori economici e i cittadini possano essere informati in modo adeguato e tempestivo e prepararsi alla modifica.
               
            
            
               Per valutare se la direttiva abbia raggiunto l'obiettivo di salvaguardare il corretto funzionamento del mercato interno e valutarne l'impatto, la Commissione, in applicazione dell'articolo 3, presenterà una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri e di altre informazioni pertinenti.
            
            
            
               L'articolo 4 prevede che gli Stati membri recepiscano la direttiva entro il 1º aprile 2019. Ciò presuppone l'adozione rapida della presente proposta da parte del Consiglio e del Parlamento europeo, al massimo entro marzo 2019. Gli Stati membri applicheranno la direttiva a decorrere dal 1º aprile 2019. Ciò significa che gli Stati membri dovranno notificare entro il 27 aprile 2019, sulla base di eventuali consultazioni e valutazioni a livello nazionale e della concertazione con altri Stati membri, la loro intenzione di passare, nell'ottobre 2019, su base durevole a un'ora normale corrispondente alla loro attuale "ora solare" o di mantenere la loro attuale ora legale.
            
            
            
               A decorrere dalla data di entrata in applicazione integrale della presente direttiva, gli Stati membri non applicheranno più cambi stagionali alle loro ore normali ai sensi della direttiva 2000/84/CE. L'articolo 5 prevede pertanto l'abrogazione di tale direttiva.
            
            
               
            
               2018/0332 (COD)
            
            
               Proposta di
            
            
               DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
            
            
               relativa alla soppressione dei cambi stagionali dell'ora e che abroga la direttiva 2000/84/CE
            
            
               (Testo rilevante ai fini del SEE)
            
            
               IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
            
            
               visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,
            
            
               vista la proposta della Commissione europea,
            
         
         
            
               previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,
            
            
               visto il parere del Comitato economico e sociale europeo
                  20
               , 
            
            
               deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,
            
            
               considerando quanto segue:
            
            
               (1)In passato gli Stati membri hanno scelto di introdurre disposizioni relative all'ora legale a livello nazionale. È stato pertanto importante per il funzionamento del mercato interno fissare una data e un'ora comuni per l'inizio e la fine del periodo dell'ora legale per tutta Unione. In conformità alla direttiva 2000/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
                  21
                tutti gli Stati membri applicano attualmente le disposizioni relative all'ora legale dall'ultima domenica di marzo all'ultima domenica di ottobre dello stesso anno. 
            
            
               (2)Nella sua risoluzione dell'8 febbraio 2018 il Parlamento europeo ha invitato la Commissione a condurre una valutazione delle disposizioni relative all'ora legale di cui alla direttiva 2000/84/CE e, se necessario, a formulare una proposta di revisione della stessa. Tale risoluzione ha inoltre confermato che è fondamentale mantenere un approccio armonizzato alle disposizioni relative all'ora in tutta l'Unione. 
            
            
               (3)La Commissione ha esaminato i dati attualmente disponibili, che evidenziano l'importanza di disporre di regole dell'Unione armonizzate in questo settore per garantire il corretto funzionamento del mercato interno ed evitare, tra l'altro, perturbazioni alla programmazione delle operazioni di trasporto e al funzionamento dei sistemi di informazione e comunicazione, costi più elevati per gli scambi transfrontalieri o minore produttività per i beni e i servizi. Gli elementi raccolti non consentono di concludere univocamente che i benefici delle disposizioni relative all'ora legale superano gli inconvenienti connessi a un cambio semestrale dell'ora.
            
            
               (4)È in corso un vivace dibattito pubblico sulle disposizioni relative all'ora legale e alcuni Stati membri hanno già espresso la loro preferenza per la fine dell'applicazione di tali disposizioni. Alla luce di tali sviluppi è necessario continuare a salvaguardare il corretto funzionamento del mercato interno ed evitare perturbazioni significative causate da divergenze tra gli Stati membri in questo settore. È pertanto opportuno porre fine secondo modalità coordinate alle disposizioni relative all'ora legale.
            
            
               (5)La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare il diritto di ciascuno Stato membro di decidere in merito all'ora normale o alle ore normali per i territori soggetti alla sua giurisdizione che rientrano nel campo di applicazione territoriale dei trattati, nonché in merito alle relative ulteriori modifiche. Tuttavia, al fine di garantire che l'applicazione delle disposizioni relative all'ora legale da parte solo di alcuni Stati membri non perturbi il funzionamento del mercato interno, è opportuno che gli Stati membri si astengano dal modificare l'ora normale in un territorio soggetto alla loro giurisdizione per motivi connessi a cambi stagionali, anche se tale modifica fosse presentata come un cambio di fuso orario. Inoltre, al fine di ridurre al minimo le perturbazioni, tra l'altro, dei settori dei trasporti, delle comunicazioni e di altri settori coinvolti, essi dovrebbero notificare tempestivamente alla Commissione la loro intenzione di modificare la loro ora normale e solo in seguito applicare le modifiche notificate. La Commissione dovrebbe, sulla base di tale notifica, informare tutti gli altri Stati membri affinché possano adottare tutte le misure necessarie. Essa dovrebbe inoltre informare il pubblico e i portatori di interessi mediante la pubblicazione di tale informazione. 
            
            
               (6)È pertanto necessario porre termine all'armonizzazione del periodo interessato dalle disposizioni relative all'ora legale, come stabilito nella direttiva 2000/84/CE, e introdurre regole comuni che impediscano agli Stati membri di applicare disposizioni diverse relative al cambio stagionale dell'ora tramite la modifica della loro ora normale più di una volta nel corso dell'anno, e che introducano l'obbligo di notificare le modifiche che essi prevedono di apportare all'ora normale. La presente direttiva mira a contribuire in modo determinato al buon funzionamento del mercato interno e dovrebbe di conseguenza basarsi sull'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, come interpretato conformemente alla giurisprudenza costante della Corte di giustizia dell'Unione europea.
            
            
               (7)La presente direttiva dovrebbe applicarsi a decorrere dal 1º aprile 2019, in modo che l'ultimo periodo dell'ora legale a norma delle regole di cui alla direttiva 2000/84/CE inizi in ogni Stato membro alle ore 1.00 del mattino, tempo universale coordinato, del 31 marzo 2019. Gli Stati membri che, dopo tale periodo dell'ora legale, intendono adottare un'ora normale corrispondente all'ora applicata durante la stagione invernale in conformità alla direttiva 2000/84/CE dovrebbero modificare la loro ora normale alle ore 1.00 del mattino, tempo universale coordinato, del 27 ottobre 2019, in modo che modifiche analoghe e durature introdotte in diversi Stati membri avvengano contemporaneamente. È auspicabile che gli Stati membri prendano in maniera concordata le decisioni sull'ora normale che ciascuno di loro applicherà a partire dal 2019.
            
            
               (8)L'attuazione della presente direttiva dovrebbe essere monitorata. I risultati di tale monitoraggio dovrebbero essere presentati dalla Commissione in una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio. Tale relazione dovrebbe basarsi sulle informazioni che gli Stati membri mettono a disposizione della Commissione in tempo utile per poter presentare la relazione alla data stabilita.
            
            
               (9)Poiché gli obiettivi della presente direttiva per quanto riguarda le disposizioni armonizzate relative al cambio dell'ora non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, l'Unione può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo. 
            
            
               (10)Le disposizioni armonizzate sull'ora dovrebbero essere applicate in conformità alle disposizioni sul campo d'applicazione territoriale dei trattati di cui all'articolo 355 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. 
            
            
               (11)È pertanto opportuno abrogare la direttiva 2000/84/CE,
            
            
            
               HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
            
            
               Articolo 1
            
            
               1.Gli Stati membri non applicano cambi stagionali alla loro ora normale o alle loro ore normali.
            
            
               2.In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri possono ancora applicare un cambio stagionale della loro ora normale o delle loro ore normali nel 2019, purché lo facciano alle ore 1.00 del mattino, tempo universale coordinato, del 27 ottobre 2019. Gli Stati membri notificano tale decisione in conformità all'articolo 2.
            
         
         
            
               Articolo 2
            
            
               1.Fatto salvo l'articolo 1, se uno Stato membro decide di modificare la sua ora normale o le sue ore normali in uno dei territori soggetti alla sua giurisdizione, esso ne dà notifica alla Commissione almeno 6 mesi prima dell'entrata in vigore della modifica. Qualora uno Stato membro abbia effettuato tale notifica e non l'abbia revocata almeno 6 mesi prima della data della modifica prevista, esso applica tale modifica.
            
            
               2.Entro un mese dalla notifica la Commissione ne informa gli altri Stati membri e pubblica tale informazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
            
            
               Articolo 3
            
            
               1.La Commissione riferisce al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all'attuazione della presente direttiva entro il 31 dicembre 2024. 
            
            
               2.Gli Stati membri trasmettono alla Commissione le informazioni pertinenti entro il 30 aprile 2024. 
            
            
               Articolo 4
            
            
               1.Gli Stati membri adottano e pubblicano entro il 1° aprile 2019 le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi trasmettono immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni. 
            
            
               Essi applicano tali disposizioni a decorrere dal 1° aprile 2019. 
            
            
               Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri. 
            
            
               2.Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni principali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
                  
            
            
               Articolo 5
            
            
               La direttiva 2000/84/CE è abrogata con effetto dal 1° aprile 2019.
            
            
               Articolo 6
            
            
               La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
            
            
               Articolo 7
            
            
               Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
            
            
               Fatto a Bruxelles, il
            
            
               
                  Per il Parlamento europeo
                        Per il Consiglio
               
               
                  Il presidente
                        Il presidente
               
            
         
         
            
                  
                     (1)
                  
                        GU L 205 del 7.8.1980, pag. 17.
               
               
                  
                     (2)
                  
                        
                  
                     Direttiva 2000/84/CE
                  
                   del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 gennaio 2001, concernente le disposizioni relative all'ora legale 
                        (GU L 31 del 2.2.2001, pag. 21).
               
               
                  
                     (3)
                  
                        I territori degli Stati membri nel continente europeo si estendono attualmente su tre fusi orari: 
                        l'ora dell'Europa occidentale o ora di Greenwich (GMT), l'ora dell'Europa centrale (GMT+1) e l'ora dell'Europa orientale (GMT+2). Otto Stati membri dell'Unione (Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania e Romania) applicano l'ora GMT+2 come ora normale. 17 Stati membri (Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria) applicano l'ora GMT+1 e tre Stati membri (Irlanda, Portogallo e Regno Unito) applicano l'ora GMT. Disposizioni specifiche vigono in particolare per le Azzorre e le Canarie.
               
               
                  
                     (4)
                  
                        Risoluzione del PE: B8-0070/2018 / P8_TA-PROV(2018)0043, dell'8 febbraio 2018.
               
               
                  
                     (5)
                  
                        Reincke and van den Broek, Research voor Beleid, Summertime, In-depth investigation into the effects of summer-time clock arrangements in the European Union, 1999 (studio condotto per la Commissione europea).
               
               
                  
                     (6)
                  
                        Comunicazione della Commissione in conformità dell'articolo 5 della direttiva 2000/84/CE concernente le disposizioni relative all'ora legale, COM(2007)739 definitivo, 
                  
                     http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52007DC0739&from=EN
                  
                  . 
               
               
                  
                     (7)
                  
                        ICF International, 
                  The application of summertime in Europe: a report to the European Commission Directorate-General for Mobility and Transport (DG MOVE), settembre 2014
                  , https://ec.europa.eu/transport/sites/transport/files/facts-fundings/studies/doc/2014-09-19-the-application-of-summertime-in-europe.pdf.
               
               
                  
                     (8)
                  
                        Cavaziel and Revermann, 
                  Bilanz der Sommerzeit: Endbericht zum TA-Projekt, TAB, Ufficio per la valutazione dell'impatto scientifico e tecnologico, relazione n. 165, febbraio 2016
                  , http://www.tab-beim-bundestag.de/de/untersuchungen/u20100.html.
               
               
                  
                     (9)
                  
                        Servizio Ricerca del Parlamento europeo, EU summer-time arrangements under Directive 2000/84/EC: 
                  Ex-post impact assessment, ottobre 2017
                  , http://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document.html?reference=EPRS_STU%282017%29611006.
               
               
                  
                     (10)
                  
                  
                        Barbarulo, Eliana, "Terna: con ora legale risparmio energetico pari a 94,5 mln di euro", 26 marzo 2016, 
                     http://www.ambientequotidiano.it/2016/03/26/ora-legale-risparmio-energetico/
                     .
                  
               
               
                  
                     (11)
                  
                        ADEME, "Changement d'heure : quels impacts ?", 23 ottobre 2014, 
                  http://www.presse.ademe.fr/2014/10/les-impacts-du-changement-dheure.html
                  . 
               
               
                  
                     (12)
                  
                        Presentazione di Michael Wunnerlich, Bundesverband der Energie- und Wasserwirtschaft in occasione dell'audizione presso il Parlamento europeo "Is it Time to Revisit summertime, Public Hearing by the Committees JURI, ITRE and TRAN", 23 maggio 2015.
               
               
                  
                     (13)
                  
                        Instituto para la Diversificacion y Ahorro de la Energia, "La madrugada del domingo, 25 de octubre, finaliza la “Hora de Verano”", ottobre 2015, 
                  http://www.idae.es/index.Php/id.327/mod.noticias/mem.detalle
                  .
               
               
                  
                     (14)
                  
                        ICF International, 
                  The application of summertime in Europe: report to the European Commission Directorate-General for Mobility and Transport (DG MOVE), settembre 2014.
               
               
                  
                     (15)
                  
                        SWD (2018) 406.
               
               
                  
                     (16)
                  
                        Commissione europea, Instaurazione di un sistema d'orario estivo nella Comunità, COM(75)319 def., https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1508082547523&uri=CELEX:51975DC0319. 
               
               
                  
                     (17)
                  
                        Ad esempio la relazione del servizio Ricerca del Parlamento europeo del 2017.
               
               
                  
                     (18)
                  
                        Cfr. 
                  https://ec.europa.eu/transport/sites/transport/files/sunset-sunrise-table.pdf
                   per maggiori dettagli sugli orari dell'alba e del tramonto in tutte le capitali europee in base a un regime di ora legale permanente al confronto con un regime di ora (solare) normale permanente. 
               
               
                  
                     (19)
                  
                        ICF International, 
                  
                     The application of summertime in Europe: report to the European Commission Directorate-General for Mobility and Transport (DG MOVE), settembre 2014.
                  
               
               
                  
                     (20)
                  
                        GU C  del , pag. .
               
               
                  
                     (21)
                  
                        Direttiva 2000/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 gennaio 2001, concernente le disposizioni relative all'ora legale (GU L 31 del 2.2.2001, pag. 21).