CELEX: 61986CC0021
Language: it
Date: 1987-01-22
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Sir Gordon Slynn del 22 gennaio 1987. # Euridiki Samara contro Commissione delle Comunità europee. # Dipendente - Arretrati di stipendio - Interessi di mora. # Causa 21/86.

Avviso legale importante

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61986C0021

Conclusioni dell'avvocato generale Sir Gordon Slynn del 22 gennaio 1987.  -  EURIDIKI SAMARA CONTRO COMMISSIONE DELLE COMUNITA EUROPEE.  -  DIPENDENTE - ARRETRATI DI STIPENDIO - INTERESSI DI MORA.  -  CAUSA 21/86.  

raccolta della giurisprudenza 1987 pagina 00795

Conclusioni dell avvocato generale

++++Signor Presidente,  signori Giudici,  La sig.ra Samara, che era stata dipendente di grado C5, 3° scatto, veniva nominata in ruolo presso la Commissione al grado C3, 1° scatto, con effetto dal 1° gennaio 1983, in esito ad un concorso generale in cui si classificava al primo posto . La sua domanda di reinquadramento e il reclamo contro la decisione negativa 16 febbraio 1983 erano respinti con decisione della Commissione 5 agosto 1983 . In seguito al suo ricorso, diretto ad ottenere uno scatto più elevato, con sentenza 15 gennaio 1985 nella causa 266/83 la Corte annullava entrambe dette decisioni . La Commissione veniva invitata a "riprendere in esame la situazione della ricorrente, applicando i criteri stabiliti dall' art . 32 dello statuto ".  Il 23 aprile 1985 la Commissione nominava la Samara al grado C3, 3° scatto, con effetto retroattivo al 1° gennaio 1983 . Il 13 giugno 1985 le pagava la differenza fra lo stipendio di C3, 1° scatto, e quello di C3, 3° scatto, per il periodo 1° gennaio 1983 - 31 maggio 1985 . Il 21 giugno 1985 essa chiedeva gli interessi sull' importo di detta differenza, dalla scadenza di ciascun pagamento . Questa richiesta veniva considerata un reclamo a norma dell' art . 90, n . 2, dello statuto . Non essendovi stata risposta, ciò veniva considerato come silenzio-rifiuto . Essa chiede ora gli stessi interessi che,  a suo parere, dato che le somme dovevano essere pagate nel Granducato del Lussemburgo, dovrebbero essere al tasso del 9% a norma del decreto granducale del 22 novembre 1984 .  La Commissione ribatte anzitutto che il ricorso è irricevibile . Se desiderava gli interessi, avrebbe dovuto chiederli nel primo procedimento, quando aveva contestato nel 1983 la decisione di inquadramento . Essa non l' ha fatto; la Corte non ha disposto che siano pagati degli interessi sugli arretrati di stipendio dovuti; essa è attualmente fuori termine e non può sollevare nella presente causa una questione che avrebbe potuto trattare nel primo ricorso .  Non ammetto che il ricorso sia irricevibile . L' oggetto della prima causa era l' annullamento dell' inquadramento . La Corte in quell' occasione non poteva stabilire quale fosse l' inquadramento corretto . Ciò spettava alla Commissione nel dare esecuzione alla sentenza della Corte a norma dell' art . 176 del trattato CEE, anche se il risultato poteva apparire inevitabile . Anche se poteva chiedere interessi la prima volta, a mio parere essa aveva diritto di chiedere anzitutto l' annullamento e di proporre un secondo ricorso, sostenendo che la Commissione non aveva dato piena esecuzione alla pronunzia della Corte . Se la Commissione l' avesse reinquadrata con effetto retroattivo, ma non le avesse versato la differenza di stipendio, essa avrebbe potuto agire per ottenerla . La pretesa d' interessi, se fondata, va trattata nello stesso modo .  Se essa abbia diritto agli interessi su tali arretrati di stipendio fino alla data del pagamento è un problema più complicato, dato che nello statuto del personale non vi è alcuna espressa disposizione in proposito .  La sua tesi è semplice . Essa avrebbe dovuto sin dall' inizio essere inquadrata nel grado C3, 3° scatto, e ricevere lo stipendio corrispondente . Il pagamento non è stato effettuato alle date in cui avrebbe dovuto esserlo . Essa non poteva quindi disporre del danaro; la Commissione poteva invece usarlo non pagandola fino al 13 giugno 1985 . Essa dovrebbe essere risarcita della perdita dovuta al ritardo nel pagamento .  La Commissione ribatte che questa pretesa è infondata in linea di principio e in contrasto con pronunzie della Corte .  La Corte si è certo occupata più volte di domande di interessi . Non mi pare che si possa sostenere che sia stata elaborata una massima generale, valida per tutte le pretese di interessi . Ad esempio, è stata fatta una distinzione fra gli interessi pretesi per il ritardo nel pagamento di un debito, da un lato, e pretese per il ritardo nell' adempimento di un' altra obbligazione, che hanno piuttosto il carattere di pretesa di risarcimento, dall' altro . Nel primo caso la Corte ha qualche volta deciso che doveva essere stato commesso un errore grave, che andasse oltre il semplice errore di calcolo ( causa 3/66, Alfieri / Parlamento, Racc . 1966, pag . 596; causa 106/76, Deboeck / Commissione, Racc . 1977, pag . 1623 e causa 14/77, Van der Branden / Commissione, Racc . 1977, pag . 1683 ). In altri casi gli interessi sono stati liquidati per l' illecito mancato pagamento, senza che fosse stato provato alcun errore grave . A parte ciò, gli interessi sono stati qualche volta liquidati solo a partire dalla data del reclamo a norma dello statuto del personale, o dalla data della domanda giudiziale o dalla data della scadenza, qualora questa fosse successiva al reclamo o alla domanda giudiziale ( ad es . causa 58/75, Sergy / Commissione, Racc . 1976, pag . 1139; causa 9/81, Williams / Corte dei Conti, Racc . 1982, pag . 3301 ). Ma non è sempre stato così . Ad esempio nella causa 115/76 ( Leonardini / Commissione, Racc . 1978, pag . 735 ) degli interessi di mora venivano liquidati per il tardivo pagamento di prestazioni d' invalidità, interessi da calcolarsi, non già dalla data del reclamo fatto nel 1976, ma dalla data, nel 1968, in cui la prestazione avrebbe potuto essere determinata usando la normale diligenza . Il tasso d' interesse ha inoltre variato di volta in volta a seconda delle circostanze .  Pare che la prassi negli Stati membri vari per quanto riguarda il pagamento d' interessi su un debito e nella presente causa non è stato dedotto alcunché atto ad indicare che vi sia una norma generale applicata uniformemente negli Stati membri . Ad esempio, sostenendo che gli interessi non possono mai decorrere da una data anteriore a quella in cui sono stati richiesti, la Commissione ha posto l' accento sulla necessità di una "mise en demeure", un' espressa domanda in proposito . Ciò, è stato sostenuto, costituisce una norma di diritto belga e lussemburghese, ma non mi pare si tratti di una norma di tutti gli Stati membri . Né, come la Commissione ha ammesso, la distinzione fra "intérêts compensatoires" e "intérêts moratoires", nota ai diritti francese, belga e lussemburghese, si ritrova nel diritto di almeno alcuni altri Stati membri .  In mancanza di precise disposizioni comunitarie in fatto di interessi e di una norma comune agli Stati membri, il problema dev' essere risolto come una questione di principio nel contesto dei poteri attribuiti alla Corte nelle cause di personale dall' art . 91 dello statuto, a norma del quale "nelle controversie di carattere pecuniario la Corte di giustizia ha una competenza anche di merito ".  Nella sentenza già pronunziata la Corte ha deciso che l' inquadramento iniziale della sig.ra Samara era giuridicamente errato in quanto non era conforme ai criteri stabiliti dall' art . 32 dello statuto del personale . In seguito all' annullamento dell' inquadramento stesso, il 23 aprile 1985 la Commissione la reinquadrava retroattivamente con effetto dal 1° gennaio 1983 e le pagava poi la differenza tra i due scatti . E' pacifico che, dato che la Commissione l' aveva reinquadrata, la differenza di stipendio costituiva un debito . Ora, il debito scadeva il 23 aprile 1985, anche se calcolato con riguardo al periodo iniziato il 1° gennaio 1983, ovvero deve essere considerato scaduto mese per mese dal 1° gennaio 1983 dopo che era stata reinquadrata retroattivamente? La Commissione, se non erro, ammette che dev' essere considerato scaduto mese per mese dal 1° gennaio 1983 come conseguenza del reinquadramento retroattivo . Sono d' accordo con la Commissione . Perciò il danaro che avrebbe dovuto essere pagato, se l' inquadramento fosse stato effettuato a norma dello statuto, non era stato pagato alla scadenza . Essa non aveva quindi potuto disporre di danaro dovutole come un debito . Secondo me dovrebbero esserle quindi versati gli interessi di mora .  Se il debito scadeva solo il 23 aprile 1985, quando essa fu reinquadrata con effetto retroattivo, si potrebbe sostenere che gli interessi ne potevano decorrere da una data anteriore . Dal canto mio, non accetterei questo assunto . La Commissione doveva riconsiderare la pratica e rettificare ciò che era stato fatto in modo errato . Per mettere la ricorrente nella situazione in cui avrebbe dovuto trovarsi ( e per dare piena esecuzione alla sentenza della Corte ) avrebbe dovuto esserle versata la differenza più gli interessi di mora per il periodo in cui non aveva potuto disporre del danaro .  La Commissione rileva che al punto 14 della sentenza la Corte parla del "contesto ambiguo" dello statuto del personale . Non ammetto ciò come una valida eccezione, anche se ammetto che lo statuto poteva essere interpretato in due modi diversi . In definitiva il danaro, illecitamente, non è stato pagato e non mi pare logico che il diritto agli interessi debba dipendere dalla gravità dell' illecito in un caso come quello in esame in cui è stata effettuata una nomina giuridicamente errata . Se è necessario provare che "il ritardo nel pagamento è dovuto ad illecito (( della Commissione ))" che ha causato "un concreto pregiudizio" al ricorrente ( causa 101/74, Kurrer, Racc . 1976, pag . 259 ), a mio parere è stato qui provato che l' errato inquadramento da parte della Commissione ha causato un danno, cioè la perdita della disponibilità del danaro, da determinarsi mediante l' opportuno tasso d' interesse sulle somme di volta in volta dovute .  Mi sembra che considerazioni diverse debbano prevalere qualora l' errore sia commesso nelle normative adottate dal Consiglio o dalla Commissione e qualora, dopo la sua correzione in esito ad un pronunzia della Corte, l' errore sia eliminato ed il danaro sia versato con ritardo . Ciò vale in particolare se vi è un elemento di discrezionalità nella liquidazione della somma . Questo, a mio parere, è il principio cui è informata la sentenza 30 settembre 1986, di cui la causa 176/83 Allo ed altri / Commissione, costituisce un esempio . A parte ciò, in detta sentenza la Corte ha deciso che "l' obbligo di pagare gli interessi di mora può sorgere solo qualora l' entità del capitale dovuto sia certa o possa almeno essere determinata in base a comprovati fattori obiettivi ". Nella presente causa la somma dovuta era certa una volta fissato il grado e, tenuto conto di tutte le circostanze obiettive, non vi era effettivamente la possibilità di nominare la sig.ra Samara ad un grado diverso dal C3, 3° scatto, se si voleva applicare correttamente l' art . 32 dello statuto . Una volta ammesso che la differenza era dovuta retroattivamente, come conseguenza della decisione 23 aprile 1985, l' entità del debito era certa ai sensi di detta pronunzia .  Non ammetto nemmeno che gli interessi non possano mai essere pretesi qualora il capitale sia pagato prima della domanda giudiziale . Se gli interessi erano dovuti, non è secondo me giusto che il ricorrente ne debba essere privato dal pagamento del capitale effettuato prima del reclamo o del ricorso giurisdizionale con cui vengono chiesti .  Benché vi possano certo essere dei casi in cui è giusto limitare gli interessi al periodo che inizia col reclamo a norma dello statuto ( ad esempio quando la pretesa effettivamente fatta valere è il risarcimento di un danno ), non mi sembra equo limitarli in un caso come quello in esame in cui una somma determinata viene pretesa come debito insoluto . Se si ammette con me che la sig.ra Samara aveva il diritto di chiedere l' annullamento della decisione illegittima come un primo passo, ritengo che, una volta regolarizzata la situazione, essa avesse il diritto di chiedere gli interessi per il ritardo .  Dal canto mio, accoglierei perciò la domanda di pagamento di interessi per ciascun debito a partire dalla rispettiva scadenza . Quantomeno se, contrariamente a quanto ritengo, il diritto comunitario prescrive che vi sia una "mise en demeure", gli interessi dovrebbero decorrere dalla data del reclamo nella causa 266/83, cioè dal 26 aprile 1983 .  La ricorrente sostiene che gli interessi ( se liquidabili ) dovrebbero essere calcolati secondo il tasso vigente nel Lussemburgo, dove doveva essere effettuato il pagamento . Secondo me ciò è errato . Come norma generale gli interessi dovrebbero essere calcolati secondo lo stesso tasso per l' intera Comunità, sotto il profilo del diritto comunitario . Se gli interessi devono essere pagati, mi pare che il tasso da applicarsi per il periodo di cui trattasi dovrebbe essere quello dell' 8%, come, ad esempio, nelle recenti sentenze nella causa 118/84, Royale Belge ( 20 giugno 1985 ) e nelle cause riunite 169/83 e 136/84 Leussink ( 8 ottobre 1986 ).  Secondo me si dovrebbe quindi decidere che la Commissione deve pagare gli interessi alla sig.ra Samara sulla differenza di stipendio tra il grado C3, 1° scatto, e il grado C3, 3° scatto, dal 1° gennaio 1983 a partire dalla data in cui ciascun pagamento di stipendio era dovuto, fino al pagamento di detti importi il 13 giugno 1985, al tasso dell' 8 %. Liquiderei del pari gli interessi sulla somma così determinata dal 13 giugno 1985 fino al pagamento . Le spese della sig.ra Samara dovrebbero essere pagate dalla Commissione .  (*) Traduzione dall' inglese .