CELEX: 62012FO0145
Language: it
Date: 2013-10-17
Title: Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica (Seconda Sezione) del 17 ottobre 2013. # Luigi Marcuccio contro Commissione europea. # Funzione pubblica - Articolo 34, paragrafi 1 e 6, del regolamento di procedura - Ricorso proposto a mezzo telefax entro il termine di ricorso aumentato del termine in ragione della distanza di dieci giorni - Ricorso depositato per posta entro i successivi dieci giorni - Assenza di identità tra l’uno e l’altro - Tardività del ricorso. # Causa F-145/12.

Parti
               Motivazione della sentenza
               Dispositivo
               
            
            Parti
            Nella causa F‑145/12,
            avente ad oggetto un ricorso proposto ai sensi dell’articolo 270 TFUE, applicabile al Trattato CEEA ai sensi del suo articolo 106 bis,
            Luigi Marcuccio,  ex funzionario della Commissione europea, residente in Tricase (Italia), rappresentato da G. Cipressa, avvocato,
            ricorrente,
            contro
            Commissione europea, 
            convenuta,
            IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA
            (Seconda Sezione),
            composto da M.I. Rofes i Pujol (relatore), presidente, R. Barents e K. Bradley, giudici, 
            cancelliere: W. Hakenberg
            ha emesso la seguente
            Ordinanza 
            
            Motivazione della sentenza
            1. Con atto introduttivo depositato per posta presso la cancelleria del Tribunale il 3 dicembre 2012, il sig. Marcuccio ha proposto il presente ricorso, diretto, segnatamente, all’annullamento da parte del Tribunale della decisione della Commissione europea recante rigetto della sua domanda del 28 agosto 2011 nonché della decisione di rigetto del suo reclamo del 7 marzo 2012, oltre al risarcimento dei danni asseritamente subiti. Il deposito per posta dell’originale del ricorso è stato preceduto dall’invio per telefax, il 26 novembre 2012, di un documento presentato come copia dell’originale del ricorso.
            Contesto normativo 
            2. L’articolo 91 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto») dispone quanto segue:
            «(…)
            2. Un ricorso davanti alla Corte di giustizia è ricevibile soltanto se:
            – l’autorità che ha il potere di nomina ha ricevuto un reclamo ai sensi dell’articolo 90, paragrafo 2, nel termine ivi previsto,
            – tale reclamo è stato oggetto di una decisione esplicita o implicita di rigetto.
            3. Il ricorso di cui al paragrafo 2 deve essere presentato entro un termine di tre mesi. Tale termine decorre:
            – dal giorno della notifica della decisione presa in esito al reclamo;
            – dalla data di scadenza del termine di risposta, quando il ricorso riguardi una decisione implicita di rigetto di un reclamo presentato in applicazione dell’articolo 90, paragrafo 2; (…)
            (…)».
            3. L’articolo 34 del regolamento di procedura, rubricato «Deposito degli atti processuali», così recita:
            «1. L’originale di ogni atto processuale dev’essere sottoscritto dal rappresentante della parte.
            (…)
            6. [L]a data in cui una copia dell’originale firmato di un atto processuale (…) perviene alla cancelleria mediante qualsiasi mezzo tecnico di comunicazione di cui dispone il Tribunale è presa in considerazione ai fini dell’osservanza dei termini processuali, purché l’originale firmato dell’atto (…) sia depositato in cancelleria entro dieci giorni dal ricevimento della copia dell’originale. (…)
            (…)».
            4. Ai sensi dell’articolo 100 del regolamento di procedura, rubricato «Calcolo dei termini – Termine forfettario in ragione della distanza», del regolamento di procedura:
            «(…)
            2. Se il giorno di scadenza del termine [processuale] è un sabato, una domenica o un giorno festivo legale, la scadenza è prorogata sino alla fine del successivo giorno non festivo.
            (…)
            3. I termini processuali sono aumentati di un termine forfettario in ragione della distanza di dieci giorni».
            Fatti 
            5. Il ricorrente veniva nominato funzionario della Commissione il 16 giugno 2000. Dal gennaio 2002 il ricorrente è in congedo malattia in Italia. Nel marzo 2003 il ricorrente ha avviato un procedimento ex articolo 73 dello Statuto volto al riconoscimento della natura professionale di un’affezione da lui patita.
            6. Con decisione del 30 maggio 2005, notificata al ricorrente con lettera in pari data e alla quale era allegato il parere della commissione di invalidità, l’autorità che ha il potere di nomina, in applicazione dell’articolo 53 dello Statuto, collocava il ricorrente a riposo a partire dal 31 maggio 2005 e gli concedeva il beneficio di un’indennità d’invalidità fissata in conformità all’articolo 78, terzo comma, dello Statuto.
            7. La decisione di collocamento a riposo del ricorrente è stata annullata con sentenza del Tribunale del 4 novembre 2008, Marcuccio/Commissione (F‑41/06). Adito con impugnazione da parte della Commissione, il Tribunale dell’Unione europea, con sentenza dell’8 giugno 2011, Commissione/Marcuccio (T‑20/09 P), ha annullato la citata sentenza Marcuccio/Commissione rinviando la causa al Tribunale. Con sentenza del 6 novembre 2012, Marcuccio/Commissione (F‑41/06 RENV), il Tribunale ha respinto il ricorso del ricorrente, il quale ha proposto impugnazione dinanzi al Tribunale dell’Unione europea (causa T‑20/13 P, Marcuccio/Commissione).
            8. L’unità «Assicurazione infortuni e malattie professionali» della Commissione, con lettera datata 17 agosto 2010, ha comunicato al ricorrente un progetto di decisione relativo al tasso d’invalidità permanente parziale constatato pari a 3,5% a causa di una malattia professionale, nonché al capitale che gli sarebbe stato versato, ossia EUR 18 333,62. Tale importo è stato calcolato applicando l’articolo 73 dello Statuto, in base agli stipendi mensili attribuiti per i dodici mesi precedenti la malattia professionale, corrispondenti, nella fattispecie, al periodo compreso fra marzo 2002 e febbraio 2003. Il ricorrente ha ricevuto l’importo in parola il 10 dicembre 2010.
            9. Con lettera del 3 gennaio 2011 l’unità «Assicurazione infortuni e malattie professionali» ha informato il ricorrente che era stato rilevato un errore nel calcolo dell’importo e che gli spettavano ancora EUR 211,62, somma pervenutagli il 16 novembre 2012.
            10. Il 28 agosto 2011 il ricorrente ha presentato una domanda alla Commissione, diretta ad ottenere che l’importo del capitale da versargli a causa della sua malattia professionale fosse ricalcolato utilizzando come riferimento il suo trattamento di base durante il periodo da giugno 2004 a maggio 2005 e che gli fosse versata la differenza fra quanto percepito e il risultato del nuovo calcolo, unitamente agli interessi nella misura del 10% annuo e con capitalizzazione. La Commissione non ha risposto a tale domanda.
            11. Il ricorrente ha presentato un reclamo il 7 marzo 2012, respinto dalla Commissione il 6 luglio 2012.
            Conclusioni delle parti 
            12. Nel ricorso il ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
            – annullare il rigetto della domanda del 28 agosto 2011;
            – annullare il rigetto del reclamo del 7 marzo 2012;
            – annullare, per quanto necessario, la nota del 6 luglio 2012, recante esplicito rigetto del reclamo del 7 marzo 2012, ricevuta dal ricorrente «in data non antecedente al quattordici agosto duemiladodici»; 
            – condannare la Commissione a risarcirgli il danno subìto e in particolare a versargli, da un lato, l’importo di EUR 169,82 unitamente agli interessi a partire dall’11 dicembre 2010, nella misura del 10% con capitalizzazione annuale fino all’effettiva erogazione del medesimo; dall’altro, l’importo di EUR 100 o la somma, maggiore o minore, che il Tribunale riterrà giusta ed equa; 
            – condannare la Commissione alla rifusione di tutte le spese e onorari.
            Sulla decisione del Tribunale di statuire mediante ordinanza motivata 
            13. Ai sensi dell’articolo 76 del regolamento di procedura, quando il ricorso è, in tutto o in parte, manifestamente irricevibile o manifestamente infondato in diritto, il Tribunale può, senza proseguire il procedimento, statuire con ordinanza motivata.
            14. Secondo giurisprudenza costante, ove alla lettura del fascicolo di una causa il collegio giudicante, ritenendosi sufficientemente edotto dagli atti di causa, sia pienamente convinto dell’irricevibilità manifesta del ricorso o della sua manifesta infondatezza e, inoltre, ritenga che lo svolgimento di un’udienza non potrebbe offrire il minimo elemento nuovo al riguardo, il rigetto del ricorso mediante ordinanza motivata, sul fondamento dell’articolo 76 del regolamento di procedura, non solo contribuisce all’economia processuale, ma risparmia altresì alle parti i costi che lo svolgimento di un’udienza comporterebbe (v., in tal senso, ordinanza del Tribunale del 25 aprile 2012, Oprea/Commissione, F‑108/11, punto 12 e la giurisprudenza ivi citata).
            15. Nel caso di specie il Tribunale si reputa sufficientemente edotto dai documenti prodotti dal ricorrente e decide, in applicazione dell’articolo 76 del regolamento di procedura, e prima ancora che il ricorso venga notificato alla parte convenuta, di statuire con ordinanza motivata senza proseguire il procedimento (v., in tal senso, ordinanza del Tribunale del 29 giugno 2010, Palou Martínez/Commissione, F‑11/10, punti 26 e 27).
            Sulla ricevibilità del ricorso 
            16. In via preliminare, è d’uopo rammentare che, ai sensi dell’articolo 34, paragrafo 1, del regolamento di procedura, «[l]’originale di ogni atto processuale dev’essere sottoscritto dal rappresentante della parte». Inoltre, se è vero che il paragrafo 6 di detto articolo consente l’uso di qualsiasi mezzo tecnico di comunicazione di cui dispone il Tribunale, la validità della comunicazione operata con tali mezzi tecnici è subordinata alla condizione che «l’originale firmato dell’atto (…) sia depositato in cancelleria [del Tribunale] entro dieci giorni dal ricevimento della copia dell’originale».
            17. L’articolo 34, paragrafo 6, del regolamento di procedura prevede quindi che la ricezione, da parte della cancelleria del Tribunale, della copia dell’originale del ricorso inviata per telefax sia equiparata al deposito dell’originale del ricorso purché l’originale stesso sia effettivamente depositato presso la cancelleria del Tribunale entro dieci giorni dal ricevimento di tale copia.
            18. Il rispetto di questa condizione comporta che la versione inviata per telefax alla cancelleria del Tribunale sia la copia conforme dell’originale depositato successivamente. Occorre quindi che la versione inviata per telefax sia la fotografia della versione originale e non un altro documento, ancorché presenti lo stesso contenuto sotto una forma diversa (v., in tal senso, conclusioni dell’avvocato generale Bot nella causa definita con sentenza della Corte del 17 luglio 2008, Athinaïki Techniki/Commissione, C‑521/06 P, punto 157).
            19. Tali esigenze sono esposte molto chiaramente nelle istruzioni pratiche alle parti sul procedimento giurisdizionale dinanzi al Tribunale dell’11 luglio 2012, pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea  (GU L 260, pag. 6), applicabili all’epoca della presentazione del ricorso. Il punto 38 di tali istruzioni, la cui adozione è prevista dall’articolo 120 del regolamento di procedura, stabilisce infatti che, «[a]i fini dell’osservanza dei termini processuali, il deposito di una memoria o di un atto processuale per fax vale soltanto se l’originale firmato perviene in cancelleria entro e non oltre il termine, previsto dall’articolo 34, paragrafo 6, del regolamento di procedura, di dieci giorni dopo detto deposito (...)». Il punto 39 delle medesime istruzioni indica che «[l]’originale firmato di ciascun atto processuale è spedito senza indugio, subito dopo l’invio tramite fax, senza apportarvi correzioni o modifiche. In caso di divergenza tra l’originale firmato e la copia precedentemente depositata, solo la data del deposito dell’originale firmato è presa in considerazione ai fini dell’osservanza dei termini processuali».
            20. Occorre aggiungere che il requisito dell’identità tra il ricorso depositato per telefax e il relativo originale è inteso, da una parte, a garantire che la possibilità di adire il giudice dell’Unione con uno dei mezzi tecnici di comunicazione di cui dispone il Tribunale, prevista dall’articolo 34, paragrafo 6, del regolamento di procedura, non rimetta in discussione la perentorietà dei termini processuali né le esigenze di certezza del diritto e di parità fra le parti, che tali termini sono diretti a garantire. D’altra parte, tale requisito di identità è inteso a consentire al Tribunale di verificare, quando riceve l’originale del ricorso, la perfetta somiglianza di quest’ultimo con la versione trasmessa per telefax attraverso un semplice esame rapido e superficiale, senza alcuna analisi approfondita del loro contenuto (conclusioni dell’avvocato generale Bot, cit. supra, paragrafi 164 e 166).
            21. Conseguentemente, ai fini del regolare deposito di qualsiasi atto processuale, le disposizioni di cui all’articolo 34 del regolamento di procedura, e segnatamente il suo paragrafo 1 e il suo paragrafo 6, che consente la presentazione del ricorso per telefax, impongono al rappresentante della parte di firmare a mano l’originale dell’atto prima di trasmetterlo per telefax e di depositare questo stesso originale presso la cancelleria del Tribunale entro i successivi dieci giorni.
            22. In tale contesto, se risulta retroattivamente che l’originale dell’atto materialmente depositato presso la cancelleria nei dieci giorni successivi alla trasmissione per telefax non reca la medesima firma che figura sul documento trasmesso per telefax, occorre rilevare che alla cancelleria del Tribunale sono pervenuti due atti processuali diversi, anche se la firma è stata apposta dalla stessa persona. Considerato, infatti, che non incombe al Tribunale verificare se i due testi coincidono parola per parola, è evidente che, quando la firma apposta su uno dei due documenti non è identica alla firma apposta sull’altro, il documento trasmesso per telefax non è una copia dell’originale dell’atto depositato per posta (v., in tal senso, ordinanza del presidente del Tribunale di primo grado del 13 novembre 2001, F/Corte dei conti, T‑138/01 R, punti 8 e 9).
            23. Dal combinato disposto dell’articolo 91, paragrafo 3, dello Statuto, che fissa il termine di ricorso in tre mesi, e dell’articolo 100, paragrafo 3, del regolamento di procedura, ai sensi del quale tale termine è aumentato in ragione della distanza di un termine forfettario di dieci giorni, risulta che il ricorso deve essere redatto al più tardi entro tale termine, senza poter essere oggetto di modifiche o correzioni a posteriori. Sotto questo profilo, l’invio di un ricorso per telefax non solo facilita la trasmissione del documento, ma costituisce anche la prova che l’originale dell’atto depositat o presso la cancelleria del Tribunale, eventualmente dopo la scadenza del menzionato termine, era stato tuttavia già redatto prima di tale scadenza.
            24. Ne consegue che, se la trasmissione del testo inviato per telefax non soddisfa i requisiti di certezza del diritto imposti dall’articolo 34 del regolamento di procedura, la data di deposito del documento trasmesso per telefax non può essere presa in considerazione ai fini del rispetto del termine di ricorso.
            25. Nella specie, il primo documento presentato quale copia dell’originale del ricorso è pervenuto presso la cancelleria del Tribunale per telefax il 26 novembre 2012. Il 3 dicembre 2012 la cancelleria del Tribunale ha ricevuto per posta l’originale del ricorso, il cui testo tuttavia diverge dal primo, quantomeno per quel che riguarda la firma dell’avvocato.
            26. Dall’esame del documento trasmesso per telefax il 26 novembre 2012 risulta, infatti, che la firma dell’avvocato del ricorrente manifestamente non è quella che figura sull’originale del ricorso pervenuto per posta presso la cancelleria del Tribunale il 3 dicembre 2012. Ciò considerato, occorre rilevare che detta copia non costituisce una riproduzione dell’originale del ricorso. Ne consegue che la data di ricezione del documento inviato per telefax non può essere presa in considerazione per determinare se il termine di ricorso, ricordato al punto 23 della presente ordinanza, sia stato rispettato.
            27. Per decidere in ordine alla ricevibilità del ricorso, occorre verificare se l’originale del ricorso, pervenuto per posta presso la cancelleria del Tribunale il 3 dicembre 2012, sia stato depositato tempestivamente.
            28. In proposito è d’uopo osservare che, secondo quanto asserito dal ricorrente, la decisione recante esplicito rigetto del suo reclamo, datata 6 luglio 2012, è stata da lui ricevuta «in data non antecedente al quattordici agosto duemiladodici». Pertanto, il termine di tre mesi e dieci giorni per introdurre ricorso contro tale decisione, da calcolare a decorrere da quest’ultima data, è scaduto il 24 novembre 2012. Trattandosi di un sabato, in applicazione dell’articolo 100, paragrafo 2, la scadenza è stata prorogata a lunedì 26 novembre 2012.
            29. Dato che il documento inviato per telefax il 26 novembre 2012 non è ricevibile, come risulta dal punto 26 della presente ordinanza, ne deriva che l’unico ricorso di cui possa tenersi conto nel presente procedimento è quello pervenuto per posta presso la cancelleria del Tribunale il 3 dicembre 2012. Dal momento che il termine di ricorso è scaduto il 26 novembre 2012, tale ricorso è tardivo.
            30. Conseguentemente, senza che sia necessario comunicare l’atto introduttivo del giudizio alla parte convenuta, il ricorso deve essere dichiarato manifestamente irricevibile.
            Sulle spese 
            31. Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del titolo II del regolamento medesimo, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Ai sensi del paragrafo 2 dello stesso articolo, il Tribunale può decidere, per ragioni di equità, che una parte soccombente sia condannata solo parzialmente alle spese, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.
            32. Poiché la presente ordinanza viene adottata prima della notificazione del ricorso alla convenuta e prima che quest’ultima abbia potuto sostenere delle spese, occorre decidere che il ricorrente sopporterà le proprie spese, ai sensi dell’articolo 89, paragrafo 3, del regolamento di procedura.
            
            Dispositivo
            Per questi motivi,
            IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA (Seconda Sezione)
            così provvede:
            1)  Il ricorso è respinto in quanto manifestamente irricevibile. 
            2) Il sig. Marcuccio sopporterà le proprie spese. 
            Lussemburgo, 17 ottobre 2013