CELEX: 52014DC0417
Language: it
Date: 2014-06-02 00:00:00
Title: Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2014 del Lussemburgo e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014 del Lussemburgo

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		52014DC0417
		
			Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2014 del Lussemburgo_x000b__x000b_e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014 del Lussemburgo /* COM/2014/0417 final - 2014/ () */
			
				
		
		
			
			   	 
Raccomandazione di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
sul programma nazionale di riforma 2014 del
Lussemburgo
e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014 del
Lussemburgo
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, in particolare l’articolo 121, paragrafo 2, e
l’articolo 148, paragrafo 4,
visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del
Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle
posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle
politiche economiche[1],
in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,
vista la raccomandazione della Commissione
europea[2],
viste le risoluzioni del Parlamento europeo[3],
viste le conclusioni del Consiglio europeo,
visto il parere del comitato per
l’occupazione,
visto il parere del comitato economico e
finanziario,
visto il parere del comitato per la protezione
sociale,
visto il parere del comitato di politica
economica,
considerando quanto segue:
(1)                   
Il 26 marzo 2010 il Consiglio europeo ha approvato
la proposta della Commissione di lanciare Europa 2020, una nuova strategia per
la crescita e l’occupazione basata su un maggiore coordinamento delle politiche
economiche e incentrata sui settori chiave in cui occorre intervenire per
rafforzare il potenziale di crescita sostenibile e di competitività
dell’Europa.
(2)                   
Il 13 luglio 2010 il Consiglio ha adottato, sulla
base delle proposte della Commissione, una raccomandazione sugli orientamenti
di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione (2010-2014)
e, il 21 ottobre 2010, una decisione sugli orientamenti per le politiche degli
Stati membri a favore dell’occupazione, che insieme formano gli “orientamenti
integrati”. Gli Stati membri sono stati invitati a tener conto degli
orientamenti integrati nelle proprie politiche nazionali in materia economica e
di occupazione.
(3)                   
Il 29 giugno 2012 i capi di Stato o di governo
hanno convenuto un patto per la crescita e l’occupazione che offre un quadro
coerente per l’adozione di misure a livello nazionale, dell’UE e della zona
euro con il ricorso a tutti gli strumenti, leve e politiche possibili. Essi
hanno stabilito le misure da adottare a livello degli Stati membri, in
particolare affermando l’impegno pieno verso il conseguimento degli obiettivi
della strategia Europa 2020 e l’attuazione delle raccomandazioni specifiche per
paese.
(4)                   
Il 9 luglio 2013 il Consiglio ha adottato una
raccomandazione sul programma nazionale di riforma 2013 del Lussemburgo e ha
formulato il suo parere sul programma di stabilità aggiornato del Lussemburgo 2012-2016.
Il 15 novembre 2013, in linea con il regolamento (UE) n. 473/2013[4], la Commissione ha
presentato il suo parere sul documento programmatico di bilancio 2014 del
Lussemburgo[5].
(5)                   
Il 13 novembre 2013 la Commissione ha adottato
l’analisi annuale della crescita[6],
segnando l’inizio del semestre europeo di coordinamento delle politiche
economiche 2014. Lo stesso giorno la Commissione ha adottato, sulla base del
regolamento (UE) n. 1176/2011, la relazione sul meccanismo di allerta[7], in cui il Lussemburgo
è stato annoverato tra gli Stati membri che avrebbero fatto oggetto di un esame
approfondito.
(6)                   
Il 20 dicembre 2013 il Consiglio europeo ha
approvato le priorità per garantire la stabilità finanziaria, il risanamento di
bilancio e le azioni a favore della crescita. Esso ha sottolineato la necessità
di portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla
crescita, di ripristinare le normali condizioni per l’erogazione di prestiti
all’economia, di promuovere la crescita e la competitività, di contrastare la
disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi e di modernizzare la
pubblica amministrazione.
(7)                   
Il 5 marzo 2014 la Commissione ha pubblicato i
risultati dell’esame approfondito per il Lussemburgo[8] a norma dell’articolo 5
del regolamento (UE) n. 1176/2011. Sulla base dell’analisi svolta, la
Commissione è giunta alla conclusione che il Lussemburgo non presenta squilibri
macroeconomici ai sensi della procedura per gli squilibri macroeconomici.
L’analisi dell’avanzo delle partite correnti mostra in particolare che tale
avanzo non è dovuto a una domanda interna debole, ma che è piuttosto
riconducibile al peculiare modello di crescita del Lussemburgo, fortemente
incentrato sui servizi finanziari. I rischi per la stabilità finanziaria
interna generati dalla presenza di un importante settore finanziario esistono,
ma sono relativamente contenuti poiché il settore è, allo stesso tempo,
diversificato e specializzato. L’elevato livello di indebitamento del settore
privato e, in particolare, delle società non finanziarie riflette
principalmente la presenza di un ingente numero di imprese multinazionali che
utilizzano le loro succursali o controllate in Lussemburgo per le operazioni di
finanziamento infragruppo. Infine, l’attuale posizione favorevole delle finanze
pubbliche dipende in larga misura dalla sostenibilità di un modello di crescita
basato su un settore finanziario dinamico e presenta a lungo termine un rischio
elevato in materia di sostenibilità.
(8)                   
Il 28 aprile 2014 il Lussemburgo ha presentato il
suo programma nazionale di riforma 2014 e il 25 aprile 2014 il suo programma di
stabilità 2014. I due programmi sono stati valutati contemporaneamente, onde
tener conto delle loro correlazioni.
(9)                   
L’obiettivo della strategia di bilancio delineata
nel programma di stabilità 2014 è il ritorno all’obiettivo a medio termine nel 2016
dopo un’importante deviazione nel 2015. Il programma conferma l’obiettivo
a medio termine pari a un avanzo dello 0,5% del PIL, che riflette i
requisiti del patto di stabilità e crescita. L’avanzo strutturale (ricalcolato)
del bilancio della pubblica amministrazione dovrebbe diminuire, passando dall’1,4%
del PIL nel 2013 all’1,1% nel 2014, per poi trasformarsi in un disavanzo dello 0,1%
del PIL nel 2015. Gli avanzi strutturali dovrebbero gradualmente crescere in
seguito. Il Lussemburgo dovrebbe quindi attenersi al suo obiettivo a medio
termine nel 2014, per allontanarsene però in maniera significativa nel 2015.
Stando al programma, nel 2015 il tasso di crescita della spesa pubblica, al
netto dalle misure discrezionali in materia di entrate, risulterebbe superiore
al parametro di riferimento a medio termine del tasso di crescita potenziale
del PIL. Nel complesso gli obiettivi del programma sono parzialmente in linea
con i requisiti del braccio preventivo del patto di stabilità e crescita, con
una deviazione soprattutto nel 2015. Il rapporto debito pubblico/PIL si è
attestato al 23,1% del PIL nel 2013, ben al di sotto quindi del valore di riferimento
del 60% del PIL, e dovrebbe registrare un’ulteriore flessione nel periodo
coperto dal programma. Lo scenario macroeconomico su cui si fondano le
proiezioni di bilancio del programma, elaborato da un ente indipendente
(STATEC), è lievemente ottimistico per il 2014 e il 2015. Il governo prevede un
tasso di crescita del PIL pari al 3,2% sia nel 2014 che nel 2015, contro
rispettivamente il 2,6% e il 2,7% delle previsioni di primavera 2014 della
Commissione. Inoltre, le autorità non hanno ancora definito nei dettagli le
misure a sostegno dell’andamento del bilancio per il periodo 2015-2018. Secondo
le previsioni della Commissione, che non tengono conto delle misure annunciate
più di recente, l’avanzo strutturale si ridurrà allo 0,6% del PIL nel 2014 per
trasformarsi in un disavanzo dell’1,3% del PIL nel 2015. Si prevede che il
tasso di crescita della spesa pubblica, al netto dalle misure discrezionali in
materia di entrate, sia superiore al parametro di riferimento a medio termine
del tasso di crescita potenziale del PIL nel 2015, quando dovrebbe verificarsi
un’importante deviazione. In base alla valutazione del programma di stabilità 2014
e alle previsioni di primavera della Commissione a norma del regolamento (CE)
n. 1466/97 del Consiglio, il Consiglio ritiene che, soprattutto nel 2015,
vi sia il rischio di non conseguire gli obiettivi del programma, che sono solo
parzialmente in linea con i requisiti del braccio preventivo del patto di
stabilità e crescita.
(10)               
Nel luglio del 2013 il governo ha presentato al
parlamento un progetto di legge per il recepimento sia delle disposizioni della
direttiva 85/2011 del Consiglio, relativa ai requisiti per i quadri di
bilancio, che del trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance.
Il progetto di legge sarebbe dovuto entrare in vigore il 1° gennaio 2014,
ma la sua adozione è stata rimandata a causa delle dimissioni del governo in
luglio. Il progetto prevede l’adozione di una nuova legge in materia di
programma finanziario pluriennale la cui durata corrisponde a quella del
prossimo aggiornamento del programma di stabilità. È opportuno che la legge per
il programma finanziario pluriennale sia aggiornata ogni anno su base
continuativa insieme al bilancio annuale. La legge dovrebbe definire nel
dettaglio i piani per il conseguimento dell’obiettivo di bilancio a medio
termine a livello dell’amministrazione centrale. Il progetto di legge introduce
massimali pluriennali nella legge per il programma di finanziamento pluriennale
che riguardano solo il settore dell’amministrazione centrale, senza tuttavia
specificare le conseguenze in caso di un loro superamento. Il progetto di legge
non prevede una regola di spesa nazionale per orientare la fissazione degli
obiettivi di spesa pluriennali. Esso contiene tuttavia disposizioni da
rispettare concernenti il percorso di aggiustamento verso l’obiettivo a medio
termine. Nel marzo 2014 è stato presentato al parlamento un progetto riveduto
della legge il quale prevede, tra l’altro, che il monitoraggio indipendente
delle regole di bilancio sia eseguito da un’istituzione di recente creazione,
il “Conseil National des Finances Publiques”.
(11)               
Inoltre, il gettito fiscale derivante dall’IVA sarà
oggetto di nuove norme sulle entrate IVA generate dalle attività di commercio
elettronico. A decorrere dal 2015 tali entrate IVA saranno trasferite dal paese
in cui è stabilito il fornitore al paese di residenza del cliente. Il governo
ha annunciato che le aliquote IVA saranno aumentate di 2 punti percentuali per
compensare in parte la perdita del gettito. Dato il ricorso diffuso ad aliquote
ridotte o estremamente ridotte, è tuttavia possibile produrre ulteriore gettito
fiscale estendendo l’applicazione dell’aliquota normale e compensando meglio in
tal modo la summenzionata perdita del gettito.
(12)               
Stando ai dati della relazione della Commissione
sull’invecchiamento demografico 2012, in Lussemburgo la spesa pubblica lorda
nel settore pensionistico come percentuale del PIL è in aumento e passerà dal 9,2%
del PIL al 18,6% nel 2060. Ciò è dovuto essenzialmente alla spesa connessa
all’invecchiamento della popolazione e, in particolare, alla spesa per le
pensioni. La riforma delle pensioni del 2012 aveva una portata limitata e non
ha affrontato in maniera sostanziale le minacce esistenti per la sostenibilità
a lungo termine delle finanze pubbliche. Il finanziamento a breve termine del
sistema pensionistico è attualmente garantito da un basso tasso di dipendenza
della popolazione anziana e fa affidamento sui contributi versati da una
popolazione relativamente giovane di lavoratori transfrontalieri. Questa
tendenza dovrebbe però invertirsi in futuro ed è probabile che i costi
pensionistici, come quelli dell’assistenza di lunga durata, aumentino
considerevolmente. Al fine di garantire la sostenibilità del sistema pensionistico
appare necessario un aumento significativo del livello dei contributi dopo il 2020,
in aggiunta alla prevista moderazione dell’adeguamento delle pensioni al tenore
di vita. In futuro ciò comporterebbe un aumento importante dell’onere sul
lavoro a carico della popolazione attiva e, di conseguenza, una perdita di
competitività. In considerazione dell’alto livello attuale del tasso di
sostituzione, si sarebbero potute adottare diverse misure per assicurare una
distribuzione più equa dell’onere tra le generazioni. L’introduzione di un
limite all’adeguamento delle pensioni sulla base degli aumenti salariali reali
aumenterebbe le riserve pensionistiche. L’innalzamento dell’età pensionabile
effettiva, ora a 59 anni, mediante l’allineamento alla speranza di vita
contribuirebbe inoltre a garantire la sostenibilità a lungo termine del sistema
pensionistico. È inoltre opportuno ridurre le possibilità di pensionamento
anticipato. Gli incentivi finanziari per prolungare la vita lavorativa, come
previsto dalla riforma pensionistica, possono contribuire alla sostenibilità
del sistema pensionistico, ma occorre migliorare ulteriormente l’occupabilità
dei lavoratori più anziani rafforzando la formazione professionale e
l’apprendimento permanente. In futuro il Lussemburgo deve ridurre il fabbisogno
e i costi dell’assistenza di lunga durata per assicurarne la sostenibilità. I
servizi di assistenza di lunga durata potrebbero inoltre essere resi più
efficienti sotto il profilo dei costi rafforzando il coordinamento tra l’assistenza
sanitaria e l’assistenza sociale, migliorando la prestazione dei servizi e
sostenendo meglio l’assistenza familiare.
(13)               
Il forte avanzo delle partire correnti del
Lussemburgo è generato dai servizi finanziari e maschera un disavanzo
persistente e in graduale aumento della bilancia commerciale delle merci,
dovuto a una lenta crescita delle esportazioni. Se questa tendenza riflette la
crescente importanza del settore dei servizi per l’economia, essa è altresì
connessa a una perdita più strutturale di competitività a livello dei costi.
L’aumento costante in tempi recenti del costo unitario del lavoro ha
compromesso la competitività del tessuto industriale del Lussemburgo. La
modulazione del meccanismo d’indicizzazione dei salari adottata dal governo nel
2012 sarà completata a fine 2014. Benché sia possibile esplorare diverse
soluzioni, è importante che i salari siano collegati meglio alla produttività
mediante una riforma del sistema d’indicizzazione che consenta una
differenziazione settoriale. La forte dipendenza dal settore finanziario
rappresenta un rischio strutturale per l’economia lussemburghese. Il paese deve
pertanto concentrarsi sullo sviluppo di imprese altamente specializzate che
fungano da trampolino di lancio per una crescita fondata sull’innovazione. Il
fatto che nel settore pubblico l’intensità di R&S sia stata quadruplicata
dal 2000 riflette la decisione di sviluppare le capacità pubbliche nel campo
della ricerca; il Lussemburgo non è tuttavia sulla buona strada per raggiungere
il suo obiettivo 2020 di intensità delle attività di R&S del 2,3-2,6% del
PIL a causa di un drastico calo dell’intensità di R&S delle imprese (dall’1,53%
del PIL nel 2000 all’1% nel 2012). I risultati del Lussemburgo per quanto
riguarda gli indici sulla cooperazione tra gli istituti pubblici di ricerca e
le imprese dovrebbero essere ulteriormente migliorati. Occorre proseguire la
riforma avviata nel 2013 per rafforzare i poli d’innovazione.
(14)               
Nonostante l’adozione di svariate misure, la
disoccupazione giovanile continua ad essere alta, pari al 17,4% della
popolazione attiva nel 2013, per quanto in calo rispetto al 2012, quando si era
attestata al 18%. La disoccupazione è strettamente connessa al livello di
istruzione ed è più bassa tra coloro che hanno un livello di istruzione più
elevato. Una serie di sfide specifiche si pongono al sistema dell’istruzione
del Lussemburgo, quali il multilinguismo e le competenze specifiche necessarie
in un mercato del lavoro altamente specializzato con un imponente settore
finanziario. L’indagine sulle competenze degli studenti svolta dall’OCSE nel 2012
conferma che occorre adottare ulteriori misure per contrastare i risultati
piuttosto mediocri relativi alle competenze di base dei giovani, come già
osservato fin dal 2006. Al riguardo è necessario proseguire la riforma
dell’istruzione primaria e secondaria. La qualità e l’attrattiva
dell’istruzione e della formazione professionale dovrebbero essere
ulteriormente migliorate per mettere a disposizione del mercato del lavoro una
forza lavoro qualificata, comprese in particolare le persone provenienti da un
contesto migratorio. L’architettura del sistema fiscale e previdenziale è
all’origine di trappole del mercato del lavoro molto importanti, tra le più
rilevanti dell’UE, per tutti i livelli salariali e le composizioni familiari.
Nonostante i recenti sforzi di riforma, le politiche di attivazione rimangono
dunque deboli; la partecipazione a politiche attive del mercato del lavoro non
è obbligatoria in nessuna fase della disoccupazione e non vi è l’obbligo di
continuare la ricerca del lavoro per chi partecipa a politiche attive del
mercato del lavoro.
(15)               
Il Lussemburgo si è impegnato a ridurre del 20% le
proprie emissioni di gas a effetto serra nei settori non compresi nel sistema
di scambio di quote di emissioni entro il 2020, ma si prevede che mancherà
questo obiettivo per 23 punti percentuali. È inoltre probabile che le emissioni
del 2013 siano superiori dell’1% rispetto all’obiettivo fissato per lo stesso
anno nella decisione sulla condivisione degli sforzi. Circa il 70% delle
emissioni legate ai trasporti dipende dall’esportazione di carburanti, e ciò è
dovuto, tra l’altro, alle accise molto basse sui carburanti. L’individuazione
dell’esportazione di carburanti come sfida cruciale nel Piano nazionale
d’azione sul clima, adottato nel maggio 2013, rappresenta un passo avanti.
Occorrono tuttavia misure più specifiche e a lungo termine per affrontare il
problema. Nel 2012 le imposte ambientali rappresentavano il 2,4% del PIL,
mentre nel 2004 si attestavano al 3,1%. Questo calo è dovuto in particolare
alle minori entrate fiscali generate dalle imposte energetiche, per le quali
non è prevista l’indicizzazione. L’imposizione sui trasporti, esclusi i
carburanti, rappresentava lo 0,2% del PIL nel 2012. Nonostante il
trattamento fiscale preferenziale per il diesel, le entrate delle tasse sul
carburante usato per i trasporti sono alte e si sono attestate al 2,2% del PIL,
come conseguenza soprattutto del “turismo del carburante”. Viste le imposte
ambientali al di sotto della percentuale media del gettito fiscale totale, è
opportuno migliorarne la concezione, in particolare aumentando le imposte sui
prodotti energetici per i trasporti.
(16)               
Nell’ambito del semestre europeo, la Commissione ha
effettuato un’analisi completa della politica economica del Lussemburgo e ha
valutato il programma di stabilità e il programma nazionale di riforma. La
Commissione ha tenuto conto non soltanto della loro pertinenza ai fini della
sostenibilità della politica di bilancio e della politica socioeconomica del
Lussemburgo, ma anche della loro conformità alle norme e agli orientamenti
dell’UE, alla luce della necessità di rafforzare la governance economica
dell’Unione nel suo insieme, offrendo un contributo a livello UE per le future
decisioni nazionali. Le sue raccomandazioni nell’ambito del
semestre europeo trovano riscontro nelle raccomandazioni di cui ai punti da 1
a 5.
(17)               
Alla luce della valutazione di cui sopra, il
Consiglio ha esaminato il programma di stabilità del Lussemburgo e il suo
parere[9]
trova riscontro, in particolare, nella raccomandazione di cui al punto 1.
(18)               
Nell’ambito del semestre europeo la Commissione ha
effettuato inoltre un’analisi della politica economica della zona euro nel suo
complesso. Sulla base di tale analisi il Consiglio ha formulato raccomandazioni
specifiche rivolte agli Stati membri la cui moneta è l’euro. Il Lussemburgo
dovrebbe altresì assicurare l’attuazione piena e tempestiva di tali
raccomandazioni,
RACCOMANDA che il Lussemburgo adotti
provvedimenti nel periodo 2014-2015 al fine di:
1.           mantenere una solida
posizione di bilancio nel 2014; rafforzare in modo significativo la strategia
di bilancio nel 2015 per garantire che sia conseguito l’obiettivo a medio
termine e attenersi in seguito all’obiettivo a medio termine al fine di
tutelare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, in
particolare tenendo conto delle passività interne legate all’invecchiamento
della popolazione; rafforzare la governance di bilancio, accelerando l’adozione
di un quadro di bilancio a medio termine che copra l’amministrazione pubblica e
includa i massimali di spesa pluriennali e introducendo il controllo
indipendente delle regole di bilancio; continuare ad allargare la base
imponibile, in particolare per i consumi;
2.           allo scopo di garantire la
sostenibilità di bilancio, contenere la spesa connessa all’invecchiamento
demografico rendendo più efficiente la spesa per l’assistenza di lunga durata,
proseguire la riforma pensionistica in modo da innalzare l’età pensionabile effettiva,
anche limitando i regimi di pensionamento anticipato e collegando l’età
pensionabile legale alla speranza di vita; potenziare gli sforzi per accrescere
il tasso di partecipazione dei lavoratori più anziani, in particolare
migliorando la loro occupabilità attraverso la formazione permanente;
3.           accelerare l’adozione di
misure strutturali, in consultazione con le parti sociali e conformemente alla
prassi nazionale, per riformare il sistema di indicizzazione dei salari in modo
da adattare meglio i salari agli sviluppi della produttività, in particolare a
livello settoriale; proseguire la diversificazione della struttura
dell’economia, anche promuovendo gli investimenti privati nella ricerca e
sviluppando ulteriormente la cooperazione tra la ricerca pubblica e le imprese;
4.           proseguire gli sforzi per
ridurre la disoccupazione giovanile tra le persone poco qualificate in cerca di
lavoro e provenienti da un contesto migratorio mediante una strategia coerente,
anche continuando a migliorare la concezione e il monitoraggio delle politiche
attive del mercato del lavoro, ovviando alle discrepanze tra le competenze e il
mercato, e riducendo i disincentivi fiscali al lavoro; accelerare a tal fine
l’attuazione della riforma dell’istruzione generale e dell’istruzione e
formazione professionale affinché le qualifiche dei giovani corrispondano
meglio alla domanda di manodopera;
5.           sviluppare un quadro generale
e adottare misure concrete per conseguire gli obiettivi 2020 di riduzione
delle emissioni di gas a effetto serra non comprese nel sistema di scambio
delle quote di emissione, in particolare attraverso le imposte sui prodotti
energetici per i trasporti.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
[2]               COM(2014) 417 final.
[3]               P7_TA(2014)0128 e P7_TA(2014)0129.
[4]               GU L 140 del 27.5.2013, pag. 11.
[5]               C(2013) 8006 final
[6]               COM(2013) 800 final.
[7]               COM(2013) 790 final.
[8]               SWD(2014) 84 final.
[9]               A norma dell’articolo 5, paragrafo 2, del regolamento
(CE) n. 1466/97 del Consiglio.