CELEX: 31965H0379
Language: it
Date: 1965-07-07 00:00:00
Title: 65/379/CEE: Raccomandazione della Commissione, del 7 luglio 1965, agli Stati membri relativa all'alloggio dei lavoratori e delle loro famiglie che si trasferiscono all'interno della Comunità

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31965H0379

65/379/CEE: Raccomandazione della Commissione, del 7 luglio 1965, agli Stati membri relativa all'alloggio dei lavoratori e delle loro famiglie che si trasferiscono all'interno della Comunità  

Gazzetta ufficiale n. 137 del 27/07/1965 pag. 2293 - 2298 edizione speciale spagnola: capitolo 05 tomo 1 pag. 0043  edizione speciale portoghese: capitolo 05 tomo 1 pag. 0043 

RACCOMANDAZIONE DELLA COMMISSIONE del 7 luglio 1965 agli Stati membri relativa all'alloggio dei lavoratori e delle loro famiglie che si trasferiscono all'interno della Comunità(65/379/CEE)I. Motivazione1. Contemporaneamente all'entrata in vigore del regolamento del Consiglio n. 38/64/CEE del 25 marzo 1964, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità (1), la Commissione ha ritenuto opportuno, tenuto conto delle responsabilità ad essa conferite dall'articolo 155, raccomandare un insieme di misure che, a vari livelli o a scadenze più vicine, possano contribuire alla soluzione dei complessi problemi che sorgono per l'alloggio dei lavoratori e delle loro famiglie, qualunque sia la durata del loro soggiorno.2. Il regolamento n. 15 aveva già applicato in questo campo, all'articolo 11, paragrafo 3, il principio della parità di trattamento fra lavoratori nazionali e lavoratori provenienti da un altro Stato membro, specie per quanto riguarda il conseguimento di un alloggio. Queste disposizioni sono state integralmente riportate nel nuovo regolamento (articolo 10), secondo cui «il lavoratore, cittadino di uno Stato membro, che è regolarmente occupato nel territorio di un altro Stato membro, gode degli stessi diritti e degli stessi vantaggi dei lavoratori nazionali per tutto ciò che riguarda l'accesso all'alloggio».Viene ad essere in tal modo realizzata sul piano giuridico l'abolizione di ogni discriminazione fondata sulla nazionalità per quanto riguarda in particolare i criteri di assegnazione, da parte delle autorità, di alloggi in locazione, la concessione di prestiti, premi, sovvenzioni, agevolazioni fiscali o altre agevolazioni eventualmente previste dalle disposizioni nazionali di aiuto agli alloggi compreso il conseguimento di un alloggio.3. Tuttavia, potrebbero sorgere delle difficoltà in sede di applicazione dell'articolo 10 del regolamento n. 38/64/CEE:a) Benché questa disposizione, come del resto quelle di ogni regolamento, sia direttamente applicabile negli Stati membri nonostante qualsiasi disposizione contraria esistente nelle legislazioni nazionali, per ottenere la modifica del comportamento dei vari organi amministrativi sono spesso necessarie, all'atto pratico, delle misure di esecuzione sul piano interno.b) L'azione diretta dello Stato rappresenta spesso solo una parte del pubblico intervento nel campo degli alloggi. Gli enti regionali e locali o gli organismi da essi dipendenti assumono, talvolta in misura essenziale, la responsabilità dell'esecuzione della politica degli alloggi, in particolare nel settore sociale.Questa situazione può rendere difficile il controllo del rispetto delle norme previste dall'articolo 10 del regolamento sopra menzionato.c) Infine, la carenza di alloggi, e in particolare da alloggi sociali, resta ancor oggi la difficoltà principale in molte regioni.4. a) Questa penuria può creare una discriminazione fra i lavoratori nazionali e quelli cittadini degli altri Paesi della Comunità, i quali continuano a incontrare difficoltà che in pratica sono più gravi e tali da giustificare un'attenzione particolare, specialmente quando, appena arrivati in un comune, essi non hanno ancora maturato il periodo di residenza talvolta richiesto a tutti gli aspiranti a determinati alloggi.b) Non si possono mettere sullo stesso piano il lavoratore nazionale, anche quando cambi il luogo d'occupazione e di residenza, e il lavoratore cittadino di un altro Stato membro, perché, in ogni modo, le conseguenze della lontananza sono per l'uno e per l'altro di natura molto diversa.Ad esempio, per farsi raggiungere dai familiari, il lavoratore, ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 3, del regolamento n. 38/64/CEE «deve disporre per la propria famiglia di un alloggio che sia considerato normale per i lavoratori nazionali nella regione in cui è occupato».c) Infine, la Commissione non nega gli analoghi problemi che possono sorgere per quanto riguarda i rimpatriati e i profughi di taluni paesi della Comunità, che spesso hanno del resto giustamente beneficiato di misure speciali.Di conseguenza, oltre alle misure destinate ad abolire le poche discriminazioni che possono ancora sussistere, la Comunità deve prendere delle iniziative che costituiscono uno sforzo particolare, a favore dell'alloggio di questi lavoratori, secondando e stimolando gli sforzi negli Stati membri in modo da garantire un'effettiva parità di trattamento in materia di assegnazione di alloggi, sia ai lavoratori provenienti da un altro paese della Comunità che a quelli del paese ospitante.5. Un'iniziativa in questo campo ha una triplice giustificazione, dato soprattutto l'apporto arrecato da questi lavoratori all'espansione economica registrata negli ultimi anni, assumendo in particolare la maggior parte dei compiti più gravosi:a) Innanzitutto, sul piano sociale, non è possibile disinteressarsi delle conseguenze umane di queste migrazioni, che non devono d'altra parte essere facilitate che in caso di necessità, o se gli interessati lo desiderano, ma senza perdere di vista che è spesso preferibile sviluppare sul posto le possibilità di occupazione della mano d'opera disponibile.b) In seguito, sul piano economico, la mancanza di buone condizioni di abitazione comporta un'instabilità della manodopera nell'impresa e dei rimpatrii, sfavorevoli all'espansione economica.c) Infine, sul piano politico, specie dal punto di vista dell'equilibrio generale dell'applicazione del Trattato, bisogna fare di tutto per facilitare la libera circolazione dei lavoratori subordinati e il dirittto di stabilimento dei lavoratori autonomi.6. Per questo triplice ordine di motivi, sociale, economico e politico, la Commissione ha preso delle iniziative in questo campo, nonostante la complessità dei problemi relativi all'alloggio dei lavoratori e soprattutto delle loro famiglie.A tale scopo, essa ha effettuato diversi studi e fatto procedere a un'inchiesta parziale sulle condizioni di abitazione dei lavoratori che si trasferiscono all'interno della Comunità.7. Le conclusioni di questi lavori sono le seguenti:a) Necessità di controllare con particolare attenzione l'applicazione concreta dei summenzionati articoli 10 e 17 del regolamento n. 38/64/CEE, per essere sicuri che non sussista nessuna discriminazione.b) I problemi dovranno essere considerati in modo diverso a seconda che si tratti dell'alloggio di lavoratori soli (celibi o coniugati non accompagnati dalla famiglia) o di quello di lavoratori accompagnati dalla famiglia.In tutti questi casi le inchieste hanno messo in evidenza le varie difficoltà incontrate dai lavoratori migranti (d'ordine materiale, psicologico, linguistico, ecc.).c) Da carenza di alloggi sociali che persiste in parecchi paesi o regioni della Comunità e il finanziamento di un maggior numero di nuove costruzioni costituiscono la sostanza del problema, si tratti di lavoratori nazionali e di migranti interni, o di coloro che si spostano da uno Stato membro all'altro.8. Essendo capitale il problema del finanziamento, la Commissione, nel suo «Memorandum sul programma d'azione della Comunità nella seconda tappa» del 24 ottobre 1962, ha dichiarato di ritenere «necessaria la elaborazione di pareri, raccomandazioni o proposte riguardanti la cooperazione finanziaria tra gli Stati membri in favore degli alloggi dei lavoratori che si trasferiscono nella Comunità» (paragrafo 82).La presente raccomandazione vuol rispondere a certe preoccupazioni espresse al paragrafo 82 del Memorandum, specie circa le condizioni di abitazione dal punto di vista qualitativo o la soddisfazione dal fabbisogno di alloggi sociali.Il Colloquio sulla politica degli alloggi sociali, tenutosi a Bruxelles dal 16 al 19 dicembre 1963, che considerava questo problema sotto il triplice aspetto:- del fabbisogno di alloggi;- della domanda e della possibilità di pagamento;- delle condizioni di assegnazione in locazione degli alloggi;è stato indotto a segnalare i problemi particolari dei lavoratori che si trasferiscono all'interno della Comunità.9. Sul piano internazionale, il problema dell'alloggio dei lavoratori migranti è stato già considerato in vari atti, come:a) La Convenzione dell'O.I.T. n. 97 (Ginevra 1° luglio 1949) riguardante i lavoratori migranti.b) La Raccomandazione n. 115 dell'O.I.T. (Ginevra 28 giugno 1961) riguardante l'alloggio dei lavoratori, il cui articolo 5 è stato inserito su proposta della Commissione, a richiesta unanime e concordata dei sei Stati membri.c) La Carta Sociale Europea del Consiglio d'Europa (Torino, 18 ottobre 1961): nell'articolo 19, relativo al diritto dei lavoratori migranti e delle loro famiglie alla protezione e all'assistenza, le parti contraenti si impegnano, fra l'altro, a garantire a questi lavoratori «... c) l'alloggio ...». La Commissione ha invitato gli Stati membri a ratificare questa Carta, che è entrata in vigore il 26 febbraio 1965.10. La Commissione non ha mancato di tenere conto delle posizioni assunte in questo campo sia dal Parlamento Europeo che dal Comitato economico e sociale.La Commissione sociale del Parlamento Europeo (1) ha attirato, ad esempio, l'attenzione sulla necessità di facilitare con interventi finanziari la costruzione di alloggi per i lavoratori che si trasferiscono all'interno della Comunità. In un'altra relazione della Commissione sociale del Parlamento Europeo, riguardante l'evoluzione della situazione sociale nella Comunità (2), si auspica che l'Esecutivo inviti i Governi a costruire alloggi per i lavoratori migranti. Nella relazione della Commissione economica e finanziaria sulla politica regionale della Comunità (3) si sottolinea ancora una volta la necessità di costruire abitazioni nelle regioni che ospitano lavoratori, i quali fruiscono della libera circolazione. Infine, in un'altra relazione (4), si raccomanda di esaminare la possibilità di concedere prestiti a modico interesse per la costruzione di alloggi sociali per i lavoratori migranti.Da parte sua, il Comitato economico e sociale ha tenuto a riprendere, nel suo parere relativo al capitolo VI (Politica sociale) del «Memorandum della Commissione della CEE sul programma d'azione della Comunità nella seconda tappa», il voto precedentemente espresso, in particolare nel suo parere del 30 gennaio 1963 sulla libera circolazione dei lavoratori, per una «azione comunitaria nel campo della costruzione degli alloggi, in particolare per i lavoratovi migranti» (5).Animata da preoccupazioni analoghe, la Commissione, nella sua proposta al Consiglio dei ministri del 27 gennaio 1965, di un regolamento complementare diretto ad aumentare l'efficacia degli interventi del Fondo sociale europeo, ha preso l'iniziativa di includere, in particolare, degli aiuti a favore della «costruzione di alloggi sociali destinati ai lavoratori trasferiti per una nuova sistemazione all'interno della Comunità» (6).11. La Commissione della CEE ha tenuto a consultare l'Alta Autorità della CECA e la Commissione della CEEA, che hanno dato il loro pieno appoggio alla presente raccomandazione, e ciò senza pregiudizio delle azioni che hanno potuto e potranno essere intraprese in applicazione dei loro rispettivi Trattati.12. La Commissione, pur apprezzando gli sforzi che, nei paesi d'immigrazione, le autorità nazionali, i datori di lavoro e le diverse istituzioni interessate hanno compiuto e ancora compiono per risolvere il problema dell'alloggio dei lavoratori e delle loro famiglie che si trasferiscono all'interno della Comunità, ritiene tuttavia che debbano essere prese delle nuove iniziative per accelerare l'eliminazione delle gravi difficoltà che tuttora limitano in pratica l'applicazione del principio della libera circolazione dei lavoratori e del diritto di stabilimento, applicazione che viene progressivamente realizzata.13. La Commissione auspica che la più larga diffusione sia data alla presente raccomandazione dalle amministrazioni nazionali competenti e che regolari scambi di idee, sulla base delle relazioni degli Stati membri, conducano a migliorare le condizioni di abitazione dei lavoratori e delle loro famiglie che si spostano all'interno della Comunità.II. RaccomandazionePer questi motivi, ai sensi delle disposizioni del Trattato e in particolare dell'articolo 155, previa consultazione del Parlamento Europeo (1) e del Comitato economico e sociale (2), la Commissione raccomanda agli Stati membri di adottare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative appropriate e di prendere ogni altra utile iniziativa per garantire la realizzazione degli obiettivi che si enumerano in appresso.I. Calcolo dei bisogni attuali e futuriLa presa in considerazione nel calcolo sul piano nazionale, regionale e locale del fabbisogno attuale e futuro di alloggi deve comprendere sia i lavoratori subordinati o autonomi cittadini dei paesi considerati e degli altri Stati membri, sia i lavoratori dei paesi associati d'Europa e d'Oltremare ed i lavoratori dei paesi terzi.Per valutare l'incidenza delle migrazioni sulla popolazione futura ed il futuro fabbisogno di alloggi, si tratti di previsioni specifiche o integrate nelle previsioni economiche, sociali a medio o lungo termine, è opportuno che le ipotesi adottate per questi lavoratori non tengano conto solo dei lavoratori celibi o non accompagnati dalla famiglia, ma comprendono anche una proporzione sufficiente di famiglie di varie dimensioni. È utile prevedere la periodica correzione di queste ipotesi, tenendo conto delle situazioni reali, accertate in particolare sul piano regionale e locale e soprattutto dei dati indicati al n. 3.2. Programma di finanziamentoDeterminazione o se del caso riesame dei programmi annuali o pluriennali di finanziamento in particolare degli stanziamenti pubblici per gli alloggi o di costruzione di alloggi sociali tenendo conto dei nuovi bisogni che sorgono particolarmente sul piano regionale, per effetto dell'arrivo dei lavoratori e delle loro famiglie da altri paesi della Comunità, dagli Stati associati, dai paesi d'Oltremare e dai paesi terzi, nonché delle previsioni di cui al n. 1.L'esecuzione di questi programmi dovrebbe tenere conto del n. 9 della raccomandazione del Consiglio dei ministri del 15 aprile 1964 agli Stati membri in materia di politica congiunturale (3).Negli Stati membri in cui la costruzione di alloggi sociali è contingentata e la cui attribuzione è di competenza delle autorità locali, queste ultime dovrebbero essere tenute a riservarne una determinata percentuale ai lavoratori «migranti» , prevedendo i mezzi finanziari necessari allo scopo.3. Dati sulle condizioni di abitazione dei detti lavoratoriMiglioramento dei dati sulle effettive condizioni di abitazione dei lavoratori che si trasferiscono all'interno della Comunità al fine di permettere, in particolare, il controllo dell'applicazione da parte di tutti coloro che vi sono tenuti, degli articoli 10 e 17 del regolamento n. 38/64/CEE, per quanto riguarda sia la soppressione di ogni discriminazione sia l'ammissione della famiglia.Le inchieste da effettuare a cura delle autorità nazionali competenti e sotto la loro responsabiltà per confrontare la situazione di questi lavoratori con quella dei nazionali che si trovano in condizioni e in regioni analoghe, dovranno:a) rilevare il numero di alloggi sociali, individuali o familiari, locativi e non locativi ad essi assegnati;b) determinare il numero dei lavoratori che intendono farsi raggiungere dalla famiglia ove dispongano di un alloggio normale;c) valutare lo sforzo cui essi consentirebbe in questa ipotesi in rapporto a quello che già adempiono.Le inchieste dovranno anche porre in rilievo il numero dei lavoratori sistemati in alloggi collettivi o provvisori, in baracche, in tuguri o locali non destinati ad abitazione, come pure dei lavoratori alloggiati in condizioni di sovraffollamento considerate come anormali nella regione interessata.4. Azione per migliorare le condizioni di abitazionea) Compilare un elenco delle misure adottate per la piena efficacia dell'articolo 10 del regolamento n. 38/64/CEE, specie per evitare la scomparsa delle discriminazioni dirette o indirette, sia nei criteri seguiti dagli organi locali responsabili della compilazione delle liste di attesa o dell'assegnazione degli alloggi sociali, sia nella concessione di altri benefici per il conseguimento dell'alloggio.b) Compilare un bilancio dei risultati ottenuti nel quadro di accordi bilaterali multilaterali, per migliorare le condizioni di abitazione dei lavoratori che si trasferiscono all'interno della Comunità.5. Cooperazione finanziariaLa messa in applicazione di una cooperazione finanziaria fra gli Stati membri, nel quadro più idoneo e secondo le formule più appropriate, per promuovere la costruzione di alloggi da parte di vari organismi, comprese le cooperative, specie nelle regioni dove si avverte una carenza o è prevista un'immigrazione importante. Non va trascurata la possibilità di favorire una cooperazione finanziaria privata, in particolare fra gli organismi specializzati nel campo degli alloggi sociali, per facilitare il concorso di capitali con interesse ridotto.Sviluppo degli interventi della Banca europea per gli investimenti, al fine di contribuire al finanziamento degli alloggi sociali, quando ricorrano le condizioni attualmente previste dall'articolo 130 del Trattato e dallo Statuto della Banca che forma oggetto di un protocollo allegato al Trattato stesso.6. Applicazione delle norme in materia di abitazione a) Applicazione, senza discriminazione fra i lavoratori nazionali e i lavoratori cittadini di un altro Stato membro, delle norme in vigore in ogni Stato membro e delle disposizioni della raccomandazione 115 dell'O.I.T., riguardanti le condizioni di abitazione dei lavoratori. Se del caso, elaborazione di tali norme o loro revisione, come raccomandato dal paragrafo 19 dei «Principi generali» e dai paragrafi dal 7 all'11 delle Proposte relative alle modalità d'applicazione di detto testo.b) Per quanto riguarda gli alloggi collettivi, oltre al controllo dell'applicazione delle norme, adozione delle misure necessarie onde evitare l'isolamento per qanto riguarda l'ubicazione e favorire i contatti con la popolazione locale, specie utilizzando e istituendo dei servizi collettivi (sociali, sanitari, culturali, scolastici, ecc.).A questo proposito, è richiamata l'attenzione sull'interesse di prevedere alloggi separati per i giovani lavoratori, quando il loro numero lo giustifichi, ed una partecipazione dei lavoratori alla gestione degli alloggi collettivi e almeno la loro rappresentanza presso la direzione responsabile.7. Informazione dei lavoratoriAccurata informazione dei lavoratori che si trasferiscono nell'ambito della Comunità, da parte di tutti gli organismi interessati dei paesi ospitanti e di origine, in particolare con l'aiuto dei servizi sociali indicati nella raccomandazione della Commissione del 25 luglio 1962 (1), affinché:a) ciascun lavoratore, al momento della domanda di espatrio, sia informato delle possibilità generali e delle condizioni di abitazione esistenti nel paese della C.E.E. in cui ha intenzione di recarsi, come pure della prevedibile misura della pigione ed eventualmente degli oneri connessi, sia in valore assoluto che rispetto al salario;b) una volta giunti a destinazione, i lavoratori siano rapidamente e dettagliatamente informati, nella loro lingua, tanto della misura delle pigioni sottoposte a disciplina o libere, compresi gli alberghi, quanto della possibilità di ottenere un alloggio sociale o delle agevolazioni sociali relativamente all'alloggio;c) nell'uno o nell'altro caso, i lavoratori capi-famiglia siano informati delle disposizioni amministrative in vigore nel paese ospitante, in materia di riunione della famiglia e delle concrete possibilità di trovare per essa un alloggio.8. Alloggi forniti dal datore di lavoroa) Nel caso in cui l'alloggio sia fornito dal datore di lavoro, le clausole relative alle condizioni di abitazione devono essere chiaramente specificate, siano esse collegate o meno col contratto di lavoro. Queste clausole dovranno precisare, oltre al luogo e alle caratteristiche dell'alloggio, la misura della pigione e degli oneri, le condizioni di disdetta del contratto o di cessazione dell'occupazione dell'alloggio, in particolare alla scadenza del contratto di lavoro (periodo di preavviso).È inoltre opportuno dare delle garenzie sul rispetto della vita privata dei lavoratori, soprattutto in caso di alloggi collettivi, i cui eventuali regolamenti disciplinari dovranno essere allegati al contratto di lavoro.b) L'adozione di clausole tipo riguardanti le condizioni di abitazione indicate alla lettera a) di cui sopra.La Commissione:- invita i Governi degli Stati membri ad informarla, ogni due anni e per la prima volta un anno dopo l'invio della presente raccomandazione, delle misure di attuazione adottate, della loro applicazione, delle difficoltà incontrate, dei dati disponibili sugli alloggi dei lavoratori che si trasferiscono all'interno della Comunità e delle loro famiglie e infine dei suggerimenti che appaiono opportuni;- offre la collaborazione dei propri servizi, in particolare per quanto riguarda l'elaborazione delle modalità per lo sviluppo della cooperazione finanziaria pubblica o privata fra gli Stati membri, al fine di promuovere la costruzione di alloggi.Fatto a Bruxelles, il 7 luglio 1965.Per la CommissioneIl PresidenteWalter HALLSTEIN (1) GU n. 62 del 17. 4. 1964, pag. 965/64.(1) Doc. PE 8659/Def. - Seduta del 12 novembre 1962 - Doc. n. 100.(2) Doc. PE 119, 15 gennaio 1963; n. 34 del Capitolo II.(3) Doc. PE 99 del 17 dicembre 1963.(4) Doc. PE 112 del 20 gennaio 1964.(5) GU n. 189 del 29. 12. 1963, n. 30/45.(6) Doc. V/COM(65) 28.(1) Parere emesso il 26 marzo 1965 (GU n. 62 del 12. 4. 1965).(2) Parere emesso il 27 gennaio 1965 (C.E.S. 37/65, pag. 2305/65 della presente Gazzetta.(3) Al n. 9 di questa raccomandazione i Governi erano invitati «a ricorrere a misure restrittive particolari, consistenti, tra l'altro, nel ridurre la domanda di costruzioni proveniente direttamente dai pubblici poteri, nel ridurre le facilitazioni fiscali, le sovvenzioni e i premi che essi concedono, nel limitare il volume dei crediti ipotecari e nel vietare temporaneamente la costruzione di case di lusso. Tuttavia, nei paesi che accusano una penuria di edifici scolastici, di ospedali, o di alloggi destinati a ceti sociali economicamente deboli, la costruzione di tali edifici non dovrebbe essere né ridotta né resa più difficile» (GU n. 64 del 22. 4. 64).(1) Raccomandazione della Commissione agli Stati membri relativa all'attività dei servizi sociali nei confronti dei lavoratori che si trasferiscono all'interno della Comunità (GU n. 75 del 16. 8. 1962).