CELEX: 51994PC0408
Language: it
Date: 1994-09-22
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO recante modifica del regolamento (CEE) n. 2552/93 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di coindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese, della Federazione russa e dell' Ucraine, fatta eccezione per le importazioni dello stesso prodotto venduto per l' esportazione nella Comunità da società i cui impegni sono stati accettati, e relativo alla riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CE) n. 1418/94 della Commissione

CQMVIISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
                                                   C0M(94) 408 def.
                                                   Bruxelles, 22.09.1994
                                       Proposta di
                             REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
       recante modifica del regolamento (CEE) n. 2552/93 che istituisce un dazio
           antidumping definitivo sulle importazioni di corindone artificiale
         originario del la Jlepubblica popolare cinese, della Federazione russa
            e dell'Ucraina, fatta eccezione per le importazioni delio stesso
           prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità da società i cui
          Impegni sono stati accettati, e relativo alla riscossione definitiva
           degli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio
                a norma del regolamento (CE) n. 1418/94 della Commissione
j**'w                        (presentata dalla Commissione)
/t$L
  * ^v
 ---pagebreak---                                     Relazione
1.   Con il regolamento (CE) n. 1418/94( 1 ), la Commissione ha istituito un
     dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di
     corindone artificiale di cui al codice NC 2818 10 00 (codice addizionale
     Taric: 8725), originario della Repubblica popolare cinese ed esportato
     verso la Comunità da sei società cinesi che avevano assunto impegni. É
     stato istituito un dazio provvisorio poiché la Commissione aveva motivo
     di ritenere che gli impegni degli esportatori fossero stati violati e che
      l'interesse della Comunità richiedesse tale misura. Il dazio è stato
     fissato al 30,8% del prezzo netto franco frontiera comunitaria del
     prodotto non sdoganato, in base ai fatti accertati prima
     dell'accettazione degli impegni.
2.   Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, il Consiglio
     europeo delle federazioni delle industrie chimiche (CEFIC), a nome
     dell'industria comunitaria di corindone artificiale, e la Machine Tool
     and Tool Branch Chamber della Camera di commercio cinese, a nome degli
     esportatori interessati, hanno comunicato per iscritto le loro
     osservazioni e, su richiesta, hanno ottenuto di essere intesi dalla
     Commissione. Entrambe le parti sono state informate dei fatti e delle
     considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare
      l'imposizione di un dazio antidumping definitivo e la riscossione
     definitiva degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio, ed è
     stato loro concesso un periodo entro il quale presentare le loro
     osservazioni dopo la comunicazione delle suddette informazioni. Esaminato
      il punto di vista di entrambe le parti, è stata adottata la posizione qui
     di seguito esposta.
3.   Dalla determinazione definitiva dei fatti emerge che gli impegni sono
     stati violati sul piano sia procedurale che sostanziale. Poiché pertanto
      le esportazioni in questione non sono più efficacemente controllate nel
     quadro degli impegni, l'interesse della Comunità richiede l'istituzione
     di dazi definitivi. L'interesse dei consumatori di corindone artificiale
     é secondario rispetto al rischio cui è esposta l'esistenza stessa dei
     produttori comunitari, due dei quali hanno recentemente annunciato la
     chiusura degli stabilimenti. L'aliquota del dazio dovrebbe essere pari al
     30,8%, come inizialmente stabilito per la Repubblica popolare cinese. Gli
     argomenti addotti da parte cinese non modificano, piuttosto confermano,
      le conclusioni iniziali relative al dumping e al pregiudizio. La
     Commissione propone pertanto di modificare il regolamento n. 2552/93 che
      istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di
     corindone artificiale originario, fra l'altro, della Repubblica popolare
     cinese, in modo da sopprimere l'esenzione da tale dazio di cui hanno
     finora beneficiato i sei esportatori cinesi.
4.   Data la gravità della violazione di un impegno, si propone inoltre di
     riscuotere definitivamente e nella loro totalità gli importi depositati a
     titolo di dazio antidumping provvisorio.
(1) GU n. L 155 del 22.6.1994, pag. 8.
 ---pagebreak---                       REGOLAMENTO (CE) N       DEL CONSIGLIO
                                        del
   recante modifica del regolamento (CEE) n. 2552/93 che istituisce un dazio
       antidumping definitivo sulle importazioni di corindone artificiale
     originario della Repubblica popolare cinese, della Federazione russa
        e dell'Ucraina, fatta eccezione per le importazioni dello stesso
       prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità da società i cui
      impegni sono stati accettati, e relativo alia riscossione definitiva
       degli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio
            a norma del regolamento (CE) n. 1418/94 della Commissione
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988,
relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di
sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea^ 1 ),
in appresso denominato "regolamento di base", in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato
consu11 i vo,
considerando quanto segue:
                              A. Misure provvisorie
(1)  Con decisione 91/512/CEE, del 25 luglio 1991 la Commissione ha accettato
     gli impegni assunti nell'ambito del riesame di misure antidumping
     relative alle importazioni di corindone artificiale originario dell'URSS,
     dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Repubblica
     popolare cinese, e nell'ambito del procedimento antidumping relativo alle
      importazioni di corindone artificiale originario del Brasile e della
      Iugoslavia^2). Con il regolamento (CEE) n. 2552/93 del Consiglio è stato
      istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di corindone
(1) GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 1, modificato da ultimo dal regolamento
    (CE) n. 522/94 del Consiglo (GU n. L 66 del 10.3.1994, pag. 10.
(2) GU n. L 275 del 2.10.1991, pag. 27.
 ---pagebreak---      artificiale originario della Repubblica popolare cinese, della
     Federazione russa e dell'Ucraina, fatta eccezione per le importazioni
     dello stesso prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità da
     società i cui impegni erano stati accettatiO).
(2)  Con il regolamento (CE) n. 1418/94< 4 ) la Commissione ha istituito un
     dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di
     corindone artificiale di cui ai codice NC 2818 10 00 (codice addizionale
     Taric: 8725) originario della Repubblica popolare cinese ed esportato
     verso la Comunità dalle seguenti società:
     -   CMEC-China National Machinery and Equipment   Import and Export Co.,
         Pechino,
     -   The second abrasive wheel factory of China, Zhengzhou, Henan,
     -   Mount Tai Co. of the fourth Grinding Wheel factory of China, Zhangian,
         Zi Bo, Sha Dong,
     -   Shandong Machinery and Equipment Import and Export Co., Qingdao,
     -   Guandong Machinery and Equipment Import and Export Group Co.,
         Guangzhou,
     -   CAEC - China Abrasives Import and Export Co., Zhengzhou, Henan.
      Il dazio provvisorio é stato istituito in forza dell'articolo 10,
     paragrafo 6 del regolamento di base, in quanto la Commissione aveva
     motivo di ritenere che gli impegni degli esportatori sopra citati fossero
     stati violati e che fosse necessario intervenire per tutelare gli
      interessi della Comunità. L'aliquota del dazio é pari al 30,8% del prezzo
     netto franco frontiera comunitaria del prodotto non sdoganato ed é basata
     sui fatti accertati prima dell'accettazione degli impegni.
                       B. Fase successiva del procedimento
(3) Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, il Consiglio europeo
    delle federazioni delle industrie chimiche (CEFIC), a nome dell'industria
    comunitaria di corindone artificiale, e la Machine Tool and Tool Branch
(3) GU n. L 235 del 18.9.1993, pag. 1.
(4) GU n. L 155 del 22.6.1994, pag. 8.
 ---pagebreak---     Chamber della Camera di commercio cinese (CCC), a nome degli esportatori
    interessati, hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni e, su
    richiesta, hanno ottenuto la possibilità di essere intesi dalla
    Commissione. Entrambe le parti sono state informate dei fatti e delle
    considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare
    l'istituzione di un dazio antidumping definitivo e ia riscossione
    definitiva degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio, ed é
    stato loro concesso un periodo entro il quale presentare le loro
    osservazioni dopo ia notifica delle suddette informazioni.
    Esaminati i punti di vista di entrambe le parti, é stata adottata la
    posizione qui di seguito esposta.
                               C. Dazio definitivo
(4)  La CCC ha contestato la necessità di un dazio provvisorio o definitivo,
     sostenendo che le esportazioni coperte dagli impegni non erano oggetto di
     dumping ed erano state effettuate soltanto in quantitativi modesti e che
     gli esportatori interessati non avevano violato i termini sostanziali
     degli impegni, è stata invece ammessa la violazione degli impegni sul
     piano procedurale ed é stata avanzata l'idea di un nuovo impegno sui
     prezzi, senza tuttavia presentare un'offerta precisa. Inoltre é stato
     chiesto un riesame, con la motivazione che le esportazioni coperte dagli
      impegni non sarebbero state oggetto di dumping e che il prezzo stabilito
     nell'ambito degli impegni era più elevato dei prezzi di mercato
     comuni tari.
(5)   Il CEFIC si é espresso a favore delia rapida introduzione di dazi
     definitivi, data l'inefficacia degli impegni. Esso ha sottolineato che il
     volume complessivo delle importazioni di corindone artificiale dalla Cina
     si era più che quadruplicato passando da 4 149 t nel 1991 a 17 324 t nel
     1993 dopo l'accettazione degli impegni, che la maggior parte di tali
     esportazioni era coperta dagli impegni e che i prezzi al l'esportazior.©
     erano diminuiti in media del 14%. Questa situazione all'importazione
     aveva contribuito all'annunciata chiusura di due stabilimenti
     dell'Industria comunitaria nonché ad un calo della produzione In termini
     di volume, dell'utilizzazione degli impianti, dei prezzi e della
     redditività per i produttori comunitari. Il CEFIC ha confermato che,
     nonostante ia precarietà della situazione, ancora esisteva un'importante
 ---pagebreak---      industria comunitaria del corindone artificiale, con 400 posti di lavoro
    circa in gioco a breve termine.
(6)  Il Consiglio ritiene che gii impegni possano avere effetti soddisfacenti
    soltanto se vengono rigorosamente rispettati  l'obbligo di informazione e
    gli altri obblighi procedurali che consentono alla Commissione di
    verificare se i termini sostanziali dell'impegno sono correttamente
    attuati. Proprio l'inosservanza dell'obbligo di informazione, ammessa
    dalla CCC, ha impedito alla Commissione di determinare con precisione in
    che misura gli esportatori cinesi ancora rispettavano i loro obblighi
    sostanziai i.
    Inoltre, la Commissione dispone di elementi di prova scritti relativi al
    fatto che esportatori cinesi che hanno assunto impegni hanno presentato
    offerte di prezzo ed effettuato vendite ad acquirenti comunitari a prezzi
    considerevolmente inferiori rispetto a quelli stabiliti negli impegni. In
    alcuni casi si trattava di esportatori cinesi, oppure di loro consociate
    o filiali  locali, che asserivano di non aver effettuato alcuna
    esportazione verso la Comunità, con discredito quindi dell'affermazione
    cinese che il volume delle esportazioni coperte dagli  impegni fosse
    alquanto limitato. Gli elementi di prova in questione sono stati
    notificati in forma non riservata alla CCC, che non é stata in grado di
    confutarli. In ogni caso, la modesta entità del quantitativo esportato
    nel quadro degli impegni non giustificherebbe il mancato rispetto del
    prezzo in essi stabilito. Ê stata pertanto accertata a titolo definitivo
    anche una violazione dei termini sostanziali degli  impegni.
    Una volta che un impegno é stato violato, sul piano procedurale o
    sostanziale oppure, come nel caso in esame, su entrambi, non esiste di
    norma alcun motivo valido per il quale la Commissione debba mantenerlo o
    rinnovarlo. Quando non rispettano i termini dell'impegno, gli esportatori
    conoscono ed accettano in anticipo le conseguenze che ne possono
    derivare. Nel caso in esame, é stato accertato che tutti e sei gli
    esportatori cinesi hanno violato i termini dell'impegno in un modo o
    nell'altro. Inoltre é stato stabilito che la CCC, che ha cofirmato gli
    impegni ed ha rappresentato tutti e sei gli esportatori   interessati
    dinanzi alla Commissione, non era affidabile ai fini del corretto
    funzionamento degli impegni assunti da detti esportatori. Gli impegni si
    sono pertanto dimostrati complessivamente inaffidabili, il Consiglio
 ---pagebreak---     conclude quindi che nell'interesse della Comunità occorre istituire un
    dazio definitivo nei confronti di tutti e sei gli esportatori cinesi, per
     impedire che l'industria comunitaria subisca un pregiudizio a causa di
     importazioni nella Comunità non più efficacemente controllate da impegni.
(7) L'interesse della Comunità non é meno importante degli interessi dei
    consumatori   industriali di corindone artificiale. Questi ultimi, grazie
    ai bassi prezzi slealmente praticati, hanno goduto di un vantaggio
    eccezionale che in condizioni commerciali normali non sarebbe esistito.
    Lo scopo fondamentale delle misure antidumping é quello di ripristinare
    condizioni commerciali normali. Il vantaggio di prezzo per le società che
    usano il corindone artificiale come uno dei fattori del loro processo
    produttivo è, in ogni caso, secondario rispetto alla sopravvivenza stessa
    di tutta un'industria comunitaria attualmente in gioco nel caso del
    corindone artificiale, come documentato dal CEFIC. Il Consiglio conclude
    quindi che a questo proposito valgono tuttora le considerazioni in
    materia di interesse della Comunità esposte nella decisione 91/512/CEE
    della Commissione del luglio 1991 recante accettazione degli impegni, e
    confermate nel settembre 1993 dal regolamento n. 2552/93 che istituisce
    un dazio residuo. Nessuna contestazione in merito è pervenuta dai
    consumatori di corindone artificiale.
(8) Sono stati inoltre esaminati gli argomenti della CCC a sostegno della non
    esistenza di pratiche di dumping. In tale contesto é stato sostenuto che
     la Cina non é più un paese non avente un'economia di marcato, che i
    prezzi cinesi al l'esportazione sono più elevati dei prezzi interni e che
    nel meccanismo di mercato i prezzi non possono essere più bassi del costo
    di produzione. A questo riguardo il Consiglio osserva che ia Cina viene
    considerata un paese non avente un'economia di mercato, che i suoi prezzi
     interni non possono quindi essere usati per provare l'assenza di dumping
    e che l'esperienza mostra come anche in un'economia di mercato i prezzi
    possono essere inferiori al costo di produzione complessivo. É stato
    anche sostenuto che il prezzo previsto dall'impegno fosse superiore ai
    prezzi praticati sul mercato comunitario. Questo fatto, anche se vero,
    non sarebbe pertinente in quanto non vi è motivo di ritenere che il
    prezzo dell'impegno sia più elevato di quanto occorra per eliminare il
    pregiudizio arrecato all'industria comunitaria. I prezzi attualmente
    vigenti sul mercato comunitario non consentono all'industria comunitaria
    di conseguire un equo profitto, tanto più che sono influenzati dagli
 ---pagebreak---      stessi importatori cinesi che violano i loro impegni offrendo il
     corindone artificiale a prezzi più bassi. La chiusura di altri due
     stabilimenti comunitari sta ad indicare che equi profitti non vengono
     effettivamente conseguiti.
(9)  Nel regolamento del settembre 1993 che istituisce un dazio residuo, il
     Consiglio ha ritenuto che le conclusioni dell'inchiesta iniziale, ivi
     comprese quelle sul dumping e sul pregiudizio da esso derivante fossero
     ancora valide e che su di esse potesse essere basato il dazio residuo
     allora introdotto nei confronti degli esportatori cinesi eccettuati
     quelli i cui impegni erano stati accettati. I prezzi all'esportazione ora
     addotti dalla CCC per dimostrare l'assenza di dumping sono
     considerevolmente al di sotto della soglia di pregiudizio e non
     richiedono che le suddette conclusioni siano rivedute al ribasso. Il
     Consiglio ritiene quindi che l'aliquota del dazio dovrebbe essere fissata
     al 30,8%, come stabilito inizialmente per la Repubblica popolare cinese.
(10) Il regolamento del Consiglio n. 2552/93 ha esonerato i sei esportatori
     cinesi interessati dal dazio del 30,8% istituito nei confronti
     dell'intero paese, in base al fatto che erano stati accettati gli impegni
     da loro assunti. Poiché tali impegni sono stati violati, l'esenzione
     dovrebbe essere revocata. Il Consiglio ritiene quindi che il
     regolamento 2552/93 debba essere modificato in modo da applicare lo
     stesso dàzio del 30,8% a tutti gli esportatori cinesi.
                     D. Riscossione del dazio provvisorio
(11) Data la gravità della violazione di un impegno, si ritiene necessario
     riscuotere definitivamente e nella loro totalità gli importi depositati a
     titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CE)
     n. 1418/94 della Commissione,
 ---pagebreak--- HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO,
                                  Articolo 1
Sono soppressi I riferimenti alla Repubblica popolare cinese e ai sei
esportatori cinesi citati nell'articolo 1, paragrafo 5 del regolamento (CEE)
n. 2552/93.
                                  Art ico lo 2
Gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del
regolamento (CEE) n. 1418/94 sono definitivamente riscossi.
                                  Art ico lo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla
pubblicazione della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatto a Bruxelles, iI
                                                            Per iI Consigi io
 ---pagebreak--- 27/09 '94 10:55   FAX 32 2 2952044               CEECAN770139SG                       El OC
                                                                        BSN 0254-1505
                                                                  COM(94) 408 def.
                                                            DOCUMENTI
 rr                                                                          n oz
                                          N. dì catalogo : CB-CO-94-436-IT-C
                                                                ISBN 92-77-80841-1
 Uffîdo delle pubblicazioni officiali delie Comunità, europee
 L-2985 Lussemburgo