CELEX: 62006CJ0215
Language: it
Date: 2008-07-03
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 3 luglio 2008. # Commissione delle Comunità europee contro Irlanda. # Inadempimento di uno Stato - Assenza di valutazione dell’impatto ambientale di progetti rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 85/337/CEE - Regolarizzazione a posteriori. # Causa C-215/06.

Causa C-215/06
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Irlanda
      «Inadempimento di uno Stato — Assenza di valutazione dell’impatto ambientale di progetti rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 85/337/CEE
         — Regolarizzazione a posteriori»
      
      Massime della sentenza
      1.        Ambiente — Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti — Direttiva 85/337 
      (Direttiva del Consiglio 85/337, come modificata dalla direttiva 97/11, artt. 1, n. 2, 2, n. 1, e 4, nn. 1 e 2, e allegati
            I e II)
      2.        Ambiente — Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti — Direttiva 85/337 
      (Direttiva del Consiglio 85/337, come modificata dalla direttiva 97/11, artt. 2, n. 1, e 4, nn. 1 e 2)
      3.        Ambiente — Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti — Direttiva 85/337 
      [Direttiva del Consiglio 85/337, artt. 2, 4 e 5‑10 e allegato II, punti 2, lett. a) e c), e 10, lett. d)]
      4.        Ambiente — Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti — Direttiva 85/337 
      [Direttiva del Consiglio 85/337, come modificata dalla direttiva 97/11, artt. 2, 4 e 5‑10 e allegati II, punti 3, lett. i),
            e 13, e III]
      1.        Atteso che la formulazione relativa al conferimento al committente del diritto di realizzare il progetto in seguito all’autorizzazione
         dell’autorità competente, prevista dall’art. 1, n. 2, della direttiva 85/337, concernente la valutazione dell’impatto ambientale
         di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 97/11, è scevra da qualsiasi ambiguità, l’art. 2,
         n. 1, della suddetta direttiva deve necessariamente essere inteso nel senso che, se il richiedente ha omesso di presentare
         domanda e di ottenere quindi l’autorizzazione necessaria, e se non ha precedentemente proceduto allo studio dell’impatto ambientale
         laddove richiesto, egli non può iniziare i lavori inerenti al progetto in questione, pena violare i precetti della suddetta
         direttiva.
      
      La suddetta analisi vale per tutti i progetti rientranti nell’ambito di applicazione di tale direttiva, sia per quelli di
         cui all’allegato I, che devono di conseguenza formare oggetto di una valutazione sistematica in applicazione degli artt. 2,
         n. 1, e 4, n. 1, della stessa, sia per quelli di cui all’allegato II della citata direttiva, che a tale titolo e in conformità
         all’art. 4, n. 2, di quest’ultima sono oggetto di uno studio sul loro impatto, soltanto se, rispetto alle soglie o ai criteri
         fissati dallo Stato membro e/o sulla base di un esame caso per caso, per essi si prevede un notevole impatto ambientale.
      
      Una siffatta analisi letterale del suddetto art. 2, n. 1, è peraltro conforme all’obiettivo perseguito dalla stessa direttiva,
         rammentato in particolare al quinto ‘considerando’ della direttiva 97/11, secondo il quale «per lo sviluppo dei progetti per
         i quali si richiede una valutazione si dovrebbe prevedere un’autorizzazione [e] la valutazione dovrebbe precedere il rilascio
         dell’autorizzazione».
      
      (v. punti 50-53)
      2.        Viene meno agli obblighi che gli incombono in forza della direttiva 85/337, concernente la valutazione dell’impatto ambientale
         di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 97/11, lo Stato membro che conferisca al permesso
         di regolarizzazione a posteriori, che può essere rilasciato anche in mancanza di qualsivoglia circostanza eccezionale dimostrata,
         gli stessi effetti dell’autorizzazione urbanistica antecedente alla realizzazione dei lavori e delle opere di assetto del
         territorio, mentre i progetti per i quali è richiesta una valutazione dell’impatto ambientale devono, in forza degli artt. 2,
         n. 1, nonché 4, nn. 1 e 2, della citata direttiva, essere individuati e formare oggetto, prima del rilascio dell’autorizzazione
         e di conseguenza necessariamente prima di essere realizzati, di una domanda di autorizzazione e della suddetta valutazione.
      
      Infatti, sebbene il diritto comunitario non possa ostare a che le norme nazionali vigenti consentano, in determinati casi,
         di regolarizzare operazioni o atti irregolari rispetto a quest’ultimo, tale possibilità dovrebbe essere subordinata alla condizione
         che essa non offra agli interessati l’occasione di aggirare le norme comunitarie o di disapplicarle, e che rimanga eccezionale.
      
      Invero, un regime di regolarizzazione a posteriori può comportare l’effetto di indurre i committenti a tralasciare di verificare
         se i progetti previsti soddisfino i criteri fissati all’art. 2, n. 1, di tale direttiva e, pertanto, a non intraprendere le
         operazioni necessarie all’individuazione dell’impatto ambientale dei suddetti progetti e alla loro valutazione preventiva.
         Orbene, secondo il primo ‘considerando’ della direttiva 85/337, a livello di processo decisionale è necessario che l’autorità
         competente tenga conto il prima possibile delle eventuali ripercussioni sull’ambiente di tutti i processi tecnici di programmazione
         e di decisione, dato che l’obiettivo consiste nell’evitare fin dall’inizio inquinamenti ed altre perturbazioni piuttosto che
         nel combatterne successivamente gli effetti.
      
      (v. punti 57-58, 61)
      3.        Viene meno agli obblighi che gli incombono in forza degli artt. 2, 4 e 5‑10 della direttiva 85/337, concernente la valutazione
         dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, lo Stato membro che non abbia adottato tutte le disposizioni
         necessarie affinché il rilascio delle autorizzazioni relative alle prime due fasi di costruzione di una centrale eolica sia
         preceduto da una valutazione d’impatto ambientale ai sensi degli artt. 5‑10 della direttiva 85/337, e che si sia limitato
         ad allegare alle domande di autorizzazione dichiarazioni d’impatto ambientale non conformi a tali precetti.
      
      A tale riguardo, sebbene sia pacifico che gli impianti di produzione di energia mediante lo sfruttamento del vento non compaiono
         né all’allegato I né all’allegato II della direttiva 85/337, tali prime due fasi della costruzione della centrale eolica hanno
         richiesto numerosi lavori, tra cui lavori di estrazione di torba e di minerali diversi da quelli metallici ed energetici,
         nonché la costruzione di strade, lavori questi che figurano al suddetto allegato II, rispettivamente al punto 2, lett. a)
         e c), e al punto 10, lett. d). Orbene, il fatto che i progetti rientranti nell’allegato II della suddetta direttiva, presentino
         un’importanza secondaria rispetto al progetto di costruzione della centrale eolica considerato nel suo insieme non implica
         che, per questo stesso fatto, i suddetti progetti non possano esplicare un impatto ambientale rilevante. La realizzazione
         di uno studio sull’impatto ambientale conforme ai precetti della direttiva 85/337 è infatti volta ad individuare, descrivere
         e valutare in maniera adeguata gli effetti diretti e indiretti di un progetto su fattori quali la fauna e la flora, il suolo
         e l’acqua, nonché l’interazione tra tali diversi fattori.
      
      (v. punti 96, 101, 104-105, 112 e disp.)
      4.        Viene meno agli obblighi che gli incombono in forza degli artt. 2, 4 e 5‑10 della direttiva 85/337, concernente la valutazione
         dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 97/11, lo Stato membro
         che non abbia adottato tutte le disposizioni necessarie ad assicurare che il rilascio delle autorizzazioni di modifica e di
         quella relativa alla terza fase di costruzione di una centrale eolica sia preceduto da una valutazione del suo impatto ambientale,
         e che si sia limitato ad allegare alle domande di autorizzazione dichiarazioni d’impatto ambientale non conformi a tali precetti.
      
      Infatti, al punto 3, lett. i), dell’allegato II della citata direttiva figurano gli impianti di produzione di energia mediante
         lo sfruttamento del vento (centrali eoliche) e, al punto 13 di tale allegato, tutte le modifiche o estensioni dei progetti
         di cui al medesimo allegato, già autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione, che possono avere notevoli ripercussioni
         negative sull’ambiente.
      
      Inoltre, tra i criteri di selezione pertinenti citati nell’allegato III della medesima direttiva, applicabili ai progetti
         elencati nell’allegato II di tale direttiva e ai quali rinvia l’art. 4, n. 3, della stessa, figura il rischio di incidenti
         per quanto riguarda, in particolare, le tecnologie utilizzate. Tra tali medesimi criteri occorre citare la sensibilità ambientale
         dell’area geografica, che deve essere considerata tenendo conto, in particolare, «della capacità di carico dell’ambiente naturale»,
         riservando una particolare attenzione alle zone montuose e forestali.
      
      (v. punti 108-109, 111-112 e disp.)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      3 luglio 2008 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Assenza di valutazione dell’impatto ambientale di progetti rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 85/337/CEE
         – Regolarizzazione a posteriori»
      
      Nella causa C‑215/06,
      avente ad oggetto un ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 226 CE, proposto l’11 maggio 2006,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalle sig.re D. Recchia e D. Lawunmi, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Irlanda, rappresentata dal sig. D. O’Hagan, in qualità di agente, assistito dal sig. J. Connolly, SC, e dal sig. G. Simons, BL, con
         domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. L. Bay Larsen, J. Makarczyk (relatore), P. Kūris e J.-C. Bonichot,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig. B. Fülöp, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 14 febbraio 2008,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che:
      
      –        non avendo adottato tutte le disposizioni necessarie ad assicurare che, prima di essere eseguiti in tutto o in parte, i progetti
         rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione
         dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40), nella sua versione precedente o successiva
         alle modifiche intervenute con la direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE (GU L 73, pag. 5), vengano esaminati al fine
         di stabilire se occorra effettuare una valutazione d’impatto ambientale e, se per essi si prevede un notevole impatto ambientale
         per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, vengano sottoposti ad una valutazione del loro impatto conformemente
         agli artt. 5-10 della direttiva 85/337, e
      
      –        non avendo adottato tutte le disposizioni necessarie ad assicurare che il rilascio delle autorizzazioni relative alla costruzione
         di una centrale eolica e alle attività connesse a Derrybrien, nella contea di Galway, nonché l’esecuzione dei lavori fossero
         preceduti da una valutazione dell’impatto ambientale del progetto conformemente agli artt. 5-10 della direttiva 85/337, 
      
      l’Irlanda è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza degli artt. 2, 4 e 5-10 della suddetta direttiva.
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      2        Con il suo ricorso, la Commissione intende far constatare l’inadempimento dell’Irlanda agli obblighi che ad essa incombono
         in forza della direttiva 85/337, sia nella sua versione iniziale, sia nella versione risultante dalle modifiche intervenute
         con la direttiva 97/11.
      
       La direttiva 85/337
      3        L’art. 1, nn. 2 e 3, della direttiva 85/337 è così formulato:
      
      «2.      Ai sensi della presente direttiva si intende per: 
      progetto: 
      –        la realizzazione di lavori di costruzione o di altri impianti od opere,
      –        altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo;
      committente:
      il richiedente dell’autorizzazione relativa ad un progetto privato o la pubblica autorità che prende l’iniziativa relativa
         a un progetto;
      
      autorizzazione:
      decisione dell’autorità competente, o delle autorità competenti, che conferisce al committente il diritto di realizzare il
         progetto stesso.
      
      3. L’autorità o le autorità competenti sono quelle che gli Stati membri designano per assolvere i compiti derivanti dalla
         presente direttiva».
      
      4        Ai sensi dell’art. 2, nn. 1-3, primo comma, della direttiva 85/337:
      
      «1.      Gli [S]tati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell’autorizzazione, i progetti per i
         quali si prevede un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione,
         formino oggetto di una valutazione del loro impatto. 
      
      Detti progetti sono definiti nell’art. 4.
      2.      La valutazione dell’impatto ambientale può essere integrata nelle procedure esistenti di autorizzazione dei progetti negli
         Stati membri ovvero, in mancanza di queste, in altre procedure o nelle procedure da stabilire per raggiungere gli obiettivi
         della presente direttiva.
      
      3.      Gli Stati membri, in casi eccezionali, possono esentare in tutto o in parte un progetto specifico dalle disposizioni della
         presente direttiva».
      
      5        L’art. 3 della direttiva 85/337 così dispone:
      
      «La valutazione dell’impatto ambientale individua, descrive e valuta, in modo appropriato, per ciascun caso particolare e
         conformemente agli articoli da 4 a 11, gli effetti diretti e indiretti di un progetto sui seguenti fattori:
      
      –        l’uomo, la fauna e la flora;
      –        il suolo, l’acqua, l’aria, il clima e il paesaggio;
      –        l’interazione tra i fattori di cui al primo e secondo trattino;
      –        i beni materiali ed il patrimonio culturale».
      6        L’art. 4 della suddetta direttiva è così formulato:
      
      «1.      Fatto salvo l’articolo 2, paragrafo 3, i progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato I formano oggetto di valutazione
         ai sensi degli articoli da 5 a 10.
      
      2.      I progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato II formano oggetto di una valutazione ai sensi degli articoli da
         5 a 10 quando gli Stati membri ritengono che le loro caratteristiche lo richiedano. 
      
      A tal fine, gli Stati membri possono, tra l’altro, specificare alcuni tipi di progetti da sottoporre ad una valutazione d’impatto
         o fissare criteri e/o soglie limite per determinare quali dei progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato II
         debbano formare oggetto di una valutazione ai sensi degli articoli da 5 a 10».
      
      7        Ai sensi dell’art. 5 della direttiva 85/337:
      
      «1. Nel caso dei progetti che, a norma dell’articolo 4, devono formare oggetto di una valutazione dell’impatto ambientale
         ai sensi degli articoli da 5 a 10, gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che il committente fornisca,
         nella forma opportuna, le informazioni specificate nell’allegato III, qualora:
      
      a)      gli Stati membri ritengano che le informazioni siano appropriate ad una determinata fase della procedura di autorizzazione
         ed alle caratteristiche peculiari d’un progetto specifico o d’un tipo di progetto e dei fattori ambientali che possono subire
         un pregiudizio;
      
      b)      gli Stati membri ritengano che si possa ragionevolmente esigere che un committente raccolga i dati, tenendo conto fra l’altro
         delle conoscenze e dei metodi di valutazione disponibili.
      
      2. Le informazioni che il committente deve fornire conformemente al paragrafo 1 comportano almeno:
      –        una descrizione del progetto con informazioni relative alla sua ubicazione, progettazione e dimensioni;
      –        una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e possibilmente compensare rilevanti effetti negativi;
      –        i dati necessari per individuare e valutare i principali effetti che il progetto può avere sull’ambiente;
      –        una sintesi non tecnica delle informazioni di cui al primo, secondo e terzo trattino.
      3. Gli Stati membri, qualora lo reputino necessario, provvedono affinché le autorità mettano a disposizione del committente
         le informazioni appropriate di cui dispongono».
      
      8        L’art. 6 della direttiva 85/337 è così formulato:
      
      «1. Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché le autorità che possono essere interessate al progetto per la
         loro specifica responsabilità in materia di ambiente abbiano la possibilità di esprimere il loro parere sulla domanda di autorizzazione.
         Gli Stati membri designano a tal fine le autorità da consultare, in generale o caso per caso, all’atto della presentazione
         delle domande di autorizzazione. Queste autorità ricevono le informazioni raccolte ai sensi dell’articolo 5. Le modalità della
         consultazione sono fissate dagli Stati membri.
      
      2. Gli Stati membri vigilano affinché:
      –        qualsiasi domanda di autorizzazione nonché le informazioni raccolte ai sensi dell’articolo 5 siano messe a disposizione del
         pubblico;
      
      –        al pubblico interessato sia data la possibilità di esprimere il parere prima dell’avvio del progetto».
      9        L’art. 7 della direttiva 85/337 dispone:
      
      «Qualora uno Stato membro constati che un progetto può avere un impatto importante sull’ambiente di un altro Stato membro,
         o qualora uno Stato membro che potrebbe essere considerevolmente danneggiato ne faccia richiesta, lo Stato membro nel cui
         territorio si intende realizzare il progetto trasmette le informazioni raccolte ai sensi dell’articolo 5 all’altro Stato membro
         e contemporaneamente le mette a disposizione dei propri cittadini. Dette informazioni costituiscono la base per qualsiasi
         consultazione che si renda necessaria nell’ambito delle relazioni bilaterali tra i due Stati membri su un piano di reciprocità
         e di parità».
      
      10      Ai sensi dell’art. 8 della direttiva 85/337:
      
      «Le informazioni raccolte in conformità degli articoli 5, 6 e 7 debbono essere prese in considerazione nel quadro della procedura
         di autorizzazione».
      
      11      L’art. 9 della suddetta direttiva è formulato nei termini seguenti:
      
      «In caso di decisione, la o le autorità competenti mettono a disposizione del pubblico interessato:
      –        il tenore della decisione e le condizioni che eventualmente l’accompagnano;
      –        i motivi e le considerazioni su cui la decisione si fonda, ove ciò sia previsto dalla legislazione degli Stati membri. 
      Le modalità di informazione sono definite dagli Stati membri.
      Un altro Stato membro che sia stato informato conformemente all’articolo 7 è informato anche della decisione in causa».
      12      L’art. 10 della suddetta direttiva prevede quanto segue:
      
      «Le disposizioni della presente direttiva fanno salvo l’obbligo delle autorità competenti di rispettare le restrizioni imposte
         dalle disposizioni regolamentari ed amministrative nazionali e dalle prassi giuridiche esistenti in materia di segreto industriale
         e commerciale, nonché in materia di tutela dell’interesse pubblico.
      
      In caso di applicazione dell’articolo 7, l’inoltro d’informazioni ad un altro Stato membro ed il ricevimento di informazioni
         da un altro Stato membro sono soggetti alle restrizioni vigenti nello Stato membro in cui il progetto è proposto».
      
      13      L’allegato II della direttiva 85/337 elenca i progetti di cui all’art. 4, n. 2, di tale direttiva, ossia quelli per i quali
         la valutazione d’impatto ambientale è necessaria soltanto qualora gli Stati membri ritengano che le caratteristiche dei progetti
         stessi lo richiedano. Sono pertanto indicati, al punto 2, lett. a), di tale allegato, i progetti di estrazione di torba e,
         al medesimo punto 2, lett. c), i progetti di estrazione di minerali diversi da quelli metallici ed energetici, come marmo,
         sabbia, ghiaia, scisto, sale, fosfati, potassa.
      
      14      Al punto 10, lett. d), del suddetto allegato figurano in particolare i progetti di costruzione di strade.
      
       La direttiva 97/11
      15      L’art. 3 della direttiva 97/11 è così formulato:
      
      «1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi
         alla presente direttiva entro e non oltre il 14 marzo 1999. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
      
      (…)
      2. Per le domande di autorizzazione sottoposte all’autorità competente anteriormente allo scadere del termine fissato al paragrafo
         1, continuano ad applicarsi le disposizioni della direttiva 85/337/CEE nella versione originaria».
      
       La direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 97/11 (in prosieguo: la «direttiva 85/337 modificata»).
      16      Per ragioni di chiarezza sarà fatta menzione delle sole modifiche apportate alla direttiva 85/337 che presentano un interesse
         diretto rispetto al presunto inadempimento. Non saranno pertanto menzionate le modifiche apportate dalla direttiva 97/11 agli
         artt. 5-10 della direttiva 85/337, non essendo queste ultime di natura tale da influenzare il giudizio sul presente ricorso
         che la Corte è chiamata ad esprimere.
      
      17      Ai sensi dell’art. 2, nn. 1, 2 e 3, primo comma, della direttiva 85/337 modificata:
      
      «1.      Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell’autorizzazione, per i progetti per
         i quali si prevede un notevole impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione,
         sia prevista un’autorizzazione e una valutazione del loro impatto. Detti progetti sono definiti nell’articolo 4.
      
      2.      La valutazione dell’impatto ambientale può essere integrata nelle procedure esistenti di autorizzazione dei progetti negli
         Stati membri ovvero, in mancanza di queste, in altre procedure o nelle procedure da stabilire per raggiungere gli obiettivi
         della presente direttiva.
      
      (…)
      3.      Fatto salvo l’articolo 7, gli Stati membri, in casi eccezionali, possono esentare in tutto o in parte un progetto specifico
         dalle disposizioni della presente direttiva».
      
      18      L’art. 3 della suddetta direttiva dispone quanto segue:
      
      «La valutazione dell’impatto ambientale individua, descrive e valuta, in modo appropriato, per ciascun caso particolare e
         a norma degli articoli da 4 a 11, gli effetti diretti e indiretti di un progetto sui seguenti fattori:
      
      –        l’uomo, la fauna e la flora;
      –        il suolo, l’acqua, l’aria, il clima e il paesaggio;
      –        i beni materiali ed il patrimonio culturale;
      –        l’interazione tra i fattori di cui al primo, secondo e terzo trattino».
      19      L’art. 4 della direttiva 85/337 modificata recita:
      
      «1.      Fatto salvo il paragrafo 3 dell’articolo 2 i progetti elencati nell’allegato I sono sottoposti a valutazione a norma degli
         articoli da 5 a 10.
      
      2.      Fatto salvo il paragrafo 3 dell’articolo 2 per i progetti elencati nell’allegato II gli Stati membri determinano, mediante:
      a)      un esame del progetto caso per caso;
      o
      b)      soglie o criteri fissati dagli Stati membri,
      se il progetto debba essere sottoposto a valutazione a norma degli articoli da 5 a 10.
      Gli Stati membri possono decidere di applicare entrambe le procedure di cui alle lettere a) e b).
      3.      Nell’esaminare caso per caso o nel fissare soglie o criteri ai fini del paragrafo 2 si tiene conto dei relativi criteri di
         selezione riportati nell’allegato III.
      
      4.      Gli Stati membri provvedono affinché le decisioni adottate dall’autorità competente di cui al paragrafo 2 siano messe a disposizione
         del pubblico».
      
      20      Al punto 3, lett. i), dell’allegato II della direttiva 85/337 modificata sono menzionati gli impianti di produzione di energia
         mediante lo sfruttamento del vento (centrali eoliche).
      
      21      In forza del punto 13 di tale medesimo allegato, qualsiasi modifica o estensione dei progetti di cui all’allegato I o all’allegato
         II già autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione, che può avere notevoli ripercussioni negative sull’ambiente (modifica
         o estensione non inclusa nell’allegato I) deve essere considerata come un progetto rientrante nell’ambito di applicazione
         dell’art. 4, n. 2, della direttiva 85/337 modificata.
      
      22      Nell’allegato III della direttiva 85/337 modificata, relativo ai criteri di selezione di cui all’art. 4, n. 3, di tale medesima
         direttiva, viene precisato che le caratteristiche dei progetti devono essere considerate tenendo conto, in particolare, dell’inquinamento
         e dei disturbi ambientali, nonché del rischio di incidenti, per quanto riguarda, in particolare, le tecnologie utilizzate.
         Lo stesso allegato indica che la sensibilità ambientale delle aree geografiche che possono risentire dell’impatto dei progetti
         deve essere considerata tenendo conto, in particolare, della capacità di carico dell’ambiente naturale, con particolare attenzione
         a determinate zone, tra cui le zone montuose e forestali.
      
       La normativa nazionale
      23      I precetti della direttiva 85/337 modificata sono stati trasposti nel diritto interno segnatamente con la legge del 2000 sulla
         pianificazione del territorio e lo sviluppo (Planning and Development Act 2000), come modificata (in prosieguo: il «PDA»),
         e con il regolamento del 2001 sulla pianificazione del territorio e lo sviluppo (Planning and Development Regulations 2001).
      
      24      L’art. 32, n. 1, lett. a), del PDA impone un obbligo generale di ottenere l’autorizzazione per qualsiasi progetto di pianificazione
         del territorio di cui agli allegati I e II della direttiva 85/337 modificata, poiché la domanda di autorizzazione deve essere
         depositata e l’autorizzazione deve essere ottenuta prima dell’inizio dei lavori. Peraltro, l’art. 32, n. 1, lett. b), della
         medesima legge prevede la possibilità di ottenere un permesso al fine di regolarizzare una siffatta pianificazione non autorizzata.
      
      25      Una volta ricevuta la domanda di autorizzazione, l’autorità competente per la pianificazione del territorio deve stabilire
         se il progetto proposto debba essere sottoposto ad una valutazione dell’impatto ambientale.
      
      26      L’art. 151 del PDA dispone che chiunque abbia eseguito o realizzato un progetto non autorizzato commette un illecito.
      
      27      Dagli artt. 152 e 153 della stessa legge emerge che le autorità competenti in materia di urbanistica, qualora ricevano una
         denuncia, sono tenute, in linea di principio, a inviare una lettera di preavviso, poiché le suddette autorità dovranno in
         seguito pronunciarsi sull’opportunità di una diffida. L’inosservanza delle disposizioni stabilite nella diffida rappresenta
         un illecito.
      
      28      Ai sensi dell’art. 160 del PDA:
      
      «1. Qualora un progetto non autorizzato sia stato realizzato, sia in corso di realizzazione ovvero stia per essere realizzato
         o proseguito, la High Court o la Circuit Court possono, su domanda dell’autorità competente per la pianificazione del territorio
         o di chiunque altro, indipendentemente dal fatto che questi abbia o meno un interesse rispetto al terreno in questione, richiedere
         con ordinanza a chiunque di effettuare, astenersi dall’effettuare o cessare di effettuare, a seconda dei casi, quanto la Corte
         ritenga necessario e specifica nell’ordinanza, al fine di garantire, se del caso, quanto segue:
      
      a)      che il progetto non autorizzato non sia realizzato o proseguito;
      b)      che si proceda, per quanto possibile, al ripristino del terreno allo stato in cui esso versava prima dell’inizio di qualsiasi
         progetto non autorizzato;
      
      c)      che il progetto sia realizzato in conformità all’autorizzazione che gli è stata accordata o alle condizioni inerenti all’autorizzazione.
      2. Con l’ordinanza di cui al paragrafo 1 la Corte può, se del caso, chiedere la realizzazione di qualsiasi lavoro, ivi compresa
         la rimessione in pristino, la ricostruzione, la rimozione, la demolizione o la modifica di qualsiasi struttura o altro elemento».
      
      29      L’art. 162 del PDA specifica che la domanda di permesso di regolarizzazione non comporta la sospensione o l’abbandono di un
         procedimento coercitivo avviato.
      
       Il procedimento precontenzioso
      30      Dopo l’invio della lettera di diffida del 5 aprile 2001, la Commissione ha inviato all’Irlanda un parere motivato in data
         21 dicembre 2001.
      
      31      Il 7 luglio 2004 la Commissione ha inviato al suddetto Stato membro una lettera di diffida complementare.
      
      32      Un parere motivato complementare è stato inviato all’Irlanda il 5 gennaio 2005, in seguito al ricevimento delle osservazioni
         di quest’ultima formulate nella lettera 6 dicembre 2004. 
      
      33      Poiché la Commissione ha reputato insoddisfacente la posizione assunta dall’Irlanda in risposta al suddetto avviso motivato
         nelle lettere 8 marzo, 17 giugno e 1° dicembre 2005, essa ha proposto il presente ricorso ai sensi dell’art. 226, secondo
         comma, CE.
      
       Sul ricorso 
       Sulla prima censura 
      34      La Commissione addebita all’Irlanda di non aver adottato tutte le misure necessarie per conformarsi agli artt. 2, 4 e 5-10
         della direttiva 85/337, sia nella sua versione iniziale sia nella versione modificata dalla direttiva 97/11. Tale censura
         sarà esaminata, in primo luogo, alla luce della direttiva 85/337 modificata.
      
      35      La prima censura, secondo cui la trasposizione della direttiva 85/337 modificata sarebbe incompleta e porterebbe ad una scorretta
         attuazione di quest’ultima, si fonda su tre motivi.
      
      36      La Commissione sostiene, in primo luogo, che l’Irlanda non ha adottato le disposizioni necessarie per assicurare che siano
         effettuate verifiche al fine di stabilire, conformemente all’art. 2, n. 1, della direttiva 85/337 modificata, se per i progetti
         da realizzarsi si preveda un notevole impatto ambientale, e al fine di imporre, in quest’ultimo caso, prima del rilascio dell’autorizzazione,
         l’avvio del procedimento di valutazione dell’impatto ambientale previsto dalla suddetta disposizione. 
      
      37      In secondo luogo, la Commissione ritiene che le disposizioni legislative irlandesi che consentono di presentare una domanda
         di regolarizzazione dopo l’esecuzione totale o parziale di un progetto non autorizzato arrechino pregiudizio agli obiettivi
         di prevenzione della direttiva 85/337 modificata.
      
      38      In terzo luogo, la Commissione sostiene che le misure repressive adottate dall’Irlanda non garantiscono l’effettiva applicazione
         della citata direttiva e che, in tal modo, l’Irlanda è venuta meno all’obbligo generale che ad essa incombe in forza dell’art. 249 CE.
         
      
      39      A sostegno di tale ultimo motivo, la Commissione richiama alcuni esempi che, a suo avviso, illustrano le lacune nell’attuazione
         del regime sanzionatorio.
      
       Sui primi due motivi 
      –       Argomenti delle parti 
      40      La Commissione asserisce che, dal momento che è possibile, in base alla normativa nazionale, ottemperare agli obblighi imposti
         dalla direttiva 85/337 modificata durante o dopo la realizzazione di un progetto, ciò significa che non esiste alcun chiaro
         obbligo di sottoporre i progetti, prima della realizzazione, ad uno studio sul loro impatto ambientale.
      
      41      Ammettendo che il controllo dei progetti nell’ambito di uno studio sull’impatto ambientale possa essere realizzato dopo la
         loro esecuzione, mentre l’obiettivo principale perseguito dalla direttiva 85/337 modificata è quello di tenere conto, il prima
         possibile, dell’impatto ambientale di tutti i processi di pianificazione e di decisione, la normativa nazionale riconosce
         una possibilità di regolarizzazione che comporta la conseguenza di pregiudicare l’effetto utile di tale direttiva.
      
      42      La Commissione aggiunge che le norme relative al permesso di regolarizzazione sono contenute nelle disposizioni generali applicabili
         all’autorizzazione ordinaria in materia di urbanistica; nulla indica che le domande di permesso di regolarizzazione e il rilascio
         del suddetto permesso siano riservati a casi eccezionali.
      
      43      L’Irlanda afferma che la Commissione non interpreta correttamente la normativa irlandese che traspone la direttiva 85/337
         modificata. Essa precisa infatti che il diritto irlandese richiede espressamente che, per ogni nuovo progetto, sia ottenuto
         un permesso prima dell’inizio dei lavori e che, trattandosi di progetti che devono essere sottoposti ad uno studio sull’impatto
         ambientale, quest’ultimo sia effettuato prima dei lavori. L’inosservanza di tali obblighi integra del resto un illecito penale
         e può comportare l’adozione di misure coercitive.
      
      44      L’Irlanda sostiene inoltre che il permesso di regolarizzazione, introdotto dal PDA e dal regolamento del 2001 sulla pianificazione
         del territorio e lo sviluppo, costituisce un’eccezione alla regola generale che impone l’ottenimento dell’autorizzazione prima
         dell’inizio di un progetto, e risponde nel migliore dei modi agli obiettivi perseguiti dalla direttiva 85/337 modificata,
         nonché, in particolare, all’obiettivo generale di tutela dell’ambiente, in quanto l’abbandono di un progetto non autorizzato
         può anche non rappresentare la misura più adeguata dal punto di vista della suddetta tutela. 
      
      45      Ad avviso di tale Stato membro, la direttiva 85/337 modificata, i cui precetti sono meramente procedurali, nulla prevede in
         merito all’esistenza di un’eccezione in forza della quale la valutazione d’impatto ambientale potrebbe, in determinati casi,
         essere effettuata dopo l’inizio dei lavori. L’Irlanda sottolinea a questo proposito che in nessuna parte di tale direttiva
         viene espressamente indicato che la valutazione possa essere effettuata esclusivamente prima dell’esecuzione del progetto,
         e trae spunto dalla definizione della nozione di «autorizzazione» fornita dalla citata direttiva per sostenere che l’impiego
         del termine «realizzare» è significativo, in quanto quest’ultimo non si limita soltanto a designare l’inizio dei lavori, ma
         comprende altresì la prosecuzione di un progetto di pianificazione del territorio.
      
      46      L’Irlanda sostiene poi che il permesso di regolarizzazione rappresenta uno strumento di recupero ragionevole, di cui è possibile
         avvalersi in circostanze eccezionali, volto a tenere conto del fatto che taluni progetti sono inevitabilmente avviati, per
         ragioni diverse, prima del rilascio di un’autorizzazione ai sensi della direttiva 85/337 modificata.
      
      47      A tale proposito l’Irlanda si basa sulla sentenza 7 gennaio 2004, causa C‑201/02, Wells (Racc. pag. I‑723), per sostenere
         che una valutazione correttiva può essere effettuata in un momento successivo, quale eccezione al principio generale secondo
         cui la valutazione deve essere effettuata il prima possibile nel corso del processo decisionale.
      
      48      Tale Stato membro considera inoltre che sarebbe sproporzionato imporre l’abbandono di certe strutture nei casi in cui, dopo
         l’esame di una domanda di permesso di regolarizzazione, la suddetta regolarizzazione sia ritenuta compatibile con una corretta
         pianificazione del territorio ed uno sviluppo sostenibile.
      
      –       Giudizio della Corte
      49      Gli Stati membri devono attuare la direttiva 85/337 modificata in modo pienamente conforme ai precetti da essa stabiliti,
         tenendo conto del suo obiettivo essenziale che – come si evince dall’art. 2, n. 1, della direttiva medesima – consiste nel
         garantire che, prima del rilascio di un’autorizzazione, per i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale,
         in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, sia prevista un’autorizzazione e una valutazione
         del loro impatto (v., in tal senso, sentenze 19 settembre 2000, causa C‑287/98, Linster, Racc. pag. I‑6917, punto 52, e 23
         novembre 2006, causa C‑486/04, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑11025, punto 36).
      
      50      Inoltre, secondo l’art. 1, n. 2, della direttiva 85/337 modificata, l’autorizzazione è costituita dalla decisione dell’autorità
         o delle autorità competenti che conferisce al committente il diritto di realizzare il progetto.
      
      51      Poiché la formulazione relativa al conferimento di un diritto è scevra da qualsiasi ambiguità, l’art. 2, n. 1, della suddetta
         direttiva deve necessariamente essere inteso nel senso che, se il richiedente ha omesso di presentare domanda e di ottenere
         quindi l’autorizzazione necessaria, e se non ha precedentemente proceduto allo studio dell’impatto ambientale laddove richiesto,
         egli non può iniziare i lavori inerenti al progetto in questione, a pena di violare i precetti della direttiva 85/337 modificata.
         
      
      52      La suddetta analisi vale per tutti i progetti rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 85/337 modificata, sia
         per quelli di cui all’allegato I di tale direttiva, che devono di conseguenza formare oggetto di una valutazione sistematica
         in applicazione degli artt. 2, n. 1, e 4, n. 1, della stessa, sia per quelli di cui all’allegato II della citata direttiva,
         che a tale titolo e in conformità all’art. 4, n. 2, di quest’ultima sono oggetto di uno studio sul loro impatto, soltanto
         se, rispetto alle soglie o ai criteri fissati dallo Stato membro e/o sulla base di un esame caso per caso, per essi si prevede
         un notevole impatto ambientale.
      
      53      Una siffatta analisi letterale del suddetto art. 2, n. 1, è peraltro conforme all’obiettivo perseguito dalla direttiva 85/337
         modificata, rammentato in particolare al quinto ‘considerando’ della direttiva 97/11, secondo il quale «per lo sviluppo dei
         progetti per i quali si richiede una valutazione si dovrebbe prevedere un’autorizzazione [e] la valutazione dovrebbe precedere
         il rilascio dell’autorizzazione».
      
      54      Allo stato attuale della normativa irlandese è pacifico che la valutazione dell’impatto ambientale e il permesso urbanistico,
         laddove necessari, devono, in linea di principio, essere rispettivamente effettuata ed ottenuto prima della realizzazione
         dei lavori. Per il diritto irlandese l’inosservanza di tali obblighi integra una violazione delle norme urbanistiche.
      
      55      Ciò nondimeno, è altrettanto pacifico che la suddetta normativa introduce un permesso di regolarizzazione assimilando i suoi
         effetti a quelli dell’autorizzazione urbanistica ordinaria anteriore alla realizzazione di lavori e di pianificazioni del
         territorio. Detto permesso può essere rilasciato anche nel caso in cui il relativo progetto, per il quale è necessario uno
         studio sull’impatto ambientale in applicazione degli artt. 2 e 4 della direttiva 85/337 modificata, sia stato realizzato.
      
      56      Inoltre, il rilascio di tale permesso di regolarizzazione, di cui l’Irlanda ammette di essersi comunemente avvalsa in materia
         di urbanizzazione in assenza di qualsiasi circostanza eccezionale, porta a ritenere, nel diritto irlandese, che gli obblighi
         imposti dalla direttiva 85/337 modificata siano stati effettivamente rispettati.
      
      57      Orbene, se il diritto comunitario non può ostare a che le norme nazionali vigenti consentano, in determinati casi, di regolarizzare
         operazioni o atti irregolari rispetto a quest’ultimo, tale possibilità dovrebbe essere subordinata alla condizione che essa
         non offra agli interessati l’occasione di aggirare le norme comunitarie o di disapplicarle, e che rimanga eccezionale.
      
      58      Invero, un regime di regolarizzazione come quello vigente in Irlanda può comportare l’effetto di indurre i committenti a tralasciare
         di verificare se i progetti previsti soddisfino i criteri fissati all’art. 2, n. 1, della direttiva 85/337 modificata e, pertanto,
         a non intraprendere le operazioni necessarie all’individuazione dell’impatto ambientale dei suddetti progetti e alla loro
         valutazione preventiva. Orbene, secondo il primo ‘considerando’ della direttiva 85/337, a livello di processo decisionale
         è necessario che l’autorità competente tenga conto il prima possibile delle eventuali ripercussioni sull’ambiente di tutti
         i processi tecnici di programmazione e di decisione, dato che l’obiettivo consiste nell’evitare fin dall’inizio inquinamenti
         ed altre perturbazioni piuttosto che nel combatterne successivamente gli effetti.
      
      59      Infine, l’Irlanda non può addurre utilmente la citata sentenza Wells. La suddetta sentenza rammenta infatti, ai punti 64 e
         65, che, in forza del principio di leale collaborazione previsto dall’art. 10 CE, gli Stati membri hanno l’obbligo di eliminare
         le conseguenze illecite di una violazione del diritto comunitario. Le autorità competenti sono pertanto tenute ad adottare
         i provvedimenti necessari al fine di rimediare alla mancata valutazione dell’impatto ambientale, ad esempio revocando o sospendendo
         un’autorizzazione già rilasciata al fine di effettuare una tale valutazione, nel rispetto dei limiti dell’autonomia procedurale
         degli Stati membri. 
      
      60      Non se ne può evincere che lo studio correttivo sull’impatto ambientale, effettuato al fine di rimediare alla mancata valutazione
         così come prevista e organizzata dalla direttiva 85/337 modificata, essendo il progetto già stato realizzato, sia equivalente
         allo studio sull’impatto ambientale antecedente al rilascio dell’autorizzazione, richiesto e disciplinato dalla suddetta direttiva.
         
      
      61      Dalle considerazioni che precedono risulta che, conferendo al permesso di regolarizzazione, che può essere rilasciato anche
         in mancanza di qualsivoglia circostanza eccezionale dimostrata, gli stessi effetti dell’autorizzazione urbanistica antecedente
         alla realizzazione dei lavori e delle opere di assetto del territorio, mentre i progetti per i quali è richiesta una valutazione
         dell’impatto ambientale devono, in forza degli artt. 2, n. 1, nonché 4, nn. 1 e 2, della direttiva 85/337 modificata, essere
         individuati e formare oggetto, prima del rilascio dell’autorizzazione e di conseguenza necessariamente prima di essere realizzati,
         di una domanda di autorizzazione e della suddetta valutazione, l’Irlanda ha violato i precetti della direttiva summenzionata.
      
      62      Pertanto, i primi due motivi sono fondati. 
      
       Sul terzo motivo
      –       Argomenti delle parti
      63      Secondo la Commissione, la normativa irlandese e la conseguente prassi in materia di misure repressive comportano lacune che
         compromettono la corretta trasposizione ed attuazione della direttiva 85/377 modificata, allorché quest’ultima impone necessariamente
         un sistema di controllo e di repressione efficace.
      
      64      In primo luogo, la Commissione asserisce che le misure repressive previste dalla normativa irlandese in materia di urbanistica
         non compensano l’assenza di disposizioni che impongono il rispetto dei precetti in materia di valutazione dell’impatto ambientale
         prima della realizzazione dei progetti.
      
      65      In secondo luogo, la Commissione afferma che la prassi in materia di misure repressive compromette la corretta trasposizione
         della direttiva 85/337 modificata. La Commissione cita quindi situazioni particolari che, a suo avviso, illustrano le carenze
         della normativa irlandese in materia di controllo del rispetto delle norme stabilite da tale direttiva. 
      
      66      Riguardo alla procedura seguita in materia di sanzioni, l’Irlanda sostiene che la questione della scelta e della forma di
         queste ultime rientra nella discrezionalità degli Stati membri, dato che i controlli inerenti alla pianificazione del territorio
         e all’ambiente non sono stati armonizzati a livello comunitario.
      
      67      In ogni caso l’Irlanda sottolinea che il regime sanzionatorio previsto dalla normativa irlandese è completo ed efficace. A
         questo proposito, tale Stato membro specifica che, nel diritto ambientale, le norme vigenti sono giuridicamente vincolanti.
      
      68      Infatti, tale normativa impone alle autorità competenti per la pianificazione del territorio di inviare una lettera di preavviso
         allorquando siano informate del fatto che un progetto non autorizzato è in corso di realizzazione, salvo che esse reputino
         che tale progetto rivesta scarsa importanza.
      
      69      Una volta inviata la lettera di preavviso, le autorità competenti in materia di urbanistica devono pronunciarsi sull’opportunità
         di una diffida.
      
      70      La lettera di preavviso è volta a consentire ai responsabili di progetti non autorizzati di intraprendere un’azione di recupero
         prima della diffida e delle altre fasi del procedimento sanzionatorio.
      
      71      Nel caso di diffida, quest’ultima fissa obblighi, e l’inosservanza delle disposizioni da essa stabilite integra un illecito.
      
      72      L’Irlanda aggiunge che il regime sanzionatorio deve tenere conto dei diversi diritti di cui nella fattispecie sono titolari
         i committenti, i proprietari dei terreni, il pubblico e i singoli direttamente interessati dal suddetto progetto, dovendo
         tali diversi diritti essere bilanciati al fine di pervenire ad un risultato equo.
      
      73      L’Irlanda contesta infine gli esempi addotti dalla Commissione, dato che la prova del presunto inadempimento non è stata prodotta,
         essendosi la Commissione limitata ad affermazioni generiche.
      
      –       Giudizio della Corte
      74      È pacifico che in Irlanda si può rimediare alla mancanza dello studio sull’impatto ambientale richiesto dalla direttiva 85/337
         modificata tramite l’ottenimento di un permesso di regolarizzazione che consente, in particolare, di lasciar sussistere un
         progetto non regolarmente autorizzato, a condizione che la domanda per il rilascio di tale permesso sia presentata prima dell’avvio
         di un procedimento sanzionatorio.
      
      75      Tale possibilità può, come riconosciuto del resto dall’Irlanda, portare le autorità competenti a non agire per sospendere
         o far cessare un progetto rientrante nell’ambito di applicazione della direttiva 85/337 modificata, in corso di realizzazione
         o già realizzato in violazione dei precetti relativi all’autorizzazione e allo studio dell’impatto ambientale antecedente
         al rilascio della suddetta autorizzazione, e ad astenersi dall’avviare il procedimento coercitivo previsto dal PDA, riguardo
         al quale l’Irlanda sottolinea che la competenza in tale materia è discrezionale.
      
      76      È quindi dimostrata l’inadeguatezza del sistema coercitivo predisposto dall’Irlanda, in quanto l’esistenza del permesso di
         regolarizzazione lo priva di qualsiasi efficacia, essendo tale inadeguatezza la conseguenza diretta dell’inadempimento accertato
         in sede di esame dei due precedenti motivi.
      
      77      Un siffatto accertamento non è rimesso in discussione dal fatto che, secondo l’Irlanda, il regime sanzionatorio deve tenere
         conto dei diversi diritti di cui nella fattispecie sono titolari i committenti, i proprietari dei terreni, il pubblico e i
         singoli direttamente interessati dal progetto in questione. Infatti, la necessità di una composizione di tali interessi non
         può giustificare, di per se stessa, l’inefficacia di un sistema di controllo e di repressione.
      
      78      Diviene quindi superfluo analizzare i diversi esempi apportati dalla Commissione per illustrare le carenze nell’attuazione
         delle misure repressive, in quanto tali carenze derivano direttamente dalle lacune della stessa normativa irlandese.
      
      79      Pertanto, anche il terzo motivo è fondato e, di conseguenza, la prima censura deve essere accolta in toto.
      
      80      Occorre infine rilevare che la prima censura è fondata tanto rispetto alla direttiva 85/337 modificata, quanto alla direttiva
         85/337. Infatti, sia in vigenza della versione iniziale di tale direttiva, sia in vigenza della sua versione modificata, i
         progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale devono formare oggetto di valutazione del loro impatto prima
         del rilascio dell’autorizzazione, dato che, d’altro canto, la definizione di quest’ultima è rimasta invariata. Inoltre, le
         caratteristiche del permesso di regolarizzazione fissate dalla normativa irlandese sono rimaste le stesse. 
      
      81      Dalle considerazioni che precedono emerge che, non avendo adottato tutte le disposizioni necessarie ad assicurare che, prima
         di essere eseguiti in tutto o in parte, i progetti rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 85/337, nella sua
         versione precedente o successiva alle modifiche intervenute con la direttiva 97/11, vengano esaminati al fine di stabilire
         se occorra effettuare una valutazione d’impatto ambientale e, se per essi si prevede un notevole impatto ambientale per la
         loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, vengano sottoposti ad una valutazione del loro impatto conformemente
         agli artt. 5-10 di tale direttiva, l’Irlanda è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza degli artt. 2, 4 e
         5-10 della suddetta direttiva.
      
       Sulla seconda censura
      82      Tale censura verte sulle condizioni per la costruzione di una centrale eolica a Derrybrien, nella contea di Galway, per la
         quale occorre che siano rammentate, in via preliminare, le diverse autorizzazioni ottenute. 
      
      83      Come risulta dai documenti del fascicolo, il 4 e il 18 dicembre 1997 sono state depositate alcune domande di autorizzazione
         relative alle prime due fasi del progetto, ognuna concernente 23 turbine a vento. In data 23 gennaio 1998 sono state depositate
         nuove domande, in quanto le domande precedenti non erano state ritenute valide. Il 12 marzo 1998 è stata rilasciato un permesso.
         In data 5 ottobre 2000 è stata presentata una domanda di autorizzazione relativa ad una terza fase di lavori concernente,
         in particolare, 25 turbine e corsie di servizio, domanda accolta il 15 novembre 2001. Il 20 giugno 2002 il committente ha
         chiesto l’autorizzazione per modificare le prime due fasi del progetto, autorizzazione che gli è stata concessa il 30 luglio
         2002. Durante il mese di ottobre 2003, poiché l’autorizzazione concessa per le prime due fasi dei lavori era scaduta, il committente
         ha chiesto il rinnovo della suddetta autorizzazione, che è stato accordato nel corso del mese di novembre del 2003.
      
       Argomenti delle parti 
      84      Con tale censura la Commissione sostiene che l’Irlanda non ha adottato tutte le disposizioni necessarie affinché il rilascio
         delle autorizzazioni relative alla centrale eolica e alle attività connesse, nonché l’esecuzione dei lavori ad essa inerenti,
         fossero preceduti da una valutazione dell’impatto ambientale del progetto, in conformità agli art. 5-10 della direttiva 85/337
         e della direttiva 85/337 modificata.
      
      85      A tale proposito la Commissione asserisce che, in applicazione della normativa irlandese, erano stati effettivamente realizzati
         studi sull’impatto ambientale per diversi elementi costituitivi del progetto in questione, ma i suddetti studi presentavano
         delle lacune.
      
      86      In particolare, lo studio sull’impatto ambientale effettuato nel corso del 1998 non avrebbe trattato correttamente i rischi
         ambientali relativi alla realizzazione dei diversi elementi costitutivi di tale progetto. Lo studio sull’impatto realizzato
         per la terza fase del progetto summenzionato presenterebbe le stesse carenze.
      
      87      La Commissione fa presente inoltre che la centrale eolica è il progetto più vasto di produzione di energia eolica terrestre
         mai proposto in Irlanda, nonché uno dei più importanti in Europa.
      
      88      La Commissione sostiene altresì che la costruzione della centrale eolica ha richiesto l’eliminazione di ampie zone di foreste
         di conifere della superficie di ha 263, per la quale è stata rilasciata un’autorizzazione all’abbattimento in data 20 maggio 2003.
         Tuttavia, per tale operazione non è stata effettuata alcuna valutazione dell’impatto ambientale, contrariamente a quanto prevede
         la stessa normativa irlandese.
      
      89      La Commissione aggiunge che, in seguito ad uno smottamento di terreno verificatosi il 16 ottobre 2003 e al disastro ecologico
         che esso ha comportato, poiché la massa di torba distaccatasi da una zona di costruzione della centrale eolica ha inquinato
         il fiume Owendalulleegh provocando la morte di circa 50 000 pesci e danneggiando in modo permanente i siti di riproduzione
         delle specie, l’Irlanda non ha realizzato alcuna nuova valutazione dell’impatto ambientale di tale costruzione prima che il
         committente riprendesse i lavori sul sito nel corso del 2004.
      
      90      L’Irlanda precisa che, nel momento in cui sono state richieste le autorizzazioni per le prime due fasi di costruzione della
         centrale eolica nel 1997 e nel 1998, né l’allegato I né l’allegato II della direttiva 85/337 menzionavano tale categoria di
         progetti tra quelli rientranti nel suo ambito di applicazione. Pertanto, l’autorizzazione non doveva essere preceduta dalla
         valutazione d’impatto ambientale come disciplinata dalla suddetta direttiva. Essa aggiunge che le domande presentate nel corso
         del 1998 erano comunque corredate da una dichiarazione d’impatto ambientale, conformemente alla normativa irlandese.
      
      91      Essa ritiene peraltro che sia artificioso tentare di suggerire che attività assimilabili ad aspetti connessi del progetto
         di costruzione della centrale eolica, quali la costruzione di una strada, l’estrazione di torba, lo sfruttamento di cave o
         il trasporto di elettricità, rivestirebbero un’importanza tale da rendere necessaria una valutazione dell’impatto ambientale
         ai sensi della direttiva 85/337.
      
      92      L’Irlanda considera inoltre che una domanda di proroga della validità di un permesso non costituisce «autorizzazione» ai sensi
         della direttiva 85/337 modificata.
      
      93      L’Irlanda afferma infine che lo smottamento di terreno è stato provocato dai metodi di costruzione impiegati e che non si
         tratta in tal caso di difficoltà che avrebbero potuto essere individuate in anticipo grazie ad uno studio sull’impatto ambientale,
         ancorché conforme alle norme comunitarie. Tale Stato membro precisa d’altro canto che, onde garantire il completamento della
         centrale eolica in tutta sicurezza, i metodi di costruzione sono stati modificati in seguito alla sospensione dei lavori di
         costruzione e allo svolgimento di un’indagine. 
      
       Giudizio della Corte 
      94      Per quanto concerne, in primo luogo, le condizioni alle quali sono state rilasciate, il 12 marzo 1998, le autorizzazioni relative
         alle prime due fasi di costruzione del progetto della centrale eolica richieste con domande depositate il 23 gennaio 1998,
         occorre pronunciarsi, in via preliminare, sull’applicabilità della direttiva 85/337.
      
      95      A tale proposito, dall’art. 3 della direttiva 97/11 risulta che, se una domanda di autorizzazione è stata sottoposta all’autorità
         competente prima del 14 marzo 1999, continuano ad applicarsi le disposizioni della direttiva 85/337.
      
      96      Peraltro, se è pacifico che gli impianti di produzione di energia mediante lo sfruttamento del vento non compaiono né all’allegato
         I né all’allegato II della direttiva 85/337, l’Irlanda non contesta che le prime due fasi della costruzione della centrale
         eolica hanno richiesto numerosi lavori, tra cui lavori di estrazione di torba e di minerali diversi da quelli metallici ed
         energetici, nonché la costruzione di strade, lavori questi che figurano al suddetto allegato II, rispettivamente al punto 2,
         lett. a) e c), e al punto 10, lett. d).
      
      97      Pertanto, la direttiva 85/337 doveva applicarsi alle prime due fasi di costruzione della centrale eolica, in quanto esse comportavano
         in particolare il ricorso a progetti di lavori citati nell’allegato II di tale direttiva.
      
      98      Ne consegue che l’Irlanda era tenuta a sottoporre i progetti di lavori ad uno studio sul loro impatto, se per essi si prevedeva
         un notevole impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione [v., in tal senso,
         sentenze 24 ottobre 1996, causa C‑72/95, Kraaijeveld e a., Racc. pag. I‑5403, punto 50, nonché 28 febbraio 2008, causa C‑2/07,
         Paul Abraham e a. (Racc. pag. I-1197, punto 37)].
      
      99      L’Irlanda afferma tuttavia che, secondo le autorità competenti, la fattispecie non rientrava nell’ambito dell’allegato II
         della direttiva 85/337, in quanto i lavori connessi di estrazione di torba e di costruzione di strade presentavano una minore
         rilevanza rispetto al progetto di costruzione della centrale eolica stessa.
      
      100    Di conseguenza, le autorità competenti hanno ritenuto che non fosse necessario indagare se per i progetti previsti si prevedesse
         un notevole impatto ambientale, né pertanto far precedere alle autorizzazioni una valutazione d’impatto ambientale conforme
         ai precetti della direttiva 85/337.
      
      101    Orbene, il fatto che i progetti rientranti nell’allegato II della suddetta direttiva, enumerati supra, presentassero un’importanza
         secondaria rispetto al progetto di costruzione della centrale eolica considerato nel suo insieme non implicava che, per questo
         stesso fatto, i suddetti progetti non avrebbero potuto esplicare un impatto ambientale rilevante.
      
      102    A tale proposito occorre rilevare che i progetti previsti di estrazione di torba e di minerali nonché di costruzione di strade
         non erano trascurabili in termini di dimensioni rispetto alla superficie totale del progetto della centrale eolica che si
         estendeva per ha 200 di torbiere e costituiva il progetto più importante di questo tipo in Irlanda, ed erano d’altronde indispensabili
         per l’installazione delle turbine, come per lo svolgimento di tutti i lavori di costruzione. Si deve parimenti rilevare che
         i suddetti lavori sono stati effettuati sul versante della montagna Cashlaundrumlahan, sul quale si trovano giacimenti di
         torba che possono raggiungere i 5,5 m di profondità e che sono abbondantemente ricoperti di foreste.
      
      103    Da tali elementi, che l’Irlanda non contesta, emerge che l’ubicazione e la dimensione dei progetti di lavori di estrazione
         di torba e di minerali nonché di costruzione di strade e la prossimità del sito ad un fiume rappresentano altrettante caratteristiche
         concrete che dimostrano che i suddetti progetti, inscindibili dall’installazione di 46 turbine a vento, dovevano essere considerati
         capaci di esplicare un notevole impatto ambientale e dovevano di conseguenza essere sottoposti ad una valutazione del loro
         impatto ambientale.
      
      104    La realizzazione di uno studio sull’impatto ambientale conforme ai precetti della direttiva 85/337 è infatti volta ad individuare,
         descrivere e valutare in maniera adeguata gli effetti diretti e indiretti di un progetto su fattori quali la fauna e la flora,
         il suolo e l’acqua, nonché l’interazione tra tali diversi fattori. Nella fattispecie si può rilevare, a questo proposito,
         che le dichiarazioni d’impatto ambientale fornite dal committente presentavano certe lacune e non esaminavano, segnatamente,
         la questione della stabilità del suolo, benché fondamentale quando si prevedono lavori di scavo.
      
      105    Pertanto, non avendo adottato tutte le disposizioni necessarie affinché il rilascio delle autorizzazioni relative alle prime
         due fasi di costruzione della centrale eolica fosse preceduto da una valutazione d’impatto ambientale ai sensi degli artt. 5-10
         della direttiva 85/337, e limitandosi ad allegare alle domande di autorizzazione dichiarazioni d’impatto ambientale non conformi
         a tali precetti, l’Irlanda è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della suddetta direttiva. 
      
      106    Per quanto attiene, in secondo luogo, alla domanda di autorizzazione relativa alla terza fase di costruzione della centrale
         eolica, depositata il 5 ottobre 2000, e alla domanda di autorizzazione a modificare le prime due fasi di costruzione inizialmente
         autorizzate, depositata il 20 giugno 2002, occorre esaminare la censura alla luce della direttiva 85/337 modificata, in quanto
         le domande di autorizzazione relative a tali modifiche sono state depositate dopo il 14 marzo 1999.
      
      107    È pacifico, da un lato, che le autorità competenti hanno autorizzato il cambiamento del tipo di turbine a vento inizialmente
         previsto senza richiedere una valutazione d’impatto ambientale ai sensi della direttiva 85/337 modificata e, dall’altro, che
         l’autorizzazione concessa per la terza fase di costruzione non è stata neanch’essa corredata da tale valutazione. Inoltre,
         l’operazione di disboscamento autorizzata nel corso del mese di maggio 2003 non è stata preceduta da tale medesima valutazione,
         contrariamente a quanto previsto dalla normativa irlandese.
      
      108    Orbene, al punto 3, lett. i), dell’allegato II della direttiva 85/337 modificata figurano gli impianti di produzione di energia
         mediante lo sfruttamento del vento (centrali eoliche) e, al punto 13 di tale allegato, tutte le modifiche o estensioni dei
         progetti di cui al medesimo allegato, già autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione, che possono avere notevoli ripercussioni
         negative sull’ambiente. 
      
      109    Inoltre, tra i criteri di selezione pertinenti citati nell’allegato III della direttiva 85/337 modificata, applicabili ai
         progetti elencati nell’allegato II di tale direttiva e ai quali rinvia l’art. 4, n. 3, della stessa, figura il rischio di
         incidenti per quanto riguarda, in particolare, le tecnologie utilizzate. Tra tali medesimi criteri occorre citare la sensibilità
         ambientale dell’area geografica, che deve essere considerata tenendo conto, in particolare, «della capacità di carico dell’ambiente
         naturale», riservando una particolare attenzione alle zone montuose e forestali.
      
      110    L’installazione di 25 nuove turbine, la costruzione di nuove corsie di servizio, nonché il cambiamento del tipo di turbine
         a vento autorizzate inizialmente e dirette ad aumentare la produzione di elettricità, in quanto progetti di cui all’allegato
         II della direttiva 85/337 modificata e per i quali, alla luce delle particolarità del sito rammentate al punto 102 della presente
         sentenza e dei criteri menzionati al punto precedente della presente sentenza, si prevedeva un notevole impatto ambientale,
         dovevano, per questo motivo e prima di essere autorizzati, formare oggetto di una domanda di autorizzazione ed essere sottoposti
         ad una valutazione del loro impatto ambientale conformemente alle condizioni stabilite agli artt. 5-10 della direttiva 85/337
         modificata.
      
      111    Di conseguenza, non avendo adottato tutte le disposizioni necessarie ad assicurare che il rilascio delle autorizzazioni di
         modifica e di quella relativa alla terza fase di costruzione della centrale eolica fosse preceduto da tale valutazione, e
         limitandosi ad allegare alle domande di autorizzazione dichiarazioni d’impatto ambientale non conformi a tali precetti, l’Irlanda
         è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della direttiva 85/337 modificata.
      
      112    Dalle considerazioni che precedono risulta che, non avendo adottato tutte le disposizioni necessarie ad assicurare che il
         rilascio delle autorizzazioni relative alla costruzione di una centrale eolica e alle attività connesse a Derrybrien, nella
         contea di Galway, nonché l’esecuzione dei lavori, fossero preceduti da una valutazione dell’impatto ambientale del progetto,
         in conformità agli artt. 5-10 della direttiva 85/337, nella sua versione precedente o successiva alle modifiche intervenute
         con la direttiva 97/11, l’Irlanda è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza degli artt. 2, 4 e 5-10 della
         suddetta direttiva. 
      
       Sulle spese
      113    A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ha chiesto la condanna dell’Irlanda, che è risultata soccombente, quest’ultima deve essere
         condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Non avendo adottato tutte le disposizioni necessarie ad assicurare che:
      –        prima di essere eseguiti in tutto in parte, i progetti rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva del Consiglio
            27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati,
            nella sua versione precedente o successiva alle modifiche intervenute con la direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE,
            vengano esaminati al fine di stabilire se occorra effettuare una valutazione d’impatto ambientale e, se per essi si prevede
            un notevole impatto ambientale per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, vengano sottoposti ad una valutazione
            del loro impatto conformemente agli artt. 5-10 della direttiva 85/337, e
      –        il rilascio delle autorizzazioni relative alla costruzione di una centrale eolica e alle attività connesse a Derrybrien, nella
            contea di Galway, nonché l’esecuzione dei lavori, fossero preceduti da una valutazione dell’impatto ambientale del progetto,
            in conformità agli artt. 5-10 della direttiva 85/337, nella sua versione precedente o successiva alle modifiche intervenute
            con la direttiva 97/11, 
      l’Irlanda è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza degli artt. 2, 4 e 5-10 della suddetta direttiva.
      2)      L’Irlanda è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l’inglese.