CELEX: 61984CC0284
Language: it
Date: 1986-01-21
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Mancini del 21 gennaio 1986. # L. A. Spruyt contro Direzione della Sociale Verzekeringsbank. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Centrale Raad van Beroep - Paesi Bassi. # Previdenza sociale - Assicurazione generale olandese per la vecchiaia. # Causa 284/84.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE
      G. FEDERICO MANCINI
      del 21 gennaio 1986
      
         Signor Presidente,
      
      
         signori Giudia,
      
      
               1. 
            
            
               Con ordinanza 24 gennaio e 25 settembre 1984, registrata alla cancelleria di questa Corte il 29 novembre dello stesso anno, il Centrale Raad van Beroep vi chiede d'interpretare alcune norme del regime comunitario di sicurezza sociale con riferimento alla disciplina olandese dell'assicurazione vecchiaia. L'ordinanza fu pronunziata nell'ambito di una lite insorta fra la Sociale Verzekeringsbank (SVB), che è l'ente assicuratore nazionale, e il signor LA. Spruyt, cittadino olandese, circa l'importo della pensione di vecchiaia spettante a quest'ultimo.
            
         
               2. 
            
            
               Cerchiamo anzitutto di delineare il complesso quadro normativo che fa da sfondo alla causa principale. In base alle disposizioni nazionali, contenute nella legge generale sulla vecchiaia (Algemene Ouderdomswet: da qui in avanti « AOW »), ha diritto alla pensione non solo la persona che svolge nei Paesi Bassi un'attività lavorativa, ma chiunque vi risieda. La pensione matura in ragione del numero di anni durante i quali l'avente diritto è stato assicurato; l'importo massimo si consegue dopo un periodo di 50 anni, realizzabile fra il 15° e il 65° anno di vita.
               Questo semplice sistema si complica a cospetto di due circostanze. La prima è il matrimonio che priva la donna del diritto alla pensione. Solo il marito, quando compie i 65 anni, può pretenderla per sé e per la moglie in base ai periodi assicurativi rispettivamente maturati. Si aggiunga che l'aliquota su cui è calcolata la pensione degli uomini coniugati è pari al 100%, mentre per i celibi e le nubili è ridotta al 70% (articolo 8). Rispetto a questi valori, infine, la pensione diminuisce dell'1% per ogni anno in cui ciascuno dei coniugi non risulta assicurato, laddove per le persone non sposate la corrispondente riduzione è del 2% (articolo 10).
               La seconda circostanza attiene alla data — 1° gennaio 1957 — in cui l'AOW entrò in vigore. Poiché, come ho appena detto, la pensione matura dopo 50 anni di assicurazione a partire dal 15° compleanno, è chiaro che nessuno avrebbe potuto esigerne l'importo massimo prima del 2007. All'avente diritto che soddisfi certi requisiti il legislatore concesse allora di far valere gli anni compresi fra il 15° compleanno e il 1° gennaio 1957 come periodo di assicurazione effettiva. Uno di tali requisiti è la residenza per almeno sei anni, anche non continuativi, nei Paesi Bassi dopo il compimento del 59° anno (articolo 43). Pur andando a beneficio del marito, lo stesso vantaggio, alla stessa condizione, è riconosciuto alla donna sposata. Se essa è più giovane, tuttavia, il periodo di sei anni decorre dal 59° anno del marito; e ciò agevola la SVB che, nel liquidare la pensione, può calcolare in una sola volta gli anni di assicurazione, reali o fittizi, dei coniugi. Per finire, l'articolo 44 dispone che del vantaggio in esame fruiscono i soli cittadini olandesi residenti abitualmente nel Regno.
               Questo, dunque, il sistema transitorio posto in essere dall'AOW. Ai nostri fini importa mettere in rilievo che per beneficiarne l'avente diritto alla pensione, sia uomo o donna, non è tenuto a provare d'aver vissuto e lavorato in Olanda nel periodo compreso fra il 15° compleanno e il 1° gennaio 1957. Conta invece che vi abbia risieduto nei sei anni successivi al 59° anniversario; che abbia cioè, al momento di raggiungere l'età pensionabile, stabilito col paese un legame duraturo e quindi tale da giustificare il riconoscimento degli anni fra il 15° compleanno e l'inizio del 1957 come periodo di assicurazione.
            
         
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               È ovvio che al lavoratore migrante i benefici così descritti, fondati come sono su criteri di nazionalità e di residenza, non sarebbero accessibili. Per evitare questa discriminazione, il Consiglio ha integrato il regime comunitario della sicurezza sociale con norme ad hoc, tenendo altresì conto delle peculiari modifiche che per diritto olandese il matrimonio apporta al regime pensionistico.
               Il n. 2, sub I, allegato VI, del regolamento (CEE), del 14 giugno 1971, n. 1408/71 (GU L 230 del 22.8.1983, pag. 11) stabilisce alla lettera a) che « sono considerati periodi di assicurazione compiuti sotto la legislazione olandese (...) anche i periodi anteriori al 1° gennaio 1957, durante i quali il beneficiario che non soddisfa le condizioni [previste dagli articoli 43 e 44 AOW] ( ... ) ha risieduto nel territorio dei Paesi Bassi dopo l'età di 15 anni compiuti, o durante i quali, pur risiedendo nel territorio di un altro Stato membro, ha svolto un'attività subordinata nei Paesi Bassi per un datore di lavoro stabilito in questo paese ».
               Nella lettera e) si dispone poi che « per quanto riguarda la donna coniugata, il cui marito ha diritto a una pensione in virtù della legislazione olandese ( ... ), sono presi in considerazione come periodi di assicurazione anche i periodi del matrimonio precedenti la data [in cui] l'interessata ha raggiunto l'età di 65 anni (...) e durante i quali ha risieduto nel territorio di uno o più Stati membri, sempreché [essi] coincidano con i periodi di assicurazione compiuti dal marito sotto detta legislazione e con quelli da prendere in considerazione ai sensi della lettera a) ». Da ultimo, la lettera f) prescrive che per il calcolo della pensione si tiene conto dei periodi previsti alle lettere a) e e) solo « se l'interessato ha risieduto per sei anni nel territorio di uno o più Stati membri dopo l'età di 59 anni ( ... ) e finché risiede nel territorio di uno di tali Stati ( ... ) ».
               Esaminiamo queste norme. Osservo anzitutto che, a differenza dell'articolo 43 AOW, la lettera a) prevede che il beneficiario di una pensione olandese può contare sui vantaggi transitori concessi dal regime nazionale unicamente se dopo i 15 anni abbia risieduto in Olanda o vi abbia prestato lavoro subordinato. Il motivo di tale condizione è semplice. Secondo la lettera f) — si è detto — per vedersi riconosciuti gli anni precedenti il 1957 come periodo utile ai fini della pensione, l'interessato deve aver risieduto dopo il 59° compleanno per almeno sei anni « nel territorio di uno o più Stati membri » (e non quindi nei soli Paesi Bassi, come esige l'articolo 43). Ora, combinata con le altre condizioni del regime nazionale, questa norma fa sì che chiunque abbia diritto a una pensione olandese — per aver ad esempio lavorato qualche tempo nei Paesi Bassi — possa fruire del detto vantaggio anche se non abbia mai risieduto in tale Stato. Si tratta, com'è ovvio, di un risultato inaccettabile, e la lettera a) lo preclude subordinando il riconoscimento degli anni che precedono il 1957 alla residenza del beneficiario nei Paesi Bassi durante lo stesso periodo.
               Deriva da ciò che i presupposti a cui il diritto comunitario assoggetta l'attribuzione del vantaggio risultano praticamente invertiti rispetto a quelli previsti dal diritto nazionale: per l'AOW, infatti, quel che conta è la residenza nei Paesi Bassi durante gli ultimi sei anni che precedono l'età pensionabile (articolo 43) ; secondo l'allegato VI, al contrario, tale requisito è adempiuto anche risiedendo nel territorio di un altro Stato membro (lettera f), ma a patto che durante i primi anni della carriera assicurativa — quelli compresi fra il 15° anniversario e il 1° gennaio 1957 — il titolare abbia risieduto o lavorato in Olanda.
               A mio avviso, quest'inversione prova che, nell'adeguare le norme nazionali alle esigenze comunitarie, il Consiglio ha pensato molto al caso del lavoratore straniero che emigra nei Paesi Bassi e poco all'ipotesi opposta. Una conferma di tale approccio troviamo del resto nella lettera e). Diversamente dagli altri due disposti, essa non riguarda il regime transitorio dell'AOW; mira invece a impedire che il migrante in Olanda, la cui moglie sia rimasta nel paese d'origine, subisca discriminazioni rispetto al suo omologo coniugato con una donna che si sia trasferita con lui. Ricordo infatti che, ai sensi dell'articolo 10 AOW, la pensione del marito è ridotta dell'I % per ogni anno in cui la moglie risulta non assicurata, come appunto avviene quand'essa risiede in un altro Stato; è dunque per evitare tale pregiudizio che la norma della lettera e) considera come anni di assicurazione anche i periodi successivi al matrimonio in cui l'interessata non abbia vissuto in Olanda.
               Recuperabili, peraltro, sono solo questi periodi; quelli compresi fra il 15° compleanno della moglie e il giorno delle nozze vanno invece perduti, a meno che non sussistano le condizioni (residenza in Olanda per almeno sei anni dopo il 59° compleanno e cittadinanza olandese) di cui agli articoli 43 e 44 dell'AOW. In altre parole, alla donna che prima del matrimonio non abbia risieduto in Olanda l'allegato non concede benefici retroattivi; e, come vedremo, tale scelta — ovviamente dovuta alla circostanza che nella fase prematrimoniale problemi di discriminazione non si pongono — porta a conseguenze contrastanti con alcuni principi basilari del diritto comunitario.
            
         
               4. 
            
            
               Passo ai fatti. Il 15 novembre 1979, il signor Spruyt, cittadino olandese, compì 65 anni, così maturando il diritto alla pensione di vecchiaia. Sua moglie, anch'essa olandese e nata il 19 ottobre 1920, non ha mai svolto attività lavorative. Sposatisi il 16 novembre 1944, gli Spruyt risiedettero nei Paesi Bassi fino al 4 novembre 1973 e da quel giorno si stabilirono in Belgio.
               Nel calcolare la pensione di Spruyt, la SVB applicò una riduzione complessiva del 21% rispetto all'aliquota massima. Il marito — così essa motivò tale provvedimento — era stato assicurato dal 1° gennaio 1957 al 4 novembre 1973; non però, a causa del trasferimento in Belgio, durante i sei anni trascorsi fra quest'ultima data e quella del 65° compleanno. Nel suo caso, insomma, le condizioni a cui è soggetto il vantaggio previsto dall'AOW non erano soddisfatte. A Spruyt, per contro, potevano applicarsi i disposti dell'allegato VI, lettere a) ed f), e quindi riconoscersi come periodo assicurativo quello compreso fra il compimento dei suoi 15 anni e il 1° gennaio 1957. In definitiva, Spruyt risultava scoperto per sei anni, pari al 6% della pensione.
               Anche la signora Spruyt doveva ritenersi non assicurata dal 4 novembre 1973 al 15 novembre 1979; ma la lettera e) dell'allegato VI consentiva di attribuirle come periodo assicurativo gli anni compresi fra la data del suo matrimonio (16 novembre 1944) e il 1° gennaio 1957. Nonostante li avesse vissuti in Olanda, essa non poteva invece far valere i circa nove anni trascorsi fra il 15° compleanno e il giorno delle nozze. In totale, dunque, la Spruyt era scoperta per quindici anni che, aggiunti ai sei del marito, comportavano un abbattimento della pensione nella misura del 21%.
               Il pensionato impugnò questa decisione sostenendo che gli anni compresi fra il 15° anniversario della moglie e la data del matrimonio dovevano, come per lui, considerarsi utili in base alla lettera a) dell'allegato VI. In primo grado il suo ricorso fu respinto (12 marzo 1981); ma in sede d'appello il Centrale Raad van Beroep ritenne opportuno sospendere il giudizio per chiedervi se, ai sensi dell'articolo 1, lettera f), del regolamento (CEE) n. 1408/71, la donna sposata con un lavoratore olandese migrante possa considerarsi « familiare » di quest'ultimo dal momento che, secondo l'AOW, i suoi periodi assicurativi contribuiscono a determinare l'importo della pensione a cui ha diritto il marito. In caso di risposta affermativa, il giudice vuole sapere se l'allegato VI, sub I, n. 2, lettera a) del suddetto regolamento si applichi anche alla donna sposata.
            
         
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               Nel corso della procedura davanti a questa Corte hanno presentato osservazioni scritte il signor Spruyt, il governo dell'Aia, la SVB e la Commissione delle Comunità europee; ma più utile che riassumere i rispettivi interventi, del resto in maggioranza concordi nel proporvi di rispondere negativamente ad entrambi i quesiti, mi pare soffermarci sui dubbi del Centrale Raad. Essi nascono dalla constatazione che, pur avendo vissuto in Olanda fra il 15° anno e il giorno delle nozze, la signora Spruyt perde i vantaggi relativi a tale periodo solo per aver seguito il consorte in Belgio prima di raggiungere l'età pensionabile. Quest'effetto — è vero — non si produce nei confronti dello Spruyt che, essendo « lavoratore » secondo l'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 1408/71 e «beneficiario» di una pensione di vecchiaia, conserva, in virtù delle lettere a) ed f) allegato VI, i vantaggi del regime nazionale anche se emigra in altro Stato; ma, poiché a ridursi dell'1% per ogni anno in cui la moglie non risulta assicurata è la sua pensione, si può dire che la vera vittima dell'interpretazione data alle norme dell'allegato è proprio lui.
               Quest'interpretazione — riconosce il giudice a quo — è innegabilmente testuale. La SVB, peraltro, applica il disposto della lettera a) con molta larghezza nel caso della donna che, prima di sposarsi, risieda in Olanda e vi svolga un'attività subordinata, così configurandosi come « lavoratore » ai sensi del regolamento (CEE) n. 1408/71. Il motivo è chiaro. Se decide di trasferirsi in altro Stato membro, tale donna vedrà, per effetto dell'allegato VI, crescere o diminuire gli anni a cui ha diritto secondo che sia nubile o coniugata. Nella prima ipotesi, infatti, le lettere a) ed f) la abiliteranno a chiedere il riconoscimento degli anni che vanno dal 15° anniversario al 1° gennaio 1957. Nella seconda, ormai non più beneficiaria di una pensione, essa perderà questa possibilità e, giusta la lettera e), non potrà contare che sul periodo compreso tra la data delle nozze e l'inizio del 1957. Un'incongruenza, dunque: a cui la SVB pone riparo attribuendo alla moglie « lavoratore » gli stessi benefici che avrebbe ottenuto in base alle lettere a) ed f).
               Nelle sue osservazioni, l'istituto assicuratore conferma di seguire questa pratica; ma — aggiunge — essa è inapplicabile alla signora Spruyt che non è « lavoratore » e non figura pertanto tra i destinatari del regolamento (CEE) n. 1408/71. Ora, proprio tale rilievo è alla base della questione su cui dovete pronunciarvi. Escluso che sia « lavoratore » — si chiede infatti il Centrale Raad -, non potrebbe la Spruyt qualificarsi come « familiare» di un lavoratore? Se lo potesse, i suoi problemi sarebbero risolti. Il regolamento le si applicherebbe a pieno titolo e nulla le vieterebbe di invocare la norma della lettera a).
            
         
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               Dico subito che il fine a cui punta il giudice olandese è da condividere; mi lascia invece perplesso la via che egli ha scelto per giungervi.
               Per quanto riguarda il suo primo quesito osservo anzitutto che, secondo l'articolo 1, lettera f), del regolamento (CEE) n. 1408/71, il concetto di « familiare » va interpretato alla luce della legislazione nazionale applicabile nel caso di specie; provvedervi spetta perciò ai giudici degli Stati membri. Secondo la prevalente giurisprudenza della Corte, poi, i familiari possono far valere unicamente i diritti « derivati », cioè acquisiti in tale loro veste, e non quelli che l'ordinamento nazionale attribuisce al lavoratore (sentenza 23 novembre 1976, causa 40/76, Kermaschek, Race. 1976, pag. 1669). Ora, pur disponendo che nel calcolo della pensione si tenga conto dei periodi assicurativi maturati dalla moglie, l'AOW accorda il relativo diritto al solo marito; in quanto familiare, dunque, la moglie non ha pretese « derivate » da accampare. Per lo stesso motivo, essa non può considerarsi beneficiaria della pensione ai sensi della lettera a).
               L'obiettivo del Centrale Raad è invece realizzabile rispondendo alla domanda che, nell'ambito della procedura, la nostra Corte ha rivolto ai soggetti intervenuti. Il trattamento che si riserva alle persone nella posizione di Spruyt — avete chiesto — è compatibile col principio della libera circolazione delle persone e in particolare con gli articoli 48 e 51 del trattato? Pur battendo una strada sbagliata, questo è quanto vuol sapere anche il giudice a quo: anch'egli, infatti, ha avvertito che, nel caso della coppia Spruyt, l'applicazione letterale dell'allegato VI determina una situazione probabilmente contraria alle finalità del regolamento (CEE) n. 1408/71 (ordinanza di rinvio, n. 8, in fine).
               Il problema da voi posto va risolto negativamente. Esaminando sub n. 3 la disciplina comunitaria rilevante nella specie, ho osservato che il disposto della lettera e) mira a tutelare la libera circolazione del lavoratore coniugato straniero che si reca in Olanda. Aggiungo ora che nel caso inverso — quello del lavoratore coniugato olandese che si trasferisce in un altro paese della Comunità — la stessa norma ha l'effetto opposto: lungi dal proteggere, cioè, essa ostacola la libertà di movimento. Perché? Ricordo che, secondo la lettera a), gli anni trascorsi in Olanda tra il 15° compleanno e l'inizio del 1957 possono, trattandosi di un uomo coniugato lavoratore, riconoscersi come periodi assicurativi. Al contrario, nel caso della donna sposata, tale riconoscimento è limitato, in virtù della lettera e), ai periodi che seguono il matrimonio; mentre essa non potrà recuperare, anche se li abbia vissuti nel proprio Stato, gli anni che precedono tale evento. Ne viene che se un marito e una moglie olandesi lasciano i Paesi Bassi prima di aver compiuto 65 anni, l'importo della pensione spettante al primo variera, per effetto delle norme comunitarie, in ragione del maggiore o minor numero di anni che separano la data delle loro nozze dal 1° gennaio 1957.
               Tale stato di cose — sia ben chiaro — non deriva direttamente dalla scelta del marito (perché, in quanto beneficiario della pensione, egli si vale della lettera a), ma è provocato dalla moglie che, decidendo di seguirlo, può solo fruire del parziale vantaggio previsto dalla lettera e). È dunque questo l'aspetto dell'allegato VI che lo rende incompatibile con la libera circolazione delle persone. Né si obietti che esso riguarda non il lavoratore, ma sua moglie. Sappiamo infatti che nel sistema AOW solo il marito ha diritto alla pensione; onde è lui, come ho già osservato, che la norma della lettera e) finisce per pregiudicare.
               Giunti a questo punto, ritengo superfluo chiedermi — come la Corte fa ancora nella domanda posta agli intervenienti — se i coniugi Spruyt avrebbero potuto evitare tale pregiudizio stipulando un'assicurazione volontaria per il periodo compreso tra il loro trasferimento in Belgio e il compimento del 65° anno da parte del marito. Anche una risposta positiva, infatti, non cancellerebbe l'incompatibilità delle regole che presiedono al calcolo della pensione coi principi di cui agli articoli 48 e 51.
            
         
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               Sulla base dei rilievi fin qui svolti, vi suggerisco di rispondere come segue ai quesiti posti dal Centrale Raad van Beroep con ordinanza 24 gennaio e 25 settembre 1984 nella causa fra il signor L. A. Spruyt e la Sociale Verzekeringsbank.
               Ai sensi del regolamento (CEE) n. 1408/71 il familiare di un lavoratore può esigere solo le prestazioni che gli sono attribuite dall'ordinamento di ciascuno Stato membro. Poiché in base alla legge olandese sull'assicurazione vecchiaia (AOW) la donna coniugata non ha un diritto autonomo alla pensione, a maggior ragione essa non può vantarlo come « familiare » del lavoratore. Per lo stesso motivo, tale donna non può considerarsi beneficiaria della pensione ai sensi dell'allegato VI, sub I, n. 2, lettera a) del citato regolamento. Ciò premesso, il fatto che il lavoratore coniugato trasferitosi con la moglie dai Paesi Bassi in un altro Stato membro perda, per l'effetto congiunto degli articoli 43 e 44 AOW e delle norme del suddetto Allegato, alcuni vantaggi previsti per il calcolo della sua pensione di vecchiaia è incompatibile con gli articoli 48 e 51 del trattato CEE. Alla luce di tali disposizioni, la regola di cui all'allegato VI, sub I, n. 2, lettera a), va quindi interpretata nel senso che il beneficio da essa previsto comprende anche il riconoscimento degli anni precedenti il matrimonio, se la futura moglie del beneficiario li ha vissuti, a partire dal 15° compleanno, nei Paesi Bassi.