CELEX: 62019CA0084
Language: it
Date: 2020-09-03 00:00:00
Title: Cause riunite C-84/19, C-222/19 e C-252/19: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 3 settembre 2020 (domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Sąd Rejonowy Szczecin — Prawobrzeże i Zachód w Szczecinie e dal Sąd Rejonowy w Opatowie — Polonia) — Profi Credit Polska SA / QJ (C-84/19), BW / DR (C-222/19), QL / CG (C-252/19) (Rinvio pregiudiziale – Tutela dei consumatori – Direttiva 93/13/CEE – Articolo 1, paragrafo 2 – Ambito di applicazione – Disposizione nazionale che prevede l’importo massimo dei costi del credito al netto degli interessi – Articolo 3, paragrafo 1 – Clausola contrattuale che trasferisce sul consumatore costi dell’attività economica del creditore – Significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti – Articolo 4, paragrafo 2 – Obbligo di redazione chiara e comprensibile delle clausole contrattuali – Clausole contrattuali che non specificano i servizi che sono dirette a remunerare – Direttiva 2008/48/CE – Articolo 3, lettera g) – Legislazione nazionale che stabilisce un metodo di calcolo dell’importo massimo del costo del credito al netto degli interessi addebitabile al consumatore)

9.11.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 378/7
            
         
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 3 settembre 2020 (domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Sąd Rejonowy Szczecin — Prawobrzeże i Zachód w Szczecinie e dal Sąd Rejonowy w Opatowie — Polonia) — Profi Credit Polska SA / QJ (C-84/19), BW / DR (C-222/19), QL / CG (C-252/19)
      (Cause riunite C-84/19, C-222/19 e C-252/19) (1)
      
      (Rinvio pregiudiziale - Tutela dei consumatori - Direttiva 93/13/CEE - Articolo 1, paragrafo 2 - Ambito di applicazione - Disposizione nazionale che prevede l’importo massimo dei costi del credito al netto degli interessi - Articolo 3, paragrafo 1 - Clausola contrattuale che trasferisce sul consumatore costi dell’attività economica del creditore - Significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti - Articolo 4, paragrafo 2 - Obbligo di redazione chiara e comprensibile delle clausole contrattuali - Clausole contrattuali che non specificano i servizi che sono dirette a remunerare - Direttiva 2008/48/CE - Articolo 3, lettera g) - Legislazione nazionale che stabilisce un metodo di calcolo dell’importo massimo del costo del credito al netto degli interessi addebitabile al consumatore)
      (2020/C 378/08)
      Lingua processuale: il polacco
      
         Giudici del rinvio
      
      Sąd Rejonowy Szczecin — Prawobrzeże i Zachód w Szczecinie, Sąd Rejonowy w Opatowie
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: Profi Credit Polska S.A. (C-84/19), BW (C-222/19), QL (C-252/19)
      
         Convenuti: QJ (C-84/19), DR (C-222/19), CG (C-252/19)
      
         Dispositivo
      
      
                  1)
               
               
                  L’articolo 3, lettera g), e l’articolo 22 della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una legislazione nazionale in materia di credito al consumo che stabilisce un metodo di calcolo dell’importo massimo del costo del credito al netto degli interessi addebitabile al consumatore, anche se tale metodo di calcolo consente al professionista di far gravare su tale consumatore una quota delle spese generali connesse all’esercizio della sua attività economica, purché, attraverso le sue disposizioni relative a tale importo massimo, la legislazione in questione non violi le norme armonizzate dalla suddetta direttiva.
               
            
                  2)
               
               
                  L’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, quale modificata dalla direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, deve essere interpretato nel senso che non è esclusa dall’ambito di applicazione di tale direttiva una clausola contrattuale che fissa il costo del credito al netto degli interessi conformemente al massimale previsto da una legislazione nazionale in materia di credito al consumo, qualora tale legislazione preveda che i costi del credito al netto degli interessi non sono dovuti per la parte eccedente detto massimale o l’importo totale del credito.
               
            
                  3)
               
               
                  L’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 93/13, quale modificata dalla direttiva 2011/83, deve essere interpretato nel senso che le clausole di un contratto di credito al consumo che pongono a carico del consumatore spese diverse dal rimborso del credito per capitale e interessi non rientrano nell’eccezione prevista da tale disposizione, qualora dette clausole non specifichino né la natura di tali spese né i servizi che esse sono dirette a remunerare e siano formulate in modo da creare confusione per il consumatore quanto ai suoi obblighi e alle conseguenze economiche di tali clausole, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
               
            
                  4)
               
               
                  L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 93/13, quale modificata dalla direttiva 2011/83, deve essere interpretato nel senso che una clausola contrattuale relativa a costi del credito al netto degli interessi, che fissa tale costo al di sotto di un massimale legale e che trasferisce sul consumatore costi dell’attività economica del creditore, è tale da determinare un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti derivanti dal contratto a danno del consumatore, qualora essa ponga a carico di quest’ultimo spese sproporzionate rispetto alle prestazioni e all’importo del prestito ricevuti, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
               
            
         (1)  GU C 164 del 13.5.2019.
      
         GU C 280 del 19.8.2019.