CELEX: 62018CA0329
Language: it
Date: 2019-10-03 00:00:00
Title: Causa C-329/18: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 3 ottobre 2019 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Augstākā tiesa - Lettonia) – Valsts ieņēmumu dienests/«Altic» SIA [Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Acquisto di alimenti – Detrazione dell’imposta assolta a monte – Diniego di detrazione – Fornitore eventualmente fittizio – Frode all’IVA – Requisiti relativi alla conoscenza da parte dell’acquirente – Regolamento (CE) n. 178/2002 – Obblighi di rintracciabilità degli alimenti e di individuazione del fornitore – Regolamenti (CE) nn. 852/2004 e (CE) 882/2004 – Obblighi di registrazione degli operatori del settore alimentare – Incidenza sul diritto alla detrazione dell’IVA]

9.12.2019   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 413/16
            
         
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 3 ottobre 2019 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Augstākā tiesa - Lettonia) – Valsts ieņēmumu dienests/«Altic» SIA
      (Causa C-329/18) (1)
      
      (Rinvio pregiudiziale - Imposta sul valore aggiunto (IVA) - Direttiva 2006/112/CE - Acquisto di alimenti - Detrazione dell’imposta assolta a monte - Diniego di detrazione - Fornitore eventualmente fittizio - Frode all’IVA - Requisiti relativi alla conoscenza da parte dell’acquirente - Regolamento (CE) n. 178/2002 - Obblighi di rintracciabilità degli alimenti e di individuazione del fornitore - Regolamenti (CE) nn. 852/2004 e (CE) 882/2004 - Obblighi di registrazione degli operatori del settore alimentare - Incidenza sul diritto alla detrazione dell’IVA)
      (2019/C 413/18)
      Lingua processuale: il lettone
      
         Giudice del rinvio
      
      Augstākā tiesa
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Valsts ieņēmumu dienests
      
         Convenuta:«Altic» SIA
      
         Dispositivo
      
      
                  1)
               
               
                  L’articolo 168, lettera a), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come modificata dalla direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010, dev’essere interpretato nel senso che esso osta a che il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) assolta a monte venga negato a un soggetto passivo partecipante alla catena alimentare per il solo motivo, ammesso che sia debitamente accertato – circostanza la cui verifica spetta al giudice del rinvio –, che tale soggetto passivo non ha rispettato gli obblighi relativi all’individuazione dei suoi fornitori, ai fini della rintracciabilità degli alimenti, incombentigli in forza dell’articolo 18, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare. L’inosservanza di tali obblighi può tuttavia costituire uno dei vari elementi che, congiuntamente e in maniera concordante, tendono a indicare che il soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare a un’operazione che si inscriveva in una frode all’IVA, circostanza la cui valutazione spetta al giudice del rinvio.
               
            
                  2)
               
               
                  L’articolo 168, lettera a), della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2010/45, dev’essere interpretato nel senso che l’assenza di verifica, da parte di un soggetto passivo partecipante alla catena alimentare, della registrazione dei suoi fornitori presso le autorità competenti, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull’igiene dei prodotti alimentari, e dell’articolo 31, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali, non è pertinente al fine di stabilire se il soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare a un’operazione che si inscriveva in una frode all’IVA.
               
            
         (1)  GU C 276 del 6.8.2018.