CELEX: 62007CJ0324
Language: it
Date: 2008-11-13
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 13 novembre 2008.#Coditel Brabant SA contro Commune d’Uccle e Région de Bruxelles-Capitale.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Conseil d’État - Belgio.#Appalti pubblici - Procedure di aggiudicazione - Concessioni di servizi pubblici - Concessione relativa alla gestione di una rete comunale di teledistribuzione - Assegnazione da parte di un comune ad una società cooperativa intercomunale - Obbligo di trasparenza - Presupposti - Esercizio, da parte dell’autorità concedente sull’ente concessionario, di un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi.#Causa C-324/07.

Causa C‑324/07
      Coditel Brabant SA
      contro
      Commune d’Uccle e Région de Bruxelles-Capitale
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d’État (Belgio)]
      «Appalti pubblici — Procedure di aggiudicazione — Concessioni di servizi pubblici — Concessione relativa alla gestione di una rete comunale di teledistribuzione — Assegnazione da parte di un comune ad una società cooperativa intercomunale — Obbligo di trasparenza — Presupposti — Esercizio, da parte dell’autorità concedente sull’ente concessionario, di un controllo analogo a quello esercitato sui propri
         servizi»
      
      Massime della sentenza
      1.        Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Libera prestazione dei servizi — Concessione di servizio pubblico
      (Artt. 43 CE e 49 CE)
      2.        Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Libera prestazione dei servizi — Concessione di servizio pubblico
      (Artt. 43 CE e 49 CE)
      1.        Gli artt. 43 CE e 49 CE, i principi di parità di trattamento e di non discriminazione in base alla nazionalità nonché l’obbligo
         di trasparenza che ne discende non ostano a che un’autorità pubblica assegni, senza bandire una gara d’appalto, una concessione
         di servizi pubblici a una società cooperativa intercomunale i cui soci sono tutti autorità pubbliche, allorché dette autorità
         pubbliche esercitano su tale società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e la società in parola svolge
         la parte essenziale della sua attività con dette autorità pubbliche.
      
      Per valutare se un’autorità pubblica concedente eserciti sull’ente concessionario un controllo analogo a quello esercitato
         sui propri servizi è necessario tener conto di tutte le disposizioni normative e delle circostanze pertinenti. Da quest’esame
         deve risultare che l’ente concessionario è soggetto a un controllo che consente all’autorità pubblica concedente di influenzarne
         le decisioni. Deve trattarsi di una possibilità di influenza determinante sia sugli obiettivi strategici che sulle decisioni
         importanti di detto ente.
      
      A tale riguardo, ove le decisioni relative alle attività di una società cooperativa intercomunale detenuta esclusivamente
         da autorità pubbliche sono adottate da organi statutari di detta società composti di rappresentanti delle autorità pubbliche
         associate, il controllo esercitato su tali decisioni dalle autorità pubbliche in parola può essere considerato tale da consentire
         loro di esercitare sulla società di cui trattasi un controllo analogo a quello che esercitano sui propri servizi.
      
      (v. punti 28, 42, dispositivo 1-2)
      2.        Qualora un’autorità pubblica si associ ad una società cooperativa intercomunale i cui soci sono tutti autorità pubbliche,
         al fine di trasferirle la gestione di un servizio pubblico, il controllo che le autorità associate a detta società esercitano
         su quest’ultima, per poter essere qualificato come analogo al controllo che esse esercitano sui propri servizi, può essere
         esercitato congiuntamente dalle stesse, deliberando, eventualmente, a maggioranza.
      
      Infatti, un tale controllo deve essere analogo a quello che la medesima autorità esercita sui propri servizi, ma non identico
         ad esso in ogni elemento. L’importante è che il controllo esercitato sull’ente concessionario sia effettivo, pur non risultando
         indispensabile che sia individuale.
      
      Allorché varie autorità pubbliche scelgono di svolgere le loro missioni di servizio pubblico facendo ricorso ad un ente concessionario
         comune, è di norma escluso che una di tali autorità, salvo che detenga una partecipazione maggioritaria nell’ente in questione,
         eserciti da sola un controllo determinante sulle decisioni di tale ente. Richiedere che il controllo esercitato da un’autorità
         pubblica in un caso del genere sia individuale avrebbe la conseguenza d’imporre una gara di appalto nella maggior parte dei
         casi in cui un’autorità pubblica intendesse associarsi ad un gruppo formato da altre autorità pubbliche, come una società
         cooperativa intercomunale.
      
      Orbene, un risultato del genere non sarebbe conforme al sistema di norme comunitarie in materia di appalti pubblici e concessioni.
         Infatti, un’autorità pubblica ha la possibilità di adempiere ai compiti di interesse pubblico ad essa incombenti mediante
         propri strumenti, amministrativi, tecnici e di altro tipo, senza essere obbligata a far ricorso ad entità esterne non appartenenti
         ai propri servizi. Detta possibilità per le autorità pubbliche di ricorrere ai propri strumenti per adempiere alle loro missioni
         di servizio pubblico può essere utilizzata in collaborazione con altre autorità pubbliche.
      
      Pertanto, nel caso in cui varie autorità pubbliche detengano un ente concessionario cui affidano l’adempimento di una delle
         loro missioni di servizio pubblico, il controllo che dette autorità pubbliche esercitano sull’ente in parola può venire da
         loro esercitato congiuntamente. Nel caso di un organo collegiale, la procedura utilizzata per adottare la decisione, segnatamente
         il ricorso alla maggioranza, non incide.
      
      (v. punti 46-51, 54, dispositivo 3)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      13 novembre 2008 (*)
      
      «Appalti pubblici – Procedure di aggiudicazione – Concessioni di servizi pubblici – Concessione relativa alla gestione di una rete comunale di teledistribuzione – Assegnazione da parte di un comune ad una società cooperativa intercomunale – Obbligo di trasparenza – Presupposti – Esercizio, da parte dell’autorità concedente sull’ente concessionario, di un controllo analogo a quello esercitato sui propri
         servizi»
      
      Nel procedimento C‑324/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Conseil d’État
         (Belgio) con decisione 3 luglio 2007, pervenuta in cancelleria il 12 luglio 2007, nella causa
      
      Coditel Brabant SA
      e
      Commune d’Uccle,
      Région de Bruxelles-Capitale,
      con l’intervento di:
      Société Intercommunale pour la Diffusion de la Télévision (Brutélé),
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. A. Ó Caoimh, J. N. Cunha Rodrigues (relatore), J. Klučka e A. Arabadjiev,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra V. Trstenjak
      cancelliere: sig.ra C. Strömholm, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento in seguito all’udienza del 9 aprile 2008,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Coditel Brabant SA, dagli avv.ti F. Tulkens e V. Ost, avocats;
      –        per la Commune di Uccle, dall’avv. P. Coenraets, avocat;
      –        per la Société Intercommunale pour la Diffusion de la Télévision (Brutélé), dagli avv.ti N. Fortemps e J. Bourtembourg, avocats;
      
      –        per il governo belga, dal sig. J. C. Halleux, in qualità di agente, assistito dall’avv. B. Staelens, avocat;
      –        per il governo tedesco, dai sigg. M. Lumma e J. Möller, in qualità di agenti;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dai sigg. C. Wissels e Y. de Vries, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. B. Stromsky e D. Kukovec, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 4 giugno 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l’interpretazione degli artt. 43 CE e 49 CE, dei principi di parità di trattamento
         e di non discriminazione in base alla nazionalità, nonché dell’obbligo di trasparenza che ne discende.
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che vede contrapposta la Coditel Brabant SA (in prosieguo:
         la «Coditel»), alla Commune di Uccle (in prosieguo: il «comune»), alla Région de Bruxelles-Capitale e alla Société Intercommunale
         pour la Diffusion de la Télévision (Brutélé) (in prosieguo: la «Brutélé»), relativamente all’assegnazione, da parte del Comune
         di Uccle, della gestione della rete di teledistribuzione comunale ad una società cooperativa intercomunale.
      
       Contesto normativo
       La normativa nazionale
      3        L’art. 1 della legge 22 dicembre 1986 sulle associazioni intercomunali (Moniteur belge del 26 giugno 1987, pag. 9909; in prosieguo: la «legge sulle associazioni intercomunali») così dispone:
      
      «Più comuni hanno facoltà, alle condizioni previste dalla presente legge, di associarsi per perseguire determinate finalità
         di interesse comunale. Tali associazioni sono dette intercomunali».
      
      4        L’art. 3 della legge in parola prevede che:
      
      «Le associazioni intercomunali sono persone giuridiche di diritto pubblico che non hanno carattere commerciale, a prescindere
         dalla loro forma giuridica e dalle loro finalità».
      
      5        L’art. 10 della medesima legge stabilisce che:
      
      «Ogni associazione intercomunale deve dotarsi di un’assemblea generale, di un consiglio di amministrazione e di un collegio
         dei commissari».
      
      6        Ai sensi dell’art. 11 della medesima legge:
      
      «A prescindere dalla proporzione degli apporti delle varie parti alla costituzione del capitale sociale, ai comuni spetta
         in ogni caso la maggioranza dei voti nonché la presidenza nei vari organi di gestione e di controllo dell’associazione intercomunale».
      
      7        L’art. 12 della legge sulle associazioni intercomunali è così formulato:
      
      «I rappresentanti dei comuni associati nell’assemblea generale sono nominati dal consiglio comunale di ogni comune tra i consiglieri
         comunali, il sindaco e gli assessori del comune.
      
      Il numero di voti di ciascun comune nell’assemblea generale è pari alla sua quota sociale».
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      8        Dal 1969 al 1999 il Comune di Uccle ha concesso alla Coditel d’installare e di gestire una rete di teledistribuzione sul suo
         territorio. Il 28 ottobre 1999 detto comune decideva di riacquistare la rete in parola con effetto dal 1º gennaio 2000.
      
      9        A tal fine il Comune di Uccle, con decisione sempre in data 28 ottobre 1999, deliberava di bandire una gara di appalto al
         fine di assegnare ad un futuro concessionario lo sfruttamento della rete di cui trattasi. Quattro società, fra cui la Coditel,
         presentavano la loro candidatura per tale gara.
      
      10      Il 25 maggio 2000 il Comune di Uccle decideva di rinunciare a concedere lo sfruttamento della sua rete di teledistribuzione,
         orientandosi verso la vendita di quest’ultima.
      
      11      Un bando di gara per i candidati acquirenti veniva pubblicato sul Bulletin des adjudications del 15 settembre 2000. Cinque società, fra cui la Coditel, presentavano offerte d’acquisto. Inoltre, la Brutélé, società
         cooperativa intercomunale, presentava al Comune di Uccle non un’offerta d’acquisto, ma una proposta di affiliazione come membro
         associato.
      
      12      Il Comune di Uccle, reputando quattro delle cinque offerte irricevibili e che l’unica offerta ricevibile, ossia quella della
         Coditel, fosse eccessivamente bassa, il 23 novembre 2000 decideva di rinunciare alla messa in vendita della rete di teledistribuzione
         comunale.
      
      13      Con decisione parimenti del 23 novembre 2000 il Comune di Uccle decideva di associarsi alla Brutélé, concedendo a quest’ultima
         la gestione della sua rete di teledistribuzione.
      
      14      I motivi di tale decisione includevano segnatamente le considerazioni seguenti:
      
      «Considerato che la Brutélé propone al Comune di Uccle, qualora si associ, di costituire un proprio sottosettore di gestione
         che dispone di autonomia decisionale.
      
      Considerato che tale autonomia riguarda in particolare:
      –        la scelta dei programmi distribuiti;
      –        le tariffe di abbonamento e di allacciamento;
      –        la politica degli investimenti e dei lavori;
      –        i ristorni o i vantaggi da concedere a talune categorie di soggetti;
      –        la natura e le modalità di altri servizi da prestare tramite la rete e la possibilità di affidare all’associazione intercomunale
         realizzazioni di interesse comunale che combaciano con il suo obiettivo statutario, come ad esempio, la realizzazione di un
         Intranet comunale, di un sito WEB e la formazione a tal fine del personale.
      
      Considerato che in questo contesto:
      –        la Brutélé redigerà un conto profitto e perdite e un bilancio delle attività sulla rete di Uccles;
      –        [il Comune di] Uccle disporrà di un amministratore nel consiglio di amministrazione della Brutélé e di tre amministratori
         nel consiglio del settore di gestione di Bruxelles, di un mandato nel collegio dei sindaci e di un esperto comunale.
      
      Considerato che la Brutélé si impegna a coprire la totalità della rete di Uccle e ad aumentare la capacità della rete per
         svilupparvi, entro il termine massimo di un anno, se il comune lo auspica, tutti i seguenti servizi:
      
      –        estensione dell’offerta TV: programmi supplementari e di “bouquet”;
      –        programmi televisivi a pagamento (c.d. “pay per view”);
      –        accesso a Internet;
      –        telefonia vocale;
      –        video-sorveglianza;
      –        trasmissione di dati a grande velocità.
      Considerato che il canone annuo offerto è costituito come segue:
      a)      canone fisso pari al 10% degli introiti da abbonamento di base alla teledistribuzione (sulla base di 31 000 abbonati e BEF 3 400
         di abbonamento annuo (al netto di IVA e di diritti d’autore): BEF 10 540 000 all’anno);
      
      b)      pagamento del 5% del fatturato di Canal + e del “bouquet”;
      c)      pagamento di tutti gli utili realizzati su tutti i servizi forniti».
      15      Dalla decisione di rinvio risulta che il Comune di Uccle doveva sottoscrivere 76 quote sociali della Brutélé, ognuna pari
         a BEF 200 000. Detto Comune, peraltro, chiedeva ed otteneva dalla Brutélé la possibilità di ritirarsi in qualsiasi momento
         per scelta unilaterale dall’associazione intercomunale di cui trattasi.
      
      16      Dalla decisione di rinvio risulta altresì che la Brutélé è una società cooperativa intercomunale, i cui soci sono costituiti
         da comuni nonché da un’associazione intercomunale, la quale raggruppa a sua volta esclusivamente comuni. La Brutélé non è
         aperta a cooperatori privati. Il suo consiglio di amministrazione è composto di rappresentanti dei comuni (tre al massimo
         per comune) nominati dall’assemblea generale, anch’essa composta dei rappresentanti di questi ultimi. Il consiglio di amministrazione
         è dotato dei più ampi poteri.
      
      17      Sempre dalla decisione di rinvio emerge che i comuni sono divisi in due settori, uno dei quali raggruppa i comuni della Regione
         di Bruxelles, a loro volta suddivisibili in sottosettori. In seno a ciascun settore si costituisce un consiglio di settore,
         formato da amministratori nominati dall’assemblea generale, riunita in gruppi distinti che rifletterebbero i rapporti tra
         le quote sociali per ciascun settore, su proposta dei comuni. Il consiglio di amministrazione può delegare ai consigli di
         settore i poteri che esso detiene per quanto riguarda, da un lato, i problemi propri dei sottosettori, segnatamente le modalità
         di applicazione delle tariffe, i programmi di lavori e investimenti, il finanziamento di questi ultimi, le campagne pubblicitarie,
         nonché, dall’altro, i problemi comuni ai vari sottosettori che costituiscono il settore di gestione. Gli altri organi statutari
         della Brutélé sono l’assemblea generale, le cui decisioni sono vincolanti per tutti i soci, il direttore generale, il collegio
         degli esperti, costituito da funzionari comunali il cui numero è pari a quello degli amministratori e che assistono questi
         ultimi, e il collegio dei commissari revisori. Il direttore generale, gli esperti e i commissari sono, a seconda dei casi,
         nominati dal consiglio d’amministrazione o dall’assemblea generale.
      
      18      La decisione di rinvio precisa, inoltre, che la Brutélé svolge la parte essenziale della sua attività con i suoi soci.
      
      19      Con atto introduttivo del ricorso presentato il 22 gennaio 2001 la Coditel ha proposto, dinanzi al Conseil d’État (Consiglio
         di Stato belga), un ricorso diretto segnatamente all’annullamento della decisione del 23 novembre 2000 con cui il Comune di
         Uccle si è associato alla Brutélé. In tale contesto la Coditel addebita al comune in parola di essersi associato alla Brutélé,
         affidandole la gestione della propria rete di teledistribuzione senza procedere al confronto dei vantaggi di tale formula
         con quelli che avrebbe offerto la concessione della sua rete di teledistribuzione ad un altro operatore. La Coditel sostiene
         che, così facendo, il Comune di Uccle ha violato, in particolare, il principio di non discriminazione e l’obbligo di trasparenza
         sanciti dal diritto comunitario.
      
      20      La Brutélé ha contestato siffatta asserzione, facendo valere che essa costituisce un’associazione intercomunale «pura», le
         cui attività sono destinate e riservate ai comuni associati, e che il suo statuto consente al Comune di Uccle, quale sottosettore
         di gestione, di esercitare un controllo immediato e preciso delle attività della Brutélé in tale sotto settore, identico a
         quello che il comune in parola eserciterebbe sui propri servizi interni.
      
      21      Il Conseil d’État è del parere che l’associazione del Comune di Uccle alla Brutélé non costituisca un appalto pubblico di
         servizi, bensì una concessione pubblica di servizi ai sensi del diritto comunitario. Le direttive comunitarie in materia di
         appalti pubblici non sarebbero applicabili ad una concessione del genere, ma il principio di non discriminazione in base alla
         nazionalità implicherebbe un obbligo di trasparenza nell’assegnazione della concessione, conformemente alla giurisprudenza
         della Corte derivante dalla sentenza 7 dicembre 2000, causa C‑324/98, Telaustria e Telefonadress (Racc. pag. I‑10745). Per
         rispettare i requisiti del diritto comunitario il Comune di Uccle avrebbe dovuto, in linea di principio, procedere ad un bando
         di gara al fine di verificare se la concessione del suo servizio di teledistribuzione ad un operatore economico diverso dalla
         Brutélé avrebbe potuto rappresentare un’alternativa più vantaggiosa di quella prescelta. Il Conseil d’État si chiede se tali
         requisiti di diritto comunitario debbano essere esclusi in base alla giurisprudenza della Corte, derivante dalla sentenza
         18 novembre 1999, causa C‑107/98, Teckal (Racc. pag. I‑8121), secondo cui detti requisiti non trovano applicazione allorché
         un ente concessionario è controllato da un’autorità pubblica concedente e realizza la parte più importante della propria attività
         con quest’ultima.
      
      22      In tale contesto il Conseil d’État ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se un comune possa, senza bandire una gara d’appalto, associarsi ad una società cooperativa che raggruppa esclusivamente altri
         comuni e associazioni di comuni (detta “intercomunale pura”) al fine di trasferirle la gestione della sua rete di teledistribuzione,
         quando la società cooperativa realizza la parte essenziale delle proprie attività con i suoi soli associati, liberandoli dai
         loro obblighi, e le decisioni ad esse relative vengono adottate dal consiglio di amministrazione e dai consigli di settore,
         nei limiti delle deleghe che questo accorda loro, quali organi statutari composti di rappresentanti delle autorità pubbliche
         e che statuiscono a maggioranza.
      
      2)      Se i poteri così esercitati, tramite organi statutari, da tutti i cooperatori, o da una parte di questi nel caso di settori
         o sottosettori di gestione, sulle decisioni della società cooperativa possano essere considerati tali da consentire loro di
         esercitare sulla detta società un controllo analogo a quello esercitato sui loro propri servizi.
      
      3)      Se tali poteri e tale controllo, per poter essere qualificati analoghi, debbano essere esercitati individualmente da ciascun
         associato o se sia comunque sufficiente che vengano esercitati dalla maggioranza degli associati».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima e seconda questione
      23      Tenuto conto della connessione fra loro esistente, occorre esaminare congiuntamente la prima e la seconda questione.
      
      24      Dalla decisione di rinvio risulta che, associandosi alla Brutélé, il Comune di Uccle le ha affidato la gestione della sua
         rete di teledistribuzione. Risulta parimenti che la remunerazione della Brutélé proviene non già dal comune, bensì dai pagamenti
         effettuati dagli utenti della rete di cui trattasi. Tale forma di remunerazione caratterizza una concessione di pubblici servizi
         (sentenza 13 ottobre 2005, causa C‑458/03, Parking Brixen, Racc. pag. I‑8585, punto 40).
      
      25      I contratti di concessione di servizi pubblici non rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva del Consiglio 18
         giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi (GU L 209, pag. 1),
         applicabile alla data in cui si sono verificati i fatti di cui alla causa principale. Benché siffatti contratti siano esclusi
         dalla sfera di applicazione della direttiva citata, le pubbliche amministrazioni che li attribuiscono sono tenute a rispettare
         le norme fondamentali del Trattato CE, i principi di non discriminazione in base alla nazionalità e di parità di trattamento,
         nonché l’obbligo di trasparenza che ne deriva (v., in tal senso, sentenze Telaustria e Telefonadress, cit., punti 60-62, e
         21 luglio 2005, causa C‑231/03, Coname, Racc. pag. I‑7287, punti 16-19). Senza necessariamente comportare un obbligo di far
         ricorso ad una gara, detto obbligo di trasparenza impone all’autorità concedente di assicurare, a favore di ogni potenziale
         offerente, un adeguato livello di pubblicità che consenta l’apertura delle concessioni di servizi pubblici alla concorrenza,
         nonché il controllo sull’imparzialità delle procedure di aggiudicazione (v., in tal senso, citate sentenze Telaustria e Telefonadress,
         punto 62, nonché Coname, punto 21).
      
      26      L’applicazione delle regole enunciate agli artt. 12 CE, 43 CE e 49 CE, nonché dei principi generali di cui esse costituiscono
         la specifica espressione, è tuttavia esclusa se, al tempo stesso, il controllo esercitato sull’ente concessionario dall’autorità
         pubblica concedente è analogo a quello che essa esercita sui propri servizi e se il detto ente realizza la parte più importante
         della sua attività con l’autorità o le autorità che la detengono (v., in tal senso, citate sentenze Teckal, punto 50, e Parking
         Brixen, punto 62).
      
      27      Relativamente alla seconda delle condizioni menzionate, nella decisione di rinvio il giudice nazionale ha precisato che la
         Brutélé svolge la parte essenziale della sua attività con i suoi soci. Resta pertanto da esaminare la portata della prima
         condizione, vale a dire quella secondo cui l’autorità o le autorità pubbliche concedenti devono esercitare sull’ente concessionario
         un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi.
      
      28      Per valutare se un’autorità pubblica concedente eserciti sull’ente concessionario un controllo analogo a quello esercitato
         sui propri servizi è necessario tener conto di tutte le disposizioni normative e delle circostanze pertinenti. Da quest’esame
         deve risultare che l’ente concessionario è soggetto a un controllo che consente all’autorità pubblica concedente di influenzarne
         le decisioni. Deve trattarsi di una possibilità di influenza determinante sia sugli obiettivi strategici che sulle decisioni
         importanti di detto ente (v., in tal senso, sentenze Parking Brixen, cit., punto 65, e 11 maggio 2006, causa C‑340/04, Carbotermo
         e Consorzio Alisei, Racc. pag. I‑4137, punto 36).
      
      29      Fra le circostanze pertinenti delineate dalla decisione di rinvio vanno considerate, in primis, la detenzione del capitale
         dell’ente concessionario, in secondo luogo, la composizione degli organi decisionali di quest’ultimo e, in terzo luogo, la
         portata dei poteri riconosciuti al suo consiglio d’amministrazione.
      
      30      Quanto alla prima di dette circostanze, si deve ricordare che è escluso che un’autorità pubblica concedente possa esercitare,
         su di un ente concessionario, un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi se un’impresa privata detiene una
         partecipazione nel capitale di detto ente (v., in tal senso, sentenza 11 gennaio 2005, causa C‑26/03, Stadt Halle e RPL Lochau,
         Racc. pag. I‑1, punto 49).
      
      31      Per contro, la circostanza che l’autorità pubblica concedente detenga, da sola o insieme ad altre autorità pubbliche, l’intero
         capitale di una società concessionaria potrebbe indicare, pur non essendo decisiva, che tale autorità pubblica esercita su
         detta società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi (sentenze Carbotermo e Consorzio Alisei, cit., punto 37,
         e 19 aprile 2007, causa C‑295/05, Asemfo, Racc. pag. I‑2999, punto 57).
      
      32      Dalla decisione di rinvio risulta che, nella causa principale, l’ente concessionario è una società cooperativa intercomunale
         i cui soci sono costituiti da comuni nonché da un’associazione intercomunale, che raggruppa a sua volta esclusivamente comuni,
         e che tale ente non è aperto a cooperatori privati.
      
      33      In secondo luogo, dal fascicolo emerge che il consiglio di amministrazione della Brutélé è composto di rappresentanti dei
         comuni nominati dall’assemblea generale, anch’essa composta di rappresentanti dei comuni associati. Questi ultimi, conformemente
         all’art. 12 della legge sulle associazioni intercomunali, sono designati dal consiglio comunale di ogni comune tra i consiglieri
         comunali, il sindaco e gli assessori del comune.
      
      34      La circostanza che gli organi decisionali della Brutélé siano composti di delegati delle autorità pubbliche ad essa associate
         indica che queste ultime controllano gli organi decisionali dell’ente di cui trattasi e sono dunque in grado di esercitare
         un’influenza determinante sia sugli obiettivi strategici che sulle decisioni importanti della Brutélé.
      
      35      In terzo luogo, dal fascicolo risulta che il consiglio d’amministrazione della Brutélé è dotato dei più ampi poteri e, in
         particolare, stabilisce le tariffe. Esso ha inoltre la facoltà, ma non l’obbligo, di delegare ai consigli di settore o sottosettore
         la soluzione di taluni problemi propri di detti settori o sottosettori.
      
      36      Si pone la domanda se, ciò posto, la Brutélé ne abbia tratto una vocazione commerciale e un grado di autonomia che renderebbero
         precario il controllo esercitato dalle autorità pubbliche che le sono associate.
      
      37      In proposito si deve rilevare che la Brutélé non è costituita in forma di società per azioni o di società anonima, tale da
         poter perseguire obiettivi indipendentemente dai suoi azionisti, ma in forma di una società cooperativa intercomunale, disciplinata
         dalla legge sulle associazioni intercomunali. Inoltre, in forza dell’art. 3 di detta legge, le associazioni intercomunali
         non hanno carattere commerciale.
      
      38      Dalla legge menzionata, letta unitamente allo statuto della Brutélé, sembra risultare che lo scopo statutario di quest’ultima
         sia la realizzazione della missione di interesse comunale, per il conseguimento della quale è stata creata, e che non si prefigga
         altri interessi diversi da quello delle autorità pubbliche le sono associate.
      
      39      Con riserva della verifica dei fatti da parte del giudice del rinvio, ne risulta che, nonostante la portata dei poteri riconosciuti
         al suo consiglio d’amministrazione, la Brutélé non gode di un margine di autonomia tale da escludere che i comuni che le sono
         associati esercitino su di essa un controllo analogo a quello esercitato sui loro servizi.
      
      40      Siffatte considerazioni valgono a fortiori nel caso in cui le decisioni relative alle attività della società cooperativa intercomunale
         vengano adottate dai consigli di settore o di sottosettore, nei limiti delle deleghe che il consiglio d’amministrazione accorda
         loro. Allorché, infatti, uno o più comuni associati sono riconosciuti come costituenti un settore o un sottosettore dell’attività
         della società in parola, il controllo che tali comuni possono esercitare sulle questioni delegate ai consigli di settore o
         di sottosettore è ancora più stringente di quello che esercitano con il complesso dei soci all’interno degli organi plenari
         di detta società.
      
      41      Da quanto precede risulta che, con riserva di verifica da parte del giudice del rinvio dei fatti rispetto al margine di autonomia
         di cui fruisce la società cooperativa intercomunale di cui trattasi, in circostanze come quelle di cui alla causa principale,
         il controllo esercitato attraverso organi statutari dalle autorità pubbliche associate ad una siffatta società cooperativa
         intercomunale sulle decisioni adottate da quest’ultima può essere considerato tale da consentire alle autorità in parola di
         esercitare su detta società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi.
      
      42      Occorre pertanto risolvere la prima e la seconda questione come segue:
      
      –        Gli artt. 43 CE e 49 CE, i principi di parità di trattamento e di non discriminazione in base alla nazionalità nonché l’obbligo
         di trasparenza che ne discende non ostano a che un’autorità pubblica assegni, senza bandire una gara d’appalto, una concessione
         di servizi pubblici a una società cooperativa intercomunale i cui soci sono tutti autorità pubbliche, allorché dette autorità
         pubbliche esercitano su tale società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e la società in parola svolge
         la parte essenziale della sua attività con dette autorità pubbliche.
      
      –        Con riserva di verifica da parte del giudice del rinvio dei fatti attinenti al margine di autonomia di cui fruisce la società
         in causa, in circostanze come quelle di cui alla causa principale, ove le decisioni relative alle attività di una società
         cooperativa intercomunale detenuta esclusivamente da autorità pubbliche sono adottate da organi statutari di detta società
         composti da rappresentanti delle autorità pubbliche associate, il controllo esercitato su tali decisioni dalle autorità pubbliche
         in parola può essere considerato tale da consentire loro di esercitare sulla società di cui trattasi un controllo analogo
         a quello che esercitano sui propri servizi.
      
       Sulla terza questione
      43      Con la terza questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se, allorché un’autorità pubblica si associa a una società
         cooperativa intercomunale i cui soci sono tutti autorità pubbliche, al fine di trasferirle la gestione di un servizio pubblico,
         il controllo che le autorità associate a detta società esercitano su quest’ultima debba, per poter essere qualificato come
         analogo a quello che esse esercitano sui propri servizi, venire esercitato individualmente da ognuna delle autorità in parola
         o se possa essere esercitato congiuntamente dalle stesse, deliberando, eventualmente, a maggioranza.
      
      44      Da un lato, va ricordato che, secondo la giurisprudenza della Corte, quando un ente concessionario è detenuto da varie autorità
         pubbliche, la condizione relativa alla parte più importante della sua attività può ricorrere considerando l’attività che tale
         ente svolge con l’insieme di dette autorità (v., in tal senso, citate sentenze Carbotermo e Consorzio Alisei, punti 70 e 71,
         e Asemfo, punto 62).
      
      45      Sarebbe coerente con il ragionamento sotteso alla citata giurisprudenza considerare che la condizione relativa al controllo
         esercitato dalle autorità pubbliche possa essere parimenti soddisfatta tenendo conto del controllo esercitato congiuntamente
         sull’ente concessionario dalle autorità pubbliche che lo detengono.
      
      46      La giurisprudenza impone che il controllo esercitato sull’ente concessionario da un’autorità pubblica concedente sia analogo
         a quello che la medesima autorità esercita sui propri servizi, ma non identico ad esso in ogni elemento (v., in tal senso,
         sentenza Parking Brixen, cit., punto 62). L’importante è che il controllo esercitato sull’ente concessionario sia effettivo,
         pur non risultando indispensabile che sia individuale.
      
      47      D’altro canto, allorché varie autorità pubbliche scelgono di svolgere le loro missioni di servizio pubblico facendo ricorso
         ad un ente concessionario comune, è di norma escluso che una di tali autorità, salvo che detenga una partecipazione maggioritaria
         nell’ente in questione, eserciti da sola un controllo determinante sulle decisioni di tale ente. Richiedere che il controllo
         esercitato da un’autorità pubblica in un caso del genere sia individuale avrebbe la conseguenza d’imporre una gara di appalto
         nella maggior parte dei casi in cui un’autorità pubblica intendesse associarsi ad un gruppo formato da altre autorità pubbliche,
         come una società cooperativa intercomunale.
      
      48      Orbene, un risultato del genere non sarebbe conforme al sistema di norme comunitarie in materia di appalti pubblici e concessioni.
         Si riconosce, infatti, che un’autorità pubblica ha la possibilità di adempiere ai compiti di interesse pubblico ad essa incombenti
         mediante propri strumenti, amministrativi, tecnici e di altro tipo, senza essere obbligata a far ricorso ad entità esterne
         non appartenenti ai propri servizi (sentenza Stadt Halle e RPL Lochau, cit., punto 48).
      
      49      Detta possibilità per le autorità pubbliche di ricorrere ai propri strumenti per adempiere alle loro missioni di servizio
         pubblico può essere utilizzata in collaborazione con altre autorità pubbliche (v., in tal senso, sentenza Asemfo, cit., punto 65).
      
      50      Occorre quindi riconoscere che, nel caso in cui varie autorità pubbliche detengano un ente concessionario cui affidano l’adempimento
         di una delle loro missioni di servizio pubblico, il controllo che dette autorità pubbliche esercitano sull’ente in parola
         può venire da loro esercitato congiuntamente.
      
      51      Nel caso di un organo collegiale, la procedura utilizzata per adottare la decisione, segnatamente il ricorso alla maggioranza,
         non incide.
      
      52      Siffatta conclusione non è inficiata dalla citata sentenza Coname. Di sicuro la Corte ha ivi considerato che una partecipazione
         dello 0,97% è talmente esigua da non consentire ad un comune di esercitare il controllo su un concessionario che gestisce
         un servizio pubblico (v. sentenza Coname, cit., punto 24). Tuttavia, in questo stralcio della sentenza considerata, la Corte
         non affrontava la questione se un siffatto controllo potesse essere esercitato in maniera congiunta.
      
      53      Del resto, in una sentenza successiva, cioè la citata sentenza Asemfo (punti 56‑61), la Corte ha dichiarato che, in talune
         circostanze, la condizione relativa al controllo esercitato dall’autorità pubblica poteva essere soddisfatta nel caso in cui
         tale autorità detenesse solamente lo 0,25% del capitale di un’impresa pubblica.
      
      54      Si deve pertanto risolvere la terza questione nel senso che, qualora un’autorità pubblica si associ ad una società cooperativa
         intercomunale i cui soci sono tutti autorità pubbliche, al fine di trasferirle la gestione di un servizio pubblico, il controllo
         che le autorità associate a detta società esercitano su quest’ultima, per poter essere qualificato come analogo al controllo
         che esse esercitano sui propri servizi, può essere esercitato congiuntamente dalle stesse, deliberando, eventualmente, a maggioranza.
      
       Sulle spese
      55      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      Gli artt. 43 CE e 49 CE, i principi di parità di trattamento e di non discriminazione in base alla nazionalità nonché l’obbligo
            di trasparenza che ne discende non ostano a che un’autorità pubblica assegni, senza bandire una gara d’appalto, una concessione
            di servizi pubblici a una società cooperativa intercomunale i cui soci sono tutti autorità pubbliche, allorché dette autorità
            pubbliche esercitano su tale società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e la società in parola svolge
            la parte essenziale della sua attività con dette autorità pubbliche.
      2)      Con riserva di verifica da parte del giudice del rinvio dei fatti rispetto al margine di autonomia di cui fruisce la società
            in causa, in circostanze come quelle di cui alla causa principale, ove le decisioni relative alle attività di una società
            cooperativa intercomunale detenuta esclusivamente da autorità pubbliche sono adottate da organi statutari di detta società
            composti di rappresentanti delle autorità pubbliche associate, il controllo esercitato su tali decisioni dalle autorità pubbliche
            in parola può essere considerato tale da consentire loro di esercitare sulla società di cui trattasi un controllo analogo
            a quello che esercitano sui propri servizi.
      3)      Qualora un’autorità pubblica si associ ad una società cooperativa intercomunale i cui soci sono tutti autorità pubbliche,
            al fine di trasferirle la gestione di un servizio pubblico, il controllo che le autorità associate a detta società esercitano
            su quest’ultima, per poter essere qualificato come analogo al controllo che esse esercitano sui propri servizi, può essere
            esercitato congiuntamente dalle stesse, deliberando, eventualmente, a maggioranza.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.