CELEX: 62009CJ0203
Language: it
Date: 2010-10-28
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 28 ottobre 2010.#Volvo Car Germany GmbH contro Autohof Weidensdorf GmbH.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesgerichtshof - Germania.#Direttiva 86/653/CEE - Agenti commerciali indipendenti - Scioglimento del contratto di agenzia da parte del preponente - Diritto dell’agente ad un’indennità.#Causa C-203/09.

Causa C‑203/09
      Volvo Car Germany GmbH
      contro
      Autohof Weidensdorf GmbH
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesgerichtshof)
      «Direttiva 86/653/CEE — Agenti commerciali indipendenti — Scioglimento del contratto di agenzia da parte del preponente — Diritto dell’agente ad un’indennità»
      Massime della sentenza
      1.        Questioni pregiudiziali — Competenza della Corte — Limiti
      (Art. 267 TFUE)
      2.        Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Agenti commerciali indipendenti — Direttiva 86/653
      [Direttiva del Consiglio 86/653, art. 17, n. 2, lett. a)]
      3.        Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Agenti commerciali indipendenti — Direttiva 86/653
      [Direttiva del Consiglio 86/653, art. 18, lett. a)]
      1.        Una volta che le questioni sollevate dai giudici nazionali vertono sull’interpretazione di una norma del diritto dell’Unione,
         la Corte, in linea di principio, è tenuta a pronunciarsi. Non risulta né dal testo dell’art. 267 TFUE, né dall’oggetto del
         procedimento istituito da questo articolo che gli autori del Trattato abbiano inteso sottrarre alla competenza della Corte
         i rinvii pregiudiziali vertenti su una norma del diritto dell’Unione, nel caso specifico in cui il diritto nazionale di uno
         Stato membro rinvii al contenuto della norma in parola per determinare le norme applicabili ad una situazione puramente interna
         a tale Stato. Infatti, quando una normativa nazionale si conforma, per le soluzioni che essa apporta a situazioni puramente
         interne, a quelle adottate nel diritto dell’Unione al fine, in particolare, di evitare l’insorgere di discriminazioni o di
         eventuali distorsioni di concorrenza, esiste un sicuro interesse dell’Unione a che, per evitare future divergenze d’interpretazione,
         le disposizioni o le nozioni riprese dal diritto dell’Unione ricevano un’interpretazione uniforme, a prescindere dalle condizioni
         in cui verranno applicate.
      
      Tali principi si applicano parimenti nel caso in cui la normativa di recepimento della direttiva di cui è richiesta l’interpretazione
         non disciplina direttamente la situazione in questione, bensì vi è applicata analogicamente in forza della giurisprudenza
         nazionale.
      
      (v. punti 10, 24-26)
      2.        Ai sensi dell’art. 17, n. 2, lett. a), secondo trattino, della direttiva 86/653, relativa al coordinamento dei diritti degli
         Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, l’agente commerciale ha diritto ad un’indennità se e nella misura
         in cui il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze. Non può dunque escludersi che il comportamento
         di detto agente possa essere preso in considerazione nell’ambito della valutazione intesa a stabilire il carattere equo della
         sua indennità.
      
      (v. punto 44)
      3.        L’art. 18, lett. a), della direttiva 86/653, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti
         commerciali indipendenti, osta a che un agente commerciale indipendente venga privato della sua indennità di clientela quando
         il preponente dimostra l’esistenza di un inadempimento dell’agente commerciale, verificatosi dopo la notifica del recesso
         dal contratto mediante preavviso e prima della scadenza di quest’ultimo, che avrebbe potuto giustificare un recesso immediato
         dal contratto in parola.
      
      (v. punto 45 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      28 ottobre 2010 (*)
      
      «Direttiva 86/653/CEE – Agenti commerciali indipendenti – Scioglimento del contratto di agenzia da parte del preponente – Diritto dell’agente ad un’indennità»
      Nel procedimento C‑203/09,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Bundesgerichtshof
         (Germania) con decisione 29 aprile 2009, pervenuta in cancelleria l’8 giugno 2009, nella causa
      
      Volvo Car Germany GmbH
      contro
      Autohof Weidensdorf GmbH,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. A. Tizzano, presidente di sezione, dai sigg. J.‑J. Kasel, A. Borg Barthet, E. Levits e M. Safjan (relatore),
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. Y. Bot
      cancelliere: sig. B. Fülöp, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 6 maggio 2010,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Volvo Car Germany GmbH, dagli avv.ti J. Kummer e P. Wassermann, Rechtsanwälte;
      –        per la Autohof Weidensdorf GmbH, dall’avv. J. Breithaupt, Rechtsanwalt;
      –        per il governo tedesco, dal sig. J. Möller nonché dalle sig.re J. Kemper e S. Unzeitig, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione europea, dai sigg. H. Støvlbæk e B.‑R. Killmann, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 3 giugno 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 18, lett. a), della direttiva del Consiglio 18
         dicembre 1986, 86/653/CEE, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti
         (GU L 382, pag. 17; in prosieguo: la «direttiva»).
      
      2        Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia insorta tra la Autohof Weidensdorf GmbH (in prosieguo: la «AHW»)
         e la Volvo Car Germany GmbH (in prosieguo: la «Volvo Car»), avente ad oggetto la richiesta della AHW di pagamento di un’indennità
         e di somme fondate su note di accredito.
      
       Contesto normativo
       La normativa dell’Unione
      3        L’art. 1, n. 2, della direttiva così dispone:
      
      «Ai sensi della presente direttiva per “agente commerciale” si intende la persona che, in qualità di intermediario indipendente,
         è incaricata in maniera permanente di trattare per un’altra persona, qui di seguito chiamata “preponente”, la vendita o l’acquisto
         di merci, ovvero di trattare e di concludere dette operazioni in nome e per conto del preponente».
      
      4        Dall’art. 16 della direttiva risulta quanto segue:
      
      «La presente direttiva non può interferire nella legislazione degli Stati membri qualora quest’ultima preveda l’estinzione
         immediata del contratto di agenzia:
      
      a)      per l’inadempienza di una delle parti nell’esecuzione di tutti o parte dei suoi obblighi;
      b)      in caso di insorgenza di circostanze eccezionali».
      5        L’art. 17 della direttiva è formulato nei termini di cui sotto:
      
      «1.      Gli Stati membri prendono le misure necessarie per garantire all’agente commerciale, dopo l’estinzione del contratto, un’indennità
         in applicazione del paragrafo 2 o la riparazione del danno subito in applicazione del paragrafo 3.
      
      2.      a)     L’agente commerciale ha diritto ad un’indennità se e nella misura in cui:
      –        abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente
         abbia ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti
      
      e
      –        il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che
         l’agente commerciale perde e che risultano dagli affari con tali clienti. (…)».
      
      6        L’art. 18 della direttiva prescrive quanto segue:
      
      «L’indennità o la riparazione ai sensi dell’articolo 17 non sono dovute:
      a)      quando il preponente risolve il contratto per un’inadempienza imputabile all’agente commerciale, la quale giustifichi, in
         virtù della legislazione nazionale, la risoluzione immediata del contratto; 
      
      b)      quando l’agente commerciale recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili al preponente
         o da circostanze attribuibili all’agente commerciale: età, infermità o malattia per le quali non può più essergli ragionevolmente
         chiesta la prosecuzione dell’attività;
      
      (...)».
      7        A norma dell’art. 19 della direttiva:
      
      «Le parti non possono derogare, prima della scadenza del contratto, agli articoli 17 e 18 a detrimento dell’agente commerciale».
       La normativa nazionale
      8        L’art. 89a del codice commerciale tedesco (Handelsgesetzbuch; in prosieguo: l’«HGB») prevede quanto segue:
      
      «(1)      Ciascuna parte può recedere dal contratto per giusta causa senza alcun termine di preavviso. Tale diritto non può essere escluso
         né limitato. (…)». 
      
      9        L’art. 89b dell’HGB traspone gli artt. 17‑19 della direttiva. Tale norma nazionale, nel testo vigente all’epoca dei fatti
         della causa principale, è così formulata:
      
      «(1)      Dopo la cessazione del rapporto contrattuale, l’agente commerciale può esigere dal preponente un’adeguata indennità, se ed
         in quanto:
      
      1.      il preponente ricavi, anche dopo la fine del contratto, vantaggi sostanziali dai suoi rapporti d’affari con nuovi clienti
         procurati dall’agente commerciale,
      
      2.      a seguito della cessazione del rapporto contrattuale, l’agente commerciale perda il diritto alle provvigioni che egli avrebbe
         percepito, in caso di prosecuzione del contratto, per operazioni concluse o da concludere con i clienti da lui procurati,
         e 
      
      3.      il pagamento di un’indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze.
      È equiparabile all’acquisizione di un nuovo cliente il fatto che l’agente commerciale abbia sviluppato le relazioni d’affari
         con un cliente esistente in misura così sostanziale che ciò equivalga, da un punto di vista economico, all’acquisizione di
         un nuovo cliente.
      
      (…)
      (3)      Tale indennità non è dovuta nei seguenti casi:
      1.      se l’agente commerciale è receduto dal contratto, a meno che un comportamento del preponente non abbia fornito un giustificato
         motivo per tale recesso o che all’agente, per motivi di età o di salute, non possa ragionevolmente richiedersi la prosecuzione
         della sua attività, oppure
      
      2.      se il preponente è receduto dal contratto ed esisteva una giusta causa di recesso connessa ad un’inadempienza dell’agente
         commerciale (…)».
      
      10      In forza della consolidata giurisprudenza del Bundesgerichtshof menzionata nella decisione di rinvio, le disposizioni relative
         all’indennità dell’agente commerciale di cui all’art. 89b dell’HGB si applicano per analogia ai contratti di concessione,
         quale quello in questione nella causa principale. Come risulta da tale giurisprudenza, è sufficiente che una giusta causa
         idonea a giustificare un recesso dal contratto senza preavviso sia obiettivamente esistita al momento della decisione di sciogliere
         il rapporto. Nel caso in cui l’agente commerciale si sia reso responsabile, prima della fine prevista del contratto, di un’inadempienza
         che avrebbe giustificato un recesso senza preavviso, la giurisprudenza del Bundesgerichtshof autorizza addirittura il preponente
         che aveva deciso di sciogliere il contratto al termine di un periodo di preavviso tanto ad esercitare un nuovo recesso immediato,
         nel caso in cui sia venuto a conoscenza dell’inadempienza prima della scadenza del preavviso, quanto a far valere tale inadempienza
         per negare ogni indennità, nel caso in cui egli ne sia venuto a conoscenza solo dopo la fine prevista del contratto.
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      11      Un contratto di concessione era stato concluso tra la Volvo Car (il concedente) e la AHW (il concessionario). Nel contempo,
         i gestori della AHW esercivano, con un ex gestore di questa impresa, la società Autovermietung Weidensdorf GbR (in prosieguo:
         la «AVW»). La AVW aveva instaurato, tramite un’altra società, rapporti commerciali con la Volvo Car, disciplinati da un «accordo
         quadro per grossi clienti» avente ad oggetto sconti speciali per la fornitura di veicoli Volvo nuovi. Conformemente a questo
         accordo quadro, la AVW acquistava veicoli dalla AHW beneficiando delle riduzioni convenute. A fronte di ciò, la AHW percepiva
         contributi finanziari dalla Volvo Car.
      
      12      Con lettera del 6 marzo 1997, la Volvo Car ha annunciato la propria decisione di recedere dal contratto di concessione con
         effetto al 31 marzo 1999.
      
      13      Nel periodo intercorrente tra l’aprile 1998 ed il luglio 1999 sono state effettuate rivendite anticipate di 28 veicoli che
         la AVW aveva acquistato dalla AHW, in violazione del contratto di concessione. Come risulta dalla decisione di rinvio, nell’ambito
         del giudizio di cassazione («Revision») si presume vero il fatto che la Volvo Car sia venuta a conoscenza di tali fatti solo
         dopo la fine del contratto di concessione.
      
      14      Ritenendo che l’art. 89b dell’HGB si applicasse al contratto di concessione, la AHW ha successivamente reclamato, nel ricorso
         da essa proposto contro la Volvo Car, il pagamento di un’indennità di clientela nonché di somme dovute in base a note di accredito.
         La Volvo Car ritiene che l’art. 89b, n. 3, punto 2, dell’HGB precluda alla AHW la possibilità di pretendere un’indennità.
         Essa ritiene che la AHW si sia procurata contributi ai quali non aveva diritto, in quanto tale impresa, agendo scientemente
         di concerto con la AVW, non ha rispettato la durata minima di detenzione dei veicoli contrattualmente convenuta. Risulta accertato,
         nell’ambito del giudizio di cassazione all’origine del presente rinvio pregiudiziale, che la AHW, attraverso tale comportamento,
         ha violato gli obblighi ad essa incombenti in forza del contratto di concessione concluso con la Volvo Car. Di conseguenza,
         la Volvo Car sarebbe stata legittimata a sciogliere immediatamente tale contratto se avesse avuto conoscenza del comportamento
         suddetto prima della fine del rapporto contrattuale.
      
      15      Il Landgericht ha accolto le domande della AHW fino a concorrenza di un importo di EUR 180 159,46 per quanto riguarda l’indennità
         di clientela e in toto per quanto riguarda le note di accredito, oltre agli interessi in entrambi i casi.
      
      16      Su appello della Volvo Car, l’Oberlandesgericht ha riformato parzialmente la sentenza di primo grado per quanto riguarda l’importo
         dell’indennità e quello fondato sulle note di accredito. Il detto giudice d’appello ha considerato che alla AHW spettava un
         diritto ad un’indennità nei confronti della Volvo Car in virtù di un’applicazione analogica dell’art. 89b, n. 1, dell’HGB.
         L’Oberlandesgericht ha ritenuto che l’art. 89b, n. 3, punto 2, dell’HGB dovesse essere interpretato in senso conforme all’art. 18,
         lett. a), della direttiva. Di conseguenza, secondo tale giudice, perché venga meno il diritto dell’agente commerciale ad un’indennità
         è necessario che un giustificato motivo di recesso abbia costituito la causa della decisione del preponente di porre termine
         al contratto.
      
      17      La Volvo Car ha proposto un ricorso per cassazione («Revision») contro la sentenza pronunciata dall’Oberlandesgericht. Il
         giudice del rinvio ha ritenuto che la soluzione della controversia dipendesse dall’interpretazione dell’art. 18, lett. a),
         della direttiva.
      
      18      Alla luce di tali circostanze, il Bundesgerichtshof ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le
         seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 18, lett. a), della direttiva (...) debba essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale
         ai sensi della quale l’agente commerciale non ha diritto all’indennità di fine rapporto neppure in caso di recesso ordinario
         dal contratto esercitato dal preponente, qualora al momento di tale recesso ordinario sussistesse una giusta causa di recesso
         immediato per inadempienza imputabile all’agente, ma lo scioglimento del contratto non sia stato determinato da quest’ultima.
      
      2)      Nel caso in cui una normativa nazionale siffatta sia compatibile con la detta direttiva:
               se l’art. 18, lett. a), della direttiva osti a che la normativa nazionale in materia di esclusione del diritto all’indennità
         trovi applicazione in via analogica nell’ipotesi in cui una giusta causa di recesso immediato per inadempienza imputabile
         all’agente commerciale sia intervenuta soltanto dopo la dichiarazione di recesso ordinario e sia divenuta nota al preponente
         solo dopo la cessazione del contratto, sicché questi non potesse più esercitare un ulteriore recesso immediato fondato sull’inadempienza
         imputabile all’agente».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla competenza della Corte e sulla ricevibilità delle questioni pregiudiziali
       Osservazioni presentate alla Corte
      19      La Volvo Car ritiene che il rinvio pregiudiziale sia irricevibile. Infatti, l’oggetto della causa principale non rientrerebbe
         nell’ambito di applicazione della direttiva. Un concessionario come la AHW non sarebbe un «agente commerciale» né ai sensi
         dell’art. 1, n. 2, della direttiva, né ai sensi dell’art. 84, n. 1, prima frase, dell’HGB. Orbene, il principio dell’interpretazione
         delle norme nazionali in senso conforme alle direttive avrebbe valore soltanto in riferimento all’ambito di applicazione specifico
         e immediato della direttiva di volta in volta in questione.
      
      20      All’udienza dibattimentale, la AHW ha fatto valere che, a motivo dell’applicazione analogica, nel diritto tedesco, delle disposizioni
         sugli agenti commerciali ai contratti di concessione, le questioni pregiudiziali sono ricevibili. Inoltre la prima questione
         non presenterebbe carattere ipotetico.
      
      21      Il governo tedesco sostiene che, nel proprio ordinamento nazionale, le disposizioni sugli agenti commerciali si applicano
         per analogia ai concessionari. Di conseguenza, la decisione in merito al diritto della AHW all’indennità dipende dall’interpretazione
         da dare alle norme della direttiva riguardanti l’esclusione del diritto all’indennità degli agenti commerciali. Quanto alla
         prima questione, il governo tedesco ha precisato, all’udienza di discussione, che tale questione non ha carattere ipotetico,
         in quanto riguarda un problema la cui soluzione presenta carattere preliminare ai fini della risposta al secondo quesito.
      
      22      A parere della Commissione, non sussistono elementi per negare la competenza della Corte a rispondere ai quesiti pregiudiziali
         sollevati, dal momento che la legislazione tedesca che traspone la direttiva deve essere interpretata in conformità con quest’ultima.
         La Commissione però esprime dei dubbi quanto alla ricevibilità della prima questione, in quanto questa riguarderebbe un’ipotesi
         non corrispondente ai fatti sui quali il giudice del rinvio è chiamato a statuire nel caso di specie.
      
       Giudizio della Corte
      23      Per quanto riguarda, in primo luogo, la competenza della Corte a rispondere ai quesiti pregiudiziali, occorre ricordare che,
         nell’ambito della cooperazione tra la Corte e i giudici nazionali, istituita dall’art. 267 TFUE, spetta esclusivamente al
         giudice nazionale valutare, alla luce delle particolari circostanze di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale
         per essere in grado di emettere la propria decisione sia la pertinenza delle questioni che sottopone alla Corte. Quest’ultima
         può respingere una domanda presentata da un giudice nazionale solamente qualora appaia in modo manifesto che la richiesta
         interpretazione del diritto dell’Unione non ha alcuna relazione con la realtà effettiva o con l’oggetto della causa principale
         oppure qualora il problema sia di natura generica o ipotetica (v., in particolare, sentenza 16 marzo 2006, causa C‑3/04, Poseidon
         Chartering, Racc. pag. I‑2505, punto 14).
      
      24      Di conseguenza, se le questioni sollevate dai giudici nazionali vertono sull’interpretazione di una norma del diritto dell’Unione,
         la Corte è in linea di principio tenuta a pronunciarsi. Infatti, né dal testo dell’art. 267 TFUE, né dalle finalità del procedimento
         istituito da questo articolo risulta che gli autori del Trattato abbiano inteso sottrarre alla competenza della Corte i rinvii
         pregiudiziali vertenti su una norma del diritto dell’Unione nel caso specifico in cui il diritto nazionale di uno Stato membro
         rinvii al contenuto della norma in parola per determinare le regole applicabili ad una situazione puramente interna a tale
         Stato (v. sentenza  Poseidon Chartering, cit., punto 15).
      
      25      Infatti, quando una normativa nazionale si conforma, per le soluzioni che essa apporta a situazioni puramente interne, a quelle
         adottate nel diritto dell’Unione, al fine, in particolare, di evitare l’insorgere di discriminazioni o di eventuali distorsioni
         di concorrenza, esiste un sicuro interesse dell’Unione a che, per evitare future divergenze d’interpretazione, le disposizioni
         o le nozioni riprese dal diritto dell’Unione ricevano un’interpretazione uniforme, a prescindere dalle condizioni in cui verranno
         applicate (v. sentenza Poseidon Chartering, cit., punto 16).
      
      26      Nel caso di specie, sebbene le questioni riguardino un contratto di concessione e non un contratto di agenzia commerciale
         e la direttiva non possa quindi disciplinare direttamente la situazione in esame, resta il fatto che nel diritto tedesco viene
         applicato un trattamento identico a tali due tipi di contratti (v., in tal senso, sentenza Poseidon Chartering, cit., punto 17).
      
      27      Inoltre, nessun elemento del fascicolo lascia supporre che il giudice del rinvio abbia la facoltà di discostarsi dall’interpretazione
         data dalla Corte alle disposizioni delle direttiva.
      
      28      Stanti tali circostanze, occorre rigettare l’eccezione di incompetenza. 
      
      29      Per quanto riguarda, in secondo luogo, la ricevibilità della prima questione, occorre rilevare come questa si riferisca ad
         una situazione nella quale, alla data del recesso ordinario dal contratto, esisteva una causa atta a giustificare lo scioglimento
         immediato del rapporto, la quale non è stata invocata dal preponente per giustificare il recesso suddetto. Come risulta dalla
         decisione di rinvio, la violazione degli obblighi contrattuali contestata alla AHW si è verificata dopo la notifica del recesso
         ordinario dal contratto di concessione.
      
      30      Stanti tali premesse, è giocoforza constatare che la prima questione pregiudiziale riguarda una situazione a carattere puramente
         ipotetico, la quale manifestamente non corrisponde ai fatti oggetto della causa principale, e costituisce pertanto una questione
         non pertinente ai fini della soluzione del giudizio a quo.
      
      31      Ne consegue che la prima questione è irricevibile.
      
       Nel merito
       Osservazioni presentate alla Corte
      32      La Volvo Car propone di rispondere negativamente alla seconda questione sollevata, basandosi su un’interpretazione più estesa
         dei criteri enunciati all’art. 18, lett. a), della direttiva. In particolare, nulla nella direttiva permetterebbe di concludere
         che l’esclusione dell’indennità debba dipendere dal fatto puramente casuale che il comportamento colpevole legittimante una
         decisione di scioglimento senza preavviso del contratto sia stato o no scoperto prima della fine di quest’ultimo.
      
      33      Come rilevato dalla AHW in occasione dell’udienza dibattimentale, la possibilità per il preponente di liberarsi dall’obbligo
         di pagare un’indennità all’agente commerciale, in virtù di un’interpretazione estensiva dell’art. 18, lett. a), della direttiva,
         avrebbe come conseguenza una distorsione della concorrenza. Pertanto, a suo avviso, la suddetta disposizione, costituendo
         un’eccezione all’obbligo di pagamento di un’indennità, dovrebbe essere oggetto di un’interpretazione letterale, nel senso
         di richiedere che il comportamento colpevole dell’agente costituisca una causa diretta della decisione di sciogliere il contratto.
         Inoltre, sulla base dell’art. 17, n. 2, lett. a), della direttiva, il quale prevede una valutazione sotto il profilo dell’equità,
         sarebbe possibile ridurre l’ammontare dell’indennità o addirittura privare totalmente l’agente di quest’ultima.
      
      34      Il governo tedesco propone di rispondere in senso affermativo alla seconda questione. Infatti, la direttiva, della quale la
         fiducia e l’obbligo di lealtà reciproca costituirebbero principi essenziali, mirerebbe a stabilire un giusto equilibrio tra
         gli interessi delle parti. A norma dell’art. 18, lett. a), della direttiva, il diritto all’indennità sarebbe escluso qualora
         l’inadempimento imputabile all’agente commerciale non sia stato direttamente la causa della decisione di scioglimento del
         contratto, ma esistesse obiettivamente prima dell’adozione di tale decisione e avrebbe potuto giustificare, a norma del diritto
         nazionale, una decisione di scioglimento del contratto senza preavviso. Sarebbe sufficiente che il comportamento colpevole
         dell’agente commerciale possa in teoria essere utilizzato dal preponente come motivo della decisione di porre termine al contratto
         (causalità ipotetica). Per contro, secondo il governo tedesco, poiché le due condizioni suddette dovrebbero sussistere cumulativamente,
         l’art. 18, lett. a), della direttiva non sarebbe applicabile qualora esse non siano soddisfatte allo stesso tempo e l’inadempimento
         di un’obbligazione si sia verificato soltanto dopo la decisione di porre termine al contratto.
      
      35      A parere della Commissione, il regime istituito dagli artt. 17‑19 della direttiva presenta carattere imperativo. Ciò premesso,
         un’interpretazione più estesa dell’art. 18, lett. a), della direttiva sarebbe conciliabile con un equo compromesso tra gli
         interessi del preponente e quelli dell’agente commerciale. Infatti, anche l’agente commerciale sarebbe meritevole di essere
         tutelato nel suo affidamento quanto al fatto che il preponente non ha giudicato il suo comportamento sufficientemente grave
         per giustificare uno scioglimento del contratto. Inoltre, nulla impedirebbe al preponente di dichiarare all’agente commerciale
         che il comportamento di quest’ultimo l’avrebbe portato a sciogliere il contratto se egli non avesse già dichiarato la disdetta.
      
      36      Nel caso in cui il preponente scopra l’inadempimento dell’agente commerciale soltanto dopo la fine del rapporto contrattuale,
         sarebbe per lui impossibile porre termine al contratto sulla base di tale motivo, in quanto non esisterebbe più alcun rapporto
         contrattuale suscettibile di essere sciolto. Poiché il legislatore dell’Unione ha rinunciato a prevedere nella direttiva disposizioni
         per tale ipotesi, gli Stati membri sarebbero liberi, nel rispetto dei limiti imposti dal Trattato, di escludere o no un diritto
         all’indennità. Invero, nel caso in cui il preponente abbia appreso l’esistenza del comportamento colpevole dell’agente prima
         della fine del contratto e non abbia fatto valere tale comportamento come causa di recesso, il diritto all’indennità sarebbe
         sì mantenuto, ma tale comportamento potrebbe essere preso in considerazione in sede di adeguamento dell’indennità per ragioni
         di equità.
      
       Risposta della Corte
      37      Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’art. 18, lett. a), della direttiva debba essere
         interpretato nel senso che esso osta a che un agente commerciale indipendente sia privato della sua indennità di clientela
         qualora il preponente dimostri l’esistenza di un inadempimento di tale agente, verificatosi dopo la notifica del recesso dal
         contratto mediante preavviso e prima della scadenza di quest’ultimo, che avrebbe potuto giustificare un recesso immediato
         dal contratto in parola.
      
      38      Al fine di rispondere a tale questione, occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 18, lett. a), della direttiva, l’indennità
         da questa prevista non è dovuta qualora il preponente risolva il contratto «per» un’inadempienza imputabile all’agente commerciale,
         la quale giustifichi, in virtù della legislazione nazionale, la risoluzione immediata del contratto.
      
      39      Orbene, l’utilizzo, da parte del legislatore dell’Unione, della preposizione «per» è idoneo a supportare la tesi, fatta valere
         in particolare dalla Commissione, secondo cui il suddetto legislatore intendeva esigere l’esistenza di una causalità diretta
         tra l’inadempimento imputabile all’agente commerciale e la decisione del preponente di porre fine al contratto affinché l’agente
         commerciale potesse essere privato dell’indennità prevista dall’art. 17 della direttiva.
      
      40      Tale interpretazione risulta corroborata dalla genesi storica della direttiva. Infatti, come risulta dalla proposta relativa
         all’adozione di quest’ultima (GU 1977, C 13, pag. 2), la Commissione aveva inizialmente proposto che l’indennità di clientela
         non fosse dovuta qualora il preponente avesse sciolto il contratto o «avrebbe potuto scioglierlo» a motivo di una colpa dell’agente
         tale da escludere che detto preponente potesse mantenere in vita il rapporto contrattuale. Orbene, è giocoforza constatare
         che il legislatore dell’Unione non ha accolto la seconda causa di decadenza dall’indennità che era stata proposta.
      
      41      L’interpretazione presentata qui sopra trova inoltre conforto nel fatto che la stessa preposizione viene utilizzata nelle
         varie versioni linguistiche dell’art. 18, lett. a), della direttiva, ed in particolare in quella spagnola («por un incumplimiento
         imputable al agente comercial»), tedesca («wegen eines schuldhaften Verhaltens des Handelsvertreters»), inglese («because
         of default attributable to the commercial agent»), francese («pour un manquement imputable à l’agent commercial»), italiana
         («per un’inadempienza imputabile all’agente commerciale») e polacca («z powodu uchybienia przypisywanego przedstawicielowi
         handlowemu»).
      
      42      È opportuno aggiungere che, costituendo un’eccezione al diritto dell’agente ad ottenere un’indennità, l’art. 18, lett. a),
         della direttiva va interpretato restrittivamente. Pertanto, tale disposizione non può essere interpretata in un senso che
         finirebbe per aggiungere una causa di decadenza dal diritto all’indennità da essa non prevista espressamente.
      
      43      Stanti tali circostanze, qualora il preponente prenda conoscenza dell’inadempimento dell’agente commerciale soltanto dopo
         la fine del contratto, non è più possibile applicare il meccanismo previsto dall’art. 18, lett. a), della direttiva. Di conseguenza,
         l’agente commerciale non può essere privato del suo diritto all’indennità sulla scorta di tale disposizione qualora il preponente,
         dopo avergli notificato il recesso dal contratto mediante preavviso, dimostri l’esistenza di un inadempimento di tale agente
         che avrebbe potuto giustificare un recesso immediato dal contratto in parola.
      
      44      Occorre nondimeno aggiungere che, ai sensi dell’art. 17, n. 2, lett. a), secondo trattino, della direttiva, l’agente commerciale
         ha diritto ad un’indennità se e nella misura in cui il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze
         del caso. Non può dunque escludersi che del comportamento di detto agente si tenga conto nell’ambito della valutazione intesa
         a stabilire il carattere equo dell’indennità che gli spetta.
      
      45      Alla luce delle considerazioni sopra esposte, occorre risolvere la seconda questione dichiarando che l’art. 18, lett. a),
         della direttiva osta a che un agente commerciale indipendente venga privato della sua indennità di clientela qualora il preponente
         dimostri l’esistenza di un inadempimento di tale agente, verificatosi dopo la notifica del recesso dal contratto mediante
         preavviso e prima della scadenza di quest’ultimo, che avrebbe potuto giustificare un recesso immediato dal contratto in parola.
      
       Sulle spese
      46      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      L’art. 18, lett. a), della direttiva del Consiglio 18 dicembre 1986, 86/653/CEE, relativa al coordinamento dei diritti degli
            Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, osta a che un agente commerciale indipendente venga privato
            della sua indennità di clientela qualora il preponente dimostri l’esistenza di un inadempimento di tale agente, verificatosi
            dopo la notifica del recesso dal contratto mediante preavviso e prima della scadenza di quest’ultimo, che avrebbe potuto giustificare
            un recesso immediato dal contratto in parola.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.