CELEX: 31987D0506
Language: it
Date: 1987-03-25 00:00:00
Title: 87/506/CEE: Decisione della Commissione del 25 marzo 1987 relativa agli aiuti concessi dal governo francese a due gruppi siderurgici (Il testo in lingua francese è il solo facente fede)

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31987D0506

87/506/CEE: Decisione della Commissione del 25 marzo 1987 relativa agli aiuti concessi dal governo francese a due gruppi siderurgici (Il testo in lingua francese è il solo facente fede)  

Gazzetta ufficiale n. L 290 del 14/10/1987 pag. 0021 - 0027

*****DECISIONE  DELLA COMMISSIONE  del 25 marzo 1987  relativa agli aiuti concessi dal governo francese a due gruppi siderurgici  (Il testo in lingua francese è il solo facente fede)  (87/506/CEE)  LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,  dopo aver invitato gli interessati a presentare le loro osservazioni in conformità delle disposizioni dell'articolo 93, paragrafo 2 e viste tali osservazioni,  considerando quanto segue:  I  Con lettera della sua Rappresentenza permanente, datata 30 settembre 1982, il governo francese ha notificato alla Commissione, a titolo dell'articolo 8, paragrafo 1 della decisione n. 2320/81/CECA della Commissione (1), alcuni aiuti agli investimenti a favore di due grandi gruppi siderurgici.  Constatando che quasi il 20 % degli aiuti in questione, in ordine ai quali non era stata fornita alcuna informazione, secondo le autorità francesi doveva essere erogato a favore di attività non comprese nel campo d'applicazione del trattato CECA, la Commissione ha indicato nella sua lettera al governo francese del 26 novembre 1982 la necessità di esaminare alla luce del trattato CEE la parte degli aiuti destinati a tali investimenti.  Ciononostante gli aiuti in questione sono stati corrisposti senza la previa notifica necessaria a norma dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CEE, impedendo quindi alla Commissione di valutare preventivamente la loro compatibilità con le disposizioni del trattato CEE relative agli aiuti di Stato.  In tali condizioni, non disponendo d'informazioni sull'oggetto degli aiuti in questione in ordine alle distorsioni della concorrenza che essi possono provocare, la Commissione ha deciso di avviare nei loro confronti (5 481 milioni di FF) la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE. Con lettera del 20 dicembre 1984 essa ha invitato il governo francese a presentare le sue osservazioni. Gli altri Stati membri sono stati informati il 3 maggio 1985 e i terzi interessati l'8 maggio 1985 (2).  D'altra parte il governo francese con lettera del 31 ottobre 1985, seguita dalla lettera del 14 novembre 1985, ha precisato a titolo di « complemento d'informazione » l'importo degli aiuti supplementari destinati alle attività fuori CECA dei due gruppi siderurgici predetti a titolo dell'esercizio 1985; l'importo in questione (in aggiunta ai 5 481 milioni di FF di aiuti per i quali era già stata aperta la procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE) era di 2 176 milioni di FF.  Tenuto conto tra l'altro del fatto che le informazioni trasmesse dal governo francese sui nuovi aiuti erano insufficienti per valutarne la compatibilità con le disposizioni dell'articolo 92, paragrafo 3 del trattato CEE e che tali aiuti, già versati (fatto confermato dalla lettera del governo francese del 27 marzo 1986) erano anch'essi tali da provocare distorsioni di concorrenza, la Commissione ha deciso di estendere loro la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE. Con lettera del 28 gennaio 1986 essa ha invitato il governo francese a presentare le sue osservazioni. Gli altri Stati membri ne sono stati informati il 4 marzo 1986 e i terzi interessati il 1o marzo 1986 (3).  Nel quadro di un primo esame dell'insieme dei finanziamenti ai quali è stata così applicata dopo il 20 dicembre 1984 la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE, la Commissione ha constatato che una loro parte, a concorrenza di 1 649 milioni di FF, era di fatto andata a favore di attività che rientrano nella sfera d'applicazione del trattato CECA e che di conseguenza andrebbe esaminata alla luce delle decisioni n. 2320/81/CECA e n. 1018/85/CECA (1).  Tenuto conto di quanto sopra esposto, i finanziamenti (a favore di filiali comunitarie di gruppi siderurgici) sottoposti all'esame della Commissione nel quadro delle procedure CEE avviate il 20 dicembre 1984 e il 28 gennaio 1986, dedotti i 1 649 milioni di FF sopra citati, raggiungono un importo totale di 6 008 milioni di FF, così suddivisi:  - Caso n. 1: conferimenti a un'impresa di costruzione metallica (progettazione e fabbricazione di piattaforme di trivellazione per l'industria petrolifera, carpenterie metalliche, opere d'arte, facciate, muri e saracinesche a base di acciaio o di alluminio) (importo: 942 milioni di FF);  - Caso n. 2: conferimenti a società di trafileria (importo: 1 333 milioni di FF);  - Caso n. 3: conferimento ad un gruppo siderurgico per l'acquisto di un impianto di produzione di tubi (caso n. 3.1; importo: 85 milioni di FF); conferimenti ad una società produttrice di tubi (caso n. 3.2; importo: 40 milioni di FF); conferimenti ad una società che fabbrica tubi e effettua la profilatura a freddo (caso n. 3.3; importo: 126 milioni di FF);  - Caso n. 4: conferimenti ad un gruppo siderurgico per l'acquisto di una società operante nel commercio internazionale di prodotti siderurgici speciali (importo: 150 milion di FF) e per il ripianamento di perdite di due società commerciali (rispettivamente 89 milioni di FF e 54 milioni di FF);  - Caso n. 5: conferimenti ad un'impresa di tranciamento e imbutitura dei metalli (importo: 87 milioni di FF);  - Caso n. 6: conferimenti (inferiori a 50 milioni di FF) ai gruppi siderurgici per acquisti o aumento di partecipazioni in società non siderurgiche o per il ripianamento di perdite di filiali non siderurgiche: impresa commerciale operante nel settore degli acciai speciali (importo: 14 milioni di FF); impresa che fabbrica bulloni e viti (importo: 3 milioni di FF); impresa produttrice di vagoni ferroviari (importo: 10 milioni di FF); impresa produttrice di macchinari di movimentazione interna (importo: 15 milioni di FF); tubificio (importo: 10 milioni di FF); società commerciale operante nel settore del rottame (importo: 30 milioni di FF); società produttrice di macchine utensili (importo: 18 milioni di FF); società di prima trasformazione (importo: 36 milioni di FF); società di tranciamento, imbutitura e assemblaggio di metalli (importo: 20 milioni di FF); società operante nel settore della meccanica (importo: 50 milioni di FF); società di laminazione a freddo (importo: 35 milioni di FF);  - Caso n. 7: conferimenti ad una società d'ingegneria che esegue contratti di costruzione in paesi terzi (caso n. 7.1; importo: 1 499 milioni di FF) e a una società di costruzione metallica (caso n. 7.2; importo: 106 milioni di FF);  - Caso n. 8: conferimenti a varie società di fucinatura e fonderia (importo: 472 milioni di FF);  - Caso n. 9: conferimento a un gruppo siderurgico nel quadro dell'acquisto di una società che fabbrica prodotti laminati, trafilati e fucinati in acciai inossidabili e in leghe a base di nichel e di cobalto (importo: 210 milioni di FF);  - Caso n. 10: conferimenti a società di riconversione incaricate di promuovere la creazione di posti di lavoro al di fuori della siderurgia nei bacini siderurgici; importo: 574 milioni di FF. Tali conferimenti saranno esaminati dalla Commissione in un momento successivo alla presente decisione.  Tutti gli aiuti sopra elencati sono stati concessi senza autorizzazione preventiva della Commissione. Essi sono dunque illegali e il governo francese ha mancato ai suoi obblighi stabiliti dall'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CEE.  II  Il governo francese ha presentato le sue osservazioni nel quadro della procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE con lettere del 24 aprile 1985 e del 27 marzo 1986. Esso ha sostenuto che i contributi statali in questione, conferiti a due gruppi siderurgici pubblici sotto forma di dotazioni in conto capitale per consentire loro di  continuare direttamente, o tramite filiali, attività non siderurgiche (ai sensi del trattato CECA) rientrano nella normale responsabilità dell'azionista-Stato nei loro confronti; di conseguenza nessuno di questi interventi finanziari sarebbe assimilabile ad un aiuto ai sensi dell'articolo 92, né sarebbe tale da incidere sulla concorrenza in seno alla Comunità. In effetti:  - in parte i finanziamenti in questione hanno consentito ai gruppi siderugici pubblici di acquistare quote sociali di imprese esistenti e costituirebbero dunque un conferimento di capitale di rischio realizzato dai gruppi medesimi in imprese;  - altri finanziamenti hanno consentito ai gruppi siderurgici di assumere una responsabilità di società-madre nei confronti di filiali in perdita; tali conferimenti avrebbero permesso alle filiali di avviare programmi di ristrutturazione (specie nel settore della trafilatura) senza che queste ultime si siano avvalse di tali agevolazioni per violare le regole del mercato; inoltre alcune di queste filiali (costruzione metallica, ingegneria) sarebbero impegnate principalmente in attività fuori della Comunità.  Anche tre Stati membri, due associazioni di categoria e un'impresa hanno presentato le loro osservazioni nel quadro della procedura.  III  Gli interventi finanziari sottoposti all'esame della Commissione hanno:  - in alcuni casi contribuito ad ampliare il raggio di operazione dei gruppi siderurgici destinatari al di là della loro attività principale soggetta al trattato CECA grazie ad assunzioni di partecipazioni in imprese diverse che non erano confrontate con difficoltà particolari.  Nella comunicazione inviata agli Stati membri in materia di assunzione di partecipazioni da parte delle autorità pubbliche nel capitale delle imprese (1), la Commissione ha ricordato che il conferimento di capitale fresco realizzato in circostanze che non sarebbero accettabili per un investitore privato operante nelle condizioni normali di un'economia di mercato costituisce un aiuto di Stato; essa ha precisato che tale ipotesi ricorre ogniqualvolta la situazione finanziaria dell'impresa beneficiaria e in particolare la struttura e il volume del suo indebitamento siano tali da non giustificare l'attesa di un rendimento normale dai capitali investiti in un lasso di tempo ragionevole o ogniqualvolta l'impresa interessata, per il solo fatto dell'insufficienza del suo margine lordo di autofinanziamento, non sia in grado di ottenere sul mercato dei capitali i mezzi finanziari necessari per effettuare un programma di investimenti.  Nella fattispecie va osservato che i gruppi siderurgici a favore dei quali sono stati erogati contributi pubblici per acquisire imprese comunitarie finanziariamente sane o per aumentare le loro partecipazioni in dette imprese, all'epoca della loro concessione, grazie alla quale sono state finanziate tali operazioni, presentavano una situazione finanziaria che, alla luce dei criteri sopra menzionati, permetteva di considerare tali contributi pubblici alla stregua di aiuti;  - nella maggior parte dei casi hanno permesso, grazie al ripianamento di perdite o ad aumento del loro capitale, di garantire la sopravvivenza di filiali comunitarie in perdita dei gruppi siderurgici o, in un caso, il salvataggio di un'impresa indipendente in situazione difficile grazie alla sua integrazione nell'ambito di uno di questi gruppi; nella fattispecie le imprese comunitarie sono state le destinatarie finali degli interventi finanziari.  Tenuto conto dei dati sotto esposti (titolo IV) i contributi pubblici a favore di filiali persistentemente in deficit costituiscono, per ragioni identiche, aiuti anche se conferiti sotto forma di operazioni di ricapitalizzazione.  IV  Per quanto riguarda il caso n. 7.1 (conferimenti ad una società di ingegneria) menzionato nel titolo I, gli aiuti in questione (1 499 milioni di FF) sono stati concessi nel quadro della liquidazione dell'impresa beneficiaria. In effetti quest'ultima, a seguito di vari « grandi contratti » di costruzione i cui rischi e i cui costi erano stati stimati inadeguatamente, era incorsa in perdite estremamente gravi. È stata pertanto decisa la cessazione della sua attività. Tuttavia, al solo scopo di garantire, senza pregiudizio per i terzi, l'ultimazione dei contratti in corso, le autorità francesi hanno conferito i necessari contributi finanziari. In tali condizioni gli aiuti concessi posteriormente alla conclusione dei contratti non hanno dato modo all'impresa di inserirsi su nuovi mercati a scapito di eventuali concorrenti europei; gli aiuti non potranno nemmeno pregiudicare detti concorrenti in futuro, in quanto la società ha totalmente abbandonato la sua attività.  Di conseguenza tali aiuti non rientrano nel campo d'applicazione delle disposizioni di cui l'articolo 92 del trattato CEE. D'altro canto l'attività della società era esclusivamente orientata sui mercati esterni alla Comunità, in un settore che non si trova in una situazione manifesta di crisi.  Viceversa, le altre imprese beneficiarie degli aiuti presi in considerazione nella presente decisione esplicano la loro attività sul territorio della Comunità, in settori che sono oggetto di sostanziali scambi infracomunitari e sono dunque esposti ad un'ampia concorrenza. Inoltre, tutti questi settori, anche se in misura diversa, incontrano gravi difficoltà nell'ambito della Comunità.  Le difficoltà provocano una contrazione dei consumi comunitari e un rallentamento della domanda mondiale e, in alcuni casi, una crescente penetrazione delle importazioni da paesi terzi sul mercato comunitario. I settori sono danneggiati dall'esistenza di capacità eccedentarie che provocano il calo dei prezzi e di conseguenza la riduzione dei margini di profitto, il che a sua volta compromette l'ammodernamento delle imprese.  Il fenomeno è particolarmente evidente nel settore della trafilatura: dal 1974 al 1984 la produzione dei principali paesi produttori della Comunità di filo trafilato semplice (Repubblica federale di Germania, Francia, Regno Unito e Belgio) si è infatti ridotta del 25 % circa (da 5,3 a 4 milioni di t). Nonostante una certa stabilizzazione della produzione osservata nel 1984 e nel 1985 e di iniziative delle imprese per specializzarsi in prodotti di maggiore valore aggiunto, il settore comunitario registra persistenti difficoltà; la sua competitività media è diminuita nel corso degli ultimi anni determinando un aumento del volume delle importazioni maggiore di quello delle esportazioni nei paesi terzi (rispettivamente + 28 % e + 7,7 % dal 1980 al 1985).  Analogamente il settore della costruzione metallica la cui produzione fino al 1970-1973 era collocata per oltre la metà nei paesi terzi ha subito, in seguito, gli effetti negativi del calo della domanda comunitaria, del crollo dei mercati del Medio Oriente e, sugli altri mercati di esportazione, della concorrenza di paesi terzi (in particolare Giappone e Corea).  Ne è risultata una contrazione delle esportazioni della Comunità del 27 % dal 1981 al 1984 (da 1,6 a 1,1 milioni di t).  Parallelamente la produzione dei tre principali paesi produttori (Repubblica federale di Germania, Regno Unito e Francia) che era di 4,8 milioni di t circa nel 1979-1980 è passata a 3,8 milioni di t nel 1985, rendendo estremamente precaria la situazione della maggior parte delle imprese.  D'altro lato tanto i prodotti trafilati, quanto quelli risultanti dall'attività di fucinatura e fonderia e del settore della costruzione metallica sono oggetto di scambi all'interno della Comunità. Ad esempio per il filo trafilato l'interscambio comunitario raggiungeva nel 1984 quasi 700 000 t, cioè il 17,5 % dei 4 milioni di t prodotti lo stesso anno. Se non è agevole reperire dati statistici omogenei per la costruzione metallica data la diversità delle attività in questione, è pacifico tuttavia che anche tale settore costituisce oggetto di rilevanti scambi intracomunitari, anche se d'intensità variabile secondo la natura dei prodotti considerati.  Da quanto precede si può desumere che la concorrenza nei vari settori interessati della Comunità è vivace. Di conseguenza, qualsiasi vantaggio concesso ad uno dei produttori di questi settori ha inevitabilmente l'effetto di pregiudicare la posizione competitiva degli altri; tenuto conto della situazione del mercato dei vari prodotti in questione non è nemmeno lecito escludere che il mantenimento di imprese grazie alla concessione degli aiuti di Stato possa provocare la scomparsa di altre imprese comunitarie o di una parte dei loro impianti.  Nella fattispecie i conferimenti di fondi pubblici a favore delle varie società in esame, fatti al solo scopo di ricostituire i loro fondi propri previo ripianamento delle loro perdite, nella maggior parte dei casi sono pari al 10-20 % del loro fatturato nel periodo considerato (dal 1982 al 1985).  Di conseguenza questi aiuti che riducono gli oneri finanziari di norma a carico delle imprese beneficiarie, falsano o rischiano di falsare la concorrenza fra Stati membri favorendo le imprese in questione ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE.  V  L'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE stabilisce il principio della incompatibilità con il mercato comune degli aiuti che presentano caratteristiche di questo tipo.  Le deroghe a tale principio enunciate nell'articolo 92, paragrafo 2 del trattato CEE sono inapplicabili nella fattispecie, tenuto conto della natura degli obiettivi degli aiuti previsti.  L'articolo 92, paragrafo 3 del trattato CEE elenca gli aiuti che possono essere considerati compatibili col mercato comune. La compatibilità col trattato va esaminata nel contesto comunitario e non in quello di un solo Stato membro. Per salvaguardare il corretto funzionamento del mercato comune e tenere conto dei principi enunciati nell'articolo 3, lettera f) del trattato CEE, è necessario, in sede di esame di qualsiasi regime di aiuto o di qualsiasi misura individuale di aiuto, interpretare restrittivamente le deroghe al principio dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE enunciate nel paragrafo 3 del medesimo articolo. In particolare le deroghe sono applicabili solo se la Commissione constata che il libero gioco delle forze di mercato, in assenza di aiuti, non basterebbe da solo a spingere i loro beneficiari eventuali ad agire per raggiungere uno degli obiettivi perseguiti.  Se fossero applicate le deroghe a casi che non contribuiscono al raggiungimento di tale obiettivo o indipendentemente dalla necessità dell'aiuto a questo effetto, si conferirebbero vantaggi ingiustificati alle industrie o imprese di alcuni Stati membri, rafforzandone artatamente la posizione finanziaria e alterando le condizioni degli scambi tra Stati membri e falsando la concorrenza senza alcuna giustificazione basata sull'interesse comune menzionato nell'articolo 92, paragrafo 3.  Tenuto conto di quanto precede, gli aiuti previsti non rientrano in una delle categorie di deroghe stabilite dall'articolo 92, paragrafo 3. In effetti per quanto riguarda la deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) relativa agli « aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione », è ben vero che le imprese beneficiarie degli aiuti in questione esercitano le loro attività a valle del settore siderurgico e molte di loro sono installate presso impianti siderurgici in zone colpite da gravi perdite di posti di lavoro.  Tuttavia tali zone non sono ubicate in regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso o si abbia una grave forma di sottoccupazione come dispone l'articolo 92, paragrafo 3, lettera a).  Quanto alla deroga prevista all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), è evidente che gli aiuti in questione non sono destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo, oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro.  Quanto alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) relativa agli « aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempreché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse », gli aiuti di cui alla presente decisione non sono stati concessi a titolo di regimi di aiuto regionali e il governo francese non ha addotto l'esistenza di un interesse regionale per giustificarne la concessione. Inoltre risulta che gli aiuti (942 milioni di FF) concessi ad un'impresa di costruzione metallica (vedi caso n. 1 dell'elenco di cui al titolo I) hanno consentito il mantenimento di una attività pesantemente deficitaria che in mancanza di questi contributi avrebbe dovuto essere abbandonata. In effetti la società era specializzata principalmente nella produzione di beni strumentali industriali e nella fabbricazione di piattaforme di trivellazione e di altri elementi metallici per il settore petrolifero. Il sensibilissimo declino dell'attività nel settore e in seguito, più generalmente, sul mercato dei beni strumentali metallici ha determinato un forte deterioramento dei risultati dell'impresa. In tal modo il fatturato, che si aggirava intorno ai 2,5 miliardi di FF nel 1982, si è ridotto a meno di 900 milioni di FF nel 1985. Secondo la documentazione trasmessa dalle autorità francesi ne è risultata una grave sottoutilizzazione delle capacità produttive.  L'evoluzione dei risultati è ancora più sfavorevole e le perdite (senza tener conto dei costi sociali del disimpegno del personale) arrivanno al 30 % del fatturato.  Di fronte a questa situazione l'impresa ha proceduto in un primo tempo a sostanziali riduzioni di personale. Tuttavia il continuo degrado del mercato ha reso inevitabile nel 1986 la cessazione completa dell'attività della divisione « off-shore ».  Le altre divisioni dell'impresa che occupano 430 dipendenti (operai e impiegati, senza i quadri) contro i 1 350 (per l'insieme dell'impresa) del 1985 sono state ristrutturate e hanno pareggiato (stima) i loro conti nel 1986.  Risulta che gli aiuti di cui ha beneficiato l'impresa, nella loro quasi totalità, sono serviti a coprire le perdite delle attività off-shore, permettendo così di rinviare la cessazione di quest'attività fino al 1986. Il mantenimento artificioso, in un settore in crisi, di queste capacità costituisce un fattore che altera gli scambi in misura contraria all'interesse comune.  Di conseguenza gli aiuti in questione non possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CEE.  Gli aiuti (1 333 milioni di FF) concessi a due gruppi di trafilatura (vedi caso n. 2 nell'elenco di cui al titolo I) hanno anch'essi consentito il mantenimento di attività fortemente in perdita.  I gruppi dunque, ad onta di alcune riduzioni di capacità e di considerevoli riduzioni di personale, sulla base dei dati trasmessi alla Commissione, non sono impegnati in piani di ristrutturazione capaci di ripristinare, anche a termine, una situazione più equilibrata e atti a giustificare l'entità estremamente elevata degli aiuti loro concessi. È lecito persino ritenere che tali aiuti abbiano avuto sostanzialmente l'effetto di differire una ristrutturazione industriale più incisiva indispensabile alla sopravvivenza delle imprese. In mancanza di misure idonee a promuovere il risanamento delle imprese, anzi del settore nella Comunità, sotto il profilo dell'interesse comune non è possibile riscontrare una contropartita all'effeto di alterazione delle condizioni degli scambi provocato dalla concessione degli aiuti in questione.  Di conseguenza essi non possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CEE. Alcuni aiuti (vedi caso n. 3 nell'elenco di cui al titolo I), di importo complessivo pari a 251 milioni di FF, sono stati concessi da un lato (rispettivamente 40 milioni di FF e 126 milioni di FF) a un produttore di tubi e a un'impresa che produce tubi saldati e profilati a freddo e d'altro lato (85 milioni di FF) a un gruppo siderurgico nella prospettiva dell'acquisto di due unità di produzione di tubi.  Le operazioni descritte hanno avuto l'effetto di mantenere alcune attività in perdita consentendo nel contempo una migliore integrazione a monte di una parte della produzione francese di tubi.  Pur ammettendo che sono stati fiancheggiati da alcune azioni per ridurre le perdite di esercizio delle imprese in questione, gli aiuti non si inseriscono nel quadro di un piano di ristrutturazioni industriali, unico mezzo per garantire l'equilibrio finanziario delle attività in questione e contribuire inoltre a riassorbire le capacità produttive eccedentarie che pesano sul mercato europeo dei prodotti in questione. Le autorità francesi, pur avendo indicato che tali misure complementari erano previste, non hanno potuto esibire alcuna decisione adottata in materia.  Di conseguenza, sulla base dei dati di cui dispone la Commissione, gli aiuti in questione non possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CEE.  Alcuni aiuti (vedi caso n. 4 nell'elenco di cui al titolo I), di importo complessivo pari a 293 milioni di FF, sono stati concessi da un lato (rispettivamente 89 milioni e 54 milioni di FF) per coprire le perdite e ricostituire i fondi propri di due imprese specializzate principalmente nel commercio di prodotti siderurgici e d'altro lato (150 milioni di FF) per l'acquisizione di una società commerciale operante nel comparto degli acciai speciali.  Le operazioni hanno avuto l'effetto nel primo caso di mantenere e nel secondo caso di accrescere la presenza dei gruppi siderurgici (società-madri delle imprese in questione) nello stadio della commercializzazione dei prodotti in acciaio.  Peraltro l'operazione, sostenuta da aiuti pubblici, non risulta concomitante, in base alle informazioni trasmesse dalle autorità francesi, con misure di ristrutturazione o di razionalizzazione che rispondano ad un interesse comune e che giustifichino quindi l'estensione a tali aiuti della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CEE.  Di conseguenza gli aiuti in questione non possono beneficiare della predetta deroga.  Analogamente gli aiuti (vedi caso n. 5 nell'elenco di cui al titolo I), di importo pari a 87 milioni di FF, equivalenti all'11-12 % del fatturato, concessi ad un'impresa di tranciamento ed imbutitura di metalli non sono stati fiancheggiati da nessuna misura di ristrutturazione di entità comparabile.  In effetti le autorità francesi non hanno trasmesso nessun piano di ristrutturazione atto a costituire ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) una contropartita agli aiuti in questione.  Di conseguenza gli aiuti non possono beneficiare della deroga prevista dall'articolo citato.  Infine, la stessa conclusione si impone per vari aiuti di importo inferiore (tra 3 e 50 milioni di FF, caso n. 6 nell'elenco di cui al titolo I) concessi per un totale di 241 milioni di FF a 11 imprese di prima trasformazione e di meccanica per le quali, sulla scorta delle informazioni pervenute alla Commissione non è in applicazione nessun piano di ristrutturazione, a parte alcune isolate riduzioni di personale che risultano inadeguate a riportare in pareggio tali società.  In tali condizioni gli aiuti in questione non possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CEE.  In virtù di quanto precede, gli aiuti esaminati nel presente titolo, che ammontano in totale a 3 147 milioni di FF, sono incompatibili sotto il profilo del merito con le disposizioni dell'articolo 92, paragrafi 2 e 3 del trattato CEE.  Inoltre, poiché il governo francese non ha ottemperato ai suoi obblighi stabiliti dall'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CEE, gli aiuti in causa sono illegali.  Di conseguenza essi debbono essere soppressi e ne deve essere chiesto il rimborso.  VI  Gli aiuti (vedi caso n. 7.2 dell'elenco di cui al titolo I) destinati ad una società specializzata nella carpenteria metallica (150 milioni di FF di fatturato) che inizialmente faceva parte di un gruppo di ingegneria e di costruzione metallica (vedi caso n. 7.1 di cui al titolo I) hanno favorito la ristrutturazione di un'attività per lungo tempo in perdita. Le misure di razionalizzazione interna (sfociate su una riduzione del personale pari a 612 persone nel 1982, a 340 nel 1986 e sulla parziale ripresa della produzione di uno stabilimento del medesimo gruppo la cui attività era stata interrotta nel 1986) hanno consentito di ripristinare l'equilibrio della società nel 1986 grazie ad un sensibile miglioramento del tasso di utilizzazione dei suoi impianti. In tali condizioni, gli aiuti, ancorché di entità considerevole, soprattutto grazie all'eliminazione di capacità eccedentarie, hanno contribuito alla razionalizzazione e dunque allo sviluppo dell'attività in questione e a tale titolo possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato.  Gli aiuti (vedi caso n. 8 dell'elenco di cui al titolo I) destinati ad imprese del settore fucinatura e fonderia (472 milioni di FF) sono essenzialmente serviti a coprire le loro perdite e a ricostituire il loro capitale di esercizio; tali imprese realizzano un fatturato intorno a 1 500 milioni di FF.  Tenuto conto della situazione prevalente sul mercato in questione, il settore delle fonderie è impegnato in Francia in un processo di ristrutturazione inteso a ridurre le capacità globali (da 270 000 t nel 1983 tali capacità sono state ridotte a 200 000 t circa nel 1985) e a favorire nel contempo una più valida specializzazione dei siti ancora in servizio.  Di conseguenza i tassi di utilizzazione sono passati dal 57 % nel 1983 al 70 % nel 1985 e le perdite delle imprese beneficiarie sono state ridotte da 250 milioni di FF nel 1984 a 25 milioni di FF (stima) nel 1986, cifra che equivale allo 0,7 % del fatturato.  In tali condizioni gli aiuti in esame hanno agevolato la ristrutturazione e dunque lo sviluppo di un settore già parzialmente risanato.  A tale titolo essi possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CEE.  Alcuni aiuti (vedi caso n. 9 dell'elenco di cui al titolo I) sono stati concessi a concorrenza di 210 milioni di FF per il risanamento finanziario, previa ripresa da parte di un gruppo siderurgico, di un'impresa che fabbrica prodotti laminati, trafilati e fucinati in acciai inossidabili e in leghe a base di nichel e di cobalto.  Tale operazione è stata fiancheggiata da misure di ristrutturazione molto incisive: riconversione e specializzazione in comparti trainanti (materiali destinati ai settori dell'aeronautica, dello spazio, dell'elettronica, ecc.) che non registrano un eccesso dell'offerta sulla domanda, riduzione di 600 posti di lavoro in due anni (su un numero iniziale di dipendenti di 3 543 persone).  Tale ristrutturazione condotta a buon fine in parallelo alla concessione degli aiuti, costituisce una contropartita sufficiente per estendere agli aiuti la deroga dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CEE.  Risulta da quanto precede che gli aiuti esaminati nel presente titolo, cioè in totale 788 milioni di FF possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CEE.  HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:  Articolo 1  Gli aiuti di importo complessivo di 3 147 milioni di FF (indicati nell'elenco figurante al titolo I ai nn. 1, 2, 3, 4, 5 e 6), concessi in violazione delle disposizioni dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CEE a due gruppi siderurgici francesi a favore di varie filiali non siderurgiche sono illegali. Essi sono inoltre incompatibili col mercato comune in virtù dell'articolo 92 del trattato CEE.  La Francia è tenuta a sopprimere tali aiuti e a recuperarne l'importo.  Articolo 2  La Francia informa la Commissione, entro due mesi dalla notifica della presente decisione, delle misure adottate per conformarvisi.  Articolo 3  La Repubblica francese è destinataria della presente decisione.  Fatto a Bruxelles, il 25 marzo 1987.  Per la Commissione  Peter SUTHERLAND  Membro della Commissione  (1) GU n. L 228 del 13. 8. 1981, pag. 14.  (2) GU n. C 114 dell'8. 5. 1985, pag. 5.  (3) GU n. C 47 dell'1. 3. 1986, pag. 3.  (1) GU n. L 110 del 23. 4. 1985, pag. 5.  (5) Bollettino delle Comunità europee n. 9/1984, punto 3.5.1.