CELEX: 31962H0831(01)
Language: it
Date: 1962-07-20 00:00:00
Title: Raccomandazione della Commissione rivolta agli Stati membri in materia di medicina del lavoro nelle imprese

Avis juridique important

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31962H0831(01)

Raccomandazione della Commissione rivolta agli Stati membri in materia di medicina del lavoro nelle imprese  

Gazzetta ufficiale n. 080 del 31/08/1962 pag. 2181 - 2188 edizione speciale spagnola: capitolo 05 tomo 1 pag. 0011  edizione speciale portoghese: capitolo 05 tomo 1 pag. 0011 

COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA  COMMISSIONE  INFORMAZIONI  RACCOMANDAZIONI E PARERI  Raccomandazione della Commissione rivolta agli Stati membri  in materia di medicina del lavoro nelle imprese  Motivazione I    1. La medicina del lavoro deve essere considerata, a norma dell'articolo 118 del Trattato che istituisce la Comunità Economica Europea, come oggetto della stretta collaborazione che la Commissione della C.E.E. «ha il compito di promuovere tra gli Stati membri nel campo sociale, in particolare per le materie riguardanti... le condizioni di lavoro, la protezione contro gli infortuni e le malattie professionali, l'igiene del lavoro...»       2. Inoltre l'articolo 117 riconosce «la necessità di promuovere il miglioramento delle condizioni di lavoro...» ; è evidente che la medicina del lavoro, contribuendo in primo luogo alla soluzione dei problemi umani che l'evoluzione tecnica dell'economia moderna solleva in materia di igiene e di sicurezza del lavoro, costituisce un elemento importante delle stesse condizioni di lavoro.       3. Il Parlamento Europeo, in una risoluzione del 1º luglio 1960 relativa agli aspetti umani e medici delle ricerche intraprese nei paesi della Comunità sulla sicurezza e l'igiene del lavoro, ha posto in risalto la necessità di una ricerca scientifica organizzata su scala europea ed ha espresso «il voto che i sei paesi della Comunità giungano a rendere similare la loro politica medico-industriale mediante incontri al livello europeo dei Ministri nazionali competenti» e «invita gli Esecutivi delle tre Comunità europee a cooperare allo scopo di coordinare e dare impulso a tutte le ricerche sul piano europeo nonchè ad armonizzare, al medesimo livello, la legislazione e l'insegnamento della medicina del lavoro».       4. L'ampio concetto di medicina del lavoro su cui si è basata la citata risoluzione del Parlamento Europeo presenta una serie di aspetti che nel loro insieme riflettono l'evoluzione dell'economia moderna in relazione con lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e pratiche in materia di protezione sanitaria dei lavoratori. Così come l'ha posto in  evidenza la Conferenza organizzata dagli Esecutivi delle tre Comunità sul tema «Progresso tecnico e Mercato Comune» quest'evoluzione implica nuovi pericoli per la salute dei lavoratori, il che aumenta l'importanza della medicina del lavoro. Quest'ultima trova la sua concreta attuazione nei servizi di medicina del lavoro delle imprese e nell'attività dei medici del lavoro che esercitano le loro funzioni sui luoghi stessi del lavoro, aspetto della medicina, questo, ancora relativamente nuovo, che si evolve più o meno rapidamente nei vari paesi e il cui sviluppo è ovunque riconosciuto.   II      5. La Commissione della C.E.E. ha esaminato la situazione della medicina del lavoro nell'impresa nei paesi della Comunità ed ha constatato la diversità dei regimi giuridici e delle situazioni di fatto, in particolare sui punti seguenti:       6. La gamma delle regolamentazioni varia da un sistema completo di disposizioni legislative e amministrative al contratto collettivo fra le parti interessate ; quest'ultimo sistema, quando non si inserisce in un quadro legislativo preciso, si risolve praticamente in una semplice raccomandazione alle imprese aderenti. In alcuni paesi in cui l'istituzione di servizi di medicina del lavoro era facoltativa, nuove leggi sono state approvate in materia, o sono in preparazione, ed è quindi lecito prevedere che nei prossimi anni si avrà una regolamentazione di portata sensibilmente più vasta. Le legislazioni in vigore e quelle in progetto si ispirano ai pincipi della Raccomandazione n. 112 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (O.I.L.), adottata il 24 giugno 1959, relativa all'organizzazione dei servizi di medicina del lavoro nelle imprese.       7. La raccomandazione sopra citata è stata, sul piano internazionale, il primo e finora unico testo che abbia descritto esattamente gli elementi e le condizioni d'attività di questo particolare settore della medicina sociale e ne dà una definizione che rimane valida:  «Ai fini della presente raccomandazione, l'espressione «servizio di medicina del lavoro» designa un servizio organizzato sul luogo di lavoro o in prossimità di esso e destinato:      a) ad assicurare la protezione dei lavoratori contro ogni danno che può derivare alla loro salute dal lavoro o dalle condizioni in cui esso si svolge;           b) a contribuire all'adattamento fisico e mentale dei lavoratori, specialmente mediante l'adattamento del lavoro ai lavoratori e mediante assegnazione dei lavoratori a lavori per i quali essi siano idonei;           c) a contribuire alla instaurazione e al mantenimento del più alto livello possibile di benessere fisico e mentale dei lavoratori».             Le attività che, in base alla definizione sopra riportata, spettano ai medici del lavoro nelle imprese, integrano i compiti classici della medicina del lavoro, suscettibili di garantire, mediante disposizioni legislative e amministrative generali, un minimo indispensabile di condizioni sanitarie nel luogo di lavoro, aggiungendovi quello di garantire individualmente al lavoratore il massimo di adattamento al suo lavoro e di protezione della sua salute.       8. La Raccomandazione n. 112 dell'O.I.L. fissa inoltre il principio del «carattere essenzialmente preventivo dei servizi di medicina del lavoro» e delimita un campo di attività che va dall'individuazione dei rischi professionali al riadattamento dei lavoratori e allo studio fisiologico e psicologico dei posti di lavoro, all'igiene degli impianti, all'assunzione e alla relativa tutela medica, al pronto soccorso e ai lavori di ricerca nel settore della medicina del lavoro.       9. La raccomandazione dell'O.I.L. prevede norme minime e norme a livello più elevato, adeguate ormai queste ultime all'industrializzazione molto avanzata e differenziata che si ritrova nei paesi della C.E.E.       10. È pronto in tal modo il terreno per un'armonizzazione. Occorre però favorire il rapido sviluppo dei servizi di medicina del lavoro senza attendere l'adozione di soluzioni che rischiano di essere contrastanti o fra di loro, o con le regolamentazioni vigenti. Il livello che lo sviluppo dei paesi della C.E.E. ha raggiunto deve permettere di mirare fin d'ora agli obiettivi più lontani della Raccomandazione n. 112 dell'O.I.L., dando, su alcuni punti, indicazioni più precise.       11. Qualsiasi legislazione o regolamentazione sulla medicina del lavoro avente carattere generale, si applica anche alle persone e alle imprese che rientrano nella competenza della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio e della Comunità Europea dell'Energia Atomica.  La Commissione della C.E.E. ha pertanto desiderato consultare gli Esecutivi sia della C.E.C.A. che della C.E.E.A., i quali hanno assicurato il loro  pieno appoggio alla raccomandazione in oggetto, considerandola come programma minimo e riservandosi ogni più ampia iniziativa nel quadro dei loro rispettivi Trattati.   III       12. L'alto livello raggiunto dall'evoluzione industriale dei paesi della C.E.E. fa sì che si debba incoraggiare uno sforzo costante che consenta di giungere nella misura del possibile «all'adattamento del lavoro ai lavoratori e all'adibizione dei lavoratori a lavori per i quali siano idonei» (Raccomandazione n. 112 dell'O.I.L.). Se si compie un raffronto fra i paesi in cui l'organizzazione della medicina del lavoro presenta differenze notevoli nonostante l'esistenza di strutture industriali analoghe, si osserva che un sistema basato su una disciplina legislativa presenta notevoli vantaggi rispetto ai sistemi a carattere semplicemente facoltativo.       13. In un paese che dispone di un sistema di medicina del lavoro su base legislativa, il lavoratore ha maggiori possibilità di beneficiarne e in modo più efficace che in un paese ove tale sistema non esista ; la legislazione offre infatti al lavoratore la garanzia formale che egli non verrà impiegato in condizioni di insufficiente sicurezza sanitaria.  L'obbligatorietà è da auspicarsi anche sotto il profilo della responsabilità del datore di lavoro per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori nella sua azienda, da molto tempo riconosciuta espressamente come fondamento dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali come pure dell'istituzione di organi di diritto pubblico cui è demandato il controllo della sicurezza del lavoro. Per questa ragione tali ordinamenti tendono generalmente a evolversi verso sistemi legislativi, sia che siano elaborati in tutti i dettagli, sia che si limitino a fissare una norma giuridica generale, lasciando a convenzioni particolari la determinazione delle modalità di esecuzione.       14. Il principio enunciato nella Raccomandazione n. 112 dell'O.I.L. in merito all'adattamento reciproco del lavoratore e del suo posto di lavoro interessa altresì il datore di lavoro perchè egli verrebbe in tal modo a beneficiare di una maggiore stabilità dei suoi lavoratori, per effetto della fiducia che un servizio di medicina del lavoro ben organizzato crea in un'impresa, e otterrebbe, senza pregiudizio per la salute dei propri dipendenti, una migliore utilizzazione della loro capacità produttiva.       15. L'armonizzazione, infine, si impone nello interesse stesso dei medici. L'art. 57, comma 3 del Trattato prevede infatti che la liberazione graduale dalle restrizioni al diritto di stabilimento per quanto riguarda le professioni sanitarie è subordinata al coordinamento delle loro condizioni di esercizio.  Diversi sono gli aspetti di queste condizioni di esercizio ed uno di essi è, appunto, l'esercizio della medicina del lavoro nelle imprese.  Si deve, ad esempio, tener conto del fatto che in un paese in cui esista soltanto un sistema facoltativo di libere convenzioni, i medici del lavoro non esercitano la loro professione nelle medesime condizioni che vengono loro offerte nei paesi in cui i servizi di medicina del lavoro nelle imprese hanno una base legislativa obbligatoria ; l'esperienza dimostra infatti che in questi ultimi paesi si ha una densità di tali servizi considerevolmente più elevata che nei primi e un numero maggiore di medici del lavoro. D'altro canto, il coordinamento previsto dall'art. 57, delle condizioni d'esercizio, specie per quanto attiene alla formazione professionale (equivalenza dei diplomi) e alle norme disciplinari, non potrà non avere ripercussioni sull'attività dei medici del lavoro, il che vale anche per il caso in cui la loro attività sia vincolata da un contratto di lavoro.  Esiste dunque, per quanto riguarda i medici stessi, un rapporto fra le condizioni di esercizio della medicina del lavoro e il modo in cui sono organizzati i servizi di medicina del lavoro.  L'armonizzazione delle disposizioni applicabili in quest'ultimo settore corrisponderà quindi alle finalità enunciate nell'articolo 57, comma 3, dianzi citato.       16. Nel settore della medicina del lavoro nelle imprese occorre distinguere tre gruppi di questioni che esigono un'attenzione particolare:      a) si deve disporre, in numero sufficiente, sia di cattedre per l'insegnamento della medicina del lavoro in seno alle facoltà di medicina, sia di istituti a livello universitario che offrano ai futuri laureati in medicina del lavoro, parallelamente alla possibilità di ricerche scientifiche, un insegnamento specializzato. Tale insegnamento dovrebbe permettere da un lato ai futuri medici generici di acquistare le necessarie conoscenze di medicina del lavoro nell'ambito degli studi generali di medicina, e d'altro canto dovrebbe offrire ai medici che già praticano la medicina del lavoro, la possibilità di completare e aggiornare le proprie conoscenze. Sarebbe inoltre auspicabile che ogni medico conoscesse non solo l'organizzazione della medicina del lavoro nel proprio paese, ma anche le linee generali di quella degli altri paesi della Comunità. Intine  è il caso di ricordare che il Parlamento Europeo, nella risoluzione più sopra menzionata, ha raccomandato di facilitare la creazione e lo sviluppo di istituti regionali di igiene industriale e di medicina del lavoro i quali, auspici i Ministeri competenti, cooperino nelle rispettive regioni all'insegnamento e al perfezionamento di medici del lavoro e siano incaricati della ricerca scientifica applicata alla medicina del lavoro.           b) Per creare e mantenere rapporti di fiducia fra i datori di lavoro i lavoratori e il loro medico del lavoro - esigenza fondamentale di qualsiasi servizio di tale specie - occorrono adeguate garanzie professionali ; tali garanzie, per essere effettive, devono avere una base legislativa. La totale indipendenza tecnica e morale del medico di fronte al datore di lavoro, al lavoratore e agli organismi di sicurezza sociale nonchè le sue relazioni con gli organismi e le autorità competenti, con i rappresentanti delle associazioni professionali, la delimitazione precisa della sua attività rispetto a quella dei medici curanti, la certezza che le sue attività di medico in seno all'impresa non possano essere controllate che da altri medici del lavoro all'uopo designati ; non sono che gli elementi principali di tali garanzie. Al controllo dell'organizzazione e del funzionamento di tali servizi e dell'attività professionale dei medici del lavoro dovrà provvedere l'Ispettorato medico del lavoro.           c) Alla complessità della vita industriale moderna non può bastare in tutti i casi un'organizzazione sempre identica. Un servizio di medicina del lavoro annesso ad una sola impresa è indicato soltanto quando il numero dei dipendenti sia sufficientemente elevato o quando i lavoratori siano esposti a rischi particolari. Per le medie e piccole imprese, invece, la soluzione più idonea è sempre quella di istituire dei servizi interaziendali, sul piano regionale o nell'ambito del ramo d'attività.                  17. In base a questi motivi la Commissione della C.E.E. ha deciso di rivolgere agli Stati membri la presente raccomandazione.  Essa non verte sull'insieme dei problemi inerenti alla medicina del lavoro, giacchè la maggior parte degli aspetti sociali di questa si trovano già definiti nella Raccomandazione n. 112 dell'O.I.L. su basi che sono tutt'ora valide.  Con la presente raccomandazione la Commissione della C.E.E. mira invece a indurre i sei paesi membri a dare una disciplina giuridica alla medicina del lavoro nelle imprese. Le scadenze e le tappe necessarie per l'istituzione dei servizi di medicina del lavoro non sono state indicate che nei loro principi e non sono state precisate dato che le condizioni di realizzazione variano secondo i paesi particolarmente in funzione del numero dei medici specialisti disponibili ; esso dipenderà dall'orientamento degli studenti in medicina verso le nuove possibilità che vengono loro offerte dall'istituzione di tali servizi in base ad una disposizione di legge.       18. La Commissione della C.E.E. desidera infine attirare l'attenzione su alcuni punti particolari, nei quali sarà ancora necessario compiere dei progressi che riguardano sia i lavoratori salariati (compresi i lavoratori frontalieri e stagionali) sia gli indipendenti laddove lo richiedano le condizioni del loro lavoro ; come ad esempio:      - l'organizzazione dei servizi di medicina del lavoro in alcuni settori professionali, come l'agricoltura, l'artigianato, le imprese commerciali - specialmente i grandi magazzini -, il settore alberghiero, gli istituti ospedalieri, gli stabilimenti e i servizi pubblici;           - la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, esposti a rischi speciali, inerenti ai continui spostamenti che la loro attività comporta, come gli addetti a trasporti marittimi, fluviali e su strada, e all'edilizia;           - alcune particolarità dell'organizzazione e amministrazione dei servizi interaziendali di medicina del lavoro.                  19. È consigliabile che, nella misura del possibile, siano prese disposizioni onde evitare che le difficoltà di lingua comportino ostacoli all'efficacia dei servizi medici del lavoro nei riguardi dei lavoratori migranti, nei casi in cui in un'impresa ne venga impiegato in forma permanente un numero importante della stessa nazionalità.       20. Il Parlamento Europeo, unitamente alla creazione di cattedre e di istituti nuovi di medicina del lavoro e di igiene industriale che si possano associare a quelli già esistenti, ha insistito sull'importanza di una stretta collaborazione tra gli Stati membri, sotto l'egida della Commissione, onde far profittare delle esperienze acquisite in ogni paese sia la ricerca scientifica e l'insegnamento che i medici e i servizi medici d'impresa a loro affidati.   La Commissione non mancherà in futuro di accingersi a questo compito per ricercare, promuovere o sviluppare azioni comuni che consentano di far progredire in questo campo la protezione della salute dei lavoratori.    IV Raccomandazione    21. Per questi motivi e a norma delle disposizioni del Trattato che istituisce la Comunità Economica Europea, in particolare dell'articolo 155, la Commissione, previa consultazione del Parlamento Europeo e del Comitato economico e sociale, raccomanda agli Stati membri, ai fini del conseguimento degli obiettivi qui appresso indicati,  di adottare le opportune disposizioni legislative e regolamentari, o di integrare, se del caso, le disposizioni esistenti, potendo alcune norme d'applicazione essere regolate da convenzioni collettive.  Il complesso dei suddetti provvedimenti riguarda:   22. L'insegnamento della medicina del lavoro e la formazione di medici specializzati  A tale scopo la Commissione della C.E.E. raccomanda:    a) di istituire o favorire l'istituzione, in numero sufficiente, di cattedre di medicina del lavoro e di istituti specializzati in medicina del lavoro e in igiene industriale ripartiti nel territorio nazionale secondo le necessità regionali,       b) di organizzare l'insegnamento della medicina del lavoro, relativo alle materie indicate nella terza relazione del Comitato misto O.I.L./O.M.S. (vedi allegato), in modo da consentire:     - l'acquisizione obbligatoria, da parte di tutti i futuri medici, delle conoscenze minime di medicina del lavoro, nel quadro degli studi generali di medicina,       - la formazione speciale, pratica e teorica, per un sufficiente periodo, dei medici del lavoro, attestata da un diploma o da un certificato di medicina del lavoro,       - il perfezionamento dei medici del lavoro che già esercitano la professione e l'aggiornamento delle loro conoscenze secondo l'evoluzione delle tecniche industriali del progresso scientifico. Tale insegnamento dovrà permettere inoltre ai medici del lavoro di ogni paese della C.E.E. di essere al corrente dell'organizzazione della medicina del lavoro negli altri Stati membri.       c) di garantire la formazione del personale ausiliario necessario ai servizi medici del lavoro nelle imprese.    23. La concessione ai medici del lavoro delle garanzie professionali necessarie al regolare esercizio delle loro funzioni  A tale scopo la Commissione della C.E.E. raccomanda che tali garanzie siano giuridicamente tutelate e che valgano, in particolare, ad assicurare al medico del lavoro:    a) la completa indipendenza tecnica e morale nei confronti del datore di lavoro e dei lavoratori - tenuto conto del rispetto dovuto alle norme generali che regolano il funzionamento dell'impresa - ed egualmente nei confronti degli organismi di sicurezza sociale,       b) i contatti - necessari all'assolvimento dei compiti indicati nell'articolo 8 della Raccomandazione n. 112 dell'O.I.L. - che egli deve avere, nell'impresa, sia direttamente con il datore di lavoro, i lavoratori o loro rappresentanti, sia in seno al Comitato d'igiene e di sicurezza del lavoro o al Comitato d'impresa o ad organi similari, qualora esistano,       c) condizioni di assunzione e di licenziamento tali da garantire la sua indipendenza professionale,       d) l'esonero dall'incarico di dover verificare la fondatezza delle assenze per malattia, a norma dell'articolo 7 della Raccomandazione n. 112 dell'O.I.L.,       e) l'assenza di qualsiasi controllo sulla sua attività medica, tranne quello dei medici ispettori del lavoro, o di altri medici all'uopo designati, ferma restando la sua responsabilità deontologica,       f) il necessario collegamento con i servizi e gli organismi esterni all'impresa che si occupino di problemi di salute, di sicurezza, di rieducazione, di riadattamento, di riclassamento professionale e del benessere dei lavoratori,       g) la delimitazione delle attività, nella sua qualità di medico del lavoro rispetto a quella dei medici curanti.           24. La generalizzazione dei servizi di medicina del lavoro nelle imprese  A tale scopo la Commissione della C.E.E. raccomanda di istituire tali servizi in base ai criteri qui sotto indicati:    a) l'organizzazione deve essere a carico delle imprese, o direttamente o in collegamento con un organismo esterno, e in modo che i servizi dispongano delle attrezzature e del personale ausiliario necessari ad un funzionamento efficiente e che i medici abbiano gli strumenti di lavoro considerati indispensabili nella Raccomandazione n. 112 dell'O.I.L.;       b) in una prima fase verso la generalizzazione dei servizi di medicina del lavoro, devono essere immediatamente dotate di tali servizi:      - le imprese il cui numero di dipendenti superi un minimo che sarà fissato dalle autorità competenti. Tenuto conto del numero dei medici attualmente disponibili allo scopo, si dovrebbe stabilire, per il momento, il numero di 200 lavoratori per ogni impresa e ridurre poi questo numero, appena possibile, a 50 lavoratori,           - le imprese in cui la frequenza dei rischi è in genere molto elevata o la salute dei lavoratori è esposta a rischi speciali;                  c) i servizi devono essere diretti preferibilmente, tutte le volte che sia possibile, da medici del lavoro che esercitino la loro attività a pieno orario ; il numero complessivo di lavoratori di cui è responsabile un medico del lavoro non deve superare i 2.500. Questo numero deve essere ridotto quando particolari rischi, inerenti all'impresa lo esigano. I medici devono essere in possesso del diploma o del certificato di medicina del lavoro;       d) per un periodo di sei anni a decorrere dalla data in cui sia stato istituito il diploma o il certificato di cui sopra, potranno essere ammessi alle funzioni di medici del lavoro, i medici che non siano in possesso di detto diploma o certificato, a condizione di esservi autorizzati dalle autorità od organismi competenti, previo esame della loro precedente attività e delle conoscenze acquisite ; l'autorizzazione in tal modo concessa avrà carattere definitivo per quanto riguarda la dispensa dal diploma o dal certificato;       e) la responsabilità del controllo dell'organizzazione e del funzionamento dei servizi di medicina del lavoro deve essere affidata ai medici ispettori del lavoro, tenendo peraltro conto delle esigenze amministrative e tecniche dell'impresa;       f) in alcuni settori come:      - agricoltura           - artigianato           - stabilimenti e servizi pubblici           - istituti ospedalieri           - imprese commerciali           - settore alberghiero           - trasporti             le modalità d'organizzazione dei servizi di medicina del lavoro debbono, nei limiti del bisogno, essere regolate in funzione dei particolari problemi che si presentano, sia per i lavoratori salariati (compresi i frontalieri e gli stagionali), sia per quelli indipendenti, quando ricorrano particolari condizioni di lavoro;       g) nelle imprese che occupano un certo numero di lavoratori migranti, deve essere rivolta una particolare cura alle difficoltà di carattere linguistico.           25. La Commissione della C.E.E.:    - desidera che ciascuno Stato membro la informi ogni due anni dei provvedimenti presi in osservanza alla presente raccomandazione e dell'evoluzione in materia di medicina del lavoro,       - suggerisce che gli organi ufficiali provvedano ad una larga diffusione della presente raccomandazione presso le autorità e le istituzioni pubbliche e presso le organizzazioni professionali interessate alla sua applicazione,       - suggerisce una regolare consultazione periodica sulle fasi e sui termini previsti per l'applicazione della presente raccomandazione.        Fatto a Bruxelles, il 20 luglio 1962  Per la Commissione  Il Presidente  W. HALLSTEIN    ALLEGATO (Cfr. 22, b)   Elenco delle materie d'insegnamento adottate dal Comitato misto O.I.L./O.M.S. della medicina del lavoro nella sua terza sessione (Ginevra, marzo 1957):    a) Nozioni generali di medicina del lavoro che ogni medico dovrebbe avere. Ogni medico dovrebbe:    1. essere informato sui pericoli di affezioni fisiche e mentali nell'industria moderna;       2. essere al corrente delle più frequenti malattie professionali;       3. conoscere gli effetti del lavoro sul decorso delle più comuni malattie non professionali;       4. conoscere l'organizzazione della medicina del lavoro nel proprio paese e l'aspetto medico-legale dei propri doveri in questo campo.         Queste nozioni possono essere acquisite durante la formazione universitaria.   b) Nozioni che lo specialista di medicina del lavoro dovrebbe avere:  Tali nozioni dovrebbere possibilmente vertere sulle seguenti materie:    1. Fondamenti della medicina del lavoro:    a) parte storica;       b) campo di attività, scopi;       c) risorse generali di cui dispongono la medicina del lavoro, l'igiene pubblica e la medicina generica;       d) l'industria, sua struttura e sua funzione;       e) lorganizzazione professionale e sindacale, rapporti fra datori di lavoro e lavoratori;          2. Fisiologia del lavoro:    a) lavoro manuale e intellettuale, consumo di energia;       b) fatica, monotonia, ritmi di lavoro, intervalli;       c) aspetti fisiologici dell'organizzazione del lavoro, adattamento della macchina all'uomo;       d) problemi relativi all'alimentazione.          3. Igiene del lavoro:    a) igiene ambientale;       b) igiene del luogo di lavoro : temperatura e umidità, ventilazione, illuminazione, rumori;       c) inquinamento dell'aria e condizioni di lavoro pregiudizievoli alla salute : gas, vapori, fumo, polveri, detezioni e dosaggi, concentrazioni massime tollerate;       d) igiene personale e attrezzatura di protezione individuale;       e) impianti sanitari.          4. Patologia del lavoro e tossicologia:    a) principi generali di tossicologia industriale;       b) malattie dovute : agli agenti chimici, agli agenti fisici, alle polveri, agli agenti biologici;       c) cancri professionali;       d) dermatosi professionali;       e) allergie professionali.          5. Problemi medici speciali:    a) patologia specifica per mestiere o tipo d'industria;       b) influenza del lavoro sulle malattie professionali;       c) metodo di valutazione dell'inabilità;       d) aspetti medici del riadattamento professionale;       e) psiconevrosi in rapporto al lavoro o al rischio di malattia.           6. Infortuni sul lavoro:    a) cause dell'infortunio;       b) principi di prevenzione;       c) pronto soccorso e trattamento iniziale;       d) riadattamento clinico del lavoratore infortunato.          7. Psicologia del lavoro:    a) studio psicologico e valutazione delle attitudini;       b) sanità mentale e relazioni umane.          8. Medicina preventiva:    a) visite mediche d'assunzione, visite periodiche;       b) consigli medici;       c) vaccinazioni ed immunizzazioni;       d) protezione sanitaria di alcune categorie di lavoratori (adolescenti, lavoratori anziani, donne, lavoratori minorati);       e) divertimenti, sports, tossicomanie (alcool, tabacco, ecc.);       f) educazione e propaganda.          9. Tecnologia del lavoro:    a) organizzazione del lavoro;       b) tecniche industriali;       c) studio dei posti di lavoro.          10. Problemi di medicina legale, di sicurezza sociale:    a) regolamentazione del lavoro;       b) assicurazioni sociali;       c) ripartizione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali;       d) relazioni peritali e notifiche;       e) deontologia medica;       f) collaborazione con gli altri medici e le istituzioni sanitarie.          11. Organizzazione ed amministrazione:    a) organizzazione dei servizi di medicina del lavoro;       b) servizi d'infermeria;       c) questioni amministrative ed economiche;       d) tenuta dei registri e relazioni.          12. Tecnica delle statistiche.    Tali nozioni si possono acquisire mediante un corso di specializzazione.