CELEX: 62003CJ0442
Language: it
Date: 2006-06-01
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 1 giugno 2006. # P & O European Ferries (Vizcaya) SA (C-442/03 P) e Diputación Foral de Vizcaya (C-471/03 P) contro Commissione delle Comunità europee. # Aiuti concessi dagli Stati - Impugnazioni - Ricorso d'annullamento - Decisione di chiusura di un procedimento d'esame avviato ai sensi dell'art. 88, n. 2, CE - Nozione di aiuto di Stato - Autorità assoluta di cosa giudicata - Aiuti che possono essere dichiarati compatibili con il mercato comune - Aiuti a carattere sociale - Presupposti. # Cause riunite C-442/03 P e C-471/03 P.

Cause riunite C‑442/03 P e C‑471/03 P
      P & O European Ferries (Vizcaya) SA
      e
      Diputación Foral de Vizcaya 
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Aiuti concessi dagli Stati — Impugnazioni — Ricorso di annullamento — Decisione di chiusura di un procedimento d’esame avviato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE — Nozione di aiuto di Stato — Autorità assoluta di cosa giudicata — Aiuti che possono essere dichiarati compatibili con il mercato comune — Aiuti a carattere sociale — Presupposti»
      Massime della sentenza
      1.        Procedura — Termini di ricorso — Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado 
      (Regolamento di procedura del Tribunale, artt. 44, n. 2, secondo comma, e 100, n. 2, secondo comma)
      2.        Ricorso di annullamento — Sentenza di annullamento — Portata 
      3.        Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Motivi — Errata valutazione dei fatti — Irricevibilità — Sindacato
            della Corte sulla valutazione degli elementi di fatto presentati al Tribunale — Esclusione salvo il caso di snaturamento 
      (Art. 225 CE; Statuto della Corte di giustizia, art. 58, primo comma)
      4.        Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Motivi — Ricevibilità — Questioni di diritto 
      (Art. 88, n. 3, CE)
      5.        Aiuti concessi dagli Stati — Progetti di aiuti — Notifica alla Commissione 
      (Art. 88, n. 3, CE; regolamento del Consiglio n. 659/1999, art. 2, n. 1)
      6.        Aiuti concessi dagli Stati — Decisione con cui la Commissione constata che un aiuto non notificato è incompatibile col mercato
            comune — Obbligo di motivazione — Portata 
      (Art. 88, n. 3, CE)
      1.        In mancanza di un avvertimento della notifica di una sentenza o di un’ordinanza, da parte della cancelleria del Tribunale,
         mediante telefax o qualsiasi altro mezzo tecnico di comunicazione, ai sensi dell’art. 100, n. 2, secondo comma, del regolamento
         di procedura del Tribunale, a un destinatario che non ha eletto domicilio in Lussemburgo ai fini del procedimento dinanzi
         al Tribunale e che ha acconsentito a una tale notifica, conformemente all’art. 44, n. 2, secondo comma, del citato regolamento,
         non si può presumere che la sentenza o l’ordinanza in questione siano state consegnate al loro destinatario il decimo giorno
         successivo al relativo deposito presso l’ufficio postale di Lussemburgo. In un caso di questo genere, la data della notifica
         della sentenza o dell’ordinanza, che fa decorrere il termine dell’impugnazione, è quella in cui il destinatario ha accusato
         ricevuta o del plico raccomandato che gli è stato inoltrato o della consegna, contro ricevuta, della sentenza o dell’ordinanza
         di cui trattasi, senza che possa essere preso in considerazione il fatto che tale destinatario ha potuto avere conoscenza
         della decisione ben prima, in quanto essa era accessibile sul sito Internet della Corte di giustizia.
      
      (v. punti 26‑27)
      2.        Una sentenza in cui il giudice comunitario annulla una decisione della Commissione ai sensi della quale una determinata azione
         di uno Stato membro non può essere qualificata come aiuto di Stato non ha unicamente un’autorità relativa di cosa giudicata,
         idonea a precludere esclusivamente la proposizione di nuovi ricorsi che abbiano lo stesso oggetto, vedano contrapposte le
         stesse parti e siano fondati sui medesimi motivi. L’annullamento retroattivo che essa pronuncia ha un effetto erga omnes nei
         confronti di tutti gli amministrati, che le conferisce l’autorità assoluta di cosa giudicata, e osta quindi a che le questioni
         di diritto che essa ha definito siano nuovamente sottoposte allo stesso giudice e da questi esaminate. Tale autorità assoluta
         non riguarda solo il suo dispositivo, ma si estende alla motivazione che ne costituisce il necessario fondamento e ne è di
         conseguenza inscindibile. Questa autorità assoluta di cosa giudicata è una questione di ordine pubblico che dev’essere sollevata
         d’ufficio dal giudice.
      
      (v. punti 41‑45)
      3.        La valutazione dei fatti da parte del Tribunale non costituisce, fatto salvo il caso di snaturamento da parte di quest’ultimo
         degli elementi sottopostigli, una questione di diritto, come tale soggetta al controllo della Corte nel contesto di un’impugnazione.
         La Corte può così censurare lo snaturamento, da parte del Tribunale, degli elementi che gli vengono presentati, in particolare
         laddove quest’ultimo sostituisca la propria motivazione a quella della decisione controversa.
      
      (v. punti 60, 67)
      4.        La qualificazione giuridica di un fatto o di un atto da parte del Tribunale, come la questione se una lettera debba essere
         considerata un atto di notifica ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE, è una questione di diritto che può essere sollevata nell’ambito
         di un ricorso di annullamento di una sentenza.
      
      (v. punti 89‑90)
      5.        Dalla stessa struttura dell’art. 88, n. 3, CE, che instaura un rapporto bilaterale tra la Commissione e lo Stato membro, risulta
         che l’obbligo di notifica dei progetti volti a istituire o a modificare aiuti di Stato grava sui soli Stati membri. Di conseguenza
         non si può ritenere che detto obbligo sia soddisfatto mediante la notifica effettuata dall’impresa beneficiaria dell’aiuto.
         Infatti, il sistema di controllo e di esame degli aiuti di Stato istituito dall’art. 88 CE non impone al beneficiario di un
         aiuto alcun obbligo specifico. In primo luogo, l’obbligo di notifica e il divieto di attuazione immediata dei progetti di
         aiuto hanno come destinatario lo Stato membro. In secondo luogo, è sempre quest’ultimo colui cui è diretta la decisione con
         la quale la Commissione dichiara un aiuto incompatibile e invita a sopprimerlo entro un dato termine.
      
      Pertanto, il fatto che, all’epoca in cui un progetto di accordo è stato trasmesso alla Commissione, nessun testo normativo
         prevedesse che una notifica, per essere regolare, dovesse essere effettuata dal governo interessato, è ininfluente. Se è vero
         che l’obbligo ai sensi del quale la notifica incombe al governo interessato è stato ribadito nella normativa comunitaria all’art. 2,
         n. 1, del regolamento n. 659/1999, recante modalità di applicazione dell’art. [88 CE], il suddetto articolo si limitava a
         codificare la giurisprudenza della Corte senza nulla aggiungere allo stato del diritto applicabile.
      
      (v. punti 102‑103)
      6.        Nei casi di aiuti di Stato concessi senza essere stati oggetto di una previa notifica alla Commissione, quest’ultima non è
         tenuta, nella sua decisione, a dimostrare il loro effetto reale. Infatti, imporle un obbligo del genere equivarrebbe a favorire
         gli Stati membri che versano aiuti in violazione del dovere di notifica di cui all’art. 88, n. 3, CE.
      
      (v. punto 109)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      1° giugno 2006 (*)
      
      «Aiuti concessi dagli Stati – Impugnazioni – Ricorso di annullamento – Decisione di chiusura di un procedimento d’esame avviato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE – Nozione di aiuto di Stato – Autorità assoluta di cosa giudicata – Aiuti che possono essere dichiarati compatibili con il mercato comune – Aiuti a carattere sociale – Presupposti»
      Nei procedimenti riuniti C‑442/03 P e C‑471/03 P,
      aventi ad oggetto due ricorsi contro una pronuncia del Tribunale di primo grado ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della
         Corte di giustizia, proposti rispettivamente il 17 ottobre e il 10 novembre 2003,
      
      P & O European Ferries (Vizcaya) SA, con sede in Bilbao (Spagna), rappresentata dal sig. J. Lever, QC, dal sig. J. Ellison, solicitor, e dalla sig.ra M. Pickford,
         barrister, assistiti dai sigg. E. Bourtzalas e J. Folguera Crespo abogados,
      
      ricorrente nella causa C‑442/03 P,
      Diputación Foral de Vizcaya, rappresentata dagli avv.ti I. Sáenz-Cortabarría Fernández e M. Morales Isasi, abogados,
      
      ricorrente nella causa C‑471/03 P,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. N. Khan e J. Buendía Sierra, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J. Malenovský, J.‑P. Puissochet (relatore), S. von Bahr e A. Borg
         Barthet, giudici,
      
      avvocato generale: sig. A. Tizzano
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 22 settembre 2005,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 9 febbraio 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con i ricorsi in esame, la P & O European Ferries (Vizcaya) SA, già Ferries Golfo de Vizcaya SA (in prosieguo: la «P & O Ferries»),
         e la Diputación Foral de Vizcaya (consiglio provinciale di Biscaglia; in prosieguo: la «Diputación») chiedono l’annullamento
         della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 5 agosto 2003, cause riunite T‑116/01 e T‑118/01, P & O
         European Ferries (Vizcaya) e Diputación Foral de Vizcaya/Commissione (Racc. pag. II‑2957; in prosieguo: la «sentenza impugnata»),
         con la quale quest’ultimo ha respinto i loro ricorsi diretti all’annullamento della decisione della Commissione 29 novembre
         2000, 2001/247/CE, relativa al regime di aiuti al quale la Spagna ha dato esecuzione in favore della compagnia marittima «Ferries
         Golfo de Vizcaya» (GU 2001, L 89, pag. 28; in prosieguo: la «decisione impugnata»).
      
       I fatti all’origine della controversia e la decisione impugnata
      2        I fatti all’origine della controversia sono stati illustrati come segue nella sentenza impugnata:
      
      «1      Il 9 luglio 1992, la Diputación (…) ed il Ministero del Commercio e del Turismo del governo basco, da un lato, e la Ferries
         Golfo de Vizcaya, divenuta P & O European Ferries (Vizcaya) (…) d’altro lato, hanno sottoscritto un accordo (in prosieguo:
         l’“accordo iniziale”) relativo all’istituzione di un servizio di traghetti tra Bilbao e Portsmouth. Tale accordo prevedeva
         l’acquisizione, da parte delle autorità firmatarie, per il periodo dal marzo 1993 al marzo 1996, di 26 000 biglietti di viaggio
         da utilizzare sulla linea marittima Bilbao-Portsmouth. Il corrispettivo massimo che doveva essere versato alla P & O Ferries
         era fissato in 911 800 000 pesetas spagnole (ESP) ed era stato convenuto che la tariffa per passeggero sarebbe stata di ESP 34 000
         per l’anno 1993/1994 e, salvo modifiche, di ESP 36 000 per l’anno 1994/1995 nonché ESP 38 000 per l’anno 1995/1996. L’accordo
         iniziale non è stato notificato alla Commissione.
      
      2      Con lettera 21 settembre 1992, la società Bretagne Angleterre Irlande, che gestisce da vari anni, con la denominazione commerciale
         di “Brittany Ferries”, una linea di navigazione marittima tra i porti di Plymouth, nel Regno Unito, e Santander, in Spagna,
         ha presentato alla Commissione una denuncia relativa alle ingenti sovvenzioni che dovevano essere concesse dalla Diputación
         e dal governo basco alla P & O Ferries.
      
      3      Con lettera 30 novembre 1992 la Commissione ha invitato il governo spagnolo a fornirle tutte le informazioni utili relativamente
         alle sovvenzioni in oggetto. Quest’ultimo ha fatto pervenire la sua risposta il 1° aprile 1993.
      
      4      Il 29 settembre 1993 la Commissione ha deciso di avviare il procedimento di cui all’art. 93, n. 2, del Trattato CE (divenuto
         art. 88, n. 2, CE). Essa ha ritenuto che l’accordo iniziale non costituisse una normale operazione commerciale, in quanto
         aveva ad oggetto l’acquisto di un numero predeterminato di biglietti di viaggio per un periodo di tre anni, in quanto il prezzo
         pattuito era superiore alla tariffa commerciale, in quanto i biglietti di viaggio sarebbero stati pagati anche per i viaggi
         non effettuati o dirottati verso altri porti, in quanto l’accordo conteneva un impegno a ripianare tutte le perdite nel corso
         dei primi tre anni di esercizio del nuovo servizio, e (…) quindi si eliminava, in capo alla P & O Ferries, l’elemento connesso
         al rischio commerciale. Alla luce delle informazioni che le erano state trasmesse, la Commissione ha stabilito che l’aiuto
         finanziario concesso alla P & O Ferries costituiva un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 92 del Trattato CE (divenuto, in seguito
         a modifica, art. 87 CE) e che esso non presentava i requisiti richiesti per essere dichiarato compatibile con il mercato comune.
      
      5      Con lettera 13 ottobre 1993, la Commissione ha notificato tale decisione al governo spagnolo e lo ha invitato a confermare
         che avrebbe sospeso ogni versamento a titolo dell’aiuto in questione sino all’adozione di una decisione definitiva. In tale
         lettera, il governo spagnolo è stato altresì invitato a presentare le proprie osservazioni e a fornire tutte le informazioni
         necessarie per la valutazione di tale aiuto.
      
      6      Con lettera 10 novembre 1993, il governo basco ha comunicato alla Commissione la sospensione dell’esecuzione dell’accordo
         iniziale.
      
      7      La decisione di avviare un procedimento concernente l’aiuto concesso dalla Spagna alla P & O Ferries è stat[a] oggetto di
         una comunicazione della Commissione agli altri Stati membri e alle altre parti interessate, che è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (GU 1994, C 70, pag. 5).
      
      8      Nel corso del procedimento amministrativo, la P & O Ferries e la Commissione hanno discusso sul tipo di accordo che poteva
         essere negoziato tra le parti. Tali discussioni hanno condotto, in particolare, ad un progetto di modifica dell’accordo iniziale
         e a progetti di sostituzione dell’accordo iniziale con un nuovo accordo.
      
      9      Con lettera 27 marzo 1995, indirizzata ad un funzionario della direzione generale (DG) «Trasporti», incaricato degli aiuti
         di Stato nel settore dei trasporti, la P & O Ferries ha comunicato alla Commissione un nuovo accordo (in prosieguo: il “nuovo
         accordo”), che era stato stipulato il 7 marzo 1995 tra la Diputación e la P & O Ferries, che sarebbe stato vigente dal 1995
         al 1998. Emerge da una lettera allegata a tale comunicazione che la Diputación doveva ricevere interessi sulle somme che erano
         state messe a disposizione della P & O Ferries nel quadro dell’accordo iniziale.
      
      10      Ai sensi di questo nuovo accordo, la Diputación si impegnava ad acquistare, per il periodo che va dal gennaio 1995 al dicembre
         1998, un totale di 46 500 biglietti di viaggio da utilizzare sulla linea di navigazione marittima Bilbao-Portsmouth, gestita
         dalla P & O Ferries. Il corrispettivo massimo che l’autorità pubblica doveva versare era fissato in ESP 985 500 000, di cui
         ESP 300 000 000 dovevano essere pagate nel 1995, ESP 315 000 000 nel 1996, ESP 198 000 000 nel 1997 e ESP 172 500 000 nel
         1998. La tariffa convenuta per passeggero era pari a ESP 20 000 per il 1995, ESP 21 000 per il 1996, ESP 22 000 per il 1997
         e ESP 23 000 per il 1998. A tali tariffe si applicava uno sconto che teneva conto dell’impegno di acquisto a lungo termine
         assunto dalla Diputación; inoltre, esse erano calcolate sulla base di una tariffa di riferimento di ESP 22 000, cioè la tariffa
         commerciale pubblicata per il 1994, aumentata del 5% annuo, pari quindi a ESP 23 300 nel 1995, ESP 24 500 nel 1996, ESP 25 700
         nel 1997 e ESP 26 985 nel 1998.
      
      11      La quinta clausola del nuovo accordo dispone:
      “(...) La [Diputación] conferma con la presente che sono state assunte tutte le misure necessarie per conformarsi alla legislazione
         applicabile all’accordo e conferma, in particolare, che quest’ultimo non viola la legislazione interna, né la legislazione
         relativa alla tutela nei confronti delle violazioni alla concorrenza, né l’art. 92 del Trattato di Roma, e che sono state
         assunte tutte le misure necessarie per conformarsi all’art. 93, n. 3, del Trattato di Roma”.
      
      12      Il 7 giugno 1995, la Commissione ha adottato la sua decisione di chiusura del procedimento d’esame avviato con riferimento
         ad un aiuto in favore della P & O Ferries (in prosieguo: la “decisione 7 giugno 1995”).
      
      13      La decisione 7 giugno 1995 sottolineava che il nuovo accordo conteneva numerose modifiche, rilevanti ai fini della conformità
         con le prescrizioni imposte dalla Commissione. Il governo basco non sarebbe più stato parte di questo accordo. Stando ai ragguagli
         forniti alla Commissione, il numero di biglietti di viaggio che la Diputación avrebbe dovuto acquistare era stato fissato
         in base alle previsioni di accettazione dell’offerta da parte di alcuni gruppi di persone a basso reddito e da parte di persone
         interessate dai programmi socioculturali, ivi compresi i gruppi scolastici, i giovani e gli anziani. Il prezzo dei biglietti
         di viaggio era meno elevato rispetto a quello dei biglietti figurante nell’opuscolo relativo al periodo in questione, conformemente
         alla normale prassi di sconti concessi, in funzione della quantità, ai grossi utenti di servizi commerciali. Nella decisione
         veniva altresì precisato che gli altri punti dell’accordo iniziale i quali avevano sollevato critiche non comparivano nel
         nuovo accordo.
      
      14      Nella decisione 7 giugno 1995, la Commissione rilevava del pari che la capacità di sopravvivenza del servizio proposto dalla
         P & O Ferries era stata dimostrata dai risultati commerciali realizzati e che quest’ultima aveva potuto consolidare le proprie
         attività senza far ricorso agli aiuti statali. Secondo il nuovo accordo, la P & O Ferries non avrebbe goduto di alcun diritto
         speciale nel porto di Bilbao e il suo diritto di precedenza sul molo sarebbe stato limitato agli orari specifici di partenza
         e di arrivo delle sue navi, il che avrebbe consentito effettivamente ad altre navi di utilizzare il molo al di fuori di questi
         orari. La Commissione riteneva che il nuovo accordo, il cui scopo era quello di avvantaggiare i residenti che utilizzano i
         servizi di trasporto locali di traghetto, sembrava essere l’espressione di un normale e leale rapporto commerciale per quanto
         concerne la definizione delle tariffe dei servizi forniti.
      
      15      La Commissione ha dunque ritenuto che il nuovo accordo non costituisse aiuto statale e ha deciso di chiudere il procedimento
         avviato il 29 settembre 1993.
      
      16      Con sentenza 28 gennaio 1999, causa T‑14/96, BAI/Commissione (Racc. pag. II‑139) (…), il Tribunale ha annullato la decisione
         7 giugno 1995 in quanto la Commissione si era basata su un’erronea interpretazione dell’art. 92, n. 1, del Trattato CE, concludendo
         che il nuovo accordo non costituiva un aiuto di Stato.
      
      17      Il 26 maggio 1999, la Commissione ha deciso di avviare il procedimento previsto dall’art. 88, n. 2, CE, al fine di permettere
         agli interessati di presentare le loro osservazioni sulla posizione assunta dalla Commissione alla luce della sentenza BAI
         (GU C 233, pag. 22). Essa ne ha informato il Regno di Spagna con lettera 16 giugno 1999, ed ha ricevuto le osservazioni di
         talune parti interessate, che ha trasmesso alle autorità spagnole per osservazioni. Queste ultime hanno esposto i loro argomenti
         con lettera 21 ottobre 1999 ed hanno formulato osservazioni complementari l’8 febbraio ed il 6 giugno 2000».
      
      3        La sentenza impugnata ha illustrato la decisione impugnata come segue:
      
      «18      Con [la decisione impugnata] (…) la Commissione ha posto fine al procedimento di cui all’art. 88, n. 2, CE, dichiarando che
         l’aiuto in oggetto era incompatibile con il mercato comune e ordinando al Regno di Spagna di chiederne la restituzione.
      
      19      Emerge dalla decisione impugnata che, con l’acquisto dei biglietti di viaggio, la Diputación intendeva, da un lato, sovvenzionare
         viaggi per persone appartenenti alla terza età residenti in Biscaglia, nell’ambito di un programma di viaggi tutto compreso
         e vacanze personalizzate, denominato «Adineko» e, d’altro lato, facilitare l’accesso ai trasporti per persone e istituzioni
         in Biscaglia che necessitino di facilitazioni per viaggiare (ad esempio, autorità locali, associazioni, scuole professionali
         e università). Da essa emerge altresì che il programma Adineko era stato creato dalle autorità autonome basche al fine di
         sostituire, a partire dal 1996, il programma nazionale di viaggi sovvenzionati denominato «Inserso», del quale avevano beneficiato
         annualmente circa 15 000 residenti in Biscaglia (‘considerando’ 32-34, 48 e 51 della decisione).
      
      20      Nella sua valutazione dell’aiuto, la Commissione sottolinea che il numero totale di biglietti di viaggio acquistato dalla
         Diputación non è stato fissato in funzione delle sue reali necessità. A suo parere, contrariamente a quanto le era stato esposto
         dalla Diputación, il numero di biglietti acquistati presso la P & O Ferries non ha potuto essere stimato a partire dalle cifre
         del programma Inserso. Essa rileva (‘considerando’ 49):
      
      “[La Diputación] ha deciso di acquistare 15 000 biglietti di viaggio dalla [P & O Ferries] nel 1995, quando [essa] aderiva
         ancora al programma Inserso, che, secondo quanto dichiarato, nel 1995 aveva 15 000 beneficiari nella zona di Vizcaya. Le autorità
         della regione autonoma basca non hanno chiarito perché le necessità della zona siano raddoppiate in quell’anno. Non è stato
         chiarito nemmeno perché il programma abbia distribuito solamente 9 000 e 7 500 biglietti di viaggio nel 1997 e nel 1998 (invece
         di 15 000). Quando [la Diputación] ha deciso di impegnarsi ad acquistare tale quantità di biglietti viaggio, [essa] ancora
         non sapeva che il programma Inserso avrebbe continuato ad essere applicato agli abitanti della zona [benché la Diputación
         avesse cessato di partecipare al programma] e che il suo programma non avrebbe avuto successo. Le autorità della Regione autonoma
         basca non hanno spiegato nemmeno perché il numero di biglietti viaggio variasse tanto da un mese all’altro (ad esempio nel
         gennaio 1995 ne sono stati acquistati 750, contro i 3 000 del febbraio dello stesso anno)”.
      
      21      Per quanto concerne il numero di biglietti distribuiti, la decisione rileva che nell’ambito del programma Adineko tra il 1996
         e il 1998 sono stati distribuiti in totale 3 532 biglietti, e che 12 520 biglietti di viaggio sono stati distribuiti tra il
         1995 e il 1998 nell’ambito del programma inteso a facilitare l’accesso al trasporto per le persone e le istituzioni in Biscaglia
         (‘considerando’ 50 e 51)
      
      22      Infine, la Commissione rileva che il nuovo accordo contiene numerose disposizioni che sono anormali nell’ambito di un accordo
         commerciale avente ad oggetto l’acquisto di biglietti di viaggio, citando, a titolo di esempio, il fatto che l’accordo specifica
         il numero settimanale e annuo dei viaggi che la P & O Ferries deve effettuare, il fatto che serve il consenso della Diputación
         nel caso in cui la P & O Ferries desideri cambiare la nave che effettua il servizio ed il fatto che l’accordo impone determinate
         condizioni, come la nazionalità dei membri dell’equipaggio, o la provenienza dei beni e dei servizi (‘considerando’ 52).
      
      23      La Commissione conclude (‘considerando’ 53) come segue:
      “[Il nuovo accordo] non perseguiva autentici imperativi di carattere sociale, come affermato dalle autorità della Regione
         autonoma basca, né costituiva una normale operazione commerciale, ma si trattava in realtà di un aiuto alla compagnia marittima.
         La somiglianza tra le cifre concesse in base [all’accordo iniziale] e [al nuovo accordo] non fa che confermare tale conclusione.
         In altri termini, le autorità della regione autonoma hanno elaborato un secondo programma che permetteva alla compagnia marittima
         di conservare l’ammontare dell’aiuto promesso nel 1992”.
      
      24      Per quanto concerne l’applicabilità delle deroghe previste dall’art. 87, nn. 2 e 3, CE, la Commissione ritiene che nessuna
         di tali deroghe trovi applicazione nel caso in esame (‘considerando’ 56-73).
      
      25      In ordine alla restituzione dell’aiuto, la Commissione respinge l’argomento secondo cui tale restituzione sarebbe lesiva del
         legittimo affidamento della Diputación e della P & O Ferries. A tal proposito, la Commissione invoca e cita integralmente
         i punti 51-54 dei motivi della sentenza della Corte 14 gennaio 1997, causa C‑169/95, Spagna/Commissione (Racc. pag. I‑135).
         Essa invoca del pari il fatto che la decisione 7 giugno 1995 è stata impugnata nei termini, quindi annullata dal Tribunale,
         che l’aiuto è stato eseguito prima che la Commissione avesse adottato una decisione definitiva in proposito e che lo Stato
         membro non ha mai effettuato una notifica valida ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE (‘considerando’ 74-78).
      
      26      Ai sensi dell’art. 1 della decisione impugnata:
      “L’aiuto di Stato al quale la Spagna ha dato esecuzione in favore di [P & O Ferries], per l’importo di [ESP] 985 500 000,
         è incompatibile con il mercato comune”.
      
      27      L’art. 2 della decisione impugnata è così formulato:
      “1. La Spagna prende tutti i provvedimenti necessari per recuperare dal beneficiario l’aiuto di cui all’articolo 1, già posto
         illegalmente a sua disposizione.
      
      2. Il recupero viene effettuato senza indugio e secondo le procedure del diritto interno a condizione che queste consentano
         l’esecuzione immediata ed effettiva della presente decisione. L’aiuto da recuperare comprende gli interessi, che decorrono
         dalla data in cui l’aiuto è divenuto disponibile per il beneficiario fino alla data del recupero. Gli interessi sono calcolati
         sulla base del tasso di riferimento utilizzato per il calcolo dell’equivalente-sovvenzione nell’ambito degli aiuti a finalità
         regionale”».
      
       Il procedimento dinanzi al Tribunale e la sentenza impugnata
      4        Con atti introduttivi depositati presso la cancelleria del Tribunale il 25 e il 31 maggio 2001, la P & O Ferries (causa T‑116/01),
         e la Diputación (causa T‑118/01) hanno presentato due ricorsi diretti all’annullamento, rispettivamente, dell’art. 2 della
         decisione impugnata e dell’intera decisione di cui trattasi. La P & O Ferries è stata ammessa ad intervenire a sostegno delle
         conclusioni della Diputación nella causa T‑118/01. La Diputación è stata ammessa ad intervenire a sostegno delle conclusioni
         della P & O Ferries nella causa T‑116/01.
      
      5        Con ordinanza 20 gennaio 2003, i due procedimenti sono stati riuniti ai fini della fase orale e della sentenza.
      
      6        Nella sentenza impugnata il Tribunale ha dichiarato che il nuovo accordo non aveva inciso, nella sostanza, sull’aiuto istituito
         dall’accordo iniziale e che questi due accordi costituivano un unico aiuto, istituito e attuato nel 1992 senza previa notifica
         alla Commissione, in violazione dell’art. 88, n. 3, CE.
      
      7        Il Tribunale ne ha dedotto, in particolare, che la Commissione non era tenuta a dimostrare, in un caso del genere, l’effetto
         reale di detto aiuto sulla concorrenza e sul commercio intracomunitario e che essa poteva, giustamente, esigere il recupero
         dell’aiuto in questione, senza che a ciò ostasse il principio di tutela del legittimo affidamento. Ha altresì dichiarato che
         la mancata notifica alla Commissione dell’aiuto controverso ostava alla possibilità per le autorità spagnole di invocare nel
         caso di specie la disposizione in materia di termini risultante dalla sentenza della Corte 11 dicembre 1973, causa 120/73,
         Lorenz (Racc. pag. 1471). Il Tribunale ha altresì rilevato che, poiché il suddetto aiuto è stato attuato senza una previa
         notifica alla Commissione, quest’ultima non era tenuta a motivare la sua decisione di disporne il recupero.
      
      8        Peraltro, il Tribunale ha dichiarato che la forza di cosa giudicata insita nella menzionata sentenza BAI/Commissione non precludeva
         l’esame dei motivi formulati dalla P & O Ferries e dalla Diputación, con i quali si è dedotto che il nuovo accordo non poteva
         essere considerato un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, e che i suddetti motivi erano infondati.
      
      9        Infine, il Tribunale ha escluso gli altri motivi e dichiarato, in particolare, che la Commissione aveva concluso, a giusto
         titolo, che l’aiuto controverso non era stato accordato ai singoli consumatori senza discriminazioni determinate dall’origine
         dei prodotti e che, pertanto, le condizioni poste dall’art. 87, n 2, lett. a), CE non risultavano soddisfatte.
      
      10      Il Tribunale ha pertanto respinto i ricorsi e condannato la P & O Ferries e la Diputación a sopportare le proprie spese nonché
         quelle sostenute dalla Commissione.
      
       Procedimento dinanzi alla Corte e conclusioni delle parti
      11      La P & O Ferries conclude che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata e rinviare la causa davanti al Tribunale perché questo statuisca sulla legittimità dell’art. 2
         della decisione impugnata, con il quale la Commissione ha disposto la restituzione dell’aiuto;
      
      –        condannare la Commissione alle spese del procedimento di impugnazione.
      12      La Diputación conclude che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata;
      –        se lo stato della causa lo consente, statuire direttamente sulla controversia e annullare la decisione impugnata o, in subordine,
         annullare l’art. 2 della suddetta decisione;
      
      –        in subordine, rinviare la causa davanti al Tribunale;
      –        condannare la Commissione alle spese del procedimento di primo grado e del procedimento di impugnazione.
      13      La Commissione conclude che la Corte voglia:
      
      –        dichiarare irricevibile l’impugnazione della Diputación o, in subordine, respingerla in quanto infondata;
      –        respingere l’impugnazione della P & O Ferries;
      –        condannare la P & O Ferries e la Diputación alle spese.
      14      Con ordinanza 27 luglio 2005 il presidente della Terza Sezione, in conformità all’art. 43 del regolamento di procedura, ha
         disposto la riunione delle presenti cause ai fini della fase orale e della sentenza.
      
       Sui ricorsi contro la sentenza del Tribunale
      15      Nella causa C‑442/03 P, la P & O Ferries solleva sette motivi.
      
      16      Nella causa C‑471/03 P, la Diputación solleva nove motivi. La Commissione formula un’eccezione di irricevibilità contro l’impugnazione
         di cui trattasi.
      
      17      Ai fini dell’esame dei suddetti ricorsi occorre analizzare:
      
      –        la questione della ricevibilità del ricorso proposto dalla Diputación; 
      –        i motivi relativi alla qualificazione come aiuti di Stato delle somme versate alla P & O Ferries;
      –        i motivi relativi al fatto che il Tribunale avrebbe erroneamente dichiarato che l’aiuto controverso non era stato legittimamente
         notificato alla Commissione; 
      
      –        i motivi relativi alle conseguenze che il Tribunale ha tratto dalla mancata notifica, e
      –        il motivo relativo al fatto che il Tribunale sarebbe incorso in un errore di diritto affermando che il suddetto aiuto non
         era compatibile con il Trattato CE.
      
       Sulla ricevibilità dell’impugnazione della Diputación 
       Argomenti delle parti
      18      La Commissione sostiene che il ricorso è stato proposto tardivamente e che è, quindi, irricevibile. In data 1° settembre 2003
         la Diputación avrebbe indubbiamente accusato ricevuta della sentenza impugnata, pronunciata il 5 agosto 2003, la qual cosa
         consentirebbe di ritenere che l’impugnazione sia stata presentata nei termini. Tuttavia, vari elementi dimostrerebbero che,
         essendo incorsa in un ritardo anche nell’accusare ricevuta di tale sentenza, la Diputación ha commesso una grave negligenza
         e addirittura prolungato artificiosamente il termine di cui disponeva per redigere il suo ricorso. Secondo la Commissione
         è stata disattesa la condizione del rispetto di un termine ragionevole, deducibile dagli artt. 100, n. 2, e 79, n. 2, del
         regolamento di procedura del Tribunale. Infatti le parti sono state informate con lettera 7 luglio 2003 della cancelleria
         del Tribunale in merito alla data di pronuncia della sentenza impugnata. La Commissione e la P & O Ferries hanno accusato
         ricevuta di detta sentenza rispettivamente il 12 e il 13 agosto 2003. Il comunicato stampa pubblicato il 5 agosto 2003 dalla
         Diputación, in cui si indicava che quest’ultima avrebbe impugnato la sentenza che aveva respinto il suo ricorso, dimostrerebbe
         che la ricorrente era venuta a conoscenza della sentenza in questione ben prima del 1° settembre 2003.
      
      19      Per la Diputación sarebbe incontestabile la ricevibilità del ricorso. A giudizio della stessa, la sentenza impugnata è stata
         notificata secondo le condizioni enunciate all’art. 100, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale e il termine di
         impugnazione, decorrente dal 1° settembre 2003, è stato rispettato. Gli artt. 100, n. 2, e 79, n. 2, del suddetto regolamento,
         ai quali si riferisce la Commissione, sarebbero pertanto inapplicabili alla notifica delle sentenze e pertanto non risulterebbero
         pertinenti. In ogni caso non sarebbe stato provato che i legali della ricorrente siano stati avvertiti via fax in merito all’invio
         di una copia della sentenza impugnata, cosicché nella fattispecie in questione tali articoli non potrebbero applicarsi. Peraltro,
         il termine di impugnazione non può decorrere dal momento in cui le parti hanno preso conoscenza della sentenza da esse contestata.
         Se così fosse, tale termine decorrerebbe dalla data di pronuncia delle sentenze del Tribunale, dal momento che queste ultime
         sono disponibili su Internet a partire da tale data, la qual cosa non sarebbe conforme alle disposizioni dell’art. 100 del
         regolamento di procedura del Tribunale, in combinato disposto con l’art. 101, n. 1, lett. a), di quest’ultimo. Infine, la
         ricorrente rileva che il periodo durante il quale essa, a giudizio della Commissione, avrebbe dovuto presentare il suo ricorso
         era quello delle vacanze annuali dei suoi legali, che corrisponde alle ferie giudiziarie.
      
      20      Nella controreplica la Commissione sviluppa il suo argomento relativo alla tardività del ricorso. Poiché la Diputación non
         ha eletto domicilio in Lussemburgo, la sentenza impugnata avrebbe dovuto essere notificata mediante plico postale raccomandato
         con ricevuta di ritorno, ai sensi dell’art. 100, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale. Inoltre, il 5 agosto 2003
         la Diputación avrebbe ammesso di essere venuta a conoscenza della sentenza impugnata sul sito Internet della Corte e, di conseguenza,
         sarebbe stata avvertita in merito alla notifica di tale sentenza mediante un «mezzo tecnico di comunicazione», conformemente
         all’art. 100, n. 2, del medesimo regolamento. Sarebbe quindi applicabile la presunzione di notifica il decimo giorno successivo
         al deposito del plico presso gli uffici postali lussemburghesi, prevista al suddetto art. 100, n. 2, secondo comma. Tale presunzione
         potrebbe essere contestata, ai sensi di questa stessa disposizione, solo mediante una ricevuta di ritorno recante una data
         anteriore a quella presunta. Il fatto che la Diputación abbia accusato ricevuta della lettera il 1° settembre 2003 non consentirebbe
         pertanto di contestare la suddetta presunzione. Secondo la Commissione, questa interpretazione del regolamento di procedura
         del Tribunale è stata ammessa dalla Corte (ordinanza 19 febbraio 2004, causa C‑369/03 P, Forum des Migrants/Commissione, Racc. pag. I-1981,
         punti 10 e 11). Dal momento che esiste così la presunzione che la sentenza impugnata sia stata notificata alla ricorrente,
         al più tardi, in data 17 agosto 2003 e poiché il termine di impugnazione è scaduto il 27 ottobre 2003, il presente ricorso,
         presentato il 10 novembre 2003, sarebbe irricevibile.
      
       Giudizio della Corte
      21      In forza dell’art. 44, n. 2, terzo comma, del regolamento di procedura del Tribunale, se il ricorso non contiene l’elezione
         di domicilio nel luogo in cui ha sede il Tribunale, facoltà prevista dall’art. 44, n. 2, primo comma, del suddetto regolamento,
         e se l’avvocato o l’agente della parte ricorrente non ha acconsentito a che gli fossero inviate notifiche mediante telefax
         o qualsiasi altro mezzo tecnico di comunicazione, facoltà prevista dall’art. 44, n. 2, secondo comma, di tale regolamento,
         tutte le notifiche alla parte interessata relative al procedimento sono effettuate mediante lettera raccomandata e in tal
         caso, in deroga all’art. 100, n. 1, del regolamento in questione, la notifica si considera avvenuta regolarmente col deposito
         della lettera raccomandata presso l’ufficio postale del luogo in cui ha sede il Tribunale.
      
      22      Nella presente controversia è pacifico che la Diputación non ha eletto domicilio in Lussemburgo ai fini del procedimento dinanzi
         al Tribunale. Essa non si è quindi avvalsa della facoltà prevista dal menzionato art. 44, n. 2, primo comma. Per contro, la
         stessa ha osservato, alla prima pagina del ricorso presentato al Tribunale, che i suoi avvocati acconsentirono a che le notifiche
         fossero loro inviate mediante fax, conformemente all’art. 44, n. 2, secondo comma, del regolamento di procedura del Tribunale.
         Pertanto, il terzo comma dell’art. 44, n. 2, del regolamento in questione non è applicabile (v., in tal senso, ordinanza 29
         ottobre 2004, causa C‑360/02 P, Ripa di Meana/Parlamento, Racc. pag. I-10339, punto 21).
      
      23      Date tali circostanze, le modalità di notifica della sentenza impugnata nel caso di specie possono risultare solo dall’art. 100,
         n. 2, secondo comma, del suddetto regolamento, in forza del quale le sentenze e le ordinanze del Tribunale, in mancanza di
         elezione di domicilio da parte del destinatario, sono notificate al recapito di quest’ultimo mediante invio tramite plico
         raccomandato, con ricevuta di ritorno, di una copia conforme certificata dal cancelliere della sentenza o dell’ordinanza in
         questione o rimettendo la suddetta copia contro ricevuta (v., in tal senso, ordinanza Ripa di Meana/Parlamento, cit., punto 22).
         Secondo questa stessa disposizione, una lettera raccomandata si considera essere stata consegnata al destinatario il decimo
         giorno successivo al suo deposito presso l’ufficio postale del luogo in cui ha sede il Tribunale.
      
      24      Il menzionato art. 100, n. 2, secondo comma, precisa tuttavia che il destinatario è «avvertito» di detto invio o di detta
         consegna «mediante telecopia o qualsiasi altro mezzo tecnico di comunicazione». Dal testo in questione discende che tale avviso
         costituisce una formalità la cui attuazione incombe all’unico servizio competente per la notifica delle sentenze o delle ordinanze,
         ossia la cancelleria del Tribunale.
      
      25      Inoltre, la suddetta disposizione prevede che la regola in base alla quale una lettera raccomandata si considera essere stata
         consegnata al destinatario il decimo giorno successivo al suo deposito presso l’ufficio postale non sia applicabile qualora,
         in particolare, il destinatario comunichi al cancelliere, entro tre settimane dall’avviso mediante telefax o altro mezzo tecnico
         di comunicazione, che la notifica non gli è pervenuta. Un siffatto avviso costituisce quindi una formalità sostanziale, l’unica
         in grado di garantire la regolarità della notifica. Infatti, se la cancelleria non avvertisse il destinatario in base alle
         modalità così prescritte, quest’ultimo non potrebbe contestare la data presunta dell’invio tramite posta e la disposizione
         che accorda tale possibilità al destinatario sarebbe resa inefficace.
      
      26      Da quanto sopra considerato risulta che, in mancanza di tale avvertimento del destinatario ad opera della cancelleria del
         Tribunale, non si può presumere che la sentenza o l’ordinanza in questione siano state consegnate al loro destinatario il
         decimo giorno successivo al relativo deposito presso l’ufficio postale di Lussemburgo. In un caso di questo genere, la data
         della notifica di detta sentenza o di detta ordinanza, che fa decorrere il termine dell’impugnazione, è quella in cui il destinatario
         ha accusato ricevuta o del plico raccomandato che gli è stato inoltrato o della consegna, contro ricevuta, della sentenza
         o dell’ordinanza di cui trattasi.
      
      27      Nel caso di specie, da un lato, è indiscusso che la cancelleria del Tribunale non ha avvertito la Diputación mediante telefax
         o un qualsiasi altro mezzo tecnico di comunicazione che la sentenza impugnata le sarebbe stata notificata mediante lettera
         raccomandata e che, di conseguenza, detto plico si sarebbe ritenuto consegnato al destinatario il decimo giorno successivo
         al suo deposito presso l’ufficio postale di Lussemburgo. Indubbiamente, la pubblicazione, il giorno in cui è stata pronunciata
         la sentenza impugnata, di un comunicato stampa sul sito della Diputación dimostra che quest’ultima ha potuto venire a conoscenza
         della sentenza in questione, presumibilmente grazie al sito Internet della Corte. Tuttavia, questa circostanza non è in grado
         di provare, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, che la Diputación sarebbe stata «avvertita» in merito alla notifica
         della sentenza di cui trattasi secondo le modalità previste dall’art. 100, n. 2, secondo comma, del regolamento di procedura
         del Tribunale. Parimenti, la Commissione non può avvalersi dell’interpretazione del suddetto regolamento di procedura accolta
         dalla Corte nella menzionata ordinanza Forum des Migrants/Commissione, in cui tale istituzione si è limitata ad applicare
         l’art. 44, n. 2, terzo comma, di tale regolamento, disposizione che, come si è già detto, non risulta pertinente ai fini della
         presente causa.
      
      28      D’altro lato, la Diputación ha sostenuto, senza essere contraddetta, di aver accusato ricevuta della sentenza impugnata in
         data 1° settembre 2003. Per presentare il suo ricorso disponeva, a partire da quella data, di un termine di due mesi, aumentato
         del termine forfettario in ragione della distanza di 10 giorni, previsto dall’art. 81, n. 2, del regolamento di procedura
         della Corte: il termine dell’impugnazione decorreva pertanto fino al 10 novembre 2003. Orbene, il ricorso è stato proposto
         in tale data e, di conseguenza, non è tardivo.
      
      29      Dalle considerazioni sopra formulate risulta che l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione deve essere respinta.
      
       Sulla qualificazione come aiuto di Stato delle somme versate alla P & O Ferries
       Argomenti delle parti
      30      I motivi di cui trattasi sono presentati dalla Diputación a sostegno delle conclusioni del suo ricorso, nella causa C‑471/03 P.
      
      31      Con il primo, il secondo e il terzo motivo del suo ricorso, la Diputación invoca gli errori di diritto in cui il Tribunale
         sarebbe incorso nel dichiarare che la Commissione poteva regolarmente qualificare come aiuti di Stato le somme versate alla
         P & O Ferries.
      
      32      In base al primo motivo, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto prendendo in considerazione – per accertare se
         la Diputación avesse agito come un investitore privato operante in condizioni normali di un’economia di mercato – un criterio
         relativo alla necessità di un intervento delle pubbliche autorità.
      
      33      Da una parte, questo criterio, fondato sull’esame soggettivo degli obiettivi dell’intervento pubblico, non sarebbe conforme
         alla giurisprudenza (v., segnatamente, sentenza 12 ottobre 2000, causa C‑480/98, Spagna/Commissione, Racc. pag.  I-8717, punto 16).
         Il solo criterio sul quale si sarebbe dovuto fondare il Tribunale, secondo la giurisprudenza della Corte, sarebbe quello relativo
         al raffronto tra i comportamenti dell’operatore pubblico in questione e quelli dell’investitore privato, prendendo in considerazione
         l’analisi economica del comportamento di tale operatore pubblico, con riferimento agli elementi obiettivi e verificabili (v.,
         in particolare, sentenza 3 luglio 2003, cause riunite C‑83/01 P, C‑93/01 P e C‑94/01 P, Chronopost e a./UFEX e a., Racc. pag. I‑6993).
         Ora, in caso di acquisizione di servizi, come nella fattispecie, non sussisterebbe alcun elemento d’aiuto se la transazione
         venisse effettuata alle normali condizioni di prezzo di mercato. Il nuovo accordo sarebbe stato in tal senso paragonabile
         ai contratti generalmente conclusi tra le compagnie marittime e gli operatori.
      
      34      D’altra parte, il ricorso a un siffatto criterio soggettivo da parte del Tribunale avrebbe portato quest’ultimo a disattendere
         il principio in forza del quale la valutazione della razionalità economica del comportamento dello Stato si deve effettuare
         nel contesto dell’epoca in cui sono state adottate le misure controverse (sentenza 16 maggio 2002, causa C‑482/99, Francia/Commissione,
         Racc. pag. I‑4397, punto 71). Per verificare la necessità «reale ed effettiva» della Diputación di acquistare i biglietti
         di viaggio controversi, il Tribunale si sarebbe ingiustamente fondato su una situazione successiva. Parimenti, al punto 118
         della sentenza impugnata, sarebbe ininfluente l’argomento del Tribunale secondo cui l’esigenza di provare l’esistenza di tale
         necessità si imponeva ancor più data la mancanza di una gara d’appalto.
      
      35      Se fosse ammesso il ricorso al criterio relativo alla necessità dell’intervento pubblico, ne risulterebbe un’inaccettabile
         disparità di trattamento tra operatori pubblici e operatori privati nonché una violazione dei principi di certezza del diritto
         e di legittimo affidamento. Qualora l’intervento pubblico venisse considerato a posteriori come superfluo, il prestatore di
         servizi privato in questione sarebbe esposto all’obbligo di rimborsare le somme percepite, anche se dovessero corrispondere
         alle normali condizioni di mercato, e ciò nel corso di un lungo periodo, tenuto conto del termine di prescrizione fissato
         a dieci anni dall’art. 15 del regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell’articolo [88 CE]
         (GU L 83, pag. 1). Il criterio di cui trattasi potrebbe comportare un obbligo generale di notifica di tutti i progetti di
         intervento pubblico affinché la Commissione possa pronunciarsi sulla giustificatezza di questi ultimi.
      
      36      Il secondo motivo attiene al fatto che il Tribunale avrebbe applicato in modo inesatto l’art. 87 CE deducendo, al punto 137
         della sentenza impugnata, l’esistenza di un aiuto di Stato dalla mancanza di necessità, nella fattispecie, di acquistare biglietti
         di viaggio. L’esigenza di acquistare tali biglietti sarebbe stata dimostrata dinanzi al Tribunale. Il fatto che siano stati
         utilizzati alcuni biglietti proverebbe l’esistenza di tale necessità e le somme versate per i biglietti utilizzati non si
         sarebbero quindi dovute qualificare come aiuti di Stato. Quanto agli importi versati per i biglietti non ancora utilizzati,
         il Tribunale a maggior ragione non avrebbe potuto classificarli, al punto 134 della sentenza impugnata, come aiuti di Stato.
         Infatti, dal nuovo accordo emergerebbe che i biglietti si sarebbero potuti utilizzare anche dopo il 1998. Le somme versate
         per il complesso dei biglietti, quindi, corrisponderebbero proprio a prestazioni utili per l’ente pubblico che le aveva finanziate
         e la P & O Ferries risultava debitrice di tali prestazioni verso la Diputación. L’avvio del procedimento di esame dopo l’intervento
         della menzionata sentenza BAI/Commissione sarebbe stato all’origine della cessazione dell’uso di biglietti durante quello
         stesso periodo, a titolo precauzionale, in attesa della decisione della Commissione. Il Tribunale avrebbe quindi erroneamente
         rifiutato di prendere in considerazione tale elemento di prova per concludere, al punto 121 della sentenza impugnata, che
         il nuovo accordo non era stato concluso al fine di far fronte a necessità «effettive». Quanto alle considerazioni relative
         al numero dei biglietti utilizzati, alle destinazioni scelte, alle condizioni climatiche, risultanti ai punti 128-130 della
         sentenza impugnata, esse sarebbero manifestamente erronee, dal momento che il Tribunale ha valutato in modo inesatto le prove
         che gli sono state fornite.
      
      37      Il terzo motivo riguarda il fatto che il Tribunale ha commesso un errore di diritto dichiarando che la Commissione aveva potuto
         legittimamente classificare come aiuti di Stato tutte le somme versate, comprese quelle corrispondenti a biglietti utilizzati.
         La Commissione avrebbe dovuto procedere all’analisi economica che si imponeva e giungere alla conclusione che le somme corrisposte
         al prezzo di mercato, a fronte di un servizio fornito, non potevano essere considerate un vantaggio economico e pertanto non
         costituivano aiuti di Stato.
      
       Giudizio della Corte
      38      Prima di analizzare il motivo relativo alla violazione dell’art. 87, n. 1, CE, relativo alla qualificazione come aiuti di
         Stato delle misure di cui trattasi, motivo suddiviso in tre parti, il Tribunale ha esaminato l’eccezione di irricevibilità
         formulata dalla Commissione con riguardo a tale motivo. A giudizio di quest’ultima, detto motivo poneva in discussione l’autorità
         di cosa giudicata insita nella menzionata sentenza BAI/Commissione e, di conseguenza, non poteva essere esaminato.
      
      39      Il Tribunale ha dichiarato ricevibile il motivo di cui trattasi. Per giungere a tale soluzione ha dichiarato, al punto 77
         della sentenza impugnata, che l’autorità di cosa giudicata insita in una sentenza può precludere la ricevibilità di un ricorso
         qualora il precedente ricorso che ha dato origine alla sentenza in questione abbia opposto le stesse parti, abbia lo stesso
         oggetto e sia fondato su medesimi motivi. Ha inoltre rilevato, rispettivamente ai punti 79 e 80 della sentenza impugnata,
         che il ricorso della Diputación, riguardante un atto diverso da quello che aveva dato origine alla menzionata sentenza BAI/Commissione,
         non aveva lo stesso oggetto del ricorso proposto nella causa da cui ha avuto origine tale sentenza e non vedeva contrapposte
         le stesse parti.
      
      40      Statuendo in questi termini il Tribunale ha errato in merito alla portata della forza di cosa giudicata insita nella menzionata
         sentenza BAI/Commissione.
      
      41      Contrariamente a quanto dichiarato dal Tribunale, la menzionata sentenza BAI/Commissione non aveva una mera autorità relativa,
         idonea a precludere esclusivamente la proposizione di nuovi ricorsi che avessero lo stesso oggetto, vedessero contrapposte
         le stesse parti e fossero fondati sui medesimi motivi. Questa sentenza godeva dell’autorità assoluta di cosa giudicata e ostava
         a che le questioni di diritto da quest’ultima definite fossero nuovamente sottoposte al Tribunale ed esaminate da quest’ultimo.
      
      42      Infatti, mediante la menzionata sentenza BAI/Commissione il Tribunale ha dichiarato l’annullamento della decisione 7 giugno
         1995, con la quale la Commissione aveva ritenuto che il nuovo accordo non costituisse un aiuto statale, e ha pertanto deciso
         di chiudere il procedimento d’esame avviato con riguardo agli aiuti concessi alla Ferries Golfo de Vizcaya.
      
      43      Orbene, il suddetto annullamento ha eliminato retroattivamente la decisione 7 giugno 1995 nei confronti di tutti gli amministrati.
         Una siffatta sentenza di annullamento ha, pertanto, un effetto erga omnes, conferitole dall’autorità assoluta della cosa giudicata
         (v., in particolare, sentenze 21 dicembre 1954, causa 1/54, Francia/Alta Autorità, Racc. pag. 7, in particolare pag. 34, causa
         2/54, Italia/Alta Autorità, Racc. pag. 75, in particolare pag. 106; 11 febbraio 1955, causa 3/54, Assider/Alta Autorità, Racc. pag. 125,
         e 14 settembre 1999, causa C‑310/97 P, Commissione/AssiDomän Kraft Products e a., Racc. pag. I‑5363, punto 54).
      
      44      Tale autorità non riguarda solo il dispositivo della menzionata sentenza BAI/Commissione. Essa si estende alla motivazione
         di detta sentenza, che costituisce il necessario fondamento del suo dispositivo e ne è di conseguenza inscindibile (v., in
         tal senso, sentenze 26 aprile 1988, cause riunite 97/86, 193/86, 99/86 e 215/86, Asteris e a./Commissione, Racc. pag. 2181,
         punto 27, e Commissione/AssiDomän Kraft Products e a., cit., punto 54).
      
      45      Inoltre, la questione relativa all’autorità assoluta della cosa giudicata è di ordine pubblico e pertanto deve essere sollevata
         d’ufficio dal giudice.
      
      46      Nel caso di specie, per dichiarare l’annullamento della decisione 7 giugno 1995, il Tribunale si è fondato, segnatamente,
         al punto 80 della menzionata sentenza BAI/Commissione, sulla conclusione in base alla quale il nuovo accordo «non costituisce
         una normale operazione commerciale», e, al punto 81 della suddetta sentenza, sul fatto che «gli obiettivi di carattere socioculturale
         eventualmente perseguiti dalle autorità spagnole non assumono alcuna rilevanza ai fini della qualificazione del [nuovo accordo]
         sotto il profilo dell’art. 92, n. 1, del Trattato [divenuto, in seguito a modifica, art. 87, n. 1, CE]». Il Tribunale ha da
         ultimo dichiarato, al punto 82 della medesima sentenza, che «la valutazione della Commissione, secondo la quale [il nuovo
         accordo] non costituisce aiuto statale, si fonda su un’erronea interpretazione dell’art. 92, n. 1, del Trattato» e che, «[p]ertanto,
         la decisione di chiudere la procedura d’esame avviata nei confronti degli aiuti concessi dalla Ferries Golfo de Vizcaya è
         inficiata da una violazione di questa disposizione e dev’essere annullata».
      
      47      La menzionata sentenza BAI/Commissione non è stata impugnata e, di conseguenza, il suo dispositivo così come la menzionata
         motivazione che ne costituisce il necessario fondamento hanno acquisito carattere definitivo.
      
      48      Dalla motivazione di detta sentenza risulta chiaramente che la Commissione avrebbe dovuto qualificare gli aiuti controversi
         come aiuti di Stato, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE e che essa, in seguito all’annullamento così dichiarato, avrebbe dovuto
         riaprire la procedura d’esame ad essi relativa.
      
      49      Per conformarsi a tale sentenza, la Commissione, essendovi tenuta, ha riaperto la procedura di esame della compatibilità degli
         aiuti controversi con il Trattato. Mediante la decisione impugnata essa, da una parte, ha confermato la qualificazione come
         aiuti di Stato riconosciuta dal Tribunale nella menzionata sentenza BAI/Commissione, e, dall’altra, ha dichiarato che gli
         aiuti controversi erano incompatibili con il Trattato. La Commissione si è quindi pronunciata in merito a provvedimenti identici
         a quelli la cui qualificazione come aiuti di Stato risultava dalla menzionata sentenza BAI/Commissione.
      
      50      Date tali circostanze, il Tribunale, quando gli è stato sottoposto il ricorso della Diputación diretto contro la decisione
         impugnata, non poteva nuovamente esaminare i motivi relativi al fatto che gli aiuti controversi non costituivano aiuti di
         Stato senza disconoscere la portata della menzionata sentenza BAI/Commissione. Di conseguenza, statuendo come sopra descritto,
         il Tribunale non ha tenuto conto dell’autorità assoluta della cosa giudicata di cui godeva la sua precedente sentenza.
      
      51      La sentenza impugnata è pertanto viziata da un errore di diritto in quanto il Tribunale ha esaminato il motivo relativo alla
         violazione dell’art. 87, n. 1, CE, che, nelle sue tre parti, mirava a porre nuovamente in forse la qualificazione come aiuti
         di Stato degli aiuti controversi. Tale errore tuttavia non comporta che sia messo in discussione il dispositivo della sentenza
         impugnata.
      
      52      Dalle considerazioni sopra esposte emerge che i primi tre motivi del ricorso della Diputación, tenuto conto dell’autorità
         della cosa giudicata insita nella menzionata sentenza BAI/Commissione, non possono essere esaminati dalla Corte. I suddetti
         motivi sono inoperanti e devono essere disattesi.
      
       Sul fatto che il Tribunale avrebbe ingiustamente dichiarato che l’aiuto controverso non era stato legittimamente notificato
            alla Commissione
      53      Prima di procedere all’esame dei motivi del ricorso, il Tribunale ha ritenuto necessario accertare se l’aiuto di cui tratta
         la decisione impugnata sia stato concesso in conformità al procedimento previsto dall’art. 88, n. 3, CE, e, pertanto, se si
         tratti di un aiuto legittimo.
      
      54      Il Tribunale è giunto alla conclusione che tale aiuto fosse illegittimo fondandosi su un duplice ordine di considerazioni,
         relative in un caso alla portata del nuovo accordo e, nell’altro caso, alla mancata notifica di detto accordo.
      
      55      Da una parte, il Tribunale ha dichiarato che l’aiuto controverso era stato attuato nel 1992, senza previa notifica alla Commissione,
         e che il nuovo accordo non ne aveva modificato la sostanza. Ha dunque rilevato, al punto 58 della sentenza impugnata, che
         «emerge chiaramente dalla decisione impugnata, confortata in tal senso dalle spiegazioni fornite dalle parti nell’ambito del
         presente procedimento, che l’accordo iniziale ed il nuovo accordo costituiscono un unico aiuto, istituito ed attuato nel 1992,
         nell’ambito della conclusione dell’accordo iniziale, senza notifica preliminare alla Commissione». Il Tribunale ha successivamente
         osservato, ai punti 59 e 60 della sentenza impugnata, che «il nuovo accordo rappresenta una semplice modifica dell’accordo
         iniziale», che «è stato elaborato allo scopo di sostituire quest’ultimo» e che le modifiche dell’accordo iniziale, come risultanti
         dal nuovo accordo, «non incidono, nella sostanza, sull’aiuto come istituito dall’accordo iniziale». Al punto 74 della detta
         sentenza, il Tribunale ha precisato che «il procedimento avviato il 29 settembre 1993 e chiuso con la decisione 7 giugno 1995
         [ha] riguardato solamente l’accordo iniziale».
      
      56      Dall’altra parte, il Tribunale ha affermato che il nuovo accordo non era stato debitamente notificato alla Commissione, in
         quanto, in particolare, la lettera 27 marzo 1995, per il fatto di promanare dai consulenti legali della P & O Ferries e non
         dal governo spagnolo, non si sarebbe potuta considerare come la notifica di un nuovo aiuto. Al punto 70 della sentenza impugnata,
         il Tribunale ha rilevato, nello stesso senso, che «la circostanza che la Commissione abbia accettato la comunicazione del
         nuovo accordo senza alcuna obiezione relativa alla validità giuridica di quest’ultima non può in alcun caso influire sull’illegittimità
         dell’aiuto controverso».
      
       Sulla portata del nuovo accordo del 1995
      57      Con il quinto motivo del suo ricorso, la Diputación rimette in discussione la prima serie di considerazioni sulla quale si
         è fondato il Tribunale per accertare l’illegittimità dell’aiuto controverso. Occorre esaminare detto motivo preliminarmente
         al primo, al secondo e al settimo motivo, sollevati dalla P & O Ferries nel suo ricorso e riguardanti la stessa parte della
         sentenza impugnata.
      
       Argomenti delle parti
      58      La Diputación sostiene che, per poter formulare il rilievo in merito all’illegittimità dell’aiuto controverso, il Tribunale
         ha snaturato i fatti, la decisione impugnata e gli elementi di prova dichiarando, al punto 58 della sentenza impugnata, che
         gli aiuti figuranti nel nuovo accordo del 1995 sono stati «istituiti ed attuati nel 1992». Il Tribunale, a causa di questo
         snaturamento, avrebbe commesso un errore nella qualificazione giuridica dei fatti e tratto inesatte conseguenze giuridiche
         dalla sua analisi. Nel sostituire la propria motivazione a quella della decisione impugnata avrebbe altresì ostacolato l’esercizio,
         da parte della ricorrente, dei diritti della difesa.
      
      59      Secondo la Commissione, il suddetto motivo riguarderebbe esclusivamente una questione di fatto e si limiterebbe a riprodurre
         il testo delle memorie presentate al Tribunale, risultando pertanto irricevibile e, in ogni caso, infondato. L’aiuto controverso
         non sarebbe mai stato notificato. L’insieme delle valutazioni effettuate in merito a questo punto dal Tribunale sarebbero
         pertinenti cosicché quest’ultimo avrebbe concluso a buon diritto, al punto 58 della sentenza impugnata, che i due accordi
         costituivano un unico aiuto, attuato illegittimamente.
      
       Giudizio della Corte
      60      Da un lato, per quanto riguarda la ricevibilità del quinto motivo sollevato nella causa C‑471/03 P, la Diputación, contrariamente
         a quanto sostiene la Commissione, non si è limitata a riprodurre il testo delle memorie presentate al Tribunale. Il suddetto
         motivo contiene infatti una critica precisa e circostanziata della motivazione della sentenza impugnata, in particolare del
         punto 58 di quest’ultima. Esso riguarda inoltre lo snaturamento dei fatti della controversia da parte del Tribunale e non
         può pertanto essere stato sollevato dinanzi a quest’ultimo. D’altro lato, se la valutazione dei fatti non costituisce una
         questione di diritto, come tale soggetta al controllo della Corte nel contesto di un’impugnazione, tale principio si applica
         fatto salvo il caso di uno snaturamento degli elementi presentati al Tribunale. La Corte può così censurare lo snaturamento,
         da parte del Tribunale, degli elementi che gli vengono presentati, in particolare laddove quest’ultimo sostituisca la propria
         motivazione a quella della decisione controversa (v., in tal senso, sentenza 27 gennaio 2000, causa C‑164/98 P, DIR International
         Film e a./Commissione, Racc. pag. I‑447, punti 48 e 49).
      
      61      Il suddetto motivo è quindi ricevibile.
      
      62      Esso è altresì fondato.
      
      63      Come ha osservato a buon diritto la Diputación, l’aiuto sul quale si è pronunciata la Commissione nella decisione impugnata
         è quello risultante dal nuovo accordo, analizzato dalla Commissione separatamente da quello previsto nell’accordo iniziale.
      
      64      Dal testo della decisione impugnata emerge infatti che non esisteva un unico aiuto, la cui attuazione risalirebbe al 1992.
         Al fine di dichiarare l’illegittimità dell’aiuto controverso la Commissione si è fondata, ai punti 77 e 78 della detta decisione,
         esclusivamente su circostanze di fatto proprie del nuovo accordo del 1995, e pertanto relative a un aiuto istituito ed attuato
         nel 1995.
      
      65      La Commissione ha rilevato, al ‘considerando’ 43 della decisione impugnata, che «[l]’efficacia della prima convenzione conclusa
         tra le autorità della regione autonoma basca e la Ferries Golfo de Vizcaya è stata sospesa e le somme percepite dalla Ferries
         Golfo de Vizcaya rimborsate. Pertanto è venuta meno la materia del contendere». La Commissione ha proseguito, al punto 44
         di detta decisione, osservando che, «[p]er quanto riguarda la seconda convenzione, la Commissione ritiene che rientri nell’ambito
         di applicazione dell’articolo 92, paragrafo 1, del trattato (ora articolo 87, paragrafo 1)». Il ‘considerando’ 45 della decisione
         di cui trattasi conferma la portata dell’esame al quale ha proceduto la Commissione, precisando che «[a]l fine di chiarire
         se la convenzione del 1995 rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo 92, paragrafo 1, del trattato (ora articolo 87,
         paragrafo 1), occorre stabilire se costituisca “una normale operazione commerciale”». Nello stesso senso, il ‘considerando’
         67 della stessa decisione include l’indicazione secondo cui «gli aiuti controversi sono stati concessi tra il 1995 e il 1998».
      
      66      Da quanto sopra esposto risulta che la Commissione si è effettivamente pronunciata, nella decisione impugnata, in merito alla
         compatibilità con il Trattato dell’aiuto risultante solo dall’accordo del 1995. Difficilmente si potrebbe imporre una diversa
         soluzione in quanto la decisione 7 giugno 1995, adottata alla luce di detto accordo portato a conoscenza della Commissione
         mediante la lettera 27 marzo 1995, ha comportato che venisse autorizzata l’attuazione delle sole misure contenute in quest’ultimo.
      
      67      Pertanto il Tribunale, dichiarando, al punto 58 della sentenza impugnata, che «l’accordo iniziale ed il nuovo accordo costituiscono
         un unico aiuto, istituito ed attuato nel 1992, nell’ambito della conclusione dell’accordo iniziale, senza notifica preliminare
         alla Commissione», e, al punto 74 della suddetta sentenza, che «il procedimento avviato il 29 settembre 1993 e chiuso con
         la decisione 7 giugno 1995 [ha] riguardato solamente l’accordo iniziale», ha snaturato i fatti della controversia e il contenuto
         della decisione impugnata, sostituendo la propria motivazione a quella della decisione controversa (v, in tal senso, sentenza
         DIR International Film e a./Commissione, cit., punti 48 e 49).
      
      68      Il quinto motivo sollevato nella causa C‑471/03 P è quindi fondato.
      
      69      Di conseguenza, con la sentenza impugnata sono stati snaturati i fatti di cui al caso di specie giacché si è dichiarato nella
         stessa che il nuovo accordo e l’accordo iniziale costituivano un unico aiuto, attuato nel 1992.
      
      70      Non occorre pertanto esaminare gli altri tre motivi diretti contro tale parte della sentenza impugnata, vale a dire:
      
      –        il primo motivo sollevato nella causa C-442/03 P, con il quale si deduce che il Tribunale ha erroneamente dichiarato che il
         nuovo accordo non aveva istituito un aiuto autonomo rispetto all’aiuto iniziale;
      
      –        il secondo motivo invocato nella suddetta causa, relativo al fatto che il Tribunale ha commesso un errore di diritto dichiarando,
         al punto 60 della sentenza impugnata, che le modifiche dell’accordo iniziale non interessavano, quanto alla sua sostanza,
         quest’ultimo accordo;
      
      –        il settimo motivo presentato nella stessa causa, relativo al fatto che il Tribunale, al punto 67 della sentenza impugnata,
         ha ignorato la duplice portata della decisione 7 giugno 1995, mediante la quale la Commissione non solo ha chiuso il procedimento
         avviato il 29 settembre 1993, ma si è anche espressamente pronunciata in merito alla qualificazione del nuovo accordo «vigente
         dal 1995 al 1998».
      
      71      Tuttavia, poiché la sentenza impugnata era fondata anche sulla mancata notifica del nuovo accordo, occorre proseguire l’esame
         dei motivi relativi a tale questione.
      
       Sulla mancata notifica del nuovo accordo
      72      Mediante i motivi terzo-sesto del suo ricorso, la P & O Ferries contesta la motivazione della sentenza impugnata con riferimento
         a quei punti in cui il Tribunale ha constatato che l’aiuto controverso non è stato debitamente notificato alla Commissione
         e, di conseguenza, i punti della motivazione di cui alla sentenza impugnata direttamente fondati su tale constatazione.
      
      73      Per giungere alla conclusione che l’aiuto controverso non era stato notificato, il Tribunale ha osservato, al punto 62 della
         sentenza impugnata, che la lettera 27 marzo 1995, inviata ad un funzionario della DG «Trasporti» della Commissione ad opera
         degli avvocati della P & O Ferries, «lungi dal rappresentare una notifica formale di un nuovo aiuto previsto, chiude una lunga
         corrispondenza tra i servizi della Commissione e le ricorrenti, relativamente alle modifiche gradualmente apportate all’accordo
         iniziale». Il Tribunale ha constatato nello stesso senso, al punto 64 della sentenza impugnata, che la lettera 27 marzo 1995
         è stata inviata dagli avvocati della P & O Ferries anziché dal governo spagnolo, che è stata indirizzata ad un funzionario
         della DG «Trasporti», laddove la lettera 2 ottobre 1981, SG (81) 12740, della Commissione agli Stati membri prescrive un invio
         al segretariato generale della Commissione, e che la lettera 27 marzo 1995 non conteneva alcun riferimento all’art. 88, n. 3,
         CE. Ai punti 66 e 70 della sentenza impugnata il Tribunale ha osservato che il comportamento della Commissione suffragava
         l’analisi secondo cui la lettera 27 marzo 1995 non costituiva un atto di notifica e ha precisato che la circostanza che la
         Commissione abbia accettato la comunicazione del nuovo accordo senza alcuna obiezione relativa alla validità giuridica di
         quest’ultima non poteva influire sull’illegittimità dell’aiuto controverso. Infine, al punto 68 della suddetta sentenza, il
         Tribunale ha dichiarato che le parti avevano «fornito indicazioni che permettono di rilevare come esse considerassero l’aiuto
         controverso come un aiuto non notificato».
      
      74      Prima di esaminare i quattro motivi del ricorso della P & O Ferries diretti contro la suddetta parte della sentenza impugnata,
         occorre analizzare l’argomento della Commissione secondo il quale l’esame di tali motivi sarebbe, comunque, inutile, così
         che questi ultimi dovrebbero essere considerati inoperanti.
      
       Sull’inoperatività dei menzionati motivi di cui al ricorso della P & O Ferries
      75      La Commissione rileva che l’impugnazione della P & O Ferries avrebbe carattere meramente dilatorio. La questione se l’aiuto
         controverso sia stato o meno notificato sarebbe irrilevante poiché, in ogni caso, l’argomento della ricorrente relativo al
         principio del legittimo affidamento non risulterebbe convincente. Infatti, l’aiuto di cui trattasi sarebbe stato contestato
         entro il termine di impugnazione e la P & O Ferries non potrebbe legittimamente pretendere di conservarne il beneficio. Anche
         se la Corte statuisse che il detto aiuto è stato notificato e rinviasse la causa dinanzi al Tribunale, quest’ultimo dovrebbe
         necessariamente dichiarare che la P & O Ferries è ad ogni modo tenuta a rimborsare l’aiuto controverso. Date tali circostanze,
         la Corte, indipendentemente dall’analisi dei motivi in questione, dovrebbe statuire che lo status procedurale dell’aiuto di
         cui trattasi non influisce sulla legittimità dell’art. 2 della decisione impugnata. In merito a tale aspetto, lo stato degli
         atti consentirebbe di statuire sulla controversia e la Corte dovrebbe respingere per questo motivo il ricorso della P & O
         Ferries.
      
      76      La suddetta argomentazione, nella parte relativa all’inoperatività dei menzionati motivi, non può essere accolta.
      
      77      Infatti, con i motivi in questione si contesta quella parte della motivazione della sentenza impugnata mediante la quale il
         Tribunale ha affermato che l’aiuto controverso non era stato notificato. Proprio tale rilievo d’illegittimità dell’aiuto in
         questione ha consentito al Tribunale di dichiarare che la Commissione, in un siffatto caso, non era tenuta a provare l’effetto
         reale dell’aiuto in questione sulla concorrenza e sul commercio intracomunitario e che la Commissione stessa poteva a giusto
         titolo richiedere il recupero di un tale aiuto, senza che a ciò ostassero né il principio di tutela del legittimo affidamento
         né circostanze eccezionali. Fondandosi sullo stesso rilievo il Tribunale ha dichiarato che le autorità spagnole non potevano
         invocare nella fattispecie la disposizione in materia di termini generata dalla menzionata sentenza Lorenz, e che la Commissione
         non era obbligata a motivare la sua decisione di disporre il recupero dell’aiuto controverso.
      
      78      Considerate tali circostanze i menzionati motivi, qualora fondati, sono tali da giustificare l’annullamento della sentenza
         impugnata nella parte in cui si è provata l’illegittimità dell’aiuto controverso e si sono conseguentemente disattese le censure
         enunciate al punto precedente della presente sentenza. I suddetti motivi non sono pertanto inoperanti, contrariamente a quanto
         sostiene la Commissione.
      
      79      La circostanza che il ricorso della P & O Ferries potrebbe avere carattere dilatorio, anche supponendola accertata, è irrilevante
         ai fini della suddetta analisi. Quanto alla proposta avanzata dalla Commissione secondo la quale la Corte, indipendentemente
         dall’esame dei menzionati motivi, dovrebbe statuire che l’aiuto controverso dev’essere, in ogni caso, recuperato e l’impugnazione
         respinta per tale motivo, essa si fonda su un’errata concezione delle competenze della Corte nell’ambito di un’impugnazione.
         Una siffatta proposta porterebbe infatti la Corte a statuire direttamente sul merito della controversia. Orbene, nell’ambito
         di un procedimento d’impugnazione, la Corte può pronunciarsi sul merito della controversia solo dopo aver annullato la sentenza
         del Tribunale.
      
      80      Peraltro, contrariamente a quanto afferma la Commissione, il sesto motivo del ricorso della P & O Ferries è articolato in
         modo chiaro e può essere esaminato dalla Corte.
      
       Sulla fondatezza dei menzionati motivi di cui al ricorso della P & O Ferries
      81      Tali quattro motivi sono strettamente connessi e devono essere esaminati congiuntamente.
      
      –       Argomenti delle parti
      82      La P & O Ferries sostiene, con il suo terzo motivo, che il Tribunale, al punto 62 della sentenza impugnata, ha commesso un
         errore di diritto nel dichiarare che la lettera 27 marzo 1995 degli avvocati della ricorrente alla Commissione non costituiva
         la notifica formale di un nuovo aiuto previsto, mentre la lettera di cui trattasi avrebbe avuto proprio tale finalità.
      
      83      Con il quarto motivo si deduce che il Tribunale si sarebbe erroneamente fondato, al punto 64 della sentenza impugnata, sul
         fatto che la lettera in questione promanava da avvocati e non dal governo spagnolo, che non era stata inviata al segretariato
         generale della Commissione e che non conteneva nessun riferimento all’art. 88, n. 3, CE, per negarne il carattere di atto
         di notifica.
      
      84      Il quinto motivo attiene al fatto che il Tribunale è incorso in un errore di diritto prendendo in considerazione, al punto 65
         della sentenza impugnata, che le lettere inviate dalle ricorrenti alla Commissione, compresa la lettera 27 marzo 1995, recavano
         tutte il riferimento NN 40/93, utilizzato dalla Commissione nel fascicolo relativo all’accordo iniziale. Un tale riferimento,
         di cui si è usufruito per le esigenze della comunicazione con i servizi della Commissione, di per sé non avrebbe un particolare
         valore giuridico né alcuna incidenza sulla possibilità di qualificare o meno il nuovo accordo come aiuto nuovo.
      
      85      Con il suo sesto motivo, la P & O Ferries rileva che la valutazione del Tribunale risulta viziata da un errore di diritto
         avendo quest’ultimo dichiarato, al punto 66 della sentenza impugnata, che la sua analisi era suffragata dal comportamento
         della Commissione. Al contrario, un siffatto comportamento avrebbe confermato che la notifica effettuata mediante la lettera
         27 marzo 1995 era sufficiente.
      
      86      La Commissione replica, per quanto riguarda il quarto motivo, che il sistema generale del procedimento nell’ambito degli aiuti
         di Stato, secondo quanto risulta dall’art. 88, n. 3, CE, implica che gli aiuti devono essere notificati dagli Stati membri
         e che tale esigenza prevaleva anche precedentemente all’intervento del regolamento n. 659/1999. Dal momento che le decisioni
         in materia hanno come destinatari tali Stati, questi ultimi dovrebbero essere gli unici a notificarle alla Commissione (v.,
         in tal senso, sentenze 2 aprile 1998, causa C‑367/95 P, Commissione/Sytraval e Brink’s France, Racc. pag. I‑1719, punto 45,
         e 15 febbraio 2001, causa C‑99/98, Austria/Commissione, Racc. pag. I‑1101, punti 32 e 84). Sarebbe anormale che la notifica
         da parte di un terzo possa premunire uno Stato membro contro una decisione che disponga il recupero dell’aiuto. Se la Corte
         dovesse dichiarare che l’obbligo di notifica incombe in ogni caso agli Stati membri, tale quarto motivo sarebbe infondato
         e gli altri motivi relativi alla notifica dell’aiuto controverso risulterebbero inoperanti.
      
      87      Quanto al terzo motivo, la Commissione rileva che, al punto 68 della sentenza impugnata, non contestato dalla ricorrente,
         il Tribunale ha osservato come le parti «considerassero l’aiuto controverso come un aiuto non notificato». Contestando l’analisi
         del Tribunale ai sensi della quale la lettera 27 marzo 1995 non equivaleva alla notifica dell’aiuto, la P & O Ferries rimetterebbe
         inutilmente in discussione la valutazione dei fatti che emerge dalla sentenza impugnata.
      
      88      Per quanto riguarda il quinto motivo, la Commissione contesta che l’uso dell’indicazione «NN» sia stato effettuato dal Tribunale
         per dimostrare che l’aiuto controverso non era stato notificato. Il Tribunale si sarebbe fondato su tale elemento di prova,
         al punto 65 della sentenza impugnata, per procedere alla constatazione di fatto contenuta al punto 68 della suddetta sentenza
         e detta constatazione non potrebbe essere rimessa in discussione nell’ambito di un’impugnazione.
      
      –       Giudizio della Corte
      89      I quattro motivi analizzati in tale sede mirano tutti a contestare il rifiuto del Tribunale di qualificare la lettera 27 marzo
         1995 come atto di notifica.
      
      90      La qualificazione giuridica attribuita ad un fatto o a un atto dal Tribunale è una questione di diritto che può essere sollevata
         nell’ambito di un ricorso di annullamento di una sentenza. È il caso, ad esempio, della questione se una lettera debba essere
         considerata un reclamo ai sensi dell’art. 90, n. 2, dello Statuto del personale delle Comunità europee (v., in tal senso,
         sentenze 19 ottobre 1995, causa C‑19/93 P, Rendo e a./Commissione, Racc. pag. I‑3319, punto 26, e 29 giugno 2000, causa C‑154/99 P,
         Politi/Fondation européenne pour la formation, Racc. pag. I‑5019, punto 11). 
      
      91      Nel caso di specie, tenuto conto della natura degli argomenti proposti, che riguardano i criteri di cui si è avvalso il Tribunale
         per dichiarare che l’aiuto controverso non è stato notificato, la questione se la lettera 27 marzo 1995 costituisca o meno
         un atto di notifica dell’aiuto controverso previsto dal nuovo accordo è una questione di diritto, che rientra nella giurisdizione
         della Corte.
      
      92      Ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE, sono soggetti all’obbligo di notifica previsto da tale disposizione i «progetti diretti a
         istituire o modificare aiuti». 
      
      93      Dal disposto stesso di tale disposizione risulta che un accordo quale il nuovo accordo, mediante il quale è stato istituito
         l’aiuto controverso, è soggetto all’obbligo di notifica così prescritto. Di conseguenza, secondo quanto giustamente sostiene
         la P & O Ferries, l’obbligo di notifica del suddetto nuovo accordo si presenta come autonomo rispetto all’obbligo di notifica
         dell’accordo iniziale. Pertanto, la mancata notifica dell’accordo iniziale, che ha reso quest’ultimo illegittimo, non incide
         sull’esame della legittimità del nuovo accordo, fondato sulla valutazione relativa all’osservanza dell’obbligo di notifica
         applicabile solo a questo accordo.
      
      94      La circostanza che il nuovo accordo venga portato a conoscenza della Commissione nel corso del procedimento di esame avviato
         con riferimento all’accordo iniziale non è tale da inficiare detta considerazione. Infatti, poiché la decisione impugnata
         riguarda, come è stato detto, solo l’aiuto istituito dal nuovo accordo, la questione se l’aiuto di cui trattasi sia stato
         o meno notificato deve essere valutata indipendentemente dal fatto che la Commissione avesse avviato il procedimento di esame
         con riferimento all’accordo iniziale.
      
      95      Pertanto, il fatto che le lettere inviate dalle ricorrenti alla Commissione, compresa la lettera 27 marzo 1995, rechino ciascuna
         il riferimento NN 40/93, utilizzato dalla Commissione nel fascicolo relativo all’accordo iniziale, di per sé non può incidere
         sulla possibilità di qualificare o meno il nuovo accordo come nuovo aiuto. Il Tribunale si è dunque erroneamente basato su
         tale elemento per provare che l’aiuto controverso sarebbe stato indissociabile dalle misure previste nell’accordo iniziale
         e per dichiarare, di conseguenza, che l’aiuto controverso non era stato notificato.
      
      96      Inoltre dagli atti di causa emerge che la P & O Ferries, con l’invio della lettera 27 marzo 1995, ha inteso «informare in
         tempo utile» la Commissione in merito all’esistenza e al contenuto del nuovo accordo nonché all’intenzione delle parti firmatarie
         di dare attuazione all’aiuto controverso.
      
      97      Innanzitutto, è sulla base delle informazioni contenute nella suddetta lettera e alla luce delle «modifiche significative
         [contenute in un nuovo accordo]» che la Commissione, nella sua decisione 7 giugno 1995, ha deciso di chiudere il procedimento
         d’esame avviato con riferimento all’accordo iniziale. La Commissione ha quindi pienamente preso in considerazione la lettera
         di cui trattasi, inoltrata al funzionario direttamente incaricato della gestione del fascicolo, per le necessità relative
         all’esame delle misure di aiuto controverse.
      
      98      Dal testo della decisione 7 giugno 1995 emerge poi che tali modifiche significative sono state inserite nel nuovo accordo
         «al fine di venire incontro alle preoccupazioni della Commissione». Inoltre, la suddetta decisione si chiude con l’indicazione
         alquanto esplicita secondo la quale «il nuovo accordo, [che si applica] dal 1995 al 1998, non costituisce un aiuto di Stato».
         La Commissione non può quindi legittimamente pretendere di non essere stata informata, in tempo utile per presentare le sue
         osservazioni, in merito alle misure contenute in detto nuovo accordo né sostenere che la lettera 27 marzo 1995 non l’avrebbe
         posta in condizioni di esercitare normalmente il proprio controllo.
      
      99      Infine, dagli atti di causa emerge che l’aiuto controverso, previsto dal nuovo accordo, non è stato erogato prima che il 7
         giugno 1995 la Commissione decidesse di chiudere il procedimento d’esame avviato con riferimento all’accordo iniziale. I primi
         versamenti a favore della P & O Ferries sono stati effettuati solo nel dicembre 1995. D’altronde, al ‘considerando’ 77 della
         decisione impugnata, la Commissione ha ammesso che «i pagamenti (…) [sono] stati successivi alla decisione positiva della
         Commissione del 7 giugno 1995». Per di più, il nuovo accordo include una clausola, sulla cui portata la Commissione nel 1995
         non ha espresso riserve, ai sensi della quale «tutte le misure sono state adottate per rispettare l’art. 93, n. 3, del Trattato
         di Roma». Quanto al fatto che il nuovo accordo è stato concluso prima che intervenisse la decisione 7 giugno 1995, esso non
         consente di provare che agli aiuti è stata data attuazione anteriormente alla suddetta decisione.
      
      100    Da quanto sopra esposto risulta che, con la sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato che le parti interessate e la Commissione
         consideravano esse stesse l’aiuto controverso come un aiuto non notificato.
      
      101    Non occorre pertanto che la Corte si pronunci in merito al nono motivo formulato dalla Diputación, relativo al fatto che il
         Tribunale, non statuendo in merito alla richiesta di produrre tutti i documenti relativi all’accordo del 1995 idonei a dimostrare
         che la Commissione aveva considerato la lettera 27 marzo 1995 come la notifica di un nuovo aiuto, ha disapplicato i diritti
         della difesa e violato l’art. 66 del regolamento di procedura del Tribunale.
      
      102    Senza tuttavia incorrere in errore di diritto il Tribunale ha dichiarato che la lettera 27 marzo 1995 non costituiva un atto
         di notifica rispondente alle prescrizioni di cui all’art. 88, n. 3, CE.
      
      103    Infatti, dallo stesso disposto dell’art. 88, n. 3, CE, che instaura un rapporto bilaterale tra la Commissione e lo Stato membro,
         risulta che l’obbligo di notifica grava sui soli Stati membri. Di conseguenza non si può ritenere che detto obbligo sia soddisfatto
         mediante la notifica effettuata dall’impresa beneficiaria dell’aiuto. Come ha già statuito la Corte, il sistema di controllo
         e di esame degli aiuti di Stato istituito dall’art. 88 CE non impone al beneficiario di un aiuto alcun obbligo specifico.
         In primo luogo, l’obbligo di notifica e il divieto di attuazione immediata dei progetti di aiuto hanno come destinatario lo
         Stato membro. In secondo luogo, è sempre quest’ultimo colui cui è diretta la decisione con la quale la Commissione dichiara
         un aiuto incompatibile e invita a sopprimerlo entro un dato termine (v. sentenza della Corte 11 luglio 1996, causa C‑39/94,
         SFEI e a., Racc. pag. I‑3547, punto 73). 
      
      104    È ininfluente a tale riguardo il fatto che, all’epoca in cui, nella fattispecie, è stato trasmesso alla Commissione il progetto
         di nuovo accordo, nessun testo normativo prevedesse che una notifica, per essere regolare, dovesse essere effettuata dal governo
         interessato. Se è vero che l’obbligo ai sensi del quale la notifica incombe a detto governo è stato ribadito nella normativa
         comunitaria all’art. 2, n. 1, del regolamento n. 659/1999, il suddetto articolo si limitava a codificare la giurisprudenza
         della Corte senza nulla aggiungere allo stato del diritto applicabile.
      
      105    Date tali circostanze, il Tribunale, senza inficiare la propria sentenza con un errore di diritto, poteva fondarsi sulla circostanza
         che la lettera 27 marzo 1995 non proveniva dal governo dello Stato membro interessato al fine di dichiarare che essa non costituiva
         un atto di notifica rispondente alle prescrizioni di cui all’art. 88, n. 3, CE.
      
      106    Il Tribunale ha quindi correttamente applicato l’art. 88, n. 3, CE considerando, nelle circostanze del caso di specie, che
         la lettera 27 marzo 1995 non costituiva un atto di notifica del nuovo accordo.
      
      107    Da quanto sopra illustrato emerge che, anche se la sentenza del Tribunale è affetta da un vizio di snaturamento dei fatti
         all’origine della presente causa, avendo quest’ultimo ritenuto che il nuovo accordo e l’accordo iniziale costituissero un
         unico aiuto, attuato dal 1992, esso ha giustamente dichiarato che è stata data attuazione all’aiuto controverso senza previa
         notifica alla Commissione. La Corte è di conseguenza tenuta a respingere le conclusioni dei ricorsi dirette contro tale parte
         della sentenza impugnata. 
      
       Sulle conseguenze che il Tribunale ha dedotto dalla mancata notifica
      108    Il sesto, il settimo e l’ottavo motivo sollevati dalla Diputación mirano a rimettere in discussione i punti della motivazione
         di cui alla sentenza impugnata relativamente ai quali il Tribunale si è fondato, di conseguenza, sulla mancata notifica dell’aiuto
         di cui trattasi.
      
      109    Con il suo sesto motivo la Diputación sostiene che il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto considerando, ai punti 142
         e 143 della sentenza impugnata, che l’aiuto controverso era illegittimo e che non era quindi necessaria una valutazione da
         parte della Commissione in merito alla concreta incidenza di tale aiuto sulla concorrenza e sugli scambi intracomunitari.
      
      110    Il motivo in esame deve essere disatteso. Come ha già statuito la Corte, se la Commissione dovesse dimostrare nella sua decisione
         le effettive conseguenze di aiuti già concessi, verrebbero favoriti gli Stati membri che versano aiuti in violazione dell’obbligo
         di notifica di cui all’art. 88, n. 3, CE a detrimento di quelli che notificano il progetto di aiuti (v. sentenza 14 febbraio
         1990, causa C‑301/87, Francia/Commissione, Racc. pag. I-307, punto 33).
      
      111    Nel caso di specie il Tribunale, come è già stato detto, ha legittimamente dichiarato che la lettera 27 marzo 1995 non costituiva
         un atto di notifica del nuovo accordo. Da ciò poteva pertanto desumere, senza inficiare la sua sentenza con un errore di diritto,
         che la Commissione non era obbligata a provare il concreto impatto dell’aiuto concesso sulla concorrenza e sugli scambi tra
         Stati membri. Il sesto motivo è, pertanto, infondato.
      
      112    Il settimo motivo della Diputación riguarda il fatto che il Tribunale avrebbe snaturato l’argomentazione che quest’ultima
         gli aveva sottoposto e, quindi, violato i diritti della difesa. Il Tribunale avrebbe infatti rilevato, al punto 203 della
         sentenza impugnata, che la Diputación non era legittimata a invocare «la tutela del legittimo affidamento della P & O Ferries»,
         mentre essa faceva valere la tutela del proprio legittimo affidamento, in quanto parte del nuovo accordo. Anche se la P & O
         Ferries aveva addotto l’esistenza di circostanze eccezionali e la tutela del legittimo affidamento, il Tribunale non sarebbe
         stato legittimato a concludere che la Diputación non poteva formulare un motivo fondato sul principio del legittimo affidamento
         di detta impresa.
      
      113    La Commissione sostiene che la portata del settimo motivo è mutata nel corso del giudizio. La Diputación, nella sua replica,
         avrebbe riproposto il motivo relativo alla violazione del legittimo affidamento dell’impresa beneficiaria dell’aiuto, da essa
         sollevato dinanzi al Tribunale. Orbene, la Diputación nel ricorso avrebbe sollevato un altro motivo, riguardante la violazione
         del proprio legittimo affidamento. Di conseguenza, il motivo relativo al legittimo affidamento dell’impresa beneficiaria sarebbe
         nuovo e, pertanto, irricevibile. Esso sarebbe, in ogni caso, infondato.
      
      114    Occorre in primo luogo respingere l’eccezione d’irricevibilità formulata dalla Commissione con riferimento al settimo motivo.
         Contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, la Diputación, nella replica così come nel ricorso, ha sollevato il medesimo
         motivo con il quale si deduce che il Tribunale avrebbe snaturato i suoi argomenti prendendo in considerazione solo il legittimo
         affidamento della P & O Ferries, mentre la Diputación invocava anche il proprio legittimo affidamento. Quindi, il motivo è
         ricevibile.
      
      115    Esso è tuttavia infondato. Sebbene in effetti il Tribunale, al punto 203 della sentenza impugnata, abbia espressamente menzionato
         solo «il legittimo affidamento della P & O Ferries», ha tuttavia risposto all’argomentazione dinanzi ad esso sviluppata dalla
         Diputación dichiarando, al punto 202 di detta sentenza, che non spettava alle autorità spagnole, ma all’impresa beneficiaria,
         far valere circostanze eccezionali sulle quali essa abbia potuto fondare il proprio legittimo affidamento al fine di opporsi
         alla restituzione di un aiuto illegittimo. La Diputación non è pertanto legittimata a sostenere che, mediante la sentenza
         impugnata, il Tribunale avrebbe snaturato i suoi argomenti.
      
      116    Con il suo ottavo motivo, la Diputación afferma che il Tribunale ha snaturato gli argomenti del ricorso fondati sull’art. 10
         CE e sul principio di buona amministrazione dichiarando, al punto 211 della sentenza impugnata, che tali argomenti rimetterebbero
         in discussione l’illegittimità dell’aiuto controverso. Al contrario, la ricorrente avrebbe sostenuto che l’art. 10 CE e il
         menzionato principio osterebbero alla restituzione di aiuti, anche illegittimi. A causa di tale snaturamento, il Tribunale
         non avrebbe realmente analizzato il motivo di cui trattasi e sarebbe incorso in una violazione dei diritti della difesa.
      
      117    Emerge tuttavia dal fascicolo che gli argomenti mediante i quali la Diputación, in particolare ai punti 261 e 272-275 del
         suo ricorso, mirava a rimettere in discussione il comportamento della Commissione, appellandosi all’art. 10 CE e al principio
         di buona amministrazione, rinviavano agli argomenti sviluppati dalla ricorrente per dimostrare che l’aiuto controverso era
         stato correttamente notificato e, in sostanza, non erano distinguibili con questi ultimi.
      
      118    Date tali circostanze, non si può utilmente sostenere che il Tribunale abbia snaturato gli argomenti della Diputación dichiarando
         che quelli riguardanti l’art. 10 CE e il principio di buona amministrazione in sostanza sembravano censurare il comportamento
         della Commissione in fase di istruzione del fascicolo e rimettere in discussione l’illegittimità dell’aiuto controverso. L’ottavo
         motivo della Diputación deve conseguentemente essere disatteso.
      
       Sul fatto che il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto ritenendo che l’aiuto controverso non fosse compatibile con
            il Trattato
      119    Il quarto motivo nella causa C‑471/03 P è l’unico che rimette in discussione la valutazione effettuata dal Tribunale, ai sensi
         della quale la deroga prevista dall’art 87, n. 2, lett. a), CE non è applicabile nel caso di specie.
      
       Argomenti della Diputación
      120    Il suddetto motivo consta di due parti.
      
      121    Con la prima parte di questo motivo, la Diputación rileva che il Tribunale ha snaturato il preambolo della decisione impugnata,
         osservando, al punto 165 della sentenza impugnata, che l’aiuto controverso non poteva andare a beneficio di quei consumatori
         che utilizzino altre compagnie marittime in grado di operare tra Bilbao e Portsmouth. Ai ‘considerando’ 58 e 59 della decisione
         impugnata, la Commissione avrebbe in realtà considerato che l’art. 87, n. 2, lett. a), CE non poteva applicarsi a causa della
         mancanza di trasparenza nella scelta dell’operatore marittimo. Snaturando così il testo della decisione impugnata, il Tribunale
         non avrebbe posto la ricorrente in condizioni di predisporre correttamente la sua difesa.
      
      122    Con la seconda parte del medesimo motivo, la ricorrente sostiene che il Tribunale ha commesso in ogni caso un errore di diritto
         nell’interpretazione dell’art. 87, n. 2, lett. a), CE basandosi, al punto 166 della sentenza impugnata, sull’attribuzione
         dell’aiuto ad un unico operatore, con esclusione di altre compagnie idonee a realizzare l’obiettivo sociale perseguito. Poiché
         un solo operatore sarebbe stato disposto a fornire la prestazione sul collegamento in questione, non potrebbe essere dimostrato
         il carattere discriminatorio dell’aiuto connesso all’origine dei prodotti. In un siffatto caso, dal momento che era stato
         riconosciuto nella decisione impugnata il carattere sociale dell’aiuto controverso (punto 58), l’art. 87, n. 2, lett. a),
         CE sarebbe stato applicabile.
      
       Giudizio della Corte
      123    Quanto alla prima parte del detto motivo, dal testo della decisione impugnata emerge che, per affermare che l’aiuto controverso
         non soddisfaceva la condizione prescritta dall’art. 87, n. 2, lett. a), CE secondo la quale l’aiuto deve essere accordato
         «senza discriminazioni determinate dall’origine dei prodotti», la Commissione si è basata in particolare, da una parte, al
         punto 58 della suddetta decisione, sulla circostanza che «i [biglietti] di viaggio sono stati acquistati solo dalla Ferries
         Golfo de Vizcaya e le autorità della regione autonoma non sono state in grado di dimostrare che l’impresa è stata scelta in
         maniera trasparente», e, dall’altra, al punto 60 della stessa decisione, sul fatto che «le autorità della regione autonoma
         basca, inoltre, avrebbero potuto raggiungere gli stessi obiettivi di carattere sociale per mezzo di offerte di viaggio diversificate».
      
      124    Per questi motivi la Commissione ha ritenuto che la Ferries Golfo de Vizcaya fosse l’unica impresa beneficiaria dell’aiuto
         controverso e che non fosse provato che gli obiettivi sociali perseguiti mediante il suddetto aiuto potessero essere raggiunti
         solo tramite l’acquisto di biglietti di viaggio presso detta impresa.
      
      125    Per negare l’applicabilità della deroga contenuta all’art. 87, n. 2, lett. a), CE, la Commissione non si è quindi fondata,
         contrariamente a quanto assume la Diputación, solo sulla mancanza di trasparenza nella scelta dell’operatore marittimo interessato.
      
      126    Il Tribunale non ha quindi snaturato la motivazione della decisione impugnata né leso i diritti della difesa nel constatare,
         al punto 165 della sentenza impugnata, che «la Diputación non ha affermato, né ha a fortiori dimostrato, che i consumatori
         avrebbero potuto del pari beneficiare dell’aiuto controverso utilizzando eventualmente altre compagnie marittime che potessero
         operare tra Bilbao e Portsmouth».
      
      127    Ne consegue che tale motivo, considerato nella sua prima parte, è infondato in fatto e, pertanto, non può essere accolto.
      
      128    Per quanto riguarda la seconda parte del suddetto quarto motivo, occorre rilevare che, per poter concludere che l’art. 87,
         n. 2, lett. a), CE non era applicabile nella fattispecie, il Tribunale non si è fondato, al punto 166 della sentenza impugnata,
         sulla sola circostanza che la convenzione di acquisto di biglietti di viaggio è stata stipulata esclusivamente tra la Diputación
         e la P & O Ferries.
      
      129    Esso ha infatti affermato, alla prima frase del punto in questione, che, «in forza del nuovo accordo, la P & O Ferries riceve
         un importo annuale predeterminato, a prescindere dal numero di biglietti di viaggio effettivamente utilizzati dai consumatori
         finali». Con tale indicazione il Tribunale ha inteso rammentare, come aveva constatato in particolare ai punti 121 e 137 della
         sentenza impugnata, che la Diputación non aveva concluso il nuovo accordo al fine di far fronte a necessità effettive, ma
         che quest’ultimo era stato siglato onde conferire alla P & O Ferries un vantaggio di cui la stessa non avrebbe beneficiato
         in normali condizioni di mercato.
      
      130    Nella presente controversia, tenuto conto delle valutazioni così effettuate dal Tribunale in merito alla natura del vantaggio
         economico attribuito alla P & O Ferries, l’indicazione figurante nella prima frase del punto 166 di cui alla sentenza impugnata
         era, in ogni caso, sufficiente a giustificare in diritto la conclusione, formulata al punto 167 della sentenza impugnata,
         secondo cui non si poteva considerare l’aiuto controverso come un aiuto «accordato ai singoli consumatori senza discriminazioni
         determinate dall’origine dei prodotti», ai sensi dell’art. 87, n. 2, lett. a), CE.
      
      131    Il Tribunale non è pertanto incorso in un errore di diritto nell’applicare la disposizione di cui trattasi.
      
      132    Pertanto, il suddetto motivo, considerato nella sua seconda parte, è infondato e deve essere respinto.
      
      133    Da tutte le considerazioni sopra esposte risulta che la sentenza del Tribunale è affetta da errore di diritto e da un vizio
         di snaturamento dei fatti all’origine della presente controversia in quanto il Tribunale, disconoscendo l’autorità assoluta
         della cosa giudicata derivante dalla menzionata sentenza BAI/Commissione, ha esaminato il motivo relativo alla violazione
         dell’art. 87, n. 1, CE, e in quanto ha ritenuto che il nuovo accordo e l’accordo iniziale costituissero un unico aiuto, attuato
         nel 1992.
      
      134    Poiché il suddetto errore di diritto e il suddetto snaturamento dei fatti all’origine della presente controversia non incidono
         tuttavia sul dispositivo della sentenza impugnata, non vi è motivo per annullare quest’ultima.
      
      135    I ricorsi devono essere, pertanto, respinti.
      
       Sulle spese 
      136    Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’art. 118
         dello stesso regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione
         ne ha fatto domanda, la P & O Ferries e la Diputación, rimaste sostanzialmente soccombenti, devono essere condannate alle
         spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      I ricorsi contro la pronuncia del Tribunale di primo grado sono respinti.
      2)      La P & O European Ferries (Vizcaya) SA e la Diputación Foral de Vizcaya sono condannate alle spese.
      Firme
      * Lingue processuali: l'inglese e lo spagnolo.