CELEX: 62007CJ0369
Language: it
Date: 2009-07-07
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 7 luglio 2009. # Commissione delle Comunità europee contro Repubblica ellenica. # Inadempimento di uno Stato - Aiuti di Stato - Provvedimenti diretti all’esecuzione di una sentenza della Corte - Articolo 228 CE - Sanzioni pecuniarie - Penalità - Somma forfettaria. # Causa C-369/07.

Causa C‑369/07
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Repubblica ellenica
      «Inadempimento di uno Stato — Aiuti di Stato — Provvedimenti diretti all’esecuzione di una sentenza della Corte — Articolo 228 CE — Sanzioni pecuniarie — Penalità — Somma forfettaria»
      Massime della sentenza
      1.        Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie — Penalità — Condanna al pagamento — Presupposto
      (Art. 228, n. 2, CE)
      2.        Aiuti concessi dagli Stati — Recupero di un aiuto illegittimo — Applicazione del diritto nazionale — Idoneità della misura
            adottata a produrre, rispetto alle condizioni di concorrenza, il medesimo effetto di un rimborso
      (Regolamento del Consiglio n. 659/99, art. 14, n. 3)
      3.        Aiuti concessi dagli Stati — Recupero di un aiuto illegittimo — Modalità di recupero
      (Art. 88, n. 2, CE)
      4.        Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie — Penalità — Determinazione dell’importo
      (Art. 228, n. 2, CE)
      5.        Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie — Penalità — Somma forfettaria — Cumulo delle due sanzioni
      (Art. 228, n. 2, CE)
      6.        Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie — Imposizione di una somma forfettaria — Potere discrezionale della Corte
      (Art. 228, n. 2, CE)
      1.        La Corte, avendo constatato che uno Stato membro non si è conformato, entro il termine impartito dal parere motivato, ad una
         sentenza che accerta un inadempimento a suo carico, può, in forza dell’art. 228, n. 2, terzo comma, CE, infliggere a tale
         Stato membro il pagamento di una penalità e/o di una somma forfettaria. Relativamente all’imposizione di una penalità, tale
         sanzione è giustificata in linea di principio soltanto se perdura l’inadempimento relativo alla mancata esecuzione di una
         precedente sentenza fino all’esame dei fatti da parte della Corte.
      
      Spetta alla Commissione, nell’ambito di un procedimento fondato sull’art. 228 CE, fornire alla Corte gli elementi necessari
         per stabilire il livello di esecuzione di una sentenza di condanna per inadempimento. Allorché, nella procedura summenzionata,
         la Commissione ha fornito sufficienti elementi da cui risulta la persistenza dell’inadempimento addebitato, spetta allo Stato
         membro interessato confutare in modo approfondito e particolareggiato tale affermazione, nonché provare la cessazione dell’infrazione.
      
      (v. punti 58-59, 74-75)
      2.        Il recupero di un aiuto di Stato va effettuato senza indugio secondo le procedure previste dalla legge dello Stato membro
         interessato, a condizione che esse consentano l’esecuzione immediata ed effettiva della decisione della Commissione.
      
      In assenza di disposizioni comunitarie relative alla procedura di ripetizione degli importi di aiuti indebitamente versati,
         il recupero di siffatti aiuti finanziari dev’essere effettuato, in via di principio, secondo le modalità previste dal diritto
         nazionale.
      
      Uno Stato membro che, sulla base di una decisione della Commissione, sia obbligato a recuperare gli aiuti illegittimi, è libero
         di scegliere i mezzi con cui adempierà tale obbligo, a condizione che le misure scelte non siano in contrasto con la portata
         e l’efficacia del diritto comunitario. Ne consegue che, in linea di principio, un’operazione di compensazione, ove sia prevista
         dall’ordinamento giuridico nazionale quale meccanismo di estinzione di un’obbligazione, può costituire un mezzo appropriato
         che consente di effettuare il recupero di un aiuto di Stato. 
      
      (v. punti 65-68)
      3.        Qualora uno Stato membro preveda il recupero di aiuti illegittimi con un mezzo diverso dal pagamento in denaro, incombe ad
         esso fornire alla Commissione ogni informazione che consenta a quest’ultima di verificare se il mezzo scelto costituisca un’esecuzione
         idonea della sua decisione che dispone il recupero di tali aiuti. Peraltro, lo Stato membro deve accertarsi che le misure
         scelte, che devono avere un effetto identico al rimborso a mezzo di un trasferimento di fondi, siano sufficientemente trasparenti,
         di modo che la Commissione possa verificare la loro idoneità ad eliminare la distorsione della concorrenza causata dai suddetti
         aiuti, nel pieno rispetto del diritto comunitario, e possano essere identificate come tali dai terzi interessati.
      
      (v. punti 79-81)
      4.        Spetta alla Corte, in ciascuna causa, valutare, alla luce delle circostanze del caso di specie, le sanzioni pecuniarie da
         adottare. Pertanto, le proposte della Commissione non possono vincolare la Corte e costituiscono soltanto un utile punto di
         riferimento.
      
      Nell’esercizio del suo potere discrezionale in materia, incombe alla Corte fissare la penalità in modo tale che essa sia,
         da una parte, adeguata alle circostanze e, dall’altra, commisurata all’inadempimento accertato nonché alla capacità finanziaria
         dello Stato membro interessato. Così, criteri fondamentali da prendere in considerazione per garantire la natura coercitiva
         della penalità ai fini dell’applicazione uniforme ed efficace del diritto comunitario sono costituiti in linea di principio
         dalla durata dell’infrazione, dal suo grado di gravità e dalla capacità finanziaria dello Stato membro di cui è causa. Per
         l’applicazione di tali criteri, la Corte è chiamata a tener conto, in particolare, delle conseguenze dell’omessa esecuzione
         sugli interessi privati e pubblici e dell’urgenza di indurre lo Stato membro interessato a conformarsi ai suoi obblighi.
      
      (v. punti 111-112, 114-115)
      5.        Il procedimento previsto all’art. 228, n. 2, CE ha lo scopo di spingere uno Stato membro inadempiente a eseguire una sentenza
         per inadempimento garantendo con ciò l’applicazione effettiva del diritto comunitario. Le misure previste da tale disposizione,
         e cioè la somma forfettaria e la penalità, mirano entrambe a questo stesso obiettivo. L’applicazione dell’una o dell’altra
         di queste due misure dipende dall’idoneità di ciascuna a conseguire l’obiettivo perseguito in relazione alle circostanze del
         caso di specie. Pertanto, non è escluso il ricorso ai due tipi di sanzioni previsti.
      
      Di conseguenza, spetta alla Corte determinare, in ciascuna causa e in funzione delle circostanze del caso di specie di cui
         è investita, nonché del livello di persuasione e di dissuasione che le sembra necessario, le sanzioni pecuniarie adeguate
         per garantire l’esecuzione più rapida possibile della sentenza che abbia precedentemente constatato un inadempimento e prevenire
         la reiterazione di analoghe infrazioni del diritto comunitario. Pertanto, la Corte è legittimata, nell’esercizio del potere
         discrezionale che le è attribuito nel campo in questione, ad imporre, cumulativamente, una penalità ed una somma forfettaria.
      
      (v. punti 140-143)
      6.        L’imposizione di una somma forfettaria deve, in ogni caso di specie, rimanere l’espressione dell’insieme degli elementi pertinenti
         che si riferiscono sia alle caratteristiche dell’inadempimento constatato che al comportamento proprio dello Stato membro
         interessato dal procedimento iniziato sul fondamento dell’art. 228 CE. A tal proposito, detta disposizione investe la Corte
         di un ampio potere discrezionale al fine di decidere se si debba o meno imporre una siffatta sanzione.
      
      Se la Corte decide di imporre una somma forfettaria, le spetta, nell’esercizio del suo potere discrezionale, fissarla di modo
         che essa sia, da una parte, adeguata alle circostanze e, dall’altra, commisurata all’inadempimento constatato nonché alla
         capacità finanziaria dello Stato membro di cui trattasi. Tra i fattori pertinenti sotto questo profilo figurano in particolare
         elementi come la durata della persistenza dell’inadempimento dopo la sentenza che lo ha constatato nonché gli interessi pubblici
         e privati in questione.
      
      (v. punti 144, 146-147)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      7 luglio 2009 (*)
      
      
      
      Indice
      
      I –  Fatti
      II –  La sentenza Commissione/Grecia
      III –  Il procedimento precontenzioso
      IV –  Procedimento dinanzi alla Corte
      A –  Gli importi dell’aiuto oggetto del ricorso
      B –  Le indicazioni scritte date in risposta ai quesiti posti dalla Corte
      V –  Sull’inadempimento
      A –  Sull’oggetto del ricorso
      B –  Sull’esecuzione della sentenza Commissione/Grecia
      1.  Argomenti delle parti
      2.  Giudizio della Corte
      VI –  Sulle sanzioni pecuniarie
      A –  Sulla domanda di penalità
      1. Argomenti delle parti
      2. Giudizio della Corte
      a)  Osservazioni preliminari
      b)  Sulla persistenza dell’inadempimento
      c)  Sulla scelta di un mezzo diverso dal rimborso in denaro
      d)  Sull’onere della prova
      e)  Sull’importo dell’aiuto costituito dal conferimento di capitale
      f)  Sull’importo dell’aiuto concernente la tassa detta «spatosimo»
      g)  Sull’importo dell’aiuto relativo ai diritti aeroportuali
      h)  Conclusione
      B –  Sull’importo della penalità
      1.  Osservazioni preliminari
      2.  Sulla durata dell’infrazione
      3.  Sulla gravità dell’infrazione
      4.  Sulla capacità finanziaria dello Stato convenuto
      5.  Conclusione
      6.  Sulla data di inizio dell’applicabilità e sulla periodicità della penalitá
      C –  Sull’imposizione cumulativa di una penalità e di una somma forfettaria
      1.  Argomenti delle parti
      2.  Giudizio della Corte
      a)  Sul cumulo delle due sanzioni
      b)  Sulla pertinenza dell’imposizione di una somma forfettaria
      c)  Sull’importo della somma forfettaria
      VII –  Sulle spese
      «Inadempimento di uno Stato − Aiuti di Stato – Provvedimenti diretti all’esecuzione di una sentenza della Corte – Articolo 228 CE − Sanzioni pecuniarie − Penalità – Somma forfettaria»
      Nella causa C‑369/07,
      avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 228 CE, proposto il 3 agosto 2007,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalla sig.ra E. Righini nonché dai sigg. I. Hadjiyiannis e D. Triantafyllou, in qualità di agenti, con domicilio
         eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Repubblica ellenica, rappresentata dalla sig.ra A. Samoni‑Rantou e dal sig. P. Mylonopoulos, in qualità di agenti, assistiti dagli avv.ti V. Christianos
         e P. Anestis, dikigoroi,
      
      convenuta,
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, A. Rosas, K. Lenaerts e T. von Danwitz, presidenti
         di sezione, dai sigg. A. Tizzano e J.N. Cunha Rodrigues, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta (relatore), dai sigg. K. Schiemann
         e A. Arabadjiev, dalla sig.ra C. Toader e dal sig. J.‑J. Kasel, giudici,
      
      avvocato generale: sig. P. Mengozzi
      cancelliere: sig.ra R. Şereş, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza dell’11 novembre 2008,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 5 febbraio 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte:
      
      –        di dichiarare che la Repubblica ellenica, non avendo adottato i provvedimenti che comporta l’esecuzione della sentenza pronunciata
         dalla Corte il 12 maggio 2005, causa C‑415/03, Commissione/Grecia (Racc. pag. I‑3875), che riguarda il mancato adempimento,
         da parte della Repubblica ellenica, degli obblighi che le incombono in forza dell’art. 3 della decisione della Commissione
         11 dicembre 2002, 2003/372/CE, sull’aiuto concesso dalla Grecia alla compagnia Olympic Airways (GU 2003, L 132, pag. 1; in
         prosieguo: la «decisione controversa»), ha violato gli obblighi ad essa imposti da tale sentenza e dall’art. 228 CE;
      
      –        di ordinare alla Repubblica ellenica di versare alla Commissione una penalità pari a EUR 53 611 per ogni giorno di ritardo
         nell’esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia, relativa alla decisione controversa, dal giorno in cui sarà pronunziata
         la sentenza nella presente causa fino al giorno in cui sarà stata data esecuzione alla summenzionata sentenza Commissione/Grecia;
      
      –        di ordinare alla Repubblica ellenica di versare alla Commissione una somma forfettaria, il cui importo risulta dalla moltiplicazione
         di una somma giornaliera pari a EUR 10 512 per il numero dei giorni in cui si è protratta l’infrazione a partire dal giorno
         della pronuncia della citata sentenza Commissione/Grecia, e fino alla data in cui sarà emessa la sentenza nella presente causa
         nella parte in cui riguarda la decisione controversa;
      
      –        in subordine, qualora la Corte constatasse che il recupero ha effettivamente avuto luogo, di ordinare alla Repubblica ellenica
         di versare alla Commissione una somma forfettaria, il cui importo risulta dalla moltiplicazione di un importo giornaliero
         pari a EUR 10 512 per il numero dei giorni in cui è si è protratta l’infrazione dal giorno della pronuncia della citata sentenza
         Commissione/Grecia, alla data del recupero da parte della Repubblica ellenica degli aiuti dichiarati illegittimi dalla decisione
         controversa e
      
      –        di condannare la Repubblica ellenica alle spese.
      I –  Fatti
      2        L’11 dicembre 2002, la Commissione ha approvato la decisione controversa, il cui dispositivo era così formulato:
      
      «Articolo 1
      L’aiuto alla ristrutturazione concesso dalla Grecia all’Olympic Airways sotto forma di:
      a)      garanzie sui prestiti concess[e] alla società fino al 7 ottobre 1994 a norma dell’articolo 6 della legge n. 96/75 del 26 giugno
         1975;
      
      b)      nuove garanzie su prestiti per complessivi 378 milioni di USD da stipulare anteriormente al 31 marzo 2001 per l’acquisto di
         nuovi aeromobili e per gli investimenti necessari al trasferimento dell’Olympic Airways nel nuovo aeroporto di Spata;
      
      c)      riduzione dell’indebitamento dell’[Olympic Airways] per un importo di 427 miliardi di GRD;
      d)      capitalizzazione del debito della società per un importo di 64 miliardi di GRD;
      e)      conferimento di capitale di 54 miliardi di GRD, ridotto a 40,8 miliardi di GRD, in tre quote di 19, 14 e 7,8 miliardi di GRD
         rispettivamente nel 1995, 1998 e 1999
      
      è considerato incompatibile con il mercato comune ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato, in quanto non sono
         più soddisfatte le seguenti condizioni, cui era subordinata la concessione iniziale dell’aiuto:
      
      a)      piena attuazione del piano di ristrutturazione inteso a ripristinare la redditività a lungo termine dell’impresa;
      b)      rispetto dei 24 impegni specifici che corredavano l’autorizzazione dell’aiuto, e
      c)      monitoraggio regolare dell’attuazione dell’aiuto alla ristrutturazione.
      Articolo 2
      L’aiuto di Stato che la Grecia ha attuato tollerando il protrarsi del mancato versamento dei contributi previdenziali, dell’IVA
         sui carburanti e sui pezzi di ricambio dovuta dall’Olympic Aviation, dei diritti da corrispondere a vari aeroporti, dei diritti
         aeroportuali all’Aeroporto internazionale di Atene e ad altri aeroporti e della tassa “spatosimo” non è compatibile con il
         mercato comune.
      
      Articolo 3
      1.      La Grecia adotta i provvedimenti necessari per recuperare dal beneficiario l’aiuto di 14 miliardi di GRD (41 milioni di euro)
         di cui all’articolo 1, che non è compatibile con il trattato, nonché l’aiuto di cui all’articolo 2, illegittimamente messo
         a disposizione del beneficiario.
      
      2.      Il recupero viene eseguito senza indugio e secondo le procedure del diritto interno, a condizione che queste consentano l’esecuzione
         immediata ed effettiva della presente decisione. L’aiuto da recuperare comprende gli interessi, che decorrono dalla data in
         cui l’aiuto è stato posto a disposizione del beneficiario fino alla data del recupero. Gli interessi sono calcolati sulla
         base del tasso di riferimento utilizzato per il calcolo dell’equivalente sovvenzione nell’ambito degli aiuti a finalità regionale.
      
      Articolo 4
      Entro due mesi dalla notifica della presente decisione, la Grecia informa la Commissione circa i provvedimenti adottati per
         conformarvisi. 
      
      (…)».
      II –  La sentenza Commissione/Grecia
      3        Il 24 settembre 2003, la Commissione ha proposto, ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, un ricorso per inadempimento avverso la
         Repubblica ellenica relativo all’esecuzione della decisione controversa. 
      
      4        Nella citata sentenza Commissione/Grecia, la Corte ha deciso che:
      
      «La Repubblica ellenica, non avendo adottato, entro i termini prescritti, tutte le misure necessarie per la restituzione degli
         aiuti ritenuti illegittimi e incompatibili con il mercato comune – ad eccezione di quelli relativi ai contributi versati all’ente
         previdenziale nazionale –, a termini dell’art. 3 della decisione [controversa], è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti
         in forza dell’art. 3 della decisione medesima».
      
      III –  Il procedimento precontenzioso
      5        In data 18 maggio 2005, la Commissione ha inviato alla Repubblica ellenica una comunicazione con cui la pregava di informarla
         dei provvedimenti adottati al fine di garantire l’esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia. 
      
      6        Nella sua risposta in data 2 giugno 2005, tale Stato membro ha indicato che provvedimenti di recupero avrebbero dovuto aver
         luogo presso l’Olympic Airways e che le procedure di recupero sarebbero state terminate entro alcuni mesi grazie alla vendita
         di attivi e di partecipazioni della Olympic Airways. La Repubblica ellenica ha poi precisato che l’esecuzione dell’ordine
         di recupero dell’aiuto di EUR 41 milioni, di cui all’art. 1 della decisione controversa, era stato sospeso dal tribunale amministrativo
         di Atene in attesa dell’esito di un ricorso di annullamento proposto dall’Olympic Airways avverso tale decisione dinanzi al
         Tribunale di primo grado delle Comunità europee. 
      
      7        Con lettera dell’8 luglio 2005, la Repubblica ellenica ha riaffermato che gli organi governativi erano nell’ultima fase dell’elaborazione
         della procedura di recupero degli aiuti in questione.
      
      8        Con una lettera di diffida del 18 ottobre 2005, la Commissione ha quindi avviato il procedimento previsto all’art. 228 CE,
         per mancata esecuzione della citata sentenza Commissione/Grecia.
      
      9        Nella sua risposta datata 19 dicembre 2005, la Repubblica ellenica ha informato la Commissione di contestare l’affermazione
         secondo cui i provvedimenti adottati per eseguire la sentenza non sarebbero stati notificati. Essa ha rilevato che le autorità
         nazionali avevano proceduto in modo corretto e senza indugio al recupero degli aiuti di cui alla decisione controversa.
      
      10      Il 4 aprile 2006, la Commissione ha trasmesso alla Repubblica ellenica un parere motivato, il quale è stato notificato a tale
         Stato membro il 10 aprile 2006. In tale parere, la Commissione invitava la Repubblica ellenica ad adottare i provvedimenti
         necessari per l’esecuzione della sentenza di cui trattasi entro il termine di due mesi a decorrere dalla ricezione del detto
         parere motivato. Vi si precisava anche che se la Commissione avesse dovuto adire la Corte ai sensi dell’art. 228 CE, essa
         avrebbe indicato gli importi della penalità e della somma forfettaria. 
      
      11      La Repubblica ellenica ha risposto al parere motivato con una lettera del 9 giugno 2006, reiterando le indicazioni fornite
         nelle lettere precedenti. Peraltro essa ha rilevato l’esistenza di un ricorso amministrativo proposto dall’Olympic Airways
         e ha addotto difficoltà per il completamento delle procedure nazionali di recupero degli aiuti controversi. 
      
      12      Alla luce di ciò, la Commissione ha deciso di adire la Corte.
      
      13      Con sentenza 12 settembre 2007, causa T‑68/03, Olympiaki Aeroporia Ypiresies/Commissione (Racc. pag. II‑2911), il Tribunale
         ha annullato gli artt. 2 e 3 della decisione controversa nella parte riguardante la tolleranza verso il protrarsi del mancato
         versamento, da un lato, di diritti dovuti dalla Olympic Airways all’aeroporto internazionale di Atene e, dall’altro, dell’imposta
         sul valore aggiunto dovuta dalla Olympic Aviation sul carburante e sui pezzi di ricambio. Per il resto il Tribunale ha respinto
         il ricorso.
      
      IV –  Procedimento dinanzi alla Corte
      A –  Gli importi dell’aiuto oggetto del ricorso
      14      Nel suo controricorso, la Commissione ha precisato che, in considerazione della citata sentenza del Tribunale Olympiaki Aeroporia
         Ypiresies/Commissione, restavano ancora da recuperare i seguenti importi dell’aiuto, senza interessi:
      
      –        EUR 41 milioni ai sensi dell’art. 1 della decisione controversa;
      –        EUR 2,5 milioni per diritti dovuti a taluni aeroporti;
      –        EUR 61 milioni per la tassa detta «spatosimo», e
      –        EUR 28,9 milioni per la compensazione dei debiti tra la Repubblica ellenica e l’Olympic Airways e tra taluni aeroporti e detta
         impresa a titolo di diritti aeroportuali. 
      
      15      Relativamente a quest’ultimo importo dell’aiuto, in una risposta datata 26 novembre 2008 ad un quesito scritto posto dalla
         Corte il 14 novembre 2008, la Commissione ha confermato che la somma di EUR 28,9 milioni, stabilita al punto 209 della decisione
         controversa, non doveva formare oggetto di recupero, non costituendo di per sè un aiuto di Stato. 
      
      B –  Le indicazioni scritte date in risposta ai quesiti posti dalla Corte
      16      Il 20 ottobre 2008, la Corte ha chiesto, ai sensi dell’art. 54 bis del regolamento di procedura, alla Repubblica ellenica
         di precisare, in particolare, con quali modalità e su quale fondamento giuridico gli importi dell’aiuto da recuperare presso
         l’Olympic Airways ai sensi degli artt. 1 e 2 della decisione controversa fossero stati compensati dai debiti dello Stato nei
         confronti di detta società.
      
      17      La Repubblica ellenica ha risposto, il 31 ottobre 2008, che alcuni debiti dell’Olympic Airways, tra cui la restituzione del
         capitale di cui all’art. 1 della decisione controversa e il saldo della tassa detta «spatosimo», nonché una fattura della
         direzione dell’aviazione civile, di un importo pari a EUR 176 802, erano stati compensati da risarcimenti riconosciuti alla
         società da lodi arbitrali. I risarcimenti di cui trattasi sarebbero stati accordati a tale società da un tribunale arbitrale
         costituito in forza di una clausola arbitrale prevista dall’art. 27 del decreto legislativo 3560/1956 recante convalida del
         contratto concluso tra Aristotele Onassis e lo Stato.
      
      18      La Repubblica ellenica ha dichiarato che il primo lodo arbitrale del 6 dicembre 2006, 57/2006, relativo al primo ricorso proposto
         il 20 marzo 2006 (in prosieguo: il «lodo arbitrale 6 dicembre 2006»), ha riconosciuto all’Olympic Airways i seguenti risarcimenti:
      
      –        EUR 37 051 392 per la prematura espulsione dall’aeroporto d’Elliniko;
      –        EUR 17 996 655 per il trasferimento al nuovo aeroporto;
      –        EUR 75 615 756 per il pregiudizio subito a causa della costruzione di impianti all’aeroporto internazionale di Atene;
      –        EUR 1 375 707 per il pregiudizio subito a causa del ritardo di costruzione degli impianti dell’aeroporto internazionale di
         Atene, con la conseguenza che l’Olympic Airways era stata obbligata ad impiegare gli impianti dell’aeroporto d’Elliniko e
         garantirne il mantenimento;
      
      –        EUR 183 300 000 per le spese supplementari per il funzionamento dell’aeroporto internazionale di Atene rispetto a quelle dell’aeroporto
         d’Elliniko, dal 29 marzo 2001 al 31 dicembre 2005;
      
      –        EUR 88 026 000 per spese speciali di funzionamento a causa della maggiore durata dell’attesa all’aeroporto internazionale
         di Atene, rispetto al vecchio aeroporto, dal 29 marzo 2001 al 31 dicembre 2005;
      
      –        EUR 3 753 472 a causa dell’obbligo di coprire i costi legati al pedaggio dell’autostrada che viene obbligatoriamente utilizzata
         per accedere all’aeroporto di Spata via Attiki, e
      
      –        EUR 250 000 000 per fondi immobilizzati.
      19      Secondo la Repubblica ellenica, questo primo lodo arbitrale avrebbe quantificato in EUR 657 118 982 l’importo complessivo
         del pregiudizio da risarcire subito dall’Olympic Airways. In seguito ad alcune rettifiche, l’importo dei risarcimenti sarebbe
         ammontato, con gli interessi legali, ad EUR 563 896 458.
      
      20      La Repubblica ellenica ha sottolineato che, successivamente, gli importi riconosciuti all’Olympic Airways sono stati compensati
         con i suoi debiti nei confronti dello Stato. Tra tali compensazioni avrebbero figurato il rimborso dell’aiuto di cui all’art. 1
         della decisione controversa, nonché il pagamento del saldo della tassa detta «spatosimo» e del debito di EUR 176 802 relativo
         alla fattura della direzione dell’aviazione civile di cui all’art. 2 della detta decisione.
      
      21      La Repubblica ellenica ha aggiunto che, a partire dall’agosto 2007, lo Stato ha emesso alcuni ordini di pagamento a favore
         dell’Olympic Airways sulla base dei lodi arbitrali resi a favore di quest’ultima. Tali fondi non avrebbero potuto essere versati
         alla società a causa dell’esistenza di debiti a suo carico, comprendenti i summenzionati importi dell’aiuto. La compensazione
         dei debiti della società con gli importi che dovevano esserle versati avrebbe costituito un obbligo legale a carico delle
         autorità fiscali. Il primo ordine di pagamento sarebbe stato sufficiente ad assolvere integralmente il saldo dei debiti della
         società a titolo della decisione controversa (di un importo complessivo pari a circa EUR 120 milioni, interessi inclusi).
      
      22      La Repubblica ellenica ha rilevato che il primo ordine di pagamento, relativo ai risarcimenti riconosciuti dal lodo arbitrale
         6 dicembre 2006, era il documento 2516/31.8.2007 per un importo pari a EUR 601 289 003. Tale importo sarebbe stato ottenuto
         aggiungendo gli interessi legali e sottraendo imposte del valore di EUR 11 550 577 all’importo complessivo di EUR 612 839 581.
      
      23      La Repubblica ellenica ha indicato che le varie operazioni di compensazione sono state eseguite tramite le seguenti note contabili:
      
      –        2922 DOY/FAVE, relativo al rimborso (con interessi) dell’aumento di capitale (art. 1 della decisione controversa), compensato
         con una frazione equivalente dell’ordine di pagamento 2516/31.8.2007, avente ad oggetto un importo pari a EUR 601 289 003;
      
      –        da 2927 a 2933 e 2940 DOY/FAVE, relative al pagamento degli importi (con interessi) a titolo della tassa detta «spatosimo»
         (art. 2 della decisione controversa), compensati con una frazione equivalente dell’ordine di pagamento 2516/31.8.2007, e
      
      –        2926 DOY/FAVE, relativo al pagamento del canone dovuto alla direzione dell’aviazione civile, di un importo pari a EUR 176 802
         (fattura n. 3307/98), compensato con una frazione equivalente dell’ordine di pagamento 2516/31.8.2007.
      
      V –  Sull’inadempimento
      A –  Sull’oggetto del ricorso
      24      Anzitutto va osservato che, alla luce della citata sentenza del Tribunale Olympiaki Aeroporia Ypiresies/Commissione e in considerazione
         delle indicazioni fornite dalla Commissione in ordine all’importo dell’aiuto stabilito al punto 209 della decisione controversa,
         la controversia tra le parti verte ancora sull’esecuzione dell’art. 1 della decisione controversa (conferimento di capitale)
         nonché sull’esecuzione dei due obblighi stabiliti all’art. 2 di tale decisione, vale a dire il rimborso della tassa detta
         «spatosimo» e dei diritti dovuti a taluni aeroporti.
      
      B –  Sull’esecuzione della sentenza Commissione/Grecia
      1.     Argomenti delle parti
      25      La Commissione rileva che la Repubblica ellenica non ha adottato i provvedimenti necessari per conformarsi alla citata sentenza
         Commissione/Grecia. 
      
      26      La Commissione rammenta che il solo motivo di difesa di cui dispone uno Stato membro che non abbia recuperato aiuti illegittimi
         è quello relativo ad un’impossibilità assoluta di eseguire la decisione di recupero di tali aiuti e che uno Stato membro che,
         nell’esecuzione di una siffatta decisione, incontra difficoltà impreviste ed imprevedibili è tenuto a sottoporre detti problemi
         alla valutazione della Commissione.
      
      27      Essa sostiene che la Repubblica ellenica non ha mai addotto un’impossibilità assoluta di recuperare gli aiuti illegittimi,
         ma unicamente difficoltà giuridiche e pratiche. Orbene, se è pur vero che il recupero deve essere effettuato conformemente
         alle procedure previste dal diritto nazionale, dev’essere però garantita l’esecuzione immediata ed effettiva della decisione
         in questione. Infatti, non basterebbe avviare la procedura di recupero, ma tale procedura dovrebbe portare a risultati concreti.
      
      28      La Commissione afferma, nella sua replica, di essere stata informata di un’operazione di restituzione degli aiuti controversi
         per la prima volta dal controricorso della Repubblica ellenica, depositato dinanzi alla Corte in data 23 ottobre 2007. Tale
         Stato membro non avrebbe mai affermato in precedenza di aver recuperato i detti aiuti. Le sole azioni comunicate alla Commissione
         sarebbero state quantificazioni preliminari di talune categorie di aiuti e la loro registrazione come debiti nei confronti
         dello Stato. 
      
      29      Non essendole stata fornita alcuna spiegazione in merito, la Commissione dichiara di non poter accettare né i calcoli degli
         importi asseritamente pagati né gli elementi di prova apportati dalla Repubblica ellenica in ordine al recupero degli aiuti
         illegittimi. 
      
      30      Invero, i documenti forniti per dimostrare il recupero tanto della tassa detta «spatosimo» quanto dei diritti aeroportuali
         sarebbero stati costituiti da una dichiarazione della direzione dell’aviazione civile del 2 ottobre 2007, secondo la quale
         tali debiti «sono stati pagati, ovvero compensati, ovvero trasmessi alle competenti autorità fiscali al fine di essere accertati
         e recuperati, conformemente al codice sul recupero dei crediti dello Stato».
      
      31      Orbene, secondo la Commissione, un siffatto documento non potrebbe costituire una prova del rimborso nelle forme dovute. La
         convenuta non avrebbe comunque presentato concreti documenti giustificativi relativi ai movimenti di conto atti a confermare
         che gli importi in questione siano stati effettivamente versati. Nemmeno la documentazione allegata alla risposta della Repubblica
         ellenica al parere motivato avrebbe contenuto indicazioni sufficientemente precise in merito al recupero effettivo dei differenti
         importi dell’aiuto.
      
      32      La Commissione afferma che le autorità nazionali le hanno fornito successivamente copie di lodi arbitrali, ma senza documenti
         a sostegno o spiegazioni in ordine al modo in cui gli importi riconosciuti alla Olympic Airways erano stati determinati. Si
         potrebbe, pertanto, chiedersi in quale misura i titoli dei risarcimenti riconosciuti possano realmente essere connessi agli
         obblighi dello Stato nei confronti della detta società concernenti lo sfruttamento del vecchio aeroporto di Atene.
      
      33      La Commissione adduce inoltre dubbi in merito alla regolarità del recupero che viene fatto valere. Invero, i documenti presentati
         dalla convenuta menzionerebbero sia un pagamento del debito sia una compensazione di crediti/debiti. A prescindere dal fatto
         che un’eventuale compensazione ha avuto luogo solo nell’ottobre 2007, le autorità nazionali non avrebbero dimostrato su quale
         fondamento giuridico lo Stato fosse debitore della Olympic Airways.
      
      34      Secondo la Commissione, nell’ipotesi in cui la Corte ammettesse che il recupero degli importi dell’aiuto abbia avuto luogo,
         l’Olympic Airways non avrebbe potuto rimborsare gli importi in questione senza conferimento di nuove sovvenzioni.
      
      35      La Repubblica ellenica afferma che tutti gli importi dell’aiuto sono stati recuperati tra l’agosto e il settembre 2007. La
         totalità dei risarcimenti, riconosciuti all’Olympic Airways dal tribunale arbitrale, è stata compensata con arretrati di debiti
         della detta società nei confronti dello Stato. Tra tali debiti, che si sarebbero estinti per compensazione, avrebbero figurato
         i saldi di arretrati degli aiuti di cui alla decisione controversa.
      
      36      La Repubblica ellenica aggiunge di aver informato dal marzo 2006 la Commissione che l’Olympic Airways aveva adito il tribunale
         arbitrale con un’azione per danni nei confronti dello Stato e di aver inviato, il 29 gennaio 2008, per conoscenza alla Commissione,
         copie dei lodi pronunciati.
      
      37      La Repubblica ellenica sostiene di aver informato la Commissione dell’evoluzione delle procedure attuate al fine di recuperare
         gli importi controversi. Malgrado la complessità delle operazioni da realizzare, la Commissione non avrebbe proposto il minimo
         aiuto affinché le questioni in merito alle quali lo Stato convenuto aveva sollecitato la sua cooperazione fossero risolte
         di comune accordo, particolarmente quelle relative alla determinazione quantitativa degli importi da recuperare e le modalità
         di restituzione nel tempo.
      
      38      Quanto all’importo di EUR 41 milioni, fissato all’art. 1 della decisione controversa, la Repubblica ellenica nota che il suo
         recupero, ivi compresi gli interessi maturati, ha avuto luogo in data 31 agosto 2007. 
      
      39      Quanto alla tassa detta «spatosimo», la Repubblica ellenica osserva che un’importante porzione della detta tassa, ovvero una
         somma pari a EUR 22 806 159, era stata pagata prima dell’adozione della decisione controversa. Le prove relative a tale pagamento
         sarebbero state trasmesse alla Commissione già nel 2003. Il saldo di tale debito, ovvero un importo pari a EUR 38 192 997,
         sarebbe stato accertato dalle autorità fiscali conformemente al codice sul recupero dei crediti dello Stato. Tale somma, cui
         si aggiungono interessi per un importo pari a EUR 11 336 120, sarebbe stata recuperata il 18 ottobre 2007. La somma complessiva
         relativa alla summenzionata tassa si sarebbe pertanto elevata ad EUR 49 529 117.
      
      40      La Repubblica ellenica osserva che, in merito all’importo dell’aiuto per diritti aeroportuali (EUR 2 472 719), l’Olympic Airways
         aveva pagato una somma di EUR 1 818 027 nel 2006, mentre il saldo del debito veniva rimborsato nel 2007.
      
      41      La Repubblica ellenica aggiunge che i provvedimenti di rimborso degli importi di cui alla decisione controversa non costituiscono
         affatto nuovi aiuti di Stato e che tali operazioni, comunque, non potrebbero in nessun caso essere oggetto della presente
         controversia.
      
      2.     Giudizio della Corte
      42      Al fine di determinare se la Repubblica ellenica abbia adottato i provvedimenti necessari per conformarsi alla citata sentenza
         Commissione/Grecia, occorre verificare se gli importi dell’aiuto, ancora oggetto della controversia, siano stati restituiti
         dall’impresa beneficiaria.
      
      43      Quanto al termine entro cui la detta sentenza doveva essere eseguita, va rammentato che, secondo una giurisprudenza consolidata,
         la data di riferimento per valutare l’esistenza di un inadempimento ai sensi dell’art. 228 CE si colloca alla scadenza del
         termine fissato nel parere motivato emesso in forza di tale disposizione (v. sentenze 12 luglio 2005, causa C‑304/02, Commissione/Francia,
         Racc. pag. I‑6263, punto 30; 18 luglio 2006, causa C‑119/04, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑6885, punto 27, e 18 luglio
         2007, causa C‑503/04, Commissione/Germania, Racc. pag. I‑6153, punto 19). 
      
      44      Nel caso di specie, è pacifico che, al momento della scadenza del termine impartito nel parere motivato, ovvero il 10 giugno
         2006, la convenuta non aveva eseguito la citata sentenza Commissione/Grecia.
      
      45      Quanto alla risposta al parere motivato in cui la Repubblica ellenica ha annunciato provvedimenti finalizzati al recupero
         dei vari importi dell’aiuto, rilevando però l’esistenza di un ricorso amministrativo proposto dall’Olympic Airways e menzionando
         difficoltà relative alla quantificazione delle somme da restituire nonché alle complesse modalità di rimborso, basta ricordare
         che, secondo una costante giurisprudenza, uno Stato membro non può eccepire disposizioni, prassi o situazioni del proprio
         ordinamento giuridico interno per giustificare l’inosservanza degli obblighi derivanti dal diritto comunitario (v. sentenze
         Commissione/Germania, cit., punto 38, e 10 gennaio 2008, causa C‑70/06, Commissione/Portogallo, Racc. pag. I‑1, punto 22).
      
      46      Ugualmente, non si può accogliere l’argomentazione della Repubblica ellenica secondo la quale la procedura di recupero sarebbe
         stata ostacolata dalla mancata cooperazione della Commissione.
      
      47      Infatti, i vari importi dell’aiuto da recuperare risultano con sufficiente precisione, da una parte, dagli artt. 1‑3 della
         decisione controversa e, dall’altra, dai punti 206-208 della motivazione di detta decisione.
      
      48      Inoltre, la Corte ha dichiarato che nessuna norma di diritto comunitario impone che la Commissione, all’atto di ordinare la
         restituzione di un aiuto dichiarato incompatibile con il mercato comune, determini l’importo esatto dell’aiuto da restituire
         e che è sufficiente che la decisione della Commissione contenga elementi che permettano al destinatario stesso di determinare,
         senza difficoltà eccessive, tale importo (v. sentenze 12 ottobre 2000, causa C‑480/98, Spagna/Commissione, Racc. pag. I‑8717,
         punto 25, e 18 ottobre 2007, causa C‑441/06, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑8887, punto 29).
      
      49      In tale contesto, la Commissione poteva limitarsi ad insistere sul rispetto dell’obbligo di restituzione degli importi dell’aiuto
         in questione e a lasciare alle autorità nazionali il compito di calcolare l’ammontare preciso delle somme da recuperare inclusi
         gli interessi da versare sulle somme dovute (v. sentenze Spagna/Commissione, cit., punto 26, e 14 febbraio 2008, causa C‑419/06,
         Commissione/Grecia, punto 46).
      
      50      È necessario concludere che la Repubblica ellenica è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’art. 228,
         n. 1, CE.
      
      VI –  Sulle sanzioni pecuniarie
      51      Le conclusioni della Commissione relative all’imposizione di una penalità e di una somma forfettaria si ispirano alla comunicazione
         della Commissione 13 dicembre 2005, SEC(2005) 1658 (GU 2007, C 126, pag. 15).
      
      A –  Sulla domanda di penalità
      1.     Argomenti delle parti
      52      La Commissione propone alla Corte d’infliggere alla Repubblica ellenica una penalità pari a EUR 53 611 per ogni giorno di
         ritardo nell’esecuzione della citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, dal giorno in cui sarà pronunziata la sentenza
         nella presente causa fino al giorno in cui verrà posto termine all’inadempimento constatato.
      
      53      La Commissione ritiene che una tale penalità sia adeguata alla gravità e alla durata dell’infrazione e tenga conto della necessità
         di conferirle un effetto coercitivo e dissuasivo. Al fine di determinare la gravità dell’infrazione, sarebbe stato applicato
         un coefficiente pari a 12, in funzione dell’importanza delle disposizioni comunitarie che sono state violate e degli effetti
         di tale violazione sugli interessi generali e particolari.
      
      54      La Commissione indica che l’infrazione, fino alla data di proposizione del ricorso, era durata 17 mesi. Questo periodo terrebbe,
         tuttavia, conto solo della durata attuale dell’infrazione fino alla pronuncia della sentenza della Corte, restando pertanto
         a quest’ultima la possibilità di prendere in considerazione una durata maggiore dell’inadempimento. 
      
      55      Relativamente all’importo della penalità da imporre, la Commissione precisa che, moltiplicando il forfait di base uniforme
         fissato in EUR 600 per 12 in relazione alla gravità dell’infrazione, per 1,7 in relazione alla durata, vale a dire 0,1 per
         mese, e per 4,38 (fattore n), che tiene conto della capacità finanziaria dello Stato convenuto, risulta una somma pari a EUR 53 611. 
      
      56      La Repubblica ellenica ritiene che, essendo stati recuperati tutti gli aiuti di Stato che dovevano essere restituiti entro
         un termine ragionevole, le richieste relative all’imposizione di una penalità e di una somma forfettaria siano prive di oggetto.
      
      57      Essa rileva che, comunque, qualora la Corte ritenga che la Repubblica ellenica non abbia pienamente eseguito la citata sentenza
         12 maggio 2005, Commissione/Grecia, l’importo della penalità proposta è sproporzionato e deve essere ridotto in misura appropriata,
      
       2. Giudizio della Corte
      a)     Osservazioni preliminari
      58      Avendo constato che la Repubblica ellenica non si è conformata, entro il termine impartito dal parere motivato, alla citata
         sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, la Corte può, in forza dell’art. 228, n. 2, terzo comma, CE, infliggere a tale
         Stato membro il pagamento di una penalità e/o di una somma forfettaria.
      
      59      Relativamente all’imposizione di una penalità, la Corte ha deciso che essa è giustificata in linea di principio soltanto se
         perdura l’inadempimento relativo alla mancata esecuzione di una precedente sentenza fino all’esame dei fatti da parte della
         Corte (v., in tal senso, sentenza Commissione/Italia, cit., punti 33, 45 e 46, nonché Commissione/Germania, cit., punto 40).
      
      60      Si deve, pertanto, analizzare se questo si verifichi nella fattispecie.
      
      b)     Sulla persistenza dell’inadempimento
      61      Al fine di determinare se l’inadempimento addebitato alla convenuta sia proseguito fino all’esame da parte della Corte dei
         fatti di specie, si devono valutare i provvedimenti che, secondo lo Stato convenuto, sono stati adottati dopo il termine fissato
         nel parere motivato.
      
      62      La Repubblica ellenica afferma, a tal proposito, che il recupero degli importi controversi dell’aiuto è avvenuto tramite compensazione
         dei reciproci debiti e crediti dell’Olympic Airways e dello Stato.
      
      63      Per mostrare che gli importi dell’aiuto erano stati restituiti tramite una siffatta operazione, la Repubblica ellenica ha
         presentato alla Corte una serie di attestazioni e dichiarazioni, e in particolare i seguenti documenti:
      
      –        allegato B.11 del controricorso della Repubblica ellenica (attestazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze 18 ottobre
         2007 relativa al pagamento dei debiti accertati della Olympic Airways);
      
      –        allegato 2 della controreplica della Repubblica ellenica (ricevuta della situazione relativa ai debiti nei confronti dello
         Stato del Ministero dell’Economia e delle Finanze, in data 29 gennaio 2008);
      
      –        allegato E.1 della risposta ai quesiti scritti della Corte (nota del 31 ottobre 2008 relativa al pagamento dei debiti redatta
         dal detto Ministero, all’attenzione dell’Olympic Airways);
      
      –        allegato E.6, documento n. 16, della stessa risposta (attestazione del detto Ministero del 27 agosto 2007 concernente il prelievo
         delle ritenute attinenti a ordini di pagamento), e
      
      –        dieci note contabili recanti le date del 30 marzo 2006 e del 31 agosto 2007, citate nella detta risposta ed intitolate «credito
         con effetto compensativo».
      
      64      In tale contesto si deve stabilire, in primo luogo, se la compensazione possa costituire un mezzo adeguato per adempiere ad
         un obbligo di rimborso di un aiuto di Stato e, in caso di risposta affermativa, in secondo luogo, se, nella presente causa,
         sia stata effettivamente realizzata una siffatta compensazione.
      
      c)     Sulla scelta di un mezzo diverso dal rimborso in denaro
      65      Quanto al modo di esecuzione della decisione controversa e della citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, si deve
         rammentare che l’art. 14, n. 3, del regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione
         dell’articolo [88] del trattato CE (GU L 83, pag. 1), prevede che il recupero di un aiuto di Stato va effettuato senza indugio
         secondo le procedure previste dalla legge dello Stato membro interessato, a condizione che esse consentano l’esecuzione immediata
         ed effettiva della decisione della Commissione.
      
      66      Sulla scorta di tale disposizione la Corte, nella sua sentenza 12 dicembre 2002, causa C‑209/00, Commissione/Germania (Racc. pag. I‑11695,
         punto 32), ha precisato che, data l’assenza di disposizioni comunitarie relative alla procedura di ripetizione degli importi
         di aiuti indebitamente versati, il recupero di siffatti aiuti finanziari dev’essere effettuato, in via di principio, secondo
         le modalità previste dal diritto nazionale. 
      
      67      Di conseguenza, uno Stato membro che, sulla base di una decisione della Commissione, sia obbligato a recuperare gli aiuti
         illegittimi, è libero di scegliere i mezzi con cui adempierà tale obbligo, a condizione che le misure scelte non siano in
         contrasto con la portata e l’efficacia del diritto comunitario (v. sentenza 12 dicembre 2002, Commissione/Germania, cit.,
         punto 34). 
      
      68      Ne consegue che, in linea di principio, un’operazione di compensazione, ove sia prevista dall’ordinamento giuridico nazionale
         quale meccanismo di estinzione di un’obbligazione, può costituire un mezzo appropriato che consente di effettuare il recupero
         di un aiuto di Stato. 
      
      69      A tal proposito, la Repubblica ellenica ha sottolineato che un siffatto meccanismo giuridico fa parte delle disposizioni del
         codice civile greco.
      
      70      Per quanto concerne il fondamento materiale della compensazione addotta, la convenuta, rispondendo a quesiti posti dalla Corte,
         ha presentato a quest’ultima copia del lodo arbitrale 6 dicembre 2006 ai sensi del quale lo Stato membro è stato condannato
         a corrispondere vari risarcimenti all’Olympic Airways.
      
      71      Da tale lodo risulta che il tribunale arbitrale ha in particolare giudicato che l’Olympic Airways aveva subito danni finanziari
         a causa della sua prematura espulsione dall’aeroporto d’Elliniko, del trasferimento forzoso verso il nuovo aeroporto di Spata,
         della costruzione di impianti in tale aeroporto, dei costi supplementari e speciali di funzionamento del detto aeroporto nonché
         dell’immobilizzazione di fondi.
      
      72      Senza pregiudicare l’applicazione della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, va pertanto constatato, ai fini
         della presente causa, che la Repubblica ellenica ha dimostrato l’esistenza di un credito esigibile in capo all’Olympic Airways
         che ammonta a EUR 601 289 003, una somma nettamente superiore a tutti gli importi dell’aiuto in questione.
      
      73      Alla luce di ciò e in considerazione dell’obbligo di rimborso stabilito dalla decisione controversa e dalla citata sentenza
         12 maggio 2005, Commissione/Grecia, occorre esaminare se la compensazione addotta sia stata realizzata in modo tale da adempiere
         al summenzionato obbligo.
      
      d)     Sull’onere della prova 
      74      Anzitutto va rammentato che, secondo la giurisprudenza, spetta alla Commissione, nell’ambito di un procedimento fondato sull’art. 228 CE,
         fornire alla Corte gli elementi necessari per stabilire il livello di esecuzione di una sentenza di condanna per inadempimento
         (v. sentenza 4 luglio 2000, causa C‑387/97, Commissione/Grecia, Racc. pag. I‑5047, punto 73). 
      
      75      Dato che, nella procedura summenzionata, la Commissione ha fornito sufficienti elementi da cui risulta la persistenza dell’inadempimento
         addebitato, spetta allo Stato membro interessato confutare in modo approfondito e particolareggiato tale affermazione, nonché
         provare la cessazione dell’infrazione (v., in tal senso, sentenza 12 luglio 2005, Commissione/Francia, cit., punto 56).
      
      76      Quanto alle affermazioni della Commissione nella presente causa, va rilevato che essa ha respinto il meccanismo di compensazione
         scelto, non solo nel corso della procedura scritta, ma anche all’udienza. Essa ha, in particolare, ripetutamente dichiarato
         che i provvedimenti comunicati dalla convenuta non erano sufficienti a dimostrare l’esecuzione della decisione controversa
         e della citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia.
      
      77      All’udienza, la Commissione ha in particolare precisato, in seguito ad un quesito posto dalla Corte, che, anche qualora si
         possa accettare in linea di principio una compensazione, quale meccanismo giuridico, si deve però rifiutare il modo in cui
         la compensazione addotta è stata effettuata nella presente causa. 
      
      78      Anche se gli importi dei risarcimenti fossero stati attribuiti giustamente dal tribunale arbitrale all’Olympic Airways, questa
         dovrebbe disporre di note di compensazione che provino che tale operazione è stata effettivamente realizzata. A tal proposito,
         non basterebbe una dichiarazione secondo cui gli importi dell’aiuto in questione sono stati compensati.
      
      79      Per quanto riguarda la qualità della prova relativa all’esecuzione di una decisione che prescrive il recupero di aiuti concessi
         illegittimamente, va rammentato che la Corte ha dichiarato che, qualora uno Stato membro preveda il recupero con un mezzo
         diverso dal pagamento in denaro, incombe ad esso fornire alla Commissione ogni informazione che consenta a quest’ultima di
         verificare se il mezzo scelto costituisca un’esecuzione idonea di tale decisione (v. sentenza 12 dicembre 2002, Commissione/Germania,
         cit., punto 40).
      
      80      La Corte ha inoltre precisato, al punto 43 di tale sentenza, che, se lo Stato membro può recuperare aiuti illegittimi mediante
         un sistema diverso dal pagamento in denaro, esso deve far sì che le misure scelte siano sufficientemente trasparenti, di modo
         che la Commissione possa verificare la loro idoneità ad eliminare la distorsione della concorrenza causata dai suddetti aiuti
         nel pieno rispetto del diritto comunitario.
      
      81      La Corte ha poi aggiunto, ai punti 57 e 58 della detta sentenza, che provvedimenti di questo tipo devono avere un effetto
         identico al rimborso a mezzo di un trasferimento di fondi e che ogni provvedimento adottato al fine di adempiere l’obbligo
         di recuperare un aiuto versato illegittimamente dev’essere idoneo a ristabilire le condizioni della concorrenza che sono state
         falsate dalla concessione dell’aiuto illegittimo, in modo da poter essere identificato come tale dalla Commissione e dagli
         altri interessati.
      
      82      Alla luce di tali considerazioni, la Corte deve verificare se, tramite i documenti presentati, la Repubblica ellenica abbia
         provato di aver attuato la decisione controversa e la citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, per quanto concerne
         le tre categorie di aiuti ancora oggetto del ricorso.
      
      e)     Sull’importo dell’aiuto costituito dal conferimento di capitale
      83      Ai sensi dell’art. 3, n. 1, della decisione controversa, interpretato in combinato disposto con l’art. 1 di tale decisione,
         la Repubblica ellenica doveva recuperare dalla Olympic Airways, per detto conferimento, un importo pari a EUR 41 milioni.
      
      84      Avendo la Repubblica ellenica asserito che il rimborso di tale importo era avvenuto tramite un’operazione di compensazione,
         si deve verificare se si possa ritenere che i documenti presentati dimostrino l’esecuzione di tale obbligo, conformemente
         ai principi enunciati ai punti 79‑81 della presente sentenza.
      
      85      A tal proposito, la convenuta ha in particolare sottoposto una nota del 31 ottobre 2008, inviata dal Ministro dell’Economia
         e delle Finanze all’attenzione dell’Olympic Airways. 
      
      86      Dal testo di tale nota risulta che «il debito di EUR 41 085 840, il quale è stato constatato conformemente al codice sul recupero
         dei crediti dello Stato e risulta dall’obbligo di restituire l’aumento di capitale versato alla società il 9 ottobre 1998,
         è stato integralmente estinto (capitale e interessi) il 31 agosto 2007 con la dichiarazione di compensazione n. 2922, che
         ha operato una compensazione con un importo che, altrimenti, avrebbe dovuto essere versato dall’amministrazione fiscale all’Olympic
         Airways a motivo di un debito dello Stato che risulta dall’ordine di pagamento n. 2516/31 agosto 2007», ove quest’ultimo è
         stato emesso dalla Repubblica ellenica a favore dell’Olympic Airways per un importo pari a EUR 601 289 003 sul fondamento
         del lodo arbitrale 6 dicembre 2006.
      
      87      Inoltre, la Repubblica ellenica ha confermato, relativamente al credito dell’Olympic Airways vantato nei suoi confronti e
         risultante dal detto lodo arbitrale, che le autorità nazionali erano anche legalmente obbligate a procedere ad una compensazione
         dei debiti di tale società con l’importo che doveva esserle versato.
      
      88      La Corte ritiene che, con tale documento, la convenuta abbia provato la restituzione dell’importo dell’aiuto costituito dal
         conferimento di capitale.
      
      f)     Sull’importo dell’aiuto concernente la tassa detta «spatosimo»
      89      Ai sensi dell’art. 3, n. 1, della decisione controversa, la Repubblica ellenica doveva recuperare presso l’Olympic Airways,
         in particolare, l’aiuto consistente nella tolleranza rispetto al protrarsi del mancato pagamento da parte di tale società
         della tassa per la modernizzazione e lo sviluppo degli aeroporti, detta «spatosimo», per un importo complessivo di EUR 60 999 156
         (punto 208 di tale decisione).
      
      90      Avendo la convenuta dichiarato che una parte di tale importo, precisamente la somma di EUR 22 806 158, era stata restituita
         prima dell’adozione della decisione controversa, va osservato che, anche se tale restituzione fosse avvenuta prima della pronuncia
         della citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, comunque, la Repubblica ellenica non ha fornito documenti atti a
         corroborare l’affermazione di cui trattasi.
      
      91      Infatti, quanto alla lettera della direzione dell’aviazione civile del 2 ottobre 2007, che figura all’allegato B.15 del controricorso
         della Repubblica ellenica, in cui sono evocati i versamenti, da parte dell’Olympic Airways, di un importo complessivo di EUR 22 806 158
         per il pagamento della tassa detta «spatosimo», va osservato che tale lettera menziona che l’Olympic Airways ha versato, il
         24 settembre 1999, un importo pari a EUR 3 445 793 e, il 29 giugno 2001, un importo pari a EUR 19 360 365.
      
      92      Orbene, a prescindere dal fatto che i versamenti così addotti siano avvenuti molto prima della proposizione del ricorso nel
         procedimento che ha condotto alla citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, in merito alla quale la Corte ha accertato
         la mancata esecuzione della decisione controversa, si deve osservare che la summenzionata lettera del 2 ottobre 2007 si limita
         ad affermare che l’Olympic Airways ha effettivamente versato i detti importi, così che tale lettera non può costituire una
         prova della restituzione dell’aiuto. 
      
      93      Infine, non possono nemmeno costituire una prova sufficiente le ricevute di pagamento degli importi che sono menzionate nella
         lettera del Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni del 26 giugno 2003, indirizzata alla Commissione, e che figurano
         all’allegato B.19 del controricorso. Quanto alle distinte di versamento emesse dall’Olympic Airways, allegate a tale lettera,
         va constatato che, come fatto osservare dalla Commissione, in nessuno di tali documenti compare, nella casella corrispondente,
         il timbro della banca che avrebbe ricevuto il pagamento. In aggiunta, i documenti presentati portano date del giugno 2001
         e nessuno quella del 24 settembre 1999, data in cui, secondo la summenzionata lettera del 2 ottobre 2007, sarebbe stata versata
         una parte dell’importo complessivo pari a EUR 22 806 158.
      
      94      Si deve necessariamente concludere che lo Stato convenuto non ha provato il rimborso della somma di EUR 22 806 158 per l’aiuto
         relativo alla tassa detta «spatosimo».
      
      95      Per quanto concerne il restante importo della detta tassa (EUR 38 192 997), la Repubblica ellenica ha, in particolare, sottoposto
         alla Corte la summenzionata nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 31 ottobre 2008, indirizzata all’Olympic
         Airways. 
      
      96      Dal testo della detta nota risulta che i debiti di «spatosimo» della Olympic Airways relativi al periodo oggetto della decisione
         controversa «sono stati interamente assolti il 31 agosto 2007 con le dichiarazioni di compensazione n. 2927, n. 2928, n. 2929,
         n. 2930, n. 2931, n. 2932, n. 2933 e n. 2940, che hanno operato una compensazione con un importo che, altrimenti, avrebbe
         dovuto essere versato dall’amministrazione fiscale all’Olympic Airways a motivo di un debito dello Stato nei suoi confronti,
         che risulta dall’ordine di pagamento n. 2516/31 agosto 2007».
      
      97      La Corte ritiene che, con tale documento, la convenuta abbia provato la restituzione del rimanente importo della tassa detta
         «spatosimo».
      
      98      Da quanto precede risulta che la Repubblica ellenica non ha sufficientemente provato in diritto che un importo dell’aiuto
         pari a EUR 22 806 158 relativo alla tassa detta «spatosimo» sia stato rimborsato dall’Olympic Airways.
      
      g)     Sull’importo dell’aiuto relativo ai diritti aeroportuali
      99      Ai sensi dell’art. 3, n. 1, della decisione controversa, la Repubblica ellenica doveva recuperare presso l’Olympic Airways
         l’aiuto costituito dal mancato pagamento dei diritti aeroportuali per un importo pari a EUR 2,46 milioni (punto 206 di tale
         decisione). 
      
      100    Relativamente alle modalità di recupero di tale componente dell’aiuto, la Repubblica ellenica, nel suo controricorso, da una
         parte, ha dichiarato di aver proceduto al recupero della somma di EUR 1 818 027 e, dall’altra, ha richiamato, segnatamente,
         le informazioni fornite in risposta al parere motivato, secondo cui quattro fatture, per un importo totale di EUR 1 087 141,
         emesse dalla direzione dell’aviazione civile, sarebbero state oggetto di varie rettifiche e di compensazioni.
      
      101    A tal proposito, va rilevato, come constatato dall’avvocato generale ai paragrafi 54‑56 delle sue conclusioni, che la documentazione
         prodotta dalla Repubblica ellenica, vale a dire le fatture della direzione dell’aviazione civile, i documenti rettificativi
         e le nuove fatture sostitutive nonché le dichiarazioni relative alle compensazioni tra debiti e crediti reciproci dell’Olympic
         Airways e della direzione dell’aviazione civile, non fanno risultare con la necessaria precisione le modalità di rimborso
         dei diritti aeroportuali dovuti, presentando le tabelle fornite in merito varie incoerenze relativamente agli importi delle
         varie fatture e ai periodi interessati.
      
      102    Tale documentazione non può quindi essere ritenuta idonea a dimostrare l’asserito recupero.
      
      103    Va poi esaminata l’esecuzione della decisione controversa relativa alla liquidazione di altre due fatture della direzione
         dell’aviazione civile.
      
      104    In primo luogo, quanto all’importo di EUR 176 082, corrispondente alla fattura n. 3307/98 della direzione dell’aviazione civile,
         risulta dal testo della summenzionata nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 31 ottobre 2008 indirizzata all’Olympic
         Airways che la detta somma «è stata integralmente pagata il 31 agosto 2007 con la dichiarazione di compensazione n. 2926 (di
         un importo complessivo pari a EUR 352 808 per capitale ed interessi), che ha operato una compensazione con un importo che,
         altrimenti, avrebbe dovuto essere versato dall’amministrazione fiscale all’Olympic Airways a motivo di un debito dello Stato
         nei suoi confronti, che risulta dall’ordine di pagamento n. 2516/31 agosto 2007».
      
      105    La Corte ritiene che, con tale documento, la convenuta abbia provato la restituzione del summenzionato importo di aiuto relativo
         ad una parte dei diritti aeroportuali.
      
      106    In secondo luogo, quanto al rimborso di un importo di EUR 478 606, corrispondente alla fattura n. 4175/99 della direzione
         dell’aviazione civile, va osservato, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 58 delle sue conclusioni, che i documenti
         prodotti dalla convenuta nel suo controricorso, vale a dire il decreto ministeriale del 2 ottobre 2007 relativo alla compensazione,
         una lettera della direzione dell’aviazione civile all’Olympic Airways del 17 ottobre 2007, recante in allegato un quadro dettagliato
         degli importi oggetto della compensazione, nonché una lettera della detta direzione all’Olympic Airways del 19 ottobre 2007
         che menziona la compensazione in forza del detto decreto per quanto concerne la fattura n. 4175/99 maggiorata dei relativi
         interessi, costituiscono prove sufficienti del rimborso della detta somma per i diritti aeroportuali.
      
      107    Di conseguenza, la decisione controversa è stata attuata relativamente alla liquidazione delle due fatture summenzionate della
         direzione dell’aviazione civile di un importo complessivo di EUR 654 688.
      
      108    Dai precedenti elementi risulta che la Repubblica ellenica non ha sufficientemente provato in diritto che l’importo complessivo
         dell’aiuto relativo ai diritti aeroportuali sia stato rimborsato dall’Olympic Airways.
      
      h)     Conclusione
      109    Da tutte le considerazioni che precedono risulta che la Repubblica ellenica non ha sufficientemente provato in diritto che
         una parte della tassa detta «spatosimo» (v. precedente punto 94) e una parte dei diritti aeroportuali sono stati restituiti
         dall’Olympic Airways (v. precedente punto 102).
      
      110    Alla luce di ciò, la Corte giudica che la condanna della Repubblica ellenica al pagamento di una penalità costituisce un mezzo
         finanziario appropriato al fine di spingere quest’ultima ad adottare i provvedimenti necessari per mettere fine all’inadempimento
         constatato e per garantire la completa esecuzione della decisione controversa nonché della citata sentenza 12 maggio 2005,
         Commissione/Grecia.
      
      B –  Sull’importo della penalità
      1.     Osservazioni preliminari
      111    Va rammentato che spetta alla Corte, in ciascuna causa, valutare, alla luce delle circostanze del caso di specie, le sanzioni
         pecuniarie da adottare (v. sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, cit., punto 86, e 14 marzo 2006, causa C‑177/04,
         Commissione/Francia, Racc. pag. I‑2461, punto 58).
      
      112    Pertanto, le proposte della Commissione non possono vincolare la Corte e costituiscono soltanto un utile punto di riferimento.
         Parimenti, orientamenti quali quelli contenuti nelle comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma contribuiscono
         a garantire la trasparenza, la prevedibilità e la certezza del diritto dell’azione condotta da tale istituzione (v. sentenza
         Commissione/Portogallo, cit., punto 34).
      
      113    Quanto all’imposizione di una penalità, la Corte ha dichiarato che la detta sanzione deve essere decisa in funzione del grado
         di persuasione necessario affinché lo Stato membro che non attua una sentenza di condanna per inadempimento modifichi il suo
         comportamento e metta fine all’infrazione addebitatagli (v. sentenza 12 luglio 2005, Commissione/Francia, cit., punto 91).
      
      114    Nell’esercizio del suo potere discrezionale in materia, incombe alla Corte fissare la penalità in modo tale che essa sia,
         da una parte, adeguata alle circostanze e, dall’altra, commisurata all’inadempimento accertato nonché alla capacità finanziaria
         dello Stato membro interessato (v. sentenze 25 novembre 2003, causa C‑278/01, Commissione/Spagna, Racc. pag. I‑14141, punto
         41; 12 luglio 2005, Commissione/Francia, cit., punto 103, e 14 marzo 2006, Commissione/Francia, cit., punto 61). 
      
      115    Così, nell’ambito della valutazione della Corte, criteri fondamentali da prendere in considerazione per garantire la natura
         coercitiva della penalità ai fini dell’applicazione uniforme ed efficace del diritto comunitario sono costituiti in linea
         di principio dalla durata dell’infrazione, dal suo grado di gravità e dalla capacità finanziaria dello Stato membro di cui
         è causa. Per l’applicazione di tali criteri, la Corte è chiamata a tener conto, in particolare, delle conseguenze dell’omessa
         esecuzione sugli interessi privati e pubblici e dell’urgenza di indurre lo Stato membro interessato a conformarsi ai suoi
         obblighi (v. citate sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, punto 104; 14 marzo 2006, Commissione/Francia, punto 62,
         e Commissione/Portogallo, punto 39).
      
      2.     Sulla durata dell’infrazione
      116    Spetta alla Corte determinare la durata dell’infrazione. Tale durata dev’essere valutata tenendo conto del momento in cui
         la Corte esamina i fatti e non di quello in cui quest’ultima è adita dalla Commissione (v. citate sentenze 14 marzo 2006,
         Commissione/Francia, punto 71, e Commissione/Portogallo, punto 45).
      
      117    Alla luce di ciò, non avendo potuto la Repubblica ellenica dimostrare che l’inadempimento dei suoi obblighi di eseguire pienamente
         la citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, sia effettivamente terminato, si deve ritenere che detto inadempimento
         perduri da oltre quattro anni, ciò che costituisce un lasso di tempo considerevole.
      
      3.     Sulla gravità dell’infrazione
      118    Su tale punto, va sottolineato, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 72 delle sue conclusioni, il valore fondamentale
         delle disposizioni del Trattato CE in materia di aiuti di Stato. 
      
      119    Infatti, le regole oggetto della decisione controversa e della citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, sono espressione
         di uno dei compiti fondamentali affidati alla Comunità europea in forza dell’art. 2 CE, vale a dire l’instaurazione di un
         mercato comune e la promozione di un alto grado di competitività e di convergenza dei risultati economici. Tale compito è
         anche sancito all’art. 3, n. 1, lett. g), CE, secondo il quale l’azione della Comunità comporta un regime inteso a garantire
         che la concorrenza non sia falsata nel mercato interno.
      
      120    La rilevanza delle disposizioni comunitarie violate nel presente caso di specie si riflette in particolare nel fatto che,
         tramite il rimborso di un aiuto di Stato pagato illegittimamente, viene eliminata la distorsione della concorrenza causata
         dal vantaggio anticoncorrenziale procurato dall’aiuto e che, per effetto di tale restituzione, il beneficiario è privato del
         vantaggio di cui aveva fruito sul mercato rispetto ai suoi concorrenti (v., in tal senso, sentenze 4 aprile 1995, causa C‑350/93,
         Commissione/Italia, Racc. pag. I‑699, punto 22, e 29 aprile 2004, causa C‑277/00, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑3925,
         punto 75). 
      
      121    Occorre aggiungere che il controllo degli aiuti di Stato concessi ad operatori di trasporto aereo riveste un’importanza considerevole,
         in quanto il mercato di cui trattasi, per sua natura, è transfrontaliero. 
      
      122    Quanto all’inadempimento constatato nella presenta causa, va sottolineato che gli importi dell’aiuto di cui non è stata provata
         dalla convenuta la restituzione rappresentano soltanto una frazione relativamente esigua rispetto alla somma complessiva oggetto
         della decisione controversa e della citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia.
      
      4.     Sulla capacità finanziaria dello Stato convenuto
      123    Per quanto concerne la proposta della Commissione che l’importo di base venga moltiplicato per lo specifico coefficiente applicabile
         alla Repubblica ellenica, la Corte ha ripetutamente dichiarato che tale metodo di calcolo costituisce un mezzo adeguato per
         tener conto della capacità finanziaria dello Stato membro interessato, pur mantenendo un divario ragionevole tra i diversi
         Stati membri (v. citate sentenze 4 luglio 2000, Commissione/Grecia, punto 88; Commissione/Spagna, punto 59; 12 luglio 2005,
         Commissione/Francia, punto 109, e 14 marzo 2006, Commissione/Francia, punto 75). 
      
      5.     Conclusione
      124    In consderazione di quanto precede, la Corte ritiene appropriata l’imposizione di una penalità di un importo pari a EUR 16 000.
      
      6.     Sulla data di inizio dell’applicabilità e sulla periodicità della penalitá
      125    Alla luce delle precedenti considerazioni in merito alla mancanza di prove in ordine alla restituzione di due elementi dell’aiuto,
         ovverosia di parte della tassa detta «spatosimo» e di parte dei diritti aeroportuali (v. punti 94 e 102 della presente sentenza),
         la Corte ritiene appropriato posporre la data di inizio dell’applicazione della penalità di un mese a partire dalla pronuncia
         della presente sentenza al fine di consentire allo Stato convenuto di dimostrare che esso non è più inadempiente.
      
      126    Quanto alla periodicità della penalità, si deve infliggere alla convenuta una penalità su base giornaliera.
      
      127    Tenuto conto di tali elementi, occorre condannare la Repubblica ellenica a versare alla Commissione, sul conto delle «Risorse
         proprie della Comunità europea», una penalità di un importo pari a EUR 16 000 per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dei
         provvedimenti necessari per conformarsi alla citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, a partire da un mese dalla
         pronuncia della presente sentenza e fino all’esecuzione di detta sentenza 12 maggio 2005.
      
      C –  Sull’imposizione cumulativa di una penalità e di una somma forfettaria 
      1.     Argomenti delle parti
      128    La Commissione sostiene che la Corte debba infliggere, nel caso di specie, sia una penalità sia una somma forfettaria. Essa
         ritiene l’imposizione di una somma forfettaria essenziale, poiché ogni mancata esecuzione prolungata di una sentenza della
         Corte pregiudica il principio della legittimità e della certezza del diritto, particolarmente in materia di aiuti di Stato.
         In tale campo, l’esecuzione di una decisione della Commissione e, a fortiori, quella di una sentenza della Corte che constata
         la mancata esecuzione di una siffatta decisione sotto forma di recupero dei contributi finanziari illegittimamente accordati,
         dovrebbe essere immediata ed efficace.
      
      129    Relativamente al parziale annullamento della decisione controversa da parte del Tribunale, la Commissione osserva che tale
         circostanza non è atta ad incidere sulla determinazione dell’importo della somma forfettaria.
      
      130    La Commissione sottolinea che la somma proposta non è eccessiva. Infatti, sarebbero trascorsi almeno due anni dalla citata
         sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, senza un recupero effettivo degli aiuti di cui trattasi. Anche se la Corte dovesse
         ammettere che la restituzione degli importi in questione è avvenuta tra l’agosto e l’ottobre 2007, un recupero degli aiuti
         che interviene quasi cinque anni dopo la decisione iniziale e oltre due anni dopo la sentenza della Corte non può in alcun
         caso essere ritenuto conforme agli obblighi incombenti allo Stato membro interessato.
      
      131    La Commissione spiega di non essersi basata né sulle differenti categorie di aiuti né sugli importi da recuperare per determinare
         la gravità dell’inadempimento, ma sugli effetti negativi rispetto agli operatori economici, anche in funzione dell’importanza
         delle disposizioni del Trattato relative agli aiuti di Stato. Il fatto che, oltre cinque anni dopo l’adozione della decisione
         controversa, i provvedimenti adottati dalla Repubblica ellenica non abbiano mai portato al recupero degli importi dell’aiuto
         che vi sono contemplati rappresenterebbe una grave violazione del diritto comunitario.
      
      132    La Commissione ritiene, comunque, che, anche se la Corte dovesse giudicare che gli importi dell’aiuto sono stati rimborsati,
         la somma forfettaria dev’essere applicata fino alla data di completamento della restituzione integrale dei detti importi.
      
      133    Quanto all’importo della somma forfettaria da imporre, la Commissione reputa che il calcolo a partire da un importo giornaliero
         di EUR 200 sia adeguato alla gravità dell’inadempimento e tenga conto della necessità di conferire a detta somma un effetto
         dissuasivo. Moltiplicando il detto importo per 12 in relazione alla gravità dell’infrazione e per 4,38, in considerazione
         della capacità finanziaria del detto Stato, si otterrebbe una somma pari a EUR 10 512.
      
      134    La Repubblica ellenica ritiene, comunque, sproporzionata l’applicazione cumulata delle sanzioni previste all’art. 228 CE,
         particolarmente alla luce del fatto che le sanzioni in questione perseguono lo stesso obiettivo, vale a dire il conformarsi
         dello Stato membro interessato ai suoi obblighi e l’applicazione effettiva del diritto comunitario tramite una pressione finanziaria
         per mettere fine all’infrazione di cui trattasi. Di conseguenza, i provvedimenti dovrebbero essere scelti disgiuntamente,
         e non cumulativamente, in funzione della sanzione che tra le due risulta più appropriata. 
      
      135    La Repubblica ellenica afferma, inoltre, che il punto di partenza per calcolare le sanzioni previste all’art. 228 CE va inteso
         come la data di scadenza del termine fissato nel parere motivato e non come quella della sentenza della Corte che constata
         l’infrazione. 
      
      136    La Repubblica ellenica rileva che l’esecuzione della citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, è avvenuta in un
         tempo ragionevole, vale a dire due anni dopo la sua pronuncia e un anno dopo la scadenza del termine fissato dal parere motivato.
         Si dovrebbe anche tener conto delle difficoltà tecniche del fascicolo e della mancata cooperazione della Commissione nell’ambito
         dell’esecuzione della decisione controversa.
      
      137    La Repubblica ellenica sostiene che la determinazione della gravità dell’infrazione sia direttamente legata all’importo degli
         aiuti da recuperare, dato che dall’importo di questi ultimi dipendono le conseguenze della violazione della normativa comunitaria
         sugli interessi pubblici e privati. Sarebbe evidente che, tanto più esiguo è l’importo dell’aiuto, tanto più limitate sono
         le ripercussioni sulla perturbazione della libera concorrenza nel settore dei trasporti aerei. Di conseguenza, avendo il Tribunale
         affermato che il versamento di taluni importi menzionati nella decisione controversa era conforme al diritto comunitario,
         la gravità dell’inadempimento sarebbe minore. 
      
      138    La Repubblica ellenica aggiunge che il mercato comune, nel campo considerato, non può essere influenzato dall’Olympic Airlines,
         dato che essa non è succeduta all’Olympic Airways. Infatti, quest’ultima società, che dal 2003 non effettuerebbe più attività
         di volo, svolgerebbe unicamente funzioni nel settore dell’assistenza a terra, così che non sussisterebbe una distorsione della
         concorrenza nel settore dei trasporti aerei. 
      
      139    Infine, se anche la Corte reputasse necessario imporre una somma forfettaria, la Repubblica ellenica ritiene che l’importo
         proposto dalla Commissione sia sproporzionato e debba essere adeguatamente ridotto. 
      
      2.     Giudizio della Corte
      a)     Sul cumulo delle due sanzioni
      140    Va rammentato, anzitutto, che il procedimento previsto all’art. 228, n. 2, CE ha lo scopo di spingere uno Stato membro inadempiente
         a eseguire una sentenza per inadempimento garantendo con ciò l’applicazione effettiva del diritto comunitario e che le misure
         previste da tale disposizione, e cioè la somma forfettaria e la penalità, mirano entrambe a questo stesso obiettivo (v. sentenza
         12 luglio 2005, Commissione/Francia, cit., punto 80).
      
      141    La Corte ha poi affermato, ai punti 81 e 82 della detta sentenza, che l’applicazione dell’una o dell’altra di queste due misure
         dipende dall’idoneità di ciascuna a conseguire l’obiettivo perseguito in relazione alle circostanze del caso di specie e che,
         di conseguenza, non è escluso il ricorso ai due tipi di sanzioni previsti.
      
      142    Di conseguenza, spetta alla Corte determinare, in ciascuna causa e in funzione delle circostanze del caso di specie di cui
         è investita, nonché del livello di persuasione e di dissuasione che le sembra necessario, le sanzioni pecuniarie adeguate
         per garantire l’esecuzione più rapida possibile della sentenza che abbia precedentemente constatato un inadempimento e prevenire
         la reiterazione di analoghe infrazioni del diritto comunitario (v. sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, cit., punto
         97, e 9 dicembre 2008, causa C‑121/07, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑9159, punto 59).
      
      143    Pertanto, la Corte è legittimata, nell’esercizio del potere discrezionale che le è attribuito nel campo in questione, ad imporre,
         cumulativamente, una penalità ed una somma forfettaria.
      
      b)     Sulla pertinenza dell’imposizione di una somma forfettaria
      144    Va rammentato che l’imposizione di una somma forfettaria deve, in ogni caso di specie, rimanere l’espressione dell’insieme
         degli elementi pertinenti che si riferiscono sia alle caratteristiche dell’inadempimento constatato che al comportamento proprio
         dello Stato membro interessato dal procedimento iniziato sul fondamento dell’art. 228 CE (v. sentenza 9 dicembre 2008, Commissione/Francia,
         cit., punto 62). A tal proposito, detta disposizione investe la Corte di un ampio potere discrezionale al fine di decidere
         se si debba o meno imporre una siffatta sanzione (v. punto 63 della detta sentenza).
      
      145    Quanto alla presente causa, la Corte ritiene che il complesso degli elementi di diritto e di fatto che accompagnano l’inadempimento
         constatato siano un indice del fatto che la prevenzione effettiva della futura reiterazione di infrazioni analoghe al diritto
         comunitario è tale da richiedere l’adozione di una misura dissuasiva, quale l’imposizione di una somma forfettaria (v. sentenza
         9 dicembre 2008, Commissione/Francia, cit., punto 69).
      
      c)     Sull’importo della somma forfettaria
      146    Se la Corte decide di imporre una somma forfettaria, le spetta, nell’esercizio del suo potere discrezionale, fissarla di modo
         che essa sia, da una parte, adeguata alle circostanze e, dall’altra, commisurata all’inadempimento constatato nonché alla
         capacità finanziaria dello Stato membro di cui trattasi (v. sentenza Commissione/Spagna, cit., punto 41). 
      
      147    Tra i fattori pertinenti sotto questo profilo figurano in particolare elementi come la durata della persistenza dell’inadempimento
         dopo la sentenza che lo ha constatato nonché gli interessi pubblici e privati in questione (v. citate sentenze 12 luglio 2005,
         Commissione/Francia, punto 114, e 9 dicembre 2008, Commissione/Francia, punto 64).
      
      148    Le circostanze di cui si deve tenere conto figurano ai punti 117‑122 della presente sentenza, relativi alla durata e alla
         gravità dell’inadempimento.
      
      149    Sulla base di tali elementi, la Corte ritiene fatta una giusta valutazione delle circostanze del caso di specie fissando in
         EUR 2 milioni l’importo della somma forfettaria che la Repubblica ellenica dovrà assolvere.
      
      150    Si deve, di conseguenza, condannare la Repubblica ellenica a versare alla Commissione, sul conto «Risorse proprie della Comunità
         europea», la somma forfettaria di EUR 2 milioni.
      
      VII –  Sulle spese
      151    Ai sensi dell’ art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ha chiesto la condanna della Repubblica ellenica e l’inadempimento è stato accertato, quest’ultima
         va condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      La Repubblica ellenica, non avendo adottato, alla data di scadenza del termine impartito nel parere motivato, i provvedimenti
            che l’esecuzione della sentenza pronunciata dalla Corte il 12 maggio 2005, causa C‑415/03, Commissione/Grecia, comporta, concernenti
            la restituzione degli aiuti ritenuti illegittimi e incompatibili con il mercato comune, in forza dell’art. 3 della decisione
            della Commissione 11 dicembre 2002, 2003/372/CE, sull’aiuto concesso dalla Grecia alla compagnia Olympic Airways, ha violato
            gli obblighi ad essa imposti da tale sentenza e dall’art. 228, n. 1, CE.
      2)      La Repubblica ellenica è condannata a versare alla Commissione delle Comunità europee, sul conto «Risorse proprie della Comunità
            europea», una penalità di un importo pari a EUR 16 000 per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dei provvedimenti necessari
            a conformarsi alla citata sentenza 12 maggio 2005, Commissione/Grecia, a partire da un mese dopo la pronuncia della presente
            sentenza fino all’esecuzione della detta sentenza 12 maggio 2005.
      3)      La Repubblica ellenica è condannata a versare alla Commissione delle Comunità europee, sul conto «Risorse proprie della Comunità
            europea», una somma forfettaria pari a EUR 2 milioni.
      4)      La Repubblica ellenica è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: il greco.