CELEX: 62005TJ0112
Language: it
Date: 2007-12-12
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) del 12 dicembre 2007.#Akzo Nobel NV e altri contro Commissione delle Comunità europee.#Concorrenza - Intese nel settore dei prodotti vitaminici - Cloruro di colina (vitamina B 4) - Decisione che constata una violazione dell’art. 81 CE e dell’art. 53 dell’Accordo sullo Spazio economico europeo - Imputabilità del comportamento illecito.#Causa T-112/05.

Causa T‑112/05
      Akzo Nobel NV e altri
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Intese nel settore dei prodotti vitaminici — Cloruro di colina (vitamina B 4) — Decisione che accerta una violazione dell’art. 81 CE e dell’art. 53 dell’accordo sullo Spazio economico europeo — Imputabilità del comportamento illecito»
      Massime della sentenza
      1.      Ricorso di annullamento — Presupposti per la ricevibilità — Ricorso proposto da vari soggetti di un gruppo di società contro
            una decisione della Commissione che infligge loro un’ammenda in solido
      (Art. 230 CE)
      2.      Concorrenza — Regole comunitarie — Infrazioni — Imputazione — Società capogruppo e controllate
      (Artt. 81 CE e 82 CE)
      3.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Importo massimo — Calcolo
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2)
      1.      Nell’ambito di un unico ricorso d’annullamento esperito da diverse entità di un gruppo di società contro una decisione della
         Commissione che infligge loro solidalmente un’ammenda, ragioni di economia procedurale giustificano la decisione di non esaminare
         un’eccezione di irricevibilità sollevata nei confronti di alcune di tali entità quando tuttavia il ricorso è ricevibile nei
         confronti di alcune altre entità dello stesso gruppo, con la conseguenza che il giudice è tenuto ad esaminare il ricorso in
         toto e che, alla luce dei motivi dedotti nel ricorso, un eventuale annullamento non potrebbe avvantaggiare le entità oggetto
         dell’eccezione di irricevibilità.
      
      (v. punti 31‑32)
      2.      La Commissione è legittimata ad emanare nei confronti di una società capogruppo una decisione che infligge un’ammenda per
         infrazione delle regole di concorrenza commessa da una delle controllate, non a causa di una relazione di istigazione tra
         la controllante e la sua controllata né, a maggior ragione, di un’implicazione della prima in tale illecito, ma per il fatto
         che tali società costituiscono un’entità economica e pertanto un’unica impresa ai sensi degli artt. 81 CE e 82 CE se esse
         non determinano in modo autonomo il loro comportamento sul mercato.
      
      Nel caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della sua controllata che si sia resa responsabile
         di un comportamento illecito, esiste una presunzione semplice che tale società controllante eserciti un’influenza determinante
         sul comportamento della sua controllata, e che esse costituiscano quindi un’unica impresa nel senso indicato. Incombe quindi
         alla società controllante che contesta dinanzi al giudice comunitario una decisione della Commissione che le infligge un’ammenda
         per il comportamento della sua controllata confutare tale presunzione fornendo elementi di prova idonei a dimostrare l’autonomia
         della sua controllata. È quindi sufficiente che la Commissione provi che la totalità del capitale di una controllata sia detenuta
         dalla controllante per concludere che quest’ultima esercita un’influenza determinante sulla sua politica commerciale. La Commissione
         potrà, in seguito, ritenere la società controllante solidalmente responsabile per il pagamento dell’ammenda inflitta alla
         sua controllata, a meno che tale società non provi che la sua controllata non applica sostanzialmente le direttive che essa
         impartisce e si comporta, pertanto, in maniera autonoma nel mercato.
      
      Sebbene, nell’ambito dell’analisi dell’esistenza di un’entità economica unica tra diverse società che fanno parte di un gruppo,
         il giudice comunitario abbia esaminato se la società controllante potesse influenzare la politica dei prezzi, le attività
         di produzione e di distribuzione, gli obiettivi di vendita, gli utili lordi, le spese di vendita, il «cash flow», le giacenze
         e il marketing, tuttavia non può dedursene che solo tali aspetti rientrino nella nozione della politica commerciale di una
         controllata ai fini dell’applicazione degli artt. 81 CE e 82 CE nei confronti della società controllante. Al contrario, incombe
         alla società controllante sottoporre alla valutazione del Tribunale ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi, economici
         e giuridici intercorrenti con la propria controllata e che essa considera atto a dimostrare che la controllante e la controllata
         non costituiscono un’entità economica unica. Nella sua valutazione, il Tribunale deve tener conto di tutti gli elementi sottopostigli
         dalle parti, il cui carattere e la cui importanza possono variare a seconda delle caratteristiche proprie di ciascun caso
         di specie.
      
      Quindi, per quanto riguarda una società che detiene il 100% nel capitale delle sue controllate e che interviene in maniera
         significativa su diversi aspetti essenziali della loro strategia, riservandosi la decisione finale riguardo ad una serie di
         argomenti che definiscono la loro linea d’azione nel mercato, la presunzione secondo cui la società controllante esercita
         un’influenza determinante sulla politica delle sue controllate non può essere confutata dal fatto che le decisioni concernenti
         il settore specifico oggetto dell’infrazione sono, in linea di principio, adottate dalle controllate né dal fatto che il gruppo
         sia strutturato su due livelli con l’obiettivo di sottrarre la politica commerciale stricto sensu al controllo della capogruppo.
         Infatti, ai fini dell’imputazione del comportamento illecito di una controllata alla sua società controllante non occorre
         la prova che la società controllante influenzi la politica della propria controllata nel settore specifico oggetto dell’infrazione.
         Per contro, i vincoli organizzativi, economici e giuridici esistenti tra la società controllante e la sua controllata possono
         provare l’esistenza di un’influenza della prima sulla strategia della seconda e, pertanto, giustificare la loro considerazione
         come un’unica entità economica, senza che occorra accertare se la controllante abbia influenzato il comportamento anticoncorrenziale
         di cui trattasi.
      
      (v. punti 58, 60, 62, 64‑65, 82‑83, 85)
      3.      La circostanza secondo cui più società sono solidalmente responsabili per il pagamento di un’ammenda per il motivo che costituiscono
         un’impresa ai sensi dell’art. 81 CE non implica, quanto all’applicazione del limite previsto dall’art. 23, n. 2, del regolamento
         n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del Trattato, che l’obbligazione
         di ciascuna di esse si limiti al 10% del fatturato da essa realizzato durante l’ultimo esercizio sociale. Infatti, il limite
         del 10%, ai sensi di tale disposizione, dev’essere calcolato sulla base del fatturato complessivo di tutte le società che
         costituiscono l’entità economica unica che agisce in qualità di impresa ai sensi dell’art. 81 CE, poiché solo il fatturato
         complessivo delle società che la compongono può costituire un’indicazione delle dimensioni e del potere economico dell’impresa
         di cui trattasi.
      
      (v. punti 90‑91)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      12 dicembre 2007 (*)
      
      «Concorrenza – Intese nel settore dei prodotti vitaminici – Cloruro di colina (vitamina B 4) – Decisione che accerta una violazione dell’art. 81 CE e dell’art. 53 dell’accordo sullo Spazio economico europeo – Imputabilità del comportamento illecito»
      Nella causa T‑112/05,
      Akzo Nobel NV, con sede in Arnhem (Paesi Bassi),
      
      Akzo Nobel Nederland BV, con sede in Arnhem,
      
      Akzo Nobel Chemicals International BV, con sede in Amersfoort (Paesi Bassi),
      
      Akzo Nobel Chemicals BV, con sede in Amersfoort,
      
      Akzo Nobel Functional Chemicals BV, con sede in Amersfoort, rappresentate inizialmente dagli avv.ti C. Swaak e J. de Gou, successivamente dagli avv.ti Swaak,
         M. van der Woude e M. Mollica,
      
      ricorrenti,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. A. Whelan e F. Amato, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione della Commissione 9 dicembre 2004, 2005/566/CE, relativa ad
         un procedimento ai sensi dell’articolo 81 CE e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E‑2/37.533 – Cloruro di colina)
         (sintesi in GU 2005, L 190, pag. 22),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO
      DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Seconda Sezione),
      composto dal sig. A.W.H. Meij, facente funzione di presidente, e dai sigg. N.J. Forwood e S. Papasavvas, giudici,
      cancelliere: sig.ra C. Kantza, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 13 febbraio 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti di causa e decisione impugnata 
      1        Con decisione 9 dicembre 2004, 2005/566/CE, relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81 CE e dell’articolo 53 dell’accordo
         SEE (Caso COMP/E-2/37.533 – Cloruro di colina) (sintesi in GU 2005, L 190, pag. 22; in prosieguo: la «Decisione»), la Commissione
         accertava che diverse imprese avevano violato l’art. 81, n. 1, CE e l’art. 53 dell’accordo sullo Spazio economico europeo
         (SEE) avendo partecipato ad una serie di accordi e di pratiche concordate concernenti la fissazione dei prezzi, la ripartizione
         dei mercati e azioni concertate contro i concorrenti nel settore del cloruro di colina nel SEE (art. 1 della Decisione).
      
      2        Con riferimento al prodotto di cui trattasi, la Commissione precisa che il cloruro di colina fa parte del gruppo di vitamine
         idrosolubili del complesso B (vitamina B 4). Esso viene usato principalmente nell’industria alimentare per animali (volatili
         e suini) come additivo alimentare. Esso viene venduto in soluzione acquosa al 70% oppure polverizzato su un supporto di cereali
         disidratati o di silice con un tasso compreso tra il 50 e il 60%. La parte di cloruro di colina non utilizzata come additivo
         alimentare per animali viene raffinata per ottenere un prodotto di maggiore purezza (qualità farmaceutica). A parte i produttori,
         il mercato del cloruro di colina riguarda, da un lato, i trasformatori, i quali acquistano il prodotto dai produttori in forma
         liquida e lo trasformano, per conto del produttore oppure per proprio conto, in cloruro di colina su supporto e, dall’altro,
         i distributori.
      
      3        Risulta dal punto 3 della Decisione che la Commissione ha avviato un’indagine sul settore del cloruro di colina a livello
         mondiale, dopo aver ricevuto, nell’aprile 1999, una richiesta di applicazione di misure di clemenza da parte del produttore
         americano Bioproducts. L’indagine ha riguardato il periodo compreso tra il 1992 e la fine del 1998. Al punto 45 della Decisione,
         la Commissione afferma che il produttore canadese Chinook aveva già preso contatto con essa il 25 novembre e il 3 e il 16
         dicembre 1998 in merito all’intesa in questione, ma che non aveva avviato alcuna indagine a quell’epoca.
      
      4        Per ciò che riguarda il SEE, l’intesa in questione è stata attuata, ai termini del punto 64 della Decisione, a due livelli
         differenti, ma strettamente connessi: a livello mondiale e a livello europeo. A livello mondiale i produttori Bioproducts
         (Stati Uniti), Chinook (Canada), Chinook Group Ltd (Canada), DuCoa (Stati Uniti), BASF AG (Germania), UCB SA (Belgio) e le
         ricorrenti, cinque società del gruppo Akzo Nobel (Paesi Bassi), hanno partecipato direttamente o indirettamente ad attività
         anticoncorrenziali tra il giugno 1992 e l’aprile 1994. Tali attività avevano, in sostanza, per oggetto l’aumento dei prezzi
         su scala mondiale, segnatamente nel SEE, e il controllo dei trasformatori, segnatamente nel SEE, al fine di garantire che
         questi ultimi non ostacolassero gli aumenti concordati e di ripartire i mercati mondiali mediante il ritiro dei produttori
         nordamericani dal mercato europeo in cambio del ritiro dei produttori europei dal mercato nordamericano. La Commissione ha
         individuato nove riunioni dell’intesa su scala mondiale tra il giugno 1992 (a Città del Messico, Messico) e l’aprile 1994
         (a Johor Bahru, Malesia). La riunione più importante sarebbe stata quella tenutasi a Ludwigshafen (Germania) nel novembre
         1992. 
      
      5        Solo i produttori europei (la BASF AG, la UCB SA e le ricorrenti) avrebbero partecipato alle riunioni di attuazione dell’intesa
         a livello europeo, durata dal marzo 1994 all’ottobre 1998. La Commissione ha individuato quindici riunioni ivi attinenti,
         dal marzo 1994 (a Schoten, in Belgio) all’ottobre 1998 (a Bruxelles, in Belgio o Aquisgrana, in Germania). Secondo il punto
         65 della Decisione, tali riunioni sono servite al proseguimento dell’accordo concluso a livello mondiale. Esse avrebbero avuto
         come obiettivo l’aumento regolare dei prezzi in tutto il SEE unitamente ad una ripartizione dei mercati e ad un’attribuzione
         dei clienti individuali, nonché il controllo dei trasformatori in Europa al fine di salvaguardare un elevato livello dei prezzi.
      
      6        Secondo le valutazioni della Commissione, gli accordi mondiali e gli accordi europei si collocavono tutti, per ciò che riguarda
         il SEE, nell’ambito di un progetto complessivo che aveva definito le linee di azione dei membri dell’intesa e limitato la
         loro condotta commerciale individuale al fine di perseguire un unico obiettivo economico anticoncorrenziale, ossia falsare
         le condizioni normali di concorrenza nel SEE. Secondo la Commissione, occorre, pertanto, considerare gli accordi conclusi
         a livello mondiale ed europeo come un’unica infrazione complessa e continuata concernente il SEE, cui i produttori nordamericani
         hanno partecipato per un certo tempo, mentre i produttori europei vi hanno partecipato durante tutto il periodo in questione.
      
      7        Per quanto riguarda l’individuazione dei destinatari della Decisione, la Commissione ha precisato, al punto 166 di questa,
         che le ricorrenti, la BASF, la Bioproducts, la Chinook, la DuCoa e la UCB dovevano essere considerate responsabili dell’infrazione.
         Per contro, la Ertisa, società spagnola detentrice del 50% del mercato spagnolo, non è stata destinataria della Decisione,
         in quanto la Commissione ha ritenuto, al punto 178, che le prove fossero complessivamente insufficienti per considerarla responsabile
         dei fatti asseriti.
      
      8        All’art. 3 della Decisione la Commissione ha ordinato alle imprese destinatarie di porre immediatamente termine alle infrazioni
         di cui all’art. 1 della Decisione, laddove non vi avessero ancora proceduto, e di astenersi, da tale momento, dai constatati
         atti o comportamenti illeciti nonché da ogni misura avente oggetto o effetto identico o equivalente.
      
      9        Quanto all’imposizione delle ammende, la Commissione ha considerato che i produttori nordamericani (Bioproducts, Chinook e
         DuCoa) avessero posto fine alla loro partecipazione all’infrazione non oltre il 20 aprile 1994, a seguito della riunione di
         Johor Bahru (v. punto 4 supra). Secondo il punto 165 della Decisione, la Commissione non disponeva di prove che dimostrassero
         l’esistenza di altre riunioni o altri contatti cui avrebbero partecipato i produttori nordamericani e mediante i quali essi
         avrebbero fissato i prezzi per il SEE o avrebbero confermato il loro impegno iniziale di non esportare verso l’Europa. Posto
         che il primo atto della Commissione riguardo a tale infrazione è datato 26 maggio 1999, ossia oltre cinque anni dopo la fine
         della partecipazione dei produttori nordamericani, la Commissione non ha inflitto alcuna ammenda a tali produttori, conformemente
         all’art. 1 del regolamento (CEE) del Consiglio 26 novembre 1974, n. 2988, relativo alla prescrizione in materia di azioni
         e di esecuzione nel settore del diritto dei trasporti e della concorrenza della Comunità economica europea (GU L 319, pag. 1),
         e all’art. 25 del regolamento (CE) del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza
         di cui agli articoli 81 [CE] e 82 [CE] (GU 2003, L 1, pag. 1). 
      
      10      Per contro, essendo la partecipazione dei produttori europei durata fino al 30 settembre 1998, la Commissione ha inflitto
         loro ammende per un importo totale di EUR 66,34 milioni. 
      
      11      Per ciò che riguarda, più precisamente, il gruppo Akzo Nobel, la Commissione ha deciso di indirizzare la Decisione solidalmente
         alla Akzo Nobel NV, alla Akzo Nobel Functional Chemicals BV, alla Akzo Nobel Chemicals BV, alla Akzo Nobel Chemicals International
         BV e alla Akzo Nobel Nederland BV. Le tre ultime società, ovvero i loro predecessori, avrebbero partecipato direttamente all’infrazione.
         La Akzo Nobel Functional Chemicals sarebbe stata creata come controllata della Akzo Nobel Chemicals nel giugno 1999, quando
         quest’ultima era divenuta una holding. Pertanto, la Commissione ha considerato che la Akzo Nobel Functional Chemicals fosse
         succeduta giuridicamente nella maggior parte delle attività nel settore del cloruro di colina precedentemente esercitate dalla
         sua società controllante e che, conseguentemente, dovesse anch’essa essere destinataria della Decisione.
      
      12      Per quanto riguarda la Akzo Nobel, essa costituirebbe un’unica entità economica insieme alle altre persone giuridiche del
         gruppo Akzo Nobel destinatarie della Decisione. Sarebbe l’entità economica unica che avrebbe assunto la responsabilità della
         produzione del cloruro di colina nel SEE e avrebbe partecipato all’intesa. Potrebbe essere diversamente solo se le società
         controllate operative della Akzo Nobel fossero state in grado di condurre una politica commerciale autonoma durante il periodo
         interessato e l’avessero effettivamente condotta. Orbene, la Akzo Nobel, lungi dall’essere una semplice struttura di investimento,
         svolgerebbe la funzione di una centrale generale per il gruppo Akzo Nobel che coordinerebbe le principali attività relative
         alla strategia generale del gruppo, alle finanze, alle questioni giuridiche e alle risorse umane. Grazie a tali funzioni,
         la Akzo Nobel avrebbe effettivamente esercitato un’influenza determinante sulla politica commerciale delle sue controllate,
         delle quali deterrebbe, direttamente o indirettamente, il 100% delle partecipazioni. La Commissione ha dunque ritenuto che
         sussistesse una mancanza di autonomia commerciale delle controllate della Akzo Nobel, il che l’ha indotta ad adottare la Decisione
         nei suoi confronti, nonostante il fatto che essa non avesse partecipato individualmente all’intesa (punto 172 della Decisione).
      
      13      L’assenza di autonomia commerciale delle società operative o delle unità commerciali del gruppo Akzo Nobel risulterebbe anche
         provata dai documenti prodotti dalla Akzo Nobel durante il procedimento amministrativo e intitolati «Programmi di direzione».
         Da tali documenti risulterebbe che gli obiettivi del gruppo nonché le linee direttrici relative alle strategie delle unità
         commerciali sarebbero determinate dal consiglio di amministrazione della Akzo Nobel. Tali strategie potrebbero essere approvate
         solo se in linea con il piano strategico del gruppo. Per di più, anche la configurazione del portafoglio nell’ambito del piano
         strategico verrebbe decisa dal consiglio di amministrazione della Akzo Nobel, mentre il piano operativo di ciascuna unità
         commerciale dovrebbe essere conforme alle linee direttrici e agli obiettivi del gruppo come definiti da tale consiglio di
         amministrazione. Infine, gli investimenti di importo superiore a EUR 2,5 milioni, necessiterebbero, in funzione del loro impatto
         finanziario, di un’approvazione del «Board Committee», del «Full Board of Management» o del «Supervisory Board» della Akzo
         Nobel. Il consiglio di amministrazione deciderebbe anche in merito alla distribuzione dei profitti e dei dividendi, nonché
         in merito alle nomine, alle retribuzioni e ai licenziamenti (punto 173 della Decisione).
      
      14      La Akzo Nobel Chemicals SpA, destinataria della comunicazione degli addebiti a causa dei sospetti quanto alla sua partecipazione
         ad attività illecite concernenti il mercato spagnolo del cloruro di colina, non è stata destinataria della Decisione poiché
         la Commissione ha ritenuto le prove raccolte come insufficienti per provare la sua responsabilità (punto 176 della Decisione).
         
      
      15      L’importo delle ammende è stato fissato dalla Commissione in applicazione dei suoi Orientamenti per il calcolo delle ammende
         inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del trattato CECA
         (GU 1998, C 9, pag. 3), nonché della sua comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa
         tra imprese (GU 1996, C 207, pag. 4).
      
      16      Al fine di determinare l’importo di partenza delle ammende, la Commissione ha dichiarato di aver proceduto ad un trattamento
         differenziato delle società implicate al fine di tener conto delle differenze nella loro capacità economica effettiva di nuocere
         gravemente alla concorrenza. Quindi, tenuto conto del fatto che l’infrazione ha avuto inizio a livello mondiale, con la partecipazione
         di società nordamericane che hanno, segnatamente, accettato di ritirarsi dal mercato europeo, la Commissione ha ritenuto che
         occorresse riferirsi alle quote di mercato mondiale delle imprese partecipanti all’infrazione al fine di determinare la loro
         rispettiva importanza (punti 200 e 201 della Decisione). 
      
      17      Quindi, sulla base del quote di mercato a livello mondiale detenute nel 1997, la Commissione ha classificato le ricorrenti
         nella terza categoria con una quota di mercato del 12%. Al fine di assicurare un sufficiente effetto dissuasivo, la Commissione,
         con riferimento al fatturato realizzato della Akzo Nobel nel 2003 (EUR 13 miliardi), ha moltiplicato l’importo di partenza
         per un fattore pari a 1,5.
      
      18      Successivamente, la Commissione ha aumentato l’importo di partenza del 10% per ogni anno completo di infrazione e del 5% per
         ogni periodo supplementare di sei mesi o più, ma inferiore ad un anno. Essendo l’infrazione durata almeno cinque anni e undici
         mesi (dal 13 ottobre 1992 al 30 settembre 1998), la Commissione ha aumentato l’importo di partenza del 55%. Pertanto, l’importo
         di base dell’ammenda inflitta solidalmente alle ricorrenti è stato fissato in EUR 29,99 milioni. 
      
      19      Quanto all’applicazione della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa tra imprese
         nei confronti delle ricorrenti, in data 8 gennaio 2002 la Commissione ha sottolineato l’importanza della comunicazione volontaria,
         concernente cinque riunioni a livello europeo. È in tal modo che, come si legge nel punto 233 della Decisione, la Commissione
         ha potuto raccogliere la prova dell’intesa e della durata dell’infrazione a livello europeo. Inoltre, le ricorrenti non hanno
         contestato l’effettività dei fatti accertati dalla Commissione. La Commissione ha quindi ritenuto che le ricorrenti potessero
         beneficiare di una riduzione del 30% dell’importo dell’ammenda che sarebbe stata loro altrimenti inflitta (punti 233-236 della
         Decisione). 
      
      20      Al termine di tale procedimento, l’ammenda inflitta alle ricorrenti è stata stabilita in EUR 20,99 milioni. 
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      21      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 2 marzo 2005 le ricorrenti hanno proposto il presente
         ricorso.
      
      22      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 25 febbraio 2005 (registrato con il numero di ruolo
         T‑111/05) e il 1° marzo 2005 (registrato con il numero di ruolo T‑101/05), la UCB e la BASF, anch’esse destinatarie della
         Decisione, hanno proposto ricorso contro la decisione medesima.
      
      23      Con ordinanza 7 settembre 2006, il presidente della Seconda Sezione del Tribunale ha deciso, sentite le parti, di riunire
         le cause T‑101/05, causa T‑111/05 nonché la presente causa ai fini della fase orale e della sentenza, conformemente all’art. 50
         del regolamento di procedura del Tribunale. 
      
      24      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale ha deciso di passare alla fase orale e, nell’ambito delle misure di organizzazione
         del procedimento, ha posto un quesito per iscritto alle parti.
      
      25      Sentite all’udienza le parti su tale punto, il Tribunale ha deciso, con la propria sentenza pronunciata nelle cause T‑101/05
         e T‑111/05, di separare la causa T‑112/05 dalle cause T‑101/05 e T‑111/05 ai fini della sentenza, conformemente all’art. 50
         del regolamento di procedura. 
      
      26      Le ricorrenti concludono che il Tribunale voglia: 
      
      –        annullare la Decisione; 
      –        condannare la Commissione alle spese. 
      27      La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare il ricorso manifestamente irricevibile o manifestamente infondato per quanto concerne la Akzo Nobel Nederland,
         la Akzo Nobel Chemicals International e la Akzo Nobel Chemicals;
      
      –        respingere il ricorso per il resto;
      –        condannare le ricorrenti alle spese.
       Diritto
      28      Le ricorrenti deducono tre motivi, relativi, il primo, all’imputazione erronea alla Akzo Nobel di una responsabilità in solido,
         il secondo, alla violazione dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003 nella parte in cui l’importo dell’ammenda oltrepassa
         il 10% del fatturato della Akzo Nobel Functional Chemicals realizzato nel 2003 e, il terzo, ad una violazione dell’obbligo
         di motivazione riguardo all’imputazione della responsabilità in solido alla Akzo Nobel.
      
       1. Sulla ricevibilità del ricorso riguardo alla Akzo Nobel Nederland, alla Akzo Nobel Chemicals International e alla Akzo Nobel
            Chemicals
       Argomenti delle parti
      29      Secondo la Commissione, il ricorso, che deve essere considerato come cinque ricorsi individuali, non contiene motivi che possano
         giustificare l’annullamento della Decisione o la riduzione dell’importo dell’ammenda nei confronti della Akzo Nobel Nederland,
         della Akzo Nobel Chemicals International e della Akzo Nobel Chemicals. Esso non sarebbe, pertanto, conforme all’art. 21 dello
         Statuto della Corte di giustizia né all’art. 44 del regolamento di procedura del Tribunale per ciò che riguarda le dette tre
         ricorrenti. In ogni caso, il ricorso dovrebbe essere respinto, con riferimento a tali ricorrenti, in quanto manifestamente
         del tutto infondato in diritto.
      
      30      Le ricorrenti sostengono che il ricorso è ricevibile con riferimento alla Akzo Nobel Nederland, alla Akzo Nobel Chemicals
         International e alla Akzo Nobel Chemicals. Esse sottolineano che il ricorso soddisfa le condizioni di cui all’art. 21 dello
         Statuto della Corte e dell’art. 44 del regolamento di procedura del Tribunale e sostengono che la possibilità di un annullamento
         della Decisione giustifichi un interesse ad agire.
      
       Giudizio del Tribunale
      31      Occorre rilevare, anzitutto, che trattandosi di un unico ricorso che è ricevibile per la Akzo Nobel e la Akzo Nobel Functional
         Chemicals, non occorre esaminare l’eccezione sollevata dalla Commissione (v., in tal senso e per analogia, sentenza della
         Corte 24 marzo 1993, causa C‑313/90, CIRFS e a./Commissione, Racc. pag. I‑1125, punti 30 e 31).
      
      32      A tale riguardo, l’argomento dedotto dalla Commissione all’udienza secondo cui la valutazione di cui al punto precedente si
         applicherebbe solo nel caso in cui l’annullamento pronunciato favorisse tutti, indipendentemente dal fatto che l’interessato
         abbia proposto ricorso, non è sufficiente per rendere necessario l’esame della detta eccezione. Infatti, se è pur vero che
         l’annullamento di una decisione che impone sanzioni a diverse entità ai sensi dell’art. 81 CE non deve avvantaggiare quelle
         entità che non hanno proposto ricorso (v., in tal senso, sentenza della Corte 14 settembre 1999, causa C‑310/97 P, Commissione/AssiDomän
         Kraft Products e a., Racc. pag. I‑5363, punto 63) o il cui ricorso è irricevibile, ciò non toglie che la Commissione non abbia
         spiegato in quale modo un eventuale annullamento della Decisione sulla base dei motivi descritti al precedente punto 30 potrebbe
         avvantaggiare la Akzo Nobel Nederland, la Akzo Nobel Chemicals International e la Akzo Nobel Chemicals. È peraltro la Commissione
         stessa a sostenere, nella controreplica, che, considerati i motivi sollevati nel ricorso, un annullamento eventuale potrebbe
         riguardare solo la responsabilità della società capogruppo o l’importo dell’ammenda inflitta alla Akzo Nobel Functional Chemicals.
         Inoltre, anche ammesso che il ricorso della Akzo Nobel Nederland, della Akzo Nobel Chemicals International e della Akzo Nobel
         Chemicals non fosse ricevibile, il Tribunale dovrebbe nondimeno esaminare il ricorso in toto. Alla luce di tali considerazioni,
         ragioni di economia procedurale giustificano la decisione di non esaminare l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione.
      
       2. Nel merito
       Sul primo motivo, relativo all’erronea imputazione di una responsabilità in solido alla Akzo Nobel
      
       Argomenti delle parti
      33      Le ricorrenti ritengono che la Commissione abbia commesso un errore di diritto infliggendo l’ammenda solidalmente alla Akzo
         Nobel, società capogruppo detentrice, direttamente o indirettamente, del 100% del capitale delle sue società controllate.
         Esse descrivono la struttura organizzativa e la struttura giuridica del gruppo Akzo Nobel nei termini seguenti. La struttura
         organizzativa sarebbe composta di una centrale generale (Akzo Nobel NV), di unità commerciali e di sub-unità commerciali.
         Le attività del gruppo sarebbero, infatti, organizzate in modo tale che un’unità o sub-unità commerciale intraprenda un’attività
         esercitata da diverse controllate della Akzo Nobel; ad esempio, la sub‑unità delle metilamine e del cloruro di colina comprende
         attività esercitate da diverse controllate della Akzo Nobel. La struttura giuridica includerebbe la Akzo Nobel come società
         capogruppo, nonché più di 1 000 entità giuridiche controllate, direttamente o indirettamente, al 100% da tale società. Queste
         entità giuridiche dovrebbero essere considerate come titolari di portafogli che esercitano attività commerciali gestite dalle
         unità e dalle sub-unità commerciali. Nella fattispecie, la Akzo Nobel Chemicals International, la Akzo Nobel Chemicals e la
         Akzo Nobel Functional Chemicals sarebbero le proprietarie, specificamente, dell’attività esercitata dalla sub-unità commerciale
         delle metilamine e del cloruro di colina. Ne risulterebbe che le strutture organizzative e giuridiche del gruppo Akzo Nobel
         sarebbero parallele.
      
      34      Dal punto di vista organizzativo, tale gruppo comprenderebbe quindi due livelli: una centrale generale responsabile per le
         questioni strategiche (investimenti principali, finanze, questioni giuridiche, risorse umane) e 20 unità commerciali a livello
         direttamente inferiore. Ciascuna unità disporrebbe di un direttore generale, di un gruppo direttivo, di servizi generali nonché
         di responsabili per tutta la gestione operativa. Atteso che la direzione dell’unità commerciale rispetterebbe gli obiettivi
         finanziari strategici fissati e approvati dalla Akzo Nobel, tale direzione sarebbe completamente autonoma e vincolata solamente
         dai «business principles» (i valori essenziali del mondo del commercio, quali lo spirito d’impresa, l’integrità personale,
         la responsabilità sociale, ecc.) e dalle «corporate directives» (le direttive dell’impresa in materia di questioni giuridiche
         e fiscali, di risorse umane, di salute, di sicurezza e di ambiente, ecc.) applicabili a tutto il gruppo Akzo Nobel. Ciascuna
         unità sarebbe divisa in sub-unità dotate di organi direttivi. Nella fattispecie, le attività commerciali nell’ambito del cloruro
         di colina sarebbero state esercitate dalla Akzo Nobel Chemicals, dalla Akzo Nobel Functional Chemicals e dalla Akzo Nobel
         Chemicals SpA.
      
      35      Sarebbero le unità e le sub-unità commerciali competenti per il settore interessato che determinerebbero, in modo autonomo
         rispetto alla Akzo Nobel, la politica, le strategie e le operazioni commerciali. Tuttavia, ciò non significherebbe che tali
         unità o sub-unità dispongano dello stesso potere decisionale quanto alle controllate. Sarebbe, infatti, impossibile considerare
         che ciascuna unità e sub-unità commerciale determini la politica commerciale delle singole controllate.
      
      36      Secondo l’analisi della giurisprudenza effettuata dalla Akzo Nobel, l’influenza determinante che una società controllante
         deve esercitare per vedersi imputare la responsabilità delle azioni della propria controllata deve riguardare la politica
         commerciale stricto sensu di quest’ultima. La Commissione dovrebbe quindi provare, in primo luogo, la possibilità che la società
         controllante eserciti un potere di direzione tale da privare la propria controllata di qualunque autonomia nella sua linea
         d’azione commerciale e, in secondo luogo, il fatto di aver esercitato tale potere. 
      
      37      Tuttavia, le ricorrenti sostengono che risulta dalla giurisprudenza che si può presumere che una società controllata al 100%
         abbia applicato le istruzioni impartitele dalla società controllante. Alla luce di tali considerazioni, affinché la Commissione
         sia tenuta, in una siffatta ipotesi, a ritenere responsabile solo la controllata, occorrerebbe che quest’ultima determinasse
         la sua politica commerciale in gran parte da sola. Qualora quest’ultima circostanza risultasse provata, spetterebbe nuovamente
         alla Commissione provare che la società controllante abbia effettivamente esercitato un’influenza determinante in un caso
         concreto. Ne risulterebbe che un’organizzazione unitaria, come quella del gruppo Akzo Nobel, non sarebbe sufficiente, di per
         sé, a rendere superflua la prova dell’implicazione effettiva della società controllante. Inoltre, la Akzo Nobel sostiene che
         la Commissione, nell’ambito della sua prassi decisionale, e i giudici comunitari utilizzano sempre elementi di fatto al fine
         di corroborare la presunzione in questione.
      
      38      Le controllate della Akzo Nobel determinerebbero la loro politica commerciale in gran parte da sole, possedendo ciascuna il
         proprio organo decisionale. Non esercitando la Akzo Nobel alcuna attività commerciale e non producendo né distribuendo alcun
         prodotto, essa non disporrebbe di un potere di direzione nei loro confronti al punto di privarle di qualsiasi autonomia reale
         nella determinazione della loro linea d’azione sul mercato. La Akzo Nobel definirebbe semplicemente la strategia macroeconomica
         generale del gruppo, senza rivendicare un ruolo quanto alle decisioni puramente commerciali. Le decisioni sui prezzi di vendita
         e i loro aumenti verrebbero adottate, in linea di principio, in seno a ciascuna controllata dai direttori del marketing dei
         prodotti in questione. La Akzo Nobel si occuperebbe quindi unicamente delle principali questioni strategiche (finanze, questioni
         giuridiche, regole e politiche in materia di salute, sicurezza, ambiente, ecc.), il che escluderebbe le questioni di politica
         commerciale. Quindi, la responsabilità relativa a questioni di politica commerciale sarebbe di competenza delle unità e delle
         sub-unità commerciali, di cui farebbero parte tutte le controllate operative del gruppo.
      
      39      La rivista internazionale interna pubblicata dalla Akzo Nobel metterebbe in evidenza una struttura particolarmente dettagliata
         in seno alle controllate. Orbene, tale struttura sarebbe inutile se la politica commerciale fosse decisa dal consiglio di
         amministrazione della Akzo Nobel. Pertanto, nessuna società controllante detentrice della totalità del capitale della propria
         controllata la lascerebbe operare senza alcun controllo. Quindi, la Akzo Nobel determinerebbe le politiche e le regole in
         materia di sanità, di sicurezza, di ambiente, di identità sociale di contratti collettivi che le controllate sarebbero tenute
         a seguire. Orbene, tale genere di controllo non potrebbe essere assimilato a un controllo della politica commerciale stricto
         sensu delle controllate. 
      
      40      Inoltre, ciascuna delle controllate implicate nel presente procedimento disporrebbe del proprio consiglio d’amministrazione,
         essendo la politica commerciale (fissazione dei prezzi, distribuzione) decisa a livello delle unità e delle sub-unità commerciali
         responsabili dei prodotti in questione. I fatturati realizzati nel settore del cloruro di colina figurerebbero nei conti della
         Akzo Nobel Chemicals, della Akzo Nobel Functional Chemicals e della Akzo Nobel Chemicals SpA.
      
      41      Il direttore del marketing per il cloruro di colina, come lo testimonierebbe la descrizione della sua posizione, avrebbe il
         compito principale di determinare il progetto del piano di vendita per ciò che riguarda le quantità, i prezzi, la gamma dei
         prodotti e la strategia di marketing. L’assenza di prove documentali atte ad avvalorare il complesso delle affermazioni in
         punto di fatto non potrebbe sminuire il valore degli elementi dedotti dalla Akzo Nobel, considerato il fatto, segnatamente,
         che essa avrebbe prodotto numerose prove nel corso del procedimento amministrativo. 
      
      42      Essendo stata invertita la presunzione de qua sulla base delle suesposte considerazioni, le ricorrenti ritengono che la tesi
         della Commissione sarebbe stata corretta se la Akzo Nobel avesse impartito istruzioni per ciò che riguarda la fissazione dei
         prezzi e la ripartizione del mercato del cloruro di colina. Orbene, una società controllante di oltre 1 000 entità giuridiche
         non potrebbe materialmente impartire istruzioni, neanche ad una sola delle sue controllate, in materia di politiche di prezzo
         o di comportamento commerciale. La Commissione non avrebbe provato che la Akzo Nobel fosse a conoscenza dell’infrazione, né
         che vi fosse direttamente implicata, né che essa avesse dato istruzione alle sue controllate di commetterla. Gli elementi
         su cui si fonda la Decisione per imputare la responsabilità dell’infrazione solidalmente alla Akzo Nobel non riguarderebbero
         la politica commerciale stricto sensu delle controllate. Dato che le ricorrenti avrebbero dimostrato che la sub-unità delle
         metilamine e del cloruro di colina beneficiava quanto meno di un’ampia autonomia commerciale, la Commissione avrebbe dovuto
         provare che la Akzo Nobel aveva esercitato un’influenza determinante sulla politica commerciale delle altre ricorrenti o sulla
         sub-unità commerciale delle metilamine e del cloruro di colina. Orbene, la Commissione non avrebbe soddisfatto tale obbligo,
         non avendo la Akzo Nobel alcuna ragione per esercitare un’influenza del genere.
      
      43      In tale contesto, sarebbe del tutto irrilevante individuare la persona fisica o giuridica che designa i vicepresidenti del
         gruppo, i direttori e gli altri attori della sub-unità delle metilamine e del cloruro di colina e alla quale questi ultimi
         devono rendere conto. La questione cruciale sarebbe quella di sapere se la Akzo Nobel abbia esercitato un controllo determinante
         sulla politica commerciale delle sue filiali o di questa sub-unità commerciale. Potrebbe anche sostenersi che la destinataria
         della Decisione dovrebbe essere la sub-unità delle metilamine e del cloruro di colina. 
      
      44      Le ricorrenti fanno osservare che, se tutte le entità giuridiche del settore del cloruro di colina dovessero essere considerate
         come un’unica entità economica, non vi sarebbe alcuna ragione di escludere la Akzo Nobel Chemicals dal novero dei destinatari
         della Decisione per il solo motivo che la Commissione non disponeva di prove sufficienti per provare la sua responsabilità.
         Inoltre, tale esclusione contraddirebbe l’affermazione della Commissione secondo cui la Akzo Nobel costituirebbe l’unica connessione
         tra la produzione del cloruro di colina in Italia e la produzione nei Paesi Bassi.
      
      45      Le ricorrenti sottolineano che la Akzo Nobel non si è mai presentata come l’unico interlocutore della Commissione durante
         il procedimento amministrativo. Inoltre, ciascuna delle ricorrenti avrebbe concesso un mandato separato agli avvocati che
         le rappresentano.
      
      46      Alla luce delle considerazioni che precedono, e tenuto conto del fatto che gli elementi, diversi dalla detenzione della totalità
         del capitale, su cui si è fondata la Commissione sono privi di rilevanza, ovvero errati, la Akzo Nobel considera di aver rovesciato
         la presunzione concernente la responsabilità della società capogruppo. Non avendo la Commissione prodotto alcun elemento che
         dimostri che la Akzo Nobel abbia esercitato un’influenza determinante sulla politica commerciale delle sue controllate, il
         presente motivo dovrebbe essere accolto.
      
      47      La Commissione sottolinea che, secondo la giurisprudenza, si può presumere che una società controllante eserciti un’influenza
         determinante su una controllata qualora il comportamento di quest’ultima sia, in sostanza, sottoposto alle istruzioni che
         questa le impartisce, vale a dire, qualora la società controllante definisca i grandi orientamenti della strategia e delle
         operazioni commerciali della sua controllata. La giurisprudenza non richiede che la società controllante impartisca istruzioni
         alla sua controllata di commettere un’infrazione affinché la Commissione possa adottare una decisione nei suoi confronti infliggendole
         un’ammenda. È sufficiente, pertanto, che la società controllante abbia esercitato un’influenza determinante sulla politica
         commerciale generale delle sue controllate affinché sia provata la sua responsabilità in solido, senza che la Commissione
         sia obbligata a dimostrare che essa avesse conoscenza dell’infrazione o che vi fosse direttamente implicata.
      
      48      Risulterebbe dalla giurisprudenza che l’inversione di tale presunzione postula la prova che la società controllante non era
         in grado di influenzare in modo determinante la politica commerciale della sua controllata ovvero che la filiale era effettivamente
         autonoma. Di conseguenza, occorrerebbe dimostrare, mediante sufficienti elementi di prova, che la società controllante non
         era in grado di esercitare, o non ha effettivamente esercitato, un’influenza determinante in merito ai grandi orientamenti
         della strategia e delle operazioni commerciali della sua controllata, nonostante il fatto che essa abbia detenuto il 100%
         del suo capitale. Per contro, non sarebbe sufficiente dimostrare che la controllata abbia esercitato la sua attività in gran
         parte da sola e che essa disponesse di un proprio consiglio d’amministrazione, prova che non è, in ogni caso, stata apportata
         nella presente fattispecie.
      
      49      Le ricorrenti non potrebbero fondatamente pretendere di aver invertito la presunzione a carico della Akzo Nobel mediante elementi
         prodotti in risposta alla comunicazione degli addebiti né potrebbero contestare la legittimità della Decisione sulla base
         di documenti non prodotti durante il procedimento amministrativo.
      
      50      Gli elementi forniti dalle ricorrenti non sarebbero, ad ogni modo, sufficienti a invertire la presunzione a carico della Akzo
         Nobel. Infatti le ricorrenti non avrebbero definito le entità giuridiche che nominano i vicepresidenti del gruppo, i dirigenti
         delle unità commerciali né le persone o le entità da cui dipendono tali vicepresidenti. La Commissione ritiene quindi di poter
         ragionevolmente supporre che i vicepresidenti del gruppo siano nominati dalla Akzo Nobel, cui devono rendere conto della loro
         gestione.
      
      51      Le ricorrenti sosterrebbero nel ricorso che la politica commerciale delle controllate non verrebbe decisa da queste ultime,
         ma dalle unità e dalle sub‑unità commerciali, mentre la direzione della Akzo Nobel ne assumerebbe il coordinamento e l’orientamento.
         Il fatto che le controllate ricorrenti siano dotate di un consiglio di amministrazione non significherebbe necessariamente
         che esse prendano in tutta autonomia le decisioni commerciali fondamentali riguardanti la produzione e la commercializzazione
         del cloruro di colina. La loro appartenenza alla sub-unità commerciale delle metilamine e del cloruro di colina, priva di
         organi direttivi, dimostrerebbe il contrario. Alla luce dell’affermazione delle ricorrenti secondo cui la direzione di ciascuna
         sub-unità commerciale renderebbe conto alla direzione di un’unità commerciale, la Commissione presume che la direzione di
         ciascuna unità commerciale debba rendere conto, a sua volta, alla direzione della Akzo Nobel. Sarebbe proprio tale obbligo
         che giustificherebbe la qualifica del gruppo Akzo Nobel come «unità economica». Anche supponendo che il direttore del marketing
         della sub-unità commerciale del cloruro di colina decida il prezzo del prodotto in tutta autonomia, ciò confermerebbe l’assenza
         di autonomia delle controllate del gruppo e non escluderebbe un’influenza determinante da parte della Akzo Nobel. 
      
      52      Inoltre, la Commissione ritiene che l’argomento delle ricorrenti secondo cui essa avrebbe dovuto indirizzare la Decisione
         alla sub-unità commerciale delle metilamine e del cloruro di colina debba essere respinto, non costituendo tale sub-unità
         un’entità giuridica, essendo le uniche entità giuridiche le società controllate appartenenti al gruppo coordinato dalla Akzo
         Nobel. Tali entità giuridiche non potrebbero sfuggire alla loro responsabilità per il fatto che esse sarebbero strutturate
         in unità prive di personalità giuridica. Inoltre, lo status della Akzo Nobel di azionista unico delle sue controllate le attribuirebbe,
         per definizione, il potere di controllare nella sostanza la loro linea di azione. 
      
      53      Peraltro, i documenti forniti dalle ricorrenti dimostrerebbero semplicemente che le decisioni commerciali ordinarie riguardanti
         il cloruro di colina verrebbero adottate dai membri della direzione della sub-unità commerciale delle metilamine e del cloruro
         di colina, senza identificare le persone che nominano e impiegano tali membri. Le ricorrenti non avrebbero, quindi, invertito
         la presunzione di responsabilità della Akzo Nobel. 
      
      54      In ogni caso, la responsabilità della Akzo Nobel sarebbe giustificata sulla base di altri elementi diversi dalla presunzione
         relativa al possesso del 100% del capitale delle sue controllate. Infatti, risulterebbe provato, a partire dai programmi di
         direzione, che tutti i progetti di un’unità commerciale che necessitano un investimento richiedono l’approvazione del comitato
         di direzione, del consiglio d’amministrazione o del «Supervisory Board» della Akzo Nobel in funzione della dimensione dell’investimento
         in questione. Il ruolo giocato dalla Akzo Nobel nella nomina dei dirigenti di ciascuna unità commerciale nonché i suoi compiti
         amministrativi dimostrerebbero che essa funziona come un’entità economica unica con tali unità commerciali. L’indipendenza
         commerciale non riguarderebbe solamente le decisioni di importanza secondaria, come le vendite quotidiane, ma anche le decisioni
         più importanti, come la nomina dei dirigenti, la determinazione degli obiettivi commerciali e la scelta degli investimenti.
         Orbene, la Akzo Nobel sarebbe l’entità incaricata di decidere su tali questioni.
      
      55      Il fatto che la Akzo Nobel, la Akzo Nobel Nederland, la Akzo Nobel Chemicals International e la Akzo Nobel Chemicals non esercitino
         alcuna attività commerciale confermerebbe anche la conclusione secondo cui nessuna di queste entità giuridiche potrebbe essere
         considerata come se costituisse di per se stessa un’entità economica autonoma.
      
      56      La Akzo Nobel costituirebbe peraltro, l’unico punto di connessione a livello di proprietà tra le attività nel settore del
         cloruro di colina in Italia e quelle nei Paesi Bassi. Tale constatazione non sarebbe assolutamente in contraddizione con l’esclusione
         della Akzo Nobel Chemicals SpA dai destinatari della Decisione. Infatti, la Commissione non disporrebbe di prove atte a dimostrare
         la partecipazione di tale entità all’infrazione. Per di più, quest’ultima non sarebbe una società di gestione responsabile
         del comportamento delle entità direttamente implicate. In ogni caso, la Commissione non sarebbe obbligata ad imputare la responsabilità
         a tutte le entità giuridiche costituenti un’impresa. Anche la rappresentanza comune delle ricorrenti sarebbe un elemento che
         depone a favore dell’analisi della Commissione.
      
       Giudizio del Tribunale
      –       Osservazioni preliminari sull’imputabilità del comportamento illecito di una controllata alla sua controllante
      57      Occorre anzitutto ricordare che la nozione d’impresa ai sensi dell’art. 81 CE include entità economiche, ognuna delle quali
         consiste in un’organizzazione unitaria di elementi personali, materiali e immateriali che persegue stabilmente un determinato
         fine di natura economica, organizzazione che può concorrere alla realizzazione di un’infrazione prevista da tale disposizione
         (v. sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑9/99, HFB e a./Commissione, Racc. pag. II‑1487, punto 54 e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      58      Non è quindi una relazione di istigazione a commettere l’illecito tra la controllante e la sua controllata né, a maggior ragione,
         un’implicazione della prima in tale illecito, ma il fatto che esse costituiscono un’unica impresa nel sopraccitato senso che
         permette alla Commissione di adottare la Decisione che impone ammende nei confronti della società controllante di un gruppo
         di società. Infatti, occorre ricordare che il diritto comunitario della concorrenza riconosce che varie società appartenenti
         ad uno stesso gruppo costituiscono un’entità economica e pertanto un’impresa ai sensi degli artt. 81 CE e 82 CE se le società
         interessate non determinano in modo autonomo il loro comportamento sul mercato (sentenza del Tribunale 30 settembre 2003,
         causa T‑203/01, Michelin/Commissione, Racc. pag. II‑4071, punto 290).
      
      59      Occorre anche rilevare che, per l’applicazione e l’esecuzione delle decisioni della Commissione in materia di diritto della
         concorrenza, è necessario identificare un’entità dotata della personalità giuridica che sarà destinataria dell’atto (v., in
         tal senso, sentenza del Tribunale 20 aprile 1999, cause riunite da T‑305/94 a T‑307/94, da T‑313/94 a T‑316/94, T‑318/94,
         T‑325/94, T‑328/94, T‑329/94 e T‑335/94, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, detta «PVC II», Racc. pag. II‑931,
         punto 978).
      
      60      Nel caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della sua controllata che si sia resa responsabile
         di un comportamento illecito, esiste una presunzione semplice che tale società controllante eserciti un’influenza determinante
         sul comportamento della sua controllata (v., in tal senso, sentenza della Corte 25 ottobre 1983, causa 107/82, AEG/Commissione,
         Racc. pag. 3151, punto 50, e sentenza PVC II, citata al punto 59 supra, punti 961 e 984), e che esse costituiscano quindi
         un’unica impresa ai sensi dell’art. 81 CE (sentenza del Tribunale 15 giugno 2005, cause riunite T‑71/03, T‑74/03, T‑87/03
         e T‑91/03 Tokai Carbon e a./Commissione, punto 59). Incombe quindi alla società controllante che contesta dinanzi al giudice
         comunitario una Decisione della Commissione che le infligge un’ammenda per il comportamento della sua controllata confutare
         tale presunzione fornendo elementi di prova idonei a dimostrare l’autonomia della sua controllata (sentenza del Tribunale
         27 settembre 2006, causa T‑314/01, Avebe/Commissione, Racc. pag. II‑3085, punto 136; v. anche, in tal senso, sentenza della
         Corte, 16 novembre 2000, causa C‑286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, Racc. pag. I‑9925; in prosieguo: la «sentenza
         Stora», punto 29).
      
      61      A tale riguardo, occorre evidenziare che, pur essendo vero che, ai punti 28 e 29 della sentenza Stora, citata al precedente
         punto 60, la Corte ha menzionato, oltre alla detenzione del 100% del capitale della controllata, altre circostanze, quali
         la mancata contestazione dell’influenza esercitata dalla controllante sulla politica commerciale della sua controllata e la
         rappresentanza comune delle due società durante il procedimento amministrativo, ciò non toglie che tali circostanze siano
         state rilevate dalla Corte solo con l’obiettivo di mostrare tutti gli elementi su cui il Tribunale aveva fondato il suo ragionamento,
         per concludere che questo non era fondato solamente sulla detenzione della totalità del capitale della controllata da parte
         della società controllante. Pertanto, dal fatto che la Corte abbia confermato la valutazione del Tribunale in tale causa non
         può derivare la modifica del principio enunciato al punto 50 della sentenza AEG/Commissione, citata al precedente punto 60.
      
      62      Alla luce di tali considerazioni, è sufficiente che la Commissione provi che la totalità del capitale di una controllata sia
         detenuta dalla controllante per concludere che quest’ultima esercita un’influenza determinante sulla sua politica commerciale.
         La Commissione potrà, in seguito, ritenere la società controllante solidalmente responsabile per il pagamento dell’ammenda
         inflitta alla sua controllata, a meno che tale società non provi che la sua controllata non applica sostanzialmente le direttive
         che essa impartisce e si comporta, pertanto, in maniera autonoma nel mercato. 
      
      63      Occorre anche esaminare, nell’ambito delle presenti osservazioni preliminari, l’argomento, che occupa un posto essenziale
         negli atti delle ricorrenti, secondo cui l’influenza presunta della società controllante per effetto della detenzione dell’intero
         capitale della sua controllata si riferirebbe alla politica commerciale stricto sensu di questa (v. punto 36 supra). Secondo
         le ricorrenti, rientra in questa politica, per esempio, la strategia di distribuzione e dei prezzi. Pertanto, secondo tale
         argomento, la controllante potrebbe invertire la presunzione dimostrando che è la controllata che gestisce tali aspetti specifici
         della sua politica commerciale senza ricevere direttive al riguardo.
      
      64      A tale titolo, è necessario menzionare che, nell’ambito dell’analisi dell’esistenza di un’entità economica unica tra diverse
         società che fanno parte di un gruppo, il giudice comunitario ha esaminato se la società controllante potesse influenzare la
         politica dei prezzi (v., in tal senso, sentenze della Corte 14 luglio 1972, causa 48/69, ICI/Commissione, Racc. pag. 619,
         punto 137, e causa 52/69, Geigy/Commissione, Racc. pag. 787, punto 45), le attività di produzione e di distribuzione (v.,
         in tal senso, sentenza della Corte 6 marzo 1974, cause 6/73 e 7/73, Istituto Chemioterapico Italiano e Commercial Solvents/Commissione,
         Racc. pag. 223, punti 37 e 39-41), gli obiettivi di vendita, gli utili lordi, le spese di vendita, il «cash flow», le giacenze
         e il marketing (sentenza del Tribunale 12 gennaio 1995, causa T‑102/92, Viho/Commissione, Racc. pag. II‑17, punto 48). Tuttavia,
         non può dedursene che solo tali aspetti rientrino nella nozione della politica commerciale di una controllata ai fini dell’applicazione
         degli artt. 81 CE e 82 CE nei confronti della società controllante.
      
      65      Al contrario, risulta da tale giurisprudenza, nel combinato disposto con le considerazioni di cui ai precedenti punti 57 e
         58, che incombe alla società controllante sottoporre alla valutazione del Tribunale ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi,
         economici e giuridici intercorrenti con la propria controllata e che essa considera atto a dimostrare che la controllante
         e la controllata non costituiscono un’entità economica unica. Ne risulta anche che, nella sua valutazione, il Tribunale deve
         tener conto di tutti gli elementi sottopostigli dalle parti, il cui carattere e la cui importanza possono variare a seconda
         delle caratteristiche proprie di ciascun caso di specie.
      
      66      È alla luce di tali considerazioni che occorre verificare se la Akzo Nobel e le sue controllate destinatarie della Decisione
         costituiscano un’entità economica unica.
      
      –       Sull’esistenza di un’entità economica unica tra la Akzo Nobel e le sue controllate destinatarie della Decisione
      67      Nella presente fattispecie, è pacifico inter partes che la Akzo Nobel detiene, direttamente o indirettamente, il 100% del
         capitale delle sue controllate destinatarie della Decisione. Incombe, dunque, alla Akzo Nobel, sulla base delle considerazioni
         che precedono, dimostrare che tali controllate determinano la loro politica commerciale in maniera autonoma e non costituiscono
         pertanto, insieme ad essa, un’entità economica unica e, dunque, un’impresa unica ai sensi dell’art. 81 CE (v. punto 57 supra).
         
      
      68      A tale riguardo, occorre rilevare che i programmi di direzione prodotti dalla Akzo Nobel nel corso del procedimento amministrativo
         (v. punto 13 supra) e analizzati sommariamente al punto 173 della Decisione contengono, nella loro parte introduttiva, una
         descrizione della ripartizione delle competenze relative al procedimento decisionale in seno al gruppo Akzo Nobel riguardo
         a quattordici materie. 
      
      69      Si tratta, più particolarmente, della strategia, del piano operativo, degli investimenti, delle acquisizioni o delle cessioni,
         dei piani di ristrutturazione, delle politiche generali di funzionamento, delle finanze, della revisione e della contabilità,
         delle risorse umane, delle questioni giuridiche, della gestione dei rischi, della tecnologia e dell’ambiente, dell’informatica
         e di un punto intitolato «Varie».
      
      70      Rileva precisare che, ai termini della parte introduttiva dei programmi di direzione:
      
      «Disposizioni e istruzioni dettagliate (probabilmente per questioni non menzionate nei programmi di direzione della Akzo Nobel)
         sono incluse in direttive separate e/o statuti o sono determinate a seguito di un accordo tra il direttore di ciascuna unità
         o sub-unità commerciale e il responsabile membro del consiglio di direzione.
      
      Per ciò che riguarda le controllate che non sono totalmente possedute, direttamente o indirettamente, dalla Akzo Nobel, tale
         ripartizione delle competenze deve essere applicata integralmente il più possibile».
      
      [Detailed authorities and instructions (possibly also for items not mentioned in the Akzo Nobel Authority Schedules) are laid
         down in separate directives and/or charters or are agreed upon between the BU/SU manager and the responsible Board Member.
         
      
      As to subsidiaries not wholly owned by Akzo Nobel, either directly or indirectly, this allocation of authorities shall be
         integrally enforced as much as possible.]
      
      71      Inoltre, occorre esaminare diversi elementi dei programmi di direzione, in questo caso la strategia, gli investimenti, le
         politiche generali di funzionamento, la revisione e la contabilità, le risorse umane e le questioni giuridiche.
      
      72      Riguardo alla strategia, risulta dai programmi di direzione che ciascuna unità o sub-unità commerciale prepara e sottopone
         il suo piano strategico al [confidenziale] (1) della Akzo Nobel per un parere, il quale, in seguito, lo sottopone in revisione al [confidenziale] nell’ambito delle linee direttrici determinate dal consiglio d’amministrazione della Akzo Nobel, il quale, nell’ambito del
         [confidenziale] decide in merito alle azioni strategiche più importanti. 
      
      73      L’elaborazione del piano operativo di ciascuna unità commerciale necessita la consultazione del [confidenziale] della Akzo Nobel che a, sua volta, sottopone qualunque questione all’amministrazione della Akzo Nobel per la decisione nell’ambito
         delle linee direttrici e degli obiettivi del gruppo.
      
      74      Per quanto concerne gli investimenti (inclusi le locazioni, il leasing, la cessione o l’acquisizione di beni immateriali),
         ciascuna unità o sub-unità commerciale dispone di un potere di decisione, ma nei limiti convenuti preliminarmente con [confidenziale] della Akzo Nobel. Quest’ultimo decide sui progetti di valore inferiore a EUR [confidenziale], essendo tale competenza attribuita al [confidenziale], al [confidenziale] o al [confidenziale] a seconda che tale valore oscilli rispettivamente tra EUR 2,5 milioni e EUR 10 milioni, EUR 10 milioni e EUR 20 milioni
         oppure oltrepassi EUR 20 milioni. 
      
      75      Per quanto riguarda le politiche generali di funzionamento, il [confidenziale] della Akzo Nobel sottopone una proposta riguardante un settore di attività e il [confidenziale], nell’ambito del [confidenziale], decide. 
      
      76      Nel settore della revisione e della contabilità, occorre rilevare che ciascuna unità o sub-unità commerciale riporta periodicamente
         i risultati, mentre il [confidenziale] della Akzo Nobel, il [confidenziale] e il [confidenziale] rivedono periodicamente le prestazioni a livello delle unità, o delle sub-unità, del gruppo. 
      
      77      Riguardo alle risorse umane delle unità o delle sub-unità commerciali, spetta a queste sottoporre le loro proposte riguardo
         a cambiamenti organizzativi maggiori al [confidenziale] della Akzo Nobel per approvazione in merito ai concetti d’organizzazione, mentre la decisione finale è riservata al [confidenziale] della Akzo Nobel. Rileva precisare che, in caso di non conformità della proposta con i concetti d’organizzazione, la decisione
         definitiva spetta al [confidenziale] della Akzo Nobel. 
      
      78      Per ciò che riguarda le questioni giuridiche, occorre rilevare che, trattandosi di contratti importanti in materia di know-how,
         di brevetti, di marchi, di cooperazione nella ricerca e di cooperazione strategica, ciascuna unità o sub-unità sottopone le
         sue proposte al [confidenziale] della Akzo Nobel, il quale, a sua volta, consiglia, in funzione del valore dell’operazione, il [confidenziale], il [confidenziale] o il [confidenziale], ai quali spetta decidere. Le competenze sono attribuite in modo simile riguardo agli importanti contratti di fornitura
         a lungo termine in funzione della loro durata e dell’impegno finanziario che essi comportano.
      
      79      Del resto, risulta dai programmi di direzione che la Akzo Nobel interviene, mediante [confidenziale], [confidenziale], [confidenziale] o [confidenziale], nel procedimento decisionale concernente tutte le materie in questione (v. punto 69 supra). 
      
      80      Interrogate all’udienza su tale punto, le ricorrenti hanno sostenuto che i programmi di direzione illustravano la ripartizione
         delle competenze in seno al gruppo Akzo Nobel, ma non dimostravano che tali competenze fossero state effettivamente esercitate
         per l’infrazione in questione. Tuttavia, occorre constatare che quest’ultima affermazione è irrilevante in questa fase dell’esame
         la quale è dedicata all’accertamento dell’esistenza di un’influenza da parte della Akzo Nobel sulla politica commerciale delle
         sue controllate e non alla questione se la Akzo Nobel sia specificamente intervenuta presso di loro riguardo all’infrazione
         in questione (v. punto 58 supra). 
      
      81      Quanto alla relazione organizzativa tra le controllate del gruppo Akzo Nobel destinatarie della Decisione e la sub-unità commerciale
         delle metilamine e del cloruro di colina, è sufficiente rilevare che, come sottolineato dalle ricorrenti (v. punto 33 supra),
         la Akzo Nobel Chemicals International, la Akzo Nobel Chemicals e la Akzo Nobel Functional Chemicals sono le «proprietarie»,
         segnatamente, dell’attività esercitata da tale sub-unità. Dato che la Decisione poteva essere indirizzata solo a entità dotate
         di personalità giuridica (v. punto 59 supra), che abbiano d’altronde partecipato direttamente all’infrazione o costituiscano
         i successori di diritto delle entità che vi abbiano partecipato (v. punto 11 supra), le ricorrenti non possono pretendere
         fondatamente che la Commissione avrebbe dovuto distinguere la determinazione della politica delle unità o delle sub-unità
         commerciali del gruppo da quelle della politica delle società controllate della Akzo Nobel. In ogni caso, le ricorrenti hanno
         precisato ai punti 16, 17 e 54 della loro replica che la questione cruciale era quella se esse avessero potuto invertire la
         presunzione secondo cui la Akzo Nobel aveva esercitato un’influenza determinante sulla sub-unità commerciale interessata oppure
         sulle sue controllate destinatarie della Decisione.
      
      82      Alla luce di tali considerazioni, è giocoforza concludere, in conformità con il punto 173 della Decisione, che il personale
         competente e soprattutto l’amministrazione della Akzo Nobel intervengono in maniera significativa su diversi aspetti essenziali
         della strategia delle controllate in questione, riservandosi la decisione finale riguardo ad una serie di argomenti che definiscono
         la loro linea d’azione nel mercato. 
      
      83      L’argomento secondo cui le decisioni concernenti i prezzi di vendita e gli aumenti di prezzo sono, in linea di principio,
         adottate dai direttori del marketing dei prodotti in questione i quali agiscono in seno alle loro rispettive controllate,
         segnatamente dal direttore del marketing del cloruro di colina (v. punti 38 e 41 supra), non può cambiare tale conclusione.
         Lo stesso vale per ciò che riguarda gli argomenti relativi alla struttura del gruppo Akzo Nobel su due livelli, la quale avrebbe
         come obiettivo di sottrarre la politica commerciale stricto sensu al controllo della Akzo Nobel (v. punto 38 supra). Infatti,
         come è stato rilevato al precedente punto 58, ai fini dell’imputazione del comportamento illecito di una controllata alla
         sua società controllante non occorre la prova che la società controllante influenzi la politica della propria controllata
         nel settore specifico oggetto dell’infrazione, che, nella presente fattispecie, ha riguardato la distribuzione e i prezzi.
         Per contro, i vincoli organizzativi, economici e giuridici esistenti tra la società controllante e la sua controllata possono
         provare l’esistenza di un’influenza della prima sulla strategia della seconda e, pertanto, giustificare la loro considerazione
         come un’unica entità economica.
      
      84      L’argomento fondato sull’esistenza di un consiglio d’amministrazione in seno a ciascuna controllata (v. punto 40 supra) non
         appare convincente. Infatti, tutte le società per azioni dispongono di un consiglio d’amministrazione nominato dai propri
         azionisti, nella fattispecie dalla Akzo Nobel. Peraltro, le ricorrenti hanno precisato a tale riguardo, al punto 45 della
         replica, che i vicepresidenti del gruppo (che dirigono le unità commerciali) sono designati dai presidenti delle divisioni
         dei prodotti chimici del gruppo, a seguito di approvazione da parte del competente membro del consiglio d’amministrazione
         della Akzo Nobel. Essi rendono conto al presidente della Akzo Nobel Chemicals che, a sua volta, rende conto al membro competente
         del consiglio d’amministrazione della Akzo Nobel. Inoltre, la rivista internazionale interna pubblicata dalla Akzo Nobel (v.
         punto 39 supra) mostra che il vicepresidente del gruppo, che è a capo di un’unità commerciale, assicura il controllo gerarchico
         in seno a questo.
      
      85      Ammettendo, quindi, che il ragionamento delle ricorrenti relativo all’onere della prova, menzionato al precedente punto 37,
         sia esatto, ciò non toglie che esse non sono riuscite a confutare la presunzione secondo cui la Akzo Nobel, società controllante
         che detiene il 100% nel capitale delle sue controllate destinatarie della Decisione, esercitava una influenza determinante
         sulla politica di queste ultime. Occorre pertanto concludere che la Akzo Nobel costituisce unitamente a queste ultime un’impresa
         ai sensi dell’art. 81 CE, senza che vi sia bisogno di verificare se la Akzo Nobel abbia influenzato il comportamento in questione.
         Il primo motivo deve, di conseguenza, essere respinto.
      
       Sul secondo motivo, relativo ad una violazione dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003
       Argomenti delle parti
      86      Le ricorrenti sostengono che, imponendo l’ammenda solidalmente alla Akzo Nobel Functional Chemicals, la Commissione ha violato
         il limite massimo del 10% del fatturato, imposto dall’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003. Infatti, essendo il fatturato
         realizzato dalla Akzo Nobel Functional Chemicals nel 2003 pari a EUR 124,5 milioni, l’importo dell’ammenda (EUR 20,99 milioni)
         avrebbe ecceduto tale limite massimo.
      
      87      Di conseguenza, dato che la responsabilità sarebbe stata erroneamente imputata alla Akzo Nobel, non esisterebbe un’entità
         economica unica che possa giustificare il calcolo del limite massimo del 10% sulla base del suo fatturato consolidato. La
         Akzo Nobel Chemicals, la Akzo Nobel Chemicals International e la Akzo Nobel Nederland avrebbero, peraltro, secondo la Decisione,
         partecipato direttamente all’infrazione senza che la Commissione abbia accertato che una di esse esercitasse un’influenza
         determinante su un’altra.
      
      88      La Commissione afferma di aver calcolato il limite massimo del 10% sulla base del fatturato consolidato della Akzo Nobel.
         Infatti, il termine «impresa» avrebbe lo stesso significato nel regolamento n. 1/2003 e negli artt. 81 CE e 82 CE. Orbene,
         la Akzo Nobel sarebbe stata riconosciuta responsabile per il motivo che essa formava, insieme alle sue controllate destinatarie
         della Decisione, un’impresa ai sensi dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003. Pertanto, la Commissione non avrebbe commesso
         errori riguardo al calcolo del limite massimo.
      
      89      Anche supponendo che la Commissione abbia imputato erroneamente la responsabilità in solido alla Akzo Nobel, in primo luogo,
         ciò non toglie che le ricorrenti non avrebbero fondato il loro secondo motivo su un errore di tal genere. Il fatto di svilupparlo
         in questo modo per la prima volta nella replica costituirebbe, in realtà, un motivo nuovo ed irricevibile ai sensi dell’art. 48,
         n. 2, del regolamento di procedura. In secondo luogo, le ricorrenti non avrebbero richiesto una riduzione dell’importo dell’ammenda
         nell’ambito dell’esercizio della competenza di merito del Tribunale nel caso in cui questo dovesse ritenere che la Commissione
         non avrebbe dovuto adottare la Decisione nei confronti della Akzo Nobel. In terzo luogo, le ricorrenti non avrebbero affermato
         che le controllate della Akzo Nobel non costituivano un’impresa ai sensi del regolamento n. 1/2003. 
      
       Giudizio del Tribunale
      90      Occorre rilevare che la circostanza secondo cui più società sono solidalmente responsabili per il pagamento di un’ammenda
         per il motivo che costituiscono un’impresa ai sensi dell’art. 81 CE non implica, quanto all’applicazione del limite previsto
         dall’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, che l’obbligazione di ciascuna di esse si limiti al 10% del fatturato da essa
         realizzato durante l’ultimo esercizio sociale. Infatti, il limite del 10%, ai sensi di tale disposizione, dev’essere calcolato
         sulla base del fatturato complessivo di tutte le società che costituiscono l’entità economica unica che agisce in qualità
         di «impresa» ai sensi dell’art. 81 CE, poiché solo il fatturato complessivo delle società che la compongono può costituire
         un’indicazione delle dimensioni e del potere economico dell’impresa di cui trattasi (sentenza HFB e a./Commissione, citata
         al punto 57 supra, punti 528 e 529).
      
      91      Pertanto, alla luce delle considerazioni che hanno dato luogo al rigetto del primo motivo, la Commissione non ha commesso
         errori adottando il fatturato consolidato della Akzo Nobel come riferimento per il calcolo del limite in questione. Il secondo
         motivo deve, pertanto, essere rigettato senza che vi sia bisogno di pronunciarsi sulla eccezione di irrecivibilità sollevata
         dalla Commissione.
      
       Sul terzo motivo, relativo ad una violazione dell’obbligo di motivazione
       Argomenti delle parti
      92      Le ricorrenti sostengono che il ragionamento seguito dalla Commissione per provare la responsabilità della Akzo Nobel sarebbe
         fondato su motivi erronei, nel senso che gli elementi di fatto dedotti a tale effetto sarebbero insufficienti e inappropriati
         per pervenire a tale conclusione. Per di più, la Commissione non avrebbe spiegato perché essa ha condannato la Akzo Nobel
         Functional Chemicals ad un’ammenda superiore al 10% del suo fatturato. Tali vizi renderebbero la motivazione della Decisione
         insufficiente, ovvero inesistente, ciò che giustificherebbe di per se stessa l’annullamento della Decisione.
      
      93      La Commissione contesta la fondatezza di tali argomenti. Infatti, la Decisione conterrebbe una motivazione chiara in ordine
         alla responsabilità della Akzo Nobel, spiegata ai punti 172-175. Riguardo all’ammenda nei confronti della Akzo Nobel Functional
         Chemicals, la Commissione ritiene di non essere tenuta a motivare il suo calcolo, dato che il limite del 10% non è stato oltrepassato.
         In ogni caso, la Decisione avrebbe fornito alle ricorrenti tutti gli elementi necessari per proporre il loro ricorso e far
         valere i loro argomenti. Pertanto, secondo la Commissione, anche il terzo motivo deve essere respinto nella sua totalità.
      
       Giudizio del Tribunale
      94      Riguardo alla motivazione in merito alla responsabilità della Akzo Nobel, occorre ricordare che l’obbligo di motivazione costituisce
         una forma sostanziale che va tenuta distinta dalla questione della fondatezza della motivazione, la quale attiene alla legittimità
         nel merito dell’atto controverso (v. sentenza della Corte 22 marzo 2001, causa C‑17/99, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑2481,
         punto 35 e giurisprudenza ivi citata). 
      
      95      Nella fattispecie, è giocoforza constatare che il capo del presente motivo relativo alla responsabilità della Akzo Nobel riguarda
         la fondatezza dei motivi della Decisione, il cui esame è stato effettuato nell’ambito del primo motivo (v. punti 67-85 supra).
         Del resto, non sostenendo né provando una violazione delle forme sostanziali, tale capo del presente motivo è destituito di
         qualsiasi fondamento in punto di fatto.
      
      96      Inoltre, il presente motivo, nella parte in cui riguarda il fatturato della Akzo Nobel Functional Chemicals, deve essere rigettato
         sulla base del rilievo che, in assenza di superamento del limite massimo del fatturato che poteva essere legittimamente preso
         in considerazione (v. punti 90 e 91 supra), la Commissione non era tenuta a motivare l’importo dell’ammenda con specifico
         riguardo a tale società. Il terzo motivo deve essere, pertanto, respinto.
      
      97      Dalle considerazioni che precedono risulta che il ricorso deve essere respinto in toto.
      
       Sulle spese
      98      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese, se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, le ricorrenti, rimaste soccombenti, devono essere condannate alle spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La Akzo Nobel NV, la Akzo Nobel Nederland BV, la Akzo Nobel Chemicals International BV, la Akzo Nobel Chemicals BV e la Akzo
            Nobel Functional Chemicals BV sono condannate alle spese.
      
               Meij 
            
            
               Forwood 
            
            
               Papasavvas
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 12 dicembre 2007.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente facente funzione
            
         
               E. Coulon
            
             
            
                     A.W.H. Meij
            
         Indice
      
      Fatti di causa e decisione impugnata
      Procedimento e conclusioni delle parti
      Diritto
      1. Sulla ricevibilità del ricorso riguardo alla Akzo Nobel Nederland, alla Akzo Nobel Chemicals International e alla Akzo
         Nobel Chemicals
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      2. Nel merito
      Sul primo motivo, relativo all’erronea imputazione di una responsabilità in solido alla Akzo Nobel
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      – Osservazioni preliminari sull’imputabilità del comportamento illecito di una controllata alla sua controllante
      – Sull’esistenza di un’entità economica unica tra la Akzo Nobel e le sue controllate destinatarie della Decisione
      Sul secondo motivo, relativo ad una violazione dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul terzo motivo, relativo ad una violazione dell’obbligo di motivazione
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulle spese
      * Lingua processuale: l’inglese.
      
      1 Dati riservati non riportati.