CELEX: 61997TJ0613(01)
Language: it
Date: 2006-06-07
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Terza Sezione ampliata) del 7 giugno 2006. # Union française de l'express (UFEX), DHL International SA, Federal express international (France) SNC e CRIE SA contro Commissione delle Comunità europee. # Aiuti di Stato - Settore postale - Impresa pubblica incaricata di un servizio di interesse economico generale - Assistenza logistica e commerciale fornita ad una controllata che non opera in un settore riservato - Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Rinvio da parte della Corte. # Causa T-613/97.

Causa T-613/97
      Union française de l’express (UFEX) e altri
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Aiuti concessi dagli Stati — Settore postale — Impresa pubblica incaricata di un servizio di interesse economico generale — Assistenza logistica e commerciale fornita ad una controllata che non opera in un settore riservato — Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Rinvio da parte della Corte»
      Sentenza del Tribunale (Terza Sezione ampliata) 7 giugno 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata 
      [Trattato CE, art. 92 (divenuto, in seguito a modifica, art. 87 CE) e artt. 93 e 190 (divenuti artt. 88 CE e 253 CE)]
      2.     Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata 
      [Trattato CE, art. 190 (divenuto art. 253 CE)]
      3.     Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata 
      [Trattato CE, art. 173 (divenuto, in seguito a modifica, art. 230 CE) e art. 190 (divenuto art. 253 CE)]
      4.     Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata 
      [Trattato CE, art. 92 (divenuto, in seguito a modifica, art. 87 CE) e artt. 93 e 190 (divenuti artt. 88 CE e 253 CE)]
      5.     Aiuti concessi dagli Stati — Nozione 
      [Trattato CE, art. 92, n. 1 (divenuto, in seguito a modifica, art. 87, n. 1, CE)]
      6.     Aiuti concessi dagli Stati — Nozione 
      [Trattato CE, art. 92, n. 1 (divenuto, in seguito a modifica, art. 87, n. 1, CE)]
      1.     La motivazione prescritta dall’art. 190 del Trattato CE (divenuto art. 253 CE) dev’essere adeguata alla natura dell’atto in
         esame e deve fare apparire in forma chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione da cui esso promana, in
         modo da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al giudice competente di esercitare
         il proprio controllo. La necessità della motivazione dev’essere valutata in funzione delle circostanze del caso, in particolare
         del contenuto dell’atto, della natura dei motivi esposti e dell’interesse che i destinatari dell’atto o altre persone da questo
         interessate direttamente e individualmente possono avere a ricevere spiegazioni. La motivazione non deve necessariamente specificare
         tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti, in quanto la verifica che la motivazione di un atto soddisfi i requisiti
         di cui all’art. 190 del Trattato va effettuata alla luce non solo del suo tenore, ma anche del suo contesto e del complesso
         delle norme giuridiche che disciplinano la materia in esame.
      
      Per quanto riguarda, in particolare, una decisione della Commissione che dichiari insussistente un presunto aiuto di Stato
         segnalato da un denunciante, la Commissione è tenuta comunque ad esporre adeguatamente al denunciante le ragioni per le quali
         gli elementi di fatto e di diritto esposti nella denuncia non sono stati sufficienti per dimostrare l’esistenza di un aiuto
         di Stato. Tuttavia, la Commissione non è tenuta a prendere posizione su elementi che sono manifestamente irrilevanti, privi
         di senso o chiaramente secondari.
      
      (v. punti 63-64)
      2.     Nei casi in cui la Commissione dispone di un potere discrezionale per poter svolgere le sue funzioni, il rispetto delle garanzie
         previste dall’ordinamento giuridico comunitario nei procedimenti amministrativi ha un’importanza ancor più fondamentale. Tra
         queste garanzie figura, in particolare, l’obbligo dell’istituzione competente di esaminare con cura ed imparzialità tutti
         gli elementi rilevanti della fattispecie, e di motivare sufficientemente le proprie decisioni.
      
      (v. punto 65)
      3.     Anche se, nella motivazione delle decisioni che adotta per provvedere all’applicazione delle norme sulla concorrenza, la Commissione
         non è tenuta a discutere tutti i punti di fatto e di diritto e le considerazioni che l’hanno indotta ad adottare la decisione,
         essa è tuttavia tenuta, ai sensi dell’art. 190 del Trattato (divenuto art. 253 CE), a menzionare quantomeno i fatti e le considerazioni
         che rivestono un’importanza essenziale nel contesto della sua decisione, consentendo così al giudice comunitario ed agli interessati
         di conoscere le condizioni nelle quali essa ha applicato il Trattato.
      
      Salvo circostanze eccezionali, una decisione dev’essere corredata di una motivazione inclusa nel testo, che non può essere
         espressa per la prima volta, ex post, dinanzi al giudice. Infatti, la motivazione, in linea di principio, dev’essere comunicata
         all’interessato contemporaneamente alla decisione che gli arreca pregiudizio. La mancanza di motivazione non può essere sanata
         dal fatto che l’interessato venga a conoscenza dei motivi della decisione nel corso del procedimento dinanzi al giudice comunitario.
         Pertanto, se una decisione della Commissione che applica l’art. 92 del Trattato (divenuto, in seguito a modifica, art. 87 CE)
         è viziata da omissioni rilevanti, la Commissione non può ovviarvi invocando per la prima volta dinanzi al Tribunale dati ed
         altri elementi di analisi che consentano di assodare che la sua applicazione dell’art. 92 del Trattato è stata corretta, a
         meno che non si tratti di elementi di analisi non contestati da alcune delle parti durante il precedente procedimento amministrativo.
      
      Ne consegue che l’argomentazione presentata dagli agenti della Commissione dinanzi al Tribunale non può rimediare all’insufficienza
         della motivazione della decisione impugnata. Infatti, il dispositivo e la motivazione di una decisione, che dev’essere obbligatoriamente
         motivata ai sensi dell’art. 190 del Trattato, costituiscono un tutto inscindibile, così che spetta soltanto al collegio dei
         membri della Commissione, in forza del principio di collegialità, adottare al tempo stesso l’uno e l’altra, spettando esclusivamente
         al collegio qualsiasi modifica della motivazione che non costituisca una correzione meramente ortografica o grammaticale.
      
      A tale proposito, il giudice comunitario è tenuto, nell’ambito di un ricorso di annullamento proposto ai sensi dell’art. 173
         del Trattato (divenuto, in seguito a modifica, art. 230 CE), a limitarsi ad un controllo di legittimità dell’atto impugnato.
         Di conseguenza, non è compito del Tribunale porre rimedio all’eventuale assenza di motivazione o integrare detta motivazione
         della Commissione, aggiungendo o sostituendo elementi che non derivano dalla stessa decisione impugnata.
      
      (v. punti 66-70)
      4.     La portata dell’obbligo di motivazione dev’essere valutata in funzione delle circostanze del caso che, eventualmente, possono
         giustificare una motivazione più dettagliata.
      
      Giustificano una motivazione più dettagliata le circostanze consistenti nel fatto che la decisione costituisce una delle prime
         relative ad una questione economica complessa, nell’ambito dell’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato, quale
         quella del calcolo dei costi di una società controllante che opera in un mercato riservato dei servizi di posta ordinaria
         e che fornisce assistenza logistica e commerciale alla propria controllata, che non opera in un mercato riservato. Parimenti,
         anche il fatto che, in tale contesto, alcuni denuncianti abbiano presentato vari studi economici durante il procedimento amministrativo
         deve condurre la Commissione a predisporre una motivazione accurata, anche in risposta alle argomentazioni essenziali dei
         detti denuncianti, fondate su tali studi economici.
      
      Alla luce di ciò, non risponde agli obblighi imposti dall’art. 190 del Trattato (divenuto art. 253 CE) la motivazione di una
         siffatta decisione la quale si limiti ad una spiegazione molto generale del metodo di valutazione dei costi utilizzato dalla
         Commissione e del risultato finale ottenuto, senza imputare con la necessaria precisione i vari costi della società controllante,
         generati dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale alla sua controllata, né i costi fissi conseguenti all’uso
         della rete postale, e senza indicare la remunerazione dei capitali propri.
      
      (v. punti 96-98)
      5.     La valutazione, da parte della Commissione, del modo in cui i costi di una società controllante, la quale operi in un mercato
         riservato, causati dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale alla propria controllata, che non operi in un mercato
         riservato, sono calcolati in assenza di una contabilità analitica implica una valutazione economica complessa. Ora, la Commissione,
         quando adotta un atto che implica una valutazione economica complessa, gode di un ampio potere discrezionale ed il sindacato
         giurisdizionale di tale atto, pur essendo in linea di principio «completo» sul fatto che un provvedimento rientri o meno nel
         campo di applicazione dell’art. 92, n. 1, del Trattato (divenuto, in seguito a modifica, art. 87, n. 1, CE), si limita a verificare
         il rispetto delle regole riguardanti la procedura e la motivazione, l’esattezza materiale dei fatti presi in considerazione
         per compiere la scelta contestata, l’assenza di errori manifesti nella valutazione di tali fatti o l’assenza di sviamento
         di potere. In particolare, non spetta al Tribunale sostituire la sua valutazione economica a quella dell’autore della decisione.
      
      A tal riguardo, dato che la società controllante opera nel settore dei servizi di posta ordinaria, la Commissione non commette
         un errore manifesto di valutazione scegliendo il metodo dell’estrapolazione a ritroso. Infatti, il ragionamento secondo il
         quale questo metodo non tiene conto dei rendimenti di scala crescenti, posto che il costo unitario totale di produzione delle
         attività di corriere espresso dovrebbe diminuire con l’aumento del volume di produzione, si riferisce al caso di un’impresa
         privata che inizia a svolgere la propria attività e, in particolare, all’eventualità che essa crei ex novo la propria rete
         di distribuzione. Esso non si applica alla creazione di una nuova attività che rappresenta soltanto una piccola parte di un’attività
         già esistente, per la quale sono già stati affrontati la maggior parte dei costi fissi. Infatti, in un settore come quello
         dei servizi di posta ordinaria, in cui i costi fissi sono molto importanti, ma derivano direttamente dall’esistenza stessa
         della rete della società controllante, che opera nel detto mercato riservato, e non hanno legami con l’attività della società
         controllata, un siffatto ragionamento non può essere accolto.
      
      (v. punti 128, 130-131)
      6.     Il concetto di aiuto di Stato, ai sensi dell’art. 92 del Trattato (divenuto, in seguito a modifica, art. 87 CE), ha un ambito
         di applicazione assai ampio. Tale disposizione ha infatti lo scopo di evitare che sugli scambi fra Stati membri incidano eventuali
         vantaggi concessi dalle pubbliche autorità i quali, sotto varie forme, alterino o rischino di alterare la concorrenza, favorendo
         determinate imprese o determinati prodotti. Il concetto di aiuto abbraccia dunque non soltanto prestazioni positive, come
         le sovvenzioni, ma anche interventi i quali, in varie forme, alleviano gli oneri che normalmente gravano sul bilancio di un’impresa
         e che di conseguenza, senza essere sovvenzioni in senso stretto, hanno la stessa natura e producono identici effetti. Fra
         i vantaggi indiretti che producono gli stessi effetti delle sovvenzioni è compresa la fornitura di beni o servizi a condizioni
         di favore. 
      
      Inoltre, l’art. 92, n. 1, del Trattato (divenuto, in seguito a modifica, art. 87, n. 1, CE) non distingue gli interventi pubblici
         a seconda della loro causa o del loro scopo, ma li definisce in funzione dei loro effetti.
      
      Di conseguenza, costituisce un aiuto di Stato il trasferimento, senza nessuna contropartita, a una controllata di diritto
         privato della clientela di un servizio che non appartenga al settore riservato, istituito dalla società controllante attiva
         in un mercato riservato, grazie alle risorse del suo monopolio legale. Infatti, si tratta di un provvedimento separato dall’assistenza
         logistica e commerciale di una siffatta impresa alla sua controllata. Per di più, questa clientela costituisce un bene immateriale
         provvisto di valore economico. Tale constatazione non può essere inficiata dal fatto che la detta clientela non ha un controvalore
         contabile. Pur trattandosi di un elemento difficilmente valutabile, ciò non significa che esso sia privo di valore. A tale
         proposito, la predisposizione e la commercializzazione di liste di indirizzi per talune attività costituiscono, in quanto
         tali, attività economiche.
      
      (v. punti 158-160, 163-169)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Terza Sezione ampliata)
      7 giugno 2006 (*)
      
      «Aiuti di Stato – Settore postale – Impresa pubblica incaricata di un servizio di interesse economico generale – Assistenza logistica e commerciale fornita ad una controllata che non opera in un settore riservato – Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Rinvio da parte della Corte»
      Nella causa T-613/97,
      Union française de l’express (UFEX), con sede in Roissy-en-France (Francia),
      
      DHL International SA, con sede in Roissy-en-France,
      
      Federal express international (France) SNC, con sede in Gennevilliers (Francia),
      
      CRIE SA, con sede in Asnières (Francia), 
      
      rappresentate dagli avv.ti É. Morgan de Rivery e J. Derenne,
      ricorrenti,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. G. Rozet e D. Triantafyllou, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      sostenuta da
      Repubblica francese, rappresentata dai sigg. G. de Bergues, R. Abraham e F. Million, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      da
      Chronopost SA,  con sede in Issy-les-Moulineaux (Francia), rappresentata dagli avv.ti V. Bouaziz Torron e D. Berlin,
      
      e da
      La Poste,  con sede in Parigi (Francia), rappresentata dall’avv. H. Lehman, con domicilio eletto in Lussemburgo, 
      
      intervenienti,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione della Commissione 1° ottobre 1997, 98/365/CE, in merito a presunti
         aiuti della Francia a favore della società SFMI-Chronopost (GU 1998, L 164, pag. 37),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Terza Sezione ampliata),
      
      composto dal sig. M. Jaeger, presidente, dalla sig.ra V. Tiili, dal sig. J. Azizi, dalla sig.ra E. Cremona e dal sig. O. Czúcz,
         giudici,
      
      cancelliere: sig.ra K. Andová, amministratore
      vista la sentenza della Corte di giustizia 3 luglio 2003,
      vista la fase scritta del giudizio di rinvio e in seguito alla trattazione orale del 15 giugno 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La presente sentenza è pronunciata in seguito al rinvio della causa effettuato con sentenza della Corte 3 luglio 2003, cause
         riunite C‑83/01 P, C‑93/01 P e C‑94/01 P, Chronopost e a./UFEX e a. (Racc. pag. I‑6993; in prosieguo: la «sentenza della Corte»),
         la quale ha annullato la sentenza del Tribunale 14 dicembre 2000, causa T‑613/97, UFEX e a./Commissione (Racc. pag. II‑4055;
         in prosieguo: la «sentenza del Tribunale»).
      
       Fatti all’origine della controversia
      2       La posta francese (in prosieguo: «La Poste»), che opera in regime di monopolio legale nel settore della posta ordinaria, era
         parte integrante della pubblica amministrazione francese sino alla fine del 1990. A partire dal 1° gennaio 1991, essa è stata
         trasformata in persona giuridica di diritto pubblico, ai sensi delle disposizioni della legge 2 luglio 1990, 90‑568, relativa
         all’organizzazione del servizio pubblico della posta e delle telecomunicazioni (JORF 8 luglio 1990, pag. 8069; in prosieguo:
         la «legge 90‑568»). Tale legge la autorizza a svolgere talune attività aperte alla concorrenza, in particolare quella di corriere
         espresso.
      
      3       La Société française de messagerie internationale (in prosieguo: la «SFMI») è una società di diritto privato a cui è stata
         affidata la gestione del servizio di corriere espresso di La Poste dalla fine del 1985. Tale impresa è stata costituita con
         un capitale sociale di 10 milioni di franchi francesi (FRF) (circa EUR 1 524 490), ripartito tra la Sofipost (66%), società
         finanziaria controllata al 100% da La Poste, e la TAT Express (34%), una controllata della compagnia aerea Transport aérien
         transrégional (in prosieguo: la «TAT»).
      
      4       Le modalità di esercizio e di commercializzazione del servizio di corriere espresso effettuato dalla SFMI sotto la denominazione
         di EMS/Chronopost sono state definite in una circolare del Ministero francese delle Poste e Telecomunicazioni 19 agosto 1986.
         In base a tale circolare, La Poste doveva fornire alla SFMI assistenza logistica e commerciale. I rapporti contrattuali tra
         La Poste e la SFMI erano disciplinati da convenzioni, la prima delle quali risale al 1986.
      
      5       Nel 1992, l’organizzazione dell’attività di corriere espresso svolta dalla SFMI è stata modificata. La Sofipost e la TAT hanno
         creato una nuova società, la Chronopost SA, di cui esse continuavano a detenere rispettivamente il 66% e il 34% delle azioni.
         La società Chronopost, che disponeva di un accesso esclusivo alla rete di La Poste fino al 1° gennaio 1995, si è concentrata
         sul servizio di corriere espresso nazionale. La SFMI è stata acquistata dalla GD Express Worldwide France, controllata di
         una joint venture internazionale raggruppante la società australiana TNT e le poste di cinque paesi, concentrazione autorizzata
         con decisione della Commissione 2 dicembre 1991 (Caso IV/M.102 – TNT/Canada Post, DBP Postdienst, La Poste, PTT Poste e Sweden
         Post) (GU C 322, pag. 19). La SFMI ha conservato l’attività di corriere espresso internazionale, utilizzando la Chronopost
         come agente e prestatore di servizi per la gestione in Francia delle proprie spedizioni internazionali (in prosieguo: la «SFMI-Chronopost»).
      
      6       Il Syndicat français de l’express international (in prosieguo: lo «SFEI»), cui è subentrata la Union française de l’express
         (in prosieguo: la «UFEX»), di cui sono membri gli altri tre ricorrenti, è un’organizzazione di categoria professionale di
         diritto francese, che raggruppa la quasi totalità delle società che offrono servizi di corriere espresso in concorrenza con
         la SFMI-Chronopost.
      
      7       In data 21 dicembre 1990 lo SFEI ha presentato alla Commissione una denuncia, sostenendo in particolare che l’assistenza logistica
         e commerciale fornita da La Poste alla SFMI configurava un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 92 del Trattato CE (divenuto,
         in seguito a modifica, art. 87 CE). Nella denuncia era in particolare lamentato il fatto che il compenso versato dalla SFMI
         per l’assistenza fornita da La Poste non corrispondeva alle condizioni normali di mercato. La differenza tra il prezzo di
         mercato per l’acquisto di tali servizi e quello effettivamente pagato dalla SFMI costituirebbe un aiuto di Stato. Uno studio
         economico realizzato per conto dello SFEI dalla società di consulenza Braxton associés è stato allegato alla denuncia, in
         modo da poter valutare l’importo dell’aiuto per il periodo 1986-1989.
      
      8       Con lettera del 10 marzo 1992, la Commissione ha comunicato allo SFEI l’archiviazione della sua denuncia. Il 16 maggio 1992,
         lo SFEI e altre imprese hanno presentato dinanzi alla Corte un ricorso di annullamento contro tale decisione. La Corte ha
         pronunciato un non luogo a statuire (ordinanza della Corte 18 novembre 1992, causa C‑222/92, SFEI e a./Commissione, non pubblicata
         nella Raccolta) in seguito alla decisione della Commissione 9 luglio 1992, con cui è stata revocata la decisione 10 marzo
         1992.
      
      9       Su richiesta della Commissione, la Repubblica francese le ha trasmesso talune informazioni con lettera del 21 gennaio, con
         telefax del 3 maggio e con lettera del 18 giugno 1993.
      
      10     Il 16 giugno 1993, lo SFEI e altre imprese hanno presentato dinanzi al Tribunal de commerce de Paris (Tribunale commerciale
         di Parigi) un ricorso contro la SFMI, la Chronopost, La Poste e altri. A tale ricorso era allegato un secondo studio della
         società Braxton associés, che aggiornava i dati del primo studio ed estendeva il periodo di stima dell’aiuto fino a tutto
         il 1991. Con sentenza 5 gennaio 1994, il Tribunal de commerce de Paris ha sottoposto alla Corte numerose questioni pregiudiziali
         sull’interpretazione degli artt. 92 e 93 del Trattato CE (divenuto art. 88 CE), una delle quali verteva sul concetto di aiuto
         di Stato nelle circostanze della causa in esame. Il governo francese ha presentato dinanzi alla Corte, in allegato alle sue
         osservazioni 10 maggio 1994, uno studio economico realizzato dalla società Ernst & Young. Con sentenza 11 luglio 1996, causa
         C‑39/94, SFEI e a. (Racc. pag. I‑3547; in prosieguo: la «sentenza SFEI»), la Corte ha giudicato che «la fornitura di assistenza
         logistica e commerciale da parte di un’impresa pubblica alle sue controllate di diritto privato attive in un settore aperto
         alla libera concorrenza può costituire un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 92 del Trattato quando la remunerazione ricevuta
         come contropartita è inferiore a quella che sarebbe stata richiesta in condizioni normali di mercato» (punto 62).
      
      11     Nel frattempo, con lettera della Commissione del 20 marzo 1996, la Repubblica francese è stata informata dell’apertura del
         procedimento previsto dall’art. 93, n. 2, del Trattato. Il 30 maggio 1996 essa ha inviato alla Commissione le proprie osservazioni
         al riguardo.
      
      12     Il 17 luglio 1996 la Commissione ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee  una comunicazione relativa all’apertura del procedimento di cui all’art. 93, n. 2, del Trattato, in merito agli aiuti asseritamente
         accordati dalla Francia alla società SFMI-Chronopost (GU C 206, pag. 3).
      
      13     Il 17 agosto 1996, lo SFEI ha sottoposto alla Commissione le proprie osservazioni in risposta a tale comunicazione. Esso ha
         allegato alle proprie osservazioni un nuovo studio economico, realizzato dallo studio Bain & Co. Lo SFEI ha inoltre ampliato
         l’ambito della sua denuncia 21 dicembre 1990 a taluni nuovi elementi, segnatamente all’impiego del marchio di La Poste, all’accesso
         privilegiato alle frequenze di Radio France, ad alcuni privilegi doganali e fiscali e ad investimenti di La Poste nelle piattaforme
         di messaggeria.
      
      14     La Commissione ha trasmesso alla Repubblica francese le osservazioni dello SFEI nel settembre 1996. In risposta, la Repubblica
         francese ha inviato una lettera alla Commissione, allegando uno studio economico realizzato dalla società di consulenza Deloitte
         Touche Tohmatsu (in prosieguo: la «relazione Deloitte»).
      
      15     Con lettera del 7 novembre 1996, lo SFEI ha insistito presso la Commissione per essere sentito su tutti gli aspetti della
         vicenda. Esso ha in tal sede richiesto la trasmissione delle risposte già inviate dal governo francese alla Commissione, risposte
         non ancora in suo possesso (in altre parole, delle lettere del 21 gennaio e del 18 giugno 1993) nonché, mano a mano che pervenivano,
         degli elementi complementari forniti dal governo francese alla Commissione.
      
      16     Con lettera del 13 novembre 1996, la Commissione ha negato allo SFEI la consultazione dei citati elementi della pratica.
      17     Il 21 aprile 1997, lo SFEI ha inviato alla Commissione una nuova lettera, richiedendo di essere informato dell’esatto stato
         di avanzamento dell’istruttoria e, in particolare, di essere edotto, da un lato, circa le risposte del governo francese relative
         alla lettera di apertura del procedimento ed alle sue osservazioni 17 agosto 1996 nonché, dall’altro, circa le reazioni e
         gli intendimenti della Commissione. Il 30 aprile 1997, la Commissione ha rifiutato di comunicare i documenti in proprio possesso,
         richiamandone il carattere strettamente riservato.
      
      18     Il 1° ottobre 1997, la Commissione ha adottato la decisione 98/365/CE, in merito a presunti aiuti della Francia a favore della
         società SFMI-Chronopost (GU 1998, L 164, pag. 37; in prosieguo: la «decisione impugnata»), comunicata allo SFEI con lettera
         recante la data del 22 ottobre 1997.
      
      19     Nella decisione impugnata, la Commissione ha constatato che occorreva distinguere due tipi di misure. Il primo tipo consiste
         nella fornitura, da parte di La Poste, da un lato, dell’assistenza logistica, costituita dal fatto di mettere a disposizione
         della SFMI-Chronopost le infrastrutture postali per la raccolta, lo smistamento, il trasporto e la distribuzione delle sue
         spedizioni e, dall’altro, dell’assistenza commerciale, vale a dire l’accesso della SFMI-Chronopost alla clientela di La Poste
         e il conferimento, da parte di quest’ultima, del proprio avviamento a favore della SFMI-Chronopost. Il secondo tipo consiste
         in misure particolari, come l’accesso privilegiato a Radio France e i privilegi fiscali e doganali.
      
      20     La Commissione considerava che il problema rilevante fosse quello di accertare «se le condizioni delle operazioni fra La Poste
         e la SFMI-Chronopost [fossero] paragonabili a quelle di operazioni equivalenti fra una società madre privata, anche se in
         situazione di monopolio (ad esempio perché detiene diritti esclusivi), e la sua filiale». Secondo la Commissione non si sarebbe
         avuto alcun vantaggio finanziario qualora i prezzi interni per i prodotti e i servizi scambiati tra le società appartenenti
         allo stesso gruppo fossero stati «calcolati in base ai costi integrali (ossia i costi totali più la remunerazione dei capitali
         propri)».
      
      21     Al riguardo, la Commissione faceva rilevare che i pagamenti effettuati dalla SFMI-Chronopost non coprivano i costi totali
         durante i primi due anni di esercizio, ma coprivano tutti i costi salvo quelli della sede e delle direzioni regionali. Essa,
         in primo luogo, non considerava anomalo il fatto che, durante il periodo di avviamento, i pagamenti effettuati da una nuova
         impresa, cioè la SFMI‑Chronopost, coprissero soltanto i costi variabili. In secondo luogo, sempre secondo la Commissione,
         la Repubblica francese ha potuto dimostrare che, a partire dal 1988, la remunerazione pagata dalla SFMI-Chronopost copriva
         tutti i costi sopportati da La Poste, nonché la remunerazione dei capitali propri investiti da quest’ultima. Inoltre, la Commissione
         ha calcolato che il tasso di rendimento interno (in prosieguo: il «TRI») dell’investimento di La Poste in veste di azionista
         superava ampiamente il costo del capitale della società nel 1986, ossia il tasso di rendimento normale che un investitore
         privato esigerebbe in circostanze analoghe. Di conseguenza, La Poste avrebbe fornito un’assistenza logistica e commerciale
         alla sua controllata a condizioni normali di mercato e tale assistenza non rappresenterebbe, quindi, un aiuto di Stato.
      
      22     Quanto al secondo tipo, vale a dire le diverse misure specifiche, la Commissione riteneva che la SFMI-Chronopost non godesse
         di alcun vantaggio con riferimento alla procedura di sdoganamento, al diritto di bollo, all’imposta sulle retribuzioni o ai
         termini di pagamento. L’utilizzo degli autoveicoli di La Poste come supporto pubblicitario doveva essere considerato, secondo
         la Commissione, come una normale assistenza commerciale tra una società controllante e la sua controllata; inoltre, la SFMI-Chronopost
         non avrebbe beneficiato di alcun trattamento preferenziale per la pubblicità su Radio France. La Commissione avrebbe potuto
         altresì accertare che gli impegni presi da La Poste al momento dell’autorizzazione della joint venture con la decisione della
         Commissione 2 dicembre 1991 non rappresentavano aiuti di Stato.
      
      23     All’art. 1 della decisione impugnata, la Commissione constata quanto segue: 
      «L’assistenza logistica e commerciale fornita da La Poste alla sua filiale SFMI‑Chronopost, le altre transazioni finanziarie
         fra le due società, la relazione fra SFMI-Chronopost e Radio France, il regime doganale applicabile a La Poste e a SFMI-Chronopost,
         il sistema di imposta sui salari e di diritto di bollo applicabili a La Poste e il suo investimento di (...) nelle piattaforme
         di messaggeria non costituiscono aiuti di Stato a favore di SFMI-Chronopost».
      
      24     Il 2 dicembre 1997, lo SFEI ha intimato alla Commissione di comunicargli, prima del 17 dicembre 1997, il telefax del 3 maggio
         1993, la nota 30 maggio 1996 e la relazione Deloitte, tutti menzionati nella decisione impugnata. Il giorno stesso, i ricorrenti
         hanno altresì richiesto al Ministero francese dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria di trasmettere la relazione Deloitte.
         Essi hanno proposto la medesima domanda alla commissione per la consultazione dei documenti amministrativi in data 9 dicembre
         1997.
      
      25     Con lettera del 15 dicembre 1997, la Commissione ha respinto la domanda dello SFEI, richiamando il Codice di condotta relativo
         all’accesso del pubblico ai documenti del Consiglio e della Commissione (GU 1993, L 340, pag. 41). Essa ha sostenuto che,
         quando la domanda riguarda un documento in possesso di un’istituzione ma del quale l’autore è un’altra persona fisica o giuridica
         ovvero uno Stato membro, la detta domanda deve essere trasmessa direttamente all’autore del documento. Inoltre, essa ha sollevato
         le eccezioni attinenti alla tutela del segreto in materia commerciale e industriale e alla tutela della riservatezza.
      
      26     Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 30 dicembre 1997, le ricorrenti hanno proposto il
         presente ricorso.
      
      27     Il 12 marzo 1998, le ricorrenti hanno presentato una domanda incidentale di produzione di documenti, diretta ad ottenere che
         la Commissione fornisse i documenti menzionati nella decisione ai quali esse non avevano avuto accesso prima dell’adozione
         di quest’ultima, vale a dire il telefax del 3 marzo 1993, la nota 30 maggio 1996, la nota in risposta alle osservazioni dello
         SFEI del mese di agosto 1996 e la relazione Deloitte, documenti trasmessi alla Commissione dal governo francese. Con nota
         7 maggio 1998, il Tribunale ha invitato la Commissione a produrre i due ultimi documenti richiesti. Tali documenti sono stati
         trasmessi il 26 maggio 1998.
      
      28     Con atto depositato in cancelleria il 2 giugno 1998, la Repubblica francese ha chiesto di intervenire a sostegno della convenuta.
         Con atti depositati in cancelleria il 5 giugno 1998, la Chronopost e La Poste hanno formulato la stessa domanda.
      
      29     Con ordinanze del presidente della Quarta Sezione ampliata del Tribunale 7 luglio 1998, sono stati autorizzati gli interventi
         della Repubblica francese, della Chronopost e di La Poste a sostegno della convenuta.
      
      30     Il 23 luglio 1998, le ricorrenti hanno depositato presso la cancelleria del Tribunale una seconda domanda incidentale di produzione
         di documenti. Con lettera del 10 novembre 1998, il Tribunale ha comunicato alle ricorrenti la sua decisione di non accogliere,
         in tale fase, la detta domanda.
      
      31     Nella loro replica, le ricorrenti hanno chiesto che venisse accordato un trattamento riservato a tutti i documenti citati
         nell’allegato 10 alla stessa, e che solo il Tribunale potesse avere accesso a tali documenti. Con lettere del 5 gennaio e
         del 10 febbraio 1999, le ricorrenti hanno precisato che tale domanda riguardava solo La Poste e la Chronopost. Con ordinanza
         del presidente della Quarta Sezione ampliata del Tribunale 5 marzo 1999, è stata accolta la domanda di trattamento riservato
         di taluni dati nei confronti di La Poste e della Chronopost.
      
      32     Le ricorrenti deducevano quattro motivi di annullamento a sostegno del loro ricorso, il primo fondato su «una violazione dei
         diritti della difesa, in particolare del diritto di consultazione del fascicolo», il secondo attinente ad «un’insufficienza
         di motivazione», il terzo riguardante «errori di fatto ed errori manifesti di valutazione» e il quarto attinente ad una «violazione
         della nozione di aiuto di Stato». Il quarto motivo si suddivideva in due parti, secondo le quali la Commissione avrebbe violato
         il concetto di aiuto di Stato, da un lato, non tenendo conto delle condizioni normali di mercato nell’analisi della remunerazione
         dell’assistenza fornita da La Poste alla SFMI-Chronopost e, dall’altro, escludendo da tale concetto diverse misure di cui
         la SFMI-Chronopost avrebbe beneficiato.
      
      33     Il Tribunale ha parzialmente annullato l’art. 1 della decisione impugnata, accogliendo la prima parte del quarto motivo. Quanto
         agli altri motivi ed argomenti delle ricorrenti, il Tribunale ha esaminato solo il primo motivo, relativo alla presunta violazione
         dei diritti della difesa, e gli argomenti svolti nell’ambito del terzo motivo, relativo ad errori di fatto e ad errori manifesti
         di valutazione, che non si confondevano con quelli già esaminati nell’ambito del quarto motivo. In ambedue i casi le censure
         mosse dalle ricorrenti sono state respinte.
      
      34     Con atti introduttivi depositati presso la cancelleria della Corte, rispettivamente, il 19 e il 23 febbraio 2001, la Chronopost,
         La Poste e la Repubblica francese hanno proposto ricorso, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, contro
         tale sentenza.
      
      35     A sostegno della propria impugnazione, la Chronopost, La Poste e la Repubblica francese sollevavano diversi motivi, il primo
         dei quali, basato su una presunta violazione dell’art. 92, n. 1, del Trattato, lamentava l’errata interpretazione del concetto
         di «condizioni normali di mercato».
      
      36     Con sentenza 3 luglio 2003, la Corte ha annullato la sentenza del Tribunale, accogliendo il primo motivo, ha rinviato la questione
         al Tribunale e riservato la decisione sulle spese.
      
       Giudizio di rinvio
      37     La causa è stata assegnata alla Quarta Sezione ampliata del Tribunale. In seguito alla modifica della composizione delle sezioni,
         avvenuta con decisione del Tribunale 13 settembre 2004 (GU C 251, pag. 12), il giudice relatore è stato assegnato alla Terza
         Sezione ampliata, alla quale è stata di conseguenza attribuita la presente causa.
      
      38     Ai sensi dell’art. 119, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale, le ricorrenti e la convenuta hanno depositato una
         memoria contenente osservazioni scritte. Ai sensi dell’art. 119, n. 3, del regolamento di procedura, le ricorrenti e la convenuta
         sono state autorizzate a depositare una memoria integrativa contenente osservazioni scritte. Le memorie contenenti le osservazioni
         scritte delle intervenienti sono state depositate, ai sensi dell’art. 119, n. 1, del regolamento di procedura, dopo il deposito
         delle memorie integrative delle parti principali.
      
      39     Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Terza Sezione ampliata) ha deciso di passare alla fase orale e, nell’ambito
         delle misure di organizzazione del procedimento previste dall’art. 64 del regolamento di procedura, ha invitato le parti a
         depositare taluni documenti ed a rispondere per iscritto ad alcuni quesiti. Le parti hanno risposto a tali questioni entro
         il termine impartito.
      
      40     Le parti hanno svolto le loro difese orali e hanno risposto alle domande loro poste dal Tribunale all’udienza del 15 giugno
         2005. Al termine di tale udienza, la Commissione e La Poste sono state invitate a depositare taluni documenti. È stato inoltre
         concesso alle altre parti un termine per presentare le loro osservazioni relativamente a tali documenti. Le ricorrenti hanno
         depositato le proprie osservazioni nel termine prestabilito.
      
      41     La fase orale del procedimento si è chiusa il 23 agosto 2005.
      42     Con lettere depositate il 30 settembre e il 4 ottobre 2005, la Chronopost e La Poste hanno chiesto di essere autorizzate a
         depositare una risposta alle osservazioni delle ricorrenti relative ai documenti prodotti in seguito alla richiesta del Tribunale
         formulata in udienza.
      
      43     Con ordinanza 27 ottobre 2005, il Tribunale (Terza Sezione ampliata) ha deciso di riaprire la fase orale, conformemente all’art. 62
         del regolamento di procedura.
      
      44     Il Tribunale ha altresì adottato, ai sensi dell’art. 64 del regolamento di procedura, una misura di organizzazione del procedimento
         consistente nel versare agli atti le osservazioni depositate dalla Chronopost e da La Poste, rispettivamente, il 30 settembre
         e il 4 ottobre 2005. Anche le osservazioni delle altre parti sono state versate agli atti.
      
      45     La fase orale è stata poi nuovamente chiusa il 19 dicembre 2005.
       Conclusioni delle parti nel giudizio di rinvio
      46     Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata;
      –       condannare la convenuta alle spese nella causa T‑613/97;
      –       condannare in solido la Repubblica francese, la Chronopost e La Poste alle spese nelle cause C‑83/01 P, C‑93/01 P e C‑94/01 P
         e T‑613/97 per la parte successiva al rinvio.
      
      47     La Commissione, sostenuta dalla Repubblica francese e da La Poste, chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare le ricorrenti alle spese delle due cause.
      48     La Chronopost chiede che il Tribunale voglia:
      –       dichiarare in via principale il ricorso irricevibile; in subordine, respingerlo;
      –       condannare le ricorrenti alle spese delle due cause.
       In diritto
      1.     Osservazioni preliminari
      49     In seguito alla sentenza della Corte ed al rinvio della presente causa al Tribunale, le ricorrenti ribadiscono in sostanza
         il secondo, il terzo e il quarto motivo sollevati nel corso della causa che ha condotto alla sentenza del Tribunale, vale
         a dire il motivo che lamenta la violazione dell’obbligo di motivazione, quello che lamenta inesattezze materiali e manifesti
         errori di valutazione nell’esame della remunerazione dell’assistenza fornita da La Poste e quello che lamenta l’errata applicazione
         del concetto di aiuto di Stato. Tale ultimo motivo è articolato in due parti, che censurano, l’una, la violazione del concetto
         di condizioni normali di mercato come sviluppato nella sentenza della Corte e, l’altra, la mancata considerazione di taluni
         elementi del concetto di aiuto di Stato.
      
      50     In via preliminare, va ricordato che la Corte ha annullato la sentenza del Tribunale per errore di diritto nell’applicazione
         dell’art. 92, n. 1, del Trattato. Secondo la Corte, tale errore risiede nelle affermazioni del Tribunale secondo le quali
         la Commissione avrebbe dovuto valutare, nell’ambito del proprio esame circa la natura o meno di aiuto di Stato dell’assistenza
         logistica e commerciale fornita da La Poste alla SFMI-Chronopost, se i costi integrali sostenuti da La Poste per fornire tale
         assistenza logistica corrispondessero ai fattori che un’impresa operante in condizioni normali di mercato avrebbe dovuto prendere
         in considerazione al momento di fissare la remunerazione per i servizi forniti. Il Tribunale ne aveva tratto la conclusione
         che la Commissione avrebbe dovuto verificare almeno che il compenso ricevuto da La Poste fosse paragonabile a quello richiesto
         da una società finanziaria privata o da un gruppo privato di imprese non operante in un settore riservato, che persegue una
         politica strutturale, globale o settoriale guidata da prospettive di lungo termine. La Corte ha rilevato che questa valutazione,
         viziata da un errore di diritto, non teneva conto del fatto che un’impresa come La Poste si trova in una situazione molto
         diversa da quella di un’impresa privata operante in condizioni normali di mercato, ed ha precisato in proposito quanto segue
         (punti 34‑40 della sentenza della Corte):
      
      «34      Infatti, La Poste è incaricata di un servizio di interesse economico generale ai sensi dell’art. 90, n. 2, del Trattato CE
         (divenuto art. 86, n. 2, CE) (v. sentenza 19 maggio 1993, causa C‑320/91, Corbeau, Racc. pag. I‑2533, punto 15). Un siffatto
         servizio consiste, in sostanza, nell’obbligo di effettuare la raccolta, il trasporto e la distribuzione della corrispondenza,
         a favore di tutti gli utenti, su tutto il territorio dello Stato membro interessato, a tariffe uniformi e a condizioni di
         qualità simili.
      
      35      A tal fine, La Poste si è dovuta dotare, o è stata dotata, di importanti infrastrutture e mezzi (la “rete postale”) che le
         consentissero di fornire il servizio postale di base a tutti gli utenti, anche nelle zone poco popolate, nelle quali le tariffe
         non coprivano i costi sopportati per la fornitura del servizio.
      
      36      A causa delle caratteristiche del servizio che la rete di La Poste deve assicurare, la costituzione e il mantenimento di tale
         rete non rispondono a una logica puramente commerciale. Come è stato ricordato al punto 22 della presente sentenza, la UFEX
         e a. hanno peraltro ammesso che una rete come quella di cui ha potuto beneficiare la SFMI-Chronopost non è chiaramente una
         rete di mercato. Pertanto, tale rete non sarebbe mai stata costituita da un’impresa privata.
      
      37      D’altronde, la fornitura dell’assistenza logistica e commerciale è inscindibilmente connessa alla rete di La Poste, giacché
         essa consiste per l’appunto nella messa a disposizione di tale rete, senza equivalenti sul mercato.
      
      38      Di conseguenza, in mancanza di qualsiasi possibilità di paragonare la situazione di La Poste con quella di un gruppo privato
         di imprese che non opera in un settore riservato, le “condizioni normali di mercato”, che sono necessariamente ipotetiche,
         devono valutarsi con riferimento agli elementi obiettivi e verificabili che sono disponibili.
      
      39      Nel caso di specie, i costi sopportati da La Poste per la fornitura alla propria controllata di un’assistenza logistica e
         commerciale possono costituire siffatti elementi obiettivi e verificabili.
      
      40      Su questa base, si può escludere l’esistenza di un aiuto di Stato a favore della SFMI-Chronopost qualora, da un lato, venga
         accertato che la contropartita richiesta copra debitamente tutti i costi aggiuntivi variabili sopportati per la fornitura
         dell’assistenza logistica e commerciale, un contributo adeguato ai costi fissi conseguenti all’utilizzazione della rete postale
         nonché una remunerazione adeguata dei capitali propri nella parte in cui essi sono destinati all’attività concorrenziale della
         SFMI-Chronopost, e qualora, dall’altro, nessun indizio faccia ritenere che tali elementi siano stati sottovalutati o stabiliti
         in modo arbitrario».
      
      51     Con riferimento a tali valutazioni della Corte, il Tribunale ritiene che sia necessario innanzitutto esaminare il motivo in
         cui si lamenta una violazione dell’obbligo di motivazione. I motivi centrati su inesattezze materiali e su manifesti errori
         di valutazione, nonché sull’errata applicazione del concetto di aiuto di Stato, che si sovrappongono, saranno esaminati insieme
         successivamente.
      
      2.     Sul motivo in cui si lamenta una violazione dell’obbligo di motivazione 
       Argomenti delle parti 
      52     Le ricorrenti censurano il fatto che la Commissione abbia effettuato un semplice rinvio, nella decisione impugnata, ai rapporti
         economici sulla base dei quali la stessa è stata redatta, senza indicare gli aspetti di tali rapporti che le hanno consentito
         di concludere nel senso dell’inesistenza di aiuti a favore della SFMI-Chronopost controllabili dal giudice comunitario.
      
      53     Le ricorrenti sostengono in primo luogo che non può essere negato che la decisione impugnata sia fondata principalmente sulle
         conclusioni della relazione Deloitte, che la Commissione ha rifiutato di trasmettere loro e che sola poteva giustificare il
         contenuto della decisione impugnata. La relazione Deloitte, che è un elemento essenziale della motivazione della decisione
         impugnata, doveva essere comunicata alle ricorrenti al più tardi insieme alla decisione lesiva, in modo da consentire loro
         di far valere i propri diritti.
      
      54     In secondo luogo, le ricorrenti sostengono che la motivazione relativa all’assistenza logistica è insufficiente. La Commissione
         non avrebbe indicato in alcun punto, nella decisione impugnata, in che modo sono distribuiti i «costi integrali» che essa
         considera per l’insieme delle prestazioni che caratterizzano l’attività di corriere espresso. La motivazione della Commissione
         su tale punto sarebbe manifestamente insufficiente per poter essere compresa dalle ricorrenti e controllata dal Tribunale,
         poiché essa non indica gli elementi di fatto che hanno condotto la Commissione a ritenere che «la remunerazione totale versata
         da SFMI-Chronopost per il sostegno logistico fornito da “La Poste” era più elevata dell’importo complessivo dei costi operativi
         nel corso del periodo 1986-1995», e non consentiva quindi di affermare l’esistenza di aiuti.
      
      55     In terzo luogo, le ricorrenti sostengono che la motivazione relativa all’assistenza commerciale sia insufficiente. La Commissione
         non indicherebbe in alcun modo quale sia la parte dei «costi integrali» corrispondente alle spese per l’assistenza commerciale
         che essa considera, né ciò che tale parte remunera come prestazione specifica a titolo di assistenza commerciale. Peraltro,
         una tale verifica sarebbe difficile, in mancanza di una definizione del termine «spese di marketing». Inoltre, le ricorrenti
         ritengono che la Commissione abbia risposto solo con vaghe critiche alle valutazioni molto circostanziate fornite dalle stesse
         ricorrenti relativamente ai costi della promozione dei prodotti della SFMI e al valore dell’utilizzo del marchio di La Poste.
      
      56     Secondo le ricorrenti, la Commissione avrebbe dovuto inserire nella decisione impugnata le tabelle ricevute dal governo francese
         che indicano i costi dettagliati, e non poteva giustificare l’assenza di motivazione con la preoccupazione di non appesantire
         la decisione o richiamando il segreto commerciale. Esse rilevano che il periodo di riferimento della denuncia iniziale (1986-1990)
         era già «commercialmente superato». Di conseguenza, la valutazione della Commissione sarebbe astratta e la motivazione insufficiente.
      
      57     In quarto luogo, le ricorrenti rilevano l’esistenza di una contraddizione nella motivazione della decisione impugnata, equivalente
         ad un’assenza di motivazione, circa l’uso del metodo c.d. della «estrapolazione a ritroso». La Commissione infatti affermerebbe
         innanzitutto che il prezzo dell’assistenza logistica è calcolato moltiplicando il numero degli oggetti gestiti o il loro peso
         per il prezzo unitario delle varie operazioni, rilevando poi che, fino al 1992, La Poste non aveva una contabilità analitica.
      
      58     Le ricorrenti affermano anche che la motivazione della decisione impugnata deve essere valutata in base alle circostanze del
         caso che, nella presente causa, giustificano una motivazione particolarmente approfondita. Tali circostanze sarebbero l’assenza
         di notificazione, la durata eccessivamente lunga del procedimento amministrativo (la decisione è intervenuta 81 mesi dopo
         il deposito della denuncia iniziale), le notevoli difficoltà riconosciute dalla Commissione in particolare circa la possibilità
         di qualificare come aiuti di Stato i provvedimenti denunciati, il carattere verosimile dell’esistenza di un aiuto riconosciuto
         dalla Commissione, la revoca di una precedente decisione di rigetto dopo l’impugnazione di questa con un ricorso di annullamento,
         la totale assenza di diligenza della Commissione per un periodo di tre anni (tra la data della revoca della sua decisione,
         il 9 luglio 1992, e la data dell’udienza pubblica dinanzi alla Corte nella causa che ha condotto alla sentenza SFEI, vale
         a dire il 24 ottobre 1995), l’esistenza della sentenza SFEI, che fornisce alcuni orientamenti, il rifiuto di concedere la
         consultazione del fascicolo, anche privato dei suoi eventuali contenuti riservati e l’iscrizione dei provvedimenti contestati
         nel registro degli aiuti non notificati. Le ricorrenti aggiungono infine di avere inviato alla Commissione studi economici
         via via più precisi.
      
      59     La Commissione ritiene di avere indicato nella decisione impugnata (al punto D.1) il modo in cui sono stati distribuiti i
         «costi integrali», contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti. Essa fa osservare che il metodo utilizzato da La Poste,
         ed accettato dalla Commissione, è ivi descritto nelle sue varie fasi, così come il suo risultato, vale a dire la percentuale
         di copertura dei «costi integrali» sostenuti da La Poste nel corso dei vari anni. Secondo la Commissione, al fine di determinare
         l’esistenza di un aiuto è sufficiente richiamare il metodo utilizzato e i risultati ottenuti, senza riprendere le relative
         tabelle, che appesantirebbero eccessivamente il testo della decisione della Commissione. Essa aggiunge che la giurisprudenza
         non richiede che la motivazione specifichi tutti gli elementi di fatto e di diritto rilevanti, in particolare quando sono
         in gioco scelte tecniche.
      
      60     La Commissione fa osservare che la ripartizione dei costi integrali è stata messa a sua disposizione dalle autorità francesi
         il 30 maggio 1996. Tale ripartizione essenzialmente distinguerebbe, con lievi variazioni secondo gli anni, la varie operazioni
         degli uffici postali, dei centri di smistamento e dei dipendenti di La Poste. Dette tabelle farebbero sempre riferimento ai
         costi integrali e confronterebbero tali costi con i prezzi unitari di subfornitura per ciascuna prestazione, in modo da fissare
         una percentuale di copertura annuale. Tali dati numerici avrebbero natura di segreto commerciale, rivelando essi la struttura
         dei costi e dei flussi finanziari tra una società controllante e la sua controllata.
      
      61     La Chronopost rileva che l’obbligo di motivazione della Commissione nei confronti di un denunciante si sostanzia nell’esposizione
         delle ragioni per le quali gli elementi di fatto e di diritto esposti nella denuncia non sono stati sufficienti per dimostrare
         l’esistenza di un aiuto di Stato. Tuttavia, una motivazione specifica non sarebbe necessaria né per le singole scelte tecniche
         compiute né per gli elementi che sono manifestamente irrilevanti, privi di senso o chiaramente secondari.
      
      62     La Chronopost ritiene che la motivazione della decisione impugnata sia sufficiente. Essa sottolinea che la Commissione non
         è tenuta ad includere nella decisione impugnata tutti i calcoli contabili analitici. La Chronopost osserva inoltre che il
         preteso difetto di motivazione della decisione impugnata non è stato rilevato né dal Tribunale né dalla Corte, pur essendo
         quella del difetto di motivazione una questione di ordine pubblico che, in quanto tale, può essere sollevata d’ufficio. Contrariamente
         alla conclusione che le ricorrenti ricavano dalla giurisprudenza, sarebbe sufficiente, da parte della Commissione, l’indicazione
         dei calcoli di cui essa si è avvalsa.
      
       Giudizio del Tribunale
       Richiamo della giurisprudenza in materia di motivazione
      63     Occorre ricordare che la motivazione prescritta dall’art. 190 del Trattato CE (divenuto art. 253 CE) deve essere adeguata
         alla natura dell’atto in esame e deve fare apparire in forma chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione
         da cui esso promana, in modo da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al giudice
         competente di esercitare il proprio controllo. La necessità della motivazione deve essere valutata in funzione delle circostanze
         del caso, in particolare del contenuto dell’atto, della natura dei motivi esposti e dell’interesse che i destinatari dell’atto
         o altre persone da questo interessate direttamente e individualmente possono avere a ricevere spiegazioni. La motivazione
         non deve necessariamente specificare tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti, in quanto la verifica che la motivazione
         di un atto soddisfi i requisiti di cui all’art. 190 del Trattato va effettuata alla luce non solo del suo tenore, ma anche
         del suo contesto e del complesso delle norme giuridiche che disciplinano la materia in esame (v. sentenza della Corte 2 aprile
         1998, causa C‑367/95 P, Commissione/Sytraval e Brink’s France, Racc. pag. I‑1719, punto 63 e giurisprudenza ivi citata).
      
      64     Per quanto riguarda, in particolare, una decisione della Commissione che dichiari insussistente un presunto aiuto di Stato
         segnalato da un denunciante, la Commissione è comunque tenuta ad esporre adeguatamente al denunciante le ragioni per le quali
         gli elementi di fatto e di diritto esposti nella denuncia non sono stati sufficienti per dimostrare l’esistenza di un aiuto
         di Stato. Tuttavia, la Commissione non è tenuta a prendere posizione su elementi che sono manifestamente irrilevanti, privi
         di senso o chiaramente secondari (sentenza Commissione/Sytraval e Brink’s France, cit., punto 64).
      
      65     Va inoltre sottolineato che, nei casi in cui la Commissione dispone di un potere discrezionale per poter svolgere le sue funzioni,
         il rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento giuridico comunitario nei procedimenti amministrativi ha un’importanza
         ancor più fondamentale. Tra queste garanzie figura, in particolare, l’obbligo dell’istituzione competente di esaminare con
         cura ed imparzialità tutti gli elementi pertinenti della fattispecie e di motivare sufficientemente le proprie decisioni (sentenza
         della Corte 21 novembre 1991, causa C‑269/90, Technische Universität München, Racc. pag. I‑5469, punto 14).
      
      66     Inoltre, anche se nella motivazione delle decisioni che adotta per provvedere all’applicazione delle norme sulla concorrenza
         la Commissione non è tenuta a discutere tutti i punti di fatto e di diritto e le considerazioni che l’hanno indotta ad adottare
         la decisione, essa è tuttavia tenuta, ai sensi dell’art. 190 del Trattato, a menzionare quantomeno i fatti e le considerazioni
         che rivestono un’importanza essenziale nel contesto della sua decisione, consentendo così al giudice comunitario ed agli interessati
         di conoscere le condizioni nelle quali essa ha applicato il Trattato (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 15 settembre
         1998, cause riunite T‑374/94, T‑375/94, T‑384/94 e T‑388/94, European Night Services e a./Commissione, Racc. pag. II‑3141,
         punto 95, e giurisprudenza ivi citata).
      
      67     Emerge altresì dalla giurisprudenza che, salvo circostanze eccezionali, una decisione deve essere corredata di una motivazione
         inclusa nel testo e che non può essere espressa per la prima volta, ex post, dinanzi al giudice (v. sentenze del Tribunale
         14 maggio 1998, causa T‑295/94, Buchmann/Commissione, Racc. pag. II‑813, punto 171, e European Night Services e a./Commissione,
         cit., punto 95, e giurisprudenza ivi citata). Va infatti ricordato che la motivazione, in linea di principio, deve essere
         comunicata all’interessato contemporaneamente alla decisione che gli arreca pregiudizio. La mancanza di motivazione non può
         essere sanata dal fatto che l’interessato venga a conoscenza dei motivi della decisione nel corso del procedimento dinanzi
         ai giudici comunitari (sentenza della Corte 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P
         e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione, Racc. pag. I‑5425, punto 463). Pertanto, se una decisione della Commissione
         che applica l’art. 92 del Trattato è viziata da omissioni rilevanti, la Commissione non può ovviarvi invocando per la prima
         volta dinanzi al Tribunale dati ed altri elementi di analisi che consentano di assodare che la sua applicazione dell’art. 92
         del Trattato è stata corretta, a meno che non si tratti di elementi di analisi non contestati da alcuna delle parti durante
         il precedente procedimento amministrativo (v., in tal senso, sentenza European Night Services e a./Commissione, cit., punto 96).
      
      68     Ne consegue che l’argomentazione presentata dagli agenti della Commissione dinanzi al Tribunale non può rimediare all’insufficienza
         della motivazione della decisione impugnata (v. sentenza del Tribunale 18 gennaio 2005, causa T‑93/02, Confédération nationale
         du Crédit mutuel/Commissione, Racc. pag. II‑143, punto 126, e giurisprudenza ivi citata).
      
      69     Infatti, il dispositivo e la motivazione di una decisione, che dev’essere obbligatoriamente motivata ai sensi dell’art. 190
         del Trattato, costituiscono un tutto inscindibile, così che spetta soltanto al collegio dei membri della Commissione, in forza
         del principio di collegialità, adottare al tempo stesso l’uno e l’altra, spettando esclusivamente al collegio qualsiasi modifica
         della motivazione che non costituisca una correzione meramente ortografica o grammaticale (sentenza Confédération nationale
         du Crédit mutuel/Commissione, cit., punto 124, che fa riferimento alla sentenza della Corte 15 giugno 1994, causa C‑137/92 P,
         Commissione/BASF e a., Racc. pag. I‑2555, punti 66‑68).
      
      70     Va ricordato, a tale proposito, che il giudice comunitario è tenuto, nell’ambito di un ricorso di annullamento proposto ai
         sensi dell’art. 173 del Trattato CE (divenuto art. 230 CE), a limitarsi ad un controllo di legittimità dell’atto impugnato.
         Di conseguenza, non è compito del Tribunale porre rimedio all’eventuale assenza di motivazione, o integrare detta motivazione
         della Commissione aggiungendo o sostituendo elementi che non derivano dalla stessa decisione impugnata.
      
      71     È dunque necessario verificare se la decisione impugnata, che si fonda su valutazioni economiche complesse, sia stata assunta
         nel rispetto dei principi che si sono appena indicati. In particolare, ai sensi della giurisprudenza prima citata, ai punti
         66‑70, il rispetto, da parte della Commissione, dell’obbligo di motivare va verificato soltanto considerando la motivazione
         contenuta nel testo della decisione impugnata medesima.
      
       Sulla portata del controllo del rispetto dell’obbligo di motivazione nel caso in esame
      72     Va ricordato che il Tribunale deve verificare il rispetto, da parte della Commissione, del suo obbligo di motivazione ai sensi
         dell’art. 190 del Trattato relativamente alla sua conclusione circa l’assenza di un aiuto di Stato a favore della SFMI-Chronopost.
         Alla luce dei principi espressi dalla Corte nella sua sentenza, richiamati nel precedente punto 50, ciò comporta in particolare
         l’esame della sufficienza della motivazione della decisione impugnata relativamente, da un lato, al problema di chiarire se
         il compenso richiesto dalla SFMI-Chronopost fornisca, in primo luogo, la copertura di tutti i costi variabili aggiuntivi sostenuti
         per la fornitura dell’assistenza logistica e commerciale, in secondo luogo, un contributo adeguato ai costi fissi conseguenti
         all’uso della rete postale e, in terzo luogo, una remunerazione adeguata dei capitali propri nella parte in cui essi sono
         destinati all’attività concorrenziale della SFMI-Chronopost, dall’altro, relativamente all’esistenza di indizi circa il fatto
         che tali elementi siano stati sottovalutati o stabiliti in modo arbitrario.
      
      73     A tale proposito il Tribunale ritiene che, anche se le ragioni per le quali la Commissione ha rifiutato il metodo di calcolo
         dei costi proposto dalle ricorrenti risultano chiaramente dalle motivazioni indicate ai punti 49‑56 della decisione impugnata,
         tale motivazione deve altresì comprendere una spiegazione sufficiente relativamente al modo in cui la Commissione, utilizzando
         il metodo c.d. dei «costi integrali», ha calcolato e valutato i costi di La Poste – compresi i costi ritenuti a tale riguardo
         rilevanti dalla Corte nella sua sentenza in sede di impugnazione – nonché relativamente al compenso preteso in proposito dalla
         SFMI-Chronopost, al fine di consentire al Tribunale di controllare la legittimità della valutazione della Commissione circa
         l’esistenza di un aiuto di Stato. In tale contesto, va respinto l’argomento della Chronopost secondo il quale la decisione
         impugnata sarebbe sufficientemente motivata in quanto né il Tribunale né la Corte hanno rilevato il difetto di motivazione,
         che rappresenta un vizio di ordine pubblico. Infatti, né il Tribunale né la Corte erano obbligati a rilevare a tale titolo
         il difetto di motivazione, visto che, in primo grado, il Tribunale ha annullato la decisione impugnata unicamente per errore
         di diritto nell’applicazione dell’art. 92 del Trattato (punti 64‑79 della sentenza del Tribunale), e che il controllo della
         Corte era limitato alla verifica della legittimità della valutazione compiuta dal Tribunale a sostegno di tale conclusione
         (punti 31‑42 della sentenza della Corte).
      
      74     Il Tribunale ritiene pertanto necessario verificare se la Commissione abbia motivato in modo sufficiente la propria valutazione,
         in primo luogo, relativamente alla copertura dei costi variabili supplementari generati dalla fornitura di assistenza logistica
         e commerciale, in secondo luogo, relativamente all’adeguata partecipazione ai costi fissi conseguenti all’uso della rete postale
         e, in terzo luogo, relativamente all’adeguata remunerazione dei capitali propri.
      
       Sulla motivazione della decisione impugnata relativamente ai costi variabili supplementari causati dalla fornitura di assistenza
         logistica e commerciale
      
      75     Per quanto riguarda i costi variabili supplementari occasionati dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale da parte
         di La Poste alla SFMI-Chronopost, al punto 33 della decisione impugnata si afferma quanto segue:
      
      «Per calcolare l’ammontare totale dell’assistenza fornita a SFMI-Chronopost, “La Poste” calcola anzitutto i suoi costi operativi
         diretti, escluse le spese della sede e delle direzioni regionali, in funzione della gamma di produzione corrispondente alla
         prestazione (catena di operazioni elementari) e dei volumi reali di traffico. Le spese della sede e delle direzioni regionali
         sono quindi ripartite in proporzione ai costi di ciascuna prestazione.
      
      Per quanto riguarda la gamma di produzione, “La Poste” non aveva un sistema di contabilità analitica che le permettesse di
         calcolare i costi effettivi connessi con la fornitura dell’assistenza logistica a SFMI-Chronopost. Fino al 1992 questi costi
         erano calcolati sulla base di stime. Le prestazioni fornite a SFMI-Chronopost erano scomposte in una sequenza di operazioni
         elementari che prima del 1992 non erano cronometrate. Per stabilire questi costi “La Poste” assimilava tali prestazioni a
         servizi postali esistenti di natura analoga le cui varie operazioni erano già state cronometrate e stimate (ad esempio deposito
         di una lettera raccomandata). Nel 1992 la durata e il costo delle operazioni in questione sono stati calcolati tenendo conto
         dei volumi reali di traffico del corriere espresso. Questi calcoli hanno permesso a “La Poste” di stimare il costo reale della
         sua assistenza logistica».
      
      76     In proposito la Commissione, al punto 57 della decisione impugnata, ha concluso quanto segue:
      «La Commissione ritiene che i prezzi interni applicati ai prodotti e ai servizi scambiati fra società dello stesso gruppo
         non comportano alcun vantaggio finanziario se si tratta di prezzi calcolati in base ai costi integrali (ossia i costi totali
         più la remunerazione dei capitali propri). Nella fattispecie i pagamenti effettuati da SFMI-Chronopost non coprivano i costi
         totali durante i primi anni di esercizio, ma coprivano tutti i costi salvo quelli della sede e delle direzioni regionali.
         La Commissione ritiene che questa situazione non sia anomala, dato che il reddito proveniente dall’attività di una nuova impresa
         appartenente ad un gruppo di società può, durante il periodo di avviamento, coprire soltanto i costi variabili. Una volta
         che l’impresa ha consolidato la propria posizione sul mercato, il reddito da essa prodotto deve essere superiore ai costi
         variabili, in modo da contribuire alla copertura delle spese fisse del gruppo. Nel corso dei primi due esercizi (1986 e 1987)
         i pagamenti effettuati da SFMI-Chronopost coprivano non soltanto le spese variabili, ma anche taluni costi fissi (ad esempio
         immobili e veicoli). La Francia ha dimostrato che a partire dal 1988 la remunerazione pagata da SFMI-Chronopost per l’assistenza
         che le è stata fornita copre tutti i costi sostenuti da “La Poste”, oltre ad un contributo alla remunerazione dei capitali
         propri. Di conseguenza l’assistenza logistica e commerciale fornita da “La Poste” alla sua filiale è stata remunerata alle
         condizioni normali del mercato e non costituisce un aiuto di Stato».
      
      77     Tale motivazione non indica in modo sufficiente l’esatta portata che la Commissione intende dare ai concetti economici e contabili
         utilizzati in tale sede, né la precisa natura dei costi da essa esaminati per sostenere l’assenza di aiuti di Stato, così
         da consentire al Tribunale di effettuare il proprio controllo per verificare se tali costi corrispondano effettivamente ai
         costi variabili supplementari generati dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale ai sensi della sentenza della
         Corte.
      
      78     Infatti, per quanto riguarda il concetto di costi operativi diretti, richiamato al punto 33 della decisione impugnata, la
         Commissione ha soltanto indicato, nella propria lettera del 27 maggio 2005, redatta in risposta ad un quesito scritto del
         Tribunale, che si trattava dei costi attribuibili. La Commissione ha aggiunto in tale lettera che, nell’ambito di La Poste,
         detti costi attribuibili comprendevano altresì una parte dei costi fissi, al netto delle spese per la sede e le direzioni
         regionali.
      
      79     Per quanto riguarda la sola decisione impugnata, non è possibile sapere quali siano stati i costi operativi diretti, né quali
         siano i costi che, nella contabilità di La Poste, sono direttamente attribuibili alle varie attività. Infatti, i costi attribuibili
         variano nelle diverse imprese in base al sistema di contabilità utilizzato.
      
      80     In via ultronea, il Tribunale ritiene che la questione non sia stata chiarita neppure rispetto ai documenti della Commissione
         prodotti dopo l’inizio della causa, di cui il Tribunale non potrebbe in ogni caso tenere conto nell’ambito dell’esame della
         motivazione della decisione impugnata in quanto tale (v. i precedenti punti 66‑70). Nei propri documenti la Commissione spiega
         che, sulla base della contabilità analitica, che prevede un’adeguata separazione delle diverse poste di bilancio, il procedimento
         seguito nella decisione impugnata aveva lo scopo di raggruppare i vari costi (acquisti esterni di beni e servizi, personale,
         ammortamenti e manutenzione delle immobilizzazioni) in base alla loro natura operativa (attività d’ufficio, di trasporto,
         di distribuzione, di smistamento, finanziarie) – rispetto ai costi diretti (variabili, cioè riferibili agli oggetti trattati,
         e fissi) – o strutturale (strutture amministrative regionali o nazionali per l’attività postale o i servizi finanziari, strutture
         comuni) – rispetto ai costi indiretti (interamente fissi). Quindi, i costi indiretti (fissi) delle strutture (sia i costi
         comuni che quelli specifici dell’attività postale o dei servizi finanziari) sono stati imputati alle attività «postali» in
         proporzione ai costi operativi (diretti) causati da ciascuna attività. Così, per le quattro attività «postali» (raccolta,
         distribuzione, smistamento e trasporto) i costi indiretti (costi delle strutture non operative, incluse le spese pubblicitarie
         e commerciali centrali e di dipartimento) sono stati imputati in proporzione ai costi direttamente legati a ciascuna di dette
         attività. Il costo delle varie unità di lavoro (minuti di lavoro o tonnellata trasportata) deriverebbe dalla divisione dei
         costi reali integrali relativi a ciascuna attività per il numero esatto dei minuti di lavoro cronometrati (o di tonnellate
         trasportate). È moltiplicando tale costo unitario per il tempo dedicato alle prestazioni rese alla SFMI-Chronopost (o al peso
         trasportato) che si perverrebbe a determinare il costo complessivo delle prestazioni fornite da La Poste alla sua controllata.
      
      81     Il Tribunale ritiene che tali spiegazioni finiscano per rafforzare la conclusione secondo la quale la motivazione della decisione
         impugnata in quanto tale è di gran lunga troppo generica per consentire al Tribunale di verificare la legittimità della valutazione
         della Commissione sulla copertura o meno di tutti i costi generati dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale da
         parte di La Poste alla SFMI-Chronopost. L’insufficienza della motivazione è altresì accentuata dal fatto che, nella decisione
         impugnata, la Commissione utilizza diversi concetti economici e contabili in modo impreciso. Infatti, la lettura del punto
         57 della decisione impugnata, secondo il quale «nel corso dei primi due esercizi (1986 e 1987) i pagamenti effettuati da SFMI-Chronopost
         coprivano non soltanto le spese variabili, ma anche taluni costi fissi (ad esempio immobili e veicoli)», non consente di determinare
         con precisione quali siano stati questi «taluni costi fissi» che la SFMI-Chronopost avrebbe coperto.
      
      82     Inoltre, la decisione impugnata non contiene una spiegazione del modo in cui le prestazioni fornite alla SFMI-Chronopost siano
         state scomposte in una serie di operazioni elementari, o di quello in cui La Poste abbia assimilato tali prestazioni a servizi
         postali esistenti di tipo simile. Poiché le prestazioni fornite alla SFMI‑Chronopost non erano state cronometrate prima del
         1992, e fino al 1992 i costi reali legati alla fornitura di assistenza logistica e commerciale alla SFMI‑Chronopost da parte
         di La Poste erano calcolati sulla base di stime, sarebbe stato necessario spiegare, nella decisione impugnata, il modo in
         cui tale assimilazione era stata effettuata, in modo da consentire al destinatario della decisione impugnata e agli altri
         interessati, oltre che al Tribunale, di verificare la presenza o l’assenza di eventuali errori di fatto o di valutazione in
         tale passaggio.
      
      83     Talune spiegazioni precise sarebbero state particolarmente necessarie per poter verificare il modo in cui l’assistenza commerciale
         fornita alla SFMI-Chronopost da La Poste sia stata considerata nei costi integrali. Così come le prestazioni fornite alla
         SFMI-Chronopost, legate ad un determinato prodotto, sono state secondo la Commissione isolate dalle altre attività di La Poste,
         sarebbe stato necessario motivare la presenza e il rilievo dei costi legati all’assistenza commerciale. Ma dalle indicazioni
         contenute nella decisione impugnata non risulta in alcun modo come tale assistenza sia stata considerata nel calcolo dei costi
         integrali.
      
      84     Di conseguenza, sarebbe stato necessario inserire nella decisione impugnata una motivazione adeguata a tale proposito, e per
         lo meno un sommario generale dei calcoli contabili analitici relativi alle prestazioni fornite alla SFMI-Chronopost, eventualmente
         omettendo i dati riservati.
      
      85     Da quanto precede risulta dunque che la decisione impugnata non motiva in modo sufficiente la valutazione della Commissione
         circa i costi variabili supplementari determinati dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale.
      
       Sulla motivazione relativa al contributo adeguato ai costi fissi conseguenti all’uso della rete postale
      86     Per quanto riguarda il contributo ai costi fissi conseguenti all’uso della rete postale, risulta dal punto 33 della decisione
         impugnata che «le spese della sede e delle direzioni regionali sono (…) ripartite in proporzione ai costi di ciascuna prestazione».
      
      87     Va osservato che, in base alla sola decisione impugnata, non è possibile determinare quali tipi di costi siano compresi in
         tali spese della sede e delle direzioni regionali. In particolare, il Tribunale non può verificare se, a giudizio della Commissione,
         talune spese della sede e delle direzioni regionali siano qualificabili come costi fissi conseguenti all’uso della rete postale
         i quali, perciò, dovevano essere tenuti in considerazione per il calcolo del pagamento richiesto alla SFMI-Chronopost. Tale
         qualificazione è particolarmente importante in quanto la Commissione ha altresì constatato, nella decisione impugnata, che
         le spese della sede e delle direzioni regionali di La Poste non sono state coperte al 100% dai pagamenti effettuati dalla
         SFMI-Chronopost nel corso degli anni 1986 e 1987. Al contrario, risulta dal punto 33 della decisione impugnata che la percentuale
         di copertura dei costi integrali era solo del 70,3% per il 1986 e dell’84,3% per il 1987.
      
      88     In particolare, la Commissione non ha individuato in modo preciso quali fossero, a suo giudizio, i costi fissi conseguenti
         all’uso della rete di La Poste da parte della SFMI-Chronopost. In particolare, la decisione impugnata non indica se esistano
         costi fissi ulteriori rispetto alle spese della sede e delle direzioni regionali i quali avrebbero dovuto considerarsi costi
         fissi conseguenti all’uso della rete postale e che, per definizione, non rientravano nella categoria dei costi variabili supplementari
         conseguenti alla fornitura di assistenza logistica e commerciale alla SFMI-Chronopost. Pertanto, il Tribunale non è in grado
         di verificare se tale partecipazione ai costi fissi sia stata effettuata correttamente rispetto ai requisiti indicati dalla
         Corte nella sua sentenza.
      
      89     Di conseguenza, alla luce di quanto esposto, la decisione impugnata non è sufficientemente motivata, in quanto non consente
         al Tribunale di verificare, da un lato, se i costi della sede e delle direzioni regionali comprendano costi fissi conseguenti
         all’uso della rete postale e, dall’altro, se esistessero altri costi fissi di La Poste associati all’uso della rete postale
         che il compenso richiesto alla SFMI‑Chronopost avrebbe dovuto coprire, sulla base delle condizioni fissate dalla Corte nella
         sua sentenza sul ricorso di impugnazione.
      
       Sulla motivazione relativa all’adeguata remunerazione dei capitali propri
      90     Quanto alla remunerazione dei capitali propri, la Commissione afferma, al punto 57 della decisione impugnata, che «la Francia
         ha dimostrato che a partire dal 1988 la remunerazione pagata da SFMI-Chronopost per l’assistenza che le è stata fornita copre
         tutti i costi sostenuti da “La Poste”, oltre ad un contributo alla remunerazione dei capitali propri». Tuttavia, la decisione
         impugnata non indica quale sia stato il contributo che la SFMI-Chronopost ha apportato per remunerare i capitali propri di
         La Poste.
      
      91     È vero che risulta dalla decisione impugnata che la Commissione ha calcolato il TRI. Tuttavia, la decisione impugnata non
         precisa se tale calcolo del TRI sia stato effettuato per dimostrare che il criterio dell’investitore privato era soddisfatto
         e/o per calcolare la remunerazione dei capitali propri. A tale proposito, è soltanto indicato, al punto 58 della decisione
         impugnata, che «la Commissione ha inoltre esaminato la questione se il comportamento [di] “La Poste” in quanto azionista di
         SFMI-Chronopost si giustifica commercialmente in base al principio dell’investitore operante in un’economia di mercato (…)»,
         e che «per accertare se “La Poste” ha agito come un investitore operante in un’economia di mercato, la Commissione deve esaminare
         il rendimento per la società madre in termini di dividendi e di plusvalore in capitale».
      
      92     Inoltre, anche supponendo che il calcolo del TRI, come riprodotto nella decisione impugnata, sia servito a verificare la remunerazione
         dei capitali propri destinati all’attività concorrenziale della SFMI-Chronopost, la decisione impugnata non indica l’identità
         dei capitali che la Commissione ritiene siano effettivamente destinati a tale attività per dedurre l’assenza di aiuti di Stato.
         A tale proposito, la Commissione si limita ad affermare, al punto 59 della decisione impugnata, che «per calcolare il TRI
         la Commissione ha preso in considerazione, da un lato, l’apporto di capitale effettuato da “La Poste” nel 1986 e, dall’altro,
         i dividendi versati da SFMI-Chronopost nel corso del periodo 1986-1991 e il valore di questa società nel 1991». La Commissione
         aggiunge, al punto 62 della decisione impugnata, di avere «calcolato il TRI e [di averlo] confrontato con il costo dei fondi
         propri di SFMI-Chronopost nel 1986 (13,65%), anno in cui la società è stata costituita ed ha iniziato l’attività, il che le
         ha consentito di verificare se la redditività dell’investimento nel suo insieme è stata sufficiente», per concludere che «il
         TRI calcolato dalla Commissione supera ampiamente il costo del capitale nel 1986» e che «le operazioni finanziarie che hanno
         avuto luogo tra “La Poste” e la sua filiale nel corso del periodo 1986-1991 non comportavano di conseguenza alcun elemento
         di aiuto». Così, la decisione impugnata indica soltanto che, da un lato, la Commissione ha tenuto in considerazione il conferimento
         di capitale effettuato da La Poste nel 1986 e, dall’altro, talune operazioni finanziarie che hanno avuto luogo tra La Poste
         e la sua controllata nel periodo 1986-1991, senza che la Commissione indichi con sufficiente precisione di quali operazioni
         finanziarie si tratti.
      
      93     D’altra parte, anche supponendo che il TRI rifletta con sufficiente precisione la remunerazione dei capitali propri destinati
         all’attività concorrenziale della SFMI‑Chronopost, il Tribunale non è in ogni caso in grado di verificare se tale eventuale
         remunerazione dei capitali propri sia stata adeguata ai sensi del punto 40 della sentenza della Corte, considerato che il
         calcolo numerico del TRI non risulta dalla decisione impugnata.
      
       Sul motivo relativo alla copertura dei costi in generale
      94     Per quanto riguarda le conclusioni della Commissione, riprese al punto 57 della decisione impugnata, secondo le quali «nel
         corso dei primi due esercizi (1986 e 1987) i pagamenti effettuati da SFMI-Chronopost coprivano non soltanto le spese variabili,
         ma anche taluni costi fissi (ad esempio immobili e veicoli)», e «la Francia ha dimostrato che a partire dal 1988 la remunerazione
         pagata da SFMI‑Chronopost per l’assistenza che le è stata fornita copre tutti i costi sostenuti da “La Poste”, oltre ad un
         contributo alla remunerazione dei capitali propri», va osservato che si tratta di affermazioni assolutamente non dimostrate.
         Infatti, la decisione impugnata non contiene né un esame dettagliato delle distinte fasi del calcolo della remunerazione dell’assistenza
         in parola o dei costi delle infrastrutture collegabili a tale assistenza, né indicazioni numeriche circa l’analisi dei costi
         relativi. In proposito la Commissione si limita ad affermare che i costi integrali di La Poste erano coperti dalla remunerazione
         della SFMI-Chronopost, senza peraltro precisare le cifre e i calcoli sui quali essa basa la propria analisi e le proprie conclusioni.
      
      95     Alla luce di quanto esposto, per il Tribunale è impossibile verificare se il metodo utilizzato e le diverse fasi dell’esame
         poste in essere dalla Commissione siano privi di errori e compatibili con i principi indicati nella sentenza della Corte per
         determinare l’esistenza o meno di un aiuto di Stato.
      
       Sulla necessità di una motivazione dettagliata
      96     Va inoltre ricordato che la portata dell’obbligo di motivazione deve essere valutata in funzione delle circostanze del caso
         che, eventualmente, possono giustificare una motivazione più dettagliata.
      
      97     Nel presente caso, le circostanze che giustificano una motivazione più dettagliata stanno nel fatto che, in primo luogo, si
         trattava di una delle prime decisioni relative alla complessa questione, nell’ambito dell’applicazione delle norme in materia
         di aiuti di Stato, del calcolo dei costi di una società controllante che opera in un mercato riservato e che fornisce assistenza
         logistica e commerciale alla propria controllata che non opera in un mercato riservato. In secondo luogo, la revoca della
         prima decisione di rigetto della Commissione 10 marzo 1992, in seguito alla proposizione di un ricorso di annullamento, e
         la sentenza SFEI della Corte avrebbero dovuto spingere la Commissione a motivare la propria posizione con maggiore diligenza
         e precisione rispetto ai punti contestati. Infine, il fatto che le ricorrenti abbiano presentato vari studi economici durante
         il procedimento amministrativo avrebbe altresì dovuto condurre la Commissione a predisporre una motivazione accurata, anche
         in risposta alle argomentazioni essenziali delle ricorrenti fondate su tali studi economici.
      
      98     In tali circostanze, il Tribunale giudica che la motivazione della decisione impugnata, la quale si limita ad una spiegazione
         molto generale del metodo di valutazione dei costi utilizzato dalla Commissione e del risultato finale ottenuto, senza imputare
         con la necessaria precisione i vari costi di La Poste generati dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale alla
         SFMI-Chronopost, né i costi fissi conseguenti all’uso della rete postale, e senza indicare la remunerazione dei capitali propri,
         non risponda agli obblighi imposti dall’art. 190 del Trattato.
      
      99     Quanto all’argomento della Commissione secondo il quale i dati numerici relativi a tali calcoli avrebbero natura di segreto
         commerciale, basta rilevare che la Commissione avrebbe potuto spiegare maggiormente i metodi utilizzati e i calcoli effettuati
         senza rivelare eventuali segreti commerciali. Tale possibilità è del resto confermata dalle spiegazioni fornite dalla Commissione
         nel corso del presente procedimento, in particolare nei suoi documenti e nelle sue risposte ai quesiti orali e scritti posti
         dal Tribunale. In ogni caso, la Commissione avrebbe potuto fornire dati depurati e versioni non riservate di tali analisi.
      
      100   Di conseguenza, si deve rilevare che la decisione impugnata non consente al Tribunale di verificare l’esistenza e l’importanza
         dei vari costi che ricadono nel concetto di costi integrali, come definiti dalla Commissione nella decisione impugnata. Pertanto,
         la motivazione della decisione impugnata non consente al Tribunale di verificare la legittimità della valutazione compiuta
         dalla Commissione in proposito, così come la sua compatibilità con i criteri fissati dalla Corte nella sua sentenza sul ricorso
         di impugnazione per affermare l’inesistenza di un aiuto di Stato.
      
      101   Ne consegue che la decisione impugnata deve essere annullata per difetto di motivazione nella parte in cui essa conclude che
         l’assistenza logistica e commerciale fornita da La Poste alla SFMI-Chronopost non costituisce un aiuto di Stato.
      
      3.     Sul motivo in cui si lamenta la violazione del concetto di aiuto di Stato
       Considerazioni preliminari
      102   Alla luce di quanto esposto, non è possibile esaminare gli argomenti, sostenuti dalle ricorrenti nella prima parte del quarto
         motivo, basati sulla presunta mancata copertura dei costi della SFMI-Chronopost, della sottovalutazione e del carattere arbitrario
         di taluni elementi utilizzati dalla Commissione, di errori nelle rettifiche contabili compiute nell’allegato 4 alla relazione
         Deloitte, del livello anormalmente elevato del TRI o delle fonti di profitto della SFMI-Chronopost.
      
      103   Per quanto riguarda gli altri argomenti che le ricorrenti hanno sollevato nella prima parte del quarto motivo, vale a dire
         i presunti errori manifesti legati al metodo c.d. di «estrapolazione a ritroso» lineare e all’assenza di una contabilità analitica
         di La Poste nel periodo rilevante, essi saranno discussi qui di seguito.
      
       Sulla violazione del concetto di condizioni normali di mercato
       Sul ricorso al metodo di estrapolazione a ritroso
      –       Argomenti delle parti
      104   Le ricorrenti ritengono che, considerata l’assenza di contabilità analitica all’interno di La Poste nel 1992, il metodo di
         estrapolazione a ritroso dei calcoli per gli anni 1986-1992 non fosse giustificato. Le ricorrenti affermano che la Commissione
         sapeva dell’assenza di una contabilità analitica prima dell’adozione della decisione impugnata. A tale proposito, le ricorrenti
         ricordano che, nel 1996, il Conseil de la concurrence (Consiglio francese della concorrenza) aveva già rilevato che la contabilità
         di La Poste non consentiva un’imputazione ripartita delle spese di gestione della rete. Di conseguenza, la Commissione, a
         giudizio delle ricorrenti, avrebbe dovuto rifiutare di accettare un metodo di valutazione dei costi di La Poste basato su
         tale tipo di contabilità.
      
      105   Le ricorrenti ne deducono che la Commissione era nell’impossibilità di imputare i costi operativi di subfornitura di La Poste.
      106   Le ricorrenti rilevano tre errori. In primo luogo, il costo unitario totale di produzione delle attività di corriere espresso
         non sarebbe fisso, ma decrescerebbe notevolmente con l’aumento del volume di produzione. Tuttavia, il metodo utilizzato dalla
         Commissione non terrebbe conto dei crescenti rendimenti di scala. Di conseguenza, tale metodo porterebbe a sottovalutare i
         costi delle prestazioni destinate alla SFMI-Chronopost nel periodo iniziale, e ciò tanto più trattandosi di un tipo di prestazione
         in cui, fin dall’inizio dell’attività, era necessario sostenere costi fissi rilevanti. Le ricorrenti stimano, in proposito,
         che la scelta del metodo di estrapolazione a ritroso lineare abbia condotto a ridurre i costi in una proporzione di 3 a 1.
      
      107   In secondo luogo, il «deflatore» scelto, vale a dire il tasso di crescita della massa salariale, non sarebbe adatto da un
         punto di vista economico. Le ricorrenti sostengono che l’evoluzione della massa salariale non può servire da «deflatore» dei
         costi di La Poste, poiché il costo di trattamento di una spedizione della SFMI-Chronopost non dipende in alcun modo dall’evoluzione
         del numero di dipendenti di La Poste. Assunzioni rilevanti avrebbero potuto essere effettuate per ragioni congiunturali o
         per altre attività prive di ogni legame con le attività della SFMI-Chronopost. Per ricavare i costi di una sola attività (la
         subfornitura per la SFMI-Chronopost) dovrebbe essere utilizzato il tasso di crescita del costo di un minuto di lavoro negli
         uffici postali e nei centri di smistamento. Secondo le ricorrenti, dunque, l’utilizzo del «punto 539», vale a dire il tasso
         di crescita del costo di un minuto di lavoro, sarebbe stato più opportuno.
      
      108   In terzo luogo, le ricorrenti ritengono che la Commissione avrebbe dovuto utilizzare, in luogo del metodo dell’estrapolazione
         a ritroso, le fatture basate su tariffari dei prezzi di cessione. Le ricorrenti precisano che il ricorso al metodo dell’estrapolazione
         a ritroso non è giustificato in quanto, dal 1986, La Poste e la SFMI-Chronopost avevano stipulato taluni contratti che definivano
         in modo preciso un metodo per determinare i costi integrali di subfornitura, e tali costi integrali sono stati effettivamente
         attuati.
      
      109   Alla luce di quanto sopra, le ricorrenti sostengono di aver fornito la prova dell’esistenza di un metodo alternativo e più
         preciso di quello dell’estrapolazione a ritroso.
      
      110   Per quanto riguarda l’affermazione della Commissione secondo la quale l’argomento relativo al metodo dell’estrapolazione a
         ritroso lineare sarebbe una censura nuova, le ricorrenti sostengono che il contenuto del concetto di «condizioni normali di
         mercato» è stato modificato dall’interpretazione contenuta nella sentenza della Corte, e non dal motivo delle ricorrenti.
         Esse sostengono che il loro motivo ha sempre riguardato anche la necessità di accertare se i costi di La Poste per la fornitura
         di assistenza logistica fossero stati coperti. Una riformulazione di uno dei loro argomenti successivamente al ricorso sarebbe
         ammissibile. Le ricorrenti avrebbero soltanto modificato la presentazione dei motivi per tenere conto della sentenza della
         Corte.
      
      111   Le ricorrenti affermano anche di non aver potuto conoscere i dettagli del metodo di estrapolazione a ritroso sulla base della
         decisione impugnata, avendo potuto consultare la relazione Deloitte solo dopo i provvedimenti di organizzazione del procedimento
         assunti dal Tribunale ed avendo quindi potuto precisare i propri argomenti relativi al metodo di estrapolazione a ritroso
         solo in sede di replica.
      
      112   La Commissione ritiene, in via principale, che la critica relativa al carattere lineare del metodo dell’estrapolazione a ritroso
         che, a giudizio delle ricorrenti, doveva tener conto delle economie di scala, costituisca un motivo nuovo il quale, pertanto,
         deve essere dichiarato irricevibile.
      
      113   In via subordinata, la Commissione sostiene che il ragionamento relativo alle economie di scala avrebbe senso solo se l’impresa
         avesse iniziato a creare la propria rete ex novo. Invece, la SFMI-Chronopost sarebbe soltanto il prodotto della diversificazione
         di La Poste, la quale realizzerebbe così, grazie alla propria rete, efficaci economie di diversificazione, svolgendo un’attività
         assai simile alla propria attività principale. Essa ricorda che il volume delle operazioni della Chronopost rispetto a quelle
         di La Poste era nell’ordine di 1/3000 nel 1992.
      
      114   La Commissione riconosce che è solo a partire dal 1992 che l’insieme delle operazioni postali è stato oggetto di cronometraggi
         precisi ed omogenei e che si è iniziata ad applicare all’interno di La Poste una contabilità analitica affidabile, con il
         perfezionamento del calcolo dei costi delle «unità di lavoro» al momento stesso dell’assunzione degli impegni. Essa afferma
         che è questa la ragione per cui ha dovuto accettare, per il passato, il metodo dell’estrapolazione a ritroso, proposto da
         alcuni esperti. Essa osserva che tale metodo si basava su dati affidabili per il 1992, ed è stato applicato alle operazioni
         passate della SFMI-Chronopost, riprese ogni anno nella contabilità dal 1986 e verificate dai revisori dei conti.
      
      115   Essa sostiene che il ricorso, da parte della Commissione, a un simile tipo di metodologia «globalizzante» sarebbe stato in
         principio avallato dal Tribunale nella sua sentenza 27 febbraio 1997, causa T‑106/95, FFSA e a./Commissione (Racc, pag. II‑229,
         punti 103 e segg.), insieme ai dati contabili sulla base dei quali la stessa è stata applicata.
      
      116   La Commissione, sostenuta dalla Repubblica francese, afferma che le ricorrenti non hanno dimostrato né, da un lato, l’esistenza
         di un metodo alternativo più preciso né, dall’altro, che la Commissione abbia fondato la propria decisione su fatti materialmente
         inesatti o abbia oltrepassato il suo potere discrezionale in materia.
      
      117   Per quanto riguarda i dati forniti per il 1992, la Commissione sottolinea che le autorità francesi hanno comunicato il 24
         maggio 1996 la rettifica per il 1992, nonché i calcoli per gli anni 1986-1991, che erano basati, a partire da allora, sulle
         tariffe reali e i costi unitari del 1992 estrapolati a ritroso, oltre ai calcoli relativi agli anni 1993-1995, basati sui
         dati della contabilità analitica dell’anno considerato.
      
      118   La Commissione ricorda che la Corte ha evidenziato nella sua sentenza che le «condizioni normali di mercato» devono valutarsi
         con riferimento agli elementi oggettivi e verificabili a disposizione. La Commissione ne deduce che, essendo la contabilità
         esistente nel 1992 la sola disponibile, essa non aveva alcuna ragione di rimettere in discussione tali dati, in mancanza di
         altri dati più precisi.
      
      119   Per quanto riguarda il «deflatore» utilizzato per l’estrapolazione a ritroso, che era quello dell’evoluzione della massa salariale,
         la Commissione sostiene che esso è stato usato come indice dell’evoluzione dei costi perché ritenuto il più rappresentativo
         dei costi totali di La Poste per consentire l’attualizzazione dei costi dopo il 1992, dato che la massa salariale costituiva
         circa il 75% dei costi di La Poste. La Commissione ritiene che le ricorrenti non abbiano saputo proporre un indice più adatto
         per il periodo considerato. Il punto 539 sarebbe stato un indice troppo parziale, poiché esisterebbero due punti 539, uno
         per gli uffici e uno per lo smistamento, ai quali si aggiungono la «statistica 742» per la distribuzione e il costo del carico
         trasportato. La Commissione afferma che il fatto di avere scelto un deflatore più complessivo non può rappresentare un manifesto
         errore di valutazione. Essa fa altresì osservare che le ricorrenti non hanno neppure tentato di dimostrare i costi maggiorati
         secondo il metodo alternativo per il periodo 1986-1992.
      
      120   La Commissione fa osservare che le convenzioni tariffarie concluse tra La Poste e la SFMI sono del tutto inadeguate per determinare
         i costi integrali, poiché il loro scopo era quello di definire la remunerazione relativa alle prestazioni di esercizio nonché
         la remunerazione commerciale di La Poste. La Commissione conclude che i costi integrali realmente affrontati dovevano essere
         calcolati diversamente per essere quindi confrontati con la remunerazione pagata, in modo da concludere circa l’esistenza
         o meno di aiuti.
      
      121   La Repubblica francese precisa che La Poste è stata tenuta a produrre una contabilità del tipo di quella delle imprese commerciali
         solo dal 1991, nell’ambito della riforma generale posta in essere dalla legge 90‑568. Essa aggiunge che La Poste ha elaborato
         taluni metodi di calcolo dei costi sufficientemente precisi ed omogenei che, dal 1992, le hanno consentito di perfezionare
         la valutazione dei costi reali affrontati per le attività della sua controllata. Essa ritiene quindi che il metodo utilizzato
         dalla Commissione nella decisione impugnata si sia basato sugli elementi di analisi dei costi più affidabili, tenendo nel
         contempo nel dovuto conto la specificità della situazione di un’impresa come La Poste.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      122   Va innanzitutto esaminata l’affermazione della Commissione secondo la quale la censura delle ricorrenti relativa al metodo
         dell’estrapolazione a ritroso è nuova e quindi irricevibile.
      
      123   Ai sensi dell’art. 48, n. 2, primo comma, del regolamento di procedura, è vietata la deduzione di motivi nuovi in corso di
         causa, a meno che essi si basino su elementi di diritto e di fatto emersi durante il procedimento.
      
      124   Nel presente caso, è sufficiente osservare che le ricorrenti hanno già censurato, ai punti 212‑220 del ricorso introduttivo,
         il metodo di estrapolazione a ritroso che ha portato alla stima dei costi per il periodo 1986‑1991 sulla base dei costi per
         il 1992. In particolare, le ricorrenti hanno sostenuto che «l’estrapolazione a ritroso (…) presuppone[va] che i costi e i
         prezzi di subfornitura [evolvessero] in modo costante e parallelo». Così, chiarendo la loro argomentazione sul carattere lineare
         dell’estrapolazione a ritroso, le ricorrenti non hanno sollevato un motivo nuovo o diverso, ma hanno sviluppato il proprio
         ragionamento sul punto, già contenuto nel ricorso.
      
      125   Va anche ricordato che le ricorrenti hanno dovuto proporre il proprio ricorso senza aver potuto consultare né la relazione
         Deloitte né le risposte del governo francese. Infatti, tali documenti sono stati trasmessi alle ricorrenti solo dopo le misure
         di organizzazione del procedimento assunte nel maggio 1998.
      
      126   A tale proposito, va osservato che il metodo di estrapolazione a ritroso è stato esposto nella decisione impugnata in modo
         sintetico, poiché esso è spiegato soltanto ai punti 33 e 43 della decisione stessa. Ebbene, da tali punti non risulta in modo
         inequivocabile che l’estrapolazione a ritroso fosse lineare.
      
      127   Alla luce di quanto esposto, non si può rimproverare alle ricorrenti di non avere censurato in modo dettagliato, nel loro
         ricorso, la linearità del metodo dell’estrapolazione a ritroso. Ne consegue che l’argomento relativo alla linearità del metodo
         di estrapolazione a ritroso è ricevibile.
      
      128   Nel merito, occorre ricordare che la valutazione, da parte della Commissione, del modo in cui i costi di La Poste causati
         dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale alla propria controllata sono calcolati in assenza di una contabilità
         analitica implica una valutazione economica complessa. Ora, la Commissione, quando adotta un atto che implica una valutazione
         economica complessa, gode di un ampio potere discrezionale ed il sindacato giurisdizionale di tale atto, pur essendo in linea
         di principio «completo» sul fatto che un provvedimento rientri o meno nel campo di applicazione dell’art. 92, n. 1, del Trattato,
         si limita a verificare il rispetto delle regole riguardanti la procedura e la motivazione, l’esattezza materiale dei fatti
         presi in considerazione per compiere la scelta contestata, l’assenza di errori manifesti nella valutazione di tali fatti o
         l’assenza di sviamento di potere. In particolare, non spetta al Tribunale sostituire la sua valutazione economica a quella
         dell’autore della decisione (sentenze del Tribunale 15 settembre 1998, cause riunite T‑126/96 e T-127/96, BFM e EFIM/Commissione,
         Racc. pag. II‑3437, punto 81; 12 dicembre 2000, causa T‑296/97, Alitalia/Commissione, Racc. pag. II‑3871, punto 105, e 6 marzo
         2003, cause riunite T‑228/99 e T‑233/99, Westdeutsche Landesbank Girozentrale e Land Nordrhein-Westfalen/Commissione, Racc.
         pag. II‑435, punto 282).
      
      129   Va innanzitutto ricordato che il metodo dell’estrapolazione a ritroso consisteva, in questo caso, nell’applicare un deflatore
         al costo di ciascun prodotto utilizzando come riferimento il costo nel 1992 e, come deflatore, il tasso di crescita della
         massa salariale, moltiplicando quindi il costo depurato dall’inflazione così ottenuto per il volume di attività relativa al
         prodotto dato per l’anno che interessa.
      
      130   Le ricorrenti contestano il carattere lineare dell’estrapolazione a ritroso, in sostanza, in quanto tale metodo non tiene
         conto dei rendimenti di scala crescenti. Secondo le ricorrenti il costo unitario totale di produzione delle attività di corriere
         espresso dovrebbe diminuire con l’aumento del volume di produzione.
      
      131   Tale ragionamento si riferisce al caso di un’impresa privata che inizia a svolgere la propria attività e, in particolare,
         all’eventualità che essa crei ex novo la propria rete di distribuzione. Esso non si applica alla creazione di una nuova attività
         che rappresenta soltanto una piccola parte di un’attività già esistente, per la quale sono già stati affrontati la maggior
         parte dei costi fissi. Infatti, in un settore come quello considerato qui, in cui i costi fissi sono molto importanti, ma
         derivano direttamente dall’esistenza stessa della rete di La Poste e non hanno legami con l’attività della società controllata,
         la tesi delle ricorrenti non può essere accolta.
      
      132   Inoltre, i chiarimenti della Commissione – stando ai quali, in particolare, poiché la quota delle operazioni per la SFMI-Chronopost
         sarebbe rimasta marginale rispetto all’attività complessiva di La Poste, non sarebbe stato possibile realizzare vere economie
         di scala – non sono contraddetti dalle ricorrenti.
      
      133   Alla luce di quanto esposto, si deve concludere che le ricorrenti non hanno dimostrato l’esistenza di un manifesto errore
         di valutazione nella scelta del metodo dell’estrapolazione a ritroso lineare.
      
      134   Per quanto riguarda la critica delle ricorrenti circa la scelta dell’anno a partire dal quale è stata effettuata l’estrapolazione
         a ritroso, va ricordato che, fino al 1991, La Poste faceva parte della pubblica amministrazione francese e non aveva l’obbligo
         di tenere una contabilità analitica. Infatti, è solo con l’entrata in vigore della legge 90‑568 che gli obblighi contabili
         di La Poste sono stati allineati a quelli delle imprese private.
      
      135   Per quanto riguarda inoltre la scelta del 1992 come punto di partenza per l’estrapolazione a ritroso dei costi, la Commissione
         ha indicato, senza essere contraddetta dalle ricorrenti, che è solo a partire dal 1992 che i cronometraggi precisi e la contabilità
         analitica hanno consentito un calcolo esatto dei costi delle prestazioni a favore della SFMI-Chronopost.
      
      136   La Commissione doveva infatti ovviare all’assenza di contabilità analitica all’interno di La Poste prima del 1992. Poiché
         la contabilità del 1992 è stata la prima ad essere effettuata con il sistema della contabilità analitica, la Commissione aveva
         diritto di fare ad essa riferimento. Ciò tanto più che, come la Corte ha osservato nella propria sentenza, le condizioni normali
         di mercato dovevano essere valutate con riferimento agli elementi obiettivi e verificabili a disposizione. D’altra parte,
         le ricorrenti non hanno saputo dimostrare che esistessero altri dati più precisi.
      
      137   Inoltre, il fatto che la Commissione abbia ovviato all’assenza di contabilità analitica all’interno di La Poste prima del
         1992 facendo ricorso al metodo dell’estrapolazione a ritroso rientra nell’ampio potere discrezionale di cui essa dispone in
         tale ambito.
      
      138   Alla luce di quanto precede, si deve ritenere che le ricorrenti non abbiano dimostrato l’esistenza di un manifesto errore
         di valutazione nella scelta dell’anno sulla base del quale l’estrapolazione a ritroso è stata effettuata.
      
      139   Per quanto riguarda gli argomenti che le ricorrenti fondano sulla relazione della Cour des comptes (Corte dei conti francese),
         va ricordato che le ricorrenti non hanno dimostrato quali elementi oggettivi la Commissione avrebbe dovuto utilizzare in luogo
         della contabilità di La Poste del 1992. Così, anche ammettendo che la contabilità di La Poste del 1992 non fosse analitica,
         non si potrebbe rilevare alcun errore manifesto della Commissione, posto che essa ha legittimamente potuto utilizzare la contabilità
         di La Poste, che era l’unica in grado di consentire una valutazione della sovvenzione in esame rispetto ai costi reali ai
         sensi della sentenza della Corte.
      
      140   Per quanto riguarda il deflatore scelto, vale a dire il tasso di crescita della massa salariale, che corrisponde all’insieme
         delle retribuzioni e dei contributi a carico del datore di lavoro, la Commissione ha chiarito che si è trattato di una scelta
         logica, poiché le retribuzioni rappresentavano il 75% dei costi della rete operativa di La Poste.
      
      141   È senza dubbio vero che il tasso di crescita della massa salariale è legato all’evoluzione globale del numero dei dipendenti
         di La Poste e che l’uso del costo unitario del lavoro avrebbe permesso di ricavare in modo più accurato il costo di una singola
         attività. Come risulta dalla relazione Deloitte del 1996, se un costo è determinato pari a 100 nel 1992 e la massa salariale
         è cresciuta del 5% tra il 1991 e il 1992, il costo estrapolato a ritroso per il 1991 è stimato a 95,2.
      
      142   Le ricorrenti non hanno però dimostrato che sia errata l’affermazione della Commissione secondo la quale le retribuzioni costituiscono
         il principale componente dei costi di La Poste, e che dunque la Commissione abbia commesso un manifesto errore di valutazione
         scegliendo la massa salariale come deflatore. Né le ricorrenti hanno dimostrato che l’utilizzo di un altro deflatore avrebbe
         condotto ad un aumento dei costi di La Poste risultanti dall’estrapolazione a ritroso.
      
      143   Inoltre, in risposta alle affermazioni effettuate dalle ricorrenti nel corso del procedimento dinanzi al Tribunale, La Poste
         ha depositato due relazioni supplementari provenienti dallo studio Deloitte, vale a dire una relazione del 1999 e una del
         2004, nelle quali è stato effettuato il calcolo dell’estrapolazione a ritroso utilizzando il punto 539 (uffici) e il costo
         medio di un dipendente. I risultati di tali calcoli, esposti nell’allegato 4 alla relazione del 1999 e a pag. 17 della relazione
         del 2004, mostrano che l’utilizzo di tali due coefficienti condurrebbe a ridurre leggermente i costi integrali di La Poste
         per il periodo 1986‑1992 rispetto all’utilizzo come deflatore della massa salariale. Tali calcoli dimostrano in tal modo che
         il deflatore proposto dalle ricorrenti non porterebbe a ritenere più elevati i costi completi di La Poste per la fornitura
         di assistenza logistica e commerciale alla propria controllata.
      
      144   Di conseguenza, si deve concludere che le ricorrenti non sono riuscite a dimostrare che l’estrapolazione a ritroso avrebbe
         condotto a risultati differenti – e meno che mai a risultati indicanti costi più elevati per La Poste – qualora la Commissione
         avesse utilizzato un altro deflatore. Si deve quindi dichiarare che le ricorrenti non hanno dimostrato che la Commissione
         abbia commesso un manifesto errore di valutazione nella propria scelta del deflatore.
      
      145   Per quanto riguarda gli argomenti delle ricorrenti secondo i quali la Commissione avrebbe dovuto utilizzare le convenzioni
         esistenti tra La Poste e la SFMI‑Chronopost anziché il metodo dell’estrapolazione a ritroso, è sufficiente osservare, come
         ha fatto la Commissione, che le convenzioni tra La Poste e la SFMI-Chronopost sono inadatte per definire i costi integrali,
         avendo esse lo scopo di definire la remunerazione per le prestazioni di esercizio e la remunerazione commerciale di La Poste.
         La Commissione giustamente rileva, infatti, che una convenzione tariffaria non equivale ad una contabilità analitica ed è
         quindi irrilevante per il calcolo dei costi.
      
      146   Di conseguenza, le ricorrenti non hanno spiegato in che modo l’utilizzo di tali convenzioni avrebbe potuto condurre ad una
         valutazione più precisa dei costi generati dalla fornitura di assistenza logistica e commerciale alla SFMI‑Chronopost rispetto
         all’utilizzo del metodo dell’estrapolazione a ritroso.
      
      147   Alla luce di quanto esposto, la prima parte del quarto motivo va respinta nella parte in cui fa riferimento al metodo dell’estrapolazione
         a ritroso.
      
       Sulla mancata considerazione di taluni elementi del concetto di aiuto di Stato
       Sul trasferimento della Postadex
      –       Argomenti delle parti
      148   Le ricorrenti ritengono che la Commissione abbia commesso un errore di diritto ritenendo che il trasferimento gratuito della
         Postadex si inquadrasse nelle relazioni tra le società di un medesimo gruppo. In primo luogo, la Commissione avrebbe errato
         nel ritenere che il trasferimento gratuito di un bene immateriale, come l’avviamento, fosse una vicenda normale tipica del
         rapporto tra una società controllante e la sua controllata. Secondo le ricorrenti, in generale il trasferimento di un bene
         da una società controllante alla sua controllata comporta una remunerazione, o configura un conferimento di capitale o è oggetto
         di un credito a favore della società controllante. Sarebbe raramente nell’interesse di una società controllante trasferire
         un bene a titolo gratuito.
      
      149   Esse ritengono che, se un esperto indipendente avesse stimato il valore della Postadex, lo stesso sarebbe stato valutato oltre
         38 milioni di franchi francesi (FRF) (circa EUR 5 793 062). Infatti, l’ultimo fatturato annuale della Postadex, al momento
         del trasferimento, sarebbe indicativo di tale valore.
      
      150   Le ricorrenti sostengono che, se la Commissione considera il valore stimato della Postadex (FRF 38 milioni) come un conferimento
         di capitale di La Poste nella SFMI, la TAT, con una sottoscrizione di FRF 3,4 milioni (EUR 518 326,66) su un capitale totale
         di FRF 10 milioni (EUR 1 524 490,17), disporrebbe non del 34%, ma solo del 7% del capitale della SFMI.
      
      151   In secondo luogo, la Commissione non avrebbe tenuto conto del fatto che, contrariamente a quanto accade in un gruppo privato,
         è grazie alle risorse del monopolio legale che La Poste ha potuto creare, finanziare e sviluppare il servizio Postadex, che
         non fa parte del settore riservato. La Commissione avrebbe violato qui la sua prassi decisionale nel settore delle telecomunicazioni.
         In proposito, le ricorrenti fanno riferimento alle linee direttrici sull’applicazione delle regole di concorrenza della CEE
         nel settore delle telecomunicazioni (GU 1991, C 233, pag. 2). Secondo tali orientamenti, «il fatto di sovvenzionare le attività
         aperte alla concorrenza e concernenti servizi o prodotti, attribuendone i costi alle attività svolte in regime di monopolio,
         può provocare distorsioni della concorrenza in violazione dell’articolo 86».
      
      152   In terzo luogo, la Commissione avrebbe commesso un errore di diritto nel ritenere che il trasferimento della Postadex, non
         comportando un vantaggio in denaro per la SFMI-Chronopost, non costituisse un aiuto di Stato a favore di quest’ultima. A tale
         proposito, le ricorrenti ricordano che il concetto di aiuto di Stato si definisce in funzione degli effetti del provvedimento
         contestato e non della natura del vantaggio concesso.
      
      153   La Commissione sostiene che il trasferimento della Postadex non ha comportato alcun costo per La Poste e che la Corte ha fatto
         riferimento, nella propria sentenza, soltanto alla remunerazione destinata alla copertura dei costi.
      
      154   La Commissione ritiene che il trasferimento della Postadex alla SFMI-Chronopost costituisca una conseguenza diretta dello
         spostamento sulle controllate del servizio di corriere espresso all’interno di La Poste. Inoltre, la Commissione fa osservare
         che la clientela della Postadex non aveva un valore contabilizzabile e che era impossibile misurare il beneficio economico
         costituito da tale elemento. Per tali motivi la Commissione non ritiene che si trattasse di un aiuto di Stato.
      
      155   In via subordinata, la Commissione ricorda di avere accettato la stima fornita dalle denuncianti di un valore di FRF 38 milioni
         (circa EUR 5 793 062) per il conferimento della Postadex, al fine di dimostrare che il tasso di rendimento interno restava
         superiore al costo del capitale.
      
      156   La Commissione conclude che, poiché il conferimento della Postadex era conforme alla realtà del gruppo ed era per La Poste,
         in quanto investitore, sufficientemente remunerativo, essa non ha ritenuto necessario addentrarsi in valutazioni ulteriori
         rispetto a quelle contenute nella denuncia.
      
      157   La Commissione aggiunge che la pretesa rivalutazione della quota della TAT nel capitale della SFMI è un motivo nuovo, che
         non deriva da fatti sopravvenuti nel corso del procedimento e che, pertanto, è manifestamente irricevibile. Essa sostiene
         in via subordinata che, nella parte in cui la decisione impugnata riguarda l’esistenza o meno di aiuti di Stato a favore della
         SFMI-Chronopost provenienti da La Poste, un eventuale aiuto alla TAT dovrebbe, in linea di principio, essere oggetto di un’altra
         decisione, avente un oggetto diverso da quello della decisione impugnata.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      158   Secondo una giurisprudenza costante, il concetto di aiuto di Stato, ai sensi dell’art. 92 del Trattato, ha un ambito di applicazione
         assai ampio. Tale disposizione ha infatti lo scopo di evitare che sugli scambi fra Stati membri incidano eventuali vantaggi
         concessi dalle pubbliche autorità i quali, sotto varie forme, alterino o rischino di alterare la concorrenza, favorendo determinate
         imprese o determinati prodotti (sentenze della Corte 2 luglio 1974, causa 173/73, Italia/Commissione, Racc. pag. 709, punto 26,
         e 15 marzo 1994, causa C‑387/92, Banco Exterior de España, Racc. pag. I‑877, punto 12). Il concetto di aiuto abbraccia dunque
         non soltanto prestazioni positive, come le sovvenzioni, ma anche interventi i quali, in varie forme, alleviano gli oneri che
         normalmente gravano sul bilancio di un’impresa e che di conseguenza, senza essere sovvenzioni in senso stretto, hanno la stessa
         natura e producono identici effetti (sentenza Banco Exterior de España, cit., punto 13).
      
      159   Va osservato che fra i vantaggi indiretti che producono gli stessi effetti delle sovvenzioni è compresa la fornitura di beni
         o servizi a condizioni di favore (v. sentenza della Corte 20 novembre 2003, causa C‑126/01, GEMO, Racc. pag. I‑13769, punto 29,
         e giurisprudenza ivi citata).
      
      160   Inoltre, secondo una costante giurisprudenza, l’art. 92, n. 1, del Trattato non distingue gli interventi pubblici a seconda
         della loro causa o del loro scopo, ma li definisce in funzione dei loro effetti (v. sentenza GEMO, cit., punto 34, e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      161   Per quanto riguarda il trasferimento della Postadex, la Commissione afferma in sostanza che esso non ha creato alcun costo
         e che dunque non si tratterebbe di un aiuto di Stato, poiché nella propria sentenza la Corte avrebbe fatto riferimento soltanto
         alla remunerazione destinata alla copertura dei costi.
      
      162   Ebbene, l’argomento della Commissione secondo il quale il trasferimento della clientela della Postadex sarebbe stato una logica
         conseguenza della creazione di una controllata, e pertanto non costituirebbe un aiuto di Stato, non può essere accolto.
      
      163   Va rilevato, in primo luogo, che si tratta di un provvedimento separato dall’assistenza logistica e commerciale.
      164   È infatti pacifico che La Poste ha trasferito alla SFMI-Chronopost la clientela del proprio servizio Postadex senza alcuna
         contropartita. Risulta dalle risposte della Commissione alle domande del Tribunale che la SFMI-Chronopost non ha in alcun
         modo ripagato il trasferimento della clientela della Postadex.
      
      165   La clientela della Postadex costituiva un bene immateriale provvisto di valore economico. Va inoltre ricordato che è grazie
         alle risorse derivanti dal monopolio legale che La Poste ha potuto creare il servizio Postadex. Il trasferimento di un tale
         bene immateriale costituisce un vantaggio per il beneficiario.
      
      166   Inoltre, la decisione di trasferire la Postadex alla SFMI-Chronopost può essere imputata allo Stato. Infatti, le modalità
         di esercizio e commercializzazione del servizio di corriere espresso che la SFMI garantiva con la denominazione di EMS/Chronopost
         sono state definite con una circolare del Ministero francese delle Poste e Telecomunicazioni 19 agosto 1986.
      
      167   Va dunque rilevato che il trasferimento della Postadex alla SFMI-Chronopost costituisce un aiuto di Stato, poiché la SFMI-Chronpost
         non ha versato alcuna contropartita a La Poste.
      
      168   Tale constatazione non è inficiata dall’affermazione della Commissione secondo la quale la clientela della Postadex non aveva
         un controvalore contabile.
      
      169   Infatti, la circostanza che si tratti di un elemento difficilmente valutabile non significa che esso sia privo di valore.
         A tale proposito, va ricordato che la predisposizione e la commercializzazione di liste di indirizzi per talune attività costituiscono,
         in quanto tali, attività economiche.
      
      170   Nel presente caso è pacifico, come risulta del resto dalla lettera del 21 gennaio 1993 delle autorità francesi, che i contratti
         della clientela del servizio Postadex sono stati trasferiti alla SFMI. Inoltre, la relazione del consiglio di amministrazione
         della SFMI 12 maggio 1987 indica che «il trasferimento dell’attività della Postadex alla Chronopost è avvenuto in modo progressivo
         dal 1° gennaio al 30 giugno 1986» e che «si poteva ritenere che, a tale data, detto trasferimento si fosse svolto senza rilevante
         perdita di clienti».
      
      171   Ne consegue che la Commissione è incorsa in un errore di diritto ritenendo che il trasferimento della clientela Postadex non
         costituisse un aiuto di Stato in quanto non comportava alcun vantaggio in denaro. Di conseguenza, la decisione impugnata va
         annullata nella parte in cui la Commissione ha ritenuto che il trasferimento della Postadex da La Poste alla SFMI-Chronopost
         non costituisse un aiuto di Stato.
      
       Sul marchio di La Poste
      –       Argomenti delle parti
      172   Le ricorrenti sostengono che la Commissione ha commesso un errore di diritto nel ritenere che l’immagine di marca di La Poste
         non costituisse un elemento distinto dal trasferimento del servizio Postadex o dall’accesso alla rete. Le ricorrenti evidenziano
         che l’immagine di marca di La Poste rappresenta un bene immateriale, dotato in sé di valore economico, composto dall’insieme
         degli elementi rappresentativi di La Poste (colore giallo, logo e insegna). A tale proposito, le ricorrenti affermano che
         il valore economico dell’immagine di La Poste rappresenta un rilevante vantaggio concorrenziale che può essere determinante
         per la conquista di un mercato. D’altra parte, le ricorrenti ritengono che, una volta che l’impresa ha conquistato una rilevante
         quota di mercato grazie al vantaggio costituito dall’immagine di marca, tale vantaggio sia definitivo.
      
      173   Il trasferimento gratuito alla SFMI-Chronopost dell’immagine di marca di La Poste, provvista di un valore economico rilevante
         e finanziata dai ricavi del monopolio, costituirebbe dunque un aiuto di Stato.
      
      174   Le ricorrenti ritengono che, sebbene l’utilizzo dell’immagine di La Poste in quanto tale non sia costato nulla a La Poste,
         si dovrebbe almeno considerare un «costo di sostituzione». Le ricorrenti sono dell’opinione che la sentenza della Corte si
         riferisca ai costi reali soltanto rispetto all’accesso alla rete, che non rientra in una logica puramente commerciale. Invece
         in una situazione in cui La Poste consente ad una sua controllata di utilizzare, ad esempio, i suoi veicoli per fini pubblicitari,
         La Poste stessa dovrebbe chiedere per questo un compenso.
      
      175   La Commissione ritiene che l’immagine di marca non comporti né un costo né un mancato guadagno, per La Poste, che non siano
         già stati considerati con il sistema dei costi integrali. Essa osserva che le ricorrenti continuano a ragionare non in termini
         di costi, ma di vantaggi «incrementali», tentando di determinare la «corretta» remunerazione dell’attività della SFMI-Chronopost.
         Ma un simile approccio non sarebbe conforme a quello dei «costi integrali», che è un metodo globale che arriva a tenere conto
         degli ammortamenti e della conservazione dei locali della società controllante.
      
      176   Essa aggiunge che non esiste né un mercato né un interesse per lo spazio di affissione e per l’immagine di La Poste.
      –       Giudizio del Tribunale
      177   Ritenere che l’immagine di marca di La Poste sia un bene immateriale non significa necessariamente che il suo utilizzo costituisca
         un elemento distinto dall’assistenza logistica e commerciale fornita da La Poste alla SFMI-Chronopost. In mancanza di elementi
         che dimostrino che l’immagine di marca è stata oggetto di un tale trasferimento separato, si deve ritenere che l’utilizzo
         dell’immagine di marca di La Poste derivi piuttosto dalla prestazione, in quanto tale, di detta assistenza logistica e commerciale
         e ne costituisca un elemento accessorio. Tale conclusione non è posta in dubbio dagli elementi forniti dalle ricorrenti nell’allegato 4
         alle proprie osservazioni scritte. Le ricorrenti si riferiscono unicamente alle pubblicità di La Poste che presentano Chronopost
         come uno dei suoi servizi, oltre che alle dichiarazioni della SFMI-Chronopost che indicano il suo desiderio di «utilizzare
         i contatti di La Poste con i grandi fornitori per avvicinare nel modo migliore taluni potenziali clienti». Tali elementi confermano,
         al contrario, il carattere accessorio dell’uso dell’immagine di marca di La Poste rispetto all’assistenza logistica e commerciale
         che La Poste afferma di avere fornito in cambio di un compenso almeno equivalente ai suoi costi integrali.
      
      178   Ne consegue che la Commissione non ha commesso errori nel ritenere che l’utilizzo dell’immagine di La Poste da parte della
         sua controllata non costituisse un aiuto di Stato separato dalla remunerazione dei costi integrali di La Poste. In proposito
         bisogna tuttavia anche ricordare, rispetto alle considerazioni svolte precedentemente ai punti 72‑85, nell’ambito della valutazione
         del motivo in cui si lamenta una violazione dell’obbligo di motivazione, che il Tribunale non può verificare se esistano i
         requisiti del concetto di aiuto di Stato nel caso della fornitura di assistenza logistica e commerciale alla SFMI-Chronopost,
         ivi compreso l’utilizzo dell’immagine di marca di La Poste.
      
      179   Alla luce di quanto esposto, la seconda parte del quarto motivo va accolta per quanto riguarda il trasferimento del servizio
         Postadex e respinta per quanto riguarda l’utilizzo dell’immagine di marca di La Poste.
      
      4.     Sul motivo con cui si lamentano manifesti errori di valutazione e inesattezze materiali
       Osservazioni generali
      180   Per quanto riguarda il terzo motivo, relativo ad errori manifesti di valutazione e ad inesattezze materiali, una parte delle
         censure sollevate nell’ambito di tale motivo è già stata respinta nella sentenza del Tribunale e non è stata oggetto di impugnazione
         dinanzi alla Corte. Si tratta in particolare delle censure relative alla pubblicità su Radio France, alla procedura di sdoganamento
         delle spedizioni della SFMI-Chronopost e al diritto di bollo (sentenza del Tribunale, cit., punti 95‑124). Per quanto riguarda
         gli argomenti restanti, risulta dai punti 92 e 93 della sentenza del Tribunale, nonché dalle memorie delle ricorrenti, che
         essi si sovrappongono ai motivi già esaminati nella presente sentenza. Ciò risulta esplicitamente dalle osservazioni scritte
         delle ricorrenti (punto 84). Infatti, la sola parte del presente motivo di annullamento che non è stata trattata è quella
         relativa al presunto vantaggio derivante alla SFMI-Chronopost dall’esenzione di La Poste dall’imposta sul valore aggiunto
         (IVA) e dal suo assoggettamento ad un’imposta ridotta sulle retribuzioni.
      
       Argomenti delle parti
      181   Il ragionamento delle ricorrenti mira, in sostanza, ad affermare che La Poste era soggetta ad un’aliquota fiscale uniforme
         sulle retribuzioni del 4,25%, mentre le altre imprese versavano un’aliquota media del 9,15%. Secondo le ricorrenti, tale vantaggio
         si è traslato sulla SFMI-Chronopost in quanto, anche se essa avesse pagato i costi integrali di La Poste, tali costi sarebbero
         comunque stati inferiori a quelli che avrebbe dovuto affrontare un’impresa normale.
      
      182   Le ricorrenti contestano la valutazione della Commissione secondo la quale il vantaggio ottenuto da La Poste grazie al suo
         assoggettamento ad un’aliquota fiscale ridotta sulle retribuzioni sarebbe più che compensato dallo svantaggio dell’IVA che
         essa versa sui propri acquisti. La Poste non sarebbe assoggettata ad ogni effetto all’imposta sulle retribuzioni allo stesso
         modo di tutte le altre imprese, che non sono state assoggettate all’IVA su almeno il 90% del loro fatturato. Le ricorrenti
         affermano che l’aliquota normale dell’imposta sulle retribuzioni è del 4,25%, ma che tale aliquota è elevata all’8,50% per
         la parte di paga individuale annuale compresa tra FRF 40 780 (EUR 6 216,87) e FRF 81 490 (EUR 12 423,07) e al 13,60% per la
         parte della stessa eccedente FRF 81 490 (EUR 12 423,07). Ebbene, fino al 1° settembre 1994 La Poste avrebbe beneficiato dell’applicazione
         di un’aliquota ridotta uniforme del 4,25% per l’imposta sulle retribuzioni, calcolata sulla sola paga base (con esclusione
         di premi e vantaggi in natura). Di conseguenza, il vantaggio di tale aliquota ridotta rispetto all’aliquota media ponderata
         del 9,15% (in funzione della struttura della massa salariale) sarebbe evidente. Non si verificherebbe quindi la compensazione
         con il mancato assoggettamento ad IVA: al contrario, l’applicazione dell’aliquota ridotta si tradurrebbe in un mancato guadagno
         per lo Stato.
      
      183   Le ricorrenti evidenziano anche l’incomparabilità e l’assenza di un comune denominatore nella situazione fiscale di La Poste
         rispetto all’imposta sulle retribuzioni, da un lato, e all’IVA, dall’altro. Infatti la base di calcolo dell’imposta sulle
         retribuzioni è costituita dalla massa salariale dell’impresa, mentre la base imponibile dell’IVA è costituita dalle cessioni
         di beni e dalle prestazioni di servizi. L’aliquota IVA normale del 20,6% e le aliquote dell’imposta sulle retribuzioni del
         4,25%, 8,50% e 13,60% non sono inoltre comparabili. Pertanto le ricorrenti contestano le dimensioni del carico fiscale di
         La Poste, a causa della sua esenzione dall’IVA.
      
      184   Le ricorrenti sostengono inoltre che la compensazione di un vantaggio fiscale con gli oneri fiscali sostenuti in altra sede
         non modifica la natura di aiuto di Stato di tale vantaggio. La richiesta della Commissione alle autorità francesi di eliminarlo
         dimostrerebbe che si tratta di un’agevolazione fiscale. Le ricorrenti osservano anche che, nel caso in esame, il «costo supplementare»
         dell’esenzione dall’IVA di cui beneficia La Poste non è legato ad una funzione di servizio pubblico per quanto riguarda le
         attività della SFMI-Chronopost, che sono aperte alla concorrenza.
      
      185   La Commissione fa osservare, in primo luogo, che il regime fiscale di La Poste è più gravoso di quello dei suoi concorrenti.
         Tale ragionamento sarebbe confermato dai dati comunicati dalle autorità francesi, che valutano l’IVA non recuperabile versata
         da La Poste pari a FRF 274 milioni (EUR 41 771 030,72) e l’imposta versata sulle retribuzioni pari a FRF 74 milioni (EUR 11 281 227,28)
         nel 1993, con il risultato di un carico fiscale complessivo, per la Poste, di FRF 352 milioni (EUR 53 662 054,07). Tali oneri
         non avrebbero un equivalente per i suoi concorrenti che non sono soggetti all’imposta sulle retribuzioni e possono detrarre
         l’IVA che versano.
      
      186   In secondo luogo, il presunto vantaggio commerciale derivante dal fatto che i clienti di La Poste non devono pagare l’IVA
         sulle prestazioni di quest’ultima non sarebbe reale. La Commissione sostiene che l’esenzione di La Poste dall’IVA compensa
         il vantaggio di cui essa beneficia quanto all’imposta sulle retribuzioni. Infatti, in base alle informazioni trasmesse dalle
         autorità francesi, la maggior parte del fatturato di La Poste (83,4%) è realizzata con clienti assoggettati ad IVA, i quali
         potrebbero dunque detrarre l’IVA pagata ai concorrenti di La Poste, ma non l’imposta sulle retribuzioni contenuta nei prezzi
         di La Poste. Tale elemento del costo finale sarebbe ben più gravoso dell’obbligo di anticipare una somma a titolo di IVA recuperabile,
         il che comporterebbe uno svantaggio commerciale per La Poste.
      
      187   La Repubblica francese afferma che, contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti affermando che «l’aliquota ordinaria
         dell’imposta sulle retribuzioni deriva da simulazioni numeriche precise del governo francese, le quali consentono di raggiungere
         l’equilibrio (…)», le aliquote dell’imposta sulle retribuzioni e le soglie di applicazione relative non sono state determinate
         con l’obiettivo di realizzare un equilibrio con le imprese soggette ad IVA. Essa aggiunge che una simile soluzione sarebbe
         impossibile da realizzare in pratica, tenuto conto del funzionamento molto diverso di tali due tributi. Inoltre, per mantenere
         l’equilibrio economico, ciascuna modifica dell’aliquota IVA comporterebbe una modifica corrispondente dell’aliquota dell’imposta
         sulle retribuzioni, il che non sarebbe realistico.
      
      188   La Repubblica francese fa inoltre proprio l’argomento della Commissione secondo il quale La Poste non gode di un vantaggio
         concorrenziale grazie all’esenzione dall’IVA. Essa fa osservare che l’imposta sulle retribuzioni rappresenta un onere fiscale
         parzialmente definitivo (deducibile dalla base imponibile dell’imposta sulle società), mentre l’IVA è integralmente detraibile
         (imposta su imposta), ed eventualmente rimborsabile. Essa conclude che gli oneri di La Poste sono dunque aggravati dal pagamento
         dell’imposta sulle retribuzioni e dall’assenza del diritto di detrarre l’IVA pagata sulle spese.
      
       Giudizio del Tribunale
      189   Le ricorrenti affermano in sostanza che, anche se bastasse considerare soltanto i costi integrali sostenuti da La Poste per
         fornire assistenza logistica e commerciale alla SFMI-Chronopost, cosa che esse negano, tali costi sarebbero inferiori a quelli
         che avrebbe sopportato un’impresa privata, poiché La Poste può fornire i medesimi servizi ad un costo inferiore, essendo esentata
         dall’IVA e soggetta ad un’imposta sulle retribuzioni ridotta.
      
      190   A tale proposito, basta osservare che la sentenza della Corte richiede soltanto che i costi dell’impresa pubblica siano rimborsati
         dalla sua controllata. La Corte non distingue dunque a seconda del fatto che tali costi siano inferiori a quelli di una società
         operante nelle condizioni normali di mercato. Di conseguenza, alla luce della sentenza della Corte, anche ammettendo che una
         parte dei costi di La Poste siano sovvenzionati dai provvedimenti fiscali denunciati dalle ricorrenti, la verifica dell’esistenza
         di un aiuto di Stato non sarebbe da ciò influenzata poiché, secondo la Corte, è sufficiente che i costi generati dalla fornitura
         di assistenza logistica e commerciale siano stati coperti.
      
      191   Ne consegue che il terzo motivo va respinto nella parte in cui esso lamenta il vantaggio indiretto di cui la SFMI-Chronopost
         avrebbe goduto grazie ai presunti vantaggi fiscali di La Poste.
      
       Sulle spese
      192   Nella sentenza del Tribunale, la Commissione è stata condannata a sopportare le proprie spese e il 90% delle spese delle ricorrenti.
         Le intervenienti sono state condannate a sopportare le proprie spese.
      
      193   Nella sentenza della Corte, quest’ultima ha riservato la decisione sulle spese. Spetta quindi al Tribunale statuire, nella
         presente sentenza, sull’insieme delle spese relative ai vari gradi del giudizio, conformemente all’art. 121 del regolamento
         di procedura.
      
      194   Ai sensi dell’art. 87, n. 3, del regolamento di procedura, il Tribunale può ripartire le spese o decidere che ciascuna parte
         sopporti le proprie spese ove le parti soccombano rispettivamente su uno o più capi. Nella fattispecie le conclusioni delle
         ricorrenti sono state per la maggior parte accolte nell’ambito del giudizio di rinvio.
      
      195   Risulta quindi conforme a un equo apprezzamento delle circostanze disporre che la Commissione sopporti le proprie spese e
         il 75% delle spese delle ricorrenti, escluse quelle determinate dagli interventi, dinanzi al Tribunale e alla Corte. Le ricorrenti
         sopporteranno il resto delle proprie spese, dinanzi al Tribunale e alla Corte.
      
      196   La Repubblica francese, la Chronopost e La Poste, che sono intervenute nella controversia, sopporteranno le proprie spese,
         dinanzi al Tribunale e alla Corte, ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo e terzo comma, del regolamento di procedura.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Terza Sezione ampliata)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione della Commissione 1° ottobre 1997, 98/365/CE, in merito a presunti aiuti della Francia a favore della società
            SFMI-Chronopost, è annullata nella parte in cui essa dichiara che né l’assistenza logistica e commerciale fornita da La Poste
            alla sua controllata, la SFMI-Chronopost, né il trasferimento della Postadex costituiscono aiuti di Stato a favore della SFMI-Chronopost.
      2)      La Commissione sopporterà le proprie spese e il 75% delle spese delle ricorrenti, escluse quelle determinate dagli interventi,
            dinanzi al Tribunale e alla Corte.
      3)      Le ricorrenti sopporteranno il resto delle proprie spese, dinanzi al Tribunale e alla Corte.
      4)      La Repubblica francese, la Chronopost SA e La Poste sopporteranno le proprie spese, dinanzi al Tribunale e alla Corte.
      
               Jaeger 
            
            
                Tiili 
            
            
                Azizi
            
         
               Cremona 
            
             
            
                      Czúcz
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 giugno 2006.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      M. Jaeger
            
         Indice
      Fatti all’origine della controversia
      Giudizio di rinvio
      Conclusioni delle parti nel giudizio di rinvio
      In diritto
      1. Osservazioni preliminari
      2. Sul motivo in cui si lamenta una violazione dell’obbligo di motivazione
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Richiamo della giurisprudenza in materia di motivazione
      Sulla portata del controllo del rispetto dell’obbligo di motivazione nel caso in esame
      Sulla motivazione della decisione impugnata relativamente ai costi variabili supplementari causati dalla fornitura di assistenza
         logistica e commerciale
      
      Sulla motivazione relativa al contributo adeguato ai costi fissi conseguenti all’uso della rete postale
      Sulla motivazione relativa all’adeguata remunerazione dei capitali propri
      Sul motivo relativo alla copertura dei costi in generale
      Sulla necessità di una motivazione dettagliata
      3. Sul motivo in cui si lamenta la violazione del concetto di aiuto di Stato
      Considerazioni preliminari
      Sulla violazione del concetto di condizioni normali di mercato
      Sul ricorso al metodo di estrapolazione a ritroso
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulla mancata considerazione di taluni elementi del concetto di aiuto di Stato
      Sul trasferimento della Postadex
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sul marchio di La Poste
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      4. Sul motivo con cui si lamentano manifesti errori di valutazione e inesattezze materiali
      Osservazioni generali
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulle spese
      * Lingua processuale: il francese.