CELEX: 52009PC0602
Language: it
Date: 2009-10-27
Title: Proposta di decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

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52009PC0602

Proposta di decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione  /* COM/2009/0602 def. - COD 2009/0167 */  

	[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |Bruxelles, 27.10.2009COM(2009) 602 definitivoProposta diDECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOsulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazioneRELAZIONEL'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 [1], grazie a un meccanismo di flessibilità, permette di mobilitare stanziamenti del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) oltre i limiti delle pertinenti rubriche del quadro finanziario, senza eccedere il massimale annuo di 500 milioni di euro. Le condizioni di ammissibilità applicabili ai contributi del Fondo sono stabilite dal regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione[2]. Il regolamento è stato modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 546/2009[3] che amplia il campo di applicazione del FEG. Il regolamento modificato si applica alle domande ricevute a partire dal 1° maggio 2009.I servizi della Commissione hanno svolto un esame approfondito delle domande presentate dalla Svezia, dall’Austria e dai Paesi Bassi in conformità del regolamento (CE) n. 1927/2006, in particolare degli articoli 1, 2, 3, 4, 5 e 6.Gli elementi principali delle valutazioni possono essere sintetizzati come segue.Caso EGF/2009/007 SE/Volvo1. La domanda, presentata alla Commissione dalle autorità svedesi il 5 giugno 2009, si basa sugli specifici criteri di intervento di cui all'articolo 2, lettera a), del regolamento (CE) n. 1927/2006 ed è stata inoltrata entro il termine di 10 settimane previsto all'articolo 5 del medesimo regolamento.Ai sensi dell’articolo 2 del regolamento (CE) n. 546/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, la domanda, essendo pervenuta dopo il 1° maggio 2009, è stata valutata sulla base delle norme modificate introdotte dal regolamento (CE) n. 546/2009.2. La Svezia ha trasmesso la domanda in base ai criteri di intervento di cui all’articolo 2, lettera a), del regolamento (CE) n. 1927/2006 modificato, che prevedono l'esubero di almeno 500 dipendenti nell'arco di quattro mesi. Tale periodo di quattro mesi va dal 1° dicembre 2008 al 31 marzo 2009. La domanda riguarda 4 687 lavoratori licenziati da 26 stabilimenti di produzione, 2 258 dei quali sono stati licenziati da Volvo Cars. Le aziende fornitrici hanno licenziato tra i 7 e i 299 lavoratori per stabilimento.3. Su un totale di 4 687 lavoratori in esubero, 3 126 si sono iscritti al Servizio pubblico svedese di collocamento.4. Per stabilire un collegamento tra i licenziamenti e la crisi economica e finanziaria mondiale, la Svezia sostiene, facendo riferimento alla comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2009 intitolata “Far fronte alla crisi dell'industria automobilistica europea"[4], che la crisi ha avuto ripercussioni particolarmente pesanti sul settore automobilistico. Dal momento che la crisi attuale è di dimensioni mondiali, essa incide su tutti i mercati e sono pochissimi – per non dire nessuno – i settori in crescita rimasti in grado di compensare il netto declino registrato nella maggior parte dei paesi. Volvo Cars, di proprietà di Ford Motor Corporation, società operante a livello mondiale, si trova a dover affrontare le difficoltà che gravano sul mercato automobilistico statunitense, su cui la crisi ha inciso in modo particolare. Gli attuali problemi di accesso al credito rappresentano un’altra notevole fonte di preoccupazione per Volvo Cars e per i suoi fornitori, sia in termini di produzione che di vendite, dato che al momento i consumatori potenziali dispongono di un accesso limitato ai finanziamenti.5. La crisi economica e finanziaria globale ha determinato in brevissimo tempo un calo della domanda di automobili in tutto il mondo. Il governo svedese non poteva prevedere un simile calo della domanda, iniziato già nel 2008 e proseguito con una velocità e tassi di decremento senza precedenti, di pari passo con l’approfondirsi della crisi finanziaria. I cicli economici precedenti si erano contraddistinti per un ritmo più lento ed erano ristretti a un ambito più regionale, consentendo quindi all’industria automobilistica di adattarvisi con misure più sistematiche. La crisi in corso, invece, ha colpito nello stesso momento i mercati di tutto il mondo, con conseguenze tanto sulla domanda dei consumatori che sull’accesso al credito.6. L'impatto sull'economia locale e regionale è descritto come segue nella domanda.Il 73% dei licenziamenti si sono verificati nella regione Västsverige, di livello NUTS II (nomenclatura delle unità territoriali per la statistica). Pur non discostandosi di molto dalla media nazionale in termini di prodotto interno lordo (PIL) pro capite, la regione ha registrato un aumento dei fallimenti del 43% nel primo trimestre del 2009 rispetto allo stesso trimestre del 2008. Il numero di licenziamenti effettuati nell’ultimo trimestre del 2008 e nel primo trimestre del 2009 è stato quasi nove volte superiore a quello registrato un anno prima nello stesso periodo.L’industria automobilistica costituisce il maggior raggruppamento ( cluster ) industriale con caratteristiche unitarie della Svezia. Nel 2007, erano impiegati nel settore automobilistico oltre 77 000 addetti, di cui 39 000 nella sola provincia di Västra Götaland. Un nuovo studio ha calcolato un totale di 60 000-70 000 lavoratori impiegati nel settore automobilistico in senso lato (inclusi cioè i fornitori dell’industria presenti in altri settori) in questa provincia, il che corrisponde a una percentuale dell’8-9% dell’occupazione totale dell’area.Sull’economia della regione di Västsverige non hanno inciso soltanto i licenziamenti effettuati da Volvo Cars, ma anche quelli di Saab e Volvo AB[5] e dei fornitori di queste due aziende. Nel marzo del 2009 il numero di lavoratori in esubero era aumentato del 60% rispetto al marzo del 2008. In determinati comuni i lavoratori licenziati dall’industria automobilistica rappresentano una percentuale elevata dell’occupazione totale, ad esempio a Färgelanda (8,1%), Olofström (6%) e Dals-Ed (4,2%).Secondo le stime delle autorità svedesi, la perdita di 1 000 posti di lavoro nel settore automobilistico comporta ulteriori esuberi per 1 600 addetti nei settori industriali e commerciali collegati, come pure in quelli dei trasporti (in particolare il trasporto merci), dell’edilizia e dei servizi privati. Non solo, ma ne verrebbe colpito anche il settore altamente avanzato della ricerca e sviluppo (R&S), dal momento che in Svezia l’industria automobilistica rappresenta il 16% della spesa per la R&S.In conclusione, tenuto conto delle circostanze, si può ritenere che gli esuberi abbiano un notevole impatto negativo sull'economia locale e regionale.7. Secondo le stime delle autorità svedesi, circa 1 500 lavoratori si avvarranno dell’offerta del pacchetto finanziato dal FEG.8. Per quanto riguarda il rispetto dei criteri di cui all’articolo 6 del regolamento (CE) n. 1927/2006, nella domanda le autorità svedesihanno confermato che il contributo finanziario del FEG non sostituisce azioni che sono di competenza delle imprese in forza della legislazione nazionale o di contratti collettivi;hanno fornito garanzie quanto al fatto che le azioni previste forniscono sostegno a singoli lavoratori e non verranno utilizzate per finanziare la ristrutturazione di imprese o settori;hanno dichiarato, infine, che le suddette azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari comunitari.In conclusione, per i motivi di cui sopra, si propone di accogliere la domanda EGF/2009/007 SE/Volvo presentata dalla Svezia relativamente ai licenziamenti effettuati presso Volvo Cars e 23 dei suoi fornitori e dei suoi produttori a valle, dal momento che è stato provato con un collegamento diretto e dimostrabile che tali licenziamenti sono la conseguenza della crisi economica e finanziaria mondiale. È stato proposto un pacchetto coordinato di servizi personalizzati ammissibili, per il quale il contributo richiesto al FEG ammonta a 9 839 674 euro .Caso EGF/2009/009 AT/Steiermark9. Le autorità austriache hanno presentato la domanda alla Commissione il 9 luglio 2009, fornendo ulteriori informazioni in merito il 23 luglio e il 18 agosto 2009. La domanda si basa sugli specifici criteri di intervento di cui all'articolo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1927/2006 ed è stata inoltrata entro il termine di 10 settimane previsto all'articolo 5 del medesimo regolamento.10. L’Austria ha presentato la domanda in base ai criteri di intervento di cui all'articolo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1927/2006, che prevedono l'esubero di almeno 500 dipendenti nell'arco di 9 mesi, in un settore NACE 2 (classificazione statistica delle attività economiche), in una regione o in due regioni contigue di livello NUTS II.11. La domanda menziona un totale di 744 licenziamenti effettuati nell’arco del periodo di riferimento di 9 mesi in 9 aziende attive nella divisione 29 NACE Rev. 2 (“fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi”) in una singola regione NUTS II, la Stiria (AT22). Tale periodo va dal 27 agosto 2008 al 27 maggio 2009. 588 di questi esuberi sono stati calcolati in conformità dell’articolo 2, paragrafo 2, primo trattino, del regolamento (CE) n. 1927/2006, mentre i restanti 156 sono stati calcolati in conformità dell’articolo 2, paragrafo 2, secondo trattino, del medesimo regolamento.12. Per stabilire un collegamento tra i licenziamenti e la crisi economica e finanziaria mondiale, l’Austria sostiene che quest’ultima ha determinato un netto calo della domanda di automobili in tutto il mondo. Nella domanda le autorità austriache fanno riferimento ai dati statistici EUROSTAT sul commercio relativi alle esportazioni di veicoli stradali, in generale, e di autovetture, in particolare. Tra il gennaio del 2008 e il gennaio del 2009 le esportazioni di veicoli stradali dalla Comunità a 27 verso i paesi terzi hanno registrato un calo del 47,7 % e quelle di autovetture del 52,5 %. Nel caso dell’Austria, il calo delle esportazioni nello stesso periodo è stato persino più pronunciato: le esportazioni di veicoli stradali sono diminuite del 51,3 % e quelle di autovetture del 59,4 %. Tenuto conto della strettissima interdipendenza tra le aziende del settore automobilistico e dello scarso livello di diversificazione di numerosi fornitori, gli effetti della crisi si ripercuotono nell'intero raggruppamento industriale dell’automobile.13. Le autorità austriache sostengono che i licenziamenti effettuati nell’industria automobilistica devono essere valutati nel contesto della crisi attuale: che quest’ultima non potesse essere prevista è illustrato dalle drastiche revisioni al ribasso delle stime sulla crescita del PIL in termini reali realizzate a più riprese, fin dall'inizio del 2008, da organismi internazionali quali la Commissione europea e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Nella domanda vengono confrontate, ad esempio, le previsioni sulla crescita del PIL pubblicate dalla Commissione europea nel novembre del 2007 (+2,1 %) e quelle rese pubbliche nel gennaio del 2009 (-1,9 %). Nel settore automobilistico la crisi finanziaria, il rallentamento globale delle attività economiche, le sempre maggiori difficoltà nell’ottenere l’accesso al credito e il crescente clima di incertezza, dovuto tra l'altro alla volatilità dei prezzi del greggio e dei carburanti, hanno determinato una netta e imprevista riduzione dei volumi delle vendite.14. L'impatto sull'economia locale e regionale è descritto come segue nella domanda.Il Land della Stiria, dove sono stati effettuati i licenziamenti, soffre di una serie di carenze strutturali, segnatamente una quota relativamente ridotta del settore dei servizi, un'economia orientata alle esportazioni e una forte dipendenza dalla domanda nel comparto automobilistico. Nel 2008 l’industria automobilistica rappresentava il 2,8 % dell’occupazione in Stiria (a fronte di una quota soltanto dell’1,4 % per l’intera Austria), una percentuale che, includendo anche i fornitori e produttori a valle del settore, saliva a circa il 7,5 %. Questa particolare situazione economica fa sì che la regione sia particolarmente esposta all'impatto della crisi mondiale, i cui effetti saranno avvertiti soprattutto nell'area di Graz, dove è ubicata la maggior parte delle aziende che hanno effettuato i licenziamenti. Nel 2008 il numero medio di disoccupati iscritti nelle liste dell'ufficio regionale di collocamento di Graz ammontava a 11 318: i 744 lavoratori in esubero menzionati nella domanda delle autorità austriache rappresentano quindi un incremento del 7 % circa.In conclusione, tenuto conto delle circostanze, si può ritenere che gli esuberi abbiano un notevole impatto negativo sull'economia locale e regionale.15. La domanda riguarda 744 lavoratori licenziati presso 9 aziende, 400 dei quali sono ammessi all’aiuto del FEG.16. Per quanto riguarda il rispetto dei criteri di cui all’articolo 6 del regolamento (CE) n. 1927/2006, nella domanda le autorità austriachehanno confermato che il contributo finanziario del FEG non sostituisce azioni che sono di competenza delle imprese in forza della legislazione nazionale o di contratti collettivi;hanno dimostrato che le azioni previste forniscono sostegno a singoli lavoratori e non verranno utilizzate per finanziare la ristrutturazione di imprese o settori;hanno dichiarato, infine, che le suddette azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari comunitari.In conclusione, per i motivi di cui sopra, si propone di accogliere la domanda EGF/2009/009 AT/Steiermark presentata dall’Austria relativamente ai licenziamenti effettuati presso 9 aziende del Land Stiria le cui attività manifatturiere rientrano nella divisione 29 NACE Rev. 2 (“fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi”), dal momento che è stato provato con un collegamento diretto e dimostrabile che tali licenziamenti sono la conseguenza della crisi economica e finanziaria mondiale. È stato pertanto proposto un pacchetto coordinato di servizi personalizzati ammissibili, per il quale il contributo richiesto al FEG ammonta a 5 705 635 euro .Caso EGF/2009/011 NL/Heijmans N.V.17. La domanda, presentata alla Commissione dalle autorità dei Paesi Bassi il 4 agosto 2009, si basa sugli specifici criteri di intervento di cui all'articolo 2, lettera a), del regolamento (CE) n. 1927/2006 ed è stata inoltrata entro il termine di 10 settimane previsto all'articolo 5 del medesimo regolamento.Ai sensi dell’articolo 2 del regolamento (CE) n. 546/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, la domanda, essendo pervenuta dopo il 1° maggio 2009, è stata valutata sulla base delle norme modificate introdotte dal regolamento (CE) n. 546/2009.18. I Paesi Bassi hanno presentato la domanda in base al criterio di intervento di cui all'articolo 2, lettera a), del regolamento (CE) n. 1927/2006, che prevede l’esubero di almeno 500 dipendenti di un’impresa nell’arco di quattro mesi in uno Stato membro, compresi i lavoratori in esubero dei fornitori o dei produttori a valle di tale impresa.19. La domanda menziona 570 licenziamenti effettuati in una sola azienda, Heijmans N.V., nell’arco del periodo di riferimento di quattro mesi (dal 29 gennaio 2009 al 29 maggio 2009). 474 di questi esuberi sono stati calcolati in conformità dell’articolo 2, paragrafo 2, primo trattino, del regolamento (CE) n. 1927/2006, mentre i restanti 96 sono stati calcolati in conformità dell’articolo 2, paragrafo 2, secondo trattino, del medesimo regolamento.20. Per stabilire un collegamento tra i licenziamenti e la crisi economica e finanziaria mondiale, le autorità dei Paesi Bassi affermano che il settore dell’edilizia è stato uno dei primi a essere colpito dalla crisi. Fin dai primi mesi del 2008 l'aumento dei prezzi di materie prime quali acciaio e combustibili, come pure di tutta una serie di materiali usati nella costruzione stradale, è stato esponenziale. Questo ha inciso sui margini di utile delle imprese di costruzione e comportato un incremento della domanda di prestiti per il finanziamento di progetti, prestiti la cui concessione è stata subordinata a regole rese assai più rigide. Nello stesso tempo, a causa della fiducia dei consumatori in calo, dei bassi prezzi sul mercato dell’edilizia abitativa e dei costi elevati dei mutui, la domanda di nuove abitazioni e uffici è diminuita. La crisi economica fa sì che gli investitori siano molto meno pronti a lanciarsi in nuovi progetti nel campo dell'edilizia: secondo le stime, la costruzione di nuove abitazioni registrerà un calo del 10,5 % nel 2009 e dell’11 % nel 2010[6], mentre i nuovi progetti nel settore delle infrastrutture pubbliche subiranno una riduzione del 6 % nel 2009 e del 10 % nel 2010[7]. Questa contrazione della domanda ha ripercussioni fortemente negative sull'occupazione nel settore dell’edilizia.21. La crisi economica e finanziaria ha determinato un improvviso collasso dell’economia mondiale, con conseguenze pesantissime in quasi tutti i settori. A partire dal 2008 gli indicatori del quadro economico hanno registrato andamenti del tutto anomali rispetto al passato: non ci troviamo alle prese, infatti, con un graduale declino dell'economia, al quale le aziende avrebbero potuto prepararsi a far fronte. Prima dell’insorgere della crisi, Heijmans N.V. aveva realizzato notevoli investimenti per ottenere la certificazione di impresa idonea a eseguire lavori di costruzione ferroviari nei Paesi Bassi e per espandere le sue attività anche in altri Stati membri dell’Unione europea. Se fosse stata in grado di prevedere la crisi, tuttavia, l'azienda non avrebbe messo in atto una tale strategia e avrebbe rimandato gli investimenti in questione.22. L'impatto sull'economia locale e regionale è descritto come segue nella domanda.Nella domanda le autorità dei Paesi Bassi sostengono che gli esuberi avranno un impatto su tutti e tre i livelli illustrati di seguito. A livello nazionale: dal momento che Heijmans N.V. controlla diverse società ubicate su tutto il territorio dei Paesi Bassi, sono stati effettuati dei licenziamenti a Groningen, Leeuwarden, Assen, Hengelo, Eindhoven, Best, Rosmalen, Tilburg, Breda e Rotterdam. A livello regionale: il 40 % degli esuberi si sono registrati nella provincia del Brabante settentrionale (Noord-Brabant). A livello locale: il 15 % degli esuberi si sono registrati a Rotterdam. Già nel 2008, tanto nella provincia del Brabante settentrionale che nella città di Rotterdam la contrazione delle attività economiche era stata superiore alla media. In conclusione, tenuto conto delle circostanze, si può ritenere che gli esuberi abbiano un notevole impatto negativo sull'economia locale e regionale.Le autorità dei Paesi Bassi affermano che, in aggiunta ai 570 lavoratori licenziati nell’arco del periodo di riferimento, presso Heijmans N.V si è registrata una perdita di oltre 400 posti, legata in gran parte a lavoratori con contratti a tempo determinato. Inoltre, si è registrata anche una perdita di diverse centinaia di posti di lavoratori autonomi assunti a contratto nell’ambito di numerosi progetti realizzati da Heijmans N.V. su tutto il territorio dei Paesi Bassi. La sostanziale riduzione delle attività di Heijmans N.V. avrà altresì delle ripercussioni sui fornitori operanti nei settori dei trasporti, dei macchinari e dell’impiantistica e sui prestatori di servizi di consulenza.In conclusione, tenuto conto delle circostanze, si può ritenere che gli esuberi abbiano un notevole impatto negativo sull'economia locale, regionale e nazionale.23. La domanda riguarda 570 lavoratori licenziati presso una sola azienda, Heijmans N.V., 435 dei quali sono ammessi all’aiuto del FEG.24. Per quanto riguarda il rispetto dei criteri di cui all’articolo 6 del regolamento (CE) n. 1927/2006, nella domanda le autorità dei Paesi Bassihanno confermato che il contributo finanziario del FEG non sostituisce azioni che sono di competenza delle imprese in forza della legislazione nazionale o di contratti collettivi;hanno dimostrato che le azioni previste forniscono sostegno a singoli lavoratori e non verranno utilizzate per finanziare la ristrutturazione di imprese o settori;hanno dichiarato, infine, che le suddette azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari comunitari.In conclusione, per i motivi di cui sopra, si propone di accogliere la domanda EGF/2009/011 NL/Heijmans N.V. presentata dai Paesi Bassi relativamente ai licenziamenti effettuati presso Heijmans N.V., dal momento che è stato provato con un collegamento diretto e dimostrabile che tali licenziamenti sono la conseguenza della crisi economica e finanziaria mondiale. È stato pertanto proposto un pacchetto coordinato di servizi personalizzati ammissibili, per il quale il contributo richiesto al FEG ammonta a 386 114 euro .FinanziamentoIl bilancio annuale totale disponibile per il FEG ammonta a 500 milioni di euro. Essendo già stato mobilitato un importo di 37 107 624 euro per precedenti domande nel 2009, restano disponibili 462 892 376 euro. L’assegnazione proposta dalla Commissione a titolo del Fondo si basa sulle informazioni fornite dai richiedenti.In base alle domande di intervento del Fondo presentate dalla Svezia, dall’Austria e dai Paesi Bassi, dove hanno subito ripercussioni negative l'industria automobilistica (nel caso dei primi due Stati membri) e quella dell'edilizia (nel caso dei Paesi Bassi), le stime totali dei pacchetti coordinati di servizi personalizzati da finanziare sono illustrate nella seguente tabella:EGF/2009/007 SE/ Volvo | 9 839 674 EUR |EGF/2009/009 AT/ Steiermark | 5 705 635 EUR |EGF/2009/011 NL/Heijmans NV | 386 114 EUR |Totale | 15 931 423 EUR |Previo esame di tali domande[8] e considerando l'importo massimo di un contributo del Fondo stabilito a norma dell'articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006, nonché il margine previsto per riassegnare stanziamenti, la Commissione propone di mobilitare il FEG per un importo totale di 15 931 423 euro, da assegnare a titolo della rubrica 1a del quadro finanziario.Questo importo consente di avere ancora a disposizione almeno il 25% dell’importo massimo annuale destinato al FEG per le assegnazioni durante l’ultimo quadrimestre del 2009, come previsto all’articolo 12, paragrafo 6, del regolamento (CE) n. 1927/2006.Con la presente proposta di mobilitazione del Fondo, la Commissione avvia la procedura semplificata di dialogo a tre, conformemente al punto 28 dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006, al fine di ottenere l’accordo dei due rami dell’autorità di bilancio sulla necessità di utilizzare il Fondo e sull’importo richiesto. La Commissione invita il primo dei due rami dell’autorità di bilancio che pervenga a un accordo sul progetto di proposta di mobilitazione, al livello politico adeguato, a informare delle sue intenzioni sia l’altro ramo che la Commissione.In caso di disaccordo da parte di uno dei due rami dell’autorità di bilancio, sarà indetta una riunione ufficiale di dialogo a tre.La Commissione presenterà una richiesta di storno per iscrivere nel bilancio 2009 gli stanziamenti di impegno e di pagamento necessari, conformemente al punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006.2009/0167 (COD)Proposta diDECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOsulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazioneIL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea,visto l’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria[9], in particolare il punto 28,visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione[10], in particolare l’articolo 12, paragrafo 3,vista la proposta della Commissione[11],considerando quanto segue:(1) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (“FEG”) è stato istituito per fornire sostegno supplementare ai lavoratori licenziati che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro.(2) L’ambito di applicazione del FEG è stato ampliato per includere le domande presentate a partire dal 1° maggio 2009, al fine di includere il sostegno per i lavoratori in esubero a causa della crisi economica e finanziaria mondiale.(3) L’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 consente di mobilitare il FEG nei limiti di un importo massimo annuale di 500 milioni di euro.(4) Il 5 giugno 2009 la Svezia ha presentato una domanda di mobilitazione del FEG relativamente a licenziamenti nel settore automobilistico. Dal momento che la domanda è conforme ai requisiti per la determinazione dei contributi finanziari stabiliti all’articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006, la Commissione propone di mobilitare un importo di 9 839 674 euro .(5) Il 9 luglio 2009 l’Austria ha presentato una domanda di mobilitazione del FEG relativamente a licenziamenti nel settore automobilistico. Dal momento che la domanda è conforme ai requisiti per la determinazione dei contributi finanziari stabiliti all’articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006, la Commissione propone di mobilitare un importo di 5 705 635 euro .(6) Il 4 agosto 2009 i Paesi Bassi hanno presentato una domanda di mobilitazione del FEG relativamente a licenziamenti nel settore dell’edilizia. Dal momento che la domanda è conforme ai requisiti per la determinazione dei contributi finanziari stabiliti all’articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006, la Commissione propone di mobilitare un importo di 386 114 euro .(7) Pertanto, si dovrebbe procedere alla mobilitazione del FEG per fornire un contributo finanziario in relazione alle domande presentate dalla Svezia, dall’Austria e dai Paesi Bassi,DECIDONO:Articolo 1Nel quadro del bilancio generale dell’Unione europea stabilito per l’esercizio 2009, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è mobilitato per fornire l’importo di 15 931 423 euro in stanziamenti d’impegno e di pagamento.Articolo 2La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea .Fatto a Bruxelles, ilPer il Parlamento europeo Per il ConsiglioIl Presidente Il Presidente [1] GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.[2] GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.[3] GU L 167 del 29.6.2009, pag. 26.[4] COM(2009) 104 definitivo.[5] Volvo AB è la società madre svedese in un gruppo di aziende attive a livello mondiale nella fabbricazione di veicoli pesanti e di altri prodotti simili. Volvo AB ha venduto Volvo Cars a Ford nel 1999.[6] EIB – Economisch Instituut voor de Bouwnijverheid (Istituto economico dei Paesi Bassi per l'industria edilizia), gennaio 2009.[7] Ibidem.[8] Comunicazione alla Commissione relativa alle domande di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione presentate dalla Svezia (SEC(2009)1379), dall’Austria (SEC(2009)1385) e dai Paesi Bassi (SEC(2009)1321) che illustra l’analisi della Commissione in merito a tali richieste.[9] GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.[10] GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.[11] GU C […] del […], pag. […].