CELEX: 62009CJ0523
Language: it
Date: 2011-07-07 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 7 luglio 2011.#Rakvere Piim AS e Maag Piimatööstus AS contro Veterinaar- ja Toiduamet.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tartu ringkonnakohus - Estonia.#Politica agricola comune - Tasse in materia di ispezioni e controlli sanitari sulla produzione di latte.#Causa C-523/09.

Causa C‑523/09
      Rakvere Piim AS
      e
      Maag Piimatööstus AS
      contro
      Veterinaar- ja Toiduamet
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Tartu ringkonnakohus)
      «Politica agricola comune — Tasse in materia di ispezioni e controlli sanitari sulla produzione di latte»
      Massime della sentenza
      Ravvicinamento delle legislazioni — Controllo ufficiale dei mangimi e degli alimenti — Finanziamento — Tasse dovute a titolo
            di ispezioni e controlli sanitari sulla produzione di latte
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 882/2004, art. 27, nn. 3, 4 e 6, e allegato IV, sezione B)
      L’art. 27, nn. 3 e 4, del regolamento n. 882/2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla
         normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali, deve essere interpretato
         nel senso che consente ad uno Stato membro di riscuotere, senza dover adottare misure di esecuzione a livello nazionale, tasse
         agli importi minimi previsti dall’allegato IV, sezione B, di tale regolamento, anche se i costi sostenuti dalle autorità competenti
         con riferimento alle ispezioni e ai controlli sanitari previsti dal predetto regolamento sono inferiori ai suddetti importi,
         qualora non ricorrano i presupposti per l’applicazione dell’art. 27, n. 6, del medesimo regolamento. 
      
      (v. punto 29 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)
      7 luglio 2011 (*)
      
      «Politica agricola comune – Tasse in materia di ispezioni e controlli sanitari sulla produzione di latte»
      Nel procedimento C‑523/09,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 267 TFUE, dalla Tartu ringkonnakohus
         (Estonia), con decisione 6 novembre 2009, pervenuta in cancelleria il 15 dicembre 2009, nella causa
      
      Rakvere Piim AS,
      Maag Piimatööstus AS
      contro
      Veterinaar- ja Toiduamet,
      
      LA CORTE (Quinta Sezione),
      composta dal sig. J.‑J. Kasel (relatore), presidente di sezione, dai sigg. E. Levits e M. Safjan, giudici,
      avvocato generale: sig. P. Cruz Villalón
      cancelliere: sig. A. Calot Escobar
      vista la fase scritta del procedimento,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per il governo estone, dalla sig.ra M. Linntam, in qualità di agente;
      –        per la Commissione europea, dalla sig.ra A. Marcoulli e dal sig. B. Schima, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. C. Ginter,
         avocat,
      
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 27, nn. 3, 4, lett. a), e 6, del regolamento (CE)
         del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, n. 882, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità
         alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (GU L 165, pag. 1,
         e rettifiche in GU L 191, pag. 1, nonché GU 2007, L 204, pag. 29).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che contrappone le società di diritto estone Rakvere Piim
         AS (in prosieguo: la «Rakvere Piim») e Maag Piimatööstus AS (in prosieguo: la «Maag») al Veterinaar- ja Toiduamet (ufficio
         alimentare e veterianio), avente ad oggetto il calcolo delle tasse dovute a titolo di ispezioni e controlli sanitari sulla
         produzione di latte.
      
       Contesto normativo
       La normativa dell’Unione
      3        L’art. 26 del regolamento n. 882/2004 prevede:
      
      «Gli Stati membri garantiscono che per predisporre il personale e le altre risorse necessarie per i controlli ufficiali siano
         resi disponibili adeguati finanziamenti con ogni mezzo ritenuto appropriato, anche mediante imposizione fiscale generale o
         stabilendo diritti o tasse».
      
      4        L’art. 27, nn. 3, 4 e 6, del regolamento n. 882/2004 così dispone: 
      
      «3.      Fatti salvi i paragrafi 4 e 6, le tasse riscosse per quanto riguarda le attività specifiche di cui all’allegato IV, sezione
         A, e all’allegato V, sezione A, non sono inferiori agli importi minimi specificati nell’allegato IV, sezione B, e nell’allegato
         V, sezione B. Tuttavia, per un periodo transitorio fino al 1° gennaio 2008, per quanto riguarda le attività di cui all’allegato
         IV, sezione A, gli Stati membri possono continuare a utilizzare gli importi attualmente applicati ai sensi della direttiva
         85/73/CEE.
      
      Gli importi di cui all’allegato IV, sezione B, e all’allegato V, sezione B, sono aggiornati almeno ogni due anni secondo la
         procedura di cui all’articolo 62, paragrafo 3, in particolare per tenere conto dell’inflazione.
      
      4.      Le tasse riscosse ai fini di controlli ufficiali a norma dei paragrafi 1 o 2:
      a)      non sono superiori ai costi sostenuti dalle autorità competenti in relazione ai criteri elencati all’allegato VI, 
      e
      b)      possono essere fissate forfettariamente sulla base dei costi sostenuti dalle autorità competenti in un determinato arco di
         tempo o, ove applicabili, agli importi stabiliti all’allegato IV, sezione B, o all’allegato V, sezione B.
      
      (...)
      6.      Qualora, in considerazione dei sistemi dei controlli effettuati in proprio, e di rintracciamento attuati dalle aziende del
         settore dei mangimi e degli alimenti, nonché del livello di conformità rilevato durante lo svolgimento dei controlli ufficiali,
         per quanto riguarda un determinato tipo di mangime o alimento o di attività, i controlli ufficiali si effettuino con frequenza
         ridotta, oppure al fine di tenere conto dei criteri di cui al paragrafo 5, lett. b), c) e d), gli Stati membri possono fissare
         la tassa per i controlli ufficiali ad un livello inferiore all’importo minimo di cui al paragrafo 4, lett. b), a condizione
         che lo Stato membro interessato trasmetta alla Commissione una relazione in cui si specifica:
      
      a)      il tipo di mangime, alimento o attività interessato;
      b)      i controlli effettuati nell’azienda del settore degli alimenti e dei mangimi interessata, 
      e
      c)      il metodo di calcolo della riduzione della tassa».
      5        Conformemente all’allegato IV, sezione B, del regolamento n. 882/2004, gli importi minimi delle tasse o degli oneri applicabili
         alla produzione di latte sono fissati in «1 EUR per 30 tonnellate e 0,5 EUR per tonnellata supplementare».
      
      6        L’allegato VI del regolamento n. 882/2004 prevede che i criteri da prendere considerazioni per il calcolo delle tasse sono:
      
      «1.      Stipendi del personale partecipante ai controlli ufficiali.
      2.      Costi per il personale addetto ai controlli ufficiali, ivi compresi strutture, strumenti, attrezzatura, formazione, costi
         di viaggio e costi correlati.
      
      3.      Costi di analisi di laboratorio e di campionamento».
       La normativa nazionale
      7        A tenore dell’art. 351, n. 1, della legge sull’attività veterinaria (veterinaarkorralduse seadus, RT I 1999, 58, 608), nella versione pubblicata
         sulla RT I 2008, 30, 191, in vigore all’epoca dei fatti di cui alla causa principale:
      
      «La tassa di controllo veterinario (in prosieguo: la “tassa di controllo”) consiste in un importo che, alla luce dei principi
         e degli obiettivi previsti dagli artt. 27-29 del regolamento [n. 882/2004], dev’essere corrisposto nella misura prevista dalla
         presente legge, per l’espletamento di misure di controllo veterinario sugli animali e sui prodotti animali, per l’esame delle
         domande in materia e per la redazione di documenti. La tassa di controllo è versata sul conto di compensazione del Veterinaar-
         ja Toiduamet all’interno del conto di gruppo dell’Erario pubblico del Ministero delle Finanze. I costi per l’esecuzione delle
         misure di controllo veterinario includono quelli relativi all’invio di un funzionario di controllo per effettuare i controlli
         su una nave-officina».
      
      8        L’art. 353 della legge sull’attività veterinaria, dedicato alla fissazione della tassa di controllo e all’importo delle tasse di controllo,
         così dispone: 
      
      «(1)      L’importo della tassa di controllo è calcolato sulla base delle spese di personale e di materiale che devono essere sostenute
         per l’esecuzione delle misure di controllo veterinario su animali e su prodotti animali dal Veterinaar- ja Toiduamet.
      
      (2)      La tassa di controllo per le attività di controllo veterinario elencate nel regolamento [n. 882/2004] viene riscossa secondo
         le seguenti modalità:
      
      (...)
      3)      nel caso della trasformazione del latte, l’operatore paga la tassa di controllo per le attività di controllo veterinario in
         funzione della quantità di latte trasformato; 
      
      (...)
      (3)      Per l’attuazione delle attività di controllo veterinario elencate nel presente articolo, n. 2, punti 1‑6, viene riscossa una
         tassa di controllo dell’aliquota minima stabilita dall’allegato IV, sezione B, e dall’allegato V, sezione B, del regolamento
         [n. 882/2004].
      
      (4)      Gli operatori nel settore degli animali e dei prodotti animali, salvo quelli le cui quantità di produzione sono ridotte ai
         sensi dell’art. 26, n. 3, della legge relativa ai prodotti alimentari [toiduseadus] pagano una tassa di controllo per la determinazione
         del tenore di sostanze nocive negli animali e nei prodotti animali secondo le seguenti modalità:
      
      (...)
      3)      Acquirente di latte – 35 centesimi per 1 000 litri di latte;
      (...)».
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      9        Tra il febbraio 2008 e il gennaio 2009, il Veterinaar- ja Toiduamet adottava, nei confronti della Rakvere Piim e della Maag,
         più decisioni vertenti sul pagamento della tassa di controllo dovuta a titolo di produzione di latte.
      
      10      A sostegno dei ricorsi proposti dalla Rakvere Piim e dalla Maag avverso le suddette decisioni dinanzi al Tartu halduskohus
         (tribunale amministrativo di Tartu), tali società hanno dedotto che le disposizioni nazionali sulla tassa di controllo sono,
         tra altro, in contrasto con il regolamento n. 882/2004, poiché le tasse percepite eccedono i costi effettivi dei controlli.
      
      11      A seguito del rigetto dei suddetti ricorsi, la Rakvere Piim e la Maag adivano in appello il giudice remittente. Dinanzi a
         questo giudice hanno sostenuto, fra l’altro, che, in applicazione della normativa nazionale, un imprenditore al quale è stata
         notificata una decisione avente ad oggetto il pagamento della tassa di controllo non ha alcuna possibilità di verificare se
         la predetta normativa preveda effettivamente l’adozione, nei suoi confronti, di una decisione avente ad oggetto il pagamento
         di una tassa per i controlli effettuati e corrispondente all’importo reclamatogli. A ciò si aggiungerebbe il fatto che il
         suddetto importo risulterebbe da un regolamento dell’Unione che non sarebbe direttamente applicabile e che potrebbe essere
         modificato indipendentemente dalla volontà del legislatore nazionale. Se tale legislatore dovesse esso stesso a fissare l’importo
         della tassa di controllo, in forza del potere discrezionale derivantegli dal diritto dell’Unione, il mero rinvio all’importo
         definito «minimo», previsto dal regolamento n. 882/2004, non sarebbe compatibile con i requisiti della Costituzione estone.
      
      12      Il Veterinaar- ja Toiduamet sostiene, in particolare, che la normativa nazionale determina tutti gli elementi della tassa
         di controllo o direttamente, o mediante rinvio alle disposizioni del regolamento n. 882/2004. Tutti gli elementi della tassa
         di controllo sarebbero previsti dalla legge nonché dal regolamento n. 882/2004, e nessuno di essi rientrerebbe nella prassi
         amministrativa. I rinvii al regolamento dell’Unione istituiti dalla legge non avrebbero l’effetto di rendere la normativa
         di cui trattasi in contrasto con la Costituzione estone, poiché i regolamenti dell’Unione costituirebbero parte integrante
         dell’ordinamento giuridico nazionale.
      
      13      Il 18 settembre 2009, la Maag comunicava al giudice remittente che la Rakvere Piim era scomparsa a seguito di una fusione
         tra la stessa Maag e tale società. Con decisione 23 settembre 2009, la Tartu ringkonnakohus autorizzava la Maag a continuare
         il procedimento in luogo e in vece della Rakvere Piim.
      
      14      Come risulta dalla decisione di rinvio, la Tartu ringkonnakohus nutre dubbi, da un lato, circa la conformità della legge sull’organizzazione
         delle attività veterinarie, in quanto misura di esecuzione, con il regolamento n. 882/2004 e, dall’altro lato, circa la portata
         del margine di discrezionalità di cui i legislatori nazionali dispongono in occasione dell’applicazione del predetto regolamento.
         Vuole peraltro sapere se, nella specie, i limiti di tale margine di discrezionalità siano stati rispettati e se il legislatore
         nazionale abbia validamente potuto fondarsi sugli importi minimi previsti dal regolamento n. 882/2004, anche quando questi
         ultimi siano superiori ai costi effettivi dei controlli.
      
      15      Ciò considerato, la Tartu Ringkonnakohus ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 27, n. 4, lett. a), del regolamento [n. 882/2004] debba essere interpretato nel senso che, in relazione alle attività
         menzionate nell’allegato IV, sezione A, del medesimo regolamento, non vieta che venga riscossa nei confronti di un imprenditore
         una tassa corrispondente agli importi minimi determinati nell’allegato IV, sezione B, del predetto regolamento, anche quando
         i costi sostenuti dalle autorità competenti responsabili con riferimento agli elementi elencati nell’allegato VI del medesimo
         regolamento sono inferiori ai summenzionati importi minimi.
      
      2)      Se uno Stato membro, nella situazione descritta nella questione precedente, abbia il diritto di introdurre, in relazione alle
         attività menzionate nell’allegato IV, sezione A, [del regolamento n. 882/2004], tasse inferiori agli importi minimi specificati
         nell’allegato IV, sezione B, del regolamento, quando i costi sostenuti dalle autorità competenti responsabili con riferimento
         agli elementi elencati nell’allegato VI del medesimo regolamento sono inferiori ai summenzionati importi minimi senza che
         siano soddisfatti i presupposti previsti dall’art. 27, n. 6, del regolamento».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      16      Con le due questioni, che vanno esaminate congiuntamente, il giudice remittente vuole in sostanza sapere se l’art. 27, nn. 3
         e 4, del regolamento n. 882/2004 debba essere interpretato nel senso che consenta ad uno Stato membro di percepire, senza
         dover adottare una misura di applicazione a livello nazionale, tasse all’importo minimo previsto all’allegato IV, sezione
         B, del predetto regolamento, anche quando i costi sostenuti dalle autorità competenti con riferimento alle ispezioni e ai
         controlli sanitari previsti nel medesimo regolamento sono inferiori a tali importi, qualora i presupposti previsti per l’applicazione
         dell’art. 27, n. 6, dello stesso regolamento, non siano soddisfatti.
      
      17      Per risolvere tale questione occorre ricordare che, in ragione della loro stessa natura e della loro funzione nell’ambito
         delle fonti del diritto comunitario, le disposizioni dei regolamenti producono in genere effetti immediati negli ordinamenti
         giuridici nazionali senza che le autorità nazionali debbano adottare misure di attuazione (v. sentenze 17 maggio 1972, causa
         93/71, Leonesio, Racc. pag. 287, punto 5, e 24 giugno 2004, causa C‑278/02, Handlbauer, Racc. pag. I‑6171, punto 25).
      
      18      È vero che talune disposizioni di regolamento possono tuttavia richiedere, per la loro applicazione, l’adozione di misure
         di esecuzione da parte degli Stati membri (sentenza Handlbauer, cit., punto 26).
      
      19      Occorre pertanto stabilire se l’art. 27, nn. 3 e 4, del regolamento n. 882/2004 nonché l’allegato IV, sezione B, del medesimo
         regolamento lascino, per quanto riguarda la fissazione degli importi minimi contemplati in tali disposizioni, un margine di
         discrezionalità agli Stati membri ovvero richiedano da parte di questi ultimi l’adozione di misure di attuazione supplementari.
      
      20      Si deve a questo proposito ricordare, da un lato, che l’art. 27, n. 3, del regolamento n. 882/2004 dispone che le tasse che
         gli Stati membri percepiscono in esecuzione di tale regolamento non sono inferiori agli importi minimi specificati, tra l’altro,
         nell’allegato IV, sezione B, del medesimo regolamento.
      
      21      Si deve, d’altro lato, constatare che il regolamento n. 882/2004, all’allegato IV, sezione B, prevede importi minimi applicabili
         alle differenti specie animali, importi che, tenuto conto del loro carattere preciso e completo, non necessitano l’adozione
         di misure supplementari di attuazione da parte degli Stati membri.
      
      22      Da ciò consegue che gli importi minimi così fissati debbono considerarsi limiti minimi ai quali in linea di principio gli
         Stati membri non possono derogare.
      
      23      La circostanza che, conformemente all’art. 27, n. 4, lett. a), del regolamento n. 882/2004, le tasse percepite dagli Stati
         membri non debbono eccedere i costi sostenuti dalle competenti autorità responsabili in relazione ai controlli non è tale
         da inficiare l’interpretazione che precede, in quanto la suddetta disposizione deve essere intesa nel senso che fissa il limite
         massimo dell’importo unicamente per le tasse non forfettarie che gli Stati membri possono percepire.
      
      24      Per contro, per quanto riguarda gli importi fissati conformemente all’art. 27, n. 4, lett. b), del regolamento n. 882/2004,
         cioè sulla base di un importo forfettario, il suddetto limite massimo non può trovare applicazione.
      
      25      Infatti, si deve in primo luogo rilevare che, per quanto riguarda le tasse i cui importi forfettari sono fissati in base ai
         costi sostenuti dalle autorità competenti nel corso di un determinato periodo, l’ammontare di tali costi è già stato preso
         in considerazione in occasione della fissazione dei suddetti importi. Inoltre, come già giudicato dalla Corte, inerisce all’essenza
         stessa di un contributo fissato in modo forfettario eccedere in taluni casi il costo reale delle misure che esso mira a finanziare
         e, in altri casi, essere inferiore a tale costo (sentenza 19 marzo 2009, causa C‑270/07, Commissione/Germania, Racc. pag. I‑1983,
         punto 32).
      
      26      Per quanto riguarda, in secondo luogo, le tasse fissate agli importi minimi previsti dall’allegato IV, sezione B, del regolamento
         n. 882/2004, è giocoforza constatare che il legislatore dell’Unione ha determinato tali importi senza fare in alcun modo riferimento
         ai costi effettivamente sostenuti dalle autorità competenti. Tali costi non possono pertanto, in linea di principio, essere
         presi in considerazione dagli Stati membri per abbassare in modo generale le suddette tasse ad un livello inferiore a quello
         previsto all’allegato IV, sezione B, del regolamento n. 882/2004.
      
      27      L’interpretazione secondo la quale gli Stati membri non hanno, in linea di principio, la possibilità di derogare in modo generale
         e discrezionale agli importi minimi specificati nell’allegato IV, sezione B, del regolamento n. 882/2004, è suffragata dalla
         circostanza che anche l’esercizio della facoltà prevista dall’art. 27, n. 6, del medesimo regolamento, che consente ai suddetti
         Stati di fissare, per una determinata impresa, l’ammontare della tassa inerente al controllo ufficiale a un livello inferiore
         a quello degli importi minimi fissati nel predetto allegato, è soggetto a talune condizioni. In una situazione quale quella
         descritta dal giudice remittente, l’art. 27, n. 6, del regolamento n. 882/2004 non consente pertanto ad uno Stato membro di
         fissare le tasse di cui trattasi ad un livello inferiore agli importi minimi previsti dall’allegato IV, sezione B, del predetto
         regolamento.
      
      28      Da ciò consegue che l’art. 27, nn. 3 e 4, del regolamento n. 882/2004, come pure l’allegato IV, sezione B, del medesimo regolamento,
         non lasciano, per quanto riguarda la fissazione degli importi minimi specificati in tali disposizioni, margini di discrezionalità
         agli Stati membri né richiedono, da parte di questi ultimi, l’adozione di misure di esecuzione.
      
      29      Tenuto conto di quanto sopra considerato, occorre risolvere le questioni sollevate dichiarando che l’art. 27, nn. 3 e 4, del
         regolamento n. 882/2004, dev’essere interpretato nel senso che consente ad uno Stato membro di riscuotere, senza dover adottare
         misure di esecuzione a livello nazionale, tasse agli importi minimi previsti dall’allegato IV, sezione B, di tale regolamento,
         anche se i costi sostenuti dalle autorità competenti con riferimento alle ispezioni e ai controlli sanitari previsti dal predetto
         regolamento sono inferiori ai suddetti importi, qualora non ricorrano i presupposti per l’applicazione dell’art. 27, n. 6,
         del medesimo regolamento.
      
       Sulle spese
      30      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Quinta Sezione) dichiara:
      L’art. 27, nn. 3 e 4, del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, n. 882, relativo ai controlli
            ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e
            sul benessere degli animali, dev’essere interpretato nel senso che consente ad uno Stato membro di riscuotere, senza dover
            adottare misure di esecuzione a livello nazionale, tasse agli importi minimi previsti dall’allegato IV, sezione B, di tale
            regolamento, anche se i costi sostenuti dalle autorità competenti con riferimento alle ispezioni e ai controlli sanitari previsti
            dal predetto regolamento sono inferiori ai suddetti importi, qualora non ricorrano i presupposti per l’applicazione dell’art. 27,
            n. 6, del medesimo regolamento.
      Firme
      * Lingua processuale: l’estone.