CELEX: 52004PC0486
Language: it
Date: 2004-07-14
Title: Proposta di DIRETTIVE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO Rifusione della direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi e al suo esercizio e della direttiva 93/6/CEE del Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi

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		52004PC0486
		
			Proposta di DIRETTIVE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO Rifusione della direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi e al suo esercizio e della direttiva 93/6/CEE del Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi /* COM/2004/0486 def. */
			
				
		
		
			
			   	IT
 || COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE 
Bruxelles, 14.7.2004
COM(2004) 486 definitivo
2004/0155 (COD)
2004/0159 (COD)
Volume I
 
Proposta di
DIRETTIVE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
Rifusione della direttiva 2000/12/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa
all'accesso all'attività degli enti creditizi e al suo esercizio e della
direttiva 93/6/CEE del Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza
patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi 
(presentata dalla Commissione)
{SEC(2004) 921}
RELAZIONE
1.           CONSIDERAZIONI GENERALI
Il mercato finanziario unico nell'Unione
europea sarà un fattore determinante per promuovere la competitività
dell'economia europea e ridurre il costo del capitale per le imprese. Il Piano
di azione per i servizi finanziari preannuncia per il 2004 una direttiva
recante nuove disposizioni in materia di adeguatezza patrimoniale degli enti
creditizi e delle imprese di investimento, in parallelo con gli sviluppi al
livello del G-10 in seno al Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria[1]. 
L'accordo raggiunto in seno al Comitato di
Basilea, il cosiddetto Accordo di Basilea del 1988 (Basilea I), ha portato
all'adozione di requisiti patrimoniali minimi in più di 100 paesi[2]. All'incirca nello
stesso periodo sono state adottate alcune direttive comunitarie di fondamentale
importanza (direttiva 89/299/CEE del 17 aprile 1989 sui fondi propri e direttiva
89/647/CEE del 18 dicembre 1989 sul coefficiente di solvibilità,
consolidate nella direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa all'accesso all'attività degli enti
creditizi e al suo esercizio).
Queste direttive hanno disciplinato i rischi
in cui incorrono gli enti creditizi nella loro attività di concessione di crediti.
La direttiva 93/6/CEE del Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa
all'adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti
creditizi ha esteso le disposizioni in materia di rischio di credito e di
rischio di mercato anche alle imprese di investimento. 
1) L'esigenza di migliorare i requisiti
europei
Le disposizioni in vigore hanno fornito un
notevole contributo al mercato unico e all'attuazione di elevati requisiti
prudenziali. Sono state tuttavia individuate importanti carenze.
1. Stime approssimative del rischio di
credito portano ad un calcolo estremamente
approssimativo dei rischi, con una possibile perdita di credibilità.
2. Possibilità di arbitraggi sul capitale: le innovazioni intervenute sui mercati hanno consentito agli enti
finanziari di procedere efficacemente ad arbitraggi tra l'allocazione del
capitale a copertura dei rischi e i requisiti patrimoniali minimi. 
3. Mancato riconoscimento di efficaci
meccanismi di attenuazione del rischio: le vigenti
direttive non prevedono un adeguato riconoscimento delle tecniche di
attenuazione del rischio.
4. Incompleta copertura dei rischi: ai sensi delle vigenti direttive taluni
rischi, ivi compreso il rischio operativo, non sono soggetti ad alcun requisito
patrimoniale. 
5. Assenza di obblighi a carico delle
autorità di vigilanza di valutare il profilo di rischio reale degli enti creditizi per accertare il possesso di un capitale adeguato
al loro profilo di rischio.
6. Assenza di obblighi di cooperazione in
materia di vigilanza: in un mercato sempre più
transfrontaliero è necessario che le autorità cooperino efficacemente tra di
loro nella vigilanza dei gruppi transfrontalieri, in modo da ridurre l'onere
derivante dalla regolamentazione.
7. Assenza di procedure corrette di
comunicazione al mercato: le vigenti direttive non
promuovono un'efficace disciplina di mercato che consenta di fornire ai
partecipanti al mercato informazioni attendibili sulla base delle quali
giungere a valutazioni ben fondate.
8. Mancanza di flessibilità del quadro
regolamentare: il sistema attualmente in vigore
nell'UE manca della flessibilità necessaria per tenere il passo con i repentini
cambiamenti che intervengono sui mercati finanziari, con il rapido evolversi
delle pratiche di gestione del rischio, con il miglioramento degli strumenti di
regolamentazione e di vigilanza.
Cosa accadrebbe se l'attuale situazione
rimanesse invariata?
E' forte il consenso nel ritenere
insostenibile l'attuale situazione. I requisiti patrimoniali continuerebbero a
non corrispondere ai rischi; ne risulterebbe limitata l'efficacia delle norme
prudenziali e accresciuti i rischi per i consumatori e per la stabilità
finanziaria. I rischi assunti da alcuni enti finanziari continuerebbero a non
essere coperti nella loro interezza. Inoltre, non verrebbero attivamente
incoraggiate o riconosciute le più recenti ed efficienti tecniche di gestione
del rischio, e i gruppi che offrono servizi finanziari in più di uno Stato
membro, a causa della presenza di molteplici livelli di regolamentazione e di
vigilanza, continuerebbero ad essere assoggettati ad oneri sproporzionati.
Infine, date le difficoltà di procedere in tempi rapidi all'aggiornamento del
quadro regolamentare in vigore, l'UE non sarebbe in grado di trarre tutti i
vantaggi da eventuali innovazioni future. Data la prevista applicazione a
livello internazionale del nuovo Accordo di Basilea, il settore dei servizi
finanziari dell'UE verrebbe a trovarsi in una posizione di notevole svantaggio
rispetto ai concorrenti internazionali.
2) L'impostazione della direttiva
Nel
Piano di azione per i servizi finanziari adottato dalla Commissione nel 1998 si
afferma che l'UE ha bisogno di norme prudenziali precise, aggiornate e conformi
agli standard internazionali. Esse dovrebbero inoltre essere proporzionate,
ossia dovrebbero tener conto della riduzione dei rischi dovuta al contesto in
cui le esposizioni vengono contratte, in particolare nel settore dei crediti al
consumo e dei crediti alle piccole e medie imprese. Le norme dovrebbero
applicarsi sia agli enti creditizi che alle imprese di investimento (parità di
trattamento), ma anche in questo caso dovrebbero essere proporzionate e tenere
pienamente conto della diversità degli enti finanziari europei. 
2.           Consultazione e valutazione
d'impatto
a) Consultazione delle parti in causa e dei
terzi interessati
La Commissione ha condotto consultazioni con
le parti in causa e con i terzi interessati dal novembre 1999. Sono stati
pubblicati tre documenti di consultazione molto esaurienti, rispettivamente il
22.11.1999, il 5.2.2001 e l'1.7.2003. Il 18.11.2002 si è svolto un dialogo
ampio e strutturato con le parti in causa. Sono stati inoltre pubblicati
documenti di consultazione su specifiche questioni tecniche: beni immobili e
obbligazioni coperte, il 7.4.2003; perdite attese e perdite inattese, il
26.11.2003; organismi di investimento collettivo, il 3.2.2004.
In generale i commentatori hanno fortemente
appoggiato gli obiettivi principali del progetto. Trova sostegno l'idea di una
maggiore sensibilità al rischio, che contribuisca ad una maggiore stabilità
finanziaria; si avverte ora l'esigenza pressante di adeguare le disposizioni
per tener conto dei notevoli progressi nelle tecniche di misurazione e di
gestione dei rischi nel settore dei servizi finanziari e per riflettere il
maggior grado di sofisticatezza sotto il profilo della regolamentazione e della
vigilanza. Si riscontra un forte sostegno all'approccio seguito dalla
Commissione, la quale ritiene che il quadro normativo UE in materia di
requisiti patrimoniali andrebbe rivisto coerentemente con il nuovo quadro
regolamentare internazionale, differenziandolo tuttavia, se necessario, per
tener conto delle specificità in ambito UE. 
Enti meno complessi
Si riscontra un
ampio e convinto sostegno all'applicazione in Europa delle nuove norme a tutti
gli enti creditizi e a tutti i fornitori di servizi di investimento, a prescindere
dalla forma giuridica e dalla complessità dell'ente, anche al fine di evitare
che, con l'esclusione di alcuni di essi, si crei una categoria di enti di
"seconda classe". Ciò dimostra che il nuovo quadro proposto viene
considerato adeguato per un'applicazione generalizzata. 
Flessibilità della nuova
direttiva
Si riscontra un
sostegno ampio e forte, continuamente riaffermato, all'approccio proposto,
mirante ad assicurare che il nuovo quadro sia reattivo alle innovazioni che
intervengono sui mercati e nelle prassi di vigilanza, affinché il settore UE
dei servizi finanziari possa restare quanto più possibile efficiente e
competitivo. Le parti in causa sono favorevoli all'idea che nell'articolato
della direttiva vengano enunciati i principi e gli obiettivi fondamentali e
venga conferito il mandato per l'adozione delle disposizioni di carattere più tecnico
e specifico contenute negli allegati. La procedura di modificazione degli
allegati deve consentire una consultazione ampia ed efficace delle parti
interessate. 
Le imprese di investimento
Sono state
introdotte importanti modifiche per tener conto delle preoccupazioni espresse
da alcune imprese di investimento che avevano lamentato il fatto che sarebbero
state assoggettate a requisiti patrimoniali da esse ritenuti più adatti agli
enti creditizi.
Complessità
Alcuni dei
partecipanti alla consultazione hanno chiesto norme più semplici e meno
prescrittive. La Commissione ha reso il testo più chiaro e più funzionale.
L'impianto del testo soddisferà gli enti che vogliono norme semplici da
applicare o che desiderano passare gradualmente a norme più complesse in
materia patrimoniale. Il nuovo quadro proposto contiene una gamma di opzioni e
di metodi che presentano gradi diversi di sofisticatezza. 
Dal 1999 si sono tenute anche diverse
consultazioni su aspetti più puntuali. La proposta ha tenuto conto dei commenti,
utili e molto dettagliati, formulati dalle parti interessate, in particolare da
parte delle banche e delle imprese di investimento. 
b) Valutazione d'impatto
E' stata effettuata una valutazione d'impatto
estesa per accertare se fosse necessaria un'azione a livello UE e, in caso
affermativo, quale.
Il
Comitato di Basilea ha pubblicato uno studio di impatto quantitativo (QIS3),
cui hanno partecipato enti creditizi di 40 paesi, inteso a valutare l'impatto
delle nuove proposte del Comitato in materia di requisiti patrimoniali minimi
delle banche. La Commissione ha fornito il suo ausilio, estendendo lo studio
agli Stati membri dell'UE non rappresentati a Basilea. La principale
conclusione è che in generale le nuove regole consentiranno di ridurre i
requisiti patrimoniali a carico degli enti creditizi dell'UE di circa il 5%
rispetto ai livelli attuali. Inoltre, i risultati relativi ai diversi metodi
sarebbero in linea con gli obiettivi, combinando in particolare neutralità
sotto il profilo dei requisiti patrimoniali e incentivi adeguati agli enti per
incoraggiarli ad adottare metodi più sofisticati. Infine, gli enti creditizi
nazionali di minori dimensioni che adotteranno il metodo semplificato saranno
soggetti a requisiti patrimoniali leggermente ridotti; gli enti creditizi di
maggiori dimensioni attivi a livello internazionale che adotteranno il metodo
più avanzato dovranno far fronte a requisiti patrimoniali sostanzialmente
invariati; gli enti creditizi dell'UE di minori dimensioni, ma che prestano
servizi specializzati e che presentano un maggior grado di sofisticatezza, che adotteranno
il metodo avanzato potrebbero essere soggetti a requisiti patrimoniali
notevolmente ridotti rispetto a quanto avviene con l'attuale regime. E'
importante sottolineare che la principale fonte della diminuzione dei requisiti
patrimoniali è il portafoglio al dettaglio, composto principalmente di prestiti
alle piccole e medie imprese (PMI) per importi inferiori a 1 milione di EUR e
di mutui ipotecari su immobili residenziali. Il nuovo requisito patrimoniale
relativo al rischio operativo costituisce il principale elemento in
controtendenza rispetto alla diminuzione dei requisiti patrimoniali a carico
degli enti creditizi. 
Inoltre, su richiesta del Consiglio europeo di
Barcellona, la Commissione ha commissionato uno studio sulle conseguenze per
gli enti creditizi e per le imprese di investimento dell'UE della proposta di
nuovi requisiti patrimoniali[3].
La relazione finale di PricewaterhouseCoopers giunge a conclusioni positive
(vengono evidenziate solo due aree critiche – le imprese di investimento e il venture
capital – di cui si è tenuto conto nelle proposte della Commissione)[4]. La principale
conclusione è che il nuovo quadro in materia di requisiti patrimoniali dovrebbe
essere positivo per l'UE, in particolare per quanto riguarda la
regolamentazione prudenziale. I requisiti patrimoniali a carico degli enti
creditizi dell'UE dovrebbero diminuire di ± 5% (90 miliardi di EUR), il
che dovrebbe tradursi in un aumento annuo degli utili di ± 10-12 miliardi di
EUR. Gli enti creditizi di minori dimensioni non saranno penalizzati, né vi
sono indicazioni che il nuovo regime porterà a fusioni o a concentrazioni. La
decisione di estendere il campo di applicazione della direttiva a tutti gli
enti creditizi non porrà le imprese dell'UE in una posizione di svantaggio
competitivo, né costituisce un fattore significativo sotto il profilo della
concorrenza la decisione degli Stati Uniti di applicare a circa 20 grandi enti
creditizi esclusivamente i metodi avanzati. Per gli enti creditizi dell'UE i
costi di attuazione della normativa non sono legati esclusivamente all'Accordo
di Basilea II, dato che gran parte dei relativi investimenti (per una
percentuale forse dell'80%) avrebbe dovuto essere realizzata in ogni caso,
sebbene su un periodo più lungo. Elemento importante da segnalare: nella
maggior parte degli Stati membri dell'UE non si avranno ripercussioni negative
sulla disponibilità e sul costo dei finanziamenti per le PMI (gli effetti
"prociclici" sono inferiori – e meno dannosi – rispetto a quanto
avviene con l'attuale regolamentazione). I timori delle PMI sono da imputare ad
un'insufficiente conoscenza di Basilea II. Gli effetti macroeconomici di
Basilea II sull'economia dell'UE saranno limitati: potrebbe verificarsi
uno shock economico benigno sul lato dell'offerta, che porterebbe ad una
riduzione del costo del capitale per le imprese e genererebbe un aumento dello
0,07% del PIL dell'UE. In generale il nuovo quadro in materia di requisiti
patrimoniali ridurrà la vulnerabilità del sistema bancario, favorendo una
maggiore consapevolezza dei rischi e una loro migliore gestione. Una più
efficiente allocazione del capitale dovrebbe avere, nel lungo periodo, effetti
positivi sull'economia dell'UE. 
3.           base giuridica
Le proposte si basano sull'articolo 47,
paragrafo 2, del trattato CE, che costituisce la base giuridica per l'adozione
delle misure comunitarie dirette al completamento del mercato interno nel
settore dei servizi. Lo strumento scelto, la direttiva, è il più idoneo a
conseguire gli obiettivi perseguiti. Essa modifica le direttive in vigore che
disciplinano le stesse materie tecniche. Le sue disposizioni non vanno al di là
di quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi perseguiti.
4.           Commento agli articoli
Le proposte applicano la "tecnica della
rifusione" (accordo interistituzionale 2002/C 77/01) che consente di
introdurre modificazioni sostanziali alla normativa in vigore senza il ricorso
ad un'autonoma direttiva di modifica. Ciò riduce la complessità e rende la
legislazione dell'UE più accessibile e comprensibile.
Per migliorare la struttura, la formulazione e
la leggibilità delle direttive, sono state inoltre introdotte modificazioni non
sostanziali a molte disposizioni.
A.          La direttiva 2000/12/CEE
Articolo 4 – Definizioni
L'articolo 4 contiene una serie di nuove
definizioni per chiarire il significato di alcuni concetti essenziali e
permettere una migliore comprensione.
Articolo 22
La vigente formulazione è stata modificata per
chiarire e per estendere l'obbligo a carico degli enti creditizi di dotarsi di
sistemi interni efficaci di gestione del rischio. Data la diversità degli enti
creditizi rientranti nel campo di applicazione della direttiva, tali requisiti
dovranno essere rispettati in maniera proporzionata. Le relative disposizioni
tecniche sono riportate all'allegato V.
Articoli 56-67
Sono state introdotte alcune modificazioni.
Sebbene non si intenda in questa sede rivedere la definizione di "fondi
propri", le poche modificazioni introdotte sono necessarie in seguito alla
nuova impostazione seguita in seno al Comitato di Basilea ("decisione di
Madrid") in merito alle perdite attese. 
Articoli 68-75
Gli enti creditizi devono detenere su base
continuativa fondi propri in misura adeguata e dichiararne il livello minimo. Le
disposizioni specificano le modalità secondo le quali i requisiti devono essere
rispettati qualora l'ente creditizio faccia parte di un gruppo (si è mantenuta,
precisandola, l'attuale facoltà concessa alle autorità degli Stati membri di
non applicare alcuni requisiti). Il calcolo di detti requisiti è stato chiarito
alla luce del regolamento (CE) n. 1606/2002 relativo all'applicazione di
principi contabili internazionali.
Articoli 76-101
Queste disposizioni sostituiscono i vigenti
requisiti in materia di coefficiente di solvibilità per il rischio di credito e
introducono due metodi per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio.
Il metodo standardizzato (artt. 78-83) si basa
sul regime vigente; i fattori di ponderazione del rischio sono determinati in
funzione della ripartizione delle attività e delle voci fuori bilancio in un
numero limitato di classi di rischio. E' stata accresciuta la sensibilità al
rischio tramite il numero di classi di esposizioni e di classi di rischio (art.
79). Sono stati ridotti i fattori di ponderazione del rischio per le operazioni
al dettaglio diverse dai mutui ipotecari (75%) e per i mutui ipotecari su
immobili residenziali (35%). E' stato introdotto un fattore di ponderazione del
rischio del 150% per le attività scadute da 90 giorni (100% per i mutui
ipotecari su immobili residenziali). Per l'attribuzione dei fattori di
ponderazione del rischio è consentito il ricorso ai rating delle agenzie di
rating ("rating esterni"), se disponibili (artt. 81-83). Le relative
disposizioni tecniche sono riportate all'allegato VI.
Il metodo basato sui rating interni (artt.
84-89) consente agli enti creditizi di utilizzare le stime interne dei
parametri di rischio inerenti alle loro diverse esposizioni creditizie. I
parametri devono essere inseriti in una formula prestabilita, intesa a
garantire un livello di solidità del 99,9%. Il metodo di base consente agli
enti creditizi di utilizzare le stime interne della probabilità di
inadempimento e di ricorrere per le altre componenti del rischio ai valori
prescritti dalla regolamentazione. Con il metodo avanzato, gli enti creditizi
possono utilizzare le stime interne delle perdite in caso di inadempimento e
dell'esposizione al momento dell'inadempimento. Per la stima dei valori dei
parametri di rischio gli enti creditizi sono autorizzati ad utilizzare dati aggregati
con altri enti creditizi, il che consente agli enti creditizi di minori
dimensioni di applicare un metodo più sensibile al rischio per il calcolo dei
requisiti patrimoniali. 
Le norme transitorie (art. 85) proposte per il
metodo basato sui rating interni prevedono una certa flessibilità per
consentire agli enti creditizi di trasferire entro un lasso di tempo
ragionevole diverse aree di attività e diverse classi di esposizioni al metodo
basato sui rating interni di base o a quello avanzato. Un utilizzo
"parziale" è consentito per le classi di esposizioni e per le aree di
attività non significative (in tal caso i requisiti patrimoniali possono essere
calcolati con il metodo standardizzato anche qualora l'ente creditizio utilizzi
il metodo basato sui rating interni per altre classi di esposizioni). Il
proposto quadro UE riconosce che per gli enti creditizi di piccole dimensioni
l'obbligo di sviluppare un sistema di rating per determinate controparti
potrebbe risultare molto oneroso. Viene perciò proposto, per queste classi di
esposizioni, l'utilizzo parziale permanente nei casi in cui le esposizioni
degli enti creditizi nei confronti di dette controparti siano significative
(art. 89).
Le disposizioni tecniche relative al metodo
basato sui rating interni sono riportate all'allegato VI.
Articoli 90-93
Le disposizioni individuano aspetti comuni in
materia di tecniche di attenuazione dei rischi e disciplinano in maniera
coerente i rischi sottostanti e gli effetti economici comuni. Rispetto al
regime attuale viene tra l'altro riconosciuta una gamma più ampia di fornitori
di garanzie reali e personali/di strumenti derivati su crediti. Il metodo
basato sui rating interni di base accorda un livello di riconoscimento
adeguato, da un punto di vista prudenziale, ai crediti finanziari e alle
garanzie reali materiale. Gli enti creditizi hanno a disposizione metodologie
alternative che consentono loro di scegliere tra metodi che presentano livelli
diversi di complessità (metodo semplificato – facilmente applicabile, basato
sulla "sostituzione del fattore di ponderazione del rischio" –, o
metodo integrale – che comporta rettifiche per volatilità al valore della garanzia
reale ricevuta). Per il calcolo delle rettifiche per volatilità vengono messi a
disposizione metodi più o meno complessi (un semplice metodo "di
vigilanza", in cui i valori di riferimento delle rettifiche per volatilità
sono riportati in una tabella, o un approccio più sensibile al rischio, basato
sulle stime interne dell'ente interessato). Le relative disposizioni tecniche
sono riportate all'allegato VIII.
Articoli 94-101
Questi articoli introducono per la prima volta
un insieme armonizzato di norme in materia di requisiti patrimoniali per le
attività di cartolarizzazione e per gli investimenti in attività
cartolarizzate. Esse consentono di migliorare in maniera significativa il
quadro in materia di requisiti patrimoniali, permettendo agli enti creditizi di
beneficiare di tutti i vantaggi che tali operazioni possono apportare, ad
esempio in termini di finanziamento, di gestione del bilancio, ecc. Le nuove
norme contribuiranno inoltre a far sì che la cartolarizzazione non venga più
considerata esclusivamente come strumento di arbitraggio sul capitale. Le
relative disposizioni tecniche sono riportate all'allegato IX.
Articoli 102-105
Queste
disposizioni introducono requisiti a fronte del rischio operativo in cui
possono incorrere gli enti creditizi. Sono disponibili tre metodi diversi: un
metodo semplice ("metodo base dell'indicatore" – art. 103) basato su
un indicatore unico del reddito, che consentirà agli enti creditizi di disporre
della copertura patrimoniale a fronte del rischio operativo senza dovere
sviluppare sistemi informativi sofisticati e costosi per valutare la loro
esposizione al rischio; un metodo più preciso basato sulle aree di attività
("metodo standardizzato", art. 104), più sensibile al rischio, in
quanto il requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo viene
differenziato in funzione dei rischi relativi propri di ogni area di attività;
questo metodo dovrebbe attirare un gran numero di enti creditizi di minori
dimensioni e di minore complessità; i metodi più sofisticati ("metodi avanzati
di misurazione", art. 105), i quali generano una misurazione propria del
rischio operativo conformemente a criteri più rigorosi di gestione del rischio.
Si prevede che i metodi avanzati di misurazione vengano gradualmente adottati
soprattutto dai grandi enti creditizi attivi a livello internazionale e dagli
enti creditizi specializzati di minori dimensioni che abbiano sviluppato
sistemi avanzati di controllo del rischio per le loro attività principali. Le
relative disposizioni tecniche sono riportate all'allegato X.
Articoli 106-119
Le poche modificazioni introdotte mirano ad
armonizzare le norme relative ai requisiti patrimoniali e quelle in materia di
grandi fidi, in particolare per tener conto del più diffuso riconoscimento delle
tecniche di attenuazione del rischio di credito. 
Articolo 123-124
Questi articoli traggono ispirazione dal
secondo "pilastro" del nuovo Accordo di Basilea sui requisiti
patrimoniali. L'articolo 51bis impone agli enti creditizi di dotarsi di
procedure interne di misurazione e di gestione dei rischi e dell'importo del
capitale "interno" che essi stessi reputano adeguato per la copertura
di detti rischi. L'articolo 124 dispone che le autorità competenti riesaminino
il rispetto da parte degli enti creditizi dei vari obblighi in materia di
gestione e di controllo dei rischi cui gli enti creditizi sono tenuti a norma
di legge e valutino i rischi da essi assunti. La valutazione deve consentire
alle autorità di vigilanza di determinare se esistono punti deboli nei
meccanismi di controllo e nel capitale detenuto. Le relative disposizioni
tecniche sono riportate all'allegato XIII.
Articoli 125-143
E' in aumento nell'UE il livello delle
attività transfrontaliere, e i gruppi transfrontalieri tendono sempre di più a
centralizzare la gestione dei rischi. Questi sviluppi impongono un migliore
coordinamento e una più stretta cooperazione tra le autorità di vigilanza
nazionali nell'UE. E' per questo che la funzione già esistente e ormai
consolidata dell'autorità di vigilanza su base consolidata è stata
ulteriormente sviluppata. Secondo il disposto dell'articolo 136, le autorità di
vigilanza verranno dotate di un insieme minimo armonizzato di poteri che
consentano loro di imporre agli enti creditizi di porre rimedio ad ogni
eventuale insufficiente osservanza dei requisiti fissati dalla direttiva. 
Articolo 144
Viene fissato un insieme minimo di requisiti
in materia di informativa a carico delle autorità degli Stati membri al fine di
accrescere la convergenza nell'attuazione della direttiva e di garantirne la trasparenza.
Articoli 145-149
Le disposizioni di questi articoli traggono
ispirazione dal terzo "pilastro" del nuovo Accordo di Basilea sui
requisiti patrimoniali. L'informativa da parte degli enti creditizi rivolta ai
partecipanti al mercato contribuirà ad accrescere la solidità e la stabilità
finanziarie, assicurerà parità di condizioni e consentirà di tutelare la
riservatezza di determinate informazioni. L'articolo 147 impone alla maggior
parte degli enti creditizi una comunicazione su base almeno annuale;
comunicazioni più frequenti potrebbero essere necessarie alla luce di criteri
specifici. Le relative disposizioni tecniche sono riportate all'allegato XII.
Articolo 150
È indispensabile che la direttiva rimanga al
passo con gli sviluppi del mercato. Il necessario grado di flessibilità viene
assicurato distinguendo tra disposizioni fondamentali e disposizioni tecniche
(raccolte in particolare negli allegati alla direttiva), che potrebbero
necessitare di adeguamenti nel breve e medio periodo. L'articolo 150 aggiunge
nuove materie tecniche all'elenco della direttiva 2000/12/CE (introdotto nel
1989) e prevede che gli allegati tecnici vengano modificati seguendo la stessa
procedura rapida.
B.           Direttiva 93/6/CEE del
Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle
imprese di investimento e degli enti creditizi
Articolo 2 – Campo di applicazione
L'articolo 2 specifica le modalità di
applicazione dei requisiti a singole imprese di investimento, a gruppi di
imprese di investimento e a gruppi misti.
Articolo 3 – Definizioni
L'articolo contiene definizioni nuove e
definizioni modificate di concetti essenziali, che mirano a chiarirne il
significato e a contribuire ad una migliore comprensione.
Articolo 11 – Trattamento patrimoniale del
portafoglio di negoziazione
Viene introdotta una migliore definizione di
"portafoglio di negoziazione" per accrescere la certezza
relativamente ai requisiti patrimoniali da applicare e per limitare possibili
arbitraggi tra "portafoglio bancario" e "portafoglio di
negoziazione". Le relative disposizioni tecniche sono riportate
all'allegato VII.
Articoli 18 e 20
L'articolo 18 fissa i requisiti patrimoniali
minimi a fronte del rischio di mercato per gli enti creditizi e le imprese di
investimento. Un elemento di novità è costituito dal trattamento delle
posizioni detenute in organismi di investimento collettivo e dei derivati su
crediti e da una serie di altre modificazioni miranti ad accrescere la
sensibilità al rischio. Le relative disposizioni tecniche sono riportate agli
allegati da I a VII. L'articolo 20 estende alle imprese di investimento le
norme in materia di requisiti patrimoniali a fronte del rischio di credito e
del rischio operativo di cui al testo modificato della direttiva 2000/12. Tra i
nuovi elementi relativi al rischio di credito figurano le disposizioni sul
trattamento dei derivati su crediti e la modificazione dell'esposizione per
operazioni di vendita con patto di riacquisto e per operazioni di finanziamento
tramite titoli o merci. Per quanto riguarda il rischio operativo, sono state
introdotte importanti modificazioni, per tener conto delle specifiche
caratteristiche del settore delle imprese di investimento. Viene comunque
lasciata la facoltà alle imprese di investimento rientranti nelle categorie a
rischio basso, medio o medio/alto di continuare ad applicare il requisito
basato sulle spese generali.
Articolo 28 – Grandi fidi
Fatta salve le modificazioni in materia di
grandi fidi per il portafoglio di negoziazione, resta invariata la situazione
attuale che vede gli enti creditizi e le imprese di investimento soggetti alle
stesse norme. Un elemento di novità è rappresentato dalla modificazione
dell'esposizione per operazioni di vendita con patto di riacquisto e per
operazioni di finanziamento tramite titoli o merci. Le relative disposizioni
tecniche sono riportate all'allegato VI.
Articolo 33 – Valutazione delle posizioni a
fini di notifica
Al fine di garantire la solidità prudenziale,
vengono rafforzati i requisiti in materia di valutazione delle posizioni del
portafoglio di negoziazione, tramite norme che impongono la determinazione
giornaliera del valore di dette posizioni. Le relative disposizioni tecniche
sono riportate all'allegato VII.
Articolo 22 – Requisiti patrimoniali su
base consolidata
Viene mantenuta la facoltà attualmente
accordata alle autorità competenti di derogare all’applicazione dei requisiti
patrimoniali su base consolidata per i gruppi di imprese di investimento, nel
rispetto di condizioni rafforzate di solidità prudenziale. 
Articolo 34 – Gestione del rischio e
valutazione dell'adeguatezza patrimoniale
L'articolo 34 estende alle imprese di
investimento l'obbligo cui sono soggetti gli enti creditizi (ai sensi
dell'articolo 17 della direttiva 2000/12/CE) di disporre di efficaci sistemi
interni di gestione del rischio. Data la diversità degli enti rientranti nel
campo di applicazione della direttiva, questi requisiti dovranno essere
rispettati su base proporzionale. L'articolo estende alle imprese di
investimento anche l'obbligo di cui all'articolo 51bis della direttiva
2000/12/CE di dotarsi di sistemi interni di misurazione e di gestione dei
rischi cui sono esposti e dell'importo del capitale (capitale
"interno") che essi reputano adeguato per la copertura di detti
rischi. Questi requisiti si aggiungono ai requisiti in materia di gestione del
rischio cui le imprese di investimento sono soggette ai sensi della direttiva
2004/39/CE.
Articolo 37 – Vigilanza
Il presente articolo applica mutatis
mutandis alle imprese di investimento le disposizioni della direttiva
2000/12/CE. 
Articolo 42
Analogamente alla direttiva 2000/12/CE, anche
la direttiva 93/6/CEE deve rimanere al passo con gli sviluppi del mercato. Il
necessario grado di flessibilità viene assicurato distinguendo tra disposizioni
fondamentali e disposizioni tecniche (raccolte in particolare negli allegati
alla direttiva), che potrebbero necessitare di adeguamenti nel breve e medio
periodo. E' necessario che gli allegati tecnici possano essere modificati
seguendo una procedura rapida. Per tener conto di ulteriori importanti sviluppi
attesi nei prossimi anni nella prassi di vigilanza, è stata inclusa una
clausola di revisione relativa al trattamento del rischio di controparte.
ê2000/12/CE
2004/0155 (COD)
Proposta di
DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
relativa all'accesso all'attività degli enti
creditizi ed al suo esercizio (rifusa)
ònuovo
(Testo rilevante ai fini del SEE)
ê 2000/12/CE
(adattato)
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO
DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità
europea, in particolare l'articolo 47, paragrafo 2, prima e terza frase,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Comitato economico e
sociale[5],
deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251 del trattato[6],
considerando quanto segue:
ê 2000/12/CE considerando 1
(adattato)
(1)              
La direttiva 73/183/CEE del
Consiglio, del 28 giugno 1973, relativa alla soppressione delle restrizioni
alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi nel campo
delle attività non salariate delle banche e di altri istituti finanziari[7],
la prima direttiva (77/780/CEE) del Consiglio, del 12 dicembre 1977, relativa
al coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
riguardanti l'accesso all'attività degli enti creditizi e il suo esercizio[8],
la direttiva 89/299/CEE del Consiglio, del 17 aprile 1989, concernente i fondi
propri degli enti creditizi[9],
la seconda direttiva (89/646/CEE) del Consiglio, del 15 dicembre 1989, relativa
al coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
riguardanti l'accesso all'attività degli enti creditizi e il suo esercizio[10],
la direttiva 89/647/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1989, relativa al
coefficiente di solvibilità degli enti creditizi[11],
la direttiva 92/30/CEE del Consiglio, del 6 aprile 1992, relativa alla
vigilanza su base consolidata degli enti creditizi[12],
la direttiva 92/121/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1992, sulla vigilanza ed
il controllo dei grandi fidi degli enti creditizi[13],
hanno subito diverse e sostanziali modifiche. Ai fini di razionalità e
chiarezza, occorre pertanto procedere alla codificazione di dette direttive
raggruppandole in un testo unico. Ö La Direttiva
2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa
all'accesso all'attività degli enti creditizi ed al suo esercizio[14] ha subito diverse e
sostanziali modificazioni. Essa deve ora essere nuovamente modificata ed è
quindi opportuno provvedere, per ragioni di chiarezza, alla sua rifusione. Õ 
ê 2000/12/CE
considerando 2 (adattato)
In applicazione del
trattato, è vietata qualsiasi discriminazione in materia di stabilimento e di
prestazione di servizi, fondata rispettivamente sulla nazionalità o sul fatto
che l'impresa non è stabilita nello Stato membro in cui la prestazione è
eseguita.
ê 2000/12/CE
considerando 3
(2)              
Al fine di facilitare l'accesso all'attività degli
enti creditizi ed il suo esercizio, è necessario eliminare le differenze più
rilevanti tra le legislazioni degli Stati membri per quanto riguarda il regime
al quale detti enti sono sottoposti.
ê 2000/12/CE
considerando 4 (adattato)
(3)              
La presente direttiva costituisce lo strumento
essenziale per la realizzazione del mercato interno decisa
con l'atto unico europeo e programmata nel Libro bianco della Commissione,
sotto il duplice profilo della libertà di stabilimento e della libera prestazione
dei servizi nel settore degli enti creditizi.
ê 2000/12/CE
considerando 5 (adattato)
(4)              
I lavori di coordinamento in materia di enti
creditizi devono applicarsi a tutti questi enti, sia per proteggere il
risparmio che per creare le condizioni di uguaglianza nella concorrenza tra gli
enti medesimi. Tuttavia, occorre tener conto, se
necessario, delle differenze obiettive dei loro statuti e dei loro
compiti peculiari previsti dalle legislazioni nazionali.
ê 2000/12/CE
considerando 6 (adattato)
(5)              
È quindi necessario che il campo d'applicazione dei
lavori di coordinamento sia il più ampio possibile e comprenda tutti gli enti
la cui attività consiste nel raccogliere fondi rimborsabili presso il pubblico
sia sotto forma di depositi che sotto altre forme, quali l'emissione continua
di obbligazioni e di altri titoli comparabili, e nel concedere crediti per
proprio conto. Debbono essere previste eccezioni per taluni enti creditizi a
cui la presente direttiva non si applica. La presente direttiva non pregiudica Ö deve
pregiudicare Õ l'applicazione delle
legislazioni nazionali nei casi in cui esse prevedono autorizzazioni speciali
complementari che consentono agli enti creditizi di esercitare attività
specifiche o di effettuare particolari tipi di operazioni.
ê 2000/12/CE
considerando 7 (adattato)
(6)              
L'impostazione adottata
consiste nella realizzazione dell'armonizzazione Ö E' opportuno
realizzare solo l'armonizzazione Õ essenziale,
necessaria e sufficiente per pervenire ad un reciproco riconoscimento delle
autorizzazioni e dei sistemi di controllo Ö vigilanza Õ prudenziale che
consenta il rilascio di un'unica autorizzazione valida in tutta la Comunità e
l'applicazione del principio del controllo Ö della
vigilanza Õ da parte dello Stato
membro d'origine. In questa prospettiva, l'esigenza di un programma di attività
può soltanto essere considerata un elemento che consente alle autorità
competenti di decidere sulla base di un'informazione più accurata, nel quadro
di criteri oggettivi. È Ö Deve
essere Õ peraltro possibile
una certa elasticità per quanto riguarda i requisiti relativi alle forme
giuridiche degli enti creditizi e la Ö in materia
di Õ tutela delle
denominazioni.
ònuovo
(7)              
Poiché lo scopo
dell'azione proposta non può essere realizzato in misura sufficiente dagli
Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti dell'azione
in questione, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può
intervenire in base al principio di sussidiarietà di cui all'articolo 5 del
trattato. In ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello
stesso articolo, la presente direttiva si limita al minimo richiesto per il
raggiungimento degli obiettivi e non va al di là di quanto è necessario a tale
scopo. 
ê 2000/12/CE
considerando 8 (adattato)
(8)              
Per assicurare identica tutela ai risparmiatori ed
eque condizioni concorrenziali tra gli enti creditizi della stessa categoria,
si rendono necessarie delle condizioni finanziarie
Ö necessari
requisiti finanziari Õ equivalenti in
riferimento a detti enti creditizi. In attesa di un miglior coordinamento,
debbono essere messi a punto adeguati rapporti strutturali che consentano,
nell'ambito della cooperazione tra autorità nazionali, di controllare in base a
metodi unificati la situazione delle categorie di enti creditizi comparabili.
Questo tipo di procedura potrebbe facilitare il ravvicinamento progressivo dei
sistemi di coefficienti definiti e applicati dagli Stati membri. È tuttavia
necessario operare una distinzione tra coefficienti intesi ad assicurare la
solidità della gestione degli enti creditizi e quelli aventi finalità di
politica economica e monetaria.
ê 2000/12/CE
considerando 9 (adattato)
(9)              
I principi del mutuo riconoscimento e del controllo esercitato Ö della vigilanza
esercitata Õ dallo Stato membro
d'origine esigono che le autorità competenti di ogni Stato membro non concedano
o revochino l'autorizzazione qualora elementi come il programma d'attività,
l'ubicazione Ö delle
attività Õ o le attività
effettivamente svolte indichino in modo evidente che l'ente creditizio ha
scelto il sistema giuridico di uno Stato membro al fine di sottrarsi ai criteri
più rigidi in vigore in un altro Stato membro sul cui territorio Ö svolge o Õ intende svolgere la
maggior parte delle proprie attività. Un ente creditizio che sia persona
giuridica deve essere autorizzato nello Stato membro in cui si trova la sua
sede statutaria. Un ente creditizio che non sia persona giuridica deve avere
l'amministrazione centrale nello Stato membro in cui ha ricevuto
l'autorizzazione. D'altra parte, gli Stati membri devono esigere che
l'amministrazione centrale di un ente creditizio sia sempre situata nello Stato
membro d'origine e che essa vi operi effettivamente.
ê 2000/12/CE
considerando 10 (adattato)
(10)          
Le autorità competenti non dovrebbero
Ö devono Õ accordare o
mantenere l'autorizzazione di un ente creditizio qualora gli stretti legami che
lo uniscono ad altre persone fisiche o giuridiche siano tali da ostacolare
l'effettivo esercizio del loro compito di vigilanza. Anche gli enti creditizi
già autorizzati devono dare soddisfazione Ö fornire
assicurazioni Õ alle autorità competenti
in questo senso. La definizione di «stretti legami» data nella presente
direttiva è costituita da criteri minimi e ciò non osta a che gli Stati membri
possano fare riferimento anche a situazioni diverse da quelle che rientrano
nella definizione in questione. Il solo fatto di
acquisire una percentuale significativa del capitale di una società non
costituisce una partecipazione da prendere in considerazione ai sensi della
nozione di «stretti legami», se tale acquisizione viene effettuata solo in quanto
investimento temporaneo e non consente di esercitare un'influenza sulla
struttura e la politica finanziaria dell'impresa.
ê 2000/12/CE
considerando 11 (adattato)
(11)          
Il riferimento all'effettivo esercizio delle
funzioni di vigilanza da parte delle autorità di controllo
Ö vigilanza Õ comprende la
vigilanza su base consolidata che occorre esercitare su un ente creditizio
allorché le disposizioni del diritto comunitario prevedono tale tipo di
vigilanza. In tale caso le autorità alle quali è chiesta l'autorizzazione
devono poter individuare le autorità competenti della
Ö per la Õ vigilanza su base
consolidata nei confronti di tale ente creditizio.
ê 2000/12/CE
considerando 12 (adattato)
Lo Stato membro
d'origine può emanare disposizioni più severe di quelle fissate all'articolo 5,
paragrafo 1, primo comma, e paragrafo 2, ed agli articoli 7, 16, 30, 51 e 65
per quel che riguarda gli enti autorizzati dalle proprie autorità competenti.
ê 2000/12/CE
considerando 13 (adattato)
La soppressione
dell'obbligo dell'autorizzazione per le succursali degli enti creditizi
comunitari comporta necessariamente la soppressione del fondo di dotazione.
ê 2000/12/CE considerando
14 (adattato)
(12)          
L'impostazione adottata
consiste, grazie al riconoscimento reciproco, nel permettere ag Gli enti
creditizi autorizzati in uno Ö nel loro Õ Stato membro
d'origine di Ö devono
poter Õ esercitare in tutta
la Comunità tutte o parte delle attività previste nell'elenco dell'allegato I,
tramite lo stabilimento di una succursale o mediante prestazioni di servizi. L'esercizio delle attività non figuranti nell'elenco beneficia
delle libertà di stabilimento e di prestazione di servizi secondo le
disposizioni generali del trattato.
ê 2000/12/CE
considerando 15 (adattato)
(13)          
Conviene nel contempo
estendere il beneficio del riconoscimento reciproco alle attività figuranti nell'elenco
suddetto Ö di cui
all'allegato I Õ, allorché sono
esercitate da un ente finanziario filiazione di un ente creditizio, purché tale
filiazione sia inclusa nella vigilanza su base consolidata cui è sottoposta
l'impresa madre e soddisfi alcune rigorose condizioni.
ê 2000/12/CE
considerando 16 (adattato)
(14)          
Lo Stato membro ospitante può
Ö deve
poter Õ imporre, per
l'esercizio del diritto di stabilimento e della libera prestazione di servizi, l'osservanza
delle disposizioni specifiche del proprio sistema nazionale legislativo o
regolamentare agli enti che non sono autorizzati come enti creditizi nello
Stato membro d'origine o alle attività che non figurano nel
suddetto elenco Ö nell'elenco di
cui all'allegato I Õ, purché, da un lato,
queste disposizioni siano compatibili con il diritto comunitario e motivate da
ragioni di interesse generale e, dall'altro, detti enti o dette attività non
siano sottoposti a regole equivalenti nel sistema legislativo o regolamentare
dello Stato membro d'origine.
ê 2000/12/CE
considerando 17 (adattato)
(15)          
Gli Stati membri devono vigilare affinché non vi
sia alcun ostacolo a che le attività ammesse a beneficiare del riconoscimento
reciproco possano essere esercitate allo stesso modo che nello Stato membro
d'origine, purché non siano incompatibili con le disposizioni legali Ö di legge Õ di interesse
generale in vigore nello Stato membro ospitante.
ê 2000/12/CE
considerando 18 (adattato)
Esiste una connessione
necessaria tra l'obiettivo della presente direttiva e la liberalizzazione dei
movimenti di capitale in corso di realizzazione mediante altri atti legislativi
comunitari. In ogni caso le misure di liberalizzazione dei servizi bancari
devono essere coerenti con le misure di liberalizzazione dei movimenti di
capitale.
ê 2000/12/CE
considerando 19 (adattato)
(16)          
Il regime applicato alle succursali degli enti
creditizi aventi la loro sede fuori della Comunità dovrebbe
Ö deve Õ essere analogo in
tutti gli Stati membri. Occorre prevedere che questo regime non possa essere
più favorevole di quello delle succursali degli enti provenienti
da Ö originari di Õ uno Stato membro. Occorre precisare che l La
Comunità può Ö deve
poter Õ concludere accordi
con paesi terzi che prevedono l'applicazione di disposizioni che accordano a
tali succursali un trattamento identico nell'intero
Ö in tutto il
suo Õ territorio tenendo conto del principio della reciprocità. Le
succursali degli enti creditizi aventi la loro sede fuori della Comunità non beneficiano Ö devono
beneficiare Õ della libera
prestazione di servizi ai sensi dell'articolo 49, secondo comma, del trattato
né della libertà di stabilimento in Stati membri diversi da quello in cui sono
stabilite. Che, comunque, le domande di autorizzazione di
una filiazione o di acquisizione di una partecipazione da parte di un'impresa
disciplinata dalla normativa in un paese terzo sono assoggettate ad una
procedura mirante a garantire un regime di reciprocità agli enti creditizi
della Comunità nei paesi terzi in questione.
ê 2000/12/CE
considerando 20 (adattato)
Le autorizzazioni di
enti creditizi che saranno rilasciate dalle autorità nazionali competenti
avranno portata comunitaria, conformemente alle disposizioni della presente
direttiva, e non più soltanto nazionale. Conseguentemente, decadranno le
attuali clausole di reciprocità. Occorre dunque una procedura elastica che
consenta di valutare la reciprocità su una base comunitaria. Tale procedura non
ha lo scopo di chiudere i mercati finanziari della Comunità, ma, poiché la
Comunità si propone di conservare i suoi mercati finanziari aperti al resto del
mondo, di migliorare la liberalizzazione dei mercati finanziari globali in
altri paesi terzi. Pertanto, la presente direttiva prevede procedure di
negoziazione con paesi terzi o, in ultima istanza, la possibilità di prendere
misure consistenti nella sospensione di nuove richieste di autorizzazione o
nella limitazione di nuove autorizzazioni.
ê 2000/12/CE
considerando 21 (adattato)
(17)          
È opportuno che vengano
stipulati, su base di reciprocità, a Accordi tra la Comunità ed i paesi terzi Ö devono essere
stipulati, su base di reciprocità, Õ onde permettere che la
vigilanza su base consolidata venga esercitata concretamente sulla base
geografica la più ampia possibile.
ê 2000/12/CE
considerando 22 (adattato)
(18)          
La responsabilità in materia di vigilanza sulla
solidità finanziaria, e in particolare sulla solvibilità, di un ente creditizio
Ö deve incombere allo
Stato Õ incombe ormai all'autorità competente dello Stato membro
d'origine dell'ente in questione. L'autorità dello Stato membro ospitante mantiene le sue responsabilità in materia di Ö deve essere
responsabile della Õ vigilanza sulla
liquidità Ö delle
succursali Õ e di politica monetaria Ö delle politiche
monetarie Õ. La vigilanza sul
rischio di mercato deve formare oggetto di una stretta cooperazione tra le
autorità competenti dello Stato membro d'origine e quelle dello Stato membro
ospitante.
ê 2000/12/CE
considerando 23 e 24 (adattato)
ðnuovo
(19)          
Il funzionamento armonioso del mercato interno
bancario necessiterà, al di là delle norme giuridiche, di una stretta e
regolare cooperazione tra le autorità competenti degli Stati membri ð , nonché di una convergenza
notevolmente rafforzata delle prassi regolamentari e di vigilanza ï. Per quel che riguarda Ö A questo scopo,
in particolare Õ l'esame dei problemi
concernenti un singolo ente creditizio ð e lo scambio reciproco di informazioni
devono svolgersi nell'ambito del ï , il "groupe de contact" (gruppo di
contatto) creato tra le autorità di controllo delle banche rimane la sede più
appropriata ð comitato delle autorità europee di
vigilanza bancaria, istituito con la decisione 2004/5/CE della Commissione[15] ï. Tale gruppo costituisce un contesto adeguato
per l'informazione reciproca di cui all'articolo 28. In ogni caso tale
procedura d'informazione reciproca non sostituisce la
collaborazione Ö deve sostituire
la cooperazione Õ bilaterale prevista all'articolo 28.
L'autorità competente dello Stato membro ospitante, f Fatte salve le sue competenze di controllo, Ö l'autorità
competente dello Stato membro ospitante deve potere Õ può continuare, sia di propria iniziativa in caso d'urgenza,
sia su iniziativa dell'autorità competente dello Stato membro d'origine, a verificare che l'attività di un ente
creditizio sul proprio territorio sia conforme alle leggi, ai principi di una
sana organizzazione amministrativa e contabile e di un controllo interno
adeguato.
ê 2000/12/CE
considerando 25
(20)          
È opportuno rendere possibili gli scambi di
informazione tra le autorità competenti e le autorità o gli organismi che,
grazie alle loro funzioni, contribuiscono a rafforzare la stabilità del sistema
finanziario. Per preservare la riservatezza delle informazioni trasmesse,
l'elenco dei relativi destinatari deve restare rigorosamente limitato.
ê 2000/12/CE
considerando 26 e 27 (adattato)
(21)          
Taluni comportamenti, quali ad esempio la frode e
l'insider trading, anche quando riguardano imprese diverse dagli enti
creditizi, sono tali da pregiudicare la stabilità nonché l'integrità del
sistema finanziario. È necessario prevedere a quali condizioni autorizzare tali scambi Ö in tali casi lo
scambio Õ di informazioni.
ê 2000/12/CE
considerando 28 (adattato)
(22)          
Qualora sia prevista la possibilità di divulgare le
informazioni soltanto previo assenso esplicito delle autorità competenti,
queste possono Ö devono
potere Õ, se del caso,
subordinare tale assenso a condizioni rigorose.
ê 2000/12/CE
considerando 29 (adattato)
(23)          
Occorre inoltre autorizzare gli scambi di
informazioni tra le autorità competenti, da un lato, e le banche centrali ed
altri organismi con responsabilità analoghe in quanto autorità monetarie,
dall'altro, e, all'occorrenza, altre autorità pubbliche incaricate del controllo dei Ö della vigilanza
sui Õ sistemi di pagamento.
ê 2000/12/CE
considerando 30 (adattato)
(24)          
Al fine di rafforzare la vigilanza prudenziale
sugli enti creditizi nonché la tutela dei clienti degli enti creditizi, è necessario prevedere che un revisore debba Ö i revisori
devono Õ informare
tempestivamente le autorità competenti quando, nei casi
previsti dalla presente direttiva, nell'esercizio delle sue Ö loro Õ funzioni venga Ö vengano Õ a conoscenza di
taluni fatti tali da pregiudicare gravemente la situazione finanziaria o
l'organizzazione amministrativa e contabile dell'ente creditizio. In base all'obiettivo perseguito, è auspicabile che Ö Per la stessa
ragione, Õ gli Stati membri prevedano Ö devono anche
prevedere Õ che tale obbligo si
applichi in ogni caso quando tali fatti siano rilevati da un revisore
nell'esercizio delle sue funzioni presso un'impresa che ha stretti legami con
un ente creditizio. L'obbligo imposto ai revisori di comunicare all'occorrenza
alle autorità competenti taluni fatti o decisioni riguardanti un ente
creditizio acquisiti nell'esercizio delle loro funzioni presso un'impresa non
finanziaria non Ö deve
modificare Õ modifica di per sé la natura del loro incarico presso
tale impresa né il modo in cui devono adempiere le loro funzioni presso tale
impresa.
ê 2000/12/CE
considerando da 31 a 35 (adattato)
Le norme di base comuni
per i fondi propri degli enti creditizi costituiscono uno strumento importante
per la messa in opera di un mercato interno nel settore creditizio, dato che i
fondi propri consentono di assicurare la continuità dell'attività di detti enti
e di proteggere il risparmio. Tale armonizzazione rafforzerà la vigilanza
esercitata sugli enti creditizi e favorirà l'opera di coordinamento nel settore
bancario.
Le norme comuni devono
essere applicate a tutti gli enti creditizi autorizzati nella Comunità.
I fondi propri di un
ente creditizio possono servire ad assorbire le perdite che non possono essere
compensate da profitti sufficienti. I fondi propri costituiscono inoltre un
importante criterio cui le autorità competenti possono ricorrere per valutare,
segnatamente, la solvibilità degli enti creditizi nonché per altri fini di
vigilanza.
Gli enti creditizi in un
mercato interno nel settore bancario sono in diretta concorrenza tra di loro e
pertanto le definizioni e le norme relative ai fondi propri devono essere
equivalenti. A tal fine, i criteri utilizzati per determinare la composizione
dei fondi propri non devono essere lasciati unicamente alla valutazione degli
Stati membri. Con l'adozione di norme di base comuni verrà dunque favorito al
massimo l'interesse della Comunità poiché si eviteranno distorsioni della
concorrenza e si consoliderà il sistema bancario della Comunità.
La definizione dei fondi
propri contenuta nella presente direttiva offre il massimo di elementi e di
importi limite, lasciando ad ogni Stato membro il potere discrezionale di
utilizzare tutti o parte di tali elementi o di adottare massimali inferiori per
gli importi limite.
ê 2000/12/CE
considerando 36 (adattato)
(25)          
La presente direttiva Ö dispone che
vengano precisati Õ i criteri per taluni
elementi dei fondi propri, lasciando Ö fatta salva la
possibilità per Õ gli Stati membri liberi di applicare disposizioni più rigorose.
ê 2000/12/CE
considerando 37 (adattato)
Nella fase iniziale, le
norme comuni di base sono definite in termini generici in modo da includere
tutti gli elementi compresi nei fondi propri nei vari Stati membri.
ê 2000/12/CE
considerando 38
(26)          
La presente direttiva distingue, in funzione della
qualità degli elementi che compongono i fondi propri, tra elementi che
costituiscono i fondi propri di base ed elementi che costituiscono i fondi
propri supplementari.
ê 2000/12/CE
considerando 39 (adattato)
(27)          
Per tener conto del fatto che gli elementi che costituiscono
i fondi propri supplementari sono qualitativamente diversi da quelli che
costituiscono i fondi propri di base, i primi non devono essere inclusi nei
fondi propri per un importo superiore al 100 % dei fondi propri di base. Per di più Ö Inoltre Õ l'inclusione di
taluni elementi dei fondi propri supplementari deve essere limitata al 50 % dei
fondi propri di base.
ê 2000/12/CE considerando
39 (adattato)
(28)          
Per evitare distorsioni di concorrenza, gli enti
creditizi pubblici non devono prendere in considerazione
Ö includere Õ le garanzie degli
Stati membri o degli enti Ö delle
autorità Õ locali nel calcolo
dei fondi propri.
ê 2000/12/CE considerando
40 (adattato)
(29)          
Ogniqualvolta nell'esercizio della vigilanza
occorra determinare l'insieme dei fondi propri consolidati di un gruppo di enti
creditizi, tale calcolo verrà Ö deve
essere Õ fatto in conformità
della presente direttiva.
ê 2000/12/CE
considerando 41 (adattato)
ðnuovo
(30)          
Il metodo contabile preciso da applicarsi per il
calcolo dei fondi propri e del coefficiente di
solvibilità ð della loro adeguatezza ai rischi ai
quali l'ente creditizio è esposto, ï nonché per la valutazione della concentrazione dei
rischi Ö delle
esposizioni Õ deve tener conto
delle disposizioni della direttiva 86/635/CEE del Consiglio, dell'8 dicembre
1986, relativa ai conti annuali ed ai conti consolidati delle banche e degli
altri istituti finanziari[16],
che contiene taluni adattamenti delle disposizioni della direttiva 83/349/CEE
del Consiglio, del 13 giugno 1983, basata sull'articolo 44, paragrafo 2,
lettera g), del trattato e relativa ai conti consolidati Ö [17] Õ ð ovvero del regolamento (CE) n.
1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, relativo
all'applicazione di principi contabili internazionali[18],
qualora sia quest'ultimo a disciplinare la contabilità degli enti creditizi ai
sensi del diritto nazionale ï.
ê 2000/12/CE
considerando da 42 a 47 (adattato)
Le disposizioni relative
ai fondi propri rientrano nello sforzo internazionale intrapreso su scala più
vasta per giungere ad un ravvicinamento delle norme vigenti nei principali
paesi in materia di allineamento dei fondi propri.
Gli enti creditizi in un
mercato interno nel settore bancario sono chiamati ad entrare in diretta
concorrenza fra di loro e l'adozione di norme comuni di solvibilità sotto forma
di un coefficiente minimo avrà come effetto di prevenire le distorsioni di
concorrenza e di rafforzare il sistema bancario comunitario.
La Commissione
predisporrà una relazione e rivedrà periodicamente le disposizioni relative ai
fondi propri al fine di renderle più rigorose e di realizzare pertanto una
maggiore convergenza nella definizione comune di fondi propri. Tale convergenza potrà consentire un maggiore
allineamento dei fondi propri degli enti creditizi della Comunità.
Le disposizioni
relative al coefficiente di solvibilità sono il risultato dell'opera svolta dal
comitato consultivo bancario che ha la responsabilità di presentare alla
Commissione suggerimenti per il coordinamento dei coefficienti applicabili
negli Stati membri.
Un coefficiente
di solvibilità appropriato ha un ruolo di fondamentale importanza ai fini della
vigilanza degli enti creditizi.
Un coefficiente
nel quale le attività e le operazioni fuori bilancio sono ponderate secondo il
grado di rischio creditizio è una misura particolarmente utile di solvibilità. 
ònuovo
(31)          
I requisiti patrimoniali
minimi hanno un'importanza centrale ai fini della vigilanza degli enti
creditizi e del riconoscimento reciproco delle tecniche di vigilanza prudenziale.
A tal fine, le disposizioni relative ai requisiti patrimoniali minimi sono da
porre in relazione con gli altri strumenti specifici miranti ad armonizzare le
tecniche fondamentali di vigilanza sugli enti creditizi.
(32)          
Al fine di prevenire
distorsioni della concorrenza e per rafforzare il sistema bancario nel mercato
interno, occorre fissare requisiti patrimoniali minimi comuni.
(33)          
Per garantire un adeguato
livello di solvibilità è importante fissare requisiti patrimoniali minimi in
base ai quali le attività e le voci fuori bilancio siano ponderate in funzione
del grado di rischio. 
ê 2000/12/CE
considerando da 48 a 51 (adattato)
L'adozione di norme
comuni per la determinazione dell'adeguatezza dei fondi propri in funzione del
rischio creditizio delle attività e delle operazioni fuori bilancio costituisce
pertanto uno dei settori essenziali di armonizzazione necessaria a pervenire al
reciproco riconoscimento delle tecniche di controllo prudenziale e quindi a
completare il mercato interno nel settore bancario.
A tal fine, le
disposizioni relative al coefficiente di solvibilità sono da porre in relazione
ad altri strumenti specifici che armonizzano anch'essi le tecniche principali
del controllo degli enti creditizi.
Gli enti
creditizi in un mercato interno nel settore bancario sono chiamati ad entrare
in diretta concorrenza fra di loro e l'adozione di norme comuni di solvibilità
sotto forma di un coefficiente minimo avrà come effetto di prevenire le distorsioni
di concorrenza e di rafforzare il sistema bancario comunitario.
La presente
direttiva prevede ponderazioni differenziate per le garanzie prestate dagli
istituti finanziari di varia natura. La Commissione si impegna quindi ad
esaminare se la direttiva considerata nel suo insieme determini distorsioni
significative nelle condizioni di concorrenza tra gli enti creditizi e le
compagnie di assicurazione e, in base a tale esame, se sia giustificato
adottare misure correttive.
ònuovo
(34)          
E' essenziale tener conto
della diversità degli enti creditizi nella Comunità, prevedendo sistemi
alternativi di calcolo dei requisiti patrimoniali minimi a fronte del rischio
di credito che incorporino livelli diversi di sensibilità al rischio e che
richiedano gradi diversi di sofisticatezza. L'utilizzo dei rating esterni e
delle stime interne degli enti creditizi dei singoli parametri di rischio di
credito rappresenta un progresso significativo in termini di sensibilità al
rischio e di solidità prudenziale delle norme in materia di rischio di credito.
Occorre prevedere adeguati incentivi per spingere gli enti creditizi ad
adottare i metodi che presentano una maggiore sensibilità al rischio.
(35)          
I requisiti patrimoniali
minimi devono essere proporzionati ai rischi cui si riferiscono. In
particolare, i requisiti devono riflettere la riduzione del livello di rischio
derivante dall'esistenza di un gran numero di esposizioni di dimensioni
relativamente ridotte. 
(36)          
Occorre accordare un
maggiore riconoscimento alle tecniche di attenuazione del rischio di credito
nel quadro di norme miranti ad assicurare che la solvibilità non venga
compromessa da un indebito riconoscimento.
(37)          
Al fine di assicurare che
i requisiti patrimoniali minimi degli enti creditizi riflettano adeguatamente i
rischi e la riduzione dei rischi derivanti dalle attività di cartolarizzazione
e dagli investimenti in attività cartolarizzate degli enti creditizi, occorre
includere norme che prevedano un trattamento di tali attività e investimenti
che sia sensibile al rischio e solido sotto il profilo prudenziale. 
ê 2000/12/CE
considerando 52 (adattato)
L'allegato III
stabilisce il trattamento delle voci fuori bilancio nel contesto del calcolo
del coefficiente di solvibilità degli enti creditizi. Ai fini del buon
funzionamento del mercato interno e, in particolare, al fine di garantire la
parità delle condizioni concorrenziali, gli Stati membri sono tenuti ad
adoperarsi per pervenire ad una valutazione uniforme dei contratti di novazione
e degli accordi di compensazione contrattuale da parte delle rispettive
autorità competenti. L'allegato III è conforme ai risultati dei lavori di un
consesso internazionale di cooperazione tra le autorità di vigilanza bancaria
in merito al riconoscimento da parte delle autorità di vigilanza stesse delle
compensazioni bilaterali, e in particolare della possibilità di calcolo degli
obblighi di copertura patrimoniale per talune operazioni sulla base di un
importo netto anziché lordo, purché esistano accordi giuridicamente vincolanti
che garantiscano che il rischio di credito sia limitato all'importo netto. In
moltissimi paesi terzi gli enti creditizi e i gruppi di enti creditizi che sono
attivi a livello internazionale e che competono con gli enti creditizi
comunitari beneficeranno delle regole adottate in un più ampio contesto
internazionale, che daranno luogo ad un perfezionamento del trattamento
prudenziale degli strumenti derivati OTC. Tale perfezionamento consente una
copertura patrimoniale obbligatoria più appropriata in quanto tiene conto degli
effetti di riduzione del rischio degli accordi di compensazione contrattuale
riconosciuti sui rischi di credito potenziali futuri. La compensazione di
strumenti derivati negoziati fuori borsa (OTC) effettuata dalle stanze di compensazione
che agiscono quale controparte centrale ha un ruolo importante in alcuni Stati
membri. È opportuno riconoscere i vantaggi di una siffatta compensazione in
termini di riduzione del rischio di credito e del relativo rischio sistemico
nel trattamento prudenziale del rischio di credito. È necessario che le
esposizioni correnti e potenziali future risultanti da contratti derivati OTC
che sono stati regolati siano pienamente garantite e che sia eliminato il
rischio di un aumento delle esposizioni nei confronti della stanza di
compensazione che oltrepassi il valore di mercato della garanzia fornita,
affinché ai contratti derivati OTC sia garantito, per un periodo transitorio,
lo stesso trattamento prudenziale riservato agli strumenti derivati negoziati in
borsa. Le autorità competenti devono accertarsi che il livello dei margini
iniziali e dei margini di variazione nonché la qualità della garanzia fornita e
il livello di copertura da essa assicurato rispondano ai requisiti. L'allegato
III offre agli enti creditizi costituiti negli Stati membri la possibilità di
un analogo riconoscimento delle compensazioni bilaterali da parte delle
autorità competenti e garantisce a detti enti condizioni eque di concorrenza.
Le norme previste sono equilibrate ed atte a rafforzare ulteriormente le misure
di vigilanza prudenziale applicate agli enti creditizi. Le autorità competenti
negli Stati membri dovrebbero assicurare che il calcolo delle maggiorazioni sia
basato sul capitale di riferimento effettivo anziché su quello apparente.
ònuovo
(38)          
Il rischio operativo
rappresenta un rischio notevole per gli enti creditizi e pertanto deve essere
coperto con fondi propri. E' essenziale tener conto delle diversità degli enti
creditizi nella Comunità, prevedendo sistemi alternativi di calcolo dei
requisiti patrimoniali a fronte del rischio operativo che incorporino livelli
diversi di sensibilità al rischio e che richiedano gradi diversi di
sofisticatezza. Occorre prevedere adeguati incentivi per spingere gli enti
creditizi ad adottare i metodi che presentano una maggiore sensibilità al
rischio. Dato che le tecniche di misurazione e di gestione del rischio
operativo sono ancora in fase di evoluzione, le norme devono essere soggette a
costante riesame e se del caso aggiornate, in particolare per quanto riguarda i
requisiti patrimoniali applicabili alle diverse aree di attività e il
riconoscimento delle tecniche di attenuazione del rischio. 
(39)          
Per assicurare un
adeguato livello di solvibilità degli enti creditizi appartenenti ad un gruppo,
è essenziale calcolare i requisiti patrimoniali minimi sulla base della situazione
finanziaria consolidata del gruppo. Per assicurare un'adeguata ripartizione dei
fondi propri all'interno del gruppo e, se necessario, la loro disponibilità per
la tutela del risparmio, occorre applicare i requisiti patrimoniali minimi ad
ogni singolo ente creditizio del gruppo, a meno che il predetto obiettivo non
possa essere efficacemente conseguito in altro modo.
ê 2000/12/CE
considerando 53 (adattato)
Il coefficiente minimo
indicato nella presente direttiva rafforza il livello dei fondi propri degli
enti creditizi nella Comunità. Il tasso dell'8% è stato adottato in seguito ad
un'indagine statistica sul fabbisogno di capitale rilevato all'inizio del 1988.
ê 2000/12/CE
considerando 54 (adattato)
(40)          
È opportuno armonizzare le regole essenziali in
materia di vigilanza Ö sorveglianza Õ dei grandi fidi
degli enti creditizi. Occorre lasciare agli Stati membri la facoltà di adottare
disposizioni più rigorose di quelle previste dalla presente direttiva.
ê 2000/12/CE
considerando 55 (adattato)
(41)          
La vigilanza Ö sorveglianza Õ e il controllo dei
fidi degli enti creditizi Ö devono
costituire Õ costituiscono parte integrante della vigilanza su questi
ultimi. Ö Pertanto Õ, Ll'eccessiva
concentrazione di fidi a favore di un unico cliente o di un gruppo di clienti
collegati può comportare il rischio di perdite di livello inaccettabile. Tale
situazione può essere ritenuta pregiudizievole per la solvibilità dell'ente
creditizio.
ê 2000/12/CE
considerando 56 (adattato)
(42)          
Infatti, su un Ö Poiché
sul Õ mercato interno nel settore bancario gli enti creditizi si trovano in
concorrenza diretta tra loro, è necessario che gli obblighi in materia di vigilanza Ö sorveglianza Õ applicabili in tutta la Comunità siano equivalenti Ö in tutta la
Comunità Õ. A tale scopo, i criteri applicati per determinare la
concentrazione dei rischi devono essere disciplinati da norme giuridicamente
vincolanti a livello comunitario e non possono essere lasciati alla piena discrezionalità
degli Stati membri. L'adozione di norme comuni favorirà pertanto gli interessi
della Comunità in quanto eviterà disparità nelle condizioni di concorrenza,
rafforzando nel contempo il sistema bancario comunitario.
ê 2000/12/CE
considerando 57 (adattato)
ðnuovo
(43)          
Le disposizioni
relative al coefficiente di solvibilità degli enti creditizi contengono un
elenco dei rischi di credito assunti dagli enti creditizi. È opportuno rinviare
a tale elenco per la definizione dei rischi relativamente ai limiti dei grandi
rischi. Non è invece ð Sebbene ai fini della determinazione
degli importi massimi dei grandi fidi sia opportuno basare la definizione di
fido sulla definizione di esposizione fornita nelle disposizioni relative ai
requisiti patrimoniali minimi a fronte del rischio di credito, non
è invece ï opportuno riferirsi in linea di principio alle ponderazioni né alle
categorie di rischio stabilite dalle suddette disposizioni. Infatti tali
ponderazioni e categorie di rischio sono
state concepite al fine di stabilire un criterio Ö requisito Õ di solvibilità
generale per coprire il rischio di credito degli enti creditizi. Nell'ambito di una regolamentazione sui grandi fidi,
l'obiettivo è Ö Al fine Õ di limitare il
rischio massimo di perdite di un ente creditizio nei confronti di un cliente o
di un gruppo di clienti collegati. Ooccorre
dunque adottare un approccio
prudente consistente nel registrare, in linea generale, i rischi al loro valore
nominale, Ö norme per la
determinazione dei grandi fidi che tengano conto del valore nominale del
fido Õ senza applicazione
di ponderazioni o categorie di rischio.
ònuovo
(44)          
Per quanto, in attesa di
un ulteriore riesame delle disposizioni in materia di grandi fidi, sia
auspicabile, al fine di limitare i requisiti in materia di calcolo, permettere
il riconoscimento degli effetti dell'attenuazione del rischio di credito analogamente
a quanto consentito in materia di requisiti patrimoniali minimi, occorre
ricordare che le norme in materia di attenuazione del rischio di credito sono
state elaborate per il rischio di credito generale e diversificato derivante
dall'esposizione nei confronti di un gran numero di controparti. Di
conseguenza, il riconoscimento degli effetti di tali tecniche ai fini della
determinazione degli importi massimi dei grandi fidi, con l'obiettivo di
limitare la perdita massima che può insorgere a causa di un unico cliente o
gruppo di clienti collegati, deve essere soggetto a presidii prudenziali.
ê 2000/12/CE
considerando 58 (adattato)
(45)          
Quando un ente creditizio assume rischi Ö esposizioni Õ nei confronti della
propria impresa madre o di altre imprese figlie Ö filiazioni Õ di tale impresa
madre, si impone una prudenza particolare. La gestione dei
rischi assunti Ö delle
esposizioni assunte Õ dagli enti creditizi
deve essere condotta in maniera totalmente autonoma nell'osservanza dei
principi di una sana gestione bancaria, a prescindere da qualsiasi Ö altra Õ considerazione estranea a tali principi. Le
disposizioni della presente direttiva prevedono, qQualora l'influenza esercitata dalle persone
che detengono direttamente o indirettamente una partecipazione qualificata in
un ente creditizio sia suscettibile di essere incompatibile con una sana e
prudente gestione dell'ente, che le autorità
competenti Ö devono
prendere Õ prendano le misure appropriate per porre fine a tale
situazione. In materia di grandi Ö fidi Õ rischi, occorre altresì
prevedere norme specifiche per i rischi assunti Ö i fidi concessi Õ da un ente
creditizio verso le Ö alle Õ imprese del proprio
gruppo, Ö ivi comprese
restrizioni più severe Õossia norme più restrittive rispetto a quelle previste per gli
altri rischi. Tale limitazione più rigorosa non
deve tuttavia essere applicata Ö Tali norme non
devono tuttavia essere applicate Õ quando l'impresa
madre è un istituto finanziario Ö una società di partecipazione
finanziaria Õ o un ente creditizio
e Ö o Õ quando le altre imprese figlie Ö filiazioni Õ sono enti creditizi,
istituti Ö enti Õ finanziari o imprese
di servizi bancari ausiliari, purché tutte queste
imprese siano ricomprese nella vigilanza su base consolidata dell'ente
creditizio cui fanno capo. In
questo caso la vigilanza su base consolidata sull'insieme così costituito
permette infatti un controllo efficace, senza che sia indispensabile prevedere
norme più severe per limitare i rischi. In tal modo i gruppi bancari saranno
altresì incoraggiati ad organizzare le proprie strutture in maniera da
permettere l'esercizio della vigilanza su base consolidata, il che costituisce
un risultato auspicabile poiché consente di instaurare una vigilanza più
completa. 
ònuovo
(46)          
Gli enti creditizi devono
dotarsi di capitale interno che, in funzione dei rischi ai quali sono o
potrebbero essere esposti, sia adeguato in termini di quantità, qualità e
ripartizione. Di conseguenza, gli enti creditizi devono dotarsi di strategie e
processi che consentano loro di valutare e di conservare l'adeguatezza del loro
capitale interno. 
(47)          
Alle autorità competenti
spetta il compito di accertare che gli enti creditizi possiedano una buona
organizzazione e dispongano di fondi propri adeguati, tenendo conto dei rischi
ai quali gli enti creditizi sono o potrebbero essere esposti. 
(48)          
Affinché il mercato
interno nel settore bancario possa funzionare efficacemente, il comitato delle
autorità europee di vigilanza bancaria deve contribuire all'applicazione
uniforme della presente direttiva e alla convergenza delle prassi di vigilanza
in tutta la Comunità.
(49)          
Per la stessa ragione,
per evitare che gli enti creditizi comunitari attivi in vari Stati membri
debbano sopportare un onere sproporzionato a causa delle responsabilità in
materia di autorizzazione e di vigilanza che continuano a incombere alle
autorità competenti dei singoli Stati membri, è essenziale migliorare in
maniera significativa la cooperazione tra le autorità competenti. A tal fine
occorre rafforzare il ruolo dell'autorità di vigilanza su base consolidata. Il
comitato delle autorità europee di vigilanza bancaria deve sostenere e
rafforzare tale cooperazione.
ê 2000/12/CE
considerando 65 (adattato)
(50)          
La vigilanza su base consolidata degli enti
creditizi deve avere Ö ha Õ lo scopo in
particolare di tutelare gli interessi dei clienti degli enti creditizi e di
assicurare la stabilità del sistema finanziario.
ê 2000/12/CE
considerando 59 (adattato)
(51)          
La vigilanza su una
base consolidata, per essere effettiva, deve potersi
applicare Ö pertanto
applicarsi Õ a tutti i gruppi
bancari, ivi compresi quei gruppi la cui impresa madre non sia un ente
creditizio. Le autorità competenti devono disporre degli strumenti giuridici
necessari all'esercizio di siffatta vigilanza.
ê 2000/12/CE
considerando 60 (adattato)
(52)          
Per quanto riguarda i gruppi le cui attività sono
diversificate e la cui impresa madre controlla almeno un ente creditizio (impresa figlia Ö filiazione Õ), le autorità
competenti devono essere in grado di valutare la situazione finanziaria
dell'ente creditizio nell'ambito di tali gruppi. In
attesa di ulteriore coordinamento, gli Stati membri possono prescrivere congrue
tecniche di consolidamento al fine di realizzare lo scopo della presente
direttiva. Le autorità competenti devono disporre almeno dei mezzi che
permettono di ottenere da tutte le imprese del gruppo le informazioni
necessarie all'assolvimento dei loro compiti. È necessario instaurare una
collaborazione tra le autorità responsabili della vigilanza dei vari settori
finanziari, nel caso dei gruppi di imprese che esercitano varie attività
finanziarie. Ö In attesa di
ulteriore coordinamento, gli Stati membri devono poter prescrivere congrue
tecniche di consolidamento al fine di realizzare lo scopo della presente
direttiva. Õ
ê 2000/12/CE
considerando 61 (adattato)
(53)          
Gli Stati membri possono
altresì Ö devono
poter Õ rifiutare o revocare
l'autorizzazione in caso di strutture di gruppo a loro avviso inadeguate
all'esercizio delle attività bancarie, in particolare perché queste ultime non
potrebbero essere oggetto di una vigilanza soddisfacente. Le autorità
competenti dispongono Ö devono
disporre Õ al riguardo dei Ö necessari Õ poteri, di cui all'articolo 7, paragrafo 1, primo comma, e paragrafo
2, all'articolo 14, paragrafo 1, lettera c) ed all'articolo 16, al fine
di garantire una gestione sana e prudente degli enti creditizi.
ê 2000/12/CE
considerando da 62 a 64 (adattato)
Gli Stati membri possono
anche instaurare la vigilanza, secondo tecniche idonee, di gruppi la cui
struttura esulerebbe dall'ambito di applicazione della presente direttiva; sarà
opportuno provvedere a completare le disposizioni della presente direttiva onde
disciplinare tali strutture nell'ipotesi di una loro generalizzazione.
La vigilanza su una base
consolidata deve inglobare tutte le attività definite all'allegato I. Pertanto,
tutte le imprese che esercitano tali attività devono essere incluse nella
vigilanza su una base consolidata. Conseguentemente, la definizione di enti
finanziari deve includere tali attività.
La direttiva 86/635/CEE,
unitamente alla direttiva 83/349/CEE, ha stabilito le regole di consolidamento
in materia di conti consolidati pubblicati dagli enti creditizi. È ormai
possibile precisare maggiormente i metodi da utilizzare nel quadro della
vigilanza prudenziale esercitata su base consolidata.
ònuovo
(54)          
Affinché il mercato interno
nel settore bancario possa funzionare con sempre maggiore efficacia, e per
consentire ai cittadini della Comunità di beneficiare di un adeguato livello di
trasparenza, è necessario che le autorità competenti comunichino al pubblico, secondo
modalità che consentano raffronti significativi, le modalità di attuazione
della presente direttiva.
(55)          
Per rafforzare la
disciplina di mercato e incoraggiare gli enti creditizi a migliorare la loro
strategia di mercato, il loro controllo del rischio e l'organizzazione interna
della loro gestione, occorre prescrivere un'adeguata informativa al pubblico da
parte degli enti creditizi. 
ê 2000/12/CE
considerando 66 (adattato)
(56)          
L'esame dei problemi che si pongono nelle materie
trattate dalle direttive del Consiglio Ö dalla presente
direttiva nonché da altre direttive Õ relative
all'attività degli enti creditizi, in particolare in vista di un coordinamento
più avanzato, esige che Ö la cooperazione
tra Õ le autorità
competenti e la Commissione cooperino in seno ad un
comitato consultivo. Tale comitato consultivo
bancario delle autorità competenti degli Stati membri non pregiudica altre
forme di cooperazione tra autorità di controllo nel settore dell'accesso e
della vigilanza degli enti creditizi e in particolare la cooperazione istituita
all'interno del gruppo di contatto creato fra le autorità di controllo delle
banche.
ê 2000/12/CE
considerando 67 (adattato)
(57)          
Di tanto in tanto potranno
essere necessarie, per tener conto dei nuovi sviluppi nel settore bancario,
modifiche tecniche delle disposizioni della presente direttiva. La Commissione,
dopo aver consultato il comitato consultivo bancario effettuerà dette modifiche
allorquando si renderanno necessarie, nell'esercizio dei poteri di esecuzione
ad essa conferiti dalle disposizioni del trattato.
Le misure necessarie per l'attuazione della presente direttiva sono adottate
secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità
per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione Ö [19] Õ .
ònuovo
(58)          
Per evitare eventuali
perturbazioni sui mercati e per assicurare il mantenimento del livello generale
dei fondi propri è opportuno prevedere disposizioni transitorie specifiche. 
(59)          
Data la loro sensibilità
al rischio, è auspicabile sorvegliare costantemente se le norme in materia di
requisiti patrimoniali minimi abbiano effetti significativi sul ciclo
economico. La Commissione, tenendo conto del contributo della Banca centrale
europea, deve riferire su questi aspetti al Parlamento europeo e al Consiglio.
ê 2000/12/CE
considerando 68 (adattato)
L'articolo 36, paragrafo
1, della presente direttiva consente agli enti creditizi organizzati sotto
forma di società cooperative o di fondi di includere gli impegni solidali dei
mutuatari nei fondi propri di cui all'articolo 34, paragrafo 2, punto 7). Il
governo danese ha espresso vivo interesse alla trasformazione in società per
azioni dei propri istituti di credito ipotecario organizzati in forma di
società cooperative o di fondi. Allo scopo di facilitare o di rendere possibile
tale trasformazione è necessaria una deroga temporanea che consenta di
includere parte degli impegni solidali dei mutuatari nei fondi propri. Tale
deroga temporanea non deve falsare la concorrenza tra gli enti creditizi.
ê 2000/12/CE
considerando da 69 a 71
(69) L'applicazione di una ponderazione del 20% alla detenzione di
obbligazioni ipotecarie da parte di un ente creditizio può turbare un mercato
finanziario nazionale in cui siffatti strumenti svolgono un ruolo
preponderante. In tali casi vengono prese misure provvisorie per applicare una
ponderazione dei rischi del 10%. Il mercato della titolarizzazione è in fase di
rapida espansione. È pertanto auspicabile che la Commissione esamini con gli
Stati membri il trattamento prudenziale dei valori assistiti da voci
dell'attivo e presenti entro il 22 giugno 1999 proposte volte ad adeguare la
normativa esistente al fine di definire un appropriato trattamento prudenziale
dei valori assistiti da voci dell'attivo. Le autorità competenti possono
autorizzare una ponderazione del 50% alle voci dell'attivo garantite da
ipoteche su locali per uffici o per il commercio di vario tipo sino al 31
dicembre 2006. I beni immobili ipotecati debbono essere soggetti a rigorosi
criteri di valutazione e a regolare rivalutazione per tener conto degli
sviluppi occorsi nel mercato dei beni immobili ad uso commerciale. Gli immobili
devono essere occupati dal proprietario o da esso dati in locazione. I prestiti
per lo sviluppo immobiliare sono esclusi da tale ponderazione del 50%.
(70) Per garantire un'applicazione armoniosa delle disposizioni sui
grandi rischi, occorre permettere agli Stati membri di prevedere
un'applicazione in due fasi dei nuovi limiti. Per gli enti creditizi più
piccoli può essere giustificato un periodo transitorio più lungo in quanto
un'applicazione in tempi più ravvicinati della soglia del 25% ridurrebbe troppo
bruscamente la loro attività creditizia.
(71) Inoltre, l'armonizzazione delle condizioni di risanamento e
liquidazione degli enti creditizi è attualmente in esame.
ê 2000/12/CE
considerando 72 (adattato)
(60)          
Dovrà essere Ö Verrà Õ intrapresa anche
l'armonizzazione degli strumenti necessari al controllo
dei Ö per la
vigilanza sui Õ rischi di liquidità.
ê 2000/12/CE
considerando 73 (adattato)
La presente direttiva
non pregiudica gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di
attuazione delle direttive previste nell'allegato V, parte B
ònuovo
(61)          
La presente direttiva
rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti segnatamente
dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea quali principi
generali del diritto comunitario.
(62)          
L'obbligo di attuare la
presente direttiva nel diritto interno deve essere limitato alle disposizioni
che costituiscono modificazioni sostanziali delle direttive precedenti. L'obbligo
d'attuazione delle disposizioni rimaste immutate nella sostanza discende dalle
direttive precedenti.
(63)          
La presente direttiva
deve far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini d'attuazione
delle direttive nel diritto interno indicati nell'allegato XIII, parte B,
ê2000/12/CE
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
ònuovo
 INDICE 
 TITOLO I || OGGETTO, CAMPO D'APPLICAZIONE E DEFINIZIONI 
 TITOLO II || CONDIZIONI DI ACCESSO ALL'ATTIVITÀ DEGLI ENTI CREDITIZI E DI ESERCIZIO DI TALE ATTIVITÀ 
 TITOLO III || DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA LIBERTÀ DI STABILIMENTO E ALLA LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI 
 Sezione 1 || Enti creditizi 
 Sezione 2 || Enti finanziari 
 Sezione 3 || Esercizio del diritto di stabilimento 
 Sezione 4 || Esercizio della libera prestazione di servizi 
 Sezione 5 || Potere delle autorità competenti dello Stato membro ospitante 
 TITOLO IV || RELAZIONI CON I PAESI TERZI 
 Sezione 1 || Notificazione relativa alle imprese di paesi terzi e condizioni di accesso ai mercati di tali paesi 
 Sezione 2 || Cooperazione in materia di vigilanza su base consolidata con le autorità competenti dei paesi terzi 
 TITOLO V || PRINCIPI E STRUMENTI TECNICI DI VIGILANZA PRUDENZIALE E INFORMATIVA 
 Capo 1 || Principi di vigilanza prudenziale 
 Sezione 1 || Competenze dello Stato membro d'origine e dello Stato membro ospitante 
 Sezione 2 || Scambio di informazioni e segreto d'ufficio 
 Sezione 3 || Obbligo delle persone incaricate della revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati 
 Sezione 4 || Potere sanzionatorio e ricorso in sede giurisdizionale 
 Capo 2 || Strumenti tecnici di vigilanza prudenziale 
 Sezione 1 || Fondi propri 
 Sezione 2 || Copertura dei rischi 
 Sottosezione 1 || Livello di applicazione 
 Sottosezione 2 || Calcolo dei requisiti 
 Sottosezione 3 || Livello minimo dei fondi propri 
 Sezione 3 || Requisiti patrimoniali minimi a fronte del rischio di credito 
 Sottosezione 1 || Metodo standardizzato 
 Sottosezione 2 || Metodo basato sui rating interni 
 Sottosezione 3 || Attenuazione del rischio di credito 
 Sottosezione 4 || Cartolarizzazione 
 Sezione 4 || Requisiti patrimoniali minimi a fronte del rischio operativo 
 Sezione 5 || Grandi fidi 
 Sezione 6 || Partecipazioni qualificate al di fuori del campo finanziario 
 Capo 3 || Processo interno di valutazione degli enti creditizi 
 Capo 4 || Vigilanza e comunicazione da parte delle autorità competenti 
 Sezione 1 || Vigilanza 
 Sezione 2 || Comunicazione da parte delle autorità competenti 
 Capo 5 || Informativa da parte degli enti creditizi 
 TITOLO VI || POTERI D’ATTUAZIONE 
 TITOLO VII || DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI 
 Capo 1 || Disposizioni transitorie 
 Capo 2 || Disposizioni finali 
 ALLEGATO I || Elenco delle attività che beneficiano del mutuo riconoscimento 
 ALLEGATO II || Classificazione delle voci fuori bilancio 
 ALLEGATO III || Trattamento degli strumenti derivati 
 ALLEGATO IV || Tipo di derivati 
 ALLEGATO V || Criteri tecnici relativi all’organizzazione e al trattamento dei rischi 
 ALLEGATO VI || Metodo standardizzato 
 ALLEGATO VI Parte 1 || Fattori di ponderazione del rischio 
 ALLEGATO VI Parte 2 || Riconoscimento delle ECAI e attribuzione delle valutazioni del merito di credito alle classi di merito di credito 
 ALLEGATO VI Parte 3 || Impiego delle valutazioni del merito di credito delle ECAI ai fini della determinazione dei fattori di ponderazione del rischio 
 ALLEGATO VII || Metodo basato sui rating interni (metodo IRB) 
 ALLEGATO VII Parte 1 || Importi delle esposizioni ponderati per il rischio e importi delle perdite attese 
 ALLEGATO VII Parte 2 || PD, LGD, e durata 
 ALLEGATO VII Parte 3 || Valore dell'esposizione 
 ALLEGATO VII Parte 4 || Requisiti minimi per il metodo IRB 
 ALLEGATO VIII || Attenuazione del rischio di credito 
 ALLEGATO VIII Parte 1 || Ammissibilità 
 ALLEGATO VIII Parte 2 || Requisiti minimi 
 ALLEGATO VIII Parte 3 || Calcolo degli effetti dell'attenuazione del rischio di credito 
 ALLEGATO VIII Parte 4 || Disallineamenti di durata 
 ALLEGATO VIII Parte 5 || Combinazioni di strumenti di attenuazione del rischio di credito nel quadro del metodo standardizzato 
 ALLEGATO VIII Parte 6 || Tecniche di attenuazione del rischio di credito per una pluralità di esposizioni (basket) 
 ALLEGATO IX || Cartolarizzazione 
 ALLEGATO IX Parte 1 || Definizioni ai fini dell'allegato IX 
 ALLEGATO IX Parte 2 || Requisiti minimi per il riconoscimento di trasferimenti significativi del rischio di credito e per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese per le esposizioni cartolarizzate 
 ALLEGATO IX Parte 3 || Valutazioni esterne del merito di credito 
 ALLEGATO IX Parte 4 || Calcolo 
 ALLEGATO X || Rischio operativo 
 ALLEGATO X Parte 1 || Metodo base dell'indicatore 
 ALLEGATO X Parte 2 || Metodo standardizzato 
 ALLEGATO X Parte 3 || Metodi avanzati di misurazione 
 ALLEGATO X Parte 4 || Uso congiunto di diverse metodologie 
 ALLEGATO X Parte 5 || Classificazione delle tipologie di eventi di perdita 
 ALLEGATO XI || Criteri tecnici relativi alla revisione e valutazione delle autorità competenti 
 ALLEGATO XII || Criteri tecnici in materia di informativa 
 ALLEGATO XII Parte 1 || Criteri generali 
 ALLEGATO XII Parte 2 || Obblighi generali 
 ALLEGATO XII Parte 3 || Requisiti di idoneità per l'impiego di particolari strumenti o metodologie 
 ALLEGATO XIII Parte A || Direttive abrogate e modifiche successive (di cui all’articolo 158) 
 ALLEGATO XIII Parte B || Termini di attuazione nel diritto nazionale (di cui all’articolo 159) 
 ALLEGATO XIV || Tavola di concordanza 
ê 2000/12/CE
(adattato)
TITOLO I
ÖOGGETTO, CAMPO
D'APPLICAZIONE E Õ DEFINIZIONI E CAMPO D'APPLICAZIONE 
ê 2000/12/CE
articolo 2, paragrafi 1 e 2 (adattato)
Articolo 1
1.           La presente direttiva riguarda Ö disciplina Õ l'accesso
all'attività degli enti creditizi ed il suo esercizio Ö, nonché la vigilanza
prudenziale su detti enti. Õ Essa si applica a tutti gli enti creditizi.
2.           L'articolo 25 Ö 39 Õ e gli articoli da 52 a 56 Ö il titolo V,
capo 4, sezione 1 Õ si applicano anche alle società di partecipazione finanziaria e alle
società di partecipazione mista con sede nella Comunità.
3.           Gli enti esclusi a titolo
permanente a norma del successivo paragrafo 3 Ö dell'articolo 5 Õ, eccettuate,
tuttavia, le banche centrali degli Stati membri, sono considerati enti
finanziari ai fini dell'applicazione dell'articolo 25 e
degli articoli da 52 a 56 Ö 39 e del titolo
V, capo 4, sezione 1 Õ.
ê 2000/12/CE
articolo 2, paragrafo 3 (adattato)
Articolo 2
Le disposizioni della presente direttiva non
si applicano alle attività svolte:
–                        
dalle banche centrali degli Stati membri;
–                        
dagli uffici dei conti correnti postali;
–                        
in Belgio: dall'«Institut de réescompte et de
garantie/Herdiscontering- en Waarborgsinstituut»;
–                        
in Danimarca: dal «Dansk Eksportfinansieringsfond»,
del Ö dal Õ «Danmarks Skibskreditfond» e dal «Dansk Landbrugs Realkreditfond»;
–                        
in Germania: dalla «Kreditanstalt für
Wiederaufbau», dagli organismi riconosciuti in virtù del
«Wohnungsgemeinnützigkeitsgesetz» quali organi della politica nazionale in
materia di alloggi e le cui operazioni bancarie non costituiscono l'attività
principale, nonché dagli organismi riconosciuti in virtù della legge succitata
quali organismi di interesse pubblico in materia di alloggi;
–                        
in Grecia: dalla «Ελληνική
Τράπεζα Βιομηχανικής
Αναπτύξεως» (Elliniki Trapeza
Viomichanikis Anaptyxeos), dal «Ταμείο Παρακαταθηκών
και Δανείων» (Tamio
Parakatathikon kai Danion), e del Ö dal Õ «Ταχυδρομικό
Ταμιευτήριο»
(Tachidromiko Tamieftirio);
–                        
in Spagna: dall'«Instituto de Crédito Oficial»;
–                        
in Francia: dalla «Caisse des dépôts et
consignations»;
–                        
in Irlanda: dalle «credit unions» e dalle «friendly
societies»;
–                        
in Italia: dalla «Cassa depositi e prestiti»;
–                        
nei Paesi Bassi: dalla «Nederlandse Investeringsbank
voor Ontwikkelingslanden NV», dalla «NV Noordelijke Ontwikkelingsmaatschappij»,
dalla «NV Industriebank Limburgs Instituut voor ontwikkeling en financiering» e
dalla «Overijsselse Ontwikkelingsmaatschappij NV»;
–                        
in Austria: dalle imprese riconosciute come
associazioni edilizie di interesse pubblico e dalla «Österreichische
Kontrollbank AG»;
–                        
in Portogallo: dalle «Caixas Ecónomicas» esistenti
al 1° gennaio 1986, ad eccezione sia di quelle che sono costituite in
società per azioni che della «Caixa Económica Montepio Geral»;
–                        
in Finlandia: dalla «Teollisen yhteistyön rahasto
Oy/Fonden för industriellt samarbete Ab», e dalla «Kera Oy/Kera Ab»;
–                        
in Svezia: dalla «Svenska Skeppshypotekskassan»;
–                        
nel Regno Unito: dalla «National Savings Bank»,
dalla «Commonwealth Development Finance Company Ltd», dalla «Agricultural
Mortgage Corporation Ltd», dalla «Scottish Agricultural Securities Corporation
Ltd», dai «Crown Agents for overseas governments and administrations», dalle
«credit unions» e dalle «municipal banks»;
êAtto di adesione 2003
–                        
in Lettonia: dalle «krājaizdevu
sabiedrības», imprese riconosciute ai sensi della «krājaizdevu
sabiedrību likums» come imprese cooperative che rendono servizi finanziari
unicamente ai propri soci;
–                        
in Lituania: dalle «kredito unijos» diverse dalle
«Centrinė kredito unija»;
–                        
in Ungheria: dalla «Magyar Fejlesztési Bank Rt.» e
dalla «Magyar Export-Import Bank Rt.» ;
–                        
in Polonia: dalla «Spółdzielcze Kasy
Oszczędnościowo – Kredytowe» e dalla «Bank Gospodarstwa Krajowego».
ê2004/xx/CE articolo
3, punto 1 (adattato)
4.         La Commissione, conformemente alla procedura stabilita dall'articolo
60, paragrafo 2, decide in merito alle modifiche da apportare all'elenco di cui
al paragrafo 3.
ê 2000/12/CE
articolo 2, paragrafi 5 e 6 (adattato)
Articolo 3
1.         Ö Uno o più Õ Gli enti creditizi esistenti in uno stesso Stato membro Ö che Õ alla data del 15
dicembre 1977 e che a tale data erano collegati
permanentemente ad un organismo centrale di controllo del
Ö preposto al
loro controllo, stabilito nel Õ medesimo Stato
membro possono essere esentati dall'applicazione delle condizioni elencate agli
articoli Ö 7 e 11,
paragrafo 1 Õ 6, paragrafo 1, 8 e 59, purché Ö , entro il 15
dicembre 1979, Õ la legge nazionale, entro il 15 dicembre 1979, abbia previsto che:
a)           gli obblighi assunti dall'organismo centrale e dagli enti ad
esso collegati siano garantiti in solido ovvero gli impegni degli enti
collegati siano pienamente garantiti dall'organismo centrale,
b)           la solvibilità e la liquidità dell'organismo centrale e di
tutti gli enti ad esso collegati siano controllati, nel loro insieme, sulla
base di conti consolidati,
c)           la direzione dell'organismo centrale abbia il potere di dare
istruzioni alla direzione degli enti ad esso collegati.
Gli enti creditizi a raggio d'azione locale Ö ,
permanentemente Õ collegati ai sensi
del comma precedente ad un organismo centrale successivamente al 15 dicembre
1977, possono beneficiare delle condizioni previste al comma precedente,
qualora costituiscano un'estensione normale della rete dipendente da detto
organismo centrale.
ê2004/xx/CE articolo
3, punto 2 (adattato)
Ove si tratti di enti creditizi diversi da
quelli costituiti in zone al mare Ö in zone
recentemente sottratte al mare Õ o risultanti dalla
fusione o scissione di enti esistenti dipendenti dall'organismo centrale, la
Commissione può, conformemente alla procedura stabilita dall'articolo 60, paragrafo 2 Ö 150 Õ, fissare norme
supplementari per l'applicazione del secondo comma, ivi compresa l'abrogazione
delle esenzioni previste al primo comma, quando ritiene che il collegamento di
nuovi enti che beneficiano del regime previsto al secondo comma possa avere
effetti negativi sulla concorrenza. 
ê 2000/12/CE
articolo 2, paragrafi 5 e 6 (adattato)
2.         L'esenzione dall'applicazione dell'articolo 5, Ö degli articoli
9 e 10 Õ degli articoli da 40 a 51 e dell'articolo
65 Ö del titolo V,
capo 2, sezioni 2, 3, 4, 5 e 6 e del capo 3 Õ può essere estesa
agli enti creditizi che, secondo la definizione di
cui al paragrafo 5 Ö 1 Õ, primo comma, sono collegati a un organismo centrale di tale Stato membro,
a condizione che, ferma restando l'applicazione delle sopracitate disposizioni
nei confronti dell'organismo centrale, l'insieme costituito dall'organismo
centrale e dagli enti ad esso collegati sia assoggettato alle sopracitate
disposizioni su base consolidata.
In caso d'esenzione, gli articoli Ö 16, 23, 24, 25,
l'articolo 26, paragrafi da 1 a 3, l'articolo 28 e gli articoli da 29 a
37 Õ 13, 18 e 19, l'articolo 20, paragrafi da 1 a 6 e gli articoli
21 e 22 si applicano all'insieme costituito dall'organismo centrale e
dagli enti ad esso collegati.
ê 2000/12/CE
articolo 1
Articolo 4
Definizioni
Ai sensi della presente direttiva si intende
per:
ê2000/28/CE articolo
1, punti da 1 a 5 (adattato)
1)                
«ente creditizio»:
a)      un'impresa la cui attività consiste nel
ricevere depositi o altri fondi rimborsabili dal pubblico e nel concedere
crediti per proprio conto;oppure
b)      un istituto di moneta elettronica ai
sensi della direttiva 2000/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 settembre 2000, riguardante l'avvio, l'esercizio e la
vigilanza prudenziale dell'attività degli istituti di moneta elettronica[20].
            Ai fini
dell'applicazione della vigilanza su base consolidata, sono considerati enti
creditizi gli enti definiti al primo comma, nonché tutte le imprese private e
pubbliche che rispondono a tale definizione e che sono state autorizzate in un
paese terzo.
            Ai
fini dell'applicazione della vigilanza e del controllo dei grandi rischi, sono
considerati enti creditizi gli enti definiti al primo comma, comprese le
succursali di tali enti in paesi terzi, nonché tutte le imprese private o
pubbliche, comprese le loro succursali, che rispondono alla definizione del
primo comma e che sono state autorizzate in un paese terzo;
2)                
«autorizzazione»: un atto emanante dalle autorità,
sotto qualsiasi forma, dal quale deriva la facoltà di esercitare l'attività di
ente creditizio;
3)                
«succursale»: una sede di attività che costituisce
parte, sprovvista di personalità giuridica, di un ente creditizio e che
effettua direttamente, in tutto o in parte, le operazioni inerenti all'attività
di ente creditizio; più sedi di attività costituite nello
stesso Stato membro da un ente creditizio con sede sociale in un altro Stato
membro sono considerate come una succursale unica;
4)                
«autorità competenti»: le autorità nazionali
abilitate, in forza di legge o regolamento, all'esercizio del controllo Ö della
vigilanza Õ sugli enti
creditizi;
5)                
«ente finanziario»: un'impresa diversa da un ente
creditizio la cui attività principale consiste nell'assunzione di
partecipazioni o nell'esercizio di una o più delle attività di cui ai punti da
2 a 12 dell'elenco di cui all'allegato I;
ònuovo
6)                
«enti»: ai fini del
titolo V, capo 2, sezioni 2 e 3, gli enti di cui alla definizione
dell'[articolo 2, punto 3, della direttiva 96/3/CEE del Consiglio[21]];
ê2000/12/CE articolo
1, punti da 6 a 8 (adattato)
7)                
«Stato membro d'origine»: lo Stato membro nel quale
un ente creditizio ha ricevuto l'autorizzazione in conformità agli articoli da 4 a 11 Ö 6 a 9 e agli
articoli da 11 a 14 Õ;
8)                
«Stato membro ospitante»: lo Stato membro nel quale
un ente creditizio ha una succursale o presta servizi;
9)                
«controllo»: il legame esistente tra un'impresa
madre ed un'impresa figlia Ö una filiazione Õ previsto
all'articolo 1 della direttiva 83/349/CEE o una relazione della stessa natura
tra una persona fisica o giuridica e un'impresa;
ê2002/87/CE articolo
29, punto 1, lettera a) (adattato)
10)            
«partecipazione ai fini della
vigilanza su base consolidata e ai fini dell'articolo 34, Ö 57, Õ paragrafo 2, punti 15 e 16 Ö lettere o) e
p), degli articoli da 71 a 73 e del titolo V, capo 4 Õ»: una partecipazione
ai sensi dell'articolo 17, prima frase, della direttiva 78/660/CEE Ö del Consiglio[22] Õ, oppure il fatto di
detenere direttamente o indirettamente almeno il 20% dei diritti di voto o del
capitale di un'impresa;
ê2000/12/CE articolo
1, punti da 10 a 13 (adattato)
11)            
«partecipazione qualificata»: una partecipazione in
un'impresa, diretta o indiretta, non inferiore al 10% del capitale sociale o
dei diritti di voto oppure che comporta la possibilità di esercitare
un'influenza notevole sulla gestione dell'impresa in cui
è detenuta una partecipazione;
12) «capitale iniziale»:
il capitale ai sensi dell'articolo 34, paragrafo 2, punti 1) e 2);
12)            
«impresa madre»:
a)      un'impresa madre ai sensi degli articoli 1 e 2 della direttiva
83/349/CEE;
b)      Aai fini della vigilanza
su base consolidata e del controllo dei grandi rischi, è considerata Ö degli articoli
da 71 a 73 e del titolo V, capo 2, sezione 5 e capo 4, un' Õ impresa madre un'impresa ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, della
direttiva 83/349/CEE, nonché ogni impresa che, a giudizio delle Ö autorità Õ competenti, esercita
effettivamente un'influenza dominante su un'altra impresa;
13)            
«filiazione»:
a)      un'impresa figlia ai sensi degli articoli 1 e 2 della direttiva
83/349/CEE;
b)      Aai fini della vigilanza
su base consolidata e del controllo dei grandi rischi: è considerata Ö degli articoli
da 71 a 73 e del titolo V, capo 2, sezione 5 e capo 4, un' Õ impresa figlia un'impresa ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, della
direttiva 83/349/CEE, nonché ogni impresa su cui un'impresa madre esercita
effettivamente, secondo le autorità competenti, un'influenza dominante.
Ogni filiazione di un'impresa figlia è parimenti
considerata come filiazione dell'impresa madre che è alla testa di tali
imprese;
ònuovo
14)            
«ente creditizio impresa
madre in uno Stato membro»: un ente creditizio avente come filiazione un ente
creditizio o un ente finanziario o che detenga una partecipazione in detti
enti, e che non sia a sua volta filiazione di un altro ente creditizio
autorizzato nello stesso Stato membro o di una società di partecipazione
finanziaria creata nello stesso Stato membro, e nel quale nessun altro ente
creditizio autorizzato nello stesso Stato membro detenga una partecipazione; 
15)            
«società di
partecipazione finanziaria madre in uno Stato membro»: società di
partecipazione finanziaria che non sia a sua volta filiazione di un ente
creditizio autorizzato nello stesso Stato membro o di una società di partecipazione
finanziaria creata nello stesso Stato membro;
16)            
«ente creditizio impresa
madre nell'UE»: ente creditizio impresa madre in uno Stato membro che non sia
filiazione di un altro ente creditizio autorizzato in uno qualsiasi degli Stati
membri o di una società di partecipazione finanziaria creata in uno qualsiasi
degli Stati membri e nel quale nessun altro ente creditizio autorizzato in uno
qualsiasi degli Stati membri detenga una partecipazione; 
17)            
«società di
partecipazione finanziaria madre nell'UE»: una società di partecipazione
finanziaria madre in uno Stato membro che non sia filiazione di un ente
creditizio autorizzato in uno qualsiasi degli Stati membri;
ê2000/12/CE articolo
1, punti da 14 a 18 (adattato)
14) «zona A»: tutti
gli Stati membri e tutti gli altri paesi membri a pieno titolo
dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e quelli
che hanno concluso speciali accordi di prestito con il Fondo monetario
internazionale (FMI) e sono associati agli accordi generali di prestito (GAB)
dell'FMI. Qualsiasi paese che rinegozi il proprio debito pubblico estero è
tuttavia escluso per un periodo di cinque anni dalla zona A;
15) «zona B»:  tutti
gli altri paesi;
16) «enti
creditizi della zona A»:        tutti gli enti creditizi autorizzati negli
Stati membri, ai sensi dell'articolo 4, incluse le loro succursali nei paesi
terzi, e tutti gli enti creditizi, pubblici e privati, contemplati dalla
definizione di cui al punto 1), primo comma, autorizzati in altri paesi della
zona A, comprese le loro succursali;
17) «enti
creditizi della zona B»:        tutti gli enti creditizi, pubblici e privati
autorizzati, al di fuori della zona A, che rispondono alla definizione di cui
al punto 1), primo comma, comprese le loro succursali nella Comunità;
18) «settore non
bancario»:     l'insieme dei debitori, fatta eccezione degli enti creditizi
definiti ai punti 16) e 17), delle banche centrali, delle amministrazioni
centrali, regionali e locali, delle Comunità europee, della Banca europea per
gli investimenti e delle banche multilaterali di sviluppo quali definite al
punto 19);
ê2004/69/CE articolo 1
(adattato)
«banche multilaterali di
sviluppo»      la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo e la
Società finanziaria internazionale, la Banca interamericana di sviluppo, la
Banca asiatica di sviluppo, la Banca africana di sviluppo, il Fondo di
ristabilimento del Consiglio d'Europa, la «Nordic Investment Bank» e la Banca
di sviluppo dei Caraibi, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo,
il Fondo europeo per gli investimenti la Società interamericana di investimento
e l'Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti;
ê2000/12/CE articolo
1, punto 20
20) «operazioni
fuori bilancio a «rischio pieno», «rischio medio», «rischio medio/basso» e
«rischio basso»» le operazioni descritte all'articolo 43, paragrafo 2, ed
elencate nell'allegato II;
ònuovo
18)            
«enti del settore
pubblico»: organismi amministrativi non commerciali dipendenti dalle amministrazioni
centrali, dalle amministrazioni regionali o dalle autorità locali, oppure da
autorità che a parere delle autorità competenti esercitino le stesse
responsabilità attribuite alle amministrazioni regionali e alle autorità
locali;
ê2002/87/CE articolo
29, punto 1, lettera b) (adattato)
19)            
«società di partecipazione finanziaria»: un ente
finanziario le cui imprese figlie sono, esclusivamente o principalmente, enti
creditizi o enti finanziari, quando almeno una di esse è un ente creditizio, e
che non sia una società di partecipazione finanziaria mista ai sensi della
direttiva 2002/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa alla vigilanza supplementare
sugli enti creditizi, sulle imprese di assicurazione e sulle imprese di
investimento appartenenti ad un conglomerato finanziario[23];
20)            
«società di partecipazione mista»: un'impresa
madre, diversa da una società di partecipazione finanziaria o da un ente
creditizio o da una società di partecipazione finanziaria mista ai sensi della
direttiva 2002/87/CE, avente come impresa figlia almeno un ente creditizio;
ê2000/12/CE articolo
1, punto 23 (adattato)
21)            
«impresa di servizi bancari
ausiliari»: un'impresa la cui attività principale consiste nell'amministrazione Ö nella proprietà
e nell'amministrazione Õ di immobili, nella
gestione di servizi informatici, o in qualsivoglia altra attività affine di
natura ausiliaria rispetto all'attività principale di uno o più enti creditizi;
ònuovo
22)            
«rischio operativo»: il
rischio di perdite derivanti dalla inadeguatezza o dalla disfunzione di
processi, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni, ivi
compreso il rischio giuridico;
ê2000/12/CE articolo
1, punto 24 (adattato)
«fidi ai fini dell'applicazione degli
articoli 48, 49 e 50»: le voci dell'attivo e le voci fuori bilancio di cui
all'articolo 43 o degli allegati II e IV senza le ponderazioni o le categorie
di rischio ivi contemplate; i rischi previsti all'allegato IV sono calcolati
secondo uno dei metodi descritti nell'allegato III, senza applicarvi le
ponderazioni previste in funzione della controparte; previa approvazione delle
autorità competenti, possono essere esclusi dalla definizione dei fidi tutti gli
elementi coperti al 100% da fondi propri, purché non rientrino nel calcolo del
coefficiente di solvibilità o degli altri coefficienti di vigilanza previsti
dalla presente direttiva nonché da altri atti comunitari; i fidi non
comprendono:
–              
nel caso delle operazioni in
valuta, i rischi assunti nel corso ordinario del regolamento nel periodo di 48
ore successivo all'effettuazione del pagamento; oppure
–              
nel caso di operazioni
riguardanti la vendita o l'acquisto di valori mobiliari, i rischi assunti nel
corso ordinario del regolamento nel periodo di cinque giorni lavorativi a
decorrere dalla data di effettuazione del pagamento o di consegna dei valori
mobiliari, a seconda della data più prossima;
ònuovo
23)            
«banche centrali»: ivi
inclusa, se non altrimenti indicato, la Banca centrale europea;
24)            
«rischio di diluizione»:
il rischio che l'importo di un credito venga ridotto tramite la concessione di
crediti, in contante o in altra forma, a favore del debitore;
25)            
«probabilità di
inadempimento»: la probabilità di inadempimento di una controparte nel corso di
un periodo di un anno;
26)            
«perdita»: perdita
economica, compresi sconti significativi sul nominale, nonché i costi rilevanti
diretti e indiretti collegati al recupero del credito;
27)            
«perdita in caso di
inadempimento»: il rapporto tra la perdita subita su un'esposizione a causa
dell'inadempimento di una controparte e l'importo residuo al momento
dell'inadempimento;
28)            
«fattore di conversione»:
il rapporto tra la parte non utilizzata di una linea di credito soggetta ad un
limite prestabilito, che verrà utilizzata in caso di inadempimento e risulterà
quindi in un'esposizione, e la parte attualmente non utilizzata di detta linea
di credito;
29)            
«perdita attesa»: il
rapporto tra l'importo che si prevede andrà perso su un'esposizione a seguito
del potenziale inadempimento di una controparte o in caso di diluizione nel
corso di un periodo di un anno e l'importo dell'esposizione al momento
dell'inadempimento;
30)            
«attenuazione del rischio
di credito»: tecnica utilizzata dagli enti creditizi per ridurre il rischio di
credito associato alle esposizioni da essi detenute; 
31)            
«protezione del credito
assistita»: tecnica di attenuazione del rischio di credito in base alla quale
la riduzione del rischio di credito sull'esposizione di un ente creditizio
deriva dal diritto dell'ente creditizio – nell'eventualità dell'inadempimento
della controparte o del verificarsi di altri eventi specifici connessi con il
credito che riguardano la controparte – di liquidare talune attività o taluni
importi o di ottenerne il trasferimento o l'appropriazione o di conservarne il
possesso o di ridurre l'importo dell'esposizione all'ammontare della differenza
tra l'importo dell'esposizione e l'importo di un credito nei confronti
dell'ente creditizio, ovvero di sostituirlo con tale ammontare; 
32)            
«protezione del credito
non assistita»: tecnica di attenuazione del rischio di credito in base alla
quale la riduzione del rischio di credito sull'esposizione di un ente
creditizio deriva dall'impegno di un terzo di pagare un determinato importo
nell'eventualità dell'inadempimento del debitore o del verificarsi di altri
specifici eventi; 
33)            
«operazione di vendita
con patto di riacquisto»: operazione disciplinata da un accordo rientrante
nella definizione di "operazione di vendita con patto di riacquisto"
di cui all'[articolo 3, lettera m), della direttiva 93/6/CEE];
34)            
«concessione e assunzione
di titoli o di merci in prestito»: operazione rientrante nella definizione di
"concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito" di cui all'[articolo
3, lettera n), della direttiva 93/6/CEE];
35)            
«strumento assimilabile
al contante»: certificato di deposito o altri strumenti analoghi emessi
dall'ente creditizio che concede il prestito; 
36)            
«cartolarizzazione»:
operazione o dispositivo mediante il quale il rischio di credito associato ad
un'esposizione o ad un aggregato di esposizioni viene diviso in segmenti aventi
le seguenti caratteristiche: 
a)      i pagamenti
effettuati nell'ambito dell'operazione o del dispositivo dipendono dal
comportamento dell'esposizione o dell'aggregato di esposizioni;
b)      la subordinazione dei segmenti determina la distribuzione delle
perdite nel corso della durata dell'operazione o del dispositivo;
37)            
«cartolarizzazione
tradizionale»: cartolarizzazione che comporta il trasferimento economico delle
esposizioni da cartolarizzare ad un soggetto giuridico costituito ad hoc che
emette valori mobiliari. Ciò viene realizzato tramite il trasferimento della
proprietà delle esposizioni cartolarizzate dall'ente creditizio cedente ovvero
tramite una sub-partecipazione. I valori mobiliari emessi non rappresentano
obbligazioni di pagamento dell'ente creditizio cedente;
38)            
«cartolarizzazione
sintetica»: cartolarizzazione nella quale la divisione in segmenti viene
realizzata mediante l'utilizzo di derivati su crediti o di garanzie personali e
l'aggregato di esposizioni non viene eliminato dal bilancio dell'ente
creditizio cedente;
39)            
«segmento»: frazione
contrattualmente definita del rischio di credito associato all'esposizione o ad
un certo numero di esposizioni, in cui una posizione detenuta nella frazione
comporta un rischio di perdita del credito maggiore o minore rispetto ad una
posizione dello stesso importo in ciascuna delle altre frazioni, a prescindere
dalla protezione del credito fornita da terzi direttamente ai titolari delle
posizioni nella frazione o in altre frazioni;
40)            
«posizione inerente a
cartolarizzazione»: esposizione su una cartolarizzazione; 
41)            
«cedente»: uno dei due
seguenti soggetti:
a)      soggetto il
quale in proprio o per il tramite di soggetti connessi, ha partecipato
direttamente o indirettamente all'accordo originario da cui sono sorte le
obbligazioni o le potenziali obbligazioni del debitore o del potenziale
debitore che danno origine all'esposizione che viene cartolarizzata;
b)      soggetto che
acquista le esposizioni di un terzo, le iscrive a bilancio e procede
successivamente alla loro cartolarizzazione;
42)            
«promotore»: ente
creditizio diverso dall'ente creditizio cedente il quale elabora e gestisce un
programma di cambiali finanziarie garantite da attività o altri piani di
cartolarizzazione nell'ambito del quale acquista esposizioni dai terzi;
43)            
«rafforzamento del
credito»: meccanismo contrattuale mediante il quale viene migliorata la qualità
del credito di una posizione inerente a cartolarizzazione rispetto alla qualità
di detta posizione in assenza di rafforzamento, ivi compreso il miglioramento
fornito dalla presenza di un numero maggiore di segmenti di cartolarizzazione
di rango subordinato e da altre forme di protezione del credito; 
44)            
«soggetto giuridico
costituito ad hoc per la cartolarizzazione»: società, trust o altri soggetti
giuridici, diversi dagli enti creditizi, costituiti allo scopo di effettuare
una o più cartolarizzazioni, le cui attività si limitano alla realizzazione del
predetto obiettivo, la cui struttura mira ad isolare le obbligazioni del
soggetto giuridico costituito ad hoc per la cartolarizzazione da quelle
dell'ente creditizio cedente, e i cui titolari dei relativi interessi economici
possono liberamente impegnare o scambiare quegli interessi;
ê 2000/12/CE
articolo 1, punti da 25 a 27 (adattato)
45)            
«gruppo di clienti collegati»:
a)      due o più persone fisiche o giuridiche le quali, salvo
diversamente dimostrato, costituiscono un insieme sotto il profilo del rischio,
in quanto una di esse ha direttamente o indirettamente un potere di controllo
sull'altra o sulle altre; oppure
b)      due o più persone fisiche o giuridiche tra le quali non vi sono
legami in termini di controllo ai sensi del primo trattino, ma che sotto il
profilo del rischio devono essere considerate un insieme in quanto esistono tra
di loro legami tali che con tutta probabilità, se una di esse si trova in
difficoltà finanziarie, l'altra o tutte le altre potrebbero incontrare
difficoltà di rimborso;
46)            
«stretti legami»: situazione nella quale due o più
persone fisiche o giuridiche sono legate Ö secondo una
delle due seguenti modalità Õ :
a)      da una partecipazione, ossia dal fatto di
detenere direttamente o tramite un legame di controllo, il 20% o più dei
diritti di voto o del capitale di un'impresa, o;
b)      da un legame di controllo;, ossia dal legame che
esiste tra un'impresa madre e un'impresa figlia, in tutti i casi di cui
all'articolo 1, paragrafi 1 e 2, della direttiva 83/349/CEE, o da una relazione
della stessa natura tra una persona fisica o giuridica e un'impresa; l'impresa figlia
di un'impresa figlia è parimenti considerata impresa figlia dell'impresa madre
che è a capo di tali imprese.
c)      Si ritiene che
costituisca uno stretto legame tra due o più persone fisiche o giuridiche anche
la situazione in cui esse siano legate in modo duraturo a Ö dal fatto che
entrambe o tutte siano legate in modo duraturo ad Õ una stessa Ö terza Õ persona fisica o
giuridica da un legame di controllo;
47)            
«mercati ufficiali»: i mercati riconosciuti Ö come tali Õ dalle autorità
competenti Ö e Õ che Ö soddisfano le
seguenti condizioni: Õ
a)      funzionano regolarmente,
b)      sono disciplinati da regole, emesse o
approvate dalle pertinenti autorità del paese d'origine del mercato, che
definiscono le condizioni dell'operare del mercato, le condizioni di accesso a
questo nonché le condizioni che un contratto deve soddisfare per poter essere
efficacemente trattato sul mercato,
c)      hanno un meccanismo di compensazione il quale richiede che Ö secondo il
quale Õ i contratti elencati
nell'allegato IV siano Ö sono Õ soggetti alla
costituzione di margini giornalieri che a giudizio delle autorità competenti
forniscono una protezione adeguata. 
ê2000/12/CE articolo 3
(adattato)
Articolo 5
Divieto
dell'attività di raccolta di depositi o di altri fondi rimborsabili dal
pubblico ad opera di imprese che non sono enti creditizi
Gli Stati membri vietano alle persone o
imprese che non sono enti creditizi di effettuare, a titolo professionale,
l'attività di raccolta di depositi o altri fondi rimborsabili, dal pubblico. 
ÖIl primo comma Õ Il divieto non si applica né alla raccolta di depositi o
altri fondi rimborsabili da parte di uno Stato membro, di autorità regionali o
locali di uno Stato membro o di organizzazioni pubbliche internazionali di cui
siano membri uno o più Stati membri, né ai casi espressamente previsti da una
legislazione nazionale o comunitaria, purché tali attività siano soggette a
regolamentazione e a controlli diretti a proteggere depositanti e investitori e
applicabili a questi casi.
ê2000/12/CE
TITOLO II
CONDIZIONI DI ACCESSO ALL'ATTIVITÀ DEGLI
ENTI CREDITIZI E DI ESERCIZIO DI TALE ATTIVITÀ
ê2000/12/CE articolo 4
(adattato)
è1 2004/xx/CE
articolo 3
Articolo 6
Autorizzazione
Gli Stati membri prevedono che gli enti
creditizi devono aver ricevuto un'autorizzazione prima di iniziare l'attività. ÖFatte salve le
disposizioni degli articoli da 7 a 9 e degli articoli 11 e 12 Õ Eessi
ne fissano le condizioni, fatte salve le disposizioni di
cui ai successivi articoli da 5 a 9, e le notificano alla è1 Commissione ç.
ê2000/12/CE articolo 8
(adattato)
Articolo 7
Programma di
attività e struttura dell'organizzazione
Gli Stati membri prevedono che la domanda di
autorizzazione debba essere corredata di un programma di attività in cui
saranno indicati in particolare il tipo delle operazioni previste e la
struttura dell'organizzazione dell'ente.
ê 2000/12/CE
articolo 9 (adattato)
Articolo 8
Esigenze
economiche
Gli Stati membri non possono stabilire che la
domanda di autorizzazione venga esaminata in funzione delle esigenze economiche
del mercato.
ê2000/12/CE articolo
5, paragrafo 1 (adattato)
Articolo 9
Capitale
iniziale
1.           Ferme restando le altre
condizioni di applicazione generale fissate dalle regolamentazioni nazionali,
le autorità competenti non concedono l'autorizzazione allorquando l'ente
creditizio non dispone di fondi propri distinti o il capitale iniziale è
inferiore a 5 milioni di EUR.
ê2000/12/CE articolo
1, punto 11 (adattato)
Il «capitale iniziale»: Ö comprende Õ il capitale Ö e le
riserve Õ ai sensi
dell'articolo 34, paragrafo 2, punti 1) e 2); Ö 57, lettere a)
e b). Õ
ê 2000/12/CE
articolo 5, paragrafi 1 e 2 (adattato)
Gli Stati membri possono prevedere il mantenimento
in attività degli enti creditizi che non soddisfano alla condizione relativa ai
fondi propri distinti e che esistevano alla data del 15 dicembre 1979. Essi
possono inoltre dispensare tali imprese dall'osservanza della condizione di cui
all'articolo Ö 11 Õ 6, paragrafo 1, primo comma.
2.           Tuttavia
le autorità competenti degli Ö Subordinatamente
alle condizioni indicate in appresso, gli Õ Stati membri hanno la facoltà di Ö possono Õ concedere l'autorizzazione
a categorie particolari di enti creditizi il cui capitale iniziale è inferiore
a quello Ö specificato
al Õ richiesto dal paragrafo 1. In tal
caso:
a)      il capitale iniziale non Ö deve
essere Õ sarà inferiore ad 1 milione di EUR;
b)      gli Stati membri interessati devono
notificare alla Commissione le ragioni per cui si avvalgono della Ö di detta Õ facoltà prevista dal presente paragrafo;
c)      all'atto della sua
pubblicazione nell'elenco di cui all'articolo 11, Ö nell'elenco di
cui all'articolo 14, Õ la denominazione dell' Ö di ogni Õ ente creditizio sarà seguita da un'annotazione indicante che esso non raggiunge il capitale minimo Ö specificato
al Õ richiesto dal paragrafo 1 Ö deve essere
seguita da un'annotazione in tal senso Õ.
ê2000/12/CE articolo
5, paragrafi da 3 a 7 (adattato)
Articolo 10
1.         I fondi propri di un ente
creditizio non possono divenire inferiori al capitale iniziale richiesto in virtù dei paragrafi 1 e 2 Ö ai sensi
dell'articolo 9 Õ al momento
dell'autorizzazione.
2.         Gli Stati membri hanno la facoltà di
decidere che gli enti creditizi già esistenti alla data del
1° gennaio 1993 e i cui fondi propri non raggiungevano i livelli
fissati Ö all'articolo
9 Õ ai paragrafi 1 e 2 per il capitale iniziale possano
proseguire le loro attività. In questo caso i fondi propri non possono divenire
inferiori all'importo massimo raggiunto a decorrere dal 22 dicembre 1989.
3.         Se il controllo di un ente
creditizio rientrante nella categoria di cui al paragrafo Ö 2 Õ 4 è affidato ad una persona fisica o giuridica diversa
da quella che controllava l'ente precedentemente, i fondi propri Ö dell'ente
creditizio Õ di tale ente devono almeno raggiungere il livello minimo
Ö specificato all'articolo
9 Õ fissato ai paragrafi 1 e 2 per il capitale iniziale.
4.         In alcune circostanze specifiche e
con il consenso delle autorità competenti, nel caso di una fusione tra due o
più enti creditizi rientranti nella categoria di cui al paragrafo 4 Ö 2 Õ, i fondi propri
dell'ente Ö creditizio Õ risultante dalla
fusione non possono divenire inferiori al totale dei fondi propri degli enti Ö creditizi Õ oggetto di fusione
alla data della fusione, fintantoché non saranno raggiunti i livelli adeguati Ö specificati
all'articolo 9 Õ di cui ai paragrafi 1 e 2.
5.         Qualora nei casi di cui ai
paragrafi Ö 1, 2 e 4 Õ 3, 4 e 6 i fondi propri dovessero diminuire, le autorità
competenti possono, allorché le circostanze lo giustifichino, concedere un
termine limitato perché l'ente Ö creditizio Õ regolarizzi la
propria situazione o cessi la sua attività.
ê 2000/12/CE
articolo 6 (adattato)
Articolo 11
Responsabili
della direzione e ubicazione dell'amministrazione centrale degli enti creditizi
1.           Le autorità competenti
concedono l'autorizzazione dell'ente creditizio solo quando sia assicurata la
presenza di almeno due persone che determinino effettivamente l'orientamento
dell'attività dell'ente creditizio.
Ö Esse Õ Inoltre, tali autorità non concedono l'autorizzazione
quando tali persone non possiedono l'onorabilità necessaria o l'esperienza
adeguata per esercitare tali funzioni.
2.           Gli Stati membri esigono:
a)      che gli enti creditizi, i quali sono persone giuridiche e in
conformità del diritto nazionale hanno una sede statutaria, abbiano
l'amministrazione centrale nello stesso Stato membro in cui hanno la sede
statutaria;
b)      che gli altri enti creditizi abbiano l'amministrazione centrale
nello Stato membro che ha rilasciato l'autorizzazione ed in cui essi operano
effettivamente.
ê2000/12/CE articolo 7
(adattato)
Articolo 12
Azionisti e soci
1.           Le autorità competenti non
concedono l'autorizzazione che permette ad un ente creditizio di accedere
all'attività se prima non hanno ottenuto comunicazione dell'identità degli
azionisti o dei soci, diretti o indiretti, persone fisiche o giuridiche, che vi
detengono una partecipazione qualificata, nonché dell'ammontare di questa
partecipazione.
Ö Ai fini della
determinazione della partecipazione qualificata ai sensi Õ Ai fini dell'applicazione del presente articolo, nella nozione di partecipazione qualificata sono presi
in considerazione i diritti di voto di cui all'articolo 7
Ö 92 Õ della direttiva 88/627/CEE[24]
del Consiglio Ö 2001/34/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio[25] Õ.
2.           Le autorità competenti
rifiutano l'autorizzazione se, per tener conto della necessità di garantire una
gestione sana e prudente dell'ente creditizio, esse non sono soddisfatte della
qualità di detti Ö degli Õ azionisti o soci.
3.           Quando sussistono stretti
legami tra l'ente creditizio e altre persone fisiche o giuridiche, le autorità
competenti concedono l'autorizzazione solo se tali legami non ostacolano
l'effettivo esercizio delle loro funzioni di vigilanza.
Le autorità competenti negano inoltre
l'autorizzazione se le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
di un paese terzo da cui dipendono una o più persone fisiche o giuridiche con
le quali l'ente creditizio ha stretti legami, ovvero difficoltà inerenti alla loro applicazione, Ö all'applicazione
di dette disposizioni legislative, regolamentari e amministrative Õ ostacolano
l'effettivo esercizio delle loro funzioni di vigilanza.
Le autorità competenti esigono che gli enti
creditizi forniscano loro le informazioni che esse richiedono per poter
garantire il rispetto permanente delle condizioni previste al presente
paragrafo.
ê 2000/12/CE
articoli 8 e 9 (adattato)
Articolo 8
Programma di
attività e struttura dell'organizzazione
Gli Stati membri
prevedono che la domanda di autorizzazione debba essere corredata di un
programma di attività in cui saranno indicati in particolare il tipo delle
operazioni previste e la struttura dell'organizzazione dell'ente.
Articolo 9
Esigenze
economiche
Gli Stati membri non
possono stabilire che la domanda di autorizzazione venga esaminata in funzione
delle esigenze economiche del mercato.
ê 2000/12/CE
articolo 10 (adattato)
Articolo 13
Diniego di
autorizzazione
Ogni diniego di autorizzazione è motivato e
notificato al richiedente entro sei mesi dal ricevimento della domanda, ovvero,
se questa è incompleta, entro sei mesi dalla trasmissione, da parte del
richiedente, delle informazioni necessarie alla decisione. In ogni caso la
decisione è presa entro dodici mesi dal ricevimento della domanda.
ê 2000/12/CE
articolo 11 (adattato)
Articolo 14
Notifica
dell'autorizzazione alla Commissione
Ogni autorizzazione viene notificata alla
Commissione. 
Ö La ragione
sociale di ogni Õ Ogni ente creditizio Ö a cui è stata
concessa l'autorizzazione è iscritta Õ è iscritto in un elenco, del quale
la Ö . La Õ Commissione cura la
pubblicazione nella Gazzetta ufficiale Ö dell'Unione
europea dell'elenco e degli Õ delle Comunità europee e gli aggiornamenti.
ê2000/12/CE articolo
12 (adattato)
Articolo 15
Consultazione
preventiva delle autorità competenti degli altri Stati membri
1.         Ö Prima di
concedere l'autorizzazione ad un ente creditizio, l'autorità competente
consulta le Õ Deve formare oggetto di una consultazione preventiva delle
autorità competenti dell'altro Stato membro l'autorizzazione
ad un ente creditizio che sia Ö interessato nei
seguenti casi Õ:
Öa) l'ente creditizio
interessato è una Õ filiazione di un
ente creditizio autorizzato in un altro Stato membro;, o
Öb) l'ente creditizio
interessato è una Õ filiazione
dell'impresa madre di un ente creditizio autorizzato in un altro Stato membro;, o
Öc) l'ente creditizio
interessato è Õ controllato dalle
stesse persone, fisiche o giuridiche, che controllano un ente creditizio
autorizzato in un altro Stato membro.
ê2002/87/CE articolo
29, punto 2 (adattato)
2.         Ö Prima di
concedere l'autorizzazione ad un ente creditizio, l' Õ L'autorità competente Ö consulta
l'autorità competente Õ di uno Stato membro
interessato preposta alla vigilanza delle imprese di assicurazione o delle
imprese di investimento è consultata in via preliminare
in merito alla concessione dell'autorizzazione a qualsiasi ente creditizio che
sia Ö nei seguenti
casi Õ:
a)      Ö l'ente
creditizio interessato è Õ un'impresa figlia di
un'impresa di assicurazione o di un'impresa di investimento autorizzata nella
Comunità; ovvero
b)      Ö l'ente
creditizio interessato è Õ un'impresa figlia
dell'impresa madre di un'impresa di assicurazione o di un'impresa di
investimento autorizzata nella Comunità; ovvero
c)      Ö l'ente
creditizio interessato è controllato Õ controllata dalla stessa persona, fisica o giuridica,
che controlla un'impresa di assicurazione o un'impresa di investimento
autorizzata nella Comunità.
3.         In particolare, le autorità
competenti rilevanti, di cui ai commi Ö paragrafi Õ 1 e 2, si consultano
reciprocamente al momento di valutare l'idoneità degli azionisti e la
reputazione e l'esperienza dei dirigenti partecipanti alla gestione di un'altra
impresa dello stesso gruppo. Esse si Ö scambiano Õ trasmettono reciprocamente tutte le informazioni in
merito all'idoneità degli azionisti e alla reputazione e all'esperienza dei
dirigenti che siano pertinenti per le altre autorità
competenti interessate, sia ai fini della concessione di
un'autorizzazione che per l'ordinaria valutazione del rispetto delle condizioni
di esercizio.
ê 2000/12/CE
articolo 13 (adattato)
Articolo 16
Succursali di
enti creditizi già autorizzati in un altro Stato membro
Gli Stati membri ospitanti non possono esigere
l'autorizzazione né il fondo di dotazione per le succursali di enti creditizi
già autorizzati in altri Stati membri. Lo stabilimento e la vigilanza di tali
succursali sono sottoposti alle disposizioni contenute all'articolo
17, all'articolo 20, paragrafi da 1 a 6, ed agli articoli 22 e 26 Ö agli articoli
22 e 25, all'articolo 26, paragrafi da 1 a 3, agli articoli da 29 a 37 e all'articolo
40 Õ .
ê2000/12/CE articolo
14 (adattato)
Articolo 17
Revoca
dell'autorizzazione
1.           Le autorità competenti
possono revocare l'autorizzazione ad un ente creditizio soltanto quando l'ente:
a)      non si serve dell'autorizzazione entro
dodici mesi, vi rinuncia espressamente o ha cessato di esercitare la sua
attività per un periodo superiore a sei mesi, a meno che lo Stato membro
interessato non preveda in tali casi che l'autorizzazione sia scaduta;
b)      ha ottenuto l'autorizzazione presentando
false dichiarazioni o con qualsiasi altro mezzo irregolare;
c)      non soddisfa più le condizioni cui è
vincolata l'autorizzazione;
d)      non possiede più fondi propri sufficienti
o non offre più la garanzia di poter soddisfare agli obblighi nei confronti dei
suoi creditori e, in particolare, non garantisce più la sicurezza dei fondi ad
esso affidati;
e)      versa negli altri casi in cui la revoca è
prevista dalla regolamentazione nazionale.
2.           La revoca dell'autorizzazione
deve essere motivata e comunicata agli interessati;. lLa revoca è notificata alla Commissione.
ê 2000/12/CE
articolo 15 (adattato)
Articolo 18
Denominazione
Gli enti creditizi possono utilizzare per
l'esercizio delle loro attività sul territorio della Comunità la stessa denominazione
utilizzata nello Stato membro in cui hanno la sede sociale, nonostante le
disposizioni Ö dello Stato
membro ospitante Õ relative all'uso dei
termini «banca», «cassa di risparmio» o di altre denominazioni simili che possono esistere nello Stato membro ospitante. Nel
caso in cui vi fosse rischio di confusione, gli Stati membri ospitanti possono
esigere, a fini di chiarezza, l'aggiunta di un termine esplicativo alla
denominazione.
ê2000/12/CE articolo
16, paragrafo 1 (adattato)
Articolo 19
Partecipazione
qualificata in un ente creditizio
1.           Gli Stati membri prevedono
che tutte le persone fisiche o giuridiche che intendano detenere, direttamente
o indirettamente, in un ente creditizio una partecipazione qualificata debbano
informarne preventivamente le autorità competenti e comunicare l'ammontare di
tale partecipazione. 
Le persone fisiche o giuridiche sono parimenti
tenute a informare le autorità competenti quando intendano modificare
l'ammontare della propria partecipazione qualificata in modo che la quota dei
diritti di voto o del capitale da esse detenuta raggiunga o superi i limiti del
20%, 33% o 50% oppure l'ente creditizio divenga una loro filiazione.
Fatto salvo il paragrafo 2, le autorità competenti
dispongono di un termine massimo di tre mesi dalla data della comunicazione
prevista al primo Ö e al
secondo Õ comma per opporsi a
detto progetto se, per tener conto della necessità di garantire una gestione
sana e prudente dell'ente creditizio, non sono soddisfatte della qualità delle
persone Ö interessate Õ di cui al primo comma. In assenza di opposizione le
autorità possono fissare un termine massimo per la realizzazione del progetto di cui al comma precedente.
ê2002/87/CE articolo
29, punto 3 (adattato)
2.           Se Ö la persona che
intende acquisire le Õ l'acquirente delle partecipazioni di cui al paragrafo 1
è un ente creditizio, un'impresa di assicurazione o un'impresa di investimento
autorizzata in un altro Stato membro, o l'impresa madre di un ente creditizio,
di un'impresa di assicurazione o di un'impresa di investimento autorizzata in
un altro Stato membro, o una persona fisica o giuridica che controlla un ente
creditizio, un'impresa di assicurazione, un'impresa di investimento autorizzati
in un altro Stato membro, e se, in virtù dell'acquisizione, l'ente Ö creditizio Õ in cui l'acquirente
intende detenere una partecipazione diventa un'impresa figlia o passa sotto il
suo controllo, la valutazione dell'acquisizione deve formare oggetto della
consultazione preliminare di cui all'articolo Ö 15 Õ 12.
ê 2000/12/CE
articolo 16, paragrafo 3 
Articolo 20
3. Gli Stati membri prevedono che tutte le persone fisiche o giuridiche
che non intendano più detenere, direttamente o indirettamente, in un ente
creditizio una partecipazione qualificata debbano informarne preventivamente le
autorità competenti e comunicare l'ammontare della partecipazione prevista. Le
persone fisiche o giuridiche devono parimenti informare le autorità competenti
dell'intenzione di diminuire la loro partecipazione qualificata in modo che la
quota dei diritti di voto o del capitale da esse detenuta scenda al di sotto
dei limiti del 20%, 33% o 50% oppure l'ente creditizio cessi di essere una loro
filiazione.
ê2000/12/CE articolo
16, paragrafi da 4 a 6 (adattato)
Articolo 21
14.         Gli
enti creditizi comunicano alle autorità competenti, appena ne abbiano
conoscenza, gli acquisiti o le cessioni di partecipazioni nel loro capitale che
fanno superare, in aumento o in diminuzione, uno dei livelli di cui Ö all'articolo
19, paragrafo 1 e all'articolo 20 Õ ai paragrafi 1 e 3.
Essi comunicano altresì almeno una volta all'anno Ö alle autorità
competenti Õ l'identità degli
azionisti o dei soci che detengono partecipazioni qualificate, nonché l'entità
di queste ultime, così come risultano soprattutto dai verbali dell'assemblea
annuale degli azionisti o dei soci ovvero in base alle informazioni ricevute in
ottemperanza agli obblighi relativi alle società quotate in una borsa valori.
25.         Gli
Stati membri prevedono che, qualora l'influenza esercitata dalle persone di cui
al Ö all'articolo
19, Õ paragrafo 1 possa
essere di ostacolo ad una gestione prudente e sana dell'ente, le autorità
competenti adottino le opportune misure per porre termine a tale situazione. Le
misure in questione possono segnatamente
consistere in ingiunzioni, in sanzioni nei confronti dei dirigenti o nella
sospensione dell'esercizio dei diritti di voto inerenti alle azioni o quote
detenute dagli azionisti o dai soci in questione.
Misure simili saranno prese nei confronti delle
persone fisiche o giuridiche che non ottemperino agli obblighi di informazione
preventiva fissati al Ö all'articolo
19, Õ paragrafo 1. In caso
di acquisizione della partecipazione nonostante l'opposizione delle autorità
competenti, gli Stati membri, indipendentemente da altre sanzioni che verranno
adottate, prevedono la sospensione dall'esercizio dei relativi diritti di voto,
la nullità o la possibilità di annullamento dei voti espressi.
36.         Ö Ai fini della
determinazione della Õ Ai fini dell'applicazione della nozione di
partecipazione qualificata e degli altri livelli di partecipazione di cui al
presente articolo, sono presi in considerazione i diritti di voto di cui
all'articolo 7 Ö 92 Õ della direttiva 88/627/CEE Ö 2001/34/CE Õ.
ê 2000/12/CE
articolo 17 (adattato)
ðnuovo
Articolo 22
Organizzazione e
procedure di controllo interno
1.           Le autorità competenti dello
Stato membro d'origine esigono che ciascun ente creditizio sia dotato di una buona
organizzazione amministrativa e contabile e di adeguate procedure di controllo
interno. ð sia dotato di solidi dispositivi di
governo societario, ivi compresa una chiara struttura organizzativa con linee
di responsabilità ben definite, trasparenti e coerenti, di processi efficaci
per l'identificazione, la gestione, la sorveglianza e la segnalazione dei
rischi ai quali è o potrebbe essere esposto e di adeguati meccanismi di
controllo interno, ivi comprese valide procedure amministrative e
contabili. ï
2.           ð I dispositivi, i processi e i
meccanismi di cui al paragrafo 1 devono essere completi e proporzionati alla
natura, all'ampiezza e alla complessità delle attività dell'ente creditizio. Si
tiene conto dei criteri tecnici fissati all'allegato V. ï
ê2000/12/CE
TITOLO III
DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA LIBERTÀ DI
STABILIMENTO E ALLA LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI
ê 2000/12/CE
(adattato)
ÖSezione 1 Enti
creditizi Õ
ê2000/12/CE articolo
18 (adattato)
Articolo 23
Enti creditizi
Gli Stati membri prevedono che le attività
figuranti nell'elenco di cui all'allegato I possano essere esercitate nel loro
territorio secondo le disposizioni dell'articolo Ö 25,
dell'articolo 26, paragrafi da 1 a 3, dell'articolo 28, paragrafi 1 e 2 e degli
articoli da 29 a 37 Õ 20, paragrafi da 1 a 6, dell'articolo 21, paragrafi 1 e 2, e
dell'articolo 22, tramite lo stabilimento di una succursale o mediante
prestazioni di servizi, da parte di tutti gli enti creditizi autorizzati e
controllati dalle autorità competenti di un altro Stato membro, sempre che tali
attività siano coperte dall'autorizzazione.
ê 2000/12/CE
(adattato)
Ö Sezione 2 Enti
finanziari Õ
ê 2000/12/CE
articolo 19, primo e terzo comma (adattato)
Articolo 24
Enti finanziari
1.           Gli Stati membri prevedono anche
che le attività figuranti nell'elenco di cui all'allegato I possano essere
esercitate nel loro territorio, secondo le disposizioni dell'articolo Ö 25,
dell'articolo 26, paragrafi da 1 a 3, dell'articolo 28, paragrafi 1 e 2 e degli
articoli da 29 a 37 Õ 20, paragrafi da 1 a 6, dell'articolo 21, paragrafi 1 e 2, e
dell'articolo 22, tramite lo stabilimento di una succursale o mediante
prestazioni di servizi, da parte di ogni ente finanziario di un altro Stato
membro, filiazione di un ente creditizio o filiazione comune di più enti
creditizi, il cui statuto legale permetta
l'esercizio di tali attività e che soddisfi ciascuna delle seguenti condizioni:
a)      la o le imprese madri sono autorizzate come enti creditizi nello
Stato membro dal cui diritto è Ö disciplinato
l'ente finanziario Õ disciplinata la filiazione;
b)      le attività in questione sono già effettivamente esercitate nel
territorio dello Stato membro medesimo;
c)      la o le imprese madri detengono almeno il 90% dei diritti di voto
connessi con la detenzione di quote o azioni Ö dell'ente
finanziario Õ della filiazione;
d)      la o le imprese madri soddisfano le autorità competenti circa la
prudente gestione Ö dell'ente
finanziario Õ della filiazione e si sono dichiarate garanti in solido
degli obblighi assunti Ö dall'ente
finanziario Õ dalla filiazione, con l'assenso delle autorità
competenti dello Stato membro di origine;
e)      Ö l'ente
finanziario è incluso Õ la filiazione è inclusa effettivamente, in particolare
per le attività in questione, nella vigilanza su base consolidata alla quale è
sottoposta l'impresa madre, o ciascuna delle imprese madri, in conformità Ö al titolo V,
capo 4, sezione 1 Õ agli articoli da 52 a 56, segnatamente per il calcolo
del coefficiente di solvibilità, per il controllo dei grandi fidi e per la limitazione
delle partecipazioni prevista dall'articolo Ö 120 Õ 51.
Queste condizioni devono
essere Ö vengono Õ verificate dalle
autorità competenti dello Stato membro d'origine che rilasciano quindi Ö all'ente
finanziario Õ all'impresa figlia un attestato da allegarsi alle
notifiche di cui Ö agli articoli
25 e 28 Õ all'articolo 20, paragrafi da 1 a 6, e all'articolo 21,
paragrafi 1 e 2.
Le autorità competenti dello Stato membro
d'origine assicurano la vigilanza Ö sull'ente
finanziario Õ sulla filiazione secondo le disposizioni Ö dell'articolo
10, paragrafo 1, degli articoli da 19 a 22, dell'articolo 40, degli articoli da
42 a 52 e dell'articolo 54 Õ degli articoli 5, paragrafi 3, 16, 17, 26, 28, 29, 30 e 32.
ê2000/12/CE articolo
19, sesto comma (adattato)
2.           Se l'ente finanziario Ö di cui al
paragrafo 1, primo comma Õ che beneficia delle disposizioni del presente articolo
non soddisfa più una delle condizioni sopra riportate, lo Stato membro
d'origine ne informa l'autorità competente dello Stato membro ospitante e
l'attività svolta da detto ente Ö finanziario Õ nello Stato membro
ospitante diviene soggetta alla legislazione di quest'ultimo.
ê2000/12/CE articolo
19, quarto comma (adattato)
3.           Le disposizioni Ö dei paragrafi 1
e 2 Õ del presente articolo si applicano Ö mutatis
mutandis Õ alle filiazioni Ö degli enti
finanziari di cui al paragrafo 1, primo comma Õ, con i necessari adattamenti. In
particolare, l'espressione «ente creditizio» va intesa come «ente finanziario
rispondente alle condizioni previste all'articolo 19» ed il termine
«autorizzazione» va inteso come «statuto legale».
ê2000/12/CE articolo
19, quinto e sesto comma (adattato)
L'articolo 20, paragrafo
3, secondo comma, si legge come segue:
«L'autorità competente
dello Stato membro d'origine comunica altresì l'ammontare dei fondi propri
dell'ente finanziario filiazione e del coefficiente di solvibilità consolidato
dell'ente creditizio che ne è l'impresa madre.»
Se l'ente finanziario
che beneficia delle disposizioni del presente articolo non soddisfa più una
delle condizioni sopra riportate, lo Stato membro d'origine ne informa
l'autorità competente dello Stato membro ospitante e l'attività svolta da detto
ente nello Stato membro ospitante diviene soggetta alla legislazione di
quest'ultimo.
ê 2000/12/CE
(adattato)
ÖSezione 3 Esercizio
del diritto di stabilimento Õ
ê2000/12/CE articolo
20, paragrafi 1 e 2 e paragrafo 3, primo e secondo comma (adattato)
Articolo 25
Esercizio del
diritto di stabilimento
1.           Ogni ente creditizio che
intenda stabilire una succursale nel territorio di un altro Stato membro lo
notifica all'autorità competente dello Ö del suo Õ Stato membro di
origine.
2.           Gli Stati membri esigono che
l'ente creditizio che intende stabilire una succursale in un altro Stato membro
alleghi alla notifica prevista al paragrafo 1 le seguenti informazioni:
a)      lo Stato membro nel cui territorio
intende stabilire una succursale;
b)      un programma di attività nel quale siano
in particolare indicati il tipo di operazioni che si intendono effettuare e la
struttura dell'organizzazione della succursale;
c)      il recapito nello Stato membro ospitante
ove possono essergli richiesti i documenti;
d)      i nominativi dei
dirigenti responsabili Ö delle persone
che saranno responsabili della direzione Õ della succursale.
3.           A meno che l'autorità
competente dello Stato membro d'origine abbia motivo di dubitare, con
riferimento al progetto in questione, dell'adeguatezza delle strutture
amministrative o della situazione finanziaria dell'ente creditizio, essa
comunica le informazioni di cui al paragrafo 2 entro tre mesi a decorrere dal
ricevimento di tutte queste informazioni, all'autorità competente dello Stato
membro ospitante e ne informa l'ente Ö creditizio Õ in questione.
L'autorità competente dello Stato membro d'origine
comunica altresì l'ammontare dei fondi propri e del coefficiente di solvibilità
dell'ente creditizio.
ê2000/12/CE articolo
19, quinto comma (adattato)
Ö In deroga al
secondo comma, nei casi indicati all'articolo 24, Õ «Ll'autorità
competente dello Stato membro d'origine comunica altresì
l'ammontare dei fondi propri dell'ente finanziario filiazione
e del coefficiente di solvibilità consolidato dell'ente creditizio che ne è
l'impresa madre.»
ê2000/12/CE articolo
20, paragrafo 3, terzo comma (adattato)
4.           Qualora l'autorità competente dello Stato membro d'origine
rifiuti di comunicare le informazioni di cui al paragrafo 2 all'autorità
competente dello Stato membro ospitante, essa comunica le ragioni di tale
rifiuto all'ente Ö creditizio Õ interessato entro i
tre mesi successivi al ricevimento di tutte le informazioni.
Questo rifiuto o la mancata risposta può essere
oggetto di ricorso giurisdizionale nello Stato membro d'origine.
ê2000/12/CE articolo
20, paragrafi da 4 a 7 (adattato)
Articolo 26
14.         Prima
che la succursale dell'ente creditizio inizi ad operare
Ö avvii le
attività Õ, l'autorità
competente dello Stato membro ospitante dispone di un periodo di due mesi a
decorrere dalla data di ricevimento della comunicazione di cui Ö all'articolo
25 Õ al paragrafo 3 per predisporre la vigilanza sull'ente
creditizio in conformità Ö alla sezione
5 Õ dell'articolo 22 e per indicare, se del caso, le
condizioni alle quali, per motivi d'interesse generale, tali attività devono
essere esercitate nello Stato membro ospitante.
25.         La
succursale può stabilirsi e iniziare l'attività dal momento in cui riceve una
comunicazione dell'autorità competente dello Stato membro ospitante o, in caso
di silenzio da parte di detta autorità, dalla scadenza del termine di cui al
paragrafo Ö 1 Õ 4.
36.         In
caso di modifica del contenuto di una delle informazioni notificate in
conformità del Ö all'articolo
25, Õ paragrafo 2, lettere
b), c) e d), l'ente creditizio notifica per iscritto la modifica in questione
alle competenti autorità dello Stato membro d'origine e dello Stato membro ospitante
almeno un mese prima di procedere al cambiamento affinché l'autorità competente
dello Stato membro d'origine possa pronunciarsi ai sensi Ö dell'articolo
25 Õ del paragrafo 3 e l'autorità competente dello Stato
membro ospitante possa pronunciarsi su detta modifica ai sensi del paragrafo Ö 1 del presente
articolo Õ 4.
47.         Per
le succursali che hanno iniziato l'attività, secondo le disposizioni dello
Stato membro ospitante, prima del 1° gennaio 1993, si presume che
esse siano già state oggetto della procedura di cui ai
Ö all'articolo 25
e ai Õ paragrafi Ö 1 e 2 Õ da 1 a 5 del presente articolo. Ad esse si applicano, a
decorrere dalla predetta data, le disposizioni di cui al paragrafo 6 Ö 3 Õ del presente
articolo e di quelle di cui Ö all'articolo
23, alle sezioni 2 e 5 e all'articolo 43 Õ agli articoli 18, 19, 22 e 29.
ê2000/12/CE articolo
1, punto 3, ultima frase
Articolo 27
pPiù sedi di
attività costituite nello stesso Stato membro da un ente creditizio con sede
sociale in un altro Stato membro sono considerate come una succursale unica.;
ê 2000/12/CE
(adattato)
Ö Sezione 4
Esercizio della libera prestazione di servizi Õ
ê2000/12/CE articolo
21 (adattato)
Articolo 28
Esercizio della
libertà di prestazione di servizi
1.           Ciascun ente creditizio che
voglia esercitare per la prima volta la propria attività nel territorio di un
altro Stato membro nel quadro della libera prestazione di servizi notifica
all'autorità competente dello Stato membro d'origine quali delle attività
comprese nell'elenco di cui all'allegato I intenda esercitare.
2.           L'autorità competente dello
Stato membro d'origine comunica all'autorità competente dello Stato membro
ospitante la notifica prevista al paragrafo 1, entro il termine di un mese a
decorrere dal ricevimento di detta notifica.
3.           Il presente articolo non
inficia i diritti acquisiti dagli enti creditizi che operano mediante
prestazione di servizi anteriormente al 1° gennaio 1993.
ê 2000/12/CE
(adattato)
Ö Sezione
5 Potere delle autorità competenti dello Stato membro ospitante Õ
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafo 1 (adattato)
Articolo 29
Potere delle
autorità competenti dello Stato membro ospitante
1. Lo Stato membro ospitante può esigere, a fini statistici, che tutti
gli enti creditizi che dispongono di una succursale nel suo territorio
presentino alle autorità competenti di questo Stato una relazione periodica
sulle operazioni effettuate nel suo territorio.
Per l'esercizio delle responsabilità derivanti
dall'articolo Ö 41 Õ 27, lo Stato membro ospitante può esigere dalle
succursali degli enti creditizi originari di altri Stati membri le stesse
informazioni richieste a tal fine agli enti creditizi nazionali.
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafi da 2 a 4 (adattato)
Articolo 30
12.         Le
autorità competenti di uno Stato membro ospitante, ove accertino che un ente Ö creditizio Õ che dispone di una
succursale o che opera in regime di prestazione di servizi nel loro territorio
non ottempera alle disposizioni legali Ö di legge Õ adottate da detto
Stato in applicazione delle disposizioni della presente direttiva che
comportano la competenza delle autorità dello Stato membro ospitante, esigono
che l'ente Ö creditizio Õ in questione ponga
termine a tali irregolarità.
23.         Se
l'ente Ö creditizio Õ in questione non
assume le iniziative del caso, le autorità competenti dello Stato membro
ospitante ne informano le autorità competenti dello Stato membro d'origine. 
Queste adottano, nel più breve termine possibile,
tutte le misure opportune affinché l'ente Ö creditizio Õ in questione ponga
termine alle irregolarità. La natura di tali misure è comunicata alle autorità
competenti dello Stato membro ospitante.
34.         Se
l'ente Ö creditizio Õ persiste
nell'infrazione alle disposizioni legali Ö di legge Õ di cui al paragrafo Ö 1 Õ 2 vigenti nello Stato membro ospitante, nonostante le
misure adottate dallo Stato membro d'origine o in quanto tali provvedimenti
appaiono inadeguati ovvero mancano in questo Stato, lo Stato membro ospitante,
dopo aver informato le autorità competenti dello Stato membro d'origine, può
adottare opportuni provvedimenti per prevenire o reprimere ulteriori
irregolarità e, qualora risulti necessario, può anche impedire all'ente Ö creditizio Õ in questione di
avviare nuove operazioni nel suo territorio. Gli Stati membri vigilano affinché
nel loro territorio sia possibile procedere alla notifica agli enti creditizi
dei documenti necessari per l'adozione di tali provvedimenti.
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafo 5 (adattato)
Articolo 31
5. Le disposizioni Ö degli articoli
29 e 30 Õ dei precedenti paragrafi da 1 a 4 lasciano
impregiudicata la facoltà dello Stato membro ospitante di prendere le opportune
misure per prevenire o reprimere le irregolarità commesse nel suo territorio,
che sono contrarie alle disposizioni legali Ö di legge Õ da esso adottate per
motivi di interesse generale. Ciò comporta la possibilità di impedire all'ente Ö creditizio Õ in questione di
avviare nuove operazioni nel suo territorio.
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafo 6 (adattato)
Articolo 32
6. Qualsiasi provvedimento adottato in applicazione delle disposizioni dei paragrafi 3, 4 e 5 e Ö dell'articolo
30, paragrafi 2 e 3 o dell'articolo 31 Õ che comporti
sanzioni e restrizioni per l'esercizio della Ö libera Õ prestazione di
servizi deve essere debitamente motivato e comunicato all'ente Ö creditizio Õ interessato.
Ciascuno di tali provvedimenti è impugnabile in sede giurisdizionale nello
Stato membro in cui è stato preso.
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafo 7 (adattato)
Articolo 33
7. Prima di seguire la procedura prevista Ö all'articolo
30 Õ ai paragrafi 2, 3 e 4, le autorità competenti dello
Stato membro ospitante possono, nei casi urgenti, prendere le misure
cautelative indispensabili alla protezione degli interessi dei depositanti,
degli investitori o delle altre persone cui sono prestati dei servizi. La
Commissione e le autorità competenti degli altri Stati membri interessati
devono essere informati dell'adozione di tali misure nel più breve tempo
possibile.
La Commissione, previa consultazione delle
autorità competenti degli Stati membri interessati, può decidere che lo Stato
membro in questione modifichi o abolisca dette misure.
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafo 8 (adattato)
Articolo 34
8.         Lo Stato membro ospitante può prendere le misure adeguate per
prevenire o reprimere le irregolarità nel suo territorio esercitando le
competenze ad esso attribuite in virtù della presente direttiva. Ciò comporta
la possibilità di impedire a un ente Ö creditizio Õ di avviare nuove
operazioni nel suo territorio.
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafo 9 (adattato)
Articolo 35
9.         In caso di revoca dell'autorizzazione le autorità competenti
dello Stato membro ospitante ne sono informate e adottano gli opportuni
provvedimenti per impedire all'ente Ö creditizio Õ in questione di
avviare nuove operazioni nel territorio di questo Stato membro e per
salvaguardare gli interessi dei depositanti.
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafo 10 (adattato)
Articolo 36
10.       Gli Stati membri comunicano alla Commissione il numero e la
natura dei casi in cui si sono verificati rifiuti ai sensi Ö degli articoli
25 e 26 Õ dell'articolo 20, paragrafi da 1 a 6, o per i quali sono
stati adottati dei provvedimenti in conformità delle disposizioni Ö dell'articolo
30, paragrafo 3 Õ del paragrafo 4 del presente articolo.
ê2000/12/CE articolo
22, paragrafo 11 (adattato)
Articolo 37
11.ÖLa presente
sezione Õ Il presente articolo non osta a che gli enti creditizi
con sede in un altro Stato membro facciano pubblicità ai servizi da essi
offerti con tutti i mezzi di comunicazione disponibili nello Stato membro
ospitante, purché rispettino eventuali norme che regolino la forma e il
contenuto di tale pubblicità per motivi di interesse generale.
ê2000/12/CE
TITOLO IV
RELAZIONI CON I PAESI TERZI
ê 2000/12/CE (adattato)
Ö Sezione
1 Notificazione relativa alle imprese di paesi terzi e condizioni di
accesso ai mercati di tali paesi Õ
ê2000/12/CE articolo
23 (adattato)
Notifica delle
filiazioni di imprese di paesi terzi e delle condizioni di accesso ai mercati
di tali paesi
1.           Le
autorità competenti degli Stati membri informano la Commissione:
a) di ogni autorizzazione ad
una filiazione diretta o indiretta la cui impresa madre o le cui imprese madri
siano disciplinate dal diritto di un paese terzo.
b) di ogni acquisizione, da
parte di siffatta impresa madre, di una partecipazione in un ente creditizio
della Comunità, in modo che quest'ultimo diventi una sua filiazione.
Quando viene concessa
l'autorizzazione ad una filiazione diretta o indiretta dell'impresa madre o
delle imprese madri disciplinate dal diritto di un paese terzo, la struttura
del gruppo deve essere specificata nella notifica che le autorità competenti
inviano alla Commissione ai sensi dell'articolo 11.
2.           Gli Stati
membri informano la Commissione delle difficoltà di carattere generale
incontrate dai propri enti creditizi nello stabilimento o nell'esercizio delle
attività bancarie in un paese terzo.
3.           La
Commissione elabora periodicamente una relazione che esamina il trattamento
riservato nei paesi terzi agli enti creditizi della Comunità, in conformità ai
paragrafi 4 e 5, in materia di stabilimento e di esercizio delle attività
bancarie, nonché di acquisizione di partecipazioni in enti creditizi di paesi
terzi. La Commissione presenta tali relazioni al Consiglio, accompagnandole,
eventualmente, con adeguate proposte.
4.           Qualora,
sulla base delle relazioni di cui al paragrafo 3 o di altre informazioni, la
Commissione accerti che un paese terzo non concede agli enti creditizi
comunitari un effettivo accesso al mercato, paragonabile a quello concesso
dalla Comunità agli enti creditizi di tale paese terzo, essa può presentare al
Consiglio proposte al fine di ottenere adeguato mandato per negoziare delle
possibilità di concorrenza paragonabili per gli enti creditizi comunitari. Il
Consiglio decide a maggioranza qualificata.
5.           Se la
Commissione constata, in base alle relazioni di cui al paragrafo 1 oppure in
base ad altre informazioni, che in un paese terzo gli enti creditizi comunitari
non fruiscono di un trattamento che offra loro le stesse possibilità di
concorrenza offerte agli enti creditizi nazionali e che le condizioni per un
effettivo accesso al mercato non sono soddisfatte, essa può aprire negoziati
per porre rimedio a questa situazione.
6.           Nei
casi previsti al primo comma, si può anche decidere in qualsiasi momento, oltre
l'avvio dei negoziati, secondo la procedura prevista nell'articolo 60,
paragrafo 2, che le autorità competenti degli Stati membri limitino o sospendano
le loro decisioni nei confronti di domande di autorizzazione, già presentate al
momento della decisione o future, e di acquisizioni di partecipazioni da parte
di imprese madri dirette o indirette, disciplinate dalla legislazione del paese
terzo in questione. La durata dei provvedimenti in questione non può superare i
tre mesi.
Prima dello scadere del
termine di tre mesi e in base all'esito dei negoziati, il Consiglio,
deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può decidere
se le misure continuano ad essere applicabili.
6.           Allorché
la Commissione abbia eseguito uno degli accertamenti di cui ai paragrafi 4 e 5,
gli Stati membri la informano a sua richiesta:
a)       di ogni domanda di
autorizzazione ad una filiazione diretta o indiretta la cui impresa madre o le
cui imprese madri siano disciplinate dal diritto del paese terzo in questione;
b)       di ogni progetto di
acquisizione di partecipazione che sia stato loro sottoposto ai sensi
dell'articolo 16 da parte di siffatta impresa in un ente creditizio della
Comunità, per cui questo diventerebbe una sua filiazione.
Quest'obbligo di
informazione cessa appena sia concluso un accordo con il paese terzo di cui al
paragrafo 4 o 5 o quando cessino di essere applicate le misure di cui al paragrafo
5, secondo e terzo comma.
7.           Le
misure adottate in forza del presente articolo devono essere conformi agli
obblighi derivanti per la Comunità da eventuali accordi internazionali,
bilaterali o multilaterali, applicabili all'esercizio delle attività degli enti
creditizi.
2000/12/EC articolo 24 (adattato)
è1 2004/xx/CE
articolo 3, punto 7
Articolo 38
Succursali di
enti creditizi aventi la loro sede sociale al di fuori della Comunità
1.         Gli Stati membri non applicano alle
succursali di enti creditizi aventi la loro sede sociale fuori della Comunità,
per quanto riguarda l'accesso all'attività e per il suo esercizio, disposizioni
da cui risulti un trattamento più favorevole di quello cui sono sottoposte le
succursali di enti creditizi aventi la loro sede sociale nella Comunità.
2.         Le autorità competenti notificano
alla Comunità e al è1 comitato
bancario europeo ç le autorizzazioni
per succursali accordate agli enti creditizi aventi la sede sociale fuori della
Comunità.
3.         Fatto salvo il paragrafo 1, la
Comunità può, mediante accordi conclusi conformemente al
trattato con uno o più paesi terzi, stabilire l'applicazione di
disposizioni che, sulla base del principio di
reciprocità, accordano alle succursali di un ente creditizio avente la
sua sede sociale fuori della Comunità il medesimo trattamento su tutto il
territorio di quest'ultima.
ònuovo
Sezione 2
Cooperazione in materia di vigilanza
su base consolidata con le autorità competenti dei paesi terzi 
ê2000/12/CE articolo
25 (adattato)
Articolo 39
1.           La Commissione, su richiesta
di uno Stato membro o di propria iniziativa, può presentare al Consiglio
proposte per negoziare accordi con uno o più paesi terzi, in merito alle
modalità di applicazione della vigilanza su base consolidata Ö dei seguenti
enti Õ :
a)      agli enti creditizi la cui impresa
madre abbia sede in un paese terzo; e
b)      agli enti creditizi situati in un
paese terzo la cui impresa madre, che sia un ente creditizio o una società di
partecipazione, abbia sede nella Comunità.
2.           Gli accordi di cui al
paragrafo 1 sono volti, in particolare, a garantire la possibilità:
a)      da un lato, per le autorità competenti degli Stati membri, di
ottenere le informazioni necessarie alla vigilanza, in base alla situazione
finanziaria consolidata, di un ente creditizio o di una società di
partecipazione finanziaria che sono situati nella Comunità e hanno come impresa figlia Ö filiazione Õ un ente creditizio o
un ente finanziario situato al di fuori della Comunità, o detengono una
partecipazione in tali enti;
b)      dall'altro, per le autorità competenti dei paesi terzi, di
ottenere le informazioni necessarie alla vigilanza delle imprese madri la cui
sede si trova sul loro territorio, che hanno come impresa
figlia Ö filiazione Õ un ente creditizio o
un ente finanziario situato in uno o più Stati membri, o che detengono
partecipazioni in tali enti.
ê2004/xx/CE articolo
3, punto 8
3.           Fatto salvo l'articolo 300,
paragrafi 1 e 2 del trattato che istituisce la Comunità europea, la Commissione
esamina con il comitato bancario europeo il risultato dei negoziati di cui al
paragrafo 1 e la situazione che ne deriva.
ê2000/12/CE
TITOLO V
ê2000/12/CE
ðnuovo
PRINCIPI E STRUMENTI TECNICI DI VIGILANZA PRUDENZIALE
ð E INFORMATIVA ï
ê2000/12/CE
CAPO 1
PRINCIPI DI VIGILANZA PRUDENZIALE
ònuovo
Sezione 1
Competenze dello Stato membro
d'origine e dello Stato membro ospitante 
ê2000/12/CE articolo
26 (adattato)
Articolo 40
Controllo dello
Stato membro d'origine
1.           La vigilanza prudenziale
sull'ente creditizio, compresa quella sulle attività che esso esercita in virtù
degli articoli 18 e 19 Ö 23 e 24 Õ, spetta alle
autorità competenti dello Stato membro d'origine, fatte salve le disposizioni
della presente direttiva che prevedono una competenza dell'autorità dello Stato
membro ospitante.
2.           Il paragrafo 1 non osta
all'applicazione della vigilanza su base consolidata a norma della presente
direttiva.
ê2000/12/CE articolo
27 (adattato)
Articolo 41
Competenze dello
Stato membro ospitante
Ö In attesa di un
coordinamento ulteriore, lo Õ Lo Stato membro ospitante rimane incaricato, in
collaborazione con l'autorità competente dello Stato membro d'origine, della
vigilanza sulla liquidità della succursale dell'ente creditizio fino a coordinamento ulteriore. 
Fatte salve le misure necessarie al
rafforzamento del sistema monetario europeo, esso Ö lo Stato membro
ospitante Õ resta altresì
esclusivo responsabile per le misure d'attuazione della sua politica monetaria.

Tali misure non possono comportare un
trattamento discriminatorio o restrittivo fondato sul fatto che l'ente
creditizio ha ricevuto l'autorizzazione in un altro Stato membro.
ê2000/12/CE articolo
28 (adattato)
Articolo 42
Cooperazione in
materia di vigilanza
Per vigilare sull'attività degli enti
creditizi che operano, segnatamente attraverso succursali, in uno o più Stati
membri diversi da quello della loro sede sociale, le autorità competenti degli
Stati membri interessati collaborano strettamente. Esse si comunicano tutte le
informazioni concernenti la direzione, la gestione e la proprietà di tali enti
creditizi che possano facilitarne la vigilanza ed agevolare l'esame delle
condizioni per la relativa autorizzazione, nonché tutte le informazioni atte a
facilitare il controllo di tali enti, in particolare in materia di liquidità,
di solvibilità, di garanzia dei depositi, di limitazione dei grandi fidi, di
organizzazione amministrativa e contabile e di controllo interno.
ê2000/12/CE articolo
29 (adattato)
Articolo 43
Verifica sul
posto delle succursali stabilite in un altro Stato membro
1.           Gli Stati membri ospitanti
prevedono che, allorquando un ente creditizio autorizzato in un altro Stato
membro esercita la propria attività attraverso una succursale, le autorità
competenti dello Stato membro d'origine, dopo averne preventivamente informato
le autorità competenti dello Stato membro ospitante, possano procedere esse
stesse, o tramite persone da esse incaricate a tal fine, alla verifica sul
posto delle informazioni di cui all'articolo Ö 42 Õ 28.
2.           Le autorità competenti dello
Stato membro d'origine possono ugualmente fare ricorso, per l'ispezione delle
succursali, a una delle altre procedure di cui all'articolo Ö 141 Õ 56, paragrafo 7.
3.           Il
presente articolo non pregiudica Ö Le disposizioni
dei paragrafi 1 e 2 non pregiudicano Õ il diritto delle
autorità competenti dello Stato membro ospitante di procedere ad ispezioni
presso le succursali stabilite nel loro territorio per l'esercizio delle
responsabilità derivanti dalla presente direttiva.
ê 2000/12/CE
(adattato)
Ö Sezione
2 Scambio di informazioni e segreto d'ufficio Õ
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafi da 1 a 3 (adattato)
Articolo 44
Scambio di
informazioni e segreto d'ufficio
1.           Gli Stati membri impongono a
tutte le persone che esercitano o hanno esercitato un'attività per conto delle
autorità competenti, nonché ai revisori o esperti incaricati dalle autorità
competenti, l'obbligo di rispettare il segreto d'ufficio. 
Ö Nessuna Õ In virtù di tale obbligo, nessuna informazione riservata
ricevuta da tali persone in ragione dell'ufficio Ö nell'esercizio
delle loro funzioni Õ può in alcun modo
essere divulgata ad altre persone o autorità, se non in forma sommaria o
globale, cosicché non si possano individuare i singoli enti Ö creditizi, Õ salvo che nei casi
rilevanti per il diritto penale.
Tuttavia, nei casi concernenti un ente creditizio
dichiarato fallito o soggetto a liquidazione coatta ordinata da un tribunale,
le informazioni riservate che non riguardino i terzi implicati
nei Ö partecipanti
ai Õ tentativi di
salvataggio possono essere divulgate nell'ambito di procedimenti civili o
commerciali.
2.           Il paragrafo 1 non osta al
fatto che le autorità competenti dei vari Stati membri procedano agli scambi di
informazioni previsti dalla presente direttiva nonché da altre direttive
applicabili agli enti creditizi. Tali informazioni sono coperte dal segreto
d'ufficio di cui al paragrafo 1.
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafo 4 (adattato)
Articolo 45
4.         L'autorità competente che, a norma Ö dell'articolo
44 Õ dei paragrafi 1 o 2, riceve informazioni riservate può
servirsene soltanto nell'esercizio delle sue funzioni Ö e unicamente ai
seguenti scopi Õ:
a)         per l'esame delle condizioni di accesso all'attività degli
enti creditizi e per facilitare il controllo, su base individuale e su base
consolidata, delle condizioni di esercizio dell'attività, in particolare in
materia di vigilanza Ö sorveglianza Õ sulla liquidità,
sulla solvibilità, sui grandi fidi, sull'organizzazione amministrativa e
contabile e sul controllo interno;
b)         per l'irrogazione di sanzioni;
c)         nell'ambito di un ricorso amministrativo contro una decisione
dell'autorità competente;
d)         nell'ambito di procedimenti giurisdizionali instaurati a norma
dell'articolo 33 Ö 55 Õ o di disposizioni
speciali previste dalla presente direttiva nonché da altre direttive adottate
nel settore degli enti creditizi.
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafo 3 (adattato)
Articolo 46
3.         Gli Stati membri possono concludere con le autorità competenti
di paesi terzi e con le autorità o organi di tali paesi Ö di cui
all'articolo 47 e all'articolo 48, paragrafo 1 Õ definite al paragrafo 5 e al paragrafo 6 accordi di
cooperazione che prevedano scambi d'informazioni solo a condizione che le
informazioni comunicate beneficino di garanzie in ordine al segreto d'ufficio
almeno equivalenti a quelle previste dal presente articolo. Questo scambio di
informazioni deve avere lo scopo di contribuire all'esecuzione del compito di
vigilanza da parte delle autorità o organi suddetti.
Se le informazioni provengono da un altro
Stato membro, esse non possono essere diffuse senza l'esplicito accordo delle
autorità competenti che le hanno fornite e, nel caso, soltanto per gli scopi
per i quali dette autorità hanno dato il loro accordo.
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafo 5 (adattato)
Articolo 47
5. Le disposizioni di cui Ö all'articolo
44, paragrafo 1 e all'articolo 45 Õ ai paragrafi 1 e 4 non ostano allo scambio di
informazioni, all'interno di uno stesso Stato membro, qualora vi siano più
autorità competenti, ovvero, fra più Stati membri, tra le rispettive autorità
competenti e Ö tra i seguenti
soggetti Õ:
a)         le autorità investite della funzione pubblica di vigilanza su
altre istituzioni finanziarie e sulle compagnie di assicurazione, nonché le
autorità incaricate di vigilare sui mercati finanziari,
b)         gli organi preposti alla liquidazione e al fallimento degli
enti creditizi e altre procedure analoghe, 
c)         le persone incaricate del controllo
Ö della
revisione Õ legale dei conti
dell'ente creditizio e degli altri enti finanziari,
affinché esse possano svolgere la loro
funzione di vigilanza;.
Ö Dette
disposizioni Õ le disposizioni di cui ai paragrafi 1 e 4 non ostano
neppure alla trasmissione delle informazioni necessarie per lo svolgimento
della loro funzione agli organismi incaricati della gestione dei sistemi di
garanzia dei depositi. 
Ö In entrambi i
casi Õ Le le
informazioni ricevute dalle autorità, dagli organismi e dalle persone di cui
sopra sono coperte dal segreto d'ufficio previsto al
paragrafo 1 Ö all'articolo 44,
paragrafo 1 Õ .
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafi 6 e 7 (adattato)
Articolo 48
16.         Ferme restando le Ö In deroga
alle Õ disposizioni Ö degli articoli
da 44 a 46 Õ dei paragrafi da 1 a 4, gli Stati membri possono
autorizzare scambi Ö lo
scambio Õ di informazioni tra
le autorità competenti e Ö i seguenti
soggetti Õ :
a)      le autorità preposte alla vigilanza nei confronti degli organi
che intervengono nella liquidazione e nel fallimento degli enti creditizi o in
altri procedimenti analoghi, o
b)      le autorità incaricate della Ö responsabili
della Õ vigilanza nei
confronti delle persone incaricate della revisione ufficiale
Ö legale Õ dei conti delle
imprese di assicurazione, degli enti creditizi, delle imprese di investimento e
di altri enti finanziari.
Ö In questi
casi, Õ Gli gli
Stati membri che si avvalgono della facoltà di cui al
primo comma esigono che vengano soddisfatte almeno le seguenti
condizioni:
a)      le informazioni Ö devono
essere Õ sono intese all'esercizio delle funzioni di vigilanza
previste al primo comma;
b)      le informazioni ricevute in tale ambito Ö devono essere Õ sono coperte dal segreto d'ufficio di cui al Ö all'articolo
44, Õ paragrafo 1;
c)      quando le informazioni provengono da un altro Stato membro
possono essere comunicate solo con l'assenso esplicito delle autorità
competenti che le hanno trasmesse e, in tal caso, soltanto ai fini per i quali
queste ultime hanno dato l'autorizzazione.
Gli Stati membri comunicano alla Commissione e
agli altri Stati membri l'identità delle autorità abilitate a ricevere
informazioni in forza del presente paragrafo.
27.         Ferme restando le Ö In deroga
alle Õ disposizioni Ö degli articoli
da 44 a 46 Õ dei paragrafi da 1 a 4, gli Stati membri, per rafforzare
la stabilità del sistema finanziario, compresa la sua integrità, possono
autorizzare lo scambio di informazioni tra le autorità competenti e le autorità
o gli organi incaricati per legge dell'individuazione delle violazioni del
diritto societario e delle relative indagini.
Ö In questi
casi, Õ Gli gli
Stati membri che si avvalgono della facoltà di cui al
primo comma esigono che vengano soddisfatte almeno le seguenti
condizioni:
a)      le informazioni sono funzionali alla realizzazione delle finalità
previste al primo comma;
b)      le informazioni ricevute in tale ambito sono coperte dal segreto
d'ufficio di cui al Ö all'articolo
44, Õ paragrafo 1;
c)      quando le informazioni provengono da un altro Stato membro
possono essere comunicate solo con l'assenso esplicito delle autorità
competenti che le hanno trasmesse e, nel caso, soltanto ai fini per i quali
queste ultime hanno dato l'autorizzazione.
Se in uno Stato membro le autorità o gli organi di
cui al primo comma esercitano le loro funzioni di individuazione o di indagine
ricorrendo, in base alla loro competenza specifica, a persone a tale scopo
incaricate e non appartenenti alla funzione pubblica, la possibilità di scambio
delle informazioni prevista al primo comma può essere estesa a tali persone
alle condizioni Ö specificate Õ previste al secondo comma.
Ai fini dell'applicazione del terzo trattino del secondo comma, le autorità o gli organi di
cui al primo comma comunicano alle autorità competenti che hanno trasmesso le
informazioni, l'identità e il mandato preciso delle persone alle quali saranno
trasmesse tali informazioni.
Gli Stati membri comunicano alla Commissione e
agli altri Stati membri l'identità delle autorità o degli organi abilitati a
ricevere informazioni in forza del presente Ö articolo Õ paragrafo.
La Commissione redige,
entro il 31 dicembre 2000, una relazione sull'applicazione delle
disposizioni del presente Ö articolo Õ paragrafo.
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafo 8 (adattato)
Articolo 49
8. Le disposizioni Ö della presente
sezione Õ del presente articolo non ostano a che un'autorità
competente trasmetta Ö informazioni ai
seguenti soggetti ai fini dell'espletamento delle loro funzioni Õ:
a)         alle banche centrali o ad altri organismi con responsabilità
analoghe in quanto autorità monetarie,
b)         all'occorrenza, ad altre autorità pubbliche incaricate della
vigilanza sui sistemi di pagamento,.
informazioni intese
all'esercizio delle loro funzioni, né che Ö Esse non ostano
neanche a che Õ tali autorità o
organismi comunichino alle autorità competenti le informazioni che sono loro
necessarie ai fini delle disposizioni di cui Ö all'articolo
45 Õ al paragrafo 4. 
Le informazioni ricevute in tale ambito sono
coperte dal segreto d'ufficio di cui al presente articolo
Ö all'articolo
44, paragrafo 1 Õ.
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafo 9, primo e secondo comma (adattato)
Articolo 50
9. Ferme restando le Ö In deroga
alle Õ disposizioni di cui Ö all'articolo
44, paragrafo 1 e all'articolo 45 Õ ai paragrafi 1 e 4, gli Stati membri possono inoltre autorizzare, in base a disposizioni legislative,
la comunicazione di alcune informazioni ad altri servizi delle loro
amministrazioni centrali responsabili per la legislazione di vigilanza sugli enti
creditizi, sugli enti finanziari, sui servizi di investimento e sulle compagnie
di assicurazioni, nonché agli ispettori incaricati da detti servizi.
Tuttavia tali comunicazioni possono essere
fornite solo quando ciò risulti necessario per motivi di vigilanza prudenziale.
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafo 9, terzo comma (adattato)
Articolo 51
Ciò nondimeno gGli Stati
membri prevedono che le informazioni ricevute in base Ö all'articolo
44, paragrafo 2 e all'articolo 47 Õ ai paragrafi 2 e 5 e Ö le
informazioni Õ quelle ottenute mediante le ispezioni di cui
all'articolo Ö 43 Õ 29, paragrafi 1 e 2 non possano in alcun caso essere
oggetto delle comunicazioni menzionate nel presente Ö articolo Õ paragrafo, salvo accordo esplicito dell'autorità
competente che ha comunicato le informazioni o dell'autorità competente dello
Stato membro in cui è stata effettuata l'ispezione.
ê2000/12/CE articolo
30, paragrafo 10 (adattato)
Articolo 52
10. Le disposizioni Ö della presente
sezione Õ del presente articolo non ostano a che le autorità
competenti Ö di uno Stato
membro Õ comunichino le
informazioni di cui Ö agli articoli
da 44 a 46 Õ ai paragrafi da 1 a 4 ad un organismo di compensazione o
altro organismo analogo riconosciuto dalla legislazione nazionale per
effettuare servizi di compensazione o di regolamento dei contratti in un
mercato del loro Stato membro, qualora ritengano necessarie tali informazioni
per garantire il regolare funzionamento di tali organismi rispetto ad
infrazioni, anche potenziali, di chi interviene in tale mercato. Le informazioni
ricevute in tale ambito sono coperte dal segreto d'ufficio di cui al Ö all'articolo
44, Õ paragrafo 1. 
Tuttavia, gli Stati membri provvedono affinché
le informazioni ricevute in virtù del Ö dell'articolo
44, Õ paragrafo 2 non
possano essere rivelate, nel caso contemplato dal presente Ö articolo Õ paragrafo, senza esplicito consenso delle autorità
competenti che hanno fornito le informazioni.
ònuovo
Sezione 3
Obbligo delle persone incaricate della
revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati
ê2000/12/CE articolo
31 (adattato)
Articolo 53
Obbligo delle
persone incaricate del controllo legale dei conti annuali e dei conti consolidati
1.           Gli Stati membri dispongono
almeno che: a) qualsiasi persona abilitata ai
sensi della Ö dell'ottava Õ direttiva 84/253/CEE[26] del Consiglio, ad
esercitare presso un ente creditizio l'incarico di cui all'articolo 51 della Ö quarta Õ direttiva 78/660/CEE[27] del Consiglio,
all'articolo 37 della direttiva 83/349/CEE Ö del
Consiglio Õ, all'articolo 31
della direttiva 85/611/CEE[28]
del Consiglio o qualsiasi altro incarico ufficiale, abbia l'obbligo di
segnalare tempestivamente alle autorità competenti fatti o decisioni
riguardanti detto ente Ö creditizio Õ di cui essa sia
venuta a conoscenza nell'esercizio dell'incarico sopra citato, tali da:
a)      costituire una violazione sostanziale delle disposizioni
legislative, regolamentari o amministrative che stabiliscono le condizioni per
l'autorizzazione o disciplinano in modo specifico l'esercizio dell'attività
degli enti creditizi, o
b)      pregiudicare la continuità della gestione dell'ente creditizio, ovvero
c)      comportare il rifiuto della certificazione dei bilanci o
l'emissione di riserve;.
Ö Gli Stati
membri dispongono almeno che Õ b) lo stesso obbligo incomba a questa stessa persona per
quanto riguarda fatti Ö o Õ e decisioni di cui venga a conoscenza nell'ambito di un
incarico quale quello di cui Ö al primo
comma Õ alla lettera a), esercitato presso un'impresa che abbia
stretti legami, derivanti da un legame di controllo, con l'ente creditizio
presso il quale detta persona svolge Ö tale
incarico Õ l'incarico sopra citato.
2.           La comunicazione in buona
fede alle autorità competenti, da parte delle persone abilitate ai sensi della
direttiva 84/253/CEE, di fatti o decisioni di cui al paragrafo 1 non
costituisce violazione di eventuali restrizioni alla comunicazione di
informazioni imposte in sede contrattuale o in forma di disposizioni
legislative, regolamentari o amministrative, ed essa non comporta per tali
persone responsabilità di alcun tipo.
ê 2000/12/CE
(adattato)
Ö Sezione 4
Potere sanzionatorio e ricorso in sede giurisdizionale Õ
ê2000/12/CE articolo
32 (adattato)
Articolo 54
Potere
sanzionatorio delle autorità competenti
Ferme restando le procedure per la revoca
delle autorizzazioni e le disposizioni del diritto penale, gli Stati membri
prevedono che le rispettive autorità competenti possano irrogare sanzioni nei
confronti degli enti creditizi, o dei dirigenti responsabili, che si sono resi
colpevoli di infrazioni alle disposizioni legislative, regolamentari o
amministrative in materia di controllo Ö vigilanza Õ o di esercizio
dell'attività, o adottare a loro carico
provvedimenti la cui applicazione è diretta a far cessare le infrazioni
accertate o a rimuoverne le cause.
ê2000/12/CE articolo
33 (adattato)
Articolo 55
Ricorso in sede
giurisdizionale
Gli Stati membri stabiliscono che, contro le
decisioni prese nei riguardi di un ente creditizio in applicazione delle
disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative adottate
conformemente alla presente direttiva, sia possibile presentare ricorso in sede
giurisdizionale; ciò vale anche nel caso in cui non si decida, entro sei mesi
dalla sua presentazione, su una domanda di autorizzazione contenente tutti gli
elementi richiesti dalle disposizioni vigenti.
ê 2000/28/CE
articolo 1, punto 2 (adattato)
Articolo 33 bis
L'articolo 3 della
direttiva 2000/46/CE è applicabile agli enti creditizi.
ê2000/12/CE
CAPO 2
STRUMENTI TECNICI DI VIGILANZA PRUDENZIALE
Sezione 1
Fondi propri
ê2000/12/CE articolo
34, paragrafo 1 (adattato)
Articolo 56
Principi
generali
1. Ogniqualvolta uno Stato membro adotti mediante legge, regolamento o
atto amministrativo disposizioni, in applicazione della legislazione
comunitaria sulla vigilanza prudenziale su enti creditizi in attività, nella
quale è utilizzata l'espressione «fondi propri» o si fa riferimento a tale
nozione, esso curerà che tale espressione e nozione concordino con la
definizione di cui Ö agli articoli
da 57 a 61 e agli articoli da 63 a 66 Õ ai successivi paragrafi 2, 3 e 4 del presente articolo ed agli
articoli da 35 a 38.
ê2000/12/CE articolo
34, paragrafo 2, primo comma (adattato)
Articolo 57
Fatte salve le restrizioni
Ö limitazioni Õ di cui all'articolo 38 Ö 66 Õ, i fondi propri non
consolidati di un ente creditizio comprendono gli elementi seguenti:
1a)    il
capitale versato ai sensi dell'articolo 22 della
direttiva 86/635/CEE, Ö se
versato, Õ nonché il
sovrapprezzo di emissione escluse però le azioni privilegiate cumulative;
2b)    le
riserve ai sensi dell'articolo 23 della direttiva 86/635/CEE, nonché gli utili
portati a nuovo per destinazione del risultato finale d'esercizio. Gli Stati membri possono consentire che si tenga conto degli
utili intermedi prima che sia stata adottata una decisione formale soltanto se
sono stati verificati da persone incaricate del controllo dei conti e se sia
stato provato in modo soddisfacente per le autorità competenti che il loro
importo è stato valutato conformemente ai principi enunciati nella direttiva
86/635/CEE e che essi sono al netto di tutti gli oneri prevedibili e delle
previsioni di dividendo;
3c)    il
fondo per i rischi bancari generali ai sensi dell'articolo 38 della direttiva
86/635/CEE;
4d)    le
riserve di rivalutazione ai sensi dell'articolo 33 della direttiva 78/660/CEE;
5e)    le
rettifiche di valore ai sensi dell'articolo 37, paragrafo 2, della direttiva
86/635/CEE;
6f)     gli
altri elementi ai sensi dell'articolo 35 Ö 63 Õ ;
7g)    gli
impegni dei membri degli enti creditizi a forma cooperativa e gli impegni
solidali dei mutuatari di taluni enti organizzati sotto forma di fondi di cui
all'articolo 36 Ö 64 Õ, paragrafo 1;
8h)    le
azioni privilegiate cumulative a scadenza fissa, nonché i prestiti subordinati
di cui all'articolo 36 Ö 64 Õ, paragrafo 3.
Gli elementi seguenti vengono dedotti,
conformemente all'articolo 38 Ö 66 Õ:
9i)     le
azioni proprie in portafoglio al valore di libro;
10j)   le attività Ö i beni Õ immateriali di cui
all'articolo 4 «Attivo», punto 9, della direttiva 86/635/CEE;
11k)  i
risultati negativi di rilevanza apprezzabile dell'esercizio in corso;
ê2002/87/CE articolo
29, punto 4, lettera a) (adattato)
12l)   le
partecipazioni in altri enti creditizi e in enti finanziari d'importo superiore
al 10% del capitale di questi ultimi;
13m) i crediti
subordinati e gli strumenti di cui all'articolo 35
Ö 63 Õ e all'articolo 36 Ö 64 Õ, paragrafo 3,
detenuti dall'ente creditizio in enti creditizi e finanziari, in cui la sua
partecipazione sia in ciascun caso superiore al 10% del capitale;
14n)  le
partecipazioni in altri enti creditizi e enti finanziari d'importo fino al 10%
del capitale di questi ultimi, i crediti subordinati e gli strumenti di cui
all'articolo 35 Ö 63 Õ e all'articolo 36 Ö 64 Õ, paragrafo 3,
detenuti da un ente creditizio in enti creditizi e finanziari diversi da quelli
di cui ai punti 12) e 13) del Ö al Õ presente comma per
l'importo totale di tali partecipazioni, crediti subordinati e strumenti che
supera il 10% dei fondi propri dell'ente creditizio, calcolati prima della
deduzione degli elementi di cui Ö alle lettere da
l) a p) Õ ai punti da 12) a 16) del presente comma;
15o)  le
partecipazioni ai sensi dell'articolo Ö 4, punto
10 Õ 1, punto 9, detenute da un ente creditizio in:
i)       imprese di assicurazione ai sensi dell'articolo 6 della Ö prima Õ direttiva 73/239/CEE
Ö [29] del
Consiglio Õ, dell'articolo 6
della Ö prima Õ direttiva 79/267/CEE
Ö [30] del
Consiglio Õ o dell'articolo 1,
lettera b), della direttiva 98/78/CE del Parlamento europeo e del Consiglio[31],
ii)      imprese di riassicurazione ai sensi dell'articolo 1, lettera c),
della direttiva 98/78/CE,
iii)     società di partecipazione assicurativa ai sensi dell'articolo 1,
lettera i), della direttiva 98/78/CE;
(16p) ciascuno dei seguenti elementi detenuti da un
ente creditizio nelle imprese di cui al punto 15 Ö alla lettera
o) Õ in cui ha una
partecipazione:
i)       strumenti di cui all'articolo 16, paragrafo 3, della direttiva
73/239/CEE,
ii)      strumenti di cui all'articolo 18, paragrafo 3, della direttiva
79/267/CEE;
ònuovo
q)      per gli
enti creditizi che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio conformemente alla sezione 3, sottosezione 2, gli importi negativi
risultanti dal calcolo di cui all'allegato VII, parte 1, punto 34 e gli importi
delle perdite attese calcolati conformemente all'allegato VII, parte 1,
punti 30 e 31; 
r)       l'importo
dell'esposizione associato a posizioni inerenti a cartolarizzazione alle quali
viene attribuito un fattore di ponderazione del rischio pari al 1250% ai sensi
dell'allegato IX, parte 4, calcolato secondo le modalità ivi specificate.
ê2000/12/CE articolo
34, paragrafo 2, punto 2, ultima frase (adattato)
ðnuovo
Ö Ai fini della
lettera b), gli Õ Gli Stati membri possono consentire che si tenga conto
degli utili intermedi prima che sia stata adottata una decisione formale
soltanto se sono stati verificati da persone incaricate del controllo dei conti
e se sia stato provato in modo soddisfacente per le autorità competenti che il
loro importo è stato valutato conformemente ai principi enunciati nella
direttiva 86/635/CEE e che essi sono al netto di tutti gli oneri prevedibili e
delle previsioni di dividendo;.
ðNel caso degli enti creditizi che siano i
cedenti in una cartolarizzazione, sono esclusi dagli elementi di cui alla
lettera b) i profitti netti derivanti dalla capitalizzazione dei redditi futuri
delle attività cartolarizzate e che costituiscono il rafforzamento del credito
per le posizioni della cartolarizzazione. ï
ê2002/87/CE articolo
29, punto 4, lettera b) (adattato)
Articolo 58
In caso di possesso temporaneo di azioni di un
altro ente creditizio, ente finanziario, impresa di assicurazione, impresa di
riassicurazione o società di partecipazione assicurativa ai fini di
un'operazione di assistenza finanziaria destinata al risanamento e al
salvataggio di queste ultime, l'autorità competente può consentire deroghe alle
disposizioni relative alle deduzioni di cui Ö alle lettere da
l) a p) Õ ai punti da 12) a 16).
Articolo 59
In alternativa alle deduzioni degli elementi
di cui Ö alle lettere da
o) a p) Õ ai punti 15 e 16, gli Stati membri possono consentire ai
loro enti creditizi di applicare, mutatis mutandis, i metodi 1, 2 o 3
dell'allegato I della direttiva 2002/87/CE. Il metodo 1 («consolidamento
contabile») Ö può
essere Õ è applicato soltanto qualora l'autorità competente
ritenga che vi sia un livello soddisfacente di gestione integrata e di
controllo interno delle imprese incluse nel consolidamento. Il metodo scelto è
applicato coerentemente nel tempo.
Articolo 60
Gli Stati membri possono stabilire che, per il
calcolo dei fondi propri su base individuale, gli enti creditizi soggetti alla
vigilanza su base consolidata conformemente alle disposizioni del capo Ö 4, sezione
1 Õ III o alla vigilanza supplementare ai sensi della suddetta direttiva 2002/87/CE, non siano tenuti a
dedurre gli elementi di cui Ö alle lettere da
l) a p) Õ ai punti da 12 a 16 detenuti in enti creditizi, enti
finanziari, imprese di assicurazione o di riassicurazione, società di
partecipazione assicurativa, inclusi nel consolidamento o nell'ambito della
vigilanza supplementare.
La presente disposizione si applica a tutte le
norme prudenziali armonizzate da atti comunitari.
ê2000/12/CE articolo
34, paragrafo 3 (adattato)
Articolo 61
3. La nozione di fondi propri definita Ö all'articolo
57, lettere da a) a h) Õnel paragrafo 2, punti da 1) a 8), comprende un numero
massimo di elementi e di importi. Ogni Stato membro avrà la facoltà di decidere
autonomamente se utilizzare detti elementi o se fissare valori massimi
inferiori e di detrarre Ö dedurre Õ elementi diversi da
quelli elencati Ö all'articolo
57, lettere da i) a r) Õ al paragrafo 2, punti da 9) a 13). Tali Stati membri sono
tuttavia tenuti a prevedere una maggiore convergenza ai fini di una definizione
comune dei fondi propri.
A tal fine entro il 1° gennaio 1996, la Commissione presenta al
Parlamento europeo ed al Consiglio una relazione sull'applicazione del presente
articolo nonché degli articoli da 35 a 39, eventualmente corredata dalle
proposte di modifica che essa ritiene necessarie. Al più tardi il
1° gennaio 1998, il Parlamento europeo ed il Consiglio, deliberando secondo
la procedura di cui all'articolo 251 del trattato, previa consultazione del
Comitato economico e sociale, rivedono la definizione dei fondi propri al fine
di applicare in modo uniforme una definizione comune.
ê2000/12/CE articolo
34, paragrafo 4 (adattato)
4          Gli elementi elencati Ö all'articolo
57, lettere da a) a e) Õ nel paragrafo 2, punti da 1) a 5), devono poter essere
utilizzati senza restrizioni e senza indugi dall'ente creditizio per la
copertura dei rischi o la partecipazione alle Ö delle Õ perdite nel momento
in cui tali rischi o perdite si verificano. Il loro importo è esentato da
qualunque tributo prevedibile al momento in cui è calcolato o deve essere
adattato in conseguenza, nella misura in cui tali tributi riducano l'importo
fino a concorrenza del quale questi elementi possono essere destinati alla
copertura di rischi o perdite.
ònuovo
Articolo 62
Gli Stati membri
trasmettono alla Commissione una relazione sui progressi realizzati nella
convergenza mirante ad una definizione comune di fondi propri. Entro il
1° gennaio 2009, sulla base delle relazioni, la Commissione presenta, se
del caso, al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di modifica del
presente articolo e degli articoli da 35 a 39. 
ê2000/12/CE articolo
35 (adattato)
Articolo 63
Altri elementi
1.           La nozione di fondi propri utilizzata da uno Stato membro
può comprendere altri elementi purché, indipendentemente dalla loro definizione
legale Ö di legge Õ o contabile,
presentino le seguenti caratteristiche:
a)      siano a libera disposizione dell'ente
creditizio per far fronte ai normali rischi dell'attività bancaria, quando le
perdite o le minusvalenze non sono state ancora identificate;
b)      la loro esistenza risulti dalla
contabilità interna;
c)      il loro importo sia fissato dalla
direzione dell'ente creditizio, verificato da revisori indipendenti, comunicato
alle autorità competenti e posto sotto la vigilanza di queste ultime.
2.           Possono altresì essere considerati altri elementi le
obbligazioni irredimibili e altri strumenti che rispondono ai requisiti
sottoindicati:
a)      non possono essere rimborsati su
iniziativa del portatore o senza il consenso preventivo dell'autorità
competente;
b)      il contratto di emissione prevede la
possibilità per l'ente creditizio di differire il pagamento di interessi sul
debito;
c)      i crediti del mutuante nei confronti
dell'ente creditizio debbono essere pienamente subordinati a quelli di tutti i
creditori principali;
d)      i documenti che disciplinano l'emissione
delle obbligazioni debbono consentire l'uso del debito e degli interessi non
pagati per far fronte alle perdite, mentre devono lasciare l'istituto di
credito in grado di continuare l'attività;
e)      si tiene conto solo degli importi
effettivamente versati.
Si aggiungono inoltre le azioni privilegiate
cumulative diverse da quelle previste all'articolo 34,
Ö 57 Õ paragrafo 2, Ö lettera
h) Õ, punto 8).
ònuovo
3.           Per
gli enti creditizi che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio conformemente alla sezione 3, sottosezione 2, gli importi positivi
risultanti dal calcolo di cui all'allegato VII, parte 1, punto 34 possono
essere riconosciuti come altri elementi fino a concorrenza dello 0,6% degli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio calcolati conformemente alla
sottosezione 2. Per detti enti creditizi le rettifiche di valore e gli accantonamenti
inclusi nel calcolo di cui all'allegato VII, sezione 3, parte 1, punto 34 e le
rettifiche di valore e gli accantonamenti per esposizioni di cui all'articolo
57, lettera e) non sono inclusi nei fondi propri se non conformemente alla
presente disposizione. A questo fine, gli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio non comprendono gli importi calcolati in relazione alle
posizioni inerenti a cartolarizzazione per le quali sia previsto un fattore di
ponderazione del rischio pari al 1250%.
ê2000/12/CE articolo
36 (adattato)
Articolo 64
Altre
disposizioni relative ai fondi propri
1.           Gli obblighi dei membri degli
enti creditizi a forma cooperativa di cui all'articolo Ö 57, lettera
g) Õ 34, paragrafo 2, punto 7), sono costituiti dai multipli
di garanzia delle società cooperative, nonché dagli obblighi statutari dei
membri delle stesse di effettuare versamenti supplementari a fondo perduto in
caso di perdite da parte dell'ente creditizio. In questo
Ö , nel
qual Õ caso i pagamenti
debbono Ö poter Õ essere richiesti
senza indugio.
Sono equiparati agli elementi che precedono gli
obblighi in solido dei mutuatari nel caso degli enti creditizi organizzati come
fondi.
L'insieme di questi elementi può figurare nei
fondi propri se essi sono computati nei fondi propri degli enti creditizi di
questo tipo conformemente alla legislazione nazionale.
2.           Gli Stati membri non possono includere Ö includono Õ nei fondi propri
degli enti creditizi di diritto pubblico le garanzie concesse da essi o dai loro enti Ö dalle loro
autorità Õ locali a tali enti
creditizi.
3.           Gli Stati membri o le
autorità competenti possono includere nei fondi propri le azioni preferenziali
cumulative a scadenza fissa nonché i prestiti subordinati, di cui all'articolo Ö 57, lettera
h) Õ 34, paragrafo 2, punto 8), qualora esistano accordi
vincolanti in base ai quali, in caso di fallimento o liquidazione dell'ente
creditizio, tali prestiti abbiano un rango inferiore rispetto ai crediti di
tutti gli altri creditori e venga rimborsato solo dopo che siano stati
liquidati tutti i debiti in essere di detto ente.
I prestiti subordinati devono anche rispondere ai seguenti criteri addizionali:
a)      si tiene conto solo dei fondi
effettivamente versati;
b)      i fondi devono avere una scadenza
originaria non inferiore ai cinque anni, dopo i quali essi possono essere
soggetti a rimborso; se la scadenza è indeterminata deve
essere stabilito, per il loro rimborso, un preavviso di cinque anni, a meno che
detti fondi non vengano più considerati come fondi propri o a meno che il
previo accordo delle autorità competenti sia specificatamente richiesto per il
loro rimborso anticipato. Le autorità competenti possono autorizzare il
rimborso anticipato di tali fondi a condizione che la richiesta sia stata fatta
su sollecitazione dell'emittente e che non venga intaccata la solvibilità
dell'ente creditizio;
c)      la loro capacità di essere considerati
fondi propri è soggetta a graduale riduzione durante almeno cinque anni prima
della data prevista per il rimborso;
d)      il contratto di prestito non deve
contemplare clausole che prevedano che, in determinati casi diversi dalla
liquidazione dell'ente creditizio, il debito diventi rimborsabile prima della
data convenuta per il rimborso.
ê2000/12/CE articolo
36, paragrafo 3, lettera b), escluse le prime 21 parole 
ð nuovo
ð Ai fini del secondo comma, lettera
b), ï se la scadenza è
indeterminata deve essere stabilito, per il loro rimborso, un preavviso di
cinque anni, a meno che detti fondi non vengano più considerati come fondi
propri o a meno che il previo accordo delle autorità competenti sia
specificatamente richiesto per il loro rimborso anticipato. Le autorità
competenti possono autorizzare il rimborso anticipato di tali fondi a
condizione che la richiesta sia stata fatta su sollecitazione dell'emittente e che
non venga intaccata la solvibilità dell'ente creditizio.;
ònuovo
4.           Gli
enti creditizi non includono nei fondi propri né le riserve di valore equo
relative ai profitti e alle perdite generati dalla copertura dei flussi
finanziari degli strumenti finanziari valutati al costo ammortizzato, né i
profitti o le perdite sulle loro passività valutati al valore equo dovuti
all'evoluzione del loro proprio merito di credito.
ê2000/12/CE articolo
37 (adattato)
Articolo 65
Calcolo dei fondi
propri su base consolidata
1.           Quando il calcolo deve essere
effettuato su base consolidata, gli elementi enunciati all'articolo 34 Ö 57 Õ, paragrafo 2, sono
presi in considerazione in base ai loro importi consolidati conformemente alle
norme fissate Ö al capo 4,
sezione 1 Õ dagli articoli da 52 a 56. Inoltre possono essere
assimilati alle riserve consolidate, per il calcolo dei fondi propri, i
seguenti elementi quando sono creditori («negativi»):
a)      gli interessi di minoranza ai sensi dell'articolo 21 della
direttiva 83/349/CEE, in caso di utilizzazione del metodo dell'integrazione
globale;
b)      la differenza di primo consolidamento ai sensi degli articoli 19,
30 e 31 della direttiva 83/349/CEE;
c)      le differenze di conversione incluse nelle riserve consolidate
conformemente all'articolo 39, paragrafo 6, della direttiva 86/635/CEE;
d)      la differenza risultante dalla inclusione di talune
partecipazioni conformemente al metodo di cui all'articolo 33 della direttiva
83/349/CEE.
2.           Allorché gli elementi che precedono
sono debitori («positivi») essi devono essere dedotti nel calcolo dei fondi
propri consolidati Ö Qualora gli
elementi di cui alle lettere da a) a d) del paragrafo 1 sono debitori («positivi»),
essi sono dedotti nel calcolo dei fondi propri consolidati Õ .
ê2000/12/CE articolo
38, paragrafo 1 (adattato)
ðnuovo
Articolo 66
Detrazioni e
limitazioni
1. Gli elementi di cui all'articolo Ö 57, lettere da
d) a h) Õ 34, paragrafo 2, punti da 4) a 8), sono soggetti alle
seguenti limitazioni:
a)      il totale degli elementi di cui Ö alle lettere da
d) a h) Õ ai punti 4) e 8) è limitato al massimo al 100% degli
elementi di cui Ö alla lettera
a) Õ al punto 1) più gli elementi di cui Ö alle lettere b)
e c) Õ ai punti 2) e 3) meno quelli indicati Ö alle lettere da
i) a k) Õ ai punti 9), 10) e 11) ð e al 50% degli importi di cui alla
lettera q) ï;
b)      il totale degli elementi di cui Ö alle lettere da
g) a h) Õ ai punti 7) e 8) è limitato al massimo al 50% degli
elementi di cui Ö alla lettera
a) Õ al punto 1) più gli elementi di cui Ö alle lettere b)
e c) Õ ai punti 2) e 3) meno quelli indicati Ö alle lettere da
i) a k) Õ ai punti 9), 10) e 11) ð e al 50% degli importi di cui alla
lettera q) ï ;
c)      il totale degli elementi di cui Ö alla lettera
l) Õ ai punti 12) e 13) viene detratto
Ö dedotto Õ dal totale degli
elementi.
ònuovo
2.           Gli
elementi di cui all'articolo 57, lettera r) sono dedotti dal totale degli
elementi di cui alle lettere da a) a h) dello stesso articolo, a meno che
l'ente creditizio non includa i primi nel calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio ai fini dell'articolo 75 conformemente
all'allegato IX, parte 4. 
ê2000/12/CE articolo
38, paragrafo 2
23.         Le
autorità competenti possono autorizzare gli enti creditizi a superare
temporaneamente le limitazioni previste al paragrafo 1 in circostanze
eccezionali.
ê2000/12/CE articolo
39 (adattato)
Articolo 67
Prova da portare
alle autorità competenti
Il rispetto delle condizioni previste Ö alla presente
sezione Õ all'articolo 34, paragrafi 2, 3 e 4, ed agli articoli da 35 a
38 deve essere comprovato con soddisfazione delle
Ö secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle Õ autorità competenti.
ònuovo
Sezione 2
Copertura dei
rischi
Sottosezione 1 –
Livello di applicazione
Articolo 68
1.           Gli
enti creditizi si conformano su base individuale agli obblighi fissati agli
articoli 22 e 75 e alla sezione 5. 
2.           Ciascun
ente creditizio che non sia né una filiazione nello Stato membro in cui è
autorizzato o in cui è soggetto a vigilanza, né un'impresa madre, e ciascun
ente creditizio non incluso nel consolidamento ai sensi dell'articolo 73 si
conforma su base individuale agli obblighi fissati agli articoli 120 e 123. 
3.           Ciascun
ente creditizio che non sia né un'impresa madre, né una filiazione, e ciascun
ente creditizio non incluso nel consolidamento ai sensi dell'articolo 73 si
conforma su base individuale agli obblighi fissati al capo 5. 
Articolo 69
1.           Gli
Stati membri hanno facoltà di non applicare l'articolo 68, paragrafo 1 alle
filiazioni di un ente creditizio, qualora sia la filiazione che l'ente
creditizio siano soggetti all'autorizzazione e alla vigilanza dello Stato
membro interessato, la filiazione rientri nella vigilanza su base consolidata
dell'ente creditizio impresa madre e siano soddisfatte tutte le condizioni
elencate di seguito al fine di garantire una ripartizione adeguata dei fondi
propri tra l'impresa madre e le filiazioni:
a)      non ci sono
impedimenti giuridici o sostanziali, attuali o previsti, che ostacolino il
rapido trasferimento dei fondi propri o il rimborso di passività da parte
dell'impresa madre; 
b)      l'impresa madre
si assume l'obbligo incondizionato, esplicito e irrevocabile di trasferire
fondi propri alla filiazione e di coprirne le passività, ovvero i rischi delle
filiazioni sono di entità trascurabile; 
c)      le procedure di
valutazione, misurazione e controllo del rischio dell'impresa madre coprono
anche la filiazione;
d)      l'impresa madre
ha il diritto di nominare e revocare la maggioranza dei membri dell'organo di
direzione della filiazione.
2.           Gli
Stati membri possono valersi della facoltà prevista al paragrafo 1 nel caso in
cui l'impresa madre sia una società di partecipazione finanziaria avente sede
nello stesso Stato membro dell'ente creditizio, a condizione che sia soggetta
alla stessa vigilanza esercitata sugli enti creditizi e in particolare alle
disposizioni dell'articolo 71, paragrafo 1.
Articolo 70
Le autorità
competenti possono autorizzare caso per caso gli enti creditizi imprese madri
in uno Stato membro a includere nel calcolo dei requisiti ai sensi
dell'articolo 68, paragrafo 1, le filiazioni aventi sede nella Comunità
che soddisfino le condizioni di cui all'articolo 69, paragrafo 1, lettere a), c)
e d) e le cui esposizioni o passività rilevanti siano detenute nei confronti di
detto ente creditizio impresa madre in uno Stato membro. 
Articolo 71
1.           Fatti
salvi gli articoli da 68 a 70, gli enti creditizi imprese madri in uno Stato
membro rispettano, nella misura e secondo le modalità previste all'articolo
133, gli obblighi di cui agli articoli 75, 120, 123 e alla sezione 5 sulla base
della loro situazione finanziaria consolidata. 
2.           Fatti
salvi gli articoli da 68 a 70, gli enti creditizi controllati da una società di
partecipazione finanziaria madre in uno Stato membro rispettano, nella misura e
secondo le modalità previste all'articolo 133, gli obblighi di cui agli
articoli 75, 120, 123 e alla sezione 5 sulla base della situazione finanziaria
consolidata della società di partecipazione finanziaria. 
Qualora la società di
partecipazione finanziaria madre in uno Stato membro controlli più di un ente
creditizio, il primo comma si applica solo all'ente creditizio soggetto alla
vigilanza su base consolidata conformemente agli articoli 125 e 126. 
Articolo 72
1.           Gli
enti creditizi imprese madri nell'UE rispettano gli obblighi di cui al capo 5
sulla base della loro situazione finanziaria consolidata.
Tuttavia, per quanto
riguarda le loro filiazioni più importanti, pubblicano le informazioni
specificate all'allegato XII, parte 1, punto 5, su base individuale o
subconsolidata.
2.           Gli
enti creditizi controllati da una società di partecipazione finanziaria madre
nell'UE rispettano gli obblighi di cui al capo 5 sulla base della situazione
finanziaria consolidata della società di partecipazione finanziaria.
Tuttavia, per quanto
riguarda le loro filiazioni più importanti, pubblicano le informazioni
specificate all'allegato XII, parte 1, punto 5, su base individuale o
subconsolidata.
3.           Le
autorità competenti preposte alla vigilanza su base consolidata in applicazione
degli articoli da 125 a 131 possono decidere di non applicare, in tutto o in
parte, i paragrafi 1 e 2 agli enti creditizi inclusi in un'informativa equivalente
pubblicata su base consolidata da parte dell'impresa madre avente sede in un
paese terzo.
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafo 3 (adattato)
Articolo 73
61.         Gli Stati membri o le autorità competenti preposte alla
vigilanza su base consolidata in applicazione Ö degli articoli da
125 a 131 Õ dell'articolo 53 possono rinunciare, in casi individuali, Ö nei casi
indicati di seguito Õ ad includere nel
consolidamento un ente creditizio, un ente finanziario o un'impresa di servizi bancari ausiliari, che è un'impresa
figlia Ö una filiazione Õ o in cui è detenuta
una partecipazione:
a)      se l'impresa Ö interessata Õ da includere è situata in un paese terzo ove esistono
ostacoli di natura giuridica al trasferimento delle informazioni necessarie;
b)      se l'impresa Ö interessata Õ da includere nel consolidamento presenta, secondo le
autorità competenti, un interesse trascurabile rispetto allo scopo della vigilanza Ö sorveglianza Õ degli enti creditizi
e, in ogni caso, se il totale del bilancio dell'impresa Ö interessata Õ da includere è inferiore al più basso dei due importi
seguenti;:
i)       10 milioni di EUR,
ii)      oppure 1% del totale del bilancio
dell'impresa madre o dell'impresa che detiene la partecipazione;
più imprese che soddisfino i
criteri sopra enunciati devono nondimeno essere incluse nel consolidamento
qualora presentino globalmente un interesse non trascurabile rispetto allo
scopo sopra descritto; oppure
c)      se, a giudizio delle autorità competenti preposte all'esercizio
della vigilanza su base consolidata, il consolidamento della situazione
finanziaria dell'impresa Ö interessata Õ da includere sarebbe inopportuno o fuorviante sotto il
profilo degli obiettivi della vigilanza degli enti creditizi.
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafo 3, secondo trattino, ultima frase (adattato)
Ö Nei casi di cui
al primo comma, lettera b), se Õ più imprese che soddisfino Ö soddisfano Õ i criteri sopra Ö ivi Õ enunciati, devono
nondimeno essere incluse nel consolidamento qualora presentino globalmente un
interesse non trascurabile rispetto allo scopo Ö specificato Õ sopra descritto; oppure.
ònuovo
2.           Le
autorità competenti impongono agli enti creditizi che sono filiazioni di
soddisfare i requisiti di cui agli articoli 75, 120, 123 e alla sezione 5 su
base subconsolidata qualora tali enti creditizi, ovvero l'impresa madre se si
tratta di una società di partecipazione finanziaria, abbiano come filiazione in
un paese terzo un ente creditizio o un ente finanziario o una società di
gestione patrimoniale secondo la definizione dell'articolo 2, paragrafo 5,
della direttiva 2002/87/CEE, oppure vi detengano una partecipazione. 
3.           Le
autorità competenti impongono alle imprese madri e alle filiazioni rientranti
nel campo di applicazione della presente direttiva di assolvere agli obblighi
di cui all'articolo 22 su base consolidata o subconsolidata, in modo da
assicurare la coerenza e la corretta integrazione dei dispositivi, dei processi
e dei meccanismi da essi adottati e in modo da produrre tutti i dati e tutte le
informazioni pertinenti ai fini dell'attività di vigilanza.
Sottosezione 2 –
Calcolo dei requisiti
Articolo 74
1.           Se
non diversamente disposto, le attività e le voci fuori bilancio sono valutate
conformemente al quadro contabile a cui l'ente creditizio è soggetto ai sensi
del regolamento (CE) n. 1606/2002 e della direttiva 86/635/CEE.
2.           Nonostante
i requisiti di cui agli articoli da 68 a 72, le autorità competenti vigilano
affinché i calcoli per la verifica del rispetto da parte degli enti creditizi
degli obblighi previsti all'articolo 75 vengano effettuati almeno due volte
l'anno.
I calcoli vengono
effettuati o dagli stessi enti creditizi, nel qual caso essi notificano alle
autorità competenti i risultati ottenuti e gli elementi di calcolo richiesti, o
dalle autorità competenti sulla base dei dati forniti dagli enti creditizi.
Sottosezione 3 –
Livello minimo dei fondi propri
Articolo 75
Fatto salvo
l'articolo 136, gli Stati membri impongono agli enti creditizi di disporre di
fondi propri che siano in ogni momento pari o superiori alla somma dei seguenti
requisiti patrimoniali:
a)         per il
rischio di credito e per il rischio di diluizione relativi a tutte le attività,
ad eccezione delle attività ricomprese nel portafoglio di negoziazione e delle
attività non liquide se dedotte dai fondi propri ai sensi [dell'articolo 13,
paragrafo 2, lettera d), della direttiva 93/6/CEE], l'8 per cento del
totale degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio, calcolati
conformemente alla sezione 3; 
b)         relativamente
alle attività ricomprese nel portafoglio di negoziazione, per il rischio di
posizione, per il rischio di regolamento, per il rischio di controparte e,
qualora sia possibile superare i limiti di cui agli articoli da 111 a 117, per
i grandi fidi che superano tali limiti, i requisiti patrimoniali determinati
conformemente alla [direttiva 93/6/CEE, capo V, sezione 4];
c)         relativamente
a tutte le attività, per il rischio di cambio e per il rischio di variazione
del prezzo delle merci, i requisiti patrimoniali definiti conformemente
all'[articolo 18 della direttiva 93/6/CEE];
d)         relativamente
a tutte le attività, per il rischio operativo, i requisiti patrimoniali
definiti conformemente alla sezione 4. 
ê 2000/12/CE (nuovo)
Sezione 2
Coefficiente di solvibilità
Articolo 40
Principi generali
1. Il coefficiente di solvibilità è costituito dal rapporto tra i fondi
propri, definiti ai sensi dell'articolo 41, e le attività e le operazioni fuori
bilancio ponderate in base al rischio conformemente all'articolo 42.
2. Il coefficiente di solvibilità degli enti creditizi che non sono né
imprese madri ai sensi dell'articolo 1 della direttiva 83/349/CEE, né imprese
figlie di dette imprese, è calcolato su base individuale.
3. Il coefficiente di solvibilità degli enti creditizi che sono imprese
madri è calcolato su base consolidata conformemente ai metodi definiti nella
presente direttiva e nella direttiva 86/635/CEE.
4. Le autorità competenti responsabili dell'autorizzazione e della
vigilanza dell'impresa madre, che è un ente creditizio, possono anche esigere
il calcolo del coefficiente sottoconsolidato o non consolidato di quest'ultima
nonché di ogni impresa figlia che sia stata da loro autorizzata e sottoposta
alla loro vigilanza. Se tale controllo della ripartizione adeguata del capitale
all'interno del gruppo bancario non viene effettuato, altre misure devono
essere adottate per raggiungere tale scopo.
5. Fatti salvi gli obblighi cui devono ottemperare gli enti creditizi
ai sensi dei paragrafi 2, 3 e 4 e dell'articolo 52, paragrafi 8 e 9, le
autorità competenti provvedono a che i coefficienti siano calcolati non meno di
due volte l'anno dallo stesso ente creditizio, che comunicherà alle autorità
competenti i risultati ottenuti nonché tutti gli elementi di calcolo richiesti,
ovvero dalle autorità competenti, sulla base dei dati forniti dagli enti
creditizi.
6. Le attività e le operazioni fuori bilancio sono valutate in
conformità della direttiva 86/635/CEE.
Articolo 41
Numeratore: fondi propri
I fondi propri come definiti dalla presente direttiva, costituiscono il
numeratore del coefficiente di solvibilità.
Articolo 42
Denominatore: elementi dell'attivo e operazioni fuori
bilancio ponderati in base al rischio
1. Gradi di rischio di credito, espressi da ponderazioni percentuali,
sono attribuiti agli elementi dell'attivo secondo le disposizioni degli
articoli 43 e 44 ed in via eccezionale degli articoli 45, 62 e 63. Il valore di
bilancio di ciascun elemento è quindi moltiplicato per la ponderazione
appropriata al fine di ottenere il valore ponderato in base al rischio.
2. Nel caso delle operazioni fuori bilancio elencate nell'allegato II,
è utilizzato un procedimento a due stadi, in conformità delle regole riportate
all'articolo 43, paragrafo 2.
3. Nel caso delle operazioni fuori bilancio di cui all'articolo 43,
paragrafo 3, il costo di sostituzione potenziale dei contratti in caso di
insolvenza della controparte deve essere determinato secondo uno dei due metodi
descritti nell'allegato III. Questo costo è moltiplicato per la ponderazione
attribuita alla controparte all'articolo 43, paragrafo 1, ad eccezione della
ponderazione del 100% ivi prevista che è ridotta al 50% per fornire valori più
rispondenti al rischio.
4. La somma dei valori ponderati degli elementi dell'attivo e delle
operazioni fuori bilancio, indicati ai paragrafi 2 e 3, costituisce il
denominatore del coefficiente di solvibilità.
Articolo 43
Ponderazione dei rischi
1. Alle voci dell'attivo di seguito indicate si applicano le
ponderazioni seguenti, ma le autorità competenti possono stabilire, quando lo
ritengano appropriato, ponderazioni più elevate.
a)         Ponderazione 0
1)      cassa e valori assimilati;
2)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di
governi centrali e di banche centrali della zona A;
3)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti delle
Comunità europee;
4)      voci dell'attivo che rappresentano crediti assistiti da
esplicita garanzia di governi centrali e di banche centrali della zona A o
delle Comunità europee;
5)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di
governi centrali e di banche centrali della zona B, espressi nella moneta
nazionale dei debitori e finanziati con raccolta nella stessa valuta;
6)      voci dell'attivo che rappresentano crediti assistiti da
esplicita garanzia di governi centrali e di banche centrali della zona B,
espressi nella comune valuta nazionale del garante e del debitore e finanziati
con raccolta nella stessa valuta;
7)      voci dell'attivo garantite, secondo modalità ritenute
soddisfacenti dalle autorità competenti, da valori emessi dalle amministrazioni
centrali o dalle banche centrali della zona A o dalle Comunità europee, o da
depositi in contanti presso l'ente che concede il prestito o da certificati di
deposito o strumenti analoghi emessi dallo stesso ente e depositati presso
quest'ultimo.
b)         Ponderazione 20%
1)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti della
BEI;
2)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di
banche multilaterali di sviluppo;
3)      voci dell'attivo che rappresentano crediti assistiti da
esplicita garanzia della BEI;
4)      voci dell'attivo che rappresentano crediti assistiti da
esplicita garanzia di banche multilaterali di sviluppo;
5)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di
amministrazioni regionali e di autorità locali della zona A, salve restando le
disposizioni dell'articolo 44;
6)      voci dell'attivo che rappresentano crediti assistiti da esplicita
garanzia di amministrazioni regionali e di autorità locali della zona A, salve
restando le disposizioni dell'articolo 44;
7)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di
enti creditizi della zona A e non costituiscono fondi propri di detti enti;
8)      voci dell'attivo che rappresentano crediti di durata non
superiore ad un anno nei confronti di enti creditizi della zona B, ad eccezione
dei titoli emessi da detti enti e riconosciuti come componenti dei fondi
propri;
9)      voci dell'attivo assistite da esplicita garanzia di enti
creditizi della zona A;
10)    voci dell'attivo che rappresentano crediti di durata non
superiore ad un anno assistiti da garanzia esplicita di enti creditizi della
zona B;
11)    voci dell'attivo garantite, secondo modalità ritenute
soddisfacenti dalle autorità competenti, da una garanzia collaterale sotto
forma di valori emessi dalla BEI o da banche multilaterali di sviluppo;
12)    valori all'incasso.
c)         Ponderazione 50%
1)      prestiti totalmente garantiti, secondo modalità ritenute
soddisfacenti dalle autorità competenti, da ipoteche su proprietà immobiliari
di tipo residenziale che sono o saranno occupate o date in locazione dal
mutuatario e prestiti totalmente garantiti, secondo modalità ritenute
soddisfacenti dalle autorità competenti, da quote di partecipazione in imprese
finlandesi di edilizia residenziale che operano in base alla legge finlandese
relativa alle imprese di edilizia abitativa del 1991 o ad una successiva
legislazione equivalente, concessi su proprietà che sono o saranno occupate o
affittate dal mutuatario;
         «valori assistiti da crediti ipotecari» che possono essere
assimilati ai prestiti di cui al primo comma o di cui all'articolo 62,
paragrafo 1, qualora, visto il quadro normativo vigente in ciascuno Stato membro,
le autorità competenti li considerino equivalenti sotto il profilo del rischio
di credito. Fatti salvi i tipi di valori che possono essere inclusi nel
presente punto 1 e che sono tali da rispettare le condizioni qui poste, tra i
«valori assistiti da crediti ipotecari» si possono annoverare strumenti che
rientrino nella definizione della sezione B, punto 1, lettere a) e b),
dell'allegato della direttiva 93/22/CEE del Consiglio[32].
Le autorità competenti devono in particolare accertare:
i)       che detti valori siano completamente e direttamente assistiti
da un insieme di crediti ipotecari dello stesso tipo di quelli previsti al
primo comma o all'articolo 62, paragrafo 1, perfettamente sani al momento
dell'emissione dei valori mobiliari stessi;
ii)      che direttamente gli investitori in valori assistiti da
crediti ipotecari, o un fiduciario o un rappresentante incaricato per loro
conto, godano di diritti aventi un grado di priorità sufficientemente elevato
sulle voci dell'attivo ipotecarie sottostanti, proporzionalmente alla loro
quota nel totale dei valori;
2)      ratei e risconti: queste voci dell'attivo sono soggette alla
ponderazione della controparte qualora l'ente creditizio sia in grado di
determinarla conformemente alla direttiva 86/635/CEE, altrimenti, qualora non
possa determinare la controparte, si applica una ponderazione forfettaria del
50%.
d)         Ponderazione 100%
1)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di
governi centrali e di banche centrali della zona B, salvo quelli espressi nella
valuta nazionale dei debitori e finanziati con provviste nella stessa valuta;
2)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di
governi regionali e di amministrazioni locali della zona B;
3)      voci dell'attivo che rappresentano crediti di durata superiore
a un anno nei confronti di enti creditizi della zona B;
4)      voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti del
settore non bancario della zona A e della zona B;
5)      attività materiali ai sensi dell'articolo 4 «attivo», punto 10,
della direttiva 86/635/CEE;
6)      azioni in portafoglio, partecipazioni e altri elementi
costitutivi dei fondi propri di altri enti creditizi, qualora non siano dedotti
dai fondi propri dell'ente concedente;
7)      ogni altro attivo non dedotto dai fondi propri.
2. Le operazioni fuori bilancio diverse da quelle di cui al paragrafo 3
sono trattate nel modo seguente. In una prima fase, sono classificate in base
alle categorie di rischio che figurano nell'allegato II. Si considerano poi per
l'intero ammontare le operazioni a rischio pieno, per il 50% le operazioni a
rischio medio e per il 20% quelle a rischio medio/basso; il valore delle
operazioni a rischio basso è posto uguale a 0. Nella seconda fase, i valori
così modificati delle operazioni fuori bilancio sono moltiplicati per le
ponderazioni previste in funzione della natura della controparte, conformemente
al procedimento indicato per le voci dell'attivo di cui al paragrafo 1 e
all'articolo 44. Nel caso di contratti di riporto, di altre cessioni con patto
di riacquisto a termine e di impegni di acquisto a termine secco, le
ponderazioni attribuite sono quelle degli attivi oggetto del contratto e non
quelle delle controparti delle transazioni. La quota non versata del capitale
sottoscritto nel Fondo europeo per gli investimenti può essere ponderata al
20%.
3. I metodi descritti nell'allegato III si applicano alle voci fuori
bilancio di cui all'allegato IV eccettuati:
–                        
i contratti negoziati su mercati ufficiali,
–                        
i contratti sui cambi (tranne quelli connessi
all'oro) di durata iniziale non superiore ai 14 giorni di calendario.
Fino al 31 dicembre 2006 le autorità competenti degli Stati membri
possono esentare dall'applicazione dei metodi elencati nell'allegato III i
contratti negoziati fuori borsa (OTC) regolati da una stanza di compensazione
per i quali la stanza di compensazione agisca come controparte legale e tutti i
partecipanti garantiscono integralmente su base giornaliera l'esposizione che
presentano nei confronti della stanza di compensazione, fornendo una copertura
dell'esposizione corrente e di quella potenziale futura. Le autorità competenti
devono accertarsi che la garanzia fornita assicuri lo stesso livello di
copertura di quella di cui al paragrafo 1, lettera a), punto 7), e che sia
eliminato il rischio di un aumento delle esposizioni nei confronti della stanza
di compensazione che oltrepassi il valore di mercato della garanzia fornita.
Gli Stati membri informano la Commissione dell'uso che essi fanno di tale
facoltà.
4. Quando le operazioni fuori bilancio sono assistite da garanzie
esplicite, esse devono essere ponderate in base al garante e non alla
controparte del contratto. Quando l'esposizione potenziale derivante dalle
transazioni fuori bilancio è totalmente garantita, secondo modalità ritenute
soddisfacenti dalle autorità competenti, da una delle voci dell'attivo
riconosciute come garanzie al punto 7) del paragrafo 1, lettera a), e al punto
11) della lettera b), si applica la ponderazione dello 0% o del 20% in base
alla natura della garanzia in questione.
Gli Stati membri possono applicare una ponderazione del 50% alle voci
fuori bilancio che sono garanzie aventi carattere di sostituti del credito e
che sono totalmente garantite, secondo modalità ritenute soddisfacenti dalle
autorità competenti, da ipoteche che ottemperano ai requisiti del paragrafo 1,
lettera c), punto 1), purché il garante benefici di un diritto diretto su tale
garanzia.
5. Se alle voci dell'attivo e alle operazioni fuori bilancio è
attribuita una ponderazione più bassa per l'esistenza di una garanzia esplicita
o accettabile dalle autorità competenti, la ponderazione più bassa si applica
soltanto alla parte che è garantita o che è integralmente coperta dai valori in
garanzia.
Articolo 44
Ponderazione dei crediti nei confronti delle
amministrazioni regionali o locali degli Stati membri
1. Ferme restando le disposizioni dell'articolo 43, paragrafo 1,
lettera b), gli Stati membri hanno la facoltà di attribuire una ponderazione
dello 0% per le loro amministrazioni regionali e locali se non esiste alcuna
differenza nel rischio tra crediti nei confronti di queste ultime e crediti nei
confronti delle amministrazioni centrali a motivo dei poteri fiscali delle
amministrazioni regionali e delle autorità locali così come dell'esistenza di
specifiche disposizioni istituzionali volte a ridurre le possibilità di
inadempienza di queste ultime. Una ponderazione dello 0 % fissata conformemente
a detti criteri si applica ai crediti nei confronti delle amministrazioni
regionali e delle autorità locali e alle operazioni fuori bilancio di
pertinenza di queste amministrazioni, nonché ai crediti nei confronti di terzi
e alle operazioni fuori bilancio di pertinenza di terzi e garantiti dalle
amministrazioni regionali e dalle autorità locali di cui sopra o garantite,
secondo modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti, da valori
emessi da dette amministrazioni regionali o autorità locali.
2. Gli Stati membri notificano alla Commissione la ponderazione dello
0% che considerino giustificata conformemente ai criteri fissati al paragrafo
1. La Commissione
diffonde le informazioni ricevute e altri Stati membri possono offrire agli
enti creditizi, sotto il controllo delle loro autorità competenti, la
possibilità di applicare una ponderazione dello 0 % quando effettuino operazioni
con le amministrazioni regionali e le autorità locali in questione o detengano
crediti garantiti da queste amministrazioni o autorità, comprese garanzie in
valori.
Articolo 45
Altre ponderazioni
1. Fatto salvo l'articolo 44, paragrafo 1, gli Stati membri possono
applicare una ponderazione del 20% alle voci dell'attivo garantite, secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti, da valori emessi
dalle amministrazioni regionali o dalle autorità locali della zona A, da
depositi domiciliati presso enti creditizi della zona A diversi dall'ente che
concede il prestito o da certificati di deposito o strumenti analoghi emessi da
detti enti creditizi.
2. Gli Stati membri possono applicare una ponderazione del 10% ai
crediti sugli enti specializzati nei mercati interbancari e del debito pubblico
nello Stato membro d'origine, sottoposti a stretta vigilanza dalle autorità
competenti, qualora le suddette voci dell'attivo siano integralmente e
totalmente garantite, secondo modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità
competenti dello Stato membro di origine, da una combinazione di voci
dell'attivo di cui all'articolo 43, paragrafo 1, lettere a) e b), riconosciute
quali garanzie adeguate.
3. Gli Stati membri notificano alla Commissione le disposizioni
adottate in applicazione dei paragrafi 1 e 2 e le motivazioni che giustificano
tali disposizioni. La Commissione trasmette le informazioni agli Stati membri.
La Commissione riesamina periodicamente le conseguenze di tali disposizioni per
assicurarsi che queste non comportino distorsioni di concorrenza.
Articolo 46
Organismi amministrativi e imprese senza scopo di
lucro
Ai fini dell'articolo 43, paragrafo 1, lettera b), le autorità
competenti degli Stati membri possono includere nel concetto di «amministrazione
regionale» e di «autorità locale» gli organismi amministrativi senza scopo di
lucro responsabili nei confronti delle amministrazioni regionali o delle
autorità locali, e le imprese senza scopo di lucro che appartengono alle
amministrazioni centrali, alle amministrazioni regionali e alle autorità locali
o agli organismi che, a giudizio delle autorità competenti, comportano un
rischio equivalente a quello delle amministrazioni regionali e delle autorità
locali.
Le autorità competenti possono includere nel concetto di
amministrazione regionale e di autorità locale le chiese e le comunità
religiose, costituite in persone giuridiche di diritto pubblico, se riscuotono
imposte secondo la legislazione che conferisce loro tale diritto. In questo
caso, tuttavia, non si applica la facoltà di cui all'articolo 44.
Articolo 47
Valore del coefficiente di solvibilità
1. Gli enti creditizi devono mantenere costantemente a un livello pari
almeno all'8%, il valore del coefficiente, definito all'articolo 40.
2. Ferma restando la disposizione di cui al paragrafo 1, le autorità
competenti possono fissare coefficienti minimi più elevati qualora lo ritengano
opportuno.
3. Qualora il coefficiente scenda al di sotto dell'8%, le autorità
competenti provvedono affinché gli enti creditizi interessati adottino al più
presto misure appropriate per riportare il coefficiente al valore minimo
stabilito.
ò nuovo
SEZIONE 3
Requisiti
patrimoniali minimi a fronte del rischio di credito
Articolo 76
Per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio
ai fini dell'articolo 75, lettera a), gli enti creditizi applicano il metodo
standardizzato di cui agli articoli da 78 a 83, o, se autorizzati dalle
autorità competenti ai sensi dell'articolo 84, il metodo basato sui rating
interni di cui agli articoli da 84 a 89.
Articolo 77
Ai fini della
presente sezione, per "esposizione" si intende una voce dell'attivo o
una voce fuori bilancio.
Sottosezione 1 – Metodo
standardizzato
Articolo 78
1.                      
Fatto salvo il paragrafo
2, il valore dell'esposizione di una voce dell'attivo è pari al suo valore di
bilancio, il valore dell'esposizione di una voce fuori bilancio figurante
nell'elenco di cui all'allegato II è pari alle seguenti percentuali del suo
valore: 100% nel caso di voce a rischio pieno, 50% se a rischio medio, 20% se a
rischio medio-basso, 0% se a rischio basso. Le voci fuori bilancio di cui alla
prima frase del presente paragrafo vengono assegnate alle categorie di rischio
indicate all'allegato II.
2.                      
Il valore
dell'esposizione degli strumenti derivati di cui all'elenco dell'allegato IV
viene determinato conformemente ad uno dei due metodi illustrati nell'allegato
III, tenendo conto degli effetti dei contratti di novazione e di altri accordi
di compensazione ai fini dei predetti metodi conformemente all'allegato III. 
3.                      
Qualora l'esposizione sia
soggetta a protezione del credito assistita, il valore dell'esposizione
applicabile a detta voce può essere modificato conformemente alla sottosezione
3.
4.                      
Nel caso degli enti
creditizi che si avvalgono del metodo integrale per il trattamento delle
garanzie reali finanziarie di cui all'allegato VIII, parte 3, qualora
un'esposizione si presenti sotto forma di titoli o merci venduti, costituiti in
garanzia o prestati sulla base di un'operazione di vendita con patto di
riacquisto o di un'operazione di concessione o di assunzione di titoli o di
merci in prestito, il valore dell'esposizione è pari al valore dei titoli o
delle merci determinato conformemente all'articolo 74, paragrafo 1, maggiorato
delle rettifiche per volatilità indicate per detti titoli o merci, come
stabilito all'allegato VIII, parte 3, punti da 35 a 60. 
Articolo 79
1.           Ogni
esposizione viene classificata in una delle seguenti classi di esposizioni:
a)      crediti o
crediti potenziali verso amministrazioni centrali o banche centrali;
b)      crediti o
crediti potenziali verso amministrazioni regionali o autorità locali;
c)      crediti o
crediti potenziali verso organismi amministrativi e imprese non commerciali;
d)      crediti o
crediti potenziali verso banche multilaterali di sviluppo;
e)      crediti o
crediti potenziali verso organizzazioni internazionali;
f)       crediti o
crediti potenziali verso enti;
g)      crediti o
crediti potenziali verso imprese;
h)      crediti al
dettaglio o crediti potenziali al dettaglio;
i)       crediti o
crediti potenziali garantiti da immobili;
j)       posizioni
scadute;
k)      posizioni
appartenenti a categorie ad alto rischio per fini regolamentari;
l)       crediti sotto
forma di obbligazioni coperte;
m)     posizioni
inerenti a cartolarizzazione;
n)      crediti a breve
termine verso enti e imprese;
o)      crediti verso
organismi di investimento collettivo (OIC);
p)      altre
posizioni.
2.           Per
essere classificata nella classe delle esposizioni al dettaglio di cui al
paragrafo 1, lettera h), un'esposizione deve soddisfare le seguenti condizioni:
a)      deve trattarsi
di esposizione nei confronti di singole persone o di piccole o medie imprese;
b)      l'esposizione
deve essere inclusa in un numero significativo di esposizioni aventi
caratteristiche analoghe, in modo che i rischi ad essa associati siano
sostanzialmente ridotti;
c)      l'importo
totale, ivi comprese eventuali esposizioni scadute, dovuto all'ente creditizio
o all'impresa madre e alle sue filiazioni dal cliente debitore o dal gruppo di
clienti collegati debitori non deve superare, secondo le informazioni in
possesso dell'ente creditizio, 1 milione di EUR. L'ente creditizio deve
compiere ogni ragionevole passo per acquisire dette informazioni.
I valori mobiliari non
possono rientrare nella classe delle esposizioni al dettaglio.
Articolo 80
1.           Per il calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio, a tutte le esposizioni, a meno che
non siano dedotte dai fondi propri, si applicano fattori di ponderazione del
rischio conformemente alle disposizioni dell'allegato VI, parte 1.
L'applicazione dei fattori di ponderazione del rischio è in funzione della
classe in cui l'esposizione viene classificata e, conformemente a quanto
specificato all'allegato VI, parte 1, del relativo merito di credito. Il merito
di credito può essere determinato con riferimento alle valutazioni del merito
di credito espresse dalle agenzie esterne di valutazione del merito di credito,
conformemente alle disposizioni degli articoli da 81 a 83, o alle valutazioni
del merito di credito delle agenzie per il credito all'esportazione,
conformemente all'allegato VI, parte 1.
2.           Ai
fini dell'applicazione del fattore di ponderazione del rischio conformemente al
paragrafo 1, il valore dell'esposizione viene moltiplicato per il fattore di
ponderazione del rischio specificato o determinato conformemente alla presente
sottosezione.
3.           Ai
fini del calcolo degli importi ponderati per il rischio delle esposizioni verso
enti, le autorità competenti decidono se adottare il metodo basato sul merito
di credito dell'amministrazione centrale del territorio in cui l'ente
creditizio è registrato ovvero il metodo basato sul merito di credito dell'ente
controparte, conformemente all'allegato VI.
4.           In
deroga al paragrafo 1, qualora un'esposizione sia soggetta a protezione del
credito, il fattore di ponderazione del rischio applicabile può essere
modificato conformemente alla sottosezione 3.
5.           Gli
importi ponderati per il rischio delle esposizioni cartolarizzate vengono
calcolati conformemente alla sottosezione 4. 
6.           Per
il calcolo degli importi ponderati per il rischio delle esposizioni per le
quali la presente sottosezione non dispone diversamente si applica un fattore
di ponderazione del rischio del 100%.
7.           Fatta
eccezione per le esposizioni che danno luogo a passività aventi la forma degli
elementi di cui all'articolo 57, paragrafo 1, punti da 1 a 8, le autorità
competenti possono esentare dai requisiti di cui al paragrafo 1 del presente
articolo le esposizioni di un ente creditizio verso una controparte che sia sua
impresa madre, sua filiazione o filiazione della sua impresa madre, purché
siano soddisfatte le seguenti condizioni:
a)      la controparte
sia un ente, una società di partecipazione finanziaria, un ente finanziario,
una società di gestione patrimoniale o un'impresa di servizi ausiliari cui si
applicano opportuni requisiti prudenziali;
b)      la controparte
sia inclusa in forma integrale nello stesso consolidamento dell'ente
creditizio;
c)      la controparte
sia soggetta alle stesse procedure di valutazione, misurazione e controllo del
rischio dell'ente creditizio;
d)      la controparte
abbia sede nello stesso Stato membro dell'ente creditizio;
e)      non ci siano
impedimenti giuridici o sostanziali, attuali o previsti, che ostacolino il
rapido trasferimento dei fondi propri o il rimborso di passività da parte della
controparte all'ente creditizio; 
In tal caso si applica
un fattore di ponderazione del rischio dello 0%.
Articolo 81
1.           Per
determinare il fattore di ponderazione del rischio di un'esposizione ai sensi
dell'articolo 80, una valutazione esterna del merito di credito può essere
utilizzata solo se l'agenzia esterna di valutazione del merito di credito che
la fornisce è stata riconosciuta idonea a tal fine dalle autorità competenti
(di seguito "agenzia esterna di valutazione del merito di credito
idonea").
2.           Le
autorità competenti riconoscono l'idoneità di un'agenzia esterna di valutazione
del merito di credito ai fini dell'articolo 80 solo dopo aver accertato che la
metodologia di valutazione da essa utilizzata soddisfi i requisiti di
obiettività, indipendenza, revisione continua e trasparenza, e che le
valutazioni del merito di credito che ne risultano soddisfino i requisiti di
credibilità e di trasparenza. A tal fine, le autorità competenti tengono conto
dei criteri tecnici stabiliti all'allegato VI, parte 2.
3.           Se
un'agenzia esterna di valutazione del merito di credito è stata riconosciuta
idonea dalle autorità competenti di uno Stato membro, le autorità competenti di
altri Stati membri possono riconoscere l'idoneità dell'agenzia esterna senza
procedere ad una propria valutazione.
4.           Le
autorità competenti pubblicano una nota esplicativa relativa alla procedura di
riconoscimento e l'elenco delle agenzie esterne di valutazione del merito di
credito idonee.
Articolo 82
1.           Le
autorità competenti stabiliscono, tenendo conto dei criteri tecnici enunciati all'allegato
VI, parte 2, a quali classi di merito di credito di cui alla parte 1 dello
stesso allegato vadano associate le pertinenti valutazioni del merito di
credito di un'agenzia esterna di valutazione del merito di credito idonea. Le
decisioni in questione sono obiettive e coerenti.
2.           Se
le autorità competenti di uno Stato membro hanno adottato una decisione ai
sensi del paragrafo 1, le autorità competenti di altri Stati membri possono riconoscere
tale decisione senza procedere ad una propria valutazione.
Articolo 83
1.           Le
valutazioni del merito di credito di un'agenzia esterna di valutazione del
merito di credito ai fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio di un ente creditizio vengono utilizzate in maniera coerente e
in conformità all'allegato VI, parte 3. Le valutazioni del merito di credito
non vengono utilizzate in maniera selettiva.
2.           Gli
enti creditizi utilizzano valutazioni del merito di credito che sono state
richieste. Tuttavia, previa autorizzazione dell'autorità competente, possono
utilizzare valutazioni che non sono state richieste. 
Sottosezione 2 –
Metodo basato sui rating interni
Articolo 84
1.           Conformemente
alla presente sottosezione, le autorità competenti possono autorizzare gli enti
creditizi a calcolare gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio
utilizzando il metodo basato sui rating interni. Ciascun ente creditizio
necessita di un'autorizzazione espressa.
2.           L'autorizzazione
viene concessa solo dopo che l'autorità competente abbia accertato che i sistemi
utilizzati dall'ente creditizio per la gestione e il rating delle esposizioni
soggette a rischio di credito sono solidi e applicati correttamente e, in
particolare, soddisfano i seguenti principi conformemente all'allegato VII,
parte 4:
a)      i sistemi di
rating dell'ente creditizio forniscono una valutazione corretta delle
caratteristiche del debitore e delle operazioni, un’idonea differenziazione e
stime quantitative precise e coerenti del rischio;
b)      i rating
interni e le stime interne degli inadempimenti e delle perdite utilizzati per
il calcolo dei requisiti patrimoniali, nonché i processi e i sistemi associati
hanno una funzione essenziale nella gestione del rischio, nel processo
decisionale, nell’autorizzazione dei crediti, nell’attribuzione interna del
capitale e nelle funzioni di governo societario dell'ente creditizio;
c)      l'ente
creditizio dispone di un'unità di controllo del rischio di credito responsabile
dei suoi sistemi di rating, adeguatamente indipendente e sottratta ad ogni
indebita influenza; 
d)      l'ente
creditizio raccoglie e archivia tutti i dati pertinenti che siano di ausilio
efficace ai processi da esso applicati per la misurazione e la gestione del
rischio di credito;
e)      l'ente
creditizio documenta i suoi sistemi di rating e la logica che ne sottende la struttura,
e li convalida.
Qualora un ente
creditizio impresa madre nell'UE e le sue filiazioni ovvero un ente finanziario
impresa madre nell'UE e le sue filiazioni utilizzino il metodo basato sui
rating interni su base unificata per l'impresa madre e le sue filiazioni, le
autorità competenti possono consentire che i requisiti minimi di cui
all'allegato VII, parte 4, vengano rispettati dall'impresa madre e dalle sue
filiazioni considerate congiuntamente.
3.           Un
ente creditizio che chieda l'autorizzazione all'applicazione del metodo basato
sui rating interni deve dimostrare di aver utilizzato, per le relative classi
di esposizioni, sistemi di rating sostanzialmente in linea con i requisiti
minimi previsti dal presente allegato ai fini della misurazione e della
gestione interne del rischio almeno nel corso dei tre anni precedenti
l'autorizzazione all'uso del metodo basato sui rating interni. Tale obbligo si
applica a decorrere dal 31 dicembre 2010.
4.           Un
ente creditizio che chieda l'autorizzazione all'utilizzo di stime interne delle
perdite in caso di inadempimento e/o dei fattori di conversione deve dimostrare
di aver elaborato e utilizzato stime interne delle perdite in caso di
inadempimento e/o dei fattori di conversione secondo modalità sostanzialmente
conformi con i requisiti minimi previsti nel presente allegato per l'utilizzo
delle stime interne di detti parametri almeno nel corso dei tre anni precedenti
l'autorizzazione all'uso delle stime interne delle perdite in caso di
inadempimento e/o dei fattori di conversione. Tale obbligo si applica a
decorrere dal 31 dicembre 2010.
5.           Qualora
un ente creditizio non rispetti più i requisiti di cui alla presente
sottosezione, presenta all'autorità competente un piano per tornare
tempestivamente ad uniformarsi ai requisiti ovvero dimostra che gli effetti di
tale mancato rispetto sono irrilevanti. 
6.           Qualora
il metodo basato sui rating interni debba essere utilizzato da un ente
creditizio impresa madre nell'UE e dalle sue filiazioni ovvero da una società
di partecipazione finanziaria madre nell'UE e dalle sue filiazioni, le autorità
competenti preposte alla vigilanza dei diversi soggetti giuridici collaborano strettamente
come disposto dagli articoli da 129 a 132.
Articolo 85
1.           Fatto
salvo l'articolo 89, gli enti creditizi, nonché ogni impresa madre e le loro filiazioni
applicano il metodo basato sui rating interni per tutte le esposizioni.
Previa autorizzazione delle
autorità competenti, l'applicazione del metodo può essere realizzata in modo
sequenziale per ciascuna delle classi di esposizioni di cui all'articolo 86,
all'interno della stessa unità operativa, per le varie unità operative di uno
stesso gruppo ovvero per l'utilizzazione delle stime interne delle perdite in
caso di inadempimento o dei fattori di conversione ai fini del calcolo dei
fattori di ponderazione del rischio delle esposizioni verso imprese, enti,
amministrazioni centrali e banche centrali. 
Per la classe delle
esposizioni al dettaglio di cui all'articolo 86, l'applicazione può essere
realizzata in modo sequenziale in funzione delle categorie di esposizioni alle
quali corrispondono le diverse correlazioni di cui all'allegato VII, parte 1,
punti 9, 10 e 11. 
2.           L'applicazione
di cui al paragrafo 1 viene realizzata entro un periodo di tempo ragionevole da
concordare con le autorità competenti. L'applicazione viene realizzata secondo
condizioni rigorose fissate dalle autorità competenti. Tali condizioni sono
stabilite in modo da assicurare che la flessibilità prevista al paragrafo 1 non
venga utilizzata selettivamente allo scopo di ridurre i requisiti patrimoniali
minimi per quanto riguarda le classi di esposizioni e le unità operative che
devono ancora essere incluse nel metodo basato sui rating interni o nell'uso
delle stime interne delle perdite in caso di inadempimento e dei fattori di
conversione. 
3.           Gli
enti creditizi che utilizzano il metodo basato sui rating interni per una
qualsiasi classe di esposizioni applicano il metodo basato sui rating interni
anche alla classe delle esposizioni in strumenti di capitale.
4.           Fatti
salvi i paragrafi da 1 a 3 e l'articolo 89, gli enti creditizi autorizzati, ai
sensi dell'articolo 84, all'utilizzo del metodo basato sui rating interni non
possono valersi nuovamente delle disposizioni della sottosezione 1 ai fini del
calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio, eccetto
qualora sia dimostrato che vi è un legittimo motivo e previa approvazione delle
autorità competenti.
5.           Fatti
salvi i paragrafi 1 e 2 e l'articolo 89, gli enti creditizi autorizzati, ai
sensi dell'articolo 87, paragrafo 9, all'utilizzo delle stime interne delle
perdite in caso di inadempimento e dei fattori di conversione non possono
tornare ad utilizzare i valori delle perdite in caso di inadempimento e dei
fattori di conversione di cui all'articolo 87, paragrafo 8, eccetto qualora sia
dimostrato che vi è un legittimo motivo e previa approvazione delle autorità
competenti.
Articolo 86
1.         Ogni
esposizione viene classificata in una delle seguenti classi di esposizioni:
a)      crediti o
crediti potenziali verso amministrazioni centrali e banche centrali;
b)      crediti o
crediti potenziali verso enti;
c)      crediti o
crediti potenziali verso imprese;
d)      crediti al
dettaglio o crediti potenziali al dettaglio;
e)      crediti in
strumenti di capitale;
f)       posizioni
inerenti a cartolarizzazione;
g)      altre attività
diverse dai crediti. 
2.         Le
seguenti esposizioni sono trattate al pari di esposizioni verso amministrazioni
centrali e banche centrali:
a)      esposizioni
verso governi regionali e autorità locali che sono trattate al pari di esposizioni
verso amministrazioni centrali ai sensi della sottosezione 1;
b)      esposizioni
verso banche multilaterali di sviluppo e organizzazioni internazionali alle
quali, ai sensi della sottosezione 1, si applica un fattore di ponderazione del
rischio pari allo 0%.
3.         Le
seguenti esposizioni sono trattate al pari di esposizioni verso enti:
a)      esposizioni
verso governi regionali e autorità locali che non sono trattate al pari di
esposizioni verso amministrazioni centrali ai sensi della sottosezione 1;
b)      esposizioni
verso enti del settore pubblico che sono trattate al pari di esposizioni verso
enti ai sensi della sottosezione 1;
c)      esposizioni
verso banche multilaterali di sviluppo alle quali non si applica un fattore di
ponderazione del rischio pari allo 0% ai sensi della sottosezione 1. 
4.         Per
essere classificate nella classe delle esposizioni al dettaglio di cui al
paragrafo 1, lettera d), le esposizioni devono soddisfare i seguenti criteri:
a)      deve trattarsi
di esposizioni nei confronti di individui o di una piccola o media impresa, a
condizione, in quest'ultimo caso, che l'importo totale dovuto all'ente
creditizio o all'impresa madre e alle sue filiazioni dal cliente debitore o dal
gruppo di clienti debitori collegati non superi 1 milione di EUR, secondo le
informazioni in possesso dell'ente creditizio, il quale deve aver adottato
tutte le misure ragionevoli per verificare tale situazione;
b)      nella gestione
del rischio l'ente creditizio tratta le esposizioni in maniera analoga e
coerente nel tempo;
c)      le esposizioni non
sono gestite su base individuale secondo modalità analoghe alle esposizioni
rientranti nella classe delle esposizioni verso imprese;
d)      ogni
esposizione è inclusa in un numero significativo di esposizioni gestite in
maniera analoga.
5.         Le
seguenti esposizioni sono classificate tra le esposizioni in strumenti di
capitale:
a)      esposizioni non
debitorie che conferiscono un credito residuale subordinato sulle attività o
sul reddito dell'emittente;
b)      esposizioni
debitorie la cui sostanza economica è analoga a quella delle esposizioni
menzionate alla lettera a).
6.         Nell'ambito
della classe delle esposizioni verso imprese, gli enti creditizi individuano
come esposizioni da finanziamenti specializzati le esposizioni che possiedono
le seguenti caratteristiche:
a)      si tratta di
esposizioni verso un soggetto creato ad hoc per finanziare e/o amministrare
attività materiali;
b)      le condizioni
contrattuali conferiscono al prestatore un sostanziale controllo sulle attività
e sul reddito da esse prodotto;
c)      la fonte
primaria di rimborso dell’esposizione è rappresentata dal reddito generato
dalle attività finanziate piuttosto che dall’autonoma capacità di una più ampia
iniziativa imprenditoriale. 
7.         Tutte le obbligazioni creditorie non
classificate nelle classi di esposizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) e b)
e lettere da d) a f) sono classificate nella classe di esposizioni di cui alla
lettera c) dello stesso paragrafo.
8.         La classe
di esposizioni di cui al paragrafo 1, lettera g) include il valore residuale
degli immobili dati in locazione, se non altrimenti disposto dalla presente
direttiva.
9.         La
metodologia utilizzata dall'ente creditizio per la classificazione delle
esposizioni nelle diverse classi deve essere adeguata e coerente nel tempo.
Articolo 87
1.         Gli
importi ponderati per il rischio di credito delle esposizioni incluse in una
delle classi di esposizioni di cui all'articolo 86, paragrafo 1, lettere da a)
a e) o lettera g), a meno che non siano dedotti dai fondi propri, vengono
calcolati conformemente all'allegato VII, parte 1, punti da 1 a 25.
2.         Gli
importi ponderati per il rischio di diluizione dei crediti commerciali
acquistati vengono calcolati conformemente all'allegato VII, parte 1, punto 26.

3.         Gli
importi ponderati per il rischio di credito e per il rischio di diluizione
delle esposizioni vengono calcolati sulla base dei parametri pertinenti
associati alle rispettive esposizioni. I parametri includono: la probabilità di
inadempimento, la perdita in caso di inadempimento, la durata e il valore
dell'esposizione. La probabilità di inadempimento e la perdita in caso di
inadempimento possono essere considerate separatamente o congiuntamente,
conformemente all'allegato VII, parte 2.
4.         In deroga
al paragrafo 3, gli importi ponderati per il rischio di credito di tutte le
esposizioni appartenenti alla classe di esposizioni di cui all'articolo 86,
paragrafo 1, lettera e) vengono calcolati conformemente all'allegato VII,
parte 1, punti da 15 a 24, previa approvazione delle autorità competenti. Le
autorità competenti autorizzano un ente creditizio ad utilizzare il metodo di
cui all'allegato VII, parte 1, punti da 24 a 25 solo se l'ente creditizio
soddisfa i requisiti minimi di cui all'allegato VII, parte 4, punti da 114 a
122.
5.         In deroga
al paragrafo 3, gli importi ponderati per il rischio di credito delle
esposizioni da finanziamenti specializzati possono essere calcolati
conformemente all'allegato VII, parte 1, punto 5. Le autorità competenti
emanano istruzioni sulle modalità a cui gli enti devono attenersi
nell'attribuzione dei fattori di ponderazione del rischio alle esposizioni da
finanziamenti specializzati ai sensi dell'allegato VII, parte 1, punto 5, e
approvano le metodologie di attribuzione utilizzate dagli enti.
6.         Per le
esposizioni appartenenti alle classi di cui all'articolo 86, paragrafo 1,
lettere da a) a d), gli enti creditizi forniscono stime interne della
probabilità di inadempimento conformemente all'articolo 84 e
all'allegato VII, parte 4. 
7.         Per le
esposizioni appartenenti alla classe di cui all'articolo 86, paragrafo 1,
lettera d), gli enti creditizi forniscono stime interne delle perdite in caso di
inadempimento e dei fattori di conversione conformemente all'articolo 84 e
all'allegato VII, parte 4. 
8.         Per le
esposizioni appartenenti alle classi di cui all'articolo 86, paragrafo 1,
lettere da a) a c), gli enti creditizi applicano i valori delle perdite in caso
di inadempimento di cui all'allegato VII, parte 2, punto 8 e i fattori di
conversione di cui all'allegato VII, parte 3, punto 11, lettere da a) a c). 
9.         In deroga
al paragrafo 8, per tutte le esposizioni appartenenti alle classi di cui all'articolo
86, paragrafo 1, lettere da a) a c), le autorità competenti possono consentire
agli enti creditizi di utilizzare stime interne delle perdite in caso di
inadempimento e dei fattori di conversione conformemente all'articolo 84 e
all'allegato VII, parte 4. 
10.       Gli
importi ponderati per il rischio delle esposizioni cartolarizzate e di quelle
che rientrano nella classe di esposizioni di cui all'articolo 86, paragrafo 1,
lettera f) sono calcolati conformemente alle sottosezione 4. 
11.       Qualora le
esposizioni verso un organismo di investimento collettivo soddisfino i criteri
di cui all'allegato VI, parte 1, punti da 74 a 75 e l'ente creditizio sia a
conoscenza di tutte le esposizioni sottostanti dell'organismo di investimento
collettivo, l'ente creditizio tiene conto di dette esposizioni sottostanti ai
fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e
degli importi delle perdite attese conformemente ai metodi di cui alla presente
sottosezione. 
Qualora l'ente
creditizio non soddisfi le condizioni per l'utilizzo dei metodi di cui alla
presente sottosezione, gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e
gli importi delle perdite attese sono calcolati conformemente ai seguenti
metodi:
a)      per le esposizioni appartenenti alla classe
di cui all'articolo 86, paragrafo 1, lettera e), il metodo di cui all'allegato
VII, parte 1, punti da 17 a 19. Qualora non sia in grado di differenziare tra
esposizioni in strumenti di capitale privati, esposizioni in strumenti di
capitale negoziati in mercati e altre esposizioni in strumenti di capitale,
l'ente creditizio tratta le esposizioni in oggetto al pari di altre esposizioni
in strumenti di capitale; 
b)      per tutte le altre esposizioni sottostanti,
il metodo di cui alla sottosezione 1, subordinatamente alle seguenti modifiche;
i)       le esposizioni vengono assegnate alla
pertinente classe di esposizioni e viene loro attribuito un fattore di
ponderazione del rischio corrispondente alla classe di merito di credito
immediatamente superiore alla classe a cui l'esposizione verrebbe di norma
assegnata; 
ii)      alle esposizioni assegnate alle classi di
merito di credito più elevate, alle quali di norma viene attribuito un fattore
di ponderazione del rischio pari al 150%, viene attribuito un fattore di
ponderazione del rischio del 200%.
12.       Qualora le
esposizioni verso un organismo di investimento collettivo non soddisfino i
criteri di cui all'allegato VI, parte 1, punti da 74 a 75, o qualora l'ente
creditizio non sia a conoscenza di tutte le esposizioni sottostanti
dell'organismo di investimento collettivo, l'ente creditizio tiene conto delle
esposizioni sottostanti e calcola gli importi delle esposizioni ponderati per
il rischio e gli importi delle perdite attese conformemente al metodo di cui
all'allegato VII, parte 1, punti da 17 a 19. Qualora non sia in grado di
differenziare tra esposizioni in strumenti di capitale privati, esposizioni in
strumenti di capitale negoziati in mercati e altre esposizioni in strumenti di
capitale, l'ente creditizio tratta le esposizioni in oggetto al pari di altre
esposizioni in strumenti di capitale. A tale scopo, le esposizioni in strumenti
diversi dagli strumenti di capitale sono classificate in una delle classi
(esposizioni in strumenti di capitale privati, esposizioni in strumenti di
capitale negoziati in mercati o altre esposizioni in strumenti di capitale) di
cui all'allegato VII, parte 1, paragrafo 17, e le esposizioni sconosciute sono
classificate nella classe delle altre esposizioni in strumenti di capitale. 
In alternativa al
metodo descritto sopra, a condizione che venga adeguatamente assicurata
l'esattezza del calcolo e della segnalazione, gli enti creditizi possono
incaricare un terzo di calcolare, sulla base delle esposizioni sottostanti
degli organismi di investimento collettivo, gli importi medi delle esposizioni
ponderati per il rischio conformemente ai metodi indicati di seguito, e di
segnalarli:
a)      per le esposizioni appartenenti alla classe
di cui all'articolo 86, paragrafo 1, lettera e), il metodo di cui all'allegato
VII, parte 1, punti da 17 a 19. Qualora non sia in grado di differenziare tra
esposizioni in strumenti di capitale privati, esposizioni in strumenti di
capitale negoziati in mercati e altre esposizioni in strumenti di capitale,
l'ente creditizio tratta le esposizioni in oggetto al pari di altre esposizioni
in strumenti di capitale; 
b)      per tutte le altre esposizioni sottostanti,
il metodo di cui alla sottosezione 1, subordinatamente alle seguenti modifiche;
i)       le esposizioni vengono assegnate alla pertinente
classe di esposizioni e viene loro attribuito un fattore di ponderazione del
rischio corrispondente alla classe di merito di credito immediatamente
superiore alla classe a cui l'esposizione verrebbe di norma assegnata; 
ii)      alle esposizioni assegnate alle classi di
merito di credito più elevate, alle quali di norma viene attribuito un fattore
di ponderazione del rischio pari al 150%, viene attribuito un fattore di
ponderazione del rischio del 200%.
Articolo 88
1.         Gli
importi delle perdite attese per le esposizioni appartenenti ad una delle
classi di cui all'articolo 86, paragrafo 1, lettere da a) a e) vengono
calcolati conformemente ai metodi di cui all'allegato VII, parte 1, punti da 27
a 33.
2.         Per il
calcolo degli importi delle perdite attese conformemente all'allegato VII,
parte 1, punti da 27 a 33 si utilizzano gli stessi dati relativi alla
probabilità di inadempimento, alla perdita in caso di inadempimento e al valore
dell'esposizione per ogni singola esposizione utilizzati per il calcolo degli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente all'articolo
87.
3.         Gli
importi delle perdite attese per le esposizioni cartolarizzate vengono
calcolati conformemente alla sottosezione 4. 
4.         L'importo
della perdita attesa per le esposizioni rientranti nella classe di esposizioni
di cui all'articolo 86, paragrafo 1, lettera g) è pari a zero.
5.         Gli
importi delle perdite attese per il rischio di diluizione dei crediti
commerciali acquistati vengono calcolati conformemente ai metodi di cui all'allegato
VII, parte 1, punto 33.
6.         Gli
importi delle perdite attese per le esposizioni di cui all'articolo 87,
paragrafi 11 e 12 vengono calcolati conformemente ai metodi di cui all'allegato
VII, parte 1, punti da 27 a 33.
Articolo 89
1.         Previa
approvazione delle autorità competenti, gli enti creditizi autorizzati ad
utilizzare il metodo basato sui rating interni per il calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese
per una o più classi di esposizioni possono applicare la sottosezione 1 nei
seguenti casi:
a)      per la classe
di esposizioni di cui all'articolo 86, paragrafo 1, lettera a), qualora, dato
il numero limitato di controparti importanti, risulti ingiustificatamente
oneroso per gli enti creditizi dotarsi di un sistema di rating per dette
controparti;
b)      per la classe
di esposizioni di cui all'articolo 86, paragrafo 1, lettera b), qualora, dato
il numero limitato di controparti importanti, risulti ingiustificatamente
oneroso per gli enti creditizi dotarsi di un sistema di rating per dette
controparti;
c)      per le
esposizioni riferite ad unità operative non importanti, nonché per le classi di
esposizioni non significative in termini di dimensioni e di rischiosità; 
d)      per le
esposizioni verso l'amministrazione centrale dello Stato membro d'origine e
verso le relative amministrazioni regionali, le autorità locali o gli organi
amministrativi, purché:
i)       non vi sia
alcuna differenza di rischio tra le esposizioni verso l'amministrazione
centrale e le altre esposizioni in ragione di specifici assetti pubblici;
ii)      le esposizioni
verso l'amministrazione centrale siano classificate nella classe di merito di
credito 1 ai sensi della sottosezione 1;
e)      per le
esposizioni di un ente creditizio verso una controparte che sia sua impresa
madre, sua filiazione o una filiazione della sua impresa madre, purché la
controparte sia un ente o una società di partecipazione finanziaria, un ente
finanziario, una società di gestione patrimoniale o un'impresa di servizi
ausiliari soggetta ad opportuni requisiti prudenziali;
f)       per le esposizioni in strumenti di capitale
verso soggetti i cui crediti siano idonei a ricevere un fattore di ponderazione
del rischio pari a zero ai sensi della sottosezione 1 (compresi i soggetti che
beneficiano di sostegno pubblico, ai quali è applicabile un fattore di
ponderazione zero);
g)      per le
esposizioni in strumenti di capitale sorte nel quadro di programmi previsti
dalla legge allo scopo di promuovere determinati settori economici che
prevedono consistenti sovvenzioni per investimenti a favore dell'ente
creditizio e comportano una qualche forma di supervisione pubblica e
restrizioni sugli investimenti in strumenti di capitale. L'esclusione è
limitata ad un totale del 10% dei fondi propri di base più i fondi propri
supplementari.
Il presente paragrafo
non osta a che le autorità competenti di un altro Stato membro autorizzino
l'applicazione delle disposizioni della sottosezione 1 alle esposizioni in
strumenti di capitale per le quali in altri Stati membri sia stato autorizzato
tale trattamento.
2.         Ai fini
della lettera c), la classe delle esposizioni in strumenti di capitale di un
ente creditizio è considerata rilevante se il suo valore aggregato medio nel
corso dell'anno precedente, escluse le esposizioni in strumenti di capitale
sorte nel quadro di programmi previsti dalla legge di cui alla lettera g), è
superiore al 10% dei fondi propri dell'ente creditizio. Se il numero delle
esposizioni in strumenti di capitale è inferiore a 10 partecipazioni individuali,
la soglia è pari al 5% dei fondi propri dell'ente creditizio.
Sottosezione 3 –
Attenuazione del rischio di credito
Articolo 90
Ai fini della
presente sottosezione, con l'espressione "ente creditizio che concede il
prestito" si intende l'ente creditizio che detiene l'esposizione in
oggetto, a prescindere dal fatto che l'esposizione derivi o no da un prestito. 
Articolo 91
Gli enti creditizi che utilizzano il metodo standardizzato di cui agli
articoli da 78 a 83 o il metodo basato sui rating interni di cui agli articoli
da 84 a 89, ma che non si avvalgono di stime interne delle perdite in caso di
inadempimento e dei fattori di conversione ai sensi degli articoli 87 e 88,
possono adottare strumenti di attenuazione del rischio di credito conformemente
alla presente sottosezione per il calcolo degli importi delle esposizioni
ponderati per il rischio ai fini dell'articolo 75, lettera a), o, se del caso,
degli importi delle perdite attese ai fini del calcolo di cui all'articolo 57,
lettera q) e all'articolo 63, paragrafo 3.
Articolo 92
1.           La
tecnica utilizzata per fornire la protezione del credito, nonché le azioni e le
misure adottate e le procedure e le politiche attuate dall'ente creditizio che
concede il prestito devono essere tali da risultare in meccanismi di protezione
del credito che siano efficaci sul piano giuridico e applicabili in tutte le
giurisdizioni pertinenti. 
2.           L'ente
creditizio che concede il prestito adotta tutte le misure opportune per
assicurare l'efficacia dello strumento di protezione del credito e per
scongiurare i rischi connessi.
3.           Nel
caso di protezione del credito assistita, per avere titolo al riconoscimento le
attività sulle quali si basa la protezione devono essere sufficientemente
liquide e il loro valore nel tempo sufficientemente stabile da fornire
un'idonea garanzia in merito alla protezione del credito conseguita, tenendo
conto del metodo utilizzato per il calcolo degli importi delle esposizioni
ponderati per il rischio e del grado di riconoscimento autorizzato. Hanno titolo
al riconoscimento solo le attività di cui all'allegato VIII, parte 1. 
4.           Nel
caso di protezione del credito assistita, l'ente creditizio che concede il
prestito ha il diritto di liquidare, a tempo debito, o di conservare le
attività da cui deriva la protezione in caso di inadempimento, di insolvenza,
di fallimento del debitore, e, se del caso, dell'ente depositario della
garanzia reale, o in altre circostanze legate al credito previste nella
documentazione relativa all'operazione. Il grado di correlazione tra il valore
delle attività sulle quali si basa la protezione e il merito di credito del
debitore non deve essere indebito. 
5.           Nel
caso di protezione del credito non assistita, per avere titolo al
riconoscimento la parte che si assume l'impegno deve essere sufficientemente
affidabile e il contratto di protezione deve avere efficacia giuridica nelle
giurisdizioni pertinenti, in modo da fornire idonea garanzia in merito alla
protezione del credito conseguita, tenendo conto del metodo utilizzato per il calcolo
degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e del grado di
riconoscimento autorizzato. Hanno titolo al riconoscimento solo i fornitori di protezione
e i tipi di contratti di protezione di cui all'allegato VIII, parte 1.
6.           Devono
essere soddisfatti i requisiti minimi di cui all'allegato VIII, parte 2.
Articolo 93
1.           Se
sono soddisfatti i requisiti di cui all'articolo 92, il calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio e, se del caso, degli importi delle
perdite attese può essere modificato conformemente all'allegato VIII, parti da
3 a 6. 
2.           In
nessun caso un'esposizione per la quale sia stata ottenuta un'attenuazione del
rischio di credito può produrre un importo ponderato per il rischio o un
importo della perdita attesa superiore a quello di un'identica esposizione per
la quale non vi sia attenuazione del rischio di credito. 
3.           Qualora
l'importo ponderato per il rischio includa già la protezione del credito ai
sensi degli articoli da 78 a 83 o, se del caso, degli articoli da 84 a 93, la
protezione del credito non viene ulteriormente riconosciuta ai sensi della
presente sottosezione.
Sottosezione 4 - Cartolarizzazione
Articolo 94
Quando un ente creditizio utilizza il metodo standardizzato di cui alla
sottosezione 1 ai fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio per la classe di esposizioni alla quale le esposizioni
cartolarizzate sarebbero assegnate a norma dell'articolo 79, esso calcola
l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio per una posizione inerente
a cartolarizzazione in conformità all'allegato IX, parte 4, punti da 6 a 35. 
In tutti gli altri
casi, esso calcola l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio in
conformità all'allegato IX, parte 4, punti da 36 a 74.
Articolo 95
1.         Quando
una parte significativa del rischio di credito associato ad esposizioni
cartolarizzate è stata trasferita dall'ente creditizio cedente conformemente
all'allegato IX, parte 2, detto ente creditizio può:
a)      nel caso di una
cartolarizzazione tradizionale, escludere dal calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio e, se del caso, da quello delle perdite
attese, le esposizioni cartolarizzate; 
b)      nel caso di una
cartolarizzazione sintetica, calcolare gli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio e, se del caso, le perdite attese, in relazione alle esposizioni
cartolarizzate conformemente all'allegato IX, parte 2. 
2.         Nei casi
in cui si applica il paragrafo 1, l'ente creditizio cedente calcola gli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio previsti dall'allegato IX per le
posizioni che può detenere nella cartolarizzazione. 
Quando l'ente
creditizio cedente non riesce a trasferire una parte significativa del rischio
di credito conformemente al paragrafo 1, esso non deve calcolare gli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio per tutte le posizioni che può
detenere nella cartolarizzazione in questione.
Articolo 96
1.         Per
calcolare l'importo dell'esposizione ponderato per il rischio di una posizione
inerente a cartolarizzazione, al valore dell'esposizione della posizione si
applicano i fattori di ponderazione del rischio di cui all'allegato IX, sulla
base della qualità creditizia della posizione, che può essere determinata
facendo riferimento alle valutazioni del merito di credito di un'agenzia
esterna o secondo le modalità di cui all'allegato IX. 
2.         Qualora
un'esposizione riguardi segmenti diversi di una cartolarizzazione,
l'esposizione relativa a ciascun segmento è considerata come una posizione
inerente a cartolarizzazione distinta. I fornitori di protezione del credito in
relazione a posizioni inerenti a cartolarizzazione sono considerati come
detentori di posizioni nella cartolarizzazione. Le posizioni inerenti a
cartolarizzazione includono le esposizioni connesse ad operazioni di
cartolarizzazione legate a contratti derivati su tassi di interesse o su valute.
3.         Qualora
una posizione inerente a cartolarizzazione sia oggetto di una protezione del
credito assistita o non assistita, il fattore di ponderazione del rischio da
applicare a tale posizione può essere modificato conformemente agli articoli da
90 a 93, in combinato disposto con l'allegato IX.
4.         Fatti
salvi l'articolo 57, lettera r) e l'articolo 66, paragrafo 2, l'importo
dell'esposizione ponderato per il rischio è incluso nel totale degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio dell'ente creditizio ai fini
dell'articolo 75, lettera a).
Articolo 97
1.         Per
determinare il fattore di ponderazione del rischio di una posizione inerente a
cartolarizzazione ai sensi dell'articolo 96, una valutazione del merito di
credito di un'agenzia esterna può essere utilizzata solo se l'agenzia esterna
di valutazione del merito di credito è stata riconosciuta idonea a tal fine
dalle autorità competenti, in appresso “agenzia esterna di valutazione del
merito di credito idonea”. 
2.         Le
autorità competenti riconoscono l'idoneità di un'agenzia esterna di valutazione
del merito di credito ai fini del paragrafo 1 solo dopo aver accertato che essa
rispetta in modo soddisfacente i requisiti dell'articolo 81, tenendo conto dei
criteri tecnici di cui all'allegato VI, parte 2, e che essa possiede una
comprovata esperienza nel campo delle cartolarizzazioni, desumibile dalla
solida credibilità attribuitale dal mercato.
3.         Se
un'agenzia esterna di valutazione del merito di credito è stata riconosciuta
idonea dalle autorità competenti di uno Stato membro ai fini del paragrafo 1,
le autorità competenti di altri Stati membri possono riconoscere l'idoneità
dell'agenzia esterna in questione per gli stessi fini senza procedere ad una
propria valutazione.
4.         Le
autorità competenti pubblicano una nota esplicativa relativa alla procedura di
riconoscimento ed un elenco delle agenzie esterne di valutazione del merito di
credito idonee. 
5.         Per
essere utilizzata a tal fine, la valutazione del merito di credito di
un'agenzia esterna di valutazione del merito di credito idonea deve conformarsi
ai principi di credibilità e di trasparenza, quali enunciati nell'allegato IX,
parte 3. 
Articolo 98
1.         Ai fini
dell'applicazione dei fattori di ponderazione del rischio alle posizioni
inerenti a cartolarizzazione, le autorità competenti stabiliscono a quali
classi di merito di credito definite nell'allegato IX vadano associate le
valutazioni del merito di credito di un'agenzia esterna di valutazione del
merito di credito idonea. Le decisioni in questione sono obiettive e coerenti.
2.         Se le
autorità competenti di uno Stato membro hanno adottato una decisione ai sensi
del paragrafo 1, le autorità competenti di altri Stati membri possono
riconoscere tale decisione senza procedere ad una propria valutazione.
Articolo 99
Qualora ai fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio di un ente creditizio ai sensi dell'articolo 96 si utilizzino le
valutazioni del merito di credito di un'agenzia esterna, ciò deve avvenire in
maniera coerente e in conformità all'allegato IX, parte 3. Le valutazioni del
merito di credito non devono essere utilizzate in maniera selettiva.
Articolo 100
1.           In
caso di cartolarizzazioni di esposizioni rotative che prevedano una clausola di
rimborso anticipato, l'ente creditizio cedente o promotore calcola,
conformemente all'allegato IX, un ulteriore importo dell'esposizione ponderato
per il rischio, in relazione al rischio di un aumento, a seguito
dell'attivazione della clausola di rimborso anticipato, dei livelli di rischio
di credito ai quali è esposto.
2.           A
tali fini, per "esposizione rotativa" si intende un'esposizione nella
quale un cliente può variare l’ammontare utilizzato all’interno di un limite
concordato e per clausola di rimborso anticipato si intende una clausola
contrattuale che impone, al verificarsi di determinati eventi, il rimborso
della posizione dell'investitore prima della scadenza originariamente stabilita
per i titoli emessi.
3.           Nel
caso di cartolarizzazioni dotate di una clausola di rimborso anticipato di
esposizioni al dettaglio senza impegno a fermo, revocabili incondizionatamente
e senza preavviso, qualora il rimborso anticipato sia innescato da un valore
quantitativo in relazione ad un elemento diverso dal margine positivo
medio a tre mesi, le autorità competenti possono applicare un trattamento che
si avvicini molto a quello prescritto nell'allegato IX, parte 4, punti da 27 a
30 per determinare il fattore di conversione indicato.
4.           Qualora
un'autorità competente intenda applicare ad una determinata cartolarizzazione
un trattamento in conformità al paragrafo 3, essa ne informa innanzitutto le
autorità competenti di tutti gli altri Stati membri. Prima che l'applicazione
di un simile trattamento diventi parte integrante della politica generale
dell'autorità competente in materia di cartolarizzazioni che prevedono clausole
di rimborso anticipato del tipo considerato, l'autorità competente consulta le
autorità competenti di tutti gli altri Stati membri e tiene conto delle
opinioni da queste espresse. Le opinioni espresse nel corso di tale
consultazione ed il trattamento adottato sono resi pubblici dall'autorità
competente in questione.
Articolo 101
1.         Un ente
creditizio cedente o promotore non fornisce a un'operazione di
cartolarizzazione un supporto superiore a quanto stabilito dalle sue
obbligazioni contrattuali nel tentativo di ridurre le perdite effettive o
potenziali per gli investitori.
2.         Se, in
relazione ad una determinata cartolarizzazione, un ente creditizio cedente o
promotore non si conforma al paragrafo 1, l'autorità competente gli impone
quanto meno di detenere, a fronte di tutte le esposizioni cartolarizzate, la
dotazione patrimoniale che sarebbe richiesta se non fossero state
cartolarizzate. L'ente creditizio rende noto pubblicamente di aver fornito
supporto extracontrattuale e l'impatto di tale supporto sul patrimonio di
vigilanza.
Sezione 4
Requisiti
patrimoniali minimi a fronte del rischio operativo
Articolo 102
1.         Le
autorità competenti impongono agli enti creditizi di detenere fondi propri a
fronte del rischio operativo, conformemente ai metodi illustrati agli articoli
103, 104 e 105.
2.         Fatto salvo il paragrafo 4, gli enti creditizi
che utilizzano il metodo di cui all'articolo 104 non possono tornare ad
utilizzare il metodo di cui all'articolo 103, eccetto qualora sia dimostrato
che vi è un legittimo motivo e previa approvazione delle autorità competenti.
3.         Fatto
salvo il paragrafo 4, gli enti creditizi che utilizzano il metodo di cui
all'articolo 105 non possono tornare ad utilizzare i metodi di cui agli
articoli 103 o 104, eccetto qualora sia dimostrato che vi è un legittimo motivo
e previa approvazione delle autorità competenti.
4.         Le
autorità competenti possono permettere agli enti creditizi di utilizzare una
combinazione dei due metodi, in conformità all'allegato X, parte 4.
Articolo 103
Secondo il metodo
base dell'indicatore, il requisito patrimoniale relativo al rischio operativo
equivale ad una determinata percentuale di un indicatore rilevante,
conformemente ai parametri stabiliti nell'allegato X, parte 1.
Articolo 104
1.           In
base al metodo standardizzato, gli enti creditizi suddividono le loro attività
in aree di attività, conformemente all'allegato X, parte 2.
2.           Per
ciascuna area di attività, gli enti creditizi calcolano un requisito
patrimoniale relativo al rischio operativo espresso come una determinata
percentuale di un indicatore rilevante, in conformità ai parametri stabiliti
nell'allegato X, parte 2.
3.           Per
aree di attività definite, le autorità competenti possono, a determinate
condizioni, autorizzare un ente creditizio ad utilizzare un indicatore
alternativo per calcolare il suo requisito patrimoniale a fronte del rischio
operativo.
4.           Nel
metodo standardizzato, il requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo
è la somma dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio operativo di tutte
le singole aree di attività.
5.           I
parametri del metodo standardizzato figurano nell'allegato X, parte 2.
6.           Per
poter utilizzare il metodo standardizzato, gli enti creditizi devono soddisfare
i criteri di cui all'allegato X, parte 2.
Articolo 105
1.         Gli enti
creditizi possono utilizzare metodi avanzati di misurazione basati sui propri
sistemi interni di misurazione del rischio, a condizione che l'autorità
competente autorizzi esplicitamente l'utilizzo dei modelli di cui trattasi per
il calcolo del requisito patrimoniale.
2.         Gli enti
creditizi devono dimostrare alle loro autorità competenti di soddisfare i
criteri di idoneità di cui all'allegato X, parte 3.
3.         Quando un
metodo avanzato di misurazione è destinato ad essere utilizzato da un ente
creditizio impresa madre nell'UE e dalle sue filiazioni ovvero dalle filiazioni
di una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE, le autorità
competenti delle diverse entità giuridiche collaborano strettamente,
conformemente a quanto disposto agli articoli da 128 a 132. La domanda di
utilizzazione include gli elementi elencati nell'allegato X, parte 3.
4.         Quando un
ente creditizio impresa madre nell'UE e le sue filiazioni ovvero un ente
finanziario impresa madre nell'UE e le sue filiazioni utilizzano un metodo
avanzato di misurazione su base unificata per l'impresa madre e le sue filiazioni,
le autorità competenti possono permettere che i criteri di idoneità definiti
nell'allegato X, parte 3 siano soddisfatti dall'impresa madre e dalle sue
filiazioni considerate congiuntamente.
ê2000/12/CE
Sezione 35
Grandi fidi
ê2000/12/CE articolo 1, punto 24 (adattato) 
ð nuovo
Articolo 106
1.           «fidi ai fini dell'applicazione degli
articoli 48, 49 e 50»: le voci dell'attivo e le voci Ö Ai fini della presente
sezione, per fidi si intende qualsiasi voce dell'attivo e qualsiasi voce Õ fuori bilancio di
cui all'articolo 43 o degli allegati II e IV Ö alla sezione 3,
sottosezione 1, Õ senza Ö i fattori di
ponderazione del rischio Õ le ponderazioni o le categorie di rischio ivi
contemplate;.
i rischi previsti Ö I fidi
derivanti dalle voci di cui Õ all'allegato IV sono
calcolati secondo uno dei metodi descritti nell'allegato III,.
senza applicarvi le ponderazioni
previste in funzione della controparte; previa Ö Previa Õ approvazione delle
autorità competenti, possono essere esclusi dalla definizione dei fidi tutti
gli elementi coperti al 100% da fondi propri, purché Ö detti fondi
propri Õ non rientrino nel calcolo del coefficiente di solvibilità ð nei fondi propri dell'ente creditizio
ai fini dell'articolo 75 ï o ð nel calcolo ï degli altri coefficienti di vigilanza previsti dalla presente
direttiva nonché da altri atti comunitari.;
2.           iI fidi
non comprendono:
a)      nel caso delle operazioni in valuta, i
rischi assunti Ö le esposizioni
assunte Õ nel corso ordinario
del regolamento nel periodo di 48 ore successivo all'effettuazione del
pagamento; oppure
b)      nel caso di operazioni riguardanti la vendita o l'acquisto di
valori mobiliari, i rischi assunti Ö le esposizioni
assunte Õ nel corso ordinario
del regolamento nel periodo di cinque giorni lavorativi a decorrere dalla data
di effettuazione del pagamento o di consegna dei valori mobiliari, a seconda
della data più prossima;.
ê2000/12/CE articolo
1, punto 1, terzo comma (adattato)
Articolo 107
Ai fini dell'applicazione della vigilanza e del controllo dei grandi rischi, sono considerati
Ö presente
sezione, per Õ enti creditizi Ö si
intendono: Õ 
a)           gli enti Ö creditizi Õ definiti al primo comma, comprese le Ö loro Õ succursali di tali enti in paesi terzi;, nonché
b)           tutte le imprese private o pubbliche, comprese le loro
succursali, che rispondono alla definizione del primo
comma Ö di ente
creditizio Õ e che sono state autorizzate in un paese terzo;.
ê2000/12/CE articolo
48, paragrafo 1 (adattato)

ðnuovo
Articolo 108
Notifica dei
grandi fidi
1.         L'esposizione Ö Il fido Õ di un ente
creditizio verso un cliente o un gruppo di clienti collegati è considerato un
grande fido quando il suo valore è pari o superiore al 10% dei fondi propri
dell'ente creditizio.
ð A tali fini, la sezione 1 può essere
letta senza tenere conto dell'articolo 57, lettera q) e dell'articolo 63,
paragrafo 3 e va letta senza tenere conto dell'articolo 66, paragrafo 2. ï 
ê2000/12/CE articolo
48, paragrafo 4, primo comma (adattato)
Articolo 109
Le autorità competenti prescrivono che ogni
ente creditizio abbia sane procedure amministrative e contabili e adeguati
meccanismi di controllo interno per l'individuazione e la contabilizzazione di
tutti i grandi fidi e per le loro successive modifiche, conformemente alle definizioni ed ai requisiti della Ö alla Õ presente direttiva,
nonché per la vigilanza su detti grandi fidi in relazione alla politica degli
enti creditizi in materia di fidi.
ê2000/12/CE articolo
48, paragrafo 2 (adattato)

Articolo 110
Notifica dei
grandi fidi
21.       L'ente
creditizio notifica alle autorità competenti i grandi fidi ai sensi del paragrafo 1.
Gli Stati membri prevedono che la notifica
venga effettuata a loro scelta secondo una delle due modalità seguenti:
a)           notifica di tutti i grandi fidi almeno una volta all'anno
con l'obbligo di comunicare nel corso dell'anno tutti i nuovi grandi fidi ed
ogni aumento dei grandi fidi pari o superiore al 10%
Ö 20% Õ rispetto all'ultima
comunicazione;
b)           notifica di tutti i grandi fidi almeno quattro volte
all'anno.
ê2000/12/CE articolo
48, paragrafo 3 (adattato)
ðnuovo
3.2 ð Fatta eccezione per il caso di enti
creditizi che si avvalgono dell'articolo 114 per il riconoscimento delle
garanzie reali nel calcolo del valore dei fidi ai fini dell'articolo 111,
paragrafi 1, 2 e 3, ï Possono tuttavia Ö possono Õ essere dispensati
dall'obbligo della notifica ai sensi del paragrafo ð 1 ï 2 i fidi esentati in virtù dell'articolo 49 Ö 111 Õ, paragrafo 7 ð 3 ï , lettere a), b), c), d), f), g) e h). La notifica prevista al
paragrafo ð 1, lettera b) ï 2,
secondo trattino, può avvenire due volte all'anno
per i fidi di cui all'articolo 49 Ö 111 Õ , paragrafo 7 ð 3 ï , lettere e) e da i) a
s) e paragrafi 8, 9 e 10 ð ed agli articoli 115 e 116 ï.
ê2000/12/CE articolo
48, paragrafo 4, secondo comma (adattato)
L'ente creditizio che si avvalga del disposto
del paragrafo Ö 2 Õ 3 conserva la documentazione relativa alle motivazioni
addotte per un periodo di un anno a decorrere dal fatto generatore
dell'esenzione, onde permettere alle autorità competenti di verificarne la
fondatezza.
ònuovo
3. Gli Stati membri
possono esigere che vengano notificate le concentrazioni di fidi nei confronti
dei datori di garanzie reali accettate dall'ente creditizio.
ê2000/12/CE articolo
49, paragrafi da 1 a 5 (adattato) 
è1 2004/xx/CE
articolo 3, paragrafo 7
ðnuovo 
Articolo 111
Limiti dei
grandi fidi
1.           Un ente creditizio non può
concedere ad un singolo cliente o a un gruppo di clienti collegati fidi il cui
valore superi il 25% dei fondi propri dell'ente creditizio stesso. ð A tal fine e ai fini delle altre
disposizioni del presente articolo, la sezione 1 può essere letta senza tenere
conto dell'articolo 57, lettera q) e dell'articolo 63, paragrafo 3 e va letta
senza tenere conto dell'articolo 66, paragrafo 2. ï 
2.           Il limite percentuale di cui
al paragrafo 1 è ridotto al 20% quando il cliente o il gruppo di clienti
collegati è l'impresa madre o l'impresa figlia Ö la
filiazione Õ dell'ente creditizio
e/o una o più imprese figlie Ö filiazioni Õ dell'impresa madre.
Tuttavia gli Stati membri possono non subordinare i fidi concessi a questi
clienti al limite del 20% se prevedono un controllo speciale dei fidi in
questione grazie ad altre misure o procedure. Essi informano la Commissione e
il è1 comitato
bancario europeo ç del tenore di tali
misure o procedure.
3.           Un ente creditizio non può
concedere grandi fidi per un valore cumulativo che superi l'800% dei fondi
propri dell'ente creditizio stesso.
ê2000/12/CE articolo
49, paragrafo 4 (adattato)
4. Gli Stati membri
possono prevedere limiti più restrittivi di quelli previsti ai paragrafi 1, 2 e
3.
ê2000/12/CE Articolo
49, paragrafi da 1 a 5
54.         Per quanto riguarda i fidi concessi, un ente creditizio deve
rispettare costantemente i limiti di cui ai paragrafi 1, 2 e 3. Se tuttavia, in
casi eccezionali, i fidi concessi superano il limite previsto, si deve
procedere ad immediata notifica alle autorità competenti che possono, qualora
le circostanze lo giustifichino, fissare un termine determinato entro cui
l'ente creditizio deve conformarsi ai limiti summenzionati.
ònuovo
Articolo 112
1.           Ai
fini degli articoli da 113 a 117, il termine "garanzia" comprende i
derivati su crediti riconosciuti ai sensi degli articoli da 90 a 93 diversi
dagli strumenti collegati al merito di credito. 
2.           Fatto
salvo il paragrafo 3, qualora, ai sensi degli articoli da 113 a 117, possa
essere consentito il riconoscimento di una protezione del credito assistita o
non assistita, questo è soggetto al rispetto dei requisiti di ammissibilità e
di altri requisiti minimi, stabiliti dagli articoli da 90 a 93 ai fini del
calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio ai sensi degli
articoli da 78 a 83.
3.           Qualora
un ente creditizio si avvalga dell'articolo 114, paragrafo 2, il riconoscimento
della protezione del credito è soggetto ai requisiti pertinenti di cui agli
articoli da 84 a 89.
ê2000/12/CE articolo 49,
paragrafi 4 e 6 (adattato)

Articolo 113
1.         Gli Stati membri possono prevedere limiti più restrittivi di
quelli previsti Öall'articolo
111 Õ ai paragrafi 1, 2 e 3.
62.       Gli Stati membri possono esentare, in
tutto o in parte, dall'applicazione Ö dell'articolo
111 Õ dei paragrafi 1, 2 e 3 i fidi concessi da un ente
creditizio alla sua impresa madre, alle altre imprese
figlie Ö filiazioni Õ dell'impresa Ö madre Õ e alle proprie imprese figlie Ö filiazioni Õ, purché tali imprese
siano comprese nella vigilanza su base consolidata cui è soggetto il medesimo
ente creditizio, conformemente alla presente direttiva o a norme equivalenti
vigenti in un paese terzo.
ê2000/12/CE articolo
49, paragrafo 7 (adattato)

ðnuovo
73. Gli Stati
membri possono esentare in tutto o in parte dall'applicazione dei paragrafi 1, 2 e 3 Ö dell'articolo
111 Õ i fidi seguenti:
(a)              
voci dell'attivo che rappresentano crediti nei
confronti di amministrazioni
centrali o di banche centrali della zona A; ð amministrazioni centrali o di banche
centrali ai quali, se non garantiti, si applicherebbe un fattore di
ponderazione del rischio dello 0% ai sensi degli articoli da 78 a 83; ï
(b)              
voci dell'attivo che rappresentano crediti nei
confronti delle Comunità
europee; ð di organizzazioni internazionali e
banche multilaterali di sviluppo ai quali, se non garantiti, si applicherebbe
un fattore di ponderazione del rischio dello 0% ai sensi degli articoli da 78 a
83; ï
(c)              
voci dell'attivo che rappresentano crediti
assistiti da esplicita garanzia di amministrazioni centrali o di banche centrali della
zona A o delle Comunità europee; ð amministrazioni centrali, banche
centrali, organizzazioni internazionali o banche multilaterali di sviluppo,
laddove ai crediti non garantiti nei confronti del soggetto che presta la
garanzia si applicherebbe un fattore di ponderazione del rischio dello 0% ai
sensi degli articoli da 78 a 83; ï
(d)             
 altri fidi concessi ad
amministrazioni centrali o banche centrali della zona A ovvero da questi
garantiti o altri fidi concessi alle Comunità europee o da queste garantiti; ð ad amministrazioni centrali, banche
centrali, organizzazioni internazionali o banche multilaterali di sviluppo o da
queste garantiti, laddove ai crediti non garantiti nei confronti del
soggetto ai quali il fido viene concesso o dal quale è garantito si
applicherebbe un fattore di ponderazione del rischio dello 0% ai sensi degli
articoli da 78 a 83; ï
(e)              
voci dell'attivo che rappresentano crediti ed altri
fidi nei confronti di amministrazioni centrali o di banche centrali della zona B ð non menzionati alla precedente lettera
a) ï , denominati o, se del caso, finanziati con raccolta nella valuta
nazionale del debitore;
(f)               
voci dell'attivo ed altri fidi garantiti, secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti, da pegno su Ö garanzie reali
su Õ valori mobiliari emessi ð titoli di debito emessi ï dalle amministrazioni centrali o dalle banche centrali della zona A, dalle Comunità
europee o dalle amministrazioni regionali o locali degli Stati membri per le
quali è applicabile una ponderazione dello 0 % in materia di solvibilità
conformemente all'articolo 44 ð da organizzazioni internazionali, da
banche multilaterali di sviluppo o dalle amministrazioni regionali o dalle
autorità locali degli Stati membri, laddove tali titoli rappresentano crediti
nei confronti dell'emittente ai quali si applicherebbe un fattore di
ponderazione del rischio dello 0% ai sensi degli articoli da 78 a 83 ï;
(g)              
voci dell'attivo ed altri fidi garantiti, secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti, da pegno su contanti Ö garanzie reali
su depositi in contante Õ presso l'ente Ö creditizio Õ che concede il
prestito o presso l'ente creditizio che è l'impresa madre o un'impresa figlia Ö una
filiazione Õ di quest'ultimo;
(h)              
voci dell'attivo ed altri fidi garantiti, secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti, da pegno Ö garanzie reali Õ su valori mobiliari
rappresentativi di depositi emessi dall'ente Ö creditizio Õ che concede il
prestito, o da un ente creditizio che sia l'impresa madre o un'impresa figlia Ö una
filiazione Õ di quest'ultimo e
depositati presso uno qualsiasi di questi enti;
(i)                
voci dell'attivo che rappresentano crediti e altri
fidi nei confronti di enti creditizi di durata pari o inferiore ad un anno, e che
non sono fondi propri di detti enti;
(j)                
voci dell'attivo che rappresentano crediti ed altri
fidi, di durata pari o inferiore ad un anno, garantiti in conformità dell'articolo 45, paragrafo 2 ð all'allegato VI, parte 1, punto
82 ï, nei confronti di enti che non sono enti creditizi ma soddisfano le
condizioni di cui al paragrafo Ö punto Õ precitato;
(k)              
effetti commerciali e altri effetti analoghi, di
durata pari o inferiore all'anno, recanti la firma di un altro ente creditizio;
(l)                
obbligazioni
definite all'articolo 22, paragrafo 4, della direttiva 85/611/CEE; ð obbligazioni coperte definite agli
articoli da 78 a 83; ï
ê 2000/12/CE
(adattato)
(m)            
fino a successivo coordinamento, la partecipazione
in compagnie di assicurazione di cui all'articolo 51,
paragrafo 3 Ö 122, paragrafo
1 Õ, fino ad un massimo
del 40% dei fondi propri dell'ente creditizio che assume la partecipazione;
(n)              
voci dell'attivo che rappresentano crediti nei
confronti di enti creditizi regionali o centrali ai quali l'ente creditizio che
concede il prestito è associato nell'ambito di una rete in virtù di
disposizioni legali o clausole statutarie e ai quali spetta, in applicazione
delle disposizioni citate, procedere alla compensazione delle attività liquide
entro la rete medesima;
ê2000/12/CE (adattato) 
(o)              
fidi garantiti, secondo modalità ritenute
soddisfacenti dalle autorità competenti, da pegno Ö garanzie reali Õ su valori mobiliari
diversi da quelli di cui alla lettera f), a condizione
che i valori mobiliari non siano emessi né dall'ente creditizio stesso o dalla
sua impresa madre o da una delle loro imprese figlie, né dal cliente o gruppo
di clienti collegati in questione. I valori
mobiliari forniti come pegno devono essere valutati al prezzo di mercato,
offrire un margine di garanzia rispetto ai fidi garantiti, essere quotati in
borsa o essere effettivamente negoziabili e regolarmente quotati su un mercato
che funzioni tramite operatori professionali riconosciuti e che assicuri, con
modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti dello Stato membro
d'origine dell'ente creditizio, la possibilità di determinare un prezzo
oggettivo tale da consentire in ogni momento la verifica del margine di
garanzia di tali valori mobiliari. Il margine di garanzia prescritto
è pari al 100%; è tuttavia pari al 150% nel caso di azioni e al 50% nel caso di
obbligazioni emesse da enti creditizi, da amministrazioni regionali o locali
degli Stati membri diverse da quelle di cui all'articolo 44 e nel caso di
obbligazioni emesse dalla Banca europea per gli investimenti e dalle banche
multilaterali di sviluppo. I valori mobiliari dati in pegno non possono
costituire fondi propri degli enti creditizi;
ê2000/12/CE (adattato)
(p)              
prestiti garantiti, secondo modalità ritenute
soddisfacenti dalle autorità competenti, da ipoteca su un alloggio o da quote
di partecipazione in imprese finlandesi di edilizia residenziale che operano in
base alla legge finlandese relativa alle imprese di edilizia abitativa del 1991
o ad una successiva legislazione equivalente e operazioni di leasing in virtù
delle quali il locatore mantiene la piena proprietà dell'abitazione locata
fintanto che il locatario non si sia avvalso della sua opzione d'acquisto, in
tutti i casi fino al 50% del valore dell'alloggio in questione;. Il valore dell'alloggio
è calcolato secondo modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti
in base a parametri rigorosi di valutazione stabiliti con disposizioni
legislative, regolamentari o amministrative. La stima è effettuata almeno una volta all'anno. Ai fini
della presente lettera, si deve intendere per alloggio un alloggio occupato o
dato in locazione dal debitore;
ònuovo
(q)              
i seguenti crediti,
laddove si applicherebbe loro un fattore di ponderazione del rischio del 50% ai
sensi degli articoli da 78 a 83 e limitatamente al 50% del valore degli
immobili in questione:
i)       fidi garantiti
da ipoteche su uffici o locali per il commercio o da quote di partecipazione in
imprese finlandesi di edilizia che operano in base alla legge finlandese
relativa alle imprese di edilizia abitativa del 1991 o ad una successiva
legislazione equivalente concessi su uffici o locali per il commercio;
ii)      fidi relativi
ad operazioni di leasing immobiliare su uffici o locali per il commercio.
Ai fini del punto ii),
fino al 31 dicembre 2011, le autorità competenti di ciascuno Stato membro
possono consentire agli enti creditizi di riconoscere il 100% del valore
dell'immobile di cui trattasi. Al termine di tale periodo, il trattamento in
questione è riesaminato. Gli Stati membri informano la Commissione dell'uso che
essi fanno di tale trattamento preferenziale;
ê 2000/12/CE
(adattato) 
qr)     50%
delle voci fuori bilancio a rischio medio/basso menzionate nell'allegato II;
rs)      previo
accordo delle autorità competenti, le garanzie diverse dalle garanzie su crediti
distribuiti fondate su una legge o un regolamento
e fornite ai clienti soci di società di mutua garanzia con statuto di enti
creditizi, fatta salva una ponderazione del 20% del loro importo.;
Gli Stati membri informano
la Commissione dell'uso fatto di questa facoltà in modo da garantire che essa
non induca distorsioni della concorrenza;
st)      le
voci fuori bilancio con basso rischio menzionate all'allegato II, purché sia
stato concluso con il cliente o con un gruppo di clienti collegati un accordo
in virtù del quale il rischio Ö l'esposizione Õ può essere assuntoa
soltanto a condizione che sia stato verificato che non vengano superati i
limiti applicabili in conformità Ö all'articolo
111, paragrafi da 1 a 3 Õ ai paragrafi 1, 2 e 3.
ònuovo
Rientrano nella lettera
g) anche il contante ricevuto nell'ambito di uno strumento collegato al merito
di credito emesso dall'ente creditizio e i prestiti e depositi di una
controparte concessi all'ente creditizio o effettuati presso di esso, che siano
oggetto di un accordo di compensazione in bilancio riconosciuto ai sensi degli
articoli da 90 a 93.
ê2000/12/CE articolo
49, lettera o), seconda e terza frase (adattato) 
ð nuovo
Ö Ai fini della
lettera o), i Õ I valori mobiliari forniti come
pegno Ö costituiti in
garanzia reale Õ devono essere
valutati al prezzo di mercato, offrire un margine di garanzia rispetto ai fidi
garantiti, essere quotati in borsa o essere effettivamente negoziabili e
regolarmente quotati su un mercato che funzioni tramite operatori professionali
riconosciuti e che assicuri, con modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità
competenti dello Stato membro d'origine dell'ente creditizio, la possibilità di
determinare un prezzo oggettivo tale da consentire in ogni momento la verifica
del margine di garanzia di tali valori mobiliari. Il margine di garanzia prescritto
è pari al 100%; è tuttavia pari al 150% nel caso di azioni e al 50% nel caso di
obbligazioni emesse Ö titoli di
debito emessi Õ da enti creditizi, da amministrazioni regionali o Ö autorità Õ locali degli Stati
membri diversei da quellei di cui all'articolo 44
Ö alla lettera f) Õ e nel caso di obbligazioni emesse Ö titoli di
debito emessi Õ dalla Banca europea per gli investimenti e dalle banche
multilaterali di sviluppo. ð diverse da quelle alle quali si applica
un fattore di ponderazione del rischio dello 0% sulla base del metodo
standardizzato. In caso di disallineamento tra la durata dell’esposizione e la
durata della protezione, la garanzia reale non viene riconosciuta. ï I valori mobiliari dati in pegno Ö costituiti in
garanzia reale Õ non possono
costituire fondi propri degli enti creditizi;. 
Ö Ai fini della
lettera p), il Õ Il valore dell'alloggio è calcolato secondo modalità
ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti in base a parametri rigorosi
di valutazione stabiliti con disposizioni legislative, regolamentari o
amministrative. La stima è effettuata almeno una volta all'anno. Ai fini della presente lettera Ö p) Õ, si deve intendere
per alloggio un alloggio occupato o dato in locazione dal debitore;.
Gli Stati membri informano la Commissione Ö di tutte le esenzioni
concesse ai sensi della lettera s) Õ dell'uso fatto di questa facoltà in modo da garantire
che essa non induca Ö esse non
inducano Õ distorsioni della
concorrenza;.
ò nuovo
Articolo 114
1.         Fatto
salvo il paragrafo 3, per il calcolo del valore dei fidi ai fini dell'articolo
111, paragrafi da 1 a 3, gli Stati membri, in alternativa alla concessione
delle esenzioni totali o parziali consentite dall'articolo 113, paragrafo 3,
lettere f), g), h) e o), possono consentire agli enti creditizi che si
avvalgono del metodo integrale per il trattamento delle garanzie reali
finanziarie di cui agli articoli da 90 a 93, di utilizzare un valore inferiore
a quello del fido, purché detto valore non sia inferiore al totale dei valori
delle esposizioni verso il cliente o il gruppo di clienti collegati, corretti
integralmente.
A questi fini per
"valore dell'esposizione corretto integralmente" si intende il valore
calcolato ai sensi degli articoli da 90 a 93, tenendo conto dell'attenuazione
del rischio di credito, delle rettifiche per volatilità e dei disallineamenti
di durata (E*).
Quando il presente
paragrafo si applica ad un ente creditizio, l'articolo 113, paragrafo 3,
lettere f), g), h) e o) non si applica all'ente creditizio in questione.
2.         Fatto
salvo il paragrafo 3, un ente creditizio che, ai sensi degli articoli da 84 a
89, sia autorizzato ad utilizzare stime interne delle perdite in caso di
inadempimento e dei fattori di conversione per una classe di esposizioni, può
essere autorizzato, qualora sia in grado, con modalità ritenute soddisfacenti
dalle autorità competenti, di stimare gli effetti delle garanzie reali
finanziarie sui suoi fidi separatamente da altri aspetti inerenti alle perdite
in caso di inadempimento, a tenere conto di tali effetti nel calcolo del valore
dei fidi ai fini dell'articolo 113, paragrafo 3.
Le autorità
competenti accertano l'adeguatezza delle stime prodotte dall'ente creditizio al
fine di ridurre il valore dei fidi per conformarsi alle disposizioni
dell'articolo 111.
Un ente creditizio
autorizzato ad utilizzare le stime interne degli effetti delle garanzie reali
finanziarie deve farlo con modalità ritenute coerenti dalle autorità
competenti. In particolare, questo metodo deve essere utilizzato per tutti i
grandi fidi.
Un ente creditizio
autorizzato a norma degli articoli da 84 a 89 ad utilizzare stime interne delle
perdite in caso di inadempimento e dei fattori di conversione per una
determinata classe di esposizioni, che non calcoli il valore dei suoi fidi
utilizzando il metodo di cui al primo comma, può essere autorizzato ad
utilizzare il metodo di cui al paragrafo 9(1) o il metodo di cui all'articolo
113, paragrafo 3, lettera o), per il calcolo del valore dei fidi. Un ente
creditizio può utilizzare uno solo di questi due metodi.
3.         Un ente
creditizio autorizzato ad utilizzare i metodi illustrati ai paragrafi 1 e 2 per
il calcolo del valore dei fidi ai fini dell'articolo 111, paragrafi da 1 a 3
effettua prove di stress periodiche sulle sue concentrazioni di rischio di
credito, compreso per quanto riguarda il valore di realizzo di tutte le
garanzie reali accettate.
Le prove di stress
devono riguardare i rischi derivanti dagli eventuali cambiamenti delle
condizioni di mercato che potrebbero avere un impatto negativo sull'adeguatezza
dei fondi propri dell'ente creditizio, nonché i rischi derivanti dal realizzo
delle garanzie reali in situazioni di crisi.
L'ente creditizio
deve dimostrare alle autorità competenti che le prove di stress effettuate sono
sufficienti e adeguate alla valutazione di tali rischi.
Qualora da una
simile prova di stress risulti che il valore di realizzo di una garanzia reale
accettata è inferiore a quanto sarebbe consentito tenere in conto ai sensi dei
paragrafi 2 o 3, il valore della garanzia che può essere riconosciuto per il
calcolo del valore dei fidi ai fini dell'articolo 111, paragrafi da 1 a 3, è
ridotto di conseguenza.
Tali enti creditizi
includono nelle loro strategie per la gestione del rischio di concentrazione i
seguenti elementi:
a)           politiche
e procedure per far fronte ai rischi derivanti dai disallineamenti di durata
tra i fidi e tutte le protezioni creditizie ad essi relative;
b)           politiche
e procedure relative al rischio di concentrazione derivante dall'applicazione
di tecniche di attenuazione del rischio di credito, con particolare riferimento
alle grandi esposizioni creditizie indirette (ad esempio nei confronti di un
unico emittente di valori mobiliari accettati come garanzia reale).
4.         Quando
gli effetti delle garanzie reali sono riconosciuti ai sensi dei paragrafi 1 o
2, gli Stati membri possono trattare le parti garantite del fido come se
fossero fidi nei confronti del datore delle garanzie anziché nei confronti del
cliente.
ê2000/12/CE articolo
49, paragrafi 8 e 9 (adattato)

ðnuovo
Articolo 115
81.       Ai
fini dell'applicazione Ö dell'articolo
111, paragrafi da 1 a 3, Õ dei paragrafi 1, 2 e 3 gli Stati membri possono
applicare una ponderazione del 20% alle voci dell'attivo che rappresentano
crediti nei confronti di amministrazioni regionali e Ö autorità Õ locali degli Stati
membri, ð laddove a tali crediti si applicherebbe
un fattore di ponderazione del rischio del 20% ai sensi degli articoli da 78 a
83, nonché agli altri fidi nei confronti delle medesime o da esse garantiti, ai
quali si applicherebbe un fattore di ponderazione del rischio del 20% ai sensi
degli articoli da 78 a 83. ï nonché agli altri fidi
nei confronti delle medesime o da esse garantiti; nell'osservanza delle
condizioni previste dall'articolo 44 gli Stati membri possono tuttavia
applicare una ponderazione dello 0%.
ð Gli Stati membri possono tuttavia
applicare un fattore di ponderazione del rischio dello 0% alle voci dell'attivo
che rappresentano crediti nei confronti di amministrazioni regionali e di autorità
locali degli Stati membri, laddove a tali crediti si applicherebbe un fattore
di ponderazione del rischio dello 0% ai sensi degli articoli da 78 a 83, nonché
agli altri fidi nei confronti delle medesime o da esse garantiti, ai quali si
applicherebbe un fattore di ponderazione del rischio dello 0% ai sensi degli
articoli da 78 a 83. ï
9.2.      Per
le finalità di cui Ö all'articolo
111, paragrafi da 1 a 3, Õ ai paragrafi 1, 2 e 3 gli Stati membri possono applicare
una ponderazione del 20% alle voci dell'attivo che rappresentano crediti e
altri fidi nei confronti di enti creditizi di durata superiore ad un
anno, ma inferiore o pari a tre, e una ponderazione del 50% alle voci
dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di enti creditizi,
di durata superiore a tre anni, a condizione che tali crediti siano
rappresentati da strumenti di debito emessi da un ente creditizi e
sempre che detti titoli Ö strumenti Õ di debito, a
giudizio delle autorità competenti, siano effettivamente negoziabili in un
mercato costituito da operatori professionali e siano soggetti a quotazione
giornaliera su tale mercato, o la loro emissione sia stata autorizzata dalle
autorità competenti dello Stato membro d'origine dell'ente creditizi emittente.
In tutti i casi queste voci non possono rappresentare fondi propri.
ê2000/12/CE articolo
49, paragrafo 10 (adattato)
Articolo 116
10. In deroga alle disposizioni del paragrafo 7,
lettera i), e del paragrafo 9 Ö dell'articolo
113, paragrafo 3, lettera i) e dell'articolo 115, paragrafo 2 Õ, gli Stati membri
possono attribuire una ponderazione del 20% alle voci dell'attivo che
rappresentano crediti e altri fidi nei confronti di enti creditizi,
indipendentemente dalla loro durata.
ê2000/12/CE articolo
49, paragrafo 11 (adattato)
Articolo 117
111.       Quando
un fido concesso a un cliente è garantito da un terzo o da un pegno sotto forma di Ö una garanzia
reale su Õ valori emessi da un
terzo alle condizioni definite al paragrafo 7, Ö all'articolo
113, paragrafo 3, Õ lettera o), gli
Stati membri possono:
a)      considerare il fido come concesso Ö al
garante Õ a tale terzo e non al cliente, se il fido è garantito
direttamente e incondizionatamente da tale terzo, secondo modalità ritenute
soddisfacenti dalle autorità competenti;
b)      considerare il fido come concesso a tale terzo e non al cliente,
se il fido definito al paragrafo 7 Ö all'articolo
113, paragrafo 3 Õ, lettera o), è garantito
da un pegno Ö una garanzia
reale Õ alle condizioni ivi
menzionate.
ònuovo
2.           Nei
casi in cui gli Stati membri applicano il trattamento di cui al paragrafo 1,
lettera a):
a)      qualora la
garanzia sia denominata in una valuta diversa da quella del fido, l'importo del
fido che si presume garantito sarà calcolato conformemente alle disposizioni
sul trattamento del disallineamento di valuta per la protezione del credito non
assistita di cui all'allegato VIII;
b)      un disallineamento
tra la durata del fido e la durata della protezione sarà trattato conformemente
alle disposizioni sul trattamento dei disallineamenti di durata di cui
all'allegato VIII;
c)      la copertura
parziale può essere ammessa conformemente al trattamento di cui all'allegato
VIII.
ê2000/12/CE articolo
49, paragrafo 2 (adattato)
12. Al più tardi
il 1° gennaio 1999, il Consiglio sulla base di una relazione della Commissione
esamina il trattamento dei fidi interbancari di cui al paragrafo 7, lettera i),
e ai paragrafi 9 e 10. Il Consiglio decide le eventuali modifiche da apportare,
su proposta della Commissione, a detto trattamento.
ê2000/12/CE articolo
50 (adattato)
ðnuovo
Articolo 118
Vigilanza dei
grandi fidi su base consolidata e su base non consolidata
1. Se l'ente creditizio non è né un'impresa madre né un'impresa figlia,
l'osservanza degli obblighi stabiliti dagli articoli 48 e 49 o da qualsiasi
altra disposizione comunitaria applicabile a questo settore forma oggetto di
vigilanza su base non consolidata.
2. Negli altri casi il rispetto degli obblighi stabiliti dagli articoli
48 e 49 o da qualsiasi altra disposizione comunitaria applicabile a questo
settore è esercitato su base consolidata, in conformità agli articoli da 52 a
56.
3. Per quanto riguarda il rispetto degli obblighi stabiliti dagli
articoli 48 e 49 o da qualsiasi altra disposizione comunitaria applicabile a
questo settore, gli Stati membri possono rinunciare alla vigilanza su base
individuale o parzialmente consolidata nei confronti di un ente creditizio che,
in quanto impresa madre, è soggetto alla vigilanza su base consolidata, e nei
confronti di qualsiasi impresa figlia di detto ente che sia soggetta alla loro
autorizzazione e vigilanza e sia compresa nella vigilanza su base consolidata.
Essi possono anche rinunciare alla vigilanza qualora l'impresa madre
sia una società di partecipazione finanziaria stabilita nello stesso Stato
membro dell'ente creditizio, sempre che detta società sia soggetta alla
medesima vigilanza esercitata sugli enti creditizi.
Nei casi previsti al primo e secondo comma,
ð Qualora in virtù dell'articolo 69,
paragrafo 1, un ente creditizio sia esentato dal rispetto degli obblighi di cui
alla presente sezione, su base individuale o subconsolidata, o qualora ad un
ente creditizio impresa madre in uno Stato membro si applichino le disposizioni
dell'articolo 70, ï devono essere prese
misure per garantire una suddivisione adeguata dei rischi nell'ambito del
gruppo.
ònuovo
Articolo 119
Entro il 31 dicembre
2007 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione
sul funzionamento della presente sezione, accompagnandola eventualmente con
adeguate proposte.
ê2000/12/CE
Sezione 6
Partecipazioni qualificate al di fuori del
campo finanziario
ê2000/12/CE articolo
51, paragrafi 1 e 2 (adattato)
Articolo 120
Limiti delle
partecipazioni qualificate non finanziarie
1.         Agli enti creditizi è fatto divieto
di detenere una partecipazione qualificata il cui importo superi il 15% dei
fondi propri in un'impresa che non sia né un ente creditizio, né un ente
finanziario, né un'impresa la cui attività è menzionata nell'articolo 43,
paragrafo 2, lettera f), della direttiva 86/635/CEE.
2.         L'importo totale delle
partecipazioni qualificate in imprese diverse dagli enti creditizi, dagli enti
finanziari o dalle imprese la cui attività è menzionata all'articolo 43,
paragrafo 2, lettera f), della direttiva
86/635/CEE non può essere superiore al 60% dei fondi propri dell'ente
creditizio.
ê2002/87/CE articolo
29, punto 5 (adattato)
5. Gli Stati membri
hanno la facoltà di non applicare alle partecipazioni nelle imprese di
assicurazione di cui alle direttive 73/239/CEE e 79/267/CEE o nelle imprese di
riassicurazione di cui alla direttiva 98/78/CE i limiti di cui ai paragrafi 1 e
2.
ê2000/12/CE articolo
51, paragrafo 4 (adattato)
4. Le azioni o quote
detenute in via temporanea, a causa di un'operazione di sostegno finanziario in
vista del risanamento o del salvataggio di un'impresa o a causa della
sottoscrizione di un'emissione di titoli durante la normale durata di tale
sottoscrizione o in nome proprio ma per conto terzi, non sono comprese nelle partecipazioni
qualificate ai fini del calcolo dei limiti fissati dai paragrafi 1 e 2. Le
azioni o quote non aventi il carattere d'immobilizzi finanziari ai sensi
dell'articolo 35, paragrafo 2, della direttiva 86/635/CEE non sono incluse. Le
azioni o quote non aventi il carattere d'immobilizzi finanziari ai sensi
dell'articolo 35, paragrafo 2, della direttiva 86/635/CEE non sono incluse.
ê2000/12/CE articolo
51, paragrafo 5
53.       I
limiti fissati nei paragrafi 1 e 2 possono essere superati soltanto in presenza
di circostanze eccezionali. Tuttavia, in tal caso, le autorità competenti
esigono che l'ente creditizio aumenti i fondi propri o adotti altre misure di
effetto equivalente.
ê2000/12/CE articolo
51, paragrafo 6 (adattato)
6. Gli Stati membri
possono prevedere che le autorità competenti non applichino i limiti fissati
nei paragrafi 1 e 2 se prevedono che le eccedenze di partecipazione qualificata
rispetto a detti limiti debbano essere coperte al 100% da fondi propri e che
questi ultimi non rientrino nel calcolo del coefficiente di solvibilità. Se
esistono eccedenze rispetto ai limiti fissati ai paragrafi 1 e 2, l'importo da
coprire con fondi propri sarà l'eccedenza di importo più elevato.
ê2000/12/CE articolo
51, paragrafo 4
Articolo 121
4. Le azioni o quote detenute in via temporanea, a causa di un'operazione
di sostegno finanziario in vista del risanamento o del salvataggio di
un'impresa o a causa della sottoscrizione di un'emissione di titoli durante la
normale durata di tale sottoscrizione o in nome proprio ma per conto terzi, non
sono comprese nelle partecipazioni qualificate ai fini del calcolo dei limiti
fissati dai paragrafi 1 e 2. Le azioni o quote non aventi il carattere
d'immobilizzi finanziari ai sensi dell'articolo 35, paragrafo 2, della
direttiva 86/635/CEE non sono incluse.
ê2002/87/CE articolo
29, punto 5
Articolo 122
31.         Gli Stati membri hanno la facoltà di non applicare alle
partecipazioni nelle imprese di assicurazione di cui alle direttive 73/239/CEE
e 79/267/CEE o nelle imprese di riassicurazione di cui alla direttiva 98/78/CE
i limiti di cui ai paragrafi 1 e 2.
ê2000/12/CE articolo
51, paragrafo 6 (adattato)
62.         Gli Stati membri possono prevedere che le autorità competenti
non applichino i limiti fissati Ö all'articolo
120, paragrafi 1 e 2 Õ nei paragrafi 1 e 2 se prevedono che le eccedenze di
partecipazione qualificata rispetto a detti limiti debbano essere coperte al
100% da fondi propri e che questi ultimi non rientrino nel calcolo del
coefficiente di solvibilità. Se esistono eccedenze rispetto ai limiti fissati Ö all'articolo
120, paragrafi 1 e 2 Õ ai paragrafi 1 e 2, l'importo da coprire con fondi
propri sarà l'eccedenza di importo più elevato.
ònuovo
CAPO 3
PROCESSO INTERNO
DI VALUTAZIONE DEGLI ENTI CREDITIZI
Articolo 123
Gli enti creditizi
dispongono di strategie e processi validi, efficaci e completi per valutare e
mantenere in permanenza l'importo, la composizione e la distribuzione del
capitale interno che essi ritengono adeguati per coprire la natura e il livello
dei rischi a cui sono o potrebbero essere esposti.
Tali strategie e
processi sono oggetto di periodiche revisioni interne al fine di assicurare che
essi rimangano completi e proporzionati alla natura, all'ampiezza e alla
complessità delle attività dell'ente creditizio di cui trattasi.
ê 2000/12/CE
(adattato)
CAPO 34
VIGILANZA Ö E COMUNICAZIONE
DA PARTE DELLE AUTORITÀ COMPETENTI Õ SU BASE CONSOLIDATA
ê2000/12/CE (nuovo)
è1 2002/87/CE
articolo 29, punto 6
Articolo 52
Vigilanza su base consolidata degli enti creditizi
1. Ogni ente creditizio che ha come impresa figlia un ente creditizio o
un ente finanziario o che detiene una partecipazione in detti enti è sottoposto
a vigilanza, nella misura e secondo le modalità stabilite all'articolo 54,
sulla base della propria situazione finanziaria consolidata. Detta vigilanza si
effettua almeno nei casi contemplati nei paragrafi 5 e 6.
2. Ogni ente creditizio, la cui impresa madre è una società di
partecipazione finanziaria, è sottoposto, nella misura e secondo le modalità
stabilite all'articolo 54, ad una vigilanza sulla base della situazione
finanziaria consolidata della società di partecipazione finanziaria. Detta
vigilanza si effettua almeno nei casi contemplati nei paragrafi 5 e 6. è1 Fatto salvo l'articolo 54 bis, il consolidamento della
situazione finanziaria della società di partecipazione finanziaria non implica
in alcun modo che le autorità competenti siano tenute ad esercitare una
funzione di vigilanza sulla società di partecipazione finanziaria
individualmente considerata. ç
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafo 3
3. Gli Stati
membri o le autorità competenti preposte alla vigilanza su base consolidata in
applicazione dell'articolo 53 possono rinunciare, in casi individuali, ad
includere nel consolidamento un ente creditizio, un ente finanziario o
un'impresa di servizi bancari ausiliari, che è un'impresa figlia o in cui è
detenuta una partecipazione:
–                        
se l'impresa da
includere è situata in un paese terzo ove esistono ostacoli di natura giuridica
al trasferimento delle informazioni necessarie;
–                        
se l'impresa da
includere nel consolidamento presenta, secondo le autorità competenti, un
interesse trascurabile rispetto allo scopo della vigilanza degli enti creditizi
e, in ogni caso, se il totale del bilancio dell'impresa da includere è inferiore
al più basso dei due importi seguenti: 10 milioni di EUR oppure 1% del totale
del bilancio dell'impresa madre o dell'impresa che detiene la partecipazione;
più imprese che soddisfino i criteri sopra enunciati devono nondimeno essere
incluse nel consolidamento qualora presentino globalmente un interesse non
trascurabile rispetto allo scopo sopra descritto; oppure
–                        
se, a giudizio
delle autorità competenti preposte all'esercizio della vigilanza su base
consolidata, il consolidamento della situazione finanziaria dell'impresa da
includere sarebbe inopportuno o fuorviante sotto il profilo degli obiettivi
della vigilanza degli enti creditizi.
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafi da 5 a 8
5. La vigilanza sulla solvibilità, sull'adeguatezza dei fondi propri ai
rischi di mercato e il controllo dei grandi fidi, vengono esercitati su base
consolidata conformemente al presente articolo ed agli articoli da 53 a 56. Gli
Stati membri adottano i provvedimenti, se del caso, necessari per l'inclusione
delle società di partecipazione finanziaria nella vigilanza su una base
consolidata, conformemente al paragrafo 2.
Il rispetto dei limiti di cui all'articolo 51, paragrafi 1 e 2, forma
oggetto di vigilanza e controllo in base alla situazione finanziaria
consolidata o subconsolidata dell'ente creditizio.
6. Le autorità competenti prescrivono, nel complesso delle imprese
incluse nella sfera di vigilanza su una base consolidata cui è soggetto un ente
creditizio in applicazione dei paragrafi 1 e 2, l'istituzione di adeguati
procedimenti di controllo interno per la produzione di informazioni utili per
l'esercizio della vigilanza su una base consolidata.
7. Fatte salve disposizioni specifiche contenute in altre direttive,
gli Stati membri possono non applicare su una base subconsolidata o individuale
le norme del paragrafo 5 agli enti creditizi che, in qualità di imprese madri,
sono sottoposti ad una vigilanza su una base consolidata, nonché a ogni impresa
figlia di tali enti creditizi che dipende dalla loro autorizzazione e vigilanza
ed è inclusa nella vigilanza su una base consolidata dell'ente creditizio che è
l'impresa madre. La stessa facoltà di esonero è ammessa allorché l'impresa
madre è una società di partecipazione finanziaria con sede nello stesso Stato
membro dell'ente creditizio, a condizione che sia soggetta alla stessa
vigilanza esercitata sugli enti creditizi ed in particolare alle norme di cui
al paragrafo 5.
In entrambi i casi di cui al comma precedente devono essere adottati
provvedimenti per garantire la ripartizione adeguata del capitale all'interno
del gruppo bancario.
Se le autorità competenti applicano tali norme su una base individuale,
esse possono, per il calcolo dei fondi propri, avvalersi della disposizione di
cui all'articolo 34, paragrafo 2, ultimo comma.
8. Quando un ente creditizio, impresa figlia di un'impresa madre che
sia un ente creditizio, è stato autorizzato ed è situato in un altro Stato
membro, le autorità competenti che hanno rilasciato l'autorizzazione applicano
a tale ente le norme del paragrafo 5 su base individuale o, se del caso,
subconsolidata.
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafo 9 (adattato)
è1 2004/xx/CE
articolo 3, punto 9
9. Nonostante il
disposto del paragrafo 8, le autorità competenti che hanno rilasciato
l'autorizzazione ad un'impresa figlia di un'impresa madre che sia un ente
creditizio, possono delegare, con un accordo bilaterale, la propria
responsabilità di vigilanza alle autorità competenti che hanno rilasciato
l'autorizzazione all'impresa madre affinché esse si incarichino della vigilanza
dell'impresa figlia conformemente alle disposizioni della presente direttiva.
La Commissione deve essere informata dell'esistenza e del tenore di tali
accordi. è1 Essa
trasmette queste informazioni alle autorità competenti degli altri Stati
membri. ç
ònuovo
Sezione 1 -
vigilanza
Articolo 124
1.           Sulla
base dei criteri tecnici stabiliti all'allegato XI, le autorità competenti
riesaminano i dispositivi, le strategie, i processi e i meccanismi messi in
atto dagli enti creditizi per conformarsi alla presente direttiva e valutano i
rischi ai quali gli enti creditizi sono o potrebbero essere esposti.
2.           Il
riesame e la valutazione di cui al paragrafo 1 riguardano l'ambito dei requisiti
previsti dalla presente direttiva.
3.           Sulla
base del riesame e della valutazione di cui al paragrafo 1, le autorità
competenti determinano se i dispositivi, le strategie, i processi e i
meccanismi messi in atto dagli enti creditizi e i fondi propri da essi detenuti
assicurano una gestione ed una copertura adeguate dei loro rischi.
4.           Le
autorità competenti stabiliscono la frequenza e l'intensità del riesame e della
valutazione di cui al paragrafo 1 tenendo conto dell'importanza sistemica,
della natura, dell'ampiezza e della complessità delle attività dell'ente
creditizio di cui trattasi. Il riesame e la valutazione sono aggiornati almeno
una volta l'anno.
5.           Il
riesame e la valutazione da parte delle autorità competenti includono
l'esposizione degli enti creditizi al rischio di tasso di interesse derivante
da attività diverse dalla negoziazione. Nel caso di enti il cui valore
economico si riduca di più del 20% dei loro fondi propri a seguito di una
variazione improvvisa e imprevista dei tassi di interesse, la cui entità è
stabilita dalle autorità competenti e non deve variare da un ente creditizio
all'altro, è richiesta l'adozione di misure.
ê2000/12/CE articolo
53, paragrafo 1 e paragrafo 2, primo comma (adattato)
ðnuovo
Articolo 125
Autorità
competenti preposte all'esercizio della vigilanza su base consolidata
1.           Se l'impresa madre è un ente
creditizio ð impresa madre in uno Stato
membro o un ente creditizio impresa madre nell'UE ï, la vigilanza su base consolidata è esercitata dalle autorità
competenti che hanno rilasciato a tale ente creditizio l'autorizzazione di cui
all'articolo 4 Ö 6 Õ.
2.           Se l'impresa madre di un ente
creditizio è una società di partecipazione finanziaria ð madre in uno Stato membro o una società
di partecipazione finanziaria madre nell'UE ï, la vigilanza su una base
consolidata è esercitata dalle autorità competenti che hanno rilasciato a tale
ente creditizio l'autorizzazione di cui all'articolo 4Ö 6 Õ.
ê2000/12/CE articolo
53, paragrafo 2, secondo e terzo comma e paragrafo 3 (adattato)
ðnuovo
Articolo 126
3.1.        Tuttavia, quando la stessa società di partecipazione finanziaria
è l'impresa madre di Ö Quando Õ enti creditizi
autorizzati in più di uno Stato membro Ö hanno come
impresa madre la stessa società di partecipazione finanziaria Õ ð madre in uno Stato membro o la stessa
società di partecipazione finanziaria madre nell'UE ï, la vigilanza su una base
consolidata è esercitata dalle autorità competenti dell'ente creditizio
autorizzato nello Stato membro ove è stata costituita la società di
partecipazione finanziaria. 
Qualora nello Stato membro ove è stata costituita la società di
partecipazione finanziaria non vi sia un ente creditizio costituito da
un'impresa figlia autorizzata, le autorità competenti degli Stati membri
interessati (comprese quelle dello Stato membro ove è stata costituita la
società di partecipazione finanziaria) si concertano allo scopo di designare,
di comune accordo, le autorità che eserciteranno la vigilanza su base
consolidata. In mancanza di accordo, la vigilanza su una base
consolidata è esercitata dalle autorità competenti che hanno rilasciato
l'autorizzazione all'ente creditizio con il totale di bilancio più elevato; a
parità di totali di bilancio, la vigilanza su una base consolidata è esercitata
dalle autorità competenti che per prime hanno rilasciato l'autorizzazione di
cui all'articolo 4.
3. Le autorità competenti interessate possono derogare, di comune
accordo, alle regole di cui al paragrafo 2, primo e secondo comma.
ònuovo
Quando enti creditizi
autorizzati in più di uno Stato membro hanno come imprese madri più società di
partecipazione finanziaria con sede in diversi Stati membri e vi è un ente
creditizio in ciascuno di tali Stati, la vigilanza su base consolidata è
esercitata dalle autorità competenti dell'ente creditizio con il totale di
bilancio più elevato.
2.           Quando
più enti creditizi autorizzati nella Comunità hanno come impresa madre la
stessa società di partecipazione finanziaria e nessuno di tali enti creditizi è
stato autorizzato nello Stato membro nel quale è stata costituita la società di
partecipazione finanziaria, la vigilanza su base consolidata è esercitata dalle
autorità competenti che hanno autorizzato l'ente creditizio con il totale di
bilancio più elevato, il quale è considerato, ai fini della presente direttiva,
come l'ente creditizio controllato da una società di partecipazione finanziaria
madre nell'UE. 
ê2000/12/CE articolo
53, paragrafo 4
4. Gli accordi di cui al paragrafo 2, terzo comma, e al paragrafo 3
prevedono le misure concrete di cooperazione e di trasmissione delle
informazioni idonee al conseguimento degli scopi della vigilanza su base
consolidata. 
ònuovo
3.           In
casi particolari, in cui l'applicazione dei criteri di cui ai paragrafi 1 e 2
risultasse inappropriata tenuto conto degli enti creditizi di cui trattasi e
dell'importanza relativa delle loro attività nei vari paesi, le autorità
competenti possono, di comune accordo, derogare a tali criteri e nominare
un'altra autorità competente per l'esercizio della vigilanza su base
consolidata. In tali casi, prima di prendere la loro decisione, le autorità
competenti danno all'ente creditizio impresa madre nell'UE o, a seconda dei
casi, alla società di partecipazione finanziaria madre nell'UE, o all'ente
creditizio con il totale di bilancio più elevato, l'opportunità di pronunciarsi
su tale decisione.
4.           Le
autorità competenti notificano alla Commissione qualsiasi accordo concluso ai
sensi del paragrafo 3.
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafo 2, ultima frase
ðnuovo
Articolo 127
1.           ð Gli Stati membri adottano i
provvedimenti che si rendano necessari per includere le società di
partecipazione finanziaria nella vigilanza su base consolidata. Fatto salvo
l'articolo 135, ï il consolidamento della situazione finanziaria della società di
partecipazione finanziaria non implica in alcun modo che le autorità competenti
siano tenute ad esercitare una funzione di vigilanza sulla società di partecipazione
finanziaria individualmente considerata.
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafo 4 (adattato)

42.         Se
le autorità competenti di uno Stato membro non includono un ente creditizio,
che è una impresa figlia Ö filiazione Õ, nella vigilanza su una base consolidata in applicazione di uno
dei casi previsti nel paragrafo 3, secondo e terzo
trattino Ö all'articolo
73, paragrafo 1, lettere b) e c) Õ, le autorità
competenti dello Stato membro in cui ha sede questo ente creditizio (impresa figlia Ö filiazione Õ) possono chiedere
all'impresa madre le informazioni che possono facilitare l'esercizio della
vigilanza del suddetto ente creditizio.
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafo 10 (adattato)
103.       Gli
Stati membri prevedono che le autorità competenti incaricate di esercitare la
vigilanza su una base consolidata
possano chiedere alle imprese figlie Ö filiazioni Õ di un ente creditizio
o di una società di partecipazione finanziaria non compresi nella sfera della
vigilanza su base consolidata le informazioni di cui all'articolo 55 Ö 137 Õ. In tal caso si
applicano le procedure di trasmissione e di verifica delle informazioni
previste in tale articolo.
ê2000/12/CE articolo
53, paragrafo 5 
Articolo 128
5. Allorché negli Stati membri esistono più autorità competenti ad
esercitare la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e degli enti finanziari,
gli Stati membri prendono i provvedimenti necessari allo scopo di organizzare
il coordinamento tra tali autorità.
ònuovo 
Articolo 129
1.           L'autorità
competente preposta all'esercizio della vigilanza su base consolidata di enti
creditizi imprese madri nell'UE e di enti creditizi controllati da società di
partecipazione finanziaria madri nell'UE esegue i compiti seguenti:
a)      la verifica
sotto il profilo della vigilanza e la valutazione del rispetto dei requisiti
stabiliti all'articolo 71, all'articolo 72, paragrafi 1 e 2 e all'articolo 73,
paragrafo 3;
b)      il coordinamento
della raccolta e della diffusione delle informazioni rilevanti o essenziali in
situazioni normali e in situazioni di emergenza;
c)      la pianificazione
e il coordinamento delle attività di vigilanza in situazioni normali e in
situazioni di emergenza, compreso in relazione alle attività di cui
all'articolo 124, in collaborazione con le autorità competenti interessate, ed
in relazione agli articoli 43 e 141.
2.           Quando
una domanda per l'ottenimento di un'autorizzazione di cui rispettivamente
all'articolo 84, paragrafo 1, all'articolo 87, paragrafo 9 e all'articolo 105 è
presentata da un ente creditizio impresa madre nell'UE e dalle sue filiazioni o
congiuntamente dalle filiazioni di una società di partecipazione
finanziaria madre nell'UE, le autorità competenti decidono di comune accordo,
dopo essersi ampiamente consultate, se concedere l'autorizzazione richiesta e a
quali condizioni subordinare eventualmente tale autorizzazione.
Le domande di cui al
primo comma sono presentate esclusivamente all'autorità competente di cui al
paragrafo 1. 
Le autorità competenti
decidono insieme, al massimo entro sei mesi e in un unico documento, in merito
alla domanda. Tale documento è trasmesso al richiedente. In mancanza di una decisione entro il
termine di sei mesi, è l'autorità competente di cui al paragrafo 1 a decidere
in merito alla domanda.
Articolo 130
1.           Qualora
si verifichi una situazione di emergenza che possa compromettere la stabilità del
sistema finanziario, compresa la sua integrità, le autorità competenti preposte
all'esercizio della vigilanza su base consolidata, fatto salvo il titolo V,
capo 1, sezione 2, avvertono non appena possibile le autorità di cui
all'articolo 49, lettera a) e all'articolo 50. Tale obbligo si applica a tutte
le autorità competenti responsabili per un determinato gruppo in base agli
articoli 125 e 126 e alle autorità competenti di cui all'articolo 129, paragrafo
1.
2.           Qualora
necessiti di informazioni già comunicate ad un'altra autorità competente,
l'autorità competente incaricata della vigilanza su base consolidata contatta
se possibile tale autorità, al fine di evitare una duplicazione delle notifiche
alle varie autorità preposte all'esercizio della vigilanza.
Articolo 131
Al fine di agevolare
e di rendere efficace la vigilanza, l'autorità competente incaricata della
vigilanza su base consolidata e le altre autorità competenti concludono accordi
scritti di coordinamento e di cooperazione.
Tali accordi possono
assegnare ulteriori compiti all'autorità competente incaricata della vigilanza
su base consolidata e possono specificare le procedure per quanto riguarda il
processo decisionale e la cooperazione con le altre autorità competenti.
ê2000/12/CE articolo
52, paragrafo 9 (adattato)

Nonostante il disposto
del paragrafo 8, le Ö Le Õ autorità competenti
che hanno rilasciato l'autorizzazione ad un'impresa
figlia Ö una
filiazione Õ di un'impresa madre
che sia un ente creditizio, possono delegare, con un accordo bilaterale, la
propria responsabilità di vigilanza alle autorità competenti che hanno
rilasciato l'autorizzazione all'impresa madre affinché esse si incarichino
della vigilanza dell'impresa figlia Ö della
filiazione Õ conformemente alle
disposizioni della presente direttiva. La Commissione deve essere informata
dell'esistenza e del tenore di tali accordi. Essa trasmette queste informazioni
alle autorità competenti degli altri Stati membri ed al comitato consultivo
bancario. 
ònuovo
Articolo 132
1.           Le
autorità competenti collaborano strettamente tra loro. Esse si scambiano
reciprocamente tutte le informazioni essenziali o rilevanti per l'esercizio
delle funzioni di vigilanza attribuite loro dalla presente direttiva. A tale
proposito, le autorità competenti comunicano su richiesta tutte le informazioni
rilevanti e di propria iniziativa tutte le informazioni essenziali.
In particolare, le
autorità competenti incaricate della vigilanza consolidata di imprese dell'UE
assicurano che le informazioni rilevanti vengano trasmesse alle autorità
competenti di altri Stati membri incaricate della vigilanza delle filiazioni di
tali imprese madri. Nel determinare la portata delle informazioni rilevanti si
tiene conto dell'importanza di dette filiazioni all'interno del sistema
finanziario di tali Stati membri.
Le informazioni
essenziali di cui al primo comma comprendono in particolare quanto segue:
a)      identificazione
della struttura di gruppo di tutti i principali enti creditizi appartenenti a
un gruppo e individuazione delle autorità competenti degli enti creditizi del
gruppo;
b)      procedure per
la raccolta di informazioni dagli enti creditizi appartenenti ad un gruppo e per
la verifica di tali informazioni;
c)      sviluppi
negativi che interessano enti creditizi o altre imprese appartenenti ad un
gruppo e che potrebbero avere serie ripercussioni sugli enti creditizi;
d)      principali
sanzioni e misure eccezionali adottate dalle autorità competenti in conformità alla
presente direttiva, incluse l'imposizione di un requisito patrimoniale
supplementare ai sensi dell'articolo 136 e qualsiasi limitazione all'utilizzo
del metodo avanzato di misurazione per il calcolo dei requisiti patrimoniali ai
sensi dell'articolo 105.
2.           Le
autorità competenti incaricate della vigilanza di enti creditizi controllati da
un ente creditizio impresa madre nell'UE contattano l'autorità competente di
cui all'articolo 129, paragrafo 1, quando hanno bisogno di informazioni
sull'attuazione dei metodi e delle metodologie menzionati nella presente
direttiva che possono essere già a disposizione di tale autorità competente.
3.           Le
autorità competenti interessate, prima di prendere una decisione che rivesta
una certa importanza per le funzioni di vigilanza delle altre autorità
competenti, si consultano tra loro in relazione ai punti seguenti:
a)      modifiche nella struttura azionaria, organizzativa o
gestionale di enti creditizi appartenenti a un gruppo, che richiedono l'approvazione
o l'autorizzazione delle autorità competenti;
b)      principali sanzioni e misure eccezionali adottate
dalle autorità competenti, incluse l'imposizione di un requisito patrimoniale
supplementare ai sensi dell'articolo 136 e qualsiasi limitazione all'utilizzo
dei metodi avanzati di misurazione per il calcolo dei requisiti patrimoniali ai
sensi dell'articolo 105.
Ai fini della lettera
b), l'autorità competente incaricata della vigilanza su base consolidata viene
sempre consultata.
Un'autorità competente
può tuttavia decidere di non procedere alla consultazione in situazioni di
emergenza o qualora tale consultazione possa compromettere l'efficacia delle
decisioni. In tal caso, l'autorità competente informa senza indugio le altre
autorità competenti.
ê2000/12/CE articolo
54, paragrafo 1 (adattato)

Articolo 133
Forma e portata
del consolidamento
1.           Le autorità competenti
preposte all'esercizio della Ö alla Õ vigilanza su una base consolidata devono
esigere Ö esigono Õ, ai fini della
vigilanza, il consolidamento integrale degli enti creditizi e degli enti
finanziari costituiti da imprese figlie Ö filiazioni Õ dell'impresea
madre.
Tuttavia, può essere prescritto
Ö le autorità
competenti possono prescrivere semplicemente Õ il consolidamento
proporzionale quando, secondo le autorità competenti Ö a loro
avviso Õ, la responsabilità
dell'impresa madre che detiene una quota di capitale è limitata a tale quota, a motivo della Ö tenuto conto
della Õ responsabilità degli
altri azionisti o soci e della soddisfacente solvibilità di questi ultimi. La
responsabilità degli altri azionisti o soci deve essere chiaramente stabilita,
ove necessario, a mezzo di impegni espressamente sottoscritti.
ê 2002/87/CE
articolo 29, punto 7, lettera a)
Qualora le imprese siano legate da una relazione
ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, della direttiva 83/349/CEE, le autorità
competenti stabiliscono le modalità del consolidamento.
ê2000/12/CE articolo
54, paragrafi 2 e 3 (adattato)
2.           Le autorità competenti
preposte all'esercizio della Ö alla Õ vigilanza su una base consolidata devono,
ai fini della vigilanza, esigere Ö esigono Õ il consolidamento
proporzionale delle partecipazioni detenute in enti creditizi o enti finanziari
diretti congiuntamente da un'impresa inclusa nel consolidamento e da una o più
imprese non incluse nel consolidamento, qualora ne risulti una limitazione
della responsabilità di dette imprese in funzione della quota di capitale da
queste detenuta.
3.           In casi di partecipazione o
di altri legami in capitale diversi da quelli di cui ai paragrafi 1 e 2, le
autorità competenti stabiliscono se e in quale forma si debba effettuare il
consolidamento. Esse possono in particolare consentire o esigere il ricorso al
metodo dell'equivalenza. Tuttavia questo metodo non costituisce inclusione
delle imprese in questione nella vigilanza su una
base consolidata.
ê2000/12/CE articolo
54, paragrafo 4, primo comma (adattato)
Articolo 134
41.       Fatte
salve le disposizioni di cui Ö all'articolo
133 Õ ai paragrafi 1, 2 e 3, le autorità competenti
stabiliscono se e in quale forma si debba effettuare il consolidamento nei casi
seguenti:
a)      quando un ente creditizio, a giudizio delle autorità competenti,
esercita un'influenza notevole su uno o più enti creditizi o enti finanziari,
senza tuttavia detenere una partecipazione o altri legami finanziari in tali
enti;
b)      quando due o più enti creditizi o enti finanziari sono posti
sotto un'unica direzione, senza che questa sia necessariamente stabilita per
contratto o clausole statutarie.
ê2002/87/CE Articolo
29, punto 7, lettera b)
---------
ê2000/12/CE Articolo
54, paragrafo 4, secondo comma
Le autorità competenti possono in particolare
permettere o prescrivere l'applicazione del metodo di cui all'articolo 12 della
direttiva 83/349/CEE. Tale metodo non costituisce tuttavia un'inclusione delle
imprese in questione nella vigilanza su una
base consolidata.
ê2000/12/CE articolo
54, paragrafo 5 (adattato)
ðnuovo
52        Allorché
la vigilanza su una base consolidata è
prescritta in applicazione dell'articolo 52, paragrafi 1
e 2 Ö degli articoli
125 e 126 Õ, le imprese di
servizi bancari ausiliari ð e le società di gestione patrimoniale
quali definite nella direttiva 2002/87/CE ï sono comprese nel consolidamento negli stessi casi e secondo le stesse
modalità di cui Ö all'articolo
133 e al paragrafo 1 Õ ai paragrafi da 1 a 4 del presente articolo.
ê2002/87/CE articolo
29, punto 8 (adattato)
Articolo 135
Dirigenza delle
società di partecipazione finanziaria
Gli Stati membri esigono che le persone che
dirigono di fatto una società di partecipazione finanziaria possiedano
l'onorabilità e l'esperienza sufficienti per esercitare tali funzioni.
ònuovo
Articolo 136
1.         Le
autorità competenti esigono che ciascun ente creditizio che non soddisfa i
requisiti della presente direttiva adotti tempestivamente le azioni o le misure
richieste dalla situazione.
A tali fini, tra le
misure a disposizione delle autorità competenti figurano le seguenti:
a)           obbligare
gli enti creditizi a detenere fondi propri superiori al livello minimo fissato
dall'articolo 75;
b)           rafforzare
i dispositivi e le strategie messi in atto per conformarsi agli articoli 22 e
123;
c)           esigere
che gli enti creditizi applichino una politica di accantonamenti specifica o
che riservino alle voci dell'attivo un trattamento specifico con riferimento ai
requisiti patrimoniali;
d)           restringere
o limitare le attività, le operazioni o la rete degli enti creditizi;
e)           ridurre il
rischio connesso alle attività, ai prodotti e ai sistemi di enti creditizi.
L'adozione di tali
misure è soggetta al titolo V, capo 1, sezione 2.
2.         Le
autorità competenti impongono un requisito patrimoniale specifico, superiore al
livello minimo fissato dall'articolo 75, almeno agli enti creditizi che hanno
messo in atto dispositivi, processi, meccanismi e strategie inadeguati per la
gestione e la copertura dei loro rischi, se la semplice applicazione di altre
misure non appare sufficiente a rafforzare tali dispositivi entro un periodo di
tempo adeguato.
ê2000/12/CE articolo
55, paragrafo 1 (adattato)

Articolo 137
Informazioni da
parte di società di partecipazione miste e loro imprese figlie
1.           In attesa dell'ulteriore
coordinamento dei metodi di consolidamento, gli Stati membri stabiliscono che,
se l'impresa madre di uno o più enti creditizi è una società di partecipazione
mista, le autorità competenti responsabili dell'autorizzazione e della vigilanza
di detti enti impongono alla società di partecipazione mista e alle sue imprese figlie Ö filiazioni Õ, rivolgendosi
direttamente ad esse oppure tramite enti creditizi costituiti
da imprese figlie Ö filiazioni Õ, di comunicare tutte
le informazioni utili per l'esercizio della vigilanza sugli enti creditizi costituiti da imprese figlie Ö filiazioni Õ.
ê2000/12/CE articolo
55, paragrafo 2 (adattato)

2.           Gli Stati membri prevedono
che le autorità competenti possono procedere, o far procedere mediante revisori
esterni, alla verifica in loco delle informazioni ricevute dalle società di
partecipazione miste e dalle loro imprese figlie Ö filiazioni Õ. Se la società di
partecipazione mista o una delle imprese figlie Ö filiazioni Õ è un'impresa di
assicurazione, ci si può avvalere anche della procedura di cui all'articolo 56, paragrafo 4 Ö 140, paragrafo
1 Õ. Se la società di
partecipazione mista o una delle imprese figlie Ö filiazioni Õ ha sede in uno Stato
membro diverso da quello in cui ha sede l'ente creditizio costituito da un'impresa figlia Ö filiazione Õ, la verifica in loco
delle informazioni avviene con la procedura di cui all'articolo 56, paragrafo 7 Ö 140, paragrafo
1 Õ.
ê2002/87/CE articolo
29, punto 9 (adattato) 
Articolo 138
Operazioni
intragruppo con società di partecipazione mista
1.         Fatte salve
le disposizioni del Ö Fatto salvo
il Õ titolo V, capo II,
sezione Ö 5 Õ 3, della presente direttiva, gli Stati membri dispongono
che qualora l'impresa madre di uno o più enti creditizi sia una società di
partecipazione mista, le autorità competenti preposte alla vigilanza di detti
enti creditizi esercitino una vigilanza generale sulle operazioni tra l'ente
creditizio e la società di partecipazione mista e le sue imprese
figlie Ö filiazioni Õ.
2.         Le autorità competenti dispongono
che gli enti creditizi mettano in atto adeguati meccanismi
Ö processi Õ di gestione del
rischio e di controllo interno, ivi comprese valide procedure di segnalazione e
contabili, atti a consentire nei modi dovuti l'accertamento, la
quantificazione, il monitoraggio Ö la
sorveglianza Õ e il controllo delle
operazioni con la società di partecipazione mista cui fanno capo e con le imprese figlie Ö filiazioni Õ di questa. Le
autorità competenti dispongono che l'ente creditizio segnali
Ö notifichi Õ ogni altra
operazione significativa intercorrente con le predette imprese, diversa
dall'operazione di cui all'articolo 48 Ö 110 Õ. Tali procedure e
operazioni significative sono sottoposte alla verifica delle autorità
competenti.
Qualora le operazioni intragruppo compromettano la
posizione finanziaria di un ente creditizio, le autorità competenti preposte
alla sua vigilanza adottano gli opportuni provvedimenti. 
ê2000/12/CE articolo
56, paragrafi da 1 a 3 (adattato) 
Articolo 139
Provvedimenti
destinati ad agevolare la vigilanza su base consolidata
1.         Gli Stati membri prendono i
provvedimenti necessari affinché nessun ostacolo di natura giuridica impedisca alle
imprese comprese nella sfera di vigilanza su una
base consolidata, o alle società di partecipazione mista e alle loro imprese figlie Ö filiazioni Õ, o alle imprese figlie Ö filiazioni Õ contemplate all'articolo
52, paragrafo 10 Ö 127, paragrafo
3 Õ, di scambiarsi le Ö lo
scambio delle Õ informazioni utili
all'esercizio della vigilanza conformemente agli articoli da 52 a 55 Ö 124 a 138 Õ ed al presente
articolo.
2.         Quando l'impresa madre e l'ente o
gli enti creditizi sue imprese figlie Ö filiazioni Õ sono situati in
Stati membri diversi, le autorità competenti di ciascuno Stato membro si
comunicano tutte le informazioni atte a consentire od agevolare l'esercizio
della vigilanza su una base
consolidata.
Quando le autorità competenti dello Stato membro
ove è situata l'impresa madre non esercitano esse stesse la vigilanza su una base consolidata in forza dell'articolo 53 Ö degli articoli
125 e 126 Õ, esse possono essere
invitate dalle autorità competenti incaricate di esercitare la vigilanza a
chiedere a tale impresa madre le informazioni utili all'esercizio della
vigilanza su una base consolidata e a
trasmetterle alle suddette autorità. 
3.         Gli Stati membri autorizzano lo
scambio tra le loro autorità competenti delle informazioni di cui al paragrafo
2, restando inteso che, nel caso di società di partecipazione finanziaria, di
enti finanziari o di imprese di servizi bancari
ausiliari, la raccolta o la detenzione di informazioni non implica in alcun
modo che le autorità competenti siano tenute ad esercitare una funzione di
vigilanza su tali enti o imprese individualmente considerati.
Gli Stati membri autorizzano altresì lo scambio
tra le autorità competenti delle informazioni di cui all'articolo 55 Ö 137 Õ, restando inteso che
la raccolta o la detenzione di informazioni non implica in alcun modo che le
autorità competenti esercitino una funzione di vigilanza sulla società di
partecipazione mista e le relative imprese figlie Ö filiazioni Õ che non sono enti
creditizi, o sulle imprese figlie Ö filiazioni Õ contemplate
all'articolo 52, paragrafo 10 Ö 127, paragrafo
3 Õ.
ê2000/12/CE articolo
56, paragrafi da 4 a 6 (adattato) 
Articolo 140
41.       Qualora
un ente creditizio, una società di partecipazione finanziaria o una società di
partecipazione mista controlli una o più imprese figlie
Ö filiazioni Õ che sono imprese di
assicurazione o altre imprese che prestano servizi di investimento soggette a
procedura autorizzativa, le autorità competenti e le autorità cui è demandata
la pubblica funzione di vigilanza sulle imprese di assicurazione o sulle
suddette altre imprese che offrono servizi di investimento collaborano
strettamente fra loro. Fatte salve le rispettive competenze, tali autorità si
comunicano tutte le informazioni atte ad agevolare l'assolvimento dei loro
compiti e a garantire il controllo dell'attività e della situazione finanziaria
complessiva delle imprese soggette alla loro vigilanza.
52.       Le
informazioni ricevute nell'ambito della sorveglianza
Ö vigilanza Õ su base consolidata
ed in particolare gli scambi di informazioni tra autorità competenti previsti
dalla presente direttiva sono coperti dal segreto d'ufficio definito Ö al titolo V,
capo 1, sezione 2 Õ all'articolo 30.
63.       Le
autorità competenti incaricate della vigilanza su una base consolidata redigono un elenco delle
società di partecipazione finanziaria di cui all'articolo 52, paragrafo 2 Ö 71, paragrafo
2 Õ. L'elenco è
comunicato alle autorità competenti degli altri Stati membri ed alla
Commissione.
ê2000/12/CE articolo
56, paragrafo 7 (adattato)

è1 2002/87/CE
articolo 29, punto 10
Articolo 141
7. Qualora, nell'ambito dell'applicazione della presente direttiva, le
autorità competenti di uno Stato membro desiderino verificare, in determinati
casi, le informazioni riguardanti un ente creditizio, una società di
partecipazione finanziaria, un ente finanziario, un'impresa di servizi bancari ausiliari, una società di partecipazione
mista, un'impresa figlia Ö una
filiazione Õ di cui all'articolo 55 Ö 137 Õ o un'impresa figlia Ö una
filiazione Õ di cui all'articolo 52, paragrafo 10 Ö 127, paragrafo
3 Õ, situati in un altro
Stato membro, devono chiedere Ö dette autorità
chiedono Õ alle autorità
competenti dell'altro Stato membro che si proceda a tale verifica. Le autorità
che hanno ricevuto la richiesta di verifica devono darvi seguito, nell'ambito
della loro competenza, procedendovi esse stesse o consentendo di procedervi
alle autorità che hanno presentato la richiesta ovvero ad un revisore o ad un
esperto. è1 L'autorità
competente richiedente, qualora non compia direttamente la verifica, può, se lo
desidera, prendervi parte. ç 
ê2000/12/CE articolo
56, paragrafo 8 (adattato)
Articolo 142
8. Gli Stati membri prevedono che, fatte salve le norme di diritto penale,
si possano irrogare a carico delle società di partecipazione finanziarie e
delle società di partecipazione miste, o dei loro dirigenti responsabili, che
violino le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative adottate in
applicazione degli articoli da 52 a 55 Ö 124 a 141 Õ e del presente
articolo, sanzioni o provvedimenti intesi a far cessare le infrazioni
constatate o le loro cause. In taluni casi detti provvedimenti possono richiedere
l'intervento dell'autorità giudiziaria. 
Le autorità competenti collaborano
strettamente fra di loro affinché Ö tali Õ le sanzioni o i
provvedimenti menzionati permettano di conseguire gli
effetti voluti, in particolare quando la sede sociale di una società di
partecipazione finanziaria o di una società di partecipazione mista non è nel
luogo ove si trova l'amministrazione centrale o lo stabilimento principale
della medesima.
ê2002/87/CE articolo
29, punto 11 (adattato) 
è1 2004/xx/CE
articolo 3, punto 10 (adattato)
Articolo 143
Imprese madri
aventi sede in un paese terzo
1.         Qualora un ente creditizio, la cui impresa madre sia un ente
creditizio o una società di partecipazione finanziaria con sede principale Ö in un paese
terzo Õ al di fuori della Comunità, non sia soggetto a vigilanza
su base consolidata ai sensi dell'articolo 52 Ö degli articoli
125 e 126 Õ, le autorità
competenti verificano se esso sia soggetto ad una vigilanza su base consolidata
da parte di un'autorità competente di un paese terzo equivalente a quella retta
dai principi fissati dall'articolo 52 Ö dalla presente
direttiva Õ. 
La verifica è effettuata dall'autorità competente
cui, a norma del quarto comma Ö paragrafo
3 Õ, spetterebbe
l'esercizio della vigilanza su base consolidata, su richiesta dell'impresa
madre o di qualsiasi impresa regolamentata autorizzata nella Comunità o di sua
iniziativa. Tale autorità competente consulta le altre autorità competenti
interessate.
2.         è1 Ö La Commissione
può chiedere Õ al comitato bancario
europeo Ö di Õ ç fornire indicazioni
generali per stabilire se i regimi di vigilanza su base consolidata delle
autorità competenti dei paesi terzi siano in grado di raggiungere gli obiettivi
della vigilanza su base consolidata definiti nel presente capo riguardo agli
enti creditizi la cui impresa madre abbia la sede principale Ö in un paese
terzo Õ al di fuori della Comunità. Il comitato riesamina
regolarmente tali indicazioni e tiene conto di qualsiasi modifica ai regimi di
vigilanza su base consolidata apportata dalle autorità competenti in questione.
L'autorità competente che effettua la verifica di
cui al secondo Ö paragrafo 1,
primo Õ comma tiene conto di
siffatte indicazioni. L'autorità competente consulta altresì il comitato prima di procedere a tale verifica Ö prima di
prendere una decisione Õ.
3.         In mancanza di una vigilanza equivalente, gli Stati membri
applicano per analogia al predetto ente creditizio le disposizioni di cui all'articolo 52 Ö alla presente
direttiva o autorizzano le loro autorità competenti a far ricorso ad altre
tecniche di vigilanza idonee a conseguire gli obiettivi di vigilanza su base
consolidata sugli enti creditizi Õ.
In alternativa, gli
Stati membri autorizzano le loro autorità competenti a far ricorso ad altre
tecniche di vigilanza idonee a conseguire gli obiettivi di vigilanza su base
consolidata sugli enti creditizi. 
Tali Ö tecnichedi
vigilanza Õ metodi devono essere concordatei dall'autorità
competente cui spetterebbe la vigilanza Ö su base Õ consolidata previa
consultazione delle altre autorità competenti interessate. 
In particolare, le autorità competenti possono
disporre la creazione di una società di partecipazione finanziaria con sede
principale nella Comunità e applicare le disposizioni relative alla vigilanza
su base consolidata alla posizione consolidata di tale società di
partecipazione finanziaria. 
Ö Le tecniche di
vigilanza Õ I metodi devono Ö essere
concepite in modo tale da Õ consentire di conseguire gli obiettivi di vigilanza su
base consolidata fissati nel presente capo e devono essere comunicatei alle
altre autorità competenti interessate e alla Commissione.
ònuovo
sezione 2
Comunicazione da
parte delle autorità competenti
Articolo 144
1.         Le
autorità competenti comunicano le seguenti informazioni:
a)           i testi
delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative e degli
orientamenti generali adottati nel loro Stato membro in materia di
regolamentazione prudenziale;
b)           le
modalità di esercizio delle opzioni e facoltà previste dalla legislazione
comunitaria;
c)           i criteri
generali e le metodologie che utilizzano per il riesame e la valutazione di cui
all'articolo 124;
d)           fatte
salve le disposizioni del titolo V, capo 1, sezione 2, dati statistici
aggregati sugli aspetti principali dell'attuazione del quadro prudenziale in
ciascuno Stato membro.
Le informazioni
comunicate ai sensi del primo comma sono tali da consentire un raffronto
significativo dei metodi adottati dalle autorità competenti dei vari Stati
membri.
CAPO 5
informativa da parte degli enti creditizi
Articolo 145
1.         Fatte
salve le disposizioni di cui all'articolo 146, ai fini della presente
direttiva, gli enti creditizi pubblicano le informazioni indicate nell'allegato
XII, parte 2.
2.         Il
riconoscimento da parte delle autorità competenti, ai sensi del capo 2, sezione
3, sottosezioni 2 e 3 e dell'articolo 105, degli strumenti e delle metodologie
di cui all'allegato XII, parte 3, è subordinato alla comunicazione da parte
degli enti creditizi delle informazioni ivi indicate.
3.         Gli enti
creditizi adottano una politica formale per conformarsi ai requisiti in materia
di informativa stabiliti dai paragrafi 1 e 2 e si dotano di politiche che
permettano loro di valutare l'adeguatezza della loro informativa, per quanto
riguarda anche la sua verifica e la sua frequenza.
Articolo 146
1.         In deroga
all'articolo 145, le autorità competenti autorizzano un ente creditizio a non
pubblicare una o più informazioni di cui all'allegato XII, parte 2, qualora
esso ritenga che tali informazioni, alla luce del criterio specificato
nell'allegato XII, parte 1, punto 1, non siano da considerarsi rilevanti.
2.         In deroga
all'articolo 145, le autorità competenti autorizzano un ente creditizio a non
pubblicare una o più voci di cui all'allegato XII, parti 2 e 3, qualora esso
ritenga che tali voci includerebbero informazioni che, alla luce dei criteri
specificati nell'allegato XII, parte 1, punti 2 e 3, siano da considerarsi
esclusive o confidenziali. 
3.         Nei casi
eccezionali di cui al paragrafo 2, l'ente creditizio interessato precisa nelle
sue comunicazioni il fatto che determinate voci non sono pubblicate, la ragione
della mancata pubblicazione, oltre a pubblicare informazioni di carattere più
generale sulla questione oggetto dell'obbligo di informativa.
Articolo 147
1.         Gli enti
creditizi pubblicano le informazioni richieste ai sensi dell'articolo 145
almeno su base annua. Le informazioni sono pubblicate non appena possibile.
2.         Gli enti
creditizi stabiliscono inoltre se, alla luce dei criteri fissati nell'allegato
XII, parte 1, punto 4, sia necessaria una pubblicazione più frequente di quella
di cui al paragrafo 1.
Articolo 148
1.         Le
autorità competenti permettono agli enti creditizi di determinare i mezzi e le
sedi più appropriati per la diffusione delle informazioni e gli strumenti di
verifica più adeguati per conformarsi effettivamente ai requisiti in materia di
informativa stabiliti all'articolo 145. Nella misura del possibile, tutte le
comunicazioni sono effettuate negli stessi mezzi o nelle stesse sedi.
2.         Le comunicazioni equivalenti effettuate
dagli enti creditizi per ottemperare a requisiti contabili, nonché per
soddisfare i requisiti per l’ammissione alla quotazione in mercati o requisiti
di altro genere possono essere prese in considerazione ai fini del rispetto
dell'articolo 145. Qualora tali comunicazioni non siano incluse nei documenti
di bilancio, gli enti creditizi indicano dove trovarle.
Articolo 149
Nonostante gli
articoli da 146 a 148, gli Stati membri abilitano le autorità competenti ad
esigere dagli enti creditizi:
a)           che
pubblichino una o più informazioni di cui all'allegato XII, parti 2 e 3;
b)           che
pubblichino una o più informazioni con frequenza maggiore di quella annuale e
che fissino termini per la pubblicazione;
c)           che
utilizzino per le comunicazioni mezzi e sedi specifici, diversi dai documenti
di bilancio; 
d)           che
ricorrano a strumenti di verifica specifici per le informazioni che non sono
sottoposte alla revisione legale. 
ê2004/xx/CE articolo
3, punto 11
-----
ê2000/12/CE
TITOLO VI
POTERI D'ATTUAZIONE
ê2000/12/CE articolo
60 (adattato) 
ðnuovo
Articolo 150
Adattamenti
tecnici
1.           Fatta salva, per quanto
riguarda i fondi propri, la relazione di cui all'articolo
34, paragrafo 3 secondo comma ð la proposta che la Commissione può
presentare ai sensi dell'articolo 62 ï, sono adottatie secondo la procedura prevista
nel paragrafo 2 Ö di cui
all'articolo 151 Õ gli adattamenti tecnici ð le modifiche ï da apportare alla presente direttiva per quanto riguarda i punti
sottoelencati:
a)       il chiarimento delle definizioni per tenere conto,
nell'applicazione della presente direttiva, dell'evoluzione dei mercati
finanziari;
b)      il chiarimento delle definizioni allo scopo di assicurare
un'applicazione uniforme della presente direttiva nella
Comunità;
c)       l'adeguamento della terminologia e delle definizioni a quelle
degli atti successivi concernenti gli enti creditizi e le materie connesse;
la definizione della zona A di cui all'articolo 1, punto 14);
la definizione delle banche multilaterali di sviluppo di cui
all'articolo 1, punto 19);
d)      le modifiche
dell'elenco di cui all'articolo 2;
e)       la modifica dell'ammontare del capitale iniziale richiesto
all'articolo Ö 9 Õ 5 per tener conto degli andamenti economici e monetari;
f)       l'ampliamento del contenuto dell'elenco menzionato agli articoli
Ö 23 e 24 Õ 18 e 19 figurante nell'allegato I o l'adattamento della
terminologia dell'elenco per tener conto dell'evoluzione dei mercati
finanziari;
g)      le materie nelle quali le autorità competenti devono scambiarsi
le informazioni, elencate all'articolo Ö 42 Õ 28;
h)      ð le modifiche degli articoli da 56 a 67,
al fine di tenere conto degli sviluppi in materia di principi contabili o di
altri requisiti stabiliti dalla legislazione comunitaria; ï
i)       la revisione della definizione delle
attività Ö dell'elenco
delle classi di esposizioni Õ di cui all'articolo 43 Ö agli articoli
79 e 86 Õ per tener conto
dell'evoluzione dei mercati finanziari;
j)       ð l'importo specificato all'articolo 79,
paragrafo 2, lettera c) ed all'articolo 86, paragrafo 4, lettera a), per tenere
conto degli effetti dell'inflazione; ï
k)      la lista Ö l'elenco Õ e la classificazione
delle operazioni Ö voci Õ fuori bilancio
figuranti negli allegati II e IV e le rispettive modalità di calcolo del coefficiente descritto negli articoli 42, 43 e 44 e
nell'allegato III ð per determinare i valori delle
esposizioni ai fini del titolo V, capo 2, sezione 3 ï;
l)       ðl'adeguamento delle disposizioni degli
allegati da V a XII, al fine di tenere conto dell'evoluzione dei mercati
finanziari, con particolare riferimento ai nuovi prodotti finanziari, o dei
principi contabili o di altri requisiti stabiliti dalla legislazione
comunitaria. ï
Ö 2.     La
Commissione può adottare le seguenti misure di attuazione conformemente alla
procedura di cui all'articolo 151: Õ
a)       ð precisazione dell'entità delle
variazioni improvvise ed impreviste dei tassi di interesse di cui all'articolo
124, paragrafo 5; ï
b)      una riduzione temporanea del coefficiente
Ö livello Õ minimo Ö di fondi propri
fissato all'articolo 75 Õ di cui all'articolo 47 o delle ponderazioni di cui all'articolo 43 Ö o dei fattori
di ponderazione del rischio di cui al titolo V, capo 2, sezione 3 Õ, per tener conto di
circostanze specifiche;
c)       ð fatta salva la relazione di cui
all'articolo119, ï il chiarimento delle ipotesi di esenzione di cui all'articolo 49, paragrafi da 5 a 10. Ö 111, paragrafo
4, ed agli articoli 113, 115 e 116; Õ
d)      ð precisazione degli aspetti principali
in relazione ai quali devono essere comunicati dati statistici aggregati ai
sensi dell'articolo 144, paragrafo 1, lettera d); ï
e)       ð precisazione del formato, della
struttura, del contenuto e della data di pubblicazione annuale della
comunicazione di cui all'articolo 114. ï
ê2004/xx/CE articolo
3, punto 12 (adattato)
Articolo 151
1.           La Commissione è assistita
dal comitato bancario europeo (in appresso "il comitato") istituito
con decisione 2004/10/CE della Commissione, composto da
rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della
Commissione.
2.           Nei casi in cui è fatto
riferimento al presente paragrafo Ö articolo Õ, si applica la
procedura di comitato di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE,
conformemente all'articolo 7, paragrafo 3, e all'articolo 8 della stessa.
Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6
della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.
ê2000/12/CE
TITOLO VII
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
CAPO 1
DISPOSIZIONI TRANSITORIE
ê2000/12/CE articolo
60, paragrafo 2 (adattato)
Articolo 61
(Disposizioni
transitorie relative all'articolo 36)
La Danimarca può
autorizzare gli enti danesi di credito ipotecario, costituiti anteriormente al
1° gennaio 1990 sotto forma di società cooperative o di fondi e trasformati in
società per azioni, a continuare ad includere nei loro fondi propri gli impegni
solidali dei loro membri o dei mutuatari di cui all'articolo 36, paragrafo 1, i
cui crediti sono assimilati a tali impegni solidali, nell'osservanza dei limiti
seguenti:
a)         la base di
calcolo della parte degli impegni solidali dei mutuatari è data dal totale
degli elementi di cui all'articolo 34, paragrafo 2, punti 1) più 2) meno gli
elementi di cui all'articolo 34, paragrafo 2, punti 9), 10) e 11);
b)         la base di
calcolo è costituita dalla base massima di calcolo alla data del 1° gennaio
1991 ovvero, qualora l'ente cambi la sua struttura a una data successiva, alla
data della trasformazione. La base di calcolo non può mai superare la base
massima di calcolo;
c)         la base
massima di calcolo a decorrere dal 1° gennaio 1997 è ridotta della metà degli
utili delle emissioni di nuovo capitale, ai sensi dell'articolo 34, paragrafo
2, punto 1), effettuate dopo tale data e
d)         l'importo
massimo degli impegni solidali dei mutuatari da includere nei fondi propri non
deve mai superare i seguenti valori percentuali della base di calcolo:
            50% nel 1991
e 1992,
            45% nel 1993
e 1994,
            40% nel 1995
e 1996,
            35% nel
1997,
            30% nel
1998,
            20% nel
1999,
            10% nel 2000
e
            0% dopo il
1° gennaio 2001.
ê2000/12/CE (nuovo)
Articolo 62
(Disposizioni transitorie relative all'articolo 43)
1. Fino al 31 dicembre 2006 le autorità competenti degli Stati membri
possono autorizzare i loro enti creditizi ad applicare una ponderazione del
rischio del 50% ai prestiti che considerano totalmente garantiti da ipoteche su
locali per uffici o per il commercio di vario tipo situati sul territorio degli
Stati membri che autorizzano una ponderazione del 50%, alle seguenti
condizioni:
i)
la ponderazione del rischio del 50% si applica alla parte del prestito che non
supera un limite calcolato secondo le lettere a) o b) seguenti:
a)      il 50% del valore di mercato dell'immobile in
questione.
Il valore di mercato dell'immobile deve essere calcolato da due periti
indipendenti, che elaborano valutazioni indipendenti, nel momento in cui il
prestito è contratto. Il prestito deve basarsi sulla più bassa delle due
valutazioni.
L'immobile è nuovamente valutato da un perito almeno una volta
all'anno. Per prestiti non superiori ad 1 milione di EUR e al 5% dei fondi
propri dell'ente creditizio, l'immobile è nuovamente valutato da un perito
almeno ogni tre anni;
b)      la minor somma tra il 50 % del valore di
mercato dell'immobile o il 60% del valore del credito ipotecario, negli Stati
membri che hanno stabilito mediante disposizioni legislative e regolamentari
criteri rigorosi per la valutazione del valore dei crediti ipotecari.
Per
valore del credito ipotecario si intende il valore dell'immobile determinato da
un perito in base ad un prudente apprezzamento della futura negoziabilità
dell'immobile stesso tenendo conto degli aspetti durevoli a lungo termine
dell'immobile, delle condizioni normali e locali del mercato, dell'uso corrente
dell'immobile e dei suoi appropriati usi alternativi. Nella stima del valore
del credito ipotecario non possono intervenire considerazioni di carattere
speculativo. Il valore del credito ipotecario deve essere
documentato in modo chiaro e trasparente.
Il valore del credito ipotecario e, in particolare, le ipotesi
sottostanti circa lo sviluppo del mercato in questione, sono sottoposti a nuova
valutazione almeno ogni tre anni oppure nel caso in cui il valore di mercato
faccia registrare un calo superiore al 10%.
In entrambe le lettere a) e b), per valore di mercato si intende il
prezzo al quale il bene immobile potrebbe essere venduto alla data della stima
mediante contratto privato tra un venditore consenziente e un acquirente
indipendente, assumendo che l'immobile sia esposto pubblicamente sul mercato,
che le condizioni del mercato ne consentano l'ordinata alienazione e che,
tenuto conto della natura dell'immobile, sia disponibile un normale periodo di
tempo per negoziare la vendita;
ii) la ponderazione del rischio del 100% si applica alla parte del
prestito che supera i limiti stabiliti nel punto i);
iii) l'immobile deve essere utilizzato dal proprietario o da questi
dato in locazione.
Il primo comma non osta a che le autorità competenti di uno Stato
membro che applica una ponderazione del rischio più elevata sul proprio
territorio consentano di applicare, alle condizioni sopra stabilite, una
ponderazione del rischio del 50% a questo tipo di prestiti sul territorio degli
Stati membri che autorizzano una ponderazione del rischio del 50%.
Le autorità competenti degli Stati membri possono autorizzare i loro
enti creditizi ad applicare una ponderazione del rischio del 50% ai prestiti in
corso al 21 luglio 2000, purché siano soddisfatte le condizioni elencate nel
presente paragrafo. In tal caso l'immobile è stimato secondo i criteri di
valutazione di cui sopra non oltre il 21 luglio 2003.
Per prestiti concessi anteriormente al 31 dicembre 2006, continua ad
applicarsi la ponderazione del rischio del 50% fino alla loro scadenza nel caso in cui l'ente
creditizio sia obbligato ad osservare i termini contrattuali.
Fino al 31 dicembre 2006, le autorità competenti degli Stati membri
possono altresì autorizzare i loro enti creditizi ad applicare la ponderazione
del rischio del 50% alla parte dei prestiti che considerano totalmente
garantiti da azioni di società finlandesi per l'edilizia abitativa che operano
secondo la legge finlandese del 1991 relativa alle società per l'edilizia
abitativa o successiva normativa equivalente, purché siano soddisfatte le
condizioni stabilite nel presente paragrafo.
Gli Stati membri informano la Commissione del modo in cui si avvalgono
del presente paragrafo.
2. Gli Stati membri possono applicare una ponderazione del 50% alle
operazioni di leasing immobiliare concluse prima del 31 dicembre 2006, relative
a beni destinati ad uso professionale, situati nel paese della sede legale e
disciplinati da disposizioni legali che garantiscono al cedente la proprietà
integrale del bene affittato fino al momento dell'opzione di acquisto da parte
del locatario. Gli Stati membri informano la Commissione del
modo in cui si avvalgono del presente paragrafo.
3. L'articolo 43, paragrafo 3, non pregiudica il riconoscimento da
parte delle autorità competenti dei contratti bilaterali di novazione stipulati
per quanto riguarda:
–                        
il Belgio, prima del 23 aprile 1996,
–                        
la Danimarca, prima del 1° giugno 1996,
–                        
la Germania, prima del 30 ottobre 1996,
–                        
la Grecia, prima del 27 marzo 1997,
–                        
la Spagna, prima del 7 gennaio 1997,
–                        
la Francia, prima del 30 maggio 1996,
–                        
l'Irlanda, prima del 27 giugno 1996,
–                        
l'Italia, prima del 30 luglio 1996,
–                        
il Lussemburgo, prima del 29 maggio 1996,
–                        
i Paesi Bassi, prima del 1° luglio 1996,
–                        
l'Austria, prima del 30 dicembre 1996,
–                        
il Portogallo, prima del 15 gennaio 1997,
–                        
la Finlandia, prima del 21 agosto 1996,
–                        
la Svezia, prima del 1° giugno 1996, e
–                        
la Gran Bretagna, prima del 30 aprile 1996.
Articolo 63
(Disposizioni transitorie relative all'articolo 47)
1.
Gli enti creditizi il cui coefficiente minimo previsto all'articolo 47,
paragrafo 1, era inferiore, alla data del 1° gennaio 1991, all'8% devono
garantire il raggiungimento per tappe successive della soglia minima. Finché
non avranno raggiunto questa soglia, essi non potranno consentire che il
livello del coefficiente scenda al di sotto del valore conseguito. Se tuttavia si
dovesse registrare una siffatta fluttuazione, essa dovrebbe essere temporanea e
il motivo della stessa dovrebbe essere comunicato alle autorità competenti.
ê2000/12/CE articolo
62, paragrafi 2 e 3 (adattato)
2. Per un periodo non
superiore a cinque anni a partire dal 1° gennaio 1993, gli Stati membri possono
fissare una ponderazione del 10% per le obbligazioni definite dall'articolo 22,
paragrafo 4, della direttiva 85/611/CEE e mantenerla per gli enti creditizi,
quando e se ritengono che sia necessario per evitare gravi perturbazioni nel
funzionamento dei loro mercati. Tali deroghe sono notificate alla Commissione.
3. Per un periodo non
superiore a sette anni a decorrere dal 1° gennaio 1993, l'articolo 47,
paragrafo 1, non si applica alla Banca agricola di Grecia. Tuttavia questa deve
avvicinarsi alla soglia prescritta dall'articolo 47, paragrafo 1, per tappe
successive, secondo il metodo descritto dal paragrafo 1 del presente articolo.
ê 2000/12/CE
(adattato)
è1 2004/xx/CE
articolo 3, punto 13
Articolo 64
(Disposizioni
transitorie relative all'articolo 49)
1. Qualora, al 5
febbraio 1993, un ente creditizio abbia già concesso uno o più fidi il cui
valore supera i limiti stabiliti dall'articolo 49 per i singoli grandi fidi o
per il cumulo dei grandi fidi, le autorità competenti impongono all'ente
creditizio di prendere le misure necessarie affinché il fido o i fidi in
questione vengano adeguati al livello prescritto dall'articolo 49.
2. Il riadeguamento del fido o dei fidi al
livello autorizzato è predisposto, deliberato, attuato o completato entro un
termine che le autorità competenti ritengono congruo sotto il profilo della
buona gestione e della concorrenza leale. Le autorità competenti informano la
Commissione e il è1 comitato bancario europeo ç del calendario da esse stabilito per il processo generale di
riadeguamento.
3. L'ente creditizio non
può prendere misure che abbiano per effetto di aumentare i fidi di cui al
paragrafo 1 rispetto al livello che essi raggiungono al 5 febbraio 1993.
4. Il termine applicato
ai sensi del paragrafo 2 scade, al più tardi, il 31 dicembre 2001. I fidi con
scadenza più lunga, di cui l'ente che concede il prestito è tenuto a rispettare
i termini contrattuali, possono essere mantenuti fino alla suddetta scadenza.
ê2000/12/CE articolo
64, paragrafi da 5 a 7 (nuovo)
è1 2004/xx/CE
articolo 3, punto 13
5. Fino al 31 dicembre 1998 gli Stati membri possono elevare il limite
stabilito all'articolo 49, paragrafo 1, al 40% e il limite previsto
all'articolo 49, paragrafo 2, al 30%. In tal caso e fatte salve le disposizioni
dei paragrafi da 1 a 4, il termine per ricondurre i fidi esistenti alla fine di
questo periodo ai livelli previsti all'articolo 49 scade il 31 dicembre 2001.
6. Soltanto per gli enti creditizi i cui fondi propri non sono
superiori a 7 milioni di EUR gli Stati membri possono prorogare di cinque anni
i termini previsti al paragrafo 5. Gli Stati membri che ricorrono alle
disposizioni del presente paragrafo prendono misure per impedire distorsioni di
concorrenza e ne informano la Commissione e il è1 comitato bancario
europeo ç.
7. Nei casi di cui ai paragrafi 5 e 6, un fido può essere considerato
un grande fido se il suo valore è uguale o superiore al 15% dei fondi propri.
ê2000/12/CE articolo
64, paragrafo 8 (adattato)
8. Fino al 31 dicembre
2001 gli Stati membri possono sostituire la frequenza di notifica dei grandi
fidi prevista dall'articolo 48, paragrafo 2, secondo trattino, con una
frequenza minima di due volte all'anno.
ê2000/12/CE articolo
64, paragrafo 9
9. Gli Stati membri possono esentare totalmente o parzialmente
dall'applicazione dell'articolo 49, paragrafi 1, 2 e 3, i fidi concessi da un
ente creditizio, consistenti in prestiti ipotecari ai sensi dell'articolo 62,
paragrafo 1, conclusi entro il 1° gennaio 2002, nonché le transazioni relative
a leasing su beni immobiliari ai sensi dell'articolo 62, paragrafo 2, concluse
entro il 1° gennaio 2002. In entrambi i casi l'esenzione può ammontare al
massimo al 50% del valore dei beni in questione.
Lo stesso trattamento si applica ai prestiti garantiti, secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti, da quote di
partecipazione in imprese finlandesi di edilizia residenziale che operano in
base alla legge finlandese relativa alle imprese di edilizia abitativa del 1991
o ad una successiva legislazione equivalente, aventi carattere simile ai
prestiti ipotecari di cui al primo comma.
ê2000/12/CE articolo
65 (adattato)
Articolo 65
(Disposizioni
transitorie relative all'articolo 51)
Gli enti creditizi che
al 1° gennaio 1993 superavano i limiti fissati all'articolo 51, paragrafi 1 e
2, hanno termine sino al 1° gennaio 2003 per conformarvisi.
ònuovo
Articolo 152
1.         Gli enti
creditizi che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio
conformemente agli articoli da 84 a 89 o che applicano i metodi avanzati di
misurazione di cui all'articolo 105 per il calcolo dei loro requisiti patrimoniali
a fronte del rischio operativo detengono, durante il primo, il secondo e il
terzo periodo di dodici mesi successivi alla data indicata all'articolo 157,
fondi propri di importo sempre superiore o uguale agli importi indicati ai
paragrafi 2, 3 e 4.
2.         Per il
primo periodo di dodici mesi di cui al paragrafo 1, l'importo dei fondi propri
è pari al 95% dell'importo totale minimo dei fondi propri che l'ente creditizio
dovrebbe detenere durante tale periodo ai sensi dell'articolo 4 della direttiva
93/6/CEE, conformemente a quanto disposto da tale direttiva e dalla direttiva
2000/12/CE prima della data indicata all'articolo 157 della presente direttiva.
3.         Per il
secondo periodo di dodici mesi di cui al paragrafo 1, l'importo dei fondi
propri è pari al 90% dell'importo totale minimo dei fondi propri che l'ente
creditizio dovrebbe detenere durante tale periodo ai sensi dell'articolo 4
della direttiva 93/6/CEE, conformemente a quanto disposto da tale direttiva e
dalla direttiva 2000/12/CE prima della data indicata all'articolo 157 della
presente direttiva.
4.         Per il
terzo periodo di dodici mesi di cui al paragrafo 1, l'importo dei fondi propri
è pari all'80% dell'importo totale minimo dei fondi propri che l'ente
creditizio dovrebbe detenere durante tale periodo ai sensi dell'articolo 4
della direttiva 93/6/CEE, conformemente a quanto disposto da tale direttiva e
dalla direttiva 2000/12/CE prima della data indicata all'articolo 157 della
presente direttiva.
5.         Ai fini
del rispetto dei requisiti di cui ai paragrafi da 1 a 4 si prendono in
considerazione gli importi dei fondi propri corretti integralmente in modo da
riflettere le differenze esistenti tra il calcolo dei fondi propri
conformemente a quanto disposto dalla direttiva 2000/12/CE e dalla direttiva
93/6/CEE, prima della data indicata all'articolo 157 della presente direttiva,
e il calcolo dei fondi propri conformemente alla presente direttiva, differenze
derivanti dal trattamento distinto, ai sensi degli articoli da 84 a 89 della
presente direttiva, delle perdite attese e delle perdite inattese.
6.         Ai fini
dei paragrafi da 1 a 5 del presente articolo, si applicano gli articoli da 68 a
73.
7.         Fino al
31 dicembre 2007 gli enti creditizi possono considerare che gli articoli del
titolo V, capo 2, sezione 3, sottosezione 1, relativi al metodo standardizzato,
sono sostituiti dagli articoli da 42 a 46 della direttiva 2000/12/CE nel testo
in vigore prima della data menzionata all'articolo 157.
8.         Qualora
venga esercitata la facoltà di cui al paragrafo 7, in relazione alle
disposizioni della direttiva 2000/12/CE vale quanto segue:
a)       si applicano
le disposizioni degli articoli da 42 a 46 di detta direttiva nel testo in
vigore prima della data menzionata all'articolo 157;
b)      il "valore
ponderato in base al rischio" di cui all'articolo 42, paragrafo 1, di
detta direttiva corrisponde all'"importo dell'esposizione ponderato per il
rischio";
c)       le cifre
risultanti dall'applicazione dell'articolo 42, paragrafo 2, di detta direttiva
sono considerate come importi delle esposizioni ponderati per il rischio;
d)      i "derivati
su crediti" sono inclusi nell'elenco delle voci che presentano un rischio
pieno di cui all'allegato II di detta direttiva;
e)       il trattamento
di cui all'articolo 43, paragrafo 3, di detta direttiva si applica agli strumenti
derivati figuranti all'allegato IV di detta direttiva, che si tratti di voci di
bilancio o di voci fuori bilancio e le cifre risultanti dal trattamento
previsto in tale allegato sono considerate come importi delle esposizioni
ponderati per il rischio;
9.         Qualora
venga esercitata la facoltà di cui al paragrafo 7, in relazione al trattamento
delle esposizioni per le quali viene utilizzato il metodo standardizzato vale
quanto segue:
a)       il titolo V,
capo 2, sezione 3, sottosezione 3 relativo all'attenuazione del rischio di
credito non si applica;
b)      il titolo V,
capo 2, sezione 3, sottosezione 4 relativo al trattamento della
cartolarizzazione può non essere applicato dalle autorità competenti;
b)      le seguenti
disposizioni dell'allegato XII che stabiliscono i requisiti in materia di
informativa per gli enti creditizi non si applicano:
i)       parte 2,
paragrafo 4, lettera b),
ii)      parte 2,
paragrafo 6, 
iii)     parte 2,
paragrafo 10. 
10.       Qualora
venga esercitata la facoltà di cui al paragrafo 7, il requisito patrimoniale
relativo al rischio operativo di cui all'articolo 75, lettera e) è ridotto
della percentuale corrispondente al rapporto tra il valore delle esposizioni
dell'ente creditizio per il quale gli importi delle esposizioni ponderati per
il rischio sono calcolati conformemente alla facoltà di cui al paragrafo 7 ed
il valore totale delle sue esposizioni.
11.       Qualora un
ente creditizio calcoli gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio
avvalendosi della facoltà di cui al paragrafo 7 per tutte le sue esposizioni,
si possono applicare gli articoli da 48 a 50 della direttiva 2000/12/CE
relativi ai grandi fidi nel testo in vigore prima della data menzionata
all'articolo 157.
12.         Qualora
venga esercitata la facoltà di cui al paragrafo 7, i riferimenti agli articoli
da 46 a 52 della presente direttiva vanno letti come riferimenti agli articoli
da 42 a 46 della direttiva 2000/12/CE nel testo in vigore prima della data
menzionata all'articolo 157.
Articolo 153
Nel calcolare gli
importi ponderati per il rischio delle esposizioni derivanti da operazioni di
leasing immobiliare relative a uffici o locali per il commercio situati nel
loro territorio e rispondenti ai criteri enunciati all'allegato VI, parte 1,
punto 51, le autorità competenti possono, fino al 31 dicembre 2012, autorizzare
l'applicazione di un fattore di ponderazione del rischio del 50% senza tuttavia
che si applichi l'allegato VI, parte 1, punti 55 e 56.
Fino al 31 dicembre
2010, le autorità competenti possono, per determinare la parte garantita di un
prestito scaduto ai fini dell'allegato VI, riconoscere garanzie reali diverse
da quelle ammissibili ai sensi degli articoli da 90 a 93.
Articolo 154
1.           I
requisiti di cui all'articolo 84, paragrafi 3 e 4 si applicano a decorrere dal
31 dicembre 2009.
2.           Fino
al 31 dicembre 2010 la perdita media in caso di inadempimento ponderata per le
esposizioni per tutte le esposizioni al dettaglio che sono garantite da
immobili residenziali e che non beneficiano di garanzie delle amministrazioni
centrali non può essere inferiore al 10%.
3.           Fino
al 31 dicembre 2017, le autorità competenti degli Stati membri possono esentare
dal trattamento secondo il metodo basato sui rating interni talune esposizioni
in strumenti di capitale detenute al 31 dicembre 2007. 
La posizione soggetta a
esenzione è calcolata come numero di azioni detenute a quella data ed eventuali
ulteriori acquisizioni direttamente risultanti da tale portafoglio, a
condizione che non aumentino la quota proporzionale di partecipazione. 
Se un’acquisizione aumenta
la quota proporzionale di partecipazione in una data società, la parte
eccedente non sarà ammessa all’esenzione. Quest’ultima non si applicherà
neppure a quelle partecipazioni che, sebbene originariamente rientranti
nell’esenzione, siano state cedute e successivamente riacquistate. 
Le esposizioni in
strumenti di capitale cui si applicano le disposizioni transitorie sono
assoggettate ai requisiti patrimoniali calcolati in conformità al titolo V,
capo 2, sezione 3, sottosezione 1.
4.           Fino
al 31 dicembre 2011, nel caso delle esposizioni verso imprese, le autorità
competenti di ciascuno Stato membro stabiliscono il numero preciso di giorni di
arretrato che tutti gli enti creditizi situati sul proprio territorio devono
rispettare ai fini della definizione di inadempimento di cui all'allegato VII,
parte 4, punto 44, per le esposizioni verso le controparti situate in tale
Stato membro. Il termine è compreso tra 90 e 180 giorni, qualora ciò appaia
opportuno in base alle condizioni locali. Per le esposizioni verso controparti
di questo tipo situate nei territori di altri Stati membri, le autorità
competenti fissano un numero di giorni di arretrato che non è più elevato di
quello stabilito dall’autorità competente dello Stato membro in questione.
5.           Per quanto concerne il periodo di
osservazione di cui all'allegato VII, parte 4, punto 66, gli Stati membri
possono consentire agli enti creditizi che non sono autorizzati ad utilizzare
stime interne delle perdite in caso di inadempimento o dei fattori di
conversione, di utilizzare, quando applicano il metodo basato sui rating
interni, ma al più tardi il 31 dicembre 2007, dati che coprono un periodo di
due anni. Fino al 31
dicembre 2010 il periodo in questione aumenterà di un anno ogni anno.
6.           Per
quanto concerne il periodo di osservazione di cui all'allegato VII, parte 4,
punti 71, 85 e 94, gli Stati membri possono consentire agli enti creditizi di
utilizzare, quando applicano il metodo basato sui rating interni, ma al più
tardi il 31 dicembre 2007, dati che coprono un periodo di due anni. Fino al 31
dicembre 2010 il periodo in questione aumenterà di un anno ogni anno.
Articolo 155
Fino al 31 dicembre
2012, per gli enti creditizi il cui indicatore rilevante per l'area di attività
"Negoziazione e vendite" rappresenti almeno il 50% del totale degli
indicatori rilevanti per tutte le sue aree di attività, calcolati conformemente
all'allegato X, parte 2, punti da 1 a 8, gli Stati membri possono applicare una
percentuale del 15% all'area di attività “Negoziazione e vendite”.
ê2000/12/CE
CAPO 2
DISPOSIZIONI FINALI
ònuovo
Articolo 156
La Commissione, in
collaborazione con gli Stati membri e tenuto conto del contributo della Banca
centrale europea, verifica periodicamente se la presente direttiva considerata
nel suo insieme, determini, congiuntamente alla direttiva [93/6/CEE], effetti
significativi sul ciclo economico e, in base a tale esame, stabilisce se si
giustifichi l'adozione di misure correttive.
Sulla base di tale
analisi, e tenuto conto del contributo della Banca centrale europea, la
Commissione elabora una relazione biennale e la presenta al Parlamento europeo
e al Consiglio, accompagnandola, eventualmente, con adeguate proposte.
Articolo 157
1.         Gli Stati
membri adottano e pubblicano, entro il 31 dicembre 2006, le disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi agli
articoli 4, 22, 57, 61, 62, 63, 64, 66, da 68 a 106, 108, da 110 a 115, da 117
a 119, da 123 a 127, da 129 a 132, 133, 136, da 144 a 149, da 152 a 155 e agli
allegati II, III e da V a XII. Essi comunicano immediatamente alla Commissione
il testo di tali disposizioni, nonché una tavola di concordanza tra queste
disposizioni e quelle della presente direttiva. 
Fatto salvo il paragrafo
2, essi applicano tali disposizioni a decorrere dal 31 dicembre 2006. 
Quando gli Stati membri
adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente
direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della
pubblicazione ufficiale. Esse recano altresì l'indicazione che i riferimenti
alle direttive abrogate dalla presente direttiva, contenuti nelle disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative vigenti, si intendono come
riferimenti alla presente direttiva. Gli Stati membri determinano le modalità
di detto riferimento e la formulazione di detta indicazione. 
Gli Stati membri
comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto
interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
2.         Gli Stati
membri applicano, entro il 31 dicembre 2007, e non prima, le disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi
all'articolo 87, paragrafo 9 e all'articolo 105. 
ê2000/12/CE articolo
66 (adattato)
Articolo 66
Comunicazioni
alla Commissione
Gli Stati membri comunicano alla Commissione
il testo delle principali disposizioni legislative, regolamentari e amministrative Ö essenziali di
diritto interno Õ che essi adottano
nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
ê2000/12/CE articolo
67 (adattato) 
Articolo 158
1. Le direttive
73/183/CEE, 77/780/CEE, 89/299/CEE, 89/646/CEE, 89/647/CEE, 92/30/CEE e
92/121/CEE, Ö La direttiva
2000/12/CE, Õ come modificatea
dalle direttive che figurano all'allegato V Ö XV Õ, parte A, sono Ö è Õ abrogatea,
fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione
delle stesse direttive, che figurano all'allegato V
Ö XV Õ, parte B.
2. I riferimenti alle direttive abrogate si
intendono fatti alla presente direttiva e vanno letti secondo la tavola di
concordanza che figura all'allegato VI Ö XVI Õ.
ê2000/12/CE articolo
68 (adattato)
Articolo 159
Entrata in
vigore
La presente direttiva entra in vigore il
ventesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta
ufficiale delle Comunità europee Ö dell'Unione
europea Õ.
ê2000/12/CE articolo
69 (adattato)
Articolo 160
Destinatari
Gli Stati membri sono destinatari della
presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, […].
                                                                       Per
il Parlamento europeo
                                                                       Il
Presidente
                                                                       
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
Presidente
                                                                       
ê 2000/12/CE (adattato)
ALLEGATO I
ELENCO
DELLE ATTIVITÀ CHE BENEFICIANO DEL MUTUO RICONOSCIMENTO
1. Raccolta di depositi o di altri fondi
rimborsabili
2. Operazioni di prestito, in particolare: credito al consumo, credito con
garanzia ipotecaria, factoring, cessioni di credito pro soluto e pro solvendo,
credito commerciale (compreso il forfaiting)[33]
3. Leasing finanziario
4. Servizi di pagamento
5. Emissione e gestione di mezzi di pagamento
(carte di credito, travellers cheque, lettere di credito)
6. Rilascio di garanzie e di impegni di firma
7. Operazioni per proprio conto o per conto
della clientela in:
a)         strumenti di mercato monetario
(assegni, cambiali, certificati di deposito, ecc.)
b)         cambi
c)         strumenti finanziari a termine e
opzioni
d)         contratti su tassi di cambio e
tassi d'interesse
e)         valori mobiliari
8. Partecipazioni alle emissioni di titoli e
prestazioni di servizi connessi
9. Consulenza allea
imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di
questioni connesse e consulenza nonché servizi nel campo delle concentrazioni e
dalla Ö della Õ rilevazione di
imprese
10. Servizi di intermediazione finanziaria del
tipo money broking
11. Gestione o consulenza nella gestione dei
patrimoni
12. Custodia e amministrazione di valori
mobiliari
13. Servizi di informazione commerciale
14. Locazione di cassette di sicurezza.
ê2004/39/CE articolo
68 (adattato)
I servizi e le attività di cui all'allegato I,
Ssezioni
A e B, della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 21 aprile 2004 relativa ai mercati degli strumenti
finanziari[34],
sono soggetti al mutuo riconoscimento ai sensi della presente direttiva quando
hanno ad oggetto gli strumenti finanziari di cui all'allegato I, Ssezione
C di tale direttiva. 
ê2000/12/CE
ALLEGATO II
ê 2000/12/CE (adattato) 
ðnuovo
CLASSIFICAZIONE
DELLE VOCI FUORI BILANCIO
Rischio pieno
–                        
Garanzie che assumono la forma di sostituti del
credito
–                        
ð Derivati su crediti ï
–                        
Accettazioni
–                        
Girate su effetti non a nome di un altro ente
creditizio
–                        
Cessioni con diritto di rivalsa per il cessionario
–                        
Lettere di credito standby irrevocabili che
assumono la forma di sostituti del credito
–                        
Ö Attività
acquistate con Õ Iimpegni
di acquisto a termine secco
–                        
Depositi a termine contro termine (forward
forward deposits)
–                        
Parte non pagata di azioni e titoli sottoscritti
–                        
ð Vendita di attività con opzioni di
riscatto secondo la definizione dell'articolo 12, paragrafi 3 e 5, della
direttiva 86/635/CEE ï
–                        
Altre operazioni a rischio pieno
Rischio medio
–                        
Crediti documentari accordati e confermati (vedi
anche rischio medio/basso)
–                        
Garanzie e garanzie di esenzione e indennizzo
(comprese fideiussioni a garanzia di offerte e di buona esecuzione e
fideiussioni per operazioni doganali e fiscali) e prestazioni di cauzioni che
non assumono la forma di sostituti di credito
–                        
Vendita di attività con opzioni di riscatto secondo la definizione
dell'articolo 12, paragrafi 3 e 5, della direttiva 86/635/CEE
–                        
Lettere di credito standby irrevocabili che
non assumono il carattere di sostituti di credito
–                        
Aperture di credito non utilizzate (impegni a
prestare, acquistare titoli o fornire garanzie o aperture per accettazione) di
durata iniziale superiore ad un anno
–                        
Agevolazioni per l'emissione di effetti [Note
issuance facilities (NIF)] e di credito rinnovabile [Revolving
underwriting facilities (RUF)]
–                        
Altre operazioni a rischio medio ð quali notificate alla Commissione ï
Rischio medio/basso
–                        
Crediti documentari, nei quali la merce ha funzione
di garanzia, e altre transazioni autoliquidantisi
–                        
ð Aperture di credito non utilizzate
(impegni a prestare, acquistare titoli o fornire garanzie o aperture per
accettazione) di durata iniziale al massimo pari a un anno, che non siano
revocabili incondizionatamente in qualsiasi momento e senza preavviso e che non
siano provviste di clausola di revoca automatica in seguito al deterioramento
del merito di credito del debitore ï
–                        
Altre operazioni a rischio medio/basso ð quali notificate alla Commissione ï
Rischio basso
–                        
Aperture
di credito non utilizzate (impegni a prestare, acquistare titoli o fornire
garanzie o aperture per accettazione) di durata iniziale al massimo pari a un
anno o annullabili in qualsiasi momento senza condizioni né preavviso ð Aperture di credito non utilizzate
(impegni a prestare, acquistare titoli o fornire garanzie o aperture per
accettazione) revocabili incondizionatamente in qualsiasi momento e senza
preavviso, o provviste di clausola di revoca automatica in seguito al
deterioramento del merito di credito del debitore. Le linee di credito al
dettaglio possono essere considerate revocabili incondizionatamente se le
clausole contrattuali consentono all’ente creditizio di revocarle nella misura
massima consentita dalla legislazione a tutela dei consumatori e dalla
normativa collegata ï
–                        
Altre operazioni a rischio basso ð quali notificate alla Commissione. ï
Gli Stati membri si impegnano ad informare la Commissione non appena
abbiano accettato di introdurre una nuova voce fuori bilancio in uno degli
ultimi trattini che figurano nell'ambito di ciascuna classe di rischio. Tale
voce sarà definitivamente classificata, a livello comunitario, una volta
conclusa la procedura di cui all'articolo 60.
ê2000/12/CE
ALLEGATO III
ê 2000/12/CE
(adattato)
ðnuovo
TRATTAMENTO
DELLE VOCI FUORI BILANCIO ð DEGLI STRUMENTI DERIVATI ï
1. SCELTA DEL METODO
Per misurare i rischi di credito
connessi ai ð determinare il valore delle esposizioni
per quanto riguarda i ï contratti di cui ai punti 1 e 2 dell'allegato IV gli enti creditizi
possono scegliere, previo consenso delle autorità competenti, uno dei metodi
indicati Ö nel presente
allegato Õ in appresso. Gli enti creditizi soggetti all'articolo 6, paragrafo 1 Ö 33, paragrafi 1
e 2 Õ, della direttiva
93/6/CEE[35]
debbono utilizzare il metodo 1 Ö illustrato nel
presente allegato Õ. Per misurare i rischi di credito connessi ai ð determinare il valore delle esposizioni
per quanto riguarda i ï contratti di cui al punto 3 dell'allegato IV, tutti gli enti creditizi
debbono utilizzare il metodo 1 Ö illustrato nel
presente allegato Õ.
ònuovo
I contratti
negoziati su mercati ufficiali e i contratti sui cambi (ad eccezione dei
contratti connessi all’oro) di durata iniziale non superiore ai 14 giorni di
calendario sono esenti dall’applicazione dei metodi di cui al presente allegato
ed il valore della relativa esposizione è pari a zero.
Le autorità
competenti possono esentare dall'applicazione dei metodi di cui al presente
allegato e attribuire valore zero all’esposizione in caso di contratti
negoziati fuori borsa (OTC) regolati da una stanza di compensazione per i quali
quest'ultima agisca come controparte legale e tutti i partecipanti garantiscano
integralmente su base giornaliera – con garanzia reale – l'esposizione che
presentano verso la stanza di compensazione, fornendo una copertura
dell'esposizione corrente e di quella potenziale futura.
La garanzia reale
fornita
a)       o possiede i
requisiti per ricevere una ponderazione dello 0%;
b)      o consiste in
depositi in contante presso l’ente creditizio che concede il prestito;
c)       o consiste in
certificati di deposito o strumenti simili emessi dal predetto ente creditizio
e presso di esso depositati.
Le autorità
competenti si accertano che sia eliminato il rischio di un'accumulazione delle
esposizioni verso la stanza di compensazione che oltrepassi il valore di
mercato della garanzia reale fornita.
ê 2000/12/CE
(adattato) 
2. METODI
Metodo 1: metodo del valore di mercato
(mark-to-market)
Fase a):            in base ai valori correnti
di mercato si ottiene il costo Ö corrente Õ di sostituzione di
tutti i contratti con un valore intrinseco positivo.
Fase
b):            per tener conto del rischio di credito potenziale futuro[36]
Ö tranne nel caso
di scambi di tassi di interesse floating/floating interest rate swaps
nella stessa valuta, in cui è da calcolare solo il costo corrente di
sostituzione Õ il capitale di riferimento Ö gli importi del
capitale nozionale Õ o i valori
sottostanti sono moltiplicati per le seguenti
percentuali Ö di cui alla
tabella 1 Õ:
 TABELLA 1[37][38]   
 Durata residua[39]   || Contratti su tassi di interesse || Contratti su tassi di scambio e oro || Contratti su azioni || Contratti su metalli preziosi eccetto l'oro || Contratti su merci diverse dai metalli preziosi 
 Un anno o meno || 0% || 1% || 6% || 7% || 10% 
 Da oltre un anno a cinque anni || 0,5% || 5% || 8% || 7% || 12% 
 Oltre cinque anni || 1,5% || 7,5% || 10% || 8% || 15% 
Per il calcolo dell'esposizione creditizia
potenziale futura, conformemente alla fase b), le autorità competenti possono
permettere agli enti creditizi sino al 31 dicembre 2006 di applicare le
percentuali specificate in appresso anziché quelle della tabella 1, purché gli
enti in questione si avvalgano dell'opzione prevista all'articolo 11 bis della
direttiva 93/6/CEE per i contratti di cui al punto 3, lettere b) e c),
dell'allegato IV.
 TABELLA 1 bis 
 Durata residua || Metalli preziosi (eccetto l'oro) || Metalli comuni || Prodotti agricoli («SOFTS») || Altri, compresi i prodotti energetici 
 Un anno o meno || 2% || 2,5% || 3% || 4% 
 Da oltre un anno a cinque anni || 5% || 4% || 5% || 6% 
 Oltre cinque anni || 7,5% || 8% || 9% || 10% 
ê 2000/12/CE
(adattato) 
Fase c):            la somma del costo Ö corrente Õ di sostituzione attuale e del rischio di credito potenziale futuro è moltiplicata per la ponderazione attribuita alle controparti
dell'operazione di cui all'articolo 43 Ö corrisponde al
valore dell'esposizione Õ.
ê 2000/12/CE
(adattato)
Metodo 2: metodo dell'esposizione
originaria
Fase a):            il
capitale di riferimento Ö l'importo del
capitale nozionale Õ di ciascun contratto
è moltiplicato per le seguenti percentuali Ö di cui alla tabella
2 Õ:
 TABELLA 2 
 Durata originaria[40]   || Contratti su tassi di interesse || Contratti su tassi di cambio e oro 
 Un anno o meno || 0,5% || 2% 
 Da più di un anno a non più di due anni || 1% || 5% 
 Incremento per ogni anno successivo || 1% || 3% 
ê2000/12/CE (adattato) 
ðnuovo
Fase b):            l'esposizione così
ottenuta è
moltiplicata per la ponderazione attribuita alle controparti di cui
all'articolo 43 ð corrisponde al valore
dell'esposizione ï. 
Le autorità
competenti devono garantire per i metodi 1 e 2 che il
capitale di riferimento Ö l'importo
nozionale Õ da prendere in
considerazione sia un indice appropriato del rischio connesso al contratto. Ove
il contratto preveda, ad esempio, una moltiplicazione dei flussi monetari, il capitale di riferimento Ö l'importo
nozionale Õ deve essere adeguato
al fine di prendere in considerazione gli effetti della moltiplicazione sulla
struttura del rischio di tale contratto.
ê 2000/12/CE
(adattato) 
3. CONTRATTI DI NOVAZIONE E ALTRI ACCORDI
DI COMPENSAZIONE (COMPENSAZIONE CONTRATTUALE)
a) Tipi di compensazione riconoscibili da
parte delle autorità competenti
Ai fini del presente
punto 3 Ö della presente
sezione Õ, si intendono per
«controparti» tutte le entità (incluse le persone fisiche) che hanno la facoltà
di concludere contratti di novazione ed altri accordi di compensazione
contrattuale.
Le autorità competenti possono riconoscere un
effetto di riduzione del rischio ai seguenti tipi di compensazione
contrattuale:
i)            contratti bilaterali di novazione
tra un ente creditizio e la sua controparte, in base ai quali le reciproche
posizioni creditorie e debitorie sono automaticamente compensate in modo tale
che ogniqualvolta si applichi la novazione essa stabilisce un unico importo
netto e dà quindi origine ad un unico nuovo contratto, giuridicamente
vincolante, che si sostituisce ai contratti precedenti;
ii)           altri accordi bilaterali di compensazione
tra un ente creditizio e la sua controparte.
b) Condizioni per il riconoscimento
Le autorità competenti possono riconoscere ad
una compensazione contrattuale un effetto di riduzione del rischio, unicamente
a condizione che:
i)            l'ente creditizio abbia stipulato
con la controparte un accordo di compensazione contrattuale che crea un'unica
obbligazione, che comprende tutte le operazioni incluse, di modo che nel caso di
inadeguamento Ö inadempimento Õ della controparte per
insolvenza, bancarotta, liquidazione o per qualsiasi altra circostanza simile,
l'ente creditizio avrebbe il diritto di ricevere o l'obbligo di versare
soltanto l'importo netto dei valori positivi e negativi ai prezzi correnti di
mercato delle singole operazioni compensate;
ii)           l'ente creditizio abbia messo a
disposizione delle autorità competenti pareri giuridici scritti e motivati con
il risultato che, nel caso di impugnazione in giudizio, le autorità giudiziarie
ed amministrative competenti concluderebbero che nei casi indicati al punto i)
i diritti e gli obblighi dell'ente creditizio sarebbero limitati all'importo
netto di cui al punto i), in conformità:
–              
del diritto dello Stato nel quale la controparte è
costituita e, qualora una delle parti sia una succursale estera di un'impresa,
il diritto dello Stato in cui la succursale è situata;,
–              
del diritto che disciplina le singole operazioni
compensate; , e
–              
del diritto che disciplina qualsiasi contratto o
accordo necessario per applicare la compensazione contrattuale;
iii)          l'ente creditizio abbia istituito
procedure per garantire che la validità legale della sua compensazione
contrattuale sia periodicamente riesaminata alla luce delle possibili modifiche
delle normative pertinenti.
Le autorità competenti, dopo essersi
consultate se necessario con le altre autorità competenti in materia, devono
accertarsi che la compensazione contrattuale sia giuridicamente valida in base
al diritto di ciascuna delle giurisdizioni competenti. Se una qualsiasi delle
autorità competenti non è persuasa a tal riguardo, all'accordo di compensazione
contrattuale non sarà riconosciuto un effetto di riduzione del rischio per
alcuna delle controparti.
Le autorità competenti possono accettare
pareri legali motivati redatti per tipi di compensazione contrattuale.
Ai contratti contenenti una disposizione che
consente ad una controparte non inadempiente di effettuare soltanto pagamenti
limitati, ovvero di non effettuare alcun pagamento a favore dell'inadempiente,
anche se quest'ultimo risultasse un creditore netto (clausola di deroga o walkaway
clause), non può essere riconosciuto alcun effetto di riduzione del
rischio.
Le autorità competenti possono riconoscere
effetti di riduzione del rischio agli accordi di compensazione contrattuale
concernenti contratti sui tassi di cambio di durata iniziale non superiore ai
14 giorni di calendario, opzioni ao analoghe voci vendute
fuori borsa Ö voci fuori
bilancio Õ alle quali il
presente allegato non si applica in quanto soggette a rischio di credito
trascurabile o del tutto prive di tale rischio. Se, a seconda del valore di
mercato positivo o negativo di tali contratti, la loro inclusione in un altro
accordo di compensazione può dar luogo ad un aumento o ad una diminuzione dei requisiti
patrimoniali, le autorità competenti debbono obbligare i loro enti creditizi a
trattarli in modo uniforme.
c) Effetti del riconoscimento
i) Contratti di novazione
Si può procedere alla ponderazione dei singoli
importi netti stabiliti dal contratto di novazione anziché degli importi lordi.
Pertanto, in applicazione del metodo 1,
–                        
per la fase a): il costo corrente di sostituzione e
–                        
per la fase b): il capitale
di riferimento Ö gli importi del
capitale nozionale Õ o i valori
sottostanti
possono essere ottenuti secondo
il Ö tenendo conto
del Õ contratto di
novazione. In applicazione del metodo 2, per la fase a) il
capitale di riferimento Ö l'importo del
capitale nozionale Õ può essere calcolato
tenendo conto del contratto di novazione; si applicano le percentuali di cui
alla tabella 2.
ii) Altri accordi di compensazione
In applicazione del metodo 1:
–                        
nella fase a) il costo corrente di sostituzione dei
contratti inclusi in un accordo di compensazione può essere ottenuto tenendo
conto del costo di sostituzione netto ipotetico attuale derivante dall'accordo;
qualora la compensazione dia luogo ad un'obbligazione netta per l'ente
creditizio che calcola il costo di sostituzione netto, il costo corrente di
sostituzione viene quantificato a «0»,
–                        
nella fase b) l'importo relativo alle esposizioni
creditizie potenziali future per tutti i contratti inclusi in un accordo di
compensazione può essere ridotto in base all'equazione seguente: PCEred
= 0,4 * PCEgross + 0,6 * NGR * PCEgross
 laddove: 
 — || PCEred || = || importo ridotto relativo all'esposizione creditizia potenziale futura per tutti i contratti con una data controparte inclusia in un accordo di compensazione bilaterale giuridicamente valido, 
 — || PCEgross || = || somma degli importi relativi alle esposizioni creditizie potenziali future per tutti i contratti con una data controparte che sono inclusi in un accordo di compensazione bilaterale giuridicamente valido e che sono calcolati moltiplicando i capitali di riferimento Ö gli importi del capitale nozionale Õ per le percentuali di cui alla tabella 1, 
 — || NGR || = || «proporzione netto-lordo»: a discrezione delle autorità competenti: i)            calcolo separato: rapporto tra il costo di sostituzione netto per tutti i contratti inclusi in un accordo di compensazione bilaterale giuridicamente valido con una determinata controparte (numeratore) ed il costo di sostituzione lordo per tutti i contratti inclusi in un accordo di compensazione bilaterale giuridicamente valido con tale controparte (denominatore) o ii)           calcolo aggregato: rapporto tra la somma dei costi netti di sostituzione calcolati su base bilaterale per tutte le controparti tenendo conto dei contratti inclusi in accordi di compensazione giuridicamente validi (numeratore) ed i costi lordi di sostituzione per tutti i contratti inclusi in accordi di compensazione giuridicamente validi (denominatore).               Se gli Stati membri consentono agli enti creditizi di scegliere tra i metodi, il metodo prescelto deve essere applicato sistematicamente. 
Per il calcolo dell'esposizione creditizia
potenziale futura in base alla formula predetta, i contratti perfettamente
congruenti inclusi nell'accordo di compensazione possono essere considerati
come un unico contratto con un capitale di riferimento
Ö nozionale Õ equivalente agli
importi netti. Contratti perfettamente congruenti sono contratti a termine su
tassi di cambio (forward foreign exchange contracts) o contratti analoghi
nei quali il capitale di riferimento Ö nozionale Õ è equivalente ai
flussi monetari se questi ultimi giungono a scadenza alla medesima data valuta
e sono completamente o parzialmente nella medesima valuta.
Ai fini del metodo 2, fase a):
–                        
contratti perfettamente congruenti inclusi
nell'accordo di compensazione possono essere considerati come un unico
contratto con un capitale di riferimento Ö nozionale Õ equivalente agli
importi netti; i capitali di riferimento Ö gli importi del
capitale nozionale Õ sono moltiplicati
per le percentuali indicate alla tabella 2,
–                        
per tutti gli altri contratti inclusi in un accordo
di compensazione, le percentuali da applicare possono essere ridotte come
indicato nella tabella 3:
 TABELLA 3 
 Durata originaria[41]   || Contratti su tassi di interesse || Contratti su tassi di cambio 
 Un anno o meno || 0,35% || 1,50% 
 Da più di un anno a non più di due anni || 0,75% || 3,75% 
 Incremento per ogni anno successivo || 0,75% || 2,25% 
ê2000/12/CE
ALLEGATO IV
ê2000/12/CE
ðnuovo
TIPO
DI VOCI FUORI
BILANCIO ð DERIVATI ï
ê 2000/12/CE
1. Contratti su tassi di interesse:
a)         Contratti swaps su tassi di interesse
in una sola valuta
b)         Operazioni basis swaps
c)         Contratti sui tassi a termine del
tipo Forward Rate Agreements
d)         Contratti a termine sui tassi di
interesse del tipo Futures
e)         Opzioni su tassi di interesse
acquistate
f)         Altri contratti di natura analoga
2. Contratti su tassi di cambio e contratti
concernenti l'oro:
a)         Contratti swaps su tassi di
interesse in più valute
b)         Operazioni a termine su valute
estere
c)         Contratti a termine su valute del
tipo Futures
d)         Opzioni su valute acquistate
e)         Altri contratti di natura analoga
f)         Contratti concernenti l'oro di
natura analoga a quelli da a) ad e)
3. Contratti di natura analoga a quelli di cui
ai punti 1, lettere da a) ad e), e 2, lettere da a), a d), concernenti altre voci o indici di
riferimento riguardanti:
a)         Azioni
b)         Metalli preziosi, eccetto l'oro
c)         Merci diverse dai metalli preziosi
d)         Altri contratti di natura analoga
é
ònuovo
ALLEGATI DA V
A XII
[OMISSIS]
ònuovo
ALLEGATO XIII
PARTE A
DIRETTIVE ABROGATE
E MODIFICHE SUCCESSIVE
(di cui
all'articolo 158)
Direttiva 2000/12/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 marzo 2000 relativa all'accesso
all'attività degli enti creditizi ed al suo esercizio
Direttiva 2000/28/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 settembre 2000, che modifica la
direttiva 2000/12/CE relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi ed
al suo esercizio
Direttiva 2002/87/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa alla
vigilanza supplementare sugli enti creditizi, sulle imprese di assicurazione e
sulle imprese di investimento appartenenti ad un conglomerato finanziario e che
modifica le direttive 73/239/CEE, 79/267/CEE, 92/49/CEE, 92/96/CEE, 93/6/CEE e
93/22/CEE del Consiglio e le direttive 98/78/CE e 2000/12/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio
Unicamente per quanto
riguarda l'articolo 29, punto 1, lettere a) e b), l'articolo 29, punto 2,
l'articolo 29, punto 4, lettere a) e b), l'articolo 29, punti 5 e 6, l'articolo
29, punto 7, lettere a) e b), l'articolo 29, punti da 8 a 11
Direttiva 2004/39/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati
degli strumenti finanziari, che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del
Consiglio e direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che
abroga la direttiva 93/22/CEE del Consiglio
Unicamente per quanto
riguarda l'articolo 68
Direttiva 2004/69/CE
della Commissione, del 27 aprile 2004, che modifica la direttiva 2000/12/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio per quanto concerne la definizione di
"banche multilaterali di sviluppo" (Testo rilevante ai fini del SEE)
Direttiva 2004/39/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 che modifica le
direttive 73/239/CEE, 85/611/CEE, 91/675/CEE, 92/49/CEE, 93/6/CEE e 94/19/CE
del Consiglio e le direttive 98/78/CE, 2000/12/CE, 2001/34/CE, 2002/83/CE e
2002/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di istituire una
nuova struttura organizzativa per i comitati del settore dei servizi finanziari
Unicamente per quanto
riguarda l'articolo 3
MODIFICHE NON
ABROGATE
Atto di adesione 2003
PARTE B
TERMINI DI
ATTUAZIONE NEL DIRITTO NAZIONALE
(di cui
all'articolo 158)
 Direttiva ||   || Termine di attuazione 
 Direttiva 2000/12/CE ||   || ----- 
 Direttiva 2000/28/CE ||   || 27.4.2002 
 Direttiva 2002/87/CE ||   || 11.8.2004 
 Direttiva 2004/39/CE ||   || Non ancora disponibile 
 Direttiva 2004/69/CE ||   || 30.6.2004 
 Direttiva 2004/xx/CE ||   || Non ancora disponibile 
ALLEGATO XIV
TAVOLA DI CONCORDANZA
 Presente direttiva || Direttiva 2000/12/CE || Direttiva 2000/28/CE || Direttiva 2001/87/CE || Direttiva 2004/69/CE || Direttiva 2004/xx/CE 
 Articolo 1 || Articolo 2, paragrafi 1 e 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 2, paragrafo 1 || Articolo 2, paragrafo 3 Atto di adesione ||   ||   ||   ||   
 Articolo 2, paragrafo 2 || Articolo 2, paragrafo 4 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3 || Articolo 2, paragrafi 5 e 6 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, ultima frase ||   ||   ||   ||   || Articolo 3, punto 2 
 Articolo 4, paragrafo 1, punto 1 || Articolo 1, punto 1 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 4, paragrafo 1, punti da 2 a 5 ||   || Articolo 1, punti da 2 a 5 ||   ||   ||   
 Articolo 4, paragrafo 1, punti da 7 a 9 ||   || Articolo 1, punti da 6 a 8 ||   ||   ||   
 Articolo 4, paragrafo 1, punto 10 ||   ||   || Articolo 29, punto 1, lettera a) ||   ||   
 Articolo 4, paragrafo 1, punti da 11 a 14 || Articolo 1, punti 10, 12 e 13 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 4, paragrafo 1, punti 21 e 22 ||   ||   || Articolo 29, punto 1, lettera b) ||   ||   
 Articolo 4, paragrafo 1, punto 23 || Articolo 1, punto 23 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 4, paragrafo 1, punti da 45 a 47 || Articolo 1, punti da 25 a 27 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 4, paragrafo 2 || Articolo 1, punto 1, secondo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 5 || Articolo 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 6 || Articolo 4 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 7 || Articolo 8 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 8 || Articolo 9 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 9, paragrafo 1 || Articolo 5, paragrafo 1 e articolo 1, punto 11 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 9, paragrafo 2 || Articolo 5, paragrafo 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 10 || Articolo 5, paragrafi da 3 a 7 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 11 || Articolo 6 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 12 || Articolo 7 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 13 || Articolo 10 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 14 || Articolo 11 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 15, paragrafo 1 || Articolo 12 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 15, paragrafi 2 e 3 ||   ||   || Articolo 29, punto 2 ||   ||   
 Articolo 16 || Articolo 13 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 17 || Articolo 14 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 18 || Articolo 15 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 19, paragrafo 1 || Articolo 16, paragrafo 1 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 19, paragrafo 2 ||   ||   || Articolo 29, punto 3 ||   ||   
 Articolo 20 || Articolo 16, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 21 || Articolo 16, paragrafi da 4 a 6 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 22 || Articolo 17 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 23 || Articolo 18 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 24, paragrafo 1 || Articolo 19, commi dal primo al terzo ||   ||   ||   ||   
 Articolo 24, paragrafo 2 || Articolo 19, sesto comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 24, paragrafo 3 || Articolo 19, quarto comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 25, paragrafi da 1 a 3 || Articolo 20, paragrafi 1, 2 e paragrafo 3, primo e secondo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 25, paragrafo 3 || Articolo 19, quinto comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 25, paragrafo 4 || Articolo 20, paragrafo 3, terzo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 26 || Articolo 20, paragrafi da 4 a 7 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 27 || Articolo 1, punto 3, ultima frase ||   ||   ||   ||   
 Articolo 28 || Articolo 21 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 29 || Articolo 22 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 30 || Articolo 22, paragrafi da 2 a 4 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 31 || Articolo 22, paragrafo 5 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 32 || Articolo 22, paragrafo 6 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 33 || Articolo 22, paragrafo 7 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 34 || Articolo 22, paragrafo 8 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 35 || Articolo 22, paragrafo 9 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 36 || Articolo 22, paragrafo 10 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 37 || Articolo 22, paragrafo 11 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 38 || Articolo 24 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 39, paragrafi 1 e 2 || Articolo 25 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 39, paragrafo 2 ||   ||   ||   ||   || Articolo 3, punto 8 
 Articolo 40 || Articolo 26 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 41 || Articolo 27 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 42 || Articolo 28 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 43 || Articolo 29 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 44 || Articolo 30, paragrafi da 1 a 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 45 || Articolo 30, paragrafo 4 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 46 || Articolo 30, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 47 || Articolo 30, paragrafo 5 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 48 || Articolo 30, paragrafi 6 e 7 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 49 || Articolo 30, paragrafo 8 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 50 || Articolo 30, paragrafo 9, primo e secondo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 51 || Articolo 30, paragrafo 9, terzo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 52 || Articolo 30, paragrafo 10 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 53 || Articolo 31 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 54 || Articolo 32 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 55 || Articolo 33 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 56 || Articolo 34, paragrafo 1 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 57 || Articolo 34, paragrafo 2, primo comma Articolo 34, paragrafo 1, punto 2, ultima frase ||   || Articolo 29, punto 4, lettera a) ||   ||   
 Articolo 58 ||   ||   || Articolo 29, punto 4, lettera b) ||   ||   
 Articolo 59 ||   ||   || Articolo 29, punto 4, lettera b) ||   ||   
 Articolo 60 ||   ||   || Articolo 29, punto 4, lettera b) ||   ||   
 Articolo 61 || Articolo 34, paragrafi 3 e 4 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 63 || Articolo 35 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 64 || Articolo 36 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 65 || Articolo 37 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 66, paragrafi 1 e 2 || Articolo 38, paragrafi 1 e 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 67 || Articolo 39 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 73 || Articolo 52, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 106 || Articolo 1, punto 24 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 107 || Articolo 1, punto 1, terzo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 108 || Articolo 48, paragrafo 1 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 109 || Articolo 48, paragrafo 4, primo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 110 || Articolo 48, paragrafi 2 e 3 e paragrafo 4, primo e secondo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 111 || Articolo 49, paragrafi da 1 a 5 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 113, paragrafi da 1 a 3 || Articolo 49, paragrafi 4, 6 e 7 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 115, paragrafi 1 e 2 || Articolo 49, paragrafi 8 e 9 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 116 || Articolo 49, paragrafo 10 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 117 || Articolo 49, paragrafo 11 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 118 || Articolo 50 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 120 || Articolo 51, paragrafi 1, 2 e 5 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 121 || Articolo 51, paragrafo 4 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 122, paragrafi 1 e 2 || Articolo 51, paragrafo 6 ||   || Articolo 29, punto 5 ||   ||   
 Articolo 125 || Articolo 53, paragrafi 1 e 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 126 || Articolo 53, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 128 || Articolo 53, paragrafo 5 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 133, paragrafo 1 || Articolo 54, paragrafo 1 ||   || Articolo 29, punto 7, lettera a) ||   ||   
 Articolo 133, paragrafi 2 e 3 || Articolo 54, paragrafi 2 e 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 134, paragrafo 1 || Articolo 54, paragrafo 4, primo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 134, paragrafo 2 || Articolo 54, paragrafo 4, secondo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 135 ||   ||   || Articolo 29, punto 8 ||   ||   
 Articolo 137 || Articolo 55, paragrafi 1 e 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 138 ||   ||   || Articolo 29, punto 9 ||   ||   
 Articolo 139 || Articolo 56, paragrafi da 1 a 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 140 || Articolo 56, paragrafi da 4 a 6 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 141 || Articolo 56, paragrafo 7 ||   || Articolo 29, punto 10 ||   ||   
 Articolo 142 || Articolo 56, paragrafo 8 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 143 ||   ||   || Articolo 29, punto 11 ||   || Articolo 3, punto 10 
 Articolo 150 || Articolo 60, paragrafo 1 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 151 || Articolo 60, paragrafo 2 ||   ||   ||   || Articolo 3, punto 10 
 Articolo 158 || Articolo 67 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 159 || Articolo 68 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 160 || Articolo 69 ||   ||   ||   ||   
 Allegato I || Allegato I ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, ultima frase ||   ||   ||   || Articolo 68 ||   
 Allegato II || Allegato II ||   ||   ||   ||   
 Allegato III || Allegato III ||   ||   ||   ||   
 Allegato IV || Allegato IV ||   ||   ||   ||   
[1]               Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria è stato
istituito dai governatori delle banche centrali dei paesi del Gruppo dei Dieci
(G-10). È composto dai rappresentanti delle autorità di vigilanza bancaria dei
seguenti paesi: Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia,
Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera. La
Commissione europea e la Banca centrale europea partecipano come osservatori.
[2]               Sebbene concluso formalmente dalle autorità dei paesi
industrializzati del gruppo del G-10 per essere applicato alle banche attive a
livello internazionale, l'accordo del 1988 è stato applicato in tutto il mondo
a banche di tutte le dimensioni e di tutti i livelli di complessità.
[3]               GU S 167 del 29.8.2002.
[4]               Disponibile
sul sito della Commissione all'indirizzo: http://europa.eu.int/comm/internal_market/regcapital/index_en.htm.
[5]               GU C 157 del 25.5.1998, pag. 13
Ö […] Õ .
[6]               Parere del Parlamento europeo del 18
febbraio 2000 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità
europee) Ö […] Õ e decisione del
Consiglio del 13 marzo 2000 (non ancora pubblicata nella
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee) Ö […] Õ .
[7]               GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1,
modificata da ultimo dall'Atto di adesione 2003.
[8]               GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1,
modificata da ultimo dall'Atto di adesione 2003.
[9]               GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1,
modificata da ultimo dall'Atto di adesione 2003.
[10]             GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1,
modificata da ultimo dall'Atto di adesione 2003.
[11]             GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1, modificata
da ultimo dall'Atto di adesione 2003.
[12]             GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1,
modificata da ultimo dall'Atto di adesione 2003.
[13]             GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1,
modificata da ultimo dall'Atto di adesione 2003.
[14]             GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1, come modificata dalla
direttiva 2004/xx/CE (GU L del […]).
[15]             GU L 3 del 7.1.2004, pag. 28.
[16]             GU L 372 del 31.12.1986, pag. 1.
[17]             GU L 193 del 18.7.1983, pag. 1. Direttiva modificata da
ultimo dalla direttiva Ö 2003/51/CE (GU L 178
del 17.7.2003, pag. 16). Õ
[18]             GU L 243 dell'11.9.2002, pag. 1.
[19]             ÖGU L 184 del
17.7.1999, pag. 23.Õ
[20]             GU L 275 del 27.10.2000, pag. 39.
[21]             GU L 141 dell'11.6.1993, pag. 1.
[22]             GU L 222 del 14.8.1978, pag. 11.
[23]             GU L 35 dell'11.2.2003, pag. 1.
[24]             Direttiva 88/627/CEE del Consiglio,
del 12 dicembre 1988, relativa alle informazioni da pubblicare al momento
dell'acquisto e della cessione di una partecipazione importante in una società
quotata in borsa (GU L 348 del 17.12.1988, pag. 62).
[25]             GU L 184 del 6.7.2001, pag. 1.
[26]             GU L 126 del 12.5.1984, pag. 20.
[27]             GU L 222 del 14.8.1978, pag. 11. Direttiva modificata da
ultimo dalla direttiva 1999/60/CE (GU L 62 del 26.6.1999, pag. 65).
[28]             GU L 375 del 31.12.1985, pag. 3. Direttiva modificata da
ultimo dalla direttiva 95/26/CE (GU L 168 del 18.7.1995, pag. 7).
[29]             Ö GU L 228 del
16.8.1973, pag. 3.Õ
[30]             Ö GU L 63 del
13.3.1979, pag. 1.Õ
[31]             GU L 330 del 5.12.1998, pag. 1.
[32]             Direttiva
93/22/CEE del Consiglio, del 10 maggio 1993, relativa ai servizi di
investimento nel settore dei valori mobiliari (GU L 141 dell'11.6.1993, pag.
27). Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 97/9/CE (GU L 84 del
26.3.1997, pag. 22).
[33]             Comprende in particolare:
credito al consumo, credito con garanzia ipotecaria, factoring, cessioni di
credito pro soluto e pro solvendo, credito commerciale (compreso il
forfaiting).
[34]             GU L 145 del 30.4.2004, pag. 1.
[35]             Direttiva 93/6/CEE del Consiglio,
del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle imprese di
investimento o degli enti creditizi (GU L 141 dell'11.6.1993, pag. 1).
Direttiva modificata dalla direttiva 98/33/CE (GU L 204 del 21.7.1998, pag.
29).
[36]             Tranne nel caso di scambi di tassi
di interesse floating/floating interest rate swaps nella stessa valuta, in cui
è da calcolare solo il costo di sostituzione.
[37]             I contratti che non rientrano in una delle cinque
categorie indicate nella presente tabella sono considerati come contratti
concernenti merci diverse dai metalli preziosi.
[38]             Per i contratti con scambi multipli del capitale, le
percentuali devono essere moltiplicate per il numero di pagamenti che restano
da effettuarsi in base al contratto.
[39]             Per i contratti strutturati in modo tale da estinguere
l'esposizione in essere a specifiche date di pagamento e le cui condizioni
vengono rifissate in modo tale che il valore di mercato del contratto sia pari
a zero a tali date, la durata residua sarebbe pari al periodo intercorrente fino
alla prossima data. In caso di contratti sui tassi d'interesse che soddisfino
tali criteri ed aventi una durata residua di oltre un anno, la percentuale non
deve essere inferiore allo 0,5%.
[40]             Nel caso di contratti relativi ai tassi di interesse, gli
enti creditizi possono scegliere, previo consenso delle autorità competenti,
tra la durata originaria e la durata residua.
[41]             Nel caso di contratti relativi ai tassi di interesse, gli
enti creditizi possono scegliere, previo consenso delle autorità competenti,
tra la durata originaria e la durata residua.
IT
 || COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE 
Bruxelles, 14.7.2004
COM(2004) 486 def.
2004/0155 (COD)
2004/0159 (COD)
Volume II
 
Proposta di
DIRETTIVE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
che rifondono la direttiva 2000/12/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 20 marzo 2000 relativa all'accesso
all'attività degli enti creditizi ed al suo esercizio e la direttiva 93/6/CE
del Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle
imprese di investimento o degli enti creditizi
(presentata dalla Commissione)
{SEC(2004) 921}
ê 93/6/CEE (adattato)
2004/0159 (COD)
Proposta di
DIRETTIVA Ö DEL PARLAMENTO
EUROPEO E Õ DEL CONSIGLIO
relativa all'adeguatezza patrimoniale delle
imprese di investimento e degli enti creditizi
(rifusa)
ÖIL PARLAMENTO EUROPEO
ED IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA Õ
visto il trattato che istituisce la Comunità
europea, in particolare l'articolo 57 Ö 47 Õ, paragrafo 2, prima e terza frase,
vista la proposta della Commissione[1],
in cooperazione con il Parlamento europeo, [2],
visto il parere del Comitato economico e
sociale europeo[3],
Övisto il parere del
Comitato delle regioni[4], Õ
Ödeliberando secondo
la procedura di cui all'articolo 251 del trattato[5], Õ
considerando quanto segue:
ò nuovo
(1)              
La direttiva 93/6/CEE del
Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle
imprese di investimento e degli enti creditizi[6], ha subito diverse e
sostanziali modificazioni. Essa deve ora essere nuovamente modificata ed è
quindi opportuno provvedere, per ragioni di chiarezza, alla sua rifusione.
ê 93/6/CEE considerando
1 (adattato)
(2)              
considerando che l'obiettivo
principale Ö Uno degli
obiettivi Õ della direttiva 93/22/CEE del Consiglio, del 10 maggio 1993, relativa ai
servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari[7]
Ö 2004/39/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati
degli strumenti finanziari, che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del
Consiglio e la direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa
all'accesso all'attività degli enti creditizi ed al suo esercizio[8] e che abroga la
direttiva 93/22/CEE del Consiglio[9]
Õ è di permettere alle
imprese di investimento autorizzate dalle autorità competenti del loro Stato
membro di origine e sottoposte alla vigilanza delle medesime autorità di
stabilire succursali e di prestare liberamente servizi negli altri Stati membri;. che quindi dDetta
direttiva prevede un coordinamento delle norme per quanto riguarda
l'autorizzazione e la continuazione delle attività delle imprese di
investimento;.
ê 93/6/CEE considerando
2 (adattato)
(3)              
considerando che la Detta direttiva, tuttavia, non
stabilisce norme comuni per i fondi propri delle imprese di investimento né
l'entità del capitale iniziale di dette imprese; che e non fissa Ö neppure Õ un quadro comune per
l'osservazione dei rischi di mercato cui sono esposte le medesime imprese;. che fa riferimento in numerose disposizioni ad un'altra
iniziativa della Comunità il cui obiettivo sarebbe precisamente quello di
adottare misure coordinate nei campi menzionati;
ê 93/6/CEE considerando
3 (adattato)
(4)              
considerando che l'impostazione adottata è quella di Ö È
opportuno Õ realizzare soltanto
l'armonizzazione essenziale necessaria e sufficiente a garantire il reciproco
riconoscimento dell'autorizzazione e dei sistemi di vigilanza prudenziale;. che l'adozione di Ö Per la
realizzazione del riconoscimento reciproco nel quadro del mercato interno
finanziario, è opportuno adottare Õ misure di
coordinamento per quanto riguarda la definizione dei fondi propri delle imprese
di investimento, la fissazione dell'entità del capitale iniziale e la
determinazione di un quadro comune per l'osservazione dei rischi di mercato
delle imprese di investimento sono aspetti essenziali
dell'armonizzazione necessaria per la realizzazione del riconoscimento
reciproco e quindi nel quadro del mercato interno finanziario;.
ò nuovo
(5)              
Poiché gli obiettivi
dell’azione proposta non possono essere sufficientemente realizzati dai singoli
Stati membri, ma possono, a motivo delle dimensioni e degli effetti
dell'azione, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può
adottare misure conformemente al principio di sussidiarietà di cui all'articolo
5 del trattato. Conformemente al principio di proporzionalità di cui al
medesimo articolo, la presente direttiva si limita alle disposizioni minime
richieste per la realizzazione di tali obiettivi e non va al di là di quanto
necessario a tal fine.
ê 93/6/CEE considerando
4 (adattato)
(6)              
considerando che È opportuno stabilire importi di capitale iniziale differenti sulla
base dell'insieme di attività che le imprese di investimento sono autorizzate
ad effettuare;.
ê 93/6/CEE considerando
5 (adattato)
(7)              
considerando che lLe imprese di investimento già esistenti
debbono essere autorizzate, a talune condizioni, a continuare la loro attività
anche se non soddisfano agli importi minimi di capitale iniziale fissati per le
nuove imprese Ö d’investimento Õ ;.
ê 93/6/CEE considerando
6 (adattato)
(8)              
considerando che Ö È opportuno
che Õ gli Stati membri possono anche Ö abbiano
facoltà Õ di stabilire norme
più severe di quelle previste dalla presente direttiva;.
ê 93/6/CEE considerando
7 (adattato)
considerando che la
presente direttiva fa parte di una più ampia iniziativa internazionale volta a
ravvicinare le regole in vigore in materia di vigilanza sulle imprese di
investimento e gli enti creditizi (in appresso denominati collettivamente
«enti»);
ò nuovo
(9)              
Per il buon funzionamento
del mercato interno sono necessarie non solo disposizioni legislative, ma anche
una stretta e regolare cooperazione e una convergenza sensibilmente più
accentuata delle prassi di regolamentazione e di vigilanza delle autorità
competenti degli Stati membri.
ê 93/6/CEE considerando
8 (adattato)
considerando che le
norme comuni di base per i fondi propri degli enti sono un elemento su cui fa
perno il mercato interno nel settore dei servizi di investimento, poiché i
fondi propri servono a garantire la sopravvivenza degli enti e a tutelare gli
investitori;
ò nuovo
(10)          
Poiché le imprese di
investimento corrono, per quanto riguarda il loro portafoglio di negoziazione,
gli stessi rischi che gli enti creditizi, è opportuno che le pertinenti
disposizioni della direttiva 2000/12/CE si applichino anche alle imprese di
investimento.
ê 93/6/CEE considerando
9 (adattato)
ð nuovo
(11)          
considerando che in un
mercato comune finanziario gli enti, a prescindere dal fatto che siano ð I fondi propri delle ï imprese di investimento o ð e degli ï enti creditizi ð (in appresso, collettivamente,
"enti") possono servire ad assorbire perdite che non sono compensate
da un volume sufficiente di utili, per assicurare la continuità degli enti e
tutelare gli investitori. I fondi propri costituiscono inoltre per le autorità
competenti un importante criterio per valutare, in particolare, la solvibilità
degli enti e per altri fini prudenziali. Inoltre, nel mercato interno gli enti,
siano essi imprese di investimento o enti creditizi, sono in ï direttamente concorrenzati
tra di loro. ðDi conseguenza, per rafforzare il sistema
finanziario comunitario e per prevenire distorsioni di concorrenza, è opportuno
definire norme di base comuni in materia di fondi propri. ï
ê 93/6/EC considerando
10 (adattato)
considerando che è
pertanto auspicabile pervenire ad un eguale trattamento degli enti creditizi e
delle imprese di investimento;
ò nuovo
(12)          
A tal fine è opportuno
prendere come base di partenza la definizione di “fondi propri” contenuta nella
direttiva 2000/12/CE e definire norme specifiche supplementari che tengano
conto della diversa portata dei requisiti patrimoniali relativi al rischio di
mercato.
ê 93/6/CEE considerando
11 (adattato)
(13)          
            considerando che,
pPer
quanto concerne gli enti creditizi, norme comuni per la vigilanza e
l'osservazione dei rischi creditizi sono già state stabilite nella direttiva 89/647/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1989,
relativa al coefficiente di solvibilità degli enti creditizi[10]
Ö dalla direttiva
2000/12/CE Õ ;.
ò nuovo
(14)          
Sotto tale profilo, le disposizioni
sui requisiti patrimoniali minimi vanno considerate unitamente ad altri
strumenti specifici intesi anch’essi ad armonizzare le tecniche fondamentali di
vigilanza sugli enti.
ê 93/6/CEE considerando
12 (adattato)
(15)          
considerando che èÈ necessario sviluppare norme comuni relative
ai rischi di mercato degli enti creditizi e creare un quadro complementare per
la vigilanza dei rischi degli enti, in particolare i rischi di mercato, i
rischi Ö di Õ posizione, i rischi Ö di Õ
regolamento/controparte e i rischi di cambio;.
ê 93/6/EC considerando
13 (adattato)
(16)          
considerando che èÈ necessario introdurre
Ö utilizzare Õ il concetto di
portafoglio di negoziazione, che include le posizioni nei valori mobiliari e in
altri strumenti finanziari detenuti a scopi di transazione e principalmente
soggetti ai rischi di mercato e alle esposizioni connesse a taluni servizi
finanziari prestati ai clienti;.
ê 93/6/CEE considerando
14 (adattato)
(17)          
considerando che è
auspicabile che Ö Per alleviare
gli oneri amministrativi per Õ gli enti con scarse
attività di portafoglio di negoziazione, tanto in termini assoluti quanto in
termini relativi, Ö è opportuno che
tali enti Õ possano applicare la
direttiva 89/647/CEE Ö [2000/12/CEE] Õ piuttosto che i
requisiti di cui agli allegati I e II della presente direttiva;.
ê 93/6/EC considerando
15 (adattato)
(18)          
considerando che èÈ importante tener conto, nella vigilanza Ö sorveglianza Õ del rischio
regolamento/consegna, dell'esistenza di sistemi che offrono una protezione
adeguata Ö , riducendo Õ al fine di diminuire tale rischio;.
ê 93/6/CEE considerando
16 (adattato)
(19)          
considerando che cComunque gli enti debbono conformarsi alle
disposizioni della presente direttiva per quanto riguarda la copertura del loro
rischio di cambio sulla loro attività totale; Ö . Õ che Si debbono esigere minori requisiti patrimoniali
relativamente alle posizioni in valute strettamente correlate, sia confermate
statisticamente, sia derivanti da intese interstatali vincolanti, segnatamente nella prospettiva della creazione dell'Unione
monetaria europea;.
ê 93/6/EC considerando
17 (adattato)
(20)          
considerando che lL'esistenza, in tutti gli
enti, di sistemi interni di osservazione e di controllo del rischio
tasso d'interesse, in tutte le loro attività Ö degli
enti Õ , è uno strumento di
particolare rilievo per minimizzare tale rischio;. che dDi conseguenza è necessario
Ö opportuno Õ che tali sistemi
siano soggetti alla supervisione Ö vigilanza Õ delle autorità
competenti;.
ê 93/6/CEE considerando
18 (adattato)
(21)          
considerando che la direttiva
92/121/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1992, relativa alla vigilanza ed al
controllo dei grandi fidi degli enti creditizi[11] Ö Poiché la
direttiva [2000/12/CE] Õ non è intesa a stabilire stabilisce norme comuni in merito
alla vigilanza Ö sorveglianza Õ e Ö al
controllo Õ dei grandi fidi
relativi ad attività soggette principalmente a rischi di mercato; Ö , è opportuno
provvedere a definire dette norme. Õ che la suddetta direttiva fa bensì riferimento ad un'altra
iniziativa della Comunità intesa all'adozione del richiesto coordinamento dei
metodi in quel settore;.
ê 93/6/CEE considerando
19 (adattato)
considerando che è
necessario adottare norme comuni per la vigilanza e il controllo dei grandi
fidi delle imprese di investimento;
ò nuovo)
(22)          
Il rischio operativo è un
rischio significativo al quale sono esposti gli enti e che deve quindi essere
coperto mediante fondi propri. È essenziale tenere conto della diversità degli
enti nell'UE offrendo soluzioni alternative.
ê 93/6/CEE considerando
da 20 a 22 (adattato)
considerando che per gli
enti creditizi esiste già la definizione di fondi propri nella direttiva
89/299/CEE del Consiglio, del 17 aprile 1989, concernente i fondi propri degli
enti creditizi[12];
considerando che la base
per una definizione dei fondi propri per gli enti dovrebbe essere detta
definizione;
considerando che non
mancano ragioni per giustificare che, ai fini della presente direttiva, la
definizione possa differire da quella della direttiva suddetta, in modo da
tener conto delle particolari caratteristiche delle attività svolte da detti
enti e che comportano principalmente rischi di mercato;
ê 93/6/CEE considerando
23 (adattato)
(23)          
considerando che la direttiva
92/30/CEE del Consiglio, del 6 aprile 1992, relativa alla vigilanza su base
consolidata degli enti creditizi, [13] Ö La direttiva
[2000/12/CE] Õ stabilisce il
principio del consolidamento, Ö ma Õ non Ö definisce Õ norme comuni in
merito al consolidamento di enti finanziari coinvolti in attività
principalmente soggette a rischi di mercato;. che la suddetta
direttiva fa riferimento ad un'altra iniziativa della Comunità volta
all'adozione di misure coordinate in quel settore;
ò nuovo
(24)          
Perché sia garantita una
adeguata solvibilità degli enti facenti parte di un gruppo è essenziale che i
requisiti patrimoniali minimi si applichino sulla base della situazione
finanziaria consolidata del gruppo. Per assicurare che i fondi propri siano
adeguatamente distribuiti all’interno del gruppo e disponibili per proteggere
gli investimenti là dove sono necessari, è opportuno che i requisiti
patrimoniali minimi si applichino ai singoli enti facenti parte del gruppo, a
meno che tale obiettivo possa essere efficacemente conseguito in altro modo.
ê 93/6/CEE considerando
24 (adattato)
(25)          
considerando che La direttiva 92/30/CEE Ö [2000/12/CE] Õ non si applica a
gruppi che contengono Ö comprendono Õ imprese
d'investimento ma nessun ente creditizio;. che tuttavia si è
ritenuto auspicabile costituire Occorre quindi definire un quadro comune
per l'introduzione della vigilanza su base consolidata delle imprese di
investimento;.
ò nuovo
(26)          
Occorre che gli enti
dispongano di un capitale interno che, rispetto ai rischi cui sono o potrebbero
essere esposti, sia adeguato sotto il profilo quantitativo, qualitativo e della
distribuzione. Di conseguenza, gli enti dovrebbero possedere strategie e
processi per valutare e mantenere l’adeguatezza del capitale interno.
(27)          
È opportuno che le
autorità competenti valutino l’adeguatezza dei fondi propri degli enti con
riferimento ai rischi ai quali questi sono esposti.
(28)          
Per l’efficiente
funzionamento del mercato interno è essenziale una convergenza sensibilmente
accentuata del recepimento e dell’applicazione delle disposizioni della
legislazione comunitaria armonizzata.
(29)          
Per lo stesso motivo e
per assicurare che gli enti comunitari che operano in più Stati membri non
debbano sopportare oneri sproporzionati a causa del fatto che le autorità dei
singoli Stati membri continuano ad essere competenti in materia di
autorizzazione e di vigilanza, è essenziale accrescere sensibilmente la
cooperazione tra autorità competenti. In questo contesto occorre rafforzare il
ruolo dell’autorità responsabile della vigilanza consolidata.
(30)          
Affinché il mercato
interno possa funzionare in modo sempre più efficiente ed i cittadini della
Comunità possano godere di adeguati livelli di trasparenza è necessario che le
autorità competenti rendano pubblico, in maniera da consentire un confronto
significativo, il modo in cui le disposizioni della presente direttiva vengono
applicate.
(31)          
Per rafforzare la
disciplina di mercato e incoraggiare gli enti a migliorare le loro strategie di
mercato, il controllo dei rischi e l’organizzazione gestionale interna, occorre
che essi siano tenuti ad un’opportuna informativa al pubblico.
ê 93/6/CEE considerando
25 (adattato)
ð nuovo
(32)          
considerando che
saltuariamente possono essere necessari adeguamenti tecnici delle norme
particolareggiate stabilite nella presente direttiva al fine di tener conto di
nuovi sviluppi nel settore dei servizi di investimento; che la Commissione
proporrà di conseguenza gli adeguamenti necessari; ðLe misure di esecuzione della presente
direttiva devono essere adottate conformemente alla decisione 1999/468/CE del
Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle
competenze di esecuzione conferite alla Commissione[14]. ï
ê 93/6/CEE considerando
26 (adattato)
considerando che
il Consiglio dovrebbe adottare, in una fase successiva, disposizioni volte ad
adeguare la presente direttiva al progresso tecnico, conformemente alla
decisione 87/373/CEE del Consiglio, del 13 luglio 1987, che stabilisce le
modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla
Commissione[15]; che nel frattempo il Consiglio stesso
effettua tali adeguamenti su proposta della Commissione;
ê 93/6/CEE considerando
27 (adattato)
considerando che è
opportuno prevedere un riesame della presente direttiva entro tre anni dalla
sua data di attuazione alla luce dell'esperienza, degli sviluppi sui mercati
finanziari e dei lavori nelle sedi di cooperazione internazionale fra autorità
competenti in materia di regolamentazione; che detto riesame deve inoltre
prevedere una revisione dell'elenco dei settori suscettibili un adeguamento
tecnico;
ê 93/6/CEE considerando
28
considerando che
la presente direttiva e la direttiva 93/22/CEE sono così intimamente correlate
che la loro entrata in vigore in date diverse potrebbe indurre una distorsione
di concorrenza,
ò nuovo
(33)          
Per evitare perturbazioni
dei mercati ed assicurare la continuità dei livelli generali dei fondi propri,
è opportuno prevedere specifiche disposizioni transitorie.
(34)          
La presente direttiva
rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti, segnatamente
nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, come principi
generali del diritto comunitario.
(35)          
L'obbligo di attuare la
presente direttiva nel diritto interno deve essere limitato alle disposizioni
che costituiscono modificazioni sostanziali delle direttive precedenti.
L'obbligo d'attuazione delle disposizioni rimaste immutate nella sostanza
discende dalle direttive precedenti.
(36)          
La presente direttiva
deve far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini d'attuazione
nel diritto interno delle direttive indicati nell'allegato VIII, parte B.
ê 93/6/CEE (adattato)
HA HANNO ADOTTATO LA PRESENTE
DIRETTIVA:
ÖCAPO I Õ
ÖOggetto, campo
d'applicazione e definizioni Õ
ÖSezione 1 Õ
ÖOggetto e campo
d’applicazione Õ
ê 93/6/CEE (adattato)
Articolo 1
1.         ÖLa presente direttiva
stabilisce i requisiti di adeguatezza patrimoniale che si applicano alle
imprese d’investimento e agli enti creditizi, le regole per calcolarli e le
regole per la loro vigilanza prudenziale. Õ Gli Stati membri
applicano le prescrizioni della presente direttiva alle imprese di investimento
e agli enti creditizi definiti all'articolo 2.
2.         Gli Stati membri hanno facoltà di
imporre prescrizioni supplementari o più rigorose alle imprese di investimento
e agli enti creditizi da essi autorizzati.
ò nuovo
Articolo 2
1.         Subordinatamente
agli articoli 18, 20, da 28 a 32, 34 e 39 della presente direttiva, gli
articoli da 68 a 73 della direttiva [2000/12/CE] si applicano mutatis
mutandis alle imprese d'investimento. 
Inoltre, gli articoli da
71 a 73 della direttiva [2000/12/CE] si applicano nelle seguenti situazioni: 
a)      l’impresa madre
di un’impresa d’investimento in uno Stato membro è un ente creditizio impresa
madre in uno Stato membro;
b)      l’impresa madre
di un ente creditizio in uno Stato membro è un’impresa d’investimento madre in
uno Stato membro.
Quando una società di
partecipazione finanziaria controlla sia un ente creditizio, sia un'impresa
d'investimento, i requisiti basati sulla situazione finanziaria consolidata
della società di partecipazione finanziaria si applicano all'ente creditizio.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafi 1 e 2 (adattato)
Articolo 7
Principi generali
1.         La copertura
patrimoniale prevista agli articoli 4 e 4 bis per gli enti che non sono né
imprese madri né imprese figlie si applica su base individuale.
2.         I
requisiti previsti agli articoli 4 e 5
–                        
per gli enti
che hanno come impresa figlia un ente creditizio ai sensi della direttiva
92/30/CEE, un'impresa di investimento o un altro ente finanziario o che
detengono una partecipazione in siffatte entità e
–                        
per gli enti la
cui impresa madre è una società di partecipazione finanziaria
si applicano su
base consolidata secondo i metodi fissati in detta direttiva e nei paragrafi da
7 a 14 del presente articolo.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafo 3 (adattato) 
è1 2004/xx/CE
articolo 1
ð nuovo
2.         Se un gruppo di cui al paragrafo 2
Ö 1 Õ non comprende enti
creditizi, la direttiva 92/30/CEE Ö [2000/12/CE] Õ si applica con i
seguenti adeguamenti:
–                        
società di
partecipazione finanziaria: un ente finanziario le cui imprese figlie sono,
esclusivamente o principalmente, imprese di investimento o altri enti
finanziari, quando almeno una di esse è un'impresa di investimento, e che non
sia una società di partecipazione finanziaria mista ai sensi della direttiva
2002/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002,
relativa alla vigilanza supplementare sugli enti creditizi, sulle imprese di
assicurazione e sulle imprese di investimento appartenenti ad un conglomerato
finanziario[16];
–                        
società di partecipazione
mista: un'impresa madre, diversa da una società di partecipazione finanziaria o
da un'impresa di investimento o da una società di partecipazione finanziaria
mista ai sensi della direttiva 2002/87/CE, tra le cui imprese figlie figura
almeno una impresa di investimento;
–                        
-         «autorità competenti»: le autorità nazionali preposte, in forza di
legge o regolamento, all'esercizio della vigilanza sulle imprese
d'investimento;
–                        
l'articolo 3, paragrafo 5,
secondo comma non è d'applicazione;
ða)   tutti i riferimenti a «enti creditizi»
sono considerati come riferimenti a «imprese d'investimento»; ï
b)      all'articolo Ö 125 Õ 4, paragrafi 1 e 2 e all'articolo Ö 140, paragrafo
2 Õ 7, paragrafo 5 della direttiva Ö [2000/12/CE] Õ 92/30/CEE, i riferimenti alla
Ö ad altri
articoli della Õ direttiva Ö [2000/12/CE] Õ 77/780/CEE sono sostituiti da
Ö considerati
come Õ riferimenti alla
direttiva Ö 2004/39/CE Õ 93/22/CEE;
c)      ai sensi Ö fini Õ dell'articolo 3, paragrafo 9 e dell'articolo 8, paragrafo 3 Ö 39, paragrafo
3 Õ della direttiva 92/30/CEE Ö [2000/12/CE] Õ viene fatto riferimento alla procedura di cui all'articolo 10
della presente direttiva i riferimenti al è1
Comitato bancario europeo ç sono considerati
come riferimenti al Consiglio e alla Commissione;
d)      Öin
deroga all'articolo 140, paragrafo 1 della direttiva [2000/12/CE], quando
un gruppo non comprende un ente creditizio, Õ la prima frase Ö dell’articolo
stesso Õ è sostituita dal
seguente testo: «Qualora un'impresa d'investimento, una società di
partecipazione finanziaria o una società di partecipazione mista controllino
una o più imprese figlie che siano imprese di assicurazione, le autorità
competenti e le autorità alle quali è demandata la pubblica funzione di
vigilanza sulle imprese di assicurazione cooperano strettamente.»
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafo 4
4. Le autorità competenti tenute a o incaricate di esercitare la
vigilanza su base consolidata di gruppi di cui al paragrafo 3 possono, in
attesa di un ulteriore coordinamento sulla vigilanza consolidata di tali gruppi
e laddove le circostanze lo giustifichino, derogare a tale obbligo a condizioni
che ciascuna impresa di investimento di tale gruppo:
i)            utilizzi la definizione di fondi propri contenuta nel
punto 9 dell'allegato V;
ii)           rispetti individualmente i requisiti di cui agli articoli
4 e 5;
iii)          elabori sistemi di verifica e controllo delle fonti di
capitale e di finanziamento di tutti gli altri enti finanziari all'interno del
gruppo.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafi 5 e 6 (adattato)
5. Le autorità
competenti esigono che le imprese di investimento che fanno parte di un gruppo
e beneficiano della deroga di cui al punto 4 notifichino loro i rischi,
compresi quelli connessi alla composizione e alle fonti di capitale e
finanziamento, che potrebbero ledere la situazione finanziaria di dette
imprese. Se le autorità competenti ritengono che la situazione finanziaria
delle suddette imprese non sia sufficientemente tutelata, prescrivono che
queste ultime adottino opportune misure, ivi comprese, se necessario,
limitazioni nei trasferimenti di capitale da tali imprese alle entità del
gruppo.
6. Qualora le autorità
competenti deroghino agli obblighi di vigilanza su base consolidata previsti al
paragrafo 4, esse adottano altre misure adeguate per il controllo dei rischi,
segnatamente i grandi fidi, in tutto il gruppo, incluse le imprese che non sono
localizzate in nessuno degli Stati membri.
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖSezione 2 Õ
DEFINIZIONI
ê 93/6/CEE articolo
2, primo comma (adattato)
Articolo 3
1.         Ai fini della presente direttiva si
applicano le Ö seguenti Õ definizioni in appresso:
1.a)   «Ente
creditizio»: Ö gli enti
creditizi secondo la definizione di cui all’articolo 4, paragrafo 1 della
direttiva [2000/12/CE]. Õ tutti gli enti rispondenti alla definizione dell'articolo 1,
primo trattino della prima direttiva, del 12 dicembre 1977, relativa al
coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
riguardanti l'accesso all'attività degli enti creditizi e il suo esercizio[17]
e soggetti alle prescrizioni della direttiva 89/647/CEE.
ê 2004/39/CE articolo
67, punto 2 (adattato)
ð nuovo
b)      «Impresa di investimento»: tutti gli
enti Ö definiti
all’articolo 4, paragrafo 1 Õ rispondenti alla definizione dell'articolo 1, secondo trattino
della direttiva Ö 2004/39/CE Õ del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai mercati
degli strumenti finanziari, soggetti agli obblighi derivanti da detta
direttiva, ad eccezione:
a) i)   degli enti creditizi precedentemente definiti,
b) ii)  delle imprese locali definite in appresso al punto 20) Ö alla lettera p)
del paragrafo 1 del presente articolo; Õ e 
c) iii) delle imprese che si
limitano ð sono autorizzate unicamente a prestare
servizi di consulenza in materia di investimenti e/o ï a ricevere e trasmettere ordini di investitori senza detenere
fondi e/o titoli appartenenti ai loro clienti e che, per questo motivo, non
possono mai trovarsi in situazione di debito con i loro clienti.
ê 93/6/CEE articolo
2, punti 3 e 4 (adattato)
3. c)  «Ente»:
gli enti creditizi e le imprese di investimento.
4. d)  «Impresa di investimento
riconosciuta di un paese terzo»: Ö le imprese che
soddisfano i seguenti requisiti: Õ
Öi)  sono imprese Õ che, qualora fossero
stabilite nella Comunità, rientrerebbero nella definizione di «impresa di
investimento» di cui al punto 2),
Öii) sono imprese Õ che siano autorizzate in un paese terzo e
Öiii)   sono
imprese Õ che siano soggette e rispondenti a norme prudenziali
giudicate dalle autorità competenti di livello almeno equivalente a quelle
prescritte nella presente direttiva.
ê 93/6/CEE (adattato)
ð nuovo
5. e)  «Strumentio
finanziario»: gli strumenti
definiti nella sezione B dell'allegato della direttiva 93/22/CEEð qualsiasi contratto che dia origine,
per una parte, ad un’attività finanziaria e, per un’altra, ad una passività
finanziaria o ad uno strumento di capitale ï .
ê 93/6/CEE articolo
2, punti 6 e 7 (nuovo)
6.           «Portafoglio di negoziazione» («trading book») di un
ente: il portafoglio che comprende:
a)      le posizioni detenute in proprietà da tale ente in strumenti
finanziari, merci e strumenti derivati su merci destinati a successiva vendita
e/o acquisiti dall'ente al fine di beneficiare a breve termine di differenze
effettive e/o previste tra i prezzi di acquisto e di vendita o di altre
variazioni di prezzo o di interesse, nonché posizioni in strumenti finanziari,
merci e strumenti derivati su merci derivanti da operazioni di «matched
principal broking», oppure posizioni destinate a coprire il rischio inerente ad
altri elementi del portafoglio;
b)      le esposizioni dovute a transazioni non liquidate, consegne
differite e titoli derivati negoziati fuori borsa, di cui ai punti 1, 2, 3 e 5
dell'allegato II, le esposizioni dovute a operazioni di vendita con patto di
riacquisto e concessione di titoli e di merci in prestito, basati su titoli o
su merci compresi nel portafoglio di negoziazione di cui alla lettera a)
contemplati nel punto 4 dell'allegato II e, previa approvazione delle autorità
competenti, le esposizioni dovute ad operazioni di vendita con patto di
riacquisto e ad assunzione di titoli e di merci in prestito, contemplati nello
stesso punto, che soddisfano le condizioni previste ai successivi punti i),
ii), iii e v) oppure le condizioni previste ai successivi punti iv) e v):
i)       le esposizioni sono valutate quotidianamente rispetto ai
prezzi di mercato secondo le procedure previste all'allegato II;
ii)      la garanzia è adattata per tener conto di variazioni
sostanziali del valore dei titoli o delle merci oggetto del contratto o della
transazione in questione, secondo norme approvate dalle autorità competenti;
iii)     il contratto o la transazione prevede la compensazione
autonomica e immediata dei crediti dell'ente con i crediti della controparte in
caso di inadempienza di quest'ultima;
iv)     il contratto o la transazione in questione sono conclusi a
livello di operatori del settore;
v)      siffatti contratti e transazioni sono circoscritti agli usi
appropriati e comunemente accettati dagli stessi, con esclusione quindi delle
transazioni artificiali, in particolare diverse da quelle a breve termine e
c)      Le esposizioni in forma di diritti, commissioni, interessi,
dividendi e depositi di garanzia su titoli derivati negoziati in borsa
direttamente connesse con le voci incluse nel portafoglio di cui al punto 6
dell'allegato II.
              L'inclusione di voci particolari nel portafoglio di
negoziazione o l'esclusione dallo stesso deve rispettare procedure oggettive,
compresi all'occorrenza i criteri di contabilità dell'ente interessato; le
procedure in questione e la loro applicazione uniforme sono soggette all'esame
delle autorità competenti.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 7 (adattato)
7.           «Impresa
madre», «impresa figlia» e «ente finanziario»: questi termini sono definiti
conformemente all'articolo 1 della direttiva 92/30/CEE;
ê 93/6/CEE
articolo 2, punto 8 (adattato)
8.           «Società di
partecipazione finanziaria»: un ente finanziario le cui imprese figlie siano
esclusivamente o principalmente enti creditizi, imprese di investimento o altri
enti finanziari e di cui almeno una di tali imprese figlie sia un ente
creditizio o un'impresa di investimento.
ò nuovo
f)       «impresa
d’investimento madre in uno Stato membro»: un’impresa d’investimento che ha
come impresa figlia un ente o un altro ente finanziario o che detiene una
partecipazione in siffatte entità e che non è essa stessa un’impresa figlia di
un altro ente autorizzato nel medesimo Stato membro, o di una società di
partecipazione finanziaria costituita nel medesimo Stato membro, e nella quale
nessun altro ente autorizzato nel medesimo Stato membro detiene una
partecipazione;
g)      «impresa
d’investimento madre nell’UE»: un’impresa di investimento madre in uno Stato
membro che non è un’impresa figlia di un altro ente autorizzato in uno Stato
membro o di una società di partecipazione finanziaria costituita in uno Stato
membro, e nella quale nessun altro ente autorizzato in uno Stato membro detiene
una partecipazione;
ê 93/6/CEE
articolo 2, punto 9 (adattato)
9.           «Ponderazione
dei rischi»: i livelli di rischio di credito applicabili alle pertinenti
controparti ai sensi della direttiva 89/647/CEE. Tuttavia per attività in forma
di crediti e altre esposizioni nei confronti di imprese di investimento o di
imprese di investimento riconosciute di paesi terzi nonché esposizioni nei
confronti di stanze di compensazione e borse riconosciute, si applica la stessa
ponderazione attribuita qualora la pertinente controparte sia un ente
creditizio.
ê 98/33/EC articolo
3 punto 1 (adattato)
10h)  «Strumenti
derivati negoziati fuori borsa (OTC)»: le voci fuori
bilancio Ö comprese
nell’elenco all'allegato IV della direttiva [2000/12/CE] diverse dalle voci per
le quali il valore di esposizione viene considerato pari a zero ai sensi del
punto 2 dell’allegato III di detta direttiva; Õ alle quali a
norma dell'articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 89/647/CEE si applicano i
metodi di cui all'allegato II della predetta direttiva.
ê 93/6/CEE (adattato)
11.i)  «Mercato
regolamentato»: un mercato corrispondente alla definizione di cui
all'articolo 1, punto 13 della direttiva 93/22/CEE; Ösecondo la
definizione di cui all’articolo 4, punto 14 della direttiva 2004/39/CE Õ;
ê 93/6/CEE (adattato)
12.         «Voci
qualificate»: le posizioni long e short in attività di cui all'articolo 6,
paragrafo 1, lettera b) della direttiva 89/647/CEE e in titoli di debito emessi
da imprese di investimento o da imprese di investimento riconosciute di paesi
terzi. i titoli devono essere quotati almeno su
un mercato regolamentato di uno Stato membro, o in una borsa di un paese terzo
se quest'ultima è riconosciuta dalle autorità competenti dello Stato membro in
questione e devono, secondo l'ente interessato,
presentare un sufficiente livello di liquidità nonché, in considerazione della
solvibilità dell'emittente, un rischio di oscillazione del prezzo analogo o
inferiore a quello delle voci dell'attivo di cui all'articolo 6, paragrafo 1,
lettera b) della direttiva 89/647/CEE. Le modalità con
cui tali valori mobiliari vengono valutati sono soggette alla vigilanza delle
autorità competenti, che rifiutano la valutazione dell'ente qualora ritengano
che i titoli in questione presentino un rischio di oscillazione del prezzo
troppo elevato per poter essere definiti voci qualificate.
              Tuttavia, in
deroga a quanto disposto al precedente capoverso, e in attesa di ulteriore
coordinamento, le autorità competenti hanno il potere discrezionale di
riconoscere come voci qualificate i valori mobiliari che presentino un sufficiente
livello di liquidità e che, in considerazione della solvibilità dell'emittente,
presentino un rischio di oscillazione del prezzo analogo o inferiore a quello
delle voci dell'attivo di cui all'articolo 6, paragrafo 1 lettera b) della
direttiva 89/647/CEE. Il rischio di oscillazione del prezzo connesso con tali
valori mobiliari deve essere stato valutato a siffatto livello da almeno due
agenzie per la valutazione dei crediti riconosciute dalle autorità competenti,
ovvero da una sola di dette agenzie, purché i valori mobiliari in questione non
vengano valutati al di sotto di tale livello da un'altra agenzia riconosciuta
dalle dette autorità.
              Tuttavia le
autorità competenti possono prevedere una deroga alla condizione di cui al
precedente capoverso qualora non la giudichino appropriata in considerazione,
ad esempio, delle caratteristiche del mercato o dell'emittente o dell'emissione
oppure di una combinazione delle stesse.
              Inoltre le
autorità competenti impongono agli enti di applicare la ponderazione massima di
cui all'allegato I, punto 14, tabella 1, ai valori mobiliari che presentino un
particolare rischio a motivo dell'insufficiente solvibilità dell'emittente e/o
dell'insufficiente liquidità.
              Le autorità
competenti di ciascuno Stato membro informano regolarmente il Consiglio e la
Commissione in merito ai metodi applicati per valutare le voci qualificate, in
particolare per quanto riguarda i metodi utilizzati per valutare il grado di
liquidità dei titoli e la solvibilità dell'emittente.
13.         «Voci connesse
con le amministrazioni centrali»: le posizioni long e short in attività di cui
all'articolo 6, paragrafo 1, lettera a) della direttiva 89/647/CEE e quelle per
le quali l'articolo 7 della direttiva 89/647/CEE prevede una ponderazione dello
0 %.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 14 (adattato)
14.j)  «Titolo
convertibile»: un valore mobiliare che a scelta del detentore può essere
convertito in un altro valore mobiliare, di regola il
titolo di capitale dell'emittente.
ê 98/31/EC articolo
1, punto 1, lettera b) (adattato)
15.k) «Warrant»:
un titolo che attribuisce al detentore il diritto di acquistare un titolo o una
merce sottostante ad un prezzo convenuto fino alla data o alla data di scadenza
del warrant stesso Ö e che Õ può essere liquidato
mediante consegna dei titoli o della merce sottostanti o in contanti.
16. l) «Finanziamento
delle scorte»: la posizione che risulta quando una scorta di merce è venduta a
termine ed il costo del finanziamento è bloccato fino alla data di consegna.
ê 98/31/EC articolo
1, punto 1, lettera c) (adattato) 
17.m)   «Operazione
di vendita con patto di riacquisto»: la transazione
Ö l’operazione Õ con la quale un ente
o la sua controparte trasferisce valori mobiliari o merci o diritti garantiti
relativi alla proprietà di valori mobiliari o merci, laddove la garanzia sia
emessa da una borsa valori riconosciuta che detenga i diritti sui valori
mobiliari o sulle merci e il contratto non consenta all'ente di trasferire o
costituire in pegno Ö garanzia Õ un particolare
titolo o merce contemporaneamente presso più controparti, con l'obbligo di
riacquistarli - (o
di riacquistare titoli o merci della stessa specie) -ad
un determinato prezzo e ad una data stabilita o da stabilire da parte di chi
effettua il trasferimento; essa costituisce un'operazione di vendita con patto
di riacquisto per l'ente che trasferisce i titoli o le merci e per chi li
riceve.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 17, secondo comma
              Un'operazione di vendita con patto di riacquisto è
considerata transazione a livello di operatori del settore se la controparte è
soggetta ad un coordinamento prudenziale in ambito comunitario o è un ente creditizio
della zona A ai sensi della direttiva 89/647/CEE o un'impresa di investimento
riconosciuta di un paese terzo o se la transazione è conclusa con una stanza di
compensazione o una borsa riconosciuta.
ê 98/31/EC articolo
1, punto 1, lettera d)
18.n) «Concessione
e assunzione di titoli o merci in prestito»: la transazione con la quale un
ente o la sua controparte trasferisce titoli o merci contro adeguata garanzia
con l'impegno per chi riceve il prestito di restituire titoli o merci equivalenti
ad una data da stabilirsi o quando richiesto dal concedente il prestito,
costituisce una concessione di titoli o merci in prestito per l'ente che
trasferisce i titoli o le merci e un'assunzione di titoli o merci in prestito
per l'ente a cui tali titoli o merci sono trasferiti.
ê 98/31/EC articolo
1 punto 1, lettera d)
              Un'assunzione di titoli o merci in prestito è
considerata contratto a livello di operatori del settore se la controparte è
soggetta ad un coordinamento prudenziale in un ambito comunitario o è un ente
creditizio della zona A a norma della direttiva 89/647/CEE o un'impresa
d'investimento riconosciuta di un paese terzo e/o se il contratto è concluso
con una stanza di compensazione o una borsa riconosciuta.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 19 (adattato)
19.o) «Membro
della stanza di compensazione»: il membro di una borsa e/o di una stanza di
compensazione, che abbia un rapporto contrattuale diretto con la controparte
centrale (garante del mercato). Le transazioni di quanti
non sono membri della stanza di compensazione devono essere effettuate tramite
un membro della stessa.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 20 (adattato) 
ð nuovo
20.p) «Impresa
locale»: un'impresa che operi in una borsa dei contratti
«financial futures» o a premio unicamente
per conto proprio ð sui mercati dei financial futures
o dei contratti a premio o di altri strumenti derivati e sui mercati a pronti
al solo scopo di coprire posizioni sui mercati degli strumenti derivati o che
operi ï per conto di altri membri della stessa
borsa ð dei medesimi mercati ï o stabilisca prezzi per questi ultimi, e che goda della garanzia di un ð a condizione che l'esecuzione dei
contratti sia garantita dai ï membrio della stanza di compensazione ð dei mercati medesimi ï della stessa borsa.e
i contratti in questione vanno computati nella determinazione della copertura
patrimoniale complessiva del membro della stanza di compensazione, supponendo
che le posizioni dell'impresa locale siano del tutto distinte da quelle del
suddetto membro.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 21 (adattato)
21.q) «Coefficiente
delta»: il rapporto fra la variazione prevista del prezzo di un contratto a
premio e una piccola variazione di prezzo del titolo
Ö dello strumento Õ sottostante.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 22 (adattato)
22.         «Posizione long» ai fini dell'allegato I, punto 4: la
posizione in cui l'ente ha fissato il tasso d'interesse che riceverà ad una
data futura, e «posizione short»: la posizione in cui l'ente ha fissato il
tasso di interesse che pagherà ad una data futura.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 23 (adattato)
23. r) «Fondi
propri»: i fondi propri ai sensi della direttiva 89/299/CEE
Ö [2000/12/CE] Õ .Tale definizione è tuttavia modificabile quando ricorrano le
circostanze di cui all'allegato V.
ê 93/6/EC articolo
2, punti 24 e 25 (adattato)
24.       «Capitale
iniziale»: gli elementi 1) e 2) dell'articolo 2, paragrafo 1 della direttiva
89/299/CEE.
25        «Fondi propri
originari»: gli elementi 1), 2) e 3) meno 9), 10) e 11) di cui all'articolo 2,
paragrafo 1 della direttiva 89/299/CEE.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 26
26.s)  «Capitale»:
i fondi propri.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 27 (adattato)
27.     «Duration
modificata»: la duration calcolata secondo la formula riportata al punto 26
dell'allegato I.
ò nuovo
Ai fini dell’esercizio
della vigilanza su base consolidata, il termine impresa d’investimento include
le imprese d’investimento riconosciute di paesi terzi.
Ai fini della lettera e)
del primo comma, gli strumenti finanziari includono sia gli strumenti
finanziari primari o strumenti a pronti, sia gli strumenti finanziari derivati
il cui valore è derivato dal prezzo di uno strumento finanziario sottostante o
da un tasso o da un indice o dal prezzo di un altro elemento sottostante e
includono come minimo gli strumenti indicati nella sezione C dell’allegato I
della direttiva 2004/39/CE.
ê 93/6/CEE articolo
2, punti 7 e 8 (adattato) 
2.         «Impresa madre», «impresa figlia» Ö «società di
gestione patrimoniale» Õ e «ente
finanziario»: questi termini sono Ö includono le
imprese Õ definitei Ö come tali
nell’articolo 4 della direttiva [2000/12/CE]. Õ conformemente all'articolo 1 della direttiva 92/30/CEE;
ÖI termini Õ «società di
partecipazione finanziaria», Ö «società di
partecipazione finanziaria madre in uno Stato membro», «società di
partecipazione finanziaria madre nell’UE» e «impresa di servizi
ausiliari» Õ : un ente finanziario le cui imprese figlie sono,
esclusivamente o principalmente, imprese di investimento o altri enti
finanziari, quando almeno una di esse è un'impresa di investimento Ö includono le imprese
definite come tali nell’articolo 4 della direttiva [2000/12/CE], fermo restando
che qualsiasi riferimento agli enti creditizi va interpretato come un
riferimento agli enti. Õ 
ò nuovo
3.         Ai fini
dell’applicazione della direttiva [2000/12/CE] ai gruppi di cui all’articolo 2,
paragrafo 1 che non comprendono un ente creditizio si applicano le seguenti
definizioni:
ê 2002/87/CE articolo
26 (adattato)
1.a)   «società
di partecipazione finanziaria»: un ente finanziario le cui imprese figlie sono,
esclusivamente o principalmente, imprese di investimento o altri enti
finanziari, quando almeno una di esse è un'impresa di investimento, e che non
sia una società di partecipazione finanziaria mista ai sensi della direttiva
2002/87/CE[18]
del Parlamento europeo e del Consiglio.
2. b)  «società
di partecipazione mista»: un'impresa madre, diversa da una società di
partecipazione finanziaria o da un'impresa di investimento o da una società di
partecipazione finanziaria mista ai sensi della direttiva 2002/87/CE, tra le
cui imprese figlie figura almeno una impresa di investimento;
3. c)  «autorità
competenti»: le autorità nazionali preposte, in forza di legge o regolamento,
all'esercizio della vigilanza sulle imprese d'investimento;
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖCAPO II Õ
CAPITALE INIZIALE
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 24 (adattato)
Articolo 4
1. «Capitale iniziale»: gli elementi 1) e 2) Ö di cui alle
lettere a) e b) Õ dell'articolo 2, paragrafo 1 Ö 57 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö[2000/12/CE]Õ.
ê 93/6/CEE articolo
3, paragrafi 1 e 2 (adattato) 
Articolo 5
1.         È richiesto un capitale iniziale di
125 000 ECU Ö EUR Õ per le imprese di
investimento che Ö non trattino
strumenti finanziari per conto proprio e non si impegnino irrevocabilmente
all'acquisto di strumenti finanziari ma Õ che detengono denaro
e/o valori mobiliari dei clienti e che offrono uno o più dei seguenti servizi:
a)      la raccolta e la trasmissione degli ordini degli investitori su
strumenti finanziari,
b)      l'esecuzione degli ordini degli investitori su strumenti
finanziari,
c)      la gestione di portafogli individuali d'investimento in strumenti
finanziari.
purché non trattino
strumenti finanziari per conto proprio e non si impegnino irrevocabilmente
all'acquisto di strumenti finanziari.
La detenzione di posizioni
fuori portafoglio di negoziazione in strumenti finanziari a scopo di
investimento di fondi propri non è considerata attività di negoziazione ai
sensi del primo comma o nel contesto del paragrafo 2.
2.         Le autorità competenti possono tuttavia
autorizzare imprese d'investimento che eseguono ordini degli investitori su
strumenti finanziari a detenere detti strumenti in proprio a condizione che:
a)      siffatte posizioni derivino esclusivamente dall'impossibilità
dell'impresa di garantire la copertura esatta dell'ordine ricevuto,
b)      il valore totale di mercato di tali posizioni non superi il 15 %
del capitale iniziale dell'impresa,
c)      l'impresa soddisfi i requisiti di cui agli articoli 18, 20 e 28, e
d)      siffatte posizioni siano occasionali e provvisorie nonché
rigorosamente limitate al tempo necessario per effettuare l'operazione in
questione.
La detenzione di posizioni fuori portafoglio di
negoziazione in strumenti finanziari a scopo di investimento di fondi propri
non è considerata attività di negoziazione ai sensi del primo comma o nel
contesto del paragrafo 3.
3.2       Gli
Stati membri hanno facoltà di ridurre l'importo di cui al paragrafo 1 a
50 000 ECU Ö EUR Õ qualora l'impresa
non sia autorizzata a detenere denaro o valori mobiliari della clientela, né a
trattare per conto proprio, né ad impegnarsi irrevocabilmente all'acquisto di
titoli.
ê 93/6/CEE articolo
3, paragrafo 3 (adattato)
3. Il capitale iniziale
delle altre imprese di investimento è pari a 730 000 ECU.
ê 2004/39/CE articolo
67, punto 2 (adattato)
Articolo 6
4. Il capitale iniziale delle imprese di cui
all'articolo 2, punto 2), secondo e terzo trattino Ö locali Õ è pari a 50 000 EUR
se si tratta di imprese che beneficiano della libertà di stabilimento e/o
prestano servizi ai sensi degli articoli 31 e/o 32 della direttiva 2004/39/CEE
.
ê 2004/39/CE articolo
67, punto 3 (adattato)
Articolo 7
In attesa della
revisione della direttiva 93/6/CEE, Le imprese di
cui all'articolo 2, punto 2, Ö 3, punto
1 Õ , lettera c) Ö b), iii) Õ della stessa:
a)           hanno un capitale iniziale di
50 000 EUR o
b)           hanno un'assicurazione della
responsabilità civile professionale estesa all'intero territorio comunitario o
una garanzia comparabile contro la responsabilità derivante da negligenza
professionale, che assicuri una copertura di almeno 1 000 000 EUR per
ciascuna richiesta di indennizzo e di 1 500 000 EUR all'anno per
l'importo totale delle richieste di indennizzo o
c)           dispongono di una combinazione di
capitale iniziale e di assicurazione della responsabilità civile professionale
in una forma che comporti un livello di copertura equivalente a quella di cui
alla lettera a) o alla lettera b).
Gli importi di cui al presente paragrafo sono
periodicamente soggetti a revisione ad opera della Commissione per tenere conto
delle variazioni dell'indice europeo dei prezzi al consumo pubblicato da
Eurostat in linea e contemporaneamente con gli aggiustamenti effettuati a norma
dell'articolo 4, paragrafo 7 della direttiva 2002/92/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio[19]
(*).
ÖArticolo 8 Õ
Quando un'impresa di investimento di cui
all'articolo 2, punto 2, lettera c) Ö 3, punto 1),
lettera b) iii) Õ è registrata anche a titolo Ö ai sensi Õ della direttiva
2002/92/CE, essa deve soddisfare i requisiti di cui all'articolo 4, paragrafo 3
di tale direttiva e deve inoltre:
a)           avere un capitale iniziale di
25 000 EUR;
b)           sottoscrivere un'assicurazione della
responsabilità civile professionale estesa all'intero territorio comunitario o
una garanzia comparabile contro la responsabilità derivante da negligenza
professionale, che assicuri una copertura di almeno 500 000 EUR per
ciascuna richiesta di indennizzo e di 750 000 EUR all'anno per l'importo
totale delle richieste di indennizzo;
c)           disporre di una combinazione di
capitale iniziale e di assicurazione della responsabilità civile professionale
in una forma che comporti un livello di copertura equivalente a quella di cui
alla lettera a) o alla lettera b).
ê 93/6/CEE articolo
3, paragrafo 3 (adattato)
Articolo 9
Il capitale iniziale delle altre imprese di
investimento è pari a 730 000 ECU Ö EUR Õ .
ê 93/6/CEE articolo
3, paragrafi da 5 a 8 (adattato)
Articolo 10
1.         Ö In deroga
all’articolo 5, paragrafi 1 e 3, e agli articoli 6 e 9, Õ Fatti salvi i paragrafi da 1 a 4 gli Stati membri
possono confermare l'autorizzazione delle imprese di investimento e delle
imprese di cui al paragrafo 4 Ö all’articolo
6 Õ esistenti prima dell'attuazione della presente direttiva Ö del 31 dicembre
1995 Õ i cui fondi propri
siano inferiori ai livelli di capitale iniziale per esse indicati nei paragrafi da 1 a 4 Ö all’articolo 5,
paragrafi 1 e 3, e agli articoli 6 e 9 Õ .
I fondi propri di tali imprese non devono
scendere al di sotto del livello di riferimento più elevato calcolato dopo la
data di notifica della presente direttiva Ö 93/6/CEE Õ . Il livello di
riferimento è il livello medio giornaliero dei fondi propri calcolato sul
semestre precedente la data del calcolo; il livello di riferimento sarà
calcolato su detto periodo con frequenza semestrale.
2.         Qualora il controllo di un'impresa
di investimento contemplata dal paragrafo 5 Ö 1 Õ sia assunto da una
persona fisica o giuridica diversa da quella che lo esercitava anteriormente, i
fondi propri dell'impresa devono raggiungere almeno il livello indicato ai paragrafi da 1 a 4 Ö all’articolo 5,
paragrafi 1 e 3, e agli articoli 6 e 9 Õ , tranne nei casi seguenti:          Ö in caso
di Õ primo trasferimento
per successione dopo l'entrata in vigore della presente
direttiva Ö il 31 dicembre
1995 Õ , previa
approvazione delle autorità competenti, e per un periodo massimo di 10 anni a
decorrere dalla data del trasferimento.;
ii)           cambiamento
di un socio in una partnership, purché almeno uno dei soci della stessa alla
data di attuazione della presente direttiva continui a farne parte, e per un
periodo massimo di 10 anni a decorrere dalla data d'entrata in vigore della
presente direttiva.
3.         Tuttavia,
In presenza di determinate circostanze particolari e con il consenso delle
autorità competenti, in caso di fusione di due o più imprese di investimento
e/o imprese di cui al paragrafo 4 all’articolo 6,
non è necessario che i fondi propri dell'impresa risultante dalla fusione
raggiungano il relativo livello indicato nei paragrafi da
1 a 4 Ö all’articolo 5,
paragrafi 1 e 3, e agli articoli 6 e 9 Õ . Per il periodo in
cui il livello previsto dai paragrafi da 1 a 4 Ö all’articolo 5,
paragrafi 1 e 3, e agli articoli 6 e 9 Õ non è ancora stato
raggiunto, fondi propri della nuova impresa non possono però scendere al di
sotto dell'importo complessivo dei fondi propri delle imprese fuse alla data
della fusione.
4.         I fondi propri delle imprese di
investimento e delle imprese di cui al paragrafo 4
Ö all’articolo
6 Õ non possono scendere
al di sotto del livello previsto ai paragrafi da 1 a 5 e
7 all’articolo 5, paragrafi 1 e 3, all’articolo 6, all’articolo 9 e
all’articolo 10, paragrafi 1 e 3.
Tuttavia, se ciò si verificasse, le autorità
competenti hanno facoltà di concedere a tali imprese, laddove le circostanze lo
giustifichino, un periodo limitato per rettificare la loro situazione o cessare
la loro attività.
ò nuovo
CAPO III
PORTAFOGLIO DI
NEGOZIAZIONE
Articolo 11
1.         Il
portafoglio di negoziazione di un ente consiste nell’insieme delle posizioni in
strumenti finanziari e su merci, detenute per la negoziazione o la copertura
del rischio inerente ad altri elementi dello stesso portafoglio, strumenti che
devono essere esenti da ogni clausola che ne limiti la negoziabilità o, in
alternativa, poter essere coperti integralmente.
2.         Le
posizioni detenute a fini di negoziazione sono quelle intenzionalmente
destinate a una successiva vendita a breve termine e/o assunte allo scopo di
beneficiare a breve termine di differenze effettive o attese di prezzo tra
prezzi di acquisto e di vendita, o di altre variazioni di prezzo o di tasso
d’interesse. Per posizioni si intendono le posizioni in proprio (proprietary
positions) e le posizioni derivanti da servizi alla clientela (client
servicing) o di supporto agli scambi (market making).
3.         La
destinazione alla negoziazione è dimostrata facendo riferimento alle strategie,
alle politiche e alle procedure stabilite dall’ente per gestire la posizione o
il portafoglio conformemente all’allegato VII, parte A.
4.         Gli enti
istituiscono e mantengono sistemi e controlli per la gestione del loro portafoglio
di negoziazione conformemente all’allegato VII, parte B.
5.         Le
coperture interne possono essere incluse nel portafoglio di negoziazione; in
tal caso si applica l'allegato VII, parte C.
ò nuovo
CAPO IV
FONDI PROPRI
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 25 (adattato)
Articolo 12
Per «fondi propri originari
Ö di base Õ »: gli Ö si intende la
somma degli Õ elementi 1), 2) e 4) di cui alle lettere a), b) e c) meno 9), 10) e 11) Ö la somma degli
elementi di cui alle lettere i), j) e k) Õ all'articolo 2, paragrafo 1 Ö dell’articolo
57 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ.
ò nuovo
La Commissione
presenta al Parlamento europeo e al Consiglio, entro il 1° gennaio 2009,
un’opportuna proposta di modifica del presente capo.
ê 93/6/CEE allegato
V, punto 1, primo e secondo comma (adattato)
ð nuovo
Articolo 13
1.         ðFatti salvi i paragrafi da 2 a 5 del presente
articolo e gli articoli da 14 a 17 ï, i fondi propri delle imprese di investimento e degli enti creditizi
sono definiti determinati in conformità della
direttiva 89/299/CEE del Consiglio Ö [2000/12/CE] Õ.
Il primo comma si applica, inoltre, alle imprese
d'investimento che non hanno una delle forme giuridiche di cui all'articolo 1,
paragrafo 1 della quarta direttiva del Consiglio 78/660/CEE.
ê 93/6/CEE allegato
V, punti 1, secondo comma e da 2 a 5 (adattato)
è1 98/31/EC
articolo 1, punto 7 e allegato, punto 4, lettere a) e b)
ð nuovo
2.         è1
In deroga al punto Ö paragrafo Õ 1, le autorità
competenti possono consentire agli enti tenuti a soddisfare i requisiti
patrimoniali Ö di cui
all’articolo 21 e agli articoli da 28 a 32 Õ e agli allegati I , II, III, IV, VI, VII e VIII Ö e da III a
VI Õ di usare una definizione Ö determinare i
fondi propri, per questi soli fini, secondo una modalità Õ alternativa unicamente nell'ambito di detti requisiti. ç Nessuna parte
dei fondi propri  Ö utilizzati a
tal fine Õ  così costituiti può essere utilizzata
contemporaneamente per soddisfare altri requisiti patrimoniali.
La Ö modalità di
determinazione Õ definizione alternativa comprende
Ö consiste nel
sommare Õ gli elementi di cui
alle lettere Ö da Õ a), b) e Ö a Õ c) meno Ö e
detrarre Õ l'elemento di cui
alla lettera d); la detrazione di tale elemento è lasciata alla discrezione
delle autorità competenti.
a)      i fondi propri quali sono definiti nella
direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ, ad esclusione, dei punti 12) e 13) Ö delle lettere
da l) a p) Õ dell'articolo 2, paragrafo 1 Ö 57 Õ di detta direttiva
per le imprese di investimento tenute a detrarre dal totale degli elementi di
cui alle lettere a), b) e c) l'elemento di cui alla lettera d);
b)      gli utili netti del portafoglio di
negoziazione dell'ente, al netto di prevedibili oneri o dividendi meno le
perdite nette sulle loro altre attività, sempreché nessuno di tali importi sia
già stato incluso nell'elemento di cui alla
lettera a) Ö del presente
paragrafo in quanto compreso fra gli elementi di cui alle lettere b) Õ o k) a norma dell'articolo 2, paragrafo
1, elementi 2) o 11) Ö 57 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ ;
c)      i prestiti postergati e/o gli elementi di
cui al punto Ö paragrafo Õ 5, fatte salve le
condizioni di cui ai punti da 3 a 7 Ö paragrafi 3 e 4
e all’articolo 14 Õ ;
d)      le attività non liquide quali definite al punto 8 Ö specificate
all’articolo 15 Õ.
3.         I prestiti postergati di cui al punto
2, lettera c) hanno una durata iniziale di almeno due anni. Essi sono
interamente versati e nel contratto di prestito non è prevista alcuna clausola
che ne disponga, in presenza di particolari circostanze diverse dalla
liquidazione dell'ente, il rimborso prima della scadenza convenuta, tranne
qualora le autorità competenti vi acconsentano. Né il capitale né gli interessi
del prestito postergato possono essere rimborsati se il rimborso riduce i fondi
propri dell'ente in questione ad un livello inferiore al 100 % della copertura
complessiva dell'ente Ö stesso Õ .
Inoltre, l'ente notifica alle autorità competenti
qualsiasi rimborso del prestito postergato non appena i suoi fondi propri
scendono ad un livello inferiore al 120 % della copertura Ö patrimoniale Õ complessiva ad esso
richiesta.
4.         I prestiti postergati di cui al
punto 2, lettera c), non possono superare il limite massimo del 150 % dei fondi
propri originari Ö di base Õ destinati a
soddisfare Ö i requisiti di
cui all’articolo 21 e agli articoli da 28 a 32 nonché agli Õ gli obblighi di cui agli allegati I,
II, III, IV, VI, VII e VIII Ö da I a VI Õ e possono avvicinarsi
a questo limite massimo soltanto in particolari circostanze considerate
accettabili dalle autorità competenti.
5.         Le autorità competenti possono
permettere agli enti di sostituire i prestiti postergati di cui ai punti 3 e 4 al punto 2), lettera c) con gli elementi 3), 5), 6), 7) e 8) del paragrafo 1 di cui alle lettere
da d) ad h) dell'articolo 2 Ö 57 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ .
ê 98/31/CE allegato,
punto 4, lettera c) (adattato)
Articolo 14
1.         Le autorità competenti possono
permettere alle imprese d'investimento di superare il limite massimo per i
prestiti postergati di cui al punto Ö all’articolo
13, paragrafo Õ 4 qualora ritengano
che ciò sia compatibile con norme prudenziali e a condizione che il totale di
tali prestiti postergati e degli elementi di cui al punto
Ö all’articolo
13, paragrafo Õ 5 non superi il 200
% dei fondi propri originari Ö di base Õ destinati a
soddisfare gli obblighi Ö i
requisiti Õ di cui Ö all’articolo
21, agli articoli da 28 a 32 nonché all’allegato I Õ e agli allegati I, II, III, IV, VI, VII e VIII Ö da III a
VI Õ oppure il 250 % di
detto importo, laddove le imprese d'investimento detraggano l'elemento di cui al punto Ö all’articolo
13, paragrafo Õ 2, lettera d), nel
computo dei fondi propri.
2.         Le autorità competenti possono
permettere agli enti creditizi di superare il limite massimo per i prestiti
postergati di cui al punto Ö all’articolo
13, paragrafo Õ 4 qualora ritengano
che ciò sia compatibile con norme prudenziali e a condizione che il totale di
tali prestiti postergati e degli elementi di cui al punto
5 Ö alle lettere da
d) ad h) della direttiva [2000/12/EC] Õ non superi il 250 %
dei fondi propri originari Ö di base Õ destinati a
soddisfare gli obblighi Ö i
requisiti Õ di cui Ö agli articoli
da 28 a 32 nonché all’allegato I e agli Õ allegati I, II, III, VI, VII e VIII Ö da III a
VI Õ .
ê 93/6/CEE allegato
V, punto 8 (adattato)
Articolo 15
Le attività non liquide Ö di cui alla
lettera d) dell’articolo 12, paragrafo 2 comprendono: Õ
a)      Ö le Õ immobilizzazioni
materiali, (tranne qualora terreni e fabbricati possano
figurare come contropartita dei prestiti di cui costituiscono garanzia);
b)      partecipazioni, compresi i crediti subordinati, in enti creditizi
o enti finanziari, facenti parte dei fondi propri di tali enti, salvo se detratti a norma dell'articolo 2, paragrafo 1, elementi 12) e 13) Ö delle lettere
da l) a p) dell’articolo 57 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ o del punto 15 iv) del presente allegato Ö dell’articolo
15, lettera d) della presente direttiva Õ.
c)      partecipazioni e altri investimenti in imprese diverse dagli enti
creditizi e dagli altri enti finanziari, non prontamente negoziabili;
d)      perdite di esercizio in società controllate;
e)      depositi effettuati, esclusi quelli rimborsabili entro 90 giorni,
ed esclusi anche pagamenti connessi con contratti futures per i quali è
previsto un deposito di garanzia o contratti a premio;
f)       prestiti e
altri importi dovuti, non rimborsabili entro 90 giorni;
g)      giacenze in
natura, a meno che esse siano Ö già Õ soggette agli obblighi di copertura patrimoniale stabiliti nell'articolo 4, paragrafo 2, e purché tali obblighi
siano non meno Ö almeno
altrettanto Õ rigorosi di quelli
stabiliti in conformità dell'articolo 4, paragrafo 1,
punto iii) Ö negli articoli
da 18 a 20 Õ .
ê 93/6/CEE allegato
V, punto 8, secondo trattino, secondo comma (adattato)
Laddove Ö Ai fini della
lettera b), qualora Õ azioni o quote siano
detenute temporaneamente in un ente creditizio o ente finanziario in
connessione con un intervento finanziario finalizzato alla ristrutturazione e
al salvataggio di detto ente, le autorità competenti possono esentare da tale
obbligo. Esse possono parimenti concedere una dispensa laddove si tratti di
partecipazioni contenute nel portafoglio di negoziazione dell'impresa di
investimento,.
ê 93/6/CEE allegato
V, punto 9 (adattato)
Articolo 16
9. Le imprese di investimento che fanno parte di un gruppo e Ö che Õ beneficiano della deroga di cui all'articolo 7, paragrafo 4, Ö 22 Õ calcolano i loro
fondi propri conformemente ai precedenti punti da 1 a 8
Ö agli articoli
da 13 a 15 Õ, fatte salve le
seguenti modifiche Ö rettifiche Õ:
a) i)   le attività
non liquide di cui al punto 2, Ö all’articolo
13, paragrafo 2, Õ lettera d) sono
detratte;
b) ii)  l'esclusione
di cui al punto 2, Ö all’articolo
12, paragrafo 2, Õ lettera a) non
comprende le componenti dei punti 12 e 13 Ö di cui alle
lettere da l) a p) Õ dell'articolo 2, paragrafo 1 Ö 57 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ che l'impresa di
investimento detiene nei confronti di imprese incluse nel consolidamento quale
definito all'articolo 7 Ö 2 Õ, paragrafo 2 Ö 1 Õ della presente
direttiva;
c) iii) i limiti di
cui all'articolo 6 Ö 66 Õ, paragrafo 1, lettere
a) e b) della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ sono calcolati in
riferimento ai fondi propri originari Ö di base Õ con detrazione delle
componenti degli elementi 12) e 13) Ö di cui alle
lettere da l) a p) Õ dell'articolo 2, paragrafo 1 Ö 57 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ di cui alla precedente punto ii)
Ö lettera
b) Õ che costituiscono
elementi dei fondi propri originari Ö di base Õ delle imprese in
questione;
d)iv)  le componenti degli elementi 12) e 13) Ö di cui alle
lettere da l) a p) Õ dell'articolo 2, paragrafo 1 Ö 57 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ di cui alla precedente punto iii)
Ö lettera
c) Õ sono detratte dai
fondi propri originari Ö di base Õ anziché dal totale
di tutti gli elementi, come prescritto Ö stabilito Õ all'articolo 6 Ö 66 Õ, paragrafo 1,
lettera c) della medesima direttiva, Ö in
particolare Õ ai fini dei punti da 4 a 7 Ö dell’articolo
13, paragrafi 4 e 5, e dell’articolo 14 Õ della presente allegato
Ö direttiva Õ.
ò nuovo
Articolo 17
1.         Quando un
ente calcola gli importi dell’esposizione ponderati per il rischio ai fini
dell’allegato II conformemente alle disposizioni degli articoli da 84 a 89
della direttiva [2000/12/CE], ai fini del calcolo di cui alla direttiva
[2000/12/CE], allegato VII, parte 1, sottoparte 4 si applicano le disposizioni
seguenti:
a)      le rettifiche
di valore compiute per tener conto della qualità creditizia della controparte
possono essere incluse nella somma delle rettifiche di valore e degli
accantonamenti effettuati per le esposizioni di cui all’allegato II; 
b)      previa
approvazione delle autorità competenti, se il rischio di credito della
controparte è preso adeguatamente in considerazione nella valutazione di una
posizione compresa nel portafoglio di negoziazione, l’ammontare della perdita
attesa per l’esposizione al rischio di controparte è pari a zero.
Ai fini della lettera
a), per gli enti in questione, tali rettifiche di valore non sono incluse nei
fondi propri a fini diversi da quelli previsti nel presente comma.
2.         Ai fini del
presente articolo, si applicano gli articoli 153 e 154 della direttiva
[2000/12/CE].
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖCAPO V Õ
ÖSezione 1 Õ
COPERTURA Ö DEI Õ RISCHI
ê 93/6/CEE articolo
4, paragrafo 1 (adattato)
ð nuovo
Articolo 18
1.         Le autorità
competenti impongono agli Ö Gli Õ enti di costituire ð detengono ï fondi propri che siano costantemente superiori
o pari alla somma dei seguenti elementi:
ê 98/31/CE articolo
1, punto 2 (adattato)
a) i)   copertura patrimoniale, calcolata a norma Ö secondo i
metodi e le opzioni di cui agli articoli da 28 a 32 e Õ deagli
allegati I, II e VI e, se del caso, deall'allegato VIII,
per il loro portafoglio di negoziazione;
b) ii)  copertura
patrimoniale, calcolata a norma Ö secondo i
metodi e le opzioni di cui Õ deagli
allegati III e VII Ö IV Õ e, se del caso, deall'allegato
VIII, per tutte le loro attività;.
ê 93/6/CEE articolo
4, paragrafo 1, punti iii) e iv) (adattato)
iii)          copertura
patrimoniale prescritta nella direttiva 89/647/CEE per tutte le loro attività,
esclusi il portafoglio di negoziazione e le attività non liquide dedotte dai
fondi propri in conformità del punto 2), lettera d) dell'allegato V;
iv)          copertura
patrimoniale prevista al paragrafo 2.
ê 93/6/CEE articolo
4, paragrafo 1, punto iv), secondo comma
Indipendentemente dall'entità della copertura patrimoniale di cui ai
punti da i) a iv) i fondi propri prescritti alle imprese di investimento non
devono essere mai inferiori alla copertura di cui all'allegato IV.
ê 93/6/CEE articolo
4, paragrafi da 2 a 5
2. Le autorità competenti impongono agli enti di costituire fondi
propri adeguati per coprire i rischi occasionati da attività non contemplate né
dalla presente direttiva né dalla direttiva 89/647/CEE e che rivestano la
stessa natura dei rischi contemplati da tali direttive.
3. Se i fondi propri di un ente scendono al di sotto dell'ammontare dei
fondi propri prescritti, calcolati a norma del paragrafo 1, le autorità
competenti assicurano che l'ente in questione prenda adeguati provvedimenti per
rettificare quanto prima la sua situazione.
4. Le autorità competenti impongono agli enti di istituire sistemi di
osservazione e di controllo del rischio tasso di interesse per tutte le loro
attività, sistemi soggetti alla supervisione dalle autorità stesse.
5. Gli enti sono tenuti a provare alle loro autorità competenti che
dispongono di sistemi adeguati per calcolare con ragionevole precisione, in
qualsiasi momento, la loro posizione finanziaria. 
ê 93/6/CEE articolo
4, paragrafo 6 (adattato)
2.         In deroga al paragrafo 1 le
autorità competenti possono permettere agli enti di calcolare la copertura
patrimoniale per il loro portafoglio di negoziazione secondo la direttiva 89/647/CEE Ö l’articolo 75,
lettera a) della direttiva [2000/12/CE] e i punti 6, 7, 8 e 10 dell’allegato II
della presente direttiva, Õ piuttosto che in
conformità degli allegati I e II della presente direttiva, sempreché Ö a condizione
che Õ:
a) i)   le operazioni attinenti al
portafoglio di negoziazione degli enti in questione non superino di norma il 5%
dell'insieme delle loro operazioni, e
b) ii)  l'insieme
delle loro posizioni in portafoglio di negoziazione non superi di norma
l'importo di 15 milioni di ECU Ö EUR Õ, e
c) iii) le
operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione degli enti in questione non
superino in nessun momento il 6% dell'insieme delle loro operazioni e l'insieme
delle loro posizioni in portafoglio di negoziazione non superi in nessun
momento l'importo di 20 milioni di ECU Ö EUR Õ .
ê 93/6/CEE articolo
4, paragrafo 7 (adattato)
3.         Per calcolare la parte
rappresentata dal portafoglio di negoziazione rispetto al totale delle attività
ai sensi del paragrafo 6, punti i) e iii) Ö 2, lettere a) e
c) Õ , le autorità
competenti possono riferirsi al totale delle operazioni in bilancio e fuori
bilancio, al conto «profitti e perdite» o ai fondi propri dell'ente in questione, o a una
combinazione di questi importi. Nella valutazione dell'entità delle operazioni
in e fuori bilancio, i titoli Ö gli strumenti Õ di debito sono
valutati al loro prezzo di mercato o al loro valore nominale, i titoli Ö gli strumenti Õ di capitale al
prezzo di mercato e i prodotti derivati al valore nominale o di mercato degli
strumenti sottostanti. Si sommano le posizioni long e
short Ö lunghe e corte Õ, indipendentemente
dal loro segno.
ê 93/6/CEE articolo
4, paragrafo 8 (adattato)
4.         Se un ente dovesse
superare per più di un breve periodo uno o
entrambi i limiti di cui al paragrafo 6, punti i) e ii)
Ö 2, lettere a) e
b) Õ o supera uno o
entrambi i limiti di cui al paragrafo 6, punto iii)
Ö 2, lettera
c) Õ, ha l'obbligo di
soddisfare i requisiti fissati all'articolo 4,
paragrafo 1, punto i) Ö lettera
a) Õ e non quelli della direttiva 89/647/CEE Ö dell’articolo
75, lettera a) della direttiva [2000/12/CE] Õ, per quanto riguarda
il suo portafoglio di negoziazione, e di darne notifica all'autorità
competente.
ò nuovo
Articolo 19
1.         Ai fini
del punto 14 dell’allegato I, a discrezione delle autorità nazionali, una
ponderazione dello 0% può essere applicata agli strumenti di debito emessi
dalle stesse entità e denominati e finanziati in valuta locale.
ê 93/6/CEE articolo
11, paragrafo 2 (adattato) 
2.         In deroga ali puntoi Ö 13 e Õ 14 dell'allegato I,
gli Stati membri possono stabilire, per le obbligazioni cui
è attribuito un coefficiente di ponderazione del 10 % a norma dell'articolo 11,
paragrafo 2 della direttiva 89/647/CEE Ö di cui
all'allegato VI, parte 1, punti da 65 e 67 della direttiva [2000/12/CE] Õ, una copertura
patrimoniale per rischio specifico pari alla metà della copertura fissata, a
fronte di detto rischio, per un voce qualificata con la stessa durata residua
di tali obbligazioni Ö, ridotta applicando
le percentuali indicate nell’allegato VI, parte 1, punto 68 della direttiva
[2000/12/CE] Õ .
ò nuovo
3.         Se, come
previsto al punto 52 dell’allegato I, un’autorità competente riconosce come
ammissibile un organismo d’investimento collettivo di un paese terzo,
un’autorità competente di un altro Stato membro può far proprio tale
riconoscimento senza procedere essa stessa ad una valutazione.
Articolo 20
1.         Fatti
salvi i paragrafi 2, 3 e 4 del presente articolo e l’articolo 34 della presente
direttiva, i requisiti di cui all’articolo 75 della direttiva [2000/12/CE] si
applicano alle imprese di investimento. 
2.         In deroga
al paragrafo 1, le autorità competenti possono consentire alle imprese di
investimento che non sono autorizzate a prestare i servizi di investimento che
figurano al punto 3 e al punto 6 dell'allegato I, sezione A della direttiva 2004/39/CE
di detenere fondi propri che siano costantemente superiori o pari alla somma
dei seguenti elementi:
a)      la somma dei
requisiti patrimoniali indicati nelle lettere da a) a c) dell’articolo 75 della
direttiva [200/12/CE];
b)      l’importo
stabilito all’articolo 21 della presente direttiva.
3.         In deroga
al paragrafo 1, le autorità competenti possono consentire alle imprese di
investimento che detengono un capitale iniziale conforme alle disposizioni
dell’articolo 9, ma che rientrano nelle categorie che seguono, di detenere
fondi propri che siano costantemente superiori o pari alla somma dei requisiti
patrimoniali calcolati secondo le disposizioni delle lettere da a) a c) della
direttiva [2000/12/CE] e dell’importo prescritto nell’articolo 21 della presente
direttiva.
a)      imprese di
investimento che negoziano per conto proprio allo scopo di eseguire ordini dei
clienti o allo scopo di essere ammessi ad un sistema di compensazione e
regolamento o a una borsa valori riconosciuta quando operano in qualità di agenti
o eseguono ordini di clienti;
b)      imprese di
investimento:
i)       che non
detengono denaro o valori mobiliari della clientela;
ii)      che effettuano
solo negoziazioni per conto proprio;
iii)     che non hanno
clienti esterni;
iv)     per le quali
l’esecuzione e il regolamento delle operazioni vengono effettuati sotto la
responsabilità di un organismo di compensazione e sono garantiti dal medesimo
organismo.
4.         Le
imprese di investimento di cui ai paragrafi 2 e 3 rimangono soggette a tutte le
altre disposizioni relative al rischio operativo contenute nell’allegato V
della direttiva [2000/12/CE].
ê 93/6/CEE allegato
IV (adattato)
Articolo 21
Alle imprese di investimento è prescritto di
detenere fondi propri pari a un quarto delle loro spese fisse generali
dell'esercizio precedente.
Le competenti
autorità Ö competenti Õ hanno facoltà di
adattare tale obbligo in caso di modifica sostanziale dell'attività di
un'impresa rispetto all'esercizio precedente.
Quando il precedente periodo di attività
dell'impresa è inferiore a un anno intero, compreso il giorno d'inizio
dell'attività, tale copertura sarà pari a un quarto delle spese fisse generali
del piano di attività preventivo, salvo eventuale adattamento prescritto dalle
autorità competenti.
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖSezione 2
Applicazione dei requisiti patrimoniali su base consolidata Õ
ò nuovo
Articolo 22
1.         Le
autorità competenti tenute a o incaricate di esercitare la vigilanza su base
consolidata di gruppi di cui all’articolo 2 possono, caso per caso, derogare
all’applicazione dei requisiti patrimoniali su base consolidata a condizione
che:
a)      ciascuna
impresa di investimento del gruppo utilizzi la definizione di fondi propri contenuta
nell’articolo 16;
b)      tutte le
imprese di investimento del gruppo rientrino nelle categorie di cui ai
paragrafi 2 e 3 dell’articolo 20;
c)      ciascuna
impresa di investimento del gruppo soddisfi i requisiti prescritti negli
articoli 18 e 20 su base individuale e deduca al tempo stesso dai suoi fondi
propri ogni passività potenziale nei confronti di imprese di investimento, enti
finanziari, società di gestione patrimoniale e imprese di servizi ausiliari che
verrebbero altrimenti consolidati;
d)      ciascuna società
di partecipazione finanziaria che sia l’impresa madre di un'impresa di
investimento facente parte del gruppo detenga un capitale, definito ai fini
della presente disposizione come la somma degli elementi di cui alle lettere da
a) ad h) dell’articolo 57 della direttiva [2000/12/CE], di entità almeno pari
alla somma del valore contabile integrale delle partecipazioni, dei crediti
subordinati e degli strumenti di cui all’articolo 57 della direttiva
[2000/12/CE] in imprese di investimento, enti finanziari, società di gestione
patrimoniale e imprese di servizi ausiliari che verrebbero altrimenti
consolidati, e dell’importo totale di ogni passività potenziale nei confronti
di imprese di investimento, istituti finanziari, società di gestione
patrimoniale e imprese di servizi ausiliari che verrebbero altrimenti
consolidati.
Quando i criteri di cui
al primo comma sono soddisfatti, ciascuna impresa di investimento deve disporre
di sistemi di verifica e controllo delle fonti di capitale e di finanziamento
di tutte le società di partecipazione finanziaria, imprese di investimento,
enti finanziari, società di gestione patrimoniale e imprese di servizi
ausiliari facenti parte del gruppo.
2.         In deroga
al paragrafo 1, le autorità competenti possono consentire alle società di
partecipazione finanziaria che sono imprese madri di un'impresa di investimento
del gruppo di utilizzare un valore inferiore al valore calcolato conformemente
alla lettera d) del paragrafo 1, purché non sia inferiore anche alla somma dei
requisiti prescritti negli articoli 18 e 20 su base individuale alle imprese di
investimento, agli enti finanziari, alle società di gestione patrimoniale e
alle imprese di servizi ausiliari che verrebbero altrimenti consolidati e
all'importo totale di ogni passività eventuale nei confronti di imprese di
investimento, istituti finanziari, società di gestione patrimoniale e imprese
di servizi ausiliari che verrebbero altrimenti consolidati. Ai fini del
presente paragrafo il requisito patrimoniale per gli enti finanziari, le
società di gestione patrimoniale e le imprese di servizi ausiliari è un
requisito patrimoniale nozionale.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafi 5 e 6 (adattato)
Articolo 23
Le autorità competenti esigono che le imprese
di investimento che fanno parte di un gruppo e Ö che Õ beneficiano della deroga di cui al punto 20
Ö all’articolo
22 Õ notifichino loro i
rischi, compresi quelli connessi alla composizione e alle fonti di capitale e
finanziamento, che potrebbero ledere la situazione finanziaria di dette
imprese. Se le autorità competenti ritengono che la situazione finanziaria
delle suddette imprese Ö di
investimento Õ non sia
sufficientemente tutelata, prescrivono che queste ultime adottino opportune
misure, ivi comprese, se necessario, limitazioni nei trasferimenti di capitale
da tali imprese alle entità del gruppo.
Qualora le autorità competenti deroghino agli
obblighi di vigilanza su base consolidata previsti al
paragrafo 4 Ö all’articolo
22 Õ, esse adottano altre
misure adeguate per il controllo dei rischi, segnatamente i grandi fidi, in
tutto il gruppo, incluse le imprese che non sono localizzate in nessuno degli
Stati membri.
ò nuovo
Quando le autorità competenti derogano all’obbligo di vigilanza su base
consolidata previsto dall’articolo 22, i requisiti di cui al titolo V, capo 5
della direttiva [2000/12/CE] continuano ad applicarsi su base individuale e i
requisiti di cui all’articolo 124 della direttiva [2000/12/CE] continuano ad
applicarsi alla vigilanza delle imprese di investimento su base individuale.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafi da 7 a 9
7. Gli Stati membri possono non esigere l'applicazione, su base
individuale o subconsolidata, delle coperture patrimoniali di cui agli articoli
4 e 5 ad un ente che, in quanto impresa madre, sia soggetto a vigilanza su base
consolidata e alle imprese figlie di un siffatto ente che siano soggette alla
loro autorizzazione e vigilanza e rientrino nella vigilanza su base consolidata
dell'ente che è la loro impresa madre.
Analoga deroga è concessa qualora l'impresa madre sia una società di
partecipazione finanziaria con sede nello stesso Stato membro dell'ente, a condizione
che ad essa si applichino la stessa vigilanza cui sono soggetti gli enti
creditizi o le imprese d'investimento e in particolare i requisiti stabiliti
dagli articoli 4 e 5.
Nei due casi suddetti, ove si applichi siffatta deroga, dovranno essere
adottate misure volte a garantire una ripartizione adeguata di fondi propri
all'interno del gruppo.
8. Quando un ente, impresa figlia di un'impresa madre che sia un ente,
è stato autorizzato ed è situato in un altro Stato membro, le autorità
competenti che hanno rilasciato l'autorizzazione applicano a tale ente le norme
di cui agli articoli 4 e 5 su base individuale o, se del caso, subconsolidata.
9. In deroga al disposto del paragrafo 8, le autorità competenti che
hanno rilasciato l'autorizzazione all'impresa figlia di un'impresa madre che
sia un ente possono, mediante un accordo bilaterale, delegare la propria
responsabilità di vigilanza sull'adeguatezza patrimoniale e sui grandi fidi
alle autorità competenti che hanno rilasciato l'autorizzazione all'impresa
madre e che esercitano la vigilanza su di essa. La Commissione deve essere
informata dell'esistenza e del tenore di tali accordi. Essa trasmette queste
informazioni alle autorità competenti degli altri Stati membri, al Comitato
consultivo bancario e al Consiglio salvo si tratti di gruppi contemplati dal
paragrafo 3.
ò nuovo
Articolo 24
In deroga
all’articolo 2, paragrafo 2, le autorità competenti possono esentare le imprese
di investimento dai requisiti patrimoniali consolidati ivi stabiliti, a
condizione che tutte le imprese di investimento del gruppo rientrino tra le
imprese di investimento di cui all’articolo 20, paragrafo 2 e il gruppo non
comprenda enti creditizi.
Quando le condizioni
di cui al primo comma sono soddisfatte, l’impresa di investimento madre è
tenuta a detenere fondi propri che siano costantemente superiori o pari al più
elevato dei due seguenti requisiti consolidati, calcolati secondo le
disposizioni contenute nella sezione 3 del presente capo:
a)      la somma dei
requisiti patrimoniali indicati nelle lettere da a) a c) dell’articolo 75 della
direttiva [2000/12/CE];
b)      l’importo
prescritto all’articolo 21.
Articolo 25
In deroga
all’articolo 2, paragrafo 2, le autorità competenti possono esentare le imprese
di investimento dai requisiti patrimoniali consolidati ivi stabiliti, a
condizione che tutte le imprese di investimento del gruppo rientrino tra le
imprese di investimento di cui all’articolo 20, paragrafi 2 e 3, e il gruppo
non comprenda enti creditizi.
Quando le condizioni
di cui al primo comma sono soddisfatte, l’impresa di investimento madre è
tenuta a detenere fondi propri che siano costantemente superiori o pari al più
elevato della somma dei requisiti consolidati, calcolati secondo le
disposizioni contenute nella sezione 3 del presente capo, dei requisiti
patrimoniali indicati nelle lettere da a) a c) dell’articolo 75 della direttiva
[2000/12/CE] e dell’importo stabilito all’articolo 21 della presente direttiva.
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖSezione 3 Õ
Calcolo della copertura patrimoniale su
base consolidata
ê 98/31/CE articolo
1, punto 4 (adattato)
Articolo 26
1.         Qualora non sia applicata la deroga
di cui ai paragrafi 20 e Ö all’articolo
22 Õ , le autorità
competenti possono, ai fini del calcolo della copertura patrimoniale di cui
agli allegati I e VIII e delle esposizioni verso i
clienti di cui Ö agli articoli
da 28 a 31 e Õ all'allegato VI, su
base consolidata, consentire la compensazione di posizioni del portafoglio di
negoziazione di Ö un ente con
posizioni che Õ un altro ente Ö detenga nel
proprio portafoglio di negoziazione Õ in conformità Ö delle
disposizioni degli articoli da 28 a 32 Õ e degli allegati I,
VI e VIII.
Inoltre esse possono consentire la compensazione
di posizioni in cambi detenute da un ente con posizioni in cambi detenute da un
altro ente, a norma dell'allegato III e/o dell'allegato VIII.
Esse possono altresì consentire la compensazione di posizioni in merci detenute
da un ente con le posizioni in merci detenute da un altro ente, a norma
dell'allegato VII Ö IV Õ e/o dell'allegato VIII.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafo 11 (adattato)
2.         Le autorità competenti possono altresì consentire la compensazione relativamente al
portafoglio di negoziazione e alle posizioni in cambi e in merci,
rispettivamente, di imprese stabilite in paesi terzi, se sono
contemporaneamente soddisfatte le seguenti condizioni:
a) i)   le imprese in questione sono state
autorizzate in un paese terzo e rispondono alla definizione di un ente
creditizio di cui al primo trattino dell' all’articolo
1 Ö 4, paragrafo
1 Õ della direttiva 77/780/CEE Ö [2000/12/CE] Õ, o sono imprese di
investimento riconosciute di paesi terzi;
b) ii)  dette
imprese soddisfano, su base individuale, norme sull'adeguatezza patrimoniale
equivalenti a quelle della presente direttiva;
c) iii) nei paesi
in questione non esistono normative che possano incidere sostanzialmente sul
trasferimento di fondi all'interno del gruppo.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafo 12 (adattato)
3.         Le autorità competenti possono
inoltre consentire la compensazione descritta nel paragrafo 10 Ö 1 Õ fra enti che fanno
parte di un gruppo e che sono stati autorizzati dallo Stato membro in
questione, a condizione che:
a) i)   all'interno del gruppo esista una
ripartizione adeguata dei fondi propri;
b) ii)  il contesto
normativo, giuridico e/o contrattuale in cui operano gli enti sia tale da
garantire solidarietà finanziaria all'interno del gruppo.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafo 13 (adattato)
4.         Inoltre, le autorità competenti
possono consentire la compensazione descritta nel paragrafo 10 Ö 1 Õ fra enti che fanno
parte di un gruppo e soddisfano i requisiti di cui al paragrafo 12 Ö 3 Õ ed altri enti che
fanno parte dello stesso gruppo e che sono stati autorizzati in un altro Stato
membro, a condizione che l'ente sia tenuto a rispettare individualmente i
requisiti patrimoniali previsti dagli articoli 4 e 5
Ö 18, 20 e
28 Õ.
ê 93/6/CEE articolo
7, paragrafi 14 e 15 (adattato)
Articolo 27
1.         Ai fini del calcolo dei fondi
propri su base consolidata si applica l'articolo 5
Ö 65 Õ della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ.
2.         Le autorità competenti incaricate
della vigilanza su base consolidata possono riconoscere la validità delle
definizioni specifiche di fondi propri applicabili agli enti interessati ai
sensi dell'allegato V Ö del capo
IV Õ ai fini del calcolo
dei loro fondi propri su base consolidata.
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖSezione 4 Õ
ÖSORVEGLIANZA E
CONTROLLO DEI GRANDI FIDI Õ
ê 93/6/CEE articolo
5, paragrafo 1 (adattato)
Articolo 28
1.         Gli enti effettuano la vigilanza Ö sorveglianza Õ e il controllo deI
loro grandi fidi conformemente alla direttiva 92/121/CEE
Ö agli articoli
da 106 a 118 della direttiva [2000/12/CE] Õ.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 3 (adattato)
2.         In deroga al paragrafo 1, gli enti
che calcolano la copertura patrimoniale per il portafoglio di negoziazione a
norma degli allegati I e II e, se del caso, all'allegato VIII, effettuano la vigilanza
Ö sorveglianza Õ e il controllo dei
loro grandi fidi a norma della direttiva
92/121/CEE Ö degli articoli
da 106 a 118 della direttiva [2000/12/CE] Õ , fatte salve le
modifiche di cui all'allegato VI Ö degli articoli
da 29 a 32 Õ della presente
direttiva.
ò nuovo
3.         Entro il
31 dicembre 2007, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio
una relazione sul funzionamento della presente sezione, corredata, se del caso,
di opportune proposte. 
ê 93/6/CEE allegato
VI , punto 2 (adattato) 
ð nuovo
Articolo 29
1.         Le esposizioni verso singoli
clienti risultanti dal portafoglio di negoziazione sono calcolate sommando gli
elementi Ö seguenti Õ da i), ii) ed iii) in appresso:
a) i)   la differenza - se positiva - tra le
posizioni long Ö lunghe Õ dell'ente rispetto
alle posizioni short Ö corte Õ in tutti gli
strumenti finanziari emessi dal cliente in questione Ö,calcolando Õ (la posizione netta in ciascuno dei vari strumenti è calcolata conformemente ai metodi di cui all'allegato
I);
b) ii)  in caso di
sottoscrizione di titoli Ö strumenti Õ di debito o di
capitale, l'esposizione dell'ente è la sua esposizione
netta; (calcolata
deducendo le posizioni in impegni irrevocabili di acquisto sottoscritte o
risottoscritte da terzi in base a un contratto formale) con applicazione dei
coefficienti di riduzione di cui al punto 39 dell'allegato I.
c) iii) le
esposizioni dovute a transazioni, accordi e contratti di cui all'allegato II,
con il cliente in questione, calcolate come stabilito nel suddetto allegato ð ai fini del calcolo dei valori delle
esposizioni stesse ïsenza applicazione delle ponderazioni per il
rischio di controparte.
ÖAi fini della lettera
b) l’esposizione netta è calcolata deducendo le posizioni in impegni
irrevocabili di acquisto sottoscritte o risottoscritte da terzi in base a un
contratto formale, applicandovi i coefficienti di riduzione di cui al punto 41
dell'allegato I. Õ
ÖAi fini della lettera
b), Õ in attesa di
ulteriore coordinamento, le autorità competenti impongono agli enti di
istituire sistemi di vigilanza Ö sorveglianza Õ e controllo delle
loro esposizioni in impegni irrevocabili di acquisto tra il momento
dell'impegno iniziale ed il giorno lavorativo 1 tenendo conto dei rischi sui
mercati in questione.
ðAi fini della lettera c), gli articoli da 84
a 89 della direttiva [2000/12/CE] sono esclusi dal rinvio contenuto nel punto 5
dell’allegato II della presente direttiva. ï
ê 93/6/CEE allegato
VI, punto 3 (adattato)
2.         Inoltre, le
Ö Le Õ esposizioni verso
gruppi di clienti collegati comprese nel portafoglio di negoziazione sono
calcolate sommando le esposizioni verso i singoli clienti in un gruppo, secondo
le modalità di cui al punto 12 Ö 1 Õ .
ê 93/6/CEE allegato
VI, punto 4 (adattato)
Articolo 30
1.         Le esposizioni totali verso singoli
clienti o gruppi di clienti collegati sono calcolate sommando le esposizioni
risultanti dal portafoglio di negoziazione e le esposizioni fuori portafoglio di negoziazione Ö non incluse in
questo, Õ tenuto conto dell'articolo 4, paragrafi da 6 a 12 Ö degli articoli
da 112 a 117 Õ della direttiva 92/121/CEE («grandi fidi») Ö [2000/12/CE] Õ.
Per calcolare l'esposizione fuori portafoglio di
negoziazione, gli enti considerano pari a zero l'esposizione derivante da
attività detratte dai loro fondi propri ai sensi della punto 2,
lettera d) dell'allegato V Ö dell’articolo
13, paragrafo 2 Õ.
ê 93/6/CEE allegato
VI, punto 5 (adattato)
ð nuovo
2.         Le esposizioni totali degli enti
verso singoli clienti e gruppi di clienti collegati, calcolate secondo il punto Ö paragrafo Õ 4, sono segnalate
conformemente all'articolo 3 Ö 110 Õ della direttiva 92/121/CEE («grandi fidi») Ö [2000/12/CE] Õ .
ðPer le operazioni diverse dalle operazioni di
vendita con patto di riacquisto e di concessione e assunzione di titoli o merci
in prestito, il calcolo dei grandi fidi verso clienti e gruppi di clienti
collegati a fini di notifica non include il riconoscimento dell’attenuazione
del rischio di credito. ï
ê 93/6/CEE allegato
VI, punto 6 (adattato)
3.         La somma delle esposizioni verso un
singolo cliente o un gruppo di clienti collegati Ö di cui al
paragrafo 1 Õ è limitata
conformemente all'articolo 4 Ö agli articoli
da 111 a 117 Õ della direttiva 92/121/CEE Ö [2000/12/CE] Õ fatte salve le disposizioni transitorie dell'articolo 6 della
stessa direttiva.
ê 93/6/CEE allegato
VI, punto 7 (adattato)
4.         In deroga al punto
Ö paragrafo Õ 3 le autorità
competenti possono consentire che le attività costituite da crediti e altre
esposizioni verso imprese di investimento, imprese
di investimento riconosciute di paesi terzi e stanze di compensazione o borse Ö di strumenti
finanziari Õ riconosciute siano
soggette allo stesso trattamento riservato alle esposizioni verso enti creditizi Ö di cui
all'articolo 113, paragrafo 2, punto i), all’articolo 115, paragrafo 2 e
all’articolo 116 Õ 4, paragrafo 7, lettera i) e paragrafi 9 e 10 della
direttiva 92/121/CEE Ö [2000/12/CE] Õ .
ê 93/6/CEE allegato
VI, punto 8 (adattato) 
Articolo 31
Le autorità competenti possono autorizzare un
superamento dei limiti fissati all'articolo 4 Ö agli articoli
da 111 a 117 Õ della direttiva 92/121/CEE Ö [2000/12/CE] Õ, sempreché siano contemporaneamente Ö se sono Õ soddisfatte le seguenti
condizioni:
1. a)       l'esposizione fuori
portafoglio di negoziazione verso il cliente o il gruppo di clienti in
questione non supera i limiti fissati nella Ö negli articoli
da 111 a 117 della Õ direttiva 92/121/CEE Ö [2000/12/CE] Õ, calcolati in
riferimento ai fondi propri ai sensi della Ö di cui
alla Õ direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ, in modo che il
superamento risulti interamente dal portafoglio di negoziazione;
b)           l'impresa Ö l’ente Õ dispone di una
copertura patrimoniale aggiuntiva per detto superamento rispetto ai limiti
indicati nei paragrafi 1 e 2 dell'articolo 4 Ö 111 Õ della direttiva 92/121/CEE Ö [2000/12/CE],
calcolata conformemente all’allegato VI della presente direttiva;Õ
c)           qualora
siano trascorsi al massimo 10 giorni dal momento in cui si è verificato il
superamento, l'esposizione che risulta dal portafoglio di negoziazione verso il
cliente o il gruppo di clienti collegati di cui trattasi non supera il 500 %
dei fondi propri dell'ente;
d)           qualsiasi
superamento protrattosi per oltre 10 giorni non supera, nel complesso, il 600 %
dei fondi propri dell'ente;
5. e)       l'ente comunica ogni tre mesi alle
autorità competenti tutti i casi di superamento dei limiti di cui all'articolo 4 Ö 111 Õ, paragrafi 1 e 2
della direttiva 92/121/CEE («grandi fidi») Ö [2000/12/CE] Õ verificatisi nel
trimestre precedente.
Per Ö quanto riguarda
la lettera e), per Õ ogni caso di
superamento sono indicati il relativo importo e il nome del cliente in
questione.
ê 93/6/CEE allegato
VI, punti 9 e 12 (adattato)
Articolo 32
1.         Le autorità competenti stabiliscono
le procedure che esse
provvedono a notificare al Consiglio e alla Commissione per impedire che
gli enti si sottraggano intenzionalmente alle coperture patrimoniali aggiuntive
cui sarebbero tenuti per esposizioni superiori ai limiti di cui all'articolo 4 Ö 111 Õ , paragrafi 1 e 2
della direttiva 92/121/CEE («grandi fidi») Ö [2000/12/CE] Õ qualora tali
esposizioni fossero Ö siano Õ di durata superiore
a 10 giorni, trasferendo temporaneamente le esposizioni in questione ad
un'altra società, appartenente o meno allo stesso gruppo, e/o effettuando
transazioni artificiali al fine di chiudere l'esposizione nel periodo di 10
giorni e crearne una nuova. Gli enti applicano sistemi
atti a garantire che qualsiasi trasferimento effettuato a tal fine sia
immediatamente segnalato alle autorità competenti.
Ö Le autorità
competenti notificano dette procedure al Consiglio e alla Commissione. Õ 
Gli enti applicano sistemi atti a garantire che
qualsiasi trasferimento effettuato a tal fine Ö al fine di cui
al primo comma Õ sia immediatamente
segnalato alle autorità competenti.
2.         Le autorità competenti possono
consentire agli enti autorizzati a ricorrere alla definizione
Ö modalità Õ alternativa di Ö determinazione
dei Õ fondi propri di cui al punto 2 dell'allegato V, Ö all’articolo
13, paragrafo 2, Õ di applicare tale definizione Ö modalità di
determinazione Õ ai fini dei punti 5, 6 e 8 Ö dell’articolo
30, paragrafi 2 e 3, e dell’articolo 31 Õ, purché gli enti
interessati siano tenuti, in aggiunta, a
soddisfare tutti gli obblighi fissati agli articoli 3 e 4
Ö da 110 a
117 Õ della direttiva 92/121/CEE («grandi fidi») Ö [2000/12/CE] Õ, per quanto riguarda
le esposizioni fuori portafoglio di negoziazione, utilizzando fondi propri ai
sensi della direttiva 89/299/CEE Ö [2000/12/CE] Õ.
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖSezione 5 Õ
VALUTAZIONE DELLE POSIZIONI A FINI DI SEGNALAZIONE Ö NOTIFICA Õ
Articolo 33
ò nuovo
1.         Tutte le
posizioni del portafoglio di negoziazione sono valutate secondo regole di
valutazione prudenti conformemente all’allegato VII, parte B. Dette regole
obbligano gli enti ad assicurare che il valore indicato per ciascuna delle
posizioni del portafoglio di negoziazione rispecchi correttamente il valore di
mercato corrente. Detto valore comporta un grado di certezza adeguato, tenuto
conto della natura dinamica delle posizioni del portafoglio di negoziazione,
delle esigenze di solidità prudenziale e delle modalità di funzionamento e
dello scopo dei requisiti patrimoniali per le posizioni del portafoglio di
negoziazione.
2.         Le
posizioni sono oggetto di una nuova valutazione almeno quotidianamente.
ê 93/6/CEE articolo
6 (adattato)
1. Gli enti valutano quotidianamente ai prezzi di mercato i loro
portafogli di negoziazione, salvo che siano soggetti alle disposizioni
dell'articolo 4, paragrafo 6.
23.       In
assenza di prezzi di mercato disponibili nell'immediato, ad
esempio nel caso in cui si trattino nuove emissioni sui mercati primari,
le autorità competenti hanno facoltà di non applicare l'obbligo di cui ali paragrafoi 1 Ö e 2 Õ del presente articolo,
Ö; in tal caso
impongono Õ e di imporre agli enti l'uso di metodi di valutazione
alternativi, a condizione che questi siano sufficientemente prudenti e siano stati
approvati dalle competenti autorità Ö competenti Õ .
ê 93/6/CEE
VIGILANZA SU BASE CONSOLIDATA
ò nuovo
CAMPO DI
APPLICAZIONE
ê 96/3/CEE
Articolo 7
Principi generali
ê 98/31/CE articolo
1, punto 4
10. Qualora non sia applicata la deroga di cui ai paragrafi 7 e 9, le
autorità competenti possono, ai fini del calcolo della copertura patrimoniale
di cui agli allegati I e VIII e delle esposizioni verso i clienti di cui all'allegato
VI, su base consolidata, consentire la compensazione di posizioni del
portafoglio di negoziazione di un altro ente in conformità degli allegati I, VI
e VIII.
Inoltre esse possono consentire la
compensazione di posizioni in cambi detenute da un ente con posizioni in cambi
detenute da un altro ente, a norma dell'allegato III e/o dell'allegato VIII.
Esse possono altresì consentire la compensazione di posizioni in merci detenute
da un ente con le posizioni in merci detenute da un altro ente, a norma dell'allegato
VII e/o dell'allegato VIII.
ò nuovo
Sezione 6
Gestione del
rischio e valutazione dell’adeguatezza patrimoniale
Articolo 34
Le autorità
competenti esigono che ciascuna impresa di investimento, oltre a soddisfare i
requisiti di cui all'articolo 13 della direttiva 2004/39/CE, soddisfi i
requisiti di cui agli articoli 22 e 123 della direttiva [2000/12/CE].
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖSezione 7 Õ
OBBLIGHI DI SEGNALAZIONE
Ö NOTIFICA Õ
ê 93/6/CEE articolo
8 (adattato)
Articolo 35
1.         Gli Stati membri prescrivono che le
imprese d'investimento e gli enti creditizi comunichino alle autorità
competenti dello Stato membro d'origine tutte le informazioni necessarie per
accertare che le disposizioni adottate in conformità della presente direttiva
siano rispettate. Gli Stati membri garantiscono altresì che i meccanismi Ö processi Õ interni di controllo
e le procedure amministrative e contabili degli enti consentano di verificare
in ogni momento il rispetto di tali disposizioni.
2.         Le imprese di investimento sono tenute a trasmettere le
segnalazioni Ö trasmettono le
notifiche Õ alle autorità
competenti nei modi specificati da queste ultime, almeno mensilmente nel caso
delle imprese di cui all'articolo 3, paragrafo 3 Ö 9 Õ, almeno
trimestralmente nel caso delle imprese di cui all'articolo 3 Ö 5 Õ, paragrafo 1 e almeno
semestralmente nel caso delle imprese di cui all'articolo 3 Ö 5 Õ, paragrafo 2.
3.         In deroga al paragrafo 2, le
imprese di investimento di cui all'articolo 3 Ö 5 Õ , paragrafio 1 e 3 Ö all’articolo
9 Õ sono tenute a
fornire informazioni su base consolidata o subconsolidata soltanto
semestralmente.
4.         Gli enti creditizi sono tenuti a
trasmettere le segnalazioni Ö notifiche Õ alle autorità competenti,
nei modi specificati da queste ultime, con la medesima frequenza stabilita per
tali obblighi nella direttiva 89/647/CEE Ö [2000/12/CE] Õ.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 5 (adattato)
5.         Le autorità competenti impongono
agli enti di segnalare Ö notificare Õ immediatamente i
casi in cui le loro controparti in operazioni di vendita con patto di
riacquisto o di concessione e assunzione di titoli e merci in prestito non
adempiono i loro obblighi. La Commissione riferisce al Consiglio in merito a detti casi e alle
relative implicazioni in ordine al trattamento delle operazioni stesse nella
presente direttiva, entro un termine di tre anni dalla data di cui all'articolo
12. La segnalazione contiene inoltre precise indicazioni sulla rispondenza
degli enti a ciascuna delle condizioni loro applicabili di cui all'articolo 2,
punto 6), lettera b), punti da i) a v), in particolare quelle di cui al punto
v). Essa specifica inoltre le eventuali variazioni intervenute nel volume
relativo delle operazioni tradizionali di prestito dell'ente nonché l'entità
delle relative operazioni di vendita con patto di riacquisto e concessione e
assunzione di titoli o merci in prestito. Laddove, sulla base di tale relazione
e di altre informazioni, la Commissione constati la necessità di ulteriori
misure di salvaguardia per prevenire irregolarità, essa presenta adeguate
proposte.
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖCAPO VI Õ
ÖSezione 1 Õ
AUTORITÀ COMPETENTI
ê 93/6/CEE articolo
9 (adattato)
Articolo 36
1.         Gli Stati membri designano le
autorità cui compete Ö competenti
per Õ l'assolvimento delle
funzioni previste nella presente direttiva. Essi ne informano la Commissione
indicando l'eventuale ripartizione delle funzioni stesse.
2.         Le autorità di
cui al paragrafo 1 Ö competenti Õ devono essere
pubbliche autorità oppure enti ufficialmente riconosciuti dalla legislazione
nazionale o dalle pubbliche autorità come soggetti appartenenti al sistema di
vigilanza in vigore in ciascuno Stato membro.
3.         Le Ö Alle Õ autorità Ö competenti Õ interessate devono disporre di Ö sono
attribuiti Õ tutti i poteri
necessari all'assolvimento delle loro funzioni, Ö e Õ in particolarie ai fini di controllare Ö per
verificare Õ la composizione del
portafoglio di negoziazione.
1.                      
4. Le autorità competenti
degli Stati membri collaborano strettamente per assolvere le funzioni previste
dalla presente direttiva, segnatamente nel caso in cui i servizi di
investimento siano espletati in regime di prestazione di servizi o mediante
creazione di succursali in uno o più Stati membri. Esse si comunicano, a
richiesta, tutte le informazioni atte a facilitare la vigilanza
sull'adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti
creditizi e, in particolare, il controllo del rispetto da parte di questi delle
norme della presente direttiva. Tutte le informazioni scambiate tra autorità
competenti ai sensi della presente direttiva riguardo alle imprese di
investimento sono tutelate dal segreto d'ufficio come disposto nell'articolo 25
della direttiva 93/22/CEE; quelle riguardo agli enti creditizi sono soggette
all'obbligo di cui all'articolo 12 della direttiva 77/780/CEE, come modificata
dalla direttiva 89/646/CEE.
ò nuovo
Sezione
2
Vigilanza
Articolo 37
1.         Gli
articoli da 124 a 132, 136 e 144 della direttiva [2000/12/CE] si applicano
mutatis mutandis alla vigilanza delle imprese di investimento, con i seguenti
adattamenti:
a)      i riferimenti
all’articolo 6 della direttiva [2000/12/CE] si intendono come riferimenti
all’articolo 5 della direttiva 2004/39/CE; 
b)      i riferimenti
agli articoli 22 e 123 della direttiva [2000/12/CE] si intendono come
riferimenti all’articolo 34 della presente direttiva; 
c)      i riferimenti
agli articoli da 44 a 52 della direttiva [2000/12/CE] si intendono come
riferimenti agli articoli 54 e 58 della direttiva 2004/39/CE.
Se una società di
partecipazione finanziaria madre nell’UE ha tra le sue imprese figlie tanto un
ente creditizio quanto un’impresa di investimento, un’autorità competente
responsabile della vigilanza dell’ente creditizio è designata come responsabile
della vigilanza consolidata delle entità controllate da quella società di
partecipazione finanziaria madre.
2.         Le
disposizioni di cui all’articolo 129, paragrafo 2 della direttiva [2000/12/CE]
si applicano anche al riconoscimento dei modelli interni degli enti a norma
dell’allegato V della presente direttiva.
La durata del
riconoscimento di cui al comma precedente è di sei mesi.
ê 93/6/CEE articolo
9, paragrafo 4 (adattato) 
Articolo 38
1.         Le autorità competenti degli Stati
membri collaborano Ö cooperano Õ strettamente per
assolvere le funzioni previste dalla presente direttiva, segnatamente nel caso in cui Ö quando Õ i servizi di
investimento siano Ö sono Õ espletati in regime
di prestazione di servizi o mediante creazione di succursali in uno o più Stati membri. 
Esse si comunicano, a richiesta, tutte le
informazioni atte a facilitare la vigilanza sull'adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi e, in particolare, il controllo del rispetto
da parte di questi delle norme della presente direttiva.
2.         Tutte le informazioni scambiate tra
autorità competenti ai sensi della presente direttiva riguardo alle imprese di
investimento sono tutelate dal segreto d'ufficio Ö a norma delle
disposizioni seguenti Õ :
a)      Öper le imprese di
investimento, quelle di cui Õ come disposto nell'articolo 25 Ö agli articoli
54 e 58 Õ della direttiva 93/22/CEE Ö 2004/39/CE;Õ
b)      quelle riguardo agli Ö per gli Õ enti creditizi sono soggette all'obbligo Ö quelle Õ di cui all'articolo 12 Ö agli articoli
da 44 a 52 Õ della direttiva 77/780/CEE, come modificata dalla direttiva 89/646/CEE
[2000/12/CE].
ò nuovo
Capo VII
Requisiti in
materia di informativa
Articolo 39
Si applicano alle
imprese di investimento i requisiti di cui al titolo V, capo 5 della direttiva
[2000/12/CE].
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖCAPO VIII Õ
ÖSezione 1 Õ
ò nuovo
Articolo 40
Ai fini del calcolo
dei requisiti patrimoniali minimi per il rischio di controparte ai sensi della
presente direttiva e per il rischio di credito ai sensi della direttiva
[2000/12/CE], e fatte salve le disposizioni dei punti da 2 a 6 dell’allegato
III della direttiva [2000/12/CE], le esposizioni verso imprese di investimento
riconosciute di paesi terzi e le esposizioni verso stanze di compensazione o
borse riconosciute sono equiparate alle esposizioni verso enti.
Articolo 41
Entro il 31 dicembre
2008, la Commissione riesamina e, se del caso, rivede il trattamento del
rischio di controparte stabilito nell'allegato II.
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖSezione 2 Õ
ÖPoteri di
esecuzione Õ
ê 93/6/CEE articolo
10 (adattato)
ð nuovo
Articolo 42
1.         Nell'attesa
dell'adozione di un'ulteriore direttiva che stabilisca le disposizioni di
adeguamento della presente direttiva al progresso tecnico nei settori sotto
specificati, il Consiglio, conformemente alla decisione del Consiglio
87/373/CEE, adotta gli adeguamenti che si dimostrassero necessari, decidendo a
maggioranza qualificata su proposta della Commissione: ÖLa Commissione
delibera sulle eventuali modifiche da apportare ai seguenti punti secondo la
procedura di cui all’articolo 43, paragrafo 2: Õ
a)      precisazione delle definizioni dell'articolo 2 Ö 3 Õ per garantire
l'applicazione uniforme della presente direttiva in tutta la Comunità;
b)      precisazione delle definizioni dell'articolo 2 Ö 3 Õ per tener conto
degli sviluppi dei mercati finanziari;
c)      modifica degli importi del capitale iniziale prescritto all'articolo 3 Ö negli articoli
da 5 a 9 Õ e dell'importo di
cui all'articolo 4 Ö 18 Õ, paragrafo 6 Ö 2 Õ, per tener conto
degli sviluppi del settore Ö in campo Õ economico e
monetario;
ðd)  modifica della classificazione delle
imprese di investimento di cui all’articolo 20, paragrafi 2 e 3, per tener
conto degli sviluppi dei mercati finanziari; ï
ðe)   precisazione del requisito di cui
all'articolo 21 per garantire l'applicazione uniforme della presente direttiva
in tutta la Comunità; ï
f)       uniformazione della terminologia e formulazione delle
definizioni in conformità degli atti successivi riguardanti gli enti creditizi
e le imprese di investimento e argomenti connessi.;
ðg)   modifica delle disposizioni tecniche
degli allegati da I a VII per tener conto degli sviluppi dei mercati
finanziari, delle tecniche di misurazione del rischio, delle norme contabili o
dei requisiti stabiliti dalla legislazione comunitaria. ï
ò nuovo
Articolo 43
1.         La
Commissione è assistita da un comitato.
2.         Nei casi
in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di
cui all’articolo 5 della decisione 1999/468/CE, conformemente all'articolo 7,
paragrafo 3, e all'articolo 8 della stessa.
Il periodo di cui
all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.
ê 93/6/CEE (adattato)
ÖSezione 3 Õ
DISPOSIZIONI TRANSITORIE
ê 93/6/CEE articolo
11
Articolo 11
1. Gli Stati
membri possono concedere l'autorizzazione alle imprese di investimento
contemplate all'articolo 30, paragrafo 1, lettera a) della direttiva 93/22/CEE
(relativa ai servizi nel campo degli investimenti) i cui fondi propri, alla
data di entrata in vigore della presente direttiva, siano inferiori ai livelli
prescritti a norma dell'articolo 3, paragrafi 1, 2 e 3. Tuttavia i fondi propri
di tali imprese devono successivamente soddisfare le condizioni stabilite ai
paragrafi da 4 a 7 di detto articolo 3.
2. In deroga al punto 14 dell'allegato I, gli Stati membri possono
stabilire, per le obbligazioni cui è attribuito un coefficiente di ponderazione
del 10 % a norma dell'articolo 11, paragrafo 2 della direttiva 89/647/CEE, una
copertura patrimoniale per rischio specifico pari alla metà della copertura
fissata, a fronte di detto rischio, per un voce qualificata con la stessa
durata residua di tali obbligazioni.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 6 (adattato)
Articolo 1
Fino al 31 dicembre 2006
gli Stati membri possono autorizzare i loro enti ad utilizzare i coefficienti
minimi di spread, di riporto e secchi riportati nella seguente tabella anziché
quelli indicati ai punti 13, 24, 27 e 28 dell'allegato VII, a condizione che
gli enti, a parere delle loro autorità competenti:
i)            effettuino
transazioni su merci di notevole entità,
ii)           abbiano un
portafoglio merci diversificato, e
iii)          non siano
ancora in grado di usare modelli interni per il calcolo del requisito
patrimoniale a fronte del rischio di posizione in merci a norma dell'allegato
VIII.
 Tabella 
   || Metalli preziosi (eccetto l'oro) || Metalli comuni || Prodotti agricoli («softs») || Altri, compresi i prodotti energetici 
 Coefficienti spread % || 1.0 || 1.2 || 1.5 || 1.5 
 Coefficienti di riporto || 0.3 || 0.5 || 0.6 || 0.6 
 Coefficienti secchi || 8 || 10 || 12 || 15 
Gli Stati membri
informano la Commissione in merito all'applicazione del presente articolo.
ò nuovo
Articolo 44
L’articolo 152,
paragrafi da 1 a 6 della direttiva [2000/12/CE] si applica, conformemente
all’articolo 2 e al capo V, sezioni 2 e 3 della presente direttiva, alle
imprese di investimento che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio, ai fini dell’allegato II della presente direttiva,
conformemente agli articoli da 84 a 89 della direttiva [2000/12/CE], o che
utilizzano un metodo avanzato di misurazione di cui all’articolo 105 di detta direttiva
ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali relativi al rischio operativo.
Articolo 45
Fino al 31 dicembre
2012, per le imprese di investimento il cui indicatore pertinente per l’area di
attività "Negoziazioni e vendite" rappresenti almeno il 50% del
totale degli indicatori pertinenti per tutte le sue aree di attività, calcolati
conformemente all'allegato X, parte 2, paragrafi da 1 a 8, della direttiva
[2000/12/CE], gli Stati membri possono applicare una percentuale del 15%
all’area di attività “Negoziazioni e vendite”.
ê 93/6/CEE articolo
12 (adattato)
ð nuovo
ÖSezione 4 Õ
DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 46
1.         Gli Stati
membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative
necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi alla data di
cui all'articolo 31, secondo comma della direttiva 93/22/CEE. Gli Stati membri
ne informano immediatamente la Commissione.
1.         Gli Stati
membri adottano e pubblicano, entro il 31 dicembre 2006, le disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi agli
articoli 2, 3, 11, 13, 17, 18, 19, 20, 22, 23, 24, 25, 29, 30, 33, 34, 35, 37,
39, 40, 42, 44, 45, 47 e agli allegati I, II, III, V e VII. Essi comunicano
immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni nonché una tavola
da cui risulti la concordanza tra quest'ultime e quelle della presente
direttiva. 
Essi applicano tali disposizioni a decorrere dal
31 dicembre 2006.
Tali disposizioni, quando vengono adottate dagli
Stati membri, contengono un riferimento alla presente direttiva o sono
corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. ÖEsse recano altresì
l'indicazione che i riferimenti alle direttive abrogate dalla presente
direttiva, contenuti nelle disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative vigenti, devono essere intesi come riferimenti fatti alla
presente direttiva. Õ Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
2.         Gli Stati membri comunicano alla
Commissione le principali Ö il testo
delle Õ disposizioni Ö essenziali Õ di diritto interno
che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
ò nuovo
Articolo 47
1.         L’articolo
152, paragrafi da 7 a 12 della direttiva [2000/12/CE] si applica mutatis
mutandis ai fini della presente direttiva, fatte salve le seguenti disposizioni
che si applicano qualora venga esercitata la facoltà di cui all’articolo 152,
paragrafo 7 della direttiva [2000/12/CE]:
a)      i riferimenti
contenuti nell’allegato II, punto 6 della direttiva [2000/12/CE] sono intesi
come riferimenti alla direttiva 2000/12/CE nel testo in vigore prima della data
di cui all’articolo 46; 
b)      L’allegato II,
punto 4.1., si applica nel testo in vigore prima della data di cui all’articolo
46.
2.         L’articolo
157, paragrafo 2 della direttiva [2000/12/CE] si applica mutatis mutandis ai
fini degli articoli 18 e 30.
ê 93/6/CEE articolo
13
Articolo 13
La Commissione presenta quanto prima al Consiglio proposte concernenti
i requisiti patrimoniali per le transazioni in prodotti di base e relativi
strumenti derivati nonché le quote di organismi di investimento collettivo.
Il Consiglio dovrà pronunciarsi sulle proposte della Commissione al più
tardi sei mesi prima dell'applicazione della presente direttiva.
ò nuovo
Articolo 48
La direttiva
93/6/CEE, modificata dalle direttive menzionate nell'allegato VIII, parte A, è
abrogata, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini
d'attuazione nel diritto interno delle direttive indicati nell'allegato VIII,
parte B.
I riferimenti alle
direttive abrogate s'intendono fatti alla presente direttiva e si leggono
secondo la tavola di concordanza contenuta nell'allegato IX.
Articolo 49
La presente
direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione
nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
ê 93/6/CEE articolo
14
CLAUSOLA DI
REVISIONE
Articolo 14
Entro tre anni
dalla data citata nell'articolo 12, il Consiglio, deliberando su proposta della
Commissione, esamina e, se necessario, modifica la presente direttiva in base
all'esperienza acquisita nella sua applicazione e tenendo conto dell'evoluzione
del mercato, con particolare riferimento agli sviluppi nell'ambito delle sedi
di cooperazione internazionale fra autorità competenti in materia di
regolamentazione.
ê 93/6/CEE articolo
15
Articolo 50
Gli Stati membri sono destinatari della
presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, […]
Per il Parlamento europeo                            Per
il Consiglio
Il Presidente                                                   Il
Presidente
[…]                                                                […]
ê 93/6/CEE (adattato)
ð nuovo
ALLEGATO I
ðCALCOLO DEI REQUISITI PATRIMONIALI PER IL ï RISCHIO Ö DI Õ POSIZIONE
INTRODUZIONE Ö DISPOSIZIONI
GENERALI Õ
Compensazione
1. La differenza (positiva) tra la posizione long (short) Ö lunga
(corta) Õ dell'ente rispetto
alle sue posizioni short (long) Ö corte
(lunghe) Õ nello stesso titolo Ö strumento
finanziario Õ , sia esso Ö uno
strumento Õ di capitale, di
debito o un titolo convertibile, e in identici contratti, siano essi contratti financial
futures, contratti a premio, warrant e warrant coperti, sarà
la sua posizione netta in ciascuno dei vari strumenti. Nel calcolare la
posizione netta le autorità competenti possono consentire che le posizioni in titoli Ö strumenti Õ derivati siano
equiparate, con le modalità specificate ai successivi paragrafi da 4 a 7, a
posizioni nel titolo/nei titoli sottostante(i) (o di riferimento). Le posizioni
detenute dagli enti in titoli Ö strumenti Õ di debito propri non
sono computate nel calcolo del rischio specifico di cui al punto 14.
2. Non è consentita alcuna compensazione tra
titoli convertibili e posizioni nel titolo sottostante, salvo che le autorità
competenti adottino una strategia che prenda in considerazione la probabilità
di conversione di un particolare titolo convertibile oppure prevedano una
copertura patrimoniale atta ad assorbire eventuali perdite potenziali che
possono manifestarsi in sede di conversione.
3. Tutte le posizioni nette, indipendentemente
dal segno, prima di essere aggregate devono essere convertite quotidianamente
nella valuta Ö di
notifica Õ dell'ente tenuto a procedere alle segnalazioni, al tasso di cambio
a vista prevalente sul mercato.
Strumenti particolari
ê 93/6/CEE (adattato)
è1 98/31/CE
articolo 1, punto 7 e allegato, punto 1, lettera a)
4. I contratti standardizzati a termine
(contratti futures) sui tassi d'interesse, i contratti differenziali a
termine sul tasso d'interesse (FRA) e gli impegni a termine di acquisto o
vendita di strumenti di debito sono equiparati a combinazioni di posizioni long Ö lunghe Õ e short Ö corte Õ . Una posizione long Ö lunga Õ su contratti futures
sui tassi di interesse equivale pertanto ad una combinazione di un debito con
scadenza alla data di consegna prevista nel contratto futures e di una
disponibilità in un'attività con scadenza alla data di scadenza del titolo o
della posizione di riferimento sottostante al contratto futures in
questione. Analogamente un FRA venduto equivale a una posizione long Ö lunga Õ con scandenza alla data di liquidazione più il
periodo di riferimento e ad una posizione short Ö corta Õ con scadenza
identica alla data di liquidazione. Sia il debito che la disponibilità in
attività sono inclusi nella colonna «Amministrazione
centrale» Ö prima categoria
indicata Õ dnella
tabella 1, Ö al Õ punto 13 Ö 14, Õ per il calcolo del
capitale richiesto a fronte del rischio specifico di contratti standardizzati a
termine sui tassi d'interesse e FRA. Un impegno a termine di acquisto d'uno
strumento di debito equivale ad una combinazione di un debito, con scadenza
alla data di consegna, e di una posizione long Ö lunga Õ (a pronti) nello
strumento di debito stesso. Il debito è incluso nella colonna
«Amministrazione centrale» Ö prima categoria
indicata Õ dnella
tabella 1, Ö al punto
14,Õ ai fini del rischio
specifico, e lo strumento di debito è incluso nella colonna appropriata della
medesima tabella. è1 --- ç
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 1, lettera a) (adattato)
Le autorità competenti possono consentire che
la copertura patrimoniale richiesta per un future negoziato in borsa sia uguale
alla garanzia richiesta dalla borsa se ritengono che essa fornisca una misura
precisa del rischio connesso con il future e sia almeno uguale alla copertura
patrimoniale richiesta per un future, ottenuta utilizzando il metodo di calcolo
esposto nel presente allegato o impiegando il metodo dei modelli interni
illustrato nell'allegato VIII. 
Fino al 31 dicembre 2006 lLe autorità competenti possono altresì
consentire che la copertura patrimoniale di un contratto derivato negoziato
fuori borsa del tipo cui si fa riferimento nel presente punto, regolato da una
stanza di compensazione ufficiale, sia uguale alla garanzia richiesta dalla stanza
di compensazione se hanno la certezza che essa fornisce una misura precisa del
rischio connesso con il contratto derivato ed è almeno uguale alla copertura
patrimoniale richiesta per il contratto in questione, ottenuta utilizzando il
metodo di calcolo esposto nel presente allegato o impiegando i modelli interni
illustrati nell'allegato VIII.
ê 93/6/CEE articolo
2, punto 22 (adattato)
Ö Per Õ «Pposizione
long Ö lunga Õ» ai fini dell'allegato I, punto 4: del presente punto Ö si
intende Õ la posizione in cui
l'ente ha fissato il tasso d'interesse che riceverà ad una data futura, e Ö per Õ «posizione short Ö corta Õ »: la posizione in cui l'ente ha fissato il
tasso di interesse che pagherà ad una data futura.
ê 93/6/CEE
(adattato)
5. I contratti a premio su tassi d'interesse, titoli Ö strumenti Õ di debito, titoli Ö strumenti Õ di capitale, indici
di borsa, financial futures, swaps e divise estere sono
equiparati, ai fini del presente allegato, a posizioni di valore pari a quello
dello strumento sottostante a cui il contratto a premio si riferisce
moltiplicato per il suo coefficiente delta. Queste ultime posizioni possono
essere compensate con eventuali posizioni di segno opposto in identici titoli Ö strumenti Õ sottostanti o
prodotti derivati. Il coefficiente delta applicato è quello della borsa valori
dell'operazione o quello calcolato dalle autorità competenti oppure, laddove
non sia disponibile o per i contratti a premio Ö negoziati Õ fuori borsa, quello
calcolato dall'ente stesso purché il modello che esso usa sia considerato
accettabile dalle autorità competenti.
Tuttavia, le autorità competenti possono anche
disporre che gli enti calcolino i propri coefficienti delta ricorrendo ad un
metodo da esse prescritto.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 1, lettera b) (adattato)
Le autorità competenti
impongono l'adozione di garanzie Ö È predisposta
una copertura Õ contro gli altri
rischi, diversi dal rischio delta, connessi con i contratti a premio. Le
autorità competenti possono consentire che la copertura patrimoniale richiesta
per un contratto a premio venduto, negoziato in borsa, sia uguale alla garanzia
richiesta dalla borsa, se ritengono che essa fornisca una misura precisa del rischio
connesso con il contratto a premio e sia almeno uguale alla copertura
patrimoniale richiesta per un contratto a premio, ottenuta utilizzando il
metodo di calcolo esposto nel presente allegato o impiegando i modelli interni
illustrati nell'allegato VIII. Fino al 31 dicembre 2006 lLe
autorità competenti possono altresì consentire che la copertura patrimoniale di
un contratto a premio su merci negoziato OTC Ö fuori
borsa Õ , regolato da una
stanza di compensazione ufficiale, sia uguale alla garanzia richiesta dalla
stanza di compensazione se ritengono che essa fornisca una misura precisa del
rischio connesso con il contratto a premio e sia almeno uguale alla copertura
patrimoniale richiesta per un contratto a premio negoziato OTC Ö fuori
borsa Õ ottenuta utilizzando
il metodo di calcolo esposto nel presente allegato o impiegando i modelli
interni illustrati nell'allegato VIII. Inoltre
esse possono permettere che la copertura richiesta per un contratto a premio
acquistato, negoziato in borsa oppure fuori borsa, sia pari a quella per il titolo Ö lo strumento Õ sottostante, a
condizione che la copertura risultante non superi il valore di mercato del
contratto stesso. La copertura per un contratto a premio venduto fuori borsa è
fissata in relazione al titolo Ö allo strumento Õ sottostante.
ê 98/31/EC articolo
1, punto 7 e allegato, punto 1, lettera c) (adattato)
6. Per i warrant su titoli Ö strumenti Õ di debito e su azioni Ö strumenti di
capitale Õ valgono le norme
previste al punto 5 per i contratti a premio.
ê 93/6/CEE
(adattato)
7. Ai fini del rischio tasso d'interesse gli swaps
sono equiparati a titoli Ö strumenti Õ in bilancio. Perciò
uno swap sul tasso d'interesse in base al quale un ente riceve un tasso
d'interesse variabile e paga un tasso d'interesse fisso è equiparato ad una
posizione long Ö lunga Õ in un titolo Ö uno
strumento Õ a tasso variabile di
durata pari al periodo che va fino alla successiva revisione del tasso
d'interesse e a una posizione short Ö corta Õ in un titolo Ö uno
strumento Õ a tasso fisso con la
stessa scadenza dello swap.
ò nuovo
8. Per i derivati su
crediti, salvo disposizioni contrarie, va utilizzato l’ammontare nozionale del
contratto derivato sul credito. Nel calcolo della copertura patrimoniale
richiesta per il rischio di mercato della parte che assume il rischio di
credito (il “venditore della protezione”), le posizioni sono determinate come
segue:
Un total return
swap dà origine a una posizione lunga nel rischio generale di mercato
dell’obbligazione di riferimento e una posizione corta nel rischio generale di
mercato di un titolo di Stato al quale è assegnata una ponderazione del rischio
dello 0% ai sensi dell’allegato VI della direttiva [2000/12/CE]. Esso dà
inoltre origine a una posizione lunga nel rischio specifico dell’obbligazione
di riferimento.
Un credit default
swap non dà origine ad una posizione per il rischio generale di mercato. Ai
fini del rischio specifico, l’ente deve registrare una posizione lunga
sintetica in una obbligazione dell’entità di riferimento. Se il prodotto
comporta il pagamento di premi o di interessi, i flussi di cassa corrispondenti
vanno rappresentati come posizioni nozionali in un titolo di Stato con un
corrispondente tasso fisso o variabile.
Una credit linked
note (strumento collegato al merito di credito) dà origine a una posizione
lunga nel rischio generale di mercato della note stessa, come un
prodotto derivato su interessi. Ai fini del rischio specifico, nasce una
posizione lunga sintetica in una obbligazione dell’entità di riferimento.
Inoltre, nasce una posizione lunga nel rischio specifico dell'emittente della note.
Un paniere first-asset-to-default
dà origine a una posizione pari all’ammontare nozionale in una obbligazione di
ciascuna entità di riferimento. Se l’ammontare del pagamento massimo dovuto al
verificarsi di un evento creditizio è minore del requisito patrimoniale
calcolato secondo il metodo di cui alla prima frase del presente comma, l’importo
del pagamento massimo può essere preso come requisito patrimoniale per il
rischio specifico.
Un paniere second-asset-to-default
dà origine a una posizione pari all’ammontare nozionale in una obbligazione di
ciascuna entità di riferimento meno una (quella con il requisito patrimoniale
più basso per il rischio specifico). Se l’ammontare del pagamento massimo
dovuto al verificarsi di un evento creditizio è minore del requisito
patrimoniale calcolato secondo il metodo di cui alla prima frase del presente
comma, detto ammontare può essere preso come requisito patrimoniale per il
rischio specifico.
Se un paniere credit
linked note ha un rating esterno e soddisfa le condizioni per essere
considerato una voce di debito qualificata, può essere registrata un’unica
posizione lunga con il rischio specifico dell’emittente della note
invece delle posizioni di rischio specifiche per tutte le entità di
riferimento.
Un prodotto basato
su un paniere che garantisce una protezione proporzionale dà origine ad una
posizione in ciascuna entità di riferimento ai fini del rischio specifico:
l'ammontare nozionale totale del contratto è ripartito tra le posizioni secondo
la proporzione dell’ammontare nozionale totale che è rappresentata da ciascuna
esposizione verso un’entità di riferimento. Se può essere scelta più di una
obbligazione di una entità di riferimento, il rischio specifico è determinato
dall’obbligazione con la ponderazione per il rischio più elevata. Invece della
scadenza dell’obbligazione si applica la scadenza del contratto derivato su
crediti.
Per la parte che
trasferisce il rischio di credito (il “compratore della protezione”), le
posizioni sono determinate in modo speculare rispetto al venditore della
protezione, eccetto che per una credit linked note (che non comporta una
posizione corta nell’emittente). Se ad un determinato momento si ha un’opzione call
abbinata ad uno step-up, detto momento è trattato come la scadenza della
protezione. Nel caso dei derivati su crediti nth to default,
i compratori della protezione possono compensare il rischio specifico per n-1
delle attività sottostanti (ossia le attività n-1 con il requisito più basso
per il rischio specifico).
ê 93/6/CEE (adattato)
89. Tuttavia, gGli enti che valutano ai prezzi giornalieri di mercato
e gestiscono il rischio di tasso d'interesse sui titoli
Ö sugli strumenti Õ derivati,
contemplati nei paragrafi Ö ai punti Õ da 4 a 7, sulla base
del flusso di cassa attualizzato hanno la facoltà di utilizzare modelli di
sensibilità per calcolare le posizioni di cui sopra, e potranno utilizzarli per
qualsiasi titolo obbligazionario ammortizzato nell'arco della sua durata
residua anziché mediante rimborso finale del capitale in un'unica soluzione.
Sia il modello che il suo impiego da parte dell'ente devono essere approvati
dalle autorità competenti. Tali modelli dovrebbero generare posizioni aventi,
nei confronti delle variazioni del tasso d'interesse, la stessa sensibilità del
flusso di cassa sottostante. La sensibilità deve essere valutata con
riferimento ai movimenti indipendenti nell'ambito di tassi campione lungo la
curva di rendimento, con almeno un punto di sensibilità in ciascuna delle fasce
di scadenza riportate nella tabella 2 (cfr. punto 18
Ö 20 Õ). Le posizioni sono
incluse nel calcolo della copertura patrimoniale in base alle disposizioni
enunciate nei paragrafi da 15 a 30 Ö ai punti da 17
a 32 Õ.
910. Gli enti
che non utilizzano modelli di cui al punto 8 Ö 9 Õ possono in alternativa, previa approvazione delle autorità
competenti, trattare come posizioni compensate le posizioni in titoli Ö strumenti Õ derivati di cui ai
punti da 4 a 7 che soddisfino le seguenti condizioni minime:
ia)     le
posizioni sono di pari importo e sono denominate nella stessa valuta;
iib)    il
tasso di riferimento (per le posizioni a tasso variabile) o il tasso
d'interesse nominale (per le posizioni a tasso fisso) è strettamente allineato;
iiic)   la
successiva data di fissazione del tasso di interesse o, per le posizioni a
tasso fisso, la durata residua corrispondono ai seguenti limiti:
i)       termine inferiore a un mese: stesso
giorno;
ii)      termine compreso tra un mese e un anno:
entro 7 giorni;
iii)     termine superiore ad un anno: entro 30
giorni.
1011. L'ente
che trasferisce valori mobiliari o diritti garantiti relativi alla proprietà di
valori mobiliari in un contratto di riporto e l'ente che trasferisce valori mobiliari
nell'ambito di un concessionario di titoli in prestito include detti valori
mobiliari nel calcolo della sua copertura patrimoniale in conformità del
presente allegato, purché i valori stessi soddisfino i criteri di cui
all'articolo 2, punto 6, lettera a) Ö 11 Õ.
ê 93/6/CEE (adattato)
11. Le posizioni
in quote di organismi di investimento collettivo sono soggette ai requisiti
patrimoniali di cui alla direttiva 89/647/CEE anziché agli obblighi di
copertura per il rischio posizione di cui al presente allegato.
Rischio specifico e rischio generale
12. Il rischio di posizione su un titolo Ö uno strumento Õ di debito o su un titolo Ö uno strumento Õ di capitale (o un
derivato di un titolo Ö uno strumento Õ di debito o di
capitale) negoziato va ripartito in due componenti per calcolare la copertura
patrimoniale relativa. La prima componente sarà l'elemento rischio specifico,
cioè il rischio di una variazione del prezzo del titolo
Ö dello strumento Õ interessato dovuta a
fattori connessi con l'emittente oppure, nel caso di un derivato, con
l'emittente del titolo Ö dello strumento Õ sottostante. La
seconda componente riguarda il rischio generale, vale a dire il rischio di una
variazione di prezzo dello strumento dovuta (nel caso di un
titolo Ö uno strumento Õ di debito negoziato
o di un derivato di un titolo Ö uno strumento Õ di debito) ad una
variazione del livello dei tassi d'interesse, oppure (nel caso di un titolo Ö uno strumento Õ di capitale o di un
derivato di un titolo Ö uno strumento Õ di capitale) a un
movimento generale sul mercato dei titoli Ö degli strumenti Õ di capitale non
connesso con le caratteristiche specifiche dei titoli
individuali Ö singoli strumenti Õ .
TITOLI Ö STRUMENTI Õ DI DEBITO NEGOZIATI
13.       L'ente
classifica lLe proprie
posizioni nette Ö sono
classificate Õ in relazione alla
valuta in cui sono denominate e calcola la
copertura patrimoniale per il rischio generale e il rischio specifico Ö è
calcolata Õ separatamente in
ciascuna valuta.
Rischi specifici
ê 93/6/CEE
(adattato)
ð nuovo
14. L'ente imputa le sue posizioni nette, calcolate conformemente al punto 1, alle categorie appropriate
della tabella 1 in funzione delle loro durate residue e quindi le moltiplica
per le ponderazioni indicate. Esso
addiziona le sue posizioni ponderate (a prescindere dal fatto che siano long o
short) per calcolare la sua copertura patrimoniale per il rischio specifico. ð nel portafoglio di negoziazione, calcolate
conformemente al punto 1, alle categorie appropriate della tabella 1 in
funzione dell’emittente/obbligato, della valutazione esterna o interna del
merito di credito e delle durate residue e quindi le moltiplica per le
ponderazioni indicate. Esso addiziona le sue posizioni ponderate (a prescindere
dal fatto che siano lunghe o corte) per calcolare la sua copertura patrimoniale
per il rischio specifico. ï
ê 93/6/CEE
Tabella 1
 Voci amministrazione centrale || Voci qualificate || Altre voci 
   || 0-6 mesi || + di 6 mesi e fino a 24 mesi || + di 24 mesi ||   
 0,00 % || 0,25 % || 1,00 % || 1,60 % || 8,00 % 
ò nuovo
Tabella 1
 Voci || Copertura patrimoniale del rischio specifico 
 Titoli di debito emessi o garantiti da amministrazioni centrali, emessi da banche centrali, organizzazioni internazionali, banche multilaterali di sviluppo, amministrazioni regionali o autorità locali degli Stati membri ai quali sarebbe attribuita una ponderazione di rischio dello 0% secondo l’approccio RSA o IRB. || 0% 
 Titoli di debito emessi o garantiti da amministrazioni centrali, emessi da banche centrali, organizzazioni internazionali, banche multilaterali di sviluppo, amministrazioni regionali o autorità locali degli Stati membri ai quali sarebbe attribuita una ponderazione di rischio del 20% o del 50% secondo l’approccio RSA o IRB. Altre voci qualificate secondo la definizione di cui al punto 15. || 0,25% (durata residua inferiore o pari a sei mesi) 1,00% (durata residua maggiore di sei mesi e inferiore o pari a 24 mesi) 1,60% (durata residua superiore a 24 mesi) 
 Tutte le altre voci || 8,00% 
15.       Ai fini
del punto 14 le “voci qualificate” comprendono:
a)      le posizioni
lunghe e corte in attività che soddisfano i requisiti per l’attribuzione di un
grado della scala di valutazione della qualità creditizia pari almeno a investment
grade (qualità elevata) nel processo di classificazione di cui al titolo V,
capo 2, sezione 3, sottosezione 1 della direttiva [2000/12/CE];
b)      posizioni
lunghe e corte in attività che, considerando la solvibilità dell’emittente,
hanno una PD (probabilità di inadempimento) non superiore a quella delle
attività di cui alla precedente lettera a), secondo l’approccio di cui al
titolo V, capo 2, sezione 3, sottosezione 2 della direttiva [2000/12/CE].
c)      posizioni
lunghe e corte in attività per le quali non è disponibile una valutazione del
merito di credito fatta da un’agenzia esterna di valutazione del merito di
credito prescelta e che soddisfano le seguenti condizioni:
i)       sono
considerate sufficientemente liquide dagli enti interessati;
ii)      la loro
qualità d’investimento è, a giudizio dell’ente, almeno equivalente a quella
delle attività di cui alla lettera a);
iii)     sono quotate
almeno su un mercato regolamentato di uno Stato membro, o in una borsa di un
paese terzo se quest'ultima è riconosciuta dalle autorità competenti dello
Stato membro in questione;
d)      sono posizioni
lunghe e corte in attività emesse da enti che, secondo quanto stabilito
discrezionalmente dalle autorità competenti, sono soggetti ai requisiti di
adeguatezza patrimoniale stabiliti nella direttiva [2000/12/CE].
Le modalità con cui
gli strumenti di debito vengono valutati sono soggette alla verifica delle
autorità competenti, che rifiutano la valutazione dell'ente qualora ritengano
che gli strumenti in questione presentino un rischio specifico troppo elevato
per poter essere definiti voci qualificate.
16. Le autorità
competenti impongono agli enti di applicare la ponderazione massima di cui alla
tabella 1 agli strumenti che presentino un particolare rischio a motivo
dell'insufficiente solvibilità dell'emittente o liquidità.
ê 93/6/CEE
Rischi generali
a) in funzione della scadenza 
ê 93/6/CEE (adattato)
1517. La
procedura per il calcolo della copertura patrimoniale per il rischio generale
comporta due fasi fondamentali. In primo luogo tutte le posizioni sono
ponderate in funzione della scadenza (come si
spiegato al punto 16 Ö 18 Õ ), per calcolare
l'entità della copertura patrimoniale richiesta. Successivamente è ammessa una
riduzione di tale copertura quando una posizione ponderata è detenuta
parallelamente ad una posizione ponderata opposta nella stessa fascia di
scadenza. È parimenti ammissibile una riduzione della copertura quando le
posizioni ponderate opposte rientrano in fasce di scadenza diverse; l'entità
della riduzione dipende in tal caso dall'appartenenza o meno delle due
posizioni alla medesima zona e dalle zone specifiche in cui esse rientrano. Le
zone (gruppi di fasce di scadenza) sono complessivamente tre.
1618. L'ente
imputa le sue posizioni nette alle opportune fasce di scadenza della colonna 2
o 3 della tabella 2 (cfr. punto 18 Ö 20 Õ). A tale scopo si fa
riferimento alla durata residua nel caso dei titoli
Ö degli strumenti Õ a tasso fisso e al
periodo di tempo fino alla successiva revisione del tasso d'interesse nel caso
di titoli Ö strumenti Õ a tasso d'interesse
variabile. Va operata una distinzione tra titoli Ö strumenti Õ di debito con una
cedola minima del 3 % e titoli Ö strumenti Õ con una cedola
inferiore al 3 %, assegnandoli quindi alla colonna 2 o 3 della tabella 2. In seguito sSi applica Ö poi Õ a ciascuna posizione
la ponderazione indicata per la relativa fascia di scadenza nella colonna 4
della tabella 2.
ê 93/6/CEE
(adattato)
1719.
Successivamente, si calcola la somma delle posizioni ponderate long Ö lunghe Õ e la somma delle
posizioni ponderate short Ö corte Õ in ciascuna fascia
di scadenza. L'entità del primo valore che è compensato dal secondo in una
determinata fascia di scadenza costituisce la posizione ponderata compensata
nella predetta fascia mentre la posizione residua long o
short Ö lunga o
corta Õ è la posizione
ponderata non compensata per la medesima fascia. In seguito è calcolato il
totale delle posizioni ponderate compensate in tutte le fasce.
1820. Si
calcolano i totali delle posizioni long Ö lunghe Õ ponderate non
compensate per le fasce comprese in ciascuna delle zone di cui alla tabella 2
per determinare la posizione long Ö lunga Õ ponderata non
compensata per ciascuna zona. Analogamente, le posizioni short
Ö corte Õ ponderate non
compensate per ciascuna fascia in una particolare zona sono sommate per
calcolare la posizione short Ö corta Õ ponderata non
compensata per detta zona. La parte della posizione long
Ö lunga Õ ponderata non
compensata di una determinata zona che è compensata dalla posizione short Ö corta Õ ponderata non
compensata della medesima zona costituisce la posizione ponderata compensata di
tale zona. La parte della posizione long Ö lunga Õ ponderata non
compensata o della posizione short Ö corta Õ ponderata non
compensata per una zona che non può quindi essere
compensata Ö in tal
modo Õ costituisce la
posizione ponderata non compensata della zona in questione.
Tabella 2
 Zone || Fasce di scadenza || Ponderazioni (%) || Variazione ipotizzata del tasso di interesse (%) 
 Cedola del 3 % o più || Cedola inferiore al 3 % 
 Uno || 0 ≤ 1 mesi || 0 ≤ 1 mesi || 0,00 || — 
 > 1 ≤ 3 mesi || > 1 ≤ 3 mesi || 0,20 || 1,00 
 > 3 ≤ 6 mesi || > 3 ≤ 6 mesi || 0,40 || 1,00 
 > 6 ≤ 12 mesi || > 6 ≤ 12 mesi || 0,70 || 1,00 
 Due || > 1 ≤ 2 anni || > 1,0 ≤ 1,9 anni || 1,25 || 0,90 
 > 2 ≤ 3 anni || > 1,9 ≤ 2,8 anni || 1,75 || 0,80 
 > 3 ≤ 4 anni || > 2,8 ≤ 3,6 anni || 2,25 || 0,75 
 Tre || > 4 ≤ 5 anni || > 3,6 ≤ 4,3 anni || 2,75 || 0,75 
 > 5 ≤ 7 anni || > 4,3 ≤ 5,7 anni || 3,25 || 0,70 
 > 7 ≤ 10 anni || > 5,7 ≤ 7,3 anni || 3,75 || 0,65 
 > 10 ≤ 15 anni || > 7,3 ≤ 9,3 anni || 4,50 || 0,60 
 > 15 ≤ 20 anni || > 9,3 ≤ 10,6 anni || 5,25 || 0,60 
 > 20 anni || > 10,6 ≤ 12,0 anni || 6,00 || 0,60 
   || > 12,0 ≤ 20,0 anni || 8,00 || 0,60 
   || > 20 anni || 12,50 || 0,60 
ê 93/6/CEE
(adattato)
1921. 19. È
quindi calcolata l'entità della posizione ponderata non compensata long (short) Ö lunga
(corta) Õ della zona 1 che è
compensata dalla posizione ponderata non compensata short
(long) Ö corta
(lunga) Õ della zona 2. Tale
valore figura Ö è
indicato Õ al punto 23 Ö 25 Õ come Ö la Õ posizione ponderata
compensata tra la zona 1 e la zona 2. Il medesimo calcolo è quindi effettuato
per la parte residua della posizione ponderata non compensata della zona 2 e la
posizione ponderata non compensata della zona 3 onde calcolare la posizione
ponderata compensata tra la zona 2 e la zona 3.
2022. L'ente
ha facoltà di invertire l'ordine dei calcoli di cui al punto 19 Ö 21 Õ se desidera
calcolare la posizione ponderata compensata fra la zona 2 e la zona 3 prima di
calcolare quella fra la zona 1 e la zona 2.
ê 93/6/CEE (adattato)
2123. La parte
residua della posizione ponderata non compensata nella zona 1 è quindi
compensata con la parte residua di quella della zona 3 dopo la compensazione di
tale zona con la zona 2, per determinare la posizione ponderata compensata fra
la zona 1 e la zona 3.
2224. Le
posizioni residue dopo i tre distinti calcoli di compensazione presentati ai
punti 19, 20 e 21 Ö 21, 22 e
23 Õ sono sommate.
2325. La
copertura patrimoniale dell'ente risulta dalla somma:
a)           del 10 % del totale delle posizioni
ponderate compensate in tutte le fasce di scadenza;
b)           del 40 % della posizione ponderata
compensata della zona 1;
c)           del 30 % della posizione ponderata
compensata della zona 2;
d)           del 30 % della posizione ponderata
compensata della zona 3;
e)           del 40 % della posizione ponderata
compensata tra le zone 1 e 2 e tra le zone 2 e 3 (cfr. punto 19 Ö 21 Õ );
f)            del 150 % della posizione ponderata
compensata tra le zone 1 e 3;
g)           del 100 % delle posizioni residue
ponderate non compensate.
b)in funzione della duration Ö durata
finanziaria Õ
2426. In luogo
del sistema di cui ai punti da 15 a 23 Ö 17 a 25 Õ le autorità
competenti di uno Stato membro possono in via generale o a titolo individuale,
permettere agli enti di ricorrere a un sistema di calcolo della copertura
patrimoniale per il rischio generale sui titoli Ö sugli strumenti Õ di debito negoziati
che tenga conto della duration Ö durata
finanziaria Õ dei titoli Ö degli strumenti Õ in questione, purché
ciò avvenga in via continuativa.
ê 93/6/CEE (adattato)

2527. Con questo Ö Nel Õ sistema Ö di cui al punto
26 Õ l'ente prende il
valore di mercato di ciascuno titolo Ö strumento Õ di debito a tasso
fisso e calcola quindi il suo rendimento alla scadenza, che rappresenta il
tasso di sconto implicito del titolo Ö dello strumento Õ . In caso di titoli Ö strumenti Õ a tasso variabile
l'ente prende il valore di mercato di ciascuno
titolo Ö strumento Õ e calcola quindi il
suo rendimento supponendo che il capitale sia dovuto a decorrere dal momento in
cui il tasso d'interesse può essere modificato per il periodo successivo.
ê 93/6/CEE
(adattato)
2628.
Successivamente l'ente calcola la durata Ö finanziaria Õ modificata di
ciascuno titolo
Ö strumento Õ di debito servendosi
della formula: durata Ö finanziaria Õ modificata =
((durata Ö finanziaria Õ (D))/(1 + r)) in
cui:
 D || = || ((∑t = 1m((t Ct)/((1 + r)t)))/(∑t = 1m((Ct)/((1 + r)t)))) 
 dove: 
 R || = || rendimento alla scadenza (cfr. punto 25); 
 Ct || = || pagamento in contanti al momento t; 
 M || = || scadenza finale (cfr. punto 25). 
2729. Si
classifica ciascuno titolo Ö strumento Õ di debito nella zona
appropriata della tabella 3 in base alla duration Ö durata finanziaria Õ modificata del
titolo stesso.
Tabella 3
 Zone || Durata Ö finanziaria Õ modificata (in anni) || Interesse presunto (variazione in %) 
 Uno || > 0 ≤ 1,0 || 1,0 
 Due || > 1,0 ≤ 3,6 || 0,85 
 Tre || > 3,6 || 0,7 
2830. Si
calcola quindi la posizione ponderata in base alla duration
Ö durata
finanziaria Õ del titolo dello Ö strumento Õ moltiplicando il suo
valore di mercato per la duration Ö durata
finanziaria Õ modificata e per la
variazione presunta del tasso d'interesse riferita ad uno strumento con quella duration Ö durata
finanziaria Õ modificata specifica
(cfr. colonna 3 della tabella 3).
2931. Si
determina rispettivamente la sua posizione long Ö lunga Õ ponderata in base
alla duration Ö durata
finanziaria Õ e la sua posizione short Ö corta Õ ponderata in base
alla duration Ö durata
finanziaria Õ all'interno di
ciascuna zona. In ciascuna zona, la parte della prima posizione che è
compensata dalla seconda rappresenta la relativa posizione compensata ponderata
in base alla duration Ö durata
finanziaria Õ .
ê 93/6/CEE (adattato)
Si calcolano
quindi per ciascuna zona le posizioni non compensate ponderate in base alla duration Ö durata finanziaria Õ seguendo le
procedure indicate ai punti da 19 a 22 Ö 21 a 24 Õ per le posizioni
ponderate non compensate.
ê 93/6/CEE
(adattato)
3032. La
copertura patrimoniale richiesta all'ente risulta dalla somma dei seguenti
elementi:
a)           2 % della posizione compensata
ponderata in base alla duration Ö durata
finanziaria Õ in ciascuna zona;
b)           40 % delle posizioni compensate
ponderate in base alla duration Ö durata finanziaria Õ tra la zona 1 e la
zona 2 e tra la zona 2 e la zona 3;
c)           150 % della posizione compensata
ponderata in base alla duration Ö durata
finanziaria Õ tra la zona 1 e la
zona 3;
d)           100 % delle posizioni residue non
compensate ponderate in base alla duration Ö durata
finanziaria Õ .
TITOLI Ö STRUMENTI Õ DI CAPITALE
3133. L'ente
addiziona Ö in conformità
con il punto 1 Õ tutte le posizioni
nette long Ö lunghe Õ - in conformità con il punto 1 - e tutte le posizioni
nette short Ö corte Õ . La somma dei due
dati fornisce la posizione lorda generale. La differenza di
Ö dell’ Õ una rispetto
all'altra costituisce la posizione netta generale.
Rischi specifici
ê 93/6/CEE
(adattato)
32.34 L'ente
addiziona Ö in conformità
con il punto 1 Õ tutte le posizioni
nette long Ö lunghe Õ - in conformità con il punto 1 - e tutte le posizioni
nette short Ö corte Õ . L'ente moltiplica
la posizione lorda generale per il coefficiente del 4 % al fine di calcolare la
copertura patrimoniale per rischi specifici.
ê 93/6/CEE (adattato)
3335. In
deroga al punto 35 Ö 34 Õ , le autorità
competenti hanno facoltà di consentire che la copertura patrimoniale per rischi
specifici sia ridotta dal 4% al 2% della posizione lorda generale per i
portafogli titoli Ö di strumenti di
capitale Õ detenuti da un ente
che soddisfano le seguenti condizioni:
ê 98/31/CE
articolo 1, punto 7 e allegato, punto 1, lettera d) (adattato)
ia)          i titoli Ö gli strumenti Õ di capitale non
devono essere quelli di emittenti che hanno emesso solo titoli
Ö strumenti Õ di debito negoziati
per i quali è al momento prevista, nella tabella 1,
riportata al punto 14, la ponderazione dell'8 % o ai quali si applica un
coefficiente di ponderazione inferiore solo perché sono coperti da garanzia o
da fideiussione;
ê 93/6/CEE (adattato)
iib)         i titoli Ö gli strumenti Õ di capitale debbono
essere considerati titoli Ö strumenti Õ di elevata liquidità
dalle autorità competenti in base a criteri obiettivi;
ê 93/6/CEE (adattato)
iiic)        nessuna
posizione individuale deve rappresentare più del 5 % del valore del
portafoglio titoli complessivo Ö di strumenti di
capitale Õ dell'ente. Tuttavia Ö Ai fini della
lettera c) Õ le autorità
competenti possono autorizzare posizioni individuali fino ad un massimo del 10
% purché il loro totale non superi il 50 % del portafoglio.
ê 93/6/CEE
Rischi generali
3436. La
copertura patrimoniale per rischi generali sarà pari alla posizione netta
generale dell'ente moltiplicata per il coefficiente dell'8 %.
Contratti futures su indici di
borsa
ê 93/6/CEE (adattato)
3537. I
contratti futures su indici di borsa, gli equivalenti, ponderati con il
coefficiente delta, di contratti a premio relativi a futures su indici
di borsa e indici di borsa definiti in appresso collettivamente «contratti futures
su indici di borsa», possono essere scomposti in posizioni in ciascuno dei titoli Ö degli strumenti Õ di capitale che li
costituiscono. Queste posizioni possono essere trattate come posizioni
sottostanti negli stessi titoli Ö strumenti Õ di capitale; e,fatta salva l'approvazione delle autorità
competenti, esse sono pertanto Ö possono
essere Õ compensate con le
posizioni opposte negli stessi titoli Ö strumenti Õ di capitale
sottostanti.
ê 93/6/CEE
(adattato)
3638. Le
autorità competenti provvedono affinché gli enti che hanno effettuato
compensazioni delle loro posizioni in uno o più dei
titoli Ö degli strumenti Õ di capitale che
costituiscono un contratto futures su indici di borsa con posizioni
opposte del contratto stesso dispongano di capitali sufficienti per coprire il
rischio di perdite derivanti da variazioni non parallele del valore del futures
rispetto a quelle del valore dei titoli Ö degli strumenti Õ di capitale che lo
compongono; le stesse regole si applicano, quando un ente detiene posizioni
opposte in contratti futures su indici di borsa la cui scadenza e/o
composizione non siano identiche.
ê 93/6/CEE (adattato)
3739. In
deroga alle disposizioni dei punti 35 e 36 Ö 37 e 38 Õ , per i contratti futures
su indici di borsa che sono trattati in borsa e rappresentano, secondo le
autorità competenti, indici ampiamente diversificati è prevista una copertura
patrimoniale dell'8 % per i rischi generali, mentre non è obbligatoria alcuna
copertura per i rischi specifici. Detti contratti futures su indici di
borsa sono inclusi nel calcolo della posizione netta generale di cui al punto 31 Ö 33 Õ , ma non sono presi
in considerazione per il calcolo della posizione lorda generale di cui allo
stesso punto.
ê 93/6/CEE
(adattato)
3840. Qualora
un contratto futures su indici di borsa non sia scomposto nelle
posizioni sottostanti, è trattato come singolo titolo
Ö strumento Õ di capitale. Tuttavia
si può non tener conto del rischio specifico su questo singolo titolo Ö strumento Õ di capitale, se il
contratto futures su indici di borsa di cui trattasi è negoziato in
borsa e rappresenta, a giudizio delle autorità competenti, un indice ampiamente
diversificato.
IMPEGNO IRREVOCABILE DI ACQUISTO
ê 93/6/CEE (adattato)
3941. In caso
di impegno irrevocabile di acquisto di titoli Ö strumenti Õ di debito e di
capitale, le autorità competenti possono autorizzare un ente ad applicare la
procedura indicata in appresso per calcolare la copertura patrimoniale. In
primo luogo, esso calcola le posizioni nette deducendo le posizioni in impegni
irrevocabili di acquisto sottoscritte o risottoscritte da terzi in base ad un
contratto formale;. iIn secondo luogo, esso riduce le posizioni
nette applicando i seguenti coefficienti di
riduzione indicati nella tabella 4:
Tabella 4
 - giorno lavorativo 0: || 100 % 
 - giorno lavorativo 1: || 90 % 
 - giorni lavorativi 2-3: || 75 % 
 - giorno lavorativo 4: || 50 % 
 - giorno lavorativo 5: || 25 % 
 - dopo il giorno lavorativo 5: || 0 %. 
ê 93/6/CEE
Il giorno lavorativo 0 è il giorno lavorativo
in cui l'ente si impegna irrevocabilmente ad accettare un quantitativo conosciuto
di titoli ad un prezzo convenuto.
In terzo luogo, l'ente calcola la copertura
patrimoniale utilizzando le posizioni ridotte in impegni irrevocabili di
acquisto.
Le autorità competenti vigilano affinché gli
enti detengano un capitale sufficiente a fronte del rischio di perdita
esistente tra il momento dell'impegno iniziale e il giorno lavorativo 1.
ò nuovo
COPERTURA
PATRIMONIALE DEL RISCHIO SPECIFICO PER LE POSIZIONI DEL PORTAFOGLIO DI
NEGOZIAZIONE COPERTE DA STRUMENTI DERIVATI SU CREDITI
42. Viene
riconosciuta una riduzione per la protezione fornita da derivati su crediti
conformemente ai principi esposti ai punti da 43 a 46.
43. Viene
riconosciuta una riduzione integrale quando i valori dei due elementi dello
strumento si muovono sempre in senso opposto e pressoché nella stessa misura.
Ciò si verifica in una delle seguenti situazioni:
a)      i due elementi
consistono di strumenti esattamente identici;
b)      una posizione
lunga per cassa è coperta da un total rate of return swap (o viceversa)
e vi è una esatta corrispondenza tra l’obbligazione di riferimento e
l’esposizione sottostante (cioè, la posizione per cassa). La scadenza dello swap
stesso può essere diversa da quella dell’esposizione sottostante. 
In questi casi, non
va applicato un requisito patrimoniale per nessuno dei due lati della
posizione.
44. Viene applicata
una riduzione dell’80% quando i valori dei due elementi si muovono sempre in
senso opposto e quando esiste una perfetta corrispondenza in termini di
obbligazione di riferimento, di scadenza tanto dell’obbligazione di riferimento
quanto del derivato su crediti e della valuta in cui è espressa l’esposizione
sottostante. Inoltre le caratteristiche essenziali del contratto derivato su
crediti non devono far sì che le oscillazioni del prezzo del derivato si
discostino sostanzialmente da quelle della posizione per cassa. Nella misura in
cui l’operazione trasferisce il rischio, si applica una riduzione dell’80% del
rischio specifico al lato dell’operazione con il coefficiente patrimoniale più
elevato, mentre il requisito per l’altro lato è pari a zero.
45. Viene
riconosciuta una riduzione parziale quando i valori dei due elementi si muovono
solitamente in senso opposto. Ciò si verifica nelle seguenti situazioni:
a)      la posizione
risponde alle condizioni di cui al punto 43, lettera b), ma vi è un
disallineamento tra l’obbligazione di riferimento e l'obbligazione sottostante.
Tuttavia le posizioni soddisfano i seguenti requisiti:
i)       l’obbligazione
di riferimento ha rango pari o subordinato rispetto a quello dell’obbligazione
sottostante;
ii)      l’obbligazione
sottostante e l’obbligazione di riferimento hanno il medesimo debitore e sono
presenti clausole di cross-default o cross-acceleration
giuridicamente opponibili;
b)      la posizione
risponde alle condizioni di cui al punto 43, lettera a) o del punto 44, ma vi è
un disallineamento di valuta o di scadenza tra la protezione creditizia e
l’attività sottostante (i disallineamenti di valuta vanno inclusi nel normale
rischio di cambio da notificare di cui all’allegato III);
c)      la posizione
risponde alle condizioni di cui al punto 44, ma vi è un disallineamento tra la
posizione per cassa e il derivato su crediti. Tuttavia l’attività sottostante
figura fra le obbligazioni (consegnabili) nella documentazione contrattuale
dello strumento derivato su crediti.
In ciascuno di
questi casi, invece di addizionare i requisiti patrimoniali per il rischio
specifico per ciascuno dei lati dell’operazione, si applica soltanto il più
elevato dei due requisiti patrimoniali.
46. In tutti i casi
che non rientrano nel punto 45, si calcola un requisito patrimoniale per il
rischio specifico per ciascuno dei due lati della posizione.
Requisiti patrimoniali per le quote di organismi di investimento
collettivo (OIC) nel portafoglio di negoziazione
47. I requisiti
patrimoniali per le posizioni in quote di organismi di investimento collettivo
(OIC) che soddisfano le condizioni indicate all’articolo 11 per essere incluse
nel portafoglio di negoziazione sono calcolati conformemente ai metodi di cui a
punti da 48 a 56.
48. Fatte salve le
altre disposizioni della presente sezione, le posizioni in quote di OIC sono
soggette ad un requisito patrimoniale in relazione al rischio di posizione
(specifico e generale) del 32%. Fatte salve le disposizioni dell’allegato III,
punto 3, i) o dell’allegato V, punto 13, v), quando viene applicato il
trattamento modificato per l'oro secondo dette disposizioni, le posizioni in
quote di OIC sono soggette ad un requisito patrimoniale per il rischio di posizione
(specifico e generale) e per il rischio di cambio non superiore al 40%.
49. Gli enti possono
determinare il requisito patrimoniale per le posizioni in quote di OIC che
soddisfano i criteri di cui al punto 51 con i metodi di cui ai punti da 53 a
56.
50. Salvo
disposizione contraria, non è consentita alcuna compensazione tra gli
investimenti sottostanti di un OIC e altre posizioni detenute dall’ente.
CRITERI GENERALI
51. I criteri
generali di ammissibilità dell’uso dei metodi di cui ai punti da 53 a 56, per
le quote di OIC emesse da società soggette a vigilanza o costituite all'interno
della Comunità, sono i seguenti:
a)      il prospetto
dell’OIC o il documento a questo equivalente specifica:
i)       le categorie
di attività nelle quali l’OIC è autorizzato ad investire;
ii)      se sono
prescritti limiti agli investimenti, i relativi limiti e i metodi per
determinarli;
iii)     se è ammessa
la leva finanziaria, il grado massimo di leva finanziaria;
iv)     se sono ammessi
gli investimenti in derivati finanziari negoziati fuori borsa o operazioni del
tipo pronti contro termine, una politica per limitare il rischio di controparte
derivante da queste operazioni;
b)      l’attività
dell’OIC è oggetto di relazioni semestrali e annuali che consentano di valutare
le attività e le passività, i redditi e le operazioni dell'OIC nel periodo di
riferimento delle relazioni stesse.
c)      le quote/azioni
dell’OIC sono liquidabili in contanti, a carico delle attività dell’impresa, su
base giornaliera su richiesta del detentore;
d)      gli
investimenti dell’OIC sono separati dalle attività del gestore dell'OIC;
e)      l’ente che
effettua l’investimento sottopone l'OIC ad una adeguata valutazione dei rischi.
52. Gli OIC di paesi
terzi possono essere ammissibili se sono soddisfatti i requisiti di cui alle
lettere da a) ad e) del punto 51, previa approvazione dell'autorità competente
per l'ente.
METODI SPECIFICI
53. Se l’ente è al
corrente degli investimenti sottostanti dell’OIC su base giornaliera, può
prendere direttamente in considerazione tali investimenti sottostanti per
calcolare i requisiti patrimoniali per il rischio di posizione (generale e
specifico) relativo a tali posizioni conformemente ai metodi di cui al presente
allegato o, previa autorizzazione, conformemente ai metodi di cui all’allegato
V. Quando si applica questo trattamento (look-through), le posizioni in
quote di OIC sono trattate come posizioni negli investimenti sottostanti
dell'OIC. È consentita la compensazione tra posizioni negli investimenti
sottostanti dell’OIC e altre posizioni detenute dall’ente, a condizione che
l’ente detenga un numero di quote sufficiente da consentirne la liquidazione
ovvero la creazione in cambio degli investimenti sottostanti.
54. Gli enti possono
calcolare i requisiti patrimoniali per il rischio di posizione (generale e
specifico) relativo alle posizioni in quote di OIC conformemente ai metodi di
cui al presente allegato o, previa autorizzazione, conformemente ai metodi di
cui all’allegato V, in riferimento a posizioni ipotetiche che rappresentano
quelle necessarie per riprodurre la composizione e l’andamento dell’indice
esterno o del paniere fisso di strumenti di capitale o di debito di
cui alla lettera a), purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
a)      secondo il
mandato di gestione, l’OIC ha lo scopo di riprodurre la composizione e
l’andamento di un indice esterno o di un paniere fisso di strumenti di capitale
o di debito;
b)      è constatabile
inequivocabilmente una correlazione minima di 0,9 tra le variazioni giornaliere
di prezzo delle quote dell'OIC e dell'indice o del paniere fisso di strumenti
di capitale o di debito che riproduce per una durata minima di sei mesi. Per
correlazione si intende nel presente contesto il coefficiente di correlazione
tra i rendimenti giornalieri del fondo negoziato in borsa e dell’indice o del
paniere fisso di strumenti di capitale o di debito.
55. Se l’ente non è
al corrente degli investimenti sottostanti dell’OIC su base giornaliera, può
calcolare i requisiti patrimoniali per il rischio di posizione (generale e
specifico) conformemente ai metodi di cui al presente allegato, purché siano
soddisfatte le seguenti condizioni:
a)      si ipotizza che
l’OIC investa in primo luogo, nella misura massima consentita dal mandato di
gestione, nelle classi di attività soggette al requisito patrimoniale più
elevato per il rischio di posizione (generale e specifico) e continui
successivamente ad investire in ordine discendente finché non sia raggiunto il
limite massimo complessivo per gli investimenti. La posizione nelle quote
dell’OIC è trattata come il possesso diretto della posizione ipotetica.
b)      gli enti, per
tenere conto dell’esposizione indiretta massima che potrebbero raggiungere
assumendo posizioni con effetto leva attraverso l’OIC nel calcolare il loro
requisito patrimoniale per il rischio di posizione, aumentano proporzionalmente
la posizione nelle quote dell’OIC fino all’esposizione massima agli elementi
degli investimenti sottostanti che consegue dal mandato di gestione del fondo;
c)      se il requisito
patrimoniale per il rischio di posizione (generale e specifico) ottenuto con
questo metodo è superiore a quello stabilito al punto 48, il requisito
patrimoniale è limitato a quest’ultimo livello.
56. Gli enti possono
affidare ad un terzo il calcolo e la notifica dei requisiti patrimoniali per il
rischio di posizione (generale e specifico) relativo a posizioni in quote di
OIC contemplate ai punti 53 e 55, conformemente ai metodi di cui al presente
allegato, purché sia adeguatamente garantita la correttezza del calcolo e della
notifica.
ê 93/6/CEE
(adattato) 
ALLEGATO II
ÖCALCOLO DEI
REQUISITI PATRIMONIALI PER IL Õ RISCHIO Ö DI Õ REGOLAMENTO Ö E DI Õ CONTROPARTE
RISCHIO Ö DI Õ REGOLAMENTO/CONSEGNA
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 2, lettera a) (adattato)
1. Per le transazioni su obbligazioni, azioni Ö strumenti di
debito, strumenti di capitale Õ e merci (ad
esclusione dei contratti di vendita con patto di riacquisto e di concessione e
assunzione di titoli o merci in prestito) che risultano non liquidate dopo lo
scadere delle relative date di consegna, va calcolata la differenza di prezzo
alla quale l'ente si trova esposto. Si tratta della differenza tra il prezzo di
liquidazione convenuto per l'obbligazione, l'azione
Ö lo strumento di
debito, lo strumento di capitale Õ o la merce in
questione e il suo valore corrente di mercato, quando tale differenza può
comportare una perdita per l'ente. Al fine di calcolare la copertura
patrimoniale richiesta, occorre moltiplicare la differenza per il fattore
appropriato, quale risulta dalla colonna A della tabella di cui al punto 2.
ê 93/6/CEE (adattato)
2. In deroga alle disposizioni del punto 1, un
ente può, con l'accordo delle autorità competenti, calcolare la copertura
patrimoniale richiesta moltiplicando il prezzo di liquidazione convenuto per
ogni transazione Ö operazione Õ che risulta non
liquidata in un periodo compreso fra 5 e 45 giorni lavorativi dopo la data di
scadenza, per il fattore appropriato quale risulta dalla colonna B della
tabella Ö 1 Õ in appresso. A decorrere da 46 giorni lavorativi dopo la
data di scadenza, la copertura patrimoniale deve essere pari al 100 % della
differenza di prezzo alla quale l'ente si trova esposto, come risulta dalla
colonna A Ö della tabella
1 Õ .
ÖTabella 1 Õ
 Numero di giorni lavorativi dopo la data di liquidazione || Colonna A (%) || Colonna B (%) 
 5 — 15 || 8 || 0.5 
 16 — 30 || 50 || 4.0 
 31 — 45 || 75 || 9.0 
 46 o più || 100 || cfr. punto 2 
RISCHIO Ö DI Õ CONTROPARTE
ò nuovo
3. Un ente è tenuto
a detenere una copertura per il rischio di controparte relativo ad esposizioni
dovute a:
a)      operazioni
rimaste inadempiute;
b)      strumenti
derivati negoziati fuori borsa e derivati su crediti;
c)      operazioni di
vendita con patto di riacquisto, operazioni di prestito attivo o passivo di
titoli o merci basate su titoli o su merci compresi nel portafoglio di
negoziazione;
d)      esposizioni in
forma di diritti, commissioni, interessi, dividendi e depositi di garanzia
inerenti a contratti derivati negoziati in borsa, non contemplate nel presente
allegato o nell'allegato I né detratte dai fondi propri ai sensi dell'articolo
13, punto 2, lettera d) direttamente connesse con voci comprese nel portafoglio
di negoziazione.
4. Ai fini di cui
sopra si considera che un’operazione è rimasta inadempiuta se l’ente ha
effettuato esborsi per titoli o merci prima di riceverli o ha consegnato titoli
o merci prima di riceverne il corrispettivo e, se si tratta di un’operazione
transfrontaliera, sono trascorsi uno o più giorni dal pagamento o dalla
consegna.
5. Fatti salvi i
punti da 6 a 9, i valori delle esposizioni e gli importi dell’esposizione
ponderati per il rischio sono calcolati conformemente alle disposizioni del
titolo V, capo 2, sezione 3 della direttiva [2000/12/CE], intendendo i
riferimenti contenuti in detta sezione agli “enti creditizi” come riferimenti
ad “enti” e quelli agli “enti creditizi imprese madri” come riferimenti a
“imprese madri” e intendendo coerentemente ogni termine concomitante.
6. Ai fini del punto
5:
si considera
l’allegato IV della direttiva [2000/12/CE] modificato in modo che, dopo il
punto 3), lettera d), si leggano i termini “e derivati su crediti”;
si considera
l’allegato III della direttiva [2000/12/CE] modificato in modo che, dopo la
tabella 1 bis, siano inserite le disposizioni seguenti:
Per determinare il
valore dell’esposizione creditizia potenziale futura per un contratto derivato total
return swap o credit default swap, si moltiplica il valore nominale
del contratto per le percentuali seguenti:
se l’obbligazione di
riferimento è tale che, se desse luogo ad un’esposizione diretta dell’ente,
costituirebbe una voce qualificata ai fini dell’allegato I – 5%;
se l’obbligazione di
riferimento è tale che, se desse luogo ad un’esposizione diretta dell’ente, non
costituirebbe una voce qualificata ai fini dell’allegato I – 10%.
Tuttavia, nel caso di un
credit default swap, un ente la cui esposizione dovuta allo swap
rappresenta una posizione lunga nel sottostante può considerare pari allo 0%
l'esposizione creditizia potenziale futura, a meno che il credit default
swap sia soggetto a liquidazione per inadempimento in caso di insolvenza
dell’ente la cui esposizione dovuta allo swap rappresenta una posizione
corta nel sottostante, anche qualora il sottostante non si trovi in stato di
inadempimento.
Se il derivato su
crediti assicura una protezione con riferimento allo “nth to
default” di una serie di obbligazioni sottostanti, si determina quale delle
percentuali indicate sopra sia applicabile sulla base del fatto che
l’obbligazione con l’nesima più bassa qualità creditizia sia
un’esposizione che, se fosse un’esposizione dell’ente, costituirebbe una voce
qualificata ai fini dell'allegato I.
7. Ai fini del punto
5, nel calcolare gli importi dell’esposizione ponderati per il rischio gli enti
non possono impiegare il metodo semplificato per il trattamento delle garanzie
reali finanziarie esposto nell’allegato VIII, parte 3, punti da 25 a 30 della
direttiva [2000/12/CE] per il riconoscimento degli effetti delle garanzie reali
finanziarie.
8. Ai fini del punto
5, nel caso delle operazioni di vendita con patto di riacquisto e di
concessione e assunzione di titoli o merci in prestito, tutti gli strumenti
finanziari e tutte le merci che possono essere incluse nel portafoglio di
negoziazione possono essere riconosciuti come garanzie reali ammissibili. Per
le esposizioni dovute a strumenti derivati negoziati fuori borsa contabilizzati
nel portafoglio di negoziazione, le merci che possono essere incluse nel portafoglio
di negoziazione possono anche essere riconosciute come garanzie reali
ammissibili. Ai fini del calcolo delle correzioni di volatilità, quando gli
strumenti finanziari o le merci sono concessi in prestito, venduti o messi a
disposizione, o presi in prestito, acquistati o ricevuti a titolo di garanzia o
ad altro titolo nel quadro di una simile operazione, gli strumenti e le merci
in questione sono trattati allo stesso modo degli strumenti di capitale non
inclusi in un indice principale quotati in una borsa riconosciuta.
9. Ai fini del punto
5, in relazione al riconoscimento di accordi quadro di compensazione relativi a
contratti di vendita con patto di riacquisto e di concessione e assunzione di
titoli o merci in prestito e/o ad altre operazioni correlate ai mercati
finanziari, la compensazione tra posizioni comprese nel portafoglio di
negoziazione e posizioni non comprese in tale portafoglio è riconosciuta solo
se le operazioni compensate soddisfano i seguenti requisiti:
a)      tutte le
operazioni sono valutate quotidianamente in base ai prezzi di mercato;
b)      tutti gli
elementi concessi in prestito, venduti o messi a disposizione, o presi in
prestito, acquistati o ricevuti nel quadro dell’operazione possono essere
riconosciuti come garanzie finanziarie ammissibili ai sensi delle disposizioni
del titolo V, capo 2, sezione 3, sottosezione 3 della direttiva [2000/12/CE]
senza che venga applicato il punto 8 del presente allegato.
10. Se un derivato
su crediti compreso nel portafoglio di negoziazione fa parte di una copertura
interna e la protezione del credito è riconosciuta ai sensi della direttiva
[2000/12/CE], si considera che la posizione nel derivato su crediti non
comporta un rischio di controparte.
11. Il requisito
patrimoniale è pari all’8% del totale degli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio.
ê 93/6/CEE
Transazioni rimaste inadempiute
ê 98/31/CE
articolo 1, punto 7 e allegato, punto 2, lettera b)
3.1. Un ente è tenuto a detenere una copertura per il rischio di
controparte se:
i)            ha effettuato esborsi per titoli o merci prima di
riceverli o ha consegnato titoli o merci prima di riceverne il corrispettivo, e
              e
ii)           in caso di transazioni transfrontaliere, è passato un
giorno o più dalla data del pagamento o della consegna.
3.2. La copertura patrimoniale è pari all'8 % del valore dei titoli o
delle merci o della somma liquida di spettanza dell'ente moltiplicato per la
ponderazione del rischio applicabile alla pertinente controparte.
ê 98/31/CE
articolo 1, punto 7 e allegato, punto 2, lettera c)
Operazioni di vendita con patto di riacquisto nonché
concessione e assunzione di titoli o merci in prestito
4.1. Per le operazioni di vendita con patto di riacquisto e le
concessioni di titoli o merci in prestito in cui i titoli o le merci trasferite
costituiscono elementi del portafoglio di negoziazione, l'ente calcola la
differenza tra il valore di mercato dei titoli o delle merci e il finanziamento
ottenuto dall'ente o il valore di mercato della garanzia, qualora tale
differenza sia positiva. Per le operazioni di vendita con patto di riacquisto e
l'assunzione di titoli o merci in prestito, l'ente calcola la differenza tra il
finanziamento concesso dall'ente stesso o il valore di mercato della garanzia e
il valore di mercato dei titoli o delle merci ricevute, qualora tale differenza
sia positiva.
ê 93/6/CEE
Le autorità competenti verificano che l'eccesso di garanzia prestata
sia accettabile.
Inoltre le autorità competenti possono autorizzare gli enti a non
includere nei calcoli descritti nel primo comma del presente punto l'importo
dell'eccesso di garanzia laddove esso sia garantito in modo tale che l'ente che
trasferisce abbia sempre la certezza della restituzione dell'eccesso di
garanzia in caso di inadempimento della controparte.
Gli interessi maturati sono da includere nel calcolo del valore di
mercato del finanziamento dato o ottenuto e della garanzia.
4.2. La copertura patrimoniale è pari all'8 % dell'ammontare risultante
dal punto 4.1 moltiplicato per la ponderazione del rischio applicabile alla
pertinente controparte.
Titoli derivati fuori borsa
ê 98/33/CE
articolo 3, punto 2
5. Per calcolare la copertura patrimoniale relativa ai titoli derivati
negoziati fuori borsa da esso detenuti, l'ente applica l'allegato II della
direttiva 89/647/CEE. La ponderazione del rischio da applicare alle pertinenti
controparti è determinata a norma dell'articolo 2, punto 9, della presente
direttiva.
Fino al 31 dicembre 2006 le autorità competenti degli Stati membri
possono esentare dall'applicazione dei metodi elencati nell'allegato II i
contratti OTC regolati da una stanza di compensazione per i quali la stanza di
compensazione agisca come controparte legale e tutti i partecipanti
garantiscono integralmente su base giornaliera l'esposizione che presentano nei
confronti della stanza di compensazione, fornendo una copertura
dell'esposizione corrente e di quella potenziale futura. Le autorità competenti
devono accertarsi che la garanzia fornita assicuri lo stesso livello di
copertura di quella di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettera a), punto 7,
della direttiva 89/647/CEE e che sia eliminato il rischio di un accumulo delle
esposizioni nei confronti della stanza di compensazione che oltrepassi il valore
di mercato della garanzia fornita. Gli Stati membri informano la Commissione
dell'uso che essi fanno di tale facoltà.
ê 93/6/CEE
ALTRI
6. I requisiti patrimoniali di cui alla direttiva 89/647/CEE si
applicano alle esposizioni in forma di diritti, commissioni, interessi,
dividendi e depositi di garanzia inerenti a contratti futures o contratti a
premio negoziati in borsa, non contemplate nel presente allegato o
nell'allegato I né detratte dai fondi propri ai sensi dell'allegato V, punto 2
d) direttamente connesse con voci comprese nel portafoglio di negoziazione.
La ponderazione del rischio da applicare alle pertinenti controparti è
determinata conformemente all'articolo 2, punto 9 della presente direttiva.
ê 93/6/CEE (adattato)
ALLEGATO III
ÖCALCOLO DEI
REQUISITI PATRIMONIALI PER IL Õ RISCHIO DI CAMBIO
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera a) (adattato)
1. Se la somma della posizione complessiva
netta in cambi e della posizione netta in oro di un ente, calcolata in base al
metodo indicato in appresso Ö al punto
2 Õ, rappresenta più del
2 % del totale dei fondi propri del medesimo, per calcolare la copertura
patrimoniale per il rischio di cambio si moltiplica tale somma per l'8 %.
Sino al 31 dicembre 2004
le autorità competenti possono consentire agli enti di calcolare la copertura
patrimoniale moltiplicando per l'8 % l'importo costituito dalla somma della
posizione complessiva netta in cambi e della posizione netta in oro che eccede
il 2 % del totale dei fondi propri.
ê 93/6/CEE (adattato)
2. Ö Per determinare
il requisito patrimoniale per il rischio di cambio Õ l'ente utilizza un
metodo di calcolo in due fasi.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera b) (adattato)
32.1. L'ente
calcola dapprima la posizione aperta netta in ciascuna divisa (compresa quella
utilizzata nella segnalazione Ö per la notifica Õ ) e in oro.
La posizione Ö aperta
netta Õ consiste nella somma
dei seguenti elementi (positivi o negativi):
- a)    la posizione netta a
pronti (ossia tutte le voci dell'attivo meno tutte le voci del passivo compresi
i ratei d'interesse maturati, nella divisa in questione e, per l'oro, la
posizione netta a pronti in oro);
- b)    la posizione netta a
termine (ossia tutti gli importi da ricevere meno tutti gli importi da versare
nell'ambito di operazioni a termine su divise e oro, compresi i future su
valuta e oro e il capitale di swap su valuta non inclusi nella posizione
a pronti);
- c)    garanzie irrevocabili (e titoli Ö strumenti Õ analoghi) di cui è
certa l'escussione e che risulteranno presumibilmente irrecuperabili;
- d)    entrate/uscite nette
future non ancora maturate ma già integralmente coperte (a discrezione
dell'ente che effettua la segnalazione Ö notifica Õ e con l'accordo
preventivo delle autorità competenti, le entrate/uscite nette future non ancora
contabilizzate, ma già integralmente coperte da transazioni su cambi esteri a
termine possono essere comprese in tale voce). L'ente deve attenersi in via
continuativa a questo metodo;
- e)    l'equivalente netto delta
(o su base delta) del portafoglio totale dei contratti a premio in valuta
estera e in oro;
- f)    il valore di mercato di
altri contratti a premio (cioè non in valuta estera e non in oro);.
lLe posizioni
che un ente detiene al fine specifico di salvaguardarsi dagli effetti negativi
dei tassi di cambio sul coefficiente di capitale possono essere escluse dal
calcolo delle posizioni aperte nette in divisa. Tali posizioni dovrebbero
essere di natura non negoziabile o strutturale e la loro esclusione, nonché
qualsiasi modifica delle condizioni della loro esclusione, è subordinata
all'accordo delle autorità competenti. Lo stesso trattamento, fatte salve le
condizioni sopra indicate, può essere applicato alle posizioni detenute da un
ente in relazione a voci già detratte nel calcolo dei fondi propri.
ò nuovo
Ai fini del calcolo di
cui al primo comma, per le quote di OIC vengono computate le posizioni
effettive in valuta estera dell’OIC. Gli
enti possono utilizzare informazioni relative alle posizioni in valuta dell’OIC
fornite da terzi, se l’esattezza di dette informazioni è adeguatamente
garantita. Se l’ente non è al corrente delle posizioni in valuta estera
dell’OIC, si presume che l’OIC sia investito in valuta fino al limite massimo
consentito per la valuta estera dal mandato d’investimento dell’OIC stesso e
l’ente, per le posizioni del portafoglio di negoziazione, computa l’esposizione
indiretta massima che potrebbe raggiungere assumendo posizioni con effetto leva
attraverso l'OIC nel calcolare il proprio requisito patrimoniale per il rischio
di cambio. A tal fine aumenta proporzionalmente la posizione nelle quote
dell’OIC fino all’esposizione massima agli elementi degli investimenti
sottostanti che consegue dal mandato di gestione del fondo. La posizione
ipotetica dell’OIC in valuta estera è trattata come una valuta distinta secondo
il trattamento degli investimenti in oro, con la differenza che, se è nota la
direzione degli investimenti dell’OIC, la posizione lunga complessiva può
essere sommata alla posizione complessiva aperta lunga in valuta e la posizione
corta complessiva può essere sommata con la posizione complessiva aperta corta
in valuta. Non sarebbe consentita alcuna compensazione tra dette posizioni
prima del calcolo.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera b)
Le autorità competenti hanno facoltà di
consentire agli enti di usare il valore netto attualizzato nel calcolo della
posizione aperta netta in ciascuna valuta e in oro.
ê 93/6/CEE
(adattato)
è1 98/31/EC
articolo 1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera c)
è1 42.2.
Successivamente, le posizioni corte e lunghe nette in ciascuna valuta diversa
da quella di segnalazione Ö notifica Õ e la posizione
netta, corta o lunga, in oro sono convertite nella valuta di segnalazione Ö notifica Õ ai tassi di cambio e
alla quotazione a pronti. ç Esse sono poi
sommate separatamente per formare, rispettivamente, il totale delle posizioni short Ö corte Õ nette e il totale
delle posizioni long Ö lunghe Õ nette. Il più
elevato di questi due totali rappresenta la posizione netta generale in valuta
estera dell'ente.
ê 93/6/CEE (adattato)
53. 
In
deroga ai precedenti punti da 1 a 4 Ö e 2 Õ , e in attesa di un
ulteriore coordinamento, le autorità competenti possono disporre o consentire il ricorso a procedure alternative, da parte deagli
enti Ö di utilizzare Õ, ai fini del
presente allegato Ö , le procedure
indicate qui di seguito Õ.
ê 93/6/CEE (adattato)
63.1. In primo luogo, lLe autorità competenti possono autorizzare gli
enti a costituire una copertura patrimoniale a fronte di posizioni in valute
strettamente correlate inferiore a quella che deriverebbe dall'applicazione dei
punti da 1 a 4 Ö e 2 Õ . Le autorità competenti
possono considerare strettamente correlate due valute soltanto qualora le
probabilità di una perdita - calcolata sulla base dei dati dei tassi di cambio
giornalieri dei 3 o 5 anni precedenti - su posizioni uguali e contrarie in tali
valute nei dieci giorni lavorativi successivi, che non superi il 4 % del valore
della posizione compensata in questione (espressa nella valuta utilizzata nella
segnalazione), siano pari ad almeno il 99 % dei casi, se il periodo di
osservazione è di 3 anni, ovvero al 95 %, se il periodo di osservazione è di 5
anni. I fondi propri prescritti per la posizione compensata in due valute
strettamente correlate corrispondono al 4 % moltiplicato per il valore della
posizione compensata. La copertura patrimoniale per le posizioni non compensate
in valute strettamente correlate, e per tutte le posizioni in altre valute,
corrisponde all'8 % moltiplicato per la somma più elevata delle posizioni «short» o «long» Ö corte o
lunghe Õ nette in tali
divise, previa deduzione delle posizioni compensate nelle valute strettamente
correlate.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera d) (adattato)
7. In secondo luogo,
sino al 31 dicembre 2004, le autorità competenti possono consentire agli enti
di applicare un metodo diverso da quelli previsti ai punti da 1 a 6 ai fini del
presente allegato. La copertura patrimoniale risultante da tale metodo deve
essere di entità superiore al 2 % della posizione aperta netta calcolata
secondo il punto 4 e, sulla base di un'analisi dei movimenti dei tassi di
cambio durante tutti i cicli operativi continui di dieci giorni lavorativi
nell'arco degli ultimi tre anni, superiore alle perdite probabili per il 99 % o
più dei casi.
Il metodo alternativo
descritto nel primo comma può essere impiegato solo alle seguenti condizioni:
i)            la formula
per il calcolo e i coefficienti di correlazione sono definiti dalle autorità
competenti in base alla loro analisi dei movimenti dei tassi di cambio;
ii)           i
coefficienti di correlazione sono regolarmente riveduti dalle autorità
competenti alla luce degli sviluppi sui mercati dei cambi.
ê 93/6/CEE (adattato)
83.2. In terzo luogo, lLe autorità competenti possono consentire agli
enti di escludere dai metodi di computo di cui ai precedenti punti da 1 Ö , 2 e 3.1 Õ a 7 le posizioni in valute contemplate in un accordo tra
Stati giuridicamente vincolante, inteso a limitare la loro oscillazione
rispetto ad altre valute contemplate dallo stesso accordo. Gli enti calcolano
le loro posizioni compensate in tali valute e costituiscono a fronte delle
stesse una copertura patrimoniale non inferiore alla metà della variazione
massima consentita per le valute in questione nell'accordo intergovernativo di
cui trattasi. Le posizioni non compensate in queste valute sono trattate
analogamente alle altre valute.
In deroga al primo comma, le autorità
competenti possono consentire che la copertura patrimoniale per le posizioni
compensate nelle valute degli Stati membri che partecipano alla seconda fase
dell’Uunione
monetaria europea sia dell'1,6 % moltiplicato per il valore di dette posizioni
compensate.
ê 93/6/CEE (adattato)
9. Le autorità
competenti notificano al Consiglio e alla Commissione gli eventuali metodi che
fissano, o autorizzano, ai fini dei punti da 6 a 8.
10. La Commissione
riferisce al Consiglio sui metodi di cui al punto 9 e, se necessario, in
considerazione degli sviluppi internazionali, propone un trattamento più
armonizzato dei rischi di cambio.
ê 93/6/CEE
114. Le posizioni nette in valute composite possono venire scomposte
nelle valute componenti secondo le quote in vigore.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
ALLEGATO VIII
Ö IV Õ
ÖCALCOLO DEI
REQUISITI PATRIMONIALI PER IL Õ RISCHIO SULLE
POSIZIONI IN MERCI
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5
1. Ciascuna posizione in merci o in prodotti
derivati su merci è espressa in unità di misura standard. Il prezzo a pronti in
ciascuna merce è espresso nella moneta di segnalazione.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
2. Le posizioni in oro o in strumenti derivati
sull'oro sono ritenute soggette al rischio di cambio e sono pertanto trattate
in base all'allegato III o, se del caso, all'allegato VIII
ai fini del calcolo del rischio di mercato.
3. Ai fini del presente allegato, è possibile
escludere dal calcolo del rischio sulle posizioni in merci le posizioni che
abbiano solo valore di finanziamento delle scorte.
4. Il rischio di tasso d'interesse ed il
rischio di cambio non coperti da altre disposizioni del presente allegato sono
inclusi nel calcolo del rischio generale su titoli
Ö strumenti Õ di debito negoziati
e nel calcolo del rischio di cambio.
5. Quando la posizione corta ha scadenza
anteriore a quella della posizione lunga, gli enti devono cautelarsi anche nei
confronti del rischio di carenza di liquidità che potrebbe essere presente in
taluni mercati.
6. Ai fini del punto 19, la differenza
positiva tra la posizione lunga (corta) dell'ente rispetto alla sua posizione
corta (lunga) nelle stesse merci e in contratti derivati nell'identica merce,
siano essi futures, contratti a
premio o warrant, è la sua posizione netta in ciascuna merce.
Le autorità competenti consentono che le
posizioni in strumenti derivati siano equiparate, con le modalità specificate
ai successivi punti 8, 9 e 10, a posizioni nella merce sottostante.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 
7. Le autorità competenti possono considerare
le seguenti posizioni quali posizioni nella stessa merce:
- a)         posizioni
in diverse sottocategorie di merci ove queste siano consegnabili l'una per
l'altra,
              e
- b)         posizioni
in merci simili nel caso in cui tra esse vi sia uno stretto rapporto di
sostituibilità e possa essere inequivocabilmente comprovata una correlazione
minima dello 0,9 tra i movimenti di prezzo per un periodo minimo di un anno.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5
Strumenti particolari
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
8. I futures
su merci e gli impegni a termine di acquisto o vendita di singole merci sono
incorporati nel sistema di misurazione sotto forma di importi nozionali
nell'unità di misura standard; viene loro assegnata una scadenza in funzione
della data di consegna.
Le autorità competenti possono consentire che
la copertura patrimoniale richiesta per un futures negoziato in borsa sia uguale alla
garanzia richiesta dalla borsa se ritengono che essa fornisca una misura
precisa del rischio connesso con il futures
e sia almeno uguale alla copertura patrimoniale richiesta per un futures, ottenuta utilizzando il metodo di
calcolo esposto nel presente allegato o impiegando il metodo dei modelli
interni illustrato nell'allegato VIII. 
Fino al 31 dicembre 2006 lLe autorità competenti possono
altresì consentire che la copertura patrimoniale di un contratto derivato
negoziato fuori borsa del tipo cui si fa riferimento nel presente punto,
regolato da una stanza di compensazione ufficiale, sia uguale alla garanzia
richiesta dalla stanza di compensazione se hanno la certezza che essa fornisce
una misura precisa del rischio connesso con il contratto derivato ed è almeno
uguale alla copertura patrimoniale richiesta per il contratto in questione,
ottenuta utilizzando il metodo di calcolo esposto nel presente allegato o
impiegando i modelli interni illustrati nell'allegato VIII.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
9. Gli swap su merci le cui componenti
siano, da un lato, un prezzo fisso e, dall'altro, il prezzo corrente di mercato
sono incorporati nel metodo basato sulle fasce di scadenza Ö illustrato ai
punti da 13 a 18 Õ sotto forma di una
serie di posizioni equivalenti all'importo nozionale del contratto; a ciascun
pagamento dello swap deve corrispondere una posizione iscritta nella
pertinente casella dello scadenzario (cfr. tabella
riportata al punto 13) Ö riportato come
tabella 1 Õ . Le posizioni dovrebbero essere Ö saranno Õ posizioni lunghe se
l'ente corrisponde un prezzo fisso e riceve un prezzo variabile e corte se
l'ente riceve un prezzo fisso e corrisponde un prezzo variabile.
Gli swap su merci le cui componenti
siano costituite da merci diverse sono riportati nel pertinente prospetto di segnalazione Ö notifica Õ ai fini
dell'applicazione del metodo basato sulle fasce di scadenza.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
10. I contratti a premio su merci o su
strumenti derivati su merci sono equiparati, ai fini del presente allegato, a
posizioni di valore pari a quelle dello strumento sottostante a cui il
contratto a premio si riferisce moltiplicato per il suo coefficiente delta ai
fini deil
presente allegato. Queste ultime posizioni possono essere compensate con
eventuali posizioni di segno opposto nelle identiche merci o negli identici
strumenti derivati su merci sottostanti. Il coefficiente delta applicato è
quello della borsa valori dell'operazione o quello calcolato dalle autorità
competenti oppure, laddove non sia disponibile né l'uno né l'altro o per i
contratti a premio OTC Ö negoziati fuori
borsa Õ , quello calcolato
dall'ente stesso purché il modello che esso usa sia considerato accettabile
dalle autorità competenti.
Tuttavia, le autorità competenti possono anche
disporre che gli enti calcolino i propri coefficienti delta ricorrendo ad un
metodo da esse prescritto.
Le autorità competenti
impongono l'adozione di garanzie Ö È predisposta
una copertura Õ contro gli altri
rischi, diversi dal rischio delta, connessi con i contratti a premio su merci.
Le autorità competenti possono consentire che
la copertura patrimoniale richiesta per un contratto a premio su merci
negoziato in borsa sia uguale alla garanzia richiesta dalla borsa, se ritengono
che essa fornisca una misura precisa del rischio connesso con il contratto a
premio e sia almeno uguale alla copertura patrimoniale richiesta per un
contratto a premio, ottenuta utilizzando il metodo di calcolo esposto nel
presente allegato o impiegando il metodo dei modelli interni illustrato
nell'allegato VIII. 
Fino al 31 dicembre 2006 lLe autorità competenti possono altresì
consentire che la copertura patrimoniale di un contratto a premio su merci
negoziato OTC Ö fuori
borsa Õ , regolato da una
stanza di compensazione ufficiale, sia uguale alla garanzia richiesta dalla
stanza di compensazione se ritengono che essa fornisca una misura precisa del
rischio connesso con il contratto a premio e sia almeno uguale alla copertura
patrimoniale richiesta per un contratto a premio negoziato OTC Ö fuori
borsa Õ ottenuta utilizzando
il metodo di calcolo esposto nel presente allegato o impiegando i modelli
interni illustrati nell'allegato VIII.
Inoltre, esse possono consentire che la
copertura richiesta per un contratto a premio su merci, negoziato in borsa
oppure OTC Ö fuori
borsa Õ , sia pari a quella
per la merce sottostante, a condizione che la copertura risultante non superi
il valore di mercato del contratto stesso. La copertura per un contratto a
premio venduto OTC Ö fuori
borsa Õ è fissata in
relazione alla merce sottostante.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5
11. Per i warrant su merci valgono le
stesse norme esposte sopra al punto 10 per i contratti a premio su merci.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5
12. L'ente che trasferisce merci o diritti
garantiti relativi alla proprietà di merci in un'operazione di vendita con
patto di riacquisto e l'ente che trasferisce merci nell'ambito di un accordo di
concessione di merci in prestito include dette merci nel calcolo della sua
copertura patrimoniale a norma del presente allegato.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
a) Metodo basato sulle fasce di scadenza
13. L'ente usa una fascia di scadenza
separata, di cui alla successiva tabella Ö 1 Õ, per ciascuna merce.
Tutte le posizioni in detta merce, nonché le posizioni considerate tali, a norma del precedente punto 7, sono
imputate alle pertinenti fasce di scadenza. Le scorte sono imputate alla prima
fascia.
ÖTabella 1 Õ
 Fasce di scadenza (1) || Coefficiente di spread (in %) (2) 
 0 ≤ 1 mesi || 1,50 
 > 1 ≤ 3 mesi || 1,50 
 > 3 ≤ 6 mesi || 1,50 
 > 6 ≤ 12 mesi || 1,50 
 > 1 ≤ 2 anni || 1,50 
 > 2 ≤ 3 anni || 1,50 
 > 3 anni || 1,50 
14. Le autorità competenti possono permettere
che le posizioni nella stessa merce o considerate tali, a norma del precedente punto 7, siano compensate tra loro e imputate alla
pertinente fascia di scadenza su base netta per quanto concerne:
- a)       le posizioni in
contratti aventi la stessa data di scadenza;
e
- b)         le posizioni in
contratti aventi date di scadenza distanti tra loro non più di dieci giorni,
qualora tali contratti siano negoziati su mercati con date di consegna
giornaliere.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
15. L'ente calcola quindi la somma delle
posizioni lunghe e di quelle corte in ciascuna fascia di scadenza. L'entità del
primo (secondo) valore che è compensato dal secondo (primo) in una determinata
fascia di scadenza costituisce la posizione compensata nella predetta fascia,
mentre la posizione residua lunga o corta costituisce la posizione non
compensata per la medesima fascia.
16. La parte della posizione lunga (corta) non
compensata di una determinata fascia di scadenza che è compensata dalla
posizione corta (lunga) non compensata di una fascia di scadenza successiva
costituisce la posizione compensata di due fasce di scadenza. La parte della
posizione lunga non compensata o della posizione corta non compensata che non
può essere compensata in questo modo costituisce la posizione non compensata.
17. Il requisito patrimoniale dell'ente per
ciascuna merce risulta, in base alla pertinente fascia di scadenza, dalla somma
dei seguenti elementi:
ia)          la
somma delle posizioni lunghe e corte compensate moltiplicate per il relativo
coefficiente di spread per ciascuna fascia di scadenza di cui alla colonna 2
della tabella riportata al punto 13 Ö 1 Õ e per il prezzo a
pronti della merce;
iib)         la
posizione compensata fra due diverse fasce di scadenza per ciascuna fascia in
cui venga riportata una posizione non compensata, moltiplicata per lo 0,6 %
(coefficiente di riporto) e per il prezzo a pronti della merce;
iiic)        le
posizioni non compensate residue, moltiplicate per il 15 % (coefficiente secco)
e per il prezzo a pronti della merce in questione.
18. I requisiti patrimoniali complessivi
dell'ente per i rischi inerenti alle merci risultano dalla somma dei requisiti
patrimoniali calcolati per ciascuna merce in base al punto 17.
b) Metodo semplificato
19. Il requisito patrimoniale dell'ente per
ogni merce risulta dalla somma dei seguenti elementi:
ia)          il
15% della posizione netta, lunga o corta, moltiplicata per il prezzo a pronti
di tale merce;
iib)         il
3% della posizione lorda, lunga più corta, moltiplicata per il prezzo a pronti
di tale merce.
20. I requisiti patrimoniali complessivi
dell'ente per i rischi inerenti alle merci risultano dalla somma dei requisiti
patrimoniali calcolati per ciascuna merce in base al punto 19.
ê 93/6/CEE articolo
11bis (adattato)
Öc) Metodo
basato sulle fasce di scadenza ampliato Õ
Fino al 31 dicembre 2006
gli Stati membri Ö Le autorità
competenti Õ possono autorizzare
i loro enti ad utilizzare i coefficienti minimi di spread, di riporto e secchi
riportati nella seguente tabella anziché quelli indicati ai punti 13, 24, 27 e 28 Ö 14, 17 e
18 Õ dell'allegato VII, a condizione che gli enti, a parere
delle loro autorità competenti Ö medesime Õ :
a)      effettuino transazioni
Ö operazioni Õ su merci di notevole
entità,
b)      abbiano un portafoglio merci
diversificato, e
c)      non siano ancora in grado di usare
modelli interni per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte del rischio
di posizione in merci a norma dell'allegato VIII.
Tabella 2
   || Metalli preziosi (eccetto l'oro) || Metalli comuni || Prodotti agricoli («softs») || Altri, compresi i prodotti energetici 
 Coefficienti spread % || 1,0 || 1,2 || 1,5 || 1,5 
 Coefficienti di riporto || 0,3 || 0,5 || 0,6 || 0,6 
 Coefficienti secchi || 8 || 10 || 12 || 15 
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
ALLEGATO VIII
ÖIMPIEGO DI Õ MODELLI INTERNI Ö PER IL
CALCOLO DEI REQUISITI PATRIMONIALI Õ
1. Ferme restando le condizioni stabilite nel
presente allegato, le autorità competenti possono consentire agli enti di
calcolare i loro requisiti patrimoniali in relazione al rischio di posizione,
al rischio di cambio e/o al rischio di posizione in merci utilizzando i propri
sistemi interni di gestione del rischio in sostituzione o in combinazione con i
metodi descritti negli allegati I, III e VII Ö IV Õ . L'impiego di un
modello ai fini della vigilanza sull'adeguatezza patrimoniale è in ogni caso
subordinato all'esplicito riconoscimento delle autorità competenti.
2. Il riconoscimento delle autorità competenti
è concesso soltanto a condizione che il sistema di gestione del rischio
dell'ente sia concettualmente corretto ed applicato con integrità e che siano
rispettati, in particolare, i seguenti criteri qualitativi:
ia)     il
modello interno di misurazione dei rischi deve essere strettamente integrato
nel processo quotidiano di gestione dei rischi dell'ente e fornire i dati sulla
base dei quali gli alti dirigenti sono informati delle esposizioni al rischio
dell'ente;
iib)    l'ente
deve disporre di un'unità autonoma di controllo dei rischi, che sia
indipendente dalle unità di negoziazione e risponda direttamente agli alti
dirigenti dell'ente. L'unità deve essere responsabile della progettazione e
della messa in atto del sistema di gestione dei rischi dell'ente ed elaborare e
analizzare rapporti quotidiani sui risultati del modello di misurazione dei
rischi e sulle opportune misure da prendere in termini di limiti operativi;
iiic)   il
consiglio di amministrazione e gli alti dirigenti dell'ente devono partecipare
attivamente al processo di controllo dei rischi ed i rapporti quotidiani dell'unità
di controllo dei rischi devono essere esaminati da dirigenti il cui livello
gerarchico dia loro la facoltà di imporre riduzioni sia delle posizioni assunte
dai singoli operatori sia dell'esposizione complessiva al rischio dell'ente;
ivd)   l'ente
deve disporre di sufficiente personale specializzato nell'impiego di modelli
sofisticati nell'area della negoziazione, del controllo dei rischi, della
revisione e dei servizi di back-office;
ve)    l'ente
deve aver stabilito procedure per verificare e imporre l'osservanza di una
serie documentata di politiche e controlli interni sull'insieme del
funzionamento del sistema di misurazione dei rischi;
vif)    i
modelli dell'ente devono aver dato prova, sulla base di riscontri storici, di
misurare i rischi con soddisfacente precisione;
viig)  l'ente mette Ö deve
mettere Õ in atto
frequentemente un rigoroso programma di prove di stress, il cui esito viene
valutato dagli alti dirigenti e rispecchiato nelle politiche e nei limiti da
essi stabiliti;
viiih) l'ente
deve mettere regolarmente in atto, nell'ambito del processo di revisione
interna, una verifica indipendente del proprio sistema di misurazione dei
rischi.
Detta Ö La Õ verifica Ö di cui alla
lettera h) del primo comma Õ deve comprendere sia
l'attività delle unità di negoziazione sia quella dell'unità indipendente di
controllo dei rischi. Almeno una volta l'anno l'ente deve procedere ad un
riesame dell'intero processo di gestione dei rischi.
Detto riesame deve valutare:
- a)    l'adeguatezza della
documentazione del sistema e del processo di gestione dei rischi e
dell'organizzazione dell'unità di controllo dei rischi,;
- b)    l'integrazione delle
misure del rischio di mercato nella gestione quotidiana dei rischi e
l'integrità del sistema di informazione dei dirigenti,;
- c)    le modalità seguite
dall'ente per approvare i modelli di quantificazione dei rischi ed i sistemi di
valutazione che sono utilizzati dagli addetti al front-office e al back-office,;
- d)    la portata dei rischi di
mercato rilevati dal modello di misurazione dei rischi e la convalida di
eventuali modifiche rilevanti del processo di misurazione dei rischi,;
- e)    l'accuratezza e la
completezza dei dati sulla posizione, l'accuratezza e la congruità delle
ipotesi di volatilità e di correlazione e l'accuratezza dei calcoli di
valutazione e di sensibilità del rischio,;
- f)    il processo di verifica
che l'ente impiega per valutare la coerenza, la tempestività e l'affidabilità
delle fonti dei dati utilizzati per i modelli interni, anche sotto il profilo
dell'indipendenza delle fonti stesse;
         e
- g)    il processo di verifica
che l'ente impiega per valutare i test retrospettivi che vengono effettuati per
verificare l'accuratezza del modello.
3. L'ente controlla l'accuratezza e i
risultati del modello impiegato mediante un programma di test retrospettivi.
Questi ultimi devono fornire, per ogni giorno lavorativo, il raffronto tra la
misura giornaliera del valore a rischio generata dal modello dell'ente per le
posizioni del portafoglio alla chiusura e la variazione giornaliera del valore
del portafoglio alla fine del giorno lavorativo successivo.
Le autorità competenti esaminano la capacità
dell'ente di effettuare test retrospettivi sulle variazioni, reali e
ipotetiche, del portafoglio. I test retrospettivi sulle variazioni ipotetiche
del valore del portafoglio si basano sul raffronto tra il valore del
portafoglio alla chiusura e, posto che le posizioni rimangano immutate, il suo
valore alla chiusura del giorno successivo. Le autorità competenti impongono
agli enti di prendere le misure appropriate per migliorare il loro programma di
test retrospettivi, qualora sia ritenuto carente.
4. Allo scopo di calcolare i requisiti
patrimoniali per il rischio specifico associato alle posizioni in titoli Ö strumenti Õ di debito e titoli Ö strumenti Õ di capitale, le
autorità competenti possono riconoscere l'impiego del modello interno di un
ente qualora il modello, oltre a soddisfare le condizioni previste nel presente
allegato Ö , soddisfi le
seguenti condizioni: Õ
- a)    spieghi la variazione
storica dei prezzi nel portafoglio;
- b)    rifletta la concentrazione
in termini di importanza e di variazioni nella composizione del portafoglio;
- c)    sia resistente ad un
ambiente sfavorevole;
- d)    sia convalidato mediante
test retrospettivi volti a valutare se il rischio specifico venga riflesso in
modo adeguato. Se le competenti autorità consentono lo svolgimento di detti
test retrospettivi in base a subportafogli significativi, questi ultimi devono
essere scelti in modo coerente.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5
5. Gli enti che utilizzano modelli interni non
riconosciuti a norma del punto 4 sono soggetti ad un coefficiente patrimoniale
distinto per il rischio specifico calcolato in base all'allegato I.
6. Ai fini del punto 10, ii) i valori
calcolati dall'ente stesso sono rettificati mediante un fattore moltiplicativo
di almeno 3.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
7. Il fattore moltiplicativo è aumentato di un
fattore di maggiorazione compreso fra 0 e 1 secondo quanto indicato nella successiva tabella Ö 1 Õ sulla base del
numero degli scostamenti degli ultimi 250 giorni lavorativi evidenziati dai
test retrospettivi dell'ente. Le autorità competenti esigono che gli enti
facciano un calcolo coerente degli scostamenti sulla base dei test
retrospettivi effettuati sulle variazioni reali o ipotetiche del valore del
portafoglio. Lo scostamento è costituito dalla variazione giornaliera del
valore del portafoglio che superi la corrispondente misura giornaliera del
valore a rischio generata dal modello dell'ente. Per determinare il fattore di
maggiorazione occorre una valutazione, almeno trimestrale, del numero degli
scostamenti.
ÖTabella 1 Õ
 Numero di scostamenti || Fattore di maggiorazione 
 Meno di 5 || 0,00 
 5 || 0,40 
 6 || 0,50 
 7 || 0,65 
 8 || 0,75 
 9 || 0,85 
 10 o più || 1,00 
Le autorità competenti, in singoli casi e in
situazioni eccezionali, possono esimere l'ente dall'aumentare il fattore
moltiplicativo del fattore di maggiorazione di cui alla precedente
tabella Ö 1 Õ se l'ente ha
dimostrato, con piena soddisfazione delle autorità, che l'aumento è
ingiustificato e che il modello è fondamentalmente corretto.
Se numerosi scostamenti dimostrano
l'insufficiente accuratezza del modello, le autorità competenti revocano il
riconoscimento di quest'ultimo o impongono le misure necessarie per assicurarne
il tempestivo miglioramento.
Per consentire alle autorità competenti di
controllare costantemente la correttezza del fattore di maggiorazione, l'ente
notifica loro tempestivamente, e comunque non oltre cinque giorni lavorativi,
gli scostamenti che il programma di test retrospettivi ha rilevato e che, in
base alla precedente tabella, determinano l'aumento del fattore di
maggiorazione.
8. 8. Se il modello dell'ente è riconosciuto
dalle autorità competenti a norma del punto 4 ai fini del calcolo dei requisiti
patrimoniali per il rischio specifico, l'ente aumenta i suoi requisiti
patrimoniali calcolati a norma dei punti 6, 7 e 10 mediante una maggiorazione
dell'importo pari Ö ad uno dei
seguenti fattori: Õ
ia)          alla parte di rischio specifico della misura del valore
a rischio che dovrebbe essere isolata in base alle norme di vigilanza; oppure,
a scelta dell'ente,
iib)         alle misure del valore a rischio di subportafogli di
debito o di posizioni in titoli Ö strumenti Õ di capitale che
contengono un rischio specifico.
Gli enti che utilizzano l'opzione ii) Ö b) Õ devono individuare
la loro struttura di subportafogli in anticipo e non devono cambiarla senza il
consenso delle autorità competenti.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
9. Le autorità competenti possono esimere
l'ente dalla maggiorazione di cui al punto 8, qualora l'ente dimostri che, in
base alle norme internazionalmente riconosciute, il suo modello riflette anche
il rischio d'evento e quello di inadempienza per le sue posizioni in titoli Ö strumenti Õ di debito e titoli Ö strumenti Õ di capitale.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
10. Ciascun ente deve soddisfare un requisito
patrimoniale corrispondente al maggiore dei due importi seguenti:
ia)          la
misura del valore a rischio del giorno precedente calcolata in base ai
parametri indicati nel presente allegato,
e;
iib)         la
media delle misure del valore a rischio giornaliero nei sessanta giorni
operativi precedenti, moltiplicata per il fattore di cui al punto 6 e
rettificata applicando il fattore di cui al punto 7.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5
11. Il calcolo del valore a rischio è soggetto
ai seguenti requisiti minimi:
ia)          calcolo
del valore a rischio su base almeno giornaliera;
iib)         intervallo
di confidenza unilaterale del 99 %;
iiic)        periodo
di detenzione rapportato a dieci giorni;
ivd)        periodo
storico di osservazione di almeno un anno, tranne nel caso in cui in periodo di
osservazione più breve sia giustificato da un aumento improvviso e
significativo delle volatilità dei prezzi;
ve)         serie
di dati aggiornate con frequenza trimestrale.
12. Le autorità competenti devono esigere che
il modello rifletta accuratamente tutti i rischi di prezzo sostanziali dei
contratti a premio e delle posizioni assimilabili a contratti a premio e che
gli altri rischi non evidenziati dal modello siano adeguatamente coperti con
fondi propri.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
13. Le autorità
competenti devono esigere che iIl modello di misurazione del rischio tenga Ö deve
tenere Õ conto di un numero
sufficiente di fattori di rischio, a seconda del livello di attività dell'ente
nei rispettivi mercati Ö , e in
particolare di quelli seguenti Õ .
Devono essere rispettate
le seguenti disposizioni minime:
ÖRischio di tasso di
interesse Õ
i)          per quanto
riguarda il rischio di tasso di interesse, iIl
sistema di misurazione del rischio incorpora taluni fattori di rischio relativi
ai tassi di interesse di ciascuna valuta nella quale l'ente detenga posizioni,
iscritte in bilancio o fuori bilancio, che costituiscano un'esposizione al
tasso di interesse. L'ente modella le curve di rendimento servendosi di uno dei
modelli generalmente accettati. Per esposizioni sostanziali al rischio di tasso
d'interesse nelle valute e nei mercati principali, la curva di rendimento è
divisa in almeno sei segmenti di scadenza per tener conto delle variazioni di
volatilità dei tassi lungo la curva di rendimento. Il sistema di misurazione
del rischio deve inoltre tener conto del rischio di movimenti non perfettamente
correlati fra curve di rendimento diverse;.
ÖRischio di
cambio Õ
ii)         per quanto
riguarda il rischio di cambio, iIl
sistema di misurazione del rischio incorpora i fattori di rischio
corrispondenti all'oro e alle singole valute in cui sono denominate le
posizioni dell'ente;.
ò nuovo
Per le quote di OIC
vengono computate le posizioni attuali in valuta estera dell’OIC. Gli enti
possono utilizzare informazioni relative alle posizioni in valuta dell’OIC
fornite da terzi, se l’esattezza di dette informazioni è adeguatamente
garantita. Se l’ente non è al corrente delle posizioni in valuta estera
dell’OIC, si presume che l’OIC sia investito in valuta fino al limite massimo
consentito per la valuta estera dal mandato d’investimento dell’OIC stesso e
l’ente, per le posizioni del portafoglio di negoziazione, computa l’esposizione
indiretta massima che potrebbe raggiungere assumendo posizioni con effetto leva
attraverso l'OIC nel calcolare il proprio requisito patrimoniale per il rischio
di cambio. A tal fine aumenta proporzionalmente la posizione nelle quote
dell’OIC fino all’esposizione massima agli elementi degli investimenti
sottostanti che consegue dal mandato di gestione del fondo. La posizione
ipotetica dell’OIC in valuta estera è trattata come una valuta distinta secondo
il trattamento degli investimenti in oro. Se invece è nota la direzione degli
investimenti dell’OIC, la posizione lunga complessiva può essere sommata alla
posizione complessiva aperta lunga in valuta e la posizione corta complessiva
può essere sommata con la posizione complessiva aperta corta in valuta. Non
sarebbe consentita alcuna compensazione tra dette posizioni prima del calcolo.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5 (adattato)
ÖRischio sugli
strumenti di capitale Õ
iii)        per quanto
riguarda il rischio sui titoli di capitale, iIl
sistema di misurazione del rischio impiega un fattore di rischio distinto
almeno per ciascuno dei mercati mobiliari nei quali l'ente detiene posizioni
significative;.
ÖRischio sulle
posizioni in merci Õ
iv)        per quanto
riguarda il rischio sulle posizioni in merci, iIl
sistema di misurazione del rischio impiega un fattore di rischio distinto
almeno per ciascuna merce nella quale l'ente detiene posizioni significative.
II sistema di misurazione del rischio deve riflettere anche il rischio di
movimenti non perfettamente correlati tra merci simili, ma non identiche e
l'esposizione alle variazioni dei prezzi a termine risultante da scadenze non
congruenti. Esso deve inoltre tener conto delle caratteristiche dei mercati, in
particolare delle date di consegna e del margine di cui dispongono gli
operatori per liquidare le posizioni.
ê 98/31/CE articolo
1, punto 7 e allegato, punto 5
14. Le autorità competenti possono consentire
agli enti di utilizzare correlazioni empiriche nell'ambito della stessa
categoria di rischio e fra categorie di rischio distinte a condizione di
essersi sincerate che il metodo di misurazione delle correlazioni dell'ente è
corretto ed applicato correttamente.
ê 93/6/CEE allegato
VI, punto 8, dal numero 2), seconda frase (adattato)
ALLEGATO VI
ÖCALCOLO DEI
REQUISITI PATRIMONIALI PER I Õ GRANDI FIDI
1. Essa Ö La copertura
patrimoniale aggiuntiva di cui all’articolo 31, lettera b) Õ è calcolata
selezionando le componenti dell'esposizione totale verso il cliente o il gruppo
di clienti in questione cui si applicano le più elevate coperture per rischio
specifico previste all'allegato I e/o le coperture previste all'allegato II, e
la cui somma è pari all'importo del superamento indicato
al punto 29); Ö di cui
all’articolo 31, lettera a) Õ .
2. Se il superamento non si è protratto per
più di 10 giorni, la copertura patrimoniale aggiuntiva è pari al 200 % della
copertura prevista nella frase
precedente Ö punto 1 Õ per le componenti in
questione. 
3. Dieci giorni dopo che si è verificato il
superamento, le componenti di quest'ultimo, selezionate secondo i criteri di
cui sopra, sono imputate alla riga appropriata nella colonna 1 della tabella 1
in ordine ascendente rispetto alle coperture per rischio specifico di cui
all'allegato I e/o alle coperture di cui all'allegato II. L'ente deve inoltre disporre di una Ö La Õ copertura
patrimoniale aggiuntiva Ö è Õ pari alla somma
delle coperture per rischio specifico previste all'allegato I e/o delle
coperture di cui all'allegato II per dette componenti, moltiplicata per il corrispondente
coefficiente della colonna 2 Ö della tabella
1 Õ ;.
ÖTabella 1 Õ
 Superamento rispetto ai limiti (sulla base di una percentuale di fondi propri) || Coefficienti 
 Fino al 40 % || 200 % 
 Tra l'40 % e il 60 % || 300 % 
 Tra il 60 % e il l’80 % || 400 % 
 Tra l'80 % e il 100 % || 500 % 
 Tra il 100 % e il 250 % || 600 % 
 Oltre il 250 % || 900 % 
é
ò nuovo
ALLEGATO VII
NEGOZIAZIONE
Parte A - Fini di
negoziazione
1. Alle posizioni e
ai portafogli detenuti a fini di negoziazione si applicano i seguenti
requisiti:
a)      deve esistere
una strategia di negoziazione chiaramente documentata per posizione/strumento o
portafoglio, approvata dall’alta direzione e comprendente l’orizzonte temporale
atteso di detenzione;
b)      devono esistere
politiche e procedure chiaramente definite per una gestione attiva delle
posizioni, che prevedano le seguenti condizioni:
i)       le posizioni
sono assunte da un’apposita unità di negoziazione (“trading desk”);
ii)      vengono fissati
limiti di posizione la cui adeguatezza è sottoposta a verifiche nel tempo;
iii)     i negoziatori
(“dealers”) hanno facoltà di aprire/gestire una posizione all’interno
dei limiti concordati e nel rispetto delle strategie stabilite;
iv)     le posizioni
sono oggetto di segnalazione all’alta direzione come parte integrante del
processo di gestione del rischio aziendale;
v)      le posizioni
sono attivamente sorvegliate sulla base di informazioni provenienti da fonti di
mercato e ne viene valutata la negoziabilità o la possibilità di copertura,
loro o dei rischi che le compongono, stimando in particolare la qualità e la
disponibilità dei dati di mercato per il processo di valutazione, il livello
degli scambi nel mercato stesso, la dimensione delle posizioni negoziate sul
mercato;
c)      devono esistere
politiche e procedure chiaramente definite per sorvegliare le posizioni alla
luce della strategia di negoziazione dell’ente, inclusa la sorveglianza sulla
rotazione e sulle posizioni di vendita del portafoglio di negoziazione
dell’ente.
Parte B - Sistemi
e controlli
1. Gli enti istituiscono e mantengono sistemi e
controlli sufficienti per assicurare che le loro stime di valutazione siano
prudenti e affidabili.
2. I sistemi e i controlli comportano almeno i
seguenti elementi:
a)      politiche e
procedure documentate per il processo di valutazione. Queste devono prevedere
responsabilità chiaramente definite delle varie aree coinvolte nella
determinazione della valutazione, fonti delle informazioni di mercato e
verifica della relativa affidabilità, frequenza delle valutazioni indipendenti,
orario di determinazione dei prezzi di chiusura, procedure per la correzione
delle valutazioni, procedure per le riconciliazioni di fine mese e per quelle
ad hoc;
b)      linee di
segnalazione gerarchica chiare e indipendenti (nella fattispecie, indipendenti
dal front office) per l’unità responsabile del processo di valutazione.
La linea di
segnalazione gerarchica dovrebbe risalire fino a uno dei principali componenti
esecutivi del consiglio di amministrazione.
Metodi di
valutazione prudenti
3. La valutazione in
base ai prezzi di mercato implica una valutazione almeno giornaliera delle
posizioni in base a prezzi di chiusura prontamente disponibili forniti da fonti
indipendenti. Ne sono esempi i prezzi di borsa, le quotazioni a video o quelle
fornite da diversi broker indipendenti di elevata reputazione.
4. Ai fini della
valutazione in base ai prezzi di mercato deve essere utilizzato il corso più
prudente tra denaro e lettera, a meno che l’ente non sia esso stesso un
importante market maker per il particolare tipo di strumento finanziario
o di merce in questione e possa quotare un prezzo medio.
5. Quando non è
possibile una valutazione in base ai prezzi di mercato, gli enti devono
valutare le loro posizioni e i loro portafogli in base ad un modello prima di
applicare le disposizioni sui requisiti patrimoniali al portafoglio di
negoziazione. Per valutazione in base ad un modello si intende qualsiasi
valutazione basata su un parametro di riferimento (benchmark) o
estrapolata o altrimenti calcolata a partire da un dato di mercato.
6. In caso di
valutazione in base ad un modello, vanno rispettati i seguenti requisiti:
a)           l’alta
direzione deve essere a conoscenza degli elementi del portafoglio di
negoziazione che vengono valutati in base ad un modello e consapevole di quanto
sia rilevante l’incertezza che ciò crea nelle segnalazioni sul rischio e
sull’andamento dell’attività;
b)           i dati di
mercato provengono da una fonte informativa che sia, per quanto possibile, in linea
con i prezzi di mercato; la correttezza dei dati di mercato per la specifica
posizione oggetto di valutazione e i parametri del modello vanno verificati
quotidianamente;
c)           se
disponibili, vanno impiegate metodologie di valutazione correntemente accettate
sul mercato per strumenti finanziari o merci specifici;
d)           qualora il
modello sia elaborato internamente all’ente, esso deve fondarsi su ipotesi
appropriate, valutate e verificate da interlocutori adeguatamente qualificati
che non abbiano partecipato alla sua elaborazione;
e)           vanno
previste formali procedure di controllo sulle modifiche apportate e va
conservata una copia protetta del modello, che deve essere utilizzata per le
periodiche verifiche delle valutazioni effettuate;
f)            i
responsabili della gestione del rischio devono essere a conoscenza di eventuali
carenze dei modelli impiegati e del modo più adeguato di tenerne conto nei
risultati della valutazione;
g)           il modello
deve essere periodicamente riesaminato per determinare l’accuratezza dei suoi
risultati (ad esempio, attraverso una valutazione della sussistenza della
validità delle ipotesi sottostanti, l’analisi dei profitti e delle perdite a
fronte dei fattori di rischio, il raffronto dei valori effettivi di chiusura
con le risultanze del modello).
Ai fini della lettera
d), il modello deve essere elaborato o approvato indipendentemente dal front
office. Esso deve essere collaudato da soggetti indipendenti che confermino
la validità della struttura matematica, delle ipotesi e del software applicativo.
7. Accanto alla
valutazione giornaliera in base ai prezzi di mercato o ad un modello, va
effettuata una verifica indipendente dei prezzi. Per verifica indipendente dei
prezzi si intende una procedura di verifica regolare dell’esattezza e
dell'indipendenza dei prezzi di mercato o dei dati immessi nei modelli. Mentre
la valutazione giornaliera in base ai prezzi di mercato può essere effettuata
dai negoziatori (dealers), la verifica dei prezzi di mercato o dei dati
del modello dovrebbe essere condotta da una unità indipendente dalla dealing
room e almeno con cadenza mensile (o più frequentemente, a seconda della
natura dell’attività di mercato o di negoziazione svolta). Se non sono
disponibili fonti indipendenti per l'accertamento dei prezzi o le fonti dei
prezzi hanno carattere troppo soggettivo, può essere opportuno adottare
comportamenti prudenti, ad esempio aggiustamenti della valutazione.
Aggiustamenti
di valutazione o riserve
8. Gli enti
istituiscono mantengono procedure che prevedano aggiustamenti di valutazione o
riserve.
Regole
generali
9. Le autorità
competenti esigono che vengano formalmente presi in considerazione i seguenti
aggiustamenti di valutazione o riserve: differenziali creditizi non realizzati,
costi di chiusura, rischi operativi, chiusure anticipate delle posizioni, costi
di investimento e di finanziamento, costi amministrativi futuri e, se del caso,
rischi del modello.
Regole per le
posizioni scarsamente liquide
10. Posizioni
scarsamente liquide possono determinarsi sia a seguito di eventi di mercato,
sia per situazioni particolari dell’ente; ne sono esempi le posizioni
concentrate e/o ristagnanti.
11. Per decidere se
sia necessaria una riserva di valutazione per posizioni scarsamente liquide gli
enti prendono in considerazione diversi fattori. Tra di essi figurano il tempo
necessario per coprire la posizione o i suoi rischi, lo scarto medio
denaro/lettera e la sua volatilità, la disponibilità di quotazioni di mercato
(numero e identità dei market maker), la media dei volumi trattati e la
loro volatilità.
12. Quando ricorrono
a valutazioni di terzi o alla valutazione in base ad un modello, gli enti
considerano se sia opportuno applicare aggiustamenti di valutazione. Inoltre
gli enti esaminano se sia necessario costituire riserve per posizioni
scarsamente liquide e verificano su base continuativa che esse continuino ad
essere adeguate.
13. Quando gli
aggiustamenti di valutazione e le riserve danno origine a perdite rilevanti
dell'esercizio in corso, queste sono dedotte dai fondi propri di base dell’ente
a norma della lettera k) dell’articolo 57 della direttiva [2000/12/CE].
14. Gli importi
degli altri utili o delle altre perdite derivanti dagli aggiustamenti di
valutazione e dalle riserve sono inclusi nel calcolo degli “utili netti del
portafoglio di negoziazione” di cui all’articolo 13, punto 2), lettera b) e
sommati ovvero detratti dai fondi propri supplementari ammissibili per la
copertura del rischio di mercato conformemente a dette disposizioni.
Parte C – Coperture
interne
1. Una copertura
interna è una posizione che compensa in misura sostanziale o integrale le
componenti di rischio di un’altra posizione non compresa nel portafoglio di
negoziazione o di un insieme di posizioni. Le posizioni derivanti da coperture
interne sono ammissibili ad essere trattate come posizioni del portafoglio di
negoziazione, a condizione che siano detenute a fini di negoziazione e che
siano soddisfatti i criteri generali in materia di fini di negoziazione e di
valutazione prudente indicati nelle parti A e B. In particolare:
a)      le coperture
interne non devono avere come scopo principale quello di evitare o ridurre i
requisiti patrimoniali;
b)      le coperture
interne devono essere correttamente documentate ed essere assoggettate a
specifiche procedure interne di approvazione e di revisione;
c)      l’operazione
interna va realizzata alle condizioni di mercato;
d)      la massima
parte del rischio di mercato generato dalla copertura interna deve essere
gestito dinamicamente nel portafoglio di negoziazione nell’ambito dei limiti
autorizzati; 
e)      le operazioni
interne devono essere attentamente sorvegliate. 
La sorveglianza deve
essere assicurata mediante procedure adeguate.
2. Il trattamento di
cui al punto 1 si applica fermi restando i requisiti patrimoniali applicabili
all’elemento fuori portafoglio di negoziazione della copertura interna.
ALLEGATO VIII
DIRETTIVE ABROGATE
PARTE A
DIRETTIVE
ABROGATE INSIEME ALLE LORO MODIFICHE SUCCESSIVE
(di cui
all’articolo 48)
Direttiva 93/6/CEE
del Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle
imprese di investimento e degli enti creditizi.
Direttiva 98/31/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998 che modifica la
direttiva 93/6/CEE del Consiglio relativa all'adeguatezza patrimoniale delle
imprese di investimento e degli enti creditizi.
Direttiva 98/33/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998 che modifica
l'articolo 12 della direttiva 77/780/CEE del Consiglio relativa all'accesso
all'attività degli enti creditizi e al suo esercizio, gli articoli 2, 5, 6, 7,
8 e gli allegati II e III della direttiva 89/647/CEE relativa al coefficiente
di solvibilità degli enti creditizi e l'articolo 2 e l'allegato II della
direttiva 93/6/CEE del Consiglio relativa all'adeguatezza patrimoniale delle
imprese di investimento e degli enti creditizi.
Direttiva 2002/87/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa alla
vigilanza supplementare sugli enti creditizi, sulle imprese di assicurazione e
sulle imprese di investimento appartenenti ad un conglomerato finanziario e che
modifica le direttive 73/239/CEE, 79/267/CEE, 92/49/CEE, 92/96/CEE, 93/6/CEE e
93/22/CEE del Consiglio e le direttive 98/78/CE e 2000/12/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio.
Solo l’articolo 26.
Direttiva 2004/39/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 relativa ai mercati
degli strumenti finanziari, che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del
Consiglio e la direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e
che abroga la direttiva 93/22/CEE del Consiglio.
Solo l’articolo 67.
PARTE B
TERMINI DI
ATTUAZIONE
(di cui
all’articolo 48)
 Direttiva ||   || Termini di attuazione 
 Direttiva 93/6/CEE del Consiglio ||   || 1.7.1995 
 Direttiva 98/31/CE ||   || 21.7.2000 
 Direttiva 98/33/CE ||   || 21.7.2000 
 Direttiva 2002/87/CE ||   || 11.8.2004 
 Direttiva 2004/39/CE ||   || Non ancora disponibile 
 Direttiva 2004/xx/CE ||   || Non ancora disponibile 
ò nuovo
ALLEGATO IX
TAVOLA DI CONCORDANZA
 Presente direttiva || Direttiva 93/6/CEE || Direttiva 98/31/CE || Direttiva 98/33/CE || Direttiva 2002/87/CE || Direttiva 2004/39/CE 
 Articolo 1, paragrafo 1, prima frase ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 1, paragrafo 1, seconda frase e paragrafo 2 || Articolo 1 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 2, paragrafo 1 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 2, paragrafo 2 || Articolo 7, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera a) || Articolo 2, punto 1 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera b) || Articolo 2, punto 2 ||   ||   ||   || Articolo 67, punto 1 
 Articolo 3, paragrafo 1, lettere da c) ad e) || Articolo 2, punti da 3 a 5 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettere f) e g) ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera h) || Articolo 2, punto 10 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera i) || Articolo 2, punto 11 ||   || Articolo 3, punto 1 ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera j) || Articolo 2, punto 14 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettere k) e l) || Articolo 2, punti 15 e 16 || Articolo 1, punto 1, lettera b ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera m) || Articolo 2, punto 17 || Articolo 1, punto 1, lettera c) ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera n) || Articolo 2, punto 18 || Articolo 1, punto 1, lettera d) ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettere da o) a q) || Articolo 2, punti da 19 a 21 ||   ||   ||   ||   
   ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera r) || Articolo 2, punto 23 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 1, lettera s) || Articolo 2, punto 26 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 2) || Articolo 2, punti 7 e 8 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 3, paragrafo 3, lettere a) e b) || Articolo 7, paragrafo 3 ||   ||   || Articolo 26 ||   
 Articolo 3, paragrafo 3, lettera c) || Articolo 7, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 4 || Articolo 2, punto 24 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 5 || Articolo 3 paragrafi 1 e 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 6 || Articolo 3, paragrafo 4 ||   ||   ||   || Articolo 67, punto 2 
 Articolo 7 || Articolo 3, paragrafo 4, lettera a) ||   ||   ||   || Articolo 67, punto 3 
 Articolo 8 || Articolo 3, paragrafo 4, lettera b) ||   ||   ||   || Articolo 67, punto 3 
 Articolo 9 || Articolo 3, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 10 || Articolo 3, paragrafi da 5 a 8 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 11 || Articolo 2, paragrafo 6 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 12, primo comma || Articolo 2, punto 25 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 12, secondo comma ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 13, paragrafo 1, primo comma || Allegato V, punto 1, primo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 13, paragrafo 1, secondo comma e paragrafi da 2 a 5 || Allegato V, punto 1, secondo comma e punti da 2 a 5 || Articolo 1, punto 7 e allegato, punto 4, lettere a) e b) ||   ||   ||   
 Articolo 14 || Allegato V, punti 6 e 7 || Allegato, punto 4, lettera c) ||   ||   ||   
 Articolo 15 || Allegato V, punto 8 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 16 || Allegato V, punto 9 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 17 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 18, paragrafo 1, primo comma || Articolo 4, paragrafo 1, primo comma ||   ||   ||   ||   
 Articolo 18, paragrafo 1, lettere a) e b) || Articolo 4, paragrafo 1, punti i) e ii) || Articolo 1, punto 2 ||   ||   ||   
 Articolo 18, paragrafi da 2 a 4 || Articolo 4, paragrafi da 6 a 8 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 19, paragrafo 1 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 19, paragrafo 2 || Articolo 11, paragrafo 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 19, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 20 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 21 || Allegato IV ||   ||   ||   ||   
 Articolo 22 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 23, primo e secondo comma || Articolo 7 paragrafi 5 e 6 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 23, terzo comma ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 24 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 25 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 26, paragrafo 1 || Articolo 7, paragrafo 10 || Articolo 1, punto 4 ||   ||   ||   
 Articolo 26, paragrafi da 2 a 4 || Articolo 7, paragrafi da 11 a 13 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 27 || Articolo 7, paragrafi 14 e 15 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 28, paragrafo 1 || Articolo 5, paragrafo 1 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 28, paragrafo 2 || Articolo 5, paragrafo 2 || Articolo 1, punto 3 ||   ||   ||   
 Articolo 28, paragrafo 3 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 29, paragrafo 1, lettera da a) a c) e i due commi successivi || Allegato VI, punto 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 29, paragrafo 1, ultimo comma ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 29 paragrafo 2 || Allegato VI, punto 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 30(1) and (2) first comma || Allegato VI, punti 4 e 5 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 30(2) secondo comma ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 30(3) and (4) || Allegato VI, punti 6 e 7 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 31 || Allegato VI, punto 8, numeri 1), 2) prima frase, da 3) a 5) ||   ||   ||   ||   
 Articolo 32 || Allegato VI, punti 9 e 10 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 33 paragrafi 1 e 2 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 33(3) || Articolo 6, paragrafo 2 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 34 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 35, paragrafi da 1 a 4 || Articolo 8 paragrafi da 1 a 4 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 35, paragrafo 5 || Articolo 8, paragrafo 5, prima frase || Articolo 1, punto 5 ||   ||   ||   
 Articolo 36 || Articolo 9, paragrafi da 1 a 3 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 37 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 38 || Articolo 9, paragrafo 4 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 39 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 40 || Articolo 2, punto 9 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 41 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 42, paragrafo 1, lettere da a) a c) || Articolo 10, primo, secondo e terzo trattino ||   ||   ||   ||   
 Articolo 42, paragrafo 1, lettere d) e (e) ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 42, paragrafo 1, lettera f) || Articolo 10, quarto trattino ||   ||   ||   ||   
 Articolo 42 paragrafo 1, lettera g) ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 43 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 44 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 45 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 46 || Articolo 12 ||   ||   ||   ||   
 Articolo 47 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 48 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 49 ||   ||   ||   ||   ||   
 Articolo 50 || Articolo 15 ||   ||   ||   ||   
   ||   ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punti da 1 a 4 || Allegato I, punti da 1 a 4 ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punto 4, ultimo comma || Articolo 2, punto 22 ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punti da 5 a 7 || Allegato I, punti da 5 a 7 ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punto 8 ||   ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punti da 9 a 11 || Allegato I, punti da 8 a 10 ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punti da 12 a 14 || Allegato I, punti da 12 a 14 ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punti 15 e 16 || Articolo 2, punto 12 ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punti da 17 a 41 || Allegato I, punti da 15 a 39 ||   ||   ||   ||   
 Allegato I, punti da 42 a 56 ||   ||   ||   ||   ||   
 Allegato II, punti 1 e 2 || Allegato II, punti 1 e 2 ||   ||   ||   ||   
 Allegato II, punti da 3 a 11 ||   ||   ||   ||   ||   
 Allegato III, punto 1 || Allegato III, punto 1, primo comma || Articolo 1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera a) ||   ||   ||   
 Allegato III, punto 2 || Allegato III, punto 2 ||   ||   ||   ||   
 Allegato III, punto 2.1, dal primo al terzo comma || Allegato III, punto 3.1 || Articolo 1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera b) ||   ||   ||   
 Allegato III, punto 2.1, quarto comma ||   ||   ||   ||   ||   
 Allegato III, punto 2.1, quinto comma || Allegato III, punto 3.2 || Articolo 1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera b) ||   ||   ||   
 Allegato III, punti 2.2, 3, 3.1 || Allegato III, punti da 4 a 6 || Articolo 1, punto 7 e allegato, punto 3, lettera c) ||   ||   ||   
 Allegato III, punto 3.2 || Allegato III, punto 8 ||   ||   ||   ||   
 Allegato III, punto 4 || Allegato III, punto 11 ||   ||   ||   ||   
 Allegato IV, punti da 1 a 20 || Allegato VII, punti da 1 a 20 || Articolo 1, punto 7 e allegato, punto 5 ||   ||   ||   
 Allegato IV, punto 21 || Articolo 11 bis || Articolo 1, punto 6 ||   ||   ||   
 Allegato V, punti da 1 a 13, terzo comma || Allegato VIII, punti da 1 a 13, ii) || Articolo 1, punto 7 e allegato, punto 5 ||   ||   ||   
 Allegato V, punto 13, quarto comma ||   ||   ||   ||   ||   
 Allegato V, dal punto 13, quinto comma al punto 14 || Allegato VIII, punti da 13, iii) a 14 || Articolo 1, punto 7 e allegato, punto 5 ||   ||   ||   
 Allegato VI || Allegato VI, punto 8, numero 2, dopo la prima frase ||   ||   ||   ||   
 Allegato VII ||   ||   ||   ||   ||   
 Allegato VIII ||   ||   ||   ||   ||   
 Allegato IX ||   ||   ||   ||   ||   
[1]               GU C […], […], pag. […].
[2]               GU C […], […], pag. […].
[3]               GU C […], […], pag. […].
[4]               GU C […], […], pag. […].
[5]               GU C […], […], pag. […].
[6]               GU L 141 dell’11.6.1993, pag.
1, modificata da ultimo dalla direttiva 2004/xx/CE, GU[…]
[7]               GU L 141 dell’11.06.1993, pag. 27,
modificata da ultimo dalla direttiva [2004/xx/CE, GU (…)]
[8]               GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1
[9]               GU L 145 del 30.04.2004, pag. 1.
[10]             GU L 386 del 30. 12. 1989, pag. 14.
Direttiva modificata dalla direttiva 92/30/CEE (GU L 110 del 28. 4. 1992, pag.
52).
[11]             GU L 29 del 5. 2. 1993, pag. 1.
[12]             GU L 124 del 5. 5. 1989, pag. 16.
Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 92/30/CEE (GU n. L 110 del 24.
9. 1992, pag. 52).
[13]             GU L 110 del 28. 4. 1992, pag. 52.
[14]             GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
[15]             GU L 197 del 18. 7. 1987, pag. 33.
[16]             GU L 35 dell'11.2.2003, pag. 1
[17]             GU L 322 del 17. 12. 1977, pag. 1.
30. Direttiva modificata dalla direttiva 89/646/CEE (GU L 386 del 30. 12. 1989,
pag. 1).
[18]             GU L 35 dell'11.2.2003, pag. 1
[19]             GU L 9 del 15.1.2003, pag. 3.
IT
 || COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE 
Bruxelles, 14.7.2004
COM(2004) 486 definitivo
2004/0155 (COD)
2004/0159 (COD)
Allegati tecnici
 
Proposta di
DIRETTIVE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
Rifusione della direttiva 2000/12/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa
all'accesso all'attività degli enti creditizi e al suo esercizio e della
direttiva 93/6/CEE del Consiglio, del 15 marzo 1993, relativa all'adeguatezza
patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi 
(presentata dalla Commissione)
{SEC(2004) 921}
RELAZIONE
-
Proposta di
DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
del […]
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità
europea, in particolare l'articolo […],
vista la proposta della Commissione[1],
visto il parere del Parlamento europeo[2],
visto il parere del Comitato economico e
sociale europeo[3],
visto il parere del Comitato delle Regioni[4],
considerando quanto segue:
(1)              
[…].
(2)              
[…],
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
[…]
Articolo […]
Gli Stati membri mettono in vigore le
disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per
conformarsi alla presente direttiva entro il […]. Essi ne informano
immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali
disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono
corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Gli Stati membri determinano le modalità di tali riferimenti.
Articolo […]
La presente direttiva entra in vigore il […]
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea.
Articolo […]
Gli Stati membri sono destinatari della
presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, […]
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
Presidente
                                                                       […]
ALLEGATO
ò nuovo
Allegato
V – Criteri tecnici relativi all’organizzazione e al trattamento dei rischi

1.                      
Governo societario

1.                      
I responsabili della
direzione di cui all’articolo 11 stabiliscono le modalità relative alla
ripartizione delle funzioni nell’organizzazione e alla prevenzione dei
conflitti di interesse.

2.                      
Trattamento dei rischi

2.                      
I responsabili della
direzione di cui all’articolo 11 approvano e riesaminano periodicamente le
strategie e le politiche riguardanti l'assunzione, la gestione, la sorveglianza
e l'attenuazione dei rischi ai quali l'ente creditizio è o potrebbe essere
esposto, compresi quelli derivanti dal contesto macroeconomico nel quale esso
opera, in relazione alla fase del ciclo economico.

3.                      
Rischio di credito e di
controparte

3.                      
La concessione dei
crediti si basa su criteri solidi e ben definiti. La procedura per l’approvazione, la modifica, il
rinnovo e il rifinanziamento dei crediti viene definita in modo chiaro.
4.                      
L’amministrazione e la
sorveglianza continue dei portafogli e delle esposizioni soggetti al rischio di
credito, comprese l’identificazione e la gestione dei crediti problematici e la
realizzazione di rettifiche di valore e di accantonamenti adeguati, vengono
eseguiti tramite sistemi efficaci.
5.                      
La diversificazione dei
portafogli dei crediti è adeguata ai mercati di sbocco e alla strategia globale
di credito dell’ente creditizio.

4.                      
Rischio residuo

6.                      
Il rischio che le
tecniche riconosciute per l’attenuazione del rischio di credito utilizzate
dall’ente creditizio risultino meno efficaci del previsto viene affrontato e
controllato mediante politiche e procedure scritte.

5.                      
Rischio di concentrazione

7.                      
Il rischio di
concentrazione derivante da esposizioni verso controparti, gruppi di
controparti collegate e controparti del medesimo settore economico, della
stessa regione geografica o che esercitano la stessa attività o trattano la
stessa merce, nonché l’applicazione di tecniche di attenuazione del rischio di
credito, compresi in particolare i rischi connessi con i grandi fidi indiretti
(ad esempio verso un unico datore di garanzie), vengono affrontati e
controllati mediante politiche e procedure scritte.

6.                      
Rischi derivanti da
cartolarizzazioni

8.                      
I rischi derivanti da
operazioni di cartolarizzazione in relazione alle quali gli enti creditizi sono
cedenti o promotori vengono valutati e affrontati mediante politiche e
procedure appropriate, al fine di garantire in particolare che la sostanza
economica dell’operazione sia pienamente rispecchiata nelle decisioni di
valutazione e di gestione del rischio. 
9.                      
Gli enti creditizi che
sono cedenti di operazioni di cartolarizzazione rotative che prevedono clausole
di rimborso anticipato approntano strategie di liquidità per far fronte alle
implicazioni dei rimborsi sia programmati sia anticipati.

7.                      
Rischio di tasso di
interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione

10.                  
Si applicano dei sistemi
per valutare e gestire il rischio derivante da variazioni potenziali dei tassi
di interesse in quanto tali modifiche influiscono sulle attività dell’ente creditizio
diverse dalla negoziazione.

8.                      
Rischio operativo

11.                  
Vengono attuati politiche
e processi intesi a valutare e a gestire l’esposizione al rischio operativo,
nel quale sono compresi gli eventi di particolare gravità e di scarsa
frequenza. Ferma restando la
definizione di cui all’articolo 4, punto 22, gli enti creditizi stabiliscono
dettagliatamente in che cosa consista il rischio operativo ai fini di tali
politiche e procedure.
12.                  
Gli enti creditizi si
dotano di piani di emergenza e di continuità operativa che assicurino la
capacità di operare su base continuativa e di limitare le perdite in caso di
gravi interruzioni dell’operatività.

9.                      
Rischio di liquidità

13.                  
Gli enti creditizi si
dotano di politiche e processi per la misurazione e la gestione della loro
posizione finanziaria netta su base continuativa e prospettica. Gli enti creditizi considerano possibili
scenari alternativi e riesaminano periodicamente le ipotesi su cui si basano le
decisioni relative alla posizione finanziaria netta. 
14.                  
Gli enti creditizi si
dotano di piani di emergenza per affrontare le crisi di liquidità.
ALLEGATO VI
 
Metodo standardizzato
 
Parte 1 – Fattori di ponderazione del rischio

1.                      
ESPOSIZIONI VERSO
AMMINISTRAZIONI CENTRALI O BANCHE CENTRALI
1.1.                
Trattamento

1.                      
Fermi restando i punti da
2 a 8, alle esposizioni verso amministrazioni centrali e banche centrali si
applica un fattore di ponderazione del rischio del 100%.
2.                      
Alle esposizioni verso
amministrazioni centrali e banche centrali per le quali sia disponibile una
valutazione del merito di credito di un’agenzia esterna di valutazione del
merito di credito (External Credit Assessment Institution, di seguito ECAI)
prescelta si applica un fattore di ponderazione del rischio in conformità della
tabella 1, nel rispetto dell’attribuzione da parte delle autorità competenti
delle valutazioni del merito di credito delle ECAI idonee alle sei classi della
scala di valutazione del merito di credito.
Tabella 1:
 Classe di merito di credito || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 
  Fattore di ponderazione del rischio || 0% || 20% || 50% || 100% || 100% || 150% 
3.                      
Alle esposizioni verso la
Banca centrale europea si applica un fattore di ponderazione del rischio dello
0%. 

1.2.                
Esposizioni nella valuta
nazionale del debitore

4.                      
A discrezione delle
autorità competenti, alle esposizioni verso la loro amministrazione centrale e
la loro banca centrale denominate e finanziate in valuta locale può applicarsi
un fattore di ponderazione del rischio inferiore a quello indicato al punto 2. 
5.                      
Quando le autorità
competenti di uno Stato membro esercitano la discrezionalità di cui al punto 4,
le autorità competenti di altri Stati membri possono consentire ai loro enti
creditizi di applicare lo stesso fattore di ponderazione del rischio alle
esposizioni verso tale amministrazione centrale o banca centrale denominate e
finanziate in quella valuta.
6.                      
Quando le autorità
competenti di un paese terzo che applicano prescrizioni prudenziali e
regolamentari almeno equivalenti a quelle comunitarie assegnano un fattore di
ponderazione del rischio inferiore a quello indicato ai punti 1 e 2 alle
esposizioni verso la loro amministrazione centrale e la loro banca centrale
denominate e finanziate nella valuta locale, gli Stati membri possono
consentire ai loro enti creditizi di applicare lo stesso fattore di
ponderazione del rischio a tali esposizioni. 

1.3.                
Uso delle valutazioni del
merito di credito delle agenzie per il credito all’esportazione (Export
Credit Agencies) 

7.                      
Una valutazione del
merito di credito di un’agenzia per il credito all’esportazione può essere
riconosciuta solo se è soddisfatta una delle seguenti condizioni:
a)      la valutazione è un punteggio concordato dalle agenzie
per il credito all’esportazione aderenti all’Arrangement on Guidelines for
Officially Supported Export Credits dell’OCSE;
b)      l’agenzia per il credito all’esportazione pubblica
le proprie valutazioni del merito di credito e si conforma alla metodologia
definita dall’OCSE e la valutazione è associata ad uno dei sette premi minimi
di assicurazione delle esportazioni (minimum export insurance premiums, di
seguito MEIP) stabiliti dalla metodologia dell’OCSE. 
8.                      
Alle esposizioni per le
quali, a fini di ponderazione del rischio, viene riconosciuta una valutazione
del merito di credito di un’agenzia per il credito all’esportazione viene
applicato un fattore di ponderazione del rischio secondo quanto previsto alla
tabella 2. 
Tabella 2
 MEIP || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 || 7 
 Fattore di ponderazione del rischio || 0% || 20% || 50% || 100% || 100% || 100% || 150% 

2.                      
ESPOSIZIONI VERSO
AMMINISTRAZIONI REGIONALI O AUTORITÀ LOCALI

9.                      
Fermi restando i punti da
10 a 12, alle esposizioni verso amministrazioni regionali e autorità locali si
applica un fattore di ponderazione del rischio pari a quello delle esposizioni
verso enti. L’esercizio di
questa discrezionalità da parte delle autorità competenti è indipendente
dall’esercizio della discrezionalità da parte delle autorità competenti di cui
all’articolo 80. Non si applica il trattamento preferenziale per le esposizioni
a breve termine specificato ai punti 30, 31 e 36.
10.                  
A discrezione delle
autorità competenti, le esposizioni verso amministrazioni regionali e autorità
locali possono essere trattate come le esposizioni verso le amministrazioni
centrali di rispettiva appartenenza, a condizione che non vi sia nessuna
differenza di rischio tra tali esposizioni in quanto le amministrazioni
regionali e le autorità locali hanno specifici poteri di imposizione fiscale e
un assetto istituzionale tale da ridurre il loro rischio di inadempimento. 
11.                  
Quando le autorità
competenti di uno Stato membro esercitano la discrezionalità di cui al punto
10, le autorità competenti di altri Stati membri possono consentire ai loro
enti creditizi di applicare lo stesso fattore di ponderazione del rischio alle
esposizioni verso tali amministrazioni regionali e autorità locali.
12.                  
Quando le autorità
competenti di un paese terzo che applicano prescrizioni prudenziali e
regolamentari almeno equivalenti a quelle comunitarie trattano le esposizioni
verso amministrazioni regionali e autorità locali come le esposizioni verso la
rispettiva amministrazione centrale, gli Stati membri possono consentire ai
loro enti creditizi di applicare a tali esposizioni un fattore di ponderazione
identico. 

3.                      
ESPOSIZIONI VERSO ORGANI
AMMINISTRATIVI E IMPRESE NON COMMERCIALI
3.1.                
Trattamento

13.                  
Fermi restando i punti da
14 a 18, alle esposizioni verso organi amministrativi e imprese non commerciali
si applica un fattore di ponderazione del rischio del 100%.

3.2.                
Enti del settore pubblico

14.                  
Fermi restando i punti da
15 a 17, alle esposizioni verso gli enti del settore pubblico si applica un
fattore di ponderazione del 100%.
15.                  
A discrezione delle
autorità competenti, le esposizioni verso enti del settore pubblico possono
essere trattate come le esposizioni gli enti. L’esercizio di questa discrezionalità da parte delle
autorità competenti è indipendente dall’esercizio della discrezionalità da
parte delle autorità competenti di cui all’articolo 80. Non si applica il
trattamento preferenziale per le esposizioni a breve termine specificato ai
punti 30, 31 e 36.
16.                  
Quando le autorità
competenti di uno Stato membro esercitano la discrezionalità di trattare le
esposizioni verso enti del settore pubblico come esposizioni verso enti, le
autorità competenti di altri Stati membri possono consentire ai loro enti
creditizi di applicare lo stesso fattore di ponderazione alle esposizioni verso
tali enti del settore pubblico.
17.                  
Quando le autorità
competenti di un paese terzo che applicano prescrizioni prudenziali e
regolamentari almeno equivalenti a quelle comunitarie trattano le esposizioni
verso enti del settore pubblico come esposizioni verso enti, gli Stati membri
possono consentire ai loro enti creditizi di applicare a tali esposizioni un
fattore di ponderazione del rischio identico. 

3.3.                
Chiese e comunità
religiose

18.                  
Le esposizioni verso
chiese e comunità religiose costituite come persone giuridiche di diritto
pubblico e che riscuotono imposte secondo la legislazione che conferisce loro
tale diritto vengono trattate come le esposizioni verso enti del settore
pubblico.

4.                      
ESPOSIZIONI VERSO BANCHE
MULTILATERALI DI SVILUPPO
4.1.                
Ambito di applicazione

19.                  
Ai fini degli articoli da
78 a 83, la Inter-American Investment Corporation è considerata una banca
multilaterale di sviluppo.

4.2.                
Trattamento

20.                  
Fermi restando i punti 21
e 22, le esposizioni verso banche multilaterali di sviluppo vengono trattate
come le esposizioni verso enti creditizi conformemente ai punti da 28 a 31. Non si applica il trattamento preferenziale
per le esposizioni a breve termine come specificato ai punti 30, 31 e 36.
21.                  
Alle esposizioni verso le
seguenti banche multilaterali di sviluppo si applica un fattore di ponderazione
del rischio dello 0%:
a) la Banca
internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo; 
b) la Società
finanziaria internazionale;
c) la Banca
interamericana di sviluppo; 
c) la Banca asiatica di
sviluppo; 
c) la Banca africana di
sviluppo; 
f) la Banca di sviluppo
del Consiglio d’Europa;
g) la Nordic
Investment Bank;
h) la Banca di sviluppo
dei Caraibi; 
i) la Banca europea per
la ricostruzione e lo sviluppo; 
j) la Banca europea per
gli investimenti (BEI); 
k) il Fondo europeo per
gli investimenti; 
l) l’Agenzia
multilaterale di garanzia degli investimenti.
22.                  
La quota non versata del
capitale sottoscritto nel Fondo europeo per gli investimenti è ponderata al
20%.

5.                      
ESPOSIZIONI VERSO
ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

23.                  
Alle esposizioni verso le
seguenti organizzazioni internazionali si applica un fattore di ponderazione
del rischio dello 0%: 
a) la Comunità europea; 
b) il Fondo monetario
internazionale;
c) la Banca dei
regolamenti internazionali.

6.                      
ESPOSIZIONI VERSO ENTI
6.1.                
Trattamento

24.                  
Ai fini della
determinazione dei fattori di ponderazione del rischio per le esposizioni verso
enti si applica uno dei due metodi descritti ai punti da 26 a 27 e ai punti da
28 a 31.

6.2.                
Soglia minima di
ponderazione del rischio per le esposizioni verso enti privi di rating

25.                  
Le esposizioni verso enti
privi di rating non possono ricevere un fattore di ponderazione del rischio
inferiore a quello applicato alle esposizioni verso la propria amministrazione
centrale.

6.3.                
Metodo basato sul fattore
di ponderazione del rischio dell’amministrazione centrale

26.                  
Alle esposizioni verso
gli enti è assegnato un fattore di ponderazione del rischio corrispondente alla
classe di merito di credito nella quale sono classificate le esposizioni verso
l’amministrazione centrale di appartenenza di tali enti conformemente alla
tabella 3. 
Tabella 3
 Classe di merito di credito alla quale è assegnata l’amministrazione centrale || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 
 Fattore di ponderazione del rischio dell’esposizione || 20% || 50% || 100% || 100% || 100% || 150% 
27.                  
Per le esposizioni verso
enti aventi sede in paesi la cui amministrazione centrale è priva di rating, il
fattore di ponderazione del rischio non può essere superiore al 100%.

6.4.                
Metodo basato sulla
valutazione del merito di credito 

28.                  
Alle esposizioni verso
enti aventi una durata originaria effettiva superiore a tre mesi per le quali
sia disponibile una valutazione del merito di credito di un’ECAI prescelta si
applica un fattore di ponderazione del rischio in conformità della tabella 4,
nel rispetto dell’attribuzione da parte delle autorità competenti delle valutazioni
del merito di credito delle ECAI idonee alle sei classi della scala di
valutazione del merito di credito.
Tabella 4
 Classe di merito di credito || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 
 Fattore di ponderazione del rischio || 20% || 50% || 50% || 100% || 100% || 150% 
29.                  
Le esposizioni verso enti
privi di rating ricevono un fattore di ponderazione del 50%.
30.                  
Alle esposizioni verso enti
aventi una durata originaria effettiva pari o inferiore a tre mesi per le quali
sia disponibile una valutazione del merito di credito di un’ECAI prescelta si
applica un fattore di ponderazione del rischio in conformità della tabella 5,
nel rispetto dell’attribuzione da parte delle autorità competenti delle
valutazioni del merito di credito delle ECAI idonee alle sei classi della scala
di valutazione del merito di credito.
Tabella 5
 Classe di merito di credito || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 
 Fattori di ponderazione del rischio || 20% || 20% || 20% || 50% || 50% || 150% 
31.                  
Alle esposizioni verso
enti privi di rating aventi una durata originaria effettiva pari o inferiore a
tre mesi si applica un fattore di ponderazione del rischio del 20%.

6.5.                
Interazione con
valutazioni del merito di credito a breve termine

32.                  
Se il metodo specificato
ai punti da 28 a 31 viene applicato alle esposizioni verso enti, l’interazione
con le specifiche valutazioni del merito di credito a breve termine avviene
secondo le modalità seguenti.
33.                  
Il trattamento
preferenziale generale per le esposizioni a breve termine, così come definito
al punto 30, si applica a tutte le esposizioni verso enti di durata iniziale
fino a tre mesi quando non esiste una specifica valutazione delle esposizioni a
breve termine.
34.                  
Qualora esista una
valutazione a breve termine e questa determini l’applicazione di un fattore di
ponderazione del rischio più favorevole o identico a quello derivante dal
trattamento preferenziale generale per le esposizioni a breve termine di cui al
punto 30, essa è impiegata esclusivamente per quella specifica esposizione. Altre esposizioni a breve termine ricevono
il trattamento preferenziale generale per le esposizioni a breve termine, come
specificato al punto 30.
35.                  
Qualora esista una
valutazione a breve termine e questa determini l’applicazione di un fattore di
ponderazione del rischio meno favorevole di quello derivante dal trattamento
preferenziale generale per le esposizioni a breve termine di cui al punto 30,
il trattamento preferenziale generale per le esposizioni a breve termine non
può essere utilizzato e tutti i crediti a breve termine privi di rating
ricevono lo stesso fattore di ponderazione del rischio applicato in base alla
specifica valutazione a breve termine.

6.6.                
Esposizioni a breve
termine nella valuta nazionale del debitore

36.                  
Laddove le autorità
competenti abbiano adottato per le esposizioni verso amministrazioni centrali e
banche centrali il metodo descritto ai punti da 4 a 6, a loro discrezione
possono altresì assegnare alle esposizioni verso enti con durata originaria
effettiva pari o inferiore a tre mesi, denominate e finanziate in valuta
locale, sulla base di entrambi i metodi descritti ai punti da 26 a 27 e ai
punti da 28 a 31, un fattore di ponderazione del rischio corrispondente alla
categoria immediatamente meno favorevole del fattore di ponderazione preferenziale,
di cui ai punti da 4 a 6, assegnato alle esposizioni verso l’amministrazione
centrale.
37.                  
Alle esposizioni con
durata originaria effettiva pari o inferiore a tre mesi, denominate e
finanziate nella valuta nazionale del debitore, non può essere assegnato un
fattore di ponderazione del rischio inferiore al 20%. 

6.7.                
Investimenti in strumenti
di patrimonio di vigilanza

38.                  
Gli investimenti in
strumenti di capitale o in strumenti di patrimonio di vigilanza emessi da enti
sono ponderati al 100%, a meno che non siano dedotti dai fondi propri.

7.                      
ESPOSIZIONI VERSO IMPRESE
7.1.                
Trattamento

39.                  
Alle esposizioni per le
quali sia disponibile una valutazione del merito di credito di un’ECAI
prescelta si applica un fattore di ponderazione del rischio in conformità della
tabella 5, nel rispetto dell’attribuzione da parte delle autorità competenti
delle valutazioni del merito di credito delle ECAI idonee alle sei classi di
una scala di valutazione del merito di credito.
Tabella 5
 Classe di merito di credito || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 
 Fattore di ponderazione del rischio || 20% || 50% || 100% || 100% || 150% || 150% 
40.                  
Le esposizioni per le
quali tale valutazione non sia disponibile ricevono una ponderazione del 100% o
la ponderazione dell’amministrazione centrale di appartenenza, qualora
quest’ultima sia più elevata.

8.                      
ESPOSIZIONI AL DETTAGLIO

41.                  
Le esposizioni che
soddisfano i criteri elencati all’articolo 79, paragrafo 2, possono ricevere, a
discrezione delle autorità competenti, una ponderazione del rischio del 75%.

9.                      
ESPOSIZIONI GARANTITE DA
IMMOBILI

42.                  
Fermi restando i punti da
43 a 57, alle esposizioni pienamente garantite da immobili si applica un
fattore di ponderazione del rischio del 100%.

9.1.                
Esposizioni garantite da
ipoteche su immobili residenziali

43.                  
Alle esposizioni
pienamente e totalmente garantite, secondo modalità ritenute soddisfacenti
dalle autorità competenti, da ipoteche su immobili residenziali occupati,
destinati ad essere occupati o dati in locazione dal proprietario si applica un
fattore di ponderazione del 35%.
44.                  
Le esposizioni pienamente
e totalmente garantite, secondo modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità
competenti, da quote di partecipazione in imprese finlandesi di edilizia residenziale
che operano in base alla legge finlandese relativa alle imprese di edilizia
abitativa del 1991 o ad una successiva legislazione equivalente, a fronte di
immobili di tipo residenziale occupati, destinati ad essere occupati o dati in
locazione dal proprietario hanno un fattore di ponderazione del 35%.
45.                  
Nell’esercizio della loro
discrezionalità, le autorità competenti si ritengono soddisfatte solo qualora
siano rispettate le condizioni seguenti:
a)      il valore dell’immobile non deve dipendere in
misura rilevante dal merito di credito del debitore. Questo requisito non
esclude le situazioni in cui fattori puramente macroeconomici influenzino sia
il valore dell’immobile che la regolarità dell’adempimento del debitore;
b)      il rischio del debitore non deve dipendere in
misura rilevante dai risultati dell’immobile o del progetto immobiliare
sottostante, ma piuttosto dalla capacità di fondo del debitore stesso di
rimborsare il debito attingendo ad altre fonti. Di conseguenza, il rimborso del
debito non deve dipendere in misura rilevante dai flussi finanziari generati
dall’immobile sottostante che funge da garanzia;
c)      sono soddisfatti i requisiti minimi di cui
all’allegato VIII, parte 2, punto 8 e le regole di valutazione di cui
all’allegato VIII, parte 3, punti da 63 a 66;
d)      il valore dell’immobile deve superare quello
delle esposizioni per un margine consistente.
46.                  
Le autorità competenti
possono rinunciare ad esigere l’osservanza della condizione di cui al punto 45,
lettera b) per le esposizioni pienamente e totalmente garantite da ipoteche su
immobili residenziali situati sul loro territorio, se si accerta che sul loro
territorio esiste un mercato di immobili residenziali ben sviluppato e
consolidato con tassi di perdita sufficientemente bassi da giustificare tale
trattamento. 
47.                  
Quando le autorità
competenti di uno Stato membro esercitano la discrezionalità di cui al punto
46, le autorità competenti di altri Stati membri possono consentire ai loro
enti creditizi di applicare un fattore di ponderazione del rischio del 35% a
tali esposizioni pienamente e totalmente garantite da ipoteche su immobili
residenziali.

9.2.                
Esposizioni garantite da
ipoteche su immobili non residenziali

48.                  
A discrezione delle
autorità competenti, le esposizioni pienamente e totalmente garantite, secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle predette autorità, da ipoteche su uffici
o locali per il commercio situati sul loro territorio possono ricevere un
fattore di ponderazione del rischio del 50%.
49.                  
A discrezione delle
autorità competenti, le esposizioni pienamente e totalmente garantite, secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle predette autorità, da quote di
partecipazione in imprese finlandesi di edilizia residenziale che operano in
base alla legge finlandese relativa alle imprese di edilizia abitativa del 1991
o ad una successiva legislazione equivalente, a fronte di uffici o locali per
il commercio hanno un fattore di ponderazione del rischio del 50%. 
50.                  
A discrezione delle
autorità competenti, le esposizioni relative ad operazioni di leasing su uffici
o locali per il commercio situati sul loro territorio e soggetti a disposizioni
di legge che garantiscono al locatore il mantenimento della piena proprietà del
bene affittato fino al momento dell'opzione di acquisto da parte del locatario
possono ricevere un fattore di ponderazione del rischio del 50%. 
51.                  
L’applicazione dei punti
da 48 a 50 è soggetta alle condizioni seguenti:
a)      il valore dell’immobile non deve dipendere in
misura rilevante dal merito di credito del debitore. Questo requisito non
esclude le situazioni in cui fattori puramente macroeconomici influenzino sia
il valore dell’immobile che la regolarità dell’adempimento del debitore;
b)      il rischio del debitore non deve dipendere in
misura rilevante dai risultati dell’immobile o del progetto immobiliare
sottostante, ma piuttosto dalla capacità di fondo del debitore stesso di
rimborsare il debito attingendo ad altre fonti. Di conseguenza, il rimborso del
debito non deve dipendere in misura rilevante dai flussi finanziari generati
dall’immobile sottostante che funge da garanzia;
c)      devono essere soddisfatti i requisiti minimi di
cui all’allegato VIII, parte 2, punto 8 e le regole di valutazione di cui
all’allegato VIII, parte 3, punti da 63 a 66.
52.                  
Il fattore di
ponderazione del rischio del 50% si applica alla parte del prestito che non
supera un limite calcolato in base ad una delle seguenti condizioni:
a)      il 50% del valore di mercato dell’immobile in
questione;
b)      il minore tra il 50 % del valore di mercato
dell'immobile e il 60 % del valore del credito ipotecario negli Stati membri
che hanno stabilito mediante disposizioni legislative o regolamentari criteri
rigorosi per la valutazione del valore del credito ipotecario. 
53.                  
Il fattore di
ponderazione del rischio del 100% si applica alla parte del prestito che supera
i limiti stabiliti al punto 52.
54.                  
Quando le autorità
competenti di uno Stato membro esercitano la discrezionalità di cui ai punti da
48 a 50, le autorità competenti di altri Stati membri possono consentire ai
loro enti creditizi di applicare un fattore di ponderazione del rischio del 50%
a tali esposizioni pienamente e totalmente garantite da ipoteche su immobili
non residenziali.
55.                  
Le autorità competenti
possono rinunciare ad esigere l’osservanza della condizione di cui al punto 51,
lettera b), per le esposizioni pienamente e totalmente garantite da ipoteche su
immobili non residenziali situati sul loro territorio se si accerta che sul
loro territorio esiste un mercato di immobili non residenziali ben sviluppato e
consolidato con tassi di perdita che non superino i limiti seguenti:
a)      fino al 50% del valore di mercato (o laddove
applicabile e se inferiore il 60% del valore del credito ipotecario non deve
superare lo 0,3% dei prestiti in essere in un qualsiasi anno; 
b)      le perdite complessive derivanti da prestiti su
immobili non residenziali non devono superare lo 0,5% dei prestiti in essere in
un qualsiasi anno.
56.                  
Se uno dei limiti di cui
al punto 55 non viene rispettato in un qualsiasi anno, cessa la possibilità di
utilizzare questo trattamento e la seconda condizione di cui al punto 51,
lettera b), deve essere nuovamente soddisfatta prima che sia ripristinata la
possibilità di utilizzare il trattamento. 
57.                  
Quando le autorità
competenti di uno Stato membro esercitano la discrezionalità di cui al punto
55, le autorità competenti di altri Stati membri possono consentire ai loro
enti creditizi di applicare un fattore di ponderazione del rischio del 50% a
tali esposizioni pienamente e totalmente garantite da ipoteche su immobili non
residenziali.

10.                  
POSIZIONI SCADUTE

58.                  
Ferme restando le
disposizioni contenute ai punti da 59 a 62, la parte non garantita di una
posizione scaduta da oltre 90 giorni ha il fattore di ponderazione del rischio
seguente:
a)      150% se le rettifiche di valore sono inferiori
al 20% della parte non garantita dell’esposizione al lordo delle rettifiche di
valore;
b)      100% se le rettifiche di valore sono pari ad
almeno il 20% della parte non garantita dell’esposizione al lordo delle
rettifiche di valore;
c)      50%, a discrezione delle autorità competenti,
se le rettifiche di valore sono pari ad almeno il 50% della parte non garantita
dell’esposizione al lordo delle rettifiche di valore.
59.                  
Per definire la parte
garantita di una posizione scaduta valgono le stesse garanzie reali e personali
ammissibili ai fini dell’attenuazione del rischio di credito.
60.                  
Tuttavia, quando una
posizione scaduta è pienamente coperta da forme di garanzie reali non
ammissibili ai fini dell’attenuazione del rischio di credito, può essere
attribuito un fattore di ponderazione del rischio del 100%, a discrezione delle
autorità competenti, sulla base di rigorosi criteri operativi intesi ad
assicurare la qualità della garanzia reale, qualora le relative rettifiche di
valore siano pari ad almeno il 15% dell’ammontare dell’esposizione al lordo
delle rettifiche di valore.
61.                  
Alle esposizioni di cui
ai punti da 43 a 47 scadute da oltre 90 giorni viene applicato un fattore di
ponderazione del rischio del 100%, al netto delle rettifiche di valore. Se le rettifiche di valore sono pari ad
almeno il 20% dell’ammontare delle esposizioni al lordo delle rettifiche di
valore, le autorità competenti hanno la facoltà di ridurre al 50% il fattore di
ponderazione applicabile alla parte rimanente dell’esposizione.
62.                  
Alle esposizioni di cui
ai punti da 48 a 57 scadute da oltre 90 giorni viene applicato un fattore di
ponderazione del rischio del 100%.

11.                  
POSIZIONI APPARTENENTI A
CATEGORIE AD ALTO RISCHIO PER FINI REGOLAMENTARI

63.                  
Le autorità competenti
possono applicare un fattore di ponderazione del rischio del 150% alle
esposizioni connesse a rischi particolarmente elevati, come gli investimenti in
venture capital e in strumenti di capitale privati.
64.                  
Le autorità competenti
possono consentire che posizioni non scadute che siano ponderate al 150%
secondo le disposizioni delle sezioni precedenti e per le quali siano state
operate rettifiche di valore ricevano una ponderazione del:
a)      100%, se le rettifiche di valore sono pari ad
almeno il 20% dell’esposizione al lordo delle rettifiche di valore;
b)      50%, se le rettifiche di valore sono pari ad
almeno il 50% dell’esposizione al lordo delle rettifiche di valore.

12.                  
ESPOSIZIONI SOTTO FORMA
DI OBBLIGAZIONI COPERTE

65.                  
Per “obbligazioni
coperte” si intendono le obbligazioni che soddisfano i criteri di cui all’articolo
22, paragrafo 4, della direttiva 85/611/CEE garantite da una delle seguenti
attività: 
a)      esposizioni verso amministrazioni centrali,
banche centrali, banche multilaterali di sviluppo, organizzazioni
internazionali classificate nella classe di merito di credito 1, secondo le
modalità previste nel presente allegato, o esposizioni garantite da questi
stessi soggetti;
b)      esposizioni verso enti del settore pubblico,
amministrazioni regionali ed autorità locali che siano ponderate come
esposizioni verso enti o amministrazioni centrali e banche centrali
rispettivamente secondo i punti 15, 9 o 10 e che siano classificate nella
classe di merito di credito 1, secondo le modalità previste nel presente
allegato, o esposizioni garantite da questi stessi soggetti;
c)      esposizioni verso enti che siano classificate
nella classe di merito di credito 1, secondo le modalità previste nel presente
allegato. L’importo totale di questa tipologia di esposizione non supera il 10%
dell’ammontare nominale delle obbligazioni coperte in essere dell’ente creditizio
emittente. Le esposizioni determinate dalla trasmissione di pagamenti dai
debitori di prestiti garantiti da immobili ai possessori di obbligazioni
coperte non vengono considerate ai fini del calcolo del limite del 10%; 
d)      prestiti garantiti da immobili residenziali o
quote di partecipazione in imprese finlandesi di edilizia residenziale di cui
al punto 44, nel caso in cui i gravami, combinati con eventuali gravami
precedenti, non superano l’80% del valore degli immobili costituiti in
garanzia; 
e)      prestiti garantiti da immobili non residenziali
o da quote di partecipazione in imprese finlandesi di edilizia residenziale di
cui al punto 49 nel caso in cui i gravami, combinati con eventuali gravami
precedenti, non superano il 60% del valore degli immobili costituiti in
garanzia. Quando l’indice di copertura del finanziamento del 60% è superato
fino ad un livello massimo del 70%, le autorità competenti possono riconoscere
come ammissibili i prestiti garantiti da immobili non residenziali, se il
valore delle attività totali costituite a garanzia reale delle obbligazioni
coperte supera il valore nominale di tali obbligazioni di almeno il 10% e il
diritto dei possessori delle obbligazioni soddisfa i requisiti di certezza
giuridica di cui all'allegato IX. Il diritto dei possessori delle obbligazioni
deve essere prioritario rispetto a tutti gli altri diritti sui beni costituiti
in garanzia. 
66.                  
Per quanto riguarda gli
immobili a garanzia delle obbligazioni coperte, gli enti creditizi soddisfano i
requisiti minimi di cui all’allegato VIII, parte 2, punto 8 e le regole di
valutazione di cui all’allegato VIII, parte 3, punti da 63 a 66.
67.                  
In deroga ai punti 65 e
66, le obbligazioni coperte che soddisfano i criteri di cui all’articolo 22, paragrafo
4 della direttiva 85/611/CEE emesse prima del 31 dicembre 2007 sono ammissibili
al trattamento preferenziale fino alla loro scadenza.
68.                  
Le obbligazioni coperte
vengono ponderate sulla base del fattore di ponderazione assegnato alle
esposizioni di primo rango (senior) non garantite verso l’ente
creditizio emittente. Si applica
la seguente corrispondenza tra i fattori di ponderazione del rischio:
a)      se le esposizioni verso l’ente vengono
ponderate al 20%, l’obbligazione coperta riceve un fattore di ponderazione del
10%;
b)      se le esposizioni verso l’ente vengono
ponderate al 50%, l’obbligazione coperta riceve un fattore di ponderazione del
20%;
c)      se le esposizioni verso l’ente vengono
ponderate al 100%, l’obbligazione coperta riceve un fattore di ponderazione del
50%;
d)      se le esposizioni verso l’ente vengono
ponderate al 150%, l’obbligazione coperta riceve un fattore di ponderazione del
100%.

13.                  
VOCI CHE RAPPRESENTANO
POSIZIONI INERENTI A CARTOLARIZZAZIONE

69.                  
Per le posizioni inerenti
a cartolarizzazione gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio sono
determinati conformemente alle disposizioni degli articoli da 94 a 101.

14.                  
ESPOSIZIONI A BREVE
TERMINE VERSO ENTI CREDITIZI E IMPRESE

70.                  
Alle esposizioni a breve
termine verso enti o imprese per cui sia disponibile una valutazione del merito
di credito di un’ECAI prescelta è applicabile un fattore di ponderazione del
rischio in conformità della tabella 6, nel rispetto dell’attribuzione da parte
delle autorità competenti delle valutazioni del merito di credito delle ECAI
idonee alle sei classi della scala di valutazione del merito di credito:
Tabella 6
 Classe di merito di credito || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 
 Fattore di ponderazione del rischio || 20% || 50% || 100% || 150% || 150% || 150% 

15.                  
ESPOSIZIONI VERSO
ORGANISMI DI INVESTIMENTO COLLETTIVO (OIC)

71.                  
Fermi restando i punti da
72 a 78, alle esposizioni verso OIC si applica un fattore di ponderazione del
rischio del 100%.
72.                  
Alle esposizioni verso
OIC per cui sia disponibile una valutazione del merito di credito di un’ECAI
prescelta si applica un fattore di ponderazione del rischio in conformità della
tabella 7, nel rispetto dell’attribuzione da parte delle autorità competenti
delle valutazioni del merito di credito delle ECAI idonee alle sei classi della
scala di valutazione del merito di credito.
Tabella 7
 Classe di merito di credito || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 
 Fattori di ponderazione del rischio || 20% || 50 || 100% || 100% || 150% || 150% 
73.                  
Quando le autorità
competenti ritengono che una posizione in OIC sia associata a rischi
particolarmente elevati prescrivono che tale posizione sia ponderata al 150%.
74.                  
Gli enti creditizi possono determinare il fattore di
ponderazione del rischio di un OIC secondo le modalità di cui ai punti da 76 a
78, se sono soddisfatti i seguenti criteri di ammissibilità:
a)      l’OIC è gestito da una società che è soggetta a
vigilanza in uno Stato membro o, previa approvazione dell’autorità competente
per l’ente creditizio, se: 
i)       l’OIC è gestito da una società che è soggetta
ad una vigilanza considerata equivalente a quella prevista dalla legislazione
comunitaria; e
ii)      la cooperazione tra autorità competenti
è garantita in misura sufficiente;
b)      il prospetto dell’OIC o un documento ad esso
equivalente include:
–              
le categorie delle
attività nelle quali l’OIC è autorizzato ad investire,
–              
se vigono limiti agli
investimenti, i relativi limiti e le metodologie per calcolarli;
c)      una relazione sull’attività dell’OIC viene
presentata quanto meno su base annuale per consentire una valutazione delle
attività e delle passività, del risultato della gestione e delle operazioni nel
periodo considerato. 
75.                  
Se un’autorità competente approva l’OIC di un paese
terzo, come previsto al punto 74, lettera a), l’autorità competente di un altro
Stato membro può avvalersi di tale riconoscimento astenendosi dall’effettuare
la propria valutazione. 
76.                  
Quando l’ente creditizio è
a conoscenza delle esposizioni sottostanti di un OIC può considerare tali
esposizioni per calcolare il fattore medio di ponderazione del rischio per
l’OIC in base ai metodi di cui agli articoli da 78 a 83.
77.                  
Quando l’ente creditizio
non è a conoscenza delle esposizioni sottostanti di un OIC può calcolare il
fattore medio di ponderazione del rischio per l’OIC in base ai metodi di cui
agli articoli da 78 a 83, nel rispetto delle regole seguenti: si parte dal
presupposto che l’OIC investe in primo luogo, nella misura massima consentita
dal suo regolamento, nelle classi di esposizioni con il requisito patrimoniale
più elevato e in seguito effettua investimenti in ordine discendente finché
viene raggiunto il limite massimo degli investimenti totali.
78.                  
Gli enti creditizi
possono affidarsi ad un terzo per il calcolo e la segnalazione del fattore di
ponderazione del rischio per l’OIC, conformemente ai metodi di cui ai punti 76
e 77, purché la correttezza del calcolo e della segnalazione sia adeguatamente
garantita.

16.                  
ALTRE POSIZIONI
16.1.            
Trattamento

79.                  
I beni materiali ai sensi
dell'articolo 4, punto 10, della direttiva 86/635/CEE ricevono un fattore di
ponderazione del rischio del 100%.
80.                  
I ratei e risconti per i
quali un ente non è in grado di stabilire la controparte conformemente alla
direttiva 86/635/CEE sono ponderati al 100%.
81.                  
I valori all’incasso
ricevono una ponderazione del 20%.
La cassa e i valori assimilati ricevono una ponderazione dello 0%.
82.                  
Gli Stati membri possono
consentire un fattore di ponderazione del 10% per le esposizioni verso enti
specializzati nei mercati interbancari e del debito pubblico nel proprio Stato
membro di origine, sottoposti a stretta vigilanza dalle autorità competenti,
qualora le suddette voci dell'attivo siano pienamente e totalmente garantite, secondo
modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti dello Stato membro di
origine, da voci dell'attivo ponderate allo 0% o al 20% e riconosciute da dette
autorità quali garanzie adeguate.

83.                  
Le partecipazioni in
strumenti di capitale e di altro tipo, qualora non siano dedotte dai fondi
propri, ricevono una ponderazione del rischio di almeno il 100%.
84.                  
L’oro in lingotti
detenuto in proprio o depositato in custodia nominativa, nella misura
bilanciata da passività della stessa natura, è ponderato allo 0%.
85.                  
Nel caso di contratti di
riporto, di altre vendite con patto di riacquisto a termine e di impegni di
acquisto a termine secco, i fattori di ponderazione attribuiti sono quelli
degli attivi oggetto del contratto e non quelli delle controparti delle operazioni.
86.                  
Quando un ente creditizio
fornisce la protezione del credito per una serie di esposizioni alla condizione
che l’n-mo inadempimento tra le esposizioni inneschi il pagamento e che
questo evento creditizio ponga termine al contratto, se per lo strumento esiste
una valutazione esterna del merito di credito di un’ECAI idonea, si applicano i
fattori di ponderazione del rischio prescritti agli articoli da 78 a 83. Se lo strumento è privo del rating di una di
queste agenzie, al fine di ottenere l’importo dell’esposizione ponderato per il
rischio i fattori di ponderazione delle esposizioni incluse nella serie sono
aggregati, tranne le esposizioni n-1, fino a un massimo del 1250% e
moltiplicati per l’ammontare nominale della protezione fornita dal derivato su
crediti. Le n-1 esposizioni da escludere dall’aggregazione sono determinate in
base al fatto che comprendono le esposizioni che singolarmente producono un
importo dell’esposizione ponderato per il rischio inferiore a quello di
ciascuna esposizione inclusa nell’aggregazione. 
Parte 2 –
Riconoscimento delle ECAI e attribuzione delle valutazioni del merito di
credito alle classi di merito di credito

1.                      
METODOLOGIA
1.1.                
Obiettività

1.                      
Le autorità competenti
verificano che la metodologia per assegnare le valutazioni del merito di
credito sia rigorosa, sistematica, continua e sottoposta a convalida sulla base
dell’esperienza storica.

1.2.                
Indipendenza

2.                      
Le autorità competenti
verificano che la metodologia sia immune da influenze o pressioni politiche
esterne e da pressioni economiche che possono influenzare la valutazione del
merito di credito.
3.                      
L’indipendenza della
metodologia dell’ECAI è valutata dalle autorità competenti sulla base di
fattori quali i seguenti:
a)      gli assetti proprietari e organizzativi
dell’ECAI;
b)      le risorse finanziarie dell’ECAI;
c)      la dotazione di personale e la competenza
dell’ECAI;
d)      il governo societario dell’ECAI.

1.3.                
Revisione costante

4.                      
Le autorità competenti
verificano che le valutazioni del merito di credito delle ECAI siano soggette
ad un costante processo di revisione e tengano conto dei mutamenti nelle
condizioni finanziarie. Tale
revisione avviene dopo ogni evento significativo e quanto meno ogni anno.
5.                      
Prima di riconoscere
un’ECAI, le autorità competenti verificano che la metodologia di valutazione
per ciascun segmento di mercato sia stabilita sulla base di criteri quali i
seguenti:
a)      i test retrospettivi devono essere stati effettuati
per almeno un anno;
b)      la regolarità del processo di revisione
dell’ECAI deve essere sorvegliata dalle autorità competenti;
c)      le autorità competenti devono essere in grado
di ricevere dall’ECAI informazioni circa la portata dei contatti intercorsi con
l’alta direzione delle entità valutate.
6.                      
Le autorità competenti
adottano le misure necessarie per essere informate prontamente dalle ECAI in
merito ad eventuali modifiche rilevanti della metodologia da esse utilizzata
per assegnare le valutazioni del merito di credito. 

1.4.                
Trasparenza e pubblicità
delle informazioni

7.                      
Le autorità competenti
adottano le misure necessarie per assicurare che i principi della metodologia
utilizzata dall'ECAI per formulare le valutazioni del merito di credito siano
pubblicamente disponibili, cosicché tutti gli utilizzatori potenziali possano
decidere se tali valutazioni poggino su basi ragionevoli.

2.                      
SINGOLE VALUTAZIONI DEL
MERITO DI CREDITO
2.1.                
Credibilità e
accettazione da parte del mercato

8.                      
Le autorità competenti
verificano che nel mercato le singole valutazioni del merito di credito delle
ECAI siano riconosciute come credibili e affidabili dai loro utilizzatori.
9.                      
La credibilità è valutata
dalle autorità competenti sulla base di fattori quali i seguenti:
a)      la quota di mercato dell’ECAI;
b)      i ricavi prodotti dall’ECAI e, più in generale,
le sue risorse finanziarie;
c)      il fatto che i rating dell’ECAI servano come
base per la determinazione di qualche tipo di prezzo.

2.2.                
Trasparenza e pubblicità
delle informazioni

10.                  
Le autorità competenti
verificano che le singole valutazioni del merito di credito siano disponibili
alle medesime condizioni quanto meno per tutti i soggetti titolari di un
legittimo interesse in esse.
11.                  
In particolare, le
autorità competenti verificano che le singole valutazioni del merito di credito
siano disponibili per soggetti esteri alle medesime condizioni che per i
soggetti nazionali titolari di un legittimo interesse in esse.

3.                      
ATTRIBUZIONE DELLE
VALUTAZIONI DEL MERITO DI CREDITO ALLE CLASSI DI MERITO DI CREDITO

12.                  
Per distinguere tra i
gradi relativi di rischio espressi da ciascuna valutazione del merito di
credito, le autorità competenti considerano fattori quantitativi quali il tasso
di inadempimento di lungo termine associato a tutte le posizioni cui viene
assegnata la stessa valutazione.
Per le ECAI di recente costituzione e per quelle che dispongono di serie
limitate di dati sugli inadempimenti, le autorità competenti chiedono all’ECAI
quale ritenga essere il tasso di inadempimento di lungo termine associato a
tutte le posizioni cui viene assegnata la stessa valutazione del merito di
credito. 
13.                  
Per distinguere tra i
gradi relativi di rischio espressi da ciascuna valutazione del merito di
credito, le autorità competenti considerano fattori qualitativi quali la
composizione del gruppo di emittenti preso in esame da ciascuna ECAI, la gamma
e il significato delle valutazioni del merito di credito assegnate nonché la
definizione di inadempimento utilizzata dall’ECAI. 
14.                  
Le autorità competenti
raffrontano i tassi di inadempimento riscontrati per ciascuna valutazione del
merito di credito di una determinata ECAI con un parametro di riferimento
basato sui tassi di inadempimento riscontrati da altre ECAI operanti su una
popolazione di emittenti che le autorità competenti ritengono rappresentativa
di un equivalente grado di rischio creditizio.
15.                  
Quando le autorità
competenti constatano che i tassi di inadempimento riscontrati per le
valutazioni del merito di credito di una determinata ECAI sono
significativamente e sistematicamente più elevati del parametro di riferimento,
le assegnano una classe più elevata della scala di valutazione. 
16.                  
Quando le autorità
competenti hanno aumentato il fattore di ponderazione associato ad una
specifica valutazione del merito di credito espressa da una determinata ECAI,
se tale ECAI dimostra che i tassi di inadempimento riscontrati per le sue
valutazioni del merito di credito non sono più significativamente e
sistematicamente più elevati del parametro di riferimento, le autorità
competenti possono decidere di ripristinare la valutazione del merito di
credito espressa dall’ECAI nella classe originaria della scala di valutazione. 
Parte 3 – Impiego
delle valutazioni del merito di credito delle ECAI ai fini della determinazione
dei fattori di ponderazione del rischio

1.                      
Trattamento

1.                      
Un ente può prescegliere
una o più ECAI idonee per determinare i fattori di ponderazione del rischio
applicabili alle voci dell’attivo e alle voci fuori bilancio. 
2.                      
Un ente creditizio che
decide di utilizzare le valutazioni del merito di credito di un’ECAI idonea per
una certa classe di posizioni deve utilizzarle in modo coerente per tutte le
esposizioni appartenenti a tale classe.
3.                      
Un ente che decide di
utilizzare le valutazioni del merito di credito di un’ECAI idonea deve
utilizzarle in modo continuo e coerente nel tempo. 
4.                      
Un ente creditizio può
utilizzare solo le valutazioni del merito di credito delle ECAI che tengono conto
degli importi complessivi ad esso dovuti, comprendenti sia il capitale che gli
interessi. 
5.                      
Qualora per una posizione
esista una sola valutazione del merito di credito ad opera di un’ECAI
prescelta, tale valutazione viene impiegata per determinare il fattore di
ponderazione del rischio della posizione in questione.
6.                      
Qualora per una stessa
posizione esistano due valutazioni del merito di credito da parte di ECAI
prescelte ed esse corrispondano a fattori di ponderazione differenti, si
applica il fattore più alto.
7.                      
Qualora per una stessa
posizione esistano più di due valutazioni del merito di credito da parte di
ECAI prescelte, vengono selezionate le due valutazioni corrispondenti ai due
fattori di ponderazione più bassi.
Se i due fattori di ponderazione più bassi sono diversi, si applica il fattore
più alto. Se i due fattori di ponderazioni più bassi sono identici, si applica
tale fattore.
8.                      
Gli enti creditizi
utilizzano valutazioni del merito di credito che sono state richieste. Le autorità competenti possono consentire
agli enti creditizi di utilizzare valutazioni che non sono state richieste.

2.                      
Valutazioni del merito di
credito per emittente e per emissione

9.                      
Quando una valutazione
del merito di credito è stata attribuita ad uno specifico programma di
emissione o linea di credito cui appartiene la posizione che costituisce
l’esposizione, tale valutazione viene utilizzata per determinare il fattore di
ponderazione da applicare alla posizione.
10.                  
Ove per una determinata
posizione non esista una valutazione del merito di credito direttamente
applicabile, ma esista una valutazione per uno specifico programma di emissione
o linea di credito ai quali la posizione che costituisce l’esposizione non
appartiene o esista una valutazione generale del merito di credito per l’emittente,
tale valutazione viene utilizzata se determina una ponderazione superiore a
quanto accadrebbe altrimenti o se determina una ponderazione inferiore e
l’esposizione in questione è di rango pari o superiore, sotto ogni profilo, al
programma di emissione o alla linea di credito specifici o alle esposizioni di
primo rango non garantite di tale emittente, a seconda dei casi.
11.                  
I punti 9 e 10 non ostano
all’applicazione dei punti da 65 a 68 della parte 1 del presente allegato. 
12.                  
Le valutazioni del merito
di credito assegnate a emittenti che rientrano in un gruppo societario non
possono essere utilizzate come valutazioni del merito di credito di altri
emittenti dello stesso gruppo.

3.                      
Valutazioni del merito di
credito a breve e a lungo termine

13.                  
Le valutazioni del merito
di credito a breve termine possono essere applicate unicamente alle voci
dell’attivo e alle voci fuori bilancio a breve termine che costituiscono
esposizioni verso enti e imprese.
14.                  
Una valutazione del
merito di credito a breve termine si applica solamente alla posizione cui si
riferisce e non viene utilizzata per ricavare i fattori di ponderazioni del
rischio per altre posizioni.
15.                  
In deroga al punto 14, se
una linea di credito a breve termine dotata di rating ottiene una ponderazione
del 150%, tutte le esposizioni non garantite prive di rating verso il medesimo
debitore, sia a breve che a lungo termine, ricevono parimenti un fattore di
ponderazione del 150%.
16.                  
In deroga al punto 14, se
una linea di credito a breve termine dotata di rating ottiene una ponderazione
del 50%, le esposizioni a breve termine prive di rating non possono ricevere un
fattore di ponderazione inferiore al 100%.

4.                      
Posizioni in valuta
nazionale e in valuta estera

17.                  
Una valutazione del
merito di credito relativa ad una posizione denominata nella valuta nazionale
del debitore non può essere utilizzata per ottenere un fattore di ponderazione
per un’altra esposizione verso lo stesso debitore che sia denominata in valuta
estera. 
18.                  
In deroga al punto 17,
quando un’esposizione deriva dalla partecipazione dell’ente creditizio ad un
prestito che è stato accordato da una banca multilaterale di sviluppo il cui
status di creditore privilegiato è riconosciuto nel mercato, le autorità
competenti possono consentire che la valutazione del merito di credito relativa
alla posizione in valuta nazionale del debitore sia utilizzata a fini di
ponderazione.
ALLEGATO VII
 
Metodo basato sui rating interni (metodo IRB)
 
Parte 1 – Importi delle esposizioni ponderati per il rischio e importi delle
perdite attese 

1.                      
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio di credito

1.                      
Salvo indicato
altrimenti, i parametri immessi “probabilità di inadempimento” (probability
of default, di seguito PD), “perdita in caso di inadempimento” (loss
given default, di seguito LGD) e “valore della durata” (maturity value,
di seguito M) vengono calcolati secondo le modalità di cui alla parte 2, mentre
il valore dell’esposizione è calcolato come previsto alla parte 3.
2.                      
L’importo ponderato per
il rischio di ciascuna esposizione è calcolato conformemente alle formule indicate
di seguito. 

1.1.                
Importi ponderati per il
rischio delle esposizioni verso imprese, enti, amministrazioni centrali e
banche centrali

3.                      
Fermi restando i punti da
4 a 8, l’importo ponderato per il rischio delle esposizioni verso imprese,
enti, amministrazioni centrali e banche centrali è calcolato secondo le formule
seguenti: 
Correlazione (R) = 
Aggiustamento in
funzione della durata (b) = 
Fattore di ponderazione
del rischio = 
N()
rappresenta la funzione di distribuzione cumulativa di una variabile casuale
normale standard (ossia la probabilità che una variabile casuale normale con
media 0 e varianza 1 sia inferiore o uguale a x).  rappresenta
la funzione di distribuzione cumulativa inversa di una variabile casuale normale
standard (ossia il valore di x è tale per cui = z). 
Importo dell’esposizione
ponderato per il rischio = RW *
il valore dell’esposizione
4.                      
Per le esposizioni verso
imprese facenti parte di un gruppo consolidato il cui fatturato complessivo
annuale è inferiore a 50 milioni di EUR, gli enti creditizi possono utilizzare
per il calcolo dei fattori di ponderazioni del rischio la formula di
correlazione riportata qui di seguito. Nella formula, S rappresenta il fatturato totale annuo in milioni di
EUR e assume valori compresi fra 5 milioni di EUR e 50 milioni di EUR. Un
fatturato inferiore a 5 milioni di EUR è trattato come equivalente a 5 milioni
di EUR. Per i crediti acquistati, il fatturato totale annuo è la media ponderata
delle singole esposizioni comprese nell’aggregato. 
Correlazione (R) =
Gli enti creditizi
utilizzano al posto del fatturato totale annuo le attività totali consolidate
del gruppo quando detto fatturato non è un indicatore significativo della
dimensione aziendale e le attività totali costituiscono un indicatore più
significativo del fatturato totale.

5.                      
Per quanto riguarda le
esposizioni da finanziamenti specializzati (specialised lending, di
seguito SL), gli enti creditizi che non sono in grado di dimostrare che le loro
stime della PD soddisfano i requisiti minimi di cui alla parte 4 assegnano i
fattori di ponderazione del rischio a tali esposizioni conformemente alla
tabella 1. 
Tabella 1 
 Durata residua || categoria 1 || categoria 2 || categoria 3 || categoria 4 || categoria 5 
 inferiore a 2,5 anni || 50% || 70% || 115% || 250% || 0% 
 pari o superiore a 2,5 anni || 70% || 90% || 115% || 250% || 0% 
Le autorità competenti
possono consentire agli enti creditizi di assegnare in generale fattori di
ponderazione preferenziali del 50% alle esposizioni di categoria 1 e del 70%
alle esposizioni di categoria 2, a condizione che le caratteristiche di
assunzione di rischio e le altre caratteristiche di rischio degli enti
creditizi siano sostanzialmente valide per la categoria interessata. 
Nell’assegnazione dei
fattori di ponderazione del rischio alle esposizioni da finanziamenti
specializzati gli enti tengono conto dei fattori seguenti: il grado di solidità
finanziaria, il contesto politico-giuridico, le caratteristiche dell’operazione
e/o dell’attività, la solidità del promotore e dello sponsor incluso ogni
eventuale flusso di reddito da partenariato pubblico-privato, il pacchetto di
garanzia. 
6.                      
Per essere ammessi al
trattamento previsto per le esposizioni verso imprese, i crediti verso imprese
acquistati devono soddisfare i requisiti minimi di cui alla parte 4, punti da
104 a 108. Per i crediti verso
imprese acquistati che rispettano inoltre le condizioni di cui al punto 12,
qualora fosse indebitamente oneroso per un ente creditizio utilizzare per tali
crediti i criteri di quantificazione del rischio per le esposizioni verso
imprese esposti nella parte 4, possono essere utilizzati i criteri di
quantificazione del rischio per le esposizioni al dettaglio secondo le modalità
indicate nella parte 4.
7.                      
Per i crediti verso
imprese acquistati, gli sconti di acquisto rimborsabili, le garanzie reali o le
garanzie personali parziali che forniscono protezione dalle prime perdite (first
loss) in caso di perdite per inadempimento o di perdite per diluizione o in
entrambi i casi possono essere trattate come posizioni first loss ai
fini dello schema di cartolarizzazione IRB.
8.                      
Quando un ente fornisce
la protezione del credito per una serie di esposizioni alla condizione che l’n-mo
inadempimento tra le esposizioni inneschi il pagamento e che questo evento
creditizio ponga termine al contratto, se per il prodotto esiste una
valutazione del merito di credito esterna di un’agenzia esterna di valutazione
del merito di credito (ECAI) idonea, si applicano i fattori di ponderazioni del
rischio prescritti agli articoli da 94 a 101. Se lo strumento è privo del rating di una di queste
agenzie, i fattori di ponderazioni delle esposizioni incluse nella serie sono
aggregati, escluse le esposizioni n-1, qualora la somma dell’importo
delle perdite attese moltiplicato per 12,5 e dell’importo dell’esposizione
ponderato per il rischio non superi l’importo nominale della protezione fornita
dal derivato su crediti moltiplicato per 12,5. Le esposizioni n-1 da
escludere dall’aggregazione sono determinate in base al fatto che comprendono
le esposizioni che singolarmente producono un importo dell’esposizione
ponderato per il rischio inferiore a quello di ciascuna esposizione inclusa
nell’aggregazione. 

1.2.                
Importi ponderati per il
rischio delle esposizioni al dettaglio

9.                      
Fermi restando i punti 10
e 11, l’importo ponderato per il rischio delle esposizioni al dettaglio è
calcolato secondo le formule seguenti: 
Correlazione (R) =
Fattore di ponderazione
del rischio 
N()
rappresenta la funzione di distribuzione cumulativa di una variabile casuale
normale standard (ossia la probabilità che una variabile casuale normale con
media 0 e varianza 1 sia inferiore o uguale a x).  rappresenta
la funzione di distribuzione cumulativa inversa di una variabile casuale
normale standard (ossia il valore di x è tale per cui = z). 
Importo dell’esposizione
ponderato per il rischio = RW *
il valore dell’esposizione
10.                  
Per le esposizioni al
dettaglio garantite da immobili il valore derivante dalla formula di
correlazione di cui al punto 9 è sostituito da un coefficiente di correlazione
(R) dello 0,15.
11.                  
Per le esposizioni
rotative al dettaglio qualificate, quali definite alle lettere da a) a e), il
valore derivante dalla formula di correlazione di cui al punto 9 è sostituito
da un coefficiente di correlazione (R) dello 0,04.
Un’esposizione che
soddisfa i seguenti criteri rientra nella categoria delle esposizioni rotative
al dettaglio qualificate :
a)      la controparte dell’esposizione è una persona
fisica;
b)      le esposizioni sono rotative, non assistite da
garanzia e, nella misura in cui non sono utilizzate, immediatamente e
incondizionatamente revocabili dall’ente creditizio (in questo contesto, sono
definite rotative le esposizioni il cui saldo in essere può oscillare a seconda
dei prelievi e dei rimborsi decisi dai clienti entro i limiti stabiliti
dall’ente creditizio). I margini non utilizzati possono essere considerati
revocabili incondizionatamente se le clausole contrattuali consentono all’ente
creditizio di revocarli nella misura massima consentita dalla legislazione a
tutela dei consumatori e dalla normativa collegata;
c)      l’esposizione massima verso un singolo nel
subportafoglio è pari o inferiore a 100 000 EUR;
d)      l’ente creditizio può dimostrare che l’uso
della formula di correlazione di cui al presente punto è vincolato a portafogli
che hanno presentato una bassa volatilità dei tassi di perdita, rispetto al
livello medio di tali tassi, in particolare all’interno delle fasce basse di
PD. Le autorità di vigilanza verificano la volatilità relativa dei tassi di
perdita dei subportafogli di esposizioni rotative al dettaglio qualificate,
nonché del portafoglio aggregato di esposizioni rotative qualificate al
dettaglio e si scambiano informazioni sulle caratteristiche tipiche dei tassi
di perdita di tali esposizioni;
e)      l’autorità competente si assicura che il
trattamento delle esposizioni rotative al dettaglio qualificate sia coerente
con le caratteristiche di rischio sottostanti il relativo subportafoglio.
12.                  
Per essere ammessi al
trattamento delle esposizioni al dettaglio, i crediti acquistati devono
soddisfare i requisiti minimi di cui alla parte 4, punti da 104 a 108 e le
condizioni seguenti: 
a)      l’ente creditizio deve aver acquistato i
crediti da terzi non collegati e la sua esposizione verso il debitore del
credito commerciale non deve includere esposizioni di cui l'ente creditizio è
all'origine né direttamente né indirettamente;
b)      i crediti acquistati devono originare da
un’operazione effettuata alle normali condizioni di mercato fra il cedente e il
debitore. Di conseguenza, non sono ammessi i crediti intragruppo e quelli che
transitano su conti di contropartita tra società che compravendono fra loro;
c)      l’ente creditizio acquirente deve vantare una
ragione di credito su tutti i proventi dei crediti acquistati o su una quota pro
rata di tali proventi;
d)      il portafoglio di crediti acquistati deve
essere sufficientemente diversificato. 
13.                  
Per i crediti acquistati,
gli sconti di acquisto rimborsabili, le garanzie reali o le garanzie personali
parziali che forniscono protezione dalle prime perdite in caso di perdite per
inadempimento o di perdite per rischio di diluizione o in entrambi i casi
possono essere trattate come posizioni first loss ai fini dello schema
di cartolarizzazione IRB.
14.                  
Per gli aggregati ibridi
di crediti al dettaglio acquistati per i quali gli enti creditizi acquirenti
non possono separare le esposizioni assistite da garanzie immobiliari e le
esposizioni rotative al dettaglio qualificate da altre esposizioni al
dettaglio, si applica la funzione di ponderazione del rischio al dettaglio che
produce i requisiti patrimoniali più elevati per tali esposizioni. 

1.3.                
Importi ponderati per il
rischio delle esposizioni in strumenti di capitale

15.                  
Previa approvazione delle
autorità competenti, un ente creditizio può applicare differenti metodi a
differenti portafogli se internamente l’ente creditizo stesso fa uso di
approcci diversi. Qualora un
ente creditizio sia autorizzato ad utilizzare differenti metodi, tale ente
dimostra alle autorità competenti che la sua scelta è coerente e non è dettata
da considerazioni di arbitraggio regolamentare. 
16.                  
In deroga al punto 15, le
autorità competenti possono consentire che le esposizioni in strumenti di
capitale verso imprese di servizi ausiliari ricevano importi ponderati per il
rischio conformi al trattamento di altre attività diverse dai crediti. 

1.3.1.          
Metodo
della ponderazione semplice

17.                  
Gli importo delle
esposizioni ponderati per il rischio sono calcolati conformemente alle formule
seguenti:
fattore di ponderazione
del rischio (RW) = 190% per esposizioni in strumenti di capitale privati
nell'ambito di portafogli sufficientemente diversificati;
fattore di ponderazione
del rischio (RW) = 290% per esposizioni in strumenti di capitale negoziati in
mercati;
fattore di ponderazione
del rischio (RW) = 370% per tutte le altre esposizioni in strumenti di
capitale;
importo dell’esposizione
ponderato per il rischio =  RW *
il valore dell’esposizione.
18.                  
Le posizioni corte a
pronti e in strumenti derivati detenute al di fuori del portafoglio di
negoziazione possono essere portate a compensazione di posizioni lunghe in
titoli azionari identici, a condizione che siano esplicitamente destinate alla
copertura di specifiche esposizioni in strumenti di capitale e offrano tale
copertura per almeno 1 anno ancora.
Le altre posizioni corte devono essere trattate alla stregua di posizioni
lunghe, applicando il corrispondente fattore di ponderazione al valore assoluto
di ciascuna di esse. Nel caso delle posizioni con disallineamento di durata si
applica la metodologia prevista per le esposizioni verso imprese. 
19.                  
Gli enti creditizi
possono riconoscere la protezione del credito non assistita ottenuta a fronte
di un’esposizione in strumenti di capitale conformemente ai metodi di cui agli
articoli da 90 a 93.

1.3.2.          
Metodo
PD/LGD

20.                  
Gli importi delle esposizioni
ponderati per il rischio sono calcolati conformemente alle formule di cui al
punto 3. Se gli enti non
dispongono di sufficienti informazioni per poter impiegare la definizione di
inadempimento di cui alla parte 4, punti da 44 a 48, viene applicato un fattore
di graduazione di 1,5 ai fattori di ponderazione. 
21.                  
A livello di singola
esposizione la somma dell’importo delle perdite attese moltiplicato per 12,5 e
dell’importo dell’esposizione ponderato per il rischio non supera il valore
dell’esposizione moltiplicato per 12,5. 
22.                  
Gli enti creditizi
possono riconoscere la protezione del credito non assistita a fronte di
un’esposizione in strumenti di capitale, conformemente ai metodi di cui agli
articoli da 90 a 93. Tale
protezione è soggetta a una LGD del 90% sull’esposizione verso il datore della
copertura. Per esposizioni in strumenti di capitale privati nell'ambito di
portafogli sufficientemente diversificati si può utilizzare una LGD del 65%. In
questi casi M è pari a 5 anni. 

1.3.3.          
Metodo
dei modelli interni

23.                  
Gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio sono pari alla perdita potenziale sulle
esposizioni in strumenti di capitale dell’ente ottenuta impiegando modelli
interni VaR (value at risk – valore a rischio) soggetti all’intervallo
di confidenza unilaterale al 99° percentile della differenza fra i rendimenti
trimestrali e un opportuno tasso d’interesse privo di rischio calcolato su un
periodo campione di lunga durata, moltiplicato per 12,5. Gli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio a livello di singola esposizione non sono inferiori alla somma degli
importi minimi delle esposizioni ponderati per il rischio prescritti
nell’ambito del metodo PD/LGD e degli importi corrispondenti delle perdite
attese moltiplicati per 12,5.
24.                  
Gli enti creditizi
possono riconoscere la protezione del credito non assistita ottenuta a fronte
di una posizione in strumenti di capitale. 

1.4.                
Importi delle esposizioni
ponderati per il rischio per altre attività diverse dai crediti

25.                  
Gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio si calcolano conformemente alla formula
seguente:
importo dell’esposizione
ponderato per il rischio = 100% * valore dell’esposizione.

2.                      
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio di diluizione dei crediti acquistati

26.                  
Fattori di ponderazione
per il rischio di diluizione dei crediti verso imprese o al dettaglio acquistati:

I fattori di
ponderazione del rischio sono calcolati conformemente alla formula di cui al
punto 3. I parametri immessi PD
e LGD sono stabiliti secondo le modalità esposte nella parte 2, il valore
dell’esposizione è determinato come indicato nella parte 3 e M è pari ad 1
anno. Se gli enti creditizi possono dimostrare alle autorità competenti che il
rischio di diluizione è irrilevante, non è necessario riconoscerlo. 

3.                      
Calcolo degli importi
delle perdite attese

27.                  
Salvo indicato
altrimenti, i parametri immessi PD e LGD sono calcolati secondo le modalità di
cui alla parte 2, mentre il valore dell’esposizione è calcolato come previsto
alla parte 3.
28.                  
Gli importi delle perdite
attese per le esposizioni verso imprese, enti, amministrazioni centrali e
banche centrali nonché per le esposizioni al dettaglio sono calcolati secondo
le formule seguenti: 
perdite attese (expected
loss, di seguito EL)=          PD
× LGD;
importo delle perdite
attese =           EL * il
valore dell’esposizione.
I premi su esposizioni
acquistate sono trattati come EL.
29.                  
I valori EL per le
esposizioni da finanziamenti specializzati per le quali gli enti creditizi
utilizzano i metodi di cui al punto 5 per l'assegnazione dei fattori di
ponderazione del rischio vengono assegnati conformemente alla tabella 2.
Tabella 2
 Durata residua || categoria 1 || categoria 2 || categoria 3 || categoria 4 || categoria 5 
 inferiore a 2,5 anni || 0% || 5% || 35% || 100% || 625% 
 pari o superiore a 2,5 anni || 5% || 10% || 35% || 100% || 625% 
Quando le autorità
competenti hanno consentito ad un ente creditizio di assegnare in generale
ponderazioni preferenziali del 50% alle esposizioni di categoria 1 e del 70%
alle esposizioni di categoria 2, il valore EL per le esposizioni della categoria
1 è pari a 0% e per le esposizioni della categoria 2 è pari al 5%. 
30.                  
Gli importi delle perdite
attese per le esposizioni in strumenti di capitale i cui importi ponderati per
il rischio si calcolano conformemente ai metodi di cui ai punti da 17 a 19 sono
calcolati secondo la formula seguente: 
importo delle perdite
attese =           EL * il
valore dell’esposizione.
I valori EL sono:
EL =  10% per le esposizioni in strumenti di
capitale privati nell'ambito di portafogli sufficientemente diversificati;
EL =  10% per le esposizioni in strumenti di
capitale negoziati in mercati;
EL =  30% per tutte le altre esposizioni in
strumenti di capitale.
31.                  
Gli importi delle perdite
attese per le esposizioni in strumenti di capitale i cui importi ponderati per
il rischio sono calcolati conformemente ai metodi di cui ai punti da 20 a 22 si
calcolano secondo le formule seguenti: 
perdite attese (EL)=  PD × LGD;
importo delle perdite
attese =           EL * il
valore dell’esposizione.
32.                  
Gli importi delle perdite
attese per le esposizioni in strumenti di capitale i cui importi ponderati per
il rischio sono calcolati conformemente ai metodi di cui ai punti da 23 a 24
sono pari a 0%. 
33.                  
L’importo delle perdite
attese per il rischio di diluizione dei crediti acquistati è calcolato
conformemente alla formula seguente: 
perdite attese (EL)=  PD × LGD
importo delle perdite
attese =           EL * il
valore dell’esposizione

4.                      
Trattamento degli importi
delle perdite attese

34.                  
Gli importi delle perdite
attese calcolati conformemente ai punti 28, 29 e 33 vengono sottratti dalla somma
delle rettifiche di valore e degli accantonamenti relativi a tali esposizioni. Gli sconti sulle esposizioni acquistate di
cui alla parte 3, punto 1 vengono trattati nello stesso modo delle rettifiche
di valore, i premi sulle esposizioni acquistate di cui alla parte 3, punto 1
vengono aggiunti agli importi delle perdite attese. Gli importi delle perdite
attese per le esposizioni cartolarizzate e le rettifiche di valore e gli
accantonamenti relativi a tali esposizioni non sono inclusi in questo calcolo. 
Parte 2 – PD,
LGD e durata 
1.                      
I parametri “probabilità
di inadempimento” (PD), “perdita in caso di inadempimento” (LGD) e “valore
della durata” (M) utilizzati per il calcolo degli importi delle esposizioni
ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese specificati nella
parte 1 sono quelli stimati dall'ente creditizio conformemente alla parte 4, nel
rispetto delle disposizioni che seguono. 

1.                      
Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali
1.1.                
PD

2.                      
La PD di un’esposizione
verso un’impresa o un ente non può essere inferiore allo 0,03%. 
3.                      
Per quanto riguarda i
crediti verso imprese acquistati per i quali gli enti creditizi non possono
dimostrare che le loro stime della PD soddisfano i requisiti minimi di cui alla
parte 4, le PD sono determinate conformemente ai metodi seguenti: per i diritti
di primo rango su crediti verso imprese acquistati la PD corrisponde alla stima
della EL degli enti creditizi divisa per la LGD relativa a tali crediti. Per i
diritti subordinati su crediti verso imprese acquistati la PD corrisponde alla
stima della EL degli enti creditizi. Se un ente creditizio è autorizzato ad
utilizzare le proprie stime della LGD per le esposizioni verso imprese e può
scomporre in modo affidabile in PD e LGD le proprie stime della EL per i
crediti verso imprese acquistati, può essere utilizzata la stima della PD. 
4.                      
La PD dei debitori
inadempienti è pari al 100%. 
5.                      
Gli enti creditizi
possono riconoscere la protezione del credito non assistita nel calcolo della
PD conformemente alle disposizioni degli articoli da 90 a 93.
6.                      
Gli enti creditizi che
utilizzano le proprie stime della LGD possono riconoscere la protezione del
credito non assistita adeguando le PD in applicazione del punto 11. 
7.                      
Per il rischio di
diluizione dei crediti verso imprese acquistati la PD viene posta pari alla
stima della EL per il rischio di diluizione. Se un ente creditizio è autorizzato ad utilizzare le
proprie stime della LGD per le esposizioni verso imprese e può scomporre in
modo affidabile in PD e LGD le proprie stime della EL per il rischio di
diluizione dei crediti verso imprese acquistati, può essere utilizzata la stima
della PD.

1.2.                
LGD

8.                      
Gli enti creditizi
utilizzano i seguenti valori della LGD: 
a)      per le esposizioni di primo rango senza
garanzie reali ammissibili: 45%; 
b)      per le esposizioni subordinate senza garanzie
reali ammissibili: 75%; 
c)      gli enti creditizi possono riconoscere la
protezione del credito assistita e non assistita nel calcolo della LGD
conformemente alle disposizioni degli articoli da 90 a 93;
d)      le obbligazioni coperte quali definite
all’allegato VI, parte 1, punti da 65 a 67 possono ricevere un valore LGD del
12,5%;
e)      per le esposizioni in crediti verso imprese
acquistati di primo rango per i quali un ente creditizio non può dimostrare che
le proprie stime della PD soddisfano i requisiti minimi di cui alla parte 4: 45%;
f)       per le esposizioni in crediti verso imprese
acquistati subordinati per i quali un ente creditizio non può dimostrare che le
proprie stime della PD soddisfano i requisiti minimi di cui alla parte 4: 100%;
g)      per il rischio di diluizione dei crediti verso
imprese acquistati: 75%.
9.                      
In deroga al punto 8, per
il rischio di diluizione e di inadempimento se un ente creditizio è autorizzato
ad utilizzare le proprie stime della LGD per le esposizioni verso imprese e può
scomporre in modo affidabile in PD e LGD le proprie stime della EL per i
crediti verso imprese acquistati, può essere utilizzata la stima della LGD per
i crediti verso imprese acquistati.

10.                  
In deroga al punto 8, se
un ente creditizio è autorizzato ad utilizzare le stime interne della LGD per
le esposizioni verso imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali,
la protezione del credito non assistita può essere riconosciuta rettificando le
stime della PD o della LGD, a condizione che siano soddisfatti dei requisiti
minimi come specificato nella parte 4 e previa approvazione delle autorità
competenti. Un ente creditizio
non può attribuire alle esposizioni garantite una PD o una LGD corrette in modo
tale per cui il fattore di ponderazione successivo alla rettifica risulterebbe
inferiore a quello di una esposizione diretta comparabile verso il garante. 

1.3.                
Durata

11.                  
Fermo restando il punto
12, gli enti creditizi assegnano alle esposizioni derivanti da operazioni di vendita
con patto di riacquisto o operazione di concessione e assunzione di titoli o di
merci in prestito un valore della durata (M) di 0,5 anni e a tutte le altre
esposizioni una M di 2,5 anni. Le
autorità competenti possono imporre a tutti gli enti creditizi soggetti al loro
controllo di utilizzare M per ciascuna esposizione come previsto al punto 12.
12.                  
Gli enti creditizi
autorizzati ad utilizzare le proprie LGD o i propri fattori di conversione per
le esposizioni verso imprese, enti o amministrazioni centrali e banche centrali
calcolano M per ciascuna di tali esposizioni secondo le modalità di cui alle
lettere da a) a e) e fermi restando i punti da 13 a 15. In tutti i casi M non è superiore a 5 anni. 
a)      Per gli strumenti aventi flussi finanziari
predeterminati, M è calcolata conformemente alla formula seguente:
M = MAX{1; MIN{
; 5}}
dove CFt
indica i flussi finanziari (a titolo di capitale, interessi e commissioni)
dovuti contrattualmente dal debitore nel periodo t.
b)      Per gli strumenti derivati soggetti a un
accordo tipo di compensazione, M è la durata residua media ponderata
dell’esposizione e non può essere inferiore a 1 anno. La durata viene ponderata
in base all’ammontare nozionale di ciascuna esposizione. 
(c)     Per le esposizioni derivanti da
operazioni di vendita con patto di riacquisto o da operazioni di concessione e
assunzione di titoli o di merci in prestito che sono soggette a un accordo tipo
di compensazione, M è la durata residua media ponderata delle operazioni e non
può essere inferiore a 5 giorni. La durata viene ponderata in base
all’ammontare nozionale di ciascuna operazione. 
d)      Se un ente creditizio è autorizzato a
utilizzare le stime interne della PD per i crediti verso imprese acquistati,
per gli importi utilizzati M è pari alla durata media ponderata delle
esposizioni in questione e non può essere inferiore ad 1 anno. Il medesimo
valore di M è impiegato anche per il margine non utilizzato su un programma di
acquisti non revocabile, a condizione che questo preveda efficaci clausole
accessorie, dispositivi automatici di rimborso anticipato o altre formule che
tutelino l’ente creditizio acquirente da un significativo deterioramento nella
qualità dei crediti futuri che esso è tenuto ad acquistare nel periodo di
validità del programma. In assenza di tali protezioni, la M per il margine non
utilizzato è calcolata come la somma della durata del credito commerciale con
scadenza più distante incluso nell’accordo di acquisto e della durata residua
del programma di acquisto e non può essere inferiore ad 1 anno. 
e)      Per strumenti diversi da quelli menzionati nel
presente punto o quando un ente creditizio non è in grado di calcolare M
secondo le modalità di cui alla lettera a), M è pari al tempo restante massimo
(espresso in anni) di cui dispone il debitore per estinguere pienamente le sue
obbligazioni contrattuali e non può essere comunque inferiore ad 1 anno. 
13.                  
In deroga al punto 12,
lettere a), b), d) e e), per talune esposizioni a breve termine, specificate
dalle autorità competenti, con una durata residua inferiore ad un anno, che non
fanno parte del finanziamento corrente del debitore da parte dell’ente
creditizio, M non può essere inferiore ad 1 giorno. 
14.                  
Le autorità competenti
possono consentire di misurare M secondo le modalità di cui al punto 11 per le
esposizioni verso imprese situate nella Comunità il cui fatturato e il cui attivo
consolidato siano inferiori a 500 milioni di EUR.
15.                  
I disallineamenti di
durata sono trattati come specificato agli articoli da 90 a 93. 

2.                      
Esposizioni al dettaglio
2.1.                
PD

16.                  
La PD di un’esposizione
non può essere inferiore allo 0,03%. 
17.                  
La PD dei debitori o, in
caso di uso del metodo dell’obbligazione debitoria, quella delle esposizioni in
stato di inadempimento è pari al 100%. 
18.                  
Per il rischio di
diluizione dei crediti acquistati la PD viene posta pari alla stima della EL
per il rischio di diluizione. Se
un ente creditizio può scomporre in modo affidabile in PD e LGD le proprie
stime della EL per il rischio di diluizione dei crediti acquistati, può essere
utilizzata la stima della PD. 
19.                  
La protezione del credito
non assistita può essere riconosciuta rettificando la PD nel rispetto del punto
21.

2.2.                
LGD

20.                  
Gli enti creditizi
forniscono stime interne della LGD, subordinatamente al rispetto dei requisiti
minimi esposti nella parte 4 e all’approvazione delle autorità competenti. Per il rischio di diluizione dei crediti
acquistati il valore da attribuire alla LGD è il 75%. Se un ente creditizio può
scomporre in modo affidabile in PD e LGD le proprie stime della EL per il
rischio di diluizione dei crediti acquistati, può essere utilizzata la stima
della PD.
21.                  
La protezione del credito
non assistita può essere riconosciuta rettificando le stime della PD o della
LGD, subordinatamente al rispetto dei requisiti minimi di cui alla parte 4,
punti da 95 a 103 e all’approvazione delle autorità competenti, in relazione o
ad una singola esposizione o ad un aggregato di esposizioni. Un ente creditizio non può attribuire alle
esposizioni garantite una PD o una LGD corrette in modo tale per cui il fattore
di ponderazione successivo alla rettifica risulterebbe inferiore a quello di
una esposizione diretta comparabile verso il garante.

3.                      
Esposizioni in strumenti
di capitale soggette al metodo PD/LGD
3.1.                
PD

22.                  
Le PD sono determinate
conformemente ai metodi applicati per le esposizioni verso imprese. 
Si applicano le seguenti
PD minime:
a)      0,09% per le esposizioni in strumenti di
capitale negoziati in mercati, se l’investimento si inscrive in una relazione
di lungo periodo con il cliente;
b)      0,09% per le esposizioni in strumenti di
capitale non negoziati in mercati se il reddito sull'investimento si basa su
flussi finanziari regolari e periodici non derivanti da plusvalenze di
capitale;
c)      0,40% per le esposizioni in strumenti di
capitale negoziati in mercati, comprese altre posizioni corte quali definite
nella parte 1, punto 17;
d)      1,25% per tutte le altre esposizioni in
strumenti di capitale, comprese altre posizioni corte quali definite nella
parte 1, punto 17.

3.2.                
LGD

23.                  
Per esposizioni in
strumenti di capitale privati nell'ambito di portafogli sufficientemente
diversificati si può utilizzare una LGD del 65%.
24.                  
A tutte le altre
esposizioni si assegna una LGD del 90%. 

3.3.                
Durata

25.                  
Il valore di M assegnato
a tutte le esposizioni è 5 anni.
Parte 3 –
Valore dell’esposizione

1.                      
Esposizioni verso imprese,
enti, amministrazioni centrali e banche centrali nonché esposizioni al
dettaglio 

1.                      
Salvo indicato
altrimenti, il valore delle esposizioni in bilancio viene misurato al lordo
delle rettifiche di valore. Questa
regola si applica anche alle attività acquistate a un prezzo diverso
dall’importo dovuto. Per le attività acquistate la differenza fra l’importo
dovuto e il valore netto iscritto nel bilancio dell’ente creditizio è
denominata “sconto” se l’importo dovuto è maggiore, “premio” se minore. 
2.                      
Quando gli enti creditizi
utilizzano accordi tipo di compensazione in relazione ad operazioni di vendita
con patto di riacquisto o ad operazioni di concessione e assunzione di titoli o
di merci in prestito il valore dell’esposizione è calcolato conformemente agli
articoli da 90 a 93. 
3.                      
Per la compensazione in
bilancio dei crediti e dei depositi, gli enti creditizi applicano per il
calcolo del valore dell’esposizione i metodi di cui agli articoli da 90 a 93.
4.                      
Il valore
dell’esposizione per i contratti di leasing è il flusso scontato dei canoni di
leasing. 
5.                      
Nel caso di posizioni
elencate nell’allegato IV, il valore dell’esposizione è determinato mediante
uno dei due metodi esposti nell’allegato III. 
6.                      
Il valore
dell’esposizione per il calcolo dell’importo ponderato per il rischio
dell’esposizione derivante da crediti acquistati è l’importo in essere meno i
requisiti patrimoniali per il rischio di diluizione prima dell’attenuazione del
rischio di credito.
7.                      
In deroga al punto 5, i
contratti negoziati su mercati ufficiali e i contratti sui cambi (ad eccezione
dei contratti connessi all’oro) di durata iniziale non superiore ai 14 giorni
di calendario sono esenti dall’applicazione dei metodi di cui all’allegato III
e il valore della relativa esposizione è pari a zero. 
8.                      
In deroga al punto 5, le
autorità competenti possono esentare dall'applicazione dei metodi di cui
all'allegato III e attribuire valore zero all’esposizione in caso di contratti
negoziati fuori borsa (OTC) regolati da una stanza di compensazione per i quali
quest’ultima agisca come controparte legale e tutti i partecipanti garantiscano
integralmente su base giornaliera con garanzia reale l'esposizione verso la
stanza di compensazione, fornendo una copertura del costo corrente di
sostituzione e dell’esposizione potenziale futura. 
La garanzia reale fornita:
a)      o possiede i requisiti per ricevere una
ponderazione dello 0%;
b)      o consiste in depositi in contante presso
l’ente creditizio che concede il prestito;
c)      o consiste in certificati di deposito o
strumenti simili emessi dal predetto ente creditizio e presso di esso
depositati. 
Le autorità competenti
si accertano che sia eliminato il rischio di un’accumulazione delle esposizioni
verso la stanza di compensazione che oltrepassi il valore di mercato della
garanzia reale fornita. 
9.                      
Il valore
dell’esposizione per i margini non utilizzati acquistati delle esposizioni rotative
da crediti verso imprese acquistati è calcolato moltiplicando il margine
disponibile del credito accordato per 75%. 
10.                  
Quando un’esposizione
assume la forma di titoli venduti, costituiti in garanzia o dati in prestito
nel quadro di operazioni di vendita con patto di riacquisto o di operazioni di
concessione e assunzione di titoli o di merci il valore dell’esposizione è
rappresentato dal valore dei titoli o delle merci determinato conformemente
all’articolo 74. Quando viene
utilizzato il metodo integrale per il trattamento delle garanzie reali
finanziarie quale definito nell’allegato VIII, parte 3, al valore
dell’esposizione viene aggiunta la rettifica per volatilità appropriata per
tali titoli o merci, come indicato in tale allegato e parte. 
11.                  
Il valore
dell’esposizione per le posizioni indicate di seguito è calcolato moltiplicando
il margine disponibile del credito accordato per un fattore di conversione. 
Gli enti creditizi
utilizzano i seguenti fattori di conversione:
a)      alle linee di credito senza impegno a fermo,
revocabili incondizionatamente o provviste di clausola di revoca automatica, in
qualsiasi momento a discrezione dell’ente e senza preavviso si applica un
fattore di conversione dello 0%. Per applicare un fattore di conversione dello
0%, gli enti creditizi effettuano una sorveglianza attiva della situazione
finanziaria del debitore e i loro sistemi di controllo interno permettono loro
di rilevare immediatamente un deterioramento del suo merito di credito. Le
linee di credito al dettaglio non utilizzate possono essere considerate
revocabili incondizionatamente se le clausole contrattuali consentono all’ente
creditizio di revocarle nella misura massima consentita dalla legislazione a
tutela dei consumatori e dalla normativa collegata; 
b)      alle lettere di credito a breve termine per
operazioni mercantili si applica un fattore di conversione del 20% sia all’ente
ordinante che all’ente accettante; 
c)      alle altre linee di credito, alle agevolazioni
per l’emissione di effetti (note issuance facilities o NIF) e di credito
rinnovabile (revolving underwriting facilities o RUF) si applica un
fattore di conversione del 75%; 
d)      gli enti creditizi che soddisfano i requisiti
minimi per l’uso delle stime interne dei fattori di conversione di cui alla
parte 4 possono utilizzare tali stime per i vari tipi di prodotti, previa
approvazione delle autorità competenti. 
12.                  
Nel caso in cui sia
ottenuto un impegno su un altro impegno, viene utilizzato il minore tra i due
fattori di conversione associati al singolo impegno. 
13.                  
Per tutte le voci fuori
bilancio diverse da quelle menzionate ai punti da 1 a 11, il valore
dell’esposizione viene determinato conformemente all’allegato II. 

2.                      
Esposizioni in strumenti
di capitale

14.                  
Il valore
dell’esposizione è quello iscritto a bilancio. Le misure ammissibili per le esposizioni in
strumenti di capitale sono le seguenti: 
a)      per gli investimenti contabilizzati al valore
equo (fair value), se le variazioni di valore incidono direttamente sul
risultato economico e sui fondi propri, il valore dell’esposizione è pari al
valore equo iscritto a bilancio; 
b)      per gli investimenti contabilizzati al valore
equo, se le variazioni di valore non incidono direttamente sul risultato
economico bensì su una componente distinta del patrimonio corretta per
l’imposta, il valore dell’esposizione è pari al valore equo iscritto a
bilancio; 
c)      per gli investimenti contabilizzati al costo o
al minore fra questo e il valore di mercato, il valore dell’esposizione è pari
al costo o al valore di mercato iscritto a bilancio.

3.                      
Altre attività diverse da
crediti

15.                  
Il valore
dell’esposizione per altre attività diverse da crediti è quello iscritto a
bilancio. 
Parte 4 -
Requisiti minimi per il metodo IRB

1.                      
Sistemi di rating

1.                      
Con “sistema di rating”
si intende l’insieme di metodi, procedimenti, controlli, meccanismi di raccolta
dati e sistemi informativi che fungono da supporto alla valutazione del rischio
di credito, all’attribuzione delle esposizioni a gradi o aggregati (rating) e
alla stima quantitativa degli inadempimenti e delle perdite per un dato tipo di
esposizione. 
2.                      
Nel caso in cui l’ente
creditizio decida di impiegare molteplici sistemi di rating, i criteri per
l’applicazione di un sistema a un debitore o ad un’operazione sono documentati
e applicati in modo da rispecchiare al meglio il profilo di rischio. 
3.                      
I criteri e i processi di
assegnazione vengono riveduti periodicamente per accertare se continuano ad
essere appropriati per il portafoglio corrente e le condizioni esterne. 

1.1.                
Struttura dei sistemi di
rating

4.                      
Quando un ente creditizio
usa stime dirette dei parametri di rischio, queste ultime possono essere
considerate come le risultanze dei gradi di una scala continua di rating. 

1.1.1.          
Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali

5.                      
Un sistema di rating
tiene conto delle caratteristiche di rischio del debitore e dell'operazione. 
6.                      
Un sistema di rating ha
una scala di rating del debitore che riflette esclusivamente la quantificazione
del rischio di inadempimento del debitore. Tale scala di rating ha un minimo di 7 gradi per i
debitori adempienti e 1 grado per quelli inadempienti. 
7.                      
Per “grado di merito del
debitore” si intende una categoria di rischio, nell’ambito di una scala di
rating del debitore appartenente ad un sistema di rating, alla quale un
debitore è assegnato in base a un insieme ben definito e distinto di criteri di
rating, dai quali viene derivata la stima della PD. L’ente creditizio documenta
la relazione tra i gradi di merito del debitore in termini di livello del
rischio di inadempimento che ogni grado implica e di criteri utilizzati per
individuare tale livello di rischio. 
8.                      
Gli enti creditizi con
portafogli concentrati in un particolare segmento di mercato e in una
particolare gamma di rischio di inadempimento prevedono un numero sufficiente
di gradi di merito del debitore all’interno di tale gamma al fine di evitare
indebite concentrazioni di debitori in un determinato grado. Una rilevante concentrazione a livello di
singolo grado è giustificata da evidenze empiriche comprovanti che il grado in
questione copre una fascia di PD ragionevolmente ristretta e che il rischio di
inadempimento di tutti i debitori assegnati a quel grado rientra in tale fascia.

9.                      
Per ottenere il
riconoscimento da parte delle autorità competenti dell’uso di stime interne
della LGD a fini di calcolo dei requisiti patrimoniali, un sistema di rating
incorpora una scala di rating distinta per le operazioni, che riflette
esclusivamente le caratteristiche dell’operazione connesse alla LGD. 
10.                  
Per ottenere il
riconoscimento da parte delle autorità competenti dell’uso di stime interne dei
fattori di conversione a fini di calcolo dei requisiti patrimoniali, un sistema
di rating incorpora una scala di rating distinta per le operazioni, che
riflette esclusivamente le caratteristiche dell’operazione connesse al fattore
di conversione. 
11.                  
Per “grado di merito
dell’operazione” si intende una categoria di rischio, nell’ambito di una scala
di rating dell’operazione appartenente ad un sistema di rating, alla quale
un’esposizione è assegnata in base a un insieme ben definito e distinto di
criteri, dai quali sono derivate le stime interne della LGD o dei fattori di
conversione. La definizione del
grado comprende una descrizione sia delle modalità di assegnazione delle
esposizioni al grado sia dei criteri utilizzati per distinguere il livello di
rischio dei diversi gradi. 
12.                  
Una rilevante
concentrazione di esposizioni a livello di singolo grado di merito dell’operazione
è giustificata da evidenze empiriche comprovanti che quel grado copre una
fascia di LGD o di fattore di conversione ragionevolmente ristretta e che il
rischio di tutte le esposizioni assegnate a quel grado rientra in tale fascia. 
13.                  
Gli enti creditizi che
utilizzano i metodi di cui alla parte 1, punto 5 per assegnare i fattori di
ponderazioni del rischio per le esposizioni da finanziamenti specializzati sono
esentati dall’obbligo di avere una scala di rating del debitore che rifletta
esclusivamente la quantificazione del rischio di inadempimento del debitore per
tali esposizioni. In deroga al
punto 6, tali enti hanno per tali esposizioni almeno 4 gradi per i debitori
adempienti e almeno 1 grado per i debitori inadempienti. 

1.1.2.          
Esposizioni al dettaglio

14.                  
I sistemi di rating
riflettono il rischio sia del debitore che dell’operazione e colgono tutte le
caratteristiche rilevanti di entrambi.
15.                  
Il livello di
differenziazione del rischio assicura che il numero di esposizioni presenti in
un dato grado o aggregato sia sufficiente a permettere una significativa
quantificazione e validazione delle caratteristiche di perdita a livello di
grado o di aggregato. La
distribuzione delle esposizioni e dei debitori tra i vari gradi o aggregati è
tale da evitare un’eccessiva concentrazione. 
16.                  
Gli enti creditizi sono
tenuti a dimostrare che il processo di assegnazione delle esposizioni a gradi o
ad aggregati consente un’appropriata differenziazione del rischio, il
raggruppamento di esposizioni sufficientemente omogenee, nonché una stima
accurata e coerente delle caratteristiche di perdita a livello di grado o di aggregato. Per i crediti acquistati, il raggruppamento
rispecchia le pratiche di sottoscrizione del cedente e l’eterogeneità della sua
clientela. 
17.                  
Nell’attribuire le esposizioni
a un dato grado o aggregato gli enti creditizi considerano i seguenti fattori
di rischio: 
le caratteristiche di
rischio del debitore
a)      le caratteristiche di rischio dell’operazione,
compresa la tipologia del prodotto e/o delle garanzie reali. Gli enti creditizi
affrontano esplicitamente i casi in cui diverse esposizioni beneficiano della
stessa garanzia reale;
b)      la morosità dell’esposizione, a meno che l’ente
creditizio dimostri alla sua autorità competente che essa non è un fattore di
rischio significativo per l’esposizione; 
c)      l’attribuzione a gradi o aggregati.
18.                  
Un ente creditizio
prevede specifiche definizioni, nonché processi e criteri per l’assegnazione
delle esposizioni ai vari gradi di merito o aggregati nell’ambito del sistema
di rating. 
a)      Le definizioni e i criteri di classificazione
dei gradi di merito o degli aggregati sono sufficientemente dettagliati da
permettere al personale a ciò addetto di assegnare in modo coerente al medesimo
grado o aggregato debitori od operazioni che comportano rischi analoghi. Tale
coerenza è assicurata fra le varie aree di attività, unità organizzative e
articolazioni geografiche. 
b)      La documentazione del processo di rating
consente a terzi di comprendere e replicare l‘assegnazione delle esposizioni a
gradi di merito o aggregati e di valutarne l'appropriatezza.
c)      I criteri sono inoltre coerenti con le regole
interne dell’ente creditizio per la concessione di crediti e con la sua
politica per il trattamento di operazioni e debitori problematici.
19.                  
Nell’assegnare i debitori
e le operazioni a gradi di merito o aggregati, un ente creditizio tiene conto
di tutte le informazioni rilevanti.
Queste ultime sono aggiornate e consentono all’ente creditizio di prevedere
l’andamento futuro dell’esposizione. Quanto più limitate sono le informazioni
di cui l’ente creditizio dispone, tanto più prudente deve essere l’assegnazione
delle esposizioni a un certo grado di merito o a un determinato aggregato. Se
un ente creditizio usa un rating esterno come parametro primario per la
valutazione interna, accerta che esso sia coerente con le altre informazioni
rilevanti in suo possesso. 

1.2.                
Assegnazione delle
esposizioni
1.2.1.          
Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali

20.                  
Ciascun debitore è
assegnato ad un grado di merito nel quadro del processo di concessione del
credito. 
21.                  
Per gli enti creditizi
autorizzati ad utilizzare le stime interne della LGD o dei fattori di
conversione, ciascuna esposizione è altresì assegnata ad un grado di merito
dell’operazione nel quadro del processo di concessione del credito.
22.                  
Gli enti creditizi che
utilizzano i metodi esposti nella parte 1, punto 5 per assegnare i fattori di
ponderazioni del rischio per le esposizioni da finanziamenti specializzati
attribuiscono ciascuna di tali esposizioni ad un grado di merito conformemente
al punto 13.
23.                  
Ciascuna entità distinta
verso cui l’ente creditizio è esposto è valutata separatamente. Un ente creditizio dimostra alla rispettiva
autorità competente di seguire orientamenti accettabili per quanto riguarda il
trattamento dei singoli clienti debitori o dei gruppi di clienti debitori
collegati. 
24.                  
Le varie esposizioni
verso lo stesso debitore sono assegnate al medesimo grado di merito del
debitore, a prescindere dalle eventuali differenze nella natura delle varie
operazioni. Le eccezioni in cui
distinte esposizioni verso lo stesso debitore possono essere assegnate a
diversi gradi di merito riguardano i casi seguenti:
a)      il caso del rischio di trasferimento valutario,
dove l’ente creditizio può assegnare le esposizioni a diversi gradi a seconda
che siano denominate in moneta nazionale o in valuta estera;
b)      quando il trattamento delle garanzie personali
associate ad un’esposizione può tradursi in una rettifica nell’assegnazione al
grado di merito del debitore.

1.2.2.          
Esposizioni al dettaglio

25.                  
Ciascuna esposizione è
assegnata ad un grado di merito o aggregato nel quadro del processo di
concessione del credito. 

1.2.3.          
Scostamenti

26.                  
Per l’assegnazione a
gradi di merito e aggregati, gli enti creditizi documentano le situazioni in
cui il giudizio umano può discostarsi dai paramteri immessi o dai risultati del
processo di assegnazione e il personale responsabile per l’approvazione degli
scostamenti. Gli enti creditizi
documentano tali scostamenti e il personale responsabile. Gli enti creditizi
analizzano l’andamento delle esposizioni per le quali vi sia stato uno
scostamento nelle assegnazioni. Tale analisi include la valutazione delle
prestazioni delle esposizioni, dal cui rating vi è stato uno scostamento
riconducibile ad una determinata persona, dando conto di tutto il personale
responsabile. 

1.3.                
Integrità del
procedimento di assegnazione dei rating
1.3.1.          
Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali

27.                  
Le assegnazioni e la loro
revisione periodica sono compiute o approvate da soggetti indipendenti che non
traggono un diretto beneficio dalla concessione del credito. 
28.                  
Gli enti creditizi
aggiornano le assegnazioni almeno una volta l’anno. I debitori a più alto rischio e le esposizioni
problematiche sottostanno a verifiche più frequenti. Gli enti creditizi
ripetono l’assegnazione ogniqualvolta emergano nuove informazioni significative
sul debitore o sull’esposizione. 
29.                  
Un ente creditizio
dispone di processi efficaci per acquisire e aggiornare le informazioni
rilevanti sulle caratteristiche del debitore che influenzano la PD e sulle
caratteristiche dell'operazione che influenzano la LGD e i fattori di
conversione. 

1.3.2.          
Esposizioni al dettaglio

30.                  
Un ente creditizio rivede
almeno una volta l’anno le assegnazioni del debitore e dell’operazione o le
caratteristiche di perdita e lo status di morosità di ciascun aggregato di
rischi identificato, a seconda dei casi. Un ente creditizio riesamina inoltre almeno una volta l’anno,
utilizzando un campione rappresentativo, lo status delle singole esposizioni
all’interno di ciascun aggregato al fine di accertare che le esposizioni
continuino ad essere assegnate all’aggregato appropriato. 

1.4.                
Impiego dei modelli

31.                  
Se un ente creditizio
utilizza modelli statistici ed altri metodi automatici per l’assegnazione delle
esposizioni a gradi di merito o ad aggregati relativi a debitori o ad
operazioni, allora: 
a)      l’ente creditizio dimostra all’autorità
competente che il modello possiede una buona capacità previsionale e che il suo
impiego non produce effetti distorsivi sui requisiti patrimoniali. Le variabili
immesse nel modello formano una base ragionevole ed efficace per le previsioni
da esso derivate. Il modello è esente da distorsioni significative;
b)      l’ente creditizio dispone di un processo per
vagliare i dati immessi nel modello di previsione che contempli una valutazione
dell’accuratezza, completezza e pertinenza dei dati;
c)      l’ente creditizio dimostra che i dati impiegati
per costruire il modello sono rappresentativi della sua effettiva popolazione di
debitori e di esposizioni;
d)      l’ente creditizio prevede un ciclo regolare di
validazione del modello che comprenda la sorveglianza sulle prestazioni e la
stabilità, la verifica delle specifiche e il raffronto periodico delle
risultanze con gli esiti effettivi;
e)      l’ente creditizio combina il modello statistico
con la valutazione umana e la revisione umana in modo da verificare le
assegnazioni effettuate in base al modello ed assicurare che i modelli siano
utilizzati in modo appropriato. Le procedure di revisione mirano a scoprire e a
limitare gli errori derivanti da carenze del modello. Le valutazioni umane
tengono conto di tutte le informazioni rilevanti non considerate dal modello. L’ente
creditizio documenta il modo in cui la valutazione umana e i risultati del
modello devono essere combinati.

1.5.                
Documentazione dei
sistemi di rating

32.                  
Gli enti creditizi
documentano l’assetto e i particolari operativi dei propri sistemi di rating. La documentazione comprova l’osservanza dei
requisiti minimi di cui alla presente parte e affronta aspetti quali la
differenziazione del portafoglio, i criteri di rating, le responsabilità degli
addetti alla valutazione dei debitori e delle esposizioni, la frequenza delle
verifiche sulle assegnazioni e la supervisione del processo da parte del
management. 
33.                  
Gli enti creditizi
documentano la logica che sottende alla scelta dei propri criteri di rating e
sono in grado di produrre un’analisi a sostegno di tale scelta. L’ente creditizio documenta tutte le
principali modifiche apportate al processo di rating del rischio e tale
documentazione permette di individuare i cambiamenti successivi all’ultima
revisione delle autorità competenti. È parimenti documentata l’organizzazione
del processo di assegnazione dei rating, ivi compresa la struttura interna di
controllo. 
34.                  
L’ente creditizio
documenta le definizioni specifiche di inadempimento e di perdita impiegate
internamente e dimostra la loro coerenza con le definizioni di riferimento
contenute nella presente direttiva.

35.                  
Gli enti creditizi che impiegano
modelli statistici nel processo di rating ne documentano la metodologia. Tale documentazione: 
a)      fornisce una descrizione dettagliata della
teoria, delle ipotesi e/o delle basi matematiche ed empiriche su cui si fonda
l’assegnazione delle stime a gradi di merito, singoli debitori, esposizioni o
aggregati, nonché le fonti dei dati, una o più, utilizzate per costruire il
modello;
b)      stabilisce un rigoroso processo statistico
(comprendente test extra-temporali ed extra-campionari di prestazione) per la
validazione del modello;
c)      indica le eventuali circostanze in cui il
modello non opera in modo efficace.
36.                  
L’impiego di un modello
acquisito da un fornitore esterno che vanti una tecnologia brevettata non esime
l’ente creditizio dagli obblighi di documentazione e da ogni altro requisito
prescritto per i sistemi di rating.
Spetta all’ente creditizio dimostrare alle autorità competenti l’idoneità del
modello. 

1.6.                
Conservazione dei dati

37.                  
Gli enti creditizi
rilevano e conservano i dati su talune caratteristiche dei propri rating
interni secondo quanto prescritto agli articoli da 145 a 149.

1.6.1.          
Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali

38.                  
Gli enti creditizi
rilevano e conservano: 
a)      serie storiche complete dei rating dei debitori
e dei garanti riconosciuti,
b)      le date di assegnazione dei rating,
c)      la metodologia e i parametri chiave impiegati
nella determinazione del rating,
d)      la persona responsabile per l’assegnazione del
rating,
e)      le generalità dei debitori e delle esposizioni
che hanno dato luogo ad inadempimenti,
f)       la data e le circostanze di tali
inadempimenti,
g)      i dati sulle PD e sui tassi effettivi di
inadempimento associati ai vari gradi di rating e sulle migrazioni tra tali
gradi,
h)      gli enti creditizi che non utilizzano le stime
interne della LGD e/o dei fattori di conversione rilevano e conservano i dati
sui raffronti tra le LGD effettive e i valori determinati secondo le modalità
di cui alla parte 2, punto 8 e tra i fattori di conversione effettivi e i
valori determinati secondo le modalità di cui alla parte 3, punto 11. 
39.                  
Gli enti creditizi che
utilizzano stime interne della LGD e/o dei fattori di conversione rilevano e
conservano:
a)      serie storiche complete dei dati relativi ai
rating delle operazioni e delle stime delle LGD e dei fattori di conversione
associati a ciascuna scala di rating,
b)      le date di assegnazione dei rating e di
elaborazione delle stime,
c)      la metodologia e i parametri chiave impiegati
per determinare il rating delle operazioni e per stimare la LGD e i fattori di
conversione,
d)      l’identità della persona che ha assegnato il
rating all’operazione e della persona che ha elaborato le stime della LGD e dei
fattori di conversione,
e)      i dati sulle LGD e i fattori di conversione
stimati ed effettivi connessi con ciascuna esposizione insoluta, 
f)       i dati sulla LGD dell’esposizione prima e dopo
la valutazione degli effetti delle garanzie personali o dei derivati su
crediti, per gli enti creditizi che tengono conto degli effetti di attenuazione
del rischio di tali garanzie e di tali derivati attraverso la LGD,
g)      dati sulle componenti delle perdite per
ciascuna esposizione insoluta. 

1.6.2.          
Esposizioni al dettaglio

40.                  
Gli enti creditizi
rilevano e conservano: 
a)      i dati utilizzati nell’assegnare le esposizioni
ai gradi di merito o aggregati,
b)      i dati sulle stime della PD, della LGD e dei
fattori di conversione connessi con i gradi di merito o gli aggregati di
esposizioni,
c)      le generalità dei debitori e delle esposizioni
che hanno dato luogo ad inadempimenti,
d)      per le esposizioni insolute, i dati concernenti
i gradi di merito o gli aggregati cui le esposizioni erano state assegnate
nell’anno precedente l’inadempimento e i risultati effettivi in termini di LGD
e di fattori di conversione;
e)      i dati sui tassi di perdita e sui margini
reddituali per le esposizioni rotative al dettaglio qualificate. 

1.7.                
Prove di stress
utilizzate per valutare l’adeguatezza patrimoniale

41.                  
Un ente creditizio
dispone di processi validi per le prove di stress impiegate per valutare la
propria adeguatezza patrimoniale.
Tali prove individuano gli eventi potenziali o i cambiamenti nelle condizioni
economiche atti a produrre effetti sfavorevoli sulle esposizioni dell’ente
creditizio e valutano la capacità dello stesso di far fronte a tali
circostanze. 
42.                  
Gli enti creditizi
eseguono regolarmente prove di stress mirate al rischio di credito per valutare
l’impatto di talune condizioni specifiche sui loro requisiti patrimoniali
complessivi per il rischio di credito. La prova da utilizzare è scelta dall’ente creditizio ma è soggetta
alla revisione dell’autorità di vigilanza. Tale prova è significativa e
ragionevolmente prudente e considera almeno l'effetto di situazioni di moderata
recessione. Gli enti creditizi valutano la migrazione fra i propri rating nel
quadro degli scenari delle prove di stress. Gli enti creditizi sottopongono a
prove di stress i portafogli contenenti la grande maggioranza delle proprie
esposizioni. 

2.                      
Quantificazione del
rischio

43.                  
Ai fini della
determinazione dei parametri di rischio da associare ai gradi di merito o agli
aggregati, gli enti creditizi applicano i requisiti indicati di seguito. 

2.1.                
Definizione di
inadempimento

44.                  
Si ritiene che sia
intervenuto un inadempimento in relazione a un particolare debitore allorché si
verifica almeno uno degli eventi sotto indicati: 
a)      l’ente creditizio giudica improbabile che,
senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie (eventualmente possedute),
il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni creditizie verso l’ente
creditizio stesso, la sua impresa madre o una delle sue filiazioni;
b)      il debitore è in arretrato da oltre 90 giorni
su una obbligazione creditizia rilevante verso l’ente creditizio, la sua
impresa madre o una delle sue filiazioni. 
Il conteggio dei giorni
di arretrato inizia dal momento in cui il debitore ha superato il limite
concesso, ha ricevuto notifica di un limite inferiore al saldo negativo in
essere o ha utilizzato credito senza autorizzazione. 
Per limite concesso si
intende un limite notificato al debitore.
Nel caso delle esposizioni
al dettaglio e verso enti del settore pubblico, le autorità competenti fissano
un termine per il periodo di arretrato secondo le modalità di cui al punto 48.
Nel caso delle
esposizioni verso imprese, le autorità competenti possono fissare un termine
per il periodo di arretrato secondo le modalità di cui all’articolo 154,
paragrafo 4.
Nel caso delle
esposizioni al dettaglio gli enti creditizi possono applicare la presente
definizione a livello di singola operazione. 
45.                  
Fra gli elementi da
considerare come indicativi dell’improbabile adempimento figurano le seguenti
circostanze: 
a)      l’ente creditizio include il credito tra le
sofferenze o gli incagli;
b)      l’ente creditizio effettua una rettifica di
valore ritenendo che sia intervenuto un significativo scadimento della qualità
del credito successivamente all’assunzione dell’esposizione; 
c)      l’ente creditizio cede il credito subendo una
perdita economica significativa;
d)      l’ente creditizio acconsente a una
ristrutturazione onerosa del credito, che implica verosimilmente una ridotta
obbligazione finanziaria dovuta a una remissione sostanziale del debito o al
differimento dei pagamenti del capitale, degli interessi o (se del caso) delle
commissioni. Sono comprese, nel caso delle esposizioni in strumenti di capitale
valutate secondo il metodo PD/LGD, le ristrutturazioni onerose delle
partecipazioni stesse; 
e)      l’ente creditizio ha presentato istanza di
fallimento per il debitore o ha avviato una procedura analoga in relazione
all’obbligazione creditizia del debitore verso l’ente creditizio stesso, la sua
impresa madre o una delle sue filiazioni;
f)       il debitore ha chiesto o è stato posto in
stato di fallimento o situazione assimilabile, ove ciò impedisca o ritardi il
pagamento dell’obbligazione creditizia verso l’ente creditizio, la sua impresa
madre o una delle sue filiazioni.
46.                  
Gli enti creditizi che
utilizzano dati esterni di per sé non coerenti con la definizione di
inadempimento dimostrano alle autorità competenti che i dati stessi sono stati
opportunamente adattati al fine di realizzare una sostanziale equivalenza con
tale definizione. 
47.                  
Se un ente creditizio
giudica che una esposizione precedentemente classificata come insolvente è tale
per cui per essa non ricorre più nessuna delle circostanze previste dalla
definizione di inadempimento, esso classifica il debitore o l’operazione come
se si trattasse di una esposizione regolare. Qualora in seguito dovesse verificarsi una delle
circostanze suddette, si riterrebbe intervenuto un altro inadempimento. 
48.                  
Nel caso delle
esposizioni al dettaglio e verso enti del settore pubblico, le autorità
competenti di ciascuno Stato membro stabiliscono il numero preciso di giorni di
arretrato che tutti gli enti creditizi situati sul proprio territorio
rispettano ai fini della definizione di inadempimento di cui al punto 44, per
le esposizioni verso le predette controparti situate in tale Stato. Tale numero è compreso tra 90 e 180 giorni e
può variare a seconda delle linee di prodotto. Per le esposizioni verso le
predette controparti situate nei territori di altri Stati membri, le autorità
competenti fissano un numero di giorni di arretrato che non è più elevato di
quello stabilito dall’autorità competente dello Stato membro in questione. 

2.2.                
Requisiti generali per il
processo di stima

49.                  
Le stime interne
dell’ente creditizio dei parametri di rischio PD, LGD, fattore di conversione e
EL integrano tutti i dati, le informazioni e i metodi rilevanti. Le stime si
basano sull’esperienza storica e su evidenze empiriche e non semplicemente su
valutazioni discrezionali. Le
stime sono plausibili e intuitive e sono basate sulle determinanti sostanziali
dei rispettivi parametri di rischio. Quanto più limitati sono i dati di cui
dispone un ente creditizio, tanto più prudente deve essere la stima.
50.                  
L’ente creditizio è in
grado di fornire una disaggregazione dei dati relativi alle proprie esperienze
di perdita in termini di frequenza degli inadempimenti, LGD, fattore di
conversione o perdite, qualora siano utilizzate stime della EL, in base ai
fattori che esso considera essere le determinanti dei rispettivi parametri di
rischio. L’ente creditizio
dimostra che le proprie stime sono rappresentative di un’esperienza di lungo
periodo. 
51.                  
Va inoltre preso in
considerazione ogni cambiamento intervenuto nelle pratiche di affidamento o nei
procedimenti di recupero dei crediti durante i periodi di osservazione di cui
ai punti 66, 71, 81, 85, 92 e 94.
Le stime dell’ente creditizio integrano le implicazioni dei progressi
tecnologici, i nuovi dati e ogni altra informazione man mano che tali elementi
diventano disponibili. Gli enti creditizi rivedono le proprie stime
ogniqualvolta emergano nuove informazioni e quantomeno con cadenza annuale. 
52.                  
La popolazione delle
esposizioni rappresentata nei dati impiegati per la stima, i criteri di
affidamento utilizzati nel momento in cui i dati sono stati prodotti e gli
altri aspetti caratteristici sono comparabili a quelli delle esposizioni e dei
parametri dell’ente creditizio. L’ente
creditizio dimostra inoltre che le condizioni economiche e di mercato su cui si
basano i dati sono coerenti con la situazione attuale e prospettica. Il numero
delle esposizioni incluse nel campione e il periodo temporale coperto dai dati
impiegati per la quantificazione sono sufficienti ad assicurare all’ente
creditizio l’accuratezza e la solidità delle proprie stime.
53.                  
Per i crediti acquistati
le stime tengono conto di tutte le informazioni significative a disposizione
dell’ente creditizio acquirente in merito alla qualità dei crediti sottostanti,
compresi i dati forniti dal cedente relativi ad aggregati analoghi, dall’ente
creditizio acquirente o da fonti esterne. L’ente creditizio acquirente verifica eventuali dati sui quali il
cedente abbia fatto affidamento. 
54.                  
Gli enti creditizi
integrano nelle proprie stime un fattore di cautela commisurato al presumibile
margine di errore. Allorché le
metodologie e i dati sono meno soddisfacenti e il presumibile margine di errore
più ampio, il fattore di cautela è maggiore. 
55.                  
Gli enti creditizi che
usano stime diverse per il calcolo dei fattori di ponderazione del rischio e
per fini interni lo documentano e dimostrano all’autorità competente la
ragionevolezza di tali stime. 
56.                  
Se gli enti creditizi
possono dimostrare alle autorità competenti che per i dati che sono stati
rilevati prima della data di attuazione della presente direttiva sono state effettuate
le rettifiche necessarie per realizzare una sostanziale equivalenza con le
definizioni di inadempimento o di perdita, le autorità competenti possono
consentire agli enti creditizi una certa flessibilità nell’applicazione dei
requisiti prescritti per i dati.

57.                  
L’ente creditizio che usa
dati aggregati con altri enti creditizi dimostra che: 
a)      i sistemi e i criteri di rating impiegati da
altri enti creditizi partecipanti all’aggregazione sono comparabili con i
propri;
b)      l’aggregato è rappresentativo per il
portafoglio per il quale vengono utilizzati i dati aggregati;
c)      i dati aggregati vengono utilizzati in modo
uniforme nel tempo dall’ente creditizio per le proprie stime permanenti.
58.                  
L’ente creditizio che usa
dati aggregati con altri enti creditizi rimane responsabile dell'integrità dei
suoi sistemi di rating. Gli enti
creditizi dimostrano all’autorità competente di disporre a livello interno di una
sufficiente capacità di comprensione dei propri sistemi di rating, compresa
l’effettiva capacità di sorvegliare e di controllare il processo di rating. 

2.2.1.          
Requisiti specifici per
la stima della PD

Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali
59.                  
Gli enti creditizi
stimano la PD per ciascun grado di merito del debitore sulla base di medie di
lungo periodo dei tassi di inadempimento relativi a un orizzonte temporale
annuale. 
60.                  
Per i crediti verso
imprese acquistati, gli enti creditizi possono stimare la EL per grado di
merito del debitore sulla base delle medie di lungo periodo dei tassi effettivi
di inadempimento relativi ad un orizzonte temporale annuale. 
61.                  
Se l’ente creditizio
deriva stime di lungo periodo dei tassi medi della PD e della LGD per i crediti
verso imprese acquistati da una stima della EL nonché da una stima appropriata
della PD o LGD, il processo per stimare le perdite totali soddisfa i requisiti
globali fissati nella presente parte per la stima della PD e della LGD e il
risultato è conforme al concetto di LGD di cui al punto 73.
62.                  
Gli enti creditizi
utilizzano le tecniche di stima della PD previa un’analisi che ne giustifichi
la scelta. Gli enti creditizi
sono consapevoli dell’importanza rivestita dalle valutazioni discrezionali nel
combinare i risultati di tecniche diverse e nell’effettuare rettifiche in
considerazione di lacune nelle tecniche e nelle informazioni. 
63.                  
Nella misura in cui, per
la stima della PD, un ente creditizio impiega i dati sugli inadempimenti
desunti dalla propria esperienza, esso dimostra nella sua analisi che le stime
rispecchiano i requisiti per la sottoscrizione ed eventuali differenze fra il
sistema di rating che ha prodotto i dati e quello corrente. Se i requisiti per la sottoscrizione o i
sistemi di rating sono cambiati, l’ente creditizio applica un più ampio margine
di cautela nella sua stima della PD. 
64.                  
Nella misura in cui un
ente creditizio associa i gradi di merito utilizzati internamente alla scala
impiegata da ECAI o da organismi analoghi e assegna ai propri gradi di merito i
tassi di inadempimento osservati per i gradi dell’organismo esterno, questo
processo di associazione si basa su una comparazione dei criteri utilizzati per
i rating interni con quelli impiegati dall’organismo esterno nonché su una
comparazione dei rating interni ed esterni per eventuali debitori comuni. Vengono evitate distorsioni o incoerenze nel
metodo di associazione e nei dati sottostanti. I criteri adottati dall’agenzia
esterna in relazione ai dati che sottendono alla quantificazione sono orientati
solo al rischio di inadempimento e non alle caratteristiche dell’operazione. L’analisi
dell’ente creditizio contempla un raffronto delle definizioni di inadempimento,
fatti salvi i criteri indicati ai punti da 44 a 48. L’ente creditizio documenta
i criteri alla base del processo di associazione. 
65.                  
Nella misura in cui un
ente creditizio impiega modelli statistici di previsione degli inadempimenti,
può stimare la PD come media semplice delle stime della probabilità di
inadempimento per i singoli debitori assegnati a un certo grado di merito. L’impiego di tali modelli per questo fine è
subordinato al rispetto dei criteri specificati al punto 31.
66.                  
A prescindere dal fatto
che l’ente creditizio impieghi fonti di dati esterni, interni, aggregati o una
loro combinazione, ai fini della stima della PD il periodo storico di
osservazione di almeno una fonte ha una durata minima di cinque anni. Se il periodo di osservazione disponibile
per una qualsiasi fonte ha una durata maggiore e i dati in questione sono
rilevanti, va impiegato il periodo più lungo. Il presente punto si applica
anche in caso di applicazione del metodo PD/LGD agli strumenti di capitale. 
Esposizioni al dettaglio
67.                  
Gli enti creditizi
stimano la PD per i debitori ricompresi nel rispettivo grado di merito o aggregato
sulla base della media di lungo periodo dei tassi di inadempimento relativi a
un orizzonte temporale annuale. 
68.                  
In deroga al punto 67, le
stime della PD possono essere altresì derivate dalle perdite effettive e da
stime appropriate della LGD. 
69.                  
Gli enti creditizi
considerano i dati interni relativi all’assegnazione delle esposizioni ai vari
gradi di merito o aggregati come fonte primaria di informazione per la stima
delle caratteristiche di perdita.
È consentito l’utilizzo di dati esterni (compresi i dati aggregati) o di
modelli statistici per la quantificazione, a condizione che possa essere
dimostrato uno stretto nesso fra:
a)      il processo seguito dall’ente creditizio per
assegnare le esposizioni a un dato grado di merito o aggregato e quello seguito
dalla fonte esterna;
b)      il profilo di rischio interno dell’ente
creditizio e la composizione dei dati esterni. 
Per i crediti al
dettaglio acquistati gli enti creditizi possono impiegare dati esterni e
interni. Gli enti creditizi
utilizzano tutte le fonti di dati rilevanti come basi di raffronto. 
70.                  
Se l’ente creditizio
deriva stime di lungo periodo della PD e della LGD per i crediti al dettaglio
da una stima delle perdite totali nonché da una stima appropriata della PD o
della LGD, il processo per stimare le perdite totali soddisfa i requisiti
globali fissati nella presente parte per la stima della PD e della LGD, e il
risultato è conforme al concetto di LGD di cui al punto 73.
71.                  
A prescindere dal fatto
che l’ente creditizio impieghi fonti di dati esterni, interni, aggregati o una
loro combinazione, ai fini della stima delle caratteristiche di perdita il
periodo storico di osservazione di almeno una fonte ha una durata minima di
cinque anni. Se il periodo di
osservazione di una qualsiasi fonte ha una durata maggiore e i dati in
questione sono rilevanti, va impiegato il periodo più lungo. Un ente creditizio
non è tenuto ad attribuire uguale importanza ai dati storici se può dimostrare
all’autorità competente che le informazioni più recenti costituiscono un
migliore indicatore dei tassi di perdita.
72.                  
Gli enti creditizi
identificano e analizzano le previste modifiche dei parametri di rischio lungo
la durata delle esposizioni creditizie (seasoning effects - effetti di
maturazione).

2.2.2.          
Requisiti specifici per
le stime interne della LGD

73.                  
Gli enti creditizi
stimano la LGD per grado di merito o aggregato sulla base della LGD media
effettiva per grado o aggregato utilizzando tutti gli inadempimenti osservati
nell’ambito delle fonti di dati (media ponderata degli inadempimenti). 
74.                  
Gli enti creditizi
impiegano stime della LGD adatte per una fase recessiva se queste sono più
prudenti della media di lungo periodo. Considerato che un sistema di rating dovrebbe fornire LGD effettive
costanti nel tempo per grado di merito o aggregato, gli enti creditizi
apportano rettifiche alle loro stime dei parametri di rischio per grado o
aggregato al fine di limitare l’impatto patrimoniale di una recessione
economica. 
75.                  
Gli enti creditizi
considerano la portata dell’eventuale dipendenza fra il rischio del debitore e
il rischio della garanzia reale o del suo datore. I casi in cui è presente un elevato grado di
dipendenza sono trattati in modo prudente. 
76.                  
Nella valutazione della
LGD da parte dell’ente creditizio va inoltre trattato con cautela ogni disallineamento
di valuta fra l’obbligazione sottostante e la garanzia. 
77.                  
Nella misura in cui le
stime della LGD tengono conto dell’esistenza di garanzie reali, esse non sono
basate unicamente sul presunto valore di mercato della garanzia. Le stime della LGD tengono conto del rischio
che l’ente creditizio non possa disporre prontamente della garanzia e
liquidarla. 
78.                  
Nella misura in cui un
ente creditizio non soddisfa i requisiti minimi per le garanzie reali di cui
all’allegato VIII, l’importo recuperabile da tali garanzie non è preso in
considerazione nelle sue stime della LGD. 
79.                  
Per il caso specifico
delle esposizioni già in stato di inadempimento, l’ente creditizio usa le
proprie migliori stime della perdita attesa per ciascuna esposizione, date le
circostanze economiche correnti e lo status dell’esposizione stessa. 
80.                  
Le indennità di mora non
riscosse, nella misura in cui esse sono state contabilizzate al conto economico
dell’ente creditizo, vanno aggiunte alla misura dell’esposizione o della
perdita. 
Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali
81.                  
Le stime della LGD si
basano su dati derivanti da un periodo di osservazione minimo di sette anni per
almeno una fonte di dati. Se il
periodo di osservazione di una qualsiasi fonte ha una durata maggiore e i dati
in questione sono rilevanti, va impiegato il periodo più lungo. 
Esposizioni al dettaglio
82.                  
In deroga al punto 73, le
stime della LGD possono essere derivate dalle perdite effettive e da stime
appropriate delle PD. 
83.                  
Nonostante il punto 88, gli
enti creditizi possono tenere conto degli utilizzi futuri nel calcolo del
proprio fattore di conversione o nelle proprie stime della LGD. 
84.                  
Per i crediti al
dettaglio acquistati gli enti creditizi possono impiegare dati di riferimento
esterni e interni per stimare le LGD.
85.                  
Le stime della LGD si
basano su dati relativi a un periodo di osservazione minimo di cinque anni. In deroga al punto 73, gli enti creditizi
non sono tenuti ad attribuire uguale importanza ai dati storici se possono
dimostrare all’autorità competente che le informazioni più recenti
costituiscono un migliore indicatore dei tassi di perdita. 

2.2.3.          
Requisiti specifici per
le stime interne dei fattori di conversione

86.                  
Gli enti creditizi
stimano i fattori di conversione per grado di merito o aggregato sulla base dei
fattori di conversione medi effettivi per grado o aggregato utilizzando tutti
gli inadempimenti osservati nell’ambito delle fonti di dati (media ponderata
degli inadempimenti). 
87.                  
Gli enti creditizi
impiegano stime dei fattori di conversione adatte per una fase recessiva se
queste sono più prudenti della media di lungo periodo. Considerato che un sistema di rating dovrebbe
fornire fattori di conversione effettivi costanti nel tempo per grado di merito
o aggregato, gli enti creditizi apportano rettifiche alle loro stime dei
parametri di rischio per grado o aggregato al fine di limitare l’impatto
patrimoniale di una recessione economica. 
88.                  
Le stime interne dei
fattori di conversione rispecchiano la possibilità di ulteriori utilizzi del
credito da parte del debitore prima e dopo il momento in cui si verifica un
evento qualificato come inadempimento. 
Se è ragionevolmente
prevedibile una più forte correlazione positiva fra la frequenza degli
inadempimenti e l’entità del fattore di conversione, la stima di quest’ultimo incorpora
un maggior fattore di cautela. 
89.                  
Nell’elaborare le stime
dei fattori di conversione gli enti creditizi tengono conto delle particolari politiche
e strategie seguite in relazione alla sorveglianza sui conti e al trattamento
dei pagamenti. Gli enti
creditizi tengono inoltre nel dovuto conto la propria capacità e volontà di
impedire ulteriori utilizzi del credito in circostanze diverse
dall’inadempimento, come la violazione di clausole accessorie o altri
inadempimenti tecnici. 
90.                  
Gli enti creditizi
dispongono inoltre di adeguati sistemi e procedure per sorvegliare gli importi
dei crediti, il rapporto fra credito accordato e margine utilizzato, nonché le
variazioni degli importi in essere per debitore e grado di merito. L’ente creditizio è in grado di effettuare
tale sorveglianza su base giornaliera. 
91.                  
Gli enti creditizi che
usano stime diverse dei fattori di conversione per il calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio, da un lato, e per fini interni,
dall’altro, lo documentano e dimostrano all’autorità competente la
ragionevolezza di tali stime. 
Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali
92.                  
Le stime del fattore di
conversione si basano su dati derivanti da un periodo di osservazione minimo di
sette anni per almeno una fonte di dati. Se il periodo di osservazione di una qualsiasi fonte ha una durata
maggiore e i dati in questione sono rilevanti, va impiegato il periodo più
lungo.
Esposizioni al dettaglio
93.                  
In deroga al punto 88,
gli enti creditizi possono tenere conto degli utilizzi futuri del credito nel
calcolo dei loro fattori di conversione o nelle loro stime della LGD. 
94.                  
Le stime dei fattori di
conversione si basano su dati derivanti da un periodo di osservazione minimo di
cinque anni. In deroga al punto
86, un ente creditizio non è tenuto ad attribuire uguale importanza ai dati
storici se può dimostrare all’autorità competente che le informazioni più
recenti costituiscono un migliore indicatore degli utilizzi. 

2.2.4.          
Requisiti minimi per la valutazione
degli effetti delle garanzie personali e dei derivati su crediti

Esposizioni verso
imprese, enti, amministrazioni centrali e banche centrali nel caso di impiego
di stime interne della LGD ed esposizioni al dettaglio
95.                  
I requisiti di cui ai
punti da 96 a 103 non si applicano alle garanzie prestate da enti e da
amministrazioni centrali e banche centrali se l’ente creditizio è stato
autorizzato ad applicare le regole di cui agli articoli da 78 a 83 per le
esposizioni verso tali entità. In
tal caso si applicano i requisiti di cui agli articoli da 90 a 93. 
96.                  
Nel caso delle garanzie
su crediti al dettaglio, questi requisiti si applicano anche all’assegnazione
di una esposizione a un dato grado di merito o aggregato, nonché alla stima
della PD.
Garanti e garanzie
personali ammissibili
97.                  
Gli enti creditizi
dispongono di criteri chiaramente definiti riguardo ai tipi di garanti che essi
riconoscono per il calcolo delle esposizioni ponderate per il rischio. 
98.                  
Ai garanti riconosciuti
si applicano le stesse regole relative ai debitori di cui ai punti da 18 a 30.
99.                  
La garanzia è documentata
per iscritto, non revocabile da parte del garante fintantoché l’obbligazione
non sia stata interamente onorata (nella misura prevista dall’ammontare e dalla
natura della garanzia) e validamente opponibile al garante in una giurisdizione
in cui questi possiede averi sui quali esercitare le ragioni di diritto. Le garanzie che prevedono clausole a termini
delle quali il garante può non essere costretto ad adempiere (garanzie
condizionali) possono essere riconosciute previa approvazione delle autorità
competenti. Spetta all’ente creditizio dimostrare che i criteri di assegnazione
tengono adeguatamente conto di eventuali limitazioni dell’effetto di
attenuazione del rischio. 
Criteri di rettifica
100.              
Gli enti creditizi
dispongono di criteri chiaramente definiti per rettificare i gradi di merito,
gli aggregati o le stime della LGD e, nel caso dei crediti al dettaglio e dei
crediti acquistati ammissibili, il processo di assegnazione delle esposizioni
ai vari gradi o aggregati in modo da rispecchiare l’effetto delle garanzie
personali ai fini del calcolo delle attività ponderate per il rischio. Tali criteri rispondono ai requisiti minimi
di cui ai punti da 18 a 30.
101.              
I criteri sono plausibili
e intuitivi. Essi considerano la
capacità e la volontà del garante di ottemperare ai termini della garanzia, il
presumibile profilo temporale dei suoi pagamenti, il grado di correlazione tra
la capacità del garante di adempiere ai termini della garanzia e la capacità
del debitore di rimborsare il suo debito e l’entità di un’eventuale rischio
residuale verso il debitore. 
Derivati su crediti
102.              
I requisiti minimi
stabiliti per le garanzie personali nella presente parte si applicano anche ai
derivati su crediti single-name. Per quanto riguarda l’eventuale disallineamento tra
l’obbligazione sottostante e l’obbligazione su cui si basa la protezione dei
derivati su crediti o quella utilizzata per determinare se si sia verificato un
evento creditizio si applicano i requisiti di cui all’allegato VIII, parte 2,
punto 20. Nel caso delle
esposizioni al dettaglio e dei crediti acquistati ammissibili, il presente
punto si applica al processo di attribuzione delle esposizioni a gradi di
merito o aggregati. 
103.              
I criteri considerano la
struttura dei flussi di pagamento del derivato su crediti e valutano
prudentemente l’effetto che questa può avere sul livello e sui tempi dei
recuperi. L’ente creditizio
tiene conto altresì della misura in cui permangano altre forme di rischio
residuale. 

2.2.5.          
Requisiti minimi per i
crediti acquistati

Certezza giuridica
104.              
La struttura
dell’operazione assicura che in tutte le prevedibili circostanze l’ente
creditizio mantenga la proprietà e il controllo effettivi su tutti gli introiti
rivenienti dai crediti. Qualora il
debitore effettui i pagamenti direttamente al cedente o al gestore, l’ente
creditizio si assicura regolarmente che questi gli siano retrocessi per intero e
conformemente alle condizioni contrattuali. Per gestore (servicer) si
intende un’entità che gestisce un aggregato di crediti acquistati o
l’esposizione creditizia sottostante su base giornaliera. Gli enti creditizi si
dotano di procedure intese ad assicurare che il diritto di proprietà sui
crediti e sugli introiti pecuniari sia protetto contro moratorie fallimentari o
azioni legali che possano sensibilmente ostacolare la capacità del creditore di
liquidare o cedere i crediti o di mantenere il controllo sugli introiti stessi.

Efficacia dei sistemi di
sorveglianza
105.              
L’ente creditizio sorveglia
sia la qualità dei crediti acquistati, sia la situazione finanziaria del
cedente e del gestore. In
particolare: 
a)      l’ente creditizio valuta la correlazione fra la
qualità dei crediti acquistati e la situazione finanziaria sia del cedente sia
del gestore e pone in atto politiche e procedure interne che offrano adeguate
salvaguardie contro tali evenienze, fra cui l’attribuzione di un rating di
rischio interno a ciascun cedente e gestore; 
b)      l’ente creditizio dispone di politiche e
procedure chiare ed efficaci per determinare l’idoneità del cedente e del
gestore. L’ente creditizio o un suo rappresentante effettuano periodici riesami
del cedente e del gestore per verificare l’accuratezza delle loro segnalazioni,
individuare eventuali frodi o carenze operative e vagliare la qualità delle
politiche di credito del cedente e la qualità delle politiche e delle procedure
di incasso del gestore. I risultati di questi riesami sono documentati; 
c)      l’ente creditizio valuta le caratteristiche
degli aggregati di crediti acquistati compresi i debordi, le evidenze storiche
concernenti arretrati, crediti anomali e svalutazione crediti del cedente, i
termini di pagamento e gli eventuali conti di contropartita; 
d)      l’ente creditizio è dotato di efficaci
politiche e procedure per sorvegliare su base aggregata le concentrazioni di
esposizioni verso singoli debitori all’interno di ogni aggregato di crediti
acquistati e a livello trasversale fra un aggregato e l’altro;
e)      l’ente creditizio si assicura di ricevere dal
gestore segnalazioni tempestive e sufficientemente dettagliate sulla struttura
per scadenze e sul grado di diluizione dei crediti, al fine di accertare la
conformità con i criteri di idoneità e le politiche di finanziamento che
regolano i crediti acquistati e disporre di un efficace mezzo per sorvegliare e
verificare i termini di vendita del cedente e il grado di diluizione. 
Efficacia dei sistemi
per la risoluzione delle situazioni problematiche
106.              
L’ente creditizio è
dotato di sistemi e procedure che consentano non solo di accertare precocemente
il deterioramento della situazione finanziaria del cedente e della qualità dei
crediti acquistati, ma anche di anticipare l’insorgere di problemi. In particolare l’ente creditizio dispone di
politiche, procedure e sistemi informativi chiari ed efficaci per sorvegliare
le violazioni delle clausole contrattuali nonché di procedure chiare ed
efficaci per l’avvio di azioni legali e il trattamento dei crediti acquistati
anomali. 
Efficacia dei sistemi
per controllare le garanzie reali, la concessione dei crediti e gli incassi
107.              
L’ente creditizio dispone
di politiche e procedure chiare ed efficaci per disciplinare il controllo dei
crediti acquistati, dei finanziamenti concessi e del flusso degli incassi. In particolare, dispone di politiche interne
scritte che specificano tutti gli aspetti sostanziali del programma di acquisto
di crediti, fra cui i tassi delle anticipazioni, le garanzie reali ammissibili
e la documentazione prescritta, i limiti di concentrazione, il trattamento
degli incassi. Tali elementi tengono adeguatamente conto di tutti i fattori
rilevanti e sostanziali, come la situazione finanziaria del cedente e del
gestore, le concentrazioni di rischio e le tendenze nella qualità dei crediti
acquistati e della clientela del cedente e i sistemi interni assicurano che
l’anticipazione di fondi avvenga unicamente contro consegna delle garanzie e
della documentazione prescritte.
Conformità con le
politiche e le procedure interne dell’ente creditizio
108.              
L’ente creditizio dispone
di un efficace processo interno per verificare la conformità con tutte le
politiche e procedure interne. Il
processo include regolari revisioni di tutte le fasi critiche del programma di
acquisto dei crediti, verifiche della separatezza funzionale tra 1) la
valutazione del cedente e del gestore e quella del debitore e 2) la valutazione
del cedente e del gestore e le risultanze delle verifiche in loco su questi
condotte, e la valutazione dell'attività di back office, con particolare
riguardo a qualifiche, esperienza, risorse umane disponibili e sistemi
informatici di supporto. 

3.                      
Validazione delle stime
interne

109.              
Presso ogni ente
creditizio sono presenti solidi meccanismi con cui validare l’accuratezza e la
coerenza dei sistemi e dei processi di rating, nonché delle stime di tutte le
componenti rilevanti di rischio.
Ogni ente creditizio dimostra all’autorità competente che i meccanismi interni
di validazione gli permettono di stimare le prestazioni dei sistemi interni di
rating e di stima del rischio in modo coerente e affidabile. 
110.              
Gli enti creditizi
comparano regolarmente i tassi effettivi di inadempimento con le stime della PD
per ciascun grado di merito e qualora tali tassi non rientrino nell’intervallo
atteso di valori per il grado in questione gli enti creditizi analizzano le
ragioni di tale scostamento. Gli
enti creditizi che utilizzano stime interne della LGD o dei fattori di
conversione effettuano un’analisi analoga anche per tali stime. Tali
comparazioni si basano su dati storici osservati su un periodo quanto più lungo
possibile. L’ente creditizio documenta i metodi e i dati utilizzati per le
comparazioni. L’analisi e la documentazione sono aggiornate almeno una volta
l’anno. 
111.              
Gli enti creditizi fanno
uso di altri strumenti di validazione quantitativa ed effettuano raffronti con
fonti informative esterne pertinenti. L’analisi si basa su dati che sono appropriati per il portafoglio in
esame, che vengono aggiornati regolarmente e che abbracciano un periodo di
osservazione rilevante. Le valutazioni interne degli enti creditizi sulle prestazioni
dei propri sistemi di rating sono basate su un periodo quanto più lungo
possibile. 
112.              
I metodi e i dati
utilizzati per la validazione quantitativa sono omogenei nel tempo. Gli eventuali cambiamenti riguardanti sia i
dati (fonti utilizzate e periodi coperti) che i metodi di stima e di
validazione sono documentati. 
113.              
Gli enti creditizi
prevedono regole interne ben articolate in ordine alle situazioni in cui gli
scostamenti, rispetto alle stime, dei valori effettivi della PD, della LGD, dei
fattori di conversione e delle perdite totali, ove la EL sia utilizzata,
diventano tali da mettere in discussione la validità delle stime stesse. Tali regole tengono conto dei cicli
economici e di analoghi fattori sistematici di variabilità degli inadempimenti.
Se i valori riscontrati continuano a essere superiori a quelli attesi, gli enti
creditizi correggono le stime verso l’alto affinché rispecchino gli
inadempimenti e le perdite effettive. 

4.                      
Calcolo degli importi ponderati
per il rischio delle esposizioni in strumenti di capitale nel quadro del metodo
dei modelli interni
4.1.                
Requisito patrimoniale e
quantificazione del rischio

114.              
Ai fini del calcolo dei
requisiti patrimoniali gli enti creditizi rispettano le regole seguenti: 
a)      le perdite stimate sono tali da fronteggiare sfavorevoli
movimenti di mercato relativamente al profilo di rischio a lungo termine degli
investimenti specifici dell’ente creditizio. I dati impiegati per rappresentare
le distribuzioni dei rendimenti sono desunti dal periodo campione di maggiore
durata per il quale sono disponibili dati e rispecchiano il profilo di rischio
delle specifiche esposizioni in strumenti di capitale dell’ente creditizio. Essi
sono inoltre in grado di originare stime di perdita prudenti, statisticamente
affidabili e solide, che non siano puramente basate su valutazioni soggettive o
discrezionali. Gli enti creditizi dimostrano alle autorità competenti che lo
shock simulato fornisce una stima prudente delle perdite potenziali sull’arco
del relativo ciclo economico o di mercato di lungo periodo. L’ente creditizio
combina l’analisi empirica dei dati disponibili con rettifiche basate su
molteplici fattori al fine di ottenere stime adeguatamente realistiche e
prudenti. Nel costruire i modelli VaR per la stima delle perdite trimestrali potenziali,
gli enti creditizi possono impiegare dati trimestrali o rapportare al trimestre
dati di periodi più brevi impiegando un metodo di conversione che sia valido
sul piano analitico e sorretto dall’evidenza empirica e tramite metodi
concettuali e di analisi ben strutturati e documentati. Tale metodo viene
applicato in modo prudente e uniforme nel tempo. Quando sono disponibili solo
dati limitati, gli enti creditizi prevedono ulteriori margini di cautela; 
b)      i modelli impiegati sono in grado di rilevare
adeguatamente tutti i rischi sostanziali connessi con i rendimenti degli
strumenti di capitale dell’ente creditizio, come il rischio generico di mercato
e il rischio specifico del portafoglio azionario dell’ente creditizio. I
modelli interni spiegano adeguatamente le variazioni storiche dei prezzi,
colgono la portata e la dinamica di potenziali concentrazioni e mantengono la
propria validità in circostanze di mercato avverse. La popolazione di
esposizioni rappresentata nei dati utilizzati per le stime coincide o è almeno
comparabile con le esposizioni effettive in strumenti di capitale dell’ente
creditizio; 
c)      il modello interno è adeguato al profilo di
rischio e alla complessità del portafoglio di strumenti di capitale dell’ente
creditizio. Gli enti creditizi che detengono cospicue posizioni in valori
aventi per natura un comportamento marcatamente non lineare impiegano modelli
interni concepiti in modo da cogliere adeguatamente i rischi insiti in tali
strumenti; 
d)      l’associazione di singole posizioni in
relazione a grandezze che ne siano rappresentative, a indici di mercato e a
fattori di rischio è plausibile, intuitiva e concettualmente solida; 
e)      gli enti creditizi dimostrano con analisi
empiriche l’appropriatezza dei fattori di rischio, ivi compresa la capacità di
rilevare sia il rischio generico che quello specifico; 
f)       le stime della volatilità dei rendimenti delle
esposizioni in strumenti di capitale incorporano tutti i dati, le informazioni
e le metodologie rilevanti disponibili. Si usano dati interni soggetti a
revisione indipendente oppure dati di provenienza esterna (anche se aggregati);

g)      è in essere un rigoroso ed esauriente programma
di prove di stress. 

4.2.                
Processo di gestione del
rischio e controlli

115.              
Per quanto riguarda
l’elaborazione e l’utilizzo di modelli interni ai fini dei requisiti
patrimoniali, gli enti creditizi applicano politiche, procedure e controlli
atti a garantire l’integrità del modello e del processo di modellizzazione. Tali politiche, procedure e controlli
prevedono quanto segue: 
a)      piena integrazione del modello interno nei
sistemi informativi per la direzione dell’ente creditizio e nella gestione degli
strumenti di capitale non compresi nel portafoglio di negoziazione. I modelli
interni sono pienamente integrati nell’infrastruttura per la gestione del
rischio se sono utilizzati in particolare per: misurare e valutare le
prestazioni del portafoglio di strumenti di capitale (incluse quelle corrette
per il rischio); allocare capitale economico alle esposizioni in strumenti di capitale
e valutare l'adeguatezza patrimoniale complessiva e il processo di gestione
degli investimenti;
b)      sistemi di gestione, procedure e funzioni di
controllo che assicurino la revisione periodica e indipendente di tutti gli
elementi del processo di modellizzazione interno, come l’approvazione di
eventuali modifiche, l’esame dei parametri immessi e l’analisi dei risultati,
mediante ad esempio la verifica diretta delle misurazioni del rischio. Tali
revisioni vagliano l’accuratezza, la completezza e la congruità dei parametri
immessi e dei risultati, mirando sia a rilevare e limitare i potenziali errori
dovuti a debolezze note del modello, sia a individuare carenze non conosciute.
Le revisioni possono essere effettuate da unità indipendenti interne o da terzi
esterni indipendenti; 
c)      adeguati sistemi e procedure per sorvegliare i
limiti di investimento e le esposizioni soggette a rischio del portafoglio di
strumenti di capitale; 
d)      indipendenza funzionale delle unità
responsabili dell’elaborazione e dell’applicazione del modello rispetto a
quelle cui compete la gestione dei singoli investimenti; 
e)      adeguata qualificazione professionale degli
addetti ai vari aspetti del processo di model­lizzazione. La direzione assegna
a questa funzione sufficienti risorse di provata formazione e competenza.

4.3.                
Validazione e
documentazione

116.              
Gli enti creditizi
dispongono di solidi sistemi per validare l’accuratezza e la coerenza dei
propri modelli interni e dei propri processi interni di modellizzazione. Tutti gli aspetti critici dei modelli
interni e del processo di modellizzazione e della validazione sono documentati.

117.              
Gli enti creditizi
utilizzano il processo interno di validazione per valutare le prestazioni dei
propri modelli e processi interni in modo coerente e attendibile. 
118.              
I metodi e i dati
utilizzati per la validazione quantitativa sono omogenei nel tempo. Gli eventuali cambiamenti riguardanti sia i
metodi di stima e di validazione che i dati (fonti utilizzate e periodi
coperti) sono documentati. 
119.              
Gli enti creditizi comparano
regolarmente i rendimenti effettivi del portafoglio di strumenti di capitali
(computando le plus/minusvalenze realizzate e latenti) con le stime dei
modelli. Tali comparazioni fanno
uso di dati storici osservati su un periodo quanto più lungo possibile. L’ente
creditizio documenta i metodi e i dati utilizzati per le comparazioni. L’analisi
e la documentazione sono aggiornate almeno una volta l’anno. 
120.              
Gli enti creditizi fanno
uso di altri strumenti di validazione quantitativa ed effettuano raffronti con
fonti informative esterne. L’analisi
si basa su dati che sono appropriati per il portafoglio in esame, che vengono
aggiornati regolarmente e che abbracciano un periodo di osservazione rilevante.
Le valutazioni interne degli enti creditizi sulle prestazioni dei propri
modelli sono basate su un periodo quanto più lungo possibile. 
121.              
Gli enti creditizi
dispongono di regole interne ben definite per le situazioni in cui il raffronto
tra i rendimenti effettivi degli strumenti di capitale e le previsioni dei modelli
pone in dubbio la validità delle stime o dei modelli in quanto tali. Le regole tengono conto dei cicli economici
e di analoghi fattori sistematici di variabilità dei rendimenti degli strumenti
di capitale. Tutte le rettifiche apportate a seguito di una revisione dei
modelli interni sono documentate e risultano conformi alle regole di cui sopra.

122.              
Il modello interno e il
processo di modellizzazione sono documentati, compresi le responsabilità delle
parti che intervengono nella modellizzazione e i processi di approvazione e di revisione
dei modelli. 

5.                      
Governo societario e
supervisione
5.1.                
Governo societario

123.              
Tutti gli aspetti
sostanziali del processo di rating e di stima sono approvati dal consiglio di
amministrazione – o un suo comitato esecutivo - e dall’alta direzione dell'ente
creditizio. Tali organi hanno
una nozione generale dei sistemi di rating dell’ente creditizio e una
conoscenza particolareggiata delle connesse segnalazioni alla direzione.
124.              
L’alta direzione informa
il consiglio di amministrazione, o il comitato esecutivo, sui cambiamenti
sostanziali o sulle deroghe dalle politiche stabilite che influiscono in modo
sostanziale sul funzionamento dei sistemi di rating dell’ente creditizio. 
125.              
L’alta direzione ha una
buona conoscenza dell’impostazione e del funzionamento dei sistemi di rating. Essa si assicura, su base continuativa, che
i sistemi di rating operino in modo appropriato. L’alta direzione è informata
regolarmente dalle unità di controllo del rischio di credito in merito alle
prestazioni del processo di valutazione, alle aree che necessitano di
miglioramenti e allo stato di avanzamento delle azioni decise per rimediare
alle carenze individuate. 
126.              
L’analisi del profilo di
rischio di credito dell’ente creditizio basata sui rating interni costituisce
parte integrante delle segnalazioni ai suddetti organi. Tali segnalazioni contemplano almeno i profili di
rischio per gradi di merito, la migrazione fra i vari gradi, la stima dei
parametri pertinenti per ciascun grado e il raffronto dei tassi di
inadempimento effettivi e delle stime interne della LGD e dei fattori di
conversione con le previsioni e i risultati delle prove di stress. La frequenza
delle segnalazioni dipende dalla rilevanza e dalla tipologia delle
informazioni, nonché dal livello del destinatario. 

5.2.                
Controllo del rischio di
credito

127.              
L’unità di controllo del
rischio di credito è indipendente dal personale a vario titolo responsabile
della concessione e del rinnovo dei crediti e riferisce direttamente all’alta
direzione. L’unità è
responsabile dell’elaborazione, selezione, messa in opera, supervisione e
funzionalità dei sistemi di rating. Elabora ed analizza periodicamente
segnalazioni sui risultati dei sistemi di rating. 
128.              
Rientrano tra le
competenze dell'unità (una o più) di controllo del rischio di credito: 
a)      la verifica e la sorveglianza dei gradi di
merito e degli aggregati;
b)      la produzione e l’analisi delle segnalazioni
sintetiche provenienti dal sistema di rating dell’ente creditizio;
c)      l’applicazione di procedure volte a verificare
che le definizioni di grado di merito e di aggregato siano applicate in modo
omogeneo nei vari dipartimenti e aree geografiche;
d)      l’esame e la documentazione di eventuali
cambiamenti nel processo di rating, indicando le ragioni dei mutamenti stessi;
e)      la revisione dei criteri di valutazione per
accertare se essi mantengano la loro capacità predittiva del rischio. Ogni
modifica del processo di rating, dei criteri di valutazione o di singoli
parametri è documentata e conservata;
f)       la partecipazione
attiva all’elaborazione, scelta, messa in opera e validazione dei modelli
utilizzati nel processo di valutazione;
g)      la sorveglianza e la supervisione dei modelli
impiegati nel processo di valutazione;
h)      la revisione su base continuativa e la modifica
dei modelli impiegati nel processo di valutazione. 
129.              
In deroga al punto 128,
gli enti creditizi che utilizzano dati aggregati conformemente ai punti 57 e 58
possono affidare a terzi le seguenti attività: 
a)      la produzione di informazioni rilevanti per la
verifica e la sorveglianza dei gradi di merito e degli aggregati;
b)      la produzione delle segnalazioni sintetiche
provenienti dal sistema di rating dell’ente creditizio;
c)      la produzione di informazioni rilevanti per la
revisione dei criteri di valutazione, intesa ad accertare se essi mantengano la
loro capacità predittiva del rischio;
d)      la documentazione delle modifiche del processo
di rating, dei criteri di valutazione o di singoli parametri;
e)      la produzione di informazioni rilevanti per la
revisione su base continuativa e la modifica dei modelli impiegati nel processo
di valutazione.
Gli enti creditizi che
si avvalgono del presente punto assicurano che le autorità competenti abbiano
accesso a tutte le informazioni di terzi necessarie per verificare l’osservanza
dei requisiti minimi e possano compiere ispezioni in loco nella stessa misura
in cui ciò è possibile all’interno dell’ente creditizio. 

5.3.                
Audit interno

130.              
L’audit interno rivede
almeno una volta l’anno il sistema di rating dell’ente creditizio e il suo
funzionamento, ivi comprese l’attività del servizio crediti e le stime della
PD, della LGD, della EL e dei fattori di conversione. Fra gli aspetti da esaminare rientra la conformità
con tutti i requisiti minimi applicabili.
ALLEGATO VIII
– Attenuazione del rischio di credito
Parte 1 - Ammissibilità 
1.                      
La presente parte
descrive le forme ammissibili di attenuazione del rischio di credito ai fini
dell’applicazione dell’articolo 92.
2.                      
Ai fini del presente
allegato si intende per
“operazioni di prestito
garantite”: operazioni che danno origine ad un’esposizione assistita da
garanzia reale che non include clausole che conferiscono all'ente creditizio il
diritto di ricevere margini frequentemente;
“operazioni correlate ai
mercati finanziari”: operazioni che danno origine ad un’esposizione assistita
da garanzia reale che include clausole che conferiscono all'ente creditizio il
diritto di ricevere margini frequentemente. 

1.                      
Protezione del credito
assistita
1.1.                
Compensazione in bilancio

3.                      
La compensazione in
bilancio di crediti reciproci tra l’ente creditizio e la sua controparte può
essere riconosciuta. 
4.                      
Fermo restando il punto
5, l’ammissibilità è limitata a reciproci saldi in contante tra l’ente
creditizio e la controparte. Soltanto
i prestiti e i depositi dell’ente creditizio che concede il prestito possono
essere soggetti ad una modifica degli importi delle esposizioni ponderati per
il rischio e, se del caso, degli importi delle perdite attese a seguito di un
accordo di compensazione in bilancio. 

1.2.                
Accordi tipo di
compensazione riguardanti operazioni di vendita con patto di riacquisto e/o
operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito e/o
altre operazioni correlate ai mercati finanziari 

5.                      
Quando gli enti creditizi
utilizzano il metodo integrale per il trattamento delle garanzie reali
finanziarie quale definito nella parte 3 del presente allegato, possono essere
riconosciuti gli effetti dei contratti di compensazione bilaterali riguardanti
operazioni di vendita con patto di riacquisto, operazioni di concessione e
assunzione di titoli o di merci in prestito e/o altre operazioni correlate ai
mercati finanziari con una controparte. Fermo restando l’allegato II della direttiva [93/6/CEE], per essere
riconosciute le garanzie reali costituite e i titoli o le merci presi a
prestito nel quadro di tali accordi devono rispettare i requisiti di
ammissibilità per le garanzie reali di cui ai punti da 7 a 11. 

1.3.                
Garanzie reali

6.                      
Quando la tecnica di
attenuazione del rischio di credito impiegata si basa sul diritto dell’ente
creditizio di liquidare o di mantenere le attività, l’ammissibilità dipende dal
fatto che gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e, se
rilevante, gli importi delle perdite attese siano calcolati conformemente agli
articoli da 78 a 83 o agli articoli da 84 a 89. È altresì rilevante se venga utilizzato il metodo
semplificato o il metodo integrale per il trattamento delle garanzie reali
finanziarie di cui alla parte 3. Per quanto riguarda le operazioni di vendita
con patto di riacquisto e le operazioni di concessione e assunzione di titoli o
di merci in prestito, l’ammissibilità dipende inoltre dal fatto che
l'operazione sia contabilizzata o meno nel portafoglio di negoziazione.

1.3.1.          
Ammissibilità nel quadro
di tutti i metodi

7.                      
I seguenti strumenti
finanziari possono essere riconosciuti come garanzie reali ammissibili nel
quadro di tutti i metodi:
a)      i depositi in contante presso l’ente creditizio
che concede il prestito o gli strumenti assimilabili detenuti da tale ente;
b)      i titoli di debito emessi da amministrazioni
centrali o da banche centrali, per i quali sia disponibile una valutazione del
merito di credito di un’agenzia esterna di valutazione del merito di credito (ECAI)
o di un’agenzia per il credito all’esportazione riconosciute idonee ai fini
degli articoli da 78 a 83 che è stata associata dall’autorità competente alla
classe 4 della scala di valutazione del merito di credito o ad una classe
superiore, in applicazione delle regole per la ponderazione del rischio delle
esposizioni verso amministrazioni centrali e banche centrali di cui agli
articoli da 78 a 83; 
c)      i titoli di debito emessi da enti, per i quali
sia disponibile una valutazione del merito di credito di un’ECAI idonea che è
stata associata dall’autorità competente alla classe 3 della scala di
valutazione del merito di credito o ad una classe superiore, in applicazione
delle regole per la ponderazione del rischio delle esposizioni verso enti
creditizi di cui agli articoli da 78 a 83; 
d)      i titoli di debito emessi da altre entità, per
i quali sia disponibile una valutazione del merito di credito di un’ECAI idonea
che è stata associata dall’autorità competente alla classe 3 della scala di
valutazione del merito di credito o ad una classe superiore, in applicazione
delle regole per la ponderazione del rischio delle esposizioni verso imprese di
cui agli articoli da 78 a 83; 
e)      i titoli di debito per i quali sia disponibile
una valutazione del merito di credito a breve termine di un’ECAI idonea che è
stata associata dall’autorità competente alla classe 3 della scala di
valutazione del merito di credito o ad una classe superiore, in applicazione
delle regole per la ponderazione del rischio delle esposizioni a breve termine
di cui agli articoli da 78 a 83; 
f)       gli strumenti di capitale o le obbligazioni
convertibili compresi in uno dei principali indici di borsa;
g)      l’oro.
Ai
fini dell’applicazione della lettera b) la categoria “titoli di debito emessi
da amministrazioni centrali o da banche centrali” include:
i)       i titoli di debito emessi da amministrazioni
regionali o da autorità locali quando, in forza dell’allegato VI, le
esposizioni nei loro confronti sono trattate come esposizioni verso
l’amministrazione centrale del paese sul cui territorio sono situate;
ii)      i titoli di debito emessi da banche
multilaterali di sviluppo cui si applica un fattore di ponderazione del rischio
dello 0% in applicazione degli articoli da 78 a 83;
iii)     i titoli di debito emessi da
organizzazioni internazionali cui è assegnato un fattore di ponderazione del
rischio dello 0% in applicazione degli articoli da 78 a 83.
Ai fini
dell’applicazione della lettera c), la categoria “titoli di debito emessi da
enti” include: 
i)       i titoli di debito emessi da amministrazioni
regionali o da autorità locali quando, in applicazione degli articoli da 78 a
83, le esposizioni nei loro confronti non sono trattate come esposizioni verso
l’amministrazione centrale del paese sul cui territorio sono stabilite;
ii)      i titoli di debito emessi da enti del
settore pubblico quando, in applicazione degli articoli da 78 a 83, le
esposizioni verso tali enti sono trattate come esposizioni verso enti
creditizi;
iii)     i titoli di debito emessi da banche
multilaterali di sviluppo cui non si applica un fattore di ponderazione del
rischio dello 0%.
8.                      
I titoli di debito emessi
da enti i cui titoli sono privi di una valutazione del merito di credito di
un'ECAI idonea possono essere riconosciuti come garanzie reali ammissibili se
rispettano i criteri seguenti: 
a)      devono essere quotati in mercati ufficiali;
b)      devono essere classificati come debito di primo
rango (senior);
c)      tutte le altre emissioni dell’ente emittente
con pari rango per le quali sia disponibile una valutazione del merito di
credito emessa da un’ECAI idonea devono essere state classificate con una
valutazione che è stata associata dall’autorità competente alla classe 3 della
scala di valutazione del merito di credito o ad una classe superiore, in
applicazione delle regole per la ponderazione del rischio delle esposizioni
verso enti o delle esposizioni a breve termine di cui agli articoli da 78 a 83;

d)      l’ente creditizio che concede il prestito non
deve avere informazioni tali da giustificare che l’emissione sia classificata
con una valutazione del merito di credito inferiore a quella di cui alla
lettera c);
e)      l’ente creditizio può dimostrare alle autorità
competenti che la liquidità di mercato dello strumento è sufficiente per tali
fini.
9.                      
Le quote di organismi di
investimento collettivo possono essere riconosciute come garanzie reali
ammissibili se sono soddisfatte le condizioni seguenti:
a)      devono avere una quotazione pubblica
giornaliera;
b)      l’organismo di investimento collettivo deve
limitarsi ad investire in strumenti che possono essere riconosciuti in
applicazione dei punti 7 e 8.
L’uso (effettivo o
potenziale) di strumenti derivati da parte di un organismo di investimento
collettivo a copertura di investimenti consentiti non impedisce che le quote di
tale organismo siano considerate ammissibili.
10.                  
In relazione al punto 7,
lettere da b) a e), quando un titolo dispone di due valutazioni del merito di
credito di ECAI idoneee, si applica la valutazione meno favorevole. Nei casi in cui un titolo dispone di più di
due valutazioni del merito di credito di ECAI idonee, si applicano le due
valutazioni più favorevoli. Se le due valutazioni più favorevoli sono diverse,
si applica la meno favorevole delle due. 

1.3.2.          
Altri strumenti
ammissibili nel quadro del metodo integrale per il trattamento delle garanzie
reali finanziarie 

11.                  
Oltre alle garanzie reali
di cui ai punti da 7 a 10, quando un ente creditizio impiega il metodo
integrale per il trattamento delle garanzie reali finanziarie di cui alla parte
3, i seguenti strumenti finanziari possono essere riconosciuti come garanzie
reali ammissibili:
a)      gli strumenti di capitale o le obbligazioni
convertibili non compresi in uno dei principali indici, ma quotati in mercati
ufficiali;
b)      le quote di organismi di investimento
collettivo se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
i)       devono avere una quotazione pubblica
giornaliera; e
ii)      l’organismo di investimento collettivo
deve limitarsi ad investire in strumenti che possono essere riconosciuti in
applicazione dei punti 7 e 8 e in quelli menzionati al presente punto, lettera
a).
L’uso (effettivo o
potenziale) da parte di un organismo di investimento collettivo di strumenti
derivati a copertura di investimenti consentiti non impedisce che le quote di
tale organismo siano considerate ammissibili.

1.3.3.          
Altri strumenti
ammissibili per i calcoli di cui agli articoli da 84 a 89

12.                  
In aggiunta alle garanzie
reali di cui sopra, le disposizioni dei punti da 13 a 22 si applicano quando un
ente creditizio calcola gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio
e gli importi delle perdite attese nel quadro del metodo di cui agli articoli
da 84 a 89.
a)       Garanzie immobiliari
13.                  
Gli immobili residenziali
occupati, destinati ad essere occupati o dati in locazione dal proprietario e
gli immobili non residenziali quali gli uffici e i locali per il commercio,
possono essere riconosciuti come garanzie reali ammissibili se sono soddisfatte
le condizioni seguenti: 
a)      il valore dell’immobile non deve dipendere in
misura rilevante dal merito di credito del debitore. Questo requisito non
esclude le situazioni in cui fattori puramente macroeconomici influenzino sia
il valore dell’immobile che la regolarità dell’adempimento del debitore;
b)      il rischio del debitore non deve dipendere in
misura rilevante dai risultati dell’immobile o del progetto immobiliare
sottostante, ma piuttosto dalla capacità di fondo del debitore stesso di rimborsare
il debito attingendo ad altre fonti. Di conseguenza, il rimborso del debito non
deve dipendere in misura rilevante dai flussi finanziari generati dall’immobile
sottostante che funge da garanzia.
14.                  
Gli enti creditizi
possono altresì riconoscere come garanzie reali ammissibili le quote di
partecipazione in imprese finlandesi di edilizia residenziale operanti in base
alla legge finlandese relativa alle imprese di edilizia abitativa del 1991 o ad
una successiva legislazione equivalente, a fronte di immobili di tipo
residenziale occupati, destinati ad essere occupati o dati in locazione dal
proprietario, considerandole garanzie immobiliari residenziali, purché le
suddette condizioni siano soddisfatte.
15.                  
Le autorità competenti
possono altresì autorizzare i loro enti creditizi a riconoscere come garanzie
reali ammissibili le quote di partecipazione in imprese finlandesi di edilizia
operanti in base alla legge finlandese relativa alle imprese di edilizia
abitativa del 1991 o ad una successiva legislazione equivalente, considerandole
come garanzie immobiliari non residenziali, purché le suddette condizioni siano
soddisfatte. 
16.                  
Le autorità competenti
possono rinunciare ad esigere dai loro enti creditizi l’osservanza della
condizione di cui al punto 13, lettera b) per le esposizioni garantite da
immobili residenziali situati sul loro territorio, se si sono accertate che sul
loro territorio esiste un mercato di immobili residenziali ben sviluppato e
consolidato con tassi di perdita sufficientemente bassi da giustificare tale
trattamento. Ciò non impedisce
alle autorità competenti di uno Stato membro che non si avvalgono della deroga
di cui sopra di riconoscere come immobili residenziali ammissibili quelli
riconosciuti tali in virtù di tale deroga in un altro Stato membro. Gli Stati
membri rendono pubblico l'uso che essi fanno di tale deroga.
17.                  
Le autorità competenti
degli Stati membri possono rinunciare ad esigere dai loro enti l’osservanza
della condizione b) di cui al punto 13 per gli immobili non residenziali
situati sul loro territorio, se si sono accertate che sul loro territorio
esiste un mercato di immobili non residenziali ben sviluppato e consolidato e
che i tassi di perdita derivanti da prestiti garantiti da immobili non
residenziali soddisfano le condizioni seguenti: 
a)      fino al 50 % del valore di mercato (o laddove
applicabile e se inferiore il 60% del valore del credito ipotecario non deve
superare lo 0,3% dei prestiti in essere garantiti da immobili non residenziali
in un qualsiasi anno;
b)      le perdite complessive derivanti da prestiti
garantiti da immobili non residenziali non devono superare lo 0,5 % dei
prestiti in essere in un qualsiasi anno. 
18.                  
Se una di queste
condizioni non viene soddisfatta in un qualsiasi anno, la possibilità di
utilizzare questo trattamento cessa finché le condizioni saranno nuovamente
soddisfatte in uno degli anni successivi. 
19.                  
Le autorità competenti di
uno Stato membro che non si avvalgono della deroga di cui al punto 17 possono
riconoscere come immobili non residenziali ammissibili quelli riconosciuti tali
in virtù di tale deroga in un altro Stato membro. 
b)       Crediti
20.                  
Le autorità competenti
possono riconoscere come garanzie reali ammissibili i crediti derivanti da
operazioni commerciali o da operazioni con una durata originaria non superiore
ad un anno. Sono esclusi i
crediti collegati a cartolarizzazioni, sub-partecipazioni e derivati su crediti
o gli importi dovuti da soggetti affiliati.
c)       Altre garanzie reali materiali
21.                  
Le autorità competenti
possono riconoscere come garanzie reali materiali ammissibili strumenti di un
tipo diverso da quelli di cui ai punti da 13 a 19 purché siano soddisfatte le
condizioni seguenti: 
a)      esistenza di un mercato liquido per lo
smobilizzo della garanzia reale in modo rapido ed economicamente efficiente; e
b)      esistenza di prezzi di mercato della garanzia
ben consolidati e pubblicamente disponibili. L’ente deve essere in grado di
dimostrare che nulla indica che l’importo netto derivante dallo smobilizzo
della garanzia si discosti in misura significativa da tali prezzi di mercato. 
d)      Leasing
22.                  
Ferme restando le
disposizioni della parte 3, punto 73, quando i requisiti di cui alla parte 2,
punto 11, sono soddisfatti, le esposizioni derivanti da operazioni nel quadro
delle quali un ente creditizio dà in leasing un immobile ad un terzo sono
trattate in modo identico ai prestiti garantiti dal tipo di immobile dato in
leasing. 

1.4.                
Altri tipi di protezione
del credito assistita
1.4.1.          
Depositi in contante
presso un ente terzo o strumenti assimilabili detenuti da tale ente

23.                  
I depositi in contante
presso un ente terzo o gli strumenti assimilabili detenuti da tale ente non nel
quadro di un servizio di custodia e costituiti in garanzia a favore dell’ente
creditizio che concede il prestito possono essere riconosciuti come protezione
dei crediti. 

1.4.2.          
Polizze di assicurazione
vita costituite in garanzia a favore dell’ente creditizio che concede il
prestito

24.                  
Le polizze di
assicurazione vita costituite in garanzia a favore dell’ente creditizio che
concede il prestito possono essere riconosciute come protezione dei crediti. 

1.4.3.          
Strumenti di enti
riacquistati su richiesta

25.                  
Gli strumenti emessi da
enti terzi che saranno riacquistati da tali enti su richiesta possono essere
riconosciuti come protezione dei crediti.

2.                      
protezione dei crediti
non assistita
2.1.                
Fornitori di protezione
ammessi nel quadro di tutti i metodi

26.                  
I seguenti soggetti
possono essere riconosciuti come fornitori di protezione dei crediti non
assistita: 
a)      amministrazioni centrali e banche centrali;
b)      amministrazioni regionali o autorità locali;
c)      banche multilaterali di sviluppo;
d)      organizzazioni internazionali, quando alle
esposizioni nei loro confronti è assegnato un fattore di ponderazione del
rischio dello 0% in applicazione degli articoli da 78 a 83;
e)      enti del settore pubblico, quando i crediti nei
loro confronti sono trattati dalle autorità competenti come esposizioni verso
enti in applicazione degli articoli da 78 a 83;
f)       enti;
g)      altre società, comprese le imprese madri, le filiazioni
e le imprese collegate dell’ente creditizio, che
i)       dispongano di una valutazione del merito di
credito di un’ECAI riconosciuta che è stata associata dalle autorità competenti
alla classe 2 della scala di valutazione del merito di credito o ad una classe
superiore, in applicazione delle regole per la ponderazione del rischio delle
esposizioni verso imprese di cui agli articoli da 78 a 83; 
ii)      nel caso degli enti creditizi che
calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e gli importi
delle perdite attese in applicazione degli articoli da 84 a 89, non dispongano
di una valutazione del merito di credito di un’ECAI riconosciuta e siano
valutate internamente con una probabilità di inadempimento equivalente a quella
associata alle valutazioni del merito di credito di ECAI che, secondo le autorità
competenti, devono essere connesse alla classe 2 della scala di valutazione del
merito di credito o ad una classe superiore, in applicazione delle regole per
la ponderazione del rischio delle esposizioni verso imprese di cui agli
articoli da 78 a 83.
27.                  
Quando gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese sono
calcolati conformemente agli articoli da 84 a 89, per essere ammissibile un
garante deve essere valutato internamente dall’ente creditizio conformemente
alle disposizioni dell’allegato VII, parte 4. 
28.                  
In deroga al punto 26,
gli Stati membri possono inoltre riconoscere come fornitori di protezione dei
crediti non assistita altri enti finanziari autorizzati e controllati dalle
autorità competenti responsabili dell’autorizzazione e della vigilanza degli
enti creditizi e sottoposti a requisiti prudenziali equivalenti a quelli
applicati agli enti creditizi.

3.                      
Tipi di derivati su
crediti

29.                  
Possono essere
riconosciuti ammissibili i seguenti tipi di derivati su crediti e strumenti che
possono essere composti da tali derivati o che sono effettivamente simili sotto
il profilo economico: 
a)      i credit default swaps;
b)      i total return swaps;
c)      le credit linked notes (strumenti
collegati al merito di credito) a seconda del grado di copertura in contante.
30.                  
Se un ente creditizio
acquista una protezione del credito mediante un total return swap e
contabilizza come reddito netto il saldo positivo degli introiti ricevuti sullo
swap senza però registrare la corrispondente perdita di valore dell’attività
protetta (attraverso una riduzione del valore equo (fair value)
dell’attività o un aumento degli accantonamenti), la protezione del credito non
è riconosciuta. 

3.1.                
Coperture interne

31.                  
Quando un ente creditizio
effettua una copertura interna ricorrendo a un derivato su crediti - ossia
copre il rischio di credito di un’esposizione esterna al portafoglio di
negoziazione con un derivato su crediti contabilizzato nel portafoglio di
negoziazione - per ottenere il riconoscimento della protezione ai fini del
presente allegato, il rischio di credito trasferito al portafoglio di
negoziazione è trasferito a una o più parti terze esterne. In tali circostanze, subordinatamente alla
conformità di tale trasferimento ai requisiti per il riconoscimento dell'attenuazione
del rischio di credito di cui al presente allegato, si applicano le regole per
il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e degli
importi delle perdite attese in caso di acquisizione di protezione del credito
non assistita di cui alle parti da 3 a 6.
Parte 2 –
Requisiti minimi
1.                      
Gli enti creditizi
dimostrano alle autorità competenti di disporre di adeguati processi per
controllare i rischi cui l'ente creditizio può essere esposto a seguito
dell’uso di tecniche di attenuazione del rischio di credito. 
2.                      
Nonostante l'attenuazione
del rischio di credito presa in considerazione ai fini del calcolo degli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio e, se del caso, degli
importi delle perdite attese, gli enti creditizi continuano a compiere una
valutazione completa del rischio di credito dell’esposizione sottostante e sono
in grado di dimostrare alle autorità competenti l’osservanza di tale requisito. Nel caso di operazioni di vendita con patto
di riacquisto e/o operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci
in prestito, solo ai fini dell’applicazione del presente punto, per esposizione
sottostante si intende l’importo netto dell’esposizione. 

1.                      
Protezione del credito
assistita
1.1.                
Compensazione in bilancio
(diversa dagli accordi tipo di compensazione riguardanti operazioni di vendita
con patto di riacquisto, operazioni di concessione e assunzione di titoli o di
merci in prestito e/o altre operazioni correlate ai mercati finanziari)

3.                      
Il riconoscimento degli
accordi di compensazione in bilancio - diversi dagli accordi tipo di
compensazione riguardanti operazioni di vendita con patto di riacquisto,
operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito e/o
altre operazioni correlate ai mercati finanziari - ai fini degli articoli da 90
a 93 presuppone il rispetto delle condizioni seguenti: 
a)      gli accordi devono disporre di una solida base
giuridica ed essere applicabili nella giurisdizione competente, anche in caso
di insolvenza o fallimento della controparte;
b)      l’ente creditizio deve essere in grado in ogni
momento di identificare le attività e le passività che rientrano nell’accordo
di compensazione;
c)      l’ente creditizio deve sorvegliare e
controllare i rischi connessi con la cessazione della protezione del credito; 
d)      l’ente creditizio deve sorvegliare e
controllare le esposizioni rilevanti su base netta.

1.2.                
Accordi tipo di
compensazione riguardanti operazioni di vendita con patto di riacquisto,
operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito e/o
altre operazioni correlate ai mercati finanziari 

4.                      
Per essere riconosciuti
ai fini degli articoli da 90 a 93, gli accordi tipo di compensazione
riguardanti operazioni di vendita con patto di riacquisto, operazioni di
concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito e/o altre operazioni
correlate ai mercati finanziari devono: 
a)      disporre di una solida base giuridica ed essere
applicabili nella giurisdizione competente, anche in caso di insolvenza o
fallimento della controparte;
b)      assicurare alla parte non inadempiente il
diritto di porre termine e di chiudere tempestivamente tutte le operazioni
contemplate nell’accordo al verificarsi dell’inadempimento, includendo in
quest’ultimo l’insolvenza o il fallimento della controparte;
c)      assicurare la compensazione tra i profitti e le
perdite delle operazioni chiuse nel quadro del relativo accordo, così che un
solo ammontare netto sia dovuto da una controparte all’altra.
5.                      
Inoltre devono essere
soddisfatti i requisiti minimi per il riconoscimento delle garanzie reali
finanziarie nel quadro del metodo integrale per il trattamento delle garanzie
reali finanziarie di cui al punto 6. 

1.3.                
Garanzie reali
finanziarie
1.3.1.          
Requisiti minimi per il
riconoscimento delle garanzie reali finanziarie nel quadro di tutti i metodi

6.                      
Il riconoscimento delle
garanzie reali finanziarie e dell’oro presuppone che siano rispettate le
condizioni indicate di seguito:
a)      Bassa correlazione
Non deve sussistere una
rilevante correlazione positiva fra il merito di credito del debitore e il
valore della garanzia. 
I titoli emessi dal
debitore, o da altra entità collegata del gruppo, non sono ammessi.
b)      Certezza giuridica
Gli enti creditizi
devono ottemperare alle prescrizioni contrattuali e di legge inerenti all’applicabilità
dei contratti di garanzia nel sistema giurisdizionale applicabile al loro
diritto sulla garanzia ed adottare tutte le misure necessarie per assicurare
tale applicabilità.
Gli enti creditizi
devono effettuare un’analisi giuridica sufficientemente approfondita per accertarsi
dell’applicabilità dei contratti di garanzia in tutte le giurisdizioni
pertinenti. Essi devono ripetere
all’occorrenza tali analisi per assicurare la continuità dell’applicabilità. 
c)      Requisiti operativi
Il contratto di garanzia
deve essere documentato nelle forme dovute e prevedere una chiara e solida
procedura per la tempestiva escussione della garanzia.
Gli enti creditizi
devono impiegare solidi processi e dispositivi per controllare i rischi
derivanti dall’uso di garanzie – compresi i rischi del mancato funzionamento o
della riduzione della protezione del credito, i rischi di valutazione, i rischi
connessi alla cessazione della protezione del credito, il rischio di
concentrazione derivante dall’uso di garanzie e l’interazione con il profilo di
rischio complessivo dell’ente creditizio. 
Gli enti creditizi
devono disporre di politiche e di pratiche documentate per quanto riguarda i
tipi di garanzie accettate e il relativo ammontare.
Gli enti creditizi
devono calcolare il valore di mercato della garanzia e rivalutarla di
conseguenza con frequenza almeno semestrale e ogni qualvolta abbiano ragione di
ritenere che si sia verificato un calo significativo del suo valore di mercato. 
Se la garanzia reale è
detenuta da terzi, gli enti creditizi devono assumere ogni ragionevole misura
per assicurarsi che il detentore distingua tale garanzia dai propri elementi
patrimoniali.

1.3.2.          
Requisiti minimi
aggiuntivi per il riconoscimento delle garanzie reali finanziarie nel quadro
del metodo semplificato per il trattamento delle garanzie reali finanziarie

7.                      
In aggiunta ai requisiti
di cui al punto 6 supra, il riconoscimento delle garanzie reali finanziarie nel
quadro del metodo semplificato per il trattamento delle garanzie reali
finanziarie presuppone che la durata residua della protezione sia quanto meno
altrettanto lunga della durata residua dell’esposizione.

1.4.                
Requisiti minimi per il
riconoscimento delle garanzie immobiliari

8.                      
Il riconoscimento delle
garanzie immobiliari presuppone che siano rispettate le condizioni indicate di
seguito.
a)      Certezza giuridica
L’ipoteca o il vincolo
devono essere validamente opponibili in tutti i sistemi giurisdizionali ed
essere prontamente registrati nella forma prescritta. La garanzia deve essere validamente costituita
(ossia, devono essere stati osservati tutti i requisiti giuridici per
perfezionare la garanzia stessa). Il contratto di protezione e il procedimento
giuridico sottostante devono essere tali da consentire all’ente creditizio di
escutere la garanzia in tempi ragionevoli.
b)      Sorveglianza sui valori immobiliari
Il valore dell’immobile
deve essere sorvegliato frequentemente ed almeno una volta all’anno. Una verifica più frequente deve aver luogo
nel caso in cui le condizioni di mercato siano soggette a variazioni
significative. È possibile utilizzare metodi di valutazione statistici per
sorvegliare il valore dell’immobile e individuare gli immobili che necessitano
di una rivalutazione. L’immobile deve essere stimato da un perito indipendente,
se le informazioni indicano che il valore può essere diminuito in misura
rilevante in relazione ai prezzi generali del mercato. Per prestiti superiori a
3 milioni di EUR o al 5% dei fondi propri dell'ente creditizio, l'immobile deve
essere valutato da un perito indipendente almeno ogni tre anni. 
Per “perito
indipendente” si intende una persona che possieda le necessarie qualifiche,
capacità ed esperienze per compiere una valutazione e che sia indipendente dal
processo di decisione del credito.

c)      Documentazione
I tipi di immobili
residenziali e non residenziali accettati dall’ente creditizio e la connessa
politica creditizia devono essere chiaramente documentati. 
d)      Assicurazione
Gli enti creditizi
devono disporre di procedure per accertare che il bene ricevuto in garanzia sia
adeguatamente assicurato contro il rischio di danni.

1.5.                
Requisiti minimi per il
riconoscimento di crediti a titolo di garanzia

9.                      
Il riconoscimento dei
crediti presuppone che siano rispettate le condizioni indicate di seguito:
a)      Certezza giuridica
i)       Il meccanismo giuridico attraverso il quale
vengono costituite le garanzie deve essere solido ed efficace e assicurare che
il prestatore possa vantare diritti chiari sul ricavato fornito dalle garanzie
stesse. 
ii)      Gli enti creditizi devono adottare
tutte le misure necessarie per ottemperare alle prescrizioni locali in materia
di opponibilità del diritto sulla garanzia. Il quadro giuridico deve essere
tale da garantire al prestatore di vantare un diritto di prelazione di primo
grado sul bene costituito in garanzia, fatta salva la possibilità per le
autorità nazionali di consentire che tali crediti siano subordinati ai diritti
di taluni creditori privilegiati previsti nelle disposizioni legislative o di
attuazione. 
(iii)    Gli enti creditizi devono effettuare
un’analisi giuridica sufficientemente approfondita per accertare
l’applicabilità dei contratti di garanzia in tutte le giurisdizioni pertinenti.
iv)     L’atto costitutivo della garanzia deve
essere documentato nelle forme dovute e prevedere una chiara e solida procedura
per la pronta escussione della garanzia. Le procedure interne dell’ente
creditizio devono assicurare che vengano osservate le condizioni giuridiche per
dichiarare l’inadempimento del cliente e ottenere la pronta escussione della
garanzia. In caso di crisi finanziaria o di inadempimento del debitore, l’ente
creditizio deve avere il diritto di vendere o trasferire i crediti ad altre
parti senza il previo consenso dei debitori interessati. 
b)      Gestione del rischio
i)       L’ente creditizio deve disporre di adeguate
procedure per valutare il rischio di credito insito nei crediti. Queste devono
prevedere, fra l’altro, analisi concernenti l’attività del debitore e il
settore economico in cui esso opera, nonché la tipologia dei suoi clienti. Nel
caso in cui l’ente creditizio si basi sul debitore per la valutazione del
rischio di credito dei clienti, esso deve vagliare la politica creditizia del
debitore per accertarne la solidità e l’affidabilità. 
ii)      Il margine fra l’importo
dell’esposizione e il valore dei crediti deve riflettere tutti i fattori
pertinenti, compresi i costi di incasso, le concentrazioni presenti
nell’aggregato dei crediti dato in garanzia da uno stesso debitore e i
potenziali rischi di concentrazione a livello delle esposizioni complessive
dell’ente creditizio oltre a quelli controllati dalla metodologia generale
dell’ente stesso. L’ente creditizio deve mantenere un appropriato e continuo
processo di sorveglianza sui crediti. Deve essere sorvegliata la conformità con
i limiti complessivi di concentrazione applicabili all’ente creditizio. Inoltre
occorre rivedere su base regolare il rispetto delle clausole accessorie del
contratto di finanziamento, dei vincoli ambientali e delle altre prescrizioni
legali.
iii)     I crediti dati in garanzia dal debitore
devono essere diversificati e non indebitamente correlati con la situazione del
debitore. Nei casi in cui la correlazione positiva sia elevata, si deve tenere
conto dei rischi connessi nel fissare i margini per l’aggregato di garanzie nel
suo insieme. 
iv)     I crediti emananti da soggetti collegati
al debitore (includendo fra questi le filiazioni e i dipendenti) non devono
essere riconosciuti come fattori di attenuazione del rischio. 
(v)     L’ente creditizio deve disporre di una
procedura documentata per l’incasso diretto dei pagamenti su crediti in
situazioni critiche. I necessari strumenti per l’incasso devono essere
operativi anche quando l’ente creditizio si basa normalmente sul debitore per
gli incassi.

1.6.                
Requisiti minimi per il
riconoscimento di altre garanzie reali materiali 

10.                  
Il riconoscimento di
altre garanzie reali materiali presuppone che siano rispettate le condizioni
seguenti:
a)      il contratto di garanzia deve essere
validamente opponibile a termini di tutte le leggi applicabili e consentire
all’ente creditizio di escutere la garanzia in tempi ragionevoli;
b)      con la sola eccezione dei crediti privilegiati
consentiti menzionati al punto 9, lettera a), ii), sono ammissibili solo
privilegi di primo grado o vincoli sulla garanzia reale. Pertanto, l’ente
creditizio deve vantare sul ricavato fornito dalla garanzia un diritto di
priorità rispetto a tutti gli altri creditori; 
c)      il valore della garanzia deve essere verificato
con frequenza ed almeno una volta all’anno. Una verifica più frequente deve
aver luogo nel caso in cui le condizioni di mercato siano soggette a variazioni
significative; 
d)      il contratto di prestito deve contemplare una
descrizione particolareggiata della garanzia e specificare in dettaglio la
modalità e la frequenza delle rivalutazioni; 
e)      i tipi di garanzie materiali accettate
dall’ente creditizio e i criteri da esso applicati in merito al rapporto
appropriato fra l’ammontare di ciascun tipo di garanzia e l’importo
dell’esposizione devono essere chiaramente documentati nelle politiche e
procedure interne di fido e visionabili per ispezioni;
f)       le politiche di credito dell’ente creditizio
riguardo alla struttura dell’operazione devono prevedere congrui requisiti
concernenti l’ammontare della garanzia rispetto a quello dell’esposizione, la
capacità di liquidare prontamente la garanzia, la possibilità di stabilire in
modo obiettivo un prezzo o un valore di mercato, la frequenza con cui questo
può essere ottenuto (ad esempio, mediante perizie di esperti) e la volatilità
del valore della garanzia;
g)      sia la valutazione iniziale che la
rivalutazione devono tenere pienamente conto dell’eventuale deterioramento o
obsolescenza della garanzia. Il processo di valutazione e di rivalutazione deve
prestare particolare attenzione agli effetti del passare del tempo per le
garanzie reali sensibili ai cambiamenti di moda o data; 
h)      l’ente creditizio deve avere il diritto di
ispezionare fisicamente i beni. Deve disporre di politiche e procedure
riguardanti il proprio esercizio del diritto all’ispezione fisica;
i)       l’ente creditizio deve adottare le misure
necessarie per accertare che il bene ricevuto in garanzia sia adeguatamente
assicurato contro il rischio di danni.

1.7.                
Requisiti minimi per il
trattamento delle esposizioni di leasing come esposizioni garantite 

11.                  
Il trattamento delle
esposizioni derivanti da operazioni di leasing come esposizioni garantite dal
tipo di bene dato in leasing presuppone che siano rispettati i requisiti
seguenti: 
a)      per il riconoscimento come garanzia del tipo di
bene dato in leasing devono essere rispettate le condizioni di cui ai punti da
8 a 10, a seconda del caso;
b)      vi deve essere una sana gestione del rischio da
parte del locatore riguardo alla locazione del bene, alla sua destinazione
d’uso, alla sua età e al piano di ammortamento;
c)      vi deve essere una solida base giuridica che
assicuri il diritto di proprietà del locatore sul bene e la possibilità di far
valere tempestivamente tale diritto; e
d)      il divario fra il tasso di ammortamento del
bene materiale e il piano di ammortamento dei canoni dovuti non deve essere
talmente ampio da sovrastimare l’effetto di attenuazione del rischio di credito
attribuito al bene dato in leasing.

1.8.                
Requisiti minimi per il
riconoscimento di altri tipi di protezione del credito assistita 
1.8.1.          
Depositi in contante
presso un ente terzo o strumenti assimilabili detenuti da tale ente

12.                  
Per essere ammessa al
trattamento di cui alla parte 3, punto 80, la protezione di cui alla parte 1,
punto 23 deve soddisfare le condizioni seguenti: 
a)      il credito del debitore verso l’ente terzo deve
essere esplicitamente costituito in garanzia o ceduto in pegno a favore
dell’ente creditizio che concede il prestito;
b)      l’ente terzo deve ricevere notifica della
costituzione in garanzia o della cessione in pegno;
c)      a seguito della notifica l’ente terzo deve essere
in grado di effettuare pagamenti solo all’ente creditizio che concede il
prestito o ad altre parti con il consenso del predetto ente creditizio;
d)      la costituzione in garanzia o la cessione in
pegno deve essere incondizionata e irrevocabile.

1.8.2.          
Polizze di assicurazione
vita costituite in garanzia a favore dell’ente creditizio che concede il
prestito

13.                  
Il riconoscimento delle
polizze di assicurazione vita costituite in garanzia a favore dell’ente
creditizio che concede il prestito presuppone che siano soddisfatte le seguenti
condizioni:
a)      la società che fornisce l’assicurazione vita
può essere qualificata come fornitore riconosciuto di protezione del credito
non assistita ai sensi della parte 1, punto 26;
b)      la polizza di assicurazione vita deve essere
esplicitamente costituita in garanzia o ceduta in pegno all’ente creditizio che
concede il prestito;
c)      la società che fornisce l’assicurazione vita
deve ricevere notifica della costituzione in garanzia o della cessione in pegno
e di conseguenza non può risolvere il contratto o versare importi esigibili ai
termini del contratto senza il consenso dell’ente creditizio che concede il
prestito; 
d)      la polizza deve avere un valore di riscatto
dichiarato che non è riducibile;
e)      l’ente creditizio che concede il prestito deve
avere il diritto di risolvere la polizza e di ricevere il valore di riscatto
tempestivamente in caso di inadempimento del debitore;
f)       l’ente creditizio che concede il prestito deve
essere informato dell’eventuale mancata esecuzione di pagamenti sulla polizza
da parte del detentore di essa;
g)      la protezione del credito deve essere fornita
per tutta la durata del prestito; e 
h)      la garanzia deve essere legalmente opponibile
in tutti i sistemi giurisdizionali interessati.

2.                      
La protezione del credito
non assistita e le credit linked notes 
2.1.                
Requisiti comuni alle
garanzie personali e ai derivati su crediti

14.                  
Fermo restando il punto
16, il riconoscimento della protezione del credito derivante da garanzie
personali o derivati su crediti presuppone che siano soddisfatte le seguenti
condizioni:
a)      la protezione del credito deve essere diretta; 
b)      l’entità della protezione del credito deve
essere chiaramente definita e incontrovertibile;
c)      il contratto di protezione del credito non deve
contenere alcuna clausola il cui adempimento sfugga al controllo diretto del
prestatore che:
i)       consentirebbe al fornitore della protezione di
annullare unilateralmente la protezione,
ii)      aumenterebbe il costo effettivo della
protezione a seguito di un deterioramento della qualità creditizia
dell’esposizione protetta,
iii)     eviterebbe al fornitore della protezione
l’obbligo di effettuare tempestivamente i pagamenti nel caso in cui il debitore
principale non abbia versato gli importi dovuti; o
iv)     consentirebbe al fornitore della protezione
di ridurre la durata della protezione del credito;
d)      la protezione del credito deve essere
validamente opponibile in tutti i sistemi giurisdizionali interessati.

2.1.1.          
Requisiti operativi

15.                  
L’ente creditizio deve
dimostrare all’autorità di vigilanza competente di aver posto in atto sistemi
per gestire la potenziale concentrazione di rischio derivante dall’uso di
garanzie personali o derivati su crediti. L’ente creditizio deve essere in grado di dimostrare che la sua
strategia per quanto riguarda l’uso di derivati su crediti e garanzie personali
interagisce con la gestione del suo profilo di rischio complessivo. 

2.2.                
Controgaranzie di governi
e di altri organismi del settore pubblico

16.                  
Quando un’esposizione è
protetta da una garanzia personale che è a sua volta assistita dalla
controgaranzia di un’amministrazione centrale o di una banca centrale, di
un’amministrazione regionale o di un’autorità locale i crediti verso le quali
sono trattati come i crediti verso il governo del paese in cui hanno sede, in
applicazione degli articoli da 78 a 83, di una banca multilaterale di sviluppo
alla quale si applica un fattore di ponderazione del rischio dello 0% in base
agli articoli da 78 a 83, o di un ente del settore pubblico le esposizioni
verso il quale sono trattate come le esposizioni verso enti creditizi, in
applicazione degli articoli da 78 a 83, l'esposizione può essere trattata come
un'esposizione protetta da una garanzia personale fornita dall’entità in
questione purché siano soddisfatte le condizioni seguenti: 
a)      la controgaranzia deve coprire tutti gli
elementi di rischio di credito del credito in questione;
b)      la garanzia principale e la controgaranzia
devono soddisfare tutti i requisiti operativi previsti per le garanzie
personali ai punti 14, 15 e 17, fatto salvo che la controgaranzia non deve
riferirsi in modo diretto all’obbligazione principale;
c)      l’autorità competente deve accertare che la
copertura è solida e che non esistono precedenti storici dai quali si possa
evincere che la copertura della controgaranzia è di fatto inferiore a quella
fornita da una garanzia diretta dell’entità in questione.

2.3.                
Requisiti aggiuntivi per
le garanzie personali

17.                  
Il riconoscimento di una
garanzia personale presuppone che siano rispettate anche le condizioni
seguenti:
a)      in caso di inadempimento o di mancato pagamento
della controparte riconosciuto come tale, l’ente creditizio che concede il
prestito deve avere il diritto di rivalersi tempestivamente sul garante per le
somme dovute a titolo del credito per il quale è fornita la protezione. Il
pagamento da parte del garante non deve essere subordinato alla condizione che
l’ente creditizio che concede il prestito si rivalga in primo luogo sul
debitore;
b)      la garanzia personale deve essere un’obbligazione
esplicitamente documentata assunta dal garante; 
c)      fermo restando il disposto della frase che segue,
la garanzia personale deve coprire la totalità dei pagamenti cui è tenuto il
debitore principale rispetto al credito. Quando taluni tipi di pagamenti sono
esclusi dalla garanzia personale, il valore riconosciuto della garanzia deve essere
corretto in modo da tenere conto della limitazione della copertura. 
18.                  
Nel caso di garanzie
personali fornite nel contesto di sistemi di mutua garanzia riconosciuti a tal
fine dalle autorità competenti o fornite dalle entità di cui al punto 16 o
assistite da una loro controgaranzia, i requisiti di cui alla lettera a)
possono essere considerati rispettati quando è soddisfatta una delle seguenti
condizioni: 
a)      le autorità competenti si sono accertate che
l’ente creditizio che concede il prestito ha il diritto di ottenere
tempestivamente un pagamento provvisorio da parte del garante, corrispondente
ad una stima attendibile dell'importo delle perdite economiche che l’ente
creditizio stesso potrebbe subire, comprese le perdite derivanti dal mancato
versamento di interessi e di altri tipi di pagamenti cui il debitore è tenuto,
in proporzione alla copertura della garanzia personale; 
b)      le autorità competenti si sono accertate in
altro modo degli effetti di protezione delle perdite assicurati dalla garanzia
personale, tenuto conto anche delle perdite derivanti dal mancato versamento di
interessi e di altri tipi di pagamenti cui il debitore è tenuto. 

2.4.                
Requisiti operativi
aggiuntivi per i derivati su crediti

19.                  
Il riconoscimento di un
derivato su crediti presuppone che siano altresì rispettate le condizioni
seguenti:
a)      fatto salvo il disposto della lettera b), gli
eventi creditizi specificati nel derivato su crediti devono includere quanto
meno:
i)       il mancato pagamento degli importi dovuti ai
termini dell’obbligazione contrattuale sottostante, in essere all’epoca del
mancato pagamento (con un periodo di tolleranza strettamente in linea con
quello previsto nell’obbligazione sottostante o ad esso inferiore),
ii)      il fallimento, l’insolvenza o
l’incapacità del debitore di far fronte al proprio debito, ovvero il mancato
pagamento o l’ammissione scritta della sua incapacità di pagare in generale i
propri debiti in scadenza, ed eventi analoghi,
iii)     la ristrutturazione dell’obbligazione
sottostante che comporti la remissione o il rinvio dei pagamenti in linea
capitale, degli interessi o delle commissioni, e si configuri come evento
all’origine di perdite su crediti (rettifiche di valore o altri costi analoghi
da imputare al conto economico); 
b)      quando gli eventi creditizi specificati nel
derivato su crediti non includono la ristrutturazione dell'obbligazione
sottostante di cui alla lettera a), iii), la protezione del credito può essere
comunque riconosciuta previa una riduzione del valore riconosciuto come
previsto alla parte 3, punto 84;
c)      per i derivati su crediti che consentono il
regolamento per contante deve esistere un solido processo di valutazione atto a
stimare le perdite in maniera affidabile. Deve essere chiaramente specificato
il periodo entro cui si possono ottenere valutazioni dell’obbligazione
sottostante dopo l’evento creditizio; 
d)      se il regolamento presuppone il diritto e la
capacità dell’acquirente della protezione di trasferire al fornitore della
protezione l’obbligazione sottostante, le condizioni contrattuali di questa
devono stabilire che il consenso eventualmente necessario a tale trasferimento
non possa essere negato senza ragione; 
e)      devono essere chiaramente identificate le parti
cui spetta di accertare se si sia de­terminato un evento creditizio. Tale
accertamento non deve competere esclusivamente al venditore della protezione. L’acquirente
della protezione deve avere il diritto o la capacità di informare il fornitore
della stessa circa il verificarsi dell’evento creditizio.
20.                  
Nel quadro di un derivato
su crediti, è ammesso un disallineamento tra l’obbligazione sottostante e
l’obbligazione di riferimento del derivato stesso (ossia l’obbligazione
impiegata per determinare il valore di regolamento per contante o
l’obbligazione consegnabile) o tra l’obbligazione sottostante e l’obbligazione
impiegata per accertare se si sia verificato un evento creditizio solo a
condizione che: 
a)      l’obbligazione di riferimento o, a seconda dei
casi, l’obbligazione impiegata per accertare se si sia verificato un evento
creditizio abbia rango pari o subordinato rispetto a quello dell’obbligazione
sottostante;
b)      l’obbligazione sottostante e l’obbligazione di
riferimento o, a seconda dei casi, l’obbligazione impiegata per accertare se si
sia verificato un evento creditizio si riferiscano al medesimo debitore (vale a
dire, allo stesso soggetto giuridico), e siano presenti clausole di cross-default
o di cross-acceleration validamente opponibili. 
Parte 3 –
Calcolo degli effetti dell’attenuazione del rischio di credito
1.                      
Ferme restando le parti
da 4 a 6, quando sono rispettate le disposizioni delle parti 1 e 2, il calcolo
degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di cui alla
sottosezione 1, articoli da 78 a 83 e il calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese di
cui agli articoli da 84 a 89 possono essere modificati conformemente alle
disposizioni della presente parte.
2.                      
Il contante, i titoli o
le merci acquistati, presi a prestito o ricevuti nel quadro di operazioni di vendita
con patto di riacquisto o di operazioni di concessione e assunzione di titoli o
di merci in prestito sono trattati come garanzie reali. 

1.                      
Protezione del credito
assistita
1.1.                
Credit linked notes

3.                      
Gli investimenti in
credit linked note emesse dall’ente creditizio che concede il prestito possono
essere trattati come garanzie in contante.

1.2.                
Compensazione in bilancio

4.                      
I crediti e i depositi
presso l’ente creditizio che concede il prestito soggetti a compensazione in
bilancio sono trattati come garanzie in contante.

1.3.                
Accordi tipo di
compensazione riguardanti operazioni di vendita con patto di riacquisto e/o
operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito e/o
altre operazioni correlate ai mercati finanziari 
1.3.1.          
Calcolo del valore
dell’esposizione corretto integralmente

a)           Uso del metodo delle rettifiche di
vigilanza per volatilità o del metodo delle rettifiche per volatilità basate su
stime interne
5.                      
Fermi restando i punti da
12 a 22, nel calcolare il valore dell’esposizione corretto integralmente (E*)
per le esposizioni soggette ad un accordo tipo di compensazione ammissibile
riguardante operazioni di vendita con patto di riacquisto e/o operazioni di
concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito e/o altre operazioni
correlate ai mercati finanziari, le rettifiche per volatilità da applicare sono
calcolate secondo le modalità esposte in appresso utilizzando il metodo delle
rettifiche di vigilanza o il metodo delle rettifiche basate su stime interne,
come indicato ai punti da 35 a 60 per il metodo integrale per il trattamento
delle garanzie reali finanziarie.
Per l’uso del metodo basato sulle stime interne si applicano le stesse
condizioni e gli stessi requisiti previsti per il metodo integrale per il
trattamento delle garanzie reali finanziarie.
6.                      
La posizione netta in
ciascun tipo di titolo è calcolata sottraendo dal valore totale dei titoli di
tale tipo dati in prestito, venduti o forniti nel quadro di un accordo tipo di
compensazione, il valore totale dei titoli di tale tipo presi in prestito,
acquistati o ricevuti nel quadro dell’accordo. 
7.                      
Ai fini dell’applicazione
del punto 6, per tipo di titolo si intendono i titoli che sono emessi dalla
stessa entità, hanno la stessa data di emissione, la stessa durata e sono
soggetti agli stessi termini e alle stesse condizioni nonché agli stessi
periodi di liquidazione indicati ai punti da 35 a 60. 
8.                      
La posizione netta in
ciascuna valuta diversa da quella di regolamento dell’accordo tipo di
compensazione è calcolata sottraendo dal valore totale dei titoli denominati in
tale valuta dati in prestito, venduti o forniti nel quadro dell’accordo tipo di
compensazione, sommato all’importo del contante in tale valuta dato in prestito
o trasferito nel quadro dell'accordo, il valore totale dei titoli denominati in
tale valuta presi a prestito, acquistati o ricevuti nel quadro dell'accordo,
sommato all'importo del contante in tale valuta preso a prestito o ricevuto nel
quadro dell'accordo.
9.                      
La rettifica per
volatilità appropriata per un dato tipo di titolo o di posizione in contante è
applicata alla posizione netta positiva o negativa in titoli di tale tipo.
10.                  
La rettifica per la
volatilità dovuta al rischio di cambio (fx) si applica alla posizione netta
positiva o negativa in ciascuna valuta diversa dalla valuta di regolamento
dell’accordo tipo di compensazione.

11.                  
E* è calcolata
conformemente alla formula seguente:
E* = max {0,
[(∑(E) - ∑(C)) + ∑(|posizione netta in ciascun titolo| x Hsec)
+ + (∑|Efx| x Hfx)]} 
Quando gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio sono calcolati in applicazione degli
articoli da 78 a 83, E è il valore che ciascuna distinta esposizione rientrante
nell’accordo avrebbe in assenza della protezione del credito.
Quando gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese sono
calcolati in applicazione degli articoli da 84 a 89, E è il valore che ciascuna
distinta esposizione rientrante nell’accordo avrebbe in assenza della
protezione del credito.
C è il valore dei titoli
o delle merci presi a prestito, acquistati o ricevuti o il contante preso a
prestito o ricevuto rispetto a ciascuna di tali esposizioni.
∑(E) è la somma di
tutte le E nel quadro dell’accordo.
∑(C) è la somma di
tutte le C nel quadro dell’accordo.
Efx è la
posizione netta (positiva o negativa) in una data valuta diversa da quella di
regolamento dell’accordo quale calcolata in applicazione del punto 8.
Hsec è la
rettifica per volatilità appropriata per un determinato tipo di titolo.
Hfx è la
rettifica per la volatilità dovuta al cambio.
E* è il valore
dell’esposizione corretto integralmente.
b)           Metodo dei modelli interni
12.                  
In alternativa all’uso
del metodo delle rettifiche di vigilanza per volatilità o delle rettifiche per
volatilità basate su stime interne per il calcolo del valore dell’esposizione
corretto integralmente (E*) derivante dall’applicazione di un accordo tipo di
compensazione ammissibile riguardante operazioni di vendita con patto di
riacquisto, operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci in
prestito e/o altre operazioni correlate ai mercati finanziari diverse dalle
operazioni in derivati, gli enti creditizi possono essere autorizzati a
utilizzare un metodo basato su modelli interni che tenga conto degli effetti di
correlazione tra le posizioni in titoli soggette all’accordo tipo di
compensazione e della liquidità degli strumenti interessati. I modelli interni utilizzati per questo
metodo forniscono stime della variazione potenziale di valore dell’importo non
garantito dell’esposizione (∑E - ∑C). 
13.                  
Un ente creditizio può
optare per il metodo dei modelli interni indipendentemente dalla scelta operata
fra metodo standardizzato e metodo IRB di base per la misurazione del rischio
di credito. Tuttavia se un ente
creditizio decide di utilizzare il metodo basato su modelli interni, lo applica
all’intera gamma di controparti e di titoli, esclusi i portafogli non rilevanti
per i quali può utilizzare il metodo delle rettifiche di vigilanza o quello
delle rettifiche basate su stime interne di cui ai punti da 5 a 11. 
14.                  
È consentito l’impiego
del metodo dei modelli interni agli enti creditizi che abbiano ottenuto il
riconoscimento di un modello interno per la gestione del rischio ai termini
dell’allegato V della direttiva [93/6/CEE].
15.                  
Gli enti creditizi che
non hanno ottenuto dalle autorità di vigilanza il riconoscimento di uno di tali
modelli ai termini della direttiva 93/6/CEE possono presentare alle autorità
competenti una domanda di riconoscimento di un modello interno per la misurazione
del rischio ai fini dell’applicazione dei presenti punti.
16.                  
Il riconoscimento viene
concesso solo a condizione che l’autorità competente si sia accertata che il
sistema per la gestione dei rischi derivanti dalle operazioni coperte
dall'accordo tipo di compensazione utilizzato dall’ente creditizio sia
concettualmente solido e venga applicato con correttezza e, in particolare, che
siano rispettati i seguenti requisiti qualitativi: 
a)      il modello interno di misurazione del rischio
per il calcolo della volatilità di prezzo potenziale delle operazioni deve
essere strettamente integrato nei processi di gestione quotidiana del rischio
dell’ente creditizio e servire come base per la segnalazione delle esposizioni
soggette a rischio all’alta direzione dell’ente stesso; 
b)      l’ente creditizio deve avere un’unità di
controllo del rischio che sia indipendente dalle unità operative e riferisca
direttamente all’alta direzione. L’unità deve essere responsabile
dell’elaborazione e dell’applicazione del sistema di gestione del rischio
dell’ente creditizio. Essa deve elaborare ed analizzare quotidianamente
segnalazioni sui risultati del modello di misurazione del rischio e sulle
misure appropriate da adottare in termini di limiti di posizione; 
c)      le segnalazioni quotidiane elaborate dall’unità
di controllo del rischio devono essere verificate da dirigenti che abbiano
l’autorità necessaria per imporre riduzioni delle posizioni assunte e
dell’esposizione complessiva al rischio; 
d)      l’ente creditizio deve avere un numero sufficiente
di dipendenti specializzati nell’uso di modelli sofisticati utilizzati
nell’unità di controllo del rischio;
e)      l’ente creditizio deve disporre di procedure
per sorvegliare e assicurare l'osservanza di una serie documentata di politiche
e di controlli interni concernenti il funzionamento complessivo del sistema di
misurazione del rischio;
f)       i modelli dell’ente creditizio devono aver
dimostrato di possedere una ragionevole accuratezza nella misurazione dei
rischi, comprovata da test retrospettivi dei loro risultati relativi ai dati di
almeno un anno; 
g)      l’ente creditizio deve attuare con frequenza un
programma rigoroso di prove di stress e i risultati di tali prove devono essere
verificati dall’alta direzione e influire sulle politiche ed i limiti che essa
impone; 
h)      nell’ambito del suo processo regolare di
revisione interna, l’ente creditizio deve condurre una verifica indipendente
del suo sistema di misurazione del rischio. Tale verifica deve includere le
attività sia delle unità operative sia dell’unità indipendente di controllo del
rischio;
i)       l’ente creditizio deve condurre una verifica
del proprio sistema di gestione del rischio, quanto meno con frequenza annuale.

17.                  
Il calcolo della
variazione potenziale di valore è soggetto ai seguenti requisiti minimi:
a)      calcolo quanto meno quotidiano della variazione
potenziale di valore;
b)      intervallo di confidenza unilaterale al 99°
percentile;
c)      periodo di liquidazione equivalente a 5 giorni,
eccetto nel caso di operazioni diverse dalle operazioni di vendita con patto di
riacquisto o dalle operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci in
prestito per le quali si applica un periodo di liquidazione equivalente a 10
giorni;
d)      periodo di osservazione storica effettiva di
almeno un anno salvo qualora un periodo di osservazione più breve sia
giustificato da un significativo aumento della volatilità dei prezzi; 
e)      aggiornamenti trimestrali delle serie di dati.
18.                  
Le autorità competenti
impongono che il modello interno per la misurazione del rischio comprenda un
numero sufficiente di fattori di rischio in modo da cogliere tutti i rischi di
prezzo significativi.
19.                  
Le autorità competenti
possono autorizzare gli enti creditizi ad utilizzare correlazioni empiriche
nell’ambito di categorie di rischio e tra categorie di rischio se si sono
accertate che il sistema applicato dall’ente per misurare le correlazioni è
solido e viene attuato con correttezza. 
20.                  
Un ente creditizio che
impieghi il metodo dei modelli interni è tenuto a verificarne i risultati
mediante un test retrospettivo effettuato su un campione di 20 controparti
individuato su base annuale. Questo
campione comprende le dieci controparti maggiori, determinate dall’ente
creditizio in base al proprio metodo di calcolo delle esposizioni, e altre
dieci controparti scelte a caso. Per ciascun giorno e per ciascuna controparte
l’ente creditizio confronta la variazione effettiva dell’importo
dell’esposizione verso la controparte su un arco temporale di un giorno con la
variazione stimata dell’importo dell’esposizione calcolato tramite il metodo
dei modelli interni alla chiusura della giornata lavorativa precedente. Ogni
osservazione in cui la variazione effettiva dell’esposizione eccede la stima
del modello interno dà origine a un’eccezione. A seconda del numero di eccezioni
rilevate nelle osservazioni riferite alle 20 controparti negli ultimi 250
giorni (per un totale di 5 000 osservazioni), la stima prodotta dal
modello interno è maggiorata sulla base del moltiplicatore di cui alla tabella
1. 
Tabella 1
 Zona || Numero di eccezioni || Moltiplicatore 
 Zona verde ||             0-99 ||             1 
   ||             100-119 ||             1,13 
   ||             120-139 ||             1,17 
 Zona gialla ||             140-159 ||             1,22 
   ||             160-179 ||             1,25 
   ||             180-199 ||             1,28 
 Zona rossa ||             200 o più ||             1,33 
Nell’ambito dei suoi
test retrospettivi, l’ente creditizio conferma che le eccezioni non sono
concentrate nelle sue esposizioni verso una o più controparti. 
21.                  
Il valore
dell’esposizione corretto integralmente (E*) per gli enti creditizi che
utilizzano il metodo dei modelli interni viene calcolato secondo la formula
seguente: 
E* = max {0, [(∑E
- ∑C) + (stima risultante dal modello interno x il moltiplicatore se del
caso)]}
Quando gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio sono calcolati in applicazione della
sottosezione 1, articoli da 78 a 83, E è il valore che ciascuna distinta
esposizione rientrante nell’accordo avrebbe in assenza della protezione del
credito.
Quando gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese sono
calcolati in applicazione degli articoli da 84 a 89, E è il valore che ciascuna
distinta esposizione rientrante nell’accordo avrebbe in assenza della
protezione del credito.
C è il valore corrente
dei titoli presi a prestito, acquistati o ricevuti o il contante preso a
prestito o ricevuto rispetto a ciascuna di tali esposizioni.
∑(E) è la somma di
tutte le E rientranti nell’accordo.
∑(C) è la somma di
tutte le C rientranti nell’accordo.
22.                  
Per il calcolo dei
requisiti patrimoniali sulla base di modelli interni, gli enti creditizi
impiegano il risultato del modello riferito al giorno lavorativo precedente.

1.3.2.          
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese
per operazioni di vendita con patto di riacquisto e/o operazioni di concessione
e assunzione di titoli o di merci in prestito e/o altre operazioni correlate ai
mercati finanziari coperte da accordi tipo di compensazione 

Metodo standardizzato
23.                  
E*, quale calcolata in
applicazione dei punti da 5 a 22, è considerata come il valore dell’esposizione
verso la controparte derivante dalle operazioni soggette all’accordo tipo di
compensazione ai fini dell’articolo 80.
Metodo IRB di base
24.                  
E*, quale calcolata in
applicazione dei punti da 5 a 22, è considerata come il valore dell’esposizione
verso la controparte derivante dalle operazioni soggette all’accordo tipo di
compensazione ai fini dell’allegato VII.

1.4.                
Garanzie reali
finanziarie
1.4.1.          
Metodo semplificato per
il trattamento delle garanzie reali finanziarie

25.                  
Il metodo semplificato
per il trattamento delle garanzie reali finanziarie può essere utilizzato solo
se gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio sono calcolati in
applicazione degli articoli da 78 a 83. Un ente creditizio non può utilizzare sia il metodo semplificato che
il metodo integrale per il trattamento delle garanzie reali finanziarie. 
Valutazione
26.                  
In base al metodo
semplificato, alle garanzie reali finanziarie riconosciute viene assegnato un
valore pari al valore di mercato quale determinato conformemente alla parte 2,
punto 6.
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio
27.                  
Il fattore di
ponderazione del rischio applicabile in forza degli articoli da 78 a 83 se il
creditore avesse un’esposizione diretta verso lo strumento dato in garanzia si
applica alle parti dei crediti coperte dal valore di mercato della garanzia
riconosciuta. Il fattore di
ponderazione del rischio relativo alla parte garantita non può essere inferiore
al 20%, ad eccezione dei casi previsti ai punti da 28 a 30. La parte residua
dell’esposizione riceve la ponderazione del rischio applicabile ad
un’esposizione non garantita verso la controparte in forza degli articoli da 78
a 83. 
Operazioni di vendita
con patto di riacquisto e operazioni di concessione e assunzione di titoli in
prestito
28.                  
Un fattore di
ponderazione del rischio dello 0% si applica alla parte garantita
dell’esposizione derivante da operazioni conformi ai criteri enumerati ai punti
59 e 60. Se la controparte in
tale operazione non è un operatore primario di mercato, si applica un fattore
di ponderazione del rischio del 10%. 
Operazioni in strumenti
derivati OTC soggette a rivalutazione (marking-to-market) giornaliera
29.                  
Un fattore di
ponderazione del rischio dello 0% è applicato, nella misura della copertura
della garanzia, ai valori delle esposizioni determinati in forza dell’allegato
III per gli strumenti derivati enumerati nell’allegato IV e soggetti ad una
rivalutazione giornaliera, garantite da contante o da strumenti assimilabili,
quando non vi siano disallineamenti di valuta. Un fattore di ponderazione del rischio del 10% si
applica, nella misura della copertura della garanzia, ai valori delle
esposizioni delle operazioni in strumenti derivati garantite da titoli di
debito emessi da amministrazioni centrali o da banche centrali che beneficiano
di un fattore di ponderazione del rischio dello 0% in applicazione degli
articoli da 78 a 83.
Ai fini
dell’applicazione del presente punto, la categoria “titoli di debito emessi da
amministrazioni centrali o da banche centrali” include:
a)      i titoli di debito emessi da amministrazioni regionali
o da autorità locali quando le esposizioni nei loro confronti sono trattate
come esposizioni verso l’amministrazione centrale del paese sul cui territorio
sono situate in applicazione degli articoli da 78 a 83;
b)      i titoli di debito emessi da banche
multilaterali di sviluppo cui si applica un fattore di ponderazione del rischio
dello 0% in base agli articoli da 78 a 83;
c)      i titoli di debito emessi da organizzazioni
internazionali cui è assegnato un fattore di ponderazione del rischio dello 0%
in applicazione degli articoli da 78 a 83.
Altre operazioni
30.                  
Può essere attribuito un
fattore di ponderazione del rischio dello 0% se l’esposizione e la garanzia
sono denominate nella stessa valuta e si verifica una delle condizioni
seguenti:
a)      la garanzia è costituita da un deposito in
contanti o da uno strumento assimilabile;
b)      la garanzia è costituita da titoli di debito
emessi da amministrazioni centrali o da banche centrali ammessi a un fattore di
ponderazione del rischio dello 0% in applicazione degli articoli da 78 a 83 e
al suo valore di mercato è stato applicato uno sconto del 20%.
Ai fini del presente
punto, la categoria “titoli di debito emessi da amministrazioni centrali o da
banche centrali” include i titoli indicati alla sezione precedente.

1.4.2.          
Metodo integrale per il
trattamento delle garanzie reali finanziarie

31.                  
Nella valutazione delle
garanzie reali finanziarie ai fini dell’uso del metodo integrale, si applicano
rettifiche per volatilità al valore di mercato della garanzia, come previsto ai
punti da 35 a 60 infra, per tenere conto della volatilità dei prezzi.
32.                  
Fermo restando il
trattamento per i disallineamenti di valuta nel caso delle operazioni in
strumenti derivati OTC di cui al punto 33, quando una garanzia è denominata in
una valuta diversa da quella nella quale è denominata l’esposizione
sottostante, una rettifica per la volatilità delle valute viene aggiunta alla
rettifica per volatilità appropriata alla garanzia secondo quanto stabilito ai
punti da 35 a 60. 
33.                  
Nel caso delle operazioni
in strumenti derivati OTC coperte da accordi di compensazione riconosciuti
dalle autorità competenti in forza dell’allegato III, si applica una rettifica
per volatilità per riflettere la volatilità delle valute, laddove sussista un
disallineamento tra la valuta di denominazione della garanzia e quella di
regolamento. Anche nel caso in
cui intervengano più valute nelle operazioni coperte dall’accordo di
compensazione, si applica solo un’unica rettifica per volatilità.
a)           Calcolo dei valori corretti
34.                  
Il valore della garanzia
corretta per la volatilità è calcolato come segue per tutte le operazioni
eccetto quelle soggette ad accordi tipo di compensazione riconosciuti, alle
quali si applicano le disposizioni di cui ai punti da 5 a 24: 
CVA = C x
(1-HC-HFX)
Il valore dell’esposizione
corretto per la volatilità da prendere in considerazione è calcolato come
segue:
EVA = E x
(1+HE), e nel caso delle operazioni in derivati OTC EVA = E.
Il valore
dell’esposizione corretto integralmente, tenuto conto sia della volatilità che
degli effetti di attenuazione del rischio della garanzia, è calcolato come
segue:
E* = max {0, [EVA -
CVAM]}
dove:
E è il valore
dell’esposizione quale determinato in applicazione degli articoli da 78 a 83 o,
a seconda dei casi, degli articoli da 84 a 89, se l’esposizione non fosse
garantita.
EVA è
l’importo dell’esposizione corretto per la volatilità.
CVA è il
valore della garanzia corretto per la volatilità.
CVAM è CVA
ulteriormente corretto per eventuali disallineamenti di durata conformemente
alle disposizioni della parte 4.
HE è la
rettifica per volatilità appropriata per l’esposizione (E), quale calcolata in
applicazione dei punti da 35 a 60.
HC è la
rettifica per volatilità appropriata per la garanzia, quale calcolata in
applicazione dei punti da 35 a 60.
HFX è la
rettifica per volatilità appropriata per il disallineamento di valuta, quale
calcolata in applicazione dei punti da 35 a 60.
E* è il valore
dell’esposizione corretto integralmente, tenuto conto sia della volatilità che
degli effetti di attenuazione del rischio della garanzia.
b)           Calcolo delle rettifiche per
volatilità da applicare
35.                  
Le rettifiche per
volatilità possono essere calcolate in due modi: in base al metodo delle
rettifiche di vigilanza per volatilità o al metodo delle rettifiche per
volatilità basate su stime interne.
36.                  
Un ente creditizio può
optare per il metodo delle rettifiche di vigilanza per volatilità o per il
metodo delle rettifiche per volatilità basato su stime interne
indipendentemente dalla scelta operata tra gli articoli da 78 a 83 e gli
articoli da 84 a 89 per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio. Tuttavia, gli
enti creditizi che decidano di impiegare il metodo delle rettifiche per
volatilità basato su stime interne devono applicarlo all’intera gamma di
strumenti, esclusi i portafogli non rilevanti, per i quali possono utilizzare
il metodo delle rettifiche di vigilanza per volatilità.
Se la garanzia reale
consiste in un paniere di elementi riconosciuti, la rettifica per volatilità è
pari a, dove ai
rappresenta la proporzione di un elemento del paniere rispetto alla garanzia
complessiva e Hi è la rettifica per volatilità applicabile a tale
elemento.
i)            Rettifiche di vigilanza per
volatilità
37.                  
Le tabelle da 2 a 5
riportano le rettifiche per volatilità applicabili nel quadro del metodo delle
rettifiche di vigilanza per volatilità (ipotizzando una rivalutazione
giornaliera).
RETTIFICHE PER
VOLATILITÀ
Tabella 2
 Classe di merito di credito alla quale è associata la valutazione del merito di credito del titolo di debito || Durata residua || Rettifiche per volatilità per titoli di debito emessi dalle entità di cui alla parte 1, punto 7, lettera b) || Rettifiche per volatilità per titoli di debito emessi dalle entità di cui alla parte 1, punto 7, lettere c) e d) 
   ||   || periodo di liquidazione di 20 giorni (%) || periodo di liquidazione di 10 giorni (%) || periodo di liquidazione di 5 giorni (%) || periodo di liquidazione di 20 giorni (%) || periodo di liquidazione di 10 giorni (%) || periodo di liquidazione di 5 giorni (%) 
 1 || ≤ 1 anno || 0,707 || 0,5 || 0,354 || 1,414 || 1 || 0,707 
   || >1 ≤ 5 anni || 2,828 || 2 || 1,414 || 5,657 || 4 || 2,828 
   || > 5 anni || 5,657 || 4 || 2,828 || 11,314 || 8 || 5,657 
 2-3 || ≤ 1 anno || 1,414 || 1 || 0,707 || 2,828 || 2 || 1,414 
   || >1 ≤ 5 anni || 4,243 || 3 || 2,121 || 8,485 || 6 || 4,243 
   || > 5 anni || 8,485 || 6 || 4,243 || 16,971 || 12 || 8,485 
 4 || ≤ 1 anno || 21,213 || 15 || 10,607 || N A || N A || N A 
   || >1 ≤ 5 anni || 21,213 || 15 || 10,607 || N A || N A || N A 
   || > 5 anni || 21,213 || 15 || 10,607 || N A || N A || N A 
Tabella 3
 Classe di merito di credito alla quale è associata la valutazione del merito di credito di un titolo di debito a breve termine || Rettifiche per volatilità per titoli di debito emessi dalle entità di cui alla parte 1, punto 7, lettera b) con valutazioni del merito di credito a breve termine || Rettifiche per volatilità per titoli di debito emessi dalle entità di cui alla parte 1, punto 7, lettere c) e d) con valutazioni del merito di credito a breve termine 
     || periodo di liquidazione di 20 giorni (%) || periodo di liquidazione di 10 giorni (%) || periodo di liquidazione di 5 giorni (%) || periodo di liquidazione di 20 giorni (%) || periodo di liquidazione di 10 giorni (%) || periodo di liquidazione di 5 giorni (%) 
 1 || 0,707 || 0,5 || 0,354 || 1,414 || 1 || 0,707 
 2-3 || 1,414 || 1 || 0,707 || 2,828 || 2 || 1,414 
Tabella 4
 Altri tipi di garanzie o di esposizioni 
   || periodo di liquidazione di 20 giorni (%) || periodo di liquidazione di 10 giorni (%) || periodo di liquidazione di 5 giorni (%) 
 Principali indici strumenti di capitale, principali indici obbligazioni convertibili || 21,213 || 15 || 10,607 
 Altri strumenti di capitale o obbligazioni convertibili quotati in mercati ufficiali || 35,355 || 25 || 17,678 
 Contante || 0 || 0 || 0 
 Oro || 21,213 || 15 || 10,607 
Tabella 5
 Rettifica per volatilità per disallineamenti di valuta 
 periodo di liquidazione di 20 giorni (%) || periodo di liquidazione di 20 giorni (%) || periodo di liquidazione di 5 giorni (%) 
 11,314 || 8 || 5,657 
38.                  
Per le operazioni di
prestito garantite il periodo di liquidazione è pari a 20 giorni lavorativi. Per le operazioni di vendita con patto di riacquisto
(salvo nella misura in cui tali operazioni implichino il trasferimento di merci
o di diritti garantiti relativi alla proprietà di merci) e le operazioni di
concessione e assunzione di titoli in prestito, il periodo di liquidazione è
pari a 5 giorni lavorativi. Per le altre operazioni correlate ai mercati
finanziari, il periodo di liquidazione è pari a 10 giorni lavorativi.
39.                  
Nelle tabelle da 2 a 5 e
nei punti da 40 a 42, la classe di merito di credito alla quale è associata una
valutazione del merito di credito di un titolo di debito è la classe di merito
di credito alla quale le autorità competenti associano la valutazione esterna
del merito di credito in applicazione degli articoli da 78 a 83. A tali fini si applica altresì il disposto
della parte 1, punto 10. 
40.                  
Per i titoli non
ammissibili prestati o venduti nell’ambito di operazioni di vendita con patto
di riacquisto o di operazioni di concessione e assunzione di titoli in prestito,
la rettifica per volatilità è la stessa applicabile agli strumenti di capitale
quotati in un mercato ufficiale e non inclusi nei principali indici.
41.                  
Per le quote di organismi
di investimento collettivo ammissibili, la rettifica per volatilità è la più
elevata applicabile, visto il periodo di liquidazione dell’operazione di cui al
punto 38, ad una qualsiasi delle attività nelle quali il fondo ha il diritto di
investire.
42.                  
Per i titoli di debito
privi di rating emessi da enti che soddisfano i criteri di ammissibilità di cui
alla parte 1, punto 8, le rettifiche per volatilità sono le stesse applicabili
ai titoli emessi da enti o imprese con una valutazione esterna del merito di
credito associata alle classi di merito di credito 2 o 3. 
ii)           Stime interne delle rettifiche per
volatilità
43.                  
Le autorità competenti
possono consentire agli enti che soddisfano i requisiti di cui ai punti da 48 a
57 di utilizzare le proprie stime interne della volatilità per calcolare le
rettifiche per volatilità da applicare a garanzie reali ed esposizioni. 
44.                  
Per i titoli di debito
con valutazione del merito di credito di un’ECAI riconosciuta pari o superiore
a investment grade (qualità elevata), le autorità competenti possono
consentire agli enti creditizi di calcolare una stima della volatilità per
ciascuna categoria di titoli. 
45.                  
Nel definire le relative
categorie gli enti creditizi considerano la tipologia dell’emittente del
titolo, la valutazione esterna del merito di credito del titolo, la durata
residua del titolo e la sua durata finanziaria modificata. Le stime della volatilità sono rappresentative dei
titoli inclusi dall’ente creditizio nella categoria specifica.
46.                  
Per i titoli di debito
con valutazione del merito di credito di un’ECAI riconosciuta inferiore a investment
grade e per altre garanzie ammissibili, le rettifiche per volatilità sono
calcolate per ciascuna singola voce.
47.                  
Gli enti creditizi che
impiegano il metodo delle rettifiche per volatilità basato su stime interne stimano
la volatilità della garanzia reale o il disallineamento di valuta senza tenere
conto delle eventuali correlazioni tra esposizione non garantita, garanzia
reale e/o tassi di cambio. 
Criteri quantitativi
48.                  
Per il calcolo delle
rettifiche per volatilità viene impiegato un intervallo di confidenza
unilaterale al 99° percentile.
49.                  
Il periodo di
liquidazione è pari a 20 giorni lavorativi per le operazioni di prestito
garantite; a 5 giorni lavorativi per le operazioni di vendita con patto di riacquisto,
salvo nella misura in cui tali operazioni implichino il trasferimento di merci
o diritti garantiti relativi alla proprietà di merci, e le operazioni di
concessione e assunzione di titoli in prestito; e a 10 giorni lavorativi per
altre operazioni correlate ai mercati finanziari. 
50.                  
Gli enti creditizi
possono impiegare rettifiche per volatilità calcolate su periodi di
liquidazione più brevi o più lunghi, aggiustandole verso l'alto o verso il
basso a seconda del periodo di liquidazione di cui al punto 49 per il tipo di operazione
in questione, usando la radice quadrata del periodo di tempo secondo la fomula
seguente:
dove TM è il
periodo di liquidazione rilevante;
HM è la
rettifica per volatilità basata sul periodo di liquidazione rilevante;
HN è la
rettifica per volatilità basata sul periodo di liquidazione TN.
51.                  
Gli enti creditizi
tengono conto della illiquidità delle attività di minore qualità creditizia. Il periodo di liquidazione è corretto verso
l’alto ove vi siano dubbi sulla liquidità della garanzia reale. Essi sono
altresì tenuti ad individuare i casi in cui l’evidenza storica rischi di
sottostimare la volatilità potenziale (ad esempio, un regime di ancoraggio
valutario). Tali casi sono studiati tramite prove di stress.
52.                  
Il periodo storico di
osservazione (periodo campione) per il calcolo delle rettifiche per volatilità
è come minimo di un anno. Per
gli enti creditizi che a tale proposito impiegano schemi di ponderazione o
altri metodi, il periodo di osservazione effettivo è parimenti di un anno
almeno (ossia, lo scarto temporale medio ponderato delle singole osservazioni
non può essere inferiore a sei mesi). Le autorità competenti possono inoltre
richiedere agli enti creditizi di calcolare le rettifiche per volatilità sulla
base di periodi di osservazione più brevi ove, a loro giudizio, ciò sia
giustificato da un significativo aumento della volatilità dei prezzi.
53.                  
Gli enti creditizi
aggiornano le loro serie di dati con frequenza non inferiore a tre mesi,
verificandone l'appropriatezza ogniqualvolta i prezzi di mercato subiscano
variazioni sostanziali. Ciò
implica che le rettifiche per volatilità siano calcolate quantomeno ogni tre
mesi. 
Criteri qualitativi
54.                  
Le stime della volatilità
sono impiegate nel processo giornaliero di gestione del rischio dell’ente
creditizio, anche in relazione ai limiti interni di esposizione.
55.                  
Se il periodo di
liquidazione impiegato dall’ente creditizio nel suo processo giornaliero di
gestione del rischio è più lungo di quello previsto nella presente parte per il
tipo di operazione in questione, le rettifiche per volatilità dell'ente
creditizio sono maggiorate utilizzando la formula della radice quadrata del
periodo di tempo di cui al punto 50.
56.                  
Gli enti creditizi
dispongono di solide procedure di sorveglianza, intese ad assicurare
l’osservanza di una serie documentata di politiche e di controlli concernenti
il funzionamento del loro sistema di stima delle rettifiche per volatilità e di
integrazione di tali stime nel processo di gestione del rischio. 
57.                  
Nell'ambito del processo
di revisione interna dell’ente creditizio è condotta periodicamente una
verifica indipendente del sistema di stima delle rettifiche per volatilità. La verifica del sistema globale di stima
delle rettifiche per volatilità e di integrazione di tali rettifiche nel
processo di gestione del rischio dell’ente creditizio ha luogo con cadenza
mimima annuale e riguarda quanto meno i seguenti aspetti:
a)      l’integrazione delle rettifiche per volatilità
stimate nella gestione giornaliera del rischio;
b)      la validazione di ogni modifica rilevante nel
processo di stima delle rettifiche per volatilità;
c)      la verifica della coerenza, della tempestività
e dell’affidabilità delle fonti informative usate per il sistema di stima delle
rettifiche per volatilità, anche sotto il profilo della loro indipendenza;
d)      l’accuratezza e la congruità delle ipotesi di
volatilità.
iii)          Maggiorazione delle rettifiche per
volatilità
58.                  
Le rettifiche per
volatilità di cui ai punti da 37 a 42 sono quelle applicabili in caso di
rivalutazione giornaliera. Analogamente,
quando un ente creditizio utilizza le proprie stime interne delle rettifiche
per volatilità conformemente ai punti da 43 a 57, esse vengono calcolate in
primo luogo sulla base della rivalutazione giornaliera. Se la frequenza della
rivalutazione è meno che giornaliera, le rettifiche per volatilità sono
maggiorate. Esse si calcolano maggiorando le rettifiche per volatilità
applicabili in caso di rivalutazione giornaliera, utilizzando la seguente
formula della radice quadrata del periodo di tempo:
dove
H è la rettifica per
volatilità applicabile,
HM     è la rettifica per volatilità in caso di
rivalutazione giornaliera, 
NR è pari al
numero effettivo di giorni lavorativi intercorrenti tra le rivalutazioni,
TM è il
periodo di liquidazione per il tipo di operazione in questione.
iv)          Condizioni per l’applicazione di
una rettifica per volatilità dello 0% 
59.                  
Per quanto riguarda le
operazioni di vendita con patto di riacquisto e le operazioni di concessione e
assunzione di titoli in prestito, quando un ente creditizio impiega il metodo
delle rettifiche di vigilanza per volatilità o il metodo delle rettifiche per
volatilità basate su stime interne e quando le condizioni di cui alle lettere
da a) a h) sono soddisfatte, le autorità competenti possono consentire agli
enti creditizi di non applicare le rettifiche per volatilità calcolate in forza
dei punti da 35 a 38 e di applicare invece una rettifica per volatilità dello
0%. Questa opzione è preclusa
agli enti creditizi che impiegano il metodo dei modelli interni di cui ai punti
da 12 a 22.
a)      L’esposizione e la garanzia reale devono essere
entrambe rappresentate da contante ovvero da titoli di cui alla parte 1, punto
7, lettera b).
b)      L’esposizione e la garanzia reale devono essere
denominate nella stessa valuta. 
c)      La durata dell’operazione non deve superare un
giorno oppure sia l’esposizione sia la garanzia reale devono essere soggette a
rivalutazione e ad adeguamento dei margini su base giornaliera.
d)      Viene considerato che il lasso di tempo tra
l’ultima rivalutazione precedente un omesso adeguamento dei margini da parte
della controparte e l’escussione della garanzia reale non debba superare i
quattro giorni lavorativi.
e)      L’operazione deve essere regolata tramite un
sistema di regolamento abilitato a quel tipo di operazioni.
f)       La documentazione che disciplina l’operazione
deve essere conforme a quella normalmente utilizzata per operazioni di vendita
con patto di riacquisto o per operazioni di concessione e assunzione di titoli in
prestito sui titoli in questione.
g)      L’operazione deve essere disciplinata da norme
contrattuali, opportunamente documentate, che ne prevedono l’immediata
cessazione nel caso in cui la controparte non ottemperi all’obbligo di consegna
del contante, dei titoli o dei margini, oppure si riveli altrimenti
inadempiente.
h)      La controparte deve essere considerata un
operatore primario di mercato dalle autorità competenti. La categoria
“operatori primari di mercato” può comprendere i seguenti soggetti:
–              
le entità di cui alla
parte 1, punto 7, lettera b), alle esposizioni verso le quali è assegnato un
fattore di ponderazione del rischio dello 0% in applicazione degli articoli da
78 a 83;
–              
gli enti;
–              
le altre società
finanziarie (comprese le imprese di assicurazioni) alle esposizioni verso le
quali è applicabile un fattore di ponderazione del rischio del 20% in forza
degli articoli da 78 a 83 o che, nel caso degli enti creditizi che calcolano
gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle
perdite attese conformemente agli articoli da 83 a 89, non dispongono di una
valutazione del merito di credito di un’ECAI riconosciuta e sono valutate
internamente con una probabilità di inadempimento equivalente a quella
associata alla classe di merito di credito 2 della scala di valutazione del
merito di credito o ad una classe superiore in applicazione delle regole per la
ponderazione del rischio delle esposizioni verso imprese di cui agli articoli
da 78 a 83;
–              
gli organismi di
investimento collettivo regolamentati e soggetti a requisiti patrimoniali o di
leva finanziaria;
–              
i fondi pensione
regolamentati;
–              
gli organismi di
compensazione riconosciuti.
60.                  
Se un’autorità competente
autorizza il trattamento di cui al punto 59 nel caso di operazioni di vendita
con patto di riacquisto o di operazioni di concessione e assunzione di titoli in
prestito a fronte di titoli emessi dalla propria amministrazione centrale, le
altre autorità competenti possono consentire agli enti creditizi di loro
competenza di trattare le operazioni di quel tipo allo stesso modo.
c)           Calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese
Metodo standardizzato
61.                  
E* quale calcolata
secondo le modalità di cui al punto 34 è considerata come valore
dell’esposizione ai fini dell’articolo 80.
Metodo IRB di base
62.                  
LGD* (la perdita
effettiva in caso di inadempimento), calcolata come stabilito al presente
punto, è considerata come LGD ai fini dell’allegato VII.
LGD* = Max {0, LGD x
[(E*/E]} 
dove
LGD è la perdita in caso
di inadempimento applicabile, in applicazione degli articoli da 84 a 89,
all’esposizione qualora non fosse garantita,
E è il valore
dell’esposizione in applicazione degli articoli da 84 a 89;
E* è calcolata come
previsto al punto 34.

1.5.                
Altre garanzie reali
ammissibili ai fini dell’applicazione degli articoli da 84 a 89
1.5.1.          
Valutazione

a)           Garanzie immobiliari
63.                  
L’immobile è stimato da
un esperto indipendente ad un valore pari o inferiore al valore di mercato. Per contro, negli Stati membri che hanno
stabilito mediante disposizioni legislative o regolamentari criteri rigorosi
per la valutazione del valore dei crediti ipotecari, l’immobile può essere
valutato da un esperto indipendente ad un valore pari o inferiore al valore del
credito ipotecario.
64.                  
Per valore di mercato si
intende l’importo stimato al quale l’immobile verrebbe venduto alla data della
valutazione in un'operazione svolta tra un venditore e un acquirente
consenzienti alle normali condizioni di mercato dopo un’adeguata promozione
commerciale, nell’ambito della quale entrambe le parti hanno agito con
cognizione di causa, con prudenza e senza costrizioni. Il valore di mercato è documentato in modo chiaro e
trasparente.
65.                  
Per valore del credito
ipotecario si intende il valore dell'immobile quale determinato in base ad un
prudente apprezzamento della futura negoziabilità dell'immobile stesso, tenuto
conto degli aspetti durevoli a lungo termine dell'immobile, delle condizioni
normali e locali del mercato, dell'uso corrente dell'immobile e dei suoi
appropriati usi alternativi. Nella
stima del valore del credito ipotecario non possono intervenire considerazioni
di carattere speculativo. Il valore del credito ipotecario è documentato in
modo chiaro e trasparente. 
66.                  
Il valore della garanzia
reale è il valore di mercato o il valore del credito ipotecario, ridotto se del
caso per tenere conto dei risultati della sorveglianza di cui alla parte 2,
punto 8 e di eventuali diritti di prelazione sull’immobile.
b)           Crediti
67.                  
Il valore dei crediti è
l’ammontare incassabile.
c)           Altre garanzie reali materiali
68.                  
Il bene è valutato al suo
valore di mercato, che corrisponde all’importo stimato al quale il bene
verrebbe venduto alla data della valutazione in un’operazione svolta tra un
venditore e un acquirente consenzienti alle normali condizioni di mercato. 

1.5.2.          
Calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese

a)           Trattamento generale
69.                  
LGD* (la perdita
effettiva in caso di inadempimento), calcolata in applicazione dei punti da 70
a 73, è considerata come LGD ai fini dell’allegato VII.
70.                  
Quando il rapporto tra il
valore della garanzia reale (C) e il valore dell’esposizione (E) è inferiore al
livello soglia C* (il livello minimo di copertura prescritto) di cui alla
tabella 6, LGD* è pari alla LGD prevista nell’allegato VII per le esposizioni non
garantite verso la controparte. 
71.                  
Quando il rapporto tra il
valore della garanzia reale e il valore dell’esposizione supera un secondo più
elevato livello soglia C** (ossia il livello di copertura prescritto per il
pieno riconoscimento della LGD) di cui alla tabella 6, LGD* è determinata
conformemente alla tabella seguente. 
72.                  
In questo ambito, quando
il prescritto livello di copertura C** non è assicurato per l’esposizione nel
suo complesso, l’esposizione è scomposta in due parti: la parte per la quale è
assicurato il prescritto livello di copertura C** e la parte residua. 
73.                  
La tabella 6 riporta la
LGD* applicabile e i livelli di copertura prescritti per le parti garantite
delle esposizioni.
Tabella 6
LGD minima per la parte
garantita delle esposizioni
   || LGD* per crediti di primo rango o crediti potenziali || LGD* per crediti subordinati o crediti potenziali || Livello minimo di copertura dell’esposizione prescritto (C*) || Livello minimo di copertura dell’esposizione prescritto (C**) 
 Crediti || 35% || 65% || 0% || 125% 
 Immobili residenziali/immobili non residenziali || 35% || 65% || 30% || 140% 
 Altre garanzie reali || 40% || 70% || 30% || 140% 
A titolo di deroga,
conformemente ai livelli di copertura indicati, fino al 31 dicembre 2012 le
autorità competenti possono
a)      consentire agli enti creditizi di assegnare una
LGD del 30% alle esposizioni di primo rango in forma di leasing di immobili non
residenziali; e 
b)      consentire agli enti creditizi di assegnare una
LGD del 35% alle esposizioni di primo rango in forma di leasing di
attrezzature. 
Alla scadenza del
periodo summenzionato, la deroga è soggetta a riesame. 
b)           Trattamento alternativo per le
garanzie immobiliari
74.                  
Previo il rispetto dei
requisiti di cui al presente punto e al punto 75 ed in alternativa al
trattamento di cui ai punti da 69 a 73, le autorità competenti di uno Stato
membro possono autorizzare gli enti creditizi ad applicare un fattore di
ponderazione del rischio del 50% alla parte dell’esposizione pienamente
garantita dal bene immobile residenziale o non residenziale situato nel territorio
di tale Stato membro, se si sono accertate che i mercati rilevanti siano ben
sviluppati e consolidati e i tassi di perdita da prestiti garantiti
rispettivamente da immobili residenziali o da immobili non residenziali si
mantengano entro i limiti seguenti:
a)      fino al 50 % del valore di mercato (o, laddove
applicabile e se inferiore, il 60% del valore del credito ipotecario) non deve
superare lo 0,3% dei prestiti in essere garantiti da immobili residenziali e/o
non residenziali in un qualsiasi anno;
b)      le perdite complessive derivanti da prestiti
garantiti rispettivamente da immobili residenziali o da immobili non
residenziali non devono superare lo 0,5% dei prestiti in essere garantiti da
tale forma di beni immobili in un qualsiasi anno. 
75.                  
Se una delle condizioni
di cui al punto 74 non viene soddisfatta in un qualsiasi anno, la possibilità
di utilizzare questo trattamento cessa finché le condizioni non saranno
nuovamente soddisfatte in uno degli anni successivi. 
76.                  
Le autorità competenti
che non autorizzano il trattamento di cui al punto 73 possono autorizzare gli
enti creditizi ad applicare i fattori di ponderazione del rischio ammessi
nell’ambito del predetto trattamento per le esposizioni garantite rispettivamente
da immobili residenziali o da immobili non residenziali ubicati nel territorio
degli Stati membri le cui autorità competenti autorizzano detto trattamento,
previa l’osservanza delle condizioni applicabili nello Stato membro in oggetto. 

1.6.                
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese
nel caso di aggregati di garanzie miste 

77.                  
Quando gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese sono
calcolati in applicazione degli articoli da 84 a 89 ed un’esposizione è coperta
sia da garanzie reali finanziarie sia da altre garanzie reali ammissibili, la LGD*
(la perdita effettiva in caso di inadempimento) da utilizzare quale LGD ai fini
dell’allegato VII è calcolata secondo le modalità seguenti. 
78.                  
L’ente creditizio fraziona
il valore dell’esposizione corretto per la volatilità (ovvero il valore dopo
l'applicazione della rettifica per volatilità di cui al punto 34) in parti
coperte ciascuna da un unico tipo di garanzia reale. L’ente creditizio, ad esempio, suddivide l’esposizione,
a seconda dei casi, in una quota coperta da garanzia reale finanziaria
ammissibile, una coperta da crediti, una coperta da immobili non residenziali
e/o residenziali, una coperta da altre garanzie reali ammissibili e una non
garantita. 
79.                  
La LGD* di ciascuna parte
dell’esposizione è calcolata separatamente conformemente alle disposizioni
pertinenti del presente allegato.


1.7.                
Altri tipi di protezione
del credito assistita
1.7.1.          
Depositi presso enti
terzi

80.                  
Quando sono soddisfatte
le condizioni di cui alla parte 2, punto 12, la protezione del credito conforme
ai termini della parte 1, punto 23 può essere trattata come una garanzia
dell’ente terzo.

1.7.2.          
Polizze di assicurazione
vita costituite in garanzia a favore dell’ente creditizio che concede il
prestito

81.                  
Quando sono soddisfatte
le condizioni di cui alla parte 2, punto 13, la protezione del credito conforme
ai termini della parte 1, punto 24 può essere trattata come una garanzia
offerta dall’impresa di assicurazione che fornisce l’assicurazione vita. Il valore di protezione del credito
riconosciuto è il valore di riscatto della polizza di assicurazione vita.

1.7.3.          
Strumenti di enti
riacquistati su richiesta

82.                  
Gli strumenti ammessi in
applicazione della parte 1, punto 25, possono essere trattati come garanzia
dell’ente emittente. 
83.                  
A tali fini il valore di
protezione del credito riconosciuto è il seguente:
a)      quando lo strumento è riacquistato al suo
valore nominale, il valore della protezione corrisponde a tale importo;
b)      quando lo strumento è riacquistato al prezzo di
mercato, il valore della protezione corrisponde al valore dello strumento
valutato secondo le stesse modalità applicate ai titoli di debito di cui alla
parte 1, punto 8.

2.                      
La protezione del credito
non assistita
2.1.                
Valutazione

84.                  
Il valore della
protezione del credito non assistita (G) è l’importo che il fornitore della
protezione si è impegnato a versare in caso di inadempimento o di non pagamento
da parte del debitore o in caso di altri eventi creditizi specificati. Nel caso dei derivati su crediti che non
includono come evento creditizio la ristrutturazione dell’obbligazione
sottostante che comporti la remissione o il rinvio dei pagamenti per capitale,
interessi o commissioni e si configuri come evento all’origine di perdite su
crediti (ad esempio l’imputazione di una rettifica di valore o di costi
analoghi al conto economico), il valore di protezione del credito calcolato in
applicazione del presente punto, prima frase è ridotto del 40%.
85.                  
Quando la protezione del
credito non assistita è denominata in una valuta diversa da quella
dell’esposizione (disallineamento di valuta) il valore di protezione del
credito è ridotto mediante l’applicazione di una rettifica per volatilità HFX
secondo la formula seguente:
G* = G x (1-HFX)
dove
G è l’importo nominale
della protezione del credito,
G* è G
corretto per l’eventuale rischio di cambio e 
Hfx è la
rettifica per volatilità dovuta a disallineamento di valuta fra la protezione
del credito e l’obbligazione sottostante;
in assenza di
disallineamento di valuta
G* = G
86.                  
Le rettifiche per
volatilità da applicare in caso di disallineamenti di valuta possono essere
calcolate in base al metodo delle rettifiche di vigilanza per volatilità o al
metodo delle rettifiche basate su stime interne come indicato ai punti da 35 a
58. 

2.2.                
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese
2.2.1.          
Protezione parziale – Divisione
in segmenti (tranche)

87.                  
Quando un ente creditizio
trasferisce una parte del rischio di un credito in uno o più segmenti, si
applicano le regole di cui agli articoli da 94 a 101. Le soglie di rilevanza al di sotto delle quali non
saranno effettuati pagamenti in caso di perdita sono considerate equivalenti a
posizioni first loss non traslate e danno origine ad un trasferimento
del rischio in segmenti.

2.2.2.          
Metodo standardizzato

a)           Protezione completa
88.                  
Ai fini dell’applicazione
dell’articolo 80, g è il fattore di ponderazione del rischio da assegnare ad
un’esposizione pienamente coperta da una protezione del credito non assistita
(GA), 
dove
g è il fattore di
ponderazione del rischio delle esposizioni verso il fornitore della protezione
come specificato agli articoli da 78 a 83; e
GA è il
valore di G* quale calcolato secondo le modalità di cui al punto 85,
ulteriormente corretto per eventuali disallineamenti di durata come stabilito
nella parte 4. 
b)           Protezione parziale – Stesso rango
89.                  
Quando l’importo
garantito è inferiore a quello del valore dell’esposizione e le quote garantite
e non garantite hanno lo stesso rango, ossia l’ente creditizio e il fornitore
della protezione condividono pro quota le perdite, è concesso un alleggerimento
proporzionale dei requisiti patrimoniali. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 80 gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio sono calcolati conformemente alla formula
seguente:
(E-GA) x
r + GA x g
dove
E è il valore
dell’esposizione;
GA è il
valore di G* quale calcolato secondo le modalità di cui al punto 85,
ulteriormente corretto per eventuali disallineamenti di durata come stabilito
nella parte 4; 
r è il fattore di
ponderazione del rischio delle esposizioni verso il debitore come specificato
agli articoli da 78 a 83;
g è il fattore di
ponderazione del rischio delle esposizioni verso il fornitore della protezione
come specificato agli articoli da 78 a 83.
c)           Garanzie di governi
90.                  
Le autorità competenti
possono estendere il trattamento di cui all’allegato VI, punti da 4 a 6, alle
esposizioni o alle quote di esposizioni assistite da garanzia
dell’amministrazione centrale o della banca centrale nel caso in cui la garanzia
stessa sia denominata nella valuta nazionale del debitore e l’esposizione sia
finanziata nella medesima valuta.

2.2.3.          
Metodo IRB di base

Protezione completa /
Protezione parziale – Stesso rango
91.                  
Per la quota garantita
dell’esposizione (sulla base del valore corretto della protezione del credito GA),
la PD, ai fini dell’applicazione dell’allegato VII, parte 2, può essere la PD
del fornitore della protezione o una PD intermedia tra quella del debitore e
quella del garante se si ritiene che la piena sostituibilità non sia
assicurata. Nel caso delle
esposizioni subordinate e della protezione del credito non assistita non
subordinata, la LGD da applicare ai fini dell’allegato VII, parte 2 può essere
quella associata a crediti di primo rango. 
92.                  
Per eventuali quote non
garantite dell’esposizione la PD è quella del debitore e la LGD è quella
dell’esposizione sottostante. 
93.                  
GA è il valore
di G* quale calcolato in applicazione del punto 85 supra ulteriormente corretto
per eventuali disallineamenti di durata come stabilito nella parte 4. 
Parte 4 –
Disallineamenti di durata 
1.                      
Ai fini del calcolo degli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio si ha disallineamento di
durata quando la durata residua della protezione del credito è più breve di
quella dell’esposizione protetta.
Non sono riconosciute protezioni con durata residua inferiore ai tre mesi la
cui scadenza precede quella delle esposizioni sottostanti. 
2.                      
In caso di
disallineamento di durata, la protezione del credito non è riconosciuta qualora
a)      la sua durata originaria sia inferiore ad 1
anno; o
b)      l’esposizione sia un’esposizione a breve
termine soggetta, in base alle indicazioni delle autorità competenti, a soglia
minima di 1 giorno anziché di 1 anno per il valore della durata (M) di cui
all’allegato VII, parte 2, punto 13.

1.                      
Definizione di durata

3.                      
Fatto salvo il limite
massimo di 5 anni, la durata effettiva dell’attività sottostante è calcolata
come il periodo massimo rimanente prima che il debitore sia chiamato ad
adempiere la sua obbligazione. Fermo
restando il punto 4, la durata della protezione del credito è il periodo di
tempo rimanente fino alla prima data alla quale è possibile che la protezione
cessi o che vi si ponga fine. 
4.                      
Quando l’opzione di porre
fine alla protezione è a discrezione del venditore della protezione, la durata
della protezione è il periodo di tempo rimanente fino alla prima data alla
quale tale opzione può essere esercitata. Quando l’opzione di porre fine alla protezione è a discrezione
dell’acquirente della protezione e i termini contrattuali all’origine della
protezione incentivano l’ente creditizio ad esercitare tale opzione prima della
scadenza contrattuale, la durata della protezione è il periodo di tempo
rimanente fino alla prima data alla quale tale opzione può essere esercitata; altrimenti
si può considerare che tale opzione non influenzi la durata della protezione.
5.                      
Se è possibile che il
derivato su crediti si concluda prima della scadenza del periodo di tolleranza previsto
per il verificarsi dell’inadempimento sull’obbligazione sottostante a seguito
del mancato pagamento, il periodo di tolleranza viene dedotto dalla durata
della protezione.

2.                      
Valutazione della
protezione
2.1.                
Operazioni soggette a
protezione del credito assistita - Metodo semplificato per il trattamento delle
garanzie reali finanziarie

6.                      
In caso di
disallineamento tra la durata dell’esposizione e la durata della protezione, la
garanzia reale non viene riconosciuta. 

2.2.                
Operazioni soggette a
protezione del credito assistita - Metodo integrale per il trattamento delle
garanzie reali finanziarie

7.                      
La durata della
protezione del credito e quella dell’esposizione devono essere riflesse nel
valore corretto della garanzia reale mediante la seguente formula: 
CVAM = CVA
x (t-t*)/(T-t*)
dove
CVA è il
valore corretto per volatilità della garanzia reale quale specificato alla
parte 3, punto 34 o, se inferiore, l’importo dell’esposizione; 
t è pari al numero di
anni restanti fino alla data di scadenza della protezione del credito calcolati
conformemente ai punti da 3 a 5 oppure è pari al valore di T, se inferiore;
T è pari al numero di
anni restanti fino alla data di scadenza dell’esposizione calcolati
conformemente ai punti da 3 a 5, o a 5 anni, se il primo valore è superiore; e
t* è pari a 0,25.
CVAM
corrisponde a CVA ulteriormente corretto per disallineamenti di
durata da includere nella formula per il calcolo del valore dell’esposizione
corretto integralmente (E*) di cui alla parte 3, punto 34.

2.3.                
Operazioni soggette a
protezione del credito non assistita

8.                      
La durata della
protezione del credito e quella dell’esposizione devono essere riflesse nel
valore corretto della protezione del credito mediante la seguente formula: 
GA = G* x
(t-t*)/(T-t*)
dove
G* è l’importo della
protezione corretto per eventuali disallineamenti di valuta;
GA è G*
corretto per eventuali disallineamenti di durata;
t è pari al numero di
anni restanti fino alla data di scadenza della protezione del credito calcolati
conformemente ai punti da 3 a 5, oppure è pari al valore di T se inferiore;
T è pari al numero di
anni restanti fino alla data di scadenza dell’esposizione calcolati
conformemente ai punti da 3 a 5, o a 5 anni, se il primo valore è superiore; e
t* è pari a 0,25.
GA è
considerato come il valore della protezione ai fini dell’applicazione della
parte 3, punti da 84 a 93. 
Parte 5 –
Combinazioni di strumenti di attenuazione del rischio di credito nel quadro del
metodo standardizzato 
1.                      
Quando un ente creditizio
che calcola gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio in
applicazione degli articoli da 78 a 83 dispone di più strumenti di attenuazione
del rischio di credito a fronte di una singola esposizione (ad esempio una
garanzia reale e una personale a parziale copertura dell’esposizione), esso è
tenuto a suddividere l’esposizione fra le varie quote garantite da ciascun tipo
di strumento di attenuazione del rischio di credito (ad esempio la parte
coperta da garanzia reale e quella coperta da garanzia personale) e per
ciascuna quota procedere separatamente al calcolo dell’importo dell’esposizione
ponderato per il rischio conformemente agli articoli da 78 a 83 e al presente
allegato. 
2.                      
Analogamente, quando le
protezioni del credito fornite da un singolo soggetto hanno durata diversa, si
applica un metodo analogo a quello descritto al punto 1.
Parte 6 –
Tecniche di attenuazione del rischio di credito per una pluralità di
esposizioni (basket)

1.                      
Derivati su crediti di
tipo “first-to-default”

1.                      
Quando un ente creditizio
ottiene la protezione del credito per una pluralità di esposizioni alla
condizione che il primo inadempimento tra le esposizioni inneschi il pagamento
e che questo evento creditizio ponga termine al contratto, l’ente creditizio
può modificare il calcolo dell’importo dell’esposizione ponderato per il
rischio e, se del caso, dell’importo delle perdite attese per l’esposizione
che, in mancanza della protezione del credito, determinerebbe l’importo minimo
dell’esposizione ponderato per il rischio in applicazione degli articoli da 78
a 83 o degli articoli da 84 a 89 secondo quanto previsto nel presente allegato,
ma solo se il valore dell’esposizione è inferiore o pari al valore della
protezione del credito.

2.                      
Derivati su crediti di
tipo “nth-to-default” n 

2.                      
Qualora sia l’n-mo
caso di inadempimento tra le esposizioni a far scattare il pagamento nel quadro
della protezione del credito, l’ente creditizio che acquista la protezione può
riconoscere la protezione nel calcolo degli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio e, se del caso, degli importi delle perdite attese solo se è
stata ottenuta una protezione anche per gli inadempimenti da 1 a n-1 o
qualora si siano già verificati n-1 inadempimenti. In tali casi la metodologia è analoga a quella di
cui al punto 1 per i derivati di tipo first-to-default con le opportune
modifiche per i prodotti di tipo nth-to-default. 
ALLEGATO IX –
Cartolarizzazione
Parte 1 – Definizioni ai fini dell’allegato IX
1.                      
Ai fini del presente
allegato si intende per:
–              
“margine positivo”
(excess spread): il flusso di ricavi e ogni altra commissione percepiti in
relazione alle esposizioni cartolarizzate al netto di costi e spese; 
–              
“opzione clean-up call”:
un’opzione contrattuale che consente ad un ente cedente (originator) di
riacquistare o di estinguere le posizioni inerenti a cartolarizzazione prima
che tutte le esposizioni sottostanti siano state rimborsate, quando l’importo
delle esposizioni in essere scende al di sotto di un determinato livello; 
–              
“linea di liquidità”: la
posizione inerente a cartolarizzazione derivante da un accordo contrattuale a fornire
finanziamenti per assicurare la tempestività dei flussi finanziari destinati
agli investitori;
–              
“Kirb”: l’8% degli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio quali calcolati in
applicazione degli articoli da 84 a 89 in relazione alle esposizioni cartolarizzate
qualora queste non fossero state cartolarizzate, addizionato all’importo delle
perdite attese associato a tali esposizioni calcolate in applicazione dei
predetti articoli;
–              
“metodo basato sui
rating”: il metodo di calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio per le posizioni inerenti a cartolarizzazione di cui alla parte 4,
punti da 45 a 49;
–              
“metodo della formula di
vigilanza”: il metodo di calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per
il rischio per le posizioni inerenti a cartolarizzazione di cui alla parte 4,
punti da 50 a 52;
–              
“posizione priva di
rating”: una posizione inerente a cartolarizzazione per la quale non esista una
idonea valutazione del merito di credito di un’agenzia esterna di valutazione
del merito di credito (ECAI) idonea quale definita all’articolo 97; 
–              
“posizione con rating”:
una posizione inerente a cartolarizzazione per la quale esista una idonea
valutazione del merito di credito di un’ECAI idonea quale definita all’articolo
97; 
–              
“programma di cambiali
finanziarie garantite da attività” (asset-backed commercial paper programme”
– programma ABCP)”: un programma di cartolarizzazione i cui titoli assumono in
prevalenza la forma di cambiali finanziarie (commercial paper) con una
durata originaria pari o inferiore ad un anno. 
Parte 2 – Requisiti
minimi per il riconoscimento di trasferimenti significativi del rischio di
credito e per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio e degli importi delle perdite attese per le esposizioni cartolarizzate

1.                      
Requisiti minimi per il
riconoscimento di trasferimenti significativi del rischio di credito per le
cartolarizzazioni tradizionali

1.                      
L’ente creditizio cedente
in una cartolarizzazione tradizionale può escludere le esposizioni
cartolarizzate dal calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio e degli importi delle perdite attese se il rischio di credito associato
con le esposizioni cartolarizzate è stato trasferito in misura significativa a
parti terze e il trasferimento è conforme alle condizioni seguenti: 
a)      la documentazione relativa alla
cartolarizzazione riflette la sostanza economica dell’operazione;
b)      le esposizioni cartolarizzate sono poste al di
fuori del potere di intervento dell’ente creditizio cedente e dei suoi
creditori, anche in caso di fallimento e di altre procedure concorsuali. Il
soddisfacimento di queste condizioni è suffragato da un parere fornito da
consulenti legali qualificati;
c)      i titoli emessi non rappresentano obbligazioni
di pagamento dell’ente creditizio cedente; 
d)      il cessionario è un soggetto giuridico
costituito ad hoc per la cartolarizzazione (securitisation special purpose
entity, di seguito SSPE); 
e)      l’ente creditizio cedente non mantiene un
controllo effettivo o indiretto sulle esposizioni trasferite. Si considera che
il cedente abbia mantenuto il controllo effettivo sulle esposizioni creditizie
trasferite se ha il diritto di riacquistare dal cessionario le esposizioni
precedentemente trasferite al fine di realizzare profitti o se è vincolato a
riassumere il rischio delle esposizioni cedute. Il mantenimento da parte
dell’ente creditizio cedente dei diritti o degli obblighi inerenti alle
funzioni amministrative (servicing) non costituisce necessariamente una
forma di controllo indiretto sulle esposizioni; 
f)       per quanto riguarda le opzioni clean-up
call, sono soddisfatte le condizioni seguenti:
i)       l’esercizio dell’opzione clean-up call
è a discrezione dell’ente creditizio cedente;
ii)      l’opzione clean-up call è
esercitabile solo quando l’ammontare non ammortizzato delle esposizioni
originarie cartolarizzate è pari o inferiore al 10%; e
iii)     l’opzione clean-up call non è
strutturata in modo da evitare l’attribuzione delle perdite a posizioni di
rafforzamento del credito (credit enhancement) o ad altre posizioni
detenute dagli investitori né è in altro modo concepita allo scopo di
rafforzare il credito; 
g)      la documentazione relativa alla
cartolarizzazione non contiene clausole che:
i)       a differenza delle clausole di ammortamento
anticipato, richiedono all’ente creditizio cedente di migliorare le posizioni
inerenti a cartolarizzazione, anche, ma non solo, modificando le esposizioni
sottostanti o aumentando il rendimento pagabile agli investitori a seguito del
deterioramento della qualità creditizia delle esposizioni cartolarizzate, o 
ii)      accrescono il rendimento da
corrispondere ai possessori di posizioni inerenti a cartolarizzazione a seguito
del deterioramento della qualità creditizia dell’aggregato sottostante.

2.                      
Requisiti minimi per il
riconoscimento di trasferimenti significativi del rischio di credito per le
cartolarizzazioni sintetiche

2.                      
L’ente creditizio cedente
in una cartolarizzazione sintetica può calcolare gli importi delle esposizioni
ponderati per il rischio e, se del caso, gli importi delle perdite attese per
le esposizioni cartolarizzate conformemente ai punti 3 e 4 infra se il rischio
è stato trasferito in misura significativa a terzi mediante protezione del
credito assistita o non assistita e il trasferimento è conforme alle condizioni
seguenti: 
a)      la documentazione relativa alla
cartolarizzazione riflette la sostanza economica dell’operazione;
b)      gli strumenti di protezione del credito con i
quali il rischio di credito viene trasferito sono conformi alle prescrizioni in
materia di ammissibilità e di altro tipo di cui agli articoli da 90 a 93 per il
riconoscimento di tale protezione del credito. In questo ambito, le SSPE non
sono fornitori ammissibili di protezione del credito non assistita; 
c)      gli strumenti usati per trasferire il rischio
di credito non prevedono termini o condizioni che:
i)       impongono soglie di rilevanza significative al
di sotto delle quali la protezione del credito è ritenuta non attivata
nonostante il verificarsi di un evento creditizio;
ii)      consentono la cessazione della
protezione a seguito del deterioramento della qualità creditizia delle
esposizioni sottostanti;
iii)     a differenza delle clausole di
ammortamento anticipato, richiedono all’ente creditizio cedente di migliorare
le posizioni inerenti a cartolarizzazione;
iv)     innalzano il costo della protezione del
credito a carico dell’ente creditizio o accrescono il rendimento da
corrispondere ai possessori di posizioni inerenti a cartolarizzazione in
risposta ad un deterioramento della qualità creditizia dell’aggregato
sottostante;
d)      è ottenuto un parere da consulenti legali
qualificati, che confermi l’opponibilità della protezione del credito in tutte
le giurisdizioni pertinenti.

3.                      
Calcolo degli importi
delle esposizioni cartolarizzate ponderati per il rischio da parte dell’ente
creditizio cedente nell’ambito di una cartolarizzazione sintetica 

3.                      
Ai fini del calcolo degli
importi delle esposizioni cartolarizzate ponderati per il rischio, quando sono
soddisfatte le condizioni di cui al punto 2, l'ente creditizio cedente in una
cartolarizzazione sintetica usa, fermi restando i punti da 5 a 8, le
metodologie di calcolo rilevanti di cui alla parte 4 e non quelle di cui agli
articoli da 78 a 89. Per gli
enti creditizi che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio e gli importi delle perdite attese in applicazione degli articoli da 84
a 89, l'importo delle perdite attese per tali esposizioni è pari a zero.
4.                      
Per ragioni di chiarezza,
si specifica che il punto 3 si riferisce all’intero aggregato di esposizioni
incluso nella cartolarizzazione.
Fermi restando i punti da 5 a 8, l’ente creditizio cedente è tenuto a calcolare
gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio per tutti i segmenti
della cartolarizzazione conformemente alle disposizioni della parte 4, compresi
quelli relativi al riconoscimento dell’attenuazione del rischio di credito. Ad
esempio quando un segmento è trasferito ad un terzo mediante una protezione del
credito non assistita, il fattore di ponderazione del rischio di tale parte
terza si applica al segmento nel calcolo degli importi delle esposizioni
ponderati per il rischio dell’ente creditizio cedente.

3.1.                
Trattamento dei
disallineamenti di durata nelle cartolarizzazioni sintetiche

5.                      
Ai fini del calcolo degli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente al punto 3, vengono
presi in considerazione eventuali disallineamenti di durata tra la protezione
del credito che accompagna i segmenti e le esposizioni cartolarizzate
conformemente ai punti da 6 a 8.
Si considera come durata delle esposizioni cartolarizzate la durata più lunga
tra tutte le esposizioni, fino ad un massimo di 5 anni. 
6.                      
Si considera come durata
delle esposizioni cartolarizzate la durata più lunga tra tutte le esposizioni,
fino ad un massimo di 5 anni. La
durata della protezione del credito è determinata conformemente all’allegato
VIII. 
7.                      
Quando un ente creditizio
cedente utilizza la parte 4, punti da 6 a 35 per il calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio, esso ignora eventuali disallineamenti di
durata nel calcolo di detti importi per i segmenti che sono privi di una
valutazione del merito di credito o che ne hanno una di qualità inferiore a
“investment grade”. Per tutti
gli altri segmenti, il trattamento dei disallineamenti di durata di cui
all’allegato VIII si applica conformemente alla formula seguente:
RW* è [RW(SP) x
(t-t*)/(T-t*)] + [RW(Ass) x (T-t)/(T-t*)] 
dove:
RW* rappresenta gli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio ai fini dell’articolo 75,
lettera a);
RW(Ass) rappresenta gli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio qualora esse non fossero
state cartolarizzate pro-quota;
RW(SP) rappresenta gli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio calcolati in forza del punto
3, in caso non vi sia disallineamento di durata;
T rappresenta la durata delle
esposizioni sottostanti, espressa in anni;
t rappresenta la durata
della protezione del credito, espressa in anni;
t* è pari a 0,25.
8.                      
Quando un ente creditizio
cedente utilizza la parte 4, punti da 36 a 74 per il calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio, esso ignora eventuali
disallineamenti di durata nel calcolo di detti importi per i segmenti o le
quote di essi che sono associati ad un fattore di ponderazione del rischio del
1250% in forza di tali punti. Per
tutti gli altri segmenti o quote di segmenti, il trattamento dei
disallineamenti di durata di cui all’allegato VIII si applica conformemente
alla formula di cui al punto 7.
Parte 3 -
Valutazioni esterne del merito di credito

1.                      
Requisiti per l’utilizzo
delle valutazioni del merito di credito delle ECAI

1.                      
Per essere utilizzata ai
fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di
cui alla parte 4 del presente allegato, una valutazione del merito di credito
di un’ECAI idonea deve soddisfare le condizioni seguenti:
a)      non vi deve essere disallineamento tra i tipi
di pagamenti presi in considerazione nella valutazione del merito di credito e
i tipi di pagamento cui l’ente creditizio ha diritto a titolo del contratto che
dà origine alla posizione inerente a cartolarizzazione in questione;
b)      deve essere a disposizione del pubblico e del
mercato. Le valutazioni sono considerate pubblicamente disponibili solo se sono
state pubblicate in una forma accessibile al pubblico e se sono incluse nella
matrice di migrazione dell’ECAI. Le valutazioni che sono messe a disposizione
esclusivamente di un numero limitato di entità non sono considerate
pubblicamente disponibili.

2.                      
Uso delle valutazioni del
merito di credito

2.                      
L’ente creditizio può
decidere di utilizzare le valutazioni del merito di credito di una o di più
ECAI idonee, dette perciò “ECAI prescelte”, ai fini del calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio in applicazione degli articoli da 94
a 101. 
3.                      
Fermi restando i punti da
5 a 7 infra, un ente creditizio utilizza le valutazioni delle ECAI prescelte in
modo coerente rispetto alle sue posizioni inerenti a cartolarizzazione. 
4.                      
Fermi restando i punti 5
e 6, un ente creditizio non può usare le valutazioni di una ECAI per le sue
posizioni in alcuni segmenti e le valutazioni di un’altra ECAI per le sue
posizioni in altri segmenti nell’ambito della stessa struttura di
cartolarizzazione che possono essere o non essere valutati dalla prima ECAI. 
5.                      
Nei casi in cui le ECAI
prescelte forniscano due valutazioni diverse per una posizione, l’ente
creditizio usa la valutazione meno favorevole.
6.                      
Nei casi in cui le ECAI
prescelte forniscano più di due valutazioni per una posizione, si usano le due
valutazioni più favorevoli. Se
le due valutazioni più favorevoli sono diverse, si applica la meno favorevole
delle due. 
7.                      
Qualora forme di
protezione del credito ammissibili in applicazione degli articoli da 90 a 93
siano fornite direttamente alla SSPE e si riflettano nella valutazione
attribuita alla posizione inerente a cartolarizzazione da un’ECAI prescelta,
può essere utilizzato il fattore di ponderazione del rischio associato a tale
valutazione. Se la protezione
non è ammessa in applicazione degli articoli da 90 a 93, la valutazione non è
riconosciuta. Nel caso in cui la protezione del credito non venga fornita alla
SSPE bensì direttamente ad una posizione inerente a cartolarizzazione, la
valutazione non è riconosciuta.

3.                      
Associazione tra le
valutazioni del merito di credito e le classi di merito di credito 

8.                      
Le autorità competenti
stabiliscono con quale classe di merito di credito delle tabelle di cui alla
parte 4 è associata ciascuna valutazione del merito di credito di un’ECAI
idonea. A tal fine le autorità
competenti distinguono tra i gradi relativi di rischio espressi da ciascuna
valutazione. Esse considerano i fattori quantitativi, quali i tassi di
inadempimento e/o di perdita, e i fattori qualitativi, quali la gamma di
operazioni valutate dall’ECAI e il significato della valutazione.
9.                      
Le autorità competenti si
adoperano per assicurare che le posizioni inerenti a cartolarizzazione alle
quali è applicato lo stesso fattore di ponderazione del rischio sulla base
delle valutazioni del merito di credito di ECAI idonee siano soggette a gradi
di rischio di credito equivalenti.
A tal fine possono anche decidere, se del caso, di modificare la classe alla
quale è associata una determinata valutazione.
Parte 4 -
Calcolo

1.                      
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio

1.                      
Ai fini dell’applicazione
dell’articolo 96, l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio di una
posizione inerente a cartolarizzazione è calcolato applicando al valore
dell’esposizione della posizione il fattore di ponderazione del rischio
rilevante come indicato nella presente parte. 
2.                      
Fermo restando il punto
3,
a)      quando un ente creditizio calcola gli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio in applicazione dei punti da 6 a 35,
il valore dell’esposizione di una posizione inerente a cartolarizzazione
iscritta a bilancio è pari al suo valore di bilancio; 
b)      quando un ente creditizio calcola gli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio in applicazione dei punti da 36 a
74, il valore dell’esposizione di una posizione inerente a cartolarizzazione
iscritta a bilancio è misurato al lordo delle rettifiche di valore; e 
c)      il valore dell’esposizione di una posizione
inerente a cartolarizzazione fuori bilancio è pari al suo valore nominale
moltiplicato per un fattore di conversione, come prescritto nel presente
allegato. Tale fattore è pari a 100% salvo che sia specificato altrimenti.
3.                      
Il valore
dell’esposizione di una posizione inerente a cartolarizzazione derivante da uno
strumento derivato di cui all’allegato IV è determinato conformemente
all’allegato III. 
4.                      
Quando una posizione
inerente a cartolarizzazione è soggetta ad una protezione del credito
assistita, il valore dell’esposizione di tale posizione può essere modificato
conformemente ai requisiti dell’allegato VIII, come ulteriormente specificato
nel presente allegato. 
5.                      
Quando un ente creditizio
ha due o più posizioni sovrapposte inerenti ad una cartolarizzazione, esso è
tenuto, in funzione dell'entità di tale sovrapposizione, ad includere nel suo
calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio solo la
posizione o la parte della posizione che produce gli importi più elevati. In questo quadro “sovrapposizione” significa
che le posizioni, nella loro integralità o in parte, costituiscono
un’esposizione allo stesso rischio cosicché nella misura della sovrapposizione
l’esposizione è unica.

2.                      
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio nel quadro del metodo standardizzato

6.                      
Fermi restando i punti 8
e 9, l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio di una posizione
inerente a cartolarizzazione provvista di rating è calcolato applicando al
valore dell’esposizione il fattore di ponderazione del rischio assegnato alla
classe di merito di credito alla quale la valutazione è stata associata dalle
autorità competenti conformemente all’articolo 98, come indicato nelle seguenti
tabelle 1 e 2.
Tabella 1
Posizioni diverse da
quelle con valutazioni del merito di credito a breve termine
 Classe di merito di credito || 1 || 2 || 3 || 4 || pari e inferiore a 5 
 Fattore di ponderazione del rischio || 20% || 50% || 100% || 350% || 1250% 
Tabella 2
Posizioni con
valutazioni del merito di credito a breve termine
 Classe di merito di credito || 1 || 2 || 3 || Tutte le altre valutazioni del merito di credito 
 Fattore di ponderazione del rischio || 20% || 50% || 100% || 1250% 
7.                      
Fermi restando i punti da
10 a 16, l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio relativo ad una
posizione inerente a cartolarizzazione priva di rating è calcolato applicando
un fattore di ponderazione del rischio del 1250%.

2.1.                
Enti creditizi cedenti e
promotori

8.                      
Gli enti creditizi
cedenti e quelli promotori applicano un fattore di ponderazione del rischio del
1250% a tutte le posizioni inerenti a cartolarizzazione mantenute e
riacquistate che hanno una valutazione del merito di credito di un’ECAI
prescelta che sia stata associata dalle autorità competenti ad una classe di
merito di credito inferiore a 3.
Nel determinare se una posizione abbia una valutazione di tale tipo, si
applicano le disposizioni della parte 3, punti da 2 a 7. 
9.                      
Per un ente creditizio
cedente o promotore, gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio
calcolati per le posizioni inerenti a cartolarizzazione possono essere limitati
agli importi che verrebbero calcolati per le esposizioni cartolarizzate qualora
queste non fossero state cartolarizzate, ferma restando la presunta applicazione
di un fattore di ponderazione del 150% a tutte le posizioni scadute e a tutte
quelle appartenenti a categorie ad alto rischio. 

2.2.                
Trattamento di posizioni
prive di rating

10.                  
Le autorità competenti
possono consentire che gli enti creditizi applichino alle posizioni inerenti a
cartolarizzazione prive di rating il trattamento di cui al punto 11 per quanto
riguarda il calcolo dell’importo dell’esposizione ponderato per il rischio,
purché la composizione dell’aggregato di esposizioni cartolarizzate sia nota in
ogni momento. 
11.                  
L’ente creditizio può
applicare il fattore di ponderazione del rischio medio ponderato che sarebbe
applicato alle esposizioni cartolarizzate in forza degli articoli da 78 a 83 qualora
un ente creditizio le detenesse, moltiplicato per un coefficiente di
concentrazione. Tale
coefficiente è pari alla somma degli importi nominali di tutti i segmenti
divisa per la somma degli importi nominali dei segmenti aventi rango pari o
subordinato al segmento cui si riferisce la posizione, incluso il segmento stesso.
Il fattore di ponderazione del rischio che ne deriva non può essere superiore
al 1250% né inferiore a qualsiasi fattore di ponderazione del rischio
applicabile ad un segmento provvisto di rating e caratterizzato da un rango più
elevato. Quando l’ente creditizio non è in grado di determinare i fattori di
ponderazione del rischio applicabili alle esposizioni cartolarizzate in
applicazione degli articoli da 78 a 83, esso applica alla posizione un fattore
di ponderazione del rischio del 1250%.

2.3.                
Trattamento delle
posizioni inerenti a cartolarizzazione in segmenti second loss o in
situazione di rischio migliore nei programmi ABCP

12.                  
Fatta salva la
disponibilità di un trattamento più favorevole in virtù delle disposizioni
concernenti le linee di liquidità di cui ai punti da 14 a 16, un ente
creditizio può applicare alle posizioni inerenti a cartolarizzazione che
soddisfano le condizioni di cui al punto 13 un fattore di ponderazione pari al
più elevato tra i) il 100% e ii) il fattore massimo che verrebbe applicato ad
una qualunque delle esposizioni cartolarizzate in applicazione degli articoli
da 78 a 83 da un ente creditizio che detiene le esposizioni. 
13.                  
Per beneficiare del
trattamento di cui al punto 12, la posizione inerente a cartolarizzazione deve
soddisfare le condizioni seguenti:
a)      deve rientrare in un segmento second loss
o in situazione di rischio migliore e il segmento first loss deve
fornire un significativo rafforzamento del credito a quello second loss;
b)      deve essere di qualità almeno equivalente a investment
grade; e
c)      deve essere detenuta da un ente creditizio che
non detiene una posizione nel segmento first loss. 

2.4.                
Trattamento delle linee
di liquidità prive di rating
2.4.1.          
Linee di liquidità
ammissibili

14.                  
Quando sono soddisfatte le
condizioni indicate di seguito, per determinare il valore dell’esposizione, un
fattore di conversione del 20% può essere applicato all’importo nominale di una
linea di liquidità con una durata originaria pari o inferiore ad un anno e un
fattore di conversione del 50% può essere applicato all’importo nominale di una
linea di liquidità con una durata originaria superiore ad un anno: 
a)      la documentazione relativa alla linea di
liquidità individua e delimita con chiarezza le circostanze in presenza delle
quali la linea può essere utilizzata; 
b)      la linea non può essere utilizzata per fornire
rafforzamento al credito mediante la copertura di perdite già verificatesi al
momento dell’utilizzo - ad esempio fornendo liquidità per esposizioni in stato
di inadempimento al momento dell’utilizzo o acquistando attività ad un valore
superiore a quello equo; 
c)      la linea non viene utilizzata per fornire
finanziamenti permanenti o regolari per la cartolarizzazione;
d)      i rimborsi degli utilizzi della linea non sono
subordinati a crediti di investitori diversi da quelli risultanti da contratti
derivati su tassi di interesse o valute, commissioni o altri pagamenti di
questo tipo, né sono soggetti a differimento o rinuncia; 
e)      la linea non può più essere utilizzata dopo che
le forme applicabili di rafforzamento del credito di cui essa potrebbe
beneficiare sono state totalmente utilizzate;
f)       la linea include una disposizione che
determina la deduzione automatica dall’ammontare che può essere utilizzato
dell’importo delle esposizioni in stato di inadempimento ai sensi degli
articoli da 84 a 89 o, qualora l’aggregato di esposizioni cartolarizzate
consista di titoli provvisti di rating, pone fine all’utilizzo della linea se
la qualità media dell’aggregato scende al di sotto di investment grade.
Il fattore di ponderazione
del rischio applicabile è quello massimo che verrebbe applicato ad una
qualsiasi delle esposizioni cartolarizzate in applicazione degli articoli da 78
a 83 da un ente creditizio che detiene le esposizioni.

2.4.2.          
Linee di liquidità che
risultano disponibili solo in caso di turbative generali del mercato

15.                  
Per determinare il valore
dell’esposizione, un fattore di conversione dello 0% può essere applicato
all’importo nominale di una linea di liquidità che può essere utilizzata solo
in caso di una generale turbativa dei mercati (ovvero quando più SSPE impegnate
in operazioni diverse non sono in grado di rinnovare le cambiali finanziarie in
scadenza e tale incapacità non deriva da un deterioramento della qualità
creditizia delle esposizioni cartolarizzate), purché siano soddisfatte le
condizioni di cui al punto 14.

2.4.3.          
Anticipi per cassa

16.                  
Per determinare il valore
dell’esposizione, un fattore di conversione dello 0% può essere applicato
all’importo nominale di una linea di liquidità che sia revocabile
incondizionatamente purché le condizioni di cui al punto 14 siano soddisfatte e
il rimborso degli utilizzi abbia priorità rispetto ad altri diritti sui flussi
finanziari derivanti dalle esposizioni cartolarizzate. 

2.5.                
Requisiti patrimoniali
aggiuntivi per le cartolarizzazioni delle esposizioni rotative provviste di
clausola di ammortamento anticipato

17.                  
In aggiunta agli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio calcolati a fronte delle posizioni
inerenti a cartolarizzazione, l’ente creditizio cedente calcola l’importo
dell’esposizione ponderato per il rischio conformemente al metodo di cui ai
punti da 18 a 32 quando cede esposizioni rotative in una cartolarizzazione che
contiene una clausola di ammortamento anticipato. 
18.                  
L’ente creditizio calcola
l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio a fronte della somma delle
ragioni di credito del cedente e dell’investitore. 
19.                  
Per le operazioni di
cartolarizzazione in cui le esposizioni cartolarizzate comprendono esposizioni
rotative e non, un ente creditizio cedente applica il trattamento esposto in
appresso alla parte dell’aggregato che contiene le esposizioni rotative. 
20.                  
In questo ambito, per
“ragioni di credito” del cedente si intende l’importo nominale della parte
nozionale di un aggregato di importi utilizzati ceduti in una
cartolarizzazione, la cui proporzione in relazione all’importo dell’aggregato
totale ceduto nell’operazione determina la proporzione dei flussi finanziari
generati dalla riscossione di capitale e interessi e da altri importi associati
che non sono disponibili per effettuare pagamenti a coloro che hanno posizioni
inerenti alla cartolarizzazione.

Le ragioni di credito
del cedente, in quanto tali, non possono essere subordinate alle ragioni di
credito degli investitori. 
Per “ragioni di credito
degli investitori” si intende l’importo nominale della parte nozionale residua
dell’aggregato di importi utilizzati. 
21.                  
L’esposizione dell’ente
creditizio cedente associata ai suoi diritti rispetto alle ragioni di credito
del cedente non è considerata come una posizione inerente a cartolarizzazione
bensì come un’esposizione su base proporzionale verso le esposizioni
cartolarizzate come se queste non fossero state cartolarizzate.

2.5.1.          
Esenzioni dal trattamento
dell’ammortamento anticipato

22.                  
I cedenti dei seguenti
tipi di cartolarizzazioni sono esenti dai requisiti patrimoniali di cui al
punto 17:
a)      le cartolarizzazioni di esposizioni rotative
nell’ambito delle quali gli investitori restano interamente esposti ai futuri
utilizzi da parte dei debitori, cosicché il rischio relativo alle linee
sottostanti non viene riassunto dall’ente creditizio cedente nemmeno dopo che
si sia verificato un evento determinante l’ammortamento anticipato, sono esenti
dal trattamento dell’ammortamento anticipato, e 
b)      le cartolarizzazioni nell’ambito delle quali
una procedura di ammortamento anticipato è attivata unicamente da eventi non
collegati all’andamento delle attività cartolarizzate o all’ente creditizio
cedente, ad esempio da modifiche rilevanti nella normativa fiscale primaria o
secondaria.

2.5.2.          
Requisito patrimoniale
massimo

23.                  
Per un ente creditizio
cedente soggetto al requisito di cui al punto 17, il totale degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio a fronte delle sue posizioni nelle ragioni
di credito degli investitori e degli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio calcolati in forza del punto 17 non può essere superiore al maggiore
tra
a)      gli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio calcolati a fronte delle sue posizioni nelle ragioni di credito degli
investitori, 
b)      gli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio che verrebbero calcolati a fronte delle esposizioni cartolarizzate da
un ente creditizio che detiene le esposizioni come se non fossero state
cartolarizzate in un importo pari alle ragioni di credito degli investitori.
24.                  
La deduzione di eventuali
profitti netti derivanti dalla capitalizzazione di redditi futuri di cui
all’articolo 57 è trattata al di fuori dell’importo massimo indicato al punto
23.

2.5.3.          
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio

25.                  
L’importo
dell’esposizione ponderato per il rischio da calcolare conformemente al punto
17 è determinato moltiplicando l'importo delle ragioni di credito degli
investitori per il prodotto tra il fattore di conversione appropriato di cui ai
punti da 27 a 32 e il fattore di ponderazione medio ponderato che si
applicherebbe alle esposizioni cartolarizzate se queste non fossero state
cartolarizzate. 
26.                  
Una clausola di
ammortamento anticipato è considerata come “controllata” quando sono soddisfatte
le condizioni seguenti:
a)      l’ente creditizio cedente dispone di un piano
appropriato che gli assicuri di disporre di fondi propri e di liquidità
sufficienti per affrontare eventuali situazioni di ammortamento anticipato;
b)      per tutta la durata dell’operazione, i
pagamenti di interessi e di capitale, le spese, le perdite e i recuperi sono
ripartiti pro rata fra le ragioni di credito del cedente e degli investitori
sulla base del saldo dei crediti risultante all’inizio di ogni mese; 
c)      il periodo di ammortamento viene considerato
sufficiente se il 90% del debito totale (in termini di ragioni di credito del
cedente e degli investitori) in essere all’inizio del periodo di ammortamento
anticipato può essere rimborsato o riconosciuto come in stato di inadempimento;
d)      la frequenza dei rimborsi non è più rapida di
quella che sarebbe consentita da un piano di ammortamento lineare nel periodo
di cui alla lettera c).
27.                  
Nel caso di
cartolarizzazioni soggette ad una clausola di ammortamento anticipato delle
esposizioni al dettaglio senza impegno a fermo, revocabili incondizionatamente
e senza preavviso, quando l’ammortamento anticipato è innescato dalla discesa
del margine positivo ad un determinato livello, gli enti creditizi confrontano
il margine positivo medio a tre mesi con i livelli ai quali detto margine deve
essere bloccato. 
28.                  
Nei casi in cui la
cartolarizzazione non richieda il blocco del margine positivo, il suo punto di
arresto (trapping point) è ritenuto situarsi 4,5 punti percentuali al di
sopra del livello che innesca il rimborso anticipato. 
29.                  
Il fattore di conversione
da applicare è determinato dal livello del margine positivo medio effettivo a
tre mesi conformemente alla tabella 3.
Tabella 3
   || Cartolarizzazioni provviste di una clausola di ammortamento anticipato controllato || Cartolarizzazioni provviste di una clausola di ammortamento anticipato non controllato 
 margine positivo medio a tre mesi || fattore di conversione || fattore di conversione 
 superiore al livello A || 0% || 0% 
 livello A || 1% || 5% 
 livello B || 2% || 15% 
 livello C || 20% || 50% 
 livello D || 20% || 100% 
 livello E || 40% || 100% 
30.                  
Nella tabella 3, il
livello A corrisponde a livelli del margine positivo inferiori al 133,33% del
punto di arresto ma non inferiori al 100% di tale punto; il livello B
corrisponde a livelli del margine positivo inferiori al 100% del punto di
arresto ma non inferiori al 75% di tale punto; il livello C corrisponde a
livelli del margine positivo inferiori al 75% del punto di arresto ma non
inferiori al 50% di tale punto; il livello D corrisponde a livelli del margine
positivo inferiori al 50% del punto di arresto ma non inferiori al 25% di tale
punto e il livello E corrisponde a livelli del margine positivo inferiori al
25% del punto di arresto.
31.                  
Tutte le altre
cartolarizzazioni provviste di clausola di ammortamento anticipato controllato
delle esposizioni rotative sono soggette ad un fattore di conversione del
credito del 90%. 
32.                  
Tutte le altre
cartolarizzazioni provviste di clausola di ammortamento anticipato non
controllato delle esposizioni rotative sono soggette ad un fattore di
conversione del credito del 100%.


2.6.                
Riconoscimento
dell’attenuazione del rischio di credito per le posizioni inerenti a
cartolarizzazione 

33.                  
Quando un ente creditizio
ottiene una protezione del credito su una posizione inerente a cartolarizzazione,
il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio può essere
modificato conformemente all’allegato VIII.

2.7.                
Riduzione degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio

34.                  
Come previsto
all’articolo 66, paragrafo 2, nel caso di una posizione inerente a
cartolarizzazione alla quale si applica un fattore di ponderazione del 1250%
gli enti creditizi possono dedurre dai fondi propri il valore dell’esposizione
della posizione in alternativa alla sua inclusione nel calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio. In questo quadro, il calcolo del valore
dell’esposizione può riflettere la protezione del credito assistita ammissibile
secondo modalità conformi al punto 33. 
35.                  
Quando un ente creditizio
si avvale dell’alternativa indicata al punto 34, l’importo dedotto
conformemente a tale punto moltiplicato per 12,5 è sottratto, ai fini del punto
9, dall’importo specificato in tale punto come l’importo massimo
dell’esposizione ponderato per il rischio calcolato dagli enti creditizi ivi
indicati.

3.                      
Calcolo degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio nel quadro del metodo basato sui
rating interni 
3.1.                
Priorità
nell’applicazione delle metodologie

36.                  
Ai fini dell’applicazione
dell’articolo 96 l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio delle
posizioni inerenti a cartolarizzazione è calcolato conformemente ai punti da 36
a 74.
37.                  
Per le posizioni
provviste di rating o per le quali possa essere utilizzata una valutazione del
merito di credito desunta, per calcolare l’importo dell’esposizione ponderato
per il rischio è utilizzato il metodo basato sui rating interni di cui ai punti
da 45 a 49. 
38.                  
Per le posizioni prive di
rating si utilizza il metodo della formula di vigilanza di cui ai punti da 50 a
52 eccetto quando sia consentito il metodo della valutazione interna di cui ai
punti 42 e 43.
39.                  
Un ente creditizio
diverso dall’ente creditizio cedente o promotore può utilizzare il metodo della
formula di vigilanza solo con l’approvazione delle autorità competenti. 
40.                  
Nel caso di enti
creditizi cedenti o promotori non in grado di calcolare il Kirb e
che non hanno ottenuto l’approvazione ad utilizzare il metodo della valutazione
interna per le posizioni in programmi ABCP e nel caso di altri enti creditizi
che non hanno ottenuto l’approvazione ad utilizzare il metodo della formula di
vigilanza o, per le posizioni in programmi ABCP, il metodo della valutazione
interna, un fattore di ponderazione del 1250% si applica alle posizioni inerenti
a cartolarizzazione prive di rating e per le quali non può essere utilizzata
una valutazione del merito di credito desunta. 

3.1.1.          
Utilizzo di valutazioni
del merito di credito desunte

41.                  
Un ente attribuisce ad
una posizione priva di rating una valutazione del merito di credito desunta
equivalente a quella delle posizioni provviste di rating (“posizioni di
riferimento”) con massimo rango subordinate sotto tutti i profili alla
posizione inerente a cartolarizzazione priva di rating in questione, quando
sono soddisfatti i requisiti operativi minimi seguenti: 
a)      le posizioni di riferimento devono essere
subordinate sotto ogni aspetto al segmento della cartolarizzazione privo di
rating; 
b)      la durata delle posizioni di riferimento deve
essere pari o superiore a quella della posizione priva di rating in questione; 
c)      tutti i rating desunti devono essere aggiornati
su base continuativa per riflettere ogni variazione della valutazione del
merito di credito delle posizioni inerenti a cartolarizzazione di riferimento.

3.1.2.          
Metodo della valutazione
interna per posizioni in programmi ABCP

42.                  
Previa approvazione delle
autorità competenti, un ente creditizio può attribuire ad una posizione priva
di rating in un programma ABCP una valutazione del merito di credito desunta
come indicato al punto 43, purché le condizioni seguenti siano soddisfatte:
a)      le posizioni su cambiali finanziarie emesse dal
programma devono essere provviste di rating;
b)      l'ente creditizio deve dimostrare alle autorità
competenti che la sua valutazione interna della qualità creditizia della
posizione è basata sulla metodologia pubblicamente disponibile di una o più
ECAI idonee per la valutazione dei titoli connessi a esposizioni della medesima
tipologia di quelle cartolarizzate;
c)      tra le ECAI la cui metodologia viene utilizzata
come prescritto alla lettera b) devono essere incluse quelle che hanno fornito
la valutazione esterna delle cambiali finanziarie emesse dal programma. Gli
elementi quantitativi – ad esempio i fattori di stress – utilizzati per
assegnare alla posizione una determinata qualità creditizia devono essere
ispirati a principi di prudenza almeno equivalenti a quelli utilizzati nella
metodologia di valutazione rilevante delle ECAI in questione; 
d)      in fase di elaborazione della propria
metodologia di valutazione interna l’ente creditizio deve prendere in considerazione
tutte le metodologie pubblicate delle ECAI idonee per la valutazione dei titoli
connessi a esposizioni della medesima tipologia di quelle cartolarizzate. Questo
esercizio deve essere documentato dall’ente creditizio e ripetuto almeno una
volta all’anno;
e)      la metodologia interna di valutazione dell’ente
creditizio deve includere diversi livelli di rating. Vi deve essere una
corrispondenza tra tali livelli di rating e le valutazioni del merito di
credito delle ECAI idonee. La corrispondenza deve essere documentata
esplicitamente;
f)       la metodologia interna di valutazione deve
essere impiegata nei processi interni di gestione del rischio dell’ente
creditizio, compresi i sistemi decisionali, di informazione della direzione e
di allocazione del capitale;
g)      i revisori interni o esterni, le ECAI o le
funzioni aziendali preposte alla revisione interna del merito di credito o alla
gestione del rischio dell’ente creditizio devono effettuare con frequenza
regolare apposite verifiche del processo di valutazione interna e della qualità
delle valutazioni interne della qualità creditizia delle esposizioni dell’ente
creditizio verso un programma ABCP. Qualora siano le funzioni di revisione
interna, di revisione del merito di credito o di gestione del rischio ad
effettuare tali verifiche, esse devono essere indipendenti dall’area di
attività attinente al programma ABCP, nonché dalle connesse funzioni di
relazione con la clientela;
h)      l’ente creditizio deve seguire l’andamento
delle sue valutazioni interne nel corso del tempo al fine di valutare
l’affidabilità della sua metodologia e, se del caso, correggere tale
metodologia, qualora l’andamento delle esposizioni diverga sistematicamente
dalle valutazioni interne assegnate a tali esposizioni;
i)       il programma ABCP deve prevedere requisiti per
la sottoscrizione in apposite linee guida in materia di credito e di investimento.
In vista dell’acquisto di un’attività, l’amministratore del programma deve
considerare il tipo di attività da acquistare, la tipologia e l’importo
monetario delle esposizioni derivanti dalla fornitura di linee di liquidità e
di rafforzamenti del credito, la distribuzione delle perdite e la separazione
giuridica ed economica fra le attività trasferite e l’entità cedente. Deve
essere effettuata un’analisi creditizia del profilo di rischio del cedente le
attività, considerando anche l’andamento finanziario passato e atteso, la
posizione di mercato attuale, la competitività futura attesa, il grado di leva
finanziaria, i flussi finanziari, la copertura degli interessi e il rating del
debito. Deve inoltre essere condotta una verifica dei requisiti per la
sottoscrizione del cedente, delle sue capacità di gestione e delle procedure di
recupero crediti;
j)       i requisiti per la sottoscrizione del
programma ABCP devono fissare le regole minime in materia di ammissibilità
delle attività, in particolare:
i)       devono escludere l’acquisto di attività
scadute da molto tempo o in stato di inadempimento,
ii)      devono limitare l’eccessiva
concentrazione verso singoli debitori o aree geografiche, e
iii)     devono limitare la natura delle attività
da acquistare;
k)      il programma ABCP deve prevedere politiche e
procedure di recupero crediti che tengano conto della capacità operativa e del
merito di credito del gestore (servicer). Il programma deve attenuare il
rischio in capo al cedente/gestore attraverso l’impiego di vari meccanismi
quali le clausole basate sulla qualità creditizia corrente che impediscono la
commistione dei fondi;
l)       la perdita complessiva stimata su un aggregato
di attività che il programma di ABCP è in procinto di acquistare deve tenere
conto di tutte le potenziali fonti di rischio, come i rischi di credito e di
diluizione. Se il rafforzamento del credito fornito dal cedente è commisurato
unicamente alle perdite su crediti, deve venire accantonata una riserva
distinta per il rischio di diluizione sempreché questo sia rilevante per quel
particolare aggregato di esposizioni. Inoltre, nel determinare il livello
richiesto di rafforzamento del credito, il programma deve utilizzare diverse
serie storiche pluriennali relative alle perdite, ai tassi di insolvenza, al
livello di diluizione e al tasso di rotazione dei crediti; 
m)     il programma ABCP deve basarsi su determinate
caratteristiche strutturali nelle decisioni di acquisto di esposizioni – ad
esempio clausole contrattuali che consentono in maniera esplicita la
liquidazione automatica di un determinato portafoglio (wind down triggers)
– al fine di attenuare il potenziale deterioramento della qualità del
portafoglio sottostante. 
Le autorità competenti
possono rinunciare ad esigere l’osservanza del requisito che la metodologia di
valutazione dell’ECAI sia pubblicamente disponibile se si accertano che per via
delle caratteristiche specifiche della cartolarizzazione – ad esempio la sua
struttura innovativa – nessuna metodologia di valutazione di ECAI sia ancora
pubblicamente disponibile. 
43.                  
L’ente creditizio assegna
la posizione priva di rating ad uno dei livelli di rating descritti al punto
42. Alla posizione viene
attribuito un rating desunto identico alle valutazioni corrispondenti a tale
livello di rating come indicato al punto 42. Quando, all’avvio della
cartolarizzazione, questa valutazione desunta è almeno corrispondente al
livello di investiment grade, viene considerata pari ad una valutazione
del merito di credito ammessa di un’ECAI idonea ai fini del calcolo degli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio. 

3.2.                
Importi massimi delle
esposizioni ponderati per il rischio

44.                  
Per gli enti creditizi
cedenti, per gli enti creditizi promotori o per altri enti creditizi che
possono calcolare il KIRB, gli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio calcolati a fronte delle posizioni inerenti a cartolarizzazione
possono essere limitati a quanto prodotto dal requisito patrimoniale di cui
all’articolo 75, lettera a), che è pari alla somma dell’8% degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio che sarebbero stati calcolati se le
attività cartolarizzate non fossero state cartolarizzate e fossero a bilancio e
degli importi delle perdite attese di tali esposizioni. 

3.3.                
Metodo basato sui rating

45.                  
Nell’ambito del metodo
basato sui rating, l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio di una
posizione inerente a cartolarizzazione provvista di rating è calcolato
applicando al valore dell’esposizione il fattore di ponderazione del rischio
associato con la classe di merito di credito alla quale la valutazione del
merito di credito è stata associata dalle autorità competenti conformemente
all’articolo 98 come indicato alle tabelle 4 e 5.
Tabella 4
Posizioni diverse da
quelle con valutazioni del merito di credito a breve termine
 Classe di merito di credito (CQS) || Fattore di ponderazione del rischio 
   || A || B || C 
 CQS 1 || 7% || 12% || 20% 
 CQS 2 || 8% || 15% || 25% 
 CQS 3 || 10% || 18% || 35%3 
 CQS 4 || 12% || 20% || 35% 
 CQS 5 || 20% || 35% || 35% 
 CQS 6 || 35% || 50% || 50% 
 CQS 7 || 60% || 75% || 75% 
 CQS 8 || 100% || 100% || 100% 
 CQS 9 || 250% || 250% || 250% 
 CQS 10 || 425% || 425% || 425% 
 CQS 11 || 650% || 650% || 650% 
 Al di sotto della CQS 11 || 1250% || 1250% || 1250% 
Tabella 5
Posizioni con
valutazioni del merito di credito a breve termine
 Classe di merito di credito (CQS) || Fattore di ponderazione del rischio 
   || A || B || C 
 CQS 1 || 7% || 12% || 20% 
 CQS 2 || 12% || 20% || 35% 
 CQS 3 || 60% || 75% || 75% 
 Tutte le altre valutazioni del merito di credito || 1250% || 1250% || 1250% 
46.                  
Fermo restando il punto
47, i fattori di ponderazione del rischio della colonna A di ciascuna tabella
si applicano quando la posizione riguarda il segmento con rango più elevato della
cartolarizzazione. Per
determinare se un segmento abbia il rango più elevato a tal fine, non è
obbligatorio prendere in considerazione gli importi dovuti a titolo di
contratti derivati su tassi di interesse o valute, commissioni o altri
pagamenti di questo tipo.
47.                  
I fattori di ponderazione
del rischio della colonna C di ciascuna tabella si applicano quando la posizione
è inerente ad una cartolarizzazione in cui il numero effettivo delle
esposizioni cartolarizzate sia inferiore a sei. Nel calcolare il numero effettivo delle esposizioni
cartolarizzate le esposizioni multiple verso lo stesso debitore vengono
trattate come un’unica esposizione. Il numero effettivo delle esposizioni è
calcolato come segue: 
dove EADi rappresenta
la somma dei valori di tutte le esposizioni verso l’iesimo debitore. In caso di ricartolarizzazione
(cartolarizzazione di esposizioni inerenti a cartolarizzazione), l’ente
creditizio considera il numero di esposizioni inerenti a cartolarizzazione
dell’aggregato e non il numero delle esposizioni sottostanti negli aggregati
originari dai quali discendono tali esposizioni. Se la quota di portafoglio associata
alla massima esposizione (C1) è disponibile, l’ente creditizio può
calcolare N come 1/C1. 
48.                  
I fattori di ponderazione
del rischio della colonna B si applicano a tutte le altre posizioni.
49.                  
Le forme di attenuazione
del rischio di credito per le posizioni inerenti a cartolarizzazione possono
essere riconosciute conformemente ai punti da 58 a 60.

3.4.                
Metodo della formula di
vigilanza 

50.                  
Fermi restando i punti 56
e 57, nel quadro del metodo della formula di vigilanza, il fattore di
ponderazione del rischio per una posizione inerente a cartolarizzazione è il
maggiore tra 7% e il fattore di ponderazione del rischio applicabile
conformemente al punto 51. 
51.                  
Fermi restando i punti 56
e 57, il fattore di ponderazione del rischio applicabile all’importo
dell’esposizione è pari a 
12,5 x (S[L+T] – S[L]) /
T
dove
dove
t = 1000, 
e w = 20.
In queste espressioni,
Beta [x; a, b] si riferisce alla distribuzione cumulativa beta con parametri a
e b valutati a x.
T (lo spessore del
segmento nel quale è detenuta la posizione) è definito come il rapporto tra a)
l'ammontare nominale del segmento e b) la somma dei valori delle esposizioni
cartolarizzate. In questo
ambito, il valore dell’esposizione di uno strumento derivato di cui
all’allegato IV, se il valore corrente di sostituzione non è positivo, è pari
all’esposizione potenziale futura calcolata conformemente all’allegato III. 
Kirbr è il rapporto tra
a) Kirb e b) la somma dei valori delle esposizioni che sono state
cartolarizzate. Kirbr è espresso
in forma decimale (ad esempio, per un Kirb pari al 15% del portafoglio esso è
pari a 0,15). 
L (il livello del
rafforzamento del credito) è definito come il rapporto tra l'ammontare nominale
di tutti i segmenti subordinati a quello nel quale è detenuta la posizione e la
somma dei valori delle esposizioni cartolarizzate. I redditi futuri capitalizzati non sono inclusi nel
calcolo di L. Gli importi dovuti dalle controparti nei contratti derivati
enumerati all’allegato IV che rappresentano segmenti con rango inferiore
rispetto al segmento in questione possono essere misurati al loro valore
corrente di sostituzione (senza le esposizioni potenziali future) nel calcolo
dei livelli di rafforzamento del credito. 
N è il numero effettivo
di esposizioni calcolato conformemente al punto 47.
ELGD, la LGD media
ponderata per l’esposizione, è calcolata come segue: 
dove LGDi rappresenta
la LGD media associata a tutte le esposizioni verso l’iesimo
debitore e la LGD è calcolata conformemente agli articoli da 84 a 89. In caso di ricartolarizzazione, alle
posizioni ricartolarizzate si applica una LGD del 100%. Qualora i rischi di
insolvenza e di diluizione per i crediti acquistati siano trattati in modo
aggregato nell'ambito di una cartolarizzazione (ad esempio quando è disponibile
una sola riserva o un eccesso di garanzia per la copertura delle perdite di
entrambe le fonti), la LGD immessa è costruita come media ponderata della LGD
per il rischio di credito e della LGD del 75% per il rischio di diluizione. I
predetti fattori di ponderazione coincidono con i requisiti patrimoniali
prescritti rispettivamente per il rischio di credito e per il rischio di
diluizione.
Parametri semplificati
Se il valore della
massima esposizione cartolarizzata, C1, non supera il 3% della somma
dei valori delle esposizioni cartolarizzate, ai fini del metodo della formula
di vigilanza l'ente creditizio può porre LGD=50% e N uguale al seguente
ammontare: 
 .
in alternativa
N=1/C1.
Cm rappresenta
il rapporto tra la somma dei valori delle “m” esposizioni di importo massimo e
la somma dei valori delle esposizioni cartolarizzate. Il livello di ‘m’ può essere fissato dall’ente
creditizio.
Per le cartolarizzazioni
che riguardano esposizioni al dettaglio, le autorità competenti possono
consentire che sia applicato il metodo della formula di vigilanza utilizzando
le semplificazioni h = 0 e v = 0. 
52.                  
Le forme di attenuazione
del rischio di credito per le posizioni inerenti a cartolarizzazione possono
essere riconosciute conformemente ai punti 58, 59 e ai punti da 61 a 65.

3.5.                
Linee di liquidità

53.                  
Le disposizioni di cui ai
punti 54 e 55 si applicano al fine di determinare il valore dell’esposizione di
una posizione priva di rating inerente a cartolarizzazione consistente in
taluni tipi di linee di liquidità.

3.5.1.          
Linee di liquidità
disponibili solo in caso di generale turbativa di mercato

54.                  
Un fattore di conversione
del 20% può essere applicato all’importo nominale di una linea di liquidità che
può essere utilizzata solo in caso di generale turbativa di mercato e che
soddisfa le condizioni per essere ammessa a fini prudenziali di cui al punto
14.

3.5.2.          
Anticipi per cassa

55.                  
Un fattore di conversione
dello 0% può essere applicato all'importo nominale di una linea di liquidità
che soddisfa le condizioni di cui al punto 16.
Trattamento eccezionale
qualora il calcolo del Kirb non sia possibile 
56.                  
Qualora per un ente
creditizio risulti impraticabile il calcolo degli importi ponderati per il
rischio delle esposizioni cartolarizzate come se queste non fossero state
cartolarizzate, esso può, in via eccezionale e previo consenso delle autorità
competenti, essere temporaneamente autorizzato ad applicare il metodo esposto
di seguito per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio per le posizioni prive di rating inerenti a cartolarizzazione
consistenti in linee di liquidità.

57.                  
Il massimo fattore di
ponderazione del rischio applicabile in forza degli articoli da 78 a 83 ad una
qualsiasi delle esposizioni cartolarizzate qualora queste non fossero state
cartolarizzate può essere applicato alla posizione inerente a cartolarizzazione
rappresentata dalla linea di liquidità. Per determinare il valore dell’esposizione della posizione un fattore
di conversione del 50% può essere applicato all’importo nominale della linea di
liquidità se quest’ultima ha durata originaria pari o inferiore ad un anno. Se
la linea di liquidità soddisfa le condizioni di cui al punto 54, può essere
applicato un fattore di conversione del 20%. 

3.6.                
Riconoscimento
dell’attenuazione del rischio di credito per le posizioni inerenti a
cartolarizzazione 
3.6.1.          
Protezione del credito
assistita

58.                  
La protezione del credito
assistita è limitata a quella ammessa per il calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio in applicazione degli articoli da 78 a 83,
come indicato agli articoli da 90 a 93, e il riconoscimento è subordinato
all'osservanza dei requisiti minimi rilevanti come previsto ai predetti
articoli.

3.6.2.          
Protezione del credito
non assistita

59.                  
La protezione del credito
non assistita e i fornitori di tale protezione sono limitati a quelli
ammissibili in applicazione degli articoli da 90 a 93 ed il riconoscimento è
subordinato all’osservanza dei requisiti minimi rilevanti come previsto ai
predetti articoli. 

3.6.3.          
Calcolo dei requisiti
patrimoniali per le posizioni inerenti a cartolarizzazione con attenuazione del
rischio di credito

Metodo basato sui rating
60.                  
Quando gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio sono calcolati secondo il metodo basato
sui rating, il valore dell’esposizione e/o l’importo dell’esposizione ponderato
per il rischio di una posizione inerente a cartolarizzazione per la quale è
stata ottenuta una protezione del credito possono essere modificati
conformemente alle disposizioni dell’allegato VIII quali si applicano per il
calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio in
applicazione degli articoli da 78 a 83. 
Metodo della formula di
vigilanza – Protezione completa
61.                  
Quando gli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio sono calcolati secondo il metodo della
formula di vigilanza, l’ente creditizio determina il “fattore di ponderazione
del rischio effettivo” della posizione. A tal fine divide l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio
della posizione per il valore dell’esposizione della posizione e moltiplica il
risultato per 100.
62.                  
Nel caso della protezione
del credito assistita, l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio
della posizione inerente a cartolarizzazione è calcolato moltiplicando
l’importo dell’esposizione corretto per la protezione del credito assistita della
posizione (E*, quale calcolata in applicazione degli articoli da 90 a 93 per il
calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio in
applicazione degli articoli da 78 a 83, considerando E l’importo della
posizione inerente a cartolarizzazione) per il fattore di ponderazione del
rischio effettivo. 
63.                  
Nel caso della protezione
del credito non assistita, l’importo dell’esposizione ponderato per il rischio
della posizione inerente a cartolarizzazione viene calcolato moltiplicando GA
(l’importo della protezione corretto per eventuali disallineamenti di valuta e
di durata conformemente alle disposizioni dell’allegato VIII) per il fattore di
ponderazione del rischio del fornitore della protezione e addizionando questo
risultato all'importo prodotto dalla moltiplicazione dell'importo della
posizione inerente a cartolarizzazione meno GA per il fattore
effettivo di ponderazione del rischio.
Metodo della formula di
vigilanza – Protezione parziale
64.                  
Se lo strumento di
attenuazione del rischio di credito copre le prime perdite o le perdite su base
proporzionale della posizione inerente a cartolarizzazione, l’ente creditizio
può applicare le disposizioni di cui ai punti da 61 a 63.
65.                  
Negli altri casi l’ente
creditizio tratta la posizione inerente a cartolarizzazione come due o più
posizioni e considera la porzione dell’esposizione priva di copertura come la
posizione con la qualità creditizia più bassa. Ai fini del calcolo dell’importo dell’esposizione
ponderato per il rischio di tale posizione, si applicano le disposizioni di cui
ai punti da 50 a 52 correggendo T in funzione di e* nel caso della protezione
assistita, o di T-g nel caso della protezione non assistita, dove e*
rappresenta il rapporto tra E* e l’importo nozionale totale dell’aggregato
sottostante, E* è l’importo dell’esposizione corretto della posizione inerente
a cartolarizzazione calcolato conformemente alle disposizioni dell’allegato
VIII quali applicabili per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati
per il rischio in applicazione degli articoli da 78 a 83, considerando E come
l’importo della posizione inerente a cartolarizzazione; g è il rapporto tra
l’importo nominale della protezione del credito (corretto per eventuali
disallineamenti di valuta o di durata conformemente alle disposizioni
dell’allegato VIII) e la somma degli importi delle esposizioni cartolarizzate. Nel
caso della protezione del credito non assistita il fattore di ponderazione del
rischio del fornitore della protezione si applica alla porzione della posizione
che non rientra nel valore corretto di T.

3.7.                
Requisiti patrimoniali
aggiuntivi per le cartolarizzazioni delle esposizioni rotative provviste di
clausole di ammortamento anticipato

66.                  
In aggiunta agli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio calcolati a fronte delle proprie
posizioni inerenti a cartolarizzazione, l’ente creditizio cedente è tenuto a
calcolare gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente
al metodo di cui ai punti da 17 a 32 quando cede esposizioni rotative in una
cartolarizzazione contenente una clausola di ammortamento anticipato. 
67.                  
Ai fini dell’applicazione
del punto 66, i punti 68 e 69 sostituiscono i punti 20 e 21. 
68.                  
Ai fini
dell’applicazione di queste disposizioni, le “ragioni di credito del cedente”
sono pari alla somma
a)      dell’importo nominale della parte nozionale di
un aggregato di importi utilizzati ceduti in una cartolarizzazione, la cui
proporzione in relazione all’importo dell’aggregato totale ceduto
nell’operazione determina la proporzione dei flussi finanziari generati dalla
riscossione di capitale e interessi e altri importi associati che non sono
disponibili per effettuare pagamenti a coloro che hanno posizioni inerenti a
cartolarizzazione e
b)      dell’importo nominale della parte
dell’aggregato di importi non utilizzati delle linee di credito i cui importi
utilizzati sono stati ceduti nella cartolarizzazione, la cui proporzione in
relazione all’importo totale di tali importi non utilizzati è la stessa della
proporzione tra l’importo nominale descritto alla lettera a) e l’importo
nominale dell’aggregato di importi utilizzati ceduti nella cartolarizzazione.
Le ragioni di credito
del cedente, in quanto tali, non possono essere subordinate alle ragioni di
credito degli investitori. 
Per “ragioni di credito
degli investitori” si intende l’importo nominale della parte nozionale
dell’aggregato di importi utilizzati che non rientrano nella lettera a) più
l’importo nominale della parte dell’aggregato di importi non utilizzati delle
linee di credito, i cui importi utilizzati sono stati ceduti nella
cartolarizzazione che non rientrano nella lettera b). 
69.                  
L’esposizione dell’ente
creditizio cedente associata ai suoi diritti rispetto alla parte delle ragioni
di credito del cedente di cui al punto 68, lettera a) non è considerata come
una posizione inerente a cartolarizzazione bensì come un’esposizione su base
proporzionale verso le esposizioni degli importi utilizzati cartolarizzate come
se queste non fossero state cartolarizzate per un importo pari a quello
descritto al punto 68, lettera a).
Si considera inoltre che l’ente creditizio cedente ha un’esposizione su base
proporzionale verso gli importi non utilizzati delle linee di credito, i cui
importi utilizzati sono stati ceduti nella cartolarizzazione, per un importo
pari a quello descritto al punto 68, lettera b). 

3.8.                
Riduzione degli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio

70.                  
L’importo
dell’esposizione ponderato per il rischio di una posizione inerente a
cartolarizzazione alla quale si applica un fattore di ponderazione del rischio
del 1250% può essere ridotto di 12,5 volte l’importo di eventuali rettifiche di
valore effettuate dall’ente creditizio rispetto alle esposizioni
cartolarizzate. Nella misura in
cui le rettifiche di valore sono prese in considerazione a tal fine, esse non
vengono prese in considerazione nel calcolo di cui all'allegato VII, parte 1,
punto 34.
71.                  
L’importo
dell’esposizione ponderato per il rischio di una posizione inerente a
cartolarizzazione può essere ridotto di 12,5 volte l’importo di eventuali
rettifiche di valore effettuate dall’ente creditizio rispetto a tale posizione.
72.                  
Come previsto
all’articolo 66, paragrafo 2, nel caso di una posizione inerente a
cartolarizzazione alla quale si applica un fattore di ponderazione del rischio
del 1250% gli enti creditizi possono dedurre dai fondi propri il valore
dell’esposizione della posizione in alternativa alla sua inclusione nel calcolo
degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio. 
73.                  
Ai fini dell’applicazione
del punto 73
a)      il valore dell’esposizione della posizione può
essere derivato dall’importo dell’esposizione ponderato per il rischio tenuto
conto di eventuali riduzioni effettuate conformemente ai punti 70 e 71;
b)      il calcolo del valore dell’esposizione può
riflettere la protezione del credito assistita ammissibile secondo modalità
conformi alla metodologia prescritta ai punti da 58 a 65;
c)      quando il metodo della formula di vigilanza
viene utilizzato per calcolare gli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio e L < KIRBR e [L+T] > KIRBR, la
posizione può essere trattata come due posizioni con L pari al KIRBR
della posizione con il maggior rango nel rimborso.
74.                  
Quando un ente creditizio
si avvale dell’alternativa indicata al punto 72, l’importo dedotto
conformemente a tale punto moltiplicato per 12,5 è sottratto, ai fini
dell’applicazione del punto 44, dall’importo specificato in tale punto come
l’importo massimo dell’importo dell’esposizione ponderato per il rischio
calcolato dagli enti creditizi ivi indicati.
ALLEGATO X
 
Rischio operativo
 
Parte 1 – Metodo base dell’indicatore

1.                      
Requisito patrimoniale

1.                      
Nell’ambito del metodo
base dell’indicatore, il requisito patrimoniale per il rischio operativo è pari
al 15% dell’indicatore rilevante definito in appresso. 

2.                      
Indicatore rilevante

2.                      
L’indicatore rilevante è
la media riferita a tre esercizi della somma dei proventi netti da interessi e
dei proventi netti non da interessi. 
3.                      
La media triennale è
calcolata sulla base delle sei ultime osservazioni su base annuale effettuate
alla metà e alla fine dell’esercizio. Se non sono disponibili dati sottoposti a revisione contabile, possono
essere utilizzate stime aziendali. 
4.                      
Qualora da una delle osservazioni
risulti che la somma dei proventi netti da interessi e dei proventi netti non
da interessi è negativa o nulla, tale dato non viene preso in considerazione
nel calcolo della media triennale.
L’indicatore rilevante è costituito dalla somma dei dati positivi divisa per il
numero dei dati positivi.

2.1.                
Enti creditizi soggetti
alla direttiva 86/635/CEE

5.                      
Sulla base delle voci
contabili del conto profitti e perdite degli enti creditizi di cui all’articolo
27 della direttiva 86/635/CEE, l’indicatore rilevante è pari alla somma degli
elementi enumerati nella tabella 1.
Ciascun elemento è incluso nella somma con il suo segno positivo o negativo. 
6.                      
Potrebbe essere
necessario correggere questi elementi per tenere conto dei requisiti di cui ai
punti 7 e 8.
Tabella 1
 1             Interessi e proventi assimilati 2             Interessi e oneri assimilati 
 3             Proventi su titoli a) proventi di azioni, quote ed altri titoli a reddito variabile b) proventi di partecipazioni c) proventi di partecipazioni in imprese collegate 
 4             Proventi per commissioni/provvigioni 5             Oneri per commissioni/provvigioni 
 6             Profitto (perdita) da operazioni finanziarie 
 7             Altri proventi di gestione 

2.1.1.          
Requisiti

7.                      
L’indicatore è calcolato
al lordo di accantonamenti e di spese operative.
8.                      
I seguenti elementi non
sono utilizzati nel calcolo dell’indicatore:
a)      profitti e perdite realizzati sulla vendita di
titoli non inclusi nel portafoglio di negoziazione,
b)      i proventi derivanti da partite straordinarie o
irregolari,
c)      i proventi derivanti da assicurazioni.
Quando la rivalutazione
di titoli del portafoglio di negoziazione rientra nel conto profitti e perdite,
tale rivalutazione può essere inclusa. Quando si applica l’articolo 36, paragrafo 2 della direttiva
86/635/CEE, la rivalutazione contabilizzata nel conto profitti e perdite deve
essere inclusa.

2.2.                
Enti creditizi soggetti
ad un diverso quadro di regolamentazione contabile

9.                      
Gli enti creditizi
soggetti ad un quadro di regolamentazione contabile diverso da quello stabilito
dalla direttiva 86/635/CEE calcolano l’indicatore rilevante sulla base dei dati
che meglio riflettono la definizione di cui sopra. 
Parte 2 –
Metodo standardizzato

1.                      
Requisito patrimoniale

1.                      
Nel quadro del metodo
standardizzato il requisito patrimoniale per il rischio operativo è pari alla
semplice somma dei requisiti patrimoniali per ciascuna delle aree di attività
riportate nella tabella 2.
2.                      
Il requisito patrimoniale
per ciascuna area di attività è pari ad una determinata percentuale di un
indicatore rilevante.
3.                      
L’indicatore è calcolato
individualmente per ciascuna area di attività.
4.                      
Per ciascuna area di
attività, l’indicatore rilevante è la media riferita a tre esercizi della somma
dei proventi netti da interessi e dei proventi netti non da interessi, come
previsto alla parte 1, punti da 5 a 9. 
5.                      
La media triennale è
calcolata sulla base delle sei ultime osservazioni su base annuale effettuate
alla metà e alla fine dell’esercizio. Se non sono disponibili dati sottoposti a revisione contabile, possono
essere utilizzate stime aziendali.
6.                      
Qualora da una delle
osservazioni risulti che la somma dei proventi netti da interessi e dei
proventi netti non da interessi è negativa, tale dato viene posto pari a zero. 
Tabella 2
 Area di attività || Elenco di attività || Percentuale 
 Servizi finanziari per l’impresa || Assunzione a fermo di strumenti finanziari e/o collocamento di strumenti finanziari sulla base di un impegno irrevocabile Servizi connessi con l'assunzione a fermo. Consulenza in materia di investimenti Consulenza alle imprese in materia di struttura del capitale, di strategia industriale e di questioni connesse nonché consulenza e servizi concernenti le concentrazioni e l'acquisto di imprese Ricerca in materia di investimenti e analisi finanziaria e altre forme di raccomandazione generale riguardanti le operazioni relative a strumenti finanziari || 18% 
 Negoziazioni e vendite || Negoziazione per conto proprio Servizi di intermediazione finanziaria del tipo money broking Ricezione e trasmissione di ordini riguardanti uno o più strumenti finanziari. Esecuzione di ordini per conto dei clienti Collocamento di strumenti finanziari senza impegno irrevocabile Gestione di sistemi multilaterali di negoziazione || 18% 
 Intermediazione al dettaglio (Attività con singole persone fisiche o con entità di piccole e medie dimensioni che soddisfano i criteri di cui all’articolo 55 per la classe delle esposizioni al dettaglio) || Ricezione e trasmissione di ordini riguardanti uno o più strumenti finanziari Esecuzione di ordini per conto dei clienti Collocamento di strumenti finanziari senza impegno irrevocabile || 12% 
 Servizi bancari a carattere commerciale || Raccolta di depositi o di altri fondi rimborsabili Operazioni di prestito Leasing finanziario Rilascio di garanzie e di impegni di firma || 15% 
 Servizi bancari al dettaglio (Attività con singole persone fisiche o con entità di piccole e medie dimensioni che soddisfano i criteri di cui all’articolo 55 per la classe delle esposizioni al dettaglio) || Raccolta di depositi o di altri fondi rimborsabili Operazioni di prestito Leasing finanziario Rilascio di garanzie e di impegni di firma || 12% 
 Pagamenti e regolamenti || Servizi di pagamento Emissione e gestione di mezzi di pagamento || 18% 
 Gestioni fiduciarie || Custodia e amministrazione di strumenti finanziari per conto dei clienti, inclusi la custodia e i servizi connessi come la gestione di contante/garanzie reali || 15% 
 Gestioni patrimoniali || Gestione di portafogli Gestione di OICVM Altre forme di gestioni patrimoniali || 12% 
7.                      
Le autorità competenti
possono autorizzare gli enti creditizi a calcolare il proprio requisito
patrimoniale per il rischio operativo utilizzando un metodo standardizzato
alternativo, come indicato ai punti da 9 a 16.

2.                      
Principi per la
classificazione delle aree di attività

8.                      
Gli enti creditizi
elaborano politiche e criteri specifici documentati per l’attribuzione
dell’indicatore alle aree di attività e alle attività correnti nell’ambito del
metodo standardizzato. I criteri
vengono rivisti e adattati se del caso in funzione di attività e rischi nuovi o
mutevoli. I principi per la classificazione delle aree di attività sono:
a)      tutte le attività devono essere classificate in
aree in modo reciprocamente esclusivo e complessivamente esauriente;
b)      ogni attività che non può essere facilmente
attribuita a un’area nello schema, ma che rappresenta una funzione ausiliaria
di un’attività ivi compresa, deve essere allocata all’area di attività cui si
riferisce. Qualora l’attività ausiliaria faccia capo a più di un’area, deve
essere utilizzato un criterio oggettivo di classificazione;
c)      qualora un’attività non possa essere attribuita
a una specifica area, essa deve essere imputata a quell'area che produce la
percentuale più elevata. La stessa regola si applica anche alle sue attività ausiliarie;
d)      gli enti creditizi possono utilizzare metodi
interni di stima per attribuire l’indicatore alle varie aree di attività. I
costi prodotti in un’area di attività che sono imputabili ad una diversa area
possono essere riattribuiti all’area alla quale si riferiscono usando ad
esempio un trattamento basato su costi interni di trasferimento tra le due
aree;
e)      la classificazione delle attività in aree ai
fini del calcolo del capitale a fronte del rischio operativo deve essere
coerente con le categorie impiegate per il rischio di credito e per il rischio
di mercato;
f)       l’alta direzione deve essere responsabile
delle strategie di classificazione, sotto il controllo degli organi di governo
dell’ente creditizio;
g)      il processo di classificazione delle aree di
attività deve essere sottoposto a revisione indipendente.

3.                      
Indicatori alternativi
per talune aree di attività
3.1.                
Modalità

9.                      
Le autorità competenti
possono autorizzare l’ente creditizio ad utilizzare un indicatore alternativo
per le aree di attività “servizi bancari al dettaglio” e “servizi bancari a
carattere commerciale”.
10.                  
Per queste aree di
attività l’indicatore rilevante è un indicatore di reddito normalizzato pari
alla media triennale dell’ammontare nominale totale dei prestiti e delle
anticipazioni moltiplicato per 0,035.
11.                  
Per l’area di attività
“servizi bancari al dettaglio”, il totale di prestiti e anticipazioni è
composto dagli importi complessivamente utilizzati nei seguenti portafogli
creditizi: crediti al dettaglio, crediti a PMI considerati come crediti al
dettaglio, crediti al dettaglio acquistati.
12.                  
Per l’area “servizi
bancari a carattere commerciale”, il totale di prestiti e anticipazioni è
composto dagli importi complessivamente utilizzati nei seguenti portafogli
creditizi: imprese, governi, enti, finanziamenti specializzati, PMI trattate
come imprese e crediti verso imprese acquistati. Vi è altresì incluso il valore
dei titoli non detenuti nel portafoglio di negoziazione.

3.2.                
Condizioni

13.                  
L’autorizzazione ad utilizzare
indicatori alternativi è soggetta alle condizioni di cui ai punti da 14 a 16.

3.2.1.          
Condizione generale

14.                  
L’ente creditizio
soddisfa i criteri di idoneità di cui al punto 17.

3.2.2.          
Condizioni specifiche per
le aree “servizi bancari al dettaglio” e “servizi bancari a carattere
commerciale”

15.                  
L’ente creditizio opera
in misura assolutamente prevalente nei “servizi bancari al dettaglio” e nei
“servizi bancari a carattere commerciale”, che costituiscono almeno il 90% del
suo reddito.
16.                  
L’ente creditizio è in
grado di dimostrare alle autorità competenti che una quota significativa delle
sue attività nei “servizi bancari al dettaglio” e/o nei “servizi bancari a
carattere commerciale” comprende prestiti associati ad un’elevata probabilità
di inadempimento e che il metodo standardizzato alternativo offre una base
migliore per valutare il rischio operativo.

4.                      
Criteri di idoneità

17.                  
Oltre ai requisiti
generali di gestione del rischio di cui all’articolo 22 e all’allegato V, gli
enti creditizi soddisfano i seguenti criteri di idoneità: 
a)      gli enti creditizi devono avere un sistema di
gestione e di valutazione del rischio operativo ben documentato e con
responsabilità chiaramente assegnate. Essi devono rilevare le loro esposizioni soggette
al rischio operativo e i dati rilevanti sul rischio operativo, incluse le
perdite significative. Questo sistema deve essere soggetto a revisioni
periodiche indipendenti;
b)      il sistema di valutazione del rischio operativo
deve essere strettamente integrato nel processo di gestione del rischio
complessivo dell’ente creditizio. I risultati da esso prodotti devono
costituire parte integrante del processo di sorveglianza e controllo del
profilo di rischio operativo dell’ente creditizio;
c)      gli enti creditizi devono disporre di un
sistema di informazione della direzione che fornisce segnalazioni
sull’esposizione al rischio operativo ai responsabili delle funzioni rilevanti
all’interno dell’ente creditizio. Gli enti creditizi devono dotarsi di
procedure con cui intraprendere azioni appropriate sulla base delle informazioni
contenute in tali segnalazioni. 
Parte 3 –
Metodi avanzati di misurazione

1.                      
Criteri di idoneitÀ

1.                      
Per poter essere ammessi
all’uso di un metodo avanzato di misurazione, gli enti creditizi devono
dimostrare alle autorità competenti di soddisfare i criteri di idoneità
enumerati in appresso, oltre ai requisiti generali di gestione del rischio di
cui all’articolo 22 e all’allegato V. 

1.1.                
Requisiti qualitativi

2.                      
Il sistema interno di
misurazione del rischio operativo dell’ente creditizio deve essere strettamente
integrato nei suoi processi di gestione quotidiana del rischio.
3.                      
L’ente creditizio deve
disporre di una funzione indipendente di gestione del rischio operativo.
4.                      
Le esposizioni soggette al
rischio operativo e le perdite rilevate devono essere oggetto di segnalazioni periodiche. L’ente creditizio deve dotarsi di procedure
con cui intraprendere appropriate azioni correttive.
5.                      
Il sistema di gestione
del rischio dell’ente creditizio deve essere ben documentato. L’ente creditizio deve porre in essere
processi iterativi che assicurino l’osservanza dei requisiti e prevedere
direttive per il trattamento dei casi di difformità. 
6.                      
Revisori interni e/o
esterni devono effettuare revisioni periodiche dei processi di gestione del
rischio operativo e dei relativi sistemi di misurazione.
7.                      
La validazione del
sistema di misurazione del rischio operativo da parte delle autorità competenti
deve prevedere:
a)      la verifica che i processi interni di
validazione operino in modo soddisfacente; e
b)      l’accertamento che i flussi di dati e i
processi associati al sistema di misurazione del rischio siano trasparenti e
accessibili.

1.2.                
Requisiti quantitativi
1.2.1.          
Procedura

8.                      
Gli enti creditizi
calcolano il proprio requisito patrimoniale come somma delle perdite attese e
di quelle inattese, a meno che possano dimostrare di essere in grado di stimare
adeguatamente le perdite attese nelle loro prassi operative interne. L’approccio di misurazione del rischio
operativo seguito è in grado di cogliere eventi estremi a forte impatto,
raggiungendo caratteristiche di solidità comparabili a quelle di un intervallo
di confidenza del 99,9% su un periodo di un anno. 
9.                      
Il sistema di misurazione
del rischio operativo di un ente creditizio deve possedere taluni elementi basilari
per poter soddisfare il requisito di solidità summenzionato. Tali elementi comprendono l’impiego di dati
interni e di dati esterni, le analisi di scenario e i fattori che rispecchiano
il contesto operativo e i sistemi di controllo interni, come indicato infra ai
punti da 13 a 24. L'ente creditizio deve avere un approccio ben documentato per
ponderare l’uso di questi quattro elementi nel suo sistema complessivo di
misurazione del rischio operativo. 
10.                  
Il sistema di misurazione
del rischio coglie le maggiori determinanti del rischio che influiscono sul profilo
della coda di distribuzione delle stime di perdita.
11.                  
I meccanismi per
correlare le perdite effettive con le singole stime di perdita da rischio
operativo possono essere riconosciuti soltanto se l’ente creditizio può
dimostrare all’autorità competente che i propri sistemi per la misurazione
delle correlazioni sono solidi e applicati con correttezza, e che tengono conto
dell’incertezza associata a stime di questo tipo, specialmente in periodi di
stress. L’ente creditizio valida
le proprie ipotesi sulle correlazioni attraverso appropriate tecniche
quantitative e qualitative.
12.                  
Il sistema di misurazione
del rischio è intrinsecamente coerente ed evita duplicazioni nel computo delle
valutazioni qualitative o delle tecniche di attenuazione del rischio riconosciute
in altre componenti dello schema di adeguatezza patrimoniale.

1.2.2.          
Dati interni

13.                  
Le misurazioni interne
del rischio operativo sono basate su un periodo di osservazione di almeno
cinque anni. Quando un ente
creditizio adotta per la prima volta un metodo avanzato di misurazione, è
accettabile un periodo di osservazione di tre anni.
14.                  
Gli enti creditizi sono
in grado di classificare i propri dati storici di perdita in funzione delle
pertinenti aree di attività definite nella parte 2 e delle tipologie di eventi
definite nella parte 5, nonché di fornire su richiesta questi dati alle
autorità competenti. Esistono
criteri documentati e oggettivi per attribuire le perdite alle specifiche aree
di attività e tipologie di eventi. Le perdite da rischio operativo collegate al
rischio di credito e storicamente incluse nella banca dati interna relativa al
rischio di credito sono registrate nella banca dati sul rischio operativo e
rilevate separatamente. Tali perdite non sono soggette all’applicazione del
requisito previsto per il rischio operativo fintantoché continuano ad essere
trattate come rischio di credito ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali
minimi. Le perdite da rischio operativo collegate ai rischi di mercato vengono
computate ai fini del calcolo del requisito patrimoniale per il rischio
operativo.
15.                  
I dati interni sulle
perdite dell’ente creditizio sono esaurienti, nel senso che colgono tutte le
attività e le esposizioni rilevanti da tutti i pertinenti sottosistemi e articolazioni
territoriali. Gli enti creditizi
sono in grado di dimostrare che l’eventuale esclusione di attività o
esposizioni, individualmente o in combinazione tra loro, non produce un impatto
significativo sulle stime di rischio complessive. Viene definita un’adeguata
soglia minima di perdita per la raccolta dei dati interni.
16.                  
Oltre ai dati
sull’importo della perdita lorda, gli enti creditizi raccolgono informazioni
sulla data dell’evento, su eventuali recuperi degli importi lordi, nonché altre
informazioni descrittive sulle determinanti o sulle cause dell’evento di
perdita.
17.                  
Esistono criteri
specifici per classificare i dati relativi alle perdite derivanti da un
determinato evento verificatosi in una funzione centralizzata ovvero in
un’attività che si estenda su più aree, come pure da eventi collegati tra loro
nel tempo.
18.                  
Gli enti creditizi
dispongono di procedure documentate per valutare la rilevanza su base
continuativa dei dati storici sulle perdite, compresi i casi in cui si possa
ricorrere a rettifiche discrezionali, riparametrazioni e altri aggiustamenti,
in quale misura essi possono essere effettuati e quali debbano essere i
responsabili di siffatte decisioni.

1.2.3.          
Dati esterni

19.                  
Il sistema di misurazione
del rischio operativo dell’ente creditizio utilizza dati esterni rilevanti,
specialmente quando vi è motivo di ritenere che l’ente creditizio sia esposto a
perdite ad impatto potenzialmente elevato, ancorché infrequenti. L’ente creditizio dispone di un processo
sistematico atto a individuare le situazioni in cui impiegare i dati esterni e
le metodologie usate per incorporare tali dati nel proprio sistema di
misurazione. Le condizioni e le prassi per l’utilizzo di dati esterni sono
regolarmente riviste, documentate e assoggettate a periodica revisione
indipendente.

1.2.4.          
Analisi di scenario

20.                  
Al fine di valutare la
propria esposizione a eventi di particolare gravità, l’ente creditizio utilizza,
unitamente ai dati esterni, analisi di scenario condotte da esperti. Al fine di garantirne la fondatezza, queste
valutazioni vengono validate e rivedute in base al confronto con le perdite
effettivamente subite.

1.2.5.          
Fattori di contesto
operativo e di controllo interno

21.                  
Una metodologia
complessiva di valutazione del rischio dell’ente creditizio è in grado di
cogliere i fattori cruciali del contesto operativo e del sistema di controllo
interno che possono modificare il profilo di rischio operativo dell’ente
stesso.
22.                  
La scelta di ciascun
fattore è giustificata dalla sua natura di significativa causa del rischio
operativo, determinata in base all’esperienza e al giudizio autorevole delle
aree di attività interessate. 
23.                  
La sensibilità delle
stime di rischio ai mutamenti dei fattori e la ponderazione relativa dei vari
fattori sono ben fondate. Oltre
a cogliere le modifiche del profilo di rischio dovute al miglioramento dei
sistemi di controllo, il sistema individua inoltre potenziali aumenti del
rischio derivanti dalla maggiore complessità delle attività o dagli accresciuti
volumi operativi.
24.                  
Questo sistema è
documentato e sottoposto a revisione indipendente all’interno dell’ente
creditizio e da parte delle autorità competenti. Con l’andar del tempo il processo e i risultati sono
validati e riesaminati mediante raffronto con i dati interni di perdita
effettiva e con i dati esterni rilevanti.

2.                      
Effetto delle
assicurazioni

25.                  
Gli enti creditizi possono
riconoscere l’effetto delle assicurazioni previo il rispetto delle condizioni
di cui ai punti da 26 a 29. 
26.                  
L’assicuratore deve
essere autorizzato ad esercitare l’attività di assicurazione o di riassicurazione. 
27.                  
L’assicuratore deve
possedere un rating sulla sua capacità di indennizzo pari almeno ad A (o
equivalente);
a)      la polizza assicurativa deve avere una durata
iniziale non inferiore a un anno. Per le polizze con durata residua inferiore a
un anno l’ente creditizio deve adottare appropriati coefficienti di scarto (haircut)
rappresentativi della decrescente vita residua della polizza; per polizze con
durata residua pari o inferiore a 90 giorni, è previsto un coefficiente di
scarto pari al 100%;
b)      la polizza deve prevedere un periodo minimo di
preavviso di 90 giorni per la disdetta del contratto;
c)      la polizza di assicurazioni non deve prevedere
esclusioni o limitazioni attivate da azioni di vigilanza ovvero, nel caso di un
ente creditizio fallito, che precludano all’ente creditizio, al commissario straordinario
o al liquidatore di recuperare somme a titolo di danni subiti o spese sostenute
dall’ente creditizio stesso, eccettuato il caso di eventi verificatisi dopo
l’attivazione delle procedure di commissariamento o di liquidazione dell’ente
creditizio, a condizione che la polizza assicurativa possa escludere ammende,
sanzioni pecuniarie o penalizzazioni derivanti da provvedimenti assunti dalle
autorità competenti;
d)      i calcoli dell’attenuazione del rischio devono
riflettere la copertura assicurativa in modo tale da esprimere in maniera
trasparente e coerente la relazione esistente con l’effettiva probabilità e con
l’impatto delle perdite utilizzate per la determinazione del requisito patrimoniale
per il rischio operativo;
e)      l’assicurazione deve essere fornita da un terzo.
Nel caso di assicurazione fornita tramite controllate o affiliate,
l’esposizione deve essere trasferita a un terzo indipendente, ad esempio
mediante un contratto di riassicurazione, che soddisfi i criteri di idoneità;
f)       lo schema per il riconoscimento
dell’assicurazione deve essere ben fondato e documentato.
28.                  
La metodologia per il
riconoscimento dell’assicurazione deve cogliere, attraverso l’applicazione di
coefficienti di sconto o di scarto sull’ammontare della polizza in questione, i
seguenti elementi: 
a)      la durata residua della polizza, se inferiore a
un anno, come sopra menzionato;
b)      i termini di disdetta della polizza, se
inferiori ad un anno;
c)      il grado di incertezza associato ai rimborsi e
i disallineamenti di copertura delle polizze assicurative. 
29.                  
La riduzione dei
requisiti patrimoniali derivante dal riconoscimento delle assicurazioni deve
essere limitata al 20% del requisito patrimoniale per il rischio operativo
precedente al riconoscimento delle tecniche di attenuazione del rischio.

3.                      
Richiesta di utilizzare
un metodo avanzato di misurazione a livello di gruppo

30.                  
Quando è previsto che un
metodo avanzato di misurazione venga utilizzato dall’ente creditizio impresa
madre nell’UE e dalle sue filiazioni
o dalle filiazioni di una società di partecipazione finanziaria madre nell’UE,
la richiesta include una descrizione della metodologia utilizzata per
attribuire tra le diverse entità del gruppo il capitale a copertura del rischio
operativo. 
31.                  
Nella domanda viene
indicato se e in che modo gli effetti di diversificazione vengano presi in
considerazione nel sistema di misurazione del rischio.
Parte 4 – Uso
congiunto di diverse metodologie

1.                      
Uso di un metodo avanzato
di misurazione in combinazione con altri metodi

1.                      
Gli enti creditizi
possono utilizzare un metodo avanzato di misurazione in combinazione con il
metodo base dell’indicatore o con il metodo standardizzato purché vengano
soddisfatte le seguenti condizioni: 
a)      devono essere colti tutti i rischi operativi
dell’ente creditizio. L’autorità competente deve approvare la metodologia
utilizzata per coprire le diverse attività, articolazioni territoriali,
strutture giuridiche o altre suddivisioni stabilite in base a criteri interni;
b)      la parte di attività rientrante
nell’applicazione di un dato metodo, sia esso il metodo standardizzato o un
metodo avanzato di misurazione, deve soddisfare i criteri di idoneità previsti
nelle parti 2 e 3 per quel dato metodo.
2.                      
Caso per caso, l’autorità
competente può imporre le seguenti condizioni aggiuntive: 
a)      alla data di applicazione di un metodo avanzato
di misurazione, tale metodo deve essere in grado di cogliere una parte
significativa dei rischi operativi dell’ente creditizio;
b)      l’ente creditizio deve impegnarsi ad applicare
il metodo avanzato di misurazione ad una parte rilevante delle sue operazioni
sulla base di un calendario concordato con le autorità competenti.

2.                      
Uso congiunto del metodo
base dell’indicatore e del metodo standardizzato 

3.                      
Un ente creditizio può
utilizzare congiuntamente il metodo base dell’indicatore e il metodo
standardizzato solo in circostanze eccezionali, quali la recente acquisizione
di nuove attività, che potrebbero richiedere un periodo di transizione per
l'applicazione del metodo standardizzato. 
4.                      
L’uso congiunto del
metodo base dell’indicatore e del metodo standardizzato è subordinato
all’impegno dell’ente creditizio ad applicare il metodo standardizzato sulla
base di un calendario approvato dalle autorità competenti.
Parte 5 -
Classificazione delle tipologie di eventi di perdita
Tabella 3
 Categoria di eventi || Definizione || 
 Frode interna || Perdite dovute a frode, appropriazione indebita o elusione di leggi, regolamenti o direttive aziendali – ad esclusione degli episodi di discriminazione o di mancata applicazione di condizioni paritarie – in cui sia coinvolta almeno una risorsa interna dell’ente creditizio ||
 Frode esterna || Perdite dovute a frode, appropriazione indebita o violazione/elusione di leggi da parte di terzi ||
 Rapporto di impiego e sicurezza sul lavoro || Perdite derivanti da atti non conformi alle leggi o agli accordi in materia di impiego, salute e sicurezza sul lavoro, dal pagamento di risarcimenti a titolo di lesioni personali o da episodi di discriminazione o di mancata applicazione di condizioni paritarie ||
 Clientela, prodotti e prassi professionali || Perdite derivanti da inadempienze, involontarie o per negligenza, relative a obblighi professionali verso clienti specifici (inclusi i requisiti di affidabilità e di adeguatezza), ovvero dalla natura o dalle caratteristiche del prodotto || 
 Danni a beni materiali || Perdite dovute a danneggiamento o a distruzione di beni materiali per catastrofi naturali o altri eventi || 
 Interruzioni dell’operatività e disfunzioni dei sistemi || Perdite dovute a interruzioni dell’operatività o a disfunzioni dei sistemi || 
 Esecuzione, consegna e gestione dei processi || Perdite dovute a carenze nel trattamento delle operazioni o nella gestione dei processi, nonché perdite dovute alle relazioni con controparti commerciali e fornitori || 
Allegato XI
Criteri tecnici relativi alla revisione e valutazione delle autorità competenti

1.                      
Oltre al rischio di
credito, di mercato e operativo, la revisione e la valutazione che le autorità
competenti svolgono conformemente all’articolo 124 hanno per oggetto i seguenti
elementi:
a)      i risultati delle prove di stress effettuate
dagli enti creditizi che applicano il metodo IRB;
b)      l’esposizione al rischio di liquidità e di
concentrazione degli enti creditizi e la relativa gestione, compresa
l’osservanza degli obblighi di cui agli articoli da 108 a 118; 
c)      la solidità, l’appropriatezza e l’applicazione
delle politiche e delle procedure attuate dagli enti creditizi per la gestione
del rischio residuale associato all’uso di tecniche riconosciute di
attenuazione del rischio di credito;
d)      la misura in cui i fondi propri detenuti
dall’ente creditizio a fronte delle attività che ha cartolarizzato siano
adeguati al contenuto economico dell’operazione, considerata anche l’entità del
rischio trasferito.
2.                      
Le autorità competenti
controllano se un ente creditizio abbia fornito un supporto implicito ad una
cartolarizzazione. Se viene
appurato che un ente creditizio ha fornito un supporto implicito in più di
un’occasione, l’autorità competente adotta misure appropriate che riflettano la
maggior probabilità che in futuro l’ente creditizio fornisca un supporto alle
sue cartolarizzazioni, mancando pertanto di operare un trasferimento
significativo del rischio. 
Allegato XII
Criteri tecnici in materia di informativa
Parte 1 – Criteri generali
1.                      
Un’informazione è da
considerarsi rilevante se la sua omissione o la sua errata indicazione può
modificare o influenzare il giudizio o le decisioni degli utilizzatori che su
di essa fanno affidamento per l’adozione di decisioni economiche.
2.                      
Sono considerate esclusive
di un ente creditizio quelle informazioni che, se rese note al pubblico,
intaccherebbero la sua posizione competitiva. Possono essere considerate tali le informazioni su
prodotti o sistemi che, se rese note alla concorrenza, diminuirebbero il valore
degli investimenti dell’ente creditizio.
3.                      
Le informazioni sono
considerate riservate se vi sono obbligazioni nei confronti dei clienti o altre
relazioni con la controparte che vincolano l’ente creditizio alla riservatezza. 
4.                      
Le autorità competenti
prescrivono agli enti creditizi di valutare la necessità di pubblicare alcune o
tutte le informazioni più frequentemente che una volta l’anno alla luce delle
caratteristiche rilevanti delle loro attività, quali la portata delle
operazioni, la gamma delle attività, la presenza in diversi paesi e in diversi
settori finanziari e la partecipazione a mercati finanziari e a sistemi internazionali
di pagamento, di regolamento e di compensazione. Gli enti creditizi valutano in particolare
l’eventuale necessità di pubblicare con maggiore frequenza le informazioni di
cui alla parte 2, punto 3, lettere b) e e) e punto 4, lettere da b) a f) nonché
le informazioni sulle esposizioni soggette a rischio o su altre voci suscettibili
di rapidi cambiamenti. 
5.                      
L’obbligo di informativa
di cui alla parte 2, punto 4, lettera f) è previsto conformemente all’articolo
72, paragrafi 1 e 2.
Parte 2 –
Obblighi generali
1.                      
Per ciascuna categoria di
rischio, compresi i rischi di cui ai punti da 1 a 13, si pubblicano gli
obiettivi e le politiche di gestione del rischio dell’ente creditizio, in
particolare:
a)      le strategie e i processi per la gestione di
tali rischi;
b)      la struttura e l’organizzazione della
pertinente funzione di gestione del rischio o di altri dispositivi rilevanti;
c)      l’ambito di applicazione e la natura dei
sistemi di segnalazione e di misurazione del rischio;
d)      le politiche di copertura e di attenuazione del
rischio, le strategie e i processi per la sorveglianza continuativa sulla loro
efficacia.
2.                      
Per quanto riguarda
l’ambito di applicazione degli obblighi della presente direttiva, vengono
pubblicate le seguenti informazioni:
a)      la ragione sociale dell’ente creditizio al
quale si applicano gli obblighi della presente direttiva; 
b)      un profilo delle differenze nelle basi per il
consolidamento a fini contabili e di vigilanza, con una breve descrizione delle
entità all’interno del gruppo che:
i)       sono consolidate integralmente,
ii)      sono consolidate proporzionalmente,
iii)     sono dedotte dai fondi propri,
iv)     non sono né consolidate né dedotte;
c)      eventuali impedimenti giuridici o sostanziali
attuali o prevedibili che ostacolino il rapido trasferimento dei fondi propri o
il rimborso di passività tra l’impresa madre e le sue filiazioni; 
d)      l’ammontare aggregato dei deficit patrimoniali
rispetto al minimo obbligatorio di tutte le filiazioni non incluse nel
consolidamento e le ragioni sociali di tali filiazioni; 
e)      se applicabile, il fatto di avvalersi delle
disposizioni di cui agli articoli 69 e 70.
3.                      
Gli enti creditizi
pubblicano le seguenti informazioni riguardanti i loro fondi propri:
a)      informazioni sintetiche su termini e condizioni
attinenti alle principali caratteristiche di tutti gli strumenti di capitale e
relative componenti;
b)      l’ammontare dei fondi propri di base, con
informazioni separate su tutti gli elementi patrimoniali positivi e le
deduzioni;
c)      l’ammontare totale dei fondi propri
supplementari e dei fondi propri quali definiti all’[allegato V della direttiva
93/6/CEE];
d)      le deduzioni dai fondi propri di base e dai
fondi propri supplementari a norma dell’articolo 66, paragrafo 1, lettera c),
con informazioni separate sugli elementi di cui all’articolo 57, lettera q);
e)      l’importo dei fondi propri totali ammissibili,
al netto delle deduzioni e delle limitazioni di cui all’articolo 66.
4.                      
Per quanto riguarda
l’osservanza dei requisiti di cui agli articoli 75 e 123, l’ente creditizio
pubblica le seguenti informazioni:
a)      la descrizione sintetica del metodo adottato
dall’ente creditizio nella valutazione dell’adeguatezza del proprio capitale interno
per il sostegno delle attività correnti e prospettiche;
b)      per gli enti creditizi che calcolano gli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente agli articoli
da 78 a 83, l’8% di tali esposizioni per ciascuna delle classi di esposizioni
di cui all’articolo 79; 
c)      per gli enti creditizi che calcolano gli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente agli articoli
da 84 a 89, l’8% di tali esposizioni per ciascuna delle classi di esposizioni
di cui all’articolo 86. Per la classe delle esposizioni al dettaglio, tale
requisito si applica a ciascuna delle categorie di esposizioni alle quali
corrispondono le diverse correlazioni di cui all’allegato VII, parte 1, punti
da 9 a 11. Per la classe delle esposizioni in strumenti di capitale tale
requisito si applica a:
i)       ciascuno dei metodi di cui all’allegato VII,
parte 1, punti da 15 a 25;
ii)      esposizioni negoziate in mercati,
esposizioni in strumenti di capitale privati nell'ambito di portafogli
sufficientemente diversificati ed altre esposizioni; 
iii)     esposizioni soggette a disposizioni di vigilanza
transitorie per quanto riguarda i requisiti patrimoniali; 
iv)     esposizioni soggette a clausole di
salvaguardia per quanto riguarda i requisiti patrimoniali; 
d)      i requisiti patrimoniali minimi calcolati
conformemente all’articolo 75, lettere b) e c);
e)      i requisiti patrimoniali minimi calcolati
conformemente agli articoli da 103 a 105 e indicati separatamente;
f)       i coefficienti di solvibilità calcolati sulla
base dei fondi propri totali e dei fondi propri di base.
5.                      
Per quanto riguarda
l’esposizione al rischio di credito e al rischio di diluizione, l’ente
creditizio pubblica le seguenti informazioni:
a)      le definizioni di crediti scaduti e deteriorati
a fini contabili;
b)      la descrizione degli approcci e dei metodi
adottati per determinare le rettifiche di valore e gli accantonamenti;
c)      l’ammontare totale delle esposizioni al netto
di compensazioni contabili ma senza tenere conto degli effetti delle tecniche
di attenuazione del rischio di credito e l’ammontare medio delle esposizioni
nel periodo ripartite per classi di esposizioni; 
d)      la distribuzione geografica delle esposizioni
ripartite per aree significative e per classi principali di esposizioni e se
necessario ulteriori dettagli;
e)      la distribuzione delle esposizioni per settore
economico o per tipo di controparte, disaggregata per classe di esposizioni e
se necessario ulteriori dettagli;
f)       il portafoglio complessivo delle esposizioni
disaggregato in funzione della durata residua per classe di esposizioni e se
necessario ulteriori dettagli;
g)      per settore economico o tipo di controparte
significativi, l’ammontare di:
i)       esposizioni deteriorate e scadute, indicate
separatamente,
ii)      rettifiche di valore e accantonamenti,
iii)     oneri per rettifiche di valore
effettuate nel periodo;
h)      gli importi delle esposizioni deteriorate e
scadute, indicati separatamente, ripartiti per area geografica significativa,
compreso, se praticabile, gli importi delle rettifiche di valore e degli accantonamenti
relativi a ciascuna area geografica; 
i)       il raccordo delle variazioni delle rettifiche
di valore e degli accantonamenti per le esposizioni deteriorate, indicato
separatamente. Le informazioni comprendono:
i)       la descrizione del tipo di rettifica di valore
e dell’accantonamento,
ii)      il saldo iniziale,
iii)     le riprese effettuate nel periodo su
accantonamenti,
iv)     gli accantonamenti effettuati o ripresi
a fronte di perdite presunte su esposizioni durante il periodo, ogni altra
rettifica, ad esempio per oscillazioni del cambio, fusioni societarie,
acquisizioni e dismissioni di filiazioni, compresi i trasferimenti tra fondi di
accantonamento,
v)      il saldo finale. 
Le rettifiche e le
riprese di valore imputate direttamente al conto economico vengono evidenziate
separatamente.
6.                      
Gli enti creditizi che
calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente
agli articoli da 78 a 83 pubblicano le seguenti informazioni per ciascuna delle
classi di esposizioni di cui all’articolo 79:
a)      le denominazioni delle agenzie esterne di
valutazione del merito di credito e delle agenzie per il credito
all’esportazione prescelte, nonché le ragioni di eventuali modifiche;
b)      le classi di esposizioni per le quali ogni agenzia
esterna di valutazione del merito di credito o agenzia per il credito
all’esportazione viene utilizzata;
c)      la descrizione del processo impiegato per
trasferire le valutazioni del merito di credito relative all’emittente o
all’emissione ad attività non incluse nel portafoglio di negoziazione;
d)      l’associazione del rating esterno di ciascuna agenzia
esterna di valutazione del merito di credito o agenzia per il credito
all’esportazione prescelta alle classi di merito di credito prescritte
all’allegato VI; non è necessario pubblicare queste informazioni se l’ente
creditizio rispetta l’associazione normale pubblicata dall’autorità competente;

e)      i valori delle esposizioni, con e senza
attenuazione del rischio di credito, associati a ciascuna classe di merito di
cui all’allegato VI nonché i valori delle esposizioni dedotti dai fondi propri.

7.                      
Gli enti creditizi che
calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente
all’allegato VII, parte 1, punto 5 o punti da 17 a 19 indicano le esposizioni
assegnate a ciascuna categoria della tabella di cui al punto 5 summenzionato o
a ciascun fattore di ponderazione del rischio menzionato nei punti da 17 a 19. 
8.                      
Gli enti creditizi che
calcolano i loro requisiti patrimoniali conformemente all’articolo 75, lettere
b) e c) indicano tali requisiti separatamente per ciascun rischio menzionato in
tali disposizioni.
9.                      
Ciascun ente creditizio
che calcola i propri requisiti patrimoniali conformemente all’[allegato VIII
della direttiva 93/6/CEE] pubblica le seguenti informazioni:
a)      per ciascun subportafoglio coperto:
i)       le caratteristiche dei modelli usati,
ii)      la descrizione delle prove di stress
applicate al subportafoglio,
iii)     la descrizione dell’approccio usato per
effettuare test retrospettivi e per validare l’accuratezza e la coerenza dei
modelli interni e dei processi interni di modellizzazione;
b)      il grado di accettazione da parte dell’autorità
competente;
c)      per i subportafogli rientranti nel modello:
i)       i dati VaR massimi, medi e minimi nel corso
del periodo di segnalazione e di fine periodo,
ii)      il raffronto delle stime del VaR con i
profitti e le perdite effettivi registrati dall’ente creditizio, e l’analisi
delle principali anomalie nei risultati dei test retrospettivi.
10.                  
Gli enti creditizi
pubblicano le seguenti informazioni riguardanti il rischio operativo:
a)      i metodi per la valutazione dei requisiti
patrimoniali relativi al rischio operativo che l’ente creditizio può applicare;
b)      la descrizione della metodologia di cui
all’articolo 105, se utilizzata dall’ente creditizio, ivi compresa una
descrizione dei fattori interni ed esterni di rilievo presi in considerazione
nel metodo di misurazione adottato dall’ente. In caso di utilizzo parziale,
l’ambito di applicazione e la copertura delle diverse metodologie impiegate.
11.                  
Per quanto riguarda le
esposizioni in strumenti di capitale non incluse nel portafoglio di
negoziazione, l’ente creditizio pubblica le seguenti informazioni:
a)      la differenziazione tra le esposizioni in
funzione dei loro obiettivi, tra cui la realizzazione di guadagni in linea
capitale e altri obiettivi strategici, e la descrizione delle tecniche
contabili e delle metodologie di valutazione impiegate, incluse le ipotesi di
fondo e le pratiche che influiscono sulla valutazione, nonché le modifiche
significative di tali pratiche; 
b)      il valore di bilancio, il valore equo (fair
value) e, per i titoli quotati, il raffronto con la quotazione di mercato
qualora questa si discosti in modo significativo dal suo valore equo;
c)      la tipologia, la natura e gli importi delle
esposizioni negoziate in mercati, delle esposizioni in strumenti di capitale
privati nell'ambito di portafogli sufficientemente diversificati e di altre
esposizioni; 
d)      i profitti/le perdite cumulativi/e realizzati/e
su vendite e liquidazioni nel periodo;
e)      i profitti/le perdite totali non realizzati/e,
i profitti/le perdite totali da rivalutazione latenti, nonché ogni eventuale
importo di questa natura incluso nei fondi propri di base o supplementari.
12.                  
Per quanto riguarda
l’esposizione al rischio di tasso di interesse su posizioni non incluse nel
portafoglio di negoziazione, l’ente creditizio pubblica le seguenti
informazioni:
a)      la natura del rischio di tasso di interesse e
le ipotesi di fondo (tra cui quelle relative ai rimborsi anticipati dei crediti
e alla dinamica dei depositi non vincolati) e la frequenza della misurazione di
questa tipologia di rischio;
b)      la variazione dei profitti, del valore
economico o di altre misure pertinenti adottate dalla direzione in presenza di
shock di tasso verso l’alto o verso il basso, a seconda del metodo di
misurazione del rischio di tasso di interesse prescelto dalla direzione, per
ciascuna valuta.
13.                  
Gli enti creditizi che
calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente
agli articoli da 94 a 101 pubblicano le informazioni seguenti:
a)      la descrizione degli obiettivi dell’ente
creditizio relativamente all’attività di cartolarizzazione;
b)      i ruoli svolti dagli enti creditizi nel
processo di cartolarizzazione;
c)      per ciascuno di essi, l’indicazione della
misura del coinvolgimento dell’ente creditizio;
d)      i metodi per il calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio che l’ente creditizio applica per le sue
attività di cartolarizzazione;
e)      la sintesi delle politiche contabili dell’ente
creditizio per le attività di cartolarizzazione, specificando:
i)       se le operazioni siano trattate come vendite o
come finanziamenti,
ii)      il riconoscimento dei profitti sulle
vendite,
iii)     le ipotesi di base per la valutazione
degli impegni conservati,
iv)     il trattamento delle cartolarizzazioni
sintetiche, se ciò non è già contemplato da altre norme contabili;
f)       le denominazioni delle agenzie esterne di
valutazione del merito di credito utilizzate per le cartolarizzazioni e le
tipologie di esposizioni per le quali ciascuna agenzia è usata;
g)      l’ammontare totale delle esposizioni in essere
cartolarizzate dall’ente creditizio e rientranti nello schema di
cartolarizzazione (suddivise fra ordinarie e sintetiche), per tipologia di
esposizione;
h)      per le esposizioni cartolarizzate dall’ente
creditizio e che rientrano nello schema, la ripartizione, per tipologia di
esposizione, dell’importo delle esposizioni deteriorate e scadute e le perdite
riconosciute dall’ente creditizio nel periodo; 
i)       l’ammontare aggregato delle posizioni inerenti
a cartolarizzazione mantenute o acquistate, ripartito per tipologia di
esposizione;
j)       l’ammontare aggregato delle posizioni inerenti
a cartolarizzazione mantenute o acquistate, ripartito in funzione di un numero
significativo di fasce di ponderazione del rischio. Le posizioni alle quali è
stata applicata una ponderazione del rischio del 1250% o che sono state dedotte
vengono indicate separatamente;
k)      l’ammontare aggregato in essere delle
esposizioni rotative cartolarizzate, separate in base alle ragioni di credito,
rispettivamente, del cedente e dell’investitore;
l)       la sintesi delle operazioni di
cartolarizzazione effettuate nel periodo, compreso l’ammontare delle
esposizioni cartolarizzate (per tipologia), nonché i profitti o le perdite
riconosciuti sulle vendite, per tipologia di esposizione.

1.                      
Parte 3 – Requisiti di
idoneità per l’impiego di particolari strumenti o metodologie

14.                  
Gli enti creditizi che
calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente
agli articoli da 84 a 89 pubblicano le informazioni seguenti:
a)      l’autorizzazione da parte dell’autorità
competente all’uso del metodo prescelto o all’applicazione del processo di
transizione;
b)      la spiegazione e l’esame: 
i)       della struttura dei sistemi di rating interni
e della relazione tra rating interni ed esterni,
ii)      dell’uso di stime interne per finalità
diverse dal calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio
conformemente agli articoli da 84 a 89, 
iii)     del processo di gestione e di
riconoscimento dell’attenuazione del rischio di credito,
iv)     dei meccanismi di controllo e di
revisione dei sistemi di rating, anche in termini di indipendenza e di responsabilità;
c)      la descrizione del processo di rating interno,
separatamente per le seguenti classi di esposizioni:
i)       amministrazioni centrali e banche centrali,
ii)      enti,
iii)     imprese, comprese le PMI, finanziamenti
specializzati e crediti verso imprese acquistati,
iv)     crediti al dettaglio, per ciascuna delle
categorie di esposizioni alle quali corrispondono le diverse correlazioni di
cui all’allegato VII, parte 1, punti da 9 a 11,
v)      strumenti di capitale;
d)      i valori delle esposizioni per ciascuna delle
classi di esposizioni specificate all’articolo 86. Le esposizioni verso le
amministrazioni centrali, le banche centrali, gli enti creditizi e le imprese,
laddove gli enti creditizi utilizzano stime interne della LGD o di fattori di
conversione per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il
rischio, vengono indicate separatamente dalle esposizioni per le quali gli enti
creditizi non utilizzano tali stime;
e)      per ciascuna delle classi di esposizioni –
amministrazioni centrali, banche centrali, enti, imprese e strumenti di
capitale – distribuite su un numero di classi di debitori (compreso
l’inadempimento) sufficiente a consentire una differenziazione significativa
del rischio di credito, gli enti creditizi indicano: 
i)       le esposizioni totali (per le classi di
esposizioni verso amministrazioni centrali, banche centrali, enti e imprese, la
somma dei prestiti in essere e i valori delle esposizioni per margini non
utilizzati; per gli strumenti di capitale, l’ammontare delle esposizioni in
essere), 
ii)      per gli enti creditizi che utilizzano
stime interne della LGD per il calcolo degli importi delle esposizioni
ponderati per il rischio, la LGD media ponderata per l'esposizione in
percentuale, 
iii)     il fattore di ponderazione del rischio
medio ponderato per l’esposizione,
iv)     per gli enti creditizi che utilizzano
stime interne dei fattori di conversione per il calcolo degli importi delle
esposizioni ponderati per il rischio, l’importo dei margini inutilizzati e i
valori delle esposizioni medi ponderati per l'esposizione per ciascuna classe
di esposizioni; 
f)       per la classe delle esposizioni al dettaglio e
per ciascuna delle categorie di cui alla lettera c) supra, le informazioni di
cui alla lettera e) supra (se applicabile, a livello di aggregato) o un’analisi
delle esposizioni (prestiti in essere e valori delle esposizioni per margini non
utilizzati) con un numero di gradi di EL sufficiente a consentire una
differenziazione significativa del rischio di credito (se applicabile, a
livello di aggregato);
g)      le rettifiche di valore effettive nel periodo
precedente per ciascuna classe di esposizioni (esposizioni al dettaglio e
ciascuna delle categorie di cui alla lettera c) supra) e variazioni rispetto al
passato; 
h)      la descrizione dei fattori che hanno avuto un
impatto sulle perdite effettive dell’esercizio precedente (ad esempio, l’ente
creditizio ha registrato tassi di inadempimento più alti della media, oppure
LGD e fattori di conversione superiori alla media);
i)       le stime dell’ente creditizio rispetto ai
risultati effettivi su un periodo più lungo. Esse dovrebbero quantomeno
includere informazioni sulle stime di perdita a fronte delle perdite effettive
in ciascuna classe di esposizioni (esposizioni al dettaglio e ciascuna delle
categorie di cui alla lettera c) supra), su un lasso di tempo sufficiente a
consentire una valutazione significativa della prestazione dei processi di
rating interni per ciascuna classe di esposizioni (esposizioni al dettaglio e
per ciascuna delle categorie di cui alla lettera c) supra). Se del caso, gli
enti creditizi disaggregano ulteriormente tali dati per fornire un’analisi
della PD e, per quelli che adottano stime interne della LGD e/o dei fattori di
conversione, dei risultati della LGD e dei fattori di conversione a fronte
delle stime fornite nelle summenzionate segnalazioni quantitative sulla
valutazione del rischio.
Ai fini della lettera c)
supra, la descrizione include le tipologie di esposizioni ricomprese nella
classe di esposizioni, le definizioni, i metodi e i dati utilizzati per la
stima e la validazione della PD e, se applicabile, della LGD e dei fattori di
conversione, incluse le ipotesi impiegate nella derivazione di queste variabili
e la descrizione degli scostamenti dalla definizione di inadempimento, così
come prevista all’allegato VII, parte 4, punti da 44 a 48, laddove essi siano
ritenuti rilevanti, compresi i segmenti di massima interessati da tali
scostamenti..
15.                  
Gli enti creditizi che
applicano tecniche di attenuazione del rischio di credito pubblicano le
informazioni seguenti:
a)      le politiche e i processi in materia di
compensazione in bilancio e fuori bilancio e la misura in cui l’ente ricorre
alla compensazione;
b)      le politiche e i processi per la valutazione e
la gestione delle garanzie reali;
c)      la descrizione dei principali tipi di garanzie
reali accettate dall’ente creditizio;
d)      le principali tipologie di garanti e di controparti
in operazioni su derivati su crediti e il loro merito di credito;
e)      le informazioni sulle concentrazioni del
rischio di mercato o di credito nell’ambito degli strumenti di attenuazione del
credito adottati;
f)       per gli enti creditizi che calcolano gli
importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente agli articoli
da 78 a 83 o agli articoli da 84 a 89 ma che non forniscono stime interne della
LGD o dei fattori di conversione separatamente per ciascuna classe di
esposizioni, il valore dell’esposizione totale (se applicabile, dopo
compensazione in e fuori bilancio) coperto, dopo l’applicazione delle
rettifiche per volatilità, da garanzie reali finanziarie ammissibili e da altre
garanzie reali ammissibili;
g)      per gli enti creditizi che calcolano gli importi
delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente agli articoli da 78 a
83 o agli articoli da 84 a 89, separatamente per ciascuna classe di
esposizioni, l’esposizione totale (se applicabile, dopo compensazione in o
fuori bilancio) coperta da garanzie personali o derivati su crediti. Per la
classe delle esposizioni in strumenti di capitale tale requisito si applica a
ciascuno dei metodi di cui all’allegato VII, parte 1, punti da 15 a 24.
16.                  
Gli enti creditizi che
utilizzano il metodo di cui all’articolo 105 per il calcolo dei requisiti
patrimoniali per il rischio operativo pubblicano una descrizione dell’uso
dell’assicurazione ai fini dell’attenuazione del rischio.
[1]               GU
C […] del […], pag. […].
[2]               GU
C […] del […], pag. […].
[3]               GU
C […] del […], pag. […].
[4]               GU
C […] del […], pag. […].