CELEX: 52001PC0296
Language: it
Date: 2001-05-23
Title: Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea (presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE)

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52001PC0296

Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea (presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE)  /* COM/2001/0296 def. - COD 1998/0315 */  

Gazzetta ufficiale n. 240 E del 28/08/2001 pag. 0133 - 0145

Proposta modificata di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea (presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE)RELAZIONE1. INTRODUZIONEL'11 novembre 1998 la Commissione ha adottato una proposta di direttiva del Consiglio che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea ( [1]). Tale proposta è stata trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio il 17 novembre 1998.[1]  COM(1998) 612, GU C 2 del 5.1.1999, pag. 3.Il Parlamento europeo ha formulato un parere in prima lettura il 14 aprile 1999 ( [2]). A seguito dell'entrata in vigore del trattato di Amsterdam, il quadro giuridico su cui si basava la proposta della Commissione (articolo 2, paragrafo 2, dell'accordo sulla politica sociale allegato al protocollo sulla politica sociale, a sua volta allegato al trattato che istituisce la Comunità europea) è cambiato, per cui la proposta rientra ormai nell'ambito dell'articolo 137, paragrafo 2, del trattato che istituisce la Comunità europea. Il 16 settembre 1999, nel quadro della procedura di codecisione, il Parlamento europeo ha confermato in prima lettura il parere votato il 14 aprile 1999.[2]  GU C 219 del 30.7.1999, pag. 223.Il 7 luglio 1999 il Comitato economico e sociale ha formulato un parere sulla proposta della Commissione ( [3]), mentre il Comitato delle regioni ha, a sua volta, espresso un parere il 13 dicembre 2000.[3]  GU C 258 del 10.9.1999, pag. 24.Nel giugno 2000 i diversi organi del Consiglio hanno iniziato a discutere la proposta della Commissione, nonché gli emendamenti votati dal Parlamento europeo in prima lettura.2. EMENDAMENTILa proposta modificata della Commissione contiene tre tipi di emendamenti: quelli derivanti automaticamente dal cambiamento della base giuridica, quelli intesi ad inserire nel testo un certo numero di emendamenti del Parlamento europeo che la Commissione reputa pertinenti e, infine, quelli prodotti dall'evoluzione dei dibattiti in seno al Consiglio, nella misura in cui la Commissione è in grado di sottoscriverli.Emendamenti derivanti dal cambiamento della base giuridicaIn diversi punti del testo i riferimenti all'articolo 2, paragrafo 2, dell'accordo sulla politica sociale allegato al protocollo sulla politica sociale, a sua volta allegato al trattato che istituisce la Comunità europea, sono stati sostituiti da riferimenti all'articolo 137, paragrafo 2, del trattato che istituisce la Comunità europea. Sono inoltre state inserite altre modifiche che derivano ineluttabilmente da tale cambiamento.Emendamenti proposti dal Parlamento europeoLa Commissione è in grado di accogliere l'insieme degli emendamenti seguenti, che a suo avviso migliorano il testo inizialmente proposto, pur mantenendone la rilevanza politica, tenuto conto delle posizioni già assunte dagli Stati membri in sede di Consiglio:* emendamenti n. 2, 9 e 25 (soppressione della soglia speciale di 100 addetti per l'informazione e consultazione dei lavoratori in merito all'evoluzione dell'occupazione all'interno dell'impresa): cfr. 19° considerando e articoli 3 e 4;* emendamenti n. 3, 6 e 32 (clausola di non regressione): cfr. articolo 9, paragrafo 4;* emendamento n. 7 (riferimento a prescrizioni minime): cfr. articolo 1, paragrafo 1;* emendamento n. 10 (riferimento alle legislazioni e prassi nazionali per quanto riguarda la definizione di "datore di lavoro"): cfr. articolo 2, lettera c);* emendamento n. 13, prima parte (definizione di "consultazione"): cfr. articolo 2, lettera g);* emendamento n. 16, parzialmente (determinazione da parte degli Stati membri del livello a cui l'informazione e la consultazione vanno messe in atto): cfr. articolo 3, paragrafo 1, e articolo 4, paragrafo 1.Un certo numero di altri emendamenti sembrano già conformi allo spirito del testo e non richiedono pertanto necessariamente un riferimento esplicito nella direttiva. Si tratta degli emendamenti seguenti:* emendamento n. 1 (riferimento alla formazione permanente, all'innovazione e all'adesione da parte dei lavoratori a nuove forme di organizzazione del lavoro);* emendamento n. 37 (limiti al diritto conferito al datore di lavoro di esigere la confidenzialità o di non divulgare informazioni particolarmente delicate);* emendamento n. 5 (riferimento alle disposizioni più favorevoli per i lavoratori);* emendamenti n. 8 e 43 (obbligo di rispettare le prescrizioni minime fissate dalla direttiva proposta);* emendamento n. 11 (natura permanente, stabile e indipendente della rappresentanza dei lavoratori);* emendamento n. 13, terza parte (precisazioni sulla natura strumentale dell'informazione rispetto alla consultazione);* emendamenti n. 22 e 23 (elenco non esaustivo di decisioni da sottoporre a informazione e consultazione);* emendamento n. 26 (diritto dei rappresentanti dei lavoratori di rivolgersi a esperti);* emendamento n. 28 (precisazioni sulla tutela dei rappresentanti dei lavoratori);* emendamento n. 35 (inserimento della questione della soglia minima di addetti tra le materie da affrontare nell'ambito del riesame della direttiva).In compenso, la Commissione non è in grado di accogliere al momento gli altri emendamenti proposti dal Parlamento, che a suo avviso potrebbero rendere più difficile il raggiungimento di un accordo o di una maggioranza sufficiente in seno al Consiglio. La Commissione è infatti cosciente del ruolo di intermediario tra i due rami del potere legislativo comunitario, che le è stato attribuito nell'ambito della procedura di codecisione. Gli emendamenti respinti sono i seguenti:* emendamenti n. 4 e 15 ("Tendenzschutz");* emendamento n. 41 (definizione di "parti sociali");* emendamento n. 13, seconda e quarta parte (riferimento alla fase di pianificazione nel quadro della definizione di "consultazione", nonché all'obbligo di ricercare un accordo su tutti gli argomenti oggetto di informazione e consultazione);* emendamento n. 17 (promozione del dialogo sociale all'interno delle PMI);* emendamenti n. 20 e 43 (limitazione dell'autonomia delle parti nel quadro degli accordi);* emendamento n. 21 (consultazione sull'evoluzione economica e finanziaria dell'impresa);* emendamento n. 24 (prolungamento della consultazione in casi particolarmente gravi);* emendamento n. 27 (soppressione del diritto del datore di lavoro di non divulgare informazioni particolarmente delicate);* emendamento 29 (ampliamento della nozione di violazione grave degli obblighi di informazione e consultazione);* emendamento n. 33 (applicazione della direttiva alla pubblica amministrazione);* emendamento n. 34 (obbligo per gli Stati membri di consultare le parti sociali al momento del recepimento della direttiva).Emendamenti derivanti dai dibattiti in sede di ConsiglioL'ultimo testo all'esame del Consiglio contiene, rispetto alla proposta iniziale e agli emendamenti del Parlamento, un certo numero di modifiche che la Commissione è sin d'ora disposta ad accettare. La maggior parte di tali modifiche sembrano peraltro compatibili con l'auspicio espresso dal Parlamento di promuovere in Europa attraverso questo nuovo strumento giuridico comunitario una prassi adeguata ed effettiva di informazione e consultazione dei lavoratori all'interno dell'impresa. Alcune di queste modifiche rispondono inoltre a preoccupazioni espresse dagli Stati membri in funzione delle loro specificità nazionali e non mettono in discussione l'obiettivo centrale della direttiva proposta.Di conseguenza, la Commissione ha deciso d'inserire nella proposta modificata la maggior parte di tali modifiche.Questa apertura nei confronti del Consiglio presenta comunque un'eccezione di rilievo: la Commissione non è in grado di accettare in questa fase la soppressione pura e semplice dell'articolo 7, paragrafo 3, della proposta iniziale (sanzioni applicabili in caso di violazione grave degli obblighi di informazione e di consultazione). Su questo punto mantiene pertanto inalterata la proposta iniziale (cfr. articolo 8, paragrafo 3).Proposta modificata di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europeaIL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 137, paragrafo 2,vista la proposta della Commissione, [4][4]  GU C 2 del 5.1.1999, pag. 3.visto il parere del Comitato economico e sociale, [5][5]  GU C 258 del 10.9.1999, pag. 24.visto il parere del Comitato delle regioni, [6][6]  14.12.2000.deliberando conformemente alla procedura di cui all'articolo 251, [7][7]  Il parere del Parlamento europeo è stato pubblicato sulla GU C 219 del 30.7.1999, pag. 223.considerando quanto segue:(1) Ai sensi dell'articolo 136 del trattato, la Comunità e gli Stati membri si prefiggono in particolare di promuovere il dialogo sociale.(2) Il punto 17 della carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori prevede, tra l'altro, che "occorre sviluppare l'informazione, la consultazione e la partecipazione dei lavoratori, secondo modalità adeguate, tenendo conto delle prassi vigenti nei diversi Stati membri".(3) La Commissione, ha consultato le parti sociali a livello comunitario sul possibile orientamento di un'azione comunitaria in materia di informazione e di consultazione dei lavoratori nelle imprese della Comunità europea.(4) La Commissione, ritenendo a seguito di tale consultazione che un'azione comunitaria fosse auspicabile, ha nuovamente consultato le parti sociali sul contenuto della proposta prevista, e queste hanno trasmesso alla Commissione i loro pareri.(5) Al termine di tale seconda fase di consultazione le parti sociali non hanno informato la Commissione della loro volontà di avviare il processo che potrebbe condurre alla conclusione di un accordo.(6) L'esistenza di quadri giuridici a livello comunitario e nazionale intesi a garantire il coinvolgimento dei lavoratori nell'andamento delle imprese e nelle decisioni che li riguardano, non ha sempre impedito che decisioni gravi che interessavano dei lavoratori venissero adottate e rese pubbliche senza che fossero state preventivamente messe in atto procedure adeguate di informazione e di consultazione.(7) Occorre intensificare il dialogo sociale e le relazioni di fiducia nell'ambito dell'impresa per favorire l'anticipazione dei rischi, sviluppare la flessibilità dell'organizzazione del lavoro e agevolare l'accesso dei lavoratori a situazioni d'apprendimento nell'ambito dell'impresa in un quadro di sicurezza, promuovere la sensibilizzazione dei lavoratori alle necessità di adattamento, aumentare la disponibilità dei lavoratori ad impegnarsi in misure e azioni intese a rafforzare la loro occupabilità, promuovere il coinvolgimento dei lavoratori nella conduzione dell'impresa e nella determinazione del suo futuro, nonché rafforzare la competitività dell'impresa.(8) Occorre, in particolare, promuovere e intensificare l'informazione e la consultazione sulla situazione e l'evoluzione probabile dell'occupazione nell'ambito dell'impresa, nonché, quando dalla valutazione effettuata dal datore di lavoro risulta che l'occupazione nell'ambito dell'impresa può essere minacciata, sulle eventuali misure anticipatrici previste, segnatamente in termini di formazione e di miglioramento delle competenze dei lavoratori, al fine di evitare tali effetti negativi o attenuarne le conseguenze e di rafforzare l'occupabilità e l'adattabilità dei lavoratori che possono essere interessati da tali effetti.(9) L'informazione e la consultazione in tempo utile costituiscono una condizione preliminare del successo dei processi di ristrutturazione e di adattamento delle imprese alle nuove condizioni indotte dalla globalizzazione dell'economia, in particolare mediante lo sviluppo di nuove procedure di organizzazione del lavoro.(10) La Comunità europea ha definito e attua una strategia per l'occupazione, imperniata sui concetti di "anticipazione", "prevenzione" e "occupabilità", che devono costituire elementi fondamentali di tutte le politiche pubbliche miranti a favorire l'occupazione, comprese le politiche delle imprese, attraverso l'intensificazione del dialogo sociale, al fine di facilitare cambiamenti compatibili con il mantenimento dell'obiettivo prioritario dell'occupazione.(11) Lo sviluppo del mercato interno deve realizzarsi in modo armonioso, preservando i valori essenziali sui quali si basano le nostre società, in particolare facendo beneficiare tutti i cittadini dello sviluppo economico.(12) L'ingresso nella terza fase dell'unione economica e monetaria comporterà l'approfondimento e l'accelerazione delle pressioni competitive a livello europeo, esigendo un accompagnamento sociale a livello nazionale.(13) I quadri giuridici in materia di informazione e di consultazione dei lavoratori esistenti a livello comunitario e nazionale sono spesso eccessivamente orientati al trattamento a posteriori dei processi di cambiamento, trascurano i fattori economici delle decisioni e non favoriscono una reale anticipazione dell'evoluzione dell'occupazione nell'ambito dell'impresa e la prevenzione dei rischi.(14) Il complesso di queste evoluzioni politiche, economiche, sociali e giuridiche impone un adattamento del quadro giuridico esistente con strumenti giuridici e pratici che consentano l'esercizio del diritto all'informazione e alla consultazione.(15) La presente direttiva non pregiudica i sistemi nazionali in cui l'esercizio concreto di tale diritto implica una manifestazione collettiva di volontà da parte dei relativi titolari.(16) La presente direttiva non pregiudica i sistemi che prevedono dispositivi di coinvolgimento diretto dei lavoratori, a condizione che questi possano in tutti i casi scegliere di esercitare il loro diritto all'informazione e alla consultazione tramite i rispettivi rappresentanti.(17) Conformemente al principio di sussidiarietà e al principio di proporzionalità enunciati all'articolo 5 del trattato, gli obiettivi dell'azione prevista, in precedenza evocati, non possono essere realizzati adeguatamente dagli Stati membri, nella misura in cui si tratta di stabilire un quadro per l'informazione e la consultazione dei lavoratori adeguato al nuovo contesto europeo sopra descritto. A causa della portata e degli effetti dell'azione prevista, tali obiettivi si possono meglio realizzare a livello comunitario tramite l'introduzione di prescrizioni minime applicabili nell'intera Comunità europea. La presente direttiva si limita agli aspetti minimi necessari per raggiungere tali obiettivi.(18) Il quadro generale deve riguardare la definizione di prescrizioni minime applicabili ovunque nella Comunità europea ;e non impedisce agli Stati membri di prevedere disposizioni più favorevoli per i lavoratori.(19) Tale quadro generale deve altresì evitare vincoli amministrativi, finanziari e giuridici tali da contrastare la creazione e lo sviluppo di piccole e medie imprese. Sembra appropriato, di conseguenza, limitare il campo d'applicazione della presente direttiva, a seconda della scelta fatta dagli Stati membri, alle imprese che impiegano almeno 50 addetti o agli stabilimenti che impiegano almeno 20 addetti.(20) Il quadro comunitario in questo settore deve limitare al livello minimo possibile gli oneri imposti alle imprese, pur garantendo l'esercizio effettivo dei diritti.(21) L'obiettivo della presente direttiva sarà raggiunto con la realizzazione di un quadro generale ;comprendente i principi, le definizioni e le modalità dell'informazione e della consultazione che gli Stati membri saranno chiamati a rispettare e adattare alle realtà nazionali, eventualmente assegnando alle parti sociali un ruolo di rilievo che permetta loro di definire in piena libertà, mediante accordo, le modalità di informazione e di consultazione dei lavoratori ritenute più conformi alle loro necessità e ai loro desideri.(22) È opportuno non  intaccare certe norme specifiche del settore dell'informazione e della consultazione dei lavoratori esistenti in alcuni ordinamenti nazionali e riguardanti imprese che perseguono fini politici, di organizzazione professionale, confessionali, benefici, educativi, scientifici o artistici, nonché fini di informazione o di espressione di opinioni;.(23) Occorre proteggere le imprese dalla divulgazione pubblica di talune informazioni particolarmente delicate.(24) È opportuno consentire al datore di lavoro di non informare, né consultare allorquando ciò nuocerebbe gravemente all'impresa e allorquando è tenuto a dare immediato seguito ad un'ingiunzione rivoltagli da un'autorità di controllo o di supervisione.(25) L'informazione e la consultazione comportano diritti e responsabilità per le parti sociali a livello dell'impresa.(26) È necessario fissare a livello comunitario una sanzione aggravata dissuasiva, applicabile in occasione di decisioni intervenute in un contesto di violazione grave degli obblighi derivanti dalla presente direttiva, a prescindere dagli obblighi generali degli Stati membri in questo settore.(27) La presente direttiva si applica anche agli argomenti oggetto della direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi [8], e della direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti [9].[8]  GU L 225 del 12.8.1998, pag. 16. Questa direttiva codifica la direttiva 75/129/CE del Consiglio, del 17 febbraio 1975 (GU L 48 del 22.2.1975, pag. 29), e la direttiva 92/56/CE del Consiglio, del 24 giugno 1992 (GU L 245 del 26.8.1992, pag. 3).[9]  GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16. Questa direttiva codifica la direttiva 77/187/CE del Consiglio, del 14 febbraio 1997 (GU L 61 del 5.3.1997, pag. 26), e la direttiva 98/50/CE del Consiglio, del 29 giugno 1998 (GU L 61 del.5.3.1977, pag. 26 e GU L 201 del 17.7.1998, pag. 88), che l'aveva modificata.(28) La la presente direttiva non deve incidere su altri diritti di informazione e di consultazione dei lavoratori, compresi quelli che derivano dalla direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie per informare e consultare i lavoratori [10] e dalla direttiva 97/74/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, che estende la suddetta direttiva al Regno Unito( [11]).[10]  GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.[11]  GU L 10 del 16.1.1998, pag. 23.(29) L'applicazione delle disposizioni della presente direttiva non deve costituire una ragione sufficiente per giustificare una riduzione del livello generale di protezione dei lavoratori nel settore da essa contemplato,HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1Oggetto e principi1. La presente direttiva si prefigge di istituire un quadro generale che stabilisca prescrizioni minime per il diritto all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nelle imprese situate nella Comunità europea.2. Le modalità di informazione e di consultazione sono definite e applicate in modo tale da garantire l'efficacia dell'iniziativa.3. In occasione della definizione o dell'applicazione delle procedure di informazione e di consultazione, il datore di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori lavorano in uno spirito di cooperazione e nel rispetto dei loro diritti e obblighi reciproci, tenendo conto nel contempo degli interessi dell'impresa e di quelli dei lavoratori.Articolo 2DefinizioniAi fini della presente direttiva, si intende per:a) "imprese", le imprese pubbliche o private che esercitano un'attività economica, a fini di lucro o meno, situate sul territorio degli Stati membri della Comunità europea;b) "stabilimento", una sede di attività che costituisce una parte di un'impresa priva di personalità giuridica e nella quale l'attività economica è svolta in modo stabile con l'ausilio di risorse umane e materiali;c) "datore di lavoro", la persona fisica o morale parte dei contratti o rapporti di lavoro con i lavoratori, conformemente alle leggi e prassi nazionali;d) "lavoratore", ogni persona che nello Stato membro interessato, è tutelata come un lavoratore nell'ambito del diritto nazionale del lavoro e conformemente alle prassi nazionali;e) "rappresentanti dei lavoratori", i rappresentanti dei lavoratori previsti dalle leggi e/o prassi nazionali;f) "informazione", la trasmissione di dati da parte del datore di lavoro per consentir loro di prendere conoscenza della questione trattata e di esaminarla;g) "consultazione", lo scambio di opinioni e l'instaurazione di un dialogo tra i rappresentanti dei lavoratori e il datore di lavoro.Articolo 3Campo di applicazione1. La presente direttiva si applica, a seconda della scelta fatta dagli Stati membri:- alle imprese che impiegano in uno Stato membro almeno 50 addetti o- agli stabilimenti che impiegano in uno Stato membro almeno 20 addetti.Gli Stati membri determinano le modalità di calcolo delle soglie di lavoratori impiegati.2. Nel rispetto dei principi e degli obiettivi contemplati nella presente direttiva, gli Stati membri possono prevedere disposizioni specifiche applicabili alle imprese che perseguono direttamente e principalmente fini politici, di organizzazione professionale, confessionali, benefici, educativi, scientifici o artistici, nonché fini d'informazione o espressione di opinioni, a condizione che, alla data di adozione della presente direttiva, tali disposizioni particolari esistano già nel diritto nazionale.Articolo 4Modalità dell'informazione e della consultazione1. Nel rispetto dei principi enunciati all'articolo 1 e fatte salve le disposizioni e/o prassi in vigore più favorevoli ai lavoratori, gli Stati membri determinano le modalità di esercizio del diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione al livello adeguato, conformemente ai seguenti paragrafi 1, 2 e 3.2. L'informazione e la consultazione  riguardano:a) l'informazione sull'evoluzione recente e quella probabile delle attività dell'impresa e della sua situazione economica e finanziaria;b) l'informazione e la consultazione sulla situazione, la struttura e l'evoluzione  probabile dell'occupazione nell'ambito dell'impresa, nonché sulle eventuali misure anticipatrici previste, segnatamente in caso di minaccia per l'occupazione;c) l'informazione e la consultazione sulle decisioni che possono comportare cambiamenti di rilievo in materia di organizzazione del lavoro, oppure di contratti di lavoro, comprese quelle previste dalle disposizioni di cui all'articolo 9, paragrafo 1.3. L'informazione avviene al momento opportuno, secondo modalità e con un contenuto appropriati, specie al fine di permettere ai rappresentanti dei lavoratori di procedere ad un esame adeguato e di preparare, se del caso, la consultazione.4. La consultazione avviene:- al momento opportuno, secondo modalità e con un contenuto appropriati;- al livello pertinente di direzione e di rappresentanza, in funzione dell'argomento trattato;- sulla base delle informazioni pertinenti fornite dal datore di lavoro e del parere che i rappresentanti dei lavoratori hanno il diritto di formulare;- in modo tale da permettere ai rappresentanti dei lavoratori di riunirsi con il datore di lavoro e di ottenere una risposta motivata al loro eventuale parere;- al fine di raggiungere un accordo sulle decisioni che rientrano nei poteri del datore di lavoro e menzionate al paragrafo 2, lettera c).Articolo 5Informazione e consultazione derivanti da un accordoGli Stati membri possono affidare alle parti sociali al livello adeguato, anche a livello dell'impresa o dello stabilimento, il compito di definire liberamente e in qualsiasi momento, mediante accordo negoziato, le modalità di informazione e consultazione dei lavoratori. Tali accordi possono prevedere, nel rispetto dei principi enunciati all'articolo 1 e alle condizioni e nei limiti definiti dagli Stati membri, disposizioni diverse da quelle di cui all'articolo 4.Articolo 6Informazioni riservate1. Gli Stati membri dispongono che, nelle condizioni e nei limiti stabiliti dalle legislazioni nazionali, i rappresentanti dei lavoratori, nonché gli esperti che eventualmente li assistono, non siano autorizzati a rivelare a terzi, salvo che si tratti di lavoratori soggetti a un obbligo di riservatezza, informazioni che sono state espressamente fornite in via riservata, nell'interesse legittimo dell'impresa. Tale obbligo sussiste anche al termine del loro mandato, a prescindere dal luogo in cui si trovino.2. Gli Stati membri dispongono che, in casi specifici e nelle condizioni e limiti stabiliti dalle legislazioni nazionali, il datore di lavoro non sia obbligato a comunicare informazioni o a procedere a consultazioni che, secondo criteri obiettivi, siano di natura tale da creare notevoli difficoltà al funzionamento delle imprese interessate o da arrecare loro danno.3. Fatte salve le procedure nazionali esistenti, gli Stati membri prevedono procedure amministrative o giudiziarie di ricorso qualora il datore di lavoro esiga la riservatezza o non fornisca informazioni in conformità dei paragrafi precedenti. Essi possono prevedere inoltre procedure destinate a salvaguardare la riservatezza delle informazioni in questione.Articolo 7Protezione dei rappresentanti dei lavoratoriI rappresentanti dei lavoratori godono, nell'esercizio delle loro funzioni, di una protezione e di garanzie sufficienti a permettere loro di realizzare in modo adeguato i compiti che sono stati loro affidati.Articolo 8Difesa dei diritti1. Gli Stati membri dispongono misure idonee in caso di inosservanza della presente direttiva da parte del datore di lavoro o dei rappresentanti dei lavoratori; in particolare, essi si adoperano affinché sussistano procedure amministrative o giudiziarie intese a fare rispettare gli obblighi che derivano dalla presente direttiva.2. Gli Stati membri dispongono sanzioni adeguate applicabili in caso di violazione delle disposizioni della presente direttiva da parte del datore di lavoro o dei rappresentanti dei lavoratori. Tali sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive.3. Gli Stati membri dispongono che, in caso di violazione grave da parte del datore di lavoro degli obblighi di informazione e di consultazione sulle decisioni di cui all'articolo 4, paragrafo 2, lettera c), tale da avere conseguenze dirette e immediate in termini di modifica sostanziale o di soluzione dei contratti o dei rapporti di lavoro, tali decisioni non producano effetti giuridici sui contratti o sui rapporti di lavoro dei lavoratori interessati. La mancata produzione di effetti giuridici sussiste fino a quando il datore il lavoro non abbia ottemperato ai propri obblighi o, qualora ciò sia divenuto impossibile, non sia stato stabilito un indennizzo adeguato secondo le modalità e procedure che gli Stati membri sono tenuti a determinare.Le disposizioni del comma precedente si applicano anche agli obblighi corrispondenti degli accordi di cui all'articolo 5.È considerata come violazione grave ai sensi dei commi precedenti:a) l'assenza totale di informazione e/o di consultazione dei rappresentanti dei lavoratori prima dell'adozione della decisione o della sua comunicazione pubblica;b) la ritenzione di informazioni importanti o la consegna di informazioni inesatte aventi come risultato di rendere nullo l'esercizio del diritto all'informazione e consultazione.Articolo 9Relazione tra la presente direttiva e altre disposizioni comunitarie e nazionali1. La presente direttiva costituisce il quadro generale per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese della Comunità europea. Essa si applica inoltre nell'ambito delle procedure di informazione e consultazione di cui all'articolo 2 della direttiva 98/59/CEE del Consiglio e all'articolo 7 della direttiva 2001/23/CE del Consiglio.2. La presente direttiva non pregiudica i provvedimenti adottati in base alla direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 24 settembre 1994, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie, né alla direttiva 97/74/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, che la estende al Regno Unito.3. La presente direttiva non pregiudica altri diritti in materia di informazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori vigenti negli ordinamenti nazionali.4. L'applicazione delle disposizioni della presente direttiva non costituisce una ragione sufficiente per giustificare un regresso rispetto alla situazione esistente negli Stati membri per quanto attiene al livello generale di protezione dei lavoratori nel settore contemplato dalla direttiva stessa.Articolo 10Recepimento della direttiva1. Gli Stati membri adottano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il . . . (tre anni dopo l'adozione), o si accertano che le parti sociali mettano in atto di comune accordo le disposizioni necessarie; gli Stati membri sono tenuti ad adottare tutte le disposizioni che consentano loro di essere in qualsiasi momento in grado di garantire i risultati imposti dalla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.2. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.Articolo 11Verifica da parte della CommissioneAl più tardi il . . . (cinque anni dopo l'adozione), la Commissione riesamina, in consultazione con gli Stati membri e le parti sociali a livello europeo, l'applicazione della presente direttiva e propone al Consiglio, se del caso, le necessarie modifiche.Articolo 12Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Bruxelles, ilPer il Parlamento europeo Per il ConsiglioLa Presidente Il Presidente