CELEX: 62003TJ0198
Language: it
Date: 2006-05-30
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) del 30 maggio 2006.#Bank Austria Creditanstalt AG contro Commissione delle Comunità europee.#Concorrenza - Procedimento amministrativo - Pubblicazione di una decisione che constata un'infrazione all'art. 81 CE e infligge ammende - Fissazione da parte delle banche austriache dei tassi d'interesse attivi e passivi ("club Lombard") - Rigetto della domanda di omettere taluni passaggi.#Causa T-198/03.

Causa T-198/03
      Bank Austria Creditanstalt AG
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Procedimento amministrativo — Pubblicazione di una decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE e infligge ammende — Fissazione da parte delle banche austriache dei tassi di interesse attivi e passivi (“club Lombard”) — Rigetto della domanda di omettere taluni passaggi»
      Sentenza del Tribunale (Seconda Sezione) 30 maggio 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Ricorso di annullamento — Atti impugnabili — Nozione — Atti produttivi di effetti giuridici obbligatori
      (Art. 230, quarto comma, CE; regolamento del Consiglio n. 17; decisione della Commissione 2001/462, art. 9, terzo comma)
      2.     Concorrenza — Procedimento amministrativo — Informazioni raccolte dalla Commissione in applicazione del regolamento n. 17
            — Segreto professionale 
      (Art. 287 CE; regolamento del Consiglio n. 17, artt. 19, n. 2, e 20, n. 2)
      3.     Ricorso di annullamento — Interesse ad agire
      (Artt. 230, quarto comma, CE e 287 CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 20)
      4.     Concorrenza — Norme comunitarie — Infrazioni — Decisione che constata un’infrazione o infligge un’ammenda
      [Artt. 81, n. 1, CE, 82 CE e 83, n. 2, lett. a), CE; regolamento del Consiglio n. 17, artt. 3, 15, n. 2, e 21, n. 1]
      5.     Diritto comunitario — Principi generali del diritto — Legalità
      6.     Atti delle istituzioni — Pubblicità 
      (Artt. 254 CE e 255 CE; art. 1 UE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 21, n.  1)
      7.     Concorrenza — Procedimento amministrativo — Determinazione delle informazioni coperte dal segreto professionale
      (Art. 287 CE; regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio nn. 45/2001 e 1049/2001; regolamento del Consiglio n. 17,
            artt. 20, n. 2, e 21, n. 2)
      8.     Concorrenza — Norme comunitarie — Infrazioni — Decisione che constata un’infrazione o infligge un’ammenda 
      (Regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio nn. 45/2001 e 1049/2001, art. 4; regolamento del Consiglio n. 17, art. 20)
      9.     Concorrenza — Norme comunitarie — Infrazioni — Decisione che constata un’infrazione o infligge un’ammenda
      (Regolamento del Consiglio n. 17, artt. 2, 3, 6, 7, 8 e 21, nn. 1 e 2)
      10.   Concorrenza — Ammende — Decisione che infligge ammende 
      (Regolamento del Consiglio n. 17)
      11.   Ricorso di annullamento — Motivi 
      (Art. 230, quarto comma, CE; regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 45/2001)
      12.   Atti delle istituzioni — Atti della Commissione — Potere discrezionale della Commissione in merito alla pubblicità da dare
            loro
      1.     Costituiscono atti o decisioni impugnabili con ricorso di annullamento, ai sensi dell’art. 230 CE, i provvedimenti che producono
         effetti giuridici vincolanti idonei ad incidere sugli interessi del ricorrente, modificando in misura rilevante la sua situazione
         giuridica. 
      
      A tal riguardo, l’art. 9 della decisione 2001/462, relativa al mandato dei consiglieri-uditori per taluni procedimenti in
         materia di concorrenza, ha lo scopo di attuare, sul piano procedurale, la protezione prevista dal diritto comunitario per
         le informazioni di cui la Commissione sia venuta a conoscenza nell’ambito delle procedure di applicazione delle norme in materia
         di concorrenza. I suoi primi due commi, che si riferiscono alla protezione dei segreti commerciali, riguardano in particolare
         la rivelazione di informazioni a persone, imprese o gruppi di imprese per l’esercizio del loro diritto al contraddittorio
         nell’ambito di un procedimento di applicazione delle norme in materia di concorrenza. Per quanto riguarda, invece, la divulgazione
         di informazioni al pubblico in generale, mediante la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, tali disposizioni
         si applicano solo mutatis mutandis, secondo il disposto dell’art. 9, terzo comma, della decisione 2001/462. Ciò implica, in
         particolare, che il consigliere‑uditore, ove adotti una decisione ai sensi di tale disposizione, è tenuto a garantire che
         sia rispettato il segreto professionale circa le informazioni che non necessitano di una protezione così particolare come
         quella accordata ai segreti commerciali, e segnatamente circa le informazioni che possono essere comunicate a terzi aventi
         un diritto di essere sentiti in merito, ma il cui carattere riservato osta ad una divulgazione al pubblico.
      
      Per di più, conformemente alla detta decisione, il consigliere‑uditore è altresì tenuto ad assicurare il rispetto delle disposizioni
         del regolamento n. 45/2001, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da
         parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati, quando adotta una decisione
         che autorizza, ai sensi del citato art. 9, la divulgazione di informazioni.
      
      Di conseguenza il consigliere-uditore, nell’adottare una decisione ai sensi dell’art. 9, terzo comma, della decisione 2001/462,
         non deve limitarsi ad esaminare se la versione di una decisione adottata ai sensi del regolamento n. 17 e destinata ad essere
         pubblicata contenga segreti commerciali o altre informazioni che godono di un’analoga protezione. Egli deve altresì verificare
         se tale versione contenga altre informazioni che non possono essere divulgate al pubblico perché protette specificamente da
         norme di diritto comunitario o perché appartengono a quelle informazioni che, per loro natura, sono protette dal segreto professionale.
         Pertanto, la decisione del consigliere‑uditore produce effetti giuridici in quanto determina se il testo da pubblicare contenga
         informazioni del genere.
      
      (v. punti 26, 28, 31-34)
      2.     L’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17 precisa che fruiscono della protezione prevista dal diritto comunitario per le informazioni
         di cui la Commissione sia venuta a conoscenza nell’ambito delle procedure di applicazione delle norme in materia di concorrenza
         le informazioni raccolte in applicazione del regolamento n. 17 che, per loro natura, sono protette dal segreto professionale,
         il quale copre una sfera più ampia di quella del segreto commerciale.
      
      Al riguardo, occorre operare una distinzione tra la protezione che è necessario accordare a informazioni coperte dal segreto
         professionale rispetto a persone, imprese o associazioni d’imprese che godono di un diritto ad essere sentite nell’ambito
         di un procedimento di applicazione delle norme in materia di concorrenza e la protezione che va accordata a simili informazioni
         rispetto al pubblico in generale. 
      
      Infatti, l’obbligo per i dipendenti di ruolo e per gli agenti delle istituzioni di non divulgare le informazioni in loro possesso
         protette dal segreto professionale, enunciato all’art. 287 CE e attuato, nel settore delle norme in materia di concorrenza
         applicabili alle imprese, dall’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17, è attenuato nei confronti delle persone cui l’art. 19,
         n. 2, del detto regolamento dà il diritto di essere sentite. La Commissione può comunicare a tali persone talune informazioni
         coperte dal segreto professionale ove tale comunicazione sia necessaria per il regolare svolgimento dell’istruttoria. Tuttavia,
         tale facoltà non vale per i segreti commerciali, ai quali viene garantita una tutela del tutto particolare. Informazioni protette
         dal segreto professionale non possono essere invece divulgate al pubblico in generale, a prescindere dal fatto che si tratti
         di segreti commerciali o di altre informazioni riservate.
      
      La necessità di un simile trattamento differenziato si giustifica dal momento che la nozione di segreti commerciali comprende
         informazioni di cui non soltanto la divulgazione al pubblico, ma anche semplicemente la trasmissione ad un soggetto di diritto
         diverso da quello che ha fornito l’informazione può ledere gravemente gli interessi di quest’ultimo.
      
      (v. punti 28-30)
      3.     L’art. 20 del regolamento n. 17 e l’art. 287 CE, relativi al segreto professionale, mirano, in particolare, a proteggere gli
         interessati da un procedimento di applicazione delle norme in materia di concorrenza ai sensi del regolamento n. 17 dal danno
         che può derivare dalla divulgazione di informazioni che la Commissione ha ottenuto nell’ambito di tale procedimento. Pertanto,
         un’impresa implicata in tale procedimento ha, in linea di principio, un interesse ad agire avverso la decisione del consigliere-uditore,
         di pubblicare la versione non coperta dal segreto della decisione della Commissione che le infligge un’ammenda per violazione
         delle norme in materia di concorrenza.
      
      La pubblicazione della comunicazione degli addebiti da parte di un terzo non incide sull’interesse ad agire della detta impresa.
         Infatti, quand’anche si ritenesse che le informazioni contenute in tali documenti siano identiche a quelle che figurano nelle
         parti controverse della decisione che infligge ammende, la portata di quest’ultima è completamente diversa da quella di una
         comunicazione degli addebiti. Quest’ultima offre alle parti interessate la possibilità di esprimere le loro osservazioni su
         elementi che la Commissione addebita loro provvisoriamente. La decisione che infligge ammende contiene invece una descrizione
         dei fatti che la Commissione considera accertati. Pertanto, la pubblicazione della comunicazione degli addebiti, per quanto
         possa essere dannosa per gli interessati, non può privare i destinatari della decisione che infligge ammende dell’interesse
         a far accertare che la versione pubblicata di tale decisione contiene informazioni protette dalla divulgazione al pubblico.
      
      Parimenti, l’interesse del destinatario di una decisione ad impugnarla non può essere negato argomentando che tale decisione
         è stata già eseguita, posto che l’annullamento di una siffatta decisione può produrre di per sé conseguenze giuridiche, soprattutto
         qualora venga ingiunto alla Commissione di disporre tutti i provvedimenti connessi all’esecuzione della sentenza del Tribunale
         e di astenersi dal reiterare tale condotta.
      
      Infine, il fatto che non sussistano più le condizioni che hanno indotto un ricorrente a chiedere la sospensione dell’esecuzione
         della decisione impugnata non comporta il venir meno dell’interesse al suo annullamento.
      
      (v. punti 42-45)
      4.     L’obbligo della Commissione di pubblicare, ai sensi dell’art. 21, n. 1, del regolamento n. 17, le decisioni che essa adotta
         in applicazione dell’art. 3 di tale regolamento si applica a tutte le decisioni che constatano un’infrazione o infliggono
         un’ammenda, senza che occorra sapere se esse contengano anche un’ingiunzione di porre fine all’infrazione o se una simile
         ingiunzione sia giustificata, tenuto conto delle circostanze della fattispecie.
      
      (v. punto 58)
      5.     Il principio di legalità è riconosciuto, in diritto comunitario, nel senso che esso impone che una sanzione, anche di carattere
         non penale, può essere inflitta solo qualora abbia un fondamento giuridico chiaro ed inequivocabile.
      
      Tuttavia, dal principio di legalità non si può dedurre il divieto di pubblicare gli atti adottati dalle istituzioni qualora
         tale pubblicazione non sia esplicitamente prevista dai Trattati o da un altro atto di portata generale. Allo stato attuale
         del diritto comunitario, un divieto del genere sarebbe incompatibile con l’art. 1 UE, ai termini del quale, in seno all’Unione
         europea, «le decisioni [sono] prese nel modo più trasparente possibile».
      
      (v. punti 68-69)
      6.     Il principio di trasparenza, consacrato dall’art. 1 UE, ai sensi del quale «le decisioni [sono] prese nel modo più trasparente
         possibile», si riflette nell’art. 255 CE, il quale garantisce, a determinate condizioni, un diritto dei cittadini di consultare
         i documenti delle istituzioni. Esso è inoltre sancito dall’art. 254 CE, che subordina l’entrata in vigore di taluni atti delle
         istituzioni alla loro pubblicazione, e da molte altre disposizioni del diritto comunitario che, alla stregua dell’art. 21,
         n. 1, del regolamento n. 17, obbligano le istituzioni a render conto al pubblico delle loro attività. Conformemente a tale
         principio, e in mancanza di disposizioni che prescrivano o vietino esplicitamente una pubblicazione, la facoltà delle istituzioni
         di rendere pubblici gli atti che esse adottano è la regola alla quale sussistono eccezioni qualora il diritto comunitario,
         in particolare tramite disposizioni che garantiscono il rispetto del segreto professionale, osti ad una divulgazione di tali
         atti o di talune informazioni in essi contenute.
      
      (v. punto 69)
      7.     Né l’art. 287 CE né il regolamento n. 17 indicano esplicitamente quali informazioni, oltre ai segreti commerciali, siano protette
         dal segreto professionale. A tal riguardo, non si può dedurre dall’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17, che questo sia il
         caso di tutte le informazioni raccolte in applicazione del detto regolamento, salvo quelle la cui pubblicazione è obbligatoria
         ex art. 21. Infatti, alla stregua dell’art. 287 CE, l’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17, che attua tale disposizione del
         Trattato in fatto di norme in materia di concorrenza applicabili alle imprese, osta unicamente alla divulgazione delle informazioni
         «che, per la loro natura, sono protette dal segreto professionale».
      
      Affinché determinate informazioni ricadano, per loro natura, nell’ambito del segreto professionale, è necessario, innanzi
         tutto, che siano conosciute soltanto da un numero ristretto di persone. Deve poi trattarsi di informazioni la cui divulgazione
         può causare un danno grave alla persona che le ha fornite o a terzi. Infine, è necessario che gli interessi che possono essere
         lesi dalla divulgazione dell’informazione siano oggettivamente degni di protezione. La valutazione della riservatezza di un’informazione
         necessita quindi di una ponderazione tra gli interessi legittimi che ostano alla sua divulgazione e l’interesse generale che
         impone che le attività delle istituzioni comunitarie si svolgano nel modo più trasparente possibile.
      
      Una ponderazione dell’interesse generale alla trasparenza dell’azione comunitaria con gli interessi che possono opporvisi
         è stata effettuata dal legislatore comunitario in vari atti di diritto derivato, in particolare con il regolamento n. 45/2001,
         concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli
         organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati, e con il regolamento n. 1049/2001, relativo all’accesso
         del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione. Sebbene la nozione di «segreto professionale»
         appartenga al diritto primario in quanto figura all’art. 287 CE e il diritto derivato non possa in nessun caso modificare
         le disposizioni del Trattato, l’interpretazione data dal legislatore comunitario al Trattato in merito ad una questione che
         non è stata espressamente disciplinata costituisce nondimeno un indizio importante del modo in cui la disposizione dev’essere
         intesa.
      
      Ne consegue che, qualora simili disposizioni di diritto derivato vietino la divulgazione di informazioni al pubblico o escludano
         la consultazione da parte del pubblico di documenti che le contengono, tali informazioni devono essere considerate protette
         dal segreto professionale. Invece, qualora il pubblico abbia un diritto di consultare documenti che contengono determinate
         informazioni, tali informazioni non possono essere considerate protette, per loro natura, dal segreto professionale.
      
      (v. punti 70-72, 74)
      8.     Per quanto riguarda la pubblicazione delle decisioni della Commissione adottate in applicazione del regolamento n. 17, l’art. 20
         del detto regolamento vieta, oltre alla divulgazione di segreti commerciali, la pubblicazione in particolare di informazioni
         che rientrano tra le deroghe al diritto di consultazione di documenti previste dall’art. 4 del regolamento n. 1049/2001, relativo
         all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, o che sono protette in forza
         di altre norme di diritto derivato, quali il regolamento n. 45/2001, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione
         al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di
         tali dati. Viceversa, esso non osta alla pubblicazione di informazioni che il pubblico ha il diritto di conoscere attraverso
         il diritto di consultazione dei documenti.
      
      (v. punto 75)
      9.     L’art. 21, n. 2, del regolamento n. 17 dev’essere interpretato nel senso che esso limita l’obbligo imposto alla Commissione
         dall’art. 21, n. 1, di pubblicare le sue decisioni adottate in applicazione degli artt. 2, 3, 6, 7 e 8, all’indicazione degli
         interessati e del «contenuto essenziale» di tali decisioni per facilitare il compito della Commissione di informare il pubblico
         in merito a queste ultime, considerati in particolare i vincoli linguistici connessi a una pubblicazione nella Gazzetta ufficiale
         delle Comunità europee. Tale disposizione non limita invece la facoltà della Commissione, qualora essa lo ritenga opportuno
         e qualora le sue risorse lo consentano, di pubblicare il testo integrale delle sue decisioni, fatto salvo il rispetto del
         segreto professionale.
      
      Sebbene la Commissione sia dunque soggetta ad un obbligo generale di pubblicare soltanto versioni non riservate delle sue
         decisioni, non è necessario, per rispettarlo, interpretare l’art. 21, n. 2, nel senso che esso accordi un diritto specifico
         ai destinatari delle decisioni adottate ai sensi degli artt. 2, 3, 6, 7 e 8 del regolamento n. 17, consentendo loro di opporsi
         alla pubblicazione da parte della Commissione nella Gazzetta ufficiale (e, eventualmente, anche sul sito Internet della detta
         istituzione) delle informazioni che, benché non riservate, non siano «essenziali» per la comprensione del dispositivo di tali
         decisioni.
      
      Peraltro, l’interesse di un’impresa, aderente ad un’intesa, a che i dettagli del suo comportamento che costituisce infrazione
         non siano divulgati al pubblico non merita alcuna particolare protezione, tenuto conto dell’interesse del pubblico di conoscere,
         nel modo più trasparente possibile, i motivi di ogni azione della Commissione, dell’interesse degli operatori economici di
         sapere quali siano i comportamenti che possano esporli a sanzioni e dell’interesse delle persone lese dall’infrazione di conoscerne
         i dettagli, per poter far eventualmente valere i loro diritti nei confronti delle imprese sanzionate.
      
      (v. punti 76-78, 88)
      10.   L’inclusione, in una decisione che infligge ammende, di accertamenti in fatto che si riferiscono ad un’intesa non può dipendere
         dal presupposto che la Commissione sia competente a constatare un’infrazione ad essa relativa o che essa abbia effettivamente
         accertato una simile infrazione. In effetti, è legittimo che la Commissione descriva, in una decisione che accerta un’infrazione
         e infligge una sanzione, il contesto storico e materiale in cui si inserisce il comportamento contestato. Lo stesso dicasi
         per la pubblicazione di tale descrizione, dato che essa può essere utile a consentire al pubblico interessato di capire appieno
         i motivi di una simile decisione. Al riguardo, spetta alla Commissione valutare l’opportunità di includere elementi del genere.
      
      (v. punto 89)
      11.   Il regolamento n. 45/2001, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte
         delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati, mira a tutelare le persone fisiche
         in relazione al trattamento dei dati personali. Una persona giuridica non fa parte della cerchia delle persone alle quali
         questo regolamento assicura la protezione e non può dunque avvalersi di una pretesa violazione delle norme da esso stabilite.
      
      (v. punto 95)
      12.   Al di fuori degli obblighi di pubblicità impostile in particolare dal regolamento n. 17, la Commissione dispone di una grande
         discrezionalità nel valutare, caso per caso, la pubblicità da dare ai suoi atti. Al riguardo, essa non è in alcun modo tenuta
         a trattare atti della stessa natura in modo identico. In particolare, il principio di uguaglianza non vieta alla Commissione
         di diffondere anticipatamente testi di cui è prevista la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, ma
         di cui essa non dispone ancora della versione in tutte le lingue ufficiali, sul suo sito Internet nelle lingue disponibili
         o in quella(e) maggiormente conosciuta(e) dal pubblico interessato. A tale proposito, il fatto di disporre unicamente di determinate
         versioni linguistiche costituisce una differenza sufficiente a giustificare tale trattamento differenziato.
      
      (v. punto 102)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      30 maggio 2006 (*)
      
      «Concorrenza – Procedimento amministrativo – Pubblicazione di una decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE e infligge ammende – Fissazione da parte delle banche austriache dei tassi d’interesse attivi e passivi (“Club Lombard”) – Rigetto della domanda di omettere taluni passaggi»
      Nella causa T-198/03,
      Bank Austria Creditanstalt AG, con sede in Vienna (Austria), rappresentata dagli avv.ti C. Zschocke e J. Beninca,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata inizialmente dal sig. S. Rating, successivamente dal sig. A. Bouquet, in qualità di agenti, assistito dagli
         avv.ti D. Waelbroeck e U. Zinsmeister, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto la domanda di annullamento della decisione del consigliere‑uditore della Commissione 5 maggio 2003 di pubblicare
         la versione non riservata della decisione della Commissione 11 giugno 2002 nel procedimento COMP/36.571/D-l – Banche austriache
         («Club Lombard»),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Seconda Sezione),
      
      composto dal sig. J. Pirrung, presidente, e dai sigg. N.J. Forwood e S. Papasavvas, giudici,
      cancelliere: sig.ra K. Andová, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 29 novembre 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Contesto normativo 
      1       L’art. 3, n. 1, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, Primo regolamento d’applicazione degli articoli [81]
         e [82] del trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204), dispone che, nel caso in cui la Commissione constati un’infrazione alle disposizioni
         dell’art. 81 CE o dell’art. 82 CE, «può obbligare, mediante decisione, le imprese ed associazioni di imprese interessate a
         porre fine all’infrazione constatata».
      
      2       L’art. 20 del regolamento n. 17, riguardante il segreto professionale, prevede che le informazioni raccolte in applicazione
         di varie disposizioni del detto regolamento «possono essere utilizzate soltanto per lo scopo per il quale sono state richieste»
         (n. 1), che la Commissione nonché i suoi funzionari ed agenti «sono tenuti a non divulgare le informazioni raccolte in applicazione
         del presente regolamento e che, per la loro natura, sono protette dal segreto professionale» (n. 2) e, infine, che le disposizioni
         di questi due numeri «non ostano alla pubblicazione di informazioni di carattere generale o di studi nei quali non compaiano
         indicazioni su singole imprese o associazioni di imprese» (n. 3). 
      
      3       Ai sensi dell’art. 21 del regolamento n. 17, la Commissione è tenuta a pubblicare «le decisioni che prende in applicazione
         degli articoli 2, 3, 6, 7 e 8» (n. 1). Il n. 2 di tale articolo precisa che la detta pubblicazione «indica le parti interessate
         e il contenuto essenziale della decisione» e che «essa deve tener conto dell’interesse delle imprese a che non vengano divulgati
         i segreti relativi ai loro affari». 
      
      4       La decisione della Commissione 23 maggio 2001, 200l/462/CE, CECA, relativa al mandato dei consiglieri‑uditori per taluni procedimenti
         in materia di concorrenza (GU L 162, pag. 21), prevede all’art. 9:
      
      «La progettata rivelazione di informazioni che possano costituire segreti commerciali per una determinata impresa è comunicata
         per iscritto all’impresa stessa con la relativa motivazione. È inoltre fissato un termine entro il quale l’impresa può presentare
         osservazioni scritte.
      
      Qualora l’impresa interessata si opponga alla rivelazione delle informazioni, ma si riscontri che queste non sono riservate
         e possono quindi essere rivelate, deve essere adottata un’apposita decisione motivata da notificare all’impresa stessa. La
         decisione specifica il termine al cui scadere saranno rivelate le informazioni. Tale termine non deve essere inferiore ad
         una settimana dalla notifica. 
      
      Il primo ed il secondo comma si applicano altresì alla divulgazione di informazioni mediante pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee».
      
       Fatti all’origine della controversia
      5       Con decisione 11 giugno 2002, emanata nell’ambito della pratica COMP/36.571/D-1 – Banche austriache («Club Lombard»), la Commissione
         ha constatato che la ricorrente aveva partecipato dal 1° gennaio 1995 al 24 giugno 1998, ad un’intesa con diverse altre banche
         austriache (art. 1) per la quale era stato deciso di infliggerle (art. 3), al pari delle altre banche interessate dal procedimento,
         un’ammenda (in prosieguo: la «decisione che infligge ammende»). 
      
      6       Con lettera 12 agosto 2002, la Commissione ha trasmesso alla ricorrente un progetto di versione non riservata della decisione
         che infligge ammende e le ha chiesto l’autorizzazione per la pubblicazione della detta versione.
      
      7       Il 3 settembre 2002 la ricorrente (al pari di diverse altre banche interessate) ha presentato un ricorso di annullamento contro
         la decisione che infligge ammende, iscritto al ruolo come causa T-260/02. Con il detto ricorso la ricorrente non contesta
         i fatti constatati dalla Commissione nella decisione di cui trattasi, ma unicamente l’importo dell’ammenda irrogatale.
      
      8       Con lettera 10 settembre 2002, la ricorrente, in risposta alla domanda di autorizzazione della pubblicazione datata 12 agosto
         2002, ha chiesto alla Commissione di pubblicare la decisione che infligge ammende eliminando l’esposizione dei fatti relativi
         all’anno 1994 contenuta nel punto 7 del preambolo e sostituendo i punti 8-12 del preambolo di tale decisione con un testo
         da essa proposto. 
      
      9       Il 7 ottobre 2002 i servizi interessati della Commissione hanno organizzato una riunione con gli avvocati di tutti i destinatari
         della decisione che infligge ammende. In occasione di tale riunione essi tuttavia non sono pervenuti ad un accordo relativamente
         alla versione da pubblicare, tenuto conto delle censure sollevate dalla ricorrente nella sua lettera in data 10 settembre
         2002. In riferimento a tale richiesta, il 22 ottobre 2002 il direttore competente della direzione generale della concorrenza
         della Commissione ha inviato una lettera alla ricorrente, ricordandole la posizione della Commissione riguardo alla pubblicazione
         della decisione che infligge ammende e comunicandole una versione non riservata e rivista della detta decisione. 
      
      10     Il 6 novembre 2002 la ricorrente si è rivolta al consigliere‑uditore chiedendogli di accogliere la sua domanda datata 10 settembre
         2002.
      
      11     Pur considerando infondata la detta domanda, il consigliere‑uditore, con lettera 20 febbraio 2003, ha presentato alla ricorrente
         una nuova versione non riservata della decisione che infligge ammende. 
      
      12     Con lettera 28 febbraio 2003, la ricorrente ha indicato che manteneva la propria opposizione alla pubblicazione della detta
         versione non riservata. 
      
      13     Con lettera 5 maggio 2003 il consigliere‑uditore ha deciso di respingere l’opposizione della ricorrente alla pubblicazione
         della detta decisione (in prosieguo: la «decisione impugnata»), producendo nel contempo una versione non riservata e rivista
         della decisione che infligge ammende. In conformità all’art. 9, terzo comma, della decisione 2001/462, il consigliere‑uditore
         ha dichiarato che tale versione della decisione che infligge ammende (in prosieguo: la «versione controversa») non conteneva
         informazioni che beneficiano della garanzia di trattamento riservato prevista dal diritto comunitario.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      14     Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 6 giugno 2003, la ricorrente ha proposto, ai sensi
         dell’art. 230, quarto comma, CE, il presente ricorso. 
      
      15     Con atto separato depositato lo stesso giorno presso la cancelleria del Tribunale la ricorrente ha presentato, in via principale,
         una domanda di sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata fino alla pronuncia del giudice di merito e, in subordine,
         una domanda diretta a vietare alla Commissione la pubblicazione della versione controversa fino a tale data. Tale domanda
         è stata respinta con ordinanza del presidente del Tribunale 7 novembre 2003, causa T‑198/03 R, Bank Austria Creditanstalt/Commissione
         (Racc. pag. II‑4879). La decisione che infligge ammende è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale il 24 febbraio 2004 (GU
         L 56, pag. 1).
      
      16     L’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione, con atto separato depositato presso la cancelleria del Tribunale
         il 22 luglio 2003, è stata riunita al merito con ordinanza 30 marzo 2004della Seconda Sezione del Tribunale.
      
      17     La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata;
      –       condannare la Commissione alle spese.
      18     La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto
      19     La ricorrente deduce sei motivi a sostegno del suo ricorso, attinenti, rispettivamente, alla violazione dell’art. 21, n. 1,
         del regolamento n. 17, alla violazione dell’art. 21, n. 2, del detto regolamento, all’illegittimità della pubblicazione delle
         parti della decisione che infligge ammende relative al 1994, alla violazione del regolamento (CE) del Parlamento europeo e
         del Consiglio 18 dicembre 2000, n. 45/2001, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati
         personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU 2001, L 8,
         pag. 1), alla violazione del principio di parità di trattamento e del regolamento del Consiglio 15 aprile 1958, n. 1, che
         stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea (GU 1958, n. 17, pag. 385), a causa della pubblicazione
         anticipata su Internet, in tedesco, della decisione che infligge ammende, e, infine, alla violazione dell’obbligo di motivazione.
      
      20     Da un lato, la Commissione considera che il ricorso è irricevibile. Essa sostiene, in primo luogo, che la decisione impugnata
         non può essere oggetto di ricorso, dal momento che essa non produce effetti giuridici vincolanti tali da pregiudicare gli
         interessi della ricorrente modificando in misura rilevante la sua situazione giuridica e, in secondo luogo, che la ricorrente
         non ha interesse ad agire. Essa considera, in terzo luogo, che i motivi dedotti dalla ricorrente a sostegno del suo ricorso
         sono tutti irricevibili, il che determina l’irricevibilità del ricorso nel suo insieme. Dall’altro, la Commissione è del parere
         che i motivi dedotti dalla ricorrente non siano comunque fondati.
      
      21     Date tali circostanze, occorre esaminare, in una prima fase, i due primi motivi di irricevibilità sollevati dalla Commissione,
         e, in una seconda fase, la ricevibilità e il merito dei motivi dedotti dalla ricorrente.
      
       Sui motivi di irricevibilità dedotti dalla Commissione
       Sull’esistenza di un atto impugnabile
      –       Argomenti delle parti
      22     La Commissione desume dall’art. 9 della decisione 2001/462 (riprodotto supra al punto 4) che la decisione del consigliere‑uditore
         può essere considerata un provvedimento che produce effetti giuridici vincolanti tali da pregiudicare gli interessi della
         ricorrente modificando in misura rilevante la sua situazione giuridica solo laddove tale decisione autorizza la pubblicazione
         di «segreti commerciali» o altre informazioni che godono di un’analoga protezione. 
      
      23     Essa considera che la decisione relativa alla portata della pubblicazione della versione non riservata di un atto rientra
         invece nel potere discrezionale della Commissione e non può pregiudicare la situazione giuridica del destinatario della decisione.
         
      
      24     La Commissione sostiene che la ricorrente non ha indicato, né nella domanda rivolta al consigliere‑uditore né nel ricorso,
         alcun segreto commerciale o alcuna informazione che usufruisce di un’analoga protezione che sarebbe contenuto nella versione
         controversa. Essa afferma che il consigliere‑uditore, adottando la decisione impugnata, non ha in alcun modo negato il carattere
         riservato di alcun dato, e che, di conseguenza, tale decisione non può costituire un atto lesivo. 
      
      25     Secondo la ricorrente, la decisione impugnata produce effetti giuridici vincolanti nei propri confronti. A suo parere la portata
         della decisione impugnata va al di là della constatazione che la versione controversa non contiene segreti commerciali. Essa
         sostiene che il procedimento previsto all’art. 9, primo e secondo comma, della decisione 2001/462 garantisce la protezione
         dei segreti commerciali, mentre l’art. 9, terzo comma, di tale decisione disciplina, a prescindere dal problema dell’esistenza
         di segreti commerciali, la divulgazione di informazioni che devono essere pubblicate nella Gazzetta ufficiale.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      26     Secondo una costante giurisprudenza, costituiscono atti o decisioni impugnabili con ricorso di annullamento, ai sensi dell’art. 230
         CE, i provvedimenti che producono effetti giuridici vincolanti idonei ad incidere sugli interessi del ricorrente, modificando
         in misura rilevante la sua situazione giuridica (sentenza della Corte 11 novembre 1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639,
         punto 9; sentenza del Tribunale 18 dicembre 1992, cause riunite da T‑10/92 a T‑12/92 e T‑15/92, Cimenteries CBR e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑2667, punto 28; ordinanze del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑219/01, Commerzbank/Commissione, Racc. pag. II‑2843,
         punto 53, e Bank Austria Creditanstalt/Commissione, cit. punto 15 supra, punto 31). 
      
      27     A tale proposito, la tesi della Commissione, secondo la quale la decisione impugnata, adottata ai sensi dell’art. 9, terzo
         comma, della decisione 2001/462, non produce effetti giuridici vincolanti, perché non si pronuncia in merito all’esistenza
         di segreti commerciali o altre informazioni che godono di un’analoga protezione, non può essere accolta. 
      
      28     L’art. 9 della decisione 2001/462 ha lo scopo di attuare, sul piano procedurale, la protezione prevista dal diritto comunitario
         per le informazioni di cui la Commissione è venuta a conoscenza nell’ambito delle procedure di applicazione delle regole di
         concorrenza. Al riguardo, l’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17 precisa che fruiscono di tale protezione, in particolare,
         le informazioni raccolte in applicazione del regolamento n. 17 e che, per la loro natura, sono protette dal segreto professionale.
         
      
      29     Orbene, la sfera dei dati coperti dal segreto d’ufficio è più ampia di quella del segreto commerciale (conclusioni dell’avvocato
         generale Lenz relative alla sentenza della Corte 24 giugno 1986, causa 53/85, AKZO Chemie/Commissione, Racc. pag. 1965, in
         particolare pag. 1977). Al riguardo occorre operare una distinzione tra la protezione che è necessario accordare a informazioni
         coperte dal segreto professionale rispetto a persone, imprese o associazioni d’imprese che godono di un diritto ad essere
         sentiti nell’ambito di un procedimento di applicazione delle regole di concorrenza e la protezione che va accordata a simili
         informazioni rispetto al pubblico in generale. Infatti, l’obbligo per i dipendenti di ruolo e per gli agenti delle istituzioni
         di non divulgare le informazioni in loro possesso protette dal segreto professionale, enunciato all’art. 287 CE e attuato,
         nel settore delle regole di concorrenza applicabili alle imprese, dall’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17, è attenuato nei
         confronti delle persone cui l’art. 19, n. 2, del detto regolamento dà il diritto di essere sentiti. La Commissione può comunicare
         a tali persone talune informazioni coperte dal segreto professionale ove tale comunicazione sia necessaria per il regolare
         svolgimento dell’istruttoria. Tuttavia, tale facoltà non vale per i segreti commerciali, ai quali viene garantita una tutela
         del tutto particolare (v., in tal senso, sentenza AKZO Chemie/Commissione, cit., punti 26‑28). Informazioni protette dal segreto
         professionale non possono invece essere divulgate al pubblico in generale, a prescindere dal fatto che si tratti di segreti
         commerciali o di altre informazioni riservate.
      
      30     La necessità di un simile trattamento differenziato è stata ricordata dalla sentenza del Tribunale 18 settembre 1996, causa
         T‑353/94, Postbank/Commissione (Racc. pag. II‑921, punto 87), la quale ha precisato, per quanto riguarda la nozione di segreti
         commerciali, che sono informazioni di cui non soltanto la divulgazione al pubblico, ma anche semplicemente la trasmissione
         ad un soggetto di diritto diverso da quello che ha fornito l’informazione può ledere gravemente gli interessi di quest’ultimo.
         
      
      31     Quindi, i primi due commi dell’art. 9 della decisione 2001/462, che si riferiscono alla protezione dei segreti commerciali,
         riguardano in particolare la rivelazione di informazioni a persone, imprese o gruppi di imprese per l’esercizio del loro diritto
         al contraddittorio nell’ambito di un procedimento di applicazione delle regole di concorrenza. Per quanto riguarda, invece,
         la divulgazione di informazioni al pubblico in generale, mediante la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, tali disposizioni
         si applicano solo mutatis mutandis, secondo il disposto dell’art. 9, terzo comma, della decisione 2001/462. Ciò implica, in
         particolare, che il consigliere‑uditore, ove adotti una decisione ai sensi di tale disposizione, è tenuto a garantire che
         sia rispettato il segreto professionale circa le informazioni che non necessitano di una protezione così particolare come
         quella accordata ai segreti commerciali, e segnatamente circa le informazioni che possono essere comunicate a terzi aventi
         un diritto di essere sentiti in merito, ma il cui carattere riservato osta ad una divulgazione al pubblico.
      
      32     Inoltre, ai sensi del nono ‘considerando’ della decisione 2001/462, «[n]ella rivelazione di informazioni riguardanti persone
         fisiche va osservato in particolare il regolamento (…) n. 45/2001».
      
      33     Il consigliere‑uditore è quindi altresì tenuto ad assicurare il rispetto delle disposizioni di tale regolamento quando adotta
         una decisione che autorizza, ai sensi dell’art. 9 della decisione 2001/462, la divulgazione di informazioni.
      
      34     Di conseguenza, il consigliere‑uditore nell’adottare una decisione ai sensi dell’art. 9, terzo comma, della decisione 2001/462,
         non deve limitarsi ad esaminare se la versione di una decisione adottata ai sensi del regolamento n. 17 e destinata ad essere
         pubblicata contiene segreti commerciali o altre informazioni che godono di un’analoga protezione. Egli deve altresì verificare
         se tale versione contiene altre informazioni che non possono essere divulgate al pubblico perché protette specificamente da
         norme di diritto comunitario o perché appartengono a quelle informazioni che, per la loro natura, sono protette dal segreto
         professionale. Pertanto, la decisione del consigliere‑uditore produce effetti giuridici in quanto determina se il testo da
         pubblicare contiene informazioni del genere.
      
      35     Questa interpretazione dell’art. 9, terzo comma, della decisione 2001/462 è compatibile con l’art. 21, n. 2, del regolamento
         n. 17, ai sensi del quale «la pubblicazione (…) deve tener conto dell’interesse delle imprese a che non vengano divulgati
         i segreti relativi ai loro affari». Infatti, tale disposizione, che mette in rilievo la particolare protezione da riservare
         ai segreti commerciali, non può essere interpretata nel senso di limitare la protezione accordata da altre norme di diritto
         comunitario, quali l’art. 287 CE, l’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17 e il regolamento n. 45/2001, alle altre informazioni
         protette dal segreto professionale.
      
      36     Da quanto precede risulta che la decisione impugnata produce effetti giuridici vincolanti nei confronti della ricorrente laddove
         constata che la versione controversa non contiene informazioni protette da una divulgazione al pubblico. Il motivo di irricevibilità
         che la Commissione desume dalla mancanza di un atto impugnabile deve essere pertanto respinto.
      
       Sull’interesse ad agire della ricorrente
      –       Argomenti delle parti
      37     La Commissione ritiene che la ricorrente non abbia interesse all’annullamento della decisione impugnata.
      38     In primo luogo, essa si fonda sulle motivazioni per cui considera che la decisione del consigliere‑uditore non è un atto impugnabile.
         
      
      39     In secondo luogo, essa sostiene che la decisione che infligge ammende non contiene alcuna informazione sconosciuta al pubblico,
         perché le versioni non riservate della comunicazione degli addebiti 10 settembre 1999 e della comunicazione di nuovi addebiti
         21 novembre 2000 nella stessa causa erano state rese pubbliche da parte di un terzo. La Commissione sottolinea che, contrariamente
         ad altri destinatari della decisione che infligge ammende, la ricorrente non ha proposto ricorso dinanzi al Tribunale contro
         la trasmissione di tali versioni al detto terzo.
      
      40     In terzo luogo, la Commissione ritiene che la ricorrente abbia perduto ogni interesse all’annullamento della decisione impugnata,
         mediante la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, della versione controversa. Essa afferma che, secondo quanto dedotto dalla
         ricorrente a sostegno della sua domanda di sospendere l’esecuzione della decisione impugnata, lo scopo del presente ricorso
         era quello di ritardare il più a lungo possibile la pubblicazione della decisione che infligge ammende in un momento in cui
         il suo direttore generale era minacciato dalle conseguenze penali della partecipazione della ricorrente all’intesa «Club Lombard».
         Poiché le azioni penali avviate contro i membri dei consigli direttivi delle imprese partecipanti a tale intesa erano state
         nel frattempo abbandonate, secondo la Commissione la ricorrente ha perso qualsiasi motivo di contestare la pubblicazione della
         versione controversa.
      
      41     La ricorrente contesta tali argomenti sostenendo, in primo luogo, che la decisione impugnata viola sotto vari profili disposizioni
         dirette a proteggere i suoi interessi individuali. Essa sostiene in particolare che la versione controversa si fonda su informazioni
         che la Commissione ha ottenuto in applicazione del regolamento n. 17 e che sono protette dal segreto professionale in forza
         dell’art. 20 del medesimo regolamento e dell’art. 287 CE.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      42     Le disposizioni relative al segreto professionale richiamate dalla ricorrente mirano, in particolare, a proteggere le persone
         interessate da un procedimento di applicazione delle regole di concorrenza ai sensi del regolamento n. 17 dal danno che può
         derivare dalla divulgazione di informazioni che la Commissione ha ottenuto nell’ambito di tale procedimento. Pertanto, non
         si può negare che la ricorrente ha, in linea di principio, un interesse ad agire contro la decisione impugnata.
      
      43     Occorre poi rilevare che la pubblicazione delle comunicazione degli addebiti, di cui al punto 39 supra, da parte di un terzo
         non incide sull’interesse ad agire della ricorrente. Infatti, quand’anche si ritenesse che le informazioni contenute in tali
         documenti siano identiche a quelle che figurano nelle parti controverse della decisione che infligge ammende, la portata di
         quest’ultima è completamente diversa da quella di una comunicazione degli addebiti. Quest’ultima offre alle parti interessate
         la possibilità di esprimere il loro punto di vista su elementi che la Commissione addebita loro provvisoriamente. La decisione
         che infligge ammende contiene invece una descrizione dei fatti che la Commissione considera accertati. Pertanto, la pubblicazione
         della comunicazione degli addebiti e dei nuovi addebiti, per quanto possa essere dannosa per le parti interessate, non può
         privare i destinatari della decisione che infligge ammende dell’interesse a far valere che la versione pubblicata di tale
         decisione contiene informazioni protette dalla divulgazione al pubblico.
      
      44     Quanto alla pubblicazione della decisione che infligge ammende intervenuta dopo che è stato proposto il ricorso, occorre rammentare
         che l’interesse del destinatario di una decisione ad impugnarla non può essere contestato argomentando che tale decisione
         è stata già eseguita, posto che l’annullamento di una siffatta decisione può produrre di per sé conseguenze giuridiche, soprattutto
         laddove venga ingiunto alla Commissione di disporre tutti i provvedimenti connessi con l’esecuzione della sentenza del Tribunale
         e di astenersi dal reiterare tale condotta (sentenze della Corte AKZO Chemie/Commissione, cit. punto 29 supra, punto 21, e
         26 aprile 1988, causa 207/86, Apesco/Commissione, Racc. pag. 2151, punto 16; sentenza del Tribunale 9 novembre 1994, causa
         T‑46/92, Scottish Football/Commissione, Racc. pag. II‑1039, punto 14; ordinanza del Tribunale 1° febbraio 1999, causa T‑256/97,
         BEUC/Commissione, Racc. pag. II‑169, punto 18).
      
      45     Infine, l’argomento della Commissione secondo cui la ricorrente, proponendo il presente ricorso di annullamento, ha il solo
         scopo di ritardare la pubblicazione della decisione che infligge ammende per evitare che le informazioni contenute in tale
         decisione possano essere utilizzate nell’ambito di azioni penali riguardanti il suo direttore generale, cosicché essa avrebbe
         perso qualunque interesse ad agire dopo che le autorità giudiziarie austriache hanno rinunciato a tali azioni, non è confortata
         dagli elementi del fascicolo. A questo proposito, risulta in particolare dall’ordinanza Bank Austria Creditanstalt/Commissione,
         punto 15 supra (punti 44‑47), che il riferimento ai detti procedimenti penali rappresenta solamente uno degli elementi invocati
         dalla ricorrente per dimostrare che ricorreva il presupposto dell’urgenza della sospensione dell’esecuzione della decisione
         impugnata. Orbene, da un lato, la ricorrente ha affermato, nella sua domanda di provvedimenti urgenti, che la decisione impugnata
         le avrebbe causato danni anche sotto altri profili. Dall’altro, il fatto che non sussistano più le condizioni che hanno indotto
         un ricorrente a chiedere la sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata non comporta il venir meno dell’interesse
         al suo annullamento.
      
      46     Anche il motivo di irricevibilità che la Commissione desume dalla mancanza di interesse ad agire deve pertanto essere respinto.
       Sui motivi dedotti dalla ricorrente
      47     Occorre esaminare, innanzitutto, i primi due motivi della ricorrente, attinenti alla violazione dell’art. 2, nn. 1 e 2, del
         regolamento n. 17, poi, il terzo ed il sesto motivo, attinenti alla illegittimità della pubblicazione della descrizione dei
         fatti relativi al 1994, in seguito il quarto motivo, attinente alla violazione del regolamento n. 45/2001, e, infine, il quinto
         motivo, attinente alla illegittimità della pubblicazione anticipata, su Internet, del testo tedesco della decisione che infligge
         ammende.
      
       Sul primo motivo attinente alla violazione dell’art. 21, n. 1, del regolamento n. 17
      –       Argomenti delle parti
      48     La ricorrente sostiene che la decisione che infligge ammende non fa parte delle decisioni la cui pubblicazione è obbligatoria
         ai sensi dell’art. 21, n. 1, del regolamento n. 17. Essa afferma che, ai termini di tale disposizione, devono essere pubblicate
         solamente le decisioni prese in applicazione degli artt. 2, 3, 6, 7 e 8 di tale regolamento, e che l’art. 20 del regolamento
         n. 17, sulla protezione del segreto professionale, vieta la pubblicazione di ogni altra decisione adottata in base a tale
         regolamento. A suo parere, le disposizioni del regolamento n. 17 relative alla protezione del segreto commerciale da parte
         della Commissione (art. 20, n. 2, del regolamento n. 17) costituiscono la regola e quelle relative alla pubblicazione di decisioni
         (art. 21 del regolamento n. 17) l’eccezione. 
      
      49     La ricorrente sottolinea che l’art. 3 del regolamento n. 17 riguarda le decisioni mediante le quali la Commissione obbliga
         le imprese interessate a porre fine all’infrazione constatata. Essa fa valere che la decisione che infligge ammende non può
         essere assimilata a decisioni del genere, dal momento che l’infrazione era terminata ben prima della sua adozione. L’ingiunzione
         di porre fine all’infrazione di cui all’art. 2 del dispositivo della decisione che infligge ammende è dunque, secondo la ricorrente,
         privo di oggetto, ovvero inesistente. Quest’ultima ne deduce che la pubblicazione della decisione che infligge ammende è vietata,
         integralmente, dall’art. 20 del regolamento n. 17.
      
      50     La Commissione contesta la ricevibilità del motivo in esame sostenendo, in primo luogo, che la pubblicazione della decisione
         che infligge ammende non risulta dalla decisione impugnata, ma dall’art. 21, n. 1, del regolamento n. 17. In secondo luogo,
         la Commissione osserva che la ricorrente non può più far valere, con il presente ricorso, che l’ingiunzione di porre fine
         all’infrazione contenuta nell’art. 2 della decisione che infligge ammende è illegittima, in quanto tale censura, che non riguarda
         la decisione impugnata, ma la decisione che infligge ammende, è stata sollevata tardivamente. In terzo luogo, la Commissione
         afferma che il motivo in esame, esposto nel ricorso, non integra i requisiti dell’art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento
         di procedura del Tribunale.
      
      51     La Commissione sostiene che, comunque, l’esposizione effettuata dalla ricorrente è infondata in quanto, da un lato, quest’ultima
         afferma che un’ingiunzione idonea a porre fine all’infrazione è la conditio sine qua non per la pubblicazione della decisione
         che infligge ammende, ma non lamenta che questa contiene una simile ingiunzione e, dall’altro, essa afferma che l’art. 21
         del regolamento n. 17 prevede una deroga al principio della protezione del segreto professionale, ma non dice che la protezione
         del segreto professionale è stata violata.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      52     Per quanto riguarda la ricevibilità del motivo, deriva, in primo luogo, da quanto esposto ai precedenti punti 27‑36, che gli
         argomenti della Commissione, secondo cui la pubblicazione della versione controversa non risulta dalla decisione impugnata
         e che la ricorrente non ha alcun interesse a contestare il contenuto di tale versione, sono infondati. Infatti, opponendo
         tali argomenti, la Commissione non tiene conto del ragionamento della ricorrente diretto proprio a far valere che la versione
         controversa contiene informazioni le quali, essendo protette del segreto professionale ai sensi dell’art. 20, n. 2, del regolamento
         n. 17, non possono essere pubblicate. Orbene, la pubblicazione dei passaggi di cui trattasi, alla divulgazione dei quali la
         ricorrente si è opposta perché conterrebbero informazioni protette del segreto professionale, risulta dall’adozione della
         decisione impugnata.
      
      53     In secondo luogo, affermando che una decisione che contiene un’ingiunzione di porre fine all’infrazione, quando quest’ultima
         è già terminata, non fa parte di quelle la cui pubblicazione è obbligatoria ex art. 21 del regolamento n. 17, la ricorrente
         non contesta solamente la legittimità dell’ingiunzione di cui all’art. 2 della decisione che infligge ammende, ma anche l’interpretazione
         dell’art. 21 del regolamento n. 17 su cui si fonda la decisione impugnata. Intesa in tal senso, la sua censura non può essere
         respinta perché è stata sollevata tardivamente. Peraltro, non sarebbe auspicabile, per motivi di economia processuale, subordinare
         la ricevibilità del motivo in esame alla previa condizione che il destinatario della decisione che infligge ammende che vuole
         contestare la sua pubblicazione abbia proposto un ricorso contro l’ingiunzione in essa contenuta.
      
      54     In terzo luogo, l’esposizione del primo motivo contenuta nel ricorso è sufficientemente chiara e coerente; infatti, ha permesso
         alla Commissione di preparare un ragionamento circostanziato per difendersi e il Tribunale ritiene di potersi pronunciare
         su tali motivi. L’esposizione di questo motivo soddisfa pertanto i requisiti dell’art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento
         di procedura.
      
      55     Il primo motivo dedotto dalla ricorrente è quindi ricevibile.
      56     Per quanto riguarda la fondatezza di tale motivo, l’interpretazione dell’art. 21, n. 1, del regolamento n. 17, suggerita dalla
         ricorrente, secondo la quale quest’ultimo riguarda soltanto la pubblicazione di decisioni che contengono un’ingiunzione di
         porre termine all’infrazione, non può tuttavia essere accolta. Infatti, lo scopo del regolamento n. 17, come risulta dai suoi
         ‘considerando’ nonché dall’art. 83, n. 2, lett. a), CE, è quello di garantire il rispetto delle regole di concorrenza da parte
         delle imprese e di abilitare, a tal fine, la Commissione ad obbligare le imprese a porre fine all’infrazione constatata e
         ad infliggere ammende e penalità di mora in caso di infrazione. Il potere di adottare decisioni a tal fine comporta necessariamente
         quello di constatare l’infrazione di cui si tratta (sentenza della Corte 2 marzo 1983, causa 7/82, GVL/Commissione, Racc. pag. 483,
         punto 23). La Commissione può dunque adottare, ai sensi dell’art. 3 del regolamento n. 17, una decisione che si limita a constatare
         un’infrazione che è già cessata, purché abbia un legittimo interesse a farlo (sentenza GVL/Commissione, cit., punti 24‑28).
         Del pari, secondo una costante giurisprudenza, essa, può infliggere ammende a motivo di un comportamento che costituisce infrazione,
         che è già cessato (sentenza della Corte 15 luglio 1970, causa 41/69, ACF Chemiefarma/Commissione, Racc. pag. 661, punto 175,
         e sentenza del Tribunale, 6 ottobre 2005, cause riunite T‑22/02 e T‑23/02, Sumitomo Chemical e Sumika Fine Chemicals/Commissione,
         non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 37, 38 e 131). Orbene, una decisione che infligge ammende adottata ai sensi dell’art. 15,
         n. 2, del regolamento n. 17 comporta necessariamente una constatazione dell’infrazione ex art. 3 del medesimo regolamento
         (v., in tal senso, sentenza GVL/Commissione, cit., punto 23, e sentenza Sumitomo Chemical e Sumika Fine Chemicals/Commissione,
         cit., punto 36). 
      
      57     Occorre aggiungere che il compito di sorveglianza assegnato alla Commissione dagli artt. 81, n. 1, CE e 86 CE comprende non
         solo quello di indagare e reprimere le singole infrazioni, ma implica pure il dovere di seguire una politica generale mirante
         ad applicare, in fatto di concorrenza, i principi fissati dal Trattato e ad orientare in questo senso il comportamento delle
         imprese (sentenza della Corte 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P,
         Dansk Rørindustri e a./Commissione, Racc. pag. I‑5425, punto 170). Orbene, per l’adempimento di tale compito è indispensabile
         che gli operatori economici siano informati, mediante la pubblicazione delle decisioni che constatano infrazioni e infliggono
         ammende, sui comportamenti che hanno dato luogo a interventi repressivi da parte della Commissione.
      
      58     Ne consegue che l’obbligo della Commissione di pubblicare, ai sensi dell’art. 21, n. 1, del regolamento n. 17, le decisioni
         che essa adotta in applicazione dell’art. 3 di tale regolamento si applica a tutte le decisioni che constatano un’infrazione
         o infliggono un’ammenda, senza che occorra sapere se esse contengono anche un’ingiunzione di porre fine all’infrazione o se
         una simile ingiunzione è giustificata, tenuto conto delle circostanze della fattispecie. 
      
      59     Il primo motivo è quindi infondato.
       Sul secondo motivo, attinente alla violazione dell’art. 21, n. 2, del regolamento n. 17
      –       Argomenti delle parti
      60     La ricorrente invoca il principio di legalità dell’azione amministrativa, da cui, a suo parere, discende che la Commissione
         può adottare decisioni individuali solo in base e conformemente ad una norma che costituisce il fondamento normativo della
         sua azione. Essa afferma che, secondo l’art. 21 del regolamento n. 17, che è il fondamento normativo della pubblicazione delle
         decisioni di applicazione delle regole di concorrenza, soltanto il «contenuto essenziale della decisione» può essere pubblicato.
         Essa desume dal rapporto tra l’art. 20 del regolamento n. 17, che costituisce la regola, e l’art. 21 del medesimo regolamento,
         che è l’eccezione (v. precedente punto 48), che la protezione del segreto professionale tutela l’intera decisione che infligge
         ammende e che quest’ultima non deve essere pubblicata. Essa ritiene dunque che l’art. 21 del regolamento n. 17 non possa giustificare
         la pubblicazione del testo integrale della decisione che infligge ammende. 
      
      61     Al riguardo essa rileva che, nella fattispecie, la versione controversa si distingue dall’originale solo nella parte in cui
         sono stati eliminati i nomi dei dipendenti delle banche interessate e che ciò non costituisce una riproduzione del «contenuto
         essenziale» della decisione che infligge ammende. Essa ricorda, inoltre, che la Commissione ha potuto accedere a gran parte
         delle informazioni che figurano nella versione controversa grazie alla collaborazione spontanea della ricorrente.
      
      62     La ricorrente addebita alla Commissione di aver respinto, immotivatamente, la sua proposta di pubblicazione del «contenuto
         essenziale» della decisione che infligge ammende, e di avere assimilato, ciò facendo, in maniera giuridicamente errata la
         decisione integrale ed il suo contenuto essenziale. 
      
      63     La ricorrente contesta l’argomento secondo il quale la pubblicazione della versione controversa era necessaria al fine di
         esporre, innanzitutto, la natura, l’ampiezza, la portata e l’istituzionalizzazione dell’intesa, poi, illustrare la gravità
         e la durata di quest’ultima nonché il preteso dolo delle parti interessate e, infine la pretesa capacità dell’intesa di pregiudicare
         il commercio intracomunitario. Essa contesta che la Commissione sia competente a perseguire i detti obiettivi pubblicando
         illegittimamente la decisione che infligge ammende, dal momento che l’art. 21 del regolamento n. 17 prevede espressamente
         solo la pubblicazione del contenuto essenziale di tale decisione. In subordine, essa afferma che i detti obiettivi avrebbero
         potuto essere raggiunti anche esponendo il «contenuto essenziale» della detta decisione.
      
      64     Secondo la ricorrente, gli artt. 20 e 21 del regolamento n. 17 privavano la Commissione di ogni potere discrezionale per quanto
         riguarda la facoltà di pubblicare il testo integrale di una decisione o di riprodurne il contenuto essenziale. La ricorrente
         riconosce che la Commissione può avere la discrezionalità di determinare ciò che costituisce il «contenuto essenziale» di
         una decisione, ma sottolinea che nel caso di specie non è stata adottata nessuna decisione su questo aspetto.
      
      65     Infine, la ricorrente afferma che un’eventuale pratica decisionale della convenuta consistente nel pubblicare integralmente
         le decisioni che infliggono ammende è illegittima e non può motivare la decisione impugnata.
      
      66     La Commissione considera irricevibile il motivo in esame. Quanto al merito, essa sostiene che la tesi secondo cui l’art. 21,
         n. 2, del regolamento n. 17 vieta la pubblicazione di versioni non riservate e integrali di decisioni, fondata esclusivamente
         sulla conclusione a contrario non motivata secondo la quale ogni pubblicazione cui la Commissione non è espressamente tenuta
         sarebbe illegittima, è sbagliata. A suo parere, l’art. 21, n. 2, del regolamento n. 17 non costituisce una disposizione destinata
         a proteggere le persone interessate da una decisione da pubblicare, ma discende dal principio di pubblicità degli atti giuridici
         proprio di uno Stato di diritto. Essa afferma, inoltre, che la decisione impugnata indica, in forma motivata, che la pubblicazione
         della versione controversa è «necessaria» e legittima, perché la detta versione non contiene né segreti commerciali né eventuali
         altre informazioni riservate degne di protezione.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      67     Il motivo in esame si fonda sull’erronea premessa secondo cui qualsiasi pubblicazione di una decisione adottata in applicazione
         del regolamento n. 17 che non è obbligatoria ex art. 21 del regolamento è illegittima.
      
      68     A tal riguardo occorre rilevare che il principio di legalità invocato dalla ricorrente a sostegno della sua tesi è riconosciuto,
         in diritto comunitario, nel senso che esso impone che una sanzione, anche di carattere non penale, può essere inflitta solo
         qualora abbia un fondamento giuridico chiaro ed inequivocabile (sentenza della Corte 25 settembre 1984, causa 117/83, Könecke,
         Racc. pag. 3291, punto 11).
      
      69     Tuttavia, dal principio di legalità non si può dedurre il divieto di pubblicare gli atti adottati dalle istituzioni qualora
         tale pubblicazione non sia esplicitamente prevista dai Trattati o da un altro atto di portata generale. Allo stato attuale
         del diritto comunitario, un divieto del genere sarebbe incompatibile con l’art. 1 UE, ai termini del quale, in seno all’Unione
         europea, «le decisioni [sono] prese nel modo più trasparente possibile». Tale principio si riflette all’art. 255 CE, il quale
         garantisce, a determinate condizioni, un diritto di accesso dei cittadini ai documenti delle istituzioni. Esso è inoltre sancito
         dall’art. 254 CE che subordina l’entrata in vigore di taluni atti delle istituzioni alla loro pubblicazione, e da molte altre
         disposizioni del diritto comunitario che, alla stregua dell’art. 21, n. 1, del regolamento n. 17, obbligano le istituzioni
         a render conto al pubblico delle loro attività. Conformemente a tale principio, in mancanza di disposizioni che prescrivono
         o vietano esplicitamente una pubblicazione, la facoltà delle istituzioni di rendere pubblici gli atti che esse adottano è
         la regola, alla quale sussistono eccezioni nella misura in cui il diritto comunitario, in particolare tramite disposizioni
         che garantiscono il rispetto del segreto professionale, osta ad una divulgazione di tali atti o di talune informazioni in
         essi contenute.
      
      70     In tale contesto, occorre precisare che né l’art. 287 CE né il regolamento n. 17 indicano esplicitamente quali informazioni,
         oltre ai segreti commerciali, sono protette dal segreto professionale. Contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, non
         si può dedurre dall’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17, che questo sia il caso di tutte le informazioni raccolte in applicazione
         del detto regolamento, salvo quelle la cui pubblicazione è obbligatoria ex art. 21. Infatti, alla stregua dell’art. 287 CE,
         l’art. 20, n. 2, del regolamento n. 17, che attua tale disposizione del Trattato in fatto di regole sulla concorrenza applicabili
         alle imprese, osta unicamente alla divulgazione delle informazioni «che, per la loro natura, sono protette dal segreto professionale».
      
      71     Affinché delle informazioni ricadano, per la loro natura, nell’ambito del segreto professionale, è necessario, innanzitutto,
         che siano conosciute soltanto da un numero ristretto di persone. Deve poi trattarsi di informazioni la cui divulgazione può
         causare un danno grave alla persona che le ha fornite o a terzi. Infine, è necessario che gli interessi che possono essere
         lesi dalla divulgazione dell’informazione siano oggettivamente degni di protezione. La valutazione della riservatezza di un’informazione
         necessita quindi di una ponderazione tra gli interessi legittimi che ostano alla sua divulgazione e l’interesse generale che
         impone che le attività delle istituzioni comunitarie si svolgano nel modo più trasparente possibile.
      
      72     Una ponderazione dell’interesse generale alla trasparenza dell’azione comunitaria con gli interessi che possono opporvisi
         è stata effettuata dal legislatore comunitario in vari atti di diritto derivato, in particolare con il regolamento n. 45/2001
         e con il regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 30 maggio 2001, n. 1049, relativo all’accesso del pubblico
         ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145, pag. 43). Sebbene la nozione di «segreto
         professionale» appartenga al diritto primario in quanto figura all’art. 287 CE e il diritto derivato non possa in nessun caso
         modificare le disposizioni del Trattato, l’interpretazione data dal legislatore comunitario al Trattato in merito ad una questione
         che non è stata espressamente disciplinata costituisce nondimeno un indizio importante del modo in cui la disposizione deve
         essere intesa (conclusioni del giudice Kirschner facente funzione di avvocato generale, relative alla sentenza del Tribunale
         10 luglio 1990, causa T‑51/89, Tetra Pak/Commissione, Racc. pag. II‑309, in particolare pag. II‑312, paragrafo 34). 
      
      73     Occorre aggiungere che, sebbene il nono ‘considerando’ della decisione 2001/462 si riferisca al regolamento n. 45/2001 (v.
         precedenti punti 32 e 33), il decimo ‘considerando’ prevede che «[l]a presente decisione lascia impregiudicate le disposizioni
         generali vigenti in materia di accesso ai documenti della Commissione». Adottando questa decisione, la Commissione non intendeva
         quindi né restringere né ampliare i requisiti in base ai quali il pubblico può accedere ai documenti che si riferiscono all’applicazione
         delle regole di concorrenza e alle informazioni che essi contengono, rispetto a ciò che è previsto da tali regolamenti.
      
      74     Ne consegue che, nei limiti in cui simili disposizioni di diritto derivato vietano la divulgazione di informazioni al pubblico
         o escludono l’accesso del pubblico a documenti che le contengono, tali informazioni devono essere considerate protette dal
         segreto professionale. Invece, nei limiti in cui il pubblico ha un diritto di accesso a documenti che contengono determinate
         informazioni, tali informazioni non possono essere considerate come protette, per la loro natura, dal segreto professionale.
         
      
      75     Per quanto riguarda la pubblicazione delle decisioni della Commissione adottate in applicazione del regolamento n. 17, risulta
         da quanto precede che l’art. 20 del regolamento n. 17 vieta, oltre alla divulgazione di segreti commerciali, la pubblicazione
         in particolare di informazioni che rientrano tra le deroghe al diritto di accesso ai documenti previste all’art. 4 del regolamento
         n. 1049/2001 o che sono protette in forza di altre norme di diritto derivato, quali il regolamento n. 45/2001. Per contro,
         esso non osta alla pubblicazione di informazioni che il pubblico ha il diritto di conoscere attraverso il diritto d’accesso
         ai documenti.
      
      76     Occorre poi ricordare che l’art. 21, n. 1, del regolamento n. 17 obbliga la Commissione a pubblicare le sue decisioni adottate
         in applicazione degli artt. 2, 3, 6, 7 e 8 di tale regolamento. Tenuto conto delle considerazioni che precedono, occorre interpretare
         l’art. 21, n. 2, del regolamento n. 17 nel senso che esso limita tale obbligo all’indicazione delle parti interessate e del
         «contenuto essenziale» di tali decisioni per facilitare il compito della Commissione di informare il pubblico in merito a
         queste ultime, considerati in particolare i vincoli linguistici connessi a una pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Tale
         disposizione non limita invece la facoltà della Commissione, qualora essa lo ritenga opportuno e qualora le sue risorse lo
         consentano, di pubblicare il testo integrale delle sue decisioni, fatto salvo il rispetto del segreto professionale come sopra
         definito.
      
      77     Sebbene la Commissione sia dunque soggetta ad un obbligo generale di pubblicare soltanto versioni non riservate delle sue
         decisioni, non è necessario, per rispettarlo, interpretare l’art. 21, n. 2, nel senso che esso accordi un diritto specifico
         ai destinatari delle decisioni adottate ai sensi degli artt. 2, 3, 6, 7 e 8 del regolamento n. 17, consentendo loro di opporsi
         alla pubblicazione da parte della Commissione nella Gazzetta ufficiale (e, eventualmente, anche sul sito Internet della detta
         istituzione) delle informazioni che, benché non riservate, non sono «essenziali» per la comprensione del dispositivo di tali
         decisioni. 
      
      78     Peraltro, l’interesse di un’impresa cui la Commissione ha inflitto un’ammenda per violazione del diritto della concorrenza
         a che i dettagli del suo comportamento che costituisce infrazione rimproveratole non siano divulgati al pubblico non merita
         alcuna particolare protezione, tenuto conto dell’interesse del pubblico di conoscere in modo più trasparente possibile i motivi
         di ogni azione della Commissione, dell’interesse degli operatori economici di sapere quali sono i comportamenti che possono
         esporli a sanzioni e dell’interesse delle persone lese dall’infrazione di conoscerne i dettagli per poter far eventualmente
         valere i loro diritti nei confronti delle imprese sanzionate e vista la possibilità che ha tale impresa di sottoporre una
         siffatta decisione a un controllo giurisdizionale.
      
      79     Pertanto, l’art. 21, n. 2, del regolamento n. 17 non ha lo scopo di limitare la libertà della Commissione di pubblicare spontaneamente
         una versione della sua decisione più completa rispetto al minimo necessario e di includervi anche informazioni la cui pubblicazione
         non è richiesta, nei limiti in cui la loro divulgazione non sia incompatibile con la protezione del segreto professionale.
      
      80     Il motivo in esame deve quindi essere respinto senza che il Tribunale debba pronunciarsi sulla sua ricevibilità.
       Sul terzo motivo, attinente all’illegittimità della pubblicazione delle parti della decisione che infligge ammende relative
         al 1994, e sul sesto motivo, attinente alla violazione dell’obbligo di motivazione
      
      –       Argomenti delle parti
      81     Con il suo terzo motivo, la ricorrente sostiene che la pubblicazione delle parti della decisione che infligge ammende relative
         all’anno 1994 è illegittima perché, da un lato, la Commissione non era competente a rilevare l’infrazione commessa in Austria
         da parte della ricorrente nel 1994 e, dall’altro, il dispositivo della decisione che infligge ammende non si pronuncia sulle
         pratiche constatate nel corso del 1994. Essa ritiene di avere un interesse ad agire in merito a questo motivo, perché tali
         elementi contengono informazioni che la riguardano e che sono protette dal segreto professionale.
      
      82     La ricorrente dichiara che, nel 1994, in Austria non si applicava l’art. 81 CE, ma l’art. 53 dell’Accordo sullo Spazio economico
         europeo (in prosieguo: il «SEE»). Orbene, l’art. 56 SEE attribuirebbe la competenza all’Autorità di vigilanza AELS (EFTA),
         e non alla Commissione, per controllare il rispetto dell’art. 53 SEE, nei casi in cui le imprese interessate realizzino oltre
         il 33% del loro fatturato all’interno dell’AELS (EFTA), come era il caso della ricorrente. Essa ne deduce che la Commissione
         non poteva applicare il regolamento n. 17 a infrazioni all’art. 53 SEE commesse nel 1994 perché, da un lato, non era competente
         relativamente a tale periodo e, dall’altro, i punti dell’esposizione dei fatti della decisione che infligge ammende che si
         riferiscono al 1994 non sono pertinenti rispetto al dispositivo della medesima decisione.
      
      83     La ricorrente precisa che la Commissione non era legittimata a pubblicare gli accertamenti di fatto relativi al 1994, perché
         aveva ottenuto le informazioni ivi attinenti in base agli artt. 11 e 14 del regolamento n. 17 ed era tenuta, in forza dell’art. 287 CE
         e dell’art. 20 del regolamento n. 17, a mantenere il segreto professionale. Essa sostiene che la versione controversa contiene
         informazioni riservate perché cita molti documenti interni della ricorrente che la Commissione ha ottenuto in applicazione
         del regolamento n. 17.
      
      84     Con il suo sesto motivo, la ricorrente sostiene che la decisione impugnata viola l’art. 253 CE, perché non indica le ragioni
         che giustificano la pubblicazione dei passaggi della decisione che infligge ammende che riguardano il 1994. Essa sottolinea
         che, mentre la sua richiesta di celare tali passaggi è citata due volte nella decisione impugnata, quest’ultima non prende
         posizione in merito a tale richiesta particolare né all’argomentazione che ne è alla base e si limita a rispondere all’argomento
         secondo il quale può essere pubblicato solo il «contenuto essenziale» della decisione che infligge ammende. La ricorrente
         sottolinea che occorre distinguere quest’ultimo argomento da quello che riguarda gli elementi relativi al 1994. 
      
      85     La Commissione contesta la ricevibilità del terzo motivo sostenendo, innanzitutto, che le censure relative all’inapplicabilità
         del regolamento n. 17 e all’incompetenza della Commissione, riguardanti la legittimità della decisione che infligge ammende,
         sono state sollevate tardivamente. Per quanto riguarda, poi, la censura relativa al fatto che elementi relativi al 1994 non
         sono pertinenti, essa ritiene che la ricorrente non abbia alcun interesse ad agire. La Commissione è del parere che la ricorrente
         non abbia interesse ad agire neppure per quanto riguarda il sesto motivo.
      
      86     La Commissione afferma che i due motivi sono comunque infondati.
      –       Giudizio del Tribunale
      87     Come il secondo motivo, il terzo motivo si fonda sull’erronea premessa secondo la quale possono essere pubblicate soltanto
         le informazioni la cui pubblicazione è richiesta dall’art. 21 del regolamento n. 17, mentre non possono esserlo tutte le altre
         informazioni raccolte in conformità al regolamento n. 17.
      
      88     La Commissione, al contrario, è libera di pubblicare il testo integrale della sua decisione nei limiti in cui questo non contenga
         informazioni che rientrano nella protezione del segreto professionale come sopra definito nell’ambito dell’esame del secondo
         motivo. 
      
      89     A tale proposito, l’inclusione, in una decisione che infligge ammende, di constatazioni di fatti che si riferiscono ad un’intesa
         non può dipendere dal presupposto che la Commissione sia competente a constatare un’infrazione ad essa relativa o che essa
         abbia effettivamente accertato una simile infrazione. In effetti, è legittimo che la Commissione descriva, in una decisione
         che constata un’infrazione e infligge una sanzione, il contesto storico e dei fatti in cui si inserisce il comportamento contestato.
         Lo stesso dicasi per la pubblicazione di tale descrizione, dato che essa può essere utile a consentire al pubblico interessato
         di capire appieno i motivi di una simile decisione. Al riguardo, spetta alla Commissione valutare l’opportunità di includere
         elementi del genere. 
      
      90     Nel caso di specie, non si può comunque negare che la descrizione degli antefatti storici dell’intesa, compresa quella dei
         comportamenti occorsi nel 1994, consente di illustrare la natura e il funzionamento dell’intesa e contribuisce quindi utilmente
         alla comprensione della decisione che infligge ammende.
      
      91     Quanto al sesto motivo, risulta dalle considerazioni che precedono che la decisione di includere gli elementi che riguardano
         il 1994 nella versione controversa non necessitava di alcuna particolare motivazione.
      
      92     Ne consegue che il terzo ed il sesto motivo sono infondati. Tali motivi devono quindi essere respinti senza che occorra pronunciarsi
         sulla loro ricevibilità.
      
       Sul quarto motivo, attinente alla violazione del regolamento n. 45/2001
      –       Argomenti delle parti
      93     La ricorrente sostiene che, in molti passaggi, la versione controversa consente di identificare le persone fisiche che hanno
         partecipato, in suo nome, ad incontri che avevano lo scopo di limitare la concorrenza. A suo avviso, la pubblicazione di tali
         informazioni contravviene a talune disposizioni del regolamento n. 45/2001. La ricorrente afferma di avere il diritto di far
         valere tale violazione del regolamento n. 45/2001 a suo nome, in quanto può vedersi opporre domande di risarcimento danni
         da parte delle persone interessate e di essere tenuta, in forza del diritto del lavoro, a fornire assistenza ai membri del
         suo personale.
      
      94     La Commissione ritiene che la ricorrente non abbia interesse ad agire per quanto riguarda il motivo in esame, mancando la
         violazione, per quanto asserita, dei suoi diritti. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      95     Il regolamento n. 45/2001 mira a tutelare le persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali. La ricorrente,
         che è una persona giuridica, non fa parte della cerchia delle persone alle quali questo regolamento assicura la protezione.
         Essa non può dunque avvalersi di una pretesa violazione delle norme da esso stabilite (v., per analogia, sentenze della Corte
         30 giugno 1983, causa 85/82, Schloh/Consiglio, Racc. pag. 2105, punto 14, e 7 maggio 1991, causa C‑69/89, Nakajima/Consiglio,
         Racc. pag. I‑2069, punti 49 e 50, nonché conclusioni dell’avvocato generale Van Gerven relative alla sentenza della Corte
         15 giugno 1994, causa C‑137/92 P, Commissione/BASF e a., Racc. pag. I‑2555, in particolare pag. I‑2559, paragrafi 55 e 56).
         
      
      96     Gli argomenti che la ricorrente desume dai suoi asseriti obblighi nei riguardi dei dirigenti e dei dipendenti in base al diritto
         austriaco non possono invalidare tale conclusione, dato che si tratta di semplici affermazioni non dimostrate. Tali argomenti
         non bastano quindi a dimostrare l’esistenza di un interesse personale della ricorrente a far valere la violazione del regolamento
         n. 45/2001.
      
      97     Il motivo in esame va quindi respinto.
       Sul quinto motivo, attinente alla illegittimità dell’anticipata pubblicazione in tedesco della decisione che infligge ammende
         sul sito Internet della Commissione
      
      –       Argomenti delle parti
      98     La ricorrente sostiene che la Commissione ha annunciato, nella decisione impugnata, l’intenzione di far comparire su Internet
         la versione controversa in lingua tedesca. A suo parere, una simile pubblicazione anticipata in una sola lingua è contraria
         al principio di uguaglianza e viola il regime linguistico delle Comunità. A suo avviso ciò lede i suoi interessi legittimi,
         poiché il fatto di pubblicare prima solamente in tedesco la versione controversa pregiudica in anticipo e più gravemente i
         suoi interessi.
      
      99     La Commissione ritiene che la ricorrente non abbia sufficientemente dimostrato questo motivo e che non abbia spiegato in che
         modo sarebbe danneggiata dalle violazioni del diritto comunitario invocate.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      100   Con il presente motivo, la ricorrente contesta un aspetto della decisione impugnata diverso dalla determinazione del contenuto
         della versione controversa, ovvero la diffusione di tale versione in lingua tedesca su Internet prima della sua pubblicazione,
         in tutte le lingue ufficiali dell’Unione, nella Gazzetta ufficiale.
      
      101   La diffusione anticipata della decisione che infligge ammende in lingua tedesca sul sito Internet della Commissione non può
         tuttavia modificare la situazione giuridica della ricorrente. Pertanto, l’aspetto della decisione impugnata contestato mediante
         il motivo in esame non costituisce un atto impugnabile. Il ricorso è quindi irricevibile per quanto lo riguarda.
      
      102   Peraltro, tale motivo è comunque infondato. Al di fuori degli obblighi di pubblicità impostile in particolare dal regolamento
         n. 17, la Commissione dispone di grande discrezionalità nel valutare, caso per caso, la pubblicità da dare ai suoi atti. Al
         riguardo, essa non è in alcun modo tenuta a trattare atti della stessa natura in modo identico. In particolare, il principio
         di uguaglianza non vieta alla Commissione di diffondere anticipatamente testi di cui è prevista la pubblicazione nella Gazzetta
         ufficiale, ma di cui essa non dispone ancora della versione in tutte le lingue ufficiali, sul suo sito Internet nelle lingue
         disponibili o in quella(e) maggiormente conosciuta(e) dal pubblico interessato. A tale proposito, il fatto di disporre unicamente
         di determinate versioni linguistiche costituisce una differenza sufficiente a giustificare tale trattamento differenziato.
      
      103   L’obbligo di pubblicare la Gazzetta ufficiale in tutte le lingue ufficiali, sancito all’art. 5 del regolamento n. 1, come
         da ultimo modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 13 giugno 2005, n. 920 (GU L 156, pag. 3), non può essere violato
         da una diffusione che non è avvenuta tramite la Gazzetta ufficiale.
      
      104   Non dovendosi accogliere l’insieme dei motivi della ricorrente, occorre respingere il ricorso.
       Sulle spese
      105   Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. La ricorrente, rimasta soccombente, deve essere condannata alle spese, conformemente alle conclusioni della convenuta.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente è condannata alle spese.
      
               Pirrung 
            
            
               Forwood
            
            
               Papasavvas
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 30 maggio 2006.
      
               Il cancelliere
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               E. Coulon
            
             
            
                     J. Pirrung
            
         * Lingua processuale: il tedesco.