CELEX: 31995R0823
Language: it
Date: 1995-04-10 00:00:00
Title: REGOLAMENTO (CE) N. 823/95 DELLA COMMISSIONE del 10 aprile 1995 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d' America

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31995R0823

REGOLAMENTO (CE) N. 823/95 DELLA COMMISSIONE del 10 aprile 1995 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d' America  

Gazzetta ufficiale n. L 083 del 13/04/1995 pag. 0008 - 0018

REGOLAMENTO (CE) N. 823/95 DELLA COMMISSIONE del 10 aprile 1995 che  istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di carbonato di disodio originario  degli Stati Uniti d'AmericaLA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa  contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della  Comunità economica europea  (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94  (2), in  particolare l'articolo 11, sentito il comitato consultivo, considerando quanto segue: A. PROCEDIMENTO (1)  Con il regolamento (CEE) n. 3337/84  (3), il Consiglio ha istituito un dazio  antidumping definitivo sulle importazioni di carbonato di sodio originario degli Stati Uniti  d'America. Due società hanno offerto impegni sui prezzi che sono stati accettati con il regolamento  (CEE) n. 2253/84 della Commissione  (4). (2)  La decisione 90/507/CEE della Commissione  (5) ha chiuso il riesame delle misure antidumping  entrate in vigore nel 1984 riguardo al carbonato di sodio originario degli Stati Uniti d'America,  in quanto la quota di mercato delle importazioni dagli Stati Uniti era allora irrilevante, benché  nei confronti dei produttori americani fosse stato accertato un margine di dumping massimo del 12,8   %. (3)  Nel giugno 1993 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal consiglio europeo delle  federazioni dell'industria chimica (CEFIC), per conto dei produttori comunitari che, secondo la  denuncia, effettuano l'85  % della produzione comunitaria di carbonato di sodio. La denuncia  conteneva elementi di prova delle pratiche di dumping e del conseguente pregiudizio riguardo alle  importazioni del prodotto in questione originario degli Stati Uniti che sono stati considerati  sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento. Nell'agosto 1993 la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale  delle Comunità europee (6), l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni  nella Comunità di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d'America. (4)  La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori  notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i denunzianti. Le parti  direttamente interessate hanno avuto la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di  chiedere di essere sentite. (5)  Gli esportatori e i produttori comunitari denunzianti hanno comunicato osservazioni scritte.  Alcuni importatori hanno presentato le loro osservazioni. Alcune parti hanno inoltre chiesto e  ottenuto di essere sentite. (6)  In conformità dell'articolo 7, paragrafo 6 del regolamento (CEE) n. 2423/88, un esportatore ha  chiesto di incontrare i rappresentanti dell'industria comunitaria. L'incontro tuttavia non ha avuto  luogo poiché le altre parti interessate hanno rifiutato di partecipare. (7)  La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della  determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio e ha svolto inchieste presso le sedi delle  seguenti società: a)  Produttori comunitari denunzianti: Regno Unito: -  Brunner Mond  &   Co. Ltd, Northwich; Belgio: -  Solvay SA, Bruxelles; Paesi Bassi: -  Akzo Chemicals BV, Amersfoort; Francia: -  Solvay SA, Parigi, -  Rhône Poulenc SA, Courbevoie; Germania: -  Chemische Fabrik Kalk GmbH, Koeln, -  Matthes  &   Weber GmbH, Duisburg, -  Solvay Alkali GmbH, Solingen; Italia: -  Solvay SA, Milano; Portogallo: -  Solvay Produtos Quimicos SA Portugal, Lisbona; Spagna: -  Solvay SA Spain, Barcellona. b)  Produttori/esportatori USA: -  FMC, Philadelphia-PA, -  Asahi Glas (AG) Soda Corporation-NY, -  General Chemical (Soda Ash) Partners, Parsipanny-NJ, -  North American Chemical Company (NACC), Overland Park-KS, -  Texasgulf Soda Ash Inc, Raleigh-NC, -  Rhône-Poulenc of Wyoming Basic Chemicals Co, Shelton-CT, -  Solvay Minerals Inc, Houston-TX. c)  Importatori collegati: Belgio: -  Solvay BAP, Bruxelles; Paesi Bassi: -  Asahi Glass Europe BV, Amsterdam; Spagna: -  FMC Forest SA, Barcellona; Regno Unito: -  General Chemical (GB) Ltd, Knutsford; Francia: -  Rhône Poulenc SA, Courbevoie. d)  Importatori e operatori commerciali non collegati: Belgio: -  Zeebrugge Shipping and Bunkering Co NV, Zeebrugge; Francia: -  Groupe BSN Emballages, Parigi, -  Saint Gobain SA, Parigi; Germania: -  Megachem GmbH  &   Co KG, Hamburg, -  Helm AG, Hamburg. (8)  L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° gennaio  1992 e il 30 giugno 1993. B.  PRODOTTO 1.  Prodotto (9)  Il prodotto oggetto dell'inchiesta è il carbonato di disodio  (detto anche carbonato di sodio o soda), contenente essenzialmente NA2Co3 (carbonato sodico anidro)  e classificato al codice NC 2836  20  00. Il prodotto è utilizzato principalmente nelle seguenti industrie: vetro, acciaio, prodotti chimici,  detergenti, carta e pasta di legno, alimentari e trattamento delle acque. (10)  In Europa il carbonato di disodio è ottenuto dalla reazione di calcare, cloruro di sodio e  ammoniaca, con un processo ad uso intensivo di capitale e di energia brevettato nel 1865 da Solvay  e noto come «  produzione della soda sintetica  » rispetto alla «  produzione di soda naturale  »  negli Stati Uniti, dove il prodotto è ottenuto per purificazione del trona, un minerale che si  trova in depositi praticamente inesauribili situati principalmente nello stato del Wyoming. 2.  Prodotto simile (11)  I diversi processi di produzione sopra descritti hanno gli stessi  risultati e i prodotti finiti così ottenuti sono simili sotto tutti gli aspetti per quanto riguarda  le caratteristiche fisiche e tecniche, nonché gli impieghi potenziali. I prodotti importati dalla  Comunità negli Stati Uniti e i prodotti ottenuti e venduti nella Comunità sono quindi simili. C.  DUMPING 1.  Valore normale (12)  La Commissione ha esaminato in primo luogo se il volume  delle vendite di ciascun produttore sul mercato interno corrispondesse ad almeno il 5  % del volume  delle esportazioni del prodotto nella Comunità, che è normalmente considerato il livello minimo  rappresentativo ai fini del confronto. Sei delle sette società americane che hanno collaborato  hanno effettuato sul mercato interno un volume di vendite nettamente superiore alla soglia del 5   %, anche se la Commissione ha accertato che nel periodo di riferimento quantitativi sostanziali del  prodotto (tra il 30  % e il 60  % in volume) sono stati venduti a prezzi inferiori al costo di  produzione definito nell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n.  2423/88. Il costo di produzione è stato stabilito con il metodo descritto nel considerando 15.  Queste vendite non sono state prese in considerazione, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3  del regolamento (CEE) n. 2423/88, poiché si è considerato che non fossero avvenute nel corso di  normali operazioni commerciali. (13)  I valori normali sono stati quindi stabiliti in base alle vendite remunerative sul mercato  interno, dopo aver dedotto dai prezzi di vendita tutti gli sconti e le riduzioni direttamente  collegati alle vendite in esame, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del  regolamento (CEE) n. 2423/88. (14)  Per un esportatore il volume delle vendite realizzate sul mercato interno nel corso di  normali operazioni commerciali era inferiore al 5  % del volume delle esportazioni nella Comunità,  in quanto la maggior parte delle vendite è stata effettuata a società collegate. (15)  Nei confronti di questa società il valore normale è stato quindi calcolato in conformità  dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Il valore  normale è stato calcolato in funzione dei costi fissi e variabili dei materiali e della produzione  per il prodotto esportato nella Comunità, ai quali è stato aggiunto un importo adeguato  corrispondente alle spese generali, amministrative e di vendita e un equo margine di profitto. Le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto sono stati calcolati in base alla  media delle spese e dei profitti delle altre società per le vendite del prodotto in questione sul  mercato interno; il profitto medio, calcolato in funzione delle vendite remunerative, era del 10   %. 2.  Prezzi all'esportazione (16)  Quando le vendite sono state fatte direttamente a importatori  indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi  effettivamente pagati o pagabili per il prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità. (17)  Quando le esportazioni sono state fatte a importatori collegati nella Comunità, i prezzi  all'esportazione, in conformità delle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del  regolamento (CEE) n. 2423/88, sono stati calcolati in funzione dei prezzi di rivendita al primo  acquirente indipendente, debitamente adeguati per tener conto di tutti i costi sostenuti tra  l'importazione e la rivendita, nonché di un margine di profitto del 5  %. Questo margine di  profitto è stato considerato adeguato alla luce delle informazioni di cui la Commissione dispone  sul settore in questione. 3.  Confronto (18)  Il confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione in base alle  singole transazioni è stato fatto a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale. La  Commissione, ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ha tenuto  conto, quando le circostanze lo giustificavano, delle differenze che incidono direttamente sulla  comparabilità dei prezzi, quali alcune spese di vendita, in particolare le condizioni di credito,  costi di trasporto, assicurazione e movimentazione, spese di imballaggio e costi accessori. 4.  Margine di dumping (19)  Dal confronto risulta l'esistenza di dumping, con margini pari  all'importo di cui il valore normale così stabilito supera il prezzo all'esportazione nella  Comunità. (20)  Le medie ponderate dei margini di dumping per le società interessate, adeguate ai prezzi CIF  frontiera comunitaria, dazio doganale non corrisposto, sono le seguenti: >SPAZIO PER TABELLA> (21)  Nei confronti delle società che non hanno collaborato all'inchiesta oppure che non hanno  risposto in modo esauriente al questionario, la Commissione ha considerato che il dumping dovesse  essere stabilito in base ai fatti disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera  b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. A questo proposito si è ritenuto che gli elementi disponibili  più attendibili fossero quelli verificati dalla Commissione nel corso dell'inchiesta. Poiché la  Commissione non aveva motivo di ritenere che i margini di dumping delle società che non avevano  collaborato fossero inferiori ai margini massimi accertati e per evitare di premiare il rifiuto di  collaborare, per tali società è stato considerato opportuno stabilire un margine di dumping del  14,3  %. D.  INDUSTRIA COMUNITARIA (22)  Alcuni esportatori statunitensi e i rappresentanti della  principale industria di trasformazione nella Comunità, l'industria del vetro, hanno sostenuto che  due delle società denunzianti non dovevano essere considerate come parte dell'industria comunitaria  ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, in quanto erano collegate  agli esportatori degli Stati Uniti e nel periodo dell'inchiesta avevano importato carbonato di  sodio americano. (23)  A questo proposito occorre ricordare che l'articolo 4, paragrafo 5 non stabilisce che i  produttori collegati agli esportatori oppure che importano i prodotti assertivamente oggetto di  dumping debbano essere automaticamente esclusi, bensì impone alle istituzioni comunitarie l'obbligo  di esaminare, in ciascun caso, se l'esclusione dei produttori in tale situazione sia giustificata. (24)  La Commissione ha quindi esaminato se i due produttori comunitari integrassero la produzione  nella Comunità con un'attività supplementare d'importazione oppure se la loro attività principale  fosse l'importazione, con una produzione relativamente limitata nella Comunità. Questa impostazione  è conforme alla recente giurisprudenza della Corte di giustizia riguardo alla definizione di  industria comunitaria. (25)  La Commissione ha esaminato il rapporto esistente tra i quantitativi prodotti nella Comunità  e quelli importati. In base ai fatti stabiliti nell'inchiesta è stato accertato che i due  produttori comunitari collegati agli esportatori hanno importato quantitativi relativamente poco  rilevanti del prodotto in questione dagli Stati Uniti (in un caso queste importazioni  corrispondevano al 10  % della produzione propria venduta nella Comunità e nell'altro la  percentuale era inferiore all'1  %). Inoltre un produttore comunitario che aveva acquisito una  società statunitense nel 1992 doveva onorare i contratti esistenti. Le importazioni dei prodotti di  questa società sono cessate nel 1993. Le importazioni dell'altro produttore erano principalmente  destinate al consumo all'interno del gruppo industriale. (26)  In tali circostanze si può concludere che l'attività primaria dei due produttori comunitari  interessati, che hanno nella Comunità la loro sede principale, dove viene formulata la politica  commerciale e sono pianificati gli investimenti esteri nell'ambito del normale ampliamento delle  attività commerciali, non riguardava le importazioni, bensì la produzione di carbonato di sodio.  Dati i quantitativi relativamente modesti delle importazioni, non si può ritenere che tali  produttori non fossero esposti alle conseguenze del dumping. (27)  Alla luce di quanto precede, è stato concluso che non vi erano motivi per escludere alcun  produttore comunitario denunziante dalla definizione di industria comunitaria. E.  PREGIUDIZIO 1.  Consumo di carbonato di sodio nella Comunità (28)  Negli ultimi anni il  consumo nella Comunità (in base ai dati contenuti nelle risposte ai questionari, nonché alle  statistiche Eurostat) ha subito una flessione, passando da 6  242  000 t nel 1990 a 5  963  000 t  nel 1992 e a 2  840  000 t nel primo semestre del 1993, a causa della recessione generale che ha  colpito in modo particolarmente grave l'industria del vetro (la principale industria di  trasformazione del carbonato di sodio) e della maggiore difussione del riciclaggio del vetro. 2.  Comportamento degli esportatori sul mercato della Comunità a)  Volume delle importazioni e  quota di mercato (29)  Il volume delle importazioni dagli Stati Uniti è aumentato sostanzialmente, da 52  000 t nel  1990 a 272  000 t nel 1991, 578  000 t nel 1992 e 235  000 t nella prima metà del 1993. Le  corrispondenti quote di mercato sono aumentate da 0,8  % nel 1990 a 4,4  % nel 1991, 9,7  % nel  1992 e 8,3  % nella prima metà del 1993. Questa tendenza era nettamente in contrasto con quella  delle vendite e della quota di mercato dell'industria comunitaria (vedi considerandi 32 e 33). b)  Prezzi dei prodotti importati dagli Stati Uniti (30)  Il confronto tra i prezzi applicati dall'industria comunitaria e dagli esportatori  interessati è stato fatto in base alle vendite di carbonato di sodio, allo stesso stadio  commerciale, sui principali mercati della Comunità nel periodo dell'inchiesta. I calcoli dei prezzi  riguardano i prezzi effettivi a livello CIF, compresi tutti i dazi. Dal confronto risulta che sul  mercato comunitario i margini di sottoquotazione delle esportazioni dagli Stati Uniti raggiungono  il 15  %. La sottoquotazione è stata rilevata per tutto il periodo dell'inchiesta, benché dal 1992  alla fine del periodo dell'inchiesta i prezzi dei produttori comunitari siano scesi in media del 10   % circa, per adeguarsi alla tendenza al ribasso. 3.  Situazione dell'industria comunitaria del carbonato di sodio a)  Produzione, capacità e  utilizzazione degli impianti (31)  La produzione comunitaria di carbonato di sodio è scesa da quasi 6,8 milioni di tonnellate  nel 1990 a 5,9 milioni di tonnellate nel 1992 e a 2,9 milioni di tonnellate nella prima metà del  1993. Benché la capacità di produzione sia scesa da 7,3 milioni di tonnellate nel 1990 a 6,9  milioni di tonnellate nel 1993, nello stesso periodo l'indice di utilizzazione degli impianti è  diminuito dal 93  % all'81  %. Data la rilevanza dei costi fissi nella produzione di carbonato di  sodio, questa situazione ha avuto conseguenze negative per la redditività (vedi considerando 35). b)  Volume delle vendite e quota di mercato (32)  I quantitativi di carbonato di sodio venduti nella Comunità dai produttori comunitari sono  scesi da 6 milioni di tonnellate nel 1990 a 5,1 milioni di tonnellate nel 1992 e a 2,5 milioni di  tonnellate nel primo semestre del 1993. (33)  La quota di mercato dell'industria comunitaria era pari al 96  % nel 1990, al 92  % nel 1991,  all'85  % nel 1992 e all'88  % nel primo semestre del 1993. La relativa ripresa del 1993 deve  essere valutata alla luce della costante flessione delle vendite dei produttori comunitari sul  mercato dell'Unione europea. c)  Andamento dei prezzi (34)  I prezzi dei produttori comunitari, che erano rimasti stabili nel 1990 e nel 1991, nel  periodo dell'inchiesta e in particolare dal 1993 in poi sono diminuiti in media del 10  % circa. d)  Profitti (35)  La situazione finanziaria dei produttori comunitari si è sensibilmente deteriorata, passando  da una situazione di redditività nel 1990 alle perdite nella prima metà del 1993. In media  ponderata l'industria comunitaria ha realizzato profitti del 13  % nel 1990, 10  % nel 1991 e 3,5   % nel 1992 e ha subito perdite del 4,7  % nel 1993. e)  Occupazione e investimenti (36)  Benché l'industria del carbonato di sodio non sia ad uso intensivo di lavoro, dal 1991 in poi  l'occupazione è costantemente diminuita. (37)  Il livello di investimenti è rimasto significativo, poiché il processo di produzione della  soda sintetica richiede un costante rinnovo di macchine e impianti. Le rigorose norme in materia di  lotta contro l'inquinamento impongono inoltre a questa industria di effettuare nuovi e ingenti  investimenti. Per essere competitivi in questo settore ad uso intensivo di capitale, i produttori  comunitari devono realizzare economie di scala, nonché ottenere elevati coefficienti di  utilizzazione degli impianti e un reddito adeguato sul capitale investito. Benché la maggior parte  degli impianti soddisfi i criteri delle economie di scala, il coefficiente di utilizzazione degli  impianti è generalmente diminuito (vedi considerando 31), nonostante la costante riduzione della  capacità. Nel 1993 sono state chiuse tre unità di produzione di piccole dimensioni in Germania e in  Belgio. 4.  Portata del pregiudizio (38)  I rappresentanti di un'industria di trasformazione, ovvero il «   Comité permanent des industries du verre de la Communauté économique européenne  » (CPIV) hanno  contestato la valutazione del pregiudizio per quanto riguarda i mercati nazionali, sostenendo che,  date le grandi differenze tra le prestazioni delle società in funzione della loro localizzazione  nella Comunità, il pregiudizio non si manifestava allo stesso modo per l'industria comunitaria nel  suo complesso e che pertanto la valutazione del pregiudizio doveva essere fatta su base regionale. (39)  La Commissione non può accettare questa argomentazione. Le risultanze relative al pregiudizio  riguardano tutta l'industria comunitaria denunziante, che effettua il 90  % della produzione nella  Comunità. Tutti i produttori comunitari, nonostante le differenze tra le loro prestazioni, hanno  subito le conseguenze della situazione sopra delineata. In tali circostanze, le conclusioni sul  pregiudizio devono essere elaborate per il mercato comunitario nel suo complesso. Una valutazione  regionale può essere fatta unicamente nelle condizioni descritte nell'articolo 4, paragrafo 5 del  regolamento (CEE) n. 2423/88, che in questo caso non sono soddisfatte. 5.  Conclusione (40)  In tali circostanze è stato concluso che l'industria comunitaria ha subito  un notevole pregiudizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, che  è principalmente caratterizzato dal calo della quota di mercato, dal deterioramento della  situazione finanziaria e dalla riduzione dell'occupazione. L'attuale situazione ha inoltre costretto i produttori comunitari a ridurre la produzione e la  capacità e in alcuni casi a chiudere gli impianti. 6.  Causa del pregiudizio 6.1.  Nesso di causalità (41)  Il mercato comunitario del carbonato di sodio è trasparente e sensibile al prezzo. Per  esaminare se il pregiudizio notevole subito dall'industria comunitaria fosse provocato dal dumping,  la Commissione ha riscontrato che l'aumento delle importazioni oggetto di dumping dagli Stati Uniti  ha coinciso con una perdita significativa della quota di mercato e con il calo della redditività  dell'industria comunitaria. Anche l'erosione dei prezzi sul mercato comunitario ha coinciso con la  sottoquotazione dei prezzi dell'industria comunitaria da parte delle importazioni dagli Stati  Uniti. (42)  A questo proposito la Commissione osserva che le esportazioni dagli Stati Uniti cercano di  rafforzare la loro posizione sul mercato comunitario con un'attiva concorrenza in termini di  prezzi. Come risulta dal considerando 12, il mercato interno degli Stati Uniti è solo parzialmente  remunerativo. A causa del ristagno del consumo interno, quantitativi considerevoli sono disponibili  per l'esportazione. In seguito alla creazione di nuovi impianti di produzione in Cina e in  Sudafrica, gli Stati Uniti hanno praticamente perduto questi tradizionali mercati di esportazione e  devono far fronte alla crescente concorrenza cinese in Estremo Oriente. 6.2.  Conseguenze di altri fattori (43)  Alcuni esportatori e i rappresentanti della principale industria di trasformazione,  l'industria del vetro, hanno affermato che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non era  dovuto alle importazioni dagli Stati Uniti, bensì ad altri fattori, quali l'intensificazione della  concorrenza tra i produttori della Comunità in seguito alle decisioni della Commissione 91/297/CEE,  91/298/CEE, 91/299/CEE, 91/300/CEE e 91/301/CEE  (1), relative ad un procedimento a norma degli  articoli 85 e 86 del trattato CEE (in prosieguo: «  decisioni del dicembre 1990  »), che  sanzionavano le pratiche anticoncorrenziali, la mancanza di efficienza dei produttori comunitari,  gli effetti della recessione, l'impiego crescente di rottami di vetro e la sostituzione del  carbonato di calcio con soda caustica, le importazioni dai paesi dell'Europa centrale e orientale e  gli effetti delle fluttuazioni del dollaro nel periodo dell'inchiesta. È stato inoltre affermato  che le pratiche di dumping avevano un carattere eccezionale e transitorio e che i produttori degli  Stati Uniti vi avevano fatto ricorso per stabilirsi come fornitori alternativi a lungo termine. 6.2.1.  Decisioni del dicembre 1990 che sanzionano le pratiche discriminanti di alcune società  comunitarie produttrici di carbonato di sodio (44)  Con le decisioni del dicembre 1990 la Commissione ha inflitto ammende a tre produttori  comunitari di carbonato di sodio per sanzionare violazioni dell'articolo 85 e dell'articolo 86 del  trattato CEE. La Commissione aveva accertato l'esistenza di accordi di ripartizione del mercato per  limitare la concorrenza, accordi di scambio e pratiche anticoncorrenziali come gli sconti per i  quantitativi marginali («  top slice  »). Secondo gli esportatori statunitensi di carbonato di  sodio e l'industria del vetro, queste decisioni hanno provocato la ristrutturazione dell'industria  comunitaria, con conseguenze in termini di prezzi e di volumi. La concorrenza avrebbe infatti avuto  via libera grazie all'eliminazione del meccanismo che aveva mantenuto i prezzi a livelli elevati. (45)  Per valutare gli effetti delle decisioni del dicembre 1990 nel contesto dell'attuale  inchiesta antidumping, è necessario analizzare l'andamento dei prezzi sul mercato comunitario del  carbonato di sodio nonché l'evoluzione degli scambi all'interno della Comunità a decorrere da tale  data. Da questa analisi risulta che dette decisioni non sono state immediatamente seguite dalla  diminuzione dei prezzi del carbonato di sodio nella Comunità, che sono rimasti mediamente stabili  tra il 1990 e il 1992. Questa situazione potrebbe essere dovuta principalmente al fatto che il  mercato degli utenti è costituito da alcuni grandi produttori di vetro che hanno una considerevole  forza contrattuale. La normale prassi di negoziare i prezzi su base annua può spiegare, almeno in  parte, il fatto che i prezzi non siano scesi nel 1991, ma non giustifica la continuazione della  stabilità nel 1992. All'inizio del 1993 i prezzi sono tuttavia nettamente diminuiti (10  %) e  questa tendenza ha coinciso con il rilevante aumento delle importazioni dagli Stati Uniti nel 1992  e nella prima metà del 1993, a prezzi nettamente inferiori a quelli dei produttori comunitari (vedi  considerando 30). Gli effetti di tale comportamento in materia di determinazione dei prezzi sul  mercato in questione devono essere considerati significativi. Sembra poco probabile che la brusca e sostanziale riduzione dei prezzi all'inizio del 1993 possa  essere attribuita esclusivamente alle citate decisioni. Tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta,  gli scambi di carbonato di sodio di produzione comunitaria  (2) tra gli Stati membri sono aumentati  moderatamente. Il rapporto tra la posizione dei diversi operatori comunitari sui mercati nazionali  non è cambiata in misura sostanziale e in particolare la struttura degli scambi tra il Regno Unito  e l'Europa continentale è rimasta praticamente invariata. Quasi tutti i produttori di carbonato di sodio hanno venduto i loro prodotti in diversi Stati  membri. Dalle statistiche relative al periodo compreso tra il 1990 e la fine del periodo  dell'inchiesta nel 1993 non si rileva alcuna tendenza relativa all'aumento del volume delle «   esportazioni  » all'interno della Comunità. Dato il tipo di prodotto e in considerazione degli  elevati costi del trasporto via terra, quasi tutte le vendite sui mercati interni derivano dalla  produzione locale. Rispetto alle importazioni, tuttavia, tutti i produttori comunitari, comprese le società alle quali  non si applicavano le decisioni del dicembre 1990, hanno subito un calo del volume di vendite nella  Comunità, fatta eccezione per una società le cui vendite sono rimaste relativamente stabili nel  periodo compreso tra il 1990 e la prima metà del 1993, poiché una parte significativa della  produzione di carbonato di sodio è utilizzata all'interno del gruppo. Nell'ambito del sistema dei cosiddetti sconti «  top slice  », venivano accordate riduzioni di  prezzo supplementari ad alcuni grandi clienti per l'ultima frazione, pari al 10  %, degli acquisti  di carbonato di sodio. Questi sconti, che avevano lo scopo di indurre i clienti ad acquistare  praticamente tutto il fabbisogno dal fornitore in oggetto, in pratica sono stati applicati  unicamente ad alcuni contratti in mercati selezionati e riguardavano quantitativi modesti. Un  produttore degli Stati Uniti e l'industria del vetro hanno affermato che le esportazioni dagli  Stati Uniti hanno semplicemente sostituito le vendite precedentemente effettuate con questo sistema  di sconti. Il rilevante incremento delle importazioni di carbonato di sodio dagli Stati Uniti è  tuttavia avvenuto anche in mercati in cui gli sconti «  top slice  » non sono stati applicati e le  importazioni, nettamente superiori al volume delle vendite realizzate con tali sconti, hanno  danneggiato tutti i produttori comunitari, compresi quelli che non hanno mai utilizzato questo  sistema. La Commissione non ritiene quindi che questo elemento possa essere invocato per affermare  che il pregiudizio accertato non è stato provocato dalle pratiche di dumping. (46)  È stato inoltre esaminato se gli effetti dell'intensificazione della concorrenza tra i  produttori comunitari e l'asserita inefficienza di alcune società avessero contribuito al  pregiudizio subito dagli altri produttori comunitari di carbonato di sodio. Le decisioni del  dicembre 1990 avrebbero dovuto normalmente avvantaggiare i produttori comunitari ai quali non si  applicavano, ovvero i fornitori alternativi rispetto ai produttori ai quali erano state inflitte le  ammende. In realtà è avvenuto il contrario, poiché dopo il 1992 la situazione di queste società si  è deteriorata allo stesso modo di quella delle imprese soggette alle sanzioni. In tali circostanze appare evidente che le difficoltà incontrate dall'industria comunitaria del  carbonato di sodio non possono essere attribuite unicamente alle conseguenze delle decisioni del  dicembre 1990. 6.2.2.  Recessione economica generale (47)  È certamente probabile che l'andamento del consumo di carbonato di sodio nella Comunità, che  è sceso del 4,5  % tra il 1990 e il 1992 e ancora del 5,4  % tra il 1992 e la prima metà del 1993,  abbia inciso sulla situazione finanziaria dei produttori comunitari (vedi considerando 35). La contrazione della domanda era dovuta alla recessione economica generale, nonché a fattori  specifici quali la maggiore utilizzazione dei rottami di vetro, lo sviluppo di bottiglie e  barattoli a minor consumo di vetro (riduzione di peso) e il crollo del mercato dell'ex Repubblica  democratica tedesca nel quale operavano i produttori comunitari. (48)  Questi elementi, he hanno sicuramente contribuito al calo delle vendite dei produttori  comunitari, non possono spiegare l'aumento della quota di mercato del carbonato di sodio originario  degli Stati Uniti a detrimento dell'industria comunitaria. La perdita della quota di mercato subita  dall'industria comunitaria corrisponde quasi esattamente all'aumento della quota di mercato dei  produttori statunitensi. Se la contrazione delle vendite dell'industria comunitaria fosse stata  causata esclusivamente dall'andamento sfavorevole della situazione economica generale, le  importazioni dagli Stati Uniti avrebbero dovuto subire le stesse conseguenze. 6.2.3.  Importazioni da altri paesi (49)  La Commissione ha inoltre esaminato se le importazioni da altri paesi avessero contribuito al  pregiudizio subito dall'industria comunitaria. A questo proposito è stato riscontrato che la quota di mercato delle importazioni da altri paesi  quali Polonia, Romania, Bulgaria, ex Cecoslovacchia ed ex Iugoslavia è aumentata leggermente (dal  2,6  % nel 1990, con una percentuale massima del 4,3  % nel 1992, al 3  % circa nella prima metà  del 1993). A causa delle difficoltà economiche successive ai mutamenti politici avvenuti in questi  paesi, le imprese nazionali hanno ridotto sostanzialmente la produzione di carbonato di sodio e le  esportazioni nella Comunità non sono aumentate in misura significativa. Non si può ritenere che  questo incremento abbia avuto un'incidenza percettibile sull'industria comunitaria. 6.2.4.  Sostituzione del carbonato di sodio con la soda caustica (50)  È stato affermato che gli effetti della sostituzione del carbonato di sodio con la soda  caustica avevano contribuito al deterioramento della situazione del mercato. Nel periodo  dell'inchiesta, tuttavia, il prezzo della soda caustica era superiore a quello del carbonato di  sodio e non è avvenuta alcuna sostituzione tra questi prodotti. 6.2.5.  Fluttuazioni dei tassi di cambio (51)  Le fluttuazioni dei tassi di cambio non hanno inciso sui prezzi applicati dagli esportatori  statunitensi nella Comunità. I prezzi sono costantemente diminuiti, anche nei lunghi periodi in cui  il dollaro USA si era rivalutato nei confronti delle valute europee. 6.2.6.  Produttività dell'industria comunitaria (52)  L'industria del vetro e alcuni esportatori hanno messo in discussione la produttività  dell'industria comunitaria del carbonato di sodio. La produzione di soda sintetica nella Comunità implica costi superiori a quelli sostenuti per la  produzione negli Stati Uniti. La differenza tra i prezzi è tuttavia nettamente inferiore alla  sottoquotazione dei prezzi applicata dagli esportatori nel periodo dell'inchiesta, tenendo conto  dei costi del trasporto dagli Stati Uniti nella Comunità. 6.2.7.  Preteso carattere transitorio delle pratiche di dumping degli esportatori degli Stati Uniti (53)  In base alla presente inchiesta e all'inchiesta precedente sulle importazioni di carbonato di  sodio dagli Stati Uniti (vedi considerandi 1 e 2), è stato stabilito che, contrariamente a quanto  affermano gli esportatori interessati, le pratiche di dumping di tali esportatori sul mercato della  Comunità non erano transitorie, bensì sistematiche. L'esistenza di margini significativi di dumping  è stata accertata negli anni Ottanta (il riesame delle misure istituite nel 1984 è stato chiuso nel  1990 poiché la quota di mercato delle importazioni dagli Stati Uniti era irrilevante, anche se è  stato accertato che tali importazioni erano oggetto di dumping) ed è stata confermata nella  presenta inchiesta. 6.3.  Conclusione (54)  La Comunità non ha trovato altri fattori, oltre a quelli sopra citati, che possano aver  provocato il pregiudizio subito dall'industria comunitaria del carbonato di sodio. I fattori  summenzionati, che hanno avuto effetti negativi sulla situazione dell'industria comunitaria, non  possono aver provocato da soli il deterioramento di tale situazione in termini di perdita della  quota di mercato a vantaggio degli esportatori degli Stati Uniti e di calo della redditività. Le  importazioni oggetto di dumping dagli Stati Uniti hanno evidentemente aggravato le difficoltà che  l'industria comunitaria deve affrontare. (55)  La Commissione conclude pertanto che gli effetti delle importazioni oggetto di dumping di  carbonato di sodio originario degli Stati Uniti, considerati isolatamente, hanno provocato un  pregiudizio notevole all'industria comunitaria. F.  INTERESSE DELLA COMUNITÀ 1.  Osservazioni generali (56)  Le misure antidumping hanno lo  scopo di eliminare gli effetti delle pratiche commerciali sleali e di ripristinare condizioni di  concorrenza leale, nell'interesse generale della Comunità. Per esaminare gli effetti sulla concorrenza di eventuali misure antidumping nel caso in esame,  occorre tener conto del fatto che l'industria comunitaria del carbonato di sodio ha ancora una  quota di mercato relativamente elevata. A questo proposito sono pertinenti le seguenti  considerazioni. (57)  La Commissione riconosce che l'istituzione di misure antidumping potrebbe incidere sui  livelli dei prezzi degli esportatori interessati nella Comunità e quindi potrebbe avere alcune  conseguenze sulla competitività relativa dei loro prodotti. Non si prevede tuttavia che la  concorrenza sul mercato comunitario possa essere ridotta in seguito all'applicazione di tali  misure. Al contrario, l'eliminazione dei vantaggi ottenuti con le pratiche di dumping intende  evitare il declino dell'industria comunitaria e contribuire a mantenere un numero elevato di  produttori, rafforzando quindi la concorrenza. La Commissione è infatti convinta che, senza tali  misure, la situazione dell'industria comunitaria si deteriorerebbe ulteriormente. A questo  proposito occorre rilevare che diversi produttori belgi e tedeschi hanno cessato l'attività nel  1993. (58)  Gli esportatori e l'industria di trasformazione, principalmente l'industria del vetro che è  il principale utente del prodotto nella Comunità, hanno fatto riferimento alle decisioni del  dicembre 1990, che avevano concluso che alcun pratiche dei produttori comunitari erano  anticoncorrenziali (vedi considerando 44). Ai produttori interessati è stato tuttavia imposto di cessare immediatamente tali pratiche e in  particolare di modificare il loro comportamento nei confronti di alcuni concorrenti riguardo alla  ripartizione dei mercati e alla determinazione dei prezzi. La situazione è inoltre sottoposta alla  sorveglianza della Commissione. Si può quindi ritenere che nella Comunità siano state ripristinate  normali condizioni di concorrenza e che l'industria comunitaria del carbonato di sodio sia più  competitiva e maggiormente guidata dal mercato di quanto non fosse prima del 1991. La situazione  non dovrebbe di conseguenza essere alterata da pratiche commerciali sleali. 2.  Interessi specifici (59)  Sono stati presi in considerazione gli effetti delle misure  antidumping sul carbonato di sodio importato dagli Stati Uniti per quanto riguarda gli interessi  specifici di altre parti interessate, oltre all'industria comunitaria, quali l'industria di  trasformazione e i consumatori. (60)  Il CPIV, che rappresenta la principale industria di trasformazione nella Comunità, ha  affermato che l'istituzione di dazi sulle importazioni di carbonato di soda originario degli Stati  Uniti pregiudicherebbe la vitalità e la competitività dell'industria del vetro, impedendo al  prodotto americano di accedere al mercato della Comunità. L'industria di trasformazione stessa ha  dovuto far fronte ad un grave calo dei prezzi del vetro piano o per recipienti e quindi si è  attivamente impegnata per migliorare la produttività e ridurre i costi. Questa industria intende  quindi mantenere un elevato grado di concorrenza nel settore del carbonato di sodio, in quanto tale  prodotto rappresenta, secondo il CPIV, una percentuale significativa dei costi totali di produzione  del vetro. (61)  Per quanto riguarda gli interessi dell'industria di trasformazione, in particolare i  produttori di vetro nella Comunità, gli eventuali vantaggi a breve termine devono essere  considerati alla luce delle conseguenze a più lungo termine che deriverebbero dalla contrazione  dell'offerta. In realtà, se non venissero istituite misure antidumping, la vitalità dei produttori  comunitari sarebbe potenzialmente minacciata e si correrebbe il rischio di ridurre la concorrenza,  con la scomparsa di alcuni produttori a detrimento dell'industria di trasformazione della  Comunità. (62)  L'industria del vetro ha affermato che il costo del carbonato di sodio incide sul costo del  vetro piano per una percentuale compresa tra il 15  % e il 20  %, secondo la società. Non sono  state presentate prove per confermare questa affermazione. Per esaminare in che misura i dazi  antidumping sulle importazioni di carbonato di sodio dagli Stati Uniti potrebbero incidere sulla  competitività dell'industria comunitaria del vetro, che è la principale industria di  trasformazione, è stato accertato che il costo del carbonato di sodio (carica dopo la rimessa in  ciclo) rappresenta al massimo l'8  % del prezzo di una tonnellata di vetro. Di conseguenza le  misure proposte, nell'ipotesi che i dazi non siano assorbiti dagli esportatori degli Stati Uniti e  che si riflettano integralmente nei prezzi di vendita dei produttori comunitari, provocherebbero un  aumento dei prezzi per i prodotti del vetro pari al massimo allo 0,5  %. Questi calcoli sono stati effettuati in funzione di un unico tipo di prodotto, il vetro piano non  trattato, che rappresenta in media non più del 20  % della produzione di un fabbricante di vetro.  Se si prendono in considerazione tutti i prodotti del vetro (trattati e non trattati), l'incidenza  sul prezzo sarebbe inferiore (dello 0,3  % circa). In tali circostanze i dazi antidumping, quali costi addizionali, possono essere considerati un  fattore trascurabile nell'economia globale dell'industria del vetro oppure per il consumatore  finale dei prodotti finiti. (63)  L'industria del vetro ha inoltre una considerevole forza contrattuale, questo aspetto già  messo in evidenza dalle decisioni della Commissione 74/292/CEE, 80/1334/CEE, 81/881/CEE, 84/388/CEE  e 89/93/CEE, relative a procedimenti a norma degli articoli 85 e 86 del trattato CEE. Tutti i  principali produttori di vetro appartengono a gruppi che operano su scala mondiale, i quali tendono  a negoziare i contratti di compravendita a livello comunitario o anche mondiale. La forza contrattuale è consolidata dal fatto che sono attualmente disponibili reali alternative al  carbonato di sodio (quali, tra l'altro, i rottami di vetro). Secondo i dati Eurostat, le importazioni di vetro nella Comunità sono da alcuni anni ad un livello  costantemente basso. I produttori di vetro situati nella Comunità sono quindi in concorrenza con  importazioni limitate da paesi terzi, che non incidono in misura significativa sui prezzi applicati  nella Comunità. La posizione dell'industria del vetro è inoltre rafforzata dal fatto che il vetro  non può essere sostituito da altri prodotti in misura rilevante. (64)  L'industria di trasformazione considera il carbonato di sodio degli Stati Uniti come una  fonte secondaria e competitiva di materia prima. Non vi sono elementi per affermare che il  carbonato di sodio degli Stati Uniti non possa più svolgere questa funzione, soltanto perché non  sarà più venduto a prezzi fissati in condizioni sleali. Nello stesso tempo l'industria di  trasformazione ha confermato di fare assegnamento su forniture stabili e rapide che possono essere  garantite soltanto da unità di produzione geograficamente vicine. Questa industria non ha quindi  interesse a permettere che la disponibilità di una fonte di approvvigionamento affidabile sia  ridotta o minacciata da continue pratiche di dumping. (65)  La Commissione conclude quindi che la decisione di non difendere l'industria comunitaria del  carbonato di sodio dalla concorrenza sleale sarebbe contraria agli interessi della Comunità e che  nell'interesse della Comunità devono essere istituite misure antidumping. G.  ISTITUZIONE DI DAZI PROVVISORI (66)  Un esportatore e il CPIV hanno sostenuto che nel  presente caso l'istituzione di un dazio provvisorio non era più necessaria, in quanto le  importazioni dagli Stati Uniti erano diminuite dopo il periodo dell'inchiesta e quindi non  provocavano più pregiudizio ai produttori comunitari di carbonato di sodio. Le parti suddette hanno  affermato che, a norma dell'articolo 11, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, può essere  applicato un dazio provvisorio unicamente se nell'interesse della Comunità è necessaria un'azione  per evitare il pregiudizio nel corso del procedimento. L'istituzione di dazi provvisori non sarebbe  quindi giustificata. L'articolo 11, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88 stabilisce che, quando da un esame  preliminare dei fatti risulta che esiste un dumping e quando vi sono sufficienti elementi di prova  di un pregiudizio e gli interessi della Comunità esigono un'azione per evitare tale pregiudizio nel  corso del procedimento, la Commissione impone un dazio provvisorio antidumping. Il semplice fatto che le importazioni oggetto di dumping dagli Stati Uniti siano diminuite dopo il  periodo dell'inchiesta non significa che la Comunità non abbia interesse all'istituzione di misure  provvisorie. Alla luce del comportamento dell'esportatore nei periodi precedenti, appare probabile  che le importazioni dagli Stati Uniti aumenterebbero nuovamente, se il procedimento continuasse  senza l'applicazione di misure. La Commissione ritiene pertanto che l'istituzione di misure  provvisorie sia necessaria. H.  DAZIO (67)  Le misure antidumping provvisorie dovrebbero essere stabilite in modo tale che  l'industria possa ottenere il profitto adeguato che non ha potuto realizzare a causa delle  importazioni oggetto di dumping e contenere il calo delle vendite. Nella fattispecie si ritiene che  il metodo migliore per ottenere questo risultato sia l'istituzione di dazi ad valorem. (68)  Per calcolare l'aumento di prezzo necessario e per stabilire se dovesse essere istituito un  dazio inferiore al margine di dumping, a norma dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE)  n. 2423/88, la Commissione ha confrontato il prezzo medio all'importazione, franco frontiera  comunitaria, del prodotto oggetto di dumping, dazio non corrisposto, con la media ponderata del  corrispondente costo di produzione di ciascun produttore comunitario denunziante, alla quale è  stato aggiunto un margine di profitto del 6  %. Ai fini della determinazione provvisoria, si è  ritenuto che questo margine di profitto fosse equo in una situazione di contrazione della domanda  del prodotto in questione e corrispondesse al profitto minimo necessario per finanziare gli  investimenti dell'industria a lungo termine. La differenza tra il costo medio e i prezzi medi  all'importazione è stata quindi espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria,  dazio non corrisposto. Dato che la percentuale così ottenuta che esprime il livello del pregiudizio  subito è in alcuni casi inferiore al margine di dumping, i dazi antidumping devono essere stabiliti  in base alla percentuale inferiore, a norma dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n.  2423/88. (69)  Devono quindi essere istituiti i seguenti dazi: >SPAZIO PER TABELLA> (70)  Riguardo ai produttori degli Stati Uniti che non hanno collaborato all'inchiesta, la  Commissione ritiene che i dazi dovrebbero essere istituiti in base agli elementi disponibili, a  norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. È stato  considerato che i fatti più attendibili fossero quelli stabiliti durante l'inchiesta e che non vi  fosse motivo per ritenere che dazi inferiori a quelli più elevati ritenuti necessari fossero  sufficienti per eliminare il pregiudizio provocato da queste importazioni. Per evitare quindi di  favorire l'elusione del dazio e di premiare la mancata collaborazione è stato considerato opportuno  istituire il dazio più elevato tra quelli calcolati, pari al 14,3  %. I.  DISPOSIZIONE FINALE (71)  A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro  il quale le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite.  Occorre inoltre precisare che le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono  provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di misure  definitive, HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1 1.  È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni  di carbonato di disodio, di cui al codice NC 2836  20  00, originario degli Stati Uniti d'America. 2.  L'aliquota del dazio antidumping provvisorio è pari al 14,3  % del prezzo netto, franco  frontiera comunitaria, dazio non corrisposto (codice addizionale Taric: 8826), fatta eccezione per  le seguenti società, alle quali si applicano le seguenti aliquote: >SPAZIO PER TABELLA> Il dazio non si applica ai prodotti fabbricati o esportati da Texasgulf, Soda Ash Inc., Raleigh, NC  (codice addizionale Taric: 8825). 3.  L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata  alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio. Articolo 2 Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE)  n. 2423/88, entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate  possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite. Articolo 3 Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente  applicabile in ciascuno degli Stati membri. Fatto a Bruxelles, il 10 aprile 1995. Per la Commissione Leon BRITTAN Vicepresidente (1)  GU n. L 152 del 15. 6. 1991.  (2)  I dati Eurostat sugli scambi all'interno della Comunità non distinguono tra il carbonato di  sodio originario della Comunità e dei paesi terzi e pertanto non forniscono indicazioni pertinenti  a questo proposito.  (1)  GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1.  (2)  GU n. L 66 del 10. 3. 1994, pag. 10.  (3)  GU n. L 311 del 29. 11. 1984, pag. 26.  (4)  GU n. L 206 del 2. 8. 1984, pag. 15.  (5)  GU n. L 283 del 16. 10. 1990, pag. 38.  (6)  GU n. C 213 del 6. 8. 1993, pag. 12.  (1)  GU n. L 152 del 15. 6. 1991.  (2)