CELEX: 51996PC0366
Language: it
Date: 1996-07-26
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO che completa, per le produzioni animali, il regolamento (CEE) n. 2092//91 relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione de tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari

Avis juridique important

|

51996PC0366

Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO che completa, per le produzioni animali, il regolamento (CEE) n. 2092//91 relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione de tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari  /* COM/96/0366 DEF - CNS 96/0205 */  

Gazzetta ufficiale n. C 293 del 05/10/1996 pag. 0023

Proposta di regolamento del Consiglio che completa,  per le produzioni animali, il regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio relativo al metodo di  produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e  sulle derrate alimentari (96/C  293/06) COM(96) 366 def. - 96/0205(CNS)(Presentata dalla  Commissione il 26 luglio 1996) IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 43, vista la proposta della Commissione, visto il parere del Parlamento europeo, visto il parere del Comitato economico e sociale, considerando che il regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio  (1) dispone che la Commissione  formuli proposte in merito ai principi e alle misure specifiche di controllo relativi alla  produzione biologica di animali, di prodotti animali non trasformati e di prodotti destinati  all'alimentazione umana contenenti ingredienti di origine animale entro il 30 giugno 1995; considerando che i consumatori manifestano un interesse crescente per i prodotti agricoli ottenuti  con metodi biologici e che questi prodotti sono quindi oggetto di una domanda sempre maggiore sia  in termini di quantità che di assortimento; considerando che le produzioni animali contribuiscono ad estendere la gamma dei prodotti biologici  e, nel contempo, permettono alle aziende operanti in questo settore di intraprendere attività  complementari che costituiscono una fonte di reddito considerevole; considerando inoltre che, nell'agricoltura biologica, l'allevamento forma parte integrante  dell'organizzazione aziendale in quanto soddisfa il fabbisogno di materie organiche e di elementi  nutritivi del terreno agricolo, contribuendo così a migliorare il suolo e a sviluppare  un'agricoltura durevole; considerando che, per evitare danni all'ambiente, in particolare alle risorse naturali come il  suolo e l'acqua, l'allevamento praticato con metodi biologici deve conformarsi ad un modello  razionale che consenta, nell'ambito di un'attività necessariamente legata alla terra, di realizzare  una serie di obiettivi quali la riduzione dell'inquinamento, una prassi di avvicendamenti  poliennali adeguati, l'alimentazione del bestiame con prodotti vegetali coltivati biologicamente  nella stessa azienda; considerando che per evitare l'inquinamento delle acque ad opera dei nitrati, le aziende che  praticano l'agricoltura biologica devono disporre di una capacità di stoccaggio delle deiezioni  animali e di piani per lo spargimento di concimi che garantiscano il mantenimento della qualità  dell'ambiente; considerando che occorre mantenere la massima diversità biologica possibile e che la scelta delle  razze deve essere operata in funzione della loro capacità di adattamento alle condizioni ambientali  esistenti; considerando che l'alimentazione degli animali deve consistere prevalentemente in foraggi e mangimi  ottenuti con metodi bologici; considerando che, nelle attuali cirostanze, gli allevatori possono incontrare difficoltà quanto  all'approvvigionamento di mangimi prodotti con metodi biologici e che giova quindi prevedere, in  via provvisoria, la possibilità di autorizzare l'impiego, in modica quantità, di un numero limitato  di alimenti convenzionali; considerando inoltre che, per soddisfare il fabbisogno fisiologico essenziale degli animali, può  essere necessario il ricorso ad integratori alimentari; che è opportuno precisare la natura e le  modalità d'uso di vitamine e di talune sostanze minerali; considerando che la salute degli animali va tutelata soprattutto in forma preventiva, grazie ad una  scelta oculata di razze per natura resistenti alle malattie, ad un'alimentazione equilibrata e sana  e ad un ambiente propizio, in particolare sotto il profilo della stabulazione e dei metodi di  conduzione dell'allevamento; considerando che le cure necessarie per combattere le malattie, le infezioni o le parassitosi  devono essere basate sull'impiego di medicine alternative come la fitoterapia e l'omeopatia,  astenendosi dal ricorso sistematico ai medicinali di sintesi; considerando tuttavia che, nelle attuali circostanze, taluni trattamenti allopatici sono necessari  per salvare la vita o attenuare le sofferenze degli animali e che la loro utilizzazione può essere  autorizzata, sotto controllo veterinario, in misura limitata e con le debite precauzioni per la  vendita dei prodotti animali dopo il trattamento; considerando che, nella maggioranza dei casi, gli animali devono poter accedere ad aree di pascolo  o a spiazzi erbosi non appena le condizioni climatiche lo consentono; che tali pascoli devono  essere gestiti secondo un programma di rotazione con turni di riposo e vuoti sanitari; considerando che, per tutte le specie animali, i locali di stabulazione devono soddisfare le  esigenze degli animali in materia di aerazione, luce, spazio e benessere e, a questo scopo, devono  essere dotati di una superficie utile sufficiente per consentire a ciascun animale la libertà di  movimento necessaria; che è opportuno che i materiali con cui sono costruiti e rivestiti i  fabbricati siano completamente atossici per gli animali e per l'ambiente; considerando che la pratica delle mutilazioni sistematiche degli animali e l'impiego di sostanze  destinate a stimolare la crescita o a modificare il ciclo riproduttivo degli animali sono contrari  ai principi dell'agricoltura biologica e tali da alterare non solo il comportamento ma anche  l'equilibrio e la salute degli animali; considerando che la movimentazione, il trasporto e la macellazione degli animali devono essere  effettuati nel rispetto dell'animale stesso, evitando ogni inutile sofferenza e tensione; considerando che l'apicoltura, date le sue peculiarità, necessita di apposite disposizioni, in  particolare al fine di garantire la disponibilità di risorse pollinifere e nettarifere adeguate in  termini quantitativi e qualitativi; considerando che tutti gli operatori che commercializzano prodotti animali facenti riferimento al  metodo di produzione biologico devono essere soggetti a regolare controllo in base alle particolari  condizioni di produzione degli allevamenti; che è opportuno che talune informazioni concernenti le  entrate e le uscite di animali nella e dall'azienda, nonché le cure somministrate, siano indicate  permanentemente in un registro tenuto a disposizione presso l'azienda; considerando che le disposizioni relative alle produzioni animali devono tener conto  dell'esperienza acquisita con l'attuazione della normativa per le produzioni vegetali, HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1 Il regolamento (CEE) n. 2092/91 è modificato come segue: 1) L'articolo 1, paragrafo 1 è sostituito dal testo seguente: «1.  Il presente regolamento è applicabile ai prodotti sotto indicati, nella misura in cui rechino  o siano destinati a recare indicazioni concernenti il metodo di produzione biologico: a) i prodotti agricoli vegetali e animali non trasformati; b) i prodotti destinati all'alimentazione umana composti di uno o più ingredienti di origine  vegetale e/o di uno o più ingredienti di origine animale.» 2) Il testo dell'articolo 1, paragrafo 2 è soppresso. 3) All'articolo 5, paragrafo 5 la lettera b) è sostituita dal testo seguente: «b) per le produzioni vegetali, sia stato osservato un periodo di conversione di almeno dodici mesi  prima del raccolto; per le produzioni animali, sia stato osservato un periodo di conversione pari  ad almeno la metà dei vari periodi di conversione di cui all'allegato I, parte II.» 4) All'articolo 6, paragrafo 1, lettera b), tra i termini «ammendanti del terreno» e «qualsiasi  altro scopo specificato nell'allegato II per talune sostanze», sono inseriti i termini seguenti: «alimenti per il bestiame, integratori alimentari per la nutrizione animale, disinfettanti». 5) All'articolo 7, paragrafo 1, lettera a), la frase «quando sono utilizzate per la lotta contro  organismi nocivi o malattie dei vegetali» è completata dai termini «oppure per l'eliminazione di  parassiti e la disinfezione dei locali di stabulazione.» Al secondo trattino, la frase «le condizioni della loro utilizzazione escludono qualsiasi contatto  diretto con le sementi, i vegetali o i prodotti vegetali» è completata dai termini «e con gli  animali;». 6) All'articolo 7 è aggiunto il seguente paragrafo 1 bis: «1 bis.  Per l'alimentazione degli animali, possono essere inseriti altri prodotti nell'elenco  dell'allegato II in cui figurano gli alimenti per animali che non sono stati prodotti secondo i  principi dell'agricoltura biologica, nonché nell'elenco degli integratori alimentari, purché siano  soddisfatte le seguenti condizioni: a) se sono utilizzati mangimi convenzionali, questi devono essere indispensabili per  un'alimentazione equilibrata degli animali, rispondenti al loro fabbisogno fisiologico e non  disponibili in quantità sufficiente nella Comunità nella forma corrispondente alle disposizioni  dell'articolo 6; b) se i suddetti prodotti sono utilizzati come integratori alimentari, questi devono essere: - essenziali per le specifiche esigenze nutrizionali degli animali; - di origine naturale.» 7) All'articolo 13, il trattino «-  le modifiche da apportare agli allegati I, II, III, IV e VI;» è  sostituito dal trattino «-  le modifiche da apportare agli allegati I, II, III, IV, VI e VII;». 8) Gli allegati I, II e III del regolamento (CEE) n. 2092/91 sono modificati conformemente  all'allegato al presente regolamento. 9) La conversione del numero di capi in UBG per la determinazione del fattore di densità  dell'azienda, inteso a limitare il numero di animali in funzione della superficie disponibile, è  operata con l'ausilio di una tabella di conversione che costituisce un nuovo allegato (allegato  VII) al regolamento (CEE) n. 2092/91 e che figura nell'allegato al presente regolamento. Articolo 2 Il presente regolamento entra in vigore tre mesi dopo la pubblicazione nella Gazzetta  ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente  applicabile in ciascuno degli Stati membri.(1) GU n. L 198 del 22.  7.  1991,  pag. 1.   ALLEGATO 1) Nel capitolo «Vegetali e prodotti animali» dell'allegato I relativo alle  norme per la produzione biologica a livello aziendale, è soppresso il capoverso relativo agli  animali a ai prodotti animali (punto 3). 2) È aggiunto il capitolo seguente: «II.  ANIMALI E PRODOTTI ANIMALI 1.  Principi generali - Le produzioni animali rappresentano una componente dell'attività di numerose aziende agricole  operanti nel settore dell'agricoltura biologica. - Per poter usufruire delle indicazioni relative all'agricoltura biologica, gli animali destinati  all'alimentazione umana o i cui prodotti sono destinati all'alimentazione umana devono essere  nutriti con prodotti vegetali ottenuti secondo i principi dell'agricoltura biologica, coltivati di  preferenza nella stessa azienda, e devono essere allevati conformemente alle norme enunciate nel  presente allegato. - Le produzioni animali devono garantire l'equilibrio degli ecosistemi agricoli e soddisfare il  fabbisogno di materie organiche e di elementi nutritivi del terreno. Esse contribuiscono a creare e  a mantenere rapporti di complementarità fra terra e vegetale, vegetale e animale, animale e terra.  Impiegando risorse naturali rinnovabili (concime biologico, colture di leguminose, colture  foraggere), il binomio policoltura-allevamento consente la salvaguardia e il miglioramento del  suolo a lungo termine, nonché lo sviluppo di un'agricoltura durevole. - L'alimentazione degli animali deve rispondere al loro fabbisogno fisiologico e attingere, salvo  deroga, all'agricoltura biologica. - Deve essere mantenuta la massima diversità biologica possibile e la scelta delle razze deve  essere operata in funzione della loro capacità di adattamento alle condizioni ambientali  esistenti. - L'ambiente in cui vivono gli animali deve essere concepito in modo da consentire a questi ultimi  una sufficiente libertà di movimento in funzione del comportamento specifico di ciascuna specie. I  fabbricati che ospitano gli animali devono essere dotati di un'aerazione adeguata, di luce naturale  e di tutti i mezzi atti a garantire il benessere degli animali, in particolare attrezzature adatte  e lettiera a sufficienza. - Il rispetto dei suddetti principi relativi alla scelta delle razze, all'alimentazione e alle  condizioni di vita dovrebbe avere per effetto di limitare i problemi sanitari, cosicché la salute  degli animali possa essere tutelata prevalentemente a titolo preventivo. La somministrazione di  cure allopatiche sarà autorizzata soltanto in via eccezionale. - L'allevamento praticato nel quadro dell'agricoltura biologica è una produzione legata alla terra.  Nella maggioranza dei casi, gli animali devono disporre di un'area di pascolo. Il numero di capi  per unità di superficie sarà limitato in misura tale da consentire una gestione integrata delle  produzioni animali e vegetali a livello aziendale e da evitare ogni forma di inquinamento, in  particolare del suolo, delle acque superficiali e delle falde freatiche. La consistenza del  patrimonio zootecnico dipenderà essenzialmente dalla superficie disponibile per lo spargimento  delle deiezioni animali e dall'impiego eventuale di altri concimi organici onde evitare danni  all'ambiente. La densità totale degli animali rispetto alla superficie aziendale non può superare 2  unità di bestiame grosso (UBG) per ettaro. In caso di spargimento di altri concimi organici, la  densità totale degli animali va ridotta in modo da non superare un apporto totale di azoto  equivalente a 2 UBG/ha, tenendo conto dell'equivalenza 2 UBG = 170 kg N. - I tassi di conversione in unità di bestiame per le varie categorie di animali figurano  nell'allegato VII. Qualora vengano superate le densità indicate (o le dosi di spargimento d'azoto),  l'organismo o l'autorità di controllo può accordare una deroga a condizione che il conduttore  dimostri, per mezzo di un piano di spargimento giustificato, la disponibilità di superfici  supplementari presso altre aziende della zona con cui intrattenga regolari rapporti di  collaborazione. Gli appezzamenti in questione devono formare oggetto di un impegno contrattuale da  parte degli agricoltori interessati e non possono ricevere altre deiezioni animali. Qualora vi  siano rischi di forte inquinamento, l'organismo o l'autorità di controllo può fissare densità  massime inferiori a 2 UBG/ha onde garantire il mantenimento della qualità dell'ambiente. - Nell'agricoltura biologica, tutti gli animali appartenenti ad una stessa unità di produzione  devono essere allevati nel rispetto delle norme contenute nel presente allegato. La presenza di animali allevati nell'azienda secondo i principi dell'agricoltura convenzionale è  ammessa soltanto se l'allevamento di questi animali ha luogo in un'unità distinta, provvista di  stalle e pascoli nettamente separati da quelli adibiti alla produzione biologica, e a condizione  che si tratti di animali di specie diversa. - La riproduzione è basata sulla monta naturale. È autorizzata la fecondazione artificiale, mentre  sono vietati il trapianto di embrioni e l'uso di ormoni per regolare l'ovulazione, eccetto in caso  di trattamento veterinario di singoli animali. - Nell'agricoltura biologica non possono essere praticate sistematicamente sugli animali  mutilazioni quali recisione della coda o dei denti, castrazione, decornazione, spuntatura del  becco, clippaggio delle ali delle api regine. Alcune di queste operazioni possono tuttavia essere  autorizzate dall'organismo o dall'autorità di controllo per motivi di sicurezza o al fine di  migliorare la salute o il benessere degli animali. Tali interventi devono essere effettuati da  personale qualificato, evitando ogni sofferenza agli animali. - Il trasporto del bestiame deve essere quanto più breve possibile ed effettuarsi in modo da  affaticare il meno possibile gli animali. Le operazioni di carico e scarico devono svolgersi senza  brutalità. È vietato l'uso di calmanti durante il tragitto. Vanno in ogni caso rispettate le  normative nazionali o comunitarie in materia. - Il trattamento degli animali al momento della macellazione o dell'abbattimento sarà inteso a  limitare la tensione e, nello stesso tempo, ad offrire le dovute garanzie quanto  all'identificazione e alla separazione degli animali rispetto a quelli di origine convenzionale. 2.  Origine degli animali Nei vari tipi di allevamento, gli animali devono provenire da aziende che osservino le norme di  produzione di cui all'articolo 6 e al presente allegato ed essere mantenuti per tutta la loro vita  in questo sistema di produzione. Al fine di garantire il rinnovo del patrimonio, possono essere introdotti, entro un massimo del 10   % del bestiame adulto dell'azienda, animali di sesso femminile che non abbiano ancora raggiunto lo  stadio adulto (nullipari) provenienti da allevamenti convenzionali. Detta percentuale può essere maggiorata, dietro parere favorevole dell'organismo o dell'autorità di  controllo e previo accordo dell'autorità competente dello Stato membro, in particolari casi come  un'estensione significativa dell'azienda, cambiamento di razza, sviluppo di una nuova produzione o  eliminazione di animali a causa di problemi sanitari. In deroga a quanto precede, possono essere introdotti negli allevamenti biologici animali ottenuti  con metodi convenzionali, in mancanza di un numero sufficiente di animali ottenuti con metodi  biologici, alle seguenti condizioni: - pollastrelle destinate alla produzione di uova, purché di età non superiore alle 18 settimane; - pulcini di meno di tre giorni destinati alla produzione di carne; - vitelli di meno di quattro settimane; - suinetti immessi in regime biologico sin dallo svezzamento. Le suddette deroghe, che sono subordinate all'autorizzazione preventiva dell'organismo o  dell'autorità di controllo, sono applicabili durante un periodo transitorio che spira il 31  dicembre 2000. L'introduzione di maschi riproduttori provenienti da allevamenti convenzionali è autorizzata a  condizione che gli animali vengano successivamente allevati e nutriti per il resto della loro vita  secondo le norme enunciate nel presente allegato. Per tutti gli acquisti di animali presso allevamenti convenzionali, si presterà particolare  attenzione alle norme sanitarie. L'organismo o l'autorità di controllo può prescrivere disposizioni  particolari, come l'esecuzione di controlli preventivi, a seconda della situazione locale. Nel settore dell'apicoltura, la costituzione dell'alveare si ottiene moltiplicando le colonie  esistenti o acquistando sciami o arnie provenienti da allevamenti conformi ai principi  dell'apicoltura biologica. L'acquisto di sciami nudi provenienti da allevamenti convenzionali è  autorizzato in via derogatoria per un periodo transitorio che spira il 31 dicembre 2000 e con  l'obbligo di osservare un periodo di conversione. 3.  Periodo di conversione Nell'agricoltura biologica, l'alimentazione degli animali deve essere costituita integralmente da  prodotti ottenuti secondo le norme di cui al punto I del presente allegato relative ai vegetali e  ai prodotti vegetali. I prodotti animali possono essere venduti con la denominazione biologica soltanto se sono state  rispettate le norme di cui sopra in materia di origine degli animali. In caso di conversione di un allevamento bovino, ovino, caprino, suino o avicolo, la totalità della  superficie foraggera dell'unità di produzione deve rispondere alle norme di produzione  dell'agricoltura biologica. Per i prati e le colture foraggere è necessario un periodo di  conversione preliminare, di regola di due anni. L'organismo di controllo può, con il benestare  dell'autorità competente, decidere di prorogare o di abbreviare tale periodo, a seconda  dell'utilizzazione precedente degli appezzamenti. I prodotti d'allevamento possono essere venduti con la denominazione biologica soltanto se gli  allevamenti in via di conversione hanno rispettato le norme di cui al presente allegato, in  particolare per quanto riguarda l'alimentazione, le condizioni sanitarie e le condizioni  ambientali, per un periodo di almeno: - 12 mesi per i bovini destinati alla produzione di carne; - 6 mesi per i piccoli ruminanti, i suini e il pollame introdotti dopo i 3 giorni di età, destinati  alla produzione di carne; - 12 settimane per gli animali da latte; - 10 settimane per le ovaiole. Qualora vengano introdotti animali provenienti da allevamenti convenzionali, secondo le condizioni  e i limiti di cui al punto precedente, i relativi prodotti potranno essere venduti come prodotti  biologici soltanto se saranno stati rispettati i termini sopra indicati; nel corso di detti periodi  devono essere osservate tutte le norme enunciate nel presente allegato, in particolare per quanto  riguarda l'alimentazione e le condizioni sanitarie. In caso di conversione nel settore apicolo, i prodotti dell'alveare possono essere venduti con la  denominazione biologica soltanto se le condizioni generali relative all'alimentazione, ai  trattamenti e all' habitat sono state rispettate per almeno un anno. Il materiale di cui sono  costituite le arnie deve essere conforme alle disposizioni del presente allegato. Per l'acquisto di  sciami nudi provenienti da allevamenti convenzionali, il periodo di conversione è parimenti di un  anno. 4. Alimentazione - L'alimentazione di tutti gli animali dell'azienda dev'essere, di regola, integralmente costituita  da foraggi e da alimenti preparati nel rispetto delle norme di produzione di cui all'articolo 6 e  all'allegato I. Gli alimenti per il bestiame dovrebbero essere prodotti, di norma, nella stessa azienda  allevatrice; è tuttavia autorizzato, in particolari circostanze, l'acquisto di mangimi biologici  presso altre aziende o imprese che osservino le norme di produzione di cui all'articolo 6 e  all'allegato I. L'alimentazione sarà finalizzata ad una produzione di qualità piuttosto che alla massima crescita,  pur nell'attenta considerazione del fabbisogno nutrizionale degli animali nei vari stadi  fisiologici. In deroga a quanto precede, le autorità e gli organismi incaricati del controllo possono  autorizzare, durante un periodo transitorio che spira il 31 dicembre 2000, l'impiego in proporzioni  limitate di mangimi convenzionali, qualora l'allevatore non sia in grado di procurarsi alimenti  esclusivamente di origine biologica. La percentuale massima giornaliera autorizzata di mangimi  convenzionali è del 10  % per i ruminanti e del 20  % per gli altri animali. Detta percentuale è  calcolata in rapporto alla materia secca degli alimenti di origine agricola. L'incorporazione nella razione alimentare di prodotti vegetali in fase di conversione è autorizzata  fino ad un massimo del 20  % della formula alimentare se provengono da appezzamenti coltivati  secondo le norme di produzione di cui all'articolo 6 e all'allegato I da almeno un anno. Nell'allegato II, parte C, sono elencati gli alimenti convenzionali che possono essere  somministrati agli animali, soprattutto per coprire il loro fabbisogno proteico. Le relative  percentuali possono essere adattate, in caso di perdite di produzione foraggera dovute ad avversità  climatiche eccezionali, se ciò appare giustificato e previa autorizzazione dell'organismo o  dell'autorità di controllo. - I mangimi semplici o composti devono essere conformi alle disposizioni della direttiva 77/101/CEE  del Consiglio  (¹) e della direttiva 79/373/CEE del Consiglio  (²). Quanto alla presenza di  sostanze e prodotti indesiderabili negli alimenti per animali, si applica la direttiva 74/63/CEE  del Consiglio  (³). L'aggiunta di vitamine e di oligoelementi allo scopo di soddisfare il fabbisogno nutrizionale degli  animali è autorizzata conformemente alla direttiva 70/524/CEE del Consiglio  (4). L'apporto di sostanze minerali indispensabili per soddisfare il fabbisogno nutrizionale degli  animali sarà costituito, di preferenza, da materie prime naturali o da alimenti contenenti di per  sé tali sostanze. Gli integratori alimentari autorizzati sono elencati nell'allegato II, parte D. Fatta eccezione per il latte e i prodotti lattiero-caseari, è vietata l'utilizzazione di altri  prodotti di origine animale nell'alimentazione biologica degli animali. È vietata la somministrazione di qualunque sostanza di sintesi destinata a stimolare la crescita o  la produzione. - Per gli animali poligastrici, i sistemi di allevamento saranno basati in massima parte sul  pascolo. Almeno il 60  % della materia secca di cui è composta la razione giornaliera deve essere  costituito da foraggi grossolani freschi, essiccati o insilati. È vietato l'uso esclusivo di  insilati. Sono autorizzati come conservanti d'insilato il sale marino e il salgemma, i cosiddetti conservanti  biologici come i lieviti, i batteri lattici, acetici, formici e propionici, gli enzimi, il siero di  latte, nonché lo zucchero e le melasse. - Nel settore apicolo, le arnie devono essere collocate in luoghi provvisti esclusivamente di  colture o vegetazione spontanea rispondenti ai criteri di produzione biologica specificati  all'articolo 6 e all'allegato I. Gli Stati membri designano le regioni o le zone in cui è praticabile l'apicoltura biologica. In  mancanza di tale designazione, l'apicoltore è tenuto a fornire all'autorità o all'organismo di  controllo le necessarie giustificazioni e garanzie, basate su analisi appropriate, per dimostrare  che le aree di bottinatura accessibili alle sue colonie rispondono ai suddetti criteri. Il nutrimento delle colonie è autorizzato quando le condizioni climatiche esigono la costituzione  di riserve sufficienti per lo svernamento. Il nutrimento deve essere effettuato tra l'ultima  raccolta di miele e il periodo di riposo delle api. Esso consiste di norma nell'apporto di miele  dell'apicoltura biologica, ma possono essere utilizzati anche sciroppi di zucchero a condizione che  siano stati preparati con prodotti rispondenti alle norme dell'agricoltura biologica. In deroga a  quanto precede, lo sciroppo di zucchero e il miele di origine convenzionale sono autorizzati  durante un periodo transitorio che spira il 31 dicembre 2000. 5. Profilassi e cure veterinarie In campo sanitario, la prevenzione delle malattie è l'obiettivo prioritario della zootecnia  biologica. La salute degli animali dipende da una conduzione oculata dell'allevamento, che  favorisca la resistenza alle malattie ed eviti le infezioni. In questo contesto, molteplici fattori  concorrono ad una buona profilassi, consentendo di limitare i problemi sanitari: scelta di razze  confacenti alle condizioni locali, alimentazione sana ed equilibrata, stabulazione adatta alla  morfologia e alle esigenze degli animali, ricorso alle difese naturali degli animali e  utilizzazione razionale dei pascoli. Gli animali feriti o malati devono essere curati immediatamente e, se necessario, isolati in  appositi locali. L'allevatore provvede alla regolare sorveglianza della mandria onde rilevare  eventuali anomalie. Sono autorizzate senza restrizioni le cure a base di estratti di vegetali, di oligoelementi e di  prodotti figuranti nell'allegato II, parte D, nonché la somministrazione di sostanze vegetali,  animali o minerali in dosi omeopatiche. Sono vietati i trattamenti preventivi di tipo allopatico, nonché l'impiego di sostanze destinate a  stimolare la crescita. È altresì vietata la somministrazione di ormoni al fine di provocare o  sincronizzare gli estri. I trattamenti ormonali possono tuttavia essere praticati su singoli  animali affetti da problemi di riproduzione. Qualora una malattia non possa essere curata mediante i trattamenti sopra indicati, si potrà fare  ricorso a trattamenti allopatici per salvare la vita dell'animale, per evitargli sofferenze o se si  tratta dell'unico mezzo atto a restituirgli la salute. I vaccini possono essere utilizzati se è riconosciuta la presenza di malattie nella zona in cui è  situata l'azienda o per le vaccinazioni prescritte dalla legge. I trattamenti allopatici devono essere praticati sotto la responsabilità di un veterinario, con  esplicita indicazione della natura del medicamento, della durata della cura e dell'eventuale  periodo di attesa raccomandato prima del consumo delle carni. Questi dati devono essere iscritti  nei registri zootecnici e dichiarati all'organismo di controllo. Gli animali sottoposti a  trattamento devono essere chiaramente identificati: singolarmente per il bestiame grosso,  singolarmente o a lotti per il pollame e il bestiame minuto, in colonie per le api. I tempi d'attesa fra il trattamento con medicinali di sintesi e la commercializzazione dei prodotti  animali con denominazione biologica sono raddoppiati rispetto al periodo legale. Nel settore dell'apicoltura, la salute delle colonie sarà preservata limitando i fattori che  possono favorire l'insorgere di malattie. A questo scopo, si applicheranno le seguenti tecniche:  scelta di razze resistenti e confacenti alle condizioni locali, periodico rinnovo delle api regine,  regolare pulizia e disinfezione del materiale, distruzione del materiale contaminato, regolare  rinnovo della cera, sufficiente disponibilità di polline e di miele nelle arnie. Qualora si renda necessario l'impiego di prodotti di sintesi per debellare talune malattie  contagiose che potrebbero annientare le colonie, il trattamento deve essere praticato nel momento  più distante possibile dal periodo di deposizione delle uova e dal periodo di raccolta del nettare.  Se si deve procedere ad un trattamento durante questo periodo, le colonie trattate devono essere  isolate in un apposito apiario. Questi alveari saranno successivamente soggetti ad un periodo di  riconversione di un anno. Per l'insieme delle produzioni animali, se un animale o un gruppo di animali riceve più di due cure  allopatiche, ad esclusione di quelle antiparassitarie, nel corso di un ciclo annuale di produzione  o dell'intero ciclo vitale se questo è inferiore a un anno, i prodotti animali ottenuti non possono  essere messi in vendita con la denominazione biologica durante lo stesso anno. 6. Edifici zootecnici e pascoli Per tutte le specie, le condizioni di stabulazione devono rispondere alle esigenze degli animali in  materia di movimento, luce naturale e benessere. Gli animali devono disporre di un accesso agevole  alle mangiatoie e agli abbeveratoi. I fabbricati devono essere dotati di un'aerazione sufficiente e  adeguata alle condizioni climatiche. Se gli animali vengono allevati in gruppo, la composizione di quest'ultimo deve essere commisurata  alle fasi di sviluppo e alle esigenze comportamentali degli animali. Nella costruzione dei  fabbricati è vietato l'uso di materiali o di prodotti di rivestimento che possano avere effetti  tossici sugli animali. Tutti i mammiferi devono avere a disposizione un giaciglio con lettiera. Quest'ultima può essere  costituita da strame o da materiali naturali adatti. La lettiera può essere depurata e arricchita  con tutti i prodotti minerali autorizzati come concime nell'agricoltura biologica ai termini  dell'allegato II, parte A. I fabbricati adibiti all'allevamento del pollame devono contenere un  numero sufficiente di posatoi di dimensione adatta all'entità del branco e alla taglia dei  volatili. La pulizia dei locali di stabulazione dev'essere effettuata mediante getto d'acqua o con acqua  calda. Per la disinfezione dei locali si possono utilizzare i prodotti elencati nell'allegato II,  parte E. La disinfestazione dei locali, in particolare l'eliminazione degli insetti e dei  parassiti, dev'essere operata in assenza di bestiame ed esclusivamente con l'impiego di prodotti  figuranti nell'allegato II, parte B. Gli impianti destinati allo stoccaggio di deiezioni animali e di effluenti d'insilati devono  impedire l'inquinamento delle acque per ruscellare e infiltrazione nel suolo o scarico nelle acque  superficiali di liquidi contenenti deiezioni animali ed effluenti di foraggi insilati. Gli impianti per le deiezioni animali devono avere una capacità superiore a quella necessaria per  lo stoccaggio di almeno sei mesi onde consentire la corretta gestione della fertilizzazione. Per i mammiferi, i capi da riproduzione e da latte devono avere accesso a pascoli o spiazzi liberi  all'aria aperta ogniqualvolta lo consentano le condizioni climatiche e lo stato del terreno. I  pascoli devono inoltre offrire, in funzione delle condizioni climatiche locali, un riparo  sufficiente dalla pioggia, dal vento, dal sole e dal caldo eccessivo. L'allevamento degli animali da carne è basato teoricamente sugli stessi principi, con la differenza  che l'ultima fase dell'ingrasso può avere luogo in stalla. I locali a ciò adibiti devono essere  sufficientemente spaziosi da consentire agli animali una libertà di movimento confacente alle loro  esigenze. L'autorità o l'organismo di controllo può accordare deroghe a questo principio, giustificate da  peculiarità locali in materia di struttura aziendale o di organizzazione dell'habitat in  determinate regioni. Tali deroghe possono essere concesse unicamente per fabbricati esistenti, mentre le nuove  costruzioni devono conformarsi ai criteri generali sopra enunciati. Nei locali di stabulazione, ciascun animale deve disporre di un'area di riposo asciutta di  dimensioni sufficienti. In generale, la densità di bestiame nelle stalle sarà definita secondo la  specie, la razza, l'età e la taglia degli animali. Si terrà conto altresì delle esigenze  comportamentali degli animali, che dipendono essenzialmente dal sesso e dall'entità del gruppo. La  densità ottimale sarà quella che garantisce il massimo benessere agli animali, offrendo loro una  superficie sufficiente per dormire, nutrirsi e spostarsi. Per quanto riguarda l'allevamento dei vitelli, tutte le aziende si conformeranno alle norme di  stabulazione definite dalla direttiva 91/629/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1991, che  stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli  (¹). Per i suini da ingrasso allevati in porcilaie, la superficie libera minima di cui dispone ciascun  animale per il riposo deve corrispondere ai parametri di cui all'articolo 3 della direttiva  91/630/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1991, che stabilisce le norme minime per la protezione  dei suini  (²). Inoltre, gli animali devono avere accesso ad una zona di esercizio con lettiera  coperta di superficie equivalente. Sono vietati i pavimenti interamente a graticciato e la  stabulazione confinata. Le altre disposizioni della direttiva 91/630/CEE in materia di allevamento  e di stabulazione si applicano a tutti i fabbricati dalla data di approvazione del presente  regolamento. Per il pollame, l'accesso ad un parchetto erboso provvisto di dispositivi di protezione deve essere  garantito in permanenza durante il giorno, quando lo consentano le condizioni climatiche. Il fabbricato adibito all'allevamento del pollame dev'essere ben aerato e munito di aperture  proporzionate alla dimensione del fabbricato stesso. La luce naturale può essere completata con  illuminazione artificiale, in modo da mantenere la luminosità per un massimo di 16 ore giornaliere.  Nell'intervallo tra l'allevamento di due gruppi di volatili si procederà ad un vuoto sanitario,  operazione che comporta la pulizia e la disinfezione del fabbricato e dei relativi attrezzi.  Parimenti, al termine dell'allevamento di un gruppo di volatili, il parchetto sarà lasciato a  riposo per il tempo necessario alla ricrescita dell'erba e per operare un vuoto sanitario. Il pollame allevato per la produzione di uova dev'essere tenuto all'aperto, con possibilità di  accedere ad un ricovero di dimensioni e configurazione tali da offrire un sufficiente benessere  agli animali. Il parchetto e il ricovero devono soddisfare le seguenti condizioni minime  (³): - le galline hanno accesso per tutta la durata del giorno a un terreno aperto; - il terreno disponibile per le galline è in maggior parte ricoperto di vegetazione; - il carico di galline non è superiore a 4  000 per ettaro di terreno disponibile per i volatili,  cioè a una gallina per 2,5 m²; - all'interno del fabbricato: - il carico di galline non è superiore a 7 per metro quadrato della superficie al suolo disponibile  per i volatili; - almeno un terzo di detta superficie è ricoperto di strame composto ad esempio di paglia, trucioli  di legno, sabbia o torba; - un parte sufficiente della superficie accessibile alle galline è destinata alla raccolta degli  escrementi. Il pollame allevato per la produzione di carne dev'essere tenuto secondo un sistema di allevamento  rurale all'aperto, con accesso a parchetti all'aperto e un ricovero avente dimensione massima e  caratteristiche adatte alle varie specie allevate. Questi allevamenti devono soddisfare le seguenti  condizioni minime  (¹): - la densità per metro quadrato di superficie all'interno del ricovero non supera: - per i polli: 12 capi, ma non più di 25 kg di peso vivo; tuttavia, qualora siano impiegati  ricoveri mobili di superficie utile non superiore a 150 m² e che restano aperti durante la notte,  la densità per metro quadrato può raggiungere i 20 capi, ma non più di 40 kg; - per le anatre mute e le anatre di Pechino: 8 maschi, ma non più di 35 kg di peso vivo, oppure 10  femmine, ma non più di 25 kg di peso vivo; - per le anatre bastarde: 8 capi, ma non più di 35 kg di peso vivo; - per le faraone: 13 capi, ma non più di 23 kg di peso vivo; - per i tacchini: 6,25 capi (10 capi fino all'età di 7 settimane), ma non più di 35 kg di peso  vivo; - per le oche: 5 capi (10 capi fino all'età di 6 settimane), ma non più di 30 kg di peso vivo; - la superficie totale utilizzabile dei ricoveri per ciascuna unità di produzione non supera i 1   600 m²; - ciascun ricovero non contiene più di: - 4  800 polli, - 5  200 faraone, - 4  000 femmine di anatra muta o di Pechino, 3  200 maschi di anatra muta o di Pechino o 3  200  anatre bastarde, - 2  500 oche e tacchini; - i ricoveri sono dotati di uscioli la cui lunghezza cumulata è di almeno 4  m per 100 m² di  superficie utile; - gli animali hanno la costante possibilità di accedere, durante le ore diurne, a parchetti  all'aperto almeno fin dall'età di: - 6 settimane per i polli, - 8 settimane per le anatre, le oche, le faraone e i tacchini; - i parchetti all'aperto hanno una superficie, in gran parte coperta da vegetazione, almeno pari  a: - 2 m² per pollo, anatra muta, anatra di Pechino o faraona, - 3 m² per anatra bastarda, - 6 m² per tacchino, - 10 m² per oca; nel caso delle faraone, i parchetti all'aperto possono essere sostituiti da una voliera di  superficie pari almeno al doppio di quella del ricovero, con un'altezza di almeno 2 m e dotata di  posatoi di lunghezza corrispondente ad almeno 10 cm per capo; - gli animali ingrassati sono di una razza caratterizzata da crescita lenta; - il mangime utilizzato nella fase d'ingrasso contiene almeno il 70  % di cereali; - l'età minima per la macellazione è di: - 81 giorni per i polli, - 49 giorni per le anatre di Pechino, - 70 giorni per le femmine di anatra muta, - 84 giorni per i maschi di anatra muta, - 92 giorni per le anatre bastarde, - 94 giorni per le faraone, - 140 giorni per i tacchini e le oche da arrosto. Nel settore dell'apicoltura, gli alveari devono essere costruiti con materiali naturali, che non  presentino alcun rischio di contaminazione per l'ambiente e per i prodotti apicoli. I materiali di  protezione utilizzati devono rispondere agli stessi requisiti. La protezione dei telaini e dei melari, in particolare dai parassiti, può essere realizzata  esclusivamente con i prodotti elencati nell'allegato II, parte B. È vietato qualsiasi prodotto  chimico di sintesi. La cera necessaria per l'allestimento dei nuovi telaini deve provenire da unità di produzione che  osservino le norme dell'apicoltura biologica. In deroga a quanto precede, in particolare nel caso  di nuovi impianti, l'organismo o l'autorità di controllo può autorizzare l'impiego di cera  convenzionale qualora sul mercato non sia disponibile cera di origine biologica. (¹) GU n. L 32 del 3.  2.  1977, pag. 1, modificata da ultimo dalla direttiva 90/654/CEE (GU n. L  353 del 17.  12.  1990, pag. 48). (²) GU n. L 86 del 6.  4.  1979, pag. 30, modificata da ultimo dalla direttiva 93/74/CEE (GU n. L  237 del 22.  9.  1993, pag. 23). (³) GU n. L 38 dell'11.  2.  1974, pag. 31, modificata da ultimo dalla direttiva 94/16/CE (GU n. L  104 del 23.  4.  1994, pag. 32). (4) GU n. L 270 del 14.  12.  1970, pag. 1, modificata da ultimo dalla direttiva 94/77/CE (GU n. L  350 del 31.  12.  1994, pag. 113). (¹) GU n. L 340 dell'11.  12.  1991, pag. 28. (²) GU n. L 340 dell'11. 12. 1991, pag. 33. (³) Tali condizioni corrispondono alle disposizioni dell'allegato II, lettere b) e c) del  regolamento (CEE) n. 1274/91 del Consiglio, del 15 maggio 1991, recante modalità di applicazione  del regolamento (CEE) n. 1907/91 del Consiglio relativo a talune norme sulla commercializzazione  delle uova (GU n. L 121 del 16. 5. 1991, pag. 11), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n.  786/95 (GU n. L 79 del 7. 4. 1995, pag. 12). (¹) Tali condizioni corrispondono alle disposizioni dell'allegato IV, punto d) del regolamento  (CEE) n. 1538/91 della Commissione, del 5 giugno 1991, recante disposizioni di applicazione del  regolamento (CEE) n. 1906/90 del Consiglio che stabilisce talune norme di commercializzazione per  le carni di pollame (GU n. L 143 del 7. 6. 1991, pag. 11), modificato da ultimo dal regolamento  (CEE) n. 3239/94 (GU n. L 338 del 28. 12. 1994, pag. 48).» 3) Nell'allegato II, la parte «C. Altri prodotti» è sostituita dal testo seguente: «PARTE C Alimenti semplici per animali di origine agricola non prodotti secondo il metodo biologico,  menzionati all'allegato I, parte II, punto 4 C.1. Semi, cereali e foraggi Erba medica Semi di leguminose (interi, farina, panelli pressati): lupino, soia, piselli, ceci (Cicer  arietinum), cicerchia (Lathyrus sativus), fave e favette (Vicia faba) Semi oleosi (interi, farina, panelli pressati): girasole, colza, lino C.2. Prodotti vegetali trasformati Sottoprodotti dell'industria degli amidi e delle fecole (granturco, patate) Sottoprodotti della macinazione (crusca) Fettucce di barbabietole Sottoprodotti dell'industria del malto e della birra Zucchero (per l'apicoltura) C.3. Prodotti e sottoprodotti animali Latte e prodotti lattiero-caseari C.4. Altri prodotti Polline (per l'apicoltura) Nettare (per l'apicoltura).» 4) Nell'allegato II è aggiunta la parte D seguente: «PARTE D Integratori alimentari autorizzati per la nutrizione degli animali 1. >SPAZIO PER TABELLA> 2. Altri prodotti - Polveri ed estratti di vegetali, di spezie e di aromi - Polveri di roccia e di carbone di legna - Alghe - Lieviti - Ossi di seppia, conchiglie e valve di ostrica - Olio di pesce e olio di fegato di merluzzo - Autolisati, idrolisati e proteolisati di pesce ottenuti per via enzimatica, sotto forma solubile  e non (da somministrare esclusivamente ai giovani animali per l'apporto di vitamine, minerali e  proteine).» 5) Nell'allegato II è aggiunta la parte E seguente: «PARTE E Prodotti autorizzati per il trattamento e la disinfezione dei locali e del materiale E.1. Prodotti utilizzati negli edifici zootecnici - Latte di calce - Candeggina - Soda caustica (per il materiale) - Potassa caustica (per il materiale) - Essenze naturali di vegetali - Ipoclorito di sodio (alveari) - Acido formico, lattico e acetico (alveari) E.2. Prodotti utilizzati per la pulizia del materiale - Acido nitrico (attrezzatura da latteria)». 6) Nell'allegato II è aggiunta la parte F seguente: «PARTE F Altri prodotti» 7) Nell'allegato III relativo ai requisiti minimi di controllo e alle misure precauzionali previste  nell'ambito del regime di controllo di cui agli articoli 8 e 9, il titolo del primo capitolo «A.  Aziende agricole che producono vegetali e prodotti vegetali» è modificato come segue: «A.1. Vegetali e prodotti vegetali ottenuti dalla produzione agricola o dalla raccolta». 8) Nell'allegato III è aggiunto il capitolo seguente: «A.2. Animali e prodotti animali ottenuti dalla produzione agricola 1. Le aziende che producono animali e prodotti animali secondo le norme del presente regolamento  sono soggette ai requisiti di controllo previsti per le aziende che producono vegetali e prodotti  vegetali, in considerazione dell'obbligo, di cui all'allegato I, di disporre di superfici  coltivate.2. Oltre ai suddetti requisiti, devono essere osservate disposizioni specifiche per le produzioni  animali. 2.1. Nella fase iniziale dell'applicazione del regime di controllo, il produttore e l'organismo di  controllo provvedono a: - compilare una descrizione completa degli edifici zootecnici, delle aree di esercizio e di libero  accesso nonché, se del caso, dei locali adibiti al magazzinaggio e alla trasformazione degli  animali e dei prodotti animali; - compilare una descrizione completa degli impianti per il magazzinaggio del letame; - elaborare un piano di spargimento del letame, unitamente ad una descrizione completa delle  superfici destinate alle colture vegetali; - se del caso, dichiarare le disposizioni contrattuali stipulate con altri agricoltori della zona  per lo spargimento del letame; - elencare tutte le misure concrete da prendere a livello dell'unità di produzione per garantire il  rispetto delle disposizioni del presente regolamento. Le descrizioni e le misure di cui sopra sono incluse in una relazione d'ispezione, controfirmata  dal produttore interessato. La relazione deve inoltre contenere l'impegno dell'allevatore a  rispettare le disposizioni dell'articolo 6 e quelle dell'allegato I e ad accettare, in caso di  infrazione, l'applicazione delle misure di cui all'articolo 9, paragrafo 9. 2.2. I requisiti generali in materia di controllo di cui all'allegato III, parte A, punti 1, 3, 4,  5, 6, 7 e 8, relativi ai vegetali e ai prodotti vegetali, sono applicabili, con le debite varianti,  agli animali e ai prodotti animali. In deroga a tali disposizioni, è ammessa la presenza nell'azienda di medicinali veterinari a  condizione che siano stati prescritti da un veterinario in relazione ai trattamenti di cui  all'allegato I, che siano conservati in un luogo controllato e che il loro acquisto e impiego siano  annotati in un registro. 2.3. Gli animali devono essere identificati in forma permanente, per mezzo di tecniche adatte a  ciascuna specie, singolarmente per i grandi mammiferi, singolarmente o a lotti per il pollame e i  piccoli mammiferi. L'identificazione degli animali e dei relativi prodotti deve essere garantita per tutto il ciclo di  distribuzione, in particolare nel corso delle operazioni di trasporto, macellazione e ulteriore  trasformazione. 2.4. I registri zootecnici devono essere tenuti permanentemente a disposizione dell'organismo o  dell'autorità di controllo presso la sede dell'azienda. Detti registri, che forniscono una descrizione completa delle modalità di conduzione  dell'allevamento, devono contenere in particolare i seguenti dati: - per ciascuna specie, gli animali in entrata: origine, data di entrata, periodo di conversione,  marchio d'identificazione, antecedenti veterinari; - gli animali in uscita: età, numero e peso, marchio d'identificazione e destinazione; - le eventuali perdite di animali e relativa giustificazione; - alimentazione: tipo di alimenti, inclusi gli integratori alimentari, proporzioni dei vari  ingredienti della razione, periodi di pascolo in caso di limitazione dello stesso; - profilassi, interventi terapeutici e cure veterinarie: data del trattamento, diagnosi, natura dei  prodotti somministrati, modalità di trattamento, prescrizioni del veterinario con relativa  giustificazione e tempi di attesa imposti per la commercializzazione dei prodotti animali. 2.5. Quando un allevatore gestisce più unità di produzione nella stessa regione, le unità che  producono animali o prodotti animali non contemplati all'articolo 1 sono parimenti soggette al  regime di controllo per quanto riguarda il punto 2.1, primo, secondo e terzo trattino del presente  capitolo relativo agli animali e ai prodotti animali, nonché le disposizioni relative al programma  di allevamento, alla contabilità scritta e alle norme per il magazzinaggio dei prodotti zootecnici.  In queste unità non possono comunque essere allevati animali delle stesse specie allevate  nell'unità di cui al punto 1 del presente capitolo.» 9) È aggiunto il seguente nuovo allegato: «ALLEGATO VII >SPAZIO PER TABELLA> »