CELEX: 62019CA0821
Language: it
Date: 2021-11-16 00:00:00
Title: Causa C-821/19: Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 16 novembre 2021 — Commissione europea / Ungheria (Ricorso per inadempimento – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Politica d’asilo – Direttive 2013/32/UE e 2013/33/UE – Procedura di riconoscimento di una protezione internazionale – Motivi di inammissibilità – Nozioni di «paese terzo sicuro» e di «paese di primo asilo» – Sostegno offerto ai richiedenti asilo – Configurazione come reato – Divieto di ingresso nella zona frontaliera dello Stato membro interessato)

17.1.2022   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 24/4
            
         
      Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 16 novembre 2021 — Commissione europea / Ungheria
      (Causa C-821/19) (1)
      
      (Ricorso per inadempimento - Spazio di libertà, sicurezza e giustizia - Politica d’asilo - Direttive 2013/32/UE e 2013/33/UE - Procedura di riconoscimento di una protezione internazionale - Motivi di inammissibilità - Nozioni di «paese terzo sicuro» e di «paese di primo asilo» - Sostegno offerto ai richiedenti asilo - Configurazione come reato - Divieto di ingresso nella zona frontaliera dello Stato membro interessato)
      (2022/C 24/05)
      Lingua processuale: l’ungherese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Commissione europea (rappresentanti: inizialmente J. Tomkin, A. Tokár e M. Condou-Durande, successivamente J. Tomkin e A. Tokár, agenti)
      
         Convenuta: Ungheria (rappresentanti: K. Szíjjártó, M. Tátrai e M.Z. Fehér, agenti)
      
         Dispositivo
      
      
                  1)
               
               
                  L’Ungheria è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza:
                  
                              —
                           
                           
                              dell’articolo 33, paragrafo 2, della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, consentendo di respingere in quanto inammissibile una domanda di protezione internazionale con la motivazione che il richiedente è giunto nel suo territorio attraversando uno Stato in cui non è esposto a persecuzioni o a un rischio di danno grave, o in cui è garantito un adeguato livello di protezione;
                           
                        
                              —
                           
                           
                              dell’articolo 8, paragrafo 2, e dell’articolo 22, paragrafo 1, della direttiva 2013/32 nonché dell’articolo 10, paragrafo 4, della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, punendo come reato nel suo diritto interno il comportamento di qualsiasi persona che, nell’ambito di un’attività organizzativa, offra un sostegno alla presentazione o all’inoltro di una domanda di asilo nel suo territorio, qualora sia possibile provare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che tale persona era consapevole del fatto che detta domanda non poteva essere accolta, in forza del succitato diritto;
                           
                        
                              —
                           
                           
                              dell’articolo 8, paragrafo 2, dell’articolo 12, paragrafo 1, lettera c), e dell’articolo 22, paragrafo 1, della direttiva 2013/32 nonché dell’articolo 10, paragrafo 4, della direttiva 2013/33, privando del diritto di avvicinarsi alle sue frontiere esterne qualsiasi persona sospettata di aver commesso un siffatto reato.
                           
                        
            
                  2)
               
               
                  Il ricorso è respinto quanto al resto.
               
            
                  3)
               
               
                  L’Ungheria sopporta, oltre alle proprie spese, i quattro quinti delle spese della Commissione europea.
               
            
                  4)
               
               
                  La Commissione europea sopporta un quinto delle proprie spese.
               
            
         (1)  GU C 19 del 20.1.2020.