CELEX: 62001TJ0289
Language: it
Date: 2007-05-24
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) del 24 maggio 2007. # Der Grüne Punkt - Duales System Deutschland GmbH contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Intese - Sistema di raccolta e di riciclaggio di imballaggi venduti in Germania e contrassegnati dal marchio Der Grüne Punkt - Decisione d’esenzione - Oneri imposti dalla Commissione per garantire la concorrenza - Esclusiva conferita dal gestore del sistema alle imprese di smaltimento che utilizza - Restrizione della concorrenza - Necessità di garantire l’accesso dei concorrenti alle attrezzature per la raccolta utilizzate dal gestore del sistema - Impegni adottati dal gestore del sistema. # Causa T-289/01.

Causa T‑289/01
      Der Grüne Punkt – Duales System Deutschland GmbH
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Intese — Sistema di raccolta e di riciclaggio di imballaggi venduti in Germania e contrassegnati dal marchio Der Grüne Punkt — Decisione di esenzione — Oneri imposti dalla Commissione per garantire la concorrenza — Esclusiva conferita dal gestore del sistema alle imprese di smaltimento che utilizza — Restrizione della concorrenza — Necessità di garantire l’accesso dei concorrenti alle attrezzature per la raccolta utilizzate dal gestore del sistema — Impegni adottati dal gestore del sistema»
      Sentenza del Tribunale (Prima Sezione) 24 maggio 2007 
      Massime della sentenza
      1.     Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione — Impegno proposto nel corso del procedimento amministrativo
      (Art. 81 CE)
      2.     Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione — Presupposti 
      3.     Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione — Presupposti 
      (Art. 81, nn. 1 e 3, CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 8, n. 1)
      4.     Concorrenza — Regole comunitarie — Applicazione da parte dei giudici nazionali 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      5.     Concorrenza — Imprese incaricate della gestione di servizi d’interesse economico generale 
      (Art. 86, n. 2, CE)
      1.     Un impegno presentato da un’impresa durante il procedimento amministrativo per rispondere a preoccupazioni espresse dalla
         Commissione in tale ambito ha per effetto di precisare il contenuto degli accordi notificati al fine di ottenere l’attestazione
         negativa o l’esenzione ai sensi dell’art. 81 CE, indicando alla Commissione in quale modo questa impresa intende comportarsi
         in futuro. Pertanto la Commissione è legittimata ad adottare la sua decisione tenendo conto di questo impegno e non spetta
         al Tribunale esaminarne la legittimità considerando un elemento al quale l’impresa aveva rinunciato durante il procedimento
         amministrativo.
      
      (v. punti 87‑89)
      2.     In un caso in cui impianti, di proprietà dei partner contrattuali di un’impresa che rappresenta l’essenziale della domanda,
         costituiscono una costrizione per i concorrenti di questa, la Commissione può imporre a tale impresa, in quanto onere che
         condiziona un’attestazione negativa o un’esenzione ai sensi dell’art. 81 CE, l’uso condiviso, tra essa stessa e i suoi concorrenti,
         dei detti impianti, dato che altrimenti questi ultimi sarebbero privati di ogni seria possibilità di penetrare e di restare
         nel mercato di cui trattasi.
      
      (v. punti 107, 112‑113)
      3.     L’art. 8, n. 1, del regolamento n. 17 prevede che le decisioni di esenzione possano essere subordinate a condizioni e oneri,
         senza precisare a quali condizioni la Commissione debba scegliere tra l’una e l’altra di tali possibilità. Inoltre, siccome
         l’art. 81, n. 3, CE costituisce una deroga, a vantaggio delle imprese, al divieto generale di cui all’art. 81, n. 1, CE, la
         Commissione deve godere, per quanto riguarda le modalità cui è subordinata un’esenzione, di un ampio potere discrezionale,
         nel rispetto dei limiti che l’art. 81 CE pone alla sua competenza.
      
      Il fatto che la Commissione abbia in taluni casi preferito imporre condizioni piuttosto che oneri non può essere, di per sé,
         sufficiente a rimettere in causa la possibilità, offerta dal regolamento n. 17, di subordinare una decisione di esenzione
         ad oneri piuttosto che a condizioni.
      
      (v. punti 153‑154)
      4.     I giudici nazionali, quando si pronunciano su accordi o su pratiche che sono già oggetto di decisione da parte della Commissione,
         che agisce nell’ambito delle competenze ad essa conferite per far rispettare le regole comunitarie di concorrenza, non possono
         adottare decisioni in contrasto con quella della Commissione, anche se quest’ultima è in contrasto con la decisione pronunciata
         dal giudice nazionale di primo grado.
      
      (v. punto 197)
      5.     Anche supponendo che un’impresa che gestisce un sistema di raccolta e di riciclaggio di imballaggi di vendita sia incaricata
         di un servizio economico generale ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE, il fatto che la Commissione le abbia imposto l’onere di
         non impedire alle imprese di smaltimento di concludere contratti con i concorrenti di tale impresa che autorizzino questi
         ultimi ad usare i loro cassonetti e le altre attrezzature per la raccolta e la cernita degli imballaggi e di onorare tali
         contratti non consente assolutamente di provare che la realizzazione, a condizioni economicamente accettabili, del servizio
         di ritiro e di riciclaggio affidato ala sistema sia minacciata.
      
      (v. punti 207‑208)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      24 maggio 2007(*)
      
      «Concorrenza – Intese – Sistema di raccolta e di riciclaggio di imballaggi venduti in Germania e contrassegnati dal marchio Der Grüne Punkt – Decisione di esenzione – Oneri imposti dalla Commissione per garantire la concorrenza – Esclusiva conferita dal gestore del sistema alle imprese di smaltimento che utilizza – Restrizione della concorrenza – Necessità di garantire l’accesso dei concorrenti alle attrezzature per la raccolta utilizzate dal gestore del sistema – Impegni adottati dal gestore del sistema»
      Nella causa T‑289/01, 
      Der Grüne Punkt – Duales System Deutschland GmbH, già Der Grüne Punkt – Duales System Deutschland AG, con sede in Colonia (Germania), rappresentata dagli avv.ti W. Deselaers,
         B. Meyring e E. Wagner, 
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata inizialmente dal sig. S. Rating, successivamente dal sig. P. Oliver, dalla sig.ra H. Gading e dal sig. M. Schneider,
         e infine dai sigg. W. Mölls e R. Sauer, in qualità di agenti, 
      
      convenuta,
      sostenuta da:
      Landbell AG für Rückhol-Systeme, con sede in Magonza (Germania), rappresentata dagli avv.ti A. Rinne e A. Walz, 
      
      interveniente,
      avente ad oggetto l’annullamento dell’art. 3 della decisione della Commissione 17 settembre 2001, 2001/837/CE, in un procedimento
         ex articolo 81 del Trattato CE ed ex articolo 53 dell’Accordo SEE (casi COMP/34493 – DSD, COMP/37366 – Hofmann + DSD, COMP/37299
         – Edelhoff + DSD, COMP/37291 – Rechmann + DSD, COMP/37288 – ARGE e 5 altri + DSD, COMP/37287 – AWG e 5 altri + DSD, COMP/37526
         – Feldhaus + DSD, COMP/37254 – Nehlsen + DSD, COMP/37252 – Schönmakers + DSD, COMP/37250 – Altvater + DSD, COMP/37246 – DASS + DSD,
         COMP/37245 – Scheele + DSD, COMP/37244 – SAK + DSD, COMP/37243 – Fischer + DSD, COMP/37242 – Trienekens + DSD, COMP/37267
         – Interseroh + DSD) (GU L 319, pag. 1) o, in subordine, l’annullamento della decisione nella sua interezza e l’annullamento
         dell’impegno della ricorrente riportato al punto 72 di tale decisione, 
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO
      DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Prima Sezione), 
      composto dai sigg. R. García-Valdecasas, presidente, J.D. Cooke e dalla sig.ra I. Labucka, giudici,
      cancelliere: sig.ra K. Andová, amministratore
      vista la fase scritta e in seguito alla trattazione orale dell’11 e 12 luglio 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Ambito normativo
      A –  Decreto sulla prevenzione dei rifiuti derivanti da imballaggi
      1       Il 12 giugno 1991, il governo tedesco adottava la Verordnung über die Vermeidung von Verpackungsabfällen (decreto sulla prevenzione
         dei rifiuti derivanti da imballaggi (BGBl. 1991 I, pag. 1234)), la cui versione modificata –applicabile nella presente causa
         – è entrata in vigore il 28 agosto 1998 (in prosieguo: il «decreto» o il «decreto sugli imballaggi»). Tale decreto ha lo scopo
         di evitare e limitare le conseguenze sull’ambiente dei rifiuti da imballaggi. A tale effetto, esso obbliga i produttori e
         i distributori a riprendere e a riciclare gli imballaggi per la vendita usati al di fuori del sistema pubblico di smaltimento
         dei rifiuti. 
      
      2       Ai termini dell’art. 3, n. 1, del decreto, gli imballaggi per la vendita (in prosieguo: gli «imballaggi») servono ad imballare,
         presso i punti vendita, un articolo destinato al consumatore finale. Si tratta anche di imballaggi usati dai negozi, nel settore
         della ristorazione e da altre imprese di servizi per permettere o facilitare la consegna dei prodotti al consumatore finale
         (imballaggi di servizio), nonché piatti e posate monouso. 
      
      3       L’art. 3, n. 7, del decreto definisce produttore chiunque produca imballaggi, materiali da imballaggio o prodotti che consentono
         di fabbricare direttamente imballaggi, nonché chiunque introduca imballaggi nel territorio tedesco. Ai sensi dell’art. 3,
         n. 8, del decreto, è distributore chi immette in commercio imballaggi, materiali per imballaggi o prodotti che consentono
         di fabbricare direttamente imballaggi, o ancora merci contenute in imballaggi, indipendentemente dalla fase in cui li immette
         nel commercio. Anche le imprese di vendita per corrispondenza sono considerate distributori ai sensi del decreto. Infine,
         il consumatore finale è definito in via di principio dall’art. 3, n. 10, del decreto come colui che non procede ad ulteriore
         vendita delle merci nella forma in cui queste sono a lui pervenute.
      
      4       I produttori e i distributori di imballaggi possono adempiere in due modi l’obbligo di ripresa e riciclaggio imposto loro
         nel decreto. 
      
      5       Da un lato, ai sensi dell’art. 6, nn. 1 e 2, del decreto, i produttori e i distributori devono riprendere gratuitamente gli
         imballaggi utilizzati dal consumatore finale, nel luogo dell’effettiva consegna o nelle sue immediate vicinanze, e indirizzarli
         al riciclaggio (in prosieguo: la «soluzione autonoma»). L’obbligo di ripresa per un distributore si limita agli imballaggi
         di tipo, forma e dimensioni nonché agli imballaggi di prodotti che fanno parte del suo assortimento. Per i distributori con
         una superficie di vendita inferiore ai m2 200, l’obbligo di ripresa è limitato ai prodotti contrassegnati dai marchi da essi venduti (articolo 6, n. 1, quarta e quinta
         frase, del decreto). Secondo l’art. 6, n. 1, terza frase, del decreto, nell’ambito di una soluzione autonoma, il distributore
         deve segnalare al consumatore finale la possibilità della restituzione dell’imballaggio «con cartelli chiaramente riconoscibili
         e leggibili».
      
      6       Dall’altro, ai sensi dell’art. 6, n. 3, prima frase, del decreto, i produttori e i distributori possono partecipare ad un
         sistema che garantisca, in tutta la zona di approvvigionamento del distributore, la raccolta regolare degli imballaggi per
         la vendita usati, presso il domicilio del consumatore finale o in prossimità di esso, per sottoporli a riciclaggio (in prosieguo:
         il «sistema con esonero»). I produttori e i distributori che aderiscono ad un sistema con esonero sono esentati dai loro obblighi
         di ripresa e di riciclaggio per tutti gli imballaggi coperti da tale sistema. Secondo il punto 4, n. 2, seconda frase, dell’allegato
         I al decreto, i produttori e i distributori devono rendere nota la loro partecipazione ad un sistema con esonero «mediante
         etichettatura o con altri mezzi idonei». Essi possono anche menzionare tale partecipazione sugli imballaggi o usare altri
         mezzi quali, ad esempio, informare la clientela nel punto vendita o mediante un avviso apposto sulla confezione. 
      
      7       In applicazione dell’art. 6, n. 3, undicesima frase, del decreto, i sistemi con esonero devono essere omologati dalle autorità
         competenti dei Land in questione. Per essere omologati, tali sistemi, in particolare, devono estendersi al territorio di almeno
         un Land, devono realizzare raccolte regolari nelle vicinanze del domicilio dei consumatori e devono aver concluso accordi
         con le autorità locali preposte allo smaltimento dei rifiuti. Qualunque impresa che soddisfi tali requisiti in un Land può
         organizzarvi un sistema con esonero omologato.
      
      8       Dal 1° gennaio 2000, le soluzioni autonome e i sistemi con esonero sono sottoposti al rispetto delle stesse quote di riciclaggio.
         Tali quote, indicate nell’allegato I al decreto, variano a seconda del materiale di cui è costituito l’imballaggio. Il rispetto
         degli obblighi di ripresa e di riciclaggio è garantito, nel caso della soluzione autonoma, attraverso rapporti di esperti
         indipendenti e, nel caso del sistema con esonero, sulla base di una documentazione verificabile sui quantitativi di imballaggi
         raccolti e riciclati.
      
      9       Peraltro, l’art. 6, n. 1, nona frase, del decreto dispone che, se un distributore non adempie il suo obbligo di ritiro e di
         riciclaggio mediante una soluzione autonoma, esso lo deve fare attraverso un sistema con esonero.
      
      10     A tale riguardo, nelle loro osservazioni del 24 maggio 2000, comunicate alla Commissione durante il procedimento amministrativo
         (in prosieguo: le «osservazioni delle autorità tedesche»), le autorità tedesche hanno affermato che il decreto sugli imballaggi
         permetteva al distributore di combinare il ritiro nelle vicinanze di un negozio, nell’ambito di una soluzione autonoma, e
         la raccolta in prossimità del consumatore finale, nell’ambito di un sistema con esonero, partecipando al sistema con esonero
         solo per una parte degli imballaggi che esso avesse immesso nel mercato. 
      
      11     Nelle osservazioni delle autorità tedesche si è anche affermato che, se il distributore sceglieva di partecipare ad un sistema
         con esonero per la totalità degli imballaggi da esso venduti, esso non era più sottoposto agli obblighi previsti all’art. 6,
         nn. 1 e 2, di modo che, successivamente, una soluzione di smaltimento autonomo non era più possibile. Al contrario, se il
         distributore sceglieva di partecipare subito ad una soluzione autonoma, un’ulteriore partecipazione ad un sistema con esonero
         restava possibile, se non si fosse raggiunta la quota di riciclaggio nell’ambito dello smaltimento autonomo. 
      
      B –  Sistema con esonero della Der Grüne Punkt – Duales System Deutschland GmbH, contratto di utilizzazione del logo e contratto
            di prestazione di servizi
      12     Dal 1991 la Der Grüne Punkt – Duales System Deutschland GmbH (in prosieguo: la «ricorrente» o la «DSD») è l’unica società
         che gestisce un sistema con esonero sulla totalità del territorio tedesco (in prosieguo: il «sistema DSD»). A tal fine, la
         DSD ha ottenuto l’omologazione da parte delle autorità competenti di tutti i Land nel 1993.
      
      13     Per ricorrere al sistema DSD i produttori e distributori devono concludere con la DSD un contratto che attribuisce loro il
         diritto di utilizzare il logo Der Grüne Punkt (in prosieguo, anche: il «marchio Der Grüne Punkt»), che corrisponde al marchio
         collettivo Der Grüne Punkt, di cui la DSD è titolare. In cambio i produttori e i distributori interessati pagano un corrispettivo
         alla DSD. Il contratto di utilizzazione del logo è oggetto della decisione della Commissione 20 aprile 2001, 2001/463/CE,
         in un procedimento ex articolo 82 (…) CE (Caso COMP D3/34493 – DSD) (GU L 166, pag. 1). Tale decisione è stata impugnata con
         ricorso di annullamento proposto dalla ricorrente nella causa T-151/01, DSD/Commissione.
      
      14     Nell’ambito del sistema DSD, la ricorrente non raccoglie né ricicla essa stessa gli imballaggi usati ma subappalta tale servizio
         a imprese di smaltimento. Le relazioni tra la DSD e tali imprese sono regolate da un contratto tipo, modificato a più riprese,
         che ha per oggetto la creazione e la gestione di un sistema finalizzato alla raccolta e allo smistamento degli imballaggi
         (in prosieguo: il «contratto di prestazione di servizi»). Una volta smistati, tali materiali sono portati in un centro di
         riciclaggio per essere riciclati. 
      
       Fatti 
      15     Il 2 settembre 1992, la DSD notificava alla Commissione, oltre al proprio atto costitutivo, una serie di accordi, tra i quali
         il contratto di prestazione di servizi – l’unico accordo che interessa la presente causa –, al fine di ottenere un’attestazione
         negativa o, in mancanza, una decisione di esenzione. 
      
      16     Il 27 marzo 1997, la Commissione pubblicava nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (GU C 100, pag. 4), la comunicazione di cui all’art. 19, n. 3, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo
         regolamento d’applicazione degli articoli [81 CE] e [82 CE] (GU 1962, n. 13, pag. 204), in cui essa annunciava la propria
         intenzione di assumere una posizione favorevole in merito agli accordi notificati. 
      
      17     In tale comunicazione, la Commissione rendeva specificamente noto che la DSD aveva assunto nei suoi confronti una serie di
         impegni, tra cui quello di non esigere che le imprese incaricate dello smaltimento dei rifiuti operassero in esclusiva per
         la DSD e di non obbligare tali imprese ad utilizzare i contenitori o le altre installazioni per la raccolta esclusivamente
         al fine di eseguire il contratto di prestazione di servizi. La DSD aveva precisato tuttavia che tale secondo impegno non si
         applicava quando l’utilizzazione dei contenitori o delle altre installazioni per la raccolta da parte di terzi fosse incompatibile
         con l’«autorizzazione delle autorità competenti», o quando il decreto sugli imballaggi o altre disposizioni di legge disponessero
         diversamente ovvero quando tale utilizzo fosse inaccettabile per altri motivi connessi, ad esempio, all’utilizzo di sostanze
         nocive. La DSD affermava inoltre che, nel calcolo del corrispettivo spettante alle imprese di smaltimento dei rifiuti, poteva
         tenersi conto dell’utilizzazione dei contenitori e delle altre installazioni per la raccolta da parte di terzi (punti 66 e
         67 della comunicazione nella Gazzetta ufficiale, punti 71 e 134 della decisione impugnata).
      
      18     A seguito della pubblicazione di tale comunicazione nella Gazzetta ufficiale, la Commissione riceveva osservazioni da parte
         di terzi interessati riguardo a diversi aspetti concernenti l’applicazione del contratto di prestazione di servizi. Tali terzi
         riferivano che, in pratica, contrariamente ai citati impegni, la DSD non permetteva loro di accedere liberamente agli impianti
         di raccolta utilizzati dalle controparti contrattuali (in prosieguo, anche: le «controparti») della DSD (punti 76 e 77 della
         decisione impugnata). Nella decisione impugnata, la Commissione rileva, infatti, che la DSD aveva richiesto che i suoi concorrenti
         fossero autorizzati a usare tali attrezzature solo previo suo consenso. Tale richiesta era alla base di una denuncia a norma
         dell’art. 82 CE proposta dalla Vereinigung für Wertstoffrecycling (associazione tedesca per il riciclaggio dei rifiuti; in
         prosieguo: la «VfW») nonché costituiva oggetto di una causa dinanzi al Landgericht Köln (Tribunale di Colonia, Germania) (punti
         57 e 136 della decisione impugnata). 
      
      19     In detta causa, la DSD aveva avviato un’azione, fondandosi sulla legge tedesca sulla concorrenza sleale, nei confronti di
         una soluzione autonoma, la VfW, che mirava ad utilizzare gratuitamente le attrezzature per la raccolta usate dal sistema DSD
         in taluni ospedali tedeschi. Tale causa ha dato luogo alla sentenza del Landgericht Köln 18 marzo 1997, in cui la domanda
         della DSD è stata accolta nel senso che il giudice tedesco ha dichiarato illegale l’utilizzo in comune (in prosieguo, anche:
         l’«utilizzo congiunto») a titolo gratuito delle attrezzature per la raccolta rientranti nell’ambito del sistema DSD. In tale
         sentenza il Landgericht Köln affermava anche che, tenuto conto delle circostanze della fattispecie, vi poteva essere un compenso
         adeguato per un tale utilizzo in comune solo se la VfW avesse pagato direttamente alla DSD una sorta di canone a titolo dell’utilizzo
         in comune di tali attrezzature per la raccolta. 
      
      20     In tale contesto, la Commissione segnalava alla DSD, con lettera del 21 agosto 1997, che un comportamento consistente nell’impedire
         a terzi di utilizzare gli impianti di raccolta delle sue controparti poteva rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 82 CE,
         evidenziando l’importanza che poteva rivestire tale comportamento riguardo al procedimento di esenzione in quanto, conformemente
         alla quarta condizione di cui all’art. 81, n. 3, CE, un accordo, notificato al fine di ottenerne l’esenzione, non deve dare
         la possibilità di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti di cui trattasi. 
      
      21     A seguito di tale presa di posizione della Commissione, la DSD proponeva il seguente impegno per rimediare alle preoccupazioni
         esposte dalla detta istituzione nella sua lettera del 21 agosto 1997 (punti 58, 72 e 137 della decisione impugnata): 
      
      «[La DSD] è disposta a rinunciare all’esercizio del diritto di inibizione, quale quello stabilito nella sentenza del [Landgericht
         Köln], in data 18 marzo 1997, nei confronti sia di VfW sia in altri casi analoghi. Ciò non preclude l’esercizio del diritto
         d’informazione e del diritto a un compenso nei confronti delle imprese di smaltimento, contrattualmente vincolate [alla DSD]».
      
       Decisione impugnata 
      22     Il 17 settembre 2001 la Commissione adottava la decisione 2001/837/CE, in un procedimento ex articolo 81 del Trattato CE ed
         ex articolo 53 dell’Accordo SEE (Casi COMP/34493 – DSD, COMP/37366 – Hofmann + DSD, COMP/37299 – Edelhoff + DSD, COMP/37291
         – Rechmann + DSD, COMP/37288 – ARGE e 5 altri + DSD, COMP/37287 – AWG e 5 altri + DSD, COMP/37526 – Feldhaus + DSD, COMP/37254
         – Nehlsen + DSD, COMP/37252 – Schönmakers + DSD, COMP/37250 – Altvater + DSD, COMP/37246 – DASS + DSD, COMP/37245 – Scheele + DSD,
         COMP/37244 – SAK + DSD, COMP/37243 – Fischer + DSD, COMP/37242 – Trienekens + DSD, COMP/37267 – Interseroh + DSD) (GU L 319,
         pag. 1; in prosieguo: la «decisione impugnata» o la «decisione»). 
      
      23     La valutazione effettuata dalla Commissione nella decisione impugnata ha come punto di partenza la domanda fatta dalla DSD
         per ottenere un’attestazione negativa o, se del caso, una decisione di esenzione per il contratto di prestazione di servizi.
      
      A –  Sul rapporto contrattuale tra la DSD e le imprese di smaltimento
      24     La DSD non raccoglie direttamente gli imballaggi, bensì si avvale di imprese di smaltimento con cui stipula un contratto di
         prestazione di servizi. In applicazione dell’art. 1 di tale contratto tipo, la DSD affida in esclusiva a ciascuna impresa
         di smaltimento il compito di raccogliere e smistare gli imballaggi in una determinata area conformemente ad un sistema con
         esonero, e ciò per una durata di circa quindici anni (in prosieguo: la «clausola di esclusiva a favore dell’impresa di smaltimento»
         o «la clausola di esclusiva»). 
      
      25     Tale raccolta viene effettuata mediante contenitori installati presso le abitazioni dei consumatori interessati, oppure attraverso
         la raccolta o lo svuotamento dei sacchi di plastica o dei contenitori distribuiti ai consumatori dall’impresa di smaltimento.
         Questa è proprietaria dei contenitori destinati alla raccolta e degli imballaggi che vi sono depositati o che essa ha raccolto.
         La cernita dei materiali raccolti rientra nei compiti delle imprese di smaltimento e viene normalmente effettuata presso aziende
         specializzate. Ciascuna impresa di smaltimento riceve una remunerazione dalla DSD commisurata al peso di ciascun tipo di materiale,
         ai costi di smaltimento dei rifiuti sottoposti alla cernita e al risultato della raccolta (punti 32, 45 e 51 della decisione
         impugnata). 
      
      26     La decisione impugnata rileva, incidentalmente, che le imprese esercenti lo smaltimento normalmente raccolgono, oltre agli
         imballaggi di carta e cartone, anche vecchia carta stampata (giornali e riviste). Orbene, siccome la raccolta di tale carta
         stampata, che rappresenta circa il 75% di questo tipo di materiali, non rientra fra i compiti della DSD, essa non viene da
         questa retribuita (punto 32 della decisione impugnata). 
      
      B –  Valutazione relativa all’art. 81, n. 1, CE
      27     Nell’ambito di questa valutazione, la decisione impugnata considera due aspetti del contratto di prestazione di servizi. 
      1.     Sulla clausola di esclusiva a favore dell’impresa di smaltimento 
      28     In primo luogo la decisione impugnata rileva che la clausola di esclusiva a favore dell’impresa di smaltimento inserita in
         tutti i contratti di prestazione di servizi conclusi tra la DSD e le sue controparti ha l’effetto di impedire alle altre imprese
         di smaltimento di offrire i loro servizi alla DSD (punti 122-124 della decisione impugnata). 
      
      29     Per valutare tale clausola ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE, la Commissione esamina, innanzitutto, la situazione della domanda
         nel mercato tedesco della raccolta e della cernita degli imballaggi presso i consumatori (in prosieguo: il «mercato della
         raccolta presso i consumatori»). A tale riguardo, la decisione impugnata afferma che la DSD tratta circa il 70% degli imballaggi
         che possono essere raccolti in Germania e almeno l’80% della domanda sul mercato della raccolta presso i consumatori. L’importanza
         della DSD è quindi determinante tanto a livello nazionale, dove costituisce l’unico sistema con esonero disponibile, quanto
         a livello delle 500 aree coperte dai contratti per la prestazione di servizi (punti 126 e 127 della decisione impugnata).
         
      
      30     Dal lato dell’offerta, la decisione impugnata evidenzia, poi, che un gran numero di operatori propongono servizi di raccolta.
         La decisione indica anche che «è da ritenersi alquanto improbabile, per ragioni di ordine economico e di organizzazione logistica
         dello smaltimento, che si istituisca un altro sistema di raccolta parallelo a quello di DSD». Al contrario, la decisione rileva
         che «nella fattispecie, sarebbe più realistico per un potenziale sistema di esonero concorrente o per una soluzione di smaltimento
         autonoma, proprio per il vincolo rappresentato da un’infrastruttura di raccolta presso le abitazioni, collaborare con le imprese
         esercenti lo smaltimento dei rifiuti che già attualmente espletano il servizio di raccolta per conto di DSD nell’ambito del
         contratto di prestazione di servizi». Così, secondo la Commissione, solo per certe utenze selezionate, assimilate ai nuclei
         familiari, quali ospedali o mense, in determinate condizioni logistiche e per determinati imballaggi, imprese esercenti lo
         smaltimento dei rifiuti diverse dalle controparti della DSD potrebbero prospettare la sistemazione di contenitori di raccolta
         supplementari rispetto a quelli usati dal sistema DSD. La decisione considera, tuttavia, che tali possibilità siano relativamente
         limitate sotto il profilo dell’incidenza economica e che sia quindi poco probabile che, nel corso dell’esecuzione del contratto,
         per le imprese di smaltimento escluse si presentino possibilità di offerta dei loro servizi su ciascuna area contrattuale
         interessata da un contratto di prestazione di servizi della DSD che abbiano un’incidenza significativa (punti 127 e 128 della
         decisione impugnata). 
      
      31     Peraltro, la decisione rileva che la durata della clausola di esclusiva costituisce un elemento importante per valutare gli
         effetti di questa sulla concorrenza, dato che maggiore è tale durata, maggiore è l’effetto che tale clausola ha di privare
         per un lungo periodo le imprese di smaltimento, diverse dalle controparti della DSD, della possibilità di proporre un’offerta
         per soddisfare la domanda del più importante sistema con esonero tedesco (punti 129 e 130 della decisione impugnata). 
      
      32     Alla fine di tale analisi la Commissione constata che l’accesso delle imprese di smaltimento al mercato della raccolta presso
         i consumatori risulta notevolmente ostacolato, con conseguente notevole chiusura dei mercati in una parte sostanziale del
         mercato comune. Di conseguenza, la clausola di esclusiva a favore delle imprese di smaltimento costituisce una restrizione
         della concorrenza ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE (punto 132 della decisione impugnata). Interrogata su tale punto in udienza,
         la DSD ha affermato che essa non contestava tale analisi. 
      
      2.     Sull’accesso alle infrastrutture delle imprese di smaltimento
      33     In secondo luogo, la decisione impugnata esamina entro quali limiti un concorrente della DSD possa avere accesso alle infrastrutture
         delle imprese di smaltimento. A tale riguardo, la Commissione sostiene che, a suo parere, vi sarebbe una restrizione della
         concorrenza ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE «qualora il contratto di prestazione di servizi fosse strutturato in modo tale
         da precludere ai concorrenti di DSD l’accesso all’infrastruttura di smaltimento» (punto 133 della decisione impugnata).
      
      34     Per giustificare tale affermazione la decisione richiama, da un lato, il fatto che le infrastrutture delle imprese di smaltimento
         rivestono «per l’effetto di strozzatura costituito dall’infrastruttura di raccolta presso le abitazioni (…) una particolare
         importanza sotto il profilo della concorrenza». Infatti, la decisione rileva che tale tipo di raccolta si effettua, come regola
         generale, presso tutti i consumatori di un ente locale (i sistemi di raccolta a domicilio), fatta eccezione per qualche sporadico
         sistema di consegna volontaria centralizzata (deposito pubblico di rifiuti). La decisione segnala anche che, per motivi logistici,
         solo un numero limitato di imprese è in grado di effettuare in modo economicamente efficiente lo smaltimento dei rifiuti dei
         nuclei familiari. In più, la decisione evidenzia che, a causa delle limitazioni di spazio, così come delle radicate abitudini
         dei consumatori finali in termini di smaltimento, in tali punti di raccolta si può mettere a disposizione un solo contenitore
         di raccolta per ciascuna categoria di materiali (ad esempio vetro, carta, imballaggi leggeri). Queste circostanze costituiscono
         il motivo principale per cui la raccolta contestuale dei rifiuti domestici e dei materiali riciclati è affidata in generale
         ad un’unica impresa di smaltimento (punto 133 della decisione impugnata, letto in collegamento con i punti 92 e 93 della stessa
         decisione). Dall’altro, la decisione ricorda che sono state espresse riserve dal punto di vista della concorrenza a seguito
         della pubblicazione della comunicazione nella Gazzetta ufficiale. La Commissione si riferisce qui al fatto che, in tale occasione,
         diversi terzi interessati hanno fatto notare che, contrariamente ad una prima serie di impegni proposti dalla DSD (v. il precedente
         punto 17), tale impresa non permetteva ai terzi di accedere liberamente alle infrastrutture di smaltimento delle sue controparti,
         pretendendo di dare il proprio previo consenso per l’utilizzo in comune di tali impianti (punto 133 della decisione impugnata,
         letto in collegamento con i punti 76 e 77 della stessa decisione). 
      
      35     In tale contesto, la decisione impugnata ricorda che, in un primo momento, la DSD aveva rivendicato che i terzi potessero
         solo previo suo consenso utilizzare anch’essi le attrezzature di raccolta delle sue controparti. La decisione precisa tuttavia
         che a seguito della lettera del 21 agosto 1997, che segnalava alla DSD che un tale comportamento poteva rientrare nell’ambito
         di applicazione dell’art. 82 CE, la DSD aveva rinunciato a far valere la necessità di ottenere il suo consenso affinché terzi
         potessero utilizzare le attrezzature di raccolta delle controparti della DSD (v. i precedenti punti 20 e 21). La decisione
         illustra anche che «[a]ltrettanto problematico sarebbe se DSD esigesse direttamente dai terzi un compenso per tale utilizzo
         o pretendesse d’intervenire nella negoziazione di un adeguato corrispettivo per l’uso congiunto degli stessi contenitori da
         parte delle imprese di smaltimento e di terzi». Tuttavia, la decisione si prende cura di affermare che in caso di utilizzo
         in comune degli impianti delle sue controparti, la DSD resta libera di concordare una riduzione del corrispettivo versato
         a tali imprese e può controllare parimenti che non le siano addebitati servizi prestati a terzi (punti 136-138 della decisione
         impugnata). 
      
      36     Tenuto conto di tali impegni e di tali precisazioni, la Commissione ritiene che il contratto di prestazione di servizi non
         contenga nessuna clausola di esclusiva a favore della DSD e che le imprese di smaltimento possano offrire i loro servizi ai
         concorrenti della DSD. La decisione evidenzia così che «[i]l contratto di prestazione di servizi non impedisce pertanto ai
         concorrenti di DSD di accedere all’infrastruttura di smaltimento, per cui non si configura una limitazione della concorrenza
         ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, (…) CE» (punti 134-139 della decisione impugnata). 
      
      C –  Valutazione relativa all’art. 81, n. 3, CE 
      37     Per dichiarare l’inapplicabilità delle disposizioni dell’art. 81, n. 1, CE al contratto di prestazione di servizi, la decisione
         impugnata esamina la clausola di esclusiva a favore dell’impresa di smaltimento riguardo alle condizioni previste dall’art. 81,
         n. 3, CE.
      
      38     A tale riguardo, la decisione impugnata afferma che tale clausola contribuisce a migliorare la produzione e a promuovere il
         progresso tecnico o economico, perché permette di realizzare obiettivi ambientali (punti 142-146 della decisione impugnata),
         riservando nel contempo ai consumatori una congrua parte dell’utile che ne deriva (punti 147-149 della decisione impugnata).
      
      39     Allo stesso modo, riguardo al carattere indispensabile del vincolo di esclusiva previsto nel contratto di prestazione di servizi,
         la decisione impugnata evidenzia che per la realizzazione del sistema DSD sono necessari notevoli investimenti da parte delle
         imprese di smaltimento, che devono poter ottenere dalla DSD determinate assicurazioni quanto alla durata del contratto per
         permettere loro di ammortizzare tali investimenti e di trarne un utile. Al termine di tale esame, la Commissione ritiene tuttavia
         necessario ridurre la durata inizialmente prevista del vincolo di esclusiva, fissandone la scadenza al 31 dicembre 2003 (punti
         150-157 della decisione impugnata). 
      
      40     In ultimo luogo, la decisione impugnata esamina la questione se il vincolo di esclusiva abbia natura tale da eliminare la
         concorrenza nel mercato della raccolta presso i consumatori. A tale riguardo, la Commissione comincia notando che le imprese
         di smaltimento escluse dal sistema DSD possono sempre fornire le loro prestazioni nell’ambito delle soluzioni autonome che
         sono, in ogni caso, possibili per quanto riguarda determinate combinazioni sia di imballaggi per la vendita sia di punti di
         raccolta a margine del mercato della raccolta presso i consumatori (punto 159 della decisione impugnata). 
      
      41     Peraltro, la Commissione rileva che il mercato della raccolta presso i consumatori si caratterizza per il fatto che l’affidamento
         della totalità di una zona contrattuale ad un’unica impresa di smaltimento è economicamente vantaggioso e che la possibilità
         di una duplicazione delle attrezzature per la raccolta presso le abitazioni è, in diversi casi, relativamente poco redditizia
         per motivi relativi soprattutto ad economie di spazio e alla logistica dello smaltimento nonché alle tradizioni radicate di
         smaltimento da parte dei consumatori finali. Secondo la Commissione, anche i contenitori di raccolta degli imballaggi situati
         nei pressi delle abitazioni rappresentano una strozzatura. Essa pertanto ritiene realistico presupporre che i sistemi con
         esonero concorrenti del sistema DSD e, in parte, anche le soluzioni autonome ricorrano spesso alle imprese di smaltimento
         che lavorano per la DSD. Tale analisi permette alla Commissione di ricordare la necessità dell’utilizzo in comune delle strutture
         di raccolta delle controparti della DSD dato che «il libero accesso all’infrastruttura di raccolta realizzata dai partner
         di DSD nei contratti di prestazione di servizi rappresenta una condizione fondamentale sia per l’intensificazione della concorrenza
         sul lato della domanda di servizi di raccolta e cernita degli imballaggi (…) presso i consumatori finali (…) che per l’intensificazione
         della concorrenza sul mercato a monte dell’organizzazione del ritiro e del riciclaggio di detti imballaggi (…) presso tali
         consumatori» (punto 162 della decisione impugnata). A tale riguardo, la decisione ricorda che il contratto di prestazione
         di servizi non impegna le imprese di smaltimento in maniera esclusiva nei riguardi della DSD e che la DSD ha assunto diversi
         impegni, tra cui quello di astenersi dall’obbligare le imprese di smaltimento ad utilizzare i contenitori per lo smaltimento
         esclusivamente per l’adempimento degli obblighi di cui al contratto di prestazione di servizi, e quello di non intentare un’azione
         inibitoria verso terzi in caso di utilizzo in comune delle attrezzature di raccolta di tali imprese di smaltimento (punti
         158-163 della decisione impugnata).
      
      D –  Oneri imposti dalla Commissione cui è subordinata la decisione di esenzione 
      42     Per garantire che si verifichino effettivamente gli attesi effetti sulla concorrenza e che ricorrano i presupposti per un’esenzione
         ai sensi dell’art. 81, n. 3, CE, la Commissione ha ritenuto necessario subordinare la sua decisione di esenzione del contratto
         di prestazione di servizi ad alcuni oneri ai sensi dell’art. 8 del regolamento n. 17 (punto 164 della decisione impugnata).
         
      
      43     Il primo onere è imposto alla DSD all’art. 3, lett. a), della decisione impugnata, ai sensi del quale la «DSD non impedisce
         alle imprese esercenti lo smaltimento dei rifiuti di concludere e realizzare con concorrenti di DSD contratti per l’utilizzo
         congiunto di contenitori od altre attrezzature per la raccolta e la cernita di imballaggi per la vendita usati». 
      
      44     Il secondo onere è definito all’art. 3, lett. b), della decisione, ai sensi del quale la «DSD non può richiedere alle imprese
         di smaltimento dei rifiuti che concludono con i concorrenti di DSD contratti per l’utilizzo congiunto di contenitori o altre
         attrezzature per la raccolta e la cernita di imballaggi per la vendita usati, di comprovare a DSD le quantità di imballaggi
         che non sono state raccolte per il sistema DSD». 
      
      45     Per spiegare perché oneri di tal genere debbano essere imposti a dispetto dell’impegno da parte della DSD di autorizzare i
         suoi concorrenti ad utilizzare le infrastrutture per la raccolta, la decisione impugnata si riferisce all’importanza centrale
         che riveste il libero accesso a tali infrastrutture per lo sviluppo della concorrenza e le riserve espresse dalla DSD riguardo
         all’attuazione di uno degli impegni menzionati al punto 71 della decisione (punto 164 della decisione impugnata). 
      
      E –  Conclusioni 
      46     Tenuto conto degli impegni sottoscritti dalla DSD, così come degli oneri cui la decisione è subordinata, la decisione impugnata
         conclude rilevando che un libero accesso alle attrezzature per la raccolta è possibile in pratica senza restrizioni. Secondo
         la decisione, tanto i sistemi con esonero concorrenti del sistema DSD quanto i sistemi autonomi di smaltimento dispongono
         di realistiche possibilità di ingresso sul mercato della raccolta presso il consumatore. Tali possibilità permettono anche
         di constatare la presenza delle condizioni necessarie per l’intensificazione della concorrenza sul mercato a monte dell’organizzazione
         del ritiro e del riciclaggio degli imballaggi presso i consumatori (punti 176-178 della decisione impugnata). 
      
      47     Di conseguenza, la decisione impugnata rileva che la clausola di esclusiva a favore delle imprese di smaltimento, presente
         nel contratto di prestazione di servizi, soddisfa i requisiti previsti per l’applicazione dell’art. 81, n. 3, CE (punto 179
         della decisione impugnata). Nell’art. 2 della decisione impugnata la Commissione rileva quindi che «le disposizioni dell’articolo
         81, paragrafo 1, (…) CE (…) sono dichiarate inapplicabili, ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 3 [CE] (…), ai contratti individuali
         di prestazione di servizi che prevedono un vincolo di esclusiva e con una durata contrattuale massima fino al termine del
         2003» e che «l’esenzione ha effetto dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2003».
      
      48     Tale esenzione è subordinata ai due oneri citati (v. i precedenti punti 43 e 44) di cui all’art. 3 della decisione con lo
         scopo, riguardo al primo, di garantire l’accesso alle attrezzature per la raccolta dei contraenti dei contratti di prestazione
         di servizi e di evitare l’esclusione della concorrenza nei mercati rilevanti e, riguardo al secondo, di permettere ai concorrenti
         della DSD di disporre liberamente dei quantitativi di imballaggi raccolti nell’ambito dell’utilizzo in comune delle attrezzature
         di raccolta. Tali oneri sono indispensabili per evitare l’esclusione della concorrenza nei mercati rilevanti e rappresentano
         una concretizzazione degli impegni assunti dalla DSD, volta a garantire la certezza del diritto di tali ultimi (punto 182
         della decisione impugnata). 
      
      49     In ultimo luogo, la decisione impugnata rileva che, qualora fosse constatato attraverso una decisione di ultimo grado di un
         competente tribunale tedesco che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, l’utilizzo in comune da parte di terzi
         delle attrezzature di smaltimento delle imprese contraenti del contratto di prestazione di servizi non è compatibile con il
         decreto sugli imballaggi, ciò costituirebbe una fondamentale modifica dei fatti alla base della presente decisione e la Commissione,
         di conseguenza, dovrebbe esaminare nuovamente i presupposti per l’applicazione dell’art. 81, n. 3, CE al contratto di prestazione
         di servizi, revocando eventualmente la dichiarazione di esenzione (punto 183 della decisione impugnata). 
      
      F –  Dispositivo
      50     L’art. 1 del dispositivo espone la posizione della Commissione in merito all’atto costitutivo e ai contratti detti di garanzia
         che erano stati notificati dalla DSD contemporaneamente al contratto di prestazione di servizi:
      
       «In base alle informazioni attualmente in suo possesso e in considerazione degli impegni assunti da DSD, la Commissione constata
         che non vi sono motivi per procedere ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, (…) CE e dell’articolo 53, paragrafo 1, del trattato
         SEE nei confronti dell’atto costitutivo e dei contratti di garanzia».
      
      51     L’art. 2 della decisione impugnata esenta il contratto di prestazione di servizi: 
      «Le disposizioni dell’articolo 81, paragrafo 1, (…) CE e dell’articolo 53, paragrafo 1, del trattato SEE sono dichiarate inapplicabili,
         ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 3 [CE] e dell’articolo 53, paragrafo 3, del trattato SEE, ai contratti individuali di
         prestazione di servizi che prevedono un vincolo di esclusiva e con una durata contrattuale massima fino al termine del 2003.
      
      L’esenzione ha effetto dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2003».
      52     All’art. 3 della decisione la Commissione subordina la citata esenzione a due obblighi: 
      «L’esenzione di cui all’articolo 2 è subordinata alle seguenti condizioni:
      a)      DSD non impedisce alle imprese esercenti lo smaltimento dei rifiuti di concludere e realizzare con concorrenti di DSD contratti
         per l’utilizzo congiunto di contenitori od altre attrezzature per la raccolta e la cernita di imballaggi per la vendita usati;
      
      b)      DSD non può richiedere alle imprese di smaltimento dei rifiuti che concludono con i concorrenti di DSD contratti per l’utilizzo
         congiunto di contenitori o altre attrezzature per la raccolta e la cernita di imballaggi per la vendita usati, di comprovare
         a DSD le quantità di imballaggi che non sono state raccolte per il sistema DSD».
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      53     Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 27 novembre 2001, la ricorrente proponeva, ai sensi
         dell’art. 230, quarto comma, CE, un ricorso diretto all’annullamento della decisione impugnata. 
      
      54     Con atto registrato presso la cancelleria del Tribunale il 26 febbraio 2002, la Landbell AG für Rückhol-Systeme (in prosieguo:
         la «Landbell»), un sistema con esonero concorrente della DSD, chiedeva di intervenire nel presente procedimento a sostegno
         delle conclusioni della Commissione. Tale domanda di intervento veniva notificata alle parti che presentavano le loro osservazioni
         nel termine impartito. 
      
      55     Con ordinanza 17 giugno 2002, il Tribunale (Quinta Sezione) autorizzava l’intervento della Landbell e questa poteva presentare
         le sue osservazioni il 9 ottobre 2002. 
      
      56     Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Prima Sezione) decideva di passare alla fase orale e, nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento, inviava alle parti una serie di quesiti, chiedendo di fornire le risposte orali in udienza.
         
      
      57     Le parti hanno svolto le loro difese orali ed hanno risposto ai quesiti posti dal Tribunale nel corso dell’udienza che ha
         avuto luogo l’11 e il 12 luglio 2006. 
      
      58     La ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
      –       annullare l’art. 3, lett. a) e b), della decisione impugnata;
      –       in subordine, annullare la decisione impugnata nella sua interezza;
      –       annullare l’impegno della DSD riportato al punto 72 della decisione impugnata;
      –       condannare la Commissione alle spese.
      59     La Commissione conclude che il Tribunale voglia: 
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese. 
      60     La Landbell conclude che il Tribunale voglia: 
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese. 
       In diritto
      61     La ricorrente deduce quattro motivi a sostegno del suo ricorso. Il primo motivo è relativo al fatto che l’onere di cui all’art. 3,
         lett. a), della decisione impugnata violerebbe l’art. 81, n. 3, CE e il principio di proporzionalità. Il secondo motivo concerne
         il fatto che tale obbligo violerebbe l’art. 86, n. 2, CE. Il terzo motivo è relativo al fatto che l’onere di cui all’art. 3,
         lett. b), della decisione impugnata violerebbe l’art. 81, n. 3, CE e l’art. 86, n. 2, CE. Il quarto motivo, connesso alla
         domanda di annullamento dell’impegno della ricorrente riportato al punto 72 della decisione impugnata, attiene alla violazione
         del diritto fondamentale alla tutela giurisdizionale. 
      
      A –  Sul primo motivo, relativo al fatto che l’onere di cui all’art. 3, lett. a), della decisione impugnata violerebbe l’art. 81,
            n. 3, CE e il principio di proporzionalità
      62     La ricorrente ritiene che l’onere previsto all’art. 3, lett. a), della decisione impugnata (in prosieguo: il «primo onere»),
         ai sensi del quale la «DSD non impedisce alle imprese esercenti lo smaltimento dei rifiuti di concludere e realizzare con
         concorrenti di DSD contratti per l’utilizzo in comune di contenitori od altre attrezzature per la raccolta e la cernita di
         imballaggi per la vendita usati», viola l’art. 81, n. 3, CE e il principio di proporzionalità. In sostanza, essa suddivide
         il suo motivo in tre parti. 
      
      63     In primo luogo, la ricorrente sostiene che il primo onere non è obiettivamente necessario per l’art. 81, n. 3, CE, dato che
         l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta e la cernita (in prosieguo: le «attrezzature per la raccolta») non
         è indispensabile per l’attività dei concorrenti della DSD. Quanto meno, la ricorrente sostiene che la motivazione della decisione
         impugnata su tale punto non è sufficiente. 
      
      64     In secondo luogo, la ricorrente sostiene, in risposta all’argomento presentato dalla difesa, che la pretesa minaccia di violazione
         dell’art. 81, n. 1, CE o dell’art. 82 CE, menzionata dalla Commissione, ha natura teorica e non può giustificare il primo
         onere il quale, in ogni caso, può avere solo lo scopo di evitare l’eliminazione della concorrenza nel mercato in cui si è
         preventivamente constatata una restrizione della concorrenza. 
      
      65     In terzo luogo, la ricorrente ritiene che il primo onere non sia proporzionato in quanto sostiene, anzitutto, che l’utilizzo
         in comune delle attrezzature per la raccolta imposto da tale onere sarebbe contrario al decreto sugli imballaggi; successivamente,
         che il primo onere comporta una distorsione della concorrenza a suo detrimento; in terza battuta, che tale onere reca pregiudizio
         allo scopo specifico del marchio Der Grüne Punkt; e in quarto luogo, che esso viola il suo diritto fondamentale alla tutela
         giurisdizionale. 
      
      66     Prima di esporre tali argomenti, la ricorrente presenta, a titolo preliminare, le ragioni per cui sarebbe necessario ottenere
         il suo consenso in caso di utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta. 
      
      67     Occorre esaminare tali ragioni prima di valutare le citate tre parti del primo motivo. 
      1.     Sulla necessità di ottenere il consenso della DSD in caso di utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta
      a)     Argomenti delle parti
      68     La ricorrente sostiene che, anche se essa non è giuridicamente proprietaria delle attrezzature per la raccolta interessate
         dal primo onere, queste devono essere considerate, tuttavia, come attrezzature appartenenti alla DSD, dato che sono state
         da essa finanziate, formano parte integrante del sistema DSD e sono contrassegnate dal marchio Der Grüne Punkt. Di conseguenza,
         sarebbe necessario ottenere l’accordo della ricorrente per qualunque utilizzo in comune delle attrezzature delle imprese di
         smaltimento che hanno concluso un contratto di prestazione di servizi con la DSD. 
      
      69     Per dimostrare la necessità di ottenere tale consenso la ricorrente deduce, anzitutto, il fatto che essa ha finanziato le
         attrezzature per la raccolta utilizzate dal sistema DSD. Su tale punto la ricorrente si fonda, in particolare, sull’art. 7,
         n. 1, del contratto di prestazione di servizi, secondo cui il corrispettivo versato dalla DSD all’impresa di smaltimento costituisce
         la contropartita per tutte le prestazioni effettuate da tale impresa per quanto riguarda, specificamente, la messa a disposizione
         dei contenitori per la raccolta, il trasporto e la cernita degli imballaggi, nonché la messa a disposizione dei rifiuti. La
         ricorrente si avvale anche di una sentenza del Landgericht Köln 18 marzo 1997, la quale stabilisce che un concorrente della
         DSD trae profitto dal sistema DSD in caso di utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta e che un tale utilizzo
         è possibile solo dopo «l’ottenimento dell’accordo [della DSD] (mediante pagamento)». La ricorrente cita anche il principio
         dell’esecuzione secondo buona fede, espresso nell’art. 242 del Bürgerliches Gesetzbuch (codice civile tedesco; in prosieguo:
         il «BGB»), il quale impone ai contraenti particolari obblighi di cautela in caso di rapporti contrattuali a lungo termine
         e di stretta cooperazione economica. 
      
      70     Allo stesso modo, sarebbe necessario ottenere l’accordo della ricorrente in caso di utilizzo in comune delle attrezzature
         per la raccolta per permetterle di rispettare gli obblighi ad essa incombenti in forza del decreto sugli imballaggi, tanto
         riguardo alla necessità di assicurare una totale copertura territoriale, quanto riguardo a quella di rispettare le quote di
         riciclaggio e di provare i flussi quantitativi per ciascun Land (art. 10, seconda frase, del contratto di prestazione di servizi;
         punto 1.1 e 1.5.1 del quarto contratto recante modifica del contratto di prestazione di servizi, e sentenza del Verwaltungsgericht
         Gießen (Tribunale amministrativo di Gießen, Germania) 31 gennaio 2001). Tale consenso sarebbe anche necessario per assicurare
         che gli imballaggi che partecipano al sistema DSD e che sono contrassegnati dal marchio Der Grüne Punkt vengano effettivamente
         riferiti dal consumatore al sistema corrispondente, vale a dire alle attrezzature per la raccolta contrassegnate da tale marchio.
         
      
      71     La Commissione e la Landbell evidenziano che il finanziamento delle attrezzature per la raccolta si iscrive nella sola logica
         del contratto di prestazione di servizi, che determina le prestazioni richieste e il corrispettivo versato come contropartita.
         Per di più, la ricorrente non avrebbe invocato l’art. 242 BGB durante il procedimento amministrativo e la sua attuale posizione
         sarebbe contraria a quella da essa sostenuta in tale ambito. Inoltre, gli obblighi del decreto si imporrebbero alla DSD come
         ad ogni altro operatore nella stessa posizione e l’apposizione del marchio Der Grüne Punkt sulle attrezzature per la raccolta
         non avrebbe alcuna rilevanza per il consumatore, il quale assocerebbe essenzialmente tali attrezzature al tipo di materiale
         da riciclare. La Landbell indica anche che tutti gli enti locali del Land dell’Assia hanno accettato che il loro sistema con
         esonero utilizzi le medesime attrezzature per la raccolta di quelle del sistema DSD. 
      
      b)     Giudizio del Tribunale
      72     Risulta dalla decisione impugnata che, durante il procedimento amministrativo, la DSD si è impegnata nei confronti della Commissione
         a non esigere che le imprese incaricate dello smaltimento dei rifiuti operino in esclusiva per la DSD e a non obbligare tali
         imprese ad utilizzare, all’esclusivo fine dell’esecuzione del contratto di prestazione di servizi, le loro stesse installazioni
         per la raccolta (v. il precedente punto 17). Allo stesso modo, la DSD si è anche impegnata nei confronti della Commissione
         a rinunciare a subordinare al proprio consenso l’utilizzo da parte di terzi delle attrezzature per la raccolta delle controparti
         della DSD (v. il precedente punto 21). 
      
      73     Tali impegni riguardano, da un lato, le imprese di smaltimento, controparti della DSD, e, dall’altro, le imprese che desiderano
         avere accesso alle attrezzature per la raccolta delle controparti della DSD. Essi rispondono alle preoccupazioni esposte dalla
         Commissione nell’ambito del procedimento amministrativo sia riguardo all’eventuale applicazione dell’art. 81, n. 1, CE al
         contratto di prestazione di servizi, nel caso in cui esso dovesse contenere una clausola di esclusiva a favore della DSD per
         quanto concerne l’accesso dei terzi alle attrezzature per la raccolta (v. il precedente punto 35), sia riguardo all’eventuale
         applicazione dell’art. 82 CE se si accertasse che la volontà della DSD di subordinare al proprio consenso l’utilizzo in comune
         delle attrezzature per la raccolta è soggetta all’applicazione dell’art. 82 CE (v. il precedente punto 20). 
      
      74     Per rimediare a tali preoccupazioni, la DSD ha proposto i citati impegni. L’impegno riportato al punto 72 della decisione
         impugnata è particolarmente illustrativo a tale proposito, poiché è stato presentato al fine di rispondere alla preoccupazione
         manifestata dalla Commissione concernente la domanda, inizialmente formulata dalla DSD, di subordinare al proprio consenso
         l’utilizzo in comune da parte di terzi delle attrezzature per la raccolta delle sue controparti (punti 57, 58, 136 e 137 della
         decisione impugnata). Tale impegno intendeva così rassicurare la Commissione, mostrandole che la DSD rinunciava ad avviare
         azioni inibitorie del tipo di quella descritta nella sentenza del Landgericht Köln 18 marzo 1997, la quale era stata avviata
         dalla DSD sulla base della legge tedesca sulla concorrenza sleale nei confronti di un’impresa concorrente, che chiedeva di
         usare a titolo gratuito alcuni impianti del sistema DSD.
      
      75     È giocoforza constatare che gli impegni proposti dalla DSD sono stati presi in considerazione dalla Commissione per valutare
         il contratto di prestazione di servizi notificato dalla DSD. Ciò è vero tanto a livello dell’esame di un’eventuale restrizione
         della concorrenza ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE in materia di accesso alle attrezzature delle imprese di smaltimento (v.
         i precedenti punti 33-36 e punti 133-140 della decisione impugnata), quanto a livello dell’analisi ai sensi dell’art. 81,
         n. 3, CE per la valutazione della possibilità di evitare l’eliminazione della concorrenza (v. il precedente punto 41; punti
         158-163 della decisione impugnata). A titolo d’esempio, nella decisione la Commissione si riferisce espressamente agli impegni,
         quando conclude che il contratto di prestazione di servizi non vincola in maniera esclusiva le imprese di smaltimento alla
         DSD e che le imprese di smaltimento possono offrire dunque liberamente i loro servizi, senza restrizioni, ai concorrenti della
         DSD (v. il precedente punto 46 e punto 176 della decisione impugnata). 
      
      76     Una volta terminato il procedimento amministrativo, la ricorrente ha sostenuto nondimeno dinanzi al Tribunale che qualsiasi
         utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta delle sue controparti necessitava il suo consenso. 
      
      77     In primo luogo, la ricorrente sostiene che tale necessità risulta dal fatto che essa ha partecipato al finanziamento delle
         attrezzature per la raccolta utilizzate dal sistema DSD, mediante il corrispettivo versato a titolo del contratto di prestazione
         di servizi. Su tale punto, occorre ricordare che il sistema DSD è il primo sistema con esonero omologato in tutta la Germania,
         ove la sua importanza è considerevole in quanto il sistema DSD rappresenta circa il 70% degli imballaggi che possono essere
         raccolti in Germania e almeno l’80% della domanda sul mercato della raccolta presso i consumatori (v. il precedente punto
         29). Va da sé dunque che la DSD è la fonte primaria e principale, se non unica, dei ricavi delle imprese di smaltimento per
         quanto riguarda la raccolta e la cernita degli imballaggi. 
      
      78     Tuttavia, la ricorrente non nega che spetta alle imprese di smaltimento e non alla DSD realizzare gli investimenti necessari
         per la raccolta e la cernita degli imballaggi (punto 151 della decisione impugnata). Allo stesso modo, essa non nega che gli
         impianti di cernita, i quali fino ad allora non esistevano, hanno necessitato investimenti considerevoli da parte delle imprese
         di smaltimento (punto 53 della decisione impugnata). Del resto, è per permettere a tali imprese di ammortizzare i loro investimenti,
         valutati in circa due miliardi di marchi tedeschi (DEM), nel periodo di durata del contratto di prestazione di servizi, che
         la Commissione ha accettato che la clausola di esclusiva della DSD a favore delle imprese di smaltimento avesse una durata
         assai lunga (v. il precedente punto 39). Tale clausola ha dunque l’obiettivo di assicurare la redditività degli investimenti
         effettuati dalle imprese di smaltimento e non di permettere alla DSD di rivendicare un diritto di controllo sull’utilizzo
         di tali investimenti. 
      
      79     Per di più, l’esame del contratto di prestazione di servizi permette di constatare che la DSD non sopporta i rischi connessi
         agli investimenti necessari alla creazione del sistema DSD con mezzi diversi dalla citata clausola di esclusiva. Quindi, la
         DSD non è responsabile dei rischi cui incorre l’impresa di smaltimento a causa della gestione del sistema (art. 5, n. 1, del
         contratto di prestazione di servizi). Allo stesso tempo, in caso di risoluzione del contratto di prestazione di servizi, la
         DSD non riprende a suo carico gli investimenti dell’impresa di smaltimento né versa un risarcimento a tale titolo (art. 9,
         nn. 3 e 4, del contratto di prestazione di servizi). Inoltre, risulta dall’art. 7, n. 1, del contratto di prestazione di servizi
         che il corrispettivo pagato dalla DSD alle sue controparti è proporzionale al peso dell’imballaggio raccolto. Ciò significa
         che, se un’impresa di smaltimento non raccoglie più imballaggi per conto della DSD, quest’ultima non la deve remunerare a
         titolo degli investimenti realizzati. 
      
      80     Inoltre, la DSD omette di prendere in considerazione il fatto che, in caso di utilizzo in comune, la Commissione, nella decisione
         impugnata, le riconosce espressamente il diritto di controllare che non le venga fatturato alcun servizio prestato a terzi
         dalle imprese di smaltimento e la autorizza a ridurre di conseguenza il corrispettivo dovuto alle controparti della DSD (v.
         il precedente punto 35). Tali precisazioni permettono di garantire alla DSD che l’utilizzo in comune non venga effettuato
         a sue spese in termini di corrispettivo delle imprese di smaltimento. Non può quindi esservi «utilizzo gratuito» degli impianti
         come nel caso della sentenza del Landgericht Köln, pronunciata quando il decreto tedesco sugli imballaggi non era ancora stato
         modificato e la DSD non era in grado di ridurre i suoi pagamenti alle imprese di smaltimento in proporzione all’utilizzo in
         comune delle attrezzature per la raccolta. 
      
      81     Infine, riguardo all’argomento concernente l’art. 242 del BGB, il quale imporrebbe, secondo la ricorrente, particolari obblighi
         di cautela ai contraenti, riguardo cui è difficile comprendere perché essi potrebbero avvalorare la necessità per la DSD di
         fornire il proprio consenso in caso di utilizzo in comune, il Tribunale può solo constatare che, siccome tale argomento, relativo
         al diritto tedesco, non è stato dedotto durante il procedimento amministrativo, non si può rimproverare alla Commissione il
         fatto di non averne tenuto conto per l’adozione della decisione impugnata. 
      
      82     Di conseguenza, il fatto che la DSD abbia costituito il primo sistema con esonero che abbia fatto ricorso ad imprese di smaltimento
         e che sia la fonte principale, se non l’unica, di ricavi per tali imprese non può essere sufficiente a giustificare il diritto
         della DSD di dare il proprio consenso in caso di utilizzo in comune. 
      
      83     In secondo luogo, la ricorrente sostiene che il suo accordo è necessario in caso di utilizzo in comune delle attrezzature
         per la raccolta, al fine di permetterle di rispettare gli obblighi derivanti dal decreto sugli imballaggi e di garantire che
         gli imballaggi che rientrano nel sistema DSD vengano effettivamente consegnati a tale sistema dal consumatore.
      
      84     Su tale punto occorre rilevare che gli obblighi derivanti dal decreto si impongono alla DSD come ad ogni altro gestore dei
         sistemi con esonero. Inoltre, le disposizioni del contratto di prestazione di servizi richiamate dalla DSD non permettono
         di fondare un diritto per la DSD di subordinare al suo consenso l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta delle
         sue controparti. Così, l’art. 10, seconda frase, del contratto di prestazione di servizi non riguarda l’ipotesi di utilizzo
         in comune delle attrezzature per la raccolta, ma quella di una modifica dell’organizzazione del sistema della DSD e tale disposizione
         si limita ad indicare che una diversa organizzazione di siffatto sistema necessita l’accordo delle parti contraenti e dell’ente
         locale interessato. Orbene, come sarà spiegato in seguito, l’utilizzo in comune non ha l’effetto di impedire al sistema DSD
         di adempiere i suoi obblighi derivanti dal decreto (v. i successivi punti 161-170). Allo stesso modo, i punti 1.1 e 1.5.1
         del quarto contratto di modifica non riguardano gli imballaggi, che sono gli unici rilevanti nella presente fattispecie, ma
         anche «materiali supplementari che non costituiscono imballaggi». Inoltre, nella sentenza 31 gennaio 2001, il Verwaltungsgericht
         Gießen non ha esaminato la necessità che la DSD prestasse il proprio consenso all’utilizzo in comune delle attrezzature per
         la raccolta, ma ha semplicemente constatato che il Lahn-Dill-Kreis (cantone di Lahn-Dill) doveva accordarsi con la ricorrente
         in merito ad un sistema di raccolta e riciclaggio che essi avevano creato e che non costituiva un sistema conforme all’art. 6,
         n. 3, del decreto sugli imballaggi. 
      
      85     Peraltro, riguardo alla pretesa necessità di preservare il ruolo svolto dal marchio Der Grüne Punkt a livello della raccolta
         degli imballaggi, occorre rilevare che risulta dal fascicolo che numerose attrezzature per la raccolta non erano contrassegnate
         da tale marchio (v. il successivo punto 189). Inoltre, i consumatori non associano i rifiuti a tale marchio, ma al tipo di
         imballaggio (imballaggi commerciali) e soprattutto al tipo di materiale (materiali leggeri, carta/cartone, vetro, ecc.) da
         depositare nei differenti tipi di attrezzature per la raccolta. L’esempio della raccolta in comune della carta stampata (giornali
         e riviste) e degli imballaggi in carta e cartone, citata nella decisione impugnata, illustra la possibilità di un utilizzo
         in comune delle attrezzature per la raccolta senza che sia necessario tenere conto dell’eventuale apposizione del marchio
         Der Grüne Punkt su tali attrezzature (v. il precedente punto 26). 
      
      86     Pertanto, il fatto che la DSD sia stata il primo sistema con esonero ad integrare le attrezzature per la raccolta nel suo
         sistema o il fatto che utilizzi il marchio Der Grüne Punkt per identificare il suo sistema non può essere sufficiente a giustificare
         il diritto della DSD a prestare il proprio consenso in caso di utilizzo in comune. 
      
      87     In ogni caso, pur supponendo che la ricorrente possa rivendicare un diritto a prestare il proprio consenso all’utilizzo in
         comune da parte di terzi delle attrezzature per la raccolta delle sue controparti, il che, come risulta dai punti che precedono,
         non è assolutamente dimostrato, il Tribunale può solo constatare che, durante il procedimento amministrativo, la ricorrente
         ha affermato che essa rinunciava ad avvalersi di tale diritto. Infatti, a parte un argomento specifico relativo all’impegno
         riportato al punto 72 della decisione – che verrà esaminato qui di seguito (v. i successivi punti 218 e seguenti) – la ricorrente
         non nega la validità o la legalità dei vari impegni proposti durante il procedimento amministrativo per rispondere a preoccupazioni
         espresse dalla Commissione. 
      
      88     Tali impegni hanno avuto l’effetto di precisare il contenuto del contratto di prestazione di servizi notificato dalla DSD,
         al fine di ottenere l’attestazione negativa o l’esenzione, indicando alla Commissione in quale modo la DSD intendeva comportarsi
         in futuro. La Commissione dunque ha legittimamente tenuto conto di tali impegni nella sua valutazione, di modo che la DSD
         ha ottenuto la decisione di esenzione che richiedeva. Quindi, la Commissione non era tenuta a prendere posizione in merito
         all’esistenza o meno di un diritto della DSD a subordinare l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta al proprio
         consenso, dato che tale impresa aveva rinunciato, nei suoi impegni, a opporsi a tale utilizzo in comune. 
      
      89     Pertanto, è a giusto titolo che la Commissione ha adottato la decisione impugnata senza tenere conto del preteso diritto della
         DSD ad opporsi all’utilizzo in comune, considerati gli impegni proposti a tale riguardo dalla DSD per rispondere ai problemi
         identificati dalla Commissione. Quindi, non spetta al Tribunale esaminare la legittimità di tale decisione considerando un
         elemento cui la ricorrente aveva rinunciato. 
      
      2.     Sulla prima parte, relativa all’assenza di necessità dell’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta
      a)     Argomenti delle parti
      90     In analogia con la teoria delle infrastrutture essenziali (sentenze della Corte 6 aprile 1995, cause riunite C-241/91 P e
         C-242/91 P, RTE e ITP/Commissione, detta «Magill», Racc. pag. I‑743, punti 53 e 54, e 26 novembre 1998, causa C‑7/97, Bronner,
         Racc. pag. I‑7791, punto 41; sentenza del Tribunale 15 settembre 1998, cause riunite T‑374/94, T‑375/94, T‑384/94 e T‑388/94,
         European Night Services e a./Commissione, Racc. pag. II‑3141), la ricorrente sostiene che l’utilizzo in comune, imposto dal
         primo onere, dovrebbe essere indispensabile per l’attività dei concorrenti della DSD. Ciò non avverrebbe nella presente fattispecie.
         
      
      91     Riguardo ai sistemi con esonero, la ricorrente sostiene che tali sistemi possono avere accesso a circa il 70% del mercato
         senza ricorrere all’utilizzo in comune. Infatti, la ricorrente afferma che circa il 70% degli imballaggi trattati dal suo
         sistema (quelli in vetro, la maggior parte degli imballaggi di carta o di cartone e gli imballaggi leggeri nella Germania
         meridionale) sono raccolti da sistemi di consegna centralizzata, vale a dire per mezzo di contenitori installati su aree previste
         a tale effetto, ovvero mediante depositi per rifiuti. Tali sistemi costituirebbero la regola e non una soluzione «circoscritta»,
         come indicato nella decisione (v. il precedente punto 34). Sarebbe quindi sufficiente che i sistemi con esonero concorrenti
         installassero propri contenitori per non dover ricorrere all’utilizzo in comune. La ricorrente menziona anche l’esempio del
         «sacchetto blu», utilizzato nell’aprile del 1998 dalla Landbell al fine di raccogliere taluni tipi di imballaggi nel Lahn-Dill-Kreis,
         per indicare che un sistema di raccolta diverso dal sistema DSD può essere creato senza difficoltà. Inoltre, risulterebbe
         dall’ordinanza del Verwaltungsgerichtshof Kassel (Corte amministrativa d’appello di Kassel, Germania) 20 agosto 1999 che sistemi
         con esonero concorrenti potrebbero essere gestiti «gli uni accanto agli altri», ossia ciascuno usando le proprie attrezzature
         per la raccolta. 
      
      92     Riguardo alle soluzioni autonome, la ricorrente ricorda che tali soluzioni, come regola generale, non possono raccogliere
         imballaggi nelle attrezzature per la raccolta situate nelle vicinanze del domicilio dei consumatori, come sarebbe invece possibile
         grazie al primo onere. Tale divieto sarebbe determinante per il rispetto delle quote di riciclaggio imposte nel decreto. A
         titolo di eccezione, la ricorrente riconosce che le soluzioni autonome possono raccogliere gli imballaggi presso il domicilio
         del consumatore o nelle sue vicinanze in casi marginali, ossia nel caso di piccole imprese artigianali, commerciali e industriali
         e delle vendite per corrispondenza (v. osservazioni delle autorità tedesche, pag. 7). Tuttavia, in questi due casi marginali,
         le soluzioni autonome gestirebbero già proprie attrezzature per la raccolta e l’utilizzo in comune non sarebbe pertanto necessario.
         
      
      93     In ultimo luogo, la ricorrente sostiene che la decisione viola l’art. 253 CE, in quanto non spiega perché l’utilizzo in comune
         sia indispensabile all’attività dei concorrenti della DSD. Riguardo alle attrezzature per la raccolta, la decisione dovrebbe
         contenere studi sulla struttura del mercato e sulle pretese restrizioni della concorrenza per provare il carattere indispensabile
         dell’utilizzo in comune. A tale riguardo, la ricorrente rileva che al punto 160 della decisione impugnata, che si riferisce
         ad economie di spazio, alla logistica dello smaltimento e alle radicate abitudini dei consumatori finali in termini di smaltimento
         (v. il precedente punto 41), la Commissione non si fonda su fatti verificabili. Allo stesso modo, non sarebbe sufficiente
         il fatto di affermare nel medesimo punto che la duplicazione delle attrezzature per la raccolta «dal punto di vista economico
         appare per lo più improbabile» [«dans des nombreux cas plutôt peu rentable», nella versione francese; N.d.T.]. Riguardo alle
         attrezzature per la cernita, la ricorrente osserva che la decisione non contiene alcuna motivazione che permetta di giustificare
         la necessità del loro utilizzo in comune, a parte l’indicazione generale, al punto 182 della decisione impugnata, che un tale
         utilizzo è necessario per evitare l’eliminazione della concorrenza. 
      
      94     La Commissione ritiene che il riferimento effettuato alla teoria delle infrastrutture essenziali sia inappropriato, dato che
         le attrezzature per la raccolta non appartengono alla DSD e che i terzi devono poterle utilizzare senza il suo consenso. Nella
         presente fattispecie occorrerebbe piuttosto considerare che la decisione concede un’esenzione ai sensi dell’art. 81, n. 3,
         CE ad una restrizione della concorrenza, subordinando tale esenzione ad un obbligo finalizzato ad assicurarne il mantenimento.
         A tale riguardo, la decisione indicherebbe, ai punti 133-139 (v. i precedenti punti 33-36), le ragioni per cui l’accesso dei
         concorrenti della DSD alle attrezzature per la raccolta è essenziale. Allo stesso modo, la clausola di esclusiva che vincola
         la DSD alle imprese di smaltimento, esaminata ai punti 128, 160 e 162 della decisione impugnata, ostacolerebbe considerevolmente
         l’ingresso di concorrenti nel mercato (v. i precedenti punti 30 e 40). In sostanza, la Commissione sostiene che se il primo
         onere non venisse imposto, il vincolo di esclusiva che unisce la ricorrente e le imprese di smaltimento avrebbe l’effetto
         di impedire l’ingresso dei concorrenti della DSD nel mercato della raccolta presso i consumatori. Pertanto, la decisione impugnata
         sarebbe sufficientemente motivata a tale riguardo. 
      
      95     Riguardo alle critiche relative all’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta per i sistemi con esonero, la Commissione
         e la Landbell evidenziano che tale utilizzo è necessario per la sussistenza di una concorrenza effettiva. La Landbell sostiene
         peraltro che sin dall’inizio il sistema DSD ha condiviso le attrezzature comunali per la raccolta esistenti per raccogliere
         gli imballaggi di carta, cartone nonché vetro. 
      
      96     Riguardo alle critiche relative all’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta per le soluzioni autonome, la Commissione
         ricorda che tale utilizzo è immaginabile solo ove vi sia sovrapposizione tra i siti di deposito delle soluzioni autonome e
         quelli del sistema DSD in applicazione del diritto nazionale. Pertanto, la Commissione fa notare che il primo onere si applica
         alle situazioni in cui le soluzioni autonome sono autorizzate a effettuare la raccolta presso i consumatori. In casi simili,
         la Commissione sostiene che l’utilizzo in comune si instaurerà solamente quando i siti di deposito potranno contenere una
         sola attrezzatura. Peraltro, la Commissione evidenzia che le soluzioni autonome avranno bisogno dell’utilizzo in comune per
         gli imballaggi provenienti dalla vendita per corrispondenza solo quando il fatturato dei loro clienti sarà talmente basso
         da rendere economicamente insostenibile l’installazione di contenitori di raccolta ad una «distanza ragionevole» dal luogo
         di insediamento di tali clienti. 
      
      97     Riguardo alla critica relativa alla mancanza di motivazione in merito alla necessità dell’utilizzo in comune degli impianti
         di cernita, la Commissione rileva che la ricorrente non tiene conto del fatto che, in caso di utilizzo condiviso delle attrezzature
         per la raccolta, è per forza di cose necessario effettuare in comune la cernita degli imballaggi. 
      
      b)     Giudizio del Tribunale
      98     Attraverso un riferimento alla giurisprudenza Magill, la quale riguarda una situazione di fatto in cui l’interessato può avvalersi
         di un incontestabile diritto a disporre delle attrezzature in questione – il che non avviene nel presente caso (v. i precedenti
         punti 87-89) –, la ricorrente sostiene, in sostanza, che il primo onere dev’essere annullato in quanto esso impone l’utilizzo
         in comune delle attrezzature per la raccolta, incluse le attrezzature di cernita, senza che ciò sia necessario per consentire
         l’attività dei sistemi con esonero e delle soluzioni autonome o senza che ciò sia sufficientemente motivato ai sensi dell’art. 253 CE.
      
      99     Al fine di analizzare tale argomento, occorre ricordare anzitutto che, al punto 182 della decisione impugnata, la Commissione
         spiega chiaramente che la ragion d’essere del primo onere, a termini del quale la DSD non può impedire alle imprese esercenti
         lo smaltimento dei rifiuti di concludere contratti con concorrenti della DSD, per l’utilizzo da parte di questi ultimi dei
         contenitori od altre attrezzature per la raccolta e la cernita di imballaggi, attiene alla volontà «di evitare l’esclusione
         della concorrenza nei mercati rilevanti», ossia, da un lato, il mercato della raccolta di imballaggi presso i consumatori
         e, dall’altro, il mercato a monte dell’organizzazione del ritiro e del riciclaggio degli imballaggi presso i consumatori (v.
         il precedente punto 48 e punto 182 della decisione impugnata, in relazione con il punto 46 della presente motivazione e con
         il punto 176 della decisione impugnata, per l’identificazione dei mercati rilevanti). 
      
      100   Peraltro, per ciò che riguarda il significato dei termini «concorrenti di DSD» contenuti nel primo onere, occorre distinguere
         la situazione dei sistemi con esonero, che sono indiscutibilmente concorrenti della DSD nei due citati mercati, da quella
         delle soluzioni autonome, che intervengono su tali mercati solo marginalmente, dato che esse, in linea di principio, devono
         raccogliere gli imballaggi nel luogo dell’effettiva consegna o nelle sue vicinanze e non presso i consumatori (v. i precedenti
         punti 5 e 6).
      
       i) Sulla necessità dell’utilizzo in comune per i sistemi con esonero concorrenti 
      101   In sostanza, la decisione impugnata sostiene che i differenti tipi di attrezzature utilizzate dal sistema DSD su tutto il
         territorio tedesco costituiscono una strozzatura, cui è necessario accedere per permettere agli altri sistemi con esonero
         di fare concorrenza alla DSD sul mercato della raccolta degli imballaggi presso i consumatori e, di conseguenza, di operare
         nel mercato a monte dell’organizzazione del ritiro e del riciclaggio degli imballaggi presso i consumatori. 
      
      102   A tale scopo, le attrezzature di cui al primo onere sono definite più precisamente come «contenitori od altre attrezzature
         per la raccolta e la cernita di imballaggi» delle imprese di smaltimento che hanno concluso un contratto di prestazione di
         servizi con la DSD. Tali attrezzature, sono anche designate nella decisione con la denominazione «infrastruttura di smaltimento»
         o «di raccolta» (punti 162, 164, 171 e 176 della decisione impugnata) o, in generale, come «attrezzature di smaltimento» (punti
         164 e 182 della decisione impugnata). Secondo la decisione, si tratta di contenitori installati presso le abitazioni dei consumatori
         in un’area prevista a tale scopo nonché di infrastrutture necessarie a raccogliere i sacchi di plastica o a svuotare i contenitori
         distribuiti ai consumatori dall’impresa di smaltimento (punto 32 della decisione impugnata). 
      
      103   Allo stesso modo, quando la cernita dei materiali rientra fra i compiti dell’incaricato dello smaltimento, la nozione di attrezzature
         per la raccolta include anche i centri specializzati nei quali tale cernita viene generalmente effettuata. Tale spiegazione,
         esposta al punto 32 della decisione, permette di comprendere per quale ragione l’utilizzo in comune delle attrezzature di
         raccolta riguarda anche gli impianti di cernita. Infatti, la fase della raccolta costituisce solo la prima tappa del processo
         di riciclaggio degli imballaggi, di cui la fase della cernita costituisce la logica conseguenza e il necessario corollario.
         Pertanto, a partire dal momento in cui le imprese di smaltimento possono procedere alla raccolta degli imballaggi rientranti
         nel sistema DSD e di quelli rientranti in altri sistemi con esonero, tali imprese possono anche procedere alla cernita dei
         quantitativi raccolti per conto di tali differenti sistemi. Questi dati sono ben noti alla ricorrente, dato che il contratto
         di prestazione di servizi considera tanto la raccolta quanto la cernita degli imballaggi. Del resto, è per tale ragione che
         la Commissione ritiene che il mercato della raccolta degli imballaggi presso i consumatori comprenda allo stesso tempo la
         raccolta e la cernita di tali imballaggi, due attività distinte che richiedono infrastrutture diverse, ma che costituiscono
         un unico mercato a causa della domanda complessiva di tali servizi da parte della DSD (punto 87 della decisione impugnata).
         
      
      104   Non si può quindi sostenere che la decisione impugnata non sia sufficientemente motivata in merito all’inclusione delle attrezzature
         di cernita nella nozione generale di attrezzature per la raccolta e, pertanto, la censura presentata su tale punto dalla ricorrente
         dev’essere respinta. 
      
      105   Al fine di dimostrare la necessità di prevedere un utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta, per consentire ai
         sistemi con esonero concorrenti della DSD di penetrare e restare nei mercati della raccolta e dell’organizzazione del ritiro
         e del riciclaggio presso i consumatori, la decisione esamina il ruolo svolto dalle imprese di smaltimento nell’ambito di un
         sistema con esonero e le caratteristiche proprie delle attrezzature per la raccolta. 
      
      106   Per ciò che riguarda le imprese di smaltimento, la decisione giustamente rileva che l’affidamento ad un’unica impresa dello
         smaltimento per zona contrattuale è comunque economicamente vantaggioso anche nell’ambito di un sistema con esonero, poiché
         i servizi di raccolta presso i consumatori sono contrassegnati da notevoli economie di rete e da economie di scala e di gamma
         (punto 160 della decisione impugnata). Quindi, il fatto che la DSD contratti con un’unica impresa di smaltimento per un dato
         territorio facilita l’ottenimento delle autorizzazioni e dei dati necessari a conformarsi alla normativa applicabile e permette
         la raccolta degli imballaggi su tutto il territorio interessato senza dover ricorrere a diverse società. 
      
      107   La decisione rileva anche giustamente che è alquanto improbabile, per ragioni di economie di spazio e di organizzazione logistica,
         che un altro sistema con esonero ricorra a imprese di smaltimento che non partecipano al sistema DSD, il quale rappresenta
         l’80% della domanda sul mercato della raccolta presso il consumatore (punto 128 della decisione impugnata). Infatti, il fatto
         che l’80% degli imballaggi che possono essere raccolti presso consumatori sia già oggetto di una rete di imprese di smaltimento
         autorizzata dagli enti territoriali rende molto più difficile la creazione di un sistema parallelo. È a tale titolo che la
         Commissione ritiene alquanto improbabile la duplicazione della rete creata dalle imprese di smaltimento rientranti nel sistema
         DSD. 
      
      108   Riguardo alle attrezzature di raccolta in quanto tali, la decisione afferma giustamente che, per motivi relativi soprattutto
         ad economie di spazio e alla logistica dello smaltimento, nonché alle tradizioni radicate di smaltimento da parte dei consumatori
         finali, dal punto di vista economico appare per lo più poco redditizia la possibilità di una duplicazione delle attrezzature
         di raccolta destinate ai consumatori (punto 160 della decisione impugnata). Ciò si comprende in quanto la duplicazione delle
         attrezzature di raccolta non rientra né nell’interesse delle autorità pubbliche, che concedono le omologazioni e le autorizzazioni
         necessarie, né nell’interesse dei consumatori, la cui cooperazione è richiesta per il successo dei sistemi con esonero, poiché
         sono essi che mettono gli imballaggi nel sacchetto da raccogliere, nel recipiente da svuotare o nel pertinente contenitore.
         
      
      109   Da tale punto di vista, chiedere al consumatore di riempire due o più sacchi di imballaggi in considerazione non del materiale,
         ma del sistema con esonero utilizzato o chiedergli di conservare nella sua abitazione due o più cassonetti da svuotare, diversi
         a seconda del sistema utilizzato, sarebbe controproducente ovvero addirittura incompatibile con il modo in cui si organizza
         la concorrenza quando il produttore o il distributore di imballaggi decide di ricorrere a diversi sistemi con esonero per
         assicurarne il ritiro e il riciclaggio (v. sentenza del Tribunale 24 maggio 2007, causa T-151/01, DSD/Commissione, Racc. pag. II‑1607,
         punti 129-139, dove il Tribunale espone il contenuto delle spiegazioni fornite in udienza riguardo alle modalità di funzionamento
         dei sistemi che mettono insieme vari sistemi con esonero per assicurare la raccolta e il riciclaggio degli imballaggi). È
         anche in tale senso che occorre comprendere l’espressione «tradizioni radicate di smaltimento da parte dei consumatori» (punti
         93 e 160 della decisione impugnata), i quali intendono contribuire al miglioramento dell’ambiente, ma nel modo che procuri
         loro meno inconvenienti possibili. 
      
      110   Allo stesso modo la moltiplicazione dei sistemi di raccolta dei sacchi o di svuotamento dei cassonetti, come la moltiplicazione
         dei contenitori o degli spazi destinati a consentire al consumatore di sbarazzarsi degli imballaggi nelle vicinanze del suo
         domicilio non è economicamente razionale essendo limitati gli spazi disponibili (punto 93 della decisione impugnata), dato
         che gli stessi contenitori possono servire per due o più sistemi con esonero, come accade attualmente, da un lato, per gli
         imballaggi di carta e cartone che rientrano nel sistema DSD e, dall’altro, per la carta stampata (giornali e riviste) che
         rientra nell’ambito dei comuni (punto 32 della decisione impugnata). La Commissione, dunque, poteva ben tenere conto delle
         economie di spazio e della natura delle attrezzature per la raccolta per valutare a quali condizioni fosse possibile consentire
         ai sistemi con esonero di aver accesso ai consumatori. 
      
      111   Tali considerazioni di tipo sociologico ed economico sono perfettamente note alla DSD che ne ha tratto vantaggio al momento
         della creazione del suo sistema. Infatti, sin dall’inizio, la DSD ha deciso di utilizzare le attrezzature comunali di raccolta
         esistenti per raccogliere gli imballaggi di carta e cartone, nonché quelli di vetro. Tali preesistenti attrezzature hanno
         così permesso la creazione rapida ed efficace del sistema DSD per raggiungere facilmente i consumatori che erano già abituati
         ad usare le aree previste per depositare tali tipi di imballaggi. 
      
      112   Da quanto precede risulta che la decisione impugnata spiega in misura giuridicamente sufficiente le ragioni per cui le attrezzature
         delle imprese di smaltimento, che hanno concluso un contratto di prestazione di servizi con la DSD, costituiscono una costrizione
         per i sistemi con esonero concorrenti della DSD tra cui, in prima fila, figura la Landbell.
      
      113   Alla luce di ciò, consentire alla DSD di impedire alle imprese di smaltimento di concludere e di onorare contratti con i concorrenti
         della DSD corrisponderebbe effettivamente a privare tali concorrenti di ogni seria possibilità di penetrare e di restare nel
         mercato della raccolta presso i consumatori e la Commissione può concludere legittimamente che l’utilizzo in comune è necessario
         per evitare qualsiasi eliminazione della concorrenza su tale mercato. 
      
      114   Tale conclusione non è rimessa in dubbio dagli argomenti proposti dalla ricorrente per criticare la necessità dell’utilizzo
         in comune per i sistemi con esonero. 
      
      115   Così, il fatto che il 70% del peso degli imballaggi raccolti dalla ricorrente sia oggetto di una raccolta mediante un sistema
         di consegna centralizzata in contenitori o in un deposito pubblico di rifiuti, e non mediante un sistema di raccolta a domicilio
         di sacchi o di svuotamento dei cassonetti non rimette in questione il citato ragionamento, secondo cui tanto le attrezzature
         di raccolta utilizzate dal sistema di consegna centralizzata, quanto le attrezzature di raccolta utilizzate dai sistemi di
         raccolta a domicilio costituiscono una strozzatura a cui i sistemi con esonero concorrenti della DSD devono poter aver accesso
         per penetrare nel mercato della raccolta presso il consumatore. 
      
      116   Allo stesso modo, l’esempio del «sacchetto blu» creato dalla Landbell nel Lahn-Dill-Kreis, dedotto dalla ricorrente quale
         esempio della possibilità di creare un sistema di raccolta a domicilio autonomo, non può prescindere dal fatto che tale esempio
         non riguardava un Land, ma un semplice cantone, cosa che impediva qualunque omologazione come sistema con esonero, che si
         trattava nella fattispecie di un progetto sperimentale creato con il sostegno delle autorità locali e che la DSD ha agito
         in giudizio contro tale sistema. Per di più, occorre rilevare che, a partire dalla decisione, la Landbell ha potuto effettivamente
         penetrare nel mercato della raccolta presso i consumatori in qualità di sistema con esonero per il Land dell’Assia, ove la
         Landbell utilizza, con l’accordo delle imprese in questione e delle autorità locali interessate, le stesse attrezzature per
         la raccolta utilizzate dal sistema DSD. 
      
      117   Infine, la citazione di un passaggio dell’ordinanza del Verwaltungsgerichtshof Kassel 20 agosto 1999, in cui questo prospetta
         la creazione di sistemi con esonero «gli uni accanto agli altri», non permette peraltro di concludere che attrezzature per
         la raccolta separate debbano essere utilizzate da sistemi con esonero concorrenti. 
      
      118   Da quanto precede risulta che la decisione impugnata espone in modo giuridicamente sufficiente, per quanto concerne gli obblighi
         che incombono alla Commissione riguardo all’art. 81 CE e l’obbligo di motivazione, le ragioni per cui l’utilizzo in comune
         delle attrezzature per la raccolta, incluse le attrezzature di cernita, delle imprese che hanno concluso un contratto con
         la DSD è necessaria per permettere ai sistemi con esonero concorrenti di entrare nel mercato della raccolta presso i consumatori
         e, di conseguenza, di operare nel mercato a monte dell’organizzazione del ritiro e del riciclaggio degli imballaggi presso
         i consumatori. 
      
      119   Di conseguenza, dev’essere respinto l’argomento della ricorrente, relativo al carattere erroneo o all’insufficiente motivazione
         della decisione impugnata riguardo alla necessità di garantire l’utilizzo in comune per mantenere la concorrenza tra sistemi
         con esonero. 
      
       ii) Sulla pretesa necessità dell’utilizzazione in comune per le soluzioni autonome
      120   Occorre rilevare che, siccome la DSD è omologata come sistema con esonero in tutti i Land tedeschi, è chiaro che la nozione
         di «concorrenti della DSD» cui si riferisce il primo onere concerne, in primo luogo, tutti i sistemi con esonero concorrenti,
         vale a dire tutti i sistemi omologati dalle autorità tedesche per riprendere e riciclare gli imballaggi presso i consumatori.
         Si pone tuttavia la questione se tale nozione includa o meno anche le soluzioni autonome. A tale riguardo, la ricorrente sostiene
         che l’utilizzo in comune non è necessario per le soluzioni autonome mentre la Commissione sostiene, nei suoi atti, che il
         primo onere si applica alle soluzioni autonome, quando queste sono autorizzate ad effettuare la raccolta presso i consumatori.
         
      
      121   Il Tribunale giudica che il primo onere dev’essere interpretato nel senso che, per le ragioni che seguono, la nozione di «concorrenti
         della DSD» non concerne le soluzioni autonome, ma soltanto i sistemi con esonero. 
      
      122   Anzitutto, occorre osservare che è incontestabile che, in via di principio, le soluzioni autonome devono raccogliere gli imballaggi
         nel luogo di vendita o nelle sue vicinanze e non presso i consumatori. Una tale interpretazione si fonda sul testo letterale
         del decreto sugli imballaggi (v. i precedenti punti 5 e 6). Essa si fonda anche sulle osservazioni delle autorità tedesche,
         presentate alla Commissione durante il procedimento amministrativo, da cui risulta che «le quote previste [nel decreto] devono
         essere ottenute esclusivamente mediante il ritiro degli imballaggi di vendita sul luogo dell’effettiva consegna o nelle [sue]
         immediate vicinanze e che lo smaltimento eventualmente organizzato presso le abitazioni non può essere incluso in tali quote»
         (osservazioni delle autorità tedesche, pagg. 3-6; punto 15 della decisione impugnata). Alla luce di ciò non è possibile sostenere
         che le soluzioni autonome e i sistemi con esonero siano in concorrenza frontale per quanto riguarda la raccolta presso i consumatori.
         
      
      123   Inoltre, è importante notare che le parti non negano più che, facendo eccezione al citato principio, le soluzioni autonome
         possano intervenire marginalmente nel mercato della raccolta degli imballaggi presso i consumatori e, di conseguenza, sul
         mercato a monte dell’organizzazione della raccolta e del riciclaggio degli imballaggi presso i consumatori. Così, nell’ambito
         della definizione del mercato della raccolta, la Commissione rileva che, se dovesse imporsi la concezione enunciata dalle
         autorità tedesche (v. il precedente punto 122) «si avrebbe una domanda di soluzioni di smaltimento autonome solo ai margini
         di questo mercato, in particolare nei luoghi di ritiro degli imballaggi assimilabili ad abitazioni private o per gli imballaggi
         da eliminare dopo la consegna al consumatore finale» (punto 87 della decisione impugnata, letto in collegamento con il punto
         15 della stessa decisione; v. anche punto 159 della decisione impugnata). Allo stesso modo, la Commissione rileva, in risposta
         alla DSD la quale sosteneva che la raccolta presso i consumatori non fosse possibile nell’ambito delle soluzioni autonome,
         che «gli imballaggi di vendita di merci consegnate ai consumatori finali privati (vendite per corrispondenza, consegne nell’ambito
         dei piccoli esercizi commerciali) devono comunque incontestabilmente essere raccolti anche dalle soluzioni autonome in prossimità
         del domicilio del consumatore finale» (punto 167 della decisione impugnata).
      
      124   Peraltro, nelle loro memorie, le parti sono concordi nel riconoscere che le possibilità di intervento di una soluzione autonoma
         nel mercato della raccolta presso i consumatori sono limitate a due ipotesi di sovrapposizione definite nel decreto sugli
         imballaggi. La prima di tali ipotesi riguarda le società di vendita per corrispondenza che utilizzano una soluzione autonoma.
         Infatti, secondo l’art. 6, n. 1, sesta frase, del decreto sugli imballaggi, in caso di vendita per corrispondenza «occorre
         assicurare il ritiro con possibilità di restituzione a distanza accettabile dal consumatore finale». Ciò significa che la
         nozione di ripresa presso il luogo di vendita, che caratterizza in linea di principio la soluzione autonoma, deve potersi
         effettuare nelle vicinanze del consumatore. La seconda ipotesi concerne il caso in cui il destinatario dell’imballaggio è
         assimilato, nel decreto, ad un consumatore. Deriva quindi dall’art. 3, n. 10, seconda frase, del decreto, che sono considerati
         come consumatori «i pubblici esercizi, gli alberghi, le mense, le amministrazioni, le caserme, gli ospedali, gli istituti
         scolastici, gli enti di beneficenza, i lavoratori autonomi nonché le aziende agricole e i laboratori artigianali, ad eccezione
         delle tipografie e altre aziende di lavorazione della carta, i cui rifiuti possono essere eliminati ad un ritmo abituale per
         le abitazioni private mediante recipienti di raccolta, usati abitualmente per la carta, il cartone, gli imballaggi di cartone
         e gli altri imballaggi leggeri e contenenti al massimo 1 100 litri per gruppo di materiali».
      
      125   Infine occorre rilevare che, a differenza dei sistemi con esonero concorrenti della DSD, riguardo ai quali la decisione espone
         le ragioni per cui le imprese di smaltimento controparti della DSD e le loro attrezzature per la raccolta costituiscono una
         strozzatura, la Commissione non spiega perché sarebbe necessario che le soluzioni autonome abbiano accesso a tali imprese
         e alle loro attrezzature affinché la concorrenza sul mercato in questione non venga eliminata. 
      
      126   Al contrario, nella sua analisi del requisito della mancata eliminazione della concorrenza (v. il precedente punto 40), la
         Commissione sostiene che «le imprese di smaltimento escluse da DSD possono offrire le proprie prestazioni nell’ambito delle
         soluzioni autonome» precisando che queste ultime «sono in ogni caso possibili per quanto riguarda determinate combinazioni
         di imballaggi per la vendita/punti di raccolta a margine del mercato [della raccolta presso i consumatori]» (punto 159 della
         decisione impugnata, con un riferimento al punto 87 della medesima). Questa spiegazione permette di ritenere che la Commissione
         non fosse preoccupata, o in ogni caso non lo fosse più tenuto conto degli impegni proposti dalla DSD (punto 163 della decisione
         impugnata), dalla possibilità per le soluzioni autonome di trovare un’impresa di smaltimento per riprendere e riciclare gli
         imballaggi presso i consumatori nei casi di sovrapposizione previsti nel decreto. 
      
      127   Tale analisi è confermata dal fatto che la Commissione rileva, nell’ambito della valutazione degli effetti sensibili sulla
         concorrenza della clausola di esclusiva a favore delle imprese di smaltimento (v. il precedente punto 30), che «solo per determinate
         utenze selezionate, assimilate ai nuclei familiari – quali ad esempio ospedali o mense – si può prospettare il ricorso a imprese
         esercenti lo smaltimento dei rifiuti alternative (e quindi alla sistemazione di contenitori di raccolta supplementari), in
         determinate condizioni logistiche e per determinati imballaggi» (punto 128 della decisione impugnata). Ciò significa che,
         in tali casi, sembra possibile fare coesistere contemporaneamente due sistemi di raccolta. 
      
      128   Infatti, a differenza dei sistemi con esonero, che dovevano rispondere a requisiti rigorosi in materia di copertura territoriale,
         le soluzioni autonome possono limitarsi a ritirare gli imballaggi nel luogo in cui essi sono venduti. Quindi, se sembra difficile,
         per le ragioni precedentemente esposte (v. i precedenti punti 105-113), duplicare tutte le installazioni necessarie ad un
         sistema con esonero, è più facile per una soluzione autonoma ottenere che una seconda attrezzatura sia messa in questo o in
         quel luogo per permettere ad essa di raccogliere gli imballaggi che rientrano nel suo sistema. 
      
      129   Di conseguenza, in mancanza di una spiegazione che permetta di comprendere perché l’utilizzo in comune potrebbe essere necessario
         per le soluzioni autonome per «evitare l’esclusione della concorrenza sui mercati rilevanti», risulta da quanto precede che
         la nozione di «concorrente della DSD», utilizzata nel primo onere, dev’essere interpretata nel senso che essa non concerne
         le soluzioni autonome, ma solamente i sistemi con esonero concorrenti della DSD. 
      
      130   Una tale interpretazione della nozione di «concorrenti della DSD» è confermata, peraltro, in un passaggio della decisione,
         in cui viene espressamente rilevato che l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta da parte di «sistemi concorrenti»
         non riguarda le soluzioni autonome. Infatti, al fine di rigettare un argomento dedotto dalla DSD contro la condivisione dei
         contenitori con sistemi concorrenti, la Commissione rileva che tale argomento è relativo «solo alla questione se gli operatori
         autonomi sono autorizzati a raccogliere o acquistare gli imballaggi che si trovano presso i consumatori finali e non riguarda
         dunque la questione dell’utilizzo congiunto dei contenitori destinati alla raccolta da parte di sistemi concorrenti» (v. nota
         a piè di pagina n. 16, al punto 169 della decisione impugnata). Tale citazione, che oppone le soluzioni autonome ai sistemi
         concorrenti, esclude chiaramente le soluzioni autonome dall’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta, il quale
         è limitato, pertanto, ai sistemi concorrenti, ossia ai sistemi con esonero concorrenti della DSD. 
      
      131   Alla luce di ciò non è necessario occuparsi degli argomenti della ricorrente riguardanti l’illegittimità della decisione impugnata
         a causa del fatto che il primo onere concernerebbe le soluzioni autonome. 
      
      132   Allo stesso modo, il Tribunale non può prendere in considerazione alcuni argomenti dedotti dalla Commissione in fase di controreplica,
         secondo cui l’utilizzo in comune potrebbe essere necessario in caso di scarso fatturato, per quanto concerne le soluzioni
         autonome che si occupano di imballaggi consegnati nell’ambito della vendita per corrispondenza, o nei casi in cui possa essere
         installata una sola attrezzatura di raccolta, ad esempio in un ospedale, per quanto concerne i luoghi di deposito assimilati
         ai consumatori. Infatti, tali argomenti non sono contenuti nella decisione impugnata (ipotesi del fatturato) o la contraddicono
         (ipotesi dell’ospedale) e un argomento proposto dalla Commissione in corso di giudizio non può rimediare all’insufficienza
         della motivazione della decisione impugnata su tale punto (v., in tal senso, sentenze della Corte 24 ottobre 1996, cause riunite
         C‑329/93, C‑62/95 e C‑63/95, Germania e a./Commissione, Racc. pag. I-5151, punti 47 e 48, e del Tribunale 18 gennaio 2005,
         causa T-93/02, Confédération nationale du Crédit mutuel/Commissione, Racc. pag. II-143, punto 126). 
      
      3.     Sulla seconda parte, relativa all’impossibilità di imporre un onere per rimediare ad un’eventuale violazione dell’art. 81,
            n. 1, CE e dell’art. 82 CE
      a)     Argomenti delle parti
      133   In risposta all’argomento presentato nel controricorso (v. il precedente punto 94), la ricorrente sostiene che l’eventuale
         violazione dell’art. 81, n. 1, CE o dell’art. 82 CE, cui fa riferimento la Commissione, è meramente teorica e non può giustificare
         il primo onere, il quale – in ogni caso – può avere ad oggetto solo la prevenzione dell’eliminazione della concorrenza nel
         mercato in cui sarebbe stata constatata una restrizione della concorrenza, ossia il mercato della raccolta presso i consumatori.
         
      
      134   In primo luogo, la ricorrente ricorda che l’unica restrizione della concorrenza ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE identificata
         nella decisione si trova nella clausola di esclusiva conclusa dalla DSD a favore delle imprese di smaltimento (v. i precedenti
         punti 28-32). Tale restrizione riguarderebbe il mercato della raccolta presso i consumatori e impedirebbe alle altre imprese
         di smaltimento di offrire i loro servizi alla DSD, cosa che avrebbe per effetto di ridurre sensibilmente la concorrenza tra
         le imprese di smaltimento nell’area contrattuale (punti 123, 124 e 140 della decisione impugnata). Tale restrizione sarebbe
         stata tuttavia esentata dalla Commissione in applicazione dell’art. 81, n. 3, CE (v. i precedenti punti 37‑41), in particolare
         in quanto essa non avrebbe natura tale da eliminare la concorrenza nel mercato della raccolta presso i consumatori (punti
         158 e 178 della decisione impugnata). Alla luce di ciò, la ricorrente sostiene che il primo onere, il cui scopo dichiarato
         sarebbe di permettere l’ingresso dei concorrenti nel mercato a monte dell’organizzazione della raccolta presso i consumatori
         (punti 162 e 177 della decisione impugnata), non ha alcuna connessione con la citata restrizione della concorrenza, che non
         riguarda i concorrenti della DSD nel mercato dell’organizzazione, ma quelli delle imprese di smaltimento controparti della
         DSD. Il primo onere non può avere quindi natura tale da intensificare la concorrenza sul mercato della raccolta presso i consumatori.
         
      
      135   In secondo luogo, la ricorrente afferma che la Commissione non può imporre un onere per impedire una pretesa minaccia di restrizione
         della concorrenza o di abuso in un mercato derivato, il mercato dell’organizzazione presso i consumatori, in cui nessuna restrizione
         della concorrenza è stata constatata ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE né, a fortiori, esentata ai sensi dell’art. 81, n. 3,
         CE. Su tale punto la ricorrente ricorda che nella decisione la Commissione afferma chiaramente che il contratto di prestazione
         dei servizi non contiene alcuna esclusiva a favore della DSD in materia di accesso alle attrezzature per la raccolta delle
         sue controparti (v. il precedente punto 36). Allo stesso modo la Commissione rileverebbe che non esiste alcuna restrizione
         della concorrenza a livello del mercato dell’organizzazione (punto 86 della decisione impugnata). La ricorrente sostiene anche
         che nessun elemento permette di concludere che essa rischi di contrarre un tale impegno di esclusiva con le sue controparti
         o di imporre tale esclusiva in modo unilaterale. Alla luce di ciò, la ricorrente sostiene che il mercato che dev’essere preso
         in considerazione per l’applicazione dell’art. 81, n. 3, CE dev’essere identico a quello esaminato riguardo all’art. 81, n. 1,
         CE. Per di più, proprio come l’oggetto dell’esame ai sensi dell’art. 81, n. 3, CE, anche la possibilità di imporre un onere
         in applicazione dell’art. 8, n. 1, del regolamento n. 17 sarebbe limitata dalla restrizione della concorrenza constatata ai
         sensi dell’art. 81, n. 1, CE. L’art. 8 del regolamento n. 17 non potrebbe servire quindi da fondamento normativo per imporre
         un onere al fine di regolare un preteso problema di concorrenza. 
      
      136   In terzo luogo, la ricorrente ritiene che, anche se la Commissione avesse potuto imporre un onere in una decisione di esenzione
         per prevenire una restrizione della concorrenza fittizia su un mercato derivato, essa non poteva farlo a titolo di onere,
         cioè a titolo indipendente (art. 15, n. 2, lett. b), del regolamento n. 17), ma piuttosto a titolo di condizione, la quale
         sarebbe servita a rendere l’accordo «esentabile» (sentenza del Tribunale 22 ottobre 1996, cause riunite T-79/95 e T‑80/95,
         SNCF e British Railways/Commissione, Racc. pag. II-1491, punti 63 e seguenti). Ciò sarebbe confermato dalla prassi della Commissione
         in materia di decisioni (citata nella replica, note a piè di pagina nn. 20 e 21), la quale avrebbe quasi sempre subordinato
         le sue decisioni di esenzione a condizioni e non ad oneri, se e in quanto essa considerava un particolare comportamento necessario
         per prevenire l’eliminazione della concorrenza ai sensi dell’art. 81, n. 3, CE. 
      
      137   La Commissione sostiene, in via preliminare, che l’argomento citato è irricevibile in quanto costituisce un motivo nuovo dedotto
         tardivamente ai sensi dell’art. 48, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale. Peraltro, la Commissione ricorda che
         scopo del primo onere è di garantire gli impegni proposti dalla DSD per rimediare a taluni problemi identificati durante il
         procedimento amministrativo e a talune ambiguità proprie di tali impegni. Dunque sarebbe importante sapere se il comportamento
         che la DSD ha rinunciato ad adottare potesse essere esaminato o meno ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE. Orbene, nella decisione
         la Commissione spiega le sue preoccupazioni a tale riguardo, che non concernono solamente la clausola di esclusiva a favore
         delle imprese di smaltimento, ma anche la questione dell’accesso dei concorrenti alle attrezzature delle imprese di smaltimento
         controparti della DSD. Inoltre, la Commissione evidenzia che la sua valutazione, ai sensi dell’art. 81 CE, non deve limitarsi
         al solo mercato della raccolta presso il consumatore, il quale comporta in ogni modo due facce – quella dell’offerta di servizi
         da parte delle imprese di smaltimento e quella della domanda di servizi da parte della DSD e degli altri sistemi con esonero –,
         ma può anche riguardare le eventuali ripercussioni del contratto di prestazione di servizi sul mercato a monte dell’organizzazione.
      
      b)     Giudizio del Tribunale
       i) Sulla ricevibilità
      138   In risposta alla domanda della Commissione diretta a far dichiarare irricevibile il citato argomento della DSD, poiché costituisce
         un nuovo motivo dedotto tardivamente ai sensi dell’art. 48, n. 2, del regolamento di procedura, occorre rilevare che, benché
         tale disposizione vieti effettivamente la deduzione di motivi nuovi in corso di causa, dev’essere considerato ricevibile un
         motivo che costituisca un’estensione di un motivo precedentemente dedotto, direttamente o implicitamente, nell’atto introduttivo
         del giudizio e che presenti una connessione stretta con quest’ultimo. Un’analoga soluzione va adottata quando viene formulata
         una censura a sostegno di un motivo (v., in particolare, sentenza del Tribunale 21 marzo 2002, causa T‑231/99, Joynson/Commissione,
         Racc. pag. II‑2085, punto 156).
      
      139   Orbene, nella fattispecie l’argomento presentato dalla DSD nella sua replica estende solamente gli argomenti presentati nel
         suo ricorso a fondamento dell’illegittimità del primo onere ai sensi dell’art. 81 CE. Del resto, tali argomenti non fanno
         altro che rispondere a quelli dedotti dalla Commissione nel controricorso per indirizzare nuovamente l’oggetto della causa
         sull’accertamento che la decisione impugnata concede un’esenzione ad una restrizione della concorrenza ai sensi dell’art. 81,
         n. 3, CE, subordinando tale esenzione ad un onere fondato sulla necessità di proteggere la concorrenza. In particolare, occorre
         sottolineare che l’affermazione della ricorrente secondo cui il primo onere viola l’art. 8 del regolamento n. 17, dedotta
         per la prima volta nel controricorso, è strettamente connessa a quella della violazione dell’art. 81, n. 3, CE, dedotta nel
         primo motivo, dato che tale motivo contesta la legittimità del primo onere riguardo al diritto applicabile, e che è precisamente
         l’art. 8 del regolamento n. 17 che permette alla Commissione di subordinare ad un onere una decisione di esenzione ai sensi
         dell’art. 81, n. 3, CE. 
      
      140   In ogni caso, la Commissione ha avuto l’opportunità, in sede di replica e in udienza, di esporre la propria posizione sul
         motivo che essa ritiene nuovo. 
      
      141   Da quanto precede risulta che dev’essere respinta la domanda della Commissione, volta a far dichiarare l’irricevibilità dell’argomento
         presentato dalla ricorrente per quanto riguarda la possibilità di imporre un onere per rimediare ad un’eventuale minaccia
         di violazione dell’art. 81, n. 1, CE e dell’art. 82. 
      
       ii) Nel merito
      142   Occorre quindi esaminare gli argomenti dedotti dalla ricorrente per sostenere che la Commissione, nella fattispecie, non poteva
         subordinare la decisione di esenzione adottata sul fondamento dell’art. 81, n. 3, CE ad un onere imposto ai sensi dell’art. 8
         del regolamento n. 17. 
      
      143   A termini dell’art. 81, n. 3, CE, le disposizioni dell’art. 81, n. 1, CE possono essere dichiarate inapplicabili a qualsiasi
         accordo fra imprese che contribuisca a migliorare la produzione o la distribuzione dei prodotti o a promuovere il progresso
         tecnico o economico (prima condizione), pur riservando a tutti gli utilizzatori una congrua parte dell’utile che ne deriva
         (seconda condizione), ed evitando di imporre alle imprese interessate restrizioni che non siano indispensabili per raggiungere
         tali obiettivi (terza condizione) e di dare a tali imprese la possibilità di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale
         dei prodotti di cui trattasi (quarta condizione). 
      
      144   Peraltro, l’art. 8, n. 1, del regolamento n. 17 permette alla Commissione di subordinare una decisione di esenzione ai sensi
         dell’art. 81, n. 3, CE a condizioni ed oneri. 
      
      145   In tale contesto, occorre evidenziare anzitutto che la presentazione della decisione impugnata effettuata dalla ricorrente
         è errata. Infatti, in tutte le fasi della valutazione della Commissione ai sensi dell’art. 81 CE la decisione impugnata non
         si è limitata ad esaminare solo gli effetti sulla concorrenza della clausola di esclusiva a favore delle imprese di smaltimento,
         ma ha anche considerato la questione dell’accesso alle attrezzature delle imprese di smaltimento. 
      
      146   Ciò è vero tanto riguardo alla valutazione relativa all’art. 81, n. 1, CE (punti 28-32 e punti 33-36 della decisione impugnata),
         quanto riguardo alla valutazione relativa all’art. 81, n. 3, CE (v. punti 37-39, per quanto riguarda le prime tre condizioni
         di applicazione di tale disposizione del Trattato, dove l’analisi si concentra sulle imprese di smaltimento, e i punti 40
         e 41, in cui la condizione relativa alla mancata esclusione della concorrenza è esaminata riguardo alle imprese di smaltimento,
         ma anche e soprattutto riguardo ai sistemi con esonero concorrenti della DSD). 
      
      147   È solo a livello delle motivazioni apportate dalla Commissione per giustificare gli oneri cui la decisione di esenzione è
         subordinata, in applicazione dell’art. 8 del regolamento n. 17, che la decisione si accontenta di richiamare la necessità
         di garantire l’accesso dei concorrenti della DSD alle attrezzature delle imprese di smaltimento che hanno concluso un contratto
         di prestazione di servizi con la DSD, e ciò al fine di rispondere alle riserve espresse dalla ricorrente su uno degli impegni
         riprodotti al punto 71 e di evitare l’eliminazione della concorrenza sia nel mercato della raccolta presso il consumatore,
         sia nel mercato a monte dell’organizzazione della raccolta presso il consumatore (v. i precedenti punti 42 e 45). 
      
      148   Peraltro, nel suo argomento la ricorrente distingue artificiosamente il mercato della raccolta presso i consumatori, che essa
         intende limitare alle sole imprese di smaltimento cui ricorre la DSD e alle imprese di smaltimento che non hanno concluso
         un contratto di prestazione di servizi con la DSD, dal mercato dell’organizzazione del ritiro e del riciclaggio presso i consumatori,
         che concerne la DSD e i suoi concorrenti. In realtà, come esposto nella decisione (v. il precedente punto 41), ciò che importa
         riguarda piuttosto la questione se i sistemi con esonero concorrenti della DSD debbano o meno avere accesso alle attrezzature
         per la raccolta delle controparti della DSD per poter penetrare nel mercato della raccolta degli imballaggi presso i consumatori
         e, di conseguenza, operare nel mercato a monte dell’organizzazione del ritiro e del riciclaggio degli imballaggi presso i
         consumatori. 
      
      149   Pertanto, non si può affermare che la decisione di esenzione concerna solo la restrizione della concorrenza identificata nell’ambito
         della valutazione relativa all’art. 81, n. 1, CE, ossia la clausola di esclusiva a favore delle imprese di smaltimento. Tale
         decisione concerne, infatti, la totalità del contratto di prestazione di servizi notificato dalla DSD e precisato dai vari
         impegni proposti da tale impresa per chiarificarne le condizioni di applicazione. 
      
      150   È importante quindi prendere in considerazione il fatto che la Commissione ha accettato di esentare il contratto di prestazione
         di servizi per il fatto che la DSD le ha assicurato, specificamente, che nessuna disposizione del contratto era atta a vincolare
         le imprese di smaltimento alla DSD e che essa non avrebbe avviato azioni inibitorie nei confronti di terzi in caso di utilizzo
         in comune. Tali assicurazioni sono determinanti, poiché permettono alla Commissione di considerare che, nella fattispecie,
         il presupposto per l’esenzione connesso alla mancata esclusione della concorrenza sia soddisfatto. A tale riguardo occorre
         rilevare che durante il procedimento amministrativo la Commissione ha chiaramente dichiarato che, in mancanza di tali assicurazioni,
         essa non avrebbe autorizzato o esentato il contratto di prestazione di servizi, ma che contava di ritenere che l’esistenza
         di un eventuale ostacolo all’accesso dei concorrenti della DSD alle attrezzature per la raccolta delle controparti della DSD
         costituisse una restrizione della concorrenza in quanto tale (v. il precedente punto 33) o di domandarsi se il comportamento
         della DSD, volto a impedire l’accesso dei suoi concorrenti a tali impianti, non potesse essere valutato ai sensi dell’art. 82 CE
         (v. il precedente punto 35). 
      
      151   Di conseguenza, dal momento che la Commissione ha adottato la decisione di esenzione fondandosi tanto sulla sua valutazione
         della clausola di esclusiva a favore delle imprese di smaltimento, quanto in virtù della necessità di mantenere la concorrenza
         in modo tale che i sistemi con esonero concorrenti della DSD abbiano la possibilità di avere accesso alle attrezzature di
         raccolta delle controparti della DSD (v. i precedenti punti 118 e 128), la Commissione, imponendo il primo onere, non ha violato
         né l’art. 81, n. 3, CE, né l’art. 8 del regolamento n. 17. 
      
      152   In ultimo, la ricorrente sostiene che, anche se la Commissione avesse potuto imporre un obbligo alla DSD nella decisione impugnata,
         essa avrebbe potuto farlo solo a titolo di condizione e non di onere, in quanto le conseguenze giuridiche di un onere sono
         più importanti di quelle di una condizione. Infatti, in applicazione dell’art. 8, n. 3, lett. b), del regolamento n. 17, la
         Commissione può revocare, modificare la sua decisione o vietare atti determinati agli interessati, se essi contravvengono
         ad un onere cui una decisione è subordinata, e, in applicazione dell’art. 15, n. 2, lett. b), dello stesso regolamento, la
         Commissione può infliggere un’ammenda se la ricorrente non osserva un onere. 
      
      153   Tuttavia, rileva evidenziare che l’art. 8, n. 1, del regolamento n. 17 prevede che le decisioni di esenzione possano essere
         subordinate a condizioni e oneri, senza precisare a quali condizioni la Commissione debba scegliere tra l’una e l’altra di
         tali possibilità. Inoltre, siccome l’art. 81, n. 3, CE costituisce una deroga, a vantaggio delle imprese, al divieto generale
         di cui all’art. 81, n. 1, CE, la Commissione deve godere, per quanto riguarda le modalità cui è subordinata un’esenzione,
         di un ampio potere discrezionale, nel rispetto dei limiti che l’art. 81 CE pone alla sua competenza (sentenza della Corte
         23 ottobre 1974, causa 17/74, Transocean Marine Paint/Commissione, Racc. pag. 1063, punto 16). 
      
      154   Il fatto che la Commissione abbia preferito imporre condizioni piuttosto che oneri in altri casi non può essere, di per sé,
         sufficiente a rimettere in causa la possibilità, offerta dal regolamento n. 17, di subordinare una decisione di esenzione
         ad oneri piuttosto che a condizioni. 
      
      155   Da quanto precede risulta che la Commissione non ha violato né l’art. 81, n. 3, CE né l’art. 8 del regolamento n. 17 subordinando,
         nella fattispecie, la decisione di esenzione ad un onere relativo alla necessità di garantire l’utilizzo in comune, da parte
         dei sistemi con esonero concorrenti della DSD, delle attrezzature per la raccolta delle imprese utilizzate dal sistema DSD.
         
      
      4.     Sulla terza parte, relativa alla violazione del principio di proporzionalità 
      156   Anche supponendo che l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta sia necessario per permettere di non escludere
         la concorrenza, la ricorrente sostiene tuttavia che il primo onere sarebbe ugualmente sproporzionato poiché, in primo luogo,
         violerebbe il decreto sugli imballaggi, in secondo luogo, comporterebbe una distorsione della concorrenza a detrimento della
         DSD, in terzo luogo, costituirebbe un pregiudizio eccessivo per il marchio Der Grüne Punkt e, in quarto luogo, recherebbe
         pregiudizio al diritto fondamentale della DSD alla tutela giurisdizionale. 
      
      a)     Sulla pretesa violazione del decreto sugli imballaggi
       Argomenti delle parti
      157   La ricorrente sostiene che il primo onere è sproporzionato, poiché l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta
         della DSD è incompatibile con il principio della responsabilità per il prodotto, enunciato nel decreto sugli imballaggi. Tale
         principio obbliga i produttori e i distributori di imballaggi a raggiungere le quote di riciclaggio «per quanto riguarda gli
         imballaggi che essi hanno immesso nel mercato» (punto 1, n. 1, prima frase, dell’allegato I al decreto). Peraltro, in caso
         di partecipazione ad un sistema con esonero la responsabilità del produttore o del distributore per tali imballaggi sarebbe
         trasferita al gestore di tale sistema, «il quale deve sottoporre a riciclaggio gli imballaggi che gli sono portati» (art. 6,
         n. 3, seconda frase, del decreto) e raggiungere le quote di riciclaggio «per quanto riguarda gli imballaggi per i quali i
         produttori e i distributori partecipano al [suo] sistema» (punto 1, n. 1, seconda frase dell’allegato I al decreto). A causa
         di tale approccio, che sarebbe fondato sullo specifico imballaggio, sarebbe illegale comprare imballaggi da altri sistemi
         per raggiungere le quote di riciclaggio previste nel decreto. Alla luce di ciò, la ricorrente sostiene che, in via di principio,
         i sistemi concorrenti al suo dovrebbero adempiere i loro obblighi di ritiro e di riciclaggio con le loro stesse attrezzature
         per la raccolta, dette «attrezzature di raccolta del sistema» (v. punto 3, n. 3, settimo trattino, dell’allegato I al decreto).
         
      
      158   Quindi, in caso di utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta da parte di due sistemi concorrenti, l’attribuzione
         all’uno o all’altro di tali sistemi di uno specifico imballaggio non sarebbe possibile in generale. A tale riguardo la ricorrente
         rileva che l’attribuzione delle «quantità di imballaggi a seconda di chi ha generato i rifiuti se si procede ad una suddivisione
         per quote», menzionata nella decisione impugnata (punto 170 della decisione impugnata), necessita di costose e complesse analisi
         di cernita. Inoltre, l’esempio della carta e del cartone usato dalla Commissione avrebbe dato luogo a risultati iniqui, in
         quanto la parte di volume raccolto, costituita da imballaggi attribuiti alla DSD e determinata dalle analisi di cernita, era
         inizialmente pari al 25% mentre la parte di imballaggi realmente assegnata con la licenza alla DSD era nettamente inferiore
         a tale quota. L’estensione di una tale soluzione a tutti gli imballaggi sarebbe inaccettabile per la DSD.
      
      159   Peraltro, la ricorrente sostiene che il decreto rende illegale qualunque utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta
         da parte delle soluzioni autonome, le quali non possono raccogliere in generale gli imballaggi in prossimità dei consumatori.
         Pertanto, sostenendo che la DSD non potrebbe avvalersi del decreto sugli imballaggi nei confronti delle sue controparti (punto
         167 della decisione impugnata), la Commissione non considererebbe il fatto che il decreto persegue anche l’obiettivo di proteggere
         la ricorrente contro le distorsioni della concorrenza. 
      
      160   La Commissione sostiene che la presentazione del decreto, effettuata dalla ricorrente, è inesatta dato che le quote di riciclaggio
         non si fondano sugli specifici imballaggi o sul volume totale degli imballaggi immessi nel mercato, ma sul quantitativo di
         imballaggi affidato al sistema interessato. Da parte sua, la Landbell sostiene che, in ogni caso, l’utilizzo in comune delle
         attrezzature per la raccolta è compatibile con il decreto sugli imballaggi, la cui modifica, nel 1998, aveva lo scopo di rafforzare
         la concorrenza tra i sistemi con esonero. 
      
       Giudizio del Tribunale
      161   In sostanza, la ricorrente sostiene che l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta delle imprese che hanno concluso
         un contratto di prestazione di servizi con la DSD ha l’effetto di impedirle di recuperare e di riciclare gli imballaggi, che
         le sono stati concretamente attribuiti dal produttore o dal distributore di imballaggi interessato, conformemente al principio
         della responsabilità per il prodotto, enunciato nel decreto sugli imballaggi. Pertanto, impedendo alla DSD di opporsi all’utilizzo
         in comune, il primo onere recherebbe pregiudizio in modo sproporzionato ai diritti e agli obblighi che la DSD desume da tale
         decreto. 
      
      162   In udienza, le parti sono state interrogate riguardo alle modalità di funzionamento dei sistemi con esonero e dei sistemi
         individuali al fine di permettere al Tribunale di conoscere quale fosse il ruolo dell’imballaggio in quanto tale, che la ricorrente
         chiama l’«imballaggio specifico», nell’adempimento degli obblighi di ripresa e di riciclaggio imposti dal decreto. Tale spiegazione
         in contraddittorio permette al Tribunale di effettuare le seguenti considerazioni. 
      
      163   Da un lato, occorre rilevare che le quote di riciclaggio stabilite nell’allegato I al decreto sugli imballaggi sono calcolate
         in percentuale sulla massa di materiale venduto effettivamente ripresa e riciclata, e non in funzione del numero o del tipo
         di imballaggi interessati. Il punto 1, n. 1, dell’allegato I al decreto dispone quindi che i produttori e i distributori di
         imballaggi devono soddisfare gli obblighi relativi al riciclaggio degli imballaggi che hanno venduto e che lo stesso vale
         per gli operatori di sistemi con esonero riguardo agli imballaggi per cui i produttori o i distributori partecipano a siffatti
         sistemi. A tale riguardo, al punto 1, n. 2, dell’allegato I al decreto viene precisato che i quantitativi di imballaggi rilevanti
         sono determinati «in percentuale della massa», sia che si tratti di imballaggi venduti dal produttore o dal distributore sia
         che si tratti di quelli per cui il produttore o il distributore partecipa ad un sistema con esonero. Inoltre, dal 1° gennaio
         2000, i sistemi individuali e i sistemi con esonero sono sottoposti alle stesse quote di riciclaggio per materia (punto 21
         della decisione impugnata). 
      
      164   Del resto dall’art. 6, n. 1, quarta e quinta frase, del decreto, risulta che l’obbligo di ripresa e di riciclaggio dei distributori
         con una superficie di vendita superiore ai m2 200 si estende agli imballaggi dei prodotti contrassegnati dai marchi che essi non vendono, purché tali imballaggi siano
         del tipo, della forma e della dimensione di quelli che fanno parte del loro assortimento. Quindi, la quota di riciclaggio
         di tali distributori non è calcolata in relazione agli imballaggi effettivamente immessi nel mercato, ma piuttosto in funzione
         degli imballaggi simili in termini di tipo, forma e dimensione. 
      
      165   D’altra parte, da quanto precede deriva che la ripartizione dei quantitativi di imballaggi tra i differenti sistemi, decisa
         dal produttore o dal distributore di imballaggi, non si fonda su quantità predefinite di imballaggi, ma sulle masse di materiale
         che corrispondono a tali imballaggi. In pratica ciò significa che, quando un produttore di imballaggi decide di affidare alla
         DSD la ripresa e il riciclaggio della metà degli imballaggi in materia plastica da questo venduti in Germania, la DSD si vede
         affidato l’incarico di riprendere e riciclare un quantitativo di materiale corrispondente alla metà di tali imballaggi. Per
         osservare le quote di riciclaggio previste nel decreto, la DSD deve quindi dimostrare alle autorità tedesche di aver sottoposto
         a riciclaggio il 60% della massa di plastica che le è stata affidata da tale produttore (in quanto il 60% è la quota di riciclaggio
         applicabile alla plastica). Allo stesso modo, se il produttore può dimostrare di aver scaricato sulla DSD il suo obbligo di
         ripresa e di riciclaggio per quanto riguarda la metà dei quantitativi di plastica venduta, esso dovrà provare peraltro di
         aver ripreso e riciclato il quantitativo di materiale restante, corrispondente all’altra metà, attraverso una soluzione autonoma
         o attraverso un altro sistema con esonero.
      
      166   Peraltro occorre evidenziare che è perfettamente possibile, come rilevato al punto 170 della decisione, ripartire per quote
         tra i differenti sistemi i quantitativi raccolti con le attrezzature per la raccolta. Infatti, proprio l’esempio della ricorrente
         riguardo agli imballaggi di carta e cartone, che vengono raccolti dal sistema DSD contemporaneamente alla carta stampata (giornali
         e riviste), mostra che le attrezzature per la raccolta possono essere condivise senza alcun problema. La ricorrente non può
         pretendere quindi di vietare ai suoi concorrenti di utilizzare una tecnica che essa stessa utilizza. Inoltre, in udienza la
         Landbell ha dedotto l’esistenza di un accordo di compensazione, adottato a seguito della decisione, che permette ai differenti
         gestori del sistema di condividere i quantitativi di materiale, riciclati dalle imprese di smaltimento cui fanno ricorso,
         in considerazione dei quantitativi di materiale per cui sono responsabili in virtù dei contratti firmati con i produttori
         e i distributori di imballaggi. 
      
      167   In ogni caso, l’affermazione della DSD, secondo cui la ripartizione dei quantitativi raccolti in materia di imballaggi di
         carta e cartone e di carta stampata (giornali e riviste) sarebbe complessa e costosa, non può essere sufficiente a rimettere
         in dubbio l’adeguatezza del primo onere riguardo al decreto sugli imballaggi. Infatti, anche supponendo che questo fosse il
         caso, è giocoforza constatare che i criteri della complessità e del costo non sono criteri che permettano di integrare gli
         estremi di una violazione del decreto e che essi non possono giustificare, in quanto tali, il proseguimento di un comportamento
         atto a comportare l’eliminazione della concorrenza nel mercato in questione. Inoltre, nella fattispecie la decisione afferma
         espressamente che il primo onere non impedisce alla DSD di ridurre i corrispettivi versati alle imprese di smaltimento in
         caso di utilizzazione in comune delle attrezzature per la raccolta, al fine di controllare che non le venga fatturato alcun
         servizio prestato a terzi (v. il precedente punto 35). Pertanto, in caso di utilizzazione in comune, la DSD potrà assicurarsi
         che il corrispettivo dovuto all’impresa di smaltimento prenda in conto solo i servizi di ritiro e di riciclaggio effettuati
         per conto del sistema DSD, senza che tale corrispettivo serva a finanziare un servizio effettuato per conto di un altro sistema.
      
      168   Allo stesso modo, nessun elemento probatorio corrobora l’affermazione della DSD secondo cui la tecnica delle quote utilizzata
         per gli imballaggi di carta e cartone e per la carta stampata avrebbe comportato risultati iniqui nei suoi confronti. In ogni
         caso, l’utilizzo in comune raccomandato nella decisione non rischia di recare pregiudizio agli interessi della DSD, in quanto
         l’obiettivo di tale disposizione è precisamente quello di garantire a ciascun sistema con esonero la possibilità di raccogliere
         gli imballaggi che gli sono stati attribuiti dai produttori e dai distributori interessati. Del resto, è per garantire tale
         obiettivo che la Commissione impone il secondo onere alla DSD (v. i successivi punti 213-217). 
      
      169   Di conseguenza, siccome la concorrenza tra sistemi non si effettua sulla base dell’attribuzione di specifici imballaggi, ma
         sull’attribuzione delle masse di materiali corrispondenti a tali imballaggi, il primo onere non può essere considerato sproporzionato,
         contrariamente a quanto deduce la ricorrente. 
      
      170   Da quanto precede risulta che il primo onere non può essere considerato sproporzionato in quanto sarebbe contrario al decreto
         sugli imballaggi. 
      
      171   In ultimo, riguardo all’affermazione della ricorrente secondo cui essa, fondandosi sul decreto, potrebbe opporsi alla condivisione
         con soluzioni autonome delle attrezzature per la raccolta utilizzate dal sistema DSD, occorre ricordare che il Tribunale ha
         giudicato che occorreva interpretare la nozione di «concorrenti della DSD», utilizzata per definire l’ambito di applicazione
         del primo onere, con riferimento esclusivamente ai sistemi per cui la decisione impugnata ha considerato che fosse necessario
         garantire l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta, ossia ai sistemi con esonero concorrenti della DSD (v.
         il precedente punto129). Alla luce di ciò, il primo onere non può avere alcuna incidenza sull’eventuale possibilità per la
         DSD di avvalersi del decreto per opporsi ad un tale utilizzo in comune con soluzioni autonome. 
      
      b)     Sul rischio di distorsione della concorrenza a danno della DSD
       Argomenti delle parti
      172   La ricorrente sostiene che il primo onere non è proporzionato, poiché permette ai suoi concorrenti di scegliere in modo mirato
         le attrezzature per la raccolta più redditizie lasciandole quelle più costose. Un parassitismo tale sarebbe possibile senza
         alcuna restrizione per le soluzioni autonome, che non hanno alcun obbligo di copertura territoriale riguardo ai settori di
         sovrapposizione con i sistemi con esonero, ossia i punti di raccolta assimilati alle famiglie e gli imballaggi venduti per
         corrispondenza. Gli altri sistemi con esonero potrebbero anch’essi mettere in atto un parassitismo a danno della ricorrente
         e si produrrebbero conflitti di interesse in caso di utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta, dato che la DSD
         non potrebbe più regolare nel dettaglio l’organizzazione del proprio sistema, come fa attualmente. Peraltro, la ricorrente
         si avvale delle osservazioni delle autorità tedesche che richiamano il rischio che i sistemi con esonero diventino meno efficaci
         e che sopravvenga una distorsione della concorrenza ai sensi dell’art. 7, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del
         Consiglio 20 dicembre 1994, 94/62/CE, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (GU L 365, pag. 10), se «le soluzioni autonome
         (…) potessero scegliere, indipendentemente dalla regione di distribuzione degli imballaggi, il luogo in cui raccolgono o comprano
         rifiuti di imballaggio, eventualmente limitatamente a punti di raccolta importanti su base regionale». 
      
      173   La Commissione, sostenuta dalla Landbell, nega che il primo onere costituisca una minaccia per il sistema DSD. Infatti, posto
         che il decreto sugli imballaggi si applica allo stesso modo a tutti i sistemi con esonero, nessuno di essi può limitarsi ai
         settori ritenuti più lucrativi. Allo stesso modo, in via di principio le soluzioni autonome devono raccogliere i loro imballaggi
         sul luogo della consegna al consumatore e la struttura dei loro punti di raccolta sarebbe differente, per tale ragione, da
         quella dei sistemi con esonero.
      
       Giudizio del Tribunale
      174   Contrariamente a ciò che afferma la ricorrente, l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta non può avere l’effetto
         di permettere ai sistemi con esonero concorrenti della DSD di privilegiare, in seno ad uno stesso Land, le zone più redditizie
         a scapito delle altre, che resterebbero a carico del sistema DSD. Infatti, è giocoforza constatare che tutti i sistemi con
         esonero sono sottoposti agli stessi obblighi, riguardo sia all’obbligo di copertura territoriale, sia al rispetto delle quote
         di riciclaggio, sia alla prova dei flussi quantitativi. 
      
      175   Per di più, in ogni caso, la decisione afferma espressamente che il primo onere non impedisce alla DSD di ridurre conseguentemente
         i corrispettivi versati alle imprese di smaltimento (v. il precedente punto 35). 
      
      176   Inoltre, riguardo alla pretesa incompatibilità dell’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta con l’art. 7, n. 1,
         della direttiva 94/62, ai sensi del quale i sistemi destinati alla restituzione o alla raccolta degli imballaggi devono essere
         concepiti in modo da evitare ostacoli agli scambi o distorsioni della concorrenza, occorre rilevare che la decisione impugnata
         è finalizzata precisamente a garantire le condizioni della concorrenza sui mercati in questione e ciò in conformità agli obiettivi
         del decreto la cui modifica, intervenuta nel 1998, ha avuto l’obiettivo di permettere lo sviluppo della concorrenza tra i
         sistemi con esonero (punto 169 della decisione impugnata).
      
      177   Da tutto quanto precede risulta che il primo onere non può essere considerato sproporzionato in quanto comporterebbe un rischio
         di distorsione della concorrenza a danno della ricorrente. 
      
      178   Peraltro, riguardo al preteso rischio di concorrenza che potrebbe rappresentare il primo onere in caso di utilizzo in comune
         delle attrezzature per la raccolta ad opera delle controparti della DSD e delle soluzioni autonome, si deve ricordare che
         il Tribunale ha già statuito in questa stessa sede che occorreva interpretare la nozione di «concorrenti della DSD», utilizzata
         per definire l’ambito di applicazione del primo onere, in riferimento esclusivamente ai sistemi per cui la decisione impugnata
         ha considerato necessario garantire l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta, ossia ai sistemi con esonero
         concorrenti della DSD. Alla luce di ciò, il primo onere non può avere alcuna incidenza sulle relazioni tra la DSD e le soluzioni
         autonome. 
      
      c)     Sul preteso pregiudizio alla funzione del marchio Der Grüne Punkt
       Argomenti delle parti
      179   La ricorrente sostiene che il primo onere non è proporzionato, in quanto reca pregiudizio alla funzione di indicatore d’origine
         del marchio Der Grüne Punkt, che è quella di identificare il servizio di ripresa e di riciclaggio del sistema DSD e non quello
         di un altro sistema. A tale riguardo, la ricorrente ricorda che il suo marchio è registrato in Germania come marchio collettivo,
         apposto sugli imballaggi dei produttori e dei distributori che partecipano al sistema DSD, e come marchio individuale, apposto
         sulle attrezzature per la raccolta utilizzate dal sistema DSD. In particolare, la funzione di indicatore d’origine del marchio
         collettivo Der Grüne Punkt sarebbe stata riconosciuta da vari giudici tedeschi (sentenza del Bundespatentgericht (Tribunale
         federale dei brevetti, Germania) 18 settembre 1996, per cui il marchio fornisce un’indicazione sull’impegno ecologico del
         produttore; sentenza del Landgericht Hamburg (Tribunale di Amburgo, Germania) 23 dicembre 1996, e sentenza del Kammergericht
         Berlin (Corte d’appello di Berlino, Germania) 14 giugno 1994, secondo cui il marchio informa sulla partecipazione al sistema
         DSD; sentenza dell’Oberlandesgericht Köln (Corte d’appello di Colonia, Germania) 8 maggio 1998, che richiama il valore fondamentale
         del marchio a causa della sua diffusione e della sua notorietà, e sentenza del Bundesgerichtshof (Corte federale di cassazione,
         Germania) 15 marzo 2001, per cui i produttori e i distributori indicano la partecipazione al sistema DSD con l’apposizione
         del marchio sui loro imballaggi). Nella fattispecie la ricorrente sostiene che l’utilizzo in comune delle attrezzature per
         la raccolta reca pregiudizio al marchio collettivo e a quello individuale Der Grüne Punkt, in quanto il consumatore è al corrente,
         attraverso la pubblicità, del fatto che gli imballaggi contrassegnati da tale marchio partecipano al sistema DSD e non ad
         un sistema concorrente e che devono essere eliminati attraverso le attrezzature per la raccolta del sistema DSD, le quali
         sono anch’esse generalmente contrassegnate dal marchio Der Grüne Punkt. Orbene, in caso di utilizzo in comune delle attrezzature
         per la raccolta, l’organizzazione della ripresa e del riciclaggio degli imballaggi raccolti con il sistema DSD verrebbe in
         parte effettuata – contrariamente alle aspettative del consumatore – da concorrenti della DSD. L’utilizzo in comune delle
         attrezzature per la raccolta comprese nel sistema DSD avrebbe quindi l’effetto di ingannare il consumatore. 
      
      180   La ricorrente aggiunge che il primo onere la obbligherebbe ad incoraggiare la concorrenza, concedendo ai suoi concorrenti
         una licenza obbligatoria gratuita del marchio Der Grüne Punkt apposto sulle attrezzature per la raccolta. Orbene, una tale
         licenza sarebbe illegittima, poiché violerebbe i principi applicabili in materia (art. 21 dell’Accordo sugli aspetti dei diritti
         di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) 15 aprile 1994 (allegato 1C all’Accordo che istituisce l’Organizzazione
         mondiale del commercio), approvato con decisione del Consiglio 22 dicembre 1994, 94/800/CE, relativa alla conclusione a nome
         della Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali dell’Uruguay Round (1986-1994)
         (GU L 336, pag. 1, in particolare pag. 214) e parere della Corte 15 novembre 1994, 1/94, Racc. pag. I-5267). 
      
      181   A titolo preliminare, la Commissione fa notare che talune censure avanzate dalla ricorrente non riguardano il contratto di
         prestazione di servizi, che costituisce l’oggetto della decisione impugnata, ma piuttosto il contratto di utilizzazione del
         marchio, che costituisce oggetto della decisione della Commissione 2001/463, e che esse non devono quindi essere esaminate
         nella presente causa. La Commissione evidenzia che la ricorrente sembra voler desumere un diritto di esclusiva sull’utilizzo
         delle attrezzature per la raccolta dal fatto che essa autorizza il loro proprietario a far apparire sulle loro attrezzature
         il marchio Der Grüne Punkt, e sostiene che ciò non sarebbe consentito. Questo significherebbe, infatti, che un’impresa di
         smaltimento, che appone il marchio Der Grüne Punkt su un camion di raccolta degli imballaggi, potrebbe utilizzare tale camion
         solo per conto del sistema DSD e non per il trasporto di altri rifiuti. Orbene, non solamente il contratto di prestazione
         di servizi non conterrebbe disposizioni che possano corroborare tale ragionamento, ma le risposte fornite dalle imprese di
         smaltimento a richieste di informazioni inviate dalla Commissione dimostrerebbero, in particolare, che tali imprese utilizzano
         i loro veicoli per altri ordinativi. La ricorrente non potrebbe avvalersi quindi del diritto di esclusiva che essa afferma.
         Peraltro, la Commissione evidenzia che il consumatore non è ingannato, quando deposita un imballaggio contrassegnato dal marchio
         Der Grüne Punkt in una attrezzatura per la raccolta inclusa nel sistema DSD, dal momento che la questione dell’utilizzo in
         comune non ha alcuna incidenza sul comportamento del consumatore. Inoltre, il destinatario finale del servizio di ripresa
         e di riciclaggio proposto dal sistema DSD non sarebbe il consumatore, ma piuttosto il produttore o il distributore di imballaggi.
         Non vi sarebbe pertanto alcuna prova che il preteso inganno dedotto dalla ricorrente rechi pregiudizio al marchio Der Grüne
         Punkt.
      
      182   Riguardo alla licenza obbligatoria, la Commissione sostiene che la ricorrente non precisa a favore di chi la decisione la
         obbligherebbe a concedere una licenza. La ricorrente continuerebbe ad essere libera di autorizzare le imprese di smaltimento
         ad utilizzare il suo marchio apponendolo sui loro contenitori, ovvero di raccomandarlo loro, e anche di ritirare loro tale
         autorizzazione. 
      
       Giudizio del Tribunale 
      183   In sostanza, la ricorrente afferma che il primo onere viola il principio di proporzionalità, poiché l’utilizzo in comune reca
         pregiudizio al marchio Der Grüne Punkt che permetterebbe di distinguere i suoi servizi da quelli offerti da altre imprese.
         Disponendo della possibilità di accedere alle attrezzature per la raccolta create dalle imprese di smaltimento, che sono già
         utilizzate dal sistema DSD, i sistemi con esonero concorrenti della DSD trarrebbero quindi profitto dalla notorietà di tale
         marchio presso i consumatori e questi sarebbero ingannati, depositando i loro imballaggi in attrezzature che essi pensano
         destinate al sistema DSD e non ad un sistema concorrente. 
      
      184   È giocoforza constatare che tale argomento non può essere accolto. 
      185   In primo luogo, il contratto di prestazione di servizi non impedisce all’impresa di smaltimento controparte della DSD di offrire
         le sue attrezzature per la raccolta ad un sistema concorrente del sistema DSD. Infatti, ai sensi del contratto di servizi,
         è indicato solamente che, «[n]elle sue azioni volte a promuovere il sistema, l’impresa di smaltimento metterà in evidenza
         in modo appropriato e correntemente il marchio Der Grüne Punkt conferito dalla DSD, per esempio, stampandolo sulla carta da
         lettere, su mezzi pubblicitari e sui cassonetti per la raccolta nonché facendolo apparire sui veicoli e sulle attrezzature
         utilizzati nell’ambito della gestione del sistema» (art. 2, n. 5, primo comma, quarta frase) e che «l’utilizzo del marchio
         Der Grüne Punkt è gratuito per l’impresa di smaltimento» (art. 2, n. 5, terzo comma, prima frase). Il fatto che la DSD autorizzi
         l’impresa di smaltimento ad apporre gratuitamente il marchio Der Grüne Punkt sulle sue attrezzature per la raccolta non può
         bastare a giustificare la rivendicazione, da parte della DSD, dell’utilizzo esclusivo di tali attrezzature. Al contrario,
         risulta dal contratto di prestazione di servizi che l’apposizione di tale marchio ha solo il significato di indicare «a fini
         di promozione» che l’attrezzatura in questione partecipa al sistema DSD. 
      
      186   Le disposizioni del contratto di prestazione di servizi relative al marchio Der Grüne Punkt non permettono quindi di determinare
         che l’apposizione di tale marchio su un’attrezzatura per la raccolta abbia l’effetto di impedire a tale attrezzatura di servire
         ad altri fini. 
      
      187   In secondo luogo, nessuna disposizione del decreto sugli imballaggi obbliga ad identificare le attrezzature per la raccolta
         in relazione al sistema utilizzato. A fortiori, nessuna disposizione del decreto permette di affermare che le attrezzature
         per la raccolta così identificate debbano essere riservate ad un solo sistema, per evitare che il consumatore non possa equivocare
         riguardo all’identità del sistema che raccoglie e ricicla l’imballaggio che egli vi deposita. Peraltro, riguardo all’importanza
         da attribuire all’apposizione del marchio Der Grüne Punkt sugli imballaggi – una delle possibilità, offerte dal punto 4, n. 2,
         seconda frase, dell’allegato I al decreto, per permettere al consumatore di identificare la partecipazione dell’imballaggio
         in questione ad un sistema con esonero (v. il precedente punto 6) – il Tribunale ha statuito, nella sentenza nella causa T-151/01
         (punto 133), che, dal momento che il conseguimento delle quote di riciclaggio previste nel decreto e la ripartizione dei quantitativi
         di imballaggi tra sistemi si realizzano sulla base delle masse di materiali interessati e non in funzione degli imballaggi
         in quanto tali, indipendentemente dal fatto che essi siano contrassegnati o meno dal marchio Der Grüne Punkt, questo non ha
         il ruolo e l’importanza che gli attribuisce la ricorrente. Quindi, un produttore o un distributore di imballaggi che decida
         di affidare alla DSD il ritiro e il riciclaggio di una parte degli imballaggi che vende in Germania assicurando esso stesso,
         mediante una soluzione autonoma o affidandolo ad un altro sistema con esonero, il ritiro e il riciclaggio dell’altra parte
         di tali imballaggi deve solamente ripartire i quantitativi di materiale tra i differenti sistemi interessati e rispettare
         le condizioni di identificazione prescritte nel decreto, senza preoccuparsi di definire concretamente il comportamento del
         consumatore finale, come sostiene la ricorrente. 
      
      188   In tale contesto, le disposizioni del decreto non permettono di provare che l’apposizione del marchio Der Grüne Punkt su un’attrezzatura
         per la raccolta o su un imballaggio destinato ad essere ritirato dal sistema DSD abbia l’effetto di impedire l’utilizzo in
         comune delle attrezzature per la raccolta. 
      
      189   In terzo luogo, occorre tenere conto del fatto che si desume dal fascicolo che le attrezzature per la raccolta utilizzate
         dal sistema DSD non sono tutte contrassegnate dal marchio Der Grüne Punkt. È quindi legittimo pensare che, nella fase del
         deposito degli imballaggi nelle attrezzature per la raccolta, i consumatori non associno tali impianti al marchio Der Grüne
         Punkt, ma piuttosto al tipo di imballaggio (imballaggi commerciali) e soprattutto al tipo di materiale di cui sono costituiti
         (materiali leggeri, carta/cartone, vetro, etc.) da depositare nei differenti tipi di attrezzature per la raccolta. A tale
         riguardo, la ricorrente non dimostra che il consumatore attribuisca importanza, in sostanza, al fatto che sia la DSD, e non
         un altro sistema con esonero, ad essere incaricata del ritiro e dell’eliminazione di un imballaggio. Certamente, il consumatore
         può preoccuparsi per l’ambiente, ma, posto che tutti i sistemi con esonero sono sottoposti agli stessi obblighi, non sembra
         determinante la questione su quale sia il sistema che si occuperà concretamente del ritiro e del riciclaggio. Orbene, nessuno
         di tali obblighi è influenzato dall’utilizzo in comune delle esistenti attrezzature per la raccolta. Allo stesso modo, la
         ricorrente non nega che gli imballaggi di carta e cartone siano raccolti nelle stesse attrezzature utilizzate per la carta
         stampata (giornali e riviste) che rientrano nella competenza dei comuni e non del sistema DSD. Orbene, essa non afferma, su
         tale punto, che i consumatori considererebbero, a causa dell’apposizione eventuale del marchio Der Grüne Punkt su tali attrezzature,
         che il sistema DSD assuma la responsabilità della raccolta e del riciclaggio della carta stampata. 
      
      190   Di conseguenza, sembra sufficiente, per evitare ogni rischio di confusione presso il consumatore, che sia indicato sulle attrezzature
         di raccolta in comune che gli imballaggi sono recuperati per conto del sistema DSD e per conto di uno o di vari altri sistemi
         con esonero concorrenti, senza che sia per questo necessario vietare qualsiasi utilizzo in comune di tali attrezzature per
         la raccolta, come pretende la ricorrente. 
      
      191   In ultimo luogo, occorre rilevare che né il primo onere né i vincoli tecnici all’utilizzo in comune delle attrezzature per
         la raccolta esigono che i concorrenti della DSD siano da questa autorizzati ad utilizzare il marchio Der Grüne Punkt. È quindi
         concepibile che le attrezzature per la raccolta in comune siano prive di qualsiasi marchio o indicazione o, al contrario,
         che ciascun sistema vi apponga un mezzo per esservi identificato. Pertanto, non si può sostenere che il primo onere imponga
         alla DSD di concedere ai suoi concorrenti una licenza obbligatoria gratuita del marchio Der Grüne Punkt. 
      
      192   Da tutto quanto precede risulta che il primo onere non può essere considerato sproporzionato, in quanto comporterebbe un pregiudizio
         eccessivo al ruolo svolto dal marchio Der Grüne Punkt nell’ambito del sistema DSD. 
      
      d)     Sull’incidenza del primo onere sul diritto alla tutela presso il giudice nazionale
       Argomenti delle parti
      193   La ricorrente rileva che il primo onere le vieta di «impedire» alle imprese di smaltimento di concludere contratti con i suoi
         concorrenti per l’utilizzo in comune. Un tale ostacolo potrebbe essere costituito da un’azione della DSD contro siffatte imprese
         di smaltimento dinanzi alle autorità o ai giudici nazionali, al fine di far valere l’incompatibilità con il decreto dell’utilizzo
         in comune delle attrezzature per la raccolta. In tale ipotesi il primo onere sarebbe allora incompatibile con il diritto fondamentale
         alla tutela giurisdizionale, previsto all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle
         libertà fondamentali (sentenza della Corte 15 maggio 1986, causa 222/84, Johnston, Racc. pag. 1651, punti 17 e 18; sentenza
         del Tribunale 17 luglio 1998, causa T-111/96, ITT Promedia/Commissione, Racc. pag. II-2937, punto 60).
      
      194   La Commissione rileva che il primo onere non impedirebbe assolutamente alla ricorrente di sottoporre ad un tribunale amministrativo
         tedesco la questione della compatibilità con il decreto sugli imballaggi dell’utilizzo in comune delle attrezzature per la
         raccolta (v., in tal senso, sentenza del Verwaltungsgerichtshof Kassel 20 agosto 1999 e del Verwaltungsgericht Gießen 31 gennaio
         2001). Per contro, spetterebbe ai giudici comunitari esaminare la legalità dell’impegno e degli oneri. 
      
       Giudizio del Tribunale
      195   In sostanza, la ricorrente sostiene che il primo onere le impedisce di far valere dinanzi ai giudici e alle autorità nazionali
         tedesche che l’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta è contrario al decreto. 
      
      196   Orbene, il primo onere non può essere interpretato in tal senso. Esso impone, infatti, alla DSD di non impedire l’utilizzo
         in comune delle attrezzature per la raccolta da parte dei sistemi con esonero concorrenti. Il Tribunale ha statuito al riguardo
         che tale onere era conforme all’art. 81, n. 3, CE e all’art. 8 del regolamento n. 17 (v. il precedente punto 151), poiché
         era necessario per permettere il mantenimento della concorrenza nei mercati della raccolta degli imballaggi presso i consumatori
         e dell’organizzazione del ritiro e del riciclaggio degli imballaggi presso i consumatori. 
      
      197   Tuttavia, il primo onere non impedisce alla DSD di proporre un’azione dinanzi ad un giudice o ad un’autorità nazionale per
         opporsi all’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta impostole nell’ambito della decisione di esenzione. La DSD
         conserva dunque la possibilità di opporsi all’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta delle sue controparti,
         deducendo la violazione del decreto tedesco sugli imballaggi o la violazione di altre disposizioni nazionali. Tuttavia, se
         la DSD dispone di tale possibilità, essa non può ignorare per questo che la Commissione potrebbe ritenere allora che una tale
         azione violi l’onere che le è stato imposto al fine di garantire la decisione di esenzione, e ciò conformemente alle disposizioni
         del diritto comunitario applicabile. Inoltre, occorre ricordare che i giudici nazionali, quando si pronunciano su accordi
         o su pratiche che sono già oggetto di decisione da parte della Commissione, non possono adottare decisioni in contrasto con
         quella della Commissione, anche se quest’ultima è in contrasto con la decisione pronunciata da un giudice nazionale di primo
         grado (sentenza della Corte 14 dicembre 2000, causa C-344/98, Masterfoods e HB, Racc. pag. I-11369, punto 52). 
      
      198   Il diritto fondamentale alla tutela giurisdizionale rivendicato dalla DSD non può avere dunque come conseguenza di autorizzarla
         a violare una decisione adottata sul fondamento del diritto comunitario. 
      
      199   Risulta da quanto precede che il primo onere non può essere considerato sproporzionato in quanto priverebbe la DSD del diritto
         di avviare un’azione dinanzi ai giudici e alle autorità nazionali. 
      
      5.     Conclusioni sul primo motivo
      200   Risulta da quanto precede che il primo onere impedisce alla ricorrente di ostacolare l’accesso dei sistemi con esonero concorrenti
         alle attrezzature per la raccolta dei suoi contraenti. Tale onere si fonda sulla volontà della Commissione di garantire l’accesso
         dei sistemi concorrenti della DSD al mercato della raccolta presso i consumatori e, di conseguenza, al mercato dell’organizzazione
         del ritiro e del riciclaggio presso i consumatori. Nessun argomento proposto dalla ricorrente nell’ambito del primo motivo
         è di natura tale da rimettere in discussione tale conclusione. 
      
      201   Di conseguenza, il primo motivo dev’essere respinto nella sua totalità per quanto riguarda i sistemi con esonero. 
      202   Peraltro, al fine di rispondere agli argomenti della DSD su tale punto, il Tribunale considera necessario ricordare (v. il
         precedente punto 121) che la nozione di «concorrenti della DSD», utilizzata per definire l’ambito di applicazione del primo
         onere, non riguarda le soluzioni autonome, dato che risulta dalla decisione che tali soluzioni intervengono solo a margine
         dei mercati in questione e che dispongono, in tali ipotesi di sovrapposizione, di sufficienti possibilità di accesso ad imprese
         o a attrezzature per la raccolta differenti da quelle utilizzate dal sistema DSD. 
      
      203   Di conseguenza, dato che il primo onere non concerne le soluzioni autonome, non occorre pronunciarsi oltre sugli argomenti
         dedotti dalla ricorrente su tale punto. 
      
      B –  Sul secondo motivo, relativo al fatto che l’onere di cui all’art. 3, lett. a), della decisione impugnata violerebbe l’art. 86,
            n. 2, CE
      1.     Argomenti delle parti
      204   La ricorrente rileva che essa raccoglie e ricicla gli imballaggi su tutto il territorio tedesco, comprese le regioni rurali
         non interessanti, e ciò per la tutela dell’ambiente. Essa ricorda anche che il sistema DSD è stato omologato dalle autorità
         competenti di tutti i Land. Orbene, secondo la ricorrente, tali omologazioni hanno per effetto di incaricarla di un servizio
         di interesse economico generale ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE. A tale riguardo, la ricorrente precisa che non riveste alcuna
         importanza il fatto che un qualsiasi operatore di un sistema con esonero possa essere omologato dalle autorità di un Land,
         dato che l’art. 86, n. 2, CE si riferisce unicamente all’assunzione dell’incarico di gestire un servizio di interesse economico
         generale e non alla presenza di diritti speciali o esclusivi ai sensi dell’art. 86, n. 1, CE. In tale contesto, la ricorrente
         sostiene che l’attuazione degli obblighi di garanzia posti a carico della DSD (raccolta regolare su tutto il territorio, quote
         di riciclaggio e prove dei flussi quantitativi) verrebbe minacciata dall’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta
         previsto nel primo onere, poiché questo rischierebbe di rimettere in questione l’omologazione del sistema DSD. Inoltre, un
         tale utilizzo in comune condurrebbe a distorsioni della concorrenza a scapito della DSD, permettendo ai concorrenti di quest’ultima
         di parassitare il suo sistema. Di conseguenza, le norme in materia di concorrenza previste all’art. 81 CE non dovrebbero applicarsi
         al caso di specie, in quanto esse impedirebbero la realizzazione del particolare incarico assegnato alla DSD. 
      
      205   La Commissione e la Landbell evidenziano che la ricorrente non fornisce alcuna prova della minaccia per la sua attività o
         per un preteso incarico avente natura di servizio di interesse economico generale rappresentata dall’utilizzo in comune, dato
         che tale utilizzo non ostacolerebbe in alcun modo le imprese di smaltimento utilizzate dalla DSD. La Landbell afferma anche
         che il fatto di effettuare il servizio nelle regioni rurali non interessanti fa parte integrante del servizio richiesto dai
         clienti dei sistemi con esonero, i quali desiderano poter beneficiare di una raccolta su tutto il territorio interessato al
         fine di venire liberati dai propri obblighi derivanti dal decreto. 
      
      2.     Giudizio del Tribunale
      206   Secondo l’art. 86, n. 2, CE, le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale sono sottoposte
         alle norme del Trattato, e in particolare a quelle in materia di concorrenza, qualora l’applicazione di tali norme non osti
         all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata. Tale articolo dispone anche che lo
         sviluppo degli scambi non dev’essere compromesso in misura contraria agli interessi della Comunità.
      
      207   Nella fattispecie occorre rilevare che, anche supponendo che la ricorrente sia incaricata di un servizio di interesse economico
         generale ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE, e questo allo stesso titolo di tutti i sistemi con esonero omologati dalle autorità
         dei Land, ciò non toglie che non sia dimostrato il rischio di una messa in discussione di tale incarico da parte della decisione
         impugnata. 
      
      208   Infatti, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente nell’ambito del presente motivo, l’onere imposto alla DSD di non
         impedire alle imprese di smaltimento di concludere contratti con i concorrenti della DSD che autorizzino questi ultimi ad
         usare i loro cassonetti e le altre attrezzature per la raccolta e la cernita degli imballaggi e di onorare tali contratti
         non permette assolutamente di provare che la decisione impugnata minacci la realizzazione, a condizioni economicamente accettabili,
         del servizio di ritiro e di riciclaggio affidato al sistema DSD. 
      
      209   In particolare, nessun elemento presente nel fascicolo permette di concludere che la decisione impugnata rischi di non permettere
         più alla DSD di raccogliere regolarmente gli imballaggi su tutto il territorio tedesco, di non raggiungere le quote di riciclaggio
         imposte nel decreto o di non fornire la prova dei flussi quantitativi richiesta ai sensi di tale decreto. Allo stesso modo,
         il Tribunale ha già concluso, nell’ambito del primo motivo, che la ricorrente non aveva dimostrato che l’attuazione del primo
         onere rischiasse di condurre a distorsioni della concorrenza a suo scapito. 
      
      210   Di conseguenza, occorre rigettare il secondo motivo. 
      C –  Sul terzo motivo, relativo al fatto che l’onere di cui all’art. 3, lett. b), della decisione impugnata violerebbe l’art. 81,
            n. 3, CE e l’art. 86, n. 2, CE
      211   La ricorrente sostiene che l’onere di cui all’art. 3, lett. b), della decisione impugnata (in prosieguo: il «secondo onere»),
         a termini del quale la «DSD non può richiedere alle imprese di smaltimento dei rifiuti che concludono con i concorrenti di
         DSD contratti per l’utilizzo congiunto di contenitori o altre attrezzature per la raccolta e la cernita di imballaggi per
         la vendita usati, di comprovare a DSD le quantità di imballaggi che non sono state raccolte per il sistema DSD», viola l’art. 81,
         n. 3, CE e l’art. 86, n. 2, CE. Essa rinvia, a tale riguardo, agli argomenti precedentemente sviluppati nell’ambito del primo
         e del secondo motivo. 
      
      212   Peraltro, la ricorrente rileva che, nel decreto sugli imballaggi, le autorità tedesche le impongono di riciclare i «quantitativi
         di imballaggi effettivamente raccolti» (v. sezione 1, n. 5, dell’allegato I al decreto) e che, per fornire la prova relativa
         a tali quantitativi, essa richiede alle imprese di smaltimento di indicarle ogni mese i «quantitativi raccolti». Il secondo
         onere impone, tuttavia, alla DSD di non esigere da tali imprese di smaltimento di fornirle prove relative alle «quantità di
         imballaggi che non sono state raccolte per il sistema DSD» in caso di utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta.
         Secondo la decisione impugnata, tale onere sarebbe necessario «[a]ffinché i concorrenti di DSD possano liberamente disporre
         delle quantità di imballaggi raccolte nell’ambito dell’utilizzo congiunto delle attrezzature di smaltimento» (punto 182 della
         decisione impugnata). Alla luce di ciò, la ricorrente sostiene che scopo del secondo onere sia quello di garantire che, in
         caso di utilizzo in comune, i quantitativi raccolti non vengano utilizzati per fornire la prova dei flussi quantitativi trattati
         dalla DSD ma, al contrario, siano attribuite ai concorrenti. Tuttavia, tale onere non dovrebbe escludere la possibilità per
         la DSD di richiedere alle imprese di smaltimento di fornirle i dati relativi alla totalità degli imballaggi raccolti nelle
         attrezzature per la raccolta al fine di poter fornire la prova dei quantitativi raccolti. 
      
      213   Il Tribunale rileva, anzitutto, che la ricorrente non espone, nel suo terzo motivo, argomenti nuovi o specifici atti a indicare
         come il secondo onere violerebbe l’art. 81, n. 3, CE e l’art. 86, n. 2, CE. Alla luce di ciò, occorre respingere il terzo
         motivo per le stesse ragioni esposte nell’ambito del primo e del secondo motivo. 
      
      214   Peraltro, il Tribunale constata che, in udienza, la Commissione e la DSD si sono accordate sull’interpretazione che occorreva
         dare al contenuto del secondo onere definito dall’art. 3, lett. b), della decisione impugnata. 
      
      215   Pertanto, considerate le difese orali e le risposte fornite dalle parti ai quesiti posti in udienza, il Tribunale giudica
         che, benché, ai sensi del secondo onere, essa non possa richiedere alle imprese di smaltimento di fornirle informazioni relative
         ai quantitativi di imballaggi raccolti nell’ambito di un sistema con esonero concorrente, la DSD conserva tuttavia la possibilità
         di domandare alle dette imprese di fornirle le informazioni richieste affinché essa apporti la prova dei quantitativi raccolti
         dal sistema DSD. Tale diritto all’informazione è del resto espressamente considerato al punto 175 della decisione impugnata.
         
      
      216   Interrogata su tale punto in udienza, la Commissione ha affermato che il secondo onere non impediva alla ricorrente di conoscere
         i quantitativi totali di imballaggi raccolti dalle imprese di smaltimento, né la parte di tali imballaggi spettante alla DSD,
         rilevando che ciò che importa riguarda essenzialmente il fatto che la DSD non tenti di attribuirsi i quantitativi di imballaggi
         raccolti da dette imprese di smaltimento per conto di imprese concorrenti. Questa posizione della Commissione è anche quella
         adottata dalla ricorrente (v. il precedente punto 212). 
      
      217   Alla luce di ciò, occorre interpretare il secondo onere nel senso che, da un lato, la DSD non può pretendere dalle imprese
         di smaltimento, sue controparti in applicazione del contratto di prestazione di servizi, che esse le attribuiscano i quantitativi
         di imballaggi raccolti per conto di un sistema concorrente e, dall’altro, che tale onere non impedisce alla DSD di conoscere
         i quantitativi totali di imballaggi raccolti dalle imprese di smaltimento nonché la parte di tali imballaggi spettante alla
         DSD. 
      
      D –  Sul quarto motivo, connesso alla domanda di annullamento dell’impegno riportato al punto 72 della decisione impugnata e relativo
            alla violazione del diritto fondamentale alla tutela giurisdizionale
      1.     Argomenti delle parti
      218   La ricorrente ricorda che, su domanda della Commissione, essa ha assunto l’impegno di «rinunciare all’esercizio del diritto
         di inibizione, quale quello stabilito nella sentenza del [Landgericht Köln], in data 18 marzo 1997, nei confronti sia della
         VfW sia in altri casi analoghi» (punto 72 della decisione impugnata), a seguito di un’azione avviata dalla DSD per opporsi
         all’utilizzo gratuito delle attrezzature per la raccolta del sistema DSD da parte della VfW. Secondo la ricorrente tale impegno
         sarebbe incompatibile con il diritto fondamentale alla libera tutela giurisdizionale (sentenza ITT Promedia/Commissione, cit.,
         punto 60). Tale violazione sarebbe tanto più qualificata in quanto un’azione inibitoria avviata dalla DSD nei confronti di
         un suo concorrente non sarebbe «manifestamente priva di qualsiasi fondamento» e quindi abusiva ai sensi del diritto tedesco
         (sentenza ITT Promedia/Commissione, cit., punto 56). Infatti, risulterebbe dalla sentenza del Landgericht Köln che la DSD
         potrebbe validamente chiedere in giudizio, fondandosi sulla legge tedesca sulla concorrenza sleale, che la VfW non possa utilizzare
         a titolo gratuito le attrezzature per la raccolta finanziate dalla DSD. Secondo tale sentenza, l’utilizzo in comune di tali
         attrezzature per la raccolta necessiterebbe l’accordo della DSD e il versamento di una «sorta di canone» direttamente alla
         DSD. 
      
      219   La Commissione, sostenuta dalla Landbell, fa notare che la ricorrente critica un impegno adottato per rispondere alle osservazioni
         indirizzate alla Commissione da vari terzi, secondo cui la DSD, contrariamente all’impegno riportato al punto 71 della decisione
         impugnata, non permetterebbe di accedere liberamente agli impianti di smaltimento delle imprese sue controparti. La Commissione
         rileva quindi che, se la ricorrente non può impedire alle imprese di smaltimento di autorizzare l’utilizzo in comune delle
         loro attrezzature, essa non può più avere il diritto di vietare tale utilizzo in comune ad un concorrente. 
      
      2.     Giudizio del Tribunale
      220   Occorre ricordare che, a seguito della pubblicazione della comunicazione nella Gazzetta ufficiale che annunciava l’intenzione
         della Commissione di assumere una posizione favorevole rispetto ai differenti contratti relativi al sistema DSD, vari terzi
         interessati si sono manifestati indicando alla Commissione che, contrariamente agli impegni presi dalla DSD in tale fase del
         procedimento amministrativo per quanto riguarda la possibilità offerta ai terzi di accedere liberamente alle attrezzature
         per la raccolta delle imprese sue controparti, la DSD si opponeva in giudizio all’utilizzo in comune di tali attrezzature.
         Infatti, la sentenza del Landgericht Köln 18 marzo 1997 manifestava chiaramente la volontà della DSD di opporsi ad una soluzione
         autonoma, la VfW, la quale desiderava poter accedere gratuitamente alle attrezzature per la raccolta utilizzate dal sistema
         DSD in taluni ospedali tedeschi. 
      
      221   In tale contesto, la Commissione segnalava alla DSD, con lettera del 21 agosto 1997, che un comportamento consistente nell’impedire
         a terzi di utilizzare le attrezzature per la raccolta delle proprie controparti era assoggettabile all’applicazione dell’art. 82 CE,
         ed evidenziava la rilevanza che poteva assumere tale comportamento riguardo al procedimento di esenzione in quanto, conformemente
         alla quarta condizione enunciata all’art. 81, n. 3, CE, un accordo notificato a fini di esenzione non può dare la possibilità
         di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti di cui trattasi. 
      
      222   A seguito di tale presa di posizione, la DSD ha assunto il seguente impegno –riportato al punto 72 della decisione impugnata –
         al fine di porre rimedio alle preoccupazioni esposte dalla Commissione nella sua lettera del 21 agosto 1997: 
      
      «[La DSD] è disposta a rinunciare all’esercizio del diritto di inibizione, quale quello stabilito nella sentenza del [Landgericht
         Köln], in data 18 marzo 1997, nei confronti sia della VfW sia in altri casi analoghi. Ciò non preclude l’esercizio del diritto
         d’informazione e di compensazione nei confronti delle imprese di smaltimento, contrattualmente vincolate [alla DSD]».
      
      223   A tale riguardo, non si può affermare che un tale impegno costituisca una violazione del diritto della DSD alla tutela giurisdizionale.
         Infatti, la DSD ha proposto liberamente detto impegno alla Commissione al fine di evitare che questa istituzione agisse a
         seguito della sua lettera del 21 agosto 1997. È quindi spontaneamente, in conformità al principio secondo cui è possibile
         rinunciare a far valere un diritto di cui si dispone, e con totale cognizione di causa che la DSD ha comunicato, in sostanza,
         alla Commissione che essa rinunciava ad agire dinanzi ai giudici tedeschi per rimettere in questione gli accordi che potevano
         venire in essere tra le imprese di smaltimento, che hanno concluso un contratto di prestazione di servizi con la DSD, e i
         diversi sistemi che potevano essere interessati all’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta di tali imprese.
         
      
      224   Del resto, è importante rilevare che la rinuncia effettuata dalla DSD nell’impegno riportato al punto 72 non è stata effettuata
         senza una contropartita da parte della Commissione. 
      
      225   Infatti, è incontestabile che la Commissione non ha avviato il procedimento ai sensi dell’art. 82 CE in conseguenza dell’impegno
         preso dalla DSD, e ciò a differenza di quanto successo per il contratto di utilizzazione del logo, per il quale la Commissione
         ha avviato un tale procedimento a seguito delle osservazioni, presentate da terzi interessati, in merito alla comunicazione
         pubblicata nella Gazzetta ufficiale. 
      
      226   Allo stesso modo, è pacifico che la Commissione ha tenuto conto dell’impegno assunto dalla DSD, non esaminando con maggior
         attenzione l’esistenza di un eventuale problema concorrenziale per quanto riguarda, per esempio, l’accesso delle soluzioni
         autonome alle attrezzature per la raccolta negli ospedali in Germania o su altri segmenti del mercato. Infatti, una tale analisi
         poteva essere necessaria per permettere alla Commissione di esaminare l’incidenza che poteva avere il comportamento della
         DSD, di cui alla causa che ha dato luogo alla sentenza del Landgericht Köln 18 marzo 1997, sulla sua analisi del contratto
         di prestazione di servizi ai sensi dell’art. 81, nn. 1 e 3, CE. Nella fattispecie, l’analisi della Commissione su tale punto
         è rimasta vaga, e ciò anche se la decisione menziona che sembrava possibile che gli ospedali prendessero in considerazione
         l’ipotesi di dotarsi di diverse attrezzature per la raccolta al loro interno (punto 128 della decisione impugnata). Tale affermazione
         non può fondarsi sul risultato che poteva avere un’eventuale analisi dettagliata delle condizioni della concorrenza nel settore
         della raccolta degli imballaggi consegnati agli ospedali. 
      
      227   Alla luce di ciò, considerati l’art. 81, n. 3, CE e l’art. 8 del regolamento n. 17, la Commissione ha potuto ritenere a giusto
         titolo insoddisfacente l’impegno preso dalla DSD riguardo all’accesso dei sistemi con esonero alle attrezzature per la raccolta
         delle controparti della DSD, invitando quest’ultima ad assumere un ulteriore impegno, subordinando la decisione di esenzione
         ad un onere che permettesse di garantire che il contratto di prestazione di servizi non giungesse a permettere alla DSD di
         eliminare la concorrenza sul mercato in questione. 
      
      228   Su tale punto, il fatto che il primo onere non riguardi le soluzioni autonome, poiché non è necessario garantire l’accesso
         di tali sistemi alle attrezzature per la raccolta delle controparti della DSD, a causa delle soluzioni alternative offerte
         dalle imprese di smaltimento che non hanno concluso un contratto di prestazione di servizi con la DSD (v. i precedenti punti
         120-129 e punto 159 della decisione impugnata), non può permettere di concludere che l’impegno riportato al punto 72 della
         decisione impugnata sia illegittimo, in quanto non risponderebbe ad un problema concorrenziale identificato nell’ambito della
         decisione impugnata. Infatti, tale impegno risponde ad una logica differente da quella che ha condotto la Commissione ad adottare
         il primo onere. Mentre tale onere ha lo scopo di garantire la realizzazione della quarta condizione di cui all’art. 81, n. 3,
         CE, ossia di assicurare che il contratto di prestazione di servizi non elimini la concorrenza sui mercati di cui trattasi,
         l’impegno mira semplicemente a facilitare il lavoro della Commissione allorquando essa è indotta a rilasciare un’attestazione
         negativa o un’esenzione. Orbene, come indicato ai precedenti punti 225 e 226, l’impegno assunto dalla DSD ha permesso alla
         Commissione di evitare di analizzare questioni che potevano rimettere in questione, in quanto tali, la decisione impugnata
         o dare luogo all’apertura di un procedimento ai sensi dell’art. 82 CE.
      
      229   Da quanto precede risulta che l’impegno assunto dalla ricorrente, riportato al punto 72 della decisione impugnata, non reca
         pregiudizio al suo diritto alla tutela giurisdizionale, in quanto esso è stato adottato dalla DSD con cognizione di causa,
         al fine di ottenere dalla Commissione che essa ponesse fine all’esame di questioni atte a dare luogo all’avvio di un procedimento
         ai sensi dell’art. 82 CE o a rimettere in questione la sua analisi ai sensi dell’art. 81 CE.
      
      230   Di conseguenza, occorre respingere il quarto motivo.
      231   Risulta da tutto quanto precede che il ricorso dev’essere respinto nella sua interezza tanto riguardo al primo e al secondo
         onere, quanto riguardo alla totalità della decisione impugnata o semplicemente all’impegno riportato al punto 72 della decisione
         impugnata. 
      
       Sulle spese
      232   A termini dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese, se ne è stata fatta
         domanda. Tuttavia, a norma dell’art. 87, n. 3, dello stesso regolamento, il Tribunale può ripartire le spese o decidere che
         ciascuna parte sopporti le proprie spese se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi. Nella presente fattispecie,
         il Tribunale giudica che l’interpretazione data al contenuto del primo onere, nel senso che esso riguarda solamente i sistemi
         con esonero concorrenti della DSD e non le soluzioni autonome, e al contenuto del secondo onere corrisponde ad un parziale
         accoglimento delle censure proposte dalla ricorrente. Di conseguenza, il Tribunale considera che un’equa valutazione delle
         circostanze della presente fattispecie giustifica che la Commissione sopporti un quarto delle spese della ricorrente e un
         quarto delle proprie spese. La ricorrente sopporterà tre quarti delle proprie spese, tre quarti delle spese della Commissione,
         nonché le spese della Landbell.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente, Der Grüne Punkt – Duales System Deutschland GmbH, sopporterà tre quarti delle proprie spese, tre quarti delle
            spese sostenute dalla Commissione, nonché le spese sostenute dalla Landbell AG für Rückhol-Systeme.
      3)      La Commissione sopporterà un quarto delle proprie spese, nonché un quarto delle spese sostenute dalla ricorrente. 
      
               García-Valdecasas 
            
            
               Cooke 
            
            
               Labucka
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 24 maggio 2007.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                     J. D. Cooke
            
         Indice
      
      Ambito normativo
      A – Decreto sulla prevenzione dei rifiuti derivanti da imballaggi
      B – Sistema con esonero della Der Grüne Punkt – Duales System Deutschland GmbH, contratto di utilizzazione del logo e contratto
         di prestazione di servizi
      
      Fatti
      Decisione impugnata
      A – Sul rapporto contrattuale tra la DSD e le imprese di smaltimento
      B – Valutazione relativa all’art. 81, n. 1, CE
      1. Sulla clausola di esclusiva a favore dell’impresa di smaltimento
      2. Sull’accesso alle infrastrutture delle imprese di smaltimento
      C – Valutazione relativa all’art. 81, n. 3, CE
      D – Oneri imposti dalla Commissione cui è subordinata la decisione di esenzione
      E – Conclusioni
      F – Dispositivo
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      A – Sul primo motivo, relativo al fatto che l’onere di cui all’art. 3, lett. a), della decisione impugnata violerebbe l’art. 81,
         n. 3, CE e il principio di proporzionalità
      
      1. Sulla necessità di ottenere il consenso della DSD in caso di utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta
      a) Argomenti delle parti
      b) Giudizio del Tribunale
      2. Sulla prima parte, relativa all’assenza di necessità dell’utilizzo in comune delle attrezzature per la raccolta
      a) Argomenti delle parti
      b) Giudizio del Tribunale
      i) Sulla necessità dell’utilizzo in comune per i sistemi con esonero concorrenti
      ii) Sulla pretesa necessità dell’utilizzazione in comune per le soluzioni autonome
      3. Sulla seconda parte, relativa all’impossibilità di imporre un onere per rimediare ad un’eventuale violazione dell’art. 81,
         n. 1, CE e dell’art. 82 CE
      
      a) Argomenti delle parti
      b) Giudizio del Tribunale
      i) Sulla ricevibilità
      ii) Nel merito
      4. Sulla terza parte, relativa alla violazione del principio di proporzionalità
      a) Sulla pretesa violazione del decreto sugli imballaggi
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      b) Sul rischio di distorsione della concorrenza a danno della DSD
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      c) Sul preteso pregiudizio alla funzione del marchio Der Grüne Punkt
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      d) Sull’incidenza del primo onere sul diritto alla tutela presso il giudice nazionale
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      5. Conclusioni sul primo motivo
      B – Sul secondo motivo, relativo al fatto che l’onere di cui all’art. 3, lett. a), della decisione impugnata violerebbe l’art. 86,
         n. 2, CE
      
      1. Argomenti delle parti
      2. Giudizio del Tribunale
      C – Sul terzo motivo, relativo al fatto che l’onere di cui all’art. 3, lett. b), della decisione impugnata violerebbe l’art. 81,
         n. 3, CE e l’art. 86, n. 2, CE
      
      D – Sul quarto motivo, connesso alla domanda di annullamento dell’impegno riportato al punto 72 della decisione impugnata
         e relativo alla violazione del diritto fondamentale alla tutela giurisdizionale
      
      1. Argomenti delle parti
      2. Giudizio del Tribunale
      Sulle spese
      * Lingua processuale: il tedesco.