CELEX: 62008TJ0094
Language: it
Date: 2010-03-18
Title: Sentenza del Tribunale (Ottava Sezione) del 18 marzo 2010. # Centre de coordination Carrefour SNC contro Commissione europea. # Ricorso di annullamento - Aiuti di Stato - Regime di aiuti a favore dei centri di coordinamento stabiliti in Belgio - Nuova decisione della Commissione adottata in seguito all’annullamento parziale da parte della Corte - Difetto di interesse ad agire - Irricevibilità. # Causa T-94/08.

Causa T‑94/08
      Centre de coordination Carrefour SNC
      contro
      Commissione europea
      «Ricorso di annullamento — Aiuti di Stato — Regime di aiuti a favore dei centri di coordinamento stabiliti in Belgio — Nuova decisione della Commissione adottata in seguito all’annullamento parziale da parte della Corte — Carenza di interesse ad agire — Irricevibilità»
      Massime della sentenza
      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Interesse ad agire — Ricorso contro una decisione della Commissione
            in materia di aiuti di Stato
      (Art. 230, quarto comma, CE)
      Un ricorso di annullamento proposto da una persona fisica o giuridica è ricevibile solo ove il ricorrente abbia un interesse
         all’annullamento dell’atto impugnato. Un tale interesse presuppone che l’annullamento dell’atto impugnato possa produrre di
         per sé conseguenze giuridiche e che il ricorso possa quindi, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha
         proposto. L’interesse ad agire deve essere esistente ed effettivo e deve essere valutato al giorno in cui il ricorso è proposto.
         Esso deve comunque permanere fino alla pronuncia della sentenza, pena il non luogo a statuire.
      
      È irricevibile il ricorso di annullamento proposto da un’impresa al fine di ottenere l’annullamento di una decisione della
         Commissione che preveda un periodo transitorio per porre fine a un regime di aiuti di Stato che sia stato qualificato come
         aiuto incompatibile con il mercato comune, allorché essa non possiede più un’autorizzazione valida alla luce del diritto nazionale
         e non beneficia dunque più validamente del regime fiscale su cui verte detta decisione. Infatti, l’annullamento di tale decisione
         non potrebbe procurarle alcun beneficio.
      
      (v. punti 48-49, 53, 58)
      
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      18 marzo 2010 (*)
      
      «Ricorso di annullamento – Aiuti di Stato – Regime di aiuti a favore dei centri di coordinamento stabiliti in Belgio – Nuova decisione della Commissione adottata in seguito all’annullamento parziale da parte della Corte – Carenza di interesse ad agire – Irricevibilità»
      Nella causa T‑94/08,
      Centre de coordination Carrefour SNC, con sede in Bruxelles (Belgio), rappresentata dagli avv.ti X. Clarebout e K. Platteau, 
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione europea, rappresentata dal sig. J.‑P. Keppenne, in qualità di agente,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione della Commissione 13 novembre 2007, 2008/283/CE, relativa al
         regime di aiuti al quale il Belgio ha dato esecuzione a favore dei centri di coordinamento stabiliti in Belgio e recante modifica
         della decisione 2003/757/CE (GU 2008, L 90, pag. 7), nella parte in cui non prevede un periodo transitorio adeguato, 
      
      IL TRIBUNALE (Ottava Sezione),
      composto dalla sig.ra M.E. Martins Ribeiro, presidente, dai sigg. S. Papasavvas (relatore) e A. Dittrich, giudici,
      cancelliere: sig.ra B. Pastor, cancelliere aggiunto
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 2 luglio 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      1        Il regime fiscale belga dei centri di coordinamento, derogatorio rispetto a quello comune, è disciplinato dal regio decreto
         30 dicembre 1982, n. 187, relativo all’istituzione di centri di coordinamento (Moniteur belge del 13 gennaio 1983, pag. 502), come più volte integrato e modificato.
      
      2        La possibilità di fruire di tale regime è subordinata all’autorizzazione preliminare e individuale del centro di coordinamento
         mediante regio decreto. Per ottenere tale autorizzazione, il centro deve far parte di un gruppo di natura multinazionale,
         che disponga di un capitale e di riserve di importo uguale o superiore a un miliardo di franchi belgi (BEF) e che realizzi
         un fatturato annuo il cui importo consolidato raggiunga o superi BEF 10 miliardi. Soltanto talune attività preparatorie, ausiliarie
         o di centralizzazione vengono autorizzate e le imprese del settore finanziario sono escluse dal beneficio di tale regime.
         I centri devono avere alle proprie dipendenze in Belgio almeno l’equivalente di dieci persone a tempo pieno al termine dei
         primi due anni di attività. 
      
      3        L’autorizzazione accordata al centro è valida per dieci anni ed è rinnovabile per la stessa durata. 
      
      4        Il regime fiscale dei centri di coordinamento è stato esaminato dalla Commissione delle Comunità europee all’atto della sua
         istituzione. In particolare, in decisioni comunicate sotto forma di lettere il 16 maggio 1984 ed il 9 marzo 1987, la Commissione
         aveva in sostanza considerato che un tale regime, fondato su un sistema di determinazione forfettaria dei redditi dei centri
         di coordinamento, non conteneva elementi di aiuto.
      
      5        Dopo aver adottato, l’11 novembre 1998, una comunicazione sull’applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle
         misure di tassazione diretta delle imprese (GU C 384, pag. 3), la Commissione ha intrapreso un esame generale della legislazione
         fiscale degli Stati membri sotto il profilo delle norme relative agli aiuti di Stato.
      
      6        In tale contesto, il 12 febbraio 1999 la Commissione ha chiesto alle autorità belghe talune informazioni relative, segnatamente,
         al regime dei centri di coordinamento. Queste hanno risposto nel marzo 1999.
      
      7        Nel luglio 2000, i servizi della Commissione hanno informato le suddette autorità che sembrava che tale regime costituisse
         un aiuto di Stato. Allo scopo di avviare il procedimento di cooperazione, a norma dell’art. 17, n. 2, del regolamento (CE)
         del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell’art. [88 CE] (GU L 83, pag. 1), i servizi della
         Commissione hanno invitato le autorità belghe a presentare le loro osservazioni nel termine di un mese.
      
      8        L’11 luglio 2001, la Commissione ha adottato quattro proposte di misure mirate sulla base dell’art. 88, n. 1, CE, segnatamente
         riguardo al regime dei centri di coordinamento. Essa ha proposto alle autorità belghe di accettare di apportare un certo numero
         di modifiche a tale regime, pur prevedendo, in via transitoria, che i centri autorizzati prima della data di accettazione
         di tali misure potessero continuare a fruire del regime anteriore sino al 31 dicembre 2005. 
      
      9        In mancanza di accettazione, da parte delle autorità belghe, delle misure mirate proposte, la Commissione ha avviato il procedimento
         d’indagine formale con decisione notificata con lettera del 27 febbraio 2002 (GU C 147, pag. 2), conformemente all’art. 19,
         n. 2, del regolamento n. 659/1999. In particolare, essa ha invitato il Regno del Belgio a presentare le proprie osservazioni
         ed a fornire qualsiasi informazione utile alla valutazione della misura in esame. Essa ha altresì invitato tale Stato membro
         ed i terzi interessati a presentare osservazioni ed a fornire qualsiasi elemento utile per stabilire se esistesse, in capo
         ai beneficiari del regime in questione, un legittimo affidamento che imponesse di prevedere misure transitorie.
      
      10      In esito a tale procedimento di indagine formale, il 17 febbraio 2003, la Commissione ha adottato la decisione 2003/757/CE
         relativa al regime di aiuti al quale il Belgio ha dato esecuzione a favore dei centri di coordinamento stabiliti in Belgio
         (GU L 282, pag. 25; in prosieguo: la «decisione del 2003»).
      
      11      Ai sensi degli artt. 1 e 2 della decisione del 2003:
      
      «Articolo 1 
      Il regime fiscale attualmente applicato in Belgio a favore dei centri di coordinamento riconosciuti ai sensi del regio decreto
         n. 187 costituisce un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune.
      
      Articolo 2
      Il Belgio è tenuto a ritirare il regime di aiuti di cui al paragrafo 1 ovvero a modificarlo in modo da renderlo compatibile
         con il mercato comune.
      
      Dalla data di notificazione della presente decisione, i vantaggi di detto regime o di suoi elementi non possono più essere
         concessi a nuovi beneficiari, né essere mantenuti mediante rinnovo degli accordi esistenti. 
      
      Per quanto riguarda i centri autorizzati prima del 31 dicembre 2000, il regime può essere mantenuto fino alla scadenza dell’autorizzazione
         individuale in vigore alla data di notifica della presente decisione e al più tardi al 31 dicembre 2010. Conformemente al
         paragrafo 2, in caso di rinnovo dell’autorizzazione prima di quella data, il beneficio del regime oggetto della presente decisione
         non può più essere concesso, nemmeno a titolo temporaneo».
      
      12      Fin dal 6 marzo 2003, il Regno del Belgio si è rivolto contemporaneamente alla Commissione e al Consiglio, ai quali ha chiesto
         che «sia fatto quanto necessario affinché i centri di coordinamento, il cui riconoscimento scade[va] dopo il 17 febbraio 2003,
         [potessero] beneficiare di una proroga fino al 31 dicembre 2005». Tale richiesta è stata ripetuta il 20 marzo e il 26 maggio
         2003 sul fondamento dell’art. 88, n. 2, terzo comma, CE.
      
      13      Il 25 e 28 aprile 2003, il Regno del Belgio e l’associazione Forum 187 che raggruppa i centri di coordinamento, hanno proposto
         un ricorso diretto alla sospensione e all’annullamento totale o parziale della decisione del 2003 (cause C‑182/03 e T‑140/03,
         divenute causa C‑217/03; cause C‑182/03 R e T‑140/03 R, divenute causa C‑217/03 R).
      
      14      Con ordinanza 26 giugno 2003, cause riunite C‑182/03 R e C‑217/03 R, Belgio e Forum 187/Commissione (Racc. pag. I‑6887; in
         prosieguo: «l’ordinanza Forum 187»), il presidente della Corte ha ordinato la sospensione dell’esecuzione della decisione
         del 2003, nella parte in cui essa vieta al Regno del Belgio di rinnovare le autorizzazioni dei centri di coordinamento ancora
         valide alla data della notifica di detta decisione. 
      
      15      Conformemente all’autorizzazione loro concessa dall’ordinanza Forum 187, le autorità belghe hanno rinnovato le autorizzazioni
         dei centri di coordinamento che scadevano tra il 17 febbraio 2003 e il 31 dicembre 2005. Ad eccezione di quattro centri che
         hanno beneficiato di un rinnovo per una durata indeterminata, tutte queste autorizzazioni, compresa quella del ricorrente,
         il Centre de coordination Carrefour SNC, sono state rinnovate per un periodo che scadeva il 31 dicembre 2005. 
      
      16      Con decisione del Consiglio 16 luglio 2003, 2003/531/CE, relativa alla concessione da parte del governo belga di un aiuto
         per taluni centri di coordinamento stabiliti in Belgio (GU L 184, pag. 17), adottata ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, è stato
         dichiarato compatibile con il mercato comune «l’aiuto che il Belgio intende[va] accordare sino al 31 dicembre 2005 alle imprese
         che alla data del 31 dicembre 2000 beneficiavano di un’autorizzazione quale centro di coordinamento ai sensi del regio decreto
         n. 187 (…) che scade tra il 17 febbraio 2003 ed il 31 dicembre 2005». In data 24 settembre 2003, la Commissione ha proposto
         un ricorso di annullamento avverso suddetta decisione (causa C‑399/03).
      
      17      Il 22 giugno 2006, la Corte ha annullato parzialmente la decisione del 2003 nella parte in cui non prevedeva misure transitorie
         per quanto riguarda i centri di coordinamento con domanda di rinnovo dell’autorizzazione pendente alla data di notifica della
         decisione suddetta, o con autorizzazione in scadenza contemporaneamente o poco dopo tale notifica (sentenza della Corte 22
         giugno 2006, cause riunite C‑182/03 e C‑217/03, Belgio e Forum 187/Commissione, Racc. pag. I‑5479; in prosieguo: la «sentenza
         Forum 187»). In pari data, con la sentenza relativa alla causa C‑399/03, Commissione/Consiglio (Racc. pag. I‑5629) la Corte
         ha altresì annullato la decisione 2003/531. 
      
      18      Con lettera 4 luglio 2006, la Commissione ha chiesto alle autorità belghe di fornirle, entro un termine di 20 giorni lavorativi,
         talune informazioni per determinare il seguito da dare alla sentenza Forum 187. 
      
      19      Il 27 dicembre 2006 il Regno del Belgio ha adottato una legge recante disposizioni diverse (Moniteur belge del 28 dicembre 2006, pag. 75266; in prosieguo: la «legge del 2006») che permetteva di prorogare fino al 31 dicembre 2010
         l’autorizzazione di tutti i centri di coordinamento che lo avessero chiesto, eventualmente con effetto retroattivo. Oltre
         ai centri le cui autorizzazioni sono state rinnovate in seguito all’ordinanza Forum 187, tra il 17 febbraio 2003 e il 31 dicembre
         2005, la legge del 2006 prevedeva che tale possibilità di proroga fosse accessibile anche ai centri la cui autorizzazione
         sarebbe scaduta tra il 1° gennaio 2006 e il 31 dicembre 2010, nonché a un numero imprecisato di centri la cui autorizzazione
         sarebbe scaduta al più tardi il 31 dicembre 2005 ma che, fino a quel momento, non avrebbero presentato domanda di rinnovo.
         Tale legge non è stata notificata alla Commissione ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE, ma la sua entrata in vigore è stata subordinata
         alla conferma da parte della Commissione che non avrebbe sollevato obiezioni in merito. 
      
      20      In seguito a vari solleciti e scambi di corrispondenza con la Commissione, il 16 gennaio 2007 le autorità belghe hanno fornito
         le informazioni richieste dalla Commissione il 4 luglio 2006. Esse hanno fornito le precisazioni complementari con lettere
         datate 8 e 16 febbraio 2007. Inoltre, il 5 e 15 febbraio nonché il 5 marzo 2007, hanno avuto luogo riunioni tra la Commissione
         e le suddette autorità. 
      
      21      Con lettera datata 21 marzo 2007, la Commissione ha comunicato alle autorità belghe la sua decisione di estendere il procedimento
         d’indagine formale, avviato il 27 febbraio 2002, riguardante il regime dei centri di coordinamento. Tale decisione, nonché
         l’invito rivolto agli interessati di presentare le loro osservazioni sulle misure transitorie adeguate che, ai termini della
         sentenza Forum 187, la Commissione avrebbe dovuto prevedere, sono state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 16 maggio 2007 (GU C 110, pag. 20). 
      
      22      In esito a questo procedimento d’indagine formale, il 13 novembre 2007, la Commissione ha adottato la decisione 2008/283/CE
         relativa al regime di aiuti al quale il Belgio ha dato esecuzione a favore dei centri di coordinamento stabiliti in Belgio
         e recante modifica della decisione del 2003 (GU 2008, L 90, pag. 7; in prosieguo: la «decisione impugnata»). 
      
      23      La decisione impugnata modifica anzitutto l’art. 2 della decisione del 2003, sicché i centri di coordinamento con domanda
         di rinnovo dell’autorizzazione pendente alla data di notifica della decisione del 2003, o con autorizzazione in scadenza contemporaneamente
         o poco dopo la notifica di tale decisione, vale a dire tra il 18 febbraio 2003 e il 31 dicembre 2005, venivano autorizzati
         a beneficiare del regime di cui trattasi fino al 31 dicembre 2005 e il rinnovo delle loro autorizzazioni veniva consentito
         fino a questa stessa data. Per quanto riguarda, poi, i quattro centri la cui autorizzazione è stata rinnovata per una durata
         indeterminata in seguito all’ordinanza Forum 187, la decisione impugnata indica che il comunicato stampa della Commissione
         del 16 luglio 2003 ha potuto far sorgere un legittimo affidamento di tali centri circa il fatto che avrebbero potuto beneficiare
         del regime di cui trattasi fino alla data della sentenza della Corte nella causa principale. Poiché tale sentenza è stata
         pronunciata il 22 giugno 2006 e tenuto conto del carattere fiscale della misura, la decisione impugnata estende il beneficio
         del legittimo affidamento per permettere a tali centri di coordinamento di fruire del regime in causa sino alla fine del periodo
         imponibile ordinario in corso alla data della sentenza. Infine, la decisione impugnata dichiara la legge del 2006 incompatibile
         con il mercato comune in quanto mira a prorogare il regime dei centri di coordinamento oltre il 31 dicembre 2005. 
      
      24      L’art. 1 della decisione impugnata così recita:
      
      «All’articolo 2 della decisione [del 2003] è aggiunto il seguente testo: 
      “I centri di coordinamento, la cui domanda di rinnovo dell’autorizzazione era pendente alla data di notifica della presente
         decisione o la cui autorizzazione scade contemporaneamente o poco dopo detta notifica, ossia fra la data di detta notifica
         e il 31 dicembre 2005, possono continuare a beneficiare del regime dei centri di coordinamento fino al 31 dicembre 2005. Il
         rinnovo dell’autorizzazione di detti centri di coordinamento è autorizzato al più tardi fino al 31 dicembre 2005”». 
      
      25      A norma dell’art. 2 della decisione impugnata: 
      
      «I quattro centri di coordinamento stabiliti in Belgio, la cui autorizzazione è stata rinnovata per una durata indeterminata
         in base all’ordinanza [Forum 187] possono beneficiare del regime dei centri di coordinamento fino alla fine del periodo imponibile
         ordinario in corso al 22 giugno 2006».
      
      26      L’art. 3 della decisione impugnata dispone quanto segue: 
      
      «La legge del (...) 2006 è incompatibile con il mercato comune nella misura in cui le sue disposizioni tendono a prorogare,
         mediante nuove decisioni di rinnovo di autorizzazione, il regime dei centri di coordinamento oltre il 31 dicembre 2005.
      
      La Commissione invita quindi il Belgio a rinunciare a porre in vigore le pertinenti disposizioni della legge del (...) 2006».
      27      Quanto all’art. 4 della decisione impugnata, esso è del seguente tenore: 
      
      «L’articolo 1 è applicabile a decorrere dal 18 febbraio 2003». 
       Procedimento e conclusioni delle parti
      28      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 22 febbraio 2008, il ricorrente ha proposto il presente ricorso.
         
      
      29      Con atto separato depositato il medesimo giorno, il ricorrente ha formulato una domanda di procedimento accelerato, ai sensi
         dell’art. 76 bis del regolamento di procedura del Tribunale. La Commissione ha presentato le sue osservazioni in merito a
         tale domanda il 13 marzo 2008, ossia oltre il termine assegnato. Il 17 marzo 2008, il presidente dell’Ottava Sezione del Tribunale
         ha deciso di inserire tali osservazioni nel fascicolo. Con decisione 19 marzo 2008, il Tribunale (Ottava Sezione) ha respinto
         la domanda di procedimento accelerato.
      
      30      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale ha deciso di passare alla fase orale.
      
      31      Le parti hanno svolto le loro difese orali e risposto ai quesiti del Tribunale all’udienza che ha avuto luogo il 2 luglio
         2009. 
      
      32      Nel corso dell’udienza, la Commissione è stata invitata ad inserire nel fascicolo il regio decreto 19 dicembre 2008, che adegua
         la normativa fiscale relativa alla maggiorazione in caso di mancato o insufficiente acconto da parte di taluni centri di coordinamento
         (Moniteur belge del 30 dicembre 2008, pag. 68976), poiché il ricorrente ha affermato di non avere alcuna obiezione a tal riguardo. Con lettera
         depositata presso la cancelleria del Tribunale il 3 luglio 2009, la Commissione ha risposto a tale domanda.
      
      33      La fase orale si è poi chiusa il 13 luglio 2009.
      
      34      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia: 
      
      –        annullare la decisione impugnata nella parte in cui non prevede un periodo transitorio adeguato; 
      –        condannare la Commissione alle spese.
      35      La Commissione chiede che il Tribunale voglia: 
      
      –        respingere il ricorso in quanto irricevibile o infondato; 
      –        condannare il ricorrente alle spese.
       In diritto
      36      Pur senza sollevare formalmente un’eccezione di irricevibilità ai sensi dell’art. 114 del regolamento di procedura, la Commissione
         sostiene che il ricorso è irricevibile in quanto il ricorrente non ha interesse ad agire e non è direttamente interessato
         dalla decisione impugnata. Si deve esaminare, in primo luogo, l’eccezione di irricevibilità attinente alla mancanza di interesse
         ad agire.
      
       Argomenti delle parti
      37      La Commissione ricorda che, in seguito all’ordinanza Forum 187, le autorità belghe hanno rinnovato l’autorizzazione del ricorrente
         soltanto fino al 31 dicembre 2005. Quest’ultimo avrebbe quindi richiesto più volte la proroga della sua autorizzazione fino
         al 31 dicembre 2010, senza che queste sue richieste venissero tuttavia accolte dalle autorità belghe. Pertanto, la Commissione
         sostiene che, il giorno della presentazione del ricorso, il ricorrente non aveva alcun diritto a beneficiare del regime in
         esame che avrebbe potuto far valere nei confronti delle autorità belghe. Al contrario, sembra che dette autorità abbiano deliberatamente
         limitato l’autorizzazione al 31 dicembre 2005, data che corrisponde alla fine del periodo transitorio fissato nella decisione
         impugnata. Secondo la Commissione, la posizione del ricorrente sarebbe stata quindi definitivamente fissata dalle autorità
         belghe per mezzo della loro decisione che limita la sua autorizzazione al 31 dicembre 2005, decisione che non è mai stata
         contestata dinanzi ai giudici belgi.
      
      38      Di conseguenza, la decisione impugnata non farebbe altro che confermare il diritto del ricorrente a beneficiare del regime
         di cui trattasi fino alla fine della suddetta autorizzazione. Invero, la data del 31 dicembre 2005 sarebbe stata anzitutto
         fissata dalle autorità belghe e poi avallata dalla decisione impugnata. D’altronde, il periodo transitorio definito nella
         decisione impugnata si fonderebbe altresì sul fatto che la proroga dell’autorizzazione di tutti i centri, ad eccezione di
         quattro di loro, fino ad una data determinata (allorché l’ordinanza Forum 187 non ne fissava alcuna) confermava la percezione
         del periodo transitorio adeguato da parte delle autorità belghe e dei centri di coordinamento. Tale data rappresenterebbe,
         infatti, l’obiettivo delle autorità belghe comunicato alle autorità comunitarie, come emergerebbe dal primo punto della decisione
         2003/531. 
      
      39      Per quanto riguarda l’argomento del ricorrente, relativo al fatto che la scelta da parte delle autorità belghe di limitare
         il rinnovo al 31 dicembre 2005 deriverebbe dalla preoccupazione di rispettare i loro obblighi comunitari, la Commissione replica
         che dette autorità hanno operato la scelta unilaterale di limitare l’autorizzazione del ricorrente al 31 dicembre 2005 senza
         esservi costrette dal diritto comunitario. Infatti, l’ordinanza Forum 187 ha sospeso la decisione del 2003 nella parte in
         cui vietava di rinnovare le autorizzazioni dei centri di coordinamento, senza prevedere un limite temporale per la durata
         di siffatti rinnovi. D’altronde, le autorità belghe avrebbero concesso un rinnovo più lungo per taluni centri, mentre avrebbero
         rifiutato di farlo per il ricorrente, pur avendone la possibilità in seguito all’ordinanza in parola.
      
      40      Per quanto riguarda l’affermazione del ricorrente secondo cui, grazie alla stretta applicazione della legge belga, esso godrebbe
         di un diritto a un rinnovo della sua autorizzazione per dieci anni, la Commissione replica che non spetta agli organi dell’Unione
         pronunciarsi sull’interpretazione del diritto belga. Nondimeno, anche qualora il ricorrente avesse fruito di un siffatto diritto,
         secondo la Commissione, esso avrebbe dovuto farlo valere in giudizio, contestando la limitazione della sua autorizzazione,
         cosa che non ha fatto. A parere della Commissione, tale mancato ricorso avrebbe reso definitiva la limitazione nel tempo della
         sua autorizzazione. La Commissione rileva peraltro che il ricorrente non spiega in che modo tale mancato ricorso sarebbe,
         come da esso affermato, privo di rilevanza. 
      
      41      In tale contesto, la Commissione ritiene che il ricorrente non abbia interesse ad ottenere l’annullamento della decisione
         impugnata in quanto questa non prevederebbe un periodo transitorio adeguato. Esso non farebbe valere alcun interesse giuridico
         presente e non fornirebbe alcun indizio che dimostri che le autorità belghe avrebbero avuto l’intenzione di prolungare la
         sua autorizzazione oltre il 31 dicembre 2005.
      
      42      Il ricorrente sostiene di aver un interesse personale, esistente ed effettivo, ad agire contro la decisione impugnata. 
      
      43      Esso contesta anzitutto il fatto che soltanto i centri che beneficiano di un’autorizzazione il giorno della proposizione del
         loro ricorso possano agire contro la decisione impugnata. Infatti, tale circostanza lo priverebbe di qualsiasi possibilità
         di ricorso contro la decisione impugnata. Esso ritiene dunque che il fatto di subordinare la ricevibilità del ricorso all’esistenza
         di un’autorizzazione formale il giorno della sua proposizione, mentre una siffatta autorizzazione dipende dalla definizione
         del periodo transitorio fissato nella decisione impugnata, non sia pertinente.
      
      44      Il ricorrente sostiene poi che sussiste un diritto di beneficiare del regime dei centri di coordinamento. A tale proposito,
         esso contesta, da un lato, il fatto che la limitazione della durata di validità delle autorizzazioni al 31 dicembre 2005 derivi
         da un riconoscimento, da parte delle autorità belghe, dell’adeguatezza di un periodo transitorio che termina in tale data.
         Infatti, questa limitazione deriverebbe soltanto dall’obbligo del Belgio di rispettare le decisioni degli organi dell’Unione
         e segnatamente la decisione del 2003 e l’ordinanza Forum 187. Secondo il ricorrente, il fatto che le autorità belghe si siano
         conformate a queste ultime non può essere utilizzato come argomento per negare il suo interesse ad agire. D’altro lato, il
         ricorrente contesta il fatto che la limitazione di cui trattasi sia un atto volontario delle autorità belghe. A tal riguardo,
         esso si fonda sul fatto che, in seguito alla sentenza Forum 187, le autorità belghe abbiano invitato i centri interessati
         da detta sentenza a chiedere conferma della loro autorizzazione, nonché sull’adozione della legge del 2006 e sui lavori parlamentari
         ad essa relativi. Pur ammettendo che siffatta limitazione sia volontaria, il ricorrente ritiene che le autorità belghe non
         sarebbero a ciò autorizzate in virtù del regio decreto n. 187, sul quale esso fonda il suo diritto riguardante la durata dell’autorizzazione.
         
      
      45      Il ricorrente afferma che il suo interesse ad agire risiede nella conferma del mantenimento del regime di cui trattasi oltre
         il 31 dicembre 2005 e nell’ottenimento dalle autorità belghe dell’applicazione del regio decreto n. 187. Più precisamente,
         riferendosi alla giurisprudenza, il ricorrente sostiene che esso potrebbe fare valere i suoi diritti presso le autorità tributarie
         belghe e che, in applicazione del regio decreto n. 187, avrebbe il diritto di ottenere una proroga, fino al 31 dicembre 2010,
         dell’autorizzazione scaduta il 31 dicembre 2005, il che giustificherebbe il suo interesse ad agire.
      
      46      Il ricorrente contesta peraltro l’affermazione secondo cui esso non avrebbe fornito indizi che dimostrino che le autorità
         belghe avrebbero avuto l’intenzione di prorogare la sua autorizzazione oltre il 2005. Esso ritiene che la lettera, che dette
         autorità gli hanno inviato l’11 giugno 2008, costituisca un siffatto indizio. 
      
      47      Infine, il ricorrente sostiene che non si possono trarre conseguenze dal fatto che le autorità belghe non abbiano chiesto
         l’annullamento della decisione impugnata. Per quanto riguarda la circostanza che esso non abbia esperito un ricorso contro
         il regio decreto 10 giugno 2004, sarebbe irrilevante ai fini della ricevibilità del presente ricorso. D’altronde, fin quando
         non sarà stato riconosciuto il periodo transitorio adeguato, qualsiasi ricorso contro le autorità belghe sarebbe inconferente.
      
       Giudizio del Tribunale
      48      Va ricordato che, secondo una costante giurisprudenza, un ricorso di annullamento proposto da una persona fisica o giuridica
         è ricevibile solo ove il ricorrente abbia un interesse all’annullamento dell’atto impugnato. Un tale interesse presuppone
         che l’annullamento dell’atto impugnato possa produrre di per sé conseguenze giuridiche e che il ricorso possa quindi, con
         il suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha proposto (v. ordinanza del Tribunale 30 aprile 2007, causa T‑387/04,
         EnBW Energie Baden-Württemberg/Commissione, Racc. pag. II‑1195, punto 96, e la giurisprudenza ivi citata). 
      
      49      L’interesse ad agire deve essere esistente ed effettivo (sentenza del Tribunale 17 settembre 1992, causa T‑138/89, NBV e NVB/Commissione,
         Racc. pag. II‑2181, punto 33) e deve essere valutato al giorno in cui il ricorso è proposto (sentenza della Corte 16 dicembre
         1963, causa 14/63, Forges de Clabecq/Alta Autorità, Racc. pag. 703, in particolare pag. 732, nonché sentenza del Tribunale
         24 aprile 2001, causa T‑159/98, Torre e a./Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑83 e II‑395, punto 28). Esso deve comunque permanere
         fino alla pronuncia della sentenza, pena il non luogo a statuire (sentenza della Corte 7 giugno 2007, causa C‑362/05 P, Wunenburger/Commissione,
         Racc. pag. I‑4333, punto 42, e la giurisprudenza ivi citata). 
      
      50      Nella specie, va anzitutto ricordato che, a norma dell’art. 1 della decisione impugnata, che modifica l’art. 2 della decisione
         del 2003, il ricorrente poteva continuare a beneficiare del regime dei centri di coordinamento fino al 31 dicembre 2005. 
      
      51      Va poi rilevato che, in seguito all’ordinanza Forum 187, le autorità belghe, con il regio decreto 10 giugno 2004, hanno rinnovato
         l’autorizzazione del ricorrente per un periodo che terminava il 31 dicembre 2005 e che, nonostante le sue domande presso le
         autorità belghe, esso non ha ottenuto né una proroga né un rinnovo dell’autorizzazione concessa mediante il summenzionato
         regio decreto.
      
      52      A tal riguardo, va constatato che la limitazione dell’autorizzazione del ricorrente al 31 dicembre 2005 è stata decisa dalle
         sole autorità belghe, senza che vi fossero costrette. Infatti, l’ordinanza Forum 187 ha sospeso la decisione del 2003, nella
         misura in cui vietava di rinnovare le autorizzazioni dei centri di coordinamento, senza prevedere un limite temporale per
         la durata di tali rinnovi diverso da quello della pronuncia della sentenza della Corte nella causa principale. D’altronde,
         come ammesso dal ricorrente all’udienza, in risposta ad un quesito del Tribunale, le autorità belghe avrebbero potuto rinnovare
         la sua autorizzazione per una durata indeterminata, come è del resto avvenuto per quattro centri, nonostante il fatto che
         tale rinnovo non potesse, ai sensi dell’ordinanza Forum 187, produrre effetti al di là della sentenza Forum 187. Occorre quindi
         respingere gli argomenti del ricorrente secondo cui la limitazione, da parte delle autorità belghe, del rinnovo della sua
         autorizzazione alla data del 31 dicembre 2005 discenderebbe dall’obbligo del Regno del Belgio di rispettare i suoi obblighi
         comunitari, nonché quelli con cui esso contesta il fatto che detta limitazione costituisca un atto volontario delle autorità
         belghe. 
      
      53      Da quanto precede risulta che, dal 31 dicembre 2005, il ricorrente non possiede più un’autorizzazione valida alla luce del
         diritto belga e non beneficia dunque più validamente del regime fiscale dei centri di coordinamento. Nel suo ricorso, il ricorrente
         afferma, tuttavia, che ha continuato a fruire del regime fiscale dei centri di coordinamento dopo il 31 dicembre 2005, e segnatamente
         nel 2006 e nel 2007. In risposta ad un quesito del Tribunale circa suddetta affermazione, nella replica il ricorrente ha indicato
         che tale affermazione andava intesa nel senso che, per gli anni 2006 e 2007, esso ha rivendicato l’applicazione di tale regime.
         Siffatta rivendicazione si sarebbe segnatamente tradotta nella presentazione, presso le autorità belghe, di una domanda di
         conferma del mantenimento dello status di centro di coordinamento fino al 31 dicembre 2010, nella presentazione di dichiarazioni
         fiscali per gli anni 2006 e 2007 con applicazione del regime di cui trattasi ed infine in un’informazione costante delle autorità
         tributarie belghe in merito alla sua posizione. Tale argomentazione non può, tuttavia, essere accolta. Infatti, il fatto di
         chiedere l’applicazione del regime in esame non consente di considerare che il ricorrente abbia continuato a beneficiarne,
         conformemente al diritto belga.
      
      54      Ciò premesso, si deve considerare che il ricorrente non può rivendicare l’applicazione di un periodo transitorio, ai sensi
         della sentenza Forum 187, che si conclude oltre quello fissato nella decisione impugnata, ossia oltre il 31 dicembre 2005.
         
      
      55      Infatti, lo scopo stesso di un periodo transitorio è quello di assicurare il passaggio tra due situazioni, ossia nella specie,
         tra quella in cui il ricorrente beneficia del regime fiscale dei centri di coordinamento e quella in cui esso non ne beneficia
         più. Pertanto, dalla sentenza Forum 187 (punto 163) emerge che ai centri interessati da detta sentenza, di cui fa parte il
         ricorrente, doveva essere accordato un periodo transitorio ragionevole per potersi adeguare alle conseguenze derivanti dalla
         decisione del 2003.
      
      56      Orbene, posto che, dal 31 dicembre 2005, il ricorrente non beneficia più del regime fiscale dei centri di coordinamento, qualsiasi
         periodo posteriore a tale data, durante il quale il ricorrente beneficerebbe del regime in esame, non potrebbe essere considerato
         come finalizzato a consentirgli di adeguarsi, poiché esso si trova già in questa nuova situazione. Di conseguenza, nell’ipotesi
         in cui venga accolto il presente ricorso, al ricorrente non può essere concesso, a titolo retroattivo, un periodo transitorio
         posteriore al 31 dicembre 2005, in quanto un siffatto periodo sarebbe privo d’oggetto. 
      
      57      L’impossibilità di beneficiare, anche retroattivamente, di un periodo transitorio più lungo nell’ipotesi in cui i centri non
         abbiano più una valida autorizzazione, emerge del resto dall’ordinanza Forum 187. Infatti, nell’ambito della domanda di sospensione
         della decisione del 2003, che vietava il rinnovo delle autorizzazioni di taluni centri, il presidente della Corte aveva ritenuto
         che, in mancanza della sospensione richiesta, una decisione nella causa principale che statuisse a favore dei ricorrenti sarebbe,
         per quanto riguarda il regime transitorio, ampiamente priva di efficacia, dato che eventuali misure finanziarie non sembrano
         idonee a ripristinare retroattivamente la stabilità del contesto normativo dei centri di coordinamento (ordinanza Forum 187,
         punto 146). 
      
      58      Da quanto precede risulta che, tenuto conto dell’oggetto del ricorso che mira all’annullamento della decisione impugnata nella
         parte in cui non prevede un periodo transitorio ragionevole, l’annullamento di detta decisione a tale titolo non procurerebbe
         alcun beneficio al ricorrente.
      
      59      Nessuno degli argomenti addotti dal ricorrente consente di rimettere in questione le precedenti considerazioni. 
      
      60      Per quanto riguarda gli argomenti del ricorrente secondo cui il suo interesse risiederebbe nel fatto che gli venga confermato
         il mantenimento del regime in esame oltre il 31 dicembre 2005 e nel fatto di ottenere dalle autorità belghe l’applicazione
         del regio decreto n. 187, dalla giurisprudenza emerge certamente che, qualora non possa essere escluso che, in caso di accoglimento
         del suo ricorso, un ricorrente possa avanzare talune pretese dinanzi alle autorità nazionali o, quantomeno, fare esaminare
         la sua domanda presso di esse, egli dimostra un interesse ad agire (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 22 novembre 2001,
         causa T‑9/98, Mitteldeutsche Erdöl-Raffinerie/Commissione, Racc. pag. II‑3367, punti 34 e 38, nonché 12 settembre 2007, causa
         T‑348/03, Koninklijke Friesland Foods/Commissione, punto 72).
      
      61      Tuttavia, va anzitutto rilevato che, nella specie, ammettendo che il ricorso venga accolto, il ricorrente non avrebbe alcuna
         pretesa da fare valere dinanzi alle autorità belghe in ordine specificatamente al periodo transitorio di cui beneficia, che
         costituisce oggetto della presente controversia. Infatti, come emerge da quanto precede, le autorità belghe non possono accordare,
         neppure retroattivamente, al ricorrente una proroga del periodo transitorio ad esso concesso, poiché quest’ultimo non beneficia
         più del regime fiscale dei centri di coordinamento. Si deve poi rilevare che le disposizioni della decisione del 2003, che
         qualificano detto regime come aiuto incompatibile con il mercato comune e che impongono alle autorità belghe di abolirlo o
         di modificarlo per renderlo compatibile con il mercato comune, non sono state annullate dalla Corte nella sentenza Forum 187.
         Esse esplicano pertanto i loro effetti fin dall’adozione della decisione del 2003, sicché le autorità belghe non potrebbero
         concedere un rinnovo dell’autorizzazione del ricorrente sulla sola base del regio decreto n. 187. D’altronde, in caso di annullamento
         della decisione impugnata, sarebbe necessaria una nuova decisione della Commissione al fine di definire il nuovo periodo transitorio
         di cui potrebbero fruire i centri, in quanto non è compito del Tribunale, nell’ambito di un ricorso d’annullamento, sostituire
         alla decisione controversa un’altra decisione o procedere ad una riforma della stessa (ordinanza della Corte 11 maggio 2000,
         causa C‑428/98 P, Deutsche Post/IECC e Commissione, Racc. pag. 3061, punto 28, e sentenza del Tribunale 26 settembre 2002,
         causa T‑199/99, Sgaravatti Mediterranea/Commissione, Racc. pag. II‑3731, punto 141). 
      
      62      Atteso quanto precede, è giocoforza constatare, da una parte, che il ricorrente non può fondare il proprio interesse ad agire
         sull’applicazione del regio decreto n. 187 dopo il 31 dicembre 2005 e, dall’altra, che non è rilevante il fatto che le autorità
         belghe non abbiano escluso di accordargli il beneficio del regime in causa dopo tale data. 
      
      63      Inoltre, va ricordato che un ricorrente non può invocare situazioni future ed incerte per giustificare il suo interesse a
         chiedere l’annullamento dell’atto impugnato (v. sentenza del Tribunale 14 aprile 2005, causa T‑141/03, Sniace/Commissione,
         Racc. pag. II‑1197, punto 26, e la giurisprudenza ivi citata). Orbene, è giocoforza rilevare che, indipendentemente dalle
         considerazioni che precedono, nessuno degli elementi di prova dedotti dal ricorrente consente di dimostrare in modo certo
         che, in caso di annullamento della decisione impugnata, le autorità belghe, in base al regio decreto n. 187, prorogherebbero
         retroattivamente la sua autorizzazione oltre il 31 dicembre 2005. In particolare, ciò non emerge né dalle lettere delle autorità
         belghe prodotte in allegato al ricorso, che si limitano sostanzialmente a confermare ricezione delle lettere del ricorrente,
         né dalla loro lettera dell’11 giugno 2008, prodotta in allegato alla replica, la quale indica che, fintantoché non ci sarà
         una pronuncia definitiva sul presente ricorso, l’amministrazione tributaria belga non applicherà un aumento d’imposta né altre
         sanzioni o ammende amministrative in seguito al rigetto dell’applicazione del regime dei centri di coordinamento richiesta
         nelle dichiarazioni fiscali del ricorrente. Contrariamente a quanto asserito dal ricorrente, tali elementi non possono essere
         considerati come indizi che dimostrino, con certezza e in modo incondizionato, che le autorità belghe avrebbero avuto l’intenzione
         di prorogare la sua autorizzazione oltre il 31 dicembre 2005. La circostanza che le autorità belghe abbiano proceduto all’iscrizione
         al ruolo per gli anni 2006 e 2007, con applicazione del regime fiscale ordinario, costituisce di fatto un indizio in senso
         contrario. 
      
      64      Per quanto riguarda la legge del 2006, occorre rilevare che, ad ogni modo, essa non può giustificare l’interesse ad agire
         del ricorrente. Infatti, le disposizioni di questa legge, riguardanti il regime fiscale dei centri di coordinamento, non sono
         entrate in vigore. Invero, la loro data di entrata in vigore doveva essere fissata, a norma del suo art. 298, mediante un
         regio decreto, deliberato in seno al Consiglio dei ministri, che non è stato adottato. Come si evince dal punto 18 della decisione
         impugnata, tale entrata in vigore è stata, infatti, subordinata dalle autorità belghe alla conferma, da parte della Commissione,
         che essa non avrebbe sollevato obiezioni in merito. Orbene, la decisione impugnata dispone, al suo art. 3, che la legge del
         2006 è incompatibile con il mercato comune in quanto le sue disposizioni mirano a prorogare, mediante nuove decisioni di rinnovo
         dell’autorizzazione, il regime dei centri di coordinamento oltre il 31 dicembre 2005. A tal proposito, va rilevato che, come
         si evince dal sesto ‘considerando’ del regio decreto 19 dicembre 2008, le autorità belghe hanno «accettato la decisione [impugnata]
         di non rimettere in vigore [la legge del 2006]» nella parte in cui riguarda il regime dei centri di coordinamento e ne hanno
         informato i contribuenti interessati. Ne consegue che le autorità belghe non intendono fare entrare in vigore questa legge.
         D’altronde, va rilevato che il ricorrente non contesta esplicitamente la decisione impugnata nella parte in cui riguarda la
         legge del 2006 e ha confermato in udienza che non aveva bisogno di invocare tale legge. 
      
      65      Occorre infine respingere gli argomenti del ricorrente vertenti sul fatto che la ricevibilità del ricorso non può essere subordinata
         all’esistenza di un’autorizzazione il giorno della sua proposizione, allorché una siffatta autorizzazione dipende dalla definizione
         del periodo transitorio stabilito nella decisione impugnata. Infatti, come emerge da quanto precede, la data in cui il ricorrente
         ha cessato di beneficiare di una valida autorizzazione e dunque in cui doveva aver adottato le misure necessarie per adeguarsi
         è stata fissata, in primo luogo, dalle autorità belghe e non nella decisione impugnata. Inoltre, la ricevibilità del presente
         ricorso è subordinata all’esistenza di un interesse ad agire del ricorrente e non all’esistenza di una valida autorizzazione
         quando è stato proposto il ricorso, sebbene anche questa circostanza possa avere un’influenza sull’esame dell’interesse ad
         agire.
      
      66      Alla luce di quanto precede, occorre considerare che il ricorrente non dispone di un interesse ad agire. 
      
      67      Di conseguenza, il ricorso deve essere respinto in quanto irricevibile, senza che sia necessario esaminare l’eccezione di
         irricevibilità, sollevata dalla Commissione, attinente alla mancanza di interesse diretto da parte del ricorrente.
      
       Sulle spese
      68      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché nella specie la Commissione ne ha fatto domanda, il ricorrente, rimasto soccombente, va condannato alle spese.
         
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è irricevibile.
      2)      Il Centre de coordination Carrefour SNC è condannato alle spese.
      
               Martins Ribeiro 
            
            
                Papasavvas 
            
            
                Dittrich
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 18 marzo 2010.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.