CELEX: 51988PC0371
Language: it
Date: 1988-06-27
Title: PROPOSTA DI DIRETTIVA DEL CONSIGLIO SUL DIRITTO DI VOTO DEI CITTADINI DEGLI STATI MEMBRI ALLE ELEZIONI COMUNALI NELLO STATO MEMBRO DI RESIDENZA (presentata dalla Commissione)

ARCHIVES HISTORIQUES
DE LA COMMISSION
COLLECTION RELIEE DES
DOCUMENTS "COM"
COM (88) 371
Vol. 1988/0132
 ---pagebreak--- Disclaimer
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Verschlusssachen als herabgestuft angesehen.
 ---pagebreak--- COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
                                           COM ( 88 ) 371 def .
                                          Bruxelles , 26 luglio 1988
            PROPOSTA DI DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
    SUL DIRITTO DI VOTO DEI CITTADINI DEGLI STATI MEMBRI
   ALLE ELEZIONI COMUNALI NELLO STATO MEMBRO DI RESIDENZA
                ( presentata dalla Commissione )
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                                           1 . RELAZIONE
A. Necessita delia direttiva
1 . Fin dal 1974 le massime autorità politiche degli Stati membri ,                  i capi di
      Stato e di governo,      hanno chiesto di mettere allo studio la -concessione di
      " diritti speciali " ai cittadini degli Stati membri .          La Commissione ,    nella
      sua relazione trasmessa al Consiglio nel 1975 , ha ritenuto che tali diritti
      dovevano     comprendere   " per   lo   meno"   il   diritto  di   voto   alle   elezioni
      comunali nello Stato membro di residenza per i cittadini degli Stati membri
      che risiedono in uno Stato diverso da quello di cui hanno la cittadinanza .
      Da allora in tutte     le istituzioni      comunitarie si è continuato a riflettere
      al problema .    Alcuni Stati membri hanno precorso l' evoluzione ( Danimarca ,
      Paesi Bassi ,     Irlanda) accordando questo diritto di voto a tutti gli
      stranieri residenti nel loro territorio . In Spagna la costituzione del 1978
      prevede    la possibilità     di  concedere    tale diritto mediante una        legge , a
      condizione di reciprocità .
2 . A seguito del Consiglio europeo di Fontainebleau del 25 e 26 giugno 1984 fu
      istituito un comitato ad hoc con il compito di studiare le misure atte a
      rafforzare ed a promuovere l' identità e l' immagine ( della Comunità ) nei
      suoi cittadini e nel mondo ( 1 ).              Nel suo rapporto il comitato ha
     raccomandato di continuare, approfondendole , le discussioni precedentemente
      iniziate sul diritto di voto e sull' eleggibilità alle elezioni locali per i
     cittadini di     altri Stati     membri   alle stesse condizioni       di  quelle di   cui
     beneficiano i cittadini del paese ospitante , a condizione di un periodo
      preliminare di residenza nel paese ospitante ( 2 ). Nelle conclusioni della
      presidenza il Consiglio europeo di Milano ha approvato le conclusioni del
      comitato .
      Da parte sua il      Parlamento europeo nel 1983 aveva già ricordato il suo
      impegno a favore     di questa idea . In una risoluzione approvata l' 8 giugno
     1983 si chiedeva      alla Commissione di presentare una proposta di direttiva
      in materia ( 3).    Questa posizione fu confermata in due risoluzioni adottate
      il  13  novembre 1985     in cui     si  chiedeva    nuovamente   alla   Commissione   di
     proporre degli atti giuridici comunitari per il riconoscimento del diritto
     di voto alte elezioni comunali ( 4 ). Da parte sua il commissario Ripa di
     Meana ha ribadito la sua intenzione di presentare in primo luogo al
     Parlamento una relazione completa che faccia il punto sulla questione ( 5 ).
( 1 ) Bollettino CE 6-1984, punto 1.1 . 9 ., par . 6 .
( 2)     Supplemento 7 / 85 al Bollettino delle CE, pag . 21 .
( 3 ) GU C 184 dell'11 .7.1983 .
( 4 ) GU C 345 del 31.12.1985 .
( 5 ) GU Dibattiti del Parlamento europeo ;            allegato 2-232,     dibattiti del 14
       novembre 1985, pag . 126 .
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 3 . Il 7 ottobre 1986 la Commissione ha tramesso al Parlamento e al Consiglio
      una     relazione  sul   " diritto    di   voto alte   elezioni   comunali   dei   cittadini
      degli Stati membri della Comunità " ( 6 ). La relazione , su cui si basa la
       presente motivazione , non si limita a descrivere la situazione degli Stati
      membri ma analizza i dati demografici , giuridici e politici che orientano
      ogni evoluzione .
       Senza ritornare sulla portata delta relazione suddetta a cui occorrerà far
       riferimento per comprendere il contenuto della presente proposta ,                  da essa
      devono trarsi tre elementi essenziali .
      a ) Il primo è politico :         attualmente oltre 4 milioni di cittadini europei
           sono privati del diritto di voto alle elezioni comunali per il semplice
           motivo che non risiedono più nello Stato membro di cui hanno la
           cittadinanza . In una Comunità che raggruppa Stati la cui caratteristica
           prima è di essere democratici ,             l' effettiva attuazione di una delle
           quattro libertà fondamentali previste dal trattato :                  la libertà di
           circolazione delle persone , ha , a motivo delle legislazioni nazionali ,
           come conseguenza indiretta la perdita di taluni diritti politici . Questo
           paradosso della costruzione comunitaria non può restar tale se si
           desidera rimanere fedeli ai principi che caratterizzano il sistema
           politico degli Stati membri fondato sulla democrazia .
      b ) Il secondo è giuridico :             la concessione del diritto di voto ai non
           cittadini mentre è già in vigore in Irlanda ,            in Danimarca e nei Paesi
           Bassi , in altri sette Stati membri ( Belgio , Germania , Grecia , Francia ,
           Italia , Lussemburgo e Portogallo ) sarebbe ostacolata dalle disposizioni
           costituzionali     che   riservano      il diritto    di voto   ai  soli    cittadini .
           Tuttavia    questa    riserva      costituzionale    non   impedisce    un' evoluzione
           poiché ogni costituzione prevede specifiche procedure di revisione
           destinate a verificare l' esistenza di un consenso politico . Il problema
           è quindi politico :       si tratta di sapere se questa volontà esiste negli
           Stati membri . Per intanto la recente esperienza nei Paesi Bassi dimostra
           che una riforma di questo tipo è realizzabile .
      c ) Il terzo riguarda il funzionamento della Comunit à : la discussione che si
           protrae da olt re dodi ci anni ha mes so in luce che per progredire è
           indispensabile un' iniziativa legislativa della Commissione ,                Di fatto ,
          un' analisi profonda ha reso possibile definire un concetto comune ed
           illustra la volontà di avviare la procedura legislativa comunitaria .
( 6 ) Supplemento 7 / 86 al Boll         CE .
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4 . La relazione della Commissione conteneva una duplice conclusione :
     - una politica : la Commissione, conformemente alla posizione costantemente
         difesa dal 1975, confermava " il suo impegno a favore del diritto di voto
        alle elezioni comunali nel paese di residenza ". Non vi sono quindi dubbi
         sulla volontà delta Commissione di progredire in questo campo;
     - l' altra sui passi successivi da adottare : per dimostrare la sua volontà
         di progredire , Ca Commissione precisa che un' iniziativa legislativa
         dipende comunque da un segnale politico del Parlamento europeo . Questa
         precisazione , lungi dal costituire una fuga , indica viceversa il momento
         a   partire dal   quale  la   Commissione       intende depositare una proposta
         legislativa .
5 . Facendo seguito alla relazione della Commissione ,                  il Parlamento europeo
     designò Heinz Oskar VETTER come relatore in seno alla sua commissione
     giuridica . Il 15 dicembre 1987 il Parlamento europeo, a seguito del
      rapporto del relatore ( 7 ), che conteneva un parere conforme del sig . ROBLES
     P1QUER a nome della commissione politica ( 8 ) adottò una risoluzione ( 9 ) che
     " ribadisce con forza ed estrema chiarezza l' appello alla Commissione a
      presentare nel primo semestre 1988 una proposta di direttiva ". L' importanza
      della risoluzione è duplice in quanto :
     - costituisce il segnale politico necessario perché la Commissione possa
         superare lo stadio della riflessione e impegnarsi nell' azione;
     - i    temini  della risoluzione    riflettono una          comunione  di  spirito sulla
         natura della proposta : limitata ai cittadini degli Stati membri ,              essa
         deve riguardare unicamente le elezioni comunali .
      Ecco perché,     forte di quest' appoggio,          il commissario Ripa di Meana ha
      dichiarato durante il dibattito ( 10) che nel corso del primo semestre 1988
      avrebbe presentato alla Commissione una proposta di direttiva ( 11 ).               Ciò
     dimostra che dopo la relazione del 1986,                    e la presente proposta ne
      costituisce il risultato e la prova , la Commissione ha voluto introdurre un
      sistema che favorisca il passaggio dallo stadio della formulazione di un
      concetto a quello dell' attuazione della procedura legislativa , sola idonea
     a tradurre l' idea nei fatti . Ciò meglio di ogni altra iniziativa dimostra
      la volontà politica di provvedere a che l' Europa dei cittadini diventi , una
      realtà non soltanto economica e finanziaria ma anche politica ed umana .
 ( 7) Doc . A 2 - 197/ 87, PE 115.057/ def . del 6.11.1987 .
 ( 8) Doc . A 2 - 197 / 87 /allegato ; PE 1 15 . 057 / def . /al legato del 26.11 1987
 ( 9) GU C 13 del 18.1.1988, pag . 33 .
 ( 10) Resoconto in extenso delle sedute del Parlamento europeo,                   di lunedì
        14.12.1987, pagg . 12-28 e di martedì 15.12.1988, pagg . 60-62 .
 ( 11 ) Seduta del lunedì 14.12.1987, pag . 27 in fine .
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 6 . E' per questo che nel programma di lavoro per il 1988 presentato al
       Parlamento europeo la Commissione ha precisato che in materia di diritto di
       voto alle      elezioni    comunali     studierà   i   termini    di    una proposta
       legislativa ( 12 ).    E'    la prova che la Commissione vuole rispettare
       scrupolosamente le scadenze che si è prefissa per la presentazione di una
       proposta legislativa .
 7 . La       realizzazione    di    un' Europa   dei    cittadini    deve    eliminare    le
       discriminazioni di cui     sono ancora vittime i cittadini che risiedono in uno
       Stato membro diverso da quello di cui hanno la cittadinanza . Infatti , in
      materia elettorale comunale all' interno della Comunità , per determinare il
       luogo ove esercitare tale diritto di voto il criterio della residenza
       sembra ormai più adeguato di quello della cittadinanza .                    La reale
       appartenenza ad un comune deriva dalle condizioni di vita quotidiana
      tributarie delle decisioni dell' organo elettivo che dirige il comune . Così
       è dei problemi scolastici , dell' urbanismo : assetto del territorio comunale ,
       delle decisioni in materia di imposte locali alle quali i cittadini degli
       altri Stati membri residenti nel comune sono soggetti alle stesse
      condizioni .     Inoltre i cittadini degli altri Stati membri si integrano
      meglio nell' attività economica e sociale del paese ospitante se vi godono
      di diritti identici a quelli dei cittadini del paese .
      E' pertanto più logico, se non giustificato , partecipare allo scrutinio
      organizzato nel comune di residenza pur avendo la cittadinanza di un altro
      Stato membro , che continuare a votare in un comune ove non si risiede più ,
      pur avendone la cittadinanza .          Ecco perché il criterio della residenza
      s' impone ugualmente per ragioni funzionali e comunque più di quello della
      cittadinanza .
8 . Quest' analisi ha indotto alcuni Stati membri ad estendere gradualmente il
      diritto di voto ai residenti non cittadini , anche se si rendeva necessaria
      a monte una riforma      costituzionale come     nei Paesi   Bassi .   In  altri Stati
      membri l' idea progredisce e forma oggetto di proposte legislative .                La
      relazione della Commissione del 1986 fa il punto sulla questione .
      Al riguardo, è rivelatore il fatto che dopo la discussione svoltasi in
      Francia sulla riforma del " Code de la Nationalité ",                questa idea sia
      ritornata d' attualità .      Infatti , prevedendo l' evoluzione della normativa
      nella prospettiva europea ed in particolare in quella del completamento del
      mercato interno, la commissione istituita dal primo ministro nota nel suo
      rapporto che "è auspicabile che gli Stati membri delle Comunità limitino
      l' esercizio dei diritti politici di coloro che hanno la doppia cittadinanza
      ad un solo paese, normalmente quello di residenza " ( 13 ). Di fatto questa
      idea è ripresa nella proposta n . 45 ( 14 ) in base alla quale il presidente
     di detta commissione ha successivamente precisato che l' analisi non doveva
      in futuro limitarsi ai soli detentori della doppia cittadinanza , ma che il
( 12 ) Supplemento 1 / 88 al Boll . CE , pag . 59, punto 52 .
( 13 ) " Essere francese oggi e domani ";           rapporto della Commissione per la
         cittadinanza presentata dal sig .          Marceau LONG al primo ministro;
         documentazione francese , collezione 10 / 18 Tomo II , pagina 183 .
( 14 ) Idem pag . 227 .
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    diritto di     voto alle elezioni comunali       nello Stato membro di    residenza
    dovrebbe essere esteso a tutti i cittadini degli Stati membri ,          al fine di
    far emergere elementi di una cittadinanza comunitaria .
9 . La   presente     proposta    è  il  risultato  della  constatazione   fatta   dalla
    Commissione che sussistono le condizioni preliminari che giustificano sia
    sotto il profilo politi co che giuridico un approccio di questo tipo .
    L’interesse della proposta è infatti quadruplice :
    a) illustra la coerenza della posizione delle istituzioni comiritarie :          dal
        1975 le istituzioni comunitarie hanno sempre affermato il toro appogg i o
        all' idea , senza peraltro fare proposte legislative malgrado le richieste
        del Parlamento .      L' idea figurava anche nel programma d' azione a favore
        dei lavoratori migranti e delle loro famiglie del 19 dicembre 1974 .
        Prendere     l' iniziativa prova       che  è ormai    necessario    impegnarsi
        concretamente per la concessione di questo diritto di voto .            A lungo
        termine infatti ,        sarebbe difficile mantenere la credibilità senza
        muovere il passo che innesca il processo legislativo comunitario;
    b ) afferma la volontà di progredire : nella relazione del 1986 si chiedeva
        un segnale politico che il Parlamento europeo ha dato nel dicembre 1987 .
        Sarebbe quindi incoerente non rispettare i criteri che la Commissione
        stessa ha fissato;
    c ) conferma che il legislatore comunitario è all' ascolto del Parlamento : il
        Parlamento il è pronunciato a maggioranza I favore dell' idea sia nel
        giugno 1983 che nel novembre 1985 e nel dicembre 1987. Tirarsi indietro
        farebbe pensare che non si tiene conto del parere dei rappresentanti dei
        cittadini europei ;
    d ) dimostra     l' attaccamento    all' Europa dei   cittadini :   tale   proposta
        costituisce un ri lancio spettacolare dell' Europa dei cittadini e
        dimostra il desiderio di fare progressi decisivi . Ciò conferma quanto
        già affermato nella conclusione della relazione della Commissione nel
        1986 :
        " Una misura di questo tipo, più di qualsiasi altra , darebbe prova della
        creazione e dell' esistenza di un' Europa dei cittadini .         Il passaggio
        dalla costruzione europea a decisioni così specificamente politiche
        sarebbe importante .         Ciò darebbe la prova che l' approfondimento
        dell' unione europea può progredire solo di pari passo con la difesa
        della democrazia in Europa.'*
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 B. Coapetenza délia Coaunità
 1 . Uno degli obiettivi fondamentali del mercato comune,              la libertà di
       circolazione delle persone affermata net trattato , costituisce già oggetto
      di realizzazione sul piano economico e giuridico , ma non è approfondita in
       altri campi , in particolare in quello politico . Orbene , come la Commissione
       ha dimostrato nella sua relazione sulle elezioni comunali , risulta che
      4 milioni di cittadini degli Stati membri si sono avvalsi delle possibilità
      offerte dal trattato ma lo hanno fatto al prezzo di perdere il diritto di
      voto sia attivo che passivo,         in particolare alle elezioni comunali .
       Infatti ,   le legislazioni nazionali e le norme costituzionali spesso
      riservano tale diritto ai soli cittadini .
      Già dal 1968 adottando il regolamento 1612 / 68 del 15 ottobre 1968 ( 15 ), il
      Consiglio aveva constatato che la libertà di circolazione , per poter essere
      esercitata in condizioni obiettive , esige che sia assicurata di fatto e in
      diritto la parità di trattamento, per favorire una migliore integrazione
      nel paese ospitante, e non vi è migliore integrazione che permettere di
      partecipare alla designazione degli organi comunali ,         le cui decisioni
      riguardano del pari i cittadini degli altri Stati membri .
      Il preambolo dell' Atto unico dispone che gli Stati membri sono " decisi a
      promuovere insieme la democrazia ..." e " convinti che l' idea europea ... e la
     necessità di nuovi sviluppi siano conformi agli auspici dei popoli
      democratici europei ...", si tratta di nuove disposizioni con un contenuto
      chiaramente politico che assegnano d' ora in poi all' azione delle Comunità
      anche un obiettivo politico fondato sulla democrazia .
      Va constatato    che allo stato attuale   la costruzione  comunitaria   ha  avuto
      l' effetto indiretto di   mutilare i diritti democratici   di  alcuni  cittadini
      degli Stati membri . Ciò è contrario agli obiettivi della Comunità fondati
      sul principio di democrazia , cosi come è richiamato nel preambolo dell' Atto
      inico . Pertanto la Comunità ha il dovere politico e la necessità giuridica
      di agire .
2 . Non è assolutamente necessario sapere se questa " automutilazione " dei
     diritti democratici sia un fattore determinante per quanti desiderano
      esercitare la libera circolazione delle persone . Basta infatti constatare
      che questo stato del diritto non è compatibile con l’obiettivo, richiamato
     nell' Atto unico, di promuovere la democrazia la cui componente fondamentale
     è il diritto di voto .
      Il riconoscimento del diritto di voto alle elezioni     comunali   costituirebbe
      il completamento ideale di un insieme di diritti ormai acquisiti da tutti i
     cittadini degli Stati membri ,       quale che sia il loro Stato membro di
     residenza .     Questa misura rappresenterebbe il         complemento politico
     dell' integrazione economica e sociale .
( 15 ) GU L 257 del 19.10.1968 .
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    L’obiettivo di uno spazio europeo che apre La via all' Europa dei cittadini
    non fa che rafforzare questo imperativo . Non ci si può limitare ad un
    approccio socio-economico . Conviene ormai inserire anche l' obiettivo del
    miglioramento delle condizioni di vita democratica . Si tratta di un salto
    qualitativo      fondamentale     che dimostra     che  il    cittadino europeo deve
    diventare       in      quanto     cittadino - vale      a      dire   attore      della
    democrazia - artefice a tutti gli effetti della costruzione europea .
3 . L' attività degli organi comunali consiste essenzialmente nella gestione e
    nell' amministrazione di un comune, nell' ambito delle competenze ad essi
    attribuite dalla legge . Gli organi comunali intervengono unicamente in
    settori che incidono direttamente sulla vita del comune, vale a dire sulle
    condizioni di vita di coloro che vi abitano . Poiché il miglioramento delle
    condizioni di vita è un obiettivo esplicito della Comunità , promuovere la
    democrazia impone quindi che ogni persona cui si dirige il trattato possa
    partecipare , nel quadro delle istituzioni democratiche, alla designazione
    degli organi competenti per il miglioramento di tali condizioni .
4 . A fianco a questa competenza materiale , le istituzioni comunitarie hanno
    una competenza funzionale . L' articolo 235 dispone che " quando un' azione
    della Comunità risulti necessaria per raggiungere , nel funzionamento del
    mercato comune , uno degli scopi della Comunità, senza che il trattato abbia
    previsto i poteri d' azione a tal uopo richiesti , il Consiglio, deliberando
    all' unanimità su proposta della Commissione e dopo aver consultato il
    Parlamento europeo, prende le disposizioni del caso ". La dottrina come la
    pratica mostrano che devono sussistere quattro condizioni per potervi
    ricorrere .
    a) La realizzazione di "uno degli scopi della Comunità” . Gli scopi della
        Comunità non sono contenuti unicamente in disposizioni esplicite ma
        discendono anche dai principi enunciati nella prima parte del trattato e
       nel preambolo .        Il riconoscimento del diritto di voto alle elezioni
        comunali nello Stato membro di       residenza facilita la libera circolazione
        delle persone . Un miglior funzionamento delle condizioni democratiche è
        comunque , secondo l' Atto unico, un obiettivo esplicito della Comunità .
        L' analisi combinata degli obiettivi della Comunità non è compatibile con
        una " automutilazione " dei diritti democratici di coloro che si avvalgono
        della   libertà di     circolazione delle persone .      La Comunità deve quindi
        porvi rimedio .
    b) Il    limite    del   " funzionamento   del   mercato    comune ".  La    parità  di
        trattamento dei cittadini degli Stati membri anche per quanto riguarda
        il diritto     di  voto   alle elezioni    comunali  non eccede questo      limite ,
       nella misura       in   cui si tratta di      un complemento della libertà di
        circolazione         delle      persone .      La      necessità      riconosciuta
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           dall' Atto unico di vigilare alla democrazia conferma che siffatta azione
           non oltrepassa questo limite ,        poiché si considera necessario alla
           creazione del mercato comune e all' unione europea il perseguimento di
           tali obiettivi .
      c ) La necessità di un' azione trae origine dall' Atto unico che’ prescrive la
           promozione della democrazia . Ora , essendosi constatato che il diritto di
           suffragio è messo in pericolo nel quadro dell' esercizio di una delle
           libertà fondamentali sancite dal trattato - la libera circolazione delle
           persone - diventa indispensabile un' azione che garantisca il rispetto
          degli obiettivi cosi come sono richiamati nell' Atto unico . Non appena si
           accerti l' esistenza delle condizioni richieste per l' azione comunitaria ,
          è necessario procedere .        Perciò l' azione è necessaria tanto per la
          partecipazione democratica e la parità di trattamento dei cittadini
          europei quanto per favorire la realizzazione dell' unione europea e la
           creazione dell' Europa dei cittadini .
      d ) L' assenza di altri poteri d' azione necessari .      Dall' analisi effettuata
          risulta che      il trattato non contiene disposizioni che trattino
          esplicitamente delle norme da utilizzarsi per garantire il perseguimento
          di questo obiettivo .
 5 . a ) La scelta del tipo di strumento giuridico s' impone per ragioni
          funzionali . Una riforma di questo tipo non può infatti essere introdotta
          nella Comunità se non è fondata su un' applicazione indistinta a tutti i
          cittadini degli Stati membri ,           indipendentemente dallo Stato di
          residenza .    Sarebbe illogico e produrrebbe disparità fra cittadini
          europei se il cittadino di uno Stato membro A potesse votare in uno
          Stato membro B ,    mentre il cittadino dello Stato membro B non potesse
          fare altrettanto nello Stato membro A.         Ciò negherebbe la parità fra
          cittadini europei .     Soltanto la scelta di uno strumento giuridico
          normativo, previsto dall' articolo 189 del trattato CEE , può garantire il
          rispetto dell' applicazione indistinta .
     b ) La scelta di una norma giuridica comunitaria è tuttavia adeguata
          soltanto se è possibile adottare uno strumento nonostante i problemi di
          natura costituzionale che ciò potrebbe sollevare in alcuni Stati membri .
          La Corte di giustizia ha affermato , con giurisprudenza costante , il
          primato del diritto comunitario sul diritto nazionale,               sia pure
          costituzionale .    Come già accennato nel 1965 nell' ordinanza del
          22 giugno ( 16 ), la sentenza " Internationale Handelsgesel Ischaft " precisa
          chiaramente che " il fatto che siano menomati i principi di una
( 16 ) Causa 9 / 65 ; Raccolta pag . 35 .
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          costituzione nazionale , non può sminuire la validità di un atto della
          Comunità né la sua efficacia nel territorio dello Stato stesso " ( 17 ). Il
         principio del primato del diritto comunitario,                    anche nel caso di
          conflitto     con     una    legge   posteriore ,       affermato     nella   sentenza
         Costa / ENEL ( 18 ) è stato confermato nel 1978 in una sentenza di principio
         " Simmenthal " precisando che :          " il giudice nazionale incaricato di
         applicare, nell' ambito della sua competenza , le disposizioni di diritto
         comunitario , ha l' obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme,
         disapplicando       all' occorrenza      di    propria       iniziativa,      qualsiasi
         disposizione contrastante la legislazione nazionale anche posteriore ,
         senza   doverne     chiedere     o  attendere    la    previa   eliminazione     in  via
          legislativa         o       mediante        qualsiasi         altro       procedimento
         costituzionale " ( 19 ).
         Sembra quindi che la direttiva sia la sola norma giuridica che , una
         volta adottata ,        possiede la forza giuridica necessaria per essere
         applicata e nel contempo permette a ciascuno Stato membro di procedere ,
         prima   della    sua    trasposizione     in  diritto     interno,     alle   modifiche
         costituzionali necessarie .
6 . La presente proposta ,         non potendo pertanto fondarsi su altre disposizioni
      specifiche del trattato, si basa sull' articolo 235 del trattato CEE poiché
      sussistono le condizioni richieste per la sua applicazione .
C. Contenuto della proposta
1 . Il     capitolo IV    della     relazione   della   Commissione       del  1986   intitolato
     " Elementi    comuni    del    diritto   elettorale    nelle     elezioni   comunali " ( 20 )
      forniva per     la prima      volta gli    elementi    di   ciò   che poteva essere      il
     contenuto della presente direttiva . Su questa base il Parlamento europeo ha
     considerato " positiva " l' elaborazione della presente proposta .
2 . Il primo principio che viene affermato è il diritto di essere elettore :
     diritto di partecipare alle elezioni comunali nel comune di residenza .
     Questo principio è chiaramente enunciato nell' articolo 2 .
     Poiché alcune legislazioni conservano ai loro cittadini espatriati il
     diritto di voto, sarebbe stato inutile volerli privare di tale diritto . Si
     tratta infatti di un diritto e non di un obbligo . Ne consegue che mentre
     per il riconoscimento di tale diritto è necessaria la richiesta del
     cittadino di poterne beneficiare ,           per lo Stato membro di residenza vi è
     l' obbligo di iscrivere nei suoi elenchi elettorali il cittadino di un altro
     Stato membro che ne faccia richiesta . L' effetto di questa disposizione è di
( 17 )  Sentenza del 17.12.1970 ; causa 11 / 70 , Raccolta pag . 1125 .
( 18 )  Sentenza del 15.7.1964 ; causa 6 / 64 , Raccolta pag . 1141 .
( 19)   Sentenza del 9.3.1978; causa 106/ 77, Raccolta pag . 629 .
( 20 )  Supplemento 1 / 76 al Boll . CE, pagg . 41-45 .
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     rispettare la volontà del cittadino per non costringerlo a votare dove non
     vuole , senza per altro esonerare lo Stato membro dall' obbligo d applicare
     la direttiva quando sussistono le condizioni richieste .
     Oltre  alla domanda di iscrizione negli elenchi elettorali ,               dev' essere
     fornita la prova di un periodo minimo di residenza nello Stato membro e non
     nel comune , salvo che il diritto interno non preveda la residenza minima
    nel comune per i propri cittadini . Invece di lanciarsi in una discussione
     sul periodo minimo, è bene prendere in considerazione un massimo che non
    può superare la durata del mandato di un consiglio comunale . Ciò presenta il
    vantaggio che il futuro elettore avrà avuto il tempo di osservare e
    conoscere il funzionamento del consiglio comunale . Allo stato attuale ciò
     significa un periodo non superiore a 7 anni .              Di fatto ,     la riforma
    introdotta nei Paesi Bassi ha previsto un periodo di 5 anni . E' pertanto
    opportuno che tale termine rappresenti un massimo, per non impedire che
    prassi più favorevoli possano continuare a vigere o essere introdotte .
    Le altre condizioni relative all' età e alle incapacità elettorali sono
     fissate con riferimento alla legislazione dello Stato membro di residenza
    onde evitare che un non cittadino possa avere , in virtù della legislazione
    del paese d' origine , un trattamento più favorevole di quello dei cittadini .
    Anche in tal caso è indispensabile vigilare alla parità fra tutti gli
    elettori .
    Infine , corollario della facoltà di votare nello Stato membro di residenza ,
    il nuovo elettore deve sottomettersi             a disposizioni       eventuali     che
    disciplinano il voto obbligatorio . Se non intende sottomettersi basta che
    egli non chieda l' iscrizione negli elenchi elettorali .               Anche qui il
    rispetto della parità di tutti gli elettori è fondamentale .
3 . La presente proposta contempla anche l' eleggibilità :           diritto di essere
    candidato ed eletto in un consiglio comunale .             Sarebbe stato possibile
    procedere in due tappe , tuttavia si è preferito l' approccio simultaneo in
    quanto sarebbe stato illogico voler dissociare due aspetti di uno stesso
    diritto . Dopo tutto, le esperienze già fatte ( Danimarca, Paesi Bassi )
    dimostrano l' opportunità di un approccio globale che non dissoci i due
    elementi di una stessa componente .
    Il   periodo   minimo   di   residenza   dev' essere   doppio   rispetto     a   quello
    richiesto per essere elettore .        Le condizioni relative all' età e alle
    incompatibilità devono essere applicate con riferimento al diritto interno
    del paese dove si svolge l' elezione .
4 . La logica della presente proposta consente di escludere i consiglieri
    comunali , cittadini di altri Stati membri , dall' esercizio di funzioni che
    oltrepassano l' ambito comunale , quali quelle , in taluni Stati membri , di
    sindaco o di vicesindaco e dalla partecipazione alle elezioni di una camera
    parlamentare .     Tali    funzioni   che   non sono soltanto l' espressione
    dell' esecutivo comunale, possono continuare ad essere riservate ai soli
    cittadini .    Nel   far    ciò   la  Commissione     conferma    la   sua     costante
    preoccupazione di presentare una proposta           realistica    basata    sulla   sua
    attuabilità sia politica che giuridica .
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    Tuttavia,      per    non modificare     l' equilibrio  politico  che  risulta    dalle
    elezioni ,    quando il sindaco viene eletto tra i consiglieri comunali , gli
    eletti non cittadini possono partecipare allo scrutinio .           Lo stesso dicasi
    se il sindaco è eletto direttamente .
    Allo stesso modo quando i consiglieri comunali sono grandi etettori di una
    camera parlamentare        ( ad es .:  il Senato    in Francia) è nell' ordine della
     logica    che    i     consiglieri   comunali     non  cittadini   non   partecipino
    all’elezione ,      poiché una camera parlamentare contribuisce alla formazione
    della sovranità nazionale .            Disposizioni di ordine tecnico possono
    facilmente provvedere alla sostituzione di questi grandi elettori , per
    rispettare l' equilibrio globale del corpo elettorale .
5 . Conviene tener conto della si tuazione . speci fi ca degli Stati membri in cui
     la popolazione originaria di altri Stati membri è molto numerosa . Pertanto,
    se essa supera il 20% della popolazione totale , lo Stato membro deve poter
    essere autorizzato a beneficiare di misure transitorie per l' esecuzione
    della direttiva , onde favorire un' evoluzione progressiva . A tal fine gli
    Stati    membri     che   soddisfano  detta    condizione   sono  autorizzati   a  non
    applicare la presente direttiva alle prime elezioni comunali cui dovrebbe
    applicarsi conformemente al termine di cui all' articolo 14 . Scaduto tale
    termine la Commissione presenterà un rapporto al Consiglio e proporrà, se
    del caso , le necessarie misure d' applicazione progressiva .
    Inoltre ,    ogni Stato membro,       nelle prime due elezioni     comunali    cui si
    applicherebbero le disposizioni della presente direttiva , può limitare il
    numero di consiglieri comunali cittadini di altri Stati membri al 25% del
    totale . Tuttavia, a prova del carattere transitorio, a partire dalla terza
    elezione comunale la presente direttiva sarà applicabile nel suo insieme e
    senza deroghe .
6 . Infine , la Commissione dovrà presentare al Consiglio , tre anni dopo la
    scadenza del periodo transitorio,             un rapporto sull' applicazione della
    di rettiva .
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                        li . ANALISI DELLA PROPOSTA DI DIRETTIVA
                                 Articolo 1 : Definizioni
a ) L' espressione " cittadini degli Stati membri " indica le persone che hanno la
    cittadinanza di uno Stato membro e che godono dei diritti civili ad essa
    connessi .
b ) Le elezioni comunali sono quelle che designano gli organi elettivi a
    suffragio diretto (consigli comunali o sindaci ) dei comuni , primo Livello
    dell' organizzazione politica ed amministrativa            degli  Stati  membri .
    Nell' organizzazione nazionale possono essere utilizzate denominazioni
    diverse ; senza che peraltro si tratti di suddivisioni di comuni o di
    raggruppamenti di comuni .       Il criterio essenziale è la designazione a
    suffragio universale diretto degli organi che dirigono il primo livello
    amministrativo e politico .
c ) L' espressione "diritto di essere elettore" indica la possibilità            di
    partecipare ad un' elezione esercitando il proprio diritto di voto .
d ) " Eleggibilità" indica la possibilità di partecipare all' elezione in qualità
    di candidato per essere eletto in seno all' organo elettivo .
                        Articolo 2 : Diritto di essere elettore
Questo articolo pone il principio secondo il quale possono partecipare ad
un' elezione comunale oltre ai cittadini , anche i cittadini originari degli
altri Stati membri che risiedono nel comune , purché le condizioni enunciate
agli articoli 3 , 4 , 5 e 6 siano soddisfatte . In quest' articolo viene fissato
il nuovo diritto accordato dalla presente direttiva .
                       Articolo 3 : Un diritto e non un obbligo
Questo articolo fissa le condizioni alle quali si applica il principio
enunciato     all' articolo     precedente .    Tale   applicazione  dipende  dalla
manifestazione della volontà del nuovo elettore potenziale . Egli infatti deve
presentare domanda d' iscrizione negli elenchi elettorali comunali presso le
autorità competenti del suo comune di residenza .                Non può prevedersi
un' iscrizione automatica , in quanto in alcuni casi gli elettori che conservano
il diritto di voto nel paese d' origine, possono volerlo ivi esercitare .
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Sarebbe paradossale privarli di tale diritto . Tuttavia , le autorità competenti
sono obbligate ad iscrivere coloro che ne fanno domanda , non appena siano
accertate le condizioni richieste .
Affinché     i  cittadini   degli   altri   Stati  membri   possano   effettivamente
esercitare tale diritto, le autorità competenti dello Stato membro ospitante
devono informarli di questa possibilità nello stesso modo dei propri
cittadini : ossia attraverso un' informazione individuale , se tale è l' uso, o a
mezzo stampa .
L' iscrizione può avvenire unicamente previa presentazione della prova che il
nuovo elettore non esercita più il suo diritto di voto nel paese d' origine . E’
infatti opportuno evitare il doppio voto ,          contrario allo spirito della
presente proposta . A tale scopo il cittadino di un altro Stato membro dovrà
produrre un documento ,      redatto da un consolato del paese di cui ha la
cittadinanza ,    attestante che,     pur non essendo stato privato dei diritti
elettorali nel suo paese d' origine , egli non ve li esercita più . Ciò potrà
essere la conseguenza della residenza in un altro Stato membro, fatto che lo
priva automaticamente del diritto di voto . Se l' elettore conserva il diritto
di voto nello Stato membro d' origine ma preferisce esercitare tale diritto
nello Stato membro di residenza , conformemente a quanto avviene quando si
trasferisce il domicilio elettorale all' interno di uno stesso paese,               il
consolato dello Stato membro di cittadinanza ,          prima di rilasciare tale
attestato,     chiede la cancellazione dagli elenchi elettorali nei quali
l' elettore era precedentemente iscritto .      Il consolato compilerà l' attestato
soltanto se      in possesso del      certificato di     cancellazione dall' elenco
elettorale in cui l' interessato era precedentemente iscritto . Tale procedura
renderà impossibile il doppio voto .
                      Articolo 4 : Periodo Biniao di residenza
L' iscrizione negli elenchi elettorali potrà essere richiesta da un cittadino
di un altro Stato membro soltanto dopo un periodo minimo di residenza . La
direttiva non fissa una durata minima da applicarsi uniformemente in tutti gli
Stati membri . Essa si limita a fissare un massimo non superabile, in modo che
gli Stati membri che desiderino o abbiano già fissato un periodo inferiore
possano continuare tale procedura . Il massimo è calcolato in relazione alla
durata del mandato di un consiglio comunale nel paese di residenza , a cui è
commisurato .   Deve trattarsi di   una residenza  ininterrotta nello Stato membro
ospitante , salvo ovviamente assenze di breve durata che non comportino un
cambiamento legale di residenza . Il rinvio alle prassi nazionali è destinato a
favorire l' adattamento al sistema del paese di residenza affinché ogni nuovo
elettore abbia avuto l' occasione di vedere all' opera almeno un consiglio
comunale .
Deve trattarsi di una residenza legale . Ciò significa che non può essere presa
in considerazione una presenza legale in qualità di turista per meno di tre
mesi .   Pertanto la residenza va accertata mediante il documento di        residenza
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 rilasciato al cittadino di un altro Stato membro .         La data da prendere in
 considerazione è quella della domanda del primo documento , anche se in esso
 figura la data successiva della sua compilazione .      Infatti , sarebbe illogico
non tener conto di un periodo di soggiorno legale ,          che non fosse tuttavia
menzionato sul documento di residenza per motivi amministrativi .
 Inoltre , se il diritto nazionale stabilisce l' obbligo di un periodo minimo di
residenza in un comune prima di potervi essere elettore ,           tale obbligo si
applica alle stesse condizioni al cittadino di un altro Stato membro , per
rispettare la parità fra tutti gli elettori indipendentemente dalla loro
cittadinanza . Tuttavia , non può trattarsi di un periodo supplementare rispetto
al periodo minimo di residenza richiesto al paragrafo precedente .
                            Artìcolo 5 : Altre condizioni
Per rispettare una perfetta parità fra tutti gli elettori ,             l' età minima
richiesta per esercitare il diritto è la stessa degli elettori cittadini .
Anche per le incapacità elettorali si rinvia alla legislazione nazionale . Il
principio della parità è fondamentale per evitare ogni descr imi nazione ,          in
seno al corpo elettorale , in merito alle condizioni oggettive richieste per
partecipare ad uno scrutinio .
                           Articolo 6 : Voto obbligatorio
Il logico corollario del diritto , e non dell' obbligo, di chiedere l' iscrizione
negli elenchi elettorali dello Stato membro ospitante è la preliminare
accettazione , da parte , di chi la sollecita , di tutti gli obblighi imposti dal
paese ospitante ai suoi elettori .       Ciò dicasi in particolare delle norme ,
eventualmente vigenti      in taluni       Stati membri ,     concernenti     il voto
obbligatorio .    Sarebbe assurdo esonerare dal voto obbligatorio un elettore
cittadino di   un altro Stato membro che vuol votare in uno Stato membro in cui
vige questa disposizione .     In tal caso,    l' iniziativa dell' elettore sarebbe
paradossale :   farsi iscrivere in un elenco elettorale per poi non partecipare
alle elezioni .     Il nuovo elettore che non vuole assoggettarsi a questa
disposizione , conserva la sua libertà non facendosi iscrivere negli elenchi
elettorali del paese di residenza . Anche qui conviene rispettare una perfetta
parità fra tutti gli elettori indipendentemente dalla loro cittadinanza .
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                                Articolo 7 : Eleggibilità
Quest' articolo stabilisce il principio secondo il quale sono eleggibili alle
elezioni comunali oltre ai propri cittadini , i cittadini degli altri Stati
membri che sono elettori nel comune in questione, purché siano 'rispettate le
condizioni ed i limiti stabiliti dagli articoli 8, 9 , 10 , 11 e 12 . Come già
l' articolo 2 ,    quest' articolo fissa il principio del nuovo diritto accordato
dalla presente direttiva .
                        Articolo 8 : Periodo ■iniao di residenza
Per essere eleggibile è richiesto, come per essere elettore , un periodo minimo
di residenza ,     stabilito in modo analogo :     la direttiva si limita a fissare un
massimo,    lasciando agli     Stati  membri   la   facoltà di    richiedere una durata
inferiore .     La  residenza   deve  essere   ininterrotta    e    la  durata massima   è
calcolata anch' essa in relazione al mandato del consiglio comunale : durata di
due mandati . Ciò è previsto nell' intento di consentire un miglior adattamento
agli usi del paese ospitante .
La prova del soggiorno è apportata ,              alle stesse condizioni ,      mediante
produzione di un documento attestante la residenza . A tal fine sono ugualmente
applicabili le disposizioni dell' articolo 4 , primo paragrafo , secondo comma .
                              Artìcolo 9: Altre condizioni
Per rispettare una perfetta - pari tà fra candidati , in merito alle condizioni
oggettive di candidatura ,         il cittadino di un altro Stato membro deve
rispettare     e    soddisfare    le   stesse     condizioni     in    materia  di   età ,
d' incompatibilità e di ineleggibilità imposte dalla normativa interna ai
propri cittadini .
          Articolo 10 : Funzioni elettive riservate ai propri cittadini
Il contesto della presente proposta permettere di escludere i consiglieri
comunali cittadini di altri Stati membri da funzioni quali quelle di sindaco e
di vicesindaco, quando le medesime eccedono l' ambito comunale . Tuttavia, per
non modificare l' equilibrio politico determinato dalle elezioni , se il sindaco
viene eletto dai consiglieri comunali e tra di essi ,                  i consiglieri non
cittadini possono partecipare allo scrutinio . Lo stesso dicasi se il sindaco è
eletto direttamente .
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Lo stesso avviene quando i consiglieri comunali partecipano all' elezione di
una camera parlamentare , perché hanno un' influenza sulla sovranità nazionale .
Per tale motivo i consiglieri comunali cittadini di altri Stati membri devono
essere esclusi dalla partecipazione a questo scrutinio. Nei comuni dove tutti
i consiglieri comunali sono di diritto grandi elettori ,          si provvede a
sostituire i consiglieri non cittadini applicando le norme che . permettono di
designare dei grandi elettori supplementari rispetto ai consiglieri comunali .
Quando i grandi elettori vengono eletti dai consiglieri comunali tra i loro
pari , i consiglieri comunali non cittadini non possono essere né eletti né
elettori .
                          Articolo 11 : Misure transitorie
Per tener conto della realtà politica di taluni Stati membri in cui la
percentuale di cittadini di altri Stati membri è molto elevata, è opportuno
prevedere delle misure transitorie che consentono un' applicazione progressiva
della presente direttiva .      E' infatti importante evitare di turbare gli
equilibri politici esistenti .     Pertanto,    lo Stato membro ,  nel quale la
percentuale dei cittadini di altri Stati membri è superiore al 20% della
popolazione totale quale risulta dall' ultimo censimento effettuato, è
autorizzato, per la prima elezione comunale in cui viene applicata la presente
direttiva , a non applicala . La Commissione dovrà presentare un rapporto sul
problema e proporre , se del caso, misure supplementari che si avverassero
necessarie .
              Artìcolo 12 : Composizione dì un consiglio comunale
A titolo provvisorio, ogni Stato membro deve essere autorizzato nel corso
delle prime due elezioni in cui la presente direttiva sarà applicata , a
limitare il numero di consiglieri comunali cittadini di un altro Stato membro
ad un quarto del totale . Se tuttavia il risultato delle elezioni portasse ad
una percentuale di consiglieri comunali non cittadini superiore al 25% ,
dovranno considerarsi eletti :
- in caso di scrutinio uninominale o con voto di preferenza : coloro che hanno
  ottenuto il maggior numero di voti , entro il limite del 25% ;
- nel caso di voto di lista : nell' ordine in cui figurano sulla lista .
Se 1 consiglieri comunali non cittadini superassero la percentuale del 25%, si
dovrà provvedere alla . loro sostituzione con 1 candidati cittadini che seguono
immediatamente nella classifica dei voti . Nel caso di voto di lista ovviamente
può provvedersi alla sostituzione soltanto con membri della stessa lista .
   ri
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Ovviamente tale    disposizione    è  facoltativa .   Inoltre ,   al  momento della
trasposizione in diritto interno, ogni Stato membro è libero di limitarne
 l’applicazione a comuni che soddisfano criteri specifici da esso fissati .
Pertanto,     le modalità   del   presente   articolo   permettono   un' applicazione
modulata in relazione a condizioni specifiche .
                     Articolo 13 : Rapporto della Comissione
La Commissione dovrà presentare al Consiglio un rapporto sull' applicazione
della presente direttiva , tre anni dopo la scadenza del periodo transitorio di
cui al titolo precedente .      Tale rapporto dovrà esaminare le condizioni di
trasposizione della direttiva in diritto interno ed analizzare le prime
elezioni comunali   cui avranno potuto partecipare i cittadini di altri Stati
membri .
                            Articolo 14 : Applicazione
Gli Stati membri dispongono di un termine di tre anni , a decorrere dalla
notifica della direttiva , per la trasposizione in diritto interno .
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                          PROPOSTA 01 DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
             SUL DIRITTO DI VOTO DEI CITTADINI DEGLI ALTRI STATI MEMBRI
               ALLE ELEZIONI COMUNALI NELLO STATO MEMBRO DI RESIDENZA
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ 1 EUROPEE ,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea , in particolare
 l' arti colo 235 ,
vista la proposta della Commissione ,
visto il parere del Parlamento europeo ,
visto il parere del Comitato economico e sociale ,
considerando che l' articolo 3 lettera c ) del trattato CEE dispone che l' azione
della Comunità importa l' eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla
libera circolazione delle persone ;
considerando     che  l' articolo 8 A del   trattato CEE  dispone che  la Comunità
adotta le misure destinate all' instaurazione progressiva di uno spazio senza
frontiere interne , nel quale è assicurata la libera circolazione delle persone
secondo le disposizioni del trattato ;
considerando che il diritto di libera circolazione ,      per essere esercitato in
condizioni obiettive di libertà e di dignità ,       esige che sia assicurata , di
fatto e in diritto ,       l' integrazione dei cittadini degli altri Stati membri
nello Stato membro ospitante ;
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considerando che la concessione ,     a livello comunale ,       del diritto di essere
elettore ed eleggibile nello Stato membro di residenza sembra necessaria per
tale integrazione,     in quanto contribuisce al rispetto dei diritti democratici
che gli Stati membri hanno affermato nell' Atto unico di voler promuovere;
considerando che la necessità di un' azione a favore del riconoscimento del
diritto di voto alle elezioni comunali nello Stato membro di residenza è stata
a più riprese riaffermata dalle massime istanze comunitarie dal vertice di
Parigi del 1974 fino al rapporto del comitato ad hoc " Europa dei cittadini "
approvato dal Consiglio europeo di giugno 1985 a Milano;
considerando che in vari Stati membri i cittadini che risiedono in un altro
Stato membro perdono il diritto di voto alle elezioni comunali nel proprio
Stato membro ;    che pertanto l' esercizio del diritto di         voto nel  comune di
residenza deve essere uno degli obiettivi dell' azione della Comunità ;           che a
questo titolo una     sua azione è necessaria affinché        la   libera circolazione
delle persone si realizzi non al prezzo di una perdita dei diritti politici
dei cittadini a livello comunale ;
considerando   che è   opportuno accordare     il diritto di     essere elettore alle
elezioni  comunali nello Stato membro di        residenza ai cittadini degli altri
Stati membri   che ne fanno domanda non appena siano in grado di            fornire la
prova di  una residenza    ininterrotta   in detto Stato membro al massimo della
durata di un mandato di un consiglio comunale aumentata di un anno ;            che le
altre  norme   applicabili    ai  propri   cittadini   devono    esserlo  alle  stesse
condizioni ai cittadini degli altri Stati membri ;
considerando che è opportuno accordare l' eleggibilità ai cittadini degli altri
Stati membri nel comune dove sono elettori non appena la durata di residenza ,
nello Stato membro di residenza, è pari al massimo al mandato di due consigli
comunali ; che le altre norme applicabili ai propri cittadini devono esserlo,
alle stesse condizioni , ai cittadini degli altri Stati membri ;
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 considerando che è opportuno permettere che i cittadini di altri Stati membri
 siano esclusi dall' esercizio delle funzioni di sindaco e vicesindaco perché
eccedono l' ambito comunale nonché dalla partecipazione all' elezione di una
 camera parlamentare;.
 considerando che è opportuno tener conto della situazione degli Stati membri
nei quali la percentuale di cittadini di altri Stati membri supera il 20% ; che
a questo titolo è opportuno prevedere la possibilità di non applicare la
direttiva alle prime elezioni ; che occorre inoltre che la Commissione presenti
un rapporto sul problema e proponga , se del caso , altre misure transitorie per
le elezioni successive ;
considerando che è inoltre opportuno prevedere che gli Stati membri possano
limitare - per le prime due elezioni - il numero di consiglieri comunali
cittadini di altri Stati membri al 25% del totale dei seggi ;
considerando che è tuttavia indispensabile che la Commissione presenti al
Consiglio tre anni dopo la scadenza del periodo transitorio un rapporto
sull' applicazione delle disposizioni della presente direttiva ;
considerando che il trattato non ha previsto i poteri di azione all' uopo
speci tic i ,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA
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                            TITOLO I : DISPOSIZIONI GENERALI
                                         Articolo 1
                          Ai sensi della presente direttiva :
1 . Con " Cittadini    degli   Stati   membri " s' intendono    le persone che hanno       la
    cittadinanza di uno Stato membro della Comunità europea e che godono dei
    diritti civili   ad essa connessi .
2 . Con " Elezioni   comunali "    s’intendono     le  elezioni    degli   organi   elettivi
    ( consigli  comunali    o   sindaci   comunali )   a   suffragio    universale   diretto
    investiti ,  secondo il diritto interno , dei poteri necessari per gestire ed
    amministrare      il     primo     stadio      dell' organizzazione       politica    ed
    amministrativa .
3 . Con " Diritto   di   essere    elettore "   s’intende    il   diritto   di  partecipare
    mediante il proprio voto ad un' elezione a suffragio universale diretto .
A. Con " Eleggibilità " s' intende il        diritto di     presentarsi    candidato e di
    essere eletto a suffragio universale diretto .
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                     TITOLO II : DIRITTO DI ESSERE ELETTORE
                                    Articolo 2
Gli Stati membri accordano ai cittadini degli altri Stati membri ,          che
risiedono regolarmente sul loro territorio , il diritto di essere elettore alle
elezioni comunali nel comune ove risiedono, purché soddisfino alle condizioni
enunciate agli articoli 3 , 4 , 5 e 6 della presente proposta .
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                                         Articolo 3
1 . I cittadini degli Stati membri che intendono avvalersi del diritto di cui
    al precedente articolo 2 devono, per poterlo esercitare, presentare domanda
    d' iscrizione negli elenchi elettorali comunali presso le autorità
    competenti del comune di residenza .
    Le autorità competenti informano i cittadini degli altri Stati membri di
    tale diritto,       secondo le stesse modalità e condizioni previste per
    informare i propri cittadini del loro diritto di voto .
2 . A tal     fine   i cittadini    degli   altri   Stati  membri  devono produrre un
    documento ,    emesso da un consolato dello Stato membro di cittadinanza ,        che
    certi fi chi :
    - che essi non sono stati privati dei diritti civili nel loro Stato membro
      d 'origine ;
    - che non esercitano più tale diritto di voto alle elezioni comunali nello
       Stato membro di     cui   hanno la   cittadinanza ,   sia a motivo della      loro
       residenza    in  un   altro   Stato   membro,   sia  perché   hanno   chiesto   il
       trasferimento     dall' elenco    elettorale    del    comune   in    cui   erano
       precedentemente     iscritti ,    a   quello  del   comune   di   residenza    per
      esercitarvi d' ora in poi questo diritto .
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1 . La domanda di     iscrizione negli elenchi elettorali del comune di         residenza
    può essere     formulata da qualunque cittadino di un altro Stato membro a
    compimento di      un periodo   di  residenza    ininterrotta nello    Stato membro
    ospitante    pari   al  massimo  alla   durata   di  un  mandato  di   un   consiglio
    comunale .
    La prova della residenza è fornita dal documento attestante la residenza
    rilasciato dalle autorità dello Stato membro ospitante .           La durata della
    residenza   inizia a decorrere dalla data della domanda di         rilascio di tale
    documento .
2 . Inoltre ,    l' iscrizione   può   essere   richiesta   unicamente    negli   elenchi
    elettorali del comune di residenza effettiva , in ottemperanza alle norme di
    diritto interno in particolare per quanto riguarda la durata minima della
    residenza nel comune e i termini d' iscrizione .
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                                  Articolo 5
Le disposizioni di diritto interno dello Stato membro di residenza in materia :
- di età minima ,
- di incapacita,
per partecipare alle elezioni comunali , si applicano, alle stesse condizioni ,
ai cittadini degli altri Stati membri .
                                  Articolo 6
Il cittadino di un altro Stato membro, iscritto negli elenchi elettorali
comunali nello Stato membro in cui risiede, è soggetto agli obblighi
applicabili ai cittadini di tale Stato membro , in particolare per quanto
riguarda il voto obbligatorio .
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                            TITOLO III : ELEGGIBILITÀ
                                   Articolo 7
Gli Stati membri accordano ai cittadini degli altri Stati membri il diritto di
presentarsi candidati e di essere eletti alle elezioni comunali nel comune
dove sono elettori , purché siano rispettate le condizioni enunciate agli
articoli 8 , 9 e 10 .
                                   Articolo 8
1 . Un   cittadino  di uno Stato  membro   può  essere  candidato   alle elezioni
    comunali nel comune di residenza situato in un altro Stato membro dopo aver
    risieduto in detto Stato ininterrottamente per un periodo pari al massimo
    alla durata di due mandati del consiglio comunale .
2 . Sono altresì applicabili le disposizioni dell' articolo 4 ,  primo paragrafo ,
    secondo comma .
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                                     Articolo 9
Le disposizioni di diritto interno dello Stato membro di residenza in materia
di :
- età minima per essere candidato,
- incompatibilità .
- ineleggibi lita.
alle elezioni comunali ,    sono applicabili alle stesse condizioni ai cittadini
degli altri Stati membri .
                                    Articolo 10
1 . Gli Stati membri possono escludere i cittadini di altri Stati membri dalle
     funzioni di sindaco o vicesindaco, o altre equivalenti .
2 . Quando i membri di un consiglio comunale sono di diritto elettori di una
     camera parlamentare , gli Stati membri possono prevedere che i consiglieri
     comunali , cittadini di altri Stati membri , non possano partecipare a detta
     elezione . In tal caso essi sono sostituiti in base alle norme di diritto
     interno che regolano la designazione di grandi elettori supplementari .
     Quando i membri di un consiglio comunale designano fra di loro gli elettori
     di una camera parlamentare, gli Stati membri possono prevedere che i
    consiglieri comunali , cittadini di altri Stati membri , non vi prendano
     parte .
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                      TITOLO IV : DISPOSIZIONI TRANSITORIE
                                   Articolo 11
Quando in uno Stato membro la percentuale di     residenti ,   cittadini di altri
Stati membri ,  supera il 20% della popolazione totale,      tale Stato membro è
autorizzato a non applicare la presente direttiva alle prime elezioni comunali
in cui sarebbe applicabile , secondo le disposizioni dell' articolo 14 .
Dopo questo termine,   la Commissione riferirà al Consiglio e proporrà ,   se del
caso, le necessarie misure d' applicazione progressiva
                                   Articolo 12
Gli Stati membri possono prevedere che , nelle prime due elezioni comunali cui
saranno applicate le disposizioni della presente direttiva, 1 cittadini di
altri Stati membri eletti ad un consiglio comunale non possano superare il 25%
del totale dei membri di tale consiglio.
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                          TITOLO V : DISPOSIZIONI FINALI
                                    Articolo 13
Tre anni dopo la scadenza del periodo transitorio di cui ai precedenti
articoli 11 e 12, la Commissione presenterà al Parlamento e al Consiglio un
rapporto sull' applicazione delle disposizioni della presente direttiva .
                                    Articolo 14
Gli  Stati  membri  adottano  le misure necessarie per trasporre    la presente
direttiva al più tardi entro tre anni dalla sua notifica e ne informano la
Commissione .
                                    Articolo 15
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva .
                                      Fatto a            il
                                      Per il Consiglio