CELEX: 62007CJ0260
Language: it
Date: 2009-04-02
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 2 aprile 2009. # Pedro IV Servicios SL contro Total España SA. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Audiencia Provincial de Barcelona - Spagna. # Concorrenza - Intese - Art. 81 CE - Contratto di fornitura in esclusiva di carburanti e di combustibili - Esenzione - Regolamento (CEE) n. 1984/83 - Art. 12, n. 2 - Regolamento (CEE) n. 2790/1999 - Artt. 4, lett. a), e 5, lett. a) - Durata dell’esclusiva - Fissazione del prezzo di vendita al pubblico. # Causa C-260/07.

Causa C‑260/07
      Pedro IV Servicios SL
      contro
      Total España SA
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Audiencia Provincial de Barcelona)
      «Concorrenza — Intese — Art. 81 CE — Contratto di fornitura in esclusiva di carburanti e di combustibili — Esenzione — Regolamento (CEE) n. 1984/83 — Art. 12, n. 2 — Regolamento (CEE) n. 2790/1999 — Artt. 4, lett. a), e 5, lett. a) — Durata dell’esclusiva — Fissazione del prezzo di vendita al pubblico»
      Massime della sentenza
      1.        Questioni pregiudiziali — Rinvio alla Corte
      (Art. 234 CE; regolamento di procedura della Corte, art. 104, n. 3)
      2.        Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione per categorie — Accordi di acquisto esclusivo — Regolamento n. 1984/83 — Convenzione
            di distribuzione esclusiva di carburanti e combustibili tra un fornitore e un gestore di stazione di servizio — Durata massima
            — Deroga — Presupposti
      (Art. 81, n. 3, CE; regolamento della Commissione n. 1984/83, come modificato dal regolamento n. 1582/97, art. 12, n. 2)
      3.        Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione per categorie — Accordi verticali — Regolamento n. 2790/1999 — Fissazione della
            durata massima dell’esclusiva — Deroga — Presupposti
      [Art. 81, n. 3, CE; regolamento della Commissione n. 2790/1999, art. 5, lett. a)]
      4.        Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione per categorie — Accordi di acquisto esclusivo — Regolamento n. 1984/83 — Accordi
            verticali — Regolamento n. 2790/1999 — Fissazione di un prezzo di vendita raccomandato — Presupposti
      (Regolamento della Commissione n. 1984/83, come modificato dai regolamenti nn. 1582/97 e 2790/1999)
      1.        L’irricevibilità di una domanda pregiudiziale non può essere constatata sulla base del fatto che le soluzioni delle questioni
         sollevate risultano dall’esistenza di una giurisprudenza consolidata, tanto comunitaria quanto nazionale. Infatti, anche se
         le questioni sollevate sono sostanzialmente identiche a quelle che già hanno formato oggetto di una decisione pregiudiziale
         in un procedimento analogo, una circostanza del genere non impedisce in alcun modo ad un giudice nazionale di sottoporre alla
         Corte una questione pregiudiziale e non ha l’effetto di rendere la Corte incompetente a pronunciarsi su tali questioni. Tuttavia,
         in un caso siffatto, la Corte, ai sensi dell’art. 104, n. 3, del suo regolamento di procedura, in qualsiasi momento, dopo
         aver sentito l’avvocato generale, può statuire con ordinanza motivata contenente riferimento alla precedente sentenza o alla
         giurisprudenza pertinente.
      
      (v. punto 31)
      2.        L’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83, relativo all’applicazione dell’articolo 85, paragrafo 3 del Trattato [divenuto
         art. 81, paragrafo 3, CE], a categorie di accordi di acquisto esclusivo, come modificato dal regolamento n. 1582/97, in forza
         del quale l’applicazione della deroga prevista da tale regolamento è possibile qualora si tratti di un accordo relativo ad
         una stazione di servizio avente una durata di esecuzione superiore a dieci anni, a condizione che il fornitore abbia concesso
         in affitto al rivenditore la stazione di servizio o gliela abbia concessa in libera disponibilità di diritto o di fatto, deve
         essere interpretato nel senso che tale disposizione non esige che il fornitore sia proprietario dell’area sulla quale ha costruito
         la stazione di servizio che ha concesso in affitto al rivenditore. Infatti, le disposizioni di cui trattasi sono formulate
         in modo chiaro e non equivoco, atteso che la duplice condizione secondo cui il fornitore dovrebbe avere la proprietà tanto
         della stazione di servizio quanto del terreno sul quale essa è costruita non risulta né dalla parte dispositiva del regolamento
         citato né dal suo preambolo.
      
      (v. punti 44, 51‑52, 60, dispositivo 1)
      3.        Dal tenore letterale dell’art. 5, lett. a), del regolamento n. 2790/1999, relativo all’applicazione dell’articolo 81, paragrafo
         3, CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate, emerge che la limitazione della durata dell’obbligo di non concorrenza
         a cinque anni, richiesta per l’applicazione dell’esenzione per categoria, non si applica in due situazioni, cioè nell’ipotesi
         in cui il fornitore sia proprietario tanto della stazione di servizio che concede in affitto al rivenditore quanto del terreno
         sul quale essa è costruita, e nell’ipotesi in cui il fornitore affitti il terreno e la stazione di servizio presso terzi non
         collegati al rivenditore per poi subaffittarli a quest’ultimo.
      
      (v. punti 63‑64, 69, dispositivo 2)
      4.        Le clausole contrattuali relative ai prezzi di vendita al pubblico possono beneficiare dell’esenzione per categorie ai sensi
         del regolamento n. 1984/83, relativo all’applicazione dell’articolo 85, paragrafo 3 del Trattato [divenuto art. 81, paragrafo
         3, CE], a categorie di accordi di acquisto esclusivo, come modificato dal regolamento n. 1582/97, nonché del regolamento n. 2790/1999,
         relativo all’applicazione dell’articolo 81, paragrafo 3, CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate, se il
         fornitore si limita ad imporre un prezzo massimo di vendita o a raccomandare un prezzo di vendita e se, pertanto, il rivenditore
         dispone di una reale possibilità di determinare il prezzo di vendita al pubblico. Al contrario, siffatte clausole non possono
         beneficiare di dette esenzioni se conducono, direttamente o mediante strumenti indiretti o occulti, ad una fissazione del
         prezzo di vendita al pubblico o ad un’imposizione del prezzo minimo di vendita da parte del fornitore.
      
      Quanto al prezzo di vendita raccomandato, il modo di calcolarlo è, a tale riguardo, senza importanza, purché sia lasciato
         al rivenditore un margine di libertà che gli consenta di determinare effettivamente il prezzo di vendita. Tuttavia, tale libertà
         farebbe difetto nel caso in cui il fornitore imponesse al rivenditore un margine di distribuzione fisso dal quale egli non
         può allontanarsi. Spetta al giudice nazionale, in primo luogo, verificare, tenendo conto dell’insieme delle obbligazioni contrattuali
         adottate nel loro contesto economico e giuridico, nonché del comportamento delle parti nella causa principale, se il prezzo
         di vendita al pubblico, raccomandato dal fornitore, non costituisca, in realtà, un prezzo di vendita fisso o minimo, e in
         secondo luogo esaminare se il rivenditore disponga di una reale possibilità di ridurre tale prezzo di vendita raccomandato.
         In particolare, esso deve verificare se un siffatto prezzo di vendita al pubblico non sia, in realtà, imposto mediante strumenti
         diretti o occulti, come segnatamente la fissazione del margine di distribuzione del rivenditore o del livello massimo di sconti
         che può concedere a partire dal prezzo di vendita raccomandato, ovvero mediante minacce, intimidazioni, avvertimenti, sanzioni
         o incentivi.
      
      (v. punti 78‑80, 84, dispositivo 3)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      2 aprile 2009 (*)
      
      «Concorrenza – Intese – Art. 81 CE – Contratto di fornitura in esclusiva di carburanti e di combustibili – Esenzione – Regolamento (CEE) n. 1984/83 – Art. 12, n. 2 – Regolamento (CEE) n. 2790/1999 – Artt. 4, lett. a), e 5, lett. a) – Durata dell’esclusiva – Fissazione del prezzo di vendita al pubblico»
      Nel procedimento C‑260/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dall’Audiencia Provincial
         de Barcelona (Spagna) con decisione 13 dicembre 2006, pervenuta in cancelleria il 31 maggio 2007, nella causa
      
      Pedro IV Servicios SL
      contro
      Total España SA,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J. Klučka, U. Lõhmus (relatore), dalla sig.ra P. Lindh e dal
         sig. A. Arabadjiev, giudici,
      
      avvocato generale: sig. P. Mengozzi
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 26 giugno 2008,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Pedro IV Servicios SL, dagli avv.ti A. Hernández Pardo, M. Gaitán Luján e I. Sobrepera Millet, abogados;
      –        per la Total España SA, dagli avv.ti J. A. de Velasco Esteban, C. Fernández Vicién e I. Moreno-Tapia Rivas, abogados;
      –        per il governo spagnolo, dal sig. M. Muñoz Pérez, in qualità di agente;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. V. Di Bucci e E. Gippini Fournier, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 4 settembre 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 81 CE, degli artt. 11 e 12 del regolamento (CEE)
         della Commissione 22 giugno 1983, n. 1984, relativo all’applicazione dell’articolo [81], paragrafo 3, del Trattato CEE a categorie
         di accordi di acquisto esclusivo (GU L 173, pag. 5, e – rettifica – GU 1984, L 79, pag. 38), come modificato dal regolamento
         (CE) della Commissione 30 luglio 1997, n. 1582 (GU L 214, pag. 27; in prosieguo: il «regolamento n. 1984/83»), nonché degli
         artt. 4, lett. a), e 5, lett. a), del regolamento (CE) della Commissione 22 dicembre 1999, n. 2790, relativo all’applicazione
         dell’articolo 81, paragrafo 3, del Trattato CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate (GU L 336, pag. 21).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia pendente tra la Pedro IV Servicios SL (in prosieguo: la «Pedro IV»)
         e la Total España SA (in prosieguo: la «Total») in merito alla domanda di annullamento, proposta dalla Pedro IV, del rapporto
         contrattuale complesso tra dette società, in quanto esso contiene clausole restrittive della concorrenza.
      
       Contesto normativo comunitario
       Il regolamento n. 1984/83
      3        Il regolamento n. 1984/83 escludeva dall’ambito di applicazione dell’art. 81, n. 1, CE talune categorie di accordi di acquisto
         esclusivo e di pratiche concordate che erano generalmente idonee a soddisfare le condizioni previste al n. 3 di detto articolo,
         in quanto, di regola, esse comportavano un miglioramento della distribuzione dei prodotti.
      
      4        Secondo l’ottavo ed il tredicesimo ‘considerando’ del regolamento n. 1984/83:
      
      «(8)  considerando che il presente regolamento deve determinare le restrizioni della concorrenza che possono figurare in un accordo
         esclusivo di acquisto; che le restrizioni di concorrenza che oltre all’impegno di acquisto esclusivo vengono in tal modo ammesse
         determina[no] una migliore ripartizione dei compiti fra le parti e obbligano il rivenditore a concentrare gli sforzi di vendita
         sui prodotti oggetto del contratto; che nella misura in cui sono stipulate unicamente per la durata dell’accordo, queste restrizioni
         sono in generale necessarie per ottenere i miglioramenti della distribuzione ricercati tramite l’esclusiva d’acquisto; che
         altre disposizioni restrittive della concorrenza, ed in particolare quelle che limitino la libertà del rivenditore di stabilire
         i propri prezzi o altre condizioni di rivendita o di scegliere i propri clienti, non possono essere esentate ai sensi del
         presente regolamento;
      
      (…)
      (13)      considerando che [i contratti di stazione di servizio] si contraddistinguono generalmente per il fatto che, da un lato, il
         fornitore concede al rivenditore cospicui vantaggi economici o finanziari in quanto gli versa contributi a fondo perduto,
         gli concede o gli fa ottenere prestiti a condizioni più favorevoli di quelle del mercato, gli cede in affitto un’area o i
         locali (...) per le pompe di benzina, mette a sua disposizione impianti tecnici o altre attrezzature o effettua altri investimenti
         a favore del rivenditore, e, dall’altro, il rivenditore si vincola nei riguardi del fornitore con un impegno d’acquisto esclusivo
         a lungo termine abbinato generalmente ad un divieto di concorrenza».
      
      5        Le disposizioni particolari applicabili agli accordi relativi alle stazioni di servizio erano contenute agli artt. 10-13 del
         regolamento n. 1984/83. 
      
      6        Ai sensi dell’art. 10 di tale regolamento:
      
      «L’articolo [81], paragrafo 1, del Trattato è dichiarato inapplicabile, ai sensi dell’articolo [81], paragrafo 3, del Trattato
         e conformemente alle disposizioni di cui agli articoli da 11 a 13 del presente regolamento, agli accordi ai quali partecipano
         soltanto due imprese e nei quali l’una, il rivenditore, si impegna nei riguardi dell’altra, il fornitore, in cambio della
         concessione di particolari vantaggi economici o finanziari, ad acquistare determinati carburanti per autoveicoli a base di
         prodotti petroliferi o determinati combustibili a base di prodotti petroliferi specificati nell’accordo, destinati alla rivendita
         in una stazione di servizio specificata nell’accordo, soltanto da lui, o da un’impresa ad esso collegata, o da un’impresa
         terza incaricata della distribuzione dei suoi prodotti».
      
      7        L’art. 11 di detto regolamento così disponeva:
      
      «Al rivenditore possono essere imposti, oltre all’obbligo di cui all’articolo 10, soltanto i seguenti obblighi restrittivi
         della concorrenza:
      
      a)      l’obbligo di non rivendere nella stazione di servizio specificata nell’accordo carburanti per autoveicoli o combustibili forniti
         da imprese terze;
      
      b)      l’obbligo di non utilizzare nella stazione di servizio precisat[a] nell’accordo lubrificanti o prodotti petroliferi connessi
         offerti da imprese terze quando il fornitore o un’impresa ad esso collegata ha messo a disposizione del rivenditore o finanziato
         un impianto per il cambio dell’olio [o] materiale per la lubrificazione degli autoveicoli;
      
      c)      l’obbligo di limitare la pubblicità dei prodotti forniti da imprese terze, all’interno e all’esterno della stazione di servizio,
         in proporzione alla quota parte di detti prodotti nel fatturato globale della stazione di servizio;
      
      d)      l’obbligo di affidare esclusivamente al fornitore, o ad un’impresa [da] esso designata, la manutenzione degli impianti di
         deposito o di distribuzione di prodotti petroliferi, di proprietà del fornitore o di un’impresa ad esso collegata o da questi
         finanziati».
      
      8        L’art. 12 del regolamento n. 1984/83 recitava:
      
      «1.      L’articolo 10 non si applica qualora:
      (…)
      c)      l’accordo sia concluso per una durata indeterminata o superiore a dieci anni; 
      (…)
      2.      In deroga al paragrafo 1, lettera c), se l’accordo riguarda una stazione di servizio che il fornitore ha concesso in affitto
         o in libera disponibilità di diritto o di fatto al rivenditore, gli obblighi di acquisto esclusivo e i divieti di concorrenza
         previsti dal presente titolo [possono] essere imposti al rivenditore per tutto il periodo durante il quale esso gestisce effettivamente
         la stazione di servizio».
      
      9        Il regolamento n. 1984/83 è scaduto il 31 dicembre 1999. Il 1° gennaio 2000 è entrato in vigore il regolamento n. 2790/1999,
         che ha prorogato fino al 31 maggio 2000 l’applicazione delle esenzioni previste, tra l’altro, dal regolamento n. 1984/83.
      
       Il regolamento n. 2790/1999
      10      Ai sensi dell’art. 2, n. 1, del regolamento n. 2790/1999:
      
      «Conformemente all’articolo 81, paragrafo 3, del Trattato, e salvo il disposto del presente regolamento, il paragrafo 1 di
         detto articolo è dichiarato inapplicabile agli accordi o alle pratiche concordate conclusi tra due o più imprese, operanti
         ciascuna, ai fini dell’accordo, ad un livello differente della catena di produzione o di distribuzione, e che si riferiscono
         alle condizioni in base alle quali le parti possono acquistare, vendere o rivendere determinati beni o servizi (“gli accordi
         verticali”).
      
      La presente esenzione si applica nella misura in cui tali accordi contengano restrizioni della concorrenza rientranti nel
         campo di applicazione dell’articolo 81, paragrafo 1 (“le restrizioni verticali”)».
      
      11      L’art. 3, n. 1, del regolamento n. 2790/1999 così dispone:
      
      «Fatto salvo il paragrafo 2 del presente articolo, l’esenzione di cui all’articolo 2 si applica a condizione che la quota
         di mercato detenuta dal fornitore non superi il 30% del mercato rilevante in cui esso vende i beni o i servizi oggetto del
         contratto».
      
      12      L’art. 4, lett. a), del regolamento n. 2790/1999 dispone che l’esenzione dal divieto previsto all’art. 81, n. 1, CE non si
         applica agli accordi verticali che, direttamente o indirettamente, isolatamente o congiuntamente con altri fattori sotto il
         controllo delle parti, hanno per oggetto:
      
      «la restrizione della facoltà dell’acquirente di determinare il proprio prezzo di vendita, fatta salva la possibilità per
         il fornitore di imporre un prezzo massimo di vendita o di raccomandare un prezzo di vendita, a condizione che questi non equivalgano
         ad un prezzo fisso o ad un prezzo minimo di vendita per effetto di pressioni esercitate o incentivi offerti da una delle parti».
      
      13      L’art. 5 dello stesso regolamento recita:
      
      «L’esenzione di cui all’articolo 2 non si applica alle seguenti obbligazioni contenute in accordi verticali:
      a)      un obbligo di non concorrenza, diretto o indiretto, la cui durata sia indeterminata o superiore a cinque anni; un obbligo
         di non concorrenza tacitamente rinnovabile oltre i cinque anni si considera concluso per una durata indeterminata; tuttavia,
         tale limite di cinque anni non si applica se i beni o servizi oggetto del contratto sono venduti dall’acquirente in locali
         e terreni di proprietà del fornitore o da questi affittati presso terzi non collegati all’acquirente, purché la durata dell’obbligo
         di non concorrenza non sia superiore al periodo di occupazione dei locali e terreni da parte dell’acquirente;
      
      (…)».
      14      Ai sensi dell’art. 12 del regolamento n. 2790/1999, come già precisato al punto 9 della presente sentenza, l’esenzione disposta
         segnatamente dal regolamento n. 1984/83 è prorogata fino al 31 maggio 2000. Il divieto di cui all’art. 81, n. 1, CE non si
         applica durante il periodo compreso tra il 1° giugno 2000 e il 31 dicembre 2001 agli accordi già in vigore al 31 maggio 2000
         che non soddisfano le condizioni di cui al regolamento n. 2790/1999, ma soddisfano, invece, le condizioni di esenzione di
         cui al regolamento n. 1984/83.
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      15      La Pedro IV gestisce una stazione di servizio in Spagna. Essa ha concluso il 26 ottobre 1989, come emerge dall’ordinanza di
         rinvio, quattro contratti con la Total, società fornitrice di prodotti petroliferi.
      
      16      Il primo di tali contratti prevede la costituzione, a favore della Total, di un diritto reale, chiamato «diritto di superficie»,
         per una durata di 20 anni su un terreno appartenente alla Pedro IV. Tale contratto autorizza la Total a costruire su detto
         terreno, entro un termine di due anni e mezzo, una stazione di servizio che diverrà di sua proprietà in cambio di un corrispettivo
         a favore della Pedro IV. L’importo di tale corrispettivo è stato fissato in una mensilità di ESP 250 000 (pari a circa EUR
         1 500), da corrispondere per 20 anni. Al termine di tale periodo ventennale, la stazione di servizio costruita dalla Total
         diverrà proprietà della Pedro IV. Il termine ventennale sopra menzionato inizia a decorrere dalla data di operatività della
         stazione di servizio.  Conformemente al contratto, il diritto di superficie non può essere ceduto senza il consenso del proprietario
         del terreno.
      
      17      Il secondo è un contratto di affitto relativo alla stazione di servizio da costruire. Ai sensi di tale contratto la Total
         cede alla Pedro IV l’uso e il godimento della stazione di servizio per un anno. Tuttavia, tale durata è prorogabile di mese
         in mese, obbligatoriamente per il locatore, per tutto il periodo coperto dal contratto di fornitura in esclusiva che la Total
         si impegna altresì a stipulare con la Pedro IV. In ogni caso, il contratto di affitto cesserà allo scadere del diritto di
         superficie concesso alla Total. Il canone mensile a carico della Pedro IV ammonta a ESP 600 000 (circa EUR 3 600).
      
      18      Il terzo di tali contratti, stipulato altresì per una durata ventennale, contiene un impegno di fornitura in esclusiva di
         carburante ai sensi del quale la Pedro IV si impegna, a partire dal momento in cui le è stata consegnata la stazione di servizio,
         a gestirla rifornendosi esclusivamente presso la Total ed utilizzando il suo logo, i suoi colori, il suo marchio nonché la
         sua insegna. Conformemente a tale contratto, la fornitura viene effettuata mediante vendita definitiva, di modo che il distributore
         acquista la proprietà del combustibile a partire dal momento in cui il fornitore lo mette a sua disposizione nella stazione
         di servizio e si impegna a rivenderlo in nome e per conto proprio, nonché a proprio rischio. In cambio dell’esclusività, la
         Total è tenuta a versare alla Pedro IV una mensilità pari a ESP 350 000 (circa EUR 2 100). 
      
      19      Inoltre, conformemente a tale stesso contratto, la Total si impegna a comunicare alla Pedro IV i prezzi di vendita al pubblico
         raccomandati ed a garantire la loro competitività in base ai prezzi offerti in buona fede da altri concorrenti della regione. La
         Total si impegna altresì a fissare il prezzo del carburante che fornisce al rivenditore alle condizioni più vantaggiose da
         essa stipulate con altre stazioni di servizio che possano stabilirsi a Barcellona, senza che tale prezzo sia comunque superiore
         al prezzo medio fissato da altri fornitori rilevanti sul mercato operanti a Barcellona.
      
      20      Le parti nella causa principale hanno altresì convenuto di compensare gli importi reciprocamente dovuti in base ai suddetti
         tre contratti. Ne deriva che, poiché gli importi ai quali le due parti sono tenute si compensano reciprocamente, nessuna delle
         due parti è tenuta a versare alcunché all’altra.
      
      21      Infine, con il quarto contratto, la Total accorda un prestito ipotecario pari a ESP 30 000 000 (circa EUR 180 300) alla Pedro IV,
         la quale, a titolo di garanzia, iscrive un’ipoteca sul suo terreno per una durata ventennale, a condizione che sia costruita
         la stazione di servizio.
      
      22      Emerge dalla decisione di rinvio che, una volta stipulati tali quattro contratti, la stazione di servizio è stata effettivamente
         costruita sul terreno appartenente alla Pedro IV e rifornita in esclusiva dalla Total per i successivi dodici anni.
      
      23      Il 6 dicembre 2004 la Pedro IV ha proposto, dinanzi al Juzgado de lo Mercantil n. 3 de Barcelona, un ricorso di annullamento
         del rapporto giuridico costituito dai quattro contratti sopra descritti in quanto, da un lato, essi contengono clausole gravemente
         restrittive della concorrenza, cioè, in particolare, una durata superiore alla durata massima consentita dal diritto comunitario
         per gli accordi di fornitura in esclusiva. Dall’altro, il terzo contratto prevede la fissazione indiretta del prezzo di rivendita,
         nonostante una pratica siffatta sia vietata dalle disposizioni dell’art. 81 CE. La Pedro IV ha chiesto inoltre il rimborso
         delle prestazioni reciproche delle parti, dopo deduzione degli importi già oggetto di ammortamento.
      
      24      Poiché tale ricorso è stato integralmente respinto con sentenza 7 dicembre 2005, la Pedro IV ha interposto appello dinanzi
         al giudice del rinvio.
      
      25      L’Audiencia Provincial de Barcelona ha quindi deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se, quando l’art. 12, n. 2, del [regolamento n. 1984/83] prevede che, “in deroga al paragrafo 1, lettera c), se l’accordo
         riguarda una stazione di servizio che il fornitore ha concesso in affitto o in libera disponibilità di diritto o di fatto
         al rivenditore, gli obblighi di acquisto esclusivo e i divieti di concorrenza previsti dal presente titolo [potranno] essere
         imposti al rivenditore per tutto il periodo durante il quale esso gestisce effettivamente la stazione di servizio”, tale disposizione
         si riferisca al caso in cui il fornitore è inizialmente proprietario del terreno e delle istallazioni o, al contrario, il
         riferimento all’affitto della stazione di servizio si estenda a tutti quei titoli che conferiscano legalmente al fornitore
         il dominio strettamente sulla stazione di servizio, potendo pertanto quest’ultimo concederla in affitto allo stesso proprietario
         del terreno senza dover osservare i limiti temporali che la normativa prevede per gli accordi in esclusiva.
      
      2)      Se, qualora sia applicabile al caso in esame il [regolamento n. 2790/1999] quando l’art. 5 di quest’ultimo prevede che l’esenzione
         non è applicabile se l’accordo di acquisto in esclusiva supera la durata di cinque anni, anche se “tale limite (…) non si
         applica se i beni o servizi oggetto del contratto sono venduti dall’acquirente in locali e terreni di proprietà del fornitore
         o da questi affittati presso terzi non collegati all’acquirente, purché la durata dell’obbligo di non concorrenza non sia
         superiore al periodo di occupazione dei locali e terreni da parte dell’acquirente”, tale disposizione vada interpretata nel
         senso che, quando nomina l’affitto, si riferisce al caso in cui il fornitore che affitta è inizialmente proprietario del terreno
         e delle istallazioni o, al contrario, se il riferimento all’affitto della stazione di servizio si estenda a tutti quei titoli
         che conferiscano legalmente al fornitore il dominio strettamente sulla stazione di servizio, potendo pertanto quest’ultimo
         affittarla allo stesso proprietario del terreno senza dover osservare i limiti temporali che la normativa prevede per gli
         accordi di acquisto in esclusiva.
      
      3)      Se, quando l’art. 81, n. 1, lett. a), CE prevede il divieto di fissare indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita, ed
         il [regolamento n. 1984/83], all’ottavo ‘considerando’, enuncia che “altre disposizioni restrittive della concorrenza, ed
         in particolare quelle che limitino la libertà del rivenditore di stabilire i propri prezzi o altre condizioni di rivendita
         o di scegliere i propri clienti, non possono essere esentate ai sensi del presente regolamento”, dal momento che la fissazione
         del prezzo di rivendita non compare fra le altre restrizioni alla concorrenza permesse ai sensi dell’art. 11 del medesimo
         regolamento, tali disposizioni vadano interpretate nel senso che includono qualsiasi sorta di limitazione della libertà del
         rivenditore nello stabilire il prezzo di vendita al pubblico quale, ad esempio, la circostanza che il fornitore fissi il margine
         di distribuzione del gestore della stazione di servizio, stabilendo il prezzo del carburante che somministra al rivenditore
         alle condizioni più vantaggiose stipulate con altre stazioni di servizio che possano installarsi a Barcellona, senza che tale
         prezzo sia in nessun caso superiore al prezzo medio fissato da altre fornitrici rilevanti sul mercato, aggiungendo il margine
         minimo che si ritenga opportuno e ottenendo in tal modo il [prezzo di vendita al pubblico], che il fornitore non impone esplicitamente,
         ma di cui raccomanda l’applicazione.
      
      4)      Se, quando l’art. 81, n. 1, lett. a), CE prevede il divieto di fissare indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita, e
         l’art. 4, n. 1, lett. a), del [regolamento n. 2790/1999] include fra le restrizioni aventi effetti anticoncorrenziali gravi
         l’imposizione del prezzo di rivendita, tali disposizioni vadano interpretate nel senso di includere qualsiasi sorta di limitazione
         della libertà del rivenditore nello stabilire il prezzo di vendita al pubblico quale, ad esempio, la circostanza che il fornitore
         fissi il margine di distribuzione del gestore della stazione di servizio, stabilendo il prezzo del carburante che somministra
         al rivenditore alle condizioni più vantaggiose stipulate con altre stazioni di servizio che possano installarsi a Barcellona,
         senza che tale prezzo sia in nessun caso superiore al prezzo medio fissato da altre fornitrici rilevanti sul mercato, aggiungendo
         il margine minimo che si ritiene opportuno e ottenendo in tal modo il [prezzo di vendita al pubblico], che il fornitore non
         impone esplicitamente, ma di cui raccomanda l’applicazione».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla ricevibilità
      26      La Total invita la Corte a dichiarare irricevibile la domanda pregiudiziale per diversi motivi. In primo luogo, il giudice
         del rinvio avrebbe omesso di fornire alla Corte informazioni essenziali sulla controversia principale, non consentendo a quest’ultima
         di avere una visione precisa e fedele del contesto di fatto e di diritto della causa nell’ambito del quale dovrà pronunciarsi.
         In secondo luogo, la domanda pregiudiziale non sarebbe giustificata in quanto le soluzioni delle questioni poste risulterebbero
         chiaramente tanto dalla giurisprudenza comunitaria quanto da quella spagnola. Infine, le questioni poste non sarebbero rilevanti
         ai fini della soluzione della controversia principale.
      
      27      Il governo spagnolo solleva inoltre dubbi circa la ricevibilità parziale del rinvio pregiudiziale, sostenendo che i regolamenti
         nn. 1984/83 e 2790/1999 non possono essere applicati simultaneamente. Di conseguenza, le questioni che fanno riferimento in particolare
         all’interpretazione del regolamento n. 1984/83, cioè la prima e la terza questione, avrebbero un carattere puramente ipotetico
         e dovrebbero essere dichiarate irricevibili.
      
      28      A tale riguardo occorre ricordare che, nell’ambito della cooperazione tra la Corte e i giudici nazionali quale prevista dall’art. 234 CE,
         spetta unicamente al giudice nazionale, il quale è investito della controversia e deve assumersi la responsabilità della futura
         pronuncia giurisdizionale, valutare, alla luce delle peculiarità della causa dinanzi ad esso pendente, sia la necessità di
         una decisione in via pregiudiziale ai fini della pronuncia della propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che esso
         propone alla Corte (sentenze 7 gennaio 2003, causa C‑306/99, BIAO, Racc. pag. I‑1, punto 88, nonché 14 dicembre 2006, causa
         C‑217/05, Confederación Española de Empresarios de Estaciones de Servicio, Racc. pag. I‑11987; in prosieguo: la «sentenza CEEES»,
         punto 16 e giurisprudenza ivi citata).
      
      29      Secondo costante giurisprudenza, l’esigenza di giungere ad un’interpretazione del diritto comunitario che sia utile per il
         giudice nazionale impone che quest’ultimo definisca il contesto di fatto e di diritto in cui si inseriscono le questioni da
         esso sollevate o che esso spieghi almeno le ipotesi di fatto su cui tali questioni sono fondate (sentenze 9 settembre 2004,
         causa C‑72/03, Carbonati Apuani, Racc. pag. I‑8027, punto 10; 17 febbraio 2005, causa C‑134/03, Viacom Outdoor, Racc. pag. I‑1167,
         punto 22, e sentenza CEEES, cit., punto 26).
      
      30      Occorre al riguardo constatare che, se è vero che la decisione di rinvio non contiene talune indicazioni rilevanti per la
         soluzione della controversia principale, la stessa decisione permette tuttavia di determinare la portata delle questioni pregiudiziali
         ed il contesto in cui esse sono poste. Pertanto, malgrado tali lacune, la Corte dispone di elementi sufficienti per interpretare
         le norme comunitarie di cui trattasi e per risolvere utilmente dette questioni. Inoltre, e in ogni caso, il contenuto delle
         osservazioni sottoposte alla Corte nell’ambito della presente causa conferma la sufficienza delle informazioni sul contesto
         di fatto e di diritto che hanno consentito alle parti nella causa principale e agli altri interessati di prendere utilmente
         posizione sulle questioni poste.
      
      31      L’irricevibilità della domanda pregiudiziale non può analogamente essere constatata sulla base del fatto che le soluzioni
         delle questioni sollevate risultano, come sostiene la Total, dall’esistenza di una giurisprudenza consolidata, tanto comunitaria
         quanto nazionale. Infatti, anche supponendo che le questioni sollevate siano sostanzialmente identiche a quelle che già hanno
         formato oggetto di una decisione pregiudiziale in un procedimento analogo, una circostanza del genere non impedisce in alcun
         modo ad un giudice nazionale di sottoporre alla Corte una questione pregiudiziale e non ha l’effetto di rendere la Corte incompetente
         a pronunciarsi su tali questioni (v., in tal senso, sentenza 6 ottobre 1982, causa 283/81, Cilfit e a., Racc. pag. 3415, punti 13
         e 15). Tuttavia, in un caso siffatto, la Corte, ai sensi dell’art. 104, n. 3, del suo regolamento di procedura, in qualsiasi
         momento, dopo aver sentito l’avvocato generale, può statuire con ordinanza motivata contenente riferimento alla precedente
         sentenza o alla giurisprudenza pertinente.
      
      32      Inoltre, il meccanismo del rinvio pregiudiziale istituito dall’art. 234 CE ha l’obiettivo, segnatamente, di assicurare la
         buona applicazione e l’uniforme interpretazione del diritto comunitario nell’insieme degli Stati membri nonché di evitare
         che si consolidi nello Stato membro di cui trattasi una giurisprudenza nazionale in contrasto con le norme di detto diritto
         (v. sentenze 15 settembre 2005, causa C‑495/03, Intermodal Transports, Racc. pag. I‑8151, punto 38, e 12 giugno 2008, causa
         C‑458/06, Gourmet Classic, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 32).
      
      33      Quando le questioni poste dai giudici nazionali riguardano l’interpretazione di una norma del diritto comunitario, la Corte
         è quindi, in via di principio, tenuta a statuire, a meno che non appaia in modo manifesto che la domanda di pronuncia pregiudiziale
         tende in realtà ad indurla a pronunciarsi mediante una controversia fittizia o a formulare pareri consultivi su questioni
         generali o astratte, che l’interpretazione del diritto comunitario richiesta non ha alcuna relazione con i reali termini o
         con l’oggetto della controversia, o ancora che la Corte non dispone degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire
         una soluzione utile alle questioni che le vengono sottoposte (sentenza CEEES, cit., punto 17 e giurisprudenza ivi citata).
      
      34      Tuttavia, tale caso non si verifica nella causa principale. È sufficiente, infatti, constatare che dalla decisione di rinvio
         emerge chiaramente che la soluzione delle questioni sottoposte dal giudice del rinvio gli sarà necessaria per determinare
         se il rapporto contrattuale di cui trattasi nella causa principale potesse beneficiare dell’esenzione per categorie prevista
         dai regolamenti nn. 1984/83 e 2790/1999.
      
      35      A tale riguardo, deve altresì essere respinto l’argomento della Total secondo cui le questioni pregiudiziali non sono rilevanti
         per la soluzione della controversia principale, in quanto, per poter considerare che un accordo è contrario alle norme sulla
         concorrenza, non è sufficiente dimostrare che le clausole in esso contenute sono incompatibili con un regolamento di esenzione
         per categorie, ma occorre altresì che tali clausole siano effettivamente in contrasto con le disposizioni dell’art. 81 CE.
         
      
      36      Se è certamente esatto che i regolamenti di esenzione si applicano nei limiti in cui gli accordi contengano restrizioni della
         concorrenza che rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 81, n. 1, CE, ciò non toglie che spesso è più pratico verificare
         in primo luogo se tali regolamenti siano applicabili ad un accordo determinato per evitare, in caso affermativo, un esame
         economico e giuridico complesso che consenta di determinare se siano soddisfatte le condizioni per l’applicazione dell’art. 81,
         n. 1, CE. In ogni caso, dalla giurisprudenza inaugurata dalla citata sentenza Cilfit e a. emerge che il giudice del rinvio
         avverso le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto interno e che dovrebbe applicare una disposizione
         del diritto comunitario ad una controversia pendente dinanzi ad esso non è tenuto ad interrogare la Corte sull’interpretazione
         di tale disposizione qualora il punto di diritto di cui trattasi sia stato risolto da una giurisprudenza consolidata della
         Corte, quale che sia la natura dei procedimenti che hanno dato luogo a tale giurisprudenza, anche in mancanza di una stretta
         identità delle questioni controverse.
      
      37      Infine, anche l’argomento del governo spagnolo relativo alla parziale irricevibilità della domanda pregiudiziale a causa del
         carattere teorico delle due questioni attinenti all’interpretazione del regolamento n. 1984/83 deve essere respinto.
      
      38      Infatti, se è pacifico che tale regolamento è scaduto il 31 dicembre 1999, ciò non toglie che l’esenzione da esso prevista
         abbia continuato ad applicarsi fino al 31 maggio 2000 in forza del regolamento n. 2790/1999. Quest’ultimo regolamento ha istituito
         inoltre un periodo transitorio, scaduto il 31 dicembre 2001, durante il quale il divieto previsto dall’art. 81, n. 1, CE non
         si applicava agli accordi in vigore al 31 maggio 2000 che soddisfacevano le condizioni di esenzione previste non da quest’ultimo
         regolamento, bensì dal regolamento n. 1984/83. Pertanto, dato che i contratti controversi sono stati conclusi nel 1989 e che
         la loro esecuzione si è protratta fino alla proposizione del ricorso da parte della Pedro IV nel 2004, occorre esaminare se
         le condizioni di esenzione fossero applicabili ai sensi tanto del regolamento n. 1984/83 quanto del regolamento n. 2790/1999,
         affinché il giudice nazionale possa determinare, eventualmente, se tali contratti fossero conformi al diritto della concorrenza
         durante tutta la loro durata di esecuzione, ovvero se fossero viziati da nullità a partire da un determinato momento. 
      
      39      Ne consegue che la domanda di pronuncia pregiudiziale è ricevibile.
      
       Sulla prima e sulla seconda questione, relative alla durata dell’esclusiva 
      40      Con le prime due questioni, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83, da
         un lato, e l’art. 5, lett. a), del regolamento n. 2790/1999, dall’altro, debbano essere interpretati nel senso che essi consentono,
         ai fini dell’applicazione del regime di esenzione, che un accordo di esclusività superi i limiti temporali previsti da tali
         regolamenti soltanto nell’ipotesi in cui il fornitore sia inizialmente il proprietario tanto del terreno sul quale sorge la
         stazione di servizio quanto di quest’ultima, ovvero se sia sufficiente che il diritto di proprietà del fornitore comprenda
         la sola stazione di servizio da esso concessa in affitto al proprietario del terreno.
      
      41      Dato che il tenore letterale delle due disposizioni di cui trattasi non è identico, occorre analizzare separatamente tali
         due regolamenti.
      
       Sull’interpretazione del regolamento n. 1984/83
      42      Occorre rammentare che il regolamento n. 1984/83 prevedeva l’applicazione dell’art. 81, n. 3, CE a talune categorie di accordi
         di acquisto esclusivo che potevano rientrare nell’ambito del divieto di cui al n. 1 dello stesso articolo, conclusi tra due
         imprese al fine di rivendere prodotti petroliferi presso stazioni di servizio.
      
      43      Oltre alle condizioni per l’applicazione dell’esenzione stabilite agli artt. 10 e 11 di detto regolamento, l’art. 12, n. 1,
         lett. c), di quest’ultimo afferma che il regolamento n. 1984/83 non si applica agli accordi di stazione di servizio qualora
         la loro durata sia indeterminata o superiore a dieci anni. Tuttavia, l’art. 12, n. 2, dello stesso regolamento precisa che,
         «[i]n deroga al paragrafo 1, lettera c), se l’accordo riguarda una stazione di servizio che il fornitore ha concesso in affitto
         o in libera disponibilità di diritto o di fatto al rivenditore, gli obblighi di acquisto esclusivo e i divieti di concorrenza
         previsti [dalle disposizioni applicabili ad accordi relativi a stazioni di servizio] [possono] essere imposti al rivenditore
         per tutto il periodo durante il quale esso gestisce effettivamente la stazione di servizio».
      
      44      Dal tenore letterale dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 deriva quindi che l’applicazione di tale regolamento è
         possibile qualora si tratti di un accordo relativo ad una stazione di servizio avente una durata di esecuzione superiore a
         dieci anni, a condizione che il fornitore abbia concesso in affitto al rivenditore la stazione di servizio o gliela abbia
         concessa in libera disponibilità di diritto o di fatto.
      
      45      Tuttavia, la Pedro IV e la Commissione delle Comunità europee ritengono che il beneficio del regime derogatorio previsto da
         detta disposizione debba essere subordinato alla duplice condizione che il fornitore abbia la proprietà tanto della stazione
         di servizio quanto del terreno sul quale essa è stata costruita.
      
      46      La Pedro IV chiarisce la propria posizione ricordando, da un lato, la giurisprudenza secondo cui i regolamenti di esenzione
         per categorie devono essere interpretati restrittivamente, per evitare che i loro effetti si estendano ad accordi o situazioni
         che non sono diretti a disciplinare (v., in tal senso, sentenze 24 ottobre 1995, causa C‑70/93, Bayerische Motorenwerke, Racc.
         pag. I‑3439, punto 28, e 28 aprile 1998, causa C‑306/96, Javico, Racc. pag. I‑1983, punto 32).
      
      47      Essa ritiene, dall’altro, che i vantaggi accordatile dalla Total, cioè la messa a disposizione della stazione di servizio
         e la concessione di un prestito a condizioni di favore, rientrino tra le ipotesi previste agli artt. 10 e 12, n. 1, lett. c),
         del regolamento n. 1984/83, di modo che l’accordo di acquisto esclusivo e di non concorrenza può avere solo una durata massima
         di dieci anni. La conclusione di diversi contratti incrociati tra il fornitore ed il rivenditore, il cui effetto è di blindare
         il mercato, sarebbe diretta ad estendere artificiosamente l’ambito di applicazione dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83
         ad ipotesi che non possono essere assimilate a quella prevista da detta disposizione.
      
      48      Secondo la Commissione, l’illimitata esclusività di acquisto a carico del rivenditore, prevista nell’ambito di accordi di
         non concorrenza o di acquisto in esclusiva, è giustificata alla luce delle contropartite non solo «particolarmente rilevanti»,
         ma altresì «assolute» a carico del fornitore, nel senso che il rivenditore accede ad un’attività senza procedere al minimo
         investimento o al minimo pagamento. Una situazione in cui tanto i terreni quanto i locali appartengono al rivenditore sarebbe
         difficilmente compatibile con il regime eccezionale previsto all’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83.
      
      49      La Commissione rileva inoltre che, considerata l’esistenza di una continuità tra il regolamento n. 1984/83 ed il regolamento
         n. 2790/1999, questi ultimi dovrebbero essere interpretati nello stesso modo, sebbene siano formulati diversamente e l’ultimo
         dei due precisi chiaramente che l’esenzione da esso prevista si applica solo se il fornitore è il proprietario tanto del terreno
         quanto dei locali in cui i beni o i servizi oggetto del contratto sono venduti dal rivenditore.
      
      50      Un’argomentazione siffatta non può essere accolta.
      
      51      Se è vero che le disposizioni a carattere derogatorio di un regolamento di esenzione per categorie non possono formare oggetto
         di interpretazione estensiva, ciò non toglie che le disposizioni di cui trattasi sono formulate in modo chiaro e non equivoco.
      
      52      Infatti, la duplice condizione secondo cui il fornitore dovrebbe avere la proprietà tanto della stazione di servizio quanto
         del terreno sul quale essa è costruita non risulta, a differenza di quanto asserito dalla Pedro IV e dalla Commissione, né
         dalla parte dispositiva del regolamento n. 1984/83 né dal suo preambolo. 
      
      53      Il tredicesimo ‘considerando’ di detto regolamento menziona, tra i vantaggi economici e finanziari accordati dal fornitore
         al rivenditore, la concessione di un terreno o di locali per la gestione di una stazione di servizio, ma non la concessione
         di entrambi tali beni. In ogni caso, poiché l’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 ha menzionato solo l’ipotesi in cui
         il fornitore ha concesso la stazione di servizio in affitto, o gliene ha concesso il godimento di diritto o di fatto, la Corte
         non può ridurre la portata di tale disposizione aggiungendovi una condizione supplementare che essa non contiene.
      
      54      Per quanto riguarda i particolari vantaggi economici e finanziari di cui all’art. 10 del regolamento n. 1984/83, risulta dalla
         sentenza 11 settembre 2008, causa C‑279/06, CEPSA (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 54), che essi devono essere
         non solo abbastanza rilevanti da giustificare una fornitura in esclusiva per una durata di dieci anni, ma anche idonei a comportare
         un miglioramento della distribuzione, a facilitare l’installazione o l’ammodernamento della stazione di servizio e a ridurre
         i costi di distribuzione.
      
      55      Occorre constatare che il vantaggio previsto all’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 assume una rilevanza particolare
         al riguardo poiché facilita notevolmente l’accesso del rivenditore alla rete di distribuzione, minimizzando i suoi costi di
         installazione e di distribuzione. Tuttavia, né il testo di tale regolamento né il suo obiettivo o la sua economia consentono
         di affermare, come ritiene la Commissione, che l’applicazione di detto art. 12, n. 2, è soggetta ad una condizione supplementare,
         cioè che il rivenditore sia liberato da qualsiasi pagamento o investimento rispetto alla sua attività economica in qualità
         di gestore della stazione di servizio.
      
      56      Va altresì respinto l’argomento della Commissione secondo cui la duplice condizione, esplicitamente prevista all’art. 5, lett. a),
         del regolamento n. 2790/1999, esisteva già nello spirito dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83.
      
      57      Infatti, risulta che il regolamento n. 1984/83 avesse un ambito di applicazione autonomo e più ristretto rispetto a quello
         del regolamento n. 2790/1999, in quanto conteneva disposizioni particolari applicabili ad accordi relativi a stazioni di servizio.
         Le condizioni per l’applicazione dell’art. 81, n. 3, CE a tale categoria di accordi ai sensi del regolamento n. 1984/83 erano
         quindi diverse da quelle previste dal regolamento n. 2790/1999, tanto per la durata massima di fornitura in esclusiva quanto
         per il potere di mercato delle imprese di cui trattasi.
      
      58      Inoltre, dalla risposta della Commissione al quesito scritto formulato dalla Corte emerge altresì che la modifica della deroga
         della durata massima di esclusività risultante dal regolamento n. 2790/1999 è stata decisa in seguito alla consultazione pubblica
         lanciata il 24 settembre 1999 e che il progetto di detto regolamento nella sua versione iniziale non aveva previsto una duplice
         condizione.
      
      59      Ne consegue che l’applicazione della duplice condizione proposta dalla Commissione non è in alcun modo giustificata.
      
      60      Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre risolvere la prima questione dichiarando che l’art. 12, n. 2, del regolamento
         n. 1984/83 deve essere interpretato nel senso che, ai fini dell’applicazione della deroga che esso prevedeva, tale disposizione
         non esigeva che il fornitore fosse proprietario dell’area sulla quale ha costruito la stazione di servizio che ha concesso
         in affitto al rivenditore.
      
       Sull’interpretazione del regolamento n. 2790/1999
      61      Il regolamento n. 2790/1999 enuncia le condizioni alle quali l’art. 81, n. 3, CE si applica a categorie di accordi verticali
         e di pratiche concordate, ma non contiene disposizioni particolari relative ad accordi di stazioni di servizio. Conformemente
         al suo art. 3, n. 1, di detto regolamento l’esenzione prevista da quest’ultimo si applica a condizione che la quota di mercato
         detenuta dal fornitore non superi il 30% del mercato rilevante sul quale vende i beni o servizi oggetto del contratto.
      
      62      A tale riguardo, occorre precisare che spetta al giudice del rinvio verificare, prima di procedere ad un esame sulla base
         di altre condizioni previste da tale regolamento, se la quota di mercato della Total non superasse, a partire dall’entrata
         in vigore del regolamento n. 2790/1999, il 30% del mercato rilevante, tenendo conto della sua eventuale partecipazione, come
         indicato dalla Pedro IV e dalla Commissione dinanzi alla Corte, nel capitale sociale degli altri fornitori dei prodotti petroliferi
         sullo stesso mercato.
      
      63      L’art. 5, lett. a), del regolamento n. 2790/1999 dispone che la limitazione della durata dell’obbligo di non concorrenza a
         cinque anni non è applicabile se i beni o servizi oggetto del contratto sono venduti dall’acquirente in locali e terreni di
         proprietà del fornitore o da questi affittati presso terzi non collegati all’acquirente, purché la durata dell’obbligo di
         non concorrenza non sia superiore al periodo di occupazione dei locali e terreni da parte dell’acquirente.
      
      64      Dal tenore letterale di quest’ultima disposizione risulta che l’applicazione della deroga da essa prevista è possibile, nel
         caso di accordi di stazioni di servizio, in due situazioni, cioè nell’ipotesi in cui il fornitore sia proprietario tanto della
         stazione di servizio che concede in affitto al rivenditore quanto del terreno sul quale essa è costruita, e nell’ipotesi in
         cui il fornitore affitti il terreno e la stazione di servizio presso terzi non collegati al rivenditore per poi subaffittarli
         a quest’ultimo.
      
      65      Una siffatta modifica nelle condizioni per l’applicazione della deroga, come indicato al punto 58 della presente sentenza,
         è stata adottata in seguito ad osservazioni presentate dalle parti interessate in merito al progetto del regolamento di esenzione
         per categorie sottoposto alla consultazione pubblica. Secondo la Commissione, essa è stata motivata dalla lotta contro le
         pratiche abusive e, in particolare, dalla volontà di evitare che potesse essere elusa la durata massima fissata dal regolamento
         per le clausole di esclusività.
      
      66      In una situazione come quella di cui trattasi nella causa principale, risulta che non sono soddisfatte le condizioni per l’applicazione
         dell’art. 5, lett. a), del regolamento n. 2790/1999. Tuttavia, spetta al giudice del rinvio esaminare l’argomento della Total
         secondo cui il diritto di superficie le conferisce la proprietà non solo della stazione di servizio, ma anche del terreno
         sul quale essa è costruita. Poiché la nozione di «diritto di superficie» rientra nel regime della proprietà di diritto nazionale,
         il detto giudice è tenuto a determinarne la portata.
      
      67      Qualora tale giudice giungesse alla conclusione che gli accordi conclusi tra le parti della causa principale soddisfano le
         condizioni per l’esenzione previste dal regolamento n. 1984/83, ma non quelle previste dal regolamento n. 2790/1999, occorrerà
         considerarli esclusi dall’ambito di applicazione dell’art. 81, n. 1, CE fino al 31 dicembre 2001, in forza del regime transitorio
         previsto dall’art. 12 del regolamento n. 2790/1999.
      
      68      Tuttavia, qualora un accordo non soddisfi tutte le condizioni previste da un regolamento di esenzione, esso ricade nel divieto
         di cui all’art. 81, n. 1, CE solo se ha per oggetto o per effetto di restringere sensibilmente la concorrenza all’interno
         del mercato comune e se può pregiudicare il commercio tra gli Stati membri. In quest’ultimo caso, e in mancanza di esenzione
         individuale ai sensi dell’art. 81, n. 3, CE, tale accordo sarebbe nullo di pieno diritto, conformemente al n. 2 dello stesso
         articolo  (v., in tal senso, sentenze 30 aprile 1998, causa C‑230/96, Cabour, Racc. pag. I‑2055, punto 48, e CEPSA, cit.,
         punto 72).
      
      69      Risulta da quanto precede che la seconda questione deve essere risolta dichiarando che l’art. 5, lett. a), del regolamento
         n. 2790/1999 deve essere interpretato nel senso che, ai fini dell’applicazione della deroga da esso prevista, tale disposizione
         esige che il fornitore sia proprietario tanto della stazione di servizio che concede in affitto al rivenditore quanto del
         terreno sul quale essa è costruita o, nel caso in cui non ne sia il proprietario, che affitti tali beni presso terzi non collegati
         al rivenditore.
      
       Sulla terza e sulla quarta questione, relative alla fissazione del prezzo di vendita al pubblico
      70      Con la terza e la quarta questione, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede in sostanza se le clausole
         contrattuali relative ai prezzi di vendita dei prodotti al pubblico, come quelle di cui trattasi nella causa principale, siano
         vietate dall’art. 81, n. 1, lett. a), CE e non possano beneficiare dell’applicazione del regime di esenzione per categorie
         ai sensi, in particolare, dell’ottavo ‘considerando’ del regolamento n. 1984/83, o dell’art. 4, lett. a), del regolamento
         n. 2790/1999, secondo i rispettivi ambiti di applicazione ratione temporis di tali regolamenti.
      
      71      Occorre rammentare che l’art. 81, n. 1, lett. a), CE vieta, tra l’altro, tutti gli accordi tra imprese che possano pregiudicare
         il commercio tra gli Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della
         concorrenza all’interno del mercato comune, in particolare quelli consistenti nel fissare direttamente o indirettamente i
         prezzi d’acquisto o di vendita. 
      
      72      Il regolamento n. 1984/83 indica che, come emerge dal contenuto del suo ottavo ‘considerando’, non possono essere esentate
         ai sensi delle sue disposizioni le disposizioni restrittive della concorrenza che esso non autorizza e, in particolare, quelle
         che limitano la libertà del rivenditore di determinare i suoi prezzi di rivendita.
      
      73      Per quanto riguarda questo stesso regolamento, la Corte ha già dichiarato che il suo art. 11 elencava in modo esaustivo gli
         obblighi che, oltre alla clausola di esclusiva, potevano essere imposti al rivenditore, tra i quali non compariva la fissazione
         del prezzo di vendita al pubblico. Di conseguenza, un siffatto obbligo non è coperto dall’esenzione prevista dall’art. 10
         di tale regolamento (v. citate sentenze CEEES, punto 64, e CEPSA, punto 65).
      
      74      Per quanto riguarda il regolamento n. 2790/1999, il suo art. 4, lett. a), sancisce che l’esenzione per categorie non si applica
         agli accordi verticali che hanno per oggetto «la restrizione della facoltà dell’acquirente di determinare il proprio prezzo
         di vendita, fatta salva la possibilità per il fornitore di imporre un prezzo massimo di vendita o di raccomandare un prezzo
         di vendita, a condizione che questi non equivalgano ad un prezzo fisso o ad un prezzo minimo di vendita per effetto di pressioni
         esercitate o incentivi offerti da una delle parti».
      
      75      Ne discende che non possono beneficiare del regime di esenzione per categorie istituito dai regolamenti nn. 1984/83 e 2790/1999
         gli accordi con cui il fornitore fissa il prezzo di vendita al pubblico o impone un prezzo minimo di vendita. Al contrario,
         ai sensi di detto art. 4, lett. a), il fornitore resta libero di raccomandare al rivenditore un prezzo di vendita o di imporgli
         il prezzo massimo di vendita.
      
      76      Secondo il giudice del rinvio, l’accordo di fornitura in esclusiva di carburanti prevede che la Total, da un lato, determini
         il prezzo del carburante che fornisce alla Pedro IV alle condizioni più vantaggiose negoziate con altre stazioni di servizio
         che possono stabilirsi a Barcellona e, dall’altro, garantisca che tale prezzo non è in nessun caso superiore alla media del
         prezzo fissato da altri fornitori rilevanti sul mercato. Aggiungendo a tale prezzo un margine di distribuzione del gestore
         della stazione di servizio da essa ritenuto appropriato, la Total ottiene così il prezzo di vendita al pubblico, che raccomanda
         quindi alla Pedro IV.
      
      77      La prima clausola di tale contratto riguarda il prezzo che la Pedro IV è tenuta a versare per la fornitura di carburanti,
         la cui determinazione rientra nella competenza delle parti contrattuali e non pregiudica il gioco della concorrenza. 
      
      78      Quanto al prezzo di vendita al pubblico, risulta dal contenuto stesso della seconda clausola contrattuale che tale prezzo
         non è imposto, bensì raccomandato dal fornitore, senza che sia stipulato neanche un prezzo massimo di vendita. Il modo di
         calcolare tale prezzo di vendita raccomandato è, a tale riguardo, senza importanza, purché sia lasciato al rivenditore un
         margine di libertà che gli consenta di determinare effettivamente il prezzo di vendita. Tuttavia, tale libertà farebbe difetto
         nel caso in cui il fornitore imponesse al rivenditore un margine di distribuzione fisso dal quale egli non può allontanarsi.
      
      79      Considerata la ripartizione delle competenze tra i giudici nazionali e la Corte nell’ambito della cooperazione istituita dall’art. 234 CE,
         spetta al giudice del rinvio, che è l’unico ad avere una conoscenza diretta della controversia sottopostagli, la valutazione,
         nella causa principale, delle modalità di fissazione del prezzo di vendita al pubblico. Ad esso spetta, in particolare, verificare,
         tenendo conto dell’insieme delle obbligazioni contrattuali adottate nel loro contesto economico e giuridico, nonché del comportamento
         delle parti nella causa principale, se il prezzo di vendita al pubblico, raccomandato dal fornitore, non costituisca, in realtà,
         un prezzo di vendita fisso o minimo (v., in tal senso, sentenza  CEPSA, cit., punti 67 e 70).
      
      80      Spetta inoltre al giudice del rinvio esaminare se il rivenditore disponga di una reale possibilità di ridurre tale prezzo
         di vendita raccomandato. In particolare, esso deve verificare se un siffatto prezzo di vendita al pubblico non sia, in realtà,
         imposto mediante strumenti diretti o occulti, come segnatamente la fissazione del margine di distribuzione del rivenditore
         o del livello massimo di sconti che può concedere a partire dal prezzo di vendita raccomandato, ovvero mediante minacce, intimidazioni,
         avvertimenti, sanzioni o incentivi (v., in tal senso, sentenza  CEPSA, cit., punto 71).
      
      81      Qualora il giudice del rinvio giungesse alla conclusione che la Pedro IV era tenuta, in realtà, al rispetto di un prezzo di
         vendita fisso o minimo imposto dalla Total, l’accordo di fornitura in esclusiva di carburanti non potrebbe beneficiare dell’esenzione
         per categorie, né ai sensi del regolamento n. 1984/83, né ai sensi del regolamento n. 2790/1999. 
      
      82      Tuttavia, come rammentato al punto 68 della presente sentenza, la fissazione del prezzo di vendita al pubblico, pur costituendo
         una restrizione della concorrenza espressamente prevista all’art. 81, n. 1, lett. a), CE, fa rientrare detto accordo nel divieto
         enunciato in tale disposizione solo nei limiti in cui ne ricorrano tutte le altre condizioni di applicazione, cioè che tale
         accordo abbia lo scopo o l’effetto di restringere sensibilmente la portata della concorrenza all’interno del mercato comune
         e che sia tale da pregiudicare il commercio tra gli Stati membri (v., in tal senso, citate sentenze Cabour, punto 48, e CEPSA,
         punto 42).
      
      83      Inoltre, per quanto riguarda, in particolare, gli accordi di acquisto esclusivo, occorre ricordare la giurisprudenza della
         Corte secondo cui, se tali accordi non abbiano lo scopo di restringere la concorrenza, ai sensi dell’art. 81 CE, occorre tuttavia
         verificare se non abbiano lo scopo di impedirla, di restringerla o di falsarne il gioco. La valutazione degli effetti di un
         accordo di acquisto esclusivo implica la necessità di prendere in considerazione il contesto economico e giuridico in seno
         al quale esso si colloca e nel quale esso può concorrere insieme ad altri ad un effetto cumulativo sul gioco della concorrenza.
         Occorre conseguentemente esaminare gli effetti che tale contratto produce, in combinazione con altri contratti dello stesso
         tipo, sulle possibilità per i concorrenti nazionali o originari di altri Stati membri, di inserirsi nel mercato di riferimento
         o di espandere la loro quota di mercato (v. sentenze 28 febbraio 1991, causa C‑234/89, Delimitis, Racc. pag. I‑935, punti 13-15;
         7 dicembre 2000, causa C‑214/99, Neste, Racc. pag. I‑11121, punto 25, e CEPSA, cit., punto 43).
      
      84      Alla luce di quanto precede, occorre risolvere la terza e la quarta questione dichiarando che le clausole contrattuali relative
         ai prezzi di vendita al pubblico come quelle di cui trattasi nella causa principale possono beneficiare dell’esenzione per
         categorie ai sensi dei regolamenti nn. 1984/83 e 2790/1999 se il fornitore si limita ad imporre un prezzo massimo di vendita o a raccomandare un prezzo di vendita
         e se, pertanto, il rivenditore dispone di una reale possibilità di determinare il prezzo di vendita al pubblico. Al contrario,
         siffatte clausole non possono beneficiare di dette esenzioni se conducono, direttamente o mediante strumenti indiretti o occulti,
         ad una fissazione del prezzo di vendita al pubblico o ad un’imposizione del prezzo minimo di vendita da parte del fornitore.
         Spetta al giudice del rinvio esaminare se siffatti vincoli pesino sul rivenditore, tenendo conto dell’insieme delle obbligazioni
         contrattuali stipulate nel loro contesto economico e giuridico, nonché del comportamento delle parti nella causa principale.
      
       Sulle spese
      85      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 12, n. 2, del regolamento (CEE) della Commissione 22 giugno 1983, n. 1984, relativo all’applicazione dell’articolo
            [81], paragrafo 3, del Trattato CEE a categorie di accordi di acquisto esclusivo, come modificato dal regolamento (CE) della
            Commissione 30 luglio 1997, n. 1582, deve essere interpretato nel senso che, ai fini dell’applicazione della deroga che esso
            prevedeva, tale disposizione non esigeva che il fornitore fosse proprietario dell’area sulla quale ha costruito la stazione
            di servizio che ha concesso in affitto al rivenditore.
      2)      L’art. 5, lett. a), del regolamento (CE) della Commissione 22 dicembre 1999, n. 2790, relativo all’applicazione dell’articolo
            81, paragrafo 3, del Trattato CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate, deve essere interpretato nel senso
            che, ai fini dell’applicazione della deroga da esso prevista, tale disposizione esige che il fornitore sia proprietario tanto
            della stazione di servizio che concede in affitto al rivenditore quanto del terreno sul quale essa è costruita o, nel caso
            in cui non ne sia il proprietario, che affitti tali beni presso terzi non collegati al rivenditore.
      3)      Le clausole contrattuali relative ai prezzi di vendita al pubblico come quelle di cui trattasi nella causa principale possono
            beneficiare dell’esenzione per categorie ai sensi del regolamento n. 1984/83, come modificato dal regolamento n. 1582/97, nonché del regolamento n. 2790/1999 se il fornitore si limita ad imporre
            un prezzo massimo di vendita o a raccomandare un prezzo di vendita e se, pertanto, il rivenditore dispone di una reale possibilità
            di determinare il prezzo di vendita al pubblico. Al contrario, siffatte clausole non possono beneficiare di dette esenzioni
            se conducono, direttamente o mediante strumenti indiretti o occulti, ad una fissazione del prezzo di vendita al pubblico o
            ad un’imposizione del prezzo minimo di vendita da parte del fornitore. Spetta al giudice del rinvio esaminare se siffatti
            vincoli pesino sul rivenditore, tenendo conto dell’insieme delle obbligazioni contrattuali stipulate nel loro contesto economico
            e giuridico, nonché del comportamento delle parti nella causa principale.
      Firme
      * Lingua processuale: lo spagnolo.