CELEX: 51995PC0393
Language: it
Date: 1995-07-20
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ferro-silico-manganese originario della Russia, dell' Ucraina, del Brasile e del Sudafrica

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                            Bruxelles, 20.07.1995
                                            COM(95) 393 def.
                                Proposta di
               REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping defìnitivo sulle importazioni di
ferro-silico-manganese originario della Russia, dell'Ucraina, del
Brasile e del Sudafrica
                     (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                         RELAZIONE
1.      Con il Regolamento (CE) n. 3119/94 del 19 dicembre 19941, la Commissione ha
         istituito dazi anti-dumping provvisori sulle importazioni nella Comunità di ferro-
         silico-manganese (FeSiMn) originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile, e del
         Sudafrica, classificato al codice NC 7202 30 00. Non sono stati istituiti dazi
         antidumping provvisori sulle importazioni originarie della Georgia, in quanto
        ritenute trascurabili.
2.       Con il Regolamento (CE) n. 866/95 del Consiglio2, il Consiglio ha prorogato la
         validità dei dazi per un periodo di due mesi.
3.       Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori, numerose parti che ne hanno
         fatto richiesta sono state sentite dalla Commissione e hanno comunicato per
         iscritto le loro osservazioni, che sono state prese in considerazione quando è
         sembrato necessario. La Commissione ha nuovamente chiesto e verificato tutte le
         informazioni considerate necessarie ai fini delle conclusioni definitive.
4.       Poiché né Russia, né Ucraina sono paesi ad economia di mercato, il valore
         normale per essi è stato fissato sulla base del valore normale stabilito per il
         Brasile, paese ad economia di mercato scelto come riferimento.
5.       I produttori sudafricani hanno sostenuto che le proprie esportazioni nell'UE non
         dovevano essere cumulate con quelle di Russia, Ucraina e Brasile, ai fini della
         determinazione del pregiudizio, in quanto le tendenze relative ai quantitativi delle
         importazioni, ai prezzi e alle quote di mercato erano notevolmente diverse da
         quelle degli altri paesi esportatori interessati e, osservando separatamente le
         importazioni originarie del Sudafrica, risulterebbe evidente che esse non hanno
         arrecato pregiudizio notevole all'industria comunitaria.
 I G U n . L 330 del 21.12.1994, pag. 15.
2 GU n. L 89 del 21.04.1995, pag. 1.
                                                                                              ^&
 ---pagebreak--- 6.  I produttori brasiliani hanno sostenuto che le importazioni oggetto di dumping
    provenienti dai paesi esportatori interessati non costituivano la causa del
    pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
7.  La determinazione definitiva ha confermato che le importazioni originarie della
    Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica erano oggetto di dumping e
    arrecavano pregiudizio notevole. Ai fini della determinazione del pregiudizio
    notevole, le importazioni originarie di tali paesi sono state analizzate
    cumulativamente poiché è stato rilevato che esse erano in concorrenza tra loro e
    con i prodotti simili dell'industria comunitaria, i volumi delle importazioni
    provenienti da ciascuno dei paesi interessati erano significativi nel periodo
    dell'inchiesta e le tendenze dei prezzi erano simili.
8.  Le risultanze provvisorie riguardanti le importazioni trascurabili originarie della
    Georgia sono state confermate definitivamente.
9.  Le autorità ucraine, congiuntamente ai produttori ucraini, brasiliani e sudafricani
    hanno offerto impegni.
10. La Commissione non ha ritenuto accettabili gli impegni offerti dai due produttori
    brasiliani risultati collegati, in quanto insufficienti a eliminare il dumping
    pregiudizievole.
11. Al contrario, gli impegni offerti dai produttori sudafricani e dalle autorità ucraine,
    congiuntamente ai due esportatori ucraini che hanno collaborato, sono stati
    ritenuti accettabili, in quanto si è giunti alla conclusione che essi potessero
    prestarsi ai necessari controlli e che i prezzi minimi contenuti in tali impegni
    potessero eliminare il dumping pregiudizievole.
                                                                                           ^
 ---pagebreak--- 12. Dazi antidumping definitivi dovrebbero essere istituiti sulle importazioni
    originarie del Brasile e della Russia. Il dazio dovrebbe essere equivalente al
    margine di dumping accertato per le importazioni provenienti da ciascun paese,
    poiché si è riscontrato che esso era inferiore ai margini di pregiudizio. Inoltre, per
    quanto riguarda gli esportatori dell'Ucraina e del Sudafrica che non hanno
    collaborato, sarebbe opportuno istituire dazi antidumping residui: per l'Ucraina un
    dazio equivalente al margine di dumping determinato per i due produttori che
    hanno collaborato, per il Sudafrica un dazio equivalente al più alto margine di
    dumping riscontrato per i due produttori che hanno collaborato all'inchiesta.
13. Considerando i margini di dumping riscontrati e la portata del pregiudizio
    arrecato all'industria comunitaria, il dazio antidumping istituito provvisoriamente
    dovrebbe essere riscosso ai livelli dei margini di dumping stabiliti
    definitivamente.
14. Si propone pertanto al Consiglio di adottare la proposta di regolamento allegata,
    che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di ferro-silico-
    manganese originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica, dal
    quale siano esenti quei produttori i cui impegni sono stati accettati dalla
    Commissione, e che prevede la riscossione dei dazi antidumping provvisori.
                                                                                           AL
 ---pagebreak---                         REGOLAMENTO (CE) n...DEL CONSIGLIO
                                             del...
         che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di
         ferro-silico-manganese originario della Russia, dell'Ucraina, del
         Brasile e del Sudafrica
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce le Comunità europee,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 19941, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte( di paesi non membri della
Comunità europea, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1251/95 del
Consiglio2, in particolare l'articolo 2.3, a norma del quale il regolamento (CEE) n.
2423/88 del Consiglio dell'11 luglio 19883, relativo alla difesa contro le importazioni
oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità
economica europea, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 del Consiglio4,
continua ad applicarsi ai procedimenti in cui un'inchiesta in corso al 1° settembre 1994
non sia stata conclusa al momento dell'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 3283/94,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, in particolare
l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione, sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
 1      GU n. L 349 del 31.12.1994, pag. 1.
2       GU n. L 122 del 2.6.1995, pag. 1.
3       GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 1.
4       GU n. L 66 del 10.3.1994, pag. 10.
                                                                                          ylÀ
 ---pagebreak---                                   A. MISURE PROVVISORIE
1. Con il regolamento (CE) n. 3119/945 (in seguito denominato "il regolamento che
   istituisce il dazio provvisorio"), la Commissione ha istituito dazi antidumping
   provvisori sulle importazioni nella Comunità di ferro-silico-manganese originario
   della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica, classificato al codice NC
   7202 30 00.
   Con il regolamento (CE) n. 866/956 il Consiglio ha prorogato la validità dei dazi
   per un periodo di due mesi.
                 B. FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
2.  Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori,
            il comitato di coordinamento dell'industria delle ferroleghe (Euroalliages,
            denunziarne),
            due produttori sudafricani, le società Highveld Steel and. Vanadium
            Corporation Limited e Samancor Limited,
            le autorità e due produttori dell'Ucraina, Nikopol Ferro Alloy Plant e
            Zaporozhye Ferro Alloy Plant,
            due produttori brasiliani, Companhia Paulista de Ferro Ligas e Sibra
            Eletrosiderurgica Brasileira S.A.,
             l'associazione britannica delle imprese siderurgiche British Iron and Steel
             Producers Association (BISPA),
 5 GU n. L 330 del 21.12.1994, pag. 15.
 6 GU n. L 89 del 21.4.1995, pag. 1.
 ---pagebreak---            un importatore indipendente in Lussemburgo, S.A. des Minerais,
           un importatore nel Regno Unito, Victoria Alloys (UK) Limited,
   hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto. Le parti che ne hanno fatto
   richiesta sono state sentite dalla Commissione.
3. La Commissione ha nuovamente chiesto e verificato tutte le informazioni
   considerate necessarie ai fini delle conclusioni definitive.
4. Le parti che lo hanno chiesto sono state informate dei fatti e delle considerazioni
   principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi definitivi
   e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. È
   stato inoltre fissato un termine adeguato entro il quale le parti potevano presentare
   osservazioni sui fatti comunicati.
5. Le osservazioni delle parti sono state prese in considerazione e la Commissione
   ha opportunamente modificato le sue conclusioni.
        *    C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
6. Dato che dopo l'istituzione delle misure provvisorie non sono state presentate
   osservazioni riguardo al prodotto in esame e al prodotto simile, sono confermate
   le risultanze esposte nei punti 9 e 10 del regolamento che istituisce il dazio
   provvisorio.
 ---pagebreak---                                 D. DUMPING
1. Valore normale
Russia e Ucraina
In mancanza di nuove argomentazioni, sono confermate le risultanze esposte nei
punti 12 e 13 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
Brasile
Ai fini delle conclusioni provvisorie, la Commissione aveva calcolato un unico
valore normale e quindi un unico margine di dumping per i due produttori
brasiliani che hanno collaborato, in quanto era stato accertato che le due società
erano collegate, ovvero che una era controllata dall'altra.
I produttori brasiliani hanno chiesto la determinazione di valori normali, e quindi
di margini di dumping, individuali. Gli esportatori hanno sostenuto che il metodo
seguito dalla Commissione non era conforme all'articolo 13, paragrafo 2 del
regolamento di base, secondo il quale i dazi antidumping devono essere istituiti su
base individuale per ciascun esportatore che collabora all'inchiesta. E stato inoltre
affermato che questo trattamento era contrario al disposto dell'articolo 2,
paragrafo 3, lettera e), secondo il quale il valore normale deve essere basato sui
prezzi o sui costi di un altro esportatore unicamente se un esportatore non produce
o non vende il prodotto nel paese d'origine. Le parti hanno inoltre sostenuto di
operare separatamente sul mercato e hanno precisato di avere documentazioni
contabili e sistemi dei conti distinti. La determinazione di un unico margine di
dumping avrebbe inoltre penalizzato uno dei due esportatori, il cui margine era
sensibilmente inferiore a quello dell'altra società. Gli esportatori brasiliani hanno
quindi chiesto la determinazione di margini di dumping individuali.
 ---pagebreak--- 10. Secondo la prassi normalmente seguita dalle istituzioni comunitarie, nei casi in
    cui una società è affiliata e quindi soggetta al controllo di un'altra, viene calcolato
    un unico margine di dumping in base alla media dei dati comunicati dalle due
    società. Se fossero calcolati margini di dumping individuali si offrirebbe la
    possibilità di eludere le misure antidumping (rendendole quindi inefficaci), in
    quanto i produttori collegati potrebbero effettuare le loro esportazioni nella
    Comunità attraverso la società con il margine di dumping inferiore. Questo
    metodo non è contrario all'articolo 2, paragrafo 3, lettera e) del regolamento di
    base, dato che l'entità economica che effettua le esportazioni produce e vende sul
    mercato interno brasiliano, né all'articolo 13, paragrafo 2 secondo il quale il nome
    del fornitore deve essere indicato nel regolamento che istituisce i dazi unicamente
    se è possibile. Nel caso in esame, poiché hanno collaborato soltanto due società
    brasiliane, di cui una controllata dall'altra, è stato stabilito un unico margine di
    dumping che è stato considerato appropriato anche per i produttori che non hanno
    collaborato.
11. In conclusione è confermato il metodo che è stato seguito per calcolare il valore
    normale relativo ai due produttori brasiliani che hanno collaborato e che è esposto
    nei punti 14-18 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
    Sudafrica
12. La Commissione ha determinato il valore normale in base ai prezzi di vendita
    applicati sul mercato interno sudafricano nel corso di normali operazioni
    commerciali e per quantitativi rappresentativi, a norma dell'articolo 2, paragrafo
    3, lettera a) del regolamento di base.
 ---pagebreak--- 13. Un produttore sudafricano ha sostenuto che alcune vendite sul mercato interno
    erano effettuate a clienti con i quali esisteva un rapporto di partecipazione
    azionaria indiretto, attraverso uno dei suoi azionisti e una società affiliata degli
    acquirenti in questione. Il produttore ha sostenuto che questi clienti avrebbero
    dovuto essere considerati come società collegate e che quindi non si doveva tener
    conto delle corrispondenti transazioni ai fini della determinazione del valore
    normale. Le restanti vendite effettuate sul mercato interno nel periodo
    dell'inchiesta sarebbero state inferiori del 5% al volume delle esportazioni
    nell'UE. La società in questione ha pertanto affermato che la Commissione
    avrebbe dovuto calcolare il valore normale in base ai costi di produzione, alle
    spese generali, amministrative e di vendita e ad un congruo margine di profitto.
14. L'argomentazione è stata respinta. Il produttore sudafricano non ha comunicato
    informazioni dalle quali risultasse che il rapporto tra le parti incideva sui prezzi
    delle transazioni in questione in misura tale da giustificare la conclusione che tali
    vendite non erano effettuate nel corso di normali operazioni commerciali. Nel
    corso dell'inchiesta la Commissione non ha inoltre trovato alcun elemento a
    sostegno di un'ipotesi di questo tipo. Infine la Commissione ha riscontrato che, in
    conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, i prezzi di vendita
    e i costi relativi alle transazioni ai clienti in questione erano comparabili a quelli
    relativi a transazioni con clienti che, secondo l'esportatore, erano del tutto
    indipendenti.
    Sono pertanto confermate le risultanze esposte nei punti 19-21 del regolamento
    che istituisce il dazio provvisorio.
    2. Prezzo all'esportazione
    Russia
15. In assenza di nuove argomentazioni, sono confermate le risultanze contenute nel
    punto 22 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
 ---pagebreak---     Ucraina
16. Ai fini della determinazione preliminare, la Commissione ha stabilito i prezzi
    all'esportazione del prodotto originario dell'Ucraina in parte in base ai prezzi
    verificati pagati o pagabili da due importatori indipendenti che hanno collaborato
    all'inchiesta e in parte in base ai dati ottenuti da Eurostat. Questi ultimi erano stati
    considerati i dati più attendibili, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del
    regolamento di base, per le restanti vendite all'esportazione che non erano state
    effettuate dai due importatori suddetti.
17. Uno dei due produttori dell'Ucraina che hanno collaborato ha affermato che, ai
    fini della determinazione preliminare, la Commissione gli aveva negato i diritti
    giuridici essenziali, poiché i prezzi all'esportazione (e i relativi adeguamenti, cfr.
    punto 24 seguente) erano stati determinati in parte in base a dati riservati, ovvero
    alle informazioni ottenute dai due importatori indipendenti che avevano
    collaborato e che non gli erano state comunicate per la verifica.
18. Nell'inchiesta, come risulta dal punto 23 del regolamento che istituisce il dazio
    provvisorio, la Commissione aveva stabilito che le informazioni sulle vendite
    all'esportazione comunicate dall'altro produttore ucraino che aveva collaborato
    non erano utilizzabili, tra l'altro poiché non era possibile, in base alle risposte al
    questionario, determinare se le vendite all'esportazione indicate fossero destinate
    alla Comunità. Il produttore ucraino in questione, che aveva presentato dati da cui
    risultava che i prodotti erano destinati alla Comunità, aveva dichiarato di non
    poter garantire che i quantitativi esportati fossero effettivamente importati
    nell'UE. Occorre inoltre aggiungere che i quantitativi complessivi delle
    esportazioni nella Comunità indicati nelle risposte ai questionari dai due
    produttori ucraini erano tre volte superiori ai volumi relativi alle importazioni
    dall'Ucraina che figuravano nei dati Eurostat. Per questi motivi i dati presentati
    dagli esportatori in questione sono stati considerati fuorvianti e non sono stati
    presi in considerazione per la determinazione definitiva dei prezzi all'esportazione
    ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
 ---pagebreak--- 19. I prezzi all'esportazione sono stati determinati definitivamente in base ai dati
    ottenuti da Eurostat. Questi dati sono stati considerati più appropriati ai fini della
    determinazione dei prezzi all'esportazione del ferro-silico-manganese originario
    dell'Ucraina dato che riguardavano tutte le importazioni nella Comunità durante il
    periodo dell'inchiesta. Le informazioni ottenute dai due importatori che avevano
    collaborato si riferivano invece al 53% di tali importazioni. Dalle informazioni
    comunicate dai due importatori e verificate dalla Commissione si rilevava tuttavia
    che i prezzi indicati nelle statistiche Eurostat erano generalmente conformi a
    quelli riferiti dagli importatori che avevano collaborato. Occorre inoltre rilevare
    che per quanto riguarda le importazioni da paesi che non hanno un'economia di
    mercato, come l'Ucraina, le istituzioni comunitarie stabiliscono normalmente un
    unico margine di dumping per tutte le esportazioni nella Comunità e non
    calcolano un margine specifico per i singoli esportatori. Il fatto che le
    informazioni sui prezzi comunicate dai due esportatori ucraini non siano state
    prese in considerazione non implica quindi uno svantaggio per gli esportatori
    stessi, dato che i relativi prezzi all'esportazione sono compresi nei dati Eurostat.
    Dato che, inoltre, questi ultimi sono pubblicati, l'esportatore ucraino interessato
    può difendere la propria posizione verificando la correttezza delle risultanze delle
    istituzioni comunitarie.
    Brasile
20. In assenza di nuove argomentazioni, sono confermate le risultanze contenute nel
    punto 25 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
     Sudafrica
21.  Un produttore sudafricano ha chiesto alcune modifiche ai costi e ai profitti
     calcolati dalla Commissione ai fini della costruzione dei prezzi all'esportazione a
     norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento di base. La richiesta,
     debitamente giustificata, è stata accettata e sono state applicate le modifiche
     richieste.
 ---pagebreak---     Confronto
    Russia
22. Per quanto riguarda la determinazione del valore normale relativo alla Russia si
    sono introdotte le stesse modifiche agli adeguamenti ai fini del confronto
    applicate per il Brasile (cfr. punti 27-31), poiché il Brasile era stato scelto come
    paese di riferimento.
    In mancanza di nuove argomentazioni, le risultanze enunciate nei punti 27 e 29
    del regolamento che istituisce il dazio provvisorio sono confermate.
    Ucraina
23. Nella determinazione provvisoria la Commissione ha accertato che le
    informazioni presentate dai due produttori ucraini che hanno collaborato riguardo
    alle richieste di adeguamenti per differenze inerenti alle caratteristiche fisiche e
    alle spese di vendita non erano sostenute da elementi di prova effettivi (alto
    contenuto di fosforo, frantumazione e vagliatura) oppure non corrispondevano
    alle informazioni verificate comunicate dai importatori collegati che hanno
    collaborato all'inchiesta (costi del credito e commissioni). La Commissione ha
    quindi considerato che le informazioni presentate dai produttori ucraini fossero
    fuorvianti e ha basato le sue risultanze sui dati ricevuti dagli importatori che
    hanno collaborato. Queste informazioni, dopo essere state verificate, sono state
    considerate gli elementi più attendibili a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera
    b) del regolamento di base.
24. Uno dei due produttori dell'Ucraina che hanno collaborato ha affermato che, ai
    fini della determinazione preliminare, la Commissione gli aveva negato i diritti
    giuridici essenziali, poiché gli adeguamenti ai prezzi all'esportazione erano stati
    determinati in parte in base a dati riservati, ovvero alle informazioni ottenute dai
    due importatori indipendenti che avevano collaborato e che non gli erano state
    comunicate per la verifica.
 ---pagebreak--- 25. Occorre rilevare che, non essendo stati presentati nuovi elementi di prova dopo
    l'istituzione dei dazi provvisori, per la determinazione definitiva sono stati
    confermati gli adeguamenti chiesti dal produttore interessato ai fini del confronto
    che erano stati calcolati a titolo provvisorio in base ai dati riservati. Si è ritenuto
    opportuno calcolare gli adeguamenti in base alle informazioni verificate ottenute
    da un'altra fonte piuttosto che respingere le richieste degli esportatori interessati a
    causa della mancanza di sufficienti elementi di prova. L'affermazione
    dell'esportatore, che sostiene che gli sono stati negati i diritti giuridici essenziali, è
    priva di fondamento.
26. Le modifiche agli adeguamenti applicate per il Brasile, per i motivi enunciati nei
    punti 27-31, sono state applicate anche per l'Ucraina.
    Brasile
27.  Ai fini delle risultanze provvisorie, la Commissione aveva stabilito il valore
    normale su base mensile. Nei mesi in cui la media ponderata dei prezzi vigenti sul
     mercato interno non era sufficiente per recuperare tutti i costi nel corso di normali
     operazioni commerciali, il valore normale è stato stabilito in base al valore
     costruito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) del regolamento di base.
28.  Dopo la pubblicazione delle risultanze provvisorie i due produttori brasiliani
     hanno chiesto, presentando documenti a sostegno, adeguamenti al valore normale
     costruito per alcune spese di vendita dirette e per i costi di credito.
29.  La richiesta è stata parzialmente accettata. Gli adeguamenti richiesti per alcune
     spese di vendita dirette, a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento
     di base, sono stati inseriti nei calcoli definitivi e i valori normali costruiti sono
     risultati inferiori del 2,2%.
                                            10
 ---pagebreak--- 30. Le richieste relative alle spese di credito sono state invece respinte. Ai fini del
    calcolo del valore normale, i produttori interessati non hanno quantificato tali
    spese, né le hanno distinte dai costi finanziari complessivamente sostenuti. La
    Commissione ha quindi ripartito i costi finanziari complessivamente sostenuti
    per le vendite sul mercato interno e all'esportazione in base al volume totale della
    produzione commercializzabile. Questo metodo è stato confermato per la
    determinazione definitiva.
31. Nelle risultanze definitive il valore normale è stato stabilito in base ai metodi
    utilizzati nella determinazione provvisoria del dumping, dopo aver preso in
    considerazione gli adeguamenti suddetti.
    Sudafrica
32. Un produttore sudafricano ha chiesto, presentando elementi di prova, che fossero
    ricalcolate, le spese di vendita sostenute nella Comunità. La richiesta è stata
    accolta e sono stati applicati gli opportuni adeguamenti a scopo di confronto.
    Margini di dumping
33. Alla luce delle conclusioni suesposte riguardo alla determinazione del valore
    normale e del prezzo all'esportazione e in seguito al confronto tra il valore
    normale e il prezzo all'esportazione, dall'esame definitivo dei fatti risulta
    l'esistenza di pratiche di dumping riguardo alle importazioni del prodotto in
    esame originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica.
34. La media ponderata dei margini di dumping per i paesi e le società interessate,
    espressa in percentuale dei prezzi CIF frontiera comunitaria, dazio doganale non
    corrisposto, è la seguente:
             Russia                                                      54,2%
             Ucraina                                                     43,9%
             Brasile                                                     36,1%
             Sudafrica
               - Highveld Steel and Vanadium Corporation Limited         45,3%
               - Samancor Limited                                        48,3%
                                           11
 ---pagebreak--- 35. Per quanto riguarda il margine di dumping relativo ai produttori del Brasile e del
    Sudafrica che non hanno collaborato al procedimento, sono confermate, in
    mancanza di nuove argomentazioni, le risultanze esposte nel punto 32 del
    regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
                                 E. PREGIUDIZIO
    1. Cumulo delle importazioni oggetto di dumping
36. Per quanto riguarda la Georgia vengono confermate, in mancanza di nuove
    argomentazioni, le risultanze di cui al punto 34 del regolamento che istituisce il
    dazio provvisorio in merito ai volumi minimi d'importazione.
37. I due produttori sudafricani e un'associazione dell'industria che utilizza il prodotto
    hanno contestato la decisione della Commissione di considerare le importazioni
    dal Sudafrica cumulativamente con quelle dall'Ucraina, dalla Russia e dal Brasile.
    È stato affermato che tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, mentre la quota di
    mercato e il volume delle importazioni dall'Ucraina, dalla Russia e dal Brasile
    sono sensibilmente aumentati, le importazioni dal Sudafrica sono diminuite. È
    stato inoltre sottolineato che in un caso precedente la Commissione aveva deciso
    di non considerare cumulativamente volumi di importazioni che avevano
    tendenze diametralmente opposte (carburo di tungsteno, GU n. L 83 del 1990,
    pag. 41). Si è inoltre affermato che l'andamento dei volumi delle importazioni dai
    singoli paesi esportatori prima del cumulo dovrebbe essere simile, dato che in casi
    precedenti la Commissione aveva considerato come condizione che giustifica il
     cumulo l'aumento del volume e di conseguenza l'andamento delle importazioni. E
     stato inoltre sostenuto che i prezzi all'esportazione applicati dai produttori
     sudafricani erano superiori a quelli dei prodotti originari dell'Ucraina, della Russia
     e del Brasile.
     È stato inoltre affermato che il prodotto originario del Sudafrica, in termini di
     qualità, non era in concorrenza con quelli degli altri paesi interessati, anche
     perché, tra i paesi soggetti all'inchiesta, soltanto il Sudafrica aveva ricevuto
     l'accreditamento ISO 9002.
                                           12
 ---pagebreak--- 38. In considerazione delle argomentazioni di cui sopra e delle richieste riguardanti i
    volumi d'importazione, le quote di mercato, i prezzi all'esportazione e la qualità
    del prodotto importato, si conferma che le importazioni dal Sudafrica dovrebbero
    essere cumulate con quelle provenienti dagli altri paesi esportatori in questione
    per i seguenti motivi:
            pur essendo diminuite del 5,4% in volume tra il 1989 e il periodo
            dell'inchiesta, le importazioni dal Sudafrica sono tuttora considerevoli. Più
            specificamente, se si esclude il 1990 (47 227 tonnellate), i volumi delle
            importazioni sono rimasti sempre al di sopra delle 50 000 tonnellate,
            mentre le quote di mercato sono passate dal 12,7% nel 1989 al 9,9% nel
            periodo dell'inchiesta. Contrariamente a quanto si era stabilito nel caso del
            carburo di tungsteno, non si sono registrate tendenze diametralmente
            opposte per le importazioni dal Sudafrica, i cui volumi sono rimasti
            relativamente stabili tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, anziché subire
            una notevole contrazione;
            i prezzi di tutti i paesi esportatori oggetto dell'inchiesta, compreso il
            Sudafrica, hanno registrato tendenze simili, con un calo considerevole tra
            il 1989 e il periodo dell'inchiesta;
            si è riscontrato che i prodotti importati da tutti i paesi oggetto
            dell'inchiesta erano in concorrenza tra di loro e con quelli dell'industria
            comunitaria. L'accreditamento "ISO 9002" non significa che l'impresa a
            cui è stato concesso produca ferro-silico-manganese diverso da quello di
            altri produttori, ma indica che il produttore applica un sistema di controllo
            della qualità che offre alcune garanzie per gli acquirenti. È stato inoltre
            stabilito che diversi produttori comunitari hanno ricevuto l'accreditamento
            ISO 9002 e che comunque quelli che ne sono privi possono generalmente
            produrre ferro-silico-manganese che, in termini di qualità, è uguale o
             simile a quello degli altri produttori.
                                            13
 ---pagebreak--- 39. Un produttore sudafricano ha affermato che la Commissione, nell'esame delle
    tendenze, avrebbe dovuto prendere in considerazione non solo il periodo
    compreso tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, ma anche l'anno 1988, in quanto
    sarebbe emerso con maggiore evidenza il fatto che il volume delle importazioni
    dal Sudafrica tendeva a diminuire . Il produttore ha inoltre affermato che, poiché
    l'avviso di apertura del procedimento è stato pubblicato il 4 agosto 1993, la
    Commissione avrebbe dovuto scegliere per l'inchiesta un periodo più vicino alla
    data dell'apertura di quanto non fosse il periodo 1° aprile 1992 - 31 marzo 1993. Il
    produttore ha sostenuto che in tal caso la diminuzione delle importazioni dal
    Sudafrica sarebbe stata ulteriormente confermata.
40. Di solito, le istituzioni comunitarie esaminano l'andamento dei volumi delle
    importazioni, delle quote di mercato, dei prezzi, ecc. durante un periodo
    pluriennale, generalmente di quattro anni comprendenti il periodo dell'inchiesta.
    Nella fattispecie, si è optato per un periodo comprendente il periodo dell'inchiesta
    (1° aprile 1992-31 marzo 1993) e per il quadriennio 1989-1992, ritenuto adatto
    per avere un quadro obiettivo dell'andamento del mercato per tutte le parti in
    causa. L'inclusione delle informazioni relative al 1988 non avrebbe modificato le
    conclusioni riguardanti la tendenza dei volumi delle importazioni e degli altri
    fattori a scopo di cumulo.
41. Quanto alla scelta del periodo dell'inchiesta, va osservato che, in genere, la
    Commissione lo fissa in modo che sia vicino alla data di apertura del
    procedimento. A volte, tuttavia, occorre tener conto di altre considerazioni, anche
    per garantire la tempestività e l'efficacia della presentazione, della verifica e della
    valutazione dei dati, per esempio stabilendo una corrispondenza tra il periodo
    dell'inchiesta e gli anni di calendario oppure i trimestri o i semestri finanziari.
    Tuttavia, se una delle parti interessate ritiene inadatto il periodo dell'inchiesta
    scelto dalla Commissione, deve rendere note le sue obiezioni quanto prima ossia,
    nella fattispecie, subito dopo aver ricevuto il questionario e non, come è
     avvenuto, solo dopo essere stata informata delle risultanze provvisorie. In realtà,
     l'esportatore in questione ha risposto al questionario in base al periodo
     dell'inchiesta indicato, che corrisponde al suo esercizio finanziario, senza
     sollevare obiezioni in merito né a quel momento né in occasione delle verifica in
     loco dei dati presentati.
                                            14
 ---pagebreak---     2. Notevole pregiudizio
42. Diversi esportatori hanno affermato che l'industria comunitaria non ha subito un
    pregiudizio notevole, osservando che l'unico elemento identificabile del
    pregiudizio era costituito dalle perdite finanziarie subite dai produttori dell'UE,
    mentre la produzione e le vendite di ferro-silico-manganese dell'UE erano
    aumentate, la capacità di produzione era rimasta costante e l'utilizzazione degli
    impianti era aumentata. È stato inoltre affermato che il calo dell'occupazione non
    era un indicatore del pregiudizio appropriato, poiché aveva provocato l'aumento
    della produttività.
43. Dalle risultanze della Commissione relative a produzione, vendite, quota di
    mercato e risultati finanziari appare chiaramente che i produttori comunitari, per
    limitare il pregiudizio provocato dalle importazioni oggetto di dumping, hanno
    continuato a reagire al calo dei prezzi di vendita causato da queste importazioni
    adeguandosi all'andamento dei prezzi per salvaguardare la loro quota di mercato.
    Anche se questo obiettivo non è stato completamente raggiunto (dato che tra il
    1989 e il periodo dell'inchiesta la quota di mercato è scesa dell'1,2%), la
    produzione e il volume delle vendite sono aumentate e l'utilizzazione degli
    impianti è rimasta relativamente stabile. L'industria comunitaria ha tuttavia
    subito perdite finanziarie tali da minacciare la sua sopravvivenza. L'andamento
    negativo della situazione finanziaria dell'industria comunitaria è considerato un
    indicatore essenziale del pregiudizio notevole.
44. Un esportatore ha sostenuto che il tasso di profitto dell'industria comunitaria nel
    1989 (16,9% sul giro d'affari), rispetto ai risultati finanziari di nove industrie
    metallurgiche negli Stati Uniti nel periodo 1987-1992 (assertivamente compresi
    tra un tasso di profitto del 7,9% e perdite dell'8,5%) era eccessivamente elevato e
    che quindi era probabilmente basato su relazioni finanziarie inattendibili dei
    produttori comunitari. L'esportatore ha inoltre contestato le perdite subite
    dall'industria comunitaria tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta, nonché
    l'attendibilità dei metodi di ripartizione dei costi applicati dai produttori
    comunitari. Le due argomentazioni, tuttavia, non erano sostenute da elementi di
    prova.
                                          15
 ---pagebreak--- 45. È stato considerato che i risultati di un'industria specifica (nella fattispecie
    l'industria del ferro-silico-manganese) e quelli di una serie di industrie diverse non
    siano comparabili e che generalmente da tale confronto non risulti un quadro
    obiettivo della situazione finanziaria dell'industria comunitaria del ferro-silico-
    manganese. In secondo luogo, in base ai risultati dell'inchiesta, non vi è motivo di
    ritenere che i risultati finanziari, basati su conti sottoposti a revisione, non fossero
    corretti. E stato inoltre stabilito che i metodi di ripartizione dei costi applicati dai
    produttori comunitari erano appropriati.
46. Un esportatore ha sostenuto che la perdita della quota di mercato subita
    dall'industria comunitaria riguardava unicamente determinate qualità di ferro-
    silico-manganese, a medio e basso tenore di carbonio, mentre la quota di mercato
    del prodotto standard, in base al quale la Commissione ha effettuato il confronto
    tra i prezzi a titolo provvisorio e definitivo, era aumentata dello 0,5%.
47.  A questo proposito occorre rilevare che i dati relativi alle quote di mercato così
     presentati non sono corretti, dato che le quote di mercato delle rispettive qualità
     del prodotto sono espresse in percentuale del consumo complessivo nel mercato
     comunitario di tutte le qualità considerate globalmente e non sono stabilite
     separatamente rispetto al consumo delle singole qualità. I dati presentati non
     danno quindi un quadro corretto della tendenza delle quote di mercato per le
     diverse qualità del prodotto.
48.  È stato quindi concluso a titolo definitivo che l'industria comunitaria ha subito un
     notevole pregiudizio, a causa del deterioramento della situazione finanziaria, che
     si è essenzialmente manifestato in forma di crescenti perdite tra il 1989 e il
     periodo dell'inchiesta.
                                             16
 ---pagebreak---                            F. NESSO DI CAUSALITÀ
    1. Effetti delle importazioni oggetto di dumping
49. Nel punto 57 del regolamento che istituisce il dazio antidumping provvisorio la
    Commissione ha concluso a titolo provvisorio che le importazioni del prodotto in
    questione originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica,
    considerate complessivamente, hanno provocato un notevole pregiudizio
    all'industria comunitaria.
    2. Altri fattori
    Prezzi delle materie prime e andamento generale della domanda dell'industria
    dell'acciaio
50. Un esportatore ha affermato che il calo dei prezzi del ferro-silico-manganese sui
    mercati mondiali, e quindi anche sul mercato dell'UE, era stato provocato dal fatto
    che l'offerta di manganese era sensibilmente aumentata per diversi anni, come
    risulta dalle pubblicazioni del Bureau of Mines degli Stati Uniti, con il
    conseguente calo dei prezzi del minerale di manganese, che tra il 1989 e il 1993
    erano scesi mediamente del 5%-10% all'anno. Nello stesso periodo, inoltre, era
    diminuita la domanda dell'industria dell'acciaio.
51. A questo proposito è stato considerato che il calo dei prezzi del minerale di
    manganese, che rappresenta soltanto il 10%-15% del costo totale di produzione
    del ferro-silico-manganese, non giustificava la diminuzione dei prezzi nettamente
    più marcata del prodotto finito nel periodo in questione. È stato inoltre stabilito
    che tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta il consumo complessivo, e quindi la
    domanda, di ferro-silico-manganese nella Comunità era aumentato del 21% circa.
                                         17
 ---pagebreak---     Norvegia
52. I produttori del Brasile, del Sudafrica e dell'Ucraina, nonché un'associazione
    dell'industria di trasformazione nella Comunità hanno sostenuto che il pregiudizio
    subito dall'industria comunitaria non era provocato dalle importazioni di ferro-
    silico-manganese dai paesi esportatori succitati, bensì dalle importazioni del
    prodotto originario della Norvegia. In particolare è stato sostenuto che la
    redditività dell'industria comunitaria ha subito il calo più grave dal 1989 al 1990
    (da un profitto del 16,9% a perdite del 14,9%) e che in questo periodo le
    importazioni dai paesi esportatori interessati sono aumentate soltanto di 8 000
    tonnellate. È stato affermato che nello stesso periodo nel mercato dell'UE i prezzi
    applicati dai produttori comunitari sono scesi del 27% e quelli dei prodotti
    originari della Norvegia del 21%, mentre i prezzi dei prodotti importati dai paesi
    esportatori interessati sono diminuiti soltanto del 17%. È stato inoltre rilevato che
    nel 1990 i prezzi dei prodotti norvegesi sul mercato di uno Stato membro sono
    scesi addirittura del 24%.
53. A questo proposito occorre rilevare che la quota di mercato delle importazioni di
    ferro-silico-manganese dalla Norvegia è scesa dal 41,4% nel 1989 al 30,8% nel
    periodo dell'inchiesta e che (secondo l'Eurostat) i prezzi all'importazione medi del
    ferro-silico-manganese di origine norvegese sul mercato comunitario nel periodo
    dell'inchiesta e negli anni 1989-1992 erano costantemente superiori a quelli degli
    altri paesi esportatori e ai prezzi dell'industria comunitaria. La stessa situazione si
    è riprodotta nel periodo 1989-1990, quando le importazioni dalla Norvegia sono
    passate da 171 887 tonnellate (con una quota di mercato del 41,4%) a 139 928
    tonnellate (quota di mercato del 34,4%). I prezzi medi dei prodotti di origine
    norvegese (secondo l'Eurostat), pur essendo diminuiti del 21%, erano ancora
    superiori del 17% circa (ovvero più di 80 ECU) alla media ponderata dei prezzi
    applicati dagli esportatori in questione.
54. In tali circostanze è stato ritenuto poco probabile che le importazioni dalla
    Norvegia avessero provocato il pregiudizio subito dai produttori comunitari. Le
    argomentazioni suesposte e le relative richieste sono state quindi respinte.
 ---pagebreak---                                                                mÊMÊÊÊÊiÊmmmmmmm)
    Competitività dei produttori comunitari
55. I due produttori brasiliani che hanno collaborato al procedimento hanno affermato
    che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria era provocato dalla sua scarsa
    competitività. Secondo tali produttori l'industria comunitaria ha subito le prime
    perdite finanziarie già nel 1990, quando i prezzi nella Comunità erano superiori
    del 12% circa alla media mondiale. L'argomentazione è accompagnata da un
    confronto tra i prezzi del ferro-silico-manganese applicati nell'UE e negli Stati
    Uniti negli anni 1989-1992.1 due produttori hanno inoltre affermato che l'asserita
    inefficienza era dimostrata anche dalla scarsa produttività della manodopera
    dell'industria comunitaria, in termini di prodotto per uomo, rispetto a quella dei
    produttori di ferro-silico-manganese di paesi terzi. A questo proposito è stata
    presentata una stima basata sui dati contenuti nella denuncia, su statistiche
    relative agli Stati Uniti e su informazioni raccolte nel corso di inchieste.
56. Occorre precisare, a questo proposito, che il confronto tra l'UE e gli Stati Uniti
    non tiene conto dei risultati del procedimento antidumping svolto dalle autorità
    statunitensi. In seguito a questo procedimento è stato concluso che anche il
    mercato degli Stati Uniti era stato influenzato da pratiche di dumping, causa di
    pregiudizio, da parte di diversi paesi. È quindi probabile che i prezzi di mercato
    negli Stati Uniti fossero alterati da pratiche sleali.
57. Per quanto riguarda l'asserita mancanza di produttività dell'industria comunitaria,
    si deve rilevare che il fatto che alcuni produttori abbiano vantaggi concorrenziali
    di cui non fruiscono i produttori comunitari, i cui costi di produzione sono
    superiori, non giustifica la mancata adozione di misure di difesa qualora sia stata
    stabilita l'esistenza di un pregiudizio provocato dagli effetti del dumping. In tali
    circostanze si deve accertare, come è stato fatto nel caso in esame, che l'eventuale
    pregiudizio provocato dalla mancanza di competitività non sia stato attribuito alle
    importazioni oggetto di dumping. Occorre inoltre osservare che le misure
    antidumping sono limitate al margine di dumping, dato che il margine necessario
    per eliminare il pregiudizio era superiore.
                                            19
 ---pagebreak---     Conclusione
58. Dato che dopo l'istituzione delle misure antidumping provvisorie non sono state
    presentate altre argomentazioni sulla causa del pregiudizio subito dall'industria
    comunitaria e alla luce delle considerazioni suesposte, è stato concluso che, anche
    se altri fattori hanno contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria,
    l'elevato volume e i bassi prezzi delle importazioni di ferro-silico-manganese
    originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica, considerate
    isolatamente, hanno provocato un notevole pregiudizio all'industria comunitaria,
    in particolare in forma di gravi perdite finanziarie.
                       G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
    Industria dell 'accia io
59. Un'associazione dell'industria che utilizza il prodotto e un importatore
    indipendente hanno affermato che la Commissione dovrebbe prendere in
    considerazione gli interessi dei produttori comunitari di acciaio che utilizzano il
    ferro-silico-manganese. Le parti hanno sostenuto che l'istituzione di dazi
    antidumping sulle importazioni di ferro-silico-manganese provocherebbe
    l'aumento dei costi di produzione dell'industria dell'acciaio e quindi
    pregiudicherebbe la sua competitività sui mercati internazionali. La stessa
    associazione ha affermato che, secondo la stima effettuata da una società, il ferro-
    silico-manganese rappresenta il 6% dei costi di trasformazione per l'acciaio.
60. Nel corso del procedimento la Commissione ha stabilito che generalmente il
    ferro-silico-manganese rappresenta soltanto l'l% dei costi complessivi di
    produzione dell'acciaio. L'affermazione dell'associazione suddetta non si riferisce
    quindi all'incidenza del costo del ferro-silico-manganese sui costi di produzione
    complessivi dell'acciaio, dato che i costi di trasformazione sono soltanto una parte
    dei costi di produzione. Non è inoltre chiaro se l'argomentazione si basi sulla
     situazione dell'industria dell'acciaio nel suo complesso oppure unicamente su
    quella di determinati settori (per esempio i cosiddetti mini laminatoi).
                                           20
 ---pagebreak---                                                                 -ie~\ à. nn ,mr m n » i n i r\r\ n A n /TT
                                                                             mÊÊMÊÊÊÈÉÈÈÊ
    Dazi antidumping e concorrenza
61. Diversi esportatori hanno affermato che l'istituzione di dazi antidumping
    eliminerebbe gli esportatori interessati dal mercato dell'UE, senza provocare un
    aumento dei prezzi di mercato sufficiente affinché l'industria comunitaria possa
    nuovamente realizzare profitti. In tal modo i dazi sarebbero vantaggiosi
    unicamente per gli esportatori norvegesi, che potrebbero rafforzare la loro
    "posizione dominante". Un esportatore ha sostenuto che i dazi antidumping
    aiuterebbero solo il principale esportatore norvegese, che avrebbe già una
    "posizione dominante" sul mercato comunitario in quanto il 6% del suo capitale
    azionario è controllato dalla COMILOG, una società con sede in Gabon che ha
    notevoli partecipazioni azionarie in numerosi produttori comunitari.
62. Riguardo a tali argomentazioni e richieste occorre mettere in evidenza, in primo
    luogo, che l'eliminazione degli effetti delle pratiche di dumping tali da provocare
    distorsioni dei flussi commerciali e il ripristino di condizioni di effettiva
    concorrenza corrispondono all'interesse generale della Comunità. Si ritiene che le
    misure, sia in generale che nelle particolari circostanze del presente procedimento,
    non abbiano necessariamente l'obiettivo di escludere dal mercato comunitario le
    importazioni dai paesi interessati. Si ritiene inoltre che, con il ripristino di
    condizioni di concorrenza leale, l'industria comunitaria possa recuperare
    efficienza e continuare ad operare attivamente sul mercato. L'imposizione di dazi
    antidumping non dovrebbe quindi ostacolare la concorrenza sul mercato dell'UE.
    Detta imposizione, inoltre, non conferirebbe una posizione dominante agli
    esportatori norvegesi. Si è affermato che il principale esportatore norvegese ha
    una posizione dominante sul mercato dell'UE attraverso la sua partecipazione
    azionaria nella COMILOG. Anzitutto, è estremamente improbabile che, con una
    partecipazione azionaria così modesta, la società norvegese possa controllare la
    COMILOG e quindi il mercato dell'UE. Per di più, se l'esportatore norvegese
    controllasse la COMILOG, l'andamento delle sue vendite e della sua quota di
    mercato sarebbe perlomeno simile a quello dei produttori comunitari collegati alla
    COMILOG. Dai dati disponibili, invece, risulta che l'andamento delle vendite e
    delle quote di mercato è stato molto più negativo per l'esportatore norvegese che
    per i produttori dell'UE collegati alla COMILOG.
                                           21
 ---pagebreak---                                                               *nmKÊmmmMmmÊÈÊÊÊÊmm
    Le misure in questione non limiteranno la concorrenza sul mercato dell'UE in
    quanto i prodotti saranno forniti a prezzi equi sia dai produttori comunitari
    denunziane, dagli esportatori norvegesi e dagli esportatori oggetto dell'inchiesta,
    sia dai produttori dell'UE e dagli esportatori non norvegesi che non hanno
    collaborato all'inchiesta, non soggetti alle misure antidumping (che
    complessivamente, nel periodo dell'inchiesta, rappresentavano oltre il 15% del
    consumo comunitario di ferro-silico-manganese).
    Le argomentazioni e le richieste suesposte sono state pertanto respinte.
    Sostituzione del ferro-silico-manganese con altre ferroleghe
63. Un esportatore ha sostenuto che, tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, la
    produzione dell'industria comunitaria dell'acciaio, che praticamente è l'unica
    industria che utilizza il ferro-silico-manganese, è diminuita di quasi il 6%, mentre
    la Commissione ha stabilito che il consumo di ferro-silico-manganese sul mercato
    dell'UE nello stesso periodo era aumentato del 21,4%. Secondo l'esportatore, ai
    fini della determinazione relativa all'interesse della Comunità, sarebbe opportuno
    stabilire se questa situazione fosse dovuta alla sostituzione del ferro-silicio e del
    ferro-manganese con il ferro-silico-manganese, in quanto la sostituzione potrebbe
    essere effettuata, in senso contrario, dopo l'istituzione di dazi definitivi e in tal
    caso sarebbero annullati gli effetti riparatori delle misure.
64. Viste le risultanze della Commissione durante l'inchiesta, si ritiene che, come si è
    già detto, sia avvenuta la suddetta sostituzione del ferro-silicio e del ferro-
    manganese. Questa circostanza lascia tuttavia inalterato il fatto che sono state
    accertate pratiche di dumping causa di pregiudizio contro le quali l'industria
    comunitaria ha diritto di essere difesa. Nell'ambito del procedimento antidumping
    l'obiettivo della difesa è di ripristinare condizioni di correttezza commerciale. È
    inoltre opportuno ricordare che sono state applicate, per un certo periodo, misure
    antidumping nei confronti di alcune importazioni di ferro-silicio, il che può aver
    provocato in parte la sostituzione del ferro-silicio con il ferro-silico-manganese.
    Tuttavia, non è altrettanto probabile che l'istituzióne di dazi sul ferro-silico-
    manganese dia luogo alla sostituzione nell'altro senso, poiché i dazi sul ferro-
    silicio rimangono in vigore.
                                            22
 ---pagebreak--- Conclusione
65.   In considerazione di quanto precede, è confermata la determinazione preliminare
      di cui al punto 63 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio, vale a dire
      che è nell'interesse della Comunità adottare misure antidumping.
                                             H. IMPEGNI
66.   La Commissione ha ricevuto offerte di impegni dalle autorità ucraine, associate
      agli esportatori ucraini, e dagli esportatori brasiliani e sudafricani. Le offerte sono
      state accuratamente esaminate, soprattutto per quanto riguarda la fattibilità del
      controllo degli impegni proposto. A questo riguardo, le istituzioni comunitarie
      nutrono in generale alcune riserve circa l'accettazione degli impegni per i prodotti
      di ferroleghe di questo tipo, viste le possibilità di elusione derivanti dalla loro
      fungibilità, e dall'esistenza di diverse qualità cui corrispondono prezzi diversi.
      Nondimeno, considerato il numero limitato dei produttori esportatori oggetto del
      procedimento e la natura dei circuiti di commercializzazione nella Comunità, la
      Commissione ha accettato gli impegni offerti dalle autorità ucraine, associate agli
      esportatori ucraini, e dagli esportatori sudafricani (cfr. decisione 95/.../CE della
      Commissione7) dato che detti impegni avrebbero eliminato gli effetti
      pregiudizievoli del dumping a norma dell'articolo 10, paragrafo 2 del regolamento
      di base e che, secondo la Commissione, sarebbe stato possibile garantire un
      controllo efficace.
      Per quanto riguarda il Brasile, la Commissione ha deciso di non accettare gli
      impegni degli esportatori brasiliani in quanto i prezzi minimi offerti non
      bastavano ad eliminare il dumping causa del pregiudizio. La Commissione ne ha
      quindi informato gli esportatori brasiliani.
      In considerazione di quanto precede, il Consiglio conclude che occorre imporre
      dazi antidumping nei confronti delle importazioni di ferro-silico-manganese
      originario del Brasile.
7    Cfr. pag. ... della Gazzetta ufficiale.
                                                  23
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                                      I. DAZIO
67. Le misure provvisorie erano in forma di dazi antidumping ad valorem, con
    aliquote pari ai margini di dumping accertati tranne che per un produttore
    sudafricano cui è stato applicato un dazio pari al margine di pregiudizio, risultato
    inferiore al margine di dumping. Dalle risultanze definitive emerge che i margini
    di dumping, opportunamente modificati, sono in tutti i casi inferiori ai margini di
    pregiudizio, che sono confermati in mancanza di osservazioni dopo l'istituzione di
    misure provvisorie. I dazi definitivi sulle importazioni nell'UE di ferro-silico-
    manganese originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica
    devono quindi essere pari ai margini di dumping, a norma dell'articolo 13,
    paragrafo 3 del regolamento di base.
    I dazi non devono applicarsi alle importazioni di ferro-silico-manganese prodotto
    e esportato nell'UE dagli esportatori ucraini e sudafricani i cui impegni di prezzi
    sono stati accettati.
    In assenza di nuove prove o argomentazioni, sono confermate le risultanze di cui
     al punto 71 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio per quanto riguarda
     le imprese brasiliane e sudafricane che non hanno collaborato all'inchiesta.
     L'aliquota del dazio applicato alle imprese di questo tipo dovrebbe quindi essere
     pari, per il Brasile, al margine di dumping stabilito per i due esportatori collegati
     che hanno collaborato e, per il Sudafrica, al più elevato tra i due margini di
     dumping stabiliti per i due esportatori che hanno collaborato.
                                           24
 ---pagebreak--- 68.  Poiché è stato concluso che le importazioni di ferro-silico-manganese originario
      della Georgia, essendo irrilevanti, non hanno provocato un pregiudizio notevole
      all'industria comunitaria, la Commissione ha considerato opportuno chiudere il
      procedimento relativo a questo paese (cfr. decisione della Commissione 95/...8).
                           J. RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
69.   Visti i margini di dumping stabiliti, il pregiudizio subito dall'industria
      comunitaria e la situazione critica di quest'ultima, è stato considerato necessario
      riscuotere definitivamente gli importi depositati a titolo di dazio antidumping
      provvisorio, per tutti i paesi e le società interessati, sino al livello dei margini di
      dumping definitivamente stabiliti.
    Cfr. pag. ... della Gazzetta ufficiale
                                             25
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HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                       Articolo 1
1.   È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ferro-silico-
     manganese di cui al codice NC 7202 30 00, originario della Russia, dell'Ucraina,
     del Brasile e del Sudafrica.
2.   L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria,
     prima dello sdoganamento, è la seguente:
             54,2% per il ferro-silico-manganese originario della Russia,
             43,9% per il ferro-silico-manganese originario dell'Ucraina,
             36,1% per il ferro-silico-manganese originario del Brasile,
             48,3% per il ferro-silico-manganese originario del Sudafrica (codice
             addizionale Taric: 8818).
3.   Salvo altrimenti disposto, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi
     doganali.
4.   I dazi non si applicano alle importazioni del prodotto definito al paragrafo 1
     prodotto ed esportato nella Comunità dalle seguenti società, i cui impegni di
     prezzi sono stati accettati:
     Ucraina
     Nikopol Ferro Alloy Plant
     Zaporozhye Ferro Alloy Plant
     Sudafrica
     Highveld Steel & Vanadium Corporation Limited
     Samancor Limited
                                           26
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                                        Articolo 2
Gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di
ferro-silico-manganese originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica a
norma del regolamento (CE) n. 3119/94 sono riscossi definitivamente sino all'aliquota del
dazio definitivo istituito, salvo le importazioni originarie del Sudafrica esportate dalla
Highveld Steel and Vanadium Corporation Limited cui si applica un'aliquota del 45,3%.
                                        Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                              Per il Consiglio
                                                              Il Presidente
                                             27
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                                                             COM(95) 393 def.
                                                DOCUMENTI
IT                                                                         02 11
                                             N. di catalogo : CB-CO-95-417-IT-C
                                                              ISBN 92-77-92395-4
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo