CELEX: E1998C0339
Language: it
Date: 1998-12-03 00:00:00
Title: Decisione dell'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) n. 339/98/COL, del 3 dicembre 1998, relativa ai finanziamenti concessi dal governo norvegese al gruppo Arcus (aiuto di Stato n. 95-021 - Norvegia)

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E1998C0339

Decisione dell'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) n. 339/98/COL, del 3 dicembre 1998, relativa ai finanziamenti concessi dal governo norvegese al gruppo Arcus (aiuto di Stato n. 95-021 - Norvegia)  

Gazzetta ufficiale n. L 157 del 24/06/1999 pag. 0049 - 0072

DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA AELS (EFTA)N. 339/98/COLdel 3 dicembre 1998relativa ai finanziamenti concessi dal governo norvegese al gruppo Arcus(aiuto di Stato n. 95-021 - Norvegia)L'AUTORITÀ DI VIGILANZA AELS (EFTA),visti l'accordo sullo Spazio economico europeo(1) e, segnatamente, il protocollo 26, gli articoli da 61 a 63 e l'atto di cui al punto 1 dell'allegato XV sulla trasparenza delle relazioni finanziarie fra gli Stati membri e le loro imprese pubbliche,visto l'accordo fra gli Stati AELS (EFTA) sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia(2) e, segnatamente, l'articolo 24 e l'articolo 1 del relativo protocollo 3,considerando quanto segue:I. I FATTI1. Contesto e corrispondenza con le parti e altri interessatiAll'entrata in vigore dell'accordo SEE il 1o gennaio 1994, il monopolio di Stato norvegese dell'alcool ("A/S Vinmonopolet") disponeva del diritto esclusivo di importare vini e liquori, il diritto esclusivo di esportare liquori ed il diritto esclusivo di produrre o redistillare alcool a scopo industriale, alcool destinato al consumo e isopropanolo. Per quanto atteneva alla vendita all'ingrosso, i produttori di vino e liquori erano obbligati a vendere i propri prodotti esclusivamente a A/S Vinmonopolet. Il commercio al dettaglio, ovvero la vendita di liquori, vino e birra con un contenuto alcolico superiore al 4,75 % (birra forte) destinati al consumo poteva essere esercitato solo da A/S Vinmonopolet.Dopo aver esaminato la legislazione norvegese e le disposizioni sulla commercializzazione delle bevande alcoliche, l'Autorità ha concluso, con parere motivato del 30 dicembre 1994 (decisione n. 335/94/COL) che la Norvegia, mantenendo in vigore sia i diritti esclusivi di importazione, esportazione e vendita all'ingrosso di bevande alcoliche, sia il collegamento istituzionale fra monopolio di vendita al dettaglio e produzione di bevande alcoliche, non aveva ottemperato agli obblighi di cui agli articoli 11, 12 e 16 dell'accordo SEE.A seguito del parere motivato, nel 1995 le autorità norvegesi decisero di scindere A/S Vinmonopolet in due gruppi(3). Le attività di vendita al dettaglio rimanevano monopolio della società con la stessa denominazione sociale (A/S Vinmonopolet), mentre le attività di esportazione, importazione, vendita all'ingrosso e produzione venivano affidate ad un raggruppamento di imprese distinto, il gruppo Arcus. Quest'ultimo si configurava come holding, la Arcus AS, al cento per cento di proprietà statale, con due società interamente controllate, la Arcus Produksjon AS e la Arcus Distributsjon AS. Una parte delle attività della cessata A/S Vinmonopolet sarebbe stata ceduta al gruppo Arcus. Tali provvedimenti dovevano diventare esecutivi dall'inizio del 1996.Con lettera del 23 novembre 1995 (rif. 95-6773 D), l'Autorità chiese al governo norvegese di trasmetterle un'informazione completa sulle novità legislative ed amministrative connesse alla nuova organizzazione del mercato delle bevande alcoliche in Norvegia. La lettera esprimeva riserve in merito alle misure destinate a correggere le violazioni rilevate dall'Autorità nel parere motivato del 30 dicembre 1994, trattandosi di misure che avrebbero dovuto essere attuate entro la fine del 1995. L'Autorità attirava l'attenzione delle autorità norvegesi segnatamente sulle norme in materia di concorrenza di cui agli articoli da 53 a 64 dell'accordo SEE.Con successiva lettera del 6 dicembre 1995 (rif. 95-6989 D), l'Autorità informò il governo norvegese di avere avuto notizia che Arcus avrebbe ricevuto aiuti pubblici principalmente mediante la sottovalutazione delle attività che le erano state trasferite. Con riferimento all'articolo 1, paragrafo 3, del protocollo 3 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e la Corte, il governo norvegese veniva richiamato all'obbligo, che incombe agli Stati AELS (EFTA), di informare l'Autorità in tempo utile da consentirle di presentare le proprie osservazioni in merito a qualsiasi progetto volto a istituire o modificare un aiuto. Il governo norvegese veniva altresì informato che, in caso di inosservanza, qualsiasi aiuto sarebbe stato ritenuto illegittimo ed avrebbe obbligato l'Autorità ad esigerne il recupero.Con lettera del 4 gennaio 1996 (rif. 96-11 A), le autorità norvegesi hanno risposto di non reputare sottovalutate le attività cedute ad Arcus e di non avere pertanto alcun obbligo di notifica nei confronti dell'Autorità. Cionondimeno le autorità norvegesi si impegnavano a fornire all'Autorità informazioni più dettagliate circa la valutazione ed il finanziamento di Arcus. Dette informazioni, compresa una copia della relazione redatta da un consulente, Deloitte &  Touche, riguardante la valutazione ed i bilanci di apertura inerenti lo scorporo di A/S Vinmonopolet (relazione D& T)(4), sono state trasmesse all'Autorità con lettera dell'11 marzo 1996 (rif. 96-1362 A).Con lettera del 22 dicembre 1995 (rif. 95-7344 A), l'Autorità ricevette una denuncia formale in merito alla valutazione delle attività trasferite da A/S Vinmonopolet ad Arcus; nella denuncia si asseriva che tale operazione configurava un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Gli esponenti ritenevano che le attività trasferite ad Arcus fossero probabilmente sottostimate 1,5 miliardi di NOK, con la conseguenza che Arcus, diversamente dai suoi concorrenti, non era tenuto a conseguire un rendimento normale sul valore reale del capitale utilizzato. L'esponente esprimeva inoltre riserve in merito al fatto che l'asserito vantaggio finanziario di Arcus potesse essere usato per vendere a prezzi inferiori a quelli della concorrenza e che ciò avrebbe potuto portare ad una situazione tale da precludere la leale concorrenza e creare disparità d'accesso al mercato norvegese della distribuzione di bevande alcoliche.Con lettera del 1o aprile 1996 (rif. 96-1374 D), l'Autorità informava le autorità norvegesi di aver ricevuto la suddetta denuncia e le invitava a prendere posizione in merito alle asserzioni ivi esposte. Con la medesima lettera si chiedeva alle autorità norvegesi di fornire informazioni supplementari relative, fra l'altro, a probabili progetti di vendita di immobilizzazioni o di utilizzo di capacità in esubero da destinare a settori di attività diversi da quelli connessi alla produzione ed al commercio di bevande alcoliche. Con lettera del 7 maggio 1996 (rif. 96-2662 A), le autorità norvegesi hanno risposto che non era stata istituita alcuna forma di aiuto di Stato in relazione alla riorganizzazione di A/S Vinmonopolet. Nella stessa lettera si affermava che non sussistevano, al momento, piani di vendita di grosse immobilizzazioni. Riguardo ad altre possibili attività, veniva fatto riferimento ad un contratto con una società farmaceutica per la locazione di aree di stoccaggio e la fornitura di servizi di distribuzione. Nella lettera viene inoltre riferito che il ricavo stimato derivante da questo contratto era stato iscritto nel bilancio di apertura di Arcus.In data 30 ottobre 1996 l'Autorità decise di avviare una procedura formale di indagine ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 2, del protocollo 3 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e la Corte (decisione n. 246/97/COL) e lo stesso giorno ne informò il governo norvegese notificandogli copia della decisione, invitandolo a presentare le proprie osservazioni in merito alla decisione stessa. La decisione di avviare un'indagine formale è stata adottata senza pregiudizio per l'esito della decisione finale.La decisione è stata pubblicata per estratto come avviso nella sezione SEE della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e nel relativo Supplemento SEE(5). Gli altri Stati AELS (EFTA) vincolati dall'accordo SEE, gli Stati membri dell'UE ed altre parti interessate sono state informate ed invitate a fornire le proprie osservazioni entro un mese dalla data della pubblicazione. La Commissione europea è stata informata, in conformità al protocollo 27 dell'accordo SEE, mediante l'invio di una copia della decisione.Nella sua decisione di avviare la procedura di inchiesta l'Autorità sosteneva, fra l'altro, che il bilancio di apertura di Arcus era basato su una struttura subottimale del gruppo. Al riguardo, l'Autorità ha constatato che il bilancio di apertura era fondato sul presupposto che gli impianti di produzione di Bergen e Trondheim sarebbero stati mantenuti in aggiunta a quelli di Oslo. È stato altresì rilevato che la relazione del consulente D& T mostrava che la redditività era garantita a condizione che le attività di produzione fossero centralizzate ad Oslo. Non convinta quindi che il valore stimato dal governo norvegese rappresentasse il valore che un compratore interessato ben informato avrebbe considerato come il valore effettivo e per il quale sarebbe stato disponibile a pagare le attività cedute ad Arcus, l'Autorità ritenne quindi necessario un ulteriore esame onde determinare il corretto valore delle attività cedute dalla A/S Vinmonopolet. L'Autorità affermava inoltre che non era in alcun modo comprovato che le autorità norvegesi avessero imposto ad Arcus specifiche limitazioni all'uso di un fondo fornito da A/S Vinmonopolet a copertura dei costi di ristrutturazione. L'Autorità concludeva quindi in tale fase che il fondo di ristrutturazione del valore di 226 milioni di NOK doveva essere considerato aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE.Con lettera del 13 dicembre 1996 (rif 96-7409 A), le autorità norvegesi, in risposta alla decisione dell'Autorità di avviare la procedura, fornivano ulteriori spiegazioni circa le motivazioni in base alle quali reputavano che i finanziamenti erogati a Arcus non contenessero aiuti di Stato. Veniva messo in evidenza, fra l'altro, che ad Arcus occorrevano il magazzino e le capacità di trasporto di Bergen e di Trondheim. Si osservava, inoltre, che all'epoca in cui era stata valutata la capacità necessaria per Arcus, i nuovi stabilimenti di imbottigliamento ed i magazzini di Oslo erano ancora in fase di costruzione; ciò costituiva un'ulteriore riprova di quanto fosse importante mantenere gli stabilimenti di Bergen e Trondheim. In relazione ai costi di ristrutturazione, le autorità norvegesi spiegavano che il fondo era stato costituito sulla base delle stime dei costi della necessaria riorganizzazione e della decisione di A/S Vinmonopolet di ridurre il personale. Le autorità norvegesi concludevano di "non ritenere che fosse stata istituita alcuna forma di aiuto nel trasferimento delle attività, né che fosse stato accordato alcun aiuto finanziario in relazione alla riorganizzazione di A/S Vinmonopolet."L'Associazione norvegese dei fabbricanti di birra e dei produttori di acque minerali (Norsk Bryggeri- og Mineralvannindustris Forening), reagendo alla richiesta dell'Autorità di presentare le proprie osservazioni circa un eventuale aiuto di Stato erogato ad Arcus, rispondeva con telefax del 12 marzo 1997, ossia entro il termine di un mese (rif 97-1656 A). L'associazione condivideva in linea generale le considerazioni espresse dall'autore della denuncia e dall'Autorità. L'associazione si richiamava fra l'altro alla presunzione che il valore delle immobilizzazioni cedute fosse eccezionalmente basso e prendeva posizione in merito ai progetti di Arcus di convertire parte delle strutture produttive in stabilimenti per la fabbricazione di birra, esprimendo la preoccupazione che detta produzione potesse avvalersi di impianti acquisiti a basso prezzo e di finanziamenti destinati a coprire i costi di ristrutturazione. L'associazione esprimeva inoltre preoccupazione per le potenziali sinergie ed economie di scala di Arcus nella produzione, distribuzione e vendita, essendo Arcus produttore di alcolici in regime di monopolio e non essendo tali vantaggi disponibili agli altri produttori di bevande. L'associazione rilevava anche il pericolo di sovvenzioni incrociate nelle attività di distribuzione di Arcus, cioè fra tipi di bevande alcoliche differenti, vino e birra. Le osservazioni dell'associazione sono state inoltrate alle autorità norvegesi con lettera dell'8 settembre 1997 (rif. 97-5809 D).Le autorità norvegesi hanno risposto (rif. 97-6979 A) con lettera del 3 novembre 1997 che Arcus, tramite accordi succedutisi a partire dall'aprile 1997, aveva trasferito gli impianti di imbottigliamento di Bergen ad una fabbrica di birra locale, Hardanger Bryggeri A/S, e che aveva al contempo acquisito azioni della stessa. Le autorità norvegesi sostenevano che la partecipazione di Arcus nella Hardanger Bryggeri A/S costituiva una normale transazione commerciale e che il capitale impiegato nell'operazione non poteva essere correlato né al finanziamento delle ristrutturazioni né alla valutazione delle attività di Arcus. Si spiegava che Arcus aveva acquisito azioni di una fabbrica di birra esistente secondo la normale prassi commerciale, e che ciò configurava una comune operazione commerciale che Arcus poteva liberamente porre in essere, indipendentemente dalla sua qualità di fabbricante di bevande alcoliche in regime di monopolio. In relazione al presunto pericolo di sovvenzioni incrociate, le autorità norvegesi osservavano che le denunce precedentemente presentate all'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) ed all'autorità norvegese preposta al controllo della concorrenza erano state archiviate senza alcuna forma di intervento da parte di dette autorità.In merito a quest'ultimo punto, e per quanto di sua competenza, si rileva che nel 1996/97 l'Autorità ha avviato inchieste a seguito di denunce in materia di concorrenza vertenti sugli sconti concessi da Arcus Distribusjon AS ad importatori e rappresentanti di vini e liquori in Norvegia. Comunque, le denunce in questione non riguardavano la questione delle sovvenzioni incrociate. I procedimenti erano stati archiviati dopo che Arcus aveva adottato un comportamento conforme alle norme di concorrenza del SEE. Grazie al medesimo impegno l'autorità norvegese preposta al controllo della concorrenza ha archiviato altri casi simili.Al di fuori dell'istruttoria formale, l'Autorità ha ricevuto esposti da parti aventi interessi economici nella distribuzione all'ingrosso ed in attività correlate alla distribuzione e produzione di bevande alcoliche. Gli esposti, provenienti da parti site sia in Norvegia che in altri paesi SEE esprimevano, senza eccezioni, serie riserve circa i finanziamenti concessi dal governo norvegese ad Arcus.In seguito ad un ulteriore esame dell'Autorità circa i suddetti finanziamenti, è emerso che determinate questioni che potevano avere un rapporto con l'esito dell'indagine richiedevano ulteriori chiarimenti. Pertanto l'Autorità ha chiesto informazioni supplementari con lettera dell'11 maggio 1998 (rif. 98-3094 D) in cui inviava le autorità norvegesi a presentare le proprie considerazioni in merito ad alcune osservazioni preliminari dell'Autorità stessa. Oltre alla richiesta di informazioni supplementari e di osservazioni circa il fondo di ristrutturazione e quella che l'Autorità aveva definito come la struttura "subottimale" di Arcus, venivano sollevate ulteriori questioni. L'Autorità metteva, fra l'altro, in questione le giustificazioni addotte per la scelta dei tassi di attualizzazione piuttosto elevati nella relazione con cui D& T aveva calcolato il valore di Arcus(6). L'Autorità chiedeva inoltre informazioni sugli obblighi relativi alla tutela dell'ambiente riguardanti le proprietà Arcus di Trondheim. La copertura finanziaria relativa agli obblighi di tutela dell'ambiente (30 milioni di NOK) era stata fornita da A/S Vinmonopolet ad Arcus al momento in cui quest'ultima rilevò l'attività della prima.Le autorità norvegesi hanno risposto con lettere del 9 giugno 1998 (rif. 98-3978 A) e 30 luglio 1998 (rif. 98-5053 A). In merito all'addebito della struttura subottimale si sottolineava che l'eventualità di scioperi e di disordini fra i dipendenti costituiva un fattore da tenere presente nel valutare la prospettiva di una chiusura della produzione a Bergen e Trondheim, e che la decisione iniziale di non vendere era fondata. Sono state fornite ulteriori precisazioni circa l'utilizzo effettivo del fondo di ristrutturazione. È stato evidenziato che le riduzioni di organico erano state differite rispetto al programma iniziale, soprattutto a Bergen, in seguito al fallimento del progetto che coinvolgeva la Hardanger Bryggeri A/S. È stata ribadita la correttezza del tasso di sconto applicato in sede di redazione del bilancio di apertura. Inoltre è stato chiarito che un compromesso di vendita era stato raggiunto per lo stabilimento di Trondheim.Per analizzare le questioni inerenti il bilancio di apertura di Arcus, l'Autorità ha deciso di consultare un perito esterno ed ha stipulato un contratto di servizio con KPMG Management Consulting AS di Oslo, che ha redatto una relazione sulla valutazione di Arcus(7). La relazione è stata inoltrata con lettera del 3 novembre 1998 (rif. 98-7466 D) alle autorità norvegesi, le quali hanno a loro volta commentato la relazione nella lettera del 17 novembre 1998 (rif. 98-7850 A).Il 6 novembre 1998 l'Autorità ha ricevuto un telefax (rif. 98-7556 A) dalle autorità norvegesi cui era allegata copia di una lettera del ministro del Commercio e dell'Industria diretta al consiglio di amministrazione di Arcus. La lettera informava Arcus che lo Stato prevedeva per l'anno 1998 il pagamento di dividendi. Nell'ordine di 150 milioni di NOK circa. Nel pervenire a questa cifra il ministro faceva riferimento ai fondi di ristrutturazione registrati come entrate straordinarie e al fatto che tali entrate si sarebbero realizzate con la vendita di beni immobili.2. Il gruppo Arcus2.1. Costituzione e organizzazioneCome si è detto, la decisione di costituire la Arcus AS come società holding a responsabilità limitata controllata al 100 % dallo Stato(8) venne presa dal governo norvegese, il quale decise anche di costituire due società interamente controllate da Arcus AS, la Arcus Produkter AS e la Arcus Distribusjon AS. In preparazione allo scorporo di A/S Vinmonopolet, nel settembre 1995 venne costituito il gruppo Arcus, con un capitale effettivo iniziale di 50000 NOK, detenuto da A/S Vinmonopolet.Lo scorporo di A/S Vinmonopolet implicava che le attività e passività connesse alla produzione e distribuzione venissero trasferite ad Arcus AS, che a sua volta effettuava un'ulteriore distribuzione alle due società figlie. Le attività e passività connesse al monopolio di vendita al dettaglio rimanevano a A/S Vinmonopolet. Il capitale sociale e le altre azioni di A/S Vinmonopolet furono suddivise in rapporto ai valori stimati che rimanevano al monopolio di vendita al dettaglio ed ai valori trasferiti ad Arcus. Fu stabilito che la proprietà di Arcus venisse trasferita da A/S Vinmonopolet al ministero dell'Industria e dell'Energia a partire dal 1o gennaio 1996. Con decorrenza da questa stessa data, A/S Vinmonopolet trasferì attività e passività ad Arcus, che a sua volta, dette inizio all'attività di produzione e distribuzione. A compensazione dei valori trasferiti da Vinmonopolet ad Arcus, lo Stato ricevette dal nuovo proprietario - il ministero dell'industria e dell'Energia - azioni della holding.Le principali attività delle società del gruppo Arcus sono le seguenti:Arcus Produkter AS detiene il diritto esclusivo (detenuto in precedenza da A/S Vinmonopolet) di produrre bevande alcoliche in Norvegia. Nelle attività produttive della società rientra, oltre alla fabbricazione di bevande alcoliche, anche l'imbottigliamento di vino e liquori di origine nazionale ed estera. La società vende i propri prodotti al monopolio di vendita al dettaglio, ad alberghi e ristoranti oltre che a negozi tax free. Inoltre produce per l'esportazione e vende alcool per uso tecnico e medicinale.Le attività di Arcus Distribusjon AS, che nel gennaio 1998 ha assunto la denominazione sociale Vectura AS, consistono nell'importazione, immagazzinamento e distribuzione di bevande alcoliche. La società vende i propri servizi a produttori, altri grossisti e ad importatori di detti prodotti, oltre a fornire prodotti al monopolio di vendita al dettaglio e ad alberghi e ristoranti.Arcus AS è la holding che, oltre ad esercitare le funzioni connesse alla proprietà, cura per conto del gruppo i servizi comuni, quali il finanziamento, la contabilità, la gestione informatica e delle risorse umane. Da quando Arcus ha iniziato la propria attività sono state costituite due nuove controllate: Arcus Eiendom ANS è stata costituita il 9 settembre 1996 per amministrare le proprietà di Arcus, Exar AS è stata costituita il 13 gennaio 1998 con la responsabilità delle attrezzature produttive Arcus di Bergen. Dalla relazione annuale(9) risulta che Exar AS non ha svolto alcuna attività.Il gruppo Arcus comprendeva, alla costituzione, tre impianti e magazzini siti rispettivamente a Oslo, Bergen e Trondheim, oltre ad un impianto per la rettificazione di alcool a Hamar.2.2. Bilancio di aperturaIn previsione della scissione di A/S Vinmonopolet, il proprietario, il ministero della Sanità e degli Affari sociali, richiese la consulenza di Deloitte &  Touche (D& T) per la stesura di una relazione contenente proposte di bilancio di apertura per le attività che dovevano essere scorporate da A/S Vinmonopolet. La relazione D& T(10), datata 25 settembre 1995, ha costituito il fondamento del disegno di legge presentato dal governo norvegese al parlamento(11), volta a stabilire il bilancio di apertura di Arcus. Gli importi del bilancio di apertura presentati al parlamento erano identici a quelli riportati nella relazione D& T. Il dettaglio delle voci del bilancio di apertura figura nella tabella 1. La proposta avanzata nel novembre 1995 si riferiva al bilancio di apertura con decorrenza 1o gennaio 1996. Finché non furono pronti i rendiconti definitivi di A/S Vinmonopolet per l'esercizio 1995 non fu possibile redigere il bilancio di apertura definitivo. Le cifre del bilancio di apertura definitivo figurano anch'esse nella tabella 1. Il bilancio di apertura specificava le attività e le passività di ciascuna delle tre società del gruppo Arcus: la Arcus Produksjon A/S, la Arcus Distribusjon A/S e la holding Arcus A/S. Ai fini della presente decisione, le cifre riportate si riferiscono esclusivamente al bilancio consolidato del gruppo Arcus.Tabella 1Bilanci di apertura del gruppo Arcus>SPAZIO PER TABELLA>Il bilancio di apertura è stato redatto in base ai seguenti principi e presupposti:Per valutare il gruppo Arcus Deloitte &  Touche ha utilizzato il metodo dell'attualizzazione dei flussi di cassa. In breve, questo metodo consiste nello stimare il flusso futuro delle entrate e delle uscite in base a certe ipotesi sugli sviluppi del mercato, sui costi d'esercizio, ecc. Il valore delle attività corrisponde al valore attualizzato dei ricavati netti futuri (ipotizzati). Il tasso di attualizzazione è rappresentato dal tasso di rendimento richiesto. Nei calcoli si ipotizzava che venisse mantenuta la struttura di quel momento, cioè gli impianti di Oslo/Hamar, Bergen e Trondheim.Deloitte &  Touche ha stimato in 203 milioni di NOK il valore attuale delle attività operative di Arcus (Arcus Produkter AS e Arcus Distribusjon AS). Questo importo è servito a determinare il valore delle immobilizzazioni stimate in 175 milioni di NOK prendendo in considerazione le altre attività e passività. Il valore attualizzato del capitale sociale è stato fissato in 203 milioni di NOK.La scissione del capitale di esercizio dell'ex A/S Vinmonopolet prevedeva che Arcus venisse dotata di 154 milioni di NOK, imputati in parte alla voce "Cassa e depositi" e in parte ad "Altri fondi propri", per complessivi 357 milioni di NOK (203 + 154). In conformità ai principi dello scorporo, 230 milioni di NOK sono stati iscritti come "Altri crediti a breve termine e scorte". L'indebitamento complessivo (a breve e lungo termine) iscritto a bilancio era pari a 202 milioni di NOK (175 + 27).I costi di ristrutturazione conseguenti alla scissione dell'ex monopolio sono stati stimati in 236,7 milioni di NOK. Per ulteriori dettagli si veda più avanti la sezione II, punto 2.2. Il loro valore attualizzato (226 milioni di NOK) è stato iscritto come passivo nelle proposte di bilancio di apertura. A copertura di questi costi era stato previsto che una somma identica venisse trasferita da A/S Vinmomopolet a Arcus. Pertanto, alla voce "Cassa e depositi" 226 milioni di NOK sono stati iscritti nel bilancio di apertura proposto. In tal modo i costi della ristrutturazione sono stati separati dal calcolo del valore attuale del gruppo.Gli oneri relativi alla protezione dell'ambiente gravanti sulla proprietà Arcus di Trondheim sono stati stimati in 30 milioni di NOK (cfr. più avanti la sezione II, punto 2.3). A copertura di questi costi si è ipotizzato il trasferimento di un analogo importo da A/S Vinmonopolet. Nel bilancio di apertura proposto, i 30 milioni di NOK sono stati quindi aggiunti alla voce "Cassa e depositi". Lo stanziamento per l'ambiente è stato inoltre iscritto tra le passività, analogamente ai costi di ristrutturazione.Al termine di queste operazioni, la proposta di bilancio di apertura presentava un passivo totale di 458 milioni di NOK e fondi propri per 357 milioni di NOK. Con attività correnti stimate a 640 milioni di NOK, le immobilizzazioni risultavano pari a 175 milioni di NOK, cifra che rappresenta il valore stimato delle varie immobilizzazioni di Arcus: terreni, impianti e macchinari.Le decisioni che sono state poi effettivamente adottate si basavano sul bilancio di apertura proposto. Arcus è stata costituita con un capitale di 357 milioni di NOK, di cui 203 milioni di NOK rappresentati da azioni. Il valore delle immobilizzazioni (terreni, impianti e macchinari) venne fissato a 175 milioni di NOK A/S Vinmonopolet provvide a trasferirle 256 milioni di NOK a copertura dei costi di ristrutturazione e degli oneri ambientali. Come risulta dalla tabella 1, l'unica differenza significativa fra il bilancio di apertura proposto e quello definitivo riguarda la riduzione dell'indebitamento complessivo (essenzialmente debiti a breve termine) e, per ragioni pratiche, la corrispondente riduzione delle attività correnti.Nella sua proposta al parlamento(12) il governo norvegese prevedeva che Arcus fornisse un soddisfacente rendimento del capitale, pari almeno al 10-12 %, dedotte le imposte.2.3. Spese sostenute A/S VinmonopoletEra implicito nel valore attribuito ad Arcus che i flussi di cassa futuri non sarebbero stati sufficienti per conseguire un rendimento sul capitale all'altezza di quello registrato prima dello scorporo nei conti di A/S Vinmonopolet. Pertanto si decise di ridurre il capitale di A/S Vinmonopolet nei conti dell'anno 1995: il valore del capitale fisso fu ridotto di 476 milioni di NOK, da un valore originario di 791 milioni a 315 milioni di NOK(13). Il valore del capitale rimanente è stato suddiviso a sua volta fra le immobilizzazioni iscritte nel bilancio di apertura di Arcus e le immobilizzazioni che rimanevano al monopolio di vendita al dettaglio. Gli oneri straordinari relativi alla svalutazione (476 milioni di NOK) sono stati registrati nei conti di A/S Vinmonopolet dal 1995 andando ad aggiungersi ai 256 milioni di NOK trasferiti a copertura delle spese di ristrutturazione e degli oneri ambientali. Per tale ragione, in conseguenza dello scorporo, i libri contabili di A/S Vinmonopolet per l'esercizio 1995 evidenziavano uscite straordinarie pari a 732 milioni di NOK (tabella 2).Tabella 2Spese straordinarie di A/S Vinmonopolet 1995>SPAZIO PER TABELLA>Fonte:A/S Vinmonopolet, Relazione annuale di bilancio 1995.2.4. Valore di liquidazioneSu richiesta dell'Autorità, le autorità norvegesi hanno presentato un valore di liquidazione stimato delle attività trasferite ad Arcus. La stima è riprodotta nella tabella 3.Tabella 3Valore di liquidazione di Arcus>SPAZIO PER TABELLA>Fonte:lettera del ministero dell'Industria e dell'Energia, 7 maggio 1996 (rif. 96-2662 A).Il valore dei terreni e degli immobili è stato calcolato da un perito. Il valore netto di vendita degli impianti di produzione è stato stimato da Arcus. I costi connessi alle cessazioni dei rapporti di lavoro sono stati stimati sulla base della relazione D& T e dei precedenti accordi intercorsi fra A/S Vinmonopolet ed i propri dipendenti. Le altre spese di liquidazione sono stati stimati da Arcus.2.5. Posizione sul mercato, scambi commerciali e risultati economiciIn conformità al nuovo regime per il commercio di bevande alcoliche entrato in vigore in Norvegia all'inizio dell'anno 1996, le licenze per la distribuzione, esportazione ed importazione di bevande alcoliche sarebbero state rilasciate dalle autorità norvegesi(14). Al 1o gennaio 1996 non era stata ancora rilasciata alcuna licenza. Pertanto Arcus Distribusjon AS ha iniziato la propria attività nel 1996 in una situazione di monopolio di fatto per un periodo provvisorio. Gli altri operatori hanno ottenuto nel prosieguo del 1996 il diritto di importare, esportare e distribuire bevande alcoliche. Nel 1997 Arcus Distribusjon AS deteneva una quota di mercato pari al 65 % delle forniture totali di bevande alcoliche destinate al monopolio di vendita al dettaglio ed al settore alberghiero e dei ristoranti(15).La quota totale di Arcus Produkter AS nelle vendite di vino e liquori in Norvegia è diminuita nel 1996 e 1997 rispetto alle quote corrispondenti detenute dall'ex A/S Vinmonopolet. La perdita di quote di mercato riguardava in minore misura le marche prodotte da Arcus rispetto alle altre marche importate sfuse ed imbottigliate dalla società. Nel 1997 oltre il 33 % delle vendite complessive di vino e liquori destinati ai consumatori finali in Norvegia è stato prodotto o imbottigliato da Arcus Produkter AS(16). Le esportazioni dell'anno 1996 rappresentavano il 5 % delle vendite totali(17), dirette per la maggior parte in Germania, il mercato principale.Non esistendo praticamente alcuna produzione di vino in Norvegia e disponendo Arcus Produkter AS del monopolio della produzione di alcolici, ne consegue che questi, compreso tutto il vino acquistato sfuso o imbottigliato dalle società Arcus, sono importati. I principali paesi d'origine dei prodotti in questione sono gli Stati membri dello Spazio economico europeo.La relazione annuale di bilancio di Arcus per l'esercizio 1996 indica che le entrate totali della società, dedotte le imposte sui consumi, ammontano a 1296 milioni di NOK. L'utile operativo era pari a 26,6 milioni di NOK mentre l'utile netto derivante da operazioni finanziarie era di 13,7 milioni di NOK. I 62,1 milioni di NOK derivanti dall'accantonamento per le ristrutturazioni sono stati iscritti come entrata straordinaria, portando il risultato annuo a 102,4 milioni di NOK. 16,1 milioni di NOK(18) sono stati distribuiti come dividendi (tabella 4).Nel 1997 Arcus ha registrato entrate - al netto delle imposte sui consumi - dell'ordine di 1245 milioni di NOK. Poiché i costi di esercizio sono stati superiori alle entrate correnti, il risultato di esercizio presentava una perdita di 12,8 milioni di NOK. Cionondimeno, nello stesso anno Arcus ha registrato un risultato globale positivo pari a 27,8 milioni di NOK dovuto della rendita finanziaria netta di 10,7 milioni di NOK e ad entrate straordinarie per 39 milioni di NOK (di cui 38,3 milioni derivanti dall'accantonamento per la ristrutturazione) dedotte spese straordinarie per 9,1 milioni di NOK. Nel 1997 non sono stati distribuiti dividendi.Tabella 4Gruppo Arcus: risultati economici del 1996 e 1997>SPAZIO PER TABELLA>Fonti:relazioni annuali di bilancio 1996 e 1997 Arcus.II. VALUTAZIONE GIURIDICA1. Principi1.1. Prodotti interessatiL'Autorità rileva che le attività di Arcus riguardano la produzione e il commercio di beni disciplinati dall'accordo SEE [cfr. articolo 8, articolo 23, lettera b) e protocolli 3, 8 e 47 dell'accordo SEE]. Tali prodotti includono, fra l'altro, la birra e le bevande alcoliche, come da elenco delle tabelle I e II del protocollo 3 dell'accordo SEE(19).Di conseguenza, il trasferimento di attività da A/S Vinmonopolet ad Arcus rientra nella disciplina dei regimi di aiuto di Stato contemplati dall'accordo SEE e dall'accordo sull'Autorità di vigilanza e la Corte. Si ricorda altresì che le norme in materia di aiuti di Stato si applicano anche al settore dei servizi.1.2. Articolo 61, paragrafo 1L'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE recita:"Salvo deroghe contemplate dal presente accordo, sono incompatibili con il funzionamento del medesimo, nella misura in cui incidano sugli scambi fra parti contraenti, gli aiuti concessi da Stati membri della Comunità, da Stati AELS (EFTA) o mediante risorse statali sotto qualsiasi forma, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza."Pertanto, un provvedimento costituisce aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, qualora abbia i seguenti requisiti:1. venga concesso mediante risorse statali sotto qualsiasi forma;2. favorisca talune imprese o talune produzioni;3. incida sugli scambi fra parti contraenti e falsi o minacci di falsare la concorrenza.Risorse stataliLe misure da esaminare nel caso di specie implicano tutte l'impiego di risorse statali, in quanto comprendono le attività, ovvero le immobilizzazioni e le risorse finanziarie trasferite ad Arcus da A/S Vinmonopolet, impresa interamente controllata dallo Stato. Costituisce giurisprudenza consolidata(20) che le risorse trasferite da un'impresa pubblica, quale A/S Vinmonopolet, analogamente alle risorse trasferite direttamente dallo Stato, rientrino nel concetto di aiuto concesso "mediante risorse statali" ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Poiché le risorse possono assumere "qualsiasi forma" ne consegue che tanto i provvedimenti finanziari quanto le immobilizzazioni, oltre ad altri vantaggi, rientrano nella fattispecie contemplata dall'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Tutti i provvedimenti esaminati nella presente decisione, nella misura in cui risultino contenere vantaggi finanziari, soddisfano quindi la prima condizione.Provvedimenti a favore di talune impresePer quanto attiene alla seconda condizione, è evidente che, qualora i provvedimenti implichino la concessione di risorse finanziarie o di immobilizzazioni a condizioni vantaggiose, i beneficiari risultano essere specifiche imprese, cioè le imprese del gruppo Arcus.Incidenza sugli scambi commerciali e sulla concorrenzaLe bevande alcoliche prodotte da Arcus Produkter AS si trovano sul mercato norvegese e sui mercati di esportazione in diretta concorrenza con bevande analoghe prodotte negli altri Stati SEE. Arcus Produkter AS importa bevande alcoliche e vino sfuso per l'imbottigliamento e la rivendita. Vectura AS (ex Arcus Distribusjon AS) è il principale operatore del mercato norvegese nel campo della vendita all'ingrosso e della distribuzione di bevande alcoliche e vino di origine straniera o nazionale. Queste attività vengono svolte in concorrenza con altre imprese operanti nell'importazione e commercializzazione di queste bevande. In merito alla posizione sul mercato, al commercio ed ai risultati economici si rinvia alla sezione I, punto 2.5, della presente decisione.Qualsiasi vantaggio finanziario insito nei finanziamenti di Arcus costituisce pertanto una distorsione o minaccia di distorsione della concorrenza e incide sugli scambi nella sfera di applicazione territoriale dell'accordo SEE, e costituisce pertanto aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. In presenza di tali vantaggi, risulta soddisfatta la terza condizione.In relazione all'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE resta da esaminare se, e in quale misura, i provvedimenti adottati dal governo norvegese per i finanziamenti a Arcus implichino che quest'ultima sia stata "favorita"; restano quindi da identificare e quantificare i possibili elementi di aiuto di Stato. L'esito dell'esame dell'Autorità figura alla sezione II, punto 2, della presente decisione.1.3. Il principio dell'investitore in economia di mercatoOnde valutare se le operazioni finanziarie intercorse fra uno Stato AELS (EFTA) ed un'impresa pubblica configurino un aiuto di Stato, l'Autorità applica il cosiddetto principio dell'investitore in economia di mercato definito ai capitoli 19 e 20 delle Norme sostanziali e procedurali nel campo degli aiuti di Stato, adottato dall'Autorità il 19 gennaio 1994(21) (Orientamenti sugli aiuti di Stato). Questo principio mira a garantire che le imprese pubbliche e private in settori simili e situazioni economiche e finanziarie comparabili siano trattate in uguale modo, rispetto agli aiuti finanziari ed alle differenti forme di intervento pubblico. Se i fondi pubblici vengono forniti alle imprese pubbliche a condizioni più vantaggiose (cioè, in termini economici, con minori oneri per il beneficiario) di quelle a cui un proprietario privato li fornirebbe ad un'impresa privata in una posizione finanziaria e di concorrenza analoghe, l'impresa statale riceve dai suoi proprietari un vantaggio che invece non è disponibile per le imprese private. Il principio di neutralità del trattamento fra imprese pubbliche e private risulta violato(22), a meno che la concessione di fondi pubblici a condizioni più favorevoli non venga considerato aiuto e valutato in relazione alle deroghe all'accordo SEE.L'Autorità, in conformità al punto 20.3, secondo capoverso degli Orientamenti sugli aiuti di Stato, applica il principio dell'investitore in economia di mercato "come il riferimento per determinare sia l'aiuto concesso ed, in caso affermativo, la quantificazione dello stesso". (sottolineatura aggiunta)In base al ragionamento della Corte di giustizia delle Comunità europee(23), l'Autorità deve accertare "se, in circostanze analoghe, un socio privato, basandosi sulle possibilità di reddito prevedibili, astrazion fatta da qualsiasi considerazione di carattere sociale o di politica regionale o settoriale, avrebbe effettuato il conferimento di capitale" ("Orientamenti sugli aiuti di Stato", punto 20.3, quarto capoverso, sottolineatura aggiunta).La Corte di giustizia delle Comunità europee, precisando ulteriormente il principio dell'investitore in economia di mercato, ha affermato che "il comportamento dell'investitore privato, cui deve essere raffrontato l'intervento dell'investitore pubblico che persegue obiettivi di politica economica, anche se non è necessariamente quello del comune investitore che colloca capitali in funzione della loro capacità di produrre reddito a termine più o meno breve, deve quantomeno corrispondere a quello di una holding privata o di un gruppo imprenditoriale privato che persegue una politica strutturale, globale o settoriale, guidato da prospettive di redditività a più lungo termine(24)".2. Valutazione degli elementi di aiuto di Stato2.1. Il valore delle immobilizzazioni trasferite da A/S Vinmonopolet a Arcus2.1.1. Considerazioni introduttiveL'Autorità ritiene che il metodo di valutazione applicato dalle autorità norvegesi, così come è stato presentato nella relazione D& T, cioè il metodo dell'attualizzazione dei flussi di cassa, sia idoneo ai fini della valutazione di investimenti, mediante i quali l'investitore persegua un interesse a lungo termine, come il governo norvegese nel caso in esame.I risultati della valutazione di una società, come quella effettuata dalle autorità norvegesi nel caso in questione, dipendono da una serie di presupposti che sono soggetti a giudizio. Non è scopo dell'Autorità sostituire il giudizio dell'investitore(25). Pertanto l'Autorità non ha contestato le numerose e dettagliate ipotesi e calcoli che figurano nella relazione D& T, in merito a previsioni di mercato, margini di ricarico, previsioni di costi ed esigenze di liquidità. Cionondimeno, l'Autorità ha notato che Deloitte &  Touche, nella sua relazione, rileva che il calcolo del valore di Arcus si ispira a criteri prudenziali: ciò si spiega sia in relazione alla legge norvegese sulle società, che prescrive una prudente valutazione delle immobilizzazioni, sia in relazione al presupposto che la società non sarebbe stata messa in vendita sul mercato. D& T afferma altresì che il governo norvegese avrebbe dovuto varare misure piuttosto energiche nella sua politica di limitazione del consumo dell'alcool perché potessero verificarsi le ipotesi di crescita del mercato presenti nei calcoli di Deloitte &  Touche, il che significa, quindi, che le previsioni di mercato sono anch'esse improntate alla cautela.In merito alle singole voci del bilancio di apertura, l'Autorità non ha sollevato obiezioni nei confronti dei valori iscritti come crediti a breve termine e scorte, né nei confronti dei debiti a breve e a lungo termine. Lo stesso vale per l'apporto di capitale di 154 milioni di NOK a copertura del capitale di esercizio necessario. L'Autorità ritiene che dette voci corrispondono ad una razionale distribuzione delle attività e passività risultanti dalla scissione della A/S Vinmonopolet e forniscono risorse idonee a soddisfare le esigenze di liquidità corrente. L'Autorità eccepisce invece la fondatezza della valutazione delle immobilizzazioni e la compensazione ricevuta dallo Stato sotto forma di capitale sociale a fronte del trasferimento di queste attività (in proposito cfr. le sezioni II, punti 2.l.2-2.l.4). I trasferimenti a copertura delle passività connesse ai costi di ristrutturazione ed agli accantonamenti per oneri ambientali sono esaminati separatamente più oltre.Nell'esaminare la valutazione di Arcus, e se in essa siano o no rinvenibili elementi di aiuto di Stato, è fuori discussione che l'Autorità si avvale del beneficio del giudizio a posteriori, (cfr. i citati Orientamenti sugli aiuti di Stato, punto 20.5, paragrafo 2). Di conseguenza, l'analisi dell'Autorità si fonda sulle informazioni a disposizione delle autorità norvegesi al momento in cui le attività erano state cedute da A/S Vinmonopolet ad Arcus.2.1.2. Struttura subottimaleNella sua decisione di avviare la procedura, l'Autorità ha sostenuto che il valore stimato del capitale di Arcus, pari a 357 milioni di NOK, traeva origine da un calcolo fondato su quella che deve considerarsi come una struttura subottimale del gruppo Arcus.L'esame dell'Autorità ha confermato il rilievo sopra menzionato. Le informazioni contenute in particolare nella relazione D& T(26) e nel piano aziendale di A/S Vinmonopolet indicano che le autorità norvegesi hanno fondato la loro valutazione di Arcus su una struttura produttiva inferiore sotto il profilo commerciale, ossia su una struttura di produzione che non avrebbe massimizzato il valore attuale del reddito derivante dall'attività dell'impresa. In questo contesto va ricordato che il bilancio di apertura si basava sul presupposto che sarebbe stata mantenuta la struttura degli impianti esistente.Il piano aziendale di A/S Vinmonopolet presentato nel 1995 indicava che l'imbottigliamento di vino e alcolici sarebbe stato molto più costoso a Bergen e Trondheim che nei nuovi stabilimenti Arcus di Oslo(27). Era pertanto chiaro già nell'autunno 1995 che non sarebbe stato giustificabile sotto il profilo commerciale continuare le attività produttive di Arcus a Bergen e Trondheim.Quindi, si sottolinea nella relazione D& T, le attività di produzione di Arcus non avrebbero generato un reddito sufficiente a coprire i costi di mercato stimati di Bergen e Trondheim. L'allegato 1 della relazione D& T spiegava chiaramente che Arcus avrebbe realizzato una plusvalenza se si fosse deciso a vendere gli impianti produttivi di Bergen e Trondheim. Si può anche ipotizzare che Arcus avrebbe potuto, in alternativa, conseguire ulteriori utili affittando queste strutture produttive o utilizzandole per nuove attività commerciali svolte per proprio conto.Nella sua relazione, Deloitte &  Touche ha presentato i calcoli relativi ai vantaggi economici derivanti da una centralizzazione delle attività produttive nelle nuove strutture di Oslo. Applicando il metodo dell'attualizzazione dei flussi di cassa, il valore attuale aggiuntivo di tale struttura economicamente più vantaggiosa, incluso il ricavato della vendita dei terreni e degli immobili, è stato stimato in 202 milioni di NOK. Questa stima si basava sulla chiusura immediata delle attività a Bergen e Trondheim, ma si fondava sul presupposto che queste strutture produttive sarebbero state vendute nel 1999. Si supponeva, inoltre, che sarebbero stati necessari determinati investimenti ad Oslo, spese supplementari di ristrutturazione e che vi sarebbero stati risparmi grazie alla riduzione dei costi del personale.Nell'analisi dei costi relativi alla scissione della A/S Vinmonopolet (tabella 2), la relazione afferma che questi costi derivano in parte dal fatto che Arcus avrebbe intrapreso misure di ristrutturazione meno drastiche di quanto potesse sostenere una società indipendente operante sul mercato. Ciò è confermato dalla lettera succitata del 9 giugno 1998, in cui la scelta della struttura subottimale da parte delle autorità norvegesi è motivata dall'intento di evitare possibili scioperi e agitazioni fra i dipendenti.Nella lettera del 13 dicembre 1996 le autorità norvegesi sostenevano che non era possibile dimostrare che in futuro vi sarebbe stato un eccesso di capacità produttiva negli impianti tale da produrre utili aggiuntivi, né alcuna probabilità per la società di essere in grado, in un immediato futuro, di ristrutturare le proprie attività onde ridurre i costi. La ristrutturazione degli impianti di produzione non poteva pertanto essere inclusa nel bilancio di apertura. Tuttavia l'Autorità ha osservato, in riferimento alla relazione annuale di bilancio del 1995 di A/S Vinmonopolet e alla relazione annuale di bilancio di Arcus del 1996, che le nuove strutture di magazzino automatizzate di Oslo erano pronte e che furono messe in servizio il 1o novembre 1995. Le nuove strutture produttive di Oslo, incluse le strutture destinate al ricevimento del vino e dei liquori sfusi e le tre nuove linee di produzione per l'imbottigliamento, erano state collaudate e modificate nel corso dell'autunno 1995. A partire dal 1o gennaio 1996 tutti questi impianti erano pienamente operativi.In relazione ai fatti sopra esposti, l'Autorità ritiene che la valutazione delle autorità norvegesi si discostasse dal modo in cui un investitore razionale sul mercato avrebbe agito sulla base delle informazioni disponibili al momento della costituzione di Arcus(28). Anzi, doveva apparire evidente che l'eccesso di capacità produttiva si sarebbe verificato relativamente presto, rendendo gli stabilimenti di Bergen e Trondheim disponibili per attività alternative o per la dismissione in un immediato futuro. Come sopra esposto, la relazione D& T ha effettivamente presentato calcoli alternativi correlati a questo scenario.Nella citata lettera del 9 giugno 1998 le autorità norvegesi sottolineavano che le proteste del personale costituivano un fattore da tenere in considerazione, che consolidava la "ratio" della decisione iniziale. Tuttavia, in conformità agli Orientamenti sugli aiuti di Stato (cfr. supra sezione II, punto 1.3) le sole considerazioni di natura sociale non sarebbero sufficienti a giustificare il mantenimento di una struttura di produzione subottimale. Inoltre, un investitore razionale non avrebbe sostenuto una spesa come quella del caso in esame, mantenendo una struttura di produzione inefficiente, se i profitti che ne possono risultare non sono superiori alla spesa. Le autorità norvegesi non hanno in alcun modo dimostrato che i benefici derivanti dall'evitare possibili agitazioni dei dipendenti avrebbero superato i costi del mantenimento di una struttura produttiva inefficiente. Questi costi, che sono pari ai profitti derivanti da una struttura di produzione razionale, sono stati quantificati da Deloitte &  Touche, come detto in 202 milioni di NOK; la stima si basa sull'assunto che l'effettiva ristrutturazione sarebbe stata effettuata oltre tre anni dopo la valutazione e la decisione al riguardo.Inoltre, come rilevato più avanti alla sezione II, punto 2.2, l'accantonamento di 226 milioni di NOK a copertura dei costi di ristrutturazione costituisce un'ulteriore prova della sottovalutazione delle immobilizzazioni e del capitale nel bilancio di apertura di Arcus. Il valore attuale delle entrate nette future è stato stimato in 203 milioni di NOK. In questo caso non ha senso, sotto il profilo economico, stanziare 226 milioni di NOK a copertura dei costi di ristrutturazione quando possono essere realizzati ricavi ragguardevoli liquidando le imprese, persino dopo aver ottemperato agli obblighi nei confronti di tutti i dipendenti, (cfr. supra, sezione I, punto 2.4). Un tale accantonamento poteva giustificarsi solo a fronte di un valore attualizzato stimato più elevato.In conclusione, la decisione di mantenere in vita le attività di produzione a Bergen e Trondheim era in contraddizione con il principio dell'investitore in economia di mercato.Nella relazione, D& T sottolinea che il valore addizionale stimato in 202 milioni di NOK di una struttura di produzione più razionale era alquanto incerto. Tuttavia niente nella relazione indica che la stima fosse influenzata in una qualche direzione. L'Autorità desidera rilevare che le valutazioni del tipo effettuato nella relazione D& T, siano esse i calcoli del valore iniziale o di quello addizionale, si basano su una serie di ipotesi caratterizzate da incertezza. L'incertezza implica che i risultati possono essere migliori o peggiori delle previsioni. Nel complesso, l'Autorità non ha trovato alcuna ragione per discostarsi dalla previsione del valore addizionale di 202 milioni di NOK, prospettato nella relazione D& T, salvo un elemento specifico connesso all'accantonamento per gli oneri ambientali del sito di Trondheim.Al valore addizionale di 202 milioni di NOK si è pervenuti, fra l'altro, partendo dall'ipotesi che gli immobili e i terreni di Trondheim venissero alienati nel 1999 ad un prezzo stimato di 45 milioni di NOK. Da questo importo, 4 milioni di NOK sono stati dedotti e assunti a rappresentare gli accantonamenti per oneri ambientali (cfr. più avanti la sezione II, punto 2.3). Poiché nel bilancio di apertura era stato iscritto un accantonamento per oneri ambientali di 30 milioni di NOK al valore addizionale stimato di 202 milioni di NOK andrebbero aggiunti i 4 milioni di NOK (ridotti a 3 milioni di NOK in valore attuale).La valutazione di Arcus come azienda avviata avrebbe dovuto fondarsi su una struttura economica che corrispondesse all'impiego più economico possibile delle attività. L'Autorità di sorveglianza ha tratto pertanto la conclusione, basata sui calcoli presentati nella relazione D& T e fondata sul principio dell'investitore in economia di mercato, che le immobilizzazioni ed i fondi propri del bilancio di apertura di Arcus, erano inferiori di 205 milioni di NOK a quanto avrebbero dovuto essere. In questo contesto l'Autorità ricorda altresì il carattere prudenziale delle valutazioni effettuate in sede di redazione del bilancio di apertura.2.1.3. Costo del capitaleIl costo del capitale, cioè il prezzo a cui un investitore sarebbe disposto a devolvere fondi ad una società, costituisce il riferimento rispetto al quale un'operazione deve essere valutata quando si debba decidere se la rendita di un investimento azionario o gli interessi riscossi è accettabile per un investitore privato. Il metodo standard utilizzato dagli analisti per il calcolo del costo del capitale è il modello di determinazione del prezzo del capitale (Capital Asset Pricing Model, CAPM).Nella relazione D& T il costo del capitale di Arcus è stato calcolato applicando questo metodo CAPM. Il costo del capitale (cioè i tassi di attualizzazione) è stato tuttavia moltiplicato per un fattore pari a 1,35 per compensare la scarsa liquidità delle azioni Arcus (il cosiddetto "premio per la liquidità", cfr. la relazione D& T, pag. 62). Il costo del capitale è stato fissato rispettivamente al 10,3 % annuo per la produzione di vino e liquori, al 12,2 % annuo per la produzione di alcool ad uso tecnico e all'11,9 % annuo per le attività di distribuzione.Le valutazioni di progetti e investimenti a lungo termine nelle società, basate sul metodo dell'attualizzazione dei flussi di cassa, sono sensibili al tasso di attualizzazione (o di sconto). Se il costo del capitale viene fissato a un livello eccessivo, il valore attuale di un progetto o di una società, misurato tramite il valore attualizzato del flusso di cassa, risulterà troppo basso. Di converso, il valore sarà troppo alto se il costo del capitale viene fissato troppo basso.Il premio per la liquidità viene normalmente aggiunto al tasso di rendimento richiesto in connessione con investimenti in azioni non quotate in borsa. Un premio siffatto può essere considerato una compensazione per le difficoltà inerenti alla vendita delle azioni. Per un investitore con una prospettiva di acquisizione a lungo termine e senza alcun progetto di vendita in un immediato futuro, il premio di liquidità riveste scarso interesse. Se, in particolare, una transazione coinvolge un'intera società e non solo determinate azioni, il calcolo comprendente il premio per la liquidità è ancora meno rilevante.Nella sua lettera dell'11 maggio 1998 indirizzata alla Norvegia, l'Autorità ha affermato che, per gli investitori con una prospettiva di investimento a lungo termine, esigere una compensazione per la scarsa liquidità delle attività che si intendono acquisire non è rilevante. L'Autorità ha inoltre richiamato la circostanza che i tassi di riferimento (e di attualizzazione) in Norvegia erano rispettivamente pari all'8,19 % nel 1995 ed al 7,00 % nel 1996, cioè sensibilmente inferiori a quelli utilizzati nella relazione D& T.Con riferimento al principio dell'investitore in economia di mercato elaborato dalla Corte di giustizia delle Comunità europee (sezione II, punto 1.3) l'Autorità ha concluso che il trasferimento delle attività di A/S Vinmonopolet ad Arcus deve essere valutato dal punto di vista di un investitore che persegue obiettivi di lungo termine. Dagli atti non risulta che il governo norvegese considerasse la proprietà di Arcus nell'ottica del breve termine oppure che, nel finanziare Arcus, fosse guidato dal perseguimento di profitti a breve termine. La richiesta di compensazione per la scarsa liquidità delle azioni Arcus da parte del governo norvegese è stata quindi ritenuta non coerente con l'approccio di un investitore con obiettivi di lungo termine. L'Autorità ritiene che il premio per la liquidità, fissato nella relazione D& T al 35 %, debba essere eliminato e che il costo del capitale di Arcus debba essere rettificato di conseguenza. Una volta corretto questo fattore, ed alla luce dei vari fattori di rischio connessi, l'Autorità può accettare i fattori di costo del capitale applicati nella relazione D& T.La necessaria rettifica dei costi del capitale implica che il valore attuale del flusso di cassa netto di Arcus derivante dalle attività è stato sottostimato di 59 milioni di NOK(29).2.1.4. ConclusioniLe considerazioni di cui ai punti 2.l.2 e 2.l.3 implicano che il bilancio di apertura di Arcus non rispecchia la migliore stima del valore reale delle attività trasferite da A/S Vinmonopolet ad Arcus. Risultano immotivati sia il valore addizionale delle immobilizzazioni di Arcus in relazione al loro migliore impiego (205 milioni di NOK) ed il fattore costo del capitale (59 milioni di NOK), che nel complesso determinano una sottovalutazione dell'attivo dell'ordine di 264 milioni di NOK.Ciò significa che in effetti all'epoca della transazione le autorità norvegesi hanno consentito ad Arcus di acquisire le immobilizzazioni in esame ad un valore inferiore a quello reale. Data la sottovalutazione delle attività trasferite ad Arcus, il valore delle azioni che lo Stato ha ricevuto a titolo di compensazione risultava corrispondentemente sottovalutato di 264 milioni di NOK.Le attività cedute da A/S Vinmonopolet sono pertanto confluite in Arcus a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle a cui un proprietario privato le avrebbe fornite ad un'impresa in una situazione finanziaria e concorrenziale analoga (cfr. Orientamenti sugli aiuti di Stato, punto 20.3, primo capoverso). Ne consegue che il trasferimento di attività da A/S Vinmonopolet, impresa pubblica, ad Arcus è avvenuto senza che lo Stato abbia ricevuto una compensazione pari all'intero valore. In realtà l'operazione implica che, attraverso la scissione, A/S Vinmonopolet ha sostenuto costi di ammortamento (tabella 2) sopravvalutati di 264 milioni di NOK. In conclusione, l'operazione è stata effettuata in termini tali da comportare un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, pari a 264 milioni di NOK.2.2. Costi di ristrutturazioneNell'autunno del 1995 era chiaro che Arcus avrebbe sostenuto una serie di spese dovute a cambiamenti organizzativi e che le società del gruppo Arcus avrebbero dovuto procedere ad investimenti miranti, fra l'altro, per far fronte alla nuova situazione di mercato(30). Le stime dei costi di ristrutturazione di Arcus figurano nel capitolo 9 della relazione D& T (tabella 5).Tabella 5Costi di ristrutturazione stimati>SPAZIO PER TABELLA>Fonte:relazione D& T.Nel 1993 e 1995 A/S Vinmonopolet ha siglato due protocolli di gestione del personale con i sindacati locali(31). Entrambi i protocolli scadevano automaticamente il 31 dicembre 1997. Il protocollo del 1993 riguardava principalmente le assunzioni interne ed i trasferimenti del personale, le norme per le indennità di trasferimento e di licenziamento, il prepensionamento, le riduzioni di personale e le misure di formazione. Il protocollo del 1995 costituiva un'appendice del protocollo del 1993, riguardante soprattutto le misure conseguenti alla decisione del governo norvegese del 13 febbraio 1995, volte ad abolire i diritti esclusivi di A/S Vinmonopolet relativi all'importazione e alla rivendita all'ingrosso di vino e liquori. Quest'ultimo protocollo contiene disposizioni più dettagliate in materia di indennità di prepensionamento, di misure di formazione per la qualificazione ad attività esterne all'ex monopolio dell'alcool, ai congedi senza retribuzione e all'assicurazione degli infortuni sul lavoro.I costi di ristrutturazione stimati nella relazione D& T si basavano su ipotesi coerenti con il livello degli organici prospettato nella valutazione. Si teneva anche conto dei diritti e degli obblighi scaturiti dai due protocolli siglati nel 1993 e nel 1995. I fondi per la ristrutturazione sono stati messi a disposizione di Arcus, che aveva facoltà di decidere come spendere gli stanziamenti.Le misure di ristrutturazione contemplate nella relazione D& T prevedevano che gli effettivi di Arcus sarebbero stati ridotti di 245 unità, passando da 621 a 376 dipendenti(32). Il 65 % delle riduzioni programmate erano previste per l'anno 1996; le rimanenti per l'anno 1997. Nel corso del 1996 e 1997 circa 150 dipendenti hanno rassegnato le dimissioni o sono stati licenziati e sostituiti da personale con competenze, ad esempio, nel settore del marketing. Arcus ha riferito di avere un organico di 685 dipendenti alla fine del 1996 e di 716 dipendenti alla fine del 1997(33). Pertanto, alla fine del 1997, gli effettivi di Arcus erano sensibilmente superiori al livello indicato nella proposta avanzata dal governo(34) al parlamento norvegese, in cui era prevista una riduzione degli organici. Alla fine del 1997, infatti, i dipendenti di Arcus erano aumentati dopo la separazione da A/S Vinmonopolet.L'Autorità ha esaminato le informazioni fornite dalla Norvegia in merito alle modalità di utilizzo dei fondi di ristrutturazione concessi ad Arcus (tabella 6).Tabella 6Utilizzo dei fondi per la ristrutturazione>SPAZIO PER TABELLA>Fonte:ministero del Commercio e dell'Industria.L'Autorità riconosce che un investitore in economia di mercato, guidato dalla prospettiva di redditività a lungo termine, possa accantonare somme di denaro anche piuttosto ingenti, a tutela del valore dei propri investimenti, senza che ciò costituisca aiuto ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE.Tuttavia, i fondi stanziati per la ristrutturazione erano esagerati in rapporto alle attività cui si riferivano: questo è particolarmente evidente se si raffrontano i fondi di ristrutturazione con il bilancio di apertura e con il valore di liquidazione stimato della società. Il valore di liquidazione di Arcus è stato stimato in 387 milioni di NOK, dedotti gli obblighi previsti per legge nei confronti dei dipendenti e gli altri costi di chiusura (tabella 3). A fronte di un tale importo, un investitore razionale non avrebbe apportato 226 milioni di NOK per constatare poi che successivamente a questo conferimento il valore della società non superava 357 milioni di NOK. Un conferimento di questa entità avrebbe avuto senso sotto il profilo economico solo se il valore reale delle attività fosse stato considerevolmente superiore. Ciò sottolinea quanto precedentemente rilevato, ossia che il bilancio di apertura non rispecchia il valore reale della società.Come riferito, la sottovalutazione delle attività trasferite ad Arcus - pari a 264 milioni di NOK - comporta una corrispondente sottovalutazione delle azioni ricevute dallo Stato a titolo di compensazione. Di conseguenza, a parere dell'Autorità, il capitale di Arcus avrebbe dovuto essere fissato a 621 milioni di NOK (357 più 264), incluso lo stanziamento di 226 milioni di NOK a copertura dei costi di ristrutturazione stimati necessari. Prima di questo accantonamento, il valore di Arcus come azienda avviata sarebbe stato stimato in 395 milioni di NOK (621 meno 226), superando così il valore di liquidazione stimato in 387 milioni di NOK. L'Autorità non ha pertanto sollevato alcuna obiezione di principio all'istituzione di uno stanziamento tanto rilevante a copertura dei costi connessi alla ristrutturazione.Cionondimeno, l'Autorità reputa che un investitore razionale avrebbe fornito un siffatto finanziamento soltanto a specifiche condizioni che non sono pienamente verificate nel caso in esame. All'epoca in cui Arcus è stata costituita sussistevano notevoli incertezze circa l'ammontare dei costi reali di ristrutturazione che si sarebbero concretizzati e circa la scadenza effettiva dei pagamenti corrispondenti. L'Autorità ritiene che in tale situazione sarebbe stato razionale accantonare una determinata somma fin dall'inizio; tuttavia un investitore razionale non accetterebbe di coprire i costi di ristrutturazione prima della scadenza e di mettere a disposizione fondi superiori a quelli necessari allo scopo.L'Autorità non ha rilevato l'esistenza di alcuna condizione specifica, dettata dalle autorità norvegesi, connessa all'accantonamento per la ristrutturazione. Per quanto è dato rilevare all'Autorità, l'importo è stato messo a disposizione di Arcus, il quale a sua volta vi ha attinto somme significative ascrivendole a bilancio come entrate straordinarie. In altre parole, alcune parti dell'accantonamento per la ristrutturazione sono da considerare aiuti operativi (funzionamento), cioè aiuti di norma incompatibili con il disposto dell'articolo 61 dell'accordo SEE.Era previsto che le misure di ristrutturazione avrebbero dovuto essere effettuate nei primi due anni di esercizio di Arcus. Era stato prospettato (tabella 5) che oltre il 70 % delle spese per la ristrutturazione sarebbero state registrate nel primo anno del periodo di ristrutturazione programmato. L'Autorità ha constatato che il biennio di ristrutturazione corrispondeva alla durata dei due protocolli originariamente siglati fra A/S Vinmonopolet e i sindacati locali e che si erano verificati ritardi nella concessione da parte del governo di licenze a coloro che desideravano entrare sul mercato come concorrenti di Arcus. Di conseguenza, Arcus è rimasta in una situazione di monopolio di fatto per buona parte del 1996. Per quanto è dato rilevare all'Autorità, i ritardi nella concessione delle licenze non dipendevano da Arcus. L'Autorità riconosce pertanto che Arcus ha affrontato ostacoli imprevisti in relazione al tempo necessario ad eseguire la ristrutturazione programmata e le riduzioni di personale.Nella loro lettera del 9 giugno 1998 (rif. 98-3978-A) le autorità norvegesi hanno riferito che alcuni degli obblighi connessi ai protocolli originari siglati con i sindacati non erano stati osservati entro la scadenza del 31 dicembre 1997. Comunicavano anche che Arcus aveva siglato due nuovi accordi di modifica dei protocolli originari(35), rispettivamente nel 1997 e nel 1998. Entrambi gli accordi si riferiscono al personale impiegato presso A/S Vinmonopolet prima dell'11 giugno 1993 e ad obblighi relativi allo stesso processo di ristrutturazione previsto dai protocolli originali. Secondo le autorità norvegesi gli obblighi dedotti negli accordi avrebbero dovuto essere osservati nel corso del 1998. L'Autorità ritiene che possa essere giustificato l'uso di fondi di ristrutturazione nel 1998 onde finanziare i costi di ristrutturazione relativi al personale, in conformità con i principi dei protocolli originali siglati fra A/S Vinmonopolet e i sindacati locali.Per quanto attiene all'utilizzo dell'accantonamento di ristrutturazione, ed in conformità con il principio dell'investitore in economia di mercato, l'Autorità trae le seguenti conclusioni:- L'impiego da parte di Arcus dell'accantonamento per i costi connessi alla riduzione del personale e al prepensionamento, per un ammontare di 49,2 milioni di NOK per il 1996 e il 1997, (tabella 6) non costituisce aiuto. I costi in esame riguardano spese relative a costi connessi agli obblighi contrattuali(36) di A/S Vinmonopolet nei confronti degli ex dipendenti.- L'impiego da parte di Arcus dell'accantonamento a copertura dei costi per conversione/riposizionamento dei prodotti, fra cui il cambiamento di nome, logo, etichette, e al nuovo addestramento iniziale del personale, è ritenuto giustificato sotto il profilo commerciale come costo di avviamento. Analogamente, l'utilizzo da parte di Arcus dei fondi di ristrutturazione a copertura, fra l'altro, dei costi di consulenza connessi al piano aziendale, alla consulenza legale, logistica, gestione informatica e alle modifiche organizzative all'interno di Arcus Produkter AS e Arcus Distribusjon AS afferisce a investimenti necessari per adattare Arcus alle nuove condizioni di mercato. L'utilizzo da parte di Arcus nel 1996 e 1997 dei fondi di ristrutturazione destinati ai summenzionati scopi, pari a 19,7 milioni di NOK, non costituisce aiuto di Stato.- L'utilizzo parziale da parte di Arcus dei fondi di ristrutturazione residui alla fine del 1997, di 56,7 milioni di NOK (tabella 6) a copertura dei costi di ristrutturazione relativi al personale dal 1998 fino alla data della presente decisione, dovuti a ritardi nella riduzione degli effettivi, similmente non costituisce aiuto, nella misura in cui i costi in questione si riferiscono ad obblighi derivanti dai protocolli originari siglati da A/S Vinmonopolet e dai sindacati locali a beneficio dei dipendenti.- Nel 1996 e 1997 Arcus ha utilizzato complessivamente 100,4 milioni di NOK attinti al fondo di ristrutturazione come entrata straordinaria. Le autorità norvegesi non hanno prodotto alcuna giustificazione economica che legittimasse Arcus a registrare in bilancio parte dei fondi di ristrutturazione come entrata straordinaria. L'ammontare di 100,4 milioni di NOK, oltre agli interessi accumulati sui fondi di ristrutturazione (226 milioni di NOK dall'inizio), non utilizzati a fini di ristrutturazione, calcolati dal 1o gennaio 1996 e sulla base del tasso di interesse di riferimento applicato in Norvegia(37), costituisce aiuto ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1. La stessa conclusione vale per la parte dei fondi di ristrutturazione residui alla fine del 1997 che non sono stati registrati nel 1998 fino alla data della presente decisione, a copertura dei costi di ristrutturazione connessi al personale.2.3. Accantonamenti per oneri ambientaliA/S Vinmonopolet ha trasferito ad Arcus, insieme al fondo di ristrutturazione, un fondo per oneri ambientali di 30 milioni di NOK. Le autorità norvegesi hanno motivato lo stanziamento di tale importo, riferendosi ai costi previsti per l'eliminazione dell'inquinamento dell'acqua del sottosuolo sottostante ad una parte degli impianti produttivi di Trondheim. L'inquinamento è stato causato da vecchi rifiuti industriali contaminati e non da attività svolte da Arcus o da A/S Vinmonopolet.L'Autorità ha constatato che all'epoca della valutazione del bilancio di apertura di Arcus, esistevano due stime differenti dei costi correlati agli oneri di bonifica ambientale. Un perito indipendente in sede di valutazione delle proprietà di Trondheim (cfr. sezione II, punto 2.l.2.), ha calcolato costi dell'ordine di 4 milioni di NOK. L'Autorità non è a conoscenza delle ipotesi su cui si basa questa valutazione. L'altra stima è stata fatta da A/S Vinmonopolet, la quale, sulla base di una dettagliata valutazione dei vari fattori di costo, ha ritenuto che i costi ascendessero a 30 milioni di NOK. Questa stima si basava in parte sulle precedenti valutazioni dell'Istituto geologico norvegese.Oltre alle stime piuttosto divergenti sull'entità dei costi della bonifica ambientale, all'epoca in cui è stata costituita Arcus sussisteva (e secondo le informazioni in possesso dell'Autorità sussiste tuttora) una notevole incertezza circa il momento in cui le autorità competenti in materia ambientale avrebbero richiesto concretamente la bonifica del sito. L'Autorità ha rilevato che nel 1992-1993 nella proprietà erano state adottate determinate misure preventive e che la situazione è attualmente monitorata e valutata in collaborazione con le autorità ambientali(38).L'Autorità riconosce l'esistenza di un obbligo di bonifica ambientale inerente le proprietà di Trondheim di Arcus. In applicazione del principio dell'investitore in economia di mercato l'Autorità, tuttavia, non può ritenere giustificato lo stanziamento di 30 milioni di NOK ad Arcus a copertura di tale debito. A fronte di un debito piuttosto incerto, di cui non si sa se e quando possa materializzarsi in futuro, un investitore razionale non avrebbe messo a disposizione i fondi effettivamente stanziati.In conclusione, l'Autorità non eccepisce che nel bilancio di apertura di Arcus siano stati iscritti accantonamenti per bonifica ambientale nell'ordine di 30 milioni di NOK. Cionondimeno, il vantaggio finanziario derivante dall'assegnazione, il 1o gennaio 1996, di un fondo di 30 milioni di NOK, oltre agli interessi accumulati sull'importo, calcolati dalla stessa data in base al tasso di riferimento applicato in Norvegia, costituisce aiuto ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1.3. Articolo 61, paragrafo 2L'Autorità non ha ricevuto alcuna informazione da parte delle autorità norvegesi se reputino o meno applicabile una delle clausole di deroga contemplate dall'articolo 61, paragrafi 2 o 3 dell'accordo SEE; la posizione norvegese sostiene che nella costituzione di Arcus non vi è stato alcun aiuto pubblico. Avendo constatato che nella costituzione di Arcus sono in realtà insiti elementi di aiuto ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, l'Autorità ha analizzato questi elementi in relazione ad eventuali deroghe a norma degli altri paragrafi dell'articolo 61.L'Autorità non può ritenere l'aiuto concesso ad Arcus compatibile con il funzionamento dell'accordo SEE ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 2, poiché esso non corrisponde ad alcuno dei casi contemplati dalle suddette disposizioni. Lo stesso vale per l'articolo 61, paragrafo 3, lettere b) e d), in quanto le fattispecie in esame indicano chiaramente che queste disposizioni non sono pertinenti.L'articolo 61, paragrafo 3, lettere a) e c), dell'accordo SEE prevede deroghe in relazione agli aiuti destinati a promuovere o agevolare lo sviluppo di talune regioni. L'aiuto concesso ad Arcus non risponde ai requisiti di deroga previsti da queste disposizioni, in quanto queste attengono ad aiuti a finalità regionale, né le autorità norvegesi hanno addotto alcuna argomentazione di rilievo regionale a sostegno delle misure di aiuto. L'Autorità rileva in particolare che le strutture di Arcus sono localizzate ad Oslo/Hamar, Bergen e Trondheim, cioè in aree per le quali non sono stati autorizzati gli aiuti a finalità regionale di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettere a) e c).In relazione alla deroga di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), per "aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche", l'Autorità può ritenere gli aiuti di salvataggio e di ristrutturazione compatibili con il funzionamento dell'accordo SEE se soddisfano una serie di condizioni (cfr. Orientamenti sugli aiuti di Stato, capitolo 16 relativo agli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà). Tuttavia, poiché Arcus non può essere considerata un'impresa in difficoltà, questi orientamenti non sono applicabili. Persino la parte del fondo di ristrutturazione che è stato precedentemente definito come aiuto di Stato non è stata usata a fini di ristrutturazione. Pertanto anche questo aiuto deve considerarsi incompatibile con l'articolo 61 dell'accordo SEE.In conformità al capitolo 15 degli Orientamenti sugli aiuti di Stato, l'Autorità può, in presenza di specifiche condizioni, autorizzare l'aiuto ai fini della tutela ambientale. Poiché dopo la costituzione di Arcus non si è concretizzata alcuna richiesta esplicita di interventi di bonifica, non esiste alcuna ragione per esonerare in toto o in parte gli stanziamenti per la bonifica ambientale precedentemente descritti nella sezione II, punto 2.3.4. Violazione di obblighi proceduraliLe misure che nella sezione II, punti 2.l, 2.2 e 2.3, della presente decisione sono state definite aiuti, non sono state notificate all'Autorità. Esse sono state messe in atto senza l'autorizzazione preventiva dell'Autorità. In quanto non notificato, l'aiuto in esame è illegittimo per ragioni procedurali poiché viola l'ultimo capoverso dell'articolo 1, paragrafo 3 del protocollo 3 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e la Corte (Orientamenti sugli aiuti di Stato, capitoli 3 e 6). L'aiuto è inoltre incompatibile con il funzionamento dell'accordo SEE in quanto non gli è applicabile alcuna delle deroghe di cui all'articolo 61, paragrafi 2 e 3, dell'accordo, cfr. sopra la sezione II, punto 3.Nelle decisioni negative in casi di aiuto illegittimo, l'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) di norma ordina, al fine di ripristinare lo status quo, allo Stato AELS (EFTA) interessato di esigere dal beneficiario la restituzione dell'aiuto.5. RecuperoL'Autorità ha concluso che Arcus ha ricevuto immobilizzazioni che erano state sottovalutate di 264 milioni di NOK e che lo Stato era stato compensato con azioni sottovalutate per un pari importo. Il bilancio di apertura rettificato avrebbe dovuto presentare immobilizzazioni e un capitale sociale superiore di 264 milioni di NOK rispetto agli importi registrati. L'aiuto di 264 milioni di NOK deve essere recuperato. Nella fattispecie, nell'intento di ripristinare lo status quo, il recupero può configurarsi come restituzione allo Stato di 264 milioni di NOK sotto forma di aumento di capitale azionario, iscritto nel bilancio di apertura rettificato a partire dal 1o gennaio 1996.L'ammontare stimato del valore corretto di Arcus a partire dal 1o gennaio 1996 si basa sostanzialmente sull'assunto che i provvedimenti miranti ad una struttura di produzione razionale e ad una gestione razionale delle proprietà sarebbero stati adottati nel 1999. In questa prospettiva e in considerazione dell'andamento effettivo, non è richiesto alcun recupero dei dividendi per gli esercizi finanziari 1996 e 1997.L'accantonamento di fondi a copertura dei costi di ristrutturazione, iscritti come entrata straordinaria nel 1996 e 1997, per un totale di 100,4 milioni di NOK, deve essere restituito allo Stato. I fondi restanti al 31 dicembre 1997 a copertura dei costi di ristrutturazione, non utilizzati per coprire i costi relativi al personale, dal 1998 fino alla data della presente decisione, devono essere rimborsati allo Stato. Gli interessi maturati sui fondi di ristrutturazione non impiegati a fini di ristrutturazione, calcolati a partire dal 1o gennaio 1996 in poi, devono essere ripagati allo Stato. Il tasso di interesse da applicare è il tasso di riferimento della Norvegia, come specificato alla sezione II, punto 2.2 (cfr. nota 37).I fondi per la bonifica ambientale pari a 30 milioni di NOK devono essere restituiti allo Stato con gli interessi maturati, applicando il tasso di riferimento della Norvegia, a partire dal 1o gennaio 1996.6. RendicontoLa direttiva sulla trasparenza(39) impone che gli Stati AELS (EFTA) assicurino la trasparenza del flusso e dell'impiego di tutti i fondi pubblici diretti ad imprese pubbliche, il cui giro d'affari, escluse le tasse, ammonti ad almeno 40 milioni di ECU(40).Ai fini della sorveglianza della conformità all'articolo 61 dell'accordo SEE, l'Autorità ritiene necessario esigere che le autorità norvegesi forniscano, in relazione ad Arcus, le informazioni del tipo elencato negli articoli 1 e 3 della direttiva sulla trasparenza, oltre alle copie delle relazioni annuali di bilancio di Arcus, dei verbali delle assemblee annuali degli azionisti di Arcus, ed alla relazione sulle politiche dei dividendi relative ad Arcus da parte delle autorità norvegesi.Le succitate informazioni devono essere inoltrate entro 15 giorni lavorativi dalla data della pubblicazione della relazione annuale di bilancio di Arcus e, in ogni caso, non oltre sei mesi dal termine dell'esercizio finanziario,HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:1. L'aiuto pubblico concesso alle società del gruppo Arcus, consistente in:a) attività trasferite da A/S Vinmonopolet ad un valore di acquisizione di 264 milioni di NOK inferiore al valore commerciale,b) 100,4 milioni di NOK, parte di un accantonamento per la ristrutturazione di 226 milioni di NOK,c) fondi residui dell'accantonamento per la ristrutturazione, pari a 56,7 milioni di NOK, alla fine del 1997, nella misura in cui non sono stati impiegati a copertura dei costi di ristrutturazione relativi al personale, dal 1998 fino alla data della presente decisione,d) fondi per oneri ambientali di 30 milioni di NOK, relativi ad una discarica contaminata nei terreni di proprietà di Arcus a Trondheim, ee) interessi maturati sui fondi di ristrutturazione non impiegati a fini di ristrutturazione di cui alle lettere b) e c) e sui fondi di bonifica ambientale di cui alla lettera d),costituisce aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Inoltre, detto aiuto è stato concesso in violazione dei requisiti procedurali di cui all'articolo 1, paragrafo 3, del protocollo 3 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e la Corte e non soddisfa le condizioni per beneficiare di una deroga di cui all'articolo 61, paragrafi 2 e 3 del medesimo accordo. Conseguentemente, l'aiuto è incompatibile con il funzionamento dell'accordo.2. La Norvegia adotta i seguenti provvedimenti correttivi:a) L'aiuto di 264 milioni di NOK, ottenuto mediante sottovalutazione delle immobilizzazioni trasferite ad Arcus, viene recuperato. Il recupero può realizzarsi tramite la restituzione allo Stato di 264 milioni di NOK sotto forma di un aumento di capitale azionario, registrato in un bilancio di apertura rettificato a partire dal 1o gennaio 1996.b) La parte dello stanziamento di ristrutturazione che è stato iscritto come entrata straordinaria nel 1996 e 1997, pari a 100,4 milioni di NOK, viene recuperata.c) I fondi residui dello stanziamento di ristrutturazione, pari a 56,7 milioni di NOK alla fine del 1997, nella misura in cui non sono stati impiegati a copertura dei costi di ristrutturazione connessi al personale, vengono rimborsati dal 1998 fino alla data della presente decisione.d) I fondi per gli oneri ambientali, pari a 30 milioni di NOK, vengono recuperati.e) Gli interessi maturati sui fondi di ristrutturazione, pari a 226 milioni di NOK, non utilizzati a fini di ristrutturazione, calcolati dal 1o gennaio 1996 in poi, vengono recuperati. Gli interessi maturati sui fondi per gli oneri ambientali, pari a 30 milioni di NOK, calcolati dal 1o gennaio 1996, vengono recuperati. Il tasso di interesse da applicare è il tasso di riferimento della Norvegia (cfr. Orientamenti sugli aiuti di Stato, capitolo 33, paragrafo 2, ed i tassi di interesse specificati nella sezione II, punto 2.2 della presente decisione). Gli interessi decorrono fino alla data del recupero.f) La compensazione ed il recupero degli importi vengono effettuati in conformità alle norme e procedure previste dalla legislazione nazionale norvegese.3. Il governo norvegese informa l'Autorità ogni anno circa le relazioni finanziarie intercorrenti con Arcus, fornendo le informazioni del tipo richiesto agli articoli 1 e 3 dell'atto cui si fa riferimento al punto 1 dell'allegato XV dell'accordo SEE (direttiva 80/723/CEE della Commissione) promettendole copie delle relazioni annuali di bilancio di Arcus, nonché i verbali delle assemblee annuali degli azionisti di Arcus, unitamente ad una relazione sulle politiche dei dividendi del governo relative ad Arcus.Le informazioni richieste vengono inoltrate entro 15 giorni lavorativi dalla data della pubblicazione della relazione annuale di bilancio di Arcus e, comunque, non oltre sei mesi dal termine dell'esercizio finanziario.4. Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione il governo norvegese informa l'Autorità dei provvedimenti adottati per conformarvisi.5. La Norvegia è destinataria della presente decisione, il cui testo in lingua inglese è il solo facente fede.Fatto a Bruxelles, il 3 dicembre 1998.Per l'Autorità di vigilanza AELS (EFTA)Knut ALMESTADPresidente(1) In appresso denominato accordo SEE.(2) In appresso denominato accordo sull'Autorità di vigilanza e la Corte.(3) Disegni di legge n. 49 (1994-95), e n. 11 (1995-96).(4) "Verdsettelser og fastsettelse av åpningsbalanser ved deling av A/S Vinmonopolet", redatto da Deloitte &  Touche, per conto del ministero della Sanità e degli Affari sociali, Oslo 25 settembre 1995.(5) GU C 45 del 13 febbraio 1997, pag. 5, ed il relativo Supplemento SEE.(6) Il metodo dell'attualizzazione dei flussi di cassa utilizzato per la determinazione del valore di Arcus prevede che ad un aumento del tasso di sconto faccia riscontro un valore più basso della società. Per ulteriori spiegazioni, cfr. la sezione II, punto 2.1.3.(7) KPMG Management Consulting AS: Revisione della valutazione del gruppo Arcus, Oslo 2 maggio 1997.(8) Disegni di legge n. 49 (1994-95), e n. 11 (1995-96).(9) Arcus, Relazione annuale di bilancio 1997.(10) Op. cit.(11) Disegno di legge n. 11 (1995-96).(12) Disegno di legge n. 11 (1995-96).(13) A/S Vinmonopolet, Relazione annuale di bilancio 1995.(14) Disegno di legge n. 51 1994-95, Forslag til lov om endringer i alkoholloven (ny bevillingsordning for engrossalg av alkoholholdig drikk mv), parte II.(15) Arcus, Relazione annuale di bilancio 1997.(16) Arcus, Relazione annuale di bilancio 1997.(17) Arcus, Relazione annuale di bilancio 1996.(18) Corrispondente al 4,5 % del capitale conformemente al bilancio di apertura (357 milioni di NOK).(19) D'altra parte, la maggior parte dei vini non rientra nel campo di applicazione generale dell'accordo SEE. Si vedano in proposito i seguenti pareri motivati della Corte AELS (EFTA) in relazione al campo di applicazione dell'accordo SEE. Restamark, causa E-1/94, Relazione della Corte AELS (EFTA) 1o gennaio 1994-30 giugno 1995 (paragrafi 36-43); Wilhelmsen, causa E-6/96, Relazione della Corte AELS (EFTA) 1997 (paragrafi 17-33).(20) Causa 78/76 Steinike e Weinlig contro Germania Raccolta 1977, pag. 595, causa C-305/89 Italia contro Commissione (Alfa Romeo) Raccolta 1991, pag. I-1603, causa 303/88, Italia contro Commissione (ENI-Lanerossi) Raccolta 1991, pag. I-1433.(21) GU L 231 del 3.9.1994 e Supplemento SEE alla GU 32 del 3.9.1994.(22) Rif. articolo 125 dell'accordo SEE.(23) Causa 234/84 Belgio contro Commissione (Meura) Raccolta 1986, pag. 2263, punto 14; causa 40/85, Belgio contro Commissione (Boch II) Raccolta 1986, pag. 2321, punto 13.(24) Causa C-305/89 Italia contro Commissione (Alfa Romeo) Raccolta 1991, pag. I-1603, punto 20.(25) Orientamenti sugli aiuti di Stato, punto 20.5, paragrafo 1.(26) Relazione D& T, pag. 59, e allegato 1.(27) PA Consulting, op. cit.(28) Occorre inoltre notare che l'imbottigliamento e la produzione che precedentemente avevano luogo a Bergen erano stati trasferiti ad Oslo il 1o luglio 1997. Analoghe attività produttive erano state trasferite da Trondheim a Oslo entro il 30 giugno 1998.(29) Stimato dai servizi dell'Autorità sulla base dei flussi di cassa presentati nel capitolo 12 della relazione D& T, applicando i tassi di sconto, del 7,6 %, 9,0 % e 8,8 %, rispettivamente per la produzione di vino e liquori, alcool ad uso tecnico e per la distribuzione.(30) Relazione D& T, capitolo 9.(31) "Protokoll - Tiltak ved personaltilpasninger i Vinmonopolet av 11.6.1993" e "Tilleggsprotokoll om tiltak ved personaltilpasninger i Vinmonopolet av 8.6.1995".(32) Relazione D& T, pag. 39 e 42.(33) Rif. Arcus, Relazione annuale di bilancio 1997, pag. 8.(34) Disegno di legge n. 11 1995-96.(35) "Tilleggsavtale 2 - Tilleggsprotokoll Tiltak ved personaltilpasninger i Arcus-selskapene av 12. februar 1997" e "Avtale om tiltak i forbindelse med personalmessige tilpasninger i Arcus Gruppen, Oslo og Hamar av 11. mai 1998".(36) "Protokoll - Tiltak ved personaltilpasninger i Vinmonopolet av 11.6.1993" e "Tilleggsprotokoll om tiltak ved personaltilpasninger i Vinmonopolet av 8.6.1995".(37) Il tipo di interesse da applicare come tasso di riferimento in Norvegia è specificato nel capitolo 33.2 [precedentemente, capitolo 27, paragrafo 3, lettera f)] degli Orientamenti sugli aiuti di Stato. I tassi di interesse attuali da applicare sono i seguenti: per il 1996: 7,00 %, dall'1.1.1997 al 30.5.1997: 6,24 %, dall'1.6.1997 al 31.12.1997: 5,05 %, dall'1.1.1998 al 30.5.1998: 5,63 %, dall'1.6.1998 in poi: 6,75 %.(38) Rif. Relazioni annuali di bilancio Arcus 1996 e 1997.(39) Atto cui si fa riferimento al punto 1 dell'allegato XV dell'accordo SEE (direttiva 80/723/CEE della Commissione del 25 giugno 1980) sulla trasparenza delle relazioni finanziarie fra gli Stati membri e le loro imprese pubbliche.(40) Pari a circa 350 milioni di NOK, applicando i tassi di cambio correnti.