CELEX: 62007TJ0348
Language: it
Date: 2010-09-09 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale (Settima Sezione) del 9 settembre 2010. # Stichting Al-Aqsa contro Consiglio dell'Unione europea. # Politica estera e di sicurezza comune - Misure restrittive adottate contro determinate persone e entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo - Congelamento dei capitali - Posizione comune 2001/931/PESC e regolamento (CE) n. 2580/2001 - Ricorso di annullamento - Adeguamento delle conclusioni - Sindacato giurisdizionale - Condizioni di attuazione di una misura dell’Unione di congelamento dei capitali. # Causa T-348/07.

Causa T‑348/07
      Stichting Al-Aqsa
      contro
      Consiglio dell’Unione europea
      «Politica estera e di sicurezza comune — Misure restrittive adottate contro determinate persone ed entità nell’ambito della lotta al terrorismo — Congelamento dei capitali — Posizione comune 2001/931/PESC e regolamento (CE) n. 2580/2001 — Ricorso di annullamento — Adeguamento delle conclusioni — Sindacato giurisdizionale — Condizioni di attuazione di una misura dell’Unione di congelamento dei capitali»
      Massime della sentenza
      1.      Procedura — Atto che abroga e sostituisce in corso di giudizio l’atto impugnato — Richiesta di adeguamento delle conclusioni
            d’annullamento
      (Art. 230, quinto comma, CE)
      2.      Unione europea — Politica estera e di sicurezza comune — Misure restrittive specifiche adottate nei confronti di determinate
            persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo — Nozione di persona ai sensi dell’art. 1, n. 2, primo trattino,
            della posizione comune 2001/931
      (Posizione comune del Consiglio 2001/931, art. 1, n. 2)
      3.      Unione europea — Politica estera e di sicurezza comune — Misure restrittive specifiche adottate nei confronti di determinate
            persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo — Decisione di congelamento dei capitali
      (Posizione comune del Consiglio 2001/931, primo ‘considerando’, e art. 1, n. 4; regolamento del Consiglio n. 2580/2001, art. 2,
            n. 3)
      4.      Unione europea — Politica estera e di sicurezza comune — Misure restrittive specifiche adottate nei confronti di determinate
            persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo — Decisione di congelamento dei capitali
      (Posizione comune del Consiglio 2001/931, art. 1, n. 6; regolamento del Consiglio n. 2580/2001, art. 2, n. 3)
      1.      Il termine di due mesi previsto dall’art. 230, quinto comma, CE è in linea di principio applicabile sia nel caso in cui l’annullamento
         di un atto è chiesto mediante ricorso, sia nel caso in cui l’annullamento è chiesto, nell’ambito di una causa pendente, mediante
         una richiesta di adeguamento delle conclusioni d’annullamento di un atto anteriore abrogato e sostituito dall’atto in questione.
         Le norme sui termini di ricorso sono infatti d’ordine pubblico e devono essere applicate dal giudice in modo da garantire
         la certezza del diritto e l’uguaglianza di tutti dinanzi alla legge, evitando qualsiasi discriminazione o trattamento arbitrario
         nell’amministrazione della giustizia.
      
      Tuttavia, a titolo di eccezione a detto principio tale termine non è applicabile, nell’ambito di una causa pendente, quando,
         per un verso, l’atto in questione e l’atto da questo abrogato e sostituito abbiano, nei confronti dell’interessato, lo stesso
         oggetto, siano essenzialmente basati sugli stessi motivi e abbiano contenuti sostanzialmente identici, distinguendosi quindi
         solo per i loro rispettivi ambiti di applicazione ratione temporis, e quando, per altro verso, la domanda di adeguamento delle
         conclusioni non si fondi su alcun motivo, fatto o elemento probatorio nuovo diverso dall’adozione stessa dell’atto in questione
         che abroga e sostituisce tale atto precedente.
      
      In una simile fattispecie, invero, considerato che l’oggetto e il contesto della controversia, come definiti dal ricorso iniziale,
         non subiscono alcuna modifica se non quella riguardante la sua dimensione temporale, la certezza del diritto non è in alcun
         modo compromessa dal fatto che la domanda di adeguamento delle conclusioni sia proposta dopo la scadenza del termine di due
         mesi previsto dall’art. 230, quinto comma, CE. Di conseguenza, sarebbe contrario a una buona amministrazione della giustizia
         e ad un’esigenza di economia processuale obbligare il ricorrente, pena l’irricevibilità, a proporre la sua domanda d’adeguamento
         delle conclusioni, entro il detto termine di due mesi.
      
      (v. punti 32‑35, 44)
      2.      Nella sua accezione giuridica comune, cui conviene fare riferimento in assenza di un’esplicita indicazione contraria del legislatore,
         il termine «persona» designa un essere dotato di personalità giuridica, e quindi sia una persona fisica che una persona giuridica.
      
      Le persone di cui all’art. 1, n. 2, primo trattino, della posizione comune 2001/931 relativa all’applicazione di misure specifiche
         per la lotta al terrorismo, possono quindi designare sia persone fisiche che persone giuridiche, mentre i «gruppi ed entità»
         cui fa riferimento l’art. 1, n. 2, secondo trattino, della medesima posizione comune possono designare ogni altro tipo di
         organizzazione sociale che, benché priva della personalità giuridica, abbia comunque una certa forma di esistenza più o meno
         strutturata.
      
      Tale interpretazione è confermata dall’art. 1, n. 5, della posizione comune 2001/931, secondo cui il Consiglio si adopera
         affinché nell’elenco, in allegato, delle persone fisiche e giuridiche, dei gruppi o delle entità siano inseriti dettagli sufficienti
         a consentire l’effettiva identificazione di esseri umani, persone giuridiche, entità o organismi.
      
      La circostanza secondo cui l’elenco allegato alla posizione comune 2001/931, al pari di quello allegato al regolamento n. 2580/2001,
         relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo, menzionano
         alla rubrica «Persone» esclusivamente persone fisiche, mentre numerose persone giuridiche sono citate alla rubrica «Gruppi
         ed entità», è priva di pertinenza al riguardo. Tali elenchi, redatti ai soli fini dell’attuazione, nei casi specifici da essi
         enumerati, della posizione comune 2001/931 e del regolamento n. 2580/2001, sono infatti irrilevanti ai fini della definizione
         delle persone, gruppi ed entità contenuta in tali atti. Lo stesso può dirsi quindi degli eventuali errori di classificazione
         tra persone e gruppi ed entità di cui potrebbero essere viziati.
      
      (v. punti 57‑59, 61)
      3.      Per delimitare la portata di una disposizione di diritto comunitario, bisogna tener conto allo stesso tempo del suo dettato,
         del suo contesto e delle sue finalità. In considerazione sia del dettato, del contesto e delle finalità delle disposizioni
         pertinenti della posizione comune 2001/931, relativa all’applicazione di misure specifiche per la lotta al terrorismo, (v.,
         in particolare, il primo ‘considerando’ di tale posizione comune) e del regolamento n. 2580/2001, relativo a misure restrittive
         specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo, sia in considerazione del ruolo preminente
         svolto dalle autorità nazionali nel procedimento di congelamento dei capitali previsto dall’art. 2, n. 3, del suddetto regolamento,
         una decisione di apertura di indagini o di azioni penali, per poter essere validamente invocata dal Consiglio, deve iscriversi
         nell’ambito di un procedimento nazionale avente ad oggetto direttamente e principalmente l’applicazione all’interessato di
         una misura di tipo preventivo o repressivo, a titolo della lotta al terrorismo e in seguito alla sua implicazione nello stesso.
      
      Tale è il caso di una sentenza cautelare che, in considerazione del suo contenuto, della sua portata e del suo contesto, considerata
         unitamente alla normativa nazionale recante sanzioni in materia di terrorismo, costituisca una decisione assunta da un’autorità
         nazionale competente, ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001.
         Una sentenza siffatta, unitamente all’anzidetta normativa, può essere considerata rispondente ai requisiti del suddetto art. 1,
         n. 4, della posizione comune e può quindi, in linea di principio, giustificare in quanto tale l’adozione di una misura di
         congelamento dei capitali ai sensi dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001.
      
      (v. punti 96‑97, 101, 105)
      4.      Quando il Consiglio intende adottare o mantenere, a seguito di riesame, una misura di congelamento dei capitali in forza del
         regolamento n. 2580/2001, relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere
         il terrorismo, sulla base di una decisione nazionale di apertura di indagini o di azioni penali per un atto terroristico,
         non può prescindere dai successivi sviluppi di tali indagini o di tali azioni penali. È infatti possibile che un’indagine
         di polizia o di sicurezza si chiuda senza avere alcun seguito sul piano giudiziario, non avendo consentito di raccogliere
         prove sufficienti, o che un procedimento istruttorio giudiziario sia oggetto di un non luogo a procedere per le stesse ragioni
         o, ancora, che una decisione avente ad oggetto un’azione penale sfoci nell’abbandono di tale azione ovvero in un’assoluzione.
         Sarebbe inammissibile che il Consiglio non tenga conto di tali elementi, che fanno parte dell’insieme dei dati rilevanti da
         prendere in considerazione per valutare la situazione. Una diversa decisione significherebbe conferire al Consiglio e agli
         Stati membri il potere esorbitante di sottoporre indefinitamente a congelamento i capitali di un soggetto al di fuori di qualsiasi
         controllo giurisdizionale, a prescindere dall’esito dei procedimenti giudiziari eventualmente seguiti.
      
      Le stesse considerazioni devono valere qualora una misura amministrativa nazionale di congelamento dei capitali o di proscrizione
         di un’organizzazione in quanto terroristica sia ritirata dal suo autore o annullata mediante decisione giudiziaria.
      
      Mantenendo indefinitamente una persona nell’elenco che compare all’allegato del regolamento n. 2580/2001, in occasione del
         riesame periodico della sua situazione ai sensi dell’art. 2, n. 3, del suddetto regolamento e dell’art. 1, n. 6, della posizione
         comune 2001/931, relativa a misure specifiche, destinate a combattere il terrorismo, per la sola ragione che la decisione
         adottata in sede di procedimento cautelare del giudice nazionale competente non è messa in discussione, nell’ordinamento giurisdizionale
         interno, dal giudice cautelare d’appello ovvero dal giudice di merito, sebbene sia stata nel frattempo abrogata dal suo autore
         la decisione amministrativa dei cui effetti si era chiesta la sospensione a tale giudice, il Consiglio travalica i limiti
         del proprio potere discrezionale.
      
      (v. punti 164, 168‑169, 180)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Settima Sezione)
      9 settembre 2010 (*)
      
      «Politica estera e di sicurezza comune – Misure restrittive adottate contro determinate persone ed entità nell’ambito della lotta al terrorismo – Congelamento dei capitali – Posizione comune 2001/931/PESC e regolamento (CE) n. 2580/2001 – Ricorso di annullamento – Adeguamento delle conclusioni – Sindacato giurisdizionale – Condizioni di attuazione di una misura dell’Unione di congelamento dei capitali»
      Nella causa T‑348/07,
      Stichting Al‑Aqsa, con sede in Heerlen (Paesi Bassi), rappresentata dagli avv.ti J. Pauw, G. Pulles, A.M. van Eik e M. Uiterwaal, 
      
      ricorrente,
      contro
      Consiglio dell’Unione europea, rappresentato dalla sig.ra E. Finnegan e dai sigg. G.‑J. Van Hegelsom e B. Driessen, in qualità di agenti,
      
      convenuto,
      sostenuto da
      Regno dei Paesi Bassi, rappresentato dalle sig.re C. Wissels, M. de Mol e dal sig. Y. de Vries, in qualità di agenti,
      
      e da
      Commissione europea, rappresentata dal sig. P. van Nuffel e dalla sig.ra S. Boelaert, in qualità di agenti,
      
      intervenienti,
      avente inizialmente ad oggetto, in sostanza, una domanda di annullamento della decisione del Consiglio 28 giugno 2007, 2007/445/CE,
         che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580/2001 relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate
         persone e entità, destinate a combattere il terrorismo e abroga le decisioni 2006/379/CE e 2006/1008/CE (GU L 169, pag. 58),
         nella parte in cui essa riguarda la ricorrente,
      
      IL TRIBUNALE (Settima Sezione),
      composto dai sigg. N.J. Forwood (relatore), presidente, S. Papasavvas e E. Moavero Milanesi, giudici,
      cancelliere: sig. N. Rosner, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 25 novembre 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Contesto normativo e fatti
      1        Per un’esposizione del contesto normativo e dei fatti di questa controversia si rinvia alla sentenza del Tribunale 11 luglio
         2007, causa T‑327/03, Al‑Aqsa/Consiglio (in prosieguo: la «sentenza Al‑Aqsa»), in particolare ai punti 16‑21, ove sono descritte
         le procedure amministrative e giurisdizionali riguardanti la ricorrente, Stichting Al‑Aqsa, nei Paesi Bassi, che hanno dato
         luogo alla Sanctieregeling terrorisme 2003 (decreto recante sanzioni in materia di terrorismo; in prosieguo: la «Sanctieregeling»),
         adottata dai Ministri degli Esteri e delle Finanze olandesi il 3 aprile 2003, al memorandum ufficiale del direttore dell’Algemene
         Inlichtingen- en Veiligheidsdienst (servizio generale di informazione e di sicurezza; in prosieguo: l’«AIVD») al direttore
         generale delle questioni politiche presso il Ministero degli Esteri olandese del 9 aprile 2003 (in prosieguo: il «memorandum
         dell’AIVD»), alla sentenza interlocutoria della Rechtbank te ‘s‑Gravenhage, sector civiel recht, voorzieningenrechter [Tribunale
         dell’Aja (Paesi Bassi), sezione civile, giudice cautelare; in prosieguo: il «giudice cautelare»] del 13 maggio 2003 (in prosieguo:
         la «sentenza interlocutoria cautelare») e alla sentenza definitiva di questo stesso giudice datata 3 giugno 2003 (in prosieguo:
         la «sentenza cautelare»).
      
      2        Con la sentenza Al‑Aqsa il Tribunale ha annullato la decisione del Consiglio 29 maggio 2006, 2006/379/CE, che attua l’articolo
         2, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. 2580/2001 relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone ed entità,
         destinate a combattere il terrorismo, e che abroga la decisione 2005/930/CE (GU L 144, pag. 21), nella parte in cui riguardava
         la ricorrente, sostanzialmente perché la stessa non era adeguatamente motivata.
      
      3        Con lettera 23 aprile 2007 il Consiglio dell’Unione europea ha comunicato alla ricorrente che, a suo avviso, i motivi invocati
         per inserirla inizialmente nell’elenco contenuto nell’allegato del regolamento (CE) del Consiglio 27 dicembre 2001, n. 2580,
         relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo (GU L 344,
         pag. 72, rettificato in GU 2007, L 164, pag. 36; in prosieguo: l’«elenco controverso»), erano sempre validi e che, di conseguenza,
         intendeva mantenerla in detto elenco. Alla lettera era allegata un’esposizione dei motivi fatti valere dal Consiglio. Si informava
         altresì la ricorrente che poteva sottoporre al Consiglio osservazioni sulla sua intenzione di mantenerla nell’elenco controverso
         e sui motivi che venivano invocati a tale proposito, nonché su tutte le relative prove documentali, entro il termine di un
         mese.
      
      4        Nell’esposizione dei motivi allegata a tale lettera il Consiglio ha chiarito quanto segue:
      
      «La [ricorrente] è stata costituita nel 1993 nei Paesi Bassi quale fondazione di diritto olandese. Essa ha raccolto capitali
         per talune organizzazioni appartenenti al movimento palestinese Hamas, che figura nell’elenco dei gruppi implicati in atti
         terroristici ai sensi dell’art. 1, n. 2, della posizione comune [del Consiglio 27 dicembre 2001], 2001/931/PESC [relativa
         a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo (GU L 344, pag. 93)].
         Molte di tali organizzazioni mettono a disposizione capitali ai fini del compimento di atti terroristici o per agevolarne
         il compimento. Tali atti ricadono nell’ambito dell’art. 1, n. 3, [lett.] k), della posizione comune 2001/931 e sono commessi
         agli scopi menzionati dall’art. 1, n. 3, [sub] i) e iii), della citata posizione comune.
      
      Alla [ricorrente] è pertanto applicabile l’art. 2, n. 3, [sub] ii), del regolamento (...) n. 2580/2001.
      Il Ministro degli Esteri e il Ministro delle Finanze [olandesi] hanno deciso, mediante decreto ministeriale 3 aprile 2003,
         DJZ/BR/219‑03 (detto Sanctieregeling Terrorisme), pubblicato nello Staatscourant (Gazzetta ufficiale) olandese il 7 aprile
         2003, di congelare tutti i beni appartenenti alla [ricorrente]. La citata la decisione è stata ratificata con sentenza 3 giugno
         2003, LJN AF9389, pronunciata dal presidente della sezione civile del tribunale dell’Aja. Detta sentenza conclude nel senso
         che la [ricorrente] deve essere considerata un’organizzazione che sostiene Hamas e consente a quest’ultimo di commettere o
         di agevolare attività terroristiche.
      
      Pertanto, nei confronti della [ricorrente] è stata assunta una decisione da parte di un’autorità competente ai sensi dell’art. 1,
         n. 4, della posizione comune 2001/931.
      
      Il Consiglio è convinto che i motivi che hanno giustificato l’inclusione della [ricorrente] nell’[elenco controverso] permangano
         validi».
      
      5        È pacifico che il decreto ministeriale e la sentenza cui si fa riferimento nella citata esposizione dei motivi sono la Sanctieregeling
         e la sentenza cautelare.
      
      6        Con lettera 25 maggio 2007 la ricorrente ha sottoposto al Consiglio le proprie osservazioni in replica. Essa ha contestato
         sia i motivi di merito fatti valere da quest’ultimo per giustificare il suo mantenimento nell’elenco controverso, sia la procedura
         da questo seguita.
      
      7        Il 28 giugno 2007, vale a dire dopo l’udienza nella causa che ha dato origine alla sentenza Al‑Aqsa, tenutasi il 16 gennaio
         2007, ma prima della pronuncia della stessa, il Consiglio ha adottato la decisione 2007/445/CE, che attua l’articolo 2, paragrafo
         3, del regolamento (CE) n. 2580/2001 e abroga le decisioni 2006/379/CE e 2006/1008/CE (GU L 169, pag. 58; in prosieguo: la
         «decisione impugnata»). Mediante tale decisione il Consiglio ha mantenuto il nome della ricorrente nell’elenco controverso.
      
      8        Ai sensi del quarto ‘considerando’ della decisione impugnata:
      
      «Il Consiglio ha riesaminato integralmente l’elenco delle persone, dei gruppi e delle entità ai quali si applica il regolamento
         (...) n. 2580/2001, come prescritto dall’articolo 2, paragrafo 3, di tale regolamento. A tale riguardo ha tenuto conto delle
         osservazioni e dei documenti presentati al Consiglio da determinate persone, gruppi ed entità interessati».
      
      9        Ai sensi del quinto ‘considerando’ della decisione impugnata:
      
      «A seguito di tale riesame, il Consiglio ha concluso che le persone, i gruppi e le entità elencati nell’allegato della presente
         decisione sono stati coinvolti in atti terroristici ai sensi dell’articolo 1, paragrafi 2 e 3, della posizione comune [2001/931],
         che è stata presa una decisione nei loro confronti da parte di un’autorità competente ai sensi dell’articolo 1, paragrafo
         4, di tale posizione comune e che essi dovrebbero continuare a essere soggetti alle misure restrittive specifiche previste
         dal regolamento (CE) n. 2580/2001».
      10      La decisione impugnata è stata notificata alla ricorrente accompagnata da una lettera del Consiglio datata 29 giugno 2007.
         L’esposizione dei motivi allegata a tale lettera (in prosieguo: l’«esposizione dei motivi») è identica a quella allegata alla
         lettera del Consiglio 23 aprile 2007 (v. punto 3 supra).
      
       Procedimento e nuovi sviluppi in corso di causa
      11      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 12 settembre 2007 la ricorrente ha proposto il presente
         ricorso, che aveva inizialmente ad oggetto, in sostanza, una domanda di parziale annullamento della decisione impugnata. 
      
      12      Il 20 dicembre 2007 il Consiglio ha adottato la decisione 2007/868/CE, che attua l’articolo 2, paragrafo 3 del regolamento
         (CE) n. 2580/2001 e abroga la decisione impugnata (GU L 340, pag. 100). Tale decisione mantiene il nome della ricorrente nell’elenco
         controverso.
      
      13      Con ordinanza 21 febbraio 2008, sentite le parti, il presidente della Settima Sezione del Tribunale ha ammesso l’intervento
         del Regno dei Paesi Bassi e della Commissione delle Comunità europee a sostegno delle conclusioni del Consiglio.
      
      14      Con lettera depositata nella cancelleria del Tribunale il 12 giugno 2008 la ricorrente ha chiesto di poter adeguare le proprie
         conclusioni in modo tale che il proprio ricorso abbia altresì ad oggetto l’annullamento della decisione 2007/868, nella parte
         in cui questa la riguarda. Nelle sue osservazioni in merito a tale domanda, depositate presso la cancelleria del Tribunale
         il 10 e il 17 luglio 2008, il Consiglio ha precisato di poter accogliere tale adeguamento.
      
      15      Il 15 luglio 2008 il Consiglio ha adottato la decisione 2008/583/CE, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento
         (CE) n. 2580/2001 e abroga la decisione 2007/868 (GU L 188, pag. 21). Tale decisione mantiene il nome della ricorrente nell’elenco
         controverso.
      
      16      Con lettera depositata nella cancelleria del Tribunale il 10 settembre 2008, la ricorrente ha chiesto di poter adeguare le
         proprie conclusioni in modo tale che il proprio ricorso abbia altresì ad oggetto l’annullamento della decisione 2008/583,
         nella parte in cui questa la riguarda. Nelle sue osservazioni in merito a tale domanda, depositate presso la cancelleria del
         Tribunale il 10 ottobre 2008, il Consiglio ha precisato di poter accogliere tale adeguamento. Nelle loro osservazioni, depositate
         nella cancelleria del Tribunale rispettivamente il 6 e il 14 ottobre 2008, il Regno dei Paesi Bassi e la Commissione non hanno
         sollevato obiezioni.
      
      17      Il 26 gennaio 2009 il Consiglio ha adottato la decisione 2009/62/CE, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento
         (CE) n. 2580/2001 e abroga la decisione 2008/583 (GU L 23, pag. 25). Tale decisione mantiene il nome della ricorrente nell’elenco
         controverso.
      
      18      Il 15 giugno 2009 il Consiglio ha adottato il regolamento (CE) n. 501, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento
         (CE) n. 2580/2001 e abroga la decisione 2009/62 (GU L 151, pag. 14). Tale regolamento mantiene il nome della ricorrente nell’elenco
         controverso.
      
      19      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Settima Sezione) ha deciso di aprire la fase orale e, nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento previste all’art. 64 del suo regolamento di procedura, ha posto alle parti due quesiti
         scritti.
      
      20      In primo luogo, il Tribunale ha rilevato che la domanda di adeguamento delle conclusioni d’annullamento avente ad oggetto
         la decisione 2007/868 era stata proposta dopo la scadenza del termine di due mesi dalla pubblicazione o dalla notifica di
         tale decisione, previsto dall’art. 230, quinto comma, CE, sicché, alla data di proposizione di tale domanda, il diritto della
         ricorrente di chiedere mediante ricorso l’annullamento di tale atto era prescritto. Pur non essendovi stata alcuna contestazione
         in proposito da parte del convenuto e degli intervenienti, il Tribunale, dopo aver rammentato che, per costante giurisprudenza,
         il fatto che un ricorso sia stato proposto oltre il termine rappresenta un motivo di irricevibilità di ordine pubblico che
         può, anzi deve, essere sollevato d’ufficio dal giudice comunitario, ha invitato le parti a pronunciarsi in forma scritta sulla
         questione se detto termine di due mesi si applichi anche quando l’annullamento di un atto comunitario viene richiesto non
         mediante ricorso, bensì mediante una domanda di adeguamento delle conclusioni d’annullamento di un atto precedente abrogato
         e sostituito dall’atto in questione, adeguamento ammesso in linea di principio dal giudice comunitario in nome della buona
         amministrazione della giustizia e di un’esigenza di economia processuale.
      
      21      In secondo luogo, il Tribunale ha invitato le parti principali a prendere esplicitamente posizione per iscritto su talune
         osservazioni svolte dal Regno dei Paesi Bassi nella sua memoria di intervento, quanto alla facoltà che la ricorrente avrebbe
         avuto, per un verso, di proporre appello contro la sentenza cautelare e, per altro verso, di proporre ricorso dinanzi al giudice
         competente nel merito.
      
      22      Le parti hanno risposto per iscritto a tali quesiti entro i termini impartiti.
      
      23      Nella sua risposta scritta ai quesiti del Tribunale, depositata in cancelleria il 28 ottobre 2009, la ricorrente ha chiesto
         di poter adeguare le proprie conclusioni in modo tale che il proprio ricorso abbia altresì ad oggetto l’annullamento delle
         decisioni 2008/583 (individuata per errore tipografico come la «decisione 2008/538») e 2009/62, nonché del regolamento n. 501/2009,
         nella parte in cui tali atti la riguardano. Il Tribunale ha invitato le altre parti a formulare oralmente le loro osservazioni
         su tale domanda in sede d’udienza.
      
      24      Le parti hanno presentato osservazioni orali e hanno risposto ai quesiti del Tribunale all’udienza del 25 novembre 2009. Nel
         corso dell’udienza la ricorrente ha precisato gli atti di cui essa chiede l’annullamento, nella parte in cui la riguardano.
         Il convenuto e gli intervenienti hanno dichiarato di non opporsi, in linea di principio, all’adeguamento delle conclusioni
         chiesto dalla ricorrente nella sua risposta scritta ai quesiti del Tribunale. Di ciò è stato preso atto nel verbale d’udienza.
      
      25      Il 22 dicembre 2009 il Consiglio ha adottato il regolamento di esecuzione (UE) n. 1285, che attua l’articolo 2, paragrafo
         3, del regolamento (CE) n. 2580/2001 e abroga il regolamento (CE) n. 501/2009 (GU L 346, pag. 39). Tale regolamento mantiene
         il nome della ricorrente nell’elenco controverso. 
      
       Conclusioni delle parti
      26      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata, le decisioni 2007/868, 2008/583 e 2009/62 nonché il regolamento n. 501/2009, nella parte
         in cui tali atti la riguardano;
      
      –        dichiarare che il regolamento n. 2580/2001 non le è applicabile;
      –        condannare il Consiglio alle spese.
      27      Nelle sue osservazioni sulla memoria di intervento del Regno dei Paesi Bassi la ricorrente propone, se richiesto dal Tribunale,
         di fornire prove riguardanti la natura e il carattere del procedimento cautelare nel diritto olandese nonché le competenze
         del giudice cautelare, prove consistenti nell’audizione di esperti e/o nella produzione di manuali giuridici.
      
      28      Il Consiglio chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso in toto in quanto infondato;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
      29      Il Regno dei Paesi Bassi e la Commissione sostengono le conclusioni del Consiglio. 
      
       In diritto
      1.     Sulle conseguenze procedurali dell’abrogazione della decisione impugnata e della sua sostituzione con altri atti in corso
            di causa
      30      Come emerge da quanto sopra esposto, la decisione impugnata è stata abrogata e sostituita, dal momento della presentazione
         del ricorso, prima dalla decisione 2007/868, poi dalla decisione 2008/583, quindi dalla decisione 2009/62, in seguito dal
         regolamento n. 501/2009 e infine dal regolamento di esecuzione n. 1285/2009. La ricorrente ha successivamente chiesto di poter
         adeguare le proprie conclusioni iniziali in modo tale che il suo ricorso abbia ad oggetto altresì l’annullamento di tali tre
         decisioni e del regolamento n. 501/2009, nella parte in cui tali atti la riguardano. Essa non ha invece chiesto, alla data
         di pronuncia della presente sentenza, di poter adeguare le proprie conclusioni in modo che il proprio ricorso abbia altresì
         ad oggetto l’annullamento del regolamento di esecuzione n. 1285/2009. Essa ha peraltro mantenuto le proprie conclusioni d’annullamento
         degli atti anteriori abrogati e sostituiti.
      
      31      Tali domande devono essere accolte e si deve ritenere che la ricorrente sia legittimata a chiedere l’annullamento della decisione
         impugnata, delle decisioni 2007/868, 2008/583 e 2009/62 nonché del regolamento n. 501/2009, nella parte in cui tali atti la
         riguardano, senza che si debba distinguere, nella fattispecie, a seconda che tali domande siano state o meno presentate entro
         il termine di due mesi decorrente dalla pubblicazione o dalla notifica dell’atto cui esse si riferiscono, previsto dall’art. 230,
         quinto comma, CE.
      
      32      A tale proposito, il Tribunale ritiene che detto termine sia in linea di principio applicabile sia nel caso in cui l’annullamento
         di un atto è chiesto mediante ricorso, sia nel caso in cui l’annullamento è chiesto, nell’ambito di una causa pendente e conformemente
         alla giurisprudenza avviata con sentenza della Corte 3 marzo 1982, causa 14/81, Alpha Steel/Commissione (Racc. pag. 749, punto 8),
         mediante una richiesta di adeguamento delle conclusioni d’annullamento di un atto anteriore abrogato e sostituito dall’atto
         in questione. 
      
      33      Tale soluzione si giustifica invero per il fatto che le norme sui termini di ricorso sono di ordine pubblico e devono essere
         applicate dal giudice in modo da garantire la certezza del diritto e l’uguaglianza di tutti dinanzi alla legge (sentenza della
         Corte 18 gennaio 2007, causa C‑229/05 P, PKK e KNK/Consiglio, Racc. pag. I‑439, punto 101), evitando qualsiasi discriminazione
         o trattamento arbitrario nell’amministrazione della giustizia (sentenza della Corte 15 gennaio 1987, causa 152/85, Misset/Consiglio,
         Racc. pag. 223, punto 11).
      
      34      Tuttavia, a titolo di eccezione a detto principio il Tribunale ritiene, unitamente al Consiglio e alla Commissione, che detto
         termine non sia applicabile nell’ambito di una causa pendente quando, per un verso, l’atto in questione e l’atto da questo
         abrogato e sostituito abbiano, nei confronti dell’interessato, lo stesso oggetto, siano essenzialmente basati sugli stessi
         motivi e abbiano contenuti sostanzialmente identici, distinguendosi quindi solo per i loro rispettivi ambiti di applicazione
         ratione temporis, e quando, per altro verso, la domanda di adeguamento delle conclusioni non si fondi su alcun motivo, fatto
         o elemento probatorio nuovo diverso dall’adozione stessa dell’atto in questione che abroga e sostituisce tale atto precedente.
         Ciò è quanto si verifica esattamente nel caso di specie, come ammesso da tutte le parti nelle loro osservazioni scritte e
         orali in risposta ai quesiti posti dal Tribunale.
      
      35      In una simile fattispecie, invero, considerato che l’oggetto e il contesto della controversia, come definiti dal ricorso iniziale,
         non subiscono alcuna modifica se non quella riguardante la sua dimensione temporale, la certezza del diritto non è in alcun
         modo compromessa dal fatto che la domanda di adeguamento delle conclusioni sia proposta dopo la scadenza del termine di due
         mesi in questione.
      
      36      Tale eccezione è altresì giustificata alla luce degli obblighi che incombono all’istituzione da cui emana l’atto annullato,
         a seguito di una sentenza d’annullamento, in applicazione delle misure che l’art. 233 CE le impone di assumere ai fini dell’esecuzione
         di detta sentenza. 
      
      37      Deve rammentarsi a tale proposito che per conformarsi ad una tale sentenza l’istituzione è tenuta a rispettare non solo il
         dispositivo della sentenza, ma anche la motivazione che ne costituisce il sostegno necessario, essendo tale motivazione indispensabile
         per determinare il senso esatto di quanto è stato dichiarato nel dispositivo. È infatti questa motivazione che, per un verso,
         identifica la disposizione esatta considerata illegittima e, per altro verso, evidenzia le ragioni esatte dell’illegittimità
         accertata nel dispositivo e che l’istituzione interessata deve prendere in considerazione nel sostituire l’atto annullato
         (sentenza della Corte 26 aprile 1988, cause riunite 97/86, 99/86, 193/86 e 215/86, Asteris e a./Commissione, Racc. pag. 2181,
         punto 27).
      
      38      Tuttavia, se l’accertamento dell’illegittimità nella motivazione della sentenza di annullamento obbliga, innanzitutto, l’istituzione
         da cui emana l’atto ad eliminare tale illegittimità nell’atto destinato a sostituirsi all’atto annullato, esso, in quanto
         riguardi una disposizione di un determinato contenuto in una data materia, può anche comportare altre conseguenze per tale
         istituzione (sentenza Asteris e a./Commissione, cit., punto 28).
      
      39      Trattandosi, come nella fattispecie, dell’annullamento di una misura comunitaria di congelamento dei capitali, che, ai sensi
         dell’art. 1, n. 6, della posizione comune 2001/931, deve essere oggetto di un riesame ad intervalli regolari, l’istituzione
         da cui emana l’atto ha innanzitutto l’obbligo di far sì che le eventuali successive misure di congelamento dei capitali da
         emanarsi dopo l’annullamento, per disciplinare periodi successivi a tale sentenza, non siano inficiate dagli stessi vizi o
         dalle stesse illegittimità (sentenza del Tribunale 23 ottobre 2008, causa T‑256/07, People’s Mojahedin Organization of Iran/Consiglio,
         Racc. pag. II‑3019; in prosieguo: la «sentenza PMOI I», punto 62; v., per analogia, sentenza Asteris e a./Commissione, cit.,
         punto 29). 
      
      40      Occorre inoltre riconoscere che, in forza dell’efficacia retroattiva che accompagna le sentenze di annullamento, la dichiarazione
         di illegittimità risale alla data di entrata in vigore dell’atto annullato (sentenza Asteris e a./Commissione, cit., punto 30).
         
      
      41      Nella fattispecie, ciò potrebbe implicare che, in caso d’annullamento della decisione impugnata, il Consiglio abbia altresì
         l’obbligo di eliminare da tutte le misure successive di congelamento dei capitali che hanno abrogato e sostituito la decisione
         impugnata, sino alla pronuncia della sentenza d’annullamento, i vizi o le illegittimità che hanno inficiato quest’ultima decisione
         (v., in tal senso e per analogia, sentenza Asteris e a./Commissione, cit., punto 30, e sentenza PMOI I, punto 64).
      
      42      In circostanze come quelle della fattispecie, descritte al precedente punto 34, ogni accertamento di illegittimità del congelamento
         dei capitali della ricorrente, operato dalla decisione impugnata, potrebbe quindi imporsi non solo per il periodo di vigenza
         di tale decisione, ma altresì per i periodi di validità di tutte le misure successive di congelamento dei capitali impugnate
         in corso di causa (v., in tal senso e per analogia, sentenza Asteris e a./Commissione, cit., punto 31). 
      
      43      Rifiutandosi di conformarsi all’obbligo descritto al precedente punto 41, il Consiglio violerebbe gli obblighi che gli derivano
         dall’art. 233 CE e che il procedimento di cui all’art. 232 CE consente di sanzionare (v., in tal senso e per analogia, sentenza
         Asteris e a./Commissione, cit., punto 32).
      
      44      Di conseguenza, e secondo lo spirito della giurisprudenza citata ai punti 45‑48 della sentenza PMOI I, sarebbe contrario a
         una buona amministrazione della giustizia e ad un’esigenza di economia processuale obbligare la ricorrente, pena l’irricevibilità,
         a proporre la sua domanda d’adeguamento delle conclusioni, in corso di causa, entro il termine di due mesi sancito dall’art. 230,
         quinto comma, CE.
      
      45      Infine deve rammentarsi che, in conformità ad una costante giurisprudenza in materia di ricorsi proposti avverso misure successive
         di congelamento dei capitali adottate in base al regolamento n. 2580/2001, la ricorrente conserva un interesse ad ottenere
         l’annullamento di tutti gli atti impugnati nell’ambito del presente ricorso, benché questi siano stati abrogati e sostituiti
         da altri alla data della pronuncia della presente sentenza (v., in tal senso, sentenza PMOI I, punto 48 e giurisprudenza ivi
         citata).
      
      2.     Sulle domande di annullamento
      46      Poiché le esposizioni dei motivi rispettivamente invocate dal Consiglio a giustificazione della decisione impugnata, delle
         decisioni 2007/868, 2008/583 e 2009/62 nonché del regolamento n. 501/2009 sono identiche, i motivi fatti valere a sostegno
         delle conclusioni di annullamento degli atti citati sono anch’essi identici. Nel prosieguo di questa sentenza ogni riferimento
         alla decisione impugnata è quindi da intendersi come riguardante altresì le decisioni 2007/868, 2008/583 e 2009/62, nonché
         il regolamento n. 501/2009.
      
      47      In proposito la ricorrente deduce, in sostanza, cinque motivi. Il primo, che si suddivide in quattro parti, si basa sulla
         violazione dell’art. 1, nn. 1, 2 e 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001. Il
         secondo verte sulla violazione del principio di proporzionalità. Il terzo riguarda la violazione dell’art. 1, n. 6, della
         posizione comune 2001/931, dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001 e di una forma sostanziale. Il quarto è basato
         sulla violazione del diritto fondamentale al godimento pacifico della proprietà. Il quinto, infine, verte sulla violazione
         dell’obbligo di motivazione sancito dall’art. 253 CE.
      
      48      Si deve iniziare esaminando il primo motivo, seguito dal terzo.
      
       Sul primo motivo, basato sulla violazione dell’art. 1, nn. 1, 2 e 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3,
            del regolamento n. 2580/2001
      49      Questo motivo si suddivide in quattro parti, rispettivamente basate sul fatto che la ricorrente non sarebbe una persona, un
         gruppo o un’entità ai sensi delle disposizioni di cui si adduce la violazione, sul fatto che nessuna autorità competente avrebbe
         assunto alcuna decisione nei suoi confronti, ai sensi delle stesse disposizioni, sul fatto che non sarebbe stata dimostrata
         l’intenzione della ricorrente di agevolare il compimento di atti terroristici e, infine, sul fatto che la ricorrente non potrebbe
         più essere considerata agevolare il compimento di simili atti.
      
       Sulla prima parte del primo motivo 
      –       Argomenti delle parti
      50      La ricorrente sostiene di non rispondere alla definizione di «persone, gruppi ed entità coinvolti in atti terroristici», ai
         sensi dell’art. 1, n. 2, della posizione comune 2001/931. Discenderebbe quindi dall’art. 1, n. 1, della citata posizione comune
         che né quest’ultima né, di conseguenza, il regolamento n. 2580/2001, che vi dà attuazione, le sarebbero applicabili.
      
      51      Per un verso, infatti, atteso che la ricorrente non è una persona fisica, essa non rientrerebbe nell’ambito dell’art. 1, n. 2,
         primo trattino, della posizione comune 2001/931, che a suo avviso riguarda solo persone di tal genere, escludendo le persone
         giuridiche. Essa invoca a questo proposito la duplice circostanza che il secondo trattino di tale disposizione distingue i
         gruppi, le entità e le persone, e l’elenco controverso cita esclusivamente persone fisiche alla rubrica «Persone», mentre
         varie persone giuridiche sono citate alla rubrica «Gruppi ed entità».
      
      52      Per altro verso, la ricorrente non rientrerebbe manifestamente nell’ambito di applicazione dell’art. 1, n. 2, secondo trattino,
         della posizione comune citata, posto che, alla luce dei termini stessi dell’esposizione dei motivi, le viene esclusivamente
         contestato di aver raccolto capitali per talune organizzazioni appartenenti ad Hamas, le quali a loro volta li avrebbero messi
         a disposizione per consentire il compimento di atti terroristici o per agevolarli.
      
      53      La ricorrente precisa, nella sua replica, che questa parte del motivo si basa sull’incompetenza del Consiglio a includere
         le persone giuridiche nell’ambito d’applicazione dell’art. 2, n. 3, sub ii), del regolamento n. 2580/2001. In tal modo, infatti,
         avrebbe travalicato l’ambito applicativo della posizione comune 2001/931. 
      
      54      Il Consiglio, sostenuto dal Regno dei Paesi Bassi e dalla Commissione, contesta gli argomenti della ricorrente.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      55      L’art. 1, n. 2, della posizione comune 2001/931 così dispone:
      
      «Ai fini della presente posizione comune per “persone, gruppi ed entità coinvolti in atti terroristici” si intendono:
      –        persone che compiono, o tentano di compiere, atti terroristici o vi prendono parte o li agevolano,
      –        gruppi ed entità posseduti o controllati direttamente o indirettamente da tali persone; e persone, gruppi ed entità che agiscono
         a nome o sotto la guida di tali persone, gruppi ed entità, inclusi i capitali provenienti o generati da beni posseduti o controllati
         direttamente o indirettamente da tali persone o da persone, gruppi ed entità ad esse associat[i]».
      
      56      La tesi della ricorrente, secondo cui il termine «persone», di cui al primo trattino della citata disposizione, riguarderebbe
         esclusivamente le persone fisiche, non può essere accolta.
      
      57      Invero, nella sua accezione giuridica comune, cui conviene fare riferimento in assenza di un’esplicita indicazione contraria
         del legislatore, il termine «persona» designa un essere dotato di personalità giuridica, e quindi sia una persona fisica che
         una persona giuridica.
      
      58      Le «persone» di cui all’art. 1, n. 2, primo trattino, della posizione comune 2001/931 possono quindi designare sia persone
         fisiche che persone giuridiche, mentre i «gruppi ed entità» cui fa riferimento l’art. 1, n. 2, secondo trattino, della posizione
         comune 2001/931 possono designare ogni altro tipo di organizzazione sociale che, benché priva della personalità giuridica,
         abbia comunque una certa forma di esistenza più o meno strutturata.
      
      59      Come giustamente rilevato dal Consiglio, tale interpretazione è confermata dall’art. 1, n. 5, della posizione comune 2001/931,
         secondo cui «[i]l Consiglio si adopera affinché nell’elenco, in allegato, delle persone fisiche e giuridiche, dei gruppi o
         delle entità siano inseriti dettagli sufficienti a consentire l’effettiva identificazione di esseri umani, persone giuridiche,
         entità o organismi». 
      
      60      In qualità di persona giuridica, la ricorrente rientra quindi pienamente, contrariamente a quanto da essa sostenuto, nell’ambito
         d’applicazione dell’art. 1, n. 2, primo trattino, della posizione comune 2001/931 e, di conseguenza, anche in quello del regolamento
         n. 2580/2001. 
      
      61      La circostanza, dedotta dalla ricorrente, secondo cui l’elenco allegato alla posizione comune 2001/931 al pari dell’elenco
         controverso menzioni alla rubrica «Persone» esclusivamente persone fisiche, mentre numerose persone giuridiche, tra cui essa
         stessa, sono citate alla rubrica «Gruppi ed entità», è priva di pertinenza al riguardo. Tali elenchi, redatti ai soli fini
         dell’attuazione, nei casi specifici da essi enumerati, della posizione comune 2001/931 e del regolamento n. 2580/2001, sono
         infatti irrilevanti ai fini della definizione delle «persone, gruppi ed entità» contenuta in tali atti. Lo stesso può dirsi
         quindi degli eventuali errori di classificazione tra «persone» e «gruppi ed entità» di cui potrebbero essere viziati.
      
      62      La prima parte del primo motivo deve pertanto essere respinta in quanto infondata. 
      
       Sulla seconda parte del primo motivo
      –       Argomenti delle parti
      63      La ricorrente sostiene che, contrariamente a quanto affermato nell’esposizione dei motivi, nessuna autorità competente ha
         preso decisioni nei suoi confronti, ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931. Essa non rientrerebbe quindi
         nell’ambito d’applicazione del regolamento n. 2580/2001.
      
      64      Invero, né la Sanctieregeling né la sentenza cautelare sarebbero riconducibili ad una qualsiasi delle quattro categorie di
         decisioni cui si riferisce tale disposizione, vale a dire l’apertura di indagini o di azioni penali per un atto terroristico,
         l’apertura di indagini o di azioni penali per il tentativo di commetterlo, l’apertura di indagini o di azioni penali per la
         partecipazione a tale atto o per averlo agevolato ovvero una condanna per tali fatti. In particolare, con la propria sentenza
         il giudice cautelare si sarebbe limitato a respingere a titolo provvisorio le domande della ricorrente, senza assumere alcuna
         decisione nei suoi confronti ai sensi della disposizione citata.
      
      65      In subordine, la ricorrente sostiene che né i ministri autori della Sanctieregeling, né il giudice cautelare, presidente della
         sezione civile del Tribunale dell’Aja, possono essere considerati come autorità competenti ai sensi dell’art. 1, n. 4, della
         posizione comune 2001/931.
      
      66      Da un lato, infatti, tali autorità non avrebbero alcuna competenza in materia di apertura di indagini o di azioni penali per
         attività terroristiche, dal momento che nei Paesi Bassi esse rientrano nella competenza esclusiva dell’officier van justitie
         (Procuratore della Regina).
      
      67      Dall’altro, le citate autorità non avrebbero alcuna competenza per pronunciare condanne basate su attività terroristiche,
         atteso che queste ultime sono di esclusiva competenza dello strafrechter (giudice penale).
      
      68      In via di ulteriore subordine, la ricorrente osserva che, contrariamente a quanto affermato nell’esposizione dei motivi, il
         giudice cautelare non ha in alcun modo «ratificato» la Sanctieregeling. Detto giudice si sarebbe limitato a respingere, nell’ambito
         di un procedimento cautelare, la domanda della ricorrente tesa a vietare al governo olandese il congelamento dei suoi beni.
         Del resto, un decreto ministeriale avrebbe per definizione forza di legge e non potrebbe in alcun caso essere «ratificato»
         da un atto dell’autorità giudiziaria.
      
      69      Nella sua replica la ricorrente rileva inoltre che se, come sostenuto dal Consiglio, il giudice cautelare è effettivamente
         un’autorità «giudiziaria» competente, allora i ministri non possono essere un’autorità «equivalente» nel settore, atteso che
         siffatte autorità sono tali da escludersi reciprocamente ai sensi del tenore stesso dell’art. 1, n. 4, secondo comma, della
         posizione comune 2001/931. La tesi del Consiglio sarebbe pertanto contraddittoria e incomprensibile.
      
      70      Nelle sue osservazioni in replica alla memoria di intervento del Regno dei Paesi Bassi, la ricorrente aggiunge che né la natura
         del procedimento cautelare nel diritto olandese né la sua assenza di carattere penale sono rilevanti ai fini dell’esame del
         presente motivo. Sarebbero altresì prive di pertinenza le osservazioni di tale interveniente relativamente alla possibilità
         di interporre appello avverso una sentenza cautelare e al fatto di non avviare procedure di merito.
      
      71      In subordine, ove il Tribunale dovesse auspicare l’ottenimento di prove in merito al carattere, al contenuto e agli aspetti
         procedurali del giudizio cautelare nel diritto olandese, la ricorrente si offre di fornire tali prove ricorrendo all’audizione
         di esperti e/o alla produzione di manuali giuridici.
      
      72      La ricorrente sostiene inoltre che, contrariamente a quanto affermato dal Regno dei Paesi Bassi, l’elencazione delle decisioni
         cui all’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 è esaustiva. Tale interpretazione sarebbe confermata tanto dal tenore
         di tale disposizione, in particolare nella sua versione tedesca, quanto dalla logica. Nella disposizione in oggetto, infatti,
         il termine «decisione», dal contenuto indefinito e illimitato, acquisirebbe un senso solo grazie all’elencazione che ne segue.
         In ogni caso, l’elencazione di cui trattasi sarebbe importante e dimostrerebbe che deve trattarsi di decisioni di un tipo
         particolare, equivalente o fortemente simile all’apertura di un’indagine, oppure all’avvio di azioni penali, o ancora ad una
         condanna. Nella fattispecie, la sentenza cautelare non risponderebbe manifestamente a tali requisiti.
      
      73      Il Consiglio, sostenuto dal Regno dei Paesi Bassi e dalla Commissione, contesta gli argomenti della ricorrente. 
      
      74      Il Consiglio sottolinea, in particolare, che la decisione impugnata si basa sulla sola sentenza cautelare, che costituisce
         a suo avviso una decisione di un’autorità competente, nella fattispecie giudiziaria, assunta nei confronti della ricorrente
         ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931, il che emergerebbe chiaramente dall’esposizione dei motivi. Il
         Consiglio precisa, comunque, che avrebbe potuto considerare altresì la Sanctieregeling come una decisione di un’autorità competente
         ai sensi di questa stessa disposizione.
      
      75      Anche il Regno dei Paesi Bassi afferma che la sentenza cautelare rappresenta la decisione dell’autorità nazionale competente,
         su cui si è basata la decisione del Consiglio di inserire la ricorrente nell’elenco controverso. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      76      Nelle sentenze 12 dicembre 2006, causa T‑228/02, Organisation des Modjahedines du peuple d’Iran/Consiglio (Racc. pag. II‑4665;
         in prosieguo: la «sentenza OMPI»), PMOI I, 4 dicembre 2008, causa T‑284/08, People’s Mojahedin Organization of Iran/Consiglio
         (Racc. pag. II‑3487; in prosieguo: la «sentenza PMOI II»), e 30 settembre 2009, causa T‑341/07, Sison/Consiglio (Racc. pag. II‑3625;
         in prosieguo: la «sentenza Sison II»), il Tribunale ha precisato e in seguito confermato quali sono: a) le condizioni di applicazione
         dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001; b) l’onere della prova
         incombente al Consiglio in tale contesto; e c) la portata del controllo giurisdizionale in materia.
      
      77      Come il Tribunale ha rilevato ai punti 115 e 116 della sentenza OMPI, al punto 130 della sentenza PMOI I, al punto 50 della
         sentenza PMOI II e al punto 92 della sentenza Sison II, gli elementi di fatto e di diritto che possono condizionare l’applicazione
         di una misura di congelamento dei capitali ad una persona, gruppo o entità sono stabiliti dall’art. 2, n. 3, del regolamento
         n. 2580/2001, ai sensi del quale il Consiglio, all’unanimità, redige, rivede e modifica l’elenco delle persone, dei gruppi
         e delle entità ai quali si applica il detto regolamento, conformemente alle disposizioni dell’art. 1, nn. 4‑6, della posizione
         comune 2001/931. L’elenco di cui trattasi deve quindi essere redatto, conformemente alle disposizioni dell’art. 1, n. 4, della
         posizione comune 2001/931, sulla base di informazioni precise o di elementi del fascicolo che dimostrino che da parte di un’autorità
         competente è stata adottata una decisione nei confronti delle persone, dei gruppi e delle entità menzionati, sia che si tratti
         dell’avvio di indagini o di azioni penali per un atto di terrorismo, o per il tentativo di commetterlo, o per aver partecipato
         a tale atto o averlo agevolato, basata su prove o indizi seri e credibili, sia che si tratti della condanna per tali fatti.
         Si deve intendere per «autorità competente» un’autorità giudiziaria oppure, se le autorità giudiziarie non hanno alcuna competenza
         in materia, un’autorità competente equivalente in tale settore. Inoltre, i nomi delle persone e delle entità figuranti nell’elenco
         devono formare oggetto di un riesame a intervalli regolari, almeno una volta ogni sei mesi, per garantire che la loro conferma
         nell’elenco rimanga giustificata, conformemente alle disposizioni dell’art. 1, n. 6, della posizione comune 2001/931.
      
      78      Al punto 117 della sentenza OMPI, al punto 131 della sentenza PMOI I, al punto 51 della sentenza PMOI II e al punto 93 della
         sentenza Sison II il Tribunale ha dedotto da tali disposizioni che il procedimento che può condurre ad una misura di congelamento
         dei capitali ai sensi della normativa pertinente si svolge su due livelli, uno nazionale e l’altro comunitario. In un primo
         momento, un’autorità nazionale competente, in linea di principio un’autorità giudiziaria, deve adottare nei confronti dell’interessato
         una decisione che soddisfi la definizione dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931. Se si tratta di una decisione
         di avvio di inchieste o di azioni penali, essa deve essere basata su prove o indizi seri e credibili. In un secondo momento,
         il Consiglio, all’unanimità, deve decidere di includere l’interessato nell’elenco controverso, sulla base di informazioni
         precise o di elementi del fascicolo che dimostrino l’adozione di una tale decisione. In seguito, il Consiglio deve accertarsi,
         a intervalli regolari, almeno una volta ogni sei mesi, che la presenza dell’interessato nell’elenco controverso continui ad
         essere giustificata. A tale riguardo, la verifica dell’esistenza di una decisione di un’autorità nazionale che soddisfi la
         detta definizione sembra una condizione preliminare per l’adozione, da parte del Consiglio, della decisione iniziale di congelamento
         dei capitali, mentre la verifica delle conseguenze riservate a tale decisione a livello nazionale sembra indispensabile nell’ambito
         dell’adozione di una successiva decisione di congelamento dei capitali.
      
      79      Al punto 123 della sentenza OMPI, al punto 132 della sentenza PMOI I, al punto 52 della sentenza PMOI II e al punto 94 della
         sentenza Sison II il Tribunale ha peraltro rammentato che, ai sensi dell’art. 10 CE, i rapporti tra gli Stati membri e le
         istituzioni comunitarie sono regolati da doveri reciproci di leale cooperazione (v. sentenza della Corte 16 ottobre 2003,
         causa C‑339/00, Irlanda/Commissione, Racc. pag. I‑11757, punti 71 e 72 e giurisprudenza ivi citata). Tale principio è di applicazione
         generale e si impone, in particolare, nell’ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale [comunemente
         denominata «giustizia e affari interni» (GAI)], disciplinata dal titolo VI del Trattato UE, nella sua versione anteriore al
         Trattato di Lisbona, la quale è d’altra parte interamente fondata sulla cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni
         (sentenza della Corte 16 giugno 2005, causa C‑105/03, Pupino, Racc. pag. I‑5285, punto 42).
      
      80      Al punto 124 della sentenza OMPI, al punto 133 della sentenza PMOI I, al punto 53 della sentenza PMOI II e al punto 95 della
         sentenza Sison II il Tribunale ha stabilito che, in caso di applicazione dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931
         e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001, disposizioni che instaurano una forma di cooperazione specifica tra il
         Consiglio e gli Stati membri nell’ambito della lotta comune al terrorismo, tale principio comporta, per il Consiglio, l’obbligo
         di rimettersi, per quanto possibile, alla valutazione dell’autorità nazionale competente, quanto meno se si tratta di un’autorità
         giudiziaria, in particolare riguardo all’esistenza di «prove o indizi seri e credibili» sui quali si fonda la decisione di
         quest’ultima.
      
      81      Come dichiarato al punto 134 della sentenza PMOI I, al punto 54 della sentenza PMOI II e al punto 96 della sentenza Sison
         II, emerge da quanto precede che, pur gravando effettivamente sul Consiglio l’onere della prova che il congelamento dei capitali
         di una persona, gruppo o entità è o resta legalmente giustificato alla luce della normativa pertinente, tale prova ha un oggetto
         relativamente ristretto al livello del procedimento comunitario di congelamento dei capitali. Nel caso di una decisione iniziale
         di congelamento dei capitali, essa ha ad oggetto essenzialmente l’esistenza di informazioni precise o di elementi del fascicolo
         che dimostrino l’adozione nei confronti dell’interessato, da parte di un’autorità nazionale, di una decisione che soddisfi
         la definizione di cui all’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931. Peraltro, nel caso di una decisione successiva di
         congelamento dei capitali, a seguito di riesame, l’onere della prova ha essenzialmente ad oggetto la questione se il congelamento
         dei capitali resti giustificato alla luce di tutte le circostanze rilevanti della fattispecie e, in modo particolare, del
         seguito dato a tale decisione da parte dell’autorità nazionale competente.
      
      82      Quanto al controllo esercitato dal Tribunale, esso ha riconosciuto, al punto 159 della sentenza OMPI, al punto 137 della sentenza
         PMOI I, al punto 55 della sentenza PMOI II e al punto 97 della sentenza Sison II, che il Consiglio dispone di un ampio potere
         discrezionale in merito agli elementi da prendere in considerazione per adottare sanzioni economiche e finanziarie sulla base
         degli artt. 60 CE, 301 CE e 308 CE, conformemente ad una posizione comune adottata in base alla politica estera e di sicurezza
         comune. Tale potere discrezionale riguarda, in particolare, le considerazioni di opportunità sulle quali si fondano siffatte
         decisioni. 
      
      83      Tuttavia, se è vero che il Tribunale riconosce al Consiglio un margine discrezionale in materia, ciò non implica che esso
         debba astenersi dal controllare l’interpretazione dei dati rilevanti fornita da tale istituzione (sentenze PMOI I, punto 138,
         PMOI II, punto 55 e Sison II, punto 98). Infatti, il giudice comunitario è tenuto, in particolare, non solo a verificare l’esattezza
         materiale degli elementi di prova addotti, la loro attendibilità e la loro coerenza, ma altresì ad accertare se tali elementi
         costituiscano l’insieme dei dati rilevanti che devono essere presi in considerazione per valutare la situazione e se siano
         di natura tale da corroborare le conclusioni che ne sono state tratte. Tuttavia, nell’ambito di tale controllo, egli non è
         tenuto a sostituire la propria valutazione di opportunità a quella del Consiglio (v., per analogia, sentenza della Corte 22
         novembre 2007, causa C‑525/04 P, Spagna/Lenzing, Racc. pag. I‑9947, punto 57 e giurisprudenza ivi citata).
      
      84      Nella fattispecie, va verificato anzitutto, in conformità a tale giurisprudenza, se la decisione impugnata è stata assunta
         sulla base di informazioni precise o di elementi del fascicolo che dimostrino che nei confronti della ricorrente è stata assunta
         una decisione che corrisponde alla definizione dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 (v., in tal senso, sentenza
         Sison II, punto 99).
      
      85      A tale proposito, le esposizioni dei motivi allegate, segnatamente, alle lettere del Consiglio del 23 aprile e del 29 giugno
         2007 indirizzate alla ricorrente si riferiscono, al loro n. 3, a due decisioni che potrebbero a priori essere considerate
         come assunte da autorità competenti ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931, vale a dire la Sanctieregeling
         e la sentenza cautelare.
      
      86      Certamente, al punto 24 del suo controricorso il Consiglio ha affermato di aver basato la decisione impugnata sulla sola sentenza
         cautelare, pur sostenendo, al punto 22 dello stesso, che avrebbe potuto altresì fondarla sulla Sanctieregeling. Tale affermazione,
         condivisa dal Regno dei Paesi Bassi, risulta oltretutto confermata, come del pari rilevato dal Consiglio, dalla circostanza
         che le esposizioni dei motivi notificate alla ricorrente danno atto, nella conclusione enunciata al loro n. 4, solo di «una
         decisione assunta [nei confronti della ricorrente] da un’autorità competente ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione comune
         2001/931», al singolare.
      
      87      Ciò posto, e contrariamente a quanto si verificava nel caso delle decisioni giudiziarie e della Sanctieregeling di cui alla
         causa che ha dato origine alla sentenza Sison II, non è possibile, nella fattispecie, prendere in considerazione la sentenza
         cautelare in maniera isolata, senza fare nel contempo riferimento alla Sanctieregeling, posto che proprio quest’ultima è all’origine
         dell’adizione del giudice cautelare e che la domanda di sospensione della sua esecuzione rappresentava l’oggetto stesso della
         controversia sottoposta a tale giudice (v., altresì, sentenza Al‑Aqsa, punto 18). È chiaramente in questo senso che deve intendersi
         il riferimento esplicito e dettagliato alla Sanctieregeling, del pari contenuto nelle esposizioni dei motivi. 
      
      88      Quindi, per quanto riguarda, in primo luogo, la Sanctieregeling, essa rappresenta senza dubbio una decisione di un’autorità
         amministrativa e non giudiziaria. Tale circostanza non risulta tuttavia determinante in se stessa. Come correttamente rilevato
         dal Consiglio, infatti, il testo stesso dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 prevede espressamente che un’autorità
         non giudiziaria possa anch’essa essere qualificata come autorità competente ai sensi di tale disposizione.
      
      89      Tale interpretazione è peraltro confermata dalla giurisprudenza del Tribunale. In particolare, nella causa che ha dato origine
         alla sentenza PMOI I (v. il suo punto 6), il Consiglio si era basato su un’ordinanza del Secretary of State for the Home Department
         (Ministro dell’Interno del Regno Unito) intesa a proscrivere la ricorrente in tale causa quale organizzazione implicata nel
         terrorismo ai sensi del Terrorism Act 2000 (legge sul terrorismo del 2000). Al punto 144 della sentenza PMOI I, il Tribunale
         ha rilevato che l’ordinanza citata risultava effettivamente essere, alla luce della legislazione nazionale rilevante, una
         decisione di un’autorità nazionale competente rispondente alla definizione fornita dall’art. 1, n. 4, della posizione comune
         2001/931. 
      
      90      È pacifico nella fattispecie (v., altresì, sentenza Al‑Aqsa, punto 16) che la Sanctieregeling è stata adottata, il 3 aprile
         2003, dal Ministro degli Esteri olandese, in accordo con il Ministro delle Finanze, conformemente alla Sanctiewet 1977 (legge
         sulle sanzioni del 1977), come modificata il 16 maggio 2002, che attribuisce a tali autorità la competenza ai fini del congelamento
         dei capitali di persone e di entità nell’ambito dell’attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni
         Unite 28 settembre 2001, 1373 (2001), recante strategie di lotta con tutti i mezzi al terrorismo e, in particolare, al suo
         finanziamento. Si tratta quindi di una decisione assai simile, nel merito e nella forma, alla decisione di cui alla causa
         PMOI I. 
      
      91      Non è stato del resto sostenuto che una decisione quale la Sanctieregeling rientri nella competenza delle autorità giudiziarie,
         se non a titolo del sindacato giurisdizionale sulla sua legittimità.
      
      92      Per quanto riguarda, in secondo luogo, la sentenza cautelare, essa rappresenta, comunque, una decisione di un’autorità giudiziaria,
         pronunciata a conclusione di un procedimento nel cui ambito era in discussione proprio la legittimità apparente della Sanctieregeling,
         di cui la ricorrente mirava ad ottenere la sospensione dell’esecuzione in conformità al diritto olandese.
      
      93      Di conseguenza, l’argomento della ricorrente secondo cui il giudice cautelare si sarebbe limitato a respingere la sua domanda
         di sospensione dell’esecuzione della Sanctieregeling, senza assumere alcuna «decisione» nei suoi confronti, ai sensi dell’art. 1,
         n. 4, della posizione comune 2001/931, deve essere respinto in quanto imperniato su una lettura eccessivamente formalistica
         della sentenza cautelare. 
      
      94      Lo stesso dicasi dell’argomento della ricorrente secondo cui il giudice cautelare non avrebbe «ratificato», in senso proprio,
         la Sanctieregeling. 
      
      95      Ciò posto, è vero che la sentenza cautelare al pari della Sanctieregeling non rappresenta in senso proprio una decisione di
         «apertura di indagini o di azioni penali per un atto terroristico» e non implica una «condanna» della ricorrente, nel significato
         strettamente penalistico del termine.
      
      96      Il Tribunale ritiene tuttavia che, in considerazione del suo contenuto, della sua portata e del suo contesto, la sentenza
         cautelare, considerata unitamente alla Sanctieregeling, costituisca effettivamente una «decisione» assunta da un’autorità
         competente, ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001.
      
      97      A tale proposito si deve ricordare che, per delimitare la portata di una disposizione di diritto comunitario, bisogna tener
         conto allo stesso tempo del suo dettato, del suo contesto e delle sue finalità (v. sentenza della Corte 8 dicembre 2005, causa
         C‑280/04, Jyske Finans, Racc. pag. I‑10683, punto 34 e giurisprudenza ivi citata).
      
      98      Orbene, si deve necessariamente rilevare che le disposizioni qui rilevanti non richiedono che la «decisione» nazionale si
         inserisca nell’ambito di un procedimento penale stricto sensu, pur essendo questa l’ipotesi più frequente. Ciò risulta confermato
         dall’art. 1, n. 4, secondo comma, della posizione comune 2001/931, il quale, nel prevedere espressamente la possibilità che
         le autorità giudiziarie non abbiano «competenza nel settore di cui» a tale norma, implica che siffatte decisioni possano rientrare
         in un settore diverso da quello del diritto penale stricto sensu. Del pari, l’art. 1, n. 4, primo comma, seconda frase, della
         posizione comune 2001/931 prevede che nell’elenco possano essere inclusi persone, gruppi ed entità individuati dal Consiglio
         di sicurezza delle Nazioni Unite come collegati al terrorismo e contro i quali esso ha emesso sanzioni. Orbene, le sanzioni
         emesse dal Consiglio di sicurezza non hanno necessariamente natura penale (v., in tal senso, sentenza della Corte 3 settembre
         2008, cause riunite C‑402/05 P e C‑415/05 P, Kadi e Al Barakaat International Foundation/Consiglio e Commissione, Racc. pag. I‑6351,
         punto 358, e sentenza del Tribunale 11 luglio 2007, causa T‑47/03, Sison/Consiglio, non pubblicata nella Raccolta; in prosieguo:
         la «sentenza Sison I», punto 101). 
      
      99      Di conseguenza, l’argomento della ricorrente secondo cui le indagini e le azioni penali, per un verso, e le condanne penali,
         per altro verso, rientrerebbero rispettivamente nella competenza esclusiva dell’officier van justitie e dello strafrechter
         deve essere respinto in quanto non pertinente. 
      
      100    Alla luce degli obiettivi perseguiti dalle disposizioni di cui trattasi nella fattispecie, nell’ambito dell’attuazione della
         risoluzione del Consiglio di sicurezza 1373 (2001), la procedura nazionale in questione deve tuttavia aver ad oggetto la lotta
         al terrorismo in senso ampio.
      
      101    Nella sentenza Sison II (punto 111) il Tribunale ha stabilito che, sia in considerazione del dettato, del contesto e delle
         finalità delle disposizioni di cui trattasi nella fattispecie (v., in particolare, il primo ‘considerando’ della posizione
         comune 2001/931), sia in considerazione del ruolo preminente svolto dalle autorità nazionali nel procedimento di congelamento
         dei capitali previsto dall’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001, una decisione di «apertura di indagini o di azioni
         penali», per poter essere validamente invocata dal Consiglio, deve iscriversi nell’ambito di un procedimento nazionale avente
         ad oggetto direttamente e principalmente l’applicazione all’interessato di una misura di tipo preventivo o repressivo, a titolo
         della lotta al terrorismo e in seguito alla sua implicazione nello stesso. Il Tribunale ha precisato che non rispondeva a
         tale requisito la decisione di un’autorità giudiziaria nazionale che si pronunci solamente a titolo accessorio e incidentale
         sulla possibile implicazione dell’interessato in un’attività siffatta, nell’ambito di una contestazione avente ad oggetto,
         ad esempio, diritti e obblighi di carattere civile. 
      
      102    Orbene, contrariamente alle decisioni giudiziarie di cui alla causa che ha dato origine alla sentenza Sison II, la sentenza
         cautelare fatta valere nella fattispecie dal Consiglio si iscrive in maniera sufficientemente diretta nell’ambito di un procedimento
         nazionale avente ad oggetto principalmente l’applicazione all’interessato di una misura di sanzione economica, vale a dire
         il congelamento dei suoi capitali effettuato dalla stessa Sanctieregeling in seguito alla sua implicazione in un’attività
         terroristica (v. precedente punto 90). 
      
      103    In proposito, la ricorrente afferma correttamente che né la natura del procedimento cautelare nel diritto olandese, né la
         sua assenza di carattere penale sono pertinenti ai fini di tale valutazione. Non risulta quindi necessario accogliere l’offerta
         di prove svolta dalla ricorrente in merito a tali questioni (v. precedenti punti 27 e 71).
      
      104    La sentenza cautelare, considerata unitamente alla Sanctieregeling, risulta quindi essere, alla luce della legislazione nazionale
         pertinente, una decisione di un’autorità nazionale competente rispondente alla definizione fornita dall’art. 1, n. 4, della
         posizione comune 2001/931.
      
      105    Una siffatta decisione poteva pertanto essere considerata, all’epoca in cui è stata assunta, unitamente alla Sanctieregeling,
         come rispondente ai requisiti dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 e poteva quindi, in linea di principio, giustificare
         in quanto tale l’adozione di una misura di congelamento dei capitali della ricorrente ai sensi dell’art. 2, n. 3, del regolamento
         n. 2580/2001. 
      
      106    Quanto alla questione se tale decisione potesse ancora validamente fungere da base alla decisione impugnata alla data della
         sua adozione, considerando tutte le circostanze rilevanti della fattispecie e, in particolare, il seguito che essa ha avuto
         a livello di diritto nazionale, essa rientra nell’ambito dell’esame del terzo motivo, da effettuarsi nel prosieguo di questa
         sentenza. 
      
      107    Formulata questa riserva, la seconda parte del primo motivo deve essere respinta in quanto infondata.
      
       Sulla terza parte del primo motivo
      –       Argomenti delle parti
      108    La ricorrente sostiene che né l’esposizione dei motivi, né la sentenza cautelare, né la Sanctieregeling, e neppure lo stesso
         memorandum dell’AIVD indicano la minima intenzione, colpa o consapevolezza da parte sua quanto al sostegno ad attività terroristiche.
         Orbene, la prova di tali elementi, che a suo avviso spetta al Consiglio fornire, sarebbe determinante ai fini dell’applicazione
         della posizione comune 2001/931 e del regolamento n. 2580/2001, in particolare il suo art. 2, n. 3, sub ii), che verte sulle
         persone giuridiche che «agevolano» la realizzazione di atti terroristici.
      
      109    Il giudice cautelare, in particolare, si sarebbe limitato a concludere che i capitali raccolti dalla ricorrente erano andati
         a vantaggio di organizzazioni legate ad Hamas e che queste ultime avevano a loro volta messo tali capitali a disposizione
         del movimento stesso per consentirgli di commettere o di agevolare atti terroristici (v., in particolare, il punto 3.2 della
         sentenza cautelare). Di conseguenza, sarebbe inesatta l’affermazione contenuta nell’esposizione dei motivi, secondo cui il
         giudice cautelare avrebbe concluso nel senso che la ricorrente doveva essere considerata un’organizzazione che sosteneva Hamas
         e che consentiva a quest’ultima di commettere o di agevolare atti terroristici. Al contrario, i termini utilizzati dal giudice
         cautelare indicherebbero che esso non ha in alcun modo appurato che la ricorrente sapesse o avesse dovuto sapere che i capitali
         da essa messi a disposizione di altre organizzazioni sarebbero stati impiegati a fini terroristici. La ricorrente nega di
         averne avuto consapevolezza.
      
      110    Nella sua replica, la ricorrente aggiunge che la prova della sua buona fede emerge altresì dal fatto di aver autorizzato il
         giudice cautelare a prendere conoscenza del dossier confidenziale dell’AIVD.
      
      111    Quanto alle valutazioni contenute nel memorandum dell’AIVD, la ricorrente precisa, in replica alla memoria di intervento del
         Regno dei Paesi Bassi, che il fatto che il giudice cautelare abbia lungamente citato detto memorandum nelle sue due sentenze
         non significa in alcun modo che ne abbia pienamente condiviso i contenuti. Ciò varrebbe, in particolare, per quanto riguarda
         l’asserito ruolo attivo della ricorrente e dei suoi dirigenti nella raccolta di capitali a beneficio di Hamas.
      
      112    Per quanto concerne l’argomento del Regno dei Paesi Bassi secondo cui il termine «consapevolezza» implica non solo il fatto
         di «sapere», ma anche quello di «dover sapere», la ricorrente rileva che tale argomento non è suffragato dai termini stessi
         impiegati dal legislatore all’art. 1, n. 3, lett. k), della posizione comune 2001/931; il legislatore avrebbe potuto facilmente
         ricorrere ad una diversa formulazione, se questo fosse stato il suo intento.
      
      113    In ogni caso, non emergerebbe neppure dalla sentenza cautelare che la ricorrente «avrebbe dovuto sapere» che i capitali da
         essa versati venivano utilizzati a fini terroristici.
      
      114    Al riguardo, la ricorrente aggiunge che, contrariamente a quanto affermato dal Regno dei Paesi Bassi, non emerge assolutamente
         dalla sentenza cautelare (in particolare dal suo punto 3.4) che il giudice cautelare avesse la convinzione che la ricorrente
         sapesse o dovesse sapere dell’impiego finale dei suoi capitali a fini terroristici.
      
      115    La ricorrente conclude affermando che il Consiglio è incorso in un manifesto errore di valutazione nel supporre che essa sapesse
         che talune organizzazioni, cui erano stati versati contributi, erano legate ad Hamas e che tali organizzazioni utilizzavano
         a loro volta detti capitali per commettere attentati terroristici.
      
      116    In ogni caso, la ricorrente sottolinea che l’organizzazione di Hamas è stata inclusa in quanto tale nell’elenco controverso
         [dalla posizione comune del Consiglio 12 settembre 2003, 2003/651/PESC, che aggiorna la posizione comune 2001/931/PESC e che
         abroga la posizione comune 2003/482/PESC (GU L 229, pag. 42)] solo in data 12 settembre 2003, cioè successivamente alla sentenza
         cautelare e addirittura alla misura comunitaria iniziale di congelamento dei capitali della ricorrente. Prima di tale data,
         solo il ramo terroristico di Hamas, individuato negli atti pertinenti del Consiglio come «Hamas‑Izz al‑Din al‑Qassem» [v.,
         segnatamente, la posizione comune del Consiglio 27 giugno 2003, 2003/482/PESC, che aggiorna la posizione comune 2001/931 e
         che abroga la posizione comune 2003/402/PESC (GU L 160, pag. 100)], sarebbe stato inserito in tale elenco. La ricorrente ne
         deduce che, fino alla data del 12 settembre 2003, un cittadino europeo medio, e quindi anch’essa, era legittimato a ritenere
         che i contributi versati al ramo umanitario di Hamas non sarebbero stati impiegati a fini terroristici.
      
      117    Il Consiglio, sostenuto dal Regno dei Paesi Bassi e dalla Commissione, afferma che, conformemente alle disposizioni rilevanti
         applicabili, è stata fornita nella fattispecie la prova che la ricorrente era consapevole del fatto che la sua partecipazione
         alle attività di Hamas avrebbe contribuito alle attività criminose di detto gruppo.
      
      118    Il Regno dei Paesi Bassi aggiunge che, per «consapevolezza», ai sensi di queste stesse disposizioni, va inteso non solo il
         fatto di «sapere», ma anche quello di «dover sapere» o di «sapere verosimilmente». 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      119    Come correttamente rilevato dal Consiglio, il regolamento n. 2580/2001 non prevede di per sé esplicitamente l’obbligo per
         tale istituzione di provare che l’interessato avesse l’«intenzione» di commettere un atto terroristico, di parteciparvi o
         di agevolarne il compimento. Tuttavia, la prova di tale elemento intenzionale è richiesta dalla posizione comune 2001/931,
         il cui art. 1, n. 3, lett. k), invocato nei confronti della ricorrente nell’esposizione dei motivi, dispone che la partecipazione
         alle attività del gruppo terroristico deve implicare la «consapevolezza che tale partecipazione contribuirà alle attività
         criminose del gruppo». Tale prova è pertanto richiesta anche ai sensi dell’art. 1, n. 4, del regolamento n. 2580/2001, tenuto
         conto del tenore della disposizione stessa.
      
      120    Si deve quindi stabilire se tale prova sia stata debitamente fornita nella fattispecie.
      
      121    Nel caso specifico, emerge dall’esposizione dei motivi della Sanctieregeling che quest’ultima è stata adottata, in attesa
         dell’adozione di una decisione comunitaria nei confronti della ricorrente in forza del regolamento n. 2580/2001, sulla base
         di indizi di trasferimenti di capitali effettuati dalla stessa in favore di organizzazioni che sostengono il terrorismo nel
         Medio Oriente (v., altresì, sentenza Al‑Aqsa, punto 17).
      
      122    La ricorrente ha proposto ricorso dinanzi al giudice cautelare avverso il Regno dei Paesi Bassi per ottenere, segnatamente,
         la sospensione dell’esecuzione delle misure previste dalla Sanctieregeling. 
      
      123    Nella sentenza interlocutoria cautelare, il giudice cautelare ha rilevato e stabilito, segnatamente, quanto segue:
      
      «1. Fatti
      In base agli atti di causa e all’udienza tenutasi il 6 maggio 2003, il [giudice cautelare] si basa sui seguenti elementi fattuali.
      (...)
      1.9.      Il 3 aprile 2003 il Ministro degli Esteri ha adottato [la Sanctieregeling] (...)
      1.10. L’esposizione dei motivi della [Sanctieregeling] indica che vi sono indizi quanto al fatto che taluni capitali sono stati
         trasferiti dalla [ricorrente] ad organizzazioni che sostengono il terrorismo in Medio Oriente.
      
      1.11. Con lettera 9 aprile 2003 il capo dell’[AIVD] ha comunicato al direttore generale degli affari politici del Ministero degli
         Esteri le seguenti circostanze:
      
      “(...) A conferma delle comunicazioni svoltesi precedentemente, si riferisce quanto segue. Nell’ambito dell’esecuzione della
         missione attribuitagli dalla legge, l’AIVD è stato informato da fonti affidabili, ma vulnerabili, dei fatti seguenti.
      
      L’organizzazione Al‑Aqsa, con sede nei Paesi Bassi, fondata il 24 agosto [1993], e la cui sede sociale si trova a Heerlen,
         ha raccolto denaro nei Paesi Bassi a sostegno di organizzazioni legate ad Hamas in Medio Oriente. Molte di tali organizzazioni
         mettono a disposizione denaro per commettere o agevolare attività terroristiche.
      
      L’AIVD è giunto alla conclusione che non può più mantenersi alcuna distinzione tra le attività sociali e le attività terroristiche
         di Hamas. Hamas, cui sono legate le organizzazioni citate che raccolgono capitali, deve essere considerato come un insieme
         organizzativo che favorisce sia le attività umanitarie che quelle terroristiche, restando inteso che tali attività sono complementari.
      
      La fondazione Al‑Aqsa mantiene o ha mantenuto contatti con organizzazioni di raccolta di capitali in favore di Hamas. La fondazione
         Al‑Aqsa mantiene o ha mantenuto rapporti con Al‑Aqsa in Germania (vietata nella metà del 2002), Al‑Aqsa in Danimarca (beni
         congelati a fine 2002), Al‑Aqsa in Belgio nonché con organizzazioni di raccolta di capitali in favore di Hamas nel Regno Unito,
         in Italia, in Svizzera, in Svezia e in Francia. 
      
      Sussiste un’azione collettiva internazionale di raccolta di capitali da parte delle organizzazioni dedite a tale raccolta,
         fra cui Al‑Aqsa Paesi Bassi, in favore di Hamas, con la denominazione Union of the Good (in arabo Ittilaf Al‑Khair). Il capo
         dell’Union of the Good residente nel Qatar ha in passato autorizzato attentati suicidi per motivi religiosi. Fino al divieto
         (di Al‑Aqsa) in Germania, il presidente di Al‑Aqsa in Germania era altresì presidente di Al‑Aqsa nei Paesi Bassi. Dopo il
         divieto dell’organizzazione in Germania, un membro della direzione di Al‑Aqsa Belgio, che era altresì membro della direzione
         olandese, è divenuto presidente di Al‑Aqsa nei Paesi Bassi (...)”.
      
      Tale comunicazione ufficiale, completata da talune informazioni sottostanti, rappresenta il fondamento della [Sanctieregeling].
      1.12. Su domanda della [ricorrente], in data 17 aprile 2003 si è tenuta una discussione informativa tra la direzione e i consulenti
         della [ricorrente] e i rappresentanti del Ministero degli Esteri. In tale sede, la direzione della [ricorrente] ha fornito
         informazioni complementari sulle attività della stessa. Tali informazioni non hanno tuttavia portato [il Regno dei Paesi Bassi]
         a ritirare o a modificare le misure assunte contro la [ricorrente]. Le domande successive formulate dalla [ricorrente] in
         tal senso non sono state prese in considerazione dal [Regno dei Paesi Bassi].
      
      2.      La domanda, la sua motivazione e la difesa
      La [ricorrente] chiede, in sostanza:
      (...)
      A tal fine, la [ricorrente] fa valere i seguenti elementi.
      Le accuse rivolte alla [ricorrente] non sono avvalorate da fatti pienamente dimostrati. La comunicazione ufficiale dell’AIVD
         non rappresenta una base sufficiente per tali accuse. Oltretutto, [il Regno dei Paesi Bassi] ha in precedenza fatto sapere
         che non era necessario assumere provvedimenti contro la [ricorrente]. La [ricorrente] non mantiene alcun rapporto con Hamas
         o con organizzazioni collegate ad Hamas. I capitali che essa ha raccolto sono impiegati unicamente per attività sociali, sotto
         il costante controllo delle autorità interessate. Prima di adottare [la Sanctieregeling], [il Regno dei Paesi Bassi] non ha
         permesso alla [ricorrente] di esprimere il suo punto di vista. La [ricorrente] ha agito in tutta franchezza nei confronti
         [del Regno dei Paesi Bassi] e gli ha consentito di controllare tutte le sue attività. [Il Regno dei Paesi Bassi] non ha dato
         seguito, erroneamente, a tale offerta della [ricorrente]. [Il Regno dei Paesi Bassi] agisce quindi illecitamente nei confronti
         della [ricorrente]. La modalità d’azione [del Regno dei Paesi Bassi] arreca un pregiudizio irreparabile agli interessi della
         [ricorrente]. La [ricorrente] non può infatti più rispettare i propri obblighi di pagamento (affitto, gas, acqua, elettricità,
         stipendi) e ha dovuto porre fine a taluni progetti in corso. 
      
      Anche qualora si dovesse ritenere lecita la modalità d’azione del [Regno dei Paesi Bassi], essa è nonostante tutto illecita
         per il motivo che [il Regno dei Paesi Bassi] non ha assunto alcun provvedimento per porre fine alla situazione disumana in
         cui si trova attualmente la [ricorrente]. 
      
      Dando una certa pubblicità nei media alle accuse rivolte alla [ricorrente], [il Regno dei Paesi Bassi] ha arrecato pregiudizio
         alla reputazione e all’onore della stessa. La [ricorrente] ha pertanto subito un danno che [il Regno dei Paesi Bassi] è tenuto
         a risarcire.
      
      (...)
      3.      Valutazione della controversia
      3.1.      Tenuto conto dei documenti prodotti e delle discussioni svoltesi in sede di udienza, si deve rilevare che la [ricorrente]
         mira in particolare a vietare [al Regno dei Paesi Bassi] la prosecuzione dell’esecuzione della [Sanctieregeling]. Si deve
         valutare se [il Regno dei Paesi Bassi] abbia agito illegittimamente nei confronti della [ricorrente] per aver adottato ed
         applicato [la Sanctieregeling].
      
      (...)
      3.4.      Secondo una costante giurisprudenza dello Hoge Raad [der Nederlanden (Corte suprema, Paesi Bassi)], il giudice può considerare
         illecita l’adozione e l’attuazione di prescrizioni generalmente vincolanti (leggi in senso materiale) per ragioni legate all’arbitrarietà,
         qualora l’organo interessato non abbia potuto ragionevolmente adottare la prescrizione in questione tenuto conto degli interessi
         che tale organo conosceva o avrebbe dovuto conoscere al momento dell’adozione della decisione di esecuzione. Il giudice deve
         dar prova, nell’ambito di tale controllo, della discrezione necessaria, secondo lo Hoge Raad.
      
      3.5.      L’interesse [del Regno dei Paesi Bassi], nell’ambito della [Sanctieregeling], risiede nella lotta alle attività terroristiche
         in generale e nella soppressione dell’apporto finanziario a tali attività in particolare. La [ricorrente] è portatrice di
         un interesse contrario, nel senso di poter proseguire senza ostacoli le proprie attività.
      
      3.6.      [La Sanctieregeling] si basa sulla comunicazione ufficiale, sopra citata, dell’AIVD. Il contenuto di tale comunicazione verte
         principalmente sul fatto che i capitali raccolti nei Paesi Bassi ad opera della [ricorrente] vanno a vantaggio di organizzazioni
         legate al movimento islamista (palestinese) di Hamas e che molte di tali organizzazioni (legate ad Hamas) mettono a disposizione
         capitali allo scopo di commettere o di agevolare le attività terroristiche di Hamas.
      
      3.7.      La [ricorrente] ha sostenuto con forza che essa non metteva alcuna somma a disposizione di Hamas o di altre organizzazioni
         a questo legate. I capitali che essa raccoglie (nel 2002, EUR 1 300 000) sono, ad avviso della [ricorrente], versati ad istituzioni
         con sede in Israele, nei territori occupati da Israele e in altri paesi (segnatamente il Canada e l’Australia) e che perseguono
         esclusivamente scopi sociali, organizzando unicamente attività sociali. L’impiego dei capitali raccolti si svolge, infine,
         nell’osservanza delle leggi applicabili in tali paesi/territori occupati e sotto il controllo delle autorità di tali paesi/territori.
      
      3.8.      La comunicazione ufficiale dell’AIVD contiene solo dichiarazioni generiche. Esse non sono avvalorate dal alcun dato fattuale.
         Di conseguenza, né il giudice cautelare né la [ricorrente] sono in grado di valutare se le conclusioni formulate in tale comunicazione
         risultino avvalorate dai dati dell’indagine; in altri termini la veridicità di tale comunicazione ufficiale non può essere
         stabilita. Ciò risulta ancora più problematico per il fatto che la [ricorrente] ha contestato il contenuto di tale comunicazione
         e ciò, nei limiti del possibile, in maniera motivata.
      
      3.9.      Benché debba riconoscersi una certa logica alla comunicazione ufficiale, il [giudice cautelare] ritiene che, quando un soggetto
         di diritto vede il proprio funzionamento ostacolato in maniera rilevante, in pratica, sulla base di una comunicazione ufficiale,
         [il Regno dei Paesi Bassi] non possa limitarsi a riferirsi a tale comunicazione laddove questa non sia dimostrata e laddove
         la [ricorrente] ne abbia contestato il contenuto in maniera motivata. Anche l’argomento [del Regno dei Paesi Bassi], secondo
         cui il semplice rinvio alla comunicazione ufficiale è sufficiente nell’ambito del controllo della normativa ad opera del giudice
         cautelare e tenuto conto del carattere confidenziale delle fonti che avvalorano tale comunicazione, va respinto.
      
      3.10. In subordine, [il Regno dei Paesi Bassi] ha proposto di attribuire esclusivamente al [giudice cautelare] la facoltà di consultare
         i dati in questione. La [ricorrente] non ha contestato l’affermazione [del Regno dei Paesi Bassi] secondo cui esso ha interesse
         a mantenere confidenziali i dati dell’AIVD su cui si basa la comunicazione ufficiale. La [ricorrente] ha manifestato il proprio
         assenso quanto al fatto che solo il giudice cautelare abbia conoscenza dei dati confidenziali di cui trattasi.
      
      3.11. La consultazione a titolo confidenziale da parte del [giudice cautelare] dei documenti rilevanti appare contraria a uno dei
         principi fondamentali del diritto processuale, vale a dire il principio del contraddittorio. Infatti, la motivazione dell’ordinanza
         (definitiva) non si riferirà ai dati di cui il [giudice cautelare] ha ottenuto la consultazione confidenziale, sicché tale
         motivazione non potrà essere direttamente controllata. È tuttavia accettabile che, per considerazioni di ordine pubblico,
         sia fatta un’eccezione a tale principio. Ciò avviene nella fattispecie. È importante quindi che le parti abbiano altresì accettato
         la deroga a tale principio e abbiano riconosciuto che il presente procedimento ha talune somiglianze con il diritto amministrativo,
         nel cui ambito l’assunzione confidenziale di informazioni da parte del giudice non è inabituale (v. art. 8.29 del codice di
         diritto amministrativo).
      
      3.12. Pertanto, [il Regno dei Paesi Bassi] sarà tenuto a consentire al giudice cautelare, assistito dal suo cancelliere, di prendere
         conoscenza, a titolo confidenziale, del fascicolo su cui si fonda la comunicazione ufficiale dell’AIVD. Il giudice cautelare
         ritiene che tale consultazione confidenziale debba intervenire rapidamente (...).
      
      4. La decisione
      Il giudice cautelare [i]ngiunge [al Regno dei Paesi Bassi] di informarlo, entro una settimana decorrente [dal giorno successivo
         alla presente ordinanza], del modo in cui potrà prendere conoscenza a titolo confidenziale, accompagnato dal proprio cancelliere,
         degli elementi del fascicolo su cui si fonda la comunicazione ufficiale dell’AIVD.
      
      (...)».
      124    Il governo olandese ha ottemperato a tale sentenza interlocutoria e, in data 21 maggio 2003, il giudice cautelare ha preso
         conoscenza del fascicolo dell’AIVD nei locali dello stesso.
      
      125    Con la sentenza cautelare il giudice cautelare ha accertato e stabilito, in particolare, quanto segue:
      
      «(...)
      2.      Fatti, domanda, motivazione e difesa
      Quanto a tali elementi, si rinvia alla [sentenza interlocutoria cautelare].
      3.      Valutazione della controversia
      3.1.      Tenuto conto delle considerazioni formulate nella [sentenza interlocutoria cautelare], si deve risolvere in primo luogo la
         questione se [il Regno dei Paesi Bassi] abbia agito illegittimamente nei confronti della [ricorrente] adottando ed eseguendo
         [la Sanctieregeling] e se si debba pertanto ingiungere di interrompere l’esecuzione della [Sanctieregeling].
      
      3.2.      Sulla base della propria istruttoria, il giudice cautelare giunge alla conclusione che le constatazioni dell’AIVD risultano
         sufficientemente fondate per giustificare la conclusione (dell’AIVD) secondo cui i capitali raccolti dalla [ricorrente] nei
         Paesi Bassi sono andati a vantaggio di organizzazioni legate al movimento islamista (palestinese) di Hamas e possono altresì
         giustificare la conclusione secondo cui molte di tali organizzazioni (legate ad Hamas) mettono a disposizione capitali allo
         scopo di commettere o di agevolare le attività terroristiche di Hamas.
      
      3.3.      Non è giunta a conoscenza del giudice cautelare alcuna circostanza che consenta di concludere che l’AIVD abbia erroneamente
         svolto la missione conferitagli dalla legge sui servizi informativi e di sicurezza.
      
      3.4.      La [ricorrente] ha inoltre asserito che, anche a voler ritenere che [il Regno dei Paesi Bassi] non abbia agito illecitamente
         nei suoi confronti adottando ed eseguendo [la Sanctieregeling], l’illegittimità degli atti [del Regno dei Paesi Bassi] è data
         comunque dal fatto che quest’ultimo ha attuato [la Sanctieregeling] senza prevedere alcun adeguamento per porre fine alla
         situazione in cui si trova attualmente la [ricorrente]. Tale argomento deve essere respinto. Risulta dimostrato che la [ricorrente]
         ha subito, e subisce ancora, un danno derivante dal comportamento [del Regno dei Paesi Bassi]. Tuttavia, sono esclusivamente
         i comportamenti della [ricorrente] stessa che hanno fatto sorgere tale danno e, se del caso, cagioneranno danni ulteriori.
         Il danno già subito e quello futuro sono integralmente imputabili alla [ricorrente].
      
      3.5.      La [ricorrente] ha altresì affermato che [il Regno dei Paesi Bassi] (nella persona del Ministro degli Interni) aveva fatto
         sapere in precedenza, vale a dire nell’ottobre 2002, in risposta a talune questioni poste da membri della seconda Camera,
         che riteneva inutile assumere misure contro la [ricorrente]. [Il Regno dei Paesi Bassi] ha tuttavia dichiarato in maniera
         sufficientemente plausibile – come emerge altresì dalle risposte alle questioni citate sollevate dalla seconda Camera – che
         l’indagine dell’AIVD si trovava in quel momento in una fase in cui non si giustificava l’adozione di provvedimenti nei confronti
         della [ricorrente], mentre, dopo un’intensificazione dell’indagine, l’adozione di misure siffatte non si è più potuta escludere.
      
      3.6.      Tenuto conto di quanto precede, si deve risolvere negativamente la questione formulata al punto 3.1. Di conseguenza, vanno
         respinte le domande della [ricorrente] intese a vietare [al Regno dei Paesi Bassi] il congelamento di tutti i beni che le
         appartengono, a vietargli di frapporre ostacoli a tutte le operazioni finanziarie da essa condotte o svolte a suo vantaggio,
         nonché a vietargli di impedire ai terzi di porre direttamente o indirettamente capitali a sua disposizione.
      
      (...)
      La decisione
      Il giudice cautelare respinge le domande.
      (...)».
      126    Alla luce della sentenza interlocutoria cautelare e della sentenza cautelare non è necessario stabilire se, come sostiene
         il Regno dei Paesi Bassi, il sindacato giurisdizionale della valutazione effettuata dal Consiglio dell’elemento di «consapevolezza»,
         richiesto dall’art. 1, n. 3, lett. k), della posizione comune 2001/931, debba limitarsi a quello dell’errore manifesto. 
      
      127    Invero, alla luce delle due sentenze di cui trattasi il Consiglio ha potuto ritenere, senza incorrere nel minimo errore di
         valutazione, che la ricorrente aveva la consapevolezza, ai sensi della citata disposizione, che la sua attività, consistente
         nel raccogliere e nel mettere a disposizione capitali, avrebbe contribuito alle attività criminose di un gruppo terroristico,
         nella fattispecie Hamas, o, più esattamente, all’epoca, il suo braccio armato Hamas‑Izz al‑Din al‑Qassem.
      
      128    Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, sulla base di una lettura eccessivamente formalistica e letterale di tali
         due sentenze, le constatazioni di fatto e le valutazioni operate dal giudice cautelare, a partire dal memorandum dell’AIVD
         e dagli elementi del fascicolo a suo fondamento, rivelano che egli era manifestamente convinto che la ricorrente fosse stata
         consapevole dell’impiego finale dei suoi capitali a fini terroristici. I vari esempi di constatazioni e valutazioni siffatte,
         portati dal Regno dei Paesi Bassi con riferimento al punto 1.11 della sentenza interlocutoria cautelare, lo rivelano in maniera
         implicita ma certa.
      
      129    Del resto, non è tanto su tale elemento di consapevolezza o di intenzionalità quanto, più sostanzialmente, sui presunti rapporti
         tra la ricorrente e Hamas che si sono concentrate le discussioni dinanzi al giudice cautelare. Come rilevato da quest’ultimo,
         la ricorrente sosteneva infatti «con forza», in quella fase processuale, che essa «non met[teva] alcuna somma a disposizione
         di Hamas o di altre organizzazioni legate a tale movimento» e che addirittura che essa «non mant[eneva] alcun rapporto con
         Hamas o con organizzazioni legate a Hamas». Tali affermazioni sono state chiaramente smentite dal giudice cautelare, dopo
         che ha potuto prendere conoscenza del fascicolo su cui si fonda il memorandum dell’AIVD. Pertanto, non era necessario che
         tale giudice precisasse espressamente, al punto 3.2 della sentenza cautelare, in che misura la ricorrente fosse «consapevole»
         della situazione. 
      
      130    In ogni caso, stabilendo che il danno già subito dalla ricorrente in conseguenza della Sanctieregeling e quello futuro le
         erano «integralmente imputabili», il giudice cautelare ha necessariamente concluso che ricorreva tale elemento di «consapevolezza»
         indispensabile per individuare la responsabilità della ricorrente nell’ambito della ponderazione degli interessi che era tenuto
         a svolgere (v., in particolare, punto 3.5 della sentenza interlocutoria cautelare).
      
      131    Peraltro, l’argomento dedotto dalla ricorrente nelle sue osservazioni sulla memoria di intervento del Regno dei Paesi Bassi,
         in base ad un’asserita distinzione che si dovrebbe svolgere, quantomeno per il periodo anteriore al 12 settembre 2003, tra
         i settori umanitario e terroristico di Hamas, è privo di qualsiasi rilevanza alla luce della conclusione cui è pervenuto il
         giudice cautelare secondo cui, per un verso, i capitali raccolti dalla ricorrente nei Paesi Bassi erano andati a vantaggio
         delle organizzazioni legate ad Hamas e, per altro verso, molte di tali organizzazioni mettevano a disposizione capitali al
         fine di commettere o di agevolare le attività terroristiche di Hamas.
      
      132    Del resto, tale argomentazione, in base alla quale la ricorrente sarebbe stata legittimata, all’epoca, a ritenere che i contributi
         versati al settore umanitario di Hamas non sarebbero stati utilizzati a fini terroristici, è incompatibile con la tesi da
         essa sostenuta dinanzi al giudice cautelare, secondo cui essa negava qualsiasi rapporto con Hamas o con organizzazioni legate
         ad Hamas.
      
      133    Pertanto, la terza parte del primo motivo dev’essere respinta in quanto infondata.
      
       Sulla quarta parte del primo motivo
      –       Argomenti delle parti
      134    La ricorrente deduce che la posizione comune 2001/931 e il regolamento n. 2580/2001 hanno come oggetto e finalità la lotta
         al finanziamento attuale e futuro del terrorismo, e non la lotta al suo finanziamento passato. Infatti, a suo avviso, qualora
         non possa dimostrarsi l’esistenza di un rischio attuale o futuro che un’entità finanzi il terrorismo, tali atti non le sono
         applicabili.
      
      135    Orbene, né l’esposizione dei motivi né la sentenza cautelare rivelerebbero l’esistenza della benché minima minaccia attuale
         o futura da parte della ricorrente, che consenta di concludere nel senso che quest’ultima può ancora essere considerata, nel
         2007, agevolare le attività terroristiche. A seguito del periodo trascorso dal 3 giugno 2003, peraltro, le disposizioni della
         sentenza cautelare non potrebbero più essere utilizzate per avvalorare una simile conclusione.
      
      136    In particolare, dall’esposizione dei motivi non risulterebbe affatto che le organizzazioni cui la ricorrente ha versato capitali
         prima del 3 giugno 2003, anche supponendo che all’epoca queste abbiano effettivamente agevolato attività terroristiche, siano
         ancora oggi attive in tal senso. Potrebbe addirittura darsi il caso che tali organizzazioni non esistano più. Il Consiglio
         stesso non sarebbe in grado di verificare tali elementi, dal momento che l’identità delle organizzazioni in questione non
         è stata rivelata e che non ha avuto accesso al fascicolo dell’AIVD su cui si basa la sentenza cautelare. 
      
      137    Oltretutto, nulla farebbe pensare che, in caso di revoca della misura di congelamento dei suoi beni, la ricorrente sosterrebbe
         nuovamente le stesse organizzazioni. In proposito la ricorrente dichiara espressamente che, se il Consiglio le vorrà fornire
         un elenco delle organizzazioni considerate finanziatrici del terrorismo, essa si asterrà dal procurare loro il benché minimo
         sostegno finanziario.
      
      138    Nella sua replica la ricorrente aggiunge che, contrariamente a quanto sostenuto dal Consiglio nel suo controricorso, il Tribunale
         è perfettamente in grado di verificare, nella fattispecie, la fondatezza della decisione impugnata relativamente al presente
         motivo. Riferendosi ai criteri di valutazione fatti valere in proposito dal Consiglio, essa sottolinea di non aver avuto e
         di non avere a tutt’oggi alcun precedente nel settore della violenza terroristica, che il Consiglio, sulla base dei soli documenti
         di cui dispone, non può ragionevolmente avanzare alcuna ipotesi seria quanto alle sue future intenzioni, e che sia la Sanctieregeling,
         abrogata dal 2003, sia la sentenza cautelare hanno perso molta della loro rilevanza. 
      
      139    Nelle sue osservazioni sulla memoria di intervento del Regno dei Paesi Bassi, la ricorrente sostiene inoltre che la valutazione
         del Consiglio è stata manifestamente erronea. Essa sostiene che il Consiglio stesso non è a conoscenza dell’identità delle
         organizzazioni che essa sosteneva e che, a maggior ragione, il Consiglio non conosce, fra tali organizzazioni, quelle che
         hanno in seguito sostenuto il terrorismo. Il Consiglio non saprebbe neppure se tali organizzazioni esistano ancora. Alla luce
         di tale circostanza, il Consiglio sarebbe nell’impossibilità di affermare, sulla base dei documenti che gli sono noti, che
         può presumersi che la ricorrente potrebbe ancora agevolare atti terroristici. Esso avrebbe pertanto esercitato il suo margine
         discrezionale in maniera manifestamente erronea.
      
      140    Il Consiglio, sostenuto dal Regno dei Paesi Bassi e dalla Commissione, contesta l’argomento della ricorrente.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      141    L’argomentazione formulata dalla ricorrente nell’ambito della quarta parte del primo motivo corrisponde, in sostanza, a quella
         formulata dalla ricorrente nell’ambito del terzo motivo del ricorso nella causa che ha dato origine alla sentenza PMOI I.
         
      
      142    Pronunciandosi su detto terzo motivo, il Tribunale ha stabilito in particolare, nella sentenza PMOI I, che a) nulla, nelle
         disposizioni in questione del regolamento n. 2580/2001 e della posizione comune 2001/931, vieta l’applicazione di misure restrittive
         nei confronti di persone o entità che abbiano commesso in passato atti terroristici, nonostante l’assenza di elementi atti
         a dimostrare che queste ultime commettano attualmente atti di tal genere o vi partecipino, se le circostanze lo giustificano
         (punto 107); b) la realizzazione dell’obiettivo perseguito da tali atti, vale a dire la lotta contro le minacce alla pace
         e alla sicurezza internazionali derivanti dagli atti terroristici, che riveste una fondamentale importanza per la comunità
         internazionale, potrebbe risultare compromessa qualora le misure di congelamento dei capitali previste da tali atti potessero
         applicarsi solamente a persone, gruppi ed entità che commettano attualmente atti terroristici ovvero che li abbiano commessi
         in un passato molto recente (punto 109); c) tali misure, mirando essenzialmente a prevenire il compimento o la reiterazione
         di atti di tal genere, si basano più sulla valutazione di una minaccia attuale o futura che sulla valutazione di un comportamento
         passato (punto 110), e d) l’ampio potere discrezionale di cui dispone il Consiglio in merito agli elementi da prendere in
         considerazione per adottare o mantenere misure di congelamento dei capitali si estende alla valutazione della minaccia che
         può continuare a rappresentare un’organizzazione che in passato abbia commesso atti terroristici, nonostante la sospensione
         delle sue attività terroristiche per un periodo più o meno ampio, ovvero la cessazione apparente delle stesse (punto 112).
      
      143    Nella sentenza Sison II (punto 66), il Tribunale ha aggiunto che, in tali circostanze e alla luce della giurisprudenza relativa
         all’obbligo di motivazione delle decisioni successive di congelamento dei capitali (v. in tal senso, sentenza PMOI I, punto
         82), non può esigersi che il Consiglio indichi in maniera più specifica in che modo il congelamento dei capitali dell’interessato
         contribuisca, concretamente, alla lotta al terrorismo, ovvero che fornisca prove tese a dimostrare che l’interessato potrebbe
         utilizzare i propri capitali per commettere o favorire in futuro atti terroristici.
      
      144    Nella fattispecie, da tale giurisprudenza consegue che il fatto che il Consiglio si sia riferito esclusivamente ad eventi
         precedenti al 3 giugno 2003, come accertati dal giudice cautelare, non è sufficiente, di per sé, a far emergere una violazione
         dell’art.1, nn. 1, 2 e 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001 (v., in tal senso,
         sentenza PMOI I, punto 113).
      
      145    Lo stesso può dirsi della «dichiarazione espressa» della ricorrente secondo cui, in caso di revoca della misura di congelamento
         dei suoi beni, essa si asterrà dal procurare il benché minimo sostegno finanziario alle organizzazioni indicatele dal Consiglio
         come finanziatrici del terrorismo.
      
      146    Quanto alla questione se, considerate tutte le altre circostanze rilevanti (segnatamente il tempo trascorso dalla decisione
         iniziale di congelamento dei capitali, ciò che è avvenuto nel frattempo delle organizzazioni cui la ricorrente aveva versato
         capitali, gli antecedenti della medesima in materia di terrorismo, le sue future intenzioni, l’abrogazione della Sanctieregeling
         e la rilevanza attuale della sentenza cautelare), il Consiglio abbia ecceduto i limiti del proprio potere discrezionale, essa
         rientra piuttosto nell’ambito del sindacato giurisdizionale dell’osservanza degli obblighi che gravano sul Consiglio ai sensi
         dell’art. 1, n. 6, della posizione comune 2001/931. Atteso che la violazione di tali obblighi è specificamente dedotta nell’ambito
         del terzo motivo, è nell’ambito dell’esame dello stesso che si dovrà, eventualmente, valutarla (v., in tal senso e per analogia,
         sentenza PMOI I, punto 114).
      
      147    Formulata questa riserva, la quarta parte del primo motivo deve pertanto essere respinta in quanto infondata e, con essa,
         sempre con la riserva formulata al precedente punto 106, dev’essere respinto il primo motivo nel suo complesso.
      
       Sul terzo motivo, basato sulla violazione dell’art. 1, n. 6, della posizione comune 2001/931, dell’art. 2, n. 3, del regolamento
            n. 2580/2001 e di una forma sostanziale 
       Argomenti delle parti
      148    Secondo la ricorrente, che si riferisce all’art. 1, n. 6, della posizione comune 2001/931, all’art. 2, n. 3, del regolamento
         n. 2580/2001 e ai principi enunciati dal Tribunale nella sentenza OMPI, il Consiglio non ha effettuato alcun riesame dell’opportunità
         di mantenere la sua inclusione nell’elenco controverso. Il Consiglio avrebbe in tal modo violato una forma sostanziale.
      
      149    In proposito, la ricorrente sottolinea che l’esposizione dei motivi non lascia affatto intendere che il Consiglio abbia effettivamente
         proceduto a un tale riesame della persistenza dei motivi che hanno giustificato la decisione iniziale di congelamento dei
         capitali, e ancor meno la modalità con cui esso sarebbe stato eseguito. Tutto porterebbe piuttosto a credere che il Consiglio
         abbia fondato la decisione impugnata esclusivamente sulla sentenza cautelare e sulla Sanctieregeling. Orbene, tali atti non
         rappresenterebbero un fondamento giuridico concludente e indipendente tale da giustificare una decisione successiva di mantenimento
         del congelamento dei capitali. Ad avviso della ricorrente, il fatto di richiamare le medesime due decisioni nazionali in occasione
         di ciascuna decisione successiva di congelamento dei suoi capitali non rappresenta un riesame serio e attuale della sua situazione,
         nel senso richiesto dal Tribunale nella sentenza OMPI. 
      
      150    La ricorrente rileva altresì di non avere più alcun mezzo per far verificare da un giudice olandese l’esattezza o l’inesattezza
         fattuale delle accuse mosse dall’AIVD nel 2003, e ancor meno lo status attuale delle organizzazioni alle quali essa ha trasmesso
         capitali.
      
      151    In sede di udienza la ricorrente, riferendosi segnatamente al punto 116 della sentenza Sison II, ha fatto valere inoltre che
         la Sanctieregeling e la sentenza cautelare non hanno, ad oggi, dato luogo nei Paesi Bassi ad alcuna apertura di indagini o
         di azioni penali nei suoi confronti, sebbene la Sanctieregeling sia stata abrogata immediatamente dopo l’adozione della prima
         misura comunitaria di congelamento dei suoi capitali. Essa ne deduce, per un verso, che nessun seguito è stato dato alla decisione
         nazionale sulla cui base il Consiglio ha inizialmente deciso di congelare i suoi capitali e, per altro verso, che il Consiglio
         non tiene adeguatamente conto di tale circostanza nel mantenere indefinitamente tale misura.
      
      152    Il Consiglio respinge l’affermazione della ricorrente e afferma di aver effettuato un dettagliato riesame di merito prima
         di decidere di mantenerla nell’elenco controverso, allo scopo di assicurarsi che tale mantenimento continuasse ad essere giustificato.
      
      153    Nel ricordare che la questione del mantenimento di talune misure restrittive assunte nei confronti di un’organizzazione terroristica
         rappresenta una questione di natura politica, che spetta esclusivamente al legislatore risolvere, il Consiglio ritiene di
         aver tenuto conto, nel merito, di tutte le considerazioni rilevanti.
      
      154    Anche sul piano procedurale il Consiglio avrebbe accuratamente rispettato gli obblighi sanciti nelle sentenze OMPI e Sison I
         (punti 141 e 184), riguardanti i diritti della difesa e il diritto al contraddittorio. Esso avrebbe quindi effettuato tale
         riesame avendo piena conoscenza delle osservazioni della ricorrente.
      
      155    In tal senso il Consiglio sottolinea, richiamandosi al quinto ‘considerando’ della decisione impugnata e alla sua lettera
         datata 29 giugno 2007, con cui la decisione impugnata è stata notificata alla ricorrente, di aver accuratamente esaminato
         le osservazioni formulate dalla stessa il 25 maggio 2007 prima di decidere di mantenerla nell’elenco controverso.
      
      156    Ciò posto, il Consiglio, pur essendo suo onere, conformemente alle sentenze OMPI e Sison I, dare la possibilità agli interessati
         di formulare le loro osservazioni e prenderle in considerazione, ritiene invece di non esser tenuto a rispondere a sua volta
         a tali osservazioni. Il fatto che l’esposizione dei motivi non sia stata modificata rispetto a quella comunicata il 23 aprile
         2007 dimostrerebbe semplicemente che nessuno degli argomenti dedotti dalla ricorrente nelle sue osservazioni ha convinto il
         Consiglio e che non vi era alcun nuovo elemento da aggiungere.
      
      157    Nelle sue osservazioni in risposta ai quesiti scritti del Tribunale, il Consiglio, il Regno dei Paesi Bassi e la Commissione
         hanno peraltro affermato che, conformemente ai principi enunciati dal Tribunale nella sentenza Sison II, il Consiglio era
         legittimato a tener conto che la decisione dell’autorità nazionale competente sulla quale aveva basato la propria decisione
         di sottoporre la ricorrente a misure restrittive, non era stata da questa contestata.
      
      158    In sede di udienza, il Regno dei Paesi Bassi ha sottolineato che l’abrogazione della Sanctieregeling, dopo l’adozione della
         misura comunitaria iniziale di congelamento dei capitali della ricorrente, non implicava alcuna nuova presa di posizione delle
         autorità nazionali rispetto a quest’ultima, ma derivava dalla volontà del governo olandese di evitare una sovrapposizione
         tra una misura nazionale e una misura comunitaria di congelamento dei capitali della ricorrente.
      
       Giudizio del Tribunale 
      159    Come precisato ai precedenti punti 106 e 146, è nell’ambito di questo motivo che si deve altresì esaminare, per un verso,
         la questione se la sentenza cautelare potesse ancora validamente fungere da fondamento alla decisione impugnata, alla data
         di adozione di quest’ultima, tenuto conto di tutte le circostanze pertinenti della fattispecie e, in particolare, del seguito
         che era stato dato alla Sanctieregeling nel diritto nazionale e, per altro verso, la questione se, basandosi esclusivamente
         su tale sentenza, il Consiglio abbia travalicato i limiti del suo potere discrezionale. È in questo contesto che si pone altresì
         la questione se la ricorrente disponesse e disponga ancora di mezzi di ricorso nel diritto nazionale contro la sentenza cautelare,
         nonché la questione delle conseguenze che dovrebbero trarsi dal fatto che essa si è astenuta dall’esercitare tali mezzi di
         ricorso.
      
      160    Prima di esaminare tali questioni, si devono rammentare i principi sottesi alla giurisprudenza del Tribunale relativa al contenzioso
         vertente sulle misure di congelamento dei capitali adottate nella lotta al terrorismo, segnatamente le sentenze OMPI, PMOI I,
         PMOI II, Sison I e Sison II (v., in proposito, precedenti punti 78‑83).
      
      161    I citati principi sanciscono, per un verso, l’ampio potere discrezionale che deve essere riconosciuto al Consiglio in ordine
         agli elementi da prendere in considerazione per l’adozione o il mantenimento di una misura di congelamento dei capitali in
         base al regolamento n. 2580/2001. Tale potere discrezionale riguarda, in particolare, le considerazioni di opportunità su
         cui si basano siffatte decisioni (v. punti 82 e 83 supra e giurisprudenza ivi citata) e si estende alla valutazione della
         minaccia che può continuare a rappresentare un’organizzazione che abbia commesso in passato atti terroristici, nonostante
         la sospensione delle sue attività terroristiche per un periodo più o meno lungo, se non addirittura la cessazione apparente
         delle stesse (v. punto 142 supra e giurisprudenza ivi citata).
      
      162    Tali principi sanciscono, per altro verso, la preponderanza che deve attribuirsi, nell’esercizio di tale potere discrezionale,
         agli elementi del procedimento nazionale nel cui ambito è stata assunta la decisione dell’autorità competente di cui all’art. 1,
         n. 4, della posizione comune 2001/931, che vale da fondamento alla decisione comunitaria di congelamento dei capitali.
      
      163    Il Tribunale ha quindi rilevato in varie occasioni che, in un caso di applicazione dell’art. 1, n. 4, della posizione comune
         2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001, disposizioni che instaurano una forma di cooperazione specifica
         tra il Consiglio e gli Stati membri nell’ambito della lotta comune al terrorismo, il principio di leale cooperazione comportava,
         per il Consiglio, l’obbligo di rimettersi, per quanto possibile, alla valutazione dell’autorità nazionale competente, quanto
         meno se si tratta di un’autorità giudiziaria, in particolare riguardo all’esistenza di «prove o indizi seri e credibili» sui
         quali si fonda la decisione di quest’ultima (v. punto 80 supra e la giurisprudenza ivi citata).
      
      164    Il Tribunale ha tuttavia sottolineato anche che, quando il Consiglio intende adottare o mantenere, a seguito di riesame, una
         misura di congelamento dei capitali in forza del regolamento n. 2580/2001, sulla base di una decisione nazionale di «apertura
         di indagini o di azioni penali» per un atto terroristico, non può prescindere dai successivi sviluppi di tali indagini o di
         tali azioni penali (v. sentenza Sison II, punto 116 e giurisprudenza ivi citata). 
      
      165    Emerge così dalla sentenza PMOI I (punto 146) che, dal momento che la decisione dell’autorità nazionale competente su cui
         si basa la decisione comunitaria di congelamento dei capitali può in qualsiasi momento essere oggetto di un ricorso giurisdizionale
         di diritto interno, rivolto direttamente contro di essa o indirettamente contro qualsiasi decisione successiva della medesima
         autorità nazionale con cui questa si rifiutasse di ritirarla o di abrogarla, è ragionevole che il Consiglio ritenga preponderante,
         ai fini della propria valutazione, la circostanza che tale decisione nazionale permanga in vigore. Il Tribunale ha pertanto
         stabilito in questa stessa sentenza (punto 147), per quanto riguarda la ponderazione degli elementi di accusa e di difesa,
         che il Consiglio agisce in maniera ragionevole e prudente quando, in una situazione in cui la decisione dell’autorità amministrativa
         nazionale competente su cui si basa la decisione comunitaria di congelamento dei capitali può essere, o è, oggetto di un ricorso
         giurisdizionale di diritto interno, tale istituzione rifiuti in linea di principio di prendere posizione sulla fondatezza
         degli argomenti di merito formulati dall’interessato a sostegno di un tale ricorso, prima di conoscere l’esito dello stesso.
         In caso contrario, infatti, la valutazione effettuata dal Consiglio, quale istituzione politica o amministrativa, rischierebbe
         di porsi in conflitto, su taluni punti fattuali o giuridici, con la valutazione effettuata dal giudice nazionale competente.
      
      166    Del pari, nella sentenza 2 settembre 2009, cause riunite T‑37/07 e T‑323/07, El Morabit/Consiglio (punti 51 e 52), il Tribunale
         ha stabilito che il Consiglio agisce in conformità all’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 e al regolamento n. 2580/2001
         basando la sua decisione di congelamento dei capitali su una condanna penale emessa da un giudice nazionale di primo grado,
         senza attendere l’esito dell’appello interposto dall’interessato avverso tale condanna.
      
      167    Nella citata sentenza El Morabit/Consiglio (punto 53 supra), il Tribunale ha tuttavia aggiunto, in conformità alla giurisprudenza
         sopra citata, che, se la semplice proposizione di un ricorso in appello avverso una condanna in primo grado non incide sul
         diritto del Consiglio, in base al regolamento n. 2580/2001 e all’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931, di inserire
         una persona o un’entità condannata nell’elenco controverso, il Consiglio è tenuto a verificare, all’esito del procedimento
         d’appello, l’esistenza di motivi tali da giustificare il mantenimento del congelamento dei capitali dell’interessato. Nella
         fattispecie, il Tribunale ha rilevato (punto 54) che il Consiglio aveva tratto la diretta conseguenza dall’assoluzione in
         appello dell’interessato cancellandolo dall’elenco controverso. Secondo il Tribunale, il Consiglio aveva così adottato un’interpretazione
         razionale dei propri poteri conformandosi all’evoluzione della decisione dell’ordinamento giudiziario olandese.
      
      168    Nella sentenza Sison II (punto 116), il Tribunale ha altresì considerato l’ipotesi che un’indagine di polizia o di sicurezza
         si chiuda senza avere alcun seguito sul piano giudiziario, non avendo consentito di raccogliere prove sufficienti, o che un
         procedimento istruttorio giudiziario sia oggetto di un non luogo a procedere per le stesse ragioni, o, ancora, che una decisione
         avente ad oggetto un’azione penale sfoci nell’abbandono di tale azione ovvero in un’assoluzione. Il Tribunale ha sottolineato
         che sarebbe inammissibile che il Consiglio non tenga conto di tali elementi, che fanno parte dell’insieme dei dati rilevanti
         da prendersi in considerazione per valutare la situazione (v. punto 83 supra). Una diversa decisione sul punto significherebbe
         conferire al Consiglio e agli Stati membri il potere esorbitante di sottoporre a congelamento i capitali di un soggetto al
         di fuori di qualsiasi controllo giurisdizionale, a prescindere dall’esito dei procedimenti giudiziari eventualmente seguiti.
         
      
      169    Le stesse considerazioni devono valere qualora una misura amministrativa nazionale di congelamento dei capitali o di proscrizione
         di un’organizzazione in quanto terroristica sia ritirata dal suo autore o annullata mediante decisione giudiziaria, come è
         accaduto nella causa che ha dato origine alla sentenza PMOI I. 
      
      170    Orbene, nella fattispecie è pacifico che la Sanctieregeling è stata abrogata il 3 agosto 2003, vale a dire quasi subito dopo
         l’entrata in vigore, in data 28 giugno 2003, della misura comunitaria iniziale di congelamento dei capitali della ricorrente.
      
      171    È certamente vero, a questo proposito, che la decisione impugnata dichiara di basarsi non sulla Sanctieregeling stessa, bensì
         unicamente sulla sentenza cautelare (v. punto 86 supra). Tuttavia, per le ragioni esposte al precedente punto 87, non è possibile,
         nella fattispecie, prendere in considerazione la sentenza cautelare in maniera isolata, senza fare nel contempo riferimento
         alla Sanctieregeling.
      
      172    Si deve quindi ammettere che, sin dall’abrogazione della Sanctieregeling nell’ordinamento giuridico olandese, la sentenza
         cautelare, che, come appena rammentato, forma con la stessa un tutt’uno indissociabile, non può più validamente fungere da
         base ad una misura comunitaria di congelamento dei capitali della ricorrente. 
      
      173    Con detta sentenza, infatti, il giudice cautelare aveva semplicemente rifiutato di sospendere, a titolo provvisorio, gli effetti
         della Sanctieregeling. Orbene, quest’ultima ha definitivamente cessato di produrre qualsivoglia effetto giuridico a seguito
         della sua abrogazione. Ciò deve necessariamente valere, di conseguenza, anche per gli effetti giuridici connessi alla sentenza
         cautelare, tanto più che essa recava una valutazione meramente provvisoria, priva di incidenza sulla decisione di merito al
         termine del processo. 
      
      174    A tale proposito, il Tribunale ritiene inoltre che la sentenza cautelare non possa avere, ai soli fini dell’attuazione del
         regolamento n. 2580/2001, effetti giuridici scindibili da quelli della Sanctieregeling, effetti che, nella fattispecie, continuerebbero
         malgrado l’abrogazione della stessa nel diritto olandese. Non sarebbe peraltro compatibile con l’economia generale di tale
         regolamento, caratterizzata dalla preponderanza che deve essere attribuita agli elementi del procedimento nazionale nell’ambito
         della valutazione del Consiglio, che la Sanctieregeling, la quale non produce più alcun effetto nell’ordinamento giuridico
         olandese, continui a produrne indirettamente e indefinitamente, per il tramite della sentenza cautelare, nell’ordinamento
         giuridico comunitario. 
      
      175    Ciò vale a maggior ragione per il fatto che la sentenza cautelare, pronunciata su ricorso della ricorrente, rappresenta un
         evento contingente rispetto alla Sanctieregeling. Emerge infatti dall’esposizione dei motivi di quest’ultima che essa era
         stata adottata «in attesa dell’adozione di una decisione comunitaria» e che doveva essere abrogata «a partire dall’entrata
         in vigore di una siffatta decisione» (v., altresì, sentenza Al‑Aqsa, punto 17). Secondo le spiegazioni fornite in udienza
         dal Regno dei Paesi Bassi, tale abrogazione derivava unicamente dalla volontà del governo olandese di evitare una sovrapposizione
         tra una misura nazionale e una misura comunitaria di congelamento dei capitali della ricorrente. Ne consegue che la Sanctieregeling
         sarebbe stata abrogata, in ogni caso, immediatamente dopo l’adozione della misura comunitaria iniziale di congelamento dei
         capitali della ricorrente, a prescindere dal fatto che quest’ultima avesse o meno promosso un procedimento cautelare o di
         merito. 
      
      176    Un simile meccanismo contrasta, anch’esso, con l’economia generale del regolamento n. 2580/2001, che subordina l’adozione
         di una misura comunitaria di congelamento dei capitali all’avvio e all’attiva prosecuzione di un procedimento nazionale avente
         ad oggetto direttamente e principalmente l’applicazione di una misura di tipo preventivo o repressivo all’interessato, a titolo
         della lotta al terrorismo e a causa della sua implicazione nello stesso (v. sentenza Sison II, punto 111), ovvero alla pronuncia
         e all’esecuzione di una decisione recante condanna dell’interessato per fatti di tal genere.
      
      177    Orbene, nella fattispecie in esame, la decisione di congelamento dei capitali, assunta in un primo tempo a livello nazionale,
         è giustificata «in attesa dell’adozione di una decisione comunitaria», e la misura comunitaria è a sua volta giustificata
         dall’adozione della decisione nazionale, la quale viene subito abrogata. Un siffatto meccanismo non può dirsi esente dal vizio
         di circolarità.
      
      178    Lungi dal poter continuare a fondarsi sulla sentenza cautelare, il Consiglio avrebbe dovuto trarre la logica conseguenza derivante
         dall’abrogazione della misura nazionale di congelamento dei capitali, constatando che non sussisteva più alcun «sostrato»
         di diritto nazionale atto a giustificare adeguatamente il mantenimento della misura comunitaria equivalente, e ciò a prescindere
         dagli eventuali ricorsi giurisdizionali proposti avverso la misura nazionale abrogata.
      
      179    Di conseguenza, la duplice circostanza che il giudice cautelare abbia respinto il ricorso proposto dalla ricorrente avverso
         la Sanctieregeling e che l’interessata non abbia interposto appello avverso la sentenza cautelare, né proposto alcun ricorso
         di merito, appare priva di qualsiasi rilevanza ai fini della valutazione della legittimità della decisione impugnata. 
      
      180    Nelle circostanze della fattispecie, caratterizzate anzitutto dall’abrogazione della Sanctieregeling, si deve al contrario
         riconoscere che il Consiglio travalica i limiti del proprio potere discrezionale mantenendo indefinitamente la ricorrente
         nell’elenco controverso, in occasione del riesame periodico della sua situazione ai sensi dell’art. 1, n. 6, della posizione
         comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001, per la sola ragione che la decisione del giudice cautelare
         non è messa in discussione, nell’ordinamento giurisdizionale olandese, dal giudice cautelare d’appello ovvero dal giudice
         di merito, sebbene sia stata nel frattempo abrogata dal suo autore la decisione amministrativa dei cui effetti si era chiesta
         la sospensione a tale giudice.
      
      181    Ciò vale a maggior ragione in quanto, come sostenuto in udienza dalla ricorrente senza essere contraddetta dalle altre parti,
         a partire dall’abrogazione della Sanctieregeling e al di fuori dell’attuazione della decisione impugnata nel diritto nazionale,
         le autorità olandesi competenti, amministrative o giudiziarie, non hanno più esercitato alcuna azione tesa ad applicare alla
         ricorrente una sanzione penale o economica a titolo della lotta al terrorismo e per la sua implicazione nello stesso. 
      
      182    Ne consegue che il terzo motivo è fondato.
      
      183    Pertanto, occorre annullare la decisione impugnata, senza dover esaminare gli altri motivi e argomenti della ricorrente. 
      
      184    Di conseguenza, non è necessario statuire sulla domanda diretta a far dichiarare l’illegittimità, ai sensi dell’art. 241 CE,
         del regolamento n. 2580/2001 (v., in tal senso, sentenza Al‑Aqsa, punti 66 e 67; v., inoltre, sentenza della Corte 20 maggio
         2008, causa C‑91/05, Commissione/Consiglio, Racc. pag. I‑3651, punto 111).
      
       Sulle spese
      185    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. A norma dell’art. 87, n. 3, del regolamento di procedura, il Tribunale può ripartire le spese o decidere che ciascuna
         delle parti sopporti le proprie spese se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi, o per motivi eccezionali.
         Nelle circostanze della fattispecie, in cui il Consiglio è rimasto soccombente sui capi di domanda di annullamento che rappresentavano
         l’oggetto fondamentale della controversia, occorre condannare quest’ultimo a sopportare, oltre alle proprie spese, anche la
         totalità delle spese sostenute dalla ricorrente, in conformità alle conclusioni di quest’ultima.
      
      186    Ai termini dell’art. 87, n. 4, primo comma, del citato regolamento, gli Stati membri e le istituzioni intervenuti nella causa
         sopportano le proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Settima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione del Consiglio 28 giugno 2007, 2007/445/CE, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580/2001
            relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo e abroga
            le decisioni 2006/379/CE e 2006/1008/CE, la decisione del Consiglio 20 dicembre 2007, 2007/868/CE, che attua l’articolo 2,
            paragrafo 3, del regolamento n. 2580/2001 e abroga la decisione 2007/445, la decisione del Consiglio 15 luglio 2008, 2008/583/CE,
            che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento n. 2580/2001 e abroga la decisione 2007/868, la decisione del Consiglio
            26 gennaio 2009, 2009/62/CE, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento n. 2580/2001 e abroga la decisione 2008/583,
            e il regolamento (CE) del Consiglio 15 giugno 2009, n. 501, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento n. 2580/2001
            e abroga la decisione 2009/62, sono annullati nella parte in cui tali atti riguardano la Stichting Al‑Aqsa.
      2)      Il ricorso è respinto quanto al resto.
      3)      Il Consiglio dell’Unione europea è condannato a sopportare, oltre alle proprie spese, anche le spese sostenute dalla Stichting
            Al‑Aqsa.
      4)       Il Regno dei Paesi Bassi e la Commissione europea sopporteranno le proprie spese.
      
               Forwood
            
            
               Papasavvas
            
            
               Moavero Milanesi
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 9 settembre 2010.
      [Firme]
      * Lingua processuale: l’olandese.