CELEX: 52013PC0235
Language: it
Date: 2013-04-23
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di taluni tipi di polietilentereftalato (PET) originario dell'India, in seguito ad un riesame in previsione della scadenza ai sensi dell'articolo 18 del regolamento (CE) n. 597/2009

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		52013PC0235
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di taluni tipi di polietilentereftalato (PET) originario dell'India, in seguito ad un riesame in previsione della scadenza ai sensi dell'articolo 18 del regolamento (CE) n. 597/2009 /* COM/2013/0235 final - 2013/0123 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Motivazione e obiettivi della proposta
La presente proposta riguarda l'applicazione del
regolamento (CE) n. 597/2009 del Consiglio, dell'11 giugno 2009, relativo
alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi
non membri della Comunità europea (di seguito "il regolamento di
base") nel riesame in previsione della scadenza del dazio compensativo in
vigore sulle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originario
dell'India.
Contesto generale
La presente proposta viene presentata nel contesto
dell'attuazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta
svolta in conformità agli obblighi sostanziali e procedurali di tale
regolamento.
Disposizioni vigenti nel settore della proposta
Con il regolamento (CE) n. 2603/2000[1] il Consiglio ha istituito un
dazio compensativo definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di
polietilentereftalato ("PET") originario, tra l'altro, dell'India.
Con il regolamento (CE) n. 1645/2005 del Consiglio[2], il Consiglio ha modificato il
livello delle misure di compensazione in vigore nei confronti delle
importazioni di PET originario dell'India. Le modifiche si basano su un riesame
accelerato avviato a norma dell'articolo 20 del regolamento di base.
A seguito di un riesame in previsione della
scadenza, il Consiglio ha istituito, con il regolamento (CE) n. 193/2007,
un dazio compensativo definitivo per un periodo di altri cinque anni sulle
importazioni di PET originario dell'India.
A seguito di riesami intermedi, le misure
compensative sono state successivamente modificate dal regolamento (CE)
n. 1286/2008 del Consiglio e dal regolamento (UE) n. 906/2011 del
Consiglio. 
Un riesame intermedio successivo è stato chiuso
senza alcuna modifica alle misure in vigore con il regolamento di esecuzione
(UE) n. 559/2012 del Consiglio.
Con decisione 2000/745/CE[3] la Commissione ha accettato gli
impegni offerti da tre produttori esportatori dell'India che fissavano un
prezzo minimo all'importazione. 
Coerenza con altri obiettivi e politiche
dell'Unione
Non pertinente.
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
Consultazione delle parti interessate
Le parti interessate coinvolte nel procedimento
hanno avuto la possibilità di difendere i propri interessi durante l'inchiesta,
a norma di quanto disposto dal regolamento di base.
Ricorso al parere di esperti
Non è stato necessario consultare esperti esterni.
Valutazione d'impatto
La presente proposta è il risultato
dell'applicazione del regolamento di base.
Il regolamento di base non prescrive una
valutazione d'impatto generale ma contiene un elenco esauriente delle
condizioni da valutare.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
Sintesi delle misure proposte
Il 24 febbraio 2012 la Commissione ha annunciato,
con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,
l'apertura di un riesame in previsione della scadenza delle misure compensative
applicabili alle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato
originario dell'India.
Il riesame è stato avviato a seguito di una
domanda presentata dal Comitato dei produttori europei di polietilene
tereftalato per conto di produttori dell'Unione che rappresentano quasi il
95 % della produzione dell'Unione di PET.
L'inchiesta di riesame ha rivelato il persistere
di sovvenzioni a favore del prodotto in esame che, in caso di abrogazione delle
misure compensative, provocherebbero la reiterazione del pregiudizio ai danni
dell'industria dell'Unione. L'inchiesta ha inoltre concluso che il mantenimento
delle misure non era contrario all'interesse dell'Unione.
Si propone pertanto che il Consiglio adotti
l'allegata proposta di regolamento per estendere le misure in vigore.
Base giuridica
La presenta proposta riguarda l'applicazione del
regolamento (CE) n. 597/2009 del Consiglio, dell'11 giugno 2009, relativo
alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da parte
di paesi non membri della Comunità europea.
Principio di sussidiarietà
La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione
Europea. Pertanto, il principio di sussidiarietà non si applica.
Principio di proporzionalità
La proposta rispetta il principio di
proporzionalità per le ragioni esposte di seguito.
Il tipo di intervento è descritto nel
summenzionato regolamento di base e non consente decisioni a livello nazionale.
Non è necessario indicare il modo per ridurre al
minimo e adeguare all'obiettivo della proposta l'onere finanziario e
amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti locali e
regionali, degli operatori economici e dei cittadini.
Scelta dello strumento
Strumento proposto: regolamento.
Altri strumenti non sarebbero adeguati per il
seguente motivo:
il regolamento di base non prevede altre opzioni.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO
Nessuna.
2013/0123 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio compensativo
definitivo sulle importazioni di taluni tipi di polietilentereftalato (PET)
originario dell'India, in seguito ad un riesame in previsione della scadenza ai
sensi dell'articolo 18 del regolamento (CE) n. 597/2009

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea,
visto il regolamento (CE) n. 597/2009 del
Consiglio, dell'11 giugno 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della
Comunità europea[4]
("il regolamento di base"), in particolare l'articolo 18,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea ("la Commissione") dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
1.           Misure in vigore
(1)       Con il regolamento (CE)
n. 2603/2000[5]
il Consiglio ha istituito un dazio compensativo definitivo sulle importazioni
di polietilentereftalato ("PET") originario, tra l'altro, dell'India.
Con il regolamento (CE) n. 1645/2005 del Consiglio[6], il Consiglio ha modificato il
livello delle misure di compensazione in vigore nei confronti delle
importazioni di PET originario dell'India. Le modifiche si basano su un riesame
accelerato avviato a norma dell'articolo 20 del regolamento di base. In seguito
a un riesame in previsione della scadenza, il Consiglio ha istituito, con il
regolamento (CE) n. 193/2007[7],
un dazio compensativo definitivo per un periodo di altri cinque anni. A seguito
di riesami intermedi, le misure compensative sono state successivamente
modificate dal regolamento (CE) n. 1286/2008 del Consiglio[8] e dal regolamento (UE)
n. 906/2011 del Consiglio[9].
Un riesame intermedio parziale successivo è stato chiuso senza alcuna modifica
alle misure in vigore con il regolamento di esecuzione (UE) n. 559/2012
del Consiglio[10].
Con decisione 2000/745/CE[11]
la Commissione ha accettato gli impegni offerti da tre produttori esportatori
dell'India che fissavano un prezzo minimo all'importazione.
(2)       Le misure compensative
consistono in un dazio specifico. L'aliquota del dazio varia da 0 a 106,5 EUR/t
per i produttori indiani i cui nominativi figurano nell'elenco, mentre
l'aliquota del dazio residuo istituita sulle importazioni di tutti gli altri
produttori ammonta a 69,4 EUR/t.
2.           Misure antidumping in vigore
(3)       Con il regolamento (CE) n.
2604/2000[12]
il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di
PET originario, tra l'altro, dell'India. In seguito a un riesame in previsione
della scadenza il Consiglio ha imposto, con il regolamento (CE) n. 192/2007[13], un dazio antidumping
definitivo per un ulteriore periodo di cinque anni. 
3.           Domanda di riesame in
previsione della scadenza
(4)       Il 25 novembre 2011, in
seguito alla pubblicazione di un avviso di imminente scadenza[14] delle misure compensative
definitive in vigore, la Commissione ha ricevuto una domanda di avvio del
riesame a norma dell'articolo 18 del regolamento di base
(il "riesame in previsione della scadenza"). La domanda è stata
presentata dal Comitato dei produttori europei di polietilene tereftalato
("il richiedente") per conto di produttori che rappresentano quasi il
95% della produzione dell'Unione di alcuni tipi di polietilentereftalato.
(5)       La domanda è stata motivata
dal fatto che la scadenza delle misure avrebbe implicato il rischio del
persistere o della reiterazione delle sovvenzioni e del pregiudizio arrecato
all'industria dell'Unione.
(6)       Prima di avviare il riesame,
e a norma dell'articolo 22, paragrafo 1, e dell'articolo 10, paragrafo 7, del
regolamento di base, la Commissione ha notificato al governo dell'India
("il GOI") di aver ricevuto una domanda di riesame debitamente
documentata e l'ha invitato a tenere consultazioni intese a chiarire la
situazione riguardo al contenuto della domanda di riesame e a giungere a una
soluzione concordata. Tuttavia, la Commissione non ha ricevuto risposta dalle
autorità indiane per quanto riguarda la sua offerta di consultazione. 
4.           Apertura di un riesame in
previsione della scadenza
(7)       Avendo stabilito, previa
consultazione del comitato consultivo, che esistono elementi di prova
sufficienti per giustificare l'apertura di un riesame in previsione della
scadenza, il 24 febbraio 2012 la Commissione ha annunciato, con un avviso di
apertura pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
("l'avviso di apertura")[15],
l'avvio di un riesame in previsione della scadenza a norma
dell'articolo 18 del regolamento di base.
5.           Inchiesta parallela
(8)       Il 24 febbraio 2012 la
Commissione ha inoltre avviato un riesame delle misure antidumping applicabili
alle importazioni di PET originario dell'India, dell'Indonesia, della Malaysia,
della Repubblica di Corea, di Taiwan e della Thailandia, a norma dell'articolo
11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009[16]. 
6.           Inchiesta
6.1.        Periodo dell'inchiesta di
riesame e periodo in esame
(9)       L'inchiesta riguardante la
probabilità del persistere o della reiterazione delle sovvenzioni ha coperto il
periodo dal 1º gennaio 2011 al 31 dicembre 2011 (in
prosieguo denominato "periodo dell'inchiesta di riesame" o
"PIR"). L'esame delle tendenze rilevanti ai fini della valutazione
del rischio del persistere o della reiterazione del pregiudizio ha coperto il
periodo tra il 1º gennaio 2008 e la fine del periodo dell'inchiesta
di riesame ("periodo in esame").
6.2.        Parti interessate
dall'inchiesta
(10)     La Commissione ha
ufficialmente informato il richiedente, i produttori esportatori del paese
interessato, gli importatori, gli utilizzatori notoriamente interessati e i
rappresentanti del paese interessato dell'apertura del riesame in previsione
della scadenza.
(11)     Le parti interessate hanno
avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni per iscritto e di
chiedere un'audizione entro il termine fissato nell'avviso di apertura. Sono
state sentite tutte le parti interessate che ne hanno fatto richiesta
dimostrando di avere particolari motivi per chiedere un'audizione.
(12)     Dato il numero elevato di
produttori esportatori in India nonché di produttori e importatori dell'Unione,
è stata presa in considerazione l'opportunità di ricorrere al campionamento in
conformità dell'articolo 27 del regolamento di base. Per consentire alla
Commissione di decidere se il campionamento fosse necessario e, in tal caso, di
selezionare un campione, i produttori esportatori e gli importatori non
collegati sono stati invitati a manifestarsi entro 15 giorni dall'apertura del
riesame e a fornire alla Commissione le informazioni richieste nell'avviso di
apertura.
(13)     Sette produttori esportatori
hanno voluto aderire alla procedura di campionamento e hanno segnalato la
volontà di collaborare all'inchiesta di riesame. È stato allora scelto un
campione di 3 produttori esportatori, basato sul volume delle esportazioni
verso l'Unione. Il suddetto campione non ha suscitato obiezioni né da parte dei
produttori, siano essi inclusi o esclusi, né da parte delle competenti autorità
indiane.
(14)     Ai 3
produttori esportatori inclusi nel campione sono stati debitamente inviati i
questionari da compilare; e tutti hanno inviato le proprie risposte. Tuttavia,
dalle risposte al questionario di uno dei produttori indiani inclusi nel
campione è emerso che la società ha esportato volumi insignificanti di prodotto
in esame durante il PIR e dunque non era utile calcolare le aliquote di
sovvenzione per tale società. Sono state effettuate visite di verifica presso
le sedi dei due produttori esportatori restanti, che insieme rappresentavano il
99% del volume totale delle importazioni dall'India verso l'Unione durante il
PIR.
(15)     In seguito alla comunicazione
dei fatti e delle considerazioni essenziali ("la comunicazione"), uno
dei produttori indiani che hanno collaborato ha chiesto un calcolo del margine
di sovvenzione. A questo proposito è stato nuovamente confermato che le
esportazioni di questa azienda erano insignificanti e non avevano di
conseguenza alcun impatto sulla determinazione della probabilità del persistere
o della reiterazione della sovvenzione nel presente riesame in previsione della
scadenza. La richiesta è pertanto stata respinta. 
(16)     Nell'avviso
di apertura, la Commissione annunciava di aver selezionato in via provvisoria
un campione di produttori dell'Unione che potesse essere ragionevolmente
esaminato nel periodo di tempo disponibile, costituito da quattro delle tredici
imprese UE note prima dell'apertura dell'inchiesta e scelte in base al volume
massimo rappresentativo della produzione e delle vendite. Il campione era
rappresentativo di oltre il 50% della produzione e delle vendite totali stimate
nell'Unione durante il PIR. Le parti interessate sono state invitate a
consultare il fascicolo e a presentare le proprie osservazioni in merito
all'opportunità di questa scelta entro 15 giorni dalla data di pubblicazione
dell'avviso di apertura. Sono state sentite tutte le parti interessate che ne
hanno fatto richiesta dimostrando di avere particolari motivi per chiedere
un'audizione.
(17)     Alcune parti interessate hanno
sollevato obiezioni sul campionamento dei produttori dell'Unione. Esse hanno
affermato che: i) la Commissione non avrebbe dovuto ricorrere al campionamento,
soprattutto perché nell'inchiesta precedente non era stato usato alcun
campione; ii) il metodo usato per selezionare il campione è da contestare
perché confonderebbe 3 fasi, e cioè esame della rappresentatività, definizione
di industria dell'Unione e campionamento propriamente detto; iii) il campione
provvisorio sarebbe stato scelto in base a informazioni inesatte o incomplete;
iv) la scelta del campione provvisorio non sarebbe rappresentativa perché
comprende organismi singoli piuttosto che gruppi; è stato inoltre sostenuto che
aver inserito nel campione imprese che, in un caso, erano state oggetto di una
recente cessione e, in un altro, avevano denunciato una diminuzione delle
vendite ne avrebbe indebolito la rappresentatività. 
(18)     Agli argomenti sollevati dalle
parti è stato risposto come segue: 
–              
la decisione di ricorrere a un campione di
produttori dell'Unione viene presa di volta in volta a ogni inchiesta, in
funzione delle circostanze specifiche di ciascun caso. L'articolo 22, paragrafo
6, del regolamento di base non disciplina l'uso di tale campione per la
determinazione del pregiudizio nel quadro del riesame in previsione della
scadenza; a differenza delle precedenti indagini, in cui aveva ritenuto
fattibile un esame di tutte le imprese che si erano manifestate e che avevano
collaborato, nel presente riesame la Commissione non ha ritenuto, in
considerazione del loro numero elevato, che fosse ragionevolmente possibile
sottoporre a inchiesta tutti i produttori dell'Unione nei tempi a disposizione,
né di conseguenza che le condizioni di cui all'articolo 27 fossero soddisfatte;
–              
la Commissione non ha “confuso” esame della
rappresentatività, definizione di industria dell'Unione e scelta del campione
provvisorio: tali fasi sono rimaste indipendenti l'una dall'altra e su di esse
si è deciso separatamente; non è stato dimostrato in che misura i dati relativi
alla produzione e alle vendite forniti dai produttori UE nel quadro dell'esame
della rappresentatività possano aver influenzato la rappresentatività del
campione;
–              
il campione è stato determinato in base alle
informazioni disponibili al momento della scelta, ai sensi dell'articolo 27 del
regolamento di base; la rappresentatività del campione è stata riesaminata in
seguito a osservazioni delle parti riguardanti dati specifici di determinate
imprese; nessuna delle osservazioni formulate è stata ritenuta fondata;
–              
come prevede l'articolo 27 del regolamento di base,
il campione è stato scelto per rappresentare il volume massimo rappresentativo
della produzione e delle vendite che potesse essere adeguatamente esaminato nei
tempi a disposizione; le entità appartenenti a grandi gruppi che operavano
indipendentemente da altre controllate dello stesso gruppo sono state
considerate rappresentative dell'industria UE: non era pertanto necessario
esaminare l'intero gruppo su base consolidata; al tempo stesso, le imprese sono
state incluse nel campione come entità economiche, garantendo così la
verificabilità di tutti i dati pertinenti; inoltre, cessioni e vendite
collegate facevano parte delle caratteristiche del settore nel periodo in esame
e nessuno di questi elementi era quindi considerato tale da ridimensionare la
rappresentatività del campione. 
(19)     In seguito alla comunicazione,
le parti hanno reiterato i suddetti argomenti già trattati in precedenza. 
(20)     Il campionamento degli
importatori non collegati era previsto nell'avviso di apertura. Nessuno dei 24
importatori non collegati contattati ha collaborato alla presente inchiesta.
(21)     I cinque fornitori noti di
materia prima erano stati contattati all'apertura e hanno ricevuto il
pertinente questionario. Si sono manifestati due fornitori, che hanno risposto
al questionario. 
(22)     Tutti gli utilizzatori e le associazioni
di utilizzatori noti sono stati contattati all'apertura. 17 utilizzatori hanno
risposto al questionario. 20 associazioni di utilizzatori in 16 Stati membri si
sono manifestate e hanno presentato informazioni. 
7.           Verifica delle informazioni
pervenute
(23)     La Commissione ha raccolto e
verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per valutare il rischio
del persistere o della reiterazione delle sovvenzioni e il conseguente
pregiudizio nonché l'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di
verifica presso la sede del GOI a Delhi e delle seguenti parti interessate: 
(a)         
Produttori/esportatori
–              
Dhunseri Petrochem & Tea Limited, Kolkata,
India; 
–              
Reliance Industries Limited, Navi Mumbai, India; 
(b)         
Produttori UE 
–              
Indorama Polymers Europe, UAB, Paesi Bassi;
–              
Equipolymers, Italia, Germania;
–              
Neo Group, UAB, Lituania;
–              
Novapet SA, Spagna;
(c)         
Utilizzatori nell'Unione 
–              
Coca-Cola Europe, Belgio;
–              
Nestlè Waters France, Francia.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1.           Prodotto in esame
(24)     Il
prodotto contemplato dal presente riesame è lo stesso dell'inchiesta iniziale,
vale a dire PET avente un coefficiente di viscosità pari o superiore a
78 ml/g, conformemente alla norma ISO 1628-5, originario dell'India. Esso
è attualmente classificato al codice NC 3907 60 20.
2.           Prodotto simile
(25)     Come nell'inchiesta iniziale e
in quella di riesame, è emerso che i prodotti in esame, vale a dire il PET
prodotto e venduto sul mercato interno nel paese interessato e il PET prodotto
e venduto dai produttori dell'Unione, presentano le medesime caratteristiche
fisico‑chimiche di base e sono destinati agli stessi usi. Di conseguenza, essi
sono stati considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, lettera c),
del regolamento di base.
C. PROBABILITÀ
DEL PERSISTERE O DELLA REITERAZIONE DELLE SOVVENZIONI
1.           Introduzione
(26)     Sulla base delle informazioni
contenute nella richiesta di riesame e delle risposte al questionario, la
Commissione ha esaminato i seguenti regimi, che secondo i richiedenti
comporterebbero la concessione di sovvenzioni. 
Regimi nazionali
(a)         
Regime di credito di dazi d'importazione (Duty
Entitlement Passbook Scheme – DEPBS)
(b)         
Regime di restituzione dei dazi (Duty Drawback
Scheme – DDS)
(c)         
Regime mercato mirato (Focus Market Scheme – FMS)
(d)         
Regime prodotto mirato (Focus Product Scheme – FPS)
(e)         
Regime di incentivi per detentori di status (Status
Holder Incentive Scrip – SHIS)
(f)           
Regime di autorizzazione preventiva (Advance
Authorisation Scheme – AAS)
(g)         
Regime di promozione delle esportazioni relativo ai
beni strumentali (Export Promotion Capital Goods Scheme – EPCGS)
(h)         
Regime delle zone economiche speciali/Regime delle
unità orientate all'esportazione (Special economic zones/export oriented units
– SEZ/EOU)
(i)           
Regime di crediti all'esportazione (Export Credit
Scheme - ECS)
(j)           
Regime di esenzione dall'imposta sul reddito
(Income Tax Exemption Scheme – ITES) 
Regimi regionali
(k)         
Regime d'incentivi del governo del Bengala
Occidentale (West Bengal Incentives Scheme – WBIS)
(l)           
Regime di incentivazione all'investimento di
capitali (Capital Investment Incentive Scheme) del governo del Gujarat
(m)       
Regime del Gujarat di incentivazione fiscale alle
vendite (Gujarat Sales Tax Incentive Scheme – GSTIS)
(n)         
Regime del Gujarat di esenzione dalla tassa
sull'elettricità (Gujarat electricity duty exemption scheme – GEDES)
(o)         
Regime di incentivi (Package Scheme of Incentives –
PSI) del governo del Maharashtra
(27)     I regimi descritti alle
lettere a) e da c) a h) hanno come base la legge sul commercio estero (sviluppo
e regolamentazione) ["Foreign Trade (Development and Regulation) Act 1992
(n. 22 del 1992)"] entrata in vigore il 7 agosto 1992 (la
"legge sul commercio estero"). La legge sul commercio estero
autorizza il governo indiano a pubblicare comunicazioni riguardanti le
politiche di esportazione e importazione. Esse sono sintetizzate nei documenti
sulla politica del commercio estero (Foreign Trade Policy – FTP), pubblicati
con cadenza quinquennale dal ministero del Commercio e periodicamente
aggiornati. Il documento sulla politica del commercio estero rilevante per il PIR
di questa inchiesta è il "Foreign Trade Policy 2009-2014" ("FTP
09-14"). Il GOI ha inoltre fissato le procedure che regolamentano la
politica del commercio estero FTP 09-14 in un manuale delle procedure
intitolato "Handbook of Procedures, volume I" ("HOP I
09-14"). Anche questo manuale di procedure viene aggiornato regolarmente.
(28)     Il regime di cui alla
summenzionata lettera b) è basato sulla sezione 75 della legge doganale indiana
(Custom Act) del 1962, sulla sezione 37 del Central Excise Act del 1944, sulle
sezioni 93A e 94 della legge finanziaria del 1994 e sulle disposizioni in
materia di restituzione delle imposte doganali, delle accise centrali e delle
imposte sui servizi (Customs, Central Excise Duties and Service Tax Drawback
Rules) del 1995. I tassi di restituzione del dazio sono pubblicati
periodicamente; le aliquote applicabili al PIR erano le aliquote medie
applicabili a tutte le industrie (All Industry Rates – AIR) per il periodo di
restituzione del dazio 2011‑2012, pubblicate nella notifica
n. 68/2011-Customs (N.T.) del 22.9.2011. Il regime di restituzione dei
dazi ("duty drawback scheme") è indicato anche come un sistema
di rimborso d'imposta ("duty remission scheme") nel capitolo 4
del documento FTP 2009-2014.
(29)     Il regime di cui alla lettera
i) si fonda sulle sezioni 21 e 35A del Banking Regulation Act 1949 (legge
bancaria del 1949), che permette alla Banca centrale dell'India (Reserve Bank
of India – RBI) di dare istruzioni alle banche commerciali riguardo ai crediti
all'esportazione.
(30)     Il regime di cui alla lettera
j) è basato sulla legge relativa all'imposta sul reddito (Income Tax Act) del
1961, che è modificata annualmente dalla legge finanziaria.
(31)     Il regime di cui alla lettera
k) è amministrato dal governo del Bengala Occidentale e figura nella notifica
del dipartimento del Commercio e dell'Industria del governo del Bengala
Occidentale n. 580-CI/H del 22 giugno 1999, sostituita dalla notifica
n. 134-CI/O/Incentive/17/03/I del 24 marzo 2004.
(32)     Il regime di cui alla lettera
l) è amministrato dal governo del Gujarat sulla base della propria politica di
incentivi industriali.
(33)     Il regime di cui alla lettera
m) è amministrato dal governo del Gujarat sulla base della propria politica di
incentivi industriali.
(34)     Il regime di cui alla lettera
n) si basa sulla legge relativa all'imposta sul consumo di elettricità di
Bombay (Bombay Electricity Duty Act) del 1958.
(35)     Il regime di cui alla lettera
o) è gestito dallo Stato del Maharashtra e si basa su risoluzioni del
dipartimento per le industrie, l'energia e il lavoro del governo del
Maharashtra.
(36)     L'inchiesta ha rivelato che,
durante il PIR, i seguenti regimi hanno conferito dei vantaggi ai produttori
inclusi nel campione per il prodotto in questione:
Regime nazionale 
(a)         
Regime di credito di dazi d'importazione (Duty
Entitlement Passbook Scheme – DEPBS)
(b)         
Regime di restituzione dei dazi (Duty Drawback
Scheme – DDS)
(c)         
Regime mercato mirato (Focus Market Scheme – FMS)
(d)         
Regime di incentivi per detentori di status (Status
Holder Incentive Scrip – SHIS)
(e)         
Regime di autorizzazione preventiva (Advance
Authorisation Scheme – AAS)
Regimi regionali
·              
Regime d'incentivi del governo del Bengala
Occidentale (West Bengal Incentives Scheme – WBIS)
2.           Regime di credito di dazi
d'importazione (Duty Entitlement Passbook Scheme – DEPBS)
(a)         
Base giuridica 
(37)     Il regime DEPBS è descritto
dettagliatamente al paragrafo 4.3 del documento FTP 09-14 nonché al capitolo 4
dell'HOP I 09-14.
(b)         
Ammissibilità 
(38)     Possono beneficiare di questo
regime tutti i produttori esportatori e i commercianti esportatori. 
(c)         
Attuazione pratica
(39)     Un esportatore può chiedere
crediti DEPBS, calcolati in percentuale del valore dei prodotti esportati
nell'ambito di tale regime. Le autorità indiane hanno fissato aliquote DEPBS
per la maggior parte dei prodotti, compreso il prodotto in esame. Queste sono
stabilite in base alle norme SION (Standard Input Output Norms), che tengono
conto di un presunto contenuto importato nel prodotto destinato
all'esportazione e dell'incidenza dei dazi doganali sul presunto contenuto
delle importazioni, indipendentemente dal fatto che i dazi all'importazione
siano stati pagati o meno. L'aliquota DEPBS per il prodotto in esame durante il
PIR dell'attuale inchiesta si è attestata all’8 %, con un valore massimo di 58
INR/kg.
(40)     Per poter beneficiare di tale
regime, una società deve esportare. All'atto dell'esportazione, l'esportatore
deve presentare alle autorità indiane una dichiarazione in cui specifica che
tale operazione avviene nell'ambito del DEPBS. Affinché le merci possano essere
esportate nel corso della procedura di spedizione le autorità doganali indiane
rilasciano una bolla di sortita per l'esportazione in cui è indicato tra
l'altro l'importo del credito DEPBS che sarà concesso per tale operazione. In questa
fase della procedura l'esportatore viene a conoscenza del vantaggio di cui
beneficerà. Dopo che le autorità doganali hanno rilasciato una bolla di sortita
per l'esportazione, il governo indiano non gode di alcun potere decisionale in
merito alla concessione di un credito DEPBS. L'aliquota DEPBS per calcolare il
vantaggio è quella vigente al momento in cui è stata redatta la dichiarazione
di esportazione. 
(41)     È stato accertato che, in base
ai principi contabili in uso in India, dopo l'adempimento dell'obbligo di
esportazione i crediti DEPBS possono essere registrati, secondo il principio
della competenza, come entrate sui conti commerciali. Tali crediti possono
essere utilizzati per il pagamento dei dazi doganali sulle importazioni
successive di qualsiasi tipo di merce, ad eccezione dei beni strumentali e
delle merci soggette a restrizioni d'importazione. I beni importati
beneficiando di tali crediti possono essere venduti sul mercato interno (con il
pagamento dell'imposta sulle vendite) o utilizzati in altro modo. I crediti
DEPBS sono liberamente trasferibili e validi per un periodo di 24 mesi a
decorrere dalla data di rilascio.
(42)     Le domande di crediti DEPBS
sono trattate elettronicamente e possono comprendere una quantità illimitata di
operazioni di esportazione; Le domande vanno presentate entro tre mesi
dall'esportazione, tuttavia – come stabilisce chiaramente il paragrafo 9.3
dell'HOP I 09-14 – le domande pervenute oltre la scadenza dei termini
possono sempre essere prese in considerazione previo versamento di una penale
trascurabile (10% della concessione).
(43)     È emerso che entrambe le
società incluse nel campione hanno utilizzato questo regime durante i primi tre
trimestri del PIR.
(d)         
Conclusioni sul regime DEPBS
(44)     Il regime DEPBS fornisce sovvenzioni
ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e
dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base. I crediti
DEPBS rappresentano un contributo finanziario concesso dal governo indiano
poiché sono usati per compensare dazi all'importazione, riducendo così le
entrate del governo indiano relative al versamento di dazi altrimenti dovuti. I
crediti DEPBS conferiscono inoltre un vantaggio all'esportatore in quanto ne
migliorano la liquidità.
(45)     Il DEPBS è anche condizionato
di diritto all'andamento delle esportazioni ed è quindi ritenuto specifico e
compensabile a norma dell'articolo 4, paragrafo 4, primo comma, lettera a), del
regolamento di base. 
(46)     Questo
regime non può essere considerato un regime di restituzione dei dazi consentito
o un regime di restituzione sostitutiva ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto ii), del regolamento di base. Esso non è conforme alle
rigorose norme di cui all'allegato I, lettera i), all'allegato II (definizione
e norme relative alla restituzione), e all'allegato III (definizione e norme
relative alla restituzione sostitutiva), del regolamento di base. In
particolare, l'esportatore non è tenuto ad utilizzare effettivamente i beni
importati in esenzione di dazio nel processo produttivo e l'importo del credito
non è calcolato in funzione dei fattori produttivi effettivamente utilizzati.
Inoltre, non è stato istituito alcun regime o procedura che consenta di
verificare quali fattori produttivi siano immessi nel processo produttivo del prodotto
esportato o se sia stato effettuato un pagamento eccessivo di dazi
all'importazione, ai sensi dell'allegato I, lettera i), e degli allegati II e
III, del regolamento di base. L'esportatore può infine beneficiare dei vantaggi
del DEPBS indipendentemente dal fatto che importi i fattori produttivi. Per
ottenere i vantaggi è sufficiente che l'esportatore esporti semplicemente i
beni, senza che debba dimostrare di aver importato materiali per la loro
produzione. Pertanto, anche gli esportatori che acquistano sul mercato
nazionale tutti i loro fattori produttivi e non importano alcun prodotto che
possa essere utilizzato come fattore produttivo hanno diritto a beneficiare del
DEPBS.
(e)         
Revoca del DEPBS al DDS e transizione al DDS
(47)     Con
l'avviso pubblico n. 54 (RE-2010)/2009-2014, del 17 giugno 2011, il DEPBS
ha ricevuto un'ultima proroga di tre mesi che ne ha esteso la validità fino al
30 settembre 2011. Non essendo stata in seguito pubblicata alcuna proroga
successiva, il DEPBS è stato revocato dal 30 settembre 2011. Si è pertanto reso
necessario verificare la possibilità di istituire misure in relazione
all'articolo 15, paragrafo 1, del regolamento di base.
(48)     Il GOI
ha spiegato alla Commissione che, in seguito alla revoca del regime DEPBS, le
imprese potrebbero optare per altri regimi di esenzione/rimborso dei dazi
definiti nel capitolo 4 del documento FTP 09-14, come il regime di
autorizzazione preventiva (AAS) o il regime di restituzione dei dazi (DDS). 
(49)     L'inchiesta ha rivelato che
entrambe le società incluse nel campione hanno iniziato ad avvalersi del DDS
immediatamente dopo la revoca del DEPBS. Si noti che il DDS è stato introdotto
nel 1995 e ha convissuto con il DEPBS durante i primi tre trimestri del PIR e
per un certo numero di anni prima del PIR. Tuttavia, non era possibile
avvalersi simultaneamente del DDS e del DEPBS sulle stesse esportazioni. Nei
primi tre trimestri del PIR, l'aliquota DDS è stata pari a 2,2% con un
massimale di 1,5 INR/kg, rendendo il regime DDS meno generoso e di conseguenza
meno attraente del DEPBS. Si noti che il GOI ha adottato iniziative volte a una
transizione armoniosa dal DEPBS al DDS, come dimostrato nella circolare
n. 42/2011-Customs, datata 22/09/2011. La circolare spiega che "il
calendario per la restituzione [del dazio] di quest'anno comprende voci che
sino ad oggi rientravano nel regime DEPB[S]". Secondo la stessa circolare,
per i settori che operano nell'ambito del DEPBS "si è deciso di prevedere
una transizione armoniosa per le voci in questi settori, incorporandole al
tempo stesso al calendario per la restituzione del dazio. Come misura
transitoria, tali rubriche saranno sottoposte a una modesta riduzione dei
rispettivi tassi DEPB[S], tassi che variano tra l'1% e il 3% per la maggior
parte delle voci." In altre parole, la circolare indica che i tassi di
restituzione del dazio in vigore a decorrere dall'1/10/2011 sono stati
determinati in modo che conferissero un vantaggio analogo a quello che offriva
il DEPBS revocato.
(50)     Il 1º
ottobre, l'aliquota DDS applicabile al prodotto in esame è stata portata dal
2,2% al 5,5% del valore FOB e i relativi massimali sono stati aumentati da 1,5
INR/kg a 5,5 INR/kg. È emerso che la nuova aliquota implicava livelli di
sovvenzione simili a quelli conferiti del DEPBS fino al 30 settembre 2011, con
8% di aliquota e 58 INR/kg di massimale. In funzione dei prezzi del PET
prevalenti durante il PIR, il massimale DEPBS era generalmente applicabile con
un vantaggio teoretico di 4,64 INR/kg o del 5,8%. Nel caso del regime DDS, il
massimale non è stato applicato e il vantaggio teorico è stato pari al 5,5%.
(51)     L'inchiesta ha confermato il
ragionamento del precedente considerando. La media annualizzata dei margini di
sovvenzione delle società inserite nel campione è stata rispettivamente del
5,5% e del 6% per i regimi DEPB e DDS.
(52)     Un confronto tra i due regimi
dimostra inoltre che essi condividono molte caratteristiche d'attuazione. 
(53)     I considerando 47 e da 48 a 51
dimostrano che, nonostante la revoca del regime DEPBS, i vantaggi alla base
hanno continuato a essere attribuiti senza interruzione e a un livello
pressoché identico, fornendo una transizione agevole al regime di restituzione
dei dazi. Per questo motivo, si conclude che le sovvenzioni non sono state
revocate a norma dell'articolo 15, paragrafo 1, e che il regime DEPBS è
compensabile.
(54)     In seguito alla comunicazione
dei fatti e delle considerazioni essenziali, un produttore esportatore ha
argomentato che il regime DEPBS è stato revocato e non vada pertanto
compensato. A tale riguardo va notato, come spiegato nel considerando 47, che
il DEPBS è stato revocato a decorrere dal 30 settembre 2012. Tuttavia, le
sovvenzioni sono continuate e gli esportatori hanno la possibilità, in
alternativa al DEPBS, di essere ammessi a ricevere vantaggi nell'ambito di
altri regimi, come il DDS o l'AAS. Questa argomentazione è pertanto stata
respinta.
(f)           
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(55)     A norma dell'articolo 3,
paragrafo 2, e dell'articolo 5 del regolamento di base, l'importo della sovvenzione
compensabile è stato calcolato in base al vantaggio conferito al beneficiario e
accertato durante il periodo dell'inchiesta del riesame. A tale proposito, il
vantaggio è stato considerato come conferito al beneficiario al momento
dell'effettuazione dell'operazione di esportazione nell'ambito del presente
regime. In quel momento il GOI è tenuto a rinunciare ai dazi doganali, il che
costituisce un contributo finanziario ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto ii), del regolamento di base. Una volta che le autorità
doganali indiane hanno rilasciato una bolla di sortita per l'esportazione, in
cui sia tra l'altro riportato l'importo del credito DEPBS che sarà concesso per
tale operazione di esportazione, il GOI non ha più la facoltà di decidere a sua
discrezione se concedere o meno la sovvenzione. In considerazione di ciò, è
opportuno valutare che il vantaggio conferito a titolo del DEPBS corrisponde
alle somme dei crediti acquisiti sulle operazioni di esportazione effettuate
nell'ambito di tale regime durante il PIR.
(56)     Nei casi in cui sono state
presentate richieste giustificate, le tasse versate necessarie per ricevere la
sovvenzione sono state detratte dai crediti così calcolati per ottenere
l'importo della sovvenzione usato come numeratore, conformemente all'articolo
7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base. Conformemente
all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, gli importi
delle sovvenzioni così calcolati sono stati ripartiti sul fatturato generato
dalle esportazioni del prodotto in esame durante il PIR (considerato il
denominatore appropriato), in quanto la sovvenzione è subordinata all'andamento
delle esportazioni e non ai quantitativi fabbricati, prodotti, esportati o
trasportati. 
(57)     Considerato quanto procede, le
aliquote di sovvenzione accertate nel quadro del presente regime per le società
incluse nel campione sono state pari rispettivamente a 3,78% e 4,42%.
3.           Regime di restituzione dei
dazi (Duty Drawback Scheme – DDS)
(a)         
Base giuridica
(58)     Il regime DDS è descritto
dettagliatamente nella legge in materia di restituzione delle imposte doganali
e delle accise centrali (Custom & Central Excise Duties Drawback Rules) del
1995, modificata dalle notifiche successive.
(b)         
Ammissibilità
(59)     Possono beneficiare di questo
regime tutti i produttori esportatori e i commercianti esportatori. 
(c)         
Attuazione pratica
(60)     Gli esportatori ammissibili
possono la restituzione dei dazi, il cui importo è calcolato come percentuale
del valore FOB dei prodotti esportati nell'ambito di tale regime. Il GOI ha
fissato i tassi di restituzione del dazio per una serie di prodotti, tra cui il
prodotto in esame. I tassi sono calcolati in base alla quantità media o al
valore medio dei materiali utilizzati come fattore produttivo per la fabbricazione
di un prodotto e all'importo medio dei dazi pagati sui fattori produttivi. Essi
si applicano a prescindere dall'effettivo pagamento dei dazi all'importazione.
L'aliquota DDS per il prodotto in esame durante il PIR si è attestata al 5,5%
del valore FOB, soggetto a un massimale di 5,5 INR/kg.
(61)     Per poter beneficiare di tale
regime, una società deve esportare. Al momento di iscrivere i dettagli della
spedizione nel server doganale (ICEGATE), si indica che l'esportazione avviene
nell'ambito del regime DDS e l'importo DDS è fissato in modo irrevocabile. Dopo
che la compagnia di navigazione ha presentato la nota di carico per
l'esportazione (Export General Manifest) e che l'ufficio doganale ne ha
verificato la corrispondenza con i dati della bolla di spedizione, sono
compiute tutte le condizioni per l'autorizzazione alla restituzione del dazio
tramite pagamento diretto sul conto bancario dell'esportatore oppure tramite
tratta. 
(62)     L'esportatore deve inoltre
fornire le prove della realizzazione dei proventi dell'esportazione mediante un
certificato bancario che attesti l'avvenuto pagamento della fattura di
esportazione (Bank Realisation Certificate – BRC). Il certificato
bancario può essere fornito successivamente all'avvenuto pagamento dell'importo
della restituzione, ma il GOI procederà a recuperare l'importo erogato se
l'esportatore non presenta il BRC entro i termini previsti. 
(63)     L'importo della restituzione
può essere utilizzato per qualsiasi finalità. 
(64)     È stato accertato che, in base
ai principi contabili in uso in India, dopo l'adempimento dell'obbligo di
esportazione l'importo della restituzione del dazio può essere registrato,
secondo il principio della competenza, come entrata nei conti commerciali.
(65)     È emerso che le società
incluse nel campione hanno fatto ricorso al DDS nell'ultimo trimestre del PIR.
(d)         
Conclusioni sul regime DDS
(66)     Il regime DDS fornisce
sovvenzioni ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), e dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di
base. La restituzione del dazio costituisce un contributo finanziario da parte
del governo indiano. Esso conferisce inoltre un vantaggio all'esportatore in
quanto ne migliora la liquidità.
(67)     Il DDS è anche condizionato di
diritto all'andamento delle esportazioni ed è quindi ritenuto specifico e
compensabile a norma dell'articolo 4, paragrafo 4, primo comma, lettera a), del
regolamento di base. 
(68)     Questo regime non può essere
considerato un regime di restituzione dei dazi consentito o un regime di
restituzione sostitutiva ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), del regolamento di base. Esso non è conforme alle rigorose norme di
cui all'allegato I, lettera i), all'allegato II (definizione e norme relative
alla restituzione), e all'allegato III (definizione e norme relative alla
restituzione sostitutiva), del regolamento di base.
(69)     Non esiste alcun regime o
procedura che consenta di verificare quali fattori produttivi siano immessi nel
processo produttivo del prodotto esportato o se sia stato effettuato un
pagamento eccessivo di dazi all'importazione a termini dell'allegato I, lettera
i) e degli allegati II e III del regolamento di base. L'esportatore può infine
beneficiare dei vantaggi del DDS indipendentemente dal fatto che importi i fattori
produttivi. Per ottenere i vantaggi è sufficiente che l'esportatore esporti
semplicemente i beni, senza che debba dimostrare di aver importato materiali
per la loro produzione. Pertanto, anche gli esportatori che acquistano sul
mercato nazionale tutti i loro fattori produttivi e non importano alcun
prodotto che possa essere utilizzato come fattore produttivo hanno diritto a
beneficiare del DDS.
(70)     Ciò è confermato dalla
circolare n. 24/2001 del GOI, che afferma chiaramente che "[I tassi
di restituzione del dazio] non hanno alcun rapporto con il modello reale di
consumo dei fattori produttivi, né con l'effettiva incidenza sui fattori
produttivi di un determinato esportatore o di singole spedizioni [...]" e
raccomanda alle autorità regionali di "non insistere nel richiedere prove
di dazi effettivi che gravano sui fattori produttivi importati o locali assieme
alla [richiesta di restituzione] presentata dagli esportatori".
(71)     In considerazione di quanto
precede, si è concluso che il DDS è compensabile.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(72)     A norma dell'articolo 3,
paragrafo 2, e dell'articolo 5 del regolamento di base, l'importo della
sovvenzione compensabile è stato calcolato in base al vantaggio conferito al
beneficiario e accertato durante il periodo dell'inchiesta del riesame. A tale
proposito, il vantaggio è stato considerato come conferito al beneficiario al
momento dell'effettuazione dell'operazione di esportazione nell'ambito del
presente regime. In questa fase l'amministrazione pubblica indiana è tenuta al
pagamento dell'importo della restituzione, il che a norma dell'articolo 3,
paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento di base costituisce un
contributo finanziario. Una volta che le autorità doganali indiane hanno
rilasciato una bolla di sortita per l'esportazione indicante, tra l'altro,
l'importo della restituzione da concedere per tale operazione di esportazione,
il GOI non ha più la facoltà di decidere a sua discrezione se concedere o meno
la sovvenzione. In considerazione di ciò, è opportuno valutare che il vantaggio
conferito a titolo del DDS corrisponde agli importi di restituzione dei dazi
acquisiti sulle operazioni di esportazione eseguite nell'ambito di tale regime
durante il PIR.
(73)     Nei casi in cui sono state
presentate richieste giustificate, le tasse versate necessarie per ricevere la
sovvenzione sono state detratte dai crediti così calcolati per ottenere
l'importo della sovvenzione usato come numeratore, conformemente all'articolo
7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base. A norma dell'articolo 7,
paragrafo 2, del regolamento di base, il valore della sovvenzione è stato
ripartito sul fatturato all'esportazione del prodotto in esame durante il PIR
(considerato il denominatore appropriato), in quanto la sovvenzione è
subordinata all'andamento delle esportazioni e non alle quantità fabbricate,
prodotte, esportate o trasportate. 
(74)     Considerato quanto procede, le
aliquote delle sovvenzioni accertate nel quadro del presente regime per le
società incluse nel campione sono state pari rispettivamente a 1,65% e 1,32%.
4.           Regime mercato mirato (Focus
Market Scheme – FMS)
(a)         
Base giuridica
(75)     Il FMS è descritto
dettagliatamente al paragrafo 3.14 del documento FTP 09-14 nonché al
paragrafo 3.8 del manuale HOP I 09-14.
(b)         
Ammissibilità
(76)     Possono beneficiare di questo
regime tutti i produttori esportatori e i commercianti esportatori.
(c)         
 Attuazione pratica
(77)     In base a questo regime, le
esportazioni di tutti i prodotti verso i paesi notificati a norma delle
tabelle 1 e 2 dell'appendice 37 C del manuale HOP I 09-14
possono ottenere un credito sul dazio pari al 3% del valore FOB. A decorrere
dal 1º aprile 2011, le esportazioni di tutti i prodotti verso i paesi
notificati a norma della tabella 3 dell'appendice 37 C ["Mercati mirati
speciali (Special Focus Markets)"] possono ottenere un credito sul dazio
pari al 4% del valore FOB. Sono esclusi dal regime alcuni tipi di attività di
esportazione, come l'esportazione di merci importate o trasbordate, le
esportazioni presunte, l'esportazione di servizi e il fatturato
dell'esportazione di unità che operano in zone economiche speciali/unità
orientate all'esportazione. Sono esclusi dal regime anche determinati tipi di
prodotti, come i diamanti, i metalli preziosi, i minerali, i cereali, lo
zucchero e i prodotti petroliferi. 
(78)     I crediti sul dazio del regime
FMS sono liberamente trasferibili e validi per 24 mesi dalla data di emissione
del relativo certificato di autorizzazione al credito. Essi possono essere
utilizzati per il pagamento dei dazi doganali sulle importazioni successive di
qualsiasi fattore di produzione o merce, compresi i beni strumentali.
(79)     Il certificato di
autorizzazione al credito è rilasciato dal porto da cui sono partite le
esportazioni e dopo la realizzazione delle esportazioni o della spedizione
delle merci. Se il richiedente fornisce alle autorità una copia di tutti i
pertinenti documenti d’esportazione (ordine d'esportazione, fatture, bolle di
sortita, certificati bancari di realizzazione) l'amministrazione pubblica
indiana non ha alcun potere decisionale in merito all'assegnazione dei crediti
sul dazio.
(80)     Si è accertato che le società
incluse nel campione hanno beneficiato di tale regime durante il PIR.
(d)         
Conclusioni sul regime FMS
(81)     Il regime FMS fornisce sovvenzioni
ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e
dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base. Un credito sul
dazio FMS costituisce un contributo finanziario accordato dall'amministrazione
pubblica indiana, in quanto sarà utilizzato successivamente per compensare i
dazi d'importazione, riducendo così le entrate dell'amministrazione pubblica
indiana derivanti dal pagamento di dazi altrimenti dovuti. I crediti FMS
conferiscono inoltre un vantaggio all'esportatore in quanto ne migliorano la
liquidità. 
(82)     Inoltre, il regime FMS è
condizionato di diritto all'andamento delle esportazioni ed è quindi
considerato specifico e compensabile ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 4,
primo comma, lettera a), del regolamento di base.
(83)     Questo regime non può essere
considerato un sistema di restituzione del dazio consentito o un sistema di
restituzione sostitutiva a termini dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), del regolamento di base. Esso non è conforme alle rigorose norme di
cui all'allegato I, lettera i), all'allegato II (definizione e norme relative
alla restituzione), e all'allegato III (definizione e norme relative alla
restituzione sostitutiva), del regolamento di base. In particolare,
l'esportatore non è tenuto ad utilizzare effettivamente i beni importati in
esenzione di dazio nel processo produttivo e l'importo del credito non è
calcolato in funzione dei fattori produttivi effettivamente utilizzati. Non
esiste alcun regime o procedura che consenta di verificare quali fattori
produttivi siano immessi nel processo produttivo del prodotto esportato o se
sia stato effettuato un pagamento eccessivo di dazi all'importazione a termini
dell'allegato I, lettera i) e degli allegati II e III del regolamento di base.
Infine, gli esportatori possono usufruire dei vantaggi dell'FMS
indipendentemente dal fatto che importino fattori produttivi. Per ottenere i
vantaggi è sufficiente che l'esportatore esporti semplicemente i beni, senza
che debba dimostrare di aver importato materiali per la loro produzione. Anche
gli esportatori che acquistano sul mercato locale tutti i loro fattori
produttivi e non importano beni utilizzabili come fattori produttivi possono
quindi beneficiare dell'FMS. Un esportatore può inoltre usare crediti sui dazi
FMS per importare beni di investimento benché questi ultimi non rientrino nel
campo d'applicazione dei regimi ammissibili di rimborso dei dazi di cui
all'allegato I, lettera i) del regolamento di base, perché non sono immessi nel
processo produttivo dei prodotti esportati.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(84)     L'importo delle sovvenzioni
compensabili è stato calcolato in base al vantaggio conferito al beneficiario
quale rilevato durante il PIR e contabilizzato dal produttore esportatore che
ha collaborato secondo i principi della contabilità per competenza, come
entrate al momento dell'operazione di esportazione. A norma
dell'articolo 7, paragrafi 2 e 3 del regolamento di base l'importo della
sovvenzione (numeratore) è stato determinato in base al fatturato delle
esportazioni durante il PIR, usato come denominatore adeguato, perché la
sovvenzione è condizionata all'andamento delle esportazioni ed è stata
accordata senza riferimento alle quantità fabbricate, prodotte, esportate o
trasportate.
(85)     Il tasso di sovvenzione
stabilito in relazione a questo regime durante il PIR per le società incluse
nel campione ammontava rispettivamente a 0,19% e 0,87%.
5.           Regime di incentivi per
detentori di status (Status Holder Incentive Scrip – SHIS)
(a)         
Base giuridica
(86)     Il SHIS è descritto
dettagliatamente al paragrafo 3.16 del documento FTP 09-14 nonché al
paragrafo 3.10 del manuale HOP I 09-14. La descrizione
dettagliata dei vari status figura ai paragrafi da 3.10.1 a 3.10.4 del
documento FTP 09-14 nonché ai punti da 3.1 a 3.5 del manuale
HOP I 09-14.
(b)         
Ammissibilità
(87)     Possono beneficiare di questo
regime i produttori esportatori o gli operatori commerciali esportatori che
sono riconosciuti come "detentori dello status". 
(c)         
Attuazione pratica
(88)     Possono beneficiare dello
status gli operatori commerciali e i produttori esportatori. In funzione
dell'andamento delle loro esportazioni nell'anno in corso e in un certo numero
di anni precedenti, ai richiedenti è attribuito uno dei seguenti status: Export
House, Star Export House, Trading House, Start Trading House, Premier Trading
House.
(89)     Nell'ambito
dello SHIS, i detentori dello status possono ottenere un credito sul dazio pari
all'1% del valore FOB delle esportazioni nei settori di cui al paragrafo 3.16.4
del documento FTP 09-14, vale a dire cuoio (escludendo il cuoio rifinito),
industria tessile e della iuta, artigianato, ingegneria (escludendo alcuni
sottosettori), materie plastiche e prodotti chimici di base (esclusi i prodotti
farmaceutici). Essendo una materia plastica, il prodotto in esame rientra nel
regime.
(90)     I crediti sul dazio non sono
trasferibili e devono essere utilizzati per pagare i dazi all'importazione di
beni capitali utilizzati per la fabbricazione di prodotti che rientrano in uno
dei settori contemplati.
(91)     Qualora in un anno determinato
un richiedente si sia avvalso di dazio zero nel regime EPCG, non sarà
ammissibile per il credito sul dazio per le esportazioni fatte in quell'anno.
(92)     Il regime è stato istituito
nel 2009 per esportazioni effettuate nel periodo 2009-2010 e 2010-2011 e da
allora è stato prorogato annualmente. L'ultima proroga (cfr. notifica
n. 07/2012 — Customs del 9 marzo 2012) ha esteso la validità del regime
fino al 31 marzo 2013.
(93)     È stato accertato che, in base
ai principi contabili in uso in India, dopo l'adempimento dell'obbligo di
esportazione i crediti sul dazio SHIS possono essere registrati, secondo il
principio della competenza, come entrate sui conti commerciali.
(94)     Dall'inchiesta è emerso che
durante il PIR una delle società incluse nel campione ha utilizzato tale
regime, mentre l'altra non era ammissibile a norma delle disposizioni del
considerando 90.
(d)         
Conclusioni sul regime SHIS
(95)     Il regime SHIS fornisce
sovvenzioni ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), e dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di
base. Un credito sul dazio SHIS costituisce un contributo finanziario accordato
dall'amministrazione pubblica indiana, in quanto sarà utilizzato
successivamente per compensare i dazi d'importazione, riducendo così le entrate
dell'amministrazione pubblica indiana derivanti dal pagamento di dazi
altrimenti dovuti. I crediti SHIS conferiscono inoltre un vantaggio
all'esportatore in quanto ne migliorano la liquidità. 
(96)     Inoltre, il regime SHIS è
condizionato di diritto all'andamento delle esportazioni ed è quindi
considerato specifico e compensabile ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 4,
primo comma, lettera a), del regolamento di base.
(97)     Questo regime non può essere
considerato un sistema di restituzione del dazio consentito o un sistema di
restituzione sostitutiva a termini dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), del regolamento di base. Esso non è conforme alle rigorose norme di
cui all'allegato I, lettera i), all'allegato II (definizione e norme relative
alla restituzione), e all'allegato III (definizione e norme relative alla
restituzione sostitutiva), del regolamento di base. Il credito sul dazio
potrebbe essere utilizzato in un secondo momento per pagare dazi sulle importazioni
di beni strumentali che non rientrano nel campo di applicazione della
restituzione dei dazi consentiti a norma dell'allegato I, lettera i), del
regolamento di base, in quanto non utilizzati per la realizzazione dei prodotti
esportati.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(98)     L'importo delle sovvenzioni
compensabili è stato calcolato in base al vantaggio conferito al beneficiario
quale rilevato durante il PIR e contabilizzato dal produttore esportatore che
ha collaborato secondo i principi della contabilità per competenza, come
entrate al momento dell'operazione di esportazione. A norma
dell'articolo 7, paragrafi 2 e 3 del regolamento di base l'importo della
sovvenzione (numeratore) è stato determinato in base al fatturato delle
esportazioni durante il PIR, usato come denominatore adeguato, perché la
sovvenzione è condizionata all'andamento delle esportazioni ed è stata
accordata senza riferimento alle quantità fabbricate, prodotte, esportate o
trasportate.
(99)     Il tasso di sovvenzione
stabilito riguardo a questo regime durante il PIR per l'unica società del
campione che utilizza tale regime ammontava all'1%.
6.           Regime di esenzione totale o
parziale dal dazio d'importazione sui beni strumentali (Export Promotion
Capital Goods Scheme - "EPCGS")
(a)         
Base giuridica
(100)   Il regime EPCGS è descritto
dettagliatamente al paragrafo 5 del documento FTP 09-14 nonché al capitolo 5
dell'HOP I 09-14. 
(b)         
Ammissibilità
(101)   Possono beneficiare del regime
i produttori esportatori, i commercianti esportatori "collegati" a
produttori e i fornitori di servizi. 
(c)         
Attuazione pratica
(102)   Purché successivamente esporti
i prodotti, un'impresa può importare beni strumentali (nuovi e di seconda mano
e risalenti a non più di 10 anni) pagando un'aliquota di dazio ridotta. A tale scopo,
su domanda e dietro versamento di un'imposta, il governo indiano rilascia una
licenza EPCGS. Questo regime accorda una riduzione del 3% dell'aliquota del
dazio d'importazione su tutti i beni strumentali importati nell'ambito del
regime. Per soddisfare l'obbligo di esportazione i beni strumentali importati
devono essere utilizzati per produrre una determinata quantità di merci
destinate all'esportazione nel corso di un certo periodo. Secondo l'FTP 09-14 i
beni strumentali possono essere importati con un'aliquota del dazio pari allo
0% nel quadro del regime EPCGS, ma in tal caso il periodo per adempiere
all'obbligo di esportazione è più breve.
(103)   Il
titolare di una licenza EPCGS può anche rifornirsi di beni strumentali sul
mercato interno. In tal caso, il produttore nazionale di beni strumentali può
avvalersi del vantaggio di importare in franchigia le componenti necessarie
alla produzione di tali beni. In alternativa, il produttore nazionale può
beneficiare dei vantaggi connessi alle esportazioni presunte per la fornitura
di beni strumentali a un titolare della licenza EPCGS.
(d)         
Conclusioni sul regime EPCGS
(104)   Il regime EPCGS fornisce
sovvenzioni ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), e dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di
base. La riduzione dei dazi costituisce un contributo finanziario accordato dal
governo indiano, poiché tale concessione rappresenta una rinuncia a entrate che
gli sarebbero altrimenti dovute. La riduzione dei dazi conferisce inoltre un
vantaggio all'esportatore, poiché i dazi risparmiati all'importazione
migliorano la liquidità della società.
(105)   L'EPCGS è inoltre condizionato
di diritto all'andamento delle esportazioni, in quanto tali autorizzazioni non
possono essere rilasciate senza un impegno a esportare i beni prodotti. A norma
dell'articolo 4, paragrafo 4, primo comma, lettera a) del regolamento di base
l'EPCGS è pertanto ritenuto specifico e compensabile. 
(106)   L'EPCGS non può essere
considerato un regime legittimo di restituzione del dazio o di restituzione
sostitutiva ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del
regolamento di base. I regimi consentiti, descritti all'allegato I, lettera i),
del regolamento di base, non riguardano i beni strumentali, perché questi non sono
immessi nel processo produttivo dei manufatti destinati all'esportazione.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione 
(107)   A norma dell'articolo 7,
paragrafo 3, del regolamento di base, l'importo della sovvenzione è calcolato
in base ai dazi doganali non pagati sui beni strumentali importati, ripartiti
su un periodo corrispondente al normale periodo di ammortamento di tali beni
strumentali nell'industria in questione. L'importo così calcolato, attribuibile
al PIR, è stato adeguato aggiungendo gli interessi relativi a tale periodo
affinché l'importo corrisponda al valore integrale del vantaggio del tempo. A
tal fine è stato ritenuto adeguato il tasso d'interesse commerciale vigente in
India durante il periodo dell'inchiesta. Quando sono state presentate richieste
motivate, le spese sostenute per ottenere la sovvenzione sono state dedotte a
norma dell'articolo 7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base.
(108)   A norma dell'articolo 7,
paragrafi 2 e 3, del regolamento di base, l'importo della sovvenzione è stato
ripartito sul fatturato all'esportazione durante il PIR (considerato il
denominatore appropriato), in quanto la sovvenzione è subordinata all'andamento
delle esportazioni e non ai quantitativi fabbricati, prodotti, esportati o
trasportati.
(109)   Il tasso di sovvenzione
stabilito in relazione a questo regime durante il PIR per le società incluse
nel campione ammontava rispettivamente a 0,55% e 0,56%.
7.           Regime di autorizzazione
preventiva (Advance Authorisation Scheme – AAS)
(110)   Solo una delle società incluse
nel campione è risultata essersi avvalsa di questo regime durante il PIR.
Tuttavia, l'inchiesta ha accertato che il vantaggio ottenuto dalla società era
trascurabile e pertanto l'AAS non è stato analizzato ulteriormente.
8.           Regime d'incentivi del
governo del Bengala Occidentale (West Bengal Incentives Scheme, WBIS)
(a)         
 Base giuridica
(111)   La descrizione dettagliata di
questo regime quale applicato dal governo del Bengala Occidentale
("GOWB") è contenuta nella notifica n. 580-CI/H del 22 giugno 1999
del Dipartimento del Commercio e dell'Industria del GOWB.
(b)         
Ammissibilità
(112)   Possono beneficiare dei
vantaggi previsti da questo regime le società che aprono nuovi impianti
industriali o espandono in misura significativa impianti industriali esistenti
in aree economicamente arretrate. Esiste tuttavia un elenco completo di
industrie non ammesse a beneficiare del regime, che impedisce alle società
attive in determinati campi di beneficiare degli incentivi.
(c)         
Attuazione pratica
(113)   Lo Stato del Bengala occidentale
concede incentivi alle imprese industriali ammissibili sotto forma di una serie
di vantaggi, fra i quali l'esenzione dell'imposta centrale sulle vendite
("CST") e il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto
("CENVAT") sulle vendite dei prodotti finiti, al fine di incoraggiare
lo sviluppo industriale di zone economicamente arretrate situate in tali Stati.
(114)   Per beneficiare di questo
regime le società devono investire in zone economicamente arretrate. Queste
zone, che rappresentano unità territoriali nel Bengala Occidentale, sono
classificate in base allo sviluppo economico in diverse categorie; altre aree
sviluppate sono invece escluse dall'applicazione di questi regimi di incentivi.
I criteri principali per fissare l'importo degli incentivi sono l'entità degli
investimenti e il tipo di zona in cui l'impresa è o sarà ubicata.
(115)   Una delle società incluse nel
campione è risultata essersi avvalsa di questo regime durante il PIR.
(d)         
Conclusione
(116)   Questo regime costituisce una
sovvenzione a termini dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), e dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base, Esso
costituisce un contributo finanziario da parte del governo del Bengala
occidentale, poiché gli incentivi concessi sotto forma di esenzione CST e
rimborso d'imposta CENVAT sulle vendite dei prodotti finiti generano una
diminuzione delle entrate che gli sarebbero altrimenti dovute. Gli incentivi
conferiscono inoltre un vantaggio alla società che ne usufruisce migliorandone
la situazione finanziaria, poiché le imposte dovute non vengono versate.
(117)   Tale regime è inoltre specifico
in quanto regionale, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera a), e
paragrafo 3, del regolamento di base, in quanto di esso beneficiano solo
determinate società che hanno investito all'interno di aree geografiche
definite, che rientrano nella giurisdizione dello Stato in questione. Le
società ubicate all'esterno di tali aree non sono ammissibili; il livello del
vantaggio varia inoltre in base alla zona.
(118)   Il WBIS
1999 è pertanto compensabile.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(119)   L'importo della sovvenzione è
stato calcolato in base all'importo delle imposte sulla vendita e delle imposte
CENVAT sulla vendita di prodotti finiti teoricamente dovute durante il PIR ma
che nel quadro di tale regime non sono state versate. Conformemente
all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, il valore delle
sovvenzioni (numeratore) è stato ripartito in base alle vendite complessive
registrate durante il periodo dell'inchiesta del riesame (denominatore), in
quanto la sovvenzione non è subordinata all'andamento delle esportazioni e non
è stata accordata in riferimento ai quantitativi fabbricati, prodotti,
esportati o trasportati. L'aliquota della sovvenzione così ottenuta ammonta
all'1,36%. 
9.           Importo delle sovvenzioni
compensabili
(120)   Per i produttori esportatori
inclusi nel campione, l'importo ad valorem delle sovvenzioni compensabili,
conformemente alle disposizioni del regolamento di base, è pari rispettivamente
al 7,53% e all'8,17%.
 REGIME || DEPB || DDS || FMS || SHIS || EPCGS || WBIS || Totale 
 SOCIETÀ || % || % || % || % || % || % || % 
 Dhunseri Petrochem & Tea Limited || 3,78 || 1,65 || 0,19 || nulla || 0,55 || 1,36 || 7,53 
 Reliance Industries Limited || 4,42 || 1,32 || 0,87 || 1,0 || 0,56 || Zero || 8,17 
10.         Conclusioni sul rischio del
persistere o della reiterazione delle sovvenzioni
(121)   A norma dell'articolo 18,
paragrafo 2, del regolamento di base, è stato esaminato se la scadenza
delle misure in vigore rischia di causare il persistere o la reiterazione delle
sovvenzioni.
(122)   Come illustrato ai considerando
da 26 a 118, la Commissione ha appurato che, durante il PIR, gli esportatori
indiani del prodotto in esame hanno continuato a beneficiare di sovvenzioni
compensabili concesse dalle autorità indiane. 
(123)   I
regimi di sovvenzioni conferiscono continui vantaggi e niente indica che tali
vantaggi saranno gradualmente abbandonati in un futuro prossimo. Inoltre, ogni
esportatore è ammissibile a più regimi di sovvenzioni. 
(124)   È stata
valutata l'ipotesi di un eventuale volume significativo di esportazioni versi
l'Unione qualora le misure fossero abrogate. 
(125)   L'India è un importante
produttore del prodotto in esame. In base ai dati raccolti nel corso
dell'inchiesta, durante il PIR l'India ha avuto una capacità produttiva di circa
700 000-900 000 tonnellate e piani di espansione che porteranno la
capacità produttiva totale del paese a 1 600 000-1 800 000
tonnellate entro il 2014. Di conseguenza, l'eccesso di capacità rispetto alla
domanda interna dovrebbe raggiungere circa 600 000-700 000 tonnellate
nel 2014, che rappresenterebbero il 21‑25% del consumo totale dell'Unione
durante il PIR.
(126)   In tali circostanze, i
produttori indiani del prodotto in esame dipendono fortemente dalle
esportazioni ed è probabile che i volumi delle esportazioni verso l'Unione, che
erano già a un livello significativo durante il PIR, aumenteranno in caso di
abrogazione delle misure. 
(127)   Un produttore esportatore ha
affermato che l'eccesso di capacità è destinato a diminuire dopo il 2014, e si
tratterebbe pertanto di una situazione temporanea. Va notato che la presunta
diminuzione dell'eccesso di capacità dopo il 2014 è compatibile con le
proiezioni dell'analisi di mercato condotta. È stato pertanto concluso che la
natura di tale affermazione non fosse tale da modificare l'analisi relativa
allo sviluppo dell'eccesso di capacità. 
(128)   In seguito alla comunicazione,
un produttore esportatore ha argomentato che è inevitabile assistere ad eccessi
di capacità significativi e temporanei, poiché in genere, date le dimensioni
ridotte degli stabilimenti di PET moderni, gli aumenti della capacità di
produzione non possono che essere di rilievo. A questo riguardo, va
sottolineato che durante il PIR e nell'anno successivo si sono verificati
ampliamenti della capacità di produzione di rango compreso almeno tra
150 000 e 200 000 tonnellate. Ne deriva che il suddetto ragionamento
non basta da solo a giustificare l'eccesso di capacità disponibile per le
esportazioni di cui al considerando 125. In ogni caso, nell'attuale contesto la
causa dell'eccesso di capacità disponibile per le esportazioni è irrilevante.
L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(129)   Alcune parti hanno argomentato
che l'eccesso di capacità disponibile per le esportazioni generato in India
poteva essere assorbito anche da altri paesi terzi, e che pertanto l'eccesso di
capacità disponibile per le esportazioni, così come calcolato dalla
Commissione, non era stato valutato correttamente. Non è stato presupposto in
alcun modo che l'intero eccesso di capacità disponibile per le esportazioni
sarebbe stato diretto verso l'Unione. L'argomentazione è stata pertanto
respinta. 
(130)   Alla luce di quanto precede, si
può concludere che esiste la probabilità del persistere delle sovvenzioni.
D. DEFINIZIONE DI INDUSTRIA
DELL’UNIONE
1.           Produzione dell'Unione e
industria dell'Unione
(131)   Il prodotto simile è fabbricato
da 13 produttori noti dell'Unione. Essi costituiscono l'industria dell'Unione
ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 1, del regolamento di base, e saranno in
prosieguo denominati “l'industria dell'Unione”.
(132)   12
produttori noti dell'Unione, rappresentati nella fattispecie dal denunciante,
hanno collaborato e appoggiato l'inchiesta. Un altro produttore dell'Unione
noto non ha cooperato al presente riesame. 
(133)   Per stabilire la produzione
totale dell'Unione durante il PIR sono state utilizzate tutte le informazioni
disponibili sull'industria dell'Unione (come: risposte al questionario, dati
Eurostat e domanda di riesame).
(134)   Il mercato UE del PET è
caratterizzato da un numero relativamente elevato di produttori, appartenenti
di solito a gruppi più grandi con sede al di fuori dell'Unione. Tra il 2000 e
il 2012, l'industria UE del PET ha attraversato varie fasi. Il mercato è
attualmente interessato da un processo di consolidamento che di recente ha
comportato una serie di acquisizioni e chiusure. Continuano a essere sviluppati
prodotti nuovi, come il PET riciclato e il bio PET, assieme a uno spinoff
relativamente recente di un'industria del riciclaggio.
(135)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno asserito che la descrizione della situazione dell'industria
dell'Unione non fosse accurata, poiché cinque produttori facevano in realtà
parte di un grande gruppo transnazionale e altri tre erano collegati a imprese
di imballaggi in PET. Nessuno di questi fatti contraddice la descrizione di cui
al considerando 134, che afferma esplicitamente che i produttori
dell'Unione appartengono spesso a gruppi più grandi, come reso noto. L'impatto
di tale concentrazione è trattato nel considerando 207 di seguito. La
valutazione d'impatto del mercato vincolato è trattata nei considerando da 202
a 204.
(136)   Come già detto, dato il numero
relativamente alto dei produttori dell'Unione che hanno collaborato, è stato
scelto un campione di quattro produttori dell'Unione che rappresenta oltre il
50% della produzione e delle vendite dell'intera produzione UE del prodotto
simile durante il PIR. 
E. SITUAZIONE DEL MERCATO DELL'UNIONE
1.           Consumo dell'Unione
(137)   Il consumo UE è stato calcolato
in base al volume delle vendite dell'industria dell'Unione sul mercato interno,
ai dati Eurostat sul volume delle importazioni sul mercato UE e, per quanto
riguarda gli altri produttori dell'Unione, in base a stime fondate sui dati della
domanda di riesame.
(138)   Dopo un aumento iniziale nel
2009 e nel 2010, il consumo ha registrato un lieve calo del 2% durante il PIR
rispetto al 2008, per un totale di 2 802 milioni di tonnellate nel PIR.
 Tabella 1 
 Consumo   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume (in t) ||   ||   ||   ||   
 Consumo || 2 868 775 || 2 934 283 || 2 919 404 || 2 802 066 
 Indice || 100 || 102 || 102 || 98 
 Fonte: Risposte al questionario, dati Eurostat e domanda di riesame ||   
2.           Volume, quota di mercato e
prezzi delle importazioni dall'India 
(139)   Nonostante le misure in vigore,
le importazioni provenienti dall'India sono più che raddoppiate nel periodo in
esame, passando dalle 46 313 tonnellate nel 2008 alle 96 678
tonnellate durante il PIR. 
(140)   La quota di mercato dell'India
è anch'essa aumentata, passando dall'1,6% nel 2008 al 3,5% nel PIR e
raggiungendo un livello largamente superiore alla quota di mercato accertata
nell'ultimo riesame in previsione della scadenza (0,3%). 
(141)   Il prezzo medio si è attestato
a 1 285 EUR/t nel PIR. Ciò riflette l'incremento di prezzo del 22%
raggiunto durante il PIR in seguito a una diminuzione iniziale del 21% nel
2009. 
 Tabella 2 
 Importazioni dall'India   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni (in t) || 46 313 || 44 482 || 83 691 || 96 678 
 Indice (2008=100) || 100 || 96 || 181 || 209 
 Prezzo medio || 1 054 || 834 || 1 031 || 1 285 
 Indice (2008=100) || 100 || 79 || 98 || 122 
 Quota di mercato delle importazioni || 1,6% || 1,5% || 2,9% || 3,5% 
 Fonte: Eurostat 
3.           Importazioni da altri paesi
terzi
(a)         
Importazioni da Thailandia, Taiwan, Malaysia
e Indonesia
(142)   Come già accennato,
parallelamente alla presente inchiesta è stato istituito un riesame in
previsione della scadenza delle misure antidumping relative alle importazioni
da India, Indonesia, Malaysia, Taiwan e Thailandia. 
(143)   Le importazioni da Indonesia,
Malaysia, Taiwan e Thailandia sono aumentate del 56% nel corso del periodo in
esame nonostante il calo del 59% registrato fino al 2010. Tuttavia, il volume
totale delle importazioni è rimasto sotto al livello minimo.
(144)   La rispettiva quota di mercato
è aumentata di conseguenza, passando dallo 0,7% nel 2008 all'1,1% nel PIR. 
(145)   Il prezzo medio ha raggiunto
1 310 EUR/t nel PIR, un 1,5% in meno del prezzo medio unitario
dell'industria dell'Unione. Ciò riflette l'incremento di prezzo del 27%
raggiunto durante il PIR in seguito a una diminuzione iniziale del 18% nel
2009.
 Tabella 3 
 Importazioni da Indonesia, Malaysia, Taiwan e Thailandia   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni da Indonesia, Malaysia, Taiwan e Thailandia (in tonnellate) || 19 078 || 12 127 || 7 762 || 29 836 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 64 || 41 || 156 
 Quota di mercato delle importazioni da Indonesia, Malaysia, Taiwan e Thailandia || 0,7% || 0,4% || 0,3% || 1,1% 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 62 || 40 || 160 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/t) || 1 030 || 843 || 1 055 || 1 310 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 82 || 102 || 127 
 Fonte: Eurostat 
(b)         
Importazioni dalla Cina, dagli EAU,
dall'Iran e dal Pakistan 
(146)   Le importazioni da altri paesi
terzi nei cui confronti sono state prese misure antidumping sono diminuite del
69% nel periodo in esame in seguito a un aumento del 49% nel 2009. Solo le
importazioni dalla Cina si sono mantenute stabili. 
(147)   La quota di mercato dei paesi
in questione è diminuita dall'8,2% nel 2008 al 2,6% durante il PIR e riguarda
soprattutto dagli EAU (1,7% nel PIR) e la Cina (0,6% nel PIR).
(148)   Il prezzo medio ha raggiunto
1 258 EUR/t nel PIR, 5,5% in meno rispetto al prezzo unitario medio
dell'industria dell'Unione. Ciò riflette un incremento del 24% nel periodo in
esame, raggiunto nel PIR dopo una diminuzione iniziale del 22% nel 2009.
 Tabella 4 
 Importazioni dalla Cina, dagli EAU, dall'Iran e dal Pakistan   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni provenienti dalla Cina, dagli EAU, dall'Iran e dal Pakistan (in t)   || 235 913 || 351 798 || 188 776 || 72 054 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 149 || 80 || 31 
 Quota di mercato delle importazioni dalla Cina , dagli EAU, dall'Iran e dal Pakistan || 8,2% || 12,0% || 6,5% || 2,6% 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 146 || 79 || 31 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/t) || 1 016 || 789 || 949 || 1 258 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 78 || 93 || 124 
 Fonte: Eurostat ||   ||   ||   ||   
(c)         
Importazioni da altri paesi terzi nei cui
confronti non è in vigore alcuna misura. 
(149)   Le importazioni provenienti da
altri paesi terzi nei cui confronti non vigono particolari misure (Oman, Corea
del Sud, Russia, Messico e Arabia Saudita), sono cresciute in volume del 59%
nel periodo considerato dopo una crescita del 71% nel 2009. Tra il 2009 e il
PIR, l'Oman è divenuto il maggior paese esportatore verso l'Unione. 
(150)   La quota di mercato dei paesi
in questione è cresciuta dal 9,7% nel 2008 al 15,8% durante il PIR, soprattutto
a causa dell'aumento del 4,3% delle importazioni dall'Oman. La quota di
mercato della Corea del Sud si è attestata al 4% nel PIR, inferiore del 5% al
livello massimo raggiunto nel 2009. 
(151)   Il prezzo medio ha raggiunto
1 273 EUR/t, 4,3% in meno rispetto al prezzo unitario medio
dell'industria dell'Unione. Ciò riflette un incremento del 10% nel periodo in
esame, raggiunto nel 2010 e durante il PIR a seguito di una diminuzione
iniziale del 24% nel 2009. Il prezzo medio delle importazioni dall'Oman si è
attestato intorno a 1 310 EUR/t nel PIR, inferiore dell'1,5% al
prezzo unitario medio dell'industria dell'Unione. Il prezzo medio delle
importazioni dalla Corea del Sud è stato di 1 294 EUR/t, inferiore
del 2,7% al prezzo unitario medio dell'industria dell'Unione. 
 Tabella 5 
 Importazioni da altri paesi terzi   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni da altri paesi terzi (in tonnellate) || 279 188 || 478 570 || 469 753 || 442 692 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 171 || 168 || 159 
 Quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi || 9,7% || 16,3% || 16,1% || 15,8% 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 168 || 165 || 162 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/t) || 1 156 || 879 || 997 || 1 273 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 76 || 86 || 110 
 Esportatori principali (in t) 
 Oman || 0 || 52 632 || 95 646 || 120 286 
 Corea del Sud || 177 341 || 254 451 || 183 801 || 114 346 
 Russia || 546 || 546 || 3 || 50,427 
 Messico || 2 650 || 1 879 || 29 039 || 29 409 
 Arabia Saudita || 230 || 20 454 || 50 108 || 24 756 
 Altri || 98 422 || 148 609 || 111 156 || 103 468 
 Fonte: Eurostat 
4.           Situazione economica
dell'industria dell'Unione 
(152)   In conformità dell'articolo 8,
paragrafo 4, del regolamento di base, sono stati esaminati tutti i fattori e
gli indicatori economici pertinenti in rapporto con la situazione
dell'industria dell'Unione nel periodo considerato.
(153)   Ai fini dell'analisi del
pregiudizio sono stati stabiliti due livelli di indicatori di pregiudizio:
–              
indicatori macroeconomici (produzione, capacità di
produzione, utilizzazione degli impianti, volume delle vendite, quota di
mercato, crescita, occupazione, produttività, ampiezza del margine di
sovvenzione e recupero sugli effetti di precedenti pratiche di sovvenzione):
sono stati valutati a livello dell'intera produzione UE di tutti i produttori
UE in base a informazioni raccolte presso l'industria dell'Unione, alla domanda
di riesame e a statistiche pubblicamente accessibili.
–              
indicatori microeconomici (scorte, prezzi unitari
medi, salari, redditività, utile sul capitale investito, flusso di cassa,
capacità di reperire capitali e investimenti): sono stati calcolati per i
produttori UE inclusi nel campione in base alle informazioni da essi fornite. 
(154)   Nel giugno 2010, un produttore
UE incluso nel campione, ha dismesso un suo sito di produzione. Tale sito è
stato acquistato da un altro produttore UE. Poiché l'analisi di indicatori
macroeconomici si fonda su dati rilevati presso tutti i produttori UE, tale
cessione non ha avuto alcun impatto sull'ampiezza dell'analisi del pregiudizio
né sui suoi singoli indicatori. 
(155)   In via preliminare, è bene
precisare che taluni eventi economici globali verificatisi tra la fine del 2010
e l'inizio del 2011 hanno avuto effetti sulla situazione del mercato UE,
soprattutto riguardo ai prezzi e ai volumi delle vendite del prodotto simile.
In quel periodo è calata l'offerta di cotone; ciò che ha provocato un aumento
della domanda di fibre di poliestere sul mercato asiatico. Il PET e le fibre di
poliestere dipendono largamente a monte dalla stessa materia prima, cioè
dall'acido tereftalico purificato (PTA). L aumento della domanda di fibre di
poliestere ha reso insufficiente l'offerta di PTA e ha spinto in alto i prezzi
del PET. Poiché anche i produttori di PET in Medio Oriente dipendono dal PTA
proveniente dall'Asia, si è verificato un brusco calo delle importazioni di PET
nell'UE. Al tempo stesso, i principali fornitori di PTA dell'Unione
dichiaravano la presenza di un caso di forza maggiore che provocava
un'ulteriore calo della produzione interna di PET.
4.1.        Osservazioni presentate dalle
parti
(156)   Alcune parti hanno contestato
la validità dell'analisi del pregiudizio, che si fonderebbe su informazioni
lacunose che limiterebbero a loro volta i diritti a difesa di talune parti
interessate. In particolare, sono state formulate le seguenti osservazioni.
(157)   Alcune parti hanno sostenuto
che i dati raccolti presso i produttori UE non rispettavano le istruzioni di
compilazione del questionario, secondo cui non andavano aggregati dati
provenienti da imprese diverse. Di conseguenza, è stato argomentato che le
informazioni raccolte non sarebbero state precise né complete, essendo i dati
comunicati aggregati per entità inclusa nel campione. Si noti che le
informazioni sono state debitamente raccolte e verificate in loco. È stato
accertato che le informazioni raccolte davano un'immagine precisa
dell'industria dell'Unione; la suddetta asserzione è stata pertanto respinta.
In seguito alla comunicazione, le parti hanno reiterato la propria obiezione.
Non sono state presentate nuove argomentazioni o prove. Alcune parti hanno
ribadito che i dati forniti da una delle società incluse nel campione erano
incompleti poiché non facevano riferimento all'intero gruppo bensì a un'entità
specifica all'interno dello stesso. Il suddetto commento è stato trattato
durante la fase di campionamento, come indicato nel considerando 18.
(158)   Secondo le stesse parti
interessate, la Commissione avrebbe cercato di fissare le supposte carenze
nelle informazioni raccolte inviando questionari aggiuntivi. In proposito va
chiarito che la Commissione ha, sì, inviato questionari aggiuntivi ma solo a
produttori UE non inclusi nel campione per ottenere informazioni su indicatori
macroeconomici pertinenti alla valutazione del pregiudizio. Ciò è avvenuto,
quindi, per integrare le informazioni fornite dai produttori UE inclusi nel
campione. In seguito alla comunicazione, alcune parti hanno reiterato la
propria obiezione senza però apportare nuove argomentazioni o presentare nuovi
elementi di prova. L'argomentazione di queste parti ha quindi dovuto essere
respinta. 
(159)   Le stesse parti hanno inoltre
affermato che le informazioni fornite dai produttori inclusi nel campione
sarebbero state contrarie anche agli obblighi di cui all'articolo 29 del
regolamento di base perché informazioni di per sé non riservate sono state
diffuse come riservate e dunque escluse dal fascicolo pubblico. Si noti in
proposito che le informazioni erano state classificate a diffusione limitata
perché così aveva voluto il richiedente. Su richiesta delle parti, il carattere
riservato delle informazioni trasmesse è stato riesaminato e, ove opportuno, le
informazioni sono state riclassificate come consultabile dalle parti
interessate previa approvazione da parte delle società in questione. Anche
questa argomentazione è stata dunque respinta.
4.2.        Indicatori
macroeconomici
(a)         
Produzione
(160)   Al declino della quota di
mercato dell'industria dell'Unione (cfr. considerando 164) si è aggiunta, tra
il 2008 e il PIR, una riduzione nella produzione dell'Unione dell'11%. Il calo
di produzione della UE si è interrotto solo con l'aumento nel 2010 rispetto al
2009, pur restando del 4% inferiore al livello del 2008. Essa è ulteriormente
diminuita durante il PIR.
 Tabella 6 
 Produzione totale dell'Unione   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Produzione (in t) || 2 327 169 || 2 107 792 || 2 239 313 || 2 068 717 
 Indice (2008=100) || 100 || 91 || 96 || 89 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame ||   ||   
(b)         
Capacità di produzione e utilizzo della capacità
(161)   La capacità di produzione
dell'industria dell'Unione è diminuita del 23% tra il 2008 e il PIR. Questa
tendenza è legata alla chiusura di vari impianti di produzione, solo in parte
compensata dall'apertura di nuovi stabilimenti. 
(162)   L'utilizzazione degli impianti
è passata dal 75% nel 2008 all'86% nel PIR. Il maggiore utilizzo della capacità
va considerato nel contesto degli sforzi di ristrutturazione dell'industria
dell'Unione di cui al considerando 134. 
 Tabella 7 
 Capacità di produzione e utilizzo della capacità   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Capacità di produzione (in tonnellate) || 3 118 060 || 2 720 326 || 2 625 244 || 2 393 516 
 Indice || 100 || 87 || 84 || 77 
 Utilizzo degli impianti || 75% || 77% || 85% || 86% 
 Indice || 100 || 104 || 114 || 116 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame 
(c)         
Volume delle vendite
(163)   Il volume delle vendite
del''industria dell'Unione sul mercato UE ha seguito lo stesso andamento della
produzione, con una contrazione del 6% durante il periodo in esame. 
 Tabella 8 
 Vendite totali dell'industria dell'Unione sul mercato interno   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Vendite (in t) || 2 288 283 || 2 047 305 || 2 169 423 || 2 160 807 
 Indice || 100 || 89 || 95 || 94 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame 
(d)         
Quota di mercato
(164)   Dopo un calo iniziale del 13%
nel 2009, l'industria dell'Unione ha in parte recuperato le quote di mercato
perse dagli EAU, dalla Corea del Sud, dall'Iran e dal Pakistan, nonostante
l'aumento delle importazioni dall'India, dall'Oman e da altri paesi terzi
(Russia, Messico e Arabia Saudita) nello stesso periodo. Nel periodo
considerato, la quota complessiva di mercato dell'industria dell'Unione è
diminuita del 3%. 
 Tabella 9 
 Quota di mercato dell'industria dell'Unione   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Quota di mercato dell'industria dell'Unione || 80% || 70% || 74% || 77% 
 Indice || 100 || 87 || 93 || 97 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame e dati di Eurostat 
(e)         
Crescita
(165)   Nel periodo in esame, il
mercato ha registrato una stagnazione. L'industria dell'Unione non ha
beneficiato di alcuna crescita. Al contrario, nonostante le ristrutturazioni,
essa ha ceduto ulteriori quote di mercato alle crescenti importazioni
provenienti soprattutto da paesi nei cui confronti non esistevano misure. Il
lieve calo del consumo nel PIR va interpretato nel contesto di una temporanea
scarsità di materia prima (PTA) nell'Unione e sul mercato mondiale.
(f)           
Occupazione e produttività
(166)   Tra il 2008 e il PIR, il calo
dell'occupazione nell'industria dell'Unione è stato del 41%. Il periodo in
esame è stato caratterizzato da un declino costante, anche nel 2010, quando la
produzione è aumentata (cfr. considerando 160). In un momento di incremento
della produttività, questo calo evidenzia i processi di ristrutturazione messi
in atto da numerosi produttori UE.
(167)   La produttività della
manodopera dell'industria dell'Unione, misurata in termini di produzione annua
(in t) per addetto, è aumentata del 50% nel periodo in esame. Questo dato,
indice tra l'altro di un'accresciuta efficienza dell'industria dell'Unione, è
dovuto al fatto che la produzione è diminuita più lentamente dell'occupazione.
Il fenomeno è stato particolarmente evidente nel 2010 quando, a fronte
dell'aumento della produzione e del contestuale calo dell'occupazione, la
produttività è risultata del 37% superiore a quella del 2008.
 Tabella 10 
 Occupazione e produttività   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Numero di dipendenti || 2 060 || 1 629 || 1 449 || 1 218 
 Indice || 100 || 79 || 70 || 59 
 Produttività (t/dipendente) || 1 130 || 1 294 || 1 545 || 1 698 
 Indice || 100 || 115 || 137 || 150 
 Fonte: Risposte al questionario, domanda di riesame ||   ||   
(g)         
Entità del margine di sovvenzione effettivo
(168)   Quanto all'incidenza dell'entità
del margine di sovvenzione effettivo delle importazioni indiane sull'industria
dell'Unione, questa non può considerarsi trascurabile, data la sensibilità ai
prezzi propria del mercato di questi prodotti. Si osservi che questo indicatore
è più pertinente se analizzato nel contesto di una probabile reiterazione del
pregiudizio. Se le misure dovessero essere lasciate scadere, è probabile che le
importazioni sovvenzionate tornerebbero a volumi e prezzi tali che l'impatto
del margine di sovvenzione sarebbe significativo.
(h)         
Ripresa dagli effetti negativi delle sovvenzioni
precedenti
(169)   Gli indicatori sopra esaminati
mostrano un miglioramento della situazione economica e finanziaria
nell'industria dell'Unione in seguito all'istituzione di provvedimenti compensativi
definitivi nel 2001, ma rivelano anche che l'Unione è ancora fragile e
vulnerabile.
4.3.        Indicatori microeconomici
(a)         
Scorte
(170)   Il livello delle scorte durante
il PIR superava del 24% i livelli del 2008. Rispetto alla produzione, le scorte
sono tuttavia rimaste ai livelli precedenti, cioè tra il 5% e il 6%.
 Tabella 11 
 Scorte   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Scorte finali || 51 495 || 54 808 || 54 314 || 64 069 
 Indice || 100 || 106 || 105 || 124 
 Fonte: risposte al questionario. 
(b)         
Andamento dei prezzi
(171)   Riguardo all'andamento dei
prezzi, dopo un primo calo nel 2009 (-16%), dovuto soprattutto alla crisi
economica, i prezzi si sono avvicinati nel 2010 ai livelli del 2008. Ne è
seguito un forte aumento del prezzo unitario medio durante il PIR, con un
aumento rispetto al periodo considerato del 25%. 
(172)   L'improvviso aumento dei prezzi
durante il PIR va visto nel contesto di sviluppi inattesi sul mercato del
cotone verificatisi alla fine del 2010 e nel 1° trimestre 2011. Come già
menzionato nel considerando 155, i prezzi record del cotone hanno determinato
un improvviso passaggio alle fibre di poliestere, materiale che compete per la
stessa materia prima del PET. L'aumento della domanda di materia prima, in
particolare di PTA, ha fatto salire il prezzo del PET in Asia e Medio Oriente
con effetti di ricaduta sui prezzi del PET nell'UE. L'aumento di prezzo nell'UE
in quel momento è stato amplificato dalla scarsità a breve termine di PTA in
quest'area in seguito alla dichiarazione di caso di forza maggiore di uno dei
produttori di PTA dell'Unione. 
 Tabella 12 
 Prezzi unitari di vendita nell'Unione   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Prezzo unitario delle vendite nell'Unione (EUR/t) || 1 066 || 891 || 1 045 || 1 330 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 84 || 98 || 125 
 Fonte: risposte al questionario. ||   ||   ||   ||   
(c)         
Fattori che incidono sui prezzi di vendita
(173)   I prezzi di vendita del PET
seguono di solito l'andamento dei prezzi delle sue principali materie prime
(principalmente acido tereftalico puro (PTA) e glicole monoetilenico (MEG))
poiché esse rappresentano fino al 90% del costo totale del PET. Il PTA è un
derivato del petrolio, il cui prezzo varia in funzione dei prezzi del greggio.
Questo è ciò che causa la grande volatilità dei prezzi del PET.
(174)   Inoltre, il PET compete per la
stessa materia prima con le fibre di poliestere, la cui produzione si fonda,
esattamente come il PET, sulla disponibilità di PTA. Poiché le fibre di
poliestere rappresentano un'alternativa al cotone nell'industria tessile, il
prezzo del PET risente inoltre dell'andamento del mercato del cotone.
(d)         
Salari
(175)   Nel corso del periodo in esame,
i salari medi sono calati del 7%. Tale riduzione si è verificata durante il PIR
e ha amplificato gli incrementi di produttività osservati (cfr. considerando
167). 
 Tabella 13 
 Salari   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Salari (media per persona) || 54 512 || 56 014 || 54 876 || 50 784 
 Indice || 100 || 103 || 101 ||  93 
 Fonte: risposte al questionario. 
(e)         
Redditività e utile sul capitale investito
(176)   La redditività e l'utile sul
capitale investito sono migliorati significativamente tra il 2008 e il PIR. Il
profitto sulle vendite sul mercato dell'Unione è aumentato da -7,9% nel 2008 al
5,3% nel PIR, mentre l'utile sul capitale investito è migliorato da -9,6% a
10,6%. Il 2008 è stato segnato dai risultati particolarmente deludenti di uno
dei produttori UE. Ciononostante, il miglioramento della situazione finanziaria
dell'industria dell'Unione nel 2009 e 2010, quando i prezzi erano scesi al di
sotto dei livelli del 2008, dimostra la debolezza della relazione tra prezzi e
redditività. Per contro, il miglioramento della redditività è strettamente
correlato ai miglioramenti del tasso di utilizzo degli impianti e ai guadagni
di produttività, osservati sopra. 
(177)   Grazie all'andamento del mercato globale tra il 2010/2011, alle
operazioni di ristrutturazione e agli incrementi di efficienza sopra descritti,
l'industria dell'Unione ha potuto migliorare la sua redditività nel 2010 e
raggiungere il livello del 5,3% nel PIR. 
(178)   Una parte interessata ha
sostenuto che tale sviluppo fosse inatteso e straordinario e certo non
rappresentativo della situazione generale dell'industria dell'Unione. 
(179)   Si noti in proposito che
l'industria dell'Unione aveva saputo trarre vantaggio dall'aumento del prezzo
del PET tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012 perché aveva fissato il prezzo
del PTA prima che si verificassero i suddetti eventi del mercato. Secondo
statistiche avanzate dalle parti, relative a sviluppi avvenuti dopo il PIR, i
margini di profitto dei produttori di PET si sono sostanzialmente deteriorati
nel 2012. Ciò conferma che la redditività nel 2011 (PIR) è stata, di fatto,
largamente influenzata da eventi economici globali imprevisti e temporanei
(cfr. considerando 155) che è improbabile si ripetano e che non possono essere
considerati permanenti né rappresentativi della situazione dell'industria
dell'Unione. 
 Tabella 14 
 Redditività e utile sul capitale investito   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Redditività (vendite dell'Unione) || -7,9% || 1,6% || 4,8% || 5,3% 
 Indice || 100 || 221 || 261 || 267 
 Utile sul capitale investito || -9,6% || 2,3% || 8,9% || 10,6% 
 Indice || 100 || 224 || 292 || 310 
 Fonte: risposte al questionario. 
(f)           
Flusso di cassa e capacità di reperire capitali
(180)   Il flusso di cassa è
notevolmente migliorato nel periodo in esame, a rispecchiare il recente
miglioramento della redditività dell'industria dell'Unione. 
 Tabella 15 
 Flusso di cassa   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Flusso di cassa (in EUR) || - 59 419 394 || 40 940 883 || 96 614 649 || 103 761 169 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 269 || 363 || 375 
 In % del fatturato || -5,9% || 4,5% || 8,3% || 7,5% 
 Indice (2008 = 100) || 100 || 176 || 242 || 229 
 Fonte: risposte al questionario. 
(181)   Non esistono particolari
indicazioni che facciano ritenere che l'industria dell'Unione abbia avuto
difficoltà a reperire capitali soprattutto perché i produttori UE sono incorporati
in gruppi più grandi.
(g)         
Investimenti
(182)   Durante il periodo in esame, il
livello degli investimenti si è generalmente ridotto del 35%. Gli investimenti
iniziali effettuati nel 2008 sono stati ridotti drasticamente nel 2009 e da
allora non registrano ulteriori recuperi. 
 Tabella 16 
 Investimenti   
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Investimenti (in migliaia di EUR) || 72 341 598 || 5 404 705 || 15 994 659 || 47 217 003 
 Indice || 100 || 7 || 22 || 65 
 Fonte: risposte al questionario. 
5.           Conclusioni relative alla
situazione dell'industria dell'Unione
(183)   L'analisi
dei dati macroeconomici dimostra, che durante il periodo in esame, la
produzione e i volumi delle vendite dell'industria dell'Unione sono diminuiti.
dopo la caduta iniziale del 2009, l'industria dell'Unione non ha del tutto
recuperato la sua quota di mercato, diminuita, nel complesso, di 3 punti
percentuali nel periodo in esame (al 77% nel PIR). Il calo dell'occupazione e
della capacità di produzione è dovuta alla ristrutturazione in corso nel
settore e va vista nel contesto dell'aumento dell'utilizzazione degli impianti
e della produttività.
(184)   Al tempo stesso, la maggior
parte degli indicatori microeconomici dà segni di miglioramento. La
redditività, l'utile sul capitale investito e il flusso di cassa sono aumentati
in misura significativa, in particolare nel 2010 e nel PIR. Nel 2009, d'altra
parte, gli investimenti sono molto diminuiti e non hanno recuperato.
(185)   Nel complesso, la situazione
economica dell'industria è migliorata. Questi progressi sono tuttavia relativamente
recenti e si basano in certa misura su sviluppi di mercato imprevisti e
temporanei verificatisi tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011 (cfr.
considerando 155). Ciò sembra confermato dalle informazioni disponibili
sull'andamento del margine dell'industria dell'Unione nel 2012 (cfr.
considerando 179) che indicano un calo rispetto al PIR. 
(186)   Alla luce dell'analisi che
precede, la situazione dell'industria dell'Unione è migliorata e non risulta
che abbia luogo un pregiudizio sostanziale. Ciononostante, malgrado tendenze
apparentemente positive e grandi sforzi di ristrutturazione, la situazione
dell'industria dell'Unione è ancora fragile. 
(187)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno contestato la conclusione secondo cui l'industria dell'Unione
è ancora fragile, sostenendo che goda invece di buona salute e sia stata
trasformata sostanzialmente dal 1999 in poi. Va notato che, come già indicato
nel considerando 184, nonostante il miglioramento e il consolidamento generali,
non tutti gli indicatori economici si sono evoluti positivamente durante il
periodo in esame. Ad esempio, i volumi di produzione e di vendite e la quota di
mercato sono diminuiti. Inoltre, i miglioramenti erano relativamente recenti e,
visto il calo della redditività nel 2012, sembravano essere di breve durata. Su
questa base si è ritenuto che, seppur in assenza di prove di pregiudizio grave
durante il PIR, l'industria dell'Unione continua a trovarsi in uno stato di
fragilità. La richiesta è stata quindi respinta.
(188)   In seguito alla comunicazione,
alcune delle parti hanno obiettato che, per l'analisi della situazione
economica dell'industria dell'Unione, sono stati utilizzati dati riguardanti il
periodo successivo al PIR. A tale riguardo, si conferma che la valutazione
della situazione dell'industria dell'Unione si è basata sul periodo in esame e
su questa base non è stato stabilito alcun pregiudizio grave. Tuttavia,
l'andamento della redditività dell'industria dell'Unione oltre il PIR è in
questo caso rilevante soprattutto nel contesto della straordinaria evoluzione
del mercato globale nel periodo 2010/2011. Esso illustra inoltre la volatilità
tipica del settore. L'argomentazione è quindi respinta.
E. RISCHIO DI
REITERAZIONE DEL PREGIUDIZIO 
1.           Incidenza del volume previsto
delle importazioni ed effetti sui prezzi in caso di abrogazione delle misure
(189)   L'inchiesta ha rivelato che le
importazioni dall'India hanno continuato a essere sovvenzionate e non vi è
alcuna indicazione di una possibile riduzione o soppressione delle sovvenzioni
in futuro. 
(190)   Un'analisi prospettica sui
possibili volumi d'importazione nell'Unione dall'India ha rivelato che, dati
l'eccesso di capacità disponibile per le esportazioni (cfr. considerando 125),
i livelli dei prezzi nell'UE e l'attrattività del suo mercato, in caso di
abrogazione delle misure le importazioni dall'India aumenterebbero
probabilmente fino a livelli superiori a quelli raggiunti durante il PIR. Con
le espansioni della capacità previste, l'eccesso di capacità disponibile per le
esportazioni dovrebbe raggiungere le 600 000-700 000 tonnellate nel
prossimo futuro, ossia il 21-25% circa del consumo UE totale durante il PIR.
(191)   Dato il persistere delle
sovvenzioni, in caso di abrogazione delle misure in vigore contro l'India si
prevede un ulteriore calo dei prezzi delle importazioni provenienti da questo
paese. Inoltre, dovendo competere con le importazioni a basso prezzo
provenienti da altri paesi, è probabile che gli esportatori abbassino
ulteriormente i propri prezzi per aumentare la propria quota di mercato
nell'UE.
(192)   Su tale base, l'industria
dell'Unione sarà probabilmente esposta a notevoli volumi di importazioni
dall'India a prezzi sovvenzionati inferiori ai suoi prezzi medi e ciò metterà a
repentaglio il recente miglioramento della sua situazione economica.
L'abrogazione delle misure contro l'India comporterebbe quindi una probabile
reiterazione del pregiudizio grave.
2.           Capacità di produzione ed
eccesso di capacità disponibile per le esportazioni
(193)   Come indicato in precedenza
(cfr. considerando 125), i produttori esportatori in India hanno il potenziale
per aumentare i volumi delle loro esportazioni verso il mercato UE. L'India ha
registrato una crescita indicativa della propria capacità di produzione nel
periodo in esame (cfr. considerando 125). In base alle informazioni disponibili
tale capacità è destinata ad aumentare ancora, creando un divario tra consumo
interno e capacità produttiva disponibile per le esportazioni di
600 000-700 000 tonnellate nel prossimo futuro. Tale eccesso di
capacità disponibile per le esportazioni è da considerarsi rilevante,
poiché rappresenta circa il 21-25% dell'attuale consumo UE durante il PIR. 
(194)   Pertanto, per quanto le
importazioni verso l'Unione siano state relativamente basse, sono comunque più
che raddoppiate durante il periodo in esame, e vi è il rischio che un
significativo volume di esportazioni provenienti dall'India sia dirottato verso
l'UE.
3.           Perdita di mercati
d'esportazione
(195)   In Turchia e Sudafrica sono
attualmente in vigore misure di difesa degli scambi contro le importazioni
indiane. La conseguente possibile perdita di questi mercati di esportazione per
l'India rappresenta un ulteriore indicatore del fatto che il mercato UE
potrebbe diventare un obiettivo allettante se le disposizioni in vigore fossero
lasciate scadere. 
(196)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno contestato le conclusioni riguardanti la perdita di mercati
di esportazione per l'India. Entrambi i mercati di esportazione sarebbero marginali,
pertanto non sarebbe possibile riorientare volumi di esportazioni significativi
da questi mercati verso l'Unione, anche in caso di abolizione delle misure. Va
fatto notare che l'esistenza di misure di difesa commerciale su alcuni mercati
impedisce di attribuire un significato al confronto tra l'importanza relativa
di tali mercati con o senza l'applicazione delle misure per il paese
interessato. Inoltre, contrariamente a quanto affermato, non è da prendere in
considerazione un riorientamento verso il mercato dell'UE dei volumi esportati
dall'India sui mercati in questione. È da ritenere anzi che le misure di difesa
commerciale esistenti sui mercati di altri paesi terzi diminuiscano la capacità
di tali mercati di assorbire il previsto aumento di eccesso di capacità
disponibile per le esportazioni in India. L'obiezione è stata quindi respinta. 
(197)   L'esistenza di misure di difesa
degli scambi in paesi terzi indica è un'ulteriore conferma del fatto che
l'India può replicare la propria politica dei prezzi alle esportazioni anche
sul mercato UE.
4.           Attrattività del mercato
dell'Unione
(198)   Il mercato UE del PET è
attraente in termini di dimensioni e prezzi: è il terzo maggior mercato al
mondo, ha una necessità strutturale di importazioni e prezzi più elevati
rispetto ad altri mercati. Nel caso dell'India, i prezzi delle importazioni
verso l'Unione tendono a essere più elevati di quelli delle importazioni verso
altri paesi terzi: ciò sottolinea l'attrattività del mercato UE per le
esportazioni indiane. Ne è un esempio il fatto che, nonostante le misure in
vigore, le importazioni provenienti dall'India sono raddoppiate nel periodo in
esame. 
(199)   L'attrattività del mercato UE
per gli esportatori è confermata anche dal fatto che l'industria dell'Unione ha
continuato a perdere quote di mercato a favore di importazioni provenienti da
paesi privi di misure. È il caso soprattutto della Corea del Sud, che ha
notevolmente incrementato le esportazioni verso la UE nel 2012, una volta
scadute le misure contro quel paese. 
5.           Altri
fattori
(200)   L'incidenza sulla situazione
dell'industria dell'Unione delle importazioni provenienti da altri paesi terzi
nei confronti dei quali esistono misure è stata considerata scarsa, a causa del
limitato volume delle importazioni pertinenti e della sostanziale diminuzione
della loro quota di mercato durante il PIR. 
(201)   Il
volume delle importazioni da altri paesi terzi nei cui confronti non esistano
misure è aumentato durante il periodo in esame senza che però il prezzo medio
d'importazione si distaccasse molto dal prezzo medio dell'industria
dell'Unione. L'impatto delle importazioni da questi paesi sulla situazione
dell'industria dell'Unione è perciò ritenuto limitato. 
6.           Mercato vincolato 
(202)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno affermato che, a causa dell'integrazione verticale tra
produttori e trasformatori di PET, una parte considerevole di PET è stata
venduta per uso vincolato, che non compete con le importazioni. Inoltre, la
quota di mercato vincolato sarebbe significativa, al punto da influenzare i
risultati dell'analisi.
(203)   Sulla
base delle informazioni raccolte a livello dei produttori dell'Unione inclusi
nel campione, la proporzione di vendite vincolate non è risultata significativa
(al di sotto del 10%). Va sottolineato che le parti interessate hanno espresso
la presenza di produttori di PET nel settore dell'imballaggio in termini di
capacità produttiva stabile di PET e non in termini della quota di mercato dei
produttori nel settore dell'imballaggio. Pertanto, l'affermazione di una
proporzione significativa di uso vincolato è risultata priva di fondamento.
Quanto ai prezzi, si sono situati sulla stessa gamma per le vendite collegate e
per quelle non collegate. 
(204)   È stato dunque concluso che non
era necessario procedere a un'analisi distintiva dell'impatto delle vendite
vincolate e le richieste delle parti sono state respinte. 
7.           Osservazioni presentate dalle
parti
(205)   Alcune
parti hanno sostenuto che il pregiudizio dovuto a importazioni dall'India non sarebbe
esistito durante il PIR, come dimostrerebbero condizioni economiche
relativamente sane e i profitti dell'industria dell'Unione. Va notato che non è
stato di fatto accertato alcun persistere del pregiudizio in questo caso e che
quindi l'argomentazione delle parti corrisponde ai risultati dell'indagine. 
(206)   Alcune parti hanno argomentato che anche altri elementi, come
inefficienze strutturali dell'industria dell'Unione, mancanza di investimenti e
fattori stagionali e congiunturali (come condizioni meteorologiche, crisi
economiche) avrebbero avuto effetti negativi sulla situazione dell'industria
dell'Unione. Riguardo al primo punto, il fatto che la ristrutturazione
dell'industria dell'Unione fosse già in atto e l'aumento di efficienza ottenuto
suggeriscono che l'argomentazione delle parti sia infondata. Quanto ai fattori
congiunturali, se è vero che la crisi economica, come già detto (cfr.
considerando 171), ha avuto un impatto sulla situazione dell'industria
dell'Unione nel 2009, gli effetti di tale impatto non sembrano più presenti in
questo momento. Gli effetti delle condizioni meteorologiche avverse, poi,
potrebbero in parte spiegare la diminuzione del consumo durante il PIR ma, da
un lato, la loro presunta incidenza sulla situazione dell'industria dell'Unione
non è stata dimostrata e, dall'altro, il leggero calo nel 2011 sembra piuttosto
legato alla temporanea scarsità di materie prime causata dall'andamento del
mercato globale nel 2011. Alla luce dei risultati dell'inchiesta, pertanto,
nessuna di queste affermazioni è giustificata.
(207)   Alcune parti interessate hanno
poi affermato che se le misure scadessero la reiterazione del pregiudizio
sarebbe nella fattispecie improbabile perché, per la sua struttura
(concentrazione e integrazione verticale), l'industria dell'Unione sarebbe al
riparo dagli effetti delle importazioni. È stato anche affermato che passare a
PET importato non è auspicabile né possibile nel prossimo futuro, proprio
perché contratti e politiche di acquisto nonché i procedimenti di omologazione
dei proprietari dei grandi marchi (utilizzatori a valle), rendono complicato
cambiare fornitore di PET. Si noti che, stando ai risultati dell'inchiesta,
l'industria dell'Unione ha continuato a perdere quote di mercato a vantaggio
delle importazioni durante il periodo in esame; Ciò dimostra, da un lato, che
l'industria dell'Unione non è al riparo dagli effetti delle importazioni e,
dall'altro, che il ricorso alle importazioni non è un'ipotesi ma sta già
avvenendo di fatto. Le obiezioni sono state pertanto respinte. 
(208)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno reiterato che l'industria dell'Unione sarebbe, in virtù
della sua struttura, al riparo dalla potenziale concorrenza derivante dalle
importazioni. In primo luogo, per quanto riguarda il reclamo di posizione
dominante sul mercato dell'Unione di uno dei gruppi produttori, che controlla
cinque produttori, si noti che il mercato dell'Unione è un mercato aperto, con
altri otto produttori che operano al di fuori del suddetto gruppo e una crescente
concorrenza di importazioni provenienti da paesi terzi, siano essi sottoposti o
meno a misure. In secondo luogo, la concentrazione è frequente in un settore
come questo, imperniato su un prodotto di base che si affida, per essere
competitivo, alle economie di scala. In terzo luogo, non è stata rilevata
alcuna influenza predominante sui prezzi nel mercato dell'Unione. Infine,
secondo le parti non sarebbe stato analizzato l'impatto delle importazioni dai
tre paesi in esame alla luce dell'integrazione verticale di alcuni produttori
dell'Unione con il settore dell'imballaggio o con produttori di PTA. Come
indicato al considerando 205, tali aspetti erano stati analizzati e non
suffragati da prove. Inoltre, la verifica incrociata tra imprese interessate da
integrazione verticale e i produttori delle materie prime ha confermato
l'assenza di vantaggi comparativi, giacché i trasferimenti erano effettuati a
prezzo di mercato. Sulla base dei suddetti punti, l'argomentazione secondo cui
l'industria dell'Unione sarebbe al riparo dalla concorrenza è stata respinta. 
(209)   Alcune parti hanno affermato
infine che non esisterebbero elementi a favore della tesi secondo cui la
capacità di esportazione dell'India potrebbe prendere di mira il mercato UE a
"prezzi bassi", dato che i) la domanda interna dell'India sta
crescendo e continuerà probabilmente a crescere; ii) nonostante l'effettiva
eccedenza di PET rispetto al consumo interno, la concorrenza sui mercati
d'esportazione non si è tradotta in esportazioni a prezzi anormalmente bassi;
iii) gli aumenti della capacità di produzione in Asia risponderebbero
all'aumento della domanda mondiale prevista. Si noti che, in base alle
conclusioni della presente inchiesta, il previsto aumento della capacità mette
in luce un crescente eccesso di capacità di produzione rispetto alla domanda
interna. Inoltre, i prezzi delle importazioni dall'India sui mercati dei paesi
terzi sono stati più bassi rispetto a quelli delle esportazioni verso l'Unione.
In base alle conclusioni dei considerando da 189 a 199, qualora le misure
compensative non fossero prorogate le importazioni indiane sovvenzionate si
riorienterebbero probabilmente sul mercato UE in volumi considerevoli e a un
prezzo medio inferiore a quello dell'industria dell'Unione. Su queste basi, le
argomentazioni delle parti sono state pertanto respinte.
8.           Conclusione sulla
reiterazione del pregiudizio
(210)   Alla luce di quanto precede si
è concluso che ingenti volumi di importazioni sovvenzionate provenienti
dall'India sarebbero probabilmente dirottati verso l'Unione in caso di
abrogazione delle misure compensative. A causa del persistere delle
sovvenzioni, i prezzi di tali importazioni avrebbero, con ogni probabilità,
prezzi inferiori a quelli dell'industria dell'Unione. I prezzi di queste
importazioni, probabilmente, diminuirebbero ulteriormente qualora i produttori
esportatori indiani cercassero di aumentare le proprie quote di mercato. Ciò
avrebbe con ogni probabilità l'effetto di accentuare la pressione sui prezzi
praticati dall'industria dell'Unione, con conseguenti ripercussioni negative
sulla sua situazione.
(211)   Durante il periodo in esame la
situazione dell'industria dell'Unione è migliorata, soprattutto in termini di
produttività, di utilizzo degli impianti e di margini di profitto ottenuti nel
PIR, prossimi all'obiettivo fissato nel corso dell'inchiesta iniziale. Si può
quindi concludere che l'industria dell'Unione, pur precaria, non abbia subito
un notevole pregiudizio durante il PIR. Dato tuttavia l'atteso sostanziale
incremento delle importazioni sovvenzionate dall'India a prezzi di vendita
probabilmente inferiori a quelli dell'industria dell'Unione, si è concluso che,
in caso di mancata proroga delle misure, la situazione molto probabilmente si
deteriorerà e il notevole pregiudizio si ripeterà.
F. INTERESSE DELL’UNIONE
(212)   A norma dell'articolo 31 del
regolamento di base la Commissione ha esaminato se una proroga delle misure
compensative attualmente in vigore sia contraria all'interesse generale
dell'Unione. L'interesse dell'Unione è stato determinato in base a una
valutazione degli interessi di tutte le parti in causa. Tutte le parti
interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni
conformemente all'articolo 31, paragrafo 2, del regolamento di base. 
(213)   Si ricordi che l'adozione di
misure non fu considerata contraria all'interesse dell'Unione né dall'inchiesta
iniziale né dall'ultimo riesame in previsione della scadenza. Inoltre, l'ultimo
riesame in previsione della scadenza è stato analizzato nel contesto di una
situazione in cui le misure erano già in vigore e la valutazione ha perciò
tenuto conto ogni indebito impatto negativo sulle parti interessate delle
misure in questione. 
(214)   Si è perciò esaminato se,
nonostante le conclusioni sul persistere delle sovvenzioni e sulla probabilità
della reiterazione del pregiudizio, esistano ragioni valide per concludere che,
in questo caso particolare, il mantenimento delle misure non sia nell'interesse
dell'Unione.
1.           Interesse dell'industria
dell'Unione
(215)   Mantenere le misure
compensative sulle importazioni dall'India aiuterebbe l'industria dell'Unione a
proseguire la ristrutturazione in corso e a consolidare il solo recente
miglioramento della sua situazione economica: tali misure contribuirebbero infatti
ad evitare che l'industria dell'Unione si trovi esposta a ingenti volumi di
importazioni sovvenzionate provenienti dall'India senza avere i mezzi per
difendersene. L'industria dell'Unione continuerebbe pertanto a trarre beneficio
dal mantenimento delle attuali misure compensative. 
(216)   Di conseguenza, si conclude che
mantenere le misure compensative nei confronti dell'India sarebbe
nell'interesse dell'industria dell'Unione. 
2.           Interesse degli importatori
non collegati dell'Unione
(217)   All'attuale riesame non ha
collaborato nessun importatore non collegato. Nonostante le misure in vigore,
durante il periodo in esame le importazioni dall'India sono continuate e quasi
raddoppiate. 
(218)   Erano disponibili anche
importazioni da altri paesi terzi nei cui confronti non sono in atto misure e
che durante il PIR hanno conquistato notevoli quote di mercato (cfr.
considerando 149). Nonostante le misure in vigore, pertanto, gli importatori
avevano accesso anche a fonti di approvvigionamento alternative. 
(219)   Poiché non è provato che le
misure in vigore abbiano avuto effetti negativi di rilievo sugli importatori,
si conclude che il mantenimento di tali misure non sarebbe contrario agli
interessi degli importatori UE.
3.           Interesse dei fornitori di
materie prime nell'Unione
(220)   Le materie prime per fabbricare
il prodotto in esame sono il PTA e il MEG. Due fornitori di materie prime (uno
di PTA e uno di MEG), sui cinque noti, hanno collaborato all'inchiesta e hanno
restituito il questionario compilato. Entrambi i fornitori di materie prime si
sono espressi a favore del mantenimento delle misure. 
(221)   Secondo l'inchiesta, i
produttori di PTA che hanno collaborato rappresentavano una parte sostanziale
degli acquisti di PTA dei produttori dell'Unione inclusi nel campione durante
il PIR. Poiché nell'UE il PTA è usato solo nella fabbricazione del PET, è
ragionevole ipotizzare che i produttori di PTA dipendano fortemente dalla
industria del PET. 
(222)   Quanto al fornitore di MEG che
ha collaborato, questo materiale ha rappresentato una parte relativamente
piccola del suo fatturato complessivo durante il PIR. Il PET non è né l'unico
né il maggiore ambito d'applicazione del MEG e i produttori di quest'ultimo
dipendono in misura minore dalla situazione dell'industria del PET. Si ritiene
perciò che prorogare le misure contro le importazioni sovvenzionate di PET
dall'India possa avere un impatto positivo, anche se limitato, sui fornitori di
MEG. 
(223)   È stato affermato che i
fornitori di materie prime non dipenderebbero dai produttori UE di PET; In
particolare, si è sostenuto che due dei quattro produttori UE inclusi nel
campione importassero in realtà le materie prime.
(224)   Su questo punto, l'inchiesta ha
dimostrato che il materiale importato era soprattutto MEG, utilizzabile anche
in lavorazioni diverse dal PET. Non esistono indicazioni che i volumi delle
importazioni di PTA nella UE siano altro che trascurabili. Tale argomento non
inficia perciò le conclusioni raggiunte sulla dipendenza dei produttori di PTA
dalla produzione di PET della UE. 
(225)   Si ritiene quindi che la
proroga delle misure contro le importazioni sovvenzionate di PET dall'India sia
vantaggiosa per i produttori di PTA e anche, sia pure in misura minore, per i
fornitori di MEG. Di conseguenza, mantenere le misure in vigore nei confronti
delle importazioni provenienti dall'India non andrebbe contro gli interessi dei
fornitori di materie prime.
(226)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno obiettato che il PTA era stato esportato pertanto i produttori
di PTA non erano stati considerati dipendenti dall'industria dell'Unione. Le
parti non hanno presentato elementi di prova a sostegno di questa obiezione,
che è pertanto stata respinta come priva di fondamento.
(227)   Inoltre, le stesse parti hanno
argomentato che l'abolizione delle misure non avrà alcuna ripercussione sui
produttori di PTA, poiché gli utilizzatori che hanno collaborato all'inchiesta
non faranno presumibilmente ricorso alle importazioni e continueranno a
rifornirsi di PET dall'industria dell'Unione. Pertanto, il consumo di PTA
nell'Unione rimarrà invariato. Stando ai risultati dell'inchiesta, durante il
periodo in esame l'industria dell'Unione ha continuato a perdere quote di
mercato a vantaggio delle importazioni. Ciò mostra che il ricorso alle
importazioni non è ipotetico (cfr. considerando 164). L'argomentazione delle
parti pertanto non è stata accolta.
4.           Interesse dell'industria
basata sul riciclo del PET
(228)   L'industria dell'Unione aveva
sostenuto che la situazione delle industrie del riciclo dipendeva dal prezzo
sostenibile del PET vergine (cioè, non riciclato) sul mercato UE. Ciò veniva
avvalorato da un comunicato stampa rilasciato da un'associazione di imprese
europee di riciclo delle materie plastiche, secondo cui la possibile revoca
delle misure sul PET vergine avrebbero ulteriormente peggiorato la situazione
dell'industria del riciclo.
(229)   Alcune parti interessate hanno
contestato che la situazione delle industrie di riciclo dipendesse dal prezzo
sostenibile del PET vergine sul mercato UE sostenendo che i prezzi del PET
vergine e di quello riciclato fossero indipendenti. Secondo loro, il PET
riciclato è usato soprattutto per produrre fibre di poliestere e non può dunque
essere legato all'andamento del prezzo del PET vergine. Inoltre, è stato
osservato che il PET riciclato proviene integralmente dall'industria
dell'imbottigliamento e pertanto l'industria non dipende dai produttori di PET.
È stato fatto notare infine che industria del riciclo non si è manifestata come
parte interessata ai fini della presente inchiesta.
(230)   Poiché l'industria del riciclo
non si è manifestata ai fini della presente inchiesta, nessuna delle suddette
affermazioni ha potuto essere verificata in base a cifre effettive. Si ritiene
pertanto che le misure in vigore non siano in generale contrarie all'interesse
delle industrie del riciclo della UE.
5.           Interesse degli utilizzatori
(231)   Il
prodotto in esame è utilizzato prevalentemente nella produzione di bottiglie
destinate a contenere acqua e altre bevande. Il suo impiego nella produzione di
altri imballaggi (per prodotti alimentari, fogli, ecc.) è relativamente
limitato. Le bottiglie di PET si fabbricano in due fasi: i) con una prima
iniezione di PET in una forma, si ottiene un bulbo grezzo; ii) tale bulbo,
riscaldato e soffiato, diviene successivamente una bottiglia. La produzione di
bottiglie può avvenire in un processo integrato (la stessa impresa acquista il
PET, fabbrica le preforme ed effettua il soffiaggio delle bottiglie) o
limitarsi alla seconda fase (soffiaggio delle preforme in bottiglie). Il
trasporto delle preforme è relativamente agevole perché sono piccole e
compatte, mentre le bottiglie vuote sono instabili e, date le dimensioni,
costose da trasportare.
(232)   Ciò detto, sono stati stabiliti
due principali gruppi di utilizzatori a valle per studiare l'impatto delle
misure in vigore: i) trasformatori e/o produttori di bottiglie, che trasformano
trucioli di PET in preforme (o bottiglie) e le vendono per successivi
trattamenti a valle; e ii) le imprese di imbottigliamento, che riempiono le
bottiglie (e le soffiano dalle preforme); questo gruppo è composto soprattutto
da produttori di acque minerali e di bibite analcoliche. Le imprese di
imbottigliamento partecipano spesso alle attività legate al PET: o con attività
integrate di fabbricazione delle bottiglie o tramite contratti in conto
lavorazione (tolling agreements) conclusi con trasformatori e/o
produttori di bottiglie che operano in subappalto. Il contratto può prevedere
che l'impresa di imbottigliamento contratti il prezzo del PET con il produttore
(soft tolling) o acquisti direttamente il PET per le proprie bottiglie (hard
tolling). 
(233)   Diciassette imprese (5
trasformatori e 12 imbottigliatori) hanno cooperato all'inchiesta fornendo
informazioni raccolte nel questionario. I trasformatori che hanno collaborato
rappresentavano il 22,7%, e le imprese di imbottigliamento il 13%, del consumo
totale di PET nell'Unione. Le risposte delle imprese di imbottigliamento sono
pervenute da varie filiali di società multinazionali (noti come proprietari di
marchi - brand-owners). 
(234)   Si è constatato che la maggior
parte degli utilizzatori che hanno collaborato acquistavano PET da produttori
UE e solo pochi da importatori. Le importazioni dall'India rappresentavano
circa la metà di tali importazioni e dunque una minima quota del PET
acquistato. Tuttavia, le importazioni da altri paesi terzi non soggetti ad
alcuna misura, anch'esse disponibili, hanno conquistato notevoli quote di
mercato durante il PIR (cfr. considerando 149). Quindi, anche con le misure in
vigore, gli utilizzatori potevano approvvigionarsi a fonti alternative. 
6.           Argomenti dell'industria
utilizzatrice
(235)   Gli
utilizzatori hanno dichiarato di essere stati colpiti da aumenti notevoli del
prezzo del PET negli ultimi anni, aumenti che, nell'attuale contesto economico,
non è possibile ripercuotere su dettaglianti e consumatori. Si è affermato che
questi aumenti di prezzo sono stati determinati dall'accumulo di molti anni di
applicazione di misure di difesa commerciale che hanno protetto i produttori
dell'Unione dalla concorrenza delle importazioni mentre l'industria UE del PET
diventava più concentrata e integrata. Come
conseguenza di ciò, gli utilizzatori hanno sostenuto che le misure in atto, e il
loro preteso impatto sul prezzo del PET, sono responsabili del deterioramento
dell'industria di trasformazione, particolarmente marcato per le PMI, per
quanto riguarda occupazione, ricerca e sviluppo e competitività sui mercati di
esportazione. È stato inoltre affermato che i
posti di lavoro persi a causa delle misure in vigore hanno superato il numero
di persone attualmente occupate dall'industria del PET.
6.1.        Sensibilità ai prezzi e
struttura dei costi degli utilizzatori
(236)   Per quanto riguarda la sensibilità
dei trasformatori ai prezzi del PET, è risultato che il PET rappresenta circa
l'80% dei costi complessivi. Il PET è dunque ritenuto una componente di costo
di importanza decisiva per questo tipo di attività. Inoltre, l'industria della
trasformazione si è rivelata quanto mai frammentata, con una posizione
negoziale piuttosto debole di fronte alle grandi imprese di imbottigliamento e
con problemi strutturali tipici dell'industria delle materie prime. Di
conseguenza, il settore tende sempre più a integrarsi verticalmente con le
imprese di imbottigliamento e a usare contratti in conto lavorazione in base ai
quali le commissioni di conversione sono garantite e il prezzo del PET è, alla
fine, negoziato e pagato dalle imprese di imbottigliamento. Si stima che la
maggior parte degli acquisti di PET sul mercato UE sia controllata direttamente
dalle grandi imprese di imbottigliamento. Poiché i contratti per le preforme
includono spesso un meccanismo per riflettere le variazioni di prezzo del PET,
i convertitori hanno un ruolo sempre più neutro nei confronti dell'andamento
del prezzo del PET. 
(237)   In seguito alla comunicazione,
alcuni utilizzatori hanno obiettato la conclusione sul maggior uso di formule
di regolazione del prezzo e di accordi in conto lavorazione. Le informazioni
contenute nel documento hanno confermato tale tendenza. Questa argomentazione è
stata dunque respinta.
(238)   È stato sostenuto che le misure
in vigore causerebbero danni ai convertitori se esse fossero applicate alle
importazioni nell'UE delle preforme. È stato anche affermato che, nelle zone
prossime alle frontiere esterne dell'UE con paesi terzi in cui non vigono
misure nei confronti delle importazioni del PET originario dell'India, esistono
incentivi a delocalizzare la produzione dei preformati per poi importarli
nell'Unione eludendo le misure compensative. È vero che, in certa misura, alla
base di questo processo ci sono comprensibili ragioni economiche. Considerato
tuttavia il costo di trasporto, la delocalizzazione può verificarsi solo entro
un raggio limitato. Nel complesso, l'eventuale impatto negativo delle misure in
questione per alcuni trasformatori è pertanto marginale.
(239)   Riguardo all'impatto del prezzo
del PET sull'imbottigliamento si stima, in base alle cifre indicate, che il PET
rappresenta in media il 9% dei costi totali delle bibite in bottiglia e il 12%
di quelli dell'acqua minerale in bottiglia (medie ponderate). Ciò dimostra che
il PET non è la principale componente di costo dell'industria
dell'imbottigliamento. 
(240)   L'inchiesta ha stabilito tra
l'altro che il PET è sì il materiale di imballaggio preferito delle imprese di
imbottigliamento, ma non l'unico. I prodotti a base di PET hanno rappresentato
il 75% del fatturato delle imprese di imbottigliamento d'acqua e il 50% del
fatturato dei produttori di bibite. L'inchiesta ha inoltre evidenziato che i
contratti che legano molte grandi imprese di imbottigliamento (brand owners)
e i produttori di PET si basano su una formula per regolare il prezzo a seconda
delle fluttuazioni del prezzo delle materie prime del PET. Ciò conferma il
potere negoziale di cui godono i grandi, e pertanto più rappresentativi,
imbottigliatori sul margine di trasformazione dei produttori di PET. 
(241)   In seguito alla comunicazione,
alcuni utilizzatori hanno ribadito l'argomentazione secondo cui il PET
rappresenta una componente di costo basilare per le industrie della
trasformazione, delle bibite e dell'acqua in bottiglia, e i risultati in
proposito non sarebbero accurati né basati sui dati indicati. Si noti che la
situazione dei trasformatori è stata analizzata separatamente e che questo
commento è, nel loro caso, infondato (cfr. considerando 236). Per quanto
riguarda la valutazione della situazione delle imprese di imbottigliamento, è
confermato che gli indici di costo elaborati durante l'inchiesta si fondano
sulle cifre indicate dalle società di imbottigliamento che hanno collaborato e
sono conformi a una metodologia a disposizione di tutte le parti interessate.
Gli indici di costo stabiliti erano compatibili con i risultati delle inchieste
precedenti in merito allo stesso prodotto in esame[17]. Le argomentazioni delle parti
sono state pertanto considerate prive di fondamento.
(242)   In seguito alla comunicazione,
alcuni utilizzatori hanno argomentato che l'analisi degli interessi dell'Unione
non rispecchiava l'essenza dei dati specifici di determinate società né le
informazioni da esse fornite. Si conferma che i dati sono stati utilizzati così
come indicati dagli utilizzatori nelle risposte dei rispettivi questionari. Il
metodo di calcolo è stato messo a disposizione di tutte le parti interessate.
Su tale base, la richiesta è stata perciò respinta.
(243)   L'inchiesta ha inoltre rilevato
che l'atteso e/o desiderato calo dei prezzi del PET, stimato dagli stessi
imbottigliatori verificati in caso di revoca delle misure, darebbe luogo a una
riduzione dei costi trascurabile per le imprese di imbottigliamento. Secondo
tali stime sulla diminuzione del prezzo del PET e dei relativi indici di costo,
si calcolava che la riduzione dei costi si sarebbe attestata tra lo 0,3 e lo
0,7% dei costi totali delle imprese di imbottigliamento per le loro attività
basate sul PET.
(244)   In seguito alla comunicazione,
alcuni utilizzatori hanno contestato questa conclusione, affermando che
qualsiasi risparmio sarebbe significativo. Alcuni utilizzatori hanno incluso
nuove stime alle informazioni trasmesse, senza per questo fornire nuovi
elementi di prova. Va sottolineato che le previsioni di risparmio sono
ipotetiche, come è stato riconosciuto anche da alcuni degli utilizzatori
stessi. Non è stata invece quantificata alcuna previsione di risparmio per il
segmento dei trasformatori. Per quanto riguarda l'industria
dell'imbottigliamento, è stato considerato che, se il supposto calo del prezzo
del PET si materializzasse, un risparmio compreso tra lo 0,3% e lo 0,7% dei
costi totali non potrebbe essere considerato "significativo" alla
luce della struttura dei costi in tale industria. Poiché non sono stati forniti
nuovi elementi di prova, l'obiezione è stata respinta in quanto priva di
fondamento.
(245)   È stato sostenuto che alcune
imprese di imbottigliamento d'acqua soffrono di vulnerabilità strutturali
dovute a obblighi di legge imposti per l'acqua sorgiva da imbottigliare e ai
volumi limitati che possono estrarre. Il settore è dominato da PMI; ciò ha
conseguenze sulla struttura dei costi delle imprese interessate. Sono state
osservate variazioni anche tra i prezzi dei prodotti finali di più Stati
membri, a seconda del potere d'acquisto delle popolazioni locali. Si ritiene
perciò che un eventuale calo dei prezzi del PET, se le misure fossero abrogate,
inciderebbe di più su questa parte dell'industria dell'imbottigliamento.
6.2.        Presunti
prezzi e profitti maggiorati dell'industria dell'Unione
(246)   Alcune parti hanno sostenuto
l'esistenza di prezzi e di margini più elevati (premium prices and margins)
praticati dai produttori UE di PET, affermando che ciò potrebbero essere
all'origine dell'aumento dei prezzi nel 2011. L'argomento sarebbe avvalorato
anche da una comparazione tra i prezzi del PET nell'Unione, ripartiti sulle
materie prime, e la situazione sui mercati asiatici e degli USA. È stato
sostenuto che tale situazione è dovuta all'accumulo di misure sugli scambi. 
(247)   Si noti che l'incremento dei
prezzi del PET nel 2011, così come la loro contrazione nel 2009, è stato un
fenomeno globale, dovuto all'andamento dei costi delle materie prime (cfr.
considerando 155). I dati presentati dalle parti hanno mostrato
sistematicamente una forte correlazione tra l'andamento dei prezzi del PET in
Europa, in Asia e negli USA. In tutto il mondo esistono effettivamente, e per
vari motivi, differenze nei prezzi del PET legate a vari motivi, in particolare
alla specifica struttura dei costi in ciascuna regione. Riguardo all'argomento
secondo cui esisterebbero nell'UE dei margini maggiorati (premium margins)
si noti che, anche nelle circostanze eccezionali di fine 2010 e inizio 2011,
l'industria dell'Unione ha in gran parte raggiunto una redditività ritenuta
ragionevole per questo tipo di industria. Non è stato accertato alcun profitto
maggiorato. L'argomento centrato sull'esistenza nella UE di prezzi e di margini
premium per il PET dovuti all'esistenza delle misure in questione va
perciò respinto. 
(248)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno reiterato l'argomento secondo cui i prezzi nell'Unione erano
ingiustificabilmente elevati a seguito dell'accumulo di provvedimenti
anti-dumping in un mercato caratterizzato da concentrazione tra produttori
dell'Unione, integrazione verticale e produzione limitata e insufficiente a
soddisfare il consumo. Anche i dati relativi ai prezzi dimostrerebbero che i
prezzi più alti nell'Unione non riflettono i maggiori costi delle materie
prime. Si noti che gli argomenti relativi a concentrazione, integrazione
verticale e capacità di produzione dell'industria dell'Unione sono trattati
rispettivamente nei considerando 207 e 259. Per quanto riguarda il presunto
impatto di tali fattori sul prezzo del PET nell'Unione, si rammenta che
l'evoluzione del prezzo del PET dipende dal prezzo delle materie prime che
rappresentano fino al 90% del costo del PET (cfr. considerando 173). Inoltre,
l'aumento dei prezzi del PET nel periodo 2010/2011 è stato un fenomeno globale
(cfr. considerando 172). Le argomentazioni delle parti erano pertanto prive di
fondamento.
(249)   Per quanto riguarda
l'argomentazione riguardante il divario esistente tra il prezzo del PET
nell'Unione e i prezzi in Asia e Stati Uniti, e in aggiunta ai risultati già esposti
nel considerando 244, si è rilevato che la differenza dei prezzi tra il mercato
USA e quello dell'UE è stata volatile ma moderata. A differenza di quanto
argomentato, i prezzi dell'Unione non erano sistematicamente più elevati. Il
mercato dell'Unione e quello asiatico sono risultati molto diversi in termini
di strutture dei costi, differenze legate in particolare alle dimensioni del
mercato e alle economie di scala, all'accesso alle materie prime e alla
capacità. Per queste ragioni, il confronto tra i prezzi medi nei due mercati
non era significativo e l'argomentazione delle parti è stata pertanto
considerata priva di fondamento.
(250)   Inoltre, alcune parti hanno
obiettato che i prezzi nell'Unione riflettono un divario maggiore rispetto al
costo delle materie prime in confronto agli USA o all'Asia. Il raffronto di
tali divari segue la stessa logica del confronto tra i prezzi sui vari mercati
regionali, con la differenza che sono prese in considerazione le variazioni dei
prezzi delle materie prime tra vari mercati regionali. Tuttavia, le differenze
strutturali esistenti tra i mercati possono giustificare la differenza tra le
commissioni di conversione. I profitti straordinari registrati dall'industria
dell'Unione nel periodo 2010/2011 sono illustrati nel considerando 179. In
nessuna delle situazioni è stato dimostrato che le misure abbiano contribuito a
tale fenomeno. L'argomento è pertanto stato respinto.
(251)   Le stesse parti hanno inoltre
argomentato che il maggior produttore dell'Unione ha imposto prezzi più elevati
nell'Unione che negli altri mercati, registrando per il 2010 ricavi più alti
nell'Unione che in qualsiasi altro mercato. In questo contesto, si considera
economicamente giustificabile che una società transnazionale abbia strutture
dei costi e, di conseguenza, prezzi diversi su diversi mercati regionali. Gli
straordinari livelli di redditività nel periodo 2010/2011 sono illustrati nel
considerando 179. Su tale base, l'argomento è stato respinto.
6.3.        Situazione economica degli
utilizzatori ed eventuale impatto delle misure
(252)   Molte osservazioni pervenute
hanno riguardato il peggioramento della situazione economica degli
utilizzatori, come chiusure di impianti e riduzione di personale. Si presumeva
che ciò fosse un effetto dell'aumento del prezzo del PET. È stato anche
affermato che la concorrenza fra i principali marchi è andata scemando perché
le loro esportazioni nei paesi terzi erano in diretta competizione con prodotti
imbottigliati in PET a prezzi internazionali. 
(253)   Si noti che, secondo
informazioni fornite dagli utilizzatori che hanno collaborato, il segmento
"utilizzatori" non risultava in perdita anche se registrava un calo
di redditività generale durante il PIR. Il margine di profitto dell'industria
degli utilizzatori, stabilito sulla base delle risposte al questionario e
conformemente alla metodologia comunicata a tutte le parti, si è situato a un
livello simile alla redditività stabilita per l'industria dell'Unione durante
il PIR. Le due imprese ispezionate (imbottigliatori) hanno segnalato
un'ulteriore espansione dei volumi prodotti e un aumento di redditività durante
il periodo in esame. È risultato che alcuni trasformatori operano con margini
ristretti, e che devono talora fronteggiare difficoltà strutturali e
finanziarie. Ma in proposito non è stato possibile stabilire alcun legame
diretto con le misure in vigore. Analogamente, un certo declino della
situazione economica delle imprese di imbottigliamento era dovuto alla
compressione dei margini causata nel 2011 dall'improvviso aumento di prezzo del
PET, che è stato impossibile trasferire sui dettaglianti nel contesto della
crisi economica. Pur potendosi stabilire che nel 2011 la situazione
dell'industria degli utilizzatori si era in certa misura deteriorata, non è
stato dimostrato il legame tra declino ed esistenza delle misure, dato
soprattutto che le misure erano in atto dal 2000. 
(254)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno contestato la conclusione secondo cui l'industria degli
utilizzatori non stava registrando alcuna perdita. Hanno inoltre affermato che
i margini di profitto degli utilizzatori erano inferiori a quelli
dell'industria dell'Unione. In merito alla valutazione della redditività
dell'industria degli utilizzatori, le informazioni trasmesse dagli utilizzatori
che hanno collaborato contraddicono questa affermazione. La metodologia è stata
messa a disposizione delle parti. Sebbene sia possibile che alcuni utilizzatori
che hanno partecipato abbiano registrato delle perdite, l'industria degli
utilizzatori nel complesso è risultata redditizia. In ogni caso, nonostante
l'aumento dei prezzi del PET sia risultato uno degli elementi che incidono
sulla redditività degli utilizzatori, non è stato dimostrato alcun vincolo tra
le misure e la redditività delle imprese in questione. L'affermazione
riguardante il confronto tra i margini di profitto degli utilizzatori e quelli
dell'industria dell'Unione non è stata corroborata. A causa della redditività
volatile dell'industria dell'Unione (cfr. considerando da 176 a 179), il
confronto tra i due segmenti non è stato considerato decisivo. Ad ogni modo,
entrambi i segmenti hanno presentato livelli di redditività simili durante il
PIR (cfr. considerando 253). Alla luce di quanto precede, le osservazioni delle
parti sono stati respinte in quanto prive di fondamento. 
(255)   Anche
la presunta erosione della competitività delle esportazioni dei produttori UE
di acque minerali/bevande analcoliche in bottiglia non è stata suffragata da
elementi di prova né ha potuto essere collegata all'esistenza di misure in
vigore in tale contesto.
(256)   In seguito alla comunicazione,
le parti hanno reiterato che l'aumento dei prezzi del PET ha un impatto
negativo sulla competitività delle esportazioni dell'acqua in bottiglia. Il
possibile impatto negativo di un aumento del prezzo del PET, tra le altre cose,
sulla competitività delle esportazioni dell'acqua in bottiglia è riconosciuto.
Non è stato tuttavia stabilito alcun vincolo tra l'aumento del prezzo del PET e
le misure in questione, poiché i prezzi del PET derivano in primo luogo dai
prezzi delle materie prime: l'affermazione circa il presunto impatto delle
misure sulla ridotta competitività è stata dunque respinta. 
(257)   Infine, riguardo ai presunti
effetti delle misure sull'occupazione, l'inchiesta ha rivelato che le perdite
di posti di lavoro nell'industria degli utilizzatori erano dovute soprattutto a
guadagni di produttività e di efficienza e in parte alla riduzione di personale
assunto a titolo temporaneo. 
(258)   In
seguito alla comunicazione, alcune delle parti hanno contestato questo
risultato, in quanto non indicativo della situazione dell'intero settore. Oltre
ai risultati di cui al considerando 254, si noti che i posti di lavoro totali
indicati dai trasformatori sono aumentati in modo rilevante e nessuno di essi
ha dichiarato perdite di posti di lavoro. Le industrie di imbottigliamento
hanno indicato di aver perso posti di lavoro a causa dell'aumento del prezzo
del PET. Tuttavia, trattandosi di un aumento registrato a livello globale, non
è stato stabilito alcun legame tra i posti di lavoro persi e le misure.
Inoltre, il 90% delle perdite di posti di lavoro emerse dalle risposte ai
questionari degli utilizzatori si è concentrato in tre società determinate. Una
di esse, un utilizzatore verificato che rappresenta una parte considerevole dei
posti di lavoro persi, ha aumentato in modo sostanziale i propri volumi durante
il periodo in esame, e tali perdite sono quindi associate a un incremento della
produttività. Quanto alle altre due società, i loro margini di profitto sono
risultati tra i più alti di tutte le parti che hanno collaborato nel loro
segmento, e in questo caso superiori al margine di profitto di riferimento
dell'industria dell'Unione. Le argomentazioni sono dunque state respinte.
6.4.        Altre argomentazioni
(259)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno affermato che i produttori dell'Unione non hanno capacità
sufficienti per soddisfare la domanda esistente. Va notato che, durante il PIR,
l'industria dell'Unione ha funzionato all'86% della propria capacità di
produzione e che ha sufficiente capacità di riserva per soddisfare il consumo
interno totale di PET. Inoltre, le importazioni da altri paesi, siano o no
sottoposti a misure, continuano ad esistere e registrano una tendenza
rialzista. Le misure in vigore sono poi scadute nel caso della Corea del Sud e
sono state abolite per le importazioni del prodotto in esame provenienti da
Malaysia e Indonesia. L'industria del riciclo del PET può anch'essa costituire
un'ulteriore fonte di PET per soddisfare la domanda dell'Unione. Per tutte
queste ragioni, i presunti problemi affrontati dagli utilizzatori a causa della
produzione apparentemente insufficiente nell'Unione sono stati considerati
privi di fondamento. 
(260)   In seguito alla comunicazione,
alcune parti hanno affermato che l'analisi non ha valutato, nel corso del
presente riesame, il presunto impatto negativo dell'accumulo di misure sul
prodotto in esame. In risposta a questa affermazione, si noti che le misure
compensative si limitano a rimediare all'effetto pregiudizievole delle
sovvenzioni stabilite. L'esistenza di un presunto effetto di accumulo non è
stata dimostrata. Al contrario, nonostante le misure in atto, le importazioni
da paesi nei confronti dei quali esistono misure continuano, e i volumi di tali
importazioni sono addirittura aumentati nel periodo in esame. Inoltre, le
importazioni da paesi nei confronti dei quali non esistono misure sono
disponibili con una tendenza rialzista e in volumi sostanziosi. L'obiezione delle
parti pertanto non è stata accolta.
7.           Conclusioni relative
all'interesse dell'Unione
(261)   In conclusione, si ritiene che
la proroga delle misure compensative nei confronti delle importazioni
dall'India darebbe all'industria dell'Unione la possibilità di migliorare e
stabilizzare la propria situazione economica in seguito agli investimenti e al
consolidamento degli ultimi anni. 
(262)   Si ritiene inoltre che un
miglioramento della situazione economica dell'industria dell'Unione sarebbe
nell'interesse dei produttori UE di PTA e, in misura minore, di MEG. 
(263)   La situazione economica di
alcuni utilizzatori è peggiorata dopo l'ultimo riesame: specialmente le imprese
minori di imbottigliamento dell'acqua risentono, tra altre ragioni ma in misura
apparentemente significativa, del recente aumento del prezzo del PET, che non
possono trasferire sui dettaglianti a causa dell'attuale contesto economico.
Tuttavia, l'eccezionale andamento del prezzo e dei margini dell'industria
dell'Unione nel 2011 è risultato essere un fenomeno globale, determinato
soprattutto dall'aumento dei prezzi delle materie prime. Affermazioni
sull'esistenza di prezzi e di margini premium legati alla presenza delle
misure in questione, risultano pertanto ingiustificate. Al tempo stesso, il mercato
UE resta un mercato aperto con fonti alternative di approvvigionamento del
prodotto da altri paesi terzi, privi di qualsiasi misura. 
(264)   In questo contesto, non è stata
dimostrata l'esistenza di un legame tra aumento del prezzo del PET e misure in vigore.
La situazione economica dei trasformatori è risultata stabile nonostante le
misure in vigore. Il peso del PET sul costo totale per l'industria
dell'imbottigliamento è risultato limitato. Inoltre, non è stato dimostrato
alcun legame tra le variazioni di prezzo del PET e le misure. Non è stato
pertanto rilevato alcun effetto sproporzionato delle misure sugli utilizzatori.

(265)   Tenuto conto dei fatti e delle
considerazioni che precedono, non è possibile concludere con chiarezza che
mantenere in vigore le attuali misure compensative non sia nell'interesse
dell'Unione.
G. RAPPORTO TRA MISURE ANTIDUMPING E
MISURE COMPENSATIVE
(266)   È stata condotta un'inchiesta
parallela sulla scadenza delle misure antidumping [cfr. considerando (8)]. Essa ha confermato la
necessità di continuare ad applicare tali misure a livelli invariati. Anche la
presente inchiesta ha concluso che è opportuno mantenere in vigore a livelli
invariati le misure compensative esistenti sulle esportazioni provenienti
dall'India. Da questo punto di vista, si fa riferimento al considerando (125)
del regolamento (CE) n. 2604/2000. Poiché le misure attualmente proposte
per le esportazioni di PET dall'India restano invariate, ne segue che
l'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1225/2009 del
Consiglio e l'articolo 24, paragrafo 1, del regolamento di base, sono
soddisfatti.
H. MISURE COMPENSATIVE
(267)   Tutte le parti sono state
informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base alle quali si
intendeva raccomandare il mantenimento delle misure attualmente in vigore. Era
stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano presentare le
proprie osservazioni relative a tale comunicazione. Si è tenuto conto di tutte
le comunicazioni e di tutte le osservazioni debitamente motivate. 
(268)   Sulla base delle suddette
analisi, occorre mantenere le misure compensative applicabili alle importazioni
di PET originario dell'India, in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1, del
regolamento di base. Si ricorda che queste misure consistono in dazi specifici.

(269)   Le aliquote individuali del
dazio compensativo specificate nel presente regolamento si applicano
esclusivamente alle importazioni del prodotto in esame fabbricato dalle
pertinenti società e precisamente dalle specifiche persone giuridiche
menzionate. Le importazioni del prodotto in esame fabbricato da qualsiasi altra
società, la cui ragione sociale e indirizzo non compaiano espressamente
nell'articolo 1, paragrafo 2, di tale regolamento, ivi comprese le persone
giuridiche collegate a quelle espressamente citate, non possono beneficiare di
tali aliquote e sono soggette all'aliquota del dazio applicabile a "tutte
le altre società".
(270)   Le eventuali richieste di
applicazione di tali aliquote del dazio compensativo specifiche per ciascuna
società (ad es. in seguito a un cambiamento della ragione sociale della società
o alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere
inoltrate senza indugio alla Commissione con tutte le informazioni pertinenti,
in particolare indicando eventuali modifiche delle attività della società
legate alla produzione, alle vendite sul mercato interno e all'esportazione
connesse, ad esempio, a tale cambiamento della ragione sociale o a livello di
entità produttive o di vendita. Se del caso, si modificherà di conseguenza il
regolamento aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote di
dazio individuali.
(271)   Per assicurare la corretta
applicazione del dazio compensativo, è opportuno applicare il livello del dazio
residuo, non solo agli esportatori che non hanno cooperato, ma anche alle
società che non hanno effettuato esportazioni durante il PIR. Tuttavia, queste
società sono invitate, qualora soddisfino i requisiti di cui
all'articolo 20 del regolamento di base, a presentare una richiesta di
riesame conformemente a tale articolo, affinché la loro situazione sia
analizzata individualmente,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.         È istituito un dazio compensativo
definitivo sulle importazioni di polietilentereftalato avente un coefficiente
di viscosità pari o superiore a 78 ml/g ai sensi della norma ISO 1628-5,
attualmente classificato al codice NC 3907 60 20 e originario
dell'India.
2.         L'aliquota del dazio compensativo
definitivo applicabile al prodotto descritto al paragrafo 1 e fabbricato dalle
società qui di seguito elencate è la seguente:
 Paese || Impresa || Dazio compensativo (EUR/t) || Codice addizionale TARIC 
 India || Reliance Industries Ltd || 90,4 || A181 
 India || Pearl Engineering Polymers Ltd || 74,6 || A182 
 India || Senpet Ltd || 22,0 || A183 
 India || Futura Polymers Ltd || 0 || A184 
 India || Dhunseri Petrochem & Tea Limited || 106,5 || A585 
 India || Tutte le altre società || 69,4 || A999 
3.         Qualora le merci siano state
danneggiate prima dell'immissione in libera pratica e, di conseguenza, il
prezzo effettivamente pagato o pagabile sia ridotto proporzionalmente ai fini
della determinazione del valore in dogana conformemente all'articolo 145
del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione[18], l'importo del dazio
compensativo, calcolato sulla base dell'importo summenzionato, è ridotto di una
percentuale corrispondente alla riduzione del prezzo effettivamente pagato o
pagabile.
4.         In deroga alle disposizioni dei
paragrafi 1 e 2, il dazio compensativo definitivo non si applica alle
importazioni immesse in libera pratica in conformità dell'articolo 2.
5.         Salvo diversa indicazione, si
applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2 
1.         Le importazioni del prodotto
fabbricato ed esportato direttamente (cioè fatturato e spedito) ad una società
operante come importatore nell'Unione dalle società elencate alla decisione
2000/745/CE, periodicamente modificata, sono esenti dai dazi compensativi di
cui all'articolo 1, purché siano dichiarate al codice addizionale TARIC
appropriato e sussistano i requisiti di cui al paragrafo 2.
2.         Al momento della richiesta di
immissione in libera pratica, l'esenzione dal dazio è subordinata alla
presentazione alle autorità doganali degli Stati membri interessati di una
fattura valida corrispondente all'impegno rilasciata dalle società esportatrici
i cui impegni siano stati accettati, contenente gli elementi fondamentali
elencati in allegato. Per poter beneficiare dell'esenzione dal dazio, inoltre,
i prodotti dichiarati e presentati in dogana devono corrispondere esattamente
alla descrizione della fattura corrispondente all'impegno.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO 
Elementi da indicare nella fattura
corrispondente all'impegno di cui all'articolo 2, paragrafo 2.
1. Il numero della fattura corrispondente
all'impegno.
2. Il codice addizionale TARIC con il quale le
merci figuranti nella fattura possono essere sdoganate alla frontiera
dell'Unione.
3. La descrizione esatta delle merci,
compresi:
— il numero di codice del prodotto (quale
figura nell'impegno offerto dal produttore/esportatore in questione),
— il codice NC,
— la quantità (in unità).
4. la descrizione delle condizioni di vendita,
comprendente:
— il prezzo unitario,
— le condizioni di pagamento previste,
— i termini di consegna applicabili,
— sconti e riduzioni complessivi.
5. Nome della società operante come
importatore alla quale la società ha rilasciato direttamente la fattura.
6. Il nome del responsabile della società che
ha emesso la fattura corrispondente all'impegno e la seguente dichiarazione
firmata:
"Il sottoscritto certifica che la vendita
per l'esportazione diretta nell'Unione europea delle merci coperte dalla
presente fattura è effettuata nell'ambito e alle condizioni dell'impegno
offerto dalla … [nome della società] e accettato dalla Commissione europea con
la decisione 2000/745/CE. Il sottoscritto dichiara che le informazioni
contenute nella presente fattura sono complete ed esatte." 
[1]               GU L 301 del 30.11.2000,
pag. 1.
[2]               GU L 266 del 11.10.2005,
pag. 1.
[3]               GU L 301 del 30.11.2000, pag. 88, come di volta in volta
modificato.
[4]               GU L 188 del 18.7.2009,
pag. 93.
[5]               GU L 301 del 30.11.2000,
pag. 1.
[6]               GU L 266 del 11.10.2005,
pag. 1.
[7]               GU L 59 del 27.2.2007,
pag. 34.
[8]               GU L 340 del 19.12.2008,
pag. 1.
[9]               GU L 232 del 9.9.2011, pag. 1.
[10]             GU L 168 del 28.6.2012,
pag. 6.
[11]             GU L 301 del 30.11.2000, pag. 88.
[12]             GU L 301 del 30.11.2000, pag. 21.
[13]             GU L 59 del 27.2.2007, pag. 1.
[14]             GU C 116 del 14.4.2011, pag. 10.
[15]             GU C 55 del 24.2.2012, pag. 14.
[16]             GU C 55 del 24.2.2012, pag. 4.
[17]             Ad es. il regolamento n. 473/2010 della Commissione o
il regolamento n. 192/2007 del Consiglio.
[18]             GU L 253 del 11.10.1993, pag. 1.