CELEX: 51999PC0003(01)
Language: it
Date: 1999-01-27
Title: Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di trasferta dei lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo nell'ambito di una prestazione di servizi oltrefrontiera

Avis juridique important

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51999PC0003(01)

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di trasferta dei lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo nell'ambito di una prestazione di servizi oltrefrontiera  /* COM/99/0003 def. - COD 99/0012 */  

Gazzetta ufficiale n. C 067 del 10/03/1999 pag. 0012

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di trasferta dei lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo nell'ambito di una prestazione di servizi oltrefrontiera (1999/C 67/09) (Testo rilevante ai fini del SEE) COM(1999) 3 def. - 1999/0012(COD)(Presentata dalla Commissione il 12 febbraio 1999)IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 57, paragrafo 2 e l'articolo 66,vista la proposta della Commissione,visto il parere del Comitato economico e sociale,deliberando in base alla procedura di cui all'articolo 189 B del trattato,(1) considerando che, a norma dell'articolo 3, lettera c) del trattato, l'eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione dei servizi costituisce uno degli obiettivi della Comunità;(2) considerando che nella libera circolazione di servizi rientra il diritto del prestatore di servizi di inviare in trasferta il suo personale, anche se si tratta di persone che non sono cittadini dell'Unione, bensì cittadini di un paese terzo legalmente presenti all'interno della Comunità; che tale personale include anche i dirigenti d'azienda;(3) considerando che la libera prestazione di servizi non istituisce diritti diretti a favore dei lavoratori dipendenti interessati, ma non incide neppure sui diritti già riconosciuti a livello comunitario, nazionale o in virtù di accordi internazionali, compresi quelli garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, in particolare per quanto riguarda la vita familiare;(4) considerando che i prestatori di servizi che devono inviare in trasferta un lavoratore dipendente, cittadino di un paese terzo, incontrano difficoltà tali che spesso sono costretti a rinunciare alla prestazione prevista o devono far fronte a ritardi tali da recar loro pregiudizio; che i controlli preventivi effettuati prima di qualsiasi trasferta dagli Stati membri in cui hanno luogo le prestazioni costituiscono un doppione dei controlli a posteriori e dei controlli effettuati nel paese di stabilimento;(5) considerando che le autorità di uno Stato membro in cui ha luogo una prestazione di servizi non dispongono, nello Stato membro di stabilimento del prestatore, di garanzie relative alla regolarità della situazione del prestatore di servizi e del suo lavoratore dipendente da inviare in trasferta; che gli Stati membri non dispongono neppure di garanzie che al termine della prestazione i lavoratori in trasferta ritornino nello Stato membro in cui hanno la loro occupazione principale;(6) considerando che un documento denominato carta CE di prestazione di servizi, che deve essere rilasciato dallo Stato membro di stabilimento del prestatore di servizi, deve costituire uno strumento che agevola le trasferte e consente pertanto al prestatore di reagire più rapidamente in vista di trasferte attuali o eventuali nell'ambito delle sue attività ordinarie, anche se il suo personale comprende uno o più cittadini di un paese terzo; che spetta al prestatore di servizi richiedere il rilascio della carta CE di prestazione di servizi; che la presente direttiva deve far salvi gli obblighi assunti dalla Comunità e dagli Stati membri nell'ambito dell'Accordo generale sul commercio dei servizi (1); che lo strumento costituito dalla carta CE di prestazione di servizi deve includere soltanto i dati necessari per rispettare le disposizioni della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati (2);(7) considerando che lo Stato membro che rilascia la carta CE di prestazione di servizi deve tenere conto delle considerazioni di ordine pubblico volte a combattere l'immigrazione clandestina, attestando la regolarità della situazione del cittadino di un paese terzo nello Stato membro in cui il prestatore di servizi lo impiega; che tale strumento deve garantire che l'attività principale del lavoratore dipendente in trasferta si svolga all'interno dello Stato membro di stabilimento del prestatore di servizi; che tale documento va protetto dalla possibilità di falsificazione; che viene pertanto meno la necessità di esigere un visto di ingresso;(8) considerando che la carta CE di prestazione di servizi, rilasciata da uno Stato membro, deve fornire la garanzia necessaria affinché qualsiasi altro Stato membro in cui avrà luogo una prestazione di servizi consenta l'ingresso e il soggiorno della persona interessata finalizzati ad una o più prestazioni di servizi, cioè il soggiorno durante ed in occasione della prestazione di servizi; che tale garanzia deve comprendere l'obbligo di non considerare la trasferta come un'interruzione del soggiorno e dell'attività dipendente ammessa e, in particolare, di riammettere in qualsiasi circostanza la persona in trasferta; che lo Stato membro in cui ha luogo la prestazione non potrà più imporre di conseguenza le proprie condizioni per quanto riguarda l'ingresso, il soggiorno e l'accesso ad un'attività dipendente temporanea; che la presente direttiva deve far salve le norme imperative riguardanti le condizioni di lavoro e di occupazione previste dalla direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi (3), che devono essere rispettate nello Stato membro in cui ha luogo la prestazione;(9) considerando che ogni Stato membro in cui ha luogo una prestazione di servizi deve poter imporre l'obbligo di segnalare, prima dell'ingresso del lavoratore dipendente in trasferta sul territorio, la sua presenza e le prestazioni di servizi per le quali è stato distaccato; che un obbligo di dichiarazione preventiva deve consentire a tale Stato membro all'occorrenza di prendere le misure necessarie per motivi di ordine pubblico, di sicurezza pubblica e di sanità pubblica, nei limiti previsti dalla presente direttiva; che ogni Stato membro in cui ha luogo una prestazione di servizi deve poter imporre anche l'obbligo di ottenere, in seguito all'entrata, un titolo temporaneo di soggiorno, se nell'arco di dodici mesi le prestazioni di servizi richiedono un soggiorno del lavoratore dipendente in trasferta di durata superiore a sei mesi;(10) considerando che ogni Stato membro deve pertanto essere in grado di controllare, in particolare in occasione del rilascio di un titolo temporaneo di soggiorno, che il soggiorno del lavoratore dipendente in trasferta sia effettivamente motivato da una prestazione di servizi in tale Stato membro; che la libertà di prestazione di servizi di cui alla presente direttiva deve rivestire sempre un carattere temporaneo che è opportuno determinare in base alla continuità, frequenza e durata della prestazione; che la validità del titolo temporaneo di soggiorno deve poter essere limitata al periodo di validità della carta CE di prestazione di servizi, in considerazione del fatto lo Stato membro intende rilasciare, conformemente al principio della libera prestazione di servizi, un titolo di soggiorno mediante i propri strumenti nazionali relativi alle trasferte di durata superiore a sei oppure dodici mesi;(11) considerando che, ai fini dell'effetto utile della presente direttiva, occorre garantire anche la parità di trattamento tra cittadini di paesi terzi e cittadini dell'Unione in trasferta in quanto lavoratori dipendenti nell'ambito del riconoscimento dei diplomi, certificati e altri titoli acquisiti all'interno della Comunità; che tale parità di trattamento deve poter essere invocata, sulla base della presente direttiva, soltanto dal prestatore di servizi che è il datore di lavoro del lavoratore dipendente cittadino di un paese terzo; che essa non deve comprendere diplomi, certificati e altri titoli acquisiti in un paese terzo e meramente riconosciuti in un paese membro;(12) considerando che gli Stati membri non devono poter accordare un trattamento più favorevole ai prestatori di servizi stabiliti all'esterno della Comunità rispetto a quelli stabiliti al suo interno; che gli Stati membri devono poter derogare alla presente direttiva per motivi di ordine pubblico, di sicurezza pubblica e di sanità pubblica; che i limiti di tale deroga devono essere determinati nei confronti dei prestatori di servizi nella loro qualità di datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti cittadini di paesi terzi, in base al coordinamento previsto dalla direttiva 64/221/CEE (4) del Consiglio del 25 febbraio 1964 per il coordinamento dei provvedimenti speciali riguardanti il trasferimento e il soggiorno degli stranieri, giustificati da motivi d'ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, modificata da ultimo dalla direttiva 75/35/CEE (5) e ciò allo scopo di stabilire un quadro uniforme per i prestatori di servizi, indipendentemente dalla cittadinanza dei loro dipendenti;(13) considerando che, ai fini dell'applicazione della presente direttiva, è indispensabile garantire una cooperazione stretta tra le autorità competenti degli Stati membri; che per le autorità degli Stati membri è utile adottare un modello uniforme di carta CE di prestazione di servizi; che è opportuno conferire alla Commissione il potere di decidere sul modello e sulle altre modalità relative alla carta CE di prestazione di servizi, secondo la procedura prevista dal regolamento (CE) n. 1683/95 del Consiglio, del 29 maggio 1995, che istituisce un modello uniforme per i visti (6);(14) considerando che la presente direttiva deve far salva la competenza degli Stati membri di determinare quali cittadini di paesi terzi ammettere all'esercizio di un'attività dipendente, le condizioni che consentono di prolungare il soggiorno e le attività professionali da disciplinare sul territorio nazionale;(15) considerando che, conformemente al principio di proporzionalità di cui all'articolo 3 B, terzo comma del trattato CE, la presente direttiva si limita alle misure necessarie per raggiungere l'obiettivo della libera circolazione dei servizi; che si limita ai controlli precedenti alla realizzazione di una prestazione oltrefrontiera di servizi, ma non riguarda i controlli a posteriori nello Stato membro in cui ha luogo la prestazione; che si limita alle trasferte di durata in ogni caso non superiore a dodici mesi, nonché al riconoscimento dei diplomi, certificati e altri titoli acquisiti all'interno della Comunità;(16) considerando che, ai fini dell'applicazione della presente direttiva, gli Stati membri devono istituire un regime di sanzioni adeguate;(17) considerando che entro i quattro anni successivi al termine d'attuazione della presente direttiva la Commissione deve verificare l'applicazione della presente direttiva in modo da proporre le modificazioni eventualmente necessarie;HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1 La presente direttiva si applica ai prestatori di servizi stabiliti in uno Stato membro che, nell'ambito di una prestazione oltrefrontiera di servizi, inviano in trasferta lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo sul territorio di un altro Stato membro.Articolo 2 1. Se un prestatore di servizi intende inviare in trasferta, nell'ambito delle sue attività ordinarie, un lavoratore dipendente, proveniente da un paese terzo, in uno o più Stati membri conformemente a una delle situazioni di cui all'articolo 1, paragrafo 3, lettere a) e b) della direttiva 96/71/CE, lo Stato membro in cui il prestatore è stabilito gli rilascia, qualora ne faccia domanda, un documento denominato «carta CE di prestazione di servizi».La carta di prestazione dei servizi CE viene rilasciata qualora venga accertato quanto segue:a) che il lavoratore dipendente risiede in tale Stato membro, a norma della legislazione di detto Stato;b) che il lavoratore dipendente è affiliato al regime di sicurezza sociale dello Stato membro competente per i rischi relativi alla malattia o all'infortunio sul lavoro oppure, in assenza di una tale affiliazione, è coperto da un'assicurazione contro i rischi di malattia e di infortunio sul lavoro per il periodo della trasferta in uno o più Stati membri.2. La carta CE di prestazione di servizi è rilasciata per un periodo di validità durante il quale il lavoratore dipendente ha un'occupazione regolare ed effettiva e non può superare:a) dodici mesi, nel caso in cui il periodo di occupazione regolare ed effettiva, precedente al rilascio, sia superiore a dodici mesi; ob) sei mesi, nel caso in cui il periodo di occupazione regolare ed effettiva, precedente al rilascio, sia superiore a sei mesi.Si considera occupazione regolare il lavoro eseguito sulla base di una normativa comunitaria o nazionale, o di un'autorizzazione dello Stato membro d'emissione della carta CE di prestazione di servizi, che consente l'accesso limitatamente ad un'occupazione presso il prestatore di servizi richiedente oppure presso qualsiasi altro datore di lavoro stabilito nello Stato membro.Si considera occupazione effettiva il lavoro eseguito sul territorio dello Stato membro d'emissione della carta CE di prestazione di servizi.3. La carta CE di prestazione di servizi è rinnovabile soltanto se sussistono nuovamente i requisiti per il rilascio di cui ai paragrafi 1 e 2.4. La carta CE di prestazione di servizi costituisce un documento distinto, il cui titolare è il prestatore di servizi, e che questi mette a disposizione del lavoratore dipendente in trasferta che figura sul documento.Essa contiene le seguenti indicazioni:a) i dati relativi al prestatore di servizi e al lavoratore dipendente in trasferta,b) il periodo di validità,c) l'autorità e lo Stato membro d'emissione.L'esatto formato dei dati, il modello uniforme del documento da rilasciare e le prescrizioni tecniche volte ad impedire una falsificazione del documento sono decisi mediante un regolamento di esecuzione, adottato secondo la procedura di cui all'articolo 6 del regolamento (CE) n. 1683/95.5. Lo Stato membro d'emissione della carta CE di prestazione di servizi non può considerare la trasferta finalizzata alla prestazione di servizi in un altro Stato membro come un'interruzione del soggiorno o dell'attività dipendente del lavoratore dipendente in trasferta.Lo Stato membro di emissione non può rifiutare la successiva riammissione nel suo territorio del lavoratore dipendente in trasferta in forza di norme nazionali, qualunque siano i motivi di tale rifiuto.Articolo 3 1. Ogni Stato membro in cui viene eseguita una prestazione di servizi consente l'ingresso ed il soggiorno del lavoratore dipendente cittadino di un paese terzo sul suo territorio ai fini di una o più prestazioni di servizi, a condizione che questi sia munito della carta CE di prestazione di servizi e di una carta di identità o di un passaporto validi per la durata della prestazione di servizi.2. Ogni Stato membro in cui viene eseguita una prestazione di servizi non può imporre né al lavoratore in trasferta né al prestatore di servizi nella sua qualità di datore di lavoro:a) alcun visto di ingresso o di uscita,b) alcun titolo o permesso di soggiorno ad eccezione di quello previsto dal paragrafo 3,c) alcuna autorizzazione o permesso di lavoro relativo all'accesso ad un'occupazione,d) qualsiasi altro obbligo equivalente a quelli di cui alle lettere a), b) e c).3. Ogni Stato membro in cui viene eseguita una prestazione di servizi può imporre al prestatore di segnalare la presenza del lavoratore dipendente in trasferta, la durata prevista del soggiorno e la o le prestazioni di servizi che motivano la trasferta, prima che l'interessato entri nel suo territorio. Se la durata totale della o delle prestazioni di servizi previste è superiore a sei mesi in un arco di tempo di dodici mesi, lo Stato membro rilascia, successivamente all'ingresso del lavoratore dipendente in trasferta, un titolo temporaneo attestante l'ammissione al soggiorno.4. Per agevolare la prestazione di servizi, ogni Stato membro in cui viene eseguita la prestazione garantisce la parità di trattamento tra cittadini di paesi terzi e cittadini dell'Unione, in trasferta come lavoratori dipendenti ai fini di una prestazione di servizi, riguardo al riconoscimento dei diplomi, certificati e altri titoli che l'interessato ha acquisito all'interno della Comunità allo scopo di esercitare l'attività corrispondente, rilasciati da un'autorità competente di uno Stato membro. Lo Stato membro garantisce che il prestatore di servizi, in qualità di datore di lavoro, disponga di un diritto di ricorso giurisdizionale di diritto interno contro le decisioni che non rispettino tale parità di trattamento.Articolo 4 1. Gli Stati membri non accordano ai prestatori di servizi stabiliti all'esterno della Comunità un trattamento più favorevole di quello riservato ai prestatori di servizi stabiliti all'interno della Comunità.2. Gli Stati membri non possono derogare alle disposizioni della presente direttiva se non per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica; in questo caso, la direttiva 64/221/CEE si applica in quanto compatibile.Articolo 5 1. Gli Stati membri determinano le autorità competenti per il rilascio della carta CE di prestazione di servizi e del titolo temporaneo di soggiorno, nonché per ricevere le informazioni di cui all'articolo 3, paragrafo 3, e le comunicano alla Commissione e agli altri Stati membri. Essi adottano i provvedimenti necessari per semplificare il più possibile le formalità, i termini e le procedure per ottenere i titoli suddetti, che vengono rilasciati gratuitamente o contro pagamento di una somma che non supera i diritti e le tasse richiesti per il rilascio delle carte di identità ai propri cittadini.2. Gli Stati membri prevedono una cooperazione tra le amministrazioni pubbliche che, conformemente alla legislazione nazionale, sono competenti per le questioni relative all'applicazione della presente direttiva.La cooperazione consiste in particolare nel rispondere a ogni domanda motivata di informazioni. Essa è fornita a titolo gratuito ed in tempi brevi.Articolo 6 Gli Stati membri determinano le sanzioni da irrogare in caso di violazione delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva e adottano tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano tali disposizioni alla Commissione, entro il termine di cui all'articolo 8, nonché quanto prima possibile, le modificazioni che le riguardano.Articolo 7 Entro i quattro anni successivi alla data di cui all'articolo 8 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio un rapporto sull'applicazione della presente direttiva negli Stati membri e propone, se del caso, le necessarie modificazioni.Articolo 8 Gli Stati membri adottano e pubblicano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 30 giugno 2002. Essi ne informano immediatamente la Commissione.Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.Articolo 9 La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 10 Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.(1) GU L 336 del 23.12.1994, pag. 190.(2) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.(3) GU L 18 del 21.1.1997, pag. 1.(4) GU 56 del 4.4.1964, pag. 850/64.(5) GU L 14 del 20.1.1975, pag. 14.(6) GU L 164 del 14.7.1995, pag. 1.