CELEX: 62006CJ0206
Language: it
Date: 2008-07-17
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 17 luglio 2008.#Essent Netwerk Noord BV con l’intervento di Nederlands Elektriciteit Administratiekantoor BV contro Aluminium Delfzijl BV, e nel procedimento cautelare tra Aluminium Delfzijl BV e Stato dei Paesi Bassi e nel procedimento cautelare tra Essent Netwerk Noord BV e Nederlands Elektriciteit Administratiekantoor BV e Saranne BV.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Rechtbank Groningen - Paesi Bassi.#Mercato interno dell’energia elettrica - Normativa nazionale che permette di percepire un supplemento del prezzo di trasporto dell’energia elettrica a favore di una società designata per legge, tenuta al pagamento dei costi non recuperabili - Tasse di effetto equivalente a dazi doganali - Imposizioni interne discriminatorie - Aiuti accordati dagli Stati membri.#Causa C-206/06.

Causa C‑206/06
      Essent Netwerk Noord BV e altri 
      contro
      Aluminium Delfzijl BV e altri 
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rechtbank Groningen)
      «Mercato interno dell’energia elettrica — Normativa nazionale che permette di percepire un supplemento del prezzo di trasporto dell’energia elettrica a favore di una
         società designata per legge, tenuta al pagamento dei costi non recuperabili — Tasse di effetto equivalente a dazi doganali — Imposizioni interne discriminatorie — Aiuti concessi dagli Stati membri»
      
      Massime della sentenza
      1.        Libera circolazione delle merci — Dazi doganali — Tasse d’effetto equivalente — Imposizioni interne
      (Artt. 25 CE e 90 CE)
      2.        Aiuti concessi dagli Stati — Nozione 
      (Art. 87, n. 1, CE)
      1.        L’art. 25 CE dev’essere interpretato nel senso che osta ad una misura legislativa ai sensi della quale gli acquirenti nazionali
         di energia elettrica sono debitori di un supplemento di prezzo, che costituisce una tassa, dovuto al loro gestore di rete
         per i quantitativi di energia elettrica prodotti nello Stato membro e importati, i quali sono stati trasportati a favore dei
         suddetti acquirenti, quando tale supplemento dev’essere ceduto dal suddetto gestore ad una società a tal fine designata dal
         legislatore, società che è una filiale comune di talune imprese nazionali produttrici di energia elettrica e che in precedenza
         gestiva i costi di tutta l’energia elettrica prodotta ed importata, e quando tale supplemento dev’essere integralmente destinato
         al pagamento di costi non conformi al mercato cui tale società è personalmente tenuta, il che implica che le somme percepite
         da tale società compensano integralmente l’onere che grava sull’energia elettrica nazionale trasportata. Lo stesso dicasi
         quando le imprese produttrici nazionali di energia elettrica sono tenute a sopportare tali costi e quando, in base a convenzioni
         esistenti, grazie al pagamento del prezzo di acquisto dell’elettricità prodotta nello Stato membro, al pagamento di dividendi
         alle diverse imprese nazionali produttrici di energia elettrica di cui la società designata è la filiale o a qualsiasi altro
         mezzo, il vantaggio costituito dal supplemento di prezzo ha potuto essere integralmente traslato dalla società designata verso
         le imprese nazionali produttrici di energia elettrica.
      
      L’art. 90 CE dev’essere interpretato nel senso che osta alla medesima misura nei casi in cui il gettito della tassa percepita
         sull’energia elettrica trasportata è destinato solo parzialmente al pagamento di costi non conformi al mercato, cioè quando
         l’importo percepito dalla società designata compensa solo una parte dell’onere che grava sull’energia elettrica trasportata.
      
      (v. punti 47, 57, dispositivo 1)
      2.        Nel contesto di una misura legislativa ai sensi della quale gli acquirenti nazionali di energia elettrica sono debitori di
         un importo avente per origine un supplemento di prezzo, che costituisce una tassa, dovuto al loro gestore di rete per i quantitativi
         di energia elettrica prodotti nello Stato membro e importati, trasportati a favore dei suddetti acquirenti, quando tale supplemento
         dev’essere ceduto dal suddetto gestore ad una società a tal fine designata dal legislatore, società che è una filiale comune
         di talune imprese nazionali produttrici di energia elettrica e che in precedenza gestiva i costi di tutta l’energia elettrica
         prodotta e importata, e quando tale supplemento dev’essere integralmente destinato al pagamento di costi non conformi al mercato
         cui tale società è personalmente tenuta, il che implica che le somme percepite da tale società compensano integralmente l’onere
         che grava sull’energia elettrica nazionale trasportata, l’art. 87 CE dev’essere interpretato nel senso che gli importi pagati
         alla suddetta società costituiscono un aiuto di Stato ai sensi di tale disposizione nei limiti in cui rappresentano un vantaggio
         economico e non una compensazione che rappresenti la contropartita delle prestazioni effettuate dalla società designata per
         eseguire obblighi di servizio pubblico.
      
      (v. punti 47, 57, 96, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      17 luglio 2008 (*)
      
      «Mercato interno dell’energia elettrica – Normativa nazionale che permette di percepire un supplemento del prezzo di trasporto dell’energia elettrica a favore di una
         società designata per legge, tenuta al pagamento dei costi non recuperabili – Tasse di effetto equivalente a dazi doganali – Imposizioni interne discriminatorie – Aiuti concessi dagli Stati membri»
      
      Nel procedimento C‑206/06,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Rechtbank Groningen
         (Paesi Bassi) con decisione 19 aprile 2006, pervenuta in cancelleria il 2 maggio 2006, nella causa tra
      
       Essent Netwerk Noord BV,
      con l’intervento di
       Nederlands Elektriciteit Administratiekantoor BV
      e
       Aluminium Delfzijl BV,
      e nel procedimento cautelare tra
       Aluminium Delfzijl BV
      e
       Stato dei Paesi Bassi
      e nel procedimento cautelare tra
       Essent Netwerk Noord BV,
      e
       Nederlands Elektriciteit Administratiekantoor BV,
      
       Saranne BV,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas (relatore), presidente di sezione, dai sigg. U. Lõhmus, J.N. Cunha Rodrigues, A. Ó Caoimh e A. Arabadjiev,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. P. Mengozzi
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 10 maggio 2007,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Essent Netwerk BV, avente causa a titolo universale dal 1° gennaio 2005 di Essent Netwerk Noord BV, dagli avv.ti P.E. Mazel
         e E. Hamminga, advocaten;
      
      –        per la Aluminium Delfzijl BV, dagli avv.ti A.J. van den Berg e M.Van Leeuwen, advocaten;
      –        per il Nederlands Elektriciteit Administratiekantoor BV, dagli avv.ti J.K. de Pree e Y. de Vries, advocaten; 
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra H.G. Sevenster, nonché dai sigg. P.P.J. van Ginneken e D.J.M. de Grave, in qualità
         di agenti;
      
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. R. Lyal e H. van Vliet, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 24 gennaio 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 25 CE, 87, n. 1, CE e 90 CE.
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Essent Netwerk Noord BV (in prosieguo: la «Essent Netwerk»),
         gestore di rete di energia elettrica, e la Aluminium Delfzijl BV (in prosieguo: la «Aldel»), acquirente di energia elettrica
         e di servizi di trasporto, riguardo ad un supplemento tariffario fatturato per il trasporto di energia elettrica nel corso
         del periodo dal 1° agosto 2000 al 31 dicembre 2000.
      
      3        Nell’ambito di un intervento e di procedimenti cautelari, parti della controversia sono anche il Nederlands Elektriciteit
         Administratiekantoor BV (in prosieguo: il «NEA»), già Samenwerkende ElektriciteitsProduktiebedrijven NV (in prosieguo: la
         «SEP»), società designata dalla legge, lo Stato dei Paesi Bassi e la società Saranne BV, filiale della SEP e gestore della
         rete ad alta tensione. 
      
       Contesto normativo
       Il diritto comunitario
      4        La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 19 dicembre 1996, 96/92/CE, concernente norme comuni per il mercato interno
         dell’energia elettrica (GU 1997, L 27, pag. 20; in prosieguo: la «direttiva»), stabilisce norme comuni per la generazione,
         la trasmissione e la distribuzione dell’energia elettrica. 
      
      5        I capitoli IV, VI e VII trattano rispettivamente della gestione della rete di trasmissione, della contabilità delle imprese
         del settore dell’energia elettrica e dell’organizzazione dell’accesso alla rete. 
      
      6        L’art. 24, nn. 1 e 2, della direttiva dispone:
      
      «1. Gli Stati membri, in cui impegni o garanzie di gestione, accordati prima dell’entrata in vigore della presente direttiva,
         possono non poter essere adempiuti a causa delle disposizioni della presente direttiva possono richiedere un regime transitorio,
         che può essere loro concesso dalla Commissione tenuto conto, tra l’altro, delle dimensioni della rete interessata, del livello
         d’interconnessione della rete e della struttura della sua industria elettrica. Prima di prendere una decisione, la Commissione
         informa gli Stati membri di tali richieste, tenuto conto del rispetto della riservatezza. La decisione è pubblicata nella
         Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
      
      2. Il regime transitorio è limitato nel tempo ed è vincolato allo scadere degli impegni o delle garanzie di cui al paragrafo
         1. Il regime transitorio può includere deroghe ai capitoli IV, VI e VII della presente direttiva. Le richieste di regime transitorio
         devono essere notificate alla Commissione entro e non oltre un anno dopo l’entrata in vigore della presente direttiva».
      
       La normativa nazionale
      7        Prima della liberalizzazione del settore dell’energia elettrica nei Paesi Bassi, quattro imprese regionali producevano energia
         elettrica. 
      
      8        Ai sensi dell’art. 2 della legge recante disciplina della produzione, dell’importazione, del trasporto e della vendita di
         energia elettrica (Elektriciteitswet) 16 novembre 1989 (Staatsblad 1989, pag. 535; in prosieguo: l’«EW 1989»), tali società produttrici avevano il compito, insieme ad una società designata
         (la SEP, la loro filiale comune), di assicurare il funzionamento affidabile ed efficace della distribuzione pubblica di energia
         elettrica ai costi più bassi possibile e giustificati nei confronti della collettività. Per assolvere tale compito, la SEP
         ed i suoi azionisti avevano concluso un accordo di cooperazione nel 1986. L’EW 1989 ha conferito una base legale a tale accordo
         per il periodo che decorre dal 1990.
      
      9        Tutta l’energia elettrica generata ed importata era gestita dalla SEP. I costi erano posti in comune tramite la SEP e pagati
         da quest’ultima alle quattro imprese produttrici. I costi totali della SEP permettevano di determinare il prezzo dell’energia
         elettrica fatturato al settore della distribuzione, tenuto conto di un massimale fissato dal Ministro degli Affari economici.
         
      
      10      All’epoca in cui il mercato dell’energia elettrica era chiuso, la SEP o la SEP e le imprese produttrici avevano realizzato
         nell’ambito dell’accordo di cooperazione, in parte su invito dei pubblici poteri, taluni investimenti motivati da considerazioni
         di sicurezza di approvvigionamento e di fornitura, nonché di utilizzo conservativo delle fonti di energia. Gli investimenti
         in parola riguardavano in particolare: i) i contratti a lungo termine per l’importazione di energia elettrica e di gas conclusi
         dalla SEP con produttori esteri di energia elettrica e di gas; ii) le convenzioni concluse, a quanto risulta, dalle imprese
         produttrici nell’ambito dei progetti di teleriscaldamento urbano, e iii) la costruzione di un impianto sperimentale ed ecologico
         di gasificazione del carbone, denominato «Demkolec». Era prevedibile che i costi connessi a tali progetti non potessero essere
         recuperati dopo la liberalizzazione. Si trattava di costi non conformi al mercato, o «costi non recuperabili» («stranded costs»),
         secondo la terminologia utilizzata dalla Commissione. 
      
      11      Il 21 gennaio 1997 la SEP, le quattro imprese produttrici e le 23 imprese di distribuzione hanno concluso un accordo (in prosieguo:
         il «protocollo di accordo») relativo alla fornitura di energia elettrica alle imprese di distribuzione per gli anni 1997‑2000.
         
      
      12      Tale protocollo di accordo prevedeva in particolare che le imprese di distribuzione versassero congiuntamente ogni anno, sino
         al 2000, un importo di NLG 400 milioni alla SEP (cioè un totale di NLG 1,6 miliardi), destinato a coprire i costi non conformi
         al mercato. 
      
      13      Il pagamento di tale importo da parte delle imprese di distribuzione è stato finanziato grazie ad un aumento delle tariffe
         dell’energia elettrica per i piccoli, medi e grandi consumatori ordinari. I grandi consumatori speciali hanno contribuito
         solo in parte ai costi non conformi al mercato o non vi hanno affatto contribuito in forza dell’art. 32 dell’EW 1989, che
         prevedeva la possibilità di concludere accordi con i medesimi. 
      
      14      La direttiva è stata trasposta nei Paesi Bassi dalla legge recante disciplina della produzione, del trasporto e della distribuzione
         di energia elettrica (Elektriciteitswet) 2 luglio 1998 (Staatsblad 1998, n. 427; in prosieguo l’«EW 1998»), che ha abrogato l’EW 1989, con effetto dal 1° luglio 1999. Conformemente a tale
         legge, le attività di gestione della rete di distribuzione e quelle di distribuzione dell’energia elettrica sono state scisse.
         
      
      15      Il protocollo di accordo ha ottenuto un ancoraggio legale grazie al nuovo art. 97, n. 2, dell’EW 1998 (aggiunto dalla legge
         1° luglio 1999, Staatsblad 1999, n. 260), che ha imposto il rispetto di tale protocollo sino al 1° gennaio 2001.
      
      16      Conformemente alla legge, una commissione di tre esperti presieduta dal sig. Herkströter (in prosieguo: la «commissione Herkströter»)
         è stata incaricata di emettere un parere sulla necessità di misure compensative per i costi non conformi al mercato. Il 18
         novembre 1999 tale commissione ha trasmesso il suo parere al Ministro degli Affari economici. Essa concludeva che il governo
         avrebbe dovuto accordare compensazioni solo per i costi non conformi al mercato da esso stesso causati, cioè per i progetti
         di teleriscaldamento urbano e l’impianto Demkolec. Gli altri costi non conformi al mercato, segnatamente quelli relativi ai
         contratti di importazione, avrebbero dovuto essere sostenuti dalle imprese produttrici secondo una chiave di ripartizione
         proposta dalla commissione Herkströter.
      
      17      Il 21 dicembre 2000 è stata adottata la legge transitoria sul settore della produzione di energia elettrica (Overgangswet
         Elektriciteitsproductiesector, Staatsblad 2000, n. 607; in prosieguo: l’«OEPS»), che disciplinava, in particolare, la questione dei costi non conformi al mercato.
         
      
      18      Sia la relazione introduttiva di tale legge sia il primo ‘considerando’ della medesima alludono alla caducità del protocollo
         di accordo a causa della liberalizzazione della produzione di energia elettrica. Risulta in proposito dai chiarimenti presentati
         dinanzi alla Corte che, pur scadendo il protocollo di accordo solo il 1° gennaio 2001, la sua esecuzione quale inizialmente
         prevista non era più possibile, in particolare per il 2000, a causa delle nuove regole applicabili ai grandi consumatori speciali.
      
      19      L’art. 9 dell’OEPS, entrato in vigore a decorrere dal 29 dicembre 2000 e applicabile con effetto retroattivo al 1° agosto
         2000, come prevede l’art. 25 della suddetta legge, istituisce un meccanismo di finanziamento dei costi non conformi al mercato
         dell’anno 2000. Esso recita come segue: 
      
      «1. Oltre a quanto deve al gestore di rete del territorio in cui è stabilito in virtù dell’accordo, ogni cliente diverso da
         un cliente protetto è debitore verso il gestore di rete di un ammontare di NLG 0,0117 per chilowattora, calcolato sulla quantità
         totale di energia elettrica che il gestore di rete ha trasportato verso la sua utenza nel periodo dal 1° agosto 2000 al 31
         dicembre 2000. 
      
      2. Oltre a quanto deve al titolare di autorizzazione del territorio in cui è stabilito in virtù dell’accordo, ogni cliente
         protetto è debitore verso il titolare di autorizzazione di un ammontare di NLG 0,0117 per chilowattora, calcolato sulla quantità
         totale di energia elettrica che il suddetto titolare di autorizzazione gli ha fornito nel periodo dal 1° agosto 2000 al 31
         dicembre 2000. 
      
      3. Se un cliente ha già corrisposto a un gestore di rete o a un titolare di autorizzazione un acconto sull’importo menzionato
         al n. 1 o al n. 2 per l’anno 2000 o per parte dell’anno, tale gestore o titolare di autorizzazione compensa siffatto acconto
         con il totale ad esso spettante nel conteggio finale per l’anno 2000. 
      
      4. Il gettito costituito dagli importi di cui i clienti sono debitori in virtù dei nn. 1 e 2 è ceduto prima del 1° luglio
         2001 rispettivamente dal gestore di rete o dal titolare di autorizzazione alla società designata.
      
      5. La società designata informa il ministro dell’importo del gettito di cui al paragrafo 4 e allega la dichiarazione di un
         contabile ai sensi dell’art. 393, n. 1, del libro 2 del codice civile circa la veridicità dell’informazione. Se l’ammontare
         totale eccede NLG 400 milioni, la società designata cede l’eccedenza al ministro che la destina al finanziamento dei costi
         di cui all’art. 7».
      
      20      Il 1° gennaio 2001 scadeva il protocollo di accordo. Conformemente all’art. 2, n. 1, dell’OEPS, le quattro imprese produttrici
         sono divenute congiuntamente responsabili per i costi non conformi al mercato enumerati all’art. 2, n. 2, dell’OEPS. 
      
      21      Gli artt. 6‑8 dell’OEPS erano diretti a far finanziare dallo Stato il pagamento dei costi non conformi al mercato relativi
         ai progetti di teleriscaldamento urbano ed all’impianto Demkolec per il periodo successivo al 1° gennaio 2001. Essi erano
         formulati come segue: 
      
      «Articolo 6
      1.      Il nostro ministro fissa ogni anno, per un periodo massimo di 10 anni, un supplemento dovuto da tutti i clienti ad eccezione
         dei gestori di rete. 
      
      2.      Il supplemento è stabilito per la prima volta entro un termine di quattro settimane a decorrere dalla data di entrata in vigore
         del presente articolo. Il supplemento applicabile ai rimanenti nove anni è fissato entro il 1° ottobre dell’anno precedente
         quello interessato dalla nuova tariffa. 
      
      3.      Il supplemento rappresenta una percentuale dell’importo totale dovuto da un cliente per il trasporto dell’energia elettrica
         sino al suo punto di raccordo e per la prestazione dei servizi forniti dal sistema. 
      
      4.      Il supplemento non può essere superiore al 10% dell’importo di cui al n. 3 supra. 
      5.      Il nostro ministro fissa tale supplemento in conformità delle disposizioni adottate per decreto ministeriale che prevede,
         in ciascun caso, che non sia concessa alcuna sovvenzione per finanziare i costi per i quali una somma è stata accordata sotto
         forma di un sussidio o di una regola di natura fiscale. Se ciò si rivela necessario per conformarsi all’interpretazione suggerita
         dalla Commissione (...), il nostro ministro può modificare il fondamento normativo di cui al n. 3 ai sensi del quale è dovuto
         il supplemento di cui trattasi. 
      
      Articolo  7
      Il gettito del supplemento è destinato a sovvenzionare:
      a.      i costi generati dagli accordi relativi al teleriscaldamento urbano conclusi tra le imprese di produzione ed i fornitori prima
         della data di abrogazione dell’[EW] 1989, sempreché i progetti interessati dai suddetti accordi siano già stati avviati prima
         di tale data. 
      
      b.      i costi connessi alla cessione ed al trasferimento delle azioni della società n.v. Demkolec o dell’impianto sperimentale di
         gasificazione del carbone di Demkolec, e 
      
      c.      i costi connessi all’incasso di tale supplemento da parte dei gestori di rete. 
      Articolo  8
      1.      Conformemente alle disposizioni che il nostro ministro adotterà, la sovvenzione di cui all’art. 7 supra è concessa alle persone
         seguenti: 
      
      a.      le persone giuridiche che prendono a carico i costi di cui all’art. 7, lett. a), costi per i quali ciascuna persona giuridica
         percepisce ogni anno tale importo che corrisponde ai costi sostenuti nell’anno in questione, i quali sono calcolati ricorrendo
         al metodo dei rischi collegati al prezzo del combustibile, che tiene conto della produzione di calore per progetto. 
      
      b.      le persone che prendono a carico i costi di cui all’art. 7, lett. b).
      2.      Il nostro ministro concede la sovvenzione alle persone giuridiche di cui al n. 1, lett. a), solo dopo aver proceduto con le
         stesse ad una stima dei costi di cui all’art. 7, lett. a), a loro carico per l’anno in corso; a tale scopo le persone giuridiche
         interessate dichiarano il quantitativo totale di calore prodotto, espresso come totale annuo. 
      
      3.      Il nostro ministro concede la sovvenzione alle persone giuridiche di cui al n. 1, lett. b), solo dopo la cessione o il trasferimento
         da parte delle persone giuridiche interessate delle azioni della società n.v. Demkolec o dell’impianto sperimentale di gasificazione
         del carbone di Demkolec, e solo dopo aver effettuato con le medesime una stima dei costi sostenuti da queste ultime in rapporto
         alla cessione o al trasferimento delle suddette azioni o dell’impianto.
      
      4.      Il decreto ministeriale di cui all’art. 1 del presente articolo dispone, in ciascun caso, che non sia concessa alcuna sovvenzione
         per finanziare i costi per i quali è stata accordata una somma sotto forma di un sussidio o di una regola di natura fiscale.
         
      
      5.      Il termine contemplato all’inizio dell’art. 7 può, con riserva dell’accordo dato dalla Commissione (…) a norma dell’art. 88 CE,
         essere prorogato con decreto ministeriale per un lasso di tempo che tenga conto della rimanente durata degli accordi di cui
         all’art. 7, lett. a)». 
      
      22      Tuttavia, il regio decreto che prevede l’entrata in vigore di tali articoli non è mai stato adottato. Con la legge 3 luglio
         2003 (Staatsblad 2003, n. 316), l’art. 6 dell’OEPS è stato abrogato. Gli artt. 7 e 8 sono stati sostituiti da disposizioni che prevedono la
         concessione di sovvenzioni dirette a coprire i costi dei progetti di teleriscaldamento urbano e dell’impianto Demkolec, conformemente
         a quanto era stato approvato dalla Commissione, nella decisione 25 luglio 2001 SG (2001) D/290565 nella pratica «aiuti di
         Stato» N 597/1998.
      
       I contatti tra il governo olandese e la Commissione
      23      Con lettera del 20 febbraio 1998 il governo olandese ha informato la Commissione circa i pagamenti compensativi contemplati
         a favore delle quattro imprese produttrici di energia elettrica chiedendole di approvarli in forza dell’art. 24 della direttiva.
         
      
      24      Con lettera del 16 ottobre 1998 esso ha comunicato alla Commissione informazioni supplementari e le ha notificato i regimi
         transitori, segnatamente i progetti degli artt. 6‑8 della futura OEPS, a norma dell’art. 24 della direttiva e, per quanto
         necessario, degli artt. 92 del Trattato CE (divenuto in seguito a modifica, art. 87 CE) e 93 del Trattato CE (divenuto art. 88 CE).
         
      
      25      Con decisione della Commissione 8 luglio 1999, 1999/796/CE, concernente la richiesta dei Paesi Bassi di regime transitorio
         ai sensi dell’articolo 24 della direttiva 96/92 (GU L 319, pag. 34), la Commissione ha considerato che il sistema di prelievi
         ed il trasferimento di pagamenti compensativi previsto non richiedevano alcuna deroga ai capitoli IV, VI o VII della direttiva
         e non potevano quindi essere considerati come un regime transitorio ai sensi dell’art. 24 della direttiva. 
      
      26      Il punto 42 del preambolo della decisione 1999/796 prevede: 
      
      «(...) Il trasferimento di un pagamento compensativo a taluni produttori di energia elettrica, finanziato attraverso un’imposta
         a carico dei consumatori, rappresenta pertanto una misura non direttamente prevista dalla direttiva, ma che deve essere valutata
         in virtù delle norme sulla concorrenza, in particolare l’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), CE (…)».
      
      27      La parte «aiuti di Stato» ha dato luogo a diversi contatti, scambi di corrispondenza e rinvii dell’esame del fascicolo nel
         periodo tra la summenzionata notificazione del 16 ottobre 1998 e la decisione della Commissione 25 luglio 2001.
      
      28      Secondo il giudice nazionale lo Stato olandese non avrebbe notificato formalmente l’art. 9 dell’OEPS alla Commissione, ma,
         con lettera del 30 agosto 2000, esso avrebbe informato quest’ultima sull’insieme del progetto di legge OEPS, incluso l’art. 9
         di quest’ultimo. 
      
      29      Il governo olandese segnala di aver inviato alla Commissione il testo integrale di tale progetto di legge, insieme alla relazione
         introduttiva. La lettera che riprende tale testo affrontava una grande quantità di argomenti. Quanto al protocollo di accordo
         in scadenza il 31 dicembre 2000, il governo olandese segnalava l’eventualità che potesse venir meno il suo ancoraggio legale,
         cioè che l’art. 97 dell’EW 1998 avrebbe potuto essere soppresso. 
      
      30      Poiché la Commissione ha formulato dubbi in merito alla compatibilità con il Trattato degli artt. 6‑8 del progetto di legge
         OEPS, il governo olandese avrebbe deciso di rinunciare all’entrata in vigore di questi ultimi articoli e di prospettare un
         finanziamento di taluni costi non conformi al mercato attraverso le risorse generali.
      
      31      Nella lettera del 30 agosto 2000 lo stesso governo avrebbe esplicitamente portato a conoscenza della Commissione il fatto
         che un supplemento di prezzo sarebbe stato introdotto dall’art. 9 del progetto di legge OEPS. Tale comunicazione sarebbe stata
         redatta nei seguenti termini: 
      
      «Nell’ambito dell’introduzione, nel 2000, di una nuova struttura tariffaria sulla base dell’[EW] 1998, struttura in cui le
         tariffe saranno scisse fra tariffa di distribuzione e tariffa di trasporto, il progetto di legge prevede una disposizione
         in forza della quale i gestori di rete e le imprese di distribuzione possono temporaneamente aumentare le loro tariffe. In
         tal modo si garantisce che le vecchie imprese di distribuzione parti del protocollo di accordo possano, anche per il 2000,
         continuare ad adempiere i loro obblighi sulla base di tale protocollo. Questa misura è la logica conseguenza della disposizione
         dell’[EW 1998] che conferiva un fondamento normativo al protocollo di accordo. Vorremmo per maggiori dettagli al riguardo
         rinviare all’art. 9 della proposta di legge [OEPS] ed ai brani della relazione introduttiva relativi al medesimo».
      
      32      Secondo la Commissione il governo olandese, con la sua lettera del 30 agosto 2000, l’avrebbe invitata ad esaminare non già
         l’art. 9 del progetto di legge OEPS alla luce degli artt. 87 CE e 88 CE, bensì gli artt. 6‑8 di tale progetto di legge. 
      
      33      Dalla decisione della Commissione 25 luglio 2001 risulta che il 15 settembre 2000 si è svolta una riunione tra le autorità
         olandesi ed i servizi della Commissione e che uno scambio di corrispondenza ha avuto luogo nei mesi di ottobre, novembre e
         dicembre 2000. Secondo tale decisione, con lettera del 27 giugno 2001, le autorità olandesi avrebbero revocato il meccanismo
         finanziario di cui alle misure notificate. 
      
      34      Nella decisione 25 luglio 2001 la Commissione ha concluso che l’aiuto notificato, relativo alla concessione di sovvenzioni
         dirette a coprire i costi dei progetti di teleriscaldamento urbano e dell’impianto Demkolec, rientra nell’ambito di applicazione
         dell’art. 87, n. 1, CE e che la misura è conforme alla comunicazione relativa alla metodologia di esame degli aiuti di Stato
         connessi a costi non recuperabili, del pari adottata il 25 luglio 2001. 
      
       Controversia nella causa principale e questioni pregiudiziali
      35      Il 19 dicembre 1996 la Aldel, «grande consumatore speciale», ha concluso, sul fondamento dell’art. 32 dell’EW 1989, un contratto
         di messa a disposizione di potenza elettrica e di consegna di energia elettrica nonché di «load management» con la SEP, Elektriciteits
         Productiemaatschappij Oost en Noord Nederland NV (impresa produttrice) e l’Energie Distributiemaatschappij voor Oost en Noord
         Nederland (impresa di distribuzione). 
      
      36      La Essent Netwerk è una persona giuridica autonoma, gestore di rete, filiale della società Essent NV, che è interamente controllata
         da enti territoriali provinciali e locali. Essa ha trasportato 717 413 761 kilowattora di energia elettrica all’utenza della
         Aldel, durante il periodo dal 1° agosto 2000 al 31 dicembre 2000. 
      
      37      A norma dell’art. 9 dell’OEPS, la Essent Netwerk ha presentato alla Aldel una fattura del 4 aprile 2001 per un importo di
         NLG 9 862 646,25 (EUR 4 475 473,75), inclusa IVA. Nonostante l’ingiunzione della Essent Netwerk, la Aldel non ha versato l’importo
         reclamato. 
      
      38      Nella causa principale la Essent Netwerk chiede il pagamento, a norma dell’art. 9 dell’OEPS, degli importi fatturati alla
         Aldel, maggiorati degli interessi e delle spese. Quest’ultima rifiuta di pagarli per il motivo che l’art. 9 dell’OEPS sarebbe
         contrario agli artt. 25 CE, 87 CE e 90 CE. La Aldel ha invocato la garanzia dello Stato. Dal canto suo la Essent Netwerk ha
         a sua volta chiamato in garanzia la Nederlands Elektriciteit Administratiekantoor BV e la Saranne BV.
      
      39      Pertanto, il Rechtbank Groningen ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali: 
      
      «1)      Se gli artt. 25 CE e 90 CE debbano essere interpretati nel senso che ostano a una disposizione di legge che obbliga gli acquirenti
         nazionali di energia elettrica, durante un periodo transitorio (dal 1° agosto al 31 dicembre 2000), a pagare al loro gestore
         di rete una maggiorazione tariffaria per le quantità di energia elettrica che sono state loro erogate ove tale maggiorazione
         debba essere versata dal gestore di rete a una società designata a tal fine dal legislatore allo scopo di neutralizzare i
         costi non conformi al mercato che risultano da impegni assunti o da investimenti realizzati da tale società prima della liberalizzazione
         del mercato elettrico e ove tale società:
      
      –        sia la filiale comune di quattro imprese nazionali produttrici di energia elettrica;
      –        nel periodo preso in considerazione (2000) sia l’unica responsabile per i costi non conformi al mercato relativi all’anno
         di riferimento;
      
      –        necessiti incontestabilmente di un ammontare di NLG 400 milioni (pari a EUR 181 512 086,40) per coprire tali costi nell’anno
         in questione, e, 
      
      –        qualora il gettito di detta maggiorazione superi l’importo citato, debba versare l’eccedenza al ministro.
      2)      Se il regime indicato nella prima questione soddisfi le condizioni di cui all’art. 87, n. 1, CE».
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione, relativa all’interpretazione degli artt. 25 CE e 90 CE 
      40      Come ha ricordato l’avvocato generale al paragrafo 29 delle sue conclusioni, gli artt. 25 CE e 90 CE, che sanciscono rispettivamente
         il divieto di dazi doganali e di tasse di effetto equivalente nonché il divieto di imposizioni interne discriminatorie, perseguono,
         con funzioni complementari, l’obiettivo di censurare qualsiasi dispositivo fiscale nazionale idoneo a discriminare i prodotti
         in provenienza o a destinazione di altri Stati membri ostacolandone la libera circolazione all’interno della Comunità in condizioni
         normali di concorrenza (v., in tal senso, sentenze 15 giugno 2006, cause riunite C‑393/04 e C‑41/05, Air Liquide Industries
         Belgium, Racc. pag. I‑5293, punto 55, 8 novembre 2007, causa C‑221/06, Stadtgemeinde Frohnleiten e Gemeindebetriebe Frohnleiten,
         Racc. pag. I‑9643, punto 30). 
      
      41      Costituisce una tassa di effetto equivalente qualsiasi onere pecuniario, sia pur minimo, imposto unilateralmente, a prescindere
         dalla sua denominazione e dalla sua struttura, che colpisca le merci per il fatto di attraversare una frontiera, quando non
         si tratti di un dazio doganale in senso proprio. Viceversa gli oneri pecuniari derivanti da un regime generale di imposizioni
         interne che gravano sistematicamente, secondo gli stessi criteri obiettivi, su categorie di prodotti indipendentemente dalla
         loro origine e dalla loro destinazione, rientrano nell’art. 90 CE (v. sentenza Air Liquide Industries Belgium, cit., punti 51
         e 56).
      
      42      Un tributo che colpisce i prodotti nazionali e quelli importati in base a identici criteri può tuttavia essere vietato dal
         Trattato quando il gettito di un’imposizione del genere è destinato a finanziare attività che giovano in modo specifico ai
         prodotti nazionali tassati. Se i benefici di cui fruiscono tali prodotti compensano integralmente il tributo da essi sopportato,
         gli effetti di quest’ultimo si manifestano solo in rapporto ai prodotti importati e tale imposizione costituisce una tassa
         di effetto equivalente. Per contro, se questi benefici compensano solo una parte dell’onere che grava sul prodotto nazionale,
         il tributo di cui trattasi costituisce un’imposizione discriminatoria ai sensi dell’art. 90 CE, la cui riscossione è vietata
         per la frazione del suo importo destinata alla compensazione di cui fruiscono i prodotti nazionali (v., in tal senso, sentenza
         11 marzo 1992, cause riunite da C‑78/90 a C‑83/90, Compagnie commerciale de l’Ouest e a., Racc. pag. I‑1847, punto 27).
      
      43      Nella causa principale il supplemento di prezzo è percepito sull’energia elettrica trasportata. Occorre ricordare in proposito
         che l’energia elettrica costituisce una merce ai sensi delle disposizioni del Trattato (sentenze 27 aprile 1994, causa C‑393/92,
         Almelo, Racc. pag. I‑1477, punto 28, e 23 ottobre 1997, causa C‑158/94, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑5789, punto 17).
         
      
      44      Peraltro, dato che il fatto generatore è il trasporto dell’energia elettrica, la Corte ha già dichiarato che un’imposta riscossa
         non su prodotti in quanto tali, ma per un’attività necessaria in relazione con i prodotti può rientrare negli artt. 25 CE
         e 90 CE (v., in tal senso, sentenza Stadtgemeinde Frohnleiten e Gemeindebetriebe Frohnleiten, cit., punto 43). Va comunque
         sottolineato che il supplemento di prezzo viene calcolato sul numero di chilowattora trasportati e non sulla distanza del
         trasporto o secondo qualunque altro criterio direttamente connesso al trasporto, colpendo quindi il prodotto stesso. 
      
      45      Tale supplemento di prezzo percepito sull’energia elettrica trasportata è stato imposto dall’art. 9 dell’OEPS. Poco importa,
         al riguardo, che tale disposizione faciliti l’esecuzione di un accordo precedentemente concluso tra vari operatori economici,
         dal momento che proprio in ragione della legge i consumatori di energia elettrica sono tenuti a pagare tale supplemento. Trattasi
         di un onere unilateralmente imposto. 
      
      46      Parimenti, ai fini dell’applicazione degli artt. 25 CE e 90 CE, ha poca importanza che l’onere finanziario non sia riscosso
         dallo Stato (sentenza 17 maggio 1983, causa 132/82, Commissione/Belgio, Racc. pag. 1649, punto 8). È di conseguenza irrilevante
         il fatto che il supplemento di prezzo è percepito dai gestori di rete. 
      
      47      Risulta da questi elementi che il supplemento in parola è una tassa che colpisce l’energia elettrica, sia importata sia nazionale,
         secondo un criterio obiettivo che è il numero di kilowattora trasportati. Dunque, proprio tenendo conto della destinazione
         del gettito della tassa occorre determinare se quest’ultima costituisca una tassa di effetto equivalente o un’imposizione
         nazionale discriminatoria. 
      
      48      La Essent Netwerk fa valere che né l’art. 25 CE né l’art. 90 CE sono applicabili nella causa principale, dato che sono gli
         utenti a pagare la tassa. Non potrebbe quindi trattarsi della compensazione di un onere qualsiasi sostenuto dalle imprese
         nazionali produttrici di elettricità. 
      
      49      Va però sottolineato che, ai fini dell’applicazione degli artt. 25 CE e 90 CE, la qualità del debitore della tassa è poco
         importante, nei limiti in cui la tassa ha per oggetto il prodotto o un servizio necessario in relazione con il prodotto. Orbene,
         come esposto al punto 44 della presente sentenza, proprio ciò si verifica nella causa principale. 
      
      50      Quanto ai beneficiari del gettito della tassa, non è escluso che si tratti delle imprese nazionali produttrici di energia
         elettrica. Infatti, anche se per il 2000 veniva attribuito un importo di NLG 400 milioni all’autorità designata, cioè alla
         SEP, ai fini del pagamento di costi non conformi al mercato, quest’ultima era però la filiale delle suddette imprese produttrici,
         impegnata nei loro confronti da varie convenzioni. 
      
      51      Spetta quindi al giudice nazionale verificare se le imprese produttrici fossero tenute a garantire il pagamento, da parte
         della SEP, di tali costi non conformi al mercato o se esse abbiano potuto fruire del vantaggio risultante dalla tassa, ad
         esempio, grazie ad un prezzo di vendita che integrava il gettito di tale vantaggio tramite la concessione di dividendi o con
         qualsiasi altro mezzo. 
      
      52      Quanto all’importo eccedente NLG 400 milioni, dato che la sua destinazione era determinata dall’art. 7 dell’OEPS e che quest’ultimo
         non era entrato in vigore, sembra che tale importo non sia stato utilizzato per il pagamento di costi non conformi al mercato
         e che, pertanto, non abbia potuto avvantaggiare il prodotto nazionale. Spetta tuttavia al giudice nazionale controllare se
         questo si verifichi effettivamente. 
      
      53      In funzione dei risultati delle verifiche effettuate, segnatamente per quanto riguarda i rapporti tra la SEP e le imprese
         produttrici, sarà possibile per il giudice nazionale stabilire se non esista alcuna compensazione a vantaggio dei produttori
         nazionali, nel qual caso la tassa costituirebbe un’imposizione interna non discriminatoria ai sensi dell’art. 90 CE. Qualora
         il gettito della tassa compensasse parzialmente l’onere gravante sul prodotto nazionale, si tratterebbe di un’imposizione
         interna discriminatoria ai sensi dell’art. 90 CE, mentre nel caso di una compensazione totale si tratterebbe di una tassa
         di effetto equivalente vietata dall’art. 25 CE. 
      
      54      Secondo la SEP ed il governo olandese il gettito del supplemento di prezzo non favorirebbe comunque la produzione nazionale
         di energia elettrica dal momento che servirebbe a coprire costi non conformi al mercato, cioè investimenti realizzati nel
         passato e non avrebbe alcun impatto sul prezzo dell’energia elettrica nazionale. 
      
      55      Tale argomento non può tuttavia essere accolto. Infatti, nei limiti in cui le imprese nazionali produttrici di energia elettrica
         sono tenute a sopportare costi non conformi al mercato, questi ultimi sono compresi negli oneri presi in considerazione per
         determinare il costo di produzione globale dell’energia elettrica e, secondo il prezzo di vendita stabilito dalle imprese
         produttrici, il margine di beneficio di queste ultime. Ne consegue che la destinazione del gettito della tassa al pagamento
         di costi che, pur relativi ad investimenti passati, dovrebbero essere sopportati dai produttori nazionali migliorerebbe la
         loro situazione competitiva a detrimento dei produttori di altri Stati membri. 
      
      56      Come l’avvocato generale ha giustamente ricordato ai paragrafi 24 e 25 delle sue conclusioni, il supplemento percepito sull’energia
         elettrica trasportata può essere dichiarato contrario agli artt. 25 CE o 90 CE solo nella misura in cui è stato prelevato
         sull’energia elettrica importata. Occorre quindi che, conformemente alle regole relative all’onere della prova applicabili
         in una controversia come la causa principale, sia provato in quale misura la tassa fatturata alla Aldel abbia ad oggetto il
         trasporto di energia elettrica proveniente da altri Stati membri. 
      
      57      Tenuto conto dell’insieme di tali elementi, la prima questione va risolta dichiarando che l’art. 25 CE dev’essere interpretato
         nel senso che osta ad una misura legislativa ai sensi della quale gli acquirenti nazionali di energia elettrica sono debitori
         di un supplemento di prezzo dovuto al loro gestore di rete per i quantitativi di energia elettrica prodotti nello Stato membro
         e importati, i quali sono stati trasportati a favore dei suddetti acquirenti, quando tale supplemento dev’essere ceduto dal
         suddetto gestore ad una società a tal fine designata dal legislatore, società che è una filiale comune delle quattro imprese
         nazionali produttrici di energia elettrica e che in precedenza gestiva i costi di tutta l’energia elettrica prodotta e importata,
         e quando tale supplemento dev’essere integralmente destinato al pagamento di costi non conformi al mercato cui tale società
         è personalmente tenuta, il che implica che le somme percepite da tale società compensano integralmente l’onere che grava sull’energia
         elettrica nazionale trasportata. 
      
      Lo stesso dicasi quando le imprese produttrici nazionali di energia elettrica sono tenute a sopportare tali costi e quando,
         in base a convenzioni esistenti, grazie al pagamento del prezzo di acquisto dell’elettricità prodotta nello Stato membro,
         al pagamento di dividendi alle diverse imprese nazionali produttrici di energia elettrica di cui la società designata è la
         filiale o a qualsiasi altro mezzo, il vantaggio costituito dal supplemento di prezzo ha potuto essere integralmente traslato
         dalla società designata verso le imprese nazionali produttrici di energia elettrica. 
      
      L’art. 90 CE dev’essere interpretato nel senso che osta alla medesima misura legislativa nei casi in cui il gettito della
         tassa percepita sull’energia elettrica trasportata è destinato solo parzialmente al pagamento di costi non conformi al mercato,
         cioè quando l’importo percepito dalla società designata compensa solo una parte dell’onere che grava sull’energia elettrica
         trasportata. 
      
       Sulla seconda questione, relativa all’interpretazione dell’art. 87 CE
      58      Occorre preliminarmente ricordare che una tassa, applicata alle medesime condizioni di riscossione ai prodotti nazionali ed
         ai prodotti importati, il cui gettito è destinato a vantaggio dei soli prodotti nazionali, talché i vantaggi che ne derivano
         compensano l’onere gravante su questi ultimi, può costituire alla luce della destinazione del suo prodotto un aiuto di Stato
         incompatibile con il mercato comune, se sono soddisfatte le condizioni di cui all’art. 87 CE (v., in tal senso, sentenze 16
         dicembre 1992, causa C‑17/91, Lornoy e a., Racc. pag. I‑6523, punto 32, nonché 27 ottobre 1993, causa C‑72/92, Scharbatke,
         Racc. pag. I‑5509, punto 18).
      
      59      Infatti un provvedimento attuato mediante un’imposizione discriminatoria e che possa essere allo stesso tempo considerato
         un aiuto ai sensi dell’art. 87 CE è assoggettato cumulativamente alle disposizioni degli artt. 25 CE o 90 CE ed a quelle relative
         agli aiuti di Stato (v., in tal senso, sentenze 21 maggio 1980, causa 73/79, Commissione/Italia, Racc. pag. 1533, punto 9,
         e 29 aprile 1982, causa 17/81, Pabst & Richarz, Racc. pag. 1331, punto 22). 
      
      60      Se gli artt. 25 CE e 90 CE sono diretti a preservare la libera circolazione delle merci e la concorrenza fra prodotti nazionali
         e prodotti importati, l’art. 87 CE ha per obiettivo, in maniera più generale, di preservare la concorrenza fra imprese tramite
         il divieto di qualsiasi aiuto, accordato da uno Stato membro, che soddisfi le condizioni di cui all’art. 87 CE. 
      
      61      Ai sensi di tale disposizione sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati
         membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese
         o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza. 
      
      62      Occorre accertare se le somme trasferite alla SEP, conformemente all’art. 9 dell’OEPS, corrispondano a tale nozione. 
      
      63      Occorre ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, la qualificazione di «aiuto» ai sensi dell’art. 87, n. 1, del
         Trattato richiede che sussistano tutti i presupposti previsti da tale disposizione (v. sentenze 21 marzo 1990, causa C‑142/87,
         Belgio/Commissione, detta «Tubemeuse», Racc. pag. I‑959, punto 25; 24 luglio 2003, causa C‑280/00, Altmark Trans e Regierungspräsidium
         Magdeburg, Racc. pag. I‑7747, punto 74, nonché 1° luglio 2008, cause riunite C‑341/06 P e C‑342/06 P, Chronopost e La Poste/Ufex
         e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 125).
      
      64      Innanzi tutto, deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante risorse statali. In secondo luogo, tale intervento
         deve poter incidere sugli scambi fra Stati membri. In terzo luogo, deve concedere un vantaggio al suo beneficiario. In quarto
         luogo, deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza (v., segnatamente, sentenze 30 marzo 2006, causa C‑451/03, Servizi
         Ausiliari Dottori Commercialisti, Racc. pag. I‑2941, punto 56, e Chronopost e La Poste/Ufex e a., cit., punto 126).
      
      65      Per quanto riguarda la prima condizione, occorre verificare se gli importi versati alla SEP costituiscano un intervento dello
         Stato mediante risorse statali. 
      
      66      L’art. 9 dell’OEPS prevede l’attribuzione alla società designata, cioè alla SEP, di un importo di NLG 400 milioni e, per l’eccedenza
         della tassa percepita, il versamento al ministro che dovrebbe destinare l’importo ricevuto al finanziamento dei costi di cui
         all’art. 7 dell’OEPS – che tuttavia non entrerà in vigore –, cioè dei costi non conformi al mercato connessi al teleriscaldamento
         urbano ed all’impianto di gasificazione Demkolec. Si deve ricordare in proposito che tali importi hanno per origine il supplemento
         di prezzo imposto dallo Stato agli acquirenti di energia elettrica a norma dell’art. 9 dell’OEPS, riguardo al quale è stato
         accertato, al punto 47 della presente sentenza, che costituisce una tassa. Tali importi hanno quindi per origine una risorsa
         statale. 
      
      67      Conformemente all’art. 9, nn. 1 e 2, dell’OEPS, la tassa è pagata al gestore di rete o al titolare di autorizzazione, i quali
         devono, come impone l’art. 9, n. 4, dell’OEPS, cedere alla SEP il gettito degli importi dovuti prima del 1° luglio 2001. A
         norma dell’art. 9, n. 5, dell’OEPS, la SEP conserva un importo non superiore a NLG 400 milioni e cede l’eccedenza al ministro.
         
      
      68      Nella causa principale la società gestore di rete è la Essent Netwerk. Come risulta dalla risposta fornita da tale società
         ad un quesito posto dalla Corte, si tratta di una filiale al 100% della società Essent NV, i cui azionisti sono province dei
         Paesi Bassi, al 74%, e comuni di tale Stato membro, al 26%. Quanto alla SEP il cui capitale è integralmente detenuto dalle
         imprese produttrici di energia elettrica, si trattava all’epoca di un’impresa incaricata per legge della gestione di un servizio
         di interesse economico generale. 
      
      69      Risulta dalle disposizioni dell’OEPS che la società designata non dispone di alcuna possibilità di utilizzare il gettito della
         tassa per destinazioni diverse da quelle previste per legge. Essa è inoltre strettamente controllata nella sua missione, poiché
         l’art. 9, n. 5, dell’OEPS le impone di far certificare da un contabile il conteggio delle somme percepite e trasferite. 
      
      70      È poco rilevante che tale società designata sia al tempo stesso il centralizzatore della tassa percepita, il gestore dei fondi
         raccolti e il beneficiario di una parte di tali fondi. Infatti, i meccanismi previsti dalla legge e, più particolarmente,
         i conteggi certificati da un contabile permettono di distinguere tali diversi ruoli e di controllare l’utilizzazione dei fondi.
         Ne deriva che, finché tale società designata non si è attribuita l’importo di NLG 400 milioni, momento a partire dal quale
         essa ne ha la libera disposizione, tale importo resta sotto il controllo pubblico e dunque a disposizione delle autorità nazionali,
         il che è sufficiente perché esso sia qualificato risorsa statale (v., in tal senso, sentenza 16 maggio 2002, causa C‑482/99,
         Francia/Commissione, Racc. pag. I‑4397, punto 37). 
      
      71      L’obiettivo dell’art. 9 dell’OEPS sembra essere quello di permettere alle imprese produttrici di energia elettrica, tramite
         la loro filiale SEP, di recuperare costi non conformi al mercato che esse hanno sostenuto in passato. Tale disposizione concerne
         i costi per il 2000, mentre, per gli anni ulteriori, taluni costi saranno compensati da sovvenzioni autorizzate dalla Commissione
         in quanto aiuti di Stato. 
      
      72      Le diverse circostanze in questione distinguono la misura di cui trattasi nella causa principale da quella di cui alla sentenza
         15 luglio 2004, causa C‑345/02, Pearle e a. (Racc. pag. I‑7139). I fondi in questione in tale causa, utilizzati per una campagna
         pubblicitaria, erano stati raccolti da un organismo professionale presso i suoi membri beneficiari della campagna, mediante
         contributi obbligatori specificamente destinati all’organizzazione della campagna medesima (sentenza Pearle e a., cit., punto 36).
         Non si trattava quindi né di un onere per lo Stato né di fondi che rimanevano sotto il controllo dello Stato, al contrario
         dell’importo percepito dalla SEP che ha per origine una tassa e non può avere una destinazione diversa da quella prevista
         per legge. 
      
      73      Peraltro, nella causa all’origine della sentenza Pearle e a., citata, anche se i fondi erano raccolti da un organismo professionale,
         la campagna pubblicitaria era organizzata da un’associazione privata di ottici, aveva un obiettivo puramente commerciale e
         non si collocava minimamente nel contesto di una politica definita dalle autorità (sentenza Pearle e a., cit., punti 37 e
         38). Nella causa principale in esame, viceversa, l’attribuzione dell’importo di NLG 400 milioni alla società designata è stata
         decisa dal legislatore. 
      
      74      Parimenti la misura di cui è causa è diversa da quella di cui alla sentenza 13 marzo 2001, causa C‑379/98, PreussenElektra
         (Racc. pag. I‑2099), in cui la Corte ha dichiarato al punto 59 che l’obbligo, imposto a imprese private di fornitura di energia
         elettrica, di acquistare a prezzi minimi prefissati l’energia elettrica prodotta da fonti di energia rinnovabili non determina
         alcun trasferimento diretto o indiretto di risorse statali alle imprese produttrici di tale tipo di energia elettrica. In
         quest’ultimo caso le imprese non erano incaricate dallo Stato di gestire una risorsa statale, ma erano vincolate ad un obbligo
         di acquisto mediante risorse finanziarie proprie. 
      
      75      Risulta dall’insieme di tali circostanze che gli importi versati alla SEP costituiscono un intervento dello Stato mediante
         risorse statali. 
      
      76      Passando alla seconda condizione, cioè all’eventualità che vengano influenzati gli scambi tra Stati membri, va ricordato che
         secondo la giurisprudenza della Corte, non esiste una soglia o una percentuale al di sotto della quale si possa ritenere che
         gli scambi tra Stati membri non siano influenzati. Infatti l’entità relativamente esigua di un aiuto o le dimensioni relativamente
         modeste dell’impresa beneficiaria non escludono a priori l’eventualità che vengano influenzati gli scambi tra Stati membri
         (v., citate sentenze, Tubemeuse, punto 43, nonché Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg, punto 81).
      
      77      Occorre constatare al riguardo che la SEP e le imprese nazionali produttrici di elettricità sono in concorrenza con i produttori
         di energia elettrica degli altri Stati membri. Inoltre, alla luce del contesto di liberalizzazione del mercato dell’energia
         elettrica e della concorrenza intensa che ne è risultata, tale elemento è sufficiente per provare che l’aiuto può influenzare
         gli scambi. 
      
      78      Quanto alle condizioni terza e quarta, pare risultare dalla legge, dalla sua relazione introduttiva e dalle spiegazioni fornite
         a questa Corte che l’importo di NLG 400 milioni percepito dalla SEP doveva permetterle di pagare i costi non conformi al mercato
         del 2000 senza che fossero analizzate la natura e l’origine di tali costi. Per gli anni 2001 e seguenti, invece, taluni costi,
         come i progetti di teleriscaldamento urbano e l’impianto Demkolec, sono stati considerati come causati dallo Stato olandese
         dalla commissione Herkströter, e per compensarli erano previste sovvenzioni del medesimo Stato. 
      
      79      Occorre ricordare al riguardo che vengono considerati aiuti di Stato gli interventi che, sotto qualsiasi forma, sono atti
         a favorire direttamente o indirettamente determinate imprese o che devono ritenersi un vantaggio economico che l’impresa beneficiaria
         non avrebbe ottenuto in condizioni normali di mercato (v. sentenze Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg, cit., punto 84;
         27 novembre 2003, cause riunite da C‑34/01 a C‑38/01, Enirisorse, Racc. pag. I‑14243, punto 30, e Servizi Ausiliari Dottori
         Commercialisti, cit., punto 59). 
      
      80      Per contro, nei limiti in cui un intervento statale debba essere considerato come una compensazione diretta a rappresentare
         la contropartita delle prestazioni effettuate dalle imprese beneficiarie per assolvere obblighi di servizio pubblico, cosicché
         tali imprese non traggono, in realtà, un vantaggio finanziario e il suddetto intervento non ha quindi l’effetto di collocarle
         in una posizione concorrenziale più favorevole rispetto a quelle che fanno loro concorrenza, tale intervento non ricade nell’ambito
         di applicazione dell’art. 87, n. 1, CE (citate sentenze Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg, punto 87; Enirisorse,
         punto 31, e Servizi Ausiliari Dottori Commercialisti, punto 60).
      
      81      Tuttavia, affinché, in un caso concreto, una siffatta compensazione possa sottrarsi alla qualificazione di aiuto di Stato,
         ciò che, del resto, non è stato sostenuto nella causa principale, devono ricorrere taluni presupposti (citate sentenze Altmark
         Trans e Regierungspräsidium Magdeburg, punto 88; Enirisorse, punto 31, e Servizi Ausiliari Dottori Commercialisti, punto 61).
      
      82      In primo luogo, l’impresa beneficiaria di una siffatta compensazione deve essere effettivamente incaricata dell’adempimento
         di obblighi di servizio pubblico e tali obblighi devono essere definiti in modo chiaro (sentenze citate Altmark Trans e Regierungspräsidium
         Magdeburg, punto 89; Enirisorse, punto 32, e Servizi Ausiliari Dottori Commercialisti, punto 62).
      
      83      In secondo luogo, i parametri sulla base dei quali viene calcolata la compensazione devono essere previamente definiti in
         modo obiettivo e trasparente, al fine di evitare che essa comporti un vantaggio economico atto a favorire l’impresa beneficiaria
         rispetto a imprese concorrenti (sentenze citate Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg, punto 90; Enirisorse, punto 35,
         e Servizi Ausiliari Dottori Commercialisti, punto 64).
      
      84      In terzo luogo, la compensazione non può eccedere quanto necessario per coprire interamente o in parte i costi originati dall’adempimento
         degli obblighi di servizio pubblico, tenendo conto dei relativi introiti nonché di un margine di utile ragionevole per il
         suddetto adempimento (sentenze citate Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg, punto 92, e Servizi Ausiliari Dottori
         Commercialisti, punto 66).
      
      85      In quarto luogo, la compensazione dovrebbe essere determinata sulla base di un’analisi dei costi che un’impresa media, gestita
         in modo efficiente e adeguatamente dotata di mezzi necessari al fine di poter soddisfare le esigenze di servizio pubblico
         richieste, avrebbe dovuto sopportare per adempiere tali obblighi, tenendo conto dei relativi introiti nonché di un margine
         di utile ragionevole per l’adempimento dei detti obblighi (sentenze citate Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg,
         punto 93, e Servizi Ausiliari Dottori Commercialisti, punto 67).
      
      86      Sulla scorta di tali criteri, utilizzabili mutatis mutandis per valutare se le compensazioni di costi non conformi al mercato
         causati dallo Stato costituiscano un aiuto, spetta al giudice nazionale verificare se, o in quale misura, l’importo di NLG 400 milioni
         possa considerarsi una compensazione che rappresenta la contropartita delle prestazioni effettuate dalla società designata
         per eseguire obblighi di servizio pubblico, o se tale importo dovesse essere utilizzato ai fini del pagamento di costi non
         conformi al mercato di altra natura, nel qual caso si tratterebbe di un vantaggio economico corrispondente alla nozione di
         «aiuto» ai sensi dell’art. 87 CE. 
      
      87      Dal momento che la misura in questione avvantaggia la SEP e/o le imprese produttrici di energia elettrica, un vantaggio siffatto
         favorisce il settore della produzione di energia elettrica e ha quindi carattere selettivo. 
      
      88      Risulta dal complesso di tali elementi che gli importi versati alla SEP fino a concorrenza di NLG 400 milioni, in quanto rappresentano
         un vantaggio economico, costituiscono un «aiuto di Stato» ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. 
      
      89      Quanto alla tassa sull’energia elettrica trasportata, occorre ricordare che, secondo la costante giurisprudenza, i tributi
         non ricadono nell’ambito di applicazione delle disposizioni del Trattato concernenti gli aiuti di Stato, a meno che essi non
         costituiscano la modalità di finanziamento di una misura di aiuto, costituendo parte integrante della misura stessa (sentenze
         13 gennaio 2005, causa C‑174/02, Streekgewest, Racc. pag. I‑85, punto 25, e 27 ottobre 2005, cause riunite da C‑266/04 a C‑270/04,
         causa C‑276/04 e da C‑321/04 a C‑325/04, Distribution Casino France e a., Racc. pag. I‑9481, punto 34).
      
      90      Affinché un tributo possa ritenersi parte integrante di una misura di aiuto, deve sussistere un vincolo di destinazione necessario
         tra il tributo e l’aiuto in forza della normativa nazionale pertinente, nel senso che il gettito del tributo viene necessariamente
         destinato al finanziamento dell’aiuto e incide direttamente sulla sua entità (v. citate sentenze Streekgewest, punto 26, e
         Casino France e a., punto 40).
      
      91      Risulta che ciò accade nella causa principale, con riserva della verifica di cui al punto 86 della presente sentenza, nei
         limiti dell’importo di NLG 400 milioni attribuito alla SEP. 
      
      92      In conformità all’art. 88, n. 3, CE, alla Commissione sono comunicati, in tempo utile perché presenti le sue osservazioni,
         i progetti diretti a istituire o modificare aiuti. Lo Stato membro interessato non può dare esecuzione alle misure progettate
         prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale. 
      
      93      Quando esiste un vincolo di destinazione necessario fra un tributo e un aiuto, la notifica della misura di aiuto deve riguardare
         anche le modalità di finanziamento di quest’ultimo (sentenze 21 ottobre 2003, cause riunite C‑261/01 e C‑262/01, van Calster
         e a., Racc. pag. I‑12249, punto 51, nonché Streekgewest, cit., punto 26).
      
      94      Il governo olandese e la Commissione sono in disaccordo circa l’esistenza di una notifica ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE.
         È pacifico che, con lettera del 30 agosto 2000, il governo olandese ha comunicato alla Commissione il progetto di legge OEPS,
         insieme alla relazione introduttiva di quest’ultimo. La Commissione sottolinea tuttavia che tale lettera la invitava ad esaminare
         i progetti degli artt. 6‑8 dell’OEPS alla luce degli artt. 87 CE e 88 CE, ma non il progetto dell’art. 9. 
      
      95      Al riguardo, e senza che occorra esaminare se la lettera del 30 agosto 2000 fosse sufficientemente precisa per quanto riguarda
         l’art. 9 dell’OEPS per costituire una notifica ai sensi dell’art. 88, n., 3, CE, è sufficiente constatare, come ha fatto l’avvocato
         generale ai paragrafi 121‑123 delle sue conclusioni, che tale art. 9 è entrato in vigore il 29 dicembre 2000, cioè prima della
         decisione del 25 luglio 2001 relativa alle misure notificate il 30 agosto 2000. Ne consegue che l’obbligo di non dare esecuzione
         al progetto notificato prima della decisione della Commissione non è stato rispettato. 
      
      96      Risulta da tali elementi che l’art. 87 CE dev’essere interpretato nel senso che gli importi pagati alla società designata
         in applicazione dell’art. 9 dell’OEPS costituiscono un «aiuto di Stato» ai sensi di tale disposizione del Trattato nei limiti
         in cui rappresentano un vantaggio economico e non una compensazione che configuri la contropartita delle prestazioni effettuate
         dalla società designata per ottemperare a obblighi di servizio pubblico. 
      
       Sulle spese
      97      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 25 CE dev’essere interpretato nel senso che osta ad una misura legislativa ai sensi della quale gli acquirenti nazionali
            di energia elettrica sono debitori di un supplemento di prezzo dovuto al loro gestore di rete per i quantitativi di energia
            elettrica prodotti nello Stato membro e importati, i quali sono stati trasportati a favore dei suddetti acquirenti, quando
            tale supplemento dev’essere ceduto dal suddetto gestore ad una società a tal fine designata dal legislatore, società che è
            una filiale comune delle quattro imprese nazionali produttrici di energia elettrica e che in precedenza gestiva i costi di
            tutta l’energia elettrica prodotta ed importata, e quando tale supplemento dev’essere integralmente destinato al pagamento
            di costi non conformi al mercato cui tale società è personalmente tenuta, il che implica che le somme percepite da tale società
            compensano integralmente l’onere che grava sull’energia elettrica nazionale trasportata. 
      Lo stesso dicasi quando le imprese produttrici nazionali di energia elettrica sono tenute a sopportare tali costi e quando,
            in base a convenzioni esistenti, grazie al pagamento del prezzo di acquisto dell’elettricità nazionale, al pagamento di dividendi
            alle diverse imprese nazionali produttrici di energia elettrica di cui la società designata è la filiale o a qualsiasi altro
            mezzo, il vantaggio costituito dal supplemento di prezzo ha potuto essere integralmente traslato dalla società designata verso
            le imprese nazionali produttrici di energia elettrica. 
      L’art. 90 CE dev’essere interpretato nel senso che osta alla medesima misura legislativa nei casi in cui il gettito della
            tassa percepita sull’energia elettrica trasportata è destinato solo parzialmente al pagamento di costi non conformi al mercato,
            cioè quando l’importo percepito dalla società designata compensa solo una parte dell’onere che grava sull’energia elettrica
            trasportata.
      2)      L’art. 87 CE dev’essere interpretato nel senso che gli importi pagati alla società designata in applicazione dell’art. 9 dell’OEPS
            (Overgangswet Elektriciteitsproductiesector), 21 dicembre 2000, costituiscono un «aiuto di Stato» ai sensi di tale disposizione
            del Trattato nei limiti in cui rappresentano un vantaggio economico e non una compensazione che configuri la contropartita
            delle prestazioni effettuate dalla società designata per eseguire obblighi di servizio pubblico.
      Firme
      * Lingua processuale: l’olandese.