CELEX: 52003PC0367
Language: it
Date: 2003-06-23
Title: Proposta di decisione del Consiglio relativa all'assegnazione dei fondi ricevuti dalla BEI sulle operazioni effettuate nella RDC a titolo del 2°, 3°, 4°, 5° e 6° FES

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52003PC0367

Proposta di decisione del Consiglio relativa all'assegnazione dei fondi ricevuti dalla BEI sulle operazioni effettuate nella RDC a titolo del 2°, 3°, 4°, 5° e 6° FES  /* COM/2003/0367 def. */  

Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO relativa all'assegnazione dei fondi ricevuti dalla BEI sulle operazioni effettuate nella RDC a titolo del 2°, 3°, 4°, 5° e 6° FES(presentata dalla Commissione)RELAZIONE1. Dimensione del debito estero della Repubblica democratica del Congo e risposta internazionaleIl debito estero, uno dei fattori più preoccupanti per l'economia della Repubblica democratica del Congo, ammontava il 31 dicembre 2001 a 13.279,5 milioni di USD, pari al 1 407,2% delle esportazioni e al 226% del PIL. A giudicare da questi due indici, l'indebitamento della RDC ha assunto proporzioni allarmanti.La maggior parte del debito estero della RDC è costituita dagli arretrati, che il 31 dicembre 2001 ammontavano a 10.081,6 milioni di USD di cui a) 1.932,2 milioni di USD dovuti alle istituzioni multilaterali, b) 7.486,4 milioni di USD dovuti ai creditori del Club di Parigi, tra cui 9 Stati membri dell'Unione europea (Germania, Austria, Belgio, Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia) e c) 663 milioni di USD dovuti a creditori bilaterali non membri del Club di Parigi, creditori commerciali e debito a breve termine.Questo enorme accumulo di arretrati ha costituito per molto tempo uno dei principali ostacoli alla ripresa delle attività delle istituzioni finanziarie internazionali, causa il gravissimo deterioramento degli indicatori socioeconomici del paese e delle sue infrastrutture di base.La situazione si è poi sbloccata grazie al notevole impegno del governo della RDC e dei suoi creditori.Per quanto riguarda i creditori multilaterali:*gli arretrati del Fondo monetario internazionale, che il 12 giugno 2002 ammontavano a 503 milioni di USD, sono stati liquidati mediante un prestito provvisorio concesso da Francia, Belgio, Svezia e Sudafrica;*gli arretrati della Banca mondiale, che il 3 luglio 2002 ammontavano a 338 milioni di USD, sono stati liquidati mediante un prestito provvisorio concesso da Francia e Belgio;*l'ammontare degli arretrati (778,5 milioni di USD) e l'impossibilità di ricorrere ad un prestito provvisorio per mancanza di risorse hanno costretto la Banca africana di sviluppo ad elaborare un meccanismo misto di pagamento/riscadenziamento ricorrendo ai contributi di altri finanziatori. Questo metodo era già stato utilizzato nel 1996 dalla Banca mondiale per la Bosnia-Erzegovina. Ai finanziatori è stato chiesto di versare immediatamente, al posto della RDC, 40 milioni di USD per liquidare integralmente gli arretrati accumulati nei confronti del Fondo africano di sviluppo e 76 milioni di USD per il pagamento degli interessi dovuti alla Banca africana di sviluppo.La liquidazione del debito con le istituzioni di Bretton Woods ha permesso all'FMI di approvare, il 12 giugno 2002, un programma triennale di 750 milioni di USD a titolo dello strumento per la riduzione della povertà e per la crescita. Lo stesso giorno, la Banca mondiale ha approvato un finanziamento per la ripresa economica di 450 milioni di USD onde aiutare il governo ad attuare il programma di riforme economiche e strutturali.Per quanto riguarda il Club di Parigi, una volta approvata un'intesa con le istituzioni di Bretton Woods i creditori hanno concluso, il 13 settembre 2002, un accordo di riscadenziamento del suo debito pubblico estero con il governo della Repubblica democratica del Congo che riguarda approssimativamente 8 980 milioni di USD, di cui il 16% circa a titolo dei prestiti APS. L'importo suddetto è composto da 8 490 milioni di USD di arretrati in capitale, interessi e interessi di mora al 30 giugno 2002 e 490 milioni di USD di scadenze in capitale e interessi dovuti tra il 1° luglio 2002 e il 30 giugno 2005. L'accordo è stato concluso secondo le cosiddette condizioni " di Napoli ": i prestiti APS anteriori alla data limite devono essere rimborsati su 40 anni, con un periodo di tolleranza di 16 anni a un tasso d'interesse non meno favorevole del tasso agevolato di questi prestiti; per le scadenze sui crediti commerciali anteriori alla data limite si arriverà a un tasso di riduzione del 67%, tenendo conto del trattamento già applicato dal Club di Parigi. Gli importi rimanenti vengono riscaglionati su 23 anni, con un periodo di tolleranza di 6 anni al tasso d'interesse di mercato. Ne risulterà la cancellazione immediata, da parte dei creditori del Club di Parigi, di circa 4 640 milioni di USD di debito estero della Repubblica democratica del Congo. Tra il 30 giugno 2002 e il 30 giugno 2005, queste misure ridurranno il servizio del debito nei confronti dei creditori del Club di Parigi da 9 090 a 380 milioni di USD. Gli importi rimanenti corrispondono ad una parte degli interessi dovuti sugli importi riscadenziati, e al servizio del debito successivo alla data limite a decorrere dal 2003.In seguito alla liquidazione degli arretrati, le istituzioni finanziarie internazionali hanno ripreso a fornire assistenza alla RDC valutando inoltre la possibilità di accelerarne l'accesso all'iniziativa HIPC, previsto per il mese di aprile. Si tratta di un elemento chiave della strategia applicata dalla comunità internazionale per alleggerire l'onere che grava sulle finanze congolesi e far progredire il processo di risanamento economico, migliorando al tempo stesso le condizioni sociali della popolazione.2. Risposta comunitaria all'iniziativa volta a ridurre il debitoSu richiesta degli Stati membri, la Commissione si è già impegnata a partecipare alle iniziative internazionali volte a risolvere il problema degli arretrati della BAS mediante un contributo totale di 40 milioni di euro sui 76 milioni per i quali è stato chiesto il pagamento immediato nel quadro del meccanismo proposto dalla BAS.Per quanto riguarda il debito diretto nei confronti della Comunità europea, il 31.12.02 la RDC aveva accumulato arretrati pari a 124,2 milioni di euro, di cui 24,3 per la sezione ordinaria e 99,9 milioni di euro per la sezione speciale (con una simulazione al 31.12.03 si ottengono, rispettivamente, 26,7 milioni di euro e 109,3 milioni di euro). Nella tabella seguente viene indicata la ripartizione per paese e per FES al 30 giugno 2003:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Come per gli altri creditori, gli arretrati accumulati dalla RDC nei confronti della Comunità europea per i prestiti diretti della BEI, per i prestiti gestiti dalla BEI per conto della Commissione (prestiti di capitali di rischio) o per quelli che la BEI recupera per conto della Commissione (prestiti a condizioni speciali) devono essere oggetto di un trattamento adeguato e di un accordo tra le autorità nazionali, la BEI e la Commissione, poiché altrimenti il paese non soddisferebbe le condizioni necessarie per raggiungere il punto di decisione.Per quanto riguarda i prestiti sulle sue risorse proprie, la BEI ha già sollecitato la garanzia degli Stati membri, che l'hanno autorizzata a sospendere il recupero dei crediti fino al 31.12.03, data entro la quale si dovrebbe trovare una soluzione a più lungo termine.Per contro, essendosi impegnata a preservare lo status di creditore multilaterale privilegiato della Comunità, la Commissione non ha ritenuto opportuno proporre né la cancellazione pura e semplice né l'eventuale riscadenziamento, degli arretrati accumulati in relazione alla parte dei prestiti imputata sulle risorse del FES.Si sono quindi avviate trattative con il governo congolese, che ha accettato di utilizzare la dotazione A dell'assegnazione del 9° FES fino a concorrenza dell'importo degli arretrati accumulati nei confronti della Comunità europea sui prestiti a condizioni speciali e sui capitali di rischio alla data del punto di decisione. L'operazione sarà contabilizzata come contributo della Comunità all'iniziativa HIPC.3. Fabbisogno in termini di ricostruzione e necessità di garantire il successo della transizione democraticaIn occasione della riunione del gruppo consultivo svoltasi a Parigi nel dicembre 2002, la Banca mondiale ha presentato ai donatori una prima valutazione dei finanziamenti necessari per avviare un programma di ricostruzione d'urgenza nel paese.Il programma in questione, pari a 1 741 milioni di USD, riguarda unicamente la zona controllata dal governo, che rappresenta solo un terzo del territorio nazionale. Il suo obiettivo è soddisfare il fabbisogno immediato in materia di agricoltura e sicurezza alimentare, ripristino e ricostruzione delle infrastrutture di base, servizi sociali e miglioramento delle capacità. Il gruppo consultivo è giunto alla conclusione che solo il 75% del fabbisogno era coperto dai contributi annunciati dai diversi finanziatori per il periodo 2002-2005.Va osservato tuttavia che il modesto avanzo primario ottenuto nel 2002 grazie all'oculata gestione finanziaria del governo di Kinshasa è destinato a sparire nel momento in cui il bilancio, che finora è stato elaborato in modo molto prudente, dovrà soddisfare le nuove esigenze derivanti dall'estensione dell'attività governativa all'intero territorio. Per di più, l'economia nazionale, dissanguata dal lungo conflitto, non rappresenterà di certo una base imponibile sufficiente per far fronte alle nuove spese. Dalle stime della Banca mondiale riguardanti la mobilitazione del gettito fiscale risulta che nel 2005 gli introiti governativi non potranno superare i 900 milioni di USD, un importo che, pur essendo 2,7 volte più elevato di quello del 2001, dovrà coprire contemporaneamente una spesa pubblica che sarà aumentata in modo proporzionale per far fronte alle nuove necessità.Per di più, questo calcolo non tiene conto né del fabbisogno finanziario derivante da una riforma radicale della funzione pubblica congolese né dell'onere sociale della ristrutturazione delle imprese pubbliche. Secondo le prime stime, il solo piano sociale per la funzione pubblica potrebbe costare intorno ai 160 milioni di USD.Sul piano politico, l'insediamento di un governo di transizione a Kinshasa, secondo quando concordato il 6 marzo 2003 a Pretoria nell'ambito del dialogo intercongolese, permetterà di organizzare elezioni che dovranno svolgersi sull'intero territorio entro un termine non superiore a 36 mesi. Si tratta della fase conclusiva della transizione, destinata a sancire la legittimità del governo e delle istituzioni e considerata fondamentale sia per il ripristino dello Stato di diritto che per il consolidamento della pace e della stabilità nel paese e nella regione dei Grandi Laghi in genere. A livello europeo, questo principio è stato ribadito il 27 gennaio 2003 dal Consiglio Affari generali e relazioni esterne, che si è impegnato ufficialmente a sostenere la transizione verso elezioni libere e trasparenti entro i termini previsti dall'accordo di Pretoria.Secondo una stima prudente effettuata nel 1996 dalle Nazioni Unite, il costo del processo elettorale ammontava a 225 milioni di USD, un importo che, anche in mancanza di nuove stime, è probabilmente aumentato a causa degli effetti della guerra.4. Disponibilità attuali della Commissione per la ricostruzione e la transizione democraticaLa cooperazione bilaterale tra la Comunità e la Repubblica democratica del Congo è stata sospesa dal 1992 al gennaio 2002, data della firma di un programma indicativo nazionale pari a 120 milioni di euro. Questo importo inglobava le rimanenze del 6° e 7° FES e un'assegnazione ridotta a 25,7 milioni di euro a titolo dell'8° FES.In realtà, per tutta la durata della sospensione, l'assegnazione inizialmente prevedibile a titolo dell'8° FES, pari a 180-200 milioni di euro, non è mai stata comunicata al paese. A causa del fabbisogno riscontrato in altri settori, segnatamente nell'ambito dell'iniziativa HIPC, questo importo ha subito una progressiva diminuzione fino ad arrivare a 25,7 milioni di euro. Se si escludono i fondi programmabili, inoltre, nel periodo suddetto il paese non ha potuto usufruire né dei fondi STABEX e SYSMIN né dello strumento di adeguamento strutturale.Basandosi su quest'assegnazione ridotta, e in mancanza di indicatori di risultato, si ottiene un'assegnazione del 9° FES la cui parte programmabile (171 milioni di euro come dotazione A) rimane, in termini nominali, equivalente all'assegnazione del 7° FES.L'85% del PIN firmato nel gennaio 2002 è già stato impegnato nel quadro del programma d'urgenza per la ricostruzione del paese. Il 15% rimanente dovrebbe essere impegnato nel terzo trimestre 2003.L'accordo concluso con le autorità congolesi, che permette di utilizzare 105 milioni di euro della dotazione A del PIN 9° FES per liquidare gli arretrati nei confronti della Comunità, ridurrà considerevolmente la capacità della Commissione di far fronte alle priorità politiche che emergeranno durante il processo di transizione e che competono ai ministri degli esteri, specie per quanto riguarda l'organizzazione delle elezioni, la smobilitazione dell'esercito e la riforma della funzione pubblica.Nel quadro del 9° FES, la dotazione A potrà essere aumentata solo al termine del riesame intermedio per tutti i paesi ACP, cui si procederà tra la fine del 2004 e la metà del 2005. Fino ad allora, quindi, non sarà possibile anticipare importi indicativi per le azioni prioritarie di cui sopra.A norma dell'articolo 7, paragrafo 1 dell'accordo interno del 9° FES, i pagamenti effettuati alla Banca a titolo dei prestiti a condizioni speciali concessi agli Stati ACP, nonché i proventi ed i redditi delle operazioni di capitali di rischio effettuate nel quadro di precedenti FES, ritornano agli Stati membri, a meno che il Consiglio non decida all'unanimità, su proposta della Commissione, di accantonarli o di destinarli ad altre operazioni.Si propone pertanto che, anziché essere riversati agli Stati membri, i pagamenti degli arretrati del debito comunitario siano gestiti dalla Commissione per finanziare operazioni a favore della RDC conformemente agli orientamenti del Consiglio Affari generali e relazioni esterne.5. Il rischio morale o di contagio è estremamente limitatoIn linea generale, il quadro multilaterale, cioè l'iniziativa HIPC, cui si aggiungono i notevoli sforzi della RDC e gli impegni concreti assunti dal paese per raggiungere il punto di decisione, riducono notevolmente il rischio morale o di contagio.Il rischio morale, inoltre, è limitato dal fatto che: 1) non esiste un collegamento automatico tra il pagamento degli arretrati da parte della RDC mediante la sua dotazione del 9° FES e la retrocessione delle somme rimborsate; 2) in base all'accordo interno, l'operazione può essere avviata solo previa decisione all'unanimità del Consiglio e su proposta della Commissione.La Commissione, inoltre, ha indicato che si tratta di un'operazione di restituzione "una tantum", che non ha nulla a che vedere con la gestione normale dei rimborsi dei prestiti a condizioni speciali e dei proventi delle operazioni di capitali di rischio effettuati nei paesi ACP a titolo del FES.Questa deroga è giustificata dal fatto che 1) la RDC è un paese HIPC conforme alle condizioni previste nel quadro multilaterale di questa iniziativa e vicino al punto di decisione che gli consente di beneficiare dell'alleggerimento provvisorio del debito; 2) la situazione postconflitto del paese ha fisicamente distrutto gran parte del suo patrimonio; 3) la RDC ha beneficiato di una dotazione ridotta di 26 milioni di euro a titolo dell'8° FES; 4) il Consiglio Affari generali e relazioni esterne ha espresso l'intenzione di sostenere il processo di transizione.ConclusionePer i motivi suddetti, la Commissione propone al Consiglio di adottare la decisione allegata.Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO relativa all'assegnazione dei fondi ricevuti dalla BEI sulle operazioni effettuate nella RDC a titolo del 2°, 3°, 4°, 5° e 6° FESIl Consiglio dell'Unione europea,visto il trattato che istituisce la Comunità europea,visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 [1],[1]  GU L 317 del 12.2000, pag. 3visto l'accordo interno tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento ed alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del protocollo finanziario dell'accordo di partenariato tra gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou (Benin) il 23 giugno 2000, nonché alla concessione di un'assistenza finanziaria ai paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato CE [2], in particolare l'articolo 7, paragrafo 1 dell'accordo interno,[2]  GU L 317 del 12.2000, pag. 355vista la proposta della Commissione elaborata di concerto con la Banca europea per gli investimenti,(1) considerando le conclusioni del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 27 gennaio 2003 sulla Repubblica democratica del Congo, nelle quali il Consiglio si è detto disposto ad agevolare, sin dalla creazione delle sue istituzioni, la transizione verso elezioni libere e trasparenti entro le scadenze previste dall'accordo di Pretoria attraverso i progetti dell'Unione europea e dei suoi Stati membri riguardanti, tra l'altro, l'assistenza alla popolazione, il potenziamento delle strutture dello Stato, la ricostruzione economica del paese e i progetti di disarmo, smobilitazione, reinserimento, rimpatrio e reinsediamento;(2) considerando che la RDC ha beneficiato di un'assegnazione a titolo dell'8° FES ridotta à 25,7 milioni di euro;(3) considerando che i fondi destinati alla RDC a titolo del 9° FES non permettono alla Comunità di coprire finanziariamente gli impegni assunti dal Consiglio a nome dell'Unione europea,HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:Articolo 1Viene assegnata alla Commissione una dotazione supplementare di 105 milioni euro, sotto forma di aiuto non rimborsabile, per le operazioni da effettuare nella Repubblica democratica del Congo onde garantire la transizione democratica del paese verso elezioni libere e trasparenti, potenziare le strutture dello Stato, partecipare alla ricostruzione del paese e avviare un programma di smobilitazione e di reinserimento degli ex combattenti.Articolo 2L'importo massimo della dotazione supplementare di cui all'articolo 1 non potrà essere superato.Articolo 3La dotazione supplementare di cui all'articolo 1 sarà finanziata dai pagamenti connessi al servizio del debito a titolo delle operazioni di capitali di rischio e dei prestiti a condizioni speciali realizzati nel quadro delle convenzioni di Yaoundé I [3] e II [4] e di Lomé I [5], II [6] e III [7] che saranno effettuati dalla Repubblica democratica del Congo alla BEI.[3]  Convenzione di Yaoundé I tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e gli Stati africani e malgascio associati, dall'altra, 1963.[4]  Convenzione di Yaoundé II tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e gli Stati africani e malgascio associati, dall'altra, 1969 (GU 282 del 12.1970).[5]  Convenzione di Lomé I tra la Comunità europea e gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), 1975 (GU 25 del 30.01.1976).[6]  Convenzione di Lomé II tra la Comunità europea e gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), 1980 (GU 347 del 22.12.1980).[7]  Convenzione di Lomé III tra la Comunità europea e gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), 1985 (GU 86 del 31.3.1986).Articolo 4Gli Stati membri autorizzano la BEI a riversare direttamente le somme ricevute dalla Repubblica democratica del Congo su un conto aperto a nome della Commissione, previa detrazione delle commissioni dovute alla Banca per questo tipo di operazioni. Gli interessi generati dalla somma versata sul conto saranno capitalizzati. Dopo 4 anni dall'apertura, il conto verrà chiuso e le rimanenze saranno riversate alla BEI, che le restituirà agli Stati membri.Articolo 5Un importo non superiore al 5% dell'assegnazione supplementare coprirà le spese amministrative di gestione dell'assegnazione da parte della Commissione, previa detrazione delle commissioni dovute alla Banca per questo tipo di operazioni.Articolo 6La Commissione provvede alla gestione centralizzata delle risorse finanziarie destinate alla RDC a titolo dell'assegnazione supplementare, conformemente all'articolo 14 del regolamento finanziario del 9° FES.Articolo 7Le procedure decisionali relative al finanziamento mediante la dotazione supplementare oggetto della presente decisione sono quelle indicate agli articoli 24-27 dell'accordo interno.Articolo 8La Commissione è autorizzata ad approvare una ripartizione per tipo di operazione dell'assegnazione supplementare di cui all'articolo 1 previa consultazione del comitato del FES, che esprime il suo parere conformemente all'articolo 27 dell'accordo interno.Quando le variazioni della ripartizione dei fondi non superano il 20% dell'assegnazione supplementare totale, la Commissione è autorizzata ad approvare una ripartizione diversa senza chiedere preventivamente il parere del comitato del FES.Articolo 9La presente decisione entra in vigore il giorno della pubblicazione. Essa si applica contemporaneamente all'accordo interno concluso tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti della Comunità.Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.Fatto a Bruxelles, ilPer il ConsiglioIl Presidente