CELEX: 61960CJ0014
Language: it
Date: 1961-07-13 00:00:00
Title: Sentenza della Corte del 13 luglio 1961. # Meroni & C. ed altri contro l'Alta Autorità della Comunità europea del Carbone e dell'Acciaio. # Cause riunite 14, 16, 17, 20, 24, 26 e 27-60 e 1-61.

Avis juridique important

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61960J0014

SENTENZA DELLA CORTE DEL 13 LUGLIO 1961.  -  MERONI ET CO., E ALTRI CONTRO L'ALTA AUTORITA'DELLA CECA.  -  CAUSE RIUNITE 14, 16, 17, 20, 24, 26 E 27/60 E 1/61.  

raccolta della giurisprudenza edizione francese pagina 00321 edizione olandese pagina 00335 edizione tedesca pagina 00347 edizione italiana pagina 00309 edizione speciale inglese pagina 00161 edizione speciale danese pagina 00257 edizione speciale greca pagina 00615 edizione speciale portoghese pagina 00615

MassimaPartiOggetto della causaMotivazione della sentenzaDecisione relativa alle speseDispositivo
Parole chiave

++++1 . RESPONSABILITA DELLA CECA - MECCANISMI FINANZIARI - PEREQUAZIONE - SVANTAGGI NORMALI - INSUSSISTENZA DEL DANNO  ( TRATTATO CECA, ARTT . 40 E 53 )  2 . RESPONSABILITA DELLA CECA - PRESUPPOSTI PER L' APPLICAZIONE DELL' ART . 40 - DANNO ATTUALE E CERTO  3 . RESPONSABILITA DELLA CECA - COLPA DELLA P.A . AI SENSI DELL' ART . 40 DEL TRATTATO CECA - VIZI INTRINSECI DELLE DECISIONI DELL' ALTA AUTORITA - LIMITI DEL CONTROLLO GIURISDIZIONALE  4 . MECCANISMI FINANZIARI - PEREQUAZIONE - FINANZIAMENTO  ( TRATTATO CECA, ARTT . 45, 50, 51 E 53 )  

Massima

1 . GLI SVANTAGGI INEVITABILMENTE CONNESSI AL SISTEMA DI PEREQUAZIONE SONO NORMALI E NON COSTITUISCONO UN DANNO RISARCIBILE . L' INCERTEZZA IN MERITO ALL' ALIQUOTA DI PEREQUAZIONE QUAND' ANCHE L' ALIQUOTA APPLICABILE ALLO STESSO PERIODO ABBIA SUBITO AUMENTI D' UNA CERTA AMPIEZZA, VA CONSIDERATA COME UNO SVANTAGGIO DI TAL GENERE A CONDIZIONE CHE I PRODUTTORI ACCORTI ABBIANO POTUTO TENER CONTO DI TALI AUMENTI NEI LORO CALCOLI PREVENTIVI .  2 . UN RICORSO BASATO SULL' ART . 40 PRESUPPONE L' ESISTENZA DI UN DANNO CERTO ED ATTUALE .  3 . QUANDO ALLA CORTE E DEFERITO UN RICORSO BASATO SULL' ART . 40 DEL TRATTATO IN CUI SI FA VALERE UNA COLPA DELLA P.A . COMMESSA DALL' ALTA AUTORITA, LA CORTE NON PUO', IN LINEA DI PRINCIPIO, CONSIDERARE QUALI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA COLPA EVENTUALE I VIZI INTRINSECI DELLE DECISIONI DELL' ALTA AUTORITA .  4 . L' ALTA AUTORITA PER NON VIOLARE GLI ARTT . 50 E 51 DEL TRATTATO CECA E NON DAR LUOGO AD UNA DISCRIMINAZIONE FRA LE IMPRESE SOGGETTE ALLA SUA GIURISDIZIONE, PUO' ALIMENTARE LA CASSA DI PEREQUAZIONE UNICAMENTE CON IL PRELIEVO ISTITUITO IN VIRTU DELL' ART . 53, IL CHE ESCLUDE QUALSIASI SISTEMA CHE PREVEDA LA COPERTURA DI UN EVENTUALE DEFICIT MEDIANTE LE RISORSE FINANZIARIE PREVISTE DALL' ART . 49 .  

Parti

NELLE CAUSE RIUNITE  14-60 - MERONI E C ., INDUSTRIE METALLURGICHE,  SOC . IN ACC . SEMPL . CON SEDE IN ERBA ( COMO ),  RAPPRESENTATA DAL SUO PROCURATORE, DOTT . AGOSTINO ARTIOLI,  16-60 - ACCIAIERIA FERRIERA DI ROMA ( FERAM ),  SPA CON SEDE IN ROMA,  RAPPRESENTATA DAL SUO AMMINISTRATORE UNICO, COMM . VITTORIO FRIGERIO,  17-60 - FER.RO ( FERRIERE ROSSI ),  DITTA INDIVIDUALE CON SEDE IN MAGLIANO ALPI ( CUNEO ),  RAPPRESENTATA DAL SUO TITOLARE, COMM . ING . GINO ROSSI,  20-60 - SOCIETA INDUSTRIALE METALLURGICA DI NAPOLI ( SIMET ),  SPA CON SEDE IN NAPOLI,  IN PERSONA DEL SUO LEGALE RAPPRESENTANTE, DOTT . PIO FANTINI,  24-60 - FONDERIE OFFICINE MECCANICHE ( FOM ),  SPA CON SEDE IN TORINO,  RAPPRESENTATA DAL SUO AMMINISTRATORE UNICO, SIG . RICCARDO ALICE,  26-60 - ACCIAIERIA LAMINATORI DI MAGLIANO ALPI ( ALMA ),  SPA CON SEDE IN TORINO,  RAPPRESENTATA DAL SUO AMMINISTRATORE UNICO, DOTT . GIUSEPPE PASSALACQUA,  27-60 - COMPAGNIE DES HAUTS FOURNEAUX DE CHASSE,  S.A . CON SEDE IN LIONE,  RAPPRESENTATA DAL SUO PRESIDENTE DIRETTORE GENERALE, SIG . PIERRE CHOLAT,  1-61 - MERONI E C .,  SPA CON SEDE IN MILANO,  RAPPRESENTATA DAL SUO AMMINISTRATORE UNICO, ING . DOTT . ALDO MERONI,  TUTTE CON DOMICILIO ELETTO A LUSSEMBURGO PRESSO L' AVV . GEORGES MARGUE, RUE PHILIPPE II N . 20, ED ASSISTITE DALL' AVV . ARTURO COTTRAU DEL FORO DI TORINO E PATROCINANTE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE PARTI RICORRENTI,  CONTRO  L' ALTA AUTORITA DELLA COMUNITA EUROPEA DEL CARBONE E DELL' ACCIAIO,  CON DOMICILIO ELETTO A LUSSEMBURGO PRESSO I SUOI UFFICI, PLACE DE METZ 2,  RAPPRESENTATA DAL SUO CONSULENTE GIURIDICO PROF . GIULIO PASETTI, IN QUALITA D' AGENTE,  ASSISTITO DALL' AVV . GIUSEPPE STOLFI, PROFESSORE NELL' UNIVERSITA DI PAVIA, PATROCINANTE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE, PARTE CONVENUTA,  

Oggetto della causa

CAUSE AVENTI PER OGGETTO IL RISARCIMENTO DEI DANNI CONSEGUENTI AD UN' ASSERITA " FAUTE DE SERVICE " DELL' ALTA AUTORITA . 

Motivazione della sentenza

I - SULLE NORME POSTE A BASE DEI RICORSI E SULL' OGGETTO DEL GIUDIZIO DELLA CORTE  LE RICORRENTI HANNO PALESEMENTE BASATO I LORO RICORSI SULL' ART . 40, GIACCHE DENUNCIANO UNA " FAUTE DE SERVICE " COMMESSA DALL' ALTA AUTORITA E CHIEDONO L' INTEGRALE RISARCIMENTO PECUNIARIO DEL DANNO CHE ESSE AFFERMANO DI AVER SUBITO A SEGUITO DELL' ASSERITA " FAUTE ". DI CONSEGUENZA, LE ATTUALI CONTROVERSIE VANNO DECISE UNICAMENTE IN BASE AL CITATO ARTICOLO; E QUINDI OPPORTUNO ESCLUDERE SENZ' ALTRO IL PROBLEMA DELLA LEGITTIMITA OD ILLEGITTIMITA DELLE DECISIONI CON LE QUALI E STATO CREATO E MODIFICATO IL SISTEMA DI PEREQUAZIONE, E LIMITARSI AD ACCERTARE SE LA GESTIONE DEL MECCANISMO FINANZIARIO RIVELI UNA " FAUTE DE SERVICE " IMPUTABILE ALLA CONVENUTA .  II - SE IL DANNO SUSSISTA  1 ) LA CORTE NON PUO' AMMETTERE CHE I NORMALI SVANTAGGI, INEVITABILMENTE CONNESSI AL SISTEMA DI PEREQUAZIONE, COSTITUISCANO UN DANNO RISARCIBILE E CIO' TANTO MENO IN QUANTO ESSI COLPISCONO TUTTE LE IMPRESE DELLA COMUNITA E LA PEREQUAZIONE HA INOLTRE PROCURATO IN CONTROPARTITA, AI CONSUMATORI DI ROTTAME NEL LORO COMPLESSO, RILEVANTI VANTAGGI, SOPRATTUTTO COL MANTENERE IL PREZZO DEL ROTTAME COMUNITARIO AD UN LIVELLO RAGIONEVOLE, IMPEDENDO FLUTTUAZIONI MOLTO PIU COSPICUE DEL PREZZO STESSO . NELLA SPECIE NON E STATO DIMOSTRATO CHE GLI SVANTAGGI SUBITI DALLE IMPRESE PEL FATTO DI ESSER TEMPORANEAMENTE RIMASTE NELL' INCERTEZZA CIRCA L' AMMONTARE DEFINITIVO DEI CONTRIBUTI DI PEREQUAZIONE ESORBITASSERO DA QUELLI NORMALMENTE INERENTI AL SISTEMA PRESCELTO .  2 ) NON VI E DANNO IMPUTABILE ALLA CONVENUTA, SE E IN QUANTO LE RICORRENTI, NEL FISSARE I LORO PREZZI DI VENDITA, ABBIANO POTUTO TENER CONTO DELL' ONERE DELLA PEREQUAZIONE, NONOSTANTE L' INCERTEZZA CIRCA L' ALIQUOTA DEFINITIVA . A QUESTO PROPOSITO VA IN PRIMO LUOGO RITENUTO CHE LE RICORRENTI SAPEVANO CHE I CONTEGGI ERANO SOLTANTO PROVVISORI E CONSEGUENTEMENTE SUSCETTIBILI DI SUBIRE MODIFICHE ANCHE NEL SENSO DELL' AUMENTO . QUESTA CIRCOSTANZA DOVEVA INDURLE A TENER CONTO NELLE LORO PREVISIONI, COME SI ADDICE AD UN PRUDENTE IMPRENDITORE, DELLA POSSIBILITA DI AUMENTI SIFFATI E CIO' TANTO PIU IN QUANTO ACCADE FREQUENTEMENTE CHE IL PRODUTTORE CONOSCA ESATTAMENTE DETERMINATI ELEMENTI DEI PROPRI COSTI DI PRODUZIONE SOLTANTO A POSTERIORI, ( AD ESEMPIO IN CASO DI AUMENTO RETROATTIVO DEI SALARI O DEGLI ONERI SOCIALI, DI ONERI CONCERNENTI TRIBUTI RELATIVI AD UN PERIODO PRECEDENTE O DI DIFFERENZE FRA LE SPESE EFFETTIVE DI SOSTITUZIONE DEL MATERIALE E I TASSI DI AMMORTAMENTO PREVISTI ).  D' ALTRO LATO, GLI SPECCHI STATISTICI PRODOTTI DALLE PARTI MOSTRANO CHIARAMENTE CHE, IN NUMEROSI CASI, LE SUCCESSIVE MODIFICHE DELL' ALIQUOTA APPLICABILE AD UN DETERMINATO PERIODO NON ERANO SEMPRE IN AUMENTO, BENSI' ERANO CARATTERIZZATE O DA UN ALTERNARSI DI AUMENTI E DI DIMINUZIONI ( AD ES . APRILE, DA SETTEMBRE A DICEMBRE 1955 ) O PERSINO DA PROGRESSIVE DIMINUZIONI ( AD ES . DA LUGLIO A DICEMBRE 1956 ). DI CONSEGUENZA, LE RICORRENTI NON POSSONO SOSTENERE DI ESSERE STATE ESPOSTE DURANTE L' INTERO PERIODO DI FUNZIONAMENTO DEL MECCANISMO FINANZIARIO AL RISCHIO DI SOTTOVALUTARE I LORO COSTI; AL CONTRARIO, ESSE ERANO TALVOLTA INDOTTE A SOPRAVALUTARLI, SICCHE SI PUO' LOGICAMENTE AMMETTERE CHE IL LAMENTATO INCONVENIENTE ABBIA TROVATO UNA CERTA COMPENSAZIONE, ANCH' ESSA INERENTE AL MECCANISMO DI PEREQUAZIONE . INFINE, LA CORTE RITIENE CHE, ANCHE NEI CASI NEI QUALI L' ALIQUOTA APPLICABILE AD UN DETERMINATO PERIODO HA SUBITO AUMENTI DI UN CERTO RILIEVO, L' INCIDENZA DELL' AUMENTO SUL PREZZO COMPLESSIVO DEL ROTTAME, QUINDI SUL PREZZO DI COSTO, NON SIA STATO TALE DA SUPERARE OGNI RAGIONEVOLE PREVISIONE DI UN ACCORTO PRODUTTORE .  DALLE CONSIDERAZIONI SOPRASVOLTE EMERGE CHE LE RICORRENTI NON HANNO DIMOSTRATO L' ESISTENZA DI UN DANNO RISARCIBILE .  III - SULLA " FAUTE DE SERVICE "  LE CENSURE ADDOTTE DALLE RICORRENTI RIGUARDANO DUE ASPETTI DEL COMPORTAMENTO DELL' ALTA AUTORITA O DEGLI ORGANISMI DI BRUXELLES, E CIOE :  1 ) IL " RITARDO " NEL DARE LA PRIMA COMUNICAZIONE DELL' ALIQUOTA APPLICABILE AI VARI PERIODI DI CONTEGGIO;  2 ) LA CIRCOSTANZA CHE DETTE ALIQUOTE HANNO SUBITO SUCCESSIVE MODIFICHE, TALVOLTA REITERATE, MENTRE L' ALIQUOTA DEFINITIVA NON E STATA A TUTT' OGGI FISSATA .  1 ) PER QUANTO RIGUARDA LA PRIMA CENSURA, LA CONVENUTA HA GIUSTAMENTE POSTO IN EVIDENZA CHE IL SISTEMA DI PEREQUAZIONE, QUALE DELINEATO DALLE DECISIONI GENERALI DELL' ALTA AUTORITA, IMPLICAVA INEVITABILMENTE DEI CALCOLI A POSTERIORI . L' ALIQUOTA DI PEREQUAZIONE NON POTEVA INFATTI ESSERE FISSATA SE NON TENENDO CONTO DI NUMEROSI ELEMENTI, QUALI IN ISPECIE I PREZZI E LE QUANTITA COMPLESSIVE DEL ROTTAME IMPORTATO E, RISPETTIVAMENTE, DEL ROTTAME ACQUISTATO ALL' INTERNO DELLA COMUNITA . LA CONOSCENZA DI QUESTI FATTORI DA PARTE DELL' ALTA AUTORITA ERA SOSTANZIALMENTE CONDIZIONATA DALLA DILIGENZA CON LA QUALE LE IMPRESE SOGGETTE AL MECCANISMO ADEMPIVANO AL LORO DOVERE DI FARE LE NECESSARIE DICHIARAZIONI; ORA E NOTORIO CHE ALCUNE IMPRESE NON MOSTRARONO SEMPRE LA SOLLECITUDINE RICHIESTA . TUTTAVIA, LE STESSE RICORRENTI NON PRETENDONO CHE L' AMMINISTRAZIONE ABBIA COMMESSO UNA NEGLIGENZA OMETTENDO DI RICHIAMARE CON LA DOVUTA ENERGIA GLI AMMINISTRATI AL LORO DOVERE .  PER QUANTO RIGUARDA LA DURATA DELL' INDUGIO NELLE COMUNICAZIONI, LE INDICAZIONI FORNITE DALLE PARTI MOSTRANO CHE SI TRATTAVA RISPETTIVAMENTE :  - DI 117 GIORNI PER IL PERIODO INIZIALE DEL SISTEMA DI PEREQUAZIONE ( DALL' APRILE AL GIUGNO 1954 ), A PARTIRE DALLA FINE DEL MESE DI GIUGNO;  - DI UNA MEDIA DI 57-74 GIORNI PER LA RESTANTE PARTE DELLO STESSO ANNO E PER GLI ANNI DAL 1955 AL 1957;  - AD UNA MEDIA DI 87 GIORNI PER L' ANNO 1958, AD ESCLUSIONE DEL MESE DI DICEMBRE 1958 PER IL QUALE L' INDUGIO FU DI 411 GIORNI .  LA CORTE RITIENE CHE QUESTI DATI NON PERMETTONO DI AFFERMARE CHE LA GESTIONE SIA STATA NEGLIGENTE, TENUTO CONTO DELLA COMPLESSITA DEGLI ELEMENTI CHE SI SONO DOVUTI PRENDERE IN CONSIDERAZIONE . SE IL RITARDO DI 411 GIORNI NEL COMUNICARE L' ALIQUOTA APPLICABILE AL MESE DI DICEMBRE 1958 PUO' RITENERSI ECCESSIVO, BISOGNA TUTTAVIA AMMETTERE CHE QUEST' UNICA ECCEZIONE NON E DI PER SE TANTO GRAVE DA DOVERNE DEDURRE L' ESISTENZA DI UNA " FAUTE DE SERVICE ". RIASSUMENDO, NON E STATA FORNITA NE OFFERTA LA PROVA CHE VI SIANO STATI RITARDI INGIUSTIFICATI .  2 ) PER QUANTO RIGUARDA LE VARIE SUCCESSIVE RETTIFICHE, VA RILEVATO ANZITUTTO CHE, PER I MOTIVI SOPRA ESPOSTI, LE DECISIONI CON LE QUALI DETTE RETTIFICHE SONO STATE APPORTATE E LE DECISIONI DI CUI ESSE FURONO - DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE - LA CONSEGUENZA INEVITABILE, SONO SOTTRATTE AL SINDACATO DELLA CORTE NELLE ATTUALI CONTROVERSIE . LA CORTE DEVE PERTANTO LIMITARSI AD ESAMINARE SE DETTE MODIFICHE SIANO STATE PROVOCATE DA CIRCOSTANZE ESTRANEE ALLA STRUTTURA GIURIDICA DEL MECCANISMO DI PEREQUAZIONE OPPURE DALLA CATTIVA ORGANIZZAZIONE DEGLI UFFICI O DELLE OPERAZIONI AMMINISTRATIVE .  A ) LE RICORRENTI PARTONO DAL PRESUPPOSTO CHE LE RETTIFICHE, QUALI SONO STATE EFFETTUATE, COSTITUISCANO DI PER SE - A CAUSA DEL LORO NUMERO, DELLA LORO RILEVANZA E DEL LORO SCAGLIONAMENTO NEL TEMPO - LA PROVA IRREFUTABILE DI UNA GESTIONE INESCUSABILMENTE CATTIVA . E' INNANZITUTTO CHIARO CHE L' ALTA AUTORITA AVEVA IL POTERE ED IL DOVERE, NELLO STESSO INTERESSE DELLE IMPRESE SOGGETTE AL MECCANISMO DI PEREQUAZIONE, DI VEGLIARE A CHE IL MECCANISMO FUNZIONASSE SEMPRE SU BASI EQUE, GIURIDICAMENTE VALIDE E MATERIALMENTE ESATTE, DONDE CONSEGUE CHE ERA SUO COMPITO DI RETTIFICARE QUALSIASI ERRORE GIURIDICO O MATERIALE E QUALSIASI VALUTAZIONE DI CUI L' ESPERIENZA AVESSE DIMOSTRATO L' IMPRECISIONE, L' INOPPORTUNITA O L' INCOMPLETEZZA . NON VA DIMENTICATO CHE  - IL MECCANISMO DI CUI TRATTASI SI BASA ESSENZIALMENTE SUL PRINCIPIO DELL' EQUILIBRIO FRA I CONTRIBUTI RISCOSSI E GLI IMPORTI CORRISPOSTI QUALI COMPENSI DI PEREQUAZIONE;  - L' ALTA AUTORITA - PER NON VIOLARE GLI ARTT . 50 E 51 DEL TRATTATO E DAR LUOGO A DISCRIMINAZIONI FRA LE IMPRESE SOTTOPOSTE ALLA SUA GIURISDIZIONE - POTEVA ALIMENTARE LA CASSA DI PEREQUAZIONE UNICAMENTE MEDIANTE IL PRELIEVO ISTITUITO IN FORZA DELL' ART . 53, IL CHE ESCLUDEVA QUALSIASI SISTEMA BASATO SULLA DETERMINAZIONE, A PRIORI, DI UNA ALIQUOTA IMMUTABILE CON LA COPERTURA DELL' EVENTUALE DEFICIT MEDIANTE LE RISORSE FINANZIARIE PREVISTE DALL' ART . 49;  - LE IMPRESE SOGGETTE AL MECCANISMO FINANZIARIO SONO FRA DI LORO IN CONCORRENZA, DI GUISA CHE L' ALTA AUTORITA E TENUTA A VIGILARE CON SPECIALE CURA AFFINCHE IL PRINCIPIO DELL' UGUAGLIANZA DI FRONTE AGLI ONERI PUBBLICI SIA RISPETTATO COSTANTEMENTE E SCRUPOLOSAMENTE;  - PERTANTO, NON SI POTREBBE COMUNQUE FAR CARICO ALL' ALTA AUTORITA DI AVER DATO LA PREFERENZA - SIA PURE A COSTO DI REITERATE RETTIFICHE - AL PRINCIPIO DELLA GIUSTIZIA DISTRIBUTIVA PIUTTOSTO CHE A QUELLO DELLA CERTEZZA DEL DIRITTO .  CONTRARIAMENTE A QUANTO SOSTENGONO LE RICORRENTI, L' INCERTEZZA CIRCA LE SUCCESSIVE MODIFICHE E LA LORO PORTATA NON INDUCE A RITENERE CHE L' ALTA AUTORITA SIA RESPONSABILE DI VIOLAZIONE DELLE NORME DI PUBBLICITA CONTENUTE NELL' ART . 60 PER AVER POSTO LE IMPRESE NELL' IMPOSSIBILITA DI OTTEMPERARE ALLE NORME STESSE . NON SI VEDE INFATTI COME IL SEMPLICE FATTO DI NON CONOSCERE ANCORA CON ESATTEZZA L' INTERO COSTO DI PRODUZIONE DEFINITIVO POTREBBE IMPEDIRE ALLE IMPRESE VENDITRICI DI APPLICARE I PREZZI DA ESSE LIBERAMENTE FISSATI NEI LORO LISTINI E CIO' TANTO MENO IN QUANTO ESSE AVEVANO DIRITTO DI MUTARE I LISTINI TUTTE LE VOLTE CHE L' AVESSERO RITENUTO NECESSARIO .  B ) SE NON SI PUO' QUINDI CENSURARE L' ALTA AUTORITA PERCHE HA CORRETTO ERRORI RELATIVI AL CALCOLO DELLE BASI DELL' IMPONIBILE, VA TUTTAVIA ESAMINATO SE TALI ERRORI SI SAREBBERO POTUTI EVITARE GRAZIE AD UNA AMMINISTRAZIONE EFFICIENTE, IN QUANTO ESSI POTREBBERO RENDERE MANIFESTA UNA " FAUTE DE SERVICE " DELL' ALTA AUTORITA OPPURE DEGLI ORGANISMI DI BRUXELLES, IL CHE SAREBBE LA STESSA COSA .  DALLE DEDUZIONI SCRITTE DALLE RICORRENTI EMERGE CHE ESSE FANNO DERIVARE GLI ERRORI E LE IMPERFEZIONI NEI QUALI SI SAREBBE CONCRETATA LA " FAUTE " ESSENZIALMENTE DA DUE CIRCOSTANZE : DA UN LATO LA DELEGA DI POTERI AGLI ORGANISMI DI BRUXELLES E LA REVOCA DELLA STESSA DELEGA EFFETTUATA IN OSSEQUIO ALLE SENTENZE MERONI ( 9 E 10-56 ) E, DALL' ALTRO, LE FRODI CHE HANNO ALTERATO LE BASI DI CALCOLO DELLA PEREQUAZIONE .  PER QUANTO RIGUARDA GLI ARGOMENTI TRATTI DALLA DELEGA DI POTERI, ESSI VANNO DISATTESI, POICHE, COME GIA SI E DETTO, I VIZI INTRINSECI DELLE DECISIONI GENERALI DELL' ALTA AUTORITA NON POSSONO ESSERE PRESI IN CONSIDERAZIONE IN OCCASIONE DELLE PRESENTI CAUSE, VERTENTI SULL' ART . 40 .  QUANTO AGLI ARGOMENTI TRATTI DALLE FRODI - CHE FORMANO OGGETTO DI ALTRI RICORSI NEI QUALI E STATO DEDOTTO UN DANNO DI DIVERSA NATURA - NEANCH' ESSI POSSONO ESSERE PRESI IN CONSIDERAZIONE NELLA SPECIE, GIACCHE DETTE FRODI NON HANNO CERTO POTUTO CAUSARE IL DANNO LAMENTATO NELLE PRESENTI CONTROVERSIE . INFATTI, PERSINO NEL MOMENTO IN CUI SONO STATE FATTE LE ULTIME RETTIFICHE DI CUI PARLANO LE RICORRENTI ( DECISIONE DELL' ALTA AUTORITA N . 19-60, G.U . DEL 24 AGOSTO 1960 ), L' ALTA AUTORITA NON DISPONEVA ANCORA DEI RISULTATI DELL' INCHIESTA SULLE MENZIONATE FRODI, COSICCHE NESSUNA DELLE RETTIFICHE EFFETTUATE FINO A DETTO MOMENTO POTREBBE CONSIDERARSI, NEMMENO IN PARTE, COME CONSEGUENZA DIRETTA ED ESSENZIALE DELLE FRODI STESSE . D' ALTRA PARTE, SE LE RICORRENTI INTENDONO SOSTENERE CHE E A CAGIONE DELLE FRODI CHE LE IMPRESE IGNORANO TUTTORA QUALE SARA L' ALIQUOTA DEFINITIVA, VA CONSTATATO CHE E IMPOSSIBILE VERIFICARE SE ED IN QUALE MISURA QUESTA IGNORANZA HA POTUTO CAUSARE UN DANNO DEL GENERE DI QUELLO NELLA SPECIE LAMENTATO ( DIFFERENZA TRA LA RAGIONEVOLE PREVISIONE DEGLI ONERI FUTURI E L' ENTITA EFFETTIVA DEGLI ONERI STESSI ); L' APPLICAZIONE DELL' ART . 40 PRESUPPONE INVERO L' ESISTENZA DI UN PREGIUDIZIO ATTUALE E CERTO .  DALLE CONSIDERAZIONI CHE PRECEDONO APPARE CHE I FATTI DENUNCIATI DALLE RICORRENTI COME CAUSE DELLE RETTIFICHE NON PERMETTONO DI AFFERMARE L' ESISTENZA DI UNA " FAUTE " CHE POSSA ESSERE PRESA IN CONSIDERAZIONE NELLE PRESENTI CAUSE, NE D' ALTRA PARTE LA CORTE HA CONOSCENZA DI ALTRI ASPETTI COLPOSI CHE ABBIANO INFLUITO SULLE RETTIFICHE DI CUI TRATTASI . E' AD ESEMPIO PROBABILE CHE TALUNE DI DETTE RETTIFICHE, O ALMENO L' INDUGIO CON IL QUALE ESSE SONO STATE EFFETTUATE, SI SPIEGHINO CON LA MOMENTANEA INCERTEZZA DELL' AMMINISTRAZIONE IN MERITO ALLA NECESSITA DI INCLUDERE IL " ROTTAME DI GRUPPO " NELLA PEREQUAZIONE ( CFR . IL 16 ) CONSIDERANDO DELLA DECISIONE 16-60, G.U . P . 1160-60, PRIMA COLONNA ). CIONONDIMENO NON SI PUO' MUOVER CENSURA ALL' ALTA AUTORITA SE HA ATTESO DI CONOSCERE L' ESITO DELLE CAUSE PENDENTI PRIMA DI STABILIRE DEFINITIVAMENTE IL PROPRIO ATTEGGIAMENTO . NEMMENO DAGLI ALTRI CONSIDERANDI DELLA MENZIONATA DECISIONE, INTESI A GIUSTIFICARE UNA PARTE DELLE CRITICATE RETTIFICHE, EMERGONO INDIZI TALI DA COSTITUIRE UN PRINCIPIO DI PROVA DELLA ASSERITA CATTIVA AMMINISTRAZIONE . INFINE ED IN VIA GENERALE, VA RILEVATO CHE I PRECEDENTI ERRORI ED IMPERFEZIONI RELATIVI AL CALCOLO DELLE BASI MATERIALI DELL' IMPONIBILE DEI CONTRIBUTI DI PEREQUAZIONE - AD ES . DELLA QUANTITA GLOBALE DEL ROTTAME DA PEREQUARE - SE POSSONO AVER DATO LUOGO A DETERMINATE RETTIFICHE, NON COSTITUISCONO IPSO FACTO UNA " FAUTE DE SERVICE ": ESSI POSSONO ANCHE ESSER DIPESI, AD ESEMPIO, DA COMPLICATI PROBLEMI GIURIDICI OPPURE DA NEGLIGENZE IMPUTABILI AGLI STESSI AMMINISTRATI . COMUNQUE LE RICORRENTI NON HANNO NEMMENO DIMOSTRATO IN MANIERA CONCRETA L' ESISTENZA DI ERRORI INESCUSABILI .  DA TUTTE LE CONSIDERAZIONI SOPRASVOLTE RISULTA CHE LE RICORRENTI NON HANNO FORNITO UNA VALIDA PROVA DELL' ESISTENZA DI UNA " FAUTE DE SERVICE ".  IV - SULLA PRESCRIZIONE DELL' AZIONE E SULLA SPECIALITA DEL DANNO  DATO CHE I RICORSI VANNO RESPINTI IN QUANTO INFONDATI, SIA PERCHE LA " FAUTE DE SERVICE " NON SUSSISTE, SIA PERCHE IL DANNO NON E STATO PROVATO, NON VI E MOTIVO DI DECIDERE SE LE PRETESE FATTE VALERE DALLE RICORRENTI SIANO IN PARTE PRESCRITTE .  PER LE STESSE RAGIONI NON E NECESSARIO RISOLVERE LA QUESTIONE SE L' ART . 40 DEL TRATTATO PRESUPPONGA CHE IL DANNO DI CUI VIENE CHIESTO IL RISARCIMENTO ABBIA CARATTERE SPECIALE, NE SE QUESTA CONDIZIONE SIA NELLA SPECIE SODDISFATTA .  

Decisione relativa alle spese

A NORMA DELL' ART . 69, PARAGRAFO 2, DEL REGOLAMENTO DI PROCEDURA, LA PARTE SOCCOMBENTE VA CONDANNATA ALLE SPESE . NELLA SPECIE LE RICORRENTI SONO RIMASTE SOCCOMBENTI SU TUTTI I CAPI DELLE LORO DOMANDE E PERTANTO LE SPESE DI CAUSA VANNO POSTE A LORO CARICO . 

Dispositivo

LA CORTE  DISATTESA OGNI CONCLUSIONE PIU AMPIA O CONTRARIA, DICHIARA E STATUISCE :  1 . I RICORSI SONO RESPINTI .  2 . LE SPESE DI CAUSA SONO POSTE A CARICO DELLE RICORRENTI .