CELEX: 62013CO0106
Language: it
Date: 2013-05-30
Title: Ordinanza della Corte (Decima Sezione) del 30 maggio 2013.#Francesco Fierro e Fabiana Marmorale contro Edoardo Ronchi e Cosimo Scocozza.#Rinvio pregiudiziale – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Attuazione del diritto dell’Unione – Insussistenza – Manifesta incompetenza della Corte.#Causa C‑106/13.

ORDINANZA DELLA CORTE (Decima Sezione)
      30 maggio 2013 (*)
      
      «Rinvio pregiudiziale – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Attuazione del diritto dell’Unione – Insussistenza – Manifesta incompetenza della Corte»
      Nella causa C‑106/13,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Tribunale
         di Tivoli con decisione 17 febbraio 2013, pervenuta in cancelleria il 4 marzo 2013, nel procedimento
      
      Francesco Fierro,
      Fabiana Marmorale
      contro
      Edoardo Ronchi,
      Cosimo Scocozza,
      LA CORTE (Decima Sezione),
      composta da A. Rosas (relatore), presidente di sezione, E. Juhász e D. Šváby, giudici,
      avvocato generale: J. Kokott
      cancelliere: A. Calot Escobar
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di statuire con ordinanza motivata, ai sensi dell’articolo
         53, paragrafo 2, del regolamento di procedura della Corte,
      
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
         europea (in prosieguo: la «Carta») e dell’articolo 1 del protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia
         dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sottoscritto a Parigi il 20 marzo 1952 (in prosieguo: il «protocollo addizionale»),
         in combinato disposto con l’articolo 52, paragrafo 3, della Carta e l’articolo 6 TUE.
      
      2        Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia tra, da un lato, il sig. Fierro e la sig.ra Marmorale e, dall’altro,
         i sigg. Ronchi e Scocozza, avente ad oggetto l’annullamento del contratto preliminare di compravendita di un immobile.
      
       Diritto italiano
      3        Il giudice del rinvio espone che l’articolo 33 della legge urbanistica n. 1150/42 consente ai comuni di regolamentare l’esercizio
         delle trasformazioni edilizie e/o urbanistiche nell’ambito del territorio comunale, secondo i principi generali contenuti,
         in primo luogo, nella predetta legge, in secondo luogo, nell’articolo 1 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, norme per la edificabilità
         dei suoli (GURI n. 27, del 29 gennaio 1977), in terzo luogo, nelle diverse leggi adottate dalle regioni e, in quarto luogo,
         nel decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari
         in materia edilizia (GURI n. 245, del 20 ottobre 2001; in prosieguo: il «TU n. 380/2001»). In particolare il legislatore italiano
         avrebbe previsto la possibilità, per i comuni, di disciplinare attraverso diversi strumenti urbanistici la pianificazione
         territoriale, ivi compresa l’adozione di piani regolatori e le relative norme di attuazione.
      
      4        L’articolo 13 delle norme tecniche di attuazione della variante generale al piano regolatore del Comune di Zagarolo, adottate
         nel 2007, non prevederebbe la frazionabilità in più unità immobiliari nel periodo successivo all’adozione delle suddette norme.
      
       Procedimento principale e questione pregiudiziale
      5        Il giudice del rinvio espone che il 1° febbraio 2008, a seguito di complesse trattative, il sig. Ronchi, con la mediazione
         del sig. Scocozza, agente immobiliare, ha sottoscritto un contratto preliminare di compravendita in favore del sig Fierro
         e della sig.ra Marmorale, con il quale si impegnava a trasferire a questi ultimi la proprietà di una porzione di fabbricato.
      
      6        La stipula del contratto definitivo era condizionata alla erogazione, a favore degli acquirenti, di un mutuo da parte di un
         istituto di credito.
      
      7        Gli acquirenti non sono tuttavia riusciti ad ottenere il mutuo necessario, poiché gli istituti di credito glielo hanno negato
         a causa della irregolarità edilizia dell’immobile. Infatti, come accertato con consulenza tecnica, l’immobile non era più
         frazionabile al momento della stipula del contratto preliminare, poiché le norme tecniche di attuazione della variante al
         piano regolatore generale del Comune di Zagarolo entrate in vigore nel 2007 non lo consentivano più, determinando, ai sensi
         della legge italiana, la inalienabilità della porzione di fabbricato oggetto del contratto preliminare di compravendita.
      
      8        Il sig. Fierro e la sig.ra Marmorale hanno citato in giudizio i sigg. Ronchi e Scocozza, chiedendo in via principale che venisse
         dichiarata la nullità del contratto preliminare per impossibilità dell’oggetto, atteso che la porzione di fabbricato oggetto
         del contratto era inalienabile.
      
      9        Il giudice del rinvio ritiene necessario, per pronunciarsi sulla controversia sottopostagli, adire la Corte di una questione
         pregiudiziale relativa alla conformità al diritto dell’Unione della normativa italiana che osterebbe al pieno esercizio del
         diritto di proprietà consentendo un’ingerenza dei pubblici poteri consistente nel limitare la possibilità di modificare un
         immobile, precludendone la successiva alienazione.
      
      10      Alla luce di queste considerazioni, il Tribunale di Tivoli ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre la Corte
         la seguente questione pregiudiziale: 
      
      «Se la normativa nazionale della Repubblica Italiana ‒ ed in particolare l’art. 33 della [legge] n. 1150/42, il quale consente
         ai comuni di regolamentare l’esercizio delle trasformazioni edilizie e/o urbanistiche nell’ambito del territorio comunale,
         secondo i principi generali contenuti nella predetta legge, nell’art. 1 della [legge 28 gennaio 1977, n. 10, norme per la
         edificabilità dei suoli], nelle varie leggi adottate dalle singole Regioni, ed in combinato disposto con l’art. 2 del [TU
         n. 380/2001] e con le normative locali di rango inferiore (piani regolatori generali e norme di attuazione), nonché l’art. 46
         del medesimo [TU n. 380/2001], che determina la nullità degli atti di vendita in caso di modifiche del bene immobile senza
         le prescritte autorizzazioni ‒ sia in contrasto con l’art. 1 [del protocollo addizionale] della [Convenzione europea per la
         salvaguardia dei diritti dell’uomo], in combinato disposto con l’art. 6 [TUE] e con [gli artt.] 17 e 52 comma 3 della [Carta],
         sotto il profilo della ingerenza sproporzionata ed irragionevole nel diritto di proprietà, ancorché disciplinata per legge».
      
       Sulla competenza della Corte
      11      Con la sua questione il giudice del rinvio chiede alla Corte, sostanzialmente, di interpretare l’articolo 17 della Carta e
         l’articolo 1 del protocollo addizionale, in combinato disposto con l’articolo 52, paragrafo 3, della Carta nonché con l’articolo
         6 TUE, al fine di poter determinare se l’articolo 33 della legge n. 1150/42 sia compatibile con tali disposizioni.
      
      12      L’articolo 51, paragrafo 1, della Carta prevede che le disposizioni della medesima di rivolgono agli Stati membri soltanto
         allorché essi danno attuazione al diritto dell’Unione. L’articolo 6, paragrafo 1, TUE, come l’articolo 51, paragrafo 2, della
         Carta, precisa che le disposizioni di tale carta non estendono in alcun modo le competenze dell’Unione definite nei trattati.
      
      13      Secondo la descrizione del giudice del rinvio, il procedimento principale riguarda l’annullamento del contratto preliminare
         di compravendita di una porzione di fabbricato in una situazione in cui, secondo una normativa urbanistica comunale, tale
         immobile non può essere frazionato e, di conseguenza, venduto per porzioni. Da nessun elemento della decisione di rinvio risulta
         quindi che il procedimento principale riguardi una normativa nazionale che attua il diritto dell’Unione ai sensi dell’articolo
         51, paragrafo 1, della Carta.
      
      14      Pertanto, la Corte non è competente a rispondere alle questioni sottopostele dal giudice del rinvio (v., in tal senso, sentenza
         del 22 dicembre 2010, Omalet, C‑245/09, Racc. pag. I‑13771, punto 18; ordinanze del 1° marzo 2011, Chartry, C‑457/09, Racc. pag. I‑819,
         punti 25 e 26; del 10 maggio 2012, Corpul Naţional al Poliţiştilor, C‑134/12, punto 15; del 7 febbraio 2013, Pedone, C‑498/12,
         punto 15; Gentile, C‑499/12, punto 15; del 14 marzo 2013, Loreti e a., C‑555/12, punto 18, nonché dell’8 maggio 2013, T, C‑73/13,
         punto 14).
      
      15      In tale contesto, sulla base dell’articolo 53, paragrafo 2, del regolamento di procedura, va constatato che la Corte è manifestamente
         incompetente a rispondere alla questione presentata dal Tribunale di Tivoli.
      
       Sulle spese
      16      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione. 
      
      Per questi motivi, la Corte (Decima Sezione) ordina:
      La Corte di giustizia dell’Unione europea è manifestamente incompetente a rispondere alla questione presentata dal Tribunale
            di Tivoli.
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.