CELEX: 62008CJ0499
Language: it
Date: 2010-10-12
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 12 ottobre 2010.#Ingeniørforeningen i Danmark contro Region Syddanmark.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Vestre Landsret - Danimarca.#Direttiva 2000/78/CE - Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro - Divieto di discriminazioni fondate sull’età - Mancato versamento di indennità di licenziamento ai lavoratori che possono beneficiare di una pensione di vecchiaia.#Causa C-499/08.

Causa C‑499/08
      Ingeniørforeningen i Danmark, per conto di Ole Andersen 
      contro
      Region Syddanmark
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Vestre Landsret)
      «Direttiva 2000/78/CE — Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro — Divieto di discriminazioni fondate sull’età — Mancato versamento di indennità di licenziamento ai lavoratori che possono beneficiare di una pensione di vecchiaia»
      Massime della sentenza
      Politica sociale — Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro — Direttiva 2000/78 — Divieto
            di discriminazione fondata sull’età
      (Direttiva del Consiglio 2000/78, artt. 2 e 6, n. 1)
      Gli artt. 2 e 6, n. 1, della direttiva 2000/78, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia
         di occupazione e di condizioni di lavoro, devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una normativa nazionale,
         in forza della quale i lavoratori aventi titolo per beneficiare di una pensione di vecchiaia versata dal proprio datore di
         lavoro ai sensi di un regime previdenziale al quale hanno aderito prima di aver raggiunto i 50 anni di età non possono, in
         ragione di tale solo fatto, beneficiare di un’indennità speciale di licenziamento destinata a favorire il reinserimento professionale
         dei lavoratori aventi un’anzianità di servizio superiore ai dodici anni nell’impresa.
      
      Infatti, risulta che tale esclusione è fondata sull’idea secondo cui i lavoratori subordinati abbandonano il mercato del lavoro
         una volta che possono aspirare ad una pensione di vecchiaia versata dal loro datore di lavoro ed hanno aderito a tale regime
         previdenziale prima di aver raggiunto i 50 anni di età. Basandosi su tale valutazione legata all’età, un lavoratore il quale,
         pur soddisfacendo le condizioni per godere del beneficio della pensione versata dal proprio datore di lavoro, desideri rinunciarvi
         temporaneamente per proseguire la propria carriera professionale, non potrà percepire l’indennità speciale di licenziamento,
         sebbene essa sia destinata alla sua protezione. Pertanto, con lo scopo legittimo di evitare che di tale indennità possano
         beneficiare soggetti che non cercano un nuovo impiego, ma che percepiranno un reddito sostitutivo sotto forma di una pensione
         di vecchiaia derivante da un regime professionale, la misura in questione conduce a privare di detta indennità i lavoratori
         licenziati che intendano restare sul mercato del lavoro, per il solo fatto che essi potrebbero, segnatamente in ragione della
         loro età, usufruire di una pensione siffatta.
      
      Per di più, la misura di cui trattasi vieta ad un’intera categoria di lavoratori, definita secondo il criterio dell’età, di
         rinunciare temporaneamente al versamento di una pensione di vecchiaia da parte del loro datore di lavoro in cambio della concessione
         dell’indennità speciale di licenziamento, destinata ad aiutarli nella ricerca di un impiego. Tale misura può quindi obbligare
         detti lavoratori ad accettare una pensione di vecchiaia di importo ridotto rispetto a quello cui potrebbero aspirare restando
         in attività fino ad età più avanzata, il che implica per loro una significativa perdita di reddito a lungo termine.
      
      (v. punti 44, 46, 49 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      12 ottobre 2010 (*)
      
      «Direttiva 2000/78/CE – Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro – Divieto di discriminazioni fondate sull’età – Mancato versamento di indennità di licenziamento ai lavoratori che possono beneficiare di una pensione di vecchiaia»
      Nel procedimento C‑499/08,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Vestre Landsret
         (Danimarca), con decisione 14 novembre 2008, pervenuta in cancelleria il 19 novembre 2008, nella causa
      
      Ingeniørforeningen i Danmark, per conto del sig. Ole Andersen, 
      
      contro
      Region Syddanmark,
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. A. Tizzano, J.N. Cunha Rodrigues, K. Lenaerts, J.‑C. Bonichot e A. Arabadjiev,
         presidenti di sezione, dai sigg. G. Arestis, A. Borg Barthet, M. Ilešič, J. Malenovský, L. Bay Larsen, dalla sig.ra P. Lindh
         (relatore) e dal sig. T. von Danwitz, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra C. Strömholm, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 23 febbraio 2010,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per l’Ingeniørforeningen i Danmark, in nome del sig. Andersen, dall’avv. K. Schioldann, advokat;
      –        per la Region Syddanmark, dall’avv. M. Ulrich, advokat;
      –        per il governo danese, dal sig. J. Bering Liisberg e dalla sig.ra B. Weis Fogh, in qualità di agenti;
      –        per il governo tedesco, dai sigg. M. Lumma e J. Möller, in qualità di agenti;
      –        per il governo ungherese, dal sig. G. Iván, in qualità di agente;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalle sig.re C.M. Wissels e M. de Mol, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione europea, dai sigg. N.B. Rasmussen, J. Enegren e S. Schønberg, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 6 maggio 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 2 e 6 della direttiva del Consiglio 27 novembre
         2000, 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni
         di lavoro (GU L 303, pag. 16).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra l’Ingeniørforeningen i Danmark e la Region Syddanmark
         in merito al licenziamento del sig. Andersen.
      
       Contesto normativo
       La normativa dell’Unione
      3        Il venticinquesimo ‘considerando’ della direttiva 2000/78 così recita:
      
      «Il divieto di discriminazione basata sull’età costituisce un elemento essenziale per il perseguimento degli obiettivi definiti
         negli orientamenti in materia di occupazione e la promozione della diversità nell’occupazione. Tuttavia in talune circostanze,
         delle disparità di trattamento in funzione dell’età possono essere giustificate e richiedono pertanto disposizioni specifiche
         che possono variare secondo la situazione degli Stati membri. È quindi essenziale distinguere tra le disparità di trattamento
         che sono giustificate, in particolare, da obiettivi legittimi di politica dell’occupazione, mercato del lavoro e formazione
         professionale, e le discriminazioni che devono essere vietate».
      
      4        A termini del suo art. 1, la direttiva 2007/78 «mira a stabilire un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate
         sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l’occupazione
         e le condizioni di lavoro al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio della parità di trattamento».
      
      5        L’art. 2 della direttiva 2000/78, rubricato «Nozione di discriminazione», dispone quanto segue:
      
      «1.       Ai fini della presente direttiva, per “principio della parità di trattamento” si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione
         diretta o indiretta basata su uno dei motivi di cui all’articolo 1.
      
      2.       Ai fini del paragrafo 1:
      a)      sussiste discriminazione diretta quando, sulla base di uno qualsiasi dei motivi di cui all’articolo 1, una persona è trattata
         meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga;
      
      b)      sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere
         in una posizione di particolare svantaggio le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura,
         le persone portatrici di un particolare handicap, le persone di una particolare età o di una particolare tendenza sessuale,
         rispetto ad altre persone, a meno che:
      
      i)      tale disposizione, tale criterio o tale prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati
         per il suo conseguimento siano appropriati e necessari; o che
      
      ii)      nel caso di persone portatrici di un particolare handicap, il datore di lavoro o qualsiasi persona o organizzazione a cui
         si applica la presente direttiva sia obbligato dalla legislazione nazionale ad adottare misure adeguate, conformemente ai
         principi di cui all’articolo 5, per ovviare agli svantaggi provocati da tale disposizione, tale criterio o tale prassi.
      
      (...)».
      6        L’art. 3, n. 1, della direttiva 2000/78, intitolato «Campo d’applicazione», prevede quanto segue:
      
      «Nei limiti dei poteri conferiti alla Comunità, la presente direttiva si applica a tutte le persone, sia del settore pubblico
         che del settore privato, compresi gli organismi di diritto pubblico, per quanto attiene: 
      
      a)      alle condizioni di accesso all’occupazione e al lavoro, sia dipendente che autonomo, compresi i criteri di selezione e le
         condizioni di assunzione indipendentemente dal ramo di attività e a tutti i livelli della gerarchia professionale, nonché
         alla promozione;
      
      b)      all’accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale,
         inclusi i tirocini professionali;
      
      c)      all’occupazione e alle condizioni di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e la retribuzione;
      d)      all’affiliazione e all’attività in un’organizzazione di lavoratori o datori di lavoro, o in qualunque organizzazione i cui
         membri esercitino una particolare professione, nonché alle prestazioni erogate da tali organizzazioni».
      
      7        Ai sensi dell’art. 6 della direttiva 2000/78, rubricato «Giustificazione delle disparità di trattamento collegate all’età»:
      
      «1.      Fatto salvo l’articolo 2, paragrafo 2, gli Stati membri possono prevedere che le disparità di trattamento in ragione dell’età
         non costituiscano discriminazione laddove esse siano oggettivamente e ragionevolmente giustificate, nell’ambito del diritto
         nazionale, da una finalità legittima, compresi giustificati obiettivi di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione
         professionale, e i mezzi per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari.
      
      Tali disparità di trattamento possono comprendere in particolare:
      a)      la definizione di condizioni speciali di accesso all’occupazione e alla formazione professionale, di occupazione e di lavoro,
         comprese le condizioni di licenziamento e di retribuzione, per i giovani, i lavoratori anziani e i lavoratori con persone
         a carico, onde favorire l’inserimento professionale o assicurare la protezione degli stessi;
      
      b)      la fissazione di condizioni minime di età, di esperienza professionale o di anzianità di lavoro per l’accesso all’occupazione
         o a taluni vantaggi connessi all’occupazione;
      
      c)      la fissazione di un’età massima per l’assunzione basata sulle condizioni di formazione richieste per il lavoro in questione
         o la necessità di un ragionevole periodo di lavoro prima del pensionamento.
      
      2.      Fatto salvo l’articolo 2, paragrafo 2, gli Stati membri possono prevedere che la fissazione per i regimi professionali di
         sicurezza sociale di un’età per poter accedere o aver titolo alle prestazioni pensionistiche o all’invalidità, compresa la
         fissazione per tali regimi di età diverse per lavoratori o gruppi o categorie di lavoratori e l’utilizzazione, nell’ambito
         di detti regimi, di criteri di età nei calcoli attuariali non costituisca una discriminazione fondata sull’età purché ciò
         non dia luogo a discriminazioni fondate sul sesso».
      
       La normativa nazionale
      8        La legge relativa agli impiegati [lov om retsforholdet mellem arbejdsgivere og funktionærer (funktionærloven)] contiene al
         suo art. 2a le seguenti disposizioni attinenti all’indennità speciale di licenziamento:
      
      «1.       In caso di licenziamento di un lavoratore subordinato, occupato nella stessa azienda continuativamente per 12, 15 o 18 anni,
         il datore di lavoro, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, gli corrisponde una somma pari rispettivamente a
         1, 2 ovvero 3 stipendi mensili.
      
      2.      La disposizione di cui al n. 1 non trova applicazione se, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore
         subordinato percepisce una pensione sociale.
      
      3.      L’indennità di licenziamento non viene corrisposta se, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore subordinato
         percepisce dal datore di lavoro una pensione di vecchiaia e il lavoratore subordinato ha aderito al regime previdenziale di
         cui trattasi prima del compimento del cinquantesimo anno di età.
      
      (…)».
      9        Il giudice del rinvio precisa che, secondo una giurisprudenza nazionale costante, il diritto all’indennità speciale di licenziamento
         è escluso se un regime previdenziale privato, cui il datore di lavoro abbia versato i contributi, consente il pagamento di
         una pensione di vecchiaia alla cessazione del rapporto di lavoro, anche se il lavoratore subordinato al momento della cessazione
         del rapporto di lavoro non intende usufruire del regime previdenziale. Lo stesso vale anche nell’ipotesi di riduzione della
         pensione in caso di pensionamento anticipato.
      
      10      La direttiva 2000/78 è stata trasposta nell’ordinamento nazionale con la legge 22 dicembre 2004, n. 1417, che modifica la
         legge relativa al principio di non discriminazione sul mercato del lavoro (lov om ændring af lov om forbud mod forskelsbehandling
         på arbejdsmarkedet m. v.).
      
       Causa principale e questione pregiudiziale
      11      Il sig. Andersen è stato assunto il 1° gennaio 1979 presso il Sønderjyllands Amtsråd, divenuto la Region Syddanmark (Regione
         della Danimarca meridionale). 
      
      12      Il 22 gennaio 2006, la Region Syddanmark ha notificato al sig. Andersen la propria decisione di licenziarlo alla scadenza
         di un preavviso che terminava alla fine di agosto 2006. Tale licenziamento è stato dichiarato abusivo in esito ad un procedimento
         arbitrale.
      
      13      Al termine del suo rapporto di lavoro con la Region Syddanmark, il sig. Andersen, all’epoca sessantatreenne, non ha deciso
         di far valere i propri diritti pensionistici, bensì si è iscritto come disoccupato presso gli organismi competenti.
      
      14      Il 2 ottobre 2006, il sig. Andersen ha chiesto al suo ex datore di lavoro il pagamento dell’indennità speciale di licenziamento
         corrispondente a tre mensilità di stipendio, facendo valere un’anzianità di servizio superiore ai 18 anni.
      
      15      Il 14 ottobre 2006, la Region Syddanmark ha respinto tale domanda sulla base dell’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli
         impiegati, dato che il sig. Andersen poteva beneficiare di una pensione finanziata dal proprio datore di lavoro.
      
      16      L’Ingeniørforeningen i Danmark, sindacato che agisce in nome del sig. Andersen, ha quindi proposto un ricorso contro tale
         decisione dinanzi al Vestre Landsret. Secondo il giudice del rinvio, il ricorrente nella causa principale sostiene che l’art. 2a,
         n. 3, della legge relativa agli impiegati rappresenta una misura discriminatoria nei confronti dei lavoratori di età superiore
         ai 60 anni incompatibile con gli artt. 2 e 6 della direttiva 2000/78, il che è contestato dalla Region Syddanmark.
      
      17      Pertanto, il Vestre Landsret ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
      
      «Se il divieto di discriminazioni dirette od indirette basate sull’età di cui agli artt. 2 e 6 della direttiva 2000/78 debba
         essere interpretato nel senso che esso osta al mantenimento, da parte di uno Stato membro, di una normativa secondo cui un
         datore di lavoro che licenzi un lavoratore subordinato, continuativamente impiegato nella stessa azienda per 12, 15 o 18 anni,
         è tenuto a corrispondere, alla cessazione del rapporto di lavoro, un’indennità pari a 1, 2 ovvero 3 mensilità, laddove tale
         indennità non deve essere corrisposta nel caso in cui il lavoratore subordinato, alla cessazione del rapporto di lavoro, abbia
         la possibilità di percepire una pensione di vecchiaia sulla base di un regime previdenziale cui il datore di lavoro ha contribuito».
      
       Sulla questione pregiudiziale
      18      Per risolvere la questione proposta dal giudice del rinvio occorre verificare se la normativa nazionale oggetto della causa
         principale ricada nella sfera di applicazione della direttiva 2000/78 e, nell’ipotesi affermativa, se si tratti di una disparità
         di trattamento fondata sull’età che possa, eventualmente, essere considerata giustificata alla luce dell’art. 6 di detta direttiva.
      
      19      Per quanto riguarda, in primo luogo, il problema di sapere se la normativa oggetto della causa principale ricada nella sfera
         di applicazione della direttiva 2000/78, si deve sottolineare come tanto dal titolo e dal preambolo quanto dalla ratio della
         direttiva 2000/78 emerga che essa è volta a stabilire un quadro generale per garantire a tutti la parità di trattamento «in
         materia di occupazione e di condizioni di lavoro», offrendo una tutela effettiva nei confronti delle discriminazioni fondate
         su uno dei motivi di cui al suo art. 1, tra cui risulta l’età.
      
      20      Più particolarmente, dall’art. 3, n. 1, lett. c), della direttiva 2000/78 risulta che essa si applica, nei limiti dei poteri
         conferiti all’Unione, «a tutte le persone, sia del settore pubblico che del settore privato, compresi gli organismi di diritto
         pubblico», per quanto attiene, segnatamente, «all’occupazione e alle condizioni di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento
         e la retribuzione». 
      
      21      Escludendo in via generale dal beneficio dell’indennità speciale di licenziamento un’intera categoria di lavoratori, l’art. 2a,
         n. 3, della legge relativa agli impiegati incide sulle condizioni di licenziamento di tali lavoratori ai sensi dell’art. 3,
         n. 1, lett. c), della direttiva 2000/78. Quest’ultima trova quindi applicazione ad una fattispecie come quella che ha dato
         origine alla controversia di cui è investito il giudice del rinvio.
      
      22      Per quanto riguarda, in secondo luogo, la questione se la normativa oggetto della causa principale contenga una disparità
         di trattamento in base all’età ai sensi dell’art. 2, n. 1, della direttiva 2000/78, va rammentato che, ai fini di quest’ultima,
         per «principio della parità di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta basata su
         uno dei motivi di cui all’articolo 1» della medesima direttiva. L’art. 2, n. 2, lett. a), di quest’ultima precisa che, ai
         fini dell’applicazione del suo n. 1, sussiste discriminazione diretta quando, sulla base di uno qualsiasi dei motivi di cui
         all’art. 1 della direttiva in parola, una persona è trattata in modo meno favorevole di un’altra in una situazione analoga.
         
      
      23      Nella fattispecie, l’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli impiegati ha l’effetto di privare del diritto all’indennità
         speciale di licenziamento taluni lavoratori per il solo fatto che essi possono beneficiare, al momento del loro licenziamento,
         di una pensione di vecchiaia versata dal loro datore di lavoro in forza di un regime previdenziale al quale essi hanno aderito
         prima di aver raggiunto l’età di 50 anni. Orbene, risulta dal fascicolo che l’ammissione al beneficio di una pensione di vecchiaia
         è subordinata alla condizione di un’età minima che, nel caso del sig. Andersen, è stata fissata da un contratto collettivo
         a 60 anni. Tale disposizione si basa quindi su un criterio indissolubilmente legato all’età dei dipendenti.
      
      24      Ne consegue che la normativa nazionale oggetto della causa principale contiene una disparità di trattamento direttamente basata
         sul criterio dell’età ai sensi del combinato disposto degli artt. 1 e 2, n. 2, lett. a), della direttiva 2000/78.
      
      25      In terzo luogo, occorre esaminare se tale disparità di trattamento possa essere giustificata alla luce dell’art. 6 della direttiva
         2000/78. 
      
      26      Al riguardo, l’art. 6, n. 1, primo comma, della direttiva 2000/78 enuncia che una disparità di trattamento in base all’età
         non costituisce discriminazione laddove essa sia oggettivamente e ragionevolmente giustificata, nell’ambito del diritto nazionale,
         da una finalità legittima, compresi giustificati obiettivi di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale,
         e i mezzi per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari. 
      
      27      Per valutare la legittimità della finalità perseguita dalla normativa oggetto della causa principale occorre osservare, da
         un lato, che l’indennità speciale di licenziamento, come ha segnalato il giudice del rinvio facendo riferimento alla genesi
         della legge relativa agli impiegati, ha l’obiettivo di agevolare il passaggio ad un nuovo impiego per i lavoratori in età
         avanzata che dispongono di una rilevante anzianità di servizio presso il medesimo datore di lavoro. Dall’altro, se è vero
         che il legislatore ha inteso limitare il beneficio di tale indennità ai lavoratori che, al momento del loro licenziamento,
         non sono stati ammessi al beneficio di una pensione di vecchiaia, i lavori preparatori di tale misura legislativa citati dal
         giudice del rinvio dimostrano che tale limitazione si fonda sulla constatazione che le persone ammesse al beneficio di una
         pensione decidono generalmente di ritirarsi dal mercato del lavoro.
      
      28      Nelle sue osservazioni scritte, il governo danese ha sottolineato che il limite posto dall’art. 2a, n. 3, della legge relativa
         agli impiegati garantisce in modo semplice e razionale che i datori di lavoro non versino agli impiegati licenziati in possesso
         di una maggiore anzianità di servizio una duplice compensazione, che non realizzerebbe alcun obiettivo di politica del lavoro.
      
      29      L’obiettivo, perseguito dall’indennità speciale di licenziamento, di protezione dei lavoratori in possesso di una maggiore
         anzianità di servizio nell’impresa e di ausilio al loro reinserimento professionale ricade nella categoria delle finalità
         legittime di politica del lavoro e di mercato del lavoro ai sensi dell’art. 6, n. 1, della direttiva 2000/78. 
      
      30      Secondo tale disposizione, dette finalità possono giustificare, in deroga al principio di divieto delle discriminazioni basate
         sull’età, le disparità di trattamento che riguardano, in particolare, «la definizione di condizioni speciali (...) di occupazione
         e di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e di retribuzione, per (...) i lavoratori anziani (...), onde favorire
         l’inserimento professionale o assicurare la protezione degli stessi».
      
      31      Conseguentemente, obiettivi come quelli perseguiti dalla normativa nazionale oggetto della causa principale devono, in linea
         di principio, essere ritenuti tali da giustificare «oggettivamente e ragionevolmente», «nell’ambito del diritto nazionale»,
         come previsto dall’art. 6, n. 1, primo comma, della direttiva 2000/78, una disparità di trattamento basata sull’età.
      
      32      Occorre ancora verificare, secondo gli stessi termini di detta disposizione, se i mezzi adoperati per il conseguimento di
         tali finalità siano «appropriati e necessari». Nella fattispecie, va esaminato se l’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli
         impiegati consenta di realizzare gli obiettivi di politica del lavoro perseguiti dal legislatore senza per questo arrecare
         eccessivamente pregiudizio ai legittimi interessi dei lavoratori ai quali, in base a tale disposizione, viene negata tale
         indennità per il fatto che possono ottenere una pensione di vecchiaia alla quale ha contribuito il datore di lavoro (v., in
         tal senso, sentenza 16 ottobre 2007, causa C‑411/05, Palacios de la Villa, Racc. pag. I‑8531, punto 73).
      
      33      Si deve, in proposito, ricordare che gli Stati membri dispongono di un ampio margine discrezionale nella scelta delle misure
         atte a realizzare i loro obiettivi in materia di politica sociale e di occupazione (sentenze 22 novembre 2005, causa C‑144/04,
         Mangold, Racc. pag. I‑9981, punto 63, e Palacios de la Villa, cit., punto 68). Tuttavia, tale margine discrezionale non può
         avere l’effetto di svuotare della sua sostanza l’attuazione del principio di non discriminazione in ragione dell’età (sentenza
         5 marzo 2009, causa C‑388/07, Age Concern England, Racc. pag. I‑1569, punto 51).
      
      34      Orbene, limitare l’indennità speciale di licenziamento ai soli lavoratori che, al momento del loro licenziamento, non otterranno
         una pensione di vecchiaia alla quale ha contribuito il loro datore di lavoro non appare irragionevole rispetto alla finalità
         perseguita dal legislatore, che consiste nel fornire una maggiore protezione ai lavoratori il cui passaggio verso un nuovo
         impiego risulta problematico a causa della loro anzianità di servizio nell’impresa. L’art. 2a, n. 3, della legge relativa
         agli impiegati consente altresì di limitare le possibilità di abuso attinenti, per il lavoratore, al beneficio di un’indennità
         destinata a sostenerlo nella ricerca di un nuovo impiego, nel momento in cui andrà in pensione. 
      
      35      Si deve quindi considerare che una disposizione come  l’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli impiegati non appare manifestamente
         inadeguata alla realizzazione del legittimo obiettivo di politica del lavoro perseguito dal legislatore. 
      
      36      Occorre anche verificare se tale misura ecceda quanto necessario per la realizzazione dell’obiettivo perseguito dal legislatore.
      
      37      A tal riguardo, emerge dai chiarimenti forniti dal giudice del rinvio, nonché dalle parti nella causa principale e dal governo
         danese, che il legislatore, nell’esercizio dell’ampio margine discrezionale di cui dispone in materia di politica sociale
         e del lavoro, ha tentato di raggiungere un equilibrio tra interessi legittimi ma opposti tra loro. 
      
      38      Secondo tali chiarimenti, il legislatore ha ponderato la protezione dei lavoratori che, a causa della loro anzianità di servizio
         nell’impresa, hanno generalmente un’età più avanzata, con quella dei lavoratori più giovani, che non possono beneficiare dell’indennità
         speciale di licenziamento. I lavori preparatori della legge 22 dicembre 2004, n. 1417, che ha trasposto la direttiva 2000/78,
         citati dal giudice del rinvio, dimostrerebbero, a tal riguardo, che il legislatore ha preso in considerazione il fatto che
         l’indennità speciale di licenziamento, in quanto strumento di protezione rafforzata di una categoria di lavoratori definita
         in funzione della loro anzianità di servizio, rappresenta una forma di disparità di trattamento a danno dei più giovani. Il
         governo danese osserva infatti che la limitazione dell’ambito di applicazione dell’indennità speciale di licenziamento prevista
         all’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli impiegati consente di non estendere oltre il necessario una misura di protezione
         sociale che non è diretta ad essere applicata ai lavoratori più giovani.
      
      39      Inoltre, lo stesso governo ha osservato che la misura di cui trattasi nella causa principale tenta di condurre ad equilibrio
         la protezione dei lavoratori e gli interessi dei datori di lavoro. Detta misura mirerebbe quindi a garantire, conformemente
         al principio di proporzionalità ed alla necessità di contrastare gli abusi, che l’indennità speciale di licenziamento sia
         versata solo ai soggetti ai quali è destinata, vale a dire a coloro che intendono rimanere attivi ma che, a causa della loro
         età, incontrano generalmente maggiori difficoltà nella ricerca di un nuovo impiego. Tale misura consentirebbe altresì di evitare
         che i datori di lavoro siano tenuti a concedere l’indennità speciale di licenziamento a soggetti ai quali essi verseranno
         una pensione a partire dal momento del loro licenziamento.
      
      40      Emerge da tali elementi che l’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli impiegati, nei limiti in cui esclude dal beneficio
         dell’indennità speciale di licenziamento i lavoratori che percepiranno, al momento del loro licenziamento, una pensione di
         vecchiaia dal loro datore di lavoro, non eccede quanto necessario per realizzare gli obiettivi che mira a conciliare.
      
      41      Tale constatazione, peraltro, non consente di risolvere esaustivamente la questione sottoposta dal giudice del rinvio. Quest’ultimo
         ha infatti precisato che detta disposizione assimila ai soggetti che concretamente percepiranno una pensione di vecchiaia
         da parte del loro datore di lavoro coloro che possono beneficiare di detta pensione. 
      
      42      È vero che il legislatore danese è intervenuto per evitare che una siffatta esclusione non arrecasse eccessivamente pregiudizio
         ai legittimi interessi dei lavoratori. Dal 1996, l’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli impiegati prevede infatti che
         l’esclusione dal beneficio dell’indennità speciale di licenziamento non è applicabile ai lavoratori che hanno aderito al regime
         di pensione di vecchiaia del datore di lavoro dopo il raggiungimento dei 50 anni di età. Tale disposizione consente quindi
         di accordare detta indennità a lavoratori che, sebbene ammessi al beneficio di una pensione non dispongono di un’iscrizione
         sufficientemente prolungata al loro regime professionale per poter aspirare ad una pensione di importo sufficiente a garantire
         loro un reddito sostitutivo ragionevole.
      
      43      Ciò detto, l’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli impiegati ha l’effetto di escludere dal beneficio dell’indennità speciale
         di licenziamento tutti i lavoratori aventi diritto, al momento del loro licenziamento, ad una pensione di vecchiaia da parte
         del loro datore di lavoro e che hanno aderito a tale regime previdenziale prima di aver raggiunto i 50 anni di età. Occorre
         quindi esaminare se un’esclusione siffatta non ecceda quanto necessario per la realizzazione degli obiettivi perseguiti.
      
      44      Dai chiarimenti forniti dal giudice del rinvio e dal governo danese risulta che tale esclusione è fondata sull’idea secondo
         cui, in generale, i lavoratori subordinati abbandonano il mercato del lavoro dal momento che possono aspirare ad una pensione
         di vecchiaia versata dal loro datore di lavoro ed hanno aderito a tale regime previdenziale prima di aver raggiunto i 50 anni
         di età. Basandosi su tale valutazione legata all’età, un lavoratore il quale, pur soddisfacendo le condizioni di ammissibilità
         al beneficio della pensione versata dal proprio datore di lavoro, desideri rinunciarvi temporaneamente per proseguire la propria
         carriera professionale, non potrà percepire l’indennità speciale di licenziamento, sebbene essa sia destinata alla sua protezione.
         Pertanto, con lo scopo legittimo di evitare che di tale indennità possano beneficiare soggetti che non cercano un nuovo impiego,
         ma che percepiranno un reddito sostitutivo sotto forma di una pensione di vecchiaia derivante da un regime professionale,
         la misura in questione conduce a privare di detta indennità i lavoratori licenziati che intendano restare sul mercato del
         lavoro, per il solo fatto che essi potrebbero, segnatamente in ragione della loro età, usufruire di una pensione siffatta. 
      
      45      Tale misura rende più difficile ai lavoratori che possono percepire una pensione di vecchiaia l’ulteriore esercizio del loro
         diritto a svolgere un’attività lavorativa, in quanto, nel passaggio ad un nuovo impiego, essi – contrariamente a quanto avviene
         nel caso di altri lavoratori con una pari anzianità – non godono dell’indennità speciale di licenziamento.
      
      46      Peraltro, la misura di cui trattasi nella causa principale vieta ad un’intera categoria di lavoratori, definita secondo il
         criterio dell’età, di rinunciare temporaneamente al versamento di una pensione di vecchiaia da parte del loro datore di lavoro
         in cambio della concessione dell’indennità speciale di licenziamento, destinata ad aiutarli nella ricerca di un impiego. Tale
         misura può quindi obbligare detti lavoratori ad accettare una pensione di vecchiaia di un importo ridotto rispetto a quello
         cui potrebbero aspirare restando in attività fino ad età più avanzata, il che implica per loro una significativa perdita di
         reddito a lungo termine. 
      
      47      Ne consegue che, non consentendo il versamento dell’indennità speciale di licenziamento ad un lavoratore il quale, sebbene
         possa beneficiare di una pensione di vecchiaia versata dal proprio datore di lavoro, intenda cionondimeno rinunciare temporaneamente
         al beneficio di una pensione siffatta, al fine di proseguire la propria carriera professionale, l’art. 2a, n. 3, della legge
         relativa agli impiegati ha l’effetto di arrecare un eccessivo pregiudizio agli interessi legittimi dei lavoratori che si trovano
         in una situazione del genere ed eccede quanto necessario per la realizzazione degli obiettivi di politica sociale perseguiti
         da tale disposizione.
      
      48      Pertanto, la disparità di trattamento derivante dall’art. 2a, n. 3, della legge relativa agli impiegati non può essere giustificata
         ai sensi dell’art. 6, n. 1, della direttiva 2000/78.
      
      49      Occorre quindi risolvere la questione proposta dichiarando che gli artt. 2 e 6, n. 1, della direttiva 2000/78 devono essere
         interpretati nel senso che essi ostano ad una normativa nazionale in forza della quale i lavoratori aventi titolo per beneficiare
         di una pensione di vecchiaia versata dal proprio datore di lavoro ai sensi di un regime previdenziale al quale hanno aderito
         prima di aver raggiunto i 50 anni di età non possono, in ragione di tale solo fatto, beneficiare di un’indennità speciale
         di licenziamento destinata a favorire il reinserimento professionale dei lavoratori aventi un’anzianità di servizio superiore
         ai dodici anni nell’impresa.
      
       Sulle spese
      50      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi, motivi la Corte (Grande Sezione) dichiara:
      Gli artt. 2 e 6, n. 1, della direttiva del Consiglio 27 novembre 2000, 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la
            parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, devono essere interpretati nel senso che essi ostano
            ad una normativa nazionale in forza della quale i lavoratori aventi titolo per beneficiare di una pensione di vecchiaia versata
            dal proprio datore di lavoro ai sensi di un regime previdenziale al quale hanno aderito prima di aver raggiunto i 50 anni
            di età non possono, in ragione di tale solo fatto, beneficiare di un’indennità speciale di licenziamento destinata a favorire
            il reinserimento professionale dei lavoratori aventi un’anzianità di servizio superiore ai dodici anni nell’impresa.
      Firme
      * Lingua processuale: il danese.