CELEX: 62011CJ0446
Language: it
Date: 2013-12-05
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 5 dicembre 2013. # Commissione europea contro Edison SpA. # Impugnazione - Intese - Mercato europeo del perossido di idrogeno e del perborato di sodio - Decisione che accerta un’infrazione all’articolo 81 CE - Imputabilità del comportamento illecito - Obbligo di motivazione. # Causa C-446/11 P.

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      5 dicembre 2013 (*)
      
      «Impugnazione – Intese – Mercato europeo del perossido di idrogeno e del perborato di sodio – Decisione che accerta un’infrazione all’articolo 81 CE – Imputabilità del comportamento illecito – Obbligo di motivazione»
      Nella causa C‑446/11 P,
      avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta
         il 29 agosto 2011,
      
      Commissione europea, rappresentata da V. Di Bucci e V. Bottka, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Edison SpA, con sede in Milano (Italia), rappresentata da M. Siragusa, R. Casati, M. Beretta, P. Merlino, F. Cannizzaro e E. Bruti Liberati,
         avvocati,
      
      convenuta in primo grado,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta da R. Silva de Lapuerta, presidente di sezione, J.L. da Cruz Vilaça, G. Arestis (relatore), J.‑C. Bonichot e A. Arabadjiev,
         giudici,
      
      avvocato generale: M. Wathelet
      cancelliere: A. Calot Escobar
      vista la fase scritta del procedimento,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con la sua impugnazione, la Commissione europea chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del
         16 giugno 2011, Edison/Commissione (T‑196/06, Racc. pag. II_3149; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale quest’ultimo
         ha accolto il ricorso diretto all’annullamento della decisione C (2006) 1766 def. della Commissione, del 3 maggio 2006, relativa
         a un procedimento ai sensi dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo 53 dell’Accordo SEE nei confronti di Akzo Nobel NV, Akzo
         Nobel Chemicals Holding AB, EKA Chemicals AB, Degussa AG, Edison SpA, FMC Corporation, FMC Foret SA, Kemira Oyi, L’Air Liquide
         SA, Chemoxal SA, Snia SpA, Caffaro Srl, Solvay SA/NV, Solvay Solexis SpA, Total SA, Elf Aquitaine SA e Arkema SA (Caso COMP/F/C.38.620 –
         Perossido di idrogeno e perborato), una sintesi della quale è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (GU 2006, L 353, pag. 54; in prosieguo: la «decisione controversa»), nella parte concernente la Edison SpA (in prosieguo:
         la «Edison»).
      
       Fatti
      2        L’Edison, già Montedison SpA, è una società di diritto italiano la quale, per il tramite della Montecatini SpA, controllava,
         sino al 20 dicembre 2000, il 100% del capitale della Ausimont SpA (in prosieguo: la «Ausimont»), fabbricante di perossido
         di idrogeno e di perborato di sodio.
      
      3        Tra i mesi di dicembre 2000 e maggio 2002, la Edison deteneva il pacchetto di maggioranza della Ausimont. Nel maggio 2002,
         la Ausimont è stata venduta al gruppo della Solvay SA e, a partire dal 1° gennaio 2003, è divenuta la Solvay Solexis SpA (in
         prosieguo: la «Solvay Solexis»).
      
      4        Nel novembre del 2002, la Degussa AG ha informato la Commissione dell’esistenza di un’intesa nel mercato del perossido d’idrogeno
         e del perborato di sodio e ha chiesto l’applicazione della comunicazione della Commissione, relativa alla non imposizione
         di ammende e alla riduzione del loro importo nei casi di cartelli tra imprese (GU 2002, C 45, pag. 3). La Degussa AG ha fornito
         inoltre alla Commissione le prove materiali che le hanno consentito di effettuare, il 25 e il 26 marzo 2003, talune verifiche
         negli uffici di determinate imprese.
      
      5        In data 26 gennaio 2005, la Commissione ha inviato alla Edison e alle altre imprese interessate una comunicazione degli addebiti.
      
      6        Con lettera dell’8 maggio 2006, alla Edison è stata notificata la decisione controversa, in cui si affermava che essa aveva
         partecipato, nel periodo compreso tra il 12 maggio 1995 e il 31 dicembre 2000, a una infrazione unica e continuata dell’articolo
         81 CE e dell’articolo 53 dell’Accordo sullo Spazio economico europeo, del 2 maggio 1992 (GU 1994, L 1, pag. 3), nel settore
         del perossido di idrogeno e del prodotto derivato, ossia il perborato di sodio. L’infrazione accertata è consistita prevalentemente
         nello scambio tra concorrenti di informazioni importanti in termini commerciali e di informazioni riservate concernenti il
         mercato e le imprese, nella limitazione e nel controllo della produzione e delle capacità potenziali ed effettive di quest’ultima,
         nell’assegnazione di quote di mercato e di clienti e nella fissazione e monitoraggio dell’osservanza di obiettivi di prezzo.
      
      7        L’articolo 1 della decisione controversa enuncia che la Edison è considerata responsabile di detta infrazione «in solido»
         con la Solvay Solexis per detto periodo. Nell’articolo 2 della medesima decisione, la Commissione ha inflitto alla Edison
         un’ammenda pari a EUR 58,125 milioni, per il pagamento della quale la Solvay Solexis è responsabile «in solido» per un importo
         pari a EUR 25,619 milioni.
      
       Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      8        Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 19 luglio 2006, l’Edison proponeva un ricorso volto
         all’annullamento della decisione controversa, per la parte ad essa relativa.
      
      9        A sostegno del suo ricorso, l’Edison ha dedotto tre motivi relativi, in primo luogo, a una violazione dei suoi diritti della
         difesa, in secondo luogo, a una violazione dell’obbligo di motivazione e, in terzo luogo, a una violazione dell’articolo 81 CE.
      
      10      Il Tribunale ha accolto il secondo motivo, relativo a una violazione dell’obbligo di motivazione, e, senza pronunciarsi sugli
         altri motivi, ha accolto la domanda di annullamento della decisione controversa per la parte relativa alla Edison.
      
       Procedimento dinanzi alla Corte e conclusioni delle parti 
      11      La Commissione chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata; 
      –        rinviare la causa dinanzi al Tribunale ai fini di un nuovo esame;
      –        riservare la decisione sulle spese nei due gradi di giudizio; e
      –        ove la Corte ritenesse di poter giudicare nel merito, respingere il ricorso presentato in primo grado e condannare la Edison
         alle spese dei due gradi di giudizio.
      
      12      La Edison chiede che la Corte voglia:
      
      –        respingere l’impugnazione, e
      –        condannare la Commissione alle spese.
       Sull’impugnazione
       Sul primo motivo, relativo a una presunta violazione dell’articolo 253 CE, in combinato disposto con l’articolo 81 CE
      
       Argomenti delle parti
      13      La Commissione sostiene che il Tribunale avrebbe commesso una violazione dell’articolo 253 CE, in combinato disposto con l’articolo
         81 CE, nel senso che, nei punti da 56 a 88 della sentenza impugnata, esso ha imposto alla Commissione l’obbligo di fornire,
         nella decisione controversa, una motivazione specifica nei confronti degli argomenti dell’Edison che non sarebbero tali da
         inficiare la presunzione di responsabilità della società controllante al 100%.
      
      14      A questo proposito, la Commissione sostiene segnatamente, da un lato, che detta presunzione non sarebbe inficiata dal fatto
         che la società in questione costituisca una società holding posizionata al vertice del gruppo, il cui ruolo consiste nel gestire
         le partecipazioni azionarie in altre società e, dall’altro, che gli argomenti dell’Edison relativi all’asserita autonomia
         dei dirigenti dell’Ausimont nella determinazione ed esecuzione della sua politica commerciale potevano risultare convincenti
         solo qualora dimostrassero che l’Ausimont non costituiva, all’epoca dell’infrazione, un’unità economica insieme alla Edison.
      
      15      La Commissione sostiene che, benché essa sia obbligata, in forza dell’articolo 253 CE, a menzionare i dati di fatto e di diritto
         dai quali dipende la giustificazione della decisione e le considerazioni giuridiche che l’hanno indotta ad adottarla, tale
         disposizione non prescriverebbe che essa discuta tutti i punti di fatto e di diritto eventualmente trattati durante il procedimento
         amministrativo. Il Tribunale avrebbe pertanto deformato l’oggetto e la portata dell’obbligo di motivazione e il senso stesso
         del controllo esercitato dal giudice sul rispetto di questo requisito di forma. In particolare, il Tribunale non avrebbe tenuto
         conto del contesto e delle norme giuridiche previste in materia, come imposto invece dalla giurisprudenza sviluppatasi a seguito
         della sentenza del 2 aprile 1998, Commission/Sytraval e Brink’s France (C‑367/95 P, Racc. pag. I‑1719).
      
      16      La Commissione ritiene che il Tribunale non fosse chiamato a verificare l’esistenza di una motivazione adeguata a sostegno
         di una scelta discrezionale, per la correttezza della quale è importante che l’autore dell’atto abbia preso in considerazione
         tutte le circostanze in grado di influire sul contenuto della disposizione in questione. Nel caso di specie si trattava, al
         contrario, di dimostrare che i fatti esaminati corrispondessero a una fattispecie giuridicamente definita, consentendo, nel
         caso concreto, di imputare all’Edison la responsabilità di una violazione dell’articolo 81 CE. La valutazione riguardava non
         l’esistenza di una motivazione sufficiente a dimostrare che la Commissione avesse accertato i fatti in modo soddisfacente,
         bensì la qualificazione giuridica dei fatti.
      
      17      La Commissione sostiene che l’obbligo di motivazione incombe ad essa solo qualora gli elementi dedotti dall’Edison siano «decisivi
         ai fini del risultato dell’esame», ossia quando l’Edison ha soddisfatto l’onere probatorio ad essa incombente, e non in presenza
         di una qualsivoglia argomentazione. A questo riguardo, la Commissione rileva che, benché spetti all’Edison di inficiare la
         presunzione di responsabilità in questione, occorre chiedersi per quale ragione il Tribunale possa imporre viceversa alla
         Commissione l’onere di una motivazione specifica.
      
      18      Inoltre, la Commissione sottolinea che la mera circostanza che gli argomenti che abbiano un rapporto con l’oggetto della controversia
         siano presentati con un certo livello di precisione, e suffragati da una documentazione adeguata, non significa che essi siano
         idonei a inficiare la presunzione di responsabilità e non è pertanto sufficiente ad imporle un obbligo di motivazione specifica.
         In questo senso, essa critica il Tribunale per aver affermato che gli elementi in questione, se fondati in fatto, hanno consentito
         di inficiare questa presunzione e di essersi accontentato di affermare, nel punto 72 della sentenza impugnata, che essi «non
         possono essere considerati privi di significato».
      
      19      L’Edison si oppone a questi argomenti della Commissione.
      
       Giudizio della Corte
      20      Occorre innanzi tutto ricordare che l’obbligo di motivazione previsto dall’articolo 253 CE costituisce una formalità sostanziale
         che dev’essere distinta dalla questione della fondatezza della motivazione, la quale attiene alla legittimità nel merito dell’atto
         controverso (v. sentenze Commissione/Sytraval e Brink’s France, cit., punto 67, nonché del 29 settembre 2011, Elf Aquitaine/Commissione,
         C‑521/09 P, Racc. pag. I‑8947, punto 146).
      
      21      Sotto questo profilo la motivazione prescritta dall’articolo 253 CE dev’essere adeguata alla natura dell’atto in questione
         e deve far apparire in forma chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione da cui esso promana, in modo da
         consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e permettere al giudice competente di esercitare
         il proprio controllo (v. sentenze del 22 marzo 2001, Francia/Commissione, C‑17/99, Racc. pag. I‑2481, punto 35, e Elf Aquitaine/Commissione,
         cit., punto 147).
      
      22      Pertanto, nel contesto delle decisioni individuali, da una giurisprudenza costante emerge che l’obbligo di motivare una decisione
         individuale ha lo scopo, oltre che di consentire un controllo giurisdizionale, di fornire all’interessato un’indicazione sufficiente
         per sapere se la decisione sia eventualmente affetta da un vizio che consenta di contestarne la validità (sentenza Elf Aquitaine/Commissione,
         cit., punto 148 e giurisprudenza ivi citata).
      
      23      Emerge da una giurisprudenza parimenti costante che l’obbligo di motivazione dev’essere valutato in funzione delle circostanze
         del caso di specie, in particolare del contenuto dell’atto, della natura dei motivi esposti e dell’interesse che i destinatari
         dell’atto o qualsiasi altra persona, che detto atto riguardi direttamente e individualmente, possano avere a ricevere spiegazioni.
         La motivazione non deve necessariamente specificare tutti gli elementi di fatto e di diritto rilevanti, in quanto la questione
         se la motivazione di un atto soddisfi i requisiti di cui all’articolo 253 CE dev’essere valutata alla luce non solo del suo
         tenore, ma anche del suo contesto e del complesso delle norme giuridiche che disciplinano la materia (v., in particolare,
         citate sentenze Commissione/Sytraval e Brink’s France, punto 63, nonché Elf Aquitaine/Commissione, punto 150 e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      24      Quando, come nella fattispecie, una decisione in applicazione delle norme dell’Unione sulla concorrenza riguarda più destinatari
         e pone un problema d’imputabilità dell’infrazione, essa deve contenere una motivazione sufficiente nei confronti di ciascuno
         dei destinatari, specie di quelli che, secondo il tenore della stessa decisione, devono sopportare l’onere conseguente all’infrazione.
         Pertanto, nei confronti di una società controllante ritenuta responsabile del comportamento illecito della sua controllata,
         una simile decisione, in linea di principio, deve contenere un’esposizione esauriente dei motivi atti a giustificare l’imputabilità
         dell’infrazione a tale società (Elf Aquitaine/Commissione, cit., punto 152 e giurisprudenza ivi citata).
      
      25      In particolare, nel caso di una decisione della Commissione che, come nella presente fattispecie, si fondi esclusivamente,
         nei confronti di taluni destinatari, sulla presunzione dell’esercizio effettivo di un’influenza determinante, occorre constatare
         che la Commissione è in ogni caso tenuta – sotto pena di rendere detta presunzione, di fatto, assoluta – ad esporre in modo
         adeguato a tali destinatari i motivi per i quali gli elementi di fatto e di diritto invocati non sono stati sufficienti a
         confutare tale presunzione. Il dovere della Commissione di motivare le sue decisioni sotto questo profilo risulta, segnatamente,
         dal carattere relativo di detta presunzione, il cui superamento imporrebbe che gli interessati producano una prova vertente
         sui vincoli economici, organizzativi e giuridici che intercorrono tra le società interessate (Elf Aquitaine/Commissione, cit.,
         punto 153).
      
      26      Ciò premesso, occorre ricordare che la Commissione non è però tenuta, in tale cornice, a prendere posizione su elementi manifestamente
         fuor di luogo, privi di significato o chiaramente secondari (Elf Aquitaine/Commissione, cit., punto 154 e giurisprudenza ivi
         citata).
      
      27      Nel caso di specie, nella sentenza impugnata occorre rilevare che il Tribunale ha ricordato anzitutto la giurisprudenza rilevante,
         menzionata nei punti precedenti, relativa alla portata dell’obbligo di motivazione che incombe alla Commissione quando quest’ultima
         adotta una decisione in applicazione dell’articolo 81 CE nei confronti di una società controllante, ritenuta responsabile
         del comportamento illecito di una sua controllata.
      
      28      Inoltre, tenendo conto del contesto in fatto e in diritto in cui si inserisce la decisione controversa, il Tribunale ha rilevato
         che da quest’ultima si ricavava che l’imputazione alla Edison del comportamento illecito si fondava sulla constatazione dell’effettivo
         esercizio di una sua influenza determinante sulla sua controllata Ausimont, derivante da una presunzione di responsabilità
         collegata al suo controllo totale di detta società realizzato tramite un’altra società.
      
      29      Il Tribunale ha osservato inoltre che, per confutare tale presunzione, l’Edison aveva menzionato, nella sua risposta alla
         comunicazione degli addebiti, alcuni elementi specifici diretti a dimostrare l’autonomia di detta controllata ed esso ha giudicato
         che questi elementi non potevano essere considerati privi di significato in sede di valutazione dell’autonomia di questa stessa
         controllata.
      
      30      In particolare, nei punti da 73 a 75 della sentenza impugnata il Tribunale ha rilevato che l’Edison aveva menzionato, in particolare,
         un complesso di circostanze specifiche che contraddistinguevano i legami tra le società interessate all’epoca dell’infrazione
         in questione ed ha argomentato, in modo circostanziato, che la nuova direzione della società holding, che ha assunto la guida
         del gruppo in seguito alla sua crisi finanziaria nel 1993, aveva adottato alcune misure di riorganizzazione che implicavano
         la scelta di concedere alle società del gruppo un’autonomia di azione tenuto conto, da un lato, degli obiettivi della società
         holding di fronte alla crisi e, dall’altro, della grande diversità delle attività del gruppo. Gli elementi dedotti dalla Edison,
         secondo il Tribunale, non si limitavano del resto ad affermazioni, ma contenevano informazioni dettagliate sul funzionamento
         della società holding, accompagnate da dichiarazioni dei dirigenti delle società interessate, da scambi di corrispondenza
         con terzi nonché da un certo numero di documenti interni alle società interessate e contemporanei dell’epoca dell’infrazione.
      
      31      Alla luce di ciò e in considerazione della giurisprudenza illustrata nei punti da 20 a 26 della presente sentenza, non si
         può censurare il Tribunale per aver imposto alla Commissione, nei punti da 56 a 88 della sentenza impugnata, di prendere una
         posizione circostanziata sugli elementi di prova controdedotti dall’Edison al fine di inficiare la presunzione di responsabilità
         in questione, esaminando se, alla luce del complesso degli elementi rilevanti relativi ai legami economici, organizzativi
         e giuridici tra le società interessate, l’Edison avesse dimostrato che la sua controllata agiva sul mercato in modo autonomo.
         Ne consegue che, giudicando in tal modo, il Tribunale non ha determinato in modo errato l’oggetto e la portata dell’obbligo
         di motivazione che incombeva alla Commissione in sede di adozione della decisione controversa, per cui detto giudice non ha
         commesso violazioni dell’articolo 253 CE, in combinato disposto con l’articolo 81 CE.
      
      32      Di conseguenza, il primo motivo di impugnazione dev’essere respinto in quanto infondato.
      
       Sul secondo motivo, relativo a una presunta violazione degli articoli 230 CE e 253 CE, che vizierebbe la conclusione del Tribunale
            secondo la quale la decisione controversa contiene una motivazione insufficiente
       Argomenti delle parti
      33      In via subordinata, in primo luogo, la Commissione accusa il Tribunale di aver effettuato «una lettura parziale e distorta»
         della decisione controversa e di aver così concluso che i suoi motivi erano insufficienti. Essa sostiene che, per giudicare
         insufficiente la motivazione contenuta nella decisione controversa, il Tribunale si è limitato a esaminarne i punti 420 e
         421, citando unicamente il punto 422 nel punto 70 della sentenza impugnata, senza mai esaminarne il contenuto. Il Tribunale
         avrebbe anche ignorato il punto 423, dove la Commissione ha esposto la sua conclusione, secondo la quale l’Edison doveva essere
         considerata responsabile dell’infrazione commessa dall’Ausimont, a causa del rapporto di controllo al 100%.
      
      34      Secondo la Commissione, compito del Tribunale non era pretendere una motivazione supplementare riguardante elementi irrilevanti,
         bensì verificare la fondatezza di tale conclusione.
      
      35      In secondo luogo, nei punti da 78 a 85 della sentenza impugnata il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto ulteriore,
         che vizierebbe la sua conclusione sul carattere sufficiente della motivazione, ignorando la distinzione tra le questioni di
         motivazione e le questioni di merito, consacrata dalla Corte nella sua citata sentenza Commission/Sytraval e Brink’s France,
         sul fondamento degli articoli 230 CE e 253 CE.
      
      36      La Commissione ritiene che il Tribunale, in detti punti da 78 a 85, abbia accolto il motivo dedotto dall’Edison, relativo
         a una presunta violazione dell’obbligo di motivazione, per motivi di merito che non sarebbero pertinenti quando si tratta
         di stabilire se l’atto sia suffragato da una motivazione sufficiente. In particolare, il Tribunale avrebbe esaminato nel merito
         il valore probatorio della motivazione adottata dalla Commissione, per concludere che questa motivazione non era rilevante
         in relazione all’epoca dell’infrazione. La Commissione asserisce che sarebbe agevole constatare che la decisione controversa
         conteneva una vera motivazione (questione di forma), ma che quest’ultima non era stata giudicata convincente (questione di
         merito). Questa decisione conterrebbe pertanto una motivazione e il Tribunale avrebbe dovuto tenerne conto quando ha esaminato
         se essa fosse sufficiente.
      
      37      L’Edison si oppone a questi argomenti della Commissione.
      
       Giudizio della Corte
      38      In primo luogo, per quanto concerne l’argomento della Commissione con cui si accusa il Tribunale di avere effettuato, nei
         punti da 56 a 85 della sentenza impugnata, «una lettura parziale e distorta» della decisione controversa e di aver così concluso
         che i suoi motivi erano insufficienti, è giocoforza constatare che il Tribunale ha giustamente rilevato, nei punti 70 e 71
         di detta sentenza, che l’affermazione contenuta nel punto 422 della motivazione di detta decisione non affronta gli elementi
         menzionati dall’Edison per confutare la presunzione di responsabilità in questione e, pertanto, non illustra le ragioni per
         le quali la Commissione ritiene che questi elementi non siano sufficienti a confutare detta presunzione. Di conseguenza, il
         Tribunale ha effettivamente esaminato il contenuto di questo punto 422 e non lo si può accusare di non averlo fatto.
      
      39      Inoltre, non si può nemmeno accusare il Tribunale di avere ignorato il punto 423 della motivazione della decisione controversa,
         che spiega semplicemente la conclusione della Commissione secondo la quale l’Edison doveva essere considerata responsabile
         dell’infrazione commessa dall’Ausimont, a causa del rapporto di controllo del 100%. Infatti, un’affermazione siffatta non
         può validamente porre rimedio all’insufficienza di motivazione di tale decisione, constatata dal Tribunale nella sentenza
         impugnata, riguardo agli elementi menzionati dall’Edison per confutare la presunzione in questione.
      
      40      Ad ogni modo il Tribunale, il quale ha esaminato anche i punti 420 e 421 della decisione controversa, non ha omesso di prendere
         in considerazione i passi rilevanti di questa decisione per giudicare, nel punto 87 della sentenza impugnata, che la Commissione
         non aveva motivato in modo giuridicamente valido la sua conclusione relativa all’imputazione delle infrazioni in questione
         alla Edison. Di conseguenza, contrariamente a quanto asserito dalla Commissione, il Tribunale non ha assolutamente effettuato,
         nella sentenza impugnata, «una lettura parziale e distorta» di detta decisione.
      
      41      In secondo luogo, per quanto concerne l’argomento della Commissione secondo il quale il Tribunale, nei punti da 78 a 85 della
         sentenza impugnata, avrebbe commesso un errore di diritto che vizierebbe la sua conclusione sul carattere sufficiente della
         motivazione, in quanto avrebbe ignorato la distinzione tra le questioni di motivazione e le questioni di merito, occorre ricordare
         che, come si evince dal punto 31 della presente sentenza, la Commissione era tenuta, nel caso di specie, ad esporre in modo
         circostanziato le ragioni per le quali essa riteneva che gli elementi di prova controdedotti dall’Edison non fossero sufficienti
         a confutare la presunzione applicata nella decisione controversa.
      
      42      Alla luce di ciò e in considerazione della giurisprudenza illustrata nei punti da 20 a 26 della presente sentenza, spettava
         al Tribunale esaminare, in funzione del complesso delle circostanze del caso di specie, se la decisione controversa contenesse
         una siffatta esposizione circostanziata. Infatti, solo un esame del genere avrebbe consentito al Tribunale di giungere alla
         conclusione secondo la quale la motivazione fornita in questa decisione fosse sufficiente o meno e, pertanto, di controllare
         che la Commissione avesse correttamente soddisfatto i requisiti di motivazione che essa è tenuta a rispettare. Di conseguenza,
         non si può censurare il Tribunale per aver proceduto a questo esame, che lo ha condotto a constatare un vizio di motivazione
         e che non ha avuto assolutamente ad oggetto la legittimità nel merito di detta decisione.
      
      43      Da ciò deriva che, agendo in tal modo nei punti da 78 a 85 della sentenza impugnata, il Tribunale, contrariamente a quanto
         asserito dalla Commissione, non ha ignorato la distinzione tra le questioni di motivazione e le questioni di merito e, pertanto,
         non ha commesso nessun errore di diritto a tale riguardo.
      
      44      Di conseguenza, poiché nessun argomento sollevato a sostegno del secondo motivo di impugnazione è stato accolto, occorre respingere
         detto motivo in quanto infondato.
      
       Sul terzo motivo, relativo a una presunta violazione degli articoli 230 CE e 253 CE, in combinato disposto con i principi
            del diritto dell’Unione relativi al diritto della difesa e al diritto di essere sentiti dinanzi ai giudici dell’Unione
       Argomenti delle parti
      45      In ulteriore subordine, la Commissione ritiene che il Tribunale abbia commesso un errore di diritto nella valutazione della
         motivazione ai sensi degli articoli 230 CE e 253 CE, in quanto esso avrebbe violato i principi del diritto dell’Unione relativi
         al diritto della difesa e al diritto di essere sentiti dinanzi ai giudici dell’Unione, quali risultano dalla giurisprudenza
         della Corte e del Tribunale, decidendo a torto di non esaminare alcuni elementi della motivazione esposti nella decisione
         controversa.
      
      46      A questo proposito, la Commissione ricorda che, nel punto 83 della sentenza impugnata, il Tribunale ha respinto, come inopponibile
         all’Edison, un elemento richiamato nella decisione controversa in risposta ai tentativi di questa impresa di confutare la
         presunzione di responsabilità, concernente l’identità di un membro del consiglio dell’Ausimont, in quanto tale elemento non
         figurava nella comunicazione degli addebiti e l’Edison non aveva potuto prendere posizione su tale punto nel corso del procedimento
         amministrativo.
      
      47      Parimenti, la Commissione rileva che, quanto al suo argomento relativo all’esistenza di altri indizi dell’influenza esercitata
         dall’Edison sull’Ausimont, nel punto 86 di questa sentenza il Tribunale ha deciso che il fatto che il presidente e un membro
         del consiglio d’amministrazione dell’Edison siano stati membri del consiglio d’amministrazione dell’Ausimont per una parte
         del periodo di durata dell’infrazione, nonché il coinvolgimento dell’Edison in un progetto dell’Ausimont relativo a una joint
         venture negli Stati Uniti, non potevano porre rimedio all’insufficienza di motivazione della decisione controversa, in quanto
         questi elementi non erano stati riportati in detta decisione.
      
      48      Nel criticare un’analisi siffatta, la Commissione ritiene anzitutto che sia fuor di luogo invocare a tale proposito la sentenza
         del 30 settembre 2003, Atlantic Container Line e a./Commissione (T‑191/98 e da T‑212/98 a T‑214/98, Racc. pag. II‑3275, punto
         162), la quale, nel passo citato dal Tribunale, nel punto 83 della sentenza impugnata, riguarda i documenti probatori sui
         quali sarebbe basato l’accertamento dell’infrazione, questione la cui prova incombe interamente alla Commissione.
      
      49      Nel caso di specie, la Commissione precisa che si tratterebbe, al contrario, di elementi di fatto che la Commissione avrebbe
         richiamato in risposta alle obiezioni della Edison miranti a confutare la presunzione di responsabilità della società controllante.
         In una situazione del genere, secondo una giurisprudenza consolidata, incomberebbe alla società controllante sottoporre alla
         valutazione del Tribunale ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi, economici e giuridici intercorrenti tra essa e
         la propria controllata, tali da dimostrare che esse non costituiscono un’entità economica unica. Secondo la Commissione, il
         giudice dell’Unione avrebbe poi come compito quello di effettuare una valutazione globale degli elementi illustrati, tenendo
         conto del diritto della Commissione di integrare la descrizione rispondendo agli argomenti dedotti da questa società o in
         fase amministrativa, in risposta alla comunicazione degli addebiti, o negli atti depositati in corso di causa.
      
      50      La Commissione sostiene poi che sarebbe inerente all’esistenza di un procedimento amministrativo e di un successivo contraddittorio
         in giudizio il fatto che, riguardo ai punti per i quali l’onere della prova incombe alle imprese, possa e debba verificarsi
         un confronto fra le diverse tesi. La posizione del Tribunale disconoscerebbe l’esistenza stessa di tale confronto e la sua
         funzione, volendo ridurre al contrario la valutazione ai soli elementi menzionati nella comunicazione degli addebiti, ancor
         prima che le imprese abbiano tentato di confutare la presunzione di responsabilità o, comunque, prima dell’adozione della
         decisione. La Commissione spiega che essa deve tener conto dell’esito del procedimento amministrativo, tanto per rinunciare
         alle censure che si siano rivelate infondate, quanto per rivedere e integrare, in fatto e in diritto, i propri argomenti a
         sostegno delle censure da essa formulate, senza con ciò violare necessariamente i diritti della difesa.
      
      51      Nel caso di specie, la Commissione rileva che, benché non ricordati nella comunicazione degli addebiti, gli elementi discussi
         nei punti 83 e 86 della sentenza impugnata erano noti alla Edison, e addirittura documentati da essa per determinati fatti.
         Conformemente alla giurisprudenza, segnatamente al punto 171 della citata sentenza Atlantic Container Line e a./Commissione,
         il Tribunale avrebbe dovuto tener conto di questi elementi.
      
      52      La Edison si oppone a questi argomenti della Commissione. 
      
       Giudizio della Corte
      53      Occorre ricordare che, in base a una giurisprudenza consolidata, il rispetto dei diritti della difesa in materia di concorrenza
         impone che le imprese interessate siano in grado, durante il procedimento amministrativo, di illustrare utilmente la propria
         posizione in merito all’effettiva esistenza e alla rilevanza dei fatti e delle circostanze dedotti, nonché sui documenti su
         cui si basa la Commissione per suffragare la sua denuncia dell’esistenza di una violazione del trattato CE (v., segnatamente,
         sentenza del 9 luglio 2009, Archer Daniels Midland/Commissione, C‑511/06 P, Racc. pag. I‑5843, punto 85 e giurisprudenza ivi
         citata). E’ proprio la comunicazione degli addebiti che consente alle imprese oggetto di un’indagine di acquisire conoscenza
         degli elementi di prova a disposizione della Commissione e di conferire ai diritti della difesa la loro piena efficacia (v. sentenza
         Archer Daniels Midland/Commissione, cit., punto 86 e giurisprudenza ivi citata).
      
      54      Da ciò deriva che, nel caso di specie, posto che il Tribunale ha rilevato che l’elemento menzionato nel punto 421 della motivazione
         della decisione controversa era un elemento che, come ammesso dalla Commissione nel controricorso da essa depositato dinanzi
         a detto giudice, non era stato illustrato nella comunicazione degli addebiti e sul quale l’Edison non aveva avuto modo di
         chiarire la sua posizione durante il procedimento amministrativo, non si può pertanto censurare detto giudice per aver dichiarato
         inopponibile detto elemento alla citata società, nel punto 83 della sentenza impugnata (v., per analogia, sentenza del 3 settembre
         2009, Papierfabrik August Koehler e a./Commissione, C‑322/07 P, C‑327/07 P e C‑338/07 P, Racc. pag. I‑7191, punti da 34 a
         37).
      
      55      Inoltre, da una giurisprudenza consolidata, ricordata nel punto 22 della presente sentenza, discende che l’obbligo di motivare
         una decisione individuale ha come scopo, oltre a consentire il sindacato del giudice, di fornire all’interessato un’indicazione
         sufficiente per sapere se la decisione contenga eventualmente un vizio che ne consenta di contestarne la validità. La motivazione
         quindi, in linea di principio, dev’essere comunicata all’interessato contemporaneamente alla decisione che gli arreca pregiudizio.
         La mancanza di motivazione non può essere sanata dal fatto che l’interessato apprenda i motivi della decisione nel corso del
         procedimento dinanzi agli organi giurisdizionali dell’Unione (v., in particolare, sentenza Elf Aquitaine/Commissione, cit.,
         punti 148 e 149 nonché giurisprudenza ivi citata).
      
      56      Pertanto, quanto al fatto di aver osservato, nel punto 86 della sentenza impugnata, che altri indizi richiamati dalla Commissione
         per corroborare l’influenza esercitata dall’Edison sull’Ausimont, ossia il fatto che il presidente e un membro del consiglio
         d’amministrazione dell’Edison sono stati membri del consiglio d’amministrazione dell’Ausimont durante una parte del periodo
         di durata dell’infrazione, nonché il coinvolgimento della Edison in un progetto dell’Ausimont riguardante una joint-venture
         negli Stati Uniti, non erano stati esposti nella decisione controversa, il Tribunale non può nemmeno essere censurato per
         aver giudicato, in detto punto, che questi elementi non potevano porre rimedio all’insufficienza della motivazione di detta
         decisione.
      
      57      Di conseguenza, decidendo, nei punti 83 e 86 della sentenza impugnata, di non esaminare alcuni elementi della motivazione
         sui quali l’Edison non aveva avuto occasione di chiarire la propria posizione, presentati nella decisione controversa o richiamati
         dalla Commissione nel corso del giudizio, il Tribunale non ha commesso errori di diritto integranti una violazione dei principi
         del diritto dell’Unione relativi al diritto della difesa e al diritto di essere sentiti dinanzi ai giudici dell’Unione.
      
      58      Conseguentemente, il terzo motivo dev’essere respinto in quanto infondato.
      
       Sul quarto motivo, relativo alla presunta violazione degli articoli 230 CE, 231 CE e 253 CE in merito alle conseguenze di
            un vizio di motivazione
       Argomenti delle parti
      59      In assoluto subordine, la Commissione intende criticare la decisione del Tribunale, contenuta nei punti da 91 a 93 della sentenza
         impugnata, di far discendere dalla violazione dell’obbligo di motivazione l’annullamento della decisione controversa, negando
         l’applicazione al caso di specie dei principi enucleati nella sentenza del Tribunale del 13 dicembre 2006, FNCBV/Commissione
         (T‑217/03 e T‑245/03, Racc. pag. II‑4987).
      
      60      Secondo la Commissione, questa posizione sarebbe manifestamente errata in diritto, come dimostrerebbe la lettura del punto
         363 della citata sentenza FNCBV/Commissione, dove il Tribunale osserverebbe espressamente che un vizio di motivazione da esso
         rilevato non deve comportare né l’annullamento della decisione controversa, espressione del controllo di legittimità, poiché
         quest’ultima non potrebbe portare all’adozione di una nuova decisione, identica, nel merito, alla decisione annullata, né
         una modifica dell’importo delle ammende, espressione della competenza estesa anche al merito riconosciuta al Tribunale in
         materia di sanzioni pecuniarie.
      
      61      Peraltro, la Commissione rileva che sarebbe evidente che la questione si pone principalmente nella cornice del controllo di
         legittimità e molto meno quando il Tribunale dispone di una competenza estesa anche al merito, che gli consente di modificare
         l’importo delle ammende indipendentemente dalla fondatezza della motivazione fornita.
      
      62      L’Edison si oppone a questi argomenti della Commissione. 
      
       Giudizio della Corte
      63      Si evince dalla giurisprudenza della Corte che un vizio o un’insufficienza di motivazione rientra fra le violazioni delle
         forme sostanziali, ai sensi dell’articolo 230 CE. Vizi di motivazione di tal genere, se constatati in un atto controverso,
         bastano da soli a giustificare l’annullamento di tale atto (v., segnatamente, sentenza Commission/Sytraval e Brink’s France,
         cit., punti 67 e 78).
      
      64      La Corte ha applicato parimenti questo principio nei punti da 178 a 180 della sua citata sentenza Elf Aquitaine/Commissione,
         dove essa ha giudicato sostanzialmente che l’insufficienza di motivazione di una decisione adottata ai sensi dell’articolo
         81 CE, per quanto concerne proprio gli elementi di prova controdedotti dalla società controllante per confutare la presunzione
         di responsabilità derivante dal controllo del 98% da essa detenuto sulla sua controllata, doveva implicare l’annullamento
         di questa decisione in quanto quest’ultima le imputava la responsabilità del comportamento illecito della sua controllata
         sul solo fondamento della quota di capitale di quest’ultima da essa detenuta, senza altre adeguate spiegazioni.
      
      65      Di conseguenza, il Tribunale ha giustamente deciso, nel punto 94 della sentenza impugnata, di accogliere la domanda di annullamento
         della decisione controversa, per la parte concernente l’Edison, in quanto detta decisione era viziata per violazione dell’obbligo
         di motivazione.
      
      66      Ad ogni modo, il Tribunale non ha commesso errori di diritto, nei punti da 91 a 93 della sentenza impugnata, negando l’applicazione
         alla presente causa della valutazione condotta da detto giudice nei punti 362 e 363 della citata sentenza FNCBV/Commissione
         poiché, come correttamente rilevato nei menzionati punti da 91 a 93, questa valutazione si inseriva in un contesto particolare
         e diverso da quello del caso di specie, contrassegnato dall’esercizio della competenza estesa al merito di cui dispone il
         Tribunale quando procede alla valutazione del carattere adeguato dell’importo delle ammende (sentenza del 16 novembre 2000,
         SCA Holding/Commissione, C‑297/98 P, Racc. pag. I‑10101, punto 55).
      
      67      Di conseguenza, il quarto motivo va respinto in quanto infondato.
      
      68      Posto che nessuno dei motivi dedotti dalla Commissione a sostegno della sua impugnazione merita di essere accolto, quest’ultima
         dev’essere respinta.
      
       Sulle spese
      69      Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura, reso applicabile al procedimento d’impugnazione in
         forza dell’articolo 184, paragrafo 1, dello stesso regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata
         fatta domanda. Poiché l’Edison ne ha fatto domanda, la Commissione, rimasta soccombente, va condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      L’impugnazione è respinta.
      2)      La Commissione europea è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.