CELEX: 62006CJ0454
Language: it
Date: 2008-06-19 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 19 giugno 2008.#pressetext Nachrichtenagentur GmbH contro Republik Österreich (Bund), APA-OTS Originaltext-Service GmbH e APA Austria Presse Agentur registrierte Genossenschaft mit beschränkter Haftung.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesvergabeamt - Austria.#Appalti pubblici - Direttiva 92/50/CEE - Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi - Nozione di "aggiudicazione di appalto".#Causa C-454/06.

Causa C‑454/06
      pressetext Nachrichtenagentur GmbH
      contro
      Republik Österreich (Bund) e altri
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesvergabeamt)
      «Appalti pubblici — Direttiva 92/50/CEE — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi — Nozione di “aggiudicazione di appalto”»
      Massime della sentenza
      1.        Ravvicinamento delle legislazioni — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi — Direttiva 92/50 — Aggiudicazione
            di appalto — Nozione — Modifiche apportate alle disposizioni di un appalto pubblico in corso di validità
      (Direttiva del Consiglio 92/50, artt. 3, n. 1, 8 e 9)
      2.        Ravvicinamento delle legislazioni — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi — Direttiva 92/50 — Aggiudicazione
            di appalto — Nozione — Modifiche apportate alle disposizioni di un appalto pubblico in corso di validità
      (Direttiva del Consiglio 92/50, artt. 3, n. 1, 8 e 9)
      3.        Ravvicinamento delle legislazioni — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi — Direttiva 92/50 — Aggiudicazione
            di appalto — Nozione —  Modifiche apportate alle disposizioni di un appalto pubblico in corso di validità
      (Direttiva del Consiglio 92/50, artt. 3, n. 1, 8 e 9)
      1.        La nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50, che coordina le procedure di aggiudicazione
         degli appalti pubblici di servizi, deve essere interpretata nel senso che non ricomprende una fattispecie in cui taluni servizi
         forniti all’amministrazione aggiudicatrice da parte del prestatore di servizi originario siano trasferiti ad un altro prestatore
         costituito in forma di società di capitali, di cui il prestatore di servizi originario è azionista unico, che controlla il
         nuovo prestatore impartendogli istruzioni, purché il prestatore di servizi originario continui ad essere responsabile dell’adempimento
         delle obbligazioni contrattuali.
      
      Infatti, modifiche apportate alle disposizioni di un appalto pubblico in corso di validità costituiscono una nuova aggiudicazione
         di appalto, ai sensi della direttiva 92/50, quando presentino caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto a quelle dell’appalto
         iniziale e siano, di conseguenza, atte a dimostrare la volontà delle parti di rinegoziare i termini essenziali di tale appalto.
         La modifica di un appalto pubblico in corso di validità può ritenersi sostanziale qualora introduca condizioni che, se fossero
         state previste nella procedura di aggiudicazione originaria, avrebbero consentito l’ammissione di offerenti diversi rispetto
         a quelli originariamente ammessi.
      
      A tale riguardo, sebbene la sostituzione della controparte contrattuale alla quale l’amministrazione aggiudicatrice aveva
         originariamente attribuito l’appalto con una nuova debba ritenersi configurare una siffatta modifica sostanziale dell’appalto
         pubblico in questione, a meno che tale sostituzione fosse contemplata nei termini dell’appalto originario, è nondimeno vero
         che una riorganizzazione interna della controparte contrattuale non modifica in modo essenziale i termini dell’appalto originario.
         Pertanto, quando la nuova controparte contrattuale è una società controllata al 100% dalla controparte contrattuale originaria,
         quest’ultima dispone di un potere direttivo e tali due soggetti sono legati da un contratto di trasferimento dei profitti
         e delle perdite, tale operazione non configura un mutamento di un termine essenziale dell’appalto atto ad essere qualificato
         come nuova aggiudicazione di appalto ai sensi della direttiva 92/50.
      
      (v. punti 34‑35, 40, 43‑45, dispositivo 1)
      2.        La nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50, che coordina le procedure di aggiudicazione
         degli appalti pubblici di servizi, deve essere interpretata nel senso che non ricomprende un adeguamento del contratto originario
         a mutate circostanze esterne, come la conversione in euro dei prezzi originariamente espressi nella moneta nazionale, un’esigua
         riduzione di tali prezzi al fine di arrotondarne l’importo e il riferimento ad un nuovo indice dei prezzi, la cui sostituzione
         all’indice precedentemente stabilito era contemplata nel contratto originario.
      
      Infatti, modifiche apportate alle disposizioni di un appalto pubblico in corso di validità costituiscono una nuova aggiudicazione
         di appalto, ai sensi della direttiva 92/50, quando presentino caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto a quelle dell’appalto
         iniziale e siano, di conseguenza, atte a dimostrare la volontà delle parti di rinegoziare i termini essenziali di tale appalto.
         La modifica di un appalto pubblico in corso di validità può ritenersi sostanziale qualora introduca condizioni che, se fossero
         state previste nella procedura di aggiudicazione originaria, avrebbero consentito l’ammissione di offerenti diversi rispetto
         a quelli originariamente ammessi.
      
      A tale riguardo, nell’ipotesi in cui, in seguito al passaggio all’euro, un appalto esistente venga modificato, cosicché i
         prezzi originariamente espressi nella moneta nazionale siano convertiti in euro, non costituisce una modifica sostanziale
         dell’appalto, ma unicamente un adeguamento di quest’ultimo a mutate circostanze esterne, purché gli importi in euro siano
         arrotondati in conformità delle disposizioni in vigore. Inoltre, tale conversione in euro dei prezzi di un appalto in corso
         di validità può accompagnarsi ad un adeguamento del loro importo intrinseco, anche superiore all’importo consentito dalle
         disposizioni relative all’introduzione dell’euro, senza che ne derivi una nuova aggiudicazione di appalto, a condizione che
         siffatto adeguamento sia minimo e obiettivamente giustificato, come nel caso in cui esso abbia lo scopo di agevolare l’esecuzione
         dell’appalto, ad esempio semplificando le operazioni di fatturazione. Per quanto riguarda la riformulazione della clausola
         d’indicizzazione, si deve ritenere che il riferimento ad un nuovo indice di prezzo non configuri una modifica delle condizioni
         essenziali dell’appalto originario, atta a costituire una nuova aggiudicazione di appalto ai sensi della direttiva 92/50 qualora
         tale riformulazione si sia limitata ad applicare quanto concordato nel contratto base riguardo all’aggiornamento della clausola
         d’indicizzazione.
      
      (v. punti 34‑35, 57‑58, 61, 68‑69, dispositivo 2)
      3.        La nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50, che coordina le procedure di aggiudicazione
         degli appalti pubblici di servizi, deve essere interpretata nel senso che non ricomprende una fattispecie nella quale un’amministrazione
         aggiudicatrice, mediante una clausola addizionale, pattuisca con l’aggiudicatario, nel vigore di un appalto di servizi concluso
         con lo stesso a tempo indeterminato, di rinnovare per tre anni una clausola di rinuncia alla risoluzione, giunta a scadenza
         alla data in cui viene convenuta la nuova clausola, e concordi con lo stesso di fissare sconti maggiori rispetto a quelli
         originariamente previsti su taluni prezzi determinati in funzione delle quantità in un particolare ambito.
      
      Infatti, dato che il criterio rilevante per determinare se la conclusione di una nuova clausola di rinuncia alla risoluzione
         costituisca una nuova aggiudicazione di appalto consiste nel verificare se la detta clausola debba essere considerata come
         una modifica sostanziale del contratto originario, una clausola che non comporti il pericolo di falsare la concorrenza in
         danno di nuovi offerenti potenziali non può essere qualificata come una tale modifica e, pertanto, non costituisce una nuova
         aggiudicazione di appalto ai sensi della direttiva 92/50.
      
      Per quanto riguarda l’aumento dello sconto contemplato da una clausola addizionale, avente un effetto economico analogo ad
         una riduzione di prezzo e che sia, di conseguenza, atto ad essere considerato come riconducibile alle clausole convenute nel
         contratto base, esso non deve essere considerato come una modifica sostanziale del contratto e, pertanto, non è idoneo a comportare
         una nuova aggiudicazione di appalto ai sensi della direttiva 92/50. Peraltro, da un lato, l’aumento dello sconto, avendo l’effetto
         di ridurre il compenso percepito dall’aggiudicatario rispetto a quello originariamente pattuito, non altera l’equilibrio economico
         del contratto in favore dell’aggiudicatario. Dall’altro, il semplice fatto che l’amministrazione aggiudicatrice ottenga un
         maggiore sconto su una parte delle prestazioni oggetto dell’appalto non è tale da determinare una distorsione della concorrenza
         in pregiudizio dei potenziali offerenti.
      
      (v. punti 76, 79‑80, 83‑87, dispositivo 3)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      19 giugno 2008 (*)
      
      «Appalti pubblici – Direttiva 92/50/CEE – Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi – Nozione di “aggiudicazione di appalto”»
      Nel procedimento C-454/06,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Bundesvergabeamt
         (Austria) con decisione 10 novembre 2006, pervenuta in cancelleria il 13 novembre 2006, nella causa
      
      pressetext Nachrichtenagentur GmbH
      contro
      Republik Österreich (Bund),
      APA‑OTS Originaltext‑Service GmbH,
      APA Austria Presse Agentur registrierte Genossenschaft mit  beschränkter Haftung,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. U. Lõhmus, J. N. Cunha Rodrigues (relatore), A. Ó Caoimh e A.
         Arabadjiev, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig. B. Fülöp, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 24 gennaio 2008,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la pressetext Nachrichtenagentur GmbH, dall’avv. G. Estermann, Rechtsanwalt;
      –        per la Republik Österreich (Bund), dai sigg. A. Schittengruber e C. Mayr, in qualità di agenti;
      –        per l’APA‑OTS Originaltext-Service GmbH e l’APA Austria Presse Agentur registrierte Genossenschaft mit beschränkter Haftung,
         dall’avv. J. Schramm, Rechtsanwalt;
      
      –        per il governo austriaco, dai sigg. M. Fruhmann e C. Mayr, in qualità di agenti;
      –        per il governo francese, dal sig. J.-C. Gracia, in qualità di agente;
      –        per il governo lituano, dal sig. D. Kriaučiūnas, in qualità di agente;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. D. Kukovec e R. Sauer, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 13 marzo 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE,
         che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi (GU L 209, pag. 1), e della direttiva del Consiglio
         21 dicembre 1989, 89/665/CEE, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione
         delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori (GU L 395, pag. 33),
         come modificata dalla direttiva 92/50 (in prosieguo: la «direttiva 89/665»).
      
      2        Tale questione è sorta nell’ambito di una controversia nella quale si contrappongono, da un lato, la pressetext Nachrichtenagentur
         GmbH (in prosieguo: la «PN») e, dall’altro, la Republik Österreich (Bund) (Repubblica d’Austria, Federazione), l’APA‑OTS Originaltext‑Service
         GmbH (in prosieguo: l’«APA‑OTS») e l’APA Austria Presse Agentur registrierte Genossenschaft mit beschränkter Haftung (in prosieguo:
         l’«APA»), in merito a un appalto relativo a servizi di agenzia di stampa.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        L’art. 3, n. 1, della direttiva 92/50 così recita:
      
      «Per aggiudicare appalti di servizi pubblici e per espletare concorsi di progettazione, le amministrazioni applicano procedure
         adattate alle disposizioni della presente direttiva».
      
      4        Ai sensi dell’art. 8 di tale direttiva:
      
      «Gli appalti aventi per oggetto servizi elencati nell’allegato I A vengono aggiudicati conformemente alle disposizioni dei
         titoli da III a VI».
      
      5        L’art. 9 della detta direttiva stabilisce quanto segue:
      
      «Gli appalti aventi per oggetto servizi elencati nell’allegato I B vengono aggiudicati conformemente agli articoli 14 e 16».
      6        L’art. 10 della direttiva citata prevede:
      
      «Gli appalti aventi per oggetto contemporaneamente servizi elencati nell’allegato I A e servizi figuranti nell’allegato I B
         vengono aggiudicati conformemente alle disposizioni dei titoli da III a VI qualora il valore dei servizi elencati nell’allegato
         I A risulti superiore al valore dei servizi elencati nell’allegato I B. In caso contrario l’appalto viene aggiudicato conformemente
         agli articoli 14 e 16».
      
      7        L’art. 11, n. 3, della suddetta direttiva così dispone:
      
      «Le amministrazioni possono aggiudicare appalti pubblici di servizi mediante procedura negoziata non preceduta dalla pubblicazione
         di un bando di gara nei casi seguenti:
      
      (…)
      e)      per i servizi complementari non compresi nel progetto inizialmente preso in considerazione né nell’appalto inizialmente aggiudicato,
         ma che, a causa di circostanze impreviste, siano diventati necessari per la prestazione del servizio oggetto del progetto
         o dell’appalto, purché siano aggiudicati al prestatore di servizi che fornisce questo servizio, nei casi in cui:
      
      –        tali servizi complementari non possano venire separati sotto il profilo tecnico od economico dall’appalto principale senza
         recare gravi inconvenienti all’amministrazione,
      
      ovvero
      –        tali servizi, pur essendo separabili dall’esecuzione dell’appalto iniziale, siano strettamente necessari per il suo perfezionamento.
      Il valore complessivo stimato degli appalti aggiudicati per servizi complementari non può tuttavia superare il 50 % dell’importo
         relativo all’appalto principale;
      
      f)      per nuovi servizi consistenti nella ripetizione di servizi analoghi già affidati allo stesso prestatore di servizi in forza
         di un precedente appalto aggiudicato dalla stessa amministrazione, purché tali servizi siano conformi ad un progetto di base
         per il quale sia stato aggiudicato un primo appalto conformemente alle procedure di cui al paragrafo 4. La possibilità del
         ricorso alla procedura negoziata deve essere indicata in occasione del primo appalto ed il costo complessivo stimato per i
         servizi successivi è preso in considerazione dalle amministrazioni per l’applicazione dell’articolo 7. Questa procedura può
         essere applicata soltanto durante i tre anni susseguenti alla conclusione dell’appalto iniziale».
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      8        L’APA è stata fondata in Austria dopo la Seconda Guerra mondiale in forma di cooperativa registrata a responsabilità limitata.
         Ne erano soci quasi tutti i quotidiani austriaci, nonché l’ORF, la radio-televisione austriaca. Assieme alle sue consociate,
         l’APA è il principale operatore sul mercato austriaco delle agenzie di stampa e fornisce tradizionalmente alla Republik Österreich
         (Bund) svariate prestazioni di agenzia di stampa.
      
      9        La PN è presente sul mercato austriaco delle agenzie di stampa dal 1999, ma ha effettuato solo in misura molto limitata comunicati
         stampa per le autorità federali austriache. La PN impiega un numero inferiore di giornalisti collaboratori rispetto all’APA
         e non dispone di un archivio così esteso come quello di quest’ultima.
      
      10      Nel corso del 1994, ossia prima della sua adesione all’Unione europea, la Republik Österreich (Bund) ha stipulato con l’APA
         un contratto (in prosieguo: il «contratto base») che prevede la fornitura di determinati servizi dietro corrispettivo. Tale
         contratto permette sostanzialmente alle autorità federali austriache di consultare ed utilizzare informazioni di attualità
         (funzione detta «servizio base»), di richiedere informazioni e comunicati stampa di carattere storico provenienti da una banca
         dati dell’APA, denominata «APADok», ed inoltre di utilizzare il servizio di testi originali dell’APA, denominato «OTS», sia
         per propria informazione, sia per diffondere i propri comunicati stampa. La banca dati APADok contiene i dati del servizio
         base dal 1° gennaio 1988 nonché i comunicati trattati dal servizio OTS dal 1° giugno 1989.
      
      11      Il contratto base veniva stipulato a tempo indeterminato ed in esso veniva convenuta una clausola in base alla quale le parti
         rinunciavano alla risoluzione dello stesso fino al 31 dicembre 1999.
      
      12      L’art. 2, lett. c), del contratto base prevedeva quanto segue:
      
      «Per le consultazioni in rete dei servizi d’informazione dell’APA di cui all’art. 1 l’APA fattura, a titolo di canone per
         l’utilizzo del sistema di trattamento elettronico dei dati, per minuto CPU (tempo netto), un prezzo equivalente allo scaglione
         più basso della tariffa ufficiale dei prezzi al consumo (attualmente pari ad ATS 67, al netto delle tasse per minuto CPU),
         diminuito del 15%».
      
      13      Tale contratto conteneva inoltre disposizioni relative alla data del primo aumento dei prezzi, all’importo massimo di ciascun
         aumento e all’indicizzazione dei prezzi sulla base dell’indice dei prezzi al consumo del 1986, con riferimento all’indice
         calcolato per il 1994. Al riguardo, l’art. 5, n. 3, del detto contratto prevedeva, in particolare, che «(…) viene espressamente
         concordato che i valori dei compensi stabiliti dall’art. 2, lett. a) e b), non subiranno variazioni. Per il calcolo dell’indicizzazione,
         occorre fare riferimento all’indice dei prezzi al consumo 86 (Verbraucherpreisindex, VPI 86) pubblicato dall’Istituto nazionale
         austriaco delle statistiche (ÖSTAT) o all’indice seguente che lo sostituisce».
      
      14      Nel settembre 2000, l’APA fondava la sua controllata APA‑OTS, al 100% di sua proprietà, in forma di società a responsabilità
         limitata. Tra le due società esiste un accordo di trasferimento dei profitti e delle perdite da cui risulta, secondo quanto
         indicato dall’APA e dall’APA‑OTS, che quest’ultima è incorporata sul piano finanziario, amministrativo ed economico nell’APA,
         e che nella sua gestione aziendale e degli affari deve procedere secondo le direttive dell’APA. L’APA‑OTS è inoltre tenuta
         a trasferire i suoi utili annuali all’APA, la quale, dal suo canto, deve compensare eventuali disavanzi di bilancio annuali
         dell’APA‑OTS.
      
      15      Nel settembre 2000, l’APA trasferiva all’APA‑OTS le sue attività relative al servizio OTS. Tale modifica veniva comunicata
         alla Republik Österreich (Bund) nell’ottobre 2000. Un collaboratore dell’APA con potere di rappresentanza assicurava alle
         autorità austriache che l’APA, dopo questo traferimento di attività, era responsabile in solido con l’APA‑OTS, e che non vi
         sarebbe stata alcuna modifica della prestazione complessiva in essere. Le autorità austriache davano quindi il proprio consenso
         a che il servizio OTS venisse prestato dall’APA‑OTS, e i corrispettivi per tali prestazioni da quel momento sono stati versati
         direttamente all’APA‑OTS.
      
      16      Inoltre, le disposizioni del contratto base venivano modificate con una prima clausola addizionale concordata nel corso del
         2001 ed avente effetto a partire dal 1° gennaio 2002. In occasione del passaggio all’euro, tale clausola addizionale adeguava
         l’appalto originario così come specificato ai punti 17‑20 della presente sentenza.
      
      17      In primo luogo, l’importo del canone annuale per l’utilizzo degli articoli di redazione e degli archivi mediatici, pari a
         ATS 10 080 000, veniva sostituito da un importo pari a EUR 800 000. In base alla clausola d’indicizzazione, il prezzo per
         l’anno 2002 avrebbe dovuto essere di ATS 11 043 172 (cifra arrotondata a EUR 802 538,61 per la conversione in euro). Veniva
         deciso di accordarsi non su tale importo ma sulla cifra tonda di EUR 800 000, corrispondente ad una riduzione dello 0,3%.
      
      18      In secondo luogo, il prezzo stabilito per le consultazioni in rete dei servizi d’informazione dell’APA, che era di ATS 67
         al minuto, veniva sostituito con un prezzo di EUR 4,87 al minuto. Fatto salvo l’arrotondamento effettuato al momento della
         conversione in euro, l’importo intrinseco di tale prezzo rimaneva invariato.
      
      19      In terzo luogo, ai fini dell’indicizzazione, l’indice calcolato per l’anno 1994 in base all’indice dei prezzi al consumo del
         1986 veniva sostituito, come punto di riferimento, dall’indice calcolato per il 2001 in base all’indice dei prezzi al consumo
         del 1996. Al riguardo, la prima clausola addizionale modificava in particolare l’art. 5, n. 3, del contratto base nei termini
         seguenti: 
      
      «Viene espressamente convenuto che i prezzi previsti all’art. 2, lett. a) e b), non subiranno variazioni. Per il calcolo dell’indicizzazione,
         occorre far riferimento all’indice dei prezzi al consumo 96 (VPI 96) pubblicato dall’Istituto nazionale delle statistiche
         austriaco (ÖSTAT) o all’indice seguente che lo sostituisce». 
      
      20      In quarto luogo, in deroga a tale meccanismo d’indicizzazione, venivano direttamente fissati determinati prezzi per gli anni
         2002-2004. Infatti, il prezzo di ATS 8,50 a riga per l’inserimento dei comunicati stampa nel servizio OTS veniva sostituito
         da prezzi fissi di EUR 0,66 a riga per l’anno 2002, EUR 0,67 per l’anno 2003 e EUR 0,68 per l’anno 2004. Se fosse stata applicata
         la clausola d’indicizzazione, il prezzo avrebbe dovuto ammontare, per l’anno 2002, a ATS 9,31 a riga (arrotondato a EUR 0,68
         a riga). Il prezzo veniva quindi diminuito del 2,94 % per l’anno 2002 e dell’1,47 % per l’anno 2003.
      
      21      Una seconda clausola addizionale, concordata nell’ottobre 2005 ed avente effetto a partire dal 1° gennaio 2006, apportava
         due ulteriori modifiche al contratto base. Con tale seconda clausola addizionale, il contratto base veniva modificato come
         specificato ai punti 22 e 23 della presente sentenza.
      
      22      Da un lato, la rinuncia alla risoluzione, che nel contratto base era stata pattuita fino al 31 dicembre 1999, veniva rinnovata
         fino al 31 dicembre 2008.
      
      23      Dall’altro, lo sconto concesso sul prezzo delle consultazioni in rete dei servizi d’informazione dell’APA, stabilito al 15%
         nel contratto base, veniva portato al 25%. Al riguardo, la seconda clausola addizionale modificava l’art. 2, lett. c), del
         contratto base nei seguenti termini:
      
      «Le seguenti disposizioni del [contratto base così come modificato dalla prima clausola addizionale] sono modificate come
         segue a partire dal 1° gennaio 2006:
      
      1.      All’art. 2, lett. c), la percentuale del 15% è sostituita da quella del 25%.
      (…)».
      24      Nel 2004, la PN proponeva i suoi servizi d’agenzia di stampa alla Republik Österreich (Bund); tale offerta non sfociava però
         nella conclusione di un contratto.
      
      25      Con ricorsi depositati il 4 ed il 19 luglio 2006, la PN chiedeva al Bundesvergabeamt, in via principale, che venisse accertato
         che il frazionamento dell’appalto base, conseguente alla ristrutturazione dell’APA avvenuta nel corso del 2000, nonché le
         clausole addizionali concluse nel 2001 e nel 2005, da essa qualificate come «aggiudicazioni de facto», erano illecite e, in
         subordine, che venisse accertato che la scelta delle diverse procedure di aggiudicazione in questione era illegale.
      
      26      In riferimento ai termini di ricorso, il Bundesvergabeamt precisa che gli atti contestati risalivano sì agli anni 2000, 2001
         e 2005, ma che il rimedio giuridico esperibile nel diritto nazionale contro le aggiudicazioni illegali di appalti (vale a
         dire una domanda di accertamento con effetto risolutivo del contratto) è stato istituito solo successivamente, con effetto
         a decorrere dal 1° febbraio 2006. Il termine previsto per tale ricorso è di sei mesi dalla data dell’aggiudicazione illegale.
         Il giudice del rinvio ritiene appropriata l’applicazione dell’art. 1496 del Codice civile austriaco, ai sensi del quale, qualora
         i rimedi giuridici previsti non siano esperibili, i termini di prescrizione non possono decorrere, purché tale applicazione
         sia compatibile con il diritto comunitario.
      
      27      In tale contesto, il Bundesvergabeamt ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se la nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50 (…), debba essere interpretata nel
         senso che ricomprende anche fattispecie in cui un’amministrazione aggiudicatrice si propone di ricevere in futuro prestazioni
         da parte di un prestatore di servizi costituito in forma di società di capitali, qualora tali prestazioni siano state in precedenza
         fornite da un altro prestatore di servizi il quale, da un lato, è socio unico del futuro prestatore di servizi e, dall’altro,
         controlla nel contempo il futuro prestatore di servizi impartendo istruzioni. Se, in un caso del genere, sia rilevante sotto
         il profilo giuridico che al riguardo non sia garantito per l’amministrazione aggiudicatrice che le quote societarie nel futuro
         prestatore di servizi non siano cedute a terzi durante il complessivo corso di validità del contratto originario e non sia
         neppure garantito che la composizione sociale dell’originario prestatore di servizi, organizzato come cooperativa, non cambi
         durante il complessivo corso di validità del contratto.
      
      2)      Se la nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50 (…), debba essere interpretata nel
         senso che si riferisce anche a fattispecie in cui un’amministrazione aggiudicatrice, durante il periodo di validità di un
         contratto concluso a tempo indeterminato con i prestatori di servizi per una prestazione comune, concordi con tali prestatori
         modifiche del prezzo per determinate prestazioni contrattuali e riformuli una clausola di indicizzazione, qualora tali modifiche
         conducano a prezzi modificati e si verifichino in occasione della conversione in euro.
      
      3)      Se la nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50 (…), debba essere interpretata nel
         senso che si riferisce anche a fattispecie in cui un’amministrazione aggiudicatrice, durante il periodo di validità di un
         contratto concluso a tempo indeterminato con i prestatori di servizi per una prestazione di servizi comune, concordi nuovamente
         per tre anni con tali prestatori attraverso una modifica contrattuale, da un lato, una clausola di rinuncia alla risoluzione,
         giunta a scadenza al momento del nuovo accordo, mentre, d’altro lato, in tale modifica contrattuale venga fissato in aggiunta
         uno sconto maggiore rispetto a prima per determinati prezzi dipendenti dalla quantità per un determinato ambito di prestazioni.
      
      4)      Nel caso di soluzione in senso affermativo di una delle prime tre questioni, relativamente all’esistenza di un’aggiudicazione:
         se l’art. 11, n. 3, lett. b), della direttiva 92/50 (…) o altre disposizioni del diritto comunitario, come ad esempio il principio
         di trasparenza, debbano interpretarsi nel senso che consentono ad un’amministrazione aggiudicatrice di aggiudicare prestazioni
         in un unico contratto di appalto con una procedura negoziata non preceduta dalla pubblicazione di un bando di gara, qualora
         una parte delle prestazioni di servizi rientri in diritti di esclusiva, come menzionato all’art. 11, n. 3, lett. b), della
         direttiva 92/50 (…). Se, in alternativa, il principio di trasparenza o altre disposizioni del diritto comunitario, nell’aggiudicazione
         di servizi prevalentemente non prioritari, impongano che in un caso del genere si proceda ciò nonostante alla pubblicazione
         di un bando di gara prima dell’aggiudicazione di un appalto, per rendere possibile agli operatori interessati di controllare
         se effettivamente vengono aggiudicate prestazioni soggette ad un diritto di esclusiva. Se, in alternativa, le disposizioni
         del diritto comunitario in materia di aggiudicazione di appalti pubblici impongano che in un caso del genere le prestazioni,
         a seconda dell’esistenza o della non esistenza di un diritto di esclusiva, possano essere aggiudicate solo con procedure di
         aggiudicazione separate per rendere possibile almeno in parte una gara di aggiudicazione.
      
      5)      Per il caso di soluzione della quarta questione nel senso che un’amministrazione aggiudicatrice può aggiudicare le prestazioni
         non rientranti in diritti di esclusiva unitamente alle prestazioni rientranti in diritti di esclusiva con un’unica procedura
         di aggiudicazione: se un’impresa, in caso di mancanza di un proprio potere di disporre di dati soggetti al diritto di esclusiva
         di un operatore in posizione dominante sul mercato, possa giustificare la propria capacità al riguardo, in base alle norme
         sulle aggiudicazioni di appalti pubblici, di fornire l’intera prestazione all’amministrazione aggiudicatrice invocando l’obbligo,
         derivante dall’art. 82 CE, da parte dell’operatore – che si trova in una situazione di posizione dominante sul mercato in
         uno Stato membro – di trasmetterle i suddetti dati a condizioni eque.
      
      6)      Nel caso di soluzione delle questioni sub 1), 2) e 3) nel senso che, attraverso la parziale ripresa del contratto avvenuta
         nell’anno 2000 e/o attraverso una delle due modifiche contrattuali illustrate, o entrambe, si sono verificate nuove aggiudicazioni,
         ed inoltre nel caso in cui la quarta questione debba essere risolta nel senso che l’amministrazione aggiudicatrice, nell’aggiudicazione
         di prestazioni non rientranti in diritti di esclusiva, avrebbe dovuto procedere a un’aggiudicazione separata o, invece, nell’aggiudicazione
         del contratto per le prestazioni complessive (nella fattispecie comunicati stampa, servizio base e diritti di utilizzazione
         della banca dati APADok) avrebbe dovuto prima procedere alla pubblicazione di un bando di gara ai fini della trasparenza e
         della possibilità di controllo della progettata aggiudicazione di un appalto: 
      
      se la nozione di «lesione», di cui agli artt. 1, n. 3, e 2, n. 1, lett. c), della direttiva 89/665 (…), debba essere interpretata
         nel senso che un imprenditore, come nel caso di specie, ha subìto una lesione ai sensi di tali disposizioni se gli sia stata
         tolta la possibilità di partecipare ad una procedura di aggiudicazione in quanto l’amministrazione aggiudicatrice non ha proceduto,
         prima dell’aggiudicazione, alla pubblicazione di alcun bando di gara sulla base del quale l’imprenditore avrebbe potuto candidarsi
         all’appalto o presentare un’offerta ovvero, attraverso i competenti organi pubblici di controllo, sottoporre ad accertamento
         l’affermazione dell’esistenza di pretesi diritti di esclusiva.
      
      7)      Se il principio di diritto comunitario dell’equivalenza ed il precetto di diritto comunitario della necessità di una tutela
         giuridica effettiva, alla luce delle altre disposizioni del diritto comunitario, debbano essere interpretati nel senso che
         con essi viene attribuito ad un imprenditore un diritto soggettivo e incondizionato contro uno Stato membro a che esso possa
         far valere presso le autorità nazionali competenti i suoi rimedi giuridici per ottenere un risarcimento danni dopo un’aggiudicazione
         a seguito di una violazione delle disposizioni di diritto comunitario in materia di aggiudicazione di appalti pubblici e per
         almeno sei mesi dal momento della possibile presa di conoscenza dell’aggiudicazione di appalto contraria alle norme in materia
         di aggiudicazione di appalti pubblici, e a tal fine debba poter far valere, in aggiunta, i periodi di tempo in cui non era
         possibile esercitare una corrispondente azione per mancanza di fondamenti giuridici nazionali, qualora, per domande di risarcimento
         danni fondate su violazioni della legge nazionale, nell’ordinamento interno siano di norma previsti termini di prescrizione
         di tre anni dall’identificazione dell’autore della lesione e del pregiudizio, e in mancanza di rimedi giuridici in un determinato
         settore non decorrano neppure i termini di prescrizione».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      28      Occorre innanzi tutto rilevare che, sebbene l’appalto in questione nella causa principale sia stato aggiudicato prima dell’adesione
         della Repubblica d’Austria all’Unione europea, le disposizioni comunitarie pertinenti si applicano a tale appalto a partire
         dalla data dell’adesione del suddetto Stato (v., in tal senso, sentenza 24 settembre 1998, causa C‑76/97, Tögel, Racc. pag. I‑5357,
         punto 14).
      
      29      Con le sue prime tre questioni, il Bundesvergabeamt intende sapere, in sostanza, a quali condizioni modifiche apportate ad
         un contratto esistente tra un’amministrazione aggiudicatrice ed un prestatore di servizi possano essere considerate come una
         nuova aggiudicazione di un appalto pubblico di servizi ai sensi della direttiva 92/50.
      
      30      La direttiva 92/50 non contiene una risposta esplicita a tali questioni, ma in essa si trovano svariate indicazioni pertinenti
         che è opportuno collocare nel quadro generale delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici.
      
      31      Dalla giurisprudenza si desume che l’obiettivo principale delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici è quello
         di assicurare la libera circolazione dei servizi e l’apertura dei mercati ad una concorrenza non falsata in tutti gli Stati
         membri (v. sentenza 11 gennaio 2005, causa C‑26/03, Stadt Halle e RPL Lochau, Racc. pag. I‑1, punto 44). Tale duplice obiettivo
         viene chiaramente espresso ai ‘considerando’ secondo, sesto e ventesimo della direttiva 92/50.
      
      32      Per perseguire tale duplice obiettivo, il diritto comunitario applica in particolare il principio di non discriminazione in
         ragione della nazionalità, il principio di parità di trattamento degli offerenti e l’obbligo di trasparenza che ne deriva
         (v., in tal senso, sentenze 18 novembre 1999, causa C‑275/98, Unitron Scandinavia e 3-S, Racc. pag. I‑8291, punto 31; 7 dicembre
         2000, causa C‑324/98, Telaustria e Telefonadress, Racc. pag. I‑10745, punti 60 e 61, nonché 29 aprile 2004, causa C‑496/99
         P, Commissione/CAS Succhi di Frutta, Racc. pag. I‑3801, punti 108 e 109). 
      
      33      Per quanto riguarda gli appalti di cui alla direttiva 92/50 aventi ad oggetto, esclusivamente o principalmente, servizi elencati
         all’allegato I A della stessa, tale direttiva applica i suddetti principi ed il suddetto obbligo di trasparenza rendendo obbligatorie,
         in particolare, talune procedure di aggiudicazione. Per gli appalti previsti da tale direttiva aventi ad oggetto, esclusivamente
         o principalmente, servizi elencati all’allegato I B della stessa, la detta direttiva non sottopone le procedure di aggiudicazione
         alle stesse regole, ma tale categoria di appalti pubblici di servizi resta comunque assoggettata alle norme fondamentali del
         diritto comunitario e all’obbligo di trasparenza che ne deriva (v., in tal senso, sentenza 13 novembre 2007, causa C‑507/03,
         Commissione/Irlanda, Racc. pag. I‑9777, punti 26, 30 e 31).
      
      34      Al fine di assicurare la trasparenza delle procedure e la parità di trattamento degli offerenti, modifiche apportate alle
         disposizioni di un appalto pubblico in corso di validità costituiscono una nuova aggiudicazione di appalto, ai sensi della
         direttiva 92/50, quando presentino caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto a quelle dell’appalto iniziale e siano,
         di conseguenza, atte a dimostrare la volontà delle parti di rinegoziare i termini essenziali di tale appalto (v., in tal senso,
         sentenza 5 ottobre 2000, causa C‑337/98, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑8377, punti 44 e 46). 
      
      35      La modifica di un appalto pubblico in corso di validità può ritenersi sostanziale qualora introduca condizioni che, se fossero
         state previste nella procedura di aggiudicazione originaria, avrebbero consentito l’ammissione di offerenti diversi rispetto
         a quelli originariamente ammessi o avrebbero consentito di accettare un’offerta diversa rispetto a quella originariamente
         accettata.
      
      36      Del pari, una modifica dell’appalto originario può considerarsi come sostanziale allorché essa estende l’appalto, in modo
         considerevole, a servizi inizialmente non previsti. Tale ultima interpretazione è corroborata dall’art. 11, n. 3, lett. e)
         ed f), della direttiva 92/50, il quale stabilisce, per gli appalti pubblici di servizi aventi ad oggetto, esclusivamente o
         principalmente, servizi elencati all’allegato I A di tale direttiva, talune restrizioni rispetto alla misura in cui le amministrazioni
         aggiudicatrici possono ricorrere alla procedura negoziata per attribuire servizi complementari a quelli oggetto di un appalto
         inizialmente aggiudicato.
      
      37      Una modifica può altresì considerarsi sostanziale allorché altera l’equilibrio economico contrattuale in favore dell’aggiudicatario
         dell’appalto in modo non previsto dai termini dell’appalto originario.
      
      38      Le questioni sottoposte alla Corte vanno risolte alla luce delle considerazioni che precedono.
      
       Sulla prima questione
      39      Con la sua prima questione, il giudice del rinvio fa riferimento al trasferimento all’APA‑OTS, nel 2000, dei servizi OTS sino
         ad allora prestati dall’APA. Tale giudice chiede in sostanza se configuri una nuova aggiudicazione di appalto ai sensi degli
         artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50 una modifica della controparte contrattuale, in circostanze come quelle della causa
         principale.
      
      40      In generale, la sostituzione della controparte contrattuale alla quale l’amministrazione aggiudicatrice aveva originariamente
         attribuito l’appalto con una nuova deve essere considerata quale modifica di uno dei termini essenziali dell’appalto pubblico
         in questione, a meno che tale sostituzione fosse contemplata nei termini dell’appalto originario, ad esempio a titolo di subappalto.
         
      
      41      Secondo l’ordinanza di rinvio, l’APA‑OTS, in quanto costituita in forma di società a responsabilità limitata, è dotata di
         una personalità giuridica distinta dall’APA, soggetto aggiudicatario dell’appalto iniziale.
      
      42      È del pari pacifico che, dal momento del trasferimento dei servizi OTS dall’APA all’APA‑OTS, 2000, l’amministrazione aggiudicatrice
         versa i compensi relativi a tale servizio direttamente all’APA‑OTS, e non più all’APA.
      
      43      Tuttavia, il trasferimento dell’attività di cui trattasi presenta talune caratteristiche specifiche che consentono di ritenere
         che siffatte modifiche, in un’ipotesi come quella in esame, non configurino un mutamento di un termine essenziale dell’appalto.
      
      44      Infatti, dagli atti risulta che l’APA‑OTS è una società controllata al 100% dall’APA, che quest’ultima dispone di un potere
         direttivo nei confronti dell’APA‑OTS e che tra tali due soggetti esiste un contratto di trasferimento dei profitti e delle
         perdite, assunti dall’APA. Inoltre, risulta dagli atti che una persona con potere di rappresentanza dell’APA ha assicurato
         all’amministrazione aggiudicatrice che, dopo il trasferimento dei servizi OTS, l’APA sarebbe rimasta responsabile in solido
         con l’APA‑OTS e che la prestazione complessiva esistente sarebbe rimasta invariata.
      
      45      Siffatta operazione rappresenta, in sostanza, una riorganizzazione interna della controparte contrattuale, che non modifica
         in modo essenziale i termini dell’appalto originario.
      
      46      In tale contesto, il giudice del rinvio si pone la questione se sia rilevante sotto il profilo giuridico il fatto che non
         sia garantito all’amministrazione aggiudicatrice che le quote sociali dell’APA‑OTS non siano cedute a terzi durante il complessivo
         corso di validità dell’appalto.
      
      47      Se le quote sociali dell’APA‑OTS venissero cedute ad un terzo durante il periodo di durata dell’appalto oggetto della causa
         principale, non si tratterebbe più di una riorganizzazione interna della controparte contrattuale originaria, bensì di un
         effettivo cambiamento della controparte contrattuale, tale da costituire, in via di principio, una modifica di un termine
         essenziale dell’appalto. Siffatta circostanza sarebbe idonea a configurare una nuova aggiudicazione di appalto ai sensi della
         direttiva 92/50.
      
      48      Analogo ragionamento varrebbe per l’ipotesi in cui la cessione delle quote sociali della controllata ad un soggetto terzo
         fosse stata già prevista al momento del trasferimento delle attività in questione a quest’ultima (v., in tal senso, sentenza
         10 novembre 2005, causa C‑29/04, Commissione/Austria, Racc. pag. I‑9705, punti 38‑42). 
      
      49      Tuttavia, non essendosi verificata un’evoluzione del genere, rimane valida l’analisi svolta al punto 45 della presente sentenza,
         secondo la quale la situazione in esame costituisce una riorganizzazione interna della controparte contrattuale. Il fatto
         che non sia garantito che le quote sociali della controllata non siano cedute a terzi durante il periodo di validità dell’appalto
         non pregiudica tale conclusione.
      
      50      Il giudice del rinvio pone altresì la questione se sia rilevante, sotto il profilo giuridico, che non sia garantito all’amministrazione
         aggiudicatrice che la composizione sociale del prestatore di servizi originario non venga modificata durante il complessivo
         corso di validità del contratto.
      
      51      Gli appalti pubblici sono di regola attribuiti a persone giuridiche. Se una persona giuridica è costituita in forma di società
         per azioni quotata in Borsa, per sua stessa natura il suo azionariato è suscettibile di mutare in ogni momento. In via di
         principio, tale situazione non mette in discussione la validità dell’attribuzione di un appalto pubblico ad una società di
         questo genere. La situazione potrebbe essere diversa in casi eccezionali, come ad esempio in ipotesi di manovre finalizzate
         ad eludere le norme comunitarie in materia di appalti pubblici.
      
      52      Analoghe considerazioni possono svolgersi nell’ambito di appalti pubblici attribuiti a persone giuridiche costituite, come
         nella causa principale, in forma non di società per azioni, bensì di cooperativa registrata a responsabilità limitata. Eventuali
         variazioni nella composizione della cerchia dei soci di siffatta cooperativa non comportano in via di principio una modifica
         sostanziale dell’appalto ad essa attribuito.
      
      53      Pertanto, neppure tali considerazioni conducono ad una conclusione dissimile da quella indicata al punto 45 della presente
         sentenza.
      
      54      Ne consegue che occorre risolvere la prima questione dichiarando che la nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1,
         8 e 9 della direttiva 92/50, deve essere interpretata nel senso che non ricomprende fattispecie, come quella in esame nella
         causa principale, in cui taluni servizi forniti all’amministrazione aggiudicatrice da parte del prestatore di servizi originario
         siano trasferiti ad un altro prestatore costituito in forma di società di capitali, di cui il prestatore originario è azionista
         unico, che controlla il nuovo prestatore di servizi impartendogli istruzioni, purché il prestatore di servizi originario continui
         ad essere responsabile dell’adempimento delle obbligazioni contrattuali.
      
       Sulla seconda questione
      55      Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio fa riferimento alle modifiche apportate al contratto base attraverso la
         prima clausola addizionale, concordata nell’anno 2001 ed avente effetto a partire dal 1° gennaio 2002. Esso chiede in sostanza
         se determinate modifiche dei prezzi costituiscano una nuova aggiudicazione di appalto ai sensi della direttiva 92/50.
      
      56      Tale questione pregiudiziale riguarda, in primo luogo, la conversione dei prezzi in euro senza modifica del loro importo intrinseco,
         in secondo luogo la conversione dei prezzi in euro accompagnata da una riduzione del loro importo intrinseco e, in terzo luogo,
         la riformulazione di una clausola d’indicizzazione dei prezzi.
      
      57      La questione va risolta dichiarando che l’ipotesi in cui, in seguito al passaggio all’euro, un appalto esistente venga modificato,
         cosicché i prezzi originariamente espressi nella moneta nazionale siano convertiti in euro, non costituisce una modifica sostanziale
         dell’appalto, ma unicamente un adeguamento di quest’ultimo a mutate circostanze esterne, purché gli importi in euro siano
         arrotondati in conformità delle disposizioni in vigore, segnatamente di quelle del regolamento (CE) del Consiglio 17 giugno
         1997, n. 1103, che stabilisce talune disposizioni relative all’introduzione dell’euro (GU L 162, pag. 1). 
      
      58      Se invece l’arrotondamento dei prezzi convertiti in euro supera l’importo consentito dalle disposizioni pertinenti, ciò costituisce
         una modifica dell’importo intrinseco dei prezzi previsti dall’appalto originario. Si pone quindi la questione di chiarire
         se siffatta modifica dei prezzi costituisca una nuova aggiudicazione di appalto.
      
      59      È evidente che il prezzo costituisce un elemento rilevante di un appalto pubblico (v., in tal senso, sentenza Commissione/CAS
         Succhi di Frutta, cit., punto 117).
      
      60      La modifica di tale elemento durante il periodo di validità dell’appalto, ove manchi un’autorizzazione espressa in tal senso
         nei termini dell’appalto originario, potrebbe costituire una violazione dei principi di trasparenza e di parità di trattamento
         degli offerenti (v., in tal senso, sentenza Commissione/CAS Succhi di Frutta, cit., punto 121). 
      
      61      Tuttavia, la conversione in euro dei prezzi di un appalto in corso di validità può accompagnarsi ad un adeguamento del loro
         importo intrinseco, senza che ne derivi una nuova aggiudicazione di appalto, a condizione che siffatto adeguamento sia minimo
         e obiettivamente giustificato, come nel caso in cui esso abbia lo scopo di agevolare l’esecuzione dell’appalto, ad esempio
         semplificando le operazioni di fatturazione.
      
      62      Nella causa principale, da un lato, il canone annuale per l’utilizzazione degli articoli di redazione e degli archivi mediatici
         è stato diminuito solamente dello 0,3%, in modo da corrispondere ad una cifra tonda atta ad agevolare le operazioni di calcolo.
         Dall’altro, i prezzi a riga per l’inserimento dei comunicati stampa nel servizio OTS sono stati ridotti rispettivamente del
         2,94% e dell’1,47% per gli anni 2002 e 2003, in modo tale da essere espressi in cifre tonde idonee, parimenti, ad agevolare
         le operazioni di calcolo. A parte il fatto che essi riguardano un importo trascurabile, tali adeguamenti del prezzo intervengono
         non a vantaggio, bensì in danno dell’aggiudicatario dell’appalto, dato che quest’ultimo acconsente ad una riduzione dei prezzi
         che gli sarebbero spettati in base alle regole di conversione e d’indicizzazione normalmente applicabili.
      
      63      In tale contesto, è possibile ritenere che un adeguamento dei prezzi di un appalto pubblico in corso di validità non configuri
         una modifica delle condizioni essenziali di tale appalto, atta a costituire una nuova aggiudicazione di appalto ai sensi della
         direttiva 92/50.
      
      64      Per quanto riguarda la riformulazione della clausola d’indicizzazione, va rilevato che il contratto base prevedeva in particolare,
         all’art. 5, n. 3, che, «[p]er il calcolo dell’indicizzazione, [occorre] fare riferimento all’indice dei prezzi al consumo
         86 (VPI 86) pubblicato dall’Istituto nazionale austriaco delle statistiche (ÖSTAT) o all’indice seguente che lo sostituisce».
         
      
      65      Il contratto base aveva pertanto contemplato la sostituzione dell’indice dei prezzi ivi menzionato con un indice successivo.
      
      66      La prima clausola addizionale ha sostituito l’indice dei prezzi previsto dal contratto base, vale a dire l’indice dei prezzi
         al consumo del 1986 (VPI 86) pubblicato dall’ÖSTAT, con un indice più recente, ossia l’indice dei prezzi al consumo del 1996
         (VPI 96), pubblicato dallo stesso organismo.
      
      67      Come sottolineato al punto 19 della presente sentenza, la suddetta clausola addizionale ha assunto come riferimento l’indice
         calcolato per il 2001, anno in cui la stessa è stata pattuita, anziché quello del 1994, anno della conclusione del contratto
         base. Tale aggiornamento del punto di riferimento è coerente con l’aggiornamento dell’indice dei prezzi.
      
      68      Pertanto, la prima clausola addizionale si è limitata ad applicare quanto concordato nel contratto base riguardo all’aggiornamento
         della clausola d’indicizzazione.
      
      69      In tale contesto, si deve ritenere che il riferimento ad un nuovo indice di prezzo non configuri una modifica delle condizioni
         essenziali dell’appalto originario, atta a costituire una nuova aggiudicazione di appalto ai sensi della direttiva 92/50.
      
      70      Ne consegue che la seconda questione va risolta dichiarando che la nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8
         e 9 della direttiva 92/50, deve essere interpretata nel senso che non ricomprende un adeguamento del contratto originario
         a mutate circostanze esterne, come la conversione in euro dei prezzi originariamente espressi nella moneta nazionale, un’esigua
         riduzione di tali prezzi al fine di arrotondarne l’importo e il riferimento ad un nuovo indice dei prezzi, la cui sostituzione
         all’indice precedentemente stabilito era contemplata nel contratto originario.
      
       Sulla terza questione
      71      Con la sua terza questione, il giudice del rinvio fa riferimento alle modifiche apportate al contratto base mediante la seconda
         clausola addizionale, concordata nell’ottobre 2005 ed avente effetto a partire dal 1° gennaio 2006.
      
      72      Il giudice del rinvio chiede in sostanza se la conclusione di una nuova clausola di rinuncia alla risoluzione dell’appalto,
         da un lato, e un aumento degli sconti concessi sui prezzi di determinate prestazioni oggetto dell’appalto, dall’altro, diano
         luogo a una nuova aggiudicazione di appalto.
      
      73      Innanzi tutto, riguardo alla conclusione di una nuova clausola di rinuncia alla risoluzione durante il periodo di validità
         di un appalto stipulato a tempo indeterminato, va rilevato che la pratica di concludere un appalto pubblico di servizi a tempo
         indeterminato è di per se stessa estranea al sistema ed alla finalità delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici.
         In prospettiva, tale pratica può impedire la concorrenza tra i prestatori di servizi potenziali ed ostacolare l’applicazione
         delle disposizioni delle direttive comunitarie in materia di pubblicità delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici.
      
      74      Tuttavia, allo stato attuale, il diritto comunitario non vieta la conclusione di appalti pubblici di servizi a tempo indeterminato.
      
      75      Parimenti, una clausola in virtù della quale le parti si obblighino a non risolvere per un determinato periodo di tempo un
         appalto concluso a tempo indeterminato non può essere a priori considerata illecita sotto il profilo delle norme di diritto
         comunitario in materia di pubblici appalti. 
      
      76      Come risulta dal punto 34 della presente sentenza, per determinare se la conclusione di siffatta clausola costituisca una
         nuova aggiudicazione di appalto, il criterio rilevante consiste nel verificare se la detta clausola debba essere considerata
         come una modifica sostanziale del contratto originario (v., in tal senso, sentenza Commissione/Francia, cit., punti 44 e 46).
         
      
      77      La clausola in esame formalizza la rinuncia a qualsivoglia risoluzione nel periodo corrispondente agli anni 2005-2008.
      
      78      Tuttavia, occorre rilevare che, dopo la scadenza, il 31 dicembre 1999, della clausola di rinuncia alla risoluzione contenuta
         nel contratto base, l’appalto in questione nella causa principale avrebbe potuto essere risolto, previo preavviso, in qualsiasi
         momento. Esso è invece rimasto in vigore nel corso degli anni dal 2000 al 2005 incluso, poiché né l’amministrazione aggiudicatrice
         né il prestatore di servizi hanno esercitato il loro diritto a risolvere il contratto. 
      
      79      Dagli atti non risulta che l’amministrazione aggiudicatrice, nel periodo intercorrente tra il 2005 ed il 2008 cui si riferisce
         la clausola di rinuncia alla risoluzione, avrebbe avuto, in assenza della suddetta clausola, una prospettiva concreta di porre
         fine al contratto in corso e di procedere ad una nuova gara di appalto. Anche supponendo che ne avesse avuto l’intenzione,
         la durata cui si riferiva tale clausola, vale a dire tre anni, non era tale da impedire all’amministrazione aggiudicatrice
         di procedere per un lasso di tempo eccessivo rispetto al tempo necessario per l’organizzazione di un’operazione del genere.
         Ciò premesso, non è provato che siffatta clausola di rinuncia alla risoluzione, purché non venga reinserita sistematicamente
         nel contratto, comporti il pericolo di falsare la concorrenza in danno di nuovi offerenti potenziali. Di conseguenza, essa
         non può essere qualificata come modifica sostanziale del contratto originario.
      
      80      Pertanto, in circostanze come quelle della causa principale, la previsione di una clausola di rinuncia alla risoluzione per
         un periodo di tre anni nel vigore di un appalto di servizi concluso a tempo indeterminato non costituisce una nuova aggiudicazione
         di appalto ai sensi della direttiva 92/50.
      
      81      In secondo luogo, per quanto riguarda l’aumento dello sconto previsto dalla seconda clausola addizionale, va rilevato che
         il contratto base prevedeva, per i servizi interessati, «un prezzo corrispondente allo scaglione più basso della tariffa ufficiale
         dei prezzi al consumo (…), diminuito del 15%».
      
      82      In base alle indicazioni fornite alla Corte, tale riferimento riguarda la tariffa scalare praticata dall’APA, in applicazione
         della quale i prezzi dei servizi in parola vengono diminuiti in corrispondenza dell’aumento nell’utilizzo di tali servizi
         da parte della controparte contrattuale dell’APA.
      
      83      Sempre in base a talune delle suddette indicazioni, l’aumento del tasso di sconto dal 15% al 25%, contemplato dalla seconda
         clausola addizionale, equivale ad un prezzo più basso. Benché si presentino formalmente diversi, la riduzione di un prezzo
         e l’aumento di un tasso di sconto produrrebbero un effetto economico analogo. 
      
      84      In tale contesto, l’aumento dello sconto può essere considerato come riconducibile alle clausole convenute nel contratto base.
      
      85      Peraltro, da un lato, l’aumento dello sconto, avendo l’effetto di ridurre il compenso percepito dall’aggiudicatario rispetto
         a quello originariamente pattuito, non altera l’equilibrio economico del contratto in favore dell’aggiudicatario.
      
      86      Dall’altro, il semplice fatto che l’amministrazione aggiudicatrice ottenga un maggiore sconto su una parte delle prestazioni
         oggetto dell’appalto non è tale da determinare una distorsione della concorrenza in pregiudizio dei potenziali offerenti.
      
      87      Da quanto precede risulta che, in una situazione come quella di cui alla causa principale, il fatto che mediante una clausola
         addizionale vengano fissati sconti maggiori rispetto a quelli originariamente previsti su taluni prezzi determinati in funzione
         delle quantità in un particolare ambito non deve essere considerato come una modifica sostanziale del contratto e, pertanto,
         non è idoneo a comportare una nuova aggiudicazione di appalto ai sensi della direttiva 92/50.
      
      88      Di conseguenza, occorre risolvere la terza questione dichiarando che la nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1,
         8 e 9 della direttiva 92/50,deve essere interpretata nel senso che non ricomprende una fattispecie, come quella di cui alla
         causa principale, nella quale un’amministrazione aggiudicatrice, mediante una clausola addizionale, pattuisca con l’aggiudicatario,
         nel vigore di un appalto di servizi concluso con lo stesso a tempo indeterminato, di rinnovare per tre anni una clausola di
         rinuncia alla risoluzione, giunta a scadenza alla data in cui viene convenuta la nuova clausola, e concordi con lo stesso
         sconti maggiori rispetto a quelli originariamente previsti su taluni prezzi determinati in funzione delle quantità in un particolare
         ambito. 
      
      89      Tenuto conto delle soluzioni fornite alla prima, alla seconda e alla terza questione, non occorre risolvere le questioni dalla
         quarta alla settima.
      
       Sulle spese
      90      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      La nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che
            coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, deve essere interpretata nel senso che non ricomprende
            una fattispecie, come quella in esame nella causa principale, in cui taluni servizi forniti all’amministrazione aggiudicatrice
            da parte del prestatore di servizi originario siano trasferiti ad un altro prestatore costituito in forma di società di capitali,
            di cui il prestatore di servizi originario è azionista unico, che controlla il nuovo prestatore impartendogli istruzioni,
            purché il prestatore di servizi originario continui ad essere responsabile dell’adempimento delle obbligazioni contrattuali.
      2)      La nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50, deve essere interpretata nel senso che
            non ricomprende un adeguamento del contratto originario a mutate circostanze esterne, come la conversione in euro dei prezzi
            originariamente espressi nella moneta nazionale, un’esigua riduzione di tali prezzi al fine di arrotondarne l’importo e il
            riferimento ad un nuovo indice dei prezzi, la cui sostituzione all’indice precedentemente stabilito era contemplata nel contratto
            originario.
      3)      La nozione di «aggiudicare», di cui agli artt. 3, n. 1, 8 e 9 della direttiva 92/50, deve essere interpretata nel senso che
            non ricomprende una fattispecie, come quella di cui alla causa principale, nella quale un’amministrazione aggiudicatrice,
            mediante una clausola addizionale, pattuisca con l’aggiudicatario, nel vigore di un appalto di servizi concluso con lo stesso
            a tempo indeterminato, di rinnovare per tre anni una clausola di rinuncia alla risoluzione, giunta a scadenza alla data in
            cui viene convenuta la nuova clausola, e concordi con lo stesso di fissare sconti maggiori rispetto a quelli originariamente
            previsti su taluni prezzi determinati in funzione delle quantità in un particolare ambito.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.