CELEX: 62011CJ0036
Language: it
Date: 2012-09-06 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 6 settembre 2012. # Pioneer Hi Bred Italia Srl contro Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia. # Agricoltura - Organismi geneticamente modificati - Direttiva 2002/53/CE - Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole - Organismi geneticamente modificati iscritti nel catalogo comune - Regolamento (CE) n. 1829/2003 - Articolo 20 - Prodotti esistenti - Direttiva 2001/18/CE - Articolo 26 bis - Misure intese a evitare la presenza involontaria di organismi geneticamente modificati - Misure nazionali che, nelle more dell’adozione di misure fondate sull’articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE, vietano la messa in coltura di organismi geneticamente modificati iscritti nel catalogo comune e autorizzati come prodotti esistenti. # Causa C-36/11.

Raccolta della giurisprudenza
                                     SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
                                                  6 settembre 2012 *
      «Agricoltura — Organismi geneticamente modificati — Direttiva 2002/53/CE — Catalogo comune
    delle varietà delle specie di piante agricole — Organismi geneticamente modificati iscritti nel catalogo
          comune — Regolamento (CE) n. 1829/2003 — Articolo 20 — Prodotti esistenti — Direttiva
        2001/18/CE — Articolo 26 bis — Misure intese a evitare la presenza involontaria di organismi
         geneticamente modificati — Misure nazionali che, nelle more dell’adozione di misure fondate
    sull’articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE, vietano la messa in coltura di organismi geneticamente
                   modificati iscritti nel catalogo comune e autorizzati come prodotti esistenti»
   Nella causa C-36/11,
   avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi
   dell’articolo 267 TFUE, dal Consiglio di Stato con decisione del 14 gennaio 2011, pervenuta in
   cancelleria il 24 gennaio 2011, nel procedimento
   Pioneer Hi Bred Italia Srl
   contro
   Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali,
                                             LA CORTE (Quarta Sezione),
   composta dal sig. J.-C. Bonichot, presidente di sezione, dalla sig.ra A. Prechal, dal sig. L. Bay Larsen
   (relatore), dalla sig.ra C. Toader e dal sig. E. Jarašiūnas, giudici,
   avvocato generale: sig. Y. Bot
   cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
   vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 21 marzo 2012,
   considerate le osservazioni presentate:
   — per la Pioneer Hi Bred Italia Srl, da A. Police e F. Degni, avvocati;
   — per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da S. Varone e G. Aiello,
       avvocati dello Stato;
   — per il governo spagnolo, da A. Rubio González, in qualità di agente;
   — per la Commissione europea, da D. Bianchi e L. Pignataro-Nolin, in qualità di agenti,
   * Lingua processuale: l’italiano.
IT
          ECLI:EU:C:2012:534                                                                                1
 ---pagebreak---                                       SENTENZA DEL 6. 9. 2012 – CAUSA C-36/11
                                             PIONEER HI BRED ITALIA
  sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 26 aprile 2012,
  ha pronunciato la seguente
                                                   Sentenza
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 26 bis della direttiva
  2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata
  nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio
  (GU L 106, pag. 1), come modificata dalla direttiva 2008/27/CE del Parlamento europeo e del
  Consiglio, dell’11 marzo 2008 (GU L 81, pag. 45; in prosieguo: la «direttiva 2001/18»), letto alla luce
  della raccomandazione della Commissione 2003/556/CE, del 23 luglio 2003, recante orientamenti per
  lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza tra colture
  transgeniche, convenzionali e biologiche (GU L 189, pag. 36; in prosieguo: la «raccomandazione del
  23 luglio 2003»), e della raccomandazione della Commissione del 13 luglio 2010, recante orientamenti
  per l’elaborazione di misure nazionali in materia di coesistenza per evitare la presenza involontaria di
  OGM nelle colture convenzionali e biologiche (GU C 200, pag. 1; in prosieguo: la «raccomandazione
  del 13 luglio 2010»).
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Pioneer Hi Bred Italia Srl (in
  prosieguo: la «Pioneer») e il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali avente ad oggetto la
  legittimità di una nota di detto ministero in cui si comunicava alla Pioneer che, nelle more
  dell’adozione, da parte delle Regioni, di norme atte a garantire la coesistenza tra colture convenzionali,
  biologiche e transgeniche, il ministero non poteva procedere all’istruttoria della richiesta di detta
  società di essere autorizzata alla messa in coltura degli ibridi di mais geneticamente modificati già
  iscritti nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole (in prosieguo: il «catalogo
  comune»).
  Contesto normativo
  La normativa dell’Unione
  La direttiva 2001/18
3 La direttiva 2001/18 regola l’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati
  (OGM) nonché l’immissione in commercio degli OGM come tali o contenuti in prodotti.
4 L’articolo 34 della direttiva 2001/18 fissa la data della trasposizione di quest’ultima al più tardi al
  17 ottobre 2002. L’articolo 36 abroga, alla data del 17 ottobre 2002, la direttiva 90/220/CEE del
  Consiglio, del 23 aprile 1990, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente
  modificati (GU L 117, pag. 15), e stabilisce che i riferimenti a quest’ultima direttiva si intendono fatti
  alla direttiva 2001/18 secondo una tabella di correlazione contenuta in allegato.
5 Conformemente ai suoi considerando 18 e 28, la direttiva 2001/18, al pari, precedentemente, della
  direttiva 90/220, instaura procedure e criteri armonizzati per la valutazione caso per caso dei rischi
  potenziali derivanti dall’emissione deliberata nell’ambiente di OGM nonché una procedura
  comunitaria di autorizzazione per l’immissione sul mercato dei prodotti di cui trattasi, qualora l’uso
  previsto di questi ultimi comporti un’emissione deliberata degli organismi nell’ambiente.
  2                                                                                         ECLI:EU:C:2012:534
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                                                PIONEER HI BRED ITALIA
6  I considerando 50-52 di tale direttiva recitano:
   «50) Le autorizzazioni esistenti rilasciate in base alla [direttiva 90/220] dovrebbero essere rinnovate al
          fine di evitare disparità tra le autorizzazioni rilasciate in base a detta direttiva e quelle rilasciate
          in base alla presente direttiva e di tener pienamente conto delle condizioni relative alle
          autorizzazioni previste dalla [direttiva 90/220].
   51) Tale rinnovo richiede un periodo transitorio durante il quale le autorizzazioni rilasciate in base
         alla [direttiva 90/220] permangono valide.
   52) Al momento del rinnovo dell’autorizzazione dovrebbe essere possibile rivedere tutte le condizioni
         dell’autorizzazione originaria, comprese quelle attinenti al monitoraggio e alla durata
         dell’autorizzazione».
7  Per quanto riguarda gli OGM immessi in commercio come tali o contenuti in prodotti, gli
   articoli 13-24 della direttiva 2001/18 disciplinano essenzialmente la procedura di valutazione e di
   autorizzazione dei prodotti nuovi, il rinnovo dell’autorizzazione dei prodotti esistenti, il monitoraggio
   dei prodotti autorizzati, la loro etichettatura nonché una clausola di salvaguardia che consente
   l’adozione da parte degli Stati membri di misure restrittive in caso di rischio per la salute umana o
   per l’ambiente.
8  Quanto, in particolare, al rinnovo, prima del 17 ottobre 2006, delle autorizzazioni rilasciate
   anteriormente al 17 ottobre 2002 a norma della direttiva 90/220, le sue modalità sono disciplinate
   dall’articolo 17 della direttiva 2001/18, rubricato «Rinnovo dell’autorizzazione». In applicazione del
   paragrafo 9 di tale disposizione, l’operatore interessato che abbia presentato prima del 17 ottobre 2006
   una notifica per il rinnovo di un’autorizzazione può continuare a immettere in commercio gli OGM
   alle condizioni indicate in tale autorizzazione in attesa di una decisione finale in merito al rinnovo
   richiesto.
9  L’articolo 26 bis della direttiva 2001/18, rubricato «Misure volte ad evitare la presenza involontaria di
   OGM», è formulato nei seguenti termini:
   «1. Gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di
   OGM in altri prodotti.
   2. La Commissione raccoglie e coordina le informazioni basate su studi condotti a livello comunitario
   e nazionale, osserva gli sviluppi quanto alla coesistenza negli Stati membri e, sulla base delle
   informazioni e delle osservazioni, sviluppa orientamenti sulla coesistenza di colture geneticamente
   modificate, convenzionali e organiche».
   La raccomandazione del 23 luglio 2003
10 Il considerando 4 della raccomandazione del 23 luglio 2003 così recita:
   «La procedura di concessione definitiva dell’autorizzazione prevista dalla [direttiva 2001/18]
   comprende, se del caso, misure specifiche in materia di coesistenza miranti alla protezione della salute
   umana e dell’ambiente, la cui applicazione è obbligatoria».
   ECLI:EU:C:2012:534                                                                                            3
 ---pagebreak---                                         SENTENZA DEL 6. 9. 2012 – CAUSA C-36/11
                                               PIONEER HI BRED ITALIA
11 Il punto 1.1 degli orientamenti allegati alla raccomandazione del 23 luglio 2003, intitolato «Il concetto
   di coesistenza», enuncia quanto segue:
   «La coltivazione di [OGM] nell’Unione europea non sarà priva di implicazioni sull’organizzazione della
   produzione agricola. Da un lato, la possibile presenza accidentale (involontaria) di colture transgeniche
   [GM] in colture non geneticamente modificate e viceversa induce a interrogarsi su come si potrà
   garantire ai produttori la facoltà di scegliere tra le diverse filiere di produzione. In linea di massima gli
   agricoltori dovrebbero poter scegliere liberamente quale tipo di coltura praticare, convenzionale,
   transgenica o biologica e nessuna di queste forme di agricoltura dovrebbe essere esclusa nell’Unione
   europea.
   D’altro canto, questa problematica è legata anche alle scelte dei consumatori: per offrire ai consumatori
   europei una reale possibilità di scelta tra cibi transgenici e non transgenici, è necessario non solo poter
   contare su un sistema efficace di etichettatura e di tracciabilità, ma anche su un settore agricolo in
   grado di fornire questi diversi tipi di prodotti. La capacità dell’industria alimentare di offrire un’ampia
   possibilità di scelta ai consumatori va di pari passo con la capacità del settore agricolo di mantenere
   filiere di produzione separate.
   La coesistenza si riferisce alla possibilità per i conduttori agricoli di praticare una scelta tra colture
   geneticamente modificate, produzione convenzionale e biologica, nel rispetto degli obblighi
   regolamentari in materia di etichettatura o di standard di purezza.
   Se in un dato prodotto agricolo destinato a non contenere [OGM] la presenza accidentale di [OGM]
   supera la tolleranza stabilita nella normativa comunitaria, è obbligatorio indicare nell’etichetta che si
   tratta di un prodotto contenente [OMG]. In questo caso può derivarne una perdita di reddito
   connessa a prezzi di mercato inferiori o a difficoltà di vendita di tali prodotti. Inoltre, è probabile che
   gli agricoltori debbano sostenere spese supplementari per applicare sistemi di sorveglianza e misure
   intese a rendere minimo il rischio di commistione tra colture modificate o non modificate
   geneticamente. Ne consegue che la coesistenza ha attinenza, da un lato, con il potenziale impatto
   economico della commistione tra colture OGM o non OGM e, dall’altro, con l’individuazione di
   misure di gestione praticabili volte a minimizzare il rischio di commistione e con il costo di tali
   misure.
   (…)».
   La raccomandazione del 13 luglio 2010
12 La raccomandazione del 13 luglio 2010 abroga e sostituisce la raccomandazione del 23 luglio 2003.
13 Gli orientamenti allegati alla raccomandazione del 13 luglio 2010 riprendono e sviluppano le
   indicazioni fornite dagli orientamenti allegati alla raccomandazione del 23 luglio 2003.
   La direttiva 2002/53/CE
14 Il considerando 11 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al catalogo
   comune delle varietà delle specie di piante agricole (GU L 193, pag. 1), come modificata dal
   regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003
   (GU L 268, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 2002/53»), recita:
   «È necessario che le sementi e le piante alle quali si applica la presente direttiva possano essere
   commercializzate liberamente all’interno della Comunità dal momento della loro inserzione nel
   catalogo comune».
   4                                                                                           ECLI:EU:C:2012:534
 ---pagebreak---                                          SENTENZA DEL 6. 9. 2012 – CAUSA C-36/11
                                                 PIONEER HI BRED ITALIA
15 L’articolo 1, paragrafi 1 e 2, di tale direttiva dispone quanto segue:
   «1. La presente direttiva riguarda l’ammissione delle varietà [in particolare, di cereali, nel catalogo
   comune].
   2. Il [catalogo comune] viene compilato in base ai cataloghi nazionali degli Stati membri».
16 L’articolo 4 della medesima direttiva così recita:
   «1. Gli Stati membri provvedono affinché una varietà venga ammessa solo ove sia distinta, stabile e
   sufficientemente omogenea. Essa deve inoltre possedere un valore agronomico e di utilizzazione
   soddisfacente.
   (…)
   4. Nel caso di una varietà geneticamente modificata (...), la varietà può essere ammessa solo se sono
   state adottate tutte le misure appropriate atte ad evitare effetti nocivi sulla salute umana e
   sull’ambiente.
   5. Inoltre, se materiale derivato da una varietà vegetale è destinato ad essere utilizzato [in un alimento
   o in un mangime rientrante nel regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del
   Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati
   (GU L 268, pag. 1)], tale varietà può essere accettata soltanto se è stata approvata in conformità di tale
   regolamento.
   (…)».
17 L’articolo 7, paragrafi 1 e 4, così prevede:
   «1. Gli Stati membri stabiliscono che l’ammissione delle varietà sia subordinata ad esami ufficiali,
   effettuati principalmente in campo e volti ad accertare la rispondenza di caratteri sufficienti per
   descrivere la varietà. (…)
   (…)
   4. a) Nel caso di una varietà geneticamente modificata di cui all’articolo 4, paragrafo 4, deve essere
   effettuata una valutazione del rischio per l’ambiente analoga a quella prevista dalla [direttiva 90/220].
   b) Le procedure atte a garantire che la valutazione del rischio per l’ambiente e di altri elementi
   pertinenti siano equivalenti a quella prevista dalla [direttiva 90/220] sono stabilite su proposta della
   Commissione con regolamento del Consiglio fondato sulla pertinente base giuridica del trattato.
   Finché tale regolamento non entrerà in vigore, le varietà geneticamente modificate sono accettate ai
   fini dell’inclusione in un catalogo nazionale soltanto dopo essere state ammesse alla
   commercializzazione conformemente alla [direttiva 90/220].
   (…)».
18 L’articolo 16 dispone:
   «1. Gli Stati membri vigilano affinché, con effetto a partire dalla data di pubblicazione di cui
   all’articolo 17, le sementi delle varietà ammesse in applicazione delle disposizioni della presente
   direttiva o in base a principi corrispondenti a quelli stabiliti dalla presente direttiva non siano soggette
   ad alcuna restrizione di mercato per quanto concerne la varietà.
   ECLI:EU:C:2012:534                                                                                         5
 ---pagebreak---                                           SENTENZA DEL 6. 9. 2012 – CAUSA C-36/11
                                                 PIONEER HI BRED ITALIA
   2. A richiesta di uno Stato membro questo può essere autorizzato (…) a vietare l’impiego, in tutto o in
   parte del suo territorio, della varietà in questione o a prescrivere le condizioni appropriate di
   coltivazione della varietà e, nel caso di cui alla lettera c), le condizioni di impiego dei prodotti
   derivanti dalla sua coltivazione:
   a)    qualora sia appurato che la coltivazione di tale varietà possa risultare dannosa dal punto di vista
         fitosanitario per la coltivazione di altre varietà o specie;
   (…)
   c)    qualora sussistano valide ragioni, diverse da quelle già indicate o che possono esserlo nel caso
         della procedura [di ammissione nel catalogo nazionale delle varietà], per ritenere che la varietà
         presenta un rischio per la salute umana o l’ambiente».
19 L’articolo 17 così prevede:
   «Conformemente alle informazioni fornite dagli Stati membri e via via che esse le pervengono, la
   Commissione provvede a pubblicare nel [catalogo comune] tutte le varietà le cui sementi e materiali di
   moltiplicazione, ai sensi dell’articolo 16, non sono soggetti ad alcuna restrizione di
   commercializzazione per quanto concerne la varietà (…). La pubblicazione indica gli Stati membri che
   hanno beneficiato di un’autorizzazione in base all’articolo 16, paragrafo 2, o in base all’articolo 18.
   (…)
   La pubblicazione indica chiaramente le varietà geneticamente modificate».
20 L’articolo 18 così dispone:
   «Se è accertato che la coltivazione di una varietà iscritta nel [catalogo comune] possa, in uno Stato
   membro, nuocere dal punto di vista fitosanitario alla coltivazione di altre varietà o specie, presentare
   un rischio per l’ambiente o per la salute umana, il suddetto Stato membro può essere autorizzato, su
   sua richiesta (…), a vietare in tutto o in parte del suo territorio la commercializzazione delle sementi o
   dei materiali di moltiplicazione di tale varietà. In caso di pericolo imminente di propagazione di
   organismi nocivi, di pericolo imminente per la salute umana o per l’ambiente, questo divieto può
   essere fissato dallo Stato membro interessato nella domanda depositata sin[o al] momento della
   decisione definitiva che dovrà essere presa entro tre mesi (…)».
   Il regolamento n. 1829/2003
21 Conformemente ai suoi considerando 7 e 11, il regolamento n. 1829/2003, applicabile a decorrere dal
   18 aprile 2004 in forza del suo articolo 49, prevede una procedura comunitaria di autorizzazione
   unica, utilizzata, in particolare, per i mangimi che contengono OGM o sono costituiti o prodotti a
   partire da tali organismi nonché per gli OGM utilizzati come materiale di base per la produzione di
   detti mangimi.
22 L’articolo 16, paragrafi 1, 2 e 7, del regolamento n. 1829/2003 dispone:
   «1. I mangimi [di cui al regolamento n. 1829/2003] non devono:
   a)    avere effetti nocivi sulla salute umana, la salute degli animali o l’ambiente;
   (...)
   6                                                                                        ECLI:EU:C:2012:534
 ---pagebreak---                                            SENTENZA DEL 6. 9. 2012 – CAUSA C-36/11
                                                  PIONEER HI BRED ITALIA
   2. Nessuno può immettere in commercio, usare o modificare un [mangime geneticamente modificato
   rientrante nell’ambito di applicazione del regolamento n. 1829/2003], a meno che per esso non sia
   stata rilasciata un’autorizzazione conformemente alla presente sezione e a meno che non vengano
   rispettate le pertinenti condizioni dell’autorizzazione.
   (…)
   7. Il rilascio di un’autorizzazione ai sensi del presente regolamento non pregiudica il disposto [della
   direttiva 2002/53, in particolare]».
23 L’articolo 20 del medesimo regolamento, rubricato «Status dei prodotti esistenti», prevede quanto
   segue:
   «1. In deroga all’articolo 16, paragrafo 2, i prodotti che rientrano nel campo d’applicazione della
   presente sezione e che sono stati legalmente immessi sul mercato comunitario prima della data di
   applicazione del presente regolamento, possono rimanere sul mercato e continuare ad essere utilizzati
   e lavorati purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
   a)   per quanto concerne i prodotti autorizzati in virtù delle [direttive 90/220 o 2001/18] (...), gli
        operatori responsabili della loro immissione in commercio notificano alla Commissione la data in
        cui essi sono stati per la prima volta immessi sul mercato comunitario, entro sei mesi dalla data di
        applicazione del presente regolamento;
   (…)
   2. La notifica di cui al paragrafo 1 è corredata degli elementi (...), a seconda dei casi, [dei quali il
   regolamento n. 1829/2003 prescrive la presentazione per le domande iniziali di autorizzazione sul suo
   fondamento]. (...)
   (…)
   4. Entro nove anni dalla data in cui i prodotti indicati al paragrafo 1, lettera a), sono stati immessi per
   la prima volta sul mercato, e comunque non prima di tre anni a decorrere dalla data di applicazione
   del presente regolamento, gli operatori responsabili della loro immissione in commercio presentano
   una domanda conformemente all’articolo 23, che si applica per analogia.
   (…)
   5. I prodotti di cui al paragrafo 1 e i mangimi che li contengono o sono da essi derivati sono soggetti
   alle disposizioni del presente regolamento, in particolare del [suo articolo 34, che si applica] per
   analogia.
   (…)».
24 L’articolo 23, rubricato «Rinnovo delle autorizzazioni», prevede, in particolare, l’applicazione per
   analogia dell’articolo 17, paragrafo 2, relativo alle modalità di trattamento, da parte dell’Autorità
   nazionale competente e dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (in prosieguo: l’«Autorità»),
   di una domanda iniziale di autorizzazione fondata sul regolamento n. 1829/2003, nonché degli
   articoli 18 e 19, i quali enunciano, rispettivamente, le condizioni in cui, da un lato, l’Autorità esprime
   un parere sulla domanda e, dall’altro, viene adottata una decisione a livello comunitario. L’articolo 18,
   paragrafo 3, prescrive in particolare che l’Autorità, per preparare il suo parere, stabilisca se il mangime
   soddisfa i criteri fissati all’articolo 16, paragrafo 1, vale a dire, segnatamente, se non abbia effetti nocivi
   sulla salute umana, sulla salute degli animali o sull’ambiente.
   ECLI:EU:C:2012:534                                                                                            7
 ---pagebreak---                                        SENTENZA DEL 6. 9. 2012 – CAUSA C-36/11
                                             PIONEER HI BRED ITALIA
25 L’articolo 24, rubricato «Campo di applicazione» e compreso nella sezione 2 intitolata «Etichettatura»,
   dispone quanto segue:
   «1. La presente sezione si applica ai mangimi di cui [al regolamento n. 1829/2003].
   2. La presente sezione non si applica ai mangimi che contengono materiali che contengono, sono
   costituiti o sono prodotti a partire da OGM presenti in una proporzione non superiore allo 0,9% [del]
   mangime e per ciascun mangime di cui esso è composto, purché tale presenza sia accidentale o
   tecnicamente inevitabile.
   (...)».
26 L’articolo 34, rubricato «Misure d’emergenza», dispone:
   «Quando sia manifesto che prodotti autorizzati dal presente regolamento o conformemente allo stesso
   possono comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l’ambiente
   (...), sono adottate misure conformemente alle procedure previste agli articoli 53 e 54 del regolamento
   (CE) n. 178/2002 [del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi
   e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza
   alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31, pag. 1)]».
   Il regolamento n. 178/2002
27 L’articolo 53 del regolamento n. 178/2002, rubricato «Misure urgenti per alimenti e mangimi di origine
   comunitaria o importati da un paese terzo», è così formulato:
   «1. Quando sia manifesto che alimenti o mangimi di origine comunitaria o importati da un paese terzo
   possono comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l’ambiente
   che non possa essere adeguatamente affrontato mediante misure adottate dallo Stato membro o dagli
   Stati membri interessati, la Commissione, agendo di propria iniziativa o su richiesta di uno Stato
   membro, (…) adotta immediatamente, in funzione della gravità della situazione, una o alcune delle
   seguenti misure:
   [sospensione dell’immissione sul mercato o dell’utilizzazione dell’alimento o del mangime di origine
   comunitaria, sospensione delle importazioni dell’alimento o del mangime importati da un paese terzo,
   determinazione di condizioni particolari e di qualsiasi altra misura provvisoria adeguata per l’alimento
   o il mangime di origine comunitaria o importato da un paese terzo].
   2. Tuttavia, in casi urgenti, la Commissione può adottare in via provvisoria le misure di cui al
   paragrafo 1, previa consultazione dello Stato membro o degli Stati membri interessati e dopo averne
   informato gli altri Stati membri.
   Nel tempo più breve possibile e al più tardi entro dieci giorni lavorativi, le misure adottate sono
   confermate, modificate, revocate o prorogate (…). Le motivazioni della decisione della Commissione
   sono pubblicate quanto prima».
28 L’articolo 54 del medesimo regolamento, rubricato «Altre misure urgenti», è formulato nei seguenti
   termini:
   «1. Qualora uno Stato membro informi ufficialmente la Commissione circa la necessità di adottare
   misure urgenti e qualora la Commissione non abbia agito in conformità delle disposizioni
   dell’articolo 53, lo Stato membro può adottare misure cautelari provvisorie. Esso ne informa
   immediatamente gli altri Stati membri e la Commissione.
   8                                                                                      ECLI:EU:C:2012:534
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                                               PIONEER HI BRED ITALIA
   2. Entro dieci giorni lavorativi, la Commissione sottopone la questione al [Comitato permanente per la
   catena alimentare e la salute degli animali] ai fini della proroga, modificazione od abrogazione delle
   misure cautelari provvisorie nazionali.
   3. Lo Stato membro può lasciare in vigore le proprie misure cautelari provvisorie fino all’adozione
   delle misure comunitarie».
   Il regolamento (CE) n. 641/2004
29 L’articolo 11 del regolamento (CE) n. 641/2004 della Commissione, del 6 aprile 2004, recante norme
   attuative del regolamento [n. 1829/2003] per quanto riguarda la domanda di autorizzazione di nuovi
   alimenti e mangimi geneticamente modificati, la notifica di prodotti preesistenti e la presenza
   accidentale o tecnicamente inevitabile di materiale geneticamente modificato che è stato oggetto di
   una valutazione del rischio favorevole (GU L 102, pag. 14), compreso nella sezione 2 di quest’ultimo,
   intitolata «Requisiti aggiuntivi per le notifiche di taluni prodotti immessi sul mercato prima del
   18 aprile 2004», così dispone:
   «1. (…), le notifiche di OGM immessi sul mercato ai sensi della parte C della [direttiva 90/220] o della
   parte C della [direttiva 2001/18] devono includere copia dell’autorizzazione rilasciata a norma delle
   stesse direttive.
   2. La data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dell’autorizzazione a norma
   della [direttiva 90/220] o della [direttiva 2001/18] si considera come data in cui il prodotto è stato
   immesso sul mercato per la prima volta, a meno che il notificante fornisca la prova verificabile del
   fatto che il prodotto è stato immesso sul mercato per la prima volta in una data successiva».
   La normativa nazionale
30 L’articolo 1 del decreto legislativo n. 212, del 24 aprile 2001 (GURI n. 131, dell’8 giugno 2001; in
   prosieguo: il «decreto legislativo n. 212/2001»), dispone quanto segue:
   «(…)
   «2. (…) La messa in coltura dei prodotti sementieri (…) è soggetta ad autorizzazione con
   provvedimento del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro
   dell’ambiente e del Ministro della sanità, emanato previo parere della [Commissione per i prodotti
   sementieri di varietà geneticamente modificate], nel quale sono stabilite misure idonee a garantire che
   le colture derivanti da prodotti sementieri di varietà geneticamente modificate non entrino in contatto
   con le colture derivanti da prodotti sementieri tradizionali e non arrechino danno biologico
   all’ambiente circostante, tenuto conto delle peculiarità agro-ecologiche, ambientali e pedoclimatiche.
   (...)
   5. Chi mette in coltura prodotti sementieri di varietà geneticamente modificate senza l’autorizzazione
   di cui al comma 2, è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a tre anni o dell’ammenda fino a 100
   milioni di lire. La stessa sanzione si applica in caso di revoca o sospensione dell’autorizzazione.
   (...)».
31 Il decreto legge n. 279, del 22 novembre 2004 (GURI n. 280, del 29 novembre 2004), emendato e
   convertito in legge mediante la legge n. 5, del 28 gennaio 2005 (GURI n. 22, del 28 gennaio 2005; in
   prosieguo: il «decreto legge n. 279/2004»), è diretto all’adozione di misure di coesistenza in attuazione
   della raccomandazione del 23 luglio 2003.
   ECLI:EU:C:2012:534                                                                                      9
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                                                PIONEER HI BRED ITALIA
32 L’articolo 3 di detto decreto legge prevede l’adozione di tali misure di coesistenza con decreto di natura
   non regolamentare del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, adottato d’intesa con la
   Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
   Bolzano ed emanato previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
33 In forza del medesimo articolo 3 nonché dell’articolo 4 del decreto legge n. 279/2004, l’emanando
   decreto di natura non regolamentare deve definire le norme quadro per la coesistenza, in applicazione
   delle quali le regioni approveranno i propri piani di coesistenza mediante l’adozione di provvedimenti
   ad hoc.
34 In conformità dell’articolo 4, comma 1, del decreto legge n. 279/2004, il piano di coesistenza è
   adottato, con proprio provvedimento, da ciascuna regione e provincia autonoma e contiene le regole
   tecniche per realizzare la coesistenza, prevedendo al contempo strumenti che garantiscano la
   collaborazione degli enti territoriali locali, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e
   adeguatezza.
35 L’articolo 8 del medesimo decreto legge enuncia che, fino all’adozione dei diversi piani di coesistenza,
   le colture transgeniche, ad eccezione di quelle autorizzate per fini di ricerca e di sperimentazione, non
   sono consentite.
36 Con sentenza n. 116 del 17 marzo 2006, pronunciata a seguito di un ricorso proposto dalla Regione
   Marche, la Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimi, in particolare, gli
   articoli 3, 4 e 8 del decreto legge n. 279/2004.
37 Riguardo, in particolare, a detto articolo 4, essa ha dichiarato che tale articolo era lesivo della
   competenza legislativa delle regioni in materia di agricoltura, in quanto spetta a queste ultime
   esercitare il potere di disciplinare le modalità di applicazione del principio di coesistenza nei diversi
   territori regionali, notoriamente differenziati dal punto di vista morfologico e sul piano della rispettiva
   produzione.
38 Per quanto concerne l’articolo 8, la Corte costituzionale lo ha dichiarato costituzionalmente illegittimo
   in quanto appariva collegato in modo inscindibile alle altre disposizioni ritenute illegittime.
39 Pertanto, rimangono in vigore gli articoli 1 e 2 del decreto legge n. 279/2004, dai quali emerge la
   volontà del legislatore di avvalersi della possibilità di adottare le misure necessarie a evitare la
   presenza involontaria di OGM nelle altre colture, ovverosia le colture convenzionali e biologiche.
40 In seguito alla sentenza n. 116 del 17 marzo 2006, il Ministro delle Politiche agricole alimentari e
   forestali ha adottato la circolare n. 269 del 31 marzo 2006, nella quale considera che detta sentenza
   non rimette in discussione la legittimità del divieto di coltivare OGM in attesa dell’adozione di piani
   di coesistenza e che la dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo 8 del decreto legge n. 279/2004
   deve essere intesa nel senso che, permanendo il divieto di coltivare OGM, occorre prevedere
   l’esercizio da parte dell’autorità regionale o provinciale della sua competenza in materia.
41 Al punto 4 della suddetta circolare è precisato che, una volta che le regioni e le province autonome
   abbiano adottato le proprie disposizioni relative alla coesistenza, la complessa procedura di
   autorizzazione all’emissione di OGM ai fini della loro coltivazione deve ancora concludersi
   positivamente, nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 212/2001, le quali
   richiedono il rilascio di un’autorizzazione ministeriale.
   10                                                                                       ECLI:EU:C:2012:534
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                                               PIONEER HI BRED ITALIA
42 Al punto 5 si conclude che la coltivazione di OGM resta non consentita fino all’adozione degli
   strumenti normativi regionali idonei a garantire la coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e
   transgeniche e all’individuazione di soluzioni adeguate tra regioni confinanti e che l’inosservanza di
   tale divieto comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 1, comma 5, del decreto legislativo
   n. 212/2001.
   Procedimento principale e questione pregiudiziale
43 Con decisione 98/294/CE, del 22 aprile 1998, concernente l’immissione in commercio di granturco
   geneticamente modificato (Zea mays L. Linea MON 810) a norma della direttiva 90/220 (GU L 131,
   pag. 32), la Commissione autorizzava la commercializzazione delle linee pure ed ibride provenienti
   dalla linea del mais MON 810, su richiesta della Monsanto Europe SA (in prosieguo: la «Monsanto
   Europe»), sul fondamento della direttiva 90/220.
44 L’11 luglio 2004, la Monsanto Europe notificava alla Commissione, ai sensi, in particolare,
   dell’articolo 20, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 1829/2003, le varietà del mais MON 810
   quali «prodotti esistenti».
45 L’8 settembre 2004, la Commissione approvava l’iscrizione di 17 varietà derivate dal mais MON 810
   nel catalogo comune.
46 La Monsanto Europe non effettuava una notifica all’autorità nazionale competente, prima del
   17 ottobre 2006, ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 2, della direttiva 2001/18.
47 Il 4 maggio 2007, la stessa chiedeva il rinnovo dell’autorizzazione all’immissione sul mercato delle
   varietà del mais MON 810 sulla base dell’articolo 20, paragrafo 4, del regolamento n. 1829/2003.
48 La Pioneer è una società produttrice e distributrice, a livello mondiale, di sementi convenzionali e
   geneticamente modificate.
49 Essa intende coltivare le varietà del mais MON 810 iscritte nel catalogo comune.
50 Il 18 ottobre 2006, essa presentava al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali una
   richiesta di autorizzazione alla messa in coltura di tali varietà ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del
   decreto legislativo n. 212/2001.
51 Con la nota n. 3734 del 12 maggio 2008, il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali –
   Dipartimento delle politiche di sviluppo economico e rurale comunicava alla Pioneer di non poter
   procedere all’istruttoria della sua richiesta di autorizzazione alla messa in coltura di ibridi di mais
   geneticamente modificati, già iscritti nel catalogo comune, «nelle more dell’adozione, da parte delle
   regioni, delle norme idonee a garantire la coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e
   transgeniche, come previsto dalla circolare del Mipaaf [Ministero delle Politiche agricole alimentari e
   forestali] del 31 marzo 2006».
52 Nell’ambito del suo ricorso diretto all’annullamento di detta nota, la Pioneer ha contestato la necessità
   di un’autorizzazione nazionale per la coltivazione di prodotti quali gli OGM iscritti nel catalogo
   comune.
53 Essa ha contestato peraltro l’interpretazione dell’articolo 26 bis della direttiva 2001/18 secondo la quale
   la coltivazione di OGM in Italia non sarebbe consentita fino all’adozione degli strumenti normativi
   regionali idonei a garantire la coesistenza fra colture transegeniche, convenzionali e biologiche.
   ECLI:EU:C:2012:534                                                                                       11
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                                                PIONEER HI BRED ITALIA
54 In tali circostanze, il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla
   Corte la seguente questione pregiudiziale:
   «Se, qualora lo Stato membro abbia ritenuto di subordinare il rilascio dell’autorizzazione alle
   coltivazioni di OGM, ancorché iscritti nel [catalogo comune], a misure di carattere generale idonee a
   garantire la coesistenza con colture convenzionali o biologiche, l’articolo 26 bis della [direttiva
   2001/18], letto alla luce della [raccomandazione del 23 luglio 2003] e della sopravvenuta
   [raccomandazione del 13 luglio 2010], debba essere interpretato nel senso che, nel periodo
   antecedente l’adozione delle misure generali:
   a)    l’autorizzazione debba essere rilasciata, avendo ad oggetto OGM iscritti nel [catalogo comune];
   b)    ovvero, l’esame dell’istanza di autorizzazione debba essere sospeso in attesa dell’adozione delle
         misure di carattere generale;
   c)    ovvero, l’autorizzazione debba essere rilasciata, con le prescrizioni idonee ad evitare nel caso
         concreto il contatto, anche involontario, delle colture transgeniche autorizzate con le colture
         convenzionali o biologiche circostanti».
   Sulla questione pregiudiziale
   Osservazioni preliminari
55 Al fine di stabilire la portata della questione pregiudiziale occorre, in limine, determinare il contesto
   normativo del procedimento principale.
56 In primo luogo, si deve constatare che per le varietà del mais MON 810 non si è proceduto alla
   notifica per il rinnovo dell’autorizzazione entro la data del 17 ottobre 2006, di cui all’articolo 17,
   paragrafo 2, della direttiva 2001/18.
57 In secondo luogo, si deve constatare che l’impiego e la commercializzazione di sementi delle varietà del
   maïs MON 810 sono autorizzati su un duplice fondamento.
58 Sono autorizzati in quanto le varietà in causa costituiscono «prodotti esistenti» ai sensi dell’articolo 20
   del regolamento n. 1829/2003, essendo state notificate come tali alla Commissione, conformemente ai
   paragrafi 1, lettera a), e 4 di detto articolo, l’11 luglio 2004, ossia anteriormente al 18 ottobre 2004, e
   avendo costituito oggetto di una domanda di rinnovo d’autorizzazione il 4 maggio 2007, ossia entro i
   nove anni previsti a tal fine con decorrenza dal 5 maggio 1998, data della pubblicazione nella Gazzetta
   ufficiale della decisione 98/294, e scadenza il 5 maggio 2007, conformemente all’articolo 11,
   paragrafo 2, del regolamento n. 641/2004.
59 L’impiego e la commercializzazione di sementi delle varietà del mais MON 810 sono autorizzati altresì
   perché tali varietà sono state iscritte nel catalogo comune disciplinato dalla direttiva 2002/53.
60 Occorre peraltro rilevare che, sebbene le varietà del mais MON 810 siano autorizzate ai sensi
   dell’articolo 20 del regolamento n. 1829/2003 e iscritte nel catalogo comune in applicazione della
   direttiva 2002/53, trova applicazione l’articolo 26 bis di quest’ultima.
61 Si osservi, infine, che solo la raccomandazione del 23 luglio 2003 è pertinente ratione temporis nel
   procedimento principale.
   12                                                                                        ECLI:EU:C:2012:534
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                                                PIONEER HI BRED ITALIA
62 Così delimitato il contesto giuridico di quest’ultimo, si deve ritenere che, con la sua questione
   pregiudiziale, il giudice del rinvio chieda, in sostanza, se la messa in coltura di OGM quali le varietà
   del mais MON 810 possa essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando
   l’impiego e la commercializzazione di dette varietà sono autorizzati ai sensi dell’articolo 20 del
   regolamento n. 1829/2003 e tali varietà sono state iscritte nel catalogo comune previsto dalla direttiva
   2002/53. Il medesimo giudice chiede pure se l’articolo 26 bis della direttiva 2001/18 consenta a uno
   Stato membro di opporsi alla messa in coltura sul proprio territorio di tali OGM nelle more
   dell’adozione di misure di coesistenza dirette a evitare la presenza accidentale di OGM in altre
   colture.
   Sull’obbligo di richiedere un’autorizzazione nazionale
63 Il regolamento n. 1829/2003 enuncia, al considerando 1, che la libera circolazione degli alimenti e dei
   mangimi sicuri e sani costituisce un aspetto essenziale del mercato interno. L’articolo 19, paragrafo 5,
   del medesimo regolamento precisa che l’autorizzazione concessa conformemente alle procedure di
   quest’ultimo è valida in tutta l’Unione.
64 Da parte sua, la direttiva 2002/53 enuncia, al considerando 11, che è necessario che le sementi e le
   piante alle quali si applica tale direttiva possano essere commercializzate liberamente all’interno
   dell’Unione dal momento della loro inserzione nel catalogo comune. Il suo articolo 16, paragrafo 1,
   prescrive, di conseguenza, agli Stati membri di vigilare affinché, con effetto a partire dalla data di
   pubblicazione nel catalogo comune, le sementi delle varietà ammesse in applicazione delle disposizioni
   di detta direttiva non siano soggette ad alcuna restrizione di mercato per quanto concerne la varietà.
65 Risulta, quindi, che il regolamento n. 1829/2003 e la direttiva 2002/53 mirano entrambi a consentire il
   libero impiego e la libera commercializzazione degli OGM sull’intero territorio dell’Unione, in quanto
   autorizzati conformemente al primo e iscritti nel catalogo comune in applicazione della seconda.
66 Risulta peraltro, alla luce dei considerando 9, 33 e 34 del regolamento n. 1829/2003 nonché degli
   articoli 4, paragrafi 4 e 5, e 7, paragrafo 4, della direttiva 2002/53, che le condizioni imposte da questi
   due atti normativi, rispettivamente, per un’autorizzazione o un’iscrizione nel catalogo comune
   rispondono alle necessità di tutela della salute e dell’ambiente.
67 Quanto ai prodotti esistenti il cui impiego e commercializzazione sono autorizzati in virtù
   dell’articolo 20 del regolamento n. 1829/2003, il legislatore dell’Unione ha considerato, in sostanza,
   che tali necessità fossero soddisfatte provvisoriamente, al momento della notifica di tali prodotti, per
   effetto della valutazione operata in fase di autorizzazione anteriore a norma della direttiva 90/220 o
   della direttiva 2001/18.
68 Mediante il rinvio effettuato dall’articolo 20, paragrafo 4, del regolamento n. 1829/2003 all’articolo 23
   e, tramite quest’ultimo, agli articoli 18 e 19 del medesimo regolamento, lo stesso legislatore ha poi
   assimilato i prodotti esistenti a prodotti autorizzati inizialmente sul fondamento del regolamento
   n. 1829/2003 sotto il profilo della valutazione dei rischi per la salute e per l’ambiente in fase di
   richiesta di rinnovo delle autorizzazioni.
69 Emerge da tali constatazioni che, allo stato attuale del diritto dell’Unione, uno Stato membro non è
   libero di subordinare a un’autorizzazione nazionale, fondata su considerazioni di tutela della salute o
   dell’ambiente, la coltivazione di OGM autorizzati in virtù del regolamento n. 1829/2003 ed iscritti nel
   catalogo comune in applicazione della direttiva 2002/53.
70 Al contrario, un divieto o una limitazione della coltivazione di tali prodotti possono essere decisi da
   uno Stato membro nei casi espressamente previsti dal diritto dell’Unione.
   ECLI:EU:C:2012:534                                                                                      13
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                                                PIONEER HI BRED ITALIA
71 Fra tali eccezioni figurano, da un lato, le misure adottate in applicazione dell’articolo 34 del
   regolamento n. 1829/2003 nonché quelle disposte ai sensi degli articoli 16, paragrafo 2, o 18 della
   direttiva 2002/53, disposizioni che non sono oggetto del procedimento principale, e, dall’altro, le
   misure di coesistenza prese a titolo dell’articolo 26 bis della direttiva 2001/18.
   Sul divieto di coltivazione di OGM nelle more dell’adozione di misure di coesistenza
72 Si deve constatare per prima cosa che, come sottolineano il governo spagnolo e la Commissione,
   l’articolo 26 bis della direttiva 2001/18 prevede solo una facoltà per gli Stati membri di introdurre
   misure di coesistenza.
73 Pertanto, nell’ipotesi in cui uno Stato membro si astenesse da qualsivoglia intervento nel settore, un
   divieto di coltivazione di OGM potrebbe protrarsi per un periodo di tempo illimitato e costituire un
   mezzo per aggirare le procedure previste agli articoli 34 del regolamento n. 1829/2003 nonché 16,
   paragrafo 2, e 18 della direttiva 2002/53.
74 Un’interpretazione dell’articolo 26 bis della direttiva 2001/18 che consenta agli Stati membri di
   emanare un tale divieto sarebbe dunque contraria al sistema istituito dal regolamento n. 1829/2003 e
   dalla direttiva 2002/53, sistema che consiste nel garantire la libera e immediata circolazione dei
   prodotti autorizzati a livello comunitario e iscritti nel catalogo comune, una volta che le necessità di
   tutela della salute e dell’ambiente siano state prese in considerazione nel corso delle procedure di
   autorizzazione e di iscrizione.
75 In definitiva, l’articolo 26 bis della direttiva 2001/18 può dar luogo a restrizioni, e perfino a divieti
   geograficamente delimitati, solo per effetto delle misure di coesistenza realmente adottate in
   osservanza delle loro finalità. Tale disposizione non consente, pertanto, agli Stati membri di decidere
   una misura come quella oggetto del procedimento principale la quale, nelle more dell’adozione di
   misure di coesistenza, vieta in via generale la coltivazione di OGM autorizzati ai sensi della normativa
   dell’Unione e iscritti nel catalogo comune.
76 Alla luce del complesso delle considerazioni precedenti, occorre rispondere alla questione sollevata nel
   senso che:
   — la messa in coltura di OGM quali le varietà del mais MON 810 non può essere assoggettata a una
        procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà
        sono autorizzati ai sensi dell’articolo 20 del regolamento n. 1829/2003 e le medesime varietà sono
        state iscritte nel catalogo comune previsto dalla direttiva 2002/53;
   — l’articolo 26 bis della direttiva 2001/18 non consente a uno Stato membro di opporsi in via generale
        alla messa in coltura sul suo territorio di tali OGM nelle more dell’adozione di misure di
        coesistenza dirette a evitare la presenza accidentale di OGM in altre colture.
   Sulle spese
77 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente
   sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri
   soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
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 ---pagebreak---                                    SENTENZA DEL 6. 9. 2012 – CAUSA C-36/11
                                         PIONEER HI BRED ITALIA
Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
La messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais MON 810
non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la
commercializzazione di tali varietà sono autorizzati ai sensi dell’articolo 20 del regolamento
(CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli
alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, e le medesime varietà sono state iscritte nel
catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole previsto dalla direttiva 2002/53/CE
del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al catalogo comune delle varietà delle specie di piante
agricole, emendata con il regolamento n. 1829/2003.
L’articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo
2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga
la direttiva 90/220/CEE del Consiglio, come modificata dalla direttiva 2008/27/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008, non consente a uno Stato membro di
opporsi in via generale alla messa in coltura sul suo territorio di tali organismi geneticamente
modificati nelle more dell’adozione di misure di coesistenza dirette a evitare la presenza
accidentale di organismi geneticamente modificati in altre colture.
Firme
ECLI:EU:C:2012:534                                                                               15