CELEX: C2007/042/25
Language: it
Date: 2007-02-24 00:00:00
Title: Causa C-518/06: Ricorso presentato il 20 dicembre 2006 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana

24.2.2007   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 42/15
            
         Ricorso presentato il 20 dicembre 2006 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana
   (Causa C-518/06)
   (2007/C 42/25)
   Lingua processuale: l'italiano
   Parti
   
      Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: E. Traversa e N. Yerrell, agenti)
   
      Convenuta: Repubblica italiana
   Conclusioni
   
               1)
            
            
               Constatare che la Repubblica italiana,
               
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                           ponendo e mantenendo in essere una legislazione in base alla quale i premi per l'assicurazione responsabilità civile auto verso terzi devono essere calcolati in base a determinati parametri;
                        
                     
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                           assoggettando i premi per l'assicurazione responsabilità civile auto verso terzi ad un controllo retroattivo,
                        
                     è venuta mena agli obblighi di libera commercializzazione dei prodotti assicurativi ad essa derivanti dalle disposizioni sulla libertà tariffaria di cui agli articoli 6, 29 e 39 della direttiva 92/49/CEE (1) del Consiglio, del 18 giugno 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l'assicurazione diretta diversa dall'assicurazione sulla vita e che modifica le direttive 73/239/CEE e 88/357/CEE (terza direttiva assicurazione non vita) (di seguito «direttiva 92/49»);
               
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                           esercitando un controllo sulle modalità con cui le imprese di assicurazione, con sede centrale in un altro Stato membro ma operanti in Italia nel quadro della libertà di stabilimento o della libera prestazione di servizi, calcolano i propri premi assicurativi;
                        
                     
                           —
                        
                        
                           imponendo sanzioni in caso di violazione delle norme italiane relative alle modalità di calcolo dei premi assicurativi anche nei confronti delle imprese di assicurazione con sede centrale in un altro Stato membro ma operanti in Italia nel quadro della libertà di stabilimento o della libera prestazione di servizi,
                        
                     è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dalle disposizioni di cui all'articolo 9 della Direttiva 92/49;
               
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                           mantenendo l'obbligo a contrarre l'assicurazione responsabilità civile auto per tutte le imprese di assicurazione, comprese le imprese di assicurazione, con sede centrale in un altro Stato membro ma operanti in Italia nel quadro della libertà di stabilimento o della libera prestazione di servizi,
                        
                     è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli articoli 43 e 49 del Trattato che istituisce la Comunità europea.
            
         
               2)
            
            
               Condannare la Repubblica italiana al pagamento delle spese di giudizio.
            
         Motivi e principali argomenti
   L'obbligo per le compagnie di assicurazione di stabilire i premi puri conformemente alle «proprie basi tecniche, sufficientemente ampie ed estese ad almeno cinque esercizi», e di conformare gli stessi ad una determinata media di mercato, nonché l'assoggettamento dei premi ad un controllo retroattivo con la conseguente possibilità di applicazione di sanzioni di notevole entità da parte dell'autorità di vigilanza italiana in caso di violazione di detti obblighi costituiscono una violazione al principio della libertà tariffaria previsto dalla Direttiva 92/49. La normativa italiana ha, infatti, l'effetto di costituire un sistema di premi regolamentati e di impedire quindi alle imprese di assicurazione di commercializzare liberamente i propri servizi nella maniera da esse giudicata opportuna e di stabilire liberamente le proprie tariffe, pregiudicando la realizzazione del mercato unico in materia di assicurazioni.
   L'interesse generale alla base dell'adozione delle disposizioni nazionali non può essere addotto dallo Stato italiano per legittimare una deroga al principio della libertà tariffaria delle imprese stabilito dalla normativa comunitaria in quanto non rientra tra le eccezioni espressamente previste dalla Direttiva 92/49, agli articoli 29, secondo comma e 39, paragrafo 3.
   Il controllo effettivo esercitato dall'autorità di vigilanza italiana, ossia l'autorità di vigilanza dello Stato membro ospitante, sulle modalità con cui le imprese di assicurazione, operanti in Italia nel quadro della libertà di stabilimento o della libera prestazione di servizi, calcolano i propri premi assicurativi, nonché l'imposizione di sanzioni da parte della medesima autorità di vigilanza italiana, in caso di violazione della normativa italiana, costituisce una violazione alla ripartizione di competenze tra Stato membro d'origine (vale a dire: di stabilimento principale dell'impresa assicuratrice) e Stato membro ospitante stabilita all'art. 9 della Direttiva 92/49.
   L'obbligo a contrarre imposto a tutte le imprese di assicurazione esercenti il ramo responsabilità civile auto, indipendentemente dal luogo in cui si trova la loro sede, ed in relazione a tutte le categorie di assicurati e a tutte le regioni d'Italia, nonché la possibilità di applicazione di sanzioni da parte dell'autorità di vigilanza italiana in caso di violazione di detto obbligo, comporta una restrizione alla libertà fondamentale di stabilimento, vietata in quanto tale dall'articolo 43, e costituisce altresì una restrizione alla libera prestazione di servizi, incompatibile con l'articolo 49 del Trattato CE. Infatti, l'obbligo di fornire l'assicurazione obbligatoria responsabilità civile auto, previsto dalla normativa italiana costituisce un serio ostacolo all'esercizio delle attività delle imprese di assicurazione in Italia, in quanto detto obbligo dissuade le imprese assicurative stabilite in altri Stati membri dallo stabilirsi o dal prestare servizi in Italia e quindi ne pregiudica l'accesso al mercato italiano.
   L'obbligo a contrarre costituisce un ostacolo non giustificato né proporzionato rispetto allo scopo perseguito. Infatti, «la nozione di ordine pubblico può essere richiamata solo in casa di minaccia effettiva ed abbastanza grave ad uno degli interessi fondamentali della collettività» e «l'eccezione di ordine pubblico, cosi come ogni altra deroga ad un principio fondamentale del trattato, deve essere interpretata in modo restrittivo» sentenza del 19 gennaio 1999, causa C-348/96, Procedimento penale a carico di Donatella Calfa, Raccolta 1999, pag. I-11, punti 21 e 23).
   Inoltre, tale restrizione appare inidonea a conseguire l'obiettivo per il quale è stata adottata in quanto un tale obbligo generalizzato a contrarre impedisce la formazione e l'operatività di settori specializzati di imprese assicurative che potrebbero soddisfare più adeguatamente ed efficacemente le esigenze dei consumatori proprio in ragione dell'acquisita specializzazione.
   Infine tale restrizione va oltre quanto necessario per raggiungere l'obiettivo di mantenimento dell'ordine pubblico o di tutela dei consumatori, sia sotto l'aspetto geografico, in quanto i problemi inerenti all'ordine pubblico riguardano, secondo le stesse autorità italiane, solo «specifiche aree geografiche» del territorio nazionale, sia sotto l'aspetto del contenuto, in quanto le imprese di assicurazione operanti in Italia sono tenute ad assicurare qualsiasi proprietario o conduttore di veicoli a motore, a prescindere dal rischio che tale proprietario o conduttore presenta in concreto sotto il profilo della responsabilità civile per danni provocati a terzi.
   
      (1)  GU L 228, p. 1.