CELEX: 51996PC0690
Language: it
Date: 1996-12-16
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di meccanismi per la legatura di fogli originari della Malaysia e della Repubblica popolare cinese e decide la riscossione definitiva dei dazi antidumping provvisori imposti su tali importazioni

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                               Bruxelles, 16.12.1996
                                               COM(96)690 def.
                                 Proposta di
                 REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di
     meccanismi per la legatura di fogli originari della Malaysia e della
   Repubblica popolare cinese e decide la riscossione definitiva dei dazi
             antidumping provvisori imposti su tali importazioni
                       (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                           RELAZIONE
(1)    Con il Regolamento (CE) n. 1465/96 ' la Commissione ha istituito dazi
       antidumping provvisori sulle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di
       meccanismi per la legatura di fogli originari della Malaysia e della Repubblica
       popolare cinese.
(2)    Alcune parti interessate, produttori comunitari, esportatori, importatori e
       utilizzatori del prodotto in questione, hanno comunicato per iscritto le loro
       osservazioni. Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno ottenuto di essere sentite
       dalla Commissione. La Commissione ha esaminato tutti i punti di vista espressi
       prima di trarre le sue conclusioni definitive.
(3)    Dopo una ulteriore valutazione dei fatti, è stato deciso di concedere a un
       esportatore cinese, in particolare la World Wide Stationery, un trattamento
       individuale, con la conseguente determinazione di un margine di dumping e quindi
       di un dazio antidumping individuale.
(4)    Dopo l'istituzione delle misure provvisorie, la Commissione ha ulteriormente
       esaminato le questioni ritenute pertinenti in sede di analisi dell'interesse della
       Comunità. Dall'esame dei molteplici aspetti e dei vari interessi in causa non sono
       emerse ragioni convincenti per concludere che l'imposizione di misure definitive
       non sarebbe nell'interesse della Comunità.
(5)     Alla luce di quanto precede la Commissione ha confermato le sue conclusioni
       provvisorie secondo le quali i meccanismi per la legatura di fogli originari della
       Malaysia e della Repubblica popolare cinese erano importati in dumping nella
       Comunità e arrecavano un grave pregiudizio all'industria comunitaria e ha
       concluso che è nell'interesse della Comunità adottare misure di difesa sotto forma
       di dazi antidumping definitivi e riscuotere definitivamente i dazi provvisori in
       ragione dell'aliquota del dazio istituito a titolo definitivo.
(6)    L'esportatore cinese che aveva ottenuto un trattamento individuale ha manifestato
       oltre i termini stabiliti la sua intenzione di offrire un impegno. La Commissione ha
       considerato che, dato l'elevato numero di tipi di meccanismi esportati dalla società
       in questione, sarebbe stato praticamente impossibile definire e controllare un
       impegno. Nessuna offerta formale di impegno è infine pervenuta da parte
       dell'esportatore.
1
  GU n. L 187 del 26.7.1996, pag. 47.
                                                 A
 ---pagebreak--- (7) Per la World Wide Stationery, che ha ottenuto un trattamento individuale, il livello
    necessario per eliminare il pregiudizio è stato stabilito al 32,5%. Di conseguenza il
    livello medio definitivo necessario per eliminare il pregiudizio è stato determinato
    per tutte le altre società cinesi al 39,4%.
(8) È stato considerato che l'istituzione di un dazio ad valorem sui meccanismi con 17
    o 23 anelli, con la stessa aliquota applicabile agli altri meccanismi, avrebbe
    probabilmente avuto effetti negativi data la differenza di prezzo tra le due
    categorie. A questo proposito, è stata ritenuta appropriata l'istituzione delle misure
    sotto forma di un dazio variabile basato su un prezzo minimo. Sulla base dei
    confronti effettuati tra i prezzi, un prezzo minimo all'importazione Cif pari a 325
    ECU per 1000 unità per i meccanismi con 17 e 23 anelli è stato considerato
    sufficiente per eliminare il pregiudizio arrecato dalle importazioni in dumping.
(9) Ai sensi dell'articolo 9 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, la
    Commissione pertanto propone che il Consiglio istituisca dazi antidumping
    definitivi sulle importazioni di meccanismi per la legatura di fogli originari della
    Malaysia e della Repubblica popolare cinese. In considerazione dell'entità del
    pregiudizio, si raccomanda inoltre che il Consiglio riscuota i dazi antidumping
    provvisori fino a concorrenza dell'importo dei dazi istituiti a titolo definitivo.
                                             A^)
 ---pagebreak---                     REGOLAMENTO (CE)                   DEL CONSIGLIO
                                              del
      che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di
            meccanismi per la legatura di fogli originari della Malaysia e della
          Repubblica popolare cinese e decide la riscossione definitiva dei dazi
                    antidumping provvisori imposti su tali importazioni
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea , in particolare gli articoli 9 e 23,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
                                I.    MISURE PROVVISORIE
(1)      Con il regolamento (CE) n. 1465/96 della Commissione (in appresso
         "regolamento provvisorio") sono stati istituiti dazi antidumping provvisori sulle
         importazioni nella Comunità di alcuni tipi di meccanismi per la legatura di fogli
         di cui al codice NC ex 8305 10 00, originari della Malaysia e della Repubblica
         popolare cinese.
                   II       FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
(2)     Dopo l'istituzione delle misure antidumping provvisorie, alcune parti interessate
        hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni.
1
  GU n. L 56 del 6.3.1996, pag. 1.
  GU n. L 187 del 26.7.1996, pag. 47.
 ---pagebreak--- (3) Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno ottenuto la possibilità di essere sentite
    dalla Commissione.
(4) La Commissione ha continuato a chiedere e verificare tutte le informazioni
    ritenute necessarie ai fini delle risultanze definitive.
(5) Le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai
    quali si intendeva raccomandare l'imposizione di dazi antidumping definitivi e la
    riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. È stato
    inoltre concesso loro un periodo entro il quale comunicare le loro osservazioni
    dopo aver ricevuto le informazioni in questione.
(6) Le osservazioni comunicate oralmente e per iscritto dalle parti interessate sono
    state esaminate e, ove ritenuto opportuno, prese in considerazione ai fini delle
    risultanze definitive della Commissione.
           III.    PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(7) Ai fini delle conclusioni preliminari, la Commissione ha considerato i meccanismi
    per la legatura di fogli (in appresso "meccanismi") prodotti e venduti nella
    Comunità, i meccanismi prodotti e venduti in Malaysia e quelli esportati verso la
    Comunità dalla Malaysia e dalla Repubblica popolare cinese come "prodotti
    simili" ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96 (in
    appresso "regolamento di base"), in quanto o sono identici o hanno caratteristiche
    molto simili.
(8) Un importatore, che è anche produttore del prodotto a valle (vale a dire
    fabbricante di classificatori e di altri articoli di cancelleria), ha ribadito quanto
    sostenuto precedentemente, ossia che i meccanismi con 17 e 23 anelli non sono
    prodotti simili a quelli standard con 2 o 4 anelli e che pertanto dovrebbero essere
    esclusi dall'ambito del procedimento.
(9) A sostegno di tale affermazione l'importatore ha osservato che la denuncia citava
    soltanto i meccanismi con 2 o 4 anelli, senza includere nell'elenco dei prodotti
    assertivamente oggetto di dumping quelli con 17 e 23 anelli.
    Anche se, effettivamente, nei calcoli presentati nella denuncia come prova prima
    facie del dumping e del conseguente pregiudizio sono stati usati come esempi
    soltanto i modelli con 2 o 4 anelli, è anche vero che la descrizione del prodotto
    contenuta nella denuncia comprendeva tutti i meccanismi ad anelli, con 2 o più
    anelli. Si noti a questo proposito che sul mercato della Comunità si vendono ad
    esempio meccanismi con 6,13 o 16 anelli.
                                                2
 ---pagebreak--- (10) È stato sostenuto che, oltre al numero di anelli, i meccanismi con 17 e 23 anelli
     hanno caratteristiche fisiche distinte, in particolare una maggiore lunghezza e
     larghezza della base, che li rendono più resistenti all'usura degli altri meccanismi
     e pertanto notevolmente diversi.
     Dall'esame di questo aspetto è emerso che le variazioni, se ci sono, possono essere
     considerate paragonabili a quelle esistenti tra i diversi modelli di meccanismi con
     2 o 4 anelli. Pertanto si ritiene che, oltre al numero degli anelli, tra i meccanismi
     con 17 e 23 anelli e gli altri meccanismi ad anelli non vi sia nessun'altra
     differenza fìsica significativa.
(11) È stato inoltre sostenuto che i metodi di fabbricazione e i costi di produzione dei
     meccanismi con 17 e 23 anelli sono sostanzialmente diversi da quelli relativi agli
     altri meccanismi.
     Occorre notare che le operazioni e le macchine necessarie per fabbricare gli anelli,
     fissarli alle lame e montare le lame nella lamina esterna sono essenzialmente
     uguali per tutti i tipi di meccanismi. Il maggior contenuto di materie prime e la
     necessità di ripetere più volte l'operazione di fissaggio degli anelli nel caso dei
     meccanismi con 17 e 23 anelli determinano una differenza nei costi di produzione.
     Tuttavia questa differenza, per quanto significativa, non è sproporzionata rispetto
     a quella constatata tra i tipi piccoli e grandi di meccanismi con un minor numero
     di anelli. Pertanto le eventuali operazioni di fabbricazione particolari e i
     conseguenti costi dei meccanismi con 17 e 23 anelli non sono tali da
     comprometterne la somiglianza con gli altri meccanismi. In ogni caso, per quanto
     riguarda le differenze nel processo di fabbricazione applicato, secondo la prassi
     consueta delle istituzioni comunitarie, esse sono tutte non pertinenti all'analisi del
     prodotto simile.
(12) È stato altresì sostenuto che i meccanismi con 17 o 23 anelli sono
     sufficientemente costosi per poter essere considerati come appartenenti ad un
     segmento di mercato separato.
     Benché sia stata constatata una significativa differenza di prezzo tra i meccanismi
     con 17 o 23 anelli e i meccanismi simili con un minor numero di anelli, si ritiene
     che, data l'analogia di impieghi e di consumatori, potrebbero aversi effetti di
     sostituzione se i prodotti dovessero subire evoluzioni di prezzo sufficientemente
     divergenti. Si deve pertanto concludere che il segmento di mercato per i
     meccanismi con 17 o 23 anelli non presenta caratteristiche sufficientemente
     distinte per essere complessivamente escluso dall'ambito dell'inchiesta.
 ---pagebreak--- (13)   È stato anche sostenuto che vi sono differenze di impiego tra raccoglitori con
       meccanismi diversi. Mentre quelli con meccanismi standard sarebbero
       principalmente utilizzati per fogli di carta forati dal consumatore stesso, quelli con
       meccanismi a 17 e 23 anelli sarebbero utilizzati per fogli già forati, a causa sia del
       prezzo dell'apposita perforatrice sia del numero limitato di fogli che essa può
       perforare contemporaneamente.
       Occorre notare al riguardo che anche alcuni tipi di raccoglitori come classificatori
       o cataloghi, dotati di meccanismi con 2-6 anelli contemplati dal presente
       procedimento, hanno fogli forati inseriti nel prodotto finito o fogli supplementari
       già forati e che le perforatrici adatte per alcuni di questi raccoglitori non sono
       necessariamente disponibili per i consumatori. Inoltre, fogli perforati per
       meccanismi con 2 o 4 anelli sono in commercio e vengono venduti in quantità
       considerevoli nella Comunità, in particolare per uso scolastico (mercato principale
       anche per i meccanismi con 17 e 23 anelli). Si può pertanto concludere che i
       meccanismi con 17 e 23 anelli hanno un uso simile a quello degli altri tipi di
       meccanismi.
(14)   È stato anche osservato che i meccanismi a leva, che sono classificati nello stesso
       codice NC degli altri e sono esclusi dall'ambito del presente procedimento, sono
       più simili ai meccanismi con 2 anelli che a quelli con 17 e 23 anelli.
       A questo proposito, le caratteristiche fisiche e il mercato dei meccanismi a leva
       sono risultati sufficientemente distinti da quelli dei meccanismi ad anello da
       giustificare l'esclusione dei meccanismi a leva dalla denuncia e dall'ambito del
       procedimento.
(15)   L'esame degli argomenti addotti consente di confermare che i meccanismi con 17
       e 23 anelli hanno caratteristiche molto simili a quelle degli altri meccanismi e
       sono pertanto prodotti simili a questi ultimi ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del
       regolamento di base. La richiesta di cui sopra è quindi respinta.
                                    IV.     DUMPING
     A. Paese terzo ad economia di mercato
(16) In apertura del procedimento un importatore aveva contestato la scelta della
      Malaysia come mercato analogo per la determinazione del valore normale nei
      confronti della Repubblica popolare cinese. Poiché tuttavia l'importatore non ha
      comprovato le sue osservazioni né proposto alcun paese alternativo, il 22
      novembre 1995 la Commissione gli ha notificato che l'obiezione doveva essere
      respinta. In una lettera pervenuta alla Commissione il 27 novembre 1995 il
 ---pagebreak---      medesimo importatore proponeva di determinare il valore normale per la
     Repubblica popolare cinese utilizzando il costo di produzione di un produttore
     italiano che non faceva parte dell'industria comunitaria. Essendo la lettera
     pervenuta 20 giorni dopo il termine stabilito nell'avviso di apertura, non è stato
     possibile tener conto della proposta. L'importatore, dopo essere stato informato dei
     fatti e delle considerazioni essenziali alla base dell'istituzione delle misure
     provvisorie, ha reiterato i suoi argomenti. Anche se la richiesta era fatta oltre ogni
     termine utile per la scelta di un paese terzo ad economia di mercato, la
     Commissione ha esaminato se l'applicazione di un metodo diverso potesse
     incidere sull'aliquota del dazio. A tal fine, dato che il costo di produzione di un
     solo produttore non avrebbe potuto ritenersi rappresentativo della situazione degli
     altri produttori comunitari, la Commissione ha interpretato la proposta
     dell'importatore in questione come una richiesta di utilizzare quale mercato
     analogo per la determinazione del valore normale delle esportazioni cinesi il
     mercato comunitario. Essa ha quindi confrontato i prezzi indicativi medi
     determinati per l'industria comunitaria (i prezzi effettivi erano inferiori al costo di
     produzione) con i prezzi medi delle esportazioni cinesi. Dal calcolo è emerso che
     l'applicazione di questo metodo non avrebbe avuto nessuna incidenza sull'aliquota
     del dazio proposta dalla Commissione, in quanto entrambi i metodi davano come
     risultato un margine di dumping chiaramente superiore al livello definitivamente
     calcolato come necessario per eliminare il pregiudizio.
     Alla luce di quanto precede e in considerazione del fatto che ai sensi dell'articolo
     2, paragrafo 7 del regolamento di base si può utilizzare un paese ad economia di
     mercato sottoposto alla stessa inchiesta, la Commissione ha concluso che la scelta
     della Malaysia ai fini della determinazione del valore, normale non era
     inappropriata e che non vi erano motivi per sostituire alla Malaysia un altro paese
     analogo.
    B. Malaysia
    1. Valore normale
(17) Un importatore ha sostenuto che le vendite del prodotto malese sul mercato
     interno, pari al 5,8% dei quantitativi esportati verso la Comunità, non erano
     sufficientemente rappresentative ai fini della determinazione del valore normale. A
     questo riguardo, la Commissione ha applicato l'articolo 2, paragrafo 2 del
     regolamento di base, secondo il quale un volume di vendite sul mercato interno
     pari al 5% è sufficiente per considerare il mercato interno rappresentativo.
(18) Il medesimo importatore ha inoltre sostenuto che sul mercato malese la
      concorrenza è limitata e che pertanto i prezzi interni sono più elevati di quanto lo
 ---pagebreak---       sarebbero in condizioni di concorrenza normali. Già al momento di scegliere la
      Malaysia come paese analogo appropriato la Commissione aveva esaminato la
      questione, che è specificamente citata al punto 10 del regolamento provvisorio. Tn
      assenza di ulteriori nuovi argomenti o elementi di prova, la Commissione ha
      confermato che sul mercato malese esiste un certo livello di concorrenza in seguito
      alla presenza di meccanismi originari della Repubblica popolare cinese. Si può
     pertanto concludere che la Malaysia rappresenta una scelta appropriata ai fini della
     determinazione del valore normale per la Repubblica popolare cinese.
    2. Margine di dumping
(19) Non essendo stati presentati altri argomenti che potessero dar luogo ad una
     modifica della determinazione del dumping, la Commissione ritiene che il metodo
     di calcolo del dumping e le conclusioni provvisorie di cui ai punti da 18 a 26 del
     regolamento provvisorio debbano essere confermati. Pertanto, il margine di
     dumping per la Malaysia è definitivamente ritenuto pari al 42,8%.
    C. Repubblica popolare cinese
    1. Valore normale
(20) Due esportatori cinesi hanno chiesto un adeguamento del valore normale in
     considerazione di differenze nella struttura dei costi dovute al basso costo della
     manodopera nella Repubblica popolare cinese e di differenze nella tecnologia delle
     operazioni di fabbricazione.
     Per quanto riguarda i costi di produzione, i servizi della Commissione osservano
     che il motivo per il quale si fa riferimento ad un paese terzo ad economia di
     mercato è la mancanza di informazioni attendibili sui costi e sui prezzi nel paese in
     questione non retto da un'economia di mercato. Pertanto è infondato sostenere che
     alcuni costi sono più bassi nel paese non retto da un'economia di mercato che nel
     paese analogo e che si dovrebbero effettuare adeguamenti del valore normale, se
     questo valore normale è applicato al paese non retto da un'economia di mercato.
     Per quanto riguarda la differenza di tecnologia, i servizi della Commissione
     ritengono che il processo di produzione impiegato per fabbricare un determinato
     prodotto non ha rilevanza se le caratteristiche fisiche e l'uso del prodotto sono
     simili. Nella fattispecie, le diversità addotte non comportavano nessuna differenza
     significativa nelle caratteristiche fisiche essenziali del prodotto in questione.
     Pertanto, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera a) del regolamento di base la
     richiesta di adeguamento ha dovuto essere respinta.
 ---pagebreak--- (21) Due parti interessate hanno sostenuto che non potevano formulare osservazioni sul
      calcolo del valore normale fatto dalla Commissione poiché i dati relativi al calcolo
      del valore normale determinato nel paese analogo non erano stati resi
      completamente noti, in quanto riservati, agli esportatori cinesi. Nella lettera di
      informazione inviata alle parti in questione la Commissione aveva accluso tutti i
     calcoli significativi per le stesse, nonché illustrato dettagliatamente il metodo
     applicato per la determinazione del valore normale, assicurando la debita
     protezione delle informazioni riservate ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 4 del
     regolamento di base. La comunicazione particolareggiata dei dati assoluti avrebbe
     violato il legittimo diritto di una parte interessata al trattamento riservato e non era
     necessaria per la comprensione del calcolo. Pertanto questo argomento non ha
     potuto essere accettato.
    2. Prezzo all'esportazione
(22) Un esportatore ha sostenuto che gli importi detratti dal prezzo all'esportazione per
     le riduzioni differite riscontrate presso la sede dell'importatore collegato erano
     eccessivi.
     La Commissione osserva che la società in questione, nel rispondere al questionario
     inviatole, aveva omesso di menzionare le riduzioni, constatate poi dai funzionari
     della Commissione durante l'inchiesta in loco. Pertanto la Commissione aveva
     dovuto determinare le detrazioni in base ai dati raccolti in tale circostanza.
     Peraltro, l'esportatore faceva riferimento ad una stima delle riduzioni, mentre gli
      importi detratti dalla Commissione erano stati quelli verificati in occasione
     dell'inchiesta.
(23) Un esportatore ha sostenuto che il margine di profìtto detratto dalla Commissione
     era troppo elevato rispetto al profìtto netto realmente ricavato dall'importatore
     collegato.
     Dato l'accordo di associazione tra le due società, la Commissione non ha potuto, ai
     fini della costruzione di un prezzo all'esportazione attendibile, tener conto del
     margine di profitto figurante nella contabilità dell'importatore collegato. Secondo
     la prassi seguita dalla Commissione, è stato ritenuto equo utilizzare i dati effettivi
      di società importatrici del prodotto in questione nella Comunità indipendenti. Nel
     determinare il margine di profitto normalmente ricavato da tali società è stato
     tenuto conto soltanto del prodotto in questione. Pertanto il margine di profitto del
      7,8% non comprende alcun margine di profitto ricavato da articoli di cancelleria
     diversi dai meccanismi per la legatura di fogli. La determinazione del margine di
     profitto è stata effettuata sulla base di dati relativi a importatori indipendenti
 ---pagebreak---        verificati presso le loro sedi, tenuto debitamente conto del diverso volume delle
       rispettive vendite.
     3. Confronto
(24)   Due parti interessate hanno chiesto chiarimenti e sollevato alcune obiezioni circa le
       differenze relative allo stadio commerciale prese in considerazione dalla
       Commissione ai fini del confronto tra il valore normale calcolato in Malaysia e i
       prezzi all'esportazione cinesi. Una parte ha sostenuto che l'adeguamento avrebbe
       dovuto essere più sostanziale.
      La Commissione osserva che durante le varie fasi dell'inchiesta nessuno degli
      esportatori interessati aveva chiesto l'adeguamento in questione e che essa lo
      aveva di sua iniziativa ritenuto opportuno nella fattispecie ai fini di un confronto
      equo. In assenza di specifici elementi di prova forniti dagli esportatori interessati,
       la Commissione, per determinare in modo equo l'importo dell'adeguamento, aveva
      ritenuto appropriato effettuare il calcolo secondo la prassi da essa seguita in
       situazioni di questo genere.
4. Trattamento individuale
(25)   World Wide Stationery (in appresso "WWS"), che inizialmente aveva chiesto un
      trattamento individuale, ha rinnovato tale richiesta dopo l'istituzione delle misure
      provvisorie.
      Dopo una ulteriore valutazione dei fatti i servizi della Commissione hanno
       concluso, previa verifica a Hong Kong, che a questa società si poteva concedere un
      trattamento individuale in considerazione del contenuto e delle modalità di
      applicazione dell'accordo di produzione tra la stessa e i rappresentanti delle
       autorità locali della Repubblica popolare cinese. Secondo tale accordo, la società
       con sede a Hong Kong risultava controllare le operazioni di produzione nella
      Repubblica popolare cinese in quanto pagava alle autorità locali cinesi soltanto
      un'imposta di trasformazione per tonnellata per i prodotti esportati. I macchinari
      utilizzati nelle operazioni effettuate nella Repubblica popolare cinese erano di
      proprietà della società e figuravano come attività nella sua contabilità. Inoltre la
       società risultava detenere il controllo dell'approvvigionamento delle materie prime
      nonché di tutte le vendite del prodotto in questione. Pertanto è stato ritenuto
       opportuno determinare per la WWS un margine di dumping e un dazio
      antidumping individuali.
(26)   Le società collegate Champion Stationery Manufacturing Co. e Sun Kwong Metal
       Manufacturer Co. Ltd, considerate dalla Commissione un'unica società per i
 ---pagebreak---      motivi di cui al punto 5, lettera b) del regolamento provvisorio, dopo l'istituzione
     delle misure provvisorie non hanno rinnovato la richiesta di trattamento
     individuale né hanno addotto ulteriori argomenti al riguardo. Pertanto la
     Commissione conferma le conclusioni provvisorie di cui ai punti da 37 a 39 del
     regolamento provvisorio, secondo le quali la richiesta di trattamento individuale
     era stata respinta.
(27) Nella sua risposta alle informazioni finali, la società Bensons ha contestato a nome
     della WHS Hong Kong che soltanto la WWS dovesse beneficiare di un trattamento
     individuale, sostenendo che anche la WHS rispondeva alle condizioni fissate dalla
     Commissione al riguardo ed era pertanto idonea ad ottenere tale trattamento. La
     Commissione osserva tuttavia che la WHS non ha chiesto il trattamento
     individuale entro il termine stabilito e ha sollevato la questione soltanto in una fase
     molto avanzata dell'inchiesta. Pertanto la Commissione non era in grado di
     verificare, per la WHS, le effettive condizioni applicabili, a causa dei termini
     vigenti per il presente procedimento. Essa quindi non ha potuto proporre un
     trattamento individuale per la società in questione.
     5. Margine di dumping
(28) La Commissione ritiene che il metodo di calcolo del dumping e le conclusioni
     provvisorie di cui ai punti da 27 a 36 del regolamento provvisorio debbano essere
     confermati.
     Il margine di dumping individuale della WWS è pari al 96,6%. Il margine di
     dumping definitivo per gli altri esportatori delle Repubblica popolare cinese è
     complessivamente pari al 129,22%.
                           V.      INDUSTRIA COMUNITARIA
(29) Per quanto riguarda l'industria comunitaria, alcuni esportatori e un importatore
     hanno messo in discussione, senza tuttavia fornire elementi a sostegno delle loro
     affermazioni, il trattamento delle importazioni di un produttore comunitario
     dall'Ungheria, connesso alla questione delle regole relative all'origine non
     preferenziale delle merci.
     Come spiegato nel regolamento provvisorio (punto 43), la Commissione accetta il
     fatto che gran parte dei prodotti in questione è chiaramente originaria
     dell'Ungheria: tale è il caso ad esempio quando tutti i componenti utilizzati
     provengono dall'Ungheria e/o quando in Ungheria avviene una trasformazione
     sostanziale. Questi prodotti sono stati esclusi dalla produzione comunitaria e, di
     conseguenza, non hanno avuto alcun peso nella definizione dell'industria
 ---pagebreak---      comunitaria. Inoltre, le vendite di tali prodotti (che di fatto sono fabbricati in
     Ungheria) non sono state comprese tra le vendite dell'industria comunitaria in sede
     di valutazione del pregiudizio subito da quest'ultima.
     Invece, i prodotti semplicemente assemblati in Ungheria a partire da componenti
     austriaci sono stati considerati parte della produzione comunitaria in quanto
     l'operazione di assemblaggio effettuata in Ungheria non conferiva ai prodotti finiti
     l'origine ungherese. Questa determinazione è stata basata sulle regole applicabili in
     materia di origine non preferenziale delle merci, poiché nelle inchieste
     antidumping è consuetudine delle Istituzioni basare in linea di principio le loro
     conclusioni su tali regole. Il ricorso alle regole relative all'origine preferenziale di
     cui all'articolo 1 del IV protocollo dell'accordo di associazione UE-Ungheria non
     sarebbe né appropriato né giustificato nel contesto di un procedimento
     antidumping.
(30) In conclusione, la risultanza provvisoria secondo la quale i due produttori
     comunitari denunziane costituiscono l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo
     4, paragrafo 1 del regolamento di base è confermata.
                                    VI.      PREGIUDIZIO
     A. Osservazioni preliminari
(31) Per quanto riguarda il metodo usato per la determinazione del pregiudizio, esposto
     al punto 46 del regolamento provvisorio, occorre ricordare che la Commissione ha
     esaminato i dati relativi al periodo dal 1992 al settembre 1995 e che l'ambito
     geografico dell'inchiesta per tale periodo è stata la Comunità quale composta al
     momento dell'apertura, ossia comprendente quindici Stati membri.
(32) Alcuni esportatori hanno ribadito l'argomento, già trattato dalla Commissione al
     punto 46 del regolamento provvisorio, che ai fini della determinazione del
     pregiudizio i dati attinenti all'industria austriaca potevano essere presi in
     considerazione soltanto se relativi al periodo posteriore al 1° gennaio 1995, data in
     cui il paese è diventato membro dell'Unione europea. Un esportatore ha sostenuto
     che il combinato disposto degli articoli 3, paragrafo 4 e 4 dell'accordo relativo
     all'applicazione dell'articolo VI del GATT 1994 escluderebbe i paesi non membri
     dalla definizione di industria nazionale e diversi esportatori hanno sostenuto che né
     l'articolo VI del GATT 1994, né l'accordo SEE giustificherebbero la decisione
     della Commissione di determinare in parte il pregiudizio, sulla base di dati relativi
     all'Austria e al periodo compreso tra il gennaio 1992 e il dicembre 1994.
                                                10
 ---pagebreak---      Riguardo a tale argomento occorre notare che secondo l'accordo relativo
     all'applicazione dell'articolo VI del GAI 1 1994 l'istituzione di misure in un
     determinato territorio deve essere basata su un'inchiesta formale circa gli effetti
     delle presunte pratiche di dumping nell'ambito del medesimo territorio. Pertanto,
     l'inchiesta svolta nel caso in esame era estesa a tutti i quindici Stati membri. Ciò è
     stato in particolare reso possibile dall'integrazione del mercato sottoposto ad
     esame prima dell'ampliamento della Comunità.
     Si conferma quindi che il produttore austriaco è stato a buon diritto considerato
     parte dell'industria comunitaria (ai sensi dell'articolo 4, paragrafoldel regolamento
     di base) e idoneo ad agire quale denunziante. Per questa ragione si conferma che,
     ai fini della valutazione del pregiudizio subito, occorreva determinare, per un
     periodo di diversi anni, le tendenze dell'industria comunitaria quale definita al
     momento dell'avvio del procedimento.
     B. Consumo sul mercato comunitario
(33) In base a stime relative al consumo annuo pro capite di raccoglitori, un importatore
     ha sostenuto che il consumo dei meccanismi in questione sul mercato comunitario
     era di 400 milioni di unità e non di 283 milioni come indicato nel regolamento
     provvisorio.
     Si dovrebbe tenere presente che la Commissione ha basato le sue conclusioni
     provvisorie sulle informazioni fornite dagli esportatori, dagli importatori e dai
     produttori comunitari. Dato l'elevato livello di collaborazione, sono stati esaminati
     i dati relativi a tutte le principali società presenti sul mercato; nessuna parte
     avrebbe potuto fornire senza che se ne tenesse conto durante il periodo
     dell'inchiesta indicazioni su un produttore/importatore le cui vendite potrebbero
     giustificare la differenza tra la valutazione della Commissione e la dimensione del
     mercato asserita. Si ritiene pertanto che i dati ottenuti dalle società nella fattispecie
     offrano ai fini del calcolo del consumo sul mercato comunitario una base più
     accurata di quella offerta da una semplice stima fondata sui tassi di consumo pro
     capite. Le conclusioni di cui al punto 47 del regolamento provvisorio sono quindi
     confermate.
     C. Fattori e considerazioni relativi alle importazioni oggetto di dumping
(34) Un esportatore ha sostenuto che si doveva tener conto di una differenza di qualità
     per garantire un equo confronto tra le sue vendite del prodotto simile per
     l'esportazione nella Comunità e le vendite dell'industria comunitaria. Egli ha
     affermato di produrre meccanismi con una base più stretta che sarebbero meno
     costosi del 12-17,5% rispetto a quelli con base più larga venduti dai denunzianti e
                                                11
 ---pagebreak---       ha sostenuto che per tener conto di questo aspetto si dovevano effettuare
      adeguamenti in sede di determinazione del livello di sottoquotazione.
      Avendo esaminato quanto sostenuto dall'esportatore, la Commissione ha verificato
      che erano stati confrontati soltanto modelli di larghezza simile (al massimo con
      1 mm di differenza) e ha constatato che in ogni caso non si potevano stabilire
      differenze di prezzo significative tra meccanismi di diversa larghezza. Pertanto le
     conclusioni di cui ai punti da 52 a 54 del regolamento provvisorio e il metodo
     esposto al punto 84 del medesimo regolamento sono confermati.
     D. Situazione dell'industria comunitaria
(35) Un esportatore ha sostenuto che le tendenze negative dell'industria comunitaria a
     livello di produzione, vendite e occupazione dipendevano dal progressivo
     trasferimento di un ex produttore britannico in Estremo Oriente.
     Occorre notare che il produttore in questione, avendo cessato la sue operazioni di
     produzione nella Comunità nel 1991, non è stato compreso nella definizione di
     industria comunitaria ai fini del presente procedimento e che gli indicatori di
     pregiudizio stabiliti nella fattispecie non poggiano su dati relativi a detto
     produttore. Questo argomento è stato pertanto respinto.
(36) Nessun ulteriore argomento debitamente comprovato è stato addotto in relazione
     alle conclusioni di cui ai punti da 55 a 62 del regolamento provvisorio.
     E. Conclusioni in materia di pregiudizio
(37) Alla luce di quanto precede e in assenza di altri argomenti, si conferma che
     l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3 del
     regolamento di base.
                             VII.    RAPPORTO DI CAUSALITÀ
(38) Un esportatore ha sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria era
     dovuto al processo diristrutturazionecui era stata sottoposta.
     Come spiegato nel regolamento provvisorio, in particolare ai punti 61 e 65, la
     situazione effettiva mostra piuttosto che l'industria comunitaria non ha avuto modo
     di beneficiare della ristrutturazione poiché, in presenza delle importazioni in
     dumping, non ha potuto né ottenere risultati finanziari positivi né raggiungere la
     stabilità a livello di quota di mercato. Si considera quindi che il pregiudizio subito
                                                12
 ---pagebreak---      non è stato causato dalla ristrutturazione dell'industria comunitaria. L'argomento
     addotto è stato pertanto respinto.
(39) Il medesimo esportatore ha inoltre ribadito che il pregiudizio subito dall'industria
     comunitaria è stato causato dal parziale spostamento in Ungheria delle operazioni
     di un produttore comunitario.
     Non essendo stati forniti nuovi elementi a sostegno di tale affermazione, le
     conclusioni di cui al punto 71 del regolamento provvisorio sono confermate.
(40) Diverse parti hanno ribadito l'argomento, già addotto prima del regolamento
     provvisorio, secondo il quale il pregiudizio subito deriverebbe da precedenti
     pratiche anticoncorrenziali.
     Le parti in questione non hanno fornito alcun elemento a sostegno di quanto
     affermato; inoltre si fa presente che nessuna denuncia in tal senso è stata presentata
     alle autorità competenti in materia di concorrenza nella Comunità. Non è stato
     pertanto possibile tener conto di questa affermazione.
(41) In conclusione, non essendo pervenuti nuovi argomenti circa le risultanze di cui ai
     punti da 67 a 74 del regolamento provvisorio, tali risultanze sono confermate.
                         Vili.    INTERESSE DELLA COMUNITÀ
     A. Osservazioni generali
(42) Occorre tenere presente, con riferimento ai punti 75 e ss. del regolamento
     provvisorio, che tutti i vari interessi, compresi quelli dell'industria comunitaria e
     degli utilizzatori, sono stati valutati e che secondo la conclusione provvisoria della
     Commissione non esistevano motivi convincenti per non prendere misure contro le
     importazioni in questione. Successivamente ha avuto luogo un ulteriore esame
     delle questioni ritenute pertinenti in sede di analisi dell'interesse della Comunità.
     B. Impatto sugli utilizzatori
     1. Introduzione
(43) Diverse parti interessate hanno ribadito le loro argomentazioni, trattate ai punti da
     77 a 80 del regolamento provvisorio, secondo le quali l'adozione di misure
     antidumping avrebbe avuto effetti negativi sulla situazione dei fabbricanti
     comunitari di raccoglitori.
     2. Raccolta di informazioni
                                                 13
 ---pagebreak---  (44) Le conclusioni esposte più avanti sono basate sulle osservazioni pervenute da
       diversi utilizzatori interessati, in tutto ventisette società; dati quantitativi
       esistevano o erano significativi per nove di queste, che rappresentavano il 17% del
       consumo annuo apparente dei meccanismi in questione nella Comunità. Ove
      possibile, l'attendibilità dei dati è stata verificata durante visite in loco.
       3. Impatto industriale sull'industria utilizzatrice
(45) Nel determinare le dimensioni dell'industria utilizzatrice che potrebbe risentire
      delle misure imposte sui meccanismi si dovrebbero escludere le società che
      producono articoli di cancelleria per ufficio diversi dai raccoglitori. Sulla base
      della produzione comunitaria annua di raccoglitori e degli indici di produttività
      emersi dalle osservazioni pervenute, si calcola che l'industria comunitaria dei
      raccoglitori occupa 6 000 persone.
(46)  Quanto alla struttura dell'industria in questione, è stata riscontrata l'esistenza di
      due categorie di prodotti, quelli standard e quelli su ordinazione. Sulla base del
      livello di produttività per queste due categorie e delle quote di mercato degli
      utilizzatori interessati, si ritiene che il comparto dei raccoglitori su ordinazione
      rappresenti un terzo dell'industria comunitaria di raccoglitori in termini di volume
      e il 50% del suo giro d'affari totale.
(47) Alcune parti hanno sostenuto che l'adozione di misure antidumping escluderebbe
      dal mercato comunitario i meccanismi importati, così che le fonti di
      approvvigionamento si ridurrebbero ai due produttori comunitari. È stato inoltre
      sostenuto che, data la notevole dimensione di uno dei due produttori comunitari, il
      mercato dell'offerta potrebbe ben presto diventare un monopolio. Occorre notare
      tuttavia che la differenza di dimensioni tra i due produttori comunitari è limitata e
      non è tale da poter verosimilmente dar luogo alla scomparsa di uno dei due.
      Inoltre, non è stato fornito alcun nuovo elemento a sostegno della prima parte
      dell'argomento addotto. Le risultanze di cui al punto 78 del regolamento
      provvisorio sono pertanto confermate.
      4. Impatto finanziario diretto sull'industria utilizzatrice
(48) In primo luogo, è stato sostenuto che per alcuni particolari tipi di raccoglitori il
      meccanismo in questione rappresentava fino al 30% del costo di fabbricazione.
      A tale riguardo, è stato constatato che il meccanismo costituisce un componente
      importante del raccoglitore finito e che il numero di anelli e le dimensioni incidono
      in misura considerevole sulla parte di costo del prodotto finito che esso
      rappresenta. Data questa varietà, si ritiene che un'analisi valida dell'incidenza dei
                                                   14
 ---pagebreak---      meccanismi sul costo dei raccoglitori non possa essere basata su un modello
     particolare, bensì che debba essere effettuata globalmente per ciascuna società, con
     riferimento all'effettiva varietà di prodotti compresi nelle sue vendite.
     È stato pertanto considerato che il costo totale dell'approvvigionamento di
     meccanismi per una data società doveva essere esaminato alla luce del valore totale
     delle sue vendite di raccoglitori. È risultato un livello medio ponderato del 10,8%
     ("quota di costo"), sostanzialmente omogeneo per le società esaminate. Nonostante
     alcune differenze tra le società produttrici di raccoglitori standard e quelle orientate
     alla fabbricazione su ordinazione, per nessuna società è emersa, in media, una
     quota superiore al 13%.
(49) Per quanto riguarda l'eventuale impatto dei meccanismi sui raccoglitori standard in
     termini di prezzo, un'osservazione pervenuta dopo l'informazione finale fa
     riferimento ad una quota di costo del 14,4%. Questo livello è assertivamente
     dovuto al fatto che il prezzo di un raccoglitore su ordinazione è due volte quello di
     un raccoglitore standard e che la quota di costo per il primo dovrebbe essere quindi
     metà di quella per il secondo.
     Tale impostazione ignora totalmente il fatto che le due categorie di raccoglitori
     non sono necessariamente fabbricate con gli stessi meccanismi. Tipi speciali di
     meccanismi, prodotti in serie limitata, sono costosi e sono usati per i raccoglitori
     su ordinazione. Ciò vuol dire che entrambi i termini della quota di costo sono
     diversi e che, anche se la quota per i raccoglitori standard è più elevata di quella
     per i raccoglitori su ordinazione, non è due volte maggiore. Come indicato sopra al
     punto 48, non sono state riscontrate quote di costo superiori al 13%. Inoltre, alcune
     società sono esclusivamente orientate alla fabbricazione di prodotti standard.
(50) In secondo luogo, in parte sulla base della suddetta affermazione sulla quota di
     costo, è stato sostenuto che l'imposizione di misure antidumping avrebbe avuto un
     impatto fortemente negativo sulla situazione finanziaria dei fabbricanti di
     raccoglitori.
     Queste affermazioni relative al prevedibile impatto di eventuali misure sono state
     attentamente esaminate. Per quanto riguarda i prezzi di vendita dei meccanismi in
     questione, probabilmente l'industria comunitaria, con una quota di mercato del
     35%, non potrebbe aumentare i prezzi oltre un certo livello (indicativamente
     inferiore al 10%), senza rischiare di aggravare la attuale tendenza alla diminuzione
     della sua quota di mercato. Inoltre, le importazioni da paesi non contemplati dal
     presente procedimento rappresentano il 9% del mercato dei meccanismi in
     questione e si prevede che i relativi fabbricanti non saranno disposti o in grado di
     imporre aumenti di prezzo. Quanto alle importazioni dalla Malaysia, occorre
                                                 15
 ---pagebreak---      tenere presente che il livello necessario per eliminare il pregiudizio previsto per
     questo paese è considerevolmente inferiore che per la Repubblica popolare cinese.
     Poiché la quota di mercato dei meccanismi originari della Cina è pari al 45%, è
     stato stabilito che anche se detti meccanismi dovessero subire un aumento del
     prezzo di rivendita del 20% e quelli originari di paesi diversi dalla Repubblica
     popolare cinese gli aumenti ipotizzati nel presente paragrafo, l'aumento di prezzo
     medio sul mercato nella sua totalità sarebbe pari al 12% circa.
     Pertanto, in considerazione della quota di costo media di cui al punto 48, si calcola
     che l'impatto generale sul giro d'affari che l'imposizione di misure comporterebbe
     per l'industria dei raccoglitori sarebbe pari al 12% del 10,8%, ossia all'1,3%.
     Anche nell'eventualità, peraltro improbabile, che il più elevato dazio antidumping
     proposto si riflettesse pienamente nel prezzo di rivendita dei meccanismi in
     questione, ossia per il 39,4% a livello cif o per il 29,9% a livello di rivendita,
     l'impatto prevedibile sui prezzi di vendita dei fabbricanti di raccoglitori non
     sarebbe superiore al 3,2%.
(51) È stato altresì sostenuto che l'aumento dei costi per i raccoglitori non potrebbe
     tradursi in un aumento del prezzo del prodotto finale a causa di un'offerta
     superiore alla domanda, di mutamenti nella distribuzione dei raccoglitori e del
     timore di una diminuzione della domanda.
     In considerazione del fatto che il prezzo dei raccoglitori al dettaglio o alle imprese
     subirebbe un aumento medio inferiore all'1% (v. punto 50, in cui l'aumento del
     prezzo franco fabbrica per i raccoglitori è stimato all'1,3%), si ritiene che non vi
     siano probabilità di una conseguente sostanziale contrazione della domanda e che
     l'eventuale impatto sulla situazione dei consumatori di raccoglitori sarebbe
     minimo. Inoltre, non sembrano esistere prodotti sostitutivi che si trovino in una
     situazione concorrenziale tale da poter subentrare ai raccoglitori in seguito alla
     minima evoluzione dei prezzi. Alcune società del settore hanno addirittura
     confermato che non sono prevedibili cambiamenti del modello di consumo per i
     prossimi 5-10 anni.
      Si conclude pertanto che né la concorrenza relativamente forte tra i fabbricanti di
     raccoglitori né la comparsa di prodotti sostitutivi nella CE rischiano di impedire ai
     fabbricanti di raccoglitori di aumentare i loro prezzi proporzionalmente ai costi, in
     particolare in considerazione della modesta entità dell'aumento necessario per
     riflettere l'impatto dei livelli di dazio antidumping proposti.
      5. Concorrenza dei paesi terzi
                                                  16
 ---pagebreak--- (52) Diverse parti interessate hanno ribadito l'argomento, trattato al punto 79 del
     regolamento provvisorio, che le misure antidumping danneggerebbero la posizione
     concorrenziale dei fabbricanti comunitari di raccoglitori nei confronti dei
     produttori di paesi terzi. Questi esportatori potrebbero trarre vantaggio da costi più
     bassi per i meccanismi e da politiche globali di offerta praticate da alcuni grandi
     distributori di raccoglitori standard la cui influenza sul mercato è in aumento. È
     stato sostenuto che in seguito a tali circostanze l'industria utilizzatrice comunitaria
     potrebbe perdere quote di mercato ed essere indotta a trasferire la produzione in
     paesi vicini. A proposito di questa affermazione occorre tenere presente che il
     mercato dei raccoglitori si può dividere in due segmenti, ossia i prodotti fabbricati
     su ordinazione e quelli standard.
     (a) prodotti fabbricati su ordinazione
(53) Occorre ribadire che, per la parte del mercato orientata verso le aziende, è
     essenziale che i fabbricanti siano situati vicino ai clienti e abbiano una produzione
     flessibile per fornire il prodotto e il servizio richiesti. Inoltre, per questo tipo di
     prodotto, l'impatto dei meccanismi sul prezzo finale può essere più basso della
     media di cui al punto 48. Va sottolineato pertanto che la questione della posizione
     concorrenziale per questo segmento del mercato è pertinente in relazione
     all'esistenza di prodotti standard importati da adattare poi alle esigenze del cliente.
     A tale riguardo esistono importazioni di prodotti finiti in polipropilene
     dall'Estremo Oriente, tra cui i modelli di raccoglitori più piccoli. Tuttavia, quanto
     al carattere sostitutivo di questi prodotti rispetto ai raccoglitori fabbricati su
     ordinazione, si fa presente che questi ultimi non sono semplicemente raccoglitori
     standard con un logo stampato. Si tratta infatti di prodotti che richiedono varie
     materie prime particolari e tecniche di assemblaggio usate per la realizzazione di
     un numero ristretto di articoli del tutto individualizzati. A fini di pubbliche
     relazioni, un cambiamento da questo particolare tipo di prodotto su ordinazione ad
     un raccoglitore standard con la semplice aggiunta di un logo richiederebbe una
     differenza di prezzo di entità tale che una simile evoluzione non può
     verosimilmente essere causata dall'effetto delle misure antidumping.
     (b) prodotti standard
(54) Per quanto riguarda i fabbricanti di raccoglitori standard nella Comunità, è stato
     sostenuto che il loro mercato era sottoposto all'influenza della distribuzione.
     Questa è sempre più caratterizzata da catene di grandi supermercati che praticano
     politiche di approvvigionamento basate sul prezzo d'acquisto più basso a livello
     mondiale per prodotti comparabili e condizionate soltanto dai costi di trasporto. A
     questo proposito è stato calcolato che i costi di trasporto stradale su una distanza
                                                17
 ---pagebreak---      normale all'interno di uno Stato membro o tra un paese terzo limitrofo e la
     Comunità non sarebbero inferiori al 5% del valore del prodotto. Su distanze
     maggiori, tra paesi terzi e la CE, con ricorso al trasporto marittimo, i costi in
     questione potrebbero raggiungere il 10% del valore del prodotto.
(55) Sulla base della quota di costo massima di cui sopra al punto 49 si considera che
     l'impatto prevedibile in termini di prezzo sull'industria dei raccoglitori standard
     sarebbe limitato a 13% (quota di costo massima per i prodotti standard) x 12%
     (incremento medio dei prezzi), ossia all' 1,6%.
     Su tale base, l'analisi dovrebbe operare una distinzione tra la concorrenza della
     Norvegia, dei PECO e dei paesi dell'Estremo Oriente.
     (b. 1) Concorrenza della Norvegia
(56) È stato sostenuto che le importazioni dalla Norvegia costituivano la minaccia più
     grave per l'industria comunitaria dei raccoglitori, in quanto già erano significative
     e in aumento.
     Non essendo state presentate denunce né prove in merito a pratiche commerciali
     sleali, sembrerebbe ragionevole considerare che l'industria comunitaria di
     raccoglitori ha costi franco fabbrica identici o simili a quelli dei concorrenti
     norvegesi. La Commissione ritiene che l'eventuale aumento dei costi a carico dei
     fabbricanti comunitari consentirebbe loro di essere ancora competitivi, in quanto i
     costi di trasporto per le vendite dei concorrenti norvegesi nella CE sarebbero
     almeno tre volte più elevati (5%) del prevedibile aumento dei costi sopra citato
     (1,6%).
     (b.2) Concorrenza dei PECO
(57) È stato sostenuto che i paesi dell'Europa centrale e orientale si trovano in una
     situazione concorrenziale che consente loro di creare un'industria di raccoglitori in
     grado di competere sul mercato comunitario.
     A questo proposito occorre notare che finora in questi paesi la dimensione
     dell'industria dei raccoglitori è rimasta modesta e che secondo le statistiche le
     importazioni di prodotti per ufficio sono limitate. Tuttavia, non si possono negare
     né la crescita di questa industria né il suo vantaggio comparato in termini di costo
     della manodopera. La riduzione del costo di produzione che si può ottenere in
     questi paesi rispetto alla Comunità è superiore ai necessari costi di trasporto verso
     il mercato comunitario.
                                                18
 ---pagebreak---      Si deve tuttavia considerare che la creazione nei paesi vicini di un'industria
     orientata verso l'esportazione sarebbe legata al trasferimento di operazioni di
     produ/ionr c.omunitnrir Anchr se è stato Tutto rifrrimrnto n piani aziendali di
     spostamento della produzione verso i paesi in questione, gli elementi ricevuti dalla
     Commissione riguardavano soltanto il confronto degli attuali costi della
     manodopera e dei costi di trasporto. Su tale base, anche indipendentemente
     dall'introduzione di misure antidumping sui meccanismi in questione, questo
     confronto risulterebbe a favore di un immediato trasferimento dell'industria dei
     raccoglitori. Ne consegue che, nel prendere la decisione di trasferire la produzione,
     la direzione di un'impresa valuta anche altri fattori importanti. In questo contesto,
     occorre mettere in conto il costo del trasferimento degli impianti in quanto tali e,
     soprattutto, l'incertezza connessa ai paesi in rapida espansione.
     Si ritiene che nella decisione di trasferire la produzione nei PECO il possibile
     impatto di un aumento di prezzo per i meccanismi in questione, data la sua
     modesta entità media dell'1,6%, sarebbe trascurabile. Del resto non sono pervenuti
     elementi convincenti atti a mostrare che l'imposizione di un dazio sui meccanismi
     in questione darebbe luogo al trasferimento dell'industria dei raccoglitori nei
     PECO e ad un sostanziale sviluppo delle importazioni da tali paesi.
     (b.3) Concorrenza dell'Estremo Oriente
(58) Un esportatore ha fornito informazioni secondo le quali raccoglitori finiti
     provenienti dall'estremo Oriente potrebbero essere importati al di sotto del relativo
     costo di produzione comunitario.
     Dalle statistiche Eurostat relative alle importazioni emerge che le importazioni di
     prodotti di plastica per ufficio originari di questi paesi sono relativamente modeste
     e stabili. Analogamente, quasi tutti i fabbricanti comunitari di raccoglitori, tanto le
     società piccole quanto quelle importanti, minimizzano l'impatto competitivo di tali
     importazioni.
     Si ritiene pertanto improbabile che la suddetta situazione concorrenziale tra i
     fabbricanti orientali di raccoglitori e quelli comunitari possa essere modificata
     dall'imposizione di misure sulle importazioni comunitarie dei meccanismi in
     questione.
      (e) Conclusioni sulla concorrenza dei paesi terzi
(59) In conclusione non si è potuto stabilire che l'istituzione di misure antidumping sui
     meccanismi in questione comprometterebbe in misura significativa la situazione
     concorrenziale dei fabbricanti comunitari di raccoglitori nei confronti dei
                                                19
 ---pagebreak---      produttori dei paesi terzi. Questa conclusione vale sia per i raccoglitori fabbricati
     su ordinazione che per quelli standard.
     C. Conseguenze per l'industria comunitaria
(60) Quanto alle conseguenze che l'assenza di misure antidumping comporterebbe per
     l'industria comunitaria, è stato accertato a titolo provvisorio (punto 76 del
     regolamento provvisorio) che quest'ultima subirebbe un ulteriore aggravamento
     della sua situazione finanziaria. Le perdite registrate ininterrottamente dal 1992
     continuerebbero nonostante la vasta ristrutturazione già effettuata.
     Inoltre la situazione fortemente depressa del capitale netto e l'entità del debito a
     breve termine diventerebbero insostenibili. Dal punto di vista commerciale, la
     riduzione della gamma di prodotti offerti dall'industria comunitaria in risposta alla
     depressione dei prezzi non sarebbe una soluzione. Qualora i produttori comunitari
     fossero tentati di procedere in tal senso, perderebbero uno dei loro vantaggi
     competitivi e, data la dispersione dell'industria utilizzatrice, non riuscirebbero a
     raggiungere gli elevati volumi di produzione e di vendita necessari in questo tipo
     di industria. Dal punto di vista industriale, gli investimenti nell'automazione sono
     stati considerevoli ed efficaci, nella misura in cui hanno conferito a quest'industria
     un carattere altamente competitivo a livello mondiale. Dato il grado di
     automazione e di integrazione raggiunto, con attrezzature quali gli impianti per il
     trattamento del metallo uniche in ciascuna società, non sarebbe sostenibile
     abbandonare alcune linee di produzione senza aggravare la situazione delle altre.
     Per tali motivi e in seguito alla concorrenza sleale delle importazioni in dumping,
     entro un breve periodo di tempo la produzione comunitaria non avrebbe più
     prospettive valide e cesserebbe del tutto.
                                                20
 ---pagebreak---      D. Conclusioni
(61) Alla luce di quanto precede, le conclusioni esposte dalla Commissione nel
     regolamento provvisorio in merito all'interesse della Comunità sono confermate.
     Infatti dall'esame di molteplici aspetti e dei vari interessi in causa non sono emerse
     ragioni convincenti per concludere che l'adozione di misure definitive non sarebbe
     nell'interesse della Comunità ai sensi dell'articolo 21 del regolamento di base.
                             IX.      MISURE ANTIDUMPING
     A. Osservazioni generali
(62) Occorre tener presente che i calcoli dettagliati utilizzati nella fase provvisoria del
     procedimento al fine di determinare il livello necessario per eliminare il
     pregiudizio erano basati sul livello dei prezzi dei modelli più venduti nell'industria
     comunitaria (60% in volume), determinato per categoria di modelli aventi
     caratteristiche specifiche uguali (sulla base della media ponderata dei costi di
     produzione, più un margine di profitto). Questo livello è stato poi confrontato con
     il prezzo di rivendita dei prodotti importati oppure, se del caso, con il prezzo
     all'importazione cif adeguato allo stadio reso cliente, per ciascuna categoria
     corrispondente. Ai fini di un confronto equo, sono state confrontate soltanto
     categorie aventi le stesse caratteristiche di base ed è stato considerato che per le
     categorie comparabili il dazio doveva essere pari alla differenza tra il livello di
     prezzo non pregiudizievole e i prezzi di vendita effettivi delle importazioni nella
     Comunità. L'aumento di prezzo per categoria così determinato è stato espresso in
     percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria dei prodotti importati per
     ciascuna categoria. È stato poi determinato per ciascun paese sottoposto al
     procedimento un unico livello necessario per eliminare il pregiudizio calcolando la
     media ponderata dei livelli determinati per categoria.
(63) A questo proposito un importatore ha sostenuto che la Commissione, utilizzando
     per il confronto tra il margine di dumping e il livello necessario per eliminare il
     pregiudizio un metodo basato su una media, non aveva esaminato le diverse
     situazioni presenti nei vari segmenti del mercato. Ha chiesto quindi alla
     Commissione di effettuare, per ogni segmento del mercato ( ad esempio
     meccanismi con due anelli), un confronto tra il livello risultato necessario per
     eliminare il pregiudizio e il margine di dumping e di considerare soltanto il
     margine più basso per segmento nel calcolo di un unico dazio medio finale per tutti
     i segmenti.
                                                21
 ---pagebreak---      Si noti a tale riguardo che il metodo di calcolo usato nella fattispecie è conforme
     all'articolo 9, paragrafo 4 del regolamento di base e alla prassi riguardante la
     determinazione di un dazio inferiore al margine di dumping nei casi in cui tale
     dazio sia idoneo ad eliminare il pregiudizio arrecato all'industria comunitaria.
     Questa impostazione è giustificata dal fatto che la presente inchiesta antidumping
     riguarda le vendite di un prodotto simile nell'ambito del quale più categorie e
     modelli sono risultati in concorrenza tra loro.
(64) Su questa base il metodo seguito per la determinazione del livello necessario per
     eliminare il pregiudizio, esposto ai punti da 82 a 84 del regolamento provvisorio, è
     confermato.
     B. Aliquota e forma dei dazi
(65) Alla luce delle conclusioni di cui sopra in merito al dumping, al pregiudizio, al
     rapporto di causalità e all'interesse della Comunità è stato esaminato quali
     dovessero essere la forma e l'aliquota delle misure antidumping per eliminare gli
     effetti distorsivi del commercio prodotti dalle pratiche pregiudizievoli di dumping
     e per ristabilire le condizioni di concorrenza leale sul mercato comunitario dei
     meccanismi in questione.
(66) Poiché il livello dei prezzi sufficiente per eliminare gli effetti negativi delle
     importazioni era inferiore al margine di dumping di entrambi i paesi esportatori
     interessati, per determinare il livello delle misure da adottare è stato utilizzato il
     livello necessario per eliminare il pregiudizio.
(67) La concessione del trattamento individuale alla World Wide Stationery è risultata
     incidere sulle conclusioni provvisorie. Per calcolare il livello necessario per
     eliminare il pregiudizio nel caso di questa società è stato applicato il metodo sopra
     descritto; il livello così calcolato è pari al 32,5%.
(68) La diminuzione del livello necessario per eliminare il pregiudizio nel caso della
     World Wide Stationery si è tradotta in un aumento, dal 35,4% al 39,4%, del livello
     necessario per eliminare il pregiudizio per tutti gli altri esportatori della
     Repubblica popolare cinese.
(69) Su tale base, sarebbero imposti dazi antidumping definitivi sotto forma di dazi ad
     valorem nel modo seguente:
                                                 Aliquota del dazio
- Malaysia:                                      10,5%
                                                  22
 ---pagebreak--- - Repubblica popolare cinese:
   World Wide Stationery:                       32,5%
   Dazio per tutte le altre società:            39,4%
      C. Forma del dazio per i meccanismi con 17 e 23 anelli
(70) È stato tuttavia osservato che l'imposizione di un dazio ad valorem sui meccanismi
      con 17 e 23 anelli, con la stessa aliquota applicabile agli altri meccanismi, era
      inappropriata alla luce della differenza di prezzo tra le due categorie.
      In tale contesto occorre notare che il prezzo all'importazione per i meccanismi con
      17 o 23 anelli è sostanzialmente più elevato del prezzo medio all'importazione per
     tutti i meccanismi. Pertanto, alla luce del carattere esclusivo di alcuni degli
      impieghi di questi meccanismi e della facilità con cui questi prodotti possono
     essere individuati, si considera che, tutto sommato, nel calcolare il livello
     necessario per eliminare il pregiudizio, si debba tener debitamente conto del
     prezzo particolarmente elevato dei meccanismi con 17 e 23 anelli e dell'intensità
     della concorrenza tra certi segmenti del mercato, garantendo che non risenta di
     eccessive differenze di prezzo. A tal fine si dovrebbe far sì che i meccanismi con
      17 e 23 anelli fossero importati al di sopra un determinato livello di prezzo
      sufficiente, come per gli altri meccanismi, per eliminare il pregiudizio causato
      dalle importazioni in dumping. In seguito a quanto precede è stato ritenuto
      appropriato istituire le misure in una forma diversa dal dazio ad valorem. In base ai
      confronti effettuati tra i prezzi (vedi punto 62) si considera che portando il prezzo
     all'importazione cif per i meccanismi con 17 o 23 anelli all'importo minimo di 325
      ECU per 1000 unità, le condizioni sopracitate siano soddisfatte.
                                        X.      IMPEGNO
(71) A norma dell'articolo 8, paragrafo 2 del regolamento di base, il termine per la
     presentazione di osservazioni dopo la comunicazione delle informazioni finali era
     applicabile anche per eventuali offerte di impegni. L'esportatore cinese che aveva
     ottenuto un trattamento individuale ha inviato poco dopo la scadenza di tale
     termine una lettera in cui manifestava l'intenzione di offrire un impegno.
     A questo proposito si considera che, dato l'elevato numero di tipi di meccanismi
     esportati dalla società in questione, nella fattispecie sarebbe praticamente
                                                 23
 ---pagebreak---      impossibile definire e controllare un impegno. Da parte dell'esportatore non è
     infine pervenuta nessuna offerta formale di impegno.
                      XI.      RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
(72) Data l'entità dei margini di dumping accertati per i produttori e i paesi esportatori e
     in considerazione della gravità del pregiudizio arrecato all'industria comunitaria, si
     ritiene necessario che gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori
     per le transazioni relative al prodotto in questione siano definitivamente riscossi in
     ragione del livello dei dazi definitivi.
(73) Per quanto riguarda la World Wide Stationery, la riscossione dei dazi antidumping
     provvisori dovrebbe essere limitata all'aliquota del dazio imposto a titolo
     definitivo, ossia al 32,5%.
(74) Dove sia possibile mostrare, in modo ritenuto sufficiente dalle autorità doganali,
     che gli importi depositati riguardano meccanismi con 17 o 23 anelli, la riscossione
     dovrà essere limitata al dazio istituito a titolo definitivo per questi tipi di
     meccanismi, se esso è inferiore all'importo depositato,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                         Articolo 1
1.    Sono istituiti dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di
     meccanismi per la legatura di fogli di cui al codice NC ex 8305 10 00 originari
     della Malaysia e della Repubblica popolare cinese.
     Ai fini del presente regolamento, i meccanismi in questione sono costituiti da due
     lame rettangolari o da fili di acciaio, sui quali sono fissati almeno 4 semianelli in
     filo metallico e che sono tenuti insieme da una lamina di acciaio esterna. Essi
     possono essere aperti mediante trazione dei semianelli o con un dispositivo a scatto
      fissato al meccanismo.
2.   L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio
     non corrisposto, è la seguente:
     a)     per i meccanismi con 17 e 23 anelli (codice Taric 8305 10 00 20) originari
            della Repubblica popolare cinese e della Malaysia, l'importo del dazio è pari
            alla differenza tra il prezzo minimo all'importazione di 325 ECU per 1000
            unità e il prezzo franco frontiera comunitaria non sdoganato;
                                                 24
 ---pagebreak---       b)      per i meccanismi diversi da quelli con 17 o 23 anelli (codice Taric
              8305 10 0010)
                                              Aliquota del dazio    Codice addizionale Taric
         Malaysia:                                   10,5%
         Repubblica populare cinese:
         World Wide Stationery                        32,5%                     8934
         tutte le altre società                       39,4%                     8900
3.     Salvo diversa indicazione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi
       doganali.
                                             Articolo 2
1.     Gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori a norma del
       regolamento (CE) n. 1465/96 sono riscossi definitivamente:
      a)      Nel caso degli importi depositati per i quali si può provare, in modo ritenuto
              sufficiente dalle autorità doganali, che riguardano importazioni di
              meccanismi con 17 o 23 anelli, l'importo riscosso è pari a quello depositato,
              ma è limitato a un importo calcolato a norma dell'articolo 1, paragrafo 2,
              lettera a), se questo è inferiore a quello depositato. Se non si può stabilire che
              gli importi depositati riguardano i meccanismi con 17 o 23 anelli, si applica
              la lettera b).
       b)     Nel caso degli importi depositati per meccanismi diversi da quelli con 17 e 23
              anelli, la riscossione è effettuata in ragione dell'aliquota del dazio istituito a
              titolo definitivo, se inferiore o pari all'importo depositato. In caso contrario la
              riscossione è limitata all'importo depositato.
2.      Gli importi depositati sono svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio
        definitivo.
                                             Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
                                                     25
 ---pagebreak--- Fatto a Bruxelles,
                      Per il Consiglio
                   26
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(96) 690 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                                        02 11
                                            N. di catalogo : CB-CO-96-701-IT-C
                                                              ISBN 92-78-13718-9
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo
                                               2f