CELEX: 31991L0676
Language: it
Date: 1991-12-12 00:00:00
Title: Direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dell'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole

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31991L0676

Direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dell'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole  

Gazzetta ufficiale n. L 375 del 31/12/1991 pag. 0001 - 0008 edizione speciale finlandese: capitolo 15 tomo 10 pag. 0192  edizione speciale svedese/ capitolo 15 tomo 10 pag. 0192 

DIRETTIVA DEL CONSIGLIO del 12 dicembre 1991 relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento  provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (91/676/CEE)IL CONSIGLIO DELLE  COMUNITÀ EUROPEE, visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 130 S, vista la proposta della Commissione (1), visto il parere del Parlamento europeo (2), visto il parere del Comitato economico e sociale (3), considerando che in alcune regioni degli Stati membri il contenuto di nitrati nell'acqua è in  aumento ed è già elevato rispetto alle norme fissate nella direttiva 75/440/CEE del Consiglio, del  16 giugno 1975, concernente la qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua  potabile negli Stati membri (4), modificata dalla direttiva 79/869/CEE (5), e nella direttiva  80/778/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1980, concernente la qualità delle acque destinate al  consumo umano (6), modificata dall'atto di adesione del 1985; considerando che il quarto programma d'azione delle Comunità europee in materia ambientale (7)  specifica che la Commissione intende presentare una proposta di direttiva sul controllo e sulla  riduzione dell'inquinamento idrico risultante dallo spandimento e dallo scarico di deiezioni del  bestiame o dall'uso eccessivo di fertilizzanti; considerando che nel libro verde della Commissione europea «Prospettive per la politica agricola  comune», concernente la riforma della politica agricola comune, si afferma che mentre per  l'agricoltura comunitaria è necessario l'impiego di fertilizzanti contenenti azoto e concimi  organici, l'uso eccessivo di fertilizzanti costituisce un rischio ambientale; che per controllare i  problemi derivanti dall'allevamento intensivo è necessaria un'azione comune e che la politica  agricola deve prendere maggiormente in considerazione la politica ecologica; considerando che la risoluzione del Consiglio del 28 giugno 1988 sulla protezione del Mare del Nord  e di altre acque nella Comunità (8) invita la Commissione a presentare proposte relative a misure  da adottarsi a livello comunitario; considerando che i nitrati di origine agricola sono la causa principale dell'inquinamento  proveniente da fonti diffuse che colpisce le acque comunitarie; considerando che per tutelare la salute umana, le risorse viventi e gli ecosistemi acquatici e per  salvaguardare altri usi legittimi dell'acqua è pertanto necessario ridurre l'inquinamento idrico  causato o provocato da nitrati provenienti da fonti agricole ed impedire un ulteriore inquinamento  di questo tipo; che a tal fine è importante prendere provvedimenti riguardanti l'uso in agricoltura  di composti azotati e il loro accumulo nel terreno e riguardanti talune prassi di gestione del  terreno; considerando che l'inquinamento idrico dovuto ai nitrati in uno Stato membro si ripercuote sulle  acque di altri Stati membri e che ne consegue la necessità di un'azione a livello comunitario ai  sensi dell'articolo 130 R; considerando che, con l'incoraggiare la buona pratica agricola, gli Stati membri possono garantire  per tutte le acque un generale livello di protezione dall'inquinamento per il futuro; considerando che talune zone che scaricano le loro acque in acque soggette ad inquinamento  provocato da composti azotati richiedono una protezione speciale; considerando che è indispensabile che gli Stati membri individuino le zone vulnerabili e progettino  ed attuino i necessari programmi d'azione per ridurre l'inquinamento idrico provocato da composti  azotati nelle zone vulnerabili; considerando che i suddetti programmi d'azione dovrebbero comportare misure intese a limitare  l'impiego in agricoltura di tutti i fertilizzanti contenenti azoto e a stabilire restrizioni  specifiche nell'impiego di concimi organici animali; considerando che è necessario sorvegliare le acque e applicare i metodi di misura di riferimento  per i composti azotati, al fine di garantire l'efficacia delle misure; considerando che è noto che, in taluni Stati membri, la situazione dell'idrogeologia è tale che  solo dopo parecchi anni le misure di protezione potrebbero dar luogo ad un miglioramento della  qualità delle acque; considerando che dovrebbe essere istituito un comitato con il compito di assistere la Commissione  su questioni connesse con l'attuazione della presente direttiva e con il suo adeguamento al  progresso scientifico e tecnico; considerando che gli Stati membri devono elaborare e presentare alla Commissione relazioni  sull'attuazione della presente direttiva; considerando che la Commissione deve presentare relazioni regolari sull'attuazione della presente  direttiva da parte degli Stati membri; HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA: Articolo 1 La presente direttiva mira a: - ridurre l'inquinamento delle acque causato direttamente o indirettamente dai nitrati di origine  agricola; - prevenire qualsiasi ulteriore inquinamento di questo tipo. Articolo 2 Ai fini della presente direttiva: a) per «acque sotterranee», si intendono tutte le acque che si trovano al di sotto della superficie  del terreno nella zona di saturazione e in diretto contatto con il suolo o il sottosuolo; b) per «acque dolci», si intendono le acque che si presentano in natura con una bassa  concentrazione di sali e sono spesso considerate appropriate per l'estrazione e il trattamento al  fine di produrre acqua potabile; c) per «composto azotato», si intende qualsiasi sostanza contenente azoto, escluso l'azoto allo  stato molecolare gassoso; d) per «bestiame», si intendono tutti gli animali allevati per uso o profitto; e) per «fertilizzante», si intende qualsiasi sostanza contenente uno o più composti azotati, sparsa  sul terreno per stimolare la crescita della vegetazione; sono compresi gli effluenti di  allevamento, i residui degli allevamenti ittici e i fanghi di fognatura; f) per «concimi chimici», si intende qualsiasi fertilizzante prodotto mediante procedimento  industriale; g) per «effluente di allevamento», si intendono le deiezioni del bestiame o una miscela di lettiera  e di deiezioni di bestiame, anche sotto forma di prodotto trasformato; h) per «applicazione al terreno», si intende l'apporto di materiale al terreno mediante spandimento  sulla superficie del terreno, iniezione nel terreno, interramento, mescolatura con gli strati  superficiali del terreno; i) per «eutrofizzazione», si intende l'arricchimento dell'acqua con composti azotati il quale causa  una crescita rapida delle alghe e di forme di vita vegetale più elevate, con conseguente  indesiderabile rottura dell'equilibrio degli organismi presenti in tali acque e deterioramento  della qualità delle acque in questione; j) per «inquinamento», si intende lo scarico effettuato direttamente o indirettamente nell'ambiente  idrico di composti azotati di origine agricola, le cui conseguenze siano tali da mettere in  pericolo la salute umana, nuocere alle risorse viventi e all'ecosistema acquatico, compromettere le  attrattive o ostacolare altri usi legittimi delle acque; k) per «zone vulnerabili», si intendono le zone designate in conformità all'articolo 3, paragrafo  2. Articolo 3 1.  Le acque inquinate e quelle che potrebbero essere inquinate se non si interviene  ai sensi dell'articolo 5 sono individuate dagli Stati membri conformemente ai criteri di cui  all'allegato I. 2.  Entro un periodo di due anni a decorrere dalla notifica della presente direttiva, gli Stati  membri designano come zone vulnerabili tutte le zone note del loro territorio che scaricano nelle  acque individuate in conformità del paragrafo 1 e che concorrono all'inquinamento. Essi notificano  tale prima designazione alla Commissione entro sei mesi. 3.  Qualora le acque individuate da uno Stato membro ai sensi del paragrafo 1 siano inquinate dalle  acque di un altro Stato membro che in esse defluiscano direttamente o indirettamente, lo Stato  membro le cui acque sono inquinate può notificare all'altro Stato membro e alla Commissione i fatti  rilevanti. Gli Stati membri interessati organizzano, se del caso con la Commissione, la necessaria  concertazione per individuare le fonti in questione e le misure da adottare per proteggere le acque  inquinate, al fine di assicurare la conformità con la presente direttiva. 4.  Gli Stati membri riesaminano e, se necessario, opportunamente rivedono o completano le  designazioni di zone vulnerabili almeno ogni quattro anni, per tener conto di cambiamenti e fattori  imprevisti al momento della precedente designazione. Entro sei mesi essi notificano alla  Commissione ogni revisione o aggiunta concernente le designazioni. 5.  Gli Stati membri sono esonerati dall'obbligo di individuare le zone vulnerabili specifiche se  stabiliscono e applicano i programmi d'azione previsti all'articolo 5 conformemente alla presente  direttiva in tutto il territorio nazionale. Articolo 4 1.  Al fine di stabilire un livello generale di protezione dall'inquinamento per tutti  i tipi di acque, gli Stati membri provvedono, entro due anni dalla notifica della presente  direttiva, a: a) fissare un codice o più codici di buona pratica agricola applicabili a discrezione degli  agricoltori, il quale includa disposizioni pertinenti per lo meno agli elementi contemplati  nell'allegato II; b) predisporre, se necessario, un programma comprensivo di disposizioni per la formazione e  l'informazione degli agricoltori, per promuovere l'applicazione del codice ovvero dei codici di  buona pratica agricola. 2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione informazioni dettagliate sui propri codici di  buona pratica agricola. La Commissione include nella relazione di cui all'articolo 11 informazioni  relative a tali codici. In base alle informazioni ricevute, la Commissione, qualora lo ritenga  necessario, può presentare al Consiglio proposte appropriate. Articolo 5 1.  Entro un periodo di due anni a decorrere dalla prima designazione di cui  all'articolo 3, paragrafo 2, o di un anno dopo ogni nuova designazione ai sensi dell'articolo 3,  paragrafo 4, gli Stati membri, per il conseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 1, fissano  programmi d'azione per quanto riguarda le zone vulnerabili designate. 2.  Un programma d'azione può riguardare tutte le zone vulnerabili nel territorio di uno Stato  membro oppure, se lo Stato membro lo giudica opportuno, si possono fissare programmi diversi per  diverse zone vulnerabili o parti di zone. 3.  I programmi d'azione tengono conto: a) dei dati scientifici e tecnici disponibili, con riferimento principalmente agli apporti azotati  rispettivamente di origine agricola o di altra origine; b) delle condizioni ambientali nelle regioni interessate dello Stato membro di cui trattasi. 4.  I programmi d'azione sono attuati entro quattro anni dalla loro fissazione e comprendono le  misure vincolanti seguenti: a) le misure di cui all'allegato III; b) le misure che gli Stati membri hanno prescritto nel codice o nei codici di buona pratica  agricola fissati ai sensi dell'articolo 4, a meno che non siano state sostituite da quelle di cui  all'allegato III. 5.  Nel quadro dei programmi d'azione gli Stati membri prendono inoltre le misure aggiuntive o  azioni rafforzate che essi ritengono necessarie se, dall'inizio o alla luce dell'esperienza tratta  dall'attuazione dei programmi d'azione, risulta evidente che le misure di cui al paragrafo 4 non  sono sufficienti per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 1. Ai fini della scelta di dette  misure o azioni, gli Stati membri tengono conto della loro efficacia e dei loro costi in relazione  ad altre misure possibili di prevenzione. 6.  Gli Stati membri elaborano ed applicano opportuni programmi di controllo al fine di valutare  l'efficacia dei programmi d'azione fissati ai sensi del presente articolo. Gli Stati membri che applicano l'articolo 5 in tutto il territorio nazionale controllano il  contenuto di nitrati delle acque (superficiali e sotterranee) in punti di controllo prescelti, onde  poter stabilire l'entità dell'inquinamento nelle acque da nitrati di origine agricola. 7.  Gli Stati membri riesaminano e, se del caso, rivedono i propri programmi d'azione, inclusa  qualsiasi misura supplementare adottata ai sensi del paragrafo 5, per lo meno ogni quattro anni.  Essi informano la Commissione di qualsiasi modifica dei propri programmi d'azione. Articolo 6 1.  Al fine di designare le zone vulnerabili e rivederne le designazioni gli Stati  membri devono: a) entro due anni dalla notifica della presente direttiva, controllare la concentrazione di nitrati  nelle acque dolci per un periodo di un anno: i) alle stazioni di campionamento di cui all'articolo 5, paragrafo 4 della direttiva 75/440/CEE e/o  alle altre stazioni di campionamento che sono rappresentative delle acque superficiali degli Stati  membri, almeno una volta al mese e più frequentemente durante i periodi di piena; ii) alle stazioni di campionamento che sono rappresentative delle acque sotterranee degli Stati  membri a intervalli regolari e tenendo conto delle disposizioni della direttiva 80/778/CEE; b) ripetere il programma di controllo specificato al paragrafo 1, lettera a), almeno ogni quattro  anni, escludendo le stazioni di campionamento in cui si è riscontrata, in tutti i precedenti  campioni, una concentrazione di nitrati inferiore a 25 mg/l, a condizione che non si sia  manifestato nessun fattore nuovo che possa avere incrementato il tenore di nitrati; in questi  ultimi casi il programma di controllo deve essere ripetuto soltanto ogni otto anni; c) riesaminare ogni quattro anni lo stato eutrofico delle acque dolci superficiali, estuarine e  costiere. 2.  Devono essere applicati i metodi di misura di riferimento indicati nell'allegato IV della  presente direttiva. Articolo 7 Possono essere stabiliti, secondo la procedura di cui all'articolo 9, orientamenti per  il controllo previsto negli articoli 5 e 6. Articolo 8 Gli allegati della presente direttiva possono essere adattati tenendo conto del  progresso scientifico e tecnico in conformità della procedura stabilita all'articolo 9. Articolo 9 1.  La Commissione è assistita da un comitato composto dai rappresentanti degli Stati  membri e presieduto dal rappresentante della Commissione. 2.  Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto delle misure da adottare.  Il comitato formula il suo parere sul progetto entro un termine che il presidente può fissare in  funzione dell'urgenza della questione in esame. Il parere è formulato alla maggioranza qualificata  prevista all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato per l'adozione delle decisioni che il Consiglio  deve prendere su proposta della Commissione. Nelle votazioni in seno al comitato, ai voti dei  rappresentanti degli Stati membri è attribuita la ponderazione fissata nell'articolo precitato. Il  presidente non partecipa al voto. 3. a) La Commissione adotta le misure previste qualora siano conformi al parere del comitato. b) Se le misure previste non sono conformi al parere del comitato, o in mancanza di parere, la  Commissione sottopone senza indugio al Consiglio una proposta in merito alle misure da prendere. Il  Consiglio delibera a maggioranza qualificata. c) Se il Consiglio non ha deliberato entro tre mesi a decorrere dalla data in cui gli è stata  sottoposta la proposta, la Commissione adotta le misure proposte, tranne nel caso in cui il  consiglio si sia pronunciato a maggioranza semplice contro tali misure. Articolo 10 1.  In merito al periodo quadriennale decorrente dalla notifica della presente  direttiva e ad ogni periodo quadriennale successivo, gli Stati membri presentano alla Commissione  una relazione contenente le informazioni specificate all'allegato V. 2.  Una relazione ai sensi del presente articolo è presentata alla Commissione entro sei mesi dalla  fine del periodo cui si riferisce. Articolo 11 In base alle informazioni ricevute in applicazione dell'articolo 10, la Commissione  pubblica relazioni di sintesi entro sei mesi da quando ha ricevuto le relazioni degli Stati membri  e le trasmette al Parlamento europeo ed al Consiglio. Alla luce dell'esperienza acquisita con  l'applicazione della direttiva e in particolare delle disposizioni dell'allegato III, la  Commissione presenta al Consiglio entro il 1o gennaio 1998 una relazione accompagnata  all'occorrenza da proposte di revisione della presente direttiva. Articolo 12 1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed  amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro due anni dalla notifica  (1). Essi ne informano immediatamente la Commissione. 2.  Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla  presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione  ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri. 3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto interno che  essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva. Articolo 13 Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva. Fatto a Bruxelles, addì 12 dicembre 1991. Per il ConsiglioIl PresidenteJ. G. M. ALDERS    (1)GU n. C 54 del 3. 3. 1989, pag. 4 e GU n. C 51 del 2. 3. 1990, pag. 12.  (2)GU n. C 158 del 26. 6. 1989, pag. 487.  (3)GU n. C 159 del 26. 6. 1989, pag. 1.  (4)GU n. L 194 del 25. 7. 1975, pag. 26.  (5)GU n. L 271 del 29. 10. 1979, pag. 44.  (6)GU n. L 229 del 30. 8. 1980, pag. 11.  (7)GU n. C 328 del 7. 12. 1987, pag. 1.  (8)GU n. C 209 del 9. 8. 1988, pag. 3.  (1)La presente direttiva è stata notificata agli Stati membri il 19 dicembre 1991.   ALLEGATO I CRITERI PER INDIVIDUARE LE ACQUE DI CUI ALL'ARTICOLO 3, PARAGRAFO 1 A. Le  acque di cui all'articolo 3, paragrafo 1 sono individuate adottando, tra l'altro, i criteri  seguenti: 1) qualora le acque dolci superficiali, in particolare quelle utilizzate o destinate alla  produzione di acqua potabile, contengano o possano contenere, se non si interviene ai sensi  dell'articolo 5, una concentrazione di nitrati superiore a quella stabilita secondo le disposizioni  della direttiva 75/440/CEE; 2) qualora le acque dolci sotterranee contengano oltre 50 mg/l di nitrati o possano contenere più  di 50 mg/l di nitrati se non si interviene ai sensi dell'articolo 5; 3) qualora i laghi naturali di acqua dolce o altre acque dolci, estuari, acque costiere e marine,  risultino eutrofiche o possano diventarlo nell'immediato futuro se non si interviene ai sensi  dell'articolo 5. B. Applicando i suddetti criteri, gli Stati membri tengono inoltre conto: 1) delle caratteristiche fisiche e ambientali delle acque e dei terreni; 2) dell'attuale comprensione del comportamento dei composti azotati nell'ambiente (acque e  terreni); 3) dell'attuale comprensione delle ripercussioni se si interviene ai sensi dell'articolo 5.       ALLEGATO II CODICE (CODICI) DI BUONA PRATICA AGRICOLA A. Un codice o dei codici di  buona pratica agricola intesi a ridurre l'inquinamento da nitrati tenendo conto delle condizioni  esistenti nelle varie regioni della Comunità, dovrebbero contenere disposizioni concernenti gli  elementi seguenti, ove detti elementi siano pertinenti:  1) i periodi in cui l'applicazione al terreno di fertilizzanti non è opportuna;  2) l'applicazione di fertilizzante al terreno in pendenza ripida;  3) l'applicazione di fertilizzanti al terreno saturo d'acqua, inondato, gelato o innevato;  4) le condizioni per applicare il fertilizzante al terreno adiacente ai corsi d'acqua;  5) la capacità e la costruzione dei depositi per effluenti da allevamento, incluse le misure  destinate a prevenire l'inquinamento idrico causato da scorrimento e infiltrazione nelle acque  sotterranee e superficiali di liquidi contenenti effluenti da allevamento ed effluenti provenienti  da materiale vegetale come i foraggi insilati;  6) procedure di applicazione al terreno comprese percentuali e uniformità di applicazione sia di  concimi chimici che di effluenti di allevamento in modo da mantenere le dispersioni nutrienti  nell'acqua ad un livello accettabile. B. Gli Stati membri possono altresì includere nel proprio codice o nei loro propri codici di  pratica agricola i fattori seguenti:  7) gestione dell'uso del terreno, compreso l'uso dei sistemi di rotazione delle colture e la  proporzione di terreno destinata a colture permanenti collegate a colture annuali;  8) mantenimento, durante i periodi (piovosi), di un quantitativo minimo di copertura vegetale  destinata ad assorbire dal terreno l'azoto che altrimenti potrebbe inquinare l'acqua con i  nitrati;  9) la predisposizione di piani di fertilizzazione, per ciascuna azienda, e la tenuta di registri  sulle applicazioni di fertilizzanti; 10) prevenzione dell'inquinamento delle acque dovuto allo scorrimento e alla percolazione  dell'acqua oltre le radici nei sistemi di irrigazione.       ALLEGATO III MISURE DA INSERIRE NEI PROGRAMMI D'AZIONE CONFORMEMENTE ALL'ARTICOLO 5,  PARAGRAFO 4, PUNTO A) 1. Le misure in questione comprendono norme concernenti: 1) i periodi in cui è proibita l'applicazione al terreno di determinati tipi di fertilizzanti; 2) la capacità dei depositi per effluenti di allevamento; tale capacità deve superare quella  necessaria per l'immagazzinamento nel periodo più lungo, durante cui è proibita l'applicazione al  terreno di effluenti nella zona vulnerabile, salvo i casi in cui sia dimostrato all'autorità  competente che qualsiasi quantitativo di effluenti superiore all'effettiva capacità  d'immagazzinamento sarà smaltito in un modo che non causerà danno all'ambiente; 3) la limitazione dell'applicazione al terreno di fertilizzanti conformemente alla buona pratica  agricola e in funzione delle caratteristiche della zona vulnerabile interessata, in particolare: a) delle condizioni del suolo, del tipo e della pendenza del suolo; b) delle condizioni climatiche, delle precipitazioni e dell'irrigazione; c) dell'uso del terreno e delle prassi agricole, inclusi i sistemi di rotazione delle colture; e basata sull'equilibrio tra: i) il fabbisogno prevedibile di azoto delle colture, e ii) l'apporto alle colture di azoto proveniente dal terreno e dalla fertilizzazione,  corrispondente: - alle quantità di azoto presente nel terreno nel momento in cui la coltura comincia ad assorbirlo  in misura significativa (quantità rimanenti alla fine dell'inverno); - all'apporto di composti di azoto tramite la mineralizzazione netta delle riserve di azoto  organico nel terreno; - all'aggiunta di composti di azoto proveniente da effluenti di allevamento; - all'aggiunta di composti di azoto proveniente da fertilizzanti chimici e da altri fertilizzanti. 2. Tali misure garantiranno che, per ciascuna azienda o allevamento, il quantitativo di effluente  di allevamento sparso sul terreno ogni anno, compreso quello distribuito dagli animali stessi, non  superi un determinato quantitativo per ettaro. Il suddetto quantitativo per ettaro corrisponde al quantitativo di effluente contenente 170 kg di  azoto. Tuttavia: a) per i primi quattro anni del programma di azione, gli Stati membri possono accordare un  quantitativo di effluente contenente fino a 210 kg di azoto; b) durante e dopo i primi quattro anni del programma di azione, gli Stati membri possono stabilire  quantitativi diversi da quelli indicati in precedenza. Questi quantitativi devono essere fissati in  maniera tale da non compromettere il raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 1 e devono  essere giustificati in base a criteri obiettivi, ad esempio: - stagioni di crescita prolungate; - colture con grado elevato di assorbimento di azoto; - grado elevato di precipitazioni nette nella zona vulnerabile; - terreni con capacità eccezionalmente alta di denitrificazione. Se uno Stato membro accorda un quantitativo diverso ai sensi della presente lettera b), esso ne  informa la Commissione che esaminerà la giustificazione addotta ai sensi della procedura stabilita  all'articolo 9. 3. Gli Stati membri possono calcolare i quantitativi di cui al paragrafo 2 sulla base del numero di  animali. 4. Gli Stati membri informano la Commissione del modo in cui applicano le disposizioni del  paragrafo 2. Alla luce delle informazioni ricevute, la Commissione, se lo ritiene necessario, può  presentare al Consiglio proposte appropriate ai sensi dell'articolo 11.      ALLEGATO IV METODI DI MISURA DI RIFERIMENTO Concimi chimici Il metodo di  misura dei composti dell'azoto è stabilito in conformità della direttiva 77/535/CEE della  Commissione, del 22 giugno 1977, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative  ai metodi di campionamento e di anilisi per i fertilizzanti (1), modificata da ultimo dalla  direttiva 89/519/CEE (2). Acque dolci, acque costiere e acque marine La concentrazione di nitrati è  misurata in conformità dell'articolo 4 bis, paragrafo 3 della decisione 77/795/CEE del Consiglio,  del 12 dicembre 1977, che instaura una procedura comune di scambio di informazioni sulla qualità  delle acque dolci superficiali nella Comunità (3), nella versione modificata dalla decisione  86/574/CEE (4).      (1)GU n. L 213 del 22. 8. 1977, pag. 1.  (2)GU n. L 265 del 12. 9. 1989, pag. 30.  (3)GU n. L 334 del 24. 12. 1977, pag. 29.  (4)GU n. L 335 del 28. 11. 1986, pag. 44.   ALLEGATO V INFORMAZIONI DA INSERIRE NELLE RELAZIONI DI CUI ALL'ARTICOLO 10 1.  Descrizione dell'azione di prevenzione organizzata ai sensi dell'articolo 4. 2. Una mappa in cui siano indicate: a) le acque individuate conformemente all'articolo 3, paragrafo 1 e all'allegato I precisando, per  ogni tipo di acqua, quale criterio previsto all'allegato I sia stato adottato ai fini  dell'individuazione; b) le zone designate come vulnerabili, distinguendo tra zone precedenti e zone designate dopo  l'ultima relazione. 3. Un sommario dei risultati del controllo svolto in base all'articolo 6, con le considerazioni che  hanno portato alla designazione di ciascuna zona vulnerabile e ad eventuali revisioni o aggiunte  concernenti le designazioni di zone vulnerabili. 4. Un sommario dei programmi d'azione elaborati ai sensi dell'articolo 5 e in particolare: a) le misure previste all'articolo 5, paragrafo 4, punti a) e b); b) le informazioni previste dall'allegato III, paragrafo 4; c) altre eventuali misure o azioni rafforzate prese ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 5; d) un sommario dei risultati dei programmi di controllo applicati ai sensi dell'articolo 5,  paragrafo 6; e) le previsioni effettuate dagli Stati membri circa i tempi probabili entro cui si ritiene che le  acque individuate in conformità dell'articolo 3, paragrafo 1, possano rispettare le misure del  programma d'azione, con l'indicazione del grado di incertezza delle previsioni.