CELEX: 62007TJ0212
Language: it
Date: 2008-12-02
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) del 2 dicembre 2008. # Harman International Industries, Inc. contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Opposizione - Domanda di marchio comunitario denominativo Barbara Becker - Marchio comunitario denominativo anteriore BECKER - Impedimento relativo alla registrazione - Rischio di confusione - Somiglianza dei segni- Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94. # Causa T-212/07.

Causa T‑212/07
      Harman International Industries, Inc.
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Marchio comunitario — Opposizione — Domanda di marchio comunitario denominativo Barbara Becker — Marchio comunitario denominativo anteriore BECKER — Impedimento relativo alla registrazione — Rischio di confusione — Somiglianza dei segni — Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
      Massime della sentenza
      1.      Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Rischio
            di confusione con il marchio anteriore
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      2.      Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Somiglianza
            tra i marchi interessati
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      3.      Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Somiglianza
            tra i marchi interessati — Criteri di valutazione
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      4.      Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Rischio
            di confusione con il marchio anteriore
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      1.      Esiste, nell’insieme del territorio della Comunità, per un pubblico che manifesta un grado di attenzione relativamente elevato,
         un rischio di confusione, ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario, tra il segno
         denominativo Barbara Becker, di cui è domandata la registrazione come marchio comunitario per prodotti rientranti nella classe
         9 ai sensi dell’Accordo di Nizza, ed il marchio comunitario denominativo BECKER, registrato anteriormente per prodotti appartenenti
         alla medesima classe. Infatti, l’identità o la somiglianza dei prodotti a cui i marchi in conflitto si riferiscono non sono
         contestate e il marchio domandato Barbara Becker e il marchio BECKER presentano somiglianze visive, fonetiche e concettuali.
         Quand’anche i prodotti di cui trattasi fossero destinati ad un pubblico dotato di un livello di attenzione relativamente elevato,
         tale pubblico potrebbe credere che i prodotti provengano dalla stessa impresa o da imprese collegate economicamente. 
      
      (v. punti 25‑26, 31, 40)
      2.      Due marchi sono simili quando, dal punto di vista del pubblico pertinente, esiste tra loro un’uguaglianza almeno parziale
         per quanto riguarda uno o più aspetti pertinenti.
      
      La valutazione globale del rischio di confusione deve fondarsi, per quanto attiene alla somiglianza visiva, fonetica o logica
         dei segni in conflitto, sull’impressione complessiva prodotta da questi ultimi, in considerazione, in particolare, dei loro
         elementi distintivi e dominanti 
      
      Qualora uno dei due soli termini costituenti un marchio denominativo sia identico, sul piano visivo e sul piano fonetico,
         all’unico termine costituente un marchio denominativo anteriore e tali termini, considerati insieme o isolatamente, non abbiano,
         sul piano concettuale, alcun significato per il pubblico di riferimento, i marchi di cui trattasi, considerati ciascuno nel
         suo complesso, vanno normalmente ritenuti simili.
      
      (v. punti 28‑30)
      3.      Quando un marchio composto è costituito dall’accostamento di un elemento e di un altro marchio, quest’ultimo marchio, anche
         se non costituisce l’elemento dominante nel marchio composto, può conservare una posizione distintiva autonoma nel marchio
         composto. In tal caso, il marchio composto e quest’altro marchio possono essere considerati simili.
      
      (v. punto 37)
      4.      Quando un marchio denominativo è composto da due elementi di cui uno è comune al solo elemento che costituisce un altro marchio
         denominativo, non si richiede, per accertare il rischio di confusione, che l’elemento comune ai marchi in conflitto costituisca
         l’elemento dominante nell’impressione globale prodotta dal marchio composto. Se tale condizione fosse richiesta, anche se
         l’elemento comune possiede una posizione distintiva autonoma nel marchio composto, il titolare del marchio anteriore sarebbe
         privato del diritto esclusivo conferito da tale marchio.
      
      (v. punto 41)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      2 dicembre 2008 (*)
      
      «Marchio comunitario – Opposizione – Domanda di marchio comunitario denominativo Barbara Becker – Marchio comunitario denominativo anteriore BECKER – Impedimento relativo alla registrazione – Rischio di confusione – Somiglianza dei segni – Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
      Nella causa T‑212/07,
      Harman International Industries, Inc., con sede in Northridge, California (Stati Uniti), rappresentata dal sig. M. Vanhegan, barrister,
      
      ricorrente,
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dal sig. G. Schneider, in qualità di agente,
      
      convenuto,
      controinteressata nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI e interveniente dinanzi al Tribunale:
      Barbara Becker, residente in Miami, Florida (Stati Uniti), rappresentata dal sig. P. Baronikians, avocat,
      
      avente ad oggetto un ricorso proposto contro la decisione della prima commissione di ricorso dell’UAMI 7 marzo 2007 (procedimento
         R 502/2006‑1), relativa ad un procedimento di opposizione tra la Harman International Industries, Inc. e la sig.ra Barbara
         Becker,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Prima Sezione),
      
      composto dalla sig.ra V. Tiili, presidente, dal sig. F. Dehousse e dalla sig.ra I. Wiszniewska-Białecka (relatore), giudici,
      cancelliere: sig. N. Rosner, amministratore
      visto il ricorso depositato nella cancelleria del Tribunale il 15 giugno 2007,
      visto il controricorso dell’UAMI depositato presso la cancelleria del Tribunale il 1° ottobre 2007,
      visto il controricorso dell’interveniente depositato presso la cancelleria del Tribunale il 14 settembre 2007,
      in seguito all’udienza del 24 giugno 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      1        Il 19 novembre 2002 la sig.ra Barbara Becker, interveniente, ha presentato all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno
         (marchi, disegni e modelli) (UAMI) una domanda di registrazione del marchio comunitario denominativo Barbara Becker, in forza
         del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario (GU L 1994, L 11, pag. 1), come modificato.
      
      2        I prodotti per cui è stata chiesta la registrazione del marchio rientrano nella classe 9 ai sensi dell’Accordo di Nizza 15
         giugno 1957, sulla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come
         riveduto e modificato, e corrispondono alla seguente descrizione: «Apparecchi e strumenti scientifici, nautici, geodetici,
         fotografici, cinematografici, ottici, di pesata, di misura, di segnalazione, di controllo (ispezione), di soccorso (salvataggio)
         e d’insegnamento; apparecchi per la registrazione, la trasmissione, la riproduzione del suono o delle immagini; supporti di
         registrazione magnetica, dischi acustici; distributori automatici e meccanismi per apparecchi di prepagamento; registratori
         di cassa, macchine calcolatrici, corredo per il trattamento dell’informazione e gli elaboratori elettronici».
      
      3        La domanda di marchio è stata pubblicata nel Bollettino dei marchi comunitari 29 marzo 2004, n. 13.
      
      4        Il 24 giugno 2004 la ricorrente, la società Hartman International Industries, Inc., ha proposto opposizione avverso la registrazione
         del marchio richiesto per tutti i prodotti considerati nella domanda di registrazione, ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b),
         del regolamento n. 40/94 e dell’art. 8, n. 5, del medesimo regolamento. L’opposizione era fondata sul marchio comunitario
         denominativo BECKER ONLINE PRO n. 1823228, registrato il 1° luglio 2002, e sulla domanda di marchio comunitario denominativo
         n. 1944578, presentata in data 2 novembre 2000 e registrata il 17 settembre 2004.
      
      5        I prodotti coperti dai marchi anteriori rientrano nella classe 9 ai sensi dell’Accordo di Nizza e corrispondono alle seguenti
         descrizioni: «[a]pparecchi e strumenti elettrici ed elettronici; apparecchi per la registrazione, la trasmissione, la riproduzione
         del suono e delle immagini; supporti di registrazione magnetica; dischi di registrazione; corredo per il trattamento dell’informazione;
         apparecchiature per l’istruzione e l’insegnamento; computer; software per computer; hardware; unità periferiche per computer;
         apparecchi e strumenti per registrazione, produzione, trasmissione, modifica o elaborazione di segnali audio e/o video; apparecchi
         di elaborazione audio; apparecchiature audio e video ad alta fedeltà; altoparlanti, trasduttori, apparecchi radio, sistemi
         di navigazione e telematici; apparecchi e strumenti audio da montare all’interno di automobili; autoradio comprendenti telefono,
         sistemi di navigazione, articoli telematici (collegamenti elettronici tra veicoli a motore e satellite), lettori di compact
         disc, lettori MP3 e/o accesso ad Internet; apparecchiature per l’elaborazione di segnali; apparecchiature per l’elaborazione
         di segnali digitali; elaboratori di segnali vocali digitali; elaboratori del suono, amplificatori, preamplificatori, amplificatori
         di potenza, ricevitori, ricevitori audio e video; sintonizzatori, processori per home cinema, lettori di DVD, lettori di compact
         disc, strumenti per il trasporto di compact disc e di DVD, lettori e strumenti per il trasporto di dischi ottici; lettori
         MP3; telecomandi, subwoofer, microfoni, cuffie, sistemi sonori integrati, televisori, monitor, sistemi home theatre; consolle
         di missaggio audio; compressori e processori audio; equalizzatori; telefoni; parti e accessori per tutti i prodotti summenzionati;
         tranne cavi o parti e accessori per cavi».
      
      6        Con decisione 15 febbraio 2005 la divisione di opposizione ha accolto l’opposizione poiché esisteva un rischio di confusione
         tra i marchi in conflitto. Essa ha ritenuto che i prodotti designati da tali marchi fossero identici e che i marchi fossero
         nel complesso simili, presentando, da un lato, un grado medio di somiglianza visiva e fonetica e, dall’altro lato, un’identità
         dal punto di vista concettuale, in quanto si riferivano allo stesso cognome.
      
      7        L’11 aprile 2006 l’interveniente ha proposto un ricorso contro la decisione della divisione di opposizione dinanzi all’UAMI.
      
      8        Con decisione 7 marzo 2007 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), la prima commissione di ricorso dell’UAMI ha accolto
         il ricorso ed ha annullato la decisione della divisione di opposizione. La commissione di ricorso ha dichiarato che i prodotti
         designati dai marchi in conflitto erano in parti identici e in parte simili. Essa ha effettuato una distinzione del pubblico
         pertinente in funzione dei relativi prodotti, cioè quelli destinati al grande pubblico, quelli destinati ai professionisti
         e quelli di una categoria intermedia che potevano o meno, a seconda della loro natura e del loro oggetto, essere destinati
         al grande pubblico e ai professionisti.
      
      9        Per quanto riguarda i segni in conflitto, la commissione di ricorso ha tenuto conto, da un lato, per ragioni di economia processuale,
         del marchio denominativo anteriore BECKER e, dall’altro, del marchio denominativo di cui Barbara Becker chiede la registrazione.
         La commissione di ricorso ha constatato che esisteva esclusivamente un certo grado di somiglianza visiva e fonetica tra i
         segni in conflitto, in considerazione del fatto che un altro elemento, ossia il nome Barbara, è collocato all’inizio del marchio
         di cui si chiede la registrazione. Sul piano concettuale, la commissione di ricorso ha ritenuto che i segni in conflitto fossero
         chiaramente distinti in Germania e negli altri Stati dell’Unione europea. La commissione di ricorso ha considerato che il
         cognome Becker non era l’elemento distintivo e dominante del marchio di cui si chiedeva la registrazione, poiché il pubblico
         pertinente avrebbe percepito quest’ultimo piuttosto nel suo complesso, cioè come Barbara Becker, che come una combinazione
         di «Barbara» e di «Becker». Tale commissione ha anche rilevato che la sig.ra Barbara Becker era una celebrità in Germania,
         mentre il cognome Becker era generalmente conosciuto come un cognome diffuso e comune. Di conseguenza, la commissione di ricorso
         ha concluso che le differenze tra i segni di cui trattasi erano sufficientemente significative per escludere il rischio di
         confusione.
      
      10      D’altra parte, la commissione di ricorso ha dichiarato che nel caso di specie non era soddisfatta la condizione stabilita
         dalla giurisprudenza per l’applicazione dell’art. 8, n. 5, del regolamento n. 40/94, secondo cui deve esistere tra i marchi
         in conflitto un grado di somiglianza tale che il pubblico di riferimento stabilisca un nesso tra essi.
      
       Conclusioni delle parti
      11      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata;
      –        disporre il rigetto della domanda di marchio comunitario Barbara Becker;
      –        condannare l’UAMI alle spese.
      12      L’UAMI e l’interveniente concludono che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto
      13      In via preliminare, occorre rilevare che, con il suo secondo capo di conclusioni la ricorrente chiede al Tribunale di disporre
         il rigetto della domanda di registrazione del marchio comunitario Barbara Becker. Orbene, in conformità dell’art. 63, n. 6,
         del regolamento n. 40/94, l’UAMI è tenuto a prendere i provvedimenti necessari per conformarsi alla sentenza del giudice comunitario.
         Secondo costante giurisprudenza non spetta al Tribunale l’adozione di provvedimenti ingiuntivi a carico dell’UAMI [sentenze
         del Tribunale 31 gennaio 2001, causa T‑331/99, Mitsubishi HiTec Paper Bielefeld/UAMI (Giroform), Racc. pag. II‑433, punto
         33; 12 luglio 2006, causa T‑277/04, Vitakraft-Werke Wührmann/UAMI – Johnson’s Veterinary Products (VITACOAT), Racc. pag. II‑2211,
         pag. 74, e 17 giugno 2008, causa T‑420/03, El Corte Inglés/UAMI – Abril Sánchez e Ricote Saugar (BoomerangTV), Racc. pag. II‑837, punto 31]. Il secondo capo delle conclusioni della ricorrente è quindi irricevibile.
      
      14      A sostegno del suo ricorso, la ricorrente deduce due motivi relativi, rispettivamente, alla violazione dell’art. 8, n. 1,
         lett. b), del regolamento n. 40/94 e dell’art. 8, n. 5, del medesimo regolamento. 
      
       Sul primo motivo, vertente sulla violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94
       Argomenti delle parti
      15      La ricorrente afferma che il nome Becker costituisce l’elemento dominante e distintivo del marchio Barbara Becker o, in ogni
         caso, ha un ruolo distintivo autonomo all’interno di esso, e che esiste una somiglianza tra i marchi in conflitto sul piano
         concettuale poiché essi sono costituiti dal cognome Becker senza che esista un nesso evidente tra tale cognome e i prodotti
         designati. In applicazione della giurisprudenza, si dovrebbe concludere nel caso di specie che esiste un rischio di confusione,
         poiché, data l’identità dei prodotti che i marchi in conflitto designano, le differenze tra tali marchi non sono sufficienti
         per escludere il rischio di confusione. Il consumatore medio sarebbe indotto a considerare i prodotti designati dal marchio
         di cui si chiede la registrazione come provenienti da un’entità economicamente collegata a quella da cui provengono i prodotti
         designati dal marchio anteriore.
      
      16      L’UAMI fa valere che, secondo la giurisprudenza, un marchio complesso, una delle cui componenti è identica o simile a quella
         di un altro marchio, e detto ultimo marchio possono essere considerati simili solo se tale componente costituisce l’elemento
         dominante dell’impressione globale prodotta dal marchio complesso.
      
      17      Non esisterebbe una regola generale secondo cui, quando un marchio di cui si chiede la registrazione si compone di due elementi,
         di cui uno è identico ad un marchio anteriore costituito da un unico elemento, tali marchi dovrebbero normalmente essere considerati
         simili. Per stabilire l’esistenza di un rischio di confusione sarebbe necessario che quest’elemento occupi, almeno una posizione
         distintiva autonoma nel marchio composto da due elementi. Nella fattispecie, il pubblico pertinente non scomporrebbe il marchio
         di cui si chiede la registrazione, ma lo percepirebbe nel suo complesso come un nome di donna, ossia Barbara Becker, e nessuno
         degli elementi del marchio occuperebbe una posizione distintiva autonoma o ne costituirebbe l’elemento dominante.
      
      18      D’altra parte, i consumatori accorderebbero, in generale, un’importanza maggiore alla parte iniziale dei marchi. Il nome Barbara
         conterrebbe delle vocali squillanti e aperte, che, raffrontate con le vocali corte del cognome Becker, costituirebbero una
         combinazione particolare. 
      
      19      Quindi, la commissione di ricorso avrebbe giustamente ritenuto che, nel caso di specie, non esistesse alcun rischio di confusione.
      
      20      L’interveniente fa valere che esiste una differenza concettuale tra i segni in esame. Pertanto, la ricorrente non potrebbe
         avvalersi del principio secondo cui due marchi sono simili quando contengono un elemento identico. Tale principio potrebbe
         essere applicato solo nell’ipotesi in cui gli elementi identici sono sprovvisti di significato concettuale per il pubblico
         pertinente.
      
      21      La ricorrente non potrebbe neppure avvalersi della giurisprudenza secondo cui si potrebbe presumere che un marchio costituisce
         una variazione di un marchio anteriore quando è composto dal marchio anteriore associato ad un elemento nuovo, poiché nel
         caso di specie, a differenza delle circostanze all’origine di tale giurisprudenza, il marchio di cui si chiede la registrazione
         non è composto da un’associazione tra un nome di società ed un secondo elemento, ma consiste in un nome proprio. Il pubblico
         pertinente percepirebbe i marchi in conflitto come due marchi diversi, privi di qualsiasi relazione. 
      
       Giudizio del Tribunale
      22      A termini dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, in seguito all’opposizione del titolare di un marchio anteriore,
         un marchio è escluso dalla registrazione se a causa dell’identità o della somiglianza di detto marchio con un marchio anteriore
         e dell’identità o somiglianza dei prodotti o servizi per i quali i due marchi sono stati richiesti sussiste un rischio di
         confusione per il pubblico del territorio nel quale il marchio anteriore è tutelato. Peraltro, a norma dell’art. 8, n. 2,
         lett. a), sub i), del regolamento n. 40/94, per marchi anteriori devono intendersi i marchi comunitari la cui data di deposito
         sia anteriore a quella della domanda di marchio comunitario. 
      
      23      Secondo costante giurisprudenza costituisce un rischio di confusione la possibilità che il pubblico possa credere che i prodotti
         o i servizi in questione provengano dalla stessa impresa o eventualmente da imprese economicamente legate tra loro. Il rischio
         di confusione deve essere quindi valutato globalmente, prendendo in considerazione tutti i fattori pertinenti del caso di
         specie [sentenze del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑162/01, Laboratorios RTB/UAMI – Giorgio Beverly Hills (GIORGIO BEVERLY
         HILLS), Racc. pag. II‑2821, punti 30 e 31, e 16 gennaio 2008, causa T‑112/06, Inter-Ikea/UAMI – Waibel (idea), punto 32].
      
      24      Ai fini di tale valutazione globale, la percezione che ha il consumatore medio dei prodotti o servizi di cui trattasi svolge
         un ruolo determinante nella valutazione globale del rischio di confusione. Occorre tener conto del fatto che il consumatore
         medio solo raramente ha la possibilità di procedere a un confronto diretto dei vari marchi, ma deve fare affidamento sull’immagine
         imperfetta degli stessi che ha mantenuto nella memoria [sentenza del Tribunale 3 marzo 2004, causa T‑355/02, Mülhens/UAMI
         – Zirh International (ZIRH), Racc. pag. II‑791, punto 41]. D’altra parte, il livello di attenzione del consumatore medio può
         variare in funzione della categoria di prodotti o di servizi di cui trattasi [sentenza della Corte 22 giugno 1999, causa C‑342/97,
         Lloyd Schuhfabrik Meyer, Racc. pag. I‑3819, punto 26, e sentenza del Tribunale 13 giugno 2006, causa T‑153/03, Inex/UAMI –Wiseman
         (Rappresentazione di una pelle di mucca), Racc. pag. II‑1677, punto 24]. Quando il consumatore medio dei prodotti di cui trattasi
         è specializzato, può manifestare un grado di attenzione più elevato della media al momento di scegliere i prodotti di cui
         trattasi [v., in tal senso, sentenza del Tribunale 20 aprile 2005, causa T‑211/03, Faber Chimica/UAMI – Nabersa (Faber), Racc. pag. II‑1297,
         punto 24].
      
      25      Nella fattispecie, la protezione del marchio anteriore si estende all’insieme della Comunità. Quindi si deve prendere in considerazione
         la percezione dei marchi in conflitto che ha il consumatore dei prodotti di cui trattasi su tale territorio. Tuttavia, occorre
         ricordare che, per rifiutare la registrazione di un marchio comunitario, è sufficiente che un impedimento relativo alla registrazione
         ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 esista solo in una parte della Comunità (sentenza ZIRH, cit.
         al punto 24 supra, punto 36). 
      
      26      D’altra parte, è pacifico che i prodotti di cui trattasi, destinati in parte al grande pubblico, in parte a professionisti
         e in parte sia al grande pubblico che ai professionisti, costituiscono prodotti di natura tecnica. Si tratta quindi di un
         pubblico che manifesta un grado di attenzione relativamente elevato.
      
      27      Poiché l’identità o la somiglianza dei prodotti di cui trattasi non è contestata, occorre procedere esclusivamente al confronto
         dei segni in conflitto.
      
      28      Secondo la giurisprudenza, due marchi sono simili quando, dal punto di vista del pubblico pertinente, esiste tra loro un’uguaglianza
         almeno parziale per quanto riguarda uno o più aspetti pertinenti [sentenze del Tribunale 23 ottobre 2002, causa T‑6/01, Matratzen
         Concord/UAMI – Hukla Germany (MATRATZEN), Racc. pag. II‑4335, punto 30, e 26 gennaio 2006, causa T‑317/03, Volkswagen/UAMI
         – National Motor (Variant), punto 46].
      
      29      La valutazione globale del rischio di confusione deve fondarsi, per quanto attiene alla somiglianza visiva, fonetica o logica
         dei segni in conflitto, sull’impressione complessiva prodotta da questi ultimi, in considerazione, in particolare, dei loro
         elementi distintivi e dominanti [sentenze del Tribunale 14 ottobre 2003, causa T‑292/01, Phillips‑Van Heusen/UAMI – Pash Textilvertrieb
         und Einzelhandel (BASS), Racc. pag. II‑4335, punto 47, e Rappresentazione di una pelle di mucca, cit. al punto 24 supra, punto
         26].
      
      30      Qualora uno dei due soli termini costituenti un marchio denominativo sia identico, sul piano visivo e sul piano fonetico,
         all’unico termine costituente un marchio denominativo anteriore, e tali termini, considerati insieme o isolatamente, non abbiano,
         sul piano concettuale, alcun significato per il pubblico di riferimento, i marchi di cui trattasi, considerati ciascuno nel
         suo complesso, vanno normalmente ritenuti simili [sentenze del Tribunale 25 novembre 2003, causa T‑286/02, Oriental Kitchen/UAMI
         – Mou Dybfrost (KIAP MOU), Racc. pag. II‑4953, punto 39, e 4 maggio 2005, causa T‑22/04, Reemark/UAMI – Bluenet (Westlife),
         Racc. pag. II‑1559, punto 37]. 
      
      31      Nella fattispecie, si tratta del marchio denominativo anteriore BECKER e del marchio denominativo di cui si chiede la registrazione
         Barbara Becker.
      
      32      L’elemento «becker» è contemporaneamente l’unico elemento costituivo del marchio BECKER e il secondo dei due elementi che
         costituiscono il marchio Barbara Becker. L’elemento «becker» è quindi comune ai due marchi.
      
      33      Sul piano visivo e fonetico i marchi in conflitto sono di lunghezza diversa e sono composti da un numero diverso di parole.
         Tuttavia, l’impressione globale prodotta da tali marchi porta a constatare che essi presentano una certa somiglianza sul piano
         visivo e fonetico a causa del loro elemento comune, come ha giustamente constatato la commissione di ricorso.
      
      34      Sul piano concettuale, la commissione di ricorso ha altresì constatato che il marchio anteriore BECKER sarà percepito dal
         pubblico pertinente come il cognome e che il marchio Barbara Becker sarà percepito dal pubblico pertinente come un nome di
         una persona composto da un nome e da un cognome che è identico al cognome che costituisce il marchio anteriore. Tuttavia,
         la valutazione della commissione di ricorso riguardante l’importanza relativa dell’elemento «becker» rispetto all’elemento
         «barbara» nel marchio Barbara Becker non può essere accolta.
      
      35      Sebbene la percezione di marchi costituiti da nomi di persona può variare nei diversi paesi della Comunità, la giurisprudenza
         ammette che, almeno in Italia, i consumatori attribuiscono, in generale, maggior carattere distintivo al cognome rispetto
         al nome presente nei marchi di cui trattasi [v., in tal senso, sentenza del Tribunale 1° marzo 2005, causa T‑185/03, Fusco/UAMI
         – Fusco International (ENZO FUSCO), Racc. pag. II‑715, punto 54]. Ne consegue che il cognome Becker può vedersi attribuire
         un carattere distintivo superiore al nome Barbara nel marchio Barbara Becker.
      
      36      Inoltre, la circostanza che la sig.ra Barbara Becker sia celebre in Germania, in quanto ex moglie di Boris Becker, non significa
         che sul piano concettuale i marchi in conflitto non siano simili. Infatti, il marchio anteriore BECKER e il marchio Barbara
         Becker rinviano allo stesso cognome Becker. Essi presentano quindi una somiglianza, e ciò tanto più che, in una parte della
         Comunità, l’elemento «becker» del marchio di cui si chiede la registrazione può, in quanto cognome, vedersi attribuire un
         carattere distintivo più elevato dell’elemento «barbara», che è semplicemente un nome. A tale proposito, occorre ricordare
         che il pubblico pertinente mantiene in memoria un’immagine approssimativa dei marchi in conflitto.
      
      37      D’altra parte, secondo la giurisprudenza, quando un marchio composto è costituito dall’accostamento di un elemento e di un
         altro marchio, quest’ultimo marchio, anche se non costituisce l’elemento dominante nel marchio composto, può conservare una
         posizione distintiva autonoma nel marchio composto. In tal caso, il marchio composto e quest’altro marchio possono essere
         considerati simili (v., in tal senso, sentenza della Corte 6 ottobre 2005, causa C‑120/04, Medion, Racc. pag. I‑8551, punti
         30 e 37). Nel caso di specie, occorre constatare che l’elemento «becker» sarà percepito come un cognome che è normalmente
         utilizzato per designare una persona. Si deve ritenere che tale elemento conservi una posizione distintiva autonoma nel marchio
         Barbara Becker.
      
      38      Ne consegue che, valutando nel loro complesso i marchi in conflitto e precedendo al loro confronto sul piano visivo, fonetico
         e concettuale, i marchi in conflitto devono essere considerati simili.
      
      39      Di conseguenza, la commissione di ricorso ha erroneamente dichiarato che i marchi in conflitto erano chiaramente distinti.
      
      40      Per quanto riguarda il rischio di confusione, occorre ricordare che l’identità o la somiglianza dei prodotti a cui i marchi
         in conflitto si riferiscono non sono contestate e che il marchio Barbara Becker e il marchio BECKER presentano somiglianze
         visive, fonetiche e concettuali. Quand’anche i prodotti di cui trattasi fossero destinati ad un pubblico dotato di un livello
         di attenzione relativamente elevato, tale pubblico potrebbe credere che i prodotti provengano dalla stessa impresa o da imprese
         collegate economicamente. Pertanto, occorre dichiarare che esiste un rischio di confusione tra i marchi in conflitto.
      
      41      Tale constatazione non è inficiata dall’argomento dell’UAMI secondo cui un marchio complesso può essere considerato simile
         ad un altro marchio solo se la loro componente comune costituisce l’elemento dominante nell’impressione globale prodotta dal
         marchio complesso. Infatti, quando un marchio denominativo è composto da due elementi di cui uno è comune al solo elemento
         che costituisce un altro marchio denominativo, non si richiede, per constatare un rischio di confusione, che l’elemento comune
         ai marchi in conflitto costituisca l’elemento dominante nell’impressione globale prodotta dal marchio composto. Se tale condizione
         fosse richiesta, anche se l’elemento comune possiede una posizione distintiva autonoma nel marchio composto, il titolare del
         marchio anteriore sarebbe privato del diritto esclusivo conferito da tale marchio (v., in tal senso, sentenza Medion, cit.
         al punto 37 supra, punti 32 e 33). Dal momento che l’elemento «becker» conserva una posizione distintiva autonoma nel marchio
         Barbara Becker, non si può esigere, perché vi sia un rischio di confusione, che tale elemento costituisca l’elemento dominante
         nell’impressione globale prodotta da tale marchio.
      
      42      Non può essere accolto neppure l’argomento dell’interveniente secondo cui la giurisprudenza relativa ai marchi composti non
         sarebbe applicabile nel caso di specie, in quanto il marchio di cui si chiede la registrazione è costituito da un nome e da
         un cognome. Infatti, quando si tratta di marchi costituiti da un nome di persona i criteri di valutazione dell’esistenza di
         un rischio di confusione, ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, sono, in mancanza di disposizione
         contraria prevista da tale regolamento, gli stessi di quelli applicabili alle altre categorie di marchio. Così, un segno contenente
         il nome e i cognomi di una persona fisica non può essere registrato come marchio comunitario quando ad esso osta un impedimento
         relativo alla registrazione in seguito all’opposizione del titolare di un marchio anteriore [sentenza del Tribunale 13 luglio
         2005, causa T‑40/03, Murúa Entrena/UAMI – Bodegas Murúa (Julián Murúa Entrena), Racc. pag. II‑2831, punti 49 e 50].
      
      43      Alla luce di quanto precede, occorre constatare che la commissione di ricorso ha commesso un errore di diritto escludendo
         l’esistenza di un rischio di confusione nel senso dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94. Di conseguenza, il
         primo motivo dedotto dalla ricorrente, vertente sulla violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 deve
         essere accolto. 
      
      44      In considerazione del fatto che nel caso di specie esiste un rischio di confusione nel senso dell’art. 8, n. 1, lett. b),
         del regolamento n. 40/94 e che, per rifiutare la registrazione di un marchio, è sufficiente che esista un impedimento relativo
         alla registrazione nel senso dell’art. 8 del regolamento n. 40/94, la decisione impugnata deve essere annullata senza che
         occorra esaminare se esiste un altro impedimento relativo alla registrazione e, di conseguenza, senza che il Tribunale debba
         esaminare il secondo motivo dedotto dalla ricorrente.
      
       Sulle spese
      45      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché l’UAMI è rimasto soccombente e la ricorrente ne ha fatto domanda, esso dev’essere condannato
         alle spese. L’interveniente, rimasta soccombente nelle sue conclusioni, sopporterà le proprie spese, in conformità dell’art. 87,
         n. 4, terzo comma, del regolamento di procedura.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione della prima commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)
            (UAMI) 7 marzo 2007 (procedimento R 502/2006-1) è annullata.
      2)      La domanda della Harman International Industries, Inc., diretta al rigetto della domanda di registrazione del marchio comunitario
            Barbara Becker, è respinta in quanto irricevibile. 
      3)      L’UAMI sopporterà oltre alle proprie spese quelle sostenute dalla Harman International Industries.
      4)      La sig.ra Barbara Becker sopporterà le proprie spese. 
      
               Tiili 
            
            
                Dehousse 
            
            
                Wiszniewska-Białecka
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 2 dicembre 2008.
      
                Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      V. Tiili
            
         
      * Lingua processuale: l’inglese.