CELEX: 51993PC0143
Language: it
Date: 1993-05-05
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CEE) DEL CONSIGLIO che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di tubi senza saldatura, di ferro o di acciai non legati, originari dell' Ungheria, della Polonia e della Croazia e che stabilisce la riscossione definitiva del dazi antidumping provvisori

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                      C0M(93) 143 def.
                                      Bruxelles,  5 maggio 1993
                             Proposta di
                  REGOLAMENTO (CEE) DEL CONSIGLIO
  che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni
             di alcuni tipi di tubi senza saldatura,
                 di ferro o di acciai non legati,
     originari dell'Ungheria, della Polonia e della Croazia
           e che stabilisce la riscossione definitiva
                  dei dazi antidumping provvisori
                   (Presentata dalla Commissione)
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                                       RELAZIONE
1)  Con    il    regolamento     (CEE)     n.   3296/92     della    Commissione,    del
                         (1)
    12 novembre 1992         ,    sono     stati     istituiti      dazi   antidumping
    provvisori      sulle    importazioni      di    alcuni     tipi   di   tubi   senza
    saldatura,     di   ferro   o   di   acciai    non    legati, originari      dell'ex
    Cecoslovacchia,       ora     Repubblica      ceca     e    Repubblica    slovacca,
    dell'Ungheria, della Polonia e della Croazia.
2)  Con      il     regolamento        (CEE)      n.      545/93      del    Consiglio,
    dell'8 marzo 1993 (2) i suddetti dazi sono stati prorogati per un
    periodo     di   due   mesi.    Pertanto      i   dazi    provvisori    scadono   il
    16 maggio 1993.
3)  Tutti    i produttori/esportatori          dei   paesi     interessati   che   hanno
    collaborato durante l'inchiesta hanno chiesto e ottenuto di essere
    intesi. La maggior parte di essi ha inoltre reso noto per iscritto
    il    proprio      punto     di     vista     sulle      risultanze     preliminari
    dell'inchiesta. Ove opportuno la Commissione ha considerato le loro
    osservazioni, sia orali che scritte, prima di trarre le conclusioni
    definitive.
4)  Poiché dall'istituzione dei           dazi   provvisori     non ò stato ricevuto
    alcun nuovo elemento dì prova            in merito al dumping, le risultanze
    preliminari sul dumping figuranti nel regolamento (CEE) n. 3296/92
    sono ritenute definitive.
5)  In assenza di nuove prove sul pregiudizio, la Commissione conferma
    le risultanze preliminari in materia.
6)  Per quanto riguarda        la causa del pregiudizio e            l'interesse   della
    Comunità,      la   Commissione      conferma      le   considerazioni     generali
    formulate a titolo provvisorio.
(1) GU n. L 328 del 14.11.1992, pag. 15.
(2) GU n. L 58 del I'11.3.1993, pag. 1.
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    Si ritiene pertanto che nell'interesse della Comunità sia opportuno
     istituire misure antidumping definitive e riscuotere definitivamente
     i dazi   antidumping     provvisori    al  fine   di   eliminare      gli  effetti
    pregiudizievoli       delle      importazioni       in    dumping        originarie
    dell'Ungheria,     della    Polonia   e   della   Croazia.     Alla     luce   degli
    negoziati   nel quadro degli accordi commerciali             con    le Repubbliche
    ceca e slovacca non sarebbe opportuno            in questo momento adottare
    misure di difesa.
7)  Le misure provvisorie prese consistono           in dazi antidumping          il cui
    importo   è   stato    basato    sulla   sottoquotazione       constatata      dalla
    Commissione. In assenza di obiettivi circa il metodo di calcolo del
    dazio    provvisorio,       la    Commissione      conferma       le     risultanze
    preliminari.     L'importo    dei   dazi   antidumping     definitivi      dovrebbe
    pertanto essere pari a quello dei dazi provvisori.
8)  Informati       dei      risultati       definitivi       dell'inchiesta,          i
    produttori/esportatori       ungheresi, polacchi       e croati      hanno offerto
    impegni   ai  sensi    dell'articolo     10, paragrafo      2,    lettera    b) del
    regolamento    (CEE)    n.   2423/88. Tenendo     conto     del    fatto   che   gli
    impegni in questione avrebbero l'effetto di eliminare le conseguenze
    pregiudizievoli     delle    importazioni    in dumping      e   che    l'industria
    comunitaria    è   favorevole    alla   loro  accettazione,        la   Commissione
    ritiene gli impegni offerti accettabili.
9)  Quando   gli  Stati    membri   sono   stati   consultati      sull'accettazione
    degli impegni offerti, nessuno di essi ha mosso obiezioni.
10) Pertanto   la Commissione, ai sensi dell'articolo 12 dei regolamento
    (CEE) n. 2423/88, propone al Consiglio di            imporre dazi antidumping
    definitivi residui su tutte le altre importazioni di alcuni tipi di
    tubi senza saldatura, di ferro o di acciai              non    legati, originari
    dell'Ungheria, della Polonia e della Croazia.
11) Gli  importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a
    norma del    regolamento     (CEE) n. 3296/92 devono essere             interamente
    riscossi   a titolo definitivo per         le importazioni      dei prodotti      in
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    questione, originari    dell'Ungheria, della Polonia, della Croazia,
    della Repubblica ceca e della Repubblica slovacca effettuate fino al
    31 dicembre 1992. Per     le importazioni effettuate posteriormente a
    tale data detti   importi sono liberati, tenendo conto del fatto che
    per tutti   i produttori   noti saranno applicabili   impegni od altre
    misure  commerciali    ritenuti   atti  ad  eliminare   il   pregiudizio
    arrecato all'industria comunitaria dalle importazioni in dumping.
12) Parallelamente al regolamento del Consiglio la Commissione       intende
    pubblicare una   decisione   relativa  all'accettazione   degli  impegni
    offerti dagli esportatori in questione.
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                                 Proposta di
                       REGOLAMENTO (CEE) DEL CONSIGLIO
      che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazion
                  di alcuni tipi di tubi senza saldatura,
                      dì ferro o di acciai non legati,
         originari dell'Ungheria, della Polonia e della Croazia
                e che stabilisce la riscossione definitiva
                       dei dazi antidumping provvisori
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto II trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto     II    regolamento     (CEE)    n.    2423/88    del    Consiglio,
dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto
di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità
                   (1)
economica europea      , in particolare l'articolo 12,
vista  la proposta presentata dalla Commissione, dopo aver sentito il
comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
                            A. MISURE PROVVISORIE
(1) Con il regolamento (CEE) n. 3296/92 <2> la Commissione ha istituito
    dazi   antidumping provvisori   sulle  importazioni di alcuni   tipi di
    tubi senza saldatura, di ferro o di acciai non        legati, originari
(1) GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 1.
(2) GU n. L 328 del 14.11.1992, pag. 15.
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    della Cecoslovacchia, dell'Ungheria, della Polonia e della Croazia.
     Il Consiglio, con il regolamento (CEE) n. 545/93 < 3 ) , ha prorogato
    tali dazi per un periodo non superiore a due mesi.
    Dati   I mutamenti       politici     in   essere    dal   1'    gennaio    1993,   la
    procedura ora riguarda la Repubblica ceca e la Repubblica slovacca
    quali Stati succeduti all'ex Repubblica federativa ceca e slovacca.
                            B. SEGUITO DELLA PROCEDURA
(2) Dopo   l'istituzione       dei    dazi    antidumping      provvisori      le   partì
    interessate     che    ne    hanno     fatto    richiesta      hanno   ottenuto     la
    possibilità di essere intese dalla Commissione. Esse hanno inoltre
    reso noto per iscritto il loro punto di vista sulle risultanze.
(3) Gli esportatori cechi, slovacchi e ungheresi hanno sostenuto che la
    Commissione    non ha osservato gli           obblighi    ad essa     incombenti   ai
    sensi   degli    articoli     23,   27,    paragrafo     2   e   27,  paragrafo    3,
                                                      (4)
    lettera b)    degli     accordi     interinali           sugli    scambi    e   sulle
    questioni   commerciali       tra    la   Comunità     economica     europea    e   la
    Comunità europea del carbone e dell'acciaio, da una parte, e l'ex
    Cecoslovacchia e l'Ungheria, dall'altra, in particolare che essa non
    ha debitamente      informato le commissioni miste           istituite nel quadro
    degli   accordi      interinali    come     richiesto     in   talune    fasi   della
    procedura.
(4) Per quanto riguarda        l'avvio della procedura,          il Consiglio osserva
    che quando la presente procedura è iniziata gli accordi                   interinali
    non erano ancora entrati        in vigore e le commissioni miste non erano
    state istituite.
    Pertanto,    la   Commissione      ha   notificato      l'inizio    della    presente
    procedura alle competenti autorità dei paesi                 interessati ai sensi
(3) GU n. L 58 del I'11.3.1993, pag. 1.
(4) Cecoslovacchia : GU n. L 115 del 30.4.1992, pag. 2.
    Ungheria           : GU n. L 116 del 30.4.1992, pag. 2.
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    dell'articolo      7,   paragrafo    1,    lettera    b)    del    regolamento      (CEE)
    n. 2423/88. Dopo l'istituzione dei dazi provvisori,                      le commissioni
    miste sono state informate ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 3,
     lettera b) degli accordi interinali.
(5) A questo proposito alcuni esportatori hanno sostenuto che nel caso
     in esame   la situazione non richiedeva             l'immediata        istituzione di
    dazi   antidumping     provvisori     da parte della Commissione               e che    le
    commissioni     miste     avrebbero     dovuto     essere       informate      al   sensi
    dell'articolo       27,   paragrafo     2    degli   accordi         interinali     prima
    dell'adozione delle misure provvisorie.
(6) Dai risultati      dell'inchiesta preliminare ò emerso tuttavia che le
     importazioni     in dumping stavano arrecando un pregiudizio notevole
    all'industria      comunitaria.     Il Consiglio osserva             che   nel   caso   in
    esame     qualsiasi       ulteriore       indugio      avrebbe         comportato      un
    considerevole      aumento    di   tale     pregiudizio       e    che    pertanto    era
    opportuno    intervenire       urgentemente      ai    sensi      dell'articolo       27,
    paragrafo 3, lettera b) degli accordi interinali.
(7) Su   richiesta     le parti     sono   state     informate       dei    fatti   e   delle
    considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare
    l'istituzione di dazi definitivi e la riscossione definitiva degli
    importi depositati a titolo di dazio provvisorio. Alle parti è stato
    inoltre   accordato un periodo di            tempo entro        il quale      presentare
    osservazioni a seguito di tale informazione.
(8) Le osservazioni formulate dalle parti oralmente e per iscritto sono
    state esaminate       e, ove opportuno, prese            in considerazione nelle
    risultanze della Commissione.
(9) L'inchiesta      non    è   stata    conclusa      entro      il     periodo     di   cui
    all'articolo      7,   paragrafo   9,     lettera    a)    del     regolamento      (CEE)
    n. 2423/88     a    causa    della    complessità       della       procedura,      delle
    difficoltà    di    comunicazione     e   del   fatto     che,     nella     fase   della
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     raccolta   di   informazioni,      le parti     interessate     hanno   presentato
    numerose richieste di proroga dei             termini, che      la Commissione ha
    accolto quando le circostanze lo giustificavano.
                              C. INDUSTRIA COMUNITARIA
(10)   L'esportatore ungherese ha sostenuto che i suoi prodotti venivano
       in parte acquistati da alcuni dei produttori comunitari ricorrenti
       e    che  ai    fini     della   determinazione       del   pregiudizio    detti
       produttori avrebbero dovuto essere esclusi ai sensi dell'articolo
       4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(11)   A   tale  riguardo      la Commissione      ricorda    il  criterio    al  quale
       costantemente si attiene, che è quello di escludere ì produttori
       comunitari     importatori      soltanto     quando    siano    protetti   dagli
       effetti delle importazioni          in dumping, quando traggano da queste
       indebiti utili o quando importino quantitativi tali rispetto alla
       loro produzione da non poter            più essere considerati        produttori
       comunitar i.
(12)   Nel caso in esame, i prodotti in questione originari dell'Ungheria
       non sono stati importati, come sostenuto, dagli stessi produttori
       comunitari     ricorrenti.      Gli    importatori     erano    talune   società
       commerciali      con     le   quali    i   produttori      hanno    legami   non
       significativi attraverso una partecipazione o una holding comune.
       Queste   importazioni       pertanto   non   possono    essere   attribuite   ai
       produttori stessi.
(13)   Per   quanto   riguarda gli      effetti    delle    importazioni    in dumping
       effettuate    da    alcuni    importatori    collegati,     la Commissione    ha
       constatato che i produttori          interessati non potevano aver tratto
       vantaggio    da   tali    transazioni, né essere        stati   protetti   dagli
       effetti del dumping. Gli         importatori     in questione non operavano,
       come   sostenuto,      come   consociate    addette     alle   vendite   e  alla
       distribuzione      per    conto  e   sotto    le   direttive    dei  produttori
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     ricorrenti, bensi indipendentemente in concorrenza con le attività
     di vendita dei medesimi produttori. Le importazioni               in questione
     erano effettuate e rivendute nella Comunità alle stesse condizioni
     delle   altre     importazioni     in dumping.    Inoltre,    si   trattava   di
     quantitativi modesti        in relazione alla produzione dei produttori
      interessati.     La   Commissione     conclude    pertanto     che   qualsiasi
     vantaggio, eventualmente ottenuto           indirettamente, é trascurabile
     rispetto    al    pregiudizio     diretto    subito   dai   produttori,     come
      illustrato ai punti 36 e 37 e che non esistono motivi fondati per
     escludere      detti     produttori     dall'industria      comunitaria.      Il
     Consiglio conferma la conclusione della Commissione.
                   D. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(14) Nei   punti    9,   10   e   11  del   regolamento    (CEE)    n.   3296/92   la
     Commissione     ha   descritto     i prodotti    oggetto    della    procedura.
     L'esportatore ungherese ha sostenuto che             la Commissione avrebbe
     dovuto distinguere tre prodotti diversi, ossia tubi commerciali,
     condotti e tubi trafilati o laminati a freddo, in quanto prodotti
     tecnicamente differenti destinati ad applicazioni diverse.
(15) Come    specificato       dalla    Commissione     nel    regolamento     (CEE)
     n. 3296/92,      tutti     i   tubi   senza    saldatura     sono    fabbricati
     sostanzialmente con la stessa tecnica di produzione, dalla quale
     si ottengono prodotti simili in termini di caratteristiche fìsiche
     e tecniche e di utilizzazioni finali. Benché tra i tipi di tubi vi
     siano alcune differenze sul piano della qualità, queste non sono
     tali da determinare una netta distinzione tra di essi. I tubi di
     migliore qualità possono essere e sono utilizzati per                 le stesse
     applicazioni      alle    quali    sono   destinati     i  tubi    di   qualità
     inferiore. Per quanto riguarda i prodotti simili, la Commissione
     ha constatato che i tubi venduti sul mercato croato sono simili o
     identici   a    quelli    importati   dai   paesi   in   questione    e  che i
     prodotti    fabbricati     o   venduti   dall'industria     comunitaria    sono
     anch'essi    simili    sotto tutti    gli   aspetti. Dall'inchiesta della
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      Commissione é emerso che tutti i prodotti, indipendentemente dalla
       loro qualità   e origine, sono    reciprocamente     concorrenti   sul
      mercato comunitario.
      La Commissione ha concluso pertanto che i prodotti in questione
      devono    essere    considerati    prodotti      simili     ai    sensi
      dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
      Tale conclusione é confermata dal Consìglio.
                                E. DUMPING
1. Valore normale
    (a) Croazia
(16) Poiché    nessun   nuovo   elemento   di    prova   é   stato   fornito
      dall'esportatore croato dopo l'istituzione dei dazi provvisori, le
      risultanze   sul  dumping   relative    alla   Croazia,   di   cui   al
      regolamento (CEE) n. 3296/92, sono ritenute definitive.
    (b) Ungheria, Polonia e ex Cecoslovacchia
(17) Durante l'inchiesta la Commissione ha considerato l'Ungheria, la
      Polonia e l'ex Cecoslovacchia paesi non retti da un'economia di
      mercato e, a norma dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento
      (CEE) n. 2423/88, ha basato      le sue determinazioni sul valore
      normale dei prodotti    in questione in un paese ad economia di
      mercato, segnatamente la Croazia.
(18) La maggior    parte dei produttori    ungheresi, polacchi, cechi e
      slovacchi hanno contestato la determinazione della Commissione e
      hanno sostenuto che si dovevano prendere         in considerazione i
      rispettivi prezzi interni o costi di produzione interni, dato che
      le loro economie avevano raggiunto uno stadio tale da dover essere
      considerate economie di mercato.
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(19)  A   tale   riguardo      la Commissione       ritiene    decisivo     il   fatto   che
      durante     il  periodo     dell'inchiesta       i paesi      in  questione      erano
      ancora classificati come paesi a commercio di Stato ai sensi del
      regolamento     (CEE) n.       1765/82 (5) del        Consiglio, modificato         da
                                                                        (6)
      ultimo      dal      regolamento       (CEE)       n.     848/92      ,      pertanto
       l'articolo 2,     paragrafo     5   del    regolamento      (CEE) n.      2423/88 ò
      applicabile alla determinazione del valore normale per i medesimi
      paesi. Il Consiglio conferma questa conclusione.
(20)  Diverse parti della procedura hanno sostenuto che la Commissione
      avrebbe dovuto tener conto del mutamento di circostanze dovuto ai
      ritiro dei paesi in questione dall'elenco dei paesi a commercio di
      Stato in virtù del regolamento (CEE) n. 517/92 del Consìglio (7>,
      entrato in vigore nel marzo 1992, aggiornando l'inchiesta.
(21)  La   Commissione      osserva    che    il   ritiro    dei   paesi     in   questione
      dall'elenco      dei     paesi   a    commercio      di    Stato   in     virtù    del
      regolamento (CEE) n. 517/92 é divenuto efficace il 1' marzo 1992,
      ossia     dopo    il    periodo    dell'inchiesta        determinato       ai    sensi
      dell'articolo 7, paragrafo           1,    lettera e) del       regolamento      (CEE)
      n. 2423/88 che costituisce la base della procedura antidumping e
      delle risultanze della Commissione. Come affermato nel punto 19,
      da   quanto detto       consegue   che, nel       caso    in esame,      i paesi    in
      questione dovevano essere considerati come economie a commercio di
      Stato.     Questa      evidente     conclusione        verrebbe    elusa       se   la
      Commissione      dovesse     fissare      un    nuovo    periodo     di     inchiesta
       interamente posteriore alla suddetta data.
(22)  L'esportatore ungherese ha nuovamente contestato                  la scelta della
      Croazia come paese ad economia di mercato analogo ed ha sostenuto
      che    le   particolari      difficoltà      che    la   Croazia     stava     e   sta
      attraversando,      le differenze nella tecnica di produzione, nonché
(5) GU n. L 195 del 5.7.1982, pag. 1.
(6) GU n. L 89 del 4.4.1992, pag. 1.
(7) GU n. L 56 del 29.2.1992, pag. 1.
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     un mix dei prodotti e un mercato non rappresentativi, rendevano
     questa scelta non appropriata. Nessun elemento di prova é stato
     tuttavia fornito a sostegno di tali affermazioni. Come alternativa
     alla Croazia l'esportatore ungherese ha proposto il Venezuela.
(23) Per quanto riguarda il Venezuela, risulta alla Commissione che il
     principale stabilimento é stato chiuso tre anni fa. Le forniture
     di  tubi  senza saldatura sul mercato            interno del Venezuela sono
     coperte principalmente dalle          importazioni.      Il Venezuela non può
     pertanto essere considerato appropriato come paese analogo.
(24) Per   quanto    riguarda     la   Croazia,    dalie     informazioni      messe   a
     disposizione     della   Commissione      emerge    che    durante     ii  periodo
     dell'inchiesta       l'esportatore        croato       svolgeva       un'attività
     produttiva   normale. Le attività di           vendita    sul mercato       interno
     sono proseguite per tutto          il periodo dell'inchiesta e risultano
     rappresentative      in    relazione     alle     esportazioni       interessate.
     Inoltre,    come   precisato      al   punto    22    del    regolamento      (CEE)
     n. 3296/92,     sussisteva      un    adeguato     rapporto      tra    costo    di
     produzione e livello dei prezzi praticati. Per                 le ragioni sopra
     esposte   il Consiglio conferma         la conclusione della Commissione,
     ossia   che  era   appropriato      e  non   infondato     applicare      i valori
     normali   determinati     per    la Croazia     ai   prodotti     cecoslovacchi,
     ungheresi e polacchi.
(25) L'esportatore ungherese ha inoltre sostenuto che per determinare
     il valore normale      la Commissione non avrebbe dovuto basarsi sui
     listini interni del produttore croato bensì sui prezzi di vendita
     effettivamente praticati.
(26) Come precisato nel punto 14 del regolamento (CEE) n. 3296/92, la
     Commissione    ha  accertato     che   le vendite      del   produttore      croato
     erano   state   effettuate     conformemente      ai   listini.     Il   Consiglio
     conferma tale risultato.
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2.   Prezzi all'esportazione
(27)    I prezzi   all'esportazione     sono  stati   determinati     per   tutti  e
       quattro   i paesi esportatori     nel modo precisato al punto 23 del
       regolamento    (CEE) n.    3296/92;   in mancanza     di   nuovi    argomenti
       pertinenti tale determinazione è considerata definitiva.
3.   Confronto
(28)    I  valori   normali    e   i   prezzi    all'esportazione       sono   stati
       confrontati   nel modo di cui      al punto 24 del       regolamento    (CEE)
       n. 3296/92.
(29)   Alcuni  esportatori    hanno   chiesto   adeguamenti     in considerazione
       delle differenze di qualità tra i loro prodotti esportati verso la
       Comunità   e  quelli   venduti    dal   produttore   croato     sul   mercato
       interno.
(30)   Non  sono   stati   tuttavia    forniti   elementi   di    prova    relativi,
       nell'ambito delle stesse categorie di          tubi, a differenze nelle
       caratteristiche    fisiche dei    prodotti   fabbricati     in Polonia,    in
       Ungheria, nell'ex Cecoslovacchia, nella Croazia o nella Comunità
       tali da   incidere sul confronto effettuato dalla Commissione. La
       richiesta deve pertanto essere respinta conformemente all'articolo
       2, paragrafo 9, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(31)   Alcuni esportatori hanno osservato che i valori normali avrebbero
       dovuto essere adeguati in considerazione di differenze nelle spese
       di  vendita   quali   le  retribuzioni    dei   venditori,    nonché    delle
       vendite effettuate in quantitativi diversi.
(32)   In base alle prove fornite alla Commissione dal produttore croato
       sono stati effettuati     adeguamenti per tutte      le spese di vendita
       direttamente     connesse    individuabili      sostenute     alio     stadio
       commerciale sul quale era basato il confronto. La Commissione non
       ha  avuto   alcuna   indicazione    circa   eventuali    spese    deducibili
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      sostenute dalla società croata per venditori direttamente addetti
      alla distribuzione dei prodotti         In esame, né la medesima società
      si  é espressa     in tal    senso.    Invece   di   sconti   sul  volume,  la
      società croata applica un sistema di supplementi progressivi fino
      al  20% per    le spedizioni     inferiori    ad un quantitativo       limite.
      Poiché la maggior parte delle vendite per esportazione supera tale
      quantitativo, ai fini del confronto la Commissione non ha tenuto
      conto dei supplementi per nessuna delle vendite per esportazione.
(33)  L'esportatore    ungherese    ha sostenuto che nella          conversione del
      valore normale e dei       prezzi    all'esportazione      la Commissione   ha
      fatto riferimento per il dinaro iugoslavo ad un regime di cambio
      fisso. La realtà non é tale.
      A differenza del fiorino ungherese per il quale nelle transazioni
      commerciali   é   stato   applicato un      regime    di  cambio   fisso  fino
      all'ottobre 1991, il dinaro iugoslavo é stato fluttuante per tutto
      il periodo dell'inchiesta e la Commissione ha utilizzato il tasso
      di    cambio    di    mercato       registrato      dal     Fondo    monetario
       internazionale.
4.  Margini di dumping
(34)  Dall'esame finale dei fatti emerge l'esistenza del dumping per il
      produttore   croato,    Zeljezara     Sisak,   nonché    per   i prodotti   in
      questione    esportati     dall'Ungheria,      dalla     Polonia   e   dall'ex
      Cecoslovacchia.     I margini    di   dumping,    che   variano   secondo gli
      esportatori, sono uguali all'importo del quale               I valori normali
      determinati superano i prezzi all'esportazione verso la Comunità.
(35)  La   media   ponderata     dei   margini     di    dumping    definitivamente
      accertati espressa in percentuale dei prezzi cif franco frontiera
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     comunitaria delle importazioni é la seguente
     -   Zeljezara SI sale, Croazia        25,5%
     -   Ungheria                          21,8%
     -   Polonia                           11,7%
     -   Repubblica ceca                   49,6%
     -   Repubblica slovacca               49,6%
                               F. PREGIUDIZIO
(36) Nelle    risultanze   provvisorie,   la  Commissione   ha   concluso   che
      l'industria   comunitaria di tubi senza saldatura aveva subito un
     notevole    pregiudizio    a   causa   degli   effetti  cumulati     delle
     importazioni    in dumping dai paesi in questione. Questa conclusione
     era    basata    principalmente    sulla   convergenza    di    indicatori
     economici, quali calo del volume della produzione e delle vendite,
     significativa diminuzione della quota di mercato, calo dei prezzi
     in un periodo di aumento dei costi di produzione e conseguente
     deterioramento dei risultati finanziari.
(37) Per   quanto   riguarda   la  situazione   dell'industria     comunitaria,
     nessun nuovo argomento é stato addotto dopo l'istituzione dei dazi
     provvisori. Il Consiglio conferma pertanto le risultanze di cui ai
     punti da 36 a 42 del regolamento (CEE) n. 3296/92.
                          G. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(38) Gli esportatori polacchi e ungheresi hanno sostenuto che le loro
     esportazioni non seguivano lo stesso schema di quelle degli altri
     paesi interessati e che pertanto la Commissione non avrebbe dovuto
     determinare cumulativamente      l'impatto delle   loro importazioni    in
     dumping sull'industria comunitaria.
(39) Contrariamente a tale affermazione,        la Commissione    ha accertato
     che l'aumento della quota di mercato dei due paesi è considerevole
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     e che la quota di mercato di per sé non é trascurabile, inoltre,
     gli esportatori di entrambi i paesi hanno fatto ricorso a pratiche
     di sottoquotazione a seguito del dumping per ottenere tale aumento
     della quota di mercato. Essi hanno pertanto adottato strategie di
     mercato simili a quelle degli altri paesi interessati. Per queste
     ragioni   e per quelle esposte ai punti        27 e 28 del       regolamento
     (CEE) n. 3296/92 la Commissione conclude, e il Consiglio conferma,
     che   l'impatto      delle   importazioni    in   dumping      deve   essere
     determinato cumulativamente.
(40) Per quanto riguarda la sottoquotazione, diversi esportatori hanno
     sostenuto che nel confronto tra         i loro prezzi    di vendita nella
     Comunità e    i prezzi    praticati dall'industria comunitaria alcuni
     adeguamenti effettuati in sede di determinazione provvisoria erano
     stati   basati    su   una  sottovalutazione    del    livello    dei   costi
     effettivamente sostenuti. La Commissione ha accertato tuttavia che
     gli adeguamenti     in questione corrispondevano ai costi di normali
     transazioni allo stadio commerciale comparabile.
(41) Per quanto riguarda altri fattori quali mutamenti della domanda,
     incidenza di altre importazioni e problemi di ristrutturazione, la
     Commissione     ha    esaminato    la  situazione    nel   punto     47   del
     regolamento (CEE) n. 3296/92, che il Consiglio conferma.
(42) In  assenza    di   ulteriori    argomenti,  il  Consiglio      conferma   le
     risultanze della Commissione esposte nei          punti   da 44 a 48 del
     regolamento (CEE) n. 3296/92.
                        H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(43) Diversi   esportatori     hanno   sostenuto  che,   date    le   particolari
     relazioni della Comunità con l'Ungheria, la Polonia, la Repubblica
     ceca e la Repubblica slovacca dimostrate da vari accordi              tra le
     parti  contraenti,      in particolare   gli  accordi    interinali     sugli
     scambi e le questioni commerciali conclusi dalla Comunità con i
     medesimi   paesi, non è     interesse della Comunità      istituire misure
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     antidumping.     Una    decisione    in   tal   senso   interromperebbe     le
     esportazioni e impedirebbe ai paesi           in questione di sviluppare e
     diversificare gli scambi con la Comunità, ossia di portare avanti
     un processo che rappresenta l'interesse dichiarato della Comunità
     nelle sue relazioni con gli stessi.
(44) A   tale   riguardo    la   Commissione     osserva   che   gli  accordi    in
     questione     prevedono    esplicitamente       l'applicazione    di   misure
     antidumping. Essa ritiene che le misure antidumping non debbano di
     norma Impedire ad alcuni esportatori di effettuare scambi con la
     Comunità. Date      le circostanze specifiche del         presente   caso, ha
     quindi determinato le misure antidumping in modo tale da eliminare
     la sottoquotazione assicurando         in tal modo    il ripristino di una
     leale concorrenza sul mercato comunitario senza ridurre il livello
     globale di concorrenza.
(45) Nessuna osservazione é pervenuta da parte degli utilizzatori dei
     prodotti    in  questione     originari    dell'Ungheria,    della   Polonia,
     della Croazia, della Repubblica ceca e della Repubblica slovacca
     entro   il  termine    fissato   all'articolo 3 del       regolamento    (CEE)
     n. 3296/92. Di conseguenza,        le considerazioni generali       in merito
     all'interesse     della    Comunità     (cfr.   punti   da   49   a   53   del
     regolamento (CEE) n. 3296/92) sono confermate dal Consiglio.
(46) Il Consiglio ritiene pertanto che nell'interesse della Comunità
     sia   opportuno      istituire    misure     antidumping    definitive     per
     eliminare    gli   effetti     pregiudizievoli     delle    importazioni    in
     dump i ng.
                                     I. DAZIO
(47) Le misure provvisorie        sono state adottate sotto        forma di dazi
     antidumping.      Il    relativo     importo     é   stato    basato     sulla
     sottoquotazione constatata dalla Commissione. Nessuna obiezione é
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      stata mossa riguardo al metodo seguito per il calcolo del dazio.
      Poiché   le risultanze della Commissione di cui ai punti         34 e 35
      del   regolamento   (CEE)    n.   3296/92   che   istituisce   il    dazio
      provvisorio   sono  confermate    dal  Consiglio,   l'importo dei     dazi
      antidumping dovrebbe essere uguale a quello dei dazi provvisori.
                                 J. IMPEGNI
(48)  Informati dei risultati definitivi dell'inchiesta, gli esportatori
      polacchi,   ungheresi   e  croati    hanno  offerto   impegni  ai    sensi
      dell'articolo 10, paragrafo 2, lettera b) del regolamento (CEE) n.
      2423/88.
      Previe consultazioni    in seno al comitato consultivo, durante le
      quali non sono state mosse obiezioni all'accettazione, gli impegni
                                                                     (8)
      sono stati accettati con decisione della Commissione ...           .
          K. PROCEDURA RISPETTO ALLE REPUBBLICHE CECA E SLOVACCA
(49)  Alla luce degli negoziati nel quadro degli accordi commerciali con
      le Repubbliche ceca e slovacca per gli anni 1993 - 1995 rispetto
      ad alcuni prodotti sensibili di acciaio - compresi        i tubi saldati
      e senza saldatura, tra cui anche i prodotti in esame - non sarebbe
      opportuno addottare, in questo momento, misure nei confronti delle
      Repubbliche ceca e slovaca.
                    L. RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
(50)  Date l'entità dei margini di dumping accertati e la gravità del
      pregiudizio    arrecato   ai    produttori    comunitari,   si    ritiene
      necessario che gli importi depositati a titolo di dazi antidumping
      provvisori  siano interamente      riscossi per tutte   le importazioni
      dei prodotti in questione, originari dell'Ungheria, della Polonia,
(8) Cfr. pag        della presente Gazzetta ufficiale
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      della Croazia, della Repubblica ceca e della Repubblica slovacca
      effettuate    fino   al   31 dicembre 1992.   Per   le   importazioni
      effettuate dopo tale data     i suddetti  importi  dovrebbero essere
       liberati, tenendo conto che per tutti    i produttori noti saranno
      applicabili   impegni od altre misure commerciali ritenuti atti ad
      eliminare il pregiudizio arrecato all'industria comunitaria dalle
      pratiche di dumping,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                 Articolo 1
1.  È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni dei
    prodotti   sotto elencati  originari  dell'Ungheria, della Polonia    e
    del la Croazia:
    - tubi senza saldatura, di ferro o di acciaio, dei tipi utilizzati
      per oleodotti e gasdotti, con diametro esterno inferiore o uguale
      a 406,4 mm (di cui ai codici NC 7304 10 10 e 7304 10 3 0 ) ,
    - tubi senza saldatura, di sezione circolare, di ferro o di acciai
      non legati, trafilati o laminati a freddo, ali'infuori dei tubi di
      precisione (di cui al codice NC 7304 31 9 9 ) , e
    - altri tubi, di sezione circolare, di ferro o di acciai non legati,
      all'infuori dei tubi filettati o filet tab ili, con diametro esterno
       inferiore o uguale a 406,4 mm (di cui ai codici NC 7304 39 91 e
      7304 39 93).
2.  L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera
    comunitaria per le importazioni dei prodotti    in questione originari
    dei paesi sotto elencati, non sdoganati, é la seguente:
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                               Aliquota del dazio     Codice addizionale
                                                          TARIC
      Ungheria                           21,7%             8718
      Polonia                            10,8%             8720
      Croazia                            17,4%             8722
3.  In deroga al paragrafo 1, il dazio non é applicabile per I prodotti
    in questione fabbricati o esportati dalle seguenti società:
   UNGHERIA
   Csepel Tube Works, Budapest           (Codice addizionale Taric 8717)
   fpJLOJiiA
   Centrozap, Foreign Trade
   Company Ltd., Katowice                (Codice addizionale Taric 8719)
   Huta AndrzeJ, Zawadzkie               (Codice addizionale Taric 8719)
   Stalexport, Foreign Trade
   Enterpr i se, Katowlce                (Codice addizionale Taric 8719)
   Huta im M. Buczka, Sosnowiec          (Codice addizionale Taric 8719)
   Huta    Czestochowa, Czestochowa      (Codice addizionale Taric 8719)
   Huta Jednosc, Siemianowice SI.        (Codice addizionale Taric 8719)
   Huta Batory s.a., Chorzow             (Codice addizionale Taric 8719)
   ÇRQAZIA
   Zeljezara Sisak
   Sisak Steel Pipe Works, Zagabria     (Codice addizionale Taric 8721)
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4.  Si applicano le vigenti disposizioni in materia di dazi doganali.
                                  Art I co lo 2
Gli  importi  depositati   a  titolo di      dazio   provvisorio  ai  sensi  del
regolamento  (CEE)   n.   3296/92    sono     interamente   riscossi   a  titolo
definitivo per   le  importazioni    dei   prodotti    in questione, originari
dell'Ungheria, della Polonia, della Croazia, della Repubblica ceca e
della Republllca slovacca effettuate fino al 31 dicembre 1992 e liberati
per le importazioni effettuate dopo taie data.
                                  Ar t i co Io 3
Il presente   regolamento   entra   in vigore      il giorno   successiovo  alla
pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente   regolamento   é obbligatorio       in tutti   i suoi   elementi  e
direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, II
                                            Per 11 Consigi io
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                                                                     ISSN 0254-1505
                                                              COM(93)143def.
                                                           DOCUMENTI
rr                                                                         i i 02
                                          N. di catalogo : CB-CO-93-168-IT-C
                                                             ISBN 92-77-54431-7
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo