CELEX: 51995PC0086
Language: it
Date: 1995-05-31
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO recante modificazione della direttiva 89/552/CEE, del Consiglio, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri concernenti l' esercizio delle attività televisive

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51995PC0086

Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO recante modificazione della direttiva 89/552/CEE, del Consiglio, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri concernenti l' esercizio delle attività televisive  /* COM/95/86DEF - COD 95/0074 */  

Gazzetta ufficiale n. C 185 del 19/07/1995 pag. 0004

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante  modificazione della direttiva 89/552/CEE del Consiglio, relativa al coordinamento di determinate  disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri concernenti  l'esercizio delle attività televisive(95/C  185/05)(Testo rilevante ai fini del SEE)COM(95) 86  def. - 95/0074(COD)(Presentata dalla Commissione il 31 maggio 1995)IL PARLAMENTO  EUROPEO ED IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 57 paragrafo 2 e  l'articolo 66, vista la proposta della Commissione, visto il parere del Comitato economico e sociale, deliberando conformemente alla procedura di cui all'articolo 189B del trattato, considerando che la direttiva 89/552/CEE  (1) costituisce il contesto giuridico entro il quale sono  esercitate le attività televisive nel mercato interno; considerando che secondo l'articolo 26 della direttiva 89/552/CEE al piú tardi alla fine del quinto  anno dopo la sua adozione e, successivamente, ogni due anni, la Commissione presenta al Consiglio,  al Parlamento europeo ed al Comitato economico e sociale una relazione sulla sua attuazione e, se  necessario, elabora ulteriori proposte per adattarla all'evoluzione del settore dell'emittenza  televisiva; considerando che, dall'applicazione di detta direttiva e dalla relazione sull'attuazione della  medesima è emersa la necessità di chiarire e precisare alcune definizioni od alcuni obblighi degli  Stati membri; considerando che nella comunicazione della Commissione del 19 luglio 1994, «La via europea verso la  Società dell'informazione in Europa: Piano d'azione», si è sottolineata l'importanza di disporre di  un contesto regolamentare relativo al contenuto dei servizi audiovisivi, atto ad assicurare la  libera circolazione dei servizi stessi nella Comunità e che risponde alle possibilità di ulteriori  sviluppi del settore grazie alle nuove tecnologie, tenendo conto delle specificità, - in  particolare di ordine culturale e sociologico - dei programmi televisivi, quale che sia il loro  modo di trasmissione; considerando che il Consiglio, nella sua 1  787a sessione, tenutasi in data 28 settembre 1994 ha  accolto con favore l'anzidetto piano d'azione, sottolineando al tempo stesso la necessità di  migliorare la competitività dell'industria audiovisiva europea; considerando che i capi di Stato e di governo riuniti in sede di Consiglio europeo ad Essen il 9 e  il 10 dicembre 1994 hanno invitato la Commissione a presentare, prima della loro successiva  riunione, una proposta di revisione della direttiva 89/552/CEE; considerando che, dall'applicazione della direttiva 89/552/CEE, è altresì, emersa la necessità di  chiarire la nozione di giurisdizione in relazione al settore specifico dell'audiovisivo; che,  tenuto conto della giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee è opportuno porre  chiaramente il criterio dello «stabilimento» come il principale criterio per determinare la  competenza di uno Stato membro; considerando che, alla luce dei criteri formulati dalla Corte di giustizia nella sentenza del 25  luglio 1991, causa C-221/89 Factortame e. a.  (2), la nozione di stabilimento implica l'esercizio  effettivo di un'attività economica per una durata di tempo indeterminata mercé l'insediamento in  pianta stabile; considerando che, ai fini della direttiva 89/552/CEE, come modificata dalla presente direttiva, lo  stabilimento di un'emittente televisiva può essere determinato alla luce di diversi criteri  materiali quali il luogo in cui si trova la sede sociale del prestatore dei servizi, il luogo in  cui vengono normalmente prese le decisioni relative alla politica di programmazione ed il luogo  della regia definitiva (ossia il luogo in cui il programma da trasmettere al pubblico riceve il  montaggio definitivo), sempre che un'aliquota notevole degli effettivi necessari per l'esercizio  dell'attività di radiodiffusione si trovi nello stesso Stato membro; considerando che, conformemente alla giurisprudenza costante della Corte di giustizia  (1) in  materia, uno Stato membro conserva il diritto di prendere provvedimenti contro un ente televisivo  che, pur avendo stabilito la propria sede in un altro Stato membro, trasmette interamente o  principalmente verso il territorio del primo Stato membro, sempreché detto ente abbia deciso di  stabilirsi nel secondo Stato membro al fine di sottrarsi alla legge applicabile ove si fosse  stabilito sul territorio del primo Stato membro; considerando che qualsiasi parte interessata nella Comunità deve poter far valere i propri diritti  dinanzi alle giurisdizioni competenti dello Stato membro cui è soggetta l'emittente che non abbia  rispettato le norme interne di attuazione della presente direttiva; considerando che gli Stati membri hanno la facoltà di prendere le misure che ritengono appropriate  nei confronti di trasmissioni provenienti da paesi terzi quando non rispondano ai criteri stabiliti  dall'articolo 2 della direttiva 89/552/CEE, a condizione di rispettare il diritto comunitario e gli  obblighi internazionali della Comunità; considerando che, al fine di rimuovere gli ostacoli dovuti alle divergenze tra le leggi nazionali  in materia di promozione di opere europee, la direttiva 89/552/CEE contiene norme volte ad  armonizzare dette leggi; che, in via generale, i provvedimenti presi per realizzare la  liberalizzazione degli scambi devono prevedere norme intese ad armonizzare le condizioni di  concorrenza; considerando inoltre che, a norma dell'articolo 128, paragrafo 4 del trattato la Comunità deve  tener conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge ai sensi di altre disposizioni del  medesimo trattato; considerando che, nel Libro verde sulle «Scelte strategiche per potenziare l'industria europea dei  programmi nell'ambito della politica audiovisiva dell'Unione europea», adottato dalla Commissione  in data 7 aprile del 1994, si sottolinea in particolare che, ai fini dell'ulteriore sviluppo del  settore, occorre rafforzare le misure di promozione di opere europee; considerando che alle anzidette considerazioni va aggiunta la necessità di predisporre condizioni  adeguate per migliorare la competitività dell'industria dei programmi; che nella comunicazione  relativa all'applicazione degli articoli 4 e 5 della direttiva 89/552/CEE, adottata dalla  Commissione in data 3 marzo 1994 ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3, si sottolinea che, a tal  fine, possono contribuire misure di promozione delle opere europee, a condizione di adeguarle in  funzione degli sviluppi del settore della radiodiffusione televisiva; considerando che l'effettiva applicazione, per un periodo di dieci anni, delle disposizioni  dell'articolo 4 della direttiva 89/552/CEE, modificata dalla presente direttiva, dovrebbe  consentire di raggiungere l'obiettivo del rafforzamento dell'industria europea dei programmi tenuto  conto anche degli effetti degli strumenti finanziari di cui gli Stati membri e la Comunità  dispongono; considerando che occorre provvedere all'effettiva applicazione di tali misure in tutta la Comunità,  onde garantire una concorrenza sana ed equilibrata tra gli operatori dello stesso settore; che  inoltre l'applicazione delle stesse misure può rafforzare la fiducia reciproca tra gli Stati  membri; considerando che allo spirare del periodo di dieci anni, eventuali misure nazionali nel settore non  devono arrecare pregiudizio al principio della libera circolazione dei servizi, ostacolando la  ricezione o la ritrasmissione di programmi televisivi provenienti da altri Stati membri; considerando che le aliquote di opere europee debbono essere raggiunte tenendo conto delle realtà  economiche; che, di conseguenza, per conseguire tale obiettivo merita predisporre un sistema  incentrato sulla progressività; considerando che occorre tenere conto della natura specifica dei programmi diffusi esclusivamente  in una lingua diversa da quelle degli Stati membri; considerando che la questione dei termini peculiari a ciascuna forma di utilizzazione televisiva di  opere cinematografiche rienta in primo luogo nella sfera della libertà contrattuale; che, tuttavia,  in mancanza di accordo tra le parti o tra gli ambienti professionali interessati, è opportuno  stabilire un calendario adeguato alle esigenze di ciascuna fase di utilizzazione delle opere  anzidette; considerando che la televendita rappresenta un'attività economica importante per l'insieme degli  operatori, come pure uno sbocco effettivo per i beni e i servizi della Comunità e che, quindi,  occorre consentirne lo sviluppo adeguando il regime dei volumi orari; che per provvedere alla piena  tutela degli interessi dei consumatori è essenziale che la vendita sia soggetta ad alcune norme  minime sulla forma ed il contenuto delle trasmissioni; considerando che occorre precisare le norme a tutela dello sviluppo fisico, mentale e morale dei  minorenni; che per rispondere ad obiettivi d'interesse generale che preoccupano gli Stati membri e  la stessa Comunità merita operare una netta distinzione tra i programmi che vanno assolutamente  vietati e quelli che possono essere autorizzati avvalendosi di adeguati mezzi tecnici; considerando che, secondo la costante giurisprudenza della Corte di giustizia  (1), nella nozione  di «prestazione di servizi» di cui agli articoli 59 e 60 del trattato, rienta anche la diffusione  di programmi televisivi, compresi quelli trasmessi via cavo; che secondo l'articolo 3B è opportuno  che, da un lato, l'azione della Comunità non ecceda i limiti di quanto è necessario per il  conseguimento degli obiettivi perseguiti nel campo televisivo e che, dall'altro, venga ribadito il  principio secondo cui gli Stati membri hanno la facoltà di stabilire regole più rigorose o più  dettagliate per quanto riguarda gli enti televisivi che rientrano nella sfera di loro competenza; considerando che secondo l'articolo B del trattato sull'Unione europea uno degli obiettivi di  quest'ultima è di mantenere integralmente l'«acquis communautaire», HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVAArticolo 1 La direttiva 89/552/CEE è così  modificata: 1) L'articolo 1 è così modificato: a) La lettera b) è sostituita dalla seguente: «b) per "pubblicità televisiva" si intende ogni forma di messaggio televisivo trasmesso dietro  compenso o pagamento analogo da un'impresa pubblica o privata nell'ambito di un'attività  commerciale, industriale, artigiana o di una libera professione, allo scopo di promuovere la  fornitura, dietro compenso, di beni o di servizi, compresi i beni immobili, i diritti e le  obbligazioni. Non rientra in tale nozione la televendita». b) È aggiunta la seguente lettera e): «e) Per "televendita" s'intende l'insieme dei programmi e degli annunci televisivi ("spot") che  offrono direttamente al pubblico la vendita, l'acquisto o la locazione di prodotti, ovvero la  fornitura di servizi dietro corrispettivo». 2) L'articolo 2 è sostituito dal seguente: «Articolo 21.  Ciascuno Stato membro vigila a che tutte le trasmissioni televisive delle emittenti  televisive soggette alla sua giurisdizione rispettino le norme della legge applicabile alle  trasmissioni destinate al pubblico in questo Stato membro. 2.  Sono soggette alla giurisdizione di uno Stato membro, le emittenti televisive stabilite sul suo  territorio a condizione che vi siano insediate in pianta stabile e vi esercitino un'attività  economica effettiva. 3.  Sono soggette alla giurisdizione di uno Stato membro anche le emittenti televisive stabilite  fuori del territorio della Comunità, quando sussista uno dei seguenti presupposti: a) Utilizzano una frequenza concessa da detto Stato membro; b) Non utilizzano una frequenza concessa da uno Stato membro, ma si avvalgono di una capacità via  satellite concessa da detto Stato membro; c) Non utilizzano né frequenza né capacità via satellite concessa da uno Stato membro, ma si  avvalgono di un "satellite up-linx" situato in detto Stato membro. 4.  La presente direttiva non si applica alle trasmissioni televisive esclusivamente destinate ad  essere captate in paesi terzi e che non sono ricevute direttamente o indirettamente dal pubblico di  uno o più Stati membri.» 3) È inserito l'articolo 2 bis seguente: «Articolo 2 bisGli Stati membri assicurano la libertà di ricezione e non ostacolano la  ritrasmissione via cavo sul proprio territorio di trasmissioni televisive provenienti da altri  Stati membri per ragioni attinenti ai settori coordinati dalla presente direttiva. Possono prendere, in via provvisoria, adeguati provvedimenti per limitare la ricezione, sospendere  la ritrasmissione di programmi televisivi quando sussistano i seguenti presupposti: a) Una trasmissione televisiva proveniente da un altro Stato membro viola in maniera manifesta,  seria e grave l'articolo 22 o l'articolo 22bis; b) Nel corso dei dodici mesi precedenti, l'ente televisivo ha violato almeno due volte le  disposizioni di cui alla lettera a); c) Lo Stato membro interessato ha notificato per iscritto all'emittente televisiva e alla  Commissione le violazioni contestate, nonché l'intenzione di prendere provvedimenti per limitare la  ricezione o sospendere la ritrasmissione in caso di nuove violazioni; d) Qualora le consultazioni tra lo Stato che effettua la trasmissione e la Commissione non hanno  consentito di raggiungere una composizione amichevole entro quindici giorni dalla notificazione di  cui alla lettera c) e persiste la violazione contestata. Entro due mesi a decorrere dalla notificazione del provvedimento adottato dallo Stato membro, la  Commissione si pronuncia, mediante decisione, in merito alla compatibilità del provvedimento col  diritto comunitario. In caso di decisione negativa, lo Stato membro revoca senza indugio il  provvedimento di cui trattasi. Il disposto del primo comma non pregiudica procedimenti, misure o sanzioni contro la violazione di  cui trattasi, nello Stato membro alla cui giurisdizione è soggetta l'emittente televisiva  interessata.» 4) L'articolo 3 è sostituito dal seguente: «Articolo 31.  Nei confronti degli enti televisivi soggetti alla loro giurisdizione, gli Stati  membri hanno la facoltà di prevedere regole più rigorose o più dettagliate nei settori disciplinati  dalla presente direttiva. Dette regole devono rispettare il diritto comunitario e possono avere  come oggetto in particolare quanto segue: - il conseguimento di obiettivi di politica linguistica; - la considerazione del pubblico interesse nella funzione d'informazione, di educazione, di cultura  e di svago, nonché nella salvaguardia del pluralismo dell'informazione e dei mezzi di  comunicazione. 2.  Nel contesto del rispettivo diritto interno, gli Stati membri vegliano, con mezzi adeguati, a  che le emittenti televisive soggette alla loro giurisdizione, rispettino le disposizioni della  presente direttiva. Ciascuno Stato membro prevede le sanzioni da applicare nei confronti delle emittenti televisive  soggette alla sua giurisdizione, le quali non rispettino le norme di attuazione della presente  direttiva. Le sanzioni devono essere di entità tale da garantire il rispetto di dette norme. 3.  Nei confronti degli enti televisivi soggetti alla loro giurisprudenza, gli Stati membri  prevedono inoltre nella loro legislazione la facoltà di avvalersi di misure provvisorie volte a  porre rimedio alla violazione delle disposizioni della presente direttiva, facendo ricorso, se  necessario, alla sospensione dell'autorizzazione a trasmettere.» 5) L'articolo 4 è sostituito dal seguente: «Articolo 41.  Gli Stati membri vegliano con mezzi appropriati, a che le emittenti televisive  riservino ad opere europee, ai sensi dell'articolo 6, la maggior parte dei tempi di trasmissione,  escluso il tempo dedicato ai notiziari, alle manifestazioni sportive, ai giochi, alla pubblicità o  ai servizi di televendita o di televideo. 2.  Con riguardo ai canali il cui tempo di programmazione, ad esclusione di quello dedicato alla  pubblicità o la televendita, è composto per almeno 1'80  % di opere cinematografiche o di altre  opere dell'immaginazione, di documentari o di disegni animati, gli Stati membri prevedono che in  luogo di adempiere l'obbligo di cui al paragrafo 1, gli enti televisivi possano scegliere di  riservare alle opere europee, ai sensi dell'articolo 6, il 25  % del bilancio destinato alla  programmazione. Ai sensi della presente direttiva per "bilancio destinato alla programmazione" si intende il costo  contabile dell'acquisto o del preacquisto dei diritti di trasmissione televisiva, della produzione  e della coproduzione dell'insieme dei programmi trasmessi dal canale di cui trattasi nel corso  dell'anno di riferimento. 3.  Le proporzioni di cui ai paragrafi 1 e 2 sono raggiunte progressivamente, per tappe, entro tre  anni dalla data di inizio delle trasmissioni del canale di cui trattasi. 4.  Le disposizioni del presente articolo e quelle dell'articolo 5 non si applicano ai canali che  trasmettono esclusivamente in una lingua diversa da quelle degli Stati membri. 5.  A partire dalla data di adozione della presente direttiva, gli Stati membri trasmettono alla  Commissione, ogni due anni, una relazione sull'applicazione del presente articolo e dell'articolo  5. La relazione contiene in particolare una rassegna statistica in merito all'osservanza delle  proporzioni di cui al presente articolo e all'articolo 5 per ciascuno dei canali televisivi  soggetti alla giurisdizione dello Stato membro interessato. Qualora dette proporzioni non siano  state osservate, gli Stati membri comunicano alla Commissione le ragioni, nonché le misure da essi  prese, nei singoli casi, per assicurarsi che l'ente televisivo di cui trattasi le rispetti  effettivamente. La Commissione porta a conoscenza degli altri Stati membri e del Parlamento europeo dette  relazioni, eventualmente corredate di un parere. Essa veglia all'applicazione delle disposizioni  del presente articolo e dell'articolo 5, conformemente al trattato. La Commissione può tener conto,  nel suo parere, in particolare dei progressi compiuti rispetto agli anni precedenti, della parte  detenuta nella programmazione dalle opere di prima diffusione, delle particolari circostanze in cui  si trovano le nuove emittenti televisive, nonché della situazione specifica dei paesi con scarse  capacità di produzione audiovisiva o con area linguistica ristretta.» 6) L'articolo 5 è sostitutito dal seguente: «Articolo 5Gli Stati membri vegliano, con mezzi appropriati, a che le emittenti televisive  riservino alle opere europee, realizzate da produttori indipendenti dalle emittenti stesse, almeno  il 10  % dei loro tempi di trasmissione, escluso il tempo dedicato ai notiziari, alle  manifestazioni sportive, ai giochi, alla pubblicità, alla televendita o ai sevizi di televideo,  oppure, alternativamente, riservino alle stesse opere almeno il 10  % del bilancio destinato alla  programmazione. Detta proporzione viene raggiunta riservando una proporzione di almeno il 50  % ad opere recenti,  vale a dire a quelle diffuse entro "cinque anni dalla loro produzione".» 7) L'articolo 6 è così modificato: a) Al paragrafo 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente: «a) le opere originarie di Stati membri»; b) Il paragrafo 3 è sostituito dal seguente: «3.  Le opere di cui al paragrafo 1, lettera c), sono le opere realizzate in via esclusiva, od in  coproduzione con produttori stabiliti in uno o più Stati membri, da produttori stabiliti in uno o  più paesi terzi europei con il quale la Comunità ha concluso accordi nel settore audiovisivo,  qualora dette opere siano realizzate essenzialmente con il contributo di autori o lavoratori  residenti in uno o più Stati europei.» c) È inserito il paragrafo 3 bis seguente: «3 bis.  Le opere che non sono opere europee ai sensi del paragrafo 1, ma che sono realizzate in  applicazione di trattati di coproduzione bilaterali, conclusi tra gli Stati membri e paesi terzi,  sono considerate opere europee, a condizione che, la quota a carico dei coproduttori comunitari nel  costo complessivo della produzione sia maggioritaria e che, detta produzione non sia controllata da  uno o più produttori stabiliti al di fuori della Comunità». d) Il paragrafo 4 dopo le parole «le opere che non sono da considerarsi opere europee ai sensi del  paragrafo 1» sono aggiunte le parole «e ai sensi del paragrafo 3 bis». 8) L'articolo 7 è sostituito dal seguente: «Articolo 7I detentori di diritti e gli enti televisivi si accordano sui termini di diffusione  delle opere cinematografiche. In assenza di tale accordo, gli enti televisivi non trasmettono opere  cinematografiche prima del decorso dei termini seguenti, a partire dall'inizio della programmazione  dell'opera di cui trattasi nelle sale di proiezione di uno degli Stati membri: a) Sei mesi per i servizi con pagamento per ogni seduta ("pay-per-view"); b) Dodici mesi per i servizi di televisione a pagamento periodico, diversi da quelli di cui alla  lettera a); c) Diciotto mesi per i servizi diversi da quelli di cui alle lettere a) e b). Gli Stati membri vegliano a che gli enti televisivi soggetti alla loro giurisdizione rispettino le  precedenti disposizioni.» 9) L'articolo 8 è soppresso. 10) Il titolo del capitolo IV è sostituito dal seguente: «Pubblicità televisiva sponsorizzazione e televendita». 11) All'articolo 11 il paragrafo 3 è sostituito dal seguente: «3.  La trasmissione di un lungometraggio cinematografico può essere interrotta soltanto una volta  su di un periodo completo di quarantacinque minuti. È autorizzata un'altra interruzione se la loro  durata programmata supera di almeno venti minuti due o più periodi completi di quarantacinque  minuti». 12) All'articolo 12 l'alinea è sostituito dal seguente: «La pubblicità televisiva e la televendita non devono:». 13) Gli articoli 13 e 14 sono sostituiti dai seguenti: «Articolo 13È vietata qualsiasi forma di pubblicità televisiva e di televendita per le sigarette e  per gli altri prodotti del tabacco. Articolo 14Sono vietati la pubblicità televisiva, la televendita per medicinali e cure mediche  disponibili unicamente dietro ricetta medica nello Stato membro alla cui giurisdizione è soggetta  l'emittente televisiva». 14) L'articolo 15 è così modificato: a) L'alinea è sostituito dal seguente: «La pubblicità televisiva e la televendita di bevande alcooliche devono conformarsi ai seguenti  criteri:». b) Non riguarda la versione italiana. 15) L'articolo 16 è così modificato: a) L'alinea è sostituito dal seguente: «La pubblicità televisiva e la televendita o non devono arrecare pregiudizio morale o fisico ai  minori, e devono pertanto rispettare i seguenti criteri posti a loro tutela:». b) Non riguarda la versione italiana. 16) L'articolo 17, paragrafo 2, è sostituito dal seguente: «2.  I programmi televisivi non possono essere sponsorizzati da persone fisiche o giuridiche la cui  attività principale consista nella fabbricazione o vendita di prodotti, ovvero nella fornitura di  servizi, la cui pubblicità sia vietata dall'articolo 13.» 17) L'articolo 18 è sostituito dal seguente: «Articolo 181.  Il tempo di trasmissione dedicato alla pubblicità non deve superare il 15  % del  tempo di trasmissione quotidiano. Questa percentuale può tuttavia arrivare al 20  % se comprende  forme di pubblicità diverse dagli annunci pubblicitari o dagli annunci di televendita inseriti  all'interno di programmi o tra programmi di un servizio non esclusivamente dedicato alla  televendita, a condizione che il volume degli annunci pubblicitari non superi complessivamente il  15  %. 2.  Il tempo di trasmissione dedicato agli annunci pubblicitari all'interno di un determinato  periodo di un'ora d'orologio non deve superare il 20  %.» 18) Sono inseriti gli articoli 18bis e 18 ter seguenti: «Articolo 18bis1.  I programmi e gli annunci di televendita devono essere facilmente  identificabili come tali e, ove siano inseriti in un servizio non esclusivamente dedicato a tale  attività, devono essere nettamente distini, attraverso mezzi ottici acustici, dalle altre  trasmissioni di detto servizio, ivi comprese le trasmissioni di pubblicità. 2.  I programmi e gli annunci di televendita devono essere conformi alle disposizioni della  direttiva del Consiglio (.  .  . relativa alla tutela dei consumatori nel caso di contratti  negoziati a distanza) in particolare per quanto attiene alle informazioni sul contenuto dei  contratti. Articolo 18ter1.  I tempi di trasmissione dedicati ai programmi di televendita, inseriti  all'interno di servizi non esclusivamente dedicati a questa attività non possono essere superiori  alle tre ore per periodo di ventiquattro ore. 2.  I servizi esclusivamente dedicati al televendita non sono soggetti ad alcuna restrizione  oraria.» 19) L'articolo 19 è soppresso. 20) L'articolo 20 è sostituito dal seguente: «Articolo 201.  Fatto salvo il disposto dell'articolo 3, gli Stati membri hanno la facoltà, nel  rispetto del diritto comunitario, di prevedere condizioni diverse da quelle stabilite dall'articolo  11, paragrafi da 2 a 5 e dagli articoli 18 e 18ter per quanto riguarda le trasmissioni destinate  unicamente al territorio nazionale e che non possono essere captate, direttamente o indirettamente,  in uno o più altri Stati membri». 21) L'articolo 21 è soppresso. 22) Il titolo del capitolo V è sostituito dal seguente: «Tutela dei minori e della morale pubblica». 23) L'articolo 22 è sostituito dal seguente: «Articolo 221.  Gli Stati membri prendono i provvedimenti atti a garantire che le emittenti  televisive soggette alla loro giurisdizione non trasmettano programmi o annunci di programmi che  possano nuocere gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori, in particolare  programmi che contengano scene pornografiche o di violenza gratuita. 2.  I provvedimenti di cui al paragrafo 1 si applicano anche agli altri programmi che possono  nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori, salvo che la scelta dell'ora di  trasmissione o qualsiasi altro accorgimento tecnico assicurino che i minori presenti nell'area di  diffusione non possano normalmente vedere o ascoltare tali programmi». 24. Sono inseriti gli articoli 22bis e 22ter seguenti: «Articolo 22bisGli Stati membri vigilano a che le trasmissioni non contengano alcun incitamento  all'odio basato su differenze di razza, sesso, religione o nazionalità. Articolo 22terNella relazione di cui all'articolo 26, la Commissione consacra speciale attenzione  all'applicazione al disposto del presente capitolo.» 25) L'articolo 25 è soppresso. 26) L'articolo 26 è sostituito dal seguente: «Articolo 26Al più tardi alla fine del terzo anno a decorrere dall'adozione della presente  direttiva e, successivamente, ogni due anni, la Commissione presenta al Consiglio, al Parlamento  europeo ed al Comitato economico e sociale, una relazione sull'attuazione della direttiva stessa,  formulando se necessario, ulteriori proposte per adeguarla all'evoluzione del settore  dell'emittenza televisiva.» Articolo 2 1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed  amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi entro un anno a  decorrere dalla data della sua entrata in vigore. Essi ne informano immediatamente la Commissione. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente  direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le  modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri. 2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto  interno che essi adottano nei settori disciplinati della presente direttiva. Articolo 3 La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla  pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Le disposizioni dell'articolo 1, punto 5 hanno un'applicazione effettiva di dieci anni dall'entrata  in vigore della presente direttiva. Articolo 4 Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva. (1)  GU n. L 298 del 17. 10. 1989, pag. 23.  (2)  Raccolta della giurisprudenza della Corte 1991, pag. I-3905, punto 20 della motivazione (1)  Vedi sentenze nelle cause 33/74, Van Binsbergen (Raccolta della giurisprudenza della Corte  1974, pag. I-1299) e C-23/93 TV 10 (Raccolta della giurisprudenza della Corte 1994, pag. I-4795).  (1)  Sentenza nelle cause 155/73, Sacchi (Raccolte della giurisprudenza della Corte 1974, pag. 409)  e 52/79, Debauve - (Raccolta della giurisprudenza della Corte 1980, pag. 833).