CELEX: 51996PC0005
Language: it
Date: 1996-01-15
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di carbone attivato in polvere originario della Republica popolare cinese e che decide la riscossione definitiva del dazio provvisorio imposto su tali importazioni

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                              Bruxelles, 15.01.1996
                                              COM(96) 5 def.
                                 Proposta di
                REGOLAMENTO (CEÌ DEL CONSIGLIO
  che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di
carbone attivato in polvere originario della Repubblica popolare cinese
       e che decide la riscossione definitiva del dazio provvisorio
                       imposto su tali importazioni
                      (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                    RELAZIONE
(1) Con il regolamento (CE) n. 1984/95 della Commissione1 è stato istituito un dazio
    antidumping provvisorio sulle importazioni di carbone attivato in polvere
    ("PAC") originario della Repubblica popolare cinese. L'aliquota del dazio
    antidumping provvisorio era pari al 66,8% del prezzo netto franco frontiera
    comunitaria, dazio non corrisposto, ed era basata sul liveiio risultato necessario
    per eliminare il pregiudizio.
(2) Con il regolamento (CE) n. 2736/952 il Consiglio ha prorogato la validità del
    suddetto dazio per un periodo di due mesi.
(3) Dopo la pubblicazione delle misure provvisorie, alcune parti interessate hanno
    presentato nuove osservazioni circa i calcoli relativi al dumping. Ne è conseguita
    una riduzione del margine di dumping determinato dal 71,5% al 69,9%.
(4) Vari argomenti sono stati inoltre presentati dalle parti interessate circa, tra l'altro,
    la comparabilità del prodotto cinese con il PAC prodotto nella Comunità (ossia il
    "prodotto simile") e circa il nesso di causalità tra il pregiudizio subito dai
    produttori comunitari e le importazioni cinesi.
(5) Alcuni dei nuovi argomenti hanno indotto la Commissione a riesaminare i calcoli
    relativi al livello di sottoquotazione e a quello necessario per eliminare il
    pregiudizio. Dalla revisione sono risultati un margine medio di sottoquotazione
    del 21,0% (invece del 23,5%) e un livello del 38,6% (invece del 66,8%) per
    l'eliminazione del pregiudizio.
    GU n. L 192 del 15.8.1995, pag. 14.
    GU n. L 285 del 29.11.1995, pag.2.
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(6) Per quanto        riguarda l'interesse  della Comunità,     su   richiesta di taluni
    importatori/distributori, dopo la pubblicazione delle misure provvisorie sono stati
    contattati diversi utilizzatori per determinare l'andamento del loro consumo di
    PAC e il modo in cui il PAC cinese viene considerato sul mercato.
(7) Tuttavia, né le nuove informazioni fornite né gli argomenti presentati sono stati
    tali da modificare le principali conclusioni esposte nel regolamento del dazio
    provvisorio; queste pertanto sono confermate nell'acclusa proposta di regolamento
    relativo all'istituzione di un dazio definitivo.
(8) Dato che la percentuale necessaria per eliminare il pregiudizio, quale riveduta,
    risulta inferiore rispetto al margine di dumping riveduto, l'aliquota del dazio
    antidumping definitivo dovrebbe essere basata sulla suddetta percentuale, pari al
    38,6%. Inoltre, gli importi depositati a titolo di dazio provvisorio a norma del
    regolamento (CE) n. 1984/95 dovrebbero essere riscossi in ragione dell'aliquota
    del dazio che sarà istituito a titolo definitivo. Gli importi depositati dovrebbero
    essere svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio definitivo.
(9) Si presenta pertanto al Consiglio una proposta riguardo all'istituzione di un dazio
    antidumping definitivo pari al 38,6% sulle importazioni di PAC originario della
    Repubblica popolare cinese.
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                    REGOLAMENTO (CE) N.                DEL CONSIGLIO
           che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di
         carbone attivato in polvere originario della Repubblica popolare cinese
                 e che decide la riscossione definitiva del dazio provvisorio
                                  imposto su tali importazioni
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1251/952, in
particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'I 1 luglio 1988, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non
membri della Comunità economica europea3, modificato da ultimo dal regolamento (CE)
n. 522/944, in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato
consultivo,
considerando quanto segue:
         GU n. L 349 del 31.12.1994, pag. I.
         GU n. L 122 del 2.6.1995, pag. 1.
         GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 1.
         GU n. L 66 del 10.3.1994, pag. 10.
 ---pagebreak---                           A. MISURE PROVVISORIE
(1) Con il regolamento (CE) n. 1984/955, in appresso denominato "regolamento del
    dazio provvisorio", la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio
    sulle importazioni nella Comunità di carbone attivato in polvere (in appresso
    denominato "PAC") originario della Repubblica popolare cinese, di cui al codice
    NC ex 3802 10 00.
    Con il regolamento (CE) n. 2736/956 il Consiglio ha prorogato la validità di detto
    dazio per un periodo di due mesi.
(2) Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio un esportatore cinese, i
    denunziami e altre parti interessate hanno presentato osservazioni scritte,
    rendendo noto il loro punto di vista sulle conclusioni provvisorie. Le parti che ne
    hanno fatto richiesta sono state sentite dalla Commissione. In particolare, nove
    importatori/distributori, membri dell'Associazione delle società europee
    importatrici di carbone attivato (in appresso "CACIC), hanno presentato
    osservazioni comuni circa le conclusioni della Commissione.
    GUn. L I 92 del 15.8.1995, pag. 14.
6
    GU n. L 285 del 29.11.1995, pag. 2.
 ---pagebreak--- (3) Inoltre, dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, una società con sede
    negli Stati Uniti ha fatto presente alla Commissione di aver iniziato ad esportare
    PAC prodotto in società mista nella Repubblica popolare cinese con etichetta
    registrata verso la Comunità nel 1994 (ossia dopo il periodo dell'inchiesta) e ha
    chiesto l'esenzione dall'eventuale dazio definitivo. La società è stata informata che
    tale esenzione avrebbe potuto essere concessa soltanto dopo che fosse stato
    chiesto e svolto un riesame ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 4 del regolamento
    (CE) n. 3283/94. Inoltre, poiché il presente procedimento riguarda esportazioni da
    un paese non retto da un'economia di mercato, la società è stata informata che
    avrebbe anche dovuto dimostrare alle istituzioni comunitarie che, nel suo caso
    specifico, era giustificato un trattamento individuale. Tuttavia, alcune
    osservazioni di carattere generale fatte dalla società erano state presentate anche
    da altre parti interessate ed erano quindi, ove opportuno, già state prese in
    considerazione.
(4) Come indicato nel punto 76 del regolamento del dazio provvisorio, a quello stadio
    dell'inchiesta nessun utilizzatore industriale o pubblico di PAC aveva presentato
    osservazioni alla Commissione. Dopo l'istituzione del dazio antidumping
    provvisorio, invece, parecchi di tali utilizzatori hanno comunicato le loro
    osservazioni alla Commissione.
 ---pagebreak---     Inoltre, alcuni importatori/distributori hanno sostenuto che la Commissione
    avrebbe dovuto rivolgersi agli utilizzatori "principali" di PAC per ottenere
    informazioni sull'andamento dei loro consumi negli ultimi anni e per sapere come
    essi consideravano il PAC cinese rispetto a quello prodotto nella Comunità.
    Trattandosi di una richiesta che la Commissione poteva accogliere, un semplice
    questionario è stato inviato a molti utilizzatori di PAC con sede nella Comunità.
    In totale la Commissione si è rivolta a ventidue utilizzatori di sei Stati membri.
    Osservazioni o risposte significative sono state trasmesse soltanto da dodici di
    essi, che rappresentano il 6% circa del consumo comunitario totale. Le
    informazioni supplementari raccolte sono esposte in modo dettagliato più avanti
    nei punti da 62 a 66 del presente reglamento.
(5) La Commissione ha continuato a chiedere e verificare ogni altra informazione da
    essa ritenuta necessaria ai fini delle conclusioni definitive e ha inoltre riesaminato
    alcuni aspetti dei calcoli fatti nel regolamento del dazio provvisorio per la
    determinazione del dumping, della sottoquotazione e dell'aliquota necessaria per
    eliminare il pregiudizio. Le parti sono state informate della revisione effettuata,
    nonché dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva
    raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo e la riscossione
    definitiva degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio. Alle parti è stato
    inoltre concesso un periodo di tempo entro il quale comunicare le loro
    osservazioni in seguito alle informazioni ricevute. Le osservazioni trasmesse sono
    state esaminate e, ove opportuno, le conclusioni della Commissione sono state
    modificate di conseguenza.
 ---pagebreak---                          B. QUESTIONI PROCEDURALI
(6) Per quanto riguarda l'avvio dell'inchiesta, la CACIC ha affermato che la denuncia
    presentata dal Consiglio europeo delle federazioni dell'industria chimica (in
    appresso "CEFIC") era "sostanzialmente incompleta", conteneva "affermazioni
    false" e ometteva "diversi dati pertinenti che avrebbero impedito alla
    Commissione di avviare l'inchiesta". A sostegno di queste affermazioni la CACIC
    ha asserito che i denunzianti avevano omesso nome e indirizzo di importatori loro
    noti di diversi Stati membri e che, di conseguenza, tali importatori non avevano
    potuto partecipare all'inchiesta. La CACIC ha inoltre sostenuto che la
    Commissione, pur essendo stata informata dei numerosi indirizzi errati e dati
    inesatti figuranti nella denuncia, non aveva preso misure sufficienti per esaminare
    la situazione in tutti gli Stati membri.
    La CACIC ha altresì asserito che la Commissione aveva respinto la
    collaborazione di un importatore/distributore svedese e che, quindi, il
    regolamento del dazio provvisorio non considerava la situazione di tutti i mercati
    comunitari. Pertanto la CACIC riteneva che detto regolamento non soltanto
    violava i diritti degli importatori dei nuovi Stati membri, ma era anche incompleto
    in termini di analisi di mercato.
 ---pagebreak--- (7) Per quanto riguarda l'osservazione della CACIC circa gli importatori omessi dalla
    denuncia, si fa presente che quando la Commissione, all'inizio del procedimento,
    è stata informata dell'esistenza di tali società si è immediatamente provveduto ad
    inviare loro dei questionari. Nella fase iniziale di un'inchiesta la Commissione
    non può essere a conoscenza di tutti gli importatori o esportatori interessati dal
    procedimento, in quanto in un primo momento essa si basa sulle informazioni
    contenute nella denuncia. Nella fattispecie la Commissione era convinta che il
    denunziante avesse fornito tutte le informazioni pertinenti in suo possesso. Si
    ricorda inoltre che uno degli scopi dell'avviso di apertura di un procedimento
    antidumping pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee è quello
    di invitare tutte le parti interessate a manifestarsi e a partecipare al procedimento.
    Quanto all'osservazione della CACIC circa l'inesatta indicazione nella denuncia
    dell'indirizzo di alcune parti interessate, si noti che la Commissione, quando è
    stata informata degli errori da uno degli importatori noti, ha nuovamente spedito
    il questionario alle società in questione.
    Quanto inoltre all'asserito rifiuto da parte della Commissione della collaborazione
    di un importatore/distributore svedese, occorre precisare che la società in
    questione si è manifestata nel febbraio 1995 ed è stata informata che, essendo
    l'inchiesta ad uno stadio avanzato, essa non poteva rispondere al questionario. Le
    è stato tuttavia comunicato che le sue osservazioni sarebbero state ben accette,
    specialmente riguardo all'interesse della Comunità. Successivamente, la società ha
    contattato di nuovo la Commissione soltanto dopo l'istituzione del dazio
    provvisorio e ha effettivamente dichiarato di non aver effettuato importazioni di
    PAC dalla Repubblica popolare cinese durante il periodo dell'inchiesta.
 ---pagebreak--- (8) Alla luce di quanto precede, si ritiene che il diritto di difesa di tutte le parti
    interessate sia stato rispettato. Per quanto riguarda l'osservazione che l'inchiesta
    della Commissione non avrebbe considerato tutti i mercati e che pertanto l'analisi
    sarebbe incompleta, la questione è trattata più avanti nel punto 67 del presente
    regolamento.
             C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(9) Alcune parti hanno ribadito che il PAC cinese non deve essere considerato un
    prodotto simile al PAC prodotto nella Comunità (o a quello prodotto negli Stati
    Uniti, paese analogo). Dette parti hanno osservato che, viste le svariate qualità di
    PAC sul mercato e considerata la diversità dei relativi metodi di produzione, delle
    materie prime utilizzate e delle caratteristiche tecniche conferite al prodotto finito,
    la Commissione aveva operato un'eccessiva semplificazione considerando tutte le
    qualità un unico prodotto simile.
 ---pagebreak---                                            8
(10) Un importatore/distributore ha ribadito che la qualità di PAC cinese "GA"
     (chimicamente attivato con lo zinco) è estremamente efficace per il trattamento
     delle acque di rifiuto, in particolare rispetto al PAC prodotto nella Comunità
     generalmente utilizzato a tale scopo. La società pertanto ha nuovamente sostenuto
     che la qualità di PAC cinese in questione non deve essere considerata simile a
     quelle prodotte nella Comunità. A questo proposito, un utilizzatore principale ha
     affermato che la qualità di PAC cinese da lui acquistata per il trattmaento delle
     acque di rifiuto dall'importatore/distributore in questione era, in termini
     economici, migliore di certe qualità prodotte nella Comunità. Più precisamente, il
     PAC cinese in oggetto era di migliore qualità e aveva un prezzo competitivo
     rispetto ad alcune qualità prodotte nella Comunità. Questo fatto ovviamente non
     implica che nella Comunità non vengano prodotti tipi di migliore qualità, bensì
     semplicemente che i tipi di qualità analoga prodotti nella Comunità sono più
     costosi e non sono quindi in genere utilizzati per il trattamento delle acque di
     rifiuto.
     Secondo il medesimo importatore/distributore, inoltre, la qualità "GA" non
     sarebbe un prodotto simile in quanto, essendo di purezza inferiore rispetto al PAC
     attivato chimicamente nella Comunità con acido fosforico, non sarebbe adatta a
     molte applicazioni per le quali viene utilizzato il PAC prodotto nella Comunità.
(11) In relazione alle osservazioni sopra esposte si fa presente, sulla base dell'inchiesta,
     che la qualità "GA" era venduta nella Comunità a vari tipi di utilizzatori ai quali i
     produttori comunitari vendono anche le loro qualità di PAC (ad es. industria
     alimentare, industria chimica, trattamento dell'acqua). Inoltre, l'unico esportatore
     cinese che ha collaborato all'inchiesta ha dichiarato che la sua qualità "GA" è
     adatta a molti scopi, compreso l'impiego nell'industria chimica, farmaceutica e
     alimentare. Ciò è stato anche confermato durante l'inchiesta da alcuni
     importatori/distributori.
 ---pagebreak--- (12) Un altro distributore ha sostenuto che il PAC cinese "GA" è una qualità molto
     efficiente nella produzione del vino e che, poiché nella Comunità non viene
     prodotto PAC attivato con lo zinco, tale qualità non dovrebbe essere considerata
     un prodotto simile. A tale riguardo si rileva che, anche se non vi è produzione
     comunitaria di PAC attivato chimicamente con lo zinco (v. punti da II a 17 del
     regolamento del dazio provvisorio), dall'inchiesta è emerso che esistono qualità
     prodotte nella Comunità equivalenti che sono state attivate con acido fosforico e
     messe a punto specificamente per l'industria del vino. Questo fatto è stato
     indirettamente ammesso dal distributore stesso quando ha sostenuto che un dazio
     antidumping elevato sul PAC cinese lo avrebbe costretto ad uscire dal mercato
     comunitario lasciando soltanto i due principali produttori comunitari a concorrere
     tra loro per la vendita di questo particolare tipo di PAC.
(13) È stato anche osservato che il confronto tra il PAC attivato chimicamente
     prodotto negli Stati Uniti e quello prodotto nella Repubblica popolare cinese era
     inappropriato in quanto gli attivatori chimici usati nei due paesi per la produzione
     di PAC sono diversi. A questo proposito si considera che, pur non essendo gli
     attivatori chimici sempre gli stessi, il metodo di produzione usato è simile (v.
     punto 13 del regolamento del dazio provvisorio). Inoltre, le materie prime usate
     negli Stati Uniti sono identiche a quelle usate nella Repubblica popolare cinese.
     Ne conseguono prodotti finiti sufficientemente simili per essere comparabili.
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(14) Sulla base di quanto precede si conclude che, anche se possono esservi alcune
     differenze tra le qualità di PAC importate dalla Repubblica popolare cinese e
     quelle prodotte negli Stati Uniti, come già indicato nei punti 18 e 19 del
     regolamento del dazio provvisorio, i prodotti finiti rimangono comunque
     sufficientemente analoghi per quanto riguarda le loro caratteristiche fisiche da
     poter essere tutti considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12
     del regolamento (CEE) n. 2423/88. Tutti gli argomenti esposti nei precedenti
     punti del presente regolamento riguardano soltanto potenziali differenze nella
     qualità e, inoltre, nessuna delle parti interessate ha fornito prove del fatto che il
     PAC cinese importato non sia direttamente concorrente del PAC prodotto nella
     Comunità e negli Stati Uniti. Di conseguenza, le conclusioni dei punti 17, 20 e 21
     del regolamento del dazio provvisorio sono confermate.
                          D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(15) Non sono stati ricevuti ulteriori argomenti in relazione al punto 22 del
     regolamento del dazio provvisorio. Le conclusioni ivi contenute sono pertanto
     confermate.
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                                    E. DUMPING
                    1. Valore normale - scelta del paese analogo
(16) Alcune parti interessate hanno contestato la scelta degli Stati Uniti come paese
     analogo nel caso in esame, sostenendo che i grandi impianti moderni americani
     non potevano essere messi a confronto con le più piccole unità produttive
     tradizionali della Repubblica popolare cinese e che le differenze nel costo di
     investimento e deprezzamento negli Stati Uniti rendevano "assurdo" qualsiasi
     confronto di tal genere.
(17) L'argomento addotto tuttavia prescinde totalmente dal fatto che la Repubblica
     popolare cinese è un paese non retto da un'economia di mercato e che vari aspetti
     inerenti ai fattori della produzione e alla produzione di un produttore sono
     direttamente controllati dallo Stato. Questo intervento impedisce la
     determinazione di prezzi e costi interni attendibili e per tale ragione si sceglie un
     paese analogo ai fini della determinazione del valore normale. La Commissione
     utilizza comunque il paese analogo più indicato secondo le circostanze del caso e,
     se necessario, effettua gli opportuni adeguamenti. Nella fattispecie, per le ragioni
     esposte nel punto 25 del regolamento del dazio provvisorio, la scelta degli Stati
     Uniti come paese analogo è stata ritenuta adeguata .
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(18) In relazione alla scelta del paese analogo le medesime parti hanno anche asserito
     che le società statunitensi non identificate che hanno collaborato erano collegate
     ai produttori comunitari e che tale circostanza non favoriva l'obiettività dei
     risultati. Nonostante le richieste in tal senso, la Commissione non può rivelare il
     nome dei produttori statunitensi che hanno collaborato dal momento che i loro
     prezzi medi di vendita interni (e le specifiche tecniche delle qualità prese in
     considerazione per il confronto del valore normale) sono stati comunicati agli
     importatori e all'esportatore cinese che ha collaborato. Divulgare anche il loro
     nome costituirebbe una violazione della segretezza. Si ricorda d'altra parte che la
     Commissione ha effettuato visite presso i produttori in questione e che i dati
     forniti sono stati verificati in loco. Inoltre, le vendite interne sulle quali è stato
     basato il calcolo del valore normale erano remunerative, effettuate solo ad
     acquirenti non collegati e rappresentative dei prezzi praticati sul mercato interno
     degli Stati Uniti. Pertanto, la questione se i produttori statunitensi in oggetto
     fossero o meno collegati ai produttori comunitari è del tutto irrilevante.
(19) Un'altra parte interessata ha chiesto per quale ragione invece degli Stati Uniti non
     fosse stata scelta come paese analogo la Malaysia, il cui prezzo medio
     all'esportazione verso la Comunità, quale indicato dai dati Eurostat durante il
     periodo dell'inchiesta (dal 1° gennaio al 31 dicembre 1993), era inferiore a quello
     della Cina nello stesso periodo. La medesima parte ha anche proposto di utilizzare
     il prezzo medio all'esportazione malaysiano (ottenuto da Eurostat) per la
     determinazione del valore normale del PAC cinese attivato a vapore. Ha inoltre
     sostenuto che, poiché la Malaysia non produce PAC attivato chimicamente, si
     dovrebbe utilizzare, per determinare il valore normale del PAC cinese attivato
     chimicamente, un prezzo all'esportazione teorico di un corrispondente PAC
     malaysiano.
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(20) La proposta di determinare il valore normale in Malaysia sulla base di un prezzo
     medio all'esportazione ottenuto da Eurostat per molte qualità diverse non note
     (che potrebbero non tutte essere tipi di PAC) contrasta con la richiesta di tutte le
     altre parti interessate, ossia che i confronti necessari ai fini della determinazione
     del dumping e del pregiudizio siano effettuati sulla base di dati relativi a singole
     qualità di PAC comparabili, separatamente per ciascuno dei due metodi di
     attivazione. Di conseguenza, la proposta non ha potuto essere accettata.
(21) Un'altra ragione per la quale nella fattispecie non è stata scelta la Malaysia come
     paese analogo è esposta nel punto 25 del regolamento del dazio provvisorio. D
     principale produttore malaysiano di PAC noto alla Commissione, pur essendo
     stato contattato, non ha infatti risposto alla richiesta di informazioni della
     Commissione. Si noti inoltre che, secondo le informazioni disponibili, la
     Malaysia produce soltanto PAC attivato a vapore, mentre gli Stati Uniti, come la
     Repubblica popolare cinese, producono e vendono sul mercato interno sia qualità
     di PAC attivato a vapore che qualità di PAC attivato chimicamente.
(22) Di conseguenza, le conclusioni relative alla scelta del paese analogo esposte nel
     punto 26 del regolamento del dazio provvisorio sono confermate.
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                                  2. Valore normale
(23) Ai fini delle conclusioni definitive, il valore normale è stato determinato sulla
     base dei metodi di cui ai punti 27 e 28 del regolamento del dazio provvisorio.
                              3. Prezzo all'esportazione
(24) L'unico esportatore cinese che ha collaborato all'inchiesta ha presentato una
     domanda debitamente giustificata relativa all'inesatta attribuzione di una
     commissione ad alcune transazioni d'esportazione nel calcolo del prezzo
     all'esportazione. È stato quindi effettuato un opportuno adeguamento.
(25) Nessun'altra osservazione è pervenuta in relazione alle risultanze di cui ai punti da
     29 a 32 del regolamento del dazio provvisorio. Tali risultanze sono pertanto
     confermate.
                                     4. Confronto
(26) La Commissione ha fornito, su richiesta, a tutte le parti interessate informazioni
     supplementari circa le specifiche tecniche e gli impieghi di base di alcune qualità
     di PAC prodotte negli Stati Uniti che erano state usate per il confronto dei
     prodotti.
(27) Alcune parti hanno sostenuto che i confronti effettuati tra i prezzi all'esportazione
     cinesi e i valori normali erano basati su inammissibili semplificazioni. Esse hanno
     ribadito che dovevano essere effettuate analisi di laboratorio esterne per
     consentire quello che esse ritenevano un "confronto equo" tra qualità cinesi e
     degli Stati Uniti per il calcolo del dumping e tra qualità cinesi e della Comunità
     per il calcolo della sottoquotazione e della vendita sottocosto (v. i punti 35, 46 e
     47 del regolamento del dazio provvisorio).
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(28) Si noti che l'importatore/distributore che per primo ha proposto il ricorso ad
     analisi di laboratorio esterne aveva egli stesso fatto confronti tra qualità di PAC
     cinesi e prodotte nella Comunità nelle osservazioni presentate alla Commissione
     nel 1994 e aveva persino indicato una qualità di PAC prodotta negli Stati Uniti
     che considerava comparabile al prodotto cinese. La Commissione ha usato alcuni
     di tali confronti in caso di prodotti con specifiche commerciali e impieghi di base
     apparentemente simili. Soltanto nel gennaio 1995 la medesima società ha
     avanzato la proposta di analisi di laboratorio esterne.
     A questo proposito si ricorda che dall'inchiesta è emerso che le differenti qualità
     di PAC, indipendentemente dalla loro origine, sono praticamente intercambiabili
     per quanto riguarda le loro applicazioni di base. Come indicato nei punti 14 e 15
     del regolamento del dazio provvisorio, qualità diverse di PAC vendute per le
     stesse applicazioni possono anche presentare alcune differenze nelle loro
     particolari specifiche tecniche e spetta all'utilizzatore scegliere la qualità di PAC
     più vantaggiosa in termini di costo per le sue esigenze. Tali differenze figurano
     nei fogli illustrativi forniti dai produttori o dagli importatori/distributori per
     informazione generale dell'utilizzatore o acclusi alle fatture, ai contratti d'acquisto
     ecc.. La Commissione si è basata su tali fogli illustrativi e sulle applicazioni di
     base note per confrontare i prezzi di qualità di PAC apparentemente simili,
     evitando in tal modo, su richiesta di alcune parti interessate, l'uso di prezzi medi
     generali. Si è pertanto concluso che approfondite analisi di laboratorio non
     apporterebbero ulteriori elementi significativi per questo specifico aspetto
     dell'inchiesta.
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(29) La medesima società ha chiesto di poter incontrare i denunzianti e "possibilmente
     un'autorità neutra" per discutere del confronto dei prodotti. Poiché tale eventualità
     è prevista dall'articolo 7, paragrafo 6 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la
     Commissione ha trasmesso la richiesta ai denunzianti. Il CEFIC tuttavia ha
     dichiarato che non considerava l'incontro necessario in quanto riteneva di aver già
     fornito alla Commissione tutte le informazioni pertinenti e le valutazioni tecniche
     a sua disposizione per effettuare validi confronti. Nessun incontro ha quindi avuto
     luogo tra le parti direttamente interessate.
(30) Benché tutte le parti interessate, tra cui in particolare gli importatori/distributori
     (che hanno anche una sufficiente competenza in materia di PAC cinese,
     comunitario e persino statunitense), siano state invitate a proporre con la debita
     giustificazione specifici confronti alternativi o anche adeguamenti per differenze
     nelle caratteristiche fisiche tra le diverse qualità di PAC, è stata fornita soltanto
     una quantità limitata di informazioni pertinenti. Queste tuttavia hanno fatto
     sorgere dei dubbi sull'adeguatezza del confronto effettuato dalla Commissione per
     una qualità di PAC cinese attivato a vapore e, di conseguenza, la Commissione ha
     modificato il confronto relativo alla qualità in questione.
(31) Si ritiene pertanto che i confronti per singole qualità effettuati dalla Commissione
     sulla base delle specifiche tecniche commerciali disponibili e degli impieghi noti
     debbano essere mantenuti.
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(32) È stato anche osservato che i prezzi vigenti sul mercato statunitense utilizzati per
     calcolare il margine di dumping non erano relativi allo stesso stadio commerciale
     e che si dovevano pertanto effettuare gli opportuni adeguamenti. In particolare è
     stato sostenuto che un importatore/distributore di PAC cinese nella Comunità non
     svolge la stessa funzione di un distributore di PAC di origine statunitense negli
     Stati Uniti e che spese quali reimballaggio, magazzinaggio, finanziamento,
     assistenza tecnica/sviluppo e assicurazione della qualità sono tutti elementi
     incorporati nei prezzi di vendita interni dei produttori statunitensi, ma non nel
     prezzo cinese all'esportazione. Le parti che hanno sollevato la questione non
     hanno tuttavia proposto livelli specifici per gli adeguamenti in questione.
(33) In termini generali, si noti che la Commissione ha determinato il valore normale
     sulla base dei prezzi interni degli Stati Uniti reso distributore (ossia allo stesso
     livello di vendita delle esportazioni cinesi agli importatori/distributori della
     Comunità). A norma dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento (CEE) n.
     2423/88, possono essere effettuati adeguamenti soltanto in considerazione delle
     differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi (ad es. nelle spese di
     vendita). A questo riguardo, come indicato nel punto 34 del regolamento del
     dazio provvisorio, la Commissione ha adeguato i prezzi interni degli StatiUniti
     utilizzati per il confronto in modo da tener conto di tutti gli sconti, gli abbuoni, le
     commissioni e le spese di imballaggio.
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(34) Per quanto riguarda il reimballaggio, dall'inchiesta è emerso che il PAC cinese è
     sempre confezionato in sacchi che vengono spediti verso la Comunità in container
     merci. Tuttavia, alcuni importatori/distributori comunitari hanno sostenuto che i
     sacchi in questione sono di qualità non accettabile per i loro clienti e che pertanto
     prima della vendita occorre provvedere al reimballaggio del prodotto. A tale
     riguardo si noti che, come indicato nel regolamento del dazio provvisorio, la
     Commissione ha già effettuato le necessarie deduzioni dal prezzo interno degli
     Stati Uniti per tutti i costi di imballaggio sostenuti dai produttori statunitensi; non
     possono quindi essere concessi ulteriori adeguamenti o detrazioni.
(35) L'argomento che nei prezzi all'esportazione cinesi, a differenza che in quelli degli
     Stati Uniti, non sono incorporati i costi di magazzinaggio non si considera
     realistico. Si ritiene inevitabile che anche i prezzi all'esportazione cinesi
     contengano un elemento connesso ai costi di magazzinaggio, in quanto il prodotto
     dovrà essere tenuto in deposito fino a quando non si raggiunga un quantitativo
     economicamente redditizio per l'esportazione e/o in funzione dei tempi di
     consegna previsti dai contratti di vendita. Non si ravvisano pertanto differenze
     relative ai costi di magazzinaggio, che si ritengono incorporati sia nei prezzi degli
     Stati Uniti che in quelli cinesi.
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(36)   Per quanto riguarda i costi di finanziamento incorporati nei prezzi interni degli
       Stati Uniti e non nei prezzi all'esportazione cinesi, si fa presente che nel quadro
       dell'economia di mercato tutte le società che svolgono attività di importazione,
       distribuzione, produzione, commercio ecc., devono sostenere questo tipo di spese.
       Altretttanto avverrebbe per gli esportatori e i produttori cinesi se anch'essi
       dovessero operare a condizioni di libero mercato. Non essendo questo il caso,
       l'argomento si ritiene irrilevante ai fini del presente procedimento. Quanto alle
       condizioni di pagamento concesse dagli esportatori cinesi per le esportazioni
       verso la Comunità e dai produttori statunitensi che hanno collaborato per le loro
       vendite interne, esse sono risultate simili. Non occorrono pertanto adeguamenti a
       questo riguardo.
(37)   Circa i costi relativi ad assistenza tecnica/sviluppo e assicurazione della qualità,
       dall'inchiesta è emerso che gli esportatori cinesi, pur garantendo nel contratto di
       vendita la qualità del prodotto consegnato, non forniscono ai clienti né assistenza
       tecnica né sviluppo del prodotto. Poiché il PAC è un prodotto orientato al cliente
       (ossia all'utilizzatore) e molto spesso i produttori sviluppano qualità specifiche in
       funzione delle esigenze di alcuni clienti, si è concluso che i tipi di spesa in
       questione costituiscono una parte delle spese di vendita sostenute dai produttori
       statunitensi anche se contabilizzati sotto la voce "ricerca e sviluppo". Di
       conseguenza è stato effettuato un adeguamento nei prezzi di vendita interni di
     ' ciascun produttore statunitense per tener conto degli effettivi costi sostenuti da
       ciascun produttore per l'assistenza tecnica e lo sviluppo del prodotto.
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                                 5. Margini di dumping
(38) Alla luce delle conclusioni sopra esposte riguardo alla determinazione del valore
     normale e del prezzo all'esportazione e al confronto tra i due, dall'esame
     definitivo dei fatti è emersa l'esistenza di dumping sulle importazioni del prodotto
     in questione originario della Repubblica popolare cinese.
(39) Tenendo conto della modifica effettuata connessa al confronto alternativo per una
     qualità di PAC, della corretta attribuzione di una commissione e dell'adeguamento
     concesso per il valore normale in considerazione delle spese di assistenza tecnica
     e sviluppo del prodotto, il margine di dumping medio ponderato espresso in
     percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è pari
     al 69,9%.
                                    F. PREGIUDIZIO
                              1. Consumo della Comunità
(40) Una parte ha sostenuto che per esaminare l'andamento del consumo nella
     Comunità la Commissione avrebbe dovuto considerare non soltanto il periodo dal
      1990 al periodo dell'inchiesta, bensì anche gli anni precedenti, in quanto in tal
     modo avrebbe riscontrato un calo del consumo (invece del lieve incremento del
     3,3% osservato nel periodo dal 1990 al 1993). Si asserisce che, se l'analisi fosse
     stata effettuata su un periodo più lungo, gli effetti della chiusura di un grande
     stabilimento per la produzione di PAC in Germania prima del 1990 avrebbero
     fatto rilevare un andamento diverso nel consumo della Comunità.
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(41) È prassi delle istituzioni comunitarie esaminare l'andamento del consumo, del
     volume delle importazioni, della quota di mercato, dei prezzi ecc. su un periodo
     di diversi anni (in genere quattro compreso il periodo dell'inchiesta). Questa
     prassi è stata seguita anche nella fattispecie, in quanto ritenuta appropriata per
     fornire un quadro obiettivo dello sviluppo della situazione del mercato per tutte le
     parti interessate. Si noti tuttavia che anche se il periodo considerato fosse esteso e
     l'andamento del consumo risultasse diverso, l'andamento della quota di mercato
     dei produttori comunitari (in diminuzione) e quello delle importazioni cinesi (in
     aumento) rimarrebbero comunque invariati.
(42) Alcuni importatori/distributori hanno anche sostenuto che considerevoli quantità
     di PAC sono state spedite verso la Comunità dalla Repubblica popolare cinese,
     ma non sono mai state effettivamente immesse in "libera pratica" (in quanto
     depositate in un magazzino doganale e poi vendute in paesi terzi). E stato inoltre
     affermato che del PAC cinese era stato immesso in libera pratica nella Comunità,
     ma era poi stato riesportato verso paesi terzi. Per chiarire la situazione, la
     Commissione ha chiesto documenti e dati specifici alle parti interessate. Queste
     tuttavia non hanno fornito le informazioni necessarie che avrebbero consentito
     alla Commissione di individuare l'effettivo anno di importazione delle
     riesportazioni di PAC cinese in questione e di accertare che, come sostenuto, nella
     Comunità erano stati realmente consumati quantitativi di PAC inferiori rispetto a
     quelli rilevati nell'inchiesta della Commissione.
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      2. Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(43) Oltre agli argomenti di cui al precedente considerando, non sono state presentate
     nuove osservazioni circa il volume e la quota di mercato delle importazioni
     oggetto di dumping. Pertanto le conclusioni di cui ai punti da 37 a 44 del
     regolamento del dazio provvisorio sono confermate.
        3. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping e sottoquotazione
(44) Come per i confronti effettuati dalla Commissione ai fini della determinazione del
     dumping, è stato nuovamente sostenuto da alcune parti interessate che i confronti
     tra le qualità di PAC prodotto nella Comunità e le qualità di PAC importato dalla
     Repubblica popolare cinese effettuati per determinare la sottoquotazione
     dovessero essere basati su analisi di laboratorio esterne.
     È stato altresì sostenuto che le specifiche tecniche delle diverse qualità di PAC
     utilizzate dalla Commissione per i confronti erano incomplete.
     Nei punti 46 e 47 del regolamento del dazio provvisorio e da 27 a 31 del presente
     regolamento è stato spiegato perché i confronti effettuati sulla base delle
     specifiche tecniche commerciali disponibili e degli impieghi del PAC in questione
     si ritengono sufficienti ai fini della presente inchiesta. La Commissione ha
     utilizzato le specifiche tecniche commerciali fornite dagli stessi produttori
     comunitari e le specifiche tecniche che generalmente accompagnano i contratti
     d'acquisto degli importatori.
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(45) Si fa inoltre notare che, benché i confronti della Commissione siano stati resi noti
     a tutte le parti interessate molto prima dell'istituzione delle misure provvisorie,
     nessuna di dette parti ha proposto specifici confronti alternativi né adeguamenti
     per differenze nelle caratteristiche fisiche tra diverse qualità di PAC. Si può
     supporre che gli importatori/distributori, che in alcuni casi trattano anche PAC
     prodotto nella Comunità, avessero la competenza necessaria per fornire le
     informazioni suddette qualora lo avessero ritenuto importante.
(46) È stato sostenuto che il prezzo di mercato del PAC cinese nella Comunità è al
     livello di quello dei produttori comunitari o, in alcuni casi, addirittura più elevato.
     Pur essendo possibile che alcune transazioni d'esportazione di talune qualità di
     PAC cinese siano effettuate a livelli di prezzo simili o persino più elevati rispetto
     a quelli di certe transazioni relative ad alcune qualità dei produttori comunitari (v.
     punto 48 del regolamento del dazio provvisorio), non si dovrebbe dimenticare
     che, globalmente, i prezzi all'importazione del PAC cinese oggetto di dumping
     erano notevolmente inferiori rispetto ai prezzi dei produttori comunitari.
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(47) Per quanto riguarda l'effettivo livello di sottoquotazione rilevato, si ricorda che è
     stato effettuato, per ciascuna qualità, il confronto tra la media ponderata dei prezzi
     di vendita netti franco fabbrica praticati dai produttori comunitari nella Comunità
     nei confronti degli utilizzatori e la media ponderata dei prezzi all'importazione per
     ciascuna    qualità cinese equivalente, previo adeguamento ai livelli del prezzo
     netto franco deposito, dazio corrisposto.
     È stato tuttavia osservato che, nel maggiorare i prezzi all'importazione del
     prodotto cinese per renderli franco magazzino e portarli quindi ad un livello e ad
     uno stadio commerciale comparabili ai prezzi di vendita franco fabbrica dei
     produttori comunitari, la Commissione non aveva tenuto conto di tutti i costi
     sostenuti dagli importatori/distributori comunitari né di un appropriato margine di
     profitto. Questa affermazione non è corretta in quanto, come indicato durante
     l'inchiesta alle parti che hanno collaborato, proprio in considerazione di questo
     aspetto è stato aggiunto un adeguamento del 27% ai prezzi all'importazione cif del
     PAC cinese.
(48) La suddetta percentuale rappresenta la media ponderata di tutti i costi indicati
     dagli importatori che hanno collaborato (dazi doganali pagati, trasporto,
     magazzinaggio, reimballaggio, finanziamento, deprezzamento ecc.) e di un equo
     margine      di   profitto    basato    sul    conto    profitti  e   perdite    degli
     importatori/distributori. Tuttavia, conformemente all'adeguamento concesso ai
     fini della determinazione del valore normale per i costi di assistenza tecnica e di
     sviluppo del prodotto in funzione delle esigenze del cliente, che si suppone non
     siano incorporati nei prezzi cinesi, è stato deciso, ai fini del calcolo definitivo
     della sottoquotazione, di dedurre dai prezzi di vendita di ciascun produttore
     comunitario le spese di vendita in questione sostenute dallo stesso durante il
     periodo dell'inchiesta.
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(49) Su tale base sono stati calcolati margini riveduti di sottoquotazione fino al 35%.
     La media ponderata di tali margini riveduti è tuttavia pari al 21 %.
                      4. Situazione dell'industria comunitaria
(50) Non essendo state presentate nuove osservazioni circa produzione, capacità
     produttiva, scorte, vendite e quota di mercato, redditività e occupazione (punti da
     51 a 59 del regolamento del dazio provvisorio), le conclusioni provvisorie in
     materia sono confermate.
                       5. Conclusioni relative al pregiudizio
(51) Alla luce di quanto precede e in assenza di altre osservazioni giustificate, le
     conclusioni esposte nei punti 60 e 61 del regolamento del dazio provvisorio, ossia
     che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo
     4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, sono confermate.
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                          G. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
                        1. Osservazioni di carattere generale
(52) Diverse parti interessate hanno ribadito le loro precedenti osservazioni circa la
     causa del pregiudizio. Esse hanno sostenuto che la Commissione, al momento di
     trarre le conclusioni provvisorie e di comunicare i fatti e le considerazioni
     essenziali in base ai quali intendeva proporre misure definitive, non aveva tenuto
     sufficientemente conto degli argomenti da esse addotti. Come dimostrato più
     avanti, questa obiezione non è fondata poiché gli argomenti in questione sono
     stati esplicitamente trattati dalla Commissione nei punti da 62 a 71 del
     regolamento del dazio provvisorio.
(53) Gli importatori hanno ribadito che tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta la
     domanda di PAC nella Comunità ha registrato una flessione a causa dei progressi
     tecnologici e del crescente uso di carboni attivati riciclabili. Nel punto 70 del
     regolamento del dazio provvisorio la Commissione ha ammesso che possa esservi
     stato un aumento della domanda di tali prodotti alternativi; tuttavia non ne
     consegue necessariamente che la domanda di PAC sia diminuita. Come indicato
     nei punti 42, 62 e 70 del regolamento del dazio provvisorio, tra il 1990 e il
     periodo dell'inchiesta la domanda (ossia il consumo nella Comunità) ha registrato
     un effettivo aumento del 3,3%. In ogni modo, il fattore principale di cui tenere
     conto è il fatto che le vendite dei produttori comunitari sono diminuite, mentre le
     importazioni (e specialmente quelle in dumping dalla Cina) sono aumentate in
     misura significativa.
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(54) È stato inoltre sostenuto che la chiusura di una grande fabbrica tedesca di PAC
     prima del 1990 (punto 40 del presente regolamento) avrebbe determinato un
     aumento delle importazioni cinesi; il partner commerciale del             produttore in
     questione ha infatti asserito di essere stato "costretto" a sostituire il PAC prodotto
     nella Comunità con quello cinese, pur operando anche come distributore di PAC
     prodotto da altri produttori comunitari e come importatore/distributore di PAC
     proveniente da vari paesi terzi. Ammesso che il suddetto partner abbia dovuto
     rivolgersi altrove per acquistare il PAC, una simile giustificazione dell'aumento
     delle importazioni di PAC cinese non modifica il fatto che tali importazioni sono
     state effettuate a prezzi di dumping notevolmente inferiori rispetto ai prezzi dei
     produttori comunitari e tali quindi da causare un pregiudizio notevole.
(55) Con riferimento ai punti 45 e 56 del regolamento del dazio provvisorio, una parte
     ha sostenuto che le importazioni di PAC cinese non possono aver arrecato
     pregiudizio all'industria comunitaria in quanto tra il 1990 e il 1993 il loro prezzo
     medio è aumentato del 10,6% e nello stesso periodo è globalmente aumentato
     anche il prezzo medio di vendita del PAC dei produttori comunitari. A questo
     riguardo si ricorda che nel periodo in questione i prezzi dei produttori comunitari
     sono complessivamente aumentati soltanto dell'1,4% e che in alcuni casi il prezzo
     del PAC prodotto nella Comunità è addirittura diminuito. Tenendo conto della
     significativa sottoquotazione del 21,0% determinata per il 1993, si deve
     concludere che nel 1990 (quando le importazioni cinesi hanno cominciato a
     penetrare nel mercato comunitario) il livello di sottoquotazione fosse ancora più
     elevato e non che non vi sia alcun nesso di causalità tra le importazioni cinesi in
     dumping e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
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(56) È stato poi affermato che le difficoltà finanziarie dei produttori comunitari non
     sono   state  causate   dalle  importazioni   cinesi,  bensì  principalmente    da
     considerevoli aumenti nei costi di produzione e, per uno dei produttori, dal costo
     particolarmente elevato delle materie prime.
     Benché i produttori comunitari dovrebbero poter prevedere di vendere i loro
     prodotti a prezzi che coprono tutti i costi in un mercato in cui vige una
     concorrenza leale, alla luce delle osservazioni fatte da varie parti interessate la
     Commissione ha riesaminato la situazione generale dell'andamento dei costi di
     produzione dei produttori comunitari che hanno collaborato. Si è concluso che per
     rispecchiare i costi normalmente sostenuti, nel determinare il livello necessario
     per l'eliminazione del pregiudizio, certi costi supplementari di carattere
     eccezionale sostenuti per le materie prime da un produttore comunitario durante il
     periodo dell'inchiesta non dovessero essere presi in considerazione. Questa
     impostazione è confermata.
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(57) Alcune parti interessate hanno nuovamente fatto riferimento all'impatto sul
     mercato comunitario delle importazioni di PAC dalla Malaysia a prezzi
     apparentemente bassi. Tuttavia le medesime parti non hanno presentato nuovi
     argomenti rilevanti e si ritiene che il ragionamento esposto nei punti 67 e 68 del
     regolamento del dazio provvisorio costituisca un'adeguata risposta alle
     osservazioni già presentate.
(58) Come indicato nel punto 68 del regolamento del dazio provvisorio, la
     Commissione non disponeva di dati atti a dimostrare che durante il periodo
     dell'inchiesta le esportazioni dalla Malaysia erano effettuate a prezzi di dumping.
     Alcuni elementi di prova forniti alla Commissione riguardo ad esportazioni
     malaysiane assertivamente oggetto di dumping si riferiscono al 1994 (un anno
     dopo il periodo dell'inchiesta) e pertanto nessun nesso tra eventuali pratiche di
     dumping da parte della Malaysia nel 1994 e il pregiudizio subito dall'industria
     comunitaria durante il periodo dell'inchiesta poteva essere stabilito sulla base
     delle prove fornite.
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(59) Alcune parti interessate hanno presentato calcoli intesi a dimostrare che, anche se
     durante il periodo dell'inchiesta invece del totale delle importazioni cinesi fosse
     stato venduto l'equivalente in PAC di produzione comunitaria dai produttori della
     Comunità, questi ultimi avrebbero comunque registrato perdite considerevoli. I
     calcoli presentati tuttavia non tengono conto del fatto che gli effettivi volumi e
     valori di vendita realizzati dai produttori comunitari nel periodo in questione
     sono stati in realtà condizionati dai bassi prezzi delle importazioni cinesi oggetto
     di dumping e non possono pertanto costituire la base di un calcolo teorico di
     questo genere. Il calcolo si ritiene quindi non valido e non atto a dimostrare quale
     avrebbe potuto essere la situazione finanziaria dei produttori comunitari se non vi
     fossero state importazioni di PAC cinese sul mercato della Comunità.
(60) È stato inoltre affermato da alcune parti che i produttori comunitari effettuavano
     vendite di PAC all'esterno della Comunità a prezzi molto più bassi di quelli
     praticati nella Comunità e che, pertanto, il livello del prezzo sul mercato
     comunitario non era l'unica ragione della loro effettiva situazione "economica".
     Come indicato nel punto 69 del regolamento del dazio provvisorio, la
     Commissione ha rilevato che le vendite dei produttori comunitari all'esterno della
     Comunità erano effettuate con profitto e quindi a prezzi ben più elevati di quelli
     del PAC venduto nella Comunità in perdita. Infatti, il prezzo di vendita medio
     ponderato di tutte le qualità di PAC vendute all'esterno della Comunità dai
     produttori comunitari che hanno collaborato è aumentato da 1 792 ECU/t nel
     1990 a 1 839 ECU/t durante il periodo dell'inchiesta. L'argomentazione, quale
     presentata, è quindi basata su presupposti inesatti. Tuttavia, l'impatto della
     diminuzione del volume delle vendite effettuate dai produttori comunitari
     all'esterno della Comunità è riconosciuto nei punti 69 e 71 del regolamento del
     dazio provvisorio.
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                  2. Conclusioni relative alla causa del pregiudizio
(61) Alla luce di quanto precede e in assenza di altri argomenti significativi e
     giustificati si confermano le conclusioni di cui al punto 71 del regolamento del
     dazio provvisorio.
                        H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(62) Come esposto nel punto 4 del presente regolamento, dopo l'istituzione delle
     misure provvisorie la Commissione ha contattato ventidue società, la maggior
     parte delle quali indicate da taluni importatori/distributori come utilizzatori
     "principali" di PAC, aventi sede in sei diversi Stati membri. Hanno fornito
     osservazioni rilevanti o risposto ad un semplice questionario soltanto dodici
     utilizzatori, che rappresentano il 6% circa del consumo comunitario totale.
(63) Per quanto riguarda gli acquisti di PAC, dei dodici utilizzatori suddetti cinque
     hanno dichiarato consumi stabili, quattro in diminuzione e tre in aumento.
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(64) Tra gli utilizzatori che hanno risposto al questionario o presentato osservazioni,
     sette hanno indicato che i prezzi del PAC comunitario e di quello cinese erano
     comparabili, ma soltanto due di essi hanno fornito il nome commerciale delle
     qualità che avevano confrontato. Esaminando le specifiche delle qualità di
     produzione comunitaria confrontate dai due utilizzatori si è tuttavia constatato che
     il prodotto cinese era tecnicamente superiore rispetto a quello prodotto nella
     Comunità e quindi non comparabile ai fini della presente inchiesta.Altri due
     utilizzatori hanno indicato che il PAC cinese è molto meno costoso della stessa
     qualità di PAC prodotto nella Comunità. Tre utilizzatori hanno dichiarato di aver
     scelto il PAC cinese a causa del rapporto qualità-prezzo. D'altro canto, un altro
     utilizzatore ha dichiarato di aver scelto il prodotto comunitario esattamente per la
     stessa ragione. Data la contraddittorietà delle informazioni fornite dagli
     utilizzatori, non è possibile trarne conclusioni decisive.
(65) Inoltre, nonostante specifiche richieste in tal senso, gli utilizzatori non hanno
     fornito osservazioni giustificate circa l'impatto che misure antidumping sul PAC
     cinese potrebbero avere sul loro bilancio operativo. La maggior parte di essi ha
     tuttavia osservato che un dazio antidumping elevato potrebbe comportare
     l'esclusione delle importazioni cinesi dal mercato comunitario, eventualmente con
     una conseguente riduzione del livello di concorrenza.
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(66) A questo proposito si ribadisce che lo scopo delle misure di difesa commerciale è
     quello di eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping sugli scambi e di
     ristabilire un'effettiva concorrenza. Di conseguenza, non si ptrebbero trarre
     conclusioni diverse da quelle esposte nei punti 75 e 76 del regolamento del dazio
     provvisorio.
(67) Un importatore/distributore svedese ha sostenuto che l'istituzione di misure
     antidumping sul PAC cinese avrebbe un effetto fortemente negativo sulla sua
     attività. Tuttavia lo stesso importatore ha dichiarato che durante il periodo
     dell'inchiesta non si registravano importazioni di PAC cinese nel suo ambito di
     vendita scandinavo (Svezia, Finlandia e Danimarca). Inoltre, ha sostenuto che
     nell'inchiesta la Commissione avrebbe dovuto prendere in considerazione anche
     la Svezia e la Finlandia sebbene durante il periodo contemplato non fossero
     membri della Comunità. A questo proposito la Commissione osserva che il
     consumo totale di PAC nei due paesi è stimato approssimativamente a 700 t
     annue, pari al 2% circa del consumo totale della Comunità. Data inoltre l'assenza
     di importazioni di PAC cinese durante il periodo dell'inchiesta, si ritiene che,
     anche se nelle conclusioni si fosse tenuto conto dei dati relativi alle importazioni,
     alle vendite e al consumo dei due nuovi Stati membri, l'impatto di tali dati sarebbe
     stato irrilevante.
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(68) Alla luce di quanto precede si ritiene che le conclusioni tratte dalla Commissione
     nel regolamento del dazio provvisorio circa l'interesse della Comunità debbano
     essere confermate. Non sono infatti emerse ragioni sufficienti per concludere che
     adottare misure definitive non sarebbe nell'interesse della Comunità.
                                    I. IMPEGNO
(69) L'unico esportatore cinese che ha collaborato ha offerto un impegno basato sulla
     combinazione di un prezzo minimo e di un limite quantitativo per le esportazioni
     di PAC attivato chimicamente. L'esportatore ha suggerito che le autorità cinesi
     avrebbero potuto assicurare il controllo del rispetto dell'impegno, ma le autorità in
     questione non hanno dal canto loro assunto nessun impegno in tal senso.La
     proposta tutttavia non specificava nessun prezzo o livello quantitativo, né faceva
     riferimento alle esportazioni di PAC attivato a vapore effettuate dalla società
     verso la Comunità. A questo proposito, si ricorda che esistono molte qualità
     diverse di PAC con prezzi differenti. Un impegno che prevedesse un prezzo
     minimo medio non potrebbe pertanto essere accettato. Inoltre, se fosse stato
     offerto un impegno sulla base delle singole qualità, controllarne l'adempimento
     sarebbe stato praticamente impossibile poiché le qualità esportate verso la
     Comunità non avrebbero potuto essere controllate con riferimento alle statistiche
     ufficiali (che non sono basate sui dati relativi alle importazioni per singole
     qualità).
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(70) Si fa presente che questo esportatore cinese, in realtà una società commerciale,
     pur essendo forse il maggior esportatore di PAC cinese verso la Comunità, non
     rappresenta la totalità e nemmeno la maggior parte delle esportazioni di PAC
     cinese verso il mercato comunitario. Dato che vi sono vari altri esportatori e che
     le stesse autorità cinesi non hanno manifestato l'intenzione di garantire il rispetto
     dell'impegno, questa soluzione non è ritenuta appropriata nel caso in esame.
(71) L'esportatore è stato di conseguenza informato che l'impegno non poteva essere
     accettato. Tale impostazione viene confermata.
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                                        J. DAZIO
(72) Per quanto riguarda il metodo di calcolo dettagliato seguito per determinare il
     livello necessario ai fini dell'eliminazione del pregiudizio, gli effettivi prezzi di
     vendita netti franco fabbrica medi ponderati delle qualità di PAC prodotto nella
     Comunità considerate comparabili          a quelle cinesi   importate     sono stati
     singolarmente aumentati della perdita media ponderata di tutti i produttori
     comunitari fino a livelli che comportavano un adeguato margine di profitto del
     5%. A questo riguardo, il CEFIC ha sostenuto che l'adeguato margine di profitto
     da aggiungere ai prezzi di vendita in pareggio dei produttori comunitari per
     determinare il livello atto ad eliminare il pregiudizio doveva essere basato
     soltanto sulle vendite realizzate con profitto dai produttori comunitari nelle loro
     attività relative al carbone attivato e non su un profitto medio comprendente
     anche le vendite di PAC effettuate in perdita. È stato inoltre osservato che un
     profitto al lordo di imposte del 5% è troppo basso per garantire un adeguato utile
     sugli investimenti, in particolare in quanto nel 1990, prima della significativa
     penetrazione del mercato da parte delle importazioni cinesi, i produttori
     comunitari realizzavano sulle loro vendite di PAC nella Comunità un profitto
     medio del 9,6%.
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(73) A tale riguardo si fa presente che, durante il periodo dell'inchiesta, il margine di
     profitto medio realizzato da ciascuno dei tre produttori comunitari che hanno
     collaborato sul loro giro d'affari complessivo in tutte le attività relative al carbone
     attivato, escluso il PAC venduto in perdita nella Comunità, era compreso tra il
     4,1% e il 5,4%. Inoltre, poiché soltanto il 70% del volume delle vendite di PAC
     perse dai produttori comunitari tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta è stato
     sostituito da importazioni cinesi in dumping, non è ragionevole ai fini del
     presente calcolo, aumentare i prezzi in pareggio dei produttori comunitari
     dell'intero margine di profitto del 9,6% da essi realizzato nel 1990.
(74) Tuttavia, alla luce delle osservazioni di cui sopra fatte da alcune parti interessate,
     certi aspetti del metodo seguito per le misure provvisorie sono stati riesaminati e
     un metodo alternativo si ritiene ora il più appropriato per calcolare livelli di
     prezzo in pareggio (ossia il costo di produzione complessivo) ed equamente
     remunerativi per le diverse qualità dei produttori comunitari confrontate con le
     singole qualità cinesi.
(75) Al riguardo, è stato considerato il costo di produzione complessivo delle singole
     qualità per ciascun produttore comunitario, adeguato se necessario (v. punto 56
     del presente regolamento), e ad esso è stato aggiunto un profitto del 5%. Per
     effettuare confronti corretti, da questi prezzi teorici, remunerativi, sono state
     dedotte le spese di vendita relative all'assistenza tecnica e allo sviluppo del
     prodotto sostenute durante il periodo dell'inchiesta da ciascuno dei suddetti
     produttori (v. punto 48 del présente regolamento).
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(76) Il prezzo medio di vendita franco magazzino (ossia il prezzo all'importazione cif
     più il 27% per la maggiorazione degli importatori/distributori) per ogni qualità
     cinese importata è stato poi confrontato con un unico prezzo remunerativo medio
     ponderato dei produttori comunitari. Tale prezzo unico dei produttori comunitari
     per ogni qualità cinese è stato calcolato ai fini dell'eliminazione del pregiudizio
     utilizzando i prezzi delle singole qualità per produttore comunitario come
     determinati nel punto precedente (ponderati in funzione dei quantitativi venduti
     da ciascun produttore comunitario).
(77) La differenza risultante dal suddetto confronto (ponderata in funzione dei
     quantitativi   importati)  rappresenta l'importo    necessario   per eliminare    il
     pregiudizio. Il totale di questo importo è stato poi espresso in percentuale del
     totale del valore all'importazione cif cinese.
(78) La metodologia di cui sopra è confermata e l'importo riveduto necessario per
     l'eliminazione del pregiudizio, espresso in percentuale del prezzo all'importazione
     franco frontiera comunitaria, è pari al 38,6%.
     Dato che la suddetta percentuale riveduta risulta inferiore al margine di dumping
     riveduto (v. punto 39 del presente regolamento), si dovrebbe istituire il dazio
     antidumping definitivo seguente:
             Repubblica popolare cinese: 38,6%.
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                 K. RISCOSSIONE DEL DAZIO PROVVISORIO
(79) Dati il carattere e il livello del pregiudizio arrecato all'industria comunitaria dalle
     importazioni oggetto di dumping e in considerazione del fatto che le conclusioni
     provvisorie della Commissione sono in gran parte confermate definitivamente, si
     ritiene necessario che gli importi depositati a titolo del dazio antidumping
     provvisorio siano riscossi definitivamente. Poiché l'aliquota del dazio provvisorio
     è superiore a quella del dazio istituito a titolo definitivo, l'importo riscosso non
     deve essere superiore a quello del dazio antidumping definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                         Articolo 1
     È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di carbone attivato
     in polvere di cui al codice NC ex 3802 10 00 (codice addizionale Taric: 3802 10
     00*91) originario della Repubblica popolare cinese.
2.   L'aliquota del dazio antidumping definitivo è pari al 38,6% del prezzo netto,
     franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
     Salvo diversa disposizione, il suddetto dazio è soggetto alle disposizioni vigenti
     in materia di dazi doganali.
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                                           Articolo 2
1.      Gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del
        regolamento (CE) n. 1984/95 sono riscossi definitivamente in ragione
        dell'aliquota del dazio istituito a titolo definitivo.
2.      Gli importi depositati sono svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio
        definitivo.
                                           Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuo degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                                            Per il Consiglio
                                                                                Il Presidente
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                              4-1
                                                                  ISSN .0254-150
                                                              COM(96) 5 dei
                                                DOCUMEN
IT                                                                        02 U
                                             N. di catalogo : CB-CO-96-008-ÏT-
                                                              EBN 92-77-99470-3
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo