CELEX: 62007CJ0552
Language: it
Date: 2009-02-17
Title: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 17 febbraio 2009.#Commune de Sausheim contro Pierre Azelvandre.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Conseil d'État - Francia.#Direttiva 2001/18/CE - Emissione deliberata di organismi geneticamente modificati - Sito dell’emissione - Riservatezza.#Causa C-552/07.

Causa C‑552/07
      Commune de Sausheim
      contro
      Pierre Azelvandre
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d’État (Francia)]
      «Direttiva 2001/18/CE — Emissione deliberata di organismi geneticamente modificati — Sito dell’emissione — Riservatezza»
      Massime della sentenza
      1.        Ambiente — Emissione deliberata di organismi geneticamente modificati — Direttiva 2001/18
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/18, art. 25, n. 4)
      2.        Ambiente — Emissione deliberata di organismi geneticamente modificati — Direttiva 2001/18
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/18, art. 25, n. 4)
      1.        Il regime di trasparenza introdotto dalla direttiva 2001/18, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente
         modificati e che abroga la direttiva 90/220, si riflette in particolare negli artt. 9 nonché 25, n. 4, e 31, n. 3, di tale
         direttiva. Infatti con tali disposizioni il legislatore comunitario ha tentato di istituire non soltanto meccanismi di consultazione
         del pubblico in generale e, se del caso, di determinati gruppi in relazione a una prevista emissione deliberata di organismi
         geneticamente modificati (OGM), ma anche un diritto di accesso del pubblico alle informazioni relative a una siffatta operazione
         nonché la predisposizione di registri pubblici nei quali deve figurare l’ubicazione di ciascuna emissione di OGM.
      
      Risulta altresì dalle disposizioni sopra citate che i diritti in esse enunciati si collegano strettamente alle informazioni
         che devono essere fornite nell’ambito della procedura di notifica cui occorre attenersi per ogni emissione volontaria di OGM
         per qualsiasi fine diverso dalla loro immissione in commercio, in conformità agli artt. 5‑8 della direttiva 2001/18. 
      
      Dal nesso così stabilito tra la procedura di notifica e l’accesso ai dati relativi all’operazione di emissione deliberata
         di OGM prevista risulta che, salvo deroga prevista dalla direttiva in questione, il pubblico interessato può chiedere la divulgazione
         di qualsiasi informazione trasmessa dal notificante nell’ambito della procedura di autorizzazione relativa a una siffatta
         emissione.
      
      Gli Stati membri provvedono, conformemente all’art. 4, nn. 1 e 2, della direttiva 2001/18, affinché siano adottate tutte le
         misure atte ad evitare effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente che potrebbero derivare da un’emissione deliberata
         di OGM e a effettuare una valutazione adeguata degli eventuali rischi ambientali derivanti da una tale operazione.
      
      Quanto al grado di precisione dei dati da fornire, come indicato nell’allegato III della detta direttiva, esso varia in rapporto
         alle caratteristiche della prevista emissione deliberata di OGM.
      
      Pertanto, gli elementi relativi all’ubicazione geografica di un’emissione deliberata di OGM che devono figurare nella notifica
         di quest’ultima rispondono a esigenze dirette a determinare gli effetti concreti di una tale operazione sull’ambiente. Le
         indicazioni riguardanti il sito di una tale emissione devono essere quindi definite rispetto alle caratteristiche di ogni
         operazione e del suo eventuale impatto sull’ambiente. 
      
      Di conseguenza, il «sito dell’emissione», ai sensi dell’art. 25, n. 4, primo trattino, della direttiva 2001/18, è determinato
         da qualsiasi informazione, relativa all’ubicazione dell’emissione, fornita dal notificante alle autorità competenti dello
         Stato membro sul cui territorio deve avvenire l’emissione nel contesto delle procedure di cui agli artt. 6-8, 13, 17, 20 o
         23 della medesima direttiva.
      
      (v. punti 30-32, 34-35, 38-39, dispositivo 1)
      2.        Non si può far valere una riserva relativa alla protezione dell’ordine pubblico o di altri interessi tutelati dalla legge
         per opporsi alla comunicazione delle informazioni indicate nell’art. 25, n. 4, della direttiva 2001/18, sull’emissione deliberata
         nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220, nel novero delle quali figura in particolare
         quella relativa al sito dell’emissione.
      
      Infatti, l’art. 25, nn. 1‑3, della direttiva 2001/18 instaura un regime che definisce in termini precisi la riservatezza di
         cui possono beneficiare i vari dati comunicati nell’ambito delle procedure di notifica e di scambio di informazioni previste
         dalla medesima direttiva. 
      
      Mediante il complesso di tali disposizioni, la direttiva 2001/18 ha quindi istituito una disciplina esaustiva relativa al
         diritto di accesso del pubblico nel settore preso in considerazione e all’esistenza di eventuali deroghe a tale diritto.
      
      Per quanto riguarda l’informazione relativa al luogo dell’emissione, occorre sottolineare che, conformemente all’art. 25,
         n. 4, primo trattino, della detta direttiva, in nessun caso essa è considerata riservata.
      
      Tale interpretazione della direttiva 2001/18 è suffragata dal disposto dell’art. 25, n. 4, terzo trattino, di quest’ultima,
         secondo cui i dati relativi alla valutazione dei rischi ambientali non sono considerati riservati. Infatti, una tale valutazione
         è realizzabile solo qualora vi sia una piena conoscenza della prevista emissione, giacché, in mancanza di una siffatta indicazione,
         le eventuali conseguenze derivanti da un’emissione deliberata di organismi geneticamente modificati per la salute umana e
         per l’ambiente non possono essere validamente valutate.
      
      (v. punti 45, 47-49, 51, 55, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
      17 febbraio 2009 (*)
      
      «Direttiva 2001/18/CE – Emissione deliberata di organismi geneticamente modificati – Sito dell’emissione – Riservatezza»
      Nel procedimento C‑552/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Conseil d’État
         (Francia) con decisione 21 novembre 2007, pervenuta in cancelleria l’11 dicembre 2007, nella causa
      
      Commune de Sausheim
      contro
      Pierre Azelvandre,
      
      LA CORTE (Quarta Sezione),
      composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dal sig. T. von Danwitz, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta (relatore),
         dai sigg. E. Juhász e J. Malenovský, giudici, 
      
      avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
      cancelliere: sig.ra R. Şereş, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 14 ottobre 2008,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Commune de Sausheim, dall’avv. D. Le Prado, avocat;
      –        per il governo francese, dal sig. G. de Bergues e dalla sig.ra A.‑L. During, in qualità di agenti;
      –        per il governo ellenico, dalle sig.re S. Papaioannou e V. Karra nonché dal sig. I. Chalkias, in qualità di agenti;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalle sig.re C. Wissels e M. de Mol nonché dal sig. M. de Grave, in qualità di agenti;
      –        per il governo polacco, dai sigg. M. Dowgielewicz e B. Majczyna, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. C. Zadra e J.‑B. Laignelot, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 22 dicembre 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale, come formulata dal giudice del rinvio, verte sull’interpretazione dell’art. 19 della
         direttiva del Consiglio 23 aprile 1990, 90/220/CEE, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati
         (GU L 117, pag. 15).
      
      2        Oggetto della causa principale è la contestazione di una decisione amministrativa emanata nel corso del 2004. In forza dell’art. 34,
         n. 1, primo comma, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 12 marzo 2001, 2001/18/CE, sull’emissione deliberata
         nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE (GU L 106, pag. 1), gli Stati membri
         dovevano mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi a quest’ultima
         entro e non oltre il 17 ottobre 2002. Ai sensi dell’art. 36, n. 1, della direttiva 2001/18, la direttiva 90/220 è stata abrogata
         con decorrenza da quella stessa data. In tale contesto, la domanda di pronuncia pregiudiziale deve essere esaminata alla luce
         delle disposizioni della direttiva 2001/18.
      
      3        La domanda in questione è stata presentata nel contesto di una controversia che vede contrapposti il Comune di Sausheim al
         sig. Azelvandre in relazione al rifiuto di trasmettere a quest’ultimo le lettere prefettizie e le schede d’impianto relative
         a esperimenti di emissione deliberata di organismi geneticamente modificati (in prosieguo: gli «OGM»).
      
       Contesto normativo comunitario
      4        L’art. 1 della direttiva 2001/18 così recita:
      
      «Nel rispetto del principio precauzionale, la presente direttiva mira al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari
         e amministrative degli Stati membri e alla tutela della salute umana e dell’ambiente quando:
      
      –        si emettono deliberatamente nell’ambiente organismi geneticamente modificati a scopo diverso dall’immissione in commercio
         all’interno della Comunità, 
      
      –        si immettono in commercio all’interno della Comunità organismi geneticamente modificati come tali o contenuti in prodotti».
      5        Ai sensi dell’art. 2, punto 3, di detta direttiva, per «emissione deliberata» si intende qualsiasi introduzione intenzionale
         nell’ambiente di un OGM o una combinazione di OGM per la quale non vengono usate misure specifiche di confinamento, al fine
         di limitare il contatto con la popolazione e con l’ambiente e per garantire un livello elevato di sicurezza per questi ultimi.
      
      6        L’art. 4, nn. 1 e 2, della stessa direttiva definisce come segue gli obblighi generali degli Stati membri in materia:
      
      «1.      Gli Stati membri, nel rispetto del principio precauzionale, provvedono affinché siano adottate tutte le misure atte ad evitare
         effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente che potrebbero derivare dall’emissione deliberata o dall’immissione in
         commercio di OGM. Gli OGM possono essere deliberatamente emessi o immessi in commercio solo a norma, rispettivamente, della
         parte B o della parte C.
      
      2.      Prima di presentare una notifica ai sensi della parte B o della parte C, i notificanti effettuano una valutazione del rischio
         ambientale. Le informazioni necessarie all’esecuzione di tale valutazione figurano nell’allegato III. (…)».
      
      7        Quanto alla «procedura normale di autorizzazione», l’art. 6, nn. 1 e 2, lett. a), della direttiva 2001/18 dispone quanto segue:
      
      «1.      Senza pregiudizio dell’articolo 5, chiunque intenda effettuare un’emissione [deliberata] di un OGM o di una combinazione di
         OGM è tenuto a presentare preventivamente una notifica all’autorità competente dello Stato membro sul cui territorio avverrà
         l’emissione.
      
      2.      La notifica di cui al paragrafo 1 comprende:
      a)      un fascicolo tecnico contenente le informazioni di cui all’allegato III necessarie per valutare il rischio ambientale connesso
         all’emissione deliberata di un OGM o di una combinazione di OGM (…)».
      
      8        L’art. 9 di detta direttiva ha il seguente tenore:
      
      «1.      Fatti salvi gli articoli 7 e 25, gli Stati membri consultano il pubblico e, se opportuno, determinati gruppi in merito all’emissione
         deliberata proposta. Gli Stati membri prevedono a tal fine modalità per la consultazione, compreso un periodo di tempo ragionevole,
         per dare al pubblico o ai gruppi la possibilità di esprimere un parere.
      
      2.      Fatto salvo l’articolo 25:
      –        gli Stati membri rendono accessibili al pubblico informazioni su tutte le emissioni di OGM sul loro territorio contemplate
         nella parte B,
      
      (…)».
      9        Quanto alla «procedura di notifica», l’art. 13, n. 2, lett. a), della stessa direttiva così dispone:
      
      «Nella notifica figurano:
      a)      le informazioni di cui agli allegati III e IV, le quali tengono conto della diversità dei luoghi di impiego dell’OGM come
         tale o contenuto in un prodotto e riportano dati e risultati relativi agli effetti sulla salute umana e sull’ambiente delle
         emissioni effettuate a scopo di ricerca e sviluppo».
      
      10      L’art. 25 della direttiva di cui trattasi è formulato come segue:
      
      «1.      La Commissione e le autorità competenti non comunicano a terzi le informazioni riservate notificate o scambiate in base alla
         presente direttiva e tutelano la proprietà intellettuale dei dati ricevuti.
      
      2.      Il notificante può indicare quali siano le informazioni contenute nella notifica effettuata in base alla presente direttiva
         la cui divulgazione potrebbe pregiudicare la sua posizione concorrenziale e che quindi dovrebbero essere considerate riservate.
         In tali casi deve essere fornita una giustificazione verificabile.
      
      3.      L’autorità competente decide, previa consultazione del notificante, quali informazioni saranno tenute riservate e ne informa
         il notificante.
      
      4.      In nessun caso sono considerate riservate le seguenti informazioni, se presentate a norma degli articoli 6, 7, 8, 13, 17,
         20 o 23:
      
      –        descrizione generale del o degli OGM, nome e indirizzo del notificante, scopo dell’emissione, sito dell’emissione e usi previsti,
      –        (…)
      –        valutazione del rischio ambientale».
      11      L’art. 31 della stessa direttiva, relativo allo scambio di informazioni e relazioni, così prevede al suo n. 3:
      
      «Senza pregiudizio dell’articolo 2 e del punto A.7 dell’allegato IV,
      a)      gli Stati membri stabiliscono registri pubblici dove è annotata la localizzazione [dell’emissione] degli OGM emessi in virtù
         della parte B della presente direttiva;
      
      b)      gli Stati membri istituiscono altresì dei registri intesi ad annotare la localizzazione degli OGM coltivati in virtù della
         parte C della direttiva, in particolare per consentire il monitoraggio degli eventuali effetti di tali OGM sull’ambiente (…).
         Senza pregiudizio (…) tali localizzazioni
      
      –        sono notificate alle autorità competenti e
      –        sono rese pubbliche,
      nei modi che le autorità competenti ritengono opportuni e a norma delle disposizioni nazionali».
      12      L’allegato III della direttiva 2001/18 include precisazioni sulle informazioni obbligatorie per le notifiche di cui alle parti
         B e C di tale direttiva, vale a dire gli artt. 5‑24 di quest’ultima.
      
      13      La direttiva del Consiglio 7 giugno 1990, 90/313/CEE, concernente la libertà di accesso all’informazione in materia di ambiente
         (GU L 158, pag. 56), prevede, al suo art. 3, n. 2, quanto segue:
      
      «Gli Stati membri possono disporre che una richiesta di informazioni di tal genere sia respinta ove riguardi:
      –        la riservatezza delle deliberazioni delle autorità pubbliche, le relazioni internazionali e la difesa nazionale,
      –        la sicurezza pubblica, 
      (…)
      –        la riservatezza commerciale ed industriale, ivi compresa la proprietà intellettuale, 
      (…)
      –        il materiale che, se divulgato, potrebbe rendere più probabile un danno all’ambiente cui esso si riferisce.
      (…)».
      14      La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 28 gennaio 2003, 2003/4/CE, sull’accesso del pubblico all’informazione
         ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio (GU L 41, pag. 26), la quale, ai sensi del suo art. 10, primo
         comma, doveva essere attuata entro e non oltre il 14 febbraio 2005, stabilisce, all’art. 4, n. 2, primo comma, lett. b), e)
         ed h), che gli Stati membri possono disporre che la richiesta di informazione ambientale sia respinta qualora la divulgazione
         di tale informazione rechi pregiudizio, rispettivamente, alla sicurezza pubblica o alla difesa nazionale, a diritti di proprietà
         intellettuale nonché alla tutela dell’ambiente cui si riferisce l’informazione.
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      15      Con lettera del 21 aprile 2004, il sig. Azelvandre chiedeva al sindaco del Comune di Sausheim di trasmettergli, per ciascuna
         emissione di OGM effettuata nel territorio di tale Comune, l’avviso al pubblico, la scheda d’impianto, che consente di individuare
         la particella sfruttata a coltivazioni, e la lettera prefettizia accompagnatoria di tali documenti. Egli ha altresì chiesto
         le schede informative riguardanti ciascuna nuova emissione da realizzarsi nel 2004.
      
      16      A motivo della mancata risposta alla sua domanda il sig. Azelvandre, con lettera 1° giugno 2004, ha presentato alla Commission
         d’accès aux documents administratifs (commissione per l’accesso ai documenti amministrativi) (CADA) una richiesta di comunicazione
         dei documenti menzionati nella sua lettera del 21 aprile 2004. Il 24 giugno 2004 la citata commissione ha emesso un parere
         favorevole in merito alla comunicazione dell’avviso al pubblico e della prima pagina della lettera prefettizia accompagnatoria.
         Per contro, essa si è pronunciata a sfavore della comunicazione della scheda d’impianto particellare e della mappa di ubicazione
         delle emissioni, argomentando che tale comunicazione avrebbe arrecato pregiudizio alla riservatezza e alla sicurezza degli
         operatori interessati. Detta commissione, inoltre, ha dichiarato inammissibile la domanda diretta alla divulgazione delle
         schede informative relative a ciascuna nuova emissione.
      
      17      In seguito a detto avviso, il sindaco di Sausheim, in data 24 maggio e 4 agosto 2004, ha reso noti al sig. Azelvandre gli
         avvisi al pubblico relativi alle cinque emissioni di OGM effettuate sul territorio di tale Comune e le lettere prefettizie
         accompagnatorie riguardanti due dei detti avvisi.
      
      18      Il 16 settembre 2004 il sig. Azelvandre ha presentato dinanzi al Tribunal administratif (Tribunale amministrativo) di Strasburgo
         un ricorso diretto, da una parte, all’annullamento della decisione implicita con cui il sindaco di Sausheim aveva respinto
         la sua domanda volta a ottenere la divulgazione delle lettere prefettizie e delle schede di impianto per ciascuna emissione
         di OGM effettuata nel territorio di tale Comune e, dall’altra parte, a far ingiungere al sindaco che provvedesse a comunicargli
         i detti documenti.
      
      19      Con sentenza 10 marzo 2005 il Tribunal administratif di Strasburgo, da un lato, ha annullato la decisione implicita di rifiuto
         da parte del sindaco di Sausheim di trasmettere al sig. Azelvandre le lettere prefettizie relative alle altre sperimentazioni
         in ambito di emissione di OGM e le schede di impianto relative alle cinque sperimentazioni, fatta eccezione per le informazioni
         nominative, e, dall’altro, ha ingiunto al sindaco di quel Comune di procedere alla divulgazione dei sopracitati documenti
         a favore del sig. Azelvandre.
      
      20      Il 30 maggio 2005 il Comune di Sausheim ha impugnato detta sentenza dinanzi al Conseil d’État con un ricorso diretto all’annullamento
         di quest’ultima.
      
      21      Il Conseil d’État nutre dubbi relativamente all’interpretazione degli obblighi di informare il pubblico in materia di emissione
         deliberata di OGM, quali risultano in particolare dall’art. 19 della direttiva 90/220. 
      
      22      In tale contesto, il Conseil d’État ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se per “luogo in cui verrà effettuata la disseminazione degli organismi geneticamente modificati”, che, ai sensi dell’art. 19
         della direttiva (...) 90/220 (...), non può ritenersi riservato, debba intendersi la particella catastale oppure un’area geografica
         più vasta, corrispondente al comune nel cui territorio avviene la disseminazione o ad una zona ancor più estesa (cantone,
         dipartimento).
      
      2)      Qualora il luogo dovesse intendersi nel senso che designa la particella catastale, se sia possibile opporre alla comunicazione
         dei riferimenti catastali della località di disseminazione una riserva relativa alla protezione dell’ordine pubblico o di
         altri segreti tutelati dalla legge, sulla base dell’art. 95 [CE] o della direttiva (...) 2003/4 (...), sull’accesso del pubblico
         all’informazione ambientale, o di un principio generale del diritto comunitario».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      Osservazioni presentate dinanzi alla Corte
      23      Il Comune di Sausheim reputa che per «sito dell’emissione» ai sensi dell’art. 25, n. 4, primo trattino, della direttiva 2001/18
         debba intendersi il territorio del comune sul quale le sperimentazioni sono realizzate.
      
      24      Il governo francese reputa che il sito dell’emissione possa riguardare un’area geografica più ampia della particella catastale
         e, quindi, una siffatta area può essere costituita dal comune o dal cantone.
      
      25      Secondo il governo ellenico, il sito dell’emissione dovrebbe essere definito come una particella registrata presso il catasto
         e individuata come tale o, in mancanza di catasto, una particella determinata e localizzata in modo preciso, nel sistema di
         individuazione nazionale delle particelle, grazie al sistema di informazioni geografiche.
      
      26      Il governo dei Paesi Bassi sostiene che la nozione di sito dell’emissione si deve riferire alla particella catastale solo
         in determinati casi. Onde determinare il contenuto di detta nozione, le autorità amministrative e giurisdizionali degli Stati
         membri disporrebbero di un certo potere discrezionale.
      
      27      Il governo polacco rileva che per sito dell’emissione si deve intendere non già la particella catastale quanto un’area geografica
         più ampia, determinata in modo tale da garantire un accesso appropriato del pubblico alle informazioni sulle operazioni di
         emissione di OGM nell’ambiente, tutelando al contempo gli interessi economici degli operatori che procedono a tali operazioni.
         
      
      28      La Commissione delle Comunità europee osserva che il luogo dell’emissione deve essere determinato in funzione dei dati presentati
         alle autorità nazionali dal soggetto che presenta la notifica a queste ultime, caso per caso, ai sensi delle procedure previste
         nelle parti B e C della direttiva 2001/18.
      
      Risposta della Corte
      29      Al fine di risolvere tale questione occorre osservare, in via preliminare, che l’art. 25, n. 4, della direttiva 2001/18, ai
         sensi del quale talune informazioni relative alle emissioni deliberate di OGM nell’ambiente sono considerate riservate, rientra
         in un complesso di norme relative alle varie procedure applicabili a siffatte emissioni. Tali norme si ispirano agli obiettivi
         perseguiti da detta direttiva, come risultano configurate nei ‘considerando’ quinto, sesto, ottavo e decimo di quest’ultima,
         vale a dire la tutela della salute umana, il principio dell’azione preventiva e il principio di precauzione nonché la trasparenza
         delle misure relative all’elaborazione e all’attuazione delle emissioni di cui trattasi.
      
      30      Per quanto riguarda l’ultimo degli obiettivi sopracitati occorre sottolineare che il regime di trasparenza introdotto dalla
         direttiva 2001/118 si riflette in particolare nell’art. 9 così come negli artt. 25, n. 4, e 31, n. 3, di quest’ultima. Infatti
         con tali disposizioni il legislatore comunitario ha tentato di istituire non soltanto meccanismi di consultazione del pubblico
         in generale e, se del caso, di determinati gruppi in relazione a una prevista emissione deliberata di OGM, ma anche un diritto
         di accesso del pubblico alle informazioni relative a una siffatta operazione nonché la predisposizione di registri pubblici
         nei quali deve figurare l’ubicazione di ciascuna emissione di OGM.
      
      31      Come ha rilevato l’avvocato generale ai paragrafi 45 e 48 delle sue conclusioni, risulta altresì da queste disposizioni che
         i diritti in esse enunciati si collegano strettamente alle informazioni che devono essere fornite nell’ambito della procedura
         di notifica cui occorre attenersi per ogni emissione volontaria di OGM per qualsiasi fine diverso dalla loro immissione in
         commercio, in conformità agli artt. 5‑8 della direttiva 2001/18. 
      
      32      Dal nesso così stabilito tra la procedura di notifica e l’accesso ai dati relativi all’operazione di emissione deliberata
         di OGM prevista risulta che, salva deroga prevista dalla direttiva in questione, il pubblico interessato può chiedere la divulgazione
         di qualsiasi informazione trasmessa dal notificante nell’ambito della procedura di autorizzazione relativa a una siffatta
         emissione.
      
      33      Per quanto riguarda la natura di tali dati, l’art. 6, nn. 1 e 2, della direttiva 2001/18 dispone che chiunque intenda effettuare
         un’emissione deliberata di OGM è tenuto a presentare una notifica all’autorità competente dello Stato membro sul cui territorio
         avverrà l’emissione, e detta notifica deve includere un fascicolo tecnico contenente le informazioni richieste dall’allegato
         III di detta direttiva. Inoltre, conformemente all’art. 13, n. 2, lett. a), della stessa direttiva, le informazioni in questione
         devono tener conto della diversità dei luoghi di impiego degli OGM.
      
      34      È proprio tenendo conto dell’insieme di tali elementi che gli Stati membri provvedono, conformemente all’art. 4, nn. 1 e 2,
         della direttiva 2001/18, affinché siano adottate tutte le misure atte ad evitare effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente
         che potrebbero derivare da un’emissione deliberata di OGM e a effettuare una valutazione adeguata degli eventuali rischi ambientali
         derivanti da una tale operazione.
      
      35      Quanto al grado di precisione dei dati da fornire, occorre osservare che, come indicato nell’allegato III della direttiva
         2001/18, esso varia in rapporto alle caratteristiche della prevista emissione deliberata di OGM. A tale proposito, l’allegato
         III B di detta direttiva, riguardante i progetti di emissione di piante superiori geneticamente modificate, include disposizioni
         particolareggiate relative alle informazioni che devono essere fornite dal notificante.
      
      36      Tra i dati che devono essere menzionati nei fascicoli tecnici accompagnatori delle notifiche, in conformità a quanto disposto
         nell’allegato III B, sub E, della direttiva 2001/18, figurano l’ubicazione e le dimensioni dei siti di emissione nonché la
         descrizione dell’ecosistema locale di emissione, inclusi clima, flora e fauna, così come la prossimità di biotopi ufficialmente
         riconosciuti o di aree protette che potrebbero essere interessati dal fenomeno.
      
      37      Con riferimento all’emissione di organismi geneticamente modificati diversi dalle piante superiori, l’allegato III A, parte III,
         sub B, enuncia, tra i dati che devono essere menzionati nei fascicoli tecnici accompagnatori delle notifiche, l’ubicazione
         geografica e le coordinate del sito o dei siti di emissione nonché la descrizione degli ecosistemi, bersaglio o non bersaglio,
         che possono essere interessati.
      
      38      Pertanto, gli elementi relativi all’ubicazione geografica di un’emissione deliberata di OGM che devono figurare nella notifica
         di quest’ultima rispondono a esigenze dirette a determinare gli effetti concreti di una tale operazione sull’ambiente. Le
         indicazioni riguardanti il sito di una tale emissione devono essere quindi definite rispetto alle caratteristiche di ogni
         operazione e del suo eventuale impatto sull’ambiente, secondo quanto risulta dai due punti precedenti della presente sentenza.
      
      39      Si deve quindi risolvere la prima questione nel senso che il «sito dell’emissione», ai sensi dell’art. 25, n. 4, primo trattino,
         della direttiva 2001/18, è determinato da qualsiasi informazione, relativa all’ubicazione dell’emissione, fornita dal notificante
         alle autorità competenti dello Stato membro sul cui territorio deve avvenire l’emissione  nel contesto delle procedure di
         cui agli artt. 6-8, 13, 17, 20 o 23 della medesima direttiva.
      
       Sulla seconda questione
      Osservazioni presentate dinanzi alla Corte
      40      Il Comune di Sausheim sostiene che l’art. 95 CE e la direttiva 2003/4 consentono alle autorità nazionali di decidere che l’informazione
         riguardante l’ubicazione delle sperimentazioni relative a un’emissione deliberata di OGM possa restare riservata per motivi
         afferenti alla protezione dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica.
      
      41      Il governo francese rileva che, qualora la Corte dovesse considerare che il sito dell’emissione si riferisce alla particella
         catastale, l’art. 4, n. 2, della direttiva 2003/4 dovrebbe essere interpretato nel senso che consente alle autorità competenti
         di verificare caso per caso se, indipendentemente dagli interessi del notificante, interessi relativi in particolare alla
         tutela della sicurezza pubblica ostino alla divulgazione delle informazioni relative al detto sito.
      
      42      Secondo il governo ellenico, se per «sito dell’emissione» si dovesse intendere una particella catastale, solo in via eccezionale
         si potrebbe opporre alla comunicazione dei riferimenti catastali del luogo di emissione una riserva relativa alla protezione
         dell’ordine pubblico o di altri segreti tutelati dalla legge, e ciò a condizione che essa non sia formulata in termini generali
         ma, al contrario, che sia sufficientemente motivata. 
      
      43      Il governo polacco sostiene che, ove la nozione di sito dell’emissione riguardi la particella catastale, la riserva relativa
         alla protezione dell’ordine pubblico, in via di principio, può essere opposta alla comunicazione dei riferimenti catastali
         sul fondamento della direttiva 2003/4 e dell’art. 95 CE.
      
      44      La Commissione rileva che il diritto comunitario non prevede alcuna riserva di ordine pubblico o di altra natura che possa
         essere opposta alla regola enunciata all’art. 25, n. 4, primo trattino, della direttiva 2001/18.
      
      Risposta della Corte
      45      Al fine di risolvere la seconda questione sottoposta dal giudice del rinvio, occorre rammentare che l’art. 25, nn. 1‑3, della
         direttiva 2001/18 instaura un regime che definisce in termini precisi la riservatezza di cui possono beneficiare i vari dati
         comunicati nell’ambito delle procedure di notifica e di scambio di informazioni previste dalla medesima direttiva.
      
      46      Da queste disposizioni emerge che le informazioni riservate notificate alla Commissione e all’autorità competente o scambiate
         in forza della direttiva 2001/18, nonché le informazioni che possono pregiudicare una posizione concorrenziale, non possono
         essere divulgate e che i diritti di proprietà intellettuale afferenti a tali dati devono essere tutelati. Inoltre, in conformità
         ai nn. 2 e 3 di detto art. 25, l’autorità competente decide, previa consultazione del notificante, quali informazioni debbano
         rimanere riservate alla luce della «giustificazione verificabile» fornita da quest’ultimo, il quale è informato in merito
         alla decisione adottata nei suoi confronti da detta autorità.
      
      47      Mediante il complesso di tali disposizioni, la direttiva 2001/18 ha quindi istituito una disciplina esaustiva relativa al
         diritto di accesso del pubblico nel settore preso in considerazione e all’esistenza di eventuali deroghe a tale diritto.
      
      48      Per quanto riguarda l’informazione relativa al luogo dell’emissione, occorre sottolineare che, conformemente all’art. 25,
         n. 4, primo trattino, della direttiva in questione, in nessun caso è considerata riservata.
      
      49      In tale contesto, considerazioni relative alla salvaguardia dell’ordine pubblico e ad altri segreti tutelati dalla legge,
         enunciate dal giudice del rinvio nella sua seconda questione, non possono costituire motivi tali da limitare l’accesso ai
         dati elencati nell’art. 25, n. 4, della direttiva 2001/18, nel novero dei quali figura in particolare quello relativo al sito
         dell’emissione.
      
      50      Infatti, la Corte ha già dichiarato che il timore di difficoltà interne non può giustificare l’omissione da parte di uno Stato
         membro nell’applicare correttamente il diritto comunitario (v., in particolare, sentenza 9 dicembre 1997, causa C‑265/95,
         Commissione/Francia, Racc. pag I‑6959, punto 55). In particolare, per quanto riguarda l’emissione deliberata di OGM nell’ambiente,
         la Corte ha dichiarato, al punto 72 della sua sentenza 9 dicembre 2008, causa C‑121/07, Commissione/Francia (non ancora pubblicata
         nella Raccolta), che, anche supponendo che le turbative evocate dalla Repubblica francese trovino effettivamente, in parte,
         la loro origine nell’attuazione di norme di origine comunitaria, uno Stato membro non può eccepire difficoltà di attuazione
         emerse nella fase dell’esecuzione di un atto comunitario, comprese quelle connesse alla resistenza di privati, per giustificare
         l’inosservanza degli obblighi e termini risultanti dalle norme del diritto comunitario.
      
      51      Tale interpretazione della direttiva 2001/18 è suffragata dall’esigenza, figurante all’art. 25, n. 4, terzo trattino, di quest’ultima,
         secondo cui i dati relativi alla valutazione dei rischi ambientali non sono considerati riservati. Infatti, una tale valutazione
         è realizzabile solo qualora vi sia una piena conoscenza della prevista emissione, giacché, in mancanza di una siffatta indicazione,
         le eventuali conseguenze derivanti da un’emissione deliberata di OGM per la salute umana e per l’ambiente non possono essere
         validamente valutate (v., in tal senso, sentenza 9 dicembre 2008, Commissione/Francia, cit., punti 75 e 77).
      
      52      Per quanto riguarda le direttive 90/313 e 2003/4, si deve inoltre osservare che, come ha rilevato l’avvocato generale al paragrafo
         56 delle sue conclusioni, uno Stato membro non può invocare una disposizione derogatoria figurante in dette direttive per
         rifiutare l’accesso a informazioni che dovrebbero essere di dominio pubblico, in applicazione delle disposizioni di cui alle
         direttive 90/220 e 2001/18.
      
      53      Infine, poiché il giudice del rinvio ha richiamato l’art. 95 CE, è sufficiente rilevare che lo Stato membro interessato non
         si è avvalso della facoltà prevista da questo articolo.
      
      54      Dalle considerazioni che precedono risulta che le disposizioni di cui all’art. 3, n. 2, della direttiva 90/313 così come dell’art. 4,
         n. 2, della direttiva 2003/4, ai sensi delle quali una domanda di informazioni ambientali può essere respinta ove la divulgazione
         delle informazioni richieste sia in grado di nuocere alla tutela di taluni interessi, tra i quali figura la sicurezza pubblica,
         non possono essere utilmente opposte alle esigenze di trasparenza risultanti dall’art. 25, n. 4, della direttiva 2001/18.
      
      55      Di conseguenza, occorre risolvere la seconda questione nel senso che non si può far valere una riserva relativa alla protezione
         dell’ordine pubblico o di altri interessi tutelati dalla legge per opporsi alla comunicazione delle informazioni indicate
         nell’art. 25, n. 4, della direttiva 2001/18.
      
       Sulle spese
      56      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
      1)      Il «sito dell’emissione», ai sensi dell’art. 25, n. 4, primo trattino, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
            12 marzo 2001, 2001/18/CE, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva
            del Consiglio 90/220/CEE, è determinato da qualsiasi informazione, relativa all’ubicazione dell’emissione, fornita dal notificante
            alle autorità competenti dello Stato membro sul cui territorio deve avvenire l’emissione nel contesto delle procedure di cui
            agli artt. 6‑8, 13, 17, 20 o 23 della medesima direttiva.
      2)      Non si può far valere una riserva relativa alla protezione dell’ordine pubblico o di altri interessi tutelati dalla legge
            per opporsi alla comunicazione delle informazioni indicate nell’art. 25, n. 4, della direttiva 2001/18.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.