CELEX: 62002TO0308
Language: it
Date: 2004-04-29
Title: Ordinanza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) del 29  aprile  2004. # SGL Carbon AG contro Commissione delle Comunità europee. # Intese - Ammenda - Rigetto di una domanda di agevolazioni di pagamento - Ricorso di annullamento - Irricevibilità. # Causa T-308/02.

Causa T-308/02
      SGL Carbon AG
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Intese — Ammenda — Rigetto di una domanda di agevolazioni di pagamento — Ricorso di annullamento — Irricevibilità»
      Ordinanza del Tribunale (Seconda Sezione) 29 aprile 2004  
      Massime dell’ordinanza
      1.     Ricorso di annullamento — Atti impugnabili mediante ricorso — Nozione — Atti produttivi di effetti giuridici vincolanti —
            Lettera proveniente da un’istituzione
      (Art. 230 CE)
      2.     Ricorso di annullamento — Ricorso diretto avverso una decisione confermativa di una decisione anteriore non impugnata entro
            i termini — Irricevibilità — Nozione di decisione confermativa — Decisione adottata in seguito a un riesame della decisione
            anteriore e in base a elementi nuovi — Esclusione
      (Art. 230 CE)
      3.     Concorrenza — Ammende — Agevolazioni di pagamento — Sostituzione di un procedimento amministrativo di riesame delle modalità
            di pagamento di un’ammenda al procedimento sommario — Inammissibilità
      1.     Solo gli atti che producono effetti giuridici obbligatori idonei a incidere sugli interessi di chi li impugna, modificandone
         in misura rilevante la situazione giuridica, possono costituire oggetto di un ricorso di annullamento ai sensi dell’art. 230 CE;
         per determinare se un atto produca tali effetti, occorre aver riguardo alla sua sostanza. A tale proposito, non è sufficiente
         che una lettera sia stata inviata da un’istituzione comunitaria al suo destinatario, in risposta a una domanda formulata da
         quest’ultimo, perché essa possa essere definita decisione ai sensi dell’art. 230 CE, rendendo così possibile l’esperimento
         del ricorso di annullamento.
      
      (v. punti 39-40)
      2.     Un ricorso di annullamento diretto contro una decisione meramente confermativa di una precedente decisione divenuta definitiva
         è irricevibile. Un atto è considerato meramente confermativo di una decisione precedente qualora non contenga alcun elemento
         nuovo rispetto alla decisione precedente e non sia stato preceduto da un riesame della situazione del destinatario della decisione
         medesima. 
      
      Tuttavia, il carattere confermativo o meno di un atto non può essere valutato unicamente in funzione del suo contenuto rispetto
         a quello della precedente decisione di cui costituirebbe la conferma. Infatti, la natura dell’atto impugnato deve essere parimenti
         valutata in funzione della natura della domanda di cui tale atto costituisce la risposta. In particolare, se l’atto costituisce
         la risposta ad una domanda in cui vengono dedotti fatti nuovi e rilevanti e con cui l’amministrazione è invitata a procedere
         ad un riesame della precedente decisione, tale atto non può essere considerato di natura meramente confermativa, qualora si
         pronunci sui fatti medesimi e contenga, di conseguenza, un elemento nuovo rispetto alla decisione precedente. Infatti, l’esistenza
         di fatti nuovi e rilevanti può giustificare la presentazione di una domanda mirante al riesame di una precedente decisione
         divenuta definitiva.
      
      L’istituzione interessata è tenuta a procedere al riesame di una decisione divenuta definitiva qualora la relativa domanda
         sia effettivamente basata su fatti nuovi e rilevanti, e il ricorso proposto avverso una decisione di diniego, in tali circostanze,
         di procedere al riesame dev’essere dichiarato ricevibile. Per contro, qualora la domanda di riesame non sia basata su fatti
         nuovi e rilevanti, il ricorso avverso la decisione di diniego di procedere al riesame richiesto sarà dichiarato irricevibile.
      
      Tale ragionamento si applica anche all’ipotesi in cui l’istituzione, invece di rifiutare il riesame richiesto, abbia risposto
         alla domanda del ricorrente mediante l’atto impugnato, dichiarando però che tale risposta era priva di carattere decisionale
         dato che si limitava a confermare una decisione precedente, divenuta definitiva.
      
      (v. punti 51-55)
      3.     Un procedimento amministrativo di riesame di una decisione della Commissione, concernente le modalità di pagamento di un’ammenda,
         non ha carattere simile né valore equivalente a quello di un procedimento d’urgenza. Infatti, mentre il giudice del procedimento
         sommario esaminerebbe sia l’urgenza sia il fumus boni iuris in relazione al ricorso principale diretto contro la decisione
         che fissa l’ammenda, la Commissione, nell’ambito del procedimento amministrativo di riesame, dovrebbe limitare la sua valutazione
         al problema dell’urgenza e alla situazione finanziaria del ricorrente. Ammettere la sostituzione di tale procedimento amministrativo
         al procedimento sommario equivarrebbe a consentire l’elusione delle disposizioni che disciplinano il procedimento giurisdizionale
         d’urgenza, che, appunto, non riguardano la valutazione dei soli aspetti finanziari della questione.
      
      Quanto all’art. 7 delle «Disposizioni procedurali interne della Commissione relative alla riscossione delle ammende e delle
         penalità di mora ai sensi del trattato CEE», secondo cui il membro competente della Commissione è autorizzato a concedere
         dilazioni di pagamento, eventualmente frazionate, su domanda scritta del destinatario debitamente motivata, benché tale disposizione
         istituisca un procedimento amministrativo autonomo, quest’ultimo si inquadra nell’ambito della riscossione propriamente detta
         delle ammende fissate dalla Commissione. La tutela giurisdizionale appropriata relativa al rifiuto di concedere le agevolazioni
         di pagamento previste dal detto art. 7 deve avvenire pertanto nell’ambito di un procedimento sommario (art. 242 CE) ovvero
         di un procedimento volto ad ottenere la sospensione dell’esecuzione forzata (art. 256, quarto comma, CEE) della decisione
         che ha inflitto l’ammenda.
      
      (v. punti 65, 67)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            ORDINANZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione)29 aprile 2004(1)
            
            
         
            «Intese  –  Ammenda  –  Rigetto di una domanda di agevolazioni di pagamento  –  Ricorso di annullamento  –  Irricevibilità»
            
          Nella causa T-308/02,
         
         
         SGL Carbon AG,  con sede in Wiesbaden (Germania), rappresentata dall'avv. M. Klusmann,
         
         
         ricorrente,
         
         contro
         Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. G. Wilms e W. Mölls, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         
         convenuta,
         
          avente ad oggetto la domanda di annullamento della decisione della Commissione 24 luglio 2002, nella parte in cui respinge
         la domanda della ricorrente diretta ad ottenere delle agevolazioni di pagamento dell'ammenda inflittale nell'ambito di un
         procedimento ai sensi dell'art. 81 CE (COMP/E-1/36.490 – Elettrodi di grafite) e fissa interessi di mora superiori al 6,04 %,
         
         
         
         
         
         IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Seconda Sezione),
         
         
          composto dal sig. J. Pirrung, presidente, dai sigg. A.W.H. Meij e N.J. Forwood, giudici, 
         
          cancelliere: sig. H. Jung
         
         ha emesso la seguente 
         
         
         Ordinanza
            
               Fatti all’origine della controversia
            
         
         1
            
          Con decisione della Commissione 18 luglio 2001, 2002/271/CE, relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81 del trattato CE
         e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E-1/36.490 – Elettrodi di grafite) (GU 2002, L 100, pag. 1; in prosieguo: la
         «decisione che fissa l’ammenda») è stata inflitta alla ricorrente, un produttore tedesco di elettrodi di grafite, un’ammenda
         di EUR 80,2 milioni per aver commesso un’infrazione all’art. 81 CE.
         
         
         
         2
            
          Ai sensi dell’art. 4 della decisione che fissa l’ammenda, la ricorrente doveva versare l’importo dell’ammenda entro tre mesi
         dalla data della notifica della detta decisione, avvenuta il 24 luglio 2001. Scaduto tale termine, cioè a partire dal 24 ottobre
         2001, dovevano essere pagati gli interessi al tasso applicato dalla Banca centrale europea (BCE), maggiorato di 3,5 punti
         percentuali, ossia all’8,04 %.
         
         
         
         3
            
          La decisione che fissa l’ammenda è stata trasmessa alla ricorrente con lettera del 23 luglio 2001, in cui si ricordava l’importo
         dell’ammenda inflitta e le condizioni di pagamento, in particolare il tasso di interesse dell’8,04% fissato in caso di superamento
         del termine per il pagamento. La lettera continuava precisando che, alla scadenza del termine per il pagamento, la Commissione
         avrebbe proceduto alla riscossione dell’importo in questione; tuttavia, si precisava altresì che, nell’ipotesi di ricorso
         al Tribunale, non sarebbe stato dato corso ad alcuna misura di esecuzione forzata, purché la ricorrente si impegnasse a pagare
         interessi al tasso del 6,04% e fosse costituita una garanzia bancaria.
         
         
         
         4
            
          Il 2 ottobre 2001 la ricorrente ha proposto dinanzi al Tribunale un ricorso diretto all’annullamento della decisione che fissa
         l’ammenda (causa T‑239/01). Mediante tale ricorso ha contestato in particolare la legittimità del tasso di interesse dell’8,04%
         fissato dall’art. 4 della detta decisione e quella del tasso di favore del 6,04% fissato dalla lettera di trasmissione del
         23 luglio 2001.
         
         
         
         5
            
          Con lettera del 24 ottobre 2001, la ricorrente ha rivolto alla Commissione una domanda volta ad ottenere agevolazioni di pagamento.
         A tal fine sosteneva che, data la sua situazione economica e finanziaria disastrosa, l’esecuzione della decisione che fissava
         l’ammenda avrebbe minacciato l’esistenza stessa dell’impresa. Aggiungeva che, pur essendo in grado di procurarsi diverse garanzie
         bancarie, l’attivazione, cioè l’esecuzione, di tale garanzie avrebbe privato l’impresa delle linee di credito necessarie al
         mantenimento delle sue attività correnti. Essa non sarebbe stata economicamente in grado di sopportare una perdita di liquidità
         pari all’importo delle garanzie bancarie pretese. La ricorrente ha quindi formalmente ed esplicitamente richiesto alla Commissione
         di rinunciare completamente ovvero, in via subordinata, parzialmente alla costituzione di garanzie finché non fosse stata
         pronunciata una sentenza avente forza di giudicato nell’ambito della controversia principale pendente dinanzi al Tribunale.
         La ricorrente ha dichiarato che, nell’ipotesi di un rifiuto da parte della Commissione, avrebbe sottoposto al Tribunale una
         domanda di provvedimenti provvisori al fine di ottenere le agevolazioni di pagamento di cui si tratta, ed ha aggiunto di sperare
         che la Commissione si astenesse nel frattempo dal procedere all’esecuzione forzata della decisione che fissava l’ammenda.
         
         
         
         6
            
          Nella sua risposta del 26 ottobre 2001, la Commissione ha informato la ricorrente che avrebbe proseguito l’esame della domanda
         il 15 novembre successivo. Il 5 novembre 2001, la ricorrente ha fatto nuovamente presente il proprio desiderio di non essere
         sottoposta ad alcuna misura di esecuzione forzata prima del 15 novembre, precisando che non avrebbe proceduto giudizialmente
         in alcun modo finché la sua domanda non fosse stata evasa.
         
         
         
         7
            
          Con lettera del 20 febbraio 2002, tenuto conto del fatto che la Commissione non si era ancora pronunciata sulla domanda, la
         ricorrente l’ha informata che nel frattempo la sua situazione finanziaria si era aggravata e le ha chiesto di organizzare
         una riunione al fine di esporre oralmente tale situazione.
         
         
         
         8
            
          Il 15 marzo 2002, a seguito della richiesta presentata in tal senso dalla Commissione, la ricorrente le ha trasmesso diversi
         documenti relativi alla propria situazione economica, in particolare la versione più recente della relazione sulla gestione
         relativa all’esercizio 2001, in lingua tedesca.
         
         
         
         9
            
          A causa di un comunicato pubblicato su un giornale tedesco il 14 marzo 2002, secondo cui la ricorrente aveva superato la propria
         crisi economica e finanziaria, la Commissione si è nuovamente rivolta alla ricorrente per richiederle informazioni in materia.
         In risposta la ricorrente le ha inviato il 30 aprile 2002 la versione inglese della relazione sulla gestione dell’esercizio
         2001 e, in seguito ad altri contatti telefonici, il 3 luglio 2002 le ha fatto pervenire il formulario 20‑F da essa depositato
         il 1º luglio negli Stati Uniti presso la United States Securities and Exchange Commission (autorità federale di regolamentazione
         della borsa).
         
         
         
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          In seguito, il contabile della Commissione, sig. Taverne, con lettera del 24 luglio 2002, ricevuta dalla ricorrente il 5 agosto
         successivo (in prosieguo: la «lettera impugnata»), si è pronunciato contro la concessione delle agevolazioni di pagamento.
         Dopo aver ricordato le diverse tappe dei contatti intercorsi tra la ricorrente e la Commissione, ha fatto presente che il
         bilancio della ricorrente al 31 dicembre 2001 e la sua relazione risultante dal formulario 20‑F, pur contenendo alcuni elementi
         preoccupanti, non facevano pensare che la società – combinando i propri sforzi con quelli dei suoi notori azionari di riferimento
         e dei suoi banchieri – non fosse in grado di fornire garanzie bancarie prive di conseguenze pregiudizievoli sulla sua attività
         futura. Riteneva, pertanto, che non occorresse derogare alle regole in vigore. Conseguentemente, continuava, la ricorrente
         era tenuta a conformarsi alle condizioni di pagamento indicate nella lettera del 23 luglio 2001 e a pagare gli interessi al
         tasso dell’8,04% annuo sull’importo dell’ammenda a partire dal 24 ottobre 2001 fino alla data di ricevimento da parte della
         Commissione di una garanzia bancaria, giacché il tasso di interesse del 6,04% sarebbe stato applicabile solo a partire da
         quest’ultima data.
         
         
         
         11
            
          Per quanto riguarda la fissazione del tasso dei detti interessi, la Commissione si è avvalsa, nell’ambito del presente procedimento
         dinanzi al Tribunale, delle «disposizioni procedurali interne della Commissione relative alla riscossione delle ammende e
         delle penalità di mora ai sensi del trattato CEE» [SEC (86) 1748] del 29 ottobre 1986 (in prosieguo: le «disposizioni relative
         alla riscossione»).
         
         
         
         12
            
          Ai sensi dell’art. 6 delle disposizioni relative alla riscossione, finché la causa è pendente dinanzi alla Corte non si dà
         corso ad alcuna misura di riscossione, seppure alla doppia condizione che il destinatario della decisione abbia accettato
         che il suo debito produca interessi a partire dalla data di scadenza del termine per il pagamento e che abbia fornito alla
         Commissione una garanzia bancaria. In caso di mancato pagamento alla scadenza del termine per il pagamento o per la costituzione
         di una garanzia bancaria, l’importo dell’ammenda diventa ipso iure produttivo di interessi. Tale interesse corrisponde al
         tasso di interesse applicato dal Fondo europeo di cooperazione monetaria, maggiorato di 3,5 punti.
         
         
         
         13
            
          Ai sensi dell’art. 7 delle disposizioni relative alla riscossione, su domanda scritta del destinatario debitamente motivata,
         il membro della Commissione competente in materia, in collaborazione con il membro della Commissione responsabile del bilancio,
         è autorizzato a concedere dilazioni di pagamento, eventualmente frazionate, a condizione che il destinatario della decisione
         abbia accettato che il suo debito produca interessi, a partire dalla data di scadenza del termine per il pagamento fino ad
         integrale liquidazione, ad un tasso di interesse simile a quello applicato dal Fondo europeo di cooperazione monetaria, maggiorato
         di 1,5 punti, e che abbia fornito una garanzia bancaria.
         
         
         
         14
            
          L’art. 8 delle disposizioni relative alla riscossione, che verte sulla procedura di esecuzione forzata, prevede che ogni domanda
         inerente a modalità di pagamento di cui si intenda beneficiare nel corso della procedura di esecuzione forzata sia esaminata
         in conformità delle disposizioni dell’art. 7.
         
         
         
         15
            
          Dopo aver ricevuto la lettera impugnata, con lettera del 29 agosto 2002 la ricorrente ha fornito alla Commissione tre garanzie
         bancarie destinate a coprire l’ammenda di EUR 80,2 milioni, maggiorate degli interessi al tasso del 6,04% dal 24 ottobre 2001
         e fino all’effettivo pagamento dell’ammenda. Le garanzie portano la data, rispettivamente, dell’11, del 12 e del 22 ottobre
         2001. A questo proposito, la ricorrente ha dichiarato che si trattava di garanzie bancarie che si era procurata, per precauzione,
         prima della scadenza del termine di pagamento indicato nella decisione che fissa l’ammenda, ma che non erano ancora state
         convalidate a quel tempo, in quanto la loro convalida era avvenuta solamente nell’agosto del 2002.
         
         Procedimento e conclusioni delle parti 
         
         16
            
          Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 7 ottobre 2002, la ricorrente ha proposto il ricorso in esame.
         
         
         
         17
            
          La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
         
         
         
          
         –
            annullare la decisione 24 luglio 2002 nella parte in cui rifiuta la concessione di agevolazioni di pagamento;
         
         
         
         
          
         –
            annullare tale decisione nella parte in cui gli interessi di mora ivi pretesi per il periodo dal 24 ottobre 2001 fino alla
               data di ricevimento della dichiarazione di garanzia sono fissati a un tasso superiore al 6,04%;
            
         
         
         
         
          
         –
            in via subordinata, diminuire adeguatamente gli interessi di mora fissati dalla decisione;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la Commissione alle spese.
         
         
         
         
         
         18
            
          La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
         
         
         
          
         –
            dichiarare il ricorso irricevibile o, in via subordinata, respingerlo in quanto infondato;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la ricorrente alle spese.
         
         
         
         
         
         19
            
          A sostegno del proprio ricorso, la ricorrente solleva diverse censure. Rimprovera alla Commissione di avere motivato la lettera
         impugnata in misura insufficiente, di avere commesso errori di valutazione della sua capacità di pagamento e di averle fatto
         subire una discriminazione rispetto alla società americana UCAR, parimenti sanzionata dalla decisione che fissa l’ammenda,
         in quanto le domande di quest’ultima società dirette a ottenere agevolazioni di pagamento non sarebbero state respinte, benché
         la UCAR non abbia fornito garanzie bancarie che consentissero di coprire la sua ammenda.
         
         
         
         20
            
          La ricorrente rimprovera alla Commissione, inoltre, di aver fissato interessi di mora illegittimi, in quanto sia il tasso
         dell’8,04% che quello del 6,04% sarebbero eccessivi, e di non aver tenuto conto del suo stesso comportamento nel corso delle
         lunghe trattative sulla questione delle agevolazioni di pagamento, comportamento mediante il quale le avrebbe di fatto accordato
         una sospensione del pagamento. Sostiene infine, in via subordinata, che gli interessi di mora dovrebbero essere almeno ridotti
         nettamente a causa dell’eccezionale lunghezza della procedura che ha preceduto l’invio della lettera impugnata.
         
         Sulla ricevibilità 
         
         21
            
          Ai sensi dell’art. 113 del regolamento di procedura, il Tribunale, statuendo nelle forme previste dall’art. 114, paragrafi
         3 e 4, dello stesso regolamento, può in qualsiasi momento, d’ufficio, rilevare l’irricevibilità per motivi di ordine pubblico,
         tra i quali figurano, secondo una giurisprudenza costante, le condizioni di ricevibilità di un ricorso fissate dall’art. 230,
         quarto comma, CE (ordinanza del Tribunale 15 ottobre 2003, causa T‑372/02, Internationaler Hilfsfonds/Commissione, Racc. pag. II‑4389,
         punto 33, e giurisprudenza ivi citata).
         
         
         
         22
            
          Nel caso di specie il Tribunale, ritenendosi sufficientemente edotto dagli atti di causa, ha deciso di statuire senza passare
         alla trattazione orale.
         
         Argomenti delle parti 
         
         23
            
          Secondo la ricorrente, la lettera impugnata non è una semplice conferma della decisione che fissa l’ammenda del 18 luglio
         2001 e della lettera di trasmissione del 23 luglio 2001, ma contiene elementi materiali e giuridici in grado di produrre effetti
         giuridici vincolanti che possono incidere sugli interessi della ricorrente modificandone gravemente la posizione giuridica.
         
         
         
         24
            
          Infatti, la lettera impugnata conterrebbe due elementi normativi distinti, che andrebbero al di là del contenuto della decisione
         che fissa l’ammenda. Da un lato, essa conterrebbe il rifiuto, a una data che si situa ben oltre il 18 luglio 2001, nuovamente
         e sulla base di un’analisi dei fatti diversa dalla precedente, di concedere qualsiasi agevolazione di pagamento. Dall’altro,
         in essa, le pretese in materia di interessi sarebbero state aumentate e supererebbero le pretese di base della decisione che
         fissa l’ammenda.
         
         
         
         25
            
          A questo proposito precisa che la Commissione, nonostante la costituzione di garanzie bancarie, ha ormai adottato un tasso
         di interesse dell’8,04% invece del tasso di interesse del 6,04% inizialmente previsto in caso di costituzione di garanzie
         bancarie. Dato che questo nuovo tasso è stato fissato al termine di un iter decisionale distinto e a sua volta nuovo, circa
         un anno dopo l’adozione della decisione che fissa l’ammenda, si tratterebbe di un elemento normativo distinto. La Commissione
         avrebbe in tal modo proceduto ad un nuovo esame globale nel merito. Anche il continuo degrado della salute finanziaria e della
         capacità di pagamento della ricorrente costituirebbe un fatto nuovo rispetto alla situazione che aveva prevalso nel momento
         dell’adozione della decisione che fissava l’ammenda.
         
         
         
         26
            
          Rispetto alla decisione che fissa l’ammenda, quindi, la lettera impugnata pregiudicherebbe la ricorrente in quanto pretenderebbe
         dalla stessa il pagamento di interessi di mora ad un tasso dell’8,04% per il periodo dal 24 ottobre 2001 fino alla data di
         ricevimento della dichiarazione di garanzia dell’agosto 2002, benché la Commissione avesse convenuto con la ricorrente, a
         dire di quest’ultima, di rinunciare a qualsiasi misura di riscossione dell’ammenda o di garanzie equivalenti nel corso dell’iter
         di adozione della decisione relativa alla domanda diretta a ottenere agevolazioni di pagamento.
         
         
         
         27
            
          Per quanto riguarda il rigetto della sua domanda di dispensa dalla costituzione di una garanzia bancaria, la ricorrente contesta
         l’argomento della Commissione secondo cui quest’ultima non sarebbe tenuta ad esaminare la questione dell’eventuale concessione
         di agevolazioni di pagamento dopo aver adottato la decisione che fissa l’ammenda. Essa sottolinea che la Commissione ha effettivamente
         considerato che occorreva studiare con attenzione la sua solvibilità e la sua capacità di pagamento. La competenza della Commissione
         a concedere agevolazioni di pagamento implicherebbe di per sé la sua facoltà di esaminare la concessione di tali agevolazioni
         nell’ambito di una procedura amministrativa organizzata.
         
         
         
         28
            
          Secondo la ricorrente, lo scopo della presente controversia non è di stabilire se la Commissione fosse o non fosse tenuta
         a procedere ad un esame della capacità di pagamento della ricorrente e di pronunciarsi sulla concessione di agevolazioni di
         pagamento, bensì solamente di verificare se, dal momento che essa ha effettivamente posto in essere un tale esame, la decisione
         adottata fosse legittima o meno. Infatti, nell’agire, la Commissione sarebbe tenuta, sia nel corso della procedura posta in
         essere sia nel momento dell’adozione della decisione, a rispettare le regole giuridiche che si applicano alla sua azione.
         Nel caso di specie non sarebbe stato così.
         
         
         
         29
            
          La ricorrente si stupisce che la Commissione affermi che non fosse necessario procedere a un esame del livello dei tassi di
         interesse in quanto la ricorrente non li aveva contestati. Fa presente di aver depositato fin dal 2 ottobre 2001 un ricorso
         in cui contestava, in particolare, la legittimità del livello dei tassi adottati. Inoltre, anche la sua domanda di concessione
         di agevolazioni di pagamento, che era volta ad ottenere una sospensione dell’esecuzione forzata della decisione che fissa
         l’ammenda, nonché l’annullamento della domanda di costituzione di garanzie, dimostrerebbe l’esistenza di una domanda di esame
         della legittimità delle constatazioni di base. Infine, la legittimità della fissazione dei tassi di interesse da parte della
         Commissione non dipenderebbe dal fatto che tale fissazione sia contestata o meno dai destinatari della decisione. La Commissione
         sarebbe invece tenuta a controllare d’ufficio la legittimità dei suoi provvedimenti che recano pregiudizio e di emendarli
         in qualsiasi momento dagli elementi illegali.
         
         
         
         30
            
          La ricorrente contesta la tesi secondo cui essa avrebbe potuto e dovuto presentare una domanda di provvedimenti provvisori.
         Tale tesi appare cinica visto che, dati i rigorosi requisiti imposti dalla giurisprudenza del Tribunale, solo la dimostrazione
         che l’impresa si trova in una situazione prossima al fallimento consentirebbe di ottenere una sospensione giudiziale dell’esecuzione
         di una decisione della Commissione. L’onerosa preparazione di una tale procedura giudiziale non sarebbe ragionevole per un’impresa
         che si trova in una situazione economica difficile. Inoltre, la ricorrente sostiene che la pubblicità negativa che risulterebbe
         immancabilmente dall’avvio di un’azione giudiziaria da parte di un’impresa sull’orlo del fallimento sarebbe impossibile da
         sopportare per l’impresa stessa, poiché un tale annuncio produrrebbe inevitabilmente conseguenze nefaste sul mercato finanziario,
         soprattutto per società anonime quotate in borsa come la ricorrente.
         
         
         
         31
            
          Infine, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione, il giudice del procedimento sommario non sarebbe l’unica istanza
         competente a pronunciarsi sulle possibilità di sopravvivenza economica di un’impresa in relazione alle sanzioni adottate contro
         di essa dalla Commissione. Tale giudice non sarebbe in alcun caso competente a pronunciarsi sull’attuazione delle decisioni
         amministrative. Sarebbe contrario al «principio dello Stato di diritto», nel caso di decisioni rientranti nell’ambito del
         potere discrezionale dell’amministrazione, procedere al trasferimento della relativa competenza a un’istanza giudiziaria.
         
         
         
         
         32
            
          La Commissione ritiene che le conclusioni dirette all’annullamento della decisione debbano essere dichiarate irricevibili
         in quanto si riferiscono alla parte della lettera impugnata che rifiuta di dispensare la ricorrente dall’obbligo di costituire
         una garanzia bancaria. La dichiarazione della Commissione in quel passo della lettera impugnata non inciderebbe sulla situazione
         giuridica della ricorrente. Infatti, le disposizioni applicabili non conferirebbero ai debitori della Commissione una posizione
         giuridicamente protetta per quanto riguarda il loro interesse ad essere dispensati dall’obbligo di fornire una garanzia, non
         essendo prevista dal diritto comunitario alcuna procedura dinanzi alla Commissione affinché gli interessati possano richiedere
         una simile dispensa.
         
         
         
         33
            
          Ciò non toglierebbe che la Commissione possa, a suo dire, in alcuni casi particolari, rinunciare a pretendere una garanzia
         bancaria, poiché essa beneficerebbe di un certo margine di discrezionalità per poter tenere conto di un eventuale interesse
         pubblico preponderante, che la condurrebbe, ove necessario, ad ammettere una tale eccezione. Il detto interesse pubblico preponderante
         potrebbe risultare, per esempio, quando le prospettive di effettiva riscossione dell’ammenda, in particolari circostanze di
         una data questione, siano maggiori in caso di concessione di una dispensa dall’obbligo di fornire una garanzia bancaria che
         in caso di mantenimento di una simile imposizione. Tuttavia, il potere della Commissione di concedere tale dispensa non conferirebbe
         affatto alle imprese debitrici un diritto soggettivo che esse possano far valere in giudizio, obbligando la Commissione ad
         agire nel loro interesse. Inoltre, il semplice fatto che la Commissione abbia esaminato la presente questione, com’era in
         suo potere, non potrebbe essere interpretato in alcun caso come riconoscimento di un qualsivoglia diritto soggettivo in tal
         senso.
         
         
         
         34
            
          La situazione della ricorrente sarebbe paragonabile a quella di un privato che chiedesse alla Commissione di intervenire contro
         uno Stato membro ai sensi dell’art. 226 CE. Anche in questo caso, la Commissione eserciterebbe il suo potere unicamente nell’interesse
         pubblico, in quanto i privati non avrebbero un interesse giuridicamente protetto al suo intervento. La loro situazione giuridica,
         quindi, non sarebbe lesa nel momento in cui la Commissione rigettasse la loro domanda.
         
         
         
         35
            
          Ciò non significa affatto che la ricorrente sia privata di ogni diritto. Questa potrebbe, infatti, chiedere al giudice del
         procedimento sommario di dispensarla dall’obbligo di fornire una garanzia bancaria. In tale ipotesi, il giudice verificherebbe
         in maniera approfondita se il suo interesse a godere di tale dispensa prevalga eccezionalmente sull’interesse pubblico relativo
         alla costituzione di una garanzia bancaria. Nel corso di tale esame, terrebbe conto in particolare delle probabilità di successo
         del ricorso nella causa principale (fumus boni iuris).
         
         
         
         36
            
          Secondo la Commissione, l’equilibrio tra gli interessi particolari dei debitori di un’ammenda e l’interesse della Commissione
         a far applicare la sua politica sulla concorrenza e ad ottenere la soddisfazione dei suoi crediti finanziari esige che la
         protezione giuridica relativa alla decisione che infligge un’ammenda sia garantita dal ricorso di annullamento, mentre la
         protezione giuridica relativa alla sua esecuzione nel corso dello svolgimento del procedimento principale è affidata al giudice
         dell’urgenza.
         
         
         
         37
            
          Quanto alla domanda relativa ai tassi degli interessi di mora dovuti dalla ricorrente, la Commissione la considera irricevibile
         per il fatto che la lettera impugnata richiama unicamente le regole stabilite all’art. 4 della decisione che fissa l’ammenda
         e che figurano altresì nella lettera di trasmissione del 23 luglio 2001. La lettera impugnata non avrebbe quindi alcun contenuto
         normativo sotto questo profilo. Essa sostiene che, poiché il tasso di interesse non è mai stato contestato dalla ricorrente
         nel corso del procedimento di cui si tratta, la Commissione non avrebbe avuto alcuna ragione di verificarlo.
         
         
         
         38
            
          Contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, la Commissione non sarebbe tenuta a procedere ad un esame globale della
         legittimità delle decisioni che infliggono un’ammenda quando riceve una domanda che si riferisce espressamente alla sola concessione
         di agevolazioni di pagamento. Ora, nella sua domanda del 24 ottobre 2001, la ricorrente si sarebbe esplicitamente accontentata
         di chiedere una dispensa dalle garanzie bancarie. La Commissione sostiene che, se fosse tenuta a procedere d’ufficio e sistematicamente
         all’esame suggerito dalla ricorrente, ciò avrebbe l’effetto di rimettere in discussione, de facto, il carattere definitivo
         di decisioni amministrative non impugnate nei termini, poiché la Commissione dovrebbe costantemente riesaminare tutte le proprie
         decisioni.
         
         Giudizio del Tribunale  Sul carattere decisionale della lettera impugnata in relazione al tasso degli interessi moratori
         
         
         39
            
          Per quanto riguarda la domanda della ricorrente volta ad ottenere l’annullamento della lettera impugnata nella parte in cui
         la Commissione rifiuterebbe di abbassare il livello eccessivamente alto degli interessi di mora, occorre ricordare che solo
         gli atti che producono effetti giuridici obbligatori idonei ad incidere sugli interessi di chi li impugna, modificandone in
         misura rilevante la situazione giuridica, possono costituire oggetto di un ricorso di annullamento ai sensi dell’art. 230 CE;
         per determinare se un atto produca tali effetti, occorre aver riguardo alla sua sostanza (sentenza della Corte 11 novembre
         1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639, punto 9).
         
         
         
         40
            
          Inoltre, non è sufficiente che una lettera sia stata inviata da un’istituzione comunitaria al suo destinatario, in risposta
         a una domanda formulata da quest’ultimo, perché essa possa essere definita decisione ai sensi dell’art. 230 CE, rendendo così
         possibile l’esperimento del ricorso di annullamento (sentenza del Tribunale 22 maggio 1996, causa T‑277/94, AITEC/Commissione,
         Racc. pag. II‑351, punto 50; ordinanza del Tribunale 4 ottobre 1996, causa T‑5/96, Sveriges Betodlares e Henrikson/Commissione,
         Racc. pag. II‑1299, punto 26).
         
         
         
         41
            
          Nel caso di specie, la domanda iniziale della ricorrente del 24 ottobre 2001 e la sua successiva corrispondenza con la Commissione
         non sono affatto volte a contestare il tasso degli interessi moratori stabilito dalla decisione che fissa l’ammenda (8,04%)
         e dalla lettera di trasmissione del 23 luglio 2001 (6,04% a determinate condizioni). I documenti di carattere economico e
         finanziario prodotti dalla ricorrente, poi, sono stati trasmessi alla Commissione con il solo scopo di ottenerne la rinuncia
         alla pretesa della costituzione di una garanzia bancaria. Peraltro, la questione della legittimità degli interessi di mora,
         cioè quella del tasso normale dell’8,04% e di quello di favore del 6,04%, è già oggetto della controversia registrata con
         il numero T‑239/01, pendente tra le stesse parti.
         
         
         
         42
            
          In tali circostanze, la lettera impugnata non può essere interpretata nel senso che la Commissione, sulla base di elementi
         nuovi, abbia proceduto al rigetto di una domanda volta alla riduzione del tasso degli interessi di mora. La Commissione, nella
         lettera impugnata, si è limitata a dichiarare che non occorreva derogare alle regole vigenti, in quanto la ricorrente era
         in grado di fornire garanzie bancarie prive di effetti dannosi sulla sua attività economica futura. Se la Commissione ha menzionato
         i tassi dell’8,04% e del 6,04%, l’ha fatto ricordando che la ricorrente era tenuta a conformarsi alle condizioni di pagamento
         indicate nella lettera di trasmissione del 23 luglio 2001, di notifica della decisione che fissava l’ammenda alla ricorrente.
         Nulla consente di dedurre, in particolare alla luce del testo della lettera impugnata, che la Commissione, così facendo, abbia
         esaminato d’ufficio la legittimità di tali tassi.
         
         
         
         43
            
          Conseguentemente, la lettera impugnata non riveste un carattere decisionale in relazione alla fissazione del tasso degli interessi
         di mora.
         
         
         
         44
            
          Per quanto riguarda il periodo di applicazione del tasso di favore del 6,04%, la ricorrente rimprovera alla Commissione di
         avere sostituito a questo tasso il tasso di interesse normale dell’8,04% per il periodo dal 24 ottobre 2001, data di scadenza
         del termine per il pagamento, fino alla trasmissione delle tre garanzie bancarie (v. supra, punto 15), avvenuta alla fine
         dell’agosto del 2002, benché disponesse in tal modo di garanzie che producevano lo stesso effetto che avrebbero prodotto se
         fossero state ottenute già dal mese di ottobre del 2001. La ricorrente reclama, quindi, l’applicazione del tasso di favore
         del 6,04% a partire dal 24 ottobre 2001.
         
         
         
         45
            
          A questo proposito, si deve tuttavia ricordare che le garanzie bancarie cui la ricorrente si richiama sono state trasmesse
         alla Commissione solo alla fine del mese di agosto del 2002, cioè dopo la data d’invio della lettera impugnata. E’ quindi
         escluso che, mediante quest’ultima, la Commissione abbia potuto pronunciarsi sulla trasmissione delle garanzie di cui si tratta
         e dunque sulle conseguenze giuridiche di tale trasmissione in relazione all’importo degli interessi di mora. La lettera impugnata
         non poteva pertanto ledere la ricorrente su questo punto.
         
         
         
         46
            
          E’ vero che la lettera impugnata fa presente alla ricorrente l’obbligo di pagare gli interessi al tasso dell’8,04% sull’importo
         dell’ammenda a partire dal 24 ottobre 2001 e fino alla data di ricevimento da parte della Commissione di una garanzia bancaria,
         dopodiché il tasso di interesse sarebbe passato al 6,04%, ma tale documento non fa che ripetere, in maniera generale ed astratta,
         le condizioni di pagamento stabilite dall’art. 4 della decisione che fissa l’ammenda e dalla lettera di trasmissione del 23
         luglio 2001. Esso si astiene in particolare dal pronunciarsi sul problema degli eventuali effetti retroattivi sul tasso degli
         interessi di mora della trasmissione, successiva alla scadenza del termine per il pagamento, delle garanzie bancarie. La lettera
         impugnata, quindi, non presentava carattere decisionale neanche sotto questo profilo.
         
         
         
         47
            
          Quanto al punto delle conclusioni presentato in via subordinata, in cui si chiede al Tribunale di ridurre gli interessi di
         mora fissati dalla Commissione, è sufficiente rilevare che esso riguarda solamente una delle modalità di attuazione della
         decisione che fissa l’ammenda. La riduzione richiesta, quindi, avrebbe potuto essere ottenuta solamente nell’ambito di un
         procedimento sommario ai sensi dell’art. 243 CE e dell’art. 104 del regolamento di procedura del Tribunale. Orbene, la ricorrente
         si è astenuta dall’introdurre tale domanda. Nell’ambito del presente ricorso di annullamento, tale punto delle conclusioni
         deve in ogni caso essere dichiarato irricevibile.
         
         
         
         48
            
          Da quanto precede risulta che il ricorso deve essere dichiarato irricevibile nella parte in cui verte sugli interessi di mora
         stabiliti dalla decisione che fissa l’ammenda e dalla lettera di trasmissione del 23 luglio 2001.
         
          Sul carattere decisionale della lettera impugnata in relazione alla mancata concessione di agevolazioni di pagamento
         
         
         49
            
          Per quanto riguarda il fatto che la ricorrente contesta il rifiuto della Commissione, espresso nella lettera impugnata, di
         rinunciare alla costituzione di una garanzia bancaria, si deve ricordare che l’imposizione di una simile garanzia nonché le
         modalità di pagamento connesse alla costituzione della stessa sono già state esposte nella lettera di trasmissione del 23
         luglio 2001, benché la ricorrente abbia fatto presente alla Commissione, nel corso del procedimento amministrativo precedente
         l’adozione della decisione che fissa l’ammenda, la sua situazione finanziaria particolarmente difficile. In tali circostanze,
         il fatto che la Commissione abbia preteso dalla ricorrente la costituzione della garanzia bancaria se avesse voluto evitare
         la riscossione dell’ammenda si deve ritenere che produca effetti giuridici vincolanti in grado di incidere sui suoi interessi,
         modificandone in misura rilevante la situazione giuridica (v., in questo senso, sentenza IBM/Commissione, cit., punto 9).
         
         
         
         50
            
          Non essendo stata impugnata entro il termine previsto dall’art. 230, quinto comma, CE, l’imposizione della costituzione di
         una garanzia bancaria, contenuta nella lettera del 23 luglio 2001, è divenuta definitiva nei confronti della ricorrente (v.,
         in questo senso, sentenza del Tribunale 7 febbraio 2001, causa T‑186/98, Inpesca/Commissione, Racc. pag. II‑557, in prosieguo:
         la «sentenza Inpesca», punto 40, e giurisprudenza ivi citata).
         
         
         
         51
            
          Orbene, secondo ben consolidata giurisprudenza, il ricorso di annullamento diretto contro una decisione meramente confermativa
         di una precedente decisione divenuta definitiva è irricevibile. Un atto è considerato meramente confermativo di una decisione
         precedente qualora non contenga nessun elemento nuovo rispetto alla decisione precedente e non sia stato preceduto da un riesame
         della situazione del destinatario della decisione medesima (sentenza Inpesca, cit., punto 44, e giurisprudenza ivi citata).
         
         
         
         52
            
          Tuttavia, il carattere confermativo o meno di un atto non può essere valutato unicamente in funzione del suo contenuto rispetto
         a quello della precedente decisione di cui costituisca la conferma. Infatti, la natura dell’atto impugnato deve essere parimenti
         valutata in funzione della natura della domanda di cui tale atto costituisce la risposta (sentenza Inpesca, cit., punto 45,
         e giurisprudenza ivi citata).
         
         
         
         53
            
          In particolare, se l’atto costituisce la risposta ad una domanda in cui vengono dedotti fatti nuovi e rilevanti e con cui
         l’amministrazione è invitata a procedere ad un riesame della precedente decisione, tale atto non può essere considerato avente
         natura meramente confermativa, laddove si pronunci sui fatti medesimi e contenga, in tal modo, un elemento nuovo rispetto
         alla decisione precedente (sentenza Inpesca, cit., punto 46). Infatti, che l’esistenza di fatti nuovi e rilevanti può giustificare
         la presentazione di una domanda mirante al riesame di una precedente decisione divenuta definitiva (v., fra le altre, sentenze
         della Corte 22 marzo 1961, cause riunite 42/59 e 49/59, Snupat/Alta Autorità, Racc. pag. 97, in particolare pag. 142; 15 maggio
         1985, causa 127/84, Esly/Commissione, Racc. pag. 1437, punto 10; sentenza del Tribunale 7 febbraio 1991, causa T‑58/89, Williams/Corte
         dei conti, Racc. pag. II‑77, punto 24, e ordinanza del Tribunale 11 luglio 1997, causa T‑16/97, Chauvin/Commissione, Racc. PI
         pagg. I‑A‑237 e II‑681, punto 37).
         
         
         
         54
            
          Sulla base di tale giurisprudenza il Tribunale ha dichiarato, nella sentenza Inpesca (punti 48 e 49, e giurisprudenza ivi
         citata), che l’istituzione interessata è tenuta a procedere al riesame di una decisione divenuta definitiva qualora la relativa
         domanda sia effettivamente basata su fatti nuovi e rilevanti, e che un ricorso proposto avverso una decisione di diniego,
         in tali circostanze, di procedere al riesame dev’essere dichiarato ricevibile. Per contro, qualora la domanda di riesame non
         sia basata su fatti nuovi e rilevanti, il ricorso avverso la decisione di diniego di procedere al riesame richiesto sarà dichiarato
         irricevibile.
         
         
         
         55
            
          Tale ragionamento si applica anche alla presente ipotesi, in cui la Commissione, invece di rifiutare il riesame richiesto,
         ha sì risposto alla domanda della ricorrente mediante la lettera impugnata, ma ha fatto valere che tale risposta era priva
         di carattere decisionale, limitandosi a confermare una decisione precedente, divenuta definitiva, cioè la lettera di trasmissione
         del 23 luglio 2001.
         
         
         
         56
            
          Ai fini della ricevibilità di tale parte del ricorso, si deve pertanto verificare se gli elementi addotti dalla ricorrente
         a sostegno della propria domanda di riesame costituiscano effettivamente fatti «nuovi e rilevanti».
         
         
         
         57
            
          Sotto questo profilo, è un fatto che le informazioni fornite dalla ricorrente sul continuo deterioramento della sua situazione
         finanziaria presentavano un carattere di novità, poiché tale deterioramento si è manifestato in seguito all’invio della lettera
         di trasmissione del 23 luglio 2001 e né la ricorrente né la Commissione erano in grado di averne conoscenza precedentemente
         (v., in questo senso, sentenza Inpesca, cit., punto 50, e giurisprudenza ivi citata).
         
         
         
         58
            
          Perché sussista l’elemento della «rilevanza», occorre che le informazioni di cui trattasi siano idonee a modificare in modo
         rilevante la situazione della ricorrente quale si presentava al momento dell’adozione della decisione precedente divenuta
         definitiva, cioè, nel caso di specie, il 23 luglio 2001 (in tal senso, v. sentenza Inpesca, cit., punto 51, e giurisprudenza
         ivi citata).
         
         
         
         59
            
          A questo fine, si deve ricordare, innanzitutto, che la ricorrente si è espressamente astenuta dal presentare nell’ambito della
         causa T‑239/01 una domanda di provvedimenti provvisori, ai sensi dell’art. 104 del regolamento di procedura, a proposito della
         decisione che fissa l’ammenda. Nella sua domanda di riesame del 24 ottobre 2001, da un lato ha annunciato l’avvio di un procedimento
         sommario nel caso di rigetto di tale domanda e, dall’altro ha invitato la Commissione a non dare esecuzione alla decisione
         che fissa l’ammenda prima di aver deliberato sulla domanda di riesame. Nella lettera del 5 novembre 2001 la ricorrente ha
         ribadito questi due punti. Dinanzi al Tribunale ha esplicitamente dichiarato che l’onerosa preparazione di un procedimento
         sommario non era ragionevole per un’impresa che si trova in una situazione economica difficile come la sua.
         
         
         
         60
            
          Inoltre, è pacifico che, al momento della presentazione della domanda di riesame, poi a quello dell’invio della lettera impugnata
         e anche della presentazione del ricorso in esame, la Commissione non aveva ancora proceduto alla riscossione dell’ammenda
         inflitta alla ricorrente né all’esecuzione forzata della decisione che fissa l’ammenda ai sensi dell’art. 256 CE e degli artt. 104‑110
         del regolamento di procedura.
         
         
         
         61
            
          In tali circostanze, la domanda presentata dalla ricorrente al di fuori di un procedimento sommario affinché la Commissione
         tenesse conto del deterioramento della sua situazione finanziaria per accordarle delle agevolazioni di pagamento deve essere
         considerata prematura, dato che la Commissione non poteva sapere, nelle varie date sopra citate, quale sarebbe stata la situazione
         finanziaria della ricorrente nel caso e nel momento in cui si fosse dato corso a misure di riscossione o di esecuzione forzata
         (v., in questo senso, sentenza della Corte 7 giugno 1983, cause riunite 100/80‑103/80, Musique diffusion française e a./Commissione,
         Racc. pag. 1825, punto 135). In particolare, non avendo la ricorrente presentato, a fronte della minaccia di una riscossione
         imminente, una domanda di provvedimenti provvisori, il Tribunale non può essere chiamato, nell’ambito di un diverso procedimento,
         a risolvere il problema di stabilire se la ponderazione degli interessi contrapposti osti all’applicazione delle modalità
         di pagamento contestate dalla ricorrente prima della pronuncia della sentenza nella causa principale che statuisce sulla legittimità
         dell’ammenda inflitta alla ricorrente, in quanto tale applicazione metterebbe in pericolo l’esistenza dell’impresa.
         
         
         
         62
            
          Si deve aggiungere che la Commissione ha già rifiutato, nella decisione che fissa l’ammenda (v. ‘considerando’ 184 e 185),
         di prendere in considerazione l’argomento secondo cui l’imposizione di un’ammenda rischierebbe di spingere l’impresa verso
         il fallimento. Tale impostazione è conforme ad una costante giurisprudenza secondo cui la Commissione non ha l’obbligo di
         tenere conto della situazione finanziaria deficitaria di un’impresa nel determinare l’importo dell’ammenda che intende infliggerle
         (sentenza della Corte 8 novembre 1983, cause riunite 96/82‑102/82, 104/82, 105/82, 108/82 e 110/82, IAZ e a./Commissione,
         Racc. pag. 3369, punto 55; sentenze del Tribunale 11 marzo 1999, causa T‑141/94, Thyssen Stahl/Commissione, Racc. pag. II‑347,
         punto 630, e 19 maggio 1999, causa T‑175/95, BASF/Commissione, Racc. pag. II‑1581, punto 158). Peraltro, il fatto che un provvedimento
         adottato da un’autorità comunitaria provochi il fallimento o la liquidazione di una data impresa non è vietato come tale dal
         diritto comunitario, poiché la liquidazione di un’impresa nella sua forma giuridica in causa non significa che gli elementi
         personali, materiali e immateriali rappresentati dall’impresa perdano a loro volta di valore (v., in questo senso, sentenze
         della Corte 15 gennaio 1986, causa 52/84, Commissione/Belgio, Racc. pag. 89, punto 14, e 2 luglio 2002, causa C‑499/99, Commissione/Spagna,
         Racc. pag. I‑6031, punto 38).
         
         
         
         63
            
          Ne consegue che le informazioni di carattere finanziario presentate dalla ricorrente a sostegno della domanda di riesame non
         erano in grado di incidere sulla sua situazione giuridica, quale si presentava il 23 luglio 2001. Poiché non vigono norme
         di diritto comunitario tali da obbligare la Commissione a verificare costantemente e d’ufficio la situazione finanziaria dei
         suoi debitori, tali informazioni non possono essere qualificate come rilevanti nel presente contesto processuale.
         
         
         
         64
            
          Nessuno degli argomenti addotti dalla ricorrente nel presente contesto può essere accolto.
         
         
         
         65
            
          Per quanto riguarda l’intenzione della ricorrente di sostituire il procedimento giurisdizionale d’urgenza mediante il procedimento
         amministrativo di riesame, da essa prescelta nel caso di specie, è sufficiente rilevare che tale procedimento amministrativo
         non ha carattere simile né valore equivalente a quello di un procedimento d’urgenza. Infatti, mentre il giudice del procedimento
         sommario esaminerebbe, nel presente contesto, sia l’urgenza sia il fumus boni iuris in relazione al ricorso principale diretto
         contro la decisione che fissa l’ammenda, la Commissione, nell’ambito del procedimento amministrativo auspicato dalla ricorrente,
         dovrebbe limitare la sua valutazione al problema dell’urgenza e alla situazione finanziaria della ricorrente. Ammettere la
         sostituzione di tale procedimento amministrativo al procedimento sommario equivarrebbe a consentire l’aggiramento delle disposizioni
         che disciplinano il procedimento giurisdizionale d’urgenza, che, appunto, non riguardano la valutazione dei soli aspetti finanziari
         della questione.
         
         
         
         66
            
          Per quanto riguarda, tra l’altro, i timori espressi dalla ricorrente in merito alle conseguenze delle misure di pubblicità
         relative alla sua situazione finanziaria negativa, che, a suo dire, sarebbero state inevitabili qualora fosse stato adito
         il giudice dell’urgenza, è sufficiente ricordare che l’art. 17, n. 4, delle istruzioni al cancelliere del Tribunale consente
         di omettere dati confidenziali nelle pubblicazioni relative alle cause pendenti dinanzi al Tribunale. Peraltro, tale timore
         non ha impedito alla ricorrente di presentare il ricorso in esame, a dispetto delle pubblicazioni connesse a tale azione.
         
         
         
         67
            
          Quanto all’art. 7 delle disposizioni relative alla riscossione, secondo cui il membro competente della Commissione «è autorizzato
         a concedere dilazioni di pagamento, eventualmente frazionate», «su domanda scritta del destinatario debitamente motivata»
         (v. supra, punti 11‑14), occorre rilevare che tale disposizione istituisce un procedimento amministrativo autonomo che s’inquadra
         tuttavia nell’ambito della riscossione propriamente detta delle ammende fissate dalla Commissione. La tutela giurisdizionale
         appropriata relativa al rifiuto di concedere le agevolazioni di pagamento previste dal detto art. 7 avverrà pertanto nell’ambito
         di un procedimento sommario (art. 242 CE) ovvero di un procedimento volto ad ottenere la sospensione dell’esecuzione forzata
         (art. 256, quarto comma, CEE) della decisione che ha inflitto l’ammenda.
         
         
         
         68
            
          La ricorrente denuncia ancora una violazione del principio di parità di trattamento per il fatto che la società americana
         UCAR avrebbe beneficiato di agevolazioni di pagamento, mentre a lei tale beneficio sarebbe stato rifiutato: occorre osservare
         che tale asserita discriminazione a danno della ricorrente non avrebbe potuto produrre effetti prima dell’invio della lettera
         impugnata, giacché la Commissione non aveva ancora proceduto alla riscossione o all’esecuzione forzata dell’ammenda inflitta
         alla ricorrente. E’ sufficiente, quindi, che quest’ultima, se si crede nel giusto, possa far valere tale asserita discriminazione
         rispetto alla UCAR nell’ambito del successivo procedimento a cui essa darà avvio, se necessario e al momento opportuno, contro
         le misure di riscossione o di esecuzione forzata effettivamente adottate contro di essa.
         
         
         
         69
            
          In ogni caso, tale censura è carente in fatto. La Commissione, infatti, aveva già respinto nell’agosto del 2001 una domanda
         della UCAR volta ad ottenere la dispensa dall’obbligo di fornire una garanzia bancaria. Peraltro la UCAR, nella sua nuova
         denominazione di GrafTech International Ltd, il 26 settembre 2003 ha presentato una domanda di sospensione dell’esecuzione
         della decisione mediante la quale la Commissione le aveva inflitto un’ammenda mirante ad ottenere agevolazioni di pagamento
         (causa T‑246/01 R).
         
         
         
         70
            
          Da quanto sopra esposto risulta che la ricorrente non ha dimostrato l’esistenza di fatti rilevanti che avrebbero dovuto portare
         la Commissione a procedere al riesame della sua lettera di trasmissione del 23 luglio 2001 e ad adottare una nuova decisione
         impugnabile mediante autonomo ricorso di annullamento. 
         
         
         
         71
            
          Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato irricevibile anche nella parte in cui verte sul rifiuto, espresso nella
         lettera impugnata, di concedere le agevolazioni di pagamento richieste dalla ricorrente.
         
         
         
         72
            
          Tale conclusione non è contraddetta dal fatto che la Commissione, nella lettera impugnata, ha risposto nel merito in relazione
         ad elementi nuovi, ma non rilevanti, presentati nella domanda volta ad ottenere le agevolazioni di pagamento. Infatti, benché
         tale modalità di evasione della domanda della ricorrente possa interpretarsi come sforzo di cortesia, non può in alcun modo
         avere avuto l’effetto di derogare alle condizioni imperative di ricevibilità di un ricorso né di privare la Commissione della
         facoltà di dichiarare, nella fase del procedimento giurisdizionale, l’irricevibilità del ricorso e ancor meno di dispensare
         il Tribunale dall’obbligo ad esso incombente di verificare le dette condizioni di ricevibilità (v., per analogia, giurisprudenza
         costante in materia di pubblico impiego e in particolare sentenze della Corte 12 luglio 1984, causa 227/83, Moussis/Commissione,
         Racc. pag. 3133, punto 13, e del Tribunale 11 marzo 1999, causa T‑257/97, Herold/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑49 e II‑251,
         punto 43).
         
         
         
         73
            
          Conseguentemente, il ricorso deve essere dichiarato integralmente irricevibile.
         
         
         Sulle spese
         74
            
          A norma dell’ art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese, se ne è fatta domanda.
         Essendo la ricorrente rimasta soccombente, questa dev’essere condannata alle spese, conformemente alle conclusioni della Commissione.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
         
         
          così provvede:
         
            
            
            
               1)
                  Il ricorso è irricevibile.
               
             La ricorrente sopporterà le proprie spese e quelle sostenute dalla Commissione. 
            
             Lussemburgo, 29 aprile 2004
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung
               
               
                  J. Pirrung
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: il tedesco.