CELEX: 62001CO0180
Language: it
Date: 2001-07-17
Title: Ordinanza del presidente della Corte del 17 luglio 2001. # Commissione delle Comunità europee contro National Association of Licensed Opencast Operators (NALOO). # Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Trattato CECA - Rigetto di una denuncia relativa alla pretesa applicazione di prezzi di acquisto discriminatori e di canoni illeciti - Competenza della Commissione - Sentenza del Tribunale che annulla una decisione di rigetto di denuncia - Misure che l'esecuzione di una sentenza di annullamento di una decisione di rigetto di denuncia comporta - Sospensione dell'esecuzione di una sentenza del Tribunale - Urgenza. # Causa C-180/01 P-R.

Avis juridique important

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62001O0180

Ordinanza del presidente della Corte del 17 luglio 2001.  -  Commissione delle Comunità europee contro National Association of Licensed Opencast Operators (NALOO).  -  Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Trattato CECA - Rigetto di una denuncia relativa alla pretesa applicazione di prezzi di acquisto discriminatori e di canoni illeciti - Competenza della Commissione - Sentenza del Tribunale che annulla una decisione di rigetto di denuncia - Misure che l'esecuzione di una sentenza di annullamento di una decisione di rigetto di denuncia comporta - Sospensione dell'esecuzione di una sentenza del Tribunale - Urgenza.  -  Causa C-180/01 P-R.  

raccolta della giurisprudenza 2001 pagina I-05737

MassimaPartiMotivazione della sentenzaDispositivo
Parole chiave

1. Procedimento sommario - Sospensione dell'esecuzione - Sentenza del Tribunale che forma oggetto di un'impugnazione - Competenza della Corte - Limiti(Art. 39, secondo comma, CA; Statuto CECA della Corte di giustizia, art. 53)2. Procedimento sommario - Sospensione dell'esecuzione - Sentenza del Tribunale che forma oggetto di un'impugnazione - Presupposti per la concessione - «Fumus boni iuris» - Danno grave e irreparabile - Esecuzione di un procedimento amministrativo relativo all'applicazione del diritto della concorrenza - Insussistenza(Art. 39, secondo comma, CA; Statuto CECA della Corte di giustizia, art. 53; regolamento di procedura della Corte, art. 83, n. 2) 

Massima

1. Non spetta al giudice dell'urgenza precisare le modalità di esecuzione di una sentenza del Tribunale che forma oggetto d'impugnazione.( v. punto 45 )2. Ai sensi dell'art. 53 dello Statuto CECA della Corte di giustizia, un ricorso contro una sentenza del Tribunale non ha, in linea di principio, effetto sospensivo. Tuttavia, in applicazione dell'art. 39, secondo comma, CA, la Corte può, se reputa che le circostanze lo richiedano, ordinare il rinvio dell'esecuzione della sentenza impugnata. A tale proposito, discende dall'art. 83, n. 2, del regolamento di procedura che la concessione di una sospensione in applicazione dell'art. 39, secondo comma, CA è subordinata all'esistenza di circostanze comprovanti l'urgenza nonché di motivi di fatto e di diritto che giustifichino prima facie tale provvedimento.Riguardo alla condizione relativa all'urgenza, la finalità del procedimento sommario è di garantire la piena efficacia della futura decisione definitiva, al fine di evitare una lacuna nella tutela giuridica fornita dalla Corte. Per raggiungere tale obiettivo, l'urgenza dev'essere valutata rispetto alla necessità esistente di statuire provvisoriamente al fine di evitare che un danno grave e irreparabile sia arrecato alla parte che chiede la tutela provvisoria. Sta alla parte che fa valere un danno grave e irreparabile dimostrarne l'esistenza. Anche se non è richiesta, al riguardo, una certezza assoluta che il danno si produca e basta un sufficiente grado di probabilità che esso si verifichi, cionondimeno il ricorrente resta tenuto a provare i fatti che si ritiene giustifichino la prospettiva di un danno del genere.A questo proposito, l'esecuzione di un procedimento amministrativo relativo all'applicazione del diritto della concorrenza, organizzato in modo da permettere alle imprese di far conoscere il loro punto di vista e di illuminare la Commissione, non implica per le imprese altri obblighi se non quello di partecipare, allo scopo di difendere i propri diritti, allo svolgimento del procedimento stesso. Quest'obbligo non è tale da recar loro, né per quanto riguarda la loro situazione giuridica né per quanto riguarda i loro interessi, un danno grave ed irreparabile che possa giustificare una sospensione dell'esecuzione. Inoltre, quanto al rischio di un'azione giudiziaria eventualmente intentata dall'impresa denunciante a seguito di provvedimenti adottati dalla Commissione, la mera proposizione di un'azione di risarcimento danni non appare tale da provocare un danno grave e irreparabile. Infine, generiche affermazioni relative alle difficoltà pratiche o amministrative che l'esecuzione immediata della sentenza impugnata produrrebbe sul funzionamento dei servizi della Commissione non possono giustificare la sospensione dell'esecuzione.( v. punti 46-47, 52-53, 55, 57-58 ) 

Parti

Nel procedimento C-180/01 P-R,Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. A. Whelan, in qualità di agente, assistito dal sig. J.E. Flynn, barrister, con domicilio eletto in Lussemburgo,ricorrente,avente ad oggetto una domanda di sospensione dell'esecuzione della sentenza pronunciata dal Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Seconda Sezione) il 7 febbraio 2001 nella causa T-89/98, NALOO/Commissione (Racc. pag. II-515),procedimento in cui le altre parti sono:National Association of Licensed Opencast Operators (NALOO), con sede in Newcastle upon Tyne (Regno Unito), rappresentata dai sigg. M. Hoskins, barrister, e A. Dowie, solicitor, con domicilio eletto in Lussemburgo,ricorrente in primo grado,British Coal Corporation, con sede in Londra (Regno Unito), rappresentata dai sigg. D. Vaughan e D. Lloyd Jones, QC, e C. Mehta, solicitor,International Power plc, già National Power plc, con sede in Londra (Regno Unito), rappresentata dai sigg. D. Anderson, QC, M. Chamberlain, barrister, e S. Ramsay, solicitor,ePowerGen (UK) plc, già PowerGen plc, con sede in Londra, rappresentata dai sigg. K.P.E. Lasok, QC, e N.P. Lomas, solicitor,intervenienti in primo grado,IL PRESIDENTE DELLA CORTE,sentito l'avvocato generale S. Alber,ha emesso la seguenteOrdinanza 

Motivazione della sentenza

1 Con atto introduttivo depositato nella cancelleria della Corte il 23 aprile 2001, la Commissione delle Comunità europee, in forza dell'art. 49 dello Statuto CECA della Corte di giustizia, ha proposto un ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo grado 7 febbraio 2001 nella causa T-89/98, NALOO/Commissione (Racc. pag. II-515; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale il Tribunale ha annullato la decisione della Commissione 27 aprile 1998, IV/E-3/NALOO, con cui veniva respinta una denuncia della National Association of Licensed Opencast Operators (in prosieguo: la «NALOO») relativa alla pretesa applicazione, da parte del Central Electricity Generating Board (Ufficio centrale di produzione di energia elettrica; in prosieguo: il «CEGB») e della British Coal Corporation (in prosieguo: la «British Coal»), di prezzi di acquisto discriminatori e di canoni illeciti al carbone estratto in regime di concessione.2 Con atto separato, depositato nella cancelleria della Corte il 22 maggio 2001, la Commissione, in forza dell'art. 39 CA, ha chiesto alla Corte di ordinare la sospensione dell'esecuzione della sentenza impugnata, nei limiti in cui essa obbliga la Commissione a compiere un'istruzione sui fatti segnalati dalla NALOO nelle sue denunce del 29 marzo 1990 e del 15 giugno 1994 relativamente al carattere discriminatorio dei prezzi e all'ammontare eccessivo dei canoni applicati al carbone estratto in regime di concessione nel corso degli esercizi 1986/1987 - 1989/1990 e a giungere ad una conclusione al riguardo.3 La NALOO ha depositato le sue osservazioni scritte sulla domanda di provvedimenti urgenti il 21 giugno 2001. La British Coal, la International Power plc (in prosieguo: la «International Power») e la PowerGen (UK) plc (in prosieguo: la «PowerGen») hanno depositato le loro osservazioni scritte il 25 giugno 2001.4 Dato che le conclusioni scritte delle parti contengono tutte le informazioni necessarie per statuire sulla domanda, non occorre sentire i chiarimenti orali delle parti stesse.Fatti di causa5 Prima della privatizzazione delle sue attività in forza del Coal Industry Act del 1994 (legge sull'industria carbonifera), la British Coal, ai sensi del Coal Industry Nationalisation Act del 1946 (legge sulla nazionalizzazione dell'industria carbonifera), era proprietaria della quasi totalità delle riserve di carbone del Regno Unito e disponeva del diritto di estrarre il carbone in esclusiva. Essa era tuttavia autorizzata a rilasciare concessioni per l'estrazione di carbone a produttori privati contro pagamento di canoni fissati ad un'aliquota uniforme.6 In forza di un accordo concluso nel maggio 1986 (in prosieguo: l'«accordo del 1986»), il CEGB acquistava dalla British Coal, nel corso dell'esercizio 1986/1987, 72 milioni di tonnellate di carbone ad un prezzo medio alla consegna di 172 pence per gigajoule franco miniera.7 Il 1° aprile 1990, in forza dell'Electricity Act del 1989 (legge sull'elettricità), il CEGB veniva privatizzato e il suo patrimonio veniva trasferito, in particolare, alla National Power plc, poi International Power, e alla PowerGen, due società create a tal fine. Queste ultime stipulavano altresì con la British Coal contratti di fornitura di carbone a decorrere dal 1° aprile 1990 (in prosieguo: i «contratti di fornitura»).8 Nel marzo 1990 la British Coal ha ridotto l'aliquota di canone da 11 a 7 GBP per tonnellata di carbone estratto con decorrenza 1° aprile 1990.9 Con denuncia alla Commissione in data 29 marzo 1990, integrata, in particolare, il 27 giugno e il 5 settembre 1990 (in prosieguo: la «denuncia del 1990»), la NALOO sosteneva che l'accordo del 1986 e i contratti di fornitura stipulati tra la British Coal e i produttori di energia elettrica, da un lato, nonché l'ammontare dei canoni riscossi dalla British Coal presso i produttori di carbone in regime di concessione, dall'altro, erano in contrasto con gli artt. 63, n. 1, e 66, n. 7, del Trattato CECA.10 Con decisione del 23 maggio 1991 (in prosieguo: la «decisione del 1991»), la Commissione respingeva la denuncia del 1990, nella parte in cui essa riguardava la situazione a partire dal 1° aprile 1990. Il ricorso di annullamento proposto dalla NALOO contro tale decisione veniva respinto con sentenza del Tribunale 24 settembre 1996, nella causa T-57/91, NALOO/Commissione (Racc. pag. II-1019).11 Su rinvio pregiudiziale della High Court of Justice (England & Wales), Queen's Bench Division (Regno Unito), investita di un'azione di risarcimento danni proposta dalla H.J. Banks & Co. Ltd, impresa privata produttrice di carbone in regime di concessione e aderente alla NALOO, contro la British Coal, la Corte, con la sua sentenza 13 aprile 1994 nella causa C-128/92, Banks (Racc. pag. I-1209, punto 19), dichiarava che gli artt. 4, lett. d), 65 e 66, n. 7, del Trattato CECA non creano in capo ai singoli diritti che questi possano far valere direttamente dinanzi ai giudici nazionali.12 Al punto 21 della stessa sentenza essa dichiarava altresì che, avendo la Commissione competenza esclusiva ad accertare le violazioni degli artt. 65 e 66, n. 7, del Trattato, i giudici nazionali non possono essere validamente aditi con una domanda di risarcimento danni in mancanza di una decisione della Commissione adottata nell'ambito di tale competenza.13 Su un altro rinvio pregiudiziale della High Court, investita di un'azione di risarcimento danni intentata dalla sig.ra Hopkins e altre produttrici di carbone in regime di concessione, contro la National Power plc e la PowerGen, la Corte, con sentenza 2 maggio 1996, nella causa C-18/94, Hopkins e a. (Racc. pag. I-2281, punto 29), dichiarava che gli artt. 4, lett. b), e 63, n. 1, del Trattato non creano in capo ai singoli diritti che questi possano far valere direttamente dinanzi ai giudici nazionali.14 In particolare, i singoli non possono far valere dinanzi ai giudici nazionali l'incompatibilità con l'art. 63, n. 1, del Trattato di discriminazioni sistematiche esercitate da parte di acquirenti, fintantoché queste ultime non abbiano costituito oggetto di una raccomandazione ai governi interessati (sentenza Hopkins e a., citata, punto 27).15 Viceversa, in tutti i casi in cui le disposizioni di una raccomandazione ai sensi dell'art. 63, n. 1, del Trattato appaiono, dal punto di vista del loro contenuto, incondizionate e sufficientemente precise, esse possono essere direttamente invocate dai singoli dinanzi al giudice nazionale alle stesse condizioni delle direttive (sentenza Hopkins e a., citata, punto 28).16 Alla luce delle citate sentenze Banks e Hopkins e a., la High Court respingeva le azioni di risarcimento danni intentate dalla H.J. Banks & Co. Ltd e dalla sig.ra Hopkins e a.17 Risulta dalla sentenza impugnata che, traendo le conseguenze dall'assenza di effetto diretto delle relative disposizioni del Trattato e dalla competenza esclusiva della Commissione, il 15 giugno 1994 la NALOO presentava una denuncia alla Commissione, qualificata come integrativa (in prosieguo: la «denuncia del 1994»), con la quale essa chiedeva a tale istituzione di accertare l'illiceità dei prezzi di acquisto e dei canoni applicati al carbone estratto in regime di concessione, rispettivamente, dalla CEGB e dalla British Coal, in violazione degli artt. 63, n. 1, del Trattato, da una parte, e 4, lett. d), 65 e 66, n. 7, del Trattato, dall'altra, nel corso del periodo compreso tra il 1973 e il 1° aprile 1990, successivamente ridotto agli esercizi 1984/1985 - 1989/1990.18 Con decisione 27 aprile 1998, IV/E-3/NALOO (in prosieguo: la «decisione del 1998»), notificata alla NALOO il 1° maggio successivo, la Commissione respingeva la denuncia del 1994.19 La Commissione considerava, in sostanza, che:- gli artt. 63, n. 1, e 66, n. 7, del Trattato hanno una funzione rivolta verso il futuro e permettono alla Commissione di porre termine, per l'avvenire, ad infrazioni esistenti. Tali disposizioni non l'autorizzano ad istruire una denuncia presentata il 15 giugno 1994 e relativa a passate violazioni del Trattato, che sarebbero state commesse prima del 1° aprile 1990;- l'art. 65 del Trattato non è applicabile alla fissazione unilaterale da parte della British Coal di canoni di estrazione che siano eccessivi;- infine, anche se la Commissione fosse autorizzata ad esaminare la denuncia del 1994 alla luce degli artt. 4, lett. d), e 66, n. 7, del Trattato e anche supponendo che sia applicabile l'art. 65 del Trattato stesso, la NALOO non ha addotto sufficienti elementi probatori per giustificare l'esistenza delle asserite infrazioni. Le informazioni fornite dalla NALOO non possono assolutamente essere prese in considerazione dalla Commissione come punto di partenza di un'indagine, tenuto conto, in particolare, della citata sentenza del Tribunale 24 settembre 1996, NALOO/Commissione.La sentenza impugnata20 Il Tribunale ha innanzi tutto affermato, al punto 52 della sentenza impugnata, che la Commissione, rispetto alle pretese infrazioni fatte valere dalla NALOO per gli esercizi 1986/1987 - 1989/1990, dev'essere considerata investita di una sola ed unica denuncia, dato che la denuncia del 1994 costituisce solo l'ampliamento di quella del 1990.21 Il Tribunale ha rilevato, la punto 58 della sentenza impugnata che, per «infrazioni esistenti» agli artt. 63, n. 1, e 66, n. 7, del Trattato, la Commissione intendeva infrazioni in corso alla data della presentazione della denuncia di cui esse formavano oggetto. Dato che la parte iniziale della denuncia della NALOO è stata presentata nel 1990 e che la parte integrativa, presentata nel 1994, era solo l'ampliamento della prima, il Tribunale ne ha dedotto, al punto 59 della sentenza impugnata che, secondo la stessa analisi della Commissione, quest'ultima era investita di infrazioni esistenti.22 Il Tribunale ha inoltre considerato, ai punti 61 e 63 della sentenza impugnata, che dal punto 19 della citata sentenza Hopkins e a. e dal principio di tutela giurisdizionale effettiva risulta che il combinato disposto degli artt. 4, lett. b), e 63, n. 1, del Trattato, da una parte, e degli artt. 4, lett. d), e 66, n. 7, del Trattato, dall'altra, autorizzavano, in ogni caso, la Commissione ad esaminare le due parti della denuncia della NALOO dirette a veder accertare, da parte della Commissione, che i produttori di elettricità e la British Coal, nel corso degli esercizi 1986/1987 - 1989/1990, avevano applicato al carbone estratto in regime di concessione, rispettivamente, prezzi di acquisto discriminatori e aliquote di canone illecite.23 Al punto 64 della sentenza impugnata, il Tribunale ha concluso che gli artt. 63 e 66, n. 7, del Trattato attribuivano alla Commissione la competenza ad istruire la denuncia della NALOO in quanto essa aveva ad oggetto infrazioni a tali articoli che si reputavano commesse nel corso degli esercizi 1986/1987 - 1989/1990.24 Il Tribunale ha altresì considerato, al punto 76 della sentenza impugnata, che il principio della certezza del diritto non ostava all'istruzione della denuncia della NALOO per quanto riguarda gli esercizi 1986/1987 - 1989/1990.25 Il Tribunale, ai punti 80 e 82 della sentenza impugnata, ha dichiarato che, per valutare la legittimità della decisione del 1998, non occorreva pronunciarsi né sulla questione se la Commissione fosse autorizzata ad adottare atti diversi dalle raccomandazioni, né sugli effetti giuridici delle raccomandazioni nel diritto nazionale, né sull'applicabilità dell'art. 65 del Trattato alle aliquote di canone controverse.26 Per quanto riguarda l'obbligo della Commissione di istruire la denuncia della NALOO, il Tribunale, al punto 85 della sentenza impugnata, ha ricordato che la Commissione dispone di una competenza esclusiva a conoscere delle infrazioni «fatte valere» e ne ha concluso che, nella fattispecie, dato che essa era autorizzata ad esaminare la denuncia della NALOO riguardo alle infrazioni fatte valere per gli esercizi 1986/1987 - 1989/1990, la Commissione era tenuta a procedere a tale esame.27 La decisione del 1998, in cui si esaminava in via subordinata la denuncia della NALOO, è stata alla fine annullata per carenza di motivazione in ordine tanto alla risposta alla parte della denuncia avente ad oggetto i prezzi discriminatori (punti 103-115 della sentenza impugnata) quanto alla risposta alla parte della denuncia avente ad oggetto le aliquote di canone illecite (punti 116-124 della sentenza impugnata).Sulla domanda di provvedimenti urgentiArgomenti delle parti28 Per giustificare il fumus boni iuris della sua domanda di provvedimenti urgenti, la Commissione fa valere che il riconoscimento, nella sentenza impugnata, di un obbligo da parte sua di esaminare qualsiasi denuncia ad essa presentata non è conforme alla giurisprudenza della Corte e del Tribunale e che la sentenza impugnata non è del resto motivata al riguardo.29 Facendo valere la citata sentenza Hopkins e a., la Commissione considera che essa non era assolutamente competente ad agire nei confronti di pretese infrazioni passate, a meno che ciò non si fosse rivelato necessario per garantire per il futuro l'effetto utile dell'art. 4, lett. b), in combinato disposto con l'art. 63, n. 1, o dell'art. 4, lett. d), in combinato disposto con l'art. 66, n. 7, del Trattato, il che non si verificava nel caso di specie.30 La competenza della Commissione non potrebbe essere fondata sul criterio formalista del carattere attuale dell'asserita infrazione al momento della presentazione della denuncia ad essa relativa. Così, il fatto che la pretesa violazione segnalata nella denuncia del 1990 sia rimasta in essere per due giorni dopo la presentazione di tale denuncia, per cessare il 1° aprile 1990, non può essere determinante. In ogni caso, la Commissione contesta l'affermazione del Tribunale secondo cui la denuncia del 1994 era solo un'integrazione di quella del 1990.31 La Commissione censura inoltre il fatto che il Tribunale non abbia esaminato i motivi da essa e dalle parti intervenienti sollevati in ordine all'estensione delle competenze della Commissione stessa, il che la lascerebbe nell'incertezza quanto alla natura o all'effetto dei provvedimenti che essa dovrebbe adottare nel caso in cui fosse riconosciuta la fondatezza della denuncia della NALOO.32 Per quanto riguarda l'urgenza, la Commissione, che ricorda di considerarsi incompetente a trattare la denuncia della NALOO, sostiene in primo luogo che, se dovesse formulare una raccomandazione alla luce delle circostanze del caso di specie, essa agirebbe al di fuori delle competenze conferitele dal Trattato. Ora, da una giurisprudenza costante della Corte (ordinanze 21 maggio 1977, cause riunite 31/77 R e 53/77 R, Commissione/Regno Unito, Racc. pag. 921, punti 17 e 20, e 24 settembre 1996, cause riunite C-239/96 R e C-240/96 R, Regno Unito/Commissione, Racc. pag. I-4475, punto 69) risulta che le norme che disciplinano la ripartizione delle competenze tra le diverse istituzioni della Comunità, da una parte, e tra tali istituzioni e gli Stati membri, dall'altra, sono di tale importanza che una violazione grave di tali norme potrebbe, di per sé, costituire un danno irreparabile tale da giustificare l'applicazione delle disposizioni del Trattato relative ai provvedimenti provvisori.33 Una siffatta violazione della ripartizione delle competenze sarebbe, a parere della Commissione, particolarmente certa alla luce delle circostanze del caso di specie. Da una parte, la Commissione dovrebbe progettare di ricorrere ai poteri vincolanti di cui essa dispone per procedere all'istruzione della denuncia della NALOO e alle verifiche necessarie e, a tal fine, adottare provvedimenti privi di qualsiasi fondamento nel Trattato, il che pregiudicherebbe gli interessi giuridici delle persone interessate e, per di più, costituirebbe un pregiudizio irreparabile all'ordinamento giuridico. D'altra parte, se la Commissione dovesse adottare una raccomandazione sul fondamento menzionato dalla sentenza impugnata, molto probabilmente sarebbero immediatamente intentate, dinanzi ai giudici nazionali, azioni di risarcimento danni contro la British Coal, la International Power e la PowerGen. Ora, la possibilità di intentare un'azione dinanzi ad un giudice di uno Stato membro sul fondamento di provvedimenti illegittimamente adottati da un'istituzione comunitaria rischierebbe di arrecare un pregiudizio, per sua natura irreparabile, alla ripartizione delle competenze tra la Comunità e gli Stati membri.34 In secondo luogo, la Commissione sarebbe essa stessa vittima di un danno grave e irreparabile nel funzionamento dei suoi servizi. A causa del carattere passato dei fatti denunciati e del carattere inaffidabile dei dati numerici forniti a titolo informativo dalla NALOO, l'esame della denuncia di quest'ultima solleverebbe infatti difficoltà tanto sotto il profilo dell'identificazione delle persone interessate quanto sotto quello del reperimento di dati numerici affidabili. Le risorse umane e finanziarie della Commissione sono limitate e quelle impiegate per istruire la denuncia della NALOO non sarebbero disponibili per altri compiti più urgenti e prioritari secondo la Commissione. Le risorse finanziarie impegnate per dar seguito a tale denuncia sarebbero definitivamente perdute.35 La International Power e la British Coal considerano, in via principale, che, anche se l'esecuzione della sentenza impugnata non fosse sospesa, la Commissione non sarebbe tenuta ad esaminare la denuncia della NALOO per quanto riguarda il periodo 1986/1987 - 1989/1990 prima che il ricorso contro la sentenza del Tribunale sia stato esaminato. Tenuto conto della mancanza di chiarezza della sentenza impugnata, del fatto che la denuncia riguarda eventi verificatisi prima del 1990 e del fatto che la NALOO cerca di ottenere una decisione al fine di chiedere un risarcimento danni dinanzi ai giudici nazionali, non sarebbe contrario all'obbligo di dare esecuzione alla sentenza impugnata entro un termine ragionevole attendere sino a che la Corte si sia pronunciata sull'impugnazione.36 Riguardo all'urgenza, la PowerGen nonché, in subordine, la British Coal e la International Power sostengono, in sostanza, gli argomenti della Commissione.37 La International Power fa altresì valere che la condizione dell'urgenza dev'essere applicata con particolare elasticità qualora l'obbligo di cui si chiede la sospensione dell'esecuzione non sia definitivo, non abbia efficacia vincolante immediata, ma debba unicamente essere rispettato «entro un termine ragionevole», e riguardi una sola persona, il che lo priva di carattere generale. Ciò varrebbe, nella fattispecie, per l'obbligo di prendere i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza impugnata comporta, obbligo che riguarderebbe la sola Commissione.38 La British Coal sostiene che la sentenza impugnata ha creato una grande incertezza quanto ai provvedimenti che la Commissione può adottare. Se la Commissione dovesse esaminare la denuncia della NALOO, la sentenza da pronunciare nell'ambito del ricorso in esame non avrebbe alcun effetto. La British Coal aggiunge che la sua cooperazione con la Commissione nell'ambito dell'esame di tale denuncia sarebbe inutile e comporterebbe una perdita di risorse per essa importanti.39 La PowerGen osserva dal canto suo che l'esame della denuncia della NALOO da parte della Commissione sarà probabilmente ultimato prima che la Corte abbia pronunciato la propria sentenza. La detta denuncia darebbe luogo ad un'istruzione complessa in quanto la Commissione dovrebbe ricostruire la situazione del mercato tra il 1986 e il 1990. Per giunta, non vi sarebbero indicazioni chiare sul tipo di provvedimenti che la Commissione dovrebbe adottare. Nella fattispecie, il danno eventualmente causato alla Commissione e alla PowerGen non potrebbe formare oggetto di una compensazione finanziaria, il che provocherebbe una situazione quasi inestricabile, riconosciuta come forma di danno irreparabile nell'ordinanza 30 giugno 1961, cause riunite 42/59 OT e 49/59 OT, Breedband/Alta Autorità e a. (Racc. 1962, pag. 317, in particolare pag. 322).40 Per contro, la NALOO conclude per il rigetto della domanda. Essa sostiene che i danni fatti valere si verificherebbero solo se la Commissione ultimasse l'istruzione della sua denuncia e adottasse una raccomandazione prima della sentenza della Corte sull'impugnazione. Ora, la Commissione non lascerebbe ritenere che la fine del procedimento sia imminente, ma farebbe valere invece la complessità dell'istruzione della denuncia. Dato che la Commissione ha impiegato quattro anni per trattare la denuncia del 1994, nulla farebbe supporre che la conclusione del procedimento sia vicina.41 Quanto ai poteri di indagine che l'art. 47 del Trattato CECA attribuisce alla Commissione, quest'ultima asserirebbe soltanto di considerare la possibilità di utilizzarli. L'eventuale utilizzazione di tali poteri non sarebbe illegittima, anche se la Corte alla fine annullasse la sentenza impugnata, in quanto l'obbligo di istruire la denuncia della NALOO deriverebbe direttamente dalla sentenza impugnata.42 Per quanto riguarda il pregiudizio che sarebbe arrecato agli interessi delle altre imprese, la NALOO rileva che le informazioni ottenute dalla Commissione potrebbero essere utilizzate solo per l'esame della denuncia della NALOO e che la Commissione è tenuta al segreto professionale.43 Quanto al danno arrecato al funzionamento della Commissione, la NALOO fa valere che nulla lascia pensare che la Commissione non possa adempiere gli altri suoi compiti a causa dell'esame della sua denuncia.Giudizio44 In via preliminare, si deve rilevare che le parti non concordano quanto alle conseguenze che la Commissione deve trarre dalla sentenza impugnata, ed in particolare quanto ai provvedimenti che essa deve adottare ai fini della sua esecuzione entro un termine ragionevole.45 A questo proposito, occorre rilevare che non spetta al giudice dell'urgenza precisare le modalità di esecuzione di una sentenza del Tribunale che formi oggetto d'impugnazione (ordinanza 15 settembre 1995, causa C-254/95 P-R, Parlamento/Innamorati, Racc. pag. I-2707, punto 18).46 Si deve altresì ricordare che, ai sensi dell'art. 53 dello Statuto CECA della Corte di giustizia, un ricorso contro una sentenza del Tribunale non ha, in linea di principio, effetto sospensivo. Tuttavia, in applicazione dell'art. 39, secondo comma, CA, la Corte può, se reputa che le circostanze lo richiedano, ordinare il rinvio dell'esecuzione della sentenza impugnata.47 Discende dall'art. 83, n. 2, del regolamento di procedura che la concessione di una sospensione in applicazione dell'art. 39, secondo comma, CA è subordinata all'esistenza di circostanze comprovanti l'urgenza nonché di motivi di fatto e di diritto che giustifichino prima facie tale provvedimento.48 Occorre verificare se tali condizioni ricorrano nel caso di specie.49 Riguardo all'esistenza di motivi che giustifichino prima facie la concessione della sospensione, basta rilevare che il ricorso proposto contro la sentenza impugnata solleva questioni di principio relative ai poteri della Commissione nell'ambito dell'applicazione delle disposizioni del diritto della concorrenza figuranti nel Trattato CECA, questioni la cui soluzione non risulta manifestamente dalla giurisprudenza della Corte.50 La NALOO riconosce del resto che i motivi dedotti dalla Commissione nel suo ricorso non sono privi di ogni fondamento.51 Di conseguenza, la domanda di sospensione non può essere respinta per tale motivo.52 Riguardo alla condizione relativa all'urgenza, si deve ricordare che la finalità del procedimento sommario è quella di garantire la piena efficacia della futura decisione definitiva, al fine di evitare una lacuna nella tutela giuridica fornita dalla Corte [v., in particolare, ordinanze 12 dicembre 1968, causa 27/68 R, Renckens/Commissione, Racc. 1969, pag. 274, in particolare pag. 275; 3 maggio 1996, causa C-399/95 R, Germania/Commissione, Racc. pag. I-2441, punto 46, e 29 gennaio 1997, causa C-393/96 P(R), Antonissen/Consiglio e Commissione, Racc. pag. I-441, punto 36]. Per raggiungere tale obiettivo, l'urgenza dev'essere valutata rispetto alla necessità esistente di statuire provvisoriamente al fine di evitare che un danno grave e irreparabile sia arrecato alla parte che chiede la tutela provvisoria [v., in tal senso, ordinanza 25 marzo 1999, causa C-65/99 P(R), Willeme/Commissione, Racc. pag. I-1857, punto 62].53 Sta alla parte che fa valere un danno grave e irreparabile dimostrarne l'esistenza [v., in tal senso, ordinanza 18 novembre 1999, causa C-329/99 P(R), Pfizer Animal Health/Consiglio, Racc. pag. I-8343, punto 75]. Anche se non è richiesta, al riguardo, una certezza assoluta che il danno si produca e basta un sufficiente grado di probabilità che esso si verifichi, cionondimeno il ricorrente resta tenuto a provare i fatti che si ritiene giustifichino la prospettiva di un danno del genere.54 Nella fattispecie, è giocoforza constatare che la Commissione non ha assolutamente provato che la sospensione sia necessaria alla piena efficacia della futura decisione definitiva da emanare sull'impugnazione. In particolare, la Commissione non ha reso palese né che il preteso danno non sarebbe semplicemente ipotetico, né che esso comporterebbe un livello di gravità sufficiente in termini qualitativi o quantitativi, né che esso presenterebbe carattere irreparabile.55 Relativamente ai pregiudizi agli interessi delle imprese che sarebbero sottoposte ai provvedimenti adottati dalla Commissione ove essa procedesse all'istruzione della denuncia della NALOO, si deve rilevare, innanzi tutto, che l'esecuzione di un procedimento amministrativo relativo all'applicazione del diritto della concorrenza, organizzato in modo da permettere alle imprese di far conoscere il loro punto di vista e di illuminare la Commissione, non implica per le imprese altri obblighi se non quello di partecipare, allo scopo di difendere i propri diritti, allo svolgimento del procedimento stesso. Quest'obbligo non è tale da recar loro, né per quanto riguarda la loro situazione giuridica, né per quanto riguarda i loro interessi, un danno grave ed irreparabile che possa giustificare i provvedimenti richiesti (v. ordinanza 7 luglio 1981, cause riunite 60/81 R e 190/81 R, IBM/Commissione, Racc. pag. 1857, punto 10).56 Per giunta, l'utilizzazione dei poteri di indagine, menzionata dalla Commissione, rimane una mera eventualità e le difficoltà che la Commissione potrebbe incontrare nell'esame della denuncia della NALOO dipendono dal grado di cooperazione degli operatori interessati, ancora incerto in questa fase.57 Inoltre, quanto al rischio di un'azione giudiziaria eventualmente intentata dalla NALOO a seguito dei provvedimenti adottati dalla Commissione, è giocoforza constatare che la mera proposizione di un'azione di risarcimento danni non appare tale da provocare un danno grave e irreparabile. Per giunta, la proposizione di tale azione resta attualmente del tutto ipotetica. Infatti, tale possibilità è subordinata alla previa adozione di una decisione finale positiva al termine di un procedimento che, a dire della Commissione, sarebbe di grande complessità e la cui conclusione, alla luce degli elementi forniti nell'ambito del presente procedimento sommario, non appare imminente.58 Infine, generiche affermazioni relative alle difficoltà pratiche o amministrative che l'esecuzione immediata della sentenza impugnata produrrebbe sul funzionamento dei servizi della Commissione non possono giustificare la sospensione richiesta.59 Da quanto precede risulta che il carattere urgente della domanda di sospensione dell'esecuzione della sentenza impugnata non è provato e che, pertanto, tale domanda dev'essere respinta. 

Dispositivo

Per questi motivi,IL PRESIDENTE DELLA CORTEcosì provvede:1) La domanda di provvedimenti urgenti è respinta.2) Le spese sono riservate.