CELEX: 62005CJ0100
Language: it
Date: 2006-10-05
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 5 ottobre 2006. # ASM Lithography BV contro Inspecteur van de Belastingdienst-Douane Zuid/kantoor Roermond. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Gerechtshof te Amsterdam - Paesi Bassi. # Codice doganale - Determinazione dell'obbligazione doganale - Dazi all'importazione dei prodotti compensatori determinati dall'interessato e confermati dalle autorità doganali ai sensi dell'art. 121 del codice doganale - Dazi calcolabili ai sensi dell'art. 122, lett. c), del codice doganale - Rimborso dell'eccedenza riscossa in base all'art. 236 del codice doganale. # Causa C-100/05.

Causa C-100/05
      ASM Lithography BV
      contro
      Inspecteur van de Belastingdienst-Douane Zuid/kantoor Roermond
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Gerechtshof te Amsterdam)
      «Codice doganale — Determinazione dell’obbligazione doganale — Dazi all’importazione dei prodotti compensatori determinati dall’interessato e confermati dalle autorità doganali ai sensi
         dell’art. 121 del codice doganale — Dazi calcolabili ai sensi dell’art. 122, lett. c), del codice doganale — Rimborso dell’eccedenza riscossa in base all’art. 236 del codice doganale»
      
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) 5 ottobre 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Libera circolazione delle merci — Scambi con i paesi terzi — Regime di perfezionamento attivo 
      [Regolamento del Consiglio n. 2913/92, artt. 121, 122, lett. c), e 236]
      2.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione 
      [Regolamento del Consiglio n. 2913/92, artt. 121, 122, lett. c), e 236]
      1.     L’art. 122, lett. c), del regolamento n. 2913/92, che istituisce un codice doganale comunitario, dev’essere interpretato nel
         senso che, al momento della determinazione dell’importo dell’obbligazione doganale risultante dall’immissione in libera pratica
         di prodotti compensatori, salvo che l’interessato ne abbia fatto espressa richiesta, le autorità doganali nazionali non sono
         tenute ad applicare le norme di tassazione relative al regime di trasformazione sotto controllo doganale, qualora le merci
         d’importazione avessero potuto essere vincolate a tale regime.
      
      Infatti, dalle disposizioni del codice doganale non risulta che il legislatore comunitario abbia voluto imporre alle autorità
         nazionali un dovere di sollecitudine nei confronti dei debitori, in forza del quale tali autorità dovrebbero avere cura degli
         interessi di questi ultimi applicando le norme di tassazione più favorevoli.
      
      (v. punti 32, 34, dispositivo 1)
      2.     L’art. 236 del regolamento n. 2913/92, che istituisce un codice doganale comunitario, dev’essere interpretato nel senso che
         le autorità doganali nazionali devono accogliere una richiesta di rimborso di dazi all’importazione quando risulti che, per
         errore dell’interessato e non in base ad una scelta, l’importo dell’obbligazione doganale è stato determinato in applicazione
         dell’art. 121 del detto codice ed è già stato oggetto di una comunicazione all’interessato, anche se tale richiesta comporta
         che le autorità in questione ricalcolino l’importo dell’obbligazione in applicazione dell’art. 122, lett. c), del codice doganale.
      
      (v. punto 43, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      5 ottobre 2006 (*)
      
      «Codice doganale – Determinazione dell’obbligazione doganale – Dazi all’importazione dei prodotti compensatori determinati dall’interessato e confermati dalle autorità doganali ai sensi
         dell’art. 121 del codice doganale – Dazi calcolabili ai sensi dell’art. 122, lett. c), del codice doganale – Rimborso dell’eccedenza riscossa in base all’art. 236 del codice doganale»
      
      Nel procedimento C-100/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Gerechtshof te
         Amsterdam (Paesi Bassi) con decisione 18 febbraio 2005, pervenuta in cancelleria il 28 febbraio 2005, nel procedimento tra
      
      ASM Lithography BV
      e
      Inspecteur van de Belastingdienst-Douane Zuid/kantoor Roermond,
      
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J. Malenovský, J.‑P. Puissochet, U. Lõhmus (relatore), e A. Ó Caoimh,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
      cancelliere: sig.ra K. Sztranc, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 12 gennaio 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per l’ASM Lithography BV, dai sigg. E.H. Mennes e L.E.C. Kanters, belastingadviseurs;
      –       per il governo dei Paesi Bassi, dalle sig.re H.G. Sevenster e M. de Mol, nonché dal sig. M. de Grave, in qualità di agenti;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dalla sig.ra J. Hottiaux, in qualità di agente, assistita dal sig. F. Tuytschaever,
         advocaat,
      
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l’interpretazione degli artt. 121, n. 1, 122, lett. c), e 236 del regolamento
         (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302, pag. 1; in prosieguo:
         il «codice doganale»).
      
      2       Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia fra l’ASM Lithography BV (in prosieguo: l’«ASM Lithography»)
         e l’Inspecteur van de Belastingdiens‑Douane Zuid/kantoor Roermond ([l’Ufficio doganale olandese competente]; in prosieguo:
         l’«Inspecteur») in merito ad una domanda di rimborso di dazi doganali riguardanti merci immesse in libera pratica nel periodo
         ottobre 1998 - luglio 2000.
      
       Contesto normativo
      3       L’art. 114 del codice doganale stabilisce quanto segue:
      «1.      Fatto salvo l’articolo 115, il regime di perfezionamento attivo consente di sottoporre a lavorazione sul territorio doganale
         della Comunità, per far subire loro una o più operazioni di perfezionamento:
      
      a)      merci non comunitarie destinate ad essere riesportate fuori del territorio doganale della Comunità sotto forma di prodotti
         compensatori, senza essere soggette ai dazi all’importazione né a misure di politica commerciale;
      
      b)      (…)
      2.      S’intende per:
      a)      sistema della sospensione: il regime di perfezionamento attivo nella forma prevista al paragrafo 1, lettera a);
      (…)
      d)      prodotti compensatori: tutti i prodotti risultanti da operazioni di perfezionamento;
      (…)».
      4       Ai sensi dell’art. 121, n. 1, del codice in questione:
      «Fermo restando l’articolo 122, quando sorga un’obbligazione doganale, l’importo della stessa è determinato in base agli elementi
         di tassazione in vigore per le merci d’importazione al momento dell’accettazione della dichiarazione relativa al vincolo di
         tali merci al regime di perfezionamento attivo».
      
      5       L’art. 122 del detto codice dispone quanto segue:
      «In deroga all’articolo 121, i prodotti compensatori:
      a)      sono soggetti ai dazi all’importazione loro applicabili quando:
      –       sono immessi in libera pratica e figurano nell’elenco adottato secondo la procedura del comitato proporzionalmente alla parte
         esportata dei prodotti compensatori non compresi in detto elenco. Tuttavia, il titolare dell’autorizzazione può richiedere
         la tassazione di tali prodotti alle condizioni di cui all’articolo 121;
      
      –       sono soggetti a imposizioni stabilite nel quadro della politica agricola comune e le disposizioni adottate secondo la procedura
         del comitato lo prevedano;
      
      b)      sono soggetti ai dazi all’importazione determinati secondo le norme applicabili nel quadro del regime doganale considerato
         o in materia di zona franca o di deposito franco, quando siano stati vincolati ad un regime sospensivo o posti in zona franca
         o in deposito franco.
      
      Tuttavia:
      –       l’interessato può chiedere la tassazione conformemente all’articolo 121,
      –       nei casi in cui i prodotti compensatori abbiano ricevuto una delle destinazioni doganali di cui sopra, diversa dalla trasformazione
         sotto controllo doganale, l’importo dei dazi all’importazione deve essere almeno pari a quello determinato secondo l’articolo
         121;
      
      c)      possono essere soggetti alle norme di tassazione previste nel quadro del regime di trasformazione sotto controllo doganale
         se la merce d’importazione avesse potuto essere vincolata a tale regime;
      
      (…)».
      6       L’art. 130 del codice doganale stabilisce quanto segue:
      «Il regime della trasformazione sotto controllo doganale consente di utilizzare nel territorio doganale della Comunità merci
         non comunitarie per sottoporle ad operazioni che ne modificano la specie o lo stato senza che queste siano soggette ai dazi
         all’importazione e alle misure di politica commerciale, e di immettere in libera pratica, dietro pagamento dei relativi dazi
         all’importazione, i prodotti risultanti da tali operazioni. Questi prodotti sono denominati prodotti trasformati».
      
      7       Ai sensi dell’art. 236 del codice in questione:
      «1.      Si procede al rimborso dei dazi all’importazione o dei dazi all’esportazione quando si constati che al momento del pagamento
         il loro importo non era legalmente dovuto o che l’importo è stato contabilizzato contrariamente all’articolo 220, paragrafo
         2.
      
      (…)
      Non vengono accordati né rimborso né sgravio qualora i fatti che hanno dato luogo al pagamento o alla contabilizzazione di
         un importo che non era legalmente dovuto risultino da una frode dell’interessato.
      
      2.      Il rimborso o lo sgravio dei dazi all’importazione o dei dazi all’esportazione viene concesso, su richiesta presentata all’ufficio
         doganale interessato, entro tre anni dalla data della notifica al debitore dei dazi stessi.
      
      (…)».
      8       La decisione del Consiglio 24 marzo 1997, 97/359/CE, relativa all’abolizione dei dazi doganali sui prodotti delle tecnologie
         dell’informazione (GU L 155, pag. 1), ha approvato, a nome della Comunità, l’accordo sui prodotti delle tecnologie dell’informazione,
         unitamente alla comunicazione sulla sua attuazione. Tale accordo, formato dalla dichiarazione ministeriale del 13 dicembre
         1996, adottata in occasione della prima conferenza dell’Organizzazione mondiale del commercio a Singapore, nonché dai relativi
         allegati e aggiunte, mirava al consolidamento ed all’abolizione, al più tardi a partire dal 1º gennaio 2000, dei dazi doganali
         su taluni prodotti delle tecnologie dell’informazione.
      
      9       In seguito alla detta dichiarazione ministeriale, che, nell’allegato, incoraggiava i partecipanti ad eliminare di propria
         iniziativa i dazi doganali anteriormente al 1º gennaio 2000, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato il regolamento (CE)
         3 novembre 1997, n. 2216, che modifica il regolamento (CEE) del Consiglio n. 2658/87 relativo alla nomenclatura tariffaria
         e statistica ed alla tariffa doganale comune, sospendendo, a titolo autonomo, la riscossione dei dazi della tariffa doganale
         comune per alcuni prodotti relativi alle tecnologie dell’informazione (GU L 305, pag. 1).
      
      10     L’art. 3 del regolamento n. 2216/97 ha inserito una nota z) a piè di pagina nella seconda parte, terza colonna, dell’allegato
         I del regolamento n. 2658/87, per taluni codici NC, che recita quanto segue:
      
      «Sospensione del dazio autonom[a] a tempo indeterminato».
      11     Il regolamento (CE) della Commissione 29 luglio 1998, n. 1677, recante modificazione del regolamento (CEE) n. 2454/93 che
         fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 (GU L 212, pag. 18), riguarda la lista di merci
         che beneficiano del regime di trasformazione sotto controllo doganale, di cui alla prima colonna dell’allegato 87 del regolamento
         (CEE) della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92
         del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (GU L 253, pag. 1), potendo taluni componenti elettronici subire
         le trasformazioni in prodotti della tecnologia dell’informazione di cui alla seconda colonna del detto allegato.
      
      12     In conformità dell’allegato III del regolamento n. 1677/98, «all’allegato 87 è stato aggiunto il punto seguente:
      
               Colonna 1
            
            
               Colonna 2
            
         
               Numero d’ordine
            
            
               Merci la cui trasformazione sotto controllo doganale è autorizzata
            
            
               Trasformazioni che possono essere effettuate
            
         
               “18
            
            
               Qualsiasi tipo di componente elettronico, parti, assemblaggi (inclusi i sottoassemblaggi) o materiali (elettronici o meno),
                  che sono indispensabili al funzionamento elettronico del prodotto trasformato
               
            
            
               Trasformazione in prodotti della tecnologia dell’informazione che rientrano in:
               1.      (…)
               2.      una sottovoce NC di cui agli articoli 1, 2 o 3 del regolamento (CE) n. 2216/97 del Consiglio (...) per il quale esiste una
                  sospensione autonoma del dazio alla data dell’autorizzazione.
               
               (…)”.
            
          Causa principale e questioni pregiudiziali
      13     L’ASM Lithography sviluppa e fabbrica apparecchi (macchine per la fotolitografia di microcircuiti) utilizzati per la produzione
         di chip nell’industria informatica. Nell’ambito delle sua attività, tale impresa acquista, fuori della Comunità, componenti
         ed elementi parzialmente assemblati utilizzati sia per la fabbricazione di macchine per la fotolitografia di microcircuiti,
         di sistemi per la stampa di microcircuiti, nonché di sistemi di lettura ottica, sia come materiale premontato oppure ancora
         come pezzi di ricambio forniti agli acquirenti.
      
      14     L’ASM Lithography ha ricevuto, con effetto a partire del 1º gennaio 1988 ed in base al regolamento (CEE) del Consiglio 16
         luglio 1985, n. 1999, relativo al regime di perfezionamento attivo (GU L 188, pag. 1), abrogato dal codice doganale, un’autorizzazione
         di perfezionamento attivo con utilizzo del sistema della sospensione, di durata illimitata.
      
      15     L’ASM Lithography vende parte dei suoi prodotti compensatori fuori della Comunità. Tale impresa è tenuta a presentare periodicamente
         alle autorità doganali un’istanza di verifica contabile per le merci non trasformate e per i prodotti compensatori esportati.
      
      16     Quanto ai restanti prodotti compensatori, essi, così come talune merci d’importazione nello stato in cui si trovano, sono
         immessi in libera pratica. Trattandosi di prodotti relativi alle tecnologie dell’informazione, la maggior parte di essi poteva
         beneficiare della sospensione dei dazi doganali, come previsto dal regolamento n. 2216/97. A partire dal mese di agosto 1998,
         il regolamento n. 1677/98 ha aggiunto i componenti elettronici alle merci che godono del beneficio del regime della trasformazione
         sotto controllo doganale.
      
      17     Nel periodo fra ottobre 1998 e luglio 2000 l’ASM Lithography ha presentato una dichiarazione mensile riassuntiva dei prodotti
         compensatori immessi in libera pratica, in cui figuravano, in particolare, la fattura concernente la merce importata, l’aliquota
         ad essa applicabile, i codici amministrativi di destinazione, origine e provenienza, il valore doganale nonché l’importo dei
         dazi doganali dovuti.
      
      18     L’ASM Lithography ha calcolato l’importo dei dazi dovuti in applicazione dell’art. 121 del codice doganale, in base ai parametri
         di tassazione per le merci in questione al momento in cui esse erano state vincolate al regime di perfezionamento attivo.
         Dalle informazioni fornite nel corso del procedimento pregiudiziale risulta che, se tale impresa si fosse avvalsa dell’applicazione
         combinata dei regolamenti nn. 2216/97 e 1677/98, ai sensi dell’art. 122, lett. c), del codice doganale, il calcolo di siffatti
         dazi sarebbe stato basato sugli elementi di tassazione relativi ai prodotti compensatori e solo il 2-3% dei componenti in
         questione sarebbe stato soggetto a dazio, mentre il 97-98% dei prodotti importati sarebbe stato sottoposto ad un’aliquota
         zero.
      
      19     L’Inspecteur, sulla base delle dichiarazioni riassuntive presentate dall’ASM Lithography, ha emesso avvisi di pagamento indicando
         che «la tassa è dovuta in applicazione dell’art. 204, n. 1, lett. a), del [codice doganale], per rinuncia all’esenzione di
         cui all’autorizzazione [di perfezionamento attivo]», e che «il presente avviso di pagamento ha carattere provvisorio». L’obbligazione
         doganale è stata fissata in applicazione dell’art. 121, n. 1, del detto codice doganale e per un importo corrispondente a
         quello calcolato dall’ASM Lithography nelle sue dichiarazioni riassuntive mensili.
      
      20     Dopo aver versato l’importo dell’obbligazione che le incombeva, il 26 aprile 2001 l’ASM Lithography ha presentato all’Inspecteur
         istanza di rimborso ai sensi dell’art. 236 del codice doganale, per l’importo complessivo di dazi all’importazione pari a
         NLG 2 105 393,20 (EUR 955 385,78 ), istanza che è stata respinta. Il reclamo successivamente presentato è stato dichiarato
         non fondato con decisione del 2 maggio 2002.
      
      21     L’ASM Lithography ha in seguito presentato ricorso innanzi al Gerechtshof (Corte d’appello) te Amsterdam. Tale giudice osserva
         che, al momento dell’immissione in libera pratica dei prodotti compensatori in questione, l’ASM Lithography non ha richiesto
         espressamente che questi ultimi fossero soggetti alle norme previste nel quadro del regime di trasformazione sotto controllo
         doganale ai sensi dell’art. 122, lett. c), del codice doganale, e che solo successivamente all’emissione di un avviso di pagamento
         in applicazione dell’art. 121, n. 1, del codice doganale, non impugnato dall’ASM Lithography, quest’ultima ha presentato un’istanza
         per l’applicazione del regime in questione.
      
      22     Il Gerechtshof te Amsterdam, tuttavia, nutre un dubbio in merito al problema se, nel caso di specie, il calcolo dell’importo
         dell’obbligazione doganale in questione debba avvenire in applicazione dell’art. 121, n. 1, del codice doganale, ovvero dell’art. 122,
         lett. c), del medesimo codice e, pertanto, ha deciso di sospendere la decisione e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se, in relazione a prodotti compensatori quali quelli di cui trattasi, che sono considerati immessi in libera pratica, l’obbligazione
         doganale vada determinata in base ai parametri di tassazione indicati dall’art. 122, lett. c), del codice doganale comunitario,
         anche nel caso in cui l’interessato non abbia presentato nessuna preliminare ed espressa domanda in tal senso.
      
      2)      Qualora la prima questione vada risolta in senso negativo: se vada accolta una domanda di (ri)calcolo dell’importo dell’obbligazione
         doganale in base ai parametri di tassazione di cui all’art. 122, lett. c), del codice doganale comunitario formulata successivamente
         – dopo la comunicazione dell’importo dei dazi corrispondenti all’obbligazione doganale, calcolati in base ai parametri di
         tassazione di cui all’art. 121, n. 1, del codice doganale comunitario – nel quadro di un’istanza di rimborso presentata in
         base all’art. 236 del detto codice».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      23     Con tale questione, il giudice del rinvio domanda se l’art. 122, lett. c), del codice doganale debba essere interpretato nel
         senso che, nel determinare l’importo dell’obbligazione doganale a seguito dell’immissione in libera pratica di prodotti compensatori,
         le autorità doganali nazionali siano tenute ad applicare le norme di tassazione relative al regime della trasformazione sotto
         controllo doganale nel caso in cui le merci d’importazione avessero potuto essere vincolate a tale regime, pur in mancanza
         di una richiesta espressa da parte dell’impresa interessata.
      
      24     Gli artt. 121 e 122 del codice doganale fissano due basi di calcolo differenti per l’obbligazione doganale concernente le
         merci importate sotto regime di perfezionamento attivo.
      
      25     L’art. 121 del codice doganale contiene una norma generale applicabile alla totalità delle merci importate sotto un tale regime
         secondo la quale, quando sorge un’obbligazione doganale, l’importo di siffatta obbligazione è determinato in base ai parametri
         di tassazione delle merci d’importazione al momento dell’accettazione della dichiarazione relativa al vincolo di tali merci
         al regime di perfezionamento attivo.
      
      26     L’art. 122 del medesimo codice, dal canto suo, prevede alcune deroghe a tale norma, poiché stabilisce una serie di casi particolari
         in cui, relativamente ai prodotti compensatori, l’importo dell’obbligazione doganale è determinato secondo criteri differenti
         da quelli di cui al summenzionato art. 121.
      
      27     Dal tenore letterale degli artt. 121 e 122 del codice doganale discende che, applicandosi il secondo degli articoli in questione
         in deroga al primo, le autorità doganali, in linea di principio, qualora merci d’importazione vincolate al regime di perfezionamento
         attivo siano immesse in libera pratica, sono tenute a determinare l’obbligazione doganale in conformità del detto art. 121.
         Come correttamente rilevato dal governo dei Paesi Bassi nelle sue osservazioni, tale obbligazione non è suscettibile di deroga
         salvo che nelle ipotesi di cui all’art. 122 del codice doganale.
      
      28     In sede di udienza l’ASM Lithography ha sostenuto che, ai fini dell’applicazione dell’art. 122 del codice doganale e, più
         precisamente, della norma di cui al medesimo articolo, lett. c), non sarebbe necessaria alcuna previa richiesta da parte del
         soggetto interessato. Le norme di cui all’art. 122 del codice doganale, infatti, a differenza di quelle previste all’art. 121
         del medesimo codice, sarebbero applicabili unicamente a casi particolari, in quanto tale primo articolo rappresenterebbe una
         lex specialis, la cui applicazione dovrebbe prevalere su quella del secondo.
      
      29     Tale argomento non può essere accolto.
      30     L’art.  122, lett. a)-c), del codice doganale prevede, infatti, diverse situazioni in cui potrebbero trovarsi i prodotti compensatori
         ai fini della determinazione dell’importo dei dazi all’importazione dovuti. Dallo stesso tenore letterale delle disposizioni
         di tale articolo, lett. a) e b), risulta che, qualora i prodotti compensatori si trovino in una delle situazioni considerate
         dalle dette disposizioni, le autorità doganali nazionali devono applicare obbligatoriamente le norme ivi previste. In talune
         circostanze, tuttavia, l’interessato può richiedere la tassazione conformemente all’art. 121 del codice doganale.
      
      31     Diverso è comunque il caso della disposizione di cui all’art. 122, lett. c), del codice doganale. Tale norma, infatti, nella
         formulazione vigente, non impone alcun obbligo alle autorità doganali nazionali, limitandosi a prevedere una norma la cui
         applicazione è facoltativa, dal momento che, in deroga all’art. 121 [del codice doganale], è stabilito che i prodotti compensatori
         possono essere soggetti alle norme di tassazione previste nel quadro del regime di trasformazione sotto controllo doganale
         se la merce d’importazione avesse potuto essere vincolata a tale regime.
      
      32     Ne consegue che, ai fini della determinazione dell’importo di un’obbligazione doganale al momento dell’immissione in libera
         pratica di prodotti compensatori, l’art. 122, lett. c), del codice doganale non impone alle autorità doganali nazionali di
         applicare d’ufficio le norme di tassazione previste nel quadro del regime di trasformazione sotto controllo doganale, poiché
         tali disposizioni, anche qualora siano più favorevoli al soggetto interessato, si applicano solamente se quest’ultimo ne ha
         fatto espressamente richiesta. Infatti, dalle disposizioni del codice doganale non risulta che il legislatore comunitario
         abbia voluto imporre alle autorità nazionali un dovere di sollecitudine nei confronti dei debitori, in forza del quale tali
         autorità dovrebbero avere cura degli interessi di questi ultimi applicando le norme di tassazione più favorevoli.
      
      33     Siffatta interpretazione è confermata dal tenore letterale dell’art. 62, n. 1, del codice doganale, secondo cui, per quanto
         concerne la dichiarazione relativa al vincolo delle merci ad un regime doganale, incombe al dichiarante riportare nella sua
         dichiarazione «tutte le indicazioni necessarie per l’applicazione delle disposizioni che disciplinano il regime doganale per
         il quale le merci sono dichiarate». Tale obbligo di fornire tutte le informazioni necessarie alle autorità doganali è onere
         per ogni dichiarante ai sensi dell’art. 4, n. 18, del codice doganale.
      
      34     Occorre, quindi, rispondere alla prima questione che l’art. 122, lett. c), del codice doganale dev’essere interpretato nel
         senso che, al momento della determinazione dell’importo dell’obbligazione doganale risultante dall’immissione in libera pratica
         di prodotti compensatori, salvo che l’interessato ne abbia fatto espressa richiesta, le autorità doganali nazionali non sono
         tenute ad applicare le norme di tassazione relative al regime di trasformazione sotto controllo doganale, qualora le merci
         d’importazione avessero potuto essere vincolate a tale regime.
      
       Sulla seconda questione
      35     Con tale questione, il giudice del rinvio domanda, in sostanza, se l’art. 236 del codice doganale vada interpretato nel senso
         che le autorità doganali nazionali devono accogliere una richiesta di rimborso dei dazi all’importazione che comporti il ricalcolo
         dell’importo di un’obbligazione doganale in applicazione dell’art. 122, lett. c), del codice doganale, nel caso in cui tale
         importo fosse stato precedentemente calcolato in applicazione dell’art. 121 del detto codice e comunicato all’interessato.
      
      36     Nelle sue osservazioni il governo dei Paesi Bassi afferma in proposito che, avendo le autorità doganali correttamente applicato
         l’art. 121 del codice doganale, l’obbligazione doganale era legalmente dovuta al momento del pagamento e che, in ogni caso,
         qualora al soggetto interessato sia lasciata una scelta, tenuto conto del metodo di calcolo dell’obbligazione in questione,
         tale interessato non dovrebbe avere la possibilità di invocare l’art. 236 del codice doganale per chiedere, a posteriori,
         l’applicazione di un altro metodo di calcolo che comporti un risultato a lui più favorevole.
      
      37     Tale argomento non può essere accolto.
      38     Dal tenore letterale dell’art. 236 del codice doganale si evince che le autorità doganali nazionali procedono al rimborso
         dei dazi quando si constati, in particolare, che al momento del pagamento essi non erano legalmente dovuti.
      
      39     È vero che, come risulta dalla risposta alla prima questione, le autorità doganali nazionali possono legittimamente determinare
         l’importo dell’obbligazione doganale ai sensi dell’art. 121 del codice doganale, qualora il soggetto interessato non abbia
         richiesto espressamente che i prodotti compensatori siano soggetti alle norme di tassazione previste nel quadro del regime
         di trasformazione sotto controllo doganale, se la merce d’importazione avesse potuto essere vincolata a tale regime.
      
      40     In tali circostanze risulta che le merci importate possono validamente essere considerate come gravate da dazi all’importazione
         e, di conseguenza, questi ultimi sono legalmente riscossi. Ciò vale a fortiori nel caso di specie in quanto, nel fornire le
         dichiarazioni riassuntive mensili dei prodotti compensatori immessi in libera pratica, l’ASM Lithography ha calcolato l’importo
         dei dazi dovuti ai sensi dell’art. 121 del codice doganale, e le autorità doganali olandesi hanno emesso l’avviso di pagamento,
         per l’importo calcolato dall’impresa in questione, in applicazione della medesima norma.
      
      41     Tuttavia, la circostanza che, nel caso in esame, i dazi doganali, al momento del loro pagamento, siano stati legalmente riscossi,
         non avendo l’ASM Lithography chiesto l’applicazione dell’art. 122, lett. c), del codice doganale, non può avere per conseguenza
         che siffatti dazi debbano, a posteriori, essere equiparati, nonostante la presentazione di una successiva istanza in tal senso,
         a dazi legalmente dovuti ai sensi dell’art. 236, n. 1, del codice doganale quando, da una parte, la mancanza di una richiesta
         al momento del pagamento dei dazi doganali è frutto di un errore rappresentato da un’omissione involontaria che non si può
         ritenere l’esercizio definitivo di una scelta, volontaria per definizione, e quando, dall’altra, è pacifico che i dazi legalmente
         dovuti in base a siffatta richiesta sarebbero stati inferiori all’importo versato, se non addirittura pari a zero (v., in
         questo senso, sentenza 20 ottobre 2005, causa C‑468/03, Overland Footwear, Racc. pag. I‑8937, punti 68 e 69).
      
      42     Di conseguenza, se le condizioni di cui all’art. 236 del codice doganale sono soddisfatte, vale a dire, in particolare, se
         non vi è frode del dichiarante e se è rispettato il termine di tre anni per la presentazione della domanda di rimborso, tale
         disposizione si applica nell’ipotesi di una richiesta di rimborso dei dazi all’importazione presentata successivamente ad
         una dichiarazione d’immissione in libera pratica, in cui un’impresa ha, per errore, calcolato l’importo dell’obbligazione
         doganale ai sensi dell’art. 121 del codice doganale invece di chiedere che, in forza dell’art. 122, lett. c), del medesimo
         codice, tale importo fosse determinato secondo le norme di tassazione previste nel quadro del regime di trasformazione sotto
         controllo doganale. È compito del giudice nazionale accertare se tali condizioni siano soddisfatte.
      
      43     Da quanto precede risulta che l’art. 236 del codice doganale dev’essere interpretato nel senso che le autorità doganali nazionali
         devono accogliere una richiesta di rimborso di dazi all’importazione quando risulti che, per errore dell’interessato e non
         in base ad una scelta, l’importo dell’obbligazione doganale è stato determinato in applicazione dell’art. 121 del medesimo
         codice ed è già stato oggetto di una comunicazione all’interessato, anche se tale richiesta comporta che le autorità in questione
         ricalcolino l’importo dell’obbligazione in applicazione dell’art. 122, lett. c), del codice doganale.
      
       Sulle spese
      44     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 122, lett. c), del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario,
            dev’essere interpretato nel senso che, al momento della determinazione dell’importo dell’obbligazione doganale risultante
            dall’immissione in libera pratica di prodotti compensatori, salvo che l’interessato ne abbia fatto espressa richiesta, le
            autorità doganali nazionali non sono tenute ad applicare le norme di tassazione relative al regime di trasformazione sotto
            controllo doganale, qualora le merci d’importazione avessero potuto essere vincolate a tale regime.
      2)      L’art. 236 del regolamento (CEE) del Consiglio n. 2913/92 dev’essere interpretato nel senso che le autorità doganali nazionali
            devono accogliere una richiesta di rimborso di dazi all’importazione quando risulti che, per errore dell’interessato e non
            in base ad una scelta, l’importo dell’obbligazione doganale è stato determinato in applicazione dell’art. 121 di tale regolamento
            ed è già stato oggetto di una comunicazione all’interessato, anche se tale richiesta comporta che le autorità in questione
            ricalcolino l’importo dell’obbligazione in applicazione dell’art. 122, lett. c), del detto regolamento.
      Firme
      * Lingua processuale: l'olandese.