CELEX: 21989D1230(02)
Language: it
Date: 1989-10-30 00:00:00
Title: DECISIONE N. 1/89 DEL CONSEJO DEI MINISTRI ACP-CEE, del 30 ottobre 1989 che modifica il protocollo n. 1 della terza convenzione ACP-CEE relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» ed ai metodi di cooperazionne amministrativa

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21989D1230(02)

DECISIONE N. 1/89 DEL CONSEJO DEI MINISTRI ACP-CEE, del 30 ottobre 1989 che modifica il protocollo n. 1 della terza convenzione ACP-CEE relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» ed ai metodi di cooperazionne amministrativa  

Gazzetta ufficiale n. L 387 del 30/12/1989 pag. 0002

DECISIONE N. 1/89 DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ACP-CEE, del 30 ottobre 1989 che modifica il protocollo n. 1 della terza convenzione ACP-CEE relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» ed ai metodi di cooperazionne amministrativaIL CONSIGLIO DEI MINISTRI ACP-CEE vista la terza convenzione ACP-CEE, firmata a Lomé l'8 dicembre 1984, in particolare l'articolo 138,  visto il protocollo n. 1 della convenzione precitata relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» ed ai metodi di cooperazione amministrativa, in particolare l'articolo 27,  considerando che le regole di origine contenute nel protocollo n. 1 si fondano sulla nomenclatura del Consiglio di cooperazione doganale; che quest'ultimo ha approvato il 14 giugno 1983 la «Convenzione internazionale sul sistema armonizzato di designazione e di codificazione delle merci»; che detta convenzione prevede, a decorrere dal 1° gennaio 1988, il sistema armonizzato destinato a sostituire l'attuale nomenclatura ai fini del commercio internazionale; che è preciò necessario adattare le regole di origine contenute nel protocollo n. 1 precitato;  considerando che l'esperienza dimostra che la presentazione delle regole di origine può essere migliorata raggruppando in un'unica lista tutte le eccezioni alla regola di base del cambiamento della voce doganale e prevedendo istruzioni dettagliate sui criteri d'interpretazione;  considerando che in conseguenza dell'adozione di una lista unica è necessario modificare gli articoli 1, 3 e 4 e le note esplicative figuranti nell'allegato I del protocollo n. 1;  considerando che occorre, per l'applicazione corretta della terza convenzione ACP-CEE, far figurare in un unico testo tutte le disposizioni in questione, allo scopo di facilitare il lavoro degli utenti e delle amministrazioni doganali,  DECIDE:  Articolo 1 Il testo del protocollo n. 1 è sostituito dal testo figurante nell'allegato della presente decisione.  Articolo 2 1.    I prodotti esportati prima del 1° gennaio 1990 accompagnati da un certificato di circolazione EUR.  1 o da un formulario EUR.  2 sono considerati originari in conformità alle norme in vigore il 1° gennaio 1990.  2.    I certificati di circolazione EUR.  1, i formulari EUR.  2 e le dichiarazioni dei fornitori rilasciati o emessi prima del 1° gennaio 1990 in base alle norme in vigore entro tale data sono accettati fino al 31 ottobre 1990, in conformità alle norme in vigore al momento del loro rilascio o della loro emissione.  3.    L'articolo 7, paragrafo 2 e l'articolo 19 del protocollo n. 1 sono applicabili alle merci esportate prima del 1° gennaio 1990 e i certificati di circolazione emessi a posteriori nonché i duplicati possono essere rilasciati in base alle norme in vigore prima di tale data.  Articolo 3 La presente decisione è applicabile a decorrere dal 1°  gennaio 1990. Fatto a Lussemburgo, addì 30 ottobre 1989.  Per il Consiglio dei ministri ACP-CEE  R. DUMAS    ALLEGATO PROTOCOLLO N. 1 relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» ed ai metodi di cooperazioneamministrativa  TITOLO I  DEFINIZIONE DELLA NOZIONE DI «PRODOTTI ORIGINARI»  Articolo 1  1.    Ai fini dell'applicazione della convenzione e senza pregiudizio dei paragrafi 3 e 4, sono considerati prodotti originari di uno stato ACP, purché siano stati trasportati direttamente ai sensi dell'articolo 5:  a)  i prodotti interamente ottenuti in uno o più Stati ACP;  b)i prodotti ottenuti in uno o più Stati ACP per la cui fabbricazione siano stati utilizzati prodotti diversi da quelli indicati alla lettera a), a condizione che essi siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 3.  2.    Ai fini dell'applicazione del paragrafo 1, gli Stati ACP sono considerati come un unico territorio. 3.    Quando prodotti interamente ottenuti nella Comunità o nei paesi e territori definiti nella nota esplicativa n. 5, costituiscono oggetto di lavorazioni o di trasformazioni in uno o più Stati ACP, li si considera come interamente ottenuti in questo o questi Stati ACP, purché siano stati trasportati direttamente ai sensi dell'articolo 5.  4.    Le lavorazioni o trasformazioni effettuate nella Comunità o nei paesi e territori sono considerate come effettuate in uno o più Stati ACP se i prodotti ottenuti sono sottoposti a ulteriore lavorazione o trasformazione in uno o più Stati ACP e sono stati trasportati direttamente ai sensi dell'articolo 5.  5.    Ai fini dell'applicazione dei paragrafi precedenti, ove siano soddisfatte tutte le condizioni in essi contenute, i prodotti ottenuti in due o più Stati ACP sono considerati come prodotti originari dello Stato ACP nel quale è stata effettuata l'ultima lavorazione o trasformazione. A tal fine non sono considerate lavorazioni o trasformazioni né quelle indicate all'articolo 3, paragrafo 4, lettere a), b), c) e d), né la combinazione di queste lavorazioni o trasformazioni.  6.    I prodotti riportati nell'allegato II sono temporaneamente esclusi dal campo d'applicazione del presente protocollo. Ciò nonostante, a questi prodotti si applicano, mutatis mutandis, le disposizioni in materia di cooperazione amministrativa.  Articolo 2  Sono considerati come interamente ottenuti in uno o più Stati ACP, nella Comunità o nei paesi e territori ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera a), e paragrafo 3:  a)  i prodotti minerali estratti dal loro suolo o dal fondo dei loro mari o oceani;  b)i prodotti del regno vegetale che vi sono raccolti;  c)gli animali vivi che vi sono nati e allevati;  d)i prodotti provenienti da animali vivi che vi sono allevati;  e)i prodotti della caccia e della pesca che vi sono praticate;  f)i prodotti della pesca marittima ed altri prodotti estratti dal mare con le loro navi;  g)i prodotti ottenuti a bordo di loro navi-stabilimento esclusivamente a partire dai prodotti indicati alla lettera f);  h)gli articoli usati, che possono servire solo al recupero delle materie prime e che vi sono raccolti;  i)gli scarti e i residui provenienti da operazioni di lavorazione che vi sono effettuate;  j)le merci che vi sono fabbricate esclusivamente a partire dai prodotti indicati alle lettere da a) a i).  Articolo 3  1.    Ai fini dell'applicazione dell'articolo 1, materiali non originari sono considerati sufficientemente lavorati o trasformati quando il prodotto ottenuto è classificato in una voce doganale diversa da quelle in cui sono classificati tutti i materiali non originari impiegati per la sua fabbricazione, fatti salvi i  paragrafi 2, 3 e 4 del presente articolo.  2.    Per i prodotti citati nelle colonne 1 e 2 della lista di cui all'allegato III, le condizioni stabilite per detti prodotti nella colonna 3 si applicano in luogo della norma di cui al paragrafo 1.  Nel presente protocollo, per i termini «capitoli» e «voci» s'intendono i capitoli e le voci doganali (codici a quattro cifre) utilizzati nella nomenclatura che costituisce il «sistema armonizzato di designazione e di codificazione delle merci» (qui di seguito denominato «sistema armonizzato»).      Per il termine «classificato» s'intende le classificazione di un prodotto o di un materiale in una determinata voce doganale.  3.   Nonostante le disposizioni del paragrafo 1 e ferme restando le altre disposizioni del presente titolo, l'incorporazione di prodotti, parti e pezzi staccati non originari in un determinato prodotto ottenuto fa perdere il carattere originario al prodotto ottenuto soltanto se il valore dei suddetti prodotti, parti e pezzi staccati incorporati supera il 5  % del valore del prodotto finito.  4.    Ai fini dell'applicazione dei paragrafi 1 e 2, le seguenti lavorazioni o trasformazioni sono sempre considerate come insufficienti a conferire il carattere di prodotto originario, indipendentemente dal cambiamento o meno di voce doganale:  a)  le manipolazioni destinate a conservare inalterate le merci durante il trasporto e l'immagazzinamento (ventilazione, spanditura, essiccazione, refrigerazione, immersione in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze, estrazione di parti avariate ed operazioni analoghe);  b)le semplici operazioni di spolveratura, vagliatura, cernita, classificazione, assortimento (compresa la composizione di serie di merci), lavaggio, verniciatura, riduzione in pezzi;  c)  i)  il cambiamento di imballaggio e le divisioni e riunioni di colli;  ii)le semplici operazioni di messa in bottiglie, boccette, sacchi, nonché la semplice sistemazione in astucci e scatole, su tavolette, ecc. e qualsiasi altra semplice operazione di condizionamento;  d)l'apposizione di marchi, etichette o altri simili segni distintivi sui prodotti o sui loro imballaggi;  e)  i)la semplice miscela di prodotti della stessa specie, quando uno o più componenti della miscela non risponda alle condizioni prescritte dal presente protocollo per essere considerati originari di uno Stato ACP, della Comunità o di un paese o territorio;  ii)la semplice miscela di prodotti di specie diverse, a meno che uno o più componenti soddisfino le condizioni previste dal presente protocollo per essere considerati originari di uno Stato ACP, della Comunità o di un paese o territorio, ed a condizione che questo o questi componenti contribuiscano a determinare le caratteristiche essenziali del prodotto finito;  f)la semplice riunione di parti di articoli allo scopo di formare un articolo completo;  g)il cumulo di due o più operazioni di cui alle lettere da a) a f);  h)la macellazione degli animali.  Articolo 4  Nella lista dell'allegato III, per «valore» s'intende il valore in dogana al momento dell'importazione dei materiali non originari utilizzati, o - qualora esso non sia noto né verificabile - il primo prezzo verificabile pagato per detti materiali nel territorio in questione.  Qualora sia necessario stabilire il valore dei materiali originari utilizzati, il primo comma è applicabile mutatis mutandis.  Nella lista di cui all'allegato III per «prezzo franco fabbrica» s'intende il prezzo franco fabbrica del prodotto ottenuto, detratte le imposte interne rimborsate o rimborsabili quando il prodotto è esportato.  Articolo 5  1.    Ai fini dell'applicazione dell'articolo 1, paragrafi 1, 3 e 4, sono considerati come trasportati direttamente dagli Stati ACP nella Comunità oppure dalla Comunità o dai paesi e territori negli Stati ACP i prodotti il cui trasporto viene effettuato senza attraversare territori diversi da quelli delle parti interessate. Tuttavia il trasporto dei prodotti che costituiscono una sola spedizione può effettuarsi attraverso territori diversi da quelli degli Stati ACP, della Comunità o dei paesi e territori, all'occorrenza con trasbordo o deposito temporaneo in questi territori, purché l'attraversamento di questi ultimi sia giustificato da motivi geografici o da esigenze di trasporto, e purché i prodotti non vi siano stati immessi in commercio o al consumo e non vi abbiano subito, eventualmente, operazioni diverse da quelle di scarico o di ricarico o da qualsiasi altra operazione diretta a conservarli nel loro stato.  Le interruzioni o modifiche di trasporto dovute alle condizioni del mare oppure a casi di forza maggiore non possono impedire l'applicazione del regime preferenziale stabilito dal presente protocollo, purché in occasione di queste modifiche o interruzioni i prodotti non siano stati immessi in commercio o al consumo e non abbiano subito operazioni diverse da quelle destinate a salvaguardarli e a conservarli nel loro stato.  2.    La prova che sussistono le condizioni di cui al paragrafo 1 è fornita con la presentazione alle competenti autorità doganali della Comunità:  a)  di un titolo giustificativo del trasporto unico, emesso nel paese beneficiario dell'esportazione, che ha accompagnato i prodotti durante l'attraversamento del paese di transito; o b)di un attestato rilasciato dalle autorità doganali del paese di transito, contenente: -  un'esatta descrizione delle merci; -la data dello scarico o del ricarico delle merci oppure, eventualmente, del loro imbarco o sbarco, con indicazione delle navi utilizzate; -la certificazione delle condizioni nelle quali è avvenuta la sosta delle merci; o c)in mancanza dei documenti di cui sopra, di qualsiasi documento probatorio.  TITOLO II  METODI DI COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA  Articolo 6  1.  a)  La prova del carattere originario dei prodotti a norma del presente protocollo è fornita da un certificato di circolazione delle merci EUR.  1, il cui modello si trova nell'allegato IV del presente protocollo.  b)Tuttavia, per i prodotti che costituiscono oggetto di spedizioni postali (compresi i pacchi postali), purché si tratti di spedizioni contenenti unicamente prodotti originari e il cui valore unitario non superi 2  590 ecu, la prova del carattere originario a norma del presente protocollo è fornita dal formulario EUR.  2, il cui modello si trova all'allegato V del presente protocollo.  c)Sino al 30 aprile 1989 incluso, l'ecu da usarsi per la conversione nella moneta nazionale di uno Stato membro della Comunità è il controvalore in quella moneta nazionale dell'ecu in vigore alla data del 1° ottobre 1986. Per ciascun biennio successivo esso sarà il controvalore, in quella moneta nazionale, dell'ecu in vigore il primo giorno lavorativo del mese di ottobre dell'anno che precede detto biennio.  d)Importi riveduti in sostituzione degli importi espressi in ecu sopra indicati nonché all'articolo 16, paragrafo 2, possono essere introdotti dalla Comunità all'inizio di ciascun biennio successivo, se necessario, e devono essere notificati dalla Comunità al comitato di cooperazione doganale al più tardi un mese prima della loro entrata in vigore. Questi importi devono comunque essere tali da non far diminuire il valore dei limiti espresso nella moneta nazionale di un dato Stato.  e)Se la merce è fatturata nella moneta di un altro Stato membro della Comunità, lo Stato importatore riconosce l'importo notificato dallo Stato interessato.  2.    Quando, a richiesta del dichiarante in dogana, un articolo smontato o non montato, che rientri nella materia dei capitoli 84 e 85 del sistema armonizzato, è importato con spedizioni scaglionate, alle condizioni stabilite dalle competenti autorità, esso è considerato come un singolo articolo, ed un certificato di circolazione delle merci può essere presentato per l'articolo completo al momento dell'importazione della prima spedizione parziale.  3.    Gli accessori, i pezzi di ricambio e gli utensili che sono consegnati con un'attrezzatura, una macchina od un veicolo, che fanno parte del normale equipaggiamento di questi ultimi e il cui prezzo è compreso in quello dei medesimi o non è fatturato a parte, formano un tutto unico con l'attrezzatura, la macchina, l'apparecchio o il veicolo considerato.  4.    Gli assortimenti di cui alla regola generale 3 del sistema armonizzato sono considerati originari a condizione che tutti i prodotti che entrano nella loro composizione siano originari. Tuttavia, un assortimento composto di prodotti originari e non originari è considerato come originario nel suo complesso purché il valore dei prodotti non originari non superi il 15  % del valore totale dell'assortimento.  Articolo 7  1.    Il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 è rilasciato dalle autorità doganali dello Stato ACP di esportazione al momento dell'esportazione delle merci alle quali si riferisce. Esso è tenuto a disposizione dell' esportatore dal momento in cui l'esportazione ha effettivamente luogo o è assicurata.  2.    In via eccezionale, il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 può essere rilasciato anche dopo l'esportazione delle merci cui si riferisce, quando esso non sia stato rilasciato al momento di detta esportazione in seguito a errore, omissione involontaria o circostanze particolari. In tal caso, il certificato è munito di una nota speciale indicante le condizioni in cui è stato rilasciato.  3.    Il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 viene rilasciato solo su domanda scritta dell'esportatore. La domanda è fatta su un formulario il cui modello figura all'allegato IV e che viene compilato conformemente al presente protocollo.  4.    Il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 può essere rilasciato solo se può costituire titolo giustificativo per l'applicazione della presente convenzione.  5.    Le domande di certificati di circolazione delle merci devono essere conservate per almeno tre anni dalle autorità doganali del paese di esportazione.  Articolo 8  1.    Il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 viene rilasciato dalle autorità doganali dello Stato ACP di esportazione se le merci possono essere considerate come prodotti originari ai sensi del presente protocollo.  2.    Per verificare se sono soddisfatte le condizioni di cui al paragrafo 1, le autorità doganali hanno facoltà di richiedere qualsiasi documento giustificativo e di procedere a qualsiasi controllo che ritengano utile.  3.    Spetta alle autorità doganali dello Stato di esportazione vigilare che i formulari di cui all'articolo 9 siano debitamente compilati. Esse verificano in particolare se la parte riservata alla descrizione delle merci è stata compilata in modo da rendere impossibile qualsiasi aggiunta fraudolenta. A questo fine, la descrizione delle merci deve essere effettuata senza interlinee. Qualora tale parte non sia completamente utilizzata, si deve tracciare una linea orizzontale sotto l'ultima riga e la parte in bianco deve essere annullata tracciandovi alcune linee.  4.    La data del rilascio del certificato deve essere indicata nella parte del certificato di circolazione delle merci riservata alla dogana.  Articolo 9  1.    Il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 viene compilato sul formulario il cui modello figura all' allegato IV del presente protocollo. Detto formulario è stampato in una o più lingue nelle quali è redatta la presente convenzione. Il certificato è redatto in una di queste lingue in conformità del diritto interno dello Stato di esportazione. Se compilato a mano, esso deve essere scritto con inchiostro e a stampatello.  2.    Il certificato deve avere un formato di mm 210  ×  297; è ammessa una tolleranza massima di 5 mm in meno e di 8 mm in più sulla lunghezza. La carta da usare è carta collata bianca per scritture, non contenente pasta meccanica, del peso minimo di 25 g/m2. Il certificato deve essere stampato con un fondo arabescato di colore verde in modo da fare risaltare qualsiasi falsificazione eseguita con mezzi meccanici o chimici.  3.    Gli Stati di esportazione possono riservarsi la stampa dei certificati od affidarne il compito a tipografie da essi autorizzate. In quest'ultimo caso, su ciascun certificato devono essere indicati gli estremi dell'autorizzazione. Su ogni certificato deve figurare il nome e l'indirizzo della tipografia oppure un segno che ne consenta l'identificazione. Il certificato deve recare inoltre un numero di serie, stampato o meno, destinato a contraddistinguerlo.  Articolo 10  1.    Sotto la responsabilità dell'esportatore, spetta all' esportatore o al suo rappresentante autorizzato presentare la domanda per il rilascio di un certificato di circolazione delle merci EUR.  1.  2.    L'esportatore o il suo rappresentante presenta, congiuntamente alla domanda, qualsiasi documento giustificativo utile, atto a comprovare che per le merci da esportare può essere rilasciato un certificato di circolazione delle merci EUR.  1.  Articolo 11  1.    Il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 deve essere presentato, entro un termine di dieci mesi dalla data di rilascio da parte della dogana dello Stato ACP d'esportazione, all'ufficio doganale dello Stato d'importazione in cui le merci sono presentate.  2.    Quando le merci passano per un porto di uno Stato ACP o di un paese e territorio diverso dal paese di origine, un nuovo termine di validità di dieci mesi inizia a decorrere dalla data in cui le autorità doganali del porto di transito hanno apposto nella casella 7 del certificato EUR.  1 i seguenti dati:  -  la dicitura «transito»;  -  il nome del paese di transito;  -  il timbro a data.  Questa procedura entra in vigore dopo che è stata trasmessa alla Commissione l'impronta del timbro usato.  La Commissione trasmette questi dati alle autorità doganali degli Stati membri.  3.    Uno o più certificati di circolazione delle merci EUR.  1 possono essere sostituiti da uno o più altri certificati EUR.  1, purché la sostituzione venga effettuata all'ufficio doganale nel quale si trovano le merci.  Articolo 12  Il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 è presentato alle autorità doganali dello Stato d'importazione secondo le modalità previste dalle norme vigenti in detto Stato. Dette autorità possono esigere la presentazione di una traduzione. Esse possono anche richiedere che la dichiarazione di importazione sia completata da un attestato dell'importatore certificante che le merci soddisfano le condizioni richieste per l'applicazione della convenzione.  Articolo 13  1.    I certificati di circolazione delle merci EUR.  1 presentati alle autorità doganali dello Stato d'importazione dopo lo scadere del termine di presentazione previsto all'articolo 11 possono essere accettati, ai fini dell'applicazione del regime preferenziale, quando l'inosservanza del termine è dovuta a causa di forza maggiore o a circostanze eccezionali.  2.    A parte tali casi, le autorità doganali dello Stato d'importazione possono accettare i certificati se le merci sono state loro presentate prima della scadenza di detto termine.  Articolo 14  L'accertamento di lievi discordanze tra le diciture che figurano sul certificato di circolazione delle merci EUR.  1 e quelle riportate sui documenti presentati all'ufficio doganale per l'espletamento delle formalità d'importazione delle merci stesse non comporta ipso facto l'invalidità del certificato, se è debitamente accertato che il certificato corrisponde alle merci presentate.  Articolo 15  Il formulario EUR.  2, il cui modello figura nell'allegato V, è compilato dall'esportatore. Esso è redatto in una delle lingue ufficiali nelle quali è redatta la presente convenzione, ed in conformità del diritto interno dello Stato d'esportazione. Se compilato a mano, esso deve essere scritto con inchiostro e a stampatello.  Il formulario EUR.  2 è costituito da un unico foglio del formato di mm 210  ×  148. La carta da usare è carta collata bianca per scritture, non contenente pasta meccanica, del peso minimo di 64 g/m2.  Gli Stati d'esportazione possono riservarsi la stampa dei formulari o affidarne il compito a tipografie da essi autorizzate. In quest'ultimo caso, su ciascun formulario debbono essere indicati gli estremi dell'autorizzazione. Su ogni formulario deve figurare il segno distintivo attribuito alla tipografia autorizzata, nonché un numero di serie, stampato o meno, destinato a contraddistinguerla.  Viene redatto un formulario EUR.  2 per ciascuna spedizione postale. Nel caso di spedizione per pacco postale, l'esportatore compila e firma il formulario e quindi lo unisce alla bolletta di spedizione. Nel caso di spedizioni per lettera, l'esportatore inserisce il formulario all'interno del plico.  Le presenti disposizioni non dispensano l'esportatore dall'espletamento delle altre formalità previste dai regolamenti doganali e postali.  Articolo 16  1.    Sono ammessi come prodotti originari, senza che occorra presentare un certificato di circolazione delle merci EUR.  1 o di compilare un formulario EUR.  2, le merci che sono oggetto di piccole spedizioni destinate a privati o contenute nei bagagli personali dei viaggiatori, purché si tratti di importazioni prive di qualsiasi carattere commerciale, quando dette merci sono dichiarate rispondenti alle condizioni richieste per l'applicazione delle presenti disposizioni e purché non sussistano dubbi circa la veridicità della dichiarazione.  2.    Sono considerate prive di qualsiasi carattere commerciale le importazioni che presentano un carattere occasionale e riguardano esclusivamente merci riservate all'uso personale o familiare dei destinatari o dei viaggiatori, le quali, per loro natura e quantità, non facciano sorgere preoccupazioni di carattere commerciale. Inoltre, il valore globale delle merci non deve superare 180 ecu, se si tratta di piccole spedizioni, oppure 515 ecu, se si tratta del contenuto dei bagagli personali di viaggiatori.  Articolo 17  1.    Le merci spedite da uno Stato ACP per un'esposizione in un paese che non sia uno Stato ACP, uno Stato membro o un paese o territorio, e vendute, dopo l'esposizione, per essere importate nella Comunità, beneficiano, all'importazione, delle disposizioni della convenzione purché soddisfino le condizioni richieste dal presente protocollo per essere riconosciute originarie di uno Stato ACP e purché sia fornita la prova alle autorità doganali:  a)  che un esportatore ha spedito dette merci da uno Stato ACP nel paese dell'esposizione e ve le ha esposte;  b)che detto esportatore ha venduto le merci o le ha cedute ad un destinatario nella Comunità;  c)che le merci sono state spedite nella Comunità durante l'esposizione o subito dopo, nello stato in cui erano state inviate all'esposizione;  d)che, dal momento in cui sono state inviate all'esposizione, le merci non sono state utilizzate per scopi diversi dalla dimostrazione a tale esposizione.  2.    Alle autorità doganali deve essere presentato nelle condizioni normali un certificato di circolazione delle merci EUR.  1 con indicazione della denominazione e dell'indirizzo dell'esposizione. All'occorrenza può essere richiesta un'ulteriore prova documentale sulla natura delle merci e sulle condizioni in cui esse sono state esposte.  3.    Il paragrafo 1 si applica a qualsiasi esposizione, fiera o manifestazione pubblica analoga, di carattere commerciale, industriale, agricolo o artigianale, diversa da quelle organizzate per finalità private in negozi o locali commerciali ed aventi per oggetto la vendita di merci straniere, durante le quali le merci restano sotto controllo della dogana.  Articolo 18  1.    Quando un certificato è rilasciato ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2, dopo l'effettiva esportazione delle merci cui esso si riferisce, l'esportatore deve, sulla domanda di cui all'articolo 7, paragrafo 3:  -  indicare il luogo e la data di spedizione delle merci cui il certificato si riferisce;  -  attestare che non è stato rilasciato un certificato EUR.  1 al momento dell'esportazione di dette merci, e precisarne i motivi.  2.    Le autorità doganali possono procedere al rilascio a posteriori di un certificato di circolazione delle merci EUR.  1 soltanto dopo aver verificato se le indicazioni contenute nella domanda dell'esportatore sono conformi alla documentazione corrispondente.  I certificati rilasciati a posteriori devono recare una delle seguenti diciture: «NACHTRAEGLICH AUSGESTELLT», «DÉLIVRÉ A POSTERIORI», «RILASCIATO A POSTERIORI», «AFGEGEVEN A POSTERIORI», «ISSUED RETROSPECTIVELY», «UDSTEDT EFTERFOELGENDE», «AAÊAEÏÈAAÍ AAÊ ÔÙÍ ÕÓÔAAÑÙÍ», «EXPEDIDO A POSTERIORI», «EMITIDO A POSTERIORI».  Articolo 19 In caso di furto, perdita o distruzione di un certificato di circolazione delle merci EUR.  1, l'esportatore può chiedere alle autorità doganali che l'hanno rilasciato un duplicato redatto in base ai documenti d'esportazione in loro possesso.  Il duplicato cosí rilasciato deve recare una delle seguenti diciture: «DUPLIKAT», «DUPLICATA», «DUPLICATO», «DUPLICAAT», «DUPLICATE», «ÁÍÔÉÃÑÁOEÏ», «DUPLICADO», «SEGUNDA VIA».  Articolo 20  1.    Quando, ai fini del rilascio di un certificato di circolazione delle merci EUR.  1 si applica l'articolo 1, paragrafi 2, 3 e 4, l'ufficio doganale competente dello Stato ACP in cui si chiede il rilascio di detto certificato per prodotti nella cui fabbricazione sono entrati prodotti provenienti da altri Stati ACP, dalla Comunità o dai paesi e territori, prende in considerazione la dichiarazione che, conformemente al modello di cui all'allegato VI, l'esportatore dello Stato, paese o territorio di provenienza ha fatto sulla fattura commerciale relativa a detti prodotti o su un suo allegato.  2.    L'ufficio doganale interessato può tuttavia chiedere all'esportatore di presentare la scheda informativa che è rilasciata alle condizioni di cui all'articolo 21, ed il cui modello figura nell'allegato VII, per controllare l'autenticità e l'esattezza dei dati indicati nella dichiarazione di cui al paragrafo 1, o per ottenere informazioni supplementari.  Articolo 21  La scheda informativa relativa ai prodotti utilizzati viene rilasciata, a richiesta dell'esportatore di tali prodotti, nei casi di cui all'articolo 20, paragrafo 2 o per iniziativa di detto esportatore, dal competente ufficio doganale dello Stato, paese o territorio da cui i prodotti sono stati esportati. Essa è redatta in due esemplari, un esemplare è rilasciato al richiedente cui spetta farlo pervenire o all'esportatore dei prodotti finali o all'ufficio doganale cui si richiede, per tali prodotti, il certificato di circolazione delle merci EUR.  1. Il secondo esemplare è conservato per almeno tre anni nell'ufficio di rilascio.  Articolo 22  Gli Stati ACP prendono tutte le misure necessarie per evitare che le merci oggetto di una transazione in base ad un certificato di circolazione delle merci EUR.  1 le quali, durante il trasporto, sostino in una zona franca situata sul loro territorio, siano oggetto di sostituzioni o di manipolazioni diverse dalle manipolazioni destinate a conservarle inalterate.  Articolo 23  1.    Gli Stati ACP trasmettono alla Commissione le impronte dei timbri usati e gli indirizzi dei servizi doganali competenti per il rilascio dei certificati di circolazione delle merci EUR.  1 e per il controllo a posteriori dei certificati di circolazione EUR.  1 nonché dei formulari EUR.  2.  La Commissione trasmette questi dati alle autorità doganali degli Stati membri.  2.    Ai fini di una corretta applicazione del presente titolo, gli Stati membri, i paesi e territori e gli Stati ACP si prestano reciproca assistenza, tramite le rispettive amministrazioni doganali, per il controllo dell'autenticità dei certificati di circolazione delle merci EUR.  1 nonché dell'esattezza delle informazioni sull'origine reale dei prodotti in oggetto, delle dichiarazioni degli esportatori riportate sui formulari EUR.  2 e dell'autenticità e della regolarità delle schede informative di cui all'articolo 20.  Articolo 24  Vengono applicate sanzioni nei confronti di coloro che, per far ammettere una merce al beneficio del regime preferenziale, redigano o facciano redigere un documento contenente dati inesatti allo scopo di ottenere un certificato di circolazione delle merci EUR.  1, oppure compilino o facciano compilare un formulario EUR.  2 contenente dati inesatti.  Articolo 25  1.    Il controllo a posteriori dei certificati di circolazione delle merci EUR.  1 o dei formulari EUR.  2 viene effettuato per sondaggio ed ogniqualvolta le autorità doganali dello Stato d'importazione nutrano fondati dubbi sull'autenticità del documento o sulla esattezza dei dati riguardanti la reale origine delle merci in questione.  2.    Per l'applicazione del paragrafo 1, le autorità doganali dello Stato d'importazione rispediscono alle autorità doganali dello Stato di esportazione il certificato EUR.  1 oppure il formulario EUR.  2, oppure una loro fotocopia, indicando, se del caso, i motivi di sostanza o di forma che giustificano un'inchiesta. Esse uniscono al     certificato EUR.  1 oppure al formulario EUR.  2 la fattura eventualmente presentata o una sua copia, e forniscono tutte le informazioni disponibili che fanno ritenere inesatte le indicazioni riportate nel certificato o nel formulario.  Qualora decidano di soprassedere all'applicazione delle disposizioni della convenzione in attesa dei risultati del controllo, le autorità doganali dello Stato d'importazione offrono all'importatore la possibilità di ritirare le merci, riservandosi però di applicare le misure conservative ritenute necessarie.  3.    I risultati del controllo a posteriori vengono comunicati alle autorità doganali dello Stato d'importazione entro il termine massimo di tre mesi. Essi devono permettere di accertare se il certificato di circolazione delle merci EUR.  1 o il formulario EUR.  2 contestato sia applicabile alle merci realmente esportate, e se queste possano effettivamente beneficiare del regime preferenziale.  Qualora non sia possibile dirimere le contestazioni di cui sopra tra le autorità doganali dello Stato d'importazione e quelle dello Stato d'esportazione, o qualora esse creino un problema d'interpretazione del presente protocollo, dette contestazioni vengono sottoposte al comitato di cooperazione doganale previsto all'articolo 28.  La composizione delle controversie tra l'importatore e le autorità doganali dello Stato d'importazione resta comunque soggetta alla legislazione di questo Stato.  Articolo 26  Il controllo a posteriori delle schede informative di cui all'articolo 20 viene effettuato nei casi previsti all'articolo 25 e con metodi analoghi a quelli stabiliti in detto articolo.  Articolo 27  Conformemente al disposto dell'articolo 138 della convenzione, il Consiglio dei ministri procede annualmente oppure ogniqualvolta gli Stati ACP o la Comunità ne facciano richiesta, all'esame dell'applicazione del presente protocollo e dei suoi effetti economici, allo scopo di apportarvi le modifiche o gli adeguamenti necessari.  Il Consiglio dei ministri tiene conto di vari elementi, fra cui l'incidenza delle evoluzioni tecnologiche sulle norme di origine.  Le decisioni prese vengono attuate quanto prima.  Articolo 28  1.    È istituito un comitato di cooperazione doganale incaricato di assicurare la cooperazione amministrativa ai fini della corretta ed uniforme applicazione del presente protocollo e di assolvere qualsiasi altro compito che possa venirgli affidato nel settore doganale.  2.    Il comitato si riunisce periodicamente, specialmente per preparare le decisioni del Consiglio dei ministri nell'ambito dell'articolo 27.  3.    Alle condizioni precisate all'articolo 30, il comitato prende le decisioni in materia di deroghe al presente protocollo.  4.    Il comitato è composto di esperti degli Stati membri e di funzionari della Commissione responsabili dei problemi doganali, da un lato, e di esperti rappresentanti gli Stati ACP e di funzionari dei raggruppamenti regionali degli Stati ACP, responsabili dei problemi doganali, dall'altro. Il comitato può, se necessario, ricorrere agli esperti appropriati.  Articolo 29  Il comitato di cooperazione doganale esamina periodicamente le incidenze dell'applicazione delle norme di origine sugli Stati ACP e in particolare su quelli meno sviluppati, e raccomanda al Consiglio dei ministri i provvedimenti del caso.  Articolo 30  1.    Il comitato può adottare deroghe al presente protocollo quando esse siano giustificate dallo sviluppo di industrie esistenti o dall'insediamento di nuove industrie. A questo scopo, prima che gli Stati ACP adiscano il comitato o contemporaneamente, lo Stato o gli Stati ACP interessati informano la Comunità in merito alla loro richiesta, sulla base di una documentazione giustificativa elaborata conformemente alla nota esplicativa n. 11.  2.    Nell'esame delle richieste si tiene conto in particolare:  a)  del livello di sviluppo o della situazione geografica dello Stato o degli Stati ACP interessati;  b)dei casi nei quali l'applicazione delle norme di origine comprometterebbe sensibilmente, per un'industria esistente in uno Stato ACP, la possibilità di continuare le proprie esportazioni nella Comunità, e particolarmente i casi in cui questa applicazione potrebbe provocare la cessazione di attività.  c)dei casi specifici nei quali si può chiaramente dimostrare che importanti investimenti in una industria potrebbero essere scoraggiati dalle norme di origine e nei quali una deroga che favorisca l'attuazione di un programma di investimenti, consentirebbe di conformarsi a dette norme per fasi successive.  3.    In ogni caso si dovrebbe accertare se le norme di origine cumulativa non permettano di risolvere il problema.  4.    Inoltre, le domande di deroga relative ad uno Stato ACP meno sviluppato saranno esaminate con  favorevole disposizione, tenendo particolarmente conto:  a)  dell'incidenza economica e sociale, specialmente in materia di occupazione, delle decisioni da prendere;  b)della necessità di applicare la deroga per un periodo che tenga conto della particolare situazione dello Stato ACP meno sviluppato interessato e delle sue difficoltà.  5.    Nell'esame delle richieste caso per caso si tiene conto, in misura del tutto particolare, della possibilità di conferire il carattere originario a prodotti nella cui composizione sono stati inclusi prodotti originari di paesi in via di sviluppo vicini o facenti parte dei paesi meno avanzati o di paesi in via di sviluppo con i quali uno o più Stati ACP mantengono relazioni particolari, purché possa essere instaurata una soddisfacente cooperazione amministrativa.  6.    Fermo restando il disposto dei paragrafi da 1 a 5, la deroga è accordata quando il valore aggiunto ai prodotti non originari utilizzati nello Stato o negli Stati interessati supera il 60  % del valore del prodotto finito, purché la deroga non sia cagione di grave pregiudizio per un settore economico della Comunità o di uno Stato o più Stati membri della medesima.  7.    Il comitato prende tutte le disposizioni necessarie affinché una decisione intervenga al più presto, comunque non oltre tre mesi dal momento in cui la Comunità è stata adita. In mancanza di decisione del comitato, il comitato degli ambasciatori delibera entro un mese dal momento in cui è adito.  8.  a)  Le deroghe hanno validità per un periodo che è stabilito dal comitato e che sarà di norma di tre anni. Questo periodo può essere portato ad un massimo di cinque anni quando la deroga riguarda uno stato ACP meno sviluppato.  b)La decisione di deroga può prevedere rinnovi per un periodo massimo di due anni, che non superino comunque una durata totale di cinque anni, senza necessità di una nuova decisione del comitato, a condizione che tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo lo Stato o gli Stati ACP interessati dimostrino di non aver ancora potuto conformarsi alle disposizioni del presente protocollo oggetto della deroga.  In caso di obiezioni alla proroga, il comitato le esamina al più presto e decide a favore o meno di una nuova proroga della deroga. Esso agisce alle condizioni stabilite al paragrafo 7. Sono prese tutte le misure utili al fine di evitare interruzioni nell'applicazione della deroga.  c)Nel corso dei periodi di cui alle lettere a) e b) il comitato può procedere ad un riesame delle condizioni di applicazione della deroga ove appaia un cambiamento importante degli elementi di fatto che ne hanno motivato l'adozione. Al termine di detto esame il comitato può decidere di modificare i termini della sua decisione per quanto riguarda il campo d'applicazione della deroga o qualsiasi altra condizione fissata in precedenza.  Articolo 31  Le parti contraenti convengono di esaminare dopo la firma della convenzione, nella competente sede istituzionale, qualsiasi richiesta di deroga al presente protocollo, per consentire l'entrata in vigore delle deroghe alla stessa data dell'entrata in vigore della convenzione.  Articolo 32  Gli allegati del presente protocollo costituiscono parte integrante dello stesso.  Articolo 33  La Comunità e gli Stati ACP prendono, ciascuno per quanto lo riguarda, le misure necessarie all'esecuzione del presente protocollo.      Dichiarazione riguardante la revisione delle modifiche alle regole di origine in conseguenza dell'introduzione del sistema armonizzato  Il Consiglio dei ministri ACP-CEE dichiara che le nuove regole introdotte dalla decisione n. 1/89 non devono affatto intaccare le condizioni relative agli scambi preferenziali applicabili anteriormente alla decisione precitata.  Se, in seguito alle modifiche apportate alla nomenclatura, le nuove norme introdotte con la decisione n. 1/89 modificano la sostanza di una norma esistente precedentemente alla decisione stessa e risulta che tale modifica determina una situazione pregiudizievole agli interessi dei settori in questione e se una delle parti contraenti lo richiede entro il 31 dicembre 1993, il comitato di cooperazione doganale esamina con urgenza il modo di ristabilire la sostanza della norma in questione quale essa era precedentemente alla decisione n. 1/89.  In ogni caso il comitato prende una decisione entro un periodo di tre mesi a decorrere dalla data in cui è stato adito.  Le parti contraenti della convenzione devono prevedere il quadro giuridico necessario per garantire che possano essere rimborsati tutti i dazi doganali indebitamente riscossi sui prodotti in questione importati a decorrere dal 1° gennaio 1990.  ALLEGATO I>SPAZIO PER TABELLA> ALLEGATO II>SPAZIO PER TABELLA> ALLEGATO III>SPAZIO PER TABELLA> ALLEGATO IV>SPAZIO PER TABELLA> ALLEGATO V>SPAZIO PER TABELLA> ALLEGATO VI>SPAZIO PER TABELLA> ALLEGATO VII>SPAZIO PER TABELLA>