CELEX: 62008CC0192
Language: it
Date: 2009-05-14
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Ruiz-Jarabo Colomer del 14 maggio 2009. # TeliaSonera Finland Oyj. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Korkein hallinto-oikeus - Finlandia. # Settore delle telecomunicazioni - Comunicazioni elettroniche - Direttiva 2002/19/CE - Art. 4, n. 1 - Reti e servizi - Accordi di interconnessione tra imprese di telecomunicazioni - Obbligo di negoziare in buona fede - Nozione di "operatore di reti pubbliche di comunicazioni" - Artt. 5 e 8 - Competenza delle autorità nazionali di regolamentazione - Impresa che non detiene un significativo potere di mercato. # Causa C-192/08.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      DÁMASO RUIZ-JARABO COLOMER
      presentate il 14 maggio 2009 1(1)
      
      Causa C‑192/08
      TeliaSonera Finland Oyj
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Korkein hallinto‑oikeus)
      «Comunicazioni elettroniche – Reti e servizi – Obbligo di negoziare in buona fede l’interconnessione – Nozione di operatore di reti pubbliche di comunicazione – Impresa che non detiene un significativo potere di mercato – Interpretazione degli artt. 4, n. 1, 5 e 8 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2002/19/CE – Competenze delle autorità nazionali di regolamentazione»I –    Introduzione
      1.        Il Korkein hallinto-oikeus (Corte suprema amministrativa) della Finlandia invita la Corte di giustizia a pronunciarsi sull’interpretazione
         degli artt. 4, n. 1, 5 e 8, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/19/CE, relativa all’accesso
         alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime (in prosieguo: la «direttiva
         accesso» o la «direttiva 2002/19») (2).
      
      2.        In sostanza, il giudice del rinvio si interroga sulla portata dell’obbligo di interconnessione contenuto nell’art. 4, n. 1,
         della direttiva n. 2002/19, volendo sapere se esso giustifichi le generose disposizioni della legislazione finlandese, che
         lo estendono a tutte le imprese di comunicazione, senza operare distinzioni tra le imprese che gestiscono reti pubbliche e
         quelle che forniscono servizi, e a prescindere dalla circostanza che tali imprese detengano un significativo potere di mercato.
      
      3.        Dopo la liberalizzazione del settore delle comunicazioni, la Corte di giustizia ha consentito alle autorità nazionali di regolamentazione
         di imporre ex ante determinati obblighi agli operatori in posizione dominante (3), autorizzandole, in forza delle disposizioni transitorie offerte dalla direttiva accesso e dalla direttiva 2002/21/CE, che
         istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (in prosieguo: la «direttiva quadro»
         o la «direttiva 2002/21») (4), a disporre l’interconnessione delle reti senza una previa analisi di mercato (5). Inoltre, la Corte ha respinto gli interventi automatici del potere legislativo che hanno l’effetto di strangolare il necessario
         margine discrezionale di tali autorità (6).
      
      4.        Tuttavia, il dialogo avviato nel presente procedimento comporta che la questione della rivalità tra operatori storici e nuovi
         ceda a fronte della discussione sui limiti che si impongono all’amministrazione quando è stato raggiunto un grado elevato
         di liberalizzazione, e pertanto gli interventi dei pubblici poteri nel mercato devono essere passati al setaccio, per non
         alterare il meccanismo della domanda e dell’offerta.
      
      5.        Di fatto, nessuna delle parti principali della controversia dinanzi al giudice nazionale ha ottenuto la qualifica di «operatore
         che dispone di un potere significativo di mercato», ciò che, in una certa misura, dimostra il successo della crociata comunitaria
         contro i monopoli, essendo possibile che, per ottenere l’ausilio tecnico, un’impresa di comunicazioni voglia espandere la
         propria attività attraverso un’altra impresa cui non è stato riconosciuto il dominio su un segmento del mercato (7).
      
      6.        Se la Corte riconoscesse che l’obbligo di negoziare i detti accordi incombe alle imprese a prescindere dal loro potere di
         mercato, allora, seguendo il ragionamento dell’organo remittente, essa dovrebbe definire la capacità di reazione che il diritto
         comunitario concede all’autorità indipendente nazionale, per verificare se tale obbligo di interconnessione sia stato rispettato,
         con l’adozione, se del caso, dei rimedi adeguati.
      
      7.        La questione soggiacente tale causa riguarda la facoltà degli Stati membri di ampliare gli obblighi delle direttive sulle
         telecomunicazioni, che deve essere esaminata con la dovuta cautela richiesta da un uso appropriato delle definizioni (8) di una determinata tecnologia (9) e dalla rigorosa delimitazione dell’obbligo di negoziare l’interconnessione.
      
      II – Contesto normativo
      A –    Diritto comunitario
      1.      Il «principio della leale cooperazione»
      8.        Ai sensi dell’art. 10 CE «[g]li Stati membri adottano tutte le misure di carattere generale e particolare atte ad assicurare
         l’esecuzione degli obblighi derivanti dal presente trattato ovvero determinati dagli atti delle istituzioni della Comunità»,
         facilitando «quest’ultima nell’adempimento dei propri compiti». Inoltre «si astengono da qualsiasi misura che rischi di compromettere
         la realizzazione degli scopi» dell’Unione.
      
      2.      La direttiva 2002/19
      a)      I suoi antecedenti
      9.        L’elaborazione, nel 1987, del Libro verde sulle telecomunicazioni (10) ha avviato l’instaurazione di un mercato comunitario concorrenziale e armonizzato, fondato sulla libertà di scegliere gli
         operatori di telecomunicazioni.
      
      10.      La «deregulation» (deregolamentazione) amministrativa del settore ha comportato una profonda trasformazione della sua concezione
         giuridica, attuando il passaggio dalla gestione esclusiva degli enti pubblici, conformemente agli orientamenti forniti dalla
         direttiva 90/388 (11), alla soppressione dei diritti speciali o esclusivi, considerata l’inidoneità del sistema tradizionale dei monopoli statali
         a soddisfare le esigenze degli utenti, non solo a causa della rivoluzione sperimentata dall’industria, ma anche per l’alto
         grado di connotazione politica intuibile nelle sue decisioni (12).
      
      11.      La direttiva quadro 90/387 (13) ha contribuito alla convergenza, ha facilitato l’ingresso di nuovi partecipanti nel settore delle comunicazioni e ha vigilato
         sull’instaurazione di un equilibrio difficile da realizzare, dato che le sue fragili fondamenta vacillavano a causa della
         superiorità di fatto del vecchio operatore pubblico, derivante dai diritti di cui aveva goduto per un lungo periodo, e della
         sua profonda conoscenza del mercato.
      
      12.      Perciò, detto processo doveva condurre, inoltre, all’accesso e alla localizzazione delle infrastrutture, garantendo l’interconnessione
         tra le reti pubbliche e i loro distributori (14). Con tale proposito è stata adottata la direttiva 97/33 (15), che conferiva ai distributori autorizzati di reti pubbliche e/o dei servizi di telecomunicazione (16) il diritto, con il correlativo obbligo, di negoziare l’interconnessione, con l’obiettivo di garantire la fornitura dei servizi
         in oggetto e delle reti in tutta la Comunità (art. 4, n. 1), aggiungendo che gli organismi detentori di una quota di mercato
         significativa dovevano soddisfare tutte le richieste ragionevoli di accesso alla rete (art. 4, n. 2).
      
      b)      Contenuto della normativa 
      13.      La direttiva accesso si colloca nel cosiddetto «nuovo quadro normativo» (17) approvato il 7 marzo 2002 e pubblicato il successivo 24 aprile (18).
      
      14.      Con ritmo scandito dalla direttiva quadro e con l’esperienza fornita dalla direttiva 97/33, la direttiva accesso mira ad armonizzare
         l’interconnessione con il duplice obiettivo di renderla compatibile con i principi del mercato interno e di arrecare vantaggi
         ai consumatori, assicurando, al contempo, la sostenibilità della concorrenza e l’interoperabilità dei servizi. 
      
      15.      A termini dell’art. 14, n. 1, della direttiva 2002/19, 
      
      «Gli operatori di reti pubbliche di comunicazione hanno il diritto e, se richiesto da altre imprese titolari di un’autorizzazione
         dello stesso tipo, l’obbligo di negoziare tra loro l’interconnessione ai fini della fornitura di servizi di comunicazione
         elettronica accessibili al pubblico, allo scopo di garantire la fornitura e l’interoperabilità dei servizi in tutta la Comunità.
         Gli operatori offrono l’accesso e l’interconnessione ad altre imprese nei termini e alle condizioni conformi agli obblighi
         imposti dall’autorità nazionale di regolamentazione ai sensi degli articoli 5, 6, 7 e 8».
      
      16.      L’art. 5, n. 1, primo comma, della medesima direttiva prevede che, nel perseguire gli obiettivi stabiliti dall’art. 8 della
         direttiva 2002/21, le autorità nazionali di regolamentazione incoraggino e garantiscano un adeguato accesso, nonché l’interconnessione
         e l’interoperabilità dei servizi, esercitando le rispettive competenze in modo tale da promuovere l’efficienza economica e
         una concorrenza sostenibile, e recare il massimo vantaggio agli utenti finali.
      
      In particolare, fatte salve le misure che potrebbero essere adottate nei confronti di imprese che detengono un notevole potere
         di mercato ai sensi dell’art. 8, le autorità nazionali di regolamentazione possono imporre determinati obblighi oggettivi,
         trasparenti, proporzionati e non discriminatori (art. 5, n. 3):
      
      a) alle imprese che controllano l’accesso agli utenti finali, compreso in casi giustificati l’obbligo di interconnessione
         delle rispettive reti qualora non sia già prevista, l’obbligo di garantire l’interconnettibilità da punto a punto;
      
      b) agli operatori, l’obbligo di garantire l’accesso alle altre risorse di cui all’allegato I, parte II, a condizioni eque
         e ragionevoli, per permettere agli utenti finali l’accesso ai servizi radiofonici e televisivi digitali specificati dallo
         Stato membro.
      
      17.      L’art. 8 prevede iniziative specifiche (19) delle autorità di regolamentazione, applicabili, tuttavia, solo nei confronti delle imprese detentrici di un potere significativo
         di mercato, qualità che deve essere attribuita dopo un’analisi di mercato realizzata conformemente all’art. 16 della direttiva
         quadro. 
      
      18.      Per fugare ogni dubbio, siffatta restrizione dei destinatari degli obblighi si rafforza con l’art. 8, n. 3 (20), in cui si indica che le autorità nazionali di regolamentazione non impongono gli obblighi di cui agli artt. 9‑13 agli operatori
         che non sono stati designati in conformità del n. 2, ossia, a coloro che non possiedano tale posizione di preminenza nel mercato.
      
      19.      Tra le misure che la direttiva accesso riserva per le imprese dominanti spiccano quelle previste dall’art. 12, n. 1, poiché,
         ai sensi dell’art. 8, le autorità nazionali di regolamentazione possono imporre agli operatori di accogliere richieste ragionevoli
         di accesso a determinati elementi di rete e alle risorse correlate, nonché le richieste relative all’uso di tali elementi
         e risorse, in particolare qualora l’autorità nazionale di regolamentazione reputi che il rifiuto di concedere l’accesso o
         termini e condizioni non ragionevoli di effetto equivalente ostacolerebbe l’emergere di una concorrenza sostenibile sul mercato
         al dettaglio o sarebbe contrario agli interessi dell’utente finale.
      
      Agli operatori può essere imposto, tra l’altro:
      «(…)
      a)       di concedere a terzi un accesso a determinati elementi e/o risorse di rete, compreso l’accesso disaggregato alla rete locale;
      b)       di negoziare in buona fede con le imprese che chiedono un accesso;
      (…)
      e)       di concedere un accesso alle interfacce tecniche, ai protocolli o ad altre tecnologie d’importanza decisiva, indispensabili
         per l’interoperabilità dei servizi o dei servizi di reti virtuali;
      
      (…)
      g)       di fornire determinati servizi necessari per garantire agli utenti l’interoperabilità dei servizi da punto a punto, tra cui
         risorse per servizi di reti intelligenti o servizi di roaming per le reti mobili;
      
      h)       di garantire l’accesso ai sistemi di supporto operativo o a sistemi software analoghi necessari per garantire eque condizioni
         di concorrenza nella fornitura dei servizi;
      
      i)       di interconnettere reti o risorse di rete
      (…)».
      B –    Il diritto nazionale
      20.      In Finlandia, la direttiva accesso e la direttiva quadro sono state recepite con la Vienstintämarkkinalaki (legge sul mercato
         delle comunicazioni) (21).
      
      21.      L’art. 2, n. 13, della Vienstintämarkkinalaki definisce l’interconnessione come il collegamento fisico e funzionale di diverse
         reti e servizi al fine di garantire che gli utenti abbiano accesso alla rete e ai servizi di altri operatori di telecomunicazioni
         che, ai sensi del n. 21, comprendono sia i gestori di reti che i prestatori di servizi.
      
      22.      L’art. 39 di tale legge disciplina gli obblighi per tali operatori, relativi all’interconnessione, ed il n. 1 ne sancisce
         la negoziazione. A tenore del n. 2, la Vienstintävirasto (autorità di regolamentazione finlandese) può imporre (22) ad un’impresa che detiene un potere significativo di mercato, l’obbligo di interconnettere la propria rete e i propri servizi
         di comunicazioni con la rete o i servizi di un altro operatore; ai sensi del n. 3 la detta autorità può altresì imporre (23), qualora l’imposizione di tale obbligo sia indispensabile per garantire l’interconnessione, lo stesso obbligo ad un’impresa
         che, pur non detenendo un potere significativo di mercato, controlla i collegamenti degli utenti alla rete di comunicazione.
      
      III – Fatti
      23.      L’impresa iMEZ Ab trasmette messaggi di testo (SMS) e multimediali (MMS) attraverso un software, per consentire ai suoi clienti
         di comunicare con l’utente di un telefono mobile (utente finale), cosicché i dati circolano sia dal software al telefono,
         che in senso contrario, in quanto tale sistema permette al destinatario di ricevere il messaggio e di processare la risposta.
      
      24.      Tale società non dispone di una propria rete mobile, ma possiede alcuni centri di servizio di messaggi, «Short Message Service
         Center (SMSC)» e «Multimedia Messaging Service Center (MMSC)». Per prestare i propri servizi, ha stipulato un accordo in Finlandia
         con la società Elisa Oyj, che si occupa della gestione della telefonia mobile, e in Svezia con tutti gli operatori di telefonia
         mobile, ottenendo così un Mobile Network Code da parte dell’autorità di regolamentazione svedese (Kommunikationsmyndighet
         PTS).
      
      25.      La rete di telefonia mobile della società TeliaSonera Finland Oyj, che si è fusa con la Sonera Mobile Networks Oy, permette
         la trasmissione dei messaggi di testo e di immagine, nonché il trattamento dei dati.
      
      26.      Agli effetti della controversia in esame, la TeliaSonera Finland Oyj non viene espressamente considerata un’impresa con un
         potere significativo di mercato, tuttavia la sua rete di telefonia mobile copre l’intero territorio della Finlandia, ciò che
         determina la richiesta della iMEZ Ab di negoziare l’interconnessione.
      
      27.      In seguito al fallimento di una serie di colloqui, il 7 agosto 2006 la iMEZ Ab ha chiesto all’autorità di regolamentazione
         finlandese di obbligare la TeliaSonera Finland Oyi a negoziare in buona fede l’interconnessione, proponendo un accordo a condizioni
         ragionevoli e, in caso di mancato accordo, di imporre una soluzione per la trasmissione dei messaggi SMS e MMS. In subordine,
         ha chiesto alla Vienstintävirasto di designare la TeliaSonera Finland Oyj quale impresa che dispone di un potere significativo
         di mercato, per assicurarsi in tal modo l’interconnessione.
      
      28.      Con decisione 11 dicembre 2006 l’amministrazione finlandese ha dichiarato che la TeliaSonera Finland Oyj non aveva adempiuto
         gli obblighi di negoziazione stabiliti dall’art. 39 della legge sul mercato delle comunicazioni, non avendo offerto alla iMEZ
         Ab l’interconnessione in condizioni di reciprocità, giacché si richiedeva un compenso per i messaggi trasmessi alla rete della
         TeliaSonera Finland Oyj, mentre i messaggi trasmessi in direzione della iMEZ Ab sarebbero stati gratuiti. 
      
      29.      La Vienstintävirasto ha ritenuto che la TeliaSonera Finland Oyj dovesse modificare il proprio comportamento e negoziare in
         buona fede (24) l’interconnessione per i messaggi SMS ed MMS, ordinandole di assicurare l’operatività di tali servizi a favore dei consumatori.
      
      IV – Causa principale, conclusioni delle parti e questioni pregiudiziali
      30.      La TeliaSonera Finland Oy ha impugnato la decisione dell’11 dicembre 2006 dinanzi al giudice nazionale, chiedendone l’annullamento
         per quanto riguardava la prosecuzione delle negoziazioni, poiché la Viestintävirasto era incompetente a ordinarle di intavolare
         una trattativa con la iMEZ, una volta falliti i tentativi di raggiungere un accordo commerciale.
      
      31.      Da parte sua la iMEZ ha chiesto di respingere il ricorso ed ha reiterato la richiesta di ordinare alla TeliaSonera Finland
         Oyj di proseguire le trattative, giacché il contratto offerto fino a quel momento non era in grado di garantire il funzionamento
         dei suoi servizi.
      
      32.      Il Korkein hallinto-oikeus ha sospeso il procedimento e ha interpellato la Corte a norma dell’art. 234 CE, formulando i propri
         dubbi nel seguente modo:
      
      «1)      Se l’art. 4, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/19/CE, relativa all’accesso alle
         reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime (direttiva accesso), letto
         in combinato disposto, da un lato, con i ‘considerando’ quinto, sesto e ottavo della direttiva e, dall’altro, con gli artt. 8
         e 5 della medesima, debba essere interpretato nel senso che:
      
      1.a)  una normativa nazionale, come l’art. 39, n. 1, della legge sul mercato delle comunicazioni, possa disporre che qualsiasi impresa
         di telecomunicazioni è obbligata a negoziare l’interconnessione con un’altra impresa di telecomunicazioni e, in caso di soluzione
         affermativa, che: 
      
      1.b)  l’autorità nazionale di regolamentazione possa ritenere che l’obbligo di negoziazione non è soddisfatto quando un’impresa
         di telecomunicazioni, che non detenga un significativo potere di mercato, ha offerto ad un’altra impresa l’interconnessione
         a condizioni che la stessa autorità giudica del tutto unilaterali e idonee ad ostacolare lo sviluppo di un mercato concorrenziale
         al dettaglio, nella misura in cui le stesse condizioni abbiano effettivamente impedito a tale altra impresa di offrire ai
         propri clienti la possibilità di trasmettere comunicazioni multimediali agli utenti finali collegati alla rete dell’impresa
         di telecomunicazioni di cui trattasi e, in caso di soluzione affermativa, che
      
      1.c)  l’autorità nazionale di regolamentazione possa obbligare con la propria decisione la menzionata impresa di telecomunicazioni,
         che non dispone di un significativo potere di mercato, a negoziare in buona fede l’interconnessione di servizi di comunicazioni
         SMS e MMS tra sistemi di imprese, talché nel corso delle trattative commerciali vengano presi in considerazione gli obiettivi
         perseguiti attraverso l’interconnessione e le stesse trattative muovano dalla premessa che l’operatività dei servizi SMS e
         MMS tra detti sistemi deve realizzarsi a condizioni ragionevoli, di modo che l’utente abbia la possibilità di ricorrere ai
         servizi di comunicazione delle imprese di telecomunicazioni.
      
      2)       Se sulla valutazione delle questioni summenzionate influisca la natura della rete della iMEZ Ab e la circostanza se la iMEZ
         Ab vada considerata quale operatore di reti pubbliche di comunicazione elettronica».
      
      V –    Procedimento dinanzi alla Corte
      33.      Il presente ricorso pregiudiziale è stato depositato presso la cancelleria della Corte l’8 maggio 2008.
      
      34.      Hanno presentato osservazioni, entro il termine stabilito dall’art. 23 dello Statuto della Corte, la iMEZ Ab, i governi della
         Finlandia, dell’Italia, della Lituania, dei Paesi Bassi, della Polonia e della Romania, nonché la Commissione.
      
      35.      In seguito all’udienza del 2 aprile 2009, in cui erano presenti, per svolgere osservazioni orali, i rappresentanti della TeliaSonera,
         della iMEZ Ab, della Repubblica di Finlandia e della Commissione, la causa risultava pronta per la redazione delle presenti
         conclusioni.
      
      VI – Analisi delle questioni pregiudiziali
      36.      L’ordinanza del Korkein hallinto-oikeus presenta due aspetti che, sebbene collegati, richiedono un esame giuridico separato.
      
      37.      Le questioni 1.a) e 2 tentano di individuare il tipo di imprese che, in base all’art. 4, n. 1 della direttiva accesso, hanno
         l’obbligo di negoziare l’interconnessione, mentre le questioni 1.b) e 1.c) intendono verificare le competenze delle autorità
         nazionali.
      
      38.      Per motivi di sistematica occorre riordinare e raggruppare le numerose questioni formulate, cominciando dall’analisi delle
         questioni 1.a) e 2, poiché la loro soluzione condiziona la portata dei poteri dell’autorità di regolamentazione nel caso che
         ci occupa.
      
      A –    Uno sguardo preliminare alla libera concorrenza e alla normativa settoriale
      39.      Le telecomunicazioni, tradizionalmente poste sotto la tutela governativa, hanno avuto un incremento economico grazie alla
         loro liberalizzazione, obiettivo per la cui realizzazione le norme del Trattato di Roma, in sé e per sé, si sono rivelate
         insufficienti.
      
      40.      Secondo me, in una situazione di monopolio statale non c’è leadership ma dirigenti, non ci sono clienti ma amministrati e,
         in definitiva, non c’è mercato ma gestione pubblica, ragione per cui, in tali circostanze, gli artt. 81 CE e 82 CE si sono
         dimostrati incapaci di fornire ai potenziali operatori le formule idonee ad accompagnare la loro comparsa su un mercato, all’epoca,
         ancora vincolato alle tendenze e alla volubilità del sistema precedente.
      
      41.      Per tale ragione la catarsi del settore richiedeva determinati impulsi esterni e, a tal fine, il legislatore comunitario,
         favorevole agli interventi specifici, ha contribuito a stabilire requisiti minimi per rendere possibile, prima, il superamento
         del collo di bottiglia quanto all’accesso e per favorire, poi, la libertà di scelta del consumatore.
      
      42.      Nasce così una regolamentazione parziale, in cui la concorrenza si evidenzia come lo strumento più efficace, giustificata
         dall’esigenza di correggere alcuni difetti del mercato, quali la non redditività della replica delle infrastrutture o l’impossibilità
         che i benefici resi alla società nel suo insieme siano ammortizzati da chi costruisce o mantiene le infrastrutture, senza
         che la legge della domanda e dell’offerta riesca ad assicurare, in questa occasione, una corretta allocazione delle risorse (25).
      
      43.      La lotta contro tali difetti strutturali si è articolata su due fronti complementari: da un lato, quello della difesa della
         concorrenza, che minimizza l’ingerenza, mira a stabilire un ambiente neutrale, in cui nessuno interferisca nelle strategie
         delle imprese, e tutela lo stesso processo concorrenziale dei mercati; e, dall’altro, il fronte della regolamentazione ad
         hoc delle comunicazioni, che concretizza la presenza dell’amministrazione, favorisce l’incorporazione di più industrie, tutelando
         le più deboli, e che, insomma, persegue la realizzazione immediata degli obiettivi delle direttive.
      
      44.      Le due normative differiscono nel modo di realizzare gli scopi prefissi.
      
      45.      La «nuova regolamentazione» interviene ex ante su mercati predeterminati, ma in maniera asimmetrica, poiché l’intensità degli
         obblighi che da questa scaturiscono dipende dalla forza dell’impresa e, proprio in quanto incide sulla libertà delle operazioni,
         ha carattere temporaneo.
      
      46.      Tali premesse sono invertite nel diritto della concorrenza, giacché, in via generale, interviene a posteriori su mercati non
         prestabiliti (26), non opera distinzioni tra i soggetti che infrangono le sue regole ed ha carattere permanente.
      
      47.      Ovviamente, quando vengono superate le difficoltà iniziali e la concorrenza articola integralmente le comunicazioni elettroniche,
         tale «terapia d’urto» settoriale perde rilevanza, il che spiega l’evidente indebolimento della volontà regolamentare (27), come auspicano le riforme in corso, poiché, salvo qualche altra proposta presentata in tale ambito (28), si avverte la tendenza a mitigare il complesso delle norme di intervento (29).
      
      B –    Gli operatori delle reti pubbliche come destinatari dell’obbligo di negoziare l’interconnessione
      48.      La Corte non può stabilire se la iMEZ Ab sia un operatore di reti pubbliche di comunicazione elettronica, aspetto che può
         essere valutato esclusivamente dal giudice nazionale. Ciononostante, la Corte deve facilitare il lavoro di quest’ultimo, fornendogli
         alcuni criteri che lo aiutino a compiere tale valutazione.
      
      49.      A tale fine dobbiamo esaminare l’ambito di applicazione soggettivo dell’art. 4, n. 1, della direttiva accesso per stabilire
         se l’obbligo della concertazione riguardi qualsiasi impresa autorizzata nel settore delle comunicazioni, o se, invece, incomba
         solo agli operatori, ciò che implica chiarire la natura delle reti, come rileva giustamente il Korkein hallinto‑oikeus. Una
         volta svelata tale incognita, acquista rilevanza la questione della discriminazione in base al potere significativo di mercato.
      
      1.      La delimitazione positiva
      50.      La formulazione letterale dell’art. 4, n. 1, della direttiva 2002/19 si riferisce all’obbligo degli «operatori di reti pubbliche
         di comunicazione» di negoziare tra loro l’interconnessione e porta alla luce un rapporto sinallagmatico che comporta vantaggi
         per l’uno e, spesso, inconvenienti per l’altro (30).
      
      51.      L’art. 2, lett. c), della direttiva 2002/19 integra con chiarezza la categoria dell’operatore, limitandola all’impresa «che
         fornisce o è autorizzata a fornire una rete pubblica di comunicazioni, o una risorsa correlata», ammettendo in tal modo che
         al suo fianco convivano le imprese che si occupano di altre attività.
      
      52.      Sebbene, come ha spiegato la Corte, il significato delle parole non sempre costituisca un assioma ermeneutico adeguato, in
         questa occasione le diverse versioni linguistiche offrono una soluzione unanime, giacché attribuiscono tale obbligo solamente
         agli operatori che gestiscono le dette reti pubbliche di comunicazione.
      
      53.      Si tratta quindi di chiarire se gli operatori che forniscono risorse correlate (31) siano esenti dall’obbligo di negoziare di cui all’art. 4 (32) della citata direttiva.
      
      54.      Anche se è possibile individuare un dualismo tra gli operatori delle «reti pubbliche di telecomunicazione» e quelli delle
         «risorse correlate», tutti risultano vincolati dall’obbligo di negoziare, poiché la direttiva contempla un’unica nozione di
         «operatore» per entrambi. Inoltre, non si può escludere che tali risorse supplementari «correlate», vuoi per la loro posizione,
         vuoi per le qualità, o, in definitiva, per l’apporto tecnologico, contribuiscano in misura inestimabile alla funzionalità
         della rete.
      
      2.      La delimitazione negativa 
      55.      Le restanti imprese del settore rimangono escluse; esse si affrancano dal detto obbligo in virtù di un’interpretazione sistematica
         della direttiva accesso, il cui art. 2, lett. b), definisce l’interconnessione come «il collegamento fisico e logico delle
         reti pubbliche di comunicazione utilizzate dalla medesima impresa o da un’altra impresa (…)». Se tale collegamento, come viene
         descritto dalla disposizione in parola, riguarda solo queste reti, di conseguenza l’interconnessione incombe esclusivamente
         agli operatori che siano titolari di tali reti o che forniscano risorse correlate a queste ultime.
      
      56.      Pertanto, poiché non appartengono alla categoria degli «operatori di reti pubbliche di interconnessione», i fornitori di servizi
         di comunicazione sono esentati dall’obbligo di negoziare gli accordi di interconnessione.
      
      57.      Tale idea è suffragata dall’esegesi storica, che rivela il contrasto tra l’art. 4, n. 1, della direttiva 97/33, che estendeva
         la negoziazione dell’interconnessione agli «organismi autorizzati a fornire reti pubbliche di telecomunicazione e/o servizi
         di telecomunicazione a disposizione del pubblico» (33), ed il suo omonimo della direttiva 2002/19, che la circoscrive agli «operatori di reti pubbliche di comunicazione».
      
      58.      Nelle loro osservazioni relative al presente procedimento pregiudiziale, i Paesi Bassi, operando un confronto tra la direttiva
         del 1997 e la direttiva del 2002, sostengono la tesi contraria, in quanto la direttiva accesso rinvia espressamente alla direttiva
         che l’ha preceduta (34).
      
      59.      Tuttavia, come riconosce il governo di tale paese, la direttiva accesso ha abrogato la direttiva 97/33 e, inoltre, benché
         l’ottavo ‘considerando’ della prima indichi che devono essere mantenuti «i diritti e gli obblighi in vigore per quanto riguarda
         la negoziazione dell’interconnessione», tale dichiarazione deve essere collegata all’obiettivo ivi enunciato, secondo cui
         «(…) gli altri operatori di rete devono [essere in grado di] convogliare il traffico verso questi consumatori e a tal fine
         devono potersi reciprocamente interconnettere, in modo diretto o indiretto», ponendo in evidenza che l’interconnessione riguarda
         gli operatori di reti.
      
      60.      La soppressione, nella direttiva 2002/19, del riferimento agli «organismi autorizzati a fornire reti pubbliche di telecomunicazione
         (…) a disposizione del pubblico», conferma una diagnosi più propizia alla concorrenza rispetto alla situazione vigente all’epoca
         dell’emanazione della direttiva 97/33, poiché, a differenza di quanto accadeva in precedenza, il nuovo progetto denota una
         maggiore fiducia nella capacità del mercato di superare le irregolarità che vengano individuate, corollario logico, peraltro,
         del diminuendo dell’intervento amministrativo.
      
      61.      Non sono neppure d’accordo sul fatto che l’art. 7 della direttiva 2002/19 sancisca l’intangibilità di tutti gli obblighi di
         interconnessione stabiliti dalla direttiva 97/33, poiché tale disposizione reca il significativo titolo «Riesame degli obblighi
         precedenti in materia di accesso e di interconnessione», il che vanifica ogni tentativo di prorogare tali obblighi, tanto
         più che gli obblighi già vigenti sono mantenuti solo fintantoché non siano riesaminati «e non sia adottata una decisione conformemente
         al paragrafo 3».
      
      3.      Il rigetto di un’interpretazione estensiva
      62.      I Paesi Bassi sostengono che, sebbene la direttiva accesso, all’art. 4, si riferisca unicamente agli «operatori di reti pubbliche»,
         nulla impedisce di estendere l’obbligo di interconnessione ai «fornitori di servizi di telecomunicazione», ai sensi dell’art. 6
         della direttiva 2002/20/CE («direttiva autorizzazioni») e della parte A, n. 3, dell’allegato di tale direttiva, disposizioni,
         queste, che conferiscono un ampio potere discrezionale agli Stati membri nel quadro delle telecomunicazioni.
      
      63.      Occorre riflettere sulla questione se la direttiva accesso conferisca agli Stati membri la facoltà di ampliare gli obblighi
         che stabilisce; però la cautela impone di evitare che tale analisi provochi uno snaturamento dei rigidi termini entro i quali
         è formulato l’aiuto che il Korkein hallinto-oikeus (35) chiede alla Corte, i quali si limitano alla necessità di negoziare l’interconnessione secondo la direttiva 2002/19, testo
         che, secondo la mia opinione, difficilmente potrebbe resistere ad una tale estensione senza alterare il proprio senso tecnico
         giuridico o la concorrenza.
      
      64.      In primo luogo, occorre rilevare che le condizioni inerenti all’autorizzazione generale per le reti o per i servizi di comunicazione
         elettronica, stabilite dalla direttiva 2002/20, e, segnatamente, gli obblighi che, ai sensi dell’art. 5, nn. 1 e 2, e degli
         artt. 6 e 8 della direttiva 2002/19, possono essere imposti ai fornitori «sono separati, sotto il profilo giuridico, dai diritti
         e dagli obblighi previsti dall’autorizzazione generale» (art. 6, n. 2, della direttiva 2002/20).
      
      65.      In secondo luogo, tra le condizioni per l’autorizzazione generale enunciate al punto 3, parte A, dell’allegato della direttiva
         2002/20 meritano di essere poste in rilievo l’interoperabilità dei servizi e l’interconnessione delle reti, espressioni che
         denotano un utilizzo preciso del linguaggio da pare del legislatore comunitario, poiché i servizi interoperano mentre le reti
         si interconnettono (36), ciò che, inoltre, deve avvenire «conformemente alla direttiva accesso» (37), cui rinvia anche l’art. 4, n. 2, lett. a), della direttiva autorizzazioni.
      
      66.      In terzo luogo, suggerire che il legislatore nazionale possa svincolarsi dagli artt. 5‑8 della direttiva 2002/19 (38), in quanto questi ultimi avrebbero come unici destinatari le autorità di regolamentazione, denota una visione errata della
         direttiva, poiché, oltre a trascurare il fatto che dotare i legislatori nazionali di poteri concreti presuppone l’intermediazione
         statale, tralascia il dato essenziale che il dialogo per la stipulazione di eventuali accordi di interconnessione è previsto
         quale misura generica, dall’art. 4 della direttiva e non dalle altre ricordate disposizioni (39).
      
      67.      E, in quarto luogo, a tali fini, la direttiva accesso non opera come una norma de minimis, bensì, come chiarisce il quattordicesimo
         ‘considerando’ «(…) [t]ali obblighi (…) costituiscono il livello massimo degli obblighi che possono essere imposti alle imprese
         onde evitare un’eccessiva regolamentazione (…)».
      
      68.      Sebbene la direttiva 2002/19 aspiri all’armonizzazione e respinga, in un mercato aperto e concorrenziale, le restrizioni alla
         negoziazione, in particolare quando gli accordi assumano una portata transfrontaliera (40), gli Stati membri non possono dilatare a loro piacimento il gruppo delle imprese tenute a negoziare l’interconnessione, poiché,
         così facendo, il rischio di un eventuale pregiudizio della libera concorrenza crescerebbe.
      
      69.      L’art. 39 della Vienstintämarkkinalaki supera il limite agli obblighi delle imprese che si deduce all’interno della direttiva
         2002/19, estendendo l’obbligo di negoziare l’interconnessione ai prestatori di servizi, particolare distintivo espressamente
         riconosciuto dalla rappresentante del governo finlandese all’udienza (41).
      
      70.      L’economia di mercato non può essere limitata senza motivo poiché un suo rallentamento, pur sempre nel rispetto dei principi
         di idoneità e di proporzionalità, è ammesso solo in funzione delle finalità perseguite dal diritto comunitario (42).
      
      71.               Inoltre, il diciannovesimo ‘considerando’ della direttiva 2002/19 riconosce che «[l]’obbligo di consentire l’accesso all’infrastruttura
         di rete può essere giustificato in quanto mezzo per accrescere la concorrenza. Le autorità nazionali di regolamentazione devono
         tuttavia garantire un equilibrio tra i diritti del proprietario di un’infrastruttura a sfruttarla a proprio beneficio, e i
         diritti di altri prestatori di servizi ad accedere a risorse essenziali per la fornitura di servizi concorrenti (…)».
      
      72.      In tale contesto, il principio dell’intervento minimo, duplicato del principio di proporzionalità, i cui contorni sono stati
         ben presto circoscritti dalla giurisprudenza della Corte (43) all’idoneità, alla necessità ed all’analisi costi-benefici, suggerisce di non sprecare l’obbligo di negoziare, inteso come
         misura ex lege (44), con enti diversi dagli operatori di reti pubbliche.
      
      73.      La direttiva accesso non stabilisce la negoziazione generalizzata dell’interconnessione tra tutte le imprese (45), ma unicamente tra le imprese di reti pubbliche, premessa logica, peraltro, quando si devono creare le condizioni per una
         concorrenza senza ostacoli, obiettivo per il quale è necessario comprendere l’idea fondamentale, contenuta nell’art. 4 della
         direttiva 2002/19, che tali strutture sono accessori dei servizi di telecomunicazione (46).
      
      74.      Garantendo l’interconnessione delle reti e delle risorse correlate, il sistema comunitario prepara il terreno per realizzare,
         in un secondo momento, la libera prestazione dei servizi (47), la cui disciplina è più consona alle regole sulla concorrenza che non alla normativa settoriale.
      
      C –    Il significativo potere di mercato e la negoziazione dell’interconnessione
      75.      La direttiva accesso affronta l’obbligo di negoziare l’interconnessione sotto due profili: il primo come obbligo generico,
         e il secondo come misura specifica. Inoltre, quando tale obbligo viene imposto con atto dell’autorità di regolamentazione,
         la direttiva tiene conto della circostanza che l’impresa destinataria dell’obbligo detenga un significativo potere di mercato.
      
      1.      Una disposizione normativa generale 
      76.      L’art. 4 delinea «i diritti e gli obblighi delle imprese» e coinvolge nella negoziazione dell’interconnessione tutti gli operatori
         di reti pubbliche, a prescindere dal loro peso economico.
      
      77.      Si manifesta in tal modo una possibilità offerta per effetto diretto del diritto comunitario, che non richiede alcuna intermediazione
         amministrativa.
      
      2.      Le misure amministrative specifiche
      78.      L’art. 5 definisce «le competenze e le responsabilità delle autorità di regolamentazione in materia di accesso e di interconnessione»,
         prevedendo, in alcuni casi, l’obbligo di interconnessione delle reti.
      
      79.      La portata di tali disposizioni è variabile, poiché, mentre l’art. 4, che presenta caratteristiche di applicabilità diretta,
         riserva i tentativi di pervenire ad un accordo agli «operatori di reti pubbliche», l’art. 5 esorta i legislatori nazionali
         a vigilare sul buon funzionamento del mercato, attraverso decisioni concrete e non in abstracto.
      3.      Il significativo potere di mercato
      80.      L’art. 5 della direttiva, come si deduce a contrariis dal n. 1, non si limita alle società più potenti. Come ho anticipato,
         tale restrizione sorge con l’art. 8 della direttiva che, in combinato disposto con l’art. 12, n. 1, lett. b), concede alle
         autorità nazionali la facoltà di adottare una serie di iniziative per facilitare l’accesso alle risorse specifiche della rete.
      
      81.      Pertanto, l’influenza dell’impresa delimita il campo di applicazione sia dell’art. 5, senza operare distinzioni trai suoi
         destinatari in base al loro potere, sia degli artt. 8 e 12, concepiti per le imprese dotate di tale potere di mercato.
      
      82.      Di conseguenza, il potere di mercato (48) arbitra un sistema di regole asimmetriche di interconnessione, la cui corretta interpretazione dipende dalla definizione
         e dal riconoscimento di tale potere da parte dell’autorità competente (49), cui si aggiunge il carattere dinamico della nozione e la sua compartimentazione per mercati, potendo portare, eventualmente,
         alla situazione in cui un operatore ostenti una posizione dominante relativamente a segmenti della sua attività.
      
      83.      Ai sensi della direttiva 97/33 rientrava in tale definizione l’impresa che detenesse una quota di mercato superiore al 25 %,
         salvo che, tenuto conto della sua capacità di influenzare le condizioni di mercato, del fatturato, del controllo dei mezzi
         di accesso agli utenti finali, dell’accesso alle risorse finanziarie, della sua esperienza nella fornitura di prodotti e di
         servizi sul mercato, meritasse tale qualificazione un’impresa che non raggiungeva la detta percentuale o che non vi rientrasse,
         pur detenendo una quota superiore (art. 4, n. 3).
      
      84.      La direttiva accesso rinvia alla direttiva quadro per attribuire la qualità in discussione ad un’impresa che, individualmente
         o congiuntamente con altri, gode di una posizione equivalente ad una posizione dominante ossia una posizione di forza economica
         tale da consentirle di comportarsi in modo indipendente dai concorrenti, dai clienti e, in definitiva, dai consumatori (art. 14,
         n. 2, primo comma, della direttiva quadro).
      
      D –    L’interpretazione sistematica della direttiva accesso ed il suo rapporto con la legge nazionale
      a)      L’art. 4 della direttiva 2002/19
      85.      Per i fornitori di reti pubbliche cui, come alla TeliaSonera, tale potere di mercato non sia stato attribuito con un atto
         amministrativo, l’obbligo di interconnessione si esaurisce con la mera negoziazione, non essendo necessaria la conclusione
         di un accordo. 
      
      86.      La direttiva 97/33, ciononostante, richiedeva a chi detenesse tale potere di soddisfare tutte le richieste ragionevoli di
         accesso alla rete (art. 4, n. 2), obbligo confermato nella direttiva accesso (artt. 4, n. 1, e 5, nn. 1 e 4), stabilendo altresì,
         come ho evidenziato, obblighi concreti per le imprese dominanti (art. 8 in combinato disposto con l’art. 12).
      
      87.      Non mi sfugge la circostanza che il primo ‘considerando’ della direttiva 2002/19 avalla un’interpretazione ampia di tali obblighi,
         auspicandone l’applicazione rispetto alle reti e agli «gli accordi in materia di accesso e di interconnessione conclusi tra
         i prestatori di servizi». In tale direzione, il quinto ed il sesto ‘considerando’ si riferiscono alla necessità che «le imprese
         che ricevono richieste di accesso o di interconnessione concludano in linea di principio tali accordi (…)» ed al «potere negoziale
         delle imprese», senza perciò limitarsi agli «operatori di reti pubbliche».
      
      88.      Tuttavia, una calma riflessione rivela quanto sia inadeguata questa prima impressione, che mal si concilia con gli assiomi
         giuridici della direttiva, ispirati alla libertà del commercio.
      
      89.      Inoltre, la giurisprudenza ha posto in rilievo che il preambolo di un atto comunitario non ha valore giuridico vincolante
         e non può essere fatto valere per derogare ad una disposizione dell’atto di cui trattasi o per interpretarla in un senso manifestamente
         in contrasto con la sua formulazione (50).
      
      90.      Benché, in pratica, molte imprese di comunicazione «gestiscano reti» e, nel contempo, «prestino servizi», tale dualismo delle
         attività si rileva nel primo ‘considerando’ della direttiva accesso, allorché ammette gli accordi, purché siano conclusi tra
         pari, ossia, separando gli «operatori di reti» ed i «prestatori di servizi».
      
      91.      Anche qualora la Telia Sonera trasmettesse messaggi, usufruendo delle stesse condizioni della iMEZ Ab (come impresa di servizi),
         l’obbligo di cui all’art. 4 della direttiva 2002/19 potrebbe essere applicato alla prima impresa solo qualora la iMEZ Ab disponesse
         di una rete pubblica di comunicazioni, poiché, in caso contrario, sarebbe un mero utente (51) della rete della Telia Sonera, senza il diritto di chiedere tale collegamento. 
      
      92.      Pertanto, se la TeliaSonera agisce come un operatore di reti pubbliche di telecomunicazione, chiederle di negoziare in buona
         fede l’interconnessione con la iMEZ Ab presuppone che anche quest’ultima impresa possieda tale qualità.
      
      93.      Non è su questa linea l’art. 39 della Vienstintämarkkinalaki, che impone la mediazione rispetto ad ogni impresa di telecomunicazioni.
         La proposta di tale legge, elaborata dal governo per il Parlamento, nella dettagliata esposizione dei motivi relativa all’art. 39,
         n. 1, spiega che l’obbligo di negoziare incombe a tutte le imprese e corrisponde all’obbligo di cui all’art. 12, n. 1, lett. b),
         della direttiva accesso.
      
      94.      Si rivela in tal modo la confusione prodottasi nella presente causa, cui si riferisce la iMEZ Ab nelle osservazioni scritte
         quando menziona l’erroneità del rinvio dell’art. 39, n. 1, della legge nazionale all’art. 12 della direttiva accesso, che,
         come ho già evidenziato, si rivolge unicamente alle società dominanti, invece di rinviare all’art. 4, applicabile agli operatori
         di reti pubbliche a prescindere dal loro potere di mercato.
      
      95.      Spetta al Korkein hallinto-oikeus chiarire se le «reti» (52) della iMEZ Ab rientrino nella definizione di «rete pubblica di comunicazioni» fornita dalla direttiva quadro; a tal fine
         il giudice nazionale dovrà tenere conto della funzionalità di tale impresa e, specialmente, della sua idoneità alla prestazione
         di servizi di comunicazione accessibili al pubblico (53) o, come risorse correlate, per sostenere o appoggiare lo sviluppo di tali servizi.
      
      96.      Un’altra soluzione percorribile viene offerta dalla nozione di fornitore della rete [art. 2, lett. m) della direttiva quadro],
         che comprende, oltre alla creazione o alla cessione della rete, anche il controllo o la messa a disposizione di quest’ultima.
      
      97.      L’organo remittente finlandese deve inoltre delineare la natura delle reti della iMEZ Ab, applicando, per esclusione, la nozione
         di «servizio di comunicazione elettronica» (54) per verificare se la sua infrastruttura supporti la mera gestione di tali applicazioni o se renda manifesto un potenziale
         analogo a quello delle reti.
      
      98.      Occorre infine esaminare se lo «Short Message Service Center (SMSC)» ed il «Multimedia Messaging Service Center (MMSC)» debbano
         essere considerati reti pubbliche di comunicazione (55) o elementi capaci di integrarsi in tale contesto, mediante un’interfaccia di interconnessione (56), al fine di attribuire alla suddetta impresa la qualità di operatore (57).
      
      99.      La società iMEZ sostiene che l’autorità di regolamentazione svedese (Kommunikations‑myndigheten PTS) l’ha riconosciuta come
         impresa di rete, conferendole il proprio Mobile Network Code (58).
      
      100. Tuttavia tale fatto, accaduto in Svezia, non dovrebbe avere ripercussioni transnazionali incidendo in misura determinante
         sul mercato delle telecomunicazioni finlandese (59), poiché il conferimento del Mobile Network Code obbedisce a criteri tecnici non monopolizzati dal diritto comunitario (60), la cui opportuna valutazione spetta a ciascuna autorità nazionale, tenendo conto, inter alia (61), delle raccomandazioni della Unione internazionale delle telecomunicazioni (62).
      
      101. Di conseguenza, per rispondere alle questioni 2) e 1.a), occorre tenere presente che, secondo un’interpretazione conforme
         all’art. 4 della direttiva accesso, l’obbligo di negoziare l’interconnessione deve essere subordinato alla natura della rete
         della iMEZ Ab, atteso che tale obbligo vige solamente tra imprese aventi la qualifica di «operatori di reti pubbliche di comunicazione
         elettronica», indipendentemente dal fatto che detengano o meno un significativo potere di mercato.
      
      b)      L’art. 5 della direttiva 2002/19
      102. Rimane da risolvere la questione se le autorità di regolamentazione possano ritenere violato l’obbligo di negoziare qualora
         un’impresa di telecomunicazioni, che non disponga di un significativo potere di mercato, offra ad un’altra impresa l’interconnessione
         a condizioni unilaterali e idonee ad ostacolare lo sviluppo di un mercato al dettaglio, impedendo ai clienti di quest’ultima
         impresa di fruire dei servizi da essa offerti [questione pregiudiziale 1.b)].
      
      103. Una soluzione affermativa deriverebbe dalla salvaguardia dell’effetto utile dell’art. 4 della direttiva 2002/19, dopo un’analisi
         della buona fede (63) del comportamento dell’operatore, per verificarne la reale volontà di concludere un accordo, deducendola da indizi come la
         ragionevolezza e la serietà delle sue proposte.
      
      104. Ma qualora constatasse l’inosservanza di tale obbligo, l’autorità di regolamentazione nazionale non potrebbe, invocando esclusivamente
         l’art. 4, aggiungere condizioni supplementari per porre rimedio alla situazione (64). Tuttavia l’art. 5, n. 4, della direttiva accesso (65) consente alla detta autorità di adottare iniziative in tal senso, in virtù di un potere di intervento che le è conferito
         dall’art. 20, n. 1, della direttiva quadro (66).
      
      105. L’art. 4 della direttiva 2002/19 non impedisce alle autorità nazionali, in applicazione dell’art. 5 della direttiva medesima,
         di imporre alle imprese che controllano l’accesso agli utenti finali, determinati obblighi diretti a garantire l’interconnessione
         da punto a punto «(…) compreso in casi giustificati l’obbligo di interconnessione delle rispettive reti qualora non sia già
         prevista» (67).
      
      106. Tale norma rispecchia la dottrina delle «essential facilities» (68), poiché permette la connessione dei nuovi operatori, con uguali prerogative, alle infrastrutture esistenti, e, benché non
         menzioni il dialogo come strumento per ottenere l’interconnessione, la varietà delle misure enunciate comprende, nel repertorio
         delle eventuali iniziative, la negoziazione del collegamento, obbligo più lieve rispetto a quello della sua diretta realizzazione (69).
      
      107. In un contesto diverso da quello delle telecomunicazioni (70), la Corte ha ammesso che, qualora l’infrastruttura sia considerata «essenziale», il proprietario è tenuto a negoziare la
         sua utilizzazione con altre imprese, sempreché l’accesso all’infrastruttura risulti indispensabile per l’esercizio dell’attività
         di queste ultime; ciononostante, tale concetto è stato mitigato da una serie di condizioni che devono essere valutate rigorosamente
         e che sono destinate ad evitare l’abuso di posizione dominante (art. 82 CE). 
      
      108. Ai sensi dell’art. 5, la negoziazione è subordinata alla circostanza che la TeliaSonera controlli il valico che consente di
         giungere agli utenti finali. Le sue reti si considerano «essenziali» – con la conseguente applicazione della disposizione
         in parola – soltanto se risultino indispensabili per la iMEZ Ab, la quale non può riprodurle in condizioni ragionevoli, e
         si vedrebbe impedito l’accesso o si troverebbe assoggettata a restrizioni inaccettabili. Il Korkein hallinto-oikeus non deve
         dimenticare il rapporto commerciale tra la iMEZ Ab e la Elisa Oyj, considerando che la iMEZ Ab sarebbe in grado di soddisfare
         le aspettative dei suoi consumatori se usufruisse delle infrastrutture dalla Elisa Oyj in Finlandia.
      
      109. Tuttavia, poiché esiste una distinzione tra «accesso» (71) e «interconnessione» (72), non si ordina l’interconnessione dei servizi, ma solo delle reti o delle risorse ad esse correlate, garantendo la coerenza
         con l’art. 4, disposizione sulla quale si basa il giudice del rinvio, e che si integra con l’art. 5 della direttiva 2002/19.
      
      110. L’interconnessione si realizza per mezzo di rapporti tra operatori privati, avvicinandosi ad un istituto di diritto privato (73) e presuppone una tecnica di interazione di reti con progetti diversi.
      
      111. Accanto all’interconnessione, la nozione di accesso ha ripercussioni giuridiche più ampie che non il mero collegamento tra
         infrastrutture, poiché include la messa a disposizione di un insieme di risorse o di servizi e, in definitiva, abbraccia l’«interconnessione»,
         che costituisce una particolare modalità di accesso tra operatori della rete pubblica [art. 2, lett. b), in fine, della direttiva
         2002/19].
      
      112. Tali precisazioni chiariscono la questione 1.c), nel senso che le autorità di regolamentazione nazionali, una volta che abbiano
         accertato una violazione dell’art. 4 della direttiva 2002/19, non possono obbligare un’impresa di telecomunicazioni a negoziare
         in buona fede l’interconnessione del suo sistema di servizi SMS e MMS con il sistema di un’altra impresa, dedita anch’essa
         alla trasmissione di tali messaggi. 
      
      113. Tuttavia, le dette autorità sono autorizzate, conformemente all’art. 5, n. 4, della direttiva 2002/19, ad imporre a qualsiasi
         operatore di reti pubbliche che controlli l’accesso da punto a punto, l’obbligo di negoziare in buona fede l’interconnessione
         delle proprie reti con quelle di un altro operatore (nel caso che ci occupa, di SMS e MMS), garantendo l’interoperabilità
         di tali servizi, in modo ragionevole, a vantaggio degli utenti finali, sempreché sussistano le altre condizioni previste da
         tale disposizione.
      
      114. Non si deve dimenticare che, ai sensi dell’art. 7, n. 3, della direttiva quadro, l’autorità di regolamentazione nazionale
         è tenuta a comunicare «il progetto di misura», insieme alla motivazione su cui si basa, alla Commissione ed alle autorità
         nazionali di regolamentazione degli altri Stati membri, affinché possano formulare le rispettive osservazioni, qualora lo
         ritengano opportuno. 
      
      c)      Gli artt. 8 e 12 della direttiva 2002/19
      115. Sebbene l’art. 39, n. 1, della Vienstintämarkkinalaki operi un rinvio all’art. 12 della direttiva 2002/19, dal momento che
         non è stata accertata la posizione occupata dalla TeliaSonera nel mercato (74), si deve escludere l’applicazione degli artt. 8 e 12 della direttiva 2002/19, poiché riguardano solamente l’interconnessione
         e l’accesso delle imprese detentrici di un potere significativo nel settore, ciò che, lo ripeto, non accade nel presente caso.
      
      VII – Conclusione
      116. A tenore delle suesposte considerazioni, suggerisco alla Corte di risolvere le questioni pregiudiziali proposte dal Korkein
         hallinto-oikeus, dichiarando che:
      
      «1)      L’art. 4, n. 1, della direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/19/CE, relativa all’accesso alle
         reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime, letto in combinato disposto,
         da un lato, con il quinto, il sesto e l’ottavo ‘considerando’, e, dall’altro, con gli artt. 8 e 5, della direttiva medesima,
         deve essere interpretato nel senso che:
      
      a) una disposizione nazionale può obbligare le imprese, indipendentemente dal fatto che detengano un significativo potere
         di mercato, a negoziare tra loro l’interconnessione, sempreché si tratti di operatori di reti pubbliche di telecomunicazione;
      
      b) le autorità nazionali di regolamentazione possono ritenere che non sia stato soddisfatto l’obbligo di negoziare in buona
         fede l’interconnessione allorché un operatore di reti pubbliche di telecomunicazione, che non detiene un significativo potere
         di mercato, offra ad un altro operatore l’interconnessione a condizioni che le stesse autorità reputino unilaterali e idonee
         ad ostacolare lo sviluppo di un mercato concorrenziale al dettaglio, impedendo, in pratica, ad un altro operatore di reti
         pubbliche di telecomunicazione di offrire ai suoi clienti la possibilità di inviare messaggi multimediali a clienti finali
         collegati alla rete del primo operatore;
      
      c) le autorità nazionali di regolamentazione non possono imporre l’obbligo di negoziare l’interconnessione di sistemi di servizi
         SMS e MMS, benché, in virtù dell’art. 5, n. 4, della direttiva 2002/19, possano imporre ad un operatore di reti pubbliche,
         che non disponga di un significativo potere di mercato ma che controlli l’accesso da punto a punto, l’obbligo di negoziare
         in buona fede l’interconnessione delle proprie reti con quelle di un altro operatore, al fine di garantire l’interoperabilità
         dei detti servizi SMS e MMS, in condizioni ragionevoli e a vantaggio degli utenti finali, sempreché ricorrano le altre condizioni
         di cui all’art. 5 della direttiva accesso ed all’art. 7, n. 3, della direttiva quadro.
      
      2)      Un’interpretazione conforme all’art. 4 della direttiva accesso impone di subordinare l’obbligo di negoziare l’interconnessione
         alla natura della rete della iMEZ Ab, giacché, ai sensi dell’articolo in parola, siffatto obbligo sussiste solamente tra le
         imprese aventi la qualifica di “operatore di reti pubbliche di comunicazione elettronica”, a prescindere dal fatto che detta
         impresa detenga un significativo potere di mercato. Spetta al giudice nazionale acclarare se le “reti” della iMEZ Ab rientrino
         nella definizione di “reti pubbliche di comunicazione”, fornita dalla direttiva quadro, dovendo tenere conto, a tal fine,
         della sua funzionalità e, specialmente, della sua utilità, per la prestazione di servizi di comunicazione elettronica accessibili
         al pubblico o, come prestatore di risorse correlate, per supportare gli operatori».
      
      1 –	Lingua originale: lo spagnolo.
      
      2 –	GU L 108, pag. 7.
      
      3 –	Su domanda del Tribunal Supremo spagnolo, la sentenza 13 dicembre 2001, causa C‑79/00, Telefónica de España (Racc. pag. I‑10075),
         ha esaminato i poteri di tali autorità ai sensi della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 30 giugno 1997, 97/33/CE,
         sull’interconnessione nel settore delle telecomunicazioni e finalizzata a garantire il servizio universale e l’interoperabilità
         attraverso l’applicazione dei principi di fornitura di una rete aperta (GU L 199, pag. 32), che ha preceduto la direttiva
         accesso. 
      
      4 –	Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 7 marzo 2002 (GU L 108, pag. 33).
      
      5 –	Nonostante il fatto che la direttiva accesso e la direttiva quadro imponessero tale analisi, la sentenza 14 giugno 2007,
         causa C‑64/06, Telefónica 02 Czech Republic (Racc. pag. I‑4887), non l’ha considerata necessaria, giacché un simile obbligo
         non compariva nella direttiva 97/33, applicabile ratione tempore.
      6 –	Nelle mie conclusioni del 10 giugno 2008, nella causa C‑227/07, Commissione/Polonia, avallate dalla sentenza della Corte
         13 novembre 2008 (Racc. pag. I‑8403), alludo alla contraddizione che consiste nell’incoraggiare l’apertura, imponendo ex lege
         la negoziazione dell’accesso alle reti senza prima verificare se lo stato della concorrenza lo richieda, poiché toglie spontaneità
         agli accordi. 
      
      7 –	Non mi sfugge il carattere recente della tecnologia in discussione (reti al servzio della telefonia mobile che facilitano
         la circolazione di messaggi) che, diversamente dalla trama prevista per le chiamate dalla rete fissa, ha fatto il suo ingresso
         in un’era in cui qualsiasi operatore può metterla in pratica.
      
      8 –	Biondi, B., Arte y Ciencia del Derecho, Ed. Ariel, Barcellona, 1953, pagg. 88 e 112, pone in rilievo che, a differenza del vecchio diritto, intellegibile da tutti
         grazie alla sua terminologia rigorosa che rendeva superflue le definizioni, il tecnicismo ribalta il significato originario
         e genera complessità.
      
      9 –	Armstrong, M., e Vickers, J., nel capitolo intitolato «Competition and Regulation in Telecommunications», dell’opera collettiva
         di Bishop, M., Kay, J., e Mayer, C., The regulatory Challenge, Oxford University Press, 1995, pag. 284, mettono in guardia circa la difficoltà, talvolta, «(…) to distinguish between (i)
         the public network and its operation; (ii) customers’ apparatus attached to the network; and (iii) services provided over
         the network».
      
      10 –	Libro verde sullo sviluppo di un mercato comune dei servizi ed apparati di telecomunicazione, Bruxelles, 16 dicembre 1987, COM(87) 290 def., pagg. 6 e segg., integrato da alcune proposte per garantire l’uniformità
         dei meccanismi di autorizzazione contemplati dalle normative nazionali, come quelle del Libro verde sulla liberalizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione e delle reti televisive via cavo, parte II, Bruxelles, 25 gennaio 1995, COM(94) 682 def., pagg. 61 e segg.
      
      11 –	Direttiva della Commissione 28 giugno 1990, 90/388/CEE, relativa alla concorrenza nei mercati dei servizi di telecomunicazioni
         (GU L 192, pag. 10).
      
      12 –	Situazione percepita nel secondo e nel settimo ‘considerando’ della direttiva 90/388.
      
      13 –	Direttiva quadro del Consiglio 28 giugno 1990, 90/387/CEE, sull’istituzione del mercato interno per i servizi delle telecomunicazioni
         mediante la realizzazione della fornitura di una rete aperta di telecomunicazioni (GU L 192, pag. 1).
      
      14 –	Mi riferisco a tale obbligo nelle conclusioni del 1º aprile 2008, che hanno preceduto la sentenza della Corte 17 luglio
         2008, cause riunite da C‑152/07 a C‑154/07, Arcor e a. (Racc. pag. I‑5959).
      
      15 –	Citata alla nota 3.
      
      16 –	Il corsivo è mio.
      
      17 –	Con tale espressione, che ho usato nelle conclusioni 28 giugno 2007, relative al procedimento in cui è stata pronunciata
         la sentenza 22 novembre 2007, causa C‑262/06, Deutsche Telekom (Racc. pag. I‑10057), e altresì nelle conclusioni relative
         al citato caso Commissione/Polonia, mi riferisco a quattro direttive del Parlamento europeo e del Consiglio: la direttiva
         in esame 2002/19, la direttiva 2002/20/CE, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica;
         la citata direttiva 2002/21, e la 2002/22/CE, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti
         e di servizi di comunicazione elettronica.
      
      18 –	GU L 108, pagg. 7, 21, 33 e 51.
      
      19 –	Esposte negli artt. 9‑13 della direttiva 2002/19, cui rinvia l’art. 8, n. 1.
      
      20 –	Ferma restando la flessibilità dei suoi enunciati.
      
      21 –	Legge 393/2003.
      
      22 –	Con decisione adottata ex art. 18.
      
      23 –	In tale caso, con decisione ex art. 19.
      
      24 –	Al fine di valutare la pertinenza delle richieste delle parti, la Vienstintävirasto ha considerato se esse potessero costituire
         in pratica un ostacolo all’interoperabilità dei servizi e se, di conseguenza, fossero in grado di ostacolare lo sviluppo di
         un mercato concorrenziale sostenibile, a scapito dell’utente finale. 
      
      25 –	Calviño Santamaría, N., «Regulación y competencia en telecomunicaciones; los retos derivados del nuevo marco normativo», in Telecomunicaciones y audiovisual: regulación, competencia y tecnología», settembre-ottobre, 2006, n. 832, pagg. 60‑63.
      
      26 –	Saracci, F., L´interconnexion, objet du droit communautaire des télécommunications: exemple de régulation (application comparée France-Italie), Atelier national de reproduction de thèses, 2004, pag. 101. 
      
      27 –	La Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle
         Regioni «Relazione sui mercati europei delle comunicazioni elettroniche 2007 (Tredicesima relazione)», del 19 marzo 2008 [COM(2008) 153 def.],
         indica, come obiettivo ultimo, l’eliminazione progressiva della regolamentazione economica ex ante, una volta che la concorrenza
         sia sufficientemente sviluppata.
      
      28 –	In tal senso, v. la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un’Autorità europea del
         mercato delle comunicazioni elettroniche [SEC(2007) 1472] e [SEC(2007) 1473].
      
      29 –	O, per lo meno, a spostare l’epicentro della tutela dagli operatori verso la normalizzazione del servizio universale, a
         beneficio del cittadino, come indica la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della
         direttiva 2002/22/CE, della direttiva 2002/58/CE, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata
         nel settore delle comunicazioni elettroniche (GU L 201, pag. 37) e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione per
         la tutela dei consumatori (GU L 364, pag. 1) [SEC(2007) 1472] [SEC(2007) 1473]. In linea con tale tendenza alla flessibilizzazione,
         la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica delle direttive 2002/21/CE, 2002/19/CE e
         2002/20/CE [SEC(2007) 1472] [SEC(2007) 1473], auspica anche una riduzione delle risorse amministrative necessarie all’applicazione
         della regolamentazione economica, come la procedura di analisi dei mercati, rendendo più facile e più efficiente l’accesso
         alle radiofrequenze.
      
      30 –	Lo storico economico italiano Carlo Maria Cipolla, in Allegro ma non troppo, Ed. Crítica, Biblioteca de bolsillo, Barcellona, 2001, narra con squisito sarcasmo delle «leggi della stupidità umana»,
         classificando le persone in quattro categorie in base ad una semplice operazione di costi-benefici: «l’incauto» compie un’azione
         che finisce per danneggiarlo, recando un vantaggio al prossimo; «l’intelligente» ottiene un vantaggio e lo ripercuote su un
         altro; «il malvagio» ottiene un guadagno a danno di un terzo, e, per ultimo, all’interno della categoria degli «stupidi»,
         assurde creature che danneggiano gli altri senza ottenere alcun guadagno, si distingue il «superstupido» che, con le sue azioni
         illogiche, danneggia gli altri e se stesso.
      
      31 –	Tale denominazione si riferisce alle risorse correlate «ad una rete di comunicazione elettronica e/o ad un servizio di
         comunicazione elettronica che permettono e/o supportano la fornitura di servizi attraverso tale rete e/o servizio, ivi compresi
         i sistemi di accesso condizionato e le guide elettroniche ai programmi» [art. 2, lett. e), della direttiva quadro].
      
      32 –	Farr, S., e Oakley, V., EU Communications Law, 2ª ed., Ed. Sweet & Maxwell, Londra, 2006, pag. 234, esimono da tale obbligo non soltanto i fornitori di servizi, ma anche
         gli operatori di risorse correlate.
      
      33 –	Ciò che, in pratica, significava non lasciar fuori nessuno.
      
      34 –	Punto 46 delle osservazioni scritte.
      
      35 –	Che espone rigorosamente i propri dubbi su taluni articoli e ‘considerando’ della direttiva accesso.
      
      36 –	Espressione dalla quale si deduce che, tecnicamente, non vi è interconnessione di servizi, bensì solamente di reti.
      
      37 –	Parte A, punto 3, dell’allegato, in fine.
      
      38 –	Come ribadiscono i Paesi Bassi, seguendo una linea favorevole ad un’interpretazione estensiva.
      
      39 –	Nei paragrafi successivi faccio allusione alla natura bifronte dell’obbligo di negoziare l’interconnessione, poiché, da
         un lato, si tratta di una misura generale stabilita dalla direttiva accesso in virtù del suo art. 4, e, dall’altro, può essere
         imposto dalle autorità di regolamentazione come rimedio, in base agli artt. 8 e 12, nei termini consentiti dalla legge o dalla
         regolamentazione nazionale.
      
      40 –	Quinto ‘considerando’ della direttiva 2002/19.
      
      41 –	In risposta alla mia domanda, l’agente della Repubblica di Finlandia ha confermato la maggiore generosità della legge nazionale
         sulle telecomunicazioni, giacché la direttiva accesso limita l’obbligo di negoziare agli operatori di reti pubbliche, senza
         assoggettarvi i prestatori di servizi. 
      
      42 –	Sostengo tale tesi nelle mie conclusioni, già citate, relative alla causa C‑227/07, Commissione/Polonia.
      
      43 –	Sentenze 17 dicembre 1970, causa 11/70, Internationale Handelsgesellschaft (Racc. pag. 1125); 24 ottobre 1973, causa 5/73,
         Balkan (Racc. pag. 1091); 28 ottobre 1975, causa 36/75, Rutili (Racc. pag. 1219); 7 luglio 1976, causa 118/75, Watson e Belmann
         (Racc. pag. 1185); 5 luglio 1977, causa 114/76, Bela Mühle (Racc. pag. 1211); 20 febbraio 1979, causa 122/78, Buitoni (Racc. pag. 677);
         21 giugno 1979, causa 240/78, Atalanta (Racc. pag. 2137), e 13 dicembre 1979, causa 44/79, Hauer (Racc. pag. 3727).
      
      44 –	Lo ripeto, derivante direttamente dall’art. 4 della direttiva 2002/19.
      
      45 –	Così si evince dal quattordicesimo ‘considerando’.
      
      46 –	La disposizione in parola stabilisce l’obbligo di interconnessione (di reti) «ai fini» della fornitura di servizi di comunicazione.
      
      47 –	Attraverso tali reti, dopo che si siano interconnesse.
      
      48 –	Denominazione derivata dalla terminologia inglese «significant market power».
      
      49 –	Un iter certamente complesso, istituito dagli artt. 15 e 16 della direttiva quadro, sul quale evito di esprimere qualsiasi
         commento, data l’assenza di discussione ad casum rispetto alla TeliaSonera Finland.
      
      50 –	Sentenze 19 novembre 1998, causa C‑162/97, Nilsson e a. (Racc. pag. I‑7477, punto 54), e 25 novembre 1998, causa C‑308/97,
         Manfredi (Racc. pag. I‑7685, punto 30).
      
      51 –	Definito dall’art. 2, lett. h), della direttiva 2002/21 come «la persona fisica o giuridica che utilizza o chiede di utilizzare
         un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico», a differenza dell’utente finale che si distingue per il
         fatto di non fornire «reti pubbliche (…) o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico» [art. 2, lett. n),
         della direttiva 2002/21].
      
      52 –	L’ordinanza di rinvio qualifica come reti la struttura (deduco che si riferisca ai centri di servizi SMS e MMS) utilizzata
         dalla iMEZ Ab per svolgere la propria attività, sebbene i dubbi del giudice nazionale si riferiscano precisamente alla natura
         di tale struttura, poiché il Korkein hallinto‑oikeus, a differenza di alcune parti intervenute nel presente procedimento pregiudiziale,
         come i governi finlandese e tedesco, muove dal presupposto necessario, condiviso in queste conclusioni, che l’obbligo di negoziazione
         può essere imposto solamente agli operatori di reti pubbliche di comunicazione e non ad altre imprese.
      
      53 –	Art. 2, lett. d), della direttiva 2002/21.
      
      54 –	Art. 2, lett. c), della direttiva 2002/21. 
      
      55 –	Non si deve scartare tale possibilità. La rapida evoluzione della tecnologia impone il distacco da un’interpretazione ancorata
         alle «reti tradizionali», poiché, oltre alle reti pubbliche o private, come sottolineano Ariño, G., Aguilera, L., e De la
         Cuétara, J.M., in Las telecomunicaciones por cable. Su regulación presente y futura, Ed. Marcial Pons, Madrid, 1996, pag. 31, esiste una grande diversificazione delle reti, a seconda del loro grado di specializzazione
         o dei supporti che le configurano, senza che la varietà o il progresso tolgano nulla al loro carattere di pietre angolari
         dell’intero sistema delle telecomunicazioni.
      
      56 –	Tesi sostenuta dalla iMEZ nelle osservazioni scritte.
      
      57 –	Come gestore di risorse correlate, secondo la linea suggerita dal governo della Lituania.
      
      58 –	I codici numerici MCC e MNC, che costituiscono gli acronomi, in inglese, delle espressioni «Mobile Country Code» e «Mobile
         Network Code», sono utilizzati congiuntamente per identificare il paese e gli operatori di telefonia mobile che usano una
         rete di comunicazioni.
      
      59 –	Salvo che sussistessero circostanze tecniche e giuridiche simili tra i meccanismi impiegati dalla iMEZ in Finlandia ed
         in Svezia, giacché entrambe le legislazioni attingono alla medesima fonte comunitaria (il «nuovo quadro normativo»).
      
      60 –	All’udienza, il rappresentante della Commissione ha sostenuto che tali codici non sono oggetto di armonizzazione comunitaria
         e che i criteri per la loro attribuzione sono di competenza esclusiva degli Stati membri.
      
      61 –	Sul sito web dell’autorità di regolamentazione svedese (www.pts.se) è possibile consultare la relazione, in inglese, del
         23 dicembre 2008, «Plan of Mobile Networks Codes (MNC) according to ITU‑T Recommendation E.212».
      
      62 –	Specialmente, la E.212 della ITU (International Telecommunication Union), intitolata «The international identification
         plan for mobile terminals and mobile user».
      
      63 –	L’obbligo di negoziare in buona fede è espressamente previsto dal quinto‘considerando’ della direttiva 2002/19.
      
      64 –	Con una rigorosa argomentazione il governo rumeno segnala tale inconveniente ai punti 71‑73 delle sue osservazioni. 
      
      65 –	«Per quanto concerne l’accesso e l’interconnessione, gli Stati membri provvedono affinché l’autorità nazionale di regolamentazione
         sia autorizzata ad intervenire di propria iniziativa ove giustificato o, in mancanza di accordo tra le imprese, su richiesta
         di una delle parti interessate, per garantire il conseguimento degli obiettivi politici previsti all’articolo 8 della direttiva
         2002/21/CE (direttiva quadro), ai sensi delle disposizioni della presente direttiva e delle procedure di cui agli articoli
         6, 7, 20 e 21 della direttiva 2002/21/CE (direttiva quadro)».
      
      66 –	«Qualora fra imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica in uno Stato membro sorga una controversia
         in merito agli obblighi derivanti dalla presente direttiva o dalle direttive particolari, l’autorità nazionale di regolamentazione,
         a richiesta di una delle parti e fatte salve le disposizioni del paragrafo 2, emette quanto prima, e comunque entro un termine
         di quattro mesi salvo casi eccezionali, una decisione vincolante che risolva la controversia. Gli Stati membri interessati
         esigono che tutte le parti prestino piena cooperazione all’autorità nazionale di regolamentazione».
      
      67 –	Il progetto di legge della Vienstintämarkkinalaki elaborato dal governo indica che l’art. 39, n. 3, dà attuazione all’art. 5,
         n. 1, lett. a), della direttiva accesso e incoraggia l’interconnessione in termini analoghi.
      
      68 –	Cui si riferisce il governo della Lituania al punto 38 delle osservazioni scritte.
      
      69 –	A maiori ad minus.
      70 –	Nelle mie conclusioni relative alla causa Commissione/Polonia, cit., menziono la sentenza 26 novembre 1998, causa C‑7/97,
         Bronner (Racc. pag. I‑7791), che ha esaminato la giurisprudenza anteriore [sentenze 6 marzo 1974, cause riunite 6/73 e 7/73,
         Commercial Solvents/Commissione (Racc. pag. 223); 3 ottobre 1985, causa 311/84, CBEM (Racc. pag. 3261), e 6 aprile 1995, cause
         riunite C‑241/91 P e C‑242/91 P, RTE e ITP/Commissione (Racc. pag. I‑743)] e ha dichiarato che non costituisce abuso il fatto
         che il proprietario di un’impresa che gestisce l’unico sistema di recapito a domicilio di giornali su scala nazionale neghi
         la distribuzione ad un altro editore, allorché esistono modalità di distribuzione alternative, come la distribuzione a mezzo
         di posta o la vendita nei negozi e nelle edicole, qualora non sussistano ostacoli di natura tecnica, normativa o economica,
         capaci di rendere impossibile o difficile ai concorrenti la creazione di un proprio sistema di recapito.
      
      71 –	Definito all’art. 2, lett. a), della direttiva 2002/19.
      
      72 –	L’art. 2, lett. b), della direttiva ne descrive il contenuto.
      
      73 –	Saracci, F., op. cit., pag.106, e Strubel, X., Brèves observations sur la nature juridique du contrat d’interconnexion de réseaux de télécommunications, Lex Electronica, n. 4/1998, su www.lex-electronica.org.
      
      74 –	Sempre secondo i dati contenuti nella decisione finlandese dell’11 dicembre 2006, forniti dalla Corte suprema amministrativa
         di tale paese.