CELEX: C2005/057/60
Language: it
Date: 2005-03-05 00:00:00
Title: Causa T-498/04: Ricorso della Zhejiang Xinan Chemical Industrial Group Co., Ltd contro il Consiglio delle Comunità europee, presentato il 23 dicembre 2004

5.3.2005   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 57/35
            
         Ricorso della Zhejiang Xinan Chemical Industrial Group Co., Ltd contro il Consiglio delle Comunità europee, presentato il 23 dicembre 2004
   (Causa T-498/04)
   (2005/C 57/60)
   Lingua processuale: inglese
   Il 23 dicembre 2004 la Zhejiang Xinan Chemical Industrial Group Co., Ltd, Jiande City (Repubblica popolare cinese), rappresentata dall'avv. D. Horovitz, con domicilio eletto a Lussemburgo, ha presentato dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee un ricorso contro il Consiglio delle Comunità europee.
   La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               Annullare l'art. 1 del regolamento impugnato nella parte in cui la riguarda;
            
         
               —
            
            
               Condannare il Consiglio alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti:
   La ricorrente chiede l'annullamento del regolamento del Consiglio 24 settembre 2004, n. 1683, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di glifosato originario della Repubblica popolare cinese (1), per la parte in cui esso la riguarda. Essa sostiene che le istituzioni comunitarie non hanno applicato correttamente, nel suo caso, il criterio del trattamento in economia di mercato.
   A sostegno del suo ricorso, la ricorrente invoca un errore manifesto di valutazione nell'applicazione dell'art. 2, n. 7, lett. c), del regolamento n. 384/96 (2), come modificato.
   Essa afferma che il Consiglio non ha precisato, nel regolamento impugnato, che vi è stata un'ingerenza statale rilevante nelle decisioni commerciali della ricorrente. Inoltre, il Consiglio non ha applicato, a suo parere, la soglia corretta per valutare il rispetto dei criteri stabiliti dall'art. 2, n. 7, lett. c). La ricorrente nega che il presunto diritto dello Stato di intervenire nelle decisioni commerciali della società, senza alcuna concretizzazione o esercizio di tale presunto diritto, rappresenti un elemento da cui si possa dedurre che non è soddisfatto il primo criterio di cui all' art. 2, n. 7, lett. c). Essa afferma inoltre che gli elementi probatori forniti dimostravano chiaramente che le decisioni della ricorrente relative ai prezzi, ai costi e ai mezzi di produzione rispondevano alle caratteristiche del mercato basate sulla domanda e sull'offerta, e che non vi era alcuna ingerenza statale in tal senso.
   In secondo luogo, la ricorrente afferma che vi è stato un inadempimento del n. 6 dell'allegato II dell'accordo antidumping dell'OMC, dell'art. 18, n. 4, del regolamento n. 84/96, nonché dell'obbligo di tutela dei diritti della ricorrente. Quest'ultima sostiene che sono stati violati i suoi diritti sostanziali e procedurali in quanto non è stata informata dei motivi del rigetto degli elementi probatori da essa forniti, in quanto non le è stata data la possibilità di fornire informazioni supplementari e non sono state rese pubbliche le motivazioni del rigetto delle sue istanze.
   Infine, la ricorrente afferma che vi è stata una violazione del legittimo affidamento, in quanto le istituzioni comunitarie non sono state sollecite nel pronunciarsi sulla domanda relativa allo status della ricorrente riconducibile ad un'economia di mercato.
   
      (1)  GU L 303, pag. 1.
   
      (2)  Regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1995, n. 384, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (GU L 56, pag. 1).