CELEX: 62009CJ0424
Language: it
Date: 2011-04-05 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 5 aprile 2011.#Christina Ioanni Toki contro Ypourgos Ethnikis paideias kai Thriskevmaton.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Symvoulio tis Epikrateias - Grecia.#Direttiva 89/48/CEE - Art. 3, primo comma, lett. a) e b) - Riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore - Ingegnere ambientale - Attività assimilata ad un’attività professionale regolamentata - Meccanismo di riconoscimento applicabile - Nozione di "esperienza professionale".#Causa C-424/09.

Causa C‑424/09
      Christina Ioanni Toki
      contro
      Ypourgos Ethnikis paideias kai Thriskevmaton
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Symvoulio tis Epikrateias)
      «Direttiva 89/48/CEE — Art. 3, primo comma, lett. a) e b) — Riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore — Ingegnere ambientale — Attività assimilata ad un’attività professionale regolamentata — Meccanismo di riconoscimento applicabile — Nozione di “esperienza professionale”»
      Massime della sentenza
      1.        Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Lavoratori — Riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore
            che sanciscono formazioni professionali di una durata minima di tre anni — Direttiva 89/48 — Accesso ad una professione regolamentata
            o suo esercizio alle stesse condizioni previste per i cittadini nazionali — Professioni assimilate alle professioni regolamentate
            — Applicazione del meccanismo di riconoscimento previsto dall’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva indipendentemente
            dall’affiliazione o meno dell’interessato ad un’associazione o ad un’organizzazione professionale riconosciuta
      [Direttiva del Consiglio 89/48, artt. 1, lett. d), secondo comma, e 3, primo comma, lett. b)]
      2.        Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Lavoratori — Riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore
            che sanciscono formazioni professionali di una durata minima di tre anni — Direttiva 89/48 — Accesso ad una professione regolamentata
            o suo esercizio alle stesse condizioni previste per i cittadini nazionali — Professioni assimilate alle professioni regolamentate
            — Accesso fondato su un’esperienza professionale — Presupposti
      [Direttiva del Consiglio 89/48, art. 3, primo comma, lett. b)]
      1.        L’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione
         superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di 3 anni, come modificata dalla direttiva 2001/19,
         deve essere interpretato nel senso che il meccanismo di riconoscimento da esso previsto è applicabile quando, nello Stato
         membro di origine, la professione di cui trattasi rientra nell’art. 1, lett. d), secondo comma, della medesima direttiva,
         a prescindere dalla questione se l’interessato sia o meno membro a pieno titolo dell’associazione o dell’organismo di cui
         trattasi.
      
      (v. punto 26, dispositivo 1)
      2.        Per poter essere presa in considerazione, ai fini dell’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, relativa ad un
         sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata
         minima di 3 anni, come modificata dalla direttiva 2001/19, l’esperienza professionale provata dall’autore di una domanda diretta
         ad ottenere l’autorizzazione ad esercitare una professione regolamentata nello Stato membro ospitante deve soddisfare le tre
         condizioni seguenti:
      
      –      l’esperienza addotta deve consistere in un lavoro a tempo pieno per almeno due anni nel corso dei dieci anni precedenti;
      –      tale lavoro deve essere consistito nell’esercizio costante e regolare di un insieme di attività professionali che caratterizzano
         la professione interessata nello Stato membro di origine, senza che sia necessario che tale lavoro abbia coperto la totalità
         di tali attività, e 
      
      –      la professione, come normalmente esercitata nello Stato membro di origine, deve essere equivalente, per quanto riguarda le
         attività in cui essa si estrinseca, a quella per il cui esercizio è stata richiesta un’autorizzazione nello Stato membro ospitante.
      
      (v. punto 42, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      5 aprile 2011 (*)
      
      «Direttiva 89/48/CEE – Art. 3, primo comma, lett. a) e b) – Riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore – Ingegnere ambientale – Attività assimilata ad un’attività professionale regolamentata – Meccanismo di riconoscimento applicabile – Nozione di “esperienza professionale”»
      Nel procedimento C‑424/09,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Symvoulio tis
         Epikrateias (Grecia), con decisione 29 giugno 2009, pervenuta in cancelleria il 28 ottobre 2009, nella causa
      
      Christina Ioanni Toki
      contro
      Ypourgos Ethnikis paideias kai Thriskevmaton,
      
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. A. Tizzano, J.N. Cunha Rodrigues, K. Lenaerts, J.-C. Bonichot, K. Schiemann
         (relatore), J.‑J. Kasel e D. Šváby, presidenti di sezione, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. E. Juhász, G. Arestis,
         M. Safjan e dalla sig.ra M. Berger, giudici,
      
      avvocato generale: sig. P. Mengozzi
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 12 ottobre 2010,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la sig.ra Toki, dall’avv. T. Georgopoulos, dikigoros;
      –        per il governo greco, dalla sig.ra E. Skandalou, in qualità di agente;
      –        per la Commissione europea, dai sigg. G. Zavvos e H. Støvlbæk, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 30 novembre 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva del Consiglio
         21 dicembre 1988, 89/48/CEE, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano
         formazioni professionali di una durata minima di 3 anni (GU 1989, L 19, pag. 16), come modificata dalla direttiva del Parlamento
         europeo e del Consiglio 14 maggio 2001, 2001/19/CE (GU L 206, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 89/48»).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la sig.ra Toki, titolare di talune qualifiche nel settore
         dell’ingegneria ambientale acquisite nel Regno Unito, e l’Ypourgos Ethnikis paideias kai Thriskevmaton (Ministro della Pubblica
         istruzione e dei Culti religiosi) in merito alle decisioni del Symvoulio Anagnorisis Epangelmatikis Isotimias Titlon Tritovathmias
         Ekpaidefsis (Consiglio per il riconoscimento dell’equivalenza professionale dei titoli di istruzione superiore) con cui le
         viene negato l’accesso alla professione di ingegnere ambientale in Grecia.
      
       Contesto normativo
       La normativa dell’Unione
      3        Dal terzo e dal quarto ‘considerando’ della direttiva 89/48 risulta che essa ho lo scopo di istituire un sistema generale
         di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore atto ad agevolare ai cittadini europei l’esercizio di tutte le attività
         professionali subordinate, in un determinato Stato membro ospitante, al possesso di una formazione post-secondaria, sempreché
         essi siano in possesso di diplomi che li preparino a dette attività, sanzionino un ciclo di studi di almeno tre anni e siano
         stati rilasciati in un altro Stato membro.
      
      4        In virtù del quinto e del decimo ‘considerando’ di detta direttiva, gli Stati membri conservano la facoltà di stabilire il
         livello minimo di qualifica necessario allo scopo di garantire la qualità delle prestazioni fornite nel loro territorio relativamente
         alle professioni per il cui esercizio l’Unione europea non ha stabilito tale livello e il sistema generale di riconoscimento
         dei diplomi non è destinato a modificare le norme professionali, comprese quelle deontologiche, applicabili a chiunque eserciti
         una professione nel territorio di uno Stato membro.
      
      5        La direttiva 89/48 si applica, secondo il suo art. 2, primo comma, a qualunque cittadino di uno Stato membro che intenda esercitare
         «una professione regolamentata» in un altro Stato membro.
      
      6        Secondo la definizione di cui all’art. 1, lett. c), della direttiva 89/48, si intende per «professione regolamentata» l’attività
         o l’insieme delle attività professionali regolamentate che costituiscono questa professione in uno Stato membro.
      
      7        Ai sensi dell’art. 1, lett. d), di detta direttiva, ai fini della stessa, si intende per:
      
      «(...) attività professionale regolamentata, un’attività professionale per la quale l’accesso alla medesima o l’esercizio
         o una delle modalità di esercizio dell’attività in uno Stato membro siano subordinati, direttamente o indirettamente mediante
         disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di un diploma. In particolare, costituiscono modalità
         di esercizio di un’attività professionale regolamentata:
      
      –        l’esercizio di un’attività con l’impiego di un titolo professionale qualora l’uso del titolo sia limitato a chi possieda un
         dato diploma previsto da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative;
      
      –        l’esercizio di un’attività professionale nel settore sanitario qualora la retribuzione e/o il rimborso della medesima siano
         subordinati dal regime nazionale di sicurezza sociale al possesso di un diploma.
      
      Quando non si applica il primo comma, è assimilata ad un’attività professionale regolamentata l’attività professionale esercitata
         dai membri di un’associazione od organizzazione che, oltre ad avere segnatamente lo scopo di promuovere e mantenere un livello
         elevato nel settore professionale in questione sia oggetto, per la realizzazione di tale obiettivo, di riconoscimento specifico
         da parte di uno Stato membro e
      
      –        rilasci ai suoi membri un diploma,
      –        esiga da parte loro il rispetto di regole di condotta professionale da essa prescritte e
      –        conferisca ai medesimi il diritto di un titolo, di un’abbreviazione o di beneficiare di uno status corrispondente a tale diploma.
      Nell’allegato è riportato un elenco non esauriente delle associazioni o organizzazioni che, al momento dell’adozione della
         presente direttiva, soddisfano alle condizioni del secondo comma. Ogni qual volta uno Stato membro concede il riconoscimento
         di cui al secondo comma ad un’associazione o organizzazione, esso ne informa la Commissione che pubblica questa informazione
         nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee».
      
      8        Nell’elenco menzionato all’art. 1, lett. d), terzo comma, della direttiva 89/48 figura, segnatamente, l’«Engineering Council».
      
      9        La nozione di «esperienza professionale» ai fini di detta direttiva è definita all’art. 1, lett. e), della medesima come l’«esercizio
         effettivo e legittimo della professione in questione in uno Stato membro».
      
      10      L’art. 3 della direttiva 89/48 prevede quanto segue:
      
      «Quando nello Stato membro ospitante l’accesso o l’esercizio di una professione regolamentata è subordinato al possesso di
         un diploma, l’autorità competente non può rifiutare ad un cittadino di un altro Stato membro, per mancanza di qualifiche,
         l’accesso a/o l’esercizio di tale professione, alle stesse condizioni che vengono applicate ai propri cittadini:
      
      a)      se il richiedente possiede il diploma che è prescritto in un altro Stato membro per l’accesso o l’esercizio di questa stessa
         professione sul suo territorio, e che è stato ottenuto in un altro Stato membro, oppure
      
      b)      se il richiedente ha esercitato a tempo pieno tale professione per due anni durante i precedenti dieci anni in un altro Stato
         membro in cui questa professione non è regolamentata ai sensi dell’articolo 1, lettera c), e del primo comma dell’articolo
         1, lettera d), ed è in possesso di uno o più titoli di formazione:
      
      –        rilasciati da un’autorità competente di uno Stato membro, designata conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari
         ed amministrative di questo Stato membro,
      
      –        da cui risulti che il titolare ha seguito con successo un ciclo di studi post-secondari di durata minima di tre anni oppure
         di durata equivalente a tempo parziale, in un’università o un istituto di istruzione superiore o in altro istituto dello stesso
         livello di formazione di uno Stato membro, e, se del caso, che ha seguito con successo la formazione professionale richiesta
         oltre al ciclo di studi post-secondari, e
      
      –        che l’hanno preparato all’esercizio di tale professione.
      Non si possono tuttavia richiedere i due anni di esperienza professionale di cui al primo comma se il titolo o i titoli in
         possesso del richiedente e di cui alla presente lettera sanciscono una formazione regolamentata.
      
      È assimilato al titolo di formazione di cui al primo comma qualsiasi titolo o insieme di titoli che sia stato rilasciato da
         un’autorità competente in uno Stato membro qualora sancisca una formazione acquisita nella Comunità e sia riconosciuto come
         equivalente da detto Stato membro, a condizione che il riconoscimento sia stato notificato agli altri Stati membri e alla
         Commissione». 
      
      11      Nonostante l’art. 3 della direttiva 89/48, l’art. 4 della medesima consente allo Stato membro ospitante di esigere che il
         richiedente, in determinati casi ivi definiti, provi di possedere un’esperienza professionale di una durata determinata, che
         compia un tirocinio di adattamento per un periodo massimo di tre anni o si sottoponga a una prova attitudinale.
      
       La normativa nazionale
      12      Le disposizioni del decreto presidenziale 23 giugno 2000, 165/2000 (FEK A’ 149/28.6.2000), come modificato dai decreti presidenziali
         22 ottobre 2001, 373/2001 (FEK A’ 251), e 23 dicembre 2002, 385/2002 (FEK A’ 334; in prosieguo: il «decreto 165/2000»), sono
         dirette a recepire la direttiva 89/48 nell’ordinamento giuridico greco.
      
      13      L’art. 2, nn. 3 e 4, del decreto 165/2000 definisce la professione regolamentata, l’attività professionale regolamentata e
         l’attività professionale assimilata ad un’attività professionale regolamentata in termini identici a quelli della direttiva
         89/48. Tuttavia, quanto al meccanismo di riconoscimento previsto all’art. 3 della direttiva 89/48, l’art. 4, n. 1, lett. b),
         di detto decreto dispone che «quando in Grecia l’accesso o l’esercizio di una professione regolamentata è subordinato al possesso
         di un diploma ai sensi dell’art. 2, il Consiglio di cui all’art. 10 del presente decreto non può rifiutare ad un cittadino
         di un altro Stato membro, per mancanza di qualifiche, l’accesso a/o l’esercizio di tale professione, alle stesse condizioni
         che vengono applicate ai propri cittadini (...) se il richiedente (...) ha esercitato a tempo pieno tale professione per due
         anni durante i precedenti dieci anni in un altro Stato membro in cui questa professione non è regolamentata ai sensi dell’art. 2,
         nn. 3 e 4, del presente decreto (...)». 
      
      14      Così, per quanto riguarda i casi in cui è esclusa l’applicazione del meccanismo di riconoscimento da essa previsto, tale disposizione
         nazionale rinvia, oltre alla disposizione corrispondente dell’art. 1, lett. c), della direttiva 89/48, alle disposizioni corrispondenti
         dell’art. 1, lett. d), della medesima direttiva, nella sua totalità. Siffatta formulazione ha l’effetto di escludere l’applicazione
         di tale meccanismo di riconoscimento quando l’interessato proviene da uno Stato membro in cui l’esercizio della professione
         in questione è regolamentato da organizzazioni private riconosciute da tale Stato membro conformemente alle disposizioni dell’art. 1,
         lett. d), secondo comma, di detta direttiva.
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      15      La sig.ra Toki, cittadina greca, è titolare di un diploma di «Bachelor of Engineering» nonché del diploma di «Master of Science»
         nel settore dell’ingegneria ambientale ottenuti nel Regno Unito, rispettivamente nel 1997, presso l’Università Sheffield Hallam,
         e nel 1998, presso l’Università di Portsmouth. Il 1° settembre 1999, quest’ultima ha assunto la sig.ra Toki in qualità di
         ricercatore. Essa ha lavorato nel dipartimento di ingegneria civile di tale università sino al 31 agosto 2002. Le attività
         svolte dalla sig.ra Toki comprendevano, oltre al generale lavoro di ricerca, l’assistenza alle attività dei laureandi e dei
         dottorandi per i loro lavori nonché la valutazione della resa di un metodo d’avanguardia per il trattamento dei rifiuti in
         collaborazione con un’impresa privata specializzata nelle tecnologie relative a tale settore. 
      
      16      Nel Regno Unito, le attività rientranti nell’ambito della professione di ingegnere sono regolamentate dall’Engineering Council,
         menzionato espressamente nell’elenco previsto all’art. 1, lett. d), terzo comma, della direttiva 89/48. Essere membro di tale
         organizzazione non è obbligatorio al fine di esercitare la professione di ingegnere, ma una gran parte dei professionisti
         in tale settore ne sono membri e si assoggettano volontariamente alla regolamentazione che essa elabora. La sig.ra Toki si
         è iscritta in qualità di tirocinante nel registro dell’Engineering Council, tuttavia successivamente non ne è divenuta membro
         a pieno titolo («Chartered Engineer»). Peraltro, ella si è anche iscritta come membro della Chartered Institution of Water
         and Environmental Management in qualità di laureata («graduate»).
      
      17      Poiché la professione di ingegnere ambientale è regolamentata in Grecia, la sig.ra Toki ha chiesto che le venisse riconosciuto
         il diritto di esercitare questa professione in detto paese, invocando a tale scopo le qualifiche e l’esperienza professionale
         da ella acquisite nel Regno Unito. Tale domanda è stata respinta con una decisione del 12 aprile 2005 dal Symvoulio Anagnorisis
         Epangelmatikis Isotimias Titlon Tritovathmias Ekpaidefsis, con la motivazione che, non essendo la sig.ra Toki titolare di
         un diploma in ingegneria nel Regno Unito, dato che non è membro a tutti gli effetti dell’Engineering Council e non possiede
         il titolo di «Chartered Engineer», ella non poteva di conseguenza beneficiare del meccanismo di riconoscimento previsto all’art. 3,
         primo comma, lett. a), della direttiva 89/48.
      
      18      La sig.ra Toki ha impugnato detta decisione di rigetto dinanzi al giudice del rinvio facendo valere che la sua domanda era
         stata illegittimamente respinta in base alle disposizioni del decreto 165/2000 dirette a trasporre l’art. 3, primo comma,
         lett. a), della direttiva 89/48, nella fattispecie l’art. 4, n. 1, lett. a), di detto decreto, mentre tale domanda avrebbe
         dovuto essere esaminata sulla base delle disposizioni di tale decreto concernenti la trasposizione dell’art. 3, primo comma,
         lett. b), di detta direttiva, ovvero l’art. 4, n. 1, lett. b), del decreto 165/2000, dato che, da una parte, la professione
         di ingegnere ambientale non è regolamentata nel Regno Unito e, dall’altra, la sig.ra Toki possedeva i titoli richiesti nonché
         un’esperienza professionale triennale in tale Stato membro acquisita nel corso dei dieci anni precedenti.
      
      19      Secondo il giudice del rinvio, il rigetto della domanda della sig.ra Toki è conforme alle norme introdotte dalle disposizioni
         del decreto 165/2000 che escludono, come è già stato esposto ai punti 13 e 14 della presente sentenza, l’applicazione del
         meccanismo di riconoscimento di cui all’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, quando, nello Stato membro di
         origine, la professione in questione è regolamentata o assimilata ad un’attività professionale regolamentata ai sensi dell’art. 1,
         lett. d), secondo comma, della medesima direttiva.
      
      20      Trovandosi confrontato a difficoltà di interpretazione della direttiva 89/48, il Symvoulio tis Epikrateias ha deciso di sospendere
         il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 3, [primo comma,] lett. b), della direttiva 89/48 (…) debba essere interpretato nel senso che il meccanismo di riconoscimento
         previsto nella disposizione in parola si applica ai casi in cui nello Stato membro di provenienza la professione di cui trattasi
         è regolamentata nel senso attribuito a tale nozione dall’art. 1, lett. d), secondo comma, [di tale] direttiva, ma l’interessato
         non è membro a pieno titolo di un’associazione o di un’organizzazione che soddisfa i requisiti del comma precedente.
      
      2)      Se, ai sensi dell’art. 3, [primo comma,] lett. b), della direttiva 89/48 (…), con esercizio a tempo pieno di una professione
         nello Stato membro di provenienza si intenda l’esercizio, come lavoratore autonomo o subordinato, di quella professione per
         cui viene presentata nello Stato membro ospitante una domanda di autorizzazione ai sensi della direttiva 89/48 (…), o se possa
         intendersi anche la ricerca scientifica collegata all’attività in campo scientifico svolta presso un istituto essenzialmente
         senza fini di lucro».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      21      Per quanto riguarda l’ambito di applicazione rispettivo dei due meccanismi di riconoscimento previsti all’art. 3, primo comma,
         lett. a) e b), della direttiva 89/48, la Corte ha già dichiarato che risulta dal sistema di tale art. 3 che soltanto uno di
         questi due meccanismi di riconoscimento può applicarsi, in linea di principio, in un dato ambito fattuale (sentenza 7 settembre
         2006, causa C‑149/05, Price, Racc. pag. I‑7691, punto 36). 
      
      22      La prima questione posta dal giudice del rinvio riguarda la situazione particolare, prevista all’art. 1, lett. d), secondo
         comma, della direttiva 89/48 e diffusa soprattutto in Irlanda e nel Regno Unito, in cui la professione in questione non è
         regolamentata, ai sensi del primo comma della medesima disposizione, dallo Stato membro di origine, ma è tuttavia spesso esercitata
         in pratica dai membri di un’associazione o di un’organizzazione privata che beneficia di un riconoscimento in una forma specifica
         da parte dello Stato membro interessato e assoggetta detti membri ad una certa regolamentazione. 
      
      23      Emerge, a tal riguardo, dalla lettera dell’art. 3, primo comma, lett. a) e b), della direttiva 89/48 che solo il meccanismo
         previsto al detto primo comma, lett. b), è idoneo ad essere applicato alle professioni rientranti nell’art. 1, lett. d), secondo
         comma, della direttiva 89/48. Da una parte, i membri di un’associazione o di un’organizzazione prevista all’art. 1, lett. d),
         secondo comma, di tale direttiva, non possiedono incontestabilmente un diploma «prescritto in un altro Stato membro» per accedere
         ad una professione, come richiesto da detto art. 3, primo comma, lett. a). Dall’altra, tale art. 3, primo comma, lett. b),
         esclude espressamente dal proprio ambito di applicazione le professioni previste al primo comma di detto art. 1, lett. d),
         ma non esclude quelle previste al secondo comma di tale disposizione alle quali si applica quindi pienamente. 
      
      24      Anche se l’art. 1, lett. d), secondo comma, della direttiva 89/48 prevede che le professioni indicate da tale disposizione
         sono assimilate alle professioni regolamentate quando sono esercitate da un membro dell’organizzazione o dell’associazione
         interessata, tale assimilazione, come rileva l’avvocato generale al paragrafo 57 delle sue conclusioni, non è tuttavia completa,
         e tali professioni non costituiscono professioni regolamentate ai sensi dell’art. 1, lett. c), di detta direttiva. Di conseguenza,
         il meccanismo di riconoscimento previsto all’art. 3, primo comma, lett. a), della medesima, non può, contrariamente a quanto
         è stato affermato ai punti 45 e 47 della citata sentenza Price essere invocato da richiedenti rientranti in una tale professione.
         Peraltro, contrariamente a quanto sembra emergere dai punti 36, 45, 46 e 48 di detta sentenza Price, ad una professione rientrante
         nell’art. 1, lett. d), secondo comma, della direttiva 89/48 è applicabile il meccanismo di riconoscimento previsto all’art. 3,
         primo comma, lett. b), di tale direttiva.
      
      25      Indipendentemente dalla questione se la sig.ra Toki sia o meno membro a pieno titolo dell’Engineering Council, alla sua situazione
         è applicabile solo il meccanismo di riconoscimento previsto all’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, dato
         che detta situazione non rientra nell’ambito dell’art. 1, lett. c) e d), primo comma, di tale direttiva.
      
      26      Di conseguenza, occorre risolvere la prima questione dichiarando che l’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48
         deve essere interpretato nel senso che il meccanismo di riconoscimento da esso previsto è applicabile quando, nello Stato
         membro di origine, la professione di cui trattasi rientra nell’art. 1, lett. d), secondo comma, della medesima direttiva,
         a prescindere dalla questione se l’interessato sia o meno membro a pieno titolo dell’associazione o dell’organismo di cui
         trattasi.
      
       Sulla seconda questione
      27      Con la seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, quali siano i criteri che occorre applicare per determinare
         se l’esperienza professionale provata dall’autore di una domanda diretta ad ottenere l’autorizzazione ad esercitare una professione
         regolamentata nello Stato membro ospitante debba essere presa in considerazione a titolo dell’art. 3, primo comma, lett. b),
         della direttiva 89/48.
      
      28      A tal riguardo, la direttiva 89/48 definisce, al suo art. 1, lett. e), la nozione di esperienza professionale ai fini di tale
         direttiva come l’«esercizio effettivo e legittimo della professione in questione in uno Stato membro».
      
      29      Per poter risolvere la seconda questione, occorre, in un primo tempo, precisare il contenuto della nozione di esercizio effettivo
         di una professione con riferimento al meccanismo di riconoscimento previsto all’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva
         89/48, quindi, in un secondo tempo, esaminare in quali circostanze si possa considerare che la professione a cui si collega
         detta esperienza nello Stato membro di origine sia la medesima professione di quella per il cui esercizio è richiesta l’autorizzazione
         nello Stato membro ospitante.
      
      30      La condizione di cui all’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, secondo cui un richiedente proveniente da uno
         Stato membro che non regolamenta né la professione che egli desidera esercitare in un altro Stato membro, né la relativa formazione,
         deve provare un’esperienza professionale minima di due anni, ha lo scopo di consentire allo Stato membro ospitante di beneficiare
         di garanzie simili a quelle esistenti quando o la professione di cui trattasi, o la formazione che prepara all’esercizio della
         medesima sono regolamentate nello Stato membro di origine, e quando sono applicabili o l’art. 3, primo comma, lett. a), o
         l’art. 3, secondo comma, della direttiva 89/48.
      
      31      In assenza di regolamentazione di una professione da parte dello Stato, la garanzia di un certo livello di qualità delle prestazioni
         nel settore professionale interessato è infatti, nella maggior parte dei casi, assicurata dalle leggi di mercato, nel senso
         che solo i membri della professione interessata in possesso di competenze ad un livello ritenuto sufficiente dai datori di
         lavoro o dai clienti saranno in grado di esercitare tale professione, come lavoratore autonomo o subordinato, a tempo pieno
         durante il periodo previsto di due anni. Il requisito di un’esperienza professionale di tale durata si riferisce dunque alla
         concreta possibilità per il richiedente di esercitare la professione di cui trattasi nello Stato membro di origine.
      
      32      Tale requisito non può essere inteso, invece, nel senso che esso riguarda il contenuto specifico delle qualifiche professionali
         del richiedente né nel senso che sostituisce le misure compensative descritte al punto 11 della presente sentenza, quali previste
         all’art. 4 della direttiva 89/48, che possono, in ogni caso, essere applicate ad un richiedente qualora esistano differenze
         sostanziali tra la formazione ricevuta dal medesimo nello Stato membro di origine e quella normalmente richiesta nello Stato
         membro ospitante.
      
      33      Per quanto riguarda il contesto in cui la professione deve essere stata esercitata nello Stato membro di origine, occorre
         rilevare, come ha fatto l’avvocato generale al paragrafo 70 delle sue conclusioni, da una parte, che è irrilevante, ai fini
         dell’applicazione del meccanismo di riconoscimento previsto dalla direttiva 89/48, la questione di quale sia il contesto organizzativo
         e statutario nel quale un richiedente abbia esercitato la sua professione nello Stato membro di origine e, d’altra parte,
         che il fatto che il suo datore di lavoro in tale Stato membro sia un organismo senza scopo di lucro non può influire sull’applicabilità
         dell’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48. Parimenti, secondo la lettera del suo art. 2, primo comma, essa
         si applica a qualsiasi cittadino di uno Stato membro che intenda esercitare una professione regolamentata «come lavoratore
         autonomo o subordinato» in un altro Stato membro e nessuna disposizione di tale direttiva indica che una professione, prevalentemente
         esercitata come lavoratore autonomo, debba essere stata esercitata a tale titolo invece che a titolo subordinato nello Stato
         membro di origine per consentire che sia presa in considerazione l’esperienza professionale così acquisita.
      
      34      Peraltro, anche se l’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48 richiede che la professione di cui trattasi sia
         stata esercitata «a tempo pieno», e se l’art. 1, lett. c), della medesima direttiva, definisce una professione regolamentata
         come «l’attività o l’insieme delle attività professionali regolamentate» che costituiscono tale professione, non può tuttavia
         essere richiesto, a rischio di restringere smisuratamente l’ambito di applicazione del meccanismo di riconoscimento previsto
         a tale art. 3, primo comma, lett. b), che un richiedente si sia dedicato totalmente ed esclusivamente a tutte le attività
         rientranti nella professione di cui trattasi affinché la sua esperienza possa essere presa in considerazione.
      
      35      Pertanto, ai fini dell’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, deve essere considerato sufficiente che l’esperienza
         professionale invocata abbia comportato, nell’ambito di un lavoro a tempo pieno, l’esercizio costante e regolare di un insieme
         di attività professionali che caratterizzano la professione interessata, senza che sia necessario che essa copra la totalità
         di tali attività.
      
      36      La questione di quali siano le attività professionali rientranti in una professione determinata è principalmente una questione
         di fatto che dovrà essere risolta dalle autorità competenti dello Stato membro ospitante, sotto il controllo dei giudici nazionali,
         eventualmente ricorrendo all’assistenza delle autorità dello Stato membro di origine. Se, come nella causa principale, la
         professione esercitata nello Stato membro di origine non è una professione regolamentata nel medesimo, ai sensi dell’art. 1,
         lett. d), primo comma, della direttiva 89/48, occorrerà far riferimento alle attività professionali normalmente esercitate
         dai membri di tale professione in quello stesso Stato membro.
      
      37      Nell’ambito di tale valutazione, le autorità competenti dello Stato membro ospitante devono verificare se l’esperienza professionale
         di cui all’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48 consista principalmente in un’esperienza pratica e legata
         al mercato del lavoro corrispondente alla professione interessata.
      
      38      A tale riguardo, le attività esercitate dalla sig.ra Toki, quali il lavoro generale di ricerca o la fornitura di assistenza
         ai laureandi e ai dottorandi per i loro lavori, descritte al punto 15 della presente sentenza, non possono essere considerate,
         di per sé, un esercizio effettivo della professione di ingegnere ambientale e dunque come un’esperienza professionale che
         deve essere presa in considerazione ai fini dell’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48.
      
      39      Invece, potrebbero costituire un tale esercizio i lavori effettuati in collaborazione con una società privata specializzata
         nelle tecnologie relative al trattamento dei rifiuti liquidi, quali descritti al punto 15 della presente sentenza, tuttavia
         a condizione che tale attività sia stata esercitata per almeno due anni in modo costante e regolare nell’ambito di un lavoro
         a tempo pieno, circostanza che, eventualmente, spetta alle autorità nazionali verificare.
      
      40      Ove dovesse essere accertato che la sig.ra Toki ha esercitato in modo effettivo la professione di ingegnere ambientale nel
         Regno Unito, occorrerebbe determinare se essa costituisca la stessa professione di quella per il cui esercizio la ricorrente
         nella causa principale ha chiesto la concessione di un’autorizzazione in Grecia. Nel contesto del meccanismo di riconoscimento
         introdotto dall’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, spetta alle autorità competenti dello Stato membro ospitante
         verificare tale circostanza.
      
      41      Emerge a tal riguardo dalla giurisprudenza della Corte che l’espressione «questa stessa professione», contenuta all’art. 3,
         primo comma, lett. a), della direttiva, deve essere intesa come riferita a professioni che sono, nello Stato di origine e
         in quello ospitante, identiche o analoghe oppure, in certi casi, semplicemente equivalenti per quanto riguarda le attività
         in cui esse si estrinsecano (sentenza 19 gennaio 2006, causa C‑330/03, Colegio de Ingenieros de Caminos, Canales y Puertos,
         Racc. pag. I‑801, punto 20). Tale interpretazione è valida anche, come ha rilevato l’avvocato generale al paragrafo 75 delle
         sue conclusioni, per quanto riguarda l’art. 3, primo comma, lett. b), di detta direttiva, disposizione che riguarda espressamente
         l’esercizio di «tale professione».
      
      42      Dalle considerazioni che precedono risulta che la seconda questione va risolta nel senso che, per poter essere presa in considerazione,
         ai fini dell’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, l’esperienza professionale provata dall’autore di una domanda
         diretta ad ottenere l’autorizzazione ad esercitare una professione regolamentata nello Stato membro ospitante deve soddisfare
         le tre condizioni seguenti:
      
      –        l’esperienza addotta deve consistere in un lavoro a tempo pieno per almeno due anni nel corso dei dieci anni precedenti;
      –        tale lavoro deve essere consistito nell’esercizio costante e regolare di un insieme di attività professionali che caratterizzano
         la professione interessata nello Stato membro di origine, senza che sia necessario che tale lavoro abbia coperto la totalità
         di tali attività, e 
      
      –        la professione, come normalmente esercitata nello Stato membro di origine, deve essere equivalente, per quanto riguarda le
         attività in cui essa si estrinseca, a quella per il cui esercizio è stata richiesta un’autorizzazione nello Stato membro ospitante
         
      
       Sulle spese
      43      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/48/CEE, relativa ad un sistema generale
            di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di 3 anni,
            come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 14 maggio 2001, 2001/19/CE, deve essere interpretato
            nel senso che il meccanismo di riconoscimento da esso previsto è applicabile quando, nello Stato membro di origine, la professione
            di cui trattasi rientra nell’art. 1, lett. d), secondo comma, della medesima direttiva, a prescindere dalla questione se l’interessato
            sia o meno membro a pieno titolo dell’associazione o dell’organismo di cui trattasi.
      2)      Per poter essere presa in considerazione, ai fini dell’art. 3, primo comma, lett. b), della direttiva 89/48, come modificata
            dalla direttiva 2001/19, l’esperienza professionale provata dall’autore di una domanda diretta ad ottenere l’autorizzazione
            ad esercitare una professione regolamentata nello Stato membro ospitante deve soddisfare le tre condizioni seguenti:
      –        l’esperienza addotta deve consistere in un lavoro a tempo pieno per almeno due anni nel corso dei dieci anni precedenti;
      –        tale lavoro deve essere consistito nell’esercizio costante e regolare di un insieme di attività professionali che caratterizzano
            la professione interessata nello Stato membro di origine, senza che sia necessario che tale lavoro abbia coperto la totalità
            di tali attività, e 
      –        la professione, come normalmente esercitata nello Stato membro di origine, deve essere equivalente, per quanto riguarda le
            attività in cui essa si estrinseca, a quella per il cui esercizio è stata richiesta un’autorizzazione nello Stato membro ospitante.
      Firme
      * Lingua processuale: il greco.