CELEX: 62004CC0109
Language: it
Date: 2005-01-27 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Geelhoed del 27 gennaio 2005. # Karl Robert Kranemann contro Land Nordrhein-Westfalen. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesverwaltungsgericht - Germania. # Art. 48 del Trattato CE (divenuto in seguito a modifica art. 39 CE) - Libera circolazione dei lavoratori - Dipendente pubblico tirocinante - Tirocinio completato in un altro Stato membro - Rimborso delle spese di viaggio limitato al percorso compiuto dentro il territorio nazionale. # Causa C-109/04.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALEGEELHOEDpresentate il 27 gennaio 2005(1)
         Causa C-109/04Karl Robert Kranemann contro Land Nordrhein-Westfalen (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesverwaltungsgericht)
            «Interpretazione dell'art. 39 CE con riferimento ad una norma nazionale ai sensi della quale le spese sostenute da un dipendente
               pubblico tirocinante (“Referendar”) viaggiando dal suo luogo di origine al luogo del tirocinio sono rimborsabili solo relativamente
               alla tratta del viaggio rientrante nel territorio nazionale  –  Tirocinio completato in un altro Stato membro»
            
            
      
         
      I –  Introduzione 
      
        1.        Nel presente procedimento, il Bundesverwaltungsgericht (Suprema Corte Amministrativa Federale, Germania) ha sottoposto alla
      Corte di giustizia una questione concernente la compatibilità con l’art. 39 CE di una normativa nazionale che limita il rimborso
      delle spese di viaggio sostenute dai tirocinanti per le professioni legali («Rechtsreferendare»), alla parte di percorso compresa
      nel territorio tedesco. 
      
      
      II –  Quadro fattuale e normativo 
      
       A –  Normativa nazionale 
      
        2.        Ai sensi del § 7, n. 4, quarto e quinto comma, del «Verordnung über die Gewährung von Trennungsentschädigung» (regolamento
      relativo alla concessione dell’indennità di dislocazione, in prosieguo: la «TEVO») del Land Nordrhein‑Westfalen (in prosieguo:
      il «Land»), del 29 aprile 1988, nella versione applicabile alla presente fattispecie, in caso di pubblici dipendenti di nomina
      provvisoria («Beamter auf Widerruf») che svolgono un periodo di tirocinio in una sede di loro libera scelta situata all'estero,
      l’indennità giornaliera e l’indennità di pernottamento vengono calcolate soltanto nella misura corrispondente alle tariffe
      previste per il percorso compiuto all’interno del territorio nazionale. Le spese di viaggio sostenute per andare verso tale
      sede e tornare vengono rimborsate soltanto per il percorso compiuto fino al confine tedesco e ritorno, con mezzi di trasporto
      regolari e nella classe più economica (TEVO, § 6, n. 7).
      
      
        3.        Ai sensi del § 5, n. 4, del TEVO, in combinato disposto col § 7, n. 7, del medesimo regolamento, un’analoga disciplina vale
      per i viaggi di ritorno alla propria residenza durante il periodo di tirocinio.
      
       B-  La presente controversia e la domanda di pronuncia pregiudiziale 
      
       4.	Nel corso del suo tirocinio per le professioni legali che in Germania precede il secondo esame di Stato in giurisprudenza,
      il sig. Karl Robert Kranemann, ricorrente nella causa principale, ha scelto di trascorrere quattro mesi come praticante in
      uno studio legale di Londra. All’epoca dei fatti, il sig. Kranemann risiedeva ad Aquisgrana (Germania) con lo status, a norma
      del diritto tedesco, di pubblico dipendente di nomina provvisoria.
      
      
        4.        Durante il suddetto periodo, il sig. Kranemann ha ricevuto dal Land, resistente nella causa principale, in aggiunta al salario
      di tirocinio, anche un’indennità per spese di dislocazione pari a 1 686, 68 DEM. Il sig. Kranemann ha altresì inoltrato una
      richiesta presso il Land affinché gli venissero rimborsate le spese per il viaggio di andata e ritorno dalla sua residenza
      di Aquisgrana alla sede del suo tirocinio, nonché le spese per un viaggio di ritorno alla sua residenza durante un fine settimana
      nel mese di novembre del 1995, per un importo globale di 539,60 DEM. In risposta a tale richiesta, egli ha ricevuto una somma
      pari a 83,25 DEM, corrispondente all’indennità giornaliera per un viaggio di servizio e all’indennità di pernottamento. In
      particolare, poiché la TEVO limitava il rimborso delle spese di viaggio sostenute all’importo necessario per il viaggio fino
      al confine tedesco e ritorno e, poiché Aquisgrana era considerata località di confine nazionale, al sig. Kranemann non sono
      state rimborsate le ulteriori spese di viaggio richieste. 
      
      
        5.        L'azione intentata dal sig. Kranemann contro tale rifiuto è risultata infruttuosa sia in primo grado sia in appello. Il sig. Kranemann
      ha proposto un ulteriore ricorso dinanzi al Bundesverwaltungsgericht, il quale ha deciso di sospendere il giudizio e di deferire
      alla Corte di giustizia la seguente questione pregiudiziale: 
      
       «Se sia compatibile con l’art. 39 CE una norma nazionale che riconosca ad un Rechtsreferendar, il quale svolga una parte del
      suo tirocinio obbligatorio presso una sede di sua scelta in un altro Stato membro, il diritto al rimborso delle spese di viaggio
      da lui sostenute soltanto nella misura corrispondente al percorso compiuto nel territorio tedesco».
      
      
        6.        I dubbi sollevati dal giudice nazionale  riguardano segnatamente le seguenti questioni: (1) Se i tirocinanti per le professioni
      legali che hanno superato il primo esame di Stato in giurisprudenza, possano essere considerati «lavoratori». (2) Se il mero
      rifiuto da parte di un datore di lavoro di accollarsi le spese di viaggio inerenti ad un periodo di tirocinio all’estero si
      configuri come una pertinente restrizione alla libera circolazione dei lavoratori in contrasto con l’art. 39 CE. (3) Se, oltre
      al rimborso delle spese di base sostenute dal praticante per il viaggio di andata alla sede del tirocinio e ritorno, l’art. 39 CE
      comporti l’obbligo di rimborsare le spese relative ad un viaggio di ritorno alla propria residenza. (4) In caso affermativo,
      se siffatta restrizione alla libera circolazione dei lavoratori possa trovare una valida giustificazione in base a considerazioni
      di ordine finanziario.
      
      
        7.        In conformità all’art. 23 dello Statuto della Corte, hanno depositato osservazioni scritte nella presente causa il sig. Kranemann,
      il Land e la Commissione.
      
      
      III –  Valutazione 
      
        8.        A mio parere, per risolvere nel miglior modo la questione proposta dal Bundesverwaltungsgericht si può procedere in tre fasi.
      Primo: una norma come quella in esame nella causa principale rientra nell’ambito di applicazione formale dell’art. 39 CE?
      Secondo: in caso di risposta affermativa, detta norma restringe la libera circolazione in misura tale da risultare incompatibile
      con l’art. 39 CE? Terzo: se così fosse, sussiste una valida giustificazione a tale norma? Tratterò brevemente, in successione,
      ciascuno di questi problemi.
      
      
       A –  Una norma del genere rientra nell’ambito di applicazione formale dell’art. 39 CE? 
       10.	A mio avviso, è evidente che una norma quale quella in esame nella presente controversia ricade nell’ambito di applicazione
      formale dell’art. 39 CE. A tal riguardo, tre potenziali problemi sono stati sollevati nelle osservazioni dei partecipanti
      al procedimento: se i tirocinanti per le professioni legali siano da considerarsi «lavoratori» ai sensi dell’art. 39 CE; se
      la situazione nella fattispecie sia puramente interna ad uno Stato membro mancando un sufficiente collegamento con il diritto
      comunitario; se i tirocinanti per le professioni legali rientrino nell’eccezione relativa agli impieghi nella pubblica amministrazione
      di cui all’art. 39, n. 4, CE.
       I Rechtsreferendare sono «lavoratori» ai sensi dell’art. 39 CE?
      
      
        9.        Secondo il Land, i servizi forniti da un tirocinante per le professioni legali durante il suo periodo di tirocinio sono privi
      di valore economico e non possono far sorgere alcun diritto a retribuzione ai sensi di questa giurisprudenza.
      
      
        10.      Ritengo che tale argomento vada respinto.
      
      
        11.      E’ pacifico che la nozione comunitaria di «lavoratore» dovrebbe essere interpretata in senso ampio e deve essere definita
      in base a criteri obiettivi che caratterizzano il rapporto di lavoro sotto il profilo dei diritti e degli obblighi delle persone
      interessate. La Corte ha dichiarato che la caratteristica essenziale di ogni rapporto di lavoro risiede nel fatto che una
      persona fornisce, per un certo periodo di tempo, a favore di un’altra e sotto la direzione di quest’ultima, servizi in contropartita
      dei quali riceve una retribuzione. Né la natura sui generis del rapporto di lavoro ai sensi della legge nazionale, né il livello
      di produttività della persona interessata, l’origine delle risorse a partire dalle quali è pagata la retribuzione o il limitato
      ammontare di quest'ultima possono avere alcuna conseguenza sulla qualità o meno di lavoratore di una persona ai fini del diritto
      comunitario 
         			(2)
         		.
      
      
        12.      La Corte ha pertanto dichiarato che, in Germania, gli insegnanti in prova si configurano come «lavoratori» in quanto, «il
      fatto che il tirocinio per  l’insegnamento possa essere considerato, analogamente ai periodi di apprendistato per altre professioni,
      come una preparazione pratica collegata all’esercizio vero e proprio dell’attività professionale, non osta all’applicazione
      dell’art. [39], n. 1 se il servizio viene prestato alle stesse condizioni di un’attività subordinata» 
         			(3)
         		.
      
      
        13.      In particolare, il criterio è se l’attività svolta dal tirocinante per le professioni legali sia effettiva e reale, restando
      escluse le attività talmente ridotte da potersi definire puramente marginali e accessorie 
         			(4)
         		. A mio avviso, nel caso di specie tali condizioni vengono soddisfatte per le ragioni seguenti.
      
      
        14.      In primo luogo, i compiti espletati da tirocinanti per le professioni legali quali il sig. Kranemann, che possono comprendere,
      ad esempio, la redazione di memorie, l'effettuazione di ricerche giuridiche e la gestione di pratiche legali, devono considerarsi
      quali servizi effettivi e reali forniti ai soggetti incaricati del loro tirocinio. In particolare, come riconosciuto dal giudice
      a quo nell’ordinanza di rinvio, non si può dire che i compiti eseguiti dal tirocinante durante il tirocinio giovano solo a
      lui stesso, ad esclusione dei soggetti incaricati del suo tirocinio 
         			(5)
         		.
      
      
        15.      In secondo luogo, l’assegno di sostentamento che il tirocinante percepisce durante il suo tirocinio si configura come una
      forma di retribuzione ai sensi della giurisprudenza della Corte. A tal proposito, il fatto che tale assegno possa essere inferiore
      a quanto corrisposto per un impiego a tempo pieno non osta a che i tirocinanti per le professioni legali vengano considerati
      come «lavoratori» semprecché l’attività prestata sia effettiva e reale 
         			(6)
         		. In aggiunta, molti tirocinanti per le professioni legali percepiscono, dallo studio incaricato del loro tirocinio, un salario
      di tirocinio che si configura anch'esso quale retribuzione in tal senso.  
      
       Il caso del sig. Kranemann è puramente interno alla Germania?
      
      
        16.      Il Land sostiene che la situazione in esame nella causa principale è puramente interna ad uno Stato membro ed esula dunque
      dalla sfera di applicazione del diritto comunitario poiché il periodo trascorso all’estero dal tirocinante farebbe semplicemente
      parte della sua formazione ai fini di un titolo legale nazionale.
      
      
        17.      Come rilevato dal giudice a quo nell’ordinanza di rinvio, tale argomento è senza pregio. La scelta del sig. Kranemann di trascorrere
      quattro mesi di tirocinio in un altro Stato membro, costituisce, a mio parere, un «fattore di collegamento» sufficiente per
      far rientrare il suo caso nel campo di applicazione del diritto comunitario 
         			(7)
         		.
       Trova applicazione l’art. 39, n. 4, CE?
      
      
        18.      Il giudice del rinvio solleva la questione dell’eventuale applicazione dell’art. 39, n. 4, il quale sottrae gli impieghi nella
      pubblica amministrazione all’ambito di applicazione dell’art. 39 CE. 
      
      
        19.      A mio parere, è pacifico che i tirocinanti per le professioni legali quali il sig. Kranemann non rientrano nell’eccezione
      contemplata dall’art. 39, n. 4, CE. Detta disposizione riguarda soltanto gli impieghi che implicano la partecipazione, diretta
      o indiretta, all’esercizio di pubblici poteri ed alle mansioni che hanno per oggetto la tutela degli interessi generali dello
      Stato o delle altre collettività pubbliche e in particolare qualora l'impiego comporti l'esistenza di un «rapporto particolare
      di solidarietà» nei confronti dello Stato 
         			(8)
         		.
      
      
        20.      Ritengo che non vi sia motivo per ravvisare un tale rapporto di solidarietà nel caso di un legale tirocinante 
         			(9)
         		. In via analogica, la Corte ha affermato, nella sentenza Reyners, che l’esercizio della professione forense non era connessa
      all’esercizio di pubblici poteri  nel senso di cui all’art. 45 CE 
         			(10)
         		. Ciò si verifica, in particolare, relativamente ai periodi di formazione prestati presso imprese private, quale quello di
      cui trattasi nella causa principale, trascorso dal sig. Kranemann presso uno studio legale londinese. Come ha dichiarato la
      Corte nella causa Commissione/Italia, «la nozione di “impieghi nella pubblica amministrazione” non comprende impieghi alle
      dipendenze di un singolo o di una persona giuridica di diritto privato, quali che siano i compiti incombenti al lavoratore
      dipendente» 
         			(11)
         		.
      
      
        21.      Siffatto ragionamento, basato sulla natura del rapporto di lavoro, non può chiaramente essere infirmato dal fatto che i Rechtsreferendare
      hanno lo status formale di pubblici dipendenti di nomina provvisoria. La natura del rapporto giuridico intercorrente tra un
      lavoratore e il suo datore di lavoro non è decisivo ai fini dell’applicabilità dell’art. 39 CE 
         			(12)
         		.
      
      
       B –  Una norma del genere può restringere la libera circolazione dei lavoratori in  misura vietata dall’art. 39 CE? 
      
        22.      Sul presupposto che la norma controversa rientri nell'ambito di applicazione formale dell’art. 39 CE, la fase successiva della
      valutazione consiste nell’esaminare se essa possa ostacolare la libertà di circolazione dei lavoratori.
      
      
        23.      A tal proposito, il giudice del rinvio e il Land espongono la tesi secondo cui tale norma in concreto non restringe la libera
      circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione europea in quanto, dato il carattere relativamente modico della somma
      controversa, il rifiuto di corrispondere le spese di viaggio non potrebbe in realtà influire sulla scelta del tirocinante
      di recarsi all’estero 
         			(13)
         		. Si sostiene che ciò è dimostrato dal fatto che attualmente i Rechtsreferendare scelgono spesso di effettuare parte del loro
      tirocinio all’estero.
      
      
        24.      Tale argomento non mi pare convincente. E’ chiaro che il divieto di cui all’art. 39 CE si estende alle normative nazionali
      applicabili indipendentemente dalla cittadinanza dei lavoratori interessati, ma che ostacolano la libera circolazione dei
      medesimi 
         			(14)
         		. Come ha affermato la Corte, «disposizioni, anche indistintamente applicabili, che impediscano ad un cittadino di uno Stato
      membro di lasciare il paese di origine per avvalersi del diritto alla libera circolazione, o che lo dissuadano dal farlo,
      costituiscono (…) ostacoli frapposti a tale libertà»
         			(15)
         		.
      
      
        25.      Non concordo sul fatto che il rifiuto di corrispondere le spese di viaggio relative a periodi di formazione trascorsi all’estero
      non dissuada un tirocinante dall’esercitare il suo diritto alla libera circolazione.  La questione se un lavoratore possa
      essere dissuaso dal far uso di tale diritto deve essere analizzata tenendo conto di tutte le circostanze della fattispecie.
      Al riguardo, come sottolineato dal sig. Kranemann nelle sue osservazioni, benché le somme controverse nel caso di specie possano
      essere relativamente esigue, questa circostanza va inserita nel contesto dell’entità limitata dell’assegno di sostentamento
      percepito dal tirocinante per le professioni legali durante il periodo di tirocinio. Tenendo presente questo aspetto e in
      assenza di mezzi finanziari integrativi, ritengo che il fatto che le spese di viaggio sostenute da un tirocinante siano integralmente
      rimborsate per un tirocinio svolto all’interno del territorio tedesco, e non invece per uno svolto in un altro Stato membro,
      possa senz’altro influire sulla decisione di un tirocinante se esercitare il diritto di libera circolazione conferitogli dall'art. 39 CE.
      
      
        26.      Sotto questo aspetto, il caso di specie presenta qualche analogia con quello oggetto della causa Köbler, menzionata dalla
      Commissione. In tale causa, il ricorrente, un impiegato dello Stato austriaco in qualità di docente universitario, aveva reclamato
      l’attribuzione di un’indennità speciale concessa a condizione di aver prestato 15 anni di servizio presso università austriache.
      La richiesta era stata respinta in quanto, benché il ricorrente avesse maturato quindici anni di servizio se si fosse tenuto
      conto dell'attività da lui svolta presso le università di altri Stati membri, egli non aveva maturato detta esperienza unicamente
      presso università austriache. La Corte ha dichiarato che tale disciplina poteva intralciare la libertà di circolazione dei
      lavoratori. In particolare, essa ha respinto l’argomento secondo cui, poiché la legge austriaca che viene in rilievo conteneva
      una disposizione che rendeva possibile la concessione ai professori universitari migranti una retribuzione di base più elevata
      al fine di incentivare l’assunzione di docenti universitari stranieri, la retribuzione di questi ultimi è spesso più vantaggiosa
      di quella che ricevono i professori universitari austriaci, anche tenendo conto dell’indennità speciale di anzianità di servizio.
      A giudizio della Corte, detta circostanza non impediva che la disposizione controversa avesse per effetto una disparità di
      trattamento dei professori universitari migranti rispetto ai professori universitari austriaci e creasse così un ostacolo
      alla libera circolazione dei lavoratori 
         			(16)
         		.
      
      
        27.      Per ragioni analoghe, ritengo che, in linea di principio, il rifiuto di riconoscere ai tirocinanti che svolgono il loro tirocinio
      all’estero il rimborso delle spese di viaggio per il ritorno alla propria residenza alle stesse condizioni previste per i
      tirocinanti che svolgono il loro tirocinio in Germania, costituisca una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori.
      Pur potendo apparire, a prima vista, relativamente esiguo, tale importo può comunque incidere sulla decisione del tirocinante
      di trascorrere parte del suo periodo di tirocinio all’estero, data l’eventualità che egli disponga di mezzi finanziari limitati.
      
      
      
       C –   Sussiste una giustificazione a siffatta norma che la renda compatibile con l’art. 39 CE? 
       30.	La fase finale della presente valutazione è relativa all'esame della questione se ragioni di interesse pubblico possano
      giustificare una norma come quella in esame.
      
       31.	A tal proposito, il giudice a quo, nella sua ordinanza di rinvio, esprime la propria incertezza quanto alla questione,
      nel caso in cui tale norma costituisca in linea di principio una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori, essa
      sia giustificata da considerazioni di ordine finanziario nazionale. Faccio presente che il Land stesso, nelle sue osservazioni
      scritte, non ha addotto una giustificazione del genere.
      
       32.	E’ evidente che, di norma, i motivi di natura puramente economica, ivi comprese le considerazioni di ordine finanziario
      nazionale, non costituiscono una giustificazione pertinente per una restrizione della libera circolazione dei lavoratori 
         			(17)
         		.
      
      
        28.      Su tale punto, la Commissione fa riferimento alla causa Kohll, che verteva sulla compatibilità con l’art. 49 CE della normativa
      lussemburghese la quale subordinava all’autorizzazione dell’ente previdenziale dell’assicurato il rimborso delle spese inerenti
      alle cure dentarie fornite da un ortodontista stabilito in un altro Stato membro. In tale causa, a fronte dell'argomento secondo
      cui tale normativa si rendeva necessaria per mantenere in equilibrio il bilancio del sistema previdenziale, la Corte ha affermato
      che non può escludersi che un rischio di grave alterazione dell’equilibrio finanziario del sistema previdenziale di uno Stato
      membro possa costituire un motivo imperativo di interesse generale atto a giustificare tale ostacolo  
         			(18)
         		.
      
      
        29.      A mio parere, è opportuno mettere in rilievo che le affermazioni della Corte nella causa Kohll non rimettono assolutamente
      in questione il principio generale secondo cui i motivi economici non sono sufficienti per giustificare una restrizione al
      diritto di libera circolazione. Al contrario, la Corte ha reso tale pronuncia nel contesto di un quadro fattuale molto specifico,
      segnatamente laddove la possibile giustificazione della norma controversa è data dalla conservazione della coesione di un
      distinto sistema previdenziale nazionale. Le preoccupazioni che sorgono in una situazione del genere sono fondamentalmente
      diverse rispetto a quelle che sorgono, come si sostiene nel caso di specie, allorquando lo scopo perseguito dalla norma controversa
      sia la salvaguardia del bilancio governativo in generale 
         			(19)
         		.
      
      
        30.      Al riguardo, è naturalmente corretto affermare che gli organi governativi regionali o nazionali possono validamente tener
      conto di considerazioni finanziarie nel decidere se e in che misura concedere ai tirocinanti per le professioni legali il
      rimborso delle spese di viaggio e di altre spese. Così facendo tuttavia essi sono comunque vincolati al rispetto del principio
      fondamentale della libera circolazione dei lavoratori, trattato ai paragrafi 10 e seguenti delle presenti conclusioni, e ogni
      sistema di rimborso prescelto deve essere conforme a questo principio.
      
       
      IV –  Conclusione 
      
        31.      Ritengo, pertanto, che la Corte dovrebbe risolvere la questione sottopostale dal Bundesverwaltungsgericht nei seguenti termini:
       Una norma nazionale che limiti il rimborso delle spese di viaggio sostenute da un Rechtsreferendar al percorso compiuto entro
      il territorio di uno Stato membro costituisce una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori in contrasto con l’art. 39 CE.
      
      
       1 –
         
         Lingua originale: l'inglese.
      
      2 –
         
         V., sentenze 3 luglio 1986, causa 66/85, Lawrie‑Blum (Racc. pag. 2121, punto 17); 23 marzo 2004, causa C‑138/02, Collins (Racc. pag. I‑0000,
            punto 26), 7 settembre 2004, causa C‑456/02, Trojani, punto 16.
            
         
      
      3 –
         
         Lawrie‑Blum, cit. alla nota 2, punto 19.
            
         
      
      4 –
         
         V., sentenza 23 marzo 1982, causa 53/81, Levin (Racc. pag. 1035, punto 17): un’occupazione a metà tempo è sufficiente per
            il riconoscimento dello status di lavoratore, malgrado il fatto che il reddito sia inferiore al minimo garantito per il settore
            interessato; 21 giugno 1988, causa 197/86, Brown, (Racc. pag. 3205): la formazione professionale preuniversitaria della durata
            di circa otto mesi era sufficiente per riconoscere lo status di lavoratore); 31 maggio 1989, causa 344/87, Bettray (Racc. pag. 1621,
            punti 15-16); 26 febbraio 1992, causa C‑3/90, Bernini (Racc. pag. I‑1071): corso di tirocinio di 10 ore settimanali sufficiente
            al riconoscimento dello status di lavoratore; 19 novembre 2002, causa C‑188/00, Kurz (Racc. pag. I‑10691, punto 32); 6 novembre
            2003, causa C‑413/01, Ninni‑Orasche; nonché Trojani, cit. alla nota 2, punto 16.
            
         
      
      5 –
         
         In via analogica, come rilevato dalla Commissione, la Corte ha statuito che i servizi prestati da un tirocinante per le professioni
            legali rientrano nella sfera di applicazione della direttiva 76/207 relativa all’attuazione del principio della parità di
            trattamento fra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e
            le condizioni di lavoro: sentenza 7 dicembre 2000, causa C‑79/99, Schnorbus (Racc. pag. I‑10997, punto  28 laddove la Corte
            ha affermato che il tirocinio di un Rechtsreferendar costituisce un «periodo di formazione ed un indispensabile presupposto
            per accedere ad un posto nella magistratura o alla carriera superiore del pubblico impiego» e pertanto rientrava nella sfera
            di applicazione della direttiva relativa alla parità di trattamento. 
            
         
      
      6 –
         
         V., giurisprudenza cit. alla nota  4.
            
         
      
      7 –
         
         V., per analogia, in materia di libera circolazione delle persone, sentenza 11 luglio 2002, causa C‑224/98, D’Hoop (Racc. pag. I‑6191,
            punto 30) : «Poiché un cittadino dell’Unione ha diritto a che gli venga riconosciuto in tutti gli Stati membri il medesimo
            trattamento giuridico accordato ai cittadini di tali Stati membri che si trovino nella medesima situazione, sarebbe incompatibile
            con il diritto alla libera circolazione che gli si potesse applicare nelle Stato membro di cui è cittadino un trattamento
            meno favorevole di quello di cui beneficerebbe se non avesse usufruito delle facilitazioni concesse dal Trattato in materia
            di circolazione». V. altresì sentenza 26 gennaio 1999, causa C‑18/95, Terhoeve (Racc. pag. I‑345, punto 27).
            
         
      
      8 –
         
         Sentenza 17 dicembre 1980, causa 149/79 Commissione/Belgio (Racc. pag. 3881). V. parimenti le conclusioni dell’avvocato generale
            Stix‑Hackl nella causa che ha dato luogo alla sentenza 30 settembre 2003, causa C‑405/01, Colegio de Oficiales de la MarinaMercante
            Española (Racc. pag. I‑10391).
            
         
      
      9 –
         
         Faccio notare che il resistente nella causa principale non ha addotto argomenti a sostegno dell’applicabilità dell’art. 39,
            n. 4, nel caso di specie.
            
         
      
      10 –
         
         Sentenza 21 giugno 1974, causa 2/74, Reyners (Racc. pag. 631).
            
         
      
      11 –
         
         V., sentenza 31 maggio 2001, causa C‑283/99, Commissione/Italia (Racc. pag. I‑4363, punto 25).
            
         
      
      12 –
         
         Come affermato dalla Corte nella causa Sotgiu: «In mancanza di qualsiasi distinzione nelle norme in esame, è irrilevante accertare
            se un lavoratore abbia la qualifica di operaio, impiegato privato o impiegato pubblico e se il suo rapporto di dipendenza
            sia disciplinato dal diritto pubblico o dal diritto privato. Le nozioni giuridiche utilizzate in questo campo variano a seconda
            dei singoli Stati e non possono perciò fornire alcun criterio d’interpretazione valido a livello del diritto comunitario».
            V. sentenza 12 febbraio 1974, causa 152/73, Sotgiu (Racc. pag. 153, punto 5).
            
         
      
      13 –
         
         A titolo di esempio, nel caso del sig. Kranemann, mentre la somma reclamata per le spese di viaggio ammonta, nel caso di specie,
            a 539,60 DEM, il sig. Kraneman ha ricevuto dal Land 1 686,68 DEM a titolo di indennità di dislocazione per lo stesso periodo
            di formazione. 
            
         
      
      14 –
         
         Sentenza 15 dicembre 1995, causa C‑415/93, Bosman (Racc. pag. I‑4921); 27 gennaio 2000, causa C‑190/98, Graf. (Racc. pag. I‑493,
            punto 18); 29 aprile 2004, causa C‑387/01 Weigel (Racc. pag. I‑0000, punto 52). V., altresì art. 39, n. 3, CE, il quale dispone
            che la libera circolazione dei lavoratori, «fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica
            sicurezza e sanità pubblica (…), importa il diritto (…)di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri».
            
            
         
      
      15 –
         
         Graf, cit. alla nota 14, punto 23.
            
         
      
      16 –
         
         Sentenza 30 settembre 2003, causa C‑224/01, Köbler (Racc. pag. I‑10239, punti  75‑76). La Corte ha chiarito che «il rifiuto
            assoluto di riconoscere i periodi effettuati in qualità di professori universitari in uno Stato membro diverso dalla Repubblica
            d’Austria ostacola la libera circolazione dei lavoratori stabiliti in Austria, in quanto è tale da dissuadere questi ultimi
            dal lasciare il proprio paese per esercitare questa libertà» (punto 74). Analogamente, nella causa Sotgiu, cit. alla nota 12,
            la Corte ha considerato che l’indennità di separazione, in quanto serve a compensare il lavoratore per i disagi che il medesimo
            subisce in seguito alla separazione dalla propria famiglia, rappresenta una retribuzione aggiuntiva e rientra perciò nella
            nozione di «condizioni di lavoro» ai sensi del Regolamento 1612/68 (punto 8).
            
         
      
      17 –
         
         V., per esempio, sentenze 26 aprile 1988, causa 352/85, Bond van Adverteerders (Racc. pag. 2085, punto 34): la preoccupazione
            di attribuire interamente ad una fondazione di diritto pubblico i proventi dei messaggi pubblicitari destinati specialmente
            al pubblico dello Stato membro interessato non può giustificare una restrizione alla libera circolazione dei servizi; 5 giugno
            1997, causa C‑398/95, SETTG (Racc. pag. I‑3091: lo scopo di mantenere la pace sociale come mezzo per comporre i conflitti
            sindacali ed evitare così che un settore dell’economia, e quindi l’economia del paese, ne subisca le conseguenze negative
            è un obiettivo di natura economica insufficiente a giustificare una restrizione della libera prestazione dei servizi; conclusioni
            dell’avvocato generale Stix‑Hackl nella causa che ha dato luogo alla sentenza 13 novembre 2003, causa C‑42/02, Lindman, presentate
            il 10 aprile 2003 (Racc. pag. I‑0000, paragrafo 88): l’interesse economico che sta alla base dei giochi d’azzardo, incluso
            il finanziamento di iniziative di beneficenza, non configura una valida giustificazione alla restrizione della libera prestazione
            di servizi. V. inoltre, in materia di parità di trattamento fra uomini e donne, sentenze 24 febbraio 1994, causa C‑343/92,
            Roks (Racc. pag. 571); 6 aprile 2000, causa C‑226/98, Jørgensen (Racc. pag. I‑2447).
            
         
      
      18 –
         
          	Sentenza 28 aprile 1998, causa 158/96, Kohll (Racc. pag. I‑1931, punto 42). Tuttavia, in base ai fatti di causa, la Corte
            ha dichiarato che il rimborso delle cure dentarie prestate in altri Stati membri secondo le tariffe dello Stato membro d’iscrizione
            (vale a dire il Lussemburgo) non incideva significativamente sul finanziamento del sistema previdenziale del Lussemburgo.
            
         
      
      19 –
         
         Faccio presente, in ogni caso, che la scelta del confine tedesco come punto d’interruzione per il  rimborso delle spese di
            viaggio appare alquanto arbitraria dal punto di vista finanziario e non necessariamente serve ad escludere il rimborso di
            quelle spese di viaggio che sono più elevate rispetto ad altre. È chiaro, come evidenziato dal sig. Kranemann nelle sue osservazioni,
            che le spese di viaggio affrontate da un tirocinante per le professioni legali per attraversare da una parte all'altra la
            Germania (per esempio da Monaco a Berlino), in molti casi possono essere superiori a quelle sostenute per attraversare semplicemente
            la frontiera con un altro Stato membro (ad esempio da Aquisgrana a Liegi).