CELEX: 62012CN0095
Language: it
Date: 2012-02-21 00:00:00
Title: Causa C-95/12: Ricorso proposto il 21 febbraio 2012 — Commissione europea/Repubblica federale di Germania

21.4.2012   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 118/19
            
         Ricorso proposto il 21 febbraio 2012 — Commissione europea/Repubblica federale di Germania
   (Causa C-95/12)
   2012/C 118/32
   Lingua processuale: il tedesco
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Commissione europea (rappresentanti: E. Montaguti e G. Braun, agenti)
   
      Convenuta: Repubblica federale di Germania
   
      Conclusioni della ricorrente
   
   La ricorrente chiede che la Corte voglia:
   
               1)
            
            
               accertare che la Repubblica federale di Germania ha violato gli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE, non adottando tutte le misure cui sarebbe stata tenuta in virtù della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 23 ottobre 2007, nella causa C-112/05, Commissione/Germania, relativa alla mancata conformità al diritto dell’Unione delle disposizioni della legge VW (1);
            
         
               2)
            
            
               condannare la Repubblica federale di Germania a pagare una penalità di giornaliera di EUR 282 725,10 nonché un importo forfettario giornaliero di EUR 31 114,72 pagabile sul conto risorse proprie dell’Unione europea;
            
         
               3)
            
            
               condannare la Repubblica federale di Germania alle spese.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   La sentenza della Corte nella causa C-112/05, Commissione/Germania, è stata pronunciata il 23 ottobre 2007. In tale causa la Commissione avrebbe fatto valere in sostanza che tre disposizioni della legge VW in quanto, in primo luogo, in deroga al diritto comune, limitano il diritto di voto di ogni azionista al 20 % del capitale sociale della Volkswagen, in secondo luogo, richiedono, per le decisioni dell’assemblea generale che secondo il diritto comune richiedono solo una maggioranza del 75 % del capitale rappresentato, una maggioranza superiore all’80 % e, in terzo luogo, in deroga al diritto comune, consentono allo Stato federale e al Land di Bassa Sassonia di designare ciascuno due rappresentanti nell’ambito del consiglio di sorveglianza della Volkswagen AG, sono idonee a dissuadere da investimenti diretti e costituiscono pertanto restrizioni alla libera circolazione dei capitali ai sensi dell’articolo 56 CE.
   Dalla sentenza della Corte citata risulterebbe che tutte e tre le disposizioni censurate della legge VW costituiscono, considerate singolarmente, una violazione della libera circolazione dei capitali.
   Tuttavia, la legge adottata dalla Repubblica federale di Germania, con cui quest’ultima, secondo quanto da essa stessa osservato, ha dato esecuzione alla sentenza della Corte, continuerebbe a richiedere una maggioranza superiore all’80 % del capitale sociale per le decisioni dell’assemblea generale della Volkswagen AG che, secondo le disposizioni della legge sulle società per azioni, richiedono solo una maggioranza del 75 % del capitale rappresentato in occasione della loro adozione. La Repubblica federale di Germania giustificherebbe ciò rinviando al dispositivo della sentenza pronunciata nella causa C-112/05 secondo cui detta disposizione costituirebbe una violazione del diritto solo in combinato disposto con le altre due disposizioni. Considerata singolarmente, tuttavia, tale disposizione non costituirebbe una violazione della libera circolazione dei capitali.
   Secondo la Commissione, la lettera del dispositivo della sentenza non esclude l’illiceità di ciascuna delle tre disposizioni censurate considerata singolarmente. Infatti, in sede di esecuzione di una sentenza non occorrerebbe rispettare solo il suo dispositivo ma anche tutti i suoi motivi. Nel presente contesto, apparirebbe dunque particolarmente esagerato voler giustificare la mancata completa esecuzione della sentenza da parte della Repubblica federale di Germania solo con le tre parole «in combinato disposto» figuranti nel dispositivo della sentenza. Una tale interpretazione prescinderebbe non solo dalla motivazione complessiva della sentenza ma anche dalla giurisprudenza della Corte relativa alle cd. «golden shares».
   La Commissione sarebbe dunque costretta ad investire nuovamente la Corte di tale causa in virtù dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE. L’importo delle sanzioni pecuniarie sarebbe stato calcolato sulla base della comunicazione della Commissione del 1o settembre 2011 relativa all’aggiornamento dei dati utilizzati per il calcolo delle somme forfettarie e delle penalità (2).
   
      (1)  Racc. 2007 pag I-08995.
   
      (2)  GU C 12, 2011, pag. 1