CELEX: C2007/155/68
Language: it
Date: 2007-07-07 00:00:00
Title: Causa T-162/07: Ricorso presentato l' 8 maggio 2007 — Pigasos alieftiki naftiki etairia/Consiglio e Commissione

7.7.2007   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 155/37
            
         Ricorso presentato l'8 maggio 2007 — Pigasos alieftiki naftiki etairia/Consiglio e Commissione
   (Causa T-162/07)
   (2007/C 155/68)
   Lingua processuale: il greco
   Parti
   
      Ricorrente: Pigasos alieftiki naftiki etairia (Moschato, Grecia) (Rappresentante: avv. N. Skandamis)
   
      Convenuti: Consiglio dell'Unione europea e Commissione delle Comunità europee
   Conclusioni della ricorrente
   
               —
            
            
               dichiarare che il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione delle Comunità europee, con una serie di azioni e di omissioni illegittime, hanno violato i principi fondamentali del diritto comunitario di libera circolazione, di libertà economica, di proporzionalità, di tutela del legittimo affidamento dell'avente diritto nonché il principio di tutela giurisdizionale effettiva, nello spazio di pesca, in una zona confinante di un paese terzo (Tunisia), e di trasporto delle catture nel territorio doganale comunitario attraverso il territorio di tale paese terzo, associato alla Comunità e sotto sorveglianza doganale (in transit);
            
         
               —
            
            
               imporre alle istituzioni comunitarie di versare alla società ricorrente l'importo di 23 608,551 dinari nonché l'importo di (188 583,18 + 10 806 323,44 + 1 000 000 = EUR 11 994 906,62) a titolo di risarcimento danni ai sensi degli artt. 235 e 288, secondo comma, CE.
            
         Motivi e principali argomenti
   La ricorrente sostiene di aver subito un danno economico a causa dell'impossibilità di importare nel territorio doganale della Comunità prodotti di origine e fabbricazione comunitaria rientranti nella sua attività imprenditoriale, a seguito di una serie di atti e di comportamenti illegittimi delle istituzioni comunitarie, e in particolare:
   
               a)
            
            
               della Commissione europea, per aver adottato il regolamento (CEE) n. 2454/93 (1), che impone di presentare il documento doganale comunitario T2M, interamente compilato, come unico mezzo per provare l'origine delle catture comunitarie e come componente sostanziale del diritto di libera circolazione;
            
         
               b)
            
            
               della Commissione europea, che ha condotto a nome della Comunità i negoziati con la Tunisia per l'elaborazione dell'Accordo di associazione, e del Consiglio dell'Unione europea, che lo ha ratificato, non essendosi essi cautelati adottando provvedimenti volti ad evitare che le catture di origine comunitaria provenienti da attività di pesca comunitarie esercitate al di fuori delle acque territoriali della Tunisia siano private del diritto di libera circolazione;
            
         
               c)
            
            
               della Commissione europea e del Consiglio dell'Unione europea in quanto, nel prendere parte come organo competente alla modifica dell'Accordo, non si sono curati, secondo la ricorrente, di disciplinare la questione della citata specifica categoria di pesca, pur essendo a conoscenza del problema sorto;
            
         
               d)
            
            
               della Commissione europea, per aver omesso di esercitare la necessaria vigilanza sulle autorità elleniche, nonostante l'apposita domanda in tal senso formulata dalla società.
            
         La ricorrente afferma inoltre che le azioni ed omissioni innanzi citate violano norme giuridiche di rango superiore preordinate alla tutela dei singoli, e in particolare:
   
               a)
            
            
               il diritto di libera circolazione delle merci, per l'esercizio del quale le formalità amministrative hanno valore formale e non sostanziale,
            
         
               b)
            
            
               il diritto di libertà imprenditoriale, il cui nucleo viene leso dal divieto di modalità alternative per provare l'origine,
            
         
               c)
            
            
               il principio di proporzionalità, che non è compatibile con l'esclusione di qualsiasi altro mezzo di prova dell'origine, diverso dai certificati T2M;
            
         
               d)
            
            
               il principio di legittimo affidamento dell'avente diritto, il quale, pur essendosi comportato come avveduto osservatore del mercato, ha subito un grave danno per il fatto di essersi avvalso dei diritti conferitigli dal diritto comunitario,
            
         
               e)
            
            
               il principio di tutela giurisdizionale effettiva, che confligge con la «denegata giustizia» opposta alla società ricorrente dalle autorità elleniche, tunisine e comunitarie.
            
         In subordine alla valutazione del danno allegato, la ricorrente lamenta che il carattere inconsueto e specifico del danno da essa subito ne consente il risarcimento, e ritiene che nella fattispecie ricorrano i presupposti per una responsabilità risarcitoria della Comunità anche in assenza di illecito.
   
      (1)  Regolamento (CEE) della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa talune disposizioni d'applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (GU L 253, pag. 1).