CELEX: 52012DC0318
Language: it
Date: 2012-05-30 00:00:00
Title: Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2012 dell'Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità dell'Italia 2012-2015

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		52012DC0318
		
			Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2012 dell'Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità dell'Italia 2012-2015 /* /2012/0XXX draft - 2012/ () */
			
				
		
		
			
			   	Raccomandazione di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
sul programma nazionale di riforma 2012
dell'Italia 
e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità dell'Italia
2012-2015
IL CONSIGLIO DELL4UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, in particolare l’articolo 121, paragrafo 2, e
l’articolo 148, paragrafo 4,
visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del
Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle
posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle
politiche economiche[1],
in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,
visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e
la correzione degli squilibri macroeconomici[2],
in particolare l’articolo 6, paragrafo 1,
vista la raccomandazione della Commissione
europea[3],
viste le risoluzioni del Parlamento europeo[4], 
viste le conclusioni del Consiglio europeo,
visto il parere del comitato per
l’occupazione,
sentito il comitato economico e finanziario,
considerando quanto segue:
(1)              
Il 26 marzo 2010 il Consiglio europeo ha approvato
la proposta della Commissione europea di avviare “Europa 2020”, una nuova
strategia per l’occupazione e la crescita basata su un maggiore coordinamento
delle politiche economiche e incentrata sui settori chiave in cui occorre
intervenire per rafforzare il potenziale di crescita sostenibile e di
competitività dell’Europa.
(2)              
Il Consiglio ha adottato, il 13 luglio 2010, una
raccomandazione sugli orientamenti di massima per le politiche economiche degli
Stati membri e dell’Unione (2010-2014) e il 21 ottobre 2010 una decisione sugli
orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione[5], che insieme formano gli
“orientamenti integrati”. Gli Stati membri sono stati invitati a tener conto
degli orientamenti integrati nelle politiche nazionali in materia economica e
di occupazione.
(3)              
Il 12 luglio 2011 il Consiglio ha adottato una
raccomandazione sul programma nazionale di riforma 2011 dell’Italia e ha formulato
il suo parere sul programma di stabilità aggiornato dell'Italia, 2011-2014.
(4)              
Il 23 novembre 2011 la Commissione ha adottato la
seconda Analisi annuale della crescita, segnando l’inizio del secondo semestre
europeo di coordinamento integrato ed ex-ante delle politiche, che è parte
integrante della strategia Europa 2020. Sulla base del regolamento (UE) n.
1176/2011, la Commissione ha adottato, il 14 febbraio 2012, la
relazione sul meccanismo di allerta[6],
in cui annovera l’Italia tra gli Stati membri che avrebbero fatto oggetto di
un'ulteriore analisi approfondita.
(5)              
Il 2 marzo 2012 il Consiglio europeo ha approvato
le priorità per garantire la stabilità finanziaria, il risanamento di bilancio
e le azioni a favore della crescita. Esso ha sottolineato la necessità di
portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla
crescita, ripristinare la normale erogazione di prestiti all'economia,
promuovere la crescita e la competitività, lottare contro la disoccupazione e
le conseguenze sociali della crisi e modernizzare la pubblica amministrazione.
(6)              
Il 2 marzo 2012 il Consiglio europeo ha inoltre
invitato gli Stati membri che partecipano al patto Euro Plus a presentare i
loro impegni in tempo utile perché possano essere inseriti nei rispettivi
programmi di stabilità o di convergenza e nei programmi nazionali di riforma.
(7)              
Il 30 aprile 2012 l’Italia ha presentato il suo
programma di stabilità, relativo al periodo 2012-2015, e il suo programma
nazionale di riforma 2012. I due programmi sono stati valutati
contemporaneamente onde tener conto dei reciproci collegamenti interni. A norma
dell’articolo 5 del regolamento (UE) n. 1176/2011 la Commissione ha anche
svolto un esame approfondito per verificare se l’Italia presentasse squilibri macroeconomici.
Nel suo esame approfondito[7]
la Commissione ha concluso che l’Italia presenta squilibri, che non sono
tuttavia di natura eccessiva. In particolare, anche se il livello del debito
pubblico è già sotto stretto controllo nell'ambito del patto di stabilità e
crescita, gli sviluppi macroeconomici in materia di andamento delle
esportazioni meritano un'attenzione particolare, al fine di ridurre il rischio
di effetti negativi per l'economia.
(8)              
In base alla valutazione del programma di stabilità
a norma dell’articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE)
n. 1466/97, il Consiglio ritiene che lo scenario macroeconomico alla
base del programma sia plausibile, nell'ipotesi che le condizioni dei mercati
finanziari non peggiorino ulteriormente. In linea con le previsioni di
primavera 2012 della Commissione, si prevede che il PIL reale registri una
brusca contrazione quest'anno, per poi recuperare gradualmente nel 2013. Nel
rispetto della procedura per i disavanzi eccessivi, l'obiettivo della strategia
di bilancio delineata nel programma è portare il disavanzo pubblico al di sotto
del valore di riferimento del 3% del PIL entro il 2012, sulla base di un
ulteriore contenimento della spesa e di entrate aggiuntive. Successivamente
alla correzione del disavanzo eccessivo, il programma conferma l'obiettivo di
medio termine relativo a una posizione di sostanziale equilibrio in termini
strutturali, il che riflette in modo adeguato quanto richiesto dal patto di
stabilità e crescita, e prevede di raggiungerlo nel 2013, ossia con un anno di
anticipo su quanto previsto nel precedente programma di stabilità. Sulla base
del disavanzo strutturale (ricalcolato)[8],
lo sforzo medio annuo previsto a livello di bilancio nel periodo 2010-2012 è
nettamente al di sopra dello 0,5% del PIL raccomandato dal Consiglio
nell'ambito della procedura per i disavanzi eccessivi. Il ritmo previsto dell'aggiustamento
in termini strutturali nel 2013 consente di raggiungere l'obiettivo di medio
termine nel corso di tale anno e il previsto tasso di crescita della spesa
pubblica, tenendo conto delle misure discrezionali sul lato delle entrate,
sarebbe in regola con il parametro di riferimento per la spesa previsto nel
patto di stabilità e crescita. Il programma prevede che il rapporto debito
pubblico/PIL raggiunga l'apice nel 2012 per poi iniziare a scendere ad un ritmo
crescente parallelamente all’aumento dell’avanzo primario. Nel 2013-14 l’Italia
attraverserà un periodo di transizione e i suoi piani in materia di bilancio
dovrebbero assicurare progressi sufficienti a garantire il rispetto del
parametro di riduzione del debito, come confermato anche nelle previsioni di
primavera 2012 della Commissione. Secondo i piani il valore di riferimento
della riduzione del debito sarà raggiunto alla fine del periodo di transizione
(2015). Il raggiungimento di tali risultati in termini di disavanzo e di debito
richiederà a livello di bilancio un'attuazione piena e rigorosa delle misure
correttive adottate nel 2010-11. Infine, per quanto concerne la sostenibilità a
lungo termine delle finanze pubbliche, l’Italia sembra essere esposta ad un
rischio medio.
(9)              
Per quanto riguarda il quadro di bilancio, il
Parlamento italiano ha approvato un disegno di legge che introduce il principio
del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale italiana. Saranno
necessarie disposizioni attuative per definire le caratteristiche fondamentali
della norma, ossia le modalità di applicazione e gli opportuni meccanismi di
correzione e clausole di salvaguardia, nonché il necessario coordinamento tra i
diversi livelli amministrativi. Il governo si è impegnato a perseguire un
miglioramento duraturo dell'efficienza e della qualità della spesa pubblica
mediante approfondite revisioni della spesa (spending review) a tutti i livelli
amministrativi. Tali revisioni dovrebbero anche consentire di determinare l'ordine
di priorità delle voci di spesa in modo favorevole alla crescita. Allo stesso
scopo, è in corso un riorientamento dell'uso dei fondi strutturali mediante
misure adottate nel marzo 2011 e con il Piano di Azione Coesione del novembre
2011, che mira anch'esso ad accelerare l'assorbimento dei fondi strutturali.
Tale assorbimento e, di conseguenza, l'attuazione del Piano, tuttavia,
continuano a essere ostacolati dalle considerevoli carenze in termini di
capacità amministrativa, soprattutto nelle regioni dell'obiettivo
“Convergenza”. 
(10)          
La struttura del sistema fiscale così come il
livello elevato di evasione fiscale e lavoro non dichiarato hanno inciso
negativamente sui risultati economici del paese. Il rispetto delle norme
fiscali e la governance fiscale sono inoltre ostacolati da una molteplicità di
spese fiscali e da complesse e laboriose procedure amministrative. Il parziale
spostamento del carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi e ai patrimoni
già messo in atto è un primo passo importante verso un assetto tributario più
propizio alla crescita; è tuttavia necessario un ulteriore spostamento, tenendo
conto degli effetti distributivi. 
(11)          
L’accordo del giugno 2011 tra le parti sociali
sulla riforma del quadro di contrattazione salariale, che è stato inserito
formalmente nella legislazione, dovrebbe consentire un uso più esteso della
contrattazione a livello delle imprese, che tenga conto in modo più puntuale
delle esigenze delle specifiche attività produttive. Tuttavia, per affrontare pienamente
la questione di costi unitari del lavoro su base nominale più dinamici rispetto
ai propri partner commerciali - che costituisce un elemento determinante della
perdita di competitività dell’Italia - il sistema di contrattazione salariale
dovrebbe essere ulteriormente riformato consentendo accordi più flessibili
anche a livello settoriale nazionale. Nell’aprile 2012 il governo ha proposto
un'ambiziosa riforma del mercato del lavoro che affronta sfide presenti da lungo
tempo sul mercato del lavoro italiano, compresa la sua segmentazione. Tale
riforma deve essere adottata con urgenza, garantendo che i suoi obiettivi e il
livello di ambizione rimangano commisurati alle sfide del mercato del lavoro
italiano. La portata e l'efficacia della liberalizzazione dei servizi per
l'impiego dovrebbe essere seguita con attenzione. 
(12)          
Nonostante gli sforzi per aumentare l’occupabilità
delle lavoratrici, consistenti per lo più in incentivi fiscali mirati, il tasso
di occupazione delle donne italiane è nettamente inferiore (46,5% nel 2011)
rispetto alla media dell’UE a 27 (58,5% nel 2011). Sono necessarie ulteriori
azioni in materia di strutture per l'infanzia e per l'assistenza agli anziani.
La sfida è particolarmente importante per le lavoratrici più anziane nel
settore privato, in quanto l'età pensionabile per le donne dovrebbe aumentare
di cinque anni tra il 2012 e il 2018.
(13)          
La disoccupazione giovanile ha raggiunto in Italia una
media del 29,1% nel 2011 ed è ulteriormente aumentata nei primi mesi del 2012.
In particolare, è elevato il tasso di disoccupazione tra i diplomati
dell’istruzione terziaria e non vi è corrispondenza tra le competenze acquisite
e quelle necessarie per il mercato del lavoro. La promozione dell'apprendistato
come principale porta d'ingresso nel mercato del lavoro è positiva ma richiede
ancora l'applicazione degli strumenti appropriati, quali un nuovo sistema di
standard professionali e di formazione e di sistemi di certificazione delle
competenze. La Commissione ha istituito un Gruppo d’azione per riprogrammare i
fondi di coesione verso misure atte a sostenere l’occupazione dei giovani e lo
sviluppo delle PMI. 
(14)          
Il tasso di dispersione scolastica (18,8% a livello
nazionale, con forti variazioni regionali) ha effetti negativi sulla
disoccupazione giovanile. Dovrebbero essere intraprese azioni più mirate e
coordinate per affrontare la sfida dell'abbandono scolastico precoce combinando
prevenzione, interventi e misure compensative. Gli insoddisfacenti risultati
del sistema d’istruzione terziaria dovrebbero essere affrontati anche attraverso
la piena attuazione della riforma universitaria del 2010 e mediante un legame
più stretto tra i risultati delle università e l'assegnazione dei finanziamenti
pubblici. 
(15)          
L'Italia ha adottato importanti misure per
liberalizzare i servizi, in particolare quelli professionali, e per migliorare
la concorrenza nelle industrie di rete. Tuttavia, rimangono da affrontare sfide
molteplici nei settori dell’energia e dei trasporti, in particolare le ferrovie
e i porti, in cui restano significative le strozzature dovute alle
infrastrutture e al funzionamento del mercato.
(16)          
Anche se alcune misure sono già state adottate per
promuovere la semplificazione amministrativa, in Italia il contesto in cui operano
le imprese resta complesso. In particolare, il sistema giudiziario è afflitto
da varie inefficienze che concernono l’utilizzo delle risorse, le procedure e
l’organizzazione istituzionale, carenze che si riflettono nel basso rendimento
della giustizia civile italiana, con particolare riferimento alla durata
eccessiva dei procedimenti e al volume dell'arretrato.
(17)          
L’accesso al finanziamento per le PMI è difficile e
l’intensità del venture capital è bassa. Nel dicembre 2011 è stato introdotto
un regime fiscale agevolato che consente alle società di dedurre dal reddito
imponibile il rendimento figurativo del nuovo capitale immesso nell’impresa.
Questo dovrebbe facilitare l'aumento delle dimensioni delle PMI e gli
investimenti nell'innovazione. Benché siano state adottate alcune misure per
promuovere la R&S, segnatamente il rifinanziamento del credito d’imposta
per gli investimenti delle imprese nella ricerca, l’intensità rimane bassa e
l’attuazione di progetti innovativi è modesta.
(18)          
L’Italia ha assunto una serie di impegni nel quadro
del patto Euro Plus. Tali impegni, e l’attuazione degli impegni presentati
l'anno scorso, sono connessi alla promozione dell'occupazione, al miglioramento
della competitività, all'aumento della sostenibilità delle finanze pubbliche e
al rafforzamento della stabilità finanziaria. La Commissione ha valutato
l'attuazione degli impegni assunti nel quadro del patto Euro Plus. I risultati
di tale valutazione sono stati tenuti in debito conto nelle raccomandazioni.
(19)          
Nel contesto del semestre europeo, la Commissione
ha effettuato un'analisi globale della politica economica dell’Italia, ha
valutato il programma di stabilità e il programma nazionale di riforma e ha
presentato un esame approfondito. La Commissione ha tenuto conto non soltanto
della loro pertinenza ai fini della sostenibilità della politica di bilancio e
della politica socioeconomica dell’Italia, ma anche della loro conformità alle
norme e agli orientamenti UE, alla luce dell'esigenza di rafforzare la
governance economica dell'Unione europea nel suo insieme, offrendo un
contributo a livello UE per le future decisioni nazionali. Le raccomandazioni
che propone nell’ambito del semestre europeo sono riportate nei successivi
punti da 1 a 7. 
(20)          
Alla luce della valutazione di cui sopra, il Consiglio
ha esaminato il programma di stabilità dell'Italia e il suo parere[9] trova riscontro, in
particolare, nella raccomandazione di cui al seguente punto 1.
(21)          
Alla luce dei risultati dell’esame approfondito
della Commissione e della citata valutazione, il Consiglio ha esaminato il
programma nazionale di riforma dell’Italia per il 2012 e il programma di
stabilità dell’Italia. Le sue raccomandazioni a norma dell’articolo 6 del
regolamento (UE) n. 1176/2011 sono riportate nelle raccomandazioni di cui ai
seguenti punti da 1 a 7,
RACCOMANDA che l’Italia adotti
provvedimenti nel periodo 2012-2013 al fine di:
1.                      
attuare la strategia di bilancio come previsto e
garantire che la situazione di disavanzo eccessivo sia corretta nel 2012; garantire
il programmato obiettivo di avanzi primari strutturali per riportare il
rapporto debito/PIL su una traiettoria in discesa entro il 2013; garantire
progressi adeguati verso l'obiettivo di bilancio di medio termine, nel rispetto
del parametro di riferimento per la spesa, e realizzare sufficienti progressi
verso il rispetto del parametro della riduzione del debito;
2.                      
garantire che il chiarimento delle caratteristiche
chiave della norma costituzionale sul pareggio di bilancio, ivi compreso un
adeguato coordinamento tra i diversi livelli amministrativi, sia coerente con
il quadro dell'UE; perseguire un
miglioramento duraturo dell'efficienza e della qualità della spesa pubblica
mediante la prevista spending review e l’attuazione del Piano di Azione
Coesione del 2011 per migliorare l'assorbimento e la gestione dei fondi UE, in
particolare nell'Italia meridionale;
3.                      
adottare ulteriori misure per combattere la
disoccupazione giovanile, migliorando anche la pertinenza del percorso
formativo rispetto al mercato del lavoro facilitando il passaggio al mondo del
lavoro, anche attraverso incentivi per l'avvio di nuove imprese e per le
assunzioni di dipendenti; attuare il riconoscimento delle competenze e delle
qualifiche a livello nazionale per promuovere la mobilità del lavoro; adottare
misure per ridurre i tassi di abbandono dell’università e combattere
l'abbandono scolastico;
4.                      
adottare in via prioritaria la riforma del mercato
del lavoro per affrontare la segmentazione del mercato del lavoro e istituire
un sistema integrato per le indennità di disoccupazione; adottare ulteriori
provvedimenti per incentivare la partecipazione delle donne al mercato del
lavoro, in particolare fornendo servizi per l'infanzia e l'assistenza agli
anziani; per rafforzare la competitività in termini di costi, rafforzare il legame
esistente fra salari fissati a livello settoriale e produttività attraverso
ulteriori miglioramenti del quadro regolamentare per la determinazione dei
salari, in consultazione con le parti sociali e in linea con le prassi
nazionali; 
5.                      
proseguire la lotta contro l'evasione fiscale; perseguire
l’economia sommersa e il lavoro non dichiarato, ad esempio intensificando
verifiche e controlli; adottare misure per ridurre la portata delle
esenzioni fiscali, le indennità e le aliquote IVA ridotte e semplificare il
codice tributario; intraprendere ulteriori azioni per spostare il carico
fiscale dal lavoro e dal capitale verso i consumi e i patrimoni nonché
l'ambiente; 
6.                      
attuare le misure già adottate di liberalizzazione
e semplificazione nel settore dei servizi; proseguire gli sforzi al fine di
migliorare l’accesso al mercato nelle industrie di rete, nonché la capacità e
le interconnessioni infrastrutturali; 
7.                      
semplificare ulteriormente il quadro normativo per
le imprese e rafforzare la capacità amministrativa; migliorare l'accesso agli
strumenti finanziari, in particolare al capitale, per finanziare le imprese in
crescita e l'innovazione; attuare la prevista riorganizzazione del sistema
della giustizia civile e promuovere il ricorso a meccanismi alternativi di
risoluzione delle controversie. 
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il presidente
[1]               GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
[2]               GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
[3]               COM(2012) 318 final.
[4]               P7_TA(2012)0048 e P7_TA(2012)0047.
[5]               Decisione del Consiglio 2012/238/UE, del 26 aprile 2012.
[6]               COM(2012) 68 final.
[7]               SWD(2012) 156 final.
[8]               Saldo di bilancio corretto per il ciclo al netto delle
misure temporanee e una tantum, ricalcolato dai servizi della Commissione sulla
base delle informazioni contenute nel programma, secondo la metodologia
concordata. 
[9]               A norma dell'articolo 5, paragrafo 2, del regolamento
(CE) n. 1466/97 del Consiglio.