CELEX: 52014PC0265
Language: it
Date: 2014-05-14
Title: Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un divieto di pesca con reti da posta derivanti, modifica i regolamenti (CE) n. 850/98, (CE) n. 812/2004, (CE) n. 2187/2005 e (CE) n. 1967/2006 del Consiglio e abroga il regolamento (CE) n. 894/97 del Consiglio

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		52014PC0265
		
			Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un divieto di pesca con reti da posta derivanti, modifica i regolamenti (CE) n. 850/98, (CE) n. 812/2004, (CE) n. 2187/2005 e (CE) n. 1967/2006 del Consiglio e abroga il regolamento (CE) n. 894/97 del Consiglio /* COM/2014/0265 final - 2014/0138 (COD) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
La pesca con reti da posta derivanti è
tradizionalmente praticata con reti aventi lunghezza limitata e apertura di
maglia relativamente contenuta per catturare varie specie pelagiche di piccole
e medie dimensioni presenti per lo più nelle zone costiere o in transito
attraverso di esse. Problemi significativi sono apparsi verso la fine degli
anni '70 e '80, quando hanno cominciato ad essere utilizzate reti di questo
tipo a maglie larghe e di varie decine di chilometri di lunghezza. L'uso di
tali attrezzi ha prodotto un aumento significativo dei tassi di mortalità
accidentale di specie protette, tra cui, in particolare, cetacei, tartarughe
marine e squali, destando preoccupazione nei consessi internazionali quanto al
loro impatto ambientale.
All'inizio degli anni '90, a seguito di una
serie di risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite[1] a favore di una
moratoria sulla pesca d'altura praticata con grandi reti da posta pelagiche[2], l'Unione europea ha
elaborato una normativa su questo tipo di pesca.
Pertanto la detenzione a bordo e l'uso di reti
da posta derivanti di lunghezza superiore a 2,5 km sono vietati nell'UE
dal giugno 1992 (eccetto nel Mar Baltico, nei Belt e nell'Øresund). Dal 2002 è
vietato l'utilizzo di reti da posta derivanti, a prescindere dalla dimensione,
per la cattura di specie elencate nell'allegato VIII del regolamento (CE)
n. 894/97 del Consiglio (specie non autorizzate). È inoltre vietato lo
sbarco di esemplari delle specie suddette catturati con reti da posta
derivanti. Dal 1º gennaio 2008 è altresì vietato tenere a bordo o utilizzare
qualsiasi tipo di rete da posta derivante nel Mar Baltico, nei Belt e nell'Øresund.
Tuttavia il quadro legislativo dell'UE in
materia di reti da posta derivanti presenta alcune carenze, in quanto le norme
vigenti sono facilmente eludibili. La mancanza di norme unionali sulle
caratteristiche degli attrezzi (dimensione massima delle maglie, spessore
massimo del filo ritorto, rapporto di armamento, ecc.) e sull'uso degli
attrezzi (distanza massima dalla costa, tempo di immersione, campagne di pesca,
ecc.), da un lato, e la possibilità di tenere a bordo altri attrezzi da pesca,
dall'altro, hanno consentito ai pescatori di utilizzare illegalmente reti da
posta derivanti per catturare specie di cui è vietata la pesca con tali reti,
dichiarando di aver utilizzato a tal fine un altro attrezzo (palangari, ecc.).
Inoltre, nonostante le disposizioni vigenti,
nelle acque dell'Unione continua ad essere segnalato l'uso illegale di reti da
posta derivanti. Gravi violazioni da parte di alcuni Stati membri hanno dato
luogo a due sentenze della Corte di giustizia europea nei confronti della
Francia (C-556/07; C-479/07) e
dell'Italia (C-249/08).
L'attività di controllo e di contrasto non sta
producendo i risultati auspicati, in quanto la natura stessa di questo tipo di
pesca, praticato su piccola scala, consente ai pescatori di adattarsi
facilmente e di trovare strategie per eludere i controlli. Le reti da posta
derivanti di piccole dimensioni sono tuttora autorizzate e le lacune della
legislazione unionale ne facilitano l'uso illegale. Risulta così estremamente
difficile per le autorità preposte al controllo documentare con prove
attendibili l'esercizio di attività illecite e riuscire in ultima analisi a far
rispettare le norme.
In tale contesto non sorprende che l'uso di tali
attrezzi da pesca continui a suscitare gravi timori dal punto di vista
ambientale e della conservazione delle risorse.
Per ovviare a questa situazione e ottemperare
all'obbligo internazionale dell'Unione di regolamentare opportunamente la pesca
con reti da posta derivanti, il regolamento proposto, basato su un approccio
precauzionale, stabilisce un divieto assoluto di tenere a bordo o utilizzare, a
partire dal 1º gennaio 2015, qualsiasi tipo di rete da posta derivante in tutte
le acque dell'UE. Esso introduce inoltre una nuova e più completa definizione
di questo attrezzo da pesca, in modo da colmare eventuali lacune normative.
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
È stata realizzata una valutazione d'impatto
sulla base di informazioni provenienti da diverse fonti: consultazione pubblica
via internet, due studi coordinati[3],
informazioni trasmesse dagli Stati membri e osservazioni del gruppo direttivo
della valutazione d'impatto.
La valutazione d'impatto ha esaminato le
seguenti opzioni strategiche: 1) status quo; 2) azioni nell'ambito
delle misure tecniche e/o di controllo per migliorare la capacità di controllo
e la compatibilità ambientale; 3) divieto selettivo delle attività con
reti da posta derivanti considerate particolarmente pericolose per le specie
rigorosamente protette e/o tali da rendere inevitabili catture accessorie di
specie non autorizzate; 4) divieto assoluto della pesca con reti da posta
derivanti.
Tuttavia l'assenza o l'inadeguatezza della
sorveglianza esercitata dagli Stati membri su questo tipo di pesca, sia a fini
di controllo che per scopi scientifici, e il limitato sforzo di campionamento
impiegato nei due studi non consentono di disporre di un quadro esaustivo delle
attività di pesca attualmente praticate e del loro impatto ambientale; risulta
pertanto impossibile valutare l'impatto delle diverse opzioni strategiche
mediante un'analisi basata su indicatori.
L'opzione 4 è risultata preferibile alle
opzioni 1, 2 e 3, in quanto soddisfa in misura maggiore i criteri di
pertinenza, efficacia, efficienza e coerenza, assicurando nel contempo il
migliore risultato in termini di impatto ambientale e di riduzione dell'onere
amministrativo. A suo favore si è espresso oltre il 52% dei partecipanti alla
consultazione pubblica, comprese le associazioni di pescatori e le ONG. L'opzione
4 risulta quindi quella più adeguata applicando il principio di precauzione per
le attività di pesca che potrebbero comportare un rischio elevato di catture
accidentali di specie rigorosamente protette e sulle quali gli Stati membri non
esercitano un controllo o esercitano un controllo insufficiente.
Le attività di pesca recensite, praticate con
reti da posta derivanti, sono prevalentemente stagionali e le flotte che vi
partecipano comprendono navi polivalenti, per un totale di almeno 840
imbarcazioni (escluso il Mar Baltico) disperse su una vasta area. La maggior
parte dei pescatori esercita questo tipo di pesca solo per pochi mesi all'anno,
e in alcuni casi per meno di quindici giorni. Pertanto il divieto assoluto di
utilizzare reti da posta derivanti non si tradurrà in una corrispondente
riduzione del numero di pescatori, i quali continueranno a operare con altri
attrezzi contemplati nella loro licenza di pesca. Sulla base delle informazioni
raccolte per la valutazione d'impatto, l'efficienza e la rilevanza economica
dell'attrezzo per le navi e per le flotte risultano molto variabili, benché
limitate a livello nazionale. Per le flotte per le quali i dati sono disponibili,
come quella britannica, il valore totale degli sbarchi effettuati dai circa 250
pescherecci operanti con piccole reti da posta derivanti corrisponde allo 0,14%
del valore totale degli sbarchi effettuati dal Regno Unito nel 2011. Per l'Italia,
dove sono stati recensiti circa 100 pescherecci attivi, l'importanza economica
delle reti da posta derivanti è bassa a livello nazionale (0,8% in termini di
valore e 1,3% in termini di peso sbarcato), nonostante il valore degli sbarchi
rappresenti dal 20% al 55% circa (e in un caso fino al 90%) del volume d'affari
realizzato da questi pescherecci. Tuttavia i profitti generati dall'uso di reti
da posta derivanti sono molto variabili, con valori compresi tra l'1% e il 54%
del fatturato generato dai pescherecci e una media del 22% per l'intero
comparto italiano della pesca praticata con questo tipo di attrezzi. Pertanto,
benché non si possa escludere che il divieto possa incidere su alcune delle
navi che esercitano questo tipo di pesca, su scala nazionale e subregionale l'impatto
socioeconomico globale da esso derivante è considerato trascurabile.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
·        
Sintesi delle misure proposte
Introdurre, a decorrere dal 1º gennaio 2015,
un divieto assoluto di detenzione a bordo e di utilizzo di qualsiasi tipo di
rete da posta derivante in tutte le acque dell'Unione e per tutti i pescherecci
dell'Unione. Introdurre una definizione riveduta e più completa delle reti da
posta derivanti per colmare ogni possibile lacuna nella legislazione vigente.
·        
Base giuridica
Articolo 43, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento
dell'Unione europea.
·        
Principio di sussidiarietà
La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione
europea.
·        
Principio di proporzionalità
La proposta è necessaria e opportuna per l'applicazione
dell'approccio ecosistemico alla gestione della pesca. La presente proposta si
limita a quanto indispensabile per raggiungere gli obiettivi perseguiti, in
conformità dell'articolo 5, paragrafo 4, del trattato sull'Unione europea.
·        
Scelta dello strumento
Strumento proposto: regolamento del Parlamento
europeo e del Consiglio.
Altri strumenti non sarebbero adeguati per il
seguente motivo: l'atto abroga e modifica regolamenti vigenti, che possono
essere modificati soltanto da un altro regolamento.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO
La presente misura non comporta alcuna spesa
supplementare a carico dell'Unione.
2014/0138 (COD)
Proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
che istituisce un divieto di pesca con reti
da posta derivanti, modifica i regolamenti (CE) n. 850/98, (CE) n. 812/2004,
(CE) n. 2187/2005 e (CE) n. 1967/2006 del Consiglio e abroga il regolamento
(CE) n. 894/97 del Consiglio 
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO
DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, in particolare l'articolo 43, paragrafo 2,
vista la proposta della Commissione europea,
previa trasmissione del progetto di atto
legislativo ai parlamenti nazionali,
visto il parere del Comitato economico e
sociale europeo[4],
deliberando secondo la procedura legislativa
ordinaria,
considerando quanto segue:
(1)       Il regolamento (UE)
n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio[5] istituisce un quadro di
gestione per la conservazione delle risorse biologiche marine e la gestione
delle attività di pesca dirette a sfruttare tali risorse.
(2)       Lo sfruttamento sostenibile
delle risorse biologiche marine dovrebbe basarsi sull'approccio precauzionale,
che deriva non solo dal principio di precauzione di cui all'articolo 191,
paragrafo 2, primo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, ma anche dagli impegni internazionali assunti dall'Unione europea,
enunciati nell'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici[6] e in particolare nel
suo articolo 6, nonché sui migliori dati scientifici disponibili.
(3)       La politica comune della
pesca dovrebbe contribuire alla protezione dell'ambiente marino, alla gestione
sostenibile di tutte le specie sfruttate commercialmente e, in particolare, al
conseguimento di un buono stato ecologico entro il 2020, come previsto all'articolo
1, paragrafo 1, della direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio[7].
(4)       A seguito dei timori per l'impatto
ambientale delle grandi reti da posta derivanti di oltre 2,5 km di
lunghezza, che hanno provocato una mortalità accidentale significativa di
specie protette, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato le
risoluzioni 44/225 del 22 dicembre 1989, 45/197 del 21 dicembre 1990 e 46/215
del 20 dicembre 1991[8]
a favore di una moratoria sull'uso di tali attrezzi da pesca.
(5)       Il regolamento (CE)
n. 894/97 del Consiglio[9]
istituisce pertanto un quadro di gestione per la conservazione delle risorse
della pesca attraverso misure tecniche che prevedono una limitazione generale
della lunghezza massima totale delle reti da posta derivanti a 2,5 km, nonché
il divieto di utilizzare o tenere a bordo reti da posta derivanti destinate
alla cattura di determinate specie. 
(6)       Inoltre, il regolamento (CE)
n. 2187/2005 del Consiglio[10]
vieta l'utilizzo e la detenzione a bordo di reti da posta derivanti a decorrere
dal 1º gennaio 2008 nel Mar Baltico, nei Belt e nell'Øresund.
(7)       Gli obiettivi di
conservazione riguardanti la mortalità accidentale di specie protette
perseguiti dalle suddette norme dell'Unione sulle reti da posta derivanti sono
tuttora validi e dovrebbero essere rafforzati.
(8)       Per motivi di chiarezza e per
garantire la comprensione e un'applicazione uniforme, da parte degli Stati
membri, delle norme pertinenti, è opportuno precisare la definizione di reti da
posta derivanti.
(9)       È inoltre necessario ampliare
il campo di applicazione di tale definizione per includervi eventuali nuovi
tipi di reti derivanti, diversi dalle reti da posta derivanti, messi a punto in
determinati tipi di pesca. È particolarmente importante includere in tale
definizione gli attrezzi che, diversamente dalle reti da posta derivanti, sono
composti da due o più pezze di rete fissate insieme in parallelo sulla o sulle
lime da sughero, ma che operano in prossimità della superficie dell'acqua allo
stesso modo delle reti da posta derivanti e hanno un impatto simile sulle
risorse marine, e che dovrebbero pertanto essere regolamentati in modo
coerente.
(10)     Il vigente quadro legislativo
dell'Unione europea sulle reti da posta derivanti presenta vari punti deboli e
lacune, in quanto le norme si sono rivelate facilmente eludibili e
insufficienti a rispondere alle preoccupazioni che l'uso di tali attrezzi da
pesca comporta per la conservazione delle risorse.
(11)     La pesca con reti da posta
derivanti è praticata da un numero indefinibile di piccoli pescherecci
polivalenti, che nella maggior parte dei casi non sono soggetti ad alcun
controllo o monitoraggio scientifico regolare. Trattandosi di attività svolte
su scala artigianale e in quanto tali difficili da monitorare, l'azione di
controllo e di contrasto non ha prodotto i risultati auspicati in termini di
conservazione delle risorse marine, specialmente per quanto riguarda talune
specie protette.
(12)     Attività di pesca illegali
praticate con reti da posta derivanti da pescherecci dell'Unione, in
particolare dirette alla cattura di specie elencate nell'allegato VIII del
regolamento (CE) n. 847/97, continuano ad essere segnalate, cosa che
contribuisce ad alimentare le critiche mosse all'Unione per quanto riguarda l'osservanza
degli obblighi internazionali vigenti in materia.
(13)     Inoltre, la pesca con reti da
posta derivanti praticata sulla superficie dell'acqua o in prossimità della
stessa continua a destare grande preoccupazione per le catture accidentali di
animali a respirazione aerea, quali mammiferi marini, tartarughe marine e
uccelli marini, che nella maggior parte dei casi costituiscono specie
rigorosamente protette a norma della legislazione unionale.
(14)     Dal canto loro, i sistemi di
monitoraggio e di notifica istituiti a norma della direttiva 92/43/CEE del
Consiglio (direttiva Habitat)[11]
si sono rivelati inefficaci nell'identificare e registrare le cause antropiche
di mortalità, legate all'attività di pesca, di specie rigorosamente protette.
(15)     L'approccio ecosistemico alla
gestione della pesca impone di ridurre al minimo gli impatti negativi delle
attività alieutiche sugli ecosistemi marini e di evitare o ridurre per quanto
possibile le catture indesiderate.
(16)     Considerate le ragioni
suesposte, e per affrontare adeguatamente i problemi che questo tipo di
attrezzo continua a causare in termini di conservazione e conseguire in modo
efficace ed efficiente gli obiettivi ambientali e di rispetto delle norme,
tenuto conto del limitato impatto socioeconomico, è necessario introdurre un
divieto assoluto di tenere a bordo o utilizzare qualsiasi tipo di rete da posta
derivante in tutte le acque dell'Unione, applicabile sia ai pescherecci dell'Unione
operanti nelle acque unionali o fuori di esse che ai pescherecci di paesi terzi
operanti nelle acque dell'Unione.
(17)     Per motivi di chiarezza della
legislazione dell'Unione è inoltre necessario sopprimere tutte le altre
disposizioni in materia di reti da posta derivanti, modificando i regolamenti
(CE) n. 850/98[12],
(CE) n. 812/2004, (CE) n. 2187/2005 e (CE) n. 1967/2006[13] del Consiglio e
abrogando il regolamento (CE) n. 894/97.
(18)     I pescherecci che praticano la
pesca artigianale con reti da posta derivanti potrebbero aver bisogno di un
certo tempo per adeguarsi alla nuova situazione e necessitare di un periodo di
transizione. È pertanto opportuno che il presente regolamento entri in vigore
il 1º gennaio 2015,
HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Campo
di applicazione
Il presente regolamento si applica a tutte le
attività di pesca che rientrano nel campo di applicazione della politica comune
della pesca quale definito all'articolo 1, paragrafo 2, del
regolamento (UE) n. 1380/2013.
Articolo 2
Definizione
1.           Ai fini del presente
regolamento si applicano le definizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1,
del regolamento (CE) n. 1380/2013.
2.           Inoltre, per "rete da
posta derivante" si intende una rete costituita da una o più pezze di rete
fissate insieme in parallelo sulla o sulle lime da sughero, mantenuta in
superficie o a una certa distanza dalla superficie per mezzo di galleggianti e
lasciata alla deriva sotto l'azione delle correnti, liberamente o insieme all'imbarcazione
a cui può essere fissata. Può essere munita di dispositivi volti a stabilizzare
la rete e/o a limitarne la deriva, come un'ancora galleggiante o un'ancora da
fondo fissata a una sola estremità della rete.
Articolo 3
Divieto
delle reti da posta derivanti
È vietato:
a)       catturare risorse biologiche marine con
reti da posta derivanti; nonché
b)       tenere a bordo di un peschereccio
qualsiasi tipo di rete da posta derivante.
Articolo 4
Modifiche
di regolamenti correlati
1.           All'articolo 20 del
regolamento (CE) n. 850/98, il paragrafo 3 è soppresso.
2.           Il regolamento (CE) n.
812/2004 è così modificato:
a)      l'articolo 1 bis è soppresso.
b)      nell'allegato I, il punto A, lettera b),
e il punto E, lettera b), sono soppressi;
c)      nell'allegato III, il punto D è
soppresso.
3.           L'articolo 2, lettera o), l'articolo
9 e l'articolo 10 del regolamento (CE) n. 2187/2005 sono soppressi.
4.           Nell'allegato II, punto 1),
del regolamento (CE) n. 1967/2006, i termini "e delle reti da posta
derivanti" sono soppressi.
Articolo 5
Abrogazione
Il regolamento (CE) n. 894/97 è abrogato.
Articolo 6
Entrata
in vigore
Il presente regolamento entra in vigore il 1º
gennaio 2015.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
Per il Parlamento europeo                            Per
il Consiglio
Il presidente                                                   Il
presidente
[1]               Risoluzioni dell'Assemblea generale delle
Nazioni Unite: 44/225 del 22 dicembre 1989; 45/197 del 21 dicembre
1990; 46/215 del 20 dicembre 1991.
[2]               La convenzione sul divieto della pesca con reti
derivanti nel Pacifico meridionale (convenzione di Wellington) ha definito le
grandi reti da posta derivanti fissandone la dimensione ad oltre 2,5 km di
lunghezza. Convenzione di Wellington del 24 novembre 1989, entrata in
vigore il 17 maggio 1991. http://www.mfe.govt.nz/laws/meas/wellington.html;
http://www.jus.uio.no/english/
services/library/treaties/08/8-02/large-driftnets.xml.
[3]               - MAREA- Contratto specifico n. 8 (SI2.646130). "Identification and characterization of the small scale
driftnet fisheries in the Mediterranean (DriftMed)".
                -
MAREA- Contratto specifico n. 5 (SI2.650655). "Study
in support of the review of the EU regime on the small-scale driftnet
fisheries".
[4]               GU C  del , pag. .
[5]               Regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento
europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune
della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009
del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004
del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio (GU L 354 del
28.12.2013, pag. 22).
[6]               GU L 189 del 3.7.1998, pag. 16.
[7]                      Direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17
giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della
politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente
marino) (GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19). 
[8]               Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
A/RES/44/225, del 22 dicembre 1989, relativa alla pesca con grandi reti
pelagiche derivanti e alle sue conseguenze sulle risorse biologiche degli
oceani e dei mari, pag. 147. Risoluzione dell'Assemblea generale delle
Nazioni Unite A/RES/45/197, del 21 dicembre 1990, relativa alla pesca con
grandi reti pelagiche derivanti e alle sue conseguenze sulle risorse biologiche
degli oceani e dei mari, pag. 123. Risoluzione dell'Assemblea generale
delle Nazioni Unite A/RES/46/215, del 20 dicembre 1991, relativa alla pesca con
grandi reti pelagiche derivanti e alle sue conseguenze sulle risorse biologiche
degli oceani e dei mari, pag. 147.
[9]               Regolamento (CE) n. 894/97 del Consiglio, del 29 aprile
1997, che istituisce misure tecniche per la conservazione delle risorse della
pesca (GU L 132 del 23.5.1997, pag. 1), modificato dal regolamento (CE) n.
1239/98.
[10]             Regolamento (CE) n. 2187/2005 del Consiglio, del
21 dicembre 2005, relativo alla conservazione delle risorse della pesca
attraverso misure tecniche nel Mar Baltico, nei Belt e nell'Øresund
(GU L 349 del 31.12.2005, pag. 1).
[11]             Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992,
relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora
e della fauna selvatiche (GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7).
[12]             Regolamento (CE) n. 850/98 del Consiglio, del 30 marzo
1998, per la conservazione delle risorse della pesca attraverso misure tecniche
per la protezione del novellame (GU L 125 del 27.4.1998, pag. 1).
[13]             Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio, del 21
dicembre 2006, relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile
delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo (GU L 409 del 30.12.2006, pag.
11).