CELEX: 62005TO0085
Language: it
Date: 2005-05-23
Title: Ordinanza del presidente del Tribunale di primo grado del 23 maggio 2005. # Dimos Ano Liosion (Grecia) e altri contro Commissione delle Comunità europee. # Procedimento sommario - Fondi di coesione - Decisione di cofinanziamento - Progetto di interramento igienico di rifiuti domestici- Ricevibilità - Fumus boni iuris - Urgenza - Insussistenza. # Causa T-85/05 R.

Causa T‑85/05 R
      Dimos Ano Liosion (Grecia) e altri
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Procedimento sommario — Fondi di coesione — Decisione di cofinanziamento — Progetto di interramento igienico di rifiuti domestici — Ricevibilità — Fumus boni iuris — Urgenza — Insussistenza»
      Ordinanza del presidente del Tribunale 23 maggio 2005 
      Massime dell’ordinanza
      1.     Procedimento sommario — Presupposti di ricevibilità — Atto introduttivo — Requisiti formali — Esposizione dei motivi che giustificano,
            prima facie, la concessione dei provvedimenti richiesti — Breve illustrazione degli argomenti — Ammissibilità — Presupposti
            
      (Art. 242 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 2)
      2.     Procedimento sommario — Presupposti di ricevibilità — Ricevibilità del ricorso principale — Difetto di pertinenza — Limiti
            
      (Artt. 242 CE e 243 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 1)
      3.     Procedimento sommario — Sospensione dell’esecuzione — Presupposti per la concessione — Urgenza — Danno grave e irreparabile
            — Esistenza di altri provvedimenti che la Commissione o gli Stati membri possono adottare — Esclusione dell’urgenza 
      (Art. 242 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 2)
      1.     Le condizioni previste dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale esigono che gli elementi essenziali
         di fatto e di diritto sui quali si fonda una domanda di sospensione dell’esecuzione emergano in maniera coerente e comprensibile
         dal testo stesso della domanda di provvedimenti provvisori. Nondimeno, qualora la domanda, malgrado la brevità e la presentazione
         confusa, contenga una serie di motivi e di argomenti volti a dimostrare che le condizioni relative all’esistenza del fumus
         boni iuris e all’urgenza sono soddisfatte, il che permette alla controparte di presentare utilmente le proprie osservazioni
         e al giudice del procedimento sommario di esaminarle, non si può affermare che la domanda va dichiarata irricevibile perché
         non soddisfarebbe i requisiti prescritti dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura.
      
      (v. punti 37‑38)
      2.     La ricevibilità del ricorso dinanzi al giudice del merito non deve, in via di principio, essere esaminata nell’ambito di un
         procedimento sommario se non si vuole pregiudicare il merito della causa. Tuttavia, può risultare necessario, quando viene
         sollevata l’irricevibilità manifesta del ricorso di merito sul quale si innesta la domanda di provvedimenti provvisori, accertare
         se sussistano motivi che consentono di concludere, prima facie, per la ricevibilità del ricorso stesso.
      
      (v. punto 39)
      3.     Il carattere urgente di una domanda di provvedimenti provvisori va valutato in relazione alla necessità di statuire provvisoriamente,
         per evitare che il richiedente subisca un danno grave e irreparabile. In particolare, quando il verificarsi del danno dipende
         dal sopraggiungere di un complesso di fattori, basta che l’imminenza dello stesso sia prevedibile con un sufficiente grado
         di probabilità. Ciò nonostante, qualora il danno invocato sia vago, ipotetico e non supportato da prove, esso è tanto incerto
         da non poter comunque giustificare la concessione della sospensione richiesta.
      
      Una domanda di sospensione dell’esecuzione difetta dell’urgenza qualora esista la possibilità di impugnare atti nazionali
         di attuazione dei provvedimenti controversi, possibilità che costituisce una via più adeguata e idonea per la tutela degli
         interessi dei richiedenti, e qualora l’istituzione autrice di tali provvedimenti ha la possibilità, anzi l’obbligo, di verificare
         la loro attuazione e di sanzionare, se del caso, eventuali lesioni degli interessi che la domanda di sospensione dell’esecuzione
         è diretta a proteggere. Inoltre, qualora la sospensione dell’esecuzione non abbia necessariamente come effetto quello di mutare
         la situazione attuale e di evitare di cagionare il danno asserito, deve dubitarsi della necessità di una tale sospensione
         dell’esecuzione.
      
      (v. punti 48, 50‑51, 60‑62)
ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE
      23 maggio 2005 (*)
      
      «Procedimento sommario – Fondi di coesione – Decisione di cofinanziamento – Progetto di interramento igienico di rifiuti domestici– Ricevibilità – Fumus boni iuris – Urgenza – Insussistenza»
      Nella causa T-85/05 R,
      Dimos Ano Liosion (Grecia),
      
      Theodora Goula, Argyris Argyropoulos, Ioannis Manis, Eleni Dalipi, Vasilis Papagrigoriou e Giorgos Fragkalexis, residenti in Ano Liosia (Grecia),
      
      rappresentati dall’avv. G. Kalavros, 
      richiedenti,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. D. Triantafyllou e L. Flynn, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      resistente,
      avente ad oggetto una domanda diretta alla sospensione dell’esecuzione della decisione della Commissione 21 dicembre 2004,
         E (2004) 5522, riguardante la concessione di sovvenzioni a carico del Fondo di coesione per la costruzione della fase I della
         seconda discarica per l’interramento igienico di rifiuti (XYTA) dell’Attica occidentale, nella località di Scalistri, Comune
         di Fyli, Attica (Grecia),
      
      IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE
      
      ha pronunciato la seguente
      Ordinanza
       Fatti all’origine della controversia
      1       Il regime dei rifiuti per l’Attica (Grecia) è regolato dal piano regionale di gestione dei rifiuti descritto nella legge greca
         n. 3164/2003 (FEK A’ 176 del 2 luglio 2003) (in prosieguo: il «piano regionale»). Il piano regionale è stato elaborato in
         attuazione della direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39), come modificata
         dalla direttiva del Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE (GU L 78, pag. 32).
      
      2       Il sito per l’interramento igienico di rifiuti di Ano Liosia (in prosieguo: la «discarica di Ano Liosia») è attivo dal 1950.
         Il suo funzionamento attuale è stato ratificato con l’atto di approvazione delle condizioni ambientali emanato dal governo
         ellenico il 21 marzo 1997.
      
      3       Una valutazione del funzionamento di tale sito è stata effettuata dallo studio Ernst & Young. Dall’indagine, compiuta il 26
         aprile 2004, intitolata «Stima dei progetti di gestione dei rifiuti solidi nella località di Ano Liosia, rapporto finale»
         (in prosieguo: «l’indagine Ernst & Young»), emerge che, a partire dall’anno 2000, alla discarica di Ano Liosia vengono consegnate
         quotidianamente in media 5 200 tonnellate di rifiuti, sebbene fosse previsto che essa ricevesse un quantitativo giornaliero
         di sole 500 tonnellate di rifiuti a partire dal sesto anno di sfruttamento (indagine Ernst & Young, pag. 6).
      
      4       Con riferimento alla detta situazione, il governo ellenico ha elaborato un nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti.
         Tra le località ritenute idonee ad accogliere gli impianti di gestione integrata dei rifiuti, la legge greca n. 3164/2003
         menziona, per l’Attica nord-orientale, le località di Grammatiko e di Polidendri, per l’Attica sud-orientale le località di
         Keratea e di Kropia e, per l’Attica occidentale, le località di Scalistri e di Meletani-Mandra.
      
      5       Alla luce di tale situazione, il 27 novembre 2003 la Repubblica ellenica, in forza del regolamento (CE) del Consiglio 16 maggio
         1994, n. 1164, che istituisce un Fondo di coesione (GU L 130, pag. 1), ha presentato alla Commissione una domanda per ottenere
         una sovvenzione a carico del Fondo di coesione del progetto relativo alla costruzione della fase I della discarica di Scalistri
         (in prosieguo: la «domanda di sovvenzione»).
      
      6       In seguito ad un’indagine relativa all’impatto ambientale [studio dell’ESDKNA (Associazione generale dei comuni del dipartimento
         dell’Attica) in merito all’impatto ambientale della seconda discarica per l’interramento igienico di rifiuti per l’Attica
         occidentale; in prosieguo: l’«indagine ESKDNA»], la quale aveva confermato che la località di Scalistri rispondeva ai requisiti
         necessari per ospitare una discarica, il governo ellenico, con decreto interministeriale 3 dicembre 2003, ha approvato le
         condizioni ambientali del progetto di costruzione, gestione e riabilitazione della seconda discarica per l’interramento igienico
         dell’Attica nella località di Scalistri (in prosieguo: la «decisione di approvazione»), che avrebbe sostituito la discarica
         di Ano Liosia (in prosieguo: la «discarica di Scalistri»).
      
      7       La Repubblica ellenica ha completato la domanda di sovvenzione con informazioni supplementari in date 6 ottobre, 4 e 15 novembre
         2004.
      
      8       Il 21 dicembre 2004, ai sensi del regolamento n. 1164/94 ed in particolare dell’art. 10, n. 6, dello stesso, la Commissione
         ha adottato la decisione E (2004) 5522, relativa alla concessione di una sovvenzione a carico del Fondo di coesione per la
         costruzione della fase I della seconda discarica per l’interramento igienico (XYTA) dell’Attica occidentale nella località
         di Scalistri (in prosieguo: la «decisione controversa»).
      
      9       La decisione controversa stabilisce che il Fondo di coesione sovvenzionerà il progetto per una somma pari a EUR 40 008 750,
         pari al 75% dell’importo complessivo previsto.
      
       Procedura 
      10     Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 16 febbraio 2005, il comune di Ano Liosia e diverse persone fisiche
         residenti in Ano Liosia (in prosieguo, complessivamente: i «richiedenti») hanno proposto un ricorso, ai sensi dell’art. 230 CE,
         diretto all’annullamento della decisione controversa.
      
      11     Con atto separato, depositato presso la cancelleria del Tribunale il 24 febbraio 2005, ai sensi dell’art. 104 del regolamento
         di procedura del Tribunale e dell’art. 242 CE, i richiedenti hanno proposto la presente domanda di provvedimenti urgenti,
         diretta a ottenere la sospensione dell’esecuzione della decisione controversa fino alla pronuncia del Tribunale sul merito
         della causa principale.
      
      12     L’11 marzo 2005 la Commissione ha presentato le proprie osservazioni scritte sulla domanda di provvedimenti urgenti, chiedendo
         che tale domanda venga dichiarata irricevibile o, in subordine, infondata.
      
      13     Con atto separato, depositato presso la cancelleria del Tribunale il 31 marzo 2005, la Commissione ha sollevato, in forza
         dell’art. 114, n. 1, del regolamento di procedura, un’eccezione di irricevibilità del ricorso principale, chiedendo al Tribunale
         di dichiarare manifestamente irricevibile il ricorso diretto all’annullamento della decisione controversa e di condannare
         i richiedenti alle spese.
      
       In diritto
      14     In base al combinato disposto degli artt. 242 CE e 243 CE, da un lato, e dell’art. 225, n. 1, CE, dall’altro, il Tribunale,
         quando reputi che le circostanze lo richiedano, può ordinare la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato e prescrivere
         i provvedimenti provvisori necessari.
      
      15     L’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura stabilisce che le domande di provvedimenti urgenti debbono precisare l’oggetto
         della causa, i motivi di urgenza e gli argomenti di fatto e di diritto che giustifichino prima facie (fumus boni iuris) l’adozione
         del provvedimento provvisorio richiesto. Questi presupposti sono cumulativi, di modo che i provvedimenti provvisori devono
         essere negati qualora manchi uno di essi [ordinanza del presidente della Corte 14 ottobre 1996, causa C‑268/96 P(R), SCK e
         FNK/Commissione, Racc. pag. I‑4971, punto 30]. 
      
      16     Alla luce dei documenti contenuti nel fascicolo, il giudice del procedimento sommario ritiene di disporre di tutti gli elementi
         necessari per pronunciarsi sulla presente domanda di provvedimenti urgenti, senza che occorra ascoltare preliminarmente le
         difese orali delle parti.
      
       Argomenti delle parti 
       La ricevibilità
      17     I richiedenti sostengono, da un lato, che la loro domanda di sospensione dell’esecuzione soddisfa tutti i requisiti indicati
         dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura e, dall’altro lato, che il ricorso principale è ricevibile. In merito a
         ciò, i richiedenti asseriscono di essere direttamente e individualmente interessati dalla decisione controversa, sebbene questa
         sia stata indirizzata alla Repubblica ellenica.
      
      18     A sostegno di tale affermazione i richiedenti dichiarano, per quel che riguarda il comune di Ano Liosia, che esso appartiene
         al «numero chiuso» delle «vittime» del progetto di costruzione della discarica di Scalistri e che subirebbe un danno unico
         ed esclusivo. Il funzionamento della discarica di Ano Liosia, iniziato nel 1950, avrebbe già provocato danni incalcolabili,
         in specie un degrado ambientale, economico e sociale. In particolare, il valore dei terreni nell’area del comune sarebbe diminuito
         drasticamente a causa del funzionamento della discarica di Ano Liosia. Le discariche di Ano Liosia e di Scalistri impedirebbero
         la valorizzazione di oltre 15 000 are, che avrebbero potuto essere utilizzati nell’ambito di diverse attività di sviluppo.
         Tra questi terreni che, secondo i richiedenti, sono divenuti o diverrebbero inutilizzabili a causa della costruzione della
         discarica di Scalistri, ve ne sarebbero alcuni in particolare destinati alla creazione di un parco comunale, di spazi verdi
         e di impianti sportivi.
      
      19     Per quel che riguarda le persone fisiche, anch’esse sarebbero direttamente e individualmente interessate dalla decisione controversa.
         Tali richiedenti risiedono in alloggi sociali situati ad un chilometro dal luogo di costruzione della discarica di Scalistri.
         I richiedenti sostengono che il loro tenore di vita, che è a tutt’oggi tollerabile e consente loro di godere dell’ambiente
         naturale, verrà completamente modificato dal progetto in questione.
      
      20     Secondo la Commissione, la domanda in oggetto dev’essere dichiarata irricevibile in quanto, da un lato, non risponde ai requisiti
         prescritti dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura, come interpretato dalla giurisprudenza, e, dall’altro lato,
         il ricorso diretto all’annullamento della decisione controversa, su cui la presente domanda si innesta, è esso stesso irricevibile.
         Per quel che riguarda questo secondo motivo, la Commissione si richiama alla sentenza della Corte 2 aprile 1998, causa C‑321/95,
         Greenpeace Council e a./Commissione (Racc. pag. I‑1651; in prosieguo: la «sentenza Greenpeace»), e sottolinea che i ricorrenti
         non sono né individualmente né direttamente interessati, ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, dalla decisione controversa.
         Più precisamente, quanto alla ricevibilità del ricorso in quanto proposto dal comune di Ano Liosia, la Commissione sostiene
         che lo si potrebbe considerare individualmente interessato dalla decisione controversa, ma non sarebbe comunque direttamente
         interessato. A suo avviso, la decisione controversa, che approva il finanziamento di un progetto già decretato a livello nazionale,
         ha carattere esclusivamente economico e interessa il comune così come gli altri richiedenti solo indirettamente, senza modificare
         di per sé la loro situazione giuridica.
      
       Il fumus boni iuris
      21     I richiedenti sostengono che la decisione controversa è contraria agli obiettivi di salvaguardia, tutela e miglioramento della
         qualità dell’ambiente, di protezione della salute umana e di utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e che,
         di conseguenza, si pone in contrasto con il diritto comunitario primario (artt. 2 CE, 4 CE e 174 CE), con numerose disposizioni
         di diritto comunitario derivato, in particolare con quelle che impongono alla Repubblica ellenica obblighi in materia di prevenzione,
         di riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, di trattamento e di valorizzazione dei rifiuti in maniera da non
         creare rischi per la sanità dell’uomo e dell’ambiente (obblighi derivanti dagli artt. 3, 4 e 6 della direttiva 75/442 e dagli
         artt. 3 e 4 della direttiva 91/156) e con quelle che le impongono di adottare misure di prevenzione contro l’inquinamento
         [art. 3 della direttiva del Consiglio 24 settembre 1996, 96/61/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento
         (GU L 257, pag. 26] e di elaborare uno studio sull’impatto ambientale [art. 1 della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985,
         85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40),
         come modificata dalla direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE (GU L 73, pag. 5)], nonché con le disposizioni legislative
         del diritto nazionale greco.
      
      22     A sostegno dei detti argomenti, i richiedenti sottolineano che, in pratica, la creazione della discarica di Scalistri costituirà
         un’estensione della discarica di Ano Liosia, essendo quest’ultima adiacente e avendo lo stesso ingresso, le stesse installazioni
         immobiliari e lo stesso trattamento biologico delle infiltrazioni. La località di Ano Liosia, che, secondo i richiedenti,
         a causa della discarica esistente, accoglie attualmente, nell’officina di riciclaggio che vi è insediata, 1 300 tonnellate
         di rifiuti e 300 tonnellate di fanghi non trattati provenienti dalla stazione biologica di Psyttaleia e che, nell’officina
         di trattamento termico che vi è installata, riceve un tonnellaggio considerevole di rifiuti ospedalieri, pari ad un complesso
         di 6 500 tonnellate di rifiuti giornalieri per l’insieme della discarica, sarebbe condannata a continuare ad accogliere per
         il futuro 1 072 500 tonnellate di rifiuti all’anno (3 000 tonnellate al giorno) nonché 1 300 tonnellate supplementari trattate
         dall’officina di riciclaggio meccanico, da 300 a 800 tonnellate di fanghi e 25 tonnellate al giorno di rifiuti pericolosi
         e infettivi, sebbene il piano regionale preveda un quantitativo di sole 330 000 tonnellate di rifiuti all’anno. I richiedenti
         sottolineano che il sito di Scalistri è stato qualificato come zona di tutela assoluta e di ricostituzione dell’ambiente naturale
         dall’art. 21 della legge greca n. 2742 (FEK A’ 207 del 7 ottobre 1999). Essi rilevano che l’area è parzialmente forestale
         e dev’essere rimboschita per la parte che non lo è, ricomprende alcuni terreni privati il cui uso verrà contestato e non è
         pertanto garantita e che non si tratta del luogo più adeguato per una discarica secondo gli studi effettuati dall’ESDKNA,
         secondo i quali la località di Meletani-Mandra sarebbe stata più idonea. Il funzionamento della discarica di Scalistri produrrebbe
         conseguenze catastrofiche sull’ambiente di Ano Liosia, sulla salute dei richiedenti, sul valore dei terreni nel comune e sullo
         sviluppo di quest’ultimo (v. supra, punto 18).
      
      23     La Commissione ritiene che i motivi di illegittimità dedotti dai richiedenti non emergono affatto dalla domanda di sospensione
         dell’esecuzione e che, di conseguenza, la domanda è prima facie priva di giustificazione (fumus boni iuris).
      
      24     In particolare, nella domanda non sarebbe affatto spiegato perché la decisione controversa violerebbe gli obblighi derivanti
         dalle disposizioni invocate dai richiedenti. La Commissione sostiene che la decisione controversa è al contrario esemplare
         sotto il profilo dei requisiti ambientali e garantisce il rispetto di tutte le esigenze necessarie per la tutela dell’ambiente
         e della sanità, prevedendo criteri particolari di rispetto delle condizioni ambientali al fine di migliorare la situazione
         del trattamento dei rifiuti in Grecia e subordinando il finanziamento in questione al rispetto dei suddetti obblighi entro
         i termini previsti.
      
       L’urgenza
      25     I richiedenti sostengono che l’esecuzione della decisione controversa produrrà un danno grave e irreparabile all’ambiente
         naturale, all’economia del comune, anche per quel che riguarda il valore dei terreni e il loro utilizzo, nonché alla loro
         salute. Secondo i richiedenti, la decisione recherà danno all’ambiente naturale per i motivi sopra descritti (v. punto 22).
         L’urgenza deriverebbe dal fatto che il governo ellenico ha già firmato il contratto relativo al progetto il 2 novembre 2004,
         che tale contratto è già entrato in vigore, che le procedure di studio e di attuazione di tale progetto sono in corso e progrediscono
         molto rapidamente e che vengono effettuate le spese ad esso relative. Il trascorrere del tempo comporterebbe spese e procedure
         pregiudizievoli per taluni diritti privati. La creazione della discarica di Scalistri recherebbe danno al valore del patrimonio
         immobiliare del comune e impedirebbe a quest’ultimo e ai comuni limitrofi, compresi i richiedenti, di utilizzare svariati
         ettari per la creazione di infrastrutture sportive e culturali (v. supra, punto 18).
      
      26     I richiedenti sostengono che il ripristino dello status quo ante sarà particolarmente difficile, addirittura oneroso. Il rischio
         corso sarebbe imminente, da cui l’urgenza della situazione.
      
      27     Secondo la Commissione, la condizione relativa all’urgenza non sussiste.
      28     Innanzi tutto, la sospensione dell’esecuzione della decisione controversa non può considerarsi necessaria per evitare il sopraggiungere
         del presunto danno. Infatti, in primo luogo, la discarica di Ano Liosia è in funzione sin dal 1950 e non si può ritenere che
         la sostituzione di un progetto di sostituzione del detto sito con uno nuovo, tanto più al di fuori dei confini comunali, vada
         ad aggravare la situazione esistente e ancor meno che determini una situazione di urgenza.
      
      29     In secondo luogo, il presunto danno non deriverebbe dalla decisione controversa, che è una decisione di sovvenzione, bensì
         da decisioni nazionali greche, ossia dal piano regionale e dalla scelta definitiva del sito di Scalistri da parte delle autorità
         greche. Una sospensione dell’esecuzione della decisione controversa dunque non permetterebbe di evitare il danno in parola.
      
      30     In terzo luogo, i richiedenti avrebbero avuto la possibilità di impugnare gli atti nazionali dinanzi ai giudici interni. Tale
         possibilità, che secondo le informazioni della Commissione è stata esercitata, priverebbe il presente procedimento sommario
         di qualunque carattere d’urgenza.
      
      31     In quarto luogo, il presunto danno non può essere considerato imminente per il fatto che le asserite conseguenze sull’economia,
         la salute e l’ambiente sono, secondo la Commissione, vaghe, infondate e si situano in un futuro indeterminato. Al contrario,
         sarebbe evidente la mancanza di urgenza, dato che la decisione controversa impone il rispetto di tutte le condizioni necessarie
         per la tutela dell’ambiente e consente alla Commissione di garantirne la vigilanza, in particolare grazie alla possibilità
         di sospendere il finanziamento in caso di violazione degli obblighi di cui trattasi.
      
      32     Inoltre, la Commissione sostiene che non è stata fornita la prova del carattere grave e irreparabile del danno.
      33     L’asserito danno, ossia il degrado dell’ambiente, dell’economia e della società, anche per quel che riguarda le conseguenze
         di tale fenomeno sul valore dei terreni, sarebbe vago e ipotetico.
      
      34     In base alla giurisprudenza, il danno consistente in una diminuzione del valore dei terreni nell’ambito del comune non sarebbe
         né grave né irreparabile. In ogni caso, si sarebbe già verificato a causa della situazione esistente sin dal 1950. Il danno
         consistente nell’ostacolo alla valorizzazione dei terreni comunali, che potrebbero essere utilizzati per attività ricreative
         e sportive, sarebbe puramente ipotetico. Inoltre, la situazione esistente avrebbe già impedito l’uso di tali terreni a questi
         fini.
      
      35     Il danno derivante dalle conseguenze negative della decisione controversa sull’ambiente e sulla salute delle persone fisiche,
         tra cui i richiedenti, sarebbe vago, ipotetico e non provato. I richiedenti non spiegherebbero perché la decisione controversa
         contribuirebbe ad aggravare la situazione attuale, che è assai problematica a causa della saturazione della discarica esistente.
         La Commissione sostiene che la decisione controversa contribuirà al contrario a regolare i problemi attuali e consentirà di
         garantire il rispetto di tutte le condizioni necessarie per la tutela dell’ambiente.
      
       La ponderazione degli interessi
      36     La Commissione sottolinea, comunque, che la salvaguardia degli interessi di tutti gli abitanti dell’Attica e la tutela dell’ambiente
         della regione, in conformità con il diritto comunitario, in particolare con la direttiva 75/442 e con il piano regionale,
         prevalgono con evidenza sull’interesse di un comune di qualche migliaio di abitanti. Una sospensione dell’esecuzione comporterebbe
         ulteriori ritardi e farebbe traboccare la discarica esistente con conseguenze catastrofiche. La Commissione sostiene che la
         situazione attuale è talmente problematica che essa ha già proposto un ricorso diretto a far dichiarare che la Repubblica
         ellenica è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in materia ambientale (causa pendente C‑502/03, Commissione/Grecia,
         GU 2004, C 47, pag. 15), allo scopo di ristabilire la legalità, obiettivo cui mirano anche le autorità elleniche tramite l’applicazione
         del loro piano nazionale, il quale comprende la creazione di un nuovo sito a Scalistri, sovvenzionato dal Fondo di coesione
         in forza della decisione controversa.
      
       Valutazione del giudice del procedimento sommario 
       Osservazioni preliminari sulla ricevibilità
      37     Occorre innanzi tutto ricordare che, secondo una consolidata giurisprudenza, le condizioni previste dall’art. 104, n. 2, del
         regolamento di procedura esigono che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali la domanda di provvedimenti urgenti
         si fonda emergano in maniera coerente e comprensibile dal testo stesso della domanda (v. ordinanze del presidente del Tribunale
         7 maggio 2002, causa T‑306/01 R, Aden e a./Consiglio e Commissione, Racc. pag. II‑2387, punto 52, e 10 novembre 2004, causa
         T‑303/04 R, European Dynamics/Commissione, Racc. pag. II‑3889, punti 63 e 64).
      
      38     Nel caso di specie, si deve osservare che, come sottolineato giustamente dalla Commissione, la domanda non presenta molti
         elementi che consentano al giudice del procedimento sommario di valutare se la concessione delle misure richieste sia giustificata
         prima facie. Nondimeno, malgrado la brevità e la sua presentazione confusa, la domanda contiene una serie di motivi e di argomenti
         volti a dimostrare che le condizioni relative all’esistenza del fumus boni iuris e all’urgenza sono soddisfatte, il che ha
         permesso alla Commissione di presentare utilmente le proprie osservazioni e al giudice del procedimento sommario di esaminarle.
         Di conseguenza, non si può affermare che la domanda va dichiarata irricevibile perché non soddisfarebbe i requisiti prescritti
         dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura.
      
      39     Per quanto riguarda gli argomenti della Commissione relativi all’irricevibilità della domanda in oggetto a causa del fatto
         che il ricorso principale sarebbe manifestamente irricevibile, va ricordato che, secondo una costante giurisprudenza, in linea
         di principio la ricevibilità del ricorso dinanzi al giudice del merito non deve essere esaminata nell’ambito di un procedimento
         sommario se non si vuole pregiudicare il merito della causa. Tuttavia, può risultare necessario, quando viene sollevata l’irricevibilità
         manifesta del ricorso di merito sul quale si innesta la domanda di provvedimenti provvisori, come nel caso di specie, accertare
         se sussistano motivi che consentono di concludere, prima facie, per la ricevibilità del ricorso stesso (ordinanze del presidente
         del Tribunale 15 febbraio 2000, causa T‑1/00 R, Hölzl e a./Commissione, Racc. pag. II‑251, punto 21, e 10 febbraio 2005, causa
         T‑291/04 R, Enviro Tech Europe e Enviro Tech International/Commissione, Racc. pag. II‑475, punto 61).
      
      40     Nel caso di specie, con riguardo agli elementi dedotti dinanzi al giudice del procedimento sommario, vanno espressi seri dubbi
         quanto alla possibilità che i richiedenti siano direttamente e individualmente interessati dalla decisione controversa.
      
      41     In primo luogo, i ricorrenti persone fisiche, che non siano destinatari della decisione controversa, devono dimostrare che
         tale decisione li riguarda in ragione di determinate loro peculiari qualità, o di una circostanza di fatto che li distingue
         da chiunque altro e li identifica in modo analogo al destinatario (sentenze della Corte 15 luglio 1963, causa 25/62, Plaumann/Commissione,
         Racc. pag. 195, in particolare pag. 220, e 25 luglio 2002, causa C-50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc.
         pag. I‑6677, punto 36).
      
      42     Orbene, come sottolineato dalla Commissione, la situazione dei richiedenti è analoga, prima facie, a quella in cui versavano
         i richiedenti nella causa che ha dato luogo alla sentenza Greenpeace. In tale sentenza la Corte ha dichiarato che alcuni individui,
         la cui situazione peculiare non era stata presa in considerazione al momento dell’adozione della decisione, non erano individualmente
         interessati da una decisione indirizzata a uno Stato membro e avente ad oggetto la concessione, a titolo del Fondo europeo
         di sviluppo regionale, di un contributo finanziario alla costruzione di due centrali elettriche (sentenza Greenpeace, punto
         28).
      
      43     Allo stesso modo, il comune di Ano Liosia deve dimostrare sulla base di fatti precisi che la decisione controversa lo riguarda
         in ragione di una situazione che lo distingue da qualunque altro, compresi, nelle circostanze della fattispecie, gli altri
         comuni dell’Attica, in particolare il comune di Fili sul cui territorio si troverà la nuova discarica (v., in tal senso, ordinanza
         del presidente del Tribunale 7 luglio 2004, causa T‑37/04 R, Açores/Consiglio (Racc. pag. II‑2153, punti 112 e 120, nonché
         la giurisprudenza ivi citata).
      
      44     Inoltre, sia per il comune che per le persone fisiche richiedenti nella domanda in oggetto, la causa solleva questioni di
         ricevibilità in particolare per quel che riguarda il criterio dell’interesse diretto. Secondo una giurisprudenza consolidata,
         perché incida direttamente su un singolo, occorre che il provvedimento comunitario contestato produca direttamente effetti
         sulla sua situazione giuridica e non lasci alcun potere discrezionale ai destinatari del provvedimento stesso incaricati della
         sua applicazione, applicazione avente carattere meramente automatico e derivante dalla sola normativa comunitaria senza intervento
         di altre norme intermedie (sentenza della Corte 5 maggio 1998, causa C‑386/96 P, Dreyfus/Commissione, Racc. pag. I‑2309, punto 43,
         e giurisprudenza citata; ordinanza del Tribunale 15 marzo 2004, causa T‑139/02, Institouto N. Avgerinopoulou e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑875, punto 62, e giurisprudenza citata).
      
      45     Orbene, nel caso di specie la decisione controversa è una decisione di sovvenzione di un progetto scelto dalle autorità elleniche
         tramite atti legislativi e decisioni amministrative nazionali. Come sottolineato dalla Commissione, sembra quindi che il finanziamento
         comunitario accordato al progetto di creazione di una nuova discarica a Scalistri contribuisca solo indirettamente alla sua
         realizzazione. Dal fascicolo emerge che, considerata la situazione problematica del funzionamento della discarica di Ano Liosia,
         le autorità elleniche sarebbero state costrette, con ogni probabilità, a creare una nuova discarica, e ciò indipendentemente
         da un contributo comunitario. In ogni caso, le autorità elleniche avevano già scelto la località di Scalistri prima che la
         Commissione decidesse di sovvenzionare il progetto. Infine, va rilevato che dal fascicolo non risulta prima facie che la decisione
         controversa non lascia alcun potere discrezionale alle autorità elleniche incaricate della sua applicazione (v. ordinanza
         Institouto N. Avgerinopoulou e a./Commissione, già citata, punti 68‑70).
      
      46     Di conseguenza, non si può escludere che i giudici del merito giungano alla conclusione che la decisione delle autorità elleniche
         può pregiudicare unicamente, semmai, i diritti ambientali invocati dai ricorrenti e che, di conseguenza, la decisione controversa,
         relativa alla sovvenzione comunitaria del detto progetto, può avere un’incidenza soltanto indiretta su tali diritti (v., in
         tal senso, sentenza Greenpeace, punti 30 e 31, e ordinanza Institouto N. Avgerinopoulou e a./Commissione, già citata, punto
         70).
      
      47     Anche se, visti gli argomenti delle parti a questo stadio della procedura, occorre seriamente dubitare della possibilità che
         i richiedenti siano direttamente e individualmente interessati dalla decisione controversa, il giudice del procedimento sommario
         ritiene che non occorra, nelle circostanze del caso di specie, continuare nell’esame della ricevibilità prima facie del ricorso
         per annullamento. Infatti, i richiedenti non hanno comunque dimostrato l’urgenza di disporre i provvedimenti provvisori richiesti
         per le ragioni di seguito indicate.
      
       L’urgenza
      48     Secondo una giurisprudenza costante, il carattere urgente di una domanda di provvedimenti provvisori va valutato in relazione
         alla necessità di statuire provvisoriamente, per evitare che il richiedente subisca un danno grave e irreparabile (ordinanza
         del presidente della Corte 6 febbraio 1986, causa 310/85 R, Deufil/Commissione, Racc. pag. 537, punto 15, e ordinanza del
         presidente del Tribunale 30 giugno 1999, causa T‑13/99 R, Pfizer Animal Health/Consiglio, Racc. pag. II‑1961, punto 134).
      
      49     Spetta alla parte che richiede la sospensione dell’esecuzione di un atto provare di non poter attendere l’esito del procedimento
         principale, senza dover subire un danno di tale natura (ordinanza del presidente della Corte 8 maggio 1991, causa C‑356/90 R,
         Belgio/Commissione, Racc. pag. I‑2423, punto 23, e ordinanza del presidente del Tribunale 15 novembre 2001, causa T‑151/01 R,
         Duales System Deutschland/Commissione, Racc. pag. II‑3295, punto 187).
      
      50     L’imminenza del danno non dev’essere dimostrata con assoluta certezza, ma basta, specie quando il verificarsi del danno dipende
         dal sopraggiungere di un complesso di fattori, che sia prevedibile con un sufficiente grado di probabilità. Il richiedente
         resta comunque tenuto a comprovare i fatti sui quali sarebbe basata la prospettiva di un tale danno grave e irreparabile [ordinanze
         del presidente della Corte 14 dicembre 1999, causa C‑335/99 P(R), HFB e a./Commissione, Racc. pag. I‑8705, punto 67, e 12
         ottobre 2000, causa C‑278/00 R, Grecia/Commissione, Racc. pag. I‑8787, punto 15].
      
      51     Al riguardo occorre rilevare che, come giustamente sottolineato dalla Commissione, il danno invocato dai richiedenti, consistente
         nel degrado ambientale, nelle conseguenze negative che ne deriverebbero per la salute, nella perdita di valore dei terreni
         nell’ambito del comune, nell’impossibilità per quest’ultimo di utilizzare taluni terreni per diverse attività sociali, è vago,
         ipotetico e non supportato da prove. Un danno tanto incerto non può giustificare la concessione della sospensione richiesta
         (v. ordinanze del presidente della Corte 15 giungo 1987, causa 142/87 R, Belgio/Commissione, Racc. pag. 2589, punto 25, e
         16 luglio 1993, causa C‑296/93 R, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑4181, punto 26; ordinanza del presidente del Tribunale
         10 novembre 2004, causa T‑316/04 R, Wam/Commission, Racc. pag. II‑3917, punto 31).
      
      52     In particolare, la domanda non contiene alcun elemento di prova delle conseguenze che provocherebbe l’esecuzione della decisione
         controversa sulla salute dei richiedenti e, in generale, su quella degli abitanti dei comuni limitrofi di Ano Liosia. Parimenti,
         è sufficiente constatare che le asserzioni in merito a un degrado ambientale sono vaghe e non si basano su alcun elemento
         di prova. I richiedenti si limitano a lamentarsi in termini generali, come dimostrato dagli argomenti che attestano che la
         località di Scalistri è una zona di tutela assoluta o un’area boschiva, o ancora gli argomenti secondo i quali la località
         di Ano Liosia sarebbe condannata ad accogliere un tonnellaggio di rifiuti superiore a quello previsto nel piano regionale,
         tutte asserzioni non confortate da prove o da spiegazioni più dettagliate. Infatti, i richiedenti si limitano a lamentare
         la creazione di una discarica in prossimità di Ano Liosia, senza spiegare però le ragioni per cui le conseguenze concrete
         derivanti sarebbero negative per l’ambiente, e tanto meno perché costituirebbero un danno grave e irreparabile. Dato che la
         decisione controversa fa riferimento al fatto che per la creazione della nuova discarica sono state approvate condizioni ambientali
         rigorose (v., in particolare, il punto 12 dell’allegato I della decisione controversa e la decisione di approvazione), e tenuto
         conto del fatto che lo studio ESDKNA ha concluso che la località di Scalistri era adeguata a tale scopo (studio ESDKNA, pagg. 16‑18
         e 23), spettava ai richiedenti fornire elementi tali da confutare la detta analisi e spiegare perché la suddetta decisione
         causasse loro il presunto danno, cosa che non hanno assolutamente fatto.
      
      53     Al contrario, poiché i richiedenti ammettono che la discarica di Ano Liosia funziona, da diversi decenni, in condizioni problematiche
         e ha già contribuito ai problemi del comune e dei suoi confinanti, la domanda non spiega perché la situazione vigente sarebbe
         aggravata né in che modo una situazione che persiste già da diversi anni possa costituire una situazione urgente che giustifica
         una sospensione immediata dell’esecuzione della decisione controversa.
      
      54     Quanto all’impossibilità, per il comune, di utilizzare alcuni terreni per attività ricreative, sociali, culturali e sportive,
         le affermazioni dei richiedenti sono ipotetiche. Come sottolineato dai richiedenti stessi, si tratta di proposte di sviluppo
         futuro. Inoltre, la domanda non espone in concreto le dette proposte e non spiega perché il danno che, secondo i richiedenti,
         ne deriva è grave e irreparabile. Simili circostanze non costituiscono un pericolo di danno attuale, ma un pericolo futuro
         incerto ed aleatorio (ordinanza del presidente del Tribunale 13 maggio 1993, causa T‑24/93 R, CMBT/Commissione, Racc. pag. II‑543,
         punto 34, e giurisprudenza citata).
      
      55     Per quanto riguarda la diminuzione del prezzo dei terreni, oltre al fatto che tale pregiudizio, consistente in una perdita
         economica, non può in linea di principio essere considerato come un danno grave e irreparabile (ordinanza Enviro Tech Europe
         e Enviro Tech International/Commissione, già citata, punto 74, e giurisprudenza citata), i richiedenti non spiegano in che
         modo la decisione controversa contribuisca al suddetto danno. Al contrario, essi ammettono che la situazione attuale ha già
         contribuito al calo dei prezzi dei terreni del comune fin dal 1950.
      
      56     In definitiva, occorre rilevare che, quanto alla natura irreparabile del presunto danno, i richiedenti si limitano ad essere
         partecipi di un’affermazione generale, secondo la quale il ripristino dello status quo ante sarebbe particolarmente difficile,
         o addirittura oneroso, senza però giustificare affatto tale asserzione.
      
      57     Di conseguenza, i richiedenti non hanno fornito elementi che consentano al giudice del procedimento sommario di concludere
         che il presunto danno avrebbe natura grave e irreparabile o di ritenere che tale danno sia certo ed imminente ai sensi della
         giurisprudenza.
      
      58     Occorre inoltre sottolineare che i richiedenti non hanno affatto dimostrato che la sospensione dell’esecuzione della decisione
         controversa sarebbe necessaria al fine di evitare i presunti danni.
      
      59     Il fatto che il governo ellenico abbia già firmato, il 2 novembre 2004, il contratto relativo al progetto in questione, che
         tale contratto sia già entrato in vigore, che le procedure di studio e di attuazione del suddetto progetto siano in corso
         e progrediscano assai rapidamente e infine che siano già state effettuate le spese relative, costituiscono elementi che non
         dimostrano, di per sé soli, l’esistenza di un’urgenza che giustifichi la concessione della sospensione dell’esecuzione della
         decisione controversa.
      
      60     In primo luogo, come sottolinea giustamente la Commissione, la possibilità di impugnare tali atti nazionali costituisce una
         via più adeguata e idonea per la tutela degli interessi dei richiedenti. Di conseguenza, si può ritenere che essa privi la
         presente domanda del carattere urgente (v., in tal senso, ordinanza Região autónoma dos Açores/Consiglio, già citata, punto
         162, e giurisprudenza citata, e ordinanza del presidente del Tribunale 25 giugno 2002, causa T‑34/02 R, B/Commissione, Racc.
         pag. II‑2803, punto 93).
      
      61     In secondo luogo, occorre osservare che la decisione controversa autorizza la Commissione a sospendere il finanziamento di
         cui trattasi in caso di mancato rispetto del progetto relativo alla tutela dell’ambiente (allegato I alla decisione controversa,
         punto 12). In una simile situazione, in cui la Commissione ha la possibilità, anzi l’obbligo, di verificare se vengano provocati
         danni all’ambiente nel corso della realizzazione del progetto e di sanzionarli, all’occorrenza, con la sospensione del finanziamento
         (allegato III alla decisione controversa, punto 4), deve concludersi che il carattere urgente che può attribuirsi alla tutela
         di interessi ambientali non sussiste (v., in tal senso, ordinanza Região autónoma dos Açores/Consiglio, già citata, punti
         183 e 184, e giurisprudenza citata).
      
      62     Infine, e ad abundantiam, deve dubitarsi della necessità di una sospensione dell’esecuzione della decisione controversa in
         quanto i richiedenti non hanno dimostrato che in concreto, tenuto conto del fatto che le autorità elleniche avevano già scelto
         la località di Scalistri per creare la nuova discarica e che hanno adottato tutte le decisioni necessarie per iniziare la
         realizzazione del progetto, come riconosciuto del resto dai richiedenti, la sospensione dell’esecuzione di tale decisione,
         che è una decisione di cofinanziamento, avrà necessariamente come effetto quello di mutare la situazione attuale e di evitare
         di cagionare il danno asserito (v., in tal senso, ordinanza European Dynamics/Commissione, già citata, punti 66, 69 e 70).
      
      63     Di conseguenza, deve concludersi che gli elementi del fascicolo non consentono di dimostrare a sufficienza che i richiedenti,
         nel caso in cui non vengano concessi i provvedimenti provvisori richiesti, subirebbero un danno grave e irreparabile.
      
      64     Pertanto, i richiedenti non sono riusciti a dimostrare che la condizione relativa all’urgenza è soddisfatta. Di conseguenza,
         la domanda di provvedimenti urgenti dev’essere respinta, senza che sia necessario pronunciarsi sulla ricevibilità di quest’ultima
         né esaminare se siano soddisfatte le altre condizioni per la concessione di misure provvisorie.
      
      Per questi motivi,
      IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE
      ordina:
      1)      La domanda di provvedimenti provvisori è respinta. 
      2)      Le spese sono riservate.
      Lussemburgo, 23 maggio 2005
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               H. Jung 
            
             
            
                     B. Vesterdorf
            
         * Lingua processuale: il greco.