CELEX: 62015TN0015
Language: it
Date: 2015-01-13 00:00:00
Title: Causa T-15/15: Ricorso proposto il 13 gennaio 2015 — Costa/Parlamento

9.3.2015   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 81/26
            
         Ricorso proposto il 13 gennaio 2015 — Costa/Parlamento
   (Causa T-15/15)
   (2015/C 081/34)
   Lingua processuale: l’italiano
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Paolo Costa (Venezia, Italia) (rappresentanti: G. Orsoni e M. Romeo, avvocati)
   
      Convenuto: Parlamento europeo
   
      Conclusioni
   
   Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
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               Dichiarare la decisione del Presidente del Parlamento europeo dell’11 novembre 2014, notificata il 28 novembre 2014, e tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali, nulli e non avvenuti ai sensi degli artt. 263 e 264 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea;
            
         
               —
            
            
               Condannare il Parlamento europeo alla rifusione integrale delle spese.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   Il presente ricorso si rivolge contro la decisione del Presidente del Parlamento europeo dell’11 novembre 2014, n. 318189, avente ad oggetto la sospensione della pensione di anzianità del ricorrente a decorrere dal giugno 2010 e il ricupero delle somme percepite da luglio 2009 a maggio 2010.
   A sostegno del suo ricorso, il ricorrente deduce due motivi.
   
               1.
            
            
               Primo motivo, vertente sulla violazione delle regole di diritto, sulla violazione della Regolamentazione concernente le spese e le indennità dei deputati del Parlamento europeo, nonché sulla violazione dell’art. 12 del Regolamento per gli assegni vitalizi dei deputati italiani.
               
                           —
                        
                        
                           Si fa valere a questo riguardo la violazione dell’art. 12, comma 2-bis, lett. v) del Regolamento per gli assegni vitalizi dei deputati italiani, richiamato dalla Regolamentazione concernente le spese e le indennità dei deputati del Parlamento europeo, ove viene erroneamente utilizzato a supporto della sospensione del versamento della pensione per la carica di Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia.
                        
                     
                           —
                        
                        
                           Si fa inoltre valere la non riconducibilità della carica di Presidente di un’Autorità Portuale italiana alla previsione di cui all’art. 12, comma 2-bis, lett. v) del Regolamento, in quanto questa, così come riconosciuto dalla Corte di giustizia con la sentenza del 10 ottobre 2014 (C-270/13), integra una carica specialistica fondata sulle sole comprovate competenze professionali nei settori dell’economia e dei trasporti del candidato, svincolata da un qualsivoglia legamene politico o da nomine governative di natura politica e che non comporta lo svolgimento di funzioni politiche.
                        
                     
         
               2.
            
            
               Secondo motivo, vertente sulla violazione dei Trattati e delle regole di diritto, sulla violazione degli artt. 4, 6 e 15 del TUE, sulla violazione dell’art. 1 del Protocollo della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) in materia di tutela della proprietà, sulla violazione del principio del legittimo affidamento, nonché sulla violazione del principio di buona fede.
               
                           —
                        
                        
                           Si fa valere a questo riguardo la violazione degli artt. 4 e 13 del TUE, ove impongono al Parlamento europeo, al pari delle altre Istituzioni, di tutelare sempre le situazioni di legittimo affidamento ingenerate, nell’ambito dell’ordinamento comunitario, da ciascuno dei soggetti che ne fanno parte.
                        
                     
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                           Si fa altresì valere la violazione dei principi di tutela del legittimo affidamento e di buona fede, principi generali e fondamentali del diritto dell’Unione, riconosciuti e affermati dalla stessa giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, la quale ne impone sempre il rispetto nel caso di ripetizione di somme versate al privato in buona fede.
                        
                     
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                           Si fa infine valere la violazione dell’art. 1 del Protocollo CEDU sulla tutela della proprietà, richiamato dall’art. 6 del TUE e avente la stessa forza vincolante dei Trattati, ove impone la tutela del legittimo affidamento ingenerato nel privato sull’esistenza di un suo diritto di credito e sulla sua legittima riscossione.