CELEX: 62009CJ0443
Language: it
Date: 2012-04-19 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 19 aprile 2012. # Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (CCIAA) di Cosenza contro Grillo Star Srl. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di Cosenza - Italia. # Direttiva 2008/7/CE - Imposte indirette sulla raccolta di capitali - Articoli 5, paragrafo 1, lettera c), e 6, paragrafo 1, lettera e) - Ambito di applicazione - Diritto annuale versato alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura locali. # Causa C-443/09.

Raccolta della giurisprudenza
                                        SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
                                                       19 aprile 2012 *
   «Direttiva 2008/7/CE — Imposte indirette sulla raccolta di capitali — Articoli 5, paragrafo 1, lettera c),
        e 6, paragrafo 1, lettera e) — Ambito di applicazione — Diritto annuale versato alle camere di
                                     commercio, industria, artigianato e agricoltura locali»
   Nella causa C-443/09,
   avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi degli
   articoli 234 CE e 267 TFUE, dal Tribunale di Cosenza, con ordinanze del 5 novembre 2009 e del
   13 settembre 2010, pervenute in cancelleria, rispettivamente, il 13 novembre 2009 e il 20 settembre
   2010, nel procedimento
   Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (CCIAA) di Cosenza
   contro
   Fallimento Grillo Star S.r.l.,
                                                LA CORTE (Terza Sezione),
   composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dal sig.                            J. Malenovský, dalla
   sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. G. Arestis e D. Šváby (relatore), giudici,
   avvocato generale: sig.ra J. Kokott
   cancelliere: sig.ra K. Sztranc-Sławiczek, amministratore
   vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 20 ottobre 2011,
   considerate le osservazioni presentate:
   — per la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (CCIAA) di Cosenza, da
       O. Morcavallo e F. Sciaudone, avvocati;
   — per il Fallimento Grillo Star S.r.l., da R. Mastroianni, avvocato;
   — per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da S. Fiorentino, avvocato dello
       Stato;
   — per il governo tedesco, da N. Graf Vitzthum, in qualità di agente;
   — per il governo austriaco, da C. Pesendorfer, in qualità di agente;
   * Lingua processuale: l’italiano.
IT
          ECLI:EU:C:2012:213                                                                                    1
 ---pagebreak---                                        SENTENZA DEL 19. 4. 2012 — CAUSA C-443/09
                                                    GRILLO STAR
  — per la Commissione europea, da A. Aresu e M. Afonso, in qualità di agenti,
  sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 12 gennaio 2012,
  ha pronunciato la seguente
                                                     Sentenza
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 5, paragrafo 1, lettera c),
  e 6, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2008/7/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008, concernente le
  imposte indirette sulla raccolta di capitali (GU L 46, pag. 11).
2 Tale domanda è stata proposta nell’ambito del procedimento di accertamento del passivo del
  Fallimento Grillo Star S.r.l. (in prosieguo: il «Fallimento Grillo Star») dal giudice delegato della
  Sezione Fallimentare del Tribunale di Cosenza, chiamato a pronunciarsi sulla domanda di ammissione
  al passivo di un credito vantato dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di
  Cosenza (in prosieguo: la «CCIAA di Cosenza») relativamente al mancato pagamento da parte della
  Grillo Star S.r.l., per l’anno 2009, del diritto annuale dovuto da ogni impresa iscritta o annotata nel
  registro delle imprese (in prosieguo: il «diritto annuale»).
  Contesto normativo
  Il diritto dell’Unione
3 L’articolo 2 della direttiva 2008/7, intitolato «Società di capitali», così recita:
  «1. Ai fini della presente direttiva si intende per società di capitali:
  a)    qualsiasi società corrispondente a uno dei tipi di cui all’allegato I;
  b)    qualsiasi società, associazione o persona giuridica le cui quote sociali rappresentative del capitale o
        del patrimonio sociale possono essere negoziate in borsa;
  c)    qualsiasi società, associazione o persona giuridica che persegue scopi di lucro, i cui membri hanno
        il diritto di cedere senza autorizzazione preventiva le loro quote sociali a terzi e sono responsabili
        per i debiti della società, associazione o persona giuridica soltanto nei limiti della loro
        partecipazione.
  2. Ai fini della presente direttiva, è assimilata alle società di capitali ogni altra società, associazione o
  persona giuridica che persegua scopi di lucro».
4 L’articolo 5, paragrafo 1, di tale direttiva è formulato come segue:
  «Gli Stati membri non assoggettano le società di capitali ad alcuna forma di imposta indiretta per le
  operazioni seguenti:
  (…)
  c)    registrazione o qualsiasi altra formalità preliminare all’esercizio di un’attività, alla quale una società
        di capitali può essere soggetta a causa della sua forma giuridica;
  (…)».
  2                                                                                             ECLI:EU:C:2012:213
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5  Ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della medesima direttiva:
   «Gli Stati membri possono applicare, in deroga alle disposizioni dell’articolo 5, le imposte e i diritti
   seguenti:
   (…)
   e)    diritti di carattere remunerativo;
   (…)».
   La normativa nazionale
6  Le disposizioni nazionali applicabili al procedimento principale, nella versione precedente alla
   riorganizzazione operata dall’articolo 1, comma 19, del decreto legislativo del 15 febbraio 2010, n. 23,
   recante riforma dell’ordinamento relativo alle camere di commercio, industria, artigianato e
   agricoltura, in attuazione dell’articolo 53 della legge 23 luglio 2009, n. 99 (GURI n. 46, del 25 febbraio
   2010, pag. 1), entrato in vigore il 12 marzo 2010, sono le seguenti.
   Il codice civile
7  L’articolo 2188, primo comma, del codice civile italiano (in prosieguo: il «codice civile») ha istituito il
   registro delle imprese nel quale, ai sensi dell’articolo 2195 di tale codice, devono iscriversi tutte le
   imprese industriali, commerciali e finanziarie gestite in forma individuale o non, e, più specificamente,
   secondo l’articolo 2200 del medesimo codice, le società e le società cooperative, anche se non
   esercitano un’attività commerciale.
   La legge n. 580/1993 e la sua disciplina attuativa
8  L’articolo 8, commi 1 e 2, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, recante riordinamento delle camere di
   commercio, industria, artigianato e agricoltura (Supplemento ordinario alla GURI n. 7, dell’11 gennaio
   1994; in prosieguo: la «legge n. 580/1993»), dispone che alla tenuta del registro delle imprese
   provvedono le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
9  L’articolo 18, commi 3-5, della legge n. 580/1993 stabilisce le modalità di calcolo del diritto annuale.
10 Il decreto del Ministro dello Sviluppo economico del 30 aprile 2009 recante determinazione delle misure
   del diritto annuale dovuto per l’anno 2009 dalle imprese alle camere di commercio (GURI n. 114, del
   19 maggio 2009, pag. 37) stabilisce, per l’anno in discussione nel procedimento principale, l’importo del
   diritto annuale. Tale diritto è determinato in misura fissa di EUR 200 per le imprese con fatturato
   inferiore a EUR 100 000 e, al di sopra di tale soglia, è calcolato in percentuale per scaglioni di fatturato.
   Procedimento principale e questioni pregiudiziali
11 Con sentenza del 29 aprile 2009 la Sezione Fallimentare del Tribunale di Cosenza ha dichiarato il
   fallimento della Grillo Star s.r.l. nonché l’apertura del procedimento di ammissione dei creditori al
   passivo, conformemente all’articolo 93 della legge fallimentare.
12 Nell’ambito di tale procedimento la CCIAA di Cosenza ha chiesto, il 4 giugno 2009, l’ammissione al
   passivo del Fallimento Grillo Star di un credito pari a EUR 200, maggiorato di EUR 113,39, a titolo
   del diritto annuale dovuto per l’anno 2009.
   ECLI:EU:C:2012:213                                                                                            3
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                                                       GRILLO STAR
13 Adito con domanda di ammissione di tale credito al passivo del Fallimento Grillo Star, il giudice
   delegato della Sezione Fallimentare del Tribunale di Cosenza solleva dubbi circa la compatibilità della
   normativa italiana relativa alla determinazione del diritto annuale con la direttiva 2008/7.
14 A tale proposito, esso si richiama alla giurisprudenza della Corte, in particolare alle sentenze del 20 aprile
   1993, Ponente Carni e Cispadana Costruzioni (C-71/91 e C-178/91, Racc. pag. I-1915), del 2 dicembre
   1997, Fantask e a. (C-188/95, Racc. pag. I-6783), nonché del 10 settembre 2002, Prisco e CASER
   (C-216/99 e C-222/99, Racc. pag. I-6761), che definiscono il carattere remunerativo dei diritti che gli Stati
   membri sono liberi di riscuotere in forza dell’eccezione di cui all’articolo 12, paragrafo 1, lettera e), della
   direttiva 69/335/CEE del Consiglio, del 17 luglio 1969, concernente le imposte indirette sulla raccolta di
   capitali (GU L 249, pag. 25), quale sostanzialmente ripresa all’articolo 6, paragrafo 1, lettera e), della
   direttiva 2008/7. Orbene, detto giudice ritiene che il diritto annuale sarebbe sprovvisto di siffatto carattere,
   poiché il suo calcolo non sarebbe ancorato al costo del servizio reso alle imprese per il mantenimento della
   loro iscrizione nel registro tenuto dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
15 Tutto ciò considerato, il giudice delegato della Sezione Fallimentare del Tribunale di Cosenza ha deciso
   di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
   «1) Se i criteri di determinazione del diritto annuale di cui all’articolo 18 lettera b) della legge
        [n. 580/1993], come determinati dai commi 3, 4, 5 e 6 del medesimo articolo, si ponga[no] in
        contrasto con la direttiva [2008/7] in quanto non può farsi rientrare nella deroga di cui
        all’articolo 6[, paragrafo 1,] lettera e) della medesima direttiva.
   2)   In particolare:
        — se presenti il carattere della “remuneratività” il diritto annuale per la cui determinazione si
             faccia riferimento al “fabbisogno necessario per l’espletamento dei servizi che il sistema delle
             camere di commercio è tenuto a fornire sull’intero territorio nazionale”;
        — se la previsione di un “fondo di perequazione” che persegue lo scopo di rendere omogeneo
             sull’intero territorio nazionale l’espletamento di tutte le “funzioni amministrative” attribuite
             dalla legge alla camere di commercio escluda il carattere remunerativo del diritto annuale;
        — se la facoltà attribuita alle singole camere di commercio di aumentare fino al 20% l’importo del
             diritto annuale al fine di cofinanziare iniziative volte all’incremento della produzione e al
             miglioramento delle condizioni economiche della circoscrizione territoriale di appartenenza
             sia compatibile con il carattere remunerativo del diritto stesso;
        — se la mancata esplicitazione delle modalità di individuazione del fabbisogno relativo alla tenuta
             e all’aggiornamento delle iscrizioni e annotazioni nel registro delle imprese da parte delle
             camere di commercio osti all’accertamento del carattere remunerativo del diritto annuale;
        — se la determinazione forfettaria del diritto annuale in assenza di alcuna previsione in ordine
             alla verifica ad “intervalli regolari” della sua adeguatezza al costo medio del servizio sia
             compatibile con la natura remunerativa del diritto».
16 Relativamente all’applicabilità dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2008/7 al diritto
   annuale, il giudice delegato della Sezione Fallimentare del Tribunale di Cosenza ha ritenuto necessario
   integrare la sua ordinanza di rinvio del 5 novembre 2009 formulando le seguenti questioni
   pregiudiziali:
   «1) Se l’obbligo di pagamento del diritto [annuale] gravante su una società di capitali la quale non
   eserciti — e non abbia mai esercitato alcuna attività economica — e risulti, anzi, “inattiva” si ponga in
   contrasto con la direttiva [2008/7].
   4                                                                                           ECLI:EU:C:2012:213
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                                                    GRILLO STAR
   2) Se la natura costitutiva della iscrizione nel registro delle imprese costituente, per l’ordinamento
   nazionale italiano, fatto imprescindibilmente connesso all’acquisto della personalità giuridica delle
   società di capitali e quindi il pagamento del connesso “diritto annuale” si ponga in contrasto con la
   suddetta direttiva».
17 A seguito di tale domanda integrativa, il presidente della Corte, con ordinanza del 20 ottobre 2010, ha
   disposto la riapertura della fase scritta del procedimento.
   Sulla competenza della Corte
18 La CCIAA di Cosenza afferma, in sostanza, che la Corte è incompetente a rispondere alle questioni
   pregiudiziali, in quanto il giudice delegato della Sezione Fallimentare del Tribunale di Cosenza non
   potrebbe essere considerato un «organo giurisdizionale» ai sensi dell’articolo 267 TFUE. A tale
   riguardo adduce che il procedimento dinanzi al giudice in parola non dà luogo a una decisione di
   natura giurisdizionale. Rileva in proposito che detto giudice esercita essenzialmente funzioni di
   sorveglianza e controllo della regolare formazione dello stato passivo accogliendo, in tutto o in parte,
   o respingendo o dichiarando inammissibile una domanda di ammissione al passivo di un credito. Essa
   fa inoltre valere che nel procedimento dinanzi al giudice di cui trattasi il principio del contraddittorio
   incontra numerose limitazioni.
19 Il Fallimento Grillo Star, per contro, sostiene che il procedimento dinanzi al giudice delegato presenta
   carattere giurisdizionale, in quanto la legislazione italiana attribuisce a siffatto giudice il compito di
   prendere decisioni motivate su ognuna delle domande di ammissione al passivo del fallimento, e che
   tali decisioni, in assenza di impugnazione, hanno valore di cosa giudicata e vincolano le parti. Esso
   pone anche in evidenza la circostanza che la decisione del giudice delegato è adottata successivamente
   ad un’udienza cui le parti sono convocate e hanno il diritto di partecipare.
20 Al riguardo occorre rilevare che, secondo costante giurisprudenza della Corte, per valutare se l’organo
   del rinvio possegga le caratteristiche di un «organo giurisdizionale» ai sensi dell’articolo 267 TFUE,
   questione unicamente di diritto dell’Unione, la Corte tiene conto di un insieme di elementi, quali il
   fondamento legale dell’organo, il suo carattere permanente, l’obbligatorietà della sua giurisdizione, la
   natura contraddittoria del procedimento, il fatto che l’organo applichi norme giuridiche e che sia
   indipendente (v. sentenza del 14 giugno 2011, Miles e a., C-196/09, Racc. pag. I-5105, punto 37 e
   giurisprudenza ivi citata).
21 Inoltre, i giudici nazionali possono adire la Corte unicamente se dinanzi a loro è pendente una lite e se
   essi sono stati chiamati a statuire nell’ambito di un procedimento destinato a risolversi in una
   pronuncia di carattere giurisdizionale (ordinanza del 24 marzo 2011, Bengtsson, C-344/09, punto 18 e
   giurisprudenza ivi citata).
22 Laddove, pertanto, svolga funzioni di autorità amministrativa senza dovere, al tempo stesso, decidere
   una controversia, ai sensi della giurisprudenza della Corte, l’organo remittente non può essere
   considerato come un organo che eserciti una funzione giurisdizionale (ordinanza Bengtsson, cit.,
   punto 19 e giurisprudenza ivi citata).
23 Nel caso di specie, dalle indicazioni fornite dalla CCIAA di Cosenza e confermate dal Fallimento Grillo
   Star risulta che al giudice delegato della Sezione Fallimentare spetta, sulla base di un progetto di stato
   passivo predisposto dal curatore della società in fallimento, stabilire, su domanda dei creditori, i crediti
   ammessi al passivo. Dalla legge fallimentare emerge altresì che sia il curatore sia gli altri interessati
   hanno la facoltà di contestare, dinanzi al giudice delegato, la domanda di ammissione di un credito
   presentata a quest’ultimo da un creditore. Occorre infine rilevare che, in assenza di opposizione, la
   decisione di detto giudice delegato che respinge l’ammissione di un credito al passivo produce effetti
   giuridici vincolanti.
   ECLI:EU:C:2012:213                                                                                        5
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                                                      GRILLO STAR
24 Peraltro, come osservato dall’avvocato generale al paragrafo 19 delle sue conclusioni, il curatore
   fallimentare e i creditori hanno modo di prendere posizione per iscritto e in udienza di fronte al
   giudice delegato della Sezione Fallimentare.
25 Alla luce dei succitati elementi non si può validamente sostenere che il giudice delegato della Sezione
   Fallimentare del Tribunale di Cosenza non sia chiamato, ai sensi del diritto dell’Unione, a fornire una
   pronuncia di carattere giurisdizionale per dirimere una controversia nell’ambito di un procedimento in
   contraddittorio.
26 La Corte è pertanto competente a rispondere alle questioni sollevate dal giudice del rinvio.
   Sulle questioni pregiudiziali
27 Con le sue questioni, che occorre prendere in esame congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in
   sostanza, se la direttiva 2008/7 e, in particolare, gli articoli 5, paragrafo 1, lettera c), e 6, paragrafo 1,
   lettera e), debbano essere interpretati nel senso che ostano alla riscossione di un diritto annuale come
   quello in discussione nel procedimento principale, dovuto alle camere di commercio, industria,
   artigianato e agricoltura da ogni impresa iscritta o annotata nel registro da esse tenuto.
28 In via preliminare occorre rammentare che la Corte ha già avuto occasione di precisare che
   l’articolo 12 della direttiva 69/335, il cui tenore era sostanzialmente identico a quello dell’articolo 6
   della direttiva 2008/7, costituisce una deroga al divieto di imposte indirette aventi le stesse
   caratteristiche dell’imposta sui conferimenti sancito all’articolo 10 della direttiva 69/335, articolo a sua
   volta sostanzialmente ripreso dall’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2008/7 (v., in tal senso, in
   particolare, sentenza Fantask e a., cit., punto 20).
29 In primis si deve pertanto verificare se un diritto annuale come quello in discussione nel procedimento
   principale rientri fra le imposte indirette vietate dall’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2008/7.
30 Detto articolo vieta segnatamente, al paragrafo 1, lettera c), le imposte indirette che, sotto qualsiasi
   forma, sono dovute per la registrazione o per ogni altra formalità preliminare all’esercizio di un’attività
   alla quale una società di capitali può essere sottoposta in ragione della sua forma giuridica.
31 Un simile divieto è giustificato dal fatto che, anche se le imposte di cui trattasi non colpiscono i
   conferimenti di capitali in quanto tali, esse sono tuttavia riscosse per le formalità connesse alla forma
   giuridica della società, vale a dire a motivo dello strumento impiegato per raccogliere capitali, sicché il
   loro mantenimento rischierebbe di mettere in discussione anche gli scopi perseguiti dalla direttiva
   2008/7 (v., in tal senso, sentenza del 28 giugno 2007, Albert Reiss Beteiligungsgesellschaft, C-466/03,
   Racc. pag. I-5357, punto 50 e giurisprudenza ivi citata).
32 L’articolo 5, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2008/7, in linea di principio, deve essere interpretato
   estensivamente, nel senso che esso comprende non solo le procedure preliminari all’esercizio
   dell’attività di una società di capitali, ma anche le formalità che condizionano l’esercizio e la
   prosecuzione dell’attività della società stessa (v., in tal senso, sentenza Albert Reiss
   Beteiligungsgesellschaft, cit., punto 51 e giurisprudenza ivi citata).
33 Ciò nondimeno, dalla giurisprudenza della Corte risulta che detto articolo non vieta un’imposta dovuta
   annualmente a causa dell’iscrizione di un’impresa presso una camera di commercio e industria, in
   quanto il fatto generatore di tale tributo consiste non nella registrazione della società o della persona
   giuridica titolare di un’impresa, bensì nella registrazione dell’impresa stessa; che tale tributo prescinde
   dalla forma giuridica dell’ente titolare dell’impresa e che quindi non è collegato a formalità alle quali
   possono essere assoggettate le società di capitali in ragione della loro forma giuridica (v., in tal senso,
   sentenza dell’11 giugno 1996, Denkavit Internationaal e a., C-2/94, Racc. pag. I-2827, punti 24-26).
   6                                                                                           ECLI:EU:C:2012:213
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                                                      GRILLO STAR
34 È indiscusso che il fatto generatore di un diritto annuale come quello in discussione nel procedimento
   principale consiste, in forza della normativa nazionale applicabile, non nella registrazione della società
   o della persona giuridica titolare dell’impresa, bensì nella registrazione dell’impresa stessa. Si tratta di
   un tributo che colpisce, in base al loro fatturato, il complesso degli enti che perseguono fini di lucro.
35 Un siffatto tributo, come confermato dal Fallimento Grillo Star in udienza, prescinde dalla forma
   giuridica dell’ente titolare dell’impresa e grava sia sulle imprese aventi la forma di società di capitali ai
   sensi dell’articolo 2 della direttiva 2008/7 sia su quelle con un’altra forma giuridica, segnatamente su
   quelle detenute o gestite individualmente da persone fisiche (v., per analogia, sentenza Denkavit
   Internationaal e a., cit., punto 25).
36 Si aggiunga, come correttamente rilevato dal governo italiano e dalla Commissione europea, che la
   commisurazione del diritto annuale al fatturato dell’impresa interessata esclude che il pagamento del
   tributo costituisca una formalità maggiormente onerosa per un’impresa avente forma giuridica di
   società di capitali rispetto ad un’impresa che abbia adottato una forma giuridica differente.
37 Risulta pertanto che un diritto annuale come quello in discussione nel procedimento principale non è
   collegato a formalità alle quali possono essere assoggettate le società di capitali in ragione della loro
   forma giuridica.
38 La circostanza, posta in evidenza dal giudice del rinvio, che l’iscrizione delle società di capitali nel
   registro delle imprese abbia, per le società di capitali ai sensi del diritto nazionale in parola e a
   differenza delle altre imprese, effetto costitutivo non può rimettere in discussione quanto constatato al
   punto precedente. Infatti, anche se l’iscrizione in detto registro, e di conseguenza il pagamento del
   diritto annuale ad essa relativo, costituisce una condizione per l’esistenza giuridica delle società di
   capitali, tale elemento non è idoneo di per sé a modificare il fatto generatore di detto diritto annuale,
   quale identificato al punto 34 della presente sentenza, trasformandolo in un diritto dovuto a causa
   della registrazione della società di capitali titolare dell’impresa (v., per analogia, sentenza Denkavit
   Internationaal e a., cit., punto 28). È inoltre pacifico che il mancato pagamento del diritto in questione
   da parte di una società di capitali non comporta la radiazione di quest’ultima dal registro delle imprese.
39 Priva di rilevanza è anche la circostanza, fatta valere dalla CCIAA di Cosenza, che una società di
   capitali, quale la Grillo Star S.r.l., sarebbe tenuta ad eseguire il pagamento di un diritto annuale, come
   quello controverso nel procedimento principale, anche relativamente al periodo di tempo in cui essa
   non eserciti alcuna attività economica. Infatti, conformemente al diritto nazionale in discussione nel
   procedimento principale, un simile obbligo per le società di capitali di versare il diritto annuale si
   giustifica con la presunzione secondo cui ogni società di capitali detiene un’impresa. A tale proposito
   la Corte ha riconosciuto, da un lato, che la definizione della nozione d’impresa spetta, in un ambito
   come quello disciplinato dalla direttiva 2008/7, alla competenza del legislatore nazionale (v., in tal
   senso, sentenza Denkavit Internationaal e a., cit., punto 31) e, dall’altro, che detta presunzione non
   incide sulla constatazione che il fatto generatore di un tributo, quale il diritto annuale, risiede, come
   ricordato al punto 34 della presente sentenza, nella registrazione dell’impresa medesima, a prescindere
   dalla sua forma giuridica (v., in tal senso, sentenza Denkavit Internationaal e a., cit., punto 29).
40 Dal fascicolo di causa risulta peraltro che una società come la Grillo Star S.r.l., la quale ha, per lo
   meno, effettuato operazioni necessarie all’avvio di un’attività alberghiera, segnatamente acquistando dei
   terreni, non può, in ogni caso, essere assimilata ad una «società vuota» ai sensi del punto 29 della citata
   sentenza Denkavit Internationaal e a., ossia ad una società priva di attivi e che quindi non svolge più
   alcuna attività.
41 In tale contesto si deve constatare che un diritto annuale come quello controverso nel procedimento
   principale non costituisce un’imposta vietata ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera c), della
   direttiva 2008/7.
   ECLI:EU:C:2012:213                                                                                          7
 ---pagebreak---                                          SENTENZA DEL 19. 4. 2012 — CAUSA C-443/09
                                                      GRILLO STAR
42 Di conseguenza non è necessario verificare se un siffatto diritto rientri nella deroga al summenzionato
   articolo, prevista all’articolo 6, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2008/7.
43 Occorre pertanto rispondere alle questioni sottoposte dichiarando che l’articolo 5, paragrafo 1, lettera
   c), della direttiva 2008/7 deve essere interpretato nel senso che esso non osta a un diritto, come
   quello controverso nel procedimento principale, dovuto annualmente da ogni impresa per l’iscrizione
   nel registro delle imprese, anche se siffatta iscrizione ha un effetto costitutivo per le società di capitali
   e tale diritto è dovuto dalle società in parola anche relativamente al periodo di tempo in cui svolgono
   unicamente attività preparatorie alla gestione di un’impresa.
   Sulle spese
44 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente
   sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri
   soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
   Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
   L’articolo 5, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2008/7/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008,
   concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali, deve essere interpretato nel senso che
   esso non osta a un diritto, come quello controverso nel procedimento principale, dovuto
   annualmente da ogni impresa per l’iscrizione nel registro delle imprese, anche se siffatta
   iscrizione ha un effetto costitutivo per le società di capitali e tale diritto è dovuto dalle società
   in parola anche relativamente al periodo di tempo in cui svolgono unicamente attività
   preparatorie alla gestione di un’impresa.
   Firme
   8                                                                                         ECLI:EU:C:2012:213