CELEX: 62009CJ0165
Language: it
Date: 2011-05-26
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 26 maggio 2011.#Stichting Natuur en Milieu e altri contro College van Gedeputeerde Staten van Groningen (C-165/09) e College van Gedeputeerde Staten van Zuid-Holland (C-166/09 e C-167/09).#Domande di pronuncia pregiudiziale: Raad van State - Paesi Bassi.#Ambiente - Direttiva 2008/1/CE - Autorizzazione per la costruzione e la gestione di una centrale elettrica - Direttiva 2001/81/CE - Limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici - Potere degli Stati membri durante il periodo transitorio - Effetto diretto.#Cause riunite C-165/09 a C-167/09.

Cause riunite da C‑165/09 a C‑167/09
      Stichting Natuur en Milieu e altri 
      contro
      College van Gedeputeerde Staten van Groningen
      e
      College van Gedeputeerde Staten van Zuid-Holland 
      (domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Raad van State)
      «Ambiente — Direttiva 2008/1/CE — Autorizzazione per la costruzione e la gestione di una centrale elettrica — Direttiva 2001/81/CE — Limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici — Potere degli Stati membri durante il periodo transitorio — Effetto diretto»
      Massime della sentenza
      1.        Questioni pregiudiziali — Competenza della Corte — Limiti — Competenza del giudice nazionale
      (Art. 267 TFUE)
      2.        Ambiente — Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento — Direttiva 2008/1 — Condizioni per l'autorizzazione a costruire
            e gestire un impianto industriale — Obbligo per gli Stati membri di inserire, tra le condizioni di rilascio di tale autorizzazione,
            il rispetto dei limiti di emissione nazionali di SO2 e di NOx stabiliti dalla direttiva 2001/81 — Insussistenza
      (Direttiva del Consiglio 96/61, come codificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2008/1, art. 9, nn. 1,
            3 e 4)
      3.        Ambiente — Inquinamento atmosferico — Direttiva 2001/81 — Limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici —
            Obblighi di astensione degli Stati membri durante il periodo transitorio
      (Art. 4, n. 3, TUE; art. 288, n. 3, TFUE; direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/81, art. 4)
      4.        Ambiente — Inquinamento atmosferico — Direttiva 2001/81 — Limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici — Obblighi di astensione degli Stati membri durante il periodo transitorio
      (Art. 4, n. 3, TUE; art. 288, n. 3, TFUE; direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/81, art. 4)
      5.        Ambiente — Inquinamento atmosferico — Direttiva 2001/81 — Limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici —
            Obblighi di agire degli Stati membri durante il periodo transitorio
      (Art. 288, n. 3, TFUE; direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/81, artt. 4, 6, 7, nn. 1 e 2, e 8, nn. 1 e 2)
      6.        Ambiente — Inquinamento atmosferico — Direttiva 2001/81 — Limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici —
            Obblighi degli Stati membri durante il periodo transitorio
      (Art. 288, n. 3, TFUE; direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/81, art. 4)
      7.        Ambiente — Inquinamento atmosferico — Direttiva 2001/81 — Effetto diretto durante il periodo transitorio
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/81, artt. 4 e 6)
      1.        Nell’ambito di un procedimento ex art. 267 TFUE, basato sulla netta separazione di funzioni tra i giudici nazionali e la Corte
         di giustizia, il giudice nazionale è l’unico competente a conoscere e valutare i fatti della controversia di cui alla causa
         principale nonché ad interpretare ed a applicare il diritto nazionale. Parimenti spetta esclusivamente al giudice nazionale,
         cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare,
         alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità, sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla
         Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate riguardano l’interpretazione del diritto dell’Unione, la Corte, in via di
         principio, è tenuta a pronunciarsi. 
      
      (v. punto 47)
      2.        L’art. 9, nn. 1, 3 e 4, della direttiva 96/61, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, nella sua versione
         originaria, nonché in quella codificata dalla direttiva 2008/1, dev’essere interpretato nel senso che gli Stati membri, nel
         rilasciare autorizzazioni ambientali per la costruzione e la gestione di un impianto industriale, non sono obbligati ad inserire
         tra le condizioni di rilascio di tale autorizzazione il rispetto dei limiti di emissione nazionali di SO2 e di NOx stabiliti
         dalla direttiva 2001/81, relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, pur dovendo rispettare
         l’obbligo derivante da detta direttiva di adottare o di prevedere, nell’ambito di programmi nazionali, politiche e misure
         adeguate e coerenti atte a ridurre complessivamente le emissioni, in particolare di tali inquinanti, a quantitativi che non
         superino i limiti indicati nell’allegato I di tale direttiva entro il 2010.
      
      (v. punto 76, dispositivo 1)
      3.        Nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, previsto all’art. 4 della direttiva 2001/81, relativa ai
         limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, gli artt. 4, n. 3, TUE e 288, n. 3, TFUE nonché la direttiva
         2001/81 impongono agli Stati membri di astenersi dall’adottare misure che possano compromettere seriamente la realizzazione
         del risultato prescritto da tale direttiva. 
      
      (v. punti 78-79, 91, dispositivo 2)
      4.        Nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, previsto all’art. 4 della direttiva 2001/81, relativa ai
         limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, l’adozione da parte degli Stati membri di una misura specifica
         relativa ad una sola fonte di SO2 e di NOx non appare, di per sé sola, atta a compromettere seriamente il conseguimento del
         risultato prescritto dalla direttiva 2001/81. Spetta al giudice nazionale verificare se ciò avvenga per ciascuna delle decisioni
         di rilascio di un’autorizzazione ambientale per la costruzione e la gestione di un impianto industriale.
      
      (v. punti 80-83, 91, dispositivo 2)
      5.        Nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, previsto all’art. 4 della direttiva 2001/81, relativa ai
         limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, l’art. 288, n. 3, TFUE e gli artt. 6, 7, nn. 1 e 2, nonché
         8, nn. 1 e 2, della direttiva 2001/81 impongono agli Stati membri, da un lato, di elaborare, aggiornare e modificare, se necessario,
         programmi per la progressiva riduzione delle emissioni nazionali di SO2 e di NOx, che essi devono mettere a disposizione della
         popolazione e delle organizzazioni interessate mediante informazioni chiare, comprensibili e facilmente accessibili, e comunicare
         alla Commissione europea nei termini prescritti e, dall’altro, di elaborare ed aggiornare annualmente gli inventari nazionali
         di dette emissioni, nonché le proiezioni nazionali per il 2010, che essi devono comunicare, nei termini prescritti, alla Commissione
         europea e all’Agenzia europea dell’ambiente. 
      
      (v. punti 87, 91, dispositivo 2)
      6.        Nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, previsto all’art. 4 della direttiva 2001/81, relativa ai
         limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, l’art. 288, n. 3, TFUE e la stessa direttiva 2001/81 non impongono
         agli Stati membri né di rifiutare o limitare il rilascio di autorizzazioni ambientali per la costruzione e la gestione di
         un impianto industriale, né di adottare misure di compensazione specifiche per ciascuna autorizzazione del genere che venga
         rilasciata, e ciò nemmeno in caso di superamento potenziale o effettivo dei limiti di emissione nazionali di SO2 e di NOx.
         
      
      (v. punti 90-91, dispositivo 2)
      7.        L’art. 4 della direttiva 2001/81, relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, non è incondizionato
         e sufficientemente preciso da poter essere invocato dai singoli dinanzi ai giudici nazionali prima del 31 dicembre 2010. 
      
      Per contro, l’art. 6 della direttiva 2001/81 attribuisce ai singoli direttamente interessati diritti che possono essere invocati
         dinanzi ai giudici nazionali per pretendere che, nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, gli Stati
         membri adottino o prevedano, nell’ambito di programmi nazionali, politiche e misure, adeguate e coerenti, atte a ridurre,
         complessivamente, le emissioni degli inquinanti indicati in modo da conformarsi ai limiti nazionali previsti nell’allegato
         I di detta direttiva entro il 2010, e mettano i programmi elaborati a tal fine a disposizione della popolazione e delle organizzazioni
         interessate mediante informazioni chiare, comprensibili e facilmente accessibili. 
      
      (v. punti 98-104, dispositivo 3)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      26 maggio 2011 (*)
      
      «Ambiente – Direttiva 2008/1/CE – Autorizzazione per la costruzione e la gestione di una centrale elettrica – Direttiva 2001/81/CE – Limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici – Potere degli Stati membri durante il periodo transitorio – Effetto diretto»
      Nei procedimenti riuniti da C‑165/09 a C‑167/09,
      aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Raad van State
         (Paesi Bassi), con decisioni 29 aprile 2009, pervenute in cancelleria il 30 aprile 2009, nelle cause
      
      Stichting Natuur en Milieu (causa C‑165/09),
      
      Stichting Greenpeace Nederland,
      
      Coniugi B. Meijer,
      
      E. Zwaag,
      
      F. Pals
      contro
      College van Gedeputeerde Staten van Groningen,
      
      e
      Stichting Natuur en Milieu (causa C‑166/09),
      
      Stichting Zuid-Hollandse Milieufederatie,
      
      Stichting Greenpeace Nederland,
      
      Vereniging van Verontruste Burgers van Voorne
      contro
      College van Gedeputeerde Staten van Zuid-Holland,
      
      e
      Stichting Natuur en Milieu (causa C‑167/09),
      
      Stichting Zuid-Hollandse Milieufederatie,
      
      Stichting Greenpeace Nederland,
      Vereniging van Verontruste Burgers van Voorne
      contro
      College van Gedeputeerde Staten van Zuid-Holland,
      
      con l’intervento di 
      RWE Eemshaven Holding BV, già RWE Power AG (causa C‑165/09),
      
      Electrabel Nederland NV (causa C‑166/09),
      
      College van Burgemeester en Wethouders Rotterdam (cause C‑166/09 e C‑167/09),
      
      E.On Benelux NV (causa C‑167/09),
      
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. A. Tizzano (relatore), presidente di sezione, dai sigg. J.‑J. Kasel, E. Levits, M. Safjan, e dalla sig.ra M.
         Berger, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 14 ottobre 2010,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Stichting Natuur en Milieu, dal sig. J.G. Vollenbroek, in qualità di agente;
      –        per la Stichting Greenpeace Nederland, dal sig. J.G. Vollenbroek, in qualità di agente e dall’avv. B.N. Kloostra, advocaat;
      –        per la Stichting Zuid-Hollandse Milieufederatie, dal sig. J.G. Vollenbroek, in qualità di agente;
      –        per il College van Gedeputeerde Staten van Groningen, dai sigg. A. Ayal e W.J.W. Snippe, in qualità di agenti;
      –        per il College van Gedeputeerde Staten van Zuid-Holland, dalla sig.ra B.J.M. Verras, in qualità di agente;
      –        per la RWE Eemshaven Holding BV, già RWE Power AG, dagli avv.ti D.N. Broerse e J.J. Peelen, advocaten, nonché dall’avv. M.
         Werner, Rechtsanwalt;
      
      –        per la E.On Benelux NV, dagli avv.ti J.M. Osse, J.C.A. Houdijk, e A.A. Freriks, advocaten, nonché dall’avv. E. Broeren, Rechtsanwalt;
      –        per la Electrabel Nederland NV, dagli avv.ti P. Wytinck, M. van der Woude e M.M. Kaajan, advocaten;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalle sig.re C. M. Wissels, B. Koopman e M.A.M. de Ree, nonché dal sig. Y. de Vries, in qualità
         di agenti;
      
      –        per il governo danese, dalla sig.ra V. Pasternak Jørgensen, nonché dai sigg. R. Holdgaard e C. Vang, in qualità di agenti;
      –        per il governo francese, dal sig. S. Menez, in qualità di agente;
      –        per il governo italiano, dalla sig.ra G. Palmieri, in qualità di agente, assistita dal sig. S. Fiorentino, avvocato dello
         Stato;
      
      –        per il governo austriaco, dal sig. E. Riedl, in qualità di agente;
      –        per la Commissione europea, dalla sig.ra A. Alcover San Pedro e dal sig. F. Ronkes Agerbeek, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 16 dicembre 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Le domande di pronuncia pregiudiziale riguardano l’interpretazione dell’art. 9 della direttiva del Consiglio 24 settembre
         1996, 96/61/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (GU L 257, pag. 26), nella sua versione originaria,
         nonché in quella codificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE, sulla prevenzione
         e la riduzione integrate dell’inquinamento (GU L 24, pag. 8; in prosieguo: la «direttiva IPPC»), e delle disposizioni pertinenti,
         con riferimento ai fatti delle cause principali, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 23 ottobre 2001, 2001/81/CE,
         relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici (GU L 309, pag. 22; in prosieguo: la «direttiva LNE»).
      
      2        Tali domande sono state presentate nell’ambito di controversie tra, nella causa C‑165/09, le fondazioni Stichting Natuur en
         Milieu (in prosieguo: «Natuur en Milieu») e Stichting Greenpeace Nederland (in prosieguo: «Greenpeace»), nonché quattro persone
         fisiche, e il College van Gedeputeerde Staten van Groningen (governo della provincia di Groninga), in merito a una decisione
         con la quale quest’ultimo ha rilasciato alla società RWE Eemshaven Holding BV, ex RWE Power AG (in prosieguo: la «RWE»), un’autorizzazione
         per la costruzione e la gestione di una centrale elettrica sul territorio della provincia di Groninga e, nelle cause C‑166/09
         e C‑167/09, le fondazioni Natuur en Milieu, Stichting Zuid-Hollandse Milieufederatie (in prosieguo: la «Milieufederatie»),
         Greenpeace, nonché l’associazione Vereniging van Verontruste Burgers van Voorne (associazione dei cittadini di Voorne preoccupati
         per le emissioni nocive; in prosieguo: la «VVBV»), e il College van Gedeputeerde Staten van Zuid-Holland (governo della provincia
         dell’Olanda meridionale) in merito a decisioni con cui tale autorità ha rilasciato rispettivamente alle società Electrabel
         Nederland NV (in prosieguo: l’«Electrabel») e E.On Benelux NV (in prosieguo: la «E.On») autorizzazioni alla costruzione e
         alla gestione di due centrali elettriche sul territorio della provincia dell’Olanda meridionale.
      
       Contesto normativo
       La normativa dell’Unione
       La direttiva IPPC
      3        Poiché la direttiva IPPC ha codificato e sostituito la direttiva 96/61, le disposizioni di quest’ultima saranno riprodotte
         qui di seguito nella loro versione consolidata, che non comporta modifiche del contenuto.
      
      4        I ‘considerando’ terzo e nono della direttiva IPPC precisano quanto segue:
      
      «(3) Il quinto programma d’azione per l’ambiente (...) assegnava priorità alla riduzione integrata dell’inquinamento quale
         elemento importante per raggiungere un equilibrio più sostenibile tra attività umane e sviluppo socioeconomico, da un lato,
         e risorse e capacità rigenerativa della natura, dall’altro. 
      
      (9) Un approccio integrato della riduzione dell’inquinamento serve a prevenire, ovunque sia possibile, le emissioni nell’aria,
         nell’acqua o nel suolo, tenendo conto della gestione dei rifiuti e, quanto meno, a ridurle al minimo per raggiungere un elevato
         livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso».
      
      5        L’art. 2, punto 7, della direttiva IPPC definisce la norma di qualità ambientale come «la serie di requisiti che devono sussistere
         in un dato momento in un determinato ambiente o in una specifica parte di esso, conformemente alla legislazione comunitaria».
         
      
      6        Ai sensi dell’art. 2, punto 12, di tale direttiva si intende per «“migliori tecniche disponibili”: la più efficiente e avanzata
         fase di sviluppo di attività e i relativi metodi di esercizio indicanti l’idoneità pratica di determinate tecniche a costituire,
         in linea di massima, la base dei valori limite di emissione intesi a evitare oppure, ove ciò si riveli impossibile, a ridurre
         in modo generale le emissioni e l’impatto sull’ambiente nel suo complesso».
      
      7        L’art. 4 della direttiva IPPC dispone quanto segue:
      
      «Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che nessun nuovo impianto funzioni senza autorizzazione, a norma
         della presente direttiva (...)».
      
      8        L’art. 9 della direttiva IPPC prevede quanto segue:
      
      «1. Gli Stati membri si accertano che l’autorizzazione includa tutte le misure necessarie per soddisfare le relative condizioni
         di cui agli articoli 3 e 10, al fine di conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso, attraverso
         una protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo.
      
      (…)
      3. L’autorizzazione deve stabilire valori limite per le sostanze inquinanti, in particolare per quelle elencate nell’allegato
         III, che l’impianto rischia di emettere in quantità significativa, tenendo conto della loro natura e della possibilità che
         l’inquinamento venga trasferito da un elemento ambientale all’altro (acqua, aria, suolo). Se necessario, l’autorizzazione
         contiene disposizioni per garantire la protezione del suolo e delle acque sotterranee, nonché per gestire i rifiuti prodotti
         dall’impianto. Se del caso, i valori limite di emissione possono essere integrati o sostituiti con altri parametri o con misure
         tecniche equivalenti.
      
      (…)
      4. Fatto salvo l’articolo 10, i valori limite di emissione, i parametri e le misure tecniche equivalenti di cui al paragrafo
         3 si basano sulle migliori tecniche disponibili, senza l’obbligo di utilizzare una tecnica o una tecnologia specifica, tenendo
         conto delle caratteristiche tecniche dell’impianto in questione, della sua ubicazione geografica e delle condizioni locali
         dell’ambiente. In tutti i casi, le condizioni di autorizzazione prevedono disposizioni per ridurre al minimo l’inquinamento
         su grande distanza o transfrontaliero e garantiscono un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso.
      
      (…)
      7. L’autorizzazione può stabilire altre condizioni specifiche ai fini della presente direttiva, giudicate opportune dallo
         Stato membro o dall’autorità competente.
      
      8. Fatto salvo l’obbligo di rispettare le disposizioni della presente direttiva nella procedura di autorizzazione, gli Stati
         membri possono stabilire determinati requisiti per talune categorie di impianti sotto forma di disposizioni generali vincolanti
         anziché sotto forma di condizioni per ogni singola autorizzazione, purché siano garantiti un approccio integrato e un corrispondente
         livello elevato di protezione complessiva dell’ambiente».
      
      9        L’art. 10 della medesima direttiva è così formulato:
      
      «Qualora una norma di qualità ambientale richieda condizioni più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili,
         l’autorizzazione prescrive misure supplementari particolari, fatte salve le altre misure che possono essere adottate per rispettare
         le norme di qualità ambientale».
      
      10      L’art. 19, n. 2, della direttiva IPPC prevede quanto segue:
      
      «In mancanza di valori limite di emissione comunitari, definiti in applicazione della presente direttiva, agli impianti di
         cui all’allegato I si applicano i pertinenti valori limite di emissione minimi fissati nelle direttive elencate nell’allegato
         II e in altre regolamentazioni comunitarie».
      
      11      L’allegato II di detta direttiva IPPC elenca le seguenti direttive:
      
      «1.      Direttiva 87/217/CEE del Consiglio, del 19 marzo 1987, concernente la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento dell’ambiente
         causato dell’amianto
      
      2.      Direttiva 82/176/CEE del Consiglio, del 22 marzo 1982, concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi
         di mercurio del settore dell’elettrolisi dei cloruri alcalini
      
      3.      Direttiva 83/513/CEE del Consiglio, del 26 settembre 1983, concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli
         scarichi di cadmio
      
      4.      Direttiva 84/156/CEE del Consiglio, dell’8 marzo 1984, concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi
         di mercurio provenienti da settori diversi da quello dell’elettrolisi dei cloruri alcalini
      
      5.      Direttiva 84/491/CEE del Consiglio, del 9 ottobre 1984, concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi
         di esaclorocicloesano
      
      6.      Direttiva 86/280/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1986, concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi
         di talune sostanze pericolose che figurano nell’elenco I dell’allegato della direttiva 76/464/CEE
      
      7.      Direttiva 2000/76/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 dicembre 2000, sull’incenerimento dei rifiuti
      8.      Direttiva 92/112/CEE del Consiglio, del 15 dicembre 1992, che fissa le modalità di armonizzazione dei programmi per la riduzione,
         al fine dell’eliminazione, dell’inquinamento provocato dai rifiuti dell’industria del biossido di carbonio
      
      9.      Direttiva 2001/80/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2001, concernente la limitazione delle emissioni
         nell’atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi impianti di combustione
      
      10.      Direttiva 2006/11/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 febbraio 2006, concernente l’inquinamento provocato da
         certe sostanze pericolose scaricate nell’ambiente idrico della Comunità
      
      11.      Direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti
      12.      Direttiva 75/439/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, concernente l’eliminazione degli oli usati
      13.      Direttiva 91/689/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa ai rifiuti pericolosi
      14.      Direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti».
      La direttiva LNE
      12      I ‘considerando’ undicesimo e dodicesimo della direttiva LNE dispongono quanto segue:
      
      «(11)          Un sistema di limiti nazionali per ciascuno Stato membro per le emissioni di anidride solforosa, ossidi di azoto, composti
         organici volatili ed ammoniaca costituisce un metodo economicamente conveniente di conseguire obiettivi ambientali provvisori.
         Un simile sistema lascerà alla Comunità e agli Stati membri la flessibilità necessaria per decidere le modalità di adeguamento
         ai limiti di emissione.
      
      (12)      È opportuno assegnare agli Stati membri il compito di attuare le misure necessarie per conformarsi ai limiti nazionali di
         emissione. Sarà necessario valutare i progressi da questi compiuti nel conformarsi ai limiti nazionali. I programmi nazionali
         di riduzione delle emissioni dovrebbero pertanto essere elaborati e comunicati alla Commissione e dovrebbero contenere informazioni
         sulle misure adottate o previste per conformarsi ai limiti di emissione».
      
      13      Il diciannovesimo ‘considerando’ della direttiva LNE enuncia quanto segue:
      
      «Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi fatta salva la normativa comunitaria che disciplina le emissioni
         di tali inquinanti provenienti da fonti specifiche e fatte salve le disposizioni della direttiva [96/61], in relazione ai
         valori limite di emissione e all’impiego delle migliori tecniche disponibili».
      
      14      L’art. 1 della direttiva LNE stabilisce che lo scopo di quest’ultima è limitare le emissioni delle sostanze inquinanti ad
         effetto acidificante ed eutrofizzante e dei precursori dell’ozono, onde assicurare una maggiore protezione dell’ambiente e
         della salute umana dagli effetti nocivi provocati dall’acidificazione, dall’eutrofizzazione del suolo e dall’ozono a livello
         del suolo. 
      
      15      L’art. 4 della direttiva LNE, intitolato «Limiti nazionali di emissione», prevede quanto segue:
      
      «1. Entro il 2010 gli Stati membri riducono le emissioni nazionali annue di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili (COV) e ammoniaca (NH3) al di sotto dei limiti massimi di emissione indicati all’allegato I, tenendo conto delle eventuali modifiche apportate dalle
         misure comunitarie adottate in seguito alle relazioni di cui all’articolo 9. 
      
      2. Negli anni successivi al 2010 gli Stati membri assicurano che non siano superati i limiti di emissione indicati all’allegato
         I». 
      
      16      Ai sensi dell’art. 6 di detta direttiva: 
      
      «1. Entro il 1° ottobre 2002 gli Stati membri elaborano programmi per la progressiva riduzione delle emissioni nazionali degli
         inquinanti di cui all’articolo 4, al fine di conformarsi almeno ai limiti nazionali di emissione indicati all’allegato I entro
         il 2010.
      
      2. I programmi nazionali devono contenere una descrizione delle politiche e misure adottate o previste e stime quantitative
         degli effetti che dette politiche e misure avranno sugli inquinanti nel 2010. Devono altresì indicare eventuali modifiche
         sostanziali previste nella distribuzione geografica delle emissioni nazionali. 
      
      3. Entro il 1° ottobre 2006 gli Stati membri aggiornano e modificano, secondo necessità, i programmi nazionali.
      4. Gli Stati membri mettono a disposizione della popolazione e delle organizzazioni interessate, come le associazioni ambientaliste,
         i programmi elaborati ai sensi dei paragrafi 1, 2 e 3. Le informazioni fornite alla popolazione ed alle organizzazioni ai
         sensi del presente paragrafo devono essere chiare, comprensibili ed accessibili».
      
      17      L’art. 7, nn. 1 e 2, della direttiva LNE è formulato come segue:
      
      «1. Gli Stati membri elaborano ed aggiornano annualmente gli inventari e le proiezioni nazionali delle emissioni per il 2010
         relativamente agli inquinanti di cui all’articolo 4. 
      
      2. Gli Stati membri elaborano gli inventari e le proiezioni delle emissioni mediante le metodologie specificate all’allegato
         III».
      
      18      L’art. 8, nn. 1 e 2, di tale direttiva prevede:
      
      «1.      Entro il 31 dicembre di ogni anno, gli Stati membri comunicano alla Commissione e all’Agenzia europea dell’ambiente gli inventari
         nazionali delle emissioni e le proiezioni delle emissioni per il 2010 elaborati ai sensi dell’articolo 7. Essi comunicano
         un inventario definitivo delle emissioni riferito al penultimo anno prima di quello in corso, e un inventario provvisorio
         delle emissioni riferito all’anno precedente a quello in corso. Le proiezioni delle emissioni devono includere informazioni
         per la comprensione quantitativa dei principali assunti socioeconomici delle proiezioni stesse.
      
      2. Entro il 31 dicembre 2002 gli Stati membri comunicano alla Commissione i programmi elaborati ai sensi dell’articolo 6,
         paragrafi 1 e 2. 
      
      Entro il 31 dicembre 2006 gli Stati membri comunicano alla Commissione i programmi aggiornati ai sensi dell’articolo 6, paragrafo
         3».
      
      19      L’allegato I della direttiva LNE prevede, per il Regno dei Paesi Bassi, un limite di emissione di 50 chilotonnellate di SO2 e di 260 chilotonnellate di NOx da raggiungere entro il 2010.
      
       La normativa nazionale
      20      Il recepimento nel diritto interno della direttiva 96/61, nonché della direttiva IPPC, è stato effettuato modificando alcune
         disposizioni della legge sulla tutela dell’ambiente (Wet Milieubeheer; in prosieguo: la «WMB»). Ai sensi dell’art. 8.1, n. 1,
         lett. b), della WMB, è vietato, in assenza di apposita autorizzazione, modificare o alterare l’utilizzo di un impianto rientrante
         nell’ambito di applicazione della direttiva 96/61, in seguito della direttiva IPPC.
      
      21      In particolare, l’art. 8.10 della WMB stabilisce che l’autorizzazione per la costruzione e la gestione di un impianto siffatto
         può essere rifiutata solo nell’interesse della tutela dell’ambiente. Il n. 2, lett. a), dello stesso articolo, precisa al
         riguardo che l’autorizzazione è comunque rifiutata qualora con il suo rilascio non si possa garantire l’utilizzo nell’impianto
         delle migliori tecniche disponibili.
      
      22      Ai sensi dell’art. 8.11, n. 2, della WMB, un’autorizzazione può essere assoggettata a restrizioni, nell’interesse della tutela
         dell’ambiente. 
      
      23      Con riferimento alla direttiva LNE, al fine di recepirla e porla in esecuzione, le autorità olandesi hanno adottato diverse
         iniziative e misure.
      
      24      Nel 2002 il segretario di Stato per l’Edilizia sociale, l’Assetto del territorio e l’Ambiente (Staatssecretaris van Volkshuisvesting,
         Ruimtelijke Ordening en Milieubeheer), ai sensi dell’art. 8, n. 2, di detta direttiva, ha elaborato e notificato alla Commissione
         la relazione riguardante il programma nazionale sui limiti di emissione relativi all’acidificazione e all’inquinamento atmosferico
         su larga scala («Rapportage emissieplafonds verzuring en grootschalige luchtverontreiniging 2002»). Nel 2003 egli ha predisposto
         la nota di attuazione riguardante i limiti di emissione relativi all’acidificazione e all’inquinamento atmosferico su larga
         scala («Uitvoeringsnotitie emissieplafonds verzuring en grootschalige luchtverontreiniging 2003 Erop of eronder»), che descrive
         le misure previste e ripartisce per settore i limiti di emissione nazionali.
      
      25      Il 6 luglio 2005 sono entrati in vigore la legge del 16 giugno 2005 di modifica della legge sull’inquinamento dell’aria (attuazione
         della direttiva CE relativa ai limiti nazionali di emissione) [Wet van 16 juni 2005 tot wijziging van de Wet inzake de luchtverontreiniging
         (uitvoering EG‑richtlijn nationale emissieplafonds)], nonché il decreto di attuazione della direttiva CE relativa ai limiti
         nazionali di emissione (Besluit uitvoering EG-richtlijn nationale emissieplafonds).
      
      26      Nel 2006 il programma nazionale di politica ambientale è stato rivisto e aggiornato in conformità all’art. 8, n. 2, della
         direttiva LNE. A tal fine il ministro per l’Edilizia sociale, l’Assetto del territorio e l’Ambiente (Minister van Volkshuisvesting,
         Ruimtelijke Ordening en Milieubeheer; in prosieguo: il «ministro») ha predisposto una relazione sui limiti di emissione riguardanti
         l’acidificazione e l’inquinamento atmosferico su larga scala («Uitvoeringsnotitie emissieplafonds verzuring en grootschalige
         luchtverontreiniging 2006»), contenente un complesso di prescrizioni normative, misure fiscali e accordi vincolanti previsto
         ai fini del rispetto, entro il 31 dicembre 2010, dei limiti di emissione stabiliti per il Regno dei Paesi Bassi.
      
      27      Il 28 giugno 2007, facendo seguito alla nota di attuazione riguardante i limiti di emissione relativi all’acidificazione e
         all’inquinamento atmosferico su larga scala redatta dal segretario di Stato per l’Edilizia sociale, l’Assetto del territorio
         e l’Ambiente, il ministro ha stabilito il limite settoriale di emissione di SO2 relativo al settore dell’energia quale pari a 13,5 chilotonnellate complessive annue, indipendentemente dall’attivazione
         di nuove centrali. Un protocollo di accordo SO2 vincolante ed esecutivo è stato stipulato il 26 giugno 2008 tra le autorità nazionali interessate, le autorità provinciali
         (tra cui quelle dell’Olanda meridionale e di Groninga) e tutte le imprese elettriche, al fine di rendere obbligatorio il rispetto
         di tale limite di emissione nel settore dell’energia per tutti i firmatari nel periodo sino al 31 dicembre 2019. 
      
      28      Per contro, nell’ambito del limite nazionale di emissione di NOx, le autorità olandesi hanno istituito un sistema di scambi di diritti di emissione, in base ad un obiettivo di 55 chilotonnellate
         di emissione di NOx nel 2010 per i loro grandi impianti industriali.
      
       Cause principali e questioni pregiudiziali
      29      Nella causa C‑165/09, con decisione 11 dicembre 2007, il College van Gedeputeerde Staten van Groningen ha rilasciato alla
         RWE un’autorizzazione per la costruzione e la gestione, nella zona industriale di Eemshaven a Eemsmond, di una centrale elettrica
         alimentata con carbone polverizzato e biomassa.
      
      30      Il quantitativo di emissioni annualmente prodotto da tale impianto, a partire dalla sua entrata in funzione prevista non prima
         del 2012, dovrebbe corrispondere a 1454 tonnellate di SO2, che costituiscono circa il 2,9% del limite nazionale di emissioni per tale sostanza inquinante.
      
      31      Le fondazioni Natuur en Milieu, Greenpeace, il sig. e la sig.ra Meijer, nonché i sigg.ri Zwaag e Pals hanno presentato un
         ricorso contro tale decisione dinanzi al Raad van State.
      
      32      Nella causa C‑166/09, l’11 marzo 2008, il College van Gedeputeerde Staten van Zuid-Holland ha autorizzato il progetto di Electrabel
         riguardante la costruzione e la gestione, nella Missouriweg, in Rotterdam, di una centrale elettrica alimentata con carbone
         polverizzato e biomassa.
      
      33      Questa centrale, che diventerà operativa non prima del 2013, dovrebbe produrre un quantitativo annuo di emissioni pari a 580
         tonnellate di SO2 e 730 tonnellate di NOx, vale a dire, rispettivamente, all’1,2% e allo 0,3% dei limiti nazionali di emissione stabiliti per l’SO2 e per l’NOx.
      
      34      Le fondazioni Natuur en Milieu, Milieufederatie, Greenpeace nonché la VVBV hanno impugnato la decisione di rilascio di detta
         autorizzazione dinanzi al Raad van State.
      
      35      Nella causa C‑167/09, con decisione 26 ottobre 2007, il College van Gedeputeerde Staten van Zuid-Holland ha rilasciato alla
         E.On un’autorizzazione di revisione parziale per un nuovo impianto di produzione di elettricità a combustione, in particolare
         di carbone, stabilito in Coloradoweg, nella zona industriale di Rotterdam.
      
      36      Il quantitativo annuo di emissioni previsto, a partire dalla messa in funzionamento, non prima del 2012, dovrebbe corrispondere
         a 923 tonnellate di SO2 e a 1535 tonnellate di NOx, che costituiscono rispettivamente l’1,8% e lo 0,6% dei limiti nazionali di emissione per l’SO2 e per l’NOx.
      
      37      Le fondazioni Natuur en Milieu, Milieufederatie, Greenpeace nonché la VVBV hanno proposto ricorso contro la detta decisione
         di rilascio di autorizzazione dinanzi al Raad van State.
      
      38      Nell’ambito di questi tre ricorsi i ricorrenti nelle cause principali hanno fatto valere in sostanza che, tenuto conto del
         fatto che i limiti di emissione stabiliti per il Regno dei Paesi Bassi dalla direttiva LNE non sarebbero stati rispettati
         entro il 2010, le autorità competenti non avrebbero dovuto rilasciare le dette autorizzazioni o avrebbero dovuto perlomeno
         subordinare il loro rilascio a condizioni più restrittive. 
      
      39      Nella sua decisione di rinvio il Raad van State condivide l’idea secondo la quale, alla data del rilascio di dette autorizzazioni,
         le politiche e le misure adottate non erano sufficienti per permettere al Regno dei Paesi Bassi di raggiungere, entro il 2010,
         l’obiettivo di cui all’art. 4 della direttiva LNE.
      
      40      Infatti, come risulterebbe in particolare dalla relazione sui limiti di emissione riguardante l’acidificazione e l’inquinamento
         atmosferico su larga scala predisposto dal ministro, dalla relazione redatta nel marzo 2008 dall’AEA Energy & Environment
         sulla valutazione dei piani nazionali depositati in base alla direttiva LNE, nonché dalla valutazione ambientale per il 2008
         (“Milieubalans 2008”), adottata dal Planbureau voor de Leefomgeving (Agenzia per la valutazione ambientale), i limiti nazionali
         di emissione di SO2 e di NOx saranno, secondo le stime, salvo cambiamenti di politica, probabilmente superati nei Paesi Bassi nel 2010.
      
      41      Pertanto, nell’ambito delle diverse cause principali, il giudice del rinvio è stato portato ad interrogarsi in merito a determinati
         aspetti del diritto dell’Unione, in termini identici, con le seguenti riserve:
      
      –        nella causa C‑165/09 è controverso soltanto il limite di emissione di SO2 stabilito dalla direttiva LNE, mentre le cause C‑166/09 e C‑167/09 riguardano altresì il limite di emissione di NOx indicato da tale direttiva;
      
      –        tenuto conto dell’epoca di svolgimento dei fatti delle cause principali, la prima questione pregiudiziale sollevata nelle
         cause C‑165/09 e C‑167/09 riguarda l’interpretazione dell’art. 9 della direttiva 96/61, mentre nella causa C‑166/09 tale questione
         si riferisce alla stessa disposizione, il cui testo resta invariato, nella sua versione codificata dalla direttiva IPPC.
      
      42      Ciò premesso, il Raad van State ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte, in ciascuna delle cause principali,
         le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’obbligo di un’interpretazione conforme alla direttiva comporti che gli obblighi imposti dalla direttiva [96/61] (attualmente:
         direttiva [IPPC]), [(cause C–165/09 e C–167/09)] [o] della direttiva [IPPC] [(causa C‑166/09)], trasposti nella [WMB], possano
         e debbano essere interpretati nel senso che, nella decisione sulla domanda di autorizzazione ambientale, deve essere integralmente
         rispettato il limite di emissione di SO2 [(causa C‑165/09)] [o] i limiti di emissione di SO2 e di NOx [(cause C–166/09 e C‑167/09)] della direttiva [LNE], segnatamente per quanto riguarda gli obblighi imposti dall’art. 9, n. 4,
         della direttiva [IPPC].
      
      2)      a)     Se l’obbligo di uno Stato membro di astenersi dall’adottare disposizioni che possano compromettere gravemente il risultato
         prescritto da una direttiva valga anche durante il periodo dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, di cui all’art. 4, n. 1,
         della direttiva LNE. 
      
      b)      Se, nel corso del menzionato periodo dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, oltre al, o invece del, menzionato obbligo
         di astensione valgano per lo Stato membro in questione anche obblighi positivi, nel caso di superamento potenziale o effettivo
         dei limiti nazionali di emissione di SO2 e/o di NOx alla scadenza del detto periodo. 
      
      c)      Se, per risolvere la seconda questione, sub a) e sub b), sia rilevante che da una domanda di autorizzazione ambientale per
         un impianto che contribuisce al superamento effettivo o potenziale del limite nazionale di emissione di SO2 e/o di NOx di cui alla direttiva LNE risulta che l’impianto entrerà in funzione non prima dell’anno 2011.
      
      3)      a)     Se gli obblighi di cui alla seconda questione comportino che, ove manchino garanzie che l’impianto per cui è stata richiesta
         un’autorizzazione ambientale non concorrerà al superamento effettivo o potenziale del limite nazionale di emissione di SO2 e/o di NOx di cui alla direttiva LNE, lo Stato membro debba negare l’autorizzazione richiesta oppure debba assoggettarla ad ulteriori
         condizioni o restrizioni. Se per la soluzione della presente questione sia rilevante in che misura l’impianto concorra a siffatto
         superamento effettivo o potenziale. 
      
            b)      Se invece dalla direttiva LEN discenda che allo Stato membro, anche in caso di superamento effettivo o potenziale del limite
         nazionale di emissione di SO2 e/o di NOx, spetti un margine di discrezionalità per perseguire lo scopo prescritto dalla direttiva stessa, non negando l’autorizzazione
         o assoggettandola a condizioni o a restrizioni supplementari, ma adottando invece provvedimenti diversi, come una compensazione
         altrove.
      
      4)      Se, nei limiti in cui sullo Stato membro gravino obblighi come quelli di cui alle questioni seconda e terza, un singolo possa
         invocare il rispetto di siffatti obblighi dinanzi al giudice nazionale.
      
      5)      a)      Se un singolo possa invocare direttamente l’art. 4 della direttiva LNE.
      b)      In caso di risposta affermativa, se un ricorso diretto sia possibile a partire dal 27 novembre 2002 o solo dopo il 31 dicembre
         2010. Se per la soluzione di questa questione sia rilevante se dalla domanda di autorizzazione ambientale consegua che l’impianto
         entrerà in funzione non prima dell’anno 2011.
      
      6)      Se, segnatamente, ove la concessione di un’autorizzazione ambientale e/o altre misure concorrano al superamento effettivo
         o potenziale dei limiti nazionali di emissione di SO2 e/o di NOx, ai sensi della direttiva LNE, un singolo possa far derivare dall’art. 4 della direttiva medesima:
      
      a)      una pretesa generale all’adozione, da parte dello Stato interessato, di un insieme di misure con cui al più tardi nel 2010
         le emissioni nazionali annue di SO2 e/o di NOx vengono ridotte a quantità non eccedenti il limite nazionale di emissione di cui alla direttiva LNE, ovvero, se ciò non fosse
         possibile, un insieme di misure con cui siffatte emissioni vengono ridotte sino a tali quantità il più presto possibile dopo
         tale anno;
      
      b)      pretese concrete all’adozione, da parte dello Stato membro, di misure specifiche relative ad un singolo impianto – ad esempio
         sotto forma di un rifiuto dell’autorizzazione o dell’assoggettamento dell’autorizzazione a ulteriori condizioni o restrizioni
         – che contribuiscano a ridurre al più tardi entro il 2010 le emissioni nazionali annue di SO2 e/o di NOx a quantità non eccedenti il limite nazionale di emissione di cui alla direttiva LNE, ovvero, se ciò non fosse possibile, misure
         specifiche che contribuiscano a ridurre siffatte emissioni sino a tali quantità il più presto possibile dopo tale anno. 
      
      c)      Se per la soluzione della sesta questione, sub a) e sub b), sia rilevante in che misura l’impianto concorra a siffatto superamento
         effettivo o potenziale».
      
      43      Con ordinanza del presidente della Corte 24 giugno 2009, i procedimenti da C‑165/09 a C‑167/09 sono stati riuniti ai fini
         della fase scritta e orale del procedimento nonché della sentenza.
      
       Sulla ricevibilità
      44      La RWE, la Electrabel e la E.On contestano la ricevibilità delle domande di pronuncia pregiudiziale proposte.
      
      45      In particolare tali società rilevano che le questioni poste, da un lato, laddove vertono sull’interpretazione delle disposizioni
         della direttiva LNE, non hanno alcun nesso con l’oggetto delle cause principali, che riguardano il rilascio di un’autorizzazione
         ambientale ai sensi delle disposizioni nazionali che hanno assicurato l’attuazione del diritto interno della direttiva IPPC
         e, dall’altro, hanno carattere ipotetico, dal momento che i programmi nazionali adottati consentirebbero al Regno dei Paesi
         Bassi di non superare, alla scadenza del 31 dicembre 2010, i limiti di emissione stabiliti per l’SO2 e l’NOx.
      
      46      La E.On rileva inoltre che il Raad van State avrebbe potuto risolvere le cause principali in base ad una giurisprudenza esistente
         già consolidata che non lascerebbe alcun dubbio sull’applicazione corretta del diritto dell’Unione pertinente. 
      
      47      A tale riguardo occorre ricordare che, in forza di una giurisprudenza costante, nell’ambito di un procedimento ex art. 267 TFUE,
         basato sulla netta separazione di funzioni tra i giudici nazionali e la Corte, il giudice nazionale è l’unico competente a
         conoscere e valutare i fatti della controversia di cui alla causa principale nonché ad interpretare ed a applicare il diritto
         nazionale. Parimenti spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi
         la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze della causa,
         sia la necessità, sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate riguardano
         l’interpretazione del diritto dell’Unione, la Corte, in via di principio, è tenuta a pronunciarsi (v. sentenze 12 aprile 2005,
         causa C‑145/03, Keller, Racc. pag. I‑2529, punto 33; 18 luglio 2007, causa C‑119/05, Lucchini, Racc. pag. I‑6199, punto 43,
         nonché 11 settembre 2008, causa C‑11/07, Eckelkamp e a., Racc. pag. I‑6845, punti 27 e 32).
      
      48      La Corte può rifiutare di pronunciarsi, in particolare, qualora risulti manifestamente che l’interpretazione del diritto dell’Unione
         richiesta non ha alcun rapporto con la realtà effettiva o con l’oggetto della causa principale, oppure qualora il problema
         sia di natura ipotetica (v., in tal senso, sentenze 13 marzo 2001, causa C‑379/98, PreussenElektra, Racc. pag. I‑2099, punto 39,
         e 10 marzo 2009, causa C‑169/07, Hartlauer, Racc. pag. I‑1721, punto 25).
      
      49      Orbene, tali circostanze non sono riscontrabili nell’ambito dei presenti procedimenti.
      
      50      Infatti, nelle decisioni di rinvio, il Raad van State, da un lato, si domanda precisamente se gli obblighi derivanti dalla
         direttiva IPPC, e in particolare dal suo art. 9, impongano alle autorità nazionali competenti di tenere conto, al momento
         del rilascio di un’autorizzazione a titolo di questa direttiva (in prosieguo: l’«autorizzazione ambientale»), dei limiti nazionali
         di SO2 e di NOx stabiliti dalla direttiva LNE. Conseguentemente non si può affermare che l’interpretazione richiesta delle disposizioni di
         tale direttiva non ha alcun nesso con l’oggetto della causa principale.
      
      51      Dall’altro, tale giudice s’interroga sulla portata degli obblighi che incombono agli Stati membri in forza dell’art. 4 della
         direttiva LNE nonché delle altre disposizioni pertinenti di quest’ultima, in particolare nei casi in cui sussiste il rischio
         che tali Stati non rispettino i limiti nazionali di SO2 e di NOx stabiliti da tale direttiva. Orbene, poiché la valutazione delle informazioni tecniche e dei dati scientifici cui si riferisce,
         a quest’ultimo riguardo, il Raad van State non è condivisa da tutte le parti e siffatto rischio non può essere escluso, non
         emerge, quanto meno in maniera manifesta, che le questioni poste presentino un carattere ipotetico rispetto alle decisioni
         che detto giudice nazionale è chiamato ad emettere nelle cause principali.
      
      52      Inoltre, per quanto riguarda l’argomento della E.ON secondo il quale le questioni sollevate nelle presenti cause riguardano
         un’interpretazione del diritto dell’Unione discendente in modo evidente da una consolidata giurisprudenza della Corte, si
         deve rammentare che l’art. 267 TFUE permette sempre ad un giudice nazionale, ove lo ritenga opportuno, di deferire alla Corte
         questioni di interpretazione (v., in tal senso, sentenze 27 marzo 1963, cause riunite da 28/62 a 30/62, Da Costa e a., Racc. pag. 59,
         in particolare pag. 76; 6 ottobre 1982, causa 283/81, Cilfit e a., Racc. pag. 3415, punto 15, nonché 12 ottobre 2010, causa
         C‑45/09, Rosenbladt, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 31).
      
      53      Di conseguenza le domande di pronuncia pregiudiziale devono essere considerate ricevibili.
      
       Nel merito
       Osservazioni preliminari 
      54      Nelle domande di pronuncia pregiudiziale sottoposte alla Corte, il giudice del rinvio menziona sia la direttiva 96/61 sia
         la direttiva IPPC, avendo riguardo all’epoca di svolgimento dei fatti delle cause principali.
      
      55      Tuttavia, dal momento che le disposizioni dell’art. 9 delle direttive 96/61 e IPPC menzionate nella prima questione pregiudiziale
         sono redatte in modo identico e devono essere quindi interpretate nello stesso modo (v. sentenze 17 settembre 2002, causa
         C‑513/99, Concordia Bus Finland, Racc. pag. I‑7213, punto 91, nonché 24 novembre 2005, causa C‑331/04, ATI EAC e Viaggi di
         Maio e a., Racc. pag. I‑10109, punto 20), la Corte può risolvere dette questioni facendo riferimento unicamente alla versione
         consolidata di tali disposizioni.
      
       Sulla prima questione
      56      Con la sua prima questione il Raad van State chiede, in sostanza, se l’art. 9, nn. 1, 3 e 4 della direttiva IPPC debba essere
         interpretato nel senso che, al momento del rilascio di un’autorizzazione ambientale per la costruzione e la gestione di un
         impianto industriale, le autorità nazionali competenti hanno l’obbligo di includere tra le condizioni di rilascio di tale
         autorizzazione, i limiti nazionali di emissione di SO2 e di NOx stabiliti dalla direttiva LNE.
      
      57      Al riguardo si deve anzitutto constatare, come altresì rilevato da tutti gli Stati membri intervenuti nel presente procedimento,
         che nessuno di detti numeri dell’art. 9 della direttiva IPPC rinvia, espressamente o implicitamente, a tali limiti di emissione.
      
      58      Con riferimento al n. 1 di tale articolo, esso non si riferisce a detti limiti di emissione allorché obbliga gli Stati membri
         a garantire che l’autorizzazione ambientale includa tutte le misure necessarie a soddisfare le condizioni di cui all’art. 3
         della direttiva IPPC. Quest’ultimo si limita infatti a prescrivere, da un lato, che l’impianto sia gestito adottando le misure
         di prevenzione opportune affinché non si verifichino fenomeni di inquinamento significativi, applicando segnatamente le migliori
         tecniche disponibili e, dall’altro, che sia evitata o limitata la produzione di rifiuti per ridurre l’impatto sull’ambiente,
         che l’energia sia utilizzata in modo efficace e che siano adottate le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne
         le conseguenze, nonché per evitare qualsiasi rischio di inquinamento e ripristinare il sito stesso dell’impianto in maniera
         soddisfacente al momento della cessazione definitiva delle attività. 
      
      59      Nessun rinvio viene nemmeno effettuato dal n. 1 dell’art. 9 della direttiva IPPC, letto in combinato disposto con il n. 4
         di quest’articolo, allorché esso impone alle autorità nazionali competenti di rispettare altresì, se del caso, le condizioni
         di autorizzazione di cui all’art. 10 di questa direttiva.
      
      60      Infatti quest’ultimo articolo prevede, in particolare, che detta autorizzazione prescriva misure supplementari particolari
         qualora «norm[e] di qualità ambientale» richiedano condizioni più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili.
         
      
      61      Dalla formulazione dell’art. 2, punto 7, della direttiva IPPC risulta nondimeno che tali norme costituiscono disposizioni
         che stabiliscono i «requisiti che devono sussistere in un dato momento in un determinato ambiente o in una specifica parte
         di esso» e sono pertanto connesse alle caratteristiche qualitative degli elementi tutelati.
      
      62      Orbene, come rileva altresì l’avvocato generale al paragrafo 63 delle sue conclusioni, i limiti nazionali di emissione previsti
         dalla direttiva LNE non presentano tali caratteristiche, dal momento che rinviano alla quantità complessiva di sostanze inquinanti
         che possono essere rilasciate nell’atmosfera e non a requisiti concreti di carattere qualitativo, che devono sussistere in
         un dato momento in un determinato ambiente.
      
      63      Un rinvio ai limiti di emissione in parola non risulta nemmeno dall’art. 9, n. 3, della direttiva IPPC. È pur vero, infatti,
         che ai sensi di tale disposizione ogni autorizzazione ambientale deve indicare i valori limite di emissione delle sostanze
         inquinanti che possono essere rilasciate dagli impianti interessati, tra cui figurano in particolare l’SO2 e l’NOx.
      
      64      Tuttavia l’art. 19, n. 2, della direttiva IPPC prevede al riguardo che, in mancanza di valori limite di emissione comunitari,
         agli impianti di cui trattasi si applicano i valori fissati «nelle direttive elencate nell’allegato II e in altre regolamentazioni
         comunitarie» quali valori limite di emissione minimi.
      
      65      Orbene, si deve constatare che la direttiva LNE, da un lato, non figura tra quelle elencate al detto allegato II. Dall’altro,
         poiché essa prevede limiti di emissione nazionali per inquinanti riversati nell’atmosfera da molteplici fonti e attività non
         specificate, tale direttiva non può nemmeno essere considerata come un’«altr[a] regolamentazion[e] comunitari[a]» che stabilisce
         valori limite di emissione, dal momento che questi ultimi costituiscono, ai sensi dell’art. 2 della direttiva IPPC, «la massa
         espressa in rapporto a determinati parametri specifici, la concentrazione e/o il livello di un’emissione che non possono essere
         superati in uno o più periodi di tempo (...) [che] si applicano di norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall’impianto».
      
      66      Infine, all’art. 9, n. 4, della direttiva IPPC non appare alcun riferimento implicito ai limiti indicati dalla direttiva LNE.
         Infatti, da un lato, la prima frase di tale disposizione si limita a prevedere che i valori limite di emissione devono essere
         basati sulle migliori tecniche disponibili, senza l’obbligo di utilizzare una tecnica o una tecnologia specifica, tenendo
         conto delle caratteristiche tecniche dell’impianto in questione, della sua ubicazione geografica e delle condizioni locali
         dell’ambiente. 
      
      67      Dall’altro, l’obbligo previsto nella seconda frase di tale disposizione, di far sì che le condizioni di autorizzazione prevedano
         disposizioni per ridurre al minimo l’inquinamento su grande distanza o transfrontaliero e garantiscano un elevato livello
         di protezione dell’ambiente nel suo complesso può essere interpretato soltanto nel contesto del sistema istituito dalla direttiva
         IPPC stessa e in particolare di detta disposizione, formulata alla prima frase di tale numero, secondo la quale i valori limite
         di emissione si devono obbligatoriamente basare sulle migliori tecniche disponibili.
      
      68      Peraltro si deve aggiungere che la direttiva IPPC, adottata in base all’art. 175, n. 1, CE al fine di realizzare gli obiettivi
         e i principi della politica dell’Unione in materia di ambiente sanciti all’art. 174 CE, non prevede un’armonizzazione completa.
         In tale contesto gli Stati membri conservano la facoltà, ai sensi dell’art. 9, nn. 7 e 8, di tale direttiva, di prevedere
         altre condizioni di autorizzazione specifiche, eventualmente rafforzate, nonché di stabilire determinati requisiti per talune
         categorie di impianti sotto forma di disposizioni generali vincolanti, purché siano garantiti un approccio integrato e un
         corrispondente livello elevato di protezione complessiva dell’ambiente.
      
      69      Ciò precisato si deve inoltre constatare che nemmeno alcuna disposizione della direttiva LNE obbliga le autorità nazionali
         competenti, nel rilasciare l’autorizzazione ambientale, ad includere tra le condizioni di autorizzazione il rispetto dei limiti
         nazionali di emissione di SO2 e di NOx.
      
      70      Al contrario, il legislatore dell’Unione ha espressamente previsto, al diciannovesimo ‘considerando’ della direttiva LNE,
         che quest’ultima dovrebbe applicarsi «[fatte salve le disposizioni della direttiva IPPC], in relazione ai valori limite di
         emissione e all’impiego delle migliori tecniche disponibili» lasciando così intendere che gli obblighi che incombono agli
         Stati membri in forza della direttiva LNE non possono direttamente incidere su quelli che discendono, in particolare, dall’art. 9
         della direttiva IPPC.
      
      71      Tale interpretazione è suffragata, infine, dalla differente finalità e dall’impostazione generale di ciascuna delle due direttive
         in parola.
      
      72      Infatti come definito sostanzialmente dall’art. 1 della direttiva IPPC, quest’ultima ha per oggetto la prevenzione e la riduzione
         integrate dell’inquinamento attraverso l’adozione di misure intese a evitare, oppure, qualora non sia possibile, a ridurre
         le emissioni delle attività ivi indicate nell’aria, nell’acqua e nel suolo, per conseguire un livello elevato di protezione
         dell’ambiente nel suo complesso. Tale approccio integrato si concretizza in un efficace coordinamento della procedura e delle
         condizioni di autorizzazione degli impianti industriali aventi un elevato potenziale di inquinamento (v., in tal senso, per
         la direttiva 96/61, sentenza 22 gennaio 2009, Association nationale pour la protection des eaux et rivières e OABA, causa
         C‑473/07, Racc. pag. I‑319, punti 25 e 26).
      
      73      A tal fine, come la Commissione ha enunciato nella sua comunicazione presentata il 21 dicembre 2007 al Consiglio, al Parlamento
         europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Verso una politica più efficace in materia
         di emissioni industriali [COM (2007) 843 def.)], la direttiva IPPC definisce i principi di base per la concessione delle autorizzazioni
         e il controllo dei grandi impianti industriali sulla base di un approccio integrato e dell’applicazione delle migliori tecniche
         disponibili, cioè le tecniche più efficaci a disposizione per raggiungere un livello elevato di tutela ambientale, alla luce
         dei rispettivi costi e benefici.
      
      74      La direttiva LNE mira invece, come risulta dai suoi artt. 1 e 2, a limitare le emissioni, rilasciate da qualsiasi fonte, delle
         sostanze inquinanti ad effetto acidificante ed eutrofizzante e dei precursori dell’ozono, onde assicurare una maggiore protezione
         dell’ambiente e della salute umana, e perseguire l’obiettivo a lungo termine di mantenere il livello ed il carico di queste
         sostanze al di sotto dei valori critici.
      
      75      Inoltre, come risulta chiaramente dall’art. 4, nonché dai ‘considerando’ undicesimo e dodicesimo della direttiva LNE, quest’ultima
         si basa su un approccio meramente programmatico, che lascia agli Stati membri ampia discrezionalità nella scelta delle politiche
         e delle misure da adottare o prevedere, al fine di ridurre progressivamente in maniera strutturale le emissioni, in particolare
         di SO2 e di NOx, a quantitativi che non superino, entro la fine del 2010, i limiti di emissione indicati nell’allegato I di tale direttiva.
         Ne consegue che la realizzazione degli obiettivi stabiliti da quest’ultima non può direttamente interferire nei procedimenti
         di rilascio di un’autorizzazione ambientale.
      
      76      Alla luce di tutte le considerazioni che precedono si deve pertanto risolvere la prima questione nel senso che l’art. 9, nn. 1,
         3 e 4, della direttiva IPPC deve essere interpretato nel senso che gli Stati membri, nel rilasciare autorizzazioni ambientali
         per la costruzione e la gestione di impianti industriali come quelle di cui trattasi nelle cause principali, non sono obbligati
         ad inserire tra le condizioni di rilascio di tale autorizzazione il rispetto dei limiti di emissione nazionali di SO2 e di NOx stabiliti dalla direttiva LNE, pur dovendo rispettare l’obbligo derivante dalla direttiva LNE di adottare o di prevedere,
         nell’ambito di programmi nazionali, politiche e misure adeguate e coerenti atte a ridurre complessivamente le emissioni, in
         particolare di tali inquinanti, a quantitativi che non superino i limiti indicati nell’allegato I di tale direttiva entro
         il 2010.
      
       Sulle questioni seconda e terza
      77      Con le sue questioni seconda e terza, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, da
         un lato, quali obblighi incombano agli Stati membri in forza della direttiva LNE nel periodo compreso tra il 27 novembre 2002,
         termine di attuazione della stessa, e il 31 dicembre 2010, termine alla scadenza del quale detti Stati membri devono rispettare
         i limiti di emissione stabiliti da tale direttiva. Dall’altro, tale giudice chiede se, tenuto conto di tali obblighi, le autorità
         nazionali competenti potrebbero essere tenute a rifiutare o limitare il rilascio di un’autorizzazione ambientale o ad adottare
         misure di compensazione specifiche nel caso di superamento potenziale o effettivo dei limiti nazionali di emissione di SO2 e di NOx di cui alla direttiva LNE.
      
       Sull’obbligo di astensione dall’adottare disposizioni che possano compromettere gravemente il risultato prescritto da una
         direttiva 
      
      78      In via preliminare si deve ricordare che, conformemente a una giurisprudenza costante, in pendenza del termine per la trasposizione
         di una direttiva, gli Stati membri, destinatari di quest’ultima, devono astenersi dall’adottare disposizioni che possano compromettere
         gravemente il risultato prescritto dalla direttiva stessa (sentenze 18 dicembre 1997, causa C‑129/96, Inter-Environnement
         Wallonie, Racc. pag. I‑7411, punto 45; 8 maggio 2003, causa C‑14/02, ATRAL, Racc. pag. I‑4431, punto 58, nonché 23 aprile
         2009, cause riunite C‑261/07 e C‑299/07, VTB-VAB e Galatea, Racc. pag. I‑2949, punto 38). Un siffatto obbligo di astensione
         che si impone a tutte le autorità nazionali (v. sentenza 4 luglio 2006, causa C‑212/04, Adeneler e a., Racc. pag. I‑6057,
         punto 122, nonché giurisprudenza citata), deve essere inteso come riferito all’adozione di qualsiasi misura, generale o specifica,
         che possa produrre un tale effetto vanificatore.
      
      79      Quest’obbligo d’astensione si impone agli Stati membri, in forza dell’applicazione del combinato disposto degli artt. 4, n. 3,
         TUE e 288, n. 3, TFUE, anche in un periodo transitorio nel corso del quale essi sono autorizzati a continuare ad applicare
         i loro regimi nazionali, sebbene questi ultimi non siano conformi alla direttiva in parola (v., sentenze 10 novembre 2005,
         causa C‑316/04, Stichting Zuid-Hollandse Milieufederatie, Racc. pag. I‑9759, punto 42, e 14 settembre 2006, causa C‑138/05,
         Stichting Zuid-Hollandse Milieufederatie, Racc. pag. I‑8339, punto 42).
      
      80      Ne consegue pertanto che il rispetto di un siffatto obbligo si applica anche durante il periodo transitorio previsto all’art. 4
         della direttiva LNE, nel corso del quale gli Stati membri sono autorizzati a non attenersi ancora ai quantitativi annuali
         di emissioni nazionali indicati nell’allegato I di tale direttiva. Spetta al giudice nazionale verificare il rispetto di quest’obbligo
         con riferimento alle disposizioni e alle misure di cui deve esaminare la legittimità. (v., in tal senso, sentenza Inter‑Environnement
         Wallonie, cit., punto 46).
      
      81      Al riguardo, occorre nondimeno rilevare che una tale verifica deve essere necessariamente condotta in base ad una valutazione
         globale, tenendo conto del complesso delle politiche e delle misure adottate sul territorio nazionale interessato.
      
      82      Infatti, con riferimento al sistema stabilito dalla direttiva LNE e, in particolare, all’approccio programmatico che essa
         prevede, come ricordato al punto 75 della presente sentenza, la realizzazione del risultato prescritto da tale direttiva può
         essere seriamente ostacolato dagli Stati membri soltanto attraverso l’adozione e l’esecuzione di un complesso di politiche
         e misure le quali, tenuto conto in particolare dei loro effetti concreti e della loro durata nel tempo, tollerano o creano
         una situazione critica rispetto alla quantità totale di emissioni rilasciate nell’atmosfera da tutte le fonti inquinanti tale
         da compromettere necessariamente il rispetto, entro il 2010, dei limiti indicati nell’allegato I di detta direttiva (v., per
         analogia, sentenza Inter-Environnement Wallonie, cit., punti 47 e 49).
      
      83      Ne consegue che una semplice misura specifica relativa a una sola fonte di SO2 e di NOx, che consista nella decisione di rilascio di un’autorizzazione ambientale per la costruzione e la gestione di un impianto
         industriale, non sembra atta, di per sé, a compromettere seriamente il risultato prescritto dalla direttiva LNE, vale a dire
         quello di limitare le emissioni di tali fonti inquinanti nell’atmosfera a quantitativi complessivi annuali che non superino
         i detti limiti nazionali entro il 2010. Tale conclusione vale a maggior ragione qualora, in circostanze come quelle delle
         cause principali, l’impianto di cui trattasi debba essere messo in funzione soltanto non prima del 2012.
      
       Sugli obblighi positivi che incombono agli Stati membri nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010
      84      Con riferimento alla questione se agli Stati membri incombano obblighi positivi nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002
         al 31 dicembre 2010, ed in tal caso di quali obblighi positivi si tratti, si deve ricordare che, conformemente a una giurisprudenza
         costante, l’obbligo di uno Stato membro di adottare tutti i provvedimenti necessari per raggiungere il risultato prescritto
         da una direttiva è un obbligo cogente, prescritto dall’art. 288, n. 3, TFUE e dalla direttiva stessa (v. sentenze 26 febbraio
         1986, causa 152/84, Marshall, Racc. pag. 723, punto 48; 24 ottobre 1996, causa C‑72/95, Kraaijeveld e a., Racc. pag. I‑5403,
         punto 55, nonché Inter-Environnement Wallonie, cit., punto 40).
      
      85      Risulta da tale obbligo che durante il termine fissato per la trasposizione gli Stati membri devono adottare i provvedimenti
         necessari ad assicurare che il risultato prescritto dalla direttiva sarà realizzato alla scadenza del termine stesso (sentenza
         Inter-Environnement Wallonie, cit., punto 44). Lo stesso vale con riferimento ad un periodo transitorio come quello previsto
         all’art. 4 della direttiva LNE.
      
      86      Al riguardo si deve rilevare che la stessa direttiva LNE stabilisce taluni obblighi positivi in capo agli Stati membri durante
         questo periodo, riguardanti in particolare la definizione di strategie di intervento a livello globale allo scopo di ridurre
         progressivamente, entro la fine del 2010, le emissioni annuali degli inquinanti di cui trattasi a quantitativi che non superino
         i limiti stabiliti nell’allegato I di tale direttiva.
      
      87      Più precisamente, ai sensi degli artt. 6 e 8, n. 2, della direttiva LNE, gli Stati membri devono elaborare entro il 1° ottobre
         2002, e aggiornare e modificare, se necessario, entro il 1° ottobre 2006, programmi per la progressiva riduzione delle emissioni
         controverse, che essi devono mettere a disposizione della popolazione e delle organizzazioni interessate mediante informazioni
         chiare, comprensibili e facilmente accessibili, e comunicare alla Commissione nei termini prescritti. Gli artt. 7, nn. 1 e
         2, e 8, n. 1, della direttiva LNE obbligano inoltre gli Stati membri ad elaborare ed aggiornare annualmente gli inventari
         nazionali di dette emissioni, nonché le proiezioni nazionali per il 2010. Gli inventari definitivi delle emissioni riferiti
         al penultimo anno prima di quello in corso e gli inventari provvisori delle emissioni riferiti all’anno precedente a quello
         in corso, nonché le proiezioni nazionali per il 2010 devono essere comunicati, entro il 31 dicembre di ogni anno, alla Commissione
         e all’Agenzia europea dell’ambiente (v., in tal senso, sentenza 18 dicembre 2008, causa C‑273/08, Commissione/Lussemburgo,
         punti 2 e 11).
      
      88      Con riferimento al contenuto concreto di tali programmi nazionali occorre nondimeno constatare che, come ricordato al punto
         75 della presente sentenza, l’ampia discrezionalità concessa agli Stati membri dalla direttiva LNE osta a che questi ultimi
         incontrino limiti nella realizzazione di tali programmi e siano quindi obbligati ad adottare o ad astenersi dall’adottare
         misure o iniziative specifiche per ragioni estranee a valutazioni di carattere strategico che tengano conto, complessivamente,
         delle circostanze di fatto e dei differenti interessi pubblici e privati coinvolti.
      
      89      L’imposizione di eventuali prescrizioni in tal senso sarebbe contraria alla volontà del legislatore dell’Unione, diretta in
         particolare a consentire agli Stati membri di garantire un certo equilibrio tra i differenti interessi coinvolti. Inoltre
         una siffatta imposizione porterebbe a creare vincoli eccessivi per gli Stati membri e sarebbe pertanto contraria al principio
         di proporzionalità sancito all’art. 5 TUE, espressamente ricordato al tredicesimo ‘considerando’ della direttiva LNE, il quale
         esige che gli strumenti istituiti da una disposizione del diritto dell’Unione siano idonei a realizzare i legittimi obiettivi
         perseguiti dalla normativa di cui trattasi e non vadano oltre quanto è necessario per raggiungerli (v., sentenze 6 dicembre
         2005, cause riunite C‑453/03, C‑11/04, C‑12/04 e C‑194/04, ABNA e a., Racc. pag. I‑10423, punto 68 e giurisprudenza citata,
         nonché 8 giugno 2010, causa C‑58/08, Vodafone e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 51).
      
      90      Ne consegue pertanto che durante il periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, l’art. 288, n. 3, TFUE e
         la stessa direttiva LNE non impongono agli Stati membri né di rifiutare o limitare il rilascio di autorizzazioni ambientali,
         quali quelle di cui trattasi nelle cause principali, né di adottare misure di compensazione specifiche per ciascuna autorizzazione
         del genere che venga rilasciata, nemmeno in caso di superamento potenziale o effettivo dei limiti nazionali di emissione di
         SO2 e di NOx.
      
      91      Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, le questioni seconda e terza devono essere risolte nel senso che, durante
         il periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, previsto all’art. 4 della direttiva LNE:
      
      –        gli artt. 4, n. 3, TUE e 288, n. 3, TFUE, nonché la direttiva LNE impongono agli Stati membri di astenersi dall’adottare misure
         che possano compromettere seriamente la realizzazione del risultato prescritto da tale direttiva;
      
      –        l’adozione da parte degli Stati membri di una misura specifica relativa ad una sola fonte di SO2 e di NOx non appare, di per sé sola, capace di compromettere seriamente il conseguimento del risultato prescritto dalla direttiva LNE.
         Spetta al giudice nazionale verificare se tale condizione ricorra per ciascuna delle decisioni di rilascio di un’autorizzazione
         ambientale per la costruzione e la gestione di un impianto industriale, quali quelle controverse nelle cause principali;
      
      –        l’art. 288, n. 3, TFUE e gli artt. 6, 7, nn. 1 e 2, nonché 8, nn. 1 e 2, della direttiva LNE impongono agli Stati membri,
         da un lato, di elaborare, aggiornare e modificare, se necessario, programmi per la progressiva riduzione delle emissioni nazionali
         di SO2 e di NOx, che essi devono mettere a disposizione della popolazione e delle organizzazioni interessate mediante informazioni chiare,
         comprensibili e facilmente accessibili, e comunicare alla Commissione nei termini prescritti, e, dall’altro, di elaborare
         ed aggiornare annualmente gli inventari nazionali di dette emissioni, nonché le proiezioni nazionali per il 2010, che essi
         devono comunicare, nei termini prescritti, alla Commissione e all’Agenzia europea dell’ambiente; 
      
      –        l’art. 288, n. 3, TFUE e la stessa direttiva LNE non impongono agli Stati membri né di rifiutare o limitare il rilascio di
         autorizzazioni ambientali per la costruzione e la gestione di impianti industriali, come quelle controverse nelle cause principali,
         né di adottare misure di compensazione specifiche per ciascuna autorizzazione del genere che venga rilasciata, nemmeno in
         caso di superamento potenziale o effettivo dei limiti di emissione nazionali di SO2 e di NOx.
       Sulle questioni dalla quarta alla sesta 
      92      Con le questioni dalla quarta alla sesta, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede in sostanza se,
         ed in caso affermativo, in quale misura, un singolo possa invocare direttamente dinanzi ai giudici nazionali gli obblighi
         imposti dagli artt. 4 e 6 della direttiva LNE.
      
      93      Al riguardo si deve anzitutto ricordare che, ai sensi di una giurisprudenza costante, in tutti i casi in cui le disposizioni
         di una direttiva appaiono, dal punto di vista sostanziale, incondizionate e sufficientemente precise, i singoli possono farle
         valere nei confronti dello Stato membro, sia che questo non abbia recepito tempestivamente la direttiva nell’ordinamento interno,
         sia che l’abbia recepita in modo non corretto (v., in particolare, sentenze 19 novembre 1991, cause riunite C‑6/90 e C‑9/90,
         Francovich e a., Racc. pag. I‑5357, punto 11; 11 luglio 2002, causa C‑62/00, Marks & Spencer, Racc. pag. I‑6325, punto 25,
         nonché 5 ottobre 2004, cause riunite da C‑397/01 a C‑403/01, Pfeiffer e a., Racc. pag. I‑8835, punto 103).
      
      94      Infatti, come ha ricordato più volte la Corte, è incompatibile con il carattere vincolante che l’art. 288, n. 3, TFUE riconosce
         alla direttiva escludere, in linea di principio, che l’obbligo che essa impone possa essere invocato dagli interessati. Questa
         considerazione vale in modo particolare per una direttiva, il cui scopo è quello di controllare nonché ridurre l’inquinamento
         atmosferico e che mira, di conseguenza, a tutelare la sanità pubblica (v. sentenza 25 luglio 2008, causa C‑237/07, Janecek,
         Racc. pag. I‑6221, punto 37).
      
      95      A tal proposito si deve comunque ricordare che una disposizione del diritto dell’Unione è incondizionata se sancisce un obbligo
         non soggetto ad alcuna condizione né subordinato, per quanto riguarda la sua osservanza o i suoi effetti, all’emanazione di
         alcun atto da parte delle istituzioni dell’Unione o degli Stati membri (v., in particolare, sentenze 3 aprile 1968, causa
         28/67, Molkerei-Zentrale Westfalen/Lippe, Racc. pag. 211, nonché 23 febbraio 1994, causa C‑236/92, Comitato di coordinamento
         per la difesa della cava e a., Racc. pag. I‑483, punto 9).
      
      96      Orbene, con riferimento all’art. 4 della direttiva LNE, si deve constatare che esso non risponde alle caratteristiche precedentemente
         enunciate.
      
      97      Infatti, considerato nel suo contesto, questo articolo riveste carattere meramente programmatico, dal momento che si limita
         ad enunciare un obiettivo da raggiungere lasciando agli Stati membri un’ampia discrezionalità quanto alle modalità da porre
         in atto a tal fine.
      
      98      Ne consegue che, dal momento che detto art. 4 della direttiva LNE non prevede alcun obbligo incondizionato e sufficientemente
         preciso che impone l’adozione di politiche o di misure specifiche e puntuali destinate a permettere la realizzazione del risultato
         stabilito, i singoli non possono farlo valere direttamente dinanzi a un giudice nazionale per pretendere, prima del 31 dicembre
         2010, che le autorità competenti rifiutino o limitino l’adozione di decisioni di rilascio di autorizzazioni ambientali quali
         quelle controverse nelle cause principali, o che adottino misure di compensazione specifiche a seguito del rilascio di una
         siffatta autorizzazione. 
      
      99      Per contro, l’art. 6 della direttiva LNE presenta un carattere incondizionato e sufficientemente preciso in quanto, in termini
         inequivocabili, impone agli Stati membri, da un lato, ai sensi dei suoi nn. 1–3, di elaborare programmi nazionali per la progressiva
         riduzione delle emissioni nazionali, in particolare di SO2 e NOx, al fine di conformarsi, entro il 2010, ai limiti indicati nell’allegato I di detta direttiva e, dall’altro, ai sensi del
         suo n. 4, di mettere tali programmi a disposizione della popolazione e delle organizzazioni interessate, come le associazioni
         ambientaliste, mediante informazioni chiare, comprensibili e facilmente accessibili.
      
      100    Ne consegue che le persone fisiche e giuridiche direttamente interessate devono poter ottenere dalle autorità competenti,
         eventualmente ricorrendo ai giudici nazionali, il rispetto e l’attuazione di tali norme del diritto dell’Unione.
      
      101    Quanto al contenuto dei programmi che devono essere elaborati, anche se, come discende dal punto 88 della presente sentenza,
         gli Stati membri dispongono di un’ampia discrezionalità quanto alla scelta delle iniziative specifiche da realizzare, è pur
         vero che essi non hanno l’obbligo di adottare politiche e misure tali da non determinare nessun superamento entro il 2010.
      
      102    Risulta tuttavia dall’art. 6 della direttiva LNE, nonché dall’impostazione di tale direttiva, che mira ad una riduzione progressiva
         delle emissioni nazionali degli inquinanti espressamente indicati, che spetta agli Stati membri, nel periodo transitorio dal
         27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, adottare o prevedere politiche e misure, adeguate e coerenti, atte a ridurre, complessivamente,
         le emissioni di tali inquinanti in modo da conformarsi ai limiti nazionali previsti nell’allegato I di detta direttiva.
      
      103    In questa prospettiva occorre rilevare che, sebbene gli Stati membri dispongano di un potere discrezionale, l’art. 6 della
         direttiva LNE fissa alcuni limiti all’esercizio di quest’ultimo, i quali possono essere fatti valere dinanzi ai giudici nazionali,
         in relazione al carattere adeguato dell’insieme delle politiche e misure adottate o previste, nell’ambito dei programmi nazionali
         rispettivi, al detto scopo di limitare, entro il 2010, le emissioni degli inquinanti indicati a quantitativi che non superino
         i limiti fissati per ciascuno Stato membro (v., in tal senso, sentenza Janecek, citata, punto 46).
      
      104    Alla luce delle suesposte considerazioni, le questioni dalla quarta alla sesta vanno risolte come segue:
      
      –        L’art. 4 della direttiva LNE non è incondizionato e sufficientemente preciso da poter essere invocato dai singoli dinanzi
         ai giudici nazionali prima del 31 dicembre 2010.
      
      –        L’art. 6 della direttiva LNE attribuisce ai singoli direttamente interessati diritti che possono essere invocati dinanzi ai
         giudici nazionali per pretendere che, nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, gli Stati membri adottino
         o prevedano, nell’ambito di programmi nazionali, politiche e misure, adeguate e coerenti, atte a ridurre, complessivamente,
         le emissioni degli inquinanti indicati in modo da conformarsi ai limiti nazionali previsti nell’allegato I di detta direttiva
         entro il 2010, e mettano i programmi elaborati a tal fine a disposizione della popolazione e delle organizzazioni interessate
         mediante informazioni chiare, comprensibili e facilmente accessibili.
      
       Sulle spese
      105    Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 9, nn. 1, 3 e 4, della direttiva del Consiglio 24 settembre 1996, 96/61/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate
            dell’inquinamento, nella sua versione originaria, nonché in quella codificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del
            Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, dev’essere interpretato
            nel senso che gli Stati membri, nel rilasciare autorizzazioni ambientali per la costruzione e la gestione di impianti industriali
            come quelle di cui trattasi nelle cause principali non sono obbligati ad inserire tra le condizioni di rilascio di tale autorizzazione
            il rispetto dei limiti di emissione nazionali di SO2 e di NOx stabiliti dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 23 ottobre 2001, 2001/81/CE, relativa ai limiti nazionali
            di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, pur dovendo rispettare l’obbligo derivante da detta direttiva di adottare o
            di prevedere, nell’ambito di programmi nazionali, politiche e misure adeguate e coerenti atte a ridurre complessivamente le
            emissioni, in particolare di tali inquinanti, a quantitativi che non superino i limiti indicati nell’allegato I di tale direttiva
            entro il 2010.
      2)      Nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, previsto all’art. 4 della direttiva 2001/81:
      –        gli artt. 4, n. 3, TUE e 288, n. 3, TFUE, nonché la direttiva 2001/81 impongono agli Stati membri di astenersi dall’adottare
            misure che possano compromettere seriamente la realizzazione del risultato prescritto da tale direttiva;
      –        l’adozione da parte degli Stati membri di una misura specifica relativa ad una sola fonte di SO2 e di NOx non appare, di per sé sola, capace di compromettere seriamente il conseguimento del risultato prescritto dalla direttiva
            2001/81. Spetta al giudice nazionale verificare se tale condizione ricorra per ciascuna delle decisioni di rilascio di un’autorizzazione
            ambientale per la costruzione e la gestione di un impianto industriale, quali quelle controverse nelle cause principali;
      –        l’art. 288, n. 3, TFUE e gli artt. 6, 7, nn. 1 e 2, nonché 8, nn. 1 e 2, della direttiva 2001/81 impongono agli Stati membri,
            da un lato, di elaborare, aggiornare e modificare, se necessario, programmi per la progressiva riduzione delle emissioni nazionali
            di SO2 e di NOx, che essi devono mettere a disposizione della popolazione e delle organizzazioni interessate mediante informazioni chiare,
            comprensibili e facilmente accessibili, e comunicare alla Commissione europea nei termini prescritti, e, dall’altro, di elaborare
            ed aggiornare annualmente gli inventari nazionali di dette emissioni, nonché le proiezioni nazionali per il 2010, che essi
            devono comunicare, nei termini prescritti, alla Commissione europea e all’Agenzia europea dell’ambiente;
      –        l’art. 288, n. 3, TFUE e la stessa direttiva 2001/81 non impongono agli Stati membri né di rifiutare o limitare il rilascio
            di autorizzazioni ambientali per la costruzione e la gestione di impianti industriali, come quelle controverse nelle cause
            principali, né di adottare misure di compensazione specifiche per ciascuna autorizzazione del genere che venga rilasciata,
            e ciò nemmeno in caso di superamento potenziale o effettivo dei limiti di emissione nazionali di SO2 e di NOx.
      3)       L’art. 4 della direttiva 2001/81 non è incondizionato e sufficientemente preciso da poter essere invocato dai singoli dinanzi
            ai giudici nazionali prima del 31 dicembre 2010.
      L’art. 6 della direttiva 2001/81 attribuisce ai singoli direttamente interessati diritti che possono essere invocati dinanzi
            ai giudici nazionali per pretendere che, nel periodo transitorio dal 27 novembre 2002 al 31 dicembre 2010, gli Stati membri
            adottino o prevedano, nell’ambito di programmi nazionali, politiche e misure, adeguate e coerenti, atte a ridurre, complessivamente,
            le emissioni degli inquinanti indicati in modo da conformarsi ai limiti nazionali previsti nell’allegato I di detta direttiva
            entro il 2010, e mettano i programmi elaborati a tal fine a disposizione della popolazione e delle organizzazioni interessate
            mediante informazioni chiare, comprensibili e facilmente accessibili. 
      Firme
      * Lingua processuale: l’olandese.