CELEX: C2001/161/13
Language: it
Date: 2001-06-02 00:00:00
Title: Causa C-124/01: Ricorso del 16 marzo 2001 contro la Repubblica italiana, presentato dalla Commissione delle Comunità europee

2.6.2001                IT                        Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             C 161/7
La ricorrente chiede che la Corte voglia:                                         per le quali erano state acquistate licenze di esportazione.
                                                                                  Se il Tribunale di primo grado avesse mostrato dubbi su
                                                                                  ciò, la ricorrente avrebbe potuto specificare le quantità
—     annullare parzialmente la sentenza impugnata,                               in udienza. Pertanto il Tribunale non avrebbe dovuto
                                                                                  respingere il ricorso in toto con detta motivazione.
—     accogliere la domanda di cui al punto 1 del ricorso di
      primo grado.
                                                                            (1) Non ancora pubblicata nella Raccolta della giurisprudenza.
Motivi e principali argomenti
—     A torto il Tribunale ha ritenuto che la ricorrente avrebbe
      scaricato i costi delle licenze di esportazione sui suoi
      clienti e che perciò non sarebbe stata alla fine danneggiata.
      La ricorrente non ha fornito a tal proposito alcuna
      spiegazione riguardo la questione di un possibile impove-
      rimento in quanto in ogni caso tale questione non ricade              Ricorso del 16 marzo 2001 contro la Repubblica italiana,
      nell’ambito del suo onere di esposizione dei fatti e della              presentato dalla Commissione delle Comunità europee
      prova.
                                                                                                     (Causa C-124/01)
      Se la ricorrente ha scaricato sui propri clienti il prezzo
      delle licenze di esportazione ciò è perché il mercato lo
      ammetteva. Senza la necessità della presentazione di                                            (2001/C 161/13)
      licenze di esportazione dal Costa Rica, la ricorrente
      avrebbe ottenuto lo stesso prezzo di acquisto ma un
      maggiore guadagno. Il danno si è verificato con il                    Il 16 marzo 2001, la Commissione delle Comunità europee,
      pagamento delle licenze di esportazione illegali il quale             rappresentata dal sig. Antonio Aresu, in qualità di agente, ha
      perfeziona il nesso giuridico tra danneggiante e danneg-              presentato alla Corte di giustizia delle Comunità europee un
      giato. Questione completamente diversa è quella se, e                 ricorso contro la Repubblica italiana.
      fino a che punto, in base al più nuovo (più adeguato)
      nesso di causalità il danneggiato è capace di conseguire
      guadagni supplementari in base alla sua abilità e alla                La ricorrente conclude che la Corte voglia:
      situazione di mercato, che gli permettano di compensare
      le sue spese per le licenze di esportazione. In questo                —     constatare che la Repubblica italiana, non adottando le
      modo le giurisdizioni superiori tedesche hanno deciso                       disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
      tale questione. L’aspetto determinante è il riconoscimento                  necessarie per conformarsi alla direttiva 94/47/CE (1) del
      che il danneggiante non può essere esonerato ingiusta-                     Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 1994,
      mente.                                                                      concernente la tutela dell’acquirente per taluni aspetti dei
                                                                                  contratti relativi all’acquisizione di un diritto di godimen-
—     Neanche le riflessioni sussidiarie del Tribunale riguardo                   to a tempo parziale di beni immobili, è venuta meno agli
      alla compensazione dei vantaggi giustificano la sentenza                    obblighi derivanti da tale direttiva;
      impugnata. Il principio della compensazione dei vantaggi
      vale solo quando il vantaggio risultante (aumento del                 —     condannare la Repubblica italiana al pagamento delle
      contingente, diminuzione del dazio doganale) proviene                       spese processuali.
      dalla stessa violazione giuridica che ha causato il danno
      (spese per le licenze di esportazione). L’aumento del
      contingente e dei dazi doganali non rappresenta invece
      alcuna violazione di diritto. Inoltre alla ricorrente non             Motivi e principali argomenti
      risulta chiaro dalla sentenza come dovrebbe essere esatta-
      mente contabilizzata la compensazione del danno nel
      calcolo della ricorrente.
                                                                            a)     Mancato rispetto dell’art. 9 della diret-
—     La sentenza impugnata è viziata da mancanza di motiva-                       tiva 94/47
      zione poiché non è chiaro se il Tribunale vuole ammettere
      in linea di principio come mezzo di prova la certificazione
      del danno fatta dal revisore.                                         Le autorità italiane hanno indicato, che avrebbero proceduto
                                                                            ad una modifica dell’art. 11 del decreto 427/98 al fine di
                                                                            recepire pienamente l’art. 9 della direttiva stessa. Orbene, fino
—     A torto il Tribunale mette in dubbio la forza probatoria              ad oggi non è stato comunicato alcun calendario preciso
      dei pagamenti doganali effettuati dalla ricorrente certifica-         riguardante tale modifica, dal che deve desumersi che l’infrazio-
      ti dal revisore che sono stati effettuati per le importazioni         ne persista.
 ---pagebreak--- C 161/8                  IT                      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         2.6.2001
b)      Mancato rispetto               dell’art.        10      della      3.    Se la Sezione sia tenuta a non applicare la disposizione
        direttiva 94/47                                                          relativa al termine di decadenza, in conformità alla
                                                                                 giurisprudenza della Corte di giustizia.
L’art. 12 del decreto 427/98 non prevede sanzioni né altri
tipi di conseguenze per il mancato rispetto dell’obbligo del               (1) GU 1980 L 283, pag. 3.
venditore di consegnare a qualunque persona lo richieda un
documento che fornisca almeno le informazioni succinte e
precise sugli elementi indicati nei punti da a) a 9), i) e 1)
dell’allegato della direttiva 94/47. In particolare, tale decreto
non prevede alcuna ammenda o sanzione analoga per l’omis-
sione degli elementi di cui ai punti a), b), c), i) e 1) dell’allegato
della direttiva stessa.
                                                                           Ricorso del 20 marzo 2001 contro la Repubblica italiana,
                                                                             presentato dalla Commissione delle Comunità europee
Del resto, le informazioni in questione devono essere contenute
nel documento informativo non solo per garantire una
protezione efficace degli eventuali acquirenti, ma anche per                                       (Causa C-128/01)
evitare distorsioni della concorrenza tra i venditori a livello del
mercato interno.                                                                                    (2001/C 161/15)
Per taluni motivi, la Commissione ritiene che l’art. 10 della              Il 20 marzo 2001, la Commissione delle Comunità europee,
direttiva non sia stato oggetto di un recepimento completo e               rappresentata dal sig. Luca Visaggio, in qualità di agente, ha
corretto da parte della Repubblica italiana.                               presentato alla Corte di giustizia delle Comunità europee un
                                                                           ricorso contro la Repubblica italiana.
(1) GU L 280 del 29.10.1994, pag. 83.                                      La ricorrente conclude che la Corte voglia:
                                                                           —     constatare che la Repubblica italiana, non avendo adotta-
                                                                                 to le disposizioni legislative, regolamentari e amministra-
                                                                                 tive necessarie per conformarsi alla direttiva 96/51/CE (1)
                                                                                 del Consiglio del 23 luglio 1996 che modifica la direttiva
                                                                                 70/524/CEE relativa agli additivi nell’alimentazione degli
                                                                                 animali, e comunque non avendo comunicato tali disposi-
                                                                                 zioni, e venuta meno agli obblighi imposti da tali direttive
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Sozial-                          e dal Trattato;
gericht Leipzig con ordinanza 21 febbraio 2001, nella
    causa Peter Pflücke contro Bundesanstalt für Arbeit                    —     condannare la Repubblica italiana al pagamento delle
                                                                                 spese processuali.
                          (Causa C-125/01)
                                                                           Motivi e principali argomenti
                           (2001/C 161/14)
                                                                           Secondo l’articolo 249 CE, le direttive vincolano gli Stati
                                                                           membri cui sono rivolte per quanto riguarda il risultato da
Con ordinanza 21 febbraio 2001, pervenuta nella cancelleria
                                                                           raggiungere. L’articolo 10 CE prevede che gli Stati membri
della Corte il 19 marzo 2001 nella causa Peter Pflücke contro
                                                                           adottino tutte le misure di carattere generale e particolare atte
Bundesanstalt für Arbeit il Sozialgericht Leipzig ha sottoposto
                                                                           ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dal Trattato
alla Corte di giustizia delle Comunità europee le seguenti
                                                                           ovvero determinati dagli atti delle Istituzioni della Comunità e
questioni pregiudiziali:
                                                                           che essi facilitino quest’ultima nell’adempimento dei propri
                                                                           compiti.
1.    Se un termine di decadenza per far valere il pagamento di
      crediti retributivi insoluti tramite l’Ente di garanzia sia
      compatibile con l’art. 9 della direttiva del Consiglio               Non essendo state adottate, o comunque comunicate, da parte
      20 ottobre 1980, 80/987/CEE (1), concernente il ravvici-             italiana le disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva
      namento delle legislazioni degli Stati Membri relative alla          citata, la Commissione ritiene che la Repubblica italiana sia
      tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del          venuta meno agli obblighi che le incombono in virtù di tale
      datore di lavoro.                                                    direttiva del trattato.
2.    Se la Corte di giustizia condivida l’opinione della Sezione,         (1) GU L 235 del 17.9.1996, pag. 39.
      che tale termine di decadenza non costituisce una disposi-
      zione più favorevole per il lavoratore subordinato ai sensi
      dell’art. 9 della direttiva 80/987/CEE.