CELEX: C2003/171/23
Language: it
Date: 2003-07-19 00:00:00
Title: Causa C-222/03 P: Ricorso proposto il 21 maggio 2003 da Associazione Produttori Olivicoli Laziali (A.P.O.L.) e Associazione Italiana Produttori Olivicoli (A.I.P.O.) contro la sentenza pronunciata il 6 marzo 2003 dalla Seconda sezione del Tribunale di primo grado delle Comunità europee nelle cause riunite T-61/00 e T-62/00, tra Associazione Produttori Olivicoli Laziali (APOL) più Associazione Italiana Produttori Olivicoli (AIPO) e Commissione Europea

19.7.2003                  IT                         Gazzetta ufficiale dell’Unione europea                                           C 171/17
        incompleto. Infine, la relazione relativa alla Regione                nelle cause riunite T-61/00 e T-62/00, tra Associazione
        fiamminga non riporta tutti i documenti e le informazioni             Produttori Olivicoli Laziali (APOL) più Associazione Italiana
        prescritti dal combinato disposto dell’art. 10 e dell’allega-         Produttori Olivicoli (AIPO) e Commissione Europea.
        to V della direttiva.
                                                                              La ricorrente conclude che la Corte voglia
—       La Regione vallona ha violato gli artt. 10, n. 2, e 12 della
        direttiva per il fatto che l’esercizio di definizione delle           —     annullare la sentenza pronunziata dal Tribunale di primo
        acque indi di designazione delle zone vulnerabili ha                        grado delle Comunità europee — Seconda sezione — in
        riguardato solo una parte del suo territorio, che tale                      data 6 marzo 2003 nelle cause riunite T-61/00 e
        esercizio è stato completato tardivamente e che la desi-                    T-62/00.
        gnazione delle zone vulnerabili resta a tutt’oggi insuffi-
        ciente. Inoltre, le competenti autorità vallone non hanno
        tenuto conto dell’inquinamento delle acque costiere e
                                                                              Motivi e principali argomenti
        marine al momento dell’individuazione delle acque tocca-
        te dall’inquinamento e della designazione delle zone
        vulnerabili, in violazione dell’art. 3 della direttiva. L’art. 5      Il ricorrente sostiene che la sentenza del Tribunale di primo
        della direttiva è stato anch’esso violato in quanto, avendo           grado sia viziata per:
        proceduto alla designazione di due zone vulnerabili nel
        proprio territorio, la regione vallona avrebbe dovuto                 —     erronea interpretazione e falsa applicazione del principio
        predisporre dei programmi d’azione entro il termine                         di forza maggiore,
        prescritto, mentre i suddetti programmi non sono ancora
        stati a tutt’oggi adottati.                                           —     erronea interpretazione e applicazione del principio di
                                                                                    proporzionalità nonchè degli artt. 9, par. 1 e 17, par. 2,
                                                                                    lett. b) del regolamento n. 355/77; motivazione insuffi-
                                                                                    ciente per illogicità e contraddittorietà manifeste;
( 1) Direttiva del Consiglio 12 dicembre 1991, 91/676/CEE, relativa
     alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati
     provenienti da fonti agricole (GU L 375 del 21.12.1991, pag. 1).         —     violazione del diritto di difesa per inadempimento dell’ob-
                                                                                    bligo di istruire;
                                                                              —     omessa pronuncia circa la rilevanza di un mezzo istrut-
                                                                                    torio.
                                                                              Ricorso della Commissione delle Comunità europee con-
Ricorso proposto il 21 maggio 2003 da Associazione                             tro il la Repubblica francese, proposto il 22 maggio 2003
Produttori Olivicoli Laziali (A.P.O.L.) e Associazione Ita-
liana Produttori Olivicoli (A.I.P.O.) contro la sentenza
                                                                                                       (Causa C-225/03)
pronunciata il 6 marzo 2003 dalla Seconda sezione del
Tribunale di primo grado delle Comunità europee nelle
cause riunite T-61/00 e T-62/00, tra Associazione Produt-                                               (2003/C 171/24)
tori Olivicoli Laziali (APOL) più Associazione Italiana
     Produttori Olivicoli (AIPO) e Commissione Europea
                                                                              Il 22 maggio 2003 la Commissione delle Comunità europee,
                                                                              rappresentata dalle sig.re L. Ström e F. Simonetti, in qualità di
                          (Causa C-222/03 P)                                  agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto
                                                                              dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un
                                                                              ricorso contro la Repubblica francese.
                            (2003/C 171/23)
                                                                              La Commissione delle Comunità europee conclude che la
                                                                              Corte voglia:
                                                                              1)    dichiarare che la Repubblica francese, non avendo adotta-
Il 21 maggio 2003, l’Associazione Produttori Olivicoli Laziali                      to tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed ammi-
(APOL) e l’Associazione Italiana Produttori Olivicoli (AIPO),                       nistrative necessarie per conformarsi alla direttiva del
con gli avvocati Emilio Cappelli, Paolo De Caterini e Andrea                        Parlamento europeo e del Consiglio 27 ottobre 1998,
Bandini del Foro di Roma, hanno proposto alla Corte di                              98/79/CE, relativa ai dispositivi medico-diagnostici in
giustizia delle Comunità europee un ricorso d’impugnazione                          vitro (1) o, comunque, non avendole comunicate alla
contro la sentenza emessa il 6 marzo 2003 dalla Seconda                             Commissione, è venuta meno agli obblighi che le incom-
sezione del Tribunale di primo grado delle Comunità europee                         bono in forza della stessa direttiva;