CELEX: C2004/314/06
Language: it
Date: 2004-12-18 00:00:00
Title: Causa C-408/04 P: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quarta Sezione ampliata) 1o luglio 2004, causa T-308/00, Salzgitter AG, sostenuta dalla Repubblica federale di Germania, contro Commissione delle Comunità europee, proposto il 23 settembre 2004 (Fax: 16 9 04)

18.12.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 314/3
            
         Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quarta Sezione ampliata) 1o luglio 2004, causa T-308/00, Salzgitter AG, sostenuta dalla Repubblica federale di Germania, contro Commissione delle Comunità europee, proposto il 23 settembre 2004 (Fax: 16 9 04)
   (Causa C-408/04 P)
   (2004/C 314/06)
   Il 23 settembre 2004 (Fax: 16.9.04) la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dagli agenti Viktor Kreutschitz e Michael Niejahr, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto dinanzi alla Corte di Giustizia delle Comunità europee un ricorso contro la sentenza pronunciata dal Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quarta Sezione ampliata) il 1o luglio 2004, nella causa T-308/00, Salzgitter AG, sostenuta dalla Repubblica federale di Germania, contro Commissione delle Comunità europee.
   La ricorrente chiede che la Corte voglia:
   
               1.
            
            
               annullare la sentenza del Tribunale di primo grado 1o luglio 2004, causa T-308/00 (1), Salzgitter AG contro Commissione delle Comunità europee;
            
         
               2.
            
            
               rinviare la causa al Tribunale di primo grado ai fini della decisione;
            
         
               3.
            
            
               condannare la Salzgitter AG alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti:
   Con la sentenza impugnata il Tribunale di primo grado ha annullato gli artt. 2 e 3 della decisione della Commissione n. 2000/797/CECA, riguardante aiuti di Stato concessi dalla Germania a favore di Salzgitter AG, Preussag Stahl AG e delle controllate del gruppo operanti nel settore siderurgico. Con le disposizioni annullate la Commissione aveva imposto alla Repubblica federale di Germania di recuperare dai beneficiari gli aiuti dichiarati illegittimi e incompatibili.
   Non è stato annullato l'art. 1 della detta decisione, con il quale la Commissione ha dichiarato non compatibili con il mercato comune gli aiuti di Stato che consistevano in ammortamenti speciali e riserve esenti da imposta, concessi alla ricorrente a norma dell'art. 3 del Zonenrandförderungsgesetz per una base ammissibile di DEM 484 milioni e DEM 367 milioni rispettivamente. Il Zonenrandförderungsgesetz era una legge tedesca, che la Commissione ha autorizzato in conformità all'art. 92, n. 2, lett. c), del Trattato CE [divenuto art. 87, n. 2, lett. c), CE]. Nel Trattato CECA non era contenuta una disposizione analoga. Gli aiuti erogati alla Salzgitter AG non sono quindi compatibili con il mercato comune, ma non possono essere recuperati.
   La sentenza si fonda sostanzialmente sulla considerazione secondo cui la situazione derivata dall'adozione del secondo e del terzo codice degli aiuti alla siderurgia era caratterizzata da elementi di incertezza e oscurità, imputabili alla Commissione.
   Contro la detta pronuncia la ricorrente deduce i seguenti quattro motivi:
   
                
            
            
               In primo luogo, se il Tribunale di primo grado definisce la situazione scaturita dall'adozione del primo, del secondo e del terzo codice degli aiuti di Stato come «caratterizzata da elementi di incertezza e oscurità», si pone in tal modo in contrasto con la propria giurisprudenza. Secondo la sentenza del Tribunale di primo grado 31 marzo 1998, causa T-129/96, Preussag Stahl/Commissione, Racc. pag. II-609, punto 43, le deroghe previste dai codici al principio del divieto assoluto di aiuti sancito dall'art. 4, lett. c), del Trattato CECA potrebbero valere solo per i periodi di tempo previsti dai codici stessi. Da tale giurisprudenza, confermata dalla Corte di Giustizia, consegue che né il primo né il secondo codice degli aiuti alla siderurgia, dopo la loro rispettiva abrogazione il 31 dicembre 1981 ed il 31 dicembre 1985, potevano produrre effetti giuridici. Dall'entrata in vigore del terzo codice degli aiuti alla siderurgia era evidente che la Commissione sarebbe stata informata «dei progetti intesi ad applicare al settore siderurgico regimi di aiuti sui quali essa si è già pronunciata sulla base delle disposizioni del trattato CEE» (art. 6, n. 1, del terzo codice degli aiuti alla siderurgia, GU L 340 del 18.12.1985, pag. 1). Ora, però, i primi due codici degli aiuti alla siderurgia non stati applicati nella decisione impugnata e non sono nemmeno rilevanti per la causa. In ogni caso, contrariamente a quanto statuito dalla sentenza impugnata, essi non potrebbero produrre alcun effetto al di fuori dell'ambito CECA.
            
         
                
            
            
               In secondo luogo il Tribunale non ha richiesto alcuna prova del fatto che la Commissione effettivamente avesse «conoscenza degli aiuti concessi alla ricorrente». Oltre a ciò, il Tribunale ha trascurato di approfondire la questione se i resoconti, regolarmente trasmessi dalla ricorrente, di fatto lasciassero trasparire aiuti non notificati.
            
         
                
            
            
               In terzo luogo il Tribunale sembra partire dal presupposto che i documenti comunicati alla Commissione al di fuori del procedimento previsto dall'art. 88 CE possono escludere l'obbligo di restituzione degli aiuti illegittimi, per effetto del semplice richiamo, da parte della ricorrente, al principio della certezza del diritto.
            
         
                
            
            
               Infine, la sentenza potrebbe nuocere al sistema di controllo degli aiuti effettuato dalla Commissione, in quanto essa si discosta dalla costante giurisprudenza della Corte di Giustizia, secondo la quale le imprese beneficiarie di un aiuto possono fare legittimo affidamento, in linea di principio, sulla regolarità dell'aiuto stesso solamente qualora questo sia stato concesso nel rispetto della procedura prevista. Un operatore economico diligente, infatti, deve normalmente essere in grado di accertarsi che tale procedura sia stata rispettata (sentenza della Corte di Giustizia 20 settembre 1990, causa C-5/89, Commissione/ Germania, Racc. pag. I-3437, punto 14). In questa giurisprudenza la Corte di Giustizia ha chiarito che le imprese beneficiarie non possono invocare il legittimo affidamento derivante dal principio della certezza del diritto per evitare il rimborso degli aiuti statali non compatibili con il mercato comune.
            
         
      (1)  GU C 239 del 25.9.2004.