CELEX: 62006CJ0286
Language: it
Date: 2008-10-23
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 23 ottobre 2008. # Commissione delle Comunità europee contro Regno di Spagna. # Inadempimento di uno Stato - Direttiva 89/48/CEE - Lavoratori - Riconoscimento di diplomi - Ingegnere. # Causa C-286/06.

Causa C‑286/06
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Regno di Spagna
      «Inadempimento di uno Stato — Direttiva 89/48/CEE — Lavoratori — Riconoscimento di diplomi — Ingegnere»
      Massime della sentenza
      1.        Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Lavoratori — Riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore
            che sanciscono formazioni professionali di una durata minima di tre anni — Direttiva 89/48
      (Direttiva del Consiglio 89/48, art. 3)
      2.        Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Lavoratori — Riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore
            che sanciscono formazioni professionali di una durata minima di tre anni — Direttiva 89/48
      (Direttiva del Consiglio 89/48, art. 3)
      1.        Viene meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva 89/48, relativa ad un sistema generale di riconoscimento
         dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni, come modificata
         dalla direttiva 2001/19, in particolare dal suo art. 3, uno Stato membro che nega il riconoscimento delle qualifiche professionali
         di ingegnere conseguite in un altro Stato membro in base ad una formazione universitaria impartita esclusivamente nello Stato
         membro interessato.
      
      Fatte salve le disposizioni di cui all’art. 4 di detta direttiva, l’art. 3, primo comma, lett. a), di quest’ultima riconosce
         ad ogni richiedente in possesso di un «diploma», ai sensi di detta direttiva, che gli consente di esercitare una professione
         regolamentata in uno Stato membro il diritto di esercitare la stessa professione in qualsiasi altro Stato membro. Peraltro,
         il «diploma», ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva 89/48, può essere costituito da un insieme di titoli.
      
      Inoltre, l’art. 8, n. 1, della direttiva 89/48 obbliga lo Stato membro ospitante ad accettare, in ogni caso, come prova che
         le condizioni per il riconoscimento di un diploma sono soddisfatte, gli attestati e i documenti rilasciati dalle autorità
         competenti degli altri Stati membri. Pertanto, lo Stato membro ospitante non può sottoporre ad esame il fondamento in base
         al quale tali documenti sono stati rilasciati, pur disponendo della possibilità di effettuare verifiche aventi ad oggetto
         le condizioni tra quelle fissate dall’art. 1, lett. a), della direttiva 89/48, che non appaiano già soddisfatte alla luce
         del disposto dei suddetti documenti.
      
      Inoltre, anche se la definizione della nozione di «diploma» che figura all’art. 1, lett. a), della direttiva 89/48 comporta
         determinate riserve per quanto attiene all’applicabilità della direttiva stessa alle qualifiche acquisite in Stati terzi,
         né l’art. 1, lett. a), della direttiva citata, né alcun’altra disposizione di quest’ultima contemplano una qualsivoglia limitazione
         per quanto riguarda lo Stato membro in cui un richiedente deve aver acquisito le sue qualifiche professionali.
      
      Infatti, dal summenzionato art. 1, lett. a), primo comma, risulta espressamente che è sufficiente che la formazione sia stata
         acquisita «in misura preponderante nella Comunità». Tale espressione comprende sia la formazione acquisita interamente nello
         Stato membro di rilascio del titolo di formazione di cui trattasi sia quella parzialmente o interamente acquisita in un altro
         Stato membro. Inoltre, non sussiste alcuna ragione che possa giustificare una limitazione siffatta, dal momento che la questione
         principale è quella di chiarire se il richiedente sia o meno abilitato ad esercitare una professione regolamentata in uno
         Stato membro. Secondo il sistema instaurato da tale direttiva, un diploma viene riconosciuto non tanto in considerazione del
         valore intrinseco della formazione che esso sancisce, ma in quanto dà accesso, nello Stato membro in cui è stato rilasciato
         o riconosciuto, ad una professione regolamentata.
      
      Inoltre, il sistema generale di riconoscimento stabilito dalla direttiva 89/48 mira a consentire ai cittadini di uno Stato
         membro abilitati a esercitare una professione regolamentata in uno Stato membro di accedere alla stessa professione in altri
         Stati membri. In tale contesto, il fatto che un cittadino di uno Stato membro che desideri esercitare una professione regolamentata
         scelga d’accedervi nello Stato membro di sua preferenza non può costituire, di per sé, un abuso del sistema generale di riconoscimento
         stabilito dalla direttiva 89/48. Infatti, il diritto dei cittadini di uno Stato membro di scegliere lo Stato membro nel quale
         desiderano acquisire le loro qualifiche professionali è inerente all’esercizio, in un mercato unico, delle libertà fondamentali
         garantite dal Trattato. Lo Stato membro ospitante, in forza dell’art. 3, primo comma, lett. a), della direttiva 89/48, è obbligato,
         fatte salve eventuali misure di compensazione, a riconoscere non solo i diplomi di ingegnere di un altro Stato membro allorché
         la formazione ricevuta per conseguirli si è svolta interamente o parzialmente in tale Stato membro, ma anche i diplomi rilasciati
         dalle autorità competenti di tale Stato membro al termine di una formazione impartita interamente nello Stato membro ospitante.
      
      (v. punti 54-55, 61-64, 71-73, 83 e dispositivo)
      2.        Viene meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva 89/48, relativa ad un sistema generale di riconoscimento
         dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni, come modificata
         dalla direttiva 2001/19, in particolare dal suo art. 3, uno Stato membro che subordina l’ammissione alle prove per la promozione
         all’interno del pubblico impiego di ingegneri in possesso di titoli professionali conseguiti in un altro Stato membro al riconoscimento
         accademico delle suddette qualifiche.
      
      L’art. 3 della direttiva 89/48 dispone che i diplomi rilasciati in un determinato Stato membro consentano al loro titolare
         non solo di accedere ad una professione regolamentata in un altro Stato membro, ma anche di esercitarvi tale professione alle
         medesime condizioni di coloro che possiedono diplomi nazionali. Pertanto, le autorità nazionali hanno l’obbligo di assicurarsi
         che i titolari di una qualifica professionale conseguita in un altro Stato membro abbiano le stesse possibilità di promozione
         di coloro che possiedono la qualifica professionale nazionale equivalente.
      
      Infatti, dal momento in cui un diploma rilasciato in un altro Stato membro è stato riconosciuto ai sensi della direttiva 89/48,
         eventualmente dopo l’applicazione di misure di compensazione, si ritiene che conferisca le stesse qualifiche professionali
         del diploma nazionale equivalente. In tale contesto, il fatto di non consentire al titolare di un diploma rilasciato in un
         altro Stato membro di beneficiare delle stesse possibilità di promozione attribuite ai titolari del diploma nazionale equivalente,
         per il solo motivo che tale diploma è stato conseguito al termine di una formazione di durata inferiore, verrebbe a sfavorire
         i titolari di un diploma di un altro Stato membro soltanto per aver acquisito qualifiche equivalenti in tempi più brevi.
      
      Di conseguenza, il requisito dell’omologazione è incompatibile con l’art. 3 della direttiva 89/48, quanto meno nei limiti
         in cui tale requisito configura una condizione preliminare all’ammissione alle prove per la promozione interna, anche per
         candidati che si avvalgano unicamente di un diploma rilasciato in un altro Stato membro e riconosciuto in applicazione della
         direttiva 89/48.
      
      (v. punti 79-83 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      23 ottobre 2008 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Direttiva 89/48/CEE – Lavoratori – Riconoscimento di diplomi – Ingegnere»
      Nella causa C‑286/06,
      avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 29 giugno 2006,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. H. Støvlbæk e R. Vidal Puig, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Regno di Spagna, rappresentato dal sig. M. Muñoz Pérez, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuto,
      LA CORTE (Seconda Sezione), 
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. J.-C. Bonichot, K. Schiemann (relatore), J. Makarczyk
         e L. Bay Larsen, giudici,
      
      avvocato generale: sig. Y. Bot
      cancelliere: sig.ra M.M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 13 settembre 2007,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che:
      
      –        negando il riconoscimento delle qualifiche professionali di ingegnere conseguite in Italia, e
      –        subordinando l’ammissione alle prove per la promozione all’interno del pubblico impiego di ingegneri in possesso di titoli
         professionali conseguiti in un altro Stato membro al riconoscimento accademico delle suddette qualifiche,
      
      il Regno di Spagna è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988,
         89/48/CEE, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni
         professionali di una durata minima di tre anni (GU 1989, L 19, pag. 16), come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo
         e del Consiglio 14 maggio 2001, 2001/19/CE (GU L 206, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 89/48»), in particolare del suo
         art. 3.
      
      2        La principale questione di diritto sollevata nel presente procedimento è analoga a quella sorta nell’ambito della causa sfociata
         nella sentenza in pari data, relativa alla causa C 274/05, Commissione/Grecia (non ancora pubblicata nella Raccolta). Tali
         controversie riguardano entrambe in quale misura le disposizioni della direttiva 89/48 possano essere invocate per imporre
         ad uno Stato membro di riconoscere i diplomi rilasciati, a conclusione di studi compiuti sul proprio territorio, dalle autorità
         di un altro Stato membro.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        Dal terzo e dal quarto ‘considerando’ della direttiva 89/48 risulta che essa è tesa ad attuare un metodo generale di riconoscimento
         dei diplomi atto ad agevolare ai cittadini europei l’esercizio di tutte le attività professionali subordinate, in un determinato
         Stato membro ospitante, al possesso di una formazione post secondaria, sempreché essi siano in possesso di diplomi che li
         preparino a dette attività, sanzionino un ciclo di studi di almeno tre anni e siano stati rilasciati in un altro Stato membro.
      
      4        Il quinto ‘considerando’ della direttiva 89/48 è redatto come segue:
      
      «considerando che, relativamente alle professioni per il cui esercizio la Comunità non ha stabilito il livello minimo di qualifica
         necessario, gli Stati membri conservano la facoltà di stabilire detto livello allo scopo di garantire la qualità delle prestazioni
         fornite sul loro territorio; che tuttavia essi non possono, senza violare gli obblighi loro incombenti in virtù dell’articolo
         [10 CE], imporre ad un cittadino di uno Stato membro di acquisire qualifiche che essi di solito si limitano a determinare
         riferendosi ai diplomi rilasciati nel quadro dei loro sistemi nazionali di insegnamento, quando l’interessato ha già acquisito
         in tutto o in parte dette qualifiche in un altro Stato membro; che ogni Stato membro ospitante nel quale una professione è
         regolamentata è pertanto tenuto a prendere in considerazione le qualifiche acquisite in un altro Stato membro e ad esaminare
         se esse corrispondono a quelle prescritte dalle disposizioni nazionali».
      
      5        L’art. 1, lett. a), della direttiva 89/48 così dispone:
      
      «Ai sensi della presente direttiva si intende:
      a)      per diploma, qualsiasi diploma, certificato o altro titolo o qualsiasi insieme di diplomi, certificati o altri titoli;
      –        che sia stato rilasciato da un’autorità competente in uno Stato membro, designata in conformità delle sue disposizioni legislative,
         regolamentari o amministrative,
      
      –        da cui risulti che il titolare ha seguito con successo un ciclo di studi post-secondari della durata minima di tre anni, oppure
         di durata equivalente a tempo parziale, in un’università o un istituto di istruzione superiore o in un altro istituto di livello
         di formazione equivalente e, se del caso, che ha seguito con successo la formazione professionale richiesta oltre al ciclo
         di studi post-secondari e
      
      –        dal quale risulti che il titolare possiede le qualifiche professionali richieste per accedere ad una professione regolamentata
         in detto Stato membro o esercitarla,
      
               quando la formazione sancita dal diploma, certificato o altro titolo, è stata acquisita in misura preponderante nella Comunità
         o quando il titolare ha un’esperienza professionale di tre anni, certificata dallo Stato membro che ha riconosciuto il diploma,
         certificato o altro titolo rilasciato in un paese terzo.
      
               È assimilato a un diploma ai sensi del primo comma qualsiasi diploma, certificato o altro titolo, o qualsiasi insieme di diplomi,
         certificati o altri titoli, che sia stato rilasciato da un’autorità competente in uno Stato membro qualora sancisca una formazione
         acquisita nella Comunità e riconosciuta da un’autorità competente in tale Stato membro come formazione di livello equivalente
         e qualora esso conferisca gli stessi diritti d’accesso e d’esercizio di una professione regolamentata».
      
      6        L’art. 2, primo comma, della direttiva 89/48 prevede quanto segue:
      
      «La presente direttiva si applica a qualunque cittadino di uno Stato membro che intenda esercitare, come lavoratore autonomo
         o subordinato, una professione regolamentata in uno Stato membro ospitante».
      
      7        L’art. 3, primo comma, della direttiva 89/48 dispone che uno Stato membro ospitante che subordina l’accesso ad una professione
         al possesso di un diploma non può rifiutare ad un cittadino di un altro Stato membro, per mancanza di qualifiche, l’accesso
         a tale professione se il richiedente soddisfa determinate condizioni specificate in detta disposizione. Ciò avviene in particolare
         quando il richiedente possiede il diploma prescritto da un altro Stato membro per l’accesso o l’esercizio di questa stessa
         professione sul suo territorio e che è stato ottenuto in un altro Stato membro.
      
      8        Nonostante l’art. 3 della direttiva citata, l’art. 4 della medesima consente allo Stato membro ospitante, in presenza di determinati
         presupposti ivi definiti, di esigere che il richiedente provi di possedere un’esperienza professionale di una durata determinata,
         che compia un tirocinio di adattamento per un periodo massimo di tre anni o si sottoponga a una prova attitudinale (in prosieguo:
         le «misure di compensazione»). Questa stessa disposizione stabilisce talune regole e condizioni applicabili alle misure di
         compensazione che possono essere imposte per compensare le carenze nella formazione del suddetto richiedente.
      
      9        Ai sensi dell’art. 8, n. 1, della direttiva 89/48 lo Stato membro ospitante accetta, come prova che le condizioni di cui agli
         artt. 3 e 4 sono soddisfatte, gli attestati e i documenti rilasciati dalle autorità competenti degli Stati membri, che l’interessato
         deve presentare a sostegno della propria richiesta di poter esercitare la professione in questione.
      
       La normativa nazionale
      10      La normativa spagnola in materia di diplomi universitari opera una distinzione tra due tipi di diplomi, vale a dire i «diplomi
         ufficiali», la cui validità è riconosciuta in tutto il territorio nazionale e che danno accesso alle professioni regolamentate,
         e i «diplomi propri», che le varie università hanno la facoltà di rilasciare ma che, in particolare, non danno accesso alle
         professioni regolamentate. Tale materia è disciplinata dalla legge organica 21 dicembre 2001, 6/2001, relativa alle università
         (BOE n. 307 del 24 dicembre 2001, pag. 49400).
      
      11      L’art. 34 della legge organica 6/2001 dispone quanto segue:
      
      «Determinazione dei diplomi universitari e delle direttive generali dei loro programmi di studi.
      1.      Il governo, di propria iniziativa, previo parere del consiglio di coordinamento universitario, ovvero su proposta di quest’ultimo,
         stabilisce i diplomi universitari aventi carattere ufficiale e validi su tutto il territorio nazionale, nonché le direttive
         generali dei programmi di studio che devono essere seguiti per il conseguimento e per l’omologazione di tali diplomi.
      
      2.      I diplomi di cui al paragrafo precedente, che figurano nell’elenco dei diplomi universitari ufficiali approvati dal governo,
         vengono rilasciati in nome del Re dal Rettore dell’università nella quale sono stati conseguiti.
      
      3.      Gli istituti universitari possono stabilire corsi di studio che consentono di conseguire diplomi e titoli propri, nonché corsi
         di studio di formazione continua. Tali diplomi e titoli non hanno gli stessi effetti riconosciuti dalle disposizioni legislative
         ai diplomi e ai titoli menzionati al paragrafo 1».
      
       La procedura di riconoscimento
      12      In Spagna il regio decreto 25 ottobre 1991, 1665/1991, che disciplina il sistema generale di riconoscimento dei diplomi d’istruzione
         superiore rilasciati negli Stati membri dell’Unione europea per i quali è richiesta una formazione di durata almeno triennale
         (BOE n. 280 del 22 novembre 1991, pag. 37916; in prosieguo: il «regio decreto sul riconoscimento»), è volto a trasporre la
         direttiva 89/48 nell’ordinamento giuridico nazionale.
      
      13      L’art. 2, n. 1, del regio decreto sul riconoscimento, diretto a recepire nell’ordinamento spagnolo l’art. 2, primo comma,
         della direttiva 89/48, prevede quanto segue:
      
      «Le disposizioni contemplate dal presente regio decreto si applicano ai cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea
         che siano in possesso di un diploma ottenuto in uno Stato di detta Unione e intendano esercitare in Spagna, come lavoratori
         autonomi o subordinati, una professione regolamentata per il cui esercizio è richiesta una formazione superiore della durata
         minima di tre anni».
      
      14      Ai termini dell’art. 4, n. 1, del suddetto regio decreto:
      
      «In Spagna, per l’accesso ad una professione regolamentata, sono riconosciuti i diplomi conseguiti negli Stati membri che
         abilitano ad esercitare in tali Stati la stessa professione con i medesimi effetti del corrispondente diploma spagnolo».
      
      15      L’art. 1, lett. a), del regio decreto sul riconoscimento mira a trasporre nell’ordinamento spagnolo l’art. 1, lett. a), della
         direttiva 89/48 fornendo la seguente definizione del termine «diploma»:
      
      «Ogni diploma, certificato o altro titolo ovvero ogni insieme di tali diplomi, certificati o altri titoli che sia stato rilasciato
         da un’autorità competente in uno Stato membro da cui risulti che il titolare ha seguito con successo un ciclo di studi post-secondari
         della durata minima di tre anni, o della durata equivalente a tempo parziale, presso un’università o un istituto di insegnamento
         superiore o presso un altro istituto di livello di formazione equivalente e, se del caso, che ha seguito con successo la formazione
         professionale richiesta oltre al ciclo di studi post-secondari, e dal quale risulti che il titolare possiede le qualifiche
         professionali richieste per accedere ad una professione regolamentata in detto Stato membro, quando la preparazione sancita
         dal suddetto diploma è stata acquisita in misura preponderante all’interno della Comunità, o quando il suo titolare ha un’esperienza
         professionale di tre anni, certificata dallo Stato membro che ha riconosciuto tale diploma (…)».
      
      16      L’art. 1, lett. b), del regio decreto citato definisce la nozione di «professione regolamentata» nei seguenti termini:
      
      «[Attività] o [insieme] di attività professionali il cui accesso o esercizio, o una delle modalità d’esercizio, è subordinato,
         direttamente o indirettamente, al possesso di un diploma e che costituisce una professione in uno Stato membro».
      
      17      L’art. 3 del regio decreto sul riconoscimento dispone che, ai fini di tale decreto, si considerano «professioni regolamentate»
         le professioni elencate nell’allegato I dello stesso decreto, tra le quali figurano le professioni di «ingegnere di ponti
         e strade» («ingeniero de Caminos, Canales y Puertos») e di «ingegnere tecnico dei lavori pubblici» («ingeniero técnico de
         obras públicas»). Invece, la professione di «ingegnere civile» («ingeniero civil») non figura in tale allegato.
      
       La procedura di omologazione
      18      La procedura di riconoscimento delle qualifiche professionali prevista dal regio decreto sul riconoscimento deve essere distinta
         dalla procedura denominata di «omologazione» dei diplomi universitari. La prima di tali due procedure è volta ad operare un
         controllo al fine di determinare se la persona interessata dispone o meno della qualifica richiesta per esercitare una data
         professione regolamentata. Invece, la procedura di omologazione mira a sottoporre a verifica il contenuto accademico, in termini
         di conoscenze, degli studi seguiti per conseguire un diploma.
      
      19      La procedura di omologazione è regolata dal regio decreto 20 febbraio 2004, 285/2004, recante la disciplina delle condizioni
         per l’omologazione e la convalida di diplomi e corsi di studi superiori stranieri (BOE n. 55 del 4 marzo 2004, pag. 8996;
         in prosieguo: il «regio decreto sull’omologazione»).
      
      20      La nozione di omologazione viene definita dall’art. 3, lett. a) e b), del regio decreto sull’omologazione nei seguenti termini:
      
      «Ai sensi del presente regio decreto, si intende per:
      a)      omologazione dell’equivalenza ad un diploma dell’elenco dei diplomi universitari ufficiali: il riconoscimento ufficiale della
         formazione ricevuta per il conseguimento di un diploma straniero, riconosciuta come equivalente a quella richiesta per il
         conseguimento di un diploma spagnolo menzionato nell’elenco citato;
      
      b)      omologazione dell’equivalenza ad uno dei gradi accademici in cui sono strutturati gli studi universitari in Spagna: il riconoscimento
         ufficiale della formazione ricevuta per il conseguimento di un diploma straniero, riconosciuta equivalente a quella richiesta
         per il conseguimento di un grado accademico corrispondente ad uno dei livelli in cui sono strutturati gli studi universitari
         spagnoli, e non ad un diploma concreto».
      
      21      L’art. 4, n. 1, del regio decreto sull’omologazione specifica nei seguenti termini gli effetti dell’omologazione:
      
      «L’omologazione conferisce al diploma straniero, dal momento in cui viene accordata e dal momento in cui la corrispondente
         attestazione viene rilasciata, gli stessi effetti su tutto il territorio nazionale del diploma o del grado accademico spagnolo
         rispetto al quale esso viene omologato come equivalente, in conformità della legislazione in vigore».
      
      22      L’art. 22 del regio decreto sull’omologazione, intitolato «Riconoscimento professionale dei diplomi dell’Unione europea»,
         dispone che:
      
      «Il riconoscimento professionale dei diplomi d’istruzione superiore rilasciati dagli Stati membri dell’Unione europea è disciplinato
         dalle procedure previste dalle direttive comunitarie e dalla relativa normativa spagnola di trasposizione».
      
      23      Inoltre, la prima disposizione supplementare del regio decreto sull’omologazione, intitolata «Disciplina comunitaria», fa
         riferimento alla legislazione comunitaria nei seguenti termini:
      
      «Le disposizioni del presente regio decreto si applicano fatte salve le disposizioni in materia contenute nel Trattato d’adesione
         della Spagna alle Comunità europee, nel Trattato sull’Unione europea e nel diritto comunitario derivato».
      
       La disciplina relativa alla professione di ingegnere in Spagna e in Italia
      24      La professione di ingegnere è una professione regolamentata tanto in Spagna quanto in Italia.
      
      –       I sistemi di formazione
      25      I sistemi di formazione italiano e spagnolo sono simili per quanto concerne le qualifiche nel settore dell’ingegneria. In
         entrambi gli Stati membri tali qualifiche possono essere conseguite al termine di un ciclo di studi post-secondario della
         durata di tre o cinque anni.
      
      26      In Spagna viene effettuata una distinzione tra i diplomi universitari di ingegnere tecnico («ingeniero técnico»), conseguiti
         dopo tre anni di studio, e quelli di ingegnere («ingeniero»; in prosieguo: l’«ingegnere a pieno titolo»), conseguiti dopo
         una formazione di cinque anni. I titolari di un diploma di ingegnere tecnico possono conseguire il diploma di ingegnere a
         pieno titolo frequentando con successo gli ultimi due anni del percorso formativo che conduce a tale ultimo diploma.
      
      27      In Italia viene operata una distinzione tra i diplomi universitari conseguiti dopo tre anni di studio («laurea triennale»),
         che sanciscono la formazione degli «ingegneri junior», e quelli rilasciati al termine di due anni di studio supplementari
         finalizzati alla formazione degli «ingegneri» (in prosieguo: gli «ingegneri a pieno titolo»). Questi ultimi diplomi, precedentemente
         denominati «laurea specialistica», hanno il titolo di «laurea magistrale», a seguito di una riforma intervenuta nel corso
         del 2004.
      
      –       Le condizioni di accesso alla professione di ingegnere e le condizioni del suo esercizio in Spagna e in Italia
      28      In Spagna l’accesso alle professioni di ingegnere tecnico e di ingegnere a pieno titolo è, in linea di principio, subordinata
         al possesso del diploma universitario ufficiale, ai sensi della legge organica 6/2001, corrispondente alla professione interessata.
         
      
      29      In Italia l’accesso alle professioni di ingegnere junior e di ingegnere a pieno titolo è subordinata al possesso del diploma
         universitario richiesto, nonché al superamento dell’esame di Stato corrispondente alla relativa professione [art. 4 del regio
         decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (Gazzetta ufficiale n. 37 del 15 febbraio 1926)]. Detto esame di Stato consta, ai termini degli artt. 47 e 48 del decreto del Presidente della
         Repubblica 5 giugno 2001, n. 328 (Supplemento ordinario alla GURI n. 190 del 17 agosto 2001), di almeno due prove scritte,
         una prova orale ed una prova pratica. Ai candidati che hanno superato positivamente l’esame di Stato viene conferita l’«abilitazione
         all’esercizio della professione di ingegnere».
      
      30      Tanto in Spagna quanto in Italia l’esercizio della professione di ingegnere presuppone altresì l’iscrizione all’albo di un
         ordine professionale. In Spagna sono competenti diversi ordini di ingegneri («colegios de ingenieros») a seconda delle specializzazioni
         e delle regioni. In Italia in ciascuna provincia viene tenuto un albo degli ingegneri dal «Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri».
         Tale albo si suddivide in due sezioni, ossia la sezione A, riservata agli ingegneri a pieno titolo, e la sezione B, riservata
         agli ingegneri junior. In entrambi questi Stati membri l’iscrizione all’albo dell’ordine degli ingegneri costituisce una mera
         formalità amministrativa, che di per sé non attesta le qualifiche professionali delle persone interessate, ma è tesa a garantire
         che l’esercizio della professione rispetti determinate norme deontologiche.
      
      –       Le professioni di ingegnere di ponti e strade e di ingegnere tecnico dei lavori pubblici in Spagna
      31      In Spagna, come risulta dall’art. 4 della legge 20 luglio 1957, recante disposizioni che disciplinano gli studi tecnici (BOE
         n. 187 del 22 luglio 1957, pag. 607), le persone che desiderano esercitare la professione di ingegnere di ponti e strade devono,
         di norma, essere titolari del diploma universitario ufficiale, ai sensi della legge organica 6/2001, di ingegnere di ponti
         e strade, rilasciato da una delle scuole spagnole di formazione degli ingegneri di ponti e strade. Tale diploma di ingegnere
         a pieno titolo viene conseguito al termine di cinque anni di studi.
      
      32      L’accesso alla suddetta professione è consentito anche ai titolari di un diploma rilasciato in un altro Stato membro, riconosciuto
         ai fini professionali in conformità del regio decreto sul riconoscimento, nonché ai titolari di un diploma universitario straniero
         omologato come equivalente al diploma spagnolo di ingegnere di ponti e strade, in conformità del regio decreto sull’omologazione.
      
      33      Oltre a ciò, in tutti i casi summenzionati, per poter esercitare la professione considerata gli interessati devono essere
         iscritti all’albo dell’Ordine professionale degli ingegneri di ponti e strade («Colegio de Ingenieros de Caminos, Canales
         y Puertos»). Tale iscrizione non è subordinata al superamento di un esame. Ogni individuo in possesso del corrispondente diploma
         e degli altri requisiti legali ha il diritto di essere iscritto al suddetto albo.
      
      34      Il diploma di ingegnere tecnico di costruzioni civili («ingeniero técnico en construcciones civiles») è, ai sensi della legge
         organica 6/2001, un diploma ufficiale che sancisce una formazione di tre anni. Esso dà accesso alla professione regolamentata
         di ingegnere tecnico di lavori pubblici in Spagna. I titolari di tale diploma possono conseguire il diploma di ingegnere di
         ponti e strade seguendo con successo la formazione offerta nel corso del quarto e del quinto anno di studi presso uno degli
         istituti di formazione degli ingegneri di ponti e strade spagnole.
      
      –       La professione di ingegnere civile in Italia
      35      Di norma, coloro che in Italia desiderano esercitare la professione di ingegnere civile devono essere titolari del diploma
         universitario di ingegnere civile («laurea in Ingegneria civile»), «laurea magistrale», che sanziona una formazione della
         durata di cinque anni, nonché dell’abilitazione all’esercizio della professione di ingegnere, conferita dopo il superamento
         dell’esame di Stato. Tali soggetti devono inoltre essere iscritti all’albo degli ingegneri di una provincia, nella sezione
         A, che rileva nel caso di specie.
      
       Necessità di omologare i titoli professionali conseguiti in un altro Stato membro per l’ammissione alle prove per essere promossi
         all’interno del pubblico impiego
      
      36      Il decreto del Ministro dell’Ambiente 9 maggio 2003, MAM/1266/2003 (BOE n. 123 del 23 maggio 2003, pag. 19820), aveva bandito
         un concorso interno per la promozione al grado di quadro tecnico superiore degli enti autonomi del Ministero dell’Ambiente
         («técnicos facultativos superiores de organismos autónomos del Ministerio de Medio ambiente»).
      
      37      L’art. 2 del decreto MAM/1266/2003, intitolato «Condizioni relative ai candidati», prevedeva che:
      
      «2.1.  Per essere ammessi a partecipare alle prove di selezione, i candidati devono soddisfare, dall’ultimo giorno utile ai fini
         della presentazione delle candidature e sino al momento della loro entrata in funzione in qualità di funzionari di carriera,
         le seguenti condizioni di partecipazione:
      
      (…)
      2.1.4. Diplomi: possedere o essere in grado di ottenere il diploma di laurea in ingegneria o in architettura. In caso di titoli
         conseguiti all’estero, i candidati devono possedere il certificato che ne attesta l’omologazione.
      
      (…)».
      38      Tale requisito è richiesto in via generale per le procedure di selezione organizzate per l’accesso ai gradi dell’amministrazione
         generale dello Stato.
      
      39      La suddetta prassi è stata quindi codificata con il decreto del Ministro delle Pubbliche Amministrazioni 22 febbraio 2005,
         APU/423/2005, che stabilisce le basi comuni che disciplinano le procedure di selezione per l’ingresso o l’accesso ai gradi
         dell’amministrazione generale dello Stato (BOE n. 48 del 25 febbraio 2005, pag. 6993).
      
      40      Il paragrafo 7 del decreto APU/423/2005, intitolato «Condizioni relative ai candidati», dispone che:
      
      «1.      Per essere ammessi a partecipare alle prove di selezione, i candidati devono soddisfare, dall’ultimo giorno utile ai fini
         della presentazione delle candidature e sino al momento della loro entrata in funzione in qualità di funzionario di carriera,
         le seguenti condizioni di partecipazione, nonché quelle previste dalle corrispondenti disposizioni specifiche:
      
      (…).
      1.3.      Diplomi: possedere o essere in grado di ottenere il diploma richiesto per accedere ad ogni grado, conformemente a quanto viene
         stabilito in base alle caratteristiche specifiche di ciascuna convocazione. In caso di titoli conseguiti all’estero, i candidati
         devono essere in possesso del certificato che ne attesta l’omologazione.
      
      (…)».
       La procedura precontenziosa
       Le denunce ricevute dalla Commissione
      41      La Commissione ha ricevuto numerose denunce relative al diniego opposto dalle autorità spagnole competenti, nel caso specifico
         il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti («Ministerio de Fomento»), di accogliere le domande di riconoscimento, presentate
         ai sensi del regio decreto sul riconoscimento, delle qualifiche professionali di ingegnere conseguite in Italia ai fini dell’esercizio
         della professione di ingegnere di ponti e strade in Spagna.
      
      42      I denuncianti possiedono il diploma ufficiale, ai sensi della legge organica 6/2001, di ingegnere tecnico di costruzioni civili
         rilasciato dall’Università di Alicante (Spagna), nonché del diploma universitario di «ingegnere civile», che costituisce un
         diploma proprio ai sensi della legge organica 6/2001, rilasciato dalla stessa università.
      
      43      In forza di una convenzione-quadro di collaborazione stipulata tra l’Università di Alicante e l’Università Politecnica delle
         Marche, gli studi di «ingegneria civile», cui dà accesso la prima di tali università, sono coordinati e supervisionati dalla
         seconda.
      
      44      In applicazione della citata convenzione-quadro, l’Università Politecnica delle Marche ha riconosciuto l’equivalenza dei summenzionati
         diplomi universitari spagnoli al diploma universitario italiano di ingegnere civile («laurea in ingegneria civile») in favore
         dei denuncianti e ha rilasciato loro, di conseguenza, il diploma di ingegnere civile. Una volta in possesso di tale diploma,
         i denuncianti hanno superato in Italia l’esame di Stato che ha loro conferito l’abilitazione all’esercizio della professione
         di ingegnere, che li autorizza ad esercitare la professione di ingegnere civile in tale Stato membro.
      
      45      I denuncianti hanno successivamente chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il riconoscimento delle qualifiche
         professionali conseguite in Italia onde poter esercitare la professione di ingegnere di ponti e strade in Spagna. Detto Ministero
         ha respinto tali domande adducendo l’argomento che la formazione universitaria seguita dai denuncianti era stata impartita
         interamente in Spagna e che, pertanto, non erano applicabili né il regio decreto sul riconoscimento né la direttiva 89/48.
      
      46      Inoltre, uno dei denuncianti in causa si è visto rifiutare l’ammissione a una delle prove per la promozione interna organizzate
         dal Ministero dell’Ambiente («Ministerio de Medio ambiente»), per il fatto che i candidati titolari di diplomi stranieri dovevano,
         in forza del decreto MAM/1266/2003, ottenerne preventivamente l’omologazione, in conformità del regio decreto sull’omologazione.
      
       La lettera di diffida e l’avviso motivato
      47      Ritenendo la normativa spagnola incompatibile con la direttiva 89/48, la Commissione ha inviato al Regno di Spagna una lettera
         di diffida in data 22 dicembre 2004, alla quale le autorità spagnole hanno risposto il 22 febbraio 2005.
      
      48      Considerando insoddisfacenti i chiarimenti forniti dalle autorità spagnole, la Commissione ha trasmesso al Regno di Spagna
         un avviso motivato in data 5 luglio 2005, al quale tale Stato membro ha risposto con lettera 20 settembre 2005.
      
      49      Ritenendo i chiarimenti forniti ancora insoddisfacenti, la Commissione ha deciso di proporre il presente ricorso.
      
       Sul ricorso
       Sulla prima censura, relativa al mancato riconoscimento delle qualifiche acquisite in Italia al termine di una formazione
            ricevuta in Spagna
      50      Con la sua prima censura la Commissione fa valere che i denuncianti soddisfano tutte le condizioni per l’applicabilità della
         direttiva 89/48 e che, conseguentemente, le autorità spagnole erano obbligate ad autorizzare l’accesso dei denuncianti alla
         professione di ingegnere di ponti e strade in Spagna. Negando loro tale accesso, il Regno di Spagna sarebbe venuto meno agli
         obblighi che gli incombono in forza dell’art. 3 della direttiva citata.
      
      51      Ad avviso della Commissione, il fatto che la formazione che i denuncianti possiedono fosse stata ricevuta esclusivamente in
         Spagna non invalida affatto tale conclusione. La direttiva 89/48 esigerebbe soltanto che la formazione venga ricevuta in uno
         Stato membro diverso da quello ospitante. Secondo la Commissione, dagli artt. 1, lett. a) e b), 2 e 3 della direttiva 89/48,
         letti in combinato disposto, si evince che quest’ultima trova applicazione quando lo Stato membro in cui il richiedente desidera
         esercitare la professione interessata è diverso da quello nel quale è stato rilasciato il diploma che questi fa valere, e
         ciò indipendentemente dal luogo ove è stata seguita la formazione necessaria al conseguimento del diploma. 
      
      52      Il Regno di Spagna nega che tale censura sia fondata, ritenendo che esistano due motivi fondamentali che giustificano la mancanza
         dell’obbligo di riconoscimento dei diplomi dei denuncianti in parola, cioè quando le persone che sollecitano il riconoscimento
         dei loro titoli hanno seguito la loro formazione interamente in Spagna e quando pretendono di ottenere tale riconoscimento
         onde esercitare, del pari in Spagna, la professione in questione. In primo luogo, il Regno di Spagna fa valere che, nel caso
         di specie, dato che tutti i fatti rilevanti si sono prodotti all’interno di un unico Stato membro, le disposizioni della direttiva
         89/48 non sono applicabili. In secondo luogo, esso invoca la giurisprudenza della Corte secondo cui gli interessati non possono
         avvalersi abusivamente o fraudolentemente del diritto comunitario.
      
      53      In sede di valutazione della suddetta censura, occorre evidenziare che la nozione di «diploma», definita dall’art. 1, lett. a),
         della direttiva 89/48, costituisce la chiave di volta del sistema generale di riconoscimento dei diplomi d’istruzione superiore
         previsto da tale direttiva.
      
      54      Fatte salve le disposizioni di cui all’art. 4 della direttiva 89/48, l’art. 3, primo comma, lett. a), di quest’ultima riconosce
         ad ogni richiedente in possesso di un «diploma», ai sensi di detta direttiva, che gli consente di esercitare una professione
         regolamentata in uno Stato membro il diritto di esercitare la stessa professione in qualsiasi altro Stato membro.
      
      55      Per quanto attiene alla valutazione delle qualifiche che i denuncianti fanno valere, si deve innanzi tutto rammentare che
         il «diploma», ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva 89/48, può essere costituito da un insieme di titoli.
      
      56      Per quanto riguarda, poi, la condizione enunciata all’art. 1, lett. a), secondo trattino, della direttiva 89/48, i denuncianti
         soddisfano palesemente la condizione ai sensi della quale i titolari devono aver frequentato con successo un ciclo di studi
         post secondari della durata minima di tre anni presso un’università. Infatti, risulta dai titoli di studi che sono stati rilasciati
         ai denuncianti dall’Università di Alicante che questi ultimi hanno seguito con successo un ciclo di studi post-secondari della
         durata di cinque anni.
      
      57      Inoltre, quanto alla condizione di cui all’art. 1, lett. a), terzo trattino, della direttiva 89/48, occorre rilevare che dai
         documenti allegati al ricorso risulta che ai denuncianti è stato rilasciato un diploma di ingegnere civile («laurea in ingegneria
         civile») dall’Università Politecnica delle Marche, in base all’equivalenza tra gli studi che gli stessi hanno seguito presso
         l’Università di Alicante e quelli che conducono al diploma di laurea in discorso. Il fatto che detti denuncianti abbiano conseguito
         tale diploma e abbiano superato l’esame di Stato italiano, a seguito del quale hanno ottenuto l’abilitazione all’esercizio
         della professione di ingegnere, dimostra che sono in possesso delle qualifiche professionali richieste per accedere ad una
         professione regolamentata in Italia.
      
      58      Non vi è alcun dubbio, infine, che ciascuno dei titoli in causa è stato rilasciato da un’autorità competente, designata in
         conformità delle disposizioni di legge, rispettivamente, spagnole e italiane, e che, di conseguenza, risulta soddisfatta la
         condizione posta dall’art. 1, lett. a), primo trattino, della direttiva 89/48.
      
      59      Si può pertanto affermare che i denuncianti possiedono «diplomi», ai sensi dell’art. 1, lett. a), primo trattino, della direttiva
         89/48, e che conseguentemente l’art. 3 di tale direttiva riconosce loro il diritto, fatte salve eventuali misure di compensazione,
         di esercitare in Spagna la professione che, in virtù di detti diplomi, essi sono abilitati ad esercitare in Italia.
      
      60      Contrariamente a quanto sostiene il Regno di Spagna, dalla direttiva 89/48 non può essere dedotta alcuna condizione in base
         alla quale gli interessati avrebbero dovuto seguire la loro formazione, interamente o in parte, in uno Stato membro diverso
         dal Regno di Spagna.
      
      61      Può a tal riguardo rilevarsi che l’art. 8, n. 1, della direttiva 89/48 obbliga lo Stato membro ospitante ad accettare, in
         ogni caso, come prova che le condizioni per il riconoscimento di un diploma sono soddisfatte, gli attestati e i documenti
         rilasciati dalle autorità competenti degli altri Stati membri. Pertanto, lo Stato membro ospitante non può sottoporre ad esame
         il fondamento in base al quale tali documenti sono stati rilasciati, pur disponendo della possibilità di effettuare verifiche
         aventi ad oggetto le condizioni tra quelle fissate dall’art. 1, lett. a), della direttiva 89/48, che non appaiano già soddisfatte
         alla luce del disposto dei suddetti documenti.
      
      62      Inoltre, anche se la definizione della nozione di «diploma» che figura all’art. 1, lett. a), della direttiva 89/48 comporta
         determinate riserve per quanto attiene all’applicabilità della direttiva stessa alle qualifiche acquisite in Stati terzi,
         né l’art. 1, lett. a), della direttiva citata, né alcun’altra disposizione di quest’ultima contemplano una qualsivoglia limitazione
         per quanto riguarda lo Stato membro in cui un richiedente deve aver acquisito le sue qualifiche professionali.
      
      63      Infatti, dal summenzionato art. 1, lett. a), primo comma, risulta espressamente che è sufficiente che la formazione sia stata
         acquisita «in misura preponderante nella Comunità». La Corte ha già avuto modo di dichiarare che tale espressione comprende
         sia la formazione acquisita interamente nello Stato membro di rilascio del titolo di formazione di cui trattasi sia quella
         parzialmente o interamente acquisita in un altro Stato membro (sentenza 29 aprile 2004, causa C‑102/02, Beuttenmüller, Racc. pag. I‑5405,
         punto 41).
      
      64      Inoltre, non sussiste alcuna ragione che possa giustificare una limitazione siffatta, dal momento che la questione principale,
         al fine di pronunciarsi sull’applicabilità della direttiva 89/48, è quella di chiarire se il richiedente sia o meno abilitato
         ad esercitare una professione regolamentata in uno Stato membro. Secondo il sistema instaurato da tale direttiva, un diploma
         viene riconosciuto non tanto in considerazione del valore intrinseco della formazione che esso sancisce, ma in quanto dà accesso,
         nello Stato membro in cui è stato rilasciato o riconosciuto, ad una professione regolamentata (sentenze Beuttenmüller, cit.,
         punto 52, e 19 gennaio 2006, causa C‑330/03, Colegio, Racc. pag. I‑801, punto 19).
      
      65      Il sistema generale di riconoscimento dei diplomi d’istruzione superiore previsto dalla direttiva 89/48 si fonda, infatti,
         sulla fiducia reciproca che gli Stati membri nutrono nelle qualifiche professionali che essi conferiscono. Tale sistema, in
         sostanza, pone una presunzione secondo la quale le qualifiche di un richiedente abilitato all’esercizio di una professione
         regolamentata in uno Stato membro siano sufficienti per l’esercizio della stessa professione negli altri Stati membri.
      
      66      Nel caso di specie, non vi è alcun dubbio che i denuncianti sono debitamente abilitati ad esercitare la professione regolamentata
         di ingegnere in Italia.
      
      67      Dato che i denuncianti sono stati abilitati ad esercitare la professione regolamentata in parola in uno Stato membro diverso
         da quello in cui richiedono di esercitare detta professione, è quanto mai evidente che la loro situazione non può essere qualificata
         come meramente interna e che quindi occorre respingere l’argomento del Regno di Spagna fondato, a tale proposito, sulla sentenza
         2 luglio 1998, cause riunite da C‑225/95 a C‑227/95, Kapasakalis e a. (Racc. pag. I‑4239, punti 18 e 19). Come rilevato dalla
         Commissione, in tale sentenza la Corte ha giudicato che la direttiva 89/48 non era applicabile in quanto i denuncianti della
         causa principale non avevano né lavorato, né studiato, né conseguito un diploma un altro Stato membro. 
      
      68      Del resto, il Regno di Spagna ritiene che l’applicazione della direttiva 89/48 consentirebbe di eludere la distinzione stabilita
         dalla legge organica 6/2001 tra diplomi ufficiali e diplomi propri, mediante una mera convenzione privata conclusa tra due
         università, in forza della quale un’università di un altro Stato membro procede al riconoscimento automatico di diplomi propri
         rilasciati da un’università spagnola. Esso rammenta che il diploma di «ingegnere civile» fatto valere dai denuncianti non
         è un diploma ufficiale, ma solo un diploma proprio dell’Università di Alicante che, in conformità della legge organica 6/2001,
         è privo degli effetti attribuiti dalle norme di legge ai diplomi ufficiali e che quindi non è valido in Spagna ai fini accademici
         o professionali. Pertanto, i titoli di studio conseguiti dai denuncianti in Spagna non consentirebbero di esercitare la professione
         di ingegnere di ponti e strade in tale Stato membro. Il fatto che i denuncianti, che hanno compiuto i loro studi totalmente
         in Spagna, invochino cionondimeno le disposizioni della direttiva 89/48 per accedere alla suddetta professione dovrebbe, pertanto,
         essere qualificato come fraudolento o abusivo.
      
      69      A tale riguardo occorre rilevare che i cittadini di uno Stato membro non possono, di sicuro, tentare, grazie alle possibilità
         offerte dal diritto comunitario, di sottrarsi abusivamente all’impero delle loro leggi nazionali, né possono avvalersi abusivamente
         o fraudolentemente delle disposizioni comunitarie (sentenze 7 febbraio 1979, causa 115/78, Knoors, Racc. pag. 399, punto 25;
         3 ottobre 1990, causa C‑61/89, Bouchoucha, Racc. pag. I‑3551, punto 14; 9 marzo 1999, causa C‑212/97, Centros, Racc. pag. I‑1459,
         punto 24, e 12 settembre 2006, causa C‑196/04, Cadbury Schweppes e Cadbury Schweppes Overseas, Racc. pag. I‑7995, punto 35).
      
      70      Anche se i giudici nazionali possono tener conto caso per caso, basandosi su elementi obiettivi, del comportamento abusivo
         o fraudolento degli interessati per negare loro eventualmente la possibilità di fruire delle disposizioni di diritto comunitario
         invocate, tuttavia, nel valutare tale comportamento, essi devono del pari tener presenti le finalità perseguite dalle disposizioni
         comunitarie di cui trattasi (sentenza Centros, cit., punto 25). 
      
      71      Il sistema generale di riconoscimento stabilito dalla direttiva 89/48 mira per l’appunto a consentire ai cittadini di uno
         Stato membro abilitati a esercitare una professione regolamentata in uno Stato membro di accedere alla stessa professione
         in altri Stati membri.
      
      72      In tale contesto, il fatto che un cittadino di uno Stato membro che desideri esercitare una professione regolamentata scelga
         d’accedervi nello Stato membro di sua preferenza non può costituire, di per sé, un abuso del sistema generale di riconoscimento
         stabilito dalla direttiva 89/48. Infatti, il diritto dei cittadini di uno Stato membro di scegliere lo Stato membro nel quale
         desiderano acquisire le loro qualifiche professionali è inerente all’esercizio, in un mercato unico, delle libertà fondamentali
         garantite dal Trattato CE.
      
      73      Da tali considerazioni risulta che il Regno di Spagna, in forza dell’art. 3, primo comma, lett. a), della direttiva 89/48,
         è obbligato, fatte salve eventuali misure di compensazione, a riconoscere non solo i diplomi italiani di ingegnere allorché
         la formazione ricevuta per conseguirli si è svolta interamente o parzialmente in Italia, ma anche i diplomi rilasciati dalle
         autorità competenti italiane al termine di una formazione impartita interamente in Spagna.
      
      74      Tuttavia, come osserva il Regno di Spagna nel controricorso, contrariamente a quanto sembra emergere prima facie dalle conclusioni
         del ricorso per inadempimento in esame, la prima censura che la Commissione invoca non ha in realtà ad oggetto il rifiuto
         categorico da parte delle autorità spagnole competenti di riconoscere qualsiasi qualifica professionale di ingegnere italiana,
         bensì riguarda unicamente il rifiuto di riconoscere qualifiche professionali di ingegnere conseguite in Italia in base ad
         una formazione universitaria ricevuta soltanto in Spagna. Occorre quindi circoscrivere il dispositivo della presente sentenza
         alla luce di tali considerazioni.
      
       Sulla seconda censura, relativa alla necessità di omologazione dei titoli conseguiti in un altro Stato membro per l’ammissione
            alle prove di promozione interna della funzione pubblica spagnola
      75      Con la sua seconda censura, la Commissione contesta il requisito dell’omologazione di tutti i diplomi stranieri, previsto
         dai decreti MAM/1266/2003 e APU/423/2005, al fine di ottenere una promozione in seno all’amministrazione generale dello Stato.
         Tale requisito sarebbe incompatibile con l’art. 3 della direttiva 89/48, che si applicherebbe tanto all’esercizio di una professione
         regolamentata quanto al suo accesso.
      
      76      Di conseguenza, quando un cittadino di uno Stato membro esercita la professione di ingegnere nell’ambito dell’amministrazione
         generale dello Stato, le condizioni per tale esercizio dovrebbero includere le possibilità di promozione e, quindi, i criteri
         relativi alla partecipazione alle prove di selezione interna. Il requisito dell’omologazione del diploma renderebbe la promozione
         interna e, in definitiva, l’esercizio della suddetta professione più difficoltosi per i cittadini di uno Stato membro che
         possiedono il diploma professionale prescritto in un altro Stato membro rispetto a quelli che possiedono il diploma richiesto
         in Spagna.
      
      77      Il Regno di Spagna osserva che, dal momento che nell’amministrazione generale dello Stato ogni funzionario può, in linea di
         principio, essere assegnato ad incarichi di vario tipo, gli incarichi stessi sono attribuiti non in base ad una determinata
         qualifica professionale, bensì in base ai gradi accademici, ossia il titolo di dottore, il diploma di laurea o i diplomi di
         ingegnere o di architetto. La decisione di riconoscimento che consente l’accesso ad una professione regolamentata non fornirebbe
         alcuna indicazione quanto al livello del grado accademico richiesto. Ciò considerato, l’omologazione sarebbe necessaria al
         fine di determinare il grado accademico di un candidato che ha acquisito le sue qualifiche in un altro Stato membro.
      
      78      La Corte ha inoltre già dichiarato che, allorché la direttiva 89/48 trova applicazione, un ente pubblico di uno Stato membro
         tenuto a rispettare le norme previste da tale direttiva non può più imporre l’omologazione dei titoli di un interessato da
         parte delle autorità nazionali competenti come condizione preliminare all’accesso alla professione interessata (v., in tal
         senso, sentenze 8 luglio 1999, causa C‑234/97, Fernández de Bobadilla, Racc. pag. I‑4773, punto 27, e 14 luglio 2005, causa
         C‑141/04, Peros, Racc. pag. I‑7163, punto 35).
      
      79      Come la Commissione ha evidenziato, l’art. 3 della direttiva 89/48 dispone che i diplomi rilasciati in un determinato Stato
         membro consentano al loro titolare non solo di accedere ad una professione regolamentata in un altro Stato membro, ma anche
         di esercitarvi tale professione alle medesime condizioni di coloro che possiedono diplomi nazionali. 
      
      80      Pertanto, le autorità nazionali hanno l’obbligo di assicurarsi che i titolari di una qualifica professionale conseguita in
         un altro Stato membro abbiano le stesse possibilità di promozione di coloro che possiedono la qualifica professionale nazionale
         equivalente. Quindi, nel caso di specie, se in Spagna, di norma, la professione di ingegnere di ponti e strade è esercitata
         dai titolari di un diploma spagnolo conseguito al termine di cinque anni di studi, le stesse possibilità di promozione che
         spettano ai titolari di tale diploma spagnolo devono essere riconosciute al titolare di un diploma rilasciato in un altro
         Stato membro, che abiliti l’interessato ad esercitare la medesima professione in Spagna, eventualmente dopo essere stato assoggettato
         a misure di compensazione. Tali considerazioni sono indipendenti dal numero di anni di studio richiesti al suddetto titolare
         per conseguire il diploma in discorso.
      
      81      Infatti, dal momento in cui un diploma rilasciato in un altro Stato membro è stato riconosciuto ai sensi della direttiva 89/48,
         eventualmente dopo l’applicazione di misure di compensazione, si ritiene che conferisca le stesse qualifiche professionali
         del diploma spagnolo equivalente. In tale contesto, il fatto di non consentire al titolare di un diploma rilasciato in un
         altro Stato membro di beneficiare delle stesse possibilità di promozione attribuite ai titolari del diploma spagnolo equivalente,
         per il solo motivo che tale diploma è stato conseguito al termine di una formazione di durata inferiore, verrebbe a sfavorire
         i titolari di un diploma di un altro Stato membro soltanto per aver acquisito qualifiche equivalenti in tempi più brevi.
      
      82      Di conseguenza, il requisito dell’omologazione è incompatibile con l’art. 3 della direttiva 89/48, quanto meno nei limiti
         in cui tale requisito configura una condizione preliminare all’ammissione alle prove per la promozione interna, anche per
         candidati che si avvalgano unicamente di un diploma rilasciato in un altro Stato membro e riconosciuto in applicazione della
         direttiva 89/48.
      
      83      Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre dichiarare che il Regno di Spagna, 
      
      –        negando il riconoscimento delle qualifiche professionali di ingegnere conseguite in Italia in base ad una formazione universitaria
         impartita esclusivamente in Spagna, e
      
      –        subordinando l’ammissione alle prove per la promozione all’interno del pubblico impiego di ingegneri in possesso di titoli
         professionali conseguiti in un altro Stato membro al riconoscimento accademico delle suddette qualifiche,
      
      è venuto meno agli obblighi che gli incombono in forza della direttiva 89/48, segnatamente del suo art. 3.
       Sulle spese
      84      A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, il Regno di Spagna, rimasto soccombente, dev’essere condannato alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Il Regno di Spagna,
      –        negando il riconoscimento delle qualifiche professionali di ingegnere conseguite in Italia in base ad una formazione universitaria
            impartita esclusivamente in Spagna, e
      –        subordinando l’ammissione alle prove per la promozione all’interno del pubblico impiego di ingegneri in possesso di titoli
            professionali conseguiti in un altro Stato membro al riconoscimento accademico delle suddette qualifiche,
      è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/48/CEE, relativa
            ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una
            durata minima di tre anni, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 14 maggio 2001, 2001/19/CE,
            in particolare del suo art. 3.
      2)      Il Regno di Spagna è condannato alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: lo spagnolo.