CELEX: 62004TJ0425
Language: it
Date: 2010-05-21
Title: Sentenza del Tribunale (Terza Sezione ampliata) del 21 maggio 2010. # Repubblica francese (T-425/04), France Télécom SA (T-444/04), Bouygues SA e Bouygues Télécom SA (T-450/04) e Association française des opérateurs de réseaux et services de télécommunications (AFORS Télécom) (T-456/04) contro Commissione europea. # Aiuti di Stato - Misure finanziarie a favore della France Télécom - Progetto di prestito d'azionista - Dichiarazioni pubbliche di un membro del governo francese - Decisione che dichiara l'aiuto incompatibile con il mercato comune e ne ordina il recupero - Ricorso di annullamento - Interesse ad agire - Ricevibilità - Nozione di aiuto di Stato - Vantaggio - Risorse di Stato - Obbligo di motivazione. # Cause riunite T-425/04, T-444/04, T-450/04 e T-456/04.

Cause riunite T‑425/04, T‑444/04, T‑450/04 e T‑456/04
      Repubblica francese e altri
      contro
      Commissione europea
      «Aiuti di Stato — Misure finanziarie a favore della France Télécom — Progetto di prestito di azionista — Dichiarazioni pubbliche di un membro del governo francese — Decisione che dichiara l’aiuto incompatibile con il mercato comune e che non ne dispone il recupero — Ricorso di annullamento — Interesse ad agire — Ricevibilità — Nozione di aiuto di Stato — Vantaggio — Risorse statali — Obbligo di motivazione»
      Massime della sentenza
      1.      Ricorso di annullamento — Ricorsi degli Stati membri — Ricorso proposto contro la decisione con cui la Commissione accerta
            l’incompatibilità di un aiuto con il mercato comune — Ricevibilità non subordinata alla dimostrazione di un interesse ad agire
            
      2.      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Interesse ad agire — Decisione con cui la Commissione accerta l’incompatibilità
            di un aiuto con il mercato comune
      3.      Aiuti concessi dagli Stati — Nozione — Dichiarazioni pubbliche di un membro del governo di uno Stato membro che manifestano
            la volontà di quest’ultimo di adottare le misure adeguate per risolvere le difficoltà finanziarie di un’impresa — Vantaggio
            concesso senza trasferimento di risorse pubbliche — Esclusione — Progetto di concedere una linea di credito ad un’impresa
            
      (Art. 87, n. 1, CE)
      4.      Aiuti concessi dagli Stati — Nozione — Concessione imputabile allo Stato di un vantaggio mediante risorse statali — Dichiarazioni
            pubbliche di un membro del governo di uno Stato membro che manifestano la volontà di quest’ultimo di adottare le misure adeguate
            per risolvere le difficoltà finanziarie di un’impresa — Vantaggio concesso senza trasferimento di risorse pubbliche — Esclusione
      (Art. 87, n. 1, CE)
      5.      Aiuti concessi dagli Stati — Decisione della Commissione — Sindacato giurisdizionale
      6.      Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata
      (Art. 253 CE)
      1.      Il Trattato CE opera una netta distinzione tra il diritto di presentare un ricorso di annullamento delle istituzioni e degli
         Stati membri, da un lato, e quello delle persone fisiche e giuridiche, dall’altro, attribuendo agli Stati membri il diritto
         di contestare, con un ricorso di annullamento, la legittimità delle decisioni della Commissione, senza che l’esercizio di
         questo diritto sia subordinato alla prova di un interesse ad agire. Uno Stato membro non è tenuto quindi a dimostrare che
         un atto della Commissione che esso impugna produca effetti giuridici nei propri confronti affinché il suo ricorso sia ricevibile.
         L’interesse ad agire riguarda i soli ricorsi proposti da persone fisiche o giuridiche, e non quelli delle istituzioni o degli
         Stati membri.
      
      Inoltre, la nozione di interesse ad agire non può essere confusa con quella di atto impugnabile, in forza della quale un atto
         deve essere destinato a produrre effetti giuridici tali da arrecare pregiudizio affinché possa formare oggetto di un ricorso
         di annullamento, il che deve essere determinato tenendo conto della sua sostanza.
      
      Una decisione della Commissione che accerta l’incompatibilità di un aiuto di Stato con il mercato comune produce tali effetti
         giuridici obbligatori e costituisce quindi un atto impugnabile con ricorso da parte di uno Stato membro.
      
      (v. punti 118-119)
      2.      La ricevibilità di un ricorso di annullamento è subordinata alla condizione che la persona fisica o giuridica da cui esso
         promana abbia un interesse esistente ed effettivo all’annullamento dell’atto impugnato. Un tale interesse presuppone che l’annullamento
         di tale atto possa produrre di per sé conseguenze giuridiche o, secondo un’altra formulazione, che il ricorso possa, con il
         suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha proposto. Di conseguenza, un atto che dia interamente soddisfazione
         alla parte non è, per definizione, idoneo a recarle pregiudizio e tale parte non ha interesse a chiederne l’annullamento.
      
      Tuttavia, nel caso di una decisione della Commissione che accerta l’incompatibilità di un aiuto di Stato con il mercato comune,
         un’impresa concorrente del beneficiario dell’aiuto dimostra un interesse esistente ed effettivo ad ottenere l’annullamento
         di tale decisione, se fa valere che lo Stato ha adottato misure supplementari di aiuto che comportano vantaggi distinti a
         favore dell’impresa beneficiaria e che pregiudicano ulteriormente la sua posizione di mercato.
      
      Infatti, l’esistenza di un aiuto e la sua incompatibilità con il mercato comune non escludono a priori l’esistenza di altre
         misure di aiuto incompatibili che, sebbene non menzionate nella decisione della Commissione, rientrano parimenti nell’oggetto
         del procedimento amministrativo che ha condotto all’adozione di detta decisione e che, per di più, possono influenzare sostanzialmente
         la posizione sul mercato di taluni concorrenti del beneficiario dell’aiuto.
      
      Peraltro, quando un ricorrente sostiene che l’atto impugnato, anche se gli è eventualmente in parte favorevole, non tutela
         tuttavia in modo adeguato la sua situazione giuridica, gli deve essere riconosciuto un interesse ad agire al fine di far verificare
         dal giudice la legittimità di tale decisione.
      
      (v. punti 116, 127-128, 130-131)
      3.      Affinché una misura sia qualificata come aiuto di Stato, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, occorre segnatamente, da un lato,
         che essa comporti un vantaggio, il quale può assumere forme diverse («sotto qualsiasi forma») e, dall’altro, che tale vantaggio
         derivi, direttamente o indirettamente, da risorse pubbliche (concesso «dagli Stati, ovvero mediante risorse statali»). La
         nozione di vantaggio comporta che l’intervento dello Stato deve avere come conseguenza un miglioramento della posizione economica
         e/o finanziaria, o un vero e proprio arricchimento del beneficiario, ad esempio alleggerendo gli oneri che normalmente gravano
         sul suo bilancio.
      
      Per quanto riguarda l’impatto delle dichiarazioni pubbliche di un membro del governo di uno Stato membro che manifestano la
         volontà di quest’ultimo di adottare le misure adeguate per risolvere le difficoltà finanziarie di un’impresa, si deve constatare
         che tali dichiarazioni possono generare un notevole vantaggio a favore di detta impresa, dato che esse permettono un recupero
         della fiducia dei mercati finanziari, rendono possibile, più agevole e meno oneroso l’accesso dell’impresa a nuovi crediti
         necessari per rifinanziare i suoi debiti a breve termine e, in definitiva, contribuiscono a stabilizzare la sua situazione
         finanziaria molto fragile. Infatti, dichiarazioni del genere possono influire in modo decisivo sulla reazione delle agenzie
         di rating e contribuire così alla rivalorizzazione dell’immagine dell’impresa agli occhi degli investitori e dei creditori,
         nonché rivelarsi determinante per il comportamento degli attori dei mercati finanziari che partecipano ulteriormente al rifinanziamento
         dell’impresa in questione.
      
      Peraltro, in forza dei principi che regolano la concessione di crediti ed il rifinanziamento sui mercati di capitali, il rating
         di un’impresa e, di conseguenza, del rischio di insolvenza associato ai crediti che le sono accordati, è determinante per
         misurare il costo di rifinanziamento che tale impresa deve sostenere, segnatamente in termini di interessi esigibili per l’emissione
         di nuove obbligazioni. Ne discende che ad un minor rischio di insolvenza corrisponde un rifinanziamento più agevole e meno
         oneroso dei crediti in questione sui mercati di capitali. In altri termini, qualsiasi incidenza positiva sul rating di un’impresa,
         anche solo grazie a dichiarazioni pubbliche tali da suscitare o rafforzare la fiducia degli investitori, incide immediatamente
         sul livello dei costi che l’impresa deve affrontare per rifinanziarsi sui mercati di capitali.
      
      Inoltre, per qualificare una misura come aiuto di Stato, la Commissione è tenuta a dimostrare sulla base di elementi obiettivi
         la sussistenza di tutte le condizioni cumulative della nozione di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, compresa l’esistenza
         di un vantaggio tenendo conto degli effetti economici della misura in questione.
      
      Nel caso di un’offerta unilaterale dello Stato di concedere ad un’impresa una linea di credito di un determinato importo,
         mai eseguita, la Commissione non può presumere, basandosi su tale solo fondamento, che tale offerta implichi effetti economici
         vantaggiosi per il beneficiario, senza peraltro tener conto delle condizioni che disciplinano l’esecuzione del contratto di
         credito in questione e, in particolare, di quelle legate alla concessione e al rimborso di detto credito, tantomeno qualora
         il beneficiario non abbia accettato tale offerta, bensì si sia limitato a rifinanziarsi alle condizioni vigenti sul mercato.
         Se così non fosse, anche un contratto di credito contenente clausole obiettivamente svantaggiose, come tassi di interesse
         più elevati e termini più restrittivi per il rimborso rispetto a quelli previsti dal mercato, dovrebbe essere considerato
         un vantaggio ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, per il solo fatto che un creditore pubblico si è dichiarato pronto a mettere
         a disposizione del beneficiario una determinata somma.
      
      (v. punti 215, 231, 234, 237-238, 253, 255)
      4.      Solo i vantaggi concessi direttamente o indirettamente mediante risorse statali sono considerati aiuti ai sensi dell’art. 87,
         n. 1, CE. Invero, la distinzione stabilita da questa disposizione tra gli «aiuti concessi dagli Stati» e gli aiuti concessi
         «mediante risorse statali» non significa che tutti i vantaggi concessi da uno Stato costituiscano aiuti, che siano o meno
         finanziati mediante risorse statali, ma è intesa solamente a ricomprendere nella nozione di aiuto non solo gli aiuti direttamente
         concessi dagli Stati, ma anche quelli concessi da enti pubblici o privati designati o istituiti dagli Stati.
      
      In tale contesto, l’applicazione del criterio dell’investitore privato presuppone necessariamente che le misure adottate dallo
         Stato a favore di un’impresa conferiscano un vantaggio derivante da risorse statali.
      
      Peraltro, per quanto riguarda la portata del sindacato giurisdizionale da svolgere, occorre rammentare che la nozione di aiuto
         è una nozione obiettiva e che, pertanto, la qualificazione di una misura come aiuto di Stato, che, secondo il Trattato, compete
         sia alla Commissione che al giudice, non può in via di principio giustificare, in mancanza di circostanze particolari dovute
         segnatamente alla natura complessa dell’intervento statale di cui trattasi, il riconoscimento di un ampio potere discrezionale
         alla Commissione. Infatti, è solo nell’attuazione dell’art. 87, n. 3, CE, il quale implica la presa in considerazione, da
         parte della Commissione, nell’ambito del suo esame dell’eventuale compatibilità di talune misure statali con il mercato comune,
         di complesse valutazioni di ordine economico, sociale, regionale e settoriale, che effettivamente a quest’ultima è riconosciuto
         un ampio potere discrezionale. Invero, la nozione di aiuto di Stato, quale definita nel Trattato, ha carattere giuridico e
         deve essere interpretata sulla base di elementi obiettivi. Per tale ragione il giudice deve esercitare, in linea di principio
         e tenuto conto sia degli elementi concreti della causa sottopostagli sia del carattere tecnico o complesso delle valutazioni
         effettuate dalla Commissione, un controllo completo per quanto riguarda la questione se una misura rientri nell’ambito di
         applicazione dell’art. 87, n. 1, CE.
      
      Il vantaggio deve derivare da un trasferimento di risorse statali. Tale esigenza di collegamento tra il vantaggio identificato
         e l’impegno di risorse statali presuppone, in linea di principio, che detto vantaggio sia strettamente legato ad un onere
         corrispondente a carico del bilancio statale o alla creazione, sulla base di obblighi giuridicamente vincolanti assunti dallo
         Stato, di un rischio economico sufficientemente concreto per tale bilancio.
      
      Nel caso di dichiarazioni pubbliche di un membro del governo di uno Stato membro che manifestano la volontà di quest’ultimo
         di adottare le misure adeguate per risolvere le difficoltà finanziarie di un’impresa, un impegno concreto, incondizionato
         e irrevocabile di risorse pubbliche da parte dello Stato membro ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE presupporrebbe che tali dichiarazioni
         precisassero espressamente gli importi esatti da investire, o i concreti debiti da garantire o, quanto meno, un inquadramento
         finanziario predefinito, come una linea di credito fino ad un certo importo, nonché le condizioni per la concessione della
         partecipazione prevista.
      
      Il solo fatto che lo Stato membro faccia ricorso alla propria particolare reputazione presso i mercati finanziari non può
         bastare per dimostrare che le sue risorse erano esposte ad un rischio tale da poter essere considerato costitutivo di un trasferimento
         di risorse statali, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, che sia sufficientemente connesso al vantaggio conferito all’impresa
         dalle dichiarazioni pubbliche di un membro del governo dello Stato. Infatti, non è sufficiente che, invece di impegnare direttamente
         o indirettamente risorse statali, lo Stato membro inneschi le particolari regole di funzionamento dei mercati finanziari per
         stabilizzare la posizione economica dell’impresa a breve termine, precisamente al fine di soddisfare le condizioni imprenditoriali
         e finanziarie indispensabili per l’adozione di misure di sostegno più concrete che interverranno successivamente.
      
      (v. punti 214, 217-219, 262, 280, 282, 297)
      5.      Nell’ambito del contenzioso comunitario degli aiuti di Stato, la valutazione dei fatti e delle prove rientra pienamente nel
         libero apprezzamento del Tribunale. Inoltre, in tale contesto, il problema di sapere se ed entro quali limiti una regola di
         diritto nazionale si applichi o meno alla fattispecie rientra in una valutazione dei fatti da parte del giudice ed è soggetto
         alle regole sul regime probatorio e sulla ripartizione dell’onere della prova.
      
      (v. punto 269)
      6.      La motivazione prescritta dall’art. 253 CE dev’essere adeguata alla natura dell’atto e deve fare apparire in forma chiara
         e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione da cui esso promana, in modo da consentire agli interessati di conoscere
         le ragioni del provvedimento adottato e permettere al giudice competente di esercitare il proprio controllo. Inoltre, l’obbligo
         di motivare le decisioni costituisce una forma prescritta ad substantiam che va tenuta distinta dalla questione della fondatezza
         della motivazione, attinente alla legalità sostanziale dell’atto controverso. Infatti, la motivazione di una decisione consiste
         nell’esprimere formalmente le ragioni su cui si fonda tale decisione. Qualora tali ragioni siano viziate da errori, questi
         ultimi viziano la legalità sostanziale della decisione, ma non la motivazione di quest’ultima, che può essere sufficiente
         pur illustrando ragioni errate.
      
      (v. punto 315)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Terza Sezione ampliata)
      21 maggio 2010 (*)
      
      «Aiuti di Stato – Misure finanziarie a favore della France Télécom – Prestito di azionista – Dichiarazioni pubbliche di un membro del governo francese – Decisione che dichiara l’aiuto incompatibile con il mercato comune e che non ne dispone il recupero – Ricorso di annullamento – Interesse ad agire – Ricevibilità – Nozione di aiuto di Stato – Vantaggio – Risorse statali – Obbligo di motivazione»
      Nelle cause riunite T‑425/04, T‑444/04, T‑450/04 e T‑456/04,
      Repubblica francese, rappresentata inizialmente dai sigg. G. de Bergues, R. Abraham e dalla sig.ra S. Ramet, successivamente dalla sig.ra E. Belliard,
         dal sig. M. de Bergues e dalla sig.ra Ramet, e infine dalla sig.ra Belliard, dal sig. M. de Bergues, dalla sig.ra A.-L. Vendrolini
         e dal sig. J.-C. Niollet, in qualità di agenti,
      
      ricorrente nella causa T‑425/04,
      France Télécom SA, con sede in Parigi (Francia), rappresentata inizialmente dagli avv.ti A. Gosset-Grainville e S. Hautbourg, successivamente
         dall’avv. Hautbourg, 
      
      ricorrente nella causa T‑444/04,
      Bouygues SA, con sede in Parigi,
      
      Bouygues Télécom SA, con sede in Boulogne-Billancourt (Francia),
      
      rappresentate dagli avv.ti J. Vogel, F. Sureau, D. Théophile e J. Blouet Gaillard, avocats,
      ricorrenti nella causa T‑450/04,
      Association française des opérateurs de réseaux et services de télécommunications (AFORS Télécom), con sede in Parigi, rappresentata dagli avv.ti O. Fréget, F. Herrenschmidt, M. Struys e L. Eskenazi, avocats,
      
      ricorrente nella causa T‑456/04,
      contro
      Commissione europea, rappresentata inizialmente dai sigg. C. Giolito e J. Buendía Sierra, successivamente dai sigg. Giolito e D. Grespan, in qualità
         di agenti,
      
      convenuta,
      sostenuta da
      Repubblica francese, rappresentata, nella causa T‑450/04, dalla sig.ra E. Belliard, dal sig. G. de Bergues, dalla sig.ra A.‑L. Vendrolini e dal
         sig. J.‑C. Niollet, e, nella causa T‑456/04, dal sig. de Bergues, in qualità di agenti,
      
      interveniente nella causa T‑450/04 e T‑456/04,
      da
      Bouygues SA, con sede in Parigi,
      
      e
      Bouygues Télécom SA, con sede in Boulogne-Billancourt,
      
      rappresentate dagli avv.ti J. Vogel, F. Sureau, D. Théophile e J. Blouet Gaillard, avocats,
      intervenienti nella causa T‑444/04,
      e da
      France Télécom SA, con sede in Parigi, rappresentata inizialmente dagli avv.ti A. Gosset-Grainville e S. Hautbourg, successivamente dall’avv. Hautbourg,
         avocats,
      
      interveniente nelle cause T‑450/04 e T‑456/04,
      aventi ad oggetto le domande di annullamento della decisione della Commissione 2 agosto 2004, 2006/621/CE, relativa all’aiuto
         di Stato al quale la Francia ha dato esecuzione a favore di France Télécom (GU L 257, pag. 11),
      
      IL TRIBUNALE (Terza Sezione ampliata),
      composto dal sig. J. Azizi (relatore), presidente, dalle sig.re E. Cremona e I. Labucka, e dai sigg. S. Frimodt Nielsen e
         K. O’Higgins, giudici,
      
      cancelliere: sig. E. Coulon
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 21 aprile 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      I –  Situazione finanziaria della France Télécom nel periodo tra il 2001 e il 2004
      1        Fino al 1990, le attività svolte dalla France Télécom SA (in prosieguo: la «FT») ricadevano nell’ambito di una direzione del
         ministère des Postes et Télécommunications (ministero delle Poste e Telecomunicazioni francese). La FT ha assunto nel 1991
         la forma di persona giuridica di diritto pubblico e dispone, dal 31 dicembre 1996, dello status di società per azioni. Dall’ottobre
         1997, la FT è quotata in borsa. All’epoca dell’adozione della decisione oggetto della presente controversia, la FT costituiva
         un gruppo attivo nella fornitura di reti e servizi di telecomunicazione, essenzialmente in Francia, in particolare nel settore
         della telefonia fissa nonché, mediante le sue filiali, le società Orange, Wanadoo e Equant, nei settori della telefonia mobile,
         di Internet, della trasmissione dati e di altri servizi di informazione. Nel 2002, la partecipazione dello Stato francese
         nel capitale della FT era pari al 56,45%. 
      
      2        Il 31 dicembre 2001, la FT riportava nei suoi conti pubblicati per il 2001 un debito netto di EUR 63,5 miliardi ed una perdita
         di EUR 8,3 miliardi. 
      
      3        Al 30 giugno 2002, il debito netto della FT raggiungeva l’importo di EUR 69,69 miliardi, di cui EUR 48,9 miliardi di indebitamento
         obbligazionario in scadenza tra il 2003 ed il 2005. Tale indebitamento obbligazionario aveva origine essenzialmente nelle
         acquisizioni effettuate dalla FT a partire dal 1999 dirette a sviluppare la sua attività nel settore della telefonia mobile,
         come l’acquisto dell’operatore britannico Orange e l’acquisizione di una parte del capitale dell’operatore tedesco Mobilcom.
         
      
      4        Alla luce della situazione finanziaria della FT, il ministro francese dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria (in prosieguo:
         il «ministro dell’Economia») ha dichiarato in un’intervista pubblicata il 12 luglio 2002 dal quotidiano Les Echos (in prosieguo: la «dichiarazione del 12 luglio 2002») quanto segue:
      
      «Siamo l’azionista di maggioranza, con il 55% del capitale (…). Lo Stato azionista si comporterà da investitore avveduto e,
         se [la FT] dovesse avere difficoltà, adotteremmo le disposizioni appropriate (…). Ribadisco che se [la FT] avesse problemi
         di finanziamento, che attualmente non esistono, lo Stato adotterebbe le decisioni necessarie per superarli. Lei sta rilanciando
         la voce di un aumento di capitale… No, certo che no! Dico semplicemente che adotteremo, in tempo utile, le misure appropriate.
         Se necessario (…)».
      
      5        Secondo i conti semestrali pubblicati il 12 settembre 2002, il fatturato della FT mostrava un aumento del 10% rispetto allo
         stesso periodo dell’esercizio 2001, un margine operativo lordo (in prosieguo: l’«Ebitda») pari a EUR 6,87 miliardi, con un
         aumento del 13,3% in dati storici e del 9,8% in dati pro forma, ed un utile operativo di EUR 3,18 miliardi, in aumento del
         15% in dati pro forma. Gli utili al netto degli oneri finanziari (EUR 1,75 miliardi), ma al lordo delle imposte, delle partecipazioni
         e degli interessi di minoranza erano pari, salvo elementi eccezionali, a EUR 718 milioni contro EUR 271 milioni al 30 giugno
         2001. Il flusso di cassa disponibile operativo era pari a EUR 3,6 miliardi, in aumento del 15% rispetto al primo semestre
         2001. Al contempo, la FT ha confermato che il suo patrimonio netto consolidato era negativo al 30 giugno 2002 per EUR 440
         milioni. 
      
      6        Il 12 settembre 2002, le autorità francesi hanno annunciato pubblicamente di aver accettato le dimissioni dell’amministratore
         delegato della FT (in prosieguo: l’«ex AD della FT»). 
      
      7        In un comunicato stampa sulla situazione finanziaria della FT del 13 settembre 2002, le autorità francesi hanno dichiarato
         quanto segue:
      
      «A seguito delle gravi perdite registrate nel primo semestre, [la FT] deve far fronte a una grave insufficienza del patrimonio
         netto. Si tratta di una situazione finanziaria che mina le potenzialità [della FT]. Il governo [francese] è quindi deciso
         a esercitare appieno le proprie responsabilità (...). [L’ex AD della FT,] preso atto del nuovo quadro venutosi a creare a
         causa del grave deterioramento della situazione di bilancio, ha presentato le dimissioni, che sono state accettate dal governo
         [francese]. Le dimissioni avranno effetto dalla riunione del consiglio di amministrazione che si terrà nelle prossime settimane
         e nel corso della quale verrà presentato un nuovo amministratore delegato (…). Il nuovo amministratore delegato proporrà in
         tempi rapidissimi al consiglio di amministrazione un piano di risanamento finanziario che consenta la riduzione dell’indebitamento
         [della FT] e il riequilibrio della sua struttura finanziaria, salvaguardandone però i punti di forza strategici. Lo Stato
         [francese] sosterrà [la FT] nell’attuazione di questo piano e contribuirà, per la sua parte, al notevolissimo rafforzamento
         del patrimonio netto [della FT], secondo un calendario e modalità da determinare in funzione delle condizioni di mercato.
         Nel frattempo, lo Stato [francese] prenderà, se necessario, le misure che consentano di evitare [alla FT] qualsiasi problema
         di finanziamento». 
      
      8        Il 2 ottobre 2002, è stato nominato il nuovo amministratore delegato della FT (in prosieguo: il «nuovo AD della FT»). Il comunicato
         stampa che annunciava tale nomina era così redatto:
      
      «Su proposta del consiglio di amministrazione [della FT], il Consiglio dei ministri ha deciso di nominare [il nuovo AD della
         FT] (…). A tal fine il nuovo amministratore delegato avvierà immediatamente una ricognizione delle condizioni [della FT],
         i cui risultati verranno comunicati nel corso delle prossime settimane al consiglio di amministrazione e che costituirà la
         base di partenza per un piano di risanamento finanziario e di sviluppo strategico, che consenta [alla FT] di ridurre il proprio
         indebitamento con un contestuale rafforzamento dei suoi punti di forza. In questo contesto [il nuovo AD della FT] disporrà
         del sostegno dello Stato azionista, deciso a esercitare appieno le proprie responsabilità. Lo Stato [francese] parteciperà
         all’attuazione delle iniziative di risanamento e contribuirà, per la sua parte, al rafforzamento del patrimonio netto [della
         FT] secondo modalità che saranno determinate in stretto collegamento con l’amministratore delegato [della FT] e con il consiglio
         d’amministrazione. Come ha già indicato, nel frattempo lo Stato [francese] prenderà, se necessario, le misure che consentano
         di evitare all’impresa qualsiasi problema di finanziamento».
      9        Il 19 novembre 2002, le autorità francesi hanno trasmesso alla Commissione una «nota informativa», che, da un lato, descriveva
         la situazione finanziaria della FT in quel momento pur sottolineando che «i suoi risultati operativi sono eccellenti» e, dall’altro,
         attestava la loro intenzione di partecipare ad una ricapitalizzazione della FT nelle condizioni di mercato, chiarendo le modalità
         del loro contributo al piano di ristrutturazione della FT. In tale nota, le autorità francesi hanno precisato, tra l’altro,
         quanto segue:
      
      «Per garantire [alla FT] il margine di manovra necessario per negoziare sul mercato nelle migliori condizioni e nel momento
         più opportuno, lo Stato [francese] è disposto ad anticipare la propria partecipazione all’aumento di capitale sotto forma
         di un anticipo di azionista che sarà convertito in capitale al momento dell’emissione di nuovi titoli. L’importo di tale anticipo
         sarà pari all’intera sottoscrizione dello Stato [francese] al futuro aumento di capitale, o a parte di essa, e potrà raggiungere
         fino a EUR 9 miliardi. Tale anticipo sarà provvisorio e la sua conversione in titoli sarà obbligatoria. Esso sarà esecutivo
         secondo le necessità [della FT]. Inoltre, essa sarà remunerata alle condizioni di mercato attualmente vigenti e gli interessi
         saranno incorporati al capitale.
      
      Per attuare la propria partecipazione al piano di ristrutturazione [della FT], lo Stato [francese] intende utilizzare l’ERAP,
         ente pubblico industriale e commerciale dello Stato [francese,] che accorderà [alla FT] un anticipo di azionista e potrà divenire
         un importante azionista [della FT] al momento della conversione di tale anticipo in capitale. Portando al proprio attivo la
         partecipazione pubblica [nella FT], detto ente pubblico avrà al passivo debiti obbligazionari. Tale scelta dell’ERAP riflette
         la volontà dello Stato [francese] di identificare chiaramente lo sforzo patrimoniale consentito, isolandolo in una struttura
         appositamente prevista».
      
      10      Nel consiglio di amministrazione della FT del 4 dicembre 2002, i nuovi dirigenti della FT hanno presentato un piano d’azione
         intitolato «Ambition FT 2005» (in prosieguo: il «piano Ambition 2005») diretto essenzialmente a riequilibrare il bilancio
         della FT mediante un incremento del patrimonio netto fino a EUR 15 miliardi. 
      
      11      La presentazione del piano Ambition 2005 è stata accompagnata da un comunicato stampa del ministro dell’Economia del 4 dicembre
         2002, così redatto:
      
      «Il ministro dell’Economia (...) conferma il sostegno dello Stato [francese] al piano di azione approvato dal consiglio di
         amministrazione [della FT] il 4 dicembre [2002]. 1) Il gruppo [FT] costituisce un complesso industriale coerente caratterizzato
         da ottime prestazioni. Ciononostante, [la FT] deve attualmente fare fronte allo squilibrio della propria struttura finanziaria,
         al fabbisogno di capitale proprio e di rifinanziamento a medio termine. Questa situazione è il prodotto del fallimento di
         pregressi investimenti, inadeguatamente condotti e realizzati al momento della massima espansione della bolla finanziaria,
         e più in generale è il risultato dell’inversione di tendenza sui mercati. Questo quadro è stato aggravato dal fatto che [la
         FT] non abbia potuto finanziare il proprio sviluppo con strumenti diversi dall’indebitamento. 2) Lo Stato [francese], azionista
         di maggioranza, ha chiesto ai nuovi dirigenti di ripristinare l’equilibrio finanziario [della FT], salvaguardando nel contempo
         l’integrità del gruppo (…). 3) Tenuto conto del piano d’azione elaborato dai dirigenti e delle prospettive di redditività
         del capitale investito, lo Stato [francese] parteciperà al rafforzamento del patrimonio netto (previsto in 15 miliardi di
         euro) in misura proporzionale alla propria quota di capitale, ovvero con un investimento di 9 miliardi di euro. Lo Stato [francese]
         azionista intende agire quindi come investitore avveduto. Spetterà [alla FT] stabilire le modalità e il calendario preciso
         per il rafforzamento del patrimonio netto. Il governo [francese] auspica che questa operazione si svolga tenendo nella massima
         considerazione la situazione degli azionisti individuali e dei dipendenti azionisti [della FT]. Per dare [alla FT] la possibilità
         di varare un’operazione di mercato nel momento più propizio, lo Stato [francese] è pronto ad anticipare la propria partecipazione
         al rafforzamento del patrimonio netto mediante un prestito temporaneo d’azionista, messo a disposizione [della FT] e remunerato
         a condizioni di mercato. 4) La totalità della partecipazione dello Stato [francese] [nella FT] verrà trasferita all’ERAP,
         ente pubblico industriale e commerciale, che ricorrerà ai mercati finanziari per finanziare la quota di partecipazione dello
         Stato [francese] al rafforzamento del patrimonio netto [della FT]».
      12      L’11 e il 12 dicembre 2002, la FT ha proceduto a due emissioni di obbligazioni consecutive per un importo complessivo di EUR 2,9
         miliardi.
      
      13      Il 20 dicembre 2002, l’Entreprise de recherches et d’activités pétrolières (ERAP) ha comunicato alla FT un progetto siglato
         e sottoscritto di contratto di anticipo di azionista. La FT non ha sottoscritto tale contratto e l’anticipo di azionista non
         è mai stato versato.
      
      14      Il 15 gennaio 2003, la FT ha ricevuto prestiti obbligazionari per un importo complessivo di EUR 5,5 miliardi. Tali prestiti
         obbligazionari non erano assicurati da fidejussioni o garanzie statali.
      
      15      Il 10 febbraio 2003, la FT ha rinnovato una parte di un credito consortile in scadenza fino a EUR 15 miliardi.
      
      16      Il 4 marzo 2003 è stata avviata l’operazione di rifinanziamento del patrimonio netto previsto dal piano Ambition 2005. Il
         24 marzo 2003 la FT ha proceduto ad un aumento di capitale per EUR 15 miliardi. Lo Stato francese ha partecipato a tale operazione
         con EUR 9 miliardi proporzionalmente alla sua quota nel capitale della FT. Un importo di EUR 6 miliardi è stato garantito
         da un consorzio bancario composto da 21 banche. Tale operazione si è conclusa l’11 aprile 2003. 
      
      17      La FT ha chiuso l’esercizio finanziario 2002 con una perdita di circa EUR 21 miliardi e un indebitamento finanziario netto
         di circa EUR 68 miliardi. I conti dell’esercizio finanziario 2002, pubblicati dalla FT il 5 marzo 2003, riportavano un aumento
         del fatturato dell’8,4%, del margine operativo lordo del 21,1% e del margine operativo del 30,9%. Il 14 aprile 2003, lo Stato
         francese deteneva il 58,9% del capitale della FT, di cui il 28,6% tramite l’ERAP. 
      
      18      Il 31 luglio 2003, il governo francese ha adottato in consiglio dei ministri un progetto di legge diretto all’abolizione dell’obbligo
         di proprietà pubblica maggioritaria del capitale della FT. Tale progetto di legge è stato adottato dall’Assemblée nationale
         (camera dei deputati) francese ed è entrato in vigore il 31 dicembre 2003. 
      
      19      Il 1° settembre 2004, lo Stato francese ha proceduto alla cessione di circa il 10% del capitale della FT per un importo di
         EUR 5,2 miliardi, riducendo così al 42,25% la propria partecipazione al capitale della FT. 
      
      II –  Procedimento amministrativo
      20      Il 4 dicembre 2002 la Repubblica francese ha notificato alla Commissione delle Comunità europee le misure finanziarie previste
         dal piano Ambition 2005, compreso il progetto di prestito di azionista, in applicazione dell’art. 88, n. 3, CE e dell’art. 2
         del regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell’articolo [88 CE] (GU L 83,
         pag. 1). 
      
      21      Il 22 gennaio 2003, la Bouygues SA e la Bouygues Télécom SA (in prosieguo, congiuntamente: le «società Bouygues»), due società
         di diritto francese, l’ultima delle quali opera sul mercato francese della telefonia mobile, hanno presentato alla Commissione
         una denuncia riguardante taluni aiuti concessi dallo Stato francese alla FT e alla Orange nell’ambito del rifinanziamento
         della FT. Tale denuncia concerneva più particolarmente, da un lato, l’annuncio di un investimento dello Stato francese per
         EUR 9 miliardi e, dall’altro, le dichiarazioni pubbliche rilasciate dalle autorità francesi a favore della FT a partire dal
         luglio 2002 (in prosieguo: le «dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002»). 
      
      22      Con lettera del 31 gennaio 2003, la Commissione ha informato le autorità francesi della propria decisione di avviare il procedimento
         formale di esame previsto all’art. 88, n. 2, CE nei confronti delle misure finanziarie previste a favore della FT. 
      
      23      La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
         del 12 marzo 2003 (GU C 57, pag. 5). Essa invitava le parti interessate a presentare le loro osservazioni sulle misure in
         questione.
      
      24      Con lettera del 4 aprile 2003, le autorità francesi hanno presentato le proprie osservazioni sulla decisione di avvio ed hanno
         contestato la fondatezza dei dubbi ivi espressi dalla Commissione. 
      
      25      Con una memoria datata 11 aprile 2003, le società Bouygues hanno sottoposto le proprie osservazioni alla Commissione, ricordando
         che la loro denuncia del 22 gennaio 2003 doveva essere considerata parte integrante della loro presa di posizione nel procedimento.
         Inoltre, la Commissione ha ricevuto osservazioni da parte di numerose altre parti interessate, comprese l’Association française
         des opérateurs de réseaux et services de télécommunications (AFORS Télécom; in prosieguo: l’«AFORS») e la FT. In particolare,
         la FT e le società Bouygues hanno presentato diversi studi di esperti economici e pareri giuridici durante il procedimento
         amministrativo. 
      
      26      Il 30 maggio 2003 la Commissione ha pubblicato un bando di gara per la prestazione di «Servizi di supporto per valutare la
         conformità dell’aiuto finanziario, concesso dallo Stato francese a France Télécom, al principio dell’investitore operante
         in un’economia di mercato – Eventuale supporto per l’analisi economica del piano di ristrutturazione di France Télécom». Tale
         incarico è stato assegnato, il 24 settembre 2003, ad un consulente che ha consegnato il suo rapporto economico il 28 aprile
         2004 (in prosieguo: il «rapporto del 28 aprile 2004»).
      
      27      Il rapporto del 28 aprile 2004 era accompagnato da un rapporto legale datato 22 marzo 2004 (in prosieguo: il «rapporto del
         22 marzo 2004»). Con lettera del 3 maggio 2004, la Commissione ha inviato tali due rapporti alle autorità francesi, invitandole
         a presentare le loro osservazioni. 
      
      III –  Decisione impugnata
      A –  Notifica della decisione impugnata
      28      Il 3 agosto 2004, la Commissione ha notificato alle autorità francesi la decisione 2 agosto 2004, 2006/621/CE, relativa all’aiuto
         di Stato al quale la Francia ha dato esecuzione a favore di France Télécom (GU 2006 L 257, pag. 11; in prosieguo: la «decisione
         impugnata»). 
      
      29      Il 30 agosto 2004, la Commissione ha inviato una copia della decisione impugnata alla FT e alle società Bouygues. 
      
      30      Il 3 settembre 2004, la Commissione ha inviato una copia della decisione impugnata all’AFORS. 
      
      B –  Dispositivo della decisione impugnata
      31       L’art. 1 della decisione impugnata recita che «[i]l prestito d’azionista concesso dalla [Repubblica francese] [alla FT] nel
         dicembre 2002 sotto forma di una linea di credito di 9 miliardi di euro costituisce, nel contesto delle dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002, un aiuto pubblico incompatibile con il mercato comune». 
      
      32      Ai sensi dell’art. 2 della decisione impugnata, «[l]’aiuto di cui all’articolo 1 non deve essere oggetto di recupero». 
      
      C –  Constatazioni della Commissione relative alla situazione finanziaria della FT tra il giugno 2002 e il marzo 2003
      33      Al titolo 3, «Cronologia dei fatti e descrizione della situazione finanziaria [della FT]», della decisione impugnata, la Commissione
         ha sostanzialmente proceduto all’esposizione delle seguenti constatazioni.
      
      34      In primo luogo, quanto alla situazione finanziaria della FT, la Commissione ha constatato che, a partire dal giugno 2002,
         la FT era «caratterizzata da gravi problemi strutturali e da uno squilibrio di bilancio» (‘considerando’ 17 della decisione
         impugnata). A tal riguardo, la Commissione ha rilevato, da un lato, un rapido deprezzamento della quotazione della FT nel
         primo semestre del 2002, dimostrato dagli annunci delle agenzie di rating come Standard & Poor’s (in prosieguo: la «S & P»),
         la Moody’s e Fitch Ratings (‘considerando’ 20-27 della decisione impugnata), e, dall’altro, in seguito ad un’analisi dei «credit
         spreads» (differenza tra i tassi obbligazionari) della FT, una «spread inversion», cioè un aumento dei rischi legati al suo
         indebitamento a brevissimo termine, segnatamente all’inizio del mese di luglio 2002, rispetto all’entità dei rischi legati
         al suo indebitamento a medio e a lungo termine. Infatti, gli «spread» relativi al debito di un’impresa rifletterebbero la
         valutazione, da parte dei mercati, del rischio legato alla sua capacità di rispettare gli obblighi di pagamento degli interessi
         e di rimborso dei crediti in scadenza, e sarebbero normalmente più elevati per il debito a lungo termine rispetto al debito
         a breve termine. Tali «spread» inciderebbero così sulla valorizzazione delle obbligazioni nonché sul livello dell’interesse
         esigibile per l’emissione di nuove obbligazioni. Secondo la Commissione, tale aumento del rischio è stato confermato dal crollo
         del prezzo delle obbligazioni della FT nel giugno e nel luglio 2002, che rifletteva un valore inferiore del debito della FT
         in ragione di un rischio accresciuto di default percepito dal mercato (‘considerando’ 28-31 della decisione impugnata). Inoltre,
         la Commissione ha rilevato un calo significativo della quotazione delle azioni della FT nel primo semestre del 2002, registrando
         una quotazione minima, in un primo momento, il 27 giugno 2002 (EUR 7,79) e, in un secondo momento, il 30 settembre 2002 (EUR 6,01)
         (‘considerando’ 35 della decisione impugnata).
      
      35      In secondo luogo, la Commissione ha constatato, sostanzialmente, che, al momento della dichiarazione del 12 luglio 2002, qualsiasi
         calo supplementare della quotazione del debito della FT avrebbe comportato la perdita del suo livello di investimento sicuro
         (investment grade) e che le agenzie di rating S & P e Moody’s erano sul punto di declassare tale quotazione al livello di
         «junk bond» (obbligazione speculativa) (‘considerando’ 37 della decisione impugnata). 
      
      36      Nel suo comunicato stampa del 12 luglio 2002, la S & P avrebbe tuttavia indicato quanto segue (‘considerando’ 37 e 38 della
         decisione impugnata): 
      
      «[La] FT potrebbe avere qualche difficoltà a rifinanziare il debito in scadenza nel 2003. Tuttavia, l’indicazione dello Stato
         [francese] sostiene il rating [della] FT nella categoria investimento. (…) Lo Stato francese – che detiene il 55% [della FT]
         – ha chiaramente detto [alla S & P] che si comporterà da investitore avveduto e che adotterebbe le disposizioni appropriate
         se [la] FT dovesse avere difficoltà. Il rating a lungo termine [della FT] è stato declassato a BBB- (...)».
      
      37      Al ‘considerando’ 212 della decisione impugnata, la Commissione ha precisato che già il 24 giugno 2002 la Moody’s aveva declassato
         la FT al livello immediatamente superiore a quello di un «junk bond». Inoltre, al ‘considerando’ 221 e alla nota n. 142 di
         detta decisione, la Commissione si è basata su un rapporto della Deutsche Bank del 22 luglio 2002, di cui essa ha citato e
         commentato i seguenti brani:
      
      «Il 12 luglio 2002 [la] S & P ha abbassato il rating [della FT] al livello BBB- (…). L’agenzia non si aspetta più che [la
         FT] raggiunga il suo obiettivo di 3,5 x debito netto/EBITDA nel 2003, ma ha attribuito una prospettiva stabile al rating basso
         di tripla B. Sembra che la prospettiva stabile si fondi sul fatto che, [secondo quanto riportato nel comunicato stampa della
         S & P], “[l]o Stato francese – che detiene il 55% [della FT] – ha chiaramente detto [alla S & P] che si comporterà da investitore
         avveduto e che adotterebbe le disposizioni appropriate se [la] FT dovesse avere difficoltà”. Sottolineiamo che la S & P aveva
         inizialmente detto che non avrebbe incorporato sostegni straordinari da parte del governo francese nella sua valutazione quando
         ha abbassato il rating [della FT] a BBB- in giugno. Da allora, l’agenzia sembra aver cambiato parere dichiarando che le conclusioni
         in materia di creditwatch status “derivano da un’analisi delle liquidità della [FT] alla fine del 2003 e da un esame della
         partecipazione potenziale dello Stato francese nel mercato francese delle telecomunicazioni” (p. 19). “[La FT] ha beneficiato
         del fatto che il mercato è sempre più fiducioso che il governo [francese] sosterrà in un modo o nell’altro il credito” (p.
         20). “Non possiamo ignorare che l’azionista di maggioranza [della] FT è lo Stato francese e recenti dichiarazioni del ministero
         francese delle Finanze hanno rassicurato gli investitori quanto al fatto che la liquidità sarà garantita” (p. 54). “Tuttavia,
         (...) noi pensiamo che la [FT] troverà alla fine le liquidità di cui ha bisogno grazie al cosiddetto ‘appoggio implicito dello
         Stato’ [francese]. Tale appoggio potrebbe assumere la forma di prestiti, a condizioni di mercato, forniti dalle banche o dal
         governo [francese]” (p. 21). Tuttavia, “qual è il prezzo del mercato per, diciamo, un nuovo debito di 10 miliardi a fronte
         di un rating BBB-? Qual è il costo reale di un debito di 10 miliardi di euro per una società che non è veramente BBB- ma che
         è semplicemente valutata in tal modo a causa del sostegno del governo? (…) Pensiamo che non esista una buona risposta a queste
         domande, perché, se [la] FT operasse nel mondo reale, essa, secondo noi, non potrebbe rifinanziarsi senza una conversione
         del debito in capitale” (p. 33; nello stesso senso v. p. 54). E ancora: “La stampa ha riferito che il governo francese sosterrà
         [la FT], lasciando supporre che esso sia disposto a essere il ‘prestatore di ultima istanza’ della [FT]. Questa notizia ha
         migliorato significativamente il prezzo delle obbligazioni e delle azioni (il corso delle azioni è aumentato di oltre il 90%
         e quello delle obbligazioni di 137 [punti base] in due settimane), in particolare perché gli speculatori coprivano la loro
         posizione” (p. 28). Sottolineiamo che la S & P ha dichiarato, nella recente conferenza telefonica sul deterioramento del credito
         [della] FT, che, in generale, un’impresa che genera cash flow con un rapporto debito/EBITDA pari a quattro verrebbe classificata
         come BBB-, l’ultimo grado d’investimento. L’attuale rating [della] FT, BBB-, sembra in gran parte basato più sulla promessa
         del sostegno del governo [francese], diretto a garantire la liquidità, che non sui fondamentali dell’impresa». 
      
      Secondo i calcoli della Deutsche Bank, il rapporto debito/Ebitda della FT sarebbe stato di 4,9 nel secondo semestre 2002 e
         [di] 5,20 al 31 dicembre 2002.
      
      38      La Commissione ne ha concluso che, nel luglio 2002, la FT era oggetto di una crisi di fiducia. 
      
      39      Infatti, l’ex AD della FT avrebbe annunciato alla stampa, il 16 settembre 2002, che «l’abbassamento del rating impedisce i
         rifinanziamenti previsti» dalla FT e che «la degradazione alla fine di giugno del rating attribuito al debito [della] FT dall’agenzia
         di rating Moody’s [le] ha precluso l’accesso al mercato» (nota n. 131 al ‘considerando’ 212 della decisione impugnata; v.,
         altresì, ‘considerando’ 248 di detta decisione). Risulta peraltro dalla nota n. 176 al ‘considerando’ 252 della decisione
         impugnata che, durante l’audizione dei revisori dei conti della FT dinanzi alla commissione d’indagine sulla gestione delle
         imprese pubbliche, l’ex AD della FT ha dichiarato quanto segue:
      
      «Orbene, vi è un dato che lo scenario pessimista non aveva mai considerato: il fatto che non avessimo accesso ai mercati finanziari.
         Non avevamo mai considerato questa possibilità perché pensavamo che fosse ovvio che la presenza dello Stato [francese] come
         azionista di maggioranza avrebbe impedito al mercato di prevedere un fallimento [della FT], senza che fosse neppure necessario
         che lo Stato [francese] manifestasse il suo sostegno. Quest’opinione era condivisa da quasi tutti gli operatori del mercato
         fino al giorno in cui una delle tre agenzie di rating – e una sola – ha deciso che [la FT] era sull’orlo dell’insolvibilità
         e ha rivisto il rating dell’impresa precludendole, da un giorno all’altro, qualunque accesso al mercato (...). Quando, a giugno
         [2002], questa agenzia di rating ha pubblicato il suo parere e l’accesso al mercato ci è stato precluso, sapevo che, non potendo
         contrarre prestiti, [la FT] si sarebbe trovata in difficoltà con i pagamenti un anno più tardi, verso la fine del primo semestre
         2003».
      
      40      Da un lato, tale crisi di fiducia sarebbe stata confermata dal nuovo AD della FT, durante la sua audizione, l’11 dicembre
         2002, dinanzi alla commissione Affari economici dell’Assemblée nationale, il cui verbale è così redatto (nota n. 36 al ‘considerando’
         39 della decisione impugnata): 
      
      «[Il nuovo AD della FT] ha osservato che il disposto piano di finanziamento non era stato rispettato e all’inizio del 2001
         l’aggravamento era tale che si poteva prevedere una crisi di liquidità per l’estate 2003 (…). [Egli] ha dichiarato che [la
         FT], su cui incombeva il rischio di insolvenza, si era trovata in uno stato di shock (…) dovuto all’ammontare dell’indebitamento,
         in quanto doveva trovare disponibilità liquide che le consentissero di rimborsare 15 miliardi di euro nel 2003 e nel 2004,
         e 20 miliardi di euro nel 2005 (...)».
      
      41      Al ‘considerando’ 248 della decisione impugnata, è precisato che, durante un’audizione dinanzi alla commissione Finanze del
         Sénat francese del 5 dicembre 2002, il nuovo AD della FT avrebbe affermato che, «[d]i fronte a un indebitamento gigantesco,
         [la FT] non sembrava essersi resa conto della situazione, che era quella di un gruppo che vedeva il suo rating deteriorarsi,
         che non aveva più accesso ai mercati dei capitali». 
      
      42      Dall’altro lato, il Sénat francese avrebbe constatato, in un parere presentato il 21 novembre 2002 per conto della commissione
         degli Affari economici e del Piano, che l’abbassamento del rating della FT a un livello inferiore avrebbe aggravato la crisi
         della gestione del suo debito a breve termine (‘considerando’ 39 della decisione impugnata), nei termini seguenti: 
      
      «È dunque in prospettiva, nel giugno 2003, che i problemi di finanziamento [della] FT potrebbero diventare critici o addirittura
         “[irrisolvibili]” (...). Se entro allora [la FT] non avrà ritrovato accesso al mercato (e ciò a causa di un rating penalizzante),
         lo Stato [francese] dovrà trovare strumenti in grado di aiutare [la FT] a rifinanziarsi» 
      
      43      Risulta altresì dai ‘considerando’ 245 e 246 della decisione impugnata che, segnatamente, secondo un rapporto della JP Morgan
         del 2 dicembre 2002, senza il sostegno dello Stato, la FT non sarebbe stata in grado di ottenere nuovi capitali sul mercato
         per rifinanziare il proprio debito. A tal riguardo, detto rapporto avrebbe precisato quanto segue:
      
      «Continuiamo a vedere il profilo [della] FT in termini di rischio/remunerazione come non attraente in attesa del risultato
         di una revisione strategica. (...) Sebbene [la] FT sia capace di ridurre i costi e di produrre un rendimento notevolissimo
         e malgrado la solida reputazione dell’amministratore delegato, il ruolo del governo [francese] è centrale perché [la] FT ottenga
         la flessibilità di cui ha bisogno. Nel frattempo, il rischio di liquidità perdura e, secondo noi, un aumento di capitale è
         soltanto una questione di tempo. (...) Il ruolo del governo [francese] sarà ancora centrale per il rifinanziamento e la riduzione
         del debito. Tuttavia, di fronte a scadenze di rifinanziamento scoraggianti per l’anno 2003, la FT e le agenzie di rating si
         sono concentrate a breve termine sui rischi di liquidità e di rifinanziamento dell’impresa. Ciò sarebbe impossibile senza
         l’intervento del governo [francese]: anche [la FT] lo ha riconosciuto in occasione della conferenza telefonica del terzo trimestre».
      
      44      Dinanzi a tale situazione, le agenzie di rating avrebbero nondimeno confermato la quotazione della FT al livello di un investimento
         sicuro tenendo conto delle dichiarazioni delle autorità francesi (‘considerando’ 39 della decisione impugnata). Inoltre, risulta
         dal ‘considerando’ 222 della decisione impugnata che, conformemente a una delle clausole dei protocolli di accordo sottoscritti
         l’11 e il 12 settembre 2002 tra lo Stato francese e il gruppo di banche che partecipavano all’operazione di ricapitalizzazione,
         «il mantenimento, quantomeno, del rating attuale (...) del debito a lungo termine della società da parte delle agenzie di
         rating Moody’s e [S & P] (...) figurerà [come condizione] anche nel contratto di garanzia e di investimento». Infine, una
         delle banche partecipanti, la Morgan Stanley, avrebbe dichiarato, il 12 settembre 2002, per quanto riguarda il suo impegno
         nell’aumento di capitale della FT (nota n. 147 al ‘considerando’ 222 della decisione impugnata), quanto segue:
      
      «Riteniamo che l’operazione prevista sarebbe difficile nelle condizioni attuali e che una reazione positiva dei mercati alle
         dichiarazioni e ai comunicati che saranno pubblicati alla fine della settimana sarà uno degli elementi chiave per creare le
         condizioni necessarie alla realizzazione dell’operazione». 
      
      45      In terzo luogo, alla luce della situazione finanziaria della FT nel settembre 2002 (‘considerando’ 40-49 della decisione impugnata)
         e, segnatamente, dei comunicati stampa delle autorità francesi del 13 settembre (v. punto 7 supra) e del 2 ottobre 2002 (v.
         punto 8 supra), le agenzie di rating avrebbero modificato la loro valutazione relativa alla gestione del debito della FT ed
         attestato un aumento della fiducia dei mercati. 
      
      46      Pertanto, la Moody’s avrebbe modificato l’outlook del debito della FT da negativo a stabile in ragione della conferma dell’impegno
         dello Stato francese a sostenere la FT, in un comunicato stampa del 13 settembre 2002 (‘considerando’ 52 e nota n. 45 della
         decisione impugnata), dal seguente tenore letterale:
      
      «La dichiarazione del governo [francese] che ha ancora una volta ribadito il suo forte sostegno a favore [della FT] accresce
         la fiducia [della] Moody’s. Anche se persiste la preoccupazione [della] Moody’s relativa al livello complessivo del rischio
         finanziario e soprattutto in merito alla precaria situazione della liquidità [della FT], [la] Moody’s nutre maggiore fiducia,
         vista l’aspettativa di un intervento di sostegno da parte del governo francese a favore [della FT] qualora l’impresa dovesse
         avere difficoltà a rispettare le scadenze di rimborso del debito». 
      
      47      Analogamente, il 17 dicembre 2002, la S & P avrebbe precisato, da un lato, che a partire dal mese di luglio 2002 il sostegno
         delle autorità francesi era stato uno dei fattori decisivi ai fini del mantenimento del rating della FT al livello di investimento
         sicuro. Dall’altro, che l’annuncio delle autorità francesi relativo al prestito d’azionista e il loro impegno a partecipare,
         proporzionalmente alla propria quota, a una ricapitalizzazione per 15 miliardi di euro avrebbero costituito la prova di tale
         sostegno e di una tutela significativa dei creditori della FT (‘considerando’ 58 e note nn. 52 e 53 della decisione impugnata).
         
      
      48      La Commissione ha constatato inoltre che, in seguito all’aumento di capitale della FT nel febbraio e nel marzo 2003, le agenzie
         di rating avrebbero cessato di considerare il sostegno dello Stato francese un elemento chiave della quotazione della FT,
         sostegno che appariva ancora molto importante per la S & P il 17 dicembre 2002 e per la Moody’s nel febbraio 2003. Così, la
         Moody’s avrebbe dichiarato (‘considerando’ 61 e nota n. 54 della decisione impugnata): 
      
      «Il governo francese ha sempre affermato il proprio sostegno a favore [della FT] e l’intenzione di fornire, laddove necessario,
         il proprio sostegno finanziario per far fronte ai possibili problemi di liquidità. Lo dimostra il fatto che (...) abbia messo
         a disposizione [della FT] una linea di credito di 9 miliardi di euro per 18 mesi, con pagamento di interessi in contanti,
         ma rimborsabile soltanto in azioni [della FT]. [La] Moody’s tiene conto del sostegno dello Stato [francese] ai fini dell’attribuzione
         del rating Baa3 (...). [I]l rischio finanziario connesso al forte indebitamento [della FT] non corrisponde alla categoria
         investimento (quadro, questo, compensato dalle buone performance operative e dall’implicito sostegno del governo francese)».
         
      
      49      Peraltro, la quotazione della FT da parte della S & P, il 14 maggio 2003, cioè dopo l’aumento del suo capitale, sarebbe stata
         chiaramente fondata sui dati finanziari della FT (‘considerando’ 61 e nota n. 58 della decisione impugnata). 
      
      50      Secondo il ‘considerando’ 247 della decisione impugnata, in particolare, un rapporto del 20 febbraio 2003 della Global Equity
         Research avrebbe confermato il fatto che solo in seguito alle dichiarazioni delle autorità francesi il mercato dei capitali
         ha consentito alla FT di rifinanziarsi a condizioni appropriate. Secondo tale rapporto, «i problemi immediati di liquidità
         sono risolti: dopo l’anticipo della partecipazione dello Stato all’aumento di capitale di 15 miliardi di euro mediante una
         linea di credito di 9 miliardi di euro, la FT ha potuto nuovamente accedere al mercato obbligazionario per ridurre le sue
         limitazioni immediate di liquidità».
      
      D –  Oggetto della decisione impugnata
      51      Al titolo 6, «Oggetto della presente decisione», della decisione impugnata, la Commissione ha anzitutto ricordato l’oggetto
         della notifica inviata dalla Repubblica francese, che riguardava un progetto di prestito d’azionista destinato ad essere attuato
         nell’ambito del piano Ambition 2005. Essa ha poi rilevato che, «[p]er stabilire se le misure de quibus [fossero] conformi
         al trattato, la Commissione ha esaminato i fatti connessi con la notifica di tale progetto, tra i quali rientrano le dichiarazioni
         fatte dal governo tra luglio e dicembre 2002», e che «le misure notificate non [potevano] essere analizzate senza tener conto
         delle [citate] dichiarazioni (...)». Infatti, con tali dichiarazioni, le autorità francesi avrebbero manifestato la loro volontà
         di adottare le misure adeguate per risolvere le difficoltà finanziarie della FT. Il progetto di prestito costituirebbe la
         materializzazione delle intenzioni da esse precedentemente espresse. Da un punto di vista materiale, non vi sarebbe alcuna
         ragione giuridica di limitare l’esame dei fatti pertinenti alle sole circostanze cui lo Stato francese ha deciso di fare riferimento
         nella notifica. Il concetto di aiuto sarebbe un concetto obiettivo e fondato sulla realtà economica. Ne conseguirebbe che
         la Commissione, se è al corrente di fatti anteriori che sono obiettivamente pertinenti, deve includerli nella sua analisi
         (‘considerando’ 185 della decisione impugnata). La Commissione ha aggiunto di aver indicato, al ‘considerando’ 70 e alla nota
         n. 40 della decisione di avvio, che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 potevano costituire elementi da prendere
         in considerazione nell’ambito della sua indagine (nota n. 110 della decisione impugnata).
      
      52      Ai ‘considerando’ 186 e seguenti della decisione impugnata, la Commissione ha così sintetizzato il proprio approccio:
      
      «(186) Nel caso di specie, la Commissione rileva che le misure del dicembre 2002, oggetto della notifica, erano state precedute
         da varie dichiarazioni e provvedimenti delle autorità francesi sin dal mese di luglio [2002]. Da un lato, tali dichiarazioni
         e provvedimenti permettono di comprendere meglio le ragioni e la portata delle misure di dicembre [2002]. Dall’altro, queste
         dichiarazioni e provvedimenti preliminari avevano certamente avuto un impatto sull’idea che i mercati e gli operatori economici
         si erano fatti della situazione di FT nel mese di dicembre [2002]. Il comportamento degli operatori economici, essendo influenzato
         dal comportamento dello Stato, non costituisce un parametro oggettivo per giudicare il comportamento dello Stato. Questi interventi
         preliminari devono dunque essere presi in considerazione per stabilire se le misure di dicembre contengano aiuti.
      
      (187) È infatti possibile considerare le dichiarazioni e i provvedimenti successivi delle autorità francesi a decorrere dal
         luglio 2002 come un insieme il cui momento di concretizzazione sarebbe costituito dalle misure di dicembre [2002] (messa a
         disposizione di un prestito d’azionista), misure che sono quelle notificate. (...)
      
      (188) L’analisi del caso di specie suggerisce a prima vista uno scarto temporale tra i vantaggi per l’impresa, che sarebbero
         stati particolarmente sensibili nel mese di luglio [2002], e l’impegno potenziale di risorse pubbliche, che sembra più chiaramente
         provato nel mese di dicembre [2002]. Infatti, le dichiarazioni del ministro dell’Economia (...) potrebbero essere considerate
         come un aiuto, in quanto hanno chiaramente avuto un effetto sui mercati ed hanno conferito un vantaggio [alla FT]. Tuttavia,
         non sarebbe facile stabilire senza ombra di dubbio che l[a] dichiarazion[e] del [12] luglio 2002 [era] tal[e] da impegnare
         almeno potenzialmente risorse statali. A tale riguardo, la Commissione ha analizzato numerosi argomenti giuridici diretti
         a dimostrare, da un lato, che tali dichiarazioni pubbliche equivalevano ad una garanzia pubblica da un punto di vista giuridico
         e, dall’altro, che esse mettevano in gioco la reputazione dello Stato con costi economici in caso di inadempimento. Presi
         nel loro insieme, questi elementi potevano essere considerati come effettivamente tali da mettere in pericolo risorse pubbliche
         (facendo sorgere la responsabilità dello Stato nei confronti degli investitori o aumentando il costo delle transazioni future
         dello Stato). Pertanto, la tesi secondo cui l[a] dichiarazion[e] del [12] luglio 2002 [sarebbe] [un aiuto] è una tesi innovativa,
         ma probabilmente non priva di fondamento.
      
      (189)Tuttavia, nella fattispecie la Commissione non dispone di elementi sufficienti per dimostrare irrefutabilmente, in base
         a questa tesi innovativa, l’esistenza di un aiuto. Per contro, essa ritiene di potere stabilire la presenza di elementi d’aiuto
         seguendo un approccio più tradizionale, a partire dalle misure di dicembre oggetto della notifica.
      
      (190) Infatti, da un canto, è chiaro che nel mese di dicembre esisteva un impegno di risorse statali. Dall’altro, l’esistenza
         nel mese di dicembre [2002] di un vantaggio per [la FT] è anch’essa evidente se si tiene conto dell’impatto avuto sui mercati
         dalle dichiarazioni e misure preliminari.
      
      (191) A tale riguardo, il “principio dell’investitore privato in economia di mercato” non può giustificare, come vorrebbero
         le autorità francesi, l’intervento [del] dicembre [2002], perché i comportamenti degli operatori economici [nel] dicembre
         [2002] erano chiaramente influenzati dalle azioni e dichiarazioni preliminari del governo a partire dal mese di luglio [2002].
         Se si può dubitare che le dichiarazioni [a partire dal] luglio [2002] fossero abbastanza concrete da costituire di per sé
         aiuti, non vi è alcun dubbio che tali dichiarazioni fossero più che sufficienti per “contaminare” la percezione dei mercati
         ed influenzare il comportamento ulteriore dei soggetti economici. Se così stanno le cose, non si può prendere il comportamento
         dei soggetti economici come punto di riferimento neutro per valutare il comportamento dello Stato [francese]. La presunzione
         fondata sul “principio dell’investitore privato in economia di mercato” non può dunque basarsi sulla situazione del mercato
         quale si presentava [nel] dicembre [2002], ma dovrebbe logicamente basarsi su una situazione del mercato non contaminata dall’impatto
         delle dichiarazioni preliminari».
      
      E –  Applicazione dell’art. 87, n. 1, CE e del principio dell’investitore privato avveduto in economia di mercato
      53      Al titolo 7 «Valutazione della misura in causa alla luce dell’articolo 87, n. 1, [CE]» della decisione impugnata, la Commissione
         ha osservato, tra l’altro, quanto segue (‘considerando’ 194 della decisione impugnata): 
      
      «[I]l prestito d’azionista (che costituisce l’anticipo della partecipazione dello Stato [francese] alla ricapitalizzazione
         [della FT]) avvantaggia [la] FT in quanto le permette di aumentare i suoi mezzi di finanziamento e di rassicurare il mercato
         quanto alla sua capacità di far fronte alle scadenze. Anche se [il contatto] di prestito [d’azionista] non è mai stat[o] firmat[o],
         l’impressione data al mercato che il prestito esistesse era atta ad avvantaggiare [la] FT, perché il mercato ha ritenuto che
         la situazione finanziaria [della FT] fosse più solida (...). Ciò avrebbe potuto incidere sulle condizioni di prestito [della
         FT]». 
      
      54      La Commissione ha constatato poi (‘considerando’ 195 della decisione impugnata) quanto segue:
      
      «[I]l fatto che il vantaggio derivi da un impegno statale che comporta un trasferimento di risorse potenziale, e non immediato,
         non esclude che tale vantaggio sia concesso tramite risorse pubbliche. “A questo proposito occorre rilevare in primo luogo
         come, secondo una costante giurisprudenza, non in tutti i casi sia necessario dimostrare che vi è stato un trasferimento di
         risorse statali perché il vantaggio concesso ad una o più imprese possa essere considerato come un aiuto di Stato ai sensi
         dell’art. 87, n. 1, CE” [nota n. 118: sentenza della Corte 16 maggio 2002, causa C‑482/99, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑4397,
         punto 36; v. anche sentenze della Corte 15 marzo 1994, causa C‑387/92, Banco Exterior de España, Racc. pag. I‑877, punto 14,
         e 19 maggio 1999 causa C‑6/97, Italia/Commissione, Racc. pag. I‑2981, punto 16]. Così, anche un vantaggio accordato tramite
         un potenziale onere supplementare a carico dello Stato costituisce un aiuto pubblico se incide sulla concorrenza e sugli scambi
         tra Stati membri [nota n. 119: sentenza della Corte 1° dicembre 1998, causa C‑200/97, Ecotrade, Racc. pag. I‑7907, punto 43,
         e sentenza del Tribunale 13 giugno 2000, cause riunite T‑204/97 e T‑270/97, EPAC/Commissione, Racc. pag. II‑2267, punto 80]».
      
      55      Un siffatto «onere potenziale supplementare» sulle risorse statali sarebbe «stato creato mediante l’annuncio della messa a
         disposizione del prestito d’azionista accompagnato dalla realizzazione delle relative condizioni preliminari (...), l’impressione
         data ai mercati che tale prestito fosse stato effettivamente messo a disposizione (...) e, infine, mediante l’invio [alla]
         FT del contratto di prestito siglato e firmato dall’ERAP». Il fatto che la FT non abbia mai firmato questo contratto non significherebbe
         che non vi sia stato un impegno potenziale di risorse statali. Secondo la Commissione, da un lato, «poiché questo documento
         costituiva un’offerta contrattuale e in quanto tale offerta non è stata ritirata, la FT avrebbe potuto firmare in qualsiasi
         momento, acquisendo in tal modo il diritto di ottenere immediatamente il versamento della somma di 9 miliardi di euro» e,
         dall’altro, «[lo] Stato [francese], che non poteva non saperlo, doveva quindi tenere a disposizione [della] FT, attraverso
         l’ERAP, le risorse corrispondenti» (‘considerando’ 196 della decisione impugnata). La Commissione doveva dunque esaminare
         se il vantaggio così concesso alla FT rispettasse il principio dell’investitore privato avveduto e incidesse sulla concorrenza
         e sugli scambi tra Stati membri (‘considerando’ 197 della decisione impugnata).
      
      56      Dopo aver constatato che il vantaggio concesso alla FT falsava o minacciava di falsare la concorrenza e poteva incidere sugli
         scambi tra gli Stati membri (‘considerando’ 198-201 della decisione impugnata), la Commissione, al titolo 8 «Principio dell’investitore
         privato avveduto in economia di mercato» della decisione impugnata, ha proceduto all’esame del problema di sapere se detto
         principio fosse stato rispettato considerate le dichiarazioni rilasciate dalle autorità francesi durante i mesi che hanno
         preceduto il progetto di prestito d’azionista (‘considerando’ 202 e seguenti della decisione impugnata).
      
      57      Alla luce della dichiarazione del 12 luglio 2002 (v. punto 4 supra) e dei comunicati stampa delle autorità francesi del 13
         settembre, del 2 ottobre e del 4 dicembre 2002 (v. punti 7, 8 e 11 supra), la Commissione ha concluso, sostanzialmente, che,
         «[n]ell’insieme, si può ritenere che queste dichiarazioni abbiano res[o] pubblica l’intenzione dello Stato [francese] di fare
         il necessario se [la FT] avesse avuto problemi di finanziamento o difficoltà finanziarie» e come una manifestazione del suo
         impegno al riguardo. Infatti, tali dichiarazioni pubbliche, ripetute, concordi e riconducibili allo Stato francese, sarebbero
         sufficientemente chiare, precise e definitive da riflettere in modo credibile l’impegno incondizionato di quest’ultimo, segnatamente
         nei confronti della comunità finanziaria e industriale, che in tal senso le avrebbero percepite (‘considerando’ 206-213 e
         217 della decisione impugnata). Oltre a tali dichiarazioni pubbliche, le autorità francesi avrebbero altresì contattato «i
         principali operatori del mercato», come la S & P (v. punti 35 e 37, supra), per informarli delle loro intenzioni e restituire
         rapidamente fiducia ai mercati, prevenendo in tal modo il deterioramento del rating del debito della FT al livello di «junk
         bond» (‘considerando’ 212 della decisione impugnata). 
      
      58      Siffatte dichiarazioni sarebbero del tutto idonee a essere considerate credibili dal mercato e creerebbero di conseguenza
         un’aspettativa da parte di quest’ultimo che lo Stato francese «farà tutto il necessario per risolvere ogni difficoltà finanziaria
         [della FT]». Secondo la Commissione, «[s]e lo Stato [francese] non avesse onorato tale aspettativa, ciò avrebbe direttamente
         inciso sulla sua reputazione come proprietario, azionista o amministratore di imprese, quotate o no, nonché come emittente
         di obbligazioni per finanziare il debito pubblico». Pertanto, tali dichiarazioni esprimerebbero una strategia fondata sulla
         reputazione dello Stato (‘considerando’ 217 della decisione impugnata). Di conseguenza, tali elementi potrebbero «essere considerati
         come effettivamente tali da mettere in pericolo risorse pubbliche» e «la tesi secondo cui le dichiarazioni delle autorità
         francesi a partire dal luglio 2002 sarebbero aiuti è una tesi innovativa, ma probabilmente non priva di fondamento» (‘considerando’
         218 della decisione impugnata).
      
      59       Tuttavia, al ‘considerando’ 219 della decisione impugnata, la Commissione è giunta alla conclusione di non «potere dimostrare
         inconfutabilmente la presenza di aiuti in base a questi elementi». Essa ha considerato «invece di potere dimostrare la presenza
         di elementi d’aiuto in un modo più tradizionale, a partire dalle misure del dicembre 2002 che sono state notificate». A tal
         riguardo, sarebbe sufficiente «provare che le dichiarazioni preliminari hanno avuto un impatto reale sulla percezione dei
         mercati in dicembre, senza che occorra qualificare le dichiarazioni stesse come aiuti pubblici».
      
      60      Fondandosi segnatamente sul rapporto del 28 aprile 2004, che attestava un aumento anomalo e non trascurabile del valore delle
         azioni (tra il 37,8% e il 43,8%) e delle obbligazioni della FT (tra il 3,2% e il 9,7%) in seguito alla dichiarazione del 12
         luglio 2002, sul comunicato stampa della S & P dello stesso giorno (v. punto 35 supra) nonché sul rapporto della Deutsche
         Bank del 22 luglio 2002 (v. punto 37 supra), la Commissione ha concluso che «il mercato [aveva] considerato queste dichiarazioni
         come una strategia d’impegno credibile dello Stato [francese] a sostenere [la] FT» (‘considerando’ 220-222 della decisione
         impugnata).
      
      61      Infatti, le dichiarazioni delle autorità francesi sarebbero state determinanti per la conferma del rating della FT al livello
         di investimento sicuro, mentre un rating come «junk bond» avrebbe reso il prestito di azionista più improbabile e sicuramente
         più oneroso (‘considerando’ 225 in fine della decisione impugnata). In tal senso, la decisione delle autorità francesi di
         anticipare la ricapitalizzazione della FT concedendo una linea di credito costituirebbe il concretarsi delle loro dichiarazioni
         (‘considerando’ 226 della decisione impugnata). 
      
      62      Secondo la Commissione, non è determinante che l’operazione di ricapitalizzazione della FT, realizzata nell’aprile 2003, sia
         stata un successo e che il prestito d’azionista non sia mai stato effettuato. Nell’ambito dell’applicazione del criterio dell’investitore
         privato avveduto, ci si dovrebbe basare sugli elementi di cui l’investitore dispone nel momento in cui decide d’investire.
         Pertanto, il successo di tale operazione nell’aprile 2003 non può essere preso in considerazione per valutare il comportamento
         dello Stato francese nel dicembre 2002. Peraltro, poiché le dichiarazioni delle autorità francesi hanno influenzato il mercato
         ed il comportamento dei soggetti economici, la Commissione non potrebbe basarsi «sul comportamento degli altri soggetti economici
         per giudicare il comportamento dello Stato e applicare il criterio della concomitanza». Ad avviso della Commissione, «[i]nfatti,
         le dichiarazioni con cui lo Stato [francese] ha annunciato che avrebbe fatto il necessario per consentire [alla FT] di superare
         i problemi di finanziamento, fatte a luglio e poi ripetute, distorcono la prova di concomitanza in quanto, ancora una volta,
         non si può ritenere che gli investitori privati si siano decisi sulla sola base della situazione [della FT], e ciò indipendentemente
         dalla questione se tali dichiarazioni [rappresentino o meno] un aiuto pubblico». L’applicazione del principio dell’investitore
         privato avveduto non potrebbe basarsi sulla situazione del mercato nel dicembre 2002, ma deve logicamente basarsi «sulla situazione
         di un mercato non contaminato dalle dichiarazioni e dagli interventi preliminari» (‘considerando’ 227 della decisione impugnata).
      
      63      Orbene, «sembrerebbe» che, se esaminate nel contesto della situazione precedente al luglio 2002, cioè alla luce della crisi
         finanziaria e di fiducia che ha colpito la FT in quel momento in mancanza di qualsiasi misura e dichiarazione delle autorità
         francesi, le decisioni di investimento in questione non rispettino il principio dell’investitore privato avveduto (‘considerando’
         228 della decisione impugnata). Pertanto, sarebbe «improbabile che un investitore privato [facesse], a partire dal luglio
         2002, dichiarazioni simili a quelle formulate dal governo francese, le quali, da un punto di vista puramente economico, erano
         idonee a mettere seriamente in gioco la sua credibilità e la sua reputazione e, da un punto di vista giuridico, erano tali
         da obbligarlo sin da allora a sostenere finanziariamente [la FT] in ogni caso». Così facendo, un investitore del genere avrebbe
         assunto da solo e senza alcuna compensazione un rischio molto elevato nei confronti della FT. Orbene, anche un azionista di
         maggioranza in possesso delle stesse informazioni di cui disponevano all’epoca le autorità francesi non avrebbe fatto dichiarazioni
         di sostegno a favore della FT nel luglio 2002 senza avviare precedentemente un controllo approfondito della sua situazione
         finanziaria e delle misure di riassesto necessarie per poter valutare la portata del rischio che avrebbe corso. In ogni caso,
         un siffatto azionista di maggioranza avrebbe avuto bisogno della collaborazione dei mercati finanziari per ristrutturare la
         situazione della FT. Orbene, detti mercati «non sembravano disposti a investire o a concedere molto credito [alla] FT» (‘considerando’
         229 della decisione impugnata). 
      
      64      Discenderebbe da quanto precede che «il [criterio] dell’investitore privato avveduto in economia di mercato non [era] soddisfatto»
         e che, «[d]i conseguenza, il vantaggio accordato [alla] FT mediante il progetto di concessione del prestito d’azionista –
         esaminato alla luce delle dichiarazioni e degli interventi preliminari delle autorità francesi – [era] un aiuto pubblico,
         anche se la sua portata [era] difficile da determinare» (‘considerando’ 230 della decisione impugnata).
      
      F –  Compatibilità dell’aiuto in questione con il mercato comune
      65      Al titolo 9, «Compatibilità dell’aiuto», della decisione impugnata, la Commissione ha rilevato che, da un lato, la FT doveva
         essere considerata un’impresa in difficoltà ai sensi dei punti 4-6 della comunicazione della Commissione recante orientamenti
         comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (GU 1999, C 288, pag. 2)
         e che, dall’altro, le misure di aiuto in questione non potevano essere classificate nella categoria degli aiuti al salvataggio
         e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà, in quanto non soddisfacevano le condizioni di autorizzazione previste da
         tali orientamenti (‘considerando’ 231-255 della decisione impugnata). In applicazione dell’art. 87, n. 3, lett. c), CE e dei
         citati orientamenti, essa ha quindi concluso che tali misure erano incompatibili con il mercato comune (‘considerando’ 256
         della decisione impugnata).
      
      G –  Recupero dell’aiuto in questione
      66      Al titolo 10, «Recupero dell’aiuto», della decisione impugnata, la Commissione ha dichiarato di trovarsi nell’impossibilità
         di procedere, in quella fase, ad una quantificazione precisa degli aiuti di cui trattasi ai fini del loro recupero conformemente
         all’art. 14 del regolamento n. 659/1999 (‘considerando’ 257-259 della decisione impugnata). 
      
      67      Secondo la Commissione, «[n]onostante tutti i suoi sforzi, [essa] non è stata in grado di ottenere una valutazione ragionevole
         dell’impatto finanziario “netto” delle misure notificate, il quale dovrebbe essere stabilito in base ad un calcolo teorico
         che distingua gli effetti delle dichiarazioni e iniziative imputabili allo Stato [francese] da qualsiasi altro fatto che abbia
         potuto incidere sulla situazione [della] FT o sulla percezione di tale situazione da parte dei mercati». Essa ha aggiunto
         che «[n]on [è sembrato] neppure possibile inserire nella decisione [impugnata] parametri di calcolo sufficientemente precisi
         per poter effettuare il calcolo definitivo in sede di esecuzione della decisione [impugnata]». La Commissione ne ha concluso
         che, «[i]n queste circostanze particolari, il rispetto dei diritti della difesa dello Stato membro potrebbe costituire un
         ostacolo al recupero, conformemente all’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (...) n. 659/1999, secondo il quale “la
         Commissione non impone il recupero dell’aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto comunitario”»
         (‘considerando’ 261 della decisione impugnata). 
      
      68      Ad avviso della Commissione, tale conclusione è altresì giustificata alla luce del principio del legittimo affidamento dei
         destinatari dell’aiuto (‘considerando’ 262 della decisione impugnata). A tal riguardo, ai ‘considerando’ 263 e 264 della decisione
         impugnata, essa ha precisato:
      
      «(263) Nel valutare la conformità della misura in causa con le norme sugli aiuti pubblici, la Commissione ha tenuto conto
         delle dichiarazioni governative [francesi]. Preso isolatamente, il progetto di prestito d’azionista probabilmente non sarebbe
         stato considerato come un aiuto ai sensi del trattato. Tuttavia, la Commissione è giunta alla conclusione che le dichiarazioni
         avevano avuto l’effetto di ridare fiducia al mercato nei confronti [della FT], escludendo in tal modo l’applicazione del principio
         dell’investitore privato avveduto e facendo del progetto di prestito d’azionista la materializzazione dell’aiuto concesso
         [alla] FT. La Commissione riconosce che questa è la prima volta che esamina la questione se questo tipo di comportamento costituisca
         un aiuto. Pertanto, poiché l’aiuto dipende da comportamenti che hanno preceduto la notifica del progetto di prestito [di azionista],
         un operatore diligente avrebbe potuto fare affidamento sulla legittimità del comportamento dello Stato membro interessato,
         che, da parte sua, aveva debitamente notificato il progetto di prestito. Come è stato detto dall’avvocato generale Darmon
         nelle conclusioni [ai fini della sentenza della Corte 20 settembre 1990, causa C‑5/89, Commissione/Germania (Racc. pag. I‑3437)],
         “non si possono sottovalutare le incertezze in cui possono trovarsi alcune imprese, dinanzi a forme ‘atipiche’ di aiuti, quanto
         all’obbligo o meno di notifica”.
      
      (264) La Commissione conclude che [la] FT ha potuto nutrire un legittimo affidamento quanto al fatto che i comportamenti della
         [Repubblica francese] non costituissero un aiuto pubblico. Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che, nella
         fattispecie, ordinare il recupero dell’aiuto sarebbe contrario ai principi generali del diritto comunitario».
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      I –  Cause T‑425/04 e T‑444/04
      69      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 13 ottobre 2004, la Repubblica francese ha proposto il
         ricorso registrato con il numero di ruolo T‑425/04.
      
      70      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 5 novembre 2004, la FT ha proposto il ricorso registrato
         con il numero di ruolo T‑444/04.
      
      71      La Repubblica francese e la FT concludono che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata;
      –        condannare la Commissione alle spese.
      72      La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare i ricorsi irricevibili;
      –        in subordine dichiarare i ricorsi infondati;
      –        condannare la Repubblica francese e la FT alle spese.
      73      Con istanza depositata nella cancelleria del Tribunale il 25 ottobre 2007, le società Bouygues hanno chiesto di intervenire
         nella causa T‑444/04 a sostegno delle conclusioni della Commissione. 
      
      74      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 20 novembre 2007, la Commissione ha comunicato di non avere obiezioni
         all’ammissione delle società Bouygues a intervenire a sostegno delle sue conclusioni. Essa ha tuttavia precisato di riservare
         la propria posizione in merito alla coerenza degli argomenti dedotti dalle società Bouygues nell’ambito di tale intervento
         rispetto a quelli da esse dedotti a sostegno del loro ricorso nella causa T‑450/04 (v. punti 78 e seguenti, infra).
      
      75      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 21 novembre 2007, la FT ha concluso che il Tribunale voglia dichiarare
         irricevibile tale istanza di intervento e condannare le società Bouygues alle spese e, in via subordinata, limitare tale intervento
         alla fase orale del procedimento.
      
      76      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 4 dicembre 2007, la FT ha chiesto il trattamento riservato, nei confronti
         delle società Bouygues, di taluni elementi contenuti nell’atto introduttivo e nella replica presentati nell’ambito della causa
         T‑444/04.
      
      77      Con ordinanza 30 gennaio 2008, il presidente della Terza Sezione del Tribunale ha ammesso le società Bouygues ad intervenire
         nell’ambito della fase orale del procedimento nella causa T‑444/04 a sostegno delle conclusioni della Commissione e ha ordinato
         di comunicare alle intervenienti una versione provvisoria non riservata della relazione d’udienza, riservandosi al contempo
         la decisione sulla fondatezza della domanda di trattamento riservato della FT. Nessuna delle parti ha sollevato obiezioni
         relative al contenuto di tale versione non riservata della relazione d’udienza.
      
      II –  Causa T‑450/04
      78      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 9 novembre 2004, le società Bouygues hanno proposto il
         ricorso registrato con il numero di ruolo T‑450/04.
      
      79      Le società Bouygues concludono che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata;
      –        condannare la Commissione alle spese. 
      80      La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare irricevibile la domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata e, in via subordinata respingerla
         in quanto infondata;
      
      –        respingere la domanda di annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata in quanto infondata;
      –        condannare le società Bouygues alle spese.
      81      Con istanze depositate nella cancelleria del Tribunale il 25 e il 29 marzo 2005, la FT e la Repubblica francese hanno chiesto
         di intervenire nella causa T‑450/04 a sostegno delle conclusioni della Commissione. Con ordinanze 25 maggio 2005, il presidente
         della Terza Sezione del Tribunale ha ammesso tali interventi. Entro i termini impartiti, gli intervenienti hanno presentato
         le proprie memorie di intervento e le società Bouygues e la Commissione le proprie osservazioni su tali memorie.
      
      82      La Repubblica francese conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere la domanda di annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata in quanto infondata;
      –        condannare le società Bouygues alle spese. 
      83      La FT conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso in quanto infondato;
      –        condannare le società Bouygues alle spese. 
      III –  Causa T‑456/04
      84      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 12 novembre 2004, l’AFORS ha proposto il ricorso registrato
         con il numero di ruolo T‑456/04.
      
      85      L’AFORS conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare l’art. 2 della decisione impugnata;
      –        condannare la Commissione alle spese. 
      86      La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare irricevibile la domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata;
      –        respingere la domanda di annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata in quanto infondata; 
      –        condannare l’AFORS alle spese. 
      87      Con istanze depositate nella cancelleria del Tribunale il 25 e il 29 marzo 2005, la FT e la Repubblica francese hanno chiesto
         di intervenire nella causa T‑456/04 a sostegno delle conclusioni della Commissione. Con ordinanze 12 e 25 maggio 2005, il
         presidente della Terza Sezione del Tribunale ha ammesso tali interventi. Entro i termini impartiti, gli intervenienti hanno
         presentato le proprie memorie di intervento e l’AFORS le proprie osservazioni su tali memorie.
      
      88      La Repubblica francese conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare l’AFORS alle spese. 
      89      La FT conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare irricevibile la domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata;
      –        respingere la domanda di annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata in quanto infondata;
      –        condannare l’AFORS alle spese. 
      IV –  Misure di organizzazione del procedimento, rinvio ad un collegio giudicante ampliato e riunione
      90      Con lettera dell’11 dicembre 2007, ai sensi delle misure di organizzazione del procedimento previste all’art. 64 del regolamento
         di procedura del Tribunale per quanto riguarda le cause T‑425/04, T‑444/04 e T‑450/04, il Tribunale, da un lato, ha invitato
         la Commissione a presentare taluni documenti e, dall’altro, ha rivolto taluni quesiti scritti alla Repubblica francese, alla
         FT e alla Commissione, invitandole a rispondere per iscritto. Dette parti hanno dato seguito a tali misure di organizzazione
         del procedimento entro i termini impartiti.
      
      91      Il 13 febbraio 2008, in applicazione dell’art. 14 del regolamento di procedura e su proposta della Terza Sezione, il Tribunale
         ha deciso, sentite le parti in conformità all’art. 51 del citato regolamento, di rinviare le quattro cause dinanzi ad un collegio
         giudicante ampliato. 
      
      92      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 15 aprile 2008, nell’ambito della causa T‑450/04, le società Bouygues
         hanno chiesto la riunione delle cause T‑425/04, T‑444/04, T‑450/04 e T‑456/04, conformemente all’art. 50, n. 1, del regolamento
         di procedura. Le altre parti in dette cause hanno presentato le loro osservazioni su tale domanda entro i termini impartiti.
      
      93      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 14 maggio 2008, la FT ha chiesto, ai sensi dell’art. 50, n. 2, del
         regolamento di procedura, il trattamento riservato nei confronti delle altre parti nelle cause T‑425/04, T‑450/04 e T‑456/04
         di taluni elementi contenuti nel ricorso e nella replica nonché di taluni allegati al ricorso presentato nell’ambito del procedimento
         T‑444/04, e ha prodotto una versione non riservata di tali atti processuali. 
      
      94      Con ordinanza del presidente della Terza Sezione del Tribunale del 17 febbraio 2009, le cause T‑425/04, T‑444/04, T‑450/04
         e T‑456/04 sono state riunite ai fini della fase orale e della sentenza, conformemente all’art. 50 del regolamento di procedura.
         Inoltre, il presidente della Terza Sezione ampliata ha ordinato, da un lato, che la consultazione degli atti processuali nelle
         cause riunite fosse limitata alle versioni non riservate delle memorie e, dall’altro, che alle parti fosse comunicata una
         versione provvisoria non riservata delle relazioni d’udienza, pur riservando la decisione sulla fondatezza della domanda di
         trattamento riservato della FT. Nessuna della parti ha sollevato obiezioni a tal riguardo.
      
      V –  Fase orale del procedimento
      95      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Terza Sezione ampliata) ha deciso di aprire la fase orale del procedimento.
      
      96      Le parti hanno svolto le loro difese e risposto ai quesiti orali del Tribunale all’udienza del 21 aprile 2009. 
      
      97      Durante l’udienza, la Commissione ha desistito dal primo capo delle sue conclusioni nella causa T‑456/04, diretto ad ottenere
         che il Tribunale voglia dichiarare irricevibile la domanda dell’AFORS di annullare l’art. 1 della decisione impugnata, e di
         ciò si è preso atto nel verbale di udienza.
      
       In diritto
      I –  Sulla domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata
      A –  Sui motivi di irricevibilità dedotti nell’ambito delle cause T‑425/04, T‑444/04, T‑450/04 e T‑456/04
      1.     Argomenti delle parti
      98      La Commissione sostiene che i ricorsi nelle cause T‑425/04 e T‑444/04 nonché la domanda di annullamento dell’art. 1 della
         decisione impugnata nella causa T‑450/04 sono irricevibili per difetto di interesse ad agire.
      
      99      Per quanto riguarda i ricorsi della Repubblica francese e della FT, la Commissione sostiene che tali ricorrenti hanno ottenuto
         soddisfazione e non hanno interesse all’annullamento della decisione impugnata nel suo insieme in quanto, pur dichiarando
         l’aiuto in questione incompatibile con il mercato comune, tale decisione non ne ha ordinato il recupero.
      
      100    Sebbene sia un ricorrente privilegiato ai sensi del Trattato e non sia tenuto a dimostrare che l’atto controverso produce
         effetti giuridici nei suoi confronti, uno Stato membro dovrebbe comunque avere un interesse esistente ed effettivo all’annullamento
         di tale atto. Di conseguenza, uno Stato membro può proporre un ricorso solo contro atti che gli arrecano pregiudizio, cioè
         contro atti che possono modificare in modo grave e manifesto la sua situazione giuridica. Inoltre, per determinare se un atto
         produca effetti giuridici, occorrerebbe aver riguardo alla sua sostanza. Tali requisiti sarebbero altresì applicabili, a maggior
         ragione, a qualsiasi altro ricorrente, come la FT e le società Bouygues. 
      
      101    Per quanto riguarda il ricorso delle società Bouygues, la Commissione afferma che, nell’ambito del loro primo motivo di annullamento,
         dette ricorrenti condividono il ragionamento svolto, segnatamente, fino al ‘considerando’ 219 della decisione impugnata. In
         realtà, esse non contesterebbero tale decisione per il fatto che essa qualifica come aiuto incompatibile le misure notificate,
         dato che detta qualificazione rientra nel loro interesse e corrisponde ai loro auspici. Esse la contesterebbero soltanto in
         quanto la Commissione non ha constatato che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 rappresentavano, congiuntamente
         o separatamente, aiuti di Stato. L’art. 1 della decisione impugnata soddisferebbe quindi le società Bouygues ed esse non dimostrerebbero
         un interesse esistente ed effettivo al suo annullamento.
      
      102    Secondo la Commissione, solo il dispositivo di un atto può produrre effetti giuridici e, di conseguenza, arrecare pregiudizio.
         Gli apprezzamenti espressi nella motivazione di una decisione non sarebbero idonei, di per sé, a formare oggetto di un ricorso
         di annullamento e potrebbero essere sottoposti al sindacato di legittimità del giudice comunitario solo qualora, in quanto
         motivazione di un atto recante pregiudizio, costituissero il fondamento necessario del suo dispositivo. Sarebbe infatti ammesso
         che una decisione che soddisfa il ricorrente non può arrecargli pregiudizio, fatti salvi i diritti dei terzi interessati a
         proporre un ricorso di annullamento contro tale decisione. 
      
      103    A tal riguardo, la Commissione rammenta l’ordinanza della Corte 28 gennaio 2004, causa C‑164/02, Paesi Bassi/Commissione (Racc. pag. I‑1177,
         punti 18-25), secondo cui è irricevibile, per difetto di interesse ad agire, il ricorso di uno Stato membro destinatario di
         una decisione in materia di aiuti di Stato ad esso favorevole in quanto dichiara talune misure di aiuto compatibili con il
         mercato comune. Secondo la Corte, il dispositivo di tale decisione non produceva effetti giuridici vincolanti idonei ad incidere
         sugli interessi del ricorrente, poiché essa non modificava in modo grave e manifesto la sua situazione giuridica. È vero che
         la situazione all’origine di detta ordinanza differiva leggermente da quella all’origine della presente controversia, in quanto
         le misure a favore della FT sono state considerate aiuti incompatibili con il mercato comune. Tuttavia, ciò non toglierebbe
         che, da un lato, constatando l’impossibilità di esigere il recupero di tali aiuti, la decisione impugnata soddisferebbe la
         Repubblica francese e la FT e, per sua natura, non potrebbe modificare la loro situazione giuridica, né arrecare loro pregiudizio.
         Dall’altro, poiché l’art. 1 della decisione impugnata definisce le misure a favore della FT come aiuti incompatibili, esso
         soddisferebbe le società Bouygues e non potrebbe modificare neanche la loro situazione giuridica, né arrecare loro pregiudizio.
         Infatti, le società Bouygues non metterebbero in discussione detto dispositivo, bensì si limiterebbero a chiedere l’annullamento
         della valutazione secondo cui solo il prestito di azionista, collocato nel contesto delle dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002, costituisce un aiuto di Stato. In ogni caso, tali quattro ricorrenti non avrebbero un interesse esistente
         ed effettivo alla soluzione della presente controversia in quanto, pur considerando fondate le loro domande, la loro situazione
         giuridica resterebbe invariata a seguito di un annullamento dell’art. 1, indipendentemente dai motivi che potrebbero giustificare
         un siffatto annullamento. 
      
      104    La Commissione, sostenuta dalla Repubblica francese, aggiunge che, sebbene non contesti l’interesse delle società Bouygues
         ad agire per l’annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata, essa ritiene ciononostante contraddittoria la loro posizione.
         Infatti, qualora sia fondata la domanda delle società Bouygues di annullare l’art. 1 della decisione impugnata, il Tribunale
         non potrebbe pronunciarsi sulla loro domanda di annullamento dell’art. 2 di detta decisione. In un caso siffatto, il prestito
         di azionista non sarebbe più l’aiuto menzionato all’art. 1 da prendere in considerazione ai fini dell’applicazione dell’art. 2
         della decisione impugnata. Tale contraddizione potrebbe solo rafforzare la tesi della Commissione secondo cui non è ricevibile
         la contestazione dell’art. 1 di detta decisione da parte delle società Bouygues.
      
      105    Peraltro, l’eventuale obbligo della Repubblica francese, fondato sulla decisione impugnata, di notificare in futuro qualsiasi
         misura di aiuto simile a quella qualificata come aiuto nella fattispecie, non comporterebbe, anche implicando un certo onere
         procedurale, una modifica della sua situazione giuridica o di quella della FT sufficiente a riconoscere il loro interesse
         esistente ed effettivo ad agire. Ciò sarebbe confermato dall’ordinanza Paesi Bassi/Commissione, punto 103 supra, in cui la
         Corte non avrebbe accertato un interesse esistente ed effettivo dello Stato ricorrente, sebbene quest’ultimo avesse sollevato
         tale argomento. Infatti, qualora l’interesse invocato da un ricorrente riguardi una situazione giuridica futura, quest’ultimo
         dovrebbe dimostrare che il pregiudizio a tale situazione si rivela certo già al momento presente. Analogamente, nel caso in
         cui un giudice nazionale fosse indotto a prendere in considerazione la decisione impugnata e nutrisse dubbi sulla sua portata,
         detto giudice disporrebbe della possibilità di adire la Corte con una questione pregiudiziale ai sensi dell’art. 234 CE, di
         modo che, comunque, i ricorrenti non sarebbero affatto privati, nel caso di un’eventuale controversia, della possibilità di
         far valere i propri diritti dinanzi al giudice nazionale. 
      
      106    La Commissione contesta l’argomento della FT secondo cui la decisione impugnata le farebbe correre il rischio di un rimborso
         dell’aiuto controverso, considerati segnatamente i ricorsi proposti nelle cause T‑450/04 e T‑456/04. Nel caso di specie, il
         solo riferimento a ricorsi di terzi non potrebbe di per sé giustificare l’interesse ad agire di tale ricorrente. Secondo la
         Commissione, da un lato, eventuali ricorsi a livello nazionale sono meramente ipotetici. Sebbene l’attuazione delle misure
         di aiuto sia stata illegittima prima dell’adozione della decisione impugnata, compresa la decisione di non ordinare il recupero
         dell’aiuto in questione, e i giudici nazionali siano tenuti a tutelare i diritti dei singoli, sarebbe tuttavia pacifico che,
         nel caso di specie, simili ricorsi non sono stati proposti prima di detta decisione. Dall’altro, per quanto riguarda i ricorsi
         proposti nelle cause T‑450/04 e T‑456/04, la Commissione precisa che, anche supponendoli fondati, solo una nuova decisione
         della Commissione, adottata in esecuzione della sentenza conformemente all’art. 233 CE, arrecherebbe pregiudizio alla FT.
         Orbene, fino a che non venga ad esistenza una siffatta decisione, tale ricorrente non sarebbe tenuta a restituire un eventuale
         aiuto incompatibile. 
      
      107    La Commissione ne deduce che né la Repubblica francese né la FT possono agire per l’annullamento della decisione impugnata
         nelle cause T‑425/04 e T‑444/04. Nella causa T‑450/04, essa conclude nel senso dell’irricevibilità della domanda delle società
         Bouygues diretta all’annullamento dell’art. 1 di detta decisione. 
      
      108    La Repubblica francese, la FT e le società Bouygues chiedono che vengano respinte le eccezioni di irricevibilità sollevate
         dalla Commissione. 
      
      109    Le società Bouygues ritengono che la loro domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata sia ricevibile, in
         quanto tale articolo, in combinato disposto con la motivazione che necessariamente lo supporta, comporta implicitamente, ma
         necessariamente, il rifiuto giuridicamente vincolante della Commissione di accogliere la tesi delle società Bouygues secondo
         cui le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 costituivano, di per sé, aiuti di Stato. 
      
      110    Infine, per quanto riguarda il ricorso proposto dall’AFORS nella causa T‑456/04, la FT chiede che venga dichiarata irricevibile
         un’eventuale domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata. A tal riguardo, l’AFORS precisa che il suo ricorso
         riguarda il solo art. 2 di detta decisione.
      
      2.     Giudizio del Tribunale
      a)     Osservazioni preliminari
      111    Occorre anzitutto constatare che, nelle cause T‑425/04 e T‑444/04, la Commissione contesta l’interesse della Repubblica francese
         e della FT ad agire contro la decisione impugnata nel suo complesso, senza distinguere, a tal riguardo, tra l’art. 1 e l’art. 2
         di tale decisione. Nella causa T‑450/04, invece, la Commissione procede ad una distinzione siffatta, in quanto rimette in
         discussione soltanto l’interesse delle società Bouygues ad agire contro l’art. 1 della decisione impugnata, ma non quello
         ad agire contro l’art. 2 di tale decisione. 
      
      112    Infatti, secondo la Commissione, gli artt. 1 e 2 della decisione impugnata costituiscono elementi separabili ai fini di un
         annullamento parziale. 
      
      113    Il Tribunale considera che, in effetti, tale ipotesi si verifica nel caso di specie. 
      
      114    L’art. 2 della decisione impugnata, il quale constata che l’aiuto dichiarato incompatibile con il mercato comune all’art. 1
         non deve formare oggetto di un recupero, può essere annullato isolatamente, senza che ciò implichi una modifica della portata
         dell’art. 1 o della motivazione che ne costituisce il supporto essenziale (v., in tal senso, sentenza della Corte 27 giugno
         2006, causa C‑540/03, Parlamento/Consiglio, Racc. pag. I‑5769, punti 27 e 28, e giurisprudenza ivi citata). 
      
      115    Inoltre, il fatto che un eventuale annullamento totale dell’art. 1 della decisione impugnata, sulla base dei motivi dedotti
         dalla Repubblica francese e dalla FT, renderebbe necessariamente inefficace l’art. 2 non rimette in discussione il carattere
         separabile di quest’ultimo articolo, dato che tale inefficacia non incide sul suo contenuto ed è indipendente dal problema
         di sapere se ordini o meno il recupero. Peraltro, come fatto valere in udienza dalle società Bouygues, nel caso di un annullamento
         parziale dell’art. 1 della decisione impugnata, sulla base dei motivi dedotti dalle società Bouygues nella causa T‑450/04,
         che lasciasse sussistere la constatazione di un aiuto incompatibile con il mercato comune, l’art. 2 potrebbe sempre essere
         annullato separatamente. 
      
      116    Per quanto riguarda poi l’interesse ad agire, va rammentata la costante giurisprudenza secondo cui la ricevibilità di un ricorso
         di annullamento è subordinata alla condizione che la persona fisica o giuridica da cui esso promana abbia un interesse esistente
         ed effettivo all’annullamento dell’atto impugnato. Un tale interesse presuppone che l’annullamento di tale atto possa produrre
         di per sé conseguenze giuridiche o, secondo un’altra formulazione, che il ricorso possa, con il suo esito, procurare un beneficio
         alla parte che lo ha proposto. Di conseguenza, un atto che dia interamente soddisfazione alla parte non è, per definizione,
         idoneo a recarle pregiudizio e tale parte non ha interesse a chiederne l’annullamento (v., in tal senso, sentenza del Tribunale
         11 marzo 2009, causa T‑354/05, TF1/Commissione, Racc. pag. II‑471, punti 84 e 85, e giurisprudenza ivi citata). 
      
      117    È alla luce di tali principi che occorre esaminare se la Repubblica francese, la FT e le società Bouygues dispongano di un
         interesse all’annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata.
      
      b)     Sull’interesse della Repubblica francese e della FT ad agire contro l’art. 1 della decisione impugnata
      118    In primo luogo, per quanto riguarda l’interesse ad agire della Repubblica francese, va ricordato che il Trattato opera una
         netta distinzione tra il diritto di presentare un ricorso di annullamento delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri,
         da un lato, e quello delle persone fisiche e giuridiche, dall’altro, attribuendo nel suo secondo comma agli Stati membri il
         diritto di contestare, con un ricorso di annullamento, la legittimità delle decisioni della Commissione, senza che l’esercizio
         di questo diritto sia subordinato alla prova dell’esistenza di un interesse ad agire. Uno Stato membro non è tenuto quindi
         a dimostrare che un atto della Commissione che esso impugna produca effetti giuridici nei propri confronti affinché il suo
         ricorso sia ricevibile (ordinanza della Corte 27 novembre 2001, causa C‑208/99, Portogallo/Commissione, Racc. pag. I‑9183,
         punti 22 e 23; sentenze del Tribunale 10 aprile 2008, causa T‑233/04, Paesi Bassi/Commissione, Racc. pag. II‑591, punto 37,
         e 22 ottobre 2008, cause riunite T‑309/04, T‑317/04, T‑329/04 e T‑336/04, TV 2/Danmark e a./Commissione, Racc. pag. II‑2935,
         punto 63). Tale constatazione risulta altresì dalla definizione giurisprudenziale dell’interesse ad agire (v. punto 116 supra),
         il quale riguarda i soli ricorsi proposti da persone fisiche o giuridiche, e non quelli delle istituzioni o degli Stati membri.
      
      119    Inoltre, contrariamente a quanto sembra prospettare la Commissione, la nozione di interesse ad agire non può essere confusa
         con quella di atto impugnabile, in forza della quale un atto deve essere destinato a produrre effetti giuridici tali da arrecare
         pregiudizio affinché possa formare oggetto di un ricorso di annullamento, il che deve essere determinato tenendo conto della
         sua sostanza (v., in tal senso, sentenza della Corte 22 giugno 2000, causa C‑147/96, Paesi Bassi/Commissione, Racc. pag. I‑4723,
         punti 25 e 27; ordinanze Portogallo/Commissione, punto 118 supra, punto 24, e Paesi Bassi/Commissione, punto 103 supra, punti 18
         e 19; sentenza TV 2/Danmark e a./Commissione, punto 118 supra, punto 63). È giocoforza constatare a tal riguardo che, considerata
         la sua sostanza, la decisione impugnata costituisce un siffatto atto impugnabile che produce effetti giuridici vincolanti.
         
      
      120    Nel caso di specie, alla luce delle disposizioni del Trattato e della giurisprudenza rammentata ai punti 118 e 119 supra,
         la Repubblica francese, nella sua qualità di Stato membro, può proporre un ricorso di annullamento contro l’art. 1 della decisione
         impugnata senza dover dimostrare un interesse ad agire a tal riguardo.
      
      121    In secondo luogo, per quanto riguarda l’interesse della FT ad agire contro l’art. 1 della decisione impugnata, occorre constatare
         anzitutto che tale articolo è diretto a produrre effetti giuridici vincolanti anche nei confronti della FT, dato che quest’ultima
         è la sola beneficiaria della misura di aiuto dichiarata incompatibile con il mercato comune.
      
      122    A tal riguardo, la Commissione fa erroneamente riferimento alla giurisprudenza secondo cui solo il dispositivo di un atto
         può produrre effetti giuridici e, di conseguenza, arrecare pregiudizio (v. sentenza del Tribunale 19 marzo 2003, causa T‑213/00,
         CMA CGM e a./Commissione, Racc. pag. II‑913, punto 186, e giurisprudenza ivi citata). Infatti, risulta dell’art. 1 della decisione
         impugnata che la Commissione considera il prestito di azionista, collocato nel contesto delle dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002, un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune ai sensi dell’art. 87 CE. Orbene, è esattamente tale
         constatazione, insieme alla motivazione di detta decisione, che ne costituisce il necessario supporto, che la FT contesta
         con il suo ricorso, in quanto essa incide sulla sua situazione giuridica e le arreca pregiudizio. Allo stesso modo, dev’essere
         disatteso l’argomento della Commissione secondo cui la decisione impugnata soddisfa la FT, dato che tale argomento confonde
         gli effetti giuridici dell’art. 1 di detta decisione con quelli del suo art. 2, il quale stabilisce l’assenza della necessità
         di ordinare il recupero degli aiuti in questione. 
      
      123    Inoltre, la Commissione non può validamente far valere che la FT non ha interesse alla soluzione della presente controversia,
         dato che la sua situazione giuridica resterebbe invariata anche supponendo fondato il suo ricorso. Da un lato, l’annullamento
         dell’art. 1 della decisione impugnata sulla base dei motivi dedotti dalla FT avrebbe la conseguenza che la constatazione di
         illegittimità della misura di aiuto in questione, che è una misura individuale a suo favore, sarebbe nulla, il che rappresenta
         una conseguenza giuridica che modifica la sua situazione giuridica e le procura un vantaggio. Dall’altro, contrariamente a
         quanto sostiene la Commissione, tale interesse esistente ed effettivo della FT all’annullamento dell’art. 1 della decisione
         impugnata è confermata dall’ipotesi in cui, nelle cause T‑450/04 e T‑456/04, le domande delle società Bouygues e dell’AFORS
         di annullare l’art. 2 di tale decisione dovessero essere accolte, in quanto un siffatto annullamento avrebbe la conseguenza
         che la Commissione sarebbe obbligata a ordinare, a danno della FT, il recupero dell’aiuto illegittimo di cui all’art. 1. 
      
      124    Dalle considerazioni che precedono risulta che la FT dispone di un interesse esistente ed effettivo all’annullamento dell’art.
         1 della decisione impugnata. 
      
      125    Vanno quindi respinte le eccezioni di irricevibilità sollevate dalla Commissione nelle cause T‑425/04 e T‑444/04, nella parte
         in cui esse riguardano la ricevibilità delle domande di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata presentate dalla
         Repubblica francese e dalla FT. 
      
      c)     Sull’interesse delle società Bouygues ad agire contro l’art. 1 della decisione impugnata
      126    Occorre rammentare, in via preliminare, che, tanto sotto il profilo formale, quanto sotto quello sostanziale, la decisione
         impugnata costituisce un atto destinato a produrre effetti giuridici vincolanti. Inoltre, poiché l’art. 1 della decisione
         impugnata constata l’esistenza di un aiuto in favore della FT e lo dichiara incompatibile con il mercato comune, tale articolo
         corrisponde alla domanda e agli interessi delle società Bouygues, come formulati nella loro denuncia del 22 gennaio 2003.
         
      
      127    Tuttavia, la constatazione dell’esistenza di un aiuto e della sua incompatibilità con il mercato comune, all’art. 1 della
         decisione impugnata, non esclude a priori l’esistenza di altre misure di aiuto incompatibili che, sebbene non menzionate in
         detto articolo, rientrano parimenti nell’oggetto del procedimento amministrativo che ha condotto all’adozione di detta decisione
         e che, per di più, possono influenzare sostanzialmente la posizione sul mercato di taluni concorrenti del beneficiario dell’aiuto
         (v., in tal senso, sentenza della Corte 13 dicembre 2005, causa C‑78/03 P, Commissione/Aktionsgemeinschaft Recht und Eigentum,
         Racc. pag. I‑10737, punto 37). Tale potrebbe essere il caso della posizione delle società Bouygues rispetto a quella della
         FT sul mercato francese della telefonia mobile.
      
      128    A tal riguardo, la Commissione fa valere nuovamente a torto la giurisprudenza secondo cui solo il dispositivo di un atto può
         produrre effetti giuridici e arrecare pregiudizio (v. sentenza CMA CGM e a./Commissione, punto 122 supra, punto 186, e giurisprudenza
         ivi citata). Nel caso di specie, emerge chiaramente dell’art. 1 della decisione impugnata nonché dalla motivazione che lo
         precede, ai ‘considerando’ 185-230 di detta decisione, che la Commissione si limita a considerare lo stesso prestito di azionista,
         come esaminato alla luce delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, un aiuto di Stato incompatibile con il mercato
         comune ai sensi dell’art. 87 CE. Orbene, poiché essa figura tanto nel dispositivo quanto nella motivazione di detta decisione,
         è proprio detta constatazione che le società Bouygues contestano con il loro ricorso, in quanto essa incide sulla loro situazione
         giuridica e arreca loro pregiudizio, dato che riguarda una sola misura di aiuto, mentre a loro avviso, con le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002, lo Stato francese ha adottato misure di aiuto supplementari che comportano precisi vantaggi
         a favore della FT e che pregiudicano maggiormente la loro posizione di mercato. In tale contesto, le società Bouygues sostengono
         giustamente che l’approccio complessivo della Commissione, come esposto, in particolare, ai ‘considerando’ 187-191 e 203-228
         della decisione impugnata, implica necessariamente il suo rifiuto di considerare le dichiarazioni formulate a partire dal
         luglio 2002, in quanto tali, misure di aiuto. Di conseguenza, la Commissione non può ritenere che le società Bouygues non
         contestino, in realtà, l’art. 1 della decisione impugnata e condividano il ragionamento che ne è alla base.
      
      129    Allo stesso modo, la Commissione non può validamente sostenere che l’art. 1 della decisione impugnata soddisfa le società
         Bouygues e che queste ultime non hanno un interesse esistente ed effettivo alla soluzione della presente controversia in quanto,
         anche considerando fondato il loro ricorso, la loro situazione giuridica resterebbe invariata. L’annullamento dell’art. 1 della
         decisione impugnata sulla base dei motivi dedotti dalle società Bouygues avrebbe l’effetto di invalidare la constatazione
         dell’esistenza di una misura di aiuto incompatibile con il mercato comune solo nei limiti in cui essa considera le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002 parte integrante di detta misura invece di qualificarle misure d’aiuto a sé stanti, che
         soddisfano, di per sé, le condizioni previste dall’art. 87, n. 1, CE. Come sottolineano le società Bouygues, un siffatto annullamento
         dell’art.1 sarebbe solo parziale e lascerebbe sussistere la constatazione dell’esistenza di un aiuto illegittimo rappresentato
         dal prestito di azionista. Orbene, un annullamento parziale del genere può modificare in modo rilevante la situazione giuridica
         delle società Bouygues. 
      
      130    La giurisprudenza ha peraltro riconosciuto che, quando il ricorrente sostiene che l’atto di cui trattasi, anche se gli è eventualmente
         in parte favorevole, non tutela tuttavia in modo adeguato la sua situazione giuridica, gli deve essere riconosciuto un interesse
         ad agire al fine di far verificare, dal giudice comunitario, la legittimità di tale decisione (v., in tal senso, sentenza
         TF1/Commissione, punto 116 supra, punto 86).
      
      131    Si deve quindi concludere che le società Bouygues dimostrano un interesse esistente ed effettivo all’annullamento parziale
         dell’art. 1 della decisione impugnata nei limiti descritti al punto 129 supra.
      
      132    Infine, le società Bouygues rilevano giustamente che non vi è alcuna contraddizione tra la loro domanda di annullamento dell’art. 1 della
         decisione impugnata e quella del suo art. 2, dato che non è da escludersi che tali articoli siano viziati sotto due distinti
         profili, e cioè, da un lato, per il fatto di non ordinare il recupero della misura di aiuto illegittimo come constatata all’art. 1 e,
         dall’altro, per il fatto di non ordinare il recupero di eventuali altre misure di aiuto non menzionate da quest’ultimo articolo,
         come le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002.
      
      133    Di conseguenza, dev’essere respinta l’eccezione di irriceviblità sollevata dalla Commissione nella causa T‑450/04. 
      
      d)     Sulla ricevibilità della presunta domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata da parte dell’AFORS
      134    Per quanto riguarda l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla FT nella causa T‑456/04 nei confronti di una presunta domanda
         di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata da parte dell’AFORS, è sufficiente constatare, da un lato, che, nel
         ricorso, l’AFORS non ha formalmente chiesto l’annullamento di tale articolo e, dall’altro, che, nella sua replica, essa ha
         confermato che il suo ricorso riguardava il solo art. 2 di detta decisione. Pertanto non occorre pronunciarsi su tale eccezione
         di irricevibilità.
      
      B –  Sulla legittimità dell’art. 1 della decisione impugnata
      1.     Argomenti delle parti
      a)     Sunto dei motivi di annullamento
      135    Nelle cause T‑425/04 e T‑444/04, la Repubblica francese e la FT deducono quattro motivi a sostegno della loro domanda di annullamento
         dell’art. 1 della decisione impugnata, cioè, in primo luogo, una violazione delle forme sostanziali e dei diritti della difesa,
         in secondo luogo, errori di diritto nell’applicazione della nozione di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, e in particolare
         del criterio dell’investitore privato avveduto, in terzo luogo, errori manifesti nella valutazione del contenuto e/o dei presunti
         effetti delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e, in quarto luogo, un difetto di motivazione ai sensi dell’art. 253 CE.
      
      136    Nella causa T‑450/04, le società Bouygues deducono, a sostegno della loro domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione
         impugnata, un primo motivo, attinente alla violazione dell’art. 87, n. 1, CE, in quanto la Commissione ha rifiutato di qualificare
         come aiuti di Stato le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, adottate isolatamente o congiuntamente, e un secondo
         motivo, attinente ad una contraddizione e ad un’insufficienza della motivazione contrarie all’art. 253 CE. 
      
      137    Il Tribunale considera opportuno esaminare, in un primo momento, il secondo ed il terzo motivo dedotti nelle cause T‑425/04
         e T‑444/04 nonché il primo e il secondo motivo dedotti nei confronti dell’art. 1 della decisione impugnata nella causa T‑450/04,
         in quanto tali motivi riguardano sostanzialmente la legittimità dell’applicazione, da parte della Commissione, della nozione
         di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.
      
      b)     Argomenti della Repubblica francese e della FT
       Osservazione preliminare
      138    Occorre rilevare, in via preliminare, che taluni degli argomenti presentati nei punti seguenti sono fatti valere altresì dalla
         Repubblica francese e dalla FT nell’ambito delle loro memorie di intervento nella causa T‑450/04.
      
       Sul secondo motivo della Repubblica francese e della FT
      139    Il secondo motivo dedotto nelle cause T‑425/04 e T‑444/04 è diviso in due parti. Con la prima parte, la Repubblica francese
         e la FT sostengono che la Commissione ha proceduto ad un’erronea applicazione del criterio dell’investitore privato avveduto
         in economia di mercato. Con il secondo motivo, esse fanno valere che la Commissione ha concluso erroneamente nel senso dell’esistenza
         di un aiuto di Stato a partire da due eventi distinti, intervenuti in momenti diversi, e nessuno dei quali, secondo la sua
         stessa ammissione, esaminato separatamente, sarebbe bastato a fondare tale conclusione. La Repubblica francese precisa che,
         sebbene la Commissione affermi di aver preso in considerazione l’insieme delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio
         2002 (‘considerando’ 203, 218 e 229 della decisione impugnata), essa avrebbe esaminato soltanto i presunti effetti sul mercato
         della dichiarazione del 12 luglio 2002, il che sarebbe confermato, tra l’altro, dai riferimenti al rapporto del 28 aprile
         2004 e ai commenti degli analisti finanziari (‘considerando’ 221 della decisione impugnata). 
      
       Sul terzo motivo della Repubblica francese e della FT
      140    Con il terzo motivo da loro dedotto nelle cause T‑425/04 e T‑444/04, la Repubblica francese e la FT sostengono, sostanzialmente,
         che la Commissione ha commesso manifesti errori di valutazione considerando che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio
         2002 potevano essere percepite sui mercati come un impegno dello Stato francese e che esse incidevano sulla situazione dei
         mercati al dicembre 2002. La FT sostiene, inoltre, che è viziato da un errore manifesto di valutazione anche il ragionamento
         della Commissione secondo cui il progetto di prestito di azionista conferiva alla FT un vantaggio, in quanto non rispettava
         il criterio dell’investitore privato avveduto. 
      
      141    La Repubblica francese e la FT fanno valere che, al momento della dichiarazione del 12 luglio 2002, non era ancora stata stabilita
         la natura delle misure che lo Stato francese intendeva adottare nei confronti della FT e che, in particolare, non era stata
         adottata alcuna decisione di investimento che potesse essere qualificata come un impegno certo dello Stato francese. Tale
         dichiarazione molto generica, condizionata e giuridicamente non vincolante – che esprime, tra l’altro, la volontà di agire
         come investitore avveduto e smentisce l’indiscrezione di un aumento di capitale della FT deciso successivamente – non potrebbe
         essere considerata un impegno chiaro, preciso e irrevocabile dello Stato francese, che il ministro dell’Economia, peraltro,
         non era neanche in grado di adottare. Pertanto, la Commissione avrebbe commesso un errore manifesto di valutazione considerando
         che la dichiarazione del 12 luglio 2002 poteva essere percepita dai mercati come un impegno credibile dello Stato francese.
         
      
      142    Peraltro, la Repubblica francese e la FT contestano che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 abbiano inciso
         sulla percezione degli attori economici nel dicembre 2002 e provocato un aumento anomalo e non trascurabile del valore delle
         azioni e delle obbligazioni della FT (‘considerando’ 217-222 e, segnatamente, 221 della decisione impugnata). Esse contestano
         altresì che tale incidenza si sia manifestata principalmente con la conferma, fino al dicembre 2002, della quotazione della
         FT al livello di investimento sicuro invece di passare a quello di «junk bond». La FT ne deduce che, a maggior ragione, non
         se ne può concludere che la dichiarazione del 12 luglio 2002 conferisse un vantaggio alla FT (‘considerando’ 188 di detta
         decisione). Inoltre, le conclusioni del rapporto del 28 aprile 2004 sarebbero fondate su un metodo di analisi inappropriato
         e sarebbero manifestamente insufficienti per accertare tanto l’esistenza di un’evoluzione significativamente anomala dell’azione
         della FT nel luglio 2002 quanto quella di un nesso di causalità tra la dichiarazione del 12 luglio 2002 e un’evoluzione del
         genere. Di conseguenza, la Commissione avrebbe commesso un errore manifesto di valutazione considerando che la dichiarazione
         del 12 luglio 2002 ha inciso sulla situazione dei mercati finanziari e conferito un vantaggio alla FT in quel momento. 
      
      143    A tal riguardo, la Repubblica francese e la FT respingono la constatazione secondo cui il rapporto del 28 aprile 2004 dimostra
         che «le dichiarazioni [formulate a partire dal luglio 2002 avevano] avuto un impatto reale sulla percezione dei mercati [nel]
         dicembre [2002]» (‘considerando’ 186 e 219 della decisione impugnata), dato che tale rapporto fa riferimento soltanto ai presunti
         effetti della dichiarazione del 12 luglio 2002 sui mercati nel luglio 2002. Infatti, detto rapporto si limiterebbe ad analizzare
         l’impatto di ciascuna delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 su, rispettivamente e separatamente, i mercati
         nel luglio, nel settembre, nell’ottobre e nel dicembre 2002 e non l’impatto dell’insieme delle dichiarazioni sul mercato nel
         dicembre 2002. Secondo la Repubblica francese, poiché la Commissione non poteva ritenere che la dichiarazione del 12 luglio
         2002 producesse, in quel momento, un impatto sui mercati e comportava la concessione di un vantaggio alla FT, essa poteva
         ancor meno ritenerlo alla luce della situazione dei mercati nel dicembre 2002. Inoltre, il rapporto del 28 aprile 2004 non
         avrebbe potuto analizzare i supposti effetti della dichiarazione del 12 luglio 2002 sulla situazione del mercato nel dicembre
         2002, data l’impossibilità di distinguere tra gli effetti di tale dichiarazione, da un lato, e quelli degli ulteriori eventi
         intervenuti tra il luglio e il dicembre 2002, dall’altro. Infatti, i buoni risultati e le prospettive operative della FT durante
         il secondo trimestre 2002, la soluzione del problema Mobilcom, la nomina di un nuovo AD e la presentazione di un piano di
         riequilibrio avrebbero inciso sulla percezione dei mercati nel dicembre 2002 (v. ‘considerando’ 186 et 260 della decisione
         impugnata). 
      
      144    Secondo la FT, la Commissione ha commesso un errore manifesto di valutazione considerando che occorreva valutare se il vantaggio
         concesso dal progetto di prestito di azionista rispettasse il criterio dell’investitore privato avveduto, allorché essa stessa
         riconosceva che tale progetto, di per sé, non conferiva vantaggi alla FT (‘considerando’ 190 e 263 della decisione impugnata).
         Infatti, il progetto di prestito di azionista non sarebbe divenuto effettivo, di modo che non è stato attuato alcun impegno
         dello Stato francese di messa a disposizione di una linea di credito. Alla luce delle condizioni che esso prevedeva, la FT
         avrebbe preferito non firmare tale progetto e ricorrere, nei mesi di dicembre 2002 e di gennaio 2003, a un rifinanziamento
         sui mercati obbligazionari. 
      
      145    Secondo la FT, era escluso che il mercato potesse percepire il progetto di prestito di azionista come un impegno dello Stato
         francese ulteriore rispetto alla futura partecipazione di quest’ultimo all’aumento di capitale, nella sua qualità di azionista
         di maggioranza, in quanto tale progetto era strettamente limitato all’importo di EUR 9 miliardi – corrispondente alla quota
         dello Stato francese nell’aumento di capitale previsto dal piano Ambition 2005 – e a una durata di 18 mesi. Inoltre, lo Stato
         francese avrebbe adottato la decisione di proporre di mettere a disposizione della FT un prestito di azionista solo dopo essere
         stato informato del piano Ambition 2005. Infine, l’origine della reazione positiva dei mercati sarebbe essenzialmente costituita
         dalla nomina del nuovo AD della FT e dal piano di miglioramento dei suoi risultati operativi e non da un presunto sostegno
         dello Stato francese ulteriore rispetto al suo ruolo di azionista. 
      
      146    La FT sostiene infine che la Commissione ha altresì commesso un errore manifesto di valutazione ritenendo che le condizioni
         del criterio dell’investitore privato avveduto non fossero soddisfatte nel caso di specie (‘considerando’ 230 della decisione
         impugnata). Un esame obiettivo dell’azione dello Stato francese durante l’intero periodo rilevante avrebbe dovuto condurre
         la Commissione alla conclusione opposta. 
      
       Sugli argomenti complementari fatti valere dalla Repubblica francese e dalla FT in qualità di intervenienti nella causa T‑450/04
         e in risposta ai quesiti scritti del Tribunale
      
      147    Nella loro risposta ai quesiti scritti del Tribunale, la Repubblica francese e la FT hanno sostanzialmente ribadito che, anche
         alla luce del diritto francese, lo Stato francese non si era impegnato in modo definitivo e irrevocabile a favore della FT
         o di investitori terzi. Le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 sarebbero imprecise e condizionate e non potrebbero
         essere considerate fatti giuridici vincolanti, né una garanzia statale esplicita o implicita nel senso del diritto amministrativo
         francese. Inoltre, non essendo ferme, chiare e precise, tali dichiarazioni non rappresenterebbero promesse tali da impegnare
         la responsabilità dello Stato. 
      
      148    La Repubblica francese e la FT aggiungono che l’interpretazione delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 rientra
         nel solo ambito del diritto amministrativo francese e non del diritto civile, commerciale o penale francese. In ogni caso,
         atteso il loro carattere impreciso e condizionato, tali dichiarazioni non potrebbero essere considerate un impegno contrattuale
         o unilaterale, neanche sotto forma di una lettera di intenti, di promessa di esecuzione di un obbligo naturale o di promessa
         esecutiva. Non si tratterebbe neanche di un impegno quasi contrattuale, né di fatti giuridici che possono far sorgere una
         responsabilità extracontrattuale dello Stato. 
      
      149    Di conseguenza, secondo la Repubblica francese e la FT, le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 non comportano
         un impegno di risorse statali ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE (‘considerando’ 188 della decisione impugnata). Al contrario,
         emergerebbe dalla giurisprudenza che le decisioni unilaterali e autonome degli Stati membri con cui questi ultimi mirano a
         mettere risorse a disposizione delle imprese o a procurare loro vantaggi destinati a favorire la realizzazione degli obiettivi
         economici o sociali desiderati devono avere il carattere di un atto giuridico autonomo e vincolante. In ogni caso, una promessa
         dello Stato potrebbe essere considerata un aiuto solo qualora tale promessa fosse incondizionata e giuridicamente vincolante.
      
      c)     Argomenti delle società Bouygues
       Sul primo motivo delle società Bouygues
      150    Le società Bouygues dissentono dalla constatazione, riportata all’art. 1 della decisione impugnata, secondo cui il prestito
         di azionista, collocato nel contesto delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, rappresenta un aiuto di Stato
         incompatibile con il mercato comune, dato che tale constatazione comporta che dette dichiarazioni non potevano, anch’esse
         e in quantio tali, essere considerate aiuti di Stato. Secondo le società Bouygues, tali dichiarazioni rappresentano infatti,
         considerate isolatamente o congiuntamente, uno o più aiuti di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, le cui quattro condizioni
         cumulative sono soddisfatte. Tale errore di inquadramento dei fatti costituirebbe quindi una violazione dell’art. 87, n. 1,
         CE. 
      
      151    In primo luogo, ciascuna delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 avrebbe procurato alla FT un vantaggio supplementare,
         selettivo e ingiustificato secondo il criterio dell’investitore privato. Tale vantaggio sarebbe consistito in un recupero
         della fiducia dei mercati e, in particolare, nel miglioramento della quotazione e nell’aumento del corso delle azioni della
         FT, che le ha consentito un nuovo accesso al mercato finanziario a condizioni molto favorevoli, il che, considerata la situazione
         finanziaria catastrofica della FT all’epoca, non sarebbe stato altrimenti possibile. Pertanto, le dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 avrebbero impedito il degradarsi della quotazione della FT al livello di un «junk bond» (v. ‘considerando’ 37
         e 212 della decisione impugnata) e provocato un recupero anomalo e non trascurabile del corso del suo titolo (‘considerando’ 35
         e 221 di detta decisione). Le dichiarazioni del 12 e del 13 settembre 2002 avrebbero spinto la Moody’s a cambiare la prospettiva
         della FT da negativa a stabile a causa del sostegno ribadito dalle autorità francesi (‘considerando’ 52 di detta decisione).
         Di conseguenza, la frequenza delle «spread inversions» (v. punto 34 supra) della FT sarebbe diminuita, il che dimostrerebbe
         che il mercato considerava il rischio legato ai debiti a breve termine meno probabile rispetto a quello legato ai debiti a
         lungo termine. Peraltro, il medesimo effetto sarebbe stato osservato in seguito alla dichiarazione del 2 ottobre 2002 (‘considerando’ 30
         di detta decisione), poiché il corso dell’azione della FT è aumentato del 10,4% durante la settimana successiva (‘considerando’
         180 di detta decisione) per raggiungere, alla fine del mese di dicembre 2002, un valore doppio rispetto a quello dell’inizio
         del mese di ottobre 2002 (‘considerando’ 35 di detta decisione). Tali vantaggi per la FT sarebbero stati realizzati prima
         dell’annuncio, da parte delle autorità francesi, il 4 dicembre 2002, del progetto di prestito di azionista sotto forma di
         una linea di credito di EUR 9 miliardi e le avrebbero consentito di evitare costi supplementari di rifinanziamento (‘considerando’
         222 di detta decisione). 
      
      152    Le società Bouygues osservano di aver sostenuto già nel procedimento amministrativo che lo Stato francese aveva accordato
         diversi aiuti alla FT, comprese le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 nonché il prestito di azionista sotto
         forma di una linea di credito di EUR 9 miliardi. Se, da un lato, esse condividono il parere della Commissione secondo cui
         la strategia delle autorità francesi si inseriva in un processo continuo di salvataggio che ha condotto alla concessione di
         un aiuto sotto forma del prestito di azionista, esse contestano, dall’altro, la conclusione della Commissione relativa all’esistenza
         di un solo aiuto materializzatosi con tale prestito. Secondo le società Bouygues, il fatto che le dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 rappresentassero aiuti di Stato supplementari è confermato dalla giurisprudenza (sentenza del Tribunale
         15 settembre 1998, causa T‑11/95, BP Chemicals/Commissione, Racc. pag. II‑3235). Tali aiuti precedenti, che formano parte
         integrante di un processo continuo di sostegno, potrebbero tanto essere sanzionati di per sé quanto essere presi in considerazione
         nell’ambito dell’applicazione del criterio dell’investitore privato, ai fini di una classificazione come aiuto successivo,
         il quale, tenuto conto delle misure precedenti, è solo in apparenza un atto che può essere compiuto da un investitore privato
         avveduto. Nella situazione all’origine della sentenza BP Chemicals/Commissione, citata (punto 170), si sarebbe trattato di
         diverse misure di aiuto, di cui le prime due avrebbero consentito di caratterizzare la terza dimostrando che non era soddisfatto
         il criterio dell’investitore privato avveduto. Sarebbe esattamente ciò che le società Bouygues sostengono nel caso di specie
         rilevando l’esistenza di diversi aiuti che, secondo una logica orchestrata dallo Stato francese, sono legati tra loro. Così,
         gli aiuti rappresentati dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 troverebbero la loro naturale prosecuzione
         nel prestito di azionista. Tuttavia, la Commissione non avrebbe considerato l’esistenza di aiuti precedenti, ma avrebbe inventato,
         in modo errato e riduttivo, la tesi della materializzazione delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 nel prestito
         di azionista. 
      
      153    Le società Bouygues aggiungono che l’approccio della Commissione è parte di una scelta arbitraria che nega la realtà del vantaggio
         derivante dal miglioramento della quotazione della FT in seguito alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 (v.
         ‘considerando’ 222 della decisione impugnata e punto 3.2 della comunicazione della Commissione 2000/C 71/07 sull’applicazione
         degli artt. 87 [CE] e 88 [CE] agli aiuti di Stato concessi sotto forma di garanzie [GU 2000, C 71, pag. 14; in prosieguo:
         la «comunicazione sugli aiuti sotto forma di garanzie»]), che sarebbe molto più importante rispetto a quello legato al prestito
         di azionista. Infatti, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, al centro della causa in esame vi sarebbe proprio
         la qualificazione di tali dichiarazioni come aiuti. A tal riguardo, non potrebbe essere accolto l’argomento secondo cui il
         prestito di azionista era l’unica misura notificata, in quanto la portata della notifica non può incidere sulla valutazione
         della nozione di aiuto.
      
      154    Le società Bouygues contestano l’argomento della FT secondo cui le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 non possono
         essere considerate aiuti di Stato, dato che esse non comportano un impegno di risorse statali. Tale argomento sarebbe non
         solo inesatto ma altresì contraddetto dai ‘considerando’ 208 e 218 della decisione impugnata. Inoltre, anche supponendo che
         tali dichiarazioni avessero solo un carattere politico, non vincolante, impreciso e condizionato, il che sarebbe chiaramente
         contraddetto dai ‘considerando’ 209 e 210 di detta decisione, esse potrebbero tuttavia comportare un impegno di risorse statali
         ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. 
      
      155    Le società Bouygues precisano che un investitore privato avveduto non avrebbe rilasciato siffatte dichiarazioni. Infatti,
         prima di tali dichiarazioni, la FT sarebbe stata un’impresa caratterizzata da gravi problemi strutturali, con un bilancio
         molto squilibrato (‘considerando’ 17 della decisione impugnata). Pertanto, essa avrebbe perso la fiducia dei mercati (v. ‘considerando’ 20
         e segg. di detta decisione). Orbene, in circostanze siffatte, un investitore privato avveduto non avrebbe dimostrato un sostegno
         altrettanto esplicito alla FT (‘considerando’ 229 di detta decisione). Inoltre, lo Stato francese avrebbe dato il proprio
         sostegno alla FT nel luglio, nel settembre e nell’ottobre del 2002 senza adottare misure dirette ad assicurarsi della possibilità
         di ristrutturazione della FT e a ristabilire la sua redditività, poiché tali misure sono state adottate solo successivamente
         (v. ‘considerando’ 39, 53, 54, 228 e 229 di detta decisione). 
      
      156    Pertanto, secondo le società Bouygues, per quanto riguarda le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, la prima
         condizione dell’art. 87, n. 1, CE, cioè la concessione di un vantaggio, è soddisfatta (‘considerando’ 188 e 229 della decisione
         impugnata). 
      
      157    In secondo luogo, le società Bouygues sostengono che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 hanno impegnato,
         di fatto e di diritto, la responsabilità finanziaria dello Stato francese.
      
      158    A tal riguardo, le società Bouygues rammentano che costituiscono aiuti di Stato, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, gli interventi
         che, in forme diverse, riducono i costi che normalmente gravano sul bilancio di un’impresa e che pertanto, pur senza essere
         sovvenzioni in senso proprio, hanno la medesima natura e producono effetti identici. Inoltre, non potrebbe accertarsi alcuna
         disposizione di principio fondata sulla forma che l’aiuto deve rivestire, dato che la nozione di aiuto si basa sul concetto
         economico di vantaggio e il criterio formale è irrilevante. Infatti, le regole del Trattato relative agli aiuti di Stato non
         distinguerebbero questi ultimi secondo le cause o gli obiettivi degli interventi statali, bensì li definirebbero in funzione
         dei loro effetti. Ne risulterebbe che la nozione di aiuto è una nozione oggettiva e si basa sulla sola questione se una misura
         statale conferisca o meno un vantaggio a una o a talune imprese.
      
      159    Le società Bouygues considerano che, alla luce del principio generale dell’effetto utile del diritto comunitario, dichiarazioni
         o promesse verbali potrebbero essere considerate aiuti, se ne hanno i medesimi effetti. La giurisprudenza avrebbe infatti
         riconosciuto che dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa possono costituire decisioni e che, nell’ambito della valutazione
         di un aiuto, promesse dello Stato possono essere prese in considerazione per determinare se esse abbiano condotto l’impresa
         a adottare un comportamento tale da contribuire alla realizzazione di uno degli obiettivi previsti dall’art. 87, n. 3, CE
         (sentenza del Tribunale 14 maggio 2002, causa T‑126/99, Graphischer Maschinenbau/Commissione, Racc. pag. II‑2427). Inoltre,
         nella sua decisione 23 giugno 1999, 2001/89/CE, recante approvazione condizionata dell’aiuto concesso dalla Francia al Crédit
         foncier de France (GU 2001, L 34, pag. 36; in prosieguo: la «decisione Crédit foncier»), la Commissione avrebbe considerato
         aiuti di Stato talune dichiarazioni ministeriali, sottolineando che, considerati i loro effetti, esse dovessero essere equiparate
         ad una garanzia. Secondo le società Bouygues, la sentenza del Tribunale 12 dicembre 1996, causa T‑358/94, Air France/Commissione
         (Racc. pag. II‑2109), non contraddice tale decisione e tale giurisprudenza, in quanto essa riguardava una dichiarazione relativa
         ad un comportamento eventuale dello Stato in risposta alla decisione futura di un terzo, il cui esatto contenuto non era ancora
         determinato. Invece, una decisione definitiva dello Stato sul proprio comportamento, non subordinata al comportamento di un
         terzo, potrebbe costituire un aiuto di Stato, anche se adottata sotto forma di dichiarazione. 
      
      160    Peraltro, la stessa Commissione confermerebbe, al punto 1.1 della sua comunicazione sugli aiuti sotto forma di garanzie (v.
         punto 153 supra), che tale comunicazione copre tutte le forme di garanzie, indipendentemente dal loro fondamento giuridico
         e dall’operazione che ne è alla base. Infatti, secondo le società Bouygues, la nozione di garanzia deve essere intesa nella
         sua portata più ampia, come qualsiasi meccanismo che protegge un soggetto da una perdita finanziaria. Alla luce di tale definizione,
         dichiarazioni con cui l’azionista di una società si impegna a adottare le misure necessarie, e segnatamente a rafforzare i
         propri fondi affinché detta società non abbia problemi di finanziamento costituirebbero una forma di garanzia accordata ai
         suoi creditori attuali e potenziali. 
      
      161    Analogamente, la condizione relativa all’impegno di risorse statali dovrebbe essere interpretata estensivamente e potrebbe
         essere caratterizzata da un mancato guadagno o da un potenziale impegno di tali risorse. Anche in assenza di una liquidazione
         immediata di risorse statali, il semplice fatto che lo Stato corra il rischio, a seguito di un impegno siffatto, di dover
         procedere ad un pagamento, consentirebbe di considerare che l’aiuto è concesso mediante risorse statali. Dovrebbe essere considerato
         un aiuto, sotto forma di garanzia, qualsiasi intervento dello Stato che comporti a suo carico il rischio, di diritto o di
         fatto, di dover procedere ad un pagamento. Tale fattispecie si verificherebbe nel caso di specie. 
      
      162    A tal riguardo, il carattere giuridicamente vincolante o meno della decisione che impegna risorse statali sarebbe irrilevante
         ai fini dell’applicazione dell’art. 87, n. 1, CE. Infatti, in tutti i settori del diritto della concorrenza e della libera
         circolazione, la giurisprudenza terrebbe conto di atti privi di forza vincolante per garantire l’effetto utile del diritto
         comunitario. Ciò sarebbe altresì confermato dalla prassi della Commissione. Infatti, secondo il punto 2.1.3 della comunicazione
         sugli aiuti sotto forma di garanzie (v. punto 153 supra), il fatto che imprese pubbliche non siano soggette alle procedure
         fallimentari o concorsuali rappresenterebbe di per sé un aiuto sotto forma di garanzia, anche in assenza di un obbligo dello
         Stato di accordare il suo sostegno finanziario a tali imprese. Come aveva confermato la lettera della Commissione del 4 aprile
         2003 che invitava la Repubblica francese a presentare le sue osservazioni in merito alla misura di aiuto in favore di Electricité
         de France sotto forma di garanzia illimitata dello Stato accordata in virtù dello stato giuridico di ente pubblico industriale
         e commerciale (EPIC) [Aiuto E 3/02 – Misura di aiuto in favore di Électricité de France (GU 2003, C 164, pag. 7)], il ragionamento
         alla base di tale osservazione sarebbe che lo Stato si trova, di fatto, obbligato ad accordare un sostegno siffatto, in assenza
         del quale nessun operatore vorrebbe contrarre con tali imprese. Orbene, nel caso di specie, la mera applicazione di tali principi
         avrebbe dovuto condurre la Commissione a riconoscere un impegno di risorse statali. 
      
      163    Le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 costituirebbero impegni di garanzia chiari, precisi e irrevocabili, che
         impegnano risorse statali, di diritto o di fatto. Con ciascuna delle sue dichiarazioni, lo Stato francese si sarebbe impegnato
         in modo netto e preciso, nei confronti della comunità finanziaria, ad apportare un sostegno finanziario alla FT in caso di
         difficoltà nel far fronte ai suoi debiti esigibili. Come risulta dal ‘considerando’ 209 della decisione impugnata, tali ripetute
         dichiarazioni sarebbero sufficientemente chiare, precise e irrevocabili per dimostrare l’esistenza di un impegno credibile
         e incondizionato dello Stato francese. Le reazioni del mercato e, segnatamente, l’aumento del valore delle azioni e delle
         obbligazioni della FT in seguito alla dichiarazione del 12 luglio 2002 confermerebbero che il mercato ha creduto alla garanzia
         e al sostegno dello Stato francese alla FT (‘considerando’ 221 della decisione impugnata). Il carattere incondizionato di
         tale sostegno non sarebbe rimesso in discussione dall’espressione «se necessario», in quanto tale riserva sarebbe meramente
         formale, essendo all’epoca compromessa la situazione della FT ed essendo certo il sopravvenire di difficoltà finanziarie (‘considerando’
         210 di detta decisione). Pertanto, tali dichiarazioni, considerate tanto isolatamente quanto nel loro insieme, manifesterebbero
         chiaramente un impegno dello Stato francese ad apportare un sostegno e una garanzia alla FT (‘considerando’ 208 e 212 di detta
         decisione). 
      
      164    Inoltre, secondo le società Bouygues, ciascuna delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, tanto nel diritto
         francese quanto nel diritto anglosassone, ha valore di impegno. Esse precisano che, nel diritto francese, l’esistenza di un
         impegno adottato da un’autorità amministrativa non è valutata alla luce della sua forma, bensì delle sue caratteristiche intrinseche.
         Infatti, il giudice amministrativo francese ammetterebbe che possono costituire decisioni amministrative non solo decisioni
         scritte, ma altresì mere decisioni orali. Peraltro, anche se non sono accompagnate da alcun atto giuridico particolare, le
         promesse rappresenterebbero degli impegni, poiché traducono una manifestazione di volontà dell’autorità amministrativa. Per
         riconoscere un impegno dello Stato, sarebbe sufficiente che l’amministrazione si sia comportata «in modo da convincere» che
         essa agirebbe in un determinato modo. Pertanto, dichiarazioni chiare, precise e incondizionate dello Stato sarebbero sempre
         idonee ad impegnare la sua responsabilità, tanto perché, rilasciando una promessa, esso crea obblighi giuridici a proprio
         carico, di cui non può liberarsi senza incorrere in un inadempimento, poiché il semplice fatto di non mantenere la sua promessa
         sarebbe sufficiente per far sorgere una sua responsabilità, quanto perché, al contrario, rilasciando una promessa, lo Stato
         si è impegnato in modo illegittimo. 
      
      165    Secondo le società Bouygues, alla luce delle loro caratteristiche intrinseche, ciascuna delle dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002 rappresenta un impegno dello Stato francese. Analogamente, tali dichiarazioni sarebbero state considerate
         dal mercato precise e incondizionate, nonché una manifestazione dell’impegno credibile e concreto dello Stato francese, che
         sarebbe stato all’origine della soluzione della crisi finanziaria della FT. Conformemente ai principi applicabili nel diritto
         francese, se lo Stato francese non avesse rispettato tali impegni, avrebbe potuto esporsi ad azioni di responsabilità da parte
         di qualsiasi terzo in possesso di un interesse ad agire, che si tratti degli azionisti della FT, dei suoi dipendenti o ancora
         dei suoi creditori. Tale ultimo motivo sarebbe sufficiente per considerare che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio
         2002 hanno di per sé impegnato risorse statali. 
      
      166    Anche in assenza di forza obbligatoria dell’impegno derivante dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 alla
         luce del diritto francese, tali dichiarazioni impegnerebbero risorse statali, dato che tale nozione va interpretata estensivamente.
         Infatti, lo Stato francese sarebbe stato, di fatto, obbligato a onorare la sua promessa, tenuto conto delle concrete aspettative
         che le sue dichiarazioni avevano suscitato sul mercato (v., in particolare, ‘considerando’ 217 e 221 della decisione impugnata).
         Il mancato rispetto di tale promessa avrebbe generato per lo Stato francese, nella sua qualità di proprietario e di gestore
         dell’impresa, di attore economico fondamentale e di importante mutuante sui mercati finanziari, un costo ben superiore, considerata
         la perdita della sua credibilità e della sua reputazione su tali mercati (‘considerando’ 217 e 221 di detta decisione). Anche
         in assenza di un impegno giuridicamente vincolante, tale rischio finanziario per lo Stato francese equivarrebbe ad un impegno
         di risorse statali. Le società Bouygues precisano che non tutte le dichiarazioni pubbliche di un membro del governo in favore
         di un’impresa sarebbero costitutive, di per sé, di un aiuto di Stato, ma esse dovrebbero essere valutate in funzione del loro
         tenore letterale, del loro contesto e delle circostanze della fattispecie. Orbene, nel caso di specie, considerata la precisione
         delle dichiarazioni di cui trattasi e l’importanza della FT, della sua qualità di operatore storico e della eccezionale gravità
         della sua situazione finanziaria, le dichiarazioni in questione avrebbero assunto un particolare significato, equivalente
         ad una garanzia accordata dallo Stato francese. 
      
      167    Secondo le società Bouygues, emerge dalla circolare del ministro dell’Economia del 22 luglio 2003, intitolata «Censimento
         dei dispositivi di garanzia implicita o esplicita accordata dallo Stato [francese]» (in prosieguo: la «circolare 22 luglio
         2003»), e in particolare dalla nota esplicativa allegata a tale circolare, che una garanzia esplicita presuppone che, nella
         sua base giuridica, figuri l’espressione «lo Stato garantisce», mentre una garanzia implicita esige soltanto che si determini
         se l’atto amministrativo «produca e comporti conseguenze finanziarie per lo Stato». La nota esplicativa riconoscerebbe, inoltre,
         che la garanzia statale può derivare, tra l’altro, da una «lettera ministeriale o [da] qualsiasi altra base» e che garanzie
         eventualmente accordate senza una valida base giuridica possono cionondimeno «comportare diritti a vantaggio dei loro beneficiari».
         Orbene, poiché la Commissione ammetterebbe che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 comportavano un rischio
         finanziario e che erano sufficientemente chiare, precise e incondizionate per manifestare l’esistenza di un impegno credibile
         dello Stato francese, essa avrebbe dovuto concludere nel senso dell’esistenza di una garanzia implicita costitutiva di un
         aiuto di Stato. 
      
      168    In terzo luogo, le società Bouygues fanno valere che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 hanno falsato la
         concorrenza e inciso sugli scambi tra gli Stati membri. 
      
      169    Dall’insieme delle considerazioni che precedono, le società Bouygues deducono che le dichiarazioni formulate a partire dal
         luglio 2002 hanno conferito alla FT un vantaggio selettivo non giustificato alla luce del criterio dell’investitore privato,
         che impegna risorse dello Stato francese, falsa la concorrenza e incide sugli scambi tra gli Stati membri. Pertanto, tali
         dichiarazioni, considerate disgiuntamente o congiuntamente, soddisferebbero le quattro condizioni poste dall’art. 87, n. 1,
         CE e rappresenterebbero uno o più aiuti di Stato distinti dall’aiuto rappresentato dal prestito di azionista. Di conseguenza,
         rifiutandosi di qualificare tali dichiarazioni come aiuti distinti, la Commissione avrebbe violato l’art. 87, n. 1, CE. 
      
       Sul secondo motivo delle società Bouygues
      170    Secondo le società Bouygues, l’art. 1 della decisione impugnata deve essere annullato anche a causa di una duplice violazione
         delle forme sostanziali, vale a dire la contraddittorietà e l’insufficienza della motivazione. 
      
      171    Per quanto riguarda la contraddittorietà della motivazione, le società Bouygues sostengono che, mentre una prima serie di
         motivi dimostrerebbe che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 soddisfano tutte le condizioni costitutive di
         un aiuto di Stato, altri motivi contraddirebbero tale tesi. 
      
      172    Infatti, sulla base delle constatazioni riportate ai ‘considerando’ 36, 51 e 53 della decisione impugnata, la Commissione
         avrebbe anzitutto ritenuto che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 fossero sufficientemente chiare, precise
         e irrevocabili per concludere nel senso dell’esistenza di un impegno non equivoco, irrevocabile e credibile dello Stato francese
         (‘considerando’ 185, 207-210 di tale decisione). La Commissione avrebbe poi constatato che tale impegno richiedeva risorse
         statali e che era idoneo a generare un costo per lo Stato francese. Quest’ultimo avrebbe l’obbligo giuridico, o il dovere
         di fatto, di rispettare tale promessa, salvo dover risarcire il danno dei creditori della FT o, quanto meno, subire una perdita
         di credibilità presso i mercati finanziari, il che avrebbe rappresentato una perdita finanziaria molto più rilevante (‘considerando’ 217
         e 221 di detta decisione). 
      
      173    Inoltre, la Commissione avrebbe constatato che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 conferivano un vantaggio
         certo e supplementare alla FT, contribuendo alla conferma della sua quotazione e all’aumento del corso della sua azione (‘considerando’ 188
         e 221 della decisione impugnata), vantaggio di cui la FT non avrebbe potuto beneficiare in condizioni normali di mercato,
         alla luce della sua disastrosa situazione finanziaria (‘considerando’ 212 di detta decisione). Da una lettura combinata dei
         ‘considerando’ 56, 221 e 222 della decisione impugnata emergerebbe che tale vantaggio per la FT, cioè la possibilità di rivolgersi
         al mercato finanziario a condizioni favorevoli era precedente rispetto all’annuncio del prestito di azionista. Analogamente,
         il ‘considerando’ 188 di detta decisione confermerebbe che la Commissione riteneva che, a partire dal mese di luglio e fino
         all’ottobre 2002, la FT beneficiasse di un vantaggio selettivo. 
      
      174    Peraltro, emergerebbe dai ‘considerando’ 17, 20-35, 37, 39, 41, 49, 59, 229 e 230 della decisione impugnata che, considerata
         la difficile situazione finanziaria della FT all’epoca, il vantaggio così concesso non era giustificato alla luce del criterio
         dell’investitore privato avveduto. Infine, la Commissione avrebbe riconosciuto che tale vantaggio ha falsato o minacciato
         di falsare la concorrenza in modo particolarmente sensibile (‘considerando’ 198 della decisione impugnata) e che tale situazione
         era idonea ad incidere sugli scambi tra Stati membri (‘considerando’ 200 di detta decisione). 
      
      175    Tuttavia, malgrado la constatazione secondo cui erano soddisfatte tutte le condizioni della nozione di aiuto, ai sensi dell’art. 87,
         n. 1, CE, la Commissione si sarebbe rifiutata di qualificare le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 come aiuti
         di Stato (‘considerando’ 219 della decisione impugnata), in quanto non disponeva di elementi sufficienti per provare inconfutabilmente
         l’esistenza di siffatti aiuti (‘considerando’ 189 e 219 di detta decisione). Secondo le società Bouygues, tale conclusione
         è contraddittoria, in quanto i motivi della decisione impugnata che constatano la sussistenza di tutte le condizioni della
         nozione di aiuto erano sufficienti e non richiedevano ulteriori elementi di prova. 
      
      176    Per quanto riguarda l’insufficienza della motivazione, le società Bouygues osservano che il rifiuto di qualificare le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002 come aiuti di Stato si basa su due motivi insufficienti. La Commissione avrebbe anzitutto
         riconosciuto, ai ‘considerando’ 188 e 218 della decisione impugnata, la possibilità di qualificare dette dichiarazioni come
         aiuti, considerandola tuttavia una «tesi innovativa, ma probabilmente non priva di fondamento». Orbene, ai ‘considerando’
         189 e 219 di detta decisione, la Commissione avrebbe tuttavia dichiarato di non disporre «di elementi sufficienti per dimostrare
         irrefutabilmente, in base a questa tesi innovativa, l’esistenza di un aiuto». Secondo le società Bouygues, una motivazione
         talmente vaga non consente di giustificare il rifiuto della Commissione di qualificare le dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002 come aiuto di Stato ed è contraria all’esigenza di motivazione. Da un lato, la Commissione non chiarirebbe
         per quale ragione la qualificazione come aiuto sarebbe «innovativa». Dall’altro, essa non identificherebbe gli elementi di
         prova mancanti per dimostrare l’esistenza di un aiuto. 
      
      177    Per quanto riguarda, in primo luogo, l’asserito carattere innovativo della qualificazione come aiuto, le società Bouygues
         ricordano che la nozione di aiuto è una nozione obiettiva che comprende tutte le misure statali idonee a favorire direttamente
         o indirettamente un’impresa. Tale nozione avrebbe un carattere strettamente giuridico e dipenderebbe quindi soltanto dalla
         questione se l’impresa beneficiaria riceva un vantaggio economico che non avrebbe ricevuto nelle condizioni normali di mercato.
         Ne risulterebbe che la Commissione non dispone del potere discrezionale necessario per determinare se una misura costituisca
         un aiuto di Stato. Sarebbe solo nello stadio dell’esame dell’eventuale compatibilità di un aiuto, ai sensi dell’art. 87, n. 3,
         CE, il quale comporta complesse valutazioni di ordine economico, sociale, regionale e settoriale che essa dispone di un ampio
         potere discrezionale. La Commissione sarebbe dunque tenuta a qualificare come aiuto di Stato qualsiasi misura che obiettivamente
         soddisfi le condizioni previste all’art. 87, n. 1, CE. 
      
      178    La Commissione non potrebbe quindi limitarsi ad affermare il carattere innovativo di un’applicazione particolare dell’art. 87,
         n. 1, CE per astenersi dall’accertare l’esistenza di un aiuto di Stato. Ammettere il contrario equivarrebbe a riconoscere
         che la nozione di aiuto di Stato non è evolutiva, il che avrebbe la conseguenza di privare gli artt. 87 CE e seguenti del
         loro effetto utile. 
      
      179    Le società Bouygues sottolineano che, comunque, la causa in esame non costituisce il primo caso nell’ambito del quale la Commissione
         si è pronunciata sulla qualificazione giuridica, alla luce degli artt. 87 CE e 88 CE, di dichiarazioni di sostegno rilasciate
         dalle autorità di uno Stato membro a vantaggio di un’impresa. Nella decisione Crédit foncier (v. punto 159 supra), la Commissione
         avrebbe considerato che le dichiarazioni pubbliche delle autorità francesi avevano l’obiettivo di rassicurare i creditori
         del Crédit foncier de France (in prosieguo: il «CFF») sulla qualità dei loro crediti e le avrebbe qualificate come aiuti di
         Stato. Secondo le società Bouygues, un’analoga valutazione si impone nel caso in esame, in quanto le due cause presentano
         importanti somiglianze di fatto. Anzitutto, il CFF e la FT avrebbero incontrato difficoltà finanziarie simili, caratterizzate
         da un notevole indebitamento e da un calo della quotazione che impediva il ricorso al mercato obbligazionario (‘considerando’
         14 della decisione Crédit foncier). Inoltre, in un comunicato stampa del 26 luglio 1996, il ministro dell’Economia avrebbe
         indicato, analogamente a quanto affermato nella dichiarazione del 12 luglio 2002, che «lo Stato [francese] si era impegnato
         affinché tutte le scadenze, in conto capitale e interessi, del debito del CFF rappresentato da titoli, venissero onorate»
         (‘considerando’ 36 della decisione Crédit foncier; v. altresì ‘considerando’ 208 della decisione impugnata). Al ‘considerando’
         40 della decisione Crédit foncier, poi, la Commissione avrebbe ricordato la necessità di tener conto degli effetti delle misure
         di sostegno e che, a tal riguardo, «fornendo rassicurazioni ai creditori sulla qualità dei loro crediti, la dichiarazione
         in questione ha avuto l’effetto di evitare la domanda di rimborso di titoli CFF in un periodo di grave crisi di liquidità,
         nel quale l’istituto non era in grado di finanziarsi sul mercato a condizioni normali». Nel caso della FT, gli effetti relativi
         alla ritrovata fiducia del mercato sarebbero stati identici. Infine, il ‘considerando’ 44 della decisione Crédit foncier,
         secondo cui «la Commissione ritiene che la dichiarazione del ministro [dell’Economia] dell’aprile 1996, anche se non è stata
         formalizzata giuridicamente, [abbia] avuto tuttavia effetti sostanziali e [debba] quindi essere considerata equivalente ad
         una garanzia», sarebbe perfettamente applicabile al caso della FT. Le società Bouygues ammettono tuttavia che, a differenza
         del comunicato stampa del ministro dell’Economia in questione nella decisione Crédit foncier, le dichiarazioni formulate a
         partire dal luglio 2002 non contenevano il termine «impegno». Cionondimeno, l’impegno potrebbe risultare dalle espressioni
         impiegate, dalla loro irrevocabilità e dalla loro ripetitività, come nel caso di dette dichiarazioni. 
      
      180    Risulterebbe, da quanto precede, che il motivo attinente all’asserito carattere innovativo della qualificazione come aiuto
         è insufficiente.
      
      181    Per quanto riguarda, in secondo luogo, l’asserita mancanza di informazioni sufficienti per dimostrare inconfutabilmente l’esistenza
         di aiuti (‘considerando’ 189 della decisione impugnata), le società Bouygues contestano alla Commissione di non aver chiarito
         quali sarebbero gli elementi di prova mancanti a tal fine. Poiché disponeva del rapporto del 28 aprile 2004 e di numerosi
         rapporti e studi prodotti da terzi, comprese le società Bouygues, la Commissione non potrebbe validamente affermare di non
         aver disposto di informazioni sufficienti per pronunciarsi sulla qualificazione delle dichiarazioni formulate a partire dal
         luglio 2002. Sulla base di tali informazioni, la Commissione sarebbe stata in grado di giungere ad una qualificazione definitiva
         di tali dichiarazioni o, quanto meno, avrebbe dovuto esaminare la rilevanza di tali informazioni per motivare in modo chiaro
         e preciso il rigetto di tale qualificazione. Anche supponendo che ciò non sia stato possibile, la Commissione avrebbe dovuto
         raccogliere informazioni supplementari prima di chiudere il procedimento amministrativo e di adottare la decisione impugnata.
         
      
      d)     Argomenti della Commissione
       Sulla prima parte del secondo motivo della Repubblica francese e della FT
      182    La Commissione sostiene, in via preliminare, che la Repubblica francese isola, in modo inammissibile, la lettura del ‘considerando’
         194 della decisione impugnata, secondo cui il prestito di azionista procura un vantaggio alla FT, da quella dei ‘considerando’
         197 e, in particolare, 203-230 di detta decisione, in cui la Commissione esamina se il vantaggio così concesso rispetti il
         criterio dell’investitore privato avveduto. 
      
      183    Secondo la Commissione, la Repubblica francese e la FT procedono erroneamente ad un’interpretazione statica e «fotografica»
         dell’operazione in questione, nonché ad una lettura restrittiva e parziale della decisione impugnata. Il loro approccio avrebbe
         l’obiettivo di limitare l’esame alle sole misure notificate nel dicembre 2002, ad esclusione delle dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002, che erano destinate a rassicurare i mercati prima della messa a disposizione di una linea di credito
         pari a EUR 9 miliardi nel dicembre 2002. Non sarebbe tuttavia possibile un’analisi settoriale degli eventi che hanno preceduto
         il progetto di prestito di azionista del dicembre 2002. Ai ‘considerando’ 187 e 222 e segg. della decisione impugnata, la
         Commissione avrebbe peraltro chiarito le ragioni per cui essa era tenuta ad analizzare congiuntamente le dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 e il prestito di azionista. Essa avrebbe altresì indicato, negli stessi ‘considerando’, che, indipendentemente
         dalla questione se tali dichiarazioni potessero essere considerate di per sé un aiuto, era chiaro, al momento del verificarsi
         di tale serie di eventi nel dicembre 2002, che l’impegno ormai irrevocabile dello Stato francese non era conforme al criterio
         dell’investitore privato e costituiva un aiuto di Stato. Infatti, la strategia delle autorità francesi si sarebbe inserita
         in un processo continuo di salvataggio della FT, non limitato agli eventi del dicembre 2002 (‘considerando’ 219 e segg. della
         decisione impugnata). Tale aspetto emergerebbe con sufficiente precisione dalla decisione impugnata, segnatamente dai suoi
         ‘considerando’ 191 e 223.
      
      184    L’approccio sopra descritto sarebbe riassunto al ‘considerando’ 191 e sarebbe richiamato segnatamente nella presentazione
         cronologica dei fatti riportata ai ‘considerando’ 20 e segg. e 36 e segg. della decisione impugnata. A tal riguardo, la Commissione
         fa valere la sentenza BP Chemicals/Commissione, punto 152 supra (punto 179), nell’ambito della quale il Tribunale avrebbe
         ricordato la necessità di prendere in considerazione la globalità dell’operazione di salvataggio di un’impresa ed annullato
         una decisione della Commissione che aveva erroneamente dissociato le diverse operazioni di apporto di capitale in questione.
         Ne risulterebbe l’obbligo per la Commissione, in particolare nell’ambito della valutazione di complesse operazioni di salvataggio
         e di ristrutturazione, di esaminare entro quali limiti atti intervenuti in passato, non idonei ad essere compiuti da un investitore
         privato, avrebbero condizionato o facilitato un comportamento attuale. Infatti, in casi del genere, un comportamento isolato
         alla fine del processo potrebbe sembrare «avveduto» se avulso dal suo contesto, come tenterebbero di fare, nel caso di specie,
         la Repubblica francese e la FT. La Commissione aggiunge che, nella sentenza BP Chemicals/Commissione, punto 152 supra, il
         Tribunale non avrebbe concluso che il terzo apporto di capitale costituiva un aiuto. 
      
      185    Orbene, la successione dei principali eventi, come descritti ai ‘considerando’ 36- 56 della decisione impugnata, farebbe chiaramente
         emergere l’intenzione dimostrata dalla Repubblica francese di sostenere la FT per impedire qualsiasi ulteriore degrado della
         sua quotazione. A tal riguardo, i mercati finanziari non si sarebbero interrogati sul problema se le dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 fossero o meno vincolanti e se esse esprimessero un impegno irrevocabile o meno. Sarebbe piuttosto
         l’impressione, suscitata dallo Stato francese, che tale impegno era vincolante ad essere decisiva nella percezione tanto delle
         agenzie di rating quanto dei mercati, tenuto conto dell’aumento del corso dell’azione della FT dopo la dichiarazione del 12
         luglio 2002. La Repubblica francese non avrebbe chiarito né dimostrato le ragioni per cui i mercati avrebbero dovuto dubitare
         dell’irrevocabilità dell’impegno dello Stato francese. Al contrario, da una presentazione della missione «sopralluogo» al
         consiglio di amministrazione della FT del 4 dicembre 2002 risultava indubbio, per la FT, che il sostegno dello Stato francese
         era stato di rilievo per le agenzie di rating. Di conseguenza, il problema di sapere se le dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002 rappresentassero o meno un aiuto non sarebbe più rilevante, dato che al momento della materializzazione di
         tali dichiarazioni nel dicembre 2002, sotto forma di progetto di prestito di azionista, sarebbe stato accertato, da un lato,
         che l’impegno era ormai divenuto irrevocabile e, dall’altro, che esso non era più conforme al criterio dell’investitore privato,
         dato che non interveniva più in condizioni normali di mercato. 
      
      186    Tale conclusione non sarebbe rimessa in discussione dalla sentenza Air France/Commissione, punto 159 supra (punti 74 e 79).
         Detta sentenza confermerebbe piuttosto che, considerata la situazione della FT nel luglio 2002, un investitore privato non
         avrebbe rilasciato dichiarazioni come quelle formulate dalle autorità francesi a partire dal luglio 2002, le quali avrebbero
         potuto impegnare la sua credibilità e la sua reputazione, senza aver quantomeno proceduto ad un previo esame contabile della
         FT (‘considerando’ 228 e segg. della decisione impugnata). Orbene, al momento della dichiarazione del 12 luglio 2002, le autorità
         francesi avrebbero ignorato l’esatta portata delle difficoltà finanziarie della FT. La Commissione ammette tuttavia che nella
         sentenza Air France/Commissione, punto 159 supra, il Tribunale non si è pronunciato sul problema di sapere se il criterio
         dell’investitore avveduto si applichi soltanto ad un impegno giuridicamente irrevocabile. 
      
      187    La Commissione rileva di non aver mai negato che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 potevano comportare
         un rischio finanziario. Essa avrebbe tuttavia ritenuto di non disporre di elementi sufficienti per provare in modo inconfutabile,
         sulla base di tale tesi innovativa, che dette dichiarazioni rappresentassero un impegno irrevocabile di risorse statali e,
         pertanto, aiuti ai sensi dell’art. 87 CE (‘considerando’ 218 e 219 della decisione impugnata). Essa avrebbe dovuto, cionondimeno,
         verificare se, in circostanze quali quelle del luglio 2002, un investitore privato avveduto avrebbe assunto lo stesso rischio
         (‘considerando’ 218 e 229 di detta decisione), il quale consisteva, da un lato, in un rischio economico legato alla credibilità
         di tali dichiarazioni sul mercato (‘considerando’ 217, 220 e 221 di detta decisione) e, dall’altro, in un rischio giuridico,
         in quanto tali dichiarazioni avrebbero potuto essere considerate vincolanti in diversi ordinamenti giuridici nazionali (‘considerando’
         215 di detta decisione). Per questa ragione, la Commissione avrebbe anzitutto qualificato «innovativa, ma probabilmente non
         priva di fondamento», la tesi secondo cui la dichiarazione del 12 luglio 2002, costituiva di per sé un aiuto (‘considerando’
         188 e 218 di detta decisione), per poi dichiarare di non poter dimostrare inconfutabilmente la presenza di un aiuto su tale
         fondamento (‘considerando’ 189 e 219 di detta decisione) e, infine, optare per un approccio «più tradizionale» della nozione
         di aiuto (‘considerando’ 219-230 di detta decisione). Essa ne avrebbe dedotto che, a partire dal luglio 2002, era divenuto
         impossibile paragonare il comportamento di un investitore pubblico e quello di un investitore privato in una situazione normale
         di mercato, atteso che nessun investitore privato sarebbe stato in grado di influire sul mercato come hanno fatto le autorità
         francesi con le loro dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002. Di conseguenza, la Commissione sarebbe giunta alla
         conclusione che l’applicazione del criterio dell’investitore avveduto nella situazione del solo mese di dicembre 2002 era
         falsata poiché, in quel momento, non era più possibile pronunciarsi sulla situazione della FT in condizioni normali di mercato
         (‘considerando’ 219-230 di detta decisione). 
      
      188    La Commissione respinge la tesi secondo cui essa impedirebbe agli Stati membri di comportarsi come investitori avveduti. Anche
         un operatore privato potrebbe avere intenzioni o comportamenti tali da implicare un impegno giuridico irrevocabile, finanziariamente
         rischioso, senza avere la certezza della sua irrevocabilità. Pertanto, la Commissione potrebbe legittimamente verificare se
         un operatore privato avrebbe assunto un rischio del genere ed applicare quindi il criterio dell’investitore privato a comportamenti
         che non implicano potenzialmente impegni giuridici irrevocabili. Infatti, essa si sarebbe limitata a paragonare il comportamento
         dello Stato francese a quello di un operatore privato durante tutto l’iter che ha condotto tale Stato a concretizzare il suo
         sostegno sotto forma di un prestito di azionista, prestito che costituisce solo la materializzazione della sua decisione di
         principio di sostenere la FT mediante le misure adeguate annunciate con le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002
         (‘considerando’ 36 e 185 della decisione impugnata). Tuttavia, la manifestazione pubblica di tale impegno chiaro e categorico
         nei confronti del mercato avrebbe comportato rischi finanziari che un investitore privato non avrebbe assunto con uguale imprudenza,
         quantomeno non prima di essersi pienamente informato sulla situazione economica della FT (‘considerando’ 229 della decisione
         impugnata). Le stesse autorità francesi avrebbero ammesso, durante il procedimento amministrativo, che, alla data del 12 luglio
         2002, esse non erano a conoscenza né dell’esatta situazione della FT né degli strumenti efficaci per ripristinarla. In una
         situazione del genere, qualsiasi azionista avveduto avrebbe evitato di rilasciare dichiarazioni in grado di comportare il
         suo impegno, anche futuro, tale da mettere a repentaglio la propria situazione finanziaria sui mercati. La Commissione precisa
         che, allorché lo Stato prevede di adottare misure di sostegno a vantaggio di un’impresa in difficoltà e di comunicare la sua
         intenzione al mercato, esso dovrebbe sforzarsi di non creare distorsioni concorrenziali e di rispettare, eventualmente, le
         regole in materia di aiuti di Stato. Pertanto, qualora tale sostegno sia tale da costituire un aiuto, qualsiasi dichiarazione
         di sostegno dovrebbe essere accompagnata da una riserva espressa secondo cui qualsiasi intervento ulteriore sarà previamente
         notificato alla Commissione ed eseguito esclusivamente dopo essere stato approvato, il che renderebbe tale dichiarazione condizionata.
      
       Sulla seconda parte del secondo motivo della Repubblica francese e della FT
      189    Secondo la Commissione, considerato il nesso materiale ed economico tra la dichiarazione del 12 luglio 2002 ed il progetto
         di prestito di azionista, era necessario esaminare l’insieme dei comportamenti dello Stato francese a partire dal luglio 2002
         (‘considerando’ 187 della decisione impugnata). Limitare l’esame ai soli fatti oggetto della notifica equivarrebbe a lasciare
         allo Stato membro la libera scelta di determinare il periodo di analisi rilevante, il che sarebbe contrario al carattere obiettivo
         della nozione di aiuto, la quale è fondata sulla realtà economica. Pertanto, se la Commissione riscontra fatti anteriori obiettivamente
         rilevanti, essa dovrebbe integrarli nella sua analisi. Nel caso di specie, la dichiarazione del 12 luglio 2002 farebbe parte
         di una «catena più lunga di azioni» di cui il progetto di prestito di azionista e la sottoscrizione dell’aumento di capitale
         rappresenterebbero solo gli ultimi elementi. Per tale ragione, la Commissione sarebbe stata tenuta ad esaminarli nel loro
         insieme, il che l’avrebbe condotta a constatare correttamente che gli elementi costitutivi della nozione di aiuto erano sussistenti
         nel dicembre 2002. 
      
      190    La Commissione contesta che la dichiarazione del 12 luglio 2002 non abbia comportato un impegno statale quanto ad un eventuale
         sostegno finanziario della FT e che essa si sia fondata su un’impressione meramente soggettiva del modo in cui tale dichiarazione
         avrebbe potuto, a suo avviso, essere percepita dai mercati. Al contrario, essa si sarebbe fondata su fatti obiettivi che dimostrano
         come, dal punto di vista del mercato, tale dichiarazione aveva generato l’impressione di un impegno vincolante e di un futuro
         intervento dello Stato francese. Di conseguenza, le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 sarebbero state destinate
         a rassicurare i mercati e le autorità francesi avrebbero contattato le agenzie di rating per evitare che la quotazione delle
         obbligazioni della FT fosse degradata al livello di «junk bond». Inoltre, come risulta dal ‘considerando’ 210 della decisione
         impugnata, la tesi della Repubblica francese e della FT sarebbe contraddittoria. Orbene, in mancanza di una contestazione
         circostanziata, da parte di tali ricorrenti, della legittimità di detto ‘considerando’, tale tesi dovrebbe essere respinta,
         in quanto infondata.
      
      191    La Commissione deduce da quanto precede che il secondo motivo della Repubblica francese e della FT deve essere respinto, in
         quanto infondato. 
      
       Sul terzo motivo della Repubblica francese e della FT
      –       Sull’errore manifesto di valutazione relativo alla dichiarazione del 12 luglio 2002 
      192    Secondo la Commissione, la decisione dello Stato francese di sostenere la FT è stata adottata fin dal 12 luglio 2002, sebbene
         le modalità del suo impegno non fossero state ancora specificate a quella data. La dichiarazione del 12 luglio 2002 avrebbe
         fatto parte di una «strategia d’impegno credibile dello Stato a sostenere la FT» e come tale sarebbe stata percepita dai mercati
         (‘considerando’ 220 e segg. della decisione impugnata). Da un’analisi letterale di tale dichiarazione del suo contesto risulterebbe
         che detto impegno era chiaro e che, per di più, sarebbe stato ribadito (‘considerando’ 205-212 di detta decisione), segnatamente
         nei confronti delle agenzie di rating. Infatti, nel suo comunicato stampa del 12 luglio 2002, la S & P avrebbe precisato che
         le autorità francesi l’avevano contattata direttamente per rassicurarla in merito al loro sostegno a favore della FT (‘considerando’ 38
         di detta decisione). Dal punto di vista delle agenzie di rating, la dichiarazione del 12 luglio 2002 era quindi l’espressione
         di una volontà manifestata dallo Stato francese di sostenere la FT. Dichiarazioni siffatte, ribadite e concordanti, provenienti
         dal ministro competente per la gestione delle partecipazioni dello Stato francese, che rappresenta l’azionista di maggioranza
         della FT, potrebbero sicuramente essere considerate dal mercato un impegno credibile e incondizionato dello Stato francese
         di sostenere finanziariamente la FT (‘considerando’ 217 di detta decisione). La Commissione avrebbe dimostrato che tale percezione
         dei mercati era confermata dalla reazione e dai commenti degli analisti finanziari, i quali avrebbero interpretato la dichiarazione
         del 12 luglio 2002 come un impegno irrevocabile di partecipazione finanziaria diretta a sostenere la quotazione della FT al
         livello di investimento sicuro (‘considerando’ 220, 221, 37, 38, 52 e 58 di detta decisione). 
      
      193    Secondo la Commissione, il fatto che lo Stato francese abbia qualificato il proprio comportamento come avveduto non rimette
         in discussione il carattere incondizionato del suo impegno. Analogamente, la menzione dell’eventuale sopraggiungere di problemi
         finanziari della FT non potrebbe essere interpretata come una condizione sospensiva o risolutiva di tale impegno (‘considerando’
         210 della decisione impugnata). Infatti, non esisterebbe alcun elemento in grado di dimostrare che il mercato aveva percepito
         una qualsivoglia condizione a tal riguardo. Se il ministro dell’Economia avesse voluto condizionare il suo impegno al rispetto
         del diritto comunitario, esso non si sarebbe limitato ad impiegare l’espressione «investitore avveduto», la quale non sarebbe
         necessariamente considerata dai mercati come parte del diritto degli aiuti di Stato, bensì avrebbe dovuto esprimere una riserva
         espressa secondo cui qualsiasi ulteriore intervento sarebbe stato previamente notificato alla Commissione e messo in opera
         dopo essere stato approvato da quest’ultima (‘considerando’ 229 della decisione impugnata). Infine, per quanto riguarda la
         distinzione operata tra la decisione Crédit foncier (v. punto 159 supra) e la decisione impugnata, la Commissione ammette
         che, nel caso di specie, l’impegno dello Stato francese non aveva la stessa precisione di quello nella situazione all’origine
         di tale altra decisione. 
      
      194    Per quanto riguarda il problema di sapere se la dichiarazione del 12 luglio 2002 abbia prodotto un impatto sulla situazione
         del mercato nel dicembre 2002, la Commissione rinvia alla propria argomentazione sviluppata nell’ambito della sua risposta
         al primo e al secondo motivo della Repubblica francese e della FT. Tale dichiarazione avrebbe avuto come principale conseguenza
         che, fino al dicembre 2002, la quotazione della FT ha potuto essere mantenuta al livello di investimento sicuro, invece di
         passare a quello di «junk bond». Infatti, nel settembre 2002, lo Stato francese avrebbe ribadito il proprio sostegno alla
         FT, di modo che la Moody’s avrebbe modificato da negativa a stabile la prospettiva del debito (‘considerando’ 52 della decisione
         impugnata). Nel dicembre 2002, la S & P avrebbe ribadito che il sostegno dello Stato francese dal luglio 2002 era un fattore
         chiave per il mantenimento della quotazione al livello di investimento sicuro (‘considerando’ 58 di detta decisione). Orbene,
         senza una quotazione mantenuta a tale livello nel luglio 2002, il rafforzamento dei fondi propri, componente essenziale del
         piano Ambition 2005, non avrebbe potuto essere realizzato alle stesse condizioni. Di conseguenza, la dichiarazione del 12
         luglio 2002 avrebbe prodotto un impatto sulle misure di dicembre 2002, e tutti gli eventi successivi al mese di luglio 2002
         sarebbero intervenuti in un contesto di mercato «contaminato» da tale dichiarazione. A tal riguardo, la Repubblica francese
         sosterrebbe erroneamente che i propri contatti, in qualità di azionista di maggioranza della FT, con le agenzie di rating
         non sono inconsueti. Alla luce dell’entità del debito della FT (EUR 70 miliardi) e in mancanza di informazioni chiare e complete
         sulla situazione economica della FT, un azionista di maggioranza privato non avrebbe rilasciato dichiarazioni di sostegno
         siffatte a favore della FT nelle stesse circostanze (‘considerando’ 229 della decisione impugnata). Secondo la Commissione,
         per tale ragione, le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 ed i contatti presi con le agenzie di rating hanno
         «contaminato» la situazione del mercato, di modo che, al momento dell’annuncio, nel dicembre 2002, del progetto di prestito
         di azionista, tale annuncio non poteva essere considerato come un annuncio intervenuto in condizioni normali di mercato. Tale
         effetto di «inquinamento» non sarebbe stato eliminato da altri eventi che hanno influito sulla percezione del mercato dopo
         il luglio 2002 (‘considerando’ 260 e 261 di detta decisione). 
      
      195    Peraltro, la Commissione respinge le critiche sollevate nei confronti della metodologia applicata nel rapporto del 28 aprile
         2004. Infine, essa contesta la pertinenza del paragone, fatto dalla Repubblica francese e dalla FT, tra la Deutsche Telekom
         e la FT per dimostrare che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 non erano decisive. 
      
      –       Sull’errore manifesto di valutazione per quanto riguarda l’applicabilità del criterio dell’investitore privato avveduto
      196    Quanto al presunto errore manifesto di valutazione per quanto riguarda l’applicazione del criterio dell’investitore privato
         avveduto nonostante la Commissione non abbia riconosciuto l’esistenza di un vantaggio, la Commissione rinvia alla propria
         difesa relativa alla seconda parte del secondo motivo della Repubblica francese e della FT. Cionondimeno, essa aggiunge di
         aver sempre considerato che l’offerta irrevocabile del prestito di azionista implicava un vantaggio a favore della FT. La
         Commissione, tuttavia, non avrebbe ritenuto utile pronunciarsi sul problema teorico di sapere se tale vantaggio, considerato
         isolatamente e quindi senza prendere in considerazione le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, avesse potuto
         essere conforme al criterio dell’investitore avveduto. Infatti, tale problema sarebbe divenuto senza oggetto per le ragioni
         esposte al ‘considerando’ 225 della decisione impugnata. 
      
      197    A tal riguardo, la Commissione rammenta i ‘considerando’ 187 e 222 e segg. della decisione impugnata e i propri argomenti
         dedotti in risposta al secondo motivo della Repubblica francese e della FT, contenenti le ragioni per cui essa doveva analizzare
         le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 ed il progetto di prestito di azionista del dicembre 2002 nel loro insieme.
         Indipendentemente dal problema di sapere se tali dichiarazioni o tale progetto soddisfacessero tutte le condizioni costitutive
         della nozione di aiuto, la Commissione avrebbe dimostrato che, al momento della concretizzazione della successione di eventi
         nel dicembre 2002, l’impegno ormai irrevocabile dello Stato francese, collocato nel contesto delle dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002, non era conforme al criterio dell’investitore privato e, di conseguenza, costituiva un aiuto di
         Stato. Quanto all’argomento della FT attinente al fatto che il prestito di azionista non è mai stato sottoscritto, la Commissione
         rinvia al ‘considerando’ 196 della decisione impugnata. Inoltre, essa non avrebbe mai affermato che l’offerta del prestito
         di azionista era stata percepita dal mercato come una concretizzazione dell’impegno dello Stato francese che eccedeva la sua
         futura partecipazione all’aumento di capitale. L’aspetto essenziale sarebbe stato rappresentato dall’importanza che le agenzie
         di rating attribuivano al sostegno dello Stato francese. Orbene, tale sostegno e la reazione delle agenzie di rating si sarebbero
         verificate fin dal luglio 2002. Peraltro, la Commissione non contesta la reazione positiva dei mercati in seguito all’annuncio,
         il 2 ottobre 2002, della nomina del nuovo AD della FT. La FT avrebbe tuttavia omesso di chiarire le ragioni per cui tale nomina
         sarebbe stata più decisiva delle dichiarazioni e dei contatti diretti con le agenzie di rating nel luglio 2002 al fine di
         evitare l’abbassamento della quotazione della FT al livello di «junk bond». L’impatto sul mercato del progetto di prestito
         di azionista del dicembre 2002 sarebbe stato altresì inferiore a quello delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio
         2002, dal momento che, nel dicembre 2002, il mercato era già stato ampiamente rassicurato quanto alla veridicità e alla irrevocabilità
         del sostegno dello Stato francese a favore della FT. Considerati gli effetti prodotti dalle dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002, il prestito di azionista sarebbe quindi intervenuto in condizioni anomale di mercato e avrebbe pertanto comportato
         un vantaggio alla FT. 
      
      –       Sull’errore manifesto di valutazione relativo al comportamento dello Stato francese in quanto investitore avveduto
      198    La Commissione ritiene di aver pienamente risposto all’addebito attinente all’asserito errore manifesto di valutazione relativo
         all’applicazione del criterio dell’investitore privato avveduto, che essa non considera un addebito distinto. Di conseguenza,
         l’esame di tale addebito sarebbe senza oggetto, ovvero irricevibile ai sensi dell’art. 44 del regolamento di procedura. 
      
      199    Dall’insieme delle considerazioni che precedono, la Commissione conclude che il terzo motivo della Repubblica francese e della
         FT è in parte senza oggetto o irricevibile e in parte infondato e dev’essere respinto. 
      
       Sul primo motivo delle società Bouygues
      –       Sugli argomenti delle società Bouygues
      200    La Commissione contesta l’approccio statico e «fotografico» delle società Bouygues relativo all’operazione di salvataggio
         della FT, che tenderebbe a limitare l’esame ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE alle sole dichiarazioni formulate a partire dal
         luglio 2002, mentre, nella causa T‑425/04, la Repubblica francese intenderebbe limitare tale esame alle misure notificate
         del dicembre 2002. Ad avviso della Commissione, la tesi secondo cui tali dichiarazioni soddisfano, tanto isolatamente quanto
         nel loro insieme, le quattro condizioni della nozione di aiuto rientra in una lettura restrittiva, parziale ed erronea della
         decisione impugnata e non tiene conto del fatto che gli eventi che hanno preceduto il prestito di azionista del dicembre 2002,
         nell’ambito di un processo continuo di salvataggio, sono legati tra loro tanto sotto il profilo materiale quanto sotto quello
         economico. 
      
      201    Infatti, la Commissione sarebbe stata tenuta ad analizzare nel loro insieme, alla luce del criterio dell’investitore avveduto,
         le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e il progetto di prestito di azionista, atteso che tale progetto è stato
         solo la concretizzazione della successione di eventi precedenti (‘considerando’ 187-189, 191, 215-230 della decisione impugnata).
         Tale approccio sarebbe conforme alla giurisprudenza, che esige di prendere in considerazione la globalità di un’operazione
         di salvataggio e di ristrutturazione complessa e, segnatamente, di esaminare entro quali limiti un comportamento attuale e
         isolato, che potrebbe sembrare «avveduto» se avulso dal suo contesto, sia stato reso necessario o facilitato da atti intervenuti
         che non sarebbero stati effettuati da un investitore avveduto in economia di mercato (sentenza BP Chemicals/Commissione, punto 152
         supra, punto 179). La Commissione aggiunge che, in applicazione del criterio dell’investitore privato, aiuti precedenti iscritti
         in un processo continuo potrebbero, in linea di principio, tanto essere sanzionati in quanto tali, quanto essere presi in
         considerazione per caratterizzare un aiuto successivo, il quale, considerati tali aiuti precedenti, è solo in apparenza un
         atto che avrebbe potuto essere compiuto da un investitore privato avveduto. Orbene, le società Bouygues non avrebbero contestato
         il fatto che la decisione impugnata qualifica come aiuto il prestito di azionista. Pertanto, il problema di sapere se le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002 costituiscano o meno un aiuto non sarebbe più rilevante, atteso che, al momento della
         materializzazione di dette dichiarazioni, nel dicembre 2002, sotto forma del progetto di prestito di azionista, si sarebbe
         stabilito, da un lato, che l’impegno dello Stato francese era divenuto irrevocabile e, dall’altro, che esso non era conforme
         al criterio dell’investitore privato.
      
      202    A tal riguardo, la Commissione contesta la somiglianza dei fatti di cui è causa con quelli all’origine della decisione Crédit
         foncier (v. punto 159 supra). Nella causa in esame, le dichiarazioni del ministro dell’Economia non avrebbero avuto la stessa
         forza e lo stesso grado di precisione, in merito ad un impegno irrevocabile dello Stato francese, rispetto a quelle oggetto
         della decisione Crédit foncier (v. ‘considerando’ 36 della decisione Crédit foncier, da un lato, e ‘considerando’ 219 della
         decisione impugnata, dall’altro). 
      
      203    La Commissione aggiunge che non spetta né allo Stato notificante né alle parti interessate determinare il periodo di analisi
         rilevante. La nozione di aiuto sarebbe obiettiva e fondata sulla realtà economica. Di conseguenza, qualora la Commissione
         istruisca fatti anteriori obiettivamente rilevanti, essa dovrebbe integrarli nella propria analisi. Nel caso di specie, le
         dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 farebbero parte di una «catena più lunga di azioni», di cui il prestito
         di azionista e la sottoscrizione dell’aumento di capitale della FT rappresenterebbero solo gli ultimi elementi. La Commissione
         sarebbe quindi autorizzata a constatare che, nel caso di specie, l’insieme degli elementi costitutivi della nozione di aiuto
         sussisteva solo a partire dal dicembre 2002. 
      
      204    Di conseguenza, dovrebbe essere respinto, in quanto non fondato, il primo motivo delle società Bouygues.
      
      –       Sugli argomenti dell’interveniente FT
      205    Per quanto riguarda gli argomenti dedotti dall’interveniente FT, la Commissione rammenta anzitutto che gli intervenienti devono
         accettare il procedimento nello stato in cui questo si trova all’atto del loro intervento e che le conclusioni della loro
         istanza d’intervento possono avere ad oggetto, ai sensi dell’art. 40, quarto comma, dello Statuto della Corte, unicamente
         il sostegno delle conclusioni di una delle parti principali, in quanto esse non sono legittimate a dedurre un motivo non dedotto
         dalla ricorrente. 
      
      206    La Commissione si stupisce del fatto che l’interveniente FT sostenga le sue conclusioni in difesa della legittimità dell’art. 1 della
         decisione impugnata sebbene, nella causa T‑444/04, essa ne chieda, certo per altri motivi, l’annullamento. Pertanto, essa
         dubita della ricevibilità delle conclusioni dell’intervento della FT, considerato che, in tale altra causa, la FT contesterebbe
         alla Commissione di avere ecceduto decidendo, all’art. 1 della decisione impugnata, che il prestito di azionista, collocato
         nel contesto delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, costituiva un aiuto di Stato incompatibile con il mercato
         comune. Orbene, sostenendo nella causa T‑450/04 che la Commissione non ha ecceduto, in quanto non ha qualificato come aiuti
         le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, la FT contraddirebbe la posizione espressa nell’ambito del proprio ricorso
         nella causa T‑444/04. Infatti, la FT non potrebbe, da un lato, con il suo intervento, sostenere la validità dell’art. 1 della
         decisione impugnata e, dall’altro, con il suo ricorso, chiederne l’annullamento. Secondo la Commissione, tale nuova posizione,
         espressa nel suo intervento, deve logicamente condurre la FT a rinunciare agli atti nella causa T‑444/04. 
      
      207    In via subordinata, la Commissione contesta che la dichiarazione del 12 luglio 2002 sarebbe stata rilasciata da qualsiasi
         azionista privato di maggioranza e che sarebbe stata generale e condizionata a tal punto da non poter essere interpretata
         come una garanzia di sostenere la FT. La Commissione avrebbe sottolineato che era decisivo, per lo Stato francese, dare l’impressione,
         nei confronti delle agenzie di rating e dei mercati finanziari, che la dichiarazione del 12 luglio 2002 costituiva un impegno
         vincolante. Tale dichiarazione, accompagnata da contatti diretti tra le autorità francesi e le agenzie di rating, sarebbe
         stata chiaramente destinata a rassicurare i mercati e ad evitare un abbassamento della quotazione delle obbligazioni della
         FT al livello di «junk bonds», il che sarebbe confermato dall’aumento del corso delle azioni e delle obbligazioni della FT
         in seguito a detta dichiarazione. In realtà, tale impegno non sarebbe stato condizionato al rispetto delle regole comunitarie
         in materia di aiuti di Stato (‘considerando’ 229 della decisione impugnata). Infine, la Commissione respinge la tesi secondo
         cui la dichiarazione del 12 luglio 2002 non avrebbe conferito alcun vantaggio alla FT. Il vantaggio derivante da tale dichiarazione
         sarebbe consistito nel confermare fino al dicembre 2002 la quotazione della FT al livello di investimento sicuro invece di
         degradarla al livello di «junk bond» (‘considerando’ 219 e segg. di detta decisione). 
      
       Sul secondo motivo delle società Bouygues
      208    La Commissione ritiene di aver sufficientemente motivato la propria posizione secondo cui essa non poteva concludere nel senso
         che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 rappresentavano, di per sé, aiuti di Stato (v., in particolare, ‘considerando’
         188, 189, 215 e 217-230 della decisione impugnata). Secondo la Commissione, la motivazione della decisione impugnata non è
         né contraddittoria, né insufficiente, poiché le società Bouygues confondono il controllo dell’obbligo di motivazione e quello
         dell’errore manifesto. 
      
       Sugli argomenti complementari dedotti dalla Commissione in risposta ai quesiti scritti del Tribunale
      209    Nella sua risposta ai quesiti scritti del Tribunale, la Commissione fa riferimento, sostanzialmente, a quanto esposto nei
         ‘considerando’ 188 e 214-216 della decisione impugnata, nonché agli studi giuridici ed economici da essa ricevuti, ovvero
         fatti redigere, ed analizzati durante il procedimento amministrativo, la maggioranza dei quali avrebbe attestato il carattere
         vincolante delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002. La Commissione sarebbe così giunta alla conclusione di
         non poter dimostrare «irrefutabilmente (...) la presenza di un aiuto» sulla sola base di tali dichiarazioni, vista la difficoltà
         di dimostrare chiaramente la loro idoneità ad impegnare, quanto meno potenzialmente, risorse statali. Infatti, gli studi peritali
         conterrebbero interpretazioni assai divergenti di tali dichiarazioni sulla base del diritto civile, commerciale e amministrativo
         francese nonché nozioni giuridiche complesse e controverse della giurisprudenza e della dottrina francesi. Il risultato di
         tale analisi sarebbe riassunto ai ‘considerando’ 216-218 della decisione impugnata. 
      
      210    Per contro, la Commissione non nega che taluni elementi del diritto nazionale potrebbero validamente confermare la tesi secondo
         cui le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 comportavano un impegno unilaterale dello Stato francese, tesi che
         non sarebbe quindi manifestamente infondata. A tal riguardo, la Commissione fa valere due sentenze della Cour de cassation
         francese. Tuttavia, soprattutto alla luce della circolare 22 luglio 2003 (v. punto 167 supra), la quale ricorda che solo una
         legge finanziaria votata dall’Assemblée nationale può impegnare la responsabilità finanziaria dello Stato francese, tali sentenze
         non sarebbero direttamente trasferibili al diritto amministrativo francese. Inoltre, le critiche mosse dalla FT durante il
         procedimento amministrativo nei confronti del rapporto del 22 marzo 2004 dimostrerebbero la mancanza di colpa da parte dello
         Stato francese alla luce del diritto amministrativo francese. Peraltro, secondo la Commissione, sebbene, nel rapporto del
         22 marzo 2004, si sia giunti alla conclusione che l’impegno di garanzia dello Stato francese, in quanto obbligazione di risultato,
         risale alla dichiarazione del 12 luglio 2002, in tale rapporto si ammetteva che era difficile considerare che lo Stato francese
         avesse inteso vincolarsi, a partire da quel momento, quanto alla sua partecipazione ad un aumento di capitale della FT, impegno
         intervenuto, a suo avviso, il 13 settembre 2002 (punto 62 del rapporto del 22 marzo 2004).
      
      211    La Commissione rammenta il suo approccio quanto all’applicazione del criterio dell’investitore privato avveduto e la sua analisi
         della percezione, da parte dei mercati finanziari, delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, che si sarebbero
         inserite in una strategia di impegno e di salvataggio della FT. In circostanze siffatte, essa avrebbe preferito non adottare
         un’interpretazione particolarmente rigorosa e restrittiva per lo Stato francese e per la FT su un punto di diritto nazionale
         molto controverso. Orbene, se è vero che essa non era sufficientemente convinta della portata delle dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 alla luce del diritto nazionale per concludere che esse comportavano un impegno vincolante di risorse
         statali, la Commissione avrebbe potuto giungere alla conclusione che la concessione del prestito di azionista comportava un
         impegno siffatto (‘considerando’ 219 della decisione impugnata). La Commissione ne deduce che, considerato il nesso materiale
         ed economico tra le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 ed il prestito di azionista, essa aveva il diritto di
         valutarli congiuntamente. Tenuto conto della materializzazione di tali dichiarazioni nel dicembre 2002, sotto forma di prestito
         di azionista, unica misura notificata dalla Repubblica francese, si sarebbe accertato, da un lato, che l’impegno era divenuto
         irrevocabile e, dall’altro, che esso non era conforme al criterio dell’investitore privato. Di conseguenza, il problema di
         sapere se le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 costituissero o meno un aiuto non sarebbe più stato rilevante.
         
      
      2.     Giudizio del Tribunale
      a)     Sulla nozione di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE
      212     Per quanto riguarda il problema di sapere se, nel caso di specie, la Commissione abbia ignorato la nozione di aiuto, occorre
         rammentare, anzitutto, che, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, «sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui
         incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma
         che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza». 
      
      213    Si deve poi constatare che, secondo costante giurisprudenza, il concetto di aiuto è più ampio di quello di sovvenzione, dato
         che esso vale a designare non soltanto prestazioni positive, come le sovvenzioni stesse, ma anche interventi di Stato i quali,
         in varie forme, alleviano gli oneri che normalmente gravano sul bilancio di un’impresa e che, di conseguenza, senza essere
         sovvenzioni in senso stretto, hanno la stessa natura e producono identici effetti (v. sentenze della Corte 8 maggio 2003,
         cause riunite C‑328/99 e C‑399/00, Italia e SIM 2 Multimedia/Commissione, Racc. pag. I‑4035, punto 35, e 15 giugno 2006, cause
         riunite C‑393/04 e C‑41/05, Air Liquide Industries Belgium, Racc. pag. I‑5293, punto 29, e giurisprudenza ivi citata).
      
      214    La giurisprudenza ha inoltre riconosciuto che solo i vantaggi concessi direttamente o indirettamente mediante risorse statali
         vanno considerati aiuti ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. Invero, la distinzione stabilita da questa disposizione tra gli «aiuti
         concessi dagli Stati» e gli aiuti concessi «mediante risorse statali» non significa che tutti i vantaggi concessi da uno Stato
         costituiscano aiuti, che siano o meno finanziati mediante risorse statali, ma è intesa solamente a ricomprendere nella nozione
         di aiuto non solo gli aiuti direttamente concessi dagli Stati, ma anche quelli concessi da enti pubblici o privati designati
         o istituiti dagli Stati (sentenza della Corte 13 marzo 2001, causa C‑379/98, PreussenElektra, Racc. pag. I‑2099, punto 58;
         sentenze del Tribunale 6 marzo 2003, cause riunite T‑228/99 e T‑233/99, Westdeutsche Landesbank Girozentrale e Land Nordrhein-Westfalen/Commissione,
         Racc. pag. II‑435, punto 179, e 12 dicembre 2006, causa T‑95/03, Asociación de Estaciones de Servicio de Madrid e Federación
         Catalana de Estaciones de Servicio/Commissione, Racc. pag. II‑4739, punto 104). 
      
      215    Ne consegue che, affinché una misura sia qualificata come aiuto di Stato, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, occorre segnatamente,
         da un lato, che essa comporti un vantaggio, il quale può assumere forme diverse («sotto qualsiasi forma») e, dall’altro, che
         tale vantaggio derivi, direttamente o indirettamente, da risorse pubbliche (concesso «dagli Stati, ovvero mediante risorse
         statali»). 
      
      216    La giurisprudenza ha anche precisato la nozione di aiuto di Stato alla luce del principio di parità di trattamento tra imprese
         pubbliche e private nel senso che l’intervento dei poteri pubblici nel capitale di un’impresa, cioè un apporto finanziario
         proveniente da risorse pubbliche non rappresenta tuttavia un aiuto di Stato, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, qualora tale
         intervento sia effettuato in circostanze che corrispondono alle condizioni normali di mercato. A tal riguardo, occorre valutare
         se, in circostanze analoghe, un investitore privato di dimensioni paragonabili a quelle degli enti che gestiscono il settore
         pubblico avrebbe potuto essere indotto ad effettuare conferimenti di capitali di simile entità, tenuto conto in particolare
         delle informazioni disponibili e degli sviluppi prevedibili alla data dei detti conferimenti (sentenza Italia e SIM 2 Multimedia/Commissione,
         punto 213 supra, punti 37 e 38). Inoltre, anche se il comportamento dell’investitore privato, cui deve essere comparato l’intervento
         dell’investitore pubblico che persegue obiettivi di politica economica, non è necessariamente quello del comune investitore
         che colloca capitali in funzione della loro capacità di produrre reddito a termine più o meno breve, esso deve, quantomeno,
         corrispondere a quello di una holding privata o di un gruppo imprenditoriale privato che persegua una politica strutturale,
         globale o settoriale, guidato da prospettive di redditività a più lungo termine (sentenza della Corte 14 settembre 1994, causa
         C‑42/93, Spagna/Commissione, Racc. pag. I‑4175, punto 14, e sentenza del Tribunale 18 dicembre 2008, causa T‑455/05, Componenta/Commissione,
         non pubblicata nella Raccolta, punto 86).
      
      217    Come le parti hanno ammesso in udienza, l’applicazione del criterio dell’investitore privato presuppone necessariamente che
         le misure adottate dallo Stato a favore di un’impresa conferiscano un vantaggio derivante da risorse statali (v., in tal senso,
         sentenza Westdeutsche Landesbank Girozentrale e Land Nordrhein-Westfalen/Commissione, punto 214 supra, punti 180 e 181).
      
      218    Per quanto riguarda la portata del sindacato giurisdizionale da svolgere, occorre rammentare che la nozione di aiuto è una
         nozione obiettiva e che, pertanto, la qualificazione di una misura come aiuto di Stato, che, secondo il Trattato, compete
         sia alla Commissione che al giudice, non può in via di principio giustificare, in mancanza di circostanze particolari dovute
         segnatamente alla natura complessa dell’intervento statale di cui trattasi, il riconoscimento di un ampio potere discrezionale
         alla Commissione. Infatti, è solo nell’attuazione dell’art. 87, n. 3, CE, il quale implica la presa in considerazione, da
         parte della Commissione, nell’ambito del suo esame dell’eventuale compatibilità di talune misure statali con il mercato comune,
         di complesse valutazioni di ordine economico, sociale, regionale e settoriale, che effettivamente a quest’ultima è riconosciuto
         un ampio potere discrezionale (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 27 gennaio 1998, causa T‑67/94, Ladbroke Racing/Commissione,
         Racc. pag. II‑1, punto 52, e giurisprudenza ivi citata). 
      
      219    A tal riguardo, la Corte ha precisato che la nozione di aiuto di Stato, quale definita nel Trattato, ha carattere giuridico
         e deve essere interpretata sulla base di elementi obiettivi. Per tale ragione il giudice comunitario deve esercitare, in linea
         di principio e tenuto conto sia degli elementi concreti della causa sottopostagli sia del carattere tecnico o complesso delle
         valutazioni effettuate dalla Commissione, un controllo completo per quanto riguarda la questione se una misura rientri nell’ambito
         di applicazione dell’art. 87, n. 1, CE (sentenze della Corte 16 maggio 2000, causa C‑83/98 P, Francia/Ladbroke Racing e Commissione,
         Racc. pag. I‑3271, punto 25; 1° luglio 2008, cause riunite C‑341/06 P e C‑342/06 P, Chronopost/UFEX e a., Racc. pag. I‑4777,
         punto 141, e 22 dicembre 2008, causa C‑487/06 P, British Aggregates/Commissione, Racc. pag. I‑10505, punto 111). 
      
      220    È alla luce di tali principi che occorre verificare se, nel caso di specie, la Commissione abbia correttamente applicato la
         nozione di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. 
      
      221    A tal fine, considerati gli addebiti mossi dalle ricorrenti nelle cause T‑425/04, T‑444/04 e T‑450/04, attinenti in parte
         ad errori di diritto e in parte ad errori manifesti di valutazione, occorre esaminare, in un primo momento, se le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002 e il progetto di prestito di azionista del dicembre 2002, isolatamente o congiuntamente,
         abbiano conferito uno o più vantaggi alla FT. In caso affermativo, in un secondo momento occorrerà esaminare se tali eventuali
         vantaggi a favore della FT derivino da un trasferimento di risorse statali. In caso affermativo, in un terzo momento occorrerà
         esaminare se tali eventuali vantaggi derivanti da risorse statali siano stati concessi nel rispetto del criterio dell’investitore
         privato avveduto in economia di mercato.
      
      b)     Sull’esistenza di un vantaggio conferito dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e dal progetto di prestito
         di azionista
      
       Osservazioni preliminari
      222    Occorre esaminare, in via preliminare, se ed entro quali limiti, nella decisione impugnata, la Commissione abbia identificato
         uno o più vantaggi legati alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002. A tal fine, considerato lo stretto legame
         esistente tra il criterio del vantaggio e quello del trasferimento di risorse statali, è necessario tener conto dell’insieme
         delle considerazioni esposte in proposito nella citata decisione.
      
      223    Si deve rammentare che, all’art. 1 della decisione impugnata, la Commissione ha qualificato come aiuto di Stato, ai sensi
         dell’art. 87, n. 1, CE, il prestito di azionista sotto forma di una linea di credito di EUR 9 miliardi a favore della FT,
         collocato nel contesto delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, cioè delle dichiarazioni rilasciate prima
         della notifica, il 4 dicembre 2002, del progetto di prestito di azionista. 
      
      224    A sostegno di tale conclusione, la Commissione ha sostanzialmente constatato che, mediante dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002, in un momento in cui la FT doveva far fronte ad una crisi finanziaria dovuta ad un rilevante indebitamento
         a breve termine, le autorità francesi avrebbero ottenuto che la FT riconquistasse la fiducia dei mercati finanziari per poter
         accedere a nuovi crediti, il che avrebbe posto le basi per le misure di riequilibrio del bilancio e di rifinanziamento della
         FT, compreso il progetto di prestito di azionista, ulteriormente avviate. A tal riguardo, la Commissione ha considerato, sostanzialmente,
         che, valutate congiuntamente, tali dichiarazioni e misure, che farebbero parte di un processo continuo di salvataggio della
         FT posto in essere dallo Stato francese, non sarebbero conformi al criterio dell’investitore privato avveduto in economia
         di mercato, poiché un azionista privato non avrebbe rilasciato siffatte dichiarazioni di sostegno nella situazione di crisi
         in cui si trovava la FT nel luglio 2002. Pertanto, tali dichiarazioni avrebbero «contaminato» la situazione di mercato che
         ha dato luogo al progetto di prestito di azionista, atteso che quest’ultimo non avrebbe potuto essere previsto in mancanza
         degli effetti che dette dichiarazioni hanno prodotto sui mercati finanziari (v., in particolare, ‘considerando’ 225-230 della
         decisione impugnata). 
      
      225    Per quanto riguarda più in particolare la nozione di vantaggio che impegna risorse statali, la Commissione, sostanzialmente,
         ha considerato che, sebbene le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 potessero essere qualificate come aiuti,
         in quanto avevano prodotto un effetto sui mercati e conferito un vantaggio alla FT, esse non sarebbero necessariamente tali
         da impegnare «almeno potenzialmente risorse statali» (‘considerando’ 188 della decisione impugnata). Al ‘considerando’ 189
         della decisione impugnata, la Commissione ha affermato di non disporre di elementi sufficienti per provare inconfutabilmente
         la presenza di un aiuto sulla base di tale tesi «innovativa». Essa ha tuttavia ritenuto di poter provare l’esistenza di un
         aiuto tenendo conto del vantaggio e dell’impegno di risorse statali legate al progetto di prestito di azionista, esaminato
         nel contesto delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 (‘considerando’ 190 di detta decisione). 
      
      226    Così, al ‘considerando’ 194 della decisione impugnata, si constata che «il prestito di azionista (...) avvantaggia [la] FT
         in quanto le permette di aumentare i suoi mezzi di finanziamento e di rassicurare il mercato quanto alla sua capacità di far
         fronte alle scadenze». Sebbene la convenzione di prestito di azionista non sia mai stata firmata, «l’impressione data al mercato
         che il prestito esistesse» sarebbe stata idonea ad avvantaggiare la FT, poiché il mercato considerava più solida la sua situazione
         finanziaria, il che avrebbe potuto incidere sulle sue condizioni di prestito. 
      
      227    Per quanto riguarda il criterio dell’impegno di risorse statali, la Commissione ha precisato, al ‘considerando’ 195 della
         decisione impugnata, da un lato, che «il fatto che il vantaggio derivi da un impegno statale che comporta un trasferimento
         di risorse potenziale, e non immediato, non esclude che tale vantaggio [fosse] concesso tramite risorse pubbliche» e, dall’altro,
         facendo riferimento alla sentenza della Corte 16 maggio 2002, causa C‑482/99, Francia/Commissione, c.d. «Stardust» (Racc. pag. I‑4397,
         punto 36), che «non in tutti i casi [è] necessario dimostrare che vi [sia] stato un trasferimento di risorse statali perché
         il vantaggio concesso (...) possa essere considerato come un aiuto di Stato». Pertanto, secondo la Commissione, fondandosi
         sulla giurisprudenza, anche un vantaggio accordato mediante un onere potenzialmente supplementare per lo Stato sarebbe idoneo
         a costituire un aiuto di Stato (sentenza della Corte 1° dicembre 1998, causa C‑200/97, Ecotrade, Racc. pag. I‑7907, punto 43,
         e sentenza del Tribunale 13 giugno 2000, cause riunite T‑204/97 e T‑270/97, EPAC/Commissione, Racc. pag. II‑2267, punto 80).
         
      
      228    Ai sensi del ‘considerando’ 196 della decisione impugnata, l’annuncio della messa a disposizione del prestito di azionista,
         combinato con la realizzazione delle condizioni necessarie a tale messa a disposizione, l’impressione suscitata nel mercato
         che tale prestito fosse stato messo effettivamente a disposizione e l’invio della convenzione di prestito di azionista firmato
         avrebbero comportato un «onere potenziale supplementare per lo Stato [francese]», il che era sufficiente per concludere nel
         senso dell’esistenza di un «impegno potenziale di risorse statali». Secondo la Commissione:
      
      «Infatti, poiché questo documento costituiva un’offerta contrattuale e in quanto tale offerta non è stata ritirata, [la] FT
         avrebbe potuto firmare in qualsiasi momento, acquisendo in tal modo il diritto di ottenere immediatamente il versamento della
         somma di 9 miliardi di euro. Lo Stato [francese], che non poteva non saperlo, doveva quindi tenere a disposizione [della]
         FT (...) le risorse corrispondenti». 
      
      229    Con il loro secondo e terzo motivo, dedotti nelle cause T‑425/04 e T‑444/04, la Repubblica francese e la FT hanno sostanzialmente
         fatto valere che né le dichiarazioni di sostegno, né il progetto di prestito di azionista soddisfacevano di per sé le condizioni
         costitutive della nozione di aiuto, segnatamente il criterio del vantaggio proveniente da risorse statali, e che non era possibile
         valutare congiuntamente tali elementi diversi per giungere alla conclusione che il comportamento dello Stato francese non
         rispettava il criterio dell’investitore privato avveduto. Infatti, l’approccio della Commissione sarebbe contraddittorio,
         poiché essa stessa riconosce che, prese isolatamente, né le citate dichiarazioni né il prestito di azionista costituirebbero
         aiuti di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. In ogni caso, le dichiarazioni di sostegno non potrebbero essere considerate
         impegni irrevocabili dello Stato francese che accordano un vantaggio alla FT e che necessitano di risorse statali. 
      
      230    Invece, con il loro primo motivo, dedotto nella causa T‑450/04, le società Bouygues sostengono, sostanzialmente, che, nella
         decisione impugnata, la Commissione non ha svolto un’analisi sufficiente, avendo omesso di qualificare come aiuto di Stato
         distinto ciascuna delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002. Infatti, ciascuna di tali dichiarazioni soddisferebbe
         le condizioni cumulative della nozione di aiuto, compresa quella del vantaggio che impegna risorse statali.
      
       Sul vantaggio derivante dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 
      231    Risulta dalla giurisprudenza citata al punto 213 supra che la nozione di vantaggio comporta che l’intervento dello Stato deve
         avere come conseguenza un miglioramento della posizione economica e/o finanziaria, o un vero e proprio arricchimento del beneficiario,
         ad esempio alleggerendo gli oneri che normalmente gravano sul suo bilancio.
      
      232    Occorre quindi verificare se le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, nonché l’annuncio del 4 dicembre 2002 del
         prestito di azionista comportassero di per sé la concessione di un siffatto vantaggio alla FT. 
      
      233    A tal riguardo, occorre distinguere tra, da un lato, l’eventuale vantaggio di facilitare l’accesso della FT ai mercati finanziari
         e diminuire i suoi costi di rifinanziamento e, dall’altro, l’eventuale impatto positivo di dette dichiarazioni sul corso delle
         azioni e delle obbligazioni della FT.
      
      234    Per quanto riguarda l’impatto delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 sull’accesso della FT ai mercati finanziari
         e sui suoi costi di rifinanziamento, va constatato che la Commissione ha sufficientemente dimostrato, nella decisione impugnata,
         che tali dichiarazioni hanno assegnato un notevole vantaggio alla FT, dato che esse hanno permesso un recupero della fiducia
         dei mercati finanziari, hanno reso possibile, più agevole e meno oneroso l’accesso della FT a nuovi crediti necessari per
         rifinanziare i suoi debiti a breve termine fino a EUR 15 miliardi ed hanno in definitiva contribuito a stabilizzare la sua
         situazione finanziaria molto fragile, la quale nel giugno e nel luglio 2002 era sul punto di deteriorarsi sostanzialmente.
         
      
      235    Più precisamente, dagli estratti della decisione impugnata riportati ai punti 33-50 supra risulta che la Commissione ha riunito
         una serie di indizi tali da dimostrare che, in seguito alla dichiarazione del 12 luglio 2002 e alle dichiarazioni successive
         nonché all’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista, le agenzie di rating hanno optato per una quotazione
         più favorevole della FT rispetto a quella prevista precedentemente alla luce della sua crisi finanziaria, in particolare,
         dell’entità della «spread inversion», del corrispondente calo dei prezzi delle sue obbligazioni e del corso delle sue azioni,
         come constatato, segnatamente, nel giugno e nel luglio 2002 (v. punto 34 supra). 
      
      236    Infatti, dai commenti concordi del vecchio e del nuovo AD della FT, delle agenzie di rating nonché della Deutsche Bank emerge
         che la quotazione stabilita o prevista precedentemente da dette agenzie avrebbe avuto l’effetto, in quel momento, di escludere
         la FT dall’accesso ai mercati di capitali, impedendole così di rifinanziare il suo debito a breve termine e che tale esclusione
         avrebbe potuto essere evitata solo grazie alla conferma di una quotazione più favorevole, la quale, a sua volta, era stata
         resa possibile dalla dichiarazione del 12 luglio 2002 (v. punti 37-43 e 47 supra). Alla luce delle considerazioni esposte
         ai punti 45-48 supra, la Commissione ha altresì provato sufficientemente che anche le dichiarazioni dei mesi di settembre,
         ottobre e dicembre 2002 hanno influito positivamente sulle decisioni delle agenzie di rating di confermare la quotazione della
         FT e hanno favorito la fiducia dei mercati finanziari per permettere così alla FT di gestire nuovamente i suoi debiti inesigibili
         a breve termine e di rifinanziarsi a condizioni appropriate.
      
      237    Senza che occorra precisare, in modo più dettagliato, l’incidenza che tali dichiarazioni hanno avuto singolarmente e separatamente
         sui mercati finanziari, si deve concludere che, in ogni caso, nel loro insieme, dette dichiarazioni hanno influito in modo
         decisivo sulla reazione delle agenzie di rating e che tale reazione è stata poi determinante per la rivalorizzazione dell’immagine
         della FT agli occhi degli investitori e dei creditori, nonché per il comportamento degli attori dei mercati finanziari che
         hanno ulteriormente partecipato al rifinanziamento della FT. Il nesso di causalità tra tali diversi elementi è dimostrato,
         segnatamente, dal fatto che, nel settembre 2002, il gruppo di banche associato all’attuazione del piano Ambition 2005 ha condizionato
         la propria partecipazione alla ricapitalizzazione della FT alla conferma della sua quotazione attuale da parte della Moody’s
         e della S & P (v. punto 44 supra). Inoltre, in reazione all’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista,
         la S & P ha confermato, il 17 dicembre 2002, che, da un lato, il sostegno delle autorità francesi nei confronti della FT,
         come costantemente affermato dal luglio 2002, sarebbe stato un fattore chiave per la conferma della quotazione della FT al
         livello di investimento sicuro, e che, dall’altro, il suo annuncio di detto progetto di prestito di azionista sarebbe stato
         la prova di tale sostegno e di una significativa tutela dei creditori della FT (v. ‘considerando’ 58 e note nn. 52 e 53 della
         decisione impugnata). Pertanto, alla luce del citato commento della S & P, la Commissione poteva altresì concludere che gli
         effetti vantaggiosi derivanti dalle dichiarazioni di sostegno ribadite dal luglio 2002 si sono perpetuati fino al dicembre
         2002 (v. altresì le osservazioni della Moody’s nel febbraio 2003, citate al punto 48 supra nonché il rapporto della Deutsche
         Bank citato al punto 37 supra).
      
      238    Peraltro, è giocoforza constatare che, in forza dei principi che regolano la concessione di crediti ed il rifinanziamento
         sui mercati di capitali, come ricordati ai ‘considerando’ 28 e segg. della decisione impugnata, il livello di quotazione di
         un’impresa e, di conseguenza, del rischio di default associato ai crediti che le sono accordati, è determinante per misurare
         il costo di rifinanziamento che tale impresa deve sostenere, segnatamente in termini di interessi esigibili per l’emissione
         di nuove obbligazioni. Ne discende che ad un minor rischio di default corrisponde un rifinanziamento più agevole e meno oneroso
         dei crediti in questione sui mercati di capitali. In altri termini, qualsiasi incidenza positiva sulla quotazione di un’impresa,
         anche solo grazie a dichiarazioni pubbliche tali da suscitare o rafforzare la fiducia degli investitori, incide immediatamente
         sul livello dei costi che l’impresa deve affrontare per rifinanziarsi sui mercati di capitali. A tal riguardo, la Commissione
         ha fatto riferimento ad un documento proveniente dalla FT, la cui rilevanza non è stata contestata dalla Repubblica francese
         e dalla FT, il quale attestava l’ipotesi di un aumento automatico degli oneri per interessi annui pari a EUR 75 milioni in
         caso di abbassamento del livello della quotazione del debito a lungo termine della FT da parte della S & P e della Moody’s
         (v. ‘considerando’ 222 e nota n. 148 della decisione impugnata). 
      
      239    Occorre precisare, per di più, che la Commissione ha altresì dimostrato come tale nesso di causalità tra le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002, la conferma della quotazione della FT e l’agevolazione del suo accesso a nuovi crediti,
         compresa la riduzione dei costi del suo rifinanziamento, fosse non solo prevedibile per le autorità francesi, ma altresì pianificato
         da queste ultime. Infatti, come risulta dai ‘considerando’ 38 e 212 della decisione impugnata, il giorno stesso della dichiarazione
         del 12 luglio 2002, le autorità francesi hanno contattato le agenzie di rating, come la S & P (v. punti 35 e 37 supra), per
         informarle delle loro intenzioni, per dare rapidamente fiducia al mercato ed evitare qualsiasi ulteriore abbassamento della
         quotazione della FT al livello di «junk bond». Tale elemento non è contestato dalla Repubblica francese e dalla FT, le quali
         si sono limitate a sostenere che tale approccio sarebbe conforme al criterio dell’investitore privato avveduto.
      
      240    Pertanto, l’effetto positivo e stabilizzante sulla quotazione della FT, che risulta direttamente dalle dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 e dalla volontà delle autorità francesi, ha avuto necessariamente la conseguenza di concedere un
         vantaggio finanziario alla FT ed un rafforzamento della sua posizione economica. Già tale sola constatazione avrebbe consentito
         alla Commissione di concludere che alla FT era stato accordato un vantaggio ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, senza bisogno
         di quantificarlo. 
      
      241    Di conseguenza, vanno disattesi gli argomenti della Repubblica francese e della FT secondo cui le dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 non hanno inciso sui mercati e non hanno conferito vantaggi a favore della FT. 
      
      242    Non occorre quindi pronunciarsi sul problema di sapere se le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 abbiano altresì
         comportato un vantaggio a favore della FT influendo positivamente sul corso delle sue azioni e delle sue obbligazioni.
      
       Sul vantaggio derivante dal progetto di prestito di azionista 
      243    Occorre esaminare se il prestito di azionista, di per sé, rimasto allo stadio di progetto di convenzione non firmata dalla
         FT e mai eseguito, abbia prodotto un vantaggio supplementare e distinto a favore della FT rispetto al vantaggio descritto
         ai punti 235-237 supra. A tal riguardo, va ricordato che, come esposto ai punti citati, la Commissione ha dimostrato sufficientemente
         che, valutato congiuntamente con le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, l’annuncio pubblico da parte delle
         autorità francesi del progetto di prestito di azionista, il 4 dicembre 2002, ha comportato un vantaggio a favore della FT,
         in quanto ha causato una reazione positiva degli attori dei mercati finanziari e, di conseguenza, ha migliorato in particolare
         le condizioni che permettevano il suo rifinanziamento.
      
      244    Per quanto riguarda il problema di sapere se, rispetto a quest’ultimo vantaggio, il progetto di prestito di azionista comportasse
         un vantaggio supplementare e distinto, occorre riferirsi, in particolare, al ‘considerando’ 194 della decisione impugnata,
         secondo cui, sebbene non sia mai stato firmato dalla FT, né quindi mai eseguito, il contratto di prestito di azionista concedeva
         un vantaggio a favore della FT, in quanto le consentiva di aumentare i suoi mezzi finanziari, di rassicurare il mercato quanto
         alla sua capacità di far fronte alle sue scadenze e di incidere così sulle condizioni di prestito della FT. Infatti, «l’impressione
         data al mercato che il prestito esistesse [sarebbe stata] atta ad avvantaggiare [la] FT, perché il mercato [avrebbe] ritenuto
         che la situazione finanziaria [della FT] fosse più solida». 
      
      245    Tuttavia, nei limiti in cui la Commissione equipara il vantaggio così descritto ad un effetto rassicurante per il mercato
         e all’impressione per i terzi della messa a disposizione del prestito di azionista alla FT, tale vantaggio manifestamente
         si confonde con quello derivante dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, e, in particolare, con quello associato
         all’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista, che avevano già prodotto un effetto del genere sui
         mercati finanziari e causato un miglioramento delle condizioni di prestito per la FT (v. punti 235-237 supra). 
      
      246    Infatti, sembra escluso che il progetto di prestito di azionista oggetto del contratto firmato, siglato e inviato dall’ERAP
         alla FT abbia potuto avere, come l’annuncio del 4 dicembre 2002, un’incidenza identica o quanto meno simile su tali mercati.
         Come sostenuto in udienza dalla stessa Repubblica francese in risposta ad un quesito del Tribunale, cosa di cui è stato preso
         atto nel verbale d’udienza, l’invio del contratto di prestito di azionista dall’ERAP alla FT, il 20 dicembre 2002, non è stato
         reso pubblico separatamente in aggiunta all’annuncio, intervenuto il 4 dicembre 2002, del progetto di prestito di azionista.
         Orbene, in mancanza di una siffatta pubblicità, che la FT ha confermato in udienza, non sussisteva alcuna «impressione», per
         i terzi, di messa a disposizione del prestito di azionista, ai sensi del ‘considerando’ 194 della decisione impugnata, che
         avrebbe potuto essere specificatamente attribuita all’invio di detto contratto di prestito di azionista. La reazione della
         Moody’s, cui si fa riferimento alla nota n. 112 della decisione impugnata, non è tale da rimettere in discussione tale valutazione,
         dato che tale reazione si era già verificata il 9 dicembre 2002, cioè probabilmente in risposta all’annuncio del 4 dicembre
         2002 e, in ogni caso, prima dell’invio del contratto di prestito di azionista dall’ERAP alla FT il 20 dicembre 2002. Lo stesso
         dicasi della reazione della S & P, menzionata al ‘considerando’ 58 e alle note nn. 52 e 53 della decisione impugnata, che
         reca la data del 17 dicembre 2002.
      
      247    In risposta ad un quesito del Tribunale, la Commissione ha tuttavia affermato in udienza di aver sempre considerato che il
         progetto di prestito di azionista in quanto tale e la sua messa a disposizione comportassero un vantaggio supplementare e
         distinto a favore della FT (v. anche punto 196 supra), in quanto quest’ultima avrebbe ottenuto, in seguito all’invio del contratto
         firmato del 20 dicembre 2002, la facoltà unilaterale e incondizionata di attivare il prestito di azionista apportando la propria
         firma a detto contratto. Sotto il profilo economico, tale facoltà di disporre di una linea di credito di EUR 9 miliardi, che
         dipende dalla sola volontà del beneficiario, costituirebbe un vantaggio distinto da quello derivante dall’annuncio del 4 dicembre
         2002 del progetto di prestito di azionista. La FT ha contestato tale valutazione in udienza, facendo riferimento ai ‘considerando’
         188 e 190 della decisione impugnata.
      
      248    Occorre quindi verificare, anzitutto, se l’argomento della Commissione trovi un sostegno sufficiente nella decisione impugnata.
         
      
      249    A tal riguardo, va rilevato che il ‘considerando’ 194 della decisione impugnata menziona il fatto che il prestito di azionista
         concede un vantaggio a favore della FT, «in quanto le permette di aumentare i suoi mezzi di finanziamento». Sebbene quest’ultima
         constatazione sia piuttosto vaga, succinta e direttamente legata alla descrizione del vantaggio menzionato al punto 245 supra,
         il ‘considerando’ 196, seconda e terza frase, di detta decisione, che fa certamente riferimento al criterio del trasferimento
         di risorse statali, precisa inoltre che, poiché il contratto di prestito di azionista «costituiva un’offerta contrattuale
         e in quanto tale offerta non è stata ritirata, la FT avrebbe potuto firmare in qualsiasi momento, acquisendo in tal modo il
         diritto di ottenere immediatamente il versamento della somma di 9 miliardi di euro» e che lo Stato francese «doveva quindi
         tenere a disposizione [della] FT, attraverso l’ERAP, le risorse corrispondenti». Infine, al ‘considerando’ 197 di detta decisione,
         la Commissione ha concluso che occorreva esaminare se «il vantaggio così concesso [alla] FT» rispettasse il criterio dell’investitore
         privato avveduto e se incidesse sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati membri.
      
      250    Ne discende che, pur se ambigua per quanto riguarda la distinzione tra i diversi elementi costitutivi del vantaggio o dei
         vantaggi in questione, la decisione impugnata esprime tuttavia con il minimo richiesto di chiarezza e di precisione che la
         Commissione riteneva che l’invio alla FT del contratto di prestito di azionista comportasse un vantaggio supplementare e distinto
         rispetto a quello descritto ai punti 235-237 supra. 
      
      251    Occorre poi valutare se la Commissione abbia dimostrato sufficientemente che la mera facoltà per la FT di ricorrere unilateralmente
         e incondizionatamente alla linea di credito di EUR 9 miliardi oggetto del contratto di prestito di azionista rappresentasse
         un vantaggio a suo favore, sebbene il progetto di contratto non sia mai stato da essa firmato, né eseguito. 
      
      252    A tal riguardo, la FT, che contesta l’esistenza di un siffatto vantaggio, ha ribadito in udienza di aver rifiutato di firmare
         il contratto di prestito di azionista in quanto esso prevedeva condizioni troppo onerose e, comunque, essa avrebbe preferito
         rifinanziare i propri debiti sul mercato obbligazionario. 
      
      253    Occorre rammentare che la Commissione è tenuta a dimostrare sulla base di elementi obiettivi la sussistenza di tutte le condizioni
         cumulative della nozione di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, compresa l’esistenza di un vantaggio (sentenza British
         Aggregates/Commissione, punto 219 supra, punto 111) tenendo conto degli effetti economici della misura in questione (v., in
         tal senso, sentenza Chronopost/UFEX e a., punto 219 supra, punto 123, e sentenza Westdeutsche Landesbank Girozentrale e Land
         Nordrhein-Westfalen/Commissione, punto 214 supra, punto 180). 
      
      254    Tuttavia, è giocoforza constatare che, oltre alla qualificazione, contenuta al ‘considerando’ 196 della decisione impugnata,
         dell’invio del contratto di prestito di azionista come «offerta contrattuale» che la FT avrebbe potuto accettare «in qualsiasi
         momento» per acquisire «in tal modo il diritto di ottenere immediatamente il versamento della somma di 9 miliardi di euro»,
         la Commissione, sulla quale grava l’onere della prova, non ha né determinato, né dimostrato un eventuale miglioramento della
         situazione economica della FT che potesse derivare da tale offerta rispetto alla situazione in cui essa si trovava, segnatamente,
         in seguito alla possibilità che aveva avuto di rifinanziare i propri debiti fino a EUR 9 miliardi nelle condizioni vigenti,
         all’epoca, sul mercato obbligazionario. 
      
      255    Orbene, la Commissione non può presumere, basandosi su una mera offerta unilaterale dello Stato di concedere una linea di
         credito di un determinato importo, che tale offerta implichi effetti economici vantaggiosi per il beneficiario, senza tener
         conto delle condizioni che disciplinano l’esecuzione del contratto di credito in questione e, in particolare, di quelle legate
         alla concessione e al rimborso di detto credito, tantomeno qualora il beneficiario non abbia accettato tale offerta, bensì
         si sia limitato a rifinanziarsi alle condizioni vigenti sul mercato. Se così non fosse, anche un contratto di credito contenente
         clausole obiettivamente svantaggiose, come tassi di interesse più elevati e termini più restrittivi per il rimborso rispetto
         a quelli previsti dal mercato, dovrebbe essere considerato un vantaggio ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, per il solo fatto
         che un creditore pubblico si è dichiarato pronto a mettere a disposizione del beneficiario una determinata somma. 
      
      256    Infatti, un siffatto approccio non soddisferebbe l’obbligo della Commissione di dimostrare, sulla base di elementi obiettivi
         sufficientemente suffragati e completi, l’esistenza di un vantaggio ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE (v., in tal senso, sentenza
         British Aggregates/Commissione, punto 219 supra, punto 111; v. altresì, in tal senso, sentenze Tribunal Westdeutsche Landesbank
         Girozentrale e Land Nordrhein-Westfalen/Commissione, punto 214 supra, punto 180, e 26 giugno 2008, causa T‑442/03, SIC/Commissione,
         Racc. pag. II‑1161, punto 126). Da un lato, un siffatto approccio non consentirebbe di valutare una tale offerta di credito
         nella sua globalità e nel suo contesto economico e, dall’altro, esso non terrebbe conto né degli effetti economici reali ed
         eventualmente svantaggiosi che l’offerta può comportare per il beneficiario, né della volontà di quest’ultimo di non accettarla.
         
      
      257    Di conseguenza, occorre considerare che la Commissione non poteva limitarsi alla constatazione dell’esistenza di un’offerta
         contrattuale firmata dall’ERAP per concludere che quest’ultima comportava un vantaggio supplementare distinto a favore della
         FT ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. 
      
      258    Tuttavia, il fatto che la Commissione non abbia dimostrato a sufficienza di diritto un vantaggio supplementare e distinto
         derivante dal progetto di prestito di azionista in quanto tale non è di per sé atto a comportare l’annullamento della decisione
         impugnata (v., in tal senso, sentenze Tribunal Graphischer Maschinenbau/Commissione, punto 159 supra, punto 49, e giurisprudenza
         ivi citata, e 19 ottobre 2005, Freistaat Thüringen/Commissione, causa T‑318/00, Racc. pag. II‑4179, punto 191, e giurisprudenza
         ivi citata). 
      
      259    Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre constatare che la Commissione ha sufficientemente dimostrato che le
         dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e l’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista,
         nel loro insieme, comportavano la concessione di un vantaggio a favore della FT ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, senza che
         occorra quantificarlo. 
      
      260    Va pertanto disatteso l’argomento della Repubblica francese e della FT secondo cui la Commissione non poteva concludere nel
         senso dell’esistenza di un vantaggio derivante dalle sole dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 in quanto, da
         un lato, tale vantaggio non sarebbe identificabile rispetto agli effetti positivi di altri eventi e misure adottate dalla
         stessa FT durante il secondo semestre 2002 e, dall’altro, il rapporto del 28 aprile 2004 avrebbe esaminato e determinato precisamente
         la natura e il valore del vantaggio derivante dall’insieme di tali dichiarazioni. 
      
      261    Occorre ora esaminare se ed entro quali limiti il vantaggio identificato supra sia legato ad un trasferimento di risorse statali
         ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.
      
      c)     Sull’esistenza di un trasferimento di risorse statali 
       Osservazioni preliminari
      262    Dalle considerazioni esposte ai punti 214 e 215 supra risulta che il vantaggio identificato ai punti 234-259 supra deve derivare
         da un trasferimento di risorse statali. Tale esigenza di collegamento tra il vantaggio identificato e l’impegno di risorse
         statali presuppone, in linea di principio, che detto vantaggio sia strettamente legato ad un onere corrispondente a carico
         del bilancio statale o alla creazione, sulla base di obblighi giuridicamente vincolanti assunti dallo Stato, di un rischio
         economico sufficientemente concreto per tale bilancio (v., in tal senso, sentenze della Corte 17 marzo 1993, cause riunite
         C‑72/91 e C‑73/91, Sloman Neptun, Racc. pag. I‑887, punto 21; 19 settembre 2000, causa C‑156/98, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑6857,
         punto 27, e PreussenElektra, punto 214 supra, punto 58; conclusioni dell’avvocato generale M. Jacobs ai fini della sentenza
         PreussenElektra, punto 214 supra, Racc. pag. I‑2103, paragrafi 115‑117). 
      
      263    Si deve rammentare che, nel caso di specie, le parti dissentono sul problema se, in particolare, le dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 – rispetto alle quali la Commissione ha correttamente stabilito che esse concedevano un vantaggio
         a favore della FT – comportino un trasferimento di risorse statali. Mentre la Repubblica francese e la FT contestano l’esistenza
         di un trasferimento di risorse statali, le società Bouygues sostengono che ciascuna di tali dichiarazioni comporta un impegno
         di risorse siffatte, sia sulla base di un obbligo giuridicamente vincolante dello Stato francese, sia a causa di un rischio
         economico sufficientemente concreto e immediato per quest’ultimo, i quali lo espongono ad una responsabilità finanziaria,
         sotto qualsivoglia forma, per i debiti della FT nei confronti delle società Bouygues, dei suoi azionisti e dei suoi creditori.
         
      
      264    Nella decisione impugnata, la Commissione si è basata, anzitutto, sulla premessa secondo cui un trasferimento potenziale di
         risorse statali è sufficiente ai fini dell’applicazione dell’art. 87, n. 1, CE. A tal proposito essa si è espressa come segue
         ai ‘considerando’ 195-197 di detta decisione:
      
      «(195) Quanto alla condizione relativa alle risorse pubbliche, la Commissione sottolinea che il fatto che il vantaggio derivi da
         un impegno statale che comporta un trasferimento di risorse potenziale, e non immediato, non esclude che tale vantaggio sia
         concesso tramite risorse pubbliche. “A questo proposito occorre rilevare in primo luogo come, secondo una costante giurisprudenza,
         non in tutti i casi sia necessario dimostrare che vi è stato un trasferimento di risorse statali perché il vantaggio concesso
         ad una o più imprese possa essere considerato come un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE” [nota n. 113: sentenza
         ‘Stardust’, punto 36; v. anche sentenze della Corte 15 marzo 1994, causa C‑387/92, Banco Exterior de España, Racc. pag. I‑877,
         punto 14, e 19 maggio 1999, Italia/Commissione, causa C‑6/97, Racc. pag. I‑2981, punto 16]. Così, anche un vantaggio accordato
         tramite un potenziale onere supplementare a carico dello Stato costituisce un aiuto pubblico se incide sulla concorrenza e
         sugli scambi tra Stati membri [nota n. 114: sentenza della Corte 1° dicembre 1998, causa C‑200/97, Ecotrade, Racc. pag. I‑7907,
         punto 43, e sentenza del Tribunale 13 giugno 2000, cause riunite T‑204/97 e T‑270/97, EPAC/Commissione, Racc. pag. II‑2267,
         punto 80].
      
      (196) [L]a Commissione osserva che un onere potenziale supplementare sulle risorse pubbliche è stato creato mediante l’annuncio
         della messa a disposizione del prestito d’azionista accompagnato dalla realizzazione delle relative condizioni preliminari
         (...), tramite l’impressione data ai mercati che tale prestito fosse stato effettivamente messo a disposizione (...) e, infine,
         mediante l’invio [alla] FT del contratto di prestito siglato e firmato dall’ERAP (...). Il fatto che [la] FT non abbia mai
         firmato questo contratto non significa che non vi sia stato un impegno potenziale di risorse statali. Infatti, poiché questo
         documento costituiva un’offerta contrattuale e in quanto tale offerta non è stata ritirata, la FT avrebbe potuto firmare in
         qualsiasi momento, acquisendo in tal modo il diritto di ottenere immediatamente il versamento della somma di 9 miliardi di
         euro. Lo Stato [francese], che non poteva non saperlo, doveva quindi tenere a disposizione [della] FT, attraverso l’ERAP,
         le risorse corrispondenti. 
      
      (197) La Commissione deve dunque esaminare se il vantaggio così concesso [alla] FT rispetti il principio dell’investitore
         privato avveduto e incida sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati membri».
      
      265    Successivamente, nell’ambito della sua valutazione del criterio dell’investitore privato avveduto in economia di mercato,
         dopo aver constatato, ai ‘considerando’ 208-213 della decisione impugnata, sostanzialmente, che le dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 erano «sufficientemente chiare, precise e ferme per indicare l’esistenza di un impegno credibile
         dello Stato [francese]», la Commissione ha esposto quanto segue ai ‘considerando’ 214-219 di detta decisione:
      
      «(214) La Commissione sottolinea (...) di avere studiato la questione se in diritto nazionale un investitore privato che abbia
         fatto le stesse dichiarazioni dello Stato sia obbligato a tenere le sue promesse. Dato che nella fattispecie l’investitore
         è lo Stato [francese], lo studio del diritto interno ha riguardato anche il diritto amministrativo. 
      
      (215) La Commissione rileva di aver chiesto ad un esperto di riferire sul punto e di avere inoltre ricevuto varie relazioni
         dai terzi. Sulla base di queste informazioni, la Commissione non può escludere in questa fase che le dichiarazioni di cui
         trattasi abbiano forza vincolante secondo il diritto amministrativo, civile, commerciale e penale francese (...), nonché secondo
         il diritto dello Stato di New York. 
      
      (216) La principale critica delle autorità francesi consiste nel far osservare che in diritto interno gli impegni unilaterali
         sono un’eccezione e che le lettere d’intenti, che non costituiscono una categoria omogenea, valgono soltanto eccezionalmente
         come impegni unilaterali. Tuttavia, il punto non è se il diritto francese sia univoco sulla questione, bensì se esistano elementi
         in diritto privato che permetterebbero di rilevare l’esistenza di un impegno unilaterale in circostanze come quelle del caso
         di specie. Ora, il fatto che esista una giurisprudenza in materia della Cour de cassation [nota n. 134: V. Com, 28 marzo 2000,
         D. 2000, cah. dr. aff. pag. 210], di cui le autorità francesi cercano semplicemente di minimizzare la portata (...), non è
         discutibile.
      
      (...) 
      (218) Presi insieme, questi elementi possono essere considerati come effettivamente tali da mettere in pericolo risorse pubbliche
         (facendo sorgere la responsabilità dello Stato nei confronti degli investitori o aumentando il costo delle transazioni future
         dello Stato). Pertanto, la tesi secondo cui le dichiarazioni delle autorità francesi a partire dal luglio 2002 sarebbero aiuti
         è una tesi innovativa, ma probabilmente non priva di fondamento. 
      
      (219) Tuttavia, la Commissione non ritiene di potere dimostrare inconfutabilmente la presenza di aiuti in base a questi elementi.
         Essa ritiene invece di potere dimostrare la presenza di elementi d’aiuto in un modo più tradizionale, a partire dalle misure
         del dicembre 2002 che sono state notificate. A tale riguardo, è sufficiente provare che le dichiarazioni preliminari hanno
         avuto un impatto reale sulla percezione dei mercati in dicembre, senza che occorra qualificare le dichiarazioni stesse come
         aiuti pubblici». 
      
      266    Nella sua risposta ai quesiti scritti del Tribunale, la Commissione ha essenzialmente precisato che, alla luce dei diversi
         studi ricevuti e analizzati durante il procedimento amministrativo, i quali avrebbero fornito interpretazioni piuttosto divergenti
         delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 sulla base del diritto civile, commerciale e amministrativo francese,
         essa avrebbe rinunciato a concludere definitivamente nel senso dell’esistenza di un impegno unilaterale dello Stato francese
         su tale sola base, sebbene essa ritenesse che taluni elementi del diritto nazionale potessero validamente suffragare tale
         tesi. Invece di optare per un’interpretazione particolarmente rigorosa e restrittiva su un punto di diritto nazionale molto
         controverso, essa avrebbe preferito un approccio globale che tenesse conto del nesso materiale ed economico tra le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002 e il prestito di azionista e del fatto che la concessione di quest’ultimo comportasse
         un siffatto impegno. 
      
      267    Occorre quindi esaminare se la Commissione potesse fondatamente, da un lato, respingere l’esistenza di un trasferimento di
         risorse statali legato alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 in quanto tali e, dall’altro, riconoscere che
         tale criterio fosse ciononostante soddisfatto dal progetto di prestito di azionista del dicembre 2002. 
      
       Sul trasferimento di risorse statali legato alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002
      268    Occorre determinare, anzitutto, la natura delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, in quanto essa è determinante
         ai fini della loro qualificazione, alla luce tanto del diritto comunitario degli aiuti di Stato quanto delle regole nazionali
         applicabili. 
      
      269    A tal riguardo, va rilevato che, nell’ambito del contenzioso comunitario degli aiuti di Stato, la valutazione dei fatti e
         delle prove rientra pienamente nel libero apprezzamento del Tribunale. Inoltre, in tale contesto, il problema di sapere se
         ed entro quali limiti una regola di diritto nazionale si applichi o meno alla fattispecie rientra in una valutazione dei fatti
         da parte del giudice ed è soggetto alle regole sul regime probatorio e sulla ripartizione dell’onere della prova. 
      
      270    Peraltro, va ricordato che, se è vero che la Commissione ha riconosciuto, al ‘considerando’ 208 della decisione impugnata,
         che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 erano «sufficientemente chiare, precise e ferme per indicare l’esistenza
         di un impegno credibile dello Stato [francese]», essa ha però respinto in ultima analisi la tesi secondo cui tali dichiarazioni
         dovevano essere considerate giuridicamente vincolanti alla luce del diritto nazionale applicabile e, di conseguenza, essere
         considerate misure di aiuto che impegnano risorse statali (‘considerando’ 188, 218 e 219 della decisione impugnata). Sostanzialmente,
         la Commissione ha tuttavia ritenuto che, considerata l’incidenza che tali dichiarazioni avevano prodotto sulla percezione
         dei mercati, lo Stato francese aveva corso un certo rischio finanziario, anche alla luce del diritto nazionale, il che avrebbe
         consentito di considerare il progetto di prestito di azionista incompatibile con il criterio dell’investitore privato avveduto
         (‘considerando’ 220-230 di detta decisione). Così facendo, tanto nella decisione impugnata quanto durante il presente procedimento,
         la Commissione non ha preso posizione in modo chiaro e definitivo sul problema di sapere se le dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002 fossero tali da comportare esse stesse un trasferimento di risorse statali, eventualmente sulla base del diritto
         nazionale applicabile. 
      
      271    Ai fini della determinazione della natura delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, occorre rilevare che queste
         ultime devono essere interpretate soltanto alla luce di constatazioni obiettive (v., in tal senso, sentenza SIC/Commissione,
         punto 256 supra, punto 126). Ciò non toglie che la percezione e la reazione degli attori del mercato, qualora dimostrate,
         possano fornire indizi utili per determinare la natura di tali dichiarazioni. 
      
      272    Per quanto riguarda la dichiarazione del 12 luglio 2002 (v. punto 4 supra), occorre constatare che tale dichiarazione è stata
         rilasciata dal ministro dell’Economia soprattutto nella sua funzione di rappresentante dello Stato francese in qualità di
         azionista di maggioranza della FT («[s]iamo l’azionista di maggioranza (…)»). In tale funzione, egli ha espressamente assicurato
         che, indipendentemente dalle modalità del suo intervento, lo Stato francese prevedeva di comportarsi come un investitore avveduto
         («[l]o Stato azionista si comporterà da investitore avveduto (...)»). A tal riguardo, né la Commissione né le società Bouygues
         hanno prodotto elementi tali da dimostrare che detto intento di subordinare l’intervento futuro dello Stato francese al rispetto
         del criterio dell’investitore privato avveduto era solo apparente e non reale, né serio, al momento di tale dichiarazione. 
      
      273    Inoltre, la dichiarazione del 12 luglio 2002 era vaga e imprecisa per quanto riguarda le possibili misure di sostegno che
         lo Stato francese poteva adottare in una fase ulteriore, non ancora precisata («si comporterà da investitore avveduto e (...)
         adotteremmo le disposizioni appropriate (...)»). Considerato il carattere aperto e vago di tali affermazioni, la Commissione
         non poteva concludere nel senso di un impegno asseritamente assunto dallo Stato francese, i cui soli «mezzi d’intervento (...),
         vale a dire le modalità d’esecuzione» avrebbero dovuto ancora essere precisati (‘considerando’ 209 della decisione impugnata),
         dato che un impegno del genere presupponeva necessariamente l’identificazione della natura e della portata di tale eventuale
         intervento futuro. Orbene, come confermato dalla relazione della Deutsche Bank del 22 luglio 2002, su cui la stessa Commissione
         si è fondata al ‘considerando’ 221 e alla nota n. 142 della decisione impugnata, considerata la dichiarazione del 12 luglio
         2002, il mercato non poteva ancora determinare la natura e la portata di tale intervento futuro dello Stato francese («[La
         FT] ha beneficiato del fatto che il mercato è sempre più fiducioso che il governo [francese] sosterrà in un modo o nell’altro
         il credito»; tale «[appoggio] implicito dello Stato [francese] (...) potrebbe assumere la forma di prestiti, a condizioni
         di mercato, forniti dalle banche o dal governo [francese]»). Inoltre, confermando il carattere futuro, condizionato e impreciso
         di un siffatto intervento, la dichiarazione del 12 luglio 2002 respinge espressamente l’ipotesi di un aumento di capitale
         della FT, sebbene proprio tale opzione sarà seguita dallo Stato francese nel dicembre 2002 («No, certo che no! Dico semplicemente
         che adotteremo, in tempo utile, le misure appropriate. Se necessario (…)»).
      
      274    Tale lettura è confermata alla luce del contesto fattuale in cui è intervenuta la dichiarazione del 12 luglio 2002. Come sembra
         riconoscere la stessa Commissione (v. punti 188 e 189 supra), in tale fase, in mancanza di informazioni pertinenti sull’esatta
         entità dei problemi finanziari cui era esposta la FT, sulla futura reazione dei mercati finanziari provocata da tale dichiarazione
         e sull’evoluzione avviata in seguito alla ristrutturazione prevista della FT, lo Stato francese non poteva ancora conoscere
         e determinare con sufficiente precisione la natura, la portata e le condizioni per la concessione di un’eventuale misura di
         sostegno a favore della FT. Piuttosto, dall’insieme degli atti delle autorità francesi compiuti al 12 luglio 2002, compreso
         il fatto che esse hanno contattato direttamente le agenzie di rating, emerge che tali autorità miravano a rassicurare rapidamente
         i mercati finanziari su un potenziale e futuro sostegno dello Stato francese a favore della FT, al solo scopo di impedire
         l’ulteriore abbassamento della sua quotazione nonché la chiusura del suo accesso a nuovi crediti sul mercato obbligazionario,
         senza per questo concretizzare maggiormente tale eventuale sostegno in quel preciso momento. Infatti, una concretizzazione
         prematura di eventuali misure di sostegno avrebbe potuto comportare il rischio di restringere inutilmente le opzioni di rifinanziamento
         successivamente aperte per il debito della FT, causando al contempo la necessità di notificarle alla Commissione ai sensi
         dell’art. 88, n. 3, CE. Peraltro, considerato il suo carattere affrettato, un approccio siffatto avrebbe potuto minare la
         fiducia dei creditori e degli investitori nell’affidabilità dell’azione dello Stato francese. Pertanto, contrariamente a quanto
         affermato al ‘considerando’ 212 della decisione impugnata, il fatto di aver contattato le agenzie di rating non poteva essere
         inteso come un elemento che suffraga il carattere irrevocabile dell’impegno asseritamente assunto dallo Stato francese, bensì
         solo come un primo passo destinato ad allentare la pressione che nel luglio 2002 gravava sulla posizione della FT sui mercati
         finanziari. 
      
      275    Contrariamente a quanto fatto valere dalle società Bouygues e dalla Commissione (v. ‘considerando’ 210 della decisione impugnata),
         il mero fatto che, al momento della dichiarazione del 12 luglio 2002, la FT fosse già esposta a gravi problemi di rifinanziamento
         (v. punto 236 supra) non altera affatto il carattere aperto e vago di tale dichiarazione nel suo insieme, né il suo significato
         alla luce del contesto fattuale all’interno del quale essa è intervenuta (v. punto 274 supra). Pertanto, anche supponendo
         l’esistenza di detti problemi in tale fase, non era decisivo il fatto che la dichiarazione non riflettesse correttamente la
         situazione critica del debito a breve termine della FT all’epoca («se [la FT] dovesse avere difficoltà»; «se [la FT] avesse
         problemi di finanziamento, che attualmente non esistono, lo Stato [francese] adotterebbe le decisioni necessarie per superarli»).
         
      
      276    Inoltre, nell’ambito della propria interpretazione letterale della dichiarazione del 12 luglio 2002, la Commissione non può
         validamente sostenere che «[n]essun elemento permette di dimostrare che il mercato aveva percepito una qualche condizione»
         (‘considerando’ 210 della decisione impugnata) e che «la reazione del mercato e i commenti degli analisti finanziari confermano
         che il mercato ha considerato queste dichiarazioni come una strategia d’impegno credibile dello Stato [francese] a sostenere
         [la] FT» (‘considerando’ 220 di detta decisione), in quanto tale percezione soggettiva o la reazione di taluni attori del
         mercato non è determinante per caratterizzare la natura di una dichiarazione siffatta (v. punto 271 supra). Peraltro, tale
         considerazione non tiene conto del fatto che, al contrario, in tale fase la Deutsche Bank non fosse in grado di anticipare
         la natura e la portata dell’eventuale intervento futuro dello Stato francese a favore della FT (v. punto 273 supra).
      
      277    Per quanto riguarda la dichiarazione del 13 settembre 2002 (v. punto 7 supra), va rilevato che anche tale dichiarazione è
         orientata verso il futuro, condizionata ed imprecisa quanto alle eventuali misure previste dallo Stato francese a lungo termine
         («[lo] Stato [francese] sosterrà [la FT] nell’attuazione d[el] piano [di risanamento] e contribuirà, per la sua parte, al
         notevolissimo rafforzamento del patrimonio netto [della FT], secondo un calendario e modalità da determinare in funzione delle
         condizioni di mercato»), dato che l’unica certezza riguardava l’affermazione di un futuro contributo «al notevolissimo rafforzamento
         del patrimonio netto» della FT ed il fatto che tale rafforzamento sarebbe avvenuto in «condizioni di mercato». Inoltre, analogamente
         alla dichiarazione del 12 luglio 2002, la dichiarazione del 13 settembre 2002 omette di precisare ulteriormente la natura,
         la portata e le condizioni del futuro intervento dello Stato francese a favore della FT e subordina eventuali misure provvisorie
         di sostegno al criterio della necessità («[n]el frattempo, lo Stato [francese] prenderà, se necessario, le misure che consentano
         di evitare [alla FT] qualsiasi problema di finanziamento»).
      
      278    Per quanto riguarda la dichiarazione del 2 ottobre 2002 (v. punto 8 supra), si deve constatare che essa non è meno vaga e
         non fornisce alcuna apprezzabile precisazione rispetto al contenuto della dichiarazione del 13 settembre 2002 («[lo] Stato
         [francese] parteciperà all’attuazione delle iniziative di risanamento e contribuirà, per la sua parte, al rafforzamento del
         patrimonio netto [della FT] secondo modalità che saranno determinate (...). [Lo] Stato [francese] prenderà, se necessario,
         le misure che consentano [alla FT] di evitare qualsiasi problema di finanziamento»). Infatti, con tale dichiarazione, lo Stato
         francese si limita ad anticipare in modo vago una sua futura e potenziale partecipazione diretta al rafforzamento del patrimonio
         netto della FT, le cui natura, portata e condizioni di concessione sono ancora da determinare. Al contempo, analogamente alle
         dichiarazioni precedenti, un’eventuale partecipazione provvisoria dello Stato francese, le cui caratteristiche non sono ulteriormente
         precisate, è subordinata alla necessità di risolvere potenziali problemi di finanziamento della FT.
      
      279    Emerge dalle considerazioni che precedono che, contrariamente a quanto sostengono le società Bouygues, considerato il loro
         carattere aperto, impreciso e condizionato, in particolare per quanto riguarda la natura, la portata e le condizioni di un
         eventuale intervento statale a favore della FT, e tenuto conto del contesto fattuale in cui esse sono intervenute, le dichiarazioni
         del 12 luglio, del 13 settembre e del 2 ottobre 2002 non possono essere equiparate ad una garanzia statale, né essere interpretate
         nel senso che rivelano un impegno irrevocabile a fornire una precisa partecipazione finanziaria a favore della FT, come un
         rimborso dei suoi debiti a breve termine. 
      
      280    Un impegno concreto, incondizionato e irrevocabile di risorse pubbliche da parte dello Stato francese avrebbe presupposto
         che tali dichiarazioni precisino espressamente gli importi esatti da investire, o i concreti debiti da garantire o, quanto
         meno, un inquadramento finanziario predefinito, come una linea di credito fino ad un certo importo, nonché le condizioni per
         la concessione della partecipazione prevista. Orbene, le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 omettono di prendere
         posizione su tali aspetti negando al contempo la possibilità di un futuro aumento di capitale della FT per un importo certo,
         sebbene, successivamente, lo Stato francese seguirà proprio quest’ultima opzione, prima sotto forma di progetto di prestito
         di azionista diretto a mettere a disposizione della FT una linea di credito di EUR 9 miliardi e, più tardi, contribuendo per
         lo stesso importo, proporzionalmente alla propria partecipazione nella FT, all’aumento di capitale di quest’ultima (v. punto
         16 supra). 
      
      281    Occorre aggiungere che, a tal riguardo, le società Bouygues non possono avvalersi della decisione Crédit foncier (v. punto
         159 supra), la cui legittimità non era stata sottoposta al controllo del Tribunale, poiché, a differenza delle dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002, la dichiarazione del ministro dell’Economia francese oggetto di tale decisione esprimeva
         la volontà ferma e incondizionata dello Stato francese ad impegnarsi per onorare «tutte le scadenze, in conto capitale e interessi,
         del debito del CFF rappresentato da titoli» (‘considerando’ 36 della decisione Crédit foncier).
      
      282    Ciò non toglie che, nel caso di specie, con le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e richiamandosi, dal punto
         di vista dei mercati finanziari, alla propria reputazione di creditore e debitore solvibile ed affidabile, lo Stato francese
         abbia inteso influire attivamente sulla reazione di detti mercati, ripristinare la loro fiducia e, in particolare, abbia cercato
         di ottenere la conferma della quotazione della FT al fine di preparare il suo rifinanziamento, in una fase successiva, in
         condizioni economiche più favorevoli e a costi inferiori, senza che ciò implichi, immediatamente e in modo predefinito, il
         ricorso al bilancio statale. Agendo in tal modo, invece di impegnare direttamente o indirettamente risorse statali ai sensi
         dell’art. 87, n. 1, CE, lo Stato francese ha innescato le particolari regole di funzionamento dei mercati finanziari per stabilizzare
         la posizione economica della FT a breve termine, precisamente al fine di soddisfare le condizioni imprenditoriali e finanziarie
         indispensabili per l’adozione di misure di sostegno più concrete che sarebbero intervenute successivamente. Orbene, il solo
         fatto che, in un contesto del genere, lo Stato francese abbia fatto ricorso alla propria particolare reputazione presso i
         mercati finanziari non può bastare per dimostrare che le sue risorse erano esposte ad un rischio tale da poter essere considerato
         costitutivo di un trasferimento di risorse statali, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, che sia sufficientemente connesso al
         vantaggio conferito alla FT dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002.
      
      283    Di conseguenza, le società Bouygues non hanno dimostrato che il giudice nazionale, in particolare il giudice amministrativo
         o civile francese, possa giungere alla conclusione che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 soddisfacessero
         cionondimeno le condizioni di un impegno unilaterale giuridicamente obbligatorio dello Stato francese, non fosse altro che
         sotto forma di una lettera di intenti, che comporti un trasferimento di risorse statali ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. Infatti,
         alla luce degli argomenti delle società Bouygues e degli studi giuridici prodotti a loro sostegno, si deve constatare che
         l’applicazione delle pertinenti regole di diritto nazionale alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 dipende,
         a sua volta, dalla previa interpretazione della natura di tali dichiarazioni, vale a dire, in particolare, del problema se
         esse presentino un carattere sufficientemente chiaro, preciso, incondizionato e fermo, fonte di effetti giuridicamente vincolanti
         tali da dare luogo ad una responsabilità pecuniaria dello Stato francese. 
      
      284    Pertanto, in primo luogo, non può essere accolto l’argomento delle società Bouygues, fondato sulla giurisprudenza del Conseil
         d’Etat francese, secondo cui le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 sarebbero chiare, precise e ferme e, pertanto,
         idonee ad impegnare la responsabilità dello Stato francese nei confronti degli azionisti della FT, dei suoi dipendenti o dei
         suoi creditori, sia in quanto, rilasciando una promessa, lo Stato francese avrebbe generato a proprio carico obblighi giuridici
         di cui potrebbe liberarsi solo colpevolmente, sia in quanto, al contrario, mantenendo la propria promessa, si comporterebbe
         illegalmente a causa dell’illegittimità della promessa rilasciata. Contrariamente a quanto fatto valere dalle società Bouygues
         (v. punti 164 e 165 supra), non è affatto dimostrato che, tenuto conto delle loro caratteristiche intrinseche, tali dichiarazioni
         siano idonee a fondare un siffatto impegno giuridicamente vincolante e incondizionato dello Stato francese a sostenere la
         FT.
      
      285    In secondo luogo, le società Bouygues non possono validamente avvalersi della circolare 22 luglio 2003 e della nota esplicativa
         ad essa allegata (v. punto 167 supra), dato che, come già pronunciato al punto 284 supra, le dichiarazioni formulate a partire
         dal luglio 2002 non contengono alcun elemento tale da provare la sussistenza di una garanzia implicita dello Stato francese
         a favore della FT. Non essendo soddisfatte le condizioni necessarie per la sussistenza di una siffatta garanzia, deve essere
         disatteso, in quanto irrilevante, l’argomento delle società Bouygues attinente alla normativa francese che legittima retroattivamente
         talune garanzie statali. In ogni caso, come ha sostenuto in udienza la Repubblica francese, la legge finanziaria francese
         di rettifica per il 2002 (n. 2002-2576 del 30 dicembre 2002; JORF del 31 dicembre 2002, pag. 22070) riguarda, al suo art.
         80, soltanto «[i] prestiti contratti dall’ERAP, nell’ambito del suo sostegno di azionista alla [FT]», e non altre eventuali
         garanzie statali a favore della FT. 
      
      286    In terzo luogo, le società Bouygues non hanno dimostrato che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 comportassero
         un impegno di risorse statali alla luce del diritto dei contratti dello Stato di New York. Infatti, lo studio prodotto a tal
         fine dalle società Bouygues durante il procedimento amministrativo precisa di non costituire un parere giuridico e parte dalla
         premessa manifestamente erronea di un’offerta di contratto unilaterale dello Stato francese nei confronti degli investitori
         contenente una promessa diretta a garantire i debiti della FT, che tali investitori avrebbero accettato investendo nella FT.
         Analogamente, nell’ambito della valutazione del carattere vincolante ed esecutivo di tale offerta, tale studio si limita a
         ribadire la presenza di una promessa e procede ad un vago paragone con la giurisprudenza dei giudici competenti relativa a
         promesse contenute in prospetti e in annunci pubblicitari sulla stampa. Peraltro, tale studio si astiene dal prendere posizione
         in modo definitivo sul problema se tali giudici possano accertare il carattere sufficientemente fermo di una siffatta promessa
         contrattuale. Infine, per quanto riguarda le condizioni per un quasi-contratto o per un «promissory estoppel», lo studio rileva
         che la promessa in questione deve essere senza ambiguità, il che non è il caso della fattispecie in esame (v. punti 272-279
         supra). 
      
      287    In quarto luogo, nei limiti in cui Commissione fa riferimento alla sentenza della Cour de cassation francese 28 marzo 2000
         (nota n. 134 della decisione impugnata), occorre rilevare che tale sentenza ha ammesso l’opponibilità erga omnes, nonché il
         carattere vincolante ed esecutivo a favore di qualsiasi interessato, di una dichiarazione unilaterale rilasciata dall’acquirente
         di un’impresa in difficoltà ed intervenuta nell’ambito di un procedimento di risanamento sotto forma di decisione che dispone
         un piano di cessione. Non è tuttavia dimostrato che tale giurisprudenza sia applicabile al caso di specie. Ciò deriva, tra
         l’altro, dal fatto che il carattere vincolante ed esecutivo riconosciuto da tale sentenza si fonda su una disposizione espressa
         del code de commerce francese che disciplina la procedura di risanamento, secondo cui «la decisione che dispone il piano [di
         cessione] ne rende le disposizioni opponibili a tutti». 
      
      288    In quinto luogo, infine, non è verificato che, anche in assenza di carattere giuridicamente vincolante, alla luce del diritto
         nazionale, dell’impegno asseritamente derivante dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, queste ultime comportassero
         un trasferimento di risorse statali. A tal riguardo, da un lato, l’argomento delle società Bouygues secondo cui lo Stato francese
         sarebbe stato di fatto obbligato ad onorare la sua presunta promessa, considerata la reale aspettativa che le sue dichiarazioni
         avevano generato dal punto di vista del mercato, è di per sé contraddittoria e non tiene conto del fatto che il riconoscimento
         della sussistenza di un aiuto deve basarsi su constatazioni obiettive e non sulla sola percezione degli attori del mercato.
         Comunque, una mera aspettativa del mercato non può di per sé creare un qualsivoglia obbligo legale di agire in un senso auspicato
         (v. punto 271 supra). Dall’altro, anche supponendo che il mancato rispetto di un’eventuale promessa di sostegno dello Stato
         francese a favore di un’impresa sia idoneo a pregiudicare la sua credibilità e la sua reputazione sui mercati finanziari,
         nel caso di specie non è dimostrato che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 comportassero un impegno preciso,
         incondizionato e fermo a favore della FT che potesse generare siffatte conseguenze pregiudizievoli. Infatti, come esposto
         ai punti 273 e 282 supra, il comportamento delle autorità francesi dal luglio 2002 tendeva precisamente ad evitare siffatte
         conseguenze, lasciando dubitare della natura, della portata e delle condizioni esatte del suo eventuale intervento futuro,
         il che è confermato dalla reazione della Deutsche Bank (v. punto 273 supra). Per queste stesse ragioni non può essere accolto
         l’argomento della Commissione, menzionato al ‘considerando’ 221, in fine, della decisione impugnata, secondo cui «il governo
         francese era obbligato, per preservare l’integrità della sua reputazione sui mercati finanziari, a rispettare le promesse
         fatte». Occorre comunque ricordare che, malgrado i dubbi espressi, la Commissione ha esplicitamente rinunciato a prendere
         definitivamente posizione sul problema se le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 comportassero un trasferimento
         di risorse statali (‘considerando’ 188, 218 e 219 della decisione impugnata).
      
      289    Di conseguenza, si deve concludere che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 non comportavano impegni di risorse
         statali ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.
      
      290    Va pertanto respinto il primo motivo delle società Bouygues, attinente alla violazione dell’art. 87, n. 1, CE.
      
       Sul trasferimento di risorse statali legato all’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista e all’offerta
         del 20 dicembre 2002 del contratto di prestito di azionista 
      
      –       Osservazioni preliminari
      291    Occorre rilevare che solo il 4 dicembre 2002, pubblicando l’annuncio del progetto di prestito di azionista, cioè il giorno
         stesso della notifica di tale misura alla Commissione (v. punto 20 supra), lo Stato francese ha per la prima volta manifestato
         e precisato, nei confronti del pubblico, la partecipazione finanziaria che prevedeva a favore della FT, partecipazione consistente
         nell’apertura di una linea di credito di EUR 9 miliardi sotto forma di contratto di prestito, la cui offerta siglata e sottoscritta
         dall’ERAP è stata inviata alla FT solo il 20 dicembre 2002. 
      
      292    A tal riguardo, va ricordato che, analogamente alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, tale annuncio ha comportato
         la concessione di un vantaggio a favore della FT, in quanto ha contribuito a rafforzare la fiducia dei mercati finanziari
         e a migliorare le condizioni di rifinanziamento della FT (v. punti 234 e segg. supra). Tuttavia, come esposto ai punti 243
         e segg. supra, la Commissione non ha né esaminato né dimostrato a sufficienza di diritto che l’offerta di contratto di prestito
         di azionista del 20 dicembre 2002, che non è mai stata accettata dalla FT, né eseguita, comportasse un vantaggio economico
         distinto e supplementare rispetto al vantaggio derivante dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 nonché dall’annuncio
         del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista. 
      
      –       Sull’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista 
      293    Per quanto riguarda il problema se l’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista comportasse un trasferimento
         di risorse statali, va constatato che né la Commissione, né le società Bouygues hanno sostenuto che tale annuncio, di per
         sé, conteneva un impegno sufficientemente preciso, fermo e incondizionato e, pertanto, giuridicamente vincolante, se del caso,
         alla luce del diritto nazionale applicabile, che consenta di concludere nel senso della sussistenza di un trasferimento di
         risorse statali ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. 
      
      294    Pertanto, il solo riferimento rilevante a detto annuncio si ritrova nel ‘considerando’ 205, in fine, della decisione impugnata,
         cioè nell’ambito della valutazione del criterio dell’investitore privato avveduto, senza che la Commissione vi ricolleghi
         conseguenze, anche implicite, relative alla sussistenza di un eventuale trasferimento di risorse statali. Analogamente, nell’ambito
         del loro primo motivo, le società Bouygues menzionano solo le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, senza tener
         conto dell’annuncio del 4 dicembre 2002 e limitano la loro argomentazione all’asserito trasferimento di risorse statali legato
         a tali dichiarazioni.
      
      295    Orbene, in mancanza di elementi rilevanti e probanti forniti dalla Commissione e dalle società Bouygues a tal proposito, non
         spetta al Tribunale verificare se, alla luce del diritto amministrativo o del diritto civile francese, l’annuncio del 4 dicembre
         2002 del progetto di prestito di azionista comportasse un trasferimento di risorse statali. 
      
      296    In ogni caso, un trasferimento di risorse statali derivante dall’annuncio del 4 dicembre 2002 potrebbe corrispondere solo
         ad un vantaggio risultante dall’apertura della linea di credito di EUR 9 miliardi che vi era espressamente menzionata. Da
         un lato, come rammentato al punto 292 supra, la Commissione ha omesso di caratterizzare a sufficienza di diritto un siffatto
         vantaggio nella decisione impugnata. Dall’altro, tale vantaggio è distinto da quello derivante dalle dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002, come accertato in detta decisione (v. punti 243 e segg. supra), indipendentemente dal problema
         se quest’ultimo consista nel miglioramento delle condizioni di rifinanziamento della FT e/o nell’eventuale aumento del corso
         delle sue azioni e delle sue obbligazioni. 
      
      297    Orbene, emerge dalla giurisprudenza citata al punto 214 supra che, conformemente all’art. 87, n. 1, CE, il vantaggio in questione
         deve derivare da risorse pubbliche. Infatti, tale esigenza di collegamento tra il vantaggio identificato ed il trasferimento
         di risorse statali presuppone che detto vantaggio corrisponda ad un onere equivalente a carico del bilancio statale (v. punto
         262 supra). Tuttavia, ciò non si verifica nella fattispecie in esame per quanto riguarda il rapporto tra il vantaggio accertato
         nella decisione impugnata, che risulta dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, da un lato, ed il presunto
         trasferimento di risorse pubbliche derivante dall’apertura di una linea di credito di EUR 9 miliardi, come prevista nell’annuncio
         del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista, dall’altro.
      
      298    Si deve quindi concludere che la Commissione non ha dimostrato che l’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito
         di azionista comportasse un trasferimento di risorse statali.
      
      –       Sull’offerta del 20 dicembre 2002 del contratto di prestito di azionista 
      299    Per quanto riguarda il problema se l’invio alla FT del contratto di prestito di azionista sottoscritto dall’ERAP, il 20 dicembre
         2002, comportasse un trasferimento di risorse statali, si deve considerare che, non avendo la Commissione sufficientemente
         dimostrato, nella decisione impugnata, un vantaggio derivante dall’offerta contrattuale in quanto tale (v. punti 264-267 supra),
         non è a maggior ragione possibile per il Tribunale accertare l’esistenza di un trasferimento di risorse statali eventualmente
         connesso a tale vantaggio. 
      
      300    Risulta dall’insieme delle considerazioni precedenti che né la Commissione né le società Bouygues hanno dimostrato che l’annuncio
         del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista o l’offerta del 20 dicembre 2002 del contratto di prestito di azionista
         comportassero un trasferimento di risorse statali ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.
      
      301    Si deve quindi esaminare se, sulla base del suo approccio globale (v. punto 266 supra), la Commissione potesse cionondimeno
         valutare le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 insieme all’annuncio del progetto di prestito di azionista e
         all’invio del contratto di prestito di azionista al fine di concludere che il criterio del trasferimento di risorse statali
         era soddisfatto nel caso di specie. 
      
      –       Sul trasferimento di risorse statali legato alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e alle misure del dicembre
         2002
      
      302    Occorre verificare, da un lato, se il potenziale onere statale che la Commissione ha stabilito per quanto riguarda l’annuncio
         del progetto di prestito di azionista e l’invio del contratto di prestito di azionista fosse già implicito nelle dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002 e, dall’altro, se tale onere corrispondesse al vantaggio che la Commissione ha attribuito
         a tali dichiarazioni.
      
      303    Sebbene l’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista sia collocato nella logica e nella strategia
         dello Stato francese fin dal mese di luglio 2002, che aveva come obiettivo, e come conseguenza, nel suo insieme, il ristabilimento
         della fiducia dei mercati al fine di poter rifinanziare, in condizioni più favorevoli, il debito a breve termine della FT
         (v. punti 234-240 supra), ciò non significa che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 comportassero già di
         per sé l’anticipazione di un sostegno finanziario specifico analogo a quello che si è poi materializzato nel dicembre 2002.
         
      
      304    Emerge dalle considerazioni contenute ai punti 270 e segg. supra che, a differenza dell’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto
         di prestito di azionista, che rendeva pubblica l’offerta di aprire una linea di credito di EUR 9 miliardi a favore della FT,
         le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 erano di carattere aperto, impreciso e condizionato quanto alla natura,
         alla portata e alle condizioni di un eventuale intervento futuro dello Stato francese. Infatti, non fosse altro che per il
         carattere sostanzialmente diverso rispetto alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, la decisione dello Stato
         francese, nel dicembre 2002, di annunciare e di proporre un progetto di prestito di azionista costituiva un’importante cesura
         nella successione degli eventi che hanno condotto al rifinanziamento della FT. 
      
      305    A tal riguardo, deve essere respinta la tesi, molto poco circostanziata, esposta ai ‘considerando’ 185 e 226 della decisione
         impugnata secondo cui il progetto di prestito di azionista costituiva la materializzazione delle precedenti dichiarazioni
         dello Stato francese, dato che la Commissione non ha dimostrato – e non poteva d’altronde dimostrare, considerate le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002 – che lo Stato francese aveva previsto una siffatta partecipazione finanziaria concreta
         fin dal luglio 2002. Tale tesi è tanto meno plausibile se si considera che lo Stato francese doveva anzitutto attendere e
         verificare se, in seguito alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e al loro prevedibile effetto, cioè il ripristino
         della fiducia dei mercati finanziari e la conferma della quotazione della FT, nonché in seguito alle misure di risanamento
         e di riequilibrio adottate nella FT, fossero effettivamente soddisfatte le condizioni economiche necessarie per un siffatto
         intervento statale. Infatti, come si è constatato al punto 274 supra, al momento di tali dichiarazioni, in mancanza di informazioni
         rilevanti, tra l’altro, quanto alla reazione dei mercati e all’esito delle misure adottate, lo Stato francese non poteva ancora
         conoscere e determinare sufficientemente la natura, la portata e le condizioni per un’eventuale misura di sostegno a favore
         della FT, compreso un eventuale aumento di capitale, che il ministro dell’Economia aveva esplicitamente negato ancora nel
         luglio 2002. È manifesto che solo nel mese di dicembre 2002 lo Stato francese ha considerato soddisfatte le condizioni economiche
         necessarie ad una siffatta partecipazione finanziaria, il che conferma il sopravvenire, in tale fase, di un’importante cesura
         nella successione degli eventi. 
      
      306    I ‘considerando’ 186-190 della decisione impugnata, diretti a chiarire l’approccio globale adottato dalla Commissione, lungi
         dal fornire la prova della sua tesi di concretizzazione delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 nel progetto
         di prestito di azionista, si limitano a riassumere, ambiguamente, le considerazioni che consentono di concludere nel senso
         della concessione di un vantaggio alla FT, ma non nel senso di un trasferimento di risorse statali legato all’insieme delle
         dichiarazioni rilasciate e delle misure adottate dallo Stato francese dal luglio 2002. 
      
      307    Infatti, la vaga constatazione secondo cui è «possibile considerare le dichiarazioni e i provvedimenti successivi delle autorità
         francesi a decorrere dal luglio 2002 come un insieme il cui momento di concretizzazione sarebbe costituito dalle misure di
         dicembre» 2002 (‘considerando’ 187 della decisione impugnata) o ancora l’affermazione dell’esistenza di un processo continuo
         di salvataggio analogo a quello all’origine della sentenza BP Chemicals/Commissione, punto 152 supra, non autorizzano la Commissione
         a sottrarsi al suo dovere di identificare uno specifico vantaggio che comporti un corrispondente trasferimento di risorse
         statali, tanto più se si considera che la sentenza BP Chemicals/Commissione, punto 152 supra, riguardava la sola questione
         dell’esistenza di gravi difficoltà che giustificassero l’avvio del procedimento formale di esame ai sensi dell’art. 88, n. 2,
         CE, quanto all’applicazione del criterio dell’investitore privato avveduto ad un insieme di conferimenti di capitali a favore
         dell’impresa beneficiaria, il cui carattere vantaggioso e l’origine statale erano indubbi. 
      
      308    Peraltro, considerata l’importante cesura nella successione degli eventi e nel comportamento delle autorità francesi nel dicembre
         2002, la Commissione non aveva il diritto di stabilire un nesso tra un eventuale impegno di risorse statali, in tale fase,
         ed i vantaggi concessi da misure precedenti, vale a dire le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, atteso che
         tali misure avevano un carattere sostanzialmente diverso da quelle adottate nel dicembre 2002 (v. punto 303 supra). Infatti,
         un nesso siffatto – non menzionato dalla sentenza BP Chemicals/Commissione, punto 152 supra – tra gli elementi costitutivi
         della nozione di aiuto per quanto riguarda distinti elementi fattuali verificatisi in fasi diverse sarebbe contrario al requisito
         del collegamento tra il vantaggio e il trasferimento di risorse statali (v. punto 262 supra), come descritto nella sentenza
         PreussenElektra, punto 214 supra (punto 58).
      
      309    Pertanto, anche se la Commissione poteva tener conto dell’insieme degli eventi che hanno preceduto e condizionato la decisione
         definitiva adottata dallo Stato francese nel dicembre 2002 di sostenere la FT mediante un prestito di azionista per caratterizzare
         un vantaggio, essa non è riuscita a dimostrare l’esistenza di un trasferimento di risorse statali collegato a tale vantaggio.
         Come constatato al punto 297 supra, il fatto che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, nonché l’annuncio del
         4 dicembre 2002, abbiano comportato un vantaggio a favore della FT, migliorando le condizioni del suo rifinanziamento e ripristinando
         la fiducia dei mercati finanziari, non ha come controprestazione una corrispondente diminuzione del bilancio statale o un
         rischio economico sufficientemente concreto di oneri a carico di detto bilancio. In particolare, tale vantaggio è distinto
         da quello che poteva comportare il progetto di prestito di azionista del 20 dicembre 2002 e che la decisione impugnata ha
         omesso di dimostrare sufficientemente al fine di poter accertare l’esistenza di un aiuto di Stato (v. punto 296 supra).
      
      310    Di conseguenza, la Commissione ha violato la nozione di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE considerando che il prestito
         di azionista, collocato nel contesto delle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, comportava la concessione di
         un vantaggio a favore della FT che derivava da un trasferimento di risorse statali. 
      
      311    Va quindi accolta la seconda parte del secondo motivo nonché il terzo motivo dedotti dalla Repubblica francese e dalla FT
         nella parte in cui tale parte e tale motivo criticano l’applicazione della nozione di aiuto e, in particolare, quella dei
         criteri del vantaggio e del trasferimento di risorse statali, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.
      
      312    Ne risulta altresì che non è necessario esaminare la prima parte del secondo motivo nonché il terzo motivo dedotto dalla Repubblica
         francese e dalla FT nei limiti in cui tale parte e tale motivo contestano la legittimità dell’applicazione, da parte della
         Commissione, del criterio dell’investitore privato avveduto.
      
      313    Dovendo essere annullato l’art. 1 della decisione impugnata per errori di diritto e per manifesti errori di valutazione nell’applicazione
         dell’art. 87, n. 1, CE, non occorre neanche esaminare il primo motivo dedotto dalla Repubblica francese e dalla FT, attinente
         alla violazione delle forme sostanziali e dei diritti della difesa, né il quarto motivo della Repubblica francese, attinente
         ad un difetto di motivazione. 
      
      d)     Sul secondo motivo delle società Bouygues, attinente alla contraddittorietà e all’insufficienza della motivazione, contrarie
         all’art. 253 CE
      
      314    Occorre constatare, in via preliminare, che il secondo motivo delle società Bouygues, attinente ad un difetto di motivazione,
         costituisce, in larga misura, una mera ripetizione degli addebiti nel merito che tali ricorrenti hanno fatto valere nell’ambito
         del loro primo motivo.
      
      315    A tal riguardo, va ricordato che la motivazione prescritta dall’art. 253 CE dev’essere adeguata alla natura dell’atto e deve
         fare apparire in forma chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione da cui esso promana, in modo da consentire
         agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e permettere al giudice competente di esercitare il proprio
         controllo. Inoltre, l’obbligo di motivare le decisioni costituisce una forma prescritta ad substantiam che va tenuta distinta
         dalla questione della fondatezza della motivazione, attinente alla legalità sostanziale nel merito dell’atto controverso.
         Infatti, la motivazione di una decisione consiste nell’esprimere formalmente le ragioni su cui si fonda tale decisione. Qualora
         tali ragioni siano viziate da errori, questi ultimi viziano la legalità sostanziale della decisione, ma non la motivazione
         di quest’ultima, che può essere sufficiente pur illustrando ragioni errate (v. sentenza della Corte 10 luglio 2008, causa
         C‑413/06 P, Bertelsmann e Sony Corporation of America/Impala, Racc. pag. I‑4951, punti 166 e 181, e giurisprudenza ivi citata).
      
      316    Per quanto riguarda la presunta contraddittorietà della motivazione, va constatato che le società Bouygues fanno valere, sostanzialmente,
         un errore nel merito e non un vizio formale di motivazione. 
      
      317    A tal riguardo, emerge chiaramente dalla motivazione della decisione impugnata, in particolare, da un lato, dai ‘considerando’ 188-190
         e, dall’altro, dai ‘considerando’ 218 e 219, che la Commissione si è ritenuta – peraltro a giusto titolo (v. punti 268-290
         supra) – impossibilitata a stabilire definitivamente, sulla base degli studi giuridici portati a sua conoscenza, che le dichiarazioni
         formulate a partire dal luglio 2002 soddisfacessero, in quanto tali, il criterio del trasferimento di risorse statali ai sensi
         dell’art. 87, n. 1, CE. Solo la presa in considerazione delle misure adottate nel dicembre 2002 ha consentito alla Commissione
         di constatare, sulla base di un approccio globale – sebbene errato nel merito (v. punti 303 e segg. supra) –, che il processo
         continuo di salvataggio della FT nel suo insieme, comprese le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002, avrebbe avuto
         l’effetto di soddisfare il criterio del trasferimento di risorse statali.
      
      318    Pertanto, anche se l’approccio globale della Commissione è errato nel merito, emerge dalle considerazioni dei punti 268 e
         segg. supra che la decisione impugnata espone a sufficienza di diritto le ragioni per cui essa ha ritenuto di non poter concludere
         che le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 in quanto tali – anche se comportavano la concessione di un vantaggio
         alla FT – causavano un trasferimento di risorse statali. Ne risulta inoltre che è manifestamente infondato l’argomento delle
         società Bouygues secondo cui la Commissione ha concluso, nella decisione impugnata, nel senso della sussistenza dell’insieme
         dei presupposti che caratterizzano un aiuto di Stato per quanto riguarda le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002
         (v. punti 171 e 175 supra). 
      
      319    Peraltro, le società Bouygues non sollevano alcun argomento che lasci pensare che, a seguito della presunta contraddittorietà
         della motivazione, esse non siano state in grado di contestare la fondatezza dell’approccio della Commissione dinanzi al Tribunale,
         né che quest’ultimo non sia stato in grado di esercitare il proprio dovere di controllo di legalità a tal riguardo. In ogni
         caso, alla luce delle considerazioni esposte ai punti 268 e segg. supra, è accertato che tale caso non si verifica nella fattispecie.
         
      
      320    Di conseguenza, va respinta in quanto infondata la prima parte del presente motivo, la quale attiene alla contraddittorietà
         della motivazione. 
      
      321    Per quanto riguarda la presunta insufficienza della motivazione, occorre rammentare che i motivi esposti nella decisione impugnata,
         in particolare, da un lato, nei ‘considerando’ 188-190 e, dall’altro, nei ‘considerando’ 218 e 219, indicano con sufficiente
         precisione e chiarezza le ragioni per cui la Commissione si riteneva impossibilitata a concludere che le dichiarazioni formulate
         a partire dal luglio 2002 costituivano, di per sé, aiuti di Stato (v. altresì punto 318 supra). 
      
      322    Orbene, le società Bouygues non producono alcun elemento idoneo a dimostrare che la motivazione della decisione impugnata
         non consente loro di conoscere e di comprendere la portata delle giustificazioni soggiacenti a tale conclusione della Commissione
         e di contestare la sua fondatezza dinanzi al Tribunale e che quest’ultimo non è in grado di esercitare il suo controllo di
         legalità a tal riguardo. Al contrario, emerge dalle considerazioni esposte ai punti 268 e segg. supra che un siffatto controllo
         di legalità è perfettamente possibile alla luce della motivazione della decisione impugnata. In particolare, le società Bouygues
         non possono validamente sostenere che la Commissione non ha motivato a sufficienza di diritto solo la propria conclusione
         secondo cui le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 non comportavano un trasferimento di risorse statali malgrado
         i diversi studi giuridici prodotti durante il procedimento amministrativo che conducevano alla tesi contraria, dato che tali
         motivi si trovano esposti, tra gli altri, ai ‘considerando’ 214-219 di detta decisione.
      
      323    Infine, si deve rilevare che gli argomenti delle società Bouygues riassunti ai punti 177-181 supra mirano in realtà a contestare
         la fondatezza del rifiuto della Commissione di qualificare le dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 come aiuti
         di Stato e non un presunto difetto di motivazione nella decisione impugnata ai sensi dell’art. 253 CE.
      
      324    Occorre quindi respingere anche la seconda parte del presente motivo e, pertanto, il secondo motivo delle società Bouygues
         nel suo complesso.
      
      325    Di conseguenza, la domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata proposta dalle società Bouygues deve essere
         respinta nel suo insieme, senza che occorra esaminare le eccezioni di irricevibilità delle conclusioni dell’interveniente
         FT nella causa T‑450/04.
      
      326    Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, va annullato l’art. 1 della decisione impugnata per le cause di
         illegittimità dedotte nel secondo e nel terzo motivo della Repubblica francese e della FT.
      
      II –  Sulla domanda di annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata
      327    Considerato l’annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata, sulla base dei motivi dedotti dalla Repubblica francese
         e dalla FT nelle cause T‑425/04 e T‑444/04, sono rimaste senza oggetto le loro domande nonché quella delle società Bouygues
         nella causa T‑450/04 e quella dell’AFORS nella causa T‑456/04 di ottenere l’annullamento dell’art. 2 di detta decisione, che
         constata l’assenza di necessità di recuperare l’aiuto menzionato all’art. 1.
      
      328    Infatti, l’annullamento dell’art. 1 di detta decisione a seguito dei ricorsi proposti nelle cause T‑425/04 e T‑444/04 produce
         un effetto erga omnes tale da conferirgli l’autorità assoluta del giudicato [sentenza della Corte 1° giugno 2006, cause riunite
         C‑442/03 P e C‑471/03 P, P&O European Ferries (Vizcaya) e Diputación Foral de Vizcaya/Commissione, Racc. pag. I‑4845, punto 43,
         e sentenza del Tribunale 4 marzo 2009, cause riunite T‑265/04, T‑292/04 e T‑504/04, Tirrenia di Navigazione e a./Commissione,
         non pubblicata nella Raccolta, punto 159]. 
      
      329    Tale annullamento implica la scomparsa, con effetto retroattivo, della constatazione, contenuta all’art. 1 della decisione
         impugnata, dell’esistenza di un aiuto incompatibile con il mercato comune. Ne consegue che anche la dichiarazione di non recupero
         di tale aiuto, contenuta all’art. 2 di detta decisione, perde il proprio oggetto con effetto retroattivo.
      
      330    Di conseguenza, come unanimemente riconosciuto in udienza dalle parti in risposta ad un quesito del Tribunale, cosa di cui
         si è preso atto nel verbale d’udienza, non vi è più luogo a provvedere sulle domande di annullamento proposte dalla Repubblica
         francese, dalla FT, dalle società Bouygues e dall’AFORS nei confronti dell’art. 2 della decisione impugnata, né di valutare
         la fondatezza dei motivi degli argomenti dedotti da tali ricorrenti a sostegno di dette domande.
      
       Sulle spese
      I –  In generale
      331    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. 
      
      332    Inoltre, ai sensi dell’art. 87, n. 6, del regolamento di procedura, in caso di non luogo a provvedere, il Tribunale decide
         sulle spese in via equitativa. 
      
      333    Infine, ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo e terzo comma, del regolamento di procedura, da un lato, gli Stati membri intervenuti
         sopportano le loro spese e, dall’altro, il Tribunale può ordinare che un interveniente sopporti le proprie spese.
      
      II –  Cause T‑425/04 e T‑444/04
      334    Poiché la Commissione è risultata soccombente nelle cause T‑425/04 e T‑444/04 e considerato il carattere accessorio, in tali
         cause, della domanda di annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata, su cui non vi è più luogo a provvedere, si deve
         condannare la Commissione a sopportare le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Repubblica francese e dalla FT.
      
      335    In applicazione dell’art. 87, n. 4, terzo comma, del regolamento di procedura, le società Bouygues sopporteranno le proprie
         spese.
      
      III –  Causa T‑450/04
      336    Poiché le società Bouygues sono risultate soccombenti per quanto riguarda la loro domanda di annullamento dell’art. 1 della
         decisione impugnata e considerato il non luogo a provvedere sulla loro domanda di annullamento dell’art. 2 di detta decisione,
         occorre decidere che esse sopporteranno le proprie spese nonché la metà delle spese sostenute dalla Commissione. La Commissione
         sopporterà la metà delle proprie spese.
      
      337    In applicazione dell’art. 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, la Repubblica francese sopporterà le proprie
         spese.
      
      338    In applicazione dell’art. 87, n. 4, terzo comma, del regolamento di procedura, la FT sopporterà le proprie spese.
      
      IV –  Causa T‑456/04
      339    Considerato il non luogo a provvedere sulla domanda di annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata, occorre decidere
         che l’AFORS e la Commissione sopporteranno le proprie spese.
      
      340    In applicazione dell’art. 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, la Repubblica francese sopporterà le proprie
         spese.
      
      341    In applicazione dell’art. 87, n. 4, terzo comma, del regolamento di procedura, la FT sopporterà le proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Terza Sezione ampliata)
      dichiara e statuisce:
      1)      L’art. 1 della decisione della Commissione 2 agosto 2004, 2006/621/CE, relativa all’aiuto di Stato al quale la Francia ha
            dato esecuzione a favore di France Télécom, è annullato.
      2)      Non vi è più luogo a provvedere sulle domande di annullamento dell’art. 2 della decisione 2006/621.
      3)      Nelle cause T‑425/04 e T‑444/04, la Commissione europea sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Repubblica
            francese e dalla France Télécom SA.
      4)      Nelle cause T‑425/04 e T‑444/04, la Bouygues SA e la Bouygues Télécom SA sopporteranno le proprie spese.
      5)      Nella causa T‑450/04, la Bouygues e la Bouygues Télécom sopporteranno le proprie spese nonché la metà delle spese sostenute
            dalla Commissione. 
      6)      Nella causa T‑450/04, la Commissione sopporterà la metà delle proprie spese.
      7)      Nella causa T‑456/04, l’Association française des opérateurs de réseaux et services de télécommunications (AFORS Télécom)
            e la Commissione sopporteranno le proprie spese.
      8)      Nelle cause T‑450/04 e T‑456/04, la Repubblica francese e la France Télécom sopporteranno le proprie spese.
      
               Azizi
            
            
               Cremona
            
            
               Labucka
            
         
               Frimodt Nielsen 
            
             
            
                     O’Higgins
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 21 maggio 2010.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
          
            
               E. Coulon       
            
             
         
      Indice
      
      Fatti
      I – Situazione finanziaria della France Télécom nel periodo tra il 2001 e il 2004
      II – Procedimento amministrativo
      III – Decisione impugnata
      A – Notifica della decisione impugnata
      B – Dispositivo della decisione impugnata
      C – Constatazioni della Commissione relative alla situazione finanziaria della FT tra il giugno 2002 e il marzo 2003
      D – Oggetto della decisione impugnata
      E – Applicazione dell’art. 87, n. 1, CE e del principio dell’investitore privato avveduto in economia di mercato
      F – Compatibilità dell’aiuto in questione con il mercato comune
      G – Recupero dell’aiuto in questione
      Procedimento e conclusioni delle parti
      I – Cause T‑425/04 e T‑444/04
      II – Causa T‑450/04
      III – Causa T‑456/04
      IV – Misure di organizzazione del procedimento, rinvio ad un collegio giudicante ampliato e riunione
      V – Fase orale del procedimento
      In diritto
      I – Sulla domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata
      A – Sui motivi di irricevibilità dedotti nell’ambito delle cause T‑425/04, T‑444/04, T‑450/04 e T‑456/04
      1. Argomenti delle parti
      2. Giudizio del Tribunale
      a) Osservazioni preliminari
      b) Sull’interesse della Repubblica francese e della FT ad agire contro l’art. 1 della decisione impugnata
      c) Sull’interesse delle società Bouygues ad agire contro l’art. 1 della decisione impugnata
      d) Sulla ricevibilità della presunta domanda di annullamento dell’art. 1 della decisione impugnata da parte dell’AFORS
      B – Sulla legittimità dell’art. 1 della decisione impugnata
      1. Argomenti delle parti
      a) Sunto dei motivi di annullamento
      b) Argomenti della Repubblica francese e della FT
      Osservazione preliminare
      Sul secondo motivo della Repubblica francese e della FT
      Sul terzo motivo della Repubblica francese e della FT
      Sugli argomenti complementari fatti valere dalla Repubblica francese e dalla FT in qualità di intervenienti nella causa T‑450/04
         e in risposta ai quesiti scritti del Tribunale
      
      c) Argomenti delle società Bouygues
      Sul primo motivo delle società Bouygues
      Sul secondo motivo delle società Bouygues
      d) Argomenti della Commissione
      Sulla prima parte del secondo motivo della Repubblica francese e della FT
      Sulla seconda parte del secondo motivo della Repubblica francese e della FT
      Sul terzo motivo della Repubblica francese e della FT
      – Sull’errore manifesto di valutazione relativo alla dichiarazione del 12 luglio 2002
      – Sull’errore manifesto di valutazione per quanto riguarda l’applicabilità del criterio dell’investitore privato avveduto
      – Sull’errore manifesto di valutazione relativo al comportamento dello Stato francese in quanto investitore avveduto
      Sul primo motivo delle società Bouygues
      – Sugli argomenti delle società Bouygues
      – Sugli argomenti dell’interveniente FT
      Sul secondo motivo delle società Bouygues
      Sugli argomenti complementari dedotti dalla Commissione in risposta ai quesiti scritti del Tribunale
      2. Giudizio del Tribunale
      a) Sulla nozione di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE
      b) Sull’esistenza di un vantaggio conferito dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e dal progetto di prestito
         di azionista
      
      Osservazioni preliminari
      Sul vantaggio derivante dalle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002
      Sul vantaggio derivante dal progetto di prestito di azionista
      c) Sull’esistenza di un trasferimento di risorse statali
      Osservazioni preliminari
      Sul trasferimento di risorse statali legato alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002
      Sul trasferimento di risorse statali legato all’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista e all’offerta
         del 20 dicembre 2002 del contratto di prestito di azionista
      
      – Osservazioni preliminari
      – Sull’annuncio del 4 dicembre 2002 del progetto di prestito di azionista
      – Sull’offerta del 20 dicembre 2002 del contratto di prestito di azionista
      – Sul trasferimento di risorse statali legato alle dichiarazioni formulate a partire dal luglio 2002 e alle misure del dicembre
         2002
      
      d) Sul secondo motivo delle società Bouygues, attinente alla contraddittorietà ed all’insufficienza della motivazione, contrarie
         all’art. 253 CE
      
      II – Sulla domanda di annullamento dell’art. 2 della decisione impugnata
      Sulle spese
      I – In generale
      II – Cause T‑425/04 e T‑444/04
      III – Causa T‑450/04
      IV – Causa T‑456/04
      * Lingua processuale: il francese.