CELEX: 52011SC0827
Language: it
Date: 2011-06-07 00:00:00
Title: Recommendation for a COUNCIL RECOMMENDATION on the National Reform Programme 2011 of the United Kingdomand delivering a Council opinionon the updated Convergence Programme of the United Kingdom, 2011-2014

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		52011SC0827
		
			Recommendation for a COUNCIL RECOMMENDATION on the National Reform Programme 2011 of the United Kingdomand delivering a Council opinionon the updated Convergence Programme of the United Kingdom, 2011-2014
			
				
		
		
			
			   	Raccomandazione di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
sul programma nazionale di riforma 2011 del
Regno Unito
e che formula un parere del Consiglio
sul programma aggiornato di convergenza 2011-2014 del Regno Unito
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, in particolare l’articolo 121, paragrafo 2, e l’articolo
148, paragrafo 4,
visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del
Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle
posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle
politiche economiche[1], in
particolare l’articolo 9, paragrafo 3,
vista la raccomandazione della Commissione
europea[2],
viste le conclusioni del Consiglio europeo,
visto il parere del comitato per l’occupazione,
sentito il comitato economico e finanziario,
considerando quanto segue:
(1)              
Il 26 marzo 2010 il Consiglio europeo ha approvato
la proposta della Commissione europea di lanciare Europa 2020, una nuova
strategia per l'occupazione e la crescita basata su un maggior coordinamento
delle politiche economiche e incentrata sui settori chiave in cui occorre
intervenire per incentivare il potenziale di crescita sostenibile e di
competitività dell'Europa.
(2)              
Il Consiglio ha adottato il 13 luglio 2010 una
raccomandazione sugli indirizzi di massima per le politiche economiche degli
Stati membri e dell’Unione (per il periodo 2010-2014) e il 21 ottobre 2010 una
decisione sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore
dell’occupazione[3], che insieme formano gli
“orientamenti integrati”. Gli Stati membri sono stati invitati a tener conto
degli orientamenti integrati nelle proprie politiche nazionali in materia
economica e di occupazione.
(3)              
Il 12 gennaio 2011 la Commissione ha adottato la
prima analisi annuale della crescita, che segna l’inizio di un nuovo ciclo di
governance economica nell’UE e del primo semestre europeo di coordinamento
integrato e ex-ante delle politiche, che si fonda sulla strategia Europa 2020. 
(4)              
Il 25 marzo 2011 il Consiglio europeo ha approvato
le priorità per il risanamento finanziario e le riforme strutturali (in linea
con le conclusioni del Consiglio del 15 febbraio e del 7 marzo 2011 e in
seguito all’analisi annuale della crescita della Commissione). Il Consiglio
europeo ha rilevato che occorre attribuire priorità al ripristino di bilanci
sani e alla sostenibilità dei conti pubblici, alla riduzione della
disoccupazione attraverso riforme del mercato del lavoro e a nuovi sforzi
intesi ad aumentare la crescita. Esso ha invitato gli Stati membri a tradurre
tali priorità in misure concrete che saranno inserite nei rispettivi programmi
di stabilità o di convergenza e nei programmi nazionali di riforma.
(5)              
Il 28 aprile 2011 il Regno Unito ha presentato il
suo programma di convergenza aggiornato per il 2011, che copre il periodo
2011-2014, e il suo programma nazionale di riforma per il 2011. Onde tener
conto di eventuali correlazioni, i due programmi sono stati valutati
contemporaneamente. 
(6)              
Il Regno Unito, caratterizzato da un ampio settore
finanziario integrato a livello mondiale e da un elevato indebitamento delle
famiglie, ha risentito particolarmente della crisi finanziaria internazionale.
Il PIL è sceso dello 0,1% nel 2008 e del 4,9% nel 2009. Il governo del Regno
Unito è intervenuto pesantemente per sostenere le banche e ha conferito un
volume enorme di liquidità supplementare all'intero settore. Il disavanzo
pubblico è aumentato di 8,5 punti percentuali in due anni, passando all'11,2%
del PIL nel 2009. Il tasso di disoccupazione è salito dal 5,3% nel 2007 al 7,6%
nel 2009. La crescita trimestrale è ripartita nel quarto trimestre del 2009,
anche se la produzione rimane al di sotto del suo picco precedente alla crisi.
A breve termine si prevedono una crescita moderata, determinata da un notevole
volume di investimenti delle imprese, e una ripresa delle esportazioni nette su
impulso dei tassi di cambio. Tuttavia, la crescita sarà frenata dall'incremento
debole o negativo del consumo delle famiglie e delle pubbliche amministrazioni.
Nel 2011 l'inflazione dovrebbe rimanere a un livello nettamente superiore
all'obiettivo ufficiale del 2%, riflettendo le maggiorazioni dell'imposta sul
valore aggiunto e i rincari dei prezzi delle importazioni e dell'energia, per
poi scendere nel 2012. Con una crescita salariale che rimane bassa, è probabile
che l'inflazione eroda i redditi reali. I principali rischi di un peggioramento
rispetto alle previsioni sono che la ripresa degli investimenti delle imprese o
delle esportazioni nette non si concretizzi e che il persistente alto tasso di
inflazione impedisca di utilizzare la politica monetaria per controbilanciare
la diminuzione della spesa pubblica.
(7)              
Basandosi sulla valutazione del programma di
convergenza aggiornato a norma del regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio,
il Consiglio ritiene plausibile lo scenario macroeconomico su cui si basano le
proiezioni di bilancio, tranne per il 2012, anno in cui risulta lievemente
troppo favorevole. Il programma non include l'obiettivo a medio termine (OMT)
previsto dal codice di condotta, che può però essere desunto dai traguardi ivi
contenuti. L'obiettivo della strategia di bilancio è riportare il disavanzo dal
9,9% nel 2010-2011 all'1,7% nel 2015-16, prevalentemente mediante il
contenimento della spesa. Il programma prevede di riportare il disavanzo al di
sotto del valore di riferimento del 3%, entro il 2014-15, termine fissato dal
Consiglio. Secondo le proiezioni di bilancio del programma il rapporto
debito/PIL, pari al 78,7% nel 2010-2011, dovrebbe salire all'87,2% entro il
2013-14 per poi iniziare a scendere lentamente. L'aggiustamento di bilancio
medio annuo nel periodo che va dal 2010-2011 al 2014-15 è pari all'1,6%, un
livello leggermente inferiore a quello raccomandato dal Consiglio nel dicembre
2009 (1,75% del PIL) ma comunque appropriato, poiché l'aggiustamento parte da
un disavanzo di bilancio nettamente inferiore alle previsioni nel 2009-2010 ed
è pertanto coerente con una riduzione del disavanzo nominale al di sotto del
valore di riferimento entro il 2014-15. Il Regno Unito sembra essere ad alto
rischio per quanto concerne la sostenibilità a lungo termine delle finanze
pubbliche. Al costo a lungo termine dell'invecchiamento della popolazione,
superiore alla media UE, è ulteriormente accentuato dalla posizione di bilancio
attuale. Sulla base dell'attuale posizione di bilancio, il debito dovrebbe
aumentare fino al 128% del PIL entro il 2020. Tuttavia, la piena attuazione del
programma sarebbe sufficiente per cominciare a ridurre il debito, che
resterebbe però al di sopra dell'80% nel 2020.
(8)              
L'attuazione del risanamento di bilancio proposto
rimane una sfida estremamente impegnativa. Evitare qualsiasi scostamento dai
piani di spesa pubblicati sarà fondamentale per ripristinare una posizione di
bilancio sostenibile. In tale ottica, visti i tassi tradizionalmente bassi
degli investimenti nelle infrastrutture pubbliche, specialmente nel settore dei
trasporti, occorre privilegiare la spesa atta a promuovere la crescita.
Garantire avanzi primari sufficienti nel medio periodo, come già previsto nel
programma, contribuirebbe a migliorare la sostenibilità delle finanze
pubbliche.
(9)              
La flessibilità del mercato occupazionale del Regno
Unito gli ha consentito di far fronte in maniera relativamente soddisfacente
alla forte contrazione del PIL verificatasi durante la crisi. L'aumento della
disoccupazione, tuttavia, ha riguardato soprattutto i giovani: tra il 2008 e il
2010 il tasso di disoccupazione giovanile è passato dal 15% a quasi il 20%. Gli
scarsi risultati dei giovani sul mercato del lavoro sono collegati a problemi
più generali e strutturali di acquisizione delle competenze. Nel Regno Unito la
percentuale dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni che abbandonano
prematuramente gli studi e la formazione (15,7%) è superiore alla media UE
(14,4%). A fronte di una percentuale particolarmente alta di persone di età
compresa tra i 25 e i 64 anni con livelli di qualifica elevati, esistono lacune
a livello di competenze intermedie, in quanto la percentuale di persone di tale
categoria è attualmente inferiore alla media UE. L'alta percentuale di bambini
che vive in famiglie di disoccupati rappresenta un altro problema di rilievo
per il mercato occupazionale del Regno Unito: il livello attuale (17,5%) è il
più alto dell'UE, a fronte di una media globale del 10,2%. Il problema è
particolarmente serio per le famiglie monoparentali e rispecchia la carenza di
incentivi finanziari e di soluzioni valide per la custodia dei bambini: oltre
il 32% delle persone con responsabilità di assistenza è inattivo o lavora a
tempo parziale per mancanza di strutture (4 punti percentuali al di sopra della
media dell'UE). 
(10)          
Nel decennio precedente alla crisi il Regno Unito
ha registrato un boom dei prezzi immobiliari. Dopo un crollo successivo alla
crisi, i prezzi sono in parte risaliti e rimangono a livelli eccezionalmente
elevati. Anche il volume delle transazioni è crollato ed è rimasto molto basso.
Il boom dei prezzi immobiliari ha contribuito al notevole aumento
dell'indebitamento delle famiglie e ad una crescita non sostenibile dei consumi
delle famiglie nel decennio precedente alla crisi. Il crollo delle transazioni
immobiliari ha determinato una riduzione del corrispondente gettito fiscale,
contribuendo a peggiorare la posizione di bilancio del Regno Unito. Le carenze
del mercato immobiliare, inoltre, spiegano in parte la notevole entità della
spesa del Regno Unito per i sussidi abitativi e il gran numero di abitanti che
vive in alloggi sovvenzionati dallo Stato. Il Regno Unito ha annunciato le
prime riforme del suo sistema di pianificazione e della normativa sulle
ipoteche. Vista l'importanza di questo impegnativo processo per tutti i settori
dell'economia del Regno Unito, è opportuno partire da queste misure per porre
in essere un pacchetto più completo di riforme, anche per quanto riguarda il
mercato ipotecario e l'imposizione dei beni immobili.
(11)          
Una ripresa degli investimenti privati darebbe un
contributo determinante al necessario riequilibrio dell'economia in termini di
minore dipendenza dal consumo interno e contribuirebbe a incrementare la
produttività. Gli studi indicano che la disponibilità e il costo del credito
frenano considerevolmente gli investimenti e i piani di espansione nel settore
privato, in particolare per le imprese di minori dimensioni che dipendono dai
finanziamenti bancari. Il tasso di crescita annuale dei prestiti alle PMI è
negativo dalla fine del 2009, con una contrazione ancora più pronunciata per i
prestiti alle piccole imprese. Inoltre, benché lo spread rispetto ai tassi di
riferimento sembri essersi stabilizzato per le medie imprese, esso è aumentato
leggermente per le piccole imprese. Il Regno Unito ha recentemente introdotto
una serie di misure volte a migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti,
tra cui veicoli di investimento finanziati dallo Stato e un accordo con le
banche britanniche perché aumentino il credito lordo alle PMI. Per trovare una
soluzione che possa continuare a funzionare senza un costante intervento del
governo occorre un'ulteriore riforma al fine di migliorare la concorrenza nel
settore bancario e facilitare lo sviluppo dei mercati per i finanziamenti non
bancari accessibili alle piccole imprese.
(12)          
La Commissione ha valutato il programma di
convergenza e il programma nazionale di riforma[4], tenendo conto
non solo della loro pertinenza per la sostenibilità della politica
socioeconomica e di bilancio del Regno Unito, ma anche della loro conformità
con le norme e gli orientamenti dell'UE, vista la necessità di rafforzare la
governance economica globale dell'Unione europea fornendo, a livello di UE, un
contributo alle future decisioni nazionali. La Commissione ritiene che i
programmi contengano misure ambiziose volte a ridurre il disavanzo e incoraggia
il governo a procedere come previsto. Occorre inoltre adottare altre misure per
riformare il mercato immobiliare, ridurre la disoccupazione giovanile e
l'abbandono scolastico, affrontare il problema dei bambini che vivono in
famiglie di disoccupati e migliorare la disponibilità di credito per il settore
privato.
(13)          
Alla luce della valutazione che precede e tenuto
conto della raccomandazione del Consiglio del 2 giugno 2010 a norma
dell’articolo 126, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, il Consiglio ha esaminato il programma di convergenza aggiornato del
Regno Unito per il 2011; il suo parere[5] trova riscontro, in
particolare, nella raccomandazione di cui ai successivi punti (1) e (2). Tenuto
conto delle conclusioni del Consiglio europeo del 25 marzo 2011, il Consiglio
ha altresì esaminato il programma nazionale di riforma del Regno Unito,
RACCOMANDA che il Regno Unito adotti
provvedimenti nel periodo 2011-2012 al fine di:
(1)                   
attuare il risanamento di bilancio previsto
puntando a un disavanzo pari al 6,2% del PIL per il 2012-13, evitando di
discostarsi dagli ambiziosi obiettivi di riduzione della spesa e rafforzando in
tal modo la sostenibilità a lungo termine; in tale ottica, privilegiare la
spesa atta a promuovere la crescita, anche nel campo della ricerca e
dell'innovazione, e gli investimenti nelle infrastrutture;
(2)                   
elaborare un programma di riforme per ovviare
all'effetto destabilizzante dell'andamento dei prezzi immobiliari sulle finanze
pubbliche, sul settore finanziario e sull’economia onde ridurre i problemi di
accessibilità e la necessità di sovvenzioni pubbliche per gli alloggi. Il
programma dovrebbe comprendere riforme riguardanti il mercato ipotecario,
l'imposizione dei beni immobili e il sistema di pianificazione; 
(3)                   
prendere misure per combattere la disoccupazione
giovanile, con l'adozione di una strategia globale per ridurre il fenomeno
dell’abbandono scolastico, entro la fine del 2012. Ovviare alla carenza di
competenze aumentando il numero di lavoratori in possesso di competenze
intermedie, in linea con le esigenze del mercato occupazionale; 
(4)                   
adottare misure volte a ridurre l'alta percentuale
di famiglie di disoccupati aumentando l'offerta di strutture per la custodia
dei bambini onde facilitare la partecipazione al mercato del lavoro dei
genitori soli e di coloro che costituiscono la seconda fonte di reddito
familiare; 
(5)                   
migliorare in modo significativo la disponibilità
di finanziamenti bancari e non bancari per il settore privato, in particolare
le PMI. Promuovere la concorrenza nel settore bancario e riflettere su come
migliorare l'accesso ai finanziamenti non bancari quali il venture capital, il
capitale di rischio e i fondi di origine pubblica. 
Fatto a 
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
[2]               GU C … del …, pag. .
[3]               Mantenuti per il 2011 mediante decisione
2011/308/UE del Consiglio del 19 maggio 2011.
[4]               SEC(2011) 736.
[5]               Previsto all'articolo 9, paragrafo 3, del regolamento
(CE) n.1466/97 del Consiglio.