CELEX: 62001CC0042
Language: it
Date: 2004-01-22 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Tizzano del 22 gennaio 2004. # Repubblica portoghese contro Commissione delle Comunità europee. # Controllo comunitario delle operazioni di concentrazione tra imprese - Art. 21, n. 3, del regolamento (CEE) del Consiglio n. 4064/89 - Tutela degli interessi legittimi da parte degli Stati membri - Competenza della Commissione. # Causa C-42/01.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALEANTONIO TIZZANOpresentate il 22 gennaio 2004(1)
         Causa C-42/01 Repubblica portoghesecontroCommissione delle Comunità europee
            «Controllo delle operazioni di concentrazione  –  Articolo 21, n. 3, del regolamento (CEE) n. 4064/89  –  Protezione di interessi legittimi da parte degli Stati membri»
            
      
         
        1.        La presente causa ha ad oggetto il ricorso presentato dalla Repubblica portoghese, ex art. 230 CE, per l’annullamento della
      decisione C‑(2000) 3543 final-PT, del 22 novembre 2000, adottata dalla Commissione ai sensi dell’art. 21 del regolamento n. 4064/89
      [regolamento (CEE) n. 4064/89 del Consiglio, del 21 dicembre 1989, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione
      tra imprese 
         			(2)
         		; nel prosieguo, anche: il «regolamento concentrazioni»]. Con la decisione impugnata la Commissione ha in particolare dichiarato
      contrari al diritto comunitario gli interessi tutelati da due provvedimenti del ministro portoghese delle finanze, con i quali
      era stata rifiutata la necessaria autorizzazione per l’acquisto di azioni di una società in via di privatizzazione, ed ha
      precisato l’obbligo per le autorità portoghesi di ritirare detti provvedimenti.
      
      
      I –  Quadro normativoLa normativa comunitaria
        2.        Com'è noto, per contribuire alla creazione di «un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato
      interno» (art. 3, lett. g), CE), il regolamento n. 4064/89 ha istituito un controllo preventivo sulle operazioni di concentrazione
      di dimensione comunitaria 
         			(3)
         		. A tal fine, esso ha in particolare stabilito che dette operazioni vanno tempestivamente notificate alla Commissione e non
      possono essere realizzate in assenza di un’esplicita od implicita autorizzazione della stessa 
         			(4)
         		. A tale istituzione sono stati di conseguenza assegnati brevi e perentori termini per stabilire se le operazioni in questione
      siano «compatibili con il mercato comune», e cioè se «non [creino] o non [rafforzino] una posizione dominante, da cui risulti
      che una concorrenza effettiva sia ostacolata in modo significativo nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso» 
         			(5)
         		.
      
      
        3.        In tale contesto, per quanto qui interessa, l’art. 21 del regolamento dispone quanto segue:
      «1.     Fatto salvo il controllo da parte della Corte di giustizia, la Commissione ha competenza esclusiva per adottare le decisioni
      previste dal presente regolamento.
       2.       Gli Stati membri non applicano la loro normativa nazionale sulla concorrenza alle operazioni di concentrazione di dimensione
      comunitaria.
      (…)
       3.       Nonostante i paragrafi 1 e 2, gli Stati membri possono adottare appropriati provvedimenti per tutelare interessi legittimi
      diversi da quelli presi in considerazione dal presente regolamento e compatibili con i principi generali e le altre disposizioni
      del diritto comunitario.
       Sono considerati interessi legittimi ai sensi del primo comma la sicurezza pubblica, la pluralità dei mezzi di informazione,
      le norme prudenziali.
       Qualsiasi altro interesse pubblico è comunicato dallo Stato membro interessato alla Commissione ed accettato dalla stessa,
      previo esame della sua compatibilità con i principi generali e le altre disposizioni del diritto comunitario, prima che i
      provvedimenti di cui sopra possano essere presi. La Commissione notifica la sua decisione allo Stato membro interessato entro
      un mese dalla data della suddetta comunicazione».
      La normativa nazionale
      
        4.        Per quanto riguarda la rilevante normativa nazionale, occorre segnalare il decreto legge 15 novembre 1993, n. 380 (in prosieguo:
      il «decreto legge n. 380/93») 
         			(6)
         		, adottato in applicazione della legge quadro sulle privatizzazioni 5 aprile 1990, n. 11 (in prosieguo: la «legge quadro sulle
      privatizzazioni» o la «legge n. 11/90») 
         			(7)
         		. Ai presenti fini, va in particolare richiamato l’art. 1 di tale decreto, che così dispone:
      «1.     L'acquisizione inter vivos, a titolo oneroso o gratuito, da parte di un’unica persona, fisica o giuridica, di azioni societarie
      che rappresentano più del 10% del capitale con diritto di voto, nonché l'acquisizione di azioni che, sommate a quelle già
      possedute, superano tale limite, nel caso di società destinate ad operazioni di riprivatizzazione, è soggetta a previa autorizzazione
      del ministro delle finanze.
       2.       Salvo quanto viene stabilito in ciascuna operazione di privatizzazione, il disposto di cui al precedente paragrafo si applica
      soltanto agli atti di acquisizione successivi all'operazione di privatizzazione».
      
      
      II –  Fatti e proceduraL’operazione relativa all’acquisizione di Cimpor
        5.        La presente controversia trae origine dalla progettata acquisizione della società portoghese Cimpor-Cimentos de Portugal SGPS
      (in prosieguo: «Cimpor») da parte della società portoghese Secil-Companhia Geral de Cal e Cimento SA (in prosieguo: «Secil»)
      e della società svizzera Holderbank Financière Glaris SA (in prosieguo: «Holderbank»). Tale acquisizione sarebbe dovuta avvenire
      per il tramite della società spagnola Secilpar SL (in prosieguo: «Secilpar»), al 100% di proprietà di Secil, ed avrebbe dovuto
      portare alla spartizione delle attività di Cimpor tra Secil e Holderbank: alla prima sarebbero andate le attività in Spagna
      e in Egitto, più una parte delle attività in Brasile; alla seconda sarebbero invece andate le attività in Portogallo, Marocco,
      Tunisia e Mozambico, più l'altra parte delle attività in Brasile.
      
      
        6.        Al momento della progettata acquisizione, Cimpor – per lungo tempo interamente di proprietà dello Stato – era al centro di
      un processo di privatizzazione che, a partire dal 1994, aveva condotto le autorità portoghesi a ridurre gradualmente la loro
      partecipazione (scesa al 12,7% del capitale sociale all’epoca dei fatti di causa) ed a quotare la società alla borsa di Lisbona.
      Nonostante tale processo di privatizzazione, l’art. 22 dello statuto della società ricollegava diritti speciali alle azioni
      mantenute dallo Stato (c.d. «golden share»), riconoscendo al governo portoghese un diritto di veto sulle decisioni strategiche
      e sulle modifiche dello statuto. Ai sensi dell'art. 7 dello statuto, inoltre, nessun azionista al di fuori dello Stato o di
      altri enti pubblici poteva esprimere un voto superiore al 10% di quelli complessivi. 
      
      
        7.        Il 15 giugno 2000 Secilpar ha lanciato un’offerta pubblica d’acquisto delle azioni di Cimpor (in prosieguo: l’«OPA»), subordinata
      inter alia alle seguenti condizioni: i) l'accettazione dell'offerta da parte degli azionisti che detenevano almeno il 67%
      del capitale sociale; ii) la cessazione dei diritti speciali del governo portoghese, eventualmente anche tramite l’adesione
      all’OPA; iii) l’eliminazione da parte dell'assemblea degli azionisti delle limitazioni all'esercizio del diritto di voto previste
      all’art. 7 dello statuto.
      I provvedimenti adottati dalle autorità portoghesi
      
        8.        Prima ancora di essere notificata alla Commissione ai sensi del regolamento concentrazioni (come vedremo tra breve), il 16
      giugno 2000 tale operazione è stata comunicata al ministro portoghese delle finanze, al fine di ottenere l’autorizzazione
      di cui all’art. 1 del decreto legge n. 380/93 
         			(8)
         		.
      
      
        9.        Con provvedimento del 5 luglio 2000, il ministro ha tuttavia rifiutato l’autorizzazione, precisando che il governo portoghese
      non intendeva rinunciare ai diritti speciali riconosciutigli dallo statuto della società e si opponeva all’eliminazione delle
      limitazioni al diritto di voto da questo previste.
      
      
        10.      Il 7 luglio 2000 Secilpar e Holderbank hanno rivolto al ministro delle finanze una nuova richiesta di autorizzazione, in cui
      dichiaravano di non subordinare più l’OPA: i) alla cessazione dei diritti speciali dello Stato portoghese in Cimpor; ii) alla
      vendita della partecipazione statale al di fuori delle procedure previste dalla legge quadro sulle privatizzazioni.
      
      
        11.      Su tale nuova richiesta il ministro si è pronunciato l’11 agosto 2000.
      
      
        12.      Nel provvedimento esso ha anzitutto sottolineato che l’assemblea generale di Cimpor aveva respinto la proposta di eliminare
      le limitazioni all'esercizio del diritto di voto, sicché l’OPA sembrava essere divenuta priva di effetto. Scendendo poi nel
      merito della questione, il ministro ha comunque rifiutato l’autorizzazione richiesta, facendo valere che le finalità perseguite
      dalle richiedenti si ponevano in contrasto con gli obiettivi della privatizzazione. Le ragioni di tale contrasto venivano
      in particolare individuate: i) nel fatto che l’acquisizione avrebbe comportato il ritiro di Cimpor dal mercato portoghese
      dei capitali; ii) nell’incompatibilità del progetto industriale delle richiedenti con le strategie del governo portoghese
      relative alla ristrutturazione del settore; nonché nel fatto iii) che l’acquisizione avrebbe impedito la cessione a condizioni
      economico-finanziarie ottimali della partecipazione dello Stato in Cimpor; e iv) che l’acquisizione avrebbe comportato una
      lesione del principio di eguaglianza nell’ambito dell’ultima fase del processo di privatizzazione.
      
      
        13.      A seguito della decisione negativa del ministro, lo stesso 11 agosto 2000, la Comissão do Mercado de Valores Mobiliários (Commissione
      del mercato dei valori mobiliari) ha informato Secilpar della sua decisione di ordinare il ritiro dell’OPA.
      La notifica dell’operazione alla Commissione ed i rilievi da questa formulati in merito ai provvedimenti portoghesi
      
        14.      Come anticipato, dopo essere stata comunicata al ministro delle finanze, la progettata acquisizione di Cimpor è stata notificata
      alla Commissione ai sensi del regolamento concentrazioni. La notifica dell’operazione, effettuata il 4 luglio 2000, è stata
      ritenuta incompleta dalla Commissione, che ha di conseguenza invitato le parti ad integrarla entro il 28 agosto 2000, termine
      poi prorogato al successivo 15 settembre. Non essendo tuttavia pervenute neppure a tale data le informazioni richieste, la
      Commissione ha deciso di sospendere l'analisi dell'operazione. L’11 gennaio 2001 la notifica dell’operazione di concentrazione
      è stata infine ritirata.
      
      
        15.      Nel frattempo, il 16 agosto 2000 il capo di gabinetto del ministro portoghese delle finanze aveva comunicato «a titolo privato»
      al capo di gabinetto del commissario responsabile per la politica di concorrenza il ricordato provvedimento dell’11 agosto,
      con il quale per la seconda volta era stata negata a Secilpar e Holderbank l'autorizzazione ad acquisire una partecipazione
      in Cimpor superiore al 10% del capitale sociale. 
      
      
        16.      In seguito a ciò, con lettera del 21 settembre 2000 il commissario responsabile per la politica di concorrenza ha informato
      il ministro portoghese dell’avvenuta notifica dell’operazione e gli ha manifestato i dubbi della Commissione sulla compatibilità
      delle sue decisioni del 5 luglio e dell’11 agosto 2000 con l’art. 21 del regolamento concentrazioni. 
      
      
        17.      Nella lettera veniva in particolare osservato che dette decisioni non sembravano volte a tutelare alcuno degli interessi ritenuti
      «legittimi» dal secondo comma dell’art. 21, n. 3, del regolamento (la sicurezza pubblica, la pluralità dei mezzi di informazione
      e le norme prudenziali; nel prosieguo: gli «interessi legittimi per se»). La Commissione aveva di conseguenza l’impressione che il governo portoghese fosse venuto meno agli obblighi derivanti
      dal terzo comma dell’art. 21, n. 3, in forza del quale avrebbe dovuto comunicare a detta istituzione i diversi interessi pubblici
      tutelati, al fine di consentirle di valutare la loro compatibilità con il diritto comunitario, ed aspettare la sua approvazione.
      
      
        18.      La Commissione precisava inoltre che, se fosse giunta alla conclusione che gli interessi tutelati con le decisioni del 5 luglio
      e dell’11 agosto 2000 erano effettivamente diversi da quelli legittimi per se, avrebbe adottato le misure opportune. Essa aggiungeva poi che avrebbe adottato adeguati provvedimenti anche nel caso in
      cui gli interessi effettivamente tutelati (diversi da quelli legittimi per se) si fossero rivelati incompatibili con il diritto comunitario. Infine, la Commissione invitava il governo portoghese a presentare
      le sue osservazioni su tali questioni entro il 5 ottobre 2000.
      
      
        19.      Alle contestazioni della Commissione il ministro portoghese ha risposto con lettera del 3 ottobre 2000. In tale lettera esso
      sottolineava anzitutto di non aver applicato nella specie la normativa nazionale di concorrenza, ma solo le disposizioni in
      materia di privatizzazioni del decreto legge n. 380/93. Il ministro aggiungeva inoltre che a breve si sarebbe tenuta l'ultima
      fase della privatizzazione di Cimpor e che, una volta completata, sarebbero venuti meno i diritti speciali riconosciuti allo
      Stato portoghese e non si sarebbe più applicato il decreto legge n. 380/93.
      La decisione impugnata
      
        20.      Non convinta da tale risposta, il 22 novembre 2000 la Commissione ha adottato la decisione impugnata, con la quale ha dichiarato
      «incompatibili con il diritto comunitario gli interessi sottostanti alla decisione del ministro portoghese delle finanze del
      6 luglio 2000 [rectius, del 5 luglio 2000], come riformulata dal provvedimento dell'11 agosto 2000, entrambe non notificate alla Commissione in
      contrasto con quanto previsto dall'art. 21, n. 3, del regolamento n. 4064/89» (art. 1) 
         			(9)
         		.
      
      
        21.      Per giungere a tale conclusione, la Commissione ha anzitutto constatato che l’operazione notificata avrebbe dato luogo a due
      concentrazioni, attraverso le quali Secil e Holderbank avrebbero acquistato le attività di Cimpor a ciascuna di esse destinate
      (v. supra, paragrafo 5) 
         			(10)
         		. La Commissione ha poi riconosciuto la dimensione comunitaria di tale operazione, in quanto l’acquisto da parte di Holderbank
      delle attività di Cimpor ad essa destinate avrebbe soddisfatto i criteri a tal fine stabiliti dall’art. 1, n. 2, del regolamento
      n. 4064/89 
         			(11)
         		.
      
      
        22.      Appurato che l’operazione notificata rientrava nel campo di applicazione del regolamento n. 4064/89, la Commissione è passata
      a valutare se le decisioni portoghesi del 5 luglio e dell’11 agosto, che avevano bloccato l’operazione notificata, fossero
      conformi alle disposizioni dell’art. 21 del regolamento. 
      
      
        23.      A tal fine, essa ha cominciato col chiarire che, secondo quanto risultava dal testo delle decisioni, queste intendevano tutelare
      l’interesse relativo all’«evoluzione dell’azionariato delle società in via di privatizzazione, nell’ottica del potenziamento
      della capacità imprenditoriale e dell’efficienza dell’apparato produttivo nazionale, in maniera compatibile con gli orientamenti
      di politica economica del Portogallo» 
         			(12)
         		.
      
      
        24.      Così individuato l’interesse pubblico tutelato con le due decisioni, la Commissione ha poi precisato che questo non poteva
      essere ricondotto a nessuno degli interessi legittimi per se (sicurezza pubblica, pluralità dei mezzi di informazione e norme prudenziali) 
         			(13)
         		. Ne discendeva quindi, secondo tale istituzione, che le autorità portoghesi non potevano bloccare l’operazione senza comunicarle
      quale altro interesse pubblico intendevano tutelare ed aspettare la sua decisione in proposito. Su questa base, essa ha dunque
      ritenuto che, «non avendo effettuato tale comunicazione», «il governo portoghese [era] venuto meno agli obblighi ad esso incombenti
      in forza dell’art. 21 del regolamento n. 4064/69» 
         			(14)
         		.
      
      
        25.      Anche in assenza di tale comunicazione, e nonostante il fatto che neppure in risposta alla sua lettera del 21 settembre le
      autorità portoghesi avevano chiarito quale interesse pubblico intendessero tutelare, la Commissione ha ritenuto di poter dedurre
      tale interesse dal testo delle decisioni (come d’altra parte aveva già fatto per stabilire se questo fosse riconducibile ad
      uno degli interessi legittimi per se) e valutare la compatibilità dello stesso con il diritto comunitario 
         			(15)
         		.
      
      
        26.      Dopo aver quindi ricordato che l’interesse alla base delle due decisioni era quello di proteggere «l’evoluzione dell’azionariato
      delle società in via di privatizzazione, nell’ottica del potenziamento della capacità imprenditoriale e dell’efficienza dell’apparato
      produttivo nazionale, in maniera compatibile con gli orientamenti di politica economica del Portogallo», la Commissione ha
      valutato la compatibilità con il diritto comunitario di tale interesse (o piuttosto delle decisioni che intendevano tutelarlo),
      affermando quanto segue:
      «Le due decisioni costituiscono delle barriere alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei capitali e non
      sono giustificate da alcuna ragione imperativa di interesse pubblico riconosciuta nella giurisprudenza della Corte di giustizia;
      in ogni caso, il governo portoghese non ha indicato nessuna siffatta ragione. Per di più, il principio di eguaglianza, a cui
      si riferisce il governo portoghese nella prima decisione, non aggiunge nulla al merito delle questioni sopra delineate.
       Di conseguenza, anche lasciando da parte il fatto che il governo portoghese non ha comunicato alla Commissione le ragioni
      delle decisioni secondo quanto previsto dall’art. 21, n. 3, del regolamento, la Commissione non può ritenerle legittime» 16  –Paragrafi 58 e 59..
      
      
        27.      Nei paragrafi finali della decisione, dedicati alle sue conclusioni, la Commissione ha poi affermato:
      «Si deve concludere che le misure adottate dalle autorità portoghesi in relazione alla decisione del ministro portoghese delle
      finanze del 6 luglio 2000 [rectius, del 5 luglio 2000], come riformulata dal provvedimento dell'11 agosto 2000, non possono essere considerate come misure volte
      a tutelare interessi legittimi compatibili con i principi generali e le altre disposizioni del diritto comunitario. Queste
      misure, di conseguenza sono contrarie al diritto comunitario, in particolare all’art. 21 del regolamento n. 4064/89.
       La Repubblica portoghese è quindi obbligata ad adottare le necessarie misure per conformarsi al diritto comunitario ed a ritirare
      le summenzionate decisioni» 17  –Paragrafi 64 e 65..
      La procedura dinanzi alla Corte
      
        28.      Con atto depositato presso la cancelleria della Corte il 1˚ febbraio 2001, il governo portoghese ha impugnato la decisione
      della Commissione, chiedendone l’annullamento ai sensi dell’art. 230 CE. A tale richiesta si è naturalmente opposta la Commissione,
      presentando un controricorso, cui hanno fatto seguito una replica ed una controreplica. Chiusa la procedura scritta, le parti
      sono state ascoltate in udienza il 9 settembre 2003.
      
      
      III –  Analisi giuridicaPremessa
        29.      Con il suo ricorso, dopo aver sottolineato in via preliminare che la decisione impugnata sarebbe divenuta «caduca» in seguito
      al ritiro della notifica da parte di Secil e Holderbank, il governo portoghese formula sei censure nei confronti di detta
      decisione. Esso lamenta in particolare:
       i)       la violazione dell’art. 253 CE, derivante dalla mancata od insufficiente indicazione della base giuridica dell’atto;
       ii)     la violazione dell’art. 253 CE per insufficiente motivazione in merito all’incompatibilità dei provvedimenti nazionali con
      il diritto comunitario;
       iii)   la violazione dell’art. 7 CE e dell’art. 21, nn. 1 e 3, del regolamento concentrazioni, derivante dall’incompetenza della
      Commissione ad adottare la decisione impugnata in assenza della comunicazione da parte del Portogallo degli interessi tutelati
      dai suoi provvedimenti;
       iv)     la violazione dell’art. 220 CE e dell’art. 21, n. 1, del regolamento concentrazioni, derivante dal fatto che, avendo adottato
      la decisione impugnata in assenza della summenzionata comunicazione, la Commissione si è sostituita alla Corte di giustizia
      nel controllo della legittimità dei provvedimenti portoghesi;
       v)       la violazione del principio di proporzionalità, derivante dal fatto che la Commissione, da un lato, non ha limitato il suo
      esame alla sola concentrazione di dimensione comunitaria (Holderbank/Cimpor) e, dall’altro, non ha sospeso la procedura nonostante
      il disinteresse delle parti;
       vi)     lo sviamento di procedura e la violazione dell’art. 226 CE, derivante dal fatto che, nonostante l’assenza della summenzionata
      comunicazione da parte delle autorità portoghesi, la Commissione ha adottato la decisione impugnata invece di avviare una
      procedura d’infrazione.
      
      
        30.      Com’è agevole constatare, tre motivi di ricorso (il terzo, il quarto ed il sesto) riguardano in sostanza la competenza della
      Commissione ad adottare la decisione impugnata in assenza della comunicazione da parte del Portogallo degli interessi tutelati,
      mentre gli altri motivi si riferiscono a vizi di forma o di sostanza della decisione. Per ragioni di chiarezza ed ordine dell’esposizione,
      dopo un breve accenno alla pretesa «caducazione» della decisione impugnata, converrà cominciare dall’esame delle censure relative
      all’incompetenza della Commissione, per poi passare a quelle relative a vizi di forma e di sostanza della decisione.
      Sull’osservazione preliminare relativa alla «caducità» della decisione impugnata 
      
        31.      Il governo portoghese sottolinea in via preliminare che la decisione impugnata è stata adottata nell’ambito del procedimento
      avviato con la notifica alla Commissione del progetto di concentrazione Secil/Holderbank/Cimpor. Considerato che, in seguito
      all’adozione della decisione impugnata, detta notifica è stata ritirata (v. supra, paragrafo 14), il governo ricorrente ritiene
      che la decisione sia divenuta in qualche modo «caduca». Non è chiaro tuttavia a quale fine venga formulata tale osservazione
      preliminare, visto che nelle conclusioni del ricorso non vi si fa cenno, ma viene semplicemente chiesto alla Corte di annullare
      la decisione e condannare la Commissione alle spese.
      
      
        32.      Non credo che sia necessario dilungarsi sul punto. Mi limito ad osservare che, ove fosse rivolta a supportare la richiesta
      di annullamento della decisione, l’osservazione del governo portoghese sarebbe chiaramente priva di rilievo. Come ha giustamente
      ricordato la Commissione, infatti, secondo una giurisprudenza costante, «nell'ambito del ricorso per annullamento ai sensi
      dell'art. 173 del Trattato [divenuto art. 230 CE], la legittimità di un atto comunitario deve essere valutata in base alla
      situazione di fatto e di diritto esistente al momento in cui l'atto è stato adottato» 
         			(18)
         		. Il ritiro della notifica dopo l’adozione della decisione impugnata non può dunque incidere sulla legittimità di quest’ultima.
      
      
        33.      Aggiungo peraltro che l’osservazione in esame non avrebbe miglior sorte neppure se con essa il governo portoghese volesse
      suggerire alla Corte di dichiarare che il presente ricorso sarebbe senza oggetto, in quanto, prima ancora del suo deposito,
      la decisione impugnata sarebbe divenuta «caduca». E’ infatti evidente che il ritiro della notifica da parte di Secil e Holderbank
      non può aver determinato né l’annullamento, né l’abrogazione della decisione impugnata, che quindi continua ad esistere ed
      a formare l’oggetto del ricorso presentato dal governo portoghese.
      Sui motivi riguardanti la competenza della Commissione ad adottare la decisione impugnata in assenza di una comunicazione
         preventiva da parte del Portogallo Argomenti delle parti
      
      
        34.      Come si è accennato, con il terzo, il quarto ed il sesto motivo di ricorso, che qui di seguito saranno esaminati congiuntamente,
      il governo portoghese sostiene in sostanza che, in assenza della comunicazione da parte delle autorità portoghesi degli interessi
      tutelati con i provvedimenti del 5 luglio e dell’11 agosto 2000, la Commissione non era competente ad adottare la decisione
      impugnata.
      
      
        35.      Al riguardo, il governo ricorrente riconosce che detti provvedimenti non intendevano tutelare nessuno degli interessi legittimi
      per se e che quindi – in forza dell’art. 21, n. 3, terzo comma, del regolamento concentrazioni – avrebbe dovuto comunicare alla
      Commissione i diversi interessi pubblici tutelati ed aspettare l’approvazione dell’istituzione comunitaria. Esso sostiene
      però che, in assenza di una tale comunicazione, la menzionata disposizione del regolamento non abilita la Commissione a pronunciarsi
      con decisione sulla compatibilità con il diritto comunitario degli interessi tutelati.
      
      
        36.      In tal senso, continua quel governo, deporrebbe anzitutto la lettera stessa della norma. Ma in tal senso deporrebbe anche
      il fatto che in una tale situazione la Commissione non potrebbe avere certezze in merito agli interessi effettivamente tutelati
      dallo Stato membro interessato, e potrebbe dunque pronunciarsi su interessi che in realtà non sono alla base dei provvedimenti
      nazionali in causa.
      
      
        37.      Né a ciò potrebbe opporsi, come pretende la Commissione, l’esigenza di assicurare l’effetto utile dell’art. 21, n. 3, terzo
      comma, del regolamento. Secondo il governo portoghese, infatti, per assicurare un controllo comunitario sulla legittimità
      dei provvedimenti nazionali, non sarebbe necessario forzare il testo della disposizione in parola, perché lo stesso risultato
      potrebbe essere raggiunto attraverso l’ordinaria procedura di infrazione prevista dall’art. 226 CE.
      
      
        38.      Ed è appunto a quest’ultima procedura che ad avviso del governo portoghese sarebbe dovuta ricorrere la Commissione, portando
      il caso davanti alla Corte di giustizia, invece di adottare una decisione in assenza dei presupposti per l’esercizio della
      sua competenza. Non scegliendo questo più corretto binario procedurale, quindi, l’istituzione convenuta: da un lato, avrebbe
      invaso la sfera di competenza riconosciuta alla Corte di giustizia dall’art. 220 CE e dall’art. 21, n. 1, del regolamento
      concentrazioni 
         			(19)
         		; dall’altro, avrebbe violato l’art. 226 CE ed avrebbe operato uno sviamento di procedura.
      
      
        39.      Con riferimento alla prima censura, il governo ricorrente aggiunge ancora che, pronunciandosi sulla compatibilità con il diritto
      comunitario degli obiettivi del decreto legge n. 380/93, la decisione impugnata avrebbe in sostanza anticipato il giudizio
      che la Corte era già stata chiamata a dare, ai sensi dell’art. 226 CE, sulla legittimità della normativa portoghese in materia
      di privatizzazioni (causa C‑367/98) 
         			(20)
         		. Quanto allo sviamento di procedura, il governo ricorrente si chiede poi se la Commissione non abbia in realtà adottato la
      decisione impugnata al solo fine di imporre il proprio orientamento sulla portata dei poteri ad essa derivanti dall’art. 21
      del regolamento n. 4064/89.
      
      
        40.      Per parte sua, la Commissione premette anzitutto: i) che, per espressa ammissione del governo ricorrente, i provvedimenti
      del 5 luglio e dell’11 agosto 2000 non intendevano tutelare alcun interesse legittimo per se; ii) che quel governo non ha
      comunicato alla Commissione gli altri interessi pubblici che intendeva tutelare, e ciò neppure dopo essere stato invitato
      da tale istituzione a presentare osservazioni al riguardo.
      
      
        41.      Ciò posto, la Commissione sostiene che, nel caso in cui i provvedimenti nazionali tutelino interessi diversi da quelli legittimi
      per se, l’art. 21, n. 3, terzo comma, del regolamento le dà competenza a pronunciarsi con decisione sulla compatibilità di
      tali interessi con il diritto comunitario, indipendentemente dal fatto che questi le siano stati o meno comunicati dallo Stato
      membro interessato. 
      
      
        42.      Tale norma, aggiunge la Commissione, sarebbe del resto privata di ogni effetto utile e favorirebbe ingiustamente gli Stati
      membri inadempienti, qualora la sua competenza venisse meno semplicemente a causa della mancata comunicazione da parte degli
      Stati membri interessati. Una siffatta soluzione sarebbe inoltre chiaramente contraria all’obiettivo del regolamento n. 4064/89
      di istituire, a livello comunitario, un sistema di controllo delle concentrazioni basato sul principio dello «sportello unico».
      
      
        43.      Quanto poi all’accusa di aver anticipato il giudizio della Corte nella causa C‑367/98, la Commissione precisa che la decisione
      impugnata contesta la compatibilità con il diritto comunitario non già della normativa portoghese in materia di privatizzazioni,
      ed in particolare della legge n. 11/90 e del decreto legge n. 380/93, ma degli interessi sottostanti ai provvedimenti con
      cui il ministro portoghese delle finanze ha rifiutato di autorizzare l’acquisizione della partecipazione in Cimpor.
       Valutazione
      
      
        44.      Venendo alla valutazione della censura in esame, conviene anzitutto ricordare che, come la Corte ha avuto di recente modo
      di sottolineare, il «regolamento sulle concentrazioni poggia sul principio di una precisa ripartizione delle competenze tra
      le autorità di controllo nazionali e comunitarie». In virtù di tale principio, «le operazioni di concentrazione che non sono
      previste dal (...) regolamento rientrano in linea di massima nella competenza degli Stati membri», mentre «la Commissione
      è competente in via esclusiva a prendere tutte le decisioni relative alle operazioni di concentrazione di dimensione comunitaria» 
         			(21)
         		.
      
      
        45.      Tale principio di ripartizione delle competenze trova una puntuale espressione nell’art. 2, nn. 1 e 2, del regolamento n. 4064/89,
      il quale stabilisce che la Commissione ha competenza esclusiva per adottare le decisioni previste da detto regolamento (n. 1)
      e precisa che gli Stati membri non possono applicare la normativa nazionale di concorrenza alle operazioni di concentrazione
      di dimensione comunitaria (n. 2).
      
      
        46.      Nonostante tali disposizioni, come si è visto, il n. 3 di tale articolo prevede che gli Stati membri possono adottare opportuni
      provvedimenti per tutelare interessi legittimi diversi da quelli presi in considerazione dal regolamento e compatibili con
      il diritto comunitario (primo comma), preoccupandosi di precisare quali interessi sono legittimi per se (secondo comma) ed imponendo agli Stati membri di sottoporre ogni altro interesse pubblico al giudizio della Commissione
      ed a questa di notificare la sua decisione allo Stato membro interessato entro un mese dalla comunicazione (terzo comma).
      
      
        47.      E’ su quest’ultimo comma, come ho detto, che s’incentra la censura in esame. Secondo il governo ricorrente, da tale disposizione
      risulterebbe infatti che, in assenza della comunicazione degli interessi tutelati con i provvedimenti del 5 luglio e dell’11
      agosto 2000, la Commissione non poteva pronunciarsi con decisione sulla compatibilità di detti interessi con il diritto comunitario.
      
      
      
        48.      Mi sembra tuttavia che tale censura sia fondata su un approccio meno attento alla sostanza, alle finalità e all’inquadramento
      sistematico della disposizione in esame, che ad una lettura formalistica della stessa.
      
      
        49.      Devo infatti ricordare che tale disposizione mira ad assicurare, «per ragioni di certezza del diritto e nell'interesse delle
      imprese coinvolte» 
         			(22)
         		, un rapido ed efficace controllo della Commissione sulla compatibilità con il diritto comunitario degli interessi (diversi
      da quelli legittimi per se 
         			(23)
         		) tutelati da provvedimenti nazionali relativi ad operazioni di concentrazione di dimensione comunitaria.
      
      
        50.      E’ in quest’ottica che essa, da un lato, impone agli Stati membri di comunicare preventivamente alla Commissione gli interessi
      (diversi da quelli legittimi per se) che intendono tutelare e, dall’altro, assegna a tale istituzione un breve termine (di un mese) per adottare una decisione
      sulla loro compatibilità con il diritto comunitario. Ciò in linea con l’obiettivo del regolamento n. 4064/89 di garantire
      «un controllo delle operazioni di concentrazione entro termini compatibili sia con le esigenze di una buona amministrazione
      che con quelle del commercio» 
         			(24)
         		.
      
      
        51.      Orbene, la chiara volontà del legislatore di assicurare tale rapido ed efficace controllo della Commissione mal si concilia
      con la tesi del governo ricorrente secondo cui, in assenza di comunicazione da parte dello Stato membro interessato, tale
      istituzione non sarebbe competente a decidere sulla compatibilità con il diritto comunitario degli interessi da questo tutelati,
      ma potrebbe solo avviare una procedura di infrazione ai sensi dell’art. 226 CE. In tal caso, considerati i tempi tecnici di
      una siffatta procedura, sarebbe infatti impossibile una pronuncia comunitaria nei brevi termini previsti, «per ragioni di
      certezza del diritto e nell'interesse delle imprese coinvolte», dal regolamento n. 4064/89, e ciò col rischio che la decisione
      della Corte arrivi quando i provvedimenti nazionali hanno già definitivamente pregiudicato l’operazione di concentrazione
      di dimensione comunitaria.
      
      
        52.      D’altra parte, come ha giustamente sottolineato la Commissione, la tesi del governo portoghese porterebbe in pratica a svuotare
      di qualsiasi efficacia la disposizione in esame, perché gli Stati membri potrebbero agevolmente sottrarsi al controllo da
      questa previsto semplicemente omettendo di comunicare gli interessi tutelati dai loro provvedimenti. Ciò con l’ulteriore e
      paradossale conseguenza che la Commissione potrebbe esercitare un rapido ed efficace intervento nei confronti degli Stati
      membri che rispettano l’obbligo di comunicazione, fino a bloccare l’adozione dei provvedimenti in causa, mentre si vedrebbe
      sottratta la possibilità di esercitare un analogo, incisivo potere nei confronti degli Stati membri inadempienti. In altri
      termini, questi ultimi finirebbero col trarre vantaggio dal proprio illegittimo comportamento, in palese contrasto con il
      principio secondo cui nemo auditur propriam turpitudinem allegans 
         			(25)
         		.
      
      
        53.      Mi sembra dunque più coerente con il particolare sistema di controllo sulle concentrazioni istituito dal regolamento n. 4064/89
      e con la ratio della disposizione in esame l’interpretazione suggerita dalla Commissione, in base alla quale questa può pronunciarsi con
      decisione sulla compatibilità con il diritto comunitario degli interessi (diversi da quelli legittimi per se) tutelati dagli Stati membri, anche se detti interessi non le sono stati comunicati.
      
      
        54.      In quest’ottica, mi pare in effetti più plausibile ritenere che la disposizione in esame faccia riferimento a decisioni adottate
      in seguito alla «comunicazione» degli Stati membri semplicemente perché si presume che gli Stati adempiano l’obbligo, ad essi
      imposto dalla stessa disposizione, di effettuare tale comunicazione. Molto meno plausibile sarebbe invece ritenere che il
      regolamento voglia far dipendere la competenza della Commissione dalla ... buona volontà degli Stati membri ed ancor meno
      che voglia premiare quelli che si sottraggono all’obbligo di comunicazione.
      
      
        55.      E’ vero che, come osservato dal governo portoghese, la mancata comunicazione da parte degli Stati membri può rendere più incerto
      e complesso il compito della Commissione, la quale potrebbe avere difficoltà nell’individuazione degli interessi tutelati
      dai provvedimenti nazionali. Osservo però che per sormontare tali eventuali difficoltà la Commissione ha pur sempre la possibilità
      di chiedere informazioni agli Stati membri interessati, come ha fatto appunto nel caso di specie. Qualora poi gli Stati membri
      persistessero nel rifiuto di fornire le informazioni richieste, la Commissione dovrebbe ritenersi senz’altro legittimata –
      analogamente a quanto accade, ad esempio, in materia di aiuti di Stato 
         			(26)
         		 – ad adottare una decisione sulla base dei soli elementi disponibili.
      
      
        56.      Chiarito dunque che la Commissione può pronunciarsi con decisione sulla compatibilità con il diritto comunitario degli interessi
      (diversi da quelli legittimi per se) tutelati dagli Stati membri anche se questi non le sono stati comunicati, ne discende altresì che l’adozione di una siffatta
      decisione non comporta né una violazione della competenza riconosciuta alla Corte dall’art. 226 CE, né uno sviamento di procedura.
      
      
        57.      Alla luce delle considerazioni che precedono, ritengo pertanto che le censure in esame debbano essere respinte.
      Sulla violazione dell’art. 253 CE, derivante dalla mancata od insufficiente indicazione della base giuridica dell’atto
      
        58.      Con il primo motivo di ricorso, il governo portoghese contesta il difetto di motivazione della decisione impugnata derivante
      dalla mancata od insufficiente indicazione della sua base giuridica. Più in particolare, quel governo osserva che nel titolo
      e nei ‘considerando’ della decisione la Commissione si sarebbe limitata a richiamare genericamente l’art. 21 del regolamento
      concentrazioni, senza precisare, come invece avrebbe dovuto, di fondare la propria competenza sulla disposizione di cui al
      n. 3, terzo comma, di detto articolo.
      
      
        59.      Convengo tuttavia con la Commissione che dal testo della decisione emerge chiaramente che questa è stata adottata in forza
      dell’art. 21, n. 3, terzo comma, del regolamento concentrazioni. Mi sembra dunque che sotto questo profilo la motivazione
      della decisione raggiunga, come richiesto dalla giurisprudenza, «lo scopo di consentire alla Corte di esercitare il suo controllo
      sulla legittimità della decisione stessa e di fornire all’interessato indicazioni sufficienti per giudicare se la decisione
      è fondata oppure se è eventualmente inficiata da un vizio che consente di contestarne la validità» 
         			(27)
         		.
      
      
        60.      Aggiungo peraltro che nella specie la motivazione della decisione impugnata ha senza dubbio consentito al governo portoghese
      di comprendere su quale norma la Commissione fondasse la propria competenza e di contestare, come abbiamo visto, tale competenza
      dinanzi alla Corte.
      
      
        61.      Ritengo pertanto che anche il presente motivo di ricorso debba essere respinto.
      Sulla violazione dell’art 253 CE per insufficiente motivazione in merito all’incompatibilità dei provvedimenti nazionali con
         il diritto comunitario
      
        62.      Con il secondo motivo di ricorso, il governo portoghese contesta il difetto di motivazione della decisione impugnata derivante
      dalla sua insufficiente motivazione in merito all’incompatibilità dei provvedimenti nazionali con il diritto comunitario.
      
      
        63.      Più in particolare, quel governo sottolinea che nella decisione impugnata la Commissione si è limitata ad individuare l’interesse
      tutelato dai provvedimenti del 5 luglio e dell’11 agosto 2000, ad escludere che questo fosse riconducibile ad alcuno degli
      interessi legittimi per se e ad affermare in maniera lapidaria che i due provvedimenti costituivano ingiustificate barriere alla libertà di stabilimento
      ed alla libera circolazione dei capitali. Tale motivazione, a suo giudizio, sarebbe del tutto insufficiente, poiché non conterrebbe
      alcuna specifica e sostanziale valutazione, fondata su elementi di fatto e di diritto, dell’interesse tutelato dai provvedimenti
      nazionali alla luce del quadro comunitario pertinente.
      
      
        64.      Per evidenziare la carenza di tale motivazione, il governo ricorrente si dilunga poi nell’analisi della disciplina nazionale
      in materia di privatizzazioni, ed in particolare del sistema di autorizzazione preventiva previsto dall’art. 1 del decreto
      legge n. 380/93, illustrando le ragioni per cui questo sistema non sarebbe incompatibile con le disposizioni comunitarie in
      materia di diritto di stabilimento e libera circolazione dei capitali.
      
      
        65.      In risposta a tali contestazioni, la Commissione osserva sinteticamente che nella decisione sono analizzati gli interessi
      sottostanti ai provvedimenti nazionali controversi e sono indicate le ragioni per cui questi non rientrano tra quelli legittimi
      per se e non possono ritenersi compatibili con il diritto comunitario.
      
      
        66.      Per parte mia, devo osservare che, dopo aver individuato l’interesse tutelato dai provvedimenti nazionali ed aver escluso
      che questo fosse riconducibile ad alcuno degli interessi legittimi per se, la Commissione ha fornito una motivazione estremamente
      succinta in merito all’incompatibilità di tale interesse con il diritto comunitario. Considerata la delicatezza della questione,
      una più ampia e puntuale motivazione sul punto sarebbe invece stata, a mio avviso, senz’altro opportuna.
      
      
        67.      Sebbene estremamente succinta, tale motivazione consente tuttavia di comprendere i passaggi su cui si fonda il ragionamento
      giuridico della Commissione. Dal punto 58 della decisione impugnata risulta infatti che tale istituzione ha ritenuto: che
      le «due decisioni [del ministro portoghese delle finanze] costitui[ssero] delle barriere alla libertà di stabilimento e alla
      libera circolazione dei capitali»; che queste non [fossero] giustificate da alcuna ragione imperativa di interesse pubblico
      riconosciuta nella giurisprudenza della Corte di giustizia»; che, «in ogni caso, il governo portoghese non [avesse] indicato
      nessuna siffatta ragione»; e che «il principio di eguaglianza, a cui si riferi[va] il governo portoghese nella prima decisione,
      non aggiunge[sse] nulla al merito delle questioni sopra delineate» 
         			(28)
         		.
      
      
        68.      Credo quindi che tale motivazione raggiunga il livello minimo richiesto dalla giurisprudenza (v. supra, paragrafo 59), specie
      se si tiene presente: da un lato, che le autorità portoghesi non hanno fornito alla Commissione alcuna indicazione in merito
      alla compatibilità con il diritto comunitario dell’interesse tutelato dai loro provvedimenti, neppure in risposta alla lettera
      del 21 settembre 2000; dall’altro, che la decisione impugnata è stata adottata in un contesto ben noto al governo portoghese,
      visto che nell’ambito della procedura d’infrazione sfociata nella menzionata causa C‑367/98 la Commissione aveva già contestato
      a quel governo, con ampia motivazione, l’incompatibilità con la disciplina comunitaria in materia di diritto di stabilimento
      e libera circolazione dei capitali del sistema di autorizzazione preventiva previsto dall’art. 1 del decreto legge n. 380/93 
         			(29)
         		.
      
      
        69.      Ritengo pertanto che anche il presente motivo di ricorso debba essere respinto.
      Sulla violazione del principio di proporzionalità
      
        70.      Con il quinto motivo di ricorso, il governo portoghese formula infine due censure relative al mancato rispetto del principio
      di proporzionalità, contestando alla Commissione: i) di non aver limitato il suo esame alla concentrazione di dimensione comunitaria;
      ii) di non aver sospeso la procedura nonostante il disinteresse delle parti.
      
      
        71.      Con riferimento al primo aspetto, il governo ricorrente sottolinea che dalla decisione impugnata risulta che l’operazione
      notificata avrebbe dato luogo a due concentrazioni (Secil/Cimpor e Holderbank/Cimpor) e che solo la seconda avrebbe avuto
      dimensione comunitaria e sarebbe quindi ricaduta nel campo di applicazione del regolamento n. 4064/89 (v. supra, paragrafo
      21). Per questo motivo, ordinando il ritiro dei due provvedimenti portoghesi contestati nel loro insieme, anziché solo nella
      parte relativa alla concentrazione Holderbank/Cimpor, la Commissione sarebbe andata al di là di quanto necessario per far
      rispettare il diritto comunitario e, di conseguenza, avrebbe violato il principio di proporzionalità.
      
      
        72.      Convengo tuttavia con la Commissione che essa non poteva limitare il suo intervento alla sola acquisizione di alcune attività
      di Cimpor da parte di Holderbank (la concentrazione di dimensione comunitaria), in quanto i provvedimenti nazionali contestati
      riguardavano congiuntamente ed inscindibilmente entrambe le concentrazioni. Come si è visto, infatti, tali provvedimenti non
      hanno colpito separatamente le due concentrazioni, ma hanno bloccato l’OPA lanciata da Secilpar sulle azioni di Cimpor, impedendo
      così a monte l’acquisto di questa società e la successiva spartizione delle sue attività tra Secil e Holderbank. Solo l’ordine
      di ritirare i provvedimenti nel loro insieme era pertanto idoneo a rimuovere l’illegittima opposizione del governo portoghese
      alla concentrazione di dimensione comunitaria.
      
      
        73.      Con riferimento al secondo aspetto, il governo ricorrente osserva invece che poco prima dell’adozione della decisione impugnata
      la Commissione aveva sospeso il procedimento relativo all’operazione notificata, in quanto le imprese interessate non avevano
      fornito le informazioni da essa richieste per integrare la notifica ritenuta incompleta (v. supra, paragrafo 14). Partendo
      dall’idea che l’inerzia delle parti notificanti lasciasse presagire che il procedimento si sarebbe estinto, quel governo sostiene
      che la Commissione avrebbe dovuto dimostrare maggiore prudenza, astenendosi dall’ordinare una misura definitiva ed irreversibile
      come il ritiro dei provvedimenti nazionali contestati.
      
      
        74.      Anche su questo punto mi sembra tuttavia più convincente la difesa della Commissione, quando ribatte che il governo portoghese
      non ha affatto spiegato perché, nelle particolari circostanze del caso di specie, l’inerzia delle parti dovesse far ritenere
      che il procedimento si sarebbe estinto. Mi sembra al contrario che la Commissione potesse verosimilmente ritenere che l’inerzia
      delle parti fosse in qualche modo legata all’adozione dei provvedimenti contestati e giudicare quindi particolarmente importante
      ed urgente un suo intervento.
      
      
        75.      Credo pertanto che anche il presente motivo di ricorso debba essere respinto.
      Sulle spese
      
        76.      In base al disposto dell'art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è
      stata fatta richiesta. Poiché la Commissione ha concluso in questo senso e considerato quanto ho detto sull'esito del ricorso,
      ritengo che la richiesta vada accolta.
      
       
      IV –  Conclusioni
        77.      Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo pertanto alla Corte di dichiarare che:
      «1) Il ricorso è respinto. 
       2) La Repubblica portoghese è condannata alle spese».
      
      
       1 –
         
         Lingua originale: l'italiano.
      
      2 –
         
         GU L 395, pag. 1 (una versione rettificata è stata poi pubblicata in GU L 257 del 21 settembre 1990, pag. 13). Il regolamento
            n. 4064/89 è stato successivamente modificato dal regolamento (CE) n. 1310/97 del Consiglio, del 30 giugno 1997 (GU L 180,
            pag. 1).
            
         
      
      3 –
         
         Cosa si intenda per «operazione di concentrazione» è precisato all’art. 3 del regolamento, mentre all’art. 1, nn. 2 e 3, è
            precisato quando un’operazione di concentrazione abbia una «dimensione comunitaria».
            
         
      
      4 –
         
         Art. 7.
            
         
      
      5 –
         
         Art. 2, n. 2. In senso speculare, il n. 3 di tale articolo stabilisce quando le operazioni di concentrazione debbano essere
            dichiarate «incompatibili con il mercato comune».
            
         
      
      6 –
         
         Diário da República, I, serie A, n. 267, del 15 novembre 1993, pag. 6362.
            
         
      
      7 –
         
         Diário da República I, serie A, n. 80, del 5 aprile 1090, pag. 1664.
            
         
      
      8 –
         
         Come si è visto al paragrafo 4, tale disposizione prevede una speciale autorizzazione del ministro delle finanze per l’acquisto
            di una partecipazione superiore al 10% del capitale con diritto di voto in una società in via di privatizzazione.
            
         
      
      9 –
         
         Le traduzioni della decisione impugnata non sono ufficiali, in quanto la versione autentica è solo in lingua portoghese.
            
         
      
      10 –
         
         Paragrafo 11.
            
         
      
      11 –
         
         Paragrafo 12.
            
         
      
      12 –
         
         Paragrafo 50.
            
         
      
      13 –
         
         Paragrafi 52-54.
            
         
      
      14 –
         
         Paragrafo 56.
            
         
      
      15 –
         
         Paragrafi 57 e 62.
            
         
      
      16 –
         
         Paragrafi 58 e 59.
            
         
      
      17 –
         
         Paragrafi 64 e 65.
            
         
      
      18 –
         
         Sentenza 17 maggio 2001, causa C-449/98 P, IECC/Commissione (Racc. pag. I‑3875, punto 87).
            
         
      
      19 –
         
         A tal riguardo, il governo portoghese sottolinea che, ai sensi dell’evocata disposizione del regolamento, «[f]atto salvo il controllo da parte della Corte di giustizia, la Commissione ha competenza esclusiva per adottare le decisioni previste dal presente regolamento» (il corsivo è mio).
            
         
      
      20 –
         
         La causa C-367/98, pendente al momento dell’adozione della decisione impugnata, aveva ad «oggetto un ricorso diretto a far
            accertare che la Repubblica portoghese, avendo emanato e mantenendo in vigore la legge 5 aprile 1990, n. 11, legge quadro
            sulle privatizzazioni (...), i decreti legge sulla privatizzazione di imprese successivamente emanati per la sua attuazione,
            nonché i decreti legge 15 novembre 1993, n. 380 (...), e 28 febbraio 1994, n. 65 (...), è venuta meno agli obblighi ad essa
            incombenti ai sensi del Trattato CE, in particolare degli artt. 52 (divenuto, in seguito a modifica, art. 43 CE), 56 (divenuto,
            in seguito a modifica, art. 46 CE), 58 (divenuto art. 48 CE), 73 B (divenuto art. 56 CE) e seguenti nonché dell'art. 221 del
            medesimo (divenuto, in seguito a modifica, art. 294 CE) e degli artt. 221-231 dell'Atto relativo alle condizioni di adesione
            del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese e agli adattamenti dei Trattati». In quella causa la Corte si è poi pronunciata
            il 4 giugno 2002 (Racc. pag. I-4731), accogliendo il ricorso della Commissione con riferimento alla denunciata violazione
            dell’art. 73 B del Trattato (divenuto art. 56 CE).
            
         
      
      21 –
         
         Sentenza della Corte 25 settembre 2003, causa C-170/02 P, Schlüsselverlag (non ancora pubblicata in Racc., punto 32), dov’è
            peraltro precisato che la Commissione è competente in via esclusiva anche a decidere, in base all'art. 9 del regolamento,
            «di rinviare alle autorità competenti di uno Stato membro il fascicolo concernente determinate operazioni, riguardanti in
            particolare un “mercato all'interno del suddetto Stato membro che presenta tutte le caratteristiche di un mercato distinto”».
            
         
      
      22 –
         
         La citazione è dalla sentenza Schlüsselverlag, cit., dov’è sottolineato che il «regolamento sulle concentrazioni contiene
            (...) disposizioni il cui obiettivo è quello di limitare, per ragioni di certezza del diritto e nell'interesse delle imprese
            coinvolte, la durata delle procedure di verifica delle operazioni di competenza della Commissione» (punto 33).
            
         
      
      23 –
         
         Il controllo della Commissione con riferimento a tali interessi viene escluso perché su di essi si è già espresso positivamente
            il legislatore comunitario.
            
         
      
      24 –
         
         Sentenza Schlüsselverlag, cit., punto 34.
            
         
      
      25 –
         
         V. al riguardo conclusioni dell’avvocato generale Mischo nella causa C‑453/99, Courage (Racc. 2001, pag. I-6297, paragrafi
            39 e 68).
            
         
      
      26 –
         
         Al riguardo si può richiamare per analogia la giurisprudenza della Corte in materia di aiuti di Stato, secondo la quale, «[n]el
            caso in cui lo Stato membro ometta di fornire le informazioni richieste, nonostante l’ingiunzione della Commissione, quest'ultima
            ha il potere di porre fine al procedimento e di emanare la decisione che dichiara la compatibilità o l'incompatibilità dell'aiuto
            col mercato comune in base agli elementi di cui dispone» (sentenza 14 febbraio 1990, causa C-301/87, Francia/Commissione,
            Racc. pag. I-307, punto 22).
            
         
      
      27 –
         
         Sentenza della Corte 2 ottobre 2003, causa C-182/99 P, Salzgitter,(non ancora pubblicata in Raccolta) punto 71.
            
         
      
      28 –
         
         Punto 58 della decisione impugnata.
            
         
      
      29 –
         
         Con riferimento a quest’ultimo aspetto, osservo che la Corte ha già avuto modo di chiarire che «l’accertamento del se la motivazione
            di un atto soddisfi i requisiti di cui all’art. 190 del Trattato va effettuato alla luce non solo del suo tenore, ma anche
            del suo contesto» (sentenza 30 settembre 2003, causa C-301/96, Germania/Commissione, non ancora pubblicata in Raccolta, punto
            87). In quel caso, la Corte ha in particolare ritenuto che, poiché la «decisione impugnata [era] stata emanata in un contesto
            ben noto al governo» interessato, «la decisione impugnata ben poteva essere motivata in modo sommario» (punti 89 e 92).