CELEX: 52000PC0489(01)
Language: it
Date: 2000-09-15
Title: Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al comitato per la sicurezza marittima e recante modifica dei regolamenti in materia di sicurezza marittima e di prevenzione dell'inquinamento causato dalle navi

Avis juridique important

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52000PC0489(01)

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al comitato per la sicurezza marittima e recante modifica dei regolamenti in materia di sicurezza marittima e di prevenzione dell'inquinamento causato dalle navi  /* COM/2000/0489 def. - COD 2000/0236 */  

Gazzetta ufficiale n. C 365 E del 19/12/2000 pag. 0276 - 0279

Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo al comitato per la sicurezza marittima e recante modifica dei regolamenti in materia di sicurezza marittima e di prevenzione dell'inquinamento causato dalle navi(presentate dalla Commissione)RELAZIONECONTESTO E OBIETTIVI DELLA PROPOSTA1. La politica comunitaria di sicurezza marittima è relativamente recente. Il testo di base è la comunicazione della Commissione del 24 febbraio 1993 "Una politica comune sulla sicurezza dei mari" [1]. Il documento citato propone l'attuazione su scala comunitaria di un'ambiziosa politica volta a migliorare la sicurezza delle navi, dei loro equipaggi e dei passeggeri nonché a prevenire in modo più efficace l'inquinamento dei mari.[1]  COM(93) 66 def. del 24.2.1993.L'azione della Comunità nel campo della sicurezza marittima tiene conto delle risposte che a questi problemi possono essere fornite dagli organismi internazionali i quali stabiliscono le regole pertinenti in materia di sicurezza delle navi, di prevenzione dell'inquinamento e di condizioni di vita e di lavoro a bordo delle navi.Di conseguenza il programma di azione allegato alla comunicazione della Commissione del 24 febbraio 1993 elenca un certo numero di misure destinate sostanzialmente a dare applicazione alle norme elaborate dai principali organismi internazionali (Organizzazione marittima internazionale (IMO) e Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) ed eventualmente a completarle.2. Il programma d'azione comporta un elenco di interventi legislativi riguardanti un importante numero di settori connessi con la sicurezza marittima e la protezione dell'ambiente marino. La maggior parte di questo programma di regolamentazione è attualmente ultimata: trattasi di oltre una dozzina di direttive e regolamenti su un periodo di cinque anni.L'aggiornamento dei regolamenti e delle direttive in vigore in sintonia con l'evoluzione delle norme internazionali e dei progressi tecnici rappresenta un'attività importante per la Commissione e gli Stati membri.L'aggiornamento della legislazione comunitaria dipende in effetti in stretta misura dalle nuove regole adottate sul piano internazionale. Ora la legislazione di fonte internazionale è oggetto di costante adattamento. Le regole internazionali, che sono quasi sempre di carattere tecnico, debbono essere modificate frequentemente a seguito della rapida evoluzione delle tecnologie esistenti nel settore della costruzione navale, delle apparecchiature, della navigazione e delle tecniche di comunicazione. Inoltre negli ultimi anni si è manifestata una nettissima tendenza verso una proliferazione delle norme e un'estensione della legislazione internazionale a nuovi settori (sistemi di gestione integrata, condizioni sociali a bordo, ecc.).3. La legislazione comunitaria in materia di sicurezza marittima deve dunque essere regolarmente adeguata per tener conto degli emendamenti o dei protocolli alle convenzioni internazionali, di nuove risoluzioni o delle modifiche introdotte nei codici e nelle raccolte delle regole tecniche esistenti.Trattandosi di regole di natura tecnica, gli atti di base, regolamenti o direttive del Consiglio, prevedono in genere la possibilità di procedere a tali adattamenti grazie alla procedura dei comitati.4. La prima misura adottata dopo la pubblicazione della comunicazione del 24 febbraio 1993 è una direttiva del Consiglio: la direttiva 93/75/CEE relativa alle condizioni minime necessarie per le navi dirette a porti marittimi della Comunità o che ne escono e che trasportano merci pericolose ed inquinanti [2]. L'articolo 12 della direttiva citata istituisce un comitato di regolamentazione, chiamato comitato del tipo III, variante a), conformemente alla decisione 87/373/CEE del Consiglio, del 13 luglio 1987, che stabilisce le modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [3].[2]  GU L 247 del 5.10.1993, pag. 19[3]  GU L 197 del 18.7.1987, pag. 33.La direttiva 93/75/CEE riguarda il trasporto marittimo di merci pericolose. Nonostante abbiano obiettivi diversi e svariati, nella maggior parte [4] i regolamenti o le direttive del Consiglio adottati successivamente fanno rinvio al comitato istituito dall'articolo 12 della direttiva 93/75/CEE. Solo quattro regolamenti e direttive hanno istituito un comitato specifico [5].[4]  Trattasi dei seguenti testi: direttive 95/21/CE, 96/98/CE, 97/70/CE, 98/18/CE, 98/41/CE, 1999/35/CE e regolamento (CE) n. 3051/95.[5]  Trattasi delle direttive: 94/57/CE e 94/58/CE, nonché dei regolamenti (CEE) n. 613/91 et (CE) n.  2978/94.L'attuale situazione è poco soddisfacente. Ancorché il ricorso generalizzato al comitato istituito con direttiva 93/75/CEE garantisca una certa unicità di funzionamento, è peraltro constatabile una mancanza di visibilità e una fonte di confusione per gli Stati membri quando sono all'ordine del giorno questioni non connesse con il trasporto delle merci pericolose (ad esempio sicurezza delle navi passeggeri, controllo delle navi da parte dello Stato d'approdo).5. L'opportunità di disporre di un comitato unico che esamini le questioni di sicurezza marittima è stata tuttavia già sottolineata nella comunicazione della Commissione del 24 febbraio 1993 che menziona esplicitamente la costituzione di un comitato per la sicurezza marittima nel suo programma d'azione.Secondo la comunicazione della Commissione l'introduzione di tale comitato consentirebbe di garantire la necessaria coerenza di attuazione delle misure comunitarie previste in materia di sicurezza marittima grazie ad un comitato unico. Le procedure di comitato previste dalle direttive e dai regolamenti adottati in materia hanno in effetti un denominatore comune: esse riguardano essenzialmente l'integrazione nel diritto comunitario degli emendamenti e degli aggiornamenti delle convenzioni internazionali e degli strumenti internazionali ripresi dal diritto comunitario.Ai termini di una risoluzione adottata l'8 giugno 1993 [6] il Consiglio ha approvato in linea di massima la costituzione, conformemente alla decisione 87/373/CEE del Consiglio del 13 luglio 1987 che stabilisce le modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione, di un comitato per la sicurezza marittima incaricato:[6]  GU C 271 del 7.10.1993, pag. 1.a) di centralizzare i compiti dei comitati costituiti in applicazione della decisione citata nel quadro della legislazione comunitaria attuale o futura in materia di sicurezza marittima;b) di assistere e consigliare la Commissione su tutte le questioni di sicurezza marittima nonché di prevenzione o di limitazione dell'inquinamento dell'ambiente per effetto delle attività marittime.La costituzione di un comitato per la sicurezza marittima, oltre all'aspetto razionalizzazione e centralizzazione dei compiti, avrà effetti pratici positivi tra cui la riduzione del numero delle riunioni, e dovrebbe finire per contenere i costi connessi con l'organizzazione e lo svolgimento delle riunioni dei comitati.6. La presente proposta non mira soltanto a sostituire i cinque comitati esistenti con il comitato per la sicurezza marittima, ma anche a sostituire la procedura di regolamentazione in vigore, prevista dai regolamenti e direttive esistenti e fondata sulla decisione 87/373/CEE, con la nuova procedura di regolamentazione recentemente adottata mediante la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [7][7]  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.La decisione 1999/468/CE semplifica le modalità di esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione e garantisce una maggiore partecipazione e una migliore informazione del Parlamento europeo e del pubblico sull'applicazione di queste competenze di esecuzione, in particolare i lavori dei comitati.Di conseguenza la presente proposta modifica le disposizioni esistenti nel diritto comunitario in materia di sicurezza marittima così da sostituire i comitati del tipo III, variante a) con un comitato che funziona secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE del Consiglio.7. Per quanto riguarda la scelta della configurazione giuridica dell'atto che istituisce il comitato per la sicurezza marittima ed applica la procedura di regolamentazione alla legislazione comunitaria, la Commissione ha rispettato il principio del parallelismo delle forme.Tenuto conto del fatto che i comitati sono stati istituiti da due tipi di atti giuridici diversi, vale a dire regolamenti o direttive del Consiglio, il principio del parallelismo delle forme implica che le disposizioni dei regolamenti vigenti vengano modificate mediante regolamento e le disposizioni delle direttive vigenti mediante direttiva, secondo la procedura di codecisione di cui all'articolo 251 del trattato.La presente proposta comporta dunque da un lato una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio volta ad istituire il comitato per la sicurezza marittima e a modificare i regolamenti in vigore per quanto di ragione, e d'altro lato una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive del Consiglio in vigore per far riferimento al comitato per la sicurezza marittima.Infine, tramite la proposta che riguarda la modifica delle direttive in vigore, la Commissione propone di correggere talune anomalie di redazione constatate nelle direttive 94/57/CE (società di classificazione) e 98/18/CE (sicurezza delle navi passeggeri).8. La presente proposta vuole altresì rispondere ad un problema particolarmente spinoso e complesso che riguarda le relazioni tra l'ordinamento giuridico comunitario e l'ordinamento giuridico internazionale e che è emerso in sede di applicazione da parte degli Stati membri di regolamenti o direttive adottate dal Consiglio nel settore della sicurezza marittima.In effetti la legislazione comunitaria è finalizzata all'applicazione di regole internazionali vigenti al momento dell'adozione dell'atto in questione. Successivamente, in concomitanza con gli emendamenti introdotti nelle regole internazionali, al fine di adeguarvi il diritto comunitario, vengono adottati i necessari regolamenti o direttive della Commissione (o più raramente del Consiglio).Nell'esercizio dei suoi poteri di esecuzione la Commissione è confrontata a un problema di tempi. Gli emendamenti alle convenzioni internazionali, risoluzioni o codici esistenti sono adottati in sede IMO molto di frequente ed entrano rapidamente in vigore sul piano internazionale. Tenuto conto in particolare della durata delle procedure interne, l'aggiornamento della legislazione comunitaria, conformemente alla procedura di comitato, interviene in linea generale dopo l'entrata in vigore sul piano internazionale degli emendamenti in questione. Questo sfasamento è ulteriormente aggravato, nel caso delle direttive, dalla lunghezza dei termini di recepimento.Inoltre alcuni Stati membri incorporano gli emendamenti internazionali in modo più rapido del legislatore comunitario, a volte tramite una clausola di adattamento automatico del loro diritto interno ("rinvio mobile").Quest'ultima pratica non è conforme al diritto comunitario. In linea di principio gli Stati membri non sono abilitati ad introdurre nel diritto interno o ad applicare emendamenti ad uno strumento internazionale finché essi non sono stati incorporati nella legislazione comunitaria pertinente (in conseguenza del principio della "preminenza del diritto comunitario").In pratica vi è quindi uno sfasamento quasi sistematico tra la data di entrata in vigore sul piano internazionale e la data di applicazione sul piano comunitario.9. Tale situazione presenta vari inconvenienti, sia per gli Stati membri che per la Commissione medesima:-gli Stati membri possono difficilmente evitare di ritrovarsi in infrazione, sia nei confronti del diritto comunitario quando recepiscono nel loro ordinamento interno emendamenti internazionali non ancora adottati a livello comunitario, sia nei confronti del diritto internazionale, in quanto in linea di principio sono tenuti a rispettare i loro impegni internazionali derivanti dall'entrata in vigore delle convenzioni e rispettivi emendamenti;-l'attuale situazione complica in misura rilevante il compito degli Stati membri in sede di recepimento delle regole internazionali di sicurezza nel loro ordinamento nazionale. In particolare ciò si verifica quando secondo il diritto di uno Stato membro, gli emendamenti internazionali sono automaticamente applicabili nel diritto nazionale senza bisogno di recepirli direttamente nella legislazione nazionale. Il divieto imposto ad uno Stato membro di applicare la versione più recente di una convenzione internazionale non gli consente più di utilizzare tale tecnica legislativa di recepimento "automatico" del diritto internazionale. Lo Stato membro in questione dovrà in effetti distinguere tra le disposizioni di un emendamento internazionale che non rientrano nel campo di applicazione di una direttiva o di un regolamento e quelle che sono coperte da una direttiva o da un regolamento vigente: queste ultime non potranno essere recepite nel diritto nazionale finché la legislazione comunitaria pertinente non sarà stata modificata;-la coesistenza di regole vigenti sul piano internazionale, applicate dagli Stati terzi, e di regole comunitarie diverse, basate su versioni precedenti delle regole internazionali, è fonte di confusione e di incertezza del diritto per le amministrazioni nazionali e per i singoli, cittadini comunitari o no, per quanto riguarda la natura delle regole applicabili;-le conseguenze sono negative per la sicurezza marittima e la tutela dell'ambiente in quanto gli emendamenti internazionali che rappresentano in linea di principio un miglioramento delle norme di sicurezza, sono posti in vigore in ritardo dagli Stati membri che sono obbligati in virtù del diritto comunitario ad applicare per un certo periodo di tempo una versione meno recente di uno strumento internazionale. L'immagine della Comunità, che si presenta così come una zona in cui sono applicate norme sorpassate o meno rigorose, ne subisce pregiudizio;-può esservi un rischio di conflitto fra il divieto fatto agli Stati membri di applicare gli emendamenti internazionali recenti più severi e il fatto che la legislazione comunitaria stabilisca di frequente norme minime, lasciando agli Stati membri la possibilità di applicare norme più elevate, motivate da esigenze di sicurezza o di tutela dell'ambiente;-tanto a livello della Commissione che degli Stati membri tutto ciò comporta una massa di adempimenti burocratici. La Commissione è indotta a modificare molto di frequente le direttive o i regolamenti pertinenti a seguito degli emendamenti sopravvenuti sul piano internazionale (emendamenti che intervengono in genere a varie riprese durante un medesimo anno). Queste modifiche, che generano costi amministrativi non trascurabili, sono a volte di natura puramente formale e consistono in particolare in un aggiornamento della versione applicabile delle convenzioni internazionali cui si riferisce la legislazione (ad esempio cfr. direttive 96/39/CE, 97/34/CE e 98/74/CE che modificano la direttiva 93/75/CEE). Tale procedura va ripetuta dalle amministrazioni marittime degli Stati membri in sede di recepimento delle modifiche adottate sul piano comunitario.10. L'attuale situazione è indubbiamente poco soddisfacente. La soluzione che consiste nell'accelerare l'aggiornamento della legislazione comunitaria è estremamente difficile da applicare tenuto conto dei tempi delle procedure interne che sfociano nell'adozione di un atto legislativo tramite la procedura di comitato. L'obiettivo da raggiungere dovrebbe di fatto essere quello di far coincidere l'entrata in vigore di un emendamento sul piano internazionale e sul piano comunitario, ma ciò è difficilmente realizzabile tenuto conto delle differenze tra i tempi per l'entrata in vigore sul piano internazionale (in genere sei mesi dopo l'adozione di un emendamento, con la procedura di tacita approvazione) e i normali termini che trascorrono prima dell'applicazione effettiva di questi emendamenti internazionali attraverso la legislazione comunitaria. I tempi interni comprendono in particolare il tempo necessario ad un esame approfondito e preventivo degli emendamenti internazionali, l'elaborazione di un progetto di direttiva o di regolamento della Commissione, la consultazione del comitato, l'adozione del testo da parte della Commissione, cui si aggiunge il termine consueto per l'applicazione delle misure nazionali di attuazione (12 o persino 18 mesi dopo l'entrata in vigore dell'atto comunitario).11. La Commissione propone di cogliere l'occasione della costituzione di un comitato per la sicurezza marittima per proporre una soluzione che sia accettabile sul piano giuridico e possa rispondere alla preoccupazione comune agli Stati membri e alla Commissione di un'applicazione coerente ed efficace delle misure internazionali introdotte sul piano comunitario.La soluzione consiste nel dare facoltà agli Stati membri di applicare le versioni più recenti degli emendamenti internazionali nel rispetto di un certo numero di precauzioni (meccanismo di controllo preventivo di conformità) che consentano, se necessario, di escludere dal campo di applicazione di una direttiva o di un regolamento gli emendamenti che risultassero inaccettabili.12. A tale scopo è opportuno definire preventivamente le disposizioni dei regolamenti o delle direttive che rinviano a strumenti internazionali. Possono presentarsi tre fattispecie diverse:-alcune disposizioni comunitarie contengono un elenco di definizioni di termini utilizzati nel dispositivo o negli allegati dell'atto considerato. Questo elenco comprende in genere gli strumenti internazionali applicabili ai fini della direttiva e viene precisato che detti strumenti sono quelli "in vigore alla data di adozione della direttiva" o a una data determinata nel caso di una modifica ulteriore;-altre disposizioni comunitarie riproducono testualmente parti o disposizioni precise di convenzioni o di altri strumenti internazionali;-infine, alcune disposizioni si limitano ad effettuare un rinvio ad uno strumento internazionale o a una sua parte, dichiarato applicabile ai fini dell'atto comunitario.13. Nel primo caso l'inclusione in un atto comunitario di una definizione di uno strumento internazionale consente di identificare lo strumento internazionale che l'atto comunitario mira a rendere applicabile in tutto o in parte. Una definizione di questo tipo comporta due elementi:-l'indicazione per esteso corrispondente alla sigla abitualmente utilizzata per citare una convenzione internazionale (ad esempio "MARPOL" significa "Convenzione internazionale del 1973 per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi, nella versione modificata dal protocollo del 1978"); inoltre si cerca di semplificare l'ulteriore lettura dell'atto comunitario ricorrendo ad una sigla piuttosto che al titolo completo dello strumento internazionale in questione;-l'indicazione della data della versione dello strumento internazionale da prendere in considerazione ai fini dell'applicazione della direttiva.Una definizione di questo tipo non ha assolutamente l'obiettivo o la conseguenza di introdurre tutte le disposizioni del testo internazionale in questione nel diritto comunitario, né di obbligare gli Stati membri ad applicarle.Quindi, il fatto che l'articolo 2 della direttiva 93/75/CEE definisca il codice IMDG "il codice marittimo internazionale per il trasporto delle merci pericolose .... vigente il 1° gennaio 1997" non significa evidentemente che tale disposizione ha l'effetto di introdurre il codice IMDG nel diritto comunitario e di obbligare gli Stati membri ad applicarne tutte le disposizioni. La direttiva 93/75/CEE non obbliga gli Stati membri a conformarsi alle regole relative ad esempio allo stivaggio e alla separazione dei colli, regole che sono irrilevanti per quanto riguarda l'oggetto della direttiva. Le disposizioni del codice IMDG rese obbligatorie dalla direttiva figurano nell'allegato I (trattasi della notifica del numero IMDG delle merci trasportate).Le definizioni che figurano in atti comunitari non costituiscono dunque a ben vedere disposizioni di natura "operativa" che comportano obblighi specifici per gli Stati membri: le regole internazionali di cui gli Stati membri debbono garantire l'applicazione sono identificate in altre disposizioni dell'atto comunitario considerato.In tale contesto l'indicazione della data è in definitiva soltanto un elemento della definizione di uno strumento internazionale e non ha effetto diretto sul contenuto degli obblighi imposti dall'atto comunitario.La Commissione ritiene dunque che la menzione della data precisa di una versione di uno strumento internazionale non sia necessaria, ma che sia sufficiente fare riferimento alla versione in vigore di uno strumento internazionale che costituisce l'ultima versione applicabile dello strumento predetto [8].[8]  Può risultare interessante osservare che il legislatore internazionale ha a sua volta seguito un'impostazione di questo tipo quando in una convenzione internazionale fa rinvio ad un'altra convenzione internazionale. Ad esempio, la regola 11-1 del capitolo II-1 della convenzione SOLAS stabilisce che "Ai fini della presente Regola le espressioni "ponte di bordo libero", "lunghezza della nave" e "perpendicolare avanti" hanno i significati definiti nella Convenzione internazionale sul bordo libero in vigore".Tale definizione include in linea di massima gli ultimi emendamenti apportati ad un testo internazionale. Tuttavia, per effetto della clausola di salvaguardia descritta al successivo punto 16 è possibile che vengano escluse dal campo di applicazione della direttiva o del regolamento considerato talune disposizioni di un emendamento internazionale che sono oggetto di controversia. È dunque opportuno, per ragioni di chiarezza del diritto, precisare che la definizione data dall'atto comunitario di uno strumento internazionale lascia impregiudicate le misure adottate in applicazione della clausola di salvaguardia.14. Nel secondo caso la Comunità intende chiaramente rendere vincolanti in ambito comunitario disposizioni precise e nettamente identificate di una convenzione o di una risoluzione internazionale. Le disposizioni internazionali sono riprese nel dispositivo o in un allegato e formano parte integrante della direttiva o del regolamento considerato.In linea di massima gli Stati membri non possono applicare gli emendamenti internazionali più recenti finché essi non sono stati incorporati nell'atto comunitario pertinente. Le norme internazionali che figurano in un regolamento o in una direttiva sono in effetti divenute disposizioni di diritto comunitario e continuano ad esistere fino alla loro eventuale modifica per effetto di un atto comunitario posteriore.Il fatto che un emendamento entri in vigore sul piano internazionale e sia applicato dalla comunità marittima mondiale non suscita difficoltà particolari. È in effetti assolutamente chiaro che in questa situazione gli Stati membri non possono accettare ed applicare i nuovi emendamenti se non per la parte non contemplata dalla legislazione comunitaria che, in un certo modo, è la "lex specialis" rispetto al diritto internazionale vigente.In pratica la Commissione cerca di ridurre per quanto possibile lo sfasamento esistente nei confronti del diritto internazionale modificando regolarmente gli atti di base in questione. Se un emendamento internazionale dovesse introdurre modifiche inaccettabili per la Comunità, basterebbe non introdurlo nella legislazione comunitaria pertinente affinché le disposizioni precedenti continuino a restare di applicazione nella Comunità.15. Invece, nel terzo caso sopra descritto, quando l'atto fa rinvio ad un testo internazionale, qualsiasi emendamento a tale testo internazionale sarà automaticamente incorporato nella legislazione comunitaria in mancanza di riferimento ad una versione dell'atto internazionale vigente a una data precisa. Ancorché in pratica gli emendamenti internazionali costituiscano in linea di massima un inasprimento delle norme di sicurezza internazionali, nondimeno è in teoria possibile che nuove norme internazionali diminuiscano di fatto il grado di sicurezza o risultino incompatibili con altre disposizioni vigenti della legislazione marittima comunitaria.16. È dunque indispensabile porre in essere una procedura di controllo preventivo di conformità atta a garantire l'impossibilità di introdurre nel diritto comunitario un emendamento internazionale che è in diretto conflitto con la legislazione o la politica comune di sicurezza marittima o che riduce il livello delle norme di sicurezza.Con una procedura di questo tipo, non appena si individua una situazione siffatta, è possibile riunire d'urgenza il comitato per la sicurezza marittima su iniziativa della Commissione o di uno Stato membro al fine di adottare le misure appropriate.Dette misure possono consistere, ad esempio, nell'esclusione esplicita dal campo d'applicazione dell'atto comunitario di disposizioni di un emendamento a una convenzione o di una risoluzione adottata dall'IMO confliggente con la legislazione comunitaria. In questa situazione l'atto di base dovrà essere oggetto di modifica, con direttiva o rispettivamente con regolamento della Commissione, dopo aver consultato in via d'urgenza il comitato per la sicurezza marittima.Per illustrare le modalità di ricorso a tale procedura di controllo di conformità basterà il seguente esempio: una disposizione della direttiva 95/21/CE sul controllo delle navi effettuato dallo Stato di approdo prevede che gli ispettori incaricati di procedere alle ispezioni a bordo delle navi applichino le procedure particolareggiate descritte nell'allegato I del Memorandum di Parigi sul controllo delle navi da parte dello Stato di approdo. Nell'ipotesi in cui alcune disposizioni di un recente emendamento al Memorandum citato suscitassero gravi difficoltà, sarebbe opportuno adottare, grazie alla procedura di controllo di conformità, una modifica alla direttiva 95/21/CE che stabilisca l'obbligo per gli ispettori di seguire le procedure di cui all'allegato I del Memorandum di Parigi, ad esclusione tuttavia delle disposizioni X, Y o Z, chiaramente identificate. Non può dunque esservi rischio di confusione o incertezza del diritto per quanto riguarda la natura delle disposizioni di un emendamento internazionale che sono escluse.17. È essenziale che la procedura di controllo di conformità possa consentire l'adozione di misure specifiche in via d'urgenza. In effetti le date tra l'adozione di un emendamento internazionale e la sua entrata in vigore possono essere molto vicine. Ora l'applicazione della procedura del controllo di conformità, dalla decisione di convocare il comitato fino all'eventuale adozione di una misura specifica (ad esempio l'esclusione di emendamenti internazionali oggetto di controversia dall'ambito di applicazione di una direttiva), può protrarsi su vari mesi.È allora opportuno in primo luogo adottare misure precauzionali per evitare che durante questo periodo vengano prese talune iniziative unilaterali atte a pregiudicare la conclusione della procedura in corso. Per non compromettere l'adozione di misure specifiche attraverso la procedura di controllo della conformità, la Commissione deve dunque essere in grado di chiedere agli Stati membri di non accettare sul piano internazionale l'emendamento oggetto di controversia, né prendere alcuna misura di diritto interno nella prospettiva della sua applicazione.Uno Stato membro dovrebbe quindi astenersi:-dall'avviare una procedura di ratifica o-dal modificare la sua legislazione nazionale,e, a fortiori, dall'iniziare ad applicare direttamente l'emendamento internazionale in questione. Quest'ultimo caso potrebbe verificarsi in presenza di emendamenti a taluni codici internazionali che gli Stati sono sollecitati sul piano internazionale ad applicare quanto prima possibile dopo la loro adozione. Non è concesso in proposito un termine supplementare per l'entrata in vigore.18. Una situazione particolare può insorgere nel caso degli emendamenti alle convenzioni internazionali adottati in sede IMO tramite la procedura di tacita approvazione. Tale procedura è stata introdotta in sede IMO per rimediare alla lentezza delle procedure nazionali di modifica delle convenzioni. Invece di imporre che un emendamento entri in vigore soltanto dopo la sua approvazione da un certo numero di parti, la nuova procedura prevede che un emendamento (molto spesso adottato tramite una risoluzione di un comitato dell'IMO) entri in vigore ad una data prefissata a meno che per tale data non vengano formulate, da un certo numero di parti, obiezioni nei suoi confronti.In tale caso preciso, nel quale vale la regola del silenzio-accoglimento, è importante che la Comunità assuma una posizione esplicita per opporsi ad un emendamento internazionale confliggente con la legislazione comunitaria. Un atto comunitario di questo tipo può risultare utile soltanto se effettuato prima dell'entrata in vigore sul piano internazionale dell'emendamento. È dunque proprio in questa ipotesi che il problema deve essere sottoposto in via urgente al comitato per la sicurezza marittima affinché in tempi sufficientemente brevi sia assunta una linea di condotta comunitaria per consentire agli Stati membri di esprimere la loro opposizione al progetto di emendamento internazionale nei termini prescritti.La necessità di rapidità imporrà un esame celere ed accurato delle proposte di emendamento agli strumenti internazionali per verificarne la compatibilità con il diritto comunitario o con la politica di sicurezza marittima ove adottate, o anzi persino anteriormente alla loro adozione, non appena il contenuto delle misure proposte risulta definito con sufficiente precisione. L'esame andrà effettuato non soltanto dalla Commissione, ma anche dagli Stati membri che dispongono a loro volta, pertanto, del diritto di chiedere la convocazione d'urgenza del comitato per la sicurezza marittima. La procedura d'urgenza consente altresì di ridurre ad un mese il termine massimo di tre mesi concesso al Consiglio in virtù dell'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE per deliberare su un proposta di misure della Commissione (in mancanza di parere o in presenza di parere contrario del comitato).Non è escluso che l'opposizione della Comunità ad un emendamento internazionale non sia sufficiente ad impedirne l'entrata in vigore. Nell'ipotesi in cui un emendamento oggetto di controversia venisse tuttavia posto in vigore sul piano internazionale, la situazione non sarebbe in tal caso diversa da quella relativa all'incompatibilità tra atti comunitari ed atti internazionali in vigore, per cui l'emendamento adottato sul piano internazionale risulterà non applicabile nella Comunità, ancorché sia applicabile sul piano internazionale.19. Va sottolineato che in linea di massima i casi di applicazione della procedura di controllo di conformità dovrebbero essere estremamente rari. In effetti il rischio che un emendamento internazionale riduca il livello di sicurezza in rapporto alle norme esistenti precedentemente è in pratica poco probabile. La tendenza generale è invece quella di estendere o inasprire le norme di sicurezza. Nondimeno resta la possibilità che un emendamento internazionale porti direttamente o indirettamente ad attenuare il livello delle regole di sicurezza.20. È interessante notare l'originalità dell'impostazione proposta rispetto alla pratica consueta in forza della quale gli emendamenti sono incorporati per aggiunta al testo esistente: nella fattispecie, il Consiglio delega alla Commissione soltanto la potestà di escludere dal campo di applicazione dell'atto comunitario gli emendamenti alle convenzioni internazionali che non sono conformi agli obiettivi di politica comune di sicurezza marittima. In mancanza di intervento della Commissione, questi emendamenti entrerebbero automaticamente nel campo d'applicazione dell'atto comunitario.Tale delega deve avvenire nei termini rigorosi dell'articolo 202, terzo trattino del trattato (ex articolo 145 del trattato CE). Inoltre la potestà così conferita alla Commissione si limita alla sicurezza marittima, settore nel quale le norme internazionali sono sostanzialmente di natura tecnica.MOTIVAZIONE DELLE MISURE PROPOSTE21.a) Quali sono gli obiettivi dell'azione in programma rispetto agli obblighi della Comunità e quale è la dimensione comunitaria del problema (ad esempio, quanti Stati membri sono interessati e qual è la soluzione al momento attuale)-L'azione prevista si colloca nel quadro della politica comunitaria di sicurezza marittima. Il suo obiettivo è l'applicazione alla legislazione comunitaria in vigore nel settore della sicurezza marittima delle disposizioni contenute nella decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione, nonché la facilitazione e semplificazione dell'aggiornamento della legislazione in questione, considerata l'evoluzione del diritto internazionale pertinente.22.b) L'azione in programma rientra nella competenza esclusiva della Comunità o in una competenza condivisa con gli Stati membri -L'azione applica in un settore preciso (la sicurezza marittima) le modalità fissate nell'articolo 202 del trattato per quanto riguarda la possibilità per il Consiglio di conferire alla Commissione la potestà di adottare le misure di esecuzione delle regole che esso stabilisce. Inoltre l'azione mira ad agevolare l'applicazione di una politica comunitaria che è praticata in un contesto di competenze condivise tra la Commissione e gli Stati membri.23.c) Qual è la soluzione più efficace tenendo conto dei mezzi di cui dispongono la Comunità e gli Stati membri -Vista la sua natura "istituzionale" un'azione di questo tipo può essere prevista soltanto a livello comunitario.24.d) Qual è il valore aggiunto reale dell'azione proposta dalla Comunità e quale sarebbe il costo dell'astensione dall'azione-L'azione prevista risponde all'obbligo che la Comunità si è fissata di aggiornare l'insieme della legislazione comunitaria a seguito della decisione 1999/468/CE del Consiglio in materia di procedure di comitato. Essa consentirà inoltre di facilitare agli Stati membri l'applicazione degli emendamenti alle convenzioni internazionali e limiterà la necessità per la Commissione di dover modificare di frequente gli atti di base della legislazione in materia di sicurezza marittima.Il costo dell'astensione dall'azione sarebbe l'incertezza del diritto e complicazioni amministrative dovute alla coesistenza di comitati che funzionano secondo le precedenti procedure di cui alla decisione 87/373/CEE e di nuove misure legislative che comportano un comitato funzionante in base alle regole della decisione 1999/468/CE.A tale costo vanno aggiunti quelli dovuti ad una legislazione comunitaria, e quindi anche nazionale, spesso in ritardo sulla legislazione internazionale e di conseguenza a un livello di sicurezza meno soddisfacente nella Comunità rispetto al resto del mondo.25.e) Di quali forme d'azione dispone la Comunità (raccomandazioni, assistenza finanziaria, regolamenti, mutuo riconoscimento) -Tenuto conto degli obiettivi dell'azione e in virtù del principio del parallelismo delle forme, i regolamenti esistenti possono essere modificati soltanto con regolamento e le direttive esistenti con direttiva.26.f) È necessaria una legislazione uniforme o sarebbe sufficiente una direttiva che fissi gli obiettivi generali lasciando agli Stati membri la scelta delle modalità di esecuzione -Come indicato al punto precedente, la scelta dei tipi di atto normativo è dettata dagli obiettivi intrinsechi dell'azione e dalla natura giuridica degli strumenti che sono modificati.OGGETTO DELLA PROPOSTA27. Le proposte legislative sotto descritte sono finalizzate ad istituire un comitato per la sicurezza marittima e a sostituire con tale nuovo comitato i comitati di cui ai regolamenti e direttive del Consiglio vigenti nel settore della sicurezza marittima. Inoltre le proposte intendono agevolare l'aggiornamento successivo dei regolamenti e delle direttive in materia di sicurezza marittima, alla luce dell'evoluzione del diritto internazionale.Sono presentate due proposte distinte:-una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il comitato per la sicurezza marittima e definisce le procedure che disciplinano il suo funzionamento nonché il suo campo d'applicazione. La proposta prevede altresì la modifica dei regolamenti esistenti nel settore della sicurezza marittima, sia per tener conto dell'istituzione del comitato per la sicurezza marittima che per agevolare il loro successivo aggiornamento alla luce dell'evoluzione della legislazione internazionale in materia di sicurezza marittima;-una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio volta a modificare le direttive esistenti nel settore della sicurezza marittima al fine di adattarle all'istituzione del comitato per la sicurezza marittima e agevolarne l'ulteriore aggiornamento.28. La presente proposta non contiene la scheda di valutazione dell'impatto tenuto conto del fatto che non incide sulle imprese. Non è nemmeno stato ritenuto necessario compilare una scheda finanziaria in quanto la proposta in programma non dovrebbe portare ad un aumento di spese ed anzi dovrebbe avere un impatto finanziario favorevole, tenuto conto degli effetti positivi di razionalizzazione dei compiti dei comitati e di diminuzione del numero delle riunioni dei comitati.CONSIDERAZIONI PARTICOLARII - PROPOSTA DI REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO RELATIVO AL COMITATO PER LA SICUREZZA MARITTIMA E RECANTE MODIFICA DEI REGOLAMENTI IN MATERIA DI SICUREZZA MARITTIMA E DI PREVENZIONE DELL'INQUINAMENTO CAUSATO DALLE NAVIArticolo 1L'articolo definisce l'obiettivo del regolamento: istituire un comitato per la sicurezza marittima che accentri i compiti dei comitati esistenti, nonché agevolare la modifica della legislazione comunitaria in funzione dell'evoluzione delle principali convenzioni, risoluzioni od altri accordi entrati in vigore sul piano internazionale.Articolo 2L'articolo contiene le definizioni dei termini di base del regolamento e in particolare l'enumerazione di tutti gli atti comunitari, regolamenti e direttive interessati dall'istituzione del comitato per la sicurezza marittima.Articolo 3L'articolo è finalizzato a istituire un comitato di regolamentazione, denominato comitato per la sicurezza marittima, a precisare le procedure ad esso applicabili, facendo rinvio alla decisione 1999/468/CE. Il comitato per la sicurezza marittima svolge i compiti che gli sono già affidati in virtù della legislazione comunitaria vigente, oltre alla possibilità di modificare il presente regolamento al fine di inserire nell'elenco dei regolamenti e direttive in questione i nuovi atti comunitari che eventualmente entrano in vigore dopo la sua adozione.Articolo 4L'articolo descrive il meccanismo del controllo di conformità previsto per far sì che eventuali emendamenti ad una convenzione o ad una risoluzione adottati su scala internazionale atti a ridurre il livello delle norme comunitarie possano essere esaminati dal comitato per la sicurezza marittima. L'articolo prevede tra l'altro la possibilità, su iniziativa della Commissione o a richiesta di uno Stato membro, di convocare una riunione di urgenza del comitato per la sicurezza marittima al fine di esaminare gli emendamenti contestati e pronunciarsi su eventuali misure comunitarie adeguate. A fini precauzionali la Commissione può altresì chiedere eventualmente agli Stati membri di sospendere o rinviare qualsiasi iniziativa che avessero in programma per approvare o applicare l'emendamento internazionale in questione.Articolo 5L'articolo descrive le competenze assegnate al comitato per la sicurezza marittima. Trattasi delle competenze che gli sono già conferite ai sensi dei regolamenti e direttive in vigore. Inoltre il comitato per la sicurezza marittima dovrebbe altresì formulare pareri sull'inclusione di nuovi atti nell'elenco dei regolamenti e delle direttive che formano la "legislazione comunitaria marittima" in concomitanza con la loro adozione.Articoli da 6 a 8Trattasi delle modifiche ai regolamenti in vigore nel settore della sicurezza marittima, vale a dire il regolamento (CEE) n. 613/91 relativo al cambiamento di registro delle navi all'interno della Comunità, il regolamento (CE) n. 2978/94 sull'applicazione della risoluzione IMO A.747(18) concernente la misurazione del tonnellaggio degli spazi per la zavorra nelle petroliere a zavorra segregata, nonché il regolamento (CE) n. 3051/95 sulla gestione della sicurezza dei traghetti passeggeri roll-on/roll-off.Le modifiche inserite consistono nella soppressione dei termini che fanno riferimento alla data di adozione del regolamento e nella sostituzione del comitato istituito dal regolamento di base (il comitato istituito con direttiva 93/75/CEE nel caso del regolamento (CE) n. 3051/95, un comitato specifico negli altri casi) con il comitato per la sicurezza marittima.Articolo 9Nessuna osservazione.II - PROPOSTA DI DIRETTIVA CHE MODIFICA LE DIRETTIVE IN MATERIA DI SICUREZZA MARITTIMA E DI PREVENZIONE DELL'INQUINAMENTO CAUSATO DALLE NAVIArticolo 1L'articolo 1 definisce gli obiettivi della proposta di direttiva, vale a dire sostituire i comitati istituiti dalle direttive vigenti in materia di sicurezza marittima con il comitato per la sicurezza marittima istituito dal regolamento (CE) n. .../2000. La proposta mira altresì ad agevolare la modifica delle direttive vigenti in funzione dell'evoluzione delle principali convenzioni, risoluzioni o altri accordi entrati in vigore sul piano internazionale.Articoli da 2 a 10Gli articoli citati modificano le pertinenti direttive della Commissione nel settore della sicurezza marittima e della tutela dell'ambiente marino. Trattasi delle seguenti direttive:-articolo 2 : direttiva 93/75/CEE del Consiglio, del 13 settembre 1993, relativa alle condizioni minime necessarie per le navi dirette a porti marittimi della Comunità o che ne escono e che trasportano merci pericolose o inquinanti;-articolo 3 : direttiva 94/57/CE del Consiglio, del 22 novembre 1994, relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime;-articolo 4 : direttiva 94/58/CE del Consiglio, del 22 novembre 1994, concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare;-articolo 5 : direttiva 95/21/CE del Consiglio, del 19 giugno 1995, relativa all'attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo, per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri (controllo dello Stato di approdo);-articolo 6 : direttiva 96/98/CE del Consiglio, del 20 dicembre 1996, sull'equipaggiamento marittimo;-articolo 7 : direttiva 97/70/CE del Consiglio, del'11 dicembre 1997, che istituisce un regime di sicurezza armonizzato per le navi da pesca di lunghezza uguale o superiore a 24 metri;-articolo 8 : direttiva 98/18/CE del Consiglio, del 17 marzo 1998, relativa alle disposizioni e norme di sicurezza per le navi da passeggeri;-articolo 9 : direttiva 98/41/CE del Consiglio, del 18 giugno 1998, relativa alla registrazione delle persone a bordo delle navi da passeggeri che effettuano viaggi da e verso i porti degli Stati membri della Comunità;-articolo 10 : direttiva 1999/35/CE del Consiglio, del 29 aprile 1999, relativa a un sistema di visite obbligatorie per l'esercizio in condizioni di sicurezza di traghetti roll-on/roll-off e di unità veloci da passeggeri adibiti a servizi di linea.Le modifiche inserite nelle predette direttive consistono nel:-sopprimere, per ciascuno strumento internazionale, il rinvio a una versione in vigore ad una data determinata, salvo restando il ricorso alla clausola di salvaguardia di cui all'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. .../2000;-sostituire il comitato istituito in ciascuna direttiva con il comitato per la sicurezza marittima e precisare che si applica la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. .../2000;-in alcuni casi, procedere a qualche ritocco per quanto riguarda il campo d'applicazione della procedura di comitato. Trattasi in modo particolare di modifiche inserite nella direttiva 94/57/CE e nella direttiva 98/18/CE. Nel primo caso si tratta di correggere un'omissione: l'articolo 8 della direttiva fa riferimento agli emendamenti dei codici e della risoluzione menzionati nell'articolo 2, lettera d) e all'articolo 6 della direttiva in questione, mentre l'articolo 2, lettera d) riguarda non soltanto i codici, ma anche le convenzioni e i protocolli internazionali. Per quanto riguarda la direttiva 98/18/CE, il Consiglio ha espresso l'intenzione di modificare l'allegato I prevedendo una procedura semplificata [9]. Tuttavia il Consiglio ha omesso di prevedere tale possibilità nell'articolo 8 relativo ai settori che rientrano nella procedura di comitato. La nuova stesura proposta per la lettera b) dell'articolo 8 è finalizzata a correggere tale omissione.[9]  Dichiarazione del Consiglio e della Commissione PV CONS 11, TRANS 23, 6431/98 ADD 1, 23.3.1998, pag. 4.Articoli 11, 12 et 13Nessuna osservazione.2000/0236 (COD)Proposta diREGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOrelativo al comitato per la sicurezza marittima e recante modifica dei regolamenti in materia di sicurezza marittima e di prevenzione dell'inquinamento causato dalle navi(Testo rilevante ai fini del SEE)IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 80, paragrafo 2,vista la proposta della Commissione [10],[10]  GU Cvisto il parere del Comitato economico e sociale [11],[11]  GU Cvisto il parere del Comitato delle regioni [12],[12]  GU Cdeliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato [13],[13]  GU Cconsiderando quanto segue:(1) Le misure di attuazione dei regolamenti e direttive in vigore nel campo della sicurezza marittima sono adottate con procedura di regolamentazione che prevede il ricorso al comitato istituito con direttiva 93/75/CEE del Consiglio [14] e in alcuni casi ad un comitato ad hoc. Tali comitati sono disciplinati dalle regole stabilite con decisione 87/373/CEE del Consiglio, del 13 luglio 1987, che stabilisce le modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [15].[14]  GU L 247 del 5.10.1993, pag. 19. Direttiva modificata da ultimo con direttiva 98/74/CE (GU L 276 del 13.10.1998, pag. 7).[15]  GU L 197 del 18.7.1987, pag. 3.(2) Il Consiglio, con risoluzione dell'8 giugno 1993 relativa a una politica comune sulla sicurezza dei mari ha approvato in linea di principio l'istituzione di un comitato per la sicurezza marittima ed ha invitato la Commissione a presentare una proposta per la costituzione di detto comitato.(3) Il comitato per la sicurezza marittima ha il ruolo di centralizzare i compiti dei comitati istituiti nel quadro della legislazione comunitaria in materia di sicurezza marittima, nonché di assistere e consigliare la Commissione per tutte le questioni di sicurezza marittima e di prevenzione o limitazione dell'inquinamento dell'ambiente dovuto alle attività marittime.(4) Conformemente alla risoluzione del Consiglio dell'8 giugno 1993, è opportuno istituire un comitato per la sicurezza marittima ed assegnargli i compiti precedentemente attribuiti ai comitati costituiti ai sensi della legislazione comunitaria esistente in materia di sicurezza marittima. È altresì opportuno che qualsiasi nuovo atto legislativo comunitario adottato nel settore della sicurezza marittima preveda il ricorso al comitato per la sicurezza marittima.(5) La decisione 87/373/CEE è stata sostituita dalla decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità di esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [16]. La decisione 1999/468/CE definisce le procedure di comitato applicabili e garantisce una migliore informazione del Parlamento europeo e del pubblico sui lavori dei comitati.[16]  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.(6) Di conseguenza è opportuno applicare al comitato per la sicurezza marittima le disposizioni pertinenti della decisione 1999/468/CE. Le misure necessarie per l'attuazione della legislazione in vigore nel settore della sicurezza marittima sono misure di portata generale ai sensi dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE ed è quindi opportuno che esse siano deliberate conformemente alla procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della predetta decisione.(7) È altresì opportuno modificare la legislazione esistente in materia di sicurezza marittima sostituendo il comitato per la sicurezza marittima al comitato istituito con direttiva 93/75/CEE o, se del caso, al comitato ad hoc istituito nel quadro della legislazione di cui trattasi. In particolare è opportuno che il presente regolamento modifichi le disposizioni pertinenti dei regolamenti (CEE) n. 613/91 [17], (CE) n.  2978/94 [18] e (CE) n. 3051/95 del Consiglio [19] al fine di introdurre il comitato per la sicurezza marittima e dare attuazione alla procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE.[17]  GU L 68 del 15.3.1991, pag. 1.[18]  GU L 319 del 12.12.1994, pag. 1.[19]  GU L 320 del 30.12.1995, pag. 14. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 179/98 del 23.1.1998, pag. 35.(8) D'altro lato la legislazione comunitaria esistente in materia di sicurezza marittima è basata sull'applicazione di regole derivate da convenzioni, codici e risoluzioni internazionali in vigore alla data di adozione dell'atto comunitario considerato o alla data indicata da quest'ultimo. Tale situazione fa sì che gli Stati membri non possano applicare i successivi emendamenti di questi strumenti internazionali finché non sono state modificate le direttive o i regolamenti comunitari. La difficoltà di far coincidere le date di entrata in vigore dell'emendamento sul piano internazionale da un lato e, d'altro lato, del regolamento che introduce l'emendamento nel diritto comunitario comporta inconvenienti rilevanti, e in particolare l'applicazione tardiva nell'ambito della Comunità delle norme internazionali di sicurezza più recenti e più rigorose.(9) Tuttavia è opportuno fare una distinzione tra le disposizioni di un atto comunitario che ai fini della loro applicazione rinvia ad uno strumento internazionale, e le disposizioni comunitarie che riproducono in tutto o in parte uno strumento internazionale. In quest'ultimo caso gli emendamenti più recenti agli strumenti internazionali possono comunque divenire applicabili sul piano comunitario soltanto previa modifica delle disposizioni comunitarie interessate.(10) Di conseguenza è opportuno autorizzare gli Stati membri ad applicare le disposizioni più recenti delle convenzioni internazionali ad esclusione di quelle esplicitamente incorporate in un atto comunitario. A tale scopo basta indicare che la versione della convenzione internazionale applicabile ai fini della direttiva o del regolamento pertinente è quella "in vigore", senza menzionare alcuna data.(11) È tuttavia necessario introdurre una procedura di controllo di conformità peculiare che consenta alla Commissione, previa consultazione del comitato per la sicurezza marittima, di adottare le misure necessarie per prevenire i rischi di incompatibilità tra gli emendamenti agli strumenti internazionali e la legislazione comunitaria o la politica comunitaria di sicurezza marittima in vigore. Una procedura di questo tipo deve altresì evitare che certi emendamenti internazionali indeboliscano il livello di sicurezza marittima raggiunto nella Comunità.(12) La procedura di controllo di conformità potrà avere la sua piena efficacia soltanto se le misure previste sono adottate con la massima rapidità possibile e comunque prima dello scadere del termine stabilito per l'entrata in vigore effettiva dell'emendamento internazionale. Di conseguenza il termine di cui dispone il Consiglio, conformemente all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE per deliberare sulla proposta relativa alle misure da adottare deve essere ridotto ad un mese,HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Articolo 1  OggettoIl presente regolamento è finalizzato a migliorare l'attuazione della legislazione comunitaria pertinente che disciplina la sicurezza marittima, la protezione dell'ambiente marino e le condizioni di vita e di lavoro a bordo delle navia) centralizzando i compiti dei comitati istituiti in applicazione della legislazione comunitaria pertinente grazie all'istituzione di un comitato unico, denominato comitato per la sicurezza marittima;b) facilitando la modifica della legislazione comunitaria pertinente tenuto conto dell'evoluzione degli strumenti internazionali applicabili in materia di sicurezza marittima, di protezione dell'ambiente marino e di condizioni di vita e di lavoro a bordo delle navi.Articolo 2  DefinizioniAi fini del presente regolamento si intende per:1) "strumenti internazionali", le convenzioni, i protocolli, le risoluzioni, i codici, le raccolte di regole, circolari, norme e disposizioni adottate da una conferenza internazionale, dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO), dall'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), dalle parti di un protocollo di intesa, o da un organismo internazionale di normalizzazione nel settore della sicurezza marittima, della prevenzione dell'inquinamento causato dalle navi e delle condizioni di vita e di lavoro a bordo delle navi;2) "legislazione marittima comunitaria", gli atti comunitari in vigore sotto elencati:a) il regolamento (CEE) n. 613/91 del Consiglio, del 4 marzo 1991, relativo al cambiamento di registro delle navi all'interno della Comunità,b) la direttiva 93/75/CEE del Consiglio, del 13 settembre 1993, relativa alle condizioni minime necessarie per le navi dirette a porti marittimi della Comunità o che ne escono e che trasportano merci pericolose o inquinanti,c) il regolamento (CE) n. 2978/94 del Consiglio, del 21 novembre 1994, sull'applicazione della risoluzione IMO A.747(18) concernente la misurazione del tonnellaggio degli spazi per la zavorra nelle petroliere a zavorra segregata,d) la direttiva 94/57/CE del Consiglio, del 22 novembre 1994, relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime [20],[20]  GU L 319 del 12.12.1994, pag. 20. Direttiva modificata con direttiva 97/58/CE (GU L 274 del 7.10.1997, pag. 8).e) la direttiva 94/58/CE del Consiglio, del 22 novembre 1994, concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare [21],[21]  GU L 319 del 12.12.1994, pag. 28. Direttiva modificata con direttiva 98/35/CE (GU L 172 del 17.6.1998, pag. 1).f) la direttiva 95/21/CE del Consiglio, del 19 giugno 1995, relativa all'attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo, per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri (controllo dello Stato di approdo) [22],[22]  GU L 157 del 7.7.1995, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo con direttiva 1999/97/CE (GU L 331 del 23.12.1999, pag. 67).g) il regolamento (CE) n. 3051/95 del Consiglio, dell'8 dicembre 1995, sulla gestione della sicurezza dei traghetti passeggeri roll-on/roll-off,h) la direttiva 96/98/CE del Consiglio, del 20 dicembre 1996, sull'equipaggiamento marittimo [23],[23]  GU L 46 del 17.2.1997, pag. 25. Direttiva modificata con direttiva 98/85/CE (GU L 315 del 11.11.1998, pag. 14).i) la direttiva 97/70/CE del Consiglio, dell'11 dicembre 1997, che istituisce un regime di sicurezza armonizzato per le navi da pesca di lunghezza uguale o superiore a 24 metri [24],[24]  GU L 34 del 9.2.1998, pag. 1. Direttiva modificata con direttiva 1999/19/CE (GU L 83 del 27.3.1999, pag. 48).j) la direttiva 98/18/CE del Consiglio, del 17 marzo 1998, relativa alle disposizioni e norme di sicurezza per le navi da passeggeri [25],[25]  GU L 144 del 15.5.1998, pag. 1.k) la direttiva 98/41/CE del Consiglio, del 18 giugno 1998, relativa alla registrazione delle persone a bordo delle navi da passeggeri che effettuano viaggi da e verso i porti degli Stati membri della Comunità [26],[26]  GU L 188 del 2.7.1998, pag. 35.l) la direttiva 1999/35/CE del Consiglio, del 29 aprile 1999, relativa a un sistema di visite obbligatorie per l'esercizio in condizioni di sicurezza di traghetti roll-on/roll-off e di unità veloci da passeggeri adibiti a servizi di linea [27].[27]  GU L 138 del 1.6.1999, pag. 1.Articolo 3  Istituzione del comitato per la sicurezza marittima1. La Commissione è assistita da un comitato di regolamentazione, in appresso denominato comitato per la sicurezza marittima, composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione.2. Ove sia fatto riferimento al presente articolo, si applica la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE nel rispetto delle disposizioni previste dall'articolo 7, paragrafo 3 e dall'articolo 8 della medesima.3. Ai fini del presente regolamento il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è stabilito in un mese.Articolo 4  Procedura di controllo di conformità1. I regolamenti e direttive comunitari di cui all'articolo 2, punto 2) possono essere modificati conformemente alla procedura prevista al precedente articolo 3, al fine di escludere dal campo di applicazione del regolamento o della direttiva in questione un emendamento agli strumenti internazionali definiti all'articolo 2, punto 1) e presi in considerazione da detto regolamento o direttiva.Una modifica di questo tipo è possibile solo quando l'emendamento rischi manifestamente di ridurre il livello di sicurezza marittima o di protezione dell'ambiente marino previsto dalla legislazione comunitaria in materia di sicurezza marittima, di essere incompatibile con quest'ultima o quando sia atto a pregiudicare la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalla Comunità in materia di sicurezza marittima.2. A decorrere dall'adozione a livello internazionale di un emendamento a uno strumento internazionale di cui all'articolo 2, punto 1 e per un periodo di sei mesi gli Stati membri che sono parti a tale strumento si astengono da qualsiasi iniziativa intesa all'accettazione o all'applicazione dell'emendamento in questione onde consentire alla Commissione di adire il comitato di cui all'articolo 3, paragrafo 1 con un progetto di regolamento o di direttiva della Commissione finalizzato, in forza dell'applicazione del paragrafo 1, ad escludere l'emendamento in questione da un testo comunitario. In caso di adizione del comitato nel termine di sei mesi, l'astensione di cui sopra continua fino ad adozione delle misure appropriate.3. Quando l'emendamento allo strumento internazionale in questione è soggetto ad una procedura di tacita approvazione, il regolamento o la direttiva della Commissione che esclude l'integrazione di tale emendamento nel diritto comunitario per le ragioni indicate al paragrafo 1 è adottato in tempo utile per consentire agli Stati membri interessati di esprimere tempestivamente un'obiezione sull'emendamento in questione a livello internazionale.Articolo 5  Competenze del comitato per la sicurezza marittimaIl comitato per la sicurezza marittima svolge le competenze che gli sono assegnate in virtù della legislazione comunitaria in vigore.L'articolo 2, punto 2) del presente regolamento può essere modificato conformemente alla procedura di cui all'articolo 3 per inserirvi la menzione degli atti comunitari entrati in vigore dopo l'adozione del presente regolamento.Articolo 6  Modifica del regolamento (CEE) n. 613/91Il regolamento (CEE) n. 613/91 è così modificato:1) l'articolo 1, lettera a) è così modificato:a) al primo comma i termini "alla data di adozione del presente regolamento" sono soppressi e sono aggiunti i termini "fatte salve le misure eventualmente adottate in applicazione dell'articolo 4 del regolamento (CE) n. .../2000 del Parlamento europeo e del Consiglio";b) l'ultimo comma è soppresso;2) gli articoli 6 e 7 sono sostituiti dal seguente testo:"Articolo 6La Commissione è assistita dal comitato per la sicurezza marittima istituito dall'articolo 3 del regolamento (CE) n. .../2000.Articolo 7Ove sia fatto riferimento al presente articolo, si applica la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. .../2000.".Articolo 7  Modifica del regolamento (CE) n. 2978/94Il regolamento (CE) n. 2978/94 è così modificato:1) l'articolo 3, lettera g), è sostituito dal seguente testo:"MARPOL 73/78: la convenzione internazionale del 1973 per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi, nella versione modificata dal protocollo del 1978, nonché le relative modifiche in vigore, fatte salve le misure eventualmente adottate in applicazione dell'articolo 4 del regolamento (CE) n. .../2000 del Parlamento europeo e del Consiglio";2) l'articolo 7 è sostituito dal seguente testo:«Articolo 7"La Commissione è assistita dal comitato per la sicurezza marittima, conformemente alla procedura di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n°.../2000.»Articolo 8  Modifica del regolamento (CE) n. 3051/95Il regolamento (CE) n. 3051/95 è così modificato:1) all'articolo 9, i termini "all'articolo 10, paragrafo 2" sono sostituiti dai termini "all'articolo 10";2) l'articolo 10 è sostituito dal seguente testo:«Articolo 10La Commissione è assistita dal comitato per la sicurezza marittima conformemente alla procedura di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. ..../2000 del Parlamento europeo e del Consiglio.".Articolo 9  Entrata in vigoreIl presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a Bruxelles, ilPer il Parlamento europeo Per il ConsiglioLa Presidente Il Presidente