CELEX: 62007CJ0498
Language: it
Date: 2009-09-03
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 3 settembre 2009.#Aceites del Sur-Coosur, anciennement Aceites del Sur contro Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale.#Causa C-498/07 P.

Causa C‑498/07 P
      Aceites del Sur-Coosur SA
      contro
      Koipe Corporación SL
      «Impugnazione — Marchio comunitario — Regolamento (CE) n. 40/94 — Art. 8, n. 1, lett. b) — Marchio figurativo La Española — Valutazione globale del rischio di confusione — Elemento determinante»
      Massime della sentenza
      1.        Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Somiglianza
            tra i marchi interessati — Criteri di valutazione
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      2.        Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Rischio
            di confusione con il marchio anteriore — Criteri di valutazione
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      1.        La valutazione globale del rischio di confusione ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b) del regolamento n. 40/94 sul marchio
         comunitario deve fondarsi, per quanto attiene alla somiglianza visiva, fonetica o concettuale dei marchi in esame, sull’impressione
         complessiva prodotta dagli stessi, in considerazione, in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti.
      
      In particolare, nel verificare l’esistenza di un rischio di confusione, la valutazione della somiglianza tra due marchi non
         può limitarsi a prendere in considerazione solo una componente di un marchio complesso e a paragonarla con un altro marchio.
         Occorre invece effettuare il confronto esaminando i marchi in questione considerati ciascuno nel suo complesso.
      
      Al riguardo, l’impressione complessiva prodotta da un marchio complesso nella memoria del pubblico di riferimento può, in
         determinate circostanze, essere dominata da una o più delle sue componenti. Tuttavia, è solo quando tutte le altre componenti
         del marchio sono trascurabili che si potrà valutare la somiglianza sulla sola base dell’elemento dominante.
      
      (v. punti 60-62)
      2.        Se non può essere escluso che la coesistenza di due marchi in un mercato determinato possa eventualmente contribuire, unitamente
         ad altri elementi, a ridurre il rischio di confusione, ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 sul
         marchio comunitario, tra tali marchi nella mente del pubblico di riferimento, è necessario ancora che siano rispettate alcune
         condizioni. Pertanto, l’assenza di rischio di confusione può, in particolare, essere dedotta dal carattere «pacifico» della
         coesistenza dei marchi in conflitto nel mercato in questione. 
      
      (v. punto 82)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      3 settembre 2009 (*)
      
      «Impugnazione – Marchio comunitario – Regolamento (CE) n. 40/94 – Art. 8, n. 1, lett. b) – Marchio figurativo La Española – Valutazione globale del rischio di confusione – Elemento determinante»
      Nel procedimento C‑498/07 P,
      avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 12 novembre 2007,
      Aceites del Sur‑Coosur SA, già Aceites del Sur SA, con sede in Vilches (Spagna), rappresentata dagli avv.ti J.‑M. Otero Lastres e R. Jimenez Diaz, abogados,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui le altre parti sono:
      Koipe Corporación SL, con sede in San Sebastián (Spagna), rappresentata dall’avv. M. Fernández de Béthencourt, abogado,
      
      ricorrente in primo grado,
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dalla sig.ra J. García Murillo, in qualità di agente,
      
      convenuto in primo grado,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. M. Ilešič, A. Tizzano (relatore), A. Borg Barthet e J.‑J. Kasel,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 14 ottobre 2008,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 3 febbraio 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con la sua impugnazione, la Aceites del Sur-Coosur SA, già Aceites del Sur SA (in prosieguo: la «Aceites del Sur»), chiede
         l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 12 settembre 2007, causa T‑363/04, Koipe/UAMI
         – Aceites del Sur (La Española) (Racc. pag. II-3355; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale quest’ultimo ha
         accolto il ricorso proposto avverso la decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel
         mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) 11 maggio 2004 (procedimento R 1109/2000‑4; in prosieguo: la «decisione
         controversa») relativa al procedimento di opposizione tra la Koipe Corporación SL (in prosieguo: la «Koipe») e la Aceites
         del Sur.
      
       Contesto normativo
      2        L’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario (GU 1994,
         L 11, pag. 1), così dispone:
      
      «In seguito all’opposizione del titolare di un marchio anteriore il marchio richiesto è escluso dalla registrazione:
      (...)
      b)      se a causa dell’identità o della somiglianza di detto marchio col marchio anteriore e dell’identità o somiglianza dei prodotti
         o servizi per i quali i due marchi sono stati richiesti, sussiste un rischio di confusione per il pubblico del territorio
         nel quale il marchio anteriore è tutelato; il rischio di confusione comprende il rischio di associazione con il marchio anteriore».
      
      3        L’art. 8, n. 2, dello stesso regolamento così prevede:
      
      «Ai sensi del paragrafo 1 si intendono per “marchi anteriori”:
      a)      i seguenti tipi di marchi la cui data di deposito sia anteriore a quella della domanda di marchio comunitario, tenuto conto,
         ove occorra, del diritto di priorità invocato per i medesimi:
      
      i)      marchi comunitari,
      ii)      marchi registrati nello Stato membro o, per quanto riguarda il Belgio, il Lussemburgo ed i Paesi Bassi, presso l’Ufficio dei
         marchi del Benelux,
      
      iii)      marchi registrati in base ad accordi internazionali con effetto in uno Stato membro;
      (…)».
       I fatti
      4        Il 23 aprile 1996 la Aceites del Sur, un’impresa spagnola produttrice di oli vegetali, presentava all’UAMI, ai sensi del regolamento
         n. 40/94, una domanda di marchio comunitario diretta a ottenere la registrazione per alcuni generi di prodotti, tra i quali
         «oli e grassi commestibili», del marchio figurativo La Española come rappresentato qui di seguito:
      
      
      5        Il 23 novembre 1998 la domanda di registrazione veniva pubblicata sul Bollettino dei marchi comunitari n. 89/98.
      
      6        Il 23 febbraio 1999 l’impresa Aceites Carbonell, divenuta Koipe, proponeva opposizione alla registrazione del detto marchio
         facendo valere l’esistenza di un rischio di confusione, ai sensi, in particolare, dell’art. 8, n. 1, lett. b), tra il marchio
         richiesto e il marchio figurativo anteriore di cui la Koipe è titolare, ossia Carbonell (in prosieguo: il «marchio Carbonell»),
         riportato qui di seguito:
      
      
      7        Quali prove dell’esistenza del marchio Carbonell, la Koipe faceva valere sei registrazioni di tale marchio in Spagna, la registrazione
         comunitaria «Carbonell» n. 338681 (in prosieguo: la «registrazione comunitaria»), due registrazioni internazionali nonché
         registrazioni nazionali in Irlanda, Danimarca, Svezia e Regno Unito.
      
      8        Tuttavia, la divisione di opposizione dell’UAMI rilevava che la Koipe era riuscita a dimostrare l’esistenza soltanto di tre
         registrazioni spagnole e della registrazione comunitaria per l’«olio d’oliva».
      
      9        Con decisione 21 settembre 2000, n. 2084/2000, la divisione di opposizione dell’UAMI respingeva l’opposizione della Koipe.
         Essa considerava che i segni in questione producevano nel complesso un’impressione visiva differente, che erano del tutto
         privi di elementi di somiglianza sotto il profilo fonetico e che il nesso concettuale legato alla natura e all’origine agricola
         dei prodotti era tenue, cosa che escludeva ogni rischio di confusione tra i marchi in conflitto.
      
      10      Il 19 gennaio 2001 la Koipe presentava ricorso dinanzi all’UAMI avverso la decisione di rigetto della divisione di opposizione.
         L’11 maggio 2004 la quarta commissione di ricorso dell’UAMI respingeva tale ricorso adottando la decisione controversa che
         conferma, sostanzialmente, che l’impressione visiva prodotta dai segni in questione è complessivamente differente.
      
      11      Innanzitutto, secondo la decisione controversa, gli elementi figurativi, composti essenzialmente dall’immagine di una persona
         seduta in un uliveto, possiedono soltanto un debole carattere distintivo per l’olio d’oliva, con la conseguenza che essi conferiscono
         un’importanza primordiale agli elementi denominativi «La Española» e «Carbonell». Per quanto riguarda, poi, il raffronto tra
         tali segni sotto il profilo fonetico e concettuale, la quarta commissione di ricorso constatava che la Koipe non aveva negato
         la totale assenza di coincidenza degli elementi denominativi, né la debolezza del nesso logico tra i segni in conflitto. Infine,
         pur riconoscendo che la divisione di opposizione avrebbe dovuto pronunciarsi sulla notorietà dei marchi anteriori, essa riteneva
         tuttavia che tale valutazione così come l’esame della documentazione prodotta dinanzi alla commissione di ricorso per dimostrare
         tale notorietà non fossero strettamente necessari, poiché, in ogni caso, uno dei presupposti per la valutazione della sussistenza
         di un rischio di confusione con un marchio rinomato o notorio, vale a dire l’esistenza di una somiglianza tra i segni, non
         era soddisfatto.
      
       Ricorso dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      12      Il 31 agosto 2004 la Koipe ha proposto dinanzi al Tribunale di primo grado un ricorso mirante all’annullamento della decisione
         controversa.
      
      13      La Koipe deduceva due motivi di annullamento, relativi alla violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94,
         da una parte, e alla violazione dell’obbligo per l’UAMI di esaminare le prove della notorietà del marchio anteriore, dall’altra.
      
      14      Prima di pronunciarsi sul merito, il Tribunale ha osservato, a titolo liminare, al punto 47 della sentenza impugnata, che
         tra le parti era sorta una controversia circa le registrazioni che dovevano essere prese in considerazione al fine di valutare
         l’esistenza del diritto di opposizione rivendicato dalla Koipe. Tale controversia verteva, in particolare, sul fatto che,
         secondo l’UAMI e la Aceites del Sur, dal momento che la data di deposito della registrazione comunitaria era posteriore a
         quella del deposito del marchio di cui è stata chiesta la registrazione, la commissione di ricorso non avrebbe dovuto prendere
         in considerazione tale registrazione.
      
      15      Il Tribunale, tuttavia, ha dichiarato che tale questione era irrilevante ai fini del giudizio, pronunciandosi nei termini
         seguenti al punto 48 della sentenza impugnata:
      
      «(…) Infatti, la decisione [controversa] è essenzialmente basata sull’assenza di somiglianza tra l’elemento figurativo del
         marchio Carbonell e quello del marchio richiesto. Orbene, l’elemento figurativo del marchio Carbonell è identico in tutte
         le registrazioni fatte valere dalla [Koipe], tanto in quelle prese in considerazione dalla commissione di ricorso, quanto
         in quelle da essa escluse».
      
      16      In seguito a tale premessa, il Tribunale ha esaminato il primo motivo del ricorso, con il quale la Koipe sosteneva che, nella
         decisione controversa, l’UAMI non ha tenuto conto né del fatto che i marchi in conflitto fossero, a prima vista, complessivamente
         simili, somiglianza idonea a creare una confusione sul mercato, né del fatto che il prodotto oggetto della domanda di registrazione,
         nel caso di specie l’olio d’oliva, fosse identico al prodotto contraddistinto dal marchio anteriore.
      
      17      A tal proposito, il Tribunale ha constatato, ai punti 75‑78 della sentenza impugnata, che, nella decisione controversa, la
         commissione di ricorso si era limitata a rilevare, a sostegno della sua conclusione relativa al carattere debolmente distintivo
         degli elementi figurativi dei marchi in conflitto, che la rappresentazione in questione, che consiste essenzialmente in una
         persona seduta in un oliveto, non sarebbe inusuale nell’ambito dei marchi di olio d’oliva. Tuttavia, secondo il Tribunale,
         le ragioni per cui la detta commissione concludeva in tal senso non erano indicate e la stessa non aveva menzionato alcun
         marchio, oltre a quelli in conflitto, contenente un elemento figurativo somigliante a quello utilizzato da questi ultimi.
      
      18       Al punto 87 della sentenza impugnata, il Tribunale ha pertanto precisato che la commissione di ricorso aveva erroneamente
         concluso per il carattere debolmente distintivo degli elementi figurativi dei marchi in conflitto.
      
      19      Ai punti 88 e 89 della sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato che la commissione di ricorso aveva erroneamente considerato
         che il raffronto dell’elemento denominativo dei marchi in conflitto aveva acquisito nel caso di specie un’importanza primordiale
         in considerazione del carattere debolmente distintivo degli elementi figurativi dei detti marchi.
      
      20      Al punto 91 della sentenza impugnata, il Tribunale ha constatato che l’elemento figurativo detiene un posto molto più importante,
         in termini di spazio occupato, rispetto all’elemento denominativo.
      
      21      A tal proposito, ai punti 92 e 93 della sentenza impugnata, il Tribunale ha osservato in particolare che, come peraltro «[l]’UAMI
         stesso [aveva] sostenuto in altri procedimenti di opposizione», «l’elemento verbale “La Española” ha soltanto un debolissimo
         carattere distintivo. Questo termine è comunemente utilizzato in Spagna ed è percepito come descrittivo dell’origine geografica
         dei prodotti».
      
      22      Per quanto concerne la somiglianza dei marchi e il rischio di confusione, al punto 103 della sentenza impugnata, il Tribunale
         ha statuito:
      
      «Il Tribunale rileva che l’insieme degli elementi comuni ai due marchi in questione produce un’impressione visiva complessiva
         di grande somiglianza, poiché il marchio La Española riproduce con grande precisione l’essenziale del messaggio e l’impressione
         visiva trasmessi dal marchio Carbonell: la donna vestita con il vestito tipico, seduta in una certa maniera presso un ramo
         d’ulivo, con un uliveto sullo sfondo, laddove l’insieme presenta una disposizione quasi identica degli spazi, dei colori,
         dei luoghi in cui sono inserite le denominazioni e della maniera nella quale l’iscrizione è compiuta».
      
      23      Ai punti 104 e 105 della sentenza impugnata, il Tribunale ha considerato che questa impressione globale di somiglianza crea
         inevitabilmente nel consumatore un rischio di confusione tra i marchi in conflitto e che tale rischio di confusione non viene
         ridotto dall’esistenza di un elemento denominativo differente, dato il debolissimo carattere distintivo di un elemento denominativo
         che fa riferimento all’origine geografica del prodotto.
      
      24      Infine, previo riferimento, al punto 107 della sentenza impugnata, alla giurisprudenza comunitaria che ha definito il profilo
         del consumatore medio come il consumatore normalmente informato nonché ragionevolmente attento e avveduto, il cui livello
         di attenzione tuttavia può variare in funzione della categoria di prodotti o di servizi di cui trattasi, il Tribunale ha constatato,
         ai punti 108 e 109 della stessa sentenza, che l’olio d’oliva in Spagna è un prodotto di consumo molto comune e che, nelle
         circostanze particolari di vendita di tale prodotto, l’elemento figurativo dei marchi in conflitto acquisisce una maggiore
         importanza, cosa che aumenta il rischio di confusione tra i marchi in conflitto.
      
      25      Di conseguenza, al punto 112 della sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato che la commissione di ricorso aveva erroneamente
         concluso che era esclusa ogni possibilità di confusione tra i marchi in conflitto. Secondo il Tribunale, dall’insieme delle
         sue constatazioni risulta l’esistenza di un rischio reale di confusione tra tali marchi. 
      
      26      Pertanto, il Tribunale ha accolto il primo motivo del ricorso, relativo alla violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento
         n. 40/94, e, senza necessità di esaminare il secondo motivo dedotto dalla Koipe ha accolto il ricorso riformando la decisione
         controversa e concludendo che l’opposizione proposta da tale società era fondata.
      
       Conclusioni delle parti
      27      Con la sua impugnazione, la ricorrente chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare in toto la sentenza impugnata e, di conseguenza,
      –        statuire definitivamente sulla controversia, se lo stato degli atti lo consente, ovvero
      –        rimettere la causa dinanzi al Tribunale «affinché quest’ultimo la decida secondo i criteri vincolanti della Corte di giustizia»,
         e
      
      –        condannare la Koipe e l’UAMI alle spese.
      28      La Koipe chiede il rigetto dell’impugnazione e la condanna della ricorrente alle spese.
      
      29      L’UAMI chiede il rigetto del primo motivo dedotto a sostegno dell’impugnazione e si rimette all’equità della Corte per quanto
         riguarda il secondo motivo.
      
       Sull’impugnazione
      30      A sostegno della sua impugnazione, la ricorrente deduce due motivi. Il primo motivo verte sulla violazione dell’art. 8, nn. 1
         e 2, lett. a), i) e ii), del regolamento n. 40/94. Il secondo motivo, che si articola in due parti, è relativo alla violazione
         dell’art. 8, n. 1, lett. b), del detto regolamento.
      
      31      Il primo motivo e la seconda parte del secondo motivo, nell’ambito dei quali la ricorrente sviluppa argomenti in parte simili
         e in parte complementari, devono essere esaminati congiuntamente.
      
       Sul primo motivo e sulla prima parte del secondo motivo
       Argomenti delle parti
      32      Con il suo primo motivo, la ricorrente sostiene che il Tribunale è incorso in un errore di diritto laddove ha affermato, al
         punto 48 della sentenza impugnata, che essendo identici tutti gli elementi figurativi delle diverse registrazioni fatte valere
         dalla Koipe, «non è pertinente» stabilire quali tra tali registrazioni soddisfano il requisito di avere per oggetto «marchi
         anteriori», ai sensi della detta disposizione, ai fini dell’esercizio del diritto di opposizione.
      
      33      Così facendo, il Tribunale avrebbe ammesso in sostanza che, contrariamente alla lettera dell’art. 8 del regolamento n. 40/94
         e al principio della priorità della registrazione che disciplina la procedura di opposizione, un marchio posteriore, nella
         fattispecie la registrazione comunitaria, è opponibile a una domanda di registrazione di un marchio anteriore, nella fattispecie
         il marchio di cui era chiesta la registrazione, a causa del solo fatto che l’elemento figurativo del marchio posteriore è
         identico a quello di altri marchi anteriori dello stesso opponente. Inoltre, tale errore commesso dal Tribunale avrebbe avuto
         conseguenze rilevanti sulla verifica dell’esistenza di un rischio di confusione tra i marchi in conflitto, in particolare
         per quanto attiene alla definizione del territorio e del pubblico di riferimento. 
      
      34      La Koipe e l’UAMI sostengono che la ricorrente tenta di dare alla formulazione dei punti 47 e 48 della sentenza impugnata
         una rilevanza e una portata ingiustificate, in quanto, contrariamente a quanto essa asserisce, il Tribunale non ha mai considerato
         la registrazione comunitaria come costitutiva di un diritto anteriore ai fini dell’esercizio del diritto di opposizione né
         le ha riconosciuto un valore nell’ambito dell’esame dell’esistenza di un rischio di confusione tra i marchi in conflitto.
         In realtà, in tale sentenza, il Tribunale avrebbe sempre esaminato la questione dell’esistenza di un rischio di confusione
         tra tali marchi esclusivamente nel «territorio spagnolo» e nel «mercato spagnolo».
      
      35      Con la prima parte del suo secondo motivo, la ricorrente sostiene che, non escludendo espressamente la registrazione comunitaria
         del gruppo di marchi fatto valere in opposizione dalla Koipe, il Tribunale ha erroneamente preso in considerazione tale registrazione
         e, quindi, ha determinato impropriamente il pubblico e il territorio di riferimento valutando il rischio di confusione con
         riferimento al pubblico del territorio comunitario e non con riferimento a quello del territorio spagnolo.
      
      36      La ricorrente sottolinea, a tal proposito, che, sebbene nella sentenza impugnata il Tribunale faccia riferimento al «mercato
         spagnolo» dell’olio d’oliva, un siffatto riferimento è stato fatto non nell’ambito della valutazione del rischio di confusione,
         ma in un altro contesto e con una finalità molto più limitata, segnatamente quella di valutare il «carattere distintivo degli
         elementi figurativi» dei marchi in conflitto, che rappresenta soltanto uno dei fattori, tra molti altri, che devono essere
         valutati nel pronunciarsi sull’esistenza del rischio di confusione, ovverosia quello della somiglianza tra i marchi.
      
      37      La Koipe e l’UAMI ribattono, in sostanza, che, quando il Tribunale ha analizzato il carattere distintivo degli elementi figurativi
         e denominativi dei marchi in conflitto, lo ha fatto, precisamente, al fine di stabilire se sussiste in Spagna un rischio di
         confusione tra tali marchi. Essi aggiungono che, nell’ambito di tale valutazione, il Tribunale ha chiaramente e correttamente
         limitato a tale Stato membro l’analisi del pubblico e del territorio di riferimento.
      
       Giudizio della Corte
      38      Occorre anzitutto ricordare che, ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, in seguito all’opposizione
         del titolare di un marchio anteriore, la registrazione di un marchio è negata se, a causa dell’identità o della somiglianza
         dello stesso con il marchio anteriore e dell’identità o della somiglianza dei prodotti o servizi contrassegnati dai due marchi,
         sussiste un rischio di confusione per il pubblico del territorio nel quale il marchio anteriore è tutelato. Tale rischio di
         confusione comprende il rischio di associazione con il marchio anteriore. Inoltre, a norma del n. 2, lett. a), del medesimo
         art. 8, per marchi anteriori devono intendersi i marchi comunitari, i marchi registrati in uno Stato membro ovvero oggetto
         di una registrazione internazionale, la cui data di deposito sia anteriore a quella della domanda di marchio comunitario.
      
      39      Nel caso di specie, l’opposizione della Koipe alla registrazione del marchio La Española si fondava su più registrazioni nazionali
         e internazionali nonché sulla registrazione comunitaria, la cui data di deposito è posteriore a quella della domanda di registrazione
         presentata dalla Aceites del Sur.
      
      40      Orbene, è certamente vero che dalla lettura dei punti pertinenti della sentenza impugnata non risulta che il Tribunale abbia
         espressamente escluso la detta registrazione comunitaria dai marchi da prendere in considerazione nello stabilire se l’opposizione
         della Koipe fosse fondata.
      
      41      Tuttavia, anche supponendo che il Tribunale, operando in tal modo, avesse violato l’art. 8, nn. 1 e 2, del regolamento n. 40/94,
         tale errore di diritto non sarebbe tale da viziare la sentenza impugnata.
      
      42      Infatti, da un lato, si deve rilevare che, al punto 48 della sentenza impugnata, il Tribunale ha validamente riconosciuto
         alla Koipe il diritto di opporsi alla registrazione del marchio La Española facendo riferimento all’insieme delle registrazioni
         fatte valere da tale società, le quali comprendevano più marchi la cui data di deposito era effettivamente anteriore a quella
         del marchio di cui si chiedeva la registrazione. Pertanto, non può affermarsi che il Tribunale, non escludendo esplicitamente
         la registrazione comunitaria nell’ambito della sua valutazione della fondatezza dell’opposizione della Koipe, avrebbe tenuto
         conto della stessa e, in tal modo, avrebbe introdotto, come sostenuto dalla ricorrente, il principio che un marchio posteriore
         è opponibile a una domanda di registrazione di un marchio depositata precedentemente.
      
      43      D’altro lato, si deve rilevare che l’errore asseritamente commesso dal Tribunale non ha neanche comportato conseguenze determinanti
         ai fini della definizione del territorio e del pubblico di riferimento in sede di verifica dell’esistenza di un rischio di
         confusione tra i marchi in conflitto.
      
      44      Risulta quindi chiaramente dai punti 53, 63, 77‑80, 92 e 111 della sentenza impugnata che il Tribunale ha valutato l’esistenza
         di detto rischio riferendosi precisamente e costantemente al «territorio spagnolo» e al «mercato spagnolo», senza mai fare
         riferimento, come peraltro ammesso dalla ricorrente stessa in udienza, a un territorio ovvero a un pubblico differenti.
      
      45      Di conseguenza, il primo motivo e la prima parte del secondo motivo fatti valere a sostegno dell’impugnazione devono essere
         respinti in quanto in parte infondati e in parte irrilevanti.
      
       Sulla seconda parte del secondo motivo
       Argomenti delle parti
      46      Con la seconda parte del secondo motivo, la ricorrente afferma in primo luogo che, malgrado, conformemente alla giurisprudenza
         comunitaria, il rischio di confusione debba essere oggetto di valutazione globale, prendendo in considerazione tutti i fattori
         pertinenti del caso di specie (v., in particolare, sentenze 11 novembre 1997, causa C‑251/95, SABEL, Racc. pag. I‑6191, punto
         22, nonché 12 gennaio 2006, causa C‑361/04 P, Ruiz-Picasso e a./UAMI, Racc. pag. I‑643, punto 18), il Tribunale ha omesso
         di valutare due fattori estremamente importanti e pertinenti, ovverosia, da un lato, la coesistenza anteriore per un lungo
         periodo dei marchi in conflitto sul mercato spagnolo dell’olio d’oliva e, dall’altro, la loro notorietà su tale mercato. Pertanto,
         il Tribunale non avrebbe adeguatamente valutato l’elemento relativo alla somiglianza tra i detti marchi.
      
      47      In secondo luogo, la ricorrente ritiene che, lungi dal conformarsi alla regola della «valutazione globale» e dell’«impressione
         complessiva» ai sensi della giurisprudenza menzionata al punto precedente, il Tribunale abbia «applicato un metodo analitico»
         e abbia proceduto all’esame distinto e successivo degli elementi figurativi e degli elementi denominativi dei marchi in conflitto,
         riconoscendo erroneamente un’importanza decisiva agli elementi figurativi e negando a torto la minima rilevanza agli elementi
         denominativi degli stessi.
      
      48      Pertanto, attribuendo all’elemento figurativo una rilevanza «dominante» rispetto a tutti gli altri elementi integranti del
         marchio La Española e rendendo, in questo modo, gli stessi trascurabili ai fini dell’impressione complessiva prodotta da tale
         marchio, il Tribunale avrebbe snaturato gli elementi di fatto e i mezzi di prova acquisiti al fascicolo.
      
      49      In terzo luogo, il Tribunale non avrebbe valutato correttamente l’elemento «pubblico», il quale sarebbe determinante per la
         valutazione globale del rischio di confusione tra i marchi in conflitto, in quanto ha configurato il profilo del consumatore
         medio spagnolo di olio d’oliva come un consumatore disattento e irriflessivo e non come quello di un «consumatore medio normalmente
         informato e ragionevolmente attento e avveduto», quale postulato dalla giurisprudenza comunitaria.
      
      50      La Koipe ritiene, invece, che il Tribunale abbia applicato il criterio della valutazione globale in maniera adeguata, dal
         momento che, nella sentenza impugnata, esso ha esaminato correttamente l’esistenza del rischio di confusione, prendendo in
         considerazione tutti gli elementi pertinenti nella fattispecie, inclusa la coesistenza non pacifica dei marchi in conflitto
         sul mercato spagnolo.
      
      51      Infatti, conformemente alla giurisprudenza comunitaria, tutti gli elementi costitutivi di un marchio non avrebbero lo stesso
         valore né la stessa importanza. Di conseguenza, il fatto che il Tribunale abbia riconosciuto all’elemento figurativo un carattere
         dominante, che gli permetteva di giungere alla conclusione che esisteva un rischio di confusione tra i marchi in conflitto,
         pur tenendo conto anche dell’elemento denominativo, non viola nessuna disposizione del diritto comunitario in materia di marchi,
         in quanto il Tribunale non si sarebbe affatto discostato dai criteri legali e giurisprudenziali che regolano la valutazione
         di tale rischio.
      
      52      In merito alle considerazioni relative alla presunta erronea qualificazione del consumatore spagnolo di olio d’oliva compiuta
         dal Tribunale, la Koipe sostiene che si tratta di mere asserzioni di fatto, irricevibili in fase di impugnazione.
      
      53      Dal canto suo, l’UAMI sostiene, innanzitutto, che il fatto che il Tribunale non abbia tenuto conto della coesistenza dei segni
         nel territorio di riferimento e della notorietà in Spagna del marchio di cui si chiedeva la registrazione non ha alcuna conseguenza
         determinante sul risultato al quale tale giudice è giunto per quanto riguarda la valutazione circa il rischio di confusione.
      
      54      Inoltre, in merito al metodo adottato dal Tribunale al fine di verificare l’esistenza di un rischio di confusione, l’UAMI
         sottolinea che tale giudice ha comparato i segni in conflitto da un punto di vista visivo, considerando soltanto gli elementi
         figurativi e trascurando l’impatto che avrebbero gli elementi denominativi sull’impressione complessiva dei due segni, dato
         il debole grado di carattere distintivo del segno denominativo «La Española».
      
      55      Tuttavia, l’UAMI non si pronuncia sulla fondatezza di un tale metodo, ma si rimette all’equità della Corte limitandosi a indicare
         due possibili soluzioni.
      
      56      Da un lato, la detta valutazione del Tribunale potrebbe essere convalidata solo se la Corte ammettesse che, tenuto conto del
         carattere non significativo degli altri elementi costitutivi dei marchi in conflitto, il giudice di primo grado poteva correttamente
         procedere a un raffronto dei segni rappresentativi di questi ultimi basandosi soltanto sui loro elementi figurativi e se,
         a causa della somiglianza accertata tra tali segni, non era necessario compiere il raffronto delle loro denominazioni dal
         punto di vista denominativo e concettuale.
      
      57      Dall’altro lato, se la Corte dovesse invece giungere alla conclusione che il ragionamento seguito dal Tribunale sia insufficiente
         per giustificare la sua analisi dei segni in questione oppure che le giustificazioni sulle quali quest’ultimo si è fondato
         non siano conformi al diritto, la sentenza impugnata dovrebbe essere annullata per violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b),
         del regolamento n. 40/94 e il procedimento dovrebbe essere rinviato al Tribunale per un nuovo raffronto dei segni conforme
         all’interpretazione della Corte, vale a dire tenendo conto dei segni nel loro insieme.
      
      58      Infine, in merito alle contestazioni relative alla qualifica del consumatore spagnolo di olio d’oliva, l’UAMI condivide con
         la ricorrente la tesi secondo cui il pubblico preso in considerazione dal Tribunale nella sentenza impugnata è più vicino
         al profilo del consumatore negligente che a quello del consumatore ragionevolmente attento.
      
       Giudizio della Corte
      59      Per quanto riguarda gli argomenti della ricorrente relativi agli errori commessi dal Tribunale nel verificare l’esistenza
         di un rischio di confusione tra i marchi in conflitto, si deve ricordare innanzitutto che, secondo una giurisprudenza costante
         della Corte, l’esistenza di un siffatto rischio nella mente del pubblico deve essere oggetto di valutazione globale, prendendo
         in considerazione tutti i fattori pertinenti del caso di specie (v., in tal senso, sentenze SABEL, cit., punto 22, e 22 giugno
         1999, causa C‑342/97, Lloyd Schuhfabrik Meyer, Racc. pag. I‑3819, punto 18; ordinanza 28 aprile 2004, causa C‑3/03 P, Matratzen
         Concord/UAMI, Racc. pag. I‑3657, punto 28; sentenze 6 ottobre 2005, causa C‑120/04, Medion, Racc. pag. I-8551, punto 27, e
         12 giugno 2007, causa C‑334/05 P, UAMI/Shaker, Racc. pag. I‑4529, punto 34).
      
      60      Secondo una giurisprudenza altrettanto costante, la valutazione globale del rischio di confusione deve fondarsi, per quanto
         attiene alla somiglianza visiva, fonetica o concettuale dei marchi in esame, sull’impressione complessiva prodotta dagli stessi,
         in considerazione, in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti (v. sentenza UAMI/Shaker, cit., punto 35 e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      61      In particolare, la Corte ha dichiarato che, nel verificare l’esistenza di un rischio di confusione, la valutazione della somiglianza
         tra due marchi non può limitarsi a prendere in considerazione solo una componente di un marchio complesso e a paragonarla
         con un altro marchio. Occorre invece effettuare il confronto esaminando i marchi in questione considerati ciascuno nel suo
         complesso (v., in tal senso, ordinanza Matratzen Concord/UAMI, cit., punto 32, nonché sentenze Medion, cit., punto 29, e UAMI/Shaker,
         cit., punto 41). 
      
      62      Al riguardo, la Corte ha anche precisato che, secondo costante giurisprudenza, l’impressione complessiva prodotta da un marchio
         complesso nella memoria del pubblico di riferimento può, in determinate circostanze, essere dominata da una o più delle sue
         componenti. Tuttavia, è solo quando tutte le altre componenti del marchio sono trascurabili che si potrà valutare la somiglianza
         sulla sola base dell’elemento dominante (sentenze UAMI/Shaker, cit., punti 41 e 42, e 20 settembre 2007, causa C‑193/06 P,
         Nestlé/UAMI, punti 42 e 43 e giurisprudenza ivi citata).
      
      63      Pertanto, è alla luce di tali principi che occorre esaminare la seconda parte del secondo motivo fatto valere dalla ricorrente
         a sostegno della sua impugnazione.
      
      64      A tale proposito, va rilevato che, nella sentenza impugnata, il Tribunale ha concluso innanzitutto, ai punti 88‑90 della stessa,
         che la commissione di ricorso aveva erroneamente attribuito all’elemento denominativo dei marchi in conflitto un’importanza
         primordiale in considerazione del carattere debolmente distintivo degli elementi figurativi dei suddetti marchi.
      
      65      Per contro, il Tribunale ha riconosciuto una siffatta importanza all’elemento figurativo affermando chiaramente, al punto
         91 della sentenza impugnata, che tale elemento deteneva un posto molto più importante, in termini di spazio occupato, rispetto
         a quello dell’elemento denominativo, riconoscendo in questo modo a quest’ultimo un carattere sussidiario rispetto all’elemento
         figurativo. Secondo il punto 109 della stessa sentenza, detto elemento figurativo deteneva allora, nelle particolari circostanze
         della vendita del prodotto in questione, una maggiore importanza.
      
      66      Il Tribunale ha pertanto riconosciuto all’elemento figurativo dei marchi in conflitto un carattere di elemento dominante rispetto
         agli altri elementi costitutivi di questi ultimi, in particolare l’elemento denominativo. Ciò gli ha consentito di basare
         legittimamente la sua analisi sulla somiglianza dei segni e sull’esistenza di un rischio di confusione tra i marchi La Española
         e Carbonell attribuendo al confronto visivo dei detti marchi un carattere essenziale.
      
      67      Contrariamente a quanto afferma la ricorrente, un’impostazione di questo genere non ha tuttavia indotto il Tribunale a non
         tenere alcun conto dell’impatto esercitato dall’elemento denominativo.
      
      68      Così, dopo aver svolto al punto 100 della sentenza impugnata un’analisi comparativa dettagliata dei marchi in conflitto sotto
         il profilo visivo, il Tribunale successivamente ha costatato, ai punti 103 e 104 della stessa sentenza, che l’insieme degli
         elementi comuni ai due marchi produceva un’impressione visiva complessiva di grande somiglianza, poiché il marchio La Española
         riproduce con grande precisione l’essenziale del messaggio e l’impressione visiva trasmessi dal marchio Carbonell, creando
         pertanto inevitabilmente nel consumatore un rischio di confusione tra tali marchi.
      
      69      Infine, il Tribunale ha precisato, ai punti 105 e 111 della sentenza impugnata, che un tale rischio di confusione non è ridotto
         dall’esistenza dell’elemento denominativo differente, tenuto conto del debolissimo carattere distintivo dell’elemento denominativo
         del marchio di cui era chiesta la registrazione, il quale fa riferimento all’origine geografica del prodotto.
      
      70      Detto in altri termini, pur considerando l’elemento figurativo dei suddetti marchi come un elemento dominante rispetto agli
         altri elementi costitutivi degli stessi, il Tribunale non ha omesso di prendere in considerazione l’elemento denominativo.
         Al contrario, è proprio nel contesto della valutazione di tale elemento che il giudice di primo grado gli ha attribuito, in
         sostanza, un carattere trascurabile in quanto, in particolare, le differenze dei segni denominativi dei marchi in conflitto
         non permettono di inficiare la conclusione alla quale il Tribunale è pervenuto a conclusione dell’esame comparativo degli
         stessi sul piano visivo.
      
      71      Pertanto, si deve necessariamente rilevare che, nel caso di specie, contrariamente a quanto afferma la ricorrente, il Tribunale
         ha correttamente applicato la regola relativa alla valutazione globale, quale definita dalla giurisprudenza comunitaria ricordata
         ai punti 59‑62 della presente sentenza, nell’ambito della verifica dell’esistenza di un rischio di confusione tra i marchi
         in conflitto.
      
      72      Di conseguenza, non si può nemmeno sostenere, come fa la ricorrente, che il Tribunale, lungi dal conformarsi a tale giurisprudenza,
         ha snaturato gli elementi di fatto e i mezzi di prova acquisiti al fascicolo.
      
      73      Inoltre, in merito all’argomento della ricorrente diretto a contestare la qualificazione del consumatore spagnolo di olio
         d’oliva compiuta dal Tribunale, si deve rilevare, da un lato, che l’analisi effettuata da quest’ultimo a tal riguardo è conforme
         alla giurisprudenza costante della Corte in materia.
      
      74      Quindi, come giustamente ricordato dal Tribunale al punto 107 della sentenza impugnata, la percezione dei marchi da parte
         del consumatore medio dei prodotti o servizi di cui trattasi svolge un ruolo determinante nella valutazione globale del rischio
         di confusione (sentenze SABEL, cit., punto 23, e Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 25) e, ai fini di questa valutazione
         globale, si considera che il consumatore medio sia normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, ma il suo livello
         di attenzione può variare in funzione della categoria di prodotti o di servizi di cui trattasi (sentenza Lloyd Schuhfabrik
         Meyer, cit., punto 26).
      
      75      Alla luce di tali principi, il Tribunale ha in particolare constatato, ai punti 108 e 109 della sentenza impugnata, che l’olio
         d’oliva è un prodotto di consumo molto comune in Spagna, che esso viene acquistato, nella maggior parte dei casi, presso grandi
         supermercati o stabilimenti dove i prodotti sono allineati su scaffali e che il consumatore è guidato maggiormente dall’impatto
         visivo del marchio che cerca.
      
      76      Pertanto, il Tribunale ne ha potuto giustamente dedurre, ai punti 109 e 110 della sentenza impugnata, che, in tale contesto,
         l’elemento figurativo dei marchi in conflitto acquisisce una maggiore importanza, cosa che aumenta il rischio di confusione
         tra gli stessi, e che i segni che li designano sono più difficili da distinguere, poiché, come la Corte ha peraltro avuto
         occasione di precisare (v., in tal senso, sentenze UAMI/Shaker, cit., punto 35, e Nestlé/UAMI, cit., punto 34 e giurisprudenza
         ivi citata), il consumatore medio percepisce normalmente un marchio come un tutt’uno e non effettua un esame dei suoi singoli
         elementi.
      
      77      Dall’altro lato, per quanto attiene all’argomento della ricorrente relativo alle constatazioni del Tribunale circa il livello
         di attenzione del detto consumatore, si deve rilevare che esso verte esclusivamente su elementi di fatto.
      
      78      A tal riguardo, occorre rilevare che il Tribunale è il solo competente, da un lato, ad accertare i fatti, salvo nel caso in
         cui un’inesattezza materiale delle sue constatazioni risulti dai documenti del fascicolo ad esso sottoposti, e, dall’altro,
         a valutare tali fatti. La valutazione dei fatti non costituisce quindi, salvo il caso di snaturamento degli elementi che gli
         sono presentati, una questione di diritto come tale soggetta al controllo della Corte nell’ambito di un’impugnazione (v. sentenze
         29 aprile 2004, cause riunite C‑456/01 P e C‑457/01 P, Henkel/UAMI, Racc. pag. I‑5089, punti 41 e 56, nonché 25 ottobre 2007,
         causa C‑238/06 P, Develey/UAMI, Racc. pag. I‑9375, punto 97).
      
      79      Orbene, poiché nel caso di specie nessuno snaturamento è stato provato né dedotto dalla ricorrente, tale argomento deve essere
         considerato manifestamente irricevibile.
      
      80      Infine, per quanto riguarda le contestazioni della ricorrente secondo cui, omettendo di tener conto, nella sentenza impugnata,
         della coesistenza anteriore per lungo tempo dei marchi in conflitto nel mercato spagnolo dell’olio d’oliva e della loro notorietà
         sullo stesso, il Tribunale non avrebbe valutato adeguatamente l’elemento relativo alla somiglianza tra tali marchi, si deve
         constatare che tali argomenti non possono essere accolti.
      
      81      A tale riguardo, benché il Tribunale non abbia effettivamente valutato la pertinenza di tali due elementi, nel caso di specie
         tale circostanza, come ha osservato l’avvocato generale al paragrafo 31 delle sue conclusioni, non ha avuto nessuna conseguenza
         determinante sull’esito al quale tale giudice è pervenuto per quanto riguarda la valutazione effettuata sul rischio di confusione.
      
      82      Infatti, da un lato, se non può essere escluso che la coesistenza di due marchi in un mercato determinato possa eventualmente
         contribuire, unitamente ad altri elementi, a ridurre il rischio di confusione tra tali marchi nella mente del pubblico di
         riferimento, è necessario ancora che siano rispettate alcune condizioni. Pertanto, come suggerito dall’avvocato generale ai
         paragrafi 28 e 29 delle sue conclusioni, l’assenza di rischio di confusione può, in particolare, essere dedotta dal carattere
         «pacifico» della coesistenza dei marchi in conflitto nel mercato in questione.
      
      83      Emerge tuttavia dal fascicolo che, nel caso di specie, la coesistenza tra i marchi La Espanõla e Carbonell non è stata affatto
         «pacifica», dal momento che da diversi anni la questione della somiglianza tra tali marchi ha visto contrapposte le due imprese
         dinanzi ai giudici nazionali.
      
      84      Dall’altro lato, per quanto riguarda l’argomento relativo alla notorietà, si deve precisare innanzitutto che è la notorietà
         del marchio anteriore, nel caso di specie il marchio Carbonell, che deve essere presa in considerazione nel valutare se la
         somiglianza tra i prodotti contraddistinti dai due marchi sia sufficiente per provocare un rischio di confusione (v., in tal
         senso, sentenza 29 settembre 1998, causa C‑39/97, Canon, Racc. pag. I‑5507, punto 24). Pertanto, nel caso di specie, la ricorrente
         non può opporre la notorietà del marchio La Española sul mercato spagnolo dell’olio d’oliva, come ha peraltro fatto con esito
         negativo in primo grado, al fine di affermare l’assenza di rischio di confusione tra i marchi in conflitto, dal momento che
         è pacifico che tale marchio è posteriore al marchio Carbonell. D’altronde, per quanto attiene alla notorietà di quest’ultimo
         marchio, la ricorrente non chiarisce in che modo il Tribunale, se avesse considerato tale elemento, avrebbe potuto conferire
         un maggiore carattere distintivo al marchio La Española escludendo, così, l’esistenza di un rischio di confusione tra i detti
         marchi.
      
      85      Ciò considerato, tali argomenti devono essere respinti in quanto inconferenti.
      
      86      Dall’insieme delle considerazioni che precedono risulta che nessuno dei due motivi dedotti dalla ricorrente a sostegno della
         sua impugnazione può trovare accoglimento, sicché la stessa deve essere respinta.
      
       Sulle considerazioni finali dell’UAMI relative ad alcune eccezioni di irricevibilità sollevate in primo grado 
      87      Nelle sue osservazioni scritte l’UAMI, in aggiunta alla sua risposta ai motivi di impugnazione, sviluppa delle considerazioni
         vertenti su alcune eccezioni di irricevibilità respinte dal Tribunale e chiede alla Corte di prendere posizione in merito
         dal momento che siffatte questioni inciderebbero sulla difesa, da parte di tale organismo, in diversi procedimenti pendenti
         dinanzi alla Corte.
      
      88      In particolare, l’UAMI sostiene che il Tribunale ha violato l’art. 63, n. 3, del regolamento n. 40/94, in quanto tale disposizione
         non gli consentirebbe, come è avvenuto con la sentenza impugnata, di emettere una decisione che comporti un risultato contrario
         a quello cui è pervenuta una decisione contestata di una commissione di ricorso.
      
      89      Inoltre, secondo l’UAMI, il Tribunale doveva dichiarare l’irricevibilità dei documenti prodotti in primo grado in quanto,
         conformemente all’art. 74 del regolamento n. 40/94, essi avrebbero dovuto essere presentati dinanzi alla commissione di ricorso.
      
      90      Nelle circostanze della causa in esame, al fine di contestare le conclusioni alle quali è giunto il Tribunale, l’UAMI avrebbe
         dovuto o proporre un’impugnazione avverso la sentenza, oppure presentare un’impugnazione incidentale in quanto tali argomenti
         non erano stati dedotti nell’impugnazione.
      
      91      Poiché l’UAMI non ha impugnato la sentenza, si deve tuttavia verificare se le sue contestazioni possono essere considerate
         tali da costituire un’impugnazione incidentale.
      
      92      A tal riguardo, si deve ricordare che la qualificazione di un argomento come impugnazione incidentale richiede, in forza dell’art. 117,
         n. 2, del regolamento di procedura, che la parte che lo invoca miri ad ottenere l’annullamento totale o parziale della sentenza
         impugnata per un motivo non invocato nell’impugnazione. Per accertare se tale è il caso della presente fattispecie occorre
         esaminare la lettera, lo scopo e il contesto del passo di cui trattasi del controricorso dell’UAMI (sentenza 10 luglio 2008,
         causa C‑413/06 P, Bertelsmann e Sony Corporation of America/Impala, Racc. pag. I‑4951, punto 186).
      
      93      Orbene, nella fattispecie, è pacifico, da un lato, che, nel suo controricorso, l’UAMI non utilizza mai l’espressione «impugnazione
         incidentale», ma piuttosto presenta i suoi argomenti come considerazioni finali dirette, in sostanza, a ottenere chiarimenti
         da parte della Corte in merito all’interpretazione delle disposizioni del regolamento n. 40/94. Dall’altro, esso non chiede
         alla Corte di annullare la sentenza impugnata.
      
      94       Alla luce di tali circostanze, è giocoforza concludere che le dette considerazioni non costituiscono un’impugnazione incidentale
         e, pertanto, la Corte non è tenuta a pronunciarsi al riguardo.
      
       Sulle spese
      95      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento d’impugnazione a norma dell’art. 118
         del regolamento medesimo, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Koipe ne ha
         fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata a sopportare le spese della Koipe. L’UAMI, non avendo
         fatto domanda di condanna alle spese della ricorrente, dev’essere condannato a sopportare le proprie spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      L’impugnazione è respinta.
      2)      La Aceites del Sur‑Coosur SA sopporta, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dalla Koipe Corporación SL.
      3)      L’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) sopporta le proprie spese.
      Firme
      * Lingua processuale: lo spagnolo.