CELEX: 62008CJ0230
Language: it
Date: 2010-04-29
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 29 aprile 2010.#Dansk Transport og Logistik contro Skatteministeriet.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Østre Landsret - Danimarca.#Codice doganale comunitario - Artt. 202, 215, nn. 1 e 3, 217, n. 1, e 233, primo comma, lett. d) - Nozione di merci "sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate" - Regolamento di applicazione del codice doganale - Art. 867 bis - Direttiva 92/12/CEE - Artt. 5, nn. 1 e 2, 6, 7, n. 1, 8 e 9 - Sesta direttiva IVA - Artt. 7, 10, n. 3, e 16, n. 1 - Introduzione irregolare di merci -Trasporto di merci accompagnate da un carnet TIR - Sequestro e distruzione - Determinazione dello Stato membro in cui sorge l’obbligazione doganale e diventano esigibili i diritti di accisa, nonché l’IVA - Estinzione delle obbligazioni doganali e tributarie.#Causa C-230/08.

Causa C‑230/08
      Dansk Transport og Logistik
      contro
      Skatteministeriet
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Østre Landsret)
      «Codice doganale comunitario — Artt. 202, 215, nn. 1 e 3, 217, n. 1, e 233, primo comma, lett. d) — Nozione di merci “sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate” — Regolamento di applicazione del codice doganale — Art. 867 bis — Direttiva 92/12/CEE — Artt. 5, nn. 1 e 2, 6, 7, n. 1, 8 e 9 — Sesta direttiva IVA — Artt. 7, 10, n. 3, e 16, n. 1 — Introduzione irregolare di merci — Trasporto di merci accompagnate da un carnet TIR — Sequestro e distruzione — Determinazione dello Stato membro in cui sorge l’obbligazione doganale e diventano esigibili i diritti di accisa, nonché
         l’IVA — Estinzione delle obbligazioni doganali e tributarie»
      
      Massime della sentenza
      1.        Unione doganale — Estinzione dell’obbligazione doganale — Merci sequestrate all’atto della loro introduzione irregolare e
            contemporaneamente o successivamente confiscate — Nozione — Merci trattenute all’atto della loro introduzione nel territorio
            doganale comunitario e contemporaneamente o successivamente distrutte — Inclusione
      [Regolamento del Consiglio n. 2913/92, art. 233, primo comma, lett. d)]
      2.        Disposizioni tributarie — Armonizzazione delle legislazioni — Accisa — Direttiva 92/12 — Merci sequestrate all’atto della
            loro introduzione nel territorio della Comunità e contemporaneamente o successivamente distrutte — Mancato verificarsi del
            fatto generatore dell’accisa — Merci sequestrate dopo la loro introduzione irregolare e contemporaneamente o successivamente
            distrutte — Verificarsi del fatto generatore dell’accisa ed esigibilità dell’accisa
      [Regolamento del Consiglio n. 2913/92, artt. 84, n. 1, lett. a), e 98; regolamento della Commissione n. 2454/93, art. 867 bis;
            direttiva del Consiglio 92/12, artt. 5, nn. 1, terzo comma, e 2, primo comma, e 6, n. 1, lett. c)]
      3.        Disposizioni tributarie — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte sulla cifra d’affari — Sistema comune d’imposta sul
            valore aggiunto — Imposta all’importazione — Merci sequestrate all’atto della loro introduzione nel territorio della Comunità
            e contemporaneamente o successivamente distrutte — Mancato verificarsi del fatto generatore dell’imposta — Merci sequestrate
            dopo la loro introduzione irregolare e contemporaneamente o successivamente distrutte — Verificarsi del fatto generatore dell’imposta
            ed esigibilità dell’imposta 
      [Regolamento della Commissione n. 2454/93, art. 867 bis; direttiva del Consiglio 77/388, artt. 2, punto 2, 7, 10, n. 3, secondo
            comma, e 16, n. 1, titolo B, lett. c)]
      4.        Unione doganale — Obbligazione doganale — Imposta sul valore aggiunto — Accisa — Direttiva 92/12 — Stato membro competente
            per la riscossione 
      (Regolamento del Consiglio n. 2913/92, artt. 202, 215, nn. 1 e 3, e 217; direttive del Consiglio 77/388, artt. 7, n. 2, e
            10, n. 3, e 92/12, artt. 6, n. 1, e 7, n. 1)
      1.        Le situazioni nelle quali le merci che vengono trattenute all’atto della loro introduzione nel territorio doganale comunitario
         dalle autorità doganali e tributarie locali nella zona nella quale si trova il primo ufficio doganale situato alla frontiera
         esterna della Comunità e che vengono contemporaneamente o successivamente distrutte dalle dette autorità, dopo essere rimaste
         sempre in loro possesso, rientrano nella nozione di merci «sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate»
         di cui all’art. 233, primo comma, lett. d), del regolamento n. 2913/92, che istituisce un codice doganale comunitario, nella
         versione modificata dal regolamento n. 955/1999, con la conseguenza che l’obbligazione doganale si estingue in forza di tale
         disposizione.
      
      (v. punto 66, dispositivo 1)
      2.        Gli artt. 5, n. 1, terzo comma, e 6, n. 1, della direttiva 92/12, relativa al regime generale, alla detenzione, alla circolazione
         ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa, come modificata dalla direttiva 96/99, devono essere interpretati nel senso
         che merci sequestrate da autorità doganali e tributarie locali all’atto della loro introduzione nel territorio della Comunità
         e contemporaneamente o successivamente distrutte da tali autorità, senza aver mai cessato di essere in loro possesso, debbono
         considerarsi non importate nella Comunità, con la conseguenza che il fatto generatore dell’accisa non sorge nei loro confronti.
         Le merci sequestrate dopo la loro irregolare introduzione in tale territorio, cioè a partire dal momento in cui hanno lasciato
         la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno del detto territorio, e contemporaneamente o successivamente
         distrutte dalle dette autorità senza aver mai cessato di essere in loro possesso, non debbono considerarsi «in sospensione
         dei diritti di accisa», ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 5, n. 2, primo comma, e 6, n. 1, lett. c), della
         detta direttiva nonché degli artt. 84, n. 1, lett. a), e 98 del regolamento n. 2913/92, che istituisce un codice doganale
         comunitario, come modificato dal regolamento n. 955/99, e dell’art. 867 bis del regolamento n. 2454/93, che fissa talune disposizioni
         di applicazione del regolamento n. 2913/92, come modificato dal regolamento n. 1662/1999, con la conseguenza che il fatto
         generatore dell’accisa su tali merci si verifica e quindi diventa esigibile l’accisa sulle medesime.
      
      (v. punto 86, dispositivo 2)
      3.        Gli artt. 2, punto 2, 7 e 10, n. 3, della sesta direttiva 77/388, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati
         membri relative alle imposte sulla cifra di affari, come modificata dalla direttiva 1999/85, devono essere interpretati nel
         senso che le merci sequestrate dalle autorità doganali e tributarie locali all’atto della loro introduzione nel territorio
         della Comunità e contemporaneamente o successivamente da esse distrutte, senza aver mai cessato di essere in loro possesso,
         debbono considerarsi non importate nella Comunità, con la conseguenza che nei loro confronti non si è verificato il fatto
         generatore dell’imposta sul valore aggiunto e tale imposta non diventa pertanto esigibile. Tuttavia, il combinato disposto
         degli artt. 10, n. 3, secondo comma, e 16, n. 1, parte B, lett. c), della detta direttiva nonché dell’art. 867 bis del regolamento
         n. 2454/93, che fissa talune disposizioni di applicazione del regolamento n. 2913/92 che istituisce un codice doganale comunitario,
         come modificato dal regolamento n. 1662/1999, debbono essere interpretati nel senso che, per le merci sequestrate dalle dette
         autorità dopo la loro irregolare introduzione nel detto territorio, cioè a partire dal momento in cui hanno lasciato la zona
         nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno del detto territorio, e contemporaneamente o successivamente
         distrutte dalle predette autorità senza aver mai cessato di essere in loro possesso, il fatto generatore dell’imposta sul
         valore aggiunto si verifica e tale imposta diventa esigibile anche se le merci di cui trattasi vengono successivamente assoggettate
         ad un regime doganale.
      
      (v. punto 99, dispositivo 3)
      4.        Gli artt. 202, 215, nn. 1 e 3, e 217 del regolamento n. 2913/92, che istituisce un codice doganale comunitario, come modificato
         dal regolamento n. 955/1999, nonché gli artt. 7, n. 2, e 10, n. 3, della sesta direttiva 77/388, in materia di armonizzazione
         delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, come modificata dalla direttiva 1999/85,
         devono essere interpretati nel senso che sono le autorità dello Stato membro situato alla frontiera esterna della Comunità
         attraverso la quale sono state irregolarmente introdotte merci nel territorio doganale comunitario ad avere la competenza
         a riscuotere l’obbligazione doganale e l’imposta sul valore aggiunto, e ciò anche se tali merci sono state successivamente
         instradate in un altro Stato membro dove sono state scoperte e quindi sequestrate. Gli artt. 6, n. 1, e 7, n. 1, della direttiva
         92/12, relativa al regime generale, alla detenzione, alla circolazione ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa, come
         modificata dalla direttiva 96/99, devono essere interpretati nel senso che le autorità di quest’ultimo Stato membro sono competenti
         a riscuotere i diritti di accisa, sempreché tali merci siano detenute a fini commerciali. Spetta al giudice nazionale stabilire
         se tale condizione sia soddisfatta nella causa per la quale è stato adito.
      
      (v. punto 116, dispositivo 4)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      29 aprile 2010 (*)
      
      «Codice doganale comunitario – Artt. 202, 215, nn. 1 e 3, 217, n. 1, e 233, primo comma, lett. d) – Nozione di merci “sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate” – Regolamento di applicazione del codice doganale – Art. 867 bis – Direttiva 92/12/CEE – Artt. 5, nn. 1 e 2, 6, 7, n. 1, 8 e 9 – Sesta direttiva IVA – Artt. 7, 10, n. 3, e 16, n. 1 – Introduzione irregolare di merci –Trasporto di merci accompagnate da un carnet TIR – Sequestro e distruzione – Determinazione dello Stato membro in cui sorge l’obbligazione doganale e diventano esigibili i diritti di accisa, nonché
         l’IVA – Estinzione delle obbligazioni doganali e tributarie»
      
      Nel procedimento C‑230/08,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dallo Østre Landsret
         (Danimarca) con decisione 20 maggio 2008, pervenuta in cancelleria il 28 maggio 2008, nella causa
      
      Dansk Transport og Logistik
      contro
      Skatteministeriet,
      
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. J.N. Cunha Rodrigues, presidente della Seconda Sezione, facente funzione di presidente della Terza Sezione,
         dai sigg. A. Rosas, U. Lõhmus (relatore), A.Ó Caoimh e A. Arabadjiev, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra V. Trstenjak
      cancelliere: sig.ra C. Strömholm, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all'udienza del 13 maggio 2009,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Dansk Transport og Logistik, dall’avv. C. Alsøe, advocat;
      –        per il governo danese, dal sig. R. Holdgaard, in qualità di agente, assistito dall’avv. P. Biering, advocat;
      –        per il governo italiano, dalla sig.ra G. Palmieri, in qualità di agente, assistita dal sig. G. Albenzio, avvocato dello Stato;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra C. Wissels e dal sig. M. de Grave, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. S. Schønberg e dalla sig.ra L. Bouyon, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 3 settembre 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione delle disposizioni del regolamento (CEE) del Consiglio 12
         ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302, pag. 1), come modificato dal regolamento (CE)
         del Parlamento europeo e del Consiglio 13 aprile 1999, n. 955 (GU L 119, pag. 1, in prosieguo: il «codice doganale»); del
         regolamento (CEE) della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento del
         Consiglio n. 2913/92 (GU L 253, pag. 1), nella versione modificata dal regolamento (CE) della Commissione 28 luglio 1999,
         n. 1662 (GU L 197, pag. 25; in prosieguo: il «regolamento di applicazione»); della direttiva del Consiglio 25 febbraio 1992,
         92/12/CEE, relativa al regime generale, alla detenzione, alla circolazione ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa
         (GU L 76, pag. 1), nella versione modificata dalla direttiva del Consiglio 30 dicembre 1996, 96/99/CE (GU 1997, L 8, pag. 12;
         in prosieguo: la «direttiva sulle accise»), e della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di
         armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative all’imposta sulla cifra d’affari – Sistema comune di imposta
         sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (GU L 145, pag. 1), nella versione modificata dalla direttiva del Consiglio
         22 ottobre 1999, 1999/85/CE (GU L 277, pag. 34; in prosieguo: la «sesta direttiva»).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Dansk Transport og Logistik (in prosieguo: la «DTL»)
         e lo Skatteministeriet (Ministero delle Imposte e delle Accise danesi), in merito alla riscossione dei dazi doganali, delle
         accise e dell’imposta sul valore aggiunto (in prosieguo: l’«IVA») reclamati dalle autorità doganali e tributarie su sigarette
         nell’ambito di trasporti TIR, trasporti per cui la DTL aveva rilasciato carnet TIR e prestato garanzia.
      
       Contesto normativo
       Le disposizioni applicabili al transito TIR
      3        La convenzione doganale relativa al trasporto internazionale di merci accompagnate da carnet TIR (in prosieguo: la «convenzione
         TIR»), firmata a Ginevra il 14 novembre 1975, veniva approvata a nome della Comunità con regolamento (CEE) del Consiglio 25
         luglio 1978, n. 2112 (GU L 252, pag. 1). Tale convenzione è entrata in vigore per la Comunità il 20 giugno 1983 (GU L 31,
         pag. 13).
      
      4        L’art. 4 della convenzione TIR dispone che, «[p]resso gli uffici doganali di passaggio, le merci trasportate nel regime TIR
         non soggiacciono all’obbligo di pagare o di depositare i dazi e le tasse all’importazione o all’esportazione».
      
      5        L’art. 5 di tale convenzione è così formulato:
      
      «1.      Le merci trasportate nel regime TIR in veicoli stradali, autotreni o contenitori piombati non sono, in linea di massima, sottoposte
         alla visita presso gli uffici doganali di passaggio.
      
      2.      Per impedire abusi le autorità doganali possono tuttavia, in casi straordinari ed in particolare allorché c’è sospetto di
         irregolarità, procedere alla visita delle merci pressi detti uffici».
      
      6        L’art. 6, n. 1, della convenzione TIR dispone che «[o]gni parte contraente può abilitare, secondo le condizioni e garanzie
         che essa fisserà, delle associazioni a rilasciare carnet TIR, sia direttamente, sia per il tramite di associazioni corrispondenti,
         nonché ad assumere la garanzia».
      
      7        L’art. 37 della convenzione TIR dispone che, «[a]llorché non è possibile stabilire dove un’irregolarità è stata commessa,
         la stessa sarà reputata commessa nel territorio della parte contraente in cui è stata accertata».
      
       La normativa comunitaria
       La normativa doganale
      8        Secondo l’art. 4, punto 16, lett. c), del codice doganale, il regime doganale comprende, tra l’altro, l’immagazzinamento in
         un deposito doganale.
      
      9        L’art. 84, n. 1, lett. a), di questo stesso codice, che figura al punto A), intitolato «Disposizioni comuni a più regimi»
         della sezione 3 relativa ai regimi sospensivi e ai regimi doganali economici, prevede, tra l’altro, che «quando viene utilizzata
         la formulazione “regime sospensivo” [agli artt. 85-90] si intende che essa si applica, nel caso di merci non comunitarie,
         [al] deposito doganale».
      
      10      L’art. 98 del codice doganale così dispone:
      
      «1.      Il regime del deposito doganale consente l'immagazzinamento in un deposito doganale di:
      a)      merci non comunitarie, senza che tali merci siano soggette ai dazi all'importazione e alle misure di politica commerciale;
      (…)
      2.      Per “deposito doganale” s'intende qualsiasi luogo, autorizzato dall'autorità doganale e sottoposto al suo controllo, in cui
         le merci possono essere immagazzinate alle condizioni stabilite.
      
      (…)».
      11      A tenore dell’art. 202 del detto codice:
      
      «1.      L'obbligazione doganale all'importazione sorge in seguito:
      a)      all'irregolare introduzione nel territorio doganale della Comunità di una merce soggetta a dazi all'importazione, 
      oppure
      (…)
      Ai sensi del presente articolo, per introduzione irregolare si intende qualsiasi introduzione effettuata in violazione degli
         artt. da 38 a 41 e dell’art. 177, secondo trattino.
      
      2.      L’obbligazione doganale sorge al momento dell’introduzione irregolare.
      (…)».
      12      A tenore dell’art. 215 del codice doganale:
      
      «1.      L’obbligazione doganale sorge:
      –        nel luogo in cui si produce il fatto generatore di tale obbligazione:
      –        oppure, se detto luogo non può essere determinato, nel luogo in cui l’autorità doganale constata che la merce si trovi in
         una situazione che ha fatto sorgere l’obbligazione doganale, 
      
      (…)
      3.      Le autorità doganali di cui al paragrafo 1 dell’art. 217 sono quelle dello Stato membro in cui, in base alle disposizioni
         del presente articolo, è sorta o si ritiene sia sorta l’obbligazione doganale.
      
      (…)».
      13      L’art. 217, n. 1, di tale codice dispone che «[o]gni importo di dazi all'importazione o di dazi all'esportazione risultanti
         da un’obbligazione doganale, in seguito denominato “importo dei dazi”, deve essere calcolato dall'autorità doganale non appena
         disponga degli elementi necessari e da questa iscritto nei registri contabili o in qualsiasi altro supporto che ne faccia
         le veci (contabilizzazione)».
      
      14      A tenore dell’art. 233 di tale codice:
      
      «Fatte salve le disposizioni in vigore relative alla prescrizione dell'obbligazione doganale nonché alla mancata riscossione
         dell'importo dell'obbligazione doganale in caso di insolvibilità del debitore constatata per via giudiziaria, l'obbligazione
         doganale si estingue:
      
      (…)
      c)      quando, per le merci dichiarate per un regime doganale comportante l'obbligo di pagare i dazi:
               (…)
      –        le merci siano, prima di essere svincolate, sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate, oppure distrutte
         per ordine dell'autorità doganale, oppure distrutte o abbandonate conformemente all'articolo 182, oppure distrutte o irrimediabilmente
         perse per un motivo inerente alla natura stessa delle merci o in seguito a caso fortuito o di forza maggiore;
      
      d)      quando le merci per le quali è sorta un'obbligazione doganale in conformità dell'articolo 202 sono sequestrate all'atto dell'introduzione
         irregolare e contemporaneamente o successivamente confiscate.
      
      In caso di sequestro o di confisca della merce, per le esigenze della legislazione penale applicabile alle infrazioni doganali,
         l'obbligazione doganale è tuttavia considerata esistente qualora la legislazione penale di uno Stato membro preveda che i
         dazi doganali costituiscono la base per la determinazione di sanzioni o qualora l'esistenza di un'obbligazione doganale costituisca
         la base per procedimenti penali».
      
      15      L’art. 454 del regolamento di applicazione contiene, in particolare, talune disposizioni specifiche alla convenzione TIR e
         prevede quanto segue:
      
      «1.      Il presente articolo si applica fatte salve le disposizioni specifiche della convenzione TIR (...) concernenti la responsabilità
         delle associazioni garanti nell'utilizzazione del carnet TIR (...).
      
      2.      Quando si accerti che durante o in occasione di un trasporto effettuato con un carnet TIR (...) è stata commessa un'infrazione
         o un'irregolarità in un dato Stato membro, la riscossione dei dazi e delle altre imposizioni eventualmente esigibili è operata
         da tale Stato membro secondo le disposizioni comunitarie o nazionali, fatto salvo l'esercizio di azioni penali.
      
      3.      Qualora non sia possibile determinare il territorio in cui l'infrazione o l'irregolarità è stata commessa, si considera che
         essa sia stata commessa nello Stato membro in cui è stata accertata, a meno che, nel termine di cui all'articolo 455, paragrafo
         1, non venga fornita la prova, ritenuta sufficiente dall'autorità doganale, della regolarità dell'operazione ovvero del luogo
         in cui l'infrazione o l'irregolarità è stata effettivamente commessa.
      
      (…)».
      16      L’art. 867 bis di tale regolamento è così formulato:
      
      «1. Le merci non comunitarie abbandonate a favore dell’erario, sequestrate o confiscate, si considerano vincolate a regime
         di deposito doganale.
      
      2. Le merci di cui al paragrafo 1 possono essere vendute dalla autorità doganali solo a condizione che l’acquirente compia
         senza indugio le formalità necessarie per attribuire ad esse una destinazione doganale.
      
      (…)».
       La direttiva sulle accise
      17      L’art. 4 della direttiva sulle accise definisce la nozione di «regime sospensivo» come il «regime fiscale applicabile alla
         fabbricazione, alla trasformazione, alla detenzione e alla circolazione dei prodotti in regime di sospensione dei diritti
         d'accisa».
      
      18      A tenore dell’art. 5, nn. 1 e 2, di tale direttiva:
      
      «1.      I prodotti di cui all’articolo 3, paragrafo 1, sono sottoposti ad accisa al momento della loro fabbricazione nel territorio
         della Comunità, quale definito nell'articolo 2, o al momento della loro importazione in tale territorio. 
      
      Si considera “importazione di un prodotto soggetto ad accisa”, l'ingresso del prodotto nella Comunità (...). 
      Tuttavia, quando tale prodotto al momento dell'ingresso nella Comunità viene sottoposto ad un regime doganale comunitario,
         si considera che la sua importazione avvenga nel momento in cui esso viene svincolato dal regime doganale comunitario. 
      
      2.      Fatte salve le disposizioni nazionali e comunitarie in materia di regimi doganali, quando i prodotti soggetti ad accisa:
      – sono in provenienza o destinati a paesi terzi (...) e sono sottoposti ad uno dei regimi sospensivi doganali elencati nell'articolo
         84, paragrafo 1, lett. a), del codice doganale o sono introdotti in una zona franca o in un deposito franco,
      
      (…)
      essi sono considerati in regime di sospensione dei diritti di accisa.
      (…)».
      19      L’art. 6 della detta direttiva prevede:
      
      «1.      L'accisa diviene esigibile all'atto dell'immissione in consumo o della constatazione degli ammanchi che dovranno essere soggetti
         ad accisa ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 3.
      
      Si considera immissione in consumo di prodotti soggetti ad accisa:
      a)      lo svincolo, anche irregolare, da un regime sospensivo;
      (…)
      c)      l'importazione, anche irregolare, dei prodotti in questione, quando essi non sono vincolati a un regime sospensivo.
      2.      Le condizioni di esigibilità e l'aliquota dell'accisa che deve essere applicata sono quelle in vigore alla data dell'esigibilità
         nello Stato membro in cui è effettuata l'immissione in consumo o la constatazione degli ammanchi. L'accisa viene liquidata
         e riscossa secondo le modalità stabilite da ciascuno Stato membro, fermo restando che gli Stati membri applicano le medesime
         modalità di esenzione e di riscossione sia ai prodotti nazionali che ai prodotti provenienti dagli altri Stati membri».
      
      20      L’art. 7 della direttiva sulle accise così dispone:
      
      «1.      Nel caso in cui prodotti soggetti ad accisa, che siano già stati immessi in consumo in uno Stato membro, siano detenuti a
         scopo commerciale in un altro Stato membro, le accise vengono riscosse nello Stato membro in cui i prodotti sono detenuti.
      
      2.      A tal fine, fatto salvo l’articolo 6, quando prodotti che siano già stati immessi in consumo ai sensi dell’articolo 6 in uno
         Stato membro sono forniti o destinati ad essere forniti o destinati all’uso, all’interno di un altro Stato membro per le esigenze
         di un operatore che svolge in modo indipendente un’attività economica o per le esigenze di un organismo di diritto pubblico,
         l’accisa diventa esigibile in tale altro Stato membro.
      
      3.      L'accisa è dovuta, a seconda del caso, da parte della persona che effettua la fornitura, della persona che detiene i prodotti
         destinati ad essere forniti o della persona alla quale i prodotti sono forniti all'interno di uno Stato membro diverso da
         quello in cui i prodotti sono già stati immessi in consumo, oppure da parte dell'operatore professionale o dell'organismo
         di diritto pubblico.
      
      (…)».
      21      L’art. 8 della direttiva sulle accise dispone che, per «i prodotti acquistati dai privati per proprio uso e trasportati dai
         medesimi, il principio che disciplina il mercato interno stabilisce che i diritti di accisa siano riscossi dallo Stato membro
         in cui i prodotti sono acquistati».
      
      22      L’art. 9, n. 1, della medesima direttiva dispone quanto segue:
      
      «Fatti salvi gli articoli 6, 7 e 8, l'accisa diventa esigibile allorché i prodotti immessi in consumo in uno Stato membro
         sono detenuti per scopi commerciali in un altro Stato membro.
      
      In tal caso, l'accisa va pagata nello Stato membro nel cui territorio si trovano i prodotti ed è esigibile nei confronti del
         detentore dei prodotti».
      
       La sesta direttiva
      23      L’art. 7 della sesta direttiva così prevede:
      
      «1.      Si considera “importazione di un bene”:
      a)      l'entrata nella Comunità di un bene non rispondente alle condizioni di cui agli articoli 9 e 10 del Trattato che istituisce
         la Comunità economica europea (…)
      
      (…)
      2.      L'importazione di un bene è effettuata nello Stato membro nel cui territorio si trova il bene  nel momento in cui entra nella
         Comunità.
      
      3.      In deroga al paragrafo 2, se un bene di cui al paragrafo 1, lett. a) è posto, al momento della sua entrata nella Comunità,
         in uno dei regimi di cui all'articolo 16, paragrafo 1, parte B, lettere a), b), c) e d), o in un regime di ammissione temporanea
         in esenzione totale dai dazi all'importazione o in un regime di transito esterno, la sua importazione è effettuata nello Stato
         membro nel cui territorio il bene  stesso è svincolato da tali regimi.
      
      (…)».
      24      L’art. 10, n. 3, di tale direttiva dispone:
      
      «Il fatto generatore [dell'imposta] si verifica e l’imposta diventa esigibile nel momento in cui è effettuata l'importazione
         del bene. Quando i beni sono assoggettati, al momento del loro ingresso nella Comunità, ad uno dei regimi di cui all'articolo
         7, paragrafo 3, il fatto generatore si verifica e l'imposta diventa esigibile soltanto nel momento in cui i beni sono svincolati
         da tali regimi.
      
      Tuttavia, quando i beni importati sono soggetti a dazi doganali, prelievi agricoli o a imposte di effetto equivalente istituiti
         nell'ambito di una politica comune, il fatto generatore si verifica e l'imposta diventa esigibile nel momento in cui scattano
         il fatto generatore e l'esigibilità di questi dazi o prelievi comunitari.
      
      Qualora i beni importati non siano assoggettati ad alcuno di tali dazi o prelievi comunitari, gli Stati membri applicano le
         disposizioni in vigore per i dazi doganali, per ciò che si riferisce al fatto generatore dell’imposta e alla sua esigibilità».
      
      25      L'art. 16, nella versione risultante dall’art. 28 quater, titolo E, punto 1, della sesta direttiva, è così formulato:
      
      «1.      Fatte salve le altre disposizioni fiscali comunitarie, gli Stati membri possono, con riserva della consultazione prevista
         all’art. 29, prendere misure particolari per non sottoporre all’imposta sul valore aggiunto le operazioni seguenti o alcune
         di esse, a condizione che non mirino ad una utilizzazione e/o ad un consumo finale e che l'importo dell'imposta sul valore
         aggiunto percepito al momento dell’immissione in consumo, corrisponda all’importo della tassa che avrebbe dovuto essere percepito
         se ognuna di tali operazioni fosse stata versata all’importazione o all’interno del paese.
      
      (…)
      B.      le cessioni di beni destinati ad essere:
      (…)
      c)      immessi in un regime di deposito doganale o in un regime di perfezionamento attivo;
      (…)
      I luoghi indicati alle lettere a), b), c) e d) sono i luoghi definiti come tali dalle vigenti disposizioni doganali comunitarie.
      (…)».
       La normativa nazionale
       La normativa relativa ai dazi doganali
      26      La legge doganale (Toldloven), nella versione risultante dalla legge 27 febbraio 1996, n. 113, come modificata (in prosieguo:
         la «legge doganale danese»), all’art. 83 prevede i procedimenti previsti per il trattamento delle merci in caso di contrabbando
         o di tentato contrabbando. 
      
      27      In forza del n. 1, prima frase, di tale articolo, le merci scoperte in contrabbando o tentato contrabbando nonché le merci
         che il viaggiatore introduce o tenta di introdurre sottraendole al pagamento del dazio all’importazione vengono «trattenute»
         dalle autorità doganali e tributarie statali o dalla polizia. A tenore della seconda frase di tale paragrafo, la merce importata
         di contrabbando e altra merce in relazione alla quale è stato evaso o si è tentato di evadere il pagamento del dazio doganale
         o delle imposte viene «trattenuta o sequestrata» dalle dette autorità in osservanza delle regole relative al sequestro di
         cui al capo 75 b del codice di procedura civile danese.
      
      28      L’art. 83, n. 2, della detta legge è così formulato:
      
      «Dopo il pagamento delle somme dovute per dazi, imposte, ammende o spese di procedura, la merce trattenuta o sequestrata ai
         sensi delle norme generali in materia di importazione viene consegnata a colui presso il quale è stata trattenuta o sequestrata
         o a chi dimostri di avervi diritto. La merce, qualora non ritirata entro due mesi dalla fine del mese in cui la pratica è
         stata definitivamente chiusa, viene messa in vendita dalle autorità doganali e tributarie statali in un’asta pubblica debitamente
         pubblicizzata. La merce che a parere delle autorità doganali non è commercializzabile o solo difficilmente potrà essere venduta
         può tuttavia essere distrutta sotto controllo doganale dopo la scadenza del detto termine. L’importo incassato in seguito
         all’asta pubblica è destinato in primo luogo a coprire le spese sostenute dalla pubblica amministrazione per la custodia o
         la vendita e quindi le somme dovute per dazi, accise, ammende e spese di procedura. L’eventuale eccedenza viene pagata al
         proprietario purché si presenti entro tre anni dalla vendita all’asta e dimostri debitamente il suo diritto di proprietà sulle
         merci vendute».
      
       La normativa sulle accise sul tabacco 
      29      In forza dell’art. 2, n. 1, della legge in materia di accise sul tabacco (Tobaksafgiftsloven), nella versione risultante dalla
         legge 21 agosto 1998, n. 635, come modificata, le accise per le merci destinate al consumo in Danimarca dovevano essere pagate
         al più tardi al momento del ricevimento dei prodotti soggetti ad accise provenienti dall’estero.
      
      30      L’art. 12, n. 1, di tale legge dispone che «le accise sono pagate sui prodotti soggetti ad accise importati da paesi esterni
         all’Unione europea (…)».
      
      31      Dalla decisione del giudice del rinvio risulta che la detta legge non contiene disposizioni specifiche relative al trattamento
         fiscale in caso di contrabbando o di tentato contrabbando di prodotti di tabacco né disposizioni relative al sequestro, alla
         confisca o alla distruzione dei detti prodotti.
      
       La normativa in materia di IVA
      32      Ai sensi dell’art. 12, n. 1, della legge sull’IVA (Momsloven), nella versione risultante dalla codificazione operata con la
         legge 2 giugno 1999, n. 422, come modificata, l’IVA viene versata sulle merci importate in Danimarca da paesi esterni all’Unione
         europea. Ai sensi del n. 2 del medesimo articolo, se la merce, all’atto dell’importazione, viene depositata nel porto franco
         di Copenaghen, in un deposito franco o in un deposito doganale, l’obbligazione tributaria sorge solo quando le merci non rientrano
         più in uno di tali regimi.
      
      33      L’art. 26, prima frase, di tale legge dispone che il fatto generatore dell’imposta si verifica al momento dell’importazione
         della merce. La seconda frase di tale articolo dispone che per le merci rientranti in uno dei regimi di cui all’art. 12, n. 2,
         della detta legge il fatto generatore dell’imposta ha luogo solo quando la merce non è più soggetta al regime di cui trattasi.
      
      34      Dalla decisione di rinvio risulta che la detta legge non contiene disposizioni specifiche circa il trattamento fiscale in
         caso di contrabbando o di tentato contrabbando di prodotti di tabacco, né disposizioni relative al sequestro, alla confisca
         o alla distruzione di detti prodotti.
      
       Le controversie di cui alla causa principale e le questioni pregiudiziali
      35      La DTL è abilitata, in forza dell’autorizzazione delle autorità doganali e tributarie danesi, conferita conformemente all’art. 6
         della convenzione TIR, a rilasciare carnet TIR e a intervenire in qualità di associazione garante nell’ambito dei trasporti
         TIR.
      
      36      Il giudice del rinvio è adito, con tre controversie in materia di obbligazione doganale e fiscale, relative al contrabbando
         di sigarette nell’ambito di trasporti TIR, trasporti per i quali la DTL aveva rilasciato carnet TIR e aveva prestato garanzia.
         Le merci venivano instradate verso la Danimarca via mare, in due delle controversie di cui alla causa principale, e via terra,
         nella terza.
      
      37      L’introduzione via mare delle merci nel territorio doganale della Comunità veniva constatata dalle autorità doganali e tributarie
         locali il 2 maggio 2000. Due camion attraversavano la frontiera danese, a bordo di un ferry proveniente da Klaipeda, in Lituania,
         che, all’epoca dei fatti di cui alla causa principale, non era ancora membro dell’Unione europea. In occasione dello scalo
         del ferry a Åbenrå, tali camion costituivano oggetto di un controllo da parte delle dette autorità. Queste ultime, in esito
         a tale controllo, constatavano la presenza di un quantitativo elevato di sigarette dissimulate nei rimorchi e non menzionate
         nei carnet TIR. 
      
      38      Per quanto riguarda l’introduzione delle merci via terra, questa veniva constatata l’11 ottobre 2000 dalle autorità doganali
         e tributarie locali. Un camion lituano arrivava a Frøslev, città danese situata alla frontiera tra la Danimarca e la Germania,
         ove le dette autorità scoprivano, oltre alla merce menzionata nel carnet TIR, un quantitativo elevato di sigarette nascoste
         nel rimorchio. Tali merci sono state irregolarmente introdotte nel territorio doganale della Comunità in occasione del passaggio
         della frontiera dalla Polonia, che all’epoca dei fatti di cui alla causa principale non era ancora membro dell’Unione europea,
         alla Germania. Esse venivano successivamente instradate dalla Germania fino alla Danimarca, senza che le autorità tedesche
         si accorgessero della loro presenza. I sigilli del camion e del rimorchio venivano rotti solo in occasione del controllo doganale
         effettuato in Danimarca.
      
      39      In tutte le fattispecie di cui alle cause principali, le autorità danesi trattenevano immediatamente le sigarette, conformemente
         all’art. 83, n. 1, prima frase, della legge doganale. Le sigarette sono rimaste in possesso di tali autorità dal momento in
         cui sono state trattenute fino alla loro distruzione tra novembre 2004 e marzo 2005.
      
      40      Con lettere inviate nel periodo compreso tra dicembre 2001 e agosto 2002, le dette autorità chiedevano ai trasportatori, cioè
         alle imprese lituane titolari dei carnet TIR, il pagamento dei dazi doganali, delle accise e dell’IVA inerenti alle sigarette
         introdotte di contrabbando. 
      
      41      Poiché tale impresa non rispondeva a tali lettere, le autorità doganali e tributarie decidevano, il 4 febbraio 2003, in due
         delle cause principali, e il 16 febbraio 2002, nella terza, che la DTL, in qualità di associazione garante ai sensi della
         convenzione TIR, era tenuta a pagare la somma corrispondente al suo obbligo massimo, in forza dei carnet TIR che aveva rilasciato
         per tali trasporti. La DTL ha proposto un ricorso avverso tali decisioni dinanzi al Landsskatteret (Tribunale tributario),
         che le confermava.
      
      42      La DTL interponeva successivamente appello avverso tale decisione dinanzi all’Østre Landsret e pagava, con riserva, la somma
         reclamata in due delle cause principali, ma non pagava quella inerente alla terza causa. 
      
      43      Il giudice del rinvio considera che l’art. 83 della legge doganale non indica espressamente se l’obbligazione doganale e tributaria
         relativa alle merci importate di contrabbando sussista e possa essere riscossa, qualora le merci siano trattenute, confiscate
         o distrutte conformemente a tale disposizione.
      
      44      Alla luce di quanto sopra, l’Østre Landsret ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se la [nozione di merci] “(...) sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate” di cui all’art. 233, primo
         comma, lett. d), del codice doganale debba essere interpretata nel senso che in tale disposizione rientrano situazioni in
         cui le merci trattenute ai sensi dell’art. 83, n. 1, (...) della legge doganale in seguito alla loro irregolare introduzione
         vengono contemporaneamente o successivamente distrutte dalle autorità doganali, senza che tali merci siano uscite dal possesso
         delle dette autorità.
      
      2)      Se la direttiva [sulle accise] debba essere interpretata nel senso che merci irregolarmente introdotte, sequestrate in seguito
         alla loro importazione e contemporaneamente o successivamente distrutte dalle autorità, debbono considerarsi “in regime di
         sospensione dei diritti di accisa” con la conseguenza che l’obbligo di pagamento del diritto di accisa non sorge o si estingue
         [v. artt. 5, n. 2, primo comma, e 6, n. 1, lett. c), della direttiva [sulle accise], in combinato disposto con gli artt. 84,
         n. 1, lett. a), e 98 del codice doganale e, infine, con l’art. 876 bis [del regolamento di applicazione].
      
      Se, ai fini della soluzione, sia rilevante che l’obbligazione doganale sorta all’atto di tale irregolare introduzione si estingua
         a norma dell’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale.
      
      3)      Se la sesta direttiva (...) debba essere interpretata nel senso che merci irregolarmente introdotte, che vengono sequestrate
         in seguito alla loro importazione e contemporaneamente o successivamente distrutte dalle autorità doganali, debbono considerarsi
         “in regime di deposito doganale“ con la conseguenza che l’obbligo di pagamento dell’[IVA] non sorge o si estingue [v. artt.
         7, n. 3, 10, n. 3, e 16, n. 1, parte B, lett. c), della sesta direttiva (…) nonché art. 876 bis del regolamento di applicazione].
      
               Se, ai fini della soluzione, sia rilevante che l’obbligazione doganale sorta in seguito ad una siffatta irregolare introduzione
         si estingua, a norma dell’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale.
      
      4)      Se il codice doganale, [il regolamento di applicazione], [la direttiva sulle accise] e la sesta direttiva (...) debbano essere
         interpretati nel senso che le autorità doganali di uno Stato membro in cui viene accertata l’importazione irregolare di merci
         nell’ambito di un trasporto TIR siano competenti a riscuotere i dazi, le accise e l’IVA relativi a detto trasporto, qualora
         le autorità di un altro Stato membro, dove è avvenuta l’irregolare introduzione nella Comunità, non abbiano constatato l’irregolarità
         e non abbiano, di conseguenza, riscosso i dazi, le accise e l’IVA (v. il combinato disposto degli artt. 215 e 217 del codice
         doganale, dell’art. 454, nn. 2 e 3, del [regolamento] di applicazione all’epoca vigente, [dell’art. 7, n. 1, della direttiva
         sulle accise], nonché dell’art. 7 della sesta direttiva [...])».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      45      Con la prima questione, il giudice del rinvio vuole in sostanza sapere se le fattispecie in cui delle merci vengono trattenute
         dalle autorità doganali e tributarie locali all’atto della loro irregolare introduzione nel territorio doganale della Comunità
         e contemporaneamente o successivamente distrutte dalle dette autorità, dopo essere state, in quest’ultima ipotesi, sempre
         in loro possesso, rientrino nella nozione di merci «sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate» di cui
         all’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale.
      
      46      La DTL, i governi dei Paesi Bassi e italiano come pure la Commissione delle Comunità europee ritengono che tale nozione vada
         applicata a merci che si trovano in siffatte circostanze con la conseguenza che, in forza di tale art. 233, primo comma, lett. d),
         del codice doganale, l’obbligazione doganale nei loro confronti si estingue. Il governo danese sostiene la tesi opposta, in
         particolare per la ragione che la confisca, ai sensi della detta disposizione del codice doganale, non può essere assimilata
         alla distruzione delle merci, conformemente all’art. 83, n. 1, della legge doganale. 
      
      47      Si deve di primo acchito osservare che, ai sensi dell’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale, l’obbligazione
         doganale si estingue se le merci per le quali tale obbligazione è sorta, conformemente all’art. 202 del medesimo codice, vengono
         trattenute in seguito alla loro irregolare introduzione nel territorio doganale della Comunità e contemporaneamente o successivamente
         confiscate. 
      
      48      In primo luogo, per quanto riguarda l’interpretazione della nozione «in seguito all’introduzione irregolare» delle merci nel
         territorio doganale della Comunità, di cui agli artt. 202 e 233, primo comma, lett. d), del codice doganale, si deve innanzitutto
         ricordare che l’introduzione irregolare è consumata nel momento in cui queste ultime superano il primo ufficio doganale situato
         all’interno del territorio doganale della Comunità senza esservi state presentate (sentenza 2 aprile 2009, causa C-459/07,
         Elshani, Racc. pag. I-2759, punto 25).
      
      49      Si deve di conseguenza considerare che hanno costituito oggetto di un’«introduzione irregolare» nel territorio doganale della
         Comunità, ai sensi dell’art. 202 di questo medesimo codice, le merci che, avendo attraversato la frontiera terrestre esterna
         della Comunità, si trovano nel detto territorio oltre il primo ufficio doganale senza essere state a questo condotte e presentate
         in dogana, con la conseguenza che le autorità doganali non hanno ricevuto comunicazione dell’avvenuta introduzione di tali
         merci da parte delle persone responsabili dell’esecuzione di questo obbligo (sentenza Elshani, cit., punto 26).
      
      50      La Corte ha successivamente giudicato che gli artt. 202 e 233, primo comma, lett. d), del codice doganale devono essere interpretati
         nel senso che, per determinare l’estinzione dell’obbligazione doganale, il sequestro di merci introdotte nel territorio doganale
         della Comunità deve intervenire prima che queste superino il primo ufficio doganale situato all’interno di tale territorio
         (v., in questo senso, sentenza Elshani, cit., punto 38).
      
      51      Una siffatta valutazione è giustificata, da un lato, dal fatto che il sequestro, con confisca di merci all’atto della loro
         irregolare introduzione, prevista all’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale, costituisce una causa di estinzione
         dell’obbligazione doganale la quale deve essere interpretata restrittivamente (v. citata sentenza Elshani, punto 30). Infatti,
         tale articolo risponde alla necessità di tutelare le risorse proprie della Comunità, obiettivo che non può essere compromesso
         con l’istituzione di nuove cause di estinzione dell’obbligazione doganale (v., in questo senso, sentenze 14 novembre 2002,
         causa C-112/01, SPKR, Racc. pag. I‑10655, punto 31, e Elshani, cit., punto 31).
      
      52      D’altro lato, la presenza nel territorio doganale della Comunità di merci introdotte irregolarmente comporta, di per sé, un
         rischio molto alto che tali merci finiscano per essere integrate nel circuito economico degli Stati membri e che, una volta
         che esse hanno superato la zona in cui si trova il primo ufficio doganale situato all’interno di detto territorio, esistano
         meno possibilità che vengano scoperte accidentalmente dalle autorità doganali nell’ambito di controlli casuali (sentenza Elshani,
         cit., punto 32).
      
      53      Da ciò consegue che il sequestro di siffatte merci, unitamente alla loro contemporanea o successiva confisca ai sensi dell’art. 233,
         primo comma, lett. d), del codice doganale, può tradursi nell’estinzione dell’obbligazione doganale solo se tale sequestro
         è stato operato prima che le dette merci abbiano oltrepassato la zona dove si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno
         del territorio doganale della Comunità. 
      
      54      Infine, contrariamente a quanto sostenuto dal governo danese, tale interpretazione è altresì trasponibile ai trasporti di
         merce effettuati con un carnet TIR.
      
      55      A questo proposito, se è certamente vero che dall’art. 4, della convenzione TIR, da una parte, risulta che le merci trasportate
         in regime TIR non soggiacciono all’obbligo di pagare o depositare i dazi e le tasse all’importazione o all’esportazione presso
         gli uffici doganali di passaggio e che, dall’altra parte, dall’art. 5 di tale convenzione risulta che per principio le dette
         merci non debbono essere sottoposte alla visita presso gli uffici doganali di passaggio, resta ciò non di meno che, all’atto
         dell’introduzione delle merci nel territorio doganale della Comunità, il carnet TIR è in linea di principio controllato all’ufficio
         doganale ubicato alla frontiera esterna della Comunità. In tale occasione, si procede altresì alla verifica dei sigilli doganali.
      
      56      Inoltre, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 102 delle sue conclusioni, anche nell’ambito di trasporti effettuati
         con un carnet TIR, una volta che le merci, irregolarmente introdotte nel territorio doganale della Comunità, hanno superato
         la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno del detto territorio, vi sono meno possibilità
         che esse vengano scoperte fortuitamente in occasione di controlli casuali. Pertanto, il rischio che siffatte merci siano alla
         fine integrate nel circuito economico degli Stati membri è elevato.
      
      57      Si deve di conseguenza considerare che, anche nell’ambito di trasporti di merci con un carnet TIR, l’obbligazione doganale
         si estingue, in forza dell’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale, solo se il sequestro delle merci è stato
         operato prima che le dette merci abbiano superato la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno
         del territorio doganale della Comunità.
      
      58      Nella specie, per quanto riguarda le due cause nelle quali le merci sono state introdotte nel territorio doganale della Comunità
         via mare, pare che queste siano state trattenute dalle autorità doganali e tributarie locali all’atto della loro introduzione
         irregolare nel detto territorio, conformemente al disposto dell’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale. Pertanto,
         sembra che le summenzionate cause rientrino in tale ipotesi.
      
      59      Per quanto riguarda la causa nella quale le merci sono state instradate verso la Danimarca via terra, dalla decisione di rinvio
         risulta che l’irregolare introduzione nel territorio doganale della Comunità ha avuto luogo all’atto dell’attraversamento
         della frontiera tra la Polonia e la Germania. Orbene, il trattenimento e la distruzione di tali merci sono intervenute all’atto
         del passaggio della frontiera tra la Germania e la Danimarca, cioè dopo tale «irregolare introduzione» e non all’atto di questa.
         Pertanto, la fattispecie relativa a tale causa sembrerebbe non rientrare nell’ipotesi di cui all’art. 233, primo comma, lett. d),
         del codice doganale.
      
      60      In secondo luogo, per quanto riguarda l’interpretazione dei termini «sequestro» e «confisca» ai sensi dell’art. 233, primo
         comma, lett. d), del codice doganale, la DTL ritiene che il sequestro e la confisca siano misure successive e che la confisca
         sia una misura più restrittiva del sequestro. Per contro, secondo il governo danese, la detta disposizione subordina l’estinzione
         dell’obbligazione doganale allo stesso tempo al sequestro e alla confisca delle merci irregolarmente introdotte.
      
      61      Si deve a questo proposito rilevare che, anche se si tratta di due misure distinte, queste possono essere in pratica concomitanti.
         Infatti, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 110 delle sue conclusioni, si deve intendere col termine «sequestro»
         di merci, ai sensi dell’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale, l’intervento delle competenti autorità per prendere
         fisicamente possesso delle merci, al fine di metterle in sicurezza e impedire materialmente il loro ingresso nel circuito
         economico degli Stati membri.
      
      62      Per quanto riguarda la questione se la distruzione delle merci possa essere considerata una «confisca» ai sensi dell’art. 233,
         primo comma, lett. d), del codice doganale, la DTL, il governo dei Paesi Bassi e la Commissione sostengono che la confisca
         implica la perdita del diritto di proprietà della merce da parte del proprietario e che l’eventuale acquisizione da parte
         delle autorità della proprietà di tali merci non è rilevante. La DTL ritiene, in particolare, che la confisca avrebbe luogo
         dal momento in cui l’iniziale proprietario perde il suo diritto di proprietà sulle merci sequestrate. Il governo danese ritiene,
         al contrario, che la confisca presupponga un trasferimento di beni a profitto dello Stato. Orbene, nelle controversie di cui
         alla causa principale lo Stato danese non sarebbe in nessun momento divenuto proprietario delle merci trattenute. 
      
      63      Si deve a questo proposito rilevare che l’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale, da un lato, non fa alcun riferimento
         a un eventuale trasferimento di proprietà delle merci e, dall’altro, contempla esclusivamente il definitivo ritiro del potere
         di disposizione del proprietario iniziale e il fatto di evitare la commercializzazione di tali merci senza pagamento delle
         imposte nel circuito economico della Comunità. Orbene, siccome la distruzione di siffatte merci sotto controllo dello Stato
         impedisce definitivamente l’ingresso di tali merci nel circuito economico, non è determinante sapere se lo Stato acquisti
         la proprietà delle merci sequestrate.
      
      64      Infine, contrariamente a quanto sostenuto dal governo danese, non osta a siffatta valutazione la circostanza che la distruzione
         delle merci sia presentata, all’art. 233, primo comma, lett. c), secondo trattino, del codice doganale, separatamente dal
         loro sequestro e confisca o ancora che l’art. 233, primo comma, lett. d), del detto codice menzioni solo la confisca.
      
      65      Infatti, l’art. 233, primo comma, lett. c), secondo trattino, del codice doganale copre situazioni nelle quali merci dichiarate
         per un regime doganale restano a disposizione dell’importatore, prevedendo cause di estinzione dell’obbligazione doganale
         anche per merci dichiarate che non sono a disposizione delle autorità doganali e che sono distrutte su loro ordine. Per contro,
         l’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale contempla soltanto merci che non sono a disposizione dell’importatore.
      
      66      Da quanto precede consegue che la prima questione va risolta dichiarando che le situazioni nelle quali le merci che vengono
         trattenute all’atto della loro introduzione nel territorio doganale comunitario dalle autorità doganali e tributarie locali
         nella zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato alla frontiera esterna della Comunità e che vengono contemporaneamente
         o successivamente distrutte dalle dette autorità, dopo essere rimaste sempre in loro possesso, rientrano nella nozione di
         merci «sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate» di cui all’art. 233, primo comma, lett. d), del codice
         doganale, con la conseguenza che l’obbligazione doganale si estingue in forza di tale disposizione. 
      
       Sulla seconda questione
      67      Con la seconda questione, il giudice del rinvio vuole in sostanza sapere se le merci sequestrate all’atto della loro introduzione
         nel territorio comunitario e contemporaneamente o successivamente distrutte dalle autorità competenti siano da considerarsi
         «in regime di sospensione dei diritti di accisa», ai sensi del combinato disposto degli artt. 5, n. 2, primo comma, e 6, n. 1,
         lett. c), della direttiva sulle accise nonché degli artt. 84, n. 1, lett. a), e 98 del codice doganale e dell’art. 867 bis
         del regolamento di applicazione, con la conseguenza che l’obbligo di pagamento dei diritti di accisa sulle medesime non sorge
         o si estingue.
      
      68      Tale giudice si interroga altresì sulla questione se l’estinzione dell’obbligazione doganale sorta all’atto di una siffatta
         introduzione, ai sensi dell’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale, abbia incidenza sulla soluzione di tale
         questione.
      
      69      Al fine di valutare l’incidenza del blocco e della distruzione delle merci sul sorgere dell’obbligo di pagamento del diritto
         di accisa, si deve dapprima stabilire se sia sopravvenuto il fatto generatore delle accise in forza dell’art. 5, n. 1, della
         direttiva sulle accise. Le questioni circa l’esigibilità e l’eventuale sospensione delle accise in forza, rispettivamente,
         degli artt. 6, n. 1 e 5, n. 2, di tale direttiva vengono sollevate solo in ordine successivo.
      
      70      Per quanto riguarda, in primo luogo, il fatto generatore dell’accisa, dall’art. 5, n. 1, primo comma, della direttiva sulle
         accise risulta che esso interviene all’atto della fabbricazione nel territorio della Comunità dei prodotti soggetti ad accisa
         o della loro importazione su tale territorio. Il secondo comma di tale numero precisa che l’«importazione» deve intendersi
         come l’«ingresso del prodotto nella Comunità».
      
      71      Al fine di assicurare una coerente interpretazione della normativa comunitaria controversa, si deve interpretare quest’ultima
         nozione alla luce della nozione di «introduzione» di cui all’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale.
      
      72      Da ciò consegue che le merci soggette ad accisa debbono essere considerate come entrate all’interno della Comunità ai sensi
         dell’art. 5, n. 1, della direttiva sulle accise nel momento in cui queste ultime hanno superato il primo ufficio doganale
         situato all’interno del territorio doganale della Comunità (v., per analogia, citata sentenza Elshani, punto 25).
      
      73      In circostanze quali quelle oggetto delle due cause principali, ove le merci instradate via mare sono state sequestrate e
         successivamente distrutte dalle autorità doganali e tributarie locali prima di aver lasciato il primo ufficio doganale ubicato
         all’interno del territorio della Comunità, risulta che tali merci non sono state importate nel territorio della Comunità,
         con la conseguenza che il fatto generatore delle accise, previsto dall’art. 5, n. 1, della direttiva sulle accise, non si
         è verificato. Di conseguenza, dette merci non possono essere soggette ad accisa.
      
      74      Per contro, qualora siffatte merci siano sequestrate e distrutte dalle autorità dopo aver lasciato il primo ufficio doganale
         ubicato all’interno del territorio della Comunità, dette merci devono considerarsi importate nella Comunità, con la conseguenza
         che il fatto generatore dell’accisa si è verificato rispetto ad esse, ai sensi dell’art. 5, n. 1, della direttiva sulle accise.
         Tale sembra essere il caso delle merci di cui trattasi nella causa principale, in cui l’introduzione irregolare nel territorio
         della Comunità è sopravvenuta in Germania, mentre il sequestro e la successiva distruzione delle dette merci ha avuto luogo
         in Danimarca.
      
      75      In secondo luogo, per quanto riguarda la questione se, e in quale momento, l’accisa, il cui fatto generatore consiste nell’introduzione
         di prodotti nel territorio della Comunità, diventi esigibile, si deve rilevare che dall’art. 6, n. 1, della direttiva sulle
         accise risulta che tale tassa diventa esigibile all’atto dell’immissione in consumo dei detti prodotti. Secondo il punto c),
         secondo comma, del medesimo articolo, l’immissione in consumo comprende «ogni importazione anche irregolare dei prodotti in
         questione, quando essi non sono vincolati ad un regime sospensivo».
      
      76      Orbene, come è stato constatato ai punti 71 e 72 della presente sentenza, la nozione di «importazione» di merci ai sensi della
         direttiva sulle accise presuppone che le merci abbiano lasciato la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato
         all’interno del territorio doganale della Comunità.
      
      77      In terzo luogo, per quanto riguarda le merci di cui trattasi nella causa nella quale le stesse sono state instradate via terra,
         il giudice del rinvio vuole sapere se l’esigibilità delle accise possa essere sospesa ai sensi dell’art. 5, n. 2, della direttiva
         sulle accise in ragione del fatto che le merci sequestrate e confiscate dopo la loro irregolare introduzione nel territorio
         doganale della Comunità sono state poste sotto un regime di deposito doganale conformemente all’art. 867 bis del regolamento
         di applicazione.
      
      78      Si deve a questo proposito ricordare che il regime sospensivo definito all’art. 4, lett. c), della direttiva sulle accise
         è il regime fiscale applicabile alla fabbricazione, alla trasformazione, alla detenzione ed alla circolazione dei prodotti
         in regime di sospensione dei diritti di accisa. Un regime del genere è caratterizzato dal fatto che i diritti di accisa concernenti
         i prodotti che rientrano in tale regime non sono ancora esigibili, benché il presupposto generatore dell'imposta si sia già
         realizzato (sentenza 12 dicembre 2002, causa C-395/00, Cipriani, Racc. pag. I‑11877, punto 42). Pertanto, per quanto riguarda
         i prodotti soggetti ad accisa, tale regime opera il rinvio dell’esigibilità delle accise fino a che non sia soddisfatta una
         condizione di esigibilità.
      
      79      È vero che dall’art. 5, n. 2, della direttiva sulle accise risulta che la sospensione delle accise presuppone che merci irregolarmente
         introdotte si trovino sottoposte ad uno dei procedimenti sospensivi enumerati all’art. 84, n. 1, lett. a), del codice doganale,
         tra i quali figura il regime di deposito doganale.
      
      80      Tuttavia, dai punti 75 e 76 della presente sentenza risulta che, nelle cause principali, le accise sono divenute esigibili
         fin dal momento in cui le merci hanno lasciato la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno
         del territorio doganale della Comunità.
      
      81      Da ciò consegue che le merci di contrabbando oggetto di una siffatta irregolare importazione sono considerate immesse in consumo,
         con la conseguenza che il loro successivo assoggettamento ad un regime di deposito doganale, ai sensi dell’art. 867 bis del
         regolamento di applicazione, a seguito del loro sequestro o della loro confisca, non ha alcuna incidenza sull’esigibilità
         delle accise.
      
      82      Infatti, l’art. 867 bis del regolamento di applicazione, in combinato disposto con l’art. 84, n. 1, lett. a) del codice doganale
         e con l’art. 5, n. 2, primo comma, della direttiva sulle accise, non può mettere fuori gioco l’esigibilità delle accise che
         deriva dall’art. 6, n. 1, secondo comma, lett. c), di tale direttiva.
      
      83      Infine, per quanto riguarda la questione se l’estinzione dell’obbligazione doganale, ai sensi dell’art. 233, primo comma,
         lett. d), del codice doganale, abbia incidenza sull’estinzione dell’accisa inerente a tali merci, la direttiva sulle accise
         non contiene disposizioni espresse circa l’estinzione delle accise in caso di irregolare importazione di merci.
      
      84      Ciò considerato, tenuto conto delle similarità tra i dazi doganali e le accise in quanto sorgono in ragione dell’importazione
         di merci nella Comunità e della successiva loro introduzione nel circuito economico degli Stati membri e al fine di assicurare
         una coerente interpretazione della normativa comunitaria di cui trattasi, si deve considerare che l’estinzione dei diritti
         di accisa avviene nelle stesse circostanze di quella dei dazi doganali.
      
      85      Di conseguenza, come risulta dal punto 50 della presente sentenza, per poter comportare l’estinzione delle accise, il sequestro
         o la confisca delle merci deve avere luogo prima che queste oltrepassino la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale
         ubicato all’interno del territorio doganale della Comunità.
      
      86      La seconda questione va pertanto risolta nel senso che gli artt. 5, n. 1, terzo comma, e 6, n. 1, della direttiva sulle accise
         debbono essere interpretati nel senso che merci sequestrate dalle autorità doganali e tributarie locali all’atto della loro
         introduzione nel territorio della Comunità e contemporaneamente o successivamente distrutte da tali autorità, senza aver mai
         cessato di essere in loro possesso, devono considerarsi come non essere state importate nella Comunità, con la conseguenza
         che il fatto generatore dell’accisa non sorge nei loro confonti. Le merci sequestrate dopo la loro irregolare introduzione
         in tale territorio, cioè a partire dal momento in cui esse hanno lasciato la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale
         ubicato all’interno del detto territorio, e contemporaneamente o successivamente distrutte dalle dette autorità senza aver
         mai cessato di essere in loro possesso non debbono considerarsi «in sospensione dei diritti di accisa», ai sensi del combinato
         disposto di cui agli artt. 5, n. 2, primo comma, e 6, n. 1, lett. c), della direttiva sulle accise, come pure degli artt. 84,
         n. 1, lett. a), e 98 del codice doganale e dell’art. 867 bis del regolamento di applicazione, con la conseguenza che il fatto
         generatore dell’accisa su tali merci si è verificato e quindi diventa esigibile l’accisa sulle medesime.
      
       Sulla terza questione
      87      Con la terza questione, il giudice del rinvio vuole in sostanza sapere se il combinato disposto degli artt. 7, n. 3, 10, n. 3,
         e 16, n. 1, parte B, lett. c), della sesta direttiva nonché dell’art. 867 bis del regolamento di applicazione debbano essere
         interpretati nel senso che merci sequestrate dalle autorità doganali e tributarie locali, sia all’atto della loro importazione
         nella Comunità, sia in un momento successivo, e distrutte dalle dette autorità, contemporaneamente o successivamente, senza
         aver mai cessato di essere in loro possesso, debbono considerarsi sottoposte ad un regime di deposito doganale, anche se non
         sopravviene il fatto generatore dell’IVA e tale imposta non diventa esigibile.
      
      88      Tale giudice si interroga altresì sulla questione se l’estinzione dell’obbligazione doganale sorta all’atto di siffatta irregolare
         introduzione, in applicazione dell’art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale, abbia incidenza sulla soluzione da
         dare a tale questione.
      
      89      In primo luogo, per quanto riguarda il fatto generatore e l’esigibilità dell’IVA inerenti a merci irregolarmente introdotte
         nella Comunità, si deve innanzitutto precisare che, conformemente all’art. 2, n. 2, della sesta direttiva, le «importazioni»
         sono soggette all’IVA. Secondo l’art. 7, n. 1, lett. a), di tale direttiva, l’importazione è realizzata con «l’entrata nella
         Comunità» delle merci di cui trattasi.
      
      90      Si deve rilevare inoltre che l’art. 10, n. 3, secondo comma, della sesta direttiva dispone che, quando i beni importati sono
         soggetti, tra l’altro, a dazi doganali, «il fatto generatore si verifica e l’imposta diventa esigibile nel momento in cui
         scattano il fattore generatore e l’esigibilità di questi dazi o prelievi comunitari». 
      
      91      Inoltre, dalla giurisprudenza della Corte relativa all’applicabilità della sesta direttiva sull’importazione illegale di stupefacenti
         risulta che il fatto generatore e l’esigibilità dei dazi doganali e dell’IVA sono essenzialmente i medesimi in siffatti casi.
         Infatti, i due regimi possiedono caratteristiche essenziali analoghe in quanto traggono origine dal fatto dell’importazione
         delle Comunità e della susseguente introduzione nel circuito economico degli Stati membri (v., in questo senso, sentenze 28
         febbraio 1984, causa 294/82, Einberger, Racc. pag. 1177, punto 18, nonché 6 dicembre 1990, causa C-343/89, Witzemann, Racc. pag. I‑4477,
         punto 18). 
      
      92      A questo proposito, tenuto conto di quanto è stato rilevato al punto 48 della presente sentenza, l’art. 10, n. 3, secondo
         comma, della sesta direttiva dev’essere interpretato nel senso che il fatto generatore dell’IVA e l’esigibilità di quest’ultima
         per quanto riguarda merci di contrabbando sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate possono intervenire
         solo a partire dal momento in cui le merci hanno lasciato la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno
         del territorio doganale della Comunità.
      
      93      Di conseguenza, qualora le merci importate siano sequestrate e contemporaneamente o successivamente distrutte da autorità
         competenti prima di aver lasciato il primo ufficio doganale ubicato all’interno del territorio doganale della Comunità, si
         deve considerare che non è intervenuto né il fatto generatore dell’IVA né la sua esigibilità ai sensi di tale articolo. Tale
         sembra essere il caso delle fattispecie di cui alle due cause principali in cui le merci sono state instradate via mare.
      
      94      Per contro, qualora le merci siano state sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate dopo aver lasciato
         il primo ufficio doganale ubicato all’interno del territorio doganale della Comunità dalle autorità di un altro Stato membro,
         il fatto generatore dell’IVA si è già verificato e, di conseguenza, l’IVA è divenuta esigibile, in applicazione dell’art. 10,
         n. 3, secondo comma, della sesta direttiva. Tale sembra essere il caso nella fattispecie di cui alla terza causa principale,
         in cui le merci sono state importate via terra.
      
      95      In secondo luogo, dalla questione sottoposta alla Corte risulta che il giudice del rinvio vuole sapere se l’art. 867 bis del
         regolamento di applicazione abbia incidenza sull’esigibilità dell’IVA, con la conseguenza che le merci sequestrate si dovrebbero
         considerare soggette ad «un regime di deposito doganale», regime figurante all’art. 16, n. 1, parte  B, lett. c), della sesta
         direttiva, per cui non si è verificato il fatto generatore dell’IVA e tale tassa non diventa quindi esigibile. Detto giudice
         vuole altresì sapere se riguardo a tali merci possa entrare in gioco l’effetto sospensivo dovuto all’intervento sia del fatto
         generatore sia dell’esigibilità della tassa prevista dall’art. 10, n. 3, primo comma, seconda frase, di tale direttiva.
      
      96      A questo proposito, per quanto riguarda la situazione «dei beni assoggettati, al momento del loro ingresso nella Comunità,
         ad uno dei regimi di cui all’art. 7, n. 3», situazione contemplata dall’art. 10, n. 3, primo comma, seconda frase, della sesta
         direttiva, si deve constatare che l’espressione «al momento del loro ingresso» deve intendersi nel senso che le merci non
         hanno lasciato il primo ufficio doganale e non sono quindi importate nel territorio della Comunità. Di conseguenza, qualora
         le merci siano sequestrate e confiscate all’atto della loro introduzione ad una frontiera esterna della Comunità, il fatto
         generatore e l’esigibilità dell’imposta non intervengono e non occorre interrogarsi sulla possibile incidenza degli artt. 10,
         n. 3, secondo comma, e 16, n. 1, parte B, della detta direttiva né su quella dell’art. 867 bis del regolamento di applicazione,
         come nel caso delle merci importate via mare in due delle cause principali.
      
      97      Per contro, come è stato constatato ai punti 81 e 82 della presente sentenza circa l’esigibilità delle accise, qualora le
         merci irregolarmente introdotte nella Comunità siano sequestrate e confiscate dalle competenti autorità dopo aver oltrepassato
         il primo ufficio doganale, l’art. 867 bis del regolamento di applicazione come pure l’art. 10, n. 3, secondo comma, della
         sesta direttiva non ostano all’esigibilità dell’IVA inerente alle detti merci, anche se queste ultime vengono successivamente
         assoggettate ad un regime di deposito doganale. Tale sembra essere il caso per le merci instradate via terra nella fattispecie
         di cui alla terza causa principale.
      
      98      In terzo luogo, per quanto riguardo l’incidenza dell’estinzione dell’obbligazione doganale ai sensi dell’art. 233, primo comma,
         lett. d), del codice doganale sul fatto generatore e sull’esigibilità dell’IVA, tenuto conto, come è stato esposto al punto
         91 della presente sentenza, del parallelismo, in forza all’art. 10, n. 3, secondo comma, della sesta direttiva, tra il fatto
         generatore e l’esigibilità dei dazi doganali e dell’IVA all’importazione di merci, si deve considerare che le medesime condizioni
         di estinzione si applicano sia ai dazi doganali all’importazione che all’IVA.
      
      99      Da quanto sopra consegue che la terza questione va risolta dichiarando che gli artt. 2, punto 2, 7 e 10, n. 3, della sesta
         direttiva debbono essere interpretati nel senso che le merci sequestrate dalle autorità doganali e tributarie locali all’atto
         della loro introduzione nel territorio della Comunità e contemporaneamente o successivamente da esse distrutte, senza aver
         mai cessato di essere in loro possesso, debbono considerarsi non importate nella Comunità, con la conseguenza che nei loro
         confronti non si è verificato il fatto generatore dell’IVA e tale imposta non diventa pertanto esigibile. Tuttavia, il combinato
         disposto degli artt. 10, n. 3, secondo comma, e 16, n. 1, parte B, lett. c), della sesta direttiva nonché dell’art. 867 bis
         del regolamento di applicazione debbono essere interpretati nel senso che per le merci sequestrate dalle dette autorità dopo
         la loro irregolare introduzione nel detto territorio, cioè a partire dal momento in cui hanno lasciato la zona nella quale
         si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno del detto territorio, e contemporaneamente o successivamente distrutte
         dalle predette autorità senza aver mai cessato di essere in loro possesso, il fatto generatore dell’IVA si verifica e tale
         imposta diventa esigibile, anche se le merci di cui trattasi vengono successivamente assoggettate ad un regime doganale.
      
       Sulla quarta questione
      100    Con la quarta questione, il giudice del rinvio vuole in sostanza sapere se le autorità doganali dello Stato membro dove è
         stata constatata un’importazione irregolare di merci nell’ambito di un trasporto effettuato con un carnet TIR, in forza del
         combinato disposto degli artt. 215 e 217 del codice doganale, dell’art. 454, nn. 2 e 3, del regolamento di applicazione, dell’art. 7,
         n. 1, della direttiva sulle accise e dell’art. 7, della sesta direttiva, siano competenti per riscuotere i dazi doganali,
         i diritti di accisa e l’IVA inerenti alle merci di contrabbando, qualora le autorità dello Stato membro dove è avvenuta l’irregolare
         introduzione nella Comunità non abbiano constatato tale irregolarità né riscosso tali dazi e tasse.
      
      101    Si deve anzitutto rilevare che, alla luce delle risposte fornite alla questioni precedenti, tale questione riguarda solo la
         fattispecie di cui alla causa principale, in cui le sigarette sono state introdotte nella Comunità via terra alla frontiera
         tra la Polonia e la Germania, prima di essere scoperte e quindi sequestrate dalle autorità danesi alla frontiera tra la Germania
         e la Danimarca.
      
      102    Inoltre, come rilevato dal governo dei Paesi Bassi e dalla Commissione, la competenza per la riscossione dei dazi doganali,
         delle accise e dell’IVA va analizzata separatamente.
      
      103    Per quanto riguarda, innanzitutto, la competenza per la riscossione dell’obbligazione doganale, dall’art. 215, n. 1, primo
         trattino, del codice doganale risulta innanzitutto che l’obbligazione doganale sorge «nel luogo in cui avvengono i fatti che
         la generano». 
      
      104    A questo proposito, dalla giurisprudenza della Corte risulta che la determinazione del luogo ove l’obbligazione doganale è
         sorta consente di individuare lo Stato membro competente per la riscossione dei dazi doganali. Pertanto, tale disposizione
         è intesa a fissare la competenza territoriale in materia di recupero dell’importo dell’obbligazione doganale (v., in questo
         senso, sentenza 13 dicembre 2007, causa C-526/06, Road Air Logistics Customs, Racc. pag. I‑11337, punto 26).
      
      105    Inoltre, in forza dell’art. 215, n. 3, del codice doganale, le autorità doganali di cui al paragrafo 1 dell’art. 217, di detto
         codice, «sono quelle dello Stato membro in cui, in base alle disposizioni del presente articolo, è sorta o si ritiene sia
         sorta l’obbligazione doganale».
      
      106    Come è già stato precisato al punto 48 della presente sentenza, l’obbligazione doganale sorge, conformemente all’art. 202
         del codice doganale, nel luogo in cui le merci soggette a dazi doganali superano il primo ufficio doganale ubicato all’interno
         del territorio doganale della Comunità senza essere state ivi presentate.
      
      107    Pertanto, dalle sopra menzionate disposizioni lette in combinato disposto risulta che, in circostanze quali quelle di cui
         alla causa principale, sono le autorità dello Stato membro ubicate alla frontiera esterna della Comunità attraverso la quale
         le merci sono state irregolarmente introdotte nel territorio doganale della Comunità – cioè, nella fattispecie della causa
         principale di cui trattasi, le autorità tedesche – ad essere competenti a riscuotere l’obbligazione doganale, e questo anche
         se tale irregolare introduzione delle merci è stata successivamente constatata nel territorio di un altro Stato membro.
      
      108    Peraltro, come rilevato dalla DTL, dall’art. 454 del regolamento di applicazione risulta che la ripartizione delle sopramenzionate
         competenze si applica anche nell’ambito di trasporti effettuati con un carnet TIR.
      
      109    Si deve rilevare, in secondo luogo, che la competenza ai fini del recupero dell’IVA deriva dal combinato disposto di cui agli
         artt. 7, n. 2, e 10, n. 3, della sesta direttiva.
      
      110    Infatti, da un lato, il detto art. 7, n. 2, dispone che «l’importazione di un bene è effettuata nello Stato membro nel cui
         territorio si trova il bene nel momento in cui entra nella Comunità». Dall’altro lato, il detto art. 10, n. 3, prevede, come
         già precisato supra al punto 90 della presente sentenza, che il «fatto generatore si verifica e l’imposta diventa esigibile
         nel momento in cui è effettuata l’importazione del bene».
      
      111    Di conseguenza, alla stregua dei dazi doganali, l’IVA è divenuta esigibile nello Stato membro dove le merci sono state irregolarmente
         introdotte nella Comunità e, pertanto, le autorità di tale Stato membro, cioè, nella fattispecie di cui trattasi nella causa
         principale, le autorità tedesche, sono quelle competenti a riscuotere tale tassa.
      
      112    Per quanto riguarda infine la competenza per la riscossione dei diritti di accisa, l’art. 7, n. 1, della direttiva sulle accise
         prevede, tra l’altro, la percezione di tali diritti nel caso in cui prodotti soggetti ad accisa, già immessi nel consumo in
         un altro Stato membro, vengano detenuti a fini commerciali in un altro Stato membro da tale altro Stato membro.
      
      113    Nella specie, è probabile che le merci scoperte e sequestrate siano detenute a fini commerciali. Tuttavia, spetta al giudice
         di rinvio, che è l’unico ad avere una conoscenza diretta della controversia per la quale è stato adito, valutare se tale sia
         il caso.
      
      114    Se tale è il caso, dal combinato disposto degli artt. 6, n. 1 e 7, n. 1, della direttiva sulle accise consegue che le autorità
         dello Stato membro nel quale le merci irregolarmente introdotte nella Comunità sono state scoperte e sequestrate sono competenti
         a riscuotere le accise. Nella causa principale di cui trattasi sarebbero le autorità danesi.
      
      115    Se tale non fosse il caso, il primo Stato membro di importazione, cioè la Repubblica federale di Germania nella detta causa,
         resterebbe competente a riscuotere le accise, conformemente all’art. 6 della direttiva sulle accise, anche se i prodotti irregolarmente
         introdotti sono stati scoperti solo successivamente dalle autorità di un altro Stato membro.
      
      116    La quarta questione va pertanto risolta dichiarando che gli artt. 202, 215, nn. 1 e 3, e 217 del codice doganale nonché gli
         artt. 7, n. 2, e 10, n. 3, della sesta direttiva debbono essere interpretati nel senso che sono le autorità dello Stato membro
         situato alla frontiera esterna della Comunità attraverso cui le merci sono state irregolarmente introdotte nel territorio
         doganale della Comunità ad avere la competenza a riscuotere l’obbligazione doganale e l’IVA, e ciò anche se tali merci sono
         state successivamente instradate in un altro Stato membro dove sono state scoperte e quindi sequestrate. Gli artt. 6, n. 1,
         e 7, n. 1, della direttiva sulle accise vanno interpretati nel senso che le autorità di quest’ultimo Stato membro sono competenti
         a riscuotere i diritti di accisa sempreché tali merci siano detenute a fini commerciali. Spetta al giudice del rinvio stabilire
         se tale condizione sia soddisfatta nella causa per la quale è stato adito.
      
       Sulle spese
      117    Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      Le situazioni nelle quali le merci che vengono trattenute all’atto della loro introduzione nel territorio doganale comunitario
            dalle autorità doganali e tributarie locali nella zona nella quale si trova il primo ufficio doganale situato alla frontiera
            esterna della Comunità e che vengono contemporaneamente o successivamente distrutte dalle dette autorità, dopo essere rimaste
            sempre in loro possesso, rientrano nella nozione di merci «sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate»
            di cui all’art. 233, primo comma, lett. d), del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un
            codice doganale comunitario, nella versione modificata dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 13 aprile
            1999, n. 955, con la conseguenza che l’obbligazione doganale si estingue in forza di tale disposizione. 
      2)      Gli artt. 5, n. 1, terzo comma, e 6, n. 1, della direttiva del Consiglio 25 febbraio 1992, 92/12/CEE, relativa al regime generale,
            alla detenzione, alla circolazione ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa, come modificata dalla direttiva del Consiglio
            30 novembre 1996, 96/99/CE, devono essere interpretati nel senso che merci sequestrate da autorità doganali e tributarie locali
            all’atto della loro introduzione nel territorio della Comunità e contemporaneamente o successivamente distrutte da tali autorità,
            senza aver mai cessato di essere in loro possesso, debbono considerarsi non importate nella Comunità, con la conseguenza che
            il fatto generatore dell’accisa non sorge nei loro confronti. Le merci sequestrate dopo la loro irregolare introduzione in
            tale territorio, cioè a partire dal momento in cui hanno lasciato la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato
            all’interno del detto territorio, e contemporaneamente o successivamente distrutte dalle dette autorità senza aver mai cessato
            di essere in loro possesso non debbono considerarsi «in sospensione dei diritti di accisa», ai sensi del combinato disposto
            di cui agli artt. 5, n. 2, primo comma, e 6, n. 1, lett. c), della detta direttiva nonché degli artt. 84, n. 1, lett. a),
            e 98 del regolamento n. 2913/92, come modificato dal regolamento n. 955/99, e dell’art. 867 bis del regolamento (CEE) della
            Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa talune disposizioni di applicazione del regolamento n. 2913/92, come modificato
            dal regolamento (CE) della Commissione 28 luglio 1999, n. 1662, con la conseguenza che il fatto generatore dell’accisa su
            tali merci si verifica e quindi diventa esigibile l’accisa sulle medesime.
      3)      Gli artt. 2, punto 2, 7 e 10, n. 3, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1997, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione
            delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto:
            base imponibile uniforme, come modificata dalla direttiva del Consiglio 22 ottobre 1999, 1999/85/CE, devono essere interpretati
            nel senso che le merci sequestrate dalle autorità doganali e tributarie locali all’atto della loro introduzione nel territorio
            della Comunità e contemporaneamente o successivamente da esse distrutte, senza aver mai cessato di essere in loro possesso,
            debbono considerarsi non importate nella Comunità, con la conseguenza che nei loro confronti non si è verificato il fatto
            generatore dell’imposta sul valore aggiunto e tale imposta non diventa pertanto esigibile. Tuttavia, il combinato disposto
            degli artt. 10, n. 3, secondo comma, e 16, n. 1, parte B, lett. c), della detta direttiva nonché dell’art. 867 bis del regolamento
            n. 2454/93, come modificato dal regolamento n. 1662/1999, debbono essere interpretati nel senso che per le merci sequestrate
            dalle dette autorità dopo la loro irregolare introduzione nel detto territorio, cioè a partire dal momento in cui hanno lasciato
            la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato all’interno del detto territorio, e contemporaneamente o successivamente
            distrutte dalle predette autorità senza aver mai cessato di essere in loro possesso, il fatto generatore dell’imposta sul
            valore aggiunto si verifica e tale imposta diventa esigibile anche se le merci di cui trattasi vengono successivamente assoggettate
            ad un regime doganale.
      4)      Gli artt. 202, 215, nn. 1 e 3, e 217 del regolamento n. 2913/92, come modificato dal regolamento n. 955/1999, nonché gli artt. 7,
            n. 2, e 10, n. 3, della sesta direttiva 77/388, come modificata dalla direttiva 1999/85, devono essere interpretati nel senso
            che sono le autorità dello Stato membro situato alla frontiera esterna della Comunità attraverso la quale sono state irregolarmente
            introdotte merci nel territorio doganale comunitario ad avere la competenza a riscuotere l’obbligazione doganale e l’imposta
            sul valore aggiunto, e ciò anche se tali merci sono state successivamente instradate in un altro Stato membro dove sono state
            scoperte e quindi sequestrate. Gli artt. 6, n. 1, e 7, n. 1, della direttiva 92/12, come modificata dalla direttiva 96/99,
            devono essere interpretati nel senso che le autorità di quest’ultimo Stato membro sono competenti a riscuotere i diritti di
            accisa, sempreché tali merci siano detenute a fini commerciali. Spetta al giudice del rinvio stabilire se tale condizione
            sia soddisfatta nella causa per la quale è stato adito. 
      Firme
      * Lingua processuale: il danese.