CELEX: 62011CN0249
Language: it
Date: 2011-05-19 00:00:00
Title: Causa C-249/11: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Administrativen Sad Sofia-grad (Bulgaria) il 19 maggio 2011 — Hrsito Bynakov/Glaven Sekretar na Ministerstvo na vatreshnite raboti (Segretario generale del Ministero degli Interni)

6.8.2011   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 232/17
            
         Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Administrativen Sad Sofia-grad (Bulgaria) il 19 maggio 2011 — Hrsito Bynakov/Glaven Sekretar na Ministerstvo na vatreshnite raboti (Segretario generale del Ministero degli Interni)
   (Causa C-249/11)
   2011/C 232/28
   Lingua processuale: il bulgaro
   
      Giudice del rinvio
   
   Administrativen Sad Sofia-grad
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Hrsito Bynakov
   
      Convenuto: Glaven Sekretar na Ministerstvo na vatreshnite raboti (Segretario generale del Ministero degli Interni)
   
      Questioni pregiudiziali
   
   
               1)
            
            
               Se, tenuto conto delle circostanze della causa principale, il principio di leale cooperazione sancito dall’art. 4, n. 3, del Trattato sull’Unione europea, in combinato disposto con gli artt. 20 e 21 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, imponga di applicare una disposizione nazionale di uno Stato membro, come quella di cui si tratta nella causa principale — che consente l’abrogazione di un atto amministrativo definitivo allo scopo di porre fine ad una violazione di un diritto fondamentale constatata mediante sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, quando si tratti di un diritto riconosciuto anche dal diritto dell’Unione europea, quale il diritto alla libera circolazione dei cittadini degli Stati membri — anche con riferimento all’interpretazione fornita mediante una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea relativamente alle norme del diritto dell’Unione riguardanti le limitazioni all’esercizio del diritto medesimo, quando l’abrogazione dell’atto amministrativo stesso sia necessaria per porre fine a tale violazione.
            
         
               2)
            
            
               Se dall’art. 31, nn. 1 e 3, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/38/CE (1), relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 (2) ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE, consegua che, qualora uno Stato membro abbia previsto nel suo diritto nazionale un procedimento di riesame di un atto amministrativo che limiti il diritto riconosciuto dall’art. 4, n. 1, della citata direttiva, l’autorità amministrativa competente sia obbligata, su istanza del destinatario dell’atto in questione, a riesaminarlo e a verificarne la legittimità, tenendo conto anche della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea relativa all’interpretazione delle pertinenti disposizioni del diritto dell’Unione che disciplinano le condizioni e le limitazioni di esercizio di tale diritto, per garantire che la limitazione applicata al diritto stesso non sia sproporzionata al momento dell’adozione della decisione sul riesame, quando l’atto amministrativo che ha imposto la limitazione sia, in tale momento, già divenuto definitivo.
            
         
               3)
            
            
               Se le disposizioni dell’art. 52, n. 1, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e quelle dell’art. 27, n. 1, della direttiva 2004/38, ostino all’applicazione di una disposizione nazionale che prevede l’applicazione di una limitazione al diritto alla libera circolazione di un cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea, nell’ambito dell’Unione stessa, solo in ragione della sussistenza di un debito non garantito superiore ad un determinato importo stabilito dalla legge, nei confronti di un soggetto privato, nella fattispecie una società commerciale, in relazione ad un procedimento esecutivo pendente per il recupero del credito stesso e senza tener conto della possibilità, prevista dal diritto dell’Unione, che un’autorità di un altro Stato membro proceda a tale recupero.
            
         
      (1)  GU L 158, pag. 77.
   
      (2)  Regolamento (CEE) del Consiglio 15 ottobre 1968, n. 1612, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità (GU L 257, pag. 2).