CELEX: 62018CC0641
Language: it
Date: 2020-01-14
Title: Conclusioni dell’avvocato generale M. Szpunar, presentate il 14 gennaio 2020.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
MACIEJ SZPUNAR
presentate il 14 gennaio 2020 (1)

Causa C‑641/18

LG

contro

Rina SpA,

Ente Registro Italiano Navale

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Genova (Italia)]
«Rinvio pregiudiziale – Competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale – Ambito di applicazione ratione materiae del regolamento (CE) n. 44/2001 – Immunità giurisdizionale – Attività delle società di classificazione e di certificazione delle navi»

I.      Introduzione

1.        Il  regolamento (CE) n. 44/2001 (2), riprendendo  i termini utilizzati  in altri strumenti  di  diritto internazionale privato  dell’Unione, stabilisce che esso si applica «in materia civile e commerciale». Il rinvio pregiudiziale in esame  si inserisce  in un filone  giurisprudenziale relativo  alla determinazione  dell’ambito di applicazione  di tale regolamento.

2.        Nell’ambito della presente causa, un’eccezione  di immunità  giurisdizionale  sollevata dalle  convenute nella  controversia  di cui al procedimento principale suscita  i dubbi  del  giudice del rinvio riguardo all’ambito  di applicazione  del regolamento n. 44/2001. In sostanza, il  giudice del rinvio chiede  alla Corte di  prendere posizione  sul  coordinamento  tra un principio consuetudinario di  diritto internazionale e uno  strumento  del  diritto internazionale privato  dell’Unione.

3.        Peraltro, il  giudice del rinvio intende  in particolare  sapere  se, e,  eventualmente, in che misura, la risposta  da fornire  alla questione pregiudiziale possa essere influenzata  dalla preoccupazione  di assicurare  il diritto di accesso alla giustizia, garantito  dall’articolo 47 della  Carta  dei  diritti fondamentali  dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»). Considerata  in quest’ottica, tale  questione fa  eco  all’attuale dibattito  sull’influenza dei  diritti  umani  sul  diritto internazionale privato.

4.        Il rinvio pregiudiziale  in esame offre  conseguentemente  alla Corte l’occasione  di  collocare  il  diritto internazionale privato dell’Unione  all’interno  del  diritto internazionale nel senso  ampio  del termine. Nelle presenti conclusioni, propongo  alla Corte  di interpretare  tanto  il  regolamento n. 44/2001  quanto  il  diritto internazionale consuetudinario  cosicché  la sua sentenza costituirà  un contributo  allo sviluppo  del  diritto internazionale in generale.
II.    Contesto normativo

A.      Diritto internazionale

5.        La Convenzione  delle Nazioni  Unite  sul diritto del  mare, conclusa  a Montego Bay il 10 dicembre 1982 (3) (in prosieguo: la «Convenzione di Montego Bay»), costituisce  una parte essenziale  del diritto  del mare. Essa  è  entrata in vigore  il 16 novembre 1994  ed è stata  approvata,  a nome  della Comunità,  con la  decisione  98/392/CE (4).

6.        Ai sensi  dell’articolo 90 di tale convenzione, ogni Stato ha il diritto di far navigare nell’alto mare navi battenti la sua bandiera. Ai  sensi dell’articolo 91, paragrafi 1 e 2, di detta  convenzione, ogni Stato stabilisce, in particolare, le condizioni  per la concessione  alle  navi del diritto  di battere la sua bandiera e rilascia alle navi alle quali ha concesso il diritto di battere la sua bandiera i relativi documenti.

7.        L’articolo 94, paragrafo 1, della  Convenzione di Montego Bay prevede che ogni Stato eserciti efficacemente la propria giurisdizione e il proprio controllo su questioni di carattere amministrativo, tecnico e sociale sulle navi che battono la sua bandiera. Peraltro, ai sensi  dell’articolo 94, paragrafi da 3 a 5, di tale convenzione, lo Stato adotta, per le navi che battono la sua bandiera, tutte le misure necessarie a salvaguardare la sicurezza in mare.  Tali misure  devono garantire  in particolare che ogni nave, prima dell’immatricolazione e dopo, a intervalli opportuni, sia ispezionata da un ispettore marittimo qualificato. Nell’adottare dette misure, ogni Stato è tenuto ad attenersi alle norme, alle procedure e alle pratiche internazionali generalmente accettate.

8.        In tale contesto, la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (5) (in prosieguo: la «Convenzione SOLAS»), della quale  tutti  gli  Stati membri sono  parti contraenti, ha quale principale obiettivo di precisare le norme minime relative alla costruzione, alle dotazioni e all’impiego delle navi, compatibili con la loro sicurezza.

9.        Ai sensi della regola 3‑1, parte A‑1, capitolo II‑1  di tale convenzione, le  navi devono  essere  progettate, costruite e mantenute conformemente  alle prescrizioni  strutturali, meccaniche  ed elettriche  di una società  di  classificazione  riconosciuta  dall’amministrazione –  ossia, secondo la formulazione  di detta convenzione, dal governo  dello Stato di cui la  nave è autorizzata  a battere  la bandiera –  ai sensi  delle disposizioni della regola XI/1, o conformemente  alle norme nazionali applicabili  dell’amministrazione  che prevedono un grado  di sicurezza  equivalente.

10.      Ai sensi della regola 6, capitolo I,  della  Convenzione SOLAS:
«a)      Le ispezioni e le visite delle navi saranno effettuate da parte di funzionari dell’amministrazione nell’ambito dell’applicazione delle prescrizioni delle presenti regole e della concessione di esenzioni dalle suddette prescrizioni. L’amministrazione può però affidare le ispezioni e le visite a ispettori all’uopo nominati o ad organizzazioni da essa riconosciuti;
b)      L’amministrazione che nomina ispettori o riconosca organizzazioni per effettuare ispezioni e visite ai sensi della lettera a) deve almeno autorizzare ogni ispettore nominato od ogni organizzazione riconosciuta a:
(i)      richiedere riparazioni a una nave;
(ii)      effettuare ispezioni e visite su richiesta delle competenti autorità dello Stato del porto.
L’Amministrazione deve notificare all’organizzazione le responsabilità e le condizioni specifiche delle autorizzazioni conferite agli ispettori nominati o alle organizzazioni riconosciute;
c)      Quando un ispettore nominato o un’organizzazione riconosciuta trova che le condizioni della nave o del suo equipaggiamento non corrispondono sostanzialmente ai dati del certificato o sono tali che la nave non è atta a prendere il mare senza pericoli per sé stessa o per le persone a bordo, tale ispettore od organizzazione deve immediatamente assicurarsi che sia stato adottato un provvedimento correttivo e deve informarne in tempo debito l’amministrazione. Se tale provvedimento correttivo non viene adottato, il certificato relativo deve essere ritirato e l’amministrazione ne deve essere immediatamente informata; (…) 
d)      In ogni caso, l’amministrazione deve garantire pienamente la sicurezza e l’efficienza dell’ispezione e della visita, e deve provvedere a quanto necessario per soddisfare a tale obbligo».
B.      Diritto dell’Unione

11.      Ai sensi  dell’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001, quest’ultimo  «si applica in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell’organo giurisdizionale. Esso non concerne, in particolare, la materia fiscale, doganale ed amministrativa».

12.      Conformemente all’articolo 2, paragrafo 1, di tale regolamento, «[s]alve le disposizioni [di detto] regolamento, le persone domiciliate nel territorio di un determinato Stato membro sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti ai giudici di tale Stato membro».
III. Fatti di cui al procedimento principale, procedimento dinanzi alla Corte e questione pregiudiziale

13.      I  famigliari  delle vittime ed  i passeggeri  sopravvissuti  al naufragio  della  nave Al Salam Boccaccio ’98  che navigava  sotto  la  bandiera  della Repubblica  di Panama, avvenuto  nel 2006 nel  Mar Rosso e che ha causato oltre  1 000  vittime, hanno investito il  Tribunale di Genova (Italia), giudice del rinvio, di un ricorso contro  le società  Rina SpA  ed  Ente Registro Italiano Navale.

14.      Dinanzi  al  giudice del rinvio, gli attori  sostengono che le  operazioni di  certificazione e di  classificazione effettuate  dalle  convenute, nonché  le decisioni e le  istruzioni  di queste ultime,  sono all’origine dell’instabilità  della  nave e dell’insicurezza  della sua navigazione  che ne hanno provocato  il naufragio. Gli attori  chiedono  il risarcimento  dei  danni patrimoniali e non patrimoniali  subiti  in conseguenza  di tale naufragio.

15.      Le  convenute contestano  le domande  attoree  sollevando,  in particolare,  un’eccezione  di immunità  giurisdizionale. Esse dichiarano  di essere state citate in giudizio  in relazione  alle  operazioni di  certificazione e di  classificazione  che hanno svolto  in qualità di delegate di uno Stato sovrano estero, ossia la Repubblica  di Panama.  Tali operazioni costituirebbero  estrinsecazione  delle prerogative  sovrane dello Stato estero e sarebbero state  svolte  dalle  convenute nel nome e interesse di tale Stato.

16.      Con riferimento all’eccezione di immunità  giurisdizionale  sollevata  dalle  convenute, gli  attori  affermano che il giudice italiano  è  competente a conoscere  delle loro domande  ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001.  Essi  sostengono, in primo luogo,  che tale  regolamento non è applicabile unicamente  quando  la controversia  riguardi, come prevede  l’articolo 1, paragrafo 1, di detto  regolamento, la materia fiscale, doganale ed amministrativa, in secondo luogo, che  l’eccezione di immunità  giurisdizionale,  in sostanza,  non si applica ad  attività governate  da regole tecniche  prive  di discrezionalità  e,  comunque, estranee  alle scelte politiche e alle prerogative  di uno Stato sovrano,  e, in terzo luogo, che le  operazioni di  classificazione e di  certificazione  non costituiscono  atti compiuti  nell’esercizio  di pubblici poteri  alla luce  dell’articolo 47 della Carta e dell’articolo  6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata  a Roma  il 4 novembre 1950 (in prosieguo: la «CEDU»)  nonché  del considerando  16 della direttiva 2009/15/CE (6).

17.      In tali circostanze  il Tribunale di Genova, con ordinanza  del  28  settembre 2018, pervenuta  in cancelleria  il 12  ottobre 2018, ha deciso di sospendere il procedimento  e di  sottoporre alla Corte la  seguente questione pregiudiziale:
«Se gli artt. 1, [paragrafo] 1 e 2, [paragrafo] 1 del regolamento (CE) 22/12/2000 n. 44/2001, siano da interpretarsi – anche alla luce dell’articolo 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, dell’articolo 6/1 della CEDU e del considerando n. 16 della Direttiva 2009/15/CE – nel senso di escludere che, in relazione a una controversia intentata per il risarcimento dei danni da morte e alla persona causati dal naufragio di un traghetto passeggeri e adducendo responsabilità per condotte colpose, un giudice di uno Stato membro possa negare la sussistenza della propria giurisdizione riconoscendo l’immunità giurisdizionale in favore di enti e persone giuridiche private esercenti attività di classificazione e/o di certificazione, aventi sede in tale Stato membro, e con riferimento all’esercizio di tale attività di classificazione e/o di certificazione per conto di uno Stato extracomunitario».

18.      Hanno depositato osservazioni scritte  le parti  nel  procedimento principale, il governo francese  e la Commissione europea. Gli stessi  interessati  sono stati rappresentati  all’udienza  tenutasi  il 18  settembre 2019.
IV.    Analisi

19.      Con la propria  questione pregiudiziale, il  giudice del rinvio intende  stabilire  in sostanza  se  debba  rinunciare  a conoscere  della controversia  di cui al procedimento principale  in ragione  dell’eccezione di immunità  giurisdizionale  sollevata  dalle  convenute oppure  se debba  ritenere  che, per il fatto che queste ultime sono domiciliate nel  territorio dello Stato del foro e tenuto conto  delle considerazioni  ricavate  dall’articolo 47 della  Carta e dall’articolo 6, paragrafo 1, della CEDU, il  regolamento n. 44/2001 sia applicabile nella controversia di cui al procedimento principale e fondare  la propria competenza  a conoscere  di tale controversia sull’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento in parola.

20.      Certamente, la formulazione  della  questione pregiudiziale a priori può far pensare  che  il  giudice del rinvio si chieda esclusivamente  se, in ragione dell’eccezione  di immunità  giurisdizionale  sollevata  dalle  convenute, esso  sia  obbligato  a declinare  l’esercizio della  competenza  che gli deriva  dal regolamento n. 44/2001. Considerata  in tale ottica, la questione pregiudiziale presupporrebbe l’applicabilità  ratione materiae di tale  regolamento nelle circostanze  del caso di specie.

21.      Orbene, dalla motivazione  della domanda di pronuncia pregiudiziale risulta che  il  giudice del rinvio nutre  dubbi,  in particolare,  sull’ambito di applicazione  ratione materiae del regolamento n. 44/2001. Riprendendo  i termini utilizzati  dal  giudice del rinvio,  quest’ultimo  intende  sapere  se  l’articolo 1, paragrafo 1, di tale  regolamento vada  interpretato  nel senso di ricomprendere  o meno  nella «materia  amministrativa» le  attività controverse  compiute  dalle  convenute su  delega di uno Stato terzo.

22.      Peraltro, nella questione pregiudiziale, il  giudice del rinvio fa  riferimento,  in particolare,  all’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001. Tale  riferimento  allude  innegabilmente  alla circostanza  che  le  convenute sono domiciliate  nel  territorio dello Stato membro del  giudice del rinvio, ossia l’Italia.

23.      Ciò premesso, l’ambito di applicazione  del regolamento n. 44/2001  è lo stesso  per quanto concerne tutti  i criteri di competenza  previsti dal regolamento in parola. La ragione  per cui  tale circostanza  potrebbe  venire in rilievo  nel contesto  della  questione pregiudiziale in esame attiene  al fatto che  detta  circostanza  dimostra  la sussistenza  di un collegamento, o addirittura la prossimità, tra  i fatti  di cui al procedimento principale,  da un lato, e, dall’altro,  il territorio dello Stato del foro  e, di conseguenza, dell’Unione. Non è escluso che  la sussistenza  di un simile  collegamento  possa  incidere sul diritto di accesso  alla giustizia  alla luce  dell’immunità  giurisdizionale (7).

24.      In effetti, facendo riferimento  all’eccezione di immunità  giurisdizionale  sollevata  dalle convenute, il  giudice del rinvio intende sapere se  possa rifiutare  di esercitare  la competenza  che gli deriva  dal regolamento n. 44/2001  in ragione di tale  eccezione.

25.      Tenuto conto di quanto precede, dopo aver esaminato  in via preliminare la ricevibilità  della  questione pregiudiziale (sezione A), al fine di  rispondere  utilmente  a tale  questione, è necessario  stabilire, in primo luogo, in che modo  il principio di  diritto internazionale consuetudinario sull’immunità  giurisdizionale  degli  Stati  si coordini  con l’ambito di applicazione  ratione materiae del regolamento n. 44/2001 (sezione B),  in secondo luogo, è pertinente valutare  se  rientri  in tale  ambito di applicazione  un’azione  di risarcimento danni  diretta contro  enti  di diritto privato  in relazione  alle  attività di  classificazione  e/o  di  certificazione  esercitate  da tali enti (sezione C), e, nel caso  in cui si risponda  affermativamente  alla precedente questione,  in terzo luogo, occorre  affrontare la questione  se, in ragione  dell’immunità  giurisdizionale  addotta  da tali enti, un  giudice nazionale debba  declinare  l’esercizio  della competenza  derivante  da una delle disposizioni del citato  regolamento (sezione D) (8).
A.      Sulla ricevibilità

26.      Le  convenute sostengono  che la questione pregiudiziale è irricevibile. Esse  dichiarano, in primo luogo,  che il  giudice del rinvio avrebbe potuto esercitare il suo potere di procedere con il rinvio pregiudiziale soltanto se avesse  disatteso l’eccezione di immunità  giurisdizionale.  In ogni caso, le disposizioni  del  regolamento n. 44/2001 di cui si chiede l’interpretazione  non avrebbero  alcuna relazione  con l’eccezione di immunità  giurisdizionale sollevata  nella controversia  di cui al procedimento principale  sulla base  del  diritto internazionale consuetudinario. In secondo luogo, la questione pregiudiziale non riguarderebbe  la presunta incompatibilità  fra una disposizione  del diritto dell’Unione e una norma di diritto interno. Infine, in terzo luogo, secondo la giurisprudenza della Corte, tale  regolamento sarebbe applicabile soltanto alle controversie  relative alla responsabilità  per  gli  atti  compiuti  iure gestionis e il giudice nazionale sarebbe competente in via esclusiva a  pronunciarsi in merito alla natura degli  atti controversi.

27.      Non condivido  le  riserve formulate  dalle  convenute riguardo  alla  ricevibilità  della  questione pregiudiziale.

28.      In primo luogo, per quanto riguarda l’argomento  delle  convenute secondo il quale il Tribunale di Genova avrebbe dovuto  pronunciarsi direttamente  sull’eccezione di immunità  giurisdizionale e quest’ultima non  avrebbe  alcuna  relazione  con l’interpretazione  delle disposizioni  del  regolamento n. 44/2001, mi sembra che  tale argomento  faccia eco  all’interpretazione  secondo la quale  il riconoscimento  di un’eccezione  fondata su una simile  immunità  fa venir meno la necessità  di esaminare  le norme  sulla competenza, previste  dal  diritto  dell’Unione, dal diritto pattizio  o dal diritto interno, per  poter  stabilire  se il giudice adito  possa o meno conoscere  della controversia (9).

29.      Ciò premesso, nella causa che ha dato  luogo  alla sentenza Lechouritou e a. (10), la Corte  è stata chiamata a pronunciarsi, inizialmente, sull’ambito di applicazione  della  Convenzione di Bruxelles (11) e, in un secondo tempo, sull’applicabilità  di tale  convenzione alla controversia  nella quale  una delle parti  fruiva dell’immunità  giurisdizionale. Rispondendo  alla questione  relativa  all’ambito di applicazione  di detta  convenzione, la Corte  non ha considerato che tale questione  fosse  irricevibile.  Orbene, nell’ambito di tale causa, la caratterizzazione  degli atti controversi  quali atti  compiuti  iure imperii era  meno discutibile  rispetto a quella  degli atti  oggetto  del  rinvio pregiudiziale in esame. Analogamente, nella sentenza Mahamdia (12), la Corte si è pronunciata sull’interpretazione  di una  delle  norme sulla competenza  del regolamento n. 44/2001, benché  il  giudice del rinvio abbia  soltanto «presunto», come la Corte sembra  aver  sottolineato, che le circostanze  della controversia principale  non fossero tali da permettere  allo Stato convenuto  di far valere l’immunità  giurisdizionale.

30.      Infatti, le questioni relative all’interpretazione del diritto dell’Unione  godono di una presunzione di rilevanza e dunque la Corte si rifiuta di rispondervi unicamente in casi rari ed estremi, qualora, segnatamente,  appaia in modo manifesto che l’interpretazione  di una norma dell’Unione  richiesta  dal giudice nazionale non ha alcuna relazione  con la realtà effettiva o con l’oggetto del procedimento principale oppure quando il problema sia di natura ipotetica (13). Nella presente causa, come nelle cause  summenzionate, l’assenza di un  collegamento  effettivo e diretto  tra disposizioni  del regolamento n. 44/2001 e l’oggetto  del  procedimento principale  è incontestabile.

31.      In secondo luogo,  per quanto concerne l’argomento secondo il quale la questione pregiudiziale sarebbe  irricevibile  per il motivo che non riguarderebbe la presunta incompatibilità  fra  il diritto dell’Unione  e  il diritto interno, è sufficiente osservare che  tale argomento  non tiene conto  della natura  del rinvio pregiudiziale. Nell’ambito di un procedimento pregiudiziale, la Corte  non si pronuncia  né  sull’interpretazione  del diritto nazionale  né sulla conformità  di quest’ultimo  al diritto dell’Unione (14).

32.      Infine, in terzo luogo, l’argomento  secondo il quale  il  regolamento n. 44/2001 non può  trovare applicazione  nella  controversia  di cui al procedimento principale  compromette la risposta  da fornire  alla  questione pregiudiziale. Orbene, come illustra  la discussione  tra  le parti, la risposta  alla questione  se  le  operazioni di  classificazione e di  certificazione  costituiscano  atti compiuti  iure imperii, cosicché tali operazioni non rientrerebbero  nella nozione  di  «materia civile e commerciale»  ai sensi  dell’articolo 1, paragrafo 1, del  regolamento in parola, è tutt’altro che  evidente. Inoltre, benché  il giudice nazionale  abbia competenza esclusiva  a valutare  i fatti  di cui trattasi  nel procedimento principale, la Corte, pronunciandosi su rinvio pregiudiziale,  può, conformemente  al compito  affidatole, fornire  precisazioni  volte  a guidare  il giudice nazionale nell’ambito della sua interpretazione.

33.      Ne consegue che la domanda di pronuncia pregiudiziale in esame è ricevibile.
B.      Sul coordinamento tra il principio di diritto internazionale consuetudinario relativo all’immunità giurisdizionale degli Stati e l’ambito di applicazione ratione materiae  del regolamento n. 44/2001

1.      Principio di diritto internazionale consuetudinario relativo all’immunità giurisdizionale degli Stati

34.      L’immunità  giurisdizionale  costituisce  un ostacolo  che impedisce  ai tribunali  di uno Stato  di pronunciarsi sulla responsabilità  di un altro Stato e si fonda  sul principio di  diritto internazionale par in parem non habet imperium, chi è pari non ha autorità  su un suo pari (15).

35.      La Corte  ha affermato  tale interpretazione  dell’immunità  giurisdizionale nella sentenza Mahamdia (16). Essa  ha inoltre  chiarito  in termini  generali  che, allo stato attuale della prassi internazionale, l’immunità  giurisdizionale  non ha valore assoluto e può essere esclusa se il ricorso giurisdizionale verte su atti compiuti iure gestionis, i quali non rientrano nell’esercizio di pubblici poteri (17). La Corte ha così  implicitamente  ammesso che la dottrina  dell’immunità  relativa  sostituisce  quella dell’immunità  assoluta,  secondo  cui  uno Stato beneficia  dell’immunità  indipendentemente  dalla natura  degli  atti  in relazione  ai quali  è affermata la responsabilità  di tale Stato.

36.      Devo precisare  in proposito che l’immunità  giurisdizionale  di cui  si avvalgono  le  convenute nella controversia  di cui  al procedimento principale  non è fondata  sulla natura  statale  del soggetto  che  la deduce, bensì sulla natura  delle  funzioni effettivamente  esercitate  da tale soggetto (immunità  funzionale  o  ratione materiae). Orbene, si può  affermare  che, tenuto conto  del riconoscimento  di un’immunità relativa  basata sulla distinzione  fra gli atti  compiuti  iure imperii e quelli compiuti  iure gestionis, l’immunità  giurisdizionale  degli  Stati  che  si ricollega all’esercizio  di pubblici poteri  ha principalmente  carattere funzionale.

37.      Sebbene  nel diritto internazionale sembri essere stabilito il  riconoscimento di un’immunità relativa dalla giurisdizione  basata su una simile distinzione (18), l’esatta portata dell’immunità  giurisdizionale  è  tuttavia difficile da determinare  a causa  della scarsa chiarezza  di tale distinzione.  La  difficoltà  risulta  ancor più significativa  se  si  tiene conto, da un lato, di  una certa privatizzazione  delle modalità  di intervento  dello Stato moderno  e, d’altro  lato, dell’imposizione  di compiti  specifici  di natura  pubblica  agli  operatori  economici  del mercato,  considerato che tale circostanza  può suscitare  dubbi  riguardo al carattere  meramente commerciale  della posizione  di questi ultimi  nei confronti  dei privati.

38.      Detta difficoltà  spiega  le ragioni per le quali  le codificazioni  del principio di  diritto internazionale consuetudinario  relativo  all’immunità  giurisdizionale  degli  Stati  non hanno avuto grande  successo. La Convenzione europea sull’immunità degli Stati (19) (in prosieguo: la «Convenzione di Basilea»)  è stata ratificata soltanto da alcuni  Stati europei, mentre la Convenzione sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni (20) (in prosieguo: la «Convenzione di New York»)  non è neppure  ancora  entrata in vigore. Le disposizioni  della  Convenzione  di New York sono  talvolta  viste come l’espressione  dei principi  del  diritto internazionale  consuetudinario (21). Tuttavia, benché tale convenzione possa servire da base per  individuare  le  tendenze generali  del diritto dell’immunità, difficilmente  può costituire  una  fonte  di insegnamenti  vincolanti e specifici, in particolare  per quanto concerne  le disposizioni che sono state oggetto di obiezioni  al momento della sua  redazione (22). È così  segnatamente per quanto attiene  ai precisi  criteri di distinzione  tra  le transazioni  compiute  iure imperii e quelle  compiute  iure gestionis (23).

39.      In ogni caso, in assenza  di una  codificazione  a livello internazionale, il principio sull’immunità  giurisdizionale degli  Stati  rimane  in larga misura  disciplinato  dal  diritto internazionale consuetudinario.
2.      Incidenza del diritto internazionale consuetudinario sull’ambito di applicazione ratione materiae  del regolamento n. 44/2001

40.      Come risulta dall’articolo 3, paragrafo 5, TUE, l’Unione contribuisce alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale. Di conseguenza, quando adotta un atto, l’Unione è tenuta a rispettare il diritto internazionale nella sua globalità, ivi compreso il diritto internazionale consuetudinario al cui rispetto sono vincolate le istituzioni dell’Unione medesima (24). Su tale base, la Corte ha considerato che le disposizioni del diritto derivato  dell’Unione  vanno interpretate, e le loro sfere d’applicazione circoscritte, alla luce delle norme pertinenti del diritto internazionale (25).

41.      Orbene, nulla impedisce  al legislatore di adottare  norme  sulla competenza  che siano applicabili  ratione materiae alle controversie  nelle  quali  una delle parti  può avvalersi  dell’immunità  giurisdizionale (26). Il  diritto internazionale  consuetudinario  esige  che non si eserciti la  giurisdizione  nei confronti  di una  tale parte della controversia, contro la volontà  di quest’ultima (27).

42.      Di conseguenza, l’interpretazione  delle disposizioni  del  regolamento n. 44/2001 alla luce  del  diritto internazionale consuetudinario  non deve condurre  a far sì che le controversie nelle quali una delle parti può avvalersi dell’immunità giurisdizionale non rientrino nell’ambito di applicazione  ratione materiae di tale  regolamento. Inoltre, l’interrogativo  se detto  regolamento  sia applicabile  ratione materiae in una controversia  dev’essere a priori distinto  da quello consistente nel chiedersi se la competenza  derivante  dal  medesimo  regolamento possa essere esercitata  per quanto riguarda  tale  controversia.

43.      Certamente, la lettura  della sentenza Mahamdia (28)a priori può far pensare  che il legislatore  dell’Unione  abbia  nondimeno  adottato la soluzione  secondo  la quale la nozione  di «materia civile e commerciale» coincide con  l’ambito negativo  dell’immunità  giurisdizionale (29). In tale sentenza, la Corte, inizialmente, ha effettuato  una distinzione  tra l’applicazione  del regolamento n. 44/2001  in una data controversia e l’ambito di applicazione  ratione materiae del medesimo  regolamento in tale controversia.  Successivamente, sembra che la Corte abbia indicato che possono  essere  valutate,  in esito  all’esame  unico  delle circostanze  del procedimento principale,  le questioni  se l’immunità  giurisdizionale  osti all’applicazione  di detto  regolamento e se quest’ultimo si applichi  ratione materiae.

44.      Tuttavia, in primo luogo, interpreto  tale sentenza  nel senso  che, riguardo  alle controversie  che a priori rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001 –  ipotesi che ricorre innegabilmente  per le controversie relative  ai contratti  di diritto privato, come i contratti  di  lavoro (30) –  una volta stabilito che l’immunità  giurisdizionale  non osta  all’applicazione  del regolamento in parola, quest’ultimo  deve, a fortiori, trovare applicazione nella  controversia di cui trattasi.

45.      In secondo luogo, ritenere che l’ambito di applicazione  ratione materiae del regolamento n. 44/2001 coincida  con  l’ambito negativo  dell’immunità  giurisdizionale metterebbe  in discussione la distinzione essenziale  effettuata da tale  regolamento tra le controversie  rientranti  nella materia civile e commerciale, da un lato,  e, dall’altro,  quelle che  non vi rientrano. Per illustrare  tale affermazione, benché  il fatto che un ente territoriale possa  avvalersi  dell’immunità  giurisdizionale  degli  Stati  sia discutibile, tale ente  è  nondimeno  impegnato  nell’attività amministrativa (31). Ciò premesso, esso può godere  delle prerogative  dei  pubblici poteri. Si dovrebbe allora  ritenere che tutti  gli atti  compiuti  da  enti territoriali  rientrino  nella nozione  di  «materia civile e commerciale»  per il fatto che l’ente in questione  non può fruire  dell’immunità  giurisdizionale?

46.      In terzo luogo, la questione  dibattuta  del diritto dell’immunità  degli  Stati  è se la qualificazione  degli  atti controversi  debba  essere effettuata conformemente  alla legge  del foro  o  alle soluzioni proprie  del  diritto internazionale pubblico (32). Indipendentemente  dalla risposta  fornita  a tale questione, per quanto concerne il  regolamento n. 44/2001, la distinzione  operata  tra  le  controversie  rientranti  nella  materia civile e commerciale e quelle  che non vi rientrano  dev’essere effettuata  sulla base  degli autonomi criteri  del diritto dell’Unione  elaborati  dalla Corte nella sua  giurisprudenza. Di conseguenza, un atto compiuto  nell’esercizio  di pubblici poteri (acta iure imperii) alla luce del diritto dell’immunità  non è necessariamente un atto  compiuto  nell’esercizio  di pubblici poteri conformemente  a tali autonomi criteri  del diritto dell’Unione.

47.      Per tali ragioni, ritengo che  il legislatore  dell’Unione  avrebbe potuto  ispirarsi al  diritto internazionale  consuetudinario  per ricavarne  insegnamenti  generali  per quanto  attiene  alla distinzione  tra  acta iure imperii e acta iure gestionis. Tuttavia, sono del parere che  non si sia avvalso del concetto  di immunità  giurisdizionale  per  definire  appunto  la portata  della normativa  in materia di  cooperazione  giudiziaria  nelle materie civili  aventi un’incidenza transfrontaliera  e, in particolare, l’ambito di applicazione  ratione materiae del regolamento n. 44/2001.

48.      Di conseguenza, non mi sembra  necessario  richiamarsi  al principio  di  diritto internazionale consuetudinario sull’immunità  giurisdizionale degli  Stati  nel contesto  delle considerazioni relative  all’ambito di applicazione  ratione materiae del regolamento n. 44/2001.
C.      Sull’ambito di applicazione ratione materiae  del regolamento n. 44/2001

1.      Nozione di «materia civile e commerciale» ed atti compiuti nell’esercizio di pubblici poteri nel senso adottato nella giurisprudenza della Corte

49.      Nella motivazione  del rinvio pregiudiziale in esame, il  giudice del rinvio, come ho  spiegato  al paragrafo  21 delle presenti conclusioni, dichiara che nel caso di specie  si tratta di  stabilire  se  l’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001 vada interpretato  nel senso che la nozione  di «materia amministrativa» a norma di tale disposizione  ricomprenda  le  attività controverse  esercitate  dalle  convenute su delega di uno Stato  terzo.

50.      Peraltro, il giudice del rinvio  fa ivi riferimento  alla tesi delle  convenute secondo  la quale  queste ultime  avrebbero  svolto  le  operazioni di  classificazione e di  certificazione  a titolo di atti  di  potestà d’imperio (acta iure imperii)  in quanto  avrebbero agito  in qualità  di  delegati  di uno Stato  terzo e per conto di quest’ultimo. Tale  giudice ammette che le  convenute hanno agito  su delega  di uno Stato  terzo e per conto  di quest’ultimo. Invece, esso nutre dubbi  riguardo alla qualificazione  delle  operazioni di  classificazione e di  certificazione  come «atti  compiuti  iure imperii»  e, di conseguenza, al suo obbligo  di  riconoscere l’immunità  giurisdizionale  fatta valere dalle  convenute.

51.      L’articolo  1, paragrafo  1, del  regolamento n. 44/2001 non menziona espressamente  atti compiuti  nell’esercizio  di pubblici poteri (acta iure imperii) né la responsabilità  relativa a simili atti. Tale disposizione  si limita  a prevedere  che  il  regolamento in parola  si applica  in materia civile e commerciale (prima  frase) e che, invece, esso non  concerne,  in particolare,  la materia fiscale, doganale ed amministrativa (seconda  frase) (33).

52.      In proposito, risulta  in particolare  dal considerando  7 del regolamento n. 44/2001 che l’intenzione  del legislatore  dell’Unione  è stata  quella di adottare  una concezione  estensiva della nozione  di «materia civile e commerciale» di cui  all’articolo 1, paragrafo 1, di  tale  regolamento e, di conseguenza, un ampio campo d’applicazione  di detto  regolamento (34). Ciò si traduce nel fatto che, in linea di principio, le azioni dirette ad ottenere il risarcimento di un danno rientrano nella materia civile e commerciale e ricadono pertanto nell’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001 (35).  Peraltro, nella sua  costante giurisprudenza, la Corte ha chiarito che l’ambito di applicazione  di tale  regolamento è sostanzialmente determinato in ragione degli elementi che caratterizzano la natura dei rapporti giuridici tra le parti in causa o l’oggetto della lite (36).

53.      Se ci si attenesse  a quest’ultimo  punto, praticamente  qualsiasi  azione  di risarcimento danni, salvo  le eccezioni  previste  all’articolo  1, paragrafo  2, del  regolamento n. 44/2001, rientrerebbe  inevitabilmente  nell’ambito di applicazione  di tale regolamento.  Ciò varrebbe a fortiori per quanto concerne le  azioni  proposte  da terzi  che, in generale, non hanno  alcuna relazione giuridica  prima del verificarsi  del danno di cui trattasi  con il presunto  autore di quest’ultimo, in quanto il solo rapporto  tra essi  è quello che  discende  dal fatto  generatore del danno.

54.      Tuttavia, in primo luogo, un’azione di risarcimento danni  è diretta  per  definizione  contro atti  all’origine del danno  lamentato  da  una delle parti  della controversia. Simili atti  non possono essere  tali  da escludere  un’azione  della nozione  di  «materia civile e commerciale»  perché  il  regolamento n. 44/2001 trovi applicazione  nella  controversia  nell’ambito della quale  una siffatta azione  è  intentata (37).

55.      In secondo  luogo, mentre  il  regolamento n. 44/2001 non  menziona  atti compiuti  iure imperii, avviene altrimenti  per quanto concerne il suo successore, ossia  il  regolamento n. 1215/2012, che, all’articolo 1, paragrafo 1, seconda  frase, enuncia che esso  non si estende, in particolare, alla «responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di pubblici poteri (acta iure imperii)».

56.      La riformulazione  dell’articolo  1, paragrafo  1,  del  regolamento n. 44/2001  non ha modificato l’ambito di applicazione  del regolamento n. 1215/2012 rispetto  a quello  del regolamento n. 44/2001. L’aggiunta relativa  agli atti  iure imperii costituisce  soltanto un chiarimento (38), cosicché  gli  articoli  1, paragrafi 1, dei due  regolamenti  possono  essere considerati  equivalenti (39).

57.      Infatti, l’elenco relativo alla materia fiscale, doganale ed amministrativa  di cui all’articolo 1, paragrafo 1, seconda frase, del regolamento n. 44/2001 non è tassativo e illustra unicamente le materie che possono dar luogo alle controversie che non rientrano nella materia civile e commerciale. Tale elenco è preceduto dall’espressione «in particolare» e le materie di cui trattasi, del resto, quantomeno nelle versioni linguistiche inglese e francese, sono separate dalla parola «o».

58.      Pertanto, al fine di delimitare l’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001, occorre individuare i punti in comune delle materie menzionate all’articolo 1, paragrafo 1, seconda frase, di tale regolamento e considerare che essi definiscono, a contrario, la materia civile e commerciale (40).

59.      Appunto seguendo tale logica, nella sua copiosa giurisprudenza relativa all’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001, la Corte  ha  più volte  dichiarato che  la manifestazione di prerogative dei pubblici poteri ad opera di una delle parti della controversia, in virtù dell’esercizio, da parte di quest’ultima, di poteri che esorbitano dalla sfera delle norme applicabili ai rapporti tra privati, esclude una simile controversia dalla materia civile e commerciale, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, di detto regolamento (41). Su tale base, la Corte ha già dichiarato che un’azione  con cui un’amministrazione  tributaria  di uno  Stato membro  chiede  un risarcimento danni  in riparazione di un danno causato da un patto illecito costituito a fini di frode dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) dovuta  in tale  Stato membro rientra  nella nozione di  «materia civile e commerciale», a condizione che detta  amministrazione  si sia trovata nella stessa situazione di un privato nell’ambito dell’azione  di cui trattasi (42). Ne deduco che, al fine di stabilire  se  il  regolamento n. 44/2001 sia o meno applicabile  in una  controversia, non bisogna  focalizzarsi  su  una materia  a cui  può essere ricondotto un atto  in relazione al quale  si deduce la responsabilità  nell’ambito di tale controversia. Occorre, invece, chiedersi  se tale  atto  costituisca esplicazione  dell’esercizio  di prerogative  dei  pubblici poteri.

60.      Alla luce di tale giurisprudenza occorre valutare se il regolamento n. 44/2001 trovi applicazione nel procedimento principale. Si deve, anzitutto, accertare in cosa consistano le operazioni di classificazione e di certificazione, dalle quali la controversia di cui al procedimento principale trae origine ed in relazione alle quali si deduce la responsabilità nell’ambito di tale controversia, e, successivamente, occorre stabilire se dette operazioni costituiscano esplicazioni  dell’esercizio  di  prerogative dei pubblici poteri  nel senso affermato  dalla Corte.
2.      Operazioni di classificazione e di certificazione

61.      Gli obblighi degli Stati per quanto concerne la classificazione e la certificazione delle navi battenti la loro bandiera promanano dalle convenzioni internazionali in materia di sicurezza marittima e di  prevenzione  dell’inquinamento marino, come la Convenzione di Montego Bay e la Convenzione SOLAS.

62.      Dall’analisi di tali convenzioni e della prassi internazionale in  materia (43) risulta che le  attività di  classificazione consistono  nel rilascio, da parte di  enti  denominati  società  di  classificazione, di un class certificate (certificato di  classe attestante  che una  nave è  costruita conformemente  alle  regole di classe e mantenuta  in uno  stato conforme a queste ultime). Inizialmente, tali certificati  svolgevano una funzione privata ed erano  rilasciati  in particolare  allo scopo  di ottenere  una copertura assicurativa. Orbene, come afferma la Commissione, il conseguimento  di un certificato  di  classe  è  attualmente  un  presupposto  della  certificazione  statutaria (44).

63.      Quanto alla  certificazione  statutaria, era –  ed è  tuttora – effettuata  in  esecuzione  degli  obblighi  che discendono  dalle convenzioni  internazionali  in materia  di sicurezza marittima e di  prevenzione  dell’inquinamento marino (45). Essa consiste nel rilascio  di un certificato  statutario (statutory certification) da parte di uno Stato  di bandiera  o,  a nome di quest’ultimo,  da parte di un  ente  autorizzato  a tale  scopo.

64.      Nella pratica,  le ispezioni e le  visite effettuate  in vista  della  classificazione e della certificazione  di una  nave nonché  il rilascio  dei certificati sono  assicurati  dallo stesso ente  economico.  Tali attività sono  compiute  dietro retribuzione, in forza di uno o più contratti commerciali conclusi direttamente con il proprietario di una nave.

65.      Tale breve descrizione  rispecchia le circostanze  della  controversia  di  cui al procedimento principale. Sulla base dell’accordo concluso  con la Repubblica  di Panama nel 1999 (in prosieguo: l’«accordo  del 1999»), le  convenute hanno svolto, su  delega  di tale Stato, per conto  di quest’ultimo  e nel suo presunto interesse, operazioni di  classificazione e di  certificazione. In tale contesto, dietro  retribuzione e sulla base di un contratto concluso  con  il  proprietario  della  nave Al Salam Boccaccio ’98, esse hanno effettuato  le ispezioni e le  visite  finalizzate  alla  classificazione  ed alla  certificazione  di tale  nave e, successivamente, hanno rilasciato certificati di  classe e certificati  statutari.

66.      Alla luce di tale descrizione  dei fatti  del procedimento principale,  si deve  stabilire  se gli atti  controversi consistenti  nella classificazione e nella certificazione  di una nave da parte di un ente  di diritto privato, in primo luogo, su delega  di uno Stato, in secondo luogo, per conto  e nell’interesse  di quest’ultimo  e, in terzo luogo, in esecuzione  dei  suoi  obblighi  internazionali  in materia di sicurezza marittima e di  prevenzione  dell’inquinamento marino, costituiscano esplicazioni dell’esercizio  di  prerogative dei pubblici poteri, conformemente  ai criteri  elaborati dalla Corte nella  giurisprudenza  relativa  alla nozione di  «materia civile e commerciale».
3.      Atti compiuti su delega di uno Stato 

67.      Il semplice fatto che le  convenute abbiano effettuato  talune  operazioni su delega  di uno Stato  non è decisivo  per  ritenere  che un’azione  che trae origine da tali operazioni non rientri  nella  nozione  di  «materia civile e commerciale»  ai sensi  del  regolamento n. 44/2001.

68.      In tale contesto, la Corte  ha già dichiarato  che  il semplice fatto che taluni poteri  siano  conferiti, o delegati,  con un atto di una pubblica autorità  non implica  che tali  poteri  siano esercitati  iure imperii (46).

69.      Infatti,  nei casi  che  riguardano una pluralità di rapporti  instauratisi, di volta in volta, tra un ente pubblico ed un soggetto di diritto privato, ovvero unicamente tra soggetti di diritto privato, occorre individuare il rapporto giuridico esistente tra le parti della controversia ed esaminare l’azione intentata (47). Considerati in tale ottica, gli elementi  caratterizzanti  il rapporto  tra l’autorità  delegante e il delegato, che possono  escludere tale  rapporto  dall’ambito di applicazione  del regolamento n. 44/2001, non si ripercuotono  sulla caratterizzazione  del rapporto  giuridico  fra  detto  delegato  ed  i  beneficiari  dei suoi servizi (48).

70.      Deve dirsi lo stesso per i terzi  che non hanno rapporti  giuridici contrattuali  con  il  delegato. Dopotutto, l’azione di risarcimento danni di un terzo è diretta contro  gli atti  che risultano  dal rapporto  fra  tale  delegato e tali beneficiari. Un atto  compiuto  senza  far ricorso  alle prerogative  dei pubblici poteri  non muta  la propria  natura  a seconda  del soggetto  che ha subito  il  danno  in conseguenza di detto atto. Inoltre, un ente  che abbia compiuto  atti  rientranti nella nozione di «materia civile e commerciale» nei confronti della propria controparte non può avere la possibilità di sottrarsi alla competenza dei giudici civili per quanto concerne le azioni di risarcimento danni intentate da terzi per i medesimi atti.
4.      Atti compiuti per conto e nell’interesse di uno Stato

71.      Neppure il fatto  che  le  operazioni di  classificazione e di  certificazione  siano  state effettuate  per conto  e nell’interesse  di uno Stato  delegante  è  di per sé decisivo  per  qualificare tali operazioni come compiute  nell’esercizio  di pubblici poteri  ai sensi della giurisprudenza relativa  all’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001.

72.      Vero è che la lettura  della  pertinente giurisprudenza della Corte potrebbe  indurre  a  pensare  che l’esercizio  di talune funzioni  nell’interesse  perseguito  dallo Stato escluda una controversia dalla materia civile e commerciale.

73.      Nella sentenza Kuhn (49), la Corte  ha dichiarato  che  non rientra  nella nozione di  «materia civile e commerciale»  una  controversia  tra un privato  ed uno  Stato membro  riguardo  all’introduzione  di una misura  con  cui tale Stato  ha imposto  a  tutti i  detentori  di  titoli  emessi  da quest’ultimo una modificazione sostanziale delle condizioni finanziarie dei titoli stessi. Per pervenire  a tale conclusione, sembra che la Corte abbia  considerato, anzitutto, che una simile misura  si traduce  nell’esercizio  di poteri che esorbitano dalla sfera delle norme di diritto comune applicabili ai rapporti tra privati (50). La Corte si è poi concentrata  sul contesto  nel quale tale misura  è stata adottata e sull’obiettivo d’interesse generale perseguito  da quest’ultima (51), ossia  gli  interessi  dello Stato in materia  di finanza  pubblica e quelli  della zona euro in materia  di stabilità finanziaria. Infine, la Corte  ha constatato  che, alla luce dell’eccezionalità delle condizioni e delle circostanze in cui si era  collocata l’adozione  di detta misura,  nonché dell’obiettivo d’interesse generale perseguito  da quest’ultima, la controversia principale era scaturita da una manifestazione di pubblici poteri (52).

74.      Tuttavia, a mio avviso,  tale sentenza  non può essere intesa  nel senso che l’obiettivo  generale  di un atto, dedotto  dal contesto  nel quale  quest’ultimo  è intervenuto, basti di per sé  per  dichiarare che detto atto costituisce una manifestazione  di potestà d’imperio.

75.      Infatti, in primo luogo, ammettere che l’obiettivo di un atto compiuto senza far ricorso a poteri esorbitanti sia sufficiente per dichiarare che una controversia originata da tale atto non rientra nella nozione di «materia civile e commerciale» sarebbe in contrasto con una giurisprudenza consolidata secondo la quale il ricorso alle prerogative dei pubblici poteri esclude una controversia dalla materia civile e commerciale (53).

76.      In secondo luogo, mentre il ricorso ai poteri esorbitanti costituisce un criterio affidabile ed obiettivamente verificabile, così non è per quanto concerne l’obiettivo di un atto compiuto per conto di uno Stato. L’obiettivo  di un atto  non deve necessariamente  essere noto alla  persona nei cui confronti tale atto ha prodotto effetti nocivi. Orbene, la prevedibilità  del foro competente costituisce  uno dei principi sottesi alla cooperazione giudiziaria in materia civile commerciale all’interno dell’Unione (54). Benché, per definizione, tale principio riguardi la separazione  delle competenze  tra i  giudici  degli  Stati membri, dal punto di vista  della prevedibilità del  foro competente  è ancor  più importante  sapere  se  il  regolamento n. 44/2001, che  stabilisce  le  norme relative  a  detta  separazione, sia applicabile nel caso  di specie.

77.      In terzo luogo, nella pratica, per qualsiasi attività  compiuta  da  o per conto  di uno Stato  può essere riconosciuto un obiettivo di governo. Ammettere che  talune  azioni  non rientrino  nella nozione  di  «materia civile e commerciale»  a causa dell’obiettivo  degli atti  dai quali tali azioni  traggono origine  permetterebbe  di escludere  intere  categorie  di cause puramente civili  dall’ambito di applicazione  del regolamento n. 44/2001 (55).

78.      Per tali ragioni, la circostanza che, tenuto conto  del loro obiettivo, taluni  atti  siano compiuti  nell’interesse generale  o pubblico  a mio avviso  costituisce soltanto un indizio  del fatto che tali atti  siano stati  realizzati  mediante  poteri che esorbitano dalla sfera delle norme applicabili ai rapporti tra privati.

79.      Tale  interpretazione  è avvalorata  dalla lettura  della sentenza Pula Parking (56),  nella quale la Corte  ha considerato che  la controversia relativa  alla riscossione, da parte di una società  di proprietà  di un ente territoriale, di una  tariffa di parcheggio  che ha dato luogo  al rinvio  pregiudiziale  rientra  nella nozione  di  «materia civile e commerciale», benché  la gestione  del parcheggio pubblico e la riscossione  di tali tariffe  costituiscano, come risulta  dalla citata sentenza, un compito di interesse locale. Tale sentenza  evidenzia così  che «agire  nel perseguimento di un interesse  paragonabile  all’interesse generale  o pubblico»  non significa  «agire  nell’esercizio  di pubblici poteri»  ai sensi  della  giurisprudenza relativa  all’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001.

80.      Peraltro, nella sentenza Sonntag (57), la Corte ha dichiarato che la circostanza  che un  insegnante  di una scuola pubblica  abbia  lo status  di  pubblico dipendente  ed agisca in quanto tale non può essere determinante al fine di escludere dall’ambito di applicazione della Convenzione di Bruxelles un’azione di risarcimento danni intentata contro  tale  insegnante. In proposito, la Corte ha considerato che pur agendo per conto dello Stato, un pubblico dipendente non esercita sempre la potestà d’imperio. Ne deriva che il mero fatto  di agire  per  conto  dello Stato non implica che gli atti  di cui trattasi  siano stati  compiuti  nell’esercizio  di pubblici poteri  nel senso di cui sopra.

81.      Tale interpretazione  è stata  adottata  dalla Corte benché le conseguenze  della responsabilità  dell’insegnante  interessato  fossero  a carico di una  garanzia pubblica, o  coperte da un regime di assicurazione di diritto pubblico (58). Come ha osservato l’avvocato generale Darmon  nelle sue conclusioni  nella causa Sonntag (59), l’esistenza di una siffatta garanzia, che esula  dai criteri  desunti dalla Corte nella sua  giurisprudenza  relativa  alla nozione  di  «materia civile e commerciale», non è atta ad escludere dall’ambito di applicazione  della  Convenzione di Bruxelles un atto che, intrinsecamente, vi rientra.

82.      La circostanza che i fondi  pubblici  possano essere impegnati  per  risarcire  atti compiuti  da una persona  che agisce  per  conto di uno Stato  non esclude quindi le controversie  originate  da tali atti  dall’ambito di applicazione  ratione materiae della  convenzione in parola  e, pertanto, da  quello  del regolamento n. 44/2001. Ne deduco  che neppure le  controversie  che traggono origine dagli atti compiuti  per conto  di uno Stato  sono escluse dall’ambito di applicazione  di tale  regolamento a causa  dell’eventuale assunzione di responsabilità  da parte di detto Stato  per i danni provocati dagli atti  di cui trattasi (60).

83.      Né  il fatto che gli atti  di cui trattasi  siano stati  compiuti  per conto  e  nell’interesse di uno Stato  delegante, né  l’eventuale  assunzione di responsabilità  da parte di detto Stato  per i  danni provocati  da tali atti  sono  di per sé decisivi  al fine di  qualificare  questi ultimi come compiuti  mediante  poteri che esorbitano dalla sfera delle norme applicabili ai rapporti tra privati.
5.      Atti compiuti in esecuzione degli obblighi internazionali di uno Stato

84.      Il fatto che un ente  di diritto privato  compia  su delega, per conto e nell’interesse  di uno Stato,  atti  in esecuzione  degli  obblighi  internazionali  di tale Stato  in materia di  sicurezza marittima e di prevenzione dell’inquinamento marino  non  decide anticipatamente della circostanza che  detti  atti  siano  compiuti  nell’esercizio  di pubblici poteri.

85.      Vero è che la sentenza Rüffer (61) può  essere intesa  nel senso che un’azione intentata  dall’amministratore  delle  vie d’acqua pubbliche  in vista  del ricupero  delle spese sostenute  per la rimozione  di un relitto  non rientra  nella nozione  di  «materia civile e commerciale»,  in quanto  tale rimozione è stata effettuata  per l’adempimento  di un obbligo internazionale in materia di tutela ambientale e in base a norme giuridiche nazionali.

86.      Considerata sotto questo profilo, tale sentenza  militerebbe  a favore  dell’interpretazione  secondo la quale  il  regolamento n. 44/2001 non trova applicazione nella controversia  di cui al procedimento principale.

87.      Tuttavia, nella causa che ha dato luogo  alla sentenza Rüffer, come spiegato dalla Corte stessa (62), l’autorità  interessata  svolgeva  compiti  di polizia fluviale ed aveva la veste di pubblica  autorità  nei confronti dei singoli.

88.      Infatti,  il  proprietario  di un terreno  non può  appropriarsi  di un bene situato  su quest’ultimo, vendere detto bene e utilizzare  la somma  ricavata  per  coprire  le spese  connesse  alla sua rimozione,  salvo nel caso in cui  vengano in gioco  i  poteri che esorbitano dalla sfera delle norme di diritto comune applicabili ai rapporti tra privati (63). Qualsiasi sia la fonte  di tali poteri, internazionale o nazionale, e chiunque siano  i  privati  la cui  tutela  è perseguita  mediante l’esercizio  di tali poteri, è quindi  il ricorso, in sede di esercizio  degli atti di cui trattasi, alle prerogative  dei pubblici poteri  ad escludere l’applicazione  del regolamento n. 44/2001.

89.      Resta soltanto da verificare  se gli atti controversi,  ossia la classificazione e la certificazione  di una nave,  costituiscano esplicazioni dell’esercizio  di  prerogative dei pubblici poteri e, pertanto, non rientrino  nella nozione  di  «materia civile e commerciale»  ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001. Per fare ciò, l’analisi  della  delega  con cui uno Stato  ha affidato  taluni  compiti  ad un ente  di diritto privato e l’esame delle leggi  alle quali  è  soggetto l’esercizio  degli  obblighi  derivanti  da tale delega  possono  rivelarsi utili  al fine di  individuare  il novero  dei  poteri  utilizzati  per  compiere  gli atti controversi e decidere  se, conformemente  ai criteri  elaborati  dalla Corte nella giurisprudenza  relativa  alla nozione  di  «materia civile e commerciale», tali atti  promanino  dall’esercizio  di  prerogative dei pubblici poteri (64).
6.      Novero dei poteri utilizzati per compiere le operazioni di classificazione e di certificazione

90.      Per quanto concerne la controversia  di cui al procedimento principale, le ispezioni e le  visite effettuate  in vista della  classificazione e della certificazione  di una  nave possono condurre  al risultato che un certificato  sia  revocato  o, come previsto  nella  Convenzione SOLAS, che  un  ente  riconosciuto  esiga  che una  nave subisca  riparazioni. Nel fare ciò, tale ente  deve applicare le norme  in materia  di sicurezza marittima e di prevenzione  dell’inquinamento marino.

91.      In proposito, in primo luogo, nulla implica  che un ente  che  svolge  operazioni di  classificazione e di  certificazione  si ponga in una posizione  di  potestà d’imperio  nei confronti  dei  privati  diversi dal  proprietario  di una nave.

92.      In secondo luogo, anche se ci si concentra  sulla posizione  di tale  ente  nei confronti di detto  proprietario, dall’accordo del 1999  risulta che le  convenute avrebbero fornito  i propri servizi  dietro  retribuzione, in  forza  di un contratto  di diritto privato concluso direttamente  con  il  proprietario  della  nave Al Salam Boccaccio ’98. Nulla suggerisce  che le parti  di tale contratto  non siano state libere  di  stabilire  il prezzo per tali servizi. Inoltre, secondo  l’accordo  del 1999, le  convenute avrebbero potuto introdurre in detto contratto clausole limitative  della loro responsabilità. Ne deduco che le modalità  del medesimo contratto  non sono state  fissate  unilateralmente, bensì  nell’esercizio della libertà contrattuale. Atteso che tale libertà  include, in particolare, la libera scelta  del partner  economico, mi sembra  opportuno  osservare che gli  attori  asseriscono che il  proprietario  della  nave di cui trattasi  ha selezionato  le  convenute fra altri  enti  esercenti  le  operazioni di  classificazione e di  certificazione  per lo Stato di bandiera.

93.      Quindi, qualsiasi sia la posizione  delle  convenute nei confronti  del proprietario  della nave, tale posizione  si inserisce nel contesto contrattuale  sancito  con  il consenso  di quest’ultimo,  che ha accettato  di  sottoporsi  alle ispezioni e alle  visite  nonché  di farsi carico delle relative spese. Pertanto, anche  se  le  convenute avessero potuto  esercitare  poteri correttivi, l’avrebbero fatto  all’interno di tale contesto liberamente  approvato  dal proprietario.

94.      In terzo luogo, dall’accordo del 1999 risulta poi che l’interpretazione degli atti applicabili e la determinazione delle equivalenze o l’accettazione di requisiti sostitutivi rispetto a quelli fissati negli atti applicabili sono prerogative dell’amministrazione panamense. Tale accordo stabilisce che le esenzioni dai requisiti fissati negli atti applicabili sono parimenti prerogativa di tale amministrazione e hanno dovuto essere approvate da quest’ultima prima della fornitura di un certificato. Benché  l’attività legislativa costituisca esercizio di pubblici poteri, nulla indica che lo Stato delegante  non abbia conservato la propria competenza esclusiva per quanto concerne tale attività. Invece, le attività come quelle esercitate dalle convenute, che, come risulta dall’accordo del 1999, hanno lo scopo di determinare il rispetto da parte delle navi dei requisiti applicabili fissati negli atti applicabili e di fornire i corrispondenti certificati tecnici, sembrano essere di natura tecnica.

95.      Ciò premesso, il fatto che un certificato sia revocato a causa della non conformità di una nave a tali requisiti non è conseguenza del potere decisionale di un ente come le convenute, il cui ruolo si limita allo svolgimento di verifiche, conformemente alla cornice normativa previamente definita. Se, a seguito della revoca di un certificato, una nave non può più navigare, ciò avviene a causa della sanzione che, come ammesso dalle convenute in udienza, è imposta dalla legge.

96.      Infine, in quarto luogo, utili insegnamenti  possono essere ricavati, come afferma la Commissione, dall’abbondante  giurisprudenza  relativa  alla libertà  di stabilimento e di prestazione  di servizi (65).

97.      Si deve rilevare  in particolare che, nella sentenza Rina Services e a. (66), la Corte ha precisato che  le  attività di attestazione  esercitate  dalle società  aventi la qualità  di organismi di attestazione  non rientrano  nell’ambito di applicazione dell’eccezione  di cui  all’articolo 51 TFUE, per il fatto che tali società  sono imprese a scopo di lucro che esercitano le loro attività in condizioni di concorrenza e che non dispongono di alcun potere decisionale connesso all’esercizio di poteri pubblici.

98.      In tali condizioni, a mio avviso, non si può sostenere che  le  attività  compiute  dalle  convenute in vista della  classificazione e della certificazione  della  nave Al Salam Boccaccio ’98, nonché  il  rilascio  di certificati  a tale scopo, costituissero esplicazioni dell’esercizio  di  prerogative dei pubblici poteri.
7.      Conclusione intermedia

99.      Dalla mia analisi risulta che, in primo luogo, il semplice fatto che  le  convenute abbiano compiuto  gli atti controversi  su delega  di uno Stato, di per sé, non esclude la controversia,  nell’ambito della quale  è dedotta  la responsabilità  per tali atti,  dall’ambito di applicazione  ratione materiae del regolamento n. 44/2001 (67). In secondo luogo, neppure il fatto che detti atti  siano stati  compiuti  per conto e nell’interesse  dello Stato delegante  produce  un simile effetto (68). Infine, in terzo luogo, il fatto che tali operazioni siano state compiute  in esecuzione  degli  obblighi  internazionali  di detto Stato  non pone  in discussione  le precedenti considerazioni (69).

100. Nondimeno, il ricorso  alle  prerogative dei pubblici poteri  nell’esercizio  degli atti  conduce  sempre  al risultato che il  regolamento n. 44/2001  non si applica  ratione materiae in una controversia nell’ambito della quale  è dedotta la responsabilità  per tali atti. Orbene, tenuto conto  del novero  dei poteri  di cui le  convenute si sono avvalse per compiere  le  operazioni di  classificazione e di  certificazione  della  nave Al Salam Boccaccio ’98, tali operazioni non possono essere considerate  esplicazioni dell’esercizio  di  prerogative dei pubblici poteri (70).

101. Alla luce di quanto precede, si deve considerare  che l’articolo  1, paragrafo  1, del  regolamento n. 44/2001 dev’essere interpretato  nel senso  che  rientra nella  nozione  di  «materia civile e commerciale», ai sensi di tale disposizione, un’azione  di risarcimento danni  diretta contro  enti  di diritto privato  relativa  ad  attività di  classificazione e di  certificazione  compiute  da tali  enti  su delega  di uno Stato  terzo, per conto di quest’ultimo e nel suo interesse.
D.      Sull’impatto del principio di diritto internazionale consuetudinario relativo all’immunità giurisdizionale degli Stati sull’esercizio della competenza derivante dal regolamento n. 44/2001

102. La sola questione  che ancora si pone  è quella dell’impatto dell’eccezione di immunità  giurisdizionale, sollevata dinanzi al  giudice del rinvio, sull’esercizio  della competenza  derivante  dal regolamento n. 44/2001. Per rispondere  a tale questione, si deve, in primo luogo, stabilire se, allo stato attuale della prassi internazionale, le convenute possano avvalersi dell’immunità giurisdizionale degli Stati. Se così fosse, occorrerà allora valutare, in secondo luogo, se, tenuto conto del fatto che le convenute sono domiciliate nel territorio di uno Stato membro e che il regolamento n. 44/2001 si applica ratione materiae alla controversia di cui al procedimento principale, il giudice del rinvio possa nondimeno conoscere di tale controversia.

103. In proposito, ritengo che la Corte  sia competente ad interpretare  il  diritto internazionale consuetudinario  nella misura in cui  esso  può  incidere sull’interpretazione  del diritto dell’Unione.

104. La Corte  ha già dichiarato, allorché una  situazione oggetto del procedimento  che ha dato luogo  al rinvio pregiudiziale  non rientra  nella  sfera di applicazione  del diritto dell’Unione, di non essere  competente ad interpretare e applicare  le  norme  di  diritto internazionale consuetudinario che il  giudice del rinvio pensa  di applicare  alla situazione  in questione, come  quelle relative  all’immunità  giurisdizionale degli  Stati (71). A contrario, se la situazione  in questione  rientra nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione e l’interpretazione  di quest’ultimo  può essere  influenzata  da una norma  di  diritto internazionale consuetudinario, la Corte può  interpretare  anche tale norma.

105. Tale considerazione  è  confermata  dalla sentenza Mahamdia (72), nella quale la Corte  ha proceduto  alla determinazione  del contenuto  del principio di  diritto internazionale consuetudinario  relativo  all’immunità  giurisdizionale  degli  Stati per concludere che tale principio non  ostava all’applicazione  del regolamento n. 44/2001 nella controversia principale.

106. Orbene, come ho già segnalato  al paragrafo 46 delle presenti conclusioni, non è chiaro se la distinzione  tra  gli atti  compiuti  iure imperii e quelli  compiuti  iure gestionis debba essere effettuata conformemente  ai criteri  della legge  del foro  o a quelli  del  diritto internazionale. Tuttavia, anche i  sostenitori  del principio della qualificazione  degli atti controversi  da parte della  legge  del foro  ammettono che tale qualificazione  dev’essere compatibile con il  diritto internazionale (73). Seguire tale linea di pensiero, determinando  il contenuto  del diritto dell’immunità  secondo  le soluzioni proprie  del  diritto internazionale,  dovrebbe  consentire  di stabilire  i  requisiti  generalmente  riconosciuti  in ordine all’immunità  giurisdizionale.
1.      Immunità giurisdizionale degli enti di classificazione e di certificazione

107. Il  giudice del rinvio sembra  non escludere che le  convenute possano  avvalersi dell’immunità  giurisdizionale, senza procedere  a un esame  volto  ad  individuare  una pertinente norma di  diritto internazionale consuetudinario. Soltanto  le  convenute asseriscono  di poter  avvalersi dell’immunità  giurisdizionale  per quanto concerne tutte le loro  attività. A sostegno di tale affermazione, richiamano  fonti  pattizie e l’accordo  del 1999,  nonché sentenze di  giudici francesi  ed italiani. Quanto  al governo francese, esso ritiene che le  convenute non beneficino di tale immunità  soltanto per quanto attiene  alle  attività di certificazione.

108. Ricordo che una norma di  diritto internazionale consuetudinario  sussiste  in particolare  soltanto in presenza  di una prassi effettiva  accompagnata  da un’opinio iuris, ossia dall’accettazione  di una norma come diritto. Alla luce di tale principio occorre  stabilire se, sotto  l’influenza  della  dottrina  dell’immunità  relativa, il contenuto  del principio dell’immunità  giurisdizionale  degli  Stati  sia  tale che le  convenute  possano  avvalersi dell’immunità.

109. Per quanto concerne, in primo luogo, la giurisprudenza  citata  dalle  convenute, essa non permette  di constatare  inequivocabilmente  che un ente  che svolga  operazioni di  classificazione e di  certificazione  possa  avvalersi  dell’immunità  giurisdizionale  in circostanze  come quelle del caso di specie. Inoltre, neppure l’analisi  più  estensiva  delle giurisprudenze nazionali  consente di dichiarare che l’immunità  giurisdizionale  è concessa, coerentemente, a simili  enti (74).

110. Per quanto riguarda, in secondo luogo, i contorni  dell’immunità  giurisdizionale  ratione materiae, raramente essi sono precisati  nelle  fonti scritte  del diritto dell’immunità. Inoltre, anche qualora siffatte fonti  esistano, la loro analisi  evidenzia altresì l’assenza di trattamento uniforme delle  immunità  giurisdizionali  per quanto concerne enti  giuridicamente distinti dallo Stato (75).

111. Osservo,  in proposito, che la lettura della sentenza Mahamdia (76) può  lasciar  intendere che la Corte si sia ispirata  alla Convenzione di New York per  stabilire  se  una delle parti  del procedimento principale  potesse  o meno  avvalersi  dell’immunità  giurisdizionale.

112. In tale sentenza, la Corte  ha considerato che, nel contesto  di una  controversia  in cui un impiegato  di un’ambasciata di uno Stato  terzo  chiede  il versamento  di indennità e impugna la risoluzione  del contratto  di lavoro  che ha  concluso  con tale Stato, quest’ultimo  non beneficia  dell’immunità  giurisdizionale  quando  le  funzioni  esercitate  dall’impiegato  non rientrano nell’esercizio di pubblici poteri o  nel caso in cui l’azione giudiziaria non rischi di interferire con gli interessi dello Stato in materia di sicurezza (77).

113. Benché la Corte non abbia espressamente  illustrato  le ragioni  che l’hanno indotta a introdurre la riserva relativa  al rischio  di interferenza  con  gli interessi  dello Stato in  materia  di sicurezza, un’identica formulazione  compare  nelle disposizioni della  Convenzione di New York sui  procedimenti  connessi  ad un contratto  di lavoro.

114. Nonostante  le mie esitazioni  riguardo  alla rilevanza di tale convenzione (78), osservo che,  secondo  le disposizioni introduttive  di  quest’ultima,  il termine «Stato» designa  in particolare  gli stabilimenti  o  organismi dello Stato  o altri enti, dal momento che  sono  abilitati  a  compiere e che  effettivamente  compiono  atti  nell’esercizio  dell’autorità  sovrana  dello Stato. Orbene, dai lavori  preparatori  di detta  convenzione  risulta che si presume che simili enti  non siano  autorizzati  a svolgere  funzioni di governo  e, di conseguenza, non possano, generalmente, avvalersi  dell’immunità  giurisdizionale (79). Peraltro, le disposizioni della medesima  convenzione relative  alle transazioni commerciali  prevedono che,  se un ente  statale o  un ente  istituito dallo Stato  è dotato di  una  distinta personalità giuridica  e di capacità  giuridiche  ed è  implicato  in  un procedimento  concernente  una transazione commerciale  in cui  esso  è impegnato, l’immunità  giurisdizionale  di cui beneficia lo Stato interessato  non è pregiudicata. Ciò dev’essere  ancor più vero per quanto concerne enti non  statali  come le convenute.

115. Infine, per quanto riguarda i suoi interrogativi sull’eccezione di  immunità giurisdizionale, il giudice del rinvio menziona il considerando 16 della direttiva 2009/15. Secondo quest’ultimo, «[q]uando un organismo riconosciuto, i suoi ispettori o il suo personale tecnico provvedono al rilascio dei certificati obbligatori per conto dell’amministrazione, gli Stati membri dovrebbero considerare la possibilità di permettere loro, per quanto concerne tali attività delegate, di essere soggetti a garanzie giuridiche commisurate e ad una protezione giurisdizionale, incluso l’esercizio di adeguate azioni di difesa, eccezion fatta per l’immunità, prerogativa che può essere invocata dai soli Stati membri, quale inseparabile diritto di sovranità che come tale non può essere delegato».

116. La direttiva in parola integra gli obblighi degli Stati membri che promanano dal diritto internazionale, come la Convenzione di Montego Bay e la Convenzione SOLAS. Più precisamente, detta direttiva stabilisce le misure che devono adottare gli Stati membri nel loro rapporto con gli organismi preposti all’ispezione, al controllo e alla certificazione delle navi per conformarsi alle convenzioni internazionali sulla sicurezza in mare e sulla prevenzione dell’inquinamento marino pur perseguendo l’obiettivo della libera prestazione di servizi.

117. In tale contesto, la direttiva 2009/15 prevede che,  se uno  Stato membro  affida  gli incarichi in materia  di certificazione a un organismo  riconosciuto, esso è tenuto  ad introdurre in un accordo concluso  con tale organismo  le clausole relative  alla responsabilità finanziaria  di  quest’ultimo. Mediante tali clausole, lo Stato membro  si riserva  il diritto di ricorso  nei confronti  di detto  organismo  nel caso  in cui  sia considerato responsabile  di un sinistro marittimo con sentenza definitiva.

118. A complemento di tali obblighi specifici  riguardo  alla responsabilità finanziaria  degli  organismi riconosciuti  il considerando 16 della  direttiva 2009/15  sembra indicare che gli  organismi  come  le  convenute non beneficiano  dell’immunità  giurisdizionale  di cui  gode  uno Stato.

119. Per completare  l’esposizione  della direttiva 2009/15,  nella misura  in cui può  rivelarsi pertinente al fine di rispondere  alla questione pregiudiziale, rilevo che,  menzionando  il considerando  21 della direttiva di esecuzione 2014/111/UE (80), il  giudice del rinvio sembra  suggerire  che, tenuto conto  dei recenti sviluppi, la direttiva 2009/15 non sarebbe compatibile con  il  diritto internazionale o,  perlomeno,  con la prassi internazionale in materia di sicurezza marittima e di prevenzione  dell’inquinamento marino. Infatti,  dal considerando  21 della direttiva di esecuzione 2014/111 risulta che, per quanto concerne il diritto dell’Unione, i certificati  statutari  hanno natura  pubblica, mentre i certificati  di  classe  sono di natura privatistica. Invece,  a livello internazionale, la «certificazione e i servizi statutari» sono  sistematicamente  definiti  come  eseguiti  dall’organismo  riconosciuto «a nome  dello Stato di bandiera», in contraddizione  con la distinzione  giuridica  stabilita  dal diritto dell’Unione.

120. Orbene, in proposito, è sufficiente constatare  che, da un lato, nelle presenti conclusioni,  sono partito  dalla  premessa  secondo la quale un certificato  di  classe  non svolge  funzioni  meramente private (81) e che, d’altro  lato, il considerando  16 della direttiva 2009/15 fa riferimento  ai certificati  aventi carattere pubblico.

121. Certamente, le  convenute affermano ancora,  in primo luogo, che la direttiva 2009/15 non è applicabile ai fatti del procedimento principale, in secondo luogo, che l’Unione  non è competente ad imporre  la propria interpretazione  di tale diritto agli  Stati membri,  benché il considerando 16 della citata direttiva sembri  costituire  un’interpretazione  del  diritto internazionale  consuetudinario (82), in terzo luogo, che detta direttiva riguarda  soltanto  gli  Stati membri  e, in quarto luogo, che un considerando, in ogni caso, è privo di qualsiasi valore giuridico.

122. Tuttavia, in primo luogo, se è vero che  le direttive  2009/15 e 2014/111 non sono applicabili, ratione temporis, ai fatti  del procedimento principale, per stabilire  se una parte della controversia  possa avvalersi  dell’immunità  giurisdizionale, occorre fare riferimento  al diritto dell’immunità  degli  Stati  esistente  all’epoca  del procedimento principale (83).

123. In secondo luogo, atteso che  il  diritto internazionale consuetudinario  riguarda  le questioni  aventi un oggetto  che rientra nel mandato  di organizzazioni  internazionali, la prassi  di queste ultime  può  altresì contribuire  alla formazione  o  all’espressione  di norme  di  diritto internazionale  consuetudinario (84).

124. Devo  osservare  in proposito che la Convenzione di Montego Bay, conclusa  dall’Unione, delinea i contorni  degli  obblighi  internazionali  degli  Stati  di bandiera  in materia di sicurezza marittima e di prevenzione  dell’inquinamento  marino. Con l’adozione  della direttiva 2009/15, l’Unione  ha esercitato  la propria competenza  a disciplinare  le  misure  che dovrebbero essere seguite  dagli  Stati membri  nei  loro rapporti  con  gli  organismi  autorizzati,  detti  rapporti  essendo  venuti in essere  in  esecuzione  di tali obblighi  internazionali. Inoltre, i giudici degli Stati membri derivano la loro competenza a conoscere delle controversie relative alla responsabilità degli organismi autorizzati dal diritto dell’Unione, ossia dal regolamento n. 44/2001. Di conseguenza, la questione dell’immunità  giurisdizionale  degli  enti  che svolgono  operazioni di  classificazione e di  certificazione  è oggetto  del  mandato  dell’Unione.

125. In terzo luogo, è vero che la direttiva 2009/15 riguarda soltanto gli Stati membri. Tuttavia, tale limitazione non si ricollega alla volontà del legislatore dell’Unione di attribuire una portata limitata alla sua interpretazione del principio di diritto internazionale consuetudinario sull’immunità giurisdizionale, bensì al fatto che il mandato  dell’Unione riguarda soltanto gli Stati membri. Orbene, tanto la competenza  di qualsiasi legislatore  quanto quella di qualsiasi  giudice  sono territorialmente  o  soggettivamente limitate. Ciò  non impedisce loro di contribuire  alla formazione  o  all’espressione  di norme  di  diritto internazionale consuetudinario  che, eccezion fatta  per le consuetudini regionali, devono  essere  complessivamente coerenti e non presentare  contraddizioni  significative.

126. In quarto luogo, benché un considerando  non sia  giuridicamente  vincolante, da un lato, esso può costituire  una forma  della  prassi  di un’organizzazione  internazionale che, dal punto di vista del  diritto internazionale, è  idonea  a contribuire  alla formazione o  all’espressione  di norme di  diritto internazionale consuetudinario (85). Infatti,  ai sensi  del  diritto internazionale, la prassi  degli  Stati e delle organizzazioni  internazionali  si rivela  mediante il loro operato  e può assumere  un’ampia  varietà di forme (86). D’altro  lato, un considerando  può  essere  ritenuto rivelatore  dell’assenza di accettazione  di una norma come diritto (opinio iuris).

127. Qualsiasi sia la natura  dell’interpretazione  del  diritto internazionale consuetudinario che si può scoprire  nel considerando  16 della direttiva 2009/15, quest’ultimo non costituisce  una manifestazione  accessoria della posizione  adottata dall’Unione  per quanto concerne la qualificazione  delle  operazioni di  classificazione e di  certificazione  compiute  da un ente  di diritto privato  come  quelle  che non promanano  dall’esercizio  di pubblici poteri. Infatti, tale interpretazione corrisponde  all’esito  della mia analisi relativa  al  regolamento n. 44/2001. Ricordo che ne discende che, tenuto conto dei criteri distintivi  tra  gli atti  compiuti  iure imperii e quelli compiuti  iure gestionis,  elaborati  dalla Corte nella sua  giurisprudenza  relativa  alla nozione  di  «materia civile e commerciale», le  operazioni di  classificazione e di  certificazione, effettuate  dagli  enti  di diritto privato,  devono essere considerate  come atti compiuti  senza avvalersi  delle prerogative  dei pubblici poteri (87).

128. Ciò premesso, l’immagine  che scaturisce  dalla mia analisi  non è assimilabile  alla situazione  nella quale  sussista  inequivocabilmente  una prassi effettiva  accompagnata  da un’opinio iuris in ordine  a una norma di  diritto internazionale consuetudinario  che permetta  alle  convenute di avvalersi  dell’immunità  giurisdizionale  degli  Stati  nella controversia di cui al procedimento principale. Mi sembra opportuno  ricordare che negare il riconoscimento  dell’immunità  giurisdizionale  di un ente  che svolga  operazioni di  classificazione e di  certificazione  non equivale a decidere anticipatamente  della  questione della responsabilità  di quest’ultimo.  Tale questione  dev’essere trattata conformemente  alle  norme sostanziali  della legge applicabile. In tale contesto, non si può dimenticare  che simili  enti  possono  beneficiare anche  dell’immunità  sostanziale (88).

129. Per concludere, si deve considerare che il principio di  diritto internazionale consuetudinario sull’immunità  giurisdizionale degli  Stati  non osta  all’applicazione  del regolamento n. 44/2001 in una  controversia relativa  a un’azione  di risarcimento danni  diretta contro  enti di diritto privato  concernente  attività di  classificazione e di  certificazione  esercitate  da tali enti su delega  di uno Stato  terzo, per conto di quest’ultimo e nel suo interesse.
2.      Osservazioni aggiuntive sull’immunità giurisdizionale

130. A fini di completezza, nell’ipotesi  in cui la Corte non condivida  la mia analisi relativa  al contenuto  del principio di  diritto internazionale consuetudinario sull’immunità  giurisdizionale degli  Stati, possono essere succintamente formulate tre osservazioni.

131. In primo luogo, il rapporto tra l’immunità  giurisdizionale  degli  Stati e le  norme sulla competenza  del regolamento n. 44/2001  è di difficile contestualizzazione.

132. Il  regolamento n. 44/2001, come affermano  le convenute, contiene una disposizione  che disciplina  il suo rapporto  con convenzioni  che vincolano  Stati membri, ossia  il suo articolo 71. Ai sensi  di tale disposizione, il  regolamento in parola lascia impregiudicate le convenzioni, di cui gli Stati membri siano parti contraenti, che disciplinano la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materie particolari. Secondo la dottrina, detta disposizione  disciplina  segnatamente  il rapporto  tra  il  regolamento n. 44/2001 e la Convenzione di Basilea (89). Ne deduco che la questione  dell’esercizio della giurisdizione  di fronte  all’eccezione di immunità  giurisdizionale  è riconducibile alle «materie particolari» ai sensi dell’articolo 71 di tale regolamento,  le quali  rientrano  nell’ambito di applicazione  del medesimo  regolamento (90).

133. Orbene, né  la Repubblica italiana  né la Repubblica  di Panama sono  parti  della  Convenzione di Basilea. In ogni caso, nel contesto dei fatti di cui al procedimento principale, l’eccezione di immunità  giurisdizionale, come  afferma il  giudice del rinvio e come sostengono le  convenute, trae origine dal  diritto internazionale  consuetudinario.

134. L’articolo 71 del regolamento n. 44/2001 riguarda soltanto  le  convenzioni  di cui gli  Stati membri  erano parti  alla  data di adozione  di tale regolamento. La staticità  della disposizione in esame  non corrisponde  alla natura  evolutiva  del  diritto internazionale consuetudinario  che, inoltre, vincola tanto  gli  Stati membri  quanto  l’Unione (91). Infatti,  ritenere che  l’articolo 71 del regolamento n. 44/2001 determini  il modo in cui tale  regolamento  si coordina con il principio di  diritto internazionale consuetudinario  sull’immunità  giurisdizionale  degli  Stati implicherebbe che  il legislatore  dell’Unione  abbia inteso  bloccare  il  diritto internazionale consuetudinario  allo stato nel quale  si  trovava alla  data di adozione  di detto regolamento. Una  simile soluzione  sarebbe manifestamente incompatibile con  l’articolo 3, paragrafo 5, TUE secondo  il quale l’Unione contribuisce  alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale.

135. Di conseguenza, ritengo che l’articolo 71 del regolamento n. 44/2001 non venga in rilievo  per quanto concerne il rapporto  fra  tale  regolamento e l’immunità  giurisdizionale. In assenza  di disposizioni pertinenti  in detto regolamento, a mio avviso occorre  esaminare tale relazione  alla luce  dei  chiarimenti  giurisprudenziali  riguardo al rapporto  tra  il diritto dell’Unione  ed il  diritto internazionale, tenendo presente che essi sono stati in gran parte codificati  all’articolo 3, paragrafo 5, TUE (92).

136. In tale contesto, secondo una  giurisprudenza costante,  le convenzioni  internazionali  che  formano parte integrante dell’ordinamento giuridico dell’Unione e la vincolano prevalgono  sugli atti di diritto derivato, i quali devono essere interpretati, per quanto possibile, conformemente a tali convenzioni (93). Fatte salve le differenze  tra  le convenzioni  internazionali e le norme del diritto consuetudinario internazionale (94), se  queste ultime  fanno parte dell’ordinamento giuridico dell’Unione  e la vincolano (95), devono altresì  prevalere  sugli  atti  di diritto derivato. Ciò detto, gli  atti  di diritto derivato  come  il  regolamento n. 44/2001  devono  essere  interpretati  conformemente  alle  norme  del diritto consuetudinario internazionale (96).  Al contempo, le disposizioni di tale  regolamento devono essere interpretate alla luce dei diritti fondamentali che formano parte integrante dei principi generali del diritto di cui la Corte garantisce l’osservanza e che sono ormai iscritti nella Carta (97).

137. L’esistenza  di  due  obblighi, ossia  quello  di contribuire al  rispetto  del  diritto internazionale e quello  di garantire il  rispetto  dell’autonomia  dell’ordinamento giuridico  dell’Unione, può dar luogo  a tensioni  che l’Unione  deve  risolvere. Ciò si verifica  in particolare  quando  il  diritto internazionale obbliga  un giudice nazionale a riconoscere l’immunità  giurisdizionale  mentre  il diritto dell’Unione obbliga tale giudice  ad esercitare  la competenza che gli deriva  dall’articolo 2, paragrafo  1, del regolamento n. 44/2001.

138. In tale contesto, in secondo luogo, affinché un obbligo  di  diritto internazionale, pattizio  o consuetudinario,  possa  far parte dell’ordinamento giuridico  dell’Unione, tale obbligo  non deve  porre in discussione la struttura  costituzionale ed  i valori  sui quali l’Unione  si fonda (98).

139. Due sentenze illustrano  tale  affermazione.  Da un lato, la sentenza Ungheria/Repubblica slovacca   (99), nella quale  la Corte ha considerato che  la circostanza che un cittadino dell’Unione ricopra la funzione di capo di Stato è idonea a giustificare una limitazione, fondata su  norme consuetudinarie di diritto internazionale generale nonché su norme delle convenzioni multilaterali  secondo le quali i capi di Stato godono nelle relazioni internazionali di uno status speciale che comporta, in particolare, privilegi e immunità, all’esercizio  del diritto di circolazione che l’articolo 21 TFUE  gli conferiva. Su tale  base, la Corte ha concluso  che, nelle circostanze della fattispecie, l’articolo 21 TFUE  non imponeva  ad un altro Stato  di garantire l’ingresso nel suo territorio.

140. D’altro  lato, la sentenza Kadi e Al Barakaat International Foundation/Consiglio e Commissione   (100), nella quale la Corte ha dichiarato, in sostanza, che gli obblighi imposti da un accordo internazionale non possono avere l’effetto di compromettere il principio costituzionale  dell’Unione  secondo  il quale  tutti gli atti  dell’Unione  devono rispettare i diritti fondamentali.

141. Queste due interpretazioni  del rapporto  tra  il diritto  dell’Unione e il  diritto internazionale,  in apparenza contraddittorie,  testimoniano l’importanza  del mantenimento  dell’equilibrio  tra la salvaguardia  dell’identità  costituzionale  dell’Unione e la garanzia che il diritto dell’Unione  non divenga ostile alla comunità internazionale, ma  che  ne sia un elemento  attivo (101).

142. In proposito, il riconoscimento  dell’immunità  giurisdizionale  da parte  del tribunale  del foro  non impedisce  all’attore di avviare  un  procedimento dinanzi ai tribunali dello Stato convenuto, in quanto questi ultimi  saranno  in linea di principio competenti  a conoscere  di un’azione  diretta contro tale Stato. Le cose possono andare diversamente  per quanto  concerne il riconoscimento  dell’immunità  giurisdizionale  a  favore  degli  enti  di diritto privato  esterni  allo Stato da cui è derivata l’immunità. In  assenza del legame  spaziale  con tale Stato, i tribunali  di  quest’ultimo  possono  non essere competenti  a conoscere  delle azioni  dirette  contro simili  enti.  Secondo  le interpretazioni  dei giudici  internazionali, il diritto all’immunità  giurisdizionale  non dipende  dall’esistenza  di altri  strumenti  effettivi  che permettano  di ottenere  riparazione (102) e, pertanto, dall’esistenza  di un altro foro disponibile per un attore. Devo ammettere che sono sensibile  all’argomento  secondo il quale, per quanto concerne situazioni che a priori rientrino nella giurisdizione  dei  tribunali  di uno  Stato membro, una  norma  di  diritto internazionale consuetudinario  che abbia simili effetti  non dovrebbe  essere  indiscriminatamente  integrata nell’ordinamento  giuridico  dell’Unione.

143. Tuttavia,  i casi  nei quali  per l’attore non sarebbe disponibile alcun foro  a causa del riconoscimento  dell’immunità  giurisdizionale sono isolati (103) e, comunque, difficili  da individuare. Il  giudice del rinvio  ammette che, tenuto conto  delle circostanze  del procedimento principale, la competenza  dei tribunali panamensi  a conoscere  della controversia  principale sussiste sicuramente. Il rifiuto di  considerare che il principio di  diritto internazionale consuetudinario  relativo  alle  immunità  giurisdizionali degli  Stati  faccia parte  dell’ordinamento giuridico  dell’Unione implicherebbe  tuttavia  una rottura  con l’acquis della comunità internazionale per quanto concerne tutte le controversie, incluse quelle  in cui  è disponibile un foro alternativo  per l’attore.

144. Di conseguenza, pur senza dimenticare  le implicazioni dell’immunità  giurisdizionale  sull’accesso  alla giustizia e la necessità di mantenere l’equilibrio  tra la salvaguardia dell’identità costituzionale  dell’Unione e il rispetto del  diritto internazionale, si deve considerare che tale principio faccia parte dell’ordinamento  giuridico  dell’Unione.

145. Tenuto conto  di quanto precede, in terzo luogo, si deve  valutare  se, alla luce  dell’articolo 47 della Carta e dell’articolo 6, paragrafo 1, della CEDU, un giudice nazionale possa  rifiutarsi  di  riconoscere l’immunità  giurisdizionale ed  esercitare la competenza  che gli deriva  da una norma sulla competenza  del regolamento n. 44/2001.

146. Il  diritto di accesso  ad un tribunale  costituisce un elemento  insito  nel diritto a un equo  processo  enunciato  all’articolo 6, paragrafo 1, della CEDU (104). Analogamente, il  principio della tutela giurisdizionale effettiva  di cui  all’articolo 47 della Carta  è costituito  da vari elementi, i quali  includono, in particolare, il diritto di ricorso ad un giudice (105).

147. L’esame della giurisprudenza della Corte  EDU mostra che, per tale Corte, il riconoscimento dell’immunità  giurisdizionale costituisce  una limitazione  di tale diritto. Orbene, una simile limitazione  persegue uno  scopo legittimo, ossia  quello di  rispettare  il  diritto internazionale  al fine di  favorire la cortesia e le buone  relazioni  tra  Stati grazie  al rispetto  della sovranità di un altro Stato. Peraltro, in generale, tale limitazione  non è sproporzionata  allorché rispecchia principi  di  diritto internazionale generalmente  riconosciuti  in materia di immunità  degli  Stati (106).

148. Seguendo tale ordine di idee, la Supreme Court of the United Kingdom (Corte Suprema del Regno Unito)  ha recentemente  considerato che, in assenza  di un obbligo  derivante  dal principio di immunità  giurisdizionale  degli  Stati, un rifiuto di esercizio  della giurisdizione viola  l’articolo 6 della CEDU e –  per quanto  riguarda  le domande fondate  sul diritto dell’Unione –  anche  l’articolo 47 della Carta (107). Nella sua sentenza, essa  non ha  tuttavia  valutato  se  il  riconoscimento dell’immunità  giurisdizionale  pregiudicasse  l’esercizio  della competenza  derivante  dal regolamento n. 44/2001. Invece, tale giudice sembra  aver considerato  che, in ragione  dell’efficacia diretta  orizzontale dell’articolo 47 della Carta, quest’ultimo  possa essere fatto valere  nei confronti di uno Stato  terzo  per  disapplicare  una disposizione nazionale in materia  di immunità  giurisdizionale  in una controversia  nella quale  il ricorso  è fondato  su un diritto garantito  dall’ordinamento  giuridico  dell’Unione.

149. Nel caso di specie, l’azione proposta  nel procedimento principale  non si fonda sul diritto sostanziale dell’Unione.

150. In tale contesto,  anzitutto, se  un  giudice nazionale trae  la propria  competenza  a conoscere  di una controversia  dal regolamento n. 44/2001, tale giudice  attua il diritto dell’Unione ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta (108). Inoltre, il principio di tutela  giurisdizionale effettiva costituisce un principio generale  del  diritto dell’Unione. Di conseguenza, se, per una qualsiasi ragione, la portata  della  tutela  di cui all’articolo 47 della Carta  si limita  ai diritti e alle  libertà  ai sensi  dell’articolo 52, paragrafo 1, della  Carta, tale principio generale  dovrebbe  «colmare la lacuna» (109).

151. Inoltre, l’articolo 47 della Carta  è sufficiente di per sé e non deve  essere  precisato  mediante disposizioni aggiuntive  del diritto dell’Unione  o del diritto nazionale  per conferire ai singoli un diritto invocabile in quanto tale (110). Atteso che  il principio di tutela  giurisdizionale effettiva  include  il diritto di accesso  ai tribunali, un privato  deve poter  far valere, dinanzi alle autorità  degli  Stati membri, il proprio diritto di  adire  il giudice competente.

152. Infine, la Corte ha già dichiarato che l’obbligo di disapplicare qualsiasi disposizione nazionale contraria a una disposizione di diritto dell’Unione che abbia effetto diretto  non dipende dalla circostanza che la situazione giuridica dei privati possa  eventualmente  essere modificata  una volta che un giudice nazionale disapplichi una regola nazionale di competenza giurisdizionale e statuisca sulla domanda  proposta dinanzi ad esso (111). Deve dirsi lo stesso  per quanto concerne le implicazioni  della ponderazione, da un lato, degli  obblighi  del  diritto internazionale e, dall’altro, di quelli del diritto dell’Unione (112).

153. In tale contesto, il  giudice del rinvio non esprime dubbi  in ordine  alla sussistenza  dell’accesso effettivo  ai tribunali panamensi. Peraltro, esso  ammette che,  nella controversia di cui al procedimento principale,  non si tratta di crimini commessi  in violazione  di  norme  internazionali  di  ius cogens. In tali circostanze, ritengo che il diritto di accesso  ai tribunali  non  osti  a  che il  giudice del rinvio riconosca l’immunità  giurisdizionale  nel procedimento principale.

154. Fatte salve le  precedenti osservazioni  aggiuntive, relative  alla portata dell’immunità  giurisdizionale  nel procedimento principale, confermo la posizione che ho espresso  al paragrafo  129 delle presenti conclusioni.
V.      Conclusione

155. Alla luce  delle precedenti considerazioni, propongo  alla Corte di fornire la seguente risposta  alla questione pregiudiziale  sollevata  dal Tribunale di Genova (Italia):
L’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento  (CE) n. 44/2001  del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale  dev’essere interpretato nel senso che  rientra nella nozione di «materia civile e commerciale», ai sensi di tale disposizione, un’azione di risarcimento danni diretta contro enti di diritto privato relativa ad attività di classificazione e di certificazione compiute da tali enti su delega di uno Stato terzo, per conto di quest’ultimo e nel suo interesse.
Il principio di  diritto internazionale consuetudinario  concernente  l’immunità  giurisdizionale  degli  Stati  non osta  all’applicazione  del regolamento n. 44/2001 in una controversia relativa  ad una simile azione.

1      Lingua originale: il francese.

2      Regolamento del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2001, L 12, pag. 1).

3      Recueil des traités des Nations unies, vol. 1833, 1834 e 1835, pag. 3.

4      Decisione del Consiglio, del 23 marzo 1998, concernente la conclusione, da parte della Comunità europea, della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982 e dell’accordo del 28 luglio 1994 relativo all’attuazione dell[a] parte XI della convenzione (GU 1998, L 179, pag. 1).

5      Conclusa a Londra il 1o novembre 1974.

6      Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime (GU 2009, L 131, pag. 47).

7      V., altresì, sentenza della Supreme Court of the United Kingdom (Corte Suprema del Regno Unito), del 18 ottobre 2017, nella causa Benkharbouche v Secretary of State for Foreign [2017] UKSC 62, punto 59, secondo la quale i legami territoriali tra l’attore, da un lato, e lo Stato convenuto o lo Stato del foro, dall’altro, non possono mai essere totalmente irrilevanti, anche se non incidono in alcun modo sulla classica distinzione tra atti compiuti iure imperii e iure gestionis. Infatti, il principio fondamentale del diritto internazionale è che la sovranità è territoriale e che l’immunità degli Stati costituisce un’eccezione a tale principio. Tornerò sulle considerazioni presentate nella citata sentenza nella parte delle presenti conclusioni dedicata al rapporto tra la dedotta immunità giurisdizionale e l’esercizio della competenza derivante dal regolamento n. 44/2001.

8      Un approccio analogo per quanto attiene all’ordine di analisi delle questioni relative all’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001 e all’impatto di un’eccezione di immunità giurisdizionale sull’esercizio della competenza derivante da tale regolamento sembra essere stato adottato dalla Corte nella sentenza del 15 febbraio 2007, Lechouritou e a. (C‑292/05, EU:C:2007:102).

9      V., in tal senso, conclusioni dell’avvocato generale Ruiz‑Jarabo Colomer nella causa Lechouritou e a. (C‑292/05, EU:C:2006:700, paragrafo 76). Osservo, in proposito, che l’innegabile primato dell’immunità giurisdizionale sulle norme sulla competenza sembra essere messo in discussione nella dottrina recente. V. Sanger, A., «State Immunity and the Right of Access to a Court under the EU Charter of Fundamental Rights», International & Comparative Law Quarterly, vol. 65(1), 2016, pagg. 213 e segg.

10      Sentenza del 15 febbraio 2007 (C‑292/05, EU:C:2007:102).

11      Convenzione del 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1972, L 299, pag. 32), come modificata dalla Convenzione del 9 ottobre 1978, relativa all’adesione del Regno di Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (GU 1978, L 304, pag. 1, e ‐ testo modificato ‐ pag. 77), dalla Convenzione del 25 ottobre 1982, relativa all’adesione della Repubblica ellenica (GU 1982, L 388, pag. 1) e dalla Convenzione del 26 maggio 1989, relativa all’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese (GU 1989, L 285, pag. 1; in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles»).

12      V. sentenza del 19 luglio 2012 (C‑154/11, EU:C:2012:491, punti 33 e 57).

13      V., recentemente, sentenza dell’8 marzo 2018, Saey Home & Garden (C‑64/17, EU:C:2018:173, punto 18).

14      V., in tal senso, sentenza del 26 gennaio 2010, Transportes Urbanos y Servicios Generales (C‑118/08, EU:C:2010:39, punti 23 e 24).

15      V., in particolare, Fox, H., Webb, P., The Law of State Immunity, Oxford University Press, Oxford, 2013, pagg. 32 e segg.

16      V. sentenza del 19 luglio 2012 (C‑154/11, EU:C:2012:491, punto 54).

17      V. sentenza del 19 luglio 2012, Mahamdia (C‑154/11, EU:C:2012:491, punto 55).

18      V. conclusioni dell’avvocato generale Mengozzi nella causa Mahamdia (C‑154/11, EU:C:2012:309, paragrafo 21). V., altresì, Fox, H., Webb, P., op. cit., pagg. 32 e segg.

19      Consiglio d’Europa, Série des traités européens, n. 74. Tale convenzione è stata elaborata in seno al Consiglio d’Europa e aperta alla firma degli Stati a Basilea (Svizzera) il 16 maggio 1972.

20      Tale convenzione è stata adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni unite nel dicembre del 2004 ed è stata aperta alla firma degli Stati dal 17 gennaio 2005.

21      V. Crawford, J., Brownlie’s Principles of Public International Law, Oxford University Press, Oxford, 2019 (9a ed.), pag. 473 e giurisprudenza ivi citata.

22      V., in tal senso, conclusioni dell’avvocato generale Mengozzi nella causa Mahamdia (C‑154/11, EU:C:2012:309, paragrafo 26 e giurisprudenza ivi citata). V., altresì, Pavoni, R., «The Myth of the Customary Nature of the United Nations Convention on the State Immunity: Does the End Justify the Means?», The European Convention on Human Rights and General International Law, a cura di van Aaken, A., Motoc, I., Oxford University Press, Oxford, 2018, pag. 282.

23      V. van Alebeek, R., a cura di O’Keefe, R., Tams, Ch.J., The United Nations Convention on Jurisdictional Immunities of States and Their Property. A Commentary, Oxford, 2013, pag. 163, e Stewart, D.P., «The UN Convention on Jurisdictional Immunities of States and Their Property», The American Journal of International Law, vol. 99, 2005, pag. 199.

24      V. sentenza del 21 dicembre 2011, Air Transport Association of America e a. (C‑366/10, EU:C:2011:864, punto 101). V. altresì, in tal senso, sentenze del 24 novembre 1992, Poulsen e Diva Navigation (C‑286/90, EU:C:1992:453, punti 9 e 10), nonché del 3 giugno 2008, Intertanko e a. (C‑308/06, EU:C:2008:312, punto 51).

25      V., in tal senso, sentenze del 24 novembre 1992, Poulsen e Diva Navigation (C‑286/90, EU:C:1992:453, punto 9), nonché del 25 febbraio 2010, Brita (C‑386/08, EU:C:2010:91, punto 45).

26      Dopotutto, è ampiamente ammesso che lo Stato convenuto sia libero di rinunciare alla propria immunità giurisdizionale.

27      V., in tal senso, Crawford, J., op. cit., pag. 470, e Higgins, R., «General Course on Public International Law», Recueil des cours de l’Académie de La Haye, vol. 230, 1991, pag. 115.

28      V. sentenza del 19 luglio 2012 (C‑154/11, EU:C:2012:491, punto 56).

29      Rilevo che taluni giudici nazionali deducono dall’inapplicabilità del regolamento n. 44/2001 in una data controversia a causa dell’esercizio di prerogative dei pubblici poteri da parte di uno Stato convenuto che, in tale controversia, lo Stato interessato gode dell’immunità giurisdizionale. Infatti, sembra che, alla luce della sentenza del 15 novembre 2018, Kuhn (C‑308/17, EU:C:2018:911), nella quale la Corte ha dichiarato che una controversia relativa a un’azione proposta nei confronti di uno Stato membro che ha emesso obbligazioni e che, successivamente all’emissione di tali obbligazioni, ha adottato una legge che permette di modificare le condizioni di emissione iniziali non può essere ricondotta alla «materia civile e commerciale», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 1215/2012/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2012, L 351, pag. 1). Nella sua sentenza del 22 gennaio 2019, 10 Ob 103/18x, punto 1.1, l’Oberster Gerichtshof (Corte suprema, Austria) ha considerato che i giudici austriaci non possono statuire sulla responsabilità di uno Stato convenuto in una controversia analoga.

30      V. sentenza del 19 luglio 2012, Mahamdia (C‑154/11, EU:C:2012:491, punto 49).

31      V., in tal senso, Muir Watt, H., Pataut, E., «Les actes iure imperii et le règlement Bruxelles I», Revue critique de droit international privé, vol. 97, 2008, pagg. 61 e segg., punto 25.

32      V. van Alebeek, R., op. cit., pagg. da 57 a 59.

33      L’assenza di esplicita menzione degli atti compiuti iure imperii può spiegare perché, nella motivazione del rinvio pregiudiziale, il giudice del rinvio dichiara di chiedersi se le operazioni di classificazione e di certificazione svolte dagli enti di diritto privato rientrino nella «materia amministrativa» ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001.

34      V., recentemente, sentenza del 28 febbraio 2019, Gradbeništvo Korana (C‑579/17, EU:C:2019:162, punto 47 e giurisprudenza ivi citata).

35      V. sentenza del 23 ottobre 2014, flyLAL-Lithuanian Airlines (C‑302/13, EU:C:2014:2319, punto 27).

36      V. sentenza del 12 settembre 2013, Sunico e a. (C‑49/12, EU:C:2013:545, punto 33 e giurisprudenza ivi citata).

37      Nella propria giurisprudenza, per stabilire se un’azione di risarcimento danni rientri nella nozione di «materia civile e commerciale», la Corte ha fatto riferimento, nella sentenza del 15 febbraio 2007, Lechouritou e a. (C‑292/05, EU:C:2007:102, punto 38), agli atti che si trovano all’origine del danno e, quindi, del ricorso volto ad ottenere il risarcimento dei danni, nella sentenza del 15 novembre 2018, Kuhn (C‑308/17, EU:C:2018:911, punto 36), agli atti dai quali una controversia è scaturita e, infine, nella sentenza del 28 aprile 2009, Apostolides (C‑420/07, EU:C:2009:271, punto 45), agli atti nei confronti dei quali un’azione è diretta.

38      V., in tal senso, Rogerson, P., «Articolo 1», Brussels I bis Regulation, a cura di Magnus, U., Mankowski, P., Otto Schmidt, Colonia, 2016, pag. 63, punto 13. In proposito, v. altresì Boschiero, N., «Jurisdictional Immunities of the State and Exequatur of Foreign Judgments: a private International Law Evaluation of the Recent ICJ Judgment in Germany v. Italy», International Courts and the Development of International Law: Essays in Honour of Tullio Treves, a cura di Boschiero, N., Scovazzi, T., Pitea, C., Ragni, C., T.M.C. Asser Press, L’Aia, 2013, pagg. 808 e 809, il quale afferma che l’esclusione della responsabilità per gli atti compiuti iure imperii non è correlata alla natura intrinseca della materia civile e commerciale, ma risulta da una scelta politica.

39      V. sentenza del 15 novembre 2018, Kuhn (C‑308/17, EU:C:2018:911, punti 31 e 32). Inoltre, l’introduzione di tale aggiunta ha permesso di garantire la coerenza terminologica tra il regolamento n. 1215/2012 ed altri atti di diritto internazionale privato dell’Unione. A titolo illustrativo, v. articolo 1, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 luglio 2007, sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (Roma II) (GU 2007, L 199, pag. 40), secondo il quale tale regolamento non si applica, in particolare, alle materie fiscali, doganali o amministrative né alla responsabilità dello Stato per atti od omissioni nell’esercizio di pubblici poteri (acta iure imperii). Ciò implica, da un lato, che il ricorso alle interpretazioni di alcuni di tali atti può rivelarsi utile per definire l’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001 e, d’altro lato, che l’interpretazione data dalla Corte a tale regolamento inciderà sugli ambiti di applicazione di detti atti.

40      V. Toader, C., «La notion de matière civile et commerciale», Europa als Rechts- und Lebensraum: Liber amicorum für Christian Kohler zum 75. Geburtstag am 18. Juni 2018, a cura di Hess, B., Jayme, E., Mansel, H.‑P., Verlag Ernst und Werner Gieseking, Bielefeld, 2018, pag. 521 e la dottrina ivi citata. V. altresì, in tal senso, per quanto concerne il regolamento n. 864/2007, menzionato nella nota a piè di pagina 39, Nourissat, C., «Le champ d’application du règlement “Rome II”», Le Règlement communautaire «Rome II» sur la loi applicable aux obligations non contractuelles. Actes du colloque du 20 septembre 2007 – Dijon, a cura di Corneloup, S., e Joubert, N., LexisNexis Litec, Parigi, 2008, pag. 24.

41      V. sentenze del 1o ottobre 2002, Henkel (C‑167/00, EU:C:2002:555, punto 26); del 23 ottobre 2014, flyLAL-Lithuanian Airlines (C‑302/13, EU:C:2014:2319, punto 31 e giurisprudenza ivi citata), nonché del 9 marzo 2017, Pula Parking (C‑551/15, EU:C:2017:193, punto 35).

42      V. sentenza del 12 settembre 2013, Sunico e a. (C‑49/12, EU:C:2013:545, punto 43). Orbene, si può arguire che, se un’autorità tributaria nazionale porta avanti richieste che traggono origine da una violazione delle leggi fiscali, essa agisce in qualità di autorità sovrana, anche se chiede un risarcimento danni dinanzi ai tribunali ordinari conformemente al diritto comune della responsabilità civile. V. Kohler, Ch., «Abschied von der autonomen Auslegung des Begriffs “Zivil- und Handelssachen” in Art. 1 EuGVVO?», Praxis des Internationalen Privat- und Verfahrensrechts, vol. 35(1), 2015, pag. 55.

43      V. De Bruyne, J., Third-Party Certifiers, Wolters Kluwer, Alphen aan den Rijn, 2019; Goebel, F., Classification Societies. Competition and Regulation of Maritime Information Intermediaries, Lit, Zurigo, 2017, pagg. 42 e segg., e Ulfbeck, V., Møllmann, A., «Public Function Liability of Classification Societies», Certification – Trust, Accountability, Liability, a cura di Rott, P., Springer, Cham, 2019, pagg. 213 e segg.

44      V. regola 3‑1, parte A‑1, capitolo II‑1, della Convenzione SOLAS.V., altresì, Ulfbeck, V., Møllmann, A., op. cit., pag. 225.

45      V., in particolare, regola 6, capitolo I, della Convenzione SOLAS.

46      Sentenza del 9 marzo 2017, Pula Parking (C‑551/15, EU:C:2017:193, punto 35).

47      V. sentenza del 5 febbraio 2004, Frahuil (C‑265/02, EU:C:2004:77, punto 20).

48      V. sentenza del 23 ottobre 2014, flyLAL-Lithuanian Airlines (C‑302/13, EU:C:2014:2319, punto 35).

49      V. sentenza del 15 novembre 2018 (C‑308/17, EU:C:2018:911).

50      V. sentenza del 15 novembre 2018, Kuhn (C‑308/17, EU:C:2018:911, punti 38 e 39).

51      V. sentenza del 15 novembre 2018, Kuhn (C‑308/17, EU:C:2018:911, punti 40 e 41).

52      V. sentenza del 15 novembre 2018, Kuhn (C‑308/17, EU:C:2018:911, punto 42).

53      V. nota a piè di pagina 41 e giurisprudenza ivi citata.

54      V. sentenza del 4 maggio 2010, TNT Express Nederland (C‑533/08, EU:C:2010:243, punto 49).

55      Benché l’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001 non coincida necessariamente con l’ambito negativo dell’immunità giurisdizionale, mi sembra che la rilevanza dell’obiettivo di un atto sia discutibile anche nel diritto dell’immunità degli Stati. In particolare, nel contesto della Convenzione di New York, che si basa sulla distinzione tra atti compiuti iure imperii ed atti compiuti iure gestionis, lo scopo di una transazione può avere una certa rilevanza per quanto concerne la questione se tale transazione sia stata compiuta iure gestionis, il che ha come conseguenza che uno Stato convenuto non può avvalersi dell’immunità giurisdizionale. Orbene, ai sensi della convenzione in parola, lo scopo di una transazione costituisce un criterio sussidiario rispetto a quello della natura della transazione, che, in taluni casi, può essere preso in considerazione. Inoltre, tale criterio sussidiario, in primo luogo, è ampiamente controverso (v. Pavoni, R., op. cit., pag. 282), in secondo luogo, è oggetto di critiche dottrinali per le stesse ragioni illustrate al paragrafo 77 delle presenti conclusioni (v. Bröhmer, J., State Immunity and the Violation of Human Rights, Martinus Nijhoff Publishers, L’Aia, 1997, pag. 1) e, in terzo luogo, non è applicato in maniera coerente dai giudici nazionali, che tendono a prendere in considerazione esclusivamente la natura di una transazione (v. Yang, X., State Immunity in International Law, Cambridge University Press, Cambridge, 2012, pagg. da 85 a 108).

56      Sentenza del 9 marzo 2017 (C‑551/15, EU:C:2017:193, punto 35).

57      Sentenza del 21 aprile 1993 (C‑172/91, EU:C:1993:144, punto 21).

58      Sentenza del 21 aprile 1993, Sonntag (C‑172/91, EU:C:1993:144, punti 27 e 28).

59      C‑172/91, EU:C:1992:487, paragrafo 44.

60      Tenuto conto del fatto che l’ambito di applicazione ratione materiae del regolamento n. 44/2001 non deve necessariamente coincidere con l’ambito negativo dell’immunità giurisdizionale, non posso escludere che una siffatta eventuale assunzione di responsabilità da parte dello Stato possa, invece, venire in rilievo nel contesto del diritto dell’immunità.

61      V. sentenza del 16 dicembre 1980 (814/79, EU:C:1980:291, punto 9).

62      Sentenza del 16 dicembre 1980 (814/79, EU:C:1980:291, punti 9 e 10).

63      Devo osservare che, nella causa che ha dato luogo alla sentenza del 16 dicembre 1980, Rüffer (814/79, EU:C:1980:291), il governo dei Paesi Bassi ha affermato dinanzi alla Corte che la legge olandese autorizza l’amministratore di una via d’acqua pubblica a rimuovere un relitto che rappresenti un pericolo o un intralcio per la navigazione marittima, senza che abbia bisogno per fare ciò del consenso del proprietario del relitto o del suo possessore. Peraltro, al punto 11 di tale sentenza, la Corte ha fatto riferimento ai principi generali desumibili dal complesso degli ordinamenti giuridici nazionali degli Stati membri per constatare che la disciplina di cui alle leggi nazionali mette per l’appunto in luce che l’amministratore di dette vie, allorché dispone la rimozione dei relitti, opera nell’esercizio della sua potestà d’imperio. Tale passaggio dev’essere interpretato tenendo presente l’illustrazione delle normative nazionali contenuta nelle conclusioni dell’avvocato generale Warner presentate nella causa Rüffer (814/79, EU:C:1980:229). Ne risulta che tali normative precisano, in particolare, i poteri degli amministratori nei confronti dei proprietari che non hanno rimosso un relitto loro appartenente, piuttosto che gli obblighi in materia ambientale. 

64      V. Basedow, J., «Civil and Commercial Matters. A New Key Concept of Community Law», Rett og toleranse. Festskrift til Helge Johan Thue – 70 år, Gyldendal, a cura di Frantzen, T., Giersten, J., Cordero Moss, G., Gyldendal, Oslo, 2007, pag. 159.

65      Riguardo all’interpretazione della nozione di «materia civile e commerciale», la rilevanza della giurisprudenza concernente le libertà fondamentali è confermata, in particolare, dal ricorso a una sentenza relativa alla libera circolazione dei lavoratori. V. sentenza del 21 aprile 1993, Sonntag (C‑172/91, EU:C:1993:144, punto 24).

66      Sentenza del 16 giugno 2015 (C‑593/13, EU:C:2015:399, punto 20).

67      V. paragrafi da 67 a 70 delle presenti conclusioni.

68      V. paragrafi da 71 a 83 delle presenti conclusioni.

69      V. paragrafi da 84 a 88 delle presenti conclusioni.

70      V. paragrafi da 90 a 98 delle presenti conclusioni.

71      V. ordinanza del 12 luglio 2012, Currà e a. (C‑466/11, EU:C:2012:465, punto 19 e giurisprudenza ivi citata). Mi sembra che sia anche la posizione adottata dall’avvocato generale Ruiz‑Jarabo Colomer nelle sue conclusioni nella causa Lechouritou e a. (C‑292/05, EU:C:2006:700, paragrafo 78), nelle quali egli ha considerato che, in una controversia in cui non si applica la Convenzione di Bruxelles, esula dalle attribuzioni della Corte la verifica dell’esistenza dell’immunità e delle implicazioni di quest’ultima per i diritti umani.

72      V. sentenza del 19 luglio 2012 (C‑154/11, EU:C:2012:491, punto 49).

73      V. van Alebeek, R., The Immunity of States and Their Officials in International Criminal Law and International Human Rights Law, Oxford University Press, Oxford, 2008, pagg. da 57 a 59.

74      Per quanto concerne il caso «Erika», la questione dell’immunità giurisdizionale non è stata decisa nella sentenza n. 3439 del 25 settembre 2012 (10-82.938) (FR:CCASS:2012:CR03439): la Cour de cassation (chambre criminelle) [Corte di cassazione (Sezione penale), Francia] ha considerato che una delle parti che aveva affermato di essere beneficiaria di un’immunità aveva partecipato attivamente alla fase istruttoria e che tale partecipazione attiva all’istruzione non era compatibile con l’eventuale intenzione di avvalersi dell’immunità in questione. Peraltro, per quanto riguarda il caso «Prestige», la sentenza del 19 marzo 2014 del tribunal de Bordeaux (Tribunale di Bordeaux, Francia), parimenti citata dalle convenute, è stata riformata, in quanto è stato ritenuto dalla cour d’appel de Bordeaux (Corte d’appello di Bordeaux, Francia), nella sentenza del 6 marzo 2017, n. 14/02185, che alcune convenute beneficiassero di un’immunità giurisdizionale. Certamente, la Cour de cassation (Corte di cassazione), nella sua sentenza del 17 aprile 2019, n. 17-18.286 (FR:CCASS:2019:C100370), ha dichiarato, approvando nel contempo la sentenza della cour d’appel (Corte d’appello), che le attività di certificazione e di classificazione sono dissociabili e che soltanto la prima autorizza una società di diritto privato ad avvalersi dell’immunità giurisdizionale. Orbene, va osservato che tale procedimento riguardava unicamente la responsabilità per attività di classificazione, cosicché le considerazioni relative alle attività di certificazione possono essere ritenute obiter dicta. Inoltre, le sentenze dei giudici italiani citate dalle convenute, in particolare la sentenza del Tribunale di Genova dell’8 marzo 2012, n. 2097, adottano una posizione opposta per quanto attiene alla dissociabilità di tali attività, v. F. Goebel, op. cit., pag. 334.

75      V., in particolare, Dickinson, A., «State Immunity and State-Owned Entreprises», Business Law International, vol. 10, 2009, pagg. 97 e segg.

76      Sentenza del 19 luglio 2012 (C‑154/11, EU:C:2012:491).

77      Sentenza del 19 luglio 2012 (C‑154/11, EU:C:2012:491, punti 55 e 56).

78      V. paragrafo 38 delle presenti conclusioni.

79      «Draft Articles on Jurisdictional Immunities of States and Their Property, with commentaries», Yearbook of International Law Commission, 1991, vol. II(2), pag. 17.

80      Direttiva di esecuzione della Commissione, del 17 dicembre 2014, recante modifica della direttiva 2009/15 (GU 2014, L 366, pag. 83).

81      V. paragrafo 62 delle presenti conclusioni.

82      V., in tal senso, Ulfbeck, V., Møllmann, A., op. cit., pag. 218.

83      V. Corte internazionale di Giustizia, sentenza del 3 febbraio 2012, Immunità giurisdizionali dello Stato [Germania c. Italia; Grecia (interveniente)], C.I.J. Recueil 2012, punto 58.

84      V. Rocha Ferreira, A., Carvalho, C., «Formation and Evidence of Customary International Law», UFRGS Model United Nations Journal, vol. 1, 2013, pagg. 187 e 188, e dottrina ivi citata. V., altresì, «Draft Conclusions on Identification of Customary International Law, with Commentaries», Yearbook of the International Law Commission, 2018, vol. II.

85      Sulla problematica dei contributi positivi e negativi dell’Unione per quanto concerne la partecipazione di quest’ultima alla formazione delle norme consuetudinarie, v. Malenovský, J., «Le juge e la coutume internationale: perspective de l’Union européenne et de la Cour de justice», The Law and Practice of International Courts and Tribunals, vol. 12, 2013, pag. 218.

86      V. rapporto della Commissione di diritto internazionale delle Nazioni unite. Documenti ufficiali. Settantatreesima sessione. Supplemento n. 10 (A-73/10). pag. 127.

87      V. paragrafi 100 e 101 delle presenti conclusioni.

88      A differenza dell’immunità giurisdizionale, l’immunità sostanziale conduce all’irresponsabilità sul piano del diritto sostanziale. V. Ulfbeck, V., Møllmann, A., op. cit., pagg. 232 e 238.

89      V. Briggs, A., Civil Jurisdiction and Judgments [Informa law from Routledge] (Taylor & Francis Group), New York, 2015, pag. 391; Hess, B., «Die intertemporale Anwendung des europäischen Zivilprozessrechts in den EU-Beitrittsstaaten», Praxis des Internationalen Privat- und Verfahrensrechts, vol. 4, 1994, pag. 374, punti 10 e 14, e Mankowski, P., op. cit., pag. 1058.

90      V., a contrario, sentenza del 13 maggio 2015, Gazprom (C‑536/13, EU:C:2015:316, punto 43).

91      In proposito, in dottrina si è affermato che l’articolo 71 del regolamento n. 44/2001 non disciplina i rapporti fra tale regolamento e le convenzioni internazionali delle quali tutti gli Stati membri e l’Unione sono parti. Simili convenzioni sono parte integrante dell’ordinamento giuridico dell’Unione e, pertanto, il loro rapporto con detto regolamento dev’essere valutato sulla base dell’articolo 67 del medesimo regolamento o sulla base dell’articolo 216, paragrafo 2, TFUE.V. Lazić, V., Stuij, S., «Brussels I bis in Relation to Other Instruments on the Global Level», a cura di Lazić V., Stuij, S., Brussels Ibis Regulation: Changes and Challenges of the Renewed Procedural Scheme, Springer, L’Aia, 2017, pag. 133, e Puetz, A., «Rules on Jurisdiction and Recognition or Enforcement of Judgments in Specialised Conventions on Transport in the Aftermath of TNT: Dynamite or Light in the Dark?», The European Legal Forum, vol. 5/6, 2018, pag. 124.

92      V., in tal senso, Lenaerts, K., «The Kadi Saga and the Rule of Law within the EU», SMU Law Review, vol. 67, 2014, pag. 712.

93      V., in particolare, sentenza dell’11 luglio 2018, Bosphorus Queen Shipping (C‑15/17, EU:C:2018:557, punto 44 e giurisprudenza ivi citata).

94      In particolare, a differenza delle convenzioni internazionali, l’Unione non esercita la propria competenza per farsi vincolare dalle norme di diritto internazionale consuetudinario. V. Neframi, E., «Customary International Law and Article 3(5) TUE», The European Union’s External Action in Times of Crisis, a cura di Eeckhout, P., Lopez‑Escudero, M., Hart Publishing, Oxford, 2016, pagg. 208 e segg.

95      V. sentenza del 25 febbraio 2010, Brita (C‑386/08, EU:C:2010:91, punto 42). V. altresì, in tal senso, sentenze del 23 gennaio 2014, Manzi e Compagnia Naviera Orchestra (C‑537/11, EU:C:2014:19, punto 39), nonché del 14 marzo 2017, A e a. (C‑158/14, EU:C:2017:202, punto 87).

96      Rilevo che una simile posizione riguardo al rapporto tra il diritto dell’immunità degli Stati ed il regolamento n. 44/2001 è stata adottata dall’High Court of Justice (England & Wales), Queen’s Bench Division [Alta Corte di giustizia (Inghilterra e Galles), divisione del Queen’s Bench, Regno Unito] nella sentenza del 20 dicembre 2005, Grovit v De Nederlandsche Bank and Others, [2006] 1 WLR 3323, punto 47. Secondo tale sentenza, il regolamento in parola non dev’essere interpretato nel senso che escluda il ricorso all’immunità, ma nel rispetto del diritto internazionale dell’immunità degli Stati.

97      Sentenza dell’11 settembre 2014, A (C‑112/13, EU:C:2014:2195, punto 51).

98      V. Lenaerts, K., op. cit., pagg. 707, 710 e 711.

99      V. sentenza del 16 ottobre 2012 (C‑364/10, EU:C:2012:630, punti 51 e 52).

100      Sentenza del 3 settembre 2008 (C‑402/05 P e C‑415/05 P, EU:C:2008:461, punto 285).

101      V., in tal senso, Lenaerts, K., op. cit., pag. 712.

102      V. Corte internazionale di Giustizia, sentenza del 3 febbraio 2012, Immunità giurisdizionali dello Stato [Germania c. Italia; Grecia (interveniente)], C.I.J. Recueil 2012, punto 101. L’argomento ricavato dall’assenza di strumenti alternativi che permettano di ottenere riparazione è stato implicitamente respinto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (in prosieguo: la «Corte EDU») nella sentenza del 14 gennaio 2014, Jones e altri c. Regno Unito (CE:ECHR:2014:0114JUD003435606, § 193 e 195).

103      A titolo illustrativo, l’articolo 5, paragrafo 3, della direttiva 2009/15 prevede che un accordo tra uno Stato membro e un organismo riconosciuto può contenere un obbligo di individuare una rappresentanza locale nel territorio di tale Stato membro, il che può permettere di garantire la competenza dei tribunali di quest’ultimo. V., su tale problematica, Ulfbeck, V., Møllmann, A., op. cit., pag. 220.

104      V., in particolare, Corte EDU, 21 febbraio 1975, Golder c. Regno Unito, (CE:ECHR:1975:0221JUD 000445170, § 36).

105      V. sentenza del 6 novembre 2012, Otis e a. (C‑199/11, EU:C:2012:684, punto 48).

106      V., in particolare, Corte EDU, 21 novembre 2001, Al-Adsani c. Regno Unito, (CE:ECHR:2001:1121JUD003576397, § 56), e Corte EDU, 14 gennaio 2014, Jones e altri c. Regno Unito (CE:ECHR:2014:0114JUD003435606, § da 186 a 189). Rilevo che tale giurisprudenza è stata elaborata soprattutto nel contesto delle controversie tra privati e Stati. Tenuto conto delle mie osservazioni contenute al paragrafo 142 delle presenti conclusioni, ciò può spiegare le ragioni per le quali la Corte EDU non esamina l’esistenza di altri strumenti effettivi che permettano di ottenere riparazione e constata che, in generale, la limitazione del diritto di accesso ad un tribunale non è sproporzionata. Invece, per quanto concerne una controversia tra privati e un’organizzazione internazionale, considerato che quest’ultima non ha il proprio foro statale, la Corte EDU ha esaminato altri strumenti ragionevoli per tutelare efficacemente i diritti garantiti dalla CEDU.V. Corte EDU, 18 febbraio 1999, Waite e Kennedy c. Germania (CE:ECHR:1999:0218JUD002608394, § 68). Ritengo che, in questo contesto, la situazione degli enti di diritto privato esterni allo Stato da cui è derivata la loro immunità sia paragonabile a quella di un’organizzazione internazionale.

107      V. sentenza del 18 ottobre 2017, Benkharbouche v Secretary of State for Foreign and Commonwealth Affairs, [2017] UKSC 62.

108      V. sentenza del 25 maggio 2016, Meroni (C‑559/14, EU:C:2016:349, punto 44).

109      Prechal, S., «The Court of Justice and Effective Judicial Protection: What Has the Charter Changed?», Paulussen C., Takács T., Lazic, V., Van Rompuy B. (a cura di), Fundamental Rights in International and European Law. Public and Private Law Perspective, Springer, L’Aia, 2016, pagg. 148 e 149.

110      V., per quanto concerne la possibilità di far valere l’articolo 47 della Carta, sentenza del 17 aprile 2018, Egenberger (C‑414/16, EU:C:2018:257, punto 78).

111      V. sentenza dell’11 luglio 2019, A (C‑716/17, EU:C:2019:598, punto 39).

112      V. paragrafi 137 e 144 delle presenti conclusioni.