CELEX: 62006CJ0413
Language: it
Date: 2008-07-10
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 10 luglio 2008.#Bertelsmann AG e Sony Corporation of America contro Independent Music Publishers and Labels Association (Impala).#Impugnazione - Concorrenza - Controllo delle operazioni di concentrazione di imprese - Joint venture Sony BMG - Ricorso contro l’annullamento di una decisione della Commissione che dichiara compatibile con il mercato comune un’operazione di concentrazione - Sindacato giurisdizionale - Portata - Criteri in materia di prova - Funzione della comunicazione degli addebiti - Rafforzamento o costituzione di una posizione dominante collettiva - Motivazione delle decisioni che autorizzano un’operazione di concentrazione - Impiego di informazioni riservate.#Causa C-413/06 P.

Causa C‑413/06 P
      Bertelsmann AG e Sony Corporation of America
      contro
      Independent Music Publishers and Labels Association (Impala)
      «Impugnazione — Concorrenza — Controllo delle operazioni di concentrazione di imprese — Joint venture Sony BMG — Ricorso contro l’annullamento di una decisione della Commissione che dichiara compatibile con il mercato comune un’operazione
         di concentrazione — Sindacato giurisdizionale — Portata — Criteri in materia di prova — Funzione della comunicazione degli addebiti — Rafforzamento o costituzione di una posizione dominante collettiva — Motivazione delle decisioni che autorizzano un’operazione di concentrazione — Impiego di informazioni riservate»
      
      Massime della sentenza
      1.        Concorrenza — Concentrazioni — Valutazione della compatibilità con il mercato comune — Criteri in materia di prova — Identità
            nelle ipotesi di autorizzazione o divieto
      (Regolamento del Consiglio n. 4064/89, artt. 2, nn. 2 e 3, 6, n. 1, 8, n. 1, e 10, n. 6)
      2.        Concorrenza — Concentrazioni — Procedimento amministrativo — Comunicazione degli addebiti — Natura provvisoria
      (Artt. 81 CE e 82 CE; regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 18, n. 3; regolamento della Commissione n. 447/98, art. 13,
            n. 2)
      3.        Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Adozione di una decisione che dichiara la compatibilità
            di un’operazione di concentrazione con il mercato comune — Sindacato giurisdizionale
      (Regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 18, n. 3)
      4.        Concorrenza — Concentrazioni — Procedimento amministrativo — Rispetto dei diritti della difesa — Deduzione di argomenti in
            risposta alla comunicazione degli addebiti — Diritto delle parti che effettuano la notificazione
      (Regolamento del Consiglio n. 4064/89, artt. 11, 14, 15, 18, n. 3, e 19; regolamento della Commissione n. 447/98, artt. 3,
            n. 1, e 13, n. 2)
      5.        Concorrenza — Concentrazioni — Valutazione della compatibilità con il mercato comune — Creazione o rafforzamento di una posizione
            dominante collettiva che ostacola in modo significativo la concorrenza effettiva nel mercato comune — Criteri 
      (Art. 81 CE; regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 2, n. 3)
      6.        Concorrenza — Concentrazioni — Esame da parte della Commissione — Valutazioni di ordine economico — Sindacato giurisdizionale
            — Limiti 
      (Regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 2)
      7.        Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata — Decisione di applicazione delle norme in materia di concentrazioni
            tra imprese 
      (Art. 253 CE; regolamento del Consiglio n. 4064/89, art. 8, n. 2)
      8.        Ricorso di annullamento — Motivi di ricorso — Violazione di forme sostanziali — Violazione dell’obbligo di motivazione nell’ipotesi
            di una decisione che autorizza un’operazione di concentrazione — Esame d’ufficio da parte del giudice
      (Artt. 230 CE e 253 CE; regolamento del Consiglio n. 4064/89, artt. 2, 6, n. 1, 8, n. 1, e 10, n. 6)
      1.        Dall’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento n. 4064/89, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra imprese,
         non si evince che quest’ultimo imponga criteri di prova diversi in materia di decisioni che autorizzano un’operazione di concentrazione,
         da un lato, e di decisioni che vietano una siffatta operazione, dall’altro. Infatti, l’analisi prospettica necessaria in materia
         di controllo delle operazioni di concentrazione, che consiste nel verificare in che termini una tale operazione possa modificare
         i fattori che determinano lo stato della concorrenza in un determinato mercato, onde accertare se possa conseguirne un significativo
         ostacolo a un’effettiva concorrenza, impone di ipotizzare le varie concatenazioni causa-effetto, al fine di accogliere quella
         maggiormente probabile. Pertanto, dal regolamento non si può dedurre una presunzione generale di compatibilità o di incompatibilità
         con il mercato comune di un’operazione di concentrazione notificata.
      
      Quest’interpretazione del regolamento n. 4064/89 non è inficiata dall’art. 10, n. 6, di quest’ultimo, in forza del quale un’operazione
         di concentrazione notificata è considerata compatibile con il mercato comune quando la Commissione non ha adottato, nel termine
         stabilito, una decisione sulla compatibilità di detta operazione. Infatti, questa disposizione è una specifica espressione
         del dovere di celerità, che contraddistingue l’economia generale del regolamento e che impone alla Commissione di rispettare
         termini rigorosi per l’adozione della decisione definitiva. Tuttavia, la disposizione menzionata costituisce un’eccezione
         all’economia generale del regolamento, quale si evince, in particolare, dagli artt. 6, n. 1, e 8, n. 1, di quest’ultimo, ai
         sensi della quale la Commissione adotta una decisione formale sulle operazioni di concentrazione che le vengono notificate.
      
      D’altronde, è senz’altro vero che le decisioni della Commissione sulla compatibilità delle operazioni di concentrazione con
         il mercato comune devono essere suffragate da elementi di prova particolarmente rilevanti e concordanti e che, nel contesto
         dell’analisi di un’operazione di concentrazione di tipo «conglomerato», la qualità degli elementi di prova presentati dalla
         Commissione al fine di dimostrare la necessità di una decisione che dichiari l’operazione di concentrazione incompatibile
         con il mercato comune è particolarmente rilevante. Tuttavia, da ciò non si può dedurre che, in merito a decisioni che vietino
         operazioni di concentrazione, la Commissione debba conformarsi, in particolare quando quest’ultima si fonda su un’ipotesi
         di posizione dominante collettiva, a criteri in materia di prova più rigorosi rispetto al caso di decisioni che autorizzino
         operazioni di tal genere. Infatti, la funzione essenziale della prova è di persuadere in merito alla fondatezza di una tesi
         o, come in materia di controllo delle operazioni di concentrazione, di suffragare le valutazioni che sono alla base delle
         decisioni della Commissione. Inoltre, la circostanza che si tratti o meno di un’ipotesi di posizione dominante collettiva
         non può avere, di per sé, alcuna incidenza sui criteri applicabili in materia di prova. La complessità intrinseca di un’ipotesi
         di ostacolo alla concorrenza formulata nei confronti di un’operazione di concentrazione notificata costituisce un elemento
         di cui occorre tener conto in sede di valutazione della plausibilità delle diverse conseguenze di quest’operazione, al fine
         di individuare quelle maggiormente probabili, ma una siffatta complessità non ha, in quanto tale, nessuna influenza sul livello
         di prova richiesto.
      
      Da quanto sin qui esposto discende che, quando è chiamata a pronunciarsi su un’operazione di concentrazione in applicazione
         del regolamento n. 4064/89, la Commissione è obbligata, in linea di principio, a esprimersi nel senso di autorizzare o vietare
         una tale operazione, in base alla sua valutazione delle conseguenze economiche attribuibili all’operazione di cui trattasi
         che appaiano maggiormente probabili.
      
      (v. punti 46-52)
      2.        Nell’ambito della procedura di controllo delle operazioni di concentrazione, la comunicazione degli addebiti è un documento
         di natura processuale e preparatoria che, al fine di garantire l’esercizio efficace dei diritti della difesa, circoscrive
         l’oggetto del procedimento amministrativo avviato dalla Commissione, impedendo così a quest’ultima di accogliere altre censure
         nella decisione con cui essa conclude il procedimento di cui trattasi. Pertanto, tale comunicazione è per sua natura provvisoria
         e soggetta a modifiche che la Commissione può apportare nell’ambito della propria successiva valutazione alla luce delle osservazioni
         presentatele dalle parti e di altre constatazioni di fatto. Infatti, la Commissione deve tener conto degli elementi derivanti
         dall’intero procedimento amministrativo, o per abbandonare censure che sarebbero ingiustificate, o per rettificare ed integrare
         sia in fatto che in diritto i suoi argomenti a sostegno delle censure che essa accoglie. Pertanto, la comunicazione degli
         addebiti non impedisce assolutamente alla Commissione di modificare la propria posizione a favore delle imprese interessate.
      
      Ne consegue che la Commissione non è tenuta alla conferma delle valutazioni in fatto o in diritto formulate nella comunicazione
         degli addebiti. Al contrario, essa deve motivare la sua decisione definitiva con le sue valutazioni conclusive basate sugli
         esiti dell’intera indagine quali essi risultano al momento della chiusura del procedimento formale. Peraltro, la Commissione
         non è tenuta a spiegare le eventuali differenze rispetto alle sue valutazioni provvisorie contenute nella comunicazione degli
         addebiti.
      
      La circostanza che la Commissione sia soggetta, nell’ambito del controllo delle operazioni di concentrazione, a differenza
         di quanto avviene nella sfera d’applicazione degli artt. 81 CE e 82 CE, a termini processuali rigorosi non ha alcuna incidenza
         sulla natura provvisoria della comunicazione degli addebiti. Infatti, l’esercizio efficace dei diritti della difesa impone
         che le argomentazioni dei soggetti partecipanti a una concentrazione notificata godano, in sede di procedimento di verifica
         delle operazioni di concentrazione, di una considerazione identica a quella di cui godono le argomentazioni delle parti coinvolte
         nei procedimenti avviati in applicazione degli artt. 81 CE o 82 CE.
      
      (v. punti 63-66)
      3.        Non si può assolutamente vietare al Tribunale di utilizzare la comunicazione degli addebiti per procedere all’interpretazione
         di una decisione della Commissione in materia di controllo delle operazioni di concentrazione, in particolare per quanto riguarda
         l’esame dei fondamenti in fatto di quest’ultima, e ciò malgrado il carattere preparatorio e provvisorio della comunicazione
         degli addebiti e il fatto che la Commissione non sia tenuta a spiegare le eventuali divergenze rispetto alla medesima.
      
      Tuttavia, il Tribunale commette un errore di diritto quando, esaminando gli argomenti relativi all’esistenza di errori manifesti
         di valutazione, non si limita ad utilizzare la comunicazione degli addebiti come strumento per verificare la correttezza,
         completezza e affidabilità dei fatti a base della decisione controversa, ma attribuisce a taluni elementi contenuti nella
         comunicazione degli addebiti la natura di fatti accertati senza dimostrare le ragioni per le quali, a dispetto della posizione
         definitiva adottata dalla Commissione nella decisione controversa, tali elementi debbano essere considerati incontestabilmente
         come tali. Ebbene, fatta eccezione, al limite, per taluni elementi non contestati che, per esempio, a causa della loro natura
         empirica e verificabile, sono a tal punto evidenti da essere incontrovertibili, non si può presumere che affermazioni contenute
         in una comunicazione degli addebiti non possano essere modificate alla luce delle risposte fornite a una siffatta comunicazione.
         Infatti, può verificarsi che le parti che effettuano la notificazione, con la loro risposta alla comunicazione degli addebiti,
         integrino o chiariscano, alla luce della detta comunicazione, la loro posizione in merito al funzionamento del mercato, o
         dei mercati, di cui trattasi, di modo che nuovi elementi possono essere aggiunti o i fatti già esaminati dalla Commissione
         possono essere situati in una diversa prospettiva.
      
      (v. punti 69, 73, 75-76)
      4.        Dai diritti della difesa delle imprese che notificano un’operazione di concentrazione, discende che queste ultime hanno il
         diritto di presentare, in occasione della loro audizione scritta e orale dopo aver ricevuto la comunicazione degli addebiti,
         qualsiasi elemento che esse ritengano in grado di confutare le censure della Commissione e di indurre quest’ultima ad autorizzare
         la loro operazione di concentrazione proposta. Di conseguenza, in linea di principio non può essere loro contestato di presentare
         taluni argomenti, fatti o elementi di prova, al limite anche decisivi, solo nell’ambito delle tesi da loro esposte in risposta
         alla comunicazione degli addebiti. Infatti, è solo con la detta comunicazione che i soggetti partecipanti all’operazione di
         concentrazione possono ottenere indicazioni dettagliate in merito alle riserve formulate dalla Commissione nei confronti del
         loro progetto di concentrazione, nonché in merito agli argomenti e agli elementi di prova sui quali essa si fonda a tal fine.
         Un argomento illustrato in risposta alla comunicazione degli addebiti fa parte dell’indagine da svolgere in sede di procedimento
         formale e non è tardivo, ma viene presentato nel momento previsto a tal fine nell’ambito della procedura di controllo delle
         operazioni di concentrazione. Alla luce degli obblighi imposti dai diritti della difesa, siffatta argomentazione non può essere
         soggetta, riguardo alla sua efficacia probatoria e alla sua persuasività, a criteri più rigorosi di quelli applicati nei confronti
         dell’argomentazione dei concorrenti, dei clienti e di altri terzi interrogati dalla Commissione nel corso del procedimento
         amministrativo, o nei confronti degli elementi forniti dalle imprese che effettuano la notificazione in una fase precedente
         dell’indagine della Commissione.
      
      Peraltro, quando la Commissione esamina nella sua decisione la tesi difensiva sviluppata dalle imprese che effettuano la notificazione
         in risposta alla comunicazione degli addebiti e approfitta dell’occasione per rivedere le sue conclusioni provvisorie contenute
         in tale comunicazione, al fine eventualmente di discostarsene, senza formulare richieste di informazioni né effettuare indagini
         di mercato supplementari, essa non procede ad una «delega» dell’indagine alle dette imprese.
      
      La Commissione è certamente tenuta ad esaminare con cura l’argomentazione dei soggetti partecipanti alla concentrazione per
         quanto riguarda la sua esattezza, completezza e persuasività, e ad ignorarla in caso di dubbi giustificati. È parimenti vero
         che, in forza dell’art. 3, n. 1, del regolamento n. 447/98, la notificazione dell’operazione di concentrazione programmata
         deve contenere informazioni esatte e complete e che, conformemente all’art. 11 del regolamento n. 4064/89, le parti che effettuano
         la notificazione sono tenute a rispondere in modo completo, esatto e tempestivo ad eventuali richieste di informazioni della
         Commissione per cui, qualora ciò non avvenga, quando le informazioni di cui trattasi sono state chieste mediante decisione,
         la Commissione, ai sensi degli artt. 14 e 15 del regolamento n. 4064/89, può infliggere ammende e penalità di mora. Nondimeno,
         è pur vero che quest’ultima, in occasione della risposta alla comunicazione degli addebiti, deve applicare, a pena di menomare
         i diritti della difesa delle parti che effettuano la notificazione, gli stessi criteri seguiti ai fini dell’esame dell’argomentazione
         di terzi o applicati in una fase precedente della sua indagine, pur potendo ricavare le opportune conseguenze nei casi in
         cui risulti, in una fase molto avanzata del procedimento, che la notificazione di cui trattasi non osserva gli obblighi imposti
         dall’art. 3, n. 1, del regolamento n. 447/98.
      
      Alla luce di ciò, in considerazione, in particolare, dei tempi ristretti imposti dalle scadenze processuali stabilite dal
         regolamento n. 4064/89, la Commissione non può essere tenuta, in linea di principio, in ciascun caso specifico, ad inviare,
         dopo la comunicazione degli addebiti e a seguito dell’audizione delle imprese interessate, a numerosi operatori economici
         approfondite richieste di informazioni poco prima della trasmissione della sua bozza di decisione al comitato consultivo per
         il controllo delle concentrazioni di imprese, in osservanza dell’art. 19 del regolamento n. 4064/89.
      
      (v. punti 89, 91-95)
      5.        Nell’ambito della propria valutazione della compatibilità con il mercato comune di un’operazione di concentrazione, nel caso
         si parli di creazione o rafforzamento di una posizione dominante collettiva, la Commissione è tenuta a valutare se, nella
         prospettiva del mercato di riferimento, l’operazione di concentrazione sottoposta al suo vaglio dia origine a una situazione
         nella quale una concorrenza effettiva nel mercato rilevante venga ostacolata in modo significativo da parte delle imprese
         partecipanti alla concentrazione e da una o più imprese terze che insieme hanno il potere, in particolare a causa dei fattori
         di correlazione tra esse esistenti, di adottare sul mercato una medesima linea d’azione al fine di profittare di una situazione
         di potenza economica collettiva, e ciò senza che i concorrenti esistenti o potenziali, così come i clienti e i consumatori,
         possano reagire in modo efficace. Simili fattori di correlazione includono, in particolare, la relazione di interdipendenza
         esistente tra i membri di un oligopolio ristretto all’interno del quale, in un mercato con le opportune caratteristiche, in
         particolare in termini di concentrazione del mercato, trasparenza e omogeneità del prodotto, essi sono in grado di prevedere
         i loro reciproci comportamenti e sono pertanto fortemente indotti ad allineare il loro comportamento sul mercato, in modo
         da rendere massimo il loro profitto comune aumentando prezzi, riducendo la produzione, la scelta o la qualità dei beni e dei
         servizi, riducendo l’innovazione od esercitando, in altro modo, un’influenza sui fattori della concorrenza. Infatti, in un
         contesto del genere ciascun operatore sa che un’azione decisamente concorrenziale da parte sua provocherebbe una reazione
         da parte degli altri, per cui esso non ricaverebbe nessun vantaggio dalla sua iniziativa.
      
      Una condizione di posizione dominante collettiva che ostacoli in modo significativo la concorrenza effettiva nel mercato comune
         o in una parte sostanziale di quest’ultimo può realizzarsi quindi in seguito ad un’operazione di concentrazione quando, tenuto
         conto delle caratteristiche stesse del mercato di cui trattasi e della modifica che apporterebbe a tali caratteristiche la
         realizzazione dell’operazione, quest’ultima avrebbe come risultato che, acquistando consapevolezza degli interessi comuni,
         ciascun membro dell’oligopolio di cui trattasi riterrebbe possibile, economicamente razionale e pertanto preferibile adottare
         costantemente una medesima linea di condotta sul mercato al fine di vendere al di sopra dei prezzi concorrenziali, senza dover
         procedere alla conclusione di un accordo o ricorrere a una pratica concordata ai sensi dell’art. 81 CE, e ciò senza che i
         concorrenti esistenti o potenziali, così come i clienti e i consumatori, possano reagire in modo efficace. La probabilità
         di un siffatto coordinamento tacito è più alta se i concorrenti possono facilmente giungere a una percezione comune del modo
         in cui debba funzionare il coordinamento, in particolare dei parametri che possono costituire oggetto del coordinamento previsto.
         Infatti, senza poter arrivare tacitamente a una comprensione condivisa delle modalità del coordinamento, i concorrenti dovrebbero
         far ricorso eventualmente a pratiche proibite dall’art. 81 CE per poter adottare una condotta comune sul mercato. Inoltre,
         tenuto conto, in particolare, dell’eventuale tentazione che può esistere per ciascun partecipante a un coordinamento tacito
         di discostarsene al fine di aumentare il suo profitto a breve termine, occorre valutare se un siffatto coordinamento possa
         essere duraturo. A tal proposito, le imprese che coordinano il loro comportamento devono essere in grado di sorvegliare sufficientemente
         se le modalità del coordinamento siano rispettate. Di conseguenza, la trasparenza sul mercato dovrebbe essere sufficiente
         per consentire a ciascuna impresa interessata, in particolare, di conoscere, in modo sufficientemente preciso ed immediato,
         l’evoluzione del comportamento sul mercato di ciascun altro partecipante al coordinamento. Inoltre, la disciplina impone che
         esista un qualche meccanismo di dissuasione credibile che possa essere posto in esecuzione qualora sia individuato un comportamento
         deviante. Per di più, le reazioni di imprese che non partecipano al coordinamento, quali i concorrenti esistenti o futuri,
         nonché le reazioni dei clienti non dovrebbero poter rimettere in discussione gli auspicati risultati del coordinamento.
      
      Ebbene, in caso di applicazione di questi criteri, occorre evitare di procedere meccanicamente, verificando separatamente
         ciascuno dei criteri menzionati preso isolatamente e ignorando il meccanismo economico globale di un ipotetico coordinamento
         tacito. A tal proposito, la valutazione, ad esempio, della trasparenza su un determinato mercato dovrebbe essere effettuata
         non in modo isolato ed astratto, ma alla luce delle regole di funzionamento di un ipotetico coordinamento tacito. Infatti,
         è unicamente tenendo conto di una siffatta ipotesi che è possibile verificare se eventuali elementi di trasparenza, presenti
         in un mercato, siano effettivamente tali da agevolare la determinazione tacita di una condotta comune e/o a consentire ai
         concorrenti interessati di sorvegliare sufficientemente se le modalità di una siffatta condotta siano rispettate. A questo
         riguardo, ai fini dell’analisi delle possibilità di durata di un ipotizzato coordinamento tacito, è necessario prendere in
         considerazione i sistemi di sorveglianza eventualmente alla portata dei partecipanti al presunto coordinamento tacito al fine
         di verificare se, in forza di tali sistemi, sarebbe loro possibile conoscere, in modo sufficientemente preciso ed immediato,
         l’evoluzione del comportamento sul mercato di ciascun altro partecipante a un coordinamento del genere.
      
      Infine, la ricerca di una preesistente posizione dominante collettiva, che si basi su una serie di elementi abitualmente ritenuti
         indicativi della presenza o della probabilità di un coordinamento tacito tra concorrenti, non può essere rimessa in discussione
         come tale. Tuttavia, questa ricerca dev’essere condotta imperativamente con cautela e, soprattutto, nella cornice di una procedura
         basata sull’analisi delle eventuali strategie plausibili di coordinamento.
      
      (v. punti 120-123, 125-126, 129)
      6.        La Commissione dispone di un margine di discrezionalità in materia economica ai fini dell’applicazione delle norme sostanziali
         del regolamento n. 4064/89, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra imprese, in particolare dell’art. 2
         del medesimo. Ne deriva che il sindacato del giudice comunitario su una decisione della Commissione in materia di operazioni
         di concentrazione si limita alla verifica dell’esattezza materiale dei fatti e alla mancanza di errori manifesti di valutazione.
         Ciò premesso, sebbene non spetti al giudice comunitario sostituire la sua valutazione economica a quella della Commissione
         ai fini dell’applicazione delle norme sostanziali del regolamento, ciò non implica che esso debba astenersi dal controllare
         la qualificazione giuridica, effettuata dalla Commissione, di dati di natura economica. Infatti, il giudice comunitario è
         tenuto in particolare a verificare non solo l’esattezza materiale degli elementi di prova addotti, la loro attendibilità e
         la loro coerenza, ma altresì ad accertare se tali elementi costituiscano l’insieme dei dati rilevanti che devono essere presi
         in considerazione per valutare una situazione complessa e se siano di natura tale da corroborare le conclusioni che se ne
         traggono.
      
      (v. punti 144-145)
      7.        La Commissione non viola l’obbligo di motivazione ad essa incombente se, quando esercita il suo potere di controllo delle
         operazioni di concentrazione, non include nella sua decisione motivazioni precise in merito alla valutazione di un certo numero
         di aspetti della concentrazione che appaiano ad essa manifestamente fuori luogo, privi di significato o chiaramente secondari
         ai fini della valutazione di quest’ultima. Un obbligo del genere sarebbe infatti difficilmente compatibile con il dovere imperativo
         di rapidità e con i termini di procedura ristretti, imposti alla Commissione nell’esercizio del suo potere di controllo delle
         operazioni di concentrazione e che rientrano fra gli aspetti specifici di una procedura di controllo di tali operazioni. Ne
         deriva che, quando la Commissione dichiara un’operazione di concentrazione compatibile con il mercato comune in base all’art. 8,
         n. 2, del regolamento n. 4064/89, l’obbligo di motivazione è soddisfatto se questa decisione espone con chiarezza le ragioni
         per le quali la Commissione ritiene che la concentrazione di cui trattasi, eventualmente in seguito a modifiche apportate
         dalle imprese interessate, non realizzi o non rafforzi una posizione dominante che possa provocare ostacoli significativi
         a un’effettiva concorrenza nel mercato comune o in una parte sostanziale di quest’ultimo. A tal riguardo, sebbene la Commissione
         non sia obbligata, nella motivazione delle decisioni adottate in applicazione del regolamento, a prendere posizione su tutti
         gli elementi ed argomenti presentati dinanzi ad essa, ivi compresi quelli chiaramente secondari per la valutazione da effettuare,
         ciò nondimeno essa deve esporre i fatti e le riflessioni giuridiche che rivestono un’importanza essenziale nell’economia della
         decisione. Inoltre, la motivazione dev’essere logica per cui, in particolare, non deve presentare contraddizioni interne.
      
      (v. punti 167-169)
      8.        L’art. 10, n. 6, del regolamento n. 4064/89, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra imprese, che mira
         a garantire la certezza del diritto nel caso in cui, eccezionalmente, la Commissione non abbia adottato una decisione nel
         termine prescritto, per cui le imprese interessate possono ritenersi libere di dare esecuzione alla loro concentrazione una
         volta ottenuta un’autorizzazione tacita, non può dare fondamento a un’eccezione alla possibilità di censurare la legittimità
         di una decisione che autorizzi una siffatta operazione per violazione dell’obbligo di motivazione, così come non può giustificare
         una presunzione generale a favore della compatibilità delle operazioni di concentrazione con il mercato comune. Tale disposizione,
         che costituisce un’eccezione all’economia generale del suddetto regolamento, risultante, in particolare, dagli artt. 6, n. 1,
         e 8, n. 1, del medesimo, in forza della quale la Commissione si pronuncia espressamente sulle operazioni di concentrazione
         ad essa notificate, e ciò a prescindere dal fatto che la decisione sia in senso negativo o affermativo, dev’essere interpretata
         e applicata alla luce degli artt. 230 CE e 253 CE. Orbene, un’insufficienza di motivazione tale da violare l’art. 253 CE rientra
         nell’inosservanza delle forme sostanziali ai sensi dell’art. 230 CE, e costituisce inoltre un motivo che può, e anzi deve,
         essere sollevato d’ufficio dal giudice comunitario.
      
      (v. punti 172, 174-175)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      10 luglio 2008 (*)
      
      
      Indice
      
      Contesto normativo
      Fatti
      Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      Conclusioni delle parti
      Sull’impugnazione
      Sulla ricevibilità
      Sull’eccezione generale d’irricevibilità
      Sull’eccezione d’irricevibilità relativa al fatto che le ricorrenti hanno omesso di censurare un passo decisivo della sentenza
         impugnata
      
      Nel merito
      Sulla seconda parte del terzo motivo, relativa ad un errore di diritto in quanto il Tribunale avrebbe applicato criteri in
         materia di prova eccessivi con riferimento alle decisioni che autorizzano operazioni di concentrazione
      
      – Sentenza impugnata
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sul primo motivo, relativo ad un errore di diritto, in quanto il Tribunale si è basato sulla comunicazione degli addebiti
         per valutare il contenuto della decisione controversa
      
      – Sentenza impugnata
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sul secondo motivo nonché sulla prima parte del terzo motivo, relativi ad errori di diritto, in quanto il Tribunale ha posto
         a carico della Commissione l’obbligo di effettuare nuove verifiche a seguito della risposta alla comunicazione degli addebiti
         ed ha applicato criteri in materia di prova eccessivi agli elementi prodotti in risposta alla comunicazione degli addebiti
      
      – Sentenza impugnata
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sul settimo motivo, relativo ad un errore di diritto in quanto il Tribunale si sarebbe basato su elementi di prova non comunicati
         ai soggetti partecipanti all’operazione di concentrazione
      
      – Sentenza impugnata
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sul quinto motivo, relativo ad un errore di diritto in quanto il Tribunale avrebbe travisato i criteri giuridici rilevanti
         applicabili in materia di costituzione o rafforzamento di una posizione dominante collettiva
      
      – Sentenza impugnata
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sul quarto motivo, relativo ad un errore di diritto in quanto il Tribunale avrebbe violato i limiti del sindacato giurisdizionale
         ad esso spettante
      
      – Sentenza impugnata
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sul sesto motivo, relativo ad un errore di diritto in quanto il Tribunale avrebbe applicato una norma errata in materia di
         motivazione delle decisioni che autorizzano operazioni di concentrazione
      
      – Sentenza impugnata
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sulla presunta impugnazione incidentale
      Sul rinvio della causa dinanzi al Tribunale
      «Impugnazione – Concorrenza – Controllo delle operazioni di concentrazione di imprese – Joint venture Sony BMG – Ricorso contro l’annullamento di una decisione della Commissione che dichiara compatibile con il mercato comune un’operazione
         di concentrazione – Sindacato giurisdizionale – Portata – Criteri in materia di prova – Funzione della comunicazione degli addebiti – Rafforzamento o costituzione di una posizione dominante collettiva – Motivazione delle decisioni che autorizzano un’operazione di concentrazione – Impiego di informazioni riservate»
      
      Nel procedimento C‑413/06 P,
      avente ad oggetto un’impugnazione ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 3 ottobre 2006,
      Bertelsmann AG, con sede in Gütersloh (Germania), rappresentata dai sigg. P. Chappatte e J. Boyce, solicitors,
      
      Sony Corporation of America, con sede in New York (Stati Uniti d’America), rappresentata dal sig. N. Levy, barrister, nonché dai sigg. R. Snelders, avocat,
         e T. Graf, Rechtsanwalt,
      
      ricorrenti,
      procedimento in cui le altre parti sono:
      Independent Music Publishers and Labels Association (Impala), con sede in Bruxelles (Belgio), rappresentata dal sig. S. Crosby e dalla sig.ra J. Golding, solicitors, nonché dal sig. I.
         Wekstein, advocate,
      
      ricorrente in primo grado,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. A. Whelan e dalla sig.ra K. Mojzesowicz, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado
      Sony BMG Music Entertainment BV, con sede in Vianen (Paesi Bassi), rappresentata dal sig. N. Levy, barrister, nonché dai sigg. R. Snelders, avocat, e T. Graf,
         Rechtsanwalt,
      
      interveniente in primo grado,
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, A. Rosas, K. Lenaerts, G. Arestis e U. Lõhmus,
         presidenti di sezione, dai sigg. E. Juhász, A. Borg Barthet, M. Ilešič, J. Klučka, E. Levits e A. Ó Caoimh (relatore), giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 6 novembre 2007,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 13 dicembre 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il loro ricorso d’impugnazione, la Bertelsmann AG (in prosieguo: la «Bertelsmann») e la Sony Corporation of America (in
         prosieguo: la «Sony») chiedono l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 13 luglio
         2006, causa T‑464/04, Impala/Commissione (Racc. pag. II–2289; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale quest’ultimo
         ha annullato la decisione della Commissione 19 luglio 2004, 2005/188/CE, che dichiara un’operazione di concentrazione compatibile
         con il mercato comune e con il funzionamento dell’accordo SEE (Caso COMP/M.3333 – Sony/BMG) (GU 2005, L 62, pag. 30; in prosieguo:
         la «decisione controversa»).
      
       Contesto normativo
      2        L’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento (CEE) del Consiglio 21 dicembre 1989, n. 4064, relativo al controllo delle operazioni
         di concentrazione tra imprese (GU L 395, pag. 1, e rettifica in GU 1990, L 257, pag. 13), come modificato dal regolamento
         (CE) del Consiglio 30 giugno 1997, n. 1310 (GU L 180, pag. 1, e rettifica in GU 1998, L 40, pag. 17; in prosieguo, il «regolamento»),
         così dispone:
      
      «2.      Le operazioni di concentrazione che non creano o non rafforzano una posizione dominante, da cui risulti che una concorrenza
         effettiva sia ostacolata in modo significativo nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso, devono essere dichiarate
         compatibili con il mercato comune.
      
      3.      Le operazioni di concentrazione che creano o rafforzano una posizione dominante, da cui risulti che una concorrenza effettiva
         sia ostacolata in modo significativo nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso, devono essere dichiarate incompatibili
         con il mercato comune».
      
      3        L’art. 6, n. 1, del regolamento prevede quanto segue:
      
      «La Commissione procede all’esame della notificazione non appena questa le è pervenuta.
      (...)
      c)      (...) se la Commissione constata che l’operazione di concentrazione notificata rientra nel presente regolamento e suscita
         seri dubbi per quanto riguarda la sua compatibilità con il mercato comune, decide di avviare la procedura».
      
      4        L’art. 8, rispettivamente nn. 2 e 3, del regolamento abilita la Commissione ad adottare, in sede di procedimento formale di
         esame della compatibilità dell’operazione di concentrazione con il mercato comune, avviato in applicazione dell’art. 6, n. 1,
         lett. c), di detto regolamento (in prosieguo: il «procedimento formale»), o una decisione di compatibilità, eventualmente
         dopo modifiche apportate dalle imprese interessate al loro progetto di concentrazione quale notificato, o una decisione di
         incompatibilità. In forza dell’art. 8, n. 5, lett. a), del regolamento, la Commissione può revocare la decisione presa ai
         sensi del n. 2 dello stesso articolo quando la decisione di compatibilità sia fondata su indicazioni inesatte di cui sia responsabile
         una delle imprese partecipanti, o sia stata ottenuta con frode.
      
      5        Dall’art. 10, n. 1, del regolamento discende che, salvo che in determinate situazioni che non sono rilevanti nel caso di specie,
         la Commissione dispone del termine di un mese per decidere di avviare o meno un procedimento formale. Conformemente all’art. 10,
         n. 3, una decisione che dichiari l’operazione di concentrazione notificata incompatibile con il mercato comune dev’essere
         adottata entro un termine massimo di quattro mesi a partire dall’avvio del procedimento formale. Ai sensi dell’art. 10, n. 6,
         del regolamento l’operazione di concentrazione notificata è giudicata compatibile con il mercato comune quando la Commissione
         non ha adottato entro i termini fissati dall’art. 10, rispettivamente nn. 1 e 3, o una decisione di apertura del procedimento
         formale, o una decisione che statuisca sulla compatibilità di quest’operazione.
      
      6        L’art. 11 del regolamento verte sulle domande di informazioni che la Commissione, nello svolgimento dei compiti che le sono
         assegnati dal regolamento, può rivolgere, in particolare, alle parti che hanno presentato la notifica e ad altre imprese o
         associazioni di imprese, eventualmente mediante decisioni. Gli artt. 14 e 15 del regolamento prevedono l’imposizione di ammende
         o di penalità di mora quando sono trasmesse informazioni inesatte o fraudolente.
      
      7        L’art. 18, n. 3, del regolamento così dispone:
      
      «La Commissione fonda le proprie decisioni soltanto sulle obiezioni in merito alle quali gli interessati hanno potuto fare
         osservazioni. Nello svolgimento della procedura i diritti della difesa sono pienamente garantiti. Almeno le parti direttamente
         interessate possono prendere conoscenza del fascicolo, rispettando l’interesse legittimo delle imprese a che non vengano divulgati
         i segreti relativi ai loro affari».
      
      8        L’art. 19 del regolamento riguarda il collegamento tra la Commissione e le autorità competenti degli Stati membri. In forza
         del n. 3 di questa norma, un comitato consultivo in materia di concentrazioni di imprese dev’essere sentito prima di ogni
         decisione adottata a norma dell’art. 8, nn. 2‑5, del regolamento. In conformità al n. 6 di questo stesso articolo, detto comitato
         consultivo emette il suo parere sul progetto di decisione della Commissione, eventualmente procedendo a votazione.
      
      9        In forza dell’art. 3, n. 1, del regolamento (CE) della Commissione 1° marzo 1998, n. 447, relativo alle notificazioni, ai
         termini e alle audizioni di cui al regolamento n. 4064/89 (GU L 61, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento di applicazione»),
         la notifica dell’operazione di concentrazione programmata deve contenere le informazioni e i documenti richiesti nel formulario
         CO allegato allo stesso regolamento.
      
      10      L’art. 13, n. 2, del regolamento prevede, in particolare, che la Commissione comunica le sue obiezioni per iscritto alle parti
         che hanno effettuato la notificazione, con indicazione del termine entro il quale esse possono trasmetterle le loro osservazioni
         per iscritto.
      
       Fatti
      11      I fatti all’origine della controversia sono stati esposti dal Tribunale nei punti 1‑11 della sentenza impugnata nel modo seguente:
      
      «1      L’Independent Music Publishers and Labels Association (Impala) è un’associazione internazionale di diritto belga che raggruppa
         2 500 società indipendenti di produzione musicale.
      
      2      Il 9 gennaio 2004, la Commissione ha ricevuto notifica, [in conformità al regolamento], di un’operazione con cui le società
         Bertelsmann (...) e Sony (...) intendevano raggruppare le loro attività mondiali nel settore della musica registrata.
      
      3      La Bertelsmann è una società internazionale del settore dei media che opera (...) nel settore della musica registrata attraverso
         la sua controllata al 100% Bertelsmann Music Group (BMG) (...).
      
      4      (...) Nel campo della musica registrata [la Sony] opera attraverso la Sony Music Entertainment. (...)
      5      L’operazione progettata consiste nel far confluire le attività a livello mondiale delle parti della concentrazione nel settore
         della musica registrata (ad eccezione delle attività della Sony in Giappone) in tre nuove società, o più, costituite secondo
         un «Business Contribution Agreement» (accordo sull’integrazione delle attività) concluso l’11 dicembre 2003. Tali imprese
         comuni dovrebbero essere gestite congiuntamente con la denominazione Sony BMG.
      
      6      Secondo l’accordo, la Sony BMG si occuperà della scoperta e della promozione di artisti [attività di direzione artistica denominata
         A & R (artisti e repertorio)] e della successiva promozione e vendita di dischi. La Sony BMG non si occuperà di attività correlate
         quali l’edizione, la produzione e la distribuzione di musica.
      
      7      Il 20 gennaio 2004, la Commissione ha inviato un questionario a un certo numero di operatori del mercato. [L’Impala] ha risposto
         a tale questionario e ha presentato una memoria separata in data 28 gennaio 2004 (...), nella quale ha esposto i motivi per
         cui, a suo parere, la Commissione avrebbe dovuto dichiarare l’operazione incompatibile con il mercato comune. In tale memoria,
         [l’Impala] esprimeva i suoi timori in ordine all’ulteriore concentrazione nel mercato e al suo impatto sull’accesso al mercato,
         compresi il settore della distribuzione, i media, Internet, nonché sulla scelta dei consumatori.
      
      8      Con decisione 12 febbraio 2004, la Commissione ha concluso che l’operazione notificata sollevava seri dubbi in ordine alla
         sua compatibilità con il mercato comune e il funzionamento dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE) e ha avviato
         la procedura [formale].
      
      9      Il 24 maggio 2004, la Commissione ha inviato una comunicazione degli addebiti alle parti della concentrazione, in cui concludeva
         provvisoriamente che l’operazione notificata era incompatibile con il mercato comune e il funzionamento dell’accordo SEE,
         in quanto avrebbe rafforzato una posizione dominante collettiva nel mercato della musica registrata e nel mercato all’ingrosso
         delle licenze per la musica on-line, e avrebbe coordinato il comportamento delle società controllanti in modo incompatibile
         con l’art. 81 CE.
      
      10      Le parti della concentrazione hanno risposto alla comunicazione degli addebiti e il 14 e 15 giugno 2004 si è svolta un’audizione
         dinanzi al consigliere-uditore cui ha partecipato anche [l’Impala].
      
      11      Con [la decisione controversa], la Commissione ha dichiarato l’operazione di concentrazione compatibile con il mercato comune
         ai sensi dell’art. 8, n. 2, del regolamento (...)».
      
       Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      12      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 3 dicembre 2004, l’Impala ha proposto un ricorso diretto
         all’annullamento della decisione controversa. A sostegno del detto ricorso, l’Impala ha dedotto cinque motivi, divisi in diverse
         parti. 
      
      13      Riguardo al primo motivo di ricorso, relativo al rafforzamento di una preesistente posizione dominante collettiva, il Tribunale,
         dopo aver formulato preliminarmente talune osservazioni in merito alla nozione di «posizione dominante collettiva», ha esaminato
         l’argomento secondo il quale, in sostanza, la decisione controversa non spiegava in modo giuridicamente adeguato le ragioni
         per le quali gli sconti, in particolare quelli promozionali, ostano alla trasparenza necessaria per permettere lo sviluppo
         di una siffatta posizione.
      
      14      Essendo giunto alla conclusione, contenuta nel punto 325 della sentenza impugnata, secondo la quale, in sostanza, la decisione
         controversa doveva essere annullata per insufficienza di motivazione, il Tribunale ha tuttavia esaminato, in via ultronea,
         nei punti 327-458 di questa sentenza, gli argomenti dell’Impala, secondo i quali gli elementi dedotti dalla Commissione per
         dimostrare la scarsa trasparenza dei mercati interessati della musica registrata erano viziati da errori manifesti di valutazione.
      
      15      A tale riguardo, il Tribunale ha rilevato, in particolare, nel punto 373 della sentenza impugnata, che sia dalla decisione
         controversa sia dall’argomento sviluppato dalla Commissione dinanzi ad esso derivava che l’unico elemento dedotto di opacità
         del mercato risultava da una minore trasparenza degli sconti promozionali. Esso ha giudicato, nei punti 377 e 378 della sentenza
         impugnata, che, da un lato, gli elementi di prova, quali menzionati nella decisione controversa, non consentono di suffragare
         le conclusioni che ne ha tratto la Commissione e, dall’altro, che tali conclusioni si discostano parimenti in modo assai netto
         dagli accertamenti effettuati nella comunicazione degli addebiti. 
      
      16      Nei punti 475 e 476 della sentenza impugnata, il Tribunale ha esposto le sue conclusioni sul primo motivo sollevato dinanzi
         ad esso nei termini seguenti:
      
      «475      (…) L’asserzione secondo cui i mercati della musica registrata non sono sufficientemente trasparenti da consentire una posizione
         dominante collettiva non è sufficientemente motivata ed è viziata da un errore manifesto di valutazione, in quanto gli elementi
         su cui si basa sono incompleti e non tengono conto di tutti i dati pertinenti che avrebbero dovuto essere presi in considerazione
         dalla Commissione, e non sono tali da suffragare le conclusioni che ne vengono tratte. Poiché la suddetta asserzione costituisce
         (...) un motivo fondamentale in base al quale la Commissione ha concluso (...) che non sussisteva una posizione dominante
         collettiva, la decisione [controversa] dev’essere annullata per questo solo motivo.
      
      476      Del pari, siccome l’analisi relativa ai mezzi di dissuasione è viziata da un errore di diritto o, quanto meno, da un errore
         manifesto di valutazione, e quest’analisi costituisce l’altro motivo fondamentale in base al quale la Commissione ha concluso,
         nella decisione [controversa], che non sussisteva una posizione dominante collettiva, anche tale vizio giustifica l’annullamento
         della decisione [controversa]».
      
      17      Con il suo secondo motivo dedotto dinanzi al Tribunale, l’Impala ha sostenuto che la Commissione, non avendo ritenuto che
         la concentrazione programmata avrebbe creato una posizione dominante collettiva sul mercato della musica registrata, aveva
         violato l’art. 253 CE e aveva commesso un errore manifesto di valutazione, nonché un errore di diritto.
      
      18      Nel punto 527 della sentenza impugnata, il Tribunale ha riproposto l’analisi dei rischi di creazione di una posizione dominante
         collettiva contenuta nella decisione controversa, prima di formulare, nel punto 528 della medesima sentenza, le seguenti considerazioni:
      
      «(…) Queste poche osservazioni, estremamente superficiali, se non puramente formali, non bastano ad adempiere l’obbligo della
         Commissione di effettuare un’analisi prospettica (...), soprattutto quando, come nella fattispecie, la concentrazione sollevi
         gravi difficoltà. Infatti, a prescindere dal giudizio del Tribunale sul primo motivo, sia dalla circostanza che la Commissione
         ha dovuto elaborare argomenti complessi nella decisione [controversa] per concludere che non esisteva una posizione dominante
         collettiva prima della concentrazione, sia dal fatto che essa, nella comunicazione degli addebiti, dopo cinque mesi di indagini,
         aveva concluso nel senso che siffatta posizione esisteva già, discende che la questione se la fusione tra due delle cinque
         major [grandi case discografiche; in prosieguo, anche: le «majors»] rischi di creare una posizione dominante collettiva solleva
         a fortiori difficoltà che avrebbero richiesto un esame approfondito. Poiché tale esame non è stato effettuato, ne consegue,
         per questa sola ragione, che il secondo motivo è fondato».
      
      19      Ad abundantiam, il Tribunale ha dichiarato, nel punto 539 della sentenza impugnata, che la Commissione non poteva, senza commettere
         un errore, basarsi sulla mancanza di prove dell’applicazione di misure di ritorsione in passato per concludere che la concentrazione
         in questione non rischiava di creare una posizione dominante collettiva.
      
      20      Alla luce di ciò, il Tribunale ha deciso che i motivi primo e secondo dedotti dinanzi ad esso erano fondati ed ha annullato
         la decisione controversa, senza esaminare i motivi terzo-quinto sollevati dinanzi ad esso.
      
       Conclusioni delle parti 
      21      Con il loro ricorso d’impugnazione, le ricorrenti chiedono che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata;
      –        respingere la domanda di annullamento della decisione controversa proposta dall’Impala o, in subordine, rinviare la causa
         dinanzi al Tribunale, e
      
      –        condannare l’Impala alle spese del presente procedimento.
      22      Con i sette motivi di quest’atto d’impugnazione, alcuni dei quali si dividono in diverse parti, le ricorrenti sollevano una
         serie di errori di diritto in quanto, nella sentenza impugnata, il Tribunale:
      
      –        si sarebbe basato sulla comunicazione degli addebiti per valutare il contenuto della decisione controversa;
      –        avrebbe preteso che la Commissione avviasse nuovi accertamenti in seguito alla risposta alla comunicazione degli addebiti;
      –        avrebbe applicato criteri in materia di prova eccessivi ed errati con riferimento alle decisioni che autorizzano operazioni
         di concentrazione;
      
      –        avrebbe violato i limiti del sindacato giurisdizionale ad esso imposti;
      –        avrebbe ignorato i criteri giuridici rilevanti applicabili in materia di costituzione o rafforzamento di una posizione dominante
         collettiva;
      
      –        avrebbe applicato una norma errata in materia di motivazione delle decisioni che autorizzano operazioni di concentrazione;
         e
      
      –        si sarebbe basato su elementi di prova non divulgati alle società partecipanti alla concentrazione. 
      23      La Sony BMG Music Entertainment BV fa interamente propri sia l’atto d’impugnazione sia le domande delle ricorrenti. 
      
      24      Le domande della Commissione si affiancano sostanzialmente a quelle delle ricorrenti. La Commissione sostiene i motivi primo,
         secondo e quarto, nonché la prima parte del terzo motivo.
      
      25      L’Impala chiede alla Corte di respingere l’impugnazione e di condannare le ricorrenti alle spese. In via preliminare, essa
         eccepisce l’irricevibilità totale o parziale dell’impugnazione. Peraltro, secondo l’Impala, l’impugnazione non potrebbe comunque
         comportare l’annullamento della sentenza impugnata, dato che le ricorrenti avrebbero omesso di censurare il punto 528 della
         sentenza impugnata, il quale, già da solo, basterebbe a giustificare l’annullamento della decisione controversa. 
      
      26      Le ricorrenti nonché la Commissione chiedono il rigetto sia dell’eccezione d’irricevibilità sia dell’argomento relativo al
         punto 528 della sentenza impugnata, sintetizzato nei punti precedenti della presente motivazione.
      
      27      Alla fine della sua comparsa di risposta, la Commissione ha formulato alcune «osservazioni supplementari in merito ai ‘motivi
         essenziali’ della decisione» controversa. L’Impala si oppone a tali osservazioni, ex art. 117, n. 2, del regolamento di procedura
         della Corte. Le ricorrenti aderiscono alle dette osservazioni.
      
       Sull’impugnazione
       Sulla ricevibilità
       Sull’eccezione generale d’irricevibilità 
      28      In via preliminare, l’Impala eccepisce l’irricevibilità dell’impugnazione, in quanto essa costituirebbe un tentativo di far
         esaminare di nuovo questioni in fatto, relative all’insufficiente motivazione della decisione controversa e ad un errore manifesto
         di valutazione, che vizierebbero quest’ultima, già decise dal Tribunale. Infatti, in larghissima misura, l’impugnazione cercherebbe
         di far riesaminare talune questioni in fatto, che esulerebbero dalla competenza della Corte. L’Impala sostiene inoltre, a
         tal riguardo, che la questione relativa alla sufficiente motivazione di una decisione è una questione di fatto. Infine, essa
         aggiunge che alle sue risposte specifiche ai motivi dedotti dalle ricorrenti dev’essere attribuito valore subordinato.
      
      29      A questo proposito, occorre ricordare che dagli artt. 225 CE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia risulta
         che l’impugnazione deve limitarsi ai motivi di diritto. Il Tribunale è pertanto il solo competente, da un lato, ad accertare
         i fatti, salvo il caso in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dai documenti del fascicolo ad esso sottoposti,
         e, dall’altro, a valutare tali fatti. Quando il Tribunale ha accertato o valutato i fatti, la Corte è competente, ai sensi
         dell’art. 225 CE, ad effettuare il controllo sulla qualificazione giuridica di tali fatti e sulle conseguenze di diritto che
         il Tribunale ne ha tratto. La Corte non è pertanto competente ad accertare i fatti né, in linea di principio, ad esaminare
         le prove sulle quali il Tribunale ha basato il proprio accertamento dei fatti. Infatti, una volta che tali prove sono state
         acquisite regolarmente e che i principi generali del diritto e le norme di procedura in materia di onere e di produzione della
         prova sono stati rispettati, spetta unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli elementi dinanzi ad
         esso prodotti. Questa valutazione non costituisce quindi, salvo il caso di snaturamento di tali elementi, una questione di
         diritto, come tale soggetta al controllo della Corte nell’ambito di un’impugnazione (v., in particolare, sentenze 17 dicembre
         1998, causa C‑185/95 P, Baustahlgewebe/Commissione, Racc. pag. I‑8417, punti 23 e 24; 6 aprile 2006, causa C‑551/03 P, General
         Motors/Commissione, Racc. pag. I‑3173, punti 51 e 52, nonché 10 maggio 2007, causa C‑328/05 P, SGL Carbon/Commissione, Racc. pag. I‑3921,
         punto 41).
      
      30      Peraltro, ai sensi della giurisprudenza della Corte, la questione della portata dell’obbligo di motivazione costituisce una
         questione di diritto soggetta al controllo della Corte nel contesto di un’impugnazione, dato che il controllo della legittimità
         di una decisione che è esercitato in tale contesto deve necessariamente prendere in considerazione i fatti sui quali si è
         basato il Tribunale per giungere alla conclusione secondo la quale la motivazione è sufficiente o insufficiente (v. sentenze
         20 novembre 1997, causa C‑188/96 P, Commissione/V, Racc. pag. I‑6561, punto 24, nonché 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P,
         C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione, Racc. pag. I‑5425, punto 453). 
      
      31      Per quanto concerne la presente controversia, come si evince, in particolare, dal punto 22 di questa motivazione, e contrariamente
         a quanto sostenuto dall’Impala, con la loro impugnazione le ricorrenti non mirano a rimettere in discussione in generale,
         come tali, gli accertamenti in fatto operati dal Tribunale. Viceversa, esse deducono essenzialmente alcune questioni di diritto
         che possono legittimamente essere oggetto di un’impugnazione. Occorre pertanto respingere l’eccezione generale d’irricevibilità
         dedotta dall’Impala. Alla luce di ciò, per quanto concerne i punti in cui l’Impala eccepisce in modo più preciso l’irricevibilità
         di determinate parti specifiche dell’impugnazione, occorrerà esaminare tali eccezioni in sede di analisi dei relativi motivi.
      
       Sull’eccezione d’irricevibilità relativa al fatto che le ricorrenti hanno omesso di censurare un passo decisivo della sentenza
         impugnata 
      
      32      L’Impala afferma che, ad ogni modo, nel punto 528 della sentenza impugnata, il Tribunale ha accertato che la Commissione non
         aveva effettuato un’analisi prospettica della questione relativa all’eventuale realizzazione di una posizione dominante collettiva
         a seguito dell’operazione di concentrazione di cui trattasi, ed ha giudicato che in forza di questo solo motivo la seconda
         censura dedotta dall’Impala era fondata, circostanza che sarebbe bastata, già da sola, per annullare la decisione controversa.
         Di conseguenza, secondo l’Impala, anche qualora le ricorrenti riuscissero a dimostrare la fondatezza di una o più delle loro
         censure, l’impugnazione dovrebbe essere comunque respinta, in quanto esse non censurano l’accertamento secondo il quale non
         è stata effettuata nessuna analisi prospettica.
      
      33      A tal proposito basta constatare che, nella memoria d’impugnazione, si fa espresso riferimento, nell’elencazione dei passi
         specificamente censurati della sentenza impugnata, al punto 528 della detta sentenza nonché ai punti 533, 539 e 541 della
         medesima, i quali sono parimenti dedicati alla questione della creazione di una posizione dominante collettiva. 
      
      34      Alla luce di ciò, non si può validamente sostenere che l’impugnazione sia limitata ai ragionamenti svolti dal Tribunale sulla
         questione del rafforzamento di una posizione dominante collettiva già esistente, per cui esso dovrebbe essere dichiarato integralmente
         irricevibile.
      
       Nel merito 
      35      I sette motivi dedotti dalle ricorrenti si sovrappongono sotto diversi profili. In sostanza, i motivi primo-quarto, nonché
         il settimo vertono sulle modalità del controllo effettuato dal Tribunale, in particolare con riferimento alle questioni in
         materia di prova. Il quinto motivo verte sulla nozione di posizione dominante collettiva. Il sesto motivo riguarda la valutazione
         del Tribunale in merito all’insufficiente motivazione della decisione controversa.
      
      36      Occorre iniziare l’esame nel merito della presente impugnazione dai motivi relativi ai criteri di trattamento degli elementi
         di prova applicati dal Tribunale e, in primo luogo, dalla seconda parte del terzo motivo.
      
       Sulla seconda parte del terzo motivo, relativa ad un errore di diritto in quanto il Tribunale avrebbe applicato criteri in
         materia di prova eccessivi con riferimento alle decisioni che autorizzano operazioni di concentrazione 
      
      –       Sentenza impugnata
      37      Si evince, in particolare, dai punti 289, 366 e 459 della sentenza impugnata che il Tribunale ha verificato se gli elementi
         utilizzati a fondamento della decisione controversa fossero tali da giustificare la valutazione della Commissione contenuta
         nella detta decisione, secondo la quale i mercati di cui trattasi non erano tanto trasparenti da consentire una posizione
         dominante collettiva.
      
      –       Argomenti delle parti
      38      Con il loro terzo motivo, le ricorrenti asseriscono che il Tribunale ha commesso un errore di diritto, applicando criteri
         in materia di prova errati ed eccessivi con riferimento alle decisioni che autorizzano operazioni di concentrazione. Nell’ambito
         della seconda parte di questo motivo, le ricorrenti sostengono che il Tribunale ha interpretato scorrettamente i criteri in
         materia di prova applicabili a decisioni di tal genere. 
      
      39      Secondo le ricorrenti, posto che spetta alla Commissione di suffragare una decisione che vieta un’operazione di concentrazione,
         qualora essa non abbia potuto raccogliere prove che soddisfino la norma rigorosa posta dalla giurisprudenza comunitaria per
         giustificare un siffatto divieto, in particolare quando la Commissione si fonda sulla tesi di una posizione dominante collettiva,
         essa deve autorizzare l’operazione di concentrazione programmata. Infatti, dall’art. 10, n. 6, del regolamento si ricaverebbe
         che, qualora la Commissione non sia in grado di dimostrare un danno per la concorrenza in base a prove convincenti, la ratio
         del regolamento le impone di autorizzare tale operazione. 
      
      40      Per di più, le ricorrenti affermano a tal proposito che il Tribunale ha commesso un errore di diritto, non riconoscendo che
         la Commissione deve conformarsi a criteri in materia di prova più rigorosi in caso di divieto di un’operazione di concentrazione
         rispetto all’ipotesi di autorizzazione di un’operazione siffatta, dato che il divieto costituisce un ostacolo grave alla libertà
         commerciale delle parti che effettuano la notifica e che le operazioni di concentrazione devono godere di una presunzione
         di compatibilità con il mercato comune. Dalla giurisprudenza si ricaverebbe che la Commissione deve dimostrare la fondatezza
         di una decisione che vieti un’operazione di concentrazione in base a un criterio più rigoroso di quello ricavato dalla semplice
         ponderazione delle probabilità e che, di conseguenza, la Commissione non sarebbe soggetta ai medesimi obblighi in materia
         di prova nel caso di una decisione che autorizzi un’operazione di concentrazione e in quello di una decisione che vieti un’operazione
         di tal genere. Infatti, in forza di una norma più rigorosa della mera ponderazione delle probabilità, la Commissione sarebbe
         obbligata, in realtà, a fornire unicamente la prova della fondatezza di una decisione che vieti un’operazione di concentrazione.
         Secondo le ricorrenti, il rifiuto di una siffatta norma «asimmetrica» in materia di prova impregna la valutazione effettuata
         dal Tribunale, vertente sulla decisione controversa, e l’analisi delle prove sulle quali la Commissione si è basata. 
      
      41      Le ricorrenti sostengono inoltre che il Tribunale ha commesso di conseguenza un errore di diritto, chiedendo alla Commissione
         di dimostrare la mancanza di trasparenza del mercato della musica registrata, laddove esso avrebbe dovuto esaminare se, alla
         data della decisione controversa, sussistessero prove sufficienti a dimostrare, in modo giuridicamente adeguato, l’esistenza
         della detta trasparenza. Tale errore vizierebbe tutta la sentenza impugnata e, in particolare, relativamente a diversi aspetti
         analizzati in dettaglio nella memoria d’impugnazione, i punti 381‑387, 389, 420, 428, 429 nonché 433 della medesima.
      
      42      Secondo l’Impala, seguire l’argomento sviluppato dalle ricorrenti a sostegno della seconda parte del terzo motivo, e riconoscere
         l’esistenza di una presunzione favorevole all’autorizzazione delle operazioni di concentrazione, potrebbe avere gravi ripercussioni
         sul regime di controllo di tali operazioni, quali il rischio di uno sfruttamento abusivo del sistema. Tale argomento ignorerebbe
         l’equilibrio delicato realizzato dalla normativa comunitaria, relativamente al controllo delle operazioni di concentrazione,
         tra gli interessi privati e gli interessi pubblici e il «doppio obbligo simmetrico» per la Commissione di vietare le operazioni
         di concentrazione incompatibili con il mercato comune e di autorizzare quelle compatibili con il medesimo. I criteri in materia
         di prova imposti a tal riguardo corrisponderebbero alla ponderazione delle probabilità e spetterebbe alla Commissione dimostrare
         cosa sia maggiormente probabile. Peraltro, l’Impala afferma che il Tribunale ha concluso, da un lato, nel senso che la Commissione
         aveva raccolto un insieme di elementi di prova convincenti a favore dell’esistenza della trasparenza dei mercati interessati,
         ma che quest’ultima ha tuttavia ritenuto, alla fine, che tale trasparenza fosse insufficiente, basandosi sull’esistenza di
         sconti promozionali «meno trasparenti». Dall’altro, il Tribunale avrebbe parimenti constatato che gli elementi di prova, che
         si supponeva dimostrassero tale scarsa trasparenza, non la corroboravano. 
      
      43      L’Impala peraltro ritiene che, con gli argomenti menzionati nel punto 41 della presente motivazione, sembri che le ricorrenti
         invitino la Corte a riesaminare le valutazioni in fatto effettuate dal Tribunale.
      
      –       Giudizio della Corte
      44      In via preliminare, dalla giurisprudenza della Corte si evince che l’asserita violazione delle norme in materia di prova costituisce
         una questione di diritto, ricevibile in sede di impugnazione (v., in tal senso, sentenze 8 luglio 1999, causa C‑199/92 P,
         Hüls/Commissione, Racc. pag. I‑4287, punto 65, nonché 25 gennaio 2007, cause riunite C‑403/04 P e C‑405/04 P, Sumitomo Metal
         Industries e Nippon Steel/Commissione, Racc. pag. I‑729, punto 40). Pertanto, quando l’Impala, nell’ambito della sua eccezione
         generale d’irricevibilità, eccepisce in modo specifico l’irricevibilità integrale del terzo motivo, tale argomento non può
         essere accolto.
      
      45      Nel merito, come rilevato dall’Impala, la seconda parte del terzo motivo verte sulla tesi che i criteri in materia di prova
         siano diversi a seconda che si tratti di una decisione che autorizza un’operazione di concentrazione o di una decisione che
         vieti un’operazione del genere. A tal riguardo, è pacifico tra le parti che, nella sentenza impugnata, il Tribunale ha applicato
         nei confronti della decisione controversa, la quale costituisce una decisione che autorizza un’operazione di concentrazione,
         gli stessi criteri in materia di prova che esso avrebbe applicato a una decisione che vietasse un’operazione di tal genere. 
      
      46      A tal riguardo, occorre anzitutto ricordare che dall’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento non si evince che quest’ultimo imponga
         criteri di prova diversi in materia di decisioni che autorizzano un’operazione di concentrazione, da un lato, e di decisioni
         che vietano una siffatta operazione, dall’altro. 
      
      47      Così, come la Corte, in sostanza, ha già affermato, l’analisi prospettica necessaria in materia di controllo delle operazioni
         di concentrazione, che consiste nel verificare in che termini una tale operazione possa modificare i fattori che determinano
         lo stato della concorrenza in un determinato mercato, onde accertare se possa conseguirne un significativo ostacolo a un’effettiva
         concorrenza, impone di ipotizzare le varie concatenazioni causa-effetto, al fine di accogliere quella maggiormente probabile
         (v., in tal senso, sentenza 15 febbraio 2005, causa C‑12/03 P,Commissione/Tetra Laval, Racc. pag. I‑987, punto 43). 
      
      48      Pertanto, contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti, dal regolamento non si può dedurre una presunzione generale di
         compatibilità o di incompatibilità con il mercato comune di un’operazione di concentrazione notificata.
      
      49      Quest’interpretazione del regolamento non è inficiata dall’art. 10, n. 6, di quest’ultimo, in forza del quale un’operazione
         di concentrazione notificata è considerata compatibile con il mercato comune quando la Commissione non ha adottato, nel termine
         stabilito, una decisione sulla compatibilità di detta operazione. Infatti, questa disposizione è una specifica espressione
         del dovere di celerità, che contraddistingue l’economia generale del regolamento e che impone alla Commissione di rispettare
         termini rigorosi per l’adozione della decisione definitiva (v., a tal proposito, sentenza 18 dicembre 2007, causa C‑202/06 P,
         Cementbouw Handel & Industrie/Commissione, Racc. pag. I‑12129, punto 39). Tuttavia, la disposizione menzionata costituisce
         un’eccezione all’economia generale del regolamento, quale si evince, in particolare, dagli artt. 6, n. 1, e 8, n. 1, di quest’ultimo,
         ai sensi della quale la Commissione adotta una decisione formale sulle operazioni di concentrazione che le vengono notificate.
      
      50      D’altronde, è senz’altro vero che risulta dalla giurisprudenza della Corte che le decisioni della Commissione sulla compatibilità
         delle operazioni di concentrazione con il mercato comune devono essere suffragate da elementi di prova particolarmente rilevanti
         e concordanti (v., in tal senso, sentenza 31 marzo 1998, cause riunite C‑68/94 e C‑30/95, Francia e a./Commissione, detta
         «Kali & Salz», Racc. pag. I‑1375, punto 228) e che, nel contesto dell’analisi di un’operazione di concentrazione di tipo «conglomerato»,
         la qualità degli elementi di prova presentati dalla Commissione al fine di dimostrare la necessità di una decisione che dichiari
         l’operazione di concentrazione incompatibile con il mercato comune è particolarmente rilevante (v. sentenza Commissione/Tetra
         Laval, cit., punto 44).
      
      51      Tuttavia, da ciò non si può dedurre che, in merito a decisioni che vietino operazioni di concentrazione, la Commissione debba
         conformarsi, in particolare quando quest’ultima si fonda su un’ipotesi di posizione dominante collettiva, a criteri in materia
         di prova più rigorosi rispetto al caso di decisioni che autorizzino operazioni di tal genere. Infatti, questa giurisprudenza
         riflette semplicemente la funzione essenziale della prova, che è di persuadere in merito alla fondatezza di una tesi o, come
         in materia di controllo delle operazioni di concentrazione, di suffragare le valutazioni che sono alla base delle decisioni
         della Commissione (v., in tal senso, sentenza Commissione/Tetra Laval, cit., punti 41 e 44). Inoltre, la circostanza che si
         tratti o meno di un’ipotesi di posizione dominante collettiva non può avere, di per sé, alcuna incidenza sui criteri applicabili
         in materia di prova. A tal riguardo, la complessità intrinseca di un’ipotesi di ostacolo alla concorrenza formulata nei confronti
         di un’operazione di concentrazione notificata costituisce un elemento di cui occorre tener conto in sede di valutazione della
         plausibilità delle diverse conseguenze di quest’operazione, al fine di individuare quelle maggiormente probabili, ma una siffatta
         complessità non ha, in quanto tale, nessuna influenza sul livello di prova richiesto. 
      
      52      Da quanto sin qui esposto discende che, quando è chiamata a pronunciarsi su un’operazione di concentrazione in applicazione
         del regolamento, la Commissione è obbligata, in linea di principio, a esprimersi nel senso di autorizzare o vietare una tale
         operazione, in base alla sua valutazione delle conseguenze economiche attribuibili all’operazione di cui trattasi che appaiano
         maggiormente probabili. 
      
      53      Di conseguenza, è a torto che le ricorrenti ritengono che, trattandosi di una decisione che ha autorizzato un’operazione di
         concentrazione, il Tribunale avrebbe dovuto esaminare unicamente se la Commissione, applicando criteri in materia di prova
         particolarmente rigorosi, potesse vietare l’operazione controversa. Pertanto, senza che occorra esprimersi sulla ricevibilità
         delle censure specifiche vertenti sui punti della sentenza impugnata elencati nel punto 41 della presente motivazione, è giocoforza
         concludere nel senso che, poiché la premessa alla base di tali censure è infondata, queste ultime, in ogni caso, non possono
         essere accolte. 
      
      54      Pertanto, in considerazione di quanto sin qui esposto, occorre respingere la seconda parte del terzo motivo. 
      
       Sul primo motivo, relativo ad un errore di diritto, in quanto il Tribunale si è basato sulla comunicazione degli addebiti
         per valutare il contenuto della decisione controversa 
      
      –       Sentenza impugnata
      55      In numerosi passi della sentenza impugnata, in particolare nei punti 379, 424 e 446 di quest’ultima, il Tribunale ha fatto
         rinvio alla comunicazione degli addebiti per suffragare il suo ragionamento, sia per quanto riguarda la censura relativa a
         un’insufficiente motivazione della decisione controversa, sia per quanto concerne quella riguardante errori manifesti di valutazione
         che vizierebbero la medesima. 
      
      56      Esaminando la censura relativa a un’insufficiente motivazione della decisione controversa, il Tribunale ha osservato, in particolare,
         quanto segue:
      
      «282      Occorre esaminare anzitutto l’incidenza della circostanza, sottolineata dall[‘Impala], che, nella comunicazione degli addebiti,
         la Commissione aveva concluso molto chiaramente che la concentrazione era incompatibile con il mercato comune perché, in particolare,
         esisteva una posizione dominante collettiva già prima della concentrazione proposta e il mercato della musica registrata era
         molto trasparente e particolarmente favorevole al coordinamento.
      
      283      È vero che questo capovolgimento della posizione della Commissione può sembrare sorprendente, visto in particolare il ritardo
         con cui è intervenuto. Infatti, come risulta dagli atti e dal dibattimento dinanzi al Tribunale, per tutto il procedimento
         amministrativo la Commissione, in base a tutte le informazioni fornitele durante cinque mesi di indagini sia da vari operatori
         del mercato che dalle parti della concentrazione, ha ritenuto che il mercato fosse sufficientemente trasparente da consentire
         un coordinamento tacito dei prezzi e solo dopo che le parti della concentrazione, assistite dal loro consulente economico,
         hanno esposto i propri argomenti durante l’audizione del [14] e del [15] giugno 2004 essa, senza effettuare nuove indagini
         sul mercato, ha adottato la posizione opposta e, in data 1° luglio 2004, ha trasmesso il progetto di decisione al comitato
         consultivo.
      
      284      Tuttavia, come fa valere giustamente la Commissione, risulta dalla giurisprudenza (sentenza [17 novembre 1987, cause riunite
         142/84 e 156/84,] British American Tobacco e Reynolds Industries/Commissione[, Racc. pag. 4487]) che la stessa Commissione,
         quando respinge una domanda presentata a norma dell’art. 3 del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento
         di applicazione degli articoli [81] e [82] del Trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204), può limitarsi ad esporre i motivi per
         i quali non ha ritenuto possibile dimostrare l’esistenza di una trasgressione delle norme sulla concorrenza, senza dover spiegare
         eventuali differenze rispetto alla comunicazione degli addebiti, la quale costituisce un documento preparatorio le cui valutazioni
         sono di natura puramente provvisoria e destinate a delimitare l’oggetto del procedimento amministrativo nei confronti delle
         imprese cui il procedimento stesso si riferisce, né discutere tutti i punti di fatto e di diritto trattati durante il procedimento
         amministrativo. Nella sentenza [7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e
         C‑219/00 P,] Aalborg Portland e a./Commissione, [Racc. pag. I‑123], la Corte ha ricordato il carattere provvisorio della comunicazione
         degli addebiti e l’obbligo della Commissione di tenere conto delle risultanze del procedimento amministrativo, tra l’altro
         per rinunciare agli addebiti che si siano rivelati infondati.
      
      285      Si deve rilevare, è vero, che tale giurisprudenza è stata elaborata in relazione a procedimenti di applicazione degli artt. 81 CE
         e 82 CE e non nel settore specifico del controllo delle concentrazioni, nel cui ambito il rispetto dei termini tassativi cui
         è soggetta l’adozione delle decisioni da parte della Commissione non consente a quest’ultima di prorogare la sua indagine
         e rende quindi sempre meno probabile un cambiamento fondamentale di posizione man mano che avanza il procedimento amministrativo.
         Nelle sue osservazioni finali, inoltre, la Commissione ha sottolineato che le misure di indagine adottate dopo l’audizione
         consistono essenzialmente nel consultare gli operatori di mercato in merito agli impegni proposti e non riguardano gli addebiti
         formulati nei confronti dell’operazione di concentrazione notificata. Ciò non toglie, tuttavia, che la comunicazione degli
         addebiti costituisce solo un atto preparatorio e che la decisione finale dev’essere motivata solo per quanto riguarda tutte
         le circostanze e tutti gli elementi pertinenti ai fini della valutazione degli effetti della concentrazione proposta sul gioco
         della concorrenza nei mercati di riferimento. Ne consegue che, di per sé, il semplice fatto che la Commissione non abbia spiegato,
         nel testo della decisione, il suo cambiamento di posizione rispetto a quella contenuta nella comunicazione degli addebiti
         non può costituire un difetto o una carenza di motivazione».
      
      –       Argomenti delle parti
      57      Le ricorrenti sostengono che il Tribunale ha commesso un errore di diritto, utilizzando la comunicazione degli addebiti quale
         punto di riferimento per valutare la decisione controversa nel merito, violando i diritti della difesa. 
      
      58      In tale contesto, le ricorrenti affermano che il confronto effettuato dal Tribunale tra la decisione controversa e le conclusioni
         provvisorie della Commissione, contenute nella comunicazione degli addebiti, non può giustificare le conclusioni contenute
         nella sentenza impugnata, relative alla motivazione della decisione controversa e alla valutazione della Commissione in essa
         contenuta. A tale proposito, esse citano i punti 300, 302 e 308 della sentenza impugnata per quanto riguarda la valutazione
         svolta dal Tribunale in merito alla motivazione della decisione controversa. Inoltre, per quanto concerne l’esame, svolto
         dal Tribunale, degli argomenti relativi ad errori manifesti di valutazione, le ricorrenti censurano nella loro impugnazione
         i punti 338, 339, 341, 362, 378, 379, 398, 402, 409, 419, 424, 446, 447, 451, 456, 467, 491, 532 e 538 della detta sentenza.
         
      
      59      A sostegno delle ricorrenti su questo motivo, la Commissione afferma che, in una gran parte della sentenza impugnata, il Tribunale,
         contrariamente alla giurisprudenza citata da esso stesso nel punto 284 di questa sentenza, al quale esso fa un «riferimento
         meramente formale», non esamina la decisione controversa in quanto tale per quanto riguarda le questioni della sufficiente
         motivazione della medesima e, relativamente al motivo riguardante un errore di merito, della presenza in essa di errori di
         fatto o di errori manifesti di valutazione, ma si concentra piuttosto nella sua sentenza sulla questione della fondatezza
         o meno della comunicazione degli addebiti. Pertanto, secondo la Commissione, dato che alcuni fatti non erano stati menzionati
         nella comunicazione degli addebiti, il Tribunale ne deduce che essi non possono avere rilevanza ai fini della valutazione
         delle conseguenze dell’operazione di concentrazione in generale. Inoltre, mentre la Commissione ha precisato nella decisione
         controversa alcune conclusioni che erano formulate in uno stile più dichiarativo nella comunicazione degli addebiti, il Tribunale
         si sarebbe basato, per procedere al suo controllo, sulla valutazione contenuta nella detta comunicazione.
      
      60      L’Impala asserisce che il Tribunale si è limitato a menzionare alcuni passi della comunicazione degli addebiti, al fine di
         sottolineare le incoerenze intrinseche della stessa decisione controversa e l’infondatezza delle constatazioni in essa formulate.
         Il Tribunale avrebbe espressamente riconosciuto che la comunicazione degli addebiti è un documento preparatorio, che gli accertamenti
         in essa contenuti sono meramente provvisori e che la Commissione non deve motivare le divergenze tra tale comunicazione e
         la decisione controversa. 
      
      –       Giudizio della Corte 
      61      Emerge dalla giurisprudenza della Corte che il principio del contraddittorio, che costituisce un principio fondamentale del
         diritto comunitario, facente parte, in particolare, dei diritti della difesa, esige che l’impresa interessata sia stata messa
         in grado, durante il procedimento amministrativo, di far conoscere in modo efficace la propria posizione sulla realtà e sulla
         rilevanza dei fatti e delle circostanze allegati, nonché sui documenti di cui la Commissione ha tenuto conto per suffragare
         l’asserita infrazione del Trattato CE (v. segnatamente, in tal senso, sentenze 23 ottobre 1974, causa 17/74, Transocean Marine
         Paint Association/Commissione, Racc. pag. 1063, punto 15; 7 giugno 1983, cause riunite 100/80‑103/80, Musique Diffusion française
         e a./Commissione, Racc. pag. 1825, punto 10; Kali & Salz, cit., punto 174, nonché Aalborg Portland e a./Commissione, cit.,
         punto 66).
      
      62      Per i procedimenti di controllo delle operazioni di concentrazione a norma del regolamento, tale principio è stabilito dall’art. 18,
         n. 3, seconda frase, di quest’ultimo nonché, in modo più preciso, dall’art. 13, n. 2, del regolamento di applicazione. Queste
         ultime disposizioni impongono in particolare, in sostanza, la comunicazione per iscritto delle obiezioni della Commissione
         alle parti che hanno effettuato la notifica, con indicazione a queste ultime del termine entro il quale esse possono comunicare
         per iscritto la loro posizione.
      
      63      Dalla giurisprudenza formatasi in merito agli artt. 81 CE e 82 CE si evince, per analogia, che la comunicazione degli addebiti
         è un documento di natura processuale e preparatoria che, al fine di garantire l’esercizio efficace dei diritti della difesa,
         circoscrive l’oggetto del procedimento amministrativo avviato dalla Commissione, impedendo così a quest’ultima di accogliere
         altre censure nella decisione con cui essa conclude il procedimento di cui trattasi (v., in particolare, ordinanza 18 giugno
         1986, cause riunite 142/84 e 156/84, British American Tobacco e Reynolds Industries/Commissione, Racc. pag. 1899, punti 13
         e 14). Pertanto, la comunicazione degli addebiti è per sua natura provvisoria e soggetta a modifiche che la Commissione può
         apportare nell’ambito della propria successiva valutazione alla luce delle osservazioni presentatele dalle parti e di altre
         constatazioni di fatto (v., in tal senso, sentenza SGL Carbon/Commissione, cit., punto 62). Infatti, la Commissione deve tener
         conto degli elementi derivanti dall’intero procedimento amministrativo, o per abbandonare censure che sarebbero ingiustificate,
         o per rettificare ed integrare sia in fatto che in diritto i suoi argomenti a sostegno delle censure che essa accoglie. Pertanto,
         la comunicazione degli addebiti non impedisce assolutamente alla Commissione di modificare la propria posizione a favore delle
         imprese interessate (v. ordinanza British American Tobacco e Reynolds Industries/Commissione, cit., punto 13). 
      
      64      Ne consegue che la Commissione non è tenuta alla conferma delle valutazioni in fatto o in diritto formulate in tale documento.
         Al contrario, essa deve motivare la sua decisione definitiva con le sue valutazioni conclusive basate sugli esiti dell’intera
         indagine quali essi risultano al momento della chiusura del procedimento formale (v., per analogia, ordinanza British American
         Tobacco e Reynolds Industries/Commissione, cit., punto 15).
      
      65      Peraltro, la Commissione non è tenuta a spiegare le eventuali differenze rispetto alle sue valutazioni provvisorie contenute
         nella comunicazione degli addebiti (v., in tal senso, ordinanza British American Tobacco e Reynolds Industries/Commissione,
         cit., punto 15, e sentenza British American Tobacco e Reynolds Industries/Commissione, cit., punto 70). 
      
      66      La circostanza che la Commissione sia soggetta, nell’ambito del controllo delle operazioni di concentrazione, a differenza
         di quanto avviene nella sfera d’applicazione degli artt. 81 CE e 82 CE, a termini processuali rigorosi non ha alcuna incidenza
         sulla natura provvisoria della comunicazione degli addebiti. Infatti, l’esercizio efficace dei diritti della difesa impone
         che le argomentazioni dei soggetti partecipanti a una concentrazione notificata godano, in sede di procedimento di verifica
         delle operazioni di concentrazione, di una considerazione identica a quella di cui godono le argomentazioni delle parti coinvolte
         nei procedimenti avviati in applicazione degli artt. 81 CE o 82 CE. 
      
      67      È esatto che, nella sentenza impugnata, il Tribunale ha espressamente riconosciuto, in particolare nei punti 284 e 285 della
         sentenza impugnata, la natura preparatoria della comunicazione degli addebiti, compresa l’ipotesi del controllo delle operazioni
         di concentrazione. Esso ha inoltre riconosciuto che la Commissione, conformemente alla giurisprudenza sviluppatasi in merito
         agli artt. 81 CE e 82 CE, non è tenuta a spiegare le eventuali divergenze rispetto alla comunicazione degli addebiti. 
      
      68      Tuttavia, alla luce dell’argomentazione sviluppata dalle ricorrenti e dalla Commissione, illustrata nei punti 58 e 59 della
         presente motivazione, occorre esaminare le censure di queste ultime espresse nei confronti di una serie di rinvii specifici
         alla comunicazione degli addebiti, effettuati dal Tribunale in sede di esame della legittimità della decisione controversa.
         
      
      69      A tale proposito, dalla giurisprudenza si evince che, benché, nell’ambito del controllo delle operazioni di concentrazione,
         materia nella quale la Commissione dispone di un margine di discrezionalità in materia economica, il controllo del Tribunale
         sia limitato alla verifica dell’esattezza materiale dei fatti e alla mancanza di errori manifesti di valutazione, ciò nondimeno
         la correttezza, completezza e affidabilità dei fatti a base di una decisione può costituire oggetto di un controllo giurisdizionale
         (v., in tal senso, sentenze Commissione/Tetra Laval, cit., punto 39, nonché 22 novembre 2007, causa C‑525/04 P, Spagna/Lenzing,
         Racc. pag. I‑9947, punti 56 e 57). Infatti, è proprio così che il giudice comunitario può accertare se esistessero tutti gli
         elementi di fatto e di diritto necessari per l’esercizio del potere discrezionale (v., in tal senso, sentenza 21 novembre
         1991, causa C‑269/90, Technische Universität München, Racc. pag. I‑5469, punto 14). Ne consegue che, malgrado il carattere
         preparatorio e provvisorio della comunicazione degli addebiti e il fatto che la Commissione non sia tenuta a spiegare le eventuali
         divergenze rispetto alla medesima, non si può assolutamente vietare al Tribunale di utilizzare la comunicazione degli addebiti
         per procedere all’interpretazione di una decisione della Commissione, in particolare per quanto riguarda l’esame dei fondamenti
         in fatto di quest’ultima.
      
      70      Così, per esempio, i rinvii alla comunicazione degli addebiti effettuati dal Tribunale, nei punti 300, 302 e 308 della sentenza
         impugnata, in sede di valutazione della motivazione della decisione controversa, sono effettuati, come rilevato sostanzialmente
         dall’avvocato generale nei paragrafi 165 e 166 delle sue conclusioni, a titolo meramente illustrativo, se non ultroneo. Lo
         stesso può dirsi per taluni punti della medesima sentenza citati dalle ricorrenti, i quali riguardano la valutazione effettuata
         dal Tribunale degli argomenti relativi ad errori manifesti di valutazione, ossia i punti 338, 339, 341, 362, 402, 456, 467,
         532 e 538 della sentenza impugnata, che servono semplicemente ad illustrare e ad integrare ciò che il Tribunale aveva comunque
         già dedotto direttamente dalla decisione controversa. 
      
      71      Tuttavia, è giocoforza constatare che, nella sentenza impugnata, alcuni rinvii alla comunicazione degli addebiti rivelano
         che il Tribunale, nonostante quanto esso stesso afferma in merito al carattere provvisorio di questa comunicazione, ha conferito
         un carattere più affidabile e più decisivo a quanto esso qualifica, nel punto 410 della detta sentenza, come «accertamenti
         fattuali operati in precedenza» nella detta comunicazione rispetto gli accertamenti contenuti nella stessa decisione controversa.
      
      72      Il Tribunale si è basato, in sostanza, a tal riguardo sulla distinzione tra, da un lato, «accertamenti fattuali operati in
         precedenza» di tal genere e, dall’altro, determinate «valutazioni», le quali, sì, potrebbero essere ulteriormente e validamente
         modificate. In particolare, nel punto 379 della sentenza impugnata, il Tribunale qualifica l’affermazione che figura nella
         comunicazione degli addebiti, secondo cui «sussistono prove sufficienti del fatto che le major sono al corrente delle rispettive
         condizioni commerciali», non come un «giudizio della Commissione, suscettibile di modifica, bensì (...) una constatazione
         di fatto basata sulla sua indagine». Quest’affermazione formulata dal Tribunale va letta alla luce di altre affermazioni espresse
         precedentemente nella sentenza impugnata. Così, nel punto 335 di questa sentenza, il Tribunale evidenzia segnatamente che
         «le valutazioni contenute nella decisione [controversa] devono essere compatibili con gli accertamenti di fatto effettuati
         nella comunicazione degli addebiti, quando non sia dimostrato che questi ultimi erano inesatti». Inoltre, nel punto 378 di
         detta sentenza, il Tribunale segnala che «le conclusioni che (…) vengono tratte [dagli elementi di prova, come menzionati]
         nella decisione [controversa] sono anche molto diverse rispetto ai riscontri operati nella comunicazione degli addebiti».
      
      73      Pertanto, il Tribunale non si è limitato ad utilizzare la comunicazione degli addebiti come strumento per verificare la correttezza,
         completezza e affidabilità dei fatti a base della decisione controversa. Infatti, esso ha giudicato come dimostrata tutta
         una serie di conclusioni contenute in tale comunicazione, le quali però possono essere considerate solo come provvisorie.
         
      
      74      Questa concezione della comunicazione degli addebiti si evince inoltre da altri punti della sentenza impugnata. Così, nei
         punti 409 e 410 di questa sentenza, il Tribunale critica il fatto che la Commissione non abbia smentito taluni «accertamenti
         fattuali operati in precedenza» nella comunicazione degli addebiti. Inoltre, nel punto 424 della sentenza citata, si rimprovera
         alle ricorrenti e alla Commissione di non aver affermato, «né a fortiori dimostrato», che un’«osservazione» che figura nella
         detta comunicazione fosse inesatta. Al punto 446 della sentenza impugnata si sostiene persino che «l’osservazione secondo
         cui non esisteva alcuna prova del fatto che gli sconti avessero inciso sensibilmente sui prezzi costituisce un accertamento
         fattuale, più che una valutazione». Peraltro, nei punti 398, 419, 447 e 451 di questa sentenza, la Commissione viene sostanzialmente
         criticata per essersi fondata in misura rilevante, ai fini della decisione controversa, sull’incidenza degli «sconti promozionali»,
         laddove, come il Tribunale rileva nel punto 447 della detta sentenza, nella comunicazione degli addebiti, la Commissione «non
         ha nemmeno ritenuto necessario menzionare [tali sconti]».
      
      75      Ebbene, come rileva la Commissione, può verificarsi che le parti che effettuano la notificazione, con la loro risposta alla
         comunicazione degli addebiti, integrino o chiariscano, alla luce della detta comunicazione, la loro «posizione» in merito
         al funzionamento del mercato, o dei mercati, di cui trattasi, di modo che nuovi elementi possono essere aggiunti o i fatti
         già esaminati dalla Commissione possono essere situati in una diversa prospettiva. In casi del genere, anche qualora non sia
         dimostrata l’infondatezza di taluni accertamenti provvisori specifici operati dalla Commissione nella comunicazione degli
         addebiti, la valutazione dei detti accertamenti operata da quest’ultima nel contesto modificato può essere totalmente diversa.
         Nella sentenza impugnata, appare evidente che il Tribunale, focalizzando la sua attenzione sulle divergenze tra la decisione
         controversa, oggetto del ricorso promosso dinanzi ad esso, e gli «accertamenti fattuali operati in precedenza» nella comunicazione
         degli addebiti, ha escluso questa possibilità. Infatti, come sostiene la Commissione, il ragionamento seguito dal Tribunale,
         qual è ricavabile da alcuni punti della sentenza impugnata, pare fondato sull’ipotesi che le conclusioni provvisorie della
         Commissione nella detta comunicazione siano costantemente basate su elementi di prova inequivocabili. Ebbene, fatta eccezione,
         al limite, per taluni elementi non contestati che, per esempio, a causa della loro natura empirica e verificabile, sono a
         tal punto evidenti da essere incontrovertibili, non si può presumere che affermazioni contenute in una comunicazione degli
         addebiti non possano essere modificate alla luce delle risposte fornite a una siffatta comunicazione. Peraltro, anche ipotizzando
         che il Tribunale avesse il diritto di operare una distinzione tra gli accertamenti in fatto e le valutazioni contenute nella
         comunicazione degli addebiti, è giocoforza constatare che, nei punti 379 e 446 della sentenza impugnata, esso ha qualificato
         come accertamenti in fatto talune valutazioni complesse, che non possono in nessun caso essere considerate come accertamenti
         in fatto immodificabili. 
      
      76      Alla luce di ciò, occorre constatare che il Tribunale ha commesso un errore di diritto in quanto, esaminando gli argomenti
         relativi all’esistenza di errori manifesti di valutazione, esso ha attribuito a taluni elementi contenuti nella comunicazione
         degli addebiti la natura di fatti accertati senza dimostrare le ragioni per le quali, a dispetto della posizione definitiva
         adottata dalla Commissione nella decisione controversa, tali elementi dovessero essere considerati incontestabilmente come
         tali. 
      
      77      Ciò posto, quest’errore non è di per sé tale da rimettere in discussione la valutazione del Tribunale, contenuta nel punto
         377 della sentenza impugnata, secondo la quale «gli elementi di prova menzionati nella decisione [controversa] non consentono
         di confermare le conclusioni che ne vengono tratte». Di conseguenza, essa non può da sola portare all’annullamento della sentenza
         impugnata. È necessario quindi procedere all’esame degli altri motivi.
      
       Sul secondo motivo nonché sulla prima parte del terzo motivo, relativi ad errori di diritto, in quanto il Tribunale ha posto
         a carico della Commissione l’obbligo di effettuare nuove verifiche a seguito della risposta alla comunicazione degli addebiti
         ed ha applicato criteri in materia di prova eccessivi agli elementi prodotti in risposta alla comunicazione degli addebiti
         
      
      –       Sentenza impugnata 
      78      In sede di esame del motivo relativo ad errori manifesti di valutazione per quanto concerne la trasparenza del mercato, il
         Tribunale, nel punto 414 della sentenza impugnata, afferma, in particolare, che «le parti della concentrazione non poss[o]no
         attendere l’ultimo momento per sottoporre elementi di prova alla Commissione allo scopo di confutare gli addebiti da essa
         contestati in tempo utile, dato che, in tal caso, la Commissione non sarebbe più in grado di effettuare le necessarie verifiche.
         In tal caso, occorre quanto meno che tali elementi di prova risultino particolarmente affidabili, oggettivi, pertinenti e
         persuasivi per potere validamente confutare gli addebiti mossi dalla Commissione».
      
      79      Il Tribunale dichiara inoltre, nel punto 415 della sentenza impugnata, che la Commissione non può «spingersi fino a delegare
         senza controlli la responsabilità dello svolgimento di alcuni aspetti dell’indagine alle parti della concentrazione, soprattutto
         quando, come nel caso di specie, tali aspetti costituiscano l’elemento chiave su cui si basa la decisione [controversa] e
         i dati e le valutazioni sottoposti dalle parti della concentrazione siano diametralmente opposti alle informazioni raccolte
         dalla Commissione durante l’indagine e alle conclusioni che essa ne aveva tratto».
      
      80      Inoltre, in diversi punti della sentenza impugnata, in particolare nei punti 398, 428 e 451 di quest’ultima, il Tribunale
         rileva che la Commissione non ha effettuato, a seguito della risposta fornita alla comunicazione degli addebiti dai soggetti
         partecipanti alla concentrazione, nuovi studi di mercato per verificare la fondatezza della sua scelta di un nuovo orientamento
         nella valutazione dell’operazione di concentrazione programmata.
      
      –       Argomenti delle parti
      81      Con il secondo motivo, le ricorrenti asseriscono che il Tribunale ha commesso un errore di diritto giudicando, in sostanza,
         che la Commissione ha l’obbligo di effettuare nuove indagini relative al mercato a seguito della risposta alla comunicazione
         degli addebiti. Di conseguenza, la sua conclusione secondo cui la Commissione ha commesso errori di valutazione e di motivazione,
         non avendo effettuato nuove verifiche, sarebbe infondata. 
      
      82      Con la prima parte del terzo motivo, che è opportuno trattare unitamente al secondo motivo, le ricorrenti asseriscono che
         il Tribunale, nel punto 414 della sentenza impugnata, ha suggerito in realtà che le prove a discarico, prodotte dalle parti
         che effettuano la notificazione in risposta alla comunicazione degli addebiti, sono soggette a criteri più rigorosi di quelli
         applicati agli elementi probatori indicati dalla Commissione nella comunicazione degli addebiti per suffragare le sue obiezioni.
      
      83      A sostegno delle ricorrenti, la Commissione asserisce, in primo luogo, che, tenuto conto dei termini ristretti ad essa imposti
         dal regolamento, essa deve avere la possibilità di basarsi sugli elementi di prova prodotti dalle ricorrenti nella risposta
         alla comunicazione degli addebiti, risposta che rientra nella procedura ufficiale. Al pari delle ricorrenti, essa ricorda
         che il regolamento prevede l’imposizione di ammende o di penalità di mora quando sono trasmesse informazioni inesatte o fuorvianti
         e legittima la Commissione a revocare una decisione, che sia fondata su indicazioni inesatte di cui sia responsabile una delle
         imprese o che sia ottenuta fraudolentemente. 
      
      84      In secondo luogo, la Commissione ritiene che il punto 414 della sentenza impugnata, che illustra la posizione adottata dal
         Tribunale nei punti 415‑457 della medesima sentenza, vertenti su un complesso di elementi di prova, riveli una serie di errori
         di diritto collegati, riguardanti in particolare l’efficacia probatoria degli elementi di prova prodotti in risposta alla
         comunicazione degli addebiti.
      
      85      L’Impala sostiene che il Tribunale ha tenuto conto dei termini rigorosi previsti dal regolamento. Esso avrebbe semplicemente
         constatato che la Commissione ha omesso di procedere alla benché minima indagine complementare relativa al mercato, senza
         precisare se, dopo l’audizione, sarebbe stato doveroso condurre altre indagini. Secondo l’Impala, la Commissione avrebbe dovuto
         indagare sulla problematica della trasparenza e degli sconti prima di formulare la comunicazione degli addebiti. 
      
      86      In relazione alla prima parte del terzo motivo, l’Impala sostiene che dal punto 414 della sentenza impugnata si evince che
         il Tribunale fa riferimento a una situazione teorica, in cui i soggetti partecipanti a un’operazione di concentrazione comunicano
         elementi di prova all’ultimo momento, non lasciando alla Commissione nessuna possibilità di procedere alle necessarie indagini.
         Secondo l’Impala, dal medesimo punto della sentenza impugnata si ricava parimenti che si deve presumere che il Tribunale ritenesse
         non che la Commissione dovesse indagare sulla detta problematica dopo l’audizione, ma che essa dovesse agire in tal senso
         in un precedente momento del procedimento formale.
      
      –       Giudizio della Corte 
      87      Occorre anzitutto respingere la tesi dell’Impala, illustrata nel punto 86 della presente motivazione, secondo la quale il
         punto 414 della sentenza impugnata riguarderebbe una situazione ipotetica. Infatti, una siffatta interpretazione del citato
         punto 414 è smentita dai termini stessi di quest’ultimo, dal quale risulta che le osservazioni del Tribunale, censurate nell’ambito
         della prima parte del terzo motivo, riguardavano il procedimento che ha condotto all’adozione della decisione controversa.
         
      
      88      Occorre poi ricordare che, come si evince dai punti 61 e 62 della presente motivazione, il rispetto dei diritti della difesa
         prima dell’adozione di qualsiasi decisione che possa ledere le imprese interessate è un dovere imperativo nell’ambito dei
         procedimenti di controllo delle operazioni di concentrazione. 
      
      89      Di conseguenza, in linea di principio non si possono censurare le parti che effettuano la notificazione per il fatto di presentare
         taluni argomenti, fatti o elementi di prova, al limite anche decisivi, solo nell’ambito delle tesi da loro esposte in risposta
         alla comunicazione degli addebiti. Infatti, è solo con la detta comunicazione che i soggetti partecipanti all’operazione di
         concentrazione possono ottenere indicazioni dettagliate in merito alle riserve formulate dalla Commissione nei confronti del
         loro progetto di concentrazione, nonché in merito agli argomenti e agli elementi di prova sui quali essa si fonda a tal fine.
         Come si evince dal punto 62 della presente motivazione, dai diritti della difesa delle imprese che effettuano la notificazione,
         sanciti dall’art. 18, n. 3, seconda frase, del regolamento nonché dall’art. 13, n. 2, del regolamento di applicazione, discende
         che queste ultime hanno il diritto di presentare, in occasione della loro audizione scritta e orale dopo aver ricevuto la
         comunicazione degli addebiti, qualsiasi elemento che esse ritengano in grado di confutare le censure della Commissione e di
         indurre quest’ultima ad autorizzare la loro operazione di concentrazione proposta. Contrariamente a quanto il Tribunale fa
         capire, in particolare nel punto 414 della sentenza impugnata, un argomento illustrato in risposta alla comunicazione degli
         addebiti fa parte dell’indagine da svolgere in sede di procedimento formale. Un siffatto argomento non è tardivo, ma viene
         presentato nel momento previsto a tal fine nell’ambito della procedura di controllo delle operazioni di concentrazione. 
      
      90      Peraltro, occorre ugualmente ricordare che, come si ricava dal punto 49 della presente motivazione, il dovere imperativo di
         rapidità che contrassegna l’economia generale del regolamento impone alla Commissione di rispettare termini rigorosi per l’adozione
         della decisione definitiva. 
      
      91      Alla luce di ciò, in considerazione, in particolare, dei tempi ristretti imposti dalle scadenze processuali stabilite dal
         regolamento, la Commissione non può essere tenuta, in linea di principio, in ciascun caso specifico, ad inviare, dopo la comunicazione
         degli addebiti e a seguito dell’audizione delle imprese interessate, a numerosi operatori economici approfondite richieste
         di informazioni poco prima della trasmissione della sua bozza di decisione al comitato consultivo per il controllo delle concentrazioni
         di imprese, in osservanza dell’art. 19 del regolamento. 
      
      92      Inoltre, come rileva la Commissione, la risposta alla comunicazione degli addebiti può dedicare un’attenzione particolare
         ad elementi che le parti che effettuano la notificazione ritengono cruciali per l’esito del procedimento formale. Elementi
         di tal genere possono non essere stati considerati cruciali nella comunicazione degli addebiti. Ebbene, la mancata presa in
         considerazione di tali elementi può far parte delle critiche espresse dalle imprese che effettuano la notificazione nei confronti
         della valutazione preliminare della Commissione. Alla luce degli obblighi imposti dai diritti della difesa, l’argomentazione
         delle parti che effettuano la notificazione, esposta in risposta alla comunicazione degli addebiti, non può essere soggetta,
         riguardo alla sua efficacia probatoria e alla sua persuasività, a criteri più rigorosi di quelli applicati nei confronti dell’argomentazione
         dei concorrenti, dei clienti e di altri terzi interrogati dalla Commissione nel corso del procedimento amministrativo, o nei
         confronti degli elementi forniti dalle imprese che effettuano la notificazione in una fase precedente dell’indagine della
         Commissione. 
      
      93      Peraltro, quando la Commissione esamina nella sua decisione la tesi difensiva delle imprese che effettuano la notificazione
         e approfitta dell’occasione per rivedere le sue conclusioni provvisorie contenute nella comunicazione degli addebiti, al fine
         eventualmente di discostarsene, essa non procede ad una «delega» dell’indagine alle dette imprese. A tal riguardo occorre
         ricordare che gli artt. 14 e 15 del regolamento prevedono l’imposizione di ammende o di penalità di mora quando sono comunicate
         informazioni inesatte o fuorvianti e che l’art. 8, n. 5, lett. a), del medesimo regolamento legittima la Commissione a revocare
         una decisione fondata su indicazioni inesatte di cui sia responsabile un’impresa, oppure ottenuta fraudolentemente. 
      
      94      La Commissione è certamente tenuta ad esaminare con cura l’argomentazione dei soggetti partecipanti alla concentrazione per
         quanto riguarda la sua esattezza, completezza e persuasività, e ad ignorarla in caso di dubbi giustificati. È parimenti vero
         che, in forza dell’art. 3, n. 1, del regolamento d’applicazione, la notificazione dell’operazione di concentrazione programmata
         deve contenere informazioni esatte e complete e che, conformemente all’art. 11 del regolamento, le parti che effettuano la
         notificazione sono tenute a rispondere in modo completo, esatto e tempestivo ad eventuali richieste di informazioni della
         Commissione per cui, qualora ciò non avvenga, quando le informazioni di cui trattasi sono state chieste mediante decisione,
         la Commissione, ai sensi degli artt. 14 e 15 del regolamento, può infliggere ammende e penalità di mora. Nondimeno, è pur
         vero che quest’ultima, in occasione della risposta alla comunicazione degli addebiti, deve applicare, a pena di menomare i
         diritti della difesa delle parti che effettuano la notificazione, gli stessi criteri seguiti ai fini dell’esame dell’argomentazione
         di terzi o applicati in una fase precedente della sua indagine, pur potendo ricavare le opportune conseguenze nei casi in
         cui risulti, in una fase molto avanzata del procedimento, che la notificazione di cui trattasi non osserva gli obblighi imposti
         dall’art. 3, n. 1, del regolamento d’applicazione. 
      
      95      Ne consegue che il Tribunale ha commesso un errore di diritto, da un lato, imponendo, in sostanza, alla Commissione di essere
         particolarmente rigorosa nei confronti del valore probatorio degli elementi di prova e delle argomentazioni prodotti dalle
         parti che effettuano la notificazione in risposta a una comunicazione degli addebiti e, dall’altro, traendone la conclusione
         che la mancanza di ulteriori studi di mercato in seguito alla comunicazione degli addebiti e la riproduzione, da parte della
         Commissione, della tesi difensiva delle ricorrenti equivaleva a una delega illegale dell’indagine ai soggetti partecipanti
         alla concentrazione.
      
      96      Tuttavia, quest’errore di diritto non vizia integralmente la sentenza impugnata, in particolare la parte di quest’ultima vertente
         sulle insufficienze di motivazione della decisione controversa nonché la valutazione del Tribunale, contenuta nel punto 377
         della sentenza impugnata, secondo la quale «gli elementi di prova menzionati nella [detta] decisione non consentono di confermare
         le conclusioni che ne vengono tratte». Di conseguenza, occorre procedere all’esame degli altri motivi.
      
       Sul settimo motivo, relativo ad un errore di diritto in quanto il Tribunale si sarebbe basato su elementi di prova non comunicati
         ai soggetti partecipanti all’operazione di concentrazione 
      
      –       Sentenza impugnata
      97      Nel punto 352 della sentenza impugnata, nell’ambito dell’esame effettuato dal Tribunale vertente sulla trasparenza dei prezzi
         e, in particolare, sulla possibilità di una sorveglianza del mercato al dettaglio da parte delle case discografiche tramite
         relazioni di controllo settimanali redatte dai loro rappresentanti commerciali, il Tribunale riprende una constatazione della
         Commissione contenuta nella decisione controversa, secondo la quale le ricorrenti avrebbero istituito un sistema di relazioni
         settimanali, contenenti parimenti informazioni sui concorrenti. Nei punti 356‑360 della sentenza impugnata, il Tribunale fa
         rinvio a tal riguardo, per completezza, a determinati documenti prodotti dall’Impala e classificati come riservati. Infatti,
         i punti 356‑360 della versione della sentenza impugnata pubblicata nella Raccolta sono semplicemente contrassegnati con la
         dicitura «[riservato]». Si fa parimenti riferimento alle relazioni settimanali di controllo nei punti 389 e 451 di questa
         sentenza; il citato punto 389 comprende una parte contrassegnata con la dicitura «[riservato]» nella versione pubblicata nella
         Raccolta.
      
      –       Argomenti delle parti
      98      Le ricorrenti asseriscono che il Tribunale ha commesso un errore di diritto basandosi, nei punti 356‑360 della sentenza impugnata,
         su elementi di prova che non erano a disposizione della Commissione al momento dell’adozione della decisione controversa e
         che non erano stati mai loro trasmessi. A tal riguardo, sarebbe difficile immaginare per quale ragione il Tribunale abbia
         menzionato questi documenti in cinque punti della sua sentenza e abbia fatto riferimento ad essi altre due volte, nei punti
         389 e 451 della sentenza impugnata, se esso non li avesse ritenuti rilevanti ai fini del risultato del suo controllo.
      
      99      L’Impala sostiene che gli elementi di cui trattasi sono stati menzionati durante l’audizione svoltasi nei giorni 14 e 15 giugno
         2004 in presenza delle parti e sono stati comunicati in via riservata alla Commissione a seguito di tale confronto. Secondo
         l’Impala, le ricorrenti sono state informate in tal modo, in occasione delle dette discussioni, che si trattava di prassi
         di controllo dei prezzi in Francia ed esse hanno presentato numerose osservazioni su questo aspetto del regime di fissazione
         dei prezzi nel corso sia del procedimento amministrativo, sia del giudizio dinanzi al Tribunale. Ad ogni modo, secondo l’Impala,
         anche qualora le censure formulate dalle ricorrenti nell’ambito di questo motivo fossero fondate, non se ne potrebbe tener
         conto poiché i detti elementi non hanno influito sul risultato della sentenza impugnata.
      
      –       Giudizio della Corte
      100    Occorre anzitutto respingere l’argomento dell’Impala, illustrato nel punto 99 della presente motivazione, secondo il quale
         le ricorrenti sarebbero state sufficientemente informate in merito al contenuto dei documenti oggetto dei punti 356-360 della
         sentenza impugnata in occasione dell’audizione svoltasi dinanzi alla Commissione. Infatti, dal controricorso dell’Impala dinanzi
         alla Corte si evince che «quest’informazione è stata menzionata durante l’audizione (…) ed è stata poi comunicata alla Commissione
         in via riservata dopo l’audizione». Alla luce di ciò, non si può asserire che il contenuto di questi documenti sia stato descritto
         tempestivamente e con la precisione e la coerenza necessarie per consentire alle ricorrenti, eventualmente, di replicare efficacemente
         alle affermazioni che l’Impala avrebbe potuto formulare in base ai detti documenti dinanzi alla Commissione.
      
      101    In conformità all’art. 18, n. 3, del regolamento, la Commissione può fondare le proprie decisioni adottate in forza del medesimo
         regolamento soltanto sulle obiezioni in merito alle quali gli interessati hanno potuto formulare osservazioni. Ne consegue
         che, siccome le ricorrenti non hanno potuto conoscere tempestivamente il contenuto dei documenti riservati di cui trattasi,
         la Commissione non poteva fondarsi su tali documenti ai fini della decisione controversa.
      
      102    Di conseguenza, il Tribunale ha commesso un errore di diritto basandosi, ai fini dell’annullamento della decisione controversa,
         su documenti prodotti in via riservata dall’Impala, dal momento che la stessa Commissione non avrebbe potuto utilizzarli ai
         fini dell’adozione della detta decisione a causa della loro natura riservata. 
      
      103    Senza che occorra pronunciarsi sulla questione riguardante l’eventuale influenza dei detti documenti sul risultato dell’esame,
         svolto dal Tribunale, degli argomenti relativi ad errori manifesti di valutazione commessi dalla Commissione, basti rilevare
         che comunque l’errore di diritto individuato nell’ambito di questo settimo motivo non può mettere in discussione la conclusione
         del Tribunale, contenuta nel punto 325 della sentenza impugnata, secondo la quale, in sostanza, la decisione controversa dev’essere
         annullata per insufficienza di motivazione. Occorre pertanto procedere all’esame degli altri motivi.
      
       Sul quinto motivo, relativo ad un errore di diritto in quanto il Tribunale avrebbe travisato i criteri giuridici rilevanti
         applicabili in materia di costituzione o rafforzamento di una posizione dominante collettiva 
      
      –       Sentenza impugnata
      104    Nei punti 250‑254 della sentenza impugnata, il Tribunale ha formulato, in particolare, le seguenti osservazioni quanto alla
         nozione di posizione dominante collettiva:
      
      «250      (...) L’accertamento dell’esistenza di una posizione dominante collettiva deve fondarsi su una serie di elementi di fatto
         certi, pregressi o attuali, da cui emerga che sussiste un ostacolo significativo alla concorrenza sul mercato a causa del
         potere acquisito da alcune imprese di adottare congiuntamente la stessa linea d’azione nel mercato di cui trattasi, in misura
         significativa, indipendentemente dai concorrenti, dalla clientela e dai consumatori.
      
      251      Ne consegue che, per valutare l’esistenza di una posizione dominante collettiva, le tre condizioni indicate dal Tribunale
         nella sentenza [6 giugno 2002, causa T‑342/99,] Airtours/Commissione, [Racc. pag. II‑2585], dedotte da un’analisi teorica
         della nozione di posizione dominante collettiva, se pure indubbiamente anch’esse necessarie, possono tuttavia desumersi indirettamente,
         se del caso, da un insieme di indizi e di elementi di prova, eventualmente anche molto eterogenei, relativi ai segni, alle
         manifestazioni e ai fenomeni inerenti alla presenza di una posizione dominante collettiva.
      
      252      Pertanto, in particolare, uno stretto allineamento dei prezzi nel lungo periodo, soprattutto a un livello superiore a quello
         concorrenziale, unitamente ad altri fattori tipici di una posizione dominante collettiva, potrebbero essere sufficienti, in
         mancanza di altra spiegazione ragionevole, a dimostrare l’esistenza di una posizione dominante collettiva, anche qualora non
         sussistano solide prove dirette di una forte trasparenza del mercato, dato che quest’ultima, in siffatte circostanze, può
         essere presunta.
      
      253      Ne consegue che, nella fattispecie, l’allineamento dei prezzi, sia lordi che netti, negli ultimi [sei] anni, anche se i prodotti
         non sono identici (dato che ogni disco ha un contenuto diverso), e il loro mantenimento a un livello piuttosto stabile e percepito
         come elevato nonostante una notevole riduzione della domanda, unitamente ad altri fattori (potenza delle imprese in situazione
         di oligopolio, stabilità delle quote di mercato, ecc.) riscontrati dalla Commissione nella decisione [controversa], in mancanza
         di altre spiegazioni, potrebbero suggerire o costituire un indizio nel senso che l’allineamento dei prezzi non è il risultato
         del normale gioco di una concorrenza effettiva e che il mercato è sufficientemente trasparente in quanto ha consentito un
         coordinamento tacito dei prezzi.
      
      254      Tuttavia, poiché l’argomento dell[‘Impala] si basa su un’errata applicazione delle molteplici condizioni cui è subordinata
         l’esistenza di una posizione dominante collettiva, definite nella [citata] sentenza Airtours/Commissione, e, in particolare,
         di quella relativa alla trasparenza del mercato, più che sulla tesi secondo cui la constatazione di una politica comune nel
         lungo periodo, unitamente a una serie di altri elementi tipici di una posizione dominante collettiva, potrebbe essere sufficiente,
         in alcune circostanze e in mancanza di altre spiegazioni, a dimostrare l’esistenza di tale posizione, se non la creazione
         della stessa, senza che occorra dimostrare positivamente la trasparenza del mercato, il Tribunale si limiterà, nell’esame
         dei motivi dedotti, a verificare se la decisione [controversa] abbia applicato correttamente le condizioni risultanti dalla
         giurisprudenza Airtours. Infatti, senza che occorra stabilire se l’atteggiamento opposto indurrebbe il Tribunale a travalicare
         l’ambito della controversia definito dalle parti o costituirebbe una semplice applicazione del diritto nel contesto di un
         motivo dedotto dall[‘Impala], questo modus operandi s’impone, in virtù del principio del contraddittorio, in quanto tale questione
         non è stata discussa dinanzi al Tribunale».
      
      105    Il punto 309 della sentenza impugnata si presenta nei seguenti termini:
      
      «D’altro canto, emerge dall’ultima frase del punto 77 della decisione [controversa] che gli sconti non sono tali da incidere
         realmente sulla trasparenza del mercato in materia di prezzi risultante, tra l’altro, dai prezzi pubblici di catalogo, poiché
         si rileva che “[s]e le grandi case discografiche si fossero discostate in misura significativa dalle politiche concordate
         in materia di prezzi concedendo sconti, tale deviazione si sarebbe manifestata nei loro prezzi medi netti”».
      
      106    Per quanto attiene alla questione dell’incidenza delle variazioni degli sconti sulla trasparenza del mercato, il Tribunale
         ha dichiarato, in particolare, nel punto 420 della sentenza impugnata, che, «come ha rilevato l[‘Impala], le differenze tra
         le gamme di sconti nel tempo potrebbero dipendere da differenze nei risultati e non escludono che gli sconti si basino su
         una serie nota di regole».
      
      107    Nel punto 427 della sentenza impugnata, il Tribunale afferma che taluni elementi di prova sui quali la Commissione si fondava
         «non escludono che [alcune variazioni degli sconti per cliente] possano essere spiegate abbastanza facilmente, quanto meno
         per un professionista del settore, in base a un certo numero di norme generali o specifiche che regolano la concessione degli
         sconti».
      
      108    Il punto 428 della sentenza impugnata così recita:
      
      «Se è vero che, come ha sottolineato la Commissione, l[‘Impala] non ha spiegato con precisione quali sarebbero le varie norme
         che regolano la concessione degli sconti promozionali o, secondo la Commissione, ne ha menzionato un numero troppo elevato,
         il che renderebbe la loro applicazione complessa e quindi poco trasparente, ciò non toglie che, come si è già rilevato, la
         Commissione non abbia effettuato indagini di mercato a tale riguardo o che, quanto meno, non abbia prodotto alcun elemento
         di prova dell’opacità degli sconti promozionali, a parte le tabelle delle parti della concentrazione, le quali, oltre ad essere
         imprecise, sono comunque intese solo a provare l’esistenza di alcune variazioni dei suddetti sconti, ma non dimostrano che
         tali variazioni non possano essere spiegate più o meno facilmente da un professionista del settore (...)».
      
      109    Nel punto 429 della sentenza impugnata, il Tribunale dichiara che, «[s]e è vero che l’aggregazione delle variabili ha necessariamente
         l’effetto di aumentare il numero di ipotesi, tuttavia la Commissione non ha dimostrato che tale operazione risulterebbe troppo
         difficile per un professionista del mercato».
      
      –       Argomenti delle parti
      110    Le ricorrenti asseriscono che il Tribunale, concludendo che la Commissione aveva commesso errori manifesti di valutazione
         e aveva insufficientemente motivato la decisione controversa in merito alla trasparenza del mercato, ha travisato i risultati
         cui è giunto il diritto comunitario in merito alla nozione di posizione dominante collettiva. Secondo le ricorrenti, il criterio
         relativo alla trasparenza del mercato quale elemento indicativo di una posizione dominante collettiva sul mercato, quale annunciato
         dal Tribunale nella sua citata sentenza Airtours/Commissione, e che il Tribunale dichiara di seguire nella sentenza impugnata,
         imponeva alla Commissione di dimostrare, in primo luogo, che le case discografiche disponevano di una plausibile procedura
         di sorveglianza dei loro rispettivi prezzi netti all’ingrosso e, in secondo luogo, dato che la decisione controversa verteva
         essenzialmente sulla questione dell’esistenza di una tacita collusione, che le case discografiche avevano realmente applicato
         una siffatta procedura di sorveglianza. 
      
      111    Secondo le ricorrenti, in pratica, il Tribunale ha applicato un criterio mitigato per dimostrare la trasparenza del mercato,
         come si ricava, in particolare, dal punto 251 della sentenza impugnata, in quanto esso ha dedotto tale trasparenza da un certo
         numero di fattori i quali, in diritto, non sono sufficienti a dimostrare il grado richiesto di trasparenza. In particolare,
         ignorando la rilevanza degli sconti per valutare la trasparenza al livello dei prezzi netti all’ingrosso, il Tribunale avrebbe
         commesso un errore di diritto, omettendo di individuare un metodo che consentisse di sorvegliare in modo sufficientemente
         preciso e adeguato le modifiche importanti dei prezzi netti all’ingrosso delle altre case discografiche per individuare con
         precisione e tempestivamente qualunque deviazione nei livelli di prezzo tacitamente convenuti. 
      
      112    Secondo le ricorrenti, l’ipotesi di una preesistente collusione tacita implica che le ricorrenti, nonché le altre case discografiche,
         avessero sorvegliato effettivamente i loro prezzi netti all’ingrosso e disponessero di informazioni sufficientemente precise
         ed adeguate sulle modifiche dei loro rispettivi prezzi netti all’ingrosso. Ebbene, né il Tribunale, né l’Impala, né la Commissione
         sarebbero riusciti ad individuare una procedura di sorveglianza dei prezzi netti all’ingrosso, seguita dalle case discografiche,
         oppure a dimostrare che una siffatta procedura sia stata utilizzata.
      
      113    Al contrario, il Tribunale ha applicato, secondo le ricorrenti, un criterio errato nella sua valutazione del grado di trasparenza
         richiesto per poter giudicare dimostrata l’esistenza di una posizione dominante collettiva sul mercato della musica registrata
         di cui trattasi. Esso avrebbe accolto, infatti, elementi irrilevanti in relazione al criterio della trasparenza del mercato
         ed ignorato altri elementi, che sono invece manifestamente rilevanti a tale riguardo. A quest’ultimo proposito, le ricorrenti
         sostengono che il Tribunale ha commesso, in particolare, alcuni errori di diritto:
      
      –        nel punto 309 della sentenza impugnata, facendo discendere la trasparenza degli sconti dal loro impatto sui prezzi netti medi;
      –        nel punto 429 della sentenza impugnata, considerando irrilevanti le strutture complesse dei prezzi in sede di valutazione
         della trasparenza; e 
      
      –        nei punti 298, 306, 310 e 395 della sentenza impugnata, considerando irrilevante la variazione dei prezzi per valutare la
         trasparenza.
      
      114    L’Impala deduce anzitutto che il quinto motivo costituisce un tentativo da parte delle ricorrenti di rimettere in discussione
         le valutazioni in fatto formulate dal Tribunale, senza lamentare errori di diritto. 
      
      115    In subordine, l’Impala sostiene che il Tribunale ha applicato, nella sentenza impugnata, un criterio corretto per dimostrare
         la trasparenza del mercato, ossia il criterio enunciato nel punto 62 della citata sentenza del Tribunale Airtours/Commissione.
         A tale riguardo, l’Impala asserisce, in particolare, che l’unico elemento di cui la Commissione ha constatato una «minore»
         trasparenza era quello costituito dagli sconti promozionali. Nondimeno, il Tribunale avrebbe accertato che gli elementi di
         prova determinanti sui quali la Commissione ha basato i suoi accertamenti non corroboravano questi ultimi, malgrado esso abbia
         effettuato un esame esaustivo di questi elementi di prova. In realtà, il quinto motivo non avrebbe ad oggetto il criterio
         giuridico della trasparenza del mercato, bensì piuttosto la valutazione effettuata dal Tribunale degli elementi di prova in
         fatto di tale trasparenza. Secondo l’Impala, la sentenza impugnata non ha applicato erratamente il criterio enunciato nel
         punto 62 della citata sentenza del Tribunale Airtours/Commissione, poiché il Tribunale non ha né applicato un criterio mitigato,
         né ha omesso di esaminare la trasparenza al livello richiesto. 
      
      116    L’Impala si oppone inoltre alle asserzioni sintetizzate nel punto 113 della presente motivazione.
      
      –       Giudizio della Corte
      117    Emerge dalla giurisprudenza della Corte che la questione relativa alla correttezza, o meno, della norma giuridica applicata
         dal Tribunale nell’esaminare elementi probatori costituisce una questione di diritto che può, in quanto tale, essere invocata
         nell’ambito di un’impugnazione (v. sentenza Sumitomo Metal Industries e Nippon Steel/Commissione, cit., punto 40). In relazione
         al presente giudizio, gli argomenti delle ricorrenti illustrati nei punti 110‑112 della presente motivazione sono pertanto
         ricevibili in sede di impugnazione.
      
      118    Per quanto riguarda le tre critiche specifiche sintetizzate nel punto 113 della presente motivazione, sono ricevibili solo
         la seconda e la terza. Infatti, la prima critica specifica non riguarda la rilevanza di un elemento particolare utilizzato
         per dimostrare l’esistenza di una posizione dominante collettiva ma mira, in realtà, a una nuova valutazione dei fatti, cosa
         che, in forza della consolidata giurisprudenza ricordata nel punto 29 della presente motivazione, esula, in linea di principio,
         dalla competenza della Corte in sede di impugnazione (v. parimenti in tal senso, per analogia, sentenza 22 novembre 2007,
         causa C‑260/05 P, Sniace/Commissione, Racc. pag. I‑10005, punti 34 e 35). Viceversa, la seconda e la terza critica specifica
         consistono nella denuncia di errori di diritto. 
      
      119    Per quanto concerne la fondatezza di questo motivo, occorre anzitutto ricordare che la Corte ha già dichiarato, in sostanza,
         che la nozione di posizione dominante collettiva è inclusa in quella di «posizione dominante» ai sensi dell’art. 2 del regolamento
         (v., in tal senso, sentenza Kali & Salz, cit., punti 166 e 178). A tale proposito, l’esistenza di un accordo o di altri vincoli
         giuridici tra le imprese interessate non è indispensabile all’accertamento dell’esistenza di una posizione dominante collettiva.
         Un tale accertamento potrebbe risultare da altri fattori di correlazione e dipendere da una valutazione economica e, in particolare,
         da una valutazione della struttura del mercato di cui trattasi (v. sentenza 16 marzo 2000, cause riunite C‑395/96 P e C‑396/96 P,
         Compagnie maritime belge transports e a./Commissione, Racc. pag. I‑1365, punto 45).
      
      120    Nel caso si parli di creazione o rafforzamento di una posizione dominante collettiva, la Commissione è tenuta a valutare se,
         nella prospettiva del mercato di riferimento, l’operazione di concentrazione sottoposta al suo vaglio dia origine a una situazione
         nella quale una concorrenza effettiva nel mercato rilevante venga ostacolata in modo significativo da parte delle imprese
         partecipanti alla concentrazione e da una o più imprese terze che insieme hanno il potere, in particolare a causa dei fattori
         di correlazione tra esse esistenti, di adottare sul mercato una medesima linea d’azione (v. sentenza Kali & Salz, cit., punto 221)
         al fine di profittare di una situazione di potenza economica collettiva, e ciò senza che i concorrenti esistenti o potenziali,
         così come i clienti e i consumatori, possano reagire in modo efficace.
      
      121    Simili fattori di correlazione includono, in particolare, la relazione di interdipendenza esistente tra i membri di un oligopolio
         ristretto all’interno del quale, in un mercato con le opportune caratteristiche, in particolare in termini di concentrazione
         del mercato, trasparenza e omogeneità del prodotto, essi sono in grado di prevedere i loro reciproci comportamenti e sono
         pertanto fortemente indotti ad allineare il loro comportamento sul mercato, in modo da rendere massimo il loro profitto comune
         aumentando prezzi, riducendo la produzione, la scelta o la qualità dei beni e dei servizi, riducendo l’innovazione od esercitando,
         in altro modo, un’influenza sui fattori della concorrenza. Infatti, in un contesto del genere ciascun operatore sa che un’azione
         decisamente concorrenziale da parte sua provocherebbe una reazione da parte degli altri, per cui esso non ricaverebbe nessun
         vantaggio dalla sua iniziativa. 
      
      122    Una condizione di posizione dominante collettiva che ostacoli in modo significativo la concorrenza effettiva nel mercato comune
         o in una parte sostanziale di quest’ultimo può realizzarsi pertanto in seguito ad un’operazione di concentrazione quando,
         tenuto conto delle caratteristiche stesse del mercato di cui trattasi e della modifica che apporterebbe a tali caratteristiche
         la realizzazione dell’operazione, quest’ultima avrebbe come risultato che, acquistando consapevolezza degli interessi comuni,
         ciascun membro dell’oligopolio di cui trattasi riterrebbe possibile, economicamente razionale e pertanto preferibile adottare
         costantemente una medesima linea di condotta sul mercato al fine di vendere al di sopra dei prezzi concorrenziali, senza dover
         procedere alla conclusione di un accordo o ricorrere a una pratica concordata ai sensi dell’art. 81 CE, e ciò senza che i
         concorrenti esistenti o potenziali, così come i clienti e i consumatori, possano reagire in modo efficace. 
      
      123    La probabilità di un siffatto coordinamento tacito è più alta se i concorrenti possono facilmente giungere a una percezione
         comune del modo in cui debba funzionare il coordinamento, in particolare dei parametri che possono costituire oggetto di esso.
         Infatti, senza poter arrivare tacitamente a una comprensione condivisa delle modalità del coordinamento, i concorrenti dovrebbero
         far ricorso eventualmente a pratiche proibite dall’art. 81 CE per poter adottare una condotta comune sul mercato. Inoltre,
         tenuto conto, in particolare, dell’eventuale tentazione che può esistere per ciascun partecipante a un coordinamento tacito
         di discostarsene al fine di aumentare il suo profitto a breve termine, occorre valutare se un siffatto coordinamento possa
         essere duraturo. A tal proposito, le imprese che coordinano il loro comportamento devono essere in grado di sorvegliare sufficientemente
         se le modalità del coordinamento siano rispettate. Di conseguenza, la trasparenza sul mercato dovrebbe essere sufficiente
         per consentire a ciascuna impresa interessata, in particolare, di conoscere, in modo sufficientemente preciso ed immediato,
         l’evoluzione del comportamento sul mercato di ciascun altro partecipante al coordinamento. Inoltre, la disciplina impone che
         esista un qualche meccanismo di dissuasione credibile che possa essere posto in esecuzione qualora sia individuato un comportamento
         deviante. Per di più, le reazioni di imprese che non partecipano al coordinamento, quali i concorrenti esistenti o futuri,
         nonché le reazioni dei clienti non dovrebbero poter rimettere in discussione gli auspicati risultati del coordinamento.
      
      124    Le condizioni enunciate dal Tribunale nel punto 62 della sua citata sentenza Airtours/Commissione, in merito alle quali il
         Tribunale ha concluso, nel punto 254 della sentenza impugnata, che dovevano essere applicate nel giudizio pendente dinanzi
         ad esso, non violano i criteri esposti nel punto precedente della presente motivazione. 
      
      125    Ebbene, in caso di applicazione di criteri del genere, occorre evitare di procedere meccanicamente, verificando separatamente
         ciascuno dei criteri menzionati preso isolatamente e ignorando il meccanismo economico globale di un ipotetico coordinamento
         tacito. 
      
      126    A tal proposito, la valutazione, ad esempio, della trasparenza su un determinato mercato dovrebbe essere effettuata non in
         modo isolato ed astratto, ma alla luce delle regole di funzionamento di un ipotetico coordinamento tacito. Infatti, è unicamente
         tenendo conto di una siffatta ipotesi che è possibile verificare se eventuali elementi di trasparenza, presenti in un mercato,
         siano effettivamente tali da agevolare la determinazione tacita di una condotta comune e/o a consentire ai concorrenti interessati
         di sorvegliare sufficientemente se le modalità di una siffatta condotta siano rispettate. A quest’ultimo riguardo, ai fini
         dell’analisi delle possibilità di durata di un ipotizzato coordinamento tacito, è necessario prendere in considerazione i
         sistemi di sorveglianza eventualmente alla portata dei partecipanti al presunto coordinamento tacito al fine di verificare
         se, in forza di tali sistemi, sarebbe loro possibile conoscere, in modo sufficientemente preciso ed immediato, l’evoluzione
         del comportamento sul mercato di ciascun altro partecipante a un coordinamento del genere.
      
      127    Per quanto riguarda il presente giudizio, le ricorrenti asseriscono che, sebbene, nel punto 254 della sentenza impugnata,
         il Tribunale abbia dichiarato di seguire il criterio adottato nella sua citata sentenza Airtours/Commissione, in pratica esso
         avrebbe commesso un errore di diritto, deducendo l’esistenza di una trasparenza sufficiente da un certo numero di fattori,
         i quali tuttavia non erano rilevanti ai fini dell’accertamento di una posizione dominante collettiva esistente. In tale contesto,
         le ricorrenti criticano segnatamente il fatto che il Tribunale abbia ammesso, nel punto 251 della sentenza impugnata, che
         le condizioni, elaborate nel punto 62 della citata sentenza Airtours/Commissione, possono «tuttavia desumersi indirettamente,
         se del caso, da un insieme di indizi e di elementi di prova, eventualmente anche molto eterogenei, relativi ai segni, alle
         manifestazioni e ai fenomeni inerenti alla presenza di una posizione dominante collettiva».
      
      128    A questo proposito, occorre rilevare che, come sottolineato dalla Commissione in udienza, il citato punto 251 non è criticabile
         di per sé, trattandosi di una dichiarazione generale, la quale riflette la libera analisi compiuta dal Tribunale dei vari
         elementi di prova. Emerge infatti dalla costante giurisprudenza che, in linea di principio, spetta unicamente al Tribunale
         giudicare il valore da attribuire agli elementi che gli sono stati sottoposti (v., in particolare, sentenze 1° giugno 1994,
         causa C‑136/92 P, Commissione/Brazzelli Lualdi e a., Racc. pag. I‑1981, punto 66, nonché 15 giugno 2000, causa C‑237/98 P,
         Dorsch Consult/Consiglio e Commissione, Racc. pag. I‑4549, punto 50).
      
      129    Parimenti, la ricerca di una preesistente posizione dominante collettiva, che si basi su una serie di elementi abitualmente
         ritenuti indicativi della presenza o della probabilità di un coordinamento tacito tra concorrenti, non può essere rimessa
         in discussione come tale. Tuttavia, come risulta dal punto 125 della presente motivazione, questa ricerca dev’essere condotta
         imperativamente con cautela e, soprattutto, nella cornice di una procedura basata sull’analisi delle eventuali strategie plausibili
         di coordinamento. 
      
      130    Ebbene, nel caso di specie è giocoforza constatare che il Tribunale, chiamato dall’Impala a valutare taluni argomenti, vertenti
         in particolare sulle parti della decisione controversa dedicate alla trasparenza del mercato, non ha effettuato la sua analisi
         delle dette parti alla luce di un presunto sistema di sorveglianza iscritto in una plausibile ipotesi di coordinamento tacito.
         
      
      131    Nel punto 420 della sentenza impugnata, il Tribunale fa certamente riferimento alla possibilità di una «serie nota di regole»
         disciplinante la concessione di sconti da parte delle case discografiche. Tuttavia in seguito, come sottolineato giustamente
         dalle ricorrenti nell’ambito della seconda critica specifica menzionata nel punto 113 della presente motivazione, analizzando
         la questione dell’eventualità che determinate variazioni negli sconti, accertate dalla Commissione nella decisione controversa,
         potessero rimettere in discussione la possibilità di una sorveglianza adeguata del reciproco rispetto delle regole dell’eventuale
         coordinamento tacito, il Tribunale si accontenta, nei punti 427‑429 della sentenza impugnata, di affermazioni non dimostrate
         riguardanti un ipotetico professionista del settore. Orbene, nel punto 428 di detta sentenza, il Tribunale stesso riconosce
         che l’Impala, ricorrente dinanzi ad esso, «non ha spiegato con precisione quali sarebbero le varie norme che regolano la concessione
         degli sconti promozionali».
      
      132    A questo riguardo è importante ricordare che l’Impala rappresenta imprese le quali, pur non essendo membri dell’oligopolio
         formato dalle case discografiche, operano sugli stessi mercati. Alla luce di ciò, è giocoforza concludere che il Tribunale
         ha ignorato che l’onere della prova gravava sull’Impala per quanto concerne i presunti comportamenti di questi ipotetico «professionista
         del settore». 
      
      133    In considerazione di quanto sin qui esposto, senza che occorra esprimersi sulla fondatezza della terza critica specifica menzionata
         nel punto 113 della presente motivazione, occorre concludere che, ignorando i principi che devono guidare la sua analisi degli
         argomenti dedotti dinanzi ad esso riguardanti la trasparenza del mercato nel contesto di una presunta posizione dominante
         collettiva, il Tribunale ha commesso un errore di diritto. 
      
      134    Quest’errore vizia la parte della sentenza impugnata vertente sull’esame, da parte del Tribunale, degli errori manifesti di
         valutazione commessi dalla Commissione, ivi compreso l’accertamento del Tribunale contenuto nel punto 377 della sentenza impugnata.
         Tuttavia, esso non è di per sé tale da rimettere in discussione la conclusione del Tribunale, contenuta nel punto 325 della
         sentenza impugnata, secondo la quale, in sostanza, la decisione controversa dev’essere annullata per insufficienza di motivazione.
         Occorre pertanto procedere all’esame degli altri motivi.
      
       Sul quarto motivo, relativo ad un errore di diritto in quanto il Tribunale avrebbe violato i limiti del sindacato giurisdizionale
         ad esso spettante
      
      –       Sentenza impugnata
      135    In determinati punti della sentenza impugnata, quali i punti 347 e 361, il Tribunale utilizza espressioni come «una forte
         trasparenza dei prezzi» o «una forte trasparenza del mercato». Inoltre, nel punto 299 della sentenza impugnata, il Tribunale
         definisce la conclusione contenuta nella decisione controversa, secondo la quale i prezzi di catalogo erano «piuttosto allineati»,
         come «per lo meno prudente, dato che l’allineamento è effettivamente molto marcato». Nel punto 307 di questa sentenza, il
         Tribunale ha constatato che «la variazione dei livelli generali di sconto su fattura applicati dalle parti della concentrazione,
         rilevata al punto 78 della decisione [controversa], è molto modesta». Nel punto 317 della sentenza impugnata, il Tribunale
         ha dedotto dalla decisione controversa che «gli sconti promozionali hanno solo un’incidenza limitata sui prezzi».
      
      136    Nel punto 425 della sentenza impugnata, il Tribunale dichiara, con riferimento alla decisione controversa, che «il calcolo
         del differenziale tra gli sconti minimi e massimi per cliente (...) realizzato da ciascuna delle parti della concentrazione
         è stato erroneamente effettuato». Nel punto 427 di questa sentenza, il Tribunale afferma che «si può dubitare della rilevanza»
         dei dati sugli sconti forniti dalle imprese partecipanti alla concentrazione.
      
      137    Nel punto 434 della sentenza impugnata, si afferma precisamente quanto segue:
      
      «(...) Lo studio predisposto dagli economisti delle parti della concentrazione non presenta dati sufficientemente affidabili,
         pertinenti e comparabili (...). Se è indubbiamente probabile che i vari tipi di rivenditori (supermercati, indipendenti, catene
         di negozi specializzati, ecc.) applichino una politica di margine diversa e che esistano differenze all’interno di ciascuna
         categoria di operatori, e anche per ogni singolo operatore, in funzione del tipo di album o del suo grado di successo, tuttavia
         è assai poco probabile, e lo studio non contiene alcun dato in proposito, che un rivenditore applichi una politica di vendita
         diversa per lo stesso tipo di album (...)».
      
      –       Argomenti delle parti
      138    Le ricorrenti, sostenute sotto questo profilo dalla Commissione, asseriscono che il Tribunale ha violato i limiti del sindacato
         giurisdizionale ad esso spettante, violando l’art. 230 CE ed una consolidata giurisprudenza, sostituendo la propria valutazione
         a quella della Commissione, e ciò senza provare la presenza di errori manifesti di valutazione vizianti la decisione controversa
         e senza chiedere perizie economiche.
      
      139    Inoltre, nel suo esame della decisione controversa, il Tribunale avrebbe commesso esso stesso errori manifesti di valutazione
         ed interpretato in modo fondamentalmente errato gli elementi di prova, prodotti dinanzi ad esso, vertenti su aspetti essenziali
         della causa, ivi comprese, in particolare, la rilevanza, la complessità e la scarsa trasparenza degli sconti.
      
      140    Peraltro, le ricorrenti ritengono che in tal modo il Tribunale, nei punti 425, 427 e 434 della sentenza impugnata, abbia parimenti
         snaturato taluni elementi di prova. 
      
      141    L’Impala ritiene che questo motivo costituisca, quanto meno in misura significativa, un tentativo di rimettere in discussione
         la valutazione in fatto compiuta dal Tribunale, senza che le ricorrenti dimostrino che il Tribunale abbia mal interpretato
         gli elementi di prova a sua disposizione. 
      
      142    In via subordinata, l’Impala sostiene che il Tribunale aveva ben presente la giurisprudenza rilevante in materia di portata
         del suo controllo quando ha esaminato la decisione controversa, facendo riferimento, nel punto 328 della sentenza impugnata,
         al punto 39 della citata sentenza Commissione/Tetra Laval, e che, di conseguenza, esso non ha violato l’ambito del sindacato
         giurisdizionale ad esso spettante. 
      
      –       Giudizio della Corte
      143    In via preliminare, occorre respingere l’argomento dell’Impala relativo all’irricevibilità del quarto motivo. Infatti, contrariamente
         a quanto sostiene quest’ultima, con il presente motivo le ricorrenti non si limitano a rimettere in discussione la valutazione
         dei fatti effettuata in primo grado, ma invocano questioni di diritto, ricevibili in sede di impugnazione.
      
      144    Nel merito, occorre anzitutto ricordare che la Commissione dispone di un margine di discrezionalità in materia economica ai
         fini dell’applicazione delle norme sostanziali del regolamento, in particolare dell’art. 2 di quest’ultimo. Ne deriva che
         il sindacato del giudice comunitario su una decisione della Commissione in materia di operazioni di concentrazione si limita
         alla verifica dell’esattezza materiale dei fatti e alla mancanza di errori manifesti di valutazione (v. sentenze Kali & Salz,
         cit., punti 223 e 224, nonché Commissione/Tetra Laval, cit., punto 38).
      
      145    Ciò premesso, sebbene non spetti al Tribunale sostituire la sua valutazione economica a quella della Commissione ai fini dell’applicazione
         delle norme sostanziali del regolamento, ciò non implica che il giudice comunitario debba astenersi dal controllare la qualificazione
         giuridica, effettuata dalla Commissione, di dati di natura economica. Infatti, detto giudice è tenuto in particolare a verificare
         non solo l’esattezza materiale degli elementi di prova addotti, la loro attendibilità e la loro coerenza, ma altresì ad accertare
         se tali elementi costituiscano l’insieme dei dati rilevanti che devono essere presi in considerazione per valutare una situazione
         complessa e se siano di natura tale da corroborare le conclusioni che se ne traggono (v., in tal senso, citate sentenze Commissione/Tetra
         Laval, punto 39, nonché Spagna/Lenzing, punti 56 e 57).
      
      146    Per quanto concerne il presente giudizio, è pertanto giocoforza constatare che il Tribunale, nel procedere, a fronte degli
         argomenti dedotti dinanzi ad esso, ad un esame approfondito degli elementi di prova a fondamento della decisione controversa,
         ha agito nel rispetto dei criteri giurisprudenziali illustrati nei punti 144 e 145 della presente motivazione.
      
      147    Tuttavia questa conclusione, come tale, non basta per respingere il quarto motivo. Infatti, oltre alla questione dell’eventuale
         violazione, da parte del Tribunale, dei limiti del controllo ad esso spettante in relazione al livello di approfondimento
         del suo sindacato sul fondamento materiale della decisione controversa, le ricorrenti asseriscono per di più, come si evince
         dal punto 139 della presente motivazione, che il Tribunale, procedendo all’esame dei fattori a fondamento della decisione
         controversa, avrebbe commesso esso stesso errori manifesti di valutazione ed avrebbe interpretato in modo fondamentalmente
         errato gli elementi di prova prodotti dinanzi ad esso. 
      
      148    Queste ultime asserzioni coincidono in parte con altri motivi della presente impugnazione, ossia, da un lato, con i motivi
         primo, secondo e settimo, nonché con la prima parte del terzo motivo, relativi al trattamento riservato dal Tribunale a taluni
         elementi di prova prodotti dinanzi ad esso, e, dall’altro, con il quinto motivo, relativo alla violazione, da parte del Tribunale,
         dei criteri giuridici applicabili in materia di posizione dominante collettiva. 
      
      149    A tal proposito basta rilevare che, come si deduce dai punti 95, 102 e 133 della presente motivazione, il Tribunale, per quanto
         concerne l’esame da esso effettuato degli argomenti relativi all’esistenza di errori manifesti di valutazione, ha commesso
         alcuni errori di diritto per quanto riguarda sia il trattamento di determinati elementi di prova, sia i criteri giuridici
         applicabili in materia di posizione dominante collettiva derivante da un coordinamento tacito. 
      
      150    Di conseguenza, senza che occorra pronunciarsi né sulle asserzioni delle ricorrenti relative allo snaturamento degli elementi
         di prova, né sulla questione della effettiva sostituzione, o meno, da parte del Tribunale, nella sentenza impugnata, della
         propria valutazione economica a quella della Commissione, occorre dichiarare che quanto meno la parte della sentenza impugnata
         dedicata all’esame degli argomenti relativi all’esistenza di errori manifesti di valutazione è viziata da errori di diritto.
         Per quanto concerne la parte della sentenza impugnata vertente su un’insufficiente motivazione della decisione controversa,
         occorre ancora analizzare il sesto motivo.
      
       Sul sesto motivo, relativo ad un errore di diritto in quanto il Tribunale avrebbe applicato una norma errata in materia di
         motivazione delle decisioni che autorizzano operazioni di concentrazione
      
      –       Sentenza impugnata
      151    Nei punti 255‑276 della sentenza impugnata, il Tribunale ha sintetizzato gli elementi rilevanti della decisione controversa
         ai fini dell’esame del primo motivo dedotto dinanzi ad esso. Il punto 275 di detta sentenza così recita:
      
      «Risulta da quanto precede che la Commissione ha concluso nel senso che non sussisteva una posizione dominante collettiva
         sulla base dell’omogeneità del prodotto, della trasparenza del mercato e dell’esercizio delle misure di ritorsione».
      
      152    Nella sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato diverse sezioni della decisione controversa, per verificare se essa contenesse
         una motivazione sufficiente per l’accertamento della scarsa trasparenza del mercato di cui trattasi, rispondendo ogni volta
         in senso negativo.
      
      153    Il Tribunale ha esaminato anzitutto la sezione della decisione controversa specificamente dedicata alla trasparenza del mercato.
         A tal riguardo, esso ha dichiarato, in particolare, nei punti 289, 290 e 294 della sentenza impugnata, quanto segue:
      
      «289      Per quanto riguarda la sezione ad hoc, si deve osservare, in limine, che essa contiene solo tre punti, nonostante la trasparenza
         costituisca nella fattispecie, secondo la decisione e ancor più secondo la tesi sostenuta dalla Commissione nelle memorie
         presentate al Tribunale, il motivo fondamentale, se non l’unico, su cui si basa l’affermazione che non sussiste una posizione
         dominante collettiva nei mercati della musica registrata. Va inoltre rilevato che nella suddetta sezione non si è concluso
         che il mercato non è trasparente, né che esso non è sufficientemente trasparente da consentire una collusione tacita. Tutt’al
         più vi si rileva, da un lato, al punto 111 in fine, che l’esigenza di effettuare un controllo a livello di album, in particolare
         per gli sconti promozionali, «potrebbe ridurre la trasparenza nel mercato e rendere più difficili gli accordi taciti» e, dall’altro,
         al punto 113 in fine, che «la Commissione tuttavia non ha rilevato abbastanza elementi da dimostrare che, controllando i prezzi
         al dettaglio o utilizzando tali contatti con i rivenditori, le grandi case discografiche erano riuscite, in passato, a compensare
         la mancanza di trasparenza in materia di sconti promozionali, evocata in relazione ai cinque grandi Stati membri». È evidente
         che tali affermazioni, che sono vaghe e non forniscono la minima precisazione per quanto riguarda, in particolare, la natura
         degli sconti promozionali, le circostanze in cui essi possono essere applicati, il loro grado di opacità, la loro entità o
         il loro impatto sulla trasparenza dei prezzi, non bastano a giustificare la conclusione secondo cui il mercato non è sufficientemente
         trasparente da consentire una posizione dominante collettiva.
      
      290      Risulta inoltre che, a parte i due estratti sopra menzionati, tutti i fattori rilevati ai punti 111‑113 della decisione [controversa],
         lungi dal dimostrare l’opacità del mercato, ne evidenziano semmai la trasparenza.
      
      (...)
      294      Risulta da quanto precede che, nella sezione ad hoc della decisione [controversa] dedicata all’esame della trasparenza, non
         solo la Commissione non ha concluso che il mercato era opaco o non sufficientemente trasparente da consentire una posizione
         dominante collettiva, ma ha anche fatto riferimento solo a fattori idonei a determinare una forte trasparenza del mercato
         e a facilitare la verifica del rispetto di un accordo collusivo, con la sola eccezione dell’affermazione, di portata piuttosto
         limitata e non confermata, secondo cui gli sconti promozionali potevano ridurre la trasparenza e rendere più difficili gli
         accordi taciti. Si deve quindi rilevare che tale sezione è palesemente inidonea, di per sé, a giustificare la tesi secondo
         cui il mercato non sarebbe sufficientemente trasparente».
      
      154    Il Tribunale ha esaminato poi i ragionamenti contenuti nella decisione controversa riguardo a un’eventuale «politica comune
         dei prezzi» tra le case discografiche e li ha analizzati, nei punti 295‑324 della sentenza impugnata, alla ricerca di indizi
         tali da spiegare l’asserita scarsa trasparenza dei mercati di cui trattasi. A tal proposito, il Tribunale ha formulato, in
         particolare, le seguenti conclusioni:
      
      «315      Risulta quindi che l’unico elemento di opacità rilevato nella decisione [controversa] consiste nell’affermazione, contenuta
         nel punto 80 (e nei punti corrispondenti per gli altri grandi paesi), secondo cui “risulta tuttavia che gli sconti promozionali
         sono meno trasparenti degli sconti ordinari e il loro controllo richiede anche un’osservazione rigorosa dell’evoluzione di
         questo tipo di sconti nel mercato al dettaglio”.
      
      (...)
      318      Va inoltre rilevato che nella decisione [controversa] non si afferma che il mercato è opaco, né che esso non è abbastanza
         trasparente da consentire il coordinamento dei prezzi, ma tutt’al più che gli sconti promozionali sarebbero meno trasparenti,
         peraltro senza che la decisione [controversa] fornisca alcun elemento d’informazione sulla loro natura, sulle circostanze
         in cui essi vengono concessi o sulla loro importanza concreta rispetto ai prezzi netti, né relativamente al loro impatto sulla
         trasparenza dei prezzi.
      
      319      D’altro canto, si deve ricordare che, come si è osservato in precedenza, la Commissione ha rilevato nella decisione [controversa]
         molti elementi e fattori che favoriscono la trasparenza del mercato e facilitano la verifica del rispetto di un accordo.
      
      320      Ne consegue che le scarse affermazioni relative agli sconti promozionali contenute nella sezione della decisione [controversa]
         dedicata all’esame del coordinamento dei prezzi nei grandi paesi, essendo imprecise e non confermate, se non addirittura contraddette
         da altre osservazioni figuranti nella decisione [controversa], non sono idonee a dimostrare l’opacità del mercato né quella
         degli sconti promozionali. Inoltre, tali affermazioni si limitano a precisare che gli sconti promozionali sarebbero meno trasparenti
         degli sconti ordinari, ma non spiegano perché sarebbero rilevanti per la trasparenza del mercato e non consentono di comprendere
         come, da soli, possano compensare tutti gli altri fattori di trasparenza del mercato individuati nella decisione [controversa]
         ed eliminare quindi la trasparenza necessaria perché sussista una posizione dominante collettiva.
      
      (...)
      324      Ne consegue che neanche la sezione relativa ai piccoli paesi spiega i motivi su cui si fonda la conclusione che il mercato
         non è trasparente a causa degli sconti promozionali. In ogni caso, la situazione esistente nei piccoli paesi non può costituire
         un valido fondamento della conclusione relativa al grado di trasparenza dei mercati dei grandi paesi.
      
      325      Da tutto ciò che precede discende che la censura basata su una carenza di motivazione della conclusione relativa alla trasparenza
         del mercato è fondata e comporta di per sé l’annullamento della decisione [controversa]».
      
      155    Il punto 411 della sentenza impugnata è redatto come segue:
      
      «È vero che, nel controricorso, la Commissione ha fatto valere di aver esaminato gli sconti delle altre major, ma che, poiché
         tali cifre non potevano essere rivelate alle parti della concentrazione, era impossibile includerle nella decisione [controversa].
         Tuttavia, tale argomento non può essere accolto».
      
      156    Il punto 530 della sentenza impugnata così recita:
      
      «Dal punto 157 della decisione [controversa], e in particolare dalla sua ultima frase, emerge che la conclusione della Commissione
         secondo cui la concentrazione non rappresenta una modifica sufficientemente importante da comportare la probabile creazione
         di una posizione dominante collettiva si basa espressamente sulle condizioni relative alla trasparenza del mercato e alle
         misure di ritorsione».
      
      –       Argomenti delle parti
      157    Le ricorrenti sostengono, in via principale, che il sistema comunitario di controllo delle operazioni di concentrazione e,
         in particolare, l’art. 10, n. 6, del regolamento, vieta al Tribunale di annullare una decisione che autorizzi una siffatta
         operazione a causa di una motivazione insufficiente.
      
      158    In subordine, le ricorrenti asseriscono che il Tribunale ha applicato una norma in materia di motivazione eccessivamente rigorosa,
         che è incompatibile con la giurisprudenza consolidata e non tiene conto del contesto particolare e della natura della procedura
         di controllo delle operazioni di concentrazione. Da un lato, il Tribunale sarebbe caduto in errore, imponendo alla Commissione
         di spiegare le divergenze rispetto alla comunicazione degli addebiti. 
      
      159    Dall’altro, il Tribunale avrebbe errato, esaminando la motivazione della decisione controversa, non tenendo conto del contesto
         particolare di una decisione che autorizza un’operazione di concentrazione. A tal proposito, le ricorrenti deducono numerose
         considerazioni. In primo luogo, esse ritengono che occorra applicare criteri meno rigorosi nei confronti della motivazione
         di una decisione che autorizza un’operazione di concentrazione rispetto a quella di una decisione che vieti una siffatta operazione.
         In secondo luogo, il Tribunale avrebbe omesso, a torto, di esaminare la motivazione della decisione controversa dal punto
         di vista dei professionisti in possesso di una buona conoscenza del settore. In terzo luogo, la brevità del termine che separa
         la comunicazione degli addebiti dall’adozione della decisione che autorizza un’operazione di concentrazione richiederebbe
         una certa cautela in sede di verifica della motivazione di una decisione di tal genere. In quarto luogo, la circostanza che
         le ricorrenti siano autorizzate a porre in esecuzione l’operazione di concentrazione notificata dovrebbe ostare all’annullamento,
         per insufficienza di motivazione, delle decisioni che autorizzano operazioni di concentrazione. In quinto luogo, il Tribunale,
         nel punto 411 della sentenza impugnata, avrebbe commesso un errore di diritto, imponendo alla Commissione di pubblicare determinati
         dettagli in materia di prezzi e sconti, in considerazione della loro natura riservata e delicata.
      
      160    Ad ogni modo, contrariamente alla valutazione effettuata dal Tribunale, una giurisprudenza costante suggerisce, secondo le
         ricorrenti, che la decisione controversa è adeguatamente motivata, poiché ha consentito all’Impala di verificare le ragioni
         a fondamento della detta decisione e al Tribunale di esercitare il suo controllo giurisdizionale. A tal riguardo, le ricorrenti
         affermano, in particolare, che la constatazione formulata dal Tribunale, secondo la quale la decisione controversa era insufficientemente
         motivata, è difficilmente compatibile con la sua valutazione, secondo la quale la detta decisione sarebbe viziata da errori
         manifesti di valutazione.
      
      161    Infine le ricorrenti sostengono che l’esame della motivazione della decisione controversa, effettuato dal Tribunale, è viziato
         a causa dell’uso di una norma errata in materia di prova, del travisamento della portata corretta del sindacato giurisdizionale
         e dell’applicazione di un criterio errato in merito alla trasparenza. 
      
      162    Pur confermando la sua eccezione generale d’irricevibilità, l’Impala ritiene, in primo luogo, che le ricorrenti non possano
         elevare al rango di norma generale l’eccezione disposta dall’art. 10, n. 6, del regolamento. In secondo luogo, secondo l’Impala,
         le ricorrenti asseriscono erroneamente, in sostanza, che l’art. 253 CE sia applicabile o meno a seconda che una decisione
         vertente su un’operazione di concentrazione programmata si esprima in senso negativo o affermativo. In terzo luogo, l’Impala
         sostiene che il livello di motivazione richiesto dipende dal contesto e dall’ambito giuridico in cui viene adottato un atto
         specifico. Sarebbe del tutto conforme a questo principio che i criteri in materia di motivazione vengano adeguati al tipo
         di pratica presa in esame. Ebbene, nella presente fattispecie si tratterebbe di un caso in cui era stata avviata la procedura
         formale e che aveva provocato una ferma opposizione da parte di un terzo e una comunicazione degli addebiti.
      
      163    Per quanto riguarda l’argomento presentato in subordine dalle ricorrenti, relativo alla norma in materia di motivazione applicata
         dal Tribunale, l’Impala afferma, da un lato, che il Tribunale si limita a menzionare taluni passi della comunicazione degli
         addebiti al fine di sottolineare l’insufficiente motivazione della decisione controversa e le incoerenze intrinseche di quest’ultima,
         e fonda il suo accertamento di tale insufficiente motivazione sull’argomento illustrato nella stessa decisione controversa
         e non in base a un confronto con quello illustrato nella comunicazione degli addebiti. Dall’altro, l’Impala ritiene che il
         Tribunale non abbia travisato la natura della procedura di controllo delle operazioni di concentrazione. 
      
      164    Inoltre, dalla circostanza che il Tribunale fosse in grado di procedere a un esame esaustivo della decisione controversa non
         discende che la motivazione di quest’ultima fosse sufficiente. È del tutto evidente, secondo l’Impala, che il Tribunale non
         sia stato in grado di comprendere, in particolare, per quale ragione la Commissione, malgrado gli elementi di prova abbiano
         evidenziato l’esistenza di una trasparenza sufficiente per suffragare l’accertamento dell’esistenza di una posizione dominante
         collettiva, abbia concluso tuttavia nel senso che gli elementi di prova della trasparenza fossero insufficienti, poiché gli
         sconti promozionali erano meno trasparenti di altri tipi di sconti. Secondo l’Impala, le reali ragioni della decisione controversa
         rimangono sconosciute.
      
      165    Per quanto concerne l’argomento delle ricorrenti sintetizzato nel punto 161 della presente motivazione, l’Impala afferma che
         le osservazioni formulate dal Tribunale in merito a taluni aspetti della motivazione della decisione controversa sono basate
         su un esame approfondito dell’analisi sviluppata dalla Commissione e, soprattutto, sulle incongruenze presenti all’interno
         della stessa decisione controversa. 
      
      –       Giudizio della Corte
      166    Secondo una costante giurisprudenza, la motivazione prescritta dall’art. 253 CE dev’essere adeguata alla natura dell’atto
         e deve fare apparire in forma chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione da cui esso promana, in modo
         da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e permettere al giudice competente di esercitare
         il proprio controllo. La portata dell’obbligo di motivazione dev’essere valutata in funzione delle circostanze del caso, in
         particolare del contenuto dell’atto, della natura dei motivi esposti e dell’interesse che i destinatari dell’atto o soggetti
         terzi, da questo colpiti direttamente e individualmente, possano avere a ricevere spiegazioni. La motivazione non deve necessariamente
         specificare tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti, in quanto l’accertamento dell’osservanza, da parte della
         motivazione, degli obblighi imposti dall’art. 253 CE va effettuato alla luce non solo del suo tenore, ma anche del suo contesto
         e del complesso delle norme giuridiche che disciplinano la materia (v., in particolare, sentenze 2 aprile 1998, causa C‑367/95 P,
         Commissione/Sytraval e Brink’s France, Racc. pag. I‑1719, punto 63; 22 giugno 2004, causa C‑42/01, Portogallo/Commissione,
         Racc. pag. I‑6079, punto 66, nonché 15 aprile 2008, causa C‑390/06, Nuova Agricast, non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punto 79).
      
      167    Tuttavia, l’autore dell’atto non è tenuto a prendere posizione su elementi che sono chiaramente secondari né ad anticipare
         potenziali obiezioni (sentenza 25 ottobre 2005, cause riunite C‑465/02 e C‑466/02, Germania e Danimarca/Commissione, detta
         «Feta», Racc. pag. I‑9115, punto 106). Inoltre il grado di precisione della motivazione di una decisione dev’essere proporzionato
         alle possibilità materiali ed alle condizioni tecniche o al tempo disponibile per la sua adozione (v. sentenze 1° dicembre
         1965, causa 16/65, Schwarze, Racc. pag. 909, in particolare pag. 924, nonché 14 febbraio 1990, causa C‑350/88, Delacre e a./Commissione,
         Racc. pag. I‑395, punto 16). Pertanto, la Commissione non viola l’obbligo di motivazione ad essa incombente se, quando esercita
         il suo potere di controllo delle operazioni di concentrazione, non include nella sua decisione motivazioni precise in merito
         alla valutazione di un certo numero di aspetti della concentrazione che appaiano ad essa manifestamente fuori luogo, privi
         di significato o chiaramente secondari ai fini della valutazione di quest’ultima (v., in tal senso, sentenza Commissione/Sytraval
         e Brink’s France, cit., punto 64). Un obbligo del genere sarebbe infatti difficilmente compatibile con il dovere imperativo
         di rapidità e con i termini di procedura ristretti, imposti alla Commissione nell’esercizio del suo potere di controllo delle
         operazioni di concentrazione e che rientrano fra gli aspetti specifici di una procedura di controllo di tali operazioni. 
      
      168    Ne deriva che, quando la Commissione dichiara un’operazione di concentrazione compatibile con il mercato comune in base all’art. 8,
         n. 2, del regolamento, l’obbligo di motivazione è soddisfatto se questa decisione espone con chiarezza le ragioni per le quali
         la Commissione ritiene che la concentrazione di cui trattasi, eventualmente in seguito a modifiche apportate dalle imprese
         interessate, non realizzi o non rafforzi una posizione dominante che possa provocare ostacoli significativi a un’effettiva
         concorrenza nel mercato comune o in una parte sostanziale di quest’ultimo.
      
      169    A tal riguardo, sebbene la Commissione non sia obbligata, nella motivazione delle decisioni adottate in applicazione del regolamento,
         a prendere posizione su tutti gli elementi ed argomenti presentati dinanzi ad essa, ivi compresi quelli chiaramente secondari
         per la valutazione da effettuare, ciò nondimeno essa deve esporre i fatti e le riflessioni giuridiche che rivestono un’importanza
         essenziale nell’economia della decisione. Inoltre, la motivazione dev’essere logica per cui, in particolare, non deve presentare
         contraddizioni interne (v., in tal senso, per analogia, sentenze 18 maggio 1962, causa 13/60, Geitling e a./Alta Autorità,
         Racc. pag. 165, in particolare pag. 218; 15 luglio 1970, ACF Chemiefarma/Commissione, causa 41/69, Racc. pag. 661, punto 78;
         7 luglio 1981, causa 158/80, Rewe‑Handelsgesellschaft Nord e Rewe‑Markt Steffen, Racc. pag. 1805, punto 26, e 17 maggio 1988,
         causa 28/87, Arendt/Parlamento, Racc. pag. 2633, punti 7 e 8).
      
      170    È alla luce di questi principi che occorre esaminare le censure formulate dalle ricorrenti nell’ambito del sesto motivo.
      
      171     In via principale, le ricorrenti sostengono che una decisione della Commissione che autorizzi un’operazione di concentrazione
         non può essere annullata per insufficienza di motivazione. Esse si fondano in particolare a tal riguardo sull’art. 10, n. 6,
         del regolamento. 
      
      172    Dal punto 49 della presente motivazione discende che quest’ultima disposizione mira a garantire la certezza del diritto nel
         caso in cui, eccezionalmente, la Commissione non abbia adottato una decisione nel termine prescritto. Infatti, le imprese
         interessate sarebbero libere di dare esecuzione alla loro concentrazione una volta ottenuta un’autorizzazione tacita. 
      
      173    Come rilevato dall’Impala, l’argomento delle ricorrenti basato sull’art. 10, n. 6, del regolamento fa pensare che le decisioni
         che autorizzino operazioni di concentrazione non debbano essere assolutamente motivate, in quanto non censurabili per omessa
         motivazione.
      
      174    Orbene, si deve rammentare che l’insufficienza di motivazione tale da violare l’art. 253 CE rientra nell’inosservanza delle
         forme sostanziali ai sensi dell’art. 230 CE, e costituisce inoltre un motivo di ordine pubblico che può, e anzi deve, essere
         sollevato d’ufficio dal giudice comunitario (v., in tal senso, sentenza 20 febbraio 1997, causa C‑166/95 P, Commissione/Daffix,
         Racc. pag. I‑983, punto 24). Inoltre, secondo costante giurisprudenza, una norma di diritto comunitario derivato va interpretata,
         nei limiti del possibile, nel senso della sua conformità con le disposizioni del Trattato e con i principi generali del diritto
         comunitario (sentenza 4 ottobre 2007, causa C‑457/05, Schutzverband der Spirituosen‑Industrie, Racc. pag. I‑8075, punto 22
         nonché giurisprudenza ivi citata). Ne deriva che l’art. 10, n. 6, del regolamento dev’essere interpretato e applicato alla
         luce degli artt. 230 CE e 253 CE.
      
      175    Pertanto, come si evince dal punto 49 della presente motivazione, il citato art. 10, n. 6, costituisce un’eccezione all’economia
         generale del regolamento, risultante, in particolare, dagli artt. 6, n. 1, e 8, n. 1, del medesimo, in forza della quale la
         Commissione si pronuncia espressamente sulle operazioni di concentrazione ad essa notificate, e ciò a prescindere dal fatto
         che la decisione sia in senso negativo o affermativo. Di conseguenza, così come l’art. 10, n. 6, del regolamento non può giustificare
         una presunzione generale a favore della compatibilità delle operazioni di concentrazione con il mercato comune, parimenti
         questa disposizione non può nemmeno dare fondamento a un’eccezione alla possibilità di censurare la legittimità di una decisione
         che autorizzi una siffatta operazione per violazione dell’obbligo di motivazione. Infatti, la legittima esigenza di certezza
         del diritto in situazioni eccezionali, riflessa della detta disposizione, non può giungere a sottrarre le decisioni relative
         ad operazioni di concentrazione, in tutto o in parte, al sindacato del giudice comunitario.
      
      176    Pertanto, dev’essere respinto l’argomento delle ricorrenti ex art. 10, n. 6, del regolamento.
      
      177    In via subordinata, le ricorrenti asseriscono, in particolare, che, poiché la decisione controversa ha consentito all’Impala
         di verificare la motivazione dell’autorizzazione di cui trattasi e al Tribunale di effettuare il suo controllo giurisdizionale,
         il Tribunale non si è adeguato alla costante giurisprudenza dei giudici comunitari relativa agli obblighi di motivazione.
      
      178    A tale proposito, come risulta dal punto 166 di questa sentenza, secondo una costante giurisprudenza, da un lato, la motivazione
         prescritta dall’art. 253 CE è tesa a consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e a permettere
         al giudice competente di esercitare il proprio controllo e, dall’altro, tale obbligo di motivazione dev’essere valutato in
         funzione della natura dell’atto in questione e del contesto nel quale è stato adottato (v., parimenti, sentenze 7 aprile 1987,
         causa 32/86, SISMA/Commissione, Racc. pag. 1645, punto 8; 4 giugno 1992, causa C‑181/90, Consorgan/Commissione, Racc. pag. I‑3557,
         punto 14; 15 aprile 1997, causa C‑22/94, Irish Farmers Association e a., Racc. pag. I‑1809, punti 39‑41; 19 settembre 2002,
         causa C‑114/00, Spagna/Commissione, Racc. pag. I–7657, punti 62 e 63; 2 ottobre 2003, causa C‑195/99 P, Krupp Hoesch/Commissione,
         Racc. pag. I‑10937, punto 110, e Aalborg Portland e a./Commissione, cit., punto 372). 
      
      179    Nel caso di specie, è vero che può apparire disdicevole una certa sproporzione, presente nella decisione controversa, tra
         l’illustrazione degli elementi a favore della tesi di una trasparenza sufficiente e la spiegazione dell’incidenza degli sconti
         promozionali, la quale parrebbe negare una siffatta trasparenza. Tuttavia, in considerazione, in primo luogo, del contesto
         in cui la decisione controversa è stata adottata, contrassegnato, in particolare, da un lasso di tempo ristretto tra, da un
         lato, la risposta scritta alla comunicazione degli addebiti nonché l’audizione svoltasi dinanzi alla Commissione e, dall’altro,
         la conclusione del procedimento formale e, in secondo luogo, dei criteri giurisprudenziali illustrati nei punti 166‑169 della
         presente motivazione, con particolare riferimento ai punti 166 e 167 della medesima, il Tribunale non poteva dichiarare, senza
         commettere un errore di diritto, che la Commissione era venuta meno, nel caso di specie, all’obbligo di motivare in modo sufficiente
         la decisione controversa (v., per analogia, sentenze 28 ottobre 1981, cause riunite 275/80 e 24/81, Krupp Stahl/Commissione,
         Racc. pag. 2489, punto 13, e 13 marzo 1985, cause riunite 296/82 e 318/82, Paesi Bassi e Leeuwarder Papierwarenfabriek/Commissione,
         Racc. pag. 809, punto 21).
      
      180    Infatti, in primo luogo, la decisione controversa rendeva evidente il ragionamento seguito dalla Commissione onde consentire
         di censurarne in seguito, come fatto dall’Impala, la fondatezza dinanzi al giudice competente. A tale proposito, sarebbe eccessivo
         pretendere, come fa il Tribunale nel punto 289 della sentenza impugnata, una descrizione dettagliata di ciascun aspetto alla
         base della decisione controversa, come la natura degli sconti promozionali, le circostanze nelle quali essi potevano essere
         applicati, il loro grado di opacità, la loro portata o il loro impatto specifico sulla trasparenza dei prezzi (v. in tal senso,
         per analogia, sentenze 16 novembre 2000, causa C‑286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, Racc. pag.I‑9925, punti 59‑61,
         e 1° luglio 2008, cause riunite C‑341/06 P e C‑342/06 P, Chronopost e La Poste/UFEX e a., non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punto 108). Ciò risulta tanto più corretto in quanto l’Impala, come si ricava, in particolare, dai punti 7 e 10 della sentenza
         impugnata, è stata significativamente coinvolta nel procedimento formale (v., per analogia, sentenze 25 ottobre 2001, causa
         C‑120/99, Italia/Consiglio, Racc. pag. I–7997, punto 29, e 9 settembre 2004, causa C–304/01, Spagna/Commissione, Racc. pag. I‑7655,
         punto 50) e che, per di più, è stata perfettamente in grado di censurare dinanzi al Tribunale la validità della valutazione
         formulata nel merito dalla Commissione nella decisione controversa. 
      
      181    In secondo luogo, come si ricava, in particolare, dai punti 275, 289 e 530 della sentenza impugnata, il Tribunale conosceva
         le ragioni per le quali la Commissione ha deciso di autorizzare l’operazione di concentrazione di cui trattasi. Esso ha addirittura
         dedicato numerosi punti della sua sentenza all’analisi della fondatezza di tali ragioni. Orbene, si deve ricordare a tale
         proposito che l’obbligo di motivare le decisioni costituisce una forma sostanziale che va tenuta distinta dalla questione
         della fondatezza della motivazione, attinente alla legittimità nel merito dell’atto controverso (v. sentenze 7 marzo 2002,
         causa C‑310/99, Italia/Commissione, Racc. pag. I‑2289, punto 48, nonché Commissione/Sytraval e Brink’s France, cit., punto 67).
         Infatti, la motivazione di una decisione consiste nell’esprimere espressamente le ragioni su cui si fonda tale decisione.
         Qualora tali ragioni siano viziate da errori, questi ultimi viziano la legittimità nel merito della decisione, ma non la motivazione
         di quest’ultima, che può essere sufficiente pur illustrando ragioni errate. Di conseguenza, non si può asserire che fosse
         impossibile per il Tribunale esercitare il suo controllo giurisdizionale (v., per analogia, sentenza Chronopost e La Poste/UFEX
         e a., cit., punto 112).
      
      182    Pertanto, occorre accogliere il sesto motivo dedotto dalle ricorrenti, senza che occorra pronunciarsi sulle censure illustrate
         nei punti 158, 159 e 161 della presente motivazione.
      
      183    Alla luce del complesso delle considerazioni sin qui esposte, la presente impugnazione va dichiarata fondata.
      
       Sulla presunta impugnazione incidentale 
      184    La comparsa di risposta della Commissione comprende una sezione distinta, contenente «osservazioni supplementari» riguardanti
         le «ragioni essenziali» della decisione controversa. In tal sede, la Commissione asserisce che il Tribunale avrebbe qualificato
         a torto, nei punti 474 e 476 della sentenza impugnata, le sue constatazioni riguardanti le misure di rappresaglia come ragioni
         essenziali della detta decisione. Secondo la Commissione, qualora dal presente giudizio risultasse che gli accertamenti svolti
         nella decisione controversa in merito alla scarsa trasparenza del mercato non fossero errati in diritto, la detta decisione
         dovrebbe essere giudicata legittima a prescindere dal fatto che essa contenga o meno errori di diritto per quanto concerne
         le misure di rappresaglia.
      
      185    L’Impala ha interpretato questi ragionamenti contenuti nella comparsa di risposta della Commissione come un’impugnazione incidentale
         e ha replicato ad essi mediante una separata memoria, datata 23 marzo 2007, facendo richiamo all’art. 117, n. 2, del regolamento
         di procedura della Corte. Successivamente, le parti sono state autorizzate a depositare memorie supplementari a tale riguardo,
         l’ultima delle quali è stata depositata presso la cancelleria della Corte il 16 luglio 2007, mentre rimaneva aperta la questione
         relativa all’esistenza del diritto, in capo all’Impala, di invocare il detto art. 117, n. 2.
      
      186    La qualificazione di un argomento quale impugnazione incidentale richiede, in forza dell’art. 117, n. 2, del regolamento di
         procedura, che la parte che lo invoca miri ad ottenere l’annullamento totale o parziale della sentenza impugnata per un motivo
         non invocato nell’impugnazione. Per dimostrare se tale è il caso della presente fattispecie occorre esaminare la lettera,
         lo scopo e il contesto del passo di cui trattasi della comparsa di risposta della Commissione.
      
      187    Ebbene, è importante sottolineare a tal riguardo che la Commissione non utilizza mai nella sua memoria l’espressione «impugnazione
         incidentale». Inoltre, la stessa Commissione ha dichiarato chiaramente nel corso del giudizio, precisamente in udienza, che
         non aveva nessuna intenzione di presentare un’impugnazione incidentale mediante le sue «osservazioni supplementari». 
      
      188    Alla luce di ciò, è giocoforza concludere che le dette osservazioni non costituiscono un’impugnazione incidentale. Contrariamente
         a quanto sostenuto dall’Impala, non occorre pertanto esprimere un giudizio a tale riguardo.
      
       Sul rinvio della causa dinanzi al Tribunale
      189    Ai sensi dell’art. 61, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, quando l’impugnazione è accolta, la Corte annulla
         la decisione del Tribunale. In tal caso, essa può statuire definitivamente sulla controversia qualora lo stato degli atti
         lo consenta, oppure rinviare la causa al Tribunale, affinché sia decisa da quest’ultimo. 
      
      190    Dal momento che il Tribunale ha esaminato unicamente due delle cinque censure invocate dall’Impala a sostegno del suo ricorso,
         la Corte giudica che la presente controversia non è matura per la decisione. Pertanto, occorre rinviare la causa dinanzi al
         Tribunale. 
      
      191    Poiché la causa dev’essere rinviata dinanzi al Tribunale, occorre sospendere la decisione sulle spese relative al presente
         giudizio di impugnazione. 
      
      Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      È annullata la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 13 luglio 2006, causa T‑464/04, Impala/Commissione.
      2)      La causa è rinviata dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee.
      3)      Le spese sono riservate.
      Firme
      * Lingua processuale: l’inglese.