CELEX: 62019CN0485
Language: it
Date: 2019-06-25 00:00:00
Title: Causa C-485/19: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Krajský súd v Prešove (Slovacchia) il 25 giugno 2019 — LH/PROFI CREDIT Slovakia, s.r.o.

9.9.2019   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 305/26
            
         
      Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Krajský súd v Prešove (Slovacchia) il 25 giugno 2019 — LH/PROFI CREDIT Slovakia, s.r.o.
      (Causa C-485/19)
      (2019/C 305/33)
      Lingua processuale: lo slovacco
      
         Giudice del rinvio
      
      Krajský súd v Prešove
      
         Parti
      
      
         Attore: LH
      
         Convenuta: PROFI CREDIT Slovakia, s.r.o.
      
         Questioni pregiudiziali
      
      
                  A.
               
               
                  
                              1)
                           
                           
                              Se l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: l’«articolo 47 della Carta»), e implicitamente il diritto del consumatore ad un ricorso giurisdizionale effettivo, debba essere interpretato nel senso che è ad esso contraria la disciplina normativa — di cui all’articolo 107, paragrafo 2, dell’Občianský zákonník [codice civile slovacco], sulla prescrizione del diritto del consumatore un periodo di prescrizione oggettiva di tre anni — ai sensi della quale il diritto del consumatore alla restituzione di una prestazione derivante da una clausola contrattuale abusiva si prescrive anche nel caso in cui il consumatore stesso non sia in grado di vagliare la clausola contrattuale abusiva e tale prescrizione decorre anche nella situazione in cui il consumatore non era a conoscenza del carattere abusivo della clausola contrattuale.
                           
                        
                              2)
                           
                           
                              Ove la disciplina normativa della prescrizione del diritto del consumatore in un periodo oggettivo di tre anni, malgrado la mancanza di consapevolezza del consumatore, sia compatibile con l’articolo 47 della Carta e con il principio di effettività, il giudice del rinvio chiede allora in tal caso:
                              se sia contraria all’articolo 47 della Carta e al principio di effettività una prassi nazionale siffatta, in base alla quale ricade sul consumatore l’onore della prova di dimostrare in giudizio che le persone che agiscono per il creditore erano a conoscenza del fatto che il creditore viola i diritti del consumatore, nella presente causa la conoscenza del fatto che, non indicando il tasso annuo effettivo globale (TAEG) preciso, il creditore viola una norma di legge, nonché dimostrare la conoscenza del fatto che, in tal caso, il prestito è senza interessi e che il creditore, incassando gli interessi, ha conseguito un arricchimento senza causa.
                           
                        
                              3)
                           
                           
                              In caso di risposta negativa al quesito di cui all’articolo A., punto II., relativamente dunque a quali persone, tra gli amministratori, i soci o i rappresentanti commerciali del creditore, il consumatore debba dimostrare la conoscenza di cui al quesito indicato nell’articolo A., punto II.
                           
                        
                              4)
                           
                           
                              In caso di risposta negativa al quesito di cui all’articolo A. II., quale grado di conoscenza è sufficiente per raggiungere lo scopo, ossia la dimostrazione del dolo del fornitore di violare la normativa in questione sul mercato finanziario.
                           
                        
            
                  B.
               
               
                  
                              1)
                           
                           
                              Se gli effetti delle direttive e la pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea al riguardo, quale Rasmussen, C 441/14, EU:C:2016:278; Pfeiffer, da C 397/01 a C 403/01, EU:C:2004:584, punti 113 e 114; Kücükdeveci, C 555/07, EU:C:2010:21, punto 48; Impact, C 268/06, EU:C:2008:223, punto 100; Dominguez, C 282/10, punti 25 e 27, e Association de médiation sociale, C 176/12, EU:C:2014:2, punto 38, ostino ad una prassi nazionale siffatta, in base alla quale il giudice nazionale è giunto alla conclusione circa l’interpretazione conforme al diritto dell’UE senza impiegare metodi interpretativi e senza una debita motivazione.
                           
                        
                              2)
                           
                           
                              Nel caso in cui, dopo l’applicazione di metodi interpretativi, quali in particolare l’interpretazione teleologica, l’interpretazione autentica, l’interpretazione storica, l’interpretazione sistematica, l’interpretazione logica (il metodo a contrario, il metodo della reductio ad absurdum) e dopo l’applicazione dell’ordinamento giuridico nazionale nel suo complesso, al fine di conseguire lo scopo di cui all’articolo 10, paragrafo 2, lettere h) e i), della direttiva 2008/48 (1) (in prosieguo: la «Direttiva»), il giudice giunga alla conclusione che l’interpretazione conforme al diritto dell’UE dirige verso una situazione contra legem, se, in tal caso, sia possibile — facendo ad esempio un raffronto con i rapporti in caso di discriminazione o tutela dei dipendenti — riconoscere un effetto diretto alla summenzionata disposizione della direttiva, a fini di tutela degli imprenditori nei confronti dei consumatori nei rapporti di credito, e disapplicare la disposizione di legge non conforme al diritto dell’UE.
                           
                        
            
         (1)  Direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE (GU 2008, L 133, pag. 66).