CELEX: 61999TJ0065
Language: it
Date: 2003-12-11
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quinta Sezione) dell'11 dicembre 2003. # Strintzis Lines Shipping SA contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Regolamento (CEE) n. 4056/86 - Accertamenti nei locali di una società diversa da quella cui è destinata la decisione di accertamento - Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) - Disciplina statale del trasporto marittimo e prassi delle autorità pubbliche - Applicabilità dell'art. 85 del Trattato - Imputabilità del comportamento costitutivo d'infrazione - Ammenda - Applicazione degli orientamenti per il calcolo delle ammende. # Causa T-65/99.

Causa T-65/99 Strintzis Lines Shipping SAcontroCommissione delle Comunità europee
            «Concorrenza – Regolamento (CEE) n. 4056/86 – Accertamenti nei locali di una società diversa da quella cui è destinata la decisione di accertamento – Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) – Disciplina statale del trasporto marittimo e prassi delle autorità pubbliche – Applicabilità dell'art. 85 del Trattato – Imputabilità del comportamento costitutivo d'infrazione – Ammenda – Applicazione degli orientamenti per il calcolo delle ammende»
            
               
                  Sentenza del Tribunale (Quinta Sezione) 11 dicembre 2003  
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime della sentenza
         
         
                  1..
                  Ricorso di annullamento – Motivi – Illegittimità di un accertamento effettuato dalla Commissione – Riconoscimento da parte dell'impresa ricorrente di alcuni fatti rivelati da documenti ottenuti nel corso dell'accertamento – Irrilevanza ai fini dell'interesse a sollevare il motivo  (Art. 230 CE) 
         
                  2..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Riduzione dell'importo dell'ammenda come corrispettivo di una cooperazione – Ricorso di annullamento – Nuova valutazione della portata della riduzione – Esclusione  (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15) 
         
                  3..
                  Diritto comunitario – Principi – Diritti della difesa – Rispetto nell'ambito dei procedimenti amministrativi  [Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 14, e (CEE) n. 4056/86, art. 18] 
         
                  4..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Limiti – Tutela contro gli interventi arbitrari o sproporzionati della pubblica autorità  (Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 14, e n. 4056/86, art. 18) 
         
                  5..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Portata – Accesso ai locali delle imprese – Limiti – Indicazione dell'oggetto e dello scopo dell'accertamento – Diritto di adire il giudice comunitario  (Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 14, e n. 4056/86, art. 18) 
         
                  6..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Accesso ai locali delle imprese – Impresa non contemplata nella decisione di accertamento – Presupposti per l'accesso  (Regolamento del Consiglio n. 4056/86, art. 18) 
         
                  7..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Cooperazione volontaria dell'impresa – Conseguenze sulla possibilità di dimostrare un'ingerenza eccessiva della pubblica autorità  (Regolamento del Consiglio n. 4056/86, art. 18) 
         
                  8..
                  Concorrenza – Norme comunitarie – Ambito di applicazione ratione materiae – Comportamento imposto da provvedimenti statali – Esclusione – Presupposti  [Trattato CE, artt. 85 e 86 (divenuti artt. 81 CE e 82 CE)] 
         
                  9..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Criteri definiti negli orientamenti adottati dalla Commissione – Applicabilità alle infrazioni alle regole di concorrenza nel settore dei trasporti marittimi  (Trattato CECA, art. 65, n. 5; regolamenti del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2, e n. 4056/86, art. 19, n. 2) 
         
         1.
          La circostanza che un'impresa abbia ammesso determinati fatti relativi a una potenziale violazione delle regole di concorrenza
         non significa, in nessun caso, che essa abbia rinunciato a contestare, o non possa contestare, la legittimità degli accertamenti
         effettuati dalla Commissione durante i quali essa è venuta in possesso di documenti idonei a costituire elementi probatori
         dell'infrazione di cui trattasi. v. punto 28
         
         2.
          Il rischio che un'impresa che si è avvalsa di una riduzione dell'ammenda come corrispettivo della propria cooperazione presenti
         successivamente ricorso d'annullamento contro la decisione che ha constatato l'infrazione alle regole della concorrenza e
         ha sanzionato l'impresa responsabile a tale titolo e risulti vittoriosa dinanzi al Tribunale di primo grado o dinanzi alla
         Corte in sede di impugnazione è una conseguenza normale dell'esperimento dei mezzi di ricorso previsti dal Trattato e dallo
         Statuto della Corte. Pertanto, il mero fatto che l'impresa che ha cooperato con la Commissione e fruito di una riduzione dell'ammenda
         a tale titolo sia risultata vittoriosa non può giustificare una nuova valutazione della portata della riduzione concessale.
         v. punto 29
         
         3.
          In tutti i procedimenti promossi ai sensi delle norme del Trattato in materia di concorrenza, i diritti della difesa devono
         essere rispettati dalla Commissione sia nei procedimenti amministrativi che possono portare all'irrogazione di sanzioni, sia
         nello svolgimento delle procedure d'indagine previa, perché è necessario evitare che i detti diritti vengano irrimediabilmente
         compromessi nell'ambito di procedure d'indagine previa, fra cui, in particolare, gli accertamenti, che possono essere determinanti
         per la costituzione delle prove dell'illegittimità di comportamenti di imprese atti a farne sorgere la responsabilità. v. punti 37-38
         
         4.
          Per quanto riguarda i poteri di accertamento attribuiti alla Commissione dall'art. 14 del regolamento n. 17 e la misura in
         cui i diritti della difesa limitano la loro ampiezza, l'esigenza di una tutela contro interventi delle pubbliche autorità
         nella sfera di attività privata di una persona, fisica o giuridica, che siano arbitrari o eccessivi, rappresenta un principio
         generale del diritto comunitario. Infatti, in tutti i sistemi giuridici degli Stati membri gli interventi delle pubbliche
         autorità nella sfera di attività privata di ogni persona, fisica o giuridica, devono essere fondati sulla legge ed essere
         giustificati dai motivi che questa contempla; tali ordinamenti prevedono pertanto, pur se con modalità diverse, una tutela
         contro interventi arbitrari o eccessivi. v. punto 39
         
         5.
          Emerge tanto dallo scopo del regolamento n. 17 quanto dall'elenco, all'art. 14 dello stesso, dei poteri attribuiti agli agenti
         della Commissione che gli accertamenti possono avere una portata molto ampia. L'esercizio di questi ampi poteri è tuttavia
         subordinato a condizioni idonee a garantire il rispetto dei diritti delle imprese coinvolte. In proposito, l'obbligo per la Commissione di indicare l'oggetto e lo scopo di un accertamento è fondamentale non solo per
         evidenziare la giustificatezza dell'intervento che s'intende effettuare all'interno delle imprese interessate, ma anche per
         consentire a queste ultime di comprendere la portata del loro dovere di collaborazione, pur facendo salvi al contempo i loro
         diritti di difesa. Del pari, la Commissione è tenuta a indicare nella decisione che ordina un accertamento, in maniera il più possibile precisa,
         l'oggetto della ricerca nonché gli elementi sui quali deve vertere l'accertamento. Una simile prescrizione è atta a tutelare
         i diritti della difesa delle imprese interessate, in quanto tali diritti sarebbero gravemente compromessi qualora la Commissione
         potesse fondarsi, nei confronti delle imprese, su prove che, conseguite durante un accertamento, siano estranee all'oggetto
         e allo scopo di questo. Infine, l'impresa destinataria della decisione può presentare, avverso quest'ultima, un ricorso di annullamento dinanzi al
         giudice comunitario; in caso di accoglimento del ricorso, alla Commissione sarà impedito di avvalersi di tutti i documenti
         o atti probatori raccolti in occasione del detto accertamento. v. punti 41, 44-46
         
         6.
          La Commissione deve assicurare, nei suoi accertamenti, il rispetto del principio della legittimità dell'azione delle istituzioni
         comunitarie e del principio della tutela contro interventi arbitrari delle pubbliche autorità nella sfera di attività privata
         di una persona, fisica o giuridica. Sarebbe sproporzionato e contrario alle disposizioni del regolamento n. 4056/86, che determina
         le modalità di applicazione degli artt. 85 e 86 del Trattato ai trasporti marittimi, e ai principi fondamentali del diritto
         riconoscere alla Commissione, in generale, il diritto di accedere, in forza di una decisione di accertamento indirizzata a
         un ente giuridico determinato, ai locali di un ente giuridico terzo con il mero pretesto che questo è strettamente legato
         al destinatario della decisione di accertamento ovvero che la Commissione pensa di poter rinvenire colà documenti di quest'ultimo,
         come pure il diritto di effettuare accertamenti in tali locali in base alla detta decisione. La Commissione non eccede tuttavia i limiti dei propri poteri d'indagine allorché agisce con diligenza e nel pieno rispetto
         del suo dovere di assicurarsi per quanto possibile, prima dell'accertamento, che i locali che intende ispezionare appartengano
         effettivamente all'ente giuridico sul quale vuole indagare. Essa si mantiene entro i limiti della legittimità qualora, dopo
         aver appreso che i locali oggetto di accertamento non appartengono all'impresa menzionata nella decisione, essa possa ritenere
         che tali locali siano comunque utilizzati dall'impresa inizialmente considerata nella decisione per le sue attività commerciali,
         posto che la società che vi è installata, pur essendo giuridicamente distinta dalla società destinataria della decisione,
         è la sua rappresentante nonché gestore esclusivo delle attività oggetto dell'indagine. Infatti, il diritto di accedere a tutti
         i locali, terreni o mezzi di trasporto delle imprese riveste particolare importanza in quanto deve consentire alla Commissione
         di raccogliere le prove delle violazioni delle norme sulla concorrenza nei luoghi in cui queste di regola si trovano, vale
         a dire nei locali commerciali delle imprese. Ne deriva che la Commissione può tenere conto, nell'esercizio dei suoi poteri
         di accertamento, della logica secondo cui le sue possibilità di rinvenire prove della presunta infrazione aumentano qualora
         essa indaghi nei locali a partire dai quali la società interessata dall'accertamento svolge abitualmente e de facto la sua
         attività d'impresa. v. punti 66-67, 71-72, 76
         
         7.
          Non può parlarsi di un'eccessiva ingerenza dell'autorità pubblica nella sfera di attività di un'impresa, nel caso in cui sia
         effettuato un accertamento con la cooperazione dell'impresa interessata e non sia prodotto alcun elemento per sostenere che
         la Commissione abbia oltrepassato i limiti della collaborazione offerta dai dipendenti dell'impresa oggetto di accertamento.
         v. punto 82
         
         8.
          Gli artt. 85 e 86 del Trattato (divenuti artt. 81 CE e 82 CE) riguardano soltanto comportamenti anticoncorrenziali adottati
         dalle imprese di loro propria iniziativa. Se un comportamento anticoncorrenziale viene imposto alle imprese da una normativa
         nazionale, o se quest'ultima crea un contesto giuridico che di per sé elimina ogni possibilità di comportamento concorrenziale
         da parte loro, gli artt. 85 e 86 non trovano applicazione. In una situazione del genere la restrizione della concorrenza non
         trova origine, come queste norme implicano, in comportamenti autonomi delle imprese. Gli artt. 85 e 86 del Trattato possono invece applicarsi nel caso in cui la normativa nazionale lasci sussistere la possibilità
         che la concorrenza sia ostacolata, ristretta o falsata da comportamenti autonomi delle imprese. Inoltre, la possibilità di
         escludere un determinato comportamento anticoncorrenziale dall'ambito di applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato, per
         il fatto che esso è stato imposto alle imprese dalla normativa nazionale esistente o che quest'ultima ha eliminato ogni possibilità
         di comportamento concorrenziale da parte loro, è stata applicata in modo restrittivo dai giudici comunitari. Ne consegue che, se non sussiste alcuna disposizione regolamentare vincolante che prescriva un comportamento anticoncorrenziale,
         la Commissione non può concludere nel senso di una carenza d'autonomia degli operatori le cui azioni sono messe in discussione,
         salvo che emerga, in base a indizi obiettivi, pertinenti e concordanti, che il detto comportamento è stato loro imposto unilateralmente
         dalle autorità nazionali che hanno esercitato pressioni insostenibili come la minaccia di adottare misure statali che potevano
         far subire loro notevoli perdite. v. punti 119-122
         
         9.
          Il metodo generale per il calcolo dell'ammontare delle ammende enunciato negli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte
         in applicazione dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell'art. 65, n. 5, del Trattato CECA è applicabile altresì alle
         ammende inflitte ai sensi dell'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86, che determina le modalità di applicazione degli
         artt. 85 e 86 del Trattato ai trasporti marittimi. Poiché, seguendo tale metodo, il calcolo delle ammende viene effettuato in funzione dei due criteri citati all'art. 19, n. 2,
         del regolamento n. 4056/86, vale a dire la gravità dell'infrazione e la sua durata, nel rispetto del limite massimo in relazione
         al volume d'affari di ciascuna impresa, stabilito con la medesima disposizione, gli orientamenti non trascendono il contesto
         giuridico delle sanzioni come definito dalla detta disposizione. v. punti 158, 167
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quinta Sezione)11 dicembre 2003 (1)
         
         
               «Concorrenza – Regolamento (CEE) n. 4056/86 – Accertamenti nei locali di una società diversa da quella cui è destinata la decisione di accertamento – Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) – Disciplina statale del trasporto marittimo e prassi delle autorità pubbliche – Applicabilità dell'art. 85 del Trattato – Imputabilità del comportamento costitutivo d'infrazione – Ammenda – Applicazione degli orientamenti per il calcolo delle ammende»
               
             Nella causa T-65/99, 
            
            
            Strintzis Lines Shipping SA,   con sede in Il Pireo (Grecia), rappresentata dagli avv.ti K. Adamantopoulos, V. Akritidis e A. Papakrivopoulos, con domicilio
            eletto in Lussemburgo,
            
            
            ricorrente, 
            
            contro
            Commissione delle Comunità europee,   rappresentata dai sigg. R. Lyal e D. Triantafyllou, in qualità di agenti, assistiti dall'avv. G. Athanassiou, con domicilio
            eletto in Lussemburgo,
            
            convenuta, 
            
             avente ad oggetto una domanda diretta a ottenere l'annullamento della decisione della Commissione 9 dicembre 1998, 1999/271/CE,
            relativa ad una procedura ai sensi dell'articolo 85 del Trattato CE (IV/34466 ─ Traghetti greci) (GU 1999, L 109, pag. 24),
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO  DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quinta Sezione),
            
             composto dal sig. J.D. Cooke, presidente, dal sig. R. García-Valdecasas e dalla sig.ra P. Lindh, giudici, 
            
             cancelliere: sig. J. Plingers, amministratore 
            
            
            vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 1° luglio 2002,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
            
               Fatti all'origine del ricorso
            
         
         1
            
          La ricorrente, Strintzis Lines SA, è una compagnia greca di navigazione traghetti che effettua servizi di trasporto passeggeri
         e veicoli su linee marittime in Grecia e all'estero, compreso sul mercato delle rotte che collegano la Grecia all'Italia (in
         prosieguo: il  
         mercato Grecia/Italia), in cui opera sulle linee tra Patras (Patrasso) e Ancona, via Corfù e Igumenitsa, tra Patrasso e Brindisi e tra Patrasso
         e Bari. 
         
         
         2
            
          A seguito del reclamo presentato nel 1992 da un utente secondo il quale i prezzi dei traghetti fra la Grecia e l'Italia erano
         molto simili su tutte le linee, la Commissione, in conformità all'art. 16 del regolamento (CEE) del Consiglio 22 dicembre
         1986, n. 4056, che determina le modalità di applicazione degli artt. 85 e 86 del Trattato ai trasporti marittimi (GU L 378,
         pag. 4), ha chiesto informazioni a taluni operatori di traghetti. Poi, ai sensi dell'art. 18, n. 3, del detto regolamento,
         ha eseguito accertamenti presso gli uffici di sei operatori di traghetti, cinque in Grecia e uno in Italia. 
         
         
         3
            
          In particolare, il 4 luglio 1994, la Commissione ha adottato la decisione C(94) 1790/5, che imponeva alla società Minoan Lines
         di sottoporsi a un accertamento (in prosieguo: la  
         decisione di accertamento). Il 5 e il 6 luglio 1994 gli agenti della Commissione hanno proceduto all'ispezione dei locali siti in viale Kifissias 64B,
         Maroussi, in Atene, i quali sono risultati poi appartenere alla società European Trust Agency (in prosieguo: l'
         ETA), una persona giuridica diversa da quella menzionata nella decisione di accertamento. Nel corso dell'accertamento la Commissione
         ha conseguito copia di un gran numero di documenti considerati in seguito elementi utilizzabili nei confronti delle diverse
         imprese coinvolte nell'indagine. 
         
         
         4
            
          Successivamente sono state rivolte altre richieste di informazioni, ai sensi dell'art. 16 del regolamento n. 4056/86, alla
         ricorrente e ad altre compagnie di navigazione marittima per ottenere ulteriori ragguagli sui documenti rinvenuti nel corso
         degli accertamenti. 
         
         
         5
            
          Con decisione 21 febbraio 1997 la Commissione ha avviato un procedimento formale, inviando una comunicazione di addebiti a
         nove compagnie, fra cui la ricorrente. 
         
         
         6
            
          Il 9 dicembre 1998 la Commissione ha adottato la decisione 1999/271/CE, relativa ad una procedura ai sensi dell'art. 85 del
         Trattato CE (IV/34466 ─ Traghetti greci) (GU 1999, L 109, pag. 24; in prosieguo: la  
         Decisione). 
         
         
         7
            
          La Decisione comprende le seguenti disposizioni: Articolo 1
         1.
          Minoan Lines, Anek Lines, Karageorgis Lines, Marlines e Strintzis Lines hanno violato l'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CE,
         concordando i prezzi da applicare ai servizi di traghetto roll-on/roll-off tra Patrasso ed Ancona. Le infrazioni hanno avuto
         la seguente durata:
         
         
         a)
          nel caso di Minoan Lines e Strintzis Lines, dal 18 luglio 1987 al luglio 1994; 
         
         
         b)
          nel caso di Karageorgis Lines, dal 18 luglio 1987 al 27 dicembre 1992; 
         
         
         c)
          nel caso di Marlines SA, dal 18 luglio 1987 all'8 dicembre 1989; 
         
         
         d)
          nel caso di Anek Lines, dal 6 luglio 1989 al luglio 1994. 
         
         
         2.
          Minoan Lines, Anek Lines, Karageorgis Lines, Adriatica di Navigazione SpA, Ventouris Group Enterprises SA e Strintzis Lines
         hanno violato l'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CE, concordando le tariffe per autocarri da applicare sulle linee Patrasso-Bari
         e Patrasso-Brindisi. Le infrazioni hanno avuto la seguente durata:
         
         
         a)
          nel caso di Minoan Lines, Ventouris Group e Strintzis Lines, dall'8 dicembre 1989 al luglio 1994; 
         
         
         b)
          nel caso di Karageorgis Lines, dall'8 dicembre 1989 al 27 dicembre 1992; 
         
         
         c)
          nel caso di Anek Lines, dall'8 dicembre 1989 al luglio 1994; 
         
         
         d)
          nel caso di Adriatica di Navigazione SpA, dal 30 ottobre 1990 al luglio 1994. 
         Articolo 2 Per l'infrazione di cui all'articolo 1, sono inflitte rispettivamente le seguenti ammende alle imprese sotto indicate:
         
         
         ─
             a Minoan Lines, un'ammenda di 3,26 Mio di EUR, 
          a Minoan Lines, un'ammenda di 3,26 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             a Strintzis Lines, un'ammenda di 1,5 Mio di EUR, 
          a Strintzis Lines, un'ammenda di 1,5 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             ad Anek Lines, un'ammenda di 1,11 Mio di EUR, 
          ad Anek Lines, un'ammenda di 1,11 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             a Marlines, un'ammenda di 0,26 Mio di EUR, 
          a Marlines, un'ammenda di 0,26 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             a Karageorgis Lines, un'ammenda di 1 Mio di EUR, 
          a Karageorgis Lines, un'ammenda di 1 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             a Ventouris Group Enterprises, un'ammenda di 1,01 Mio di EUR, 
          a Ventouris Group Enterprises, un'ammenda di 1,01 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             ad Adriatica di Navigazione SpA, un'ammenda di 0,98 Mio di EUR. 
          ad Adriatica di Navigazione SpA, un'ammenda di 0,98 Mio di EUR. 
         (...).
         
         
         8
            
          La Decisione è indirizzata a sette imprese: Minoan Lines, con sede in Heraklion, Creta (Grecia) (in prosieguo: la  
         Minoan), Strintzis Lines, con sede in Il Pireo (Grecia) (in prosieguo: la  
         ricorrente), Anek Lines, con sede in Hania, Creta (in prosieguo: l'
         Anek), Marlines SA, con sede in Il Pireo (in prosieguo: la  
         Marlines), Karageorgis Lines, con sede in Il Pireo (in prosieguo: la  
         Karageorgis), Ventouris Group Enterprises SA, con sede in Il Pireo (in prosieguo: la  
         Ventouris Ferries), e Adriatica di Navigazione SpA, con sede in Venezia (in prosieguo: l'
         Adriatica). 
         Procedimento e conclusioni delle parti
         
         9
            
          Con atto introduttivo registrato presso la cancelleria del Tribunale il 3 marzo 1999 la ricorrente ha proposto un ricorso
         diretto ad ottenere l'annullamento della Decisione. 
         
         
         10
            
          Su relazione del giudice relatore, il Tribunale ha deciso di passare alla fase orale e, nell'ambito delle misure di organizzazione
         del procedimento, ha chiesto alla Commissione di rispondere per iscritto a un quesito e di produrre taluni documenti. La Commissione
         ha ottemperato alle richieste nel termine impartito. 
         
         
         11
            
          Le parti hanno svolto le loro osservazioni orali e hanno risposto ai quesiti orali del Tribunale all'udienza svoltasi il 1°
         luglio 2002. 
         
         
         12
            
          La ricorrente chiede che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             annullare l'intera Decisione; 
          annullare l'intera Decisione; 
         
         
         
         ─
             in subordine, annullare l'art. 1 della Decisione nella parte relativa alla durata dell'infrazione contestata, nonché annullare
            o ridurre l'ammenda inflitta; 
          in subordine, annullare l'art. 1 della Decisione nella parte relativa alla durata dell'infrazione contestata, nonché annullare
         o ridurre l'ammenda inflitta; 
         
         
         
         ─
             condannare la Commissione alle spese. 
          condannare la Commissione alle spese. 
         
           La Commissione chiede che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             respingere interamente il ricorso; 
          respingere interamente il ricorso; 
         
         
         
         ─
             condannare la ricorrente alle spese. 
          condannare la ricorrente alle spese. 
         
         
         In diritto
         
         14
            
          La ricorrente deduce tre motivi a sostegno della sua domanda di annullamento della Decisione. Il primo verte sull'illegittimità
         del controllo effettuato dalla Commissione negli uffici dell'ETA. Il secondo, su un'erronea applicazione al caso di specie
         dell'art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE), causata da una valutazione erronea ed incompleta delle circostanze
         di fatto. Con il terzo motivo, la ricorrente fa valere una carenza di motivazione. 
         
         
         15
            
          A sostegno delle conclusioni presentate in subordine, intese all'annullamento ovvero alla riduzione dell'ammenda, la ricorrente
         fa valere un motivo vertente sulla violazione del principio di proporzionalità nella determinazione dell'importo dell'ammenda,
         diviso in tre parti relative ad un'erronea valutazione della gravità dell'infrazione, della sua durata e dell'importo dell'ammenda.
         
         
         
         
         I ─
          Sulle conclusioni dirette ad ottenere l'annullamento della Decisione
          Sul primo motivo, relativo all'illegittimità del controllo effettuato dalla Commissione negli uffici dell'ETA
          Argomenti delle parti
         
         
         16
            
          La ricorrente sostiene che l'accertamento effettuato dalla Commissione nel luglio 1994 negli uffici dell'agente della Minoan,
         l'ETA, era illegittimo ed invoca, di conseguenza, l'impossibilità di utilizzare gli elementi rinvenuti durante tale accertamento
         come elementi probatori. 
         
         
         17
            
          Essa giustifica, anzitutto, il suo interesse legittimo a che il detto accertamento sia dichiarato illegittimo, facendo valere
         che molti degli elementi invocati dalla Commissione a suo carico sono stati rinvenuti negli uffici dell'ETA. Essa afferma,
         inoltre, che il comportamento di altre imprese interessate nonché lo svolgimento complessivo del presente procedimento sono
         stati direttamente influenzati dai risultati del controllo illegittimo effettuato negli uffici dell'ETA. Per la detta ragione
         e poiché i documenti raccolti in tale occasione nonché ulteriori documenti depositati successivamente da altre imprese sono
         stati tutti utilizzati dalla Commissione come elementi probatori a suo carico, la ricorrente sostiene di avere un interesse
         legittimo a far valere l'illegittimità di tale controllo. 
         
         
         18
            
          La ricorrente sostiene, contrariamente a quanto afferma la Commissione, di poter invocare l'illegittimità del controllo effettuato
         negli uffici dell'ETA quale motivo di annullamento della Decisione anche se ha ammesso esplicitamente i fatti relativi alle
         consultazioni per la fissazione delle tariffe. La circostanza che essa abbia ammesso determinati fatti non significherebbe
         assolutamente che essa abbia manifestato il suo accordo in merito alla valutazione effettuata dalla Commissione in proposito.
         
         
         
         19
            
          La ricorrente osserva che la decisione di accertamento era diretta alla Minoan e non all'ETA, agente della prima. Contrariamente
         a quanto afferma la Commissione, l'ETA e la Minoan non costituirebbero un'unica entità economica e giuridica. Per giungere
         a tale conclusione, la Commissione non avrebbe tenuto conto di una realtà commerciale, vale a dire del fatto che una società
         ad azionariato popolare, quale la Minoan, affida abitualmente la rappresentanza dei suoi interessi per le relazioni internazionali
         ad una società come l'ETA. Orbene, ciò non giustificherebbe il fatto che l'ETA sia assimilata alla Minoan. Infatti, la ricorrente
         sostiene che gli interessi economici dell'ETA possono essere contrari a quelli della Minoan. 
         
         
         20
            
          La ricorrente dubita inoltre che la teoria dell'entità economica si applichi anche nel caso di accertamenti effettuati dalla
         Commissione. Essa afferma che quest'ultima non può far valere la detta teoria per effettuare un controllo presso una società
         diversa da quella a cui ha trasmesso la decisione di accertamento. Se fosse altrimenti, la Commissione disporrebbe di un potere
         assoluto che le consentirebbe di effettuare verifiche senza preavviso negli uffici di qualsiasi impresa che faccia parte della
         stessa entità economica della società destinataria di una decisione di accertamento all'unica condizione di adottare una decisione
         di portata generale che preveda l'organizzazione di controlli presso la sede centrale di tale società. 
         
         
         21
            
          Infine, secondo la ricorrente, agendo in quel modo, la Commissione ha violato i diritti della difesa di fronte ad un intervento
         arbitrario nonché i principi di proporzionalità, di buona amministrazione, d'intervento limitato e di certezza del diritto.
         
         
         
         22
            
          La Commissione contesta le affermazioni di cui sopra. Essa rileva anzitutto che la ricorrente non ha un interesse legittimo
         ad invocare il detto motivo di annullamento, in quanto essa ha già ammesso esplicitamente i fatti dimostrati dai documenti
         rinvenuti negli uffici dell'ETA. Inoltre, essa fa valere che l'intesa vietata sarebbe stata rilevata anche se non si fosse
         tenuto conto dei documenti in questione. 
         
         
         23
            
          La Commissione sostiene che, laddove la ricorrente lascia intendere che il suo comportamento nonché quello di altre imprese
         interessate sarebbero stati diversi se il detto controllo di cui essa fa valere l'illegittimità non fosse stato effettuato,
         essa contraddice decisamente l'argomento invocato durante il procedimento amministrativo in merito alla collaborazione totale
         di queste ultime, in quanto la mancata contestazione, ad opera delle parti interessate, dei fatti su cui si basano le censure
         della Commissione è stata presa in considerazione dalla Commissione come circostanza attenuante che giustifica una riduzione
         dell'ammenda (‘considerando’ 169 della Decisione). Orbene, poiché la ricorrente sottintende ormai che la detta collaborazione
         ha avuto luogo unicamente perché erano stati rinvenuti elementi probatori relativi alla conclusione e all'attuazione delle
         intese controverse, la Commissione suggerisce al Tribunale di valutare tale circostanza nell'ambito dell'esercizio della sua
         competenza di determinare l'importo dell'ammenda e, eventualmente, di aumentarlo. 
         
         
         24
            
          Per quanto riguarda la legittimità dell'accertamento, la Commissione sostiene che la questione di un controllo arbitrario
         non si pone nel caso di specie, dato che l'accertamento è stato effettuato in uffici utilizzati nell'ambito dell'attività
         commerciale della Minoan, vale a dire della società menzionata in qualità di destinataria della decisione di accertamento.
         La Commissione rileva che tale conclusione è confermata sia dal modo in cui la Minoan si presentava ai terzi, sia dai contratti
         di gestione di navi ai sensi dei quali l'ETA agisce quale gestore delle navi della Minoan. Essa ricorda che, nell'organizzazione
         marittima, il gestore opera in qualità di rappresentante diretto, agendo in nome e per conto dell'armatore, che è il responsabile
         degli effetti giuridici degli obblighi assunti dal gestore e che assume in definitiva i rischi economici. Orbene, nel caso
         di specie, dai contratti conclusi tra queste due compagnie risulterebbe che l'ETA opera come intermediario tra la società
         di armatori e gli agenti, i clienti, le banche e le autorità pubbliche e portuali che vengono in contatto con quest'ultima.
         
         
         
         25
            
          A tale proposito, la Commissione fa valere la giurisprudenza costante ai sensi della quale, quando agisce per colui che rappresenta,
         un intermediario può essere considerato, in linea di massima, come un organo ausiliario facente parte integrante dell'impresa
         di quest'ultimo e tenuto a seguire le istruzioni del rappresentato, tale da formare con detta impresa, alla stregua di un
         dipendente ad essa legato da un rapporto di lavoro subordinato, una sola entità economica (sentenza della Corte 16 dicembre
         1975, cause riunite 40/73-48/73, 50/73, 54/73-56/73, 111/73, 113/73 e 114/73, Suiker Unie e a./Commissione, Racc. pag. 1663,
         punto 539). Secondo quanto sostiene la Commissione, l'ETA agisce quale organo che costituisce parte integrante della Minoan,
         dato che quest'ultima le ha affidato anche la gestione corrente della supervisione logistica e commerciale delle sue navi.
         Essa ne deduce che le due società sono caratterizzate, riguardo allo sfruttamento delle navi gestite dall'ETA, da un'unità
         di azione e che le stesse costituiscono un'unica entità economica. Di conseguenza, la Commissione non avrebbe commesso errori
         in merito al destinatario della decisione e al luogo in cui doveva essere effettuato il controllo. 
         
         
         26
            
          In subordine, la Commissione sostiene che, anche supponendo che vi sia un errore rispetto al destinatario della decisione
         di accertamento, non se ne dovrebbe dedurre che gli elementi probatori non possano essere utilizzati, poiché una simile conseguenza
         è prevista unicamente nel caso in cui la Commissione oltrepassi i poteri d'indagine che le sono conferiti, affinché i detti
         poteri siano esercitati in modo tale da garantire il rispetto dei diritti delle imprese interessate (ordinanza del presidente
         della Corte 26 marzo 1987, causa 46/87 R, Hoechst/Commissione, Racc. pag. 1549, punto 34). 
          Giudizio del Tribunale
          A ─ Sull'interesse legittimo della ricorrente a sollevare il presente motivo
         
         
         27
            
          La Commissione contesta che la ricorrente abbia un interesse legittimo ad invocare il motivo di annullamento vertente sull'illegittimità
         dell'accertamento effettuato negli uffici dell'ETA, in quanto la stessa ha ammesso esplicitamente i fatti dimostrati dai documenti
         rinvenuti nei detti uffici. 
         
         
         28
            
          Tuttavia, la circostanza che essa abbia ammesso determinati fatti non significa, in nessun caso, che abbia rinunciato a contestare,
         o non possa contestare, la legittimità degli accertamenti effettuati dalla Commissione durante i quali essa è venuta in possesso
         di documenti idonei a costituire elementi probatori di un'infrazione. In realtà, come sottolinea la ricorrente, anche se ha
         ammesso esplicitamente i fatti relativi alle consultazioni sulla fissazione dei prezzi, essa può non essere d'accordo con
         il modo in cui la Commissione è venuta in possesso dei documenti su cui la Decisione si basa o con il modo in cui la stessa
         li ha valutati come elementi probatori di un'intesa. 
         
         
         29
            
          Infatti, come ha dichiarato il Tribunale,  
         il rischio che un'impresa che si è avvalsa di una riduzione dell'ammenda come corrispettivo della propria cooperazione presenti
         successivamente ricorso d'annullamento contro la decisione che ha constatato l'infrazione alle regole della concorrenza e
         ha sanzionato l'impresa responsabile a tale titolo, e risulti vittoriosa dinanzi al Tribunale di primo grado o dinanzi alla
         Corte in sede di impugnazione è una conseguenza normale dell'esperimento dei mezzi di ricorso previsti dal Trattato e dallo
         Statuto [della Corte di giustizia]. Pertanto, il mero fatto che l'impresa che ha cooperato con la Commissione e fruito di
         una riduzione dell'ammenda a tale titolo sia risultata vittoriosa non può giustificare una nuova valutazione della portata
         della riduzione concessale (sentenza del Tribunale 28 febbraio 2002, causa T-354/94, Stora Kupparbergs Bergslags/Commissione, Racc. pag. II-843, punto 85).
         
         
         
         30
            
          Alla luce di quanto sopra va rilevato, da un lato, che la ricorrente ha un interesse legittimo a contestare il modo in cui
         si è svolto l'accertamento in questione e, dall'altro, che occorre respingere la richiesta avanzata dalla Commissione al Tribunale
         affinché questo eserciti la sua competenza giurisdizionale anche di merito ed aumenti l'ammenda inflitta alla ricorrente al
         fine di privarla dei benefici che essa ha ottenuto dalla Commissione per aver ammesso i fatti rilevati dalla stessa. 
          B ─ Nel merito
         
         
         31
            
          Nell'ambito del motivo in esame la ricorrente contesta alla Commissione, in sostanza, di aver raccolto illegittimamente le
         prove su cui si fonda la Decisione, giacché le ha reperite nel corso di un accertamento effettuato negli uffici di un'impresa
         cui non era destinata la decisione di accertamento. La ricorrente fa valere che, in tal modo, la Commissione ha abusato dei
         suoi poteri di accertamento e ha violato l'art. 18 del regolamento n. 4056/86 e i principi generali del diritto. 
         
         
         32
            
          Per il Tribunale occorre valutare la fondatezza di tale motivo alla luce dei principi che disciplinano i poteri di accertamento
         della Commissione e delle specifiche circostanze di specie. 
          1. Poteri di accertamento della Commissione
         
         
         33
            
          Dal sedicesimo  
         considerando del regolamento n. 4056/86 risulta che per il legislatore il detto regolamento doveva prevedere  
         i poteri di decisione e le sanzioni necessari per assicurare il rispetto dei divieti previsti dall'articolo 85, paragrafo
         1, e dell'articolo 86 [del Trattato], nonché delle condizioni di applicazione dell'articolo 85, paragrafo 3. 
         
         
         34
            
          Più precisamente, i poteri di accertamento in loco della Commissione sono esposti all'art. 18 del regolamento n. 4056/86,
         che recita quanto segue: Articolo 18 Poteri di accertamento della Commissione
         
         1.
          Per l'assolvimento dei compiti affidatile dal presente regolamento la Commissione può procedere a tutti gli accertamenti necessari
         presso le imprese e le associazioni di imprese.
          Gli agenti dalla Commissione incaricati a tal fine dispongono dei seguenti poteri:
         
         a)
          controllare i libri e gli altri documenti aziendali, 
         
         
         b)
          prendere copie e estratti dei libri e degli altri documenti aziendali, 
         
         
         c)
          richiedere spiegazioni orali  
         in loco, 
         
         
         d)
          accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese. 
         
         
         2.
          Gli agenti incaricati dalla Commissione di procedere ai suddetti accertamenti esercitano i loro poteri su presentazione di
         un mandato scritto che precisi l'oggetto e lo scopo dell'accertamento, nonché la sanzione prevista dall'articolo 19, paragrafo 1,
         lettera c), per l'ipotesi in cui i libri e gli altri documenti aziendali richiesti siano presentati in modo incompleto. La
         Commissione avvisa in tempo utile prima dell'accertamento l'autorità competente dello Stato membro nel cui territorio deve
         essere compiuto l'accertamento, della missione di accertamento e dell'identità dei suddetti agenti.
         
         
         3.
          Le imprese e le associazioni di imprese sono obbligate a sottoporsi agli accertamenti ordinati dalla Commissione mediante
         decisione. La decisione precisa l'oggetto e lo scopo dell'accertamento, ne fissa la data di inizio ed indice le sanzioni previste
         dall'articolo 19, paragrafo 1, lettera c), e dall'articolo 20, paragrafo 1, lettera d), nonché il diritto di presentare ricorso
         dinanzi alla Corte di giustizia avverso la decisione.
         
         
         4.
          La Commissione prende le decisioni di cui al paragrafo 3 dopo aver sentito l'autorità competente dello Stato membro nel cui
         territorio deve essere effettuato l'accertamento.
         
         
         5.
          Gli agenti dell'autorità competente dello Stato membro nel cui territorio deve essere effettuato l'accertamento possono, su
         domanda di tale autorità o della Commissione, prestare assistenza agli agenti della Commissione nell'assolvimento dei loro
         compiti.
         
         
         6.
          Quando un'impresa si oppone ad un accertamento ordinato a norma del presente articolo, lo Stato membro interessato presta
         agli agenti incaricati dalla Commissione l'assistenza necessaria per l'esecuzione del loro mandato. A tal fine, gli Stati
         membri, anteriormente al 1° gennaio 1989 e dopo aver consultato la Commissione, prendono le misure necessarie
         .
         
         
         35
            
          Poiché il tenore dell'art. 18 del regolamento n. 4056/86 è identico a quello dell'art. 14 del regolamento del Consiglio 6
         febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d'applicazione degli artt. 85 e 86 del Trattato (GU 1962, 13, pag. 204), ed entrambi
         i detti regolamenti sono stati adottati in base all'art. 87 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 83 CE)
         al fine di precisare le modalità di applicazione degli artt. 85 del Trattato e 86 del Trattato CE (divenuto art. 82 CE), la
         giurisprudenza relativa all'ampiezza dei poteri di accertamento della Commissione ai sensi dell'art. 14 del regolamento n. 17
         vale anche nel caso di specie. 
         
         
         36
            
          Conformemente all'art. 87, n. 2, lett. a) e b), il regolamento n. 17 ha lo scopo di garantire l'osservanza dei divieti di
         cui agli artt. 85, n. 1, e 86 del Trattato e di determinare le modalità di applicazione dell'art. 85, n. 3. Esso è perciò
         inteso ad assicurare la realizzazione dell'obiettivo di cui all'art. 3, lett. f), del Trattato. A tal fine conferisce alla
         Commissione un ampio potere d'accertamento e di verifica precisando, all'ottavo  
         considerando, che essa deve disporre, nell'intero ambito del mercato comune, del potere di esigere le informazioni e di procedere agli
         accertamenti  
         necessari per mettere in luce le infrazioni ai suddetti artt. 85 e 86 (sentenze della Corte 26 giugno 1980, causa 136/79, National
         Panasonic/Commissione, Racc. pag. 2033, punto 20, e 18 maggio 1982, causa 155/79, AM & S/Commissione, Racc. pag. 1575, punto
         15). Anche il sedicesimo  
         considerando del regolamento n. 4056/86 recita in tal senso. 
         
         
         37
            
          Il giudice comunitario ha parimenti sottolineato l'importanza del rispetto dei diritti fondamentali e, in particolare, dei
         diritti della difesa in tutti i procedimenti promossi ai sensi delle norme del Trattato in materia di concorrenza e ha precisato
         nelle sue sentenze in quale modo i diritti della difesa vanno conciliati con i poteri della Commissione nel procedimento amministrativo
         come pure nelle fasi preliminari d'indagine e di acquisizione d'informazioni. 
         
         
         38
            
          La Corte ha infatti puntualizzato che i diritti della difesa devono essere rispettati dalla Commissione sia nei procedimenti
         amministrativi che possono portare all'irrogazione di sanzioni, sia nello svolgimento delle procedure d'indagine previa, perché
         è necessario evitare che i detti diritti vengano irrimediabilmente compromessi nell'ambito di procedure d'indagine previa,
         fra cui, in particolare, gli accertamenti, che possono essere determinanti per la costituzione delle prove dell'illegittimità
         di comportamenti di imprese atti a farne sorgere la responsabilità (sentenza della Corte 21 settembre 1989, cause riunite
         46/87 e 227/88, Hoechst/Commissione, Racc. pag. 2859, punto 15). 
         
         
         39
            
          Per quanto riguarda più precisamente i poteri di accertamento attribuiti alla Commissione dall'art. 14 del regolamento n. 17
         e la misura in cui i diritti della difesa limitano la loro ampiezza, la Corte ha riconosciuto che l'esigenza di una tutela
         contro interventi delle pubbliche autorità nella sfera di attività privata di una persona, fisica o giuridica, che siano arbitrari
         o eccessivi, rappresenta un principio generale del diritto comunitario (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 19, e sentenza
         della Corte 22 ottobre 2002, causa C-94/00, Roquette Frères, Racc. pag. I-9011, punto 27). La Corte ha statuito, infatti,
         che in tutti i sistemi giuridici degli Stati membri gli interventi delle pubbliche autorità nella sfera di attività privata
         di ogni persona, fisica o giuridica, devono essere fondati sulla legge ed essere giustificati dai motivi che questa contempla;
         tali ordinamenti prevedono pertanto, pur se con modalità diverse, una tutela contro interventi arbitrari o eccessivi. 
         
         
         40
            
          Come la Corte ha statuito, i poteri attribuiti alla Commissione dall'art. 14 del regolamento n. 17 servono a consentirle di
         espletare il compito, ad essa affidato dal Trattato CE, di garantire l'osservanza delle norme sulla concorrenza nel mercato
         comune. Dette norme, come risulta dal quarto capoverso del preambolo del Trattato, dall'art. 3, lett. f), e dagli artt. 85
         e 86 del Trattato, hanno la funzione di evitare che la concorrenza sia alterata a danno dell'interesse pubblico, delle singole
         imprese e dei consumatori. L'esercizio di tali poteri contribuisce pertanto al mantenimento del regime di libera concorrenza
         voluto dal Trattato, la cui osservanza si impone categoricamente alle imprese (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 25).
         
         
         
         41
            
          Del pari, la Corte ha rilevato che tanto dallo scopo del regolamento n. 17 quanto dall'elenco, all'art. 14 dello stesso, dei
         poteri attribuiti agli agenti della Commissione emerge che gli accertamenti possono avere una portata molto ampia. Più in
         particolare, la Corte ha affermato espressamente che  
         il diritto di accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese riveste particolare importanza in quanto
         deve consentire alla Commissione di raccogliere le prove delle violazioni delle norme sulla concorrenza nei luoghi in cui
         queste di regola si trovano, vale a dire nei locali commerciali delle imprese (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 26). 
         
         
         42
            
          La Corte ha tenuto a sottolineare anche l'importanza di salvaguardare l'effetto utile degli accertamenti quali strumento necessario
         alla Commissione per svolgere le sue funzioni di garante del Trattato in materia di concorrenza, precisando quanto segue (sentenza
         Hoechst/Commissione, cit., punto 27):  
         questo diritto di accesso sarebbe inutile se gli agenti della Commissione dovessero limitarsi a chiedere la produzione di
         documenti o di fascicoli che già a priori siano in grado di identificare con precisione. Tale diritto implica invece la facoltà
         di ricercare elementi di informazione diversi ancora ignoti o non completamente identificati. Senza siffatta facoltà sarebbe
         impossibile per la Commissione acquisire gli elementi d'informazione necessari all'accertamento qualora le fosse opposto un
         rifiuto di collaborazione o le imprese interessate assumessero un atteggiamento ostruzionistico. 
         
         
         43
            
          Va rilevata, tuttavia, l'esistenza di varie garanzie di diritto comunitario offerte alle imprese interessate contro interventi
         arbitrari o eccessivi delle pubbliche autorità nella sfera delle loro attività private (sentenza Roquette Frères, cit., punto
         43). 
         
         
         44
            
          L'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17 impone alla Commissione di motivare la decisione con cui ordina un accertamento indicando
         l'oggetto e lo scopo di quest'ultimo, ciò che, come precisato dalla Corte, è fondamentale non solo per evidenziare la giustificatezza
         dell'intervento che s'intende effettuare all'interno delle imprese interessate, ma anche per consentire a queste ultime di
         comprendere la portata del loro dovere di collaborazione, pur facendo salvi al contempo i loro diritti di difesa (sentenze
         Hoechst/Commissione, cit., punto 29, e Roquette Frères, cit., punto 47). 
         
         
         45
            
          Del pari, la Commissione è tenuta ad indicare nella predetta decisione, in maniera il più possibile precisa, l'oggetto della
         ricerca nonché gli elementi sui quali deve vertere l'accertamento (sentenza National Panasonic/Commissione, cit., punti 26
         e 27). Come stabilito dalla Corte, una simile prescrizione è atta a tutelare i diritti della difesa delle imprese interessate,
         in quanto tali diritti sarebbero gravemente compromessi qualora la Commissione potesse fondarsi, nei confronti delle imprese,
         su prove che, conseguite durante un accertamento, siano estranee all'oggetto ed allo scopo di questo (sentenze della Corte
         17 ottobre 1989, causa 85/87, Dow Benelux/Commissione, Racc. pag. 3137, punto 18, e Roquette Frères, cit., punto 48). 
         
         
         46
            
          Inoltre, si deve ricordare che un'impresa nei cui confronti la Commissione ha disposto un accertamento può, in forza dell'art. 173,
         quarto comma, del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 230, quarto comma, CE), presentare ricorso avverso tale
         decisione dinanzi al giudice comunitario. Nel caso in cui la decisione fosse annullata da quest'ultimo, ciò impedirebbe alla
         Commissione di avvalersi, ai fini del procedimento per infrazione alle norme comunitarie sulla concorrenza, di tutti i documenti
         o atti probatori ch'essa può essersi procurata in occasione di detto accertamento, sotto pena di esporsi al rischio di annullamento,
         da parte del giudice comunitario, della decisione relativa all'infrazione nella parte in cui fosse basata su mezzi probatori
         del genere (v. ordinanze del presidente della Corte Hoechst/Commissione, cit., punto 34, e 28 ottobre 1987, causa 85/87 R,
         Dow Chemical Nederland/Commissione, Racc. pag. 4367, punto 17; sentenza Roquette Frères, cit., punto 49). 
         
         
         47
            
          E' alla luce delle considerazioni sopra svolte che occorre valutare la fondatezza del motivo vertente sulla pretesa illegittimità
         dell'accertamento. 
          2. Quanto alla fondatezza del motivo
         
         
         48
            
          Preliminare all'esame della fondatezza del motivo in esame è l'esposizione delle circostanze in cui è stato effettuato l'accertamento
         nella fattispecie. 
          a) Fatti pertinenti e non contestati dalle parti
         
         
         49
            
          Il 12 ottobre 1992 la Commissione, in forza del regolamento n. 4056/86, a seguito del reclamo presentato da un cittadino secondo
         il quale i prezzi dei traghetti fra la Grecia e l'Italia erano molto simili su tutte le linee, ha inoltrato una richiesta
         di informazioni alla Minoan all'indirizzo della sua sede sociale (Agiou Titou 38, Heraklion, Creta). 
         
         
         50
            
          Il 20 novembre 1992 la Commissione ha ricevuto una lettera di risposta alla sua richiesta di informazioni, firmata dal sig. Sfinias,
         su carta intestata della Minoan su cui figuravano, in alto a sinistra, un unico logo commerciale,  
         Minoan Lines, e, subito al di sotto, un unico indirizzo:  
         2 Vas. Konstantinou Av. (Stadion); 11635, ATHENS. 
         
         
         51
            
          Il 1° marzo 1993 la Commissione ha indirizzato una seconda richiesta di informazioni alla Minoan sempre alla sua sede sociale
         di Heraklion. 
         
         
         52
            
          Il 5 maggio 1993 è stato risposto alla lettera della Commissione 1° marzo 1993 con una lettera firmata anch'essa dal sig. Sfinias,
         redatta su carta intestata della Minoan, su cui figurava, sempre in altro a sinistra, un unico logo commerciale,  
         Minoan Lines, ma stavolta senza menzione di alcun indirizzo al di sotto. A pie' di pagina la lettera riportava due indirizzi:  
         INTERNATIONAL LINES HEAD OFFICES: 64B Kifissias Ave. GR, 151 25, Maroussi, Athens e, sotto,  
         PASSENGERS OFFICE: 2 Vassileos Konstantinou Ave. GR, 116 35 Athens. 
         
         
         53
            
          Il 5 luglio 1994 taluni agenti della Commissione si sono presentati nei locali di viale Kifissias 64B, Maroussi, Atene, e
         hanno consegnato alle persone che li avevano ricevuti, poi risultati dipendenti dell'ETA, la decisione di accertamento e i
         mandati D/06658 e D/06659, del 4 luglio 1994, firmati dal direttore generale della Direzione generale Concorrenza, che abilitavano
         gli agenti della Commissione all'accertamento. 
         
         
         54
            
          Sulla base dei detti documenti gli agenti della Commissione hanno chiesto ai dipendenti della società di consentire l'accertamento.
         Questi ultimi hanno tuttavia fatto loro presente che si trovavano negli uffici dell'ETA, che essi erano dipendenti dell'ETA
         e che l'ETA era una persona giuridica indipendente, priva di qualsiasi rapporto con la Minoan che non fosse di agenzia. Gli
         agenti della Commissione, dopo aver telefonato ai loro superiori a Bruxelles, hanno insistito per effettuare l'accertamento
         e hanno ricordato ai dipendenti dell'ETA che, in caso di rifiuto, avrebbero potuto essere adottate sanzioni ai sensi degli
         artt. 19, n. 1, e 20, n. 1, del regolamento n. 4056/86, disposizioni citate entrambe nella decisione di accertamento e riprodotte
         testualmente nel suo allegato. Inoltre i detti agenti hanno chiesto alla Direzione Controllo del mercato e della concorrenza
         del Ministero ellenico del Commercio, in quanto autorità nazionale competente in materia di concorrenza, di mandare un proprio
         agente negli uffici dell'ETA. 
         
         
         55
            
          Gli agenti della Commissione non hanno espressamente informato i dipendenti dell'ETA della possibilità di farsi assistere
         da un avvocato, ma hanno consegnato loro una nota di due pagine esplicativa della natura e delle normali modalità dell'accertamento.
         
         
         
         56
            
          I dipendenti dell'ETA, dopo aver telefonato al loro direttore, al momento fuori Atene, hanno deciso infine di sottoporsi all'accertamento,
         facendo presente, però, che intendevano far mettere a verbale il loro disaccordo. 
         
         
         57
            
          Gli agenti della Commissione hanno poi iniziato l'accertamento, terminato alla fine del giorno seguente, il 6 luglio 1994.
         
         
         
         58
            
          Occorre osservare, infine, che l'ETA, in qualità di rappresentante della Minoan, era pienamente autorizzata ad agire e a presentarsi
         nell'esercizio delle sue attività commerciali come  
         Minoan Lines Atene, nonché ad adoperare il marchio e il logo della Minoan nell'espletamento delle sue funzioni di agente. 
         
         
         59
            
          Ciò considerato, il Tribunale rileva che dal contesto fattuale risulta chiaramente quanto segue: 
         
         
         ─
             in primo luogo, nello svolgimento e nella gestione delle sue attività di agente e di rappresentante della Minoan, l'ETA era
            autorizzata a presentarsi al pubblico in genere nonché alla Commissione come Minoan, di modo che la sua identità quale gestore
            delle attività commerciali di cui trattasi era in pratica completamente assimilata a quella della Minoan; 
          in primo luogo, nello svolgimento e nella gestione delle sue attività di agente e di rappresentante della Minoan, l'ETA era
         autorizzata a presentarsi al pubblico in genere nonché alla Commissione come Minoan, di modo che la sua identità quale gestore
         delle attività commerciali di cui trattasi era in pratica completamente assimilata a quella della Minoan; 
         
         
         
         ─
             in secondo luogo, il fatto che le lettere della Commissione alla Minoan siano state trasmesse al sig. Sfinias per una risposta
            diretta alla Commissione indica che sia la Minoan che l'ETA e il sig. Sfinias sapevano fin dall'inizio dell'intervento della
            Commissione che quest'ultima stava dando seguito a un reclamo; essi hanno anche preso conoscenza della natura del reclamo,
            dell'oggetto della richiesta di informazioni e del fatto che la Commissione agiva ai sensi del regolamento n. 4056/86, citato
            nelle lettere suddette; ne consegue che, trasmettendo le lettere al sig. Sfinias per una risposta, la Minoan ha de facto autorizzato
            non solo quest'ultimo, ma pure l'ETA a presentarsi alla Commissione come la legittima interlocutrice della Minoan nell'ambito
            dell'indagine in discorso; 
          in secondo luogo, il fatto che le lettere della Commissione alla Minoan siano state trasmesse al sig. Sfinias per una risposta
         diretta alla Commissione indica che sia la Minoan che l'ETA e il sig. Sfinias sapevano fin dall'inizio dell'intervento della
         Commissione che quest'ultima stava dando seguito a un reclamo; essi hanno anche preso conoscenza della natura del reclamo,
         dell'oggetto della richiesta di informazioni e del fatto che la Commissione agiva ai sensi del regolamento n. 4056/86, citato
         nelle lettere suddette; ne consegue che, trasmettendo le lettere al sig. Sfinias per una risposta, la Minoan ha de facto autorizzato
         non solo quest'ultimo, ma pure l'ETA a presentarsi alla Commissione come la legittima interlocutrice della Minoan nell'ambito
         dell'indagine in discorso; 
         
         
         
         ─
             in terzo luogo, da tutto quanto precede nonché dal fatto che la Minoan aveva delegato l'esercizio delle sue attività commerciali
            all'ETA discende che gli uffici di viale Kifissias 64B erano, in pratica, il vero centro delle attività commerciali della
             
            Minoan e, per questo, il luogo in cui si trovavano i libri e i documenti aziendali relativi alle dette attività. 
          in terzo luogo, da tutto quanto precede nonché dal fatto che la Minoan aveva delegato l'esercizio delle sue attività commerciali
         all'ETA discende che gli uffici di viale Kifissias 64B erano, in pratica, il vero centro delle attività commerciali della
          
         Minoan e, per questo, il luogo in cui si trovavano i libri e i documenti aziendali relativi alle dette attività. 
         
         
         
         
         60
            
          Ne consegue che i locali di cui trattasi erano della Minoan in quanto destinataria della decisione di accertamento ai sensi
         dell'art. 18, n. 1, lett. d), del regolamento n. 4056/86. 
          b) Quanto al rispetto, nella fattispecie, dei principi cui la Commissione deve informare l'esercizio dei suoi poteri di accertamento
         
         
         61
            
          Emerge dal fascicolo che sia i mandati che la decisione di accertamento presentati dai funzionari della Commissione ai dipendenti
         dell'ETA soddisfacevano il requisito dell'indicazione dell'oggetto e dello scopo dell'accertamento. Infatti la decisione di
         accertamento dedica una pagina e mezza dei suoi ‘considerando’ all'esposizione delle ragioni per le quali la Commissione ritiene
         che possa sussistere un'intesa sulle tariffe di trasporto di passeggeri, autovetture e autocarri fra le principali compagnie
         di navigazione marittima sulle linee Grecia-Italia confliggente con l'art. 85, n. 1, del Trattato. Essa indica i tratti salienti
         del mercato pertinente, le principali compagnie operanti su tale mercato, fra cui la Minoan, le quote di mercato delle compagnie
         in servizio sulle tre diverse linee e descrive in maniera particolareggiata il tipo di comportamento che a suo avviso può
         risultare contrario all'art. 85, n. 1, del Trattato. La stessa afferma chiaramente che l'impresa destinataria, ossia la Minoan,
         è una delle principali compagnie operanti sul mercato di cui trattasi e sottolinea che tale impresa già era a conoscenza dell'ispezione
         in oggetto. 
         
         
         62
            
          In seguito, nel dispositivo della decisione di accertamento, l'art. 1 indica espressamente che lo scopo di quest'ultimo è
         di determinare se i sistemi di fissazione dei prezzi o delle tariffe applicati dalle compagnie del settore dei trasporti roll-on/roll-off
         tra la Grecia e l'Italia confliggano con l'art. 85, n. 1, del Trattato. L'art. 1 della decisione di accertamento enuncia anche
         l'obbligo dell'impresa destinataria di sottoporsi all'accertamento e descrive i poteri conferiti agli agenti della Commissione
         in occasione del detto accertamento. L'art. 2 si riferisce alla data in cui doveva avvenire l'accertamento. L'art. 3 menziona
         il destinatario della decisione. E' precisato che la decisione di accertamento è indirizzata alla Minoan. Tre indirizzi figurano
         come possibili luoghi di ispezione: il primo è Lungomare Poseidon 28, Il Pireo, il secondo, Lungomare Poseidon 24, Il Pireo,
         e il terzo, viale Kifissias 64B, Maroussi, Atene, luogo in cui gli agenti della Commissione si sono da ultimo recati. Infine,
         l'art. 4 prevede la possibilità di presentare contro la decisione di accertamento un ricorso dinanzi al Tribunale, sottolineando
         che tale ricorso non ha effetto sospensivo salvo decisione contraria del Tribunale. 
         
         
         63
            
          Per quanto riguarda i mandati di accertamento conferiti agli agenti della Commissione, essi indicano esplicitamente che tali
         agenti sono abilitati a procedere nel senso e allo scopo esposti nella decisione di accertamento, riportata contestualmente
         in allegato. 
         
         
         64
            
          Risulterebbe dunque con chiarezza dal contenuto di tali atti, da un lato, che la Commissione voleva procurarsi indizi e prove
         della partecipazione della Minoan alla presunta collusione e, dall'altro, che essa pensava di poterne trovare, tra altri luoghi,
         nei locali di viale Kifissias 64B, 15125 Maroussi, Atene, locali che essa credeva della Minoan. Al riguardo occorre ricordare
         che il detto indirizzo era stampato sulla carta da lettera utilizzata dalla Minoan per la sua risposta 5 maggio 1993 alla
         richiesta d'informazioni della Commissione 1° marzo 1993, a pie' della quale leggesi:  
         INTERNATIONAL LINES HEAD OFFICES: 64B Kifissias Ave. GR, 151 25, Maroussi, Athens. 
         
         
         65
            
          Il Tribunale ritiene che la decisione e i mandati di accertamento contenessero tutti gli elementi adatti a permettere ai dipendenti
         dell'ETA di giudicare se, considerata la motivazione della detta decisione e alla luce della loro conoscenza in merito alla
         natura e alla portata delle relazioni tra l'ETA e la Minoan, essi fossero tenuti a permettere o meno l'accertamento della
         Commissione nei loro locali. 
         
         
         66
            
          Occorre perciò concludere che, relativamente alla decisione e ai mandati di accertamento, i requisiti posti dalla giurisprudenza
         sono stati pienamente soddisfatti per quanto riguarda il titolare dei locali ispezionati, ossia l'ETA, perché in quanto impresa
         che gestiva gli affari della Minoan sul mercato dei trasporti marittimi roll-on/roll-off sulle linee Grecia-Italia, essa era
         in grado di valutare la portata dei suoi doveri di collaborazione con gli agenti della Commissione e perché, nel suo caso,
         i diritti della difesa sono stati pienamente preservati, tenuto conto del grado di motivazione dei detti atti e della menzione
         esplicita della possibilità di presentare un ricorso contro la decisione di accertamento dinanzi al Tribunale. Il fatto che
         né l'ETA né la Minoan abbiano poi proposto un tale ricorso è solo frutto di una loro scelta e non può infirmare questa conclusione,
         bensì ─ piuttosto ─ confermarla. 
         
         
         67
            
          Al riguardo occorre ricordare che l'ETA, sebbene dal punto di vista giuridico fosse un'entità distinta dalla Minoan, nondimeno
         era, quale sua rappresentante e gestore esclusivo delle attività costituenti oggetto dell'accertamento della Commissione,
         in tutto e per tutto assimilata alla sua committente, sì da soggiacere al medesimo obbligo di cooperazione incombente a quest'ultima.
         
         
         
         68
            
          Inoltre, nell'ipotesi in cui sia lecito alla Minoan invocare i diritti della difesa dell'ETA in quanto ente distinto, va osservato
         che tali diritti non sono mai stati messi in discussione. Invero, né le eventuali differenti attività, né i libri e i documenti
         aziendali dell'ETA erano oggetto dell'accertamento in discorso. 
         
         
         69
            
          Non si può neppure censurare, nelle circostanze di specie, il fatto che la Commissione abbia ritenuto che la Minoan avesse
         propri locali all'indirizzo ateniese dove si sono recati i suoi agenti e che, di conseguenza, abbia incluso il detto indirizzo
         nella sua decisione di accertamento come quello di uno dei centri di attività della Minoan. 
         
         
         70
            
          Occorre poi affrontare la questione se, insistendo per procedere all'accertamento, la Commissione non sia andata al di là
         del lecito. 
         
         
         71
            
          Risulta dalla giurisprudenza dinanzi citata che la Commissione deve assicurare, nei suoi accertamenti, il rispetto del principio
         della legittimità dell'azione delle istituzioni comunitarie e del principio della tutela contro interventi arbitrari delle
         pubbliche autorità nella sfera di attività privata di una persona, fisica o giuridica (v. sentenza Hoechst/Commissione, cit.,
         punto 19). Sarebbe sproporzionato e contrario alle disposizioni del regolamento n. 4056/86 e ai principi fondamentali del
         diritto riconoscere alla Commissione, in generale, il diritto di accedere, in forza di una decisione di accertamento indirizzata
         a un ente giuridico determinato, ai locali di un ente giuridico terzo con il mero pretesto che questo è strettamente legato
         al destinatario della decisione di accertamento ovvero che la Commissione pensa di poter rinvenire colà documenti di quest'ultimo,
         come pure il diritto di effettuare accertamenti in tali locali in base alla detta decisione. 
         
         
         72
            
          Orbene, nella fattispecie la ricorrente non può lamentare che la Commissione abbia tentato di ampliare i suoi poteri di accertamento
         visitando i locali di una società diversa da quella destinataria della decisione. Al contrario, dal fascicolo risulta che
         la Commissione ha agito con diligenza e nel pieno rispetto del suo dovere di assicurarsi per quanto possibile, prima dell'accertamento,
         che i locali che intendeva ispezionare appartenessero effettivamente all'ente giuridico sul quale voleva indagare. Occorre
         ricordare a tale riguardo un preesistente scambio di corrispondenza tra la Commissione e la Minoan nel corso del quale quest'ultima
         ha risposto a due lettere della Commissione con due lettere firmate dal sig. Sfinias, poi risultato l'amministratore dell'ETA,
         senza tuttavia fare la minima menzione dell'esistenza dell'ETA o del fatto che la Minoan agisse sul mercato per mezzo di un
         agente esclusivo. 
         
         
         73
            
          Inoltre, si deve osservare, come la Commissione ha rilevato nel suo controricorso, senza essere contraddetta dalla ricorrente,
         che nell'elenco dei membri dell'Unione degli armatori greci di navi passeggeri di cabotaggio compare il sig. Sfinias, colui
         che ha firmato le due lettere a nome della Minoan, che nella tabella dei prezzi pubblicata dalla Minoan è menzionata un'agenzia
         generale all'indirizzo di viale Kifissias 64B, Atene, e infine che nell'elenco telefonico di Atene è indicato per la società
         Minoan Lines il recapito al quale la Commissione si è presentata per effettuare l'accertamento. 
         
         
         74
            
          Resta da accertare se gli agenti della Commissione, una volta appreso che l'ETA non era la società destinataria della decisione
         di accertamento di cui disponevano, avrebbero dovuto andarsene e ritornare semmai con una decisione indirizzata all'ETA e
         debitamente motivata quanto alle ragioni di tale accertamento nell'ambito della presente controversia. 
         
         
         75
            
          Occorre rilevare che, considerate le specifiche circostanze suesposte, la Commissione ha potuto sensatamente ritenere che
         le  
         precisazioni dei dipendenti dell'ETA non fossero sufficienti né a far luce subito sulla separata identità di tali due persone giuridiche,
         né a giustificare la sospensione dell'accertamento, tanto più che, come sottolinea la Commissione, per stabilire se si trattasse
         o meno della medesima impresa sarebbe stata necessaria una valutazione nel merito, in particolare un'interpretazione della
         portata dell'ambito di applicazione dell'art. 18 del regolamento n. 4056/86. 
         
         
         76
            
          E' giocoforza constatare che, nelle circostanze di specie, la Commissione ha giustamente stimato, perfino dopo aver appreso
         che i locali siti all'indirizzo visitato appartenevano all'ETA e non alla Minoan, che tali locali dovessero comunque considerarsi
         utilizzati dalla Minoan per le sue attività commerciali e che, quindi, potessero essere assimilati ai locali commerciali dell'impresa
         destinataria della decisione di accertamento. Si deve rammentare a tal proposito che la Corte ha affermato che il diritto
         di accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese riveste particolare importanza in quanto deve consentire
         alla Commissione di raccogliere le prove delle violazioni delle norme sulla concorrenza nei luoghi in cui queste di regola
         si trovano, vale a dire nei  
         locali commerciali delle imprese (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 26). La Commissione poteva perciò tener conto, nell'esercizio dei suoi poteri
         di accertamento, della logica secondo cui le sue possibilità di rinvenire prove della presunta infrazione aumentano qualora
         essa indaghi nei locali a partire dai quali la società interessata dall'accertamento svolge abitualmente e de facto la sua
         attività d'impresa. 
         
         
         77
            
          Infine, va comunque aggiunto che non c'è stata opposizione definitiva all'accertamento della Commissione. 
         
         
         78
            
          Ne discende che nella fattispecie, insistendo per procedere all'accertamento in un caso del genere, la Commissione non ha
         abusato dei poteri di accertamento riconosciutile dall'art. 18, n. 1, del regolamento n. 4056/86. 
          c) Quanto al rispetto dei diritti della difesa e alla non eccessiva ingerenza dell'autorità pubblica nella sfera d'attività
         dell'ETA
         
         
         79
            
          Come ricordato sopra, la giurisprudenza della Corte e del Tribunale mostra che, nonostante occorra preservare l'effetto utile
         degli accertamenti della Commissione, quest'ultima deve da parte sua assicurare il rispetto dei diritti della difesa delle
         imprese interessate dall'accertamento ed evitare ogni intervento arbitrario o eccessivo nella loro sfera privata di attività
         (sentenze Hoechst/Commissione, cit., punto 19; Dow Benelux/Commissione, cit., punto 30; sentenze della Corte 17 ottobre 1989,
         cause riunite 97/87-99/87, Dow Chemical Ibérica e a./Commissione, Racc. pag. 3165, punto 16, e del Tribunale 20 aprile 1999,
         cause riunite da T-305/94 a T-307/94, da T-313/94 a T-316/94, T-318/94, T-325/94, T-328/94, T-329/94 e T-335/94, Limburgse
         Vinyl Maatschappij e a./Commissione, cosiddetta sentenza  
         PVC II, Racc. pag. II-931, punto 417). 
         
         
         80
            
          Quanto al rispetto dei diritti della difesa, va rilevato che né la ricorrente né l'ente giuridico titolare dei locali ispezionati,
         ossia l'ETA, hanno ritenuto opportuno presentare un ricorso contro la decisione (di accertamento) sulla cui base l'accertamento
         ha avuto luogo, benché l'art. 18, n. 3, del regolamento n. 4056/86 preveda espressamente tale possibilità. 
         
         
         81
            
          Inoltre, con riguardo alla ricorrente, basta osservare che essa si è avvalsa del suo diritto di chiedere il controllo della
         legittimità intrinseca dell'accertamento nell'ambito del ricorso di annullamento in oggetto contro la decisione finale adottata
         dalla Commissione ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato. 
         
         
         82
            
          E' altresì pacifico che la Commissione, siccome i dipendenti dell'ETA non si sono opposti, in definitiva, all'esecuzione del
         suo accertamento, non si è vista obbligata a chiedere un mandato giudiziario e/o l'assistenza della forza pubblica per procedere
         all'ispezione. Ne consegue che un accertamento come quello di cui alla fattispecie deve considerarsi effettuato con la cooperazione
         dell'impresa interessata. Il fatto che sia stata contattata l'autorità ellenica della concorrenza e che uno dei suoi agenti
         si sia recato nei luoghi dell'accertamento non può contraddire la conclusione precedente, perché tale misura è prevista all'art. 18,
         n. 5, del regolamento n. 4056/86 per l'ipotesi in cui l'impresa non si opponga all'accertamento. In tali circostanze non può
         parlarsi di un'eccessiva ingerenza dell'autorità pubblica nella sfera d'attività dell'ETA, giacché non è stato prodotto alcun
         elemento per sostenere che la Commissione abbia oltrepassato i limiti della collaborazione offerta dai dipendenti dell'ETA
         (v., in tal senso, sentenza PVC II, cit., punto 422). 
          C ─ Conclusione
         
         
         83
            
          Da tutto quanto precede risulta che, nella fattispecie, la Commissione ha agito del tutto legittimamente sia per quanto concerne
         gli atti di accertamento adottati, sia in relazione alla maniera in cui ha poi svolto l'accertamento, preservando i diritti
         della difesa delle imprese interessate e rispettando pienamente il principio generale del diritto comunitario che garantisce
         una tutela contro gli interventi eccessivi o arbitrari delle pubbliche autorità nella sfera delle attività private di una
         persona, fisica o giuridica. 
         
         
         84
            
          Il motivo in esame dev'essere pertanto respinto. 
          Sul secondo motivo, vertente su un'erronea applicazione al caso di specie dell'art. 85, n. 1, del Trattato, in quanto le imprese
         in causa non godevano della necessaria autonomia, essendo il loro comportamento dettato dal contesto normativo e dalle sollecitazioni
         delle autorità elleniche
          Argomenti delle parti
         
         
         85
            
          La ricorrente ammette che, come la maggior parte delle società marittime di trasporto passeggeri e veicoli che operano sul
         mercato Grecia/Italia, essa ha partecipato a trattative per moltissimi anni al fine di stabilire le tariffe applicabili sul
         detto mercato. 
         
         
         86
            
          Tuttavia, essa contesta alla Commissione di aver svolto una valutazione incompleta dei fatti pertinenti, non tenendo assolutamente
         conto dell'impatto della regolamentazione che disciplina la navigazione mercantile in Grecia, dell'intervento del Ministero
         della Marina mercantile sul mercato Grecia/Italia e degli obblighi di servizio pubblico incombenti alle imprese interessate
         riguardo alle attività delle stesse. 
         
         
         87
            
          La ricorrente sostiene che il fatto di non aver tenuto in considerazione il contesto in cui si sono svolti i fatti ha indotto
         la Commissione a sostenere ingiustamente che le imprese in questione disponessero di un'autonomia sufficiente in materia di
         politica tariffaria sul segmento internazionale delle linee che collegano la Grecia all'Italia e, con ciò, a commettere un
         errore manifesto per aver ritenuto l'art. 85, n. 1, del Trattato applicabile nel caso di specie. 
         
         
         88
            
          Al fine di dimostrare che non disponeva di autonomia nella fissazione delle tariffe internazionali durante il periodo controverso,
         la ricorrente fa riferimento, in primo luogo, all'impatto della regolamentazione ellenica in materia di navigazione e, in
         particolare, agli effetti della legge n. 4195/29, relativa alla concorrenza sleale delle navi passeggeri. 
         
         
         89
            
          Dopo aver sottolineato l'importanza attribuita dalla Grecia alle linee marittime che collegano la Grecia all'Italia, la ricorrente
         ricorda che le dette linee includono un tratto interno al territorio ellenico (da Patrasso/Igumenitsa fino a Corfù). Ai sensi
         della normativa ellenica, l'approvazione dei relativi collegamenti e la fissazione di prezzi uniformi per il tratto nazionale
         di tali linee sarebbe di competenza del Ministero della Marina mercantile. Più precisamente, le tariffe sarebbero fissate
         con decisione ministeriale su proposta dell'Unione degli armatori greci di navi passeggeri di cabotaggio e sentito il parere
         del comitato consultivo delle linee di cabotaggio. La ricorrente precisa che la normativa applicabile al tratto nazionale
         delle linee è costituita dal codice di diritto pubblico della navigazione (capitolo relativo al cabotaggio, artt. 158-180
         bis), dalla legge n. 4195/29, citata, e dal decreto legge n. 288/69, relativo al controllo dei tragitti effettuati da navi
         greche di trasporto passeggeri tra porti greci e porti di altri paesi mediterranei. 
         
         
         90
            
          La ricorrente osserva che gli artt. 1, 2 e 4 della legge n. 4195/29, citata, prevedono obblighi e divieti che si applicano
         alle società operanti tra la Grecia e l'Italia e che coprono soltanto il tratto greco delle linee. Essa rileva che la Commissione
         ha valutato erroneamente l'impatto di tale legge, esaminandone soltanto il tenore e non la sostanza, vale a dire il modo in
         cui la detta legge si applica su tutto il mercato Grecia/Italia. Essa ricorda che tale legge vieta,  
         sulle linee per l'estero, ogni ribasso delle tariffe di trasporto di passeggeri e di merci che, operato a fini di concorrenza
         sleale, porti i prezzi a livelli irrisori e sproporzionati rispetto ad una remunerazione ragionevole e giusta dei servizi
         forniti e alle esigenze di sicurezza e di comfort dei passeggeri, o a livelli inferiori a quelli generalmente applicati nel
         porto. Orbene, secondo la ricorrente, poiché le compagnie avevano l'obbligo di mantenere il funzionamento delle linee marittime
         in inverno, esse erano disposte a ridurre le tariffe a livelli molto bassi al fine di coprire una parte del potenziale eccedente
         che erano tenute a mantenere. In questo modo, una politica di prezzi esigui su un mercato determinato condurrebbe inevitabilmente
         ad una guerra dei prezzi e a tariffe  
         irrisorie e sproporzionate rispetto ai (...) servizi prestati, che provocherebbero l'applicazione della legge n. 4195/29, citata, e certamente l'intervento diretto del Ministero della
         Marina mercantile. Alla luce di ciò, anche se la detta legge fissa solo un livello di prezzi minimo, il suo effetto reale
         sarebbe una restrizione di qualsiasi possibilità di concorrenza in materia tariffaria per le società a cui è stata affidata
         l'esecuzione di servizi di pubblico interesse. Pertanto, la Commissione avrebbe valutato erroneamente le conseguenze effettive
         di tale legge sul mercato in questione, non comprendendo che la detta legge, combinata all'obbligo di prestare i servizi in
         questione, non ha lasciato alle società interessate altra possibilità se non quella di accordarsi per uniformare le loro tariffe.
         
         
         
         91
            
          La ricorrente osserva inoltre che il decreto legge n. 288/69, il quale si applica a tutte le navi di trasporto passeggeri
         che battono bandiera greca e che imbarcano passeggeri in porti greci verso altri porti del Mediterraneo, impone obblighi molto
         rigidi ai proprietari delle navi. Ai sensi degli artt. 2 e 3 di tale testo, i proprietari devono rendere al Ministero della
         Marina mercantile una dichiarazione scritta che indichi tutti gli itinerari, da cui non possono discostarsi. 
         
         
         92
            
          La ricorrente ricorda che è possibile operare sulle linee nazionali soltanto in seguito a concessione di una  
         licenza di esercizio da parte del Ministero della Marina mercantile per ciascuna nave. Essa sostiene che il detto Ministero ritiene, sostanzialmente,
         che il tratto internazionale delle linee sia un prolungamento naturale di quello nazionale, come dimostrerebbe il fatto che,
         nel caso di due navi della ricorrente (la  
         Ionian Island e la  
         Ionian Galaxy), il Ministero aveva menzionato nelle licenze di esercizio la destinazione finale delle navi. Infine, il Ministero non avrebbe
         mai concesso, almeno negli ultimi quindici anni, licenze di esercizio a navi per effettuare tragitti tra Patrasso e Corfù
         laddove i detti tragitti non fossero in seguito prolungati verso i porti italiani. 
         
         
         93
            
          Secondo la ricorrente, tenuto conto dell'applicazione di tale normativa da parte del Ministero della Marina mercantile, alle
         compagnie che operano sulle linee tra la Grecia e l'Italia ed anche sul tratto nazionale dei tragitti sono imposti obblighi
         pesanti che vanno qualificati come obblighi di servizio pubblico analoghi a quelli propri della normativa in materia di cabotaggio.
         Più precisamente, i detti obblighi includerebbero l'esecuzione dei collegamenti secondo un calendario regolare durante tutto
         l'anno; un servizio regolare per tutta la settimana il cui onere andrebbe ripartito fra le imprese più importanti; il controllo
         obbligatorio della frequenza d'immobilizzazione delle navi; disposizioni specifiche per il trasporto delle merci, in particolare
         l'obbligo di riservare una quota di posti agli autocarri indipendentemente dal tasso di riempimento o dalla stagione; il rispetto
         delle tariffe fissate per il tratto nazionale del tragitto nonché prezzi massimi e minimi fissati dal Ministero della Marina
         mercantile per il tratto internazionale del mercato Grecia/Italia, al fine di mantenere il potenziale disponibile per tutto
         l'anno, indipendentemente dalla fortissima diminuzione della domanda in inverno. 
         
         
         94
            
          La ricorrente tiene a precisare che i detti obblighi di servizio pubblico riguardano unicamente le società che operano sulle
         linee internazionali, ma effettuano anche collegamenti Patrasso-Igumenitsa-Corfù. Essa fa valere che i detti obblighi sono
         direttamente connessi alle necessità di tali società di ottenere e di mantenere licenze di esercizio per il tratto nazionale
         delle linee, poiché, qualora le dette società non rispettino tali obblighi, esse rischiano che vengano loro ritirate le licenze
         di esercizio obbligatorie per operare nel traffico nazionale. 
         
         
         95
            
          I detti obblighi dimostrerebbero che lo scopo immediato dell'intervento del Ministero della Marina mercantile sul detto mercato
         è di garantire una ripartizione equilibrata nel tempo di tutto il potenziale disponibile sul mercato Grecia/Italia, secondo
         modalità che garantiscano un flusso regolare di persone, veicoli e merci per tutto l'anno e durante tutta la settimana. 
         
         
         96
            
          La ricorrente aggiunge che, a causa della politica del Ministero della Marina mercantile, le società non sono in grado di
         ritirare le loro navi nei mesi invernali e di destinarle ad altri mercati più redditizi, poiché il sevizio Patrasso-Corfù-Igumenitsa-Italia
         in inverno è una condizione necessaria per poter sfruttare il detto mercato durante il periodo di attività turistica. Dato
         che non è giustificato dalla domanda, l'obbligo di coprire tali destinazioni per tutto l'anno richiede una capacità eccedente
         che potrebbe pregiudicare l'esistenza di tali società se al detto obbligo non si aggiungesse l'invito del Ministero a fissare
         le tariffe in modo razionale, rispettando in particolare determinati prezzi minimi. 
         
         
         97
            
          La ricorrente osserva poi che il mercato in questione era caratterizzato da una grande trasparenza: le società coinvolte conoscevano
         esattamente i parametri relativi alle tariffe e agli itinerari nazionali a causa delle riunioni annuali del comitato consultivo
         per la fissazione delle tariffe nazionali e degli itinerari, e i detti parametri erano analoghi a quelli applicabili per le
         linee internazionali. Pertanto, tutti gli armatori sarebbero stati fondamentalmente in grado di conoscere con precisione la
         posizione dei loro concorrenti, situazione che avrebbe creato un naturale movimento di convergenza delle tariffe per tutte
         le linee tra la Grecia e l'Italia. 
         
         
         98
            
          Secondo la ricorrente, il risultato pratico dell'imposizione di obblighi di servizio pubblico era un eccedente strutturale
         di capacità sul mercato, situazione che era impossibile mantenere in regime di libera concorrenza. Alla luce di ciò, a suo
         avviso, l'unica soluzione possibile era garantire una convergenza dei prezzi, in particolare dei loro livelli minimi. Pertanto,
         le trattative dirette ad ottenere la convergenza delle tariffe costituivano un modo di fornire i servizi di pubblico interesse
         richiesti dal Ministero. Infine, il detto comportamento delle società di navigazione sarebbe stato indirettamente approvato
         dal governo ellenico. 
         
         
         99
            
          A tale proposito, la ricorrente afferma che il Ministero della Marina mercantile ha adottato le misure correttrici previste
         dalla legge n. 4195/29 sul mercato Grecia/Italia in via preventiva e che, per mantenere il potenziale eccedente ad un livello
         di prezzi concorrenziale sul mercato Grecia/Italia, esso ha incoraggiato le società interessate a fissare la tabella dei prezzi
         entro i limiti massimi e minimi rigidamente definiti, a non procedere ad aumenti di tariffe oltre il tasso d'inflazione e
         a non ridurre le dette tariffe a livelli che avrebbero condotto ad una guerra dei prezzi tra le società di cui trattasi. 
         
         
         100
            
          La ricorrente invoca altresì l'impatto della legge n. 4195/29 sull'autonomia delle società ed aggiunge che il motivo per cui,
         nel periodo controverso, il Ministero della Marina mercantile non è mai intervenuto in modo drastico per ristrutturare radicalmente
         il mercato di cui trattasi, come avrebbe potuto fare in applicazione della legge n. 4195/29, è perché le società coinvolte
         avevano rispettato le sue istruzioni, sostenuto la sua politica nazionale favorevole alle linee tra la Grecia e l'Italia e
         fissato le loro tariffe in maniera razionale, conformemente alle sue  
         esortazioni. 
         
         
         101
            
          La ricorrente sostiene inoltre che le  
         intenzioni, le  
         esortazioni o ancora le  
         raccomandazioni del Ministero alle imprese coinvolte erano di fatto vincolanti, in quanto le stesse imprese erano in possesso di licenze
         di esercizio sia per il mercato Grecia/Italia sia per altre linee nazionali (cabotaggio). Di conseguenza, la ricorrente non
         avrebbe potuto decidere se prestare servizi di pubblico interesse o meno. 
         
         
         102
            
          La ricorrente ne deduce che il contesto normativo ellenico, la prassi del Ministero della Marina mercantile nonché gli obblighi
         imposti da quest'ultimo, la necessità di una pianificazione in tempo utile, il volume incerto della domanda durante la stagione
         turistica, il rischio di una modifica draconiana dei costi in seguito alla svalutazione annua imprevedibile della dracma,
         l'obbligo di rivelare i suoi progetti nell'ambito delle trattative obbligatorie per il tratto nazionale dei collegamenti e
         la necessità di conformarsi alle raccomandazioni del Ministero della Marina mercantile affinché le tariffe sul segmento internazionale
         del mercato Grecia/Italia fossero fissate entro i limiti dell'inflazione l'hanno obbligata a tutelarsi, in un certo senso,
         da una concorrenza contro cui non poteva reagire interrompendo o diminuendo le sue attività. In caso contrario, l'
         equilibrio voluto dal Ministero sul detto mercato sarebbe stato compromesso da un'azione unilaterale di una qualsiasi società con risultati
         poco auspicabili per il Ministero della Marina mercantile (ad esempio, interruzione del trasporto dei prodotti, prezzi elevati,
         guerra commerciale tra le società e diminuzione inevitabile del potenziale esistente). La ricorrente ammette che, stando così
         le cose, la convergenza dei prezzi veniva attuata mediante accordi quadro tra le compagnie, ma tiene a precisare che i detti
         accordi lasciavano intatta la possibilità per ciascuna compagnia di discostarsene, poiché non imponevano né obblighi né clausole
         per garantirne il rispetto. 
         
         
         103
            
          La ricorrente afferma che gli accordi quadro diretti alla fissazione del livello delle tariffe non avevano alcun effetto negativo
         sulla concorrenza tramite i prezzi sul mercato dei servizi forniti dai vettori fra la Grecia e l'Italia, semplicemente perché
         una tale concorrenza non esisteva. Infatti, la regolamentazione aveva limitato la possibilità per le compagnie di fissare
         i prezzi al livello che esse desideravano, sulla base dei loro criteri economici, e rendeva il mercato in questione assolutamente
         trasparente. 
         
         
         104
            
          Al fine di illustrare tale conclusione, la ricorrente tiene a ricordare in primo luogo che, come ha sottolineato la Rappresentanza
         permanente della Grecia nella lettera inviata alla Commissione il 17 maggio 1995, il Ministero della Marina mercantile fissa
         le tariffe per le linee nazionali, compreso il tratto nazionale delle linee internazionali, mentre le tariffe sono fissate
         liberamente dalle compagnie per il tratto internazionale dei tragitti. Inoltre, per quanto riguarda le tariffe per il tratto
         internazionale dei tragitti, la Rappresentanza permanente della Grecia avrebbe sottolineato, nella stessa lettera, che il
         Ministero della Marina mercantile verifica, al fine di tutelare gli interessi nazionali della Grecia, l'applicazione dei prezzi
         da parte delle compagnie e le incoraggia a mantenere le tariffe basse e competitive, in modo da contenere in ogni caso gli
         aumenti annui nei limiti dell'inflazione. Inoltre, essa avrebbe riconosciuto che la libertà delle compagnie di fissare i loro
         prezzi autonomamente è limitata dalle disposizioni della legge n. 4195/29, le quali, in particolare, vietano di fissare prezzi
         irrisori e sproporzionati rispetto ai servizi prestati. Infine, la Rappresentanza permanente della Grecia avrebbe altresì
         indicato che la preoccupazione primaria del governo è evitare con ogni mezzo il crollo del mercato in seguito ad un'eventuale
         guerra commerciale tra le compagnie presenti sul detto mercato. 
         
         
         105
            
          Per la ricorrente, dalle affermazioni di cui sopra risulta, da un lato, che il Ministero della Marina mercantile e la legge
         n. 4195/29 definiscono prezzi minimi e massimi e, dall'altro, che le tariffe applicate sulle linee internazionali sono influenzate
         indirettamente e parzialmente dalle tariffe fissate dallo Stato per il tratto nazionale delle linee internazionali. Orbene,
         quest'ultima influenza si spiegherebbe con il fatto che la fissazione delle tariffe per il tratto nazionale delle linee influenza
         quella corrispondente al tratto internazionale delle stesse, tenuto conto del fatto che tutti i dati pertinenti presi in considerazione
         per la fissazione delle tariffe corrispondenti al tratto nazionale delle linee (costo unitario, costo salariale, utilizzazione
         del potenziale, potenziale supplementare disponibile, ecc.) sono del tutto simili a quelli utilizzati per determinare le tariffe
         sul tratto internazionale delle linee. Di conseguenza, secondo la ricorrente, ogni volta che per il Ministero della Marina
         mercantile vi è motivo di attuare una maggiorazione, a titolo conservativo, delle tariffe per il tratto nazionale dei tragitti,
         si impone la maggiorazione delle tariffe corrispondenti al tratto internazionale delle linee. 
         
         
         106
            
          La ricorrente contesta alla Commissione di non aver realmente affrontato la questione che essa le aveva sottoposto sin dalle
         prime fasi del procedimento amministrativo, vale a dire quella relativa all'importanza degli obblighi di servizio pubblico
         dal punto di vista delle condizioni di concorrenza sul mercato Grecia/Italia. La Commissione si sarebbe limitata a sottoporre
         alle autorità elleniche una sola domanda frammentaria e fallace, ossia fino a che punto il detto Ministero avesse minacciato
         le società coinvolte di ritirare loro le licenze di esercizio se non avessero concordato reciprocamente tariffe applicabili
         sul segmento internazionale delle linee tra la Grecia e l'Italia. Orbene, se è vero che la ricorrente riconosce che il Ministero
         della Marina mercantile non ha imposto direttamente agli armatori l'obbligo di accordarsi sulle tariffe da applicare al tratto
         internazionale dei tragitti, essa afferma che la Commissione avrebbe dovuto chiedere al governo ellenico quali sarebbero state
         le conseguenze del mancato rispetto da parte delle società interessate degli obblighi di servizio d'interesse pubblico, come
         designati dal governo ellenico, del mancato rispetto delle esortazioni del Ministero della Marina mercantile affinché le tariffe
         sul tratto internazionale delle linee tra la Grecia e l'Italia fossero adeguate senza superare i limiti dell'inflazione e
         di una prassi di concorrenza sleale. La ricorrente afferma che un eventuale mancato rispetto da parte sua degli obblighi imposti
         dalle autorità elleniche avrebbe provocato il ritiro delle licenze di esercizio di cui era in possesso e l'avrebbe esposta
         ad altre conseguenze sfavorevoli. 
         
         
         107
            
          Alla luce di ciò, la ricorrente sostiene che il rispetto da parte sua della regolamentazione ellenica, della politica del
         Ministero della Marina mercantile in merito alla fissazione delle tariffe sul mercato Grecia/Italia e degli obblighi di servizio
         pubblico nonché la trasparenza che regnava per questo sul detto mercato le hanno fatto perdere l'autonomia relativa alla fissazione
         dei prezzi applicabili sul mercato Grecia/Italia. 
         
         
         108
            
          Pertanto, il comportamento della ricorrente non potrebbe rientrare nel divieto di cui all'art. 85, n. 1, del Trattato. La
         valutazione giuridica della Commissione non sarebbe corretta in quanto è basata sul postulato erroneo che le trattative sulle
         tariffe del trasporto di passeggeri, di autovetture e di autocarri tra la Grecia e l'Italia fossero volute dalle società,
         mentre le stesse erano il risultato dei vari interventi del Ministero della Marina mercantile, il quale poteva basarsi a tale
         scopo sulla regolamentazione vigente in Grecia. 
         
         
         109
            
          La ricorrente sostiene che la presente fattispecie è paragonabile ai fatti della causa che ha dato origine alla sentenza del
         Tribunale 18 settembre 1996, causa T-387/94, Asia Motor France e a./Commissione (Racc. pag. II-961, punto 65), in cui il Tribunale
         ha dichiarato che un'impresa ha perso l'autonomia qualora emerga, in base a indizi obiettivi, pertinenti e concordanti, che
         un comportamento le è stato unilateralmente imposto dalle autorità nazionali che hanno esercitato pressioni insostenibili,
         come ad esempio la minaccia di adottare misure statali che potevano pregiudicarle seriamente. Essa fa altresì riferimento
         alla sentenza Suiker Unie e a./Commissione, cit. (punti 63-73), in cui la Corte aveva dichiarato che il comportamento contestato
         dalla Commissione non rientrava nell'ambito di applicazione dell'art. 85 del Trattato, tenuto conto dell'impatto della normativa
         italiana sulla concorrenza, sostenendo, in particolare, che la Commissione non aveva tenuto sufficientemente conto dell'incidenza
         decisiva della normativa in questione e della sua attuazione su elementi essenziali del comportamento contestato alle imprese
         interessate ed aveva quindi omesso di prendere in considerazione un elemento indispensabile per la valutazione delle pretese
         infrazioni. 
         
         
         110
            
          Essa contesta alla Commissione di non aver esaminato fino a che punto le circostanze particolari del caso di specie rendessero
         inapplicabile l'art. 85, n. 1, del Trattato, sebbene le dette circostanze risultassero chiaramente dalle lettere inviate dalle
         autorità elleniche alla Commissione. La Commissione contesta l'affermazione secondo cui le condizioni di applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato non sono
         soddisfatte nel caso di specie e, in particolare, l'idea che tale disposizione non sia applicabile in caso di una mancanza
         di autonomia delle imprese coinvolte nella determinazione delle tariffe per il tratto internazionale delle linee tra la Grecia
         e l'Italia.
         
         
         112
            
          In via preliminare, la Commissione fa valere che, come riconosce la stessa ricorrente, i fattori invocati da quest'ultima
         a sostegno della sua tesi relativa alla mancanza di autonomia, nel complesso o separatamente, non hanno assolutamente e in
         nessun modo imposto alle società coinvolte di fissare di comune accordo i prezzi da applicare al tratto internazionale delle
         linee tra la Grecia e l'Italia. Nessuna disposizione legislativa o regolamentare né l'atteggiamento delle autorità pubbliche
         avrebbero obbligato le società coinvolte, in diritto o in fatto, a concludere gli accordi oggetto della Decisione. Essa aggiunge
         che i detti fattori non hanno annullato, direttamente o indirettamente, la concorrenza per quanto riguarda la fissazione delle
         tariffe internazionali. 
         
         
         113
            
          La Commissione contesta poi la pretesa mancanza di autonomia in capo alle imprese che, secondo la ricorrente, sarebbe provocata
         dalla regolamentazione ellenica, dall'applicazione della legge n. 4195/29 relativa alla concorrenza sleale e dalle esortazioni
         delle autorità elleniche a comportarsi in un modo determinato. 
         
         
         114
            
          Per quanto riguarda la pretesa influenza delle pressioni esercitate dalle autorità pubbliche elleniche sull'autonomia della
         ricorrente, la Commissione contesta l'affermazione secondo cui l'intesa controversa era stata conclusa su iniziativa delle
         autorità elleniche, le quali avrebbero approvato indirettamente la detta prassi quale mezzo per realizzare la loro politica
         nazionale sul mercato Grecia/Italia. 
         
         
         115
            
          La Commissione contesta altresì le altre affermazioni della ricorrente relative all'applicazione erronea dell'art. 85, n. 1,
         del Trattato al caso di specie. 
         
         
         116
            
          In primo luogo, essa contesta l'argomento della ricorrente secondo cui, tenuto conto di una specie di  
         assuefazione delle società alle trattative obbligatorie, sarebbe stato impossibile determinare con precisione i limiti di ciò che era
         autorizzato nell'ambito delle trattative regolari. La Commissione afferma che, secondo una costante giurisprudenza, il fatto
         che la ricorrente si sia resa conto di violare l'art. 85, n. 1, del Trattato o meno riveste un'importanza trascurabile. Sarebbe
         sufficiente dimostrare che essa era consapevole che il suo comportamento controverso era idoneo a restringere la concorrenza
         (sentenza della Corte 7 giugno 1983, cause riunite 100/80-103/80, Musique Diffusion française/Commissione, Racc. pag. 1825,
         punto 112). 
         
         
         117
            
          In secondo luogo, la Commissione fa valere che, contrariamente a quanto assume la ricorrente, essa ha effettivamente tenuto
         conto del contenuto delle lettere della Rappresentanza permanente della Grecia e del Ministero ellenico della Marina mercantile,
         ai sensi delle quali, secondo la ricorrente, le autorità elleniche disciplinerebbero sostanzialmente la maggior parte dei
         parametri di concorrenza diversi dai prezzi sul tratto internazionale delle linee tra la Grecia e l'Italia (‘considerando’ 101-105
         della Decisione). 
         
         
         118
            
          In terzo luogo, in risposta all'argomento secondo cui l'accordo non sarebbe stato vincolante, la Commissione ricorda che,
         secondo la giurisprudenza della Corte, per affermare che una restrizione consiste in un'intesa, ai sensi dell'art. 85, n. 1,
         del Trattato, è sufficiente che essa costituisca l'espressione fedele della volontà delle imprese coinvolte, senza che sia
         necessario che il detto accordo contenga gli elementi costitutivi di una convenzione vincolante. Per quanto riguarda la possibilità
         di modifiche tariffarie, i limiti degli scarti in questione sarebbero stati, in parte, concordati dalle società interessate,
         come risulterebbe dagli elementi probatori. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         119
            
          Emerge dalla giurisprudenza che gli artt. 85 e 86 del Trattato riguardano soltanto comportamenti anticoncorrenziali adottati
         dalle imprese di loro propria iniziativa (v., in tal senso, sentenze della Corte 20 marzo 1985, causa 41/83, Italia/Commissione,
         Racc. pag. 873, punti 18-20; 19 marzo 1991, causa C-202/88, Francia/Commissione, Racc. pag. I-1223, punto 55; 13 dicembre
         1991, causa C-18/88, GB-INNO-BM, Racc. pag. I-5941, punto 20, e 11 novembre 1997, cause riunite C-359/95 P e C-379/95 P, Commissione
         e Francia/Ladbroke Racing, Racc. pag. I-6265, punto 33). Se un comportamento anticoncorrenziale viene imposto alle imprese
         da una normativa nazionale o se quest'ultima crea un contesto giuridico che di per sé elimina ogni possibilità di comportamento
         concorrenziale da parte loro, gli artt. 85 e 86 non trovano applicazione. In una situazione del genere la restrizione della
         concorrenza non trova origine, come queste norme implicano, in comportamenti autonomi delle imprese (sentenza Commissione
         e Francia/Ladbroke Racing, cit., punto 33; sentenze del Tribunale 7 ottobre 1999, causa T-228/97, Irish Sugar/Commissione,
         Racc. pag. II-2969, punto 130, e 30 marzo 2000, causa T-513/93, Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali/Commissione,
         Racc. pag. II-1807, punto 58). 
         
         
         120
            
          Gli artt. 85 e 86 del Trattato possono invece applicarsi nel caso in cui la normativa nazionale lasci sussistere la possibilità
         che la concorrenza sia ostacolata, ristretta o falsata da comportamenti autonomi delle imprese (sentenze della Corte 29 ottobre
         1980, cause riunite 209/78-215/78 e 218/78, Van Landewyck e a./Commissione, Racc. pag. 3125, punto 126, e Commissione e Francia/Ladbroke
         Racing, cit., punto 34; sentenze del Tribunale Irish Sugar/Commissione, cit., punto 130, e Consiglio Nazionale degli Spedizionieri
         Doganali/Commissione, cit., punto 59). 
         
         
         121
            
          Va inoltre ricordato che la possibilità di escludere un determinato comportamento anticoncorrenziale dall'ambito di applicazione
         dell'art. 85, n. 1, del Trattato, per il fatto che esso è stato imposto alle imprese dalla normativa nazionale esistente o
         che quest'ultima ha eliminato ogni possibilità di comportamento concorrenziale da parte loro, è stata applicata in modo restrittivo
         dai giudici comunitari (sentenze Van Landewyck e a./Commissione, cit., punti 130 e 133; Italia/Commissione, cit., punto 19;
         sentenza della Corte 10 dicembre 1985, cause riunite 240/82-242/82, 261/82, 262/82, 268/82 e 269/82, Stichting Sigarettenindustrie
         e a./Commissione, Racc. pag. 3831, punti 27-29; sentenze del Tribunale 18 settembre 1996, causa T-387/94, Asia Motor France
         e a./Commissione, Racc. pag. II-961, punti 60 e 65, e Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali/Commissione, cit.,
         punto 60). 
         
         
         122
            
          Così, se non sussiste alcuna disposizione regolamentare vincolante che prescriva un comportamento anticoncorrenziale, la Commissione
         non può concludere nel senso di una carenza d'autonomia degli operatori le cui azioni sono messe in discussione, salvo che
         emerga, in base a indizi obiettivi, pertinenti e concordanti, che il detto comportamento è stato loro imposto unilateralmente
         dalle autorità nazionali che hanno esercitato pressioni insostenibili come la minaccia di adottare misure statali che potevano
         far subire loro notevoli perdite (sentenza Asia Motor France e a./Commissione, cit., punto 65). 
         
         
         123
            
          Nella fattispecie la ricorrente sostiene che il contesto legislativo e regolamentare vigente in Grecia nonché la politica
         del Ministero ellenico della Marina mercantile hanno limitato in modo determinante l'autonomia delle compagnie di navigazione
         marittima, in particolare nella fissazione delle tariffe applicabili sulle linee nazionali come sulla parte internazionale
         delle linee tra la Grecia e l'Italia. Ne risulterebbe che le compagnie di navigazione si sono viste costrette a intrattenere
         fra loro contatti, concertazioni e trattative circa i parametri fondamentali della loro politica commerciale, per esempio
         i prezzi. 
         
         
         124
            
          Si deve pertanto determinare se i comportamenti censurati nella fattispecie trovino origine nella normativa nazionale o nella
         prassi delle autorità nazionali elleniche oppure, viceversa, almeno in parte, nella volontà della ricorrente e delle altre
         imprese partecipanti all'accordo. Occorre quindi esaminare se il contesto legislativo e regolamentare nonché la politica del
         Ministero ellenico della Marina mercantile producano l'effetto congiunto di eliminare l'autonomia delle imprese nell'adozione
         della loro politica tariffaria sulle linee tra la Grecia e l'Italia e, dunque, di cancellare qualsiasi possibilità di concorrenza
         fra di loro. 
         
         
         125
            
          La Marina mercantile in Grecia è disciplinata dal codice di diritto pubblico della navigazione, dal codice di diritto privato
         della navigazione e da altre normative particolari contenenti disposizioni relative alla concorrenza sleale nei trasporti
         marittimi, fra cui in particolare la legge n. 4195/1929 sulla concorrenza sleale e la legge n. 703/1977 sulla libera concorrenza,
         entrata in vigore il 1° gennaio 1979 in vista dell'adesione della Repubblica ellenica alle Comunità europee. 
         
         
         126
            
          Esercitando i poteri che gli conferisce la normativa sopra menzionata, il Ministero ellenico della Marina mercantile adotta,
         in particolare, le seguenti misure: a) la concessione di  
         licenze di esercizio per le linee nazionali, compresa la parte nazionale dei tragitti internazionali; b) la ratifica di tariffe uniformi e obbligatorie
         per i collegamenti nazionali o per la parte nazionale dei collegamenti internazionali, come il segmento Patrasso-Igumenitsa-Corfù;
         c) l'approvazione annuale dei collegamenti; d) il controllo del disarmo dei battelli, per assicurare i collegamenti obbligatori
         succitati; e) l'obbligo di trattative tra le compagnie di navigazione per programmare e coordinare i collegamenti prima che
         il Ministero ellenico della Marina mercantile approvi i ruolini di marcia per l'anno seguente, nell'ambito di nuovi negoziati
         tra il Ministero medesimo e le società. 
         
         
         127
            
          E' pacifico tra le parti che la concessione di licenze di esercizio, la fissazione di tariffe obbligatorie, l'approvazione
         annua dei tragitti e il controllo del disarmo delle navi da parte del Ministero ellenico della Marina mercantile riguardano
         le linee nazionali e non quelle internazionali. Inoltre, la Commissione ha precisato nelle sue memorie, senza essere contraddetta
         dalla ricorrente, che l'obbligo di effettuare tragitti regolari, connesso alla licenza di esercizio, concerne soltanto le
         navi battenti bandiera greca operanti esclusivamente su linee nazionali oppure su linee internazionali, ma in tale ultimo
         caso solo per quanto riguarda la parte nazionale dei tragitti. Parimenti, la Commissione ha segnalato, senza essere smentita
         sul punto, che le imprese erano libere di servire linee internazionali comprendenti o meno una parte nazionale o addirittura
         solo linee nazionali. Pertanto, un'impresa che avesse scelto di operare su linee internazionali senza tragitto nazionale non
         aveva bisogno di ottenere una licenza, né di rispettare gli impegni correlati. 
         
         
         128
            
          Del pari, ai fini della fissazione delle tariffe per le linee nazionali, il Ministero della Marina mercantile chiedeva alle
         compagnie di navigazione di fargli proposte globali per ogni linea nazionale, giustificando gli importi proposti in base ai
         costi di esercizio, all'inflazione, alla redditività delle linee, alla frequenza dei viaggi, eccetera. In seguito, sulla scorta
         delle tariffe suggerite, della loro giustificazione e di altri criteri più generali relativi alla politica governativa globale,
         il Ministero approvava o modificava le proposte, su parere della Commissione per i prezzi e le entrate del Ministero ellenico
         delle Finanze, approvazione o modifica che avveniva, in concreto, fissando le tariffe in questione. La fissazione amministrativa
         delle tariffe per la parte nazionale dei collegamenti corrispondenti inciderebbe dunque sulle tariffe della parte internazionale
         delle linee tra la Grecia e l'Italia, in quanto le dette tariffe espletano una funzione analoga a quella dei prezzi indicativi.
         
         
         
         129
            
          La normativa ellenica in materia di concorrenza sleale e in particolare l'art. 2 della legge n. 4195/1929 vieta,  
         sulle linee per l'estero, ogni ribasso delle tariffe di trasporto di passeggeri e di merci che, operato a fini di concorrenza
         sleale, porti i prezzi a livelli irrisori e sproporzionati rispetto ad una remunerazione ragionevole e giusta dei servizi
         forniti e alle esigenze di sicurezza e di comfort dei passeggeri, o a livelli inferiori a quelli generalmente applicati nel
         porto di cui trattasi. L'art. 4 della legge n. 4195/1929 dispone che:  
         [a]llorché la libertà di fissazione delle tariffe sulle linee per l'estero determina una concorrenza sleale, il Ministero
         della Marina (Direzione della Marina mercantile) può, oltre che applicare le disposizioni degli articoli precedenti, fissare,
         previo parere del Consiglio della Marina mercantile, tariffe massime o minime per il trasporto di passeggeri e di merci per
         i collegamenti effettuati tra i porti greci e quelli stranieri mediante battelli che trasportano passeggeri greci. E' vietato
         superare le dette tariffe; i contravventori sono passibili delle sanzioni di cui all'art. 3. 
         
         
         130
            
          E' stato asserito, inoltre, che il Ministero della Marina mercantile incitava le compagnie di navigazione a mantenere basse
         le tariffe applicabili alla parte internazionale delle linee e a contenere gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione, nonché
         a evitare ogni forma di  
         guerra dei prezzi tra di esse, per non essere costretto a intervenire e a far uso dei poteri conferitigli dalla legge n. 4195/29. 
         
         
         131
            
          Nella lettera 23 dicembre 1994, citata al  
         considerando 101 della Decisione, che rispondeva alla lettera della Commissione 28 ottobre 1994, il Ministero della Marina mercantile
         si è così espresso: (...)Per quanto concerne il memorandum presentato dalla Strintzis Lines, non ho rilievi particolari se non una precisazione, e
         cioè che il Ministero non si intromette nella politica di fissazione delle tariffe praticata dalle società per i collegamenti
         internazionali. Noi interveniamo solamente nella fissazione dei prezzi per i collegamenti tra porti greci.Come Vi ho già chiarito nella riunione di settembre, la Grecia considera il corridoio marittimo tra i porti della sua costa
         occidentale e i porti della costa orientale italiana di capitale importanza e per il nostro paese e per la Comunità, poiché
         si tratta dell'unico collegamento diretto importante tra la Grecia e il resto dell'Unione europea.E' quindi consono al nostro interesse nazionale e all'interesse comunitario che le navi operino tutto l'anno tra la Grecia
         e l'Italia, per facilitare le nostre importazioni e le nostre esportazioni nonché il traffico dei passeggeri. D'altro canto,
         comprenderete che è nel nostro interesse che le tariffe siano competitive, ma nello stesso tempo tali da mantenere bassi i
         costi di trasporto, affinché le nostre importazioni e le nostre esportazioni restino concorrenziali sui mercati europei.Per venire alla specifica domanda postami, devo dire di non aver ravvisato nel memorandum della Strintzis nulla che possa
         indurmi a tale conclusione.Sono sicuro che c'è un malinteso. E' impensabile e assolutamente fuori questione che il Ministero minacci di revocare licenze
         per collegamenti tra porti nazionali ove talune società si rifiutino di mettersi d'accordo sui prezzi per i collegamenti internazionali.Come risulterà dalla legislazione pertinente qui allegata, perché il Ministero accordi la licenza d'esercizio per i collegamenti
         interni vanno adempiuti determinati obblighi (servizi tutto l'anno, frequenza dei tragitti, eccetera); se tali obblighi non
         sono rispettati, il Ministero può revocare la licenza. In più, le tariffe sono fissate ad intervalli periodici con decisione
         ministeriale. Tale legislazione specifica interessa le navi delle società provviste di licenze per la parte nazionale del
         tragitto tra la Grecia e l'Italia (Patrasso-Igumenitsa-Corfù) (...).
         
         
         132
            
          Del pari, con lettera 17 marzo 1995, citata al  
         considerando 103 della Decisione, che rispondeva a una lettera della Commissione 13 gennaio 1995, il Rappresentante permanente aggiunto
         della Repubblica ellenica presso le Comunità europee si è così espresso: 1. Il governo ellenico attribuisce grande importanza a uno sviluppo senza attriti della navigazione marittima tra i porti
         della Grecia occidentale (principalmente Patrasso, Igumenitsa e Corfù) e i porti italiani di Ancona, Bari, Brindisi e Trieste.(...)I collegamenti regolari e ininterrotti, durante tutto l'anno, dai porti greci verso quelli italiani e viceversa sono un fattore
         di decisiva importanza per facilitare e assicurare lo sviluppo delle importazioni e delle esportazioni greche che, per estensione,
         interessa pure il commercio comunitario nel suo insieme.L'interesse del governo ellenico, e più in particolare del Ministero della Marina mercantile, incaricato di elaborare la politica
         nazionale dei trasporti marittimi, è dunque orientato a preservare il normale funzionamento della linea Grecia-Italia.Per questo qualifichiamo i servizi prestati su tale linea come servizi di pubblico interesse per il nostro Paese. In tali
         circostanze, comprenderete perché sia preoccupazione primaria del governo ellenico fare in modo che la linea sia redditizia
         evitando in tutti i modi una guerra dei prezzi che rischierebbe di ostacolare il regolare andamento delle nostre esportazioni
         ed importazioni, come pure il normale trasporto di veicoli e passeggeri. Ripetiamo: la nostra maggiore preoccupazione è di
         assicurare la circolazione su tale rotta marittima per tutto l'anno e di evitare che il flusso si esaurisca a causa di una
         guerra dei prezzi.2. In base a tali constatazioni e alle posizioni assunte in conseguenza, le direzioni competenti del Ministero ellenico della
         Marina mercantile hanno preso decisioni finalizzate a risolvere nella maniera più conveniente possibile il problema del normale
         trasporto dei veicoli nei vari periodi dell'anno. Sono state dunque adottate misure per riservare sempre un certo numero di
         posti sulle navi di trasporto passeggeri e veicoli agli autocarri destinati al trasporto merci e perché la stiva delle imbarcazioni
         non sia riempita soltanto da autovetture, soprattutto nei mesi estivi in cui il traffico  passeggeri è più intenso. E' stato
         reso così possibile mantenere il flusso delle merci e assicurare un normale approvvigionamento dei mercati.Si è curato pure di rispettare assai rigorosamente i ruolini di marcia delle navi, per evitare i ritardi, ma anche per poter
         risolvere problemi come quello dell'allestimento di adeguati siti d'accoglienza delle stesse nei porti di destinazione, al
         fine di garantire la loro sicurezza e migliorare il servizio dei passeggeri e dei veicoli trasportati.3. Quanto ai noli applicati dagli armatori, precisiamo che il coinvolgimento del Ministero della Marina mercantile, quale
         amministrazione responsabile del controllo della navigazione, per quanto attiene ai prezzi sui collegamenti costieri, si limita
         alla fissazione dei prezzi per le sole operazioni di cabotaggio interno. Precisiamo che, sulle linee internazionali, pure
         nel caso in cui il tragitto preveda scali nei porti greci (per esempio Patrasso-Corfù-Ancona), anche se il tratto compreso
         tra i porti greci è soggetto a una tariffa autorizzata, i prezzi sul tragitto tra la Grecia e l'Italia sono fissati liberamente
         dalle società che operano su quella rotta. In tale ipotesi, è vero che il prezzo totale del biglietto a destinazione finale
         Italia dipende ─ indirettamente e parzialmente, va da sé ─ dalla tariffa decisa dallo Stato per la parte del trasporto interna
         alla Grecia.Peraltro, per quanto riguarda le tariffe dei viaggi per l'estero, che sono ─ come abbiamo detto ─ libere, il Ministero della
         Marina mercantile invita le compagnie di navigazione a mantenere le tariffe basse e competitive e a contenere in ogni caso
         gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione. E' infatti d'interesse nazionale che le nostre esportazioni si mantengano a
         un livello concorrenziale e che le nostre importazioni rimangano il più possibile convenienti. Per il resto, le società determinano
         liberamente le loro tariffe tenendo conto dei propri interessi commerciali ed economici.Tale libertà è limitata dalla legislazione ellenica qualora conduca a una concorrenza sleale. Per l'esattezza, la legge n. 4195/1929
         (di cui si allega copia) mira a evitare la concorrenza sleale tra armatori che operano su linee tra la Grecia e l'estero vietando
         in particolare tariffe irrisorie, partenze simultanee dallo stesso porto di due o più navi che servono la medesima linea e
         la mancata prestazione del servizio annunciato (tranne che in caso di forza maggiore ─ art. 3). In caso di concorrenza sleale
         il Ministero ellenico della Marina mercantile può fissare tariffe massime e minime (art. 4). In tale ambito esso incita informalmente
         le società a mantenere basse le loro tariffe e a contenere gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione.4. Le osservazioni sopra svolte mi sono parse necessarie per mostrare che la rotta Patrasso-Italia, creata per iniziativa
         privata senza alcun aiuto dello Stato, deve continuare a funzionare senza soluzione di continuità affinché le navi che vi
         operano prestino servizi di pubblico interesse, quali li consideriamo per il nostro paese, dato che questo collegamento via
         mare è l'unico legame diretto con i paesi dell'Unione europea.5. Infine, osservo che il contesto giuridico della concessione e della revoca delle licenze d'esercizio, le quali, sia detto,
         si applicano soltanto ai collegamenti interni alla Grecia, prevede la possibilità che, ove una società non adempia agli obblighi
         indicati nella licenza concessale (per esempio, assicurare impeccabilmente i collegamenti annunciati, osservare ogni anno
         il periodo di disarmo, rispettare la frequenza dei viaggi), il Ministero della Marina mercantile revochi la detta licenza.
         
         
         133
            
          Pur sottolineando che il buon funzionamento e la regolarità delle linee di navigazione tra la Grecia e l'Italia hanno importanza
         nazionale, le due lettere delle autorità elleniche sopra citate confermano che né la normativa vigente in Grecia né la politica
         attuata dalle autorità elleniche impongono la conclusione di accordi diretti a fissare le tariffe sulle linee internazionali.
         
         
         
         134
            
          Certo, dalle precisazioni fornite alla Commissione dalle autorità elleniche risulta che una delle loro maggiori preoccupazioni
         era di assicurare la regolarità dei collegamenti marittimi con l'Italia tutto l'anno e che esse temevano gli effetti deleteri
         di atti di concorrenza sleale, per esempio di un'eventuale guerra dei prezzi. E' pacifico anche che, per evitare atti del
         genere, la legge conferisce al Ministero della Marina mercantile il potere di fissare tariffe massime e minime. Resta, nondimeno,
         che nessuna concertazione sui prezzi sarebbe legittima, neppure in un caso come quello di specie, perché ogni impresa rimarrebbe
         libera di decidere autonomamente i suoi prezzi, nei limiti delle tariffe massime e minime consentite. Peraltro, le precisazioni
         contenute nelle lettere esaminate sopra confermano che i prezzi sulle linee marittime tra la Grecia e l'Italia sono fissati
         liberamente dalle società che vi operano. Inoltre, da tali dichiarazioni risulta pure, innegabilmente, che, al fine di assicurare
         la competitività delle esportazioni greche e la ragionevolezza dei prezzi delle importazioni in Grecia, il Ministero della
         Marina mercantile ha incitato le compagnie di navigazione non già a concordare aumenti dei prezzi, bensì unicamente a mantenere
         tali prezzi bassi e concorrenziali e a contenere, in ogni caso, gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione. 
         
         
         135
            
          Ne consegue che ciascuna delle compagnie di navigazione operanti sulle dette linee godeva notoriamente di autonomia nella
         determinazione della sua politica di prezzi e che, pertanto, tali compagnie sono sempre state soggette alle norme in materia
         di concorrenza. Le lettere predette mettono in evidenza il fatto che, per le autorità elleniche, la piena applicazione delle
         norme sulla concorrenza e, dunque, del divieto di accordi sui prezzi sancito dall'art. 85, n. 1, del Trattato non impediva
         alle compagnie di navigazione, né in diritto né in fatto, di svolgere il compito loro affidato dal governo ellenico. Di conseguenza,
         il fatto che, nella lettera 17 marzo 1995, il Rappresentante permanente della Repubblica ellenica qualifichi il collegamento
         tra la Grecia e l'Italia  
         servizio d'interesse pubblico è irrilevante ai fini dell'applicazione dell'art. 85 del Trattato. Per ragioni identiche non occorre verificare se a giusto
         titolo la Commissione contesti l'argomento secondo cui le imprese interessate dalla Decisione vanno considerate in diritto
         comunitario  
         imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale ai sensi dell'art. 90, n. 2, del Trattato CE (divenuto art. 86, n. 2, CE). 
         
         
         136
            
          Le informazioni contenute nelle lettere di cui trattasi confermano che la ricorrente non può invocare un asserito concorso
         cumulativo di parametri che avrebbe influito sulle tariffe applicabili alla parte internazionale delle linee tra la Grecia
         e l'Italia e che avrebbe avuto l'effetto di limitare l'autonomia delle imprese nel pianificare e determinare la loro politica
         tariffaria. Esse confermano che il Ministero ellenico della Marina mercantile s'ingeriva nella politica di determinazione
         delle tariffe applicate dalle compagnie sulle linee internazionali solo incitandole informalmente a mantenere tali tariffe
         a livelli poco elevati e a contenere gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione. Stante tale atteggiamento delle autorità
         elleniche, era evidentemente possibile che sul mercato la concorrenza fosse ostacolata, ristretta o falsata da comportamenti
         autonomi delle imprese. 
         
         
         137
            
          Aggiungasi che la legge n. 4195/1929 non vieta di ridurre le tariffe per le linee internazionali. Detta legge, intesa ad evitare
         ogni concorrenza sleale tra gli armatori operanti sulle linee che collegano porti greci a porti stranieri, anche se vieta
         in particolare l'abbassamento delle tariffe a livelli irrisori, la partenza simultanea dal medesimo porto di due o più navi
         che effettuano il medesimo tragitto e la mancata esecuzione di viaggi annunciati tranne che in caso di forza maggiore (art. 2),
         non priva le imprese censurate di  
         qualunque margine di autonomia. Viceversa, essa conferma che in via di principio ciascuna impresa è libera di determinare come crede la propria politica
         tariffaria, purché non compia atti di concorrenza sleale. Il divieto di atti di concorrenza sleale non può essere affatto
         interpretato nel senso che le imprese di cui trattasi siano tenute a concludere accordi aventi ad oggetto la fissazione delle
         tariffe applicabili sulle linee internazionali. Non essendovi alcuna norma vincolante che prescriva un comportamento anticoncorrenziale,
         la ricorrente può far valere di essere priva d'autonomia solo invocando indizi obiettivi, pertinenti e concordanti attestanti
         che il detto comportamento le è stato unilateralmente imposto dalle autorità elleniche che hanno esercitato pressioni insostenibili,
         come ad esempio, la minaccia di adottare misure statali che potevano farle subire notevoli perdite. 
         
         
         138
            
          Ebbene, le indicazioni contenute nelle summenzionate lettere delle autorità elleniche dimostrano che queste ultime non hanno
         adottato alcuna misura né seguito alcuna prassi qualificabile come  
         pressione insostenibile sulle compagnie di navigazione affinché esse concludessero accordi sulle tariffe. Di conseguenza, la ricorrente non può asserire
         che le imprese di cui trattasi fossero prive di qualunque margine di autonomia nella definizione della loro politica tariffaria
         e che il comportamento anticoncorrenziale loro addebitato dalla Commissione fosse stato prescritto loro dalla normativa nazionale
         in vigore o dalla politica seguita dalle autorità elleniche. 
         
         
         139
            
          Quanto all'incitazione del Ministero della Marina mercantile a mantenere basse le tariffe sulle linee internazionali e a contenere
         gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione, la lettera del detto Ministero fa sì riferimento a un'
         incitazione informale, ma non allude minimamente a un'
         imposizione unilaterale da parte sua. Le compagnie di navigazione potevano, quindi, contestare detta incitazione informale, senza esporsi per questo
         alla minaccia dell'adozione di qualsivoglia provvedimento statale. Del resto, il Ministero ellenico esclude categoricamente
         di poter minacciare la revoca delle licenze d'esercizio per le linee nazionali ove le società non si mettano d'accordo sui
         prezzi per le linee internazionali, come emergerebbe dalla sua lettera 23 dicembre 1994. 
         
         
         140
            
          Quanto al parametro costituito dalla facoltà del Ministero ellenico della Marina mercantile, ai sensi della legge n. 4195/29,
         di fissare, in caso di concorrenza sleale, tariffe massime e minime al fine di evitare una guerra dei prezzi, si deve rilevare
         che la detta legge non priva le imprese censurate di  
         qualunque margine di autonomia, bensì conferisce loro una certa libertà di determinare la loro politica tariffaria a condizione di non commettere atti di
         concorrenza sleale. Infatti, in base all'art. 4 della legge n. 4195/1929, il Ministero della Marina mercantile può fissare
         i limiti minimi e massimi delle tariffe di cui trattasi solo qualora la libertà di cui le imprese godono nel determinare autonomamente
         le tariffe relative alle linee per l'estero sfoci in atti di concorrenza sleale. 
         
         
         141
            
          Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre respingere il motivo in esame. 
          Sul terzo motivo, relativo alla carenza di motivazione della Decisione
          Argomenti delle parti
         
         
         142
            
          La ricorrente contesta alla Commissione di aver motivato la Decisione in maniera insufficiente per quanto riguarda più argomenti
         sollevati dalla stessa in sede di procedimento amministrativo. 
         
         
         143
            
          In primo luogo, essa ritiene che, poiché la Commissione non ha espresso alcuna opinione in merito all'impatto degli obblighi
         di servizio pubblico sul grado di autonomia delle imprese interessate per fissare le tariffe applicabili al tratto internazionale
         dei tragitti, la Decisione è viziata da una carenza di motivazione. In particolare, essa contesta alla Commissione di non
         aver esaminato fino a che punto la regolamentazione ellenica, i solleciti delle autorità elleniche e gli obblighi di servizio
         pubblico delle imprese interessate fossero fattori che rendevano l'art. 85, n. 1, del Trattato inapplicabile. In secondo luogo,
         la Decisione non indicherebbe i motivi per cui la Commissione ha ignorato le osservazioni fornite dalla ricorrente in merito
         alla conferma dell'impatto di tali fattori sull'autonomia delle imprese interessate dalle lettere della Rappresentanza permanente
         della Grecia e del Ministero ellenico della Marina mercantile. In terzo luogo, la Commissione non avrebbe motivato sufficientemente
         le ragioni per cui gli argomenti della ricorrente relativi all'inapplicabilità dell'art. 85, n. 1, del Trattato ai fatti di
         specie avrebbero dovuto essere respinti o ignorati. 
         
         
         144
            
          La ricorrente ammette che la Commissione non aveva l'obbligo di riportare nella Decisione tutti gli argomenti fatti valere
         dalle imprese interessate, ma sostiene che, secondo la giurisprudenza, essa deve tuttavia esporre i fatti e le considerazioni
         giuridiche che hanno un ruolo essenziale nell'economia della Decisione (sentenza Asia Motor France e a./Commissione, cit.,
         punto 104) e che presentano un nesso diretto con la causa (sentenza del Tribunale 10 marzo 1992, causa T-15/89, Chemie Linz/Commissione,
         Racc. pag. II-1275, punto 328). Nel caso di specie, la ricorrente afferma di aver dimostrato che le considerazioni relative
         agli obblighi di servizio pubblico imposti dal Ministero della Marina mercantile rivestono un'importanza essenziale nell'economia
         della causa. Orbene, esse non sarebbero state neppure menzionate nella Decisione (sentenza della Corte 17 gennaio 1995, causa
         C-360/92 P, Publishers Association/Commissione, Racc. pag. I-23). 
         
         
         145
            
          La Commissione sostiene che la motivazione della Decisione conferisce alla ricorrente la facoltà di controllarne il fondamento.
         Essa afferma di avere ampiamente preso posizione nella Decisione riguardo ai detti argomenti della ricorrente menzionando
         esplicitamente gli elementi su cui essa si è basata. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         146
            
          Come ammette la stessa ricorrente, la Commissione non ha l'obbligo di riportare nella sua Decisione tutti gli argomenti fatti
         valere dalle parti. Essa deve tuttavia esporre i fatti e le considerazioni giuridiche che hanno un ruolo essenziale nell'economia
         della Decisione (sentenze Asia Motor France e a./Commissione, cit., punto 104, e Chemie Linz/Commissione, cit., punto 328).
         
         
         
         147
            
          Orbene, contrariamente a quanto fa valere la ricorrente, dai ‘considerando’ 98-108 della Decisione risulta che la Commissione
         ha ampiamente preso posizione sugli argomenti della ricorrente relativi all'impatto degli obblighi di servizio pubblico sul
         grado di autonomia delle imprese interessate e, quindi, sulla questione relativa all'applicabilità dell'art. 85, n. 1, del
         Trattato ai fatti di specie. Inoltre, dai ‘considerando’ 101, 103, 105, 106 e 108 della Decisione risulta che la Commissione
         ha fatto riferimento, concretamente, alle lettere delle autorità elleniche evocate dalla ricorrente. 
         
         
         148
            
          La ricorrente non può nemmeno sostenere che i suoi argomenti relativi agli obblighi di servizio pubblico imposti dal Ministero
         della Marina mercantile siano stati ignorati. Se l'esistenza di tali obblighi poteva rivelarsi importante nell'economia della
         causa, essa costituiva soltanto uno dei vari elementi fatti valere dalla ricorrente per dimostrare la mancanza di autonomia
         delle imprese interessate derivante dalla regolamentazione ellenica nonché dalla politica attuata dalle autorità elleniche.
         Orbene, occorre rilevare che la posizione della Commissione in merito alla detta questione è stata esposta ai ‘considerando’
         98-108 della Decisione e che, più precisamente, l'argomento vertente sull'esistenza di obblighi di servizio pubblico è stato
         espressamente menzionato al ‘considerando’ 99 della Decisione nell'ambito della relazione delle risposte fornite dalla Commissione
         all'argomento relativo alla perdita di autonomia delle imprese interessate. Alla luce di ciò, la ricorrente non può affermare
         che la Commissione non abbia sufficientemente motivato la Decisione per non aver fornito una risposta precisa all'argomento
         vertente sugli obblighi di servizio pubblico. Infine e in ogni caso, come sottolinea la Commissione, la ricorrente non può
         contestarle di non aver analizzato i detti argomenti in maniera più dettagliata in quanto gli obblighi di servizio pubblico
         in questione non riguardano il segmento internazionale delle linee tra la Grecia e l'Italia. 
         
         
         149
            
          Il motivo in esame dev'essere pertanto respinto. 
         
         
         
         II ─
          Sulle conclusioni presentate in subordine, intese alla riduzionedell'importo dell'ammenda
         
         
         150
            
          A sostegno delle sue conclusioni dirette ad ottenere l'annullamento o la riduzione dell'ammenda inflittale, la ricorrente
         fa valere che, nella determinazione dell'importo dell'ammenda che le è stata imposta, la Commissione ha valutato erroneamente
         sia la gravità sia la durata dell'infrazione, violando così il principio di proporzionalità. 
          A ─ Sulla prima parte, vertente su un'erronea valutazione della gravità dell'infrazione
          Argomenti delle parti
         
         
         151
            
          La ricorrente sostiene che l'importo dell'ammenda inflittale è sproporzionato, poiché la Commissione non ha valutato alcuni
         fattori relativi alla gravità dell'infrazione. Anche supponendo che l'infrazione esista, la ricorrente la considera d'importanza
         minore ai sensi degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell'articolo 15, paragrafo 2 del
         regolamento n. 17 e dell'articolo 65, paragrafo 5 del trattato CECA (GU 1998, C 9, pag. 3; in prosieguo: gli  
         orientamenti) a causa dell'impatto circoscritto, se non addirittura nullo, dell'accordo in questione e della sua esigua estensione geografica.
         
         
         
         152
            
          In primo luogo, la Commissione non avrebbe preso sufficientemente in considerazione il contesto normativo ellenico e la pressione
         esercitata dal Ministero ellenico della Marina mercantile, laddove, secondo la giurisprudenza, un impatto rilevante del contesto
         legislativo nazionale su un mercato costituisce una circostanza attenuante (sentenze Stichting Sigarettenindustrie e a./Commissione,
         cit., punti 94 e 96, e Suiker Unie e a./Commissione, cit., punti 618-620). Nel caso di specie, la Commissione non si sarebbe
         interessata all'esame dei limiti entro cui le società potevano farsi concorrenza e alla forma che la detta concorrenza assumeva
         sul mercato in questione. Infine, la ricorrente contesta alla Commissione di non aver tenuto conto del fatto che, nel caso
         di specie, le riduzioni costituivano l'unico ambito in cui poteva svolgersi la concorrenza, circostanza che la Corte avrebbe
         criticato nella sentenza Suiker Unie e a./Commissione, cit. (punti 70 e 71). 
         
         
         153
            
          In secondo luogo, non vi sarebbe stato alcun danno per i consumatori, come confermato dal fatto che la Commissione non ha
         contestato alle società interessate nessun aumento inammissibile delle tariffe. Al contrario, il servizio regolare e ininterrotto
         delle destinazioni in questione a prezzi bassissimi e con navi molto moderne e sicure avrebbe piuttosto apportato un vantaggio
         agli utenti. 
         
         
         154
            
          In terzo luogo, secondo la ricorrente, vi è una contraddizione nel fatto che essa è accusata di aver commesso un'infrazione
         grave al diritto comunitario per aver partecipato ad una pratica che secondo il governo ellenico realizza uno degli obiettivi
         della Comunità, vale a dire la promozione e lo sviluppo del commercio intracomunitario. 
         
         
         155
            
          La ricorrente sostiene che la Commissione non ha rispettato gli orientamenti, avendo qualificato l'infrazione in questione
         come grave mentre essa non corrisponde a nessuno degli elementi della definizione delle infrazioni gravi contenuta negli orientamenti.
         Essa ricorda che, ai sensi di tali orientamenti, le infrazioni gravi sono per lo più restrizioni orizzontali o verticali della
         medesima natura delle infrazioni poco gravi, ma applicate in maniera più rigorosa, il cui impatto sul mercato è più vasto
         e che sono atte a produrre effetti su ampie zone del mercato comune. Può trattarsi inoltre di abusi di posizione dominante,
         quali i rifiuti di vendita, le discriminazioni, i comportamenti di esclusione, gli sconti accordati da un'impresa in posizione
         dominante per rendere fedele la clientela ed estromettere i concorrenti dal mercato, ecc. Orbene, nel caso di specie, l'infrazione
         che si pretende commessa dalle imprese non si applicherebbe in maniera rigorosa, non avrebbe un vasto impatto sul mercato,
         non produrrebbe effetti su ampie zone del mercato e non consisterebbe in un abuso di posizione dominante. 
         
         
         156
            
          Infine, la ricorrente sostiene di non avere avuto consapevolezza dell'illegittimità del suo comportamento dato che le società
         coinvolte non potevano immaginare, a causa dell'intervento e del sollecito del governo ellenico a favore delle varie pratiche
         contestate, che il loro comportamento fosse illecito. 
         
         
         157
            
          La Commissione contesta i detti argomenti. 
          Giudizio del Tribunale
          1. Considerazioni generali
         
         
         158
            
          Nella fattispecie è pacifico che la Commissione ha determinato l'ammenda inflitta alla ricorrente conformemente al metodo
         generale per il calcolo dell'ammontare delle ammende enunciato negli orientamenti, i quali sono altresì applicabili alle ammende
         inflitte ai sensi dell'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86. Va osservato anche che la ricorrente non contesta l'applicabilità
         nel caso di specie dei detti orientamenti. 
         
         
         159
            
          Ai termini dell'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86,  
         [l]a Commissione può, mediante decisione, infliggere alle imprese ed alle associazioni di imprese ammende che variano da un
         minimo di mille ad un massimo di un milione di [euro], con facoltà di aumentare quest'ultimo importo fino al 10% del volume
         d'affari realizzato durante l'esercizio sociale precedente da ciascuna delle imprese che hanno partecipato all'infrazione,
         quando intenzionalmente o per negligenza (...) commettano un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 85, paragrafo 1, (...),
         del trattato. Il medesimo articolo stabilisce che,  
         [p]er determinare l'ammontare dell'ammenda, occorr[e] tener conto, oltre che della gravità dell'infrazione, anche della sua
         durata. 
         
         
         160
            
          Orbene, gli orientamenti dispongono, al punto 1, primo comma, che, per il calcolo delle ammende, l'importo di base sia determinato
         in funzione della gravità e della durata dell'infrazione, i soli criteri indicati all'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86.
         
         
         
         161
            
          Secondo gli orientamenti, la Commissione assume come punto di partenza, nel calcolo delle ammende, un importo determinato
         in funzione della gravità dell'infrazione. La valutazione della gravità dell'infrazione deve prendere in considerazione la
         natura dell'infrazione, l'impatto concreto sul mercato quando sia misurabile e l'estensione del mercato geografico rilevante
         (punto 1 A, primo comma). In tale contesto le infrazioni sono classificate in tre categorie, ossia le  
         infrazioni poco gravi, per le quali l'ammontare delle ammende applicabili è compreso tra EUR 1 000 e EUR 1 milione, le  
         infrazioni gravi, per le quali l'ammontare delle ammende applicabili può variare tra EUR 1 milione e 20 milioni, e le  
         infrazioni molto gravi, per le quali l'ammontare delle ammende applicabili supera EUR 20 milioni (punto 1 A, primo-terzo trattino). 
         
         
         162
            
          Successivamente, nell'ambito del trattamento differenziato da applicare alle imprese, gli orientamenti stabiliscono che, nell'ambito
         di ciascuna delle categorie succitate, ed in particolare per le categorie di infrazioni  
         gravi e  
         molto gravi, la gamma delle sanzioni previste consente di differenziare il trattamento da riservare alle imprese in funzione della natura
         delle infrazioni commesse (punto 1 A, terzo comma). E', inoltre, necessario valutare l'effettiva capacità economica degli
         autori dell'infrazione di arrecare un danno consistente agli altri operatori, in particolare ai consumatori, e fissare l'importo
         dell'ammenda ad un livello tale da garantirle un carattere sufficientemente dissuasivo (punto 1 A, quarto comma). In più,
         si può tenere conto del fatto che le imprese di grandi dimensioni dispongono quasi sempre d'infrastrutture sufficienti per
         avere le conoscenze giuridico-economiche che consentano loro di essere maggiormente consapevoli del carattere di infrazione
         del loro comportamento e delle conseguenze che ne derivano sotto il profilo del diritto della concorrenza (punto 1 A, quinto
         comma). 
         
         
         163
            
          Nell'ambito di ciascuna delle tre categorie definite sopra, al fine di tenere conto del peso specifico, e dunque dell'impatto
         reale sulla concorrenza del comportamento configurante l'infrazione di ciascuna impresa, in particolare qualora esista una
         disparità considerevole nelle dimensioni delle imprese che commettono il medesimo tipo d'infrazione, può essere opportuno
         ponderare, nei casi in cui sono coinvolte più imprese, come i cartelli, l'ammontare predeterminato e adattare di conseguenza
         l'importo di base generale secondo la caratteristica specifica di ogni impresa (punto 1 A, sesto comma). 
         
         
         164
            
          Quanto al fattore relativo alla durata dell'infrazione, gli orientamenti stabiliscono una distinzione tra le infrazioni di
         breve durata (in generale per periodi inferiori a un anno), per le quali l'importo di base stabilito per la gravità non dovrebbe
         essere maggiorato, le infrazioni di media durata (in generale per periodi da uno a cinque anni), per le quali tale importo
         può essere maggiorato fino al 50% del suo valore, e le infrazioni di lunga durata (in generale per periodi superiori a cinque
         anni), per le quali tale importo può essere maggiorato per ciascun anno del 10% (punto 1 B, primo capoverso, primo-terzo trattino).
         
         
         
         165
            
          In seguito, gli orientamenti riportano, a titolo di esempio, un elenco di circostanze aggravanti e attenuanti che possono
         essere prese in considerazione per aumentare o diminuire l'importo di base riferendosi poi alla comunicazione 18 luglio 1996
         sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende (GU C 207, pag. 4). 
         
         
         166
            
          Come osservazione generale, gli orientamenti precisano che l'ammenda calcolata secondo lo schema di cui sopra (importo di
         base più o meno le percentuali di maggiorazione e di riduzione) non può in alcun caso superare il 10% del volume d'affari
         mondiale delle imprese, come disposto dall'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86 [punto 5, lett. a)]. Inoltre gli orientamenti
         prevedono che, dopo avere effettuato i calcoli di cui sopra, occorrerà prendere in considerazione, a seconda delle circostanze,
         taluni elementi obiettivi quali il contesto economico specifico, il vantaggio economico o finanziario realizzato dagli autori
         dell'infrazione, le caratteristiche delle imprese in questione nonché la loro capacità contributiva reale in un contesto sociale
         particolare, adeguando di conseguenza, in fine, gli importi delle ammende [punto 5, lett. b)]. 
         
         
         167
            
          Ne consegue che, secondo il metodo descritto negli orientamenti, il calcolo delle ammende viene effettuato in funzione dei
         due criteri citati all'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86, vale a dire la gravità dell'infrazione e la sua durata,
         nel rispetto del limite massimo in relazione al volume d'affari di ciascuna impresa, stabilito con la medesima disposizione.
         Di conseguenza, gli orientamenti non trascendono il contesto giuridico delle sanzioni come definito dalla detta disposizione
         (sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T-23/99, LR AF 1998/Commissione, Racc. pag. II-1705, punti 231 e 232). 
          2. Quanto alla fondatezza della parte di motivo in esame
         
         
         168
            
          Come si è appena ricordato, negli orientamenti i cartelli sono classificati, in linea di principio, come infrazioni molto
         gravi, una qualificazione che s'inserisce perfettamente nella giurisprudenza della Corte e del Tribunale secondo cui tale
         tipo d'infrazione rientra tra le restrizioni della concorrenza più gravi, in particolare allorché l'intesa concerne la fissazione
         dei prezzi. 
         
         
         169
            
          Orbene, nel caso di specie e nella situazione della ricorrente, dai  
         considerando 147-150 della Decisione risulta che, pur rilevando (
         considerando 147 della Decisione) che  
         [u]n accordo mediante il quale il prezzo del trasporto di passeggeri e merci per traghetto roll-on roll-off sia stato concordato
         da alcuni dei più importanti operatori di traghetti nel mercato di riferimento costitui[va], per sua natura, una violazione
         molto grave delle disposizioni comunitarie, in realtà la Commissione ha considerato soltanto grave l'infrazione di cui trattasi (
         considerando 150 della Decisione). Essa è pervenuta a questa diminuzione del livello di gravità dopo aver osservato che  
         [l]'infrazione [aveva] avuto un effetto reale limitato sul mercato e che, siccome il governo ellenico  
         durante il periodo dell'infrazione [aveva] incoraggiato le imprese a contenere gli aumenti tariffari nei limiti dell'inflazione,  
         [l]e tariffe [erano] state mantenute ad un livello tra i più bassi del mercato comune per il trasporto marittimo da uno Stato
         membro ad un altro (
         considerando 148 della Decisione). Per di più, la Commissione ha tenuto conto del fatto che l'infrazione  
         [aveva] (...) prodotto i suoi effetti in una parte limitata del mercato comune, vale a dire su tre delle linee adriatiche, un mercato ritenuto ancora modesto rispetto ad altri mercati dell'Unione europea (
         considerando 149 della Decisione). 
         
         
         170
            
          Ne consegue che correttamente la Commissione ha qualificato grave l'infrazione nella Decisione. 
         
         
         171
            
          Occorre respingere altresì l'argomento vertente sull'influenza esercitata dalla regolamentazione ellenica. Nell'ambito dell'esame
         del secondo motivo è stato rilevato che, nel caso di specie, il contesto normativo ed il comportamento delle autorità elleniche
         non impedivano l'applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato poiché le imprese conservavano un margine discrezionale per
         definire la loro politica in materia tariffaria. Pertanto, la menzione della soluzione fornita dalla Corte al problema della
         mancanza di concorrenza residuale nella sentenza Suiker Unie e a./Commissione, cit., è priva di rilevanza nel caso di specie.
         Inoltre, per quanto riguarda il detto contesto particolare, è sufficiente rilevare che, come segnala la Commissione, essa
         ne ha effettivamente tenuto conto come circostanza attenuante. Infatti, dal ‘considerando’ 163 della Decisione risulta che
         la Commissione ha affermato che la prassi corrente di fissare le tariffe nazionali elleniche mediante consultazioni di tutti
         gli operatori nazionali e la successiva decisione del Ministero della Marina mercantile potrebbero aver indotto le compagnie
         elleniche che operano anche sulle linee nazionali a dubitare che la consultazione per la fissazione dei prezzi sulle linee
         internazionali costituisse realmente un'infrazione. Queste considerazioni hanno giustificato una riduzione delle ammende del
         15% per tutte le compagnie. Per le stesse ragioni, la ricorrente non può contestare alla Commissione di non aver tenuto conto
         della circostanza che essa non aveva consapevolezza dell'illegittimità del suo comportamento. 
         
         
         172
            
          Per quanto riguarda l'argomento secondo cui le intese in questione non avrebbero causato alcun pregiudizio ai consumatori,
         poiché non è intervenuto nessun aumento inammissibile delle tariffe, e secondo cui l'infrazione ha avuto soltanto una ripercussione
         limitata sul mercato, va rilevato che, contrariamente a quanto fa valere la ricorrente, quest'ultimo è stato preso in considerazione
         dalla Commissione, come risulta dai ‘considerando’ 148 e 149 della Decisione. Al ‘considerando’ 148, essa ha osservato che
          
         [l]'infrazione [aveva] avuto un effetto reale limitato sul mercato e che, siccome il governo ellenico  
         durante il periodo dell'infrazione [aveva] incoraggiato le imprese a contenere gli aumenti tariffari nei limiti dell'inflazione,  
         [l]e tariffe [erano] state mantenute ad un livello tra i più bassi del mercato comune per il trasporto marittimo da uno Stato
         membro ad un altro. Per di più, la Commissione ha tenuto conto del fatto che l'infrazione  
         [aveva] (...) prodotto i suoi effetti in una parte limitata del mercato comune, vale a dire su tre delle linee adriatiche, un mercato ritenuto ancora modesto rispetto ad altri mercati dell'Unione europea (
         considerando 149 della Decisione). Proprio tenendo conto di tali circostanze, la Commissione ha deciso di diminuire il livello di gravità
         dell'infrazione ed ha qualificato i fatti come infrazione grave anziché infrazione molto grave, come avrebbe potuto fare in
         applicazione degli orientamenti. 
         
         
         173
            
          Inoltre, dato che è stato dimostrato che la ricorrente ha commesso un'infrazione grave al diritto comunitario avendo partecipato
         ad intese con i suoi concorrenti, essa non può far valere di aver partecipato ad una pratica che il governo ellenico riteneva
         perseguisse gli obiettivi della Comunità. L'obiettivo dello sviluppo del commercio intercomunitario non può essere perseguito
         con mezzi formalmente vietati dalle disposizioni del Trattato. 
         
         
         174
            
          Risulta da quanto precede che questa parte del motivo va respinta. 
          B ─ Sulla seconda parte, vertente su una valutazione erronea della durata dell'infrazione
          Argomenti delle parti
         
         
         175
            
          La ricorrente contesta la valutazione della durata dell'infrazione svolta dalla Commissione e sostiene che non è stato concluso
         nessun accordo relativo ai prezzi per gli anni 1987, 1988 e 1989. Per quanto riguarda il 1987, la Commissione non disporrebbe
         di alcuna prova di un eventuale accordo relativo alla politica tariffaria. Le trattative tra le società effettuate nel 1987,
         a cui essa ammette di aver preso parte, riguarderebbero esclusivamente le tariffe per il 1988. Quanto agli anni 1988 e 1989,
         la ricorrente fa valere che le trattative non hanno condotto ad una tabella dei prezzi comune per il trasporto dei passeggeri,
         come confermerebbe il fatto che le dette tariffe che essa ha pubblicato per tali anni sono diverse da quelle pubblicate dalle
         altre società. 
         
         
         176
            
          La Commissione ricorda la giurisprudenza secondo cui l'adesione ad accordi di fissazione di prezzi costituisce di per sé un'infrazione
         all'art. 85, n. 1, del Trattato e fa valere che la partecipazione della ricorrente alle consultazioni in materia tariffaria
         per gli anni 1987, 1988 e 1989 è dimostrata dai documenti menzionati ai ‘considerando’ 9, 10 e 12 della Decisione. Infine,
         essa osserva che il divieto di un accordo non dipende dal suo grado di successo al momento dell'applicazione dello stesso.
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         177
            
          Nel caso di specie, gli argomenti invocati dalla ricorrente in merito alla valutazione della durata dell'infrazione per determinare
         l'importo dell'ammenda rimettono in discussione gli elementi di prova prodotti dalla Commissione riguardo all'esistenza ed
         alla portata dell'infrazione. Infatti, la ricorrente contesta la valutazione della durata dell'infrazione fatta dalla Commissione
         in quanto, secondo la stessa, non è stato concluso nessun accordo sulle tariffe per gli anni 1987, 1988 e 1989. Occorre pertanto
         verificare se gli elementi di prova relativi agli anni 1987, 1988 e 1989 (‘considerando’ 9-12 della Decisione) siano sufficienti
         a dimostrare l'esistenza di un'intesa come quella affermata dalla Commissione e la partecipazione della ricorrente a quest'ultima
         durante il detto periodo. 
         
         
         178
            
          A tale proposito, dalla descrizione dei fatti esposti ai  
         considerando 9-12 della Decisione, non contestati dalla ricorrente, e in particolare dal telex 15 marzo 1989, menzionato dalla Commissione,
         risulta che la Minoan ha tentato di persuadere l'Anek a prendere parte all'accordo stipulato il 18 luglio 1987 con le altre
         società imputate che operavano sulla detta linea, tra cui la ricorrente, e che, a fronte delle esitazioni dell'Anek ad entrare
         a far parte dell'accordo, le altre imprese (la Minoan, la Karageorgis, la Marlines e la ricorrente) hanno deciso di praticare
         collettivamente, dal 26 giugno 1989, le stesse tariffe praticate dall'Anek per gli autocarri. Inoltre, un telex 22 giugno
         1989 dimostra che la Minoan ha notificato all'Anek tale decisione. Ne consegue che la Commissione poteva sostenere che il
         contenuto del detto telex dimostrava non solo che un accordo esisteva, ma che la ricorrente vi aveva preso parte. 
         
         
         179
            
          La ricorrente fa valere che, per quanto riguarda il 1987, manca la prova dell'intesa, in quanto le trattative fra le società
         effettuate nel 1987, a cui essa ammette di aver preso parte, riguardavano esclusivamente le tariffe per il 1988. Tuttavia,
         va rilevato che, come sottolinea la Commissione nella Decisione (‘considerando’ 9), nel telex 15 marzo 1989 è stato indicato
         che  
         la politica dei prezzi per il 1988, come stabilito di comune accordo con gli altri interessati, è stata decisa il 18 luglio
         1987. Si tratta infatti della prassi normale. 
         
         
         180
            
          Per quanto riguarda gli anni 1988 e 1989, la ricorrente ammette che le trattative in materia tariffaria sono state effettuate.
         Orbene, contrariamente a quanto afferma la ricorrente, il fatto che le dette trattative non abbiano condotto ad una tabella
         comune delle tariffe di trasporto dei passeggeri non è pertinente ai fini di determinare se vi sia stata violazione dell'art. 85,
         n. 1, del Trattato laddove l'oggetto anticoncorrenziale delle intese in questione sia dimostrato come nel caso di specie.
         
         
         
         181
            
          Inoltre, la mancata applicazione effettiva dell'accordo controverso da parte dei suoi membri è stata presa in considerazione
         dalla Commissione in sede del calcolo dell'ammenda, come è stato rilevato sopra. 
         
         
         182
            
          Da quanto precede deriva che la seconda parte del presente motivo dev'essere respinta. 
          C ─ Sulla terza parte, relativa alla violazione del principio di proporzionalità nella determinazione dell'importo dell'ammenda
          Argomenti delle parti
         
         
         183
            
          La ricorrente afferma che la Commissione ha violato il principio di proporzionalità, poiché le ha inflitto un'ammenda sproporzionata
         rispetto alla natura dell'infrazione e tenuto conto degli obblighi di servizio pubblico che le incombevano, dell'intervento
         del Ministero della Marina mercantile e dell'impatto limitato degli accordi controversi. 
         
         
         184
            
          Essa osserva che l'ammenda che le è stata imposta corrisponde al 2,6% del suo volume d'affari mondiale, un tasso che essa
         ritiene molto elevato per l'infrazione di cui trattasi e rispetto alle altre cause precedenti. Inoltre, essa osserva che l'ammenda
         imposta infine dalla Commissione ammonta al 115% dell'importo di base, ed è a suo avviso particolarmente elevata visto il
         numero delle circostanze attenuanti che, sebbene presenti nel caso di specie, non sono state prese in considerazione dalla
         Commissione. Infatti, la ricorrente sostiene che la Commissione avrebbe dovuto applicarle tassi di riduzione dell'ammenda
         più elevati in considerazione della sua collaborazione con la stessa durante il procedimento amministrativo e della sua incertezza
         per quanto riguarda l'applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato, e tenuto conto della regolamentazione ellenica dei suoi
         obblighi di servizio pubblico e dell'intervento del Ministero della Marina mercantile sulle linee tra la Grecia e l'Italia.
         
         
         
         185
            
          Infine, la ricorrente contesta alla Commissione di non aver preso in considerazione altre cause di riduzione dell'ammenda,
         come il fatto che l'infrazione non derivasse da una volontà indipendente, l'assenza di un accordo per il 1987 e l'applicazione
         di un programma di adeguamento alle regole della concorrenza. Essa invoca, a tale proposito, la sentenza PVC II, cit. (punto 1162).
         
         
         
         186
            
          La Commissione sostiene che la ricorrente non ha indicato le ragioni per cui l'ammenda inflitta era sproporzionata rispetto
         alla gravità ed alla durata dell'infrazione e ricorda che le circostanze attenuanti invocate dalla ricorrente sono già state
         valutate nella Decisione (
         considerando 110, 148 e 149). 
         
         
         187
            
          L'argomento secondo cui il carattere sproporzionato dell'ammenda risulta dal trattamento riservato ad altre società che hanno
         commesso infrazioni più gravi non può essere accolto, poiché la determinazione dell'importo delle ammende non è soggetta a
         nessun  
         calcolo matematico. 
         
         
         188
            
          Per quanto riguarda il programma di adeguamento al diritto della concorrenza invocato dalla ricorrente, esso non cambierebbe
         nulla riguardo all'esistenza dell'infrazione rilevata nel caso di specie. Inoltre, la Commissione sottolinea di aver tenuto
         conto del fatto che la ricorrente non ha contestato i fatti su cui si basano le censure di cui alla Decisione e che essa ha
         effettuato una diminuzione dell'ammenda. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         189
            
          Occorre verificare se l'ammenda inflitta alla ricorrente fosse sproporzionata rispetto alla gravità ed alla durata dell'infrazione
         contestata. 
         
         
         190
            
          In via preliminare va segnalato che, poiché la ricorrente ha partecipato ad un'intesa di lunga durata qualificata giustamente
         come infrazione grave, le è stata imposta un'ammenda di ECU 1 500 000, corrispondente al 2,6% del suo volume d'affari mondiale,
         come la stessa ha sottolineato. L'ammenda imposta infine alla ricorrente dalla Commissione ammontava al 115% dell'importo
         di base. 
         
         
         191
            
          Per quanto riguarda la gravità dell'infrazione, è stato rilevato, in sede di esame della prima parte, che ingiustamente la
         ricorrente invoca una valutazione erronea della gravità dell'infrazione. 
         
         
         192
            
          Per quanto riguarda la valutazione della durata dell'infrazione, va rilevato che gli orientamenti prevedono che le infrazioni
         di durata superiore ai cinque anni siano da considerare lunghe e giustifichino una maggiorazione fino al 10% per ciascun anno
         dell'importo determinato in funzione della gravità dell'infrazione.  
         
         
         193
            
          Nel caso di specie, dal  
         considerando 153 della Decisione emerge che la Commissione ha stimato che, per quanto riguarda la ricorrente e la Minoan, l'infrazione
         risalga almeno al 18 luglio 1987 e sia durata fino al luglio 1994, data degli accertamenti della Commissione, vale a dire
         che la durata dell'infrazione è stata di sette anni e che la durata di una tale infrazione è stata qualificata dalla Commissione
         come  
         lunga per la ricorrente, la Minoan e la Karageorgis e  
         media per le altre compagnie (‘considerando’ 155 della Decisione). La Commissione ha affermato che tali considerazioni giustificano
          
         una maggiorazione delle ammende di 10% per ogni anno di durata dell'infrazione nel caso della ricorrente e della Minoan, vale a dire una maggiorazione del 70% (‘considerando’ 156 della Decisione). Per
         quanto riguarda le altre imprese, la Commissione ha maggiorato l'importo dell'ammenda di 20% nel caso della Marlines e di
         35-55% per le altre compagnie. La tabella 2 riporta le percentuali di maggiorazione da applicare alle varie compagnie. 
         
         
         194
            
          Pertanto, e poiché gli orientamenti prevedono che le infrazioni di durata superiore ai cinque anni siano da considerare lunghe
         e giustifichino una maggiorazione fino al 10% per ciascun anno dell'importo determinato in funzione della gravità dell'infrazione,
         la ricorrente non può dedurre di essere stata vittima di una violazione del principio di proporzionalità nella determinazione
         della durata dell'infrazione a cui ha partecipato. 
         
         
         195
            
          Occorre poi aggiungere che, contrariamente a quanto afferma la ricorrente, tutte le circostanze attenuanti invocate dalla
         ricorrente sono state effettivamente prese in considerazione dalla Commissione. 
         
         
         196
            
          Dai ‘considerando’ 162-164 della Decisione risulta che la Commissione ha tenuto conto di molte circostanze attenuanti nei
         confronti delle imprese destinatarie. 
         
         
         197
            
          In primo luogo, come è stato ricordato (
         considerando 163 della Decisione), la Commissione ha rilevato che le compagnie greche che operano anche sulle linee nazionali possono
         essere state indotte a dubitare che la consultazione per la fissazione dei prezzi sulle linee internazionali costituisse realmente
         un'infrazione. Queste considerazioni hanno giustificato una riduzione delle ammende del 15% per tutte le compagnie. 
         
         
         198
            
          In secondo luogo (
         considerando 164 della Decisione), la Commissione ha tenuto conto del fatto che le compagnie Marlines, Adriatica, Anek e Ventouris Ferries
         hanno avuto nell'infrazione un ruolo consistente esclusivamente in un'
         imitazione gregaria e ha ritenuto che tale circostanza giustificasse una riduzione delle ammende del 15% per tutt'e quattro le compagnie. La
         ricorrente non può sostenere di aver diritto ad una tale riduzione, in quanto non ha avuto un ruolo consistente esclusivamente
         in un'
         imitazione gregaria, come dimostra l'insieme degli elementi di prova riportati nella Decisione. 
         
         
         199
            
          In terzo luogo, occorre ricordare che al  
         considerando 169 della Decisione la Commissione ha rilevato che è stata applicata una riduzione del 20% delle ammende a tutte le compagnie,
         compresa la ricorrente, poiché esse non hanno contestato i fatti esposti nella comunicazione degli addebiti della Commissione.
         Pertanto, la ricorrente non può affermare che la sua cooperazione con la Commissione non sia stata presa in considerazione
         nella determinazione dell'importo dell'ammenda o che essa avrebbe dovuto esserlo maggiormente, in assenza di qualsiasi elemento
         che precisi la natura e la portata dell'asserita cooperazione. 
         
         
         200
            
          Essa non può neppure rimproverare alla Commissione di non aver applicato un'ulteriore diminuzione dell'importo dell'ammenda
         a titolo di un'asserita ignoranza assoluta dell'illegittimità del proprio comportamento, dal momento che la confusione creata
         dal contesto legislativo e dalla politica delle autorità elleniche in materia di traffico interno è stata debitamente presa
         in considerazione e che, a tale titolo, le imprese hanno fruito di una riduzione del 15% (
         considerando 163 della Decisione). 
         
         
         201
            
          Infine, l'argomento vertente sulla pretesa applicazione di un programma di adeguamento alle regole della concorrenza non può
         essere accolto. Se è certo molto importante che la ricorrente abbia adottato provvedimenti volti a impedire che in futuro
         suoi dipendenti commettano nuove infrazioni al diritto comunitario della concorrenza, una tale iniziativa non ha alcuna incidenza
         sulla realtà e sulla portata dell'infrazione rilevata. Il solo fatto che, in certi casi, la Commissione abbia preso in considerazione,
         nella sua prassi decisionale precedente, l'attuazione di un programma di informazione come circostanza attenuante non implica
         che essa abbia l'obbligo di procedere nello stesso modo nel caso di specie (sentenza PVC II, cit., punto 1162). Occorre aggiungere
         che la sua volontà di cooperare con la Commissione, dimostrata dal fatto di non aver contestato i fatti su cui si basano le
         censure contenute nella Decisione, è già stata riconosciuta dalla Commissione e ha fatto sì che l'ammenda inflittale fosse
         diminuita del 20%. 
         
         
         202
            
          Ne consegue che questa terza parte nonché tutto il motivo devono essere integralmente respinti. 
         
         
         203
            
          Alla luce di quanto precede, occorre respingere integralmente il ricorso. 
         
         Sulle spese
         204
            
          Ai sensi dell'art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, va condannata alle spese
         sostenute dalla Commissione. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Quinta Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce: 
         
            
            1)
             Il ricorso è respinto. 
            
            
            2)
             La ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché quelle sostenute dalla Commissione. 
            
            
                  Cooke
               
               
                  García-Valdecasas 
               
               
                  Lindh 
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo l'11 dicembre 2003. 
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung
               
               
                  P. Lindh  
               
            
         
            
         
      
          1 –
            
             Lingua processuale: il greco.