CELEX: 62011CJ0097
Language: it
Date: 2012-05-24 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 24 maggio 2012. # Amia SpA contro Provincia Regionale di Palermo. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Commissione Tributaria Provinciale di Palermo - Italia. # Ambiente - Deposito in discarica di rifiuti - Direttiva 1999/31/CE - Tributo speciale per il deposito in discarica di rifiuti solidi - Assoggettamento del gestore della discarica a tale tributo - Costi di gestione di una discarica - Direttiva 2000/35/CE - Interessi moratori - Obblighi del giudice nazionale. # Causa C-97/11.

Raccolta della giurisprudenza
                                     SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
                                                 24 maggio 2012 *
        «Ambiente — Deposito in discarica di rifiuti — Direttiva 1999/31/CE — Tributo speciale per il
     deposito in discarica di rifiuti solidi — Assoggettamento del gestore della discarica a tale tributo —
       Costi di gestione di una discarica — Direttiva 2000/35/CE — Interessi moratori — Obblighi del
                                                giudice nazionale»
   Nella causa C-97/11,
   avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo
   267 TFUE, dalla Commissione tributaria provinciale di Palermo, con decisione del 14 ottobre 2010,
   pervenuta presso la cancelleria il 28 febbraio 2011, nel procedimento
   Amia SpA in liquidazione
   contro
   Provincia Regionale di Palermo,
                                           LA CORTE (Quarta Sezione),
   composta da J.-C. Bonichot, presidente di Sezione, K. Schiemann, L. Bay Larsen, C. Toader e
   E. Jarašiūnas (relatore), giudici,
   avvocato generale: E. Sharpston
   cancelliere: A. Calot Escobar
   vista la fase scritta del procedimento,
   considerate le osservazioni presentate:
   — per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da S. Varone, avvocato dello
       Stato;
   — per la Commissione europea, da A. Marghelis e A. Aresu, in qualità di agenti,
   vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza
   conclusioni,
   ha pronunciato la seguente
   * Lingua processuale: l’italiano.
IT
          ECLI:EU:C:2012:306                                                                                1
 ---pagebreak---                                        SENTENZA DEL 24. 5. 2012 – CAUSA C-97/11
                                                       AMIA
                                                    Sentenza
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sul punto se, alla luce della sentenza del 25 febbraio 2010,
  Pontina Ambiente (C-172/08, Racc. pag. I-1175), il giudice del rinvio debba disapplicare le disposizioni
  nazionali che ritiene contrarie all’articolo 10 della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile
  1999, relativa alle discariche di rifiuti (GU L 182, pag. 1), come modificata dal regolamento (CE)
  n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 settembre 2003 (GU L 284, pag. 1; in
  prosieguo: la «direttiva 1999/31»), nonché agli articoli 1-3 della direttiva 2000/35/CE del Parlamento
  europeo e del Consiglio, del 29 giugno 2000, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle
  transazioni commerciali (GU L 200, pag. 35).
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia fra la società Amia SpA, in
  liquidazione (in prosieguo: l’«Amia»), e la Provincia Regionale di Palermo, relativamente ad un avviso
  di liquidazione di un tributo speciale per il deposito in discarica di rifiuti solidi.
  Contesto normativo
  La normativa dell’Unione
3 L’articolo 10 della direttiva 1999/31 dispone quanto segue:
  «Gli Stati membri adottano misure affinché tutti i costi derivanti dall’impianto e dall’esercizio delle
  discariche, nonché, per quanto possibile, quelli connessi alla costituzione della garanzia finanziaria o
  del suo equivalente di cui all’articolo 8, lettera a), punto iv), e i costi stimati di chiusura nonché di
  gestione successiva alla chiusura per un periodo di almeno trenta anni siano coperti dal prezzo
  applicato dal gestore per lo smaltimento di qualsiasi tipo di rifiuti. Fatte salve le disposizioni della
  direttiva 90/313/CEE del Consiglio, del 7 giugno 1990, concernente la libertà di accesso
  all’informazione in materia di ambiente [(GU L 158, pag. 56)], gli Stati membri assicurano la
  trasparenza nella rilevazione e nell’uso delle informazioni necessarie in materia di costi».
4 Ai sensi dell’articolo 1 della direttiva 2000/35, le disposizioni della stessa si applicano ad ogni
  pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale.
5 Come previsto dall’articolo 2, punto 1, della direttiva 2000/35, per «transazioni commerciali» si
  intendono i contratti tra imprese o tra imprese e pubbliche amministrazioni che comportano la
  consegna di merci o la prestazione di servizi, contro pagamento di un prezzo.
6 L’articolo 3 della direttiva 2000/35, intitolato «Interessi in caso di ritardo di pagamento», stabilisce,
  segnatamente, che gli Stati membri assicurano l’esigibilità di interessi in caso di ritardo di pagamento
  e che gli stessi possano essere pretesi dal creditore che abbia adempiuto ai propri obblighi contrattuali
  e di legge e che non abbia ricevuto nei termini l’importo dovuto, a meno che il ritardo non sia
  imputabile al debitore.
  La normativa italiana
7 La legge 28 dicembre 1995, n. 549, recante misure di razionalizzazione della finanza pubblica
  (supplemento ordinario alla GURI n. 302, del 29 dicembre 1995; in prosieguo: la «legge n. 549/95»), al
  fine di favorire la minore produzione di rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima e di energia,
  istituisce un tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi.
8 Come previsto dall’articolo 3, comma 25, della legge n. 549/95, presupposto dell’imposta è il deposito
  in discarica di rifiuti solidi.
  2                                                                                        ECLI:EU:C:2012:306
 ---pagebreak---                                         SENTENZA DEL 24. 5. 2012 – CAUSA C-97/11
                                                        AMIA
9  Dall’articolo 3, comma 26 della legge n. 549/95 deriva che soggetto passivo dell’imposta è il gestore
   dell’impresa di stoccaggio definitivo, il quale ha l’obbligo di rivalsa nei confronti di colui che effettua il
   conferimento dei rifiuti.
10 L’articolo 3, comma 27 della legge n. 549/95 stabilisce che il suddetto tributo è dovuto alle regioni.
11 L’articolo 3, comma 30, della legge n. 549/95 dispone che il gestore della discarica deve versare il
   tributo speciale alla regione in cui è ubicata la discarica. Tale versamento deve avere luogo entro il
   mese successivo alla scadenza del trimestre solare nel quale sono state effettuate le operazioni di
   deposito.
12 L’articolo 3, comma 31, della legge n. 549/95 prevede sanzioni pecuniarie a carico del gestore della
   discarica per l’omessa o infedele registrazione delle operazioni di conferimento in discarica, per
   l’omessa o infedele dichiarazione e per l’omesso o tardivo versamento del tributo.
   Procedimento principale e questione pregiudiziale
13 L’Amia gestisce una discarica sita a Palermo, in località Bellolampo, dove svolge le attività di
   smaltimento di rifiuti conferiti periodicamente dalle amministrazioni locali.
14 In base alla legge n. 549/95 ed alla legge regionale di esecuzione l’Amia è assoggettata al pagamento
   trimestrale, alla Provincia Regionale di Palermo, del tributo speciale per il deposito in discarica di rifiuti
   solidi, dovendo rivalersi di tale tributo sulle amministrazioni locali che conferiscono i propri rifiuti
   nella discarica.
15 L’Amia ha provveduto unicamente ad un versamento parziale del tributo relativo al primo e al secondo
   trimestre 2007, omettendo di versare il tributo relativo al terzo e al quarto trimestre del medesimo
   anno. Tale situazione ha fatto sì che le autorità competenti della Provincia Regionale di Palermo le
   indirizzassero un avviso di liquidazione, al fine di recuperare il tributo non versato per l’importo di
   EUR 3 574 205,19, maggiorato degli interessi, nonché una sanzione pari al 30% dell’importo del tributo
   in parola.
16 Il 22 marzo 2010 l’Amia ha proposto alla Commissione tributaria provinciale di Palermo un ricorso
   avverso il menzionato avviso di liquidazione.
17 In base all’ordinanza di rinvio, nel caso oggetto del procedimento principale il tardivo versamento
   sarebbe strettamente connesso al ritardo con cui le amministrazioni conferenti i rifiuti nella discarica
   rimborsano al gestore della discarica stessa il tributo in causa. Secondo quanto esposto dal giudice del
   rinvio, la legge n. 549/95 istituisce un tributo per il deposito in discarica dei rifiuti e fissa i termini per
   il suo recupero nei confronti del gestore della discarica, senza tuttavia prevedere il rimborso del tributo
   a favore di detto gestore da parte dell’amministrazione conferente, entro un termine ragionevole, né
   stabilire una procedura efficace ai fini di ottenere tale rimborso. Il giudice del rinvio aggiunge che la
   legge n. 549/95 non prevede nemmeno la possibilità per il gestore della discarica di riaddebitare al
   soggetto che deposita i rifiuti la sanzione amministrativa irrogata per il ritardo nel pagamento del
   tributo in discussione.
18 Tutto ciò premesso, la Commissione tributaria di Palermo ha deciso di sospendere il procedimento e di
   proporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
   «[Se], alla luce della sentenza [Pontina Ambiente, cit.], possa procedersi alla non applicabilità
   dell’articolo 3, commi 26 e 31, della legge [n. 549/95], per contrasto con l’articolo 10 della direttiva
   1999/31, nonché alla non applicabilità dell’articolo 3, commi 26 e 31, della legge [n. 549/95], per
   contrasto con gli articoli 1, 2 e 3 della direttiva 2000/35/CE».
   ECLI:EU:C:2012:306                                                                                            3
 ---pagebreak---                                         SENTENZA DEL 24. 5. 2012 – CAUSA C-97/11
                                                        AMIA
   Sulla questione pregiudiziale
19 Con la questione pregiudiziale il giudice del rinvio, sostanzialmente, chiede, se, in circostanze come
   quelle di cui al procedimento principale e alla luce della citata sentenza Pontina Ambiente, occorra
   disapplicare disposizioni nazionali del genere di quelle controverse, dal momento che le condizioni
   espresse nella summenzionata sentenza affinché dette disposizioni nazionali possano essere
   considerate conformi all’articolo 10 della direttiva 1999/31 e agli articoli 1-3 della direttiva 2000/35
   non sono soddisfatte.
   Sulla ricevibilità
20 Il governo italiano contesta la ricevibilità della questione pregiudiziale. Da un lato, essa non sarebbe
   rilevante per la soluzione della controversia principale in quanto il giudice del rinvio sarebbe sfornito
   di giurisdizione in ordine alla cognizione dell’azione di rivalsa dell’ente gestore della discarica nei
   confronti dei soggetti che hanno usufruito delle attività di smaltimento rifiuti. Detto governo fa
   presente che, in base alla legislazione italiana, la competenza a conoscere di una simile azione spetta
   ai giudici amministrativi. D’altro canto, la questione pregiudiziale sarebbe stata posta senza
   previamente verificare se le condizioni formulate nella citata sentenza Pontina Ambiente
   effettivamente ricorressero nel procedimento principale e, segnatamente, se nel diritto italiano non
   sussistessero già, in via generale, opportuni rimedi giuridici.
21 Si deve ciò nondimeno constatare che dall’ordinanza di rinvio, la quale contiene un’esposizione
   sufficiente sia dei fatti della controversia, sia della normativa nazionale applicabile, emerge che la
   questione posta dal giudice del rinvio, cui spetta valutarne la necessità, è manifestamente attinente
   all’oggetto della controversia principale.
22 Di conseguenza, la domanda di pronuncia pregiudiziale deve essere considerata ricevibile, in quanto le
   eventuali questioni relative alla competenza del giudice del rinvio a conoscere di un’azione di rivalsa
   nei confronti di un’amministrazione locale e dell’esistenza, nel diritto italiano, di strumenti giuridici
   che soddisfano le condizioni enunciate nella citata sentenza Pontina Ambiente, sollevate dal governo
   italiano, non incidono sulla ricevibilità della domanda di cui trattasi.
   Nel merito
23 Nella citata sentenza Pontina Ambiente, la Corte ha dichiarato che l’articolo 10 della direttiva 1999/31
   deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, come quella oggetto del
   procedimento principale, che assoggetta i gestori delle discariche ad un tributo che deve essere loro
   rimborsato dalle amministrazioni locali che depongano rifiuti nelle discariche, e che prevede sanzioni
   pecuniarie nei confronti dei gestori in caso di versamento tardivo del tributo, a condizione, tuttavia, che
   tale normativa sia accompagnata da misure volte a garantire che il rimborso del tributo medesimo
   avvenga effettivamente e a breve termine e che tutti i costi connessi al recupero e, in particolare, i costi
   derivanti dal ritardo nel pagamento delle somme a tal titolo dovute dalle amministrazioni locali ai gestori
   medesimi, ivi comprese le sanzioni pecuniarie eventualmente inflitte a questi ultimi in ragione del ritardo,
   vengano ripercossi nel prezzo che le amministrazioni stesse sono tenute a corrispondere ai gestori. La
   Corte ha altresì precisato che spetta al giudice nazionale verificare se tali requisiti siano soddisfatti.
24 Nella medesima sentenza la Corte ha inoltre dichiarato che gli articoli 1-3 della direttiva 2000/35
   devono essere interpretati nel senso che le somme dovute al gestore di una discarica da parte di
   un’amministrazione locale che abbia depositato rifiuti nella discarica stessa, come quelle dovute a
   titolo di rimborso di un tributo, ricadono nella sfera di applicazione della menzionata direttiva e che
   gli Stati membri devono pertanto far sì che, conformemente all’articolo 3 della direttiva stessa, il
   gestore possa esigere interessi in caso di mora nel pagamento di dette somme imputabile
   all’amministrazione locale interessata.
   4                                                                                            ECLI:EU:C:2012:306
 ---pagebreak---                                          SENTENZA DEL 24. 5. 2012 – CAUSA C-97/11
                                                         AMIA
25 Ad avviso del giudice del rinvio le disposizioni della legge n. 549/95 appaiono, stante la loro
   configurazione e concreta applicazione, incompatibili con l’articolo 10 della direttiva 1999/31 nonché
   con gli articoli 1-3 della direttiva 2000/35.
26 Dal canto suo, il governo italiano sostiene che la normativa italiana contiene rimedi giuridici tali da
   permettere di ottenere, in un termine ragionevole, il rimborso, da parte delle amministrazioni locali
   utilizzatrici, dei costi complessivamente sostenuti dal gestore della discarica. In particolare, esso
   sottolinea che quest’ultimo dispone di un’azione di rivalsa dinanzi al giudice amministrativo,
   competente in via esclusiva a conoscerne.
27 In proposito occorre, anzitutto, rilevare che la questione se una disposizione nazionale che sia contraria
   al diritto dell’Unione debba essere disapplicata si pone solo se non risulta possibile alcuna
   interpretazione conforme di tale disposizione (sentenza del 24 gennaio 2012, Dominguez, C-282/10,
   non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 23).
28 Risulta da una giurisprudenza costante che, nell’applicare il diritto interno, i giudici nazionali sono
   tenuti ad interpretarlo per quanto possibile alla luce del testo e dello scopo della direttiva in
   questione, così da conseguire il risultato perseguito da quest’ultima e conformarsi pertanto all’articolo
   288, terzo comma, TFUE. L’esigenza di un’interpretazione conforme del diritto nazionale attiene
   infatti al sistema del Trattato FUE, in quanto permette ai giudici nazionali di assicurare, nell’ambito
   delle rispettive competenze, la piena efficacia del diritto dell’Unione quando risolvono le controversie
   ad essi sottoposte (sentenza Dominguez, cit., punto 24 e giurisprudenza ivi citata).
29 Il principio di interpretazione conforme esige inoltre che i giudici nazionali si adoperino al meglio nei
   limiti della loro competenza, prendendo in considerazione il diritto interno nella sua interezza e
   applicando i metodi di interpretazione riconosciuti da quest’ultimo, al fine di garantire la piena
   effettività della direttiva di cui trattasi e pervenire ad una soluzione conforme alla finalità perseguita
   da quest’ultima (v. sentenza Dominguez, cit., punto 27 e giurisprudenza ivi citata).
30 Conseguentemente, prima di disapplicare talune disposizioni nazionali in una controversia come quella
   principale, è compito del giudice nazionale verificare, prendendo in considerazione non soltanto tali
   disposizioni, bensì anche il diritto interno nel suo complesso, e utilizzando i metodi interpretativi da
   quest’ultimo riconosciuti, se non gli è possibile giungere ad un’interpretazione del menzionato diritto
   nazionale che risulti conforme al dettato e alla finalità della direttiva in parola.
31 Ne discende che, nella fattispecie, in primis spetta al giudice del rinvio, prima di procedere ad
   un’eventuale disapplicazione delle disposizioni rilevanti della legge n. 549/95, verificare, prendendo in
   considerazione il diritto interno nel suo complesso, tanto sotto il profilo materiale come sotto quello
   procedurale, se non gli sia in nessun caso possibile giungere ad un’interpretazione del suo diritto
   nazionale conforme al dettato e alla finalità delle direttive 1999/31 e 2000/35.
32 Qualora una simile interpretazione non sia possibile, occorre verificare se l’articolo 10 della direttiva
   1999/31 e gli articoli 1-3 della direttiva 2000/35 producano direttamente i loro effetti e,
   eventualmente, se l’Amia possa avvalersene nei confronti della Provincia Regionale di Palermo.
33 A questo proposito, da una costante giurisprudenza della Corte risulta che, in tutti i casi in cui le
   disposizioni di una direttiva appaiono, dal punto di vista sostanziale, categoriche e sufficientemente
   precise, i soggetti dell’ordinamento possono farle valere dinanzi ai giudici nazionali nei confronti dello
   Stato membro, vuoi qualora esso abbia omesso di trasporre la direttiva in diritto nazionale entro i
   termini, vuoi qualora l’abbia recepita in modo scorretto (sentenza Dominguez, cit., punto 33 e
   giurisprudenza ivi citata).
   ECLI:EU:C:2012:306                                                                                       5
 ---pagebreak---                                           SENTENZA DEL 24. 5. 2012 – CAUSA C-97/11
                                                          AMIA
34 Nella fattispecie l’articolo 10 della direttiva 1999/31 soddisfa detti criteri, dal momento che stabilisce,
   in termini inequivocabili, un preciso obbligo di risultato a carico degli Stati membri e non impone
   alcuna condizione quanto all’applicazione della previsione disposta. Tale disposizione esige, infatti,
   l’adozione di misure da parte degli Stati membri al fine di garantire che il prezzo chiesto per lo
   smaltimento dei rifiuti mediante deposito in discarica venga determinato in modo tale da coprire
   tutti i costi connessi all’impianto e alla gestione delle discariche (sentenza Pontina Ambiente, cit.,
   punto 35).
35 Sebbene l’articolo 10 della direttiva 1999/31 non imponga agli Stati membri alcun metodo specifico per
   quanto attiene al finanziamento dei costi delle discariche, tale circostanza tuttavia non incide sul
   carattere preciso e categorico dell’obbligo previsto da tale articolo.
36 Quanto agli articoli 1-3 della direttiva 2000/35, occorre rilevare che, ai sensi dell’articolo 3 della stessa,
   gli Stati membri devono assicurare l’esigibilità di interessi in caso di ritardo di pagamento e che questi
   possono essere pretesi dal creditore che abbia adempiuto ai propri obblighi contrattuali e di legge e
   che non abbia ricevuto nei termini l’importo dovuto, a meno che tale ritardo non sia imputabile al
   debitore.
37 Tale obbligo gravante sugli Stati membri è categorico e sufficientemente preciso per poter produrre
   direttamente i suoi effetti. Le somme dovute al gestore di una discarica da parte di
   un’amministrazione locale che abbia depositato rifiuti nella discarica stessa, come quelle dovute a
   titolo di rimborso di un tributo, ricadono nella sfera di applicazione della direttiva 2000/35,
   conseguendone che il gestore può esigere interessi in caso di mora nel pagamento di dette somme
   imputabili all’amministrazione locale interessata (v., in tal senso, sentenza Pontina Ambiente, cit.,
   punto 48).
38 Poiché l’articolo 10 della direttiva 1999/31 e gli articoli 1-3 della direttiva 2000/35 soddisfano le
   condizioni necessarie per produrre direttamente i loro effetti, tali disposizioni s’impongono a tutte le
   autorità degli Stati membri, ossia non soltanto ai giudici nazionali, bensì anche a tutti gli organi
   amministrativi, comprese le autorità decentrate, e tali autorità sono tenute a darne applicazione (v., in
   tal senso, sentenze del 22 giugno 1989, Costanzo, 103/88, Racc. pag. 1839, punti 30-33, nonché del
   14 ottobre 2010, Fuß, C-243/09, Racc, pag. I-9849, punto 61 e giurisprudenza ivi citata).
39 Un’autorità come la Provincia Regionale di Palermo rientra quindi nel novero dei soggetti ai quali si
   possono opporre le norme di una direttiva idonee a produrre direttamente i loro effetti.
40 Da ciò discende che, nella controversia principale, l’articolo 10 della direttiva 1999/31 e gli articoli 1-3
   della direttiva 2000/35 possono essere fatti valere dall’Amia dinanzi al giudice del rinvio nei confronti
   della Provincia Regionale di Palermo.
41 Di conseguenza spetta al giudice del rinvio, allorché un’interpretazione conforme del diritto nazionale
   non è possibile, disapplicare, nel procedimento principale, le disposizioni nazionali contrarie
   all’articolo 10 della direttiva 1999/31 e agli articoli 1-3 della direttiva 2000/35.
42 Si deve pertanto rispondere alla questione posta che, in circostanze come quelle sussistenti nella
   controversia principale:
   — in primis, spetta al giudice del rinvio, prima di procedere ad un’eventuale disapplicazione delle
        disposizioni rilevanti della legge n. 549/95, verificare, prendendo in considerazione il diritto
        interno nel suo complesso, tanto sotto il profilo materiale quanto sotto quello procedurale, se non
        gli è in nessun caso possibile giungere ad un’interpretazione del suo diritto nazionale che gli
        consenta di dirimere la controversia di cui al procedimento principale in modo conforme al
        dettato e alla finalità delle direttive 1999/31 e 2000/35,
   6                                                                                          ECLI:EU:C:2012:306
 ---pagebreak---                                           SENTENZA DEL 24. 5. 2012 – CAUSA C-97/11
                                                          AMIA
   — allorché siffatta interpretazione non è possibile, spetta al giudice nazionale disapplicare, nel
       procedimento principale, le disposizioni nazionali contrarie all’articolo 10 della direttiva 1999/31 e
       agli articoli 1-3 della direttiva 2000/35.
   Sulle spese
43 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente
   sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri
   soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
   Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
   In circostanze come quelle sussistenti nella controversia principale:
   — in primis, spetta al giudice del rinvio, prima di procedere ad un’eventuale disapplicazione
       delle disposizioni rilevanti della legge 28 dicembre 1995, n. 549, recante misure di
       razionalizzazione della finanza pubblica, verificare, prendendo in considerazione il diritto
       interno nel suo complesso, tanto sotto il profilo materiale quanto sotto quello procedurale,
       se non gli è in nessun caso possibile giungere ad un’interpretazione del suo diritto nazionale
       che gli consenta di dirimere la controversia di cui al procedimento principale in modo
       conforme al dettato e alla finalità delle direttive 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile
       1999, relativa alle discariche di rifiuti, come modificata dal regolamento (CE) n. 1882/2003
       del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 settembre 2003, e 2000/35/CE del
       Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 giugno 2000, relativa alla lotta contro i ritardi di
       pagamento nelle transazioni commerciali;
   — allorché siffatta interpretazione non è possibile, spetta al giudice nazionale disapplicare, nel
       procedimento principale, le disposizioni nazionali contrarie all’articolo 10 della direttiva
       1999/31, come modificata dal regolamento n. 1882/2003, e agli articoli 1-3 della direttiva
       2000/35.
   Firme
   ECLI:EU:C:2012:306                                                                                        7