CELEX: 32002D0282
Language: it
Date: 2000-09-20 00:00:00
Title: 2002/282/CE: Decisione della Commissione, del 20 settembre 2000, concernente la parte della Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006 che riguarda le aree ammissibili alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE (Testo rilevante ai fini del SEE) [notificata con il numero C(2000) 2752]

Avis juridique important

|

32002D0282

2002/282/CE: Decisione della Commissione, del 20 settembre 2000, concernente la parte della Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006 che riguarda le aree ammissibili alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE (Testo rilevante ai fini del SEE) [notificata con il numero C(2000) 2752]  

Gazzetta ufficiale n. L 105 del 20/04/2002 pag. 0001 - 0018

Decisione della Commissionedel 20 settembre 2000concernente la parte della Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006 che riguarda le aree ammissibili alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE[notificata con il numero C(2000) 2752](Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)(Testo rilevante ai fini del SEE)(2002/282/CE)LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2,visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),dopo aver invitato(1) gli interessati a presentare osservazioni conformemente a detti articoli, e viste le osservazioni trasmesse,considerando quanto segue:I. Procedimento(1) Con la lettera SG(98) D/1672 del 24 febbraio 1998, la Commissione ha invitato le autorità italiane a notificarle entro il 31 marzo 1999, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE, la metodologia relativa alla determinazione delle regioni ammissibili agli aiuti di Stato in vigore a partire dal 1o gennaio 2000 nonché l'elenco delle regioni, le intensità di aiuto e i massimali applicabili in caso di cumulo per il periodo 2000-2006. La metodologia, nonché le intensità di aiuto e i massimali applicabili in caso di cumulo previsti devono essere compatibili con le disposizioni degli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale(2) (nel prosieguo: "gli orientamenti").(2) Con la lettera (SG) D/12386 del 30 dicembre 1998, la Commissione ha informato le autorità italiane che, in applicazione delle disposizioni stabilite dagli orientamenti, e segnatamente del metodo descritto al punto 3 e all'allegato III degli stessi, nel rispetto del massimale globale del 42,7 % della popolazione comunitaria, il massimale nazionale di popolazione assistita in virtù delle deroghe ex articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), da ritenersi compatibile con il mercato comune è pari, per il periodo 2000-2006, al 43,6 %. Nella stessa lettera la Commissione ha constatato che talune regioni del livello II della NUTS (Nomenclatura delle unità territoriali per la statistica) dell'Italia, corrispondenti al 33,6 % della popolazione soddisfano i criteri di ammissibilità agli aiuti regionali ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE. Pertanto, la copertura degli aiuti a finalità regionale ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE non deve superare il 10 % della popolazione italiana.(3) In seguito ai solleciti del 14 giugno 1999 [SG(99) D/4259] e del 26 ottobre 1999 (01986), le autorità italiane hanno notificato alla Commissione, con la lettera n. 16497 del 16 dicembre 1999 della Rappresentanza permanente, registrata presso la Commissione in data 17 dicembre 1999, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE, il suddetto progetto di Carta degli aiuti a finalità regionale. Il 20 gennaio 2000 la Commissione ha inviato alle autorità italiane una richiesta di informazioni complementari, informazioni che le sono pervenute con lettere del 31 gennaio, del 1o febbraio, dell'11 febbraio e del 17 febbraio 2000. Il 14 gennaio e il 1o febbraio 2000 si sono svolte a Bruxelles due riunioni tra le autorità italiane e i servizi della Commissione.(4) Con lettera SG(2000) D/102347 del 13 marzo 2000, la Commissione ha informato l'Italia che, dopo aver esaminato le informazioni fornite dalle autorità italiane sulla misura in questione, ha deciso, nell'ambito degli articoli 87 e 88 del trattato CE e degli articoli 61 e 62 dell'accordo SEE, di non sollevare obiezioni nei confronti della parte della Carta che riguarda le regioni italiane ammissibili alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE (aiuto di Stato N 792/99), e di avviare il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE nei confronti della parte della Carta che riguarda le regioni italiane ammissibili alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE (aiuto di Stato C 16/2000).(5) La decisione della Commissione di non sollevare obiezioni nei confronti di una parte della Carta italiana, giacché la considera compatibile con il trattato, e di avviare il procedimento formale di esame nei confronti dell'altra parte della Carta italiana, è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(3). Le parti interessate sono state invitate a presentare osservazioni sugli aspetti della misura nei confronti dei quali la Commissione ha avviato il procedimento entro il termine di un mese a decorrere dalla data di detta pubblicazione.(6) Il 31 luglio 2000 la Commissione ha ricevuto osservazioni da parte del Comune di Fivizzano (Regione Toscana). Tali osservazioni sono state presentate oltre la scadenza del termine fissato per l'invio di osservazioni da parte di terzi interessati.(7) Con lettera del 3 luglio 2000 (D/53627), la Commissione ha invitato le autorità italiane a indicare se, a seguito della loro proposta del 21 giugno 2000 relativa alle aree ammissibili all'obiettivo 2 dei fondi strutturali, le zone proposte per l'ammissibilità agli aiuti a finalità regionale ai sensi del punto 3.10.5 degli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale restassero immutate rispetto alla notifica del dicembre 1999.(8) Con lettere del 26 luglio e del 29 agosto 2000 della Rappresentanza permanente n. 8933 e n. 9619, registrate il 31 luglio 2000 (A/36395) e il 29 agosto 2000 (A/37065), le autorità italiane hanno fatto pervenire alla Commissione le loro osservazioni.II. Descrizione degli elementi nei confronti dei quali la Commissione ha avviato il procedimento(9) Il progetto di Carta degli aiuti a finalità regionale notificato dalle autorità italiane riguarda il periodo compreso tra il 1o gennaio 2000 e il 31 dicembre 2006.(10) Tra le zone proposte dall'Italia in base alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, alcune sono state presentate in base a una specifica metodologia (punto 3.10.3 degli orientamenti), altre sono state presentate tenuto conto della loro condizione di aree ammissibili all'obiettivo 2 dei fondi strutturali (nell'ambito del punto 3.10.5), altre ancora sono state presentate tenuto conto della loro condizione di aree ammissibili al regime transitorio di uscita dall'obiettivo 1 (phasing out) dei fondi strutturali (sempre nell'ambito del punto 3.10.5).(11) I massimali d'intensità proposti sono i seguenti:- 8 % ESN per tutte le zone, ad eccezione di quelle proposte nelle regioni Abruzzo e Molise,- 20 % ESN per le zone proposte nelle regioni Abruzzo e Molise.(12) Tutti i massimali d'intensità di detti aiuti sono maggiorati di 10 punti percentuali lordi per le piccole imprese e di 6 punti percentuali lordi per le medie imprese, come definite nella raccomandazione 96/280/CE della Commissione, del 3 aprile 1996, relativa alla definizione delle piccole e medie imprese(4), salvo che nelle zone dell'Abruzzo e del Molise ove si propone una maggiorazione di 10 punti percentuali lordi anche per le medie imprese.(13) La Commissione ha esaminato la notifica italiana alla luce degli orientamenti, ed in particolare alla luce delle disposizioni del punto 5.2 degli stessi, il quale stabilisce che il progetto di Carta deve essere "elaborato conformemente ai criteri di cui ai punti 3.5, 3.10, 4.8 e 4.9".(14) Per quanto riguarda le zone proposte in base alla loro condizione di aree ammissibili all'obiettivo 2 dei fondi strutturali, le autorità italiane hanno proposto parti dei SLL (sistemi locali del lavoro) delle regioni Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.(15) Tali zone, proposte in base al punto 3.10.5 degli orientamenti, che sancisce l'ammissibilità ai fondi strutturali quale criterio di ammissibilità alla Carta degli aiuti regionali, non avevano ancora la qualificazione di aree ammissibili all'obiettivo 2 dei fondi poiché, all'epoca dell'avvio del procedimenti, la Carta italiana obiettivo 2 dei fondi strutturali non era ancora stata approvata. Di conseguenza, la proposta di applicare a tali zone la deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE in virtù del punto 3.10.5 degli orientamenti non è stata considerata compatibile con il trattato. A questo riguardo, la Commissione ha altresì precisato che l'ammissibilità all'obiettivo 2 non implica che tutte le zone prescelte siano anche ammissibili alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE. Tali zone saranno incluse nella Carta degli aiuti regionali qualora possiedano i requisiti generali stabiliti negli orientamenti in materia di aiuti a finalità regionale e in particolare i requisiti minimi relative alla popolazione e alla compattezza.III. Osservazioni presentate dalle autorità italiane(16) Nell'ambito del procedimento ufficiale di indagine in oggetto, le autorità italiane hanno effettuato una modificazione della loro notifica originaria relativamente alle zone proposte ai sensi della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, in seguito ai risultati dei negoziati che hanno consentito l'approvazione da parte della Commissione della carta italiana "obiettivo 2" dei fondi strutturali.(17) Come previsto nella notifica originaria, le autorità italiane propongono, in base alla deroga prevista all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, alcune zone nell'ambito di una specifica metodologia (punto 3.10.3 degli orientamenti), altre zone in base alla loro condizione di aree ammissibili all'obiettivo 2 dei fondi strutturali (nell'ambito del punto 3.10.5), altre ancora in base alla loro condizione di aree ammissibili al regime transitorio di uscita ("phasing out") dall'obiettivo 1 dei fondi strutturali (sempre nell'ambito del punto 3.10.5).(18) Per quanto riguarda le prime zone, le autorità italiane propongono una specifica metodologia, un'unità statistica ed indicatori quantitativi per la determinazione delle regioni ammissibili.(19) Come previsto nella notifica originaria, l'unità statistica prescelta è il sistema locale del lavoro (SLL). Il metodo utilizzato per l'individuazione di detti sistemi locali del lavoro mira a effettuare una suddivisione del territorio italiano che prenda in massima considerazione il flusso abitazione - lavoro all'interno di un'unità geografica e si basa sui risultati del censimento del 1991. Il territorio italiano è stato suddiviso in 784 SLL.(20) Come previsto nella notifica originaria, gli indicatori sono i seguenti:- tasso medio di disoccupazione per il periodo 1994-1996,- un indicatore composito che individua le zone industriali disagiate (media aritmetica del tasso di disoccupazione - calcolato come media del tasso di disoccupazione per il periodo 1994-1996 - e della quota di occupati nell'industria sul totale degli occupati nel 1996),- variazione del numero di occupati nel settore agricolo per il periodo 1991-1996.Tutti questi dati sono forniti dall'Istituto nazionale di Statistica (ISTAT).(21) Sulla base degli indicatori applicati ai SLL, secondo il metodo previsto dagli orientamenti, le autorità italiane individuano 49 SLL.(22) Per quanto riguarda le zone proposte in base alla loro condizione di aree ammissibili all'obiettivo 2 dei fondi strutturali, le autorità italiane propongono parte dei SLL delle regioni Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Friuli, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.(23) Per quanto riguarda le zone proposte in base alla loro condizione di aree ammissibili all'obiettivo 1 in phasing out dei fondi strutturali, come previsto nella notifica originaria, le autorità italiane propongono alcune parti dei SLL della regione Molise.(24) Come previsto nella notifica originaria, i massimali di intensità proposti sono i seguenti:- 8 % ESN per tutti i SLL ad eccezione delle zone proposte nelle regioni Abruzzo e Molise,- 20 % ESN per le zone proposte nelle regioni Abruzzo e Molise.(25) Come previsto nella notifica originale, tutti i massimali di intensità per gli aiuti suddetti sono maggiorati di 10 punti percentuali lordi per le piccole imprese, di 6 punti percentuali lordi per le medie imprese (GU L 107 del 30.4.1996), ad eccezione delle zone dell'Abruzzo e del Molise per le quali è proposta una maggiorazione di 10 punti percentuali lordi anche per le medie imprese. I massimali di intensità costituiscono contemporaneamente massimali di cumulo applicabili all'importo complessivo dell'aiuto in caso di intervento concomitante di diversi regimi a finalità regionale, proveniente da fonti locali, regionali, nazionali o comunitari.IV. Valutazione(26) La Commissione esamina la parte della notifica italiana relativa alle zone proposte in base alla deroga prevista all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, nella versione modificata nel corso del procedimento di indagine ufficiale, alla luce dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE e degli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato a finalità regionale.(27) Per quanto riguarda il massimale di popolazione, la Commissione constata che la Carta proposta dall'Italia in base alla deroga prevista all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), riguardante il 10 % della popolazione nazionale, è conforme al punto 3.10 degli orientamenti e alla lettera della Commissione del 30 dicembre 1998 [SG(98) D/12386]. Sotto tale aspetto, la proposta italiana può essere considerata compatibile con le pertinenti disposizioni degli orientamenti.(28) In riferimento al punto 3.10 degli orientamenti, la Commissione osserva che le autorità italiane hanno notificato una specifica metodologia, una unità statistica ed indicatori quantitativi per la determinazione delle zone proposte in base alla deroga prevista all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE.(29) Per quanto riguarda gli indicatori, la Commissione constata che essi soddisfano le condizioni poste dal punto 3.10.2 degli orientamenti. Risulta infatti che:- il numero degli indicatori, semplici o compositi, è limitato a tre,- gli indicatori sono obiettivi e pertinenti per l'esame della situazione socioeconomica delle regioni,- si basano su serie statistiche che si riferiscono agli ultimi tre anni disponibili o derivano dall'ultimo censimento effettuato,- sono determinati in base a fonti statistiche affidabili.(30) Per quanto riguarda la conformità delle zone proposte alle condizioni definite dagli orientamenti, è opportuno ricordare che il punto 3.10.3 di questi ultimi prevede che:a) "le regioni devono corrispondere al livello III della NUTS o, in circostanze debitamente giustificate, a una unità geografica omogenea differente; ogni singolo Stato membro può presentare un solo tipo di unità geografica".Le autorità italiane propongono un'impostazione basata sui sistemi locali del lavoro. Il metodo utilizzato per la determinazione di tali zone mira ad una suddivisione del territorio italiano che prenda in massima considerazione il flusso abitazione-lavoro all'interno dell'unità geografica e si basa sui risultati del censimento del 1991. Il territorio italiano è stato suddiviso in 784 SLL. Si tratta di zone di rilevanza economica, caratterizzate dal fatto di far parte di un solo mercato del lavoro locale o da una forte correlazione tra luogo di abitazione e luogo di lavoro. I SLL rappresentano zone economicamente e socialmente omogenee. Vengono utilizzati dal 1987 come unità di riferimento nelle politiche nazionali in materia di programmazione e sviluppo economico, di occupazione e di autonomie locali. La scelta del SLL risponde all'obiettivo della Commissione di evitare che il massimale di popolazione venga utilizzato per selezionare esclusivamente zone a densità di imprese, senza tenere conto della popolazione che partecipa alla produzione e beneficia della creazione di ricchezza. Il SLL, quale unità geografica basata sulla correlazione fra il luogo di abitazione e il luogo di lavoro, garantisce la salvaguardia dello spirito del trattato CE, che ammette deroghe al divieto di principio degli aiuti alle imprese, sancito dall'articolo 87, allo scopo di favorire lo sviluppo di talune regioni economiche;b) "le singole regioni proposte o i gruppi di regioni contigue devono formare zone compatte che comprendano almeno 100000 abitanti ciascuna".Tutte le zone proposte dall'Italia sono conformi al punto 3.10.3, secondo trattino, degli orientamenti;c) "le regioni proposte devono presentare disparità significative (la metà dello scarto quadratico medio) rispetto alla media delle regioni dello Stato membro che rientrano potenzialmente nell'ambito di applicazione dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), in base all'uno o all'altro indicatore utilizzato nel metodo".Tutte le zone proposte dall'Italia in base al metodo previsto dagli orientamenti sono conformi al punto 3.10.3, terzo trattino, degli orientamenti stessi.(31) Per quanto concerne le zone proposte ai sensi del punto 3.10.5 degli orientamenti, secondo cui l'ammissibilità ai fondi strutturali costituisce un criterio di ammissibilità alla Carta degli aiuti regionali, è opportuno osservare quanto segue:- la Commissione constata che tutte queste zone sono incluse nella Carta obiettivo 2 per il periodo dei fondi strutturali che va dal 2000 al 2006(5),- "le singole regioni proposte o i gruppi di regioni contigue" formano zone "con almeno 100000 abitanti ciascuna", conformemente al punto 3.10.3, secondo trattino, degli orientamenti,- "le singole regioni proposte o i gruppi di regioni contigue" formano "zone compatte", conformemente al punto 3.10.3, secondo trattino, degli orientamenti. Infatti, le parti di SLL proposte sono caratterizzate dalla correlazione tra luogo di abitazione e luogo di lavoro. Tali parti di SLL rispondono quindi all'obiettivo della Commissione di evitare che il massimale di popolazione venga utilizzato per selezionare esclusivamente zone ad alta densità di imprese, senza tenere conto della popolazione che partecipa alla produzione e beneficia della creazione di ricchezza.La Commissione osserva che un terzo delle zone assistite in base alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE non sono ammissibili ai fondi strutturali, mentre la metà delle zone ammissibili all'obiettivo 2, pari al 7 % della popolazione nazionale, non è stata proposta dalle autorità italiane al beneficio degli aiuti a finalità regionale. Pur accettando la loro proposta, la Commissione attira l'attenzione delle autorità italiane sulla perdita di efficacia della politica regionale che deriva dalla dispersione tra tali due meccanismi di sostegno dello sviluppo regionale.(32) Per quanto riguarda le zone proposte in base alla loro condizione di aree ammissibili al regime transitorio di uscita dall'obiettivo 1 dei fondi strutturali (phasing out), e ai sensi del punto 3.10.5 degli orientamenti, è opportuno osservare quanto segue:- tutte queste zone sono incluse nella regione di livello II della NUTS in fase di uscita dall'obiettivo 1 per il periodo 2000-2006 dei fondi strutturali(6),- "le singole regioni proposte o i gruppi di regioni contigue" formano zone "con almeno 100000 abitanti ciascuna", conformemente al punto 3.10.3, secondo trattino, degli orientamenti,- "le singole regioni proposte o i gruppi di regioni contigue" formano "zone compatte", conformemente al punto 3.10.3, secondo trattino, degli orientamenti. Infatti, le parti di SLL della regione Molise sono caratterizzate dalla correlazione tra luogo di abitazione e luogo di lavoro. Tali parti di SLL rispondono quindi all'obiettivo della Commissione di evitare che il massimale di popolazione venga utilizzato per selezionare esclusivamente zone ad alta densità di imprese, senza tenere conto della popolazione che partecipa alla produzione e beneficia della creazione di ricchezza.(33) Per quanto riguarda i massimali d'intensità degli aiuti per le zone proposte dalle autorità italiane, la Commissione ricorda che, a norma del punto 4.8 degli orientamenti - eccezion fatta segnatamente per le regioni ultraperiferiche o a debole densità demografica - "il massimale degli aiuti a finalità regionale non deve superare il 20 % ESN in linea generale", né il 10 % ESN nelle regioni ammissibili di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), "che hanno al tempo stesso un PIL per abitante in SPA superiore e un tasso di disoccupazione inferiore alla rispettiva media comunitaria". Come comunicato alle autorità italiane con la lettera SG(98) D/12398 del 30 dicembre 1998 relativa alla revisione dei massimali nazionali di copertura degli aiuti regionali per il periodo 2000-2006, i SLL proposti nelle regioni Abruzzo e Molise, per i quali è prevista un'intensità di aiuto del 20 % ESN, non sono soggetti al massimale del 10 % ESN.(34) Tenuto conto del fatto che le intensità di aiuto per le zone proposte nelle regioni Abruzzo e Molise sono pari al 20 % ESN, che queste due regioni nella fase precedente di programmazione rientravano nell'obiettivo 1 dei fondi strutturali, e che le intensità nelle altre zone proposte sono pari all'8 %, la Commissione osserva che le intensità sono modulate "in funzione della gravità e dell'entità dei problemi regionali relativi, valutati in un contesto comunitario", conformemente al punto 4.8 degli orientamenti. Considerato quanto precede, tale aspetto della proposta italiana può essere ritenuto compatibile con le disposizioni degli orientamenti.(35) La Commissione constata che le intensità di aiuto proposte per le piccole e medie imprese sono conformi al punto 4.9 degli orientamenti, che prevede la possibilità di concedere le maggiorazioni previste dalla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato alle PMI(7), cioè 10 punti percentuali lordi nel caso delle regioni ammissibili alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE. Sotto tale aspetto la proposta italiana può essere considerata compatibile con le disposizioni in materia degli orientamenti.(36) La Commissione constata, infine, che le norme sul cumulo fissate dal punto 4.18 degli orientamenti sono rispettate. Anche sotto tale aspetto la proposta italiana può essere considerata compatibile con le disposizioni degli orientamenti.V. Conclusione(37) Tenuto conto delle considerazioni di cui sopra, la Commissione ritiene che il nuovo progetto relativo alla parte della Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006 che riguarda le regioni italiane ammissibili alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE è compatibile con le disposizioni degli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato a finalità regionale(8),HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:Articolo 1La parte della Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006 che riguarda le aree ammissibili alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE è compatibile con il mercato comune ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE.L'esecuzione del provvedimento di cui al primo comma è pertanto autorizzata.Articolo 2La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.Fatto a Bruxelles, il 20 settembre 2000.Per la CommissioneMario MontiMembro della Commissione(1) GU C 175 del 24.6.2000, pag. 4.(2) GU C 74 del 10.3.1998, pag. 9.(3) GU C 175 del 24.6.2000, pag. 11.(4) GU L 107 del 30.4.1996, pag. 4.(5) Decisione della Commissione del 27.4.2001, C(2001)1073.(6) GU L 194 del 27.7.1999, pag. 53.(7) GU C 213 del 23.7.1996, pag. 4.(8) GU C 74 del 10.3.1998.ALLEGATO AElenco dei bacini di occupazione (SLL) proposti integralmenteCODSLL SLL>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO BElenco dei bacini di occupazione (SLL) parziali>SPAZIO PER TABELLA>