CELEX: 52013PC0760
Language: it
Date: 2013-11-04
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi componenti chiave (celle) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese

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		52013PC0760
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi componenti chiave (celle) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese /* COM/2013/0760 final - 2013/0370 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Motivazione e obiettivi della proposta
La presente proposta riguarda l'applicazione
dell'articolo 10 del regolamento (CE) n. 597/2009 del Consiglio,
dell'11 giugno 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto
di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea.
Contesto generale
La presente proposta è presentata nel quadro
dell'applicazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta
svolta in conformità alle prescrizioni sostanziali e procedurali di cui al
regolamento di base.
Disposizioni vigenti nel settore della
proposta
Il regolamento (UE) n. 513/2013 della
Commissione (GU L 152 del 5.6.2013, pag. 5) istituisce misure antidumping
provvisorie sullo stesso prodotto.
Proposta parallela per l'istituzione di misure
antidumping definitive.
Coerenza con altri obiettivi e politiche
dell'Unione
Non pertinente.
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
Consultazione delle parti interessate
Conformemente alle disposizioni del
regolamento di base, le parti interessate hanno avuto la possibilità di
difendere i loro interessi nel corso dell'inchiesta.
Ricorso al parere di esperti
Non è stato necessario consultare esperti
esterni.
Valutazione d'impatto
La presente proposta è il risultato
dell'applicazione del regolamento di base.
Il regolamento di base non prevede una
valutazione generale dell'impatto ma contiene un elenco esauriente delle
condizioni che devono essere oggetto di valutazione.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
Sintesi delle misure proposte
L'8 novembre 2012
la Commissione ha aperto un procedimento antisovvenzioni relativo alle
importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi
componenti chiave (celle e wafer) originari della Repubblica popolare cinese.
L'inchiesta ha
accertato il sovvenzionamento del prodotto in esame, con conseguente
pregiudizio per l'industria dell'Unione. L'inchiesta ha altresì accertato che
l'istituzione di misure antisovvenzioni non era contraria all'interesse
dell'Unione.
Si propone
pertanto che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento che
istituisce misure antisovvenzioni definitive sulle importazioni di moduli
fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi componenti chiave (celle) originari
della Repubblica popolare cinese.
La definizione del prodotto oggetto di misure
non comprende i wafer. Questi, che inizialmente costituivano parte
dell'inchiesta, presentano infatti caratteristiche specifiche differenti da
quelle del prodotto in esame.
Base giuridica
Regolamento (CE) n. 597/2009 del
Consiglio, dell'11 giugno 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della
Comunità europea ("regolamento di base").
Principio di sussidiarietà
La proposta è di competenza esclusiva
dell'Unione. Pertanto, il principio di sussidiarietà non si applica.
Principio di proporzionalità
La proposta rispetta il principio di
proporzionalità per le ragioni esposte in appresso.
Il tipo di intervento è descritto nel citato
regolamento di base e non consente l'adozione di decisioni a livello nazionale.
Non sono necessarie indicazioni su come
ridurre e rendere commisurato all'obiettivo della proposta l'onere finanziario
e amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti locali
e regionali, degli operatori economici e dei cittadini.
Scelta dello strumento
Strumento proposto: regolamento.
Altri strumenti non sarebbero adeguati in
quanto il regolamento di base non prevede alternative.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO 
La proposta non incide sul bilancio
dell'Unione.
2013/0370
(NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio compensativo
definitivo sulle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e
dei relativi componenti chiave (celle) originari o provenienti dalla Repubblica
popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, 
visto il regolamento (CE) n. 597/2009 del
Consiglio relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni
provenienti da paesi non membri della Comunità europea[1], in
particolare l'articolo 17,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea previa consultazione del comitato consultivo,
considerando quanto segue:
1.           PROCEDURA
1.1.        Apertura
(1)       In data
8 novembre 2012 la Commissione europea ("la Commissione")
ha annunciato, con un avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea[2] ("avviso di apertura"), l'apertura di un procedimento
antisovvenzioni relativo alle importazioni nell'Unione di moduli fotovoltaici
in silicio cristallino e dei relativi componenti chiave (celle e wafer)
originari della Repubblica popolare cinese ("RPC" o "paese
interessato").
(2)       Il procedimento
antisovvenzioni è stato aperto in seguito a una denuncia presentata
il 26 settembre 2012 da EU ProSun ("il
denunciante") per conto di produttori che
rappresentano più del 25 %
della produzione totale dell'Unione di moduli
fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi componenti essenziali. La
denuncia conteneva elementi di prova non manifestamente infondati di pratiche
di sovvenzionamento del prodotto in questione e del grave pregiudizio da esse
causato, considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.

(3)       Prima
dell'apertura del procedimento e conformemente all'articolo 10,
paragrafo 7, del regolamento (CE) n. 597/2009 del Consiglio,
dell'11 giugno 2009, relativo alla difesa contro le importazioni
oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea
("regolamento di base")[3], la
Commissione ha notificato alle autorità cinesi ("governo della RPC")
il ricevimento di una denuncia debitamente documentata secondo la quale le
importazioni sovvenzionate di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e dei
relativi componenti essenziali originari della RPC stavano arrecando grave
pregiudizio all'industria dell'Unione. Il governo della RPC è stato invitato a
una serie di consultazioni nell'intento di chiarire la situazione riguardo al
contenuto della denuncia e di giungere a una soluzione concordata. Il governo
della RPC ha accettato l'offerta delle consultazioni che si sono
successivamente tenute. Nel corso delle consultazioni, tuttavia, non è stato
possibile pervenire a una soluzione concordata. Si è comunque preso nota delle
osservazioni formulate dal governo della RPC in merito alla non compensabilità
dei regimi elencati nella denuncia. Successivamente alle consultazioni sono
pervenute comunicazioni del governo della RPC. 
1.2.        Procedimento
antidumping parallelo
(4)       Il 6 settembre 2012
la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato sulla Gazzetta
ufficiale dell'Unione europea[4],
l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni
nell'Unione di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi
componenti essenziali (celle e wafer) originari della RPC. 
(5)       Il 6 giugno 2013, con il
regolamento (UE) n. 513/2013[5], la
Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di
moduli fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi componenti essenziali
(celle e wafer) originari o provenienti dalla RPC ("regolamento
antidumping provvisorio").
(6)       Le
analisi del pregiudizio condotte nell'attuale inchiesta antisovvenzioni e nella
parallela inchiesta antidumping sono basate sulla stessa definizione
dell'industria dell'Unione, sui medesimi produttori rappresentativi dell'Unione
e sullo stesso periodo dell'inchiesta e, salvo diversamente specificato, hanno
portato a identiche conclusioni. Ciò è stato considerato appropriato per
razionalizzare l'analisi del pregiudizio e per raggiungere risultati coerenti
in entrambi i procedimenti. Per questo motivo le osservazioni riguardanti il
pregiudizio avanzate in uno qualunque di questi procedimenti sono state prese
in considerazione in entrambi i procedimenti.
1.3.        Registrazione
(7)       In
seguito a una richiesta del denunciante, corredata dei necessari elementi di
prova, la Commissione ha adottato, in data 1° marzo 2013, il
regolamento (UE) n. 182/2013 che dispone, a decorrere dal
6 marzo 2013, la registrazione delle importazioni di moduli
fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi componenti essenziali (celle
e wafer) originari o provenienti dalla RPC. 
(8)       Alcune parti interessate
hanno argomentato che la decisione di registrazione delle importazioni era
infondata, non essendo soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 24,
paragrafo 5, del regolamento di base. Tale argomentazione non è stata
tuttavia corroborata da prove né basata su dati di fatto.
Nel momento in cui è stata presa la decisione di registrare le importazioni la
Commissione disponeva di elementi di prova, non manifestamente infondati,
sufficienti per giustificare la registrazione delle importazioni, in
particolare un netto aumento delle importazioni in termini sia assoluti sia di
quota di mercato. Le argomentazioni al riguardo sono state pertanto respinte.
1.4.        Parti interessate dal
procedimento
(9)       La Commissione ha notificato
ufficialmente l'apertura del procedimento ai denuncianti, ad altri produttori
noti dell'Unione, ai produttori esportatori noti della RPC, alle autorità della
RPC e agli importatori noti. Alle parti interessate è stata data la possibilità
di presentare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro
il termine stabilito nell'avviso di apertura.
(10)     Dato l'elevato numero di
produttori esportatori, di produttori dell'Unione e di importatori non
collegati, tutti i produttori esportatori noti e gli importatori non collegati
sono stati invitati a manifestarsi e a fornire, come specificato nell'avviso di
apertura, informazioni di base sulle loro attività in merito al prodotto in
esame durante il periodo dell'inchiesta definito nel considerando 38. Tali
informazioni sono state chieste a norma dell'articolo 27 del regolamento
di base per permettere alla Commissione di decidere se fosse necessario il
campionamento e, in caso affermativo, di selezionare campioni. Sono state
consultate anche le autorità della RPC. 
(a)         
Campionamento dei produttori esportatori
(11)     Inizialmente 121 produttori
esportatori/gruppi di produttori cinesi hanno fornito le informazioni richieste
e hanno accettato di essere inclusi nel campione. Le imprese che hanno
collaborato rappresentano più dell'80 % del volume totale delle esportazioni
cinesi. Sulla base delle informazioni ottenute dai produttori esportatori e ai
sensi dell'articolo 27 del regolamento di base, la Commissione ha
inizialmente proposto un campione di sette produttori esportatori/gruppi di
produttori esportatori. 
(12)     Il campione selezionato di
sette gruppi di imprese è costituito dai tre esportatori che hanno collaborato
con il volume più elevato di esportazioni di moduli, dai due esportatori che
hanno collaborato con il volume più elevato di esportazioni di celle e dai due esportatori
che hanno collaborato con il volume più elevato di esportazioni di wafer. Il
campione di questi sette gruppi di produttori esportatori è servito da base per
stabilire il livello di sovvenzionamento sia di tali gruppi sia di tutti i
produttori esportatori che hanno collaborato non inclusi nel campione, ai sensi
dell'articolo 15, paragrafi 2 e 3, del regolamento di base. Come
indicato al considerando 46, nella fase definitiva dell'inchiesta la
Commissione ha escluso i wafer dalla definizione del prodotto. Alcune imprese
erano state incluse nel campione in considerazione dei loro grandi volumi di
esportazioni di wafer, ma, dato che la Commissione aveva già effettuato
controlli su queste imprese e aveva verificato i dati da esse forniti e inoltre
che tutte queste imprese avevano esportato quantitativi rilevanti di moduli e/o
di celle, non si è ritenuto necessario modificare il campione.
(13)     Il numero di produttori
esportatori da includere nel campione è stato infine stabilito in otto
società/gruppi. Ciò perché è stato successivamente accertato che, a differenza
di quanto inizialmente riferito, Jinko Solar Co. Ltd e Renesola Jiangsu Ltd non
erano collegate. 
(b)         
Campionamento dei produttori dell'Unione 
(14)     La
Commissione ha annunciato nell'avviso di apertura di aver selezionato in via
provvisoria un campione di produttori dell'Unione. Tutti i produttori noti
dell'Unione e le associazioni di categoria note sono stati informati della
selezione del campione provvisorio di produttori dell'Unione. Il campione provvisorio
si componeva di nove dei circa 215 produttori dell'Unione di cui era noto prima
dell'apertura dell'inchiesta che fabbricavano il prodotto simile, che,
selezionati in base al massimo volume rappresentativo della produzione, tenendo
conto dei volumi di vendita e dell'ubicazione geografica, potessero essere
ragionevolmente oggetto di inchiesta nel periodo di tempo disponibile. Si è
provveduto affinché il campione rappresentasse i produttori dell'Unione sia
integrati verticalmente sia non integrati verticalmente. Le parti interessate
sono state invitate a comunicare le loro osservazioni anche sul campione
provvisorio. 
(15)     Diverse
parti interessate hanno sollevato le seguenti obiezioni sul campione
provvisorio dei produttori dell'Unione:
i)       Innanzitutto, hanno fatto presente che
le poche informazioni date sul campione selezionato a titolo provvisorio erano
insufficienti e non permettevano valutazioni approfondite sul campione
proposto. Esse criticavano soprattutto il fatto che fosse mantenuta riservata
l'identità dei produttori dell'Unione e chiedevano che fossero indicati gli
Stati membri in cui avevano sede i produttori dell'Unione inclusi nel campione,
la quota che questi ultimi detenevano sul volume totale della produzione di
celle e moduli fotovoltaici, nonché la percentuale della produzione e delle
vendite delle singole imprese incluse nel campione e del campione nel suo
insieme. 
ii)       Il metodo usato per la selezione del
campione è stato contestato perché avrebbe "confuso tre fasi
distinte", ossia il sostegno all'apertura dell'inchiesta, la definizione
di industria dell'Unione e il campionamento. Le parti interessate lamentavano
che non fosse chiaro se l'industria dell'Unione fosse già stata definita al
momento della selezione del campione e quindi se il campione potesse essere
considerato rappresentativo. Se l'industria dell'Unione non è definita al
momento del campionamento, le parti interessate non possono verificare la
rappresentatività del campione provvisorio e neppure se, in base al campione,
si possa valutare correttamente la situazione dell'industria dell'Unione
durante il periodo dell'inchiesta di cui al considerando 38. È stata
inoltre lamentata l'inopportunità di selezionare il campione provvisorio in
base alle risposte date dai produttori dell'Unione nell'ambito dell'esame del
sostegno all'apertura dell'inchiesta.
iii)      Alcune parti hanno poi sostenuto che il
campione provvisorio fosse stato selezionato solo considerando le imprese che
avevano espresso il sostegno alla presente inchiesta.
iv)      Una parte lamentava il fatto che,
essendo comprese nel campione provvisorio imprese integrate verticalmente, era
possibile che il volume di produzione delle celle fosse stato conteggiato due o
anche tre volte, il che destava dubbi sulla rappresentatività complessiva del
campione. Essa chiedeva che per i produttori integrati verticalmente si
quantificasse unicamente il volume di produzione dei moduli, escludendo quello
delle celle.
v)      La stessa parte argomentava che i dati su
cui si fondava la selezione del campione fossero almeno in parte inattendibili,
compromettendo la rappresentatività del campione provvisorio nel suo insieme.
vi)      Una delle parti ha fornito un elenco di
altri 150 fabbricanti UE del prodotto simile, sostenendo che avrebbero dovuto
essere presi in considerazione nella selezione di un campione di produttori
dell'Unione.
(16)     Le argomentazioni addotte
dalle parti sono state ribattute come segue. I produttori dell'Unione hanno
chiesto di non divulgare i loro nomi per timore di ritorsioni: esisteva infatti
il rischio concreto che la loro attività potesse subire un pregiudizio sia
all'interno che all'esterno dell'Unione. La Commissione ha ritenuto che tali
richieste fossero sufficientemente fondate per essere accettate. La
divulgazione di informazioni sulla sede o sulla quota della produzione e delle
vendite di singoli produttori dell'Unione inclusi nel campione avrebbe potuto
facilmente svelarne l'identità e la richiesta formulata in questo senso ha
dovuto essere respinta.
(17)     La Commissione non ha
"confuso" le fasi di determinazione del sostegno all'apertura
dell'inchiesta, di definizione di industria dell'Unione e di selezione del
campione provvisorio che sono rimaste indipendenti l'una dall'altra e sulle
quali sono state prese decisioni separate. Non è stato dimostrato in quale
misura l'uso dei dati relativi alla produzione e alle vendite forniti dai
produttori dell'Unione, nel quadro dell'esame del sostegno all'apertura
dell'inchiesta, avrebbero pesato negativamente sulla rappresentatività del
campione. È vero che all'atto dell'apertura dell'inchiesta l'industria
dell'Unione era stata definita in via provvisoria. Per stabilire
provvisoriamente la produzione totale dell'UE per il periodo dell'inchiesta,
quale definito nel considerando 38, sono state usate tutte le informazioni
disponibili sui produttori dell'Unione, comprese quelle contenute nella
denuncia, nonché i dati raccolti presso i produttori dell'Unione e altre parti
prima dell'apertura dell'inchiesta.
(18)     In vista della selezione del
campione si è tenuto conto di tutti i produttori dell'Unione che avevano
risposto alle domande sul sostegno all'apertura dell'inchiesta
indipendentemente dal fatto che la sostenessero, vi si opponessero o non
avessero espresso un'opinione sull'inchiesta stessa. Questa argomentazione è
stata perciò respinta.
(19)     La questione del doppio o
triplo conteggio è stata affrontata al momento della selezione del campione
provvisorio. L'eventuale esclusione della produzione e delle vendite di celle
dei produttori dell'Unione integrati verticalmente non avrebbe permesso di
considerare la parte della produzione di celle vendute sul mercato libero. Si è
pertanto ritenuto che l'esclusione delle vendite di celle dal volume totale
della produzione non avrebbe necessariamente reso il campione più
rappresentativo. Inoltre, la rappresentatività del campione si basa non solo
sul volume di produzione ma anche sulla distribuzione geografica e su una
rappresentanza equilibrata di produttori sia integrati verticalmente sia non integrati
verticalmente. La rappresentatività relativa del volume di produzione è stata
calcolata a livello di ciascun tipo di prodotto simile. Su questa base si è
ritenuto che il metodo di selezione del campione provvisorio fosse ragionevole
e il campione è stato pertanto considerato rappresentativo per l'industria
dell'Unione che fabbrica il prodotto in esame nel suo insieme. Tale
argomentazione è stata pertanto respinta. Per quanto concerne l'attendibilità
dei dati, il campione è stato selezionato in base alle informazioni disponibili
al momento in cui è avvenuta tale selezione, come prevede l'articolo 27
del regolamento di base. Quanto all'attendibilità dei dati a sostegno
dell'apertura dell'inchiesta, da quest'ultima non è emerso alcun elemento comprovante
una significativa lacunosità dei dati raccolti prima della sua apertura. Si può
quindi ragionevolmente ritenere che il campione provvisorio sia stato
selezionato sulla base di dati sufficientemente attendibili. Tale
argomentazione è stata pertanto respinta.
(20)     Riguardo all'elenco dei circa
150 produttori dell'Unione aggiuntivi, va rilevato che esso è stato trasmesso
quando era già largamente scaduto il termine ultimo entro il quale le parti
interessate potevano presentare osservazioni sulla selezione del campione
provvisorio e i produttori dell'Unione potevano manifestarsi e chiedere di
essere inclusi nel campione. Oltretutto, dei produttori dell'Unione che
compaiono nell'elenco all'incirca trenta erano in realtà noti alla Commissione
al momento della selezione del campione. All'atto della selezione del campione
si è tenuto conto di tutti i produttori dell'Unione che si erano manifestati
dopo la pubblicazione dell'avviso di apertura. La rappresentatività del
campione non è stata quindi in alcun modo pregiudicata. Tale argomentazione è
stata pertanto respinta.
(21)     Successivamente
al ricevimento delle osservazioni, la composizione del campione è stata
riveduta in quanto erano emersi elementi tali da far ritenere che una delle
imprese selezionate non sarebbe stata in grado di collaborare pienamente. Per
mantenere il livello di rappresentatività del campione, è stato selezionato un
altro produttore dell'Unione. Il campione così modificato si componeva quindi
di dieci imprese scelte in base al massimo volume rappresentativo per ciascun
livello di produzione, considerati i volumi di vendita sul mercato dell'UE e le
ubicazioni geografiche che potessero essere ragionevolmente esaminati nel
periodo di tempo disponibile. Successivamente all'esclusione dei wafer dalla definizione
del prodotto in esame e pertanto dall'ambito dell'inchiesta (cfr. considerando
da 42 a 46 e 349), il campione era formato da otto imprese. Pertanto, il nuovo
campione di produttori dell'Unione rappresentava, in percentuale sulla
produzione totale dell'Unione, tra il 18 % e il 21 % dei moduli e tra
il 17 % e il 24 % delle celle e copriva produttori sia integrati
verticalmente sia non integrati verticalmente. Poiché indicare percentuali
precise avrebbe permesso di calcolare il volume di produzione del produttore
dell'Unione aggiunto e di svelarne quindi l'identità, si è deciso di non
divulgarle. 
(22)     I
produttori dell'Unione che hanno trasmesso alla Commissione le informazioni
necessarie ai fini della selezione di un campione nel quadro del presente
procedimento antisovvenzioni coincidono con i produttori dell'Unione che hanno
fornito le informazioni pertinenti nella parallela inchiesta antidumping in
corso. Inoltre, tutti i produttori dell'Unione inclusi nel campione definitivo
dell'inchiesta antidumping hanno fornito le informazioni pertinenti nella
presente inchiesta antisovvenzioni che hanno consentito alla Commissione di
selezionare un campione. Si è pertanto ritenuto opportuno che i campioni finali
dei produttori dell'Unione fossero identici in entrambi i procedimenti.
(23)     Il governo della RPC ha
ribadito la sua opinione di non ritenere giustificato il ricorso alla
riservatezza sui nomi dei denuncianti e dei produttori dell'Unione inclusi nel
campione. Come già affermato nel considerando 9 del regolamento
provvisorio, i produttori dell'Unione hanno chiesto di non divulgare i loro
nomi per timore di ritorsioni. La Commissione ha ritenuto che tali richieste
fossero sufficientemente fondate per essere accettate. Le informazioni che sono
state trasmesse alla Commissione per suffragare il rischio di ritorsioni non
possono essere comunicate a terzi perché tale divulgazione renderebbe vana la
richiesta di riservatezza. Inoltre nel caso in cui, come indicato dal governo
della RPC, un produttore dell'Unione ha rivalutato la sua posizione e ha
rivelato la sua identità adendo a un tribunale contro il regolamento
provvisorio, non c'è alcun motivo per divulgare informazioni sulla cui base è
stato garantito l'anonimato, in quanto l'identità è stata rivelata. 
(24)     Successivamente alla
divulgazione delle conclusioni definitive, la Camera di commercio cinese per
l'importazione e l'esportazione di macchinari e di prodotti elettronici (di
seguito "CCCME") ha ribadito le sue argomentazioni in merito al
metodo utilizzato per la selezione del campione provvisorio dei produttori
dell'Unione. In particolare ha lamentato il fatto che non siano stati presi in
considerazione 120 produttori. La Commissione ha già trattato la questione al
considerando 9 del regolamento provvisorio. Sono state inoltre verificate
le attività delle imprese incluse in tale elenco ed è emerso che questo
comprende prevalentemente installatori, distributori, importatori collegati e
produttori esportatori di Cina, Taiwan e India. Non è pertanto idoneo a
dimostrare che un numero significativo di produttori dell'Unione sia stato
trascurato. Inoltre la CCCME non ha contestato la produzione totale dell'Unione
fornendo dati alternativi, né ha fornito elementi in grado di comprovare che la
rappresentatività del campione sia risultata compromessa in quanto nessuno dei
presunti produttori dell'Unione aggiuntivi sarebbe stato scelto per essere
incluso nel campione se fosse stato noto alla Commissione.
(c)         
Campionamento degli importatori non
collegati
(25)     Dei circa 250 importatori non
collegati, indicati dal denunciante e contattati dalla Commissione, venti hanno
compilato il modulo di campionamento allegato all'avviso di apertura, di cui
dodici per i moduli e uno per le celle. Inoltre, altre sette parti si sono manifestate
comunicando tuttavia di non aver importato o rivenduto il prodotto in esame. Il
campione è stato selezionato, ai sensi dell'articolo 27 del regolamento di
base, in modo da coprire il massimo volume rappresentativo delle importazioni
che potesse essere ragionevolmente esaminato nel periodo di tempo a
disposizione. È stato pertanto selezionato un campione degli importatori non
collegati, costituito da due importatori di moduli e da un importatore di
celle, che rappresentano tra il 2 % e il 5 % di tutte le importazioni
dal paese interessato. Dalle risposte al questionario è tuttavia emerso che
l'attività principale di uno dei tre importatori riguardava in realtà gli
impianti solari e non il commercio del prodotto in esame. Quanto all'attività
di un secondo importatore, si trattava di un importatore di moduli e non di un
importatore di celle. Tuttavia, la qualità delle informazioni fornite nella sua
risposta al questionario non era sufficiente per consentirne l'inclusione
nell'analisi degli importatori non collegati.
L'inchiesta ha rivelato inoltre che la maggior parte delle importazioni del
prodotto in esame arriva sul mercato UE attraverso imprese collegate ai
produttori esportatori della RPC, oppure attraverso installatori o responsabili
di progetti.
(26)     In
seguito all'istituzione delle misure antidumping provvisorie nell'inchiesta
antidumping parallela al presente procedimento, la Commissione ha contattato
altri importatori che avevano già collaborato all'inchiesta nella fase di
apertura, fornendo informazioni di base sulle loro attività in relazione al
prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta, come precisato nell'avviso
di apertura. L'intento era quello di determinare se potevano essere ampliate le
dimensioni del campione degli importatori non collegati. Sei imprese indicate
come importatori non collegati che commerciano il prodotto in esame (ovvero lo
acquistano e lo rivendono) si sono manifestate, esprimendo la volontà di
collaborare ulteriormente all'inchiesta. Di queste sei imprese, cinque hanno
risposto entro il termine stabilito. Delle cinque risposte ricevute, solo tre
erano sufficientemente esaurienti e hanno consentito una loro valutazione
significativa. Di conseguenza il campione degli importatori non collegati è
stato ampliato, risultando costituito da quattro importatori di moduli, che
rappresentano tra il 2 % e il 5 % di tutte le importazioni dal paese
interessato. In considerazione della struttura degli
importatori non collegati, costituiti perlopiù da piccole e medie imprese, non
è stato possibile selezionare un campione rappresentativo di una quota più
ampia, date la risorse limitate a disposizioni delle Istituzioni.
(d)         
Risposte al questionario e verifiche
(27)     La Commissione ha inviato i
questionari ai rappresentanti della RPC (compresi questionari specifici per la
China Development Bank, Export-Import Bank of China, Bank of China, Bank of
Shanghai, Sinosure, altri istituti finanziari e produttori statali di silicio
policristallino, alluminio e vetro che hanno fornito tali materie prime al
settore interessato nel periodo dell'inchiesta), agli otto produttori
esportatori della RPC inclusi nel campione, ad altri produttori esportatori
della RPC che ne hanno fatto richiesta, nonché ai produttori dell'Unione
inclusi nel campione, agli importatori non collegati inclusi nel campione, agli
operatori a monte e a valle e alle loro associazioni che si sono manifestati
entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. La Commissione ha anche
contattato un'associazione di consumatori rappresentativa.
(28)     Hanno
risposto al questionario il governo della RPC, tutti i produttori esportatori
inclusi nel campione e le loro società collegate nella RPC, cinque produttori
esportatori che hanno chiesto un esame individuale, tutti i produttori
dell'Unione inclusi nel campione, tutti gli importatori non collegati
dell'Unione inclusi nel campione, 21 operatori a monte e a valle e tre loro
associazioni.
(29)     La
Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie
ai fini della determinazione della concessione di sovvenzioni, del conseguente
pregiudizio e dell'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di
verifica presso le sedi delle seguenti autorità statali e istituti finanziari,
di imprese incluse in un campione, di un importatore non collegato, di due
operatori a monte e di quattro operatori a valle, di associazioni e di un
consulente indipendente: 
(a)         
Governo della Repubblica popolare cinese
–              
Ministero del Commercio cinese, Pechino, Cina
–              
Huaxia Bank, Pechino, Cina
–              
China Development Bank, Pechino, Cina
–              
Export-Import Bank of China, Pechino, Cina
–              
China Export & Credit Insurance Corporation
(SINOSURE), Pechino, Cina
(b)         
Produttori dell'Unione
–              
Otto produttori dell'Unione inclusi nel campione
(c)         
Gruppi di produttori esportatori (e società
collegate) della RPC
–              
Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd, Cina
–              
Delsolar (Wujiang) Ltd. (Wujiang) Co. Ltd., China
–              
Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd., Cina
–              
JingAo Group, Cina
–              
Wuxi Suntech Power Co. Ltd, PRC Power Co. Ltd, Cina
–              
Yingli Green Energy Holding Company, Cina
–              
Zhejiang Yuhui Solar Energy Source Co. Ltd e
Renesola Jiangsu Ltd, Cina
–              
Jinko Solar Co Ltd, Cina
(d)         
Importatore non collegato dell'Unione
–              
IBC SOLAR AG, Bad Staffelstein, Germania
(e)         
Operatori a monte 
–              
Roth & Rau AG, Hohenstein-Ernsthal, Germania
–              
WACKER Chemie AG, Burghausen, Germania
(f)          
Operatori a valle 
–              
Juwi Solar GmbH, Worrstadt, Germania
–              
ValSolar SL, Badajoz, Spagna
–              
Jayme de la Costa, Pedroso, Portogallo
–              
Sunedison, Spain Construction, Madrid, Spagna
(g)         
Associazioni 
–              
Associazione europea dell'industria fotovoltaica
(European Photovoltaic Industry Association - EPIA), Bruxelles, Belgio
(h)         
Consulente indipendente
–              
Europressedienst, Bonn, Germania
(30)     Le osservazioni presentate dalle
parti interessate sono state esaminate e, se del caso, se ne è tenuto opportunamente
conto.
(31)     L'associazione
per l'energia solare accessibile AFASE (Association for Affordable Solar
Energy), che rappresenta gli importatori e gli operatori a monte e a valle, ha
espresso dubbi sul fondamento giuridico della visita effettuata presso la sede
di Europressedienst, argomentando che un consulente indipendente non è una
parte interessata ai sensi dell'articolo 26 del regolamento di base.
Tuttavia, ove possibile, le conclusioni devono basarsi su dati attendibili e
verificabili. Europressedienst è tenuta contrattualmente a fornire informazioni
su indicatori macroeconomici. La Commissione ha svolto una verifica in loco
presso la sua sede, nel rispetto del principio della
buona amministrazione, al fine di verificare l'attendibilità e la correttezza
dei dati sui quali la Commissione ha fondato le sue conclusioni.
(32)     Il governo della RPC ha
lamentato la violazione dei suoi diritti di difesa in relazione all'accesso
alla documentazione consultabile dalle parti interessate in quanto i) mancano
informazioni dai fascicoli non riservati senza "giusta causa" o senza
che siano fornite sintesi sufficientemente dettagliate o, eccezionalmente,
senza che siano indicati i motivi della mancata presentazione di sintesi non
riservate, ii) manca la versione non riservata di una intera risposta al
questionario di un produttore dell'Unione e iii) la presentazione di versioni
non riservate delle risposte al questionario dei produttori dell'Unione, da
mettere a disposizione delle parti interessate, ha subito eccessivi ritardi.
(33)     i) Per quanto riguarda
l'affermazione secondo cui mancano informazioni dalla documentazione
consultabile, la parte interessata non ha specificato a quali informazioni si
riferiva. ii) L'asserzione secondo cui la versione non riservata di un'intera
risposta al questionario non è stata resa disponibile non è corretta. iii) Per
quanto riguarda i ritardi nella messa a disposizione delle risposte non
riservate dei questionari dei produttori dell'Unione inclusi nel campione, è
stato spiegato alla parte interessata che i questionari potevano essere
inseriti nella documentazione non riservata solo una volta terminati i
controlli per quanto attiene alla loro completezza e alla logicità delle
sintesi. Al fine di garantire ai produttori dell'Unione il diritto
all'anonimato, si è inoltre proceduto ad accertare che le versioni non
riservate dei questionari non rivelassero l'identità del produttore dell'Unione
in questione. In alcuni casi, le versioni non riservate hanno pertanto dovuto
essere opportunamente modificate dalla parte che le aveva fornite, prima di
poter essere messe a disposizione di altre parti interessate. 
(34)     In ogni caso, si è ritenuto
che questo non abbia leso in alcun modo i diritti di difesa delle parti
interessate. La Commissione ha concesso a tutte le parti interessate la
possibilità di formulare per tempo le osservazioni sulle informazioni incluse
nel fascicolo consultabile, in modo da poterle prendere in considerazione, se
verificate e documentate, prima di trarre qualunque conclusione nell'ambito
dell'inchiesta. Le parti interessate avevano comunque la possibilità di
presentare osservazioni in merito ai questionari compilati dai produttori
dell'Unione inclusi nel campione anche dopo la divulgazione delle conclusioni
provvisorie e definitive. Pertanto, anche se la divulgazione e l'accesso alla
documentazione consultabile dalle parti interessate si basano su disposizioni
giuridiche differenti, va osservato che alle parti interessate sono state
concesse ampie opportunità di trasmettere osservazioni su tutte le informazioni
messe a disposizione da qualunque parte ai fini dell'inchiesta.
L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(35)     Tutte le parti interessate
sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali
si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi compensativi sulle importazioni
di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e dei relativi componenti chiave
(celle) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese
("divulgazione delle conclusioni definitive"). A tutte le parti è
stato concesso un periodo di tempo entro il quale presentare osservazioni sulla
divulgazione delle conclusioni definitive. 
(36)     Le osservazioni presentate
dalle parti interessate sono state esaminate e, se del caso, se ne è tenuto
opportunamente conto. 
1.5.        Accettazione di un impegno in
vista di dazi definitivi
(37)     Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive, la Commissione ha ricevuto un'offerta modificata di
impegno da parte dei produttori esportatori unitamente alla Camera di commercio
cinese per l'importazione e l'esportazione di macchinari e di prodotti
elettronici, estesa anche alla parallela inchiesta antidumping. Con la
decisione 2013/XXX/UE della Commissione, del XX novembre 2013, la
Commissione ha confermato di accettare tale impegno. 
1.6.        Periodo dell'inchiesta e
periodo in esame
(38)     L'inchiesta
relativa alle sovvenzioni e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso
tra il 1° luglio 2011 e il 30 giugno 2012 ("periodo
dell'inchiesta" o "PI"). L'analisi delle tendenze utili per la
valutazione del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il
1° gennaio 2009 e la fine del PI (''periodo in esame''). 
2.           PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO
SIMILE 
2.1.        Prodotto in esame 
(39)     Il prodotto in esame è stato
definito nella fase iniziale come moduli o pannelli fotovoltaici in silicio
cristallino e come celle e wafer del tipo utilizzato nei moduli o pannelli
fotovoltaici in silicio cristallino, originari o provenienti dalla RPC. Le
celle e i wafer hanno spessore massimo di 400 μm. Tale prodotto è
attualmente classificato ai codici NC ex 3818 00 10,
ex 8501 31 00, ex 8501 32 00,
ex 8501 33 00, ex 8501 34 00,
ex 8501 61 20, ex 8501 61 80,
ex 8501 62 00, ex 8501 63 00,
ex 8501 64 00 ed ex 8541 40 90.
(40)     I
prodotti del seguente tipo sono esclusi dalla definizione di prodotto in esame:
–              
caricatori solari, composti da meno di sei celle,
portatili e destinati ad alimentare apparecchi elettrici o a ricaricare
batterie;
–              
prodotti fotovoltaici a film sottile,
–              
prodotti fotovoltaici in silicio cristallino
integrati permanentemente in apparecchi elettrici che non sono destinati a
generare energia elettrica e che consumano l'energia elettrica generata dalle
celle fotovoltaiche integrate in silicio cristallino.
2.2.        Prodotto simile 
(41)     L'inchiesta ha dimostrato che
il prodotto in esame e il prodotto fabbricato e venduto nell'UE dai produttori
dell'Unione presentano le stesse caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche
di base e hanno gli stessi impieghi finali. Essi sono pertanto considerati
prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, lettera c), del regolamento
di base.
2.3.        Contestazioni riguardanti la
definizione del prodotto
2.3.1.     Esclusione dei wafer
(42)     Le
parti interessate hanno sostenuto che i wafer dovrebbero essere esclusi dalla definizione
del prodotto perché non presentano le stesse caratteristiche fisiche, chimiche
e tecniche di base delle celle e dei moduli. Oltre alle argomentazioni addotte
prima della pubblicazione del regolamento antidumping provvisorio, altre due
argomentazioni sono state successivamente proposte a questo riguardo.
(43)     Innanzitutto, le parti
interessate hanno sostenuto che i wafer possono essere utilizzati per scopi
differenti dalla produzione di celle, segnatamente la fabbricazione di circuiti
integrati e di altri microdispositivi. A tale proposito si osserva che non
tutti i wafer sono inclusi nella definizione del prodotto oggetto
dell'inchiesta, limitata ai "wafer del tipo utilizzato nei moduli o
pannelli fotovoltaici in silicio cristallino" e ai wafer di
"spessore massimo di 400 µm". Se è vero che wafer vengono
utilizzati in altre applicazioni, l'inchiesta non ha mai riguardato i wafer
utilizzati nella fabbricazione di altri prodotti, come i circuiti integrati.
Inoltre, nessun produttore, importatore o utilizzatore operante sul mercato dei
wafer di tipo diverso da quello oggetto dell'inchiesta si è manifestato per
lamentare che i propri wafer verrebbero sottoposti a registrazione o a dazi
antidumping provvisori. Si è pertanto concluso che questi altri tipi di wafer
non rientrano nella definizione del prodotto della presente inchiesta. Al tempo
stesso, ciò dimostra che i wafer non hanno necessariamente lo stesso impiego
finale delle celle e dei moduli.
(44)     In secondo luogo, si è
affermato che i wafer non processati non possiedono nessuna delle proprietà
elettriche essenziali che distinguono le celle e i moduli solari dagli altri
prodotti. In particolare, i wafer non sono in grado di convertire la luce
solare in energia elettrica, che costituisce la funzione fondamentale delle
celle e dei moduli fotovoltaici cristallini.
(45)     È emerso infatti
dall'inchiesta che la conversione della luce solare in energia elettrica si può
avere solo dopo che il wafer è trasformato in una cella. La conversione avviene
grazie alle celle che assorbono la luce e la trasformano in energia elettrica
attraverso il silicio cristallino. Esse dispongono di una giunzione
positiva-negativa per raccogliere e trasmettere l'energia elettrica generata
dalla cella. Per assemblare i moduli, le celle vengono saldate insieme con fili
o nastri metallici piatti per produrre stringhe di celle. Queste sono disposte
a strati. Nella maggior parte dei casi esse sono racchiuse tra un coperchio di
vetro nella parte superiore e una piastra di appoggio in materiale polimerico
nella parte inferiore. Di solito, il montaggio in loco (ad esempio, su un
tetto), avviene grazie a intelaiature. Il modulo può disporre o meno di un
invertitore.
(46)     Si è
pertanto concluso, in considerazione delle differenti caratteristiche fisiche e
tecniche di base definite nel corso dell'inchiesta, come, tra le altre, la
capacità di convertire la luce solare in energia elettrica, di escludere i
wafer dalla definizione del prodotto in esame e pertanto dall'inchiesta.
2.3.2.     Caratteristiche fisiche,
chimiche e tecniche e impieghi finali
(47)     Varie
parti interessate hanno sostenuto che l'inchiesta non poteva considerare due
prodotti con caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche differenti e che i
moduli e le celle avrebbero dovuto, quindi, essere oggetto di due inchieste
distinte. Esse argomentavano inoltre che, non essendo chiaro se l'inchiesta
vertesse su un solo prodotto o su due prodotti distinti, non avevano la
possibilità di difendere i propri interessi. 
(48)     La fabbricazione di celle/moduli
avviene in un unico processo, articolato in più fasi di produzione. Le celle
determinano le caratteristiche del prodotto finito (ovvero dei moduli).
L'inchiesta ha dimostrato che la fabbricazione di celle è direttamente ed
esclusivamente destinata a produrre moduli e che i moduli e le celle presentano
le stesse caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche (determinate dalla
materia prima utilizzata) e hanno fondamentalmente gli stessi impieghi finali,
sono cioè venduti per essere integrati in sistemi solari fotovoltaici. Le
prestazioni dei moduli sono direttamente legate a quelle delle celle.
(49)     L'avviso
di apertura dell'inchiesta indicava chiaramente che il prodotto oggetto di
inchiesta era costituito da moduli e celle. Le parti interessate hanno perciò
avuto ampie possibilità di difendere i propri interessi in base alla
definizione data di prodotto in esame. Per questi motivi, le argomentazione
sono state respinte.
2.3.3.     Differenze di nomenclatura
(50)     È stato affermato inoltre che
i moduli e le celle non potevano essere considerati un unico prodotto perché
contrassegnati da codici NC a otto cifre, sottovoci a sei cifre e voci SA a
quattro cifre. A tale proposito si osserva che sia le celle sia i moduli
possono essere dichiarati alla voce doganale 8541 40 90, mentre le
voci doganali di cui al codice 8501 riguardano i generatori elettrici in
generale e non in particolare i prodotti solari fotovoltaici. Per questi
motivi, l'argomentazione è stata respinta. 
2.3.4.     Valore aggiunto delle celle
(51)     Varie parti hanno sostenuto
che il valore aggiunto del processo di conversione delle celle rappresenta la
quota maggiore del valore di un modulo e che quindi le celle vanno considerate
come un prodotto distinto.
(52)     L'inchiesta ha rivelato che la
fabbricazione delle celle rappresenta la parte tecnologicamente più complessa
del processo di produzione. Essa ha tuttavia dimostrato che le due fasi di
trasformazione sono legate tra loro e che il valore aggiunto non è concentrato
in una particolare fase di fabbricazione, ma è distribuito nell'intero processo
di produzione. Per questi motivi, l'argomentazione è stata respinta.
2.3.5.     Mercati di sbocco distinti
(53)     Alcune parti interessate hanno
sostenuto che i moduli e le celle hanno mercati di sbocco separati e che
andrebbero perciò trattati come prodotti diversi, come conferma il fatto che
numerosi produttori non sono integrati verticalmente.
(54)     I moduli e le celle non
possono essere considerati prodotti distinti i cui prezzi variano solo in
funzione dei fattori di mercato. In realtà, i loro prezzi sono strettamente
interconnessi e determinati dal prezzo del silicio policristallino.
Analogamente, come già spiegato al considerando 49, il prodotto in esame
viene fabbricato in un unico processo di produzione articolato in più fasi. Il
fatto che alcuni produttori non siano integrati verticalmente è attribuibile
soltanto a decisioni gestionali e alle economie di scala e non modifica questa
conclusione. Per questi motivi, l'argomentazione è stata respinta.
2.3.6.     Impieghi finali e
intercambiabilità
(55)     Varie parti interessate hanno
sostenuto che i moduli e le celle devono essere trattati come prodotti
differenti perché hanno impieghi finali diversi e non sono intercambiabili.
(56)     Come già indicato, l'inchiesta
ha dimostrato che il processo di fabbricazione di celle/moduli è un processo di
produzione unico; la questione perciò dell'interscambiabilità tra le varie fasi
di un unico processo di produzione non si pone. Inoltre, i moduli e le celle
hanno lo stesso impiego finale - convertire cioè la luce solare in energia
elettrica - e non possono pertanto essere usati in altre applicazioni.
2.3.7.     Canali di distribuzione
(57)     Una parte interessata ha
affermato che per i moduli e le celle non si utilizzano gli stessi canali di
distribuzione e che essi non andrebbero quindi considerati come un unico
prodotto. Dall'inchiesta è emerso che i moduli e le celle possono essere
distribuiti servendosi di canali di distribuzione differenti o simili.
Tuttavia, perché vari prodotti possano essere definiti come un unico prodotto,
occorre che essi presentino caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche
identiche e abbiano gli stessi impieghi finali. In base ai considerando da 47 a
49, si è perciò concluso che l'utilizzo di canali di distribuzione differenti
non sia da considerarsi un elemento determinante. L'argomentazione deve essere
pertanto respinta.
2.3.8.     Percezione dei consumatori
(58)     È stato sostenuto che i moduli
e le celle sono percepiti in modo sostanzialmente differente dai consumatori e
che, di conseguenza, essi non dovrebbero essere considerati come un unico
prodotto.
(59)     Come già precisato, perché
vari prodotti possano essere definiti come un unico prodotto, occorre che essi
presentino caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche identiche e abbiano gli
stessi impieghi finali. In base ai considerando da 47 a 49, si ritiene perciò
che una percezione differenziata da parte dei consumatori non sia da
considerarsi un elemento determinante. L'argomentazione deve essere pertanto respinta.
2.3.9.     Inchieste distinte per celle e
moduli
(60)     Le
parti interessate hanno ribadito che le celle e i moduli non costituiscono un
unico prodotto e che, di conseguenza, dovrebbero essere esaminati
separatamente. A differenza dei wafer, tuttavia, le celle e i moduli hanno la
capacità di convertire la luce solare in energia elettrica e presentano quindi
le stesse caratteristiche di base. Tali argomentazioni sono state pertanto
respinte.
(61)     Successivamente alla
divulgazione delle conclusioni definitive, un esportatore ha sostenuto che le
celle non possono di per sé produrre energia elettrica e che, per farlo, devono
essere integrate nei moduli. Normalmente, tuttavia, ogni cella ha di per sé una
capacità di convertire la luce solare in energia elettrica di circa 4W. Se tale
potenza può essere insufficiente per la maggior parte delle applicazioni per le
quali è necessario riunire numerose celle in moduli, ciò non significa che una
cella di per sé non abbia già la capacità di generare energia elettrica.
(62)     Successivamente alla
divulgazione delle conclusioni definitive, un esportatore ha sostenuto inoltre
che le celle non sono solo un altro tipo di modulo, ma un prodotto
completamente differente. In effetti, la cella è il componente fondamentale di
un modulo. Come tale, una cella non è chiaramente "un prodotto
completamente differente", perché i moduli e le celle presentano le stesse
caratteristiche di base ossia, come indicato nel considerando 60, hanno la
capacità di convertire la luce solare in energia elettrica.
(63)     La stessa parte ha affermato
inoltre che, in sede di selezione dei campioni dei produttori dell'Unione e
degli esportatori cinesi, la differenza tra celle e moduli è stata presa in
considerazione. Di conseguenza, avrebbero dovuto essere istituiti dazi con
aliquote differenti per i moduli e per le celle. A tale proposito, si conferma
che la differenza tra moduli e celle è stata effettivamente presa in
considerazione in sede di selezione dei campioni dei produttori dell'Unione e
degli esportatori cinesi, come indicato ai considerando 10 e 14 del
regolamento antidumping provvisorio. Tale valutazione aveva, tuttavia, come
unico scopo quello di garantire che il campione fosse rappresentativo e non
implica necessariamente che le celle e i moduli non debbano essere considerati
come un unico prodotto in esame o che debbano essere istituiti dazi con
aliquote differenti per i moduli e per le celle. In effetti, al fine di
garantire che il campione fosse rappresentativo per tutti i tipi di prodotto,
in sede di selezione del campione era importante distinguere tra celle e
moduli. Inoltre, sussistendo un certo grado di incertezza per quanto riguardava
la questione se le celle e i moduli dovessero essere considerati come un unico
prodotto o come due prodotti distinti, era necessario garantire la
rappresentatività in entrambi i casi. 
(64)     I produttori esportatori hanno
sostenuto che il fatto che l'impegno imponga volumi e prezzi minimi
all'importazione differenti per le celle e per i moduli confermerebbe che si tratta
di prodotti distinti e che si rendono necessarie due inchieste distinte. Il
fatto che i prezzi minimi all'importazione siano differenti è però solo
un'indicazione del fatto che celle e moduli sono gruppi differenti di tipi di
prodotto che vengono venduti a prezzi diversi. È pertanto necessario definire
prezzi differenti per rendere significativi i prezzi minimi all'importazione.
(65)     Inoltre, il fatto che le celle
e i moduli rientrino in gruppi differenti di tipi di prodotto non ha di per sé
rilevanza ai fini della definizione del prodotto in esame. Per tale definizione
è sufficiente che i prodotti presentino le stesse caratteristiche di base e
abbiano gli stessi impieghi finali. Come specificato nei considerando 46 e
71, è questo il caso dei moduli e delle celle.
(66)     Il governo della RPC ha
affermato che, in sede di valutazione se le celle e i moduli costituiscano un
unico prodotto in esame, non sono stati presi in considerazione diversi criteri
definiti dall'organo di appello nella causa "CE – Amianto"[6]. Tali criteri sono utilizzati per definire il "prodotto
simile", non il prodotto in esame. In altri termini, tali criteri devono
essere utilizzati per definire il prodotto simile, ad esempio il prodotto
simile fabbricato dall'industria dell'Unione, che è successivamente confrontato
con il prodotto in esame, esportato dai produttori esportatori cinesi. Questi
criteri non sono pertanto pertinenti in sede di definizione del prodotto in
esame. In ogni caso, le istituzioni osservano che l'applicazione dei criteri
utilizzati nella causa "CE - Amianto" alla definizione del
prodotto in esame nel presente caso non avrebbe portato a un risultato diverso.
Il primo e il secondo criterio (rispettivamente caratteristiche, natura e
qualità e impieghi finali) sono identici ai criteri delle caratteristiche
fisiche, chimiche e tecniche e degli impieghi finali utilizzati nei precedenti
considerando. Il terzo criterio (gusti e abitudini dei consumatori) non è
pertinente nel presente caso in quanto le celle sono il componente fondamentale
dei moduli. Per quanto riguarda il quarto criterio (classificazione
tariffaria), si osserva che sia le celle sia i moduli possono essere dichiarati
alla voce doganale 8541 40 90, mentre le voci doganali di cui al
codice 8501 riguardano i generatori elettrici in generale e non in particolare
i prodotti solari fotovoltaici.
(67)     Altre parti interessate hanno
sostenuto che una applicazione oggettiva dei criteri enunciati dalla Corte di
giustizia nella sua giurisprudenza[7] porterebbe
a concludere che i moduli e le celle sono prodotti differenti. A tale riguardo
va osservato che la Corte ha indicato solo una serie di criteri che possono
essere presi in considerazione, ma che non vi è alcun obbligo di utilizzare la
totalità dei criteri in tutti i casi, dal momento che non tutti possono essere
pertinenti. Questi criteri sono stati esaminati ai considerando da 27 a 39 del
regolamento antidumping provvisorio e da tale esame è emerso che diversi
criteri non sono pertinenti nel caso di specie. Anche nella causa Brosmann
la valutazione se i diversi tipi di calzature rientravano nel "prodotto in
esame" è stata effettuata soltanto sulla base di tre criteri che sono
stati giudicati pertinenti. Dal momento che le parti interessate non hanno
dimostrato per quale motivo una applicazione oggettiva dei criteri porterebbe
alla conclusione che i moduli e le celle sono prodotti distinti,
l'argomentazione non può essere accolta.
(68)     Si ricorda inoltre che le
celle e i moduli hanno essenzialmente gli stessi impieghi finali, ossia sono
venduti per essere integrati in sistemi solari fotovoltaici. Le prestazioni dei
moduli sono direttamente legate a quelle delle celle, come indicato nel
considerando 28 del regolamento antidumping provvisorio.
(69)     Una parte interessata ha argomentato
che con l'esclusione dei wafer dalla definizione del prodotto e, a causa della
notevole attività di trasformazione necessaria per fabbricare i moduli a
partire dalle celle, anche l'argomentazione secondo cui le celle e i moduli
hanno gli stessi impieghi finali è confutata. Ha sostenuto inoltre che la
valutazione che i moduli e le celle hanno gli stessi impieghi finali si basa
sul presupposto che i wafer, i moduli e le celle sono ottenuti con lo stesso
processo di produzione.
(70)     In primo luogo, la conclusione
che la valutazione che i moduli e le celle hanno gli stessi impieghi finali si
basi sul processo di produzione è errata. Sebbene entrambe le espressioni
figurino nel medesimo considerando 36 del regolamento antidumping
provvisorio, ciò non significa che una conclusione sia basata sull'altra
ipotesi. Il termine "inoltre" che separa le due argomentazioni rende
evidente che la seconda non è basata sulla prima. Per di più, le due
argomentazioni riguardano due questioni distinte comprese nella sezione
"Impieghi finali e intercambiabilità". La prima, relativa al processo
di produzione, si riferisce all'intercambiabilità, mentre la seconda riguarda
gli impieghi finali. L'argomentazione secondo cui la valutazione che i moduli e
le celle hanno gli stessi impieghi finali si basi sul presupposto che i wafer,
i moduli e le celle sono ottenuti con lo stesso processo di produzione è dunque
inesatta.
(71)     Quanto
all'effettivo impiego finale di celle e moduli, non viene contestato dalle
parti interessate che i moduli e le celle siano venduti per essere integrati in
sistemi solari fotovoltaici. La conclusione che i moduli e le celle hanno gli
stessi impieghi finali è pertanto confermata.
2.3.10.   Prodotti a film sottile
(72)     Una parte interessata ha
argomentato che, avendo le stesse caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche
di base e gli stessi impieghi finali, i prodotti fotovoltaici a film sottile
dovrebbero essere inclusi nella definizione del prodotto in esame.
(73)     I prodotti fotovoltaici a film
sottile sono chiaramente esclusi da tale definizione (cfr. considerando 40):
essi presentano infatti caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche differenti
rispetto al prodotto in esame. Essi sono ottenuti mediante un processo di
fabbricazione differente e non a partire dal silicio cristallino, che è la
materia prima principale per produrre celle e moduli, presentano una efficienza
di conversione minore, producono meno potenza in watt e non sono pertanto
adatti ad applicazioni dello stesso tipo di quelle del prodotto in esame. Per
questi motivi, l'argomentazione è stata respinta.
2.3.11.   Prodotti semilavorati
(74)     È stato inoltre affermato che,
poiché le celle sono da considerare componenti semilavorati mentre i moduli
sono il prodotto finito, essi non dovrebbero essere considerati come un unico
prodotto.
(75)     Come già precisato, perché
vari prodotti possano essere definiti come un unico prodotto, occorre che essi
presentino caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche identiche e abbiano gli
stessi impieghi finali. In base ai considerando da 47 a 49 si conclude pertanto
che la differenza tra prodotti semilavorati e prodotti finiti non sia da
considerarsi un elemento determinante. L'argomentazione deve essere pertanto
respinta.
2.3.12.   Caricatori solari
(76)     Una parte interessata ha
chiesto l'esclusione dei pannelli solari destinati alla sola ricarica di
batterie da 12V poiché il loro impiego finale sarebbe diverso da quello dei
moduli destinati a essere connessi alla rete. Generando una tensione molto più
bassa, essi non sarebbero adatti per tale connessione.
(77)     Secondo l'avviso di apertura,
i caricatori solari portatili, costituiti da meno di sei celle, che alimentino
apparecchi elettrici o ricarichino batterie, sono esclusi dal prodotto in
esame. Moduli con più di sei celle, destinati alla sola ricarica di batterie,
presentano le medesime caratteristiche di base e hanno le stesse prestazioni
dei moduli connessi alla rete. Essi usano un circuito a tensione aperta con una
tensione inferiore a quella del circuito usato nei moduli destinati a essere
connessi alla rete. Nonostante questa differenza, secondo i risultati
dell'inchiesta i moduli di questo tipo possono essere connessi alla rete. La
bassa tensione può essere facilmente compensata dall'aumento della dimensione e/o
del numero di celle. I moduli destinati a ricaricare batterie, costituiti da
più di sei celle, rientrano pertanto nella definizione del prodotto in esame.
(78)     Alcune parti interessate hanno
sostenuto inoltre che la definizione di "caricatori solari che sono
costituiti da meno di sei celle" risulta troppo restrittiva e dovrebbe
essere estesa ai prodotti aventi una funzione analoga che non rientrano in tale
definizione, come i prodotti con dimensioni simili che utilizzano un maggior
numero di celle più piccole.
(79)     Inoltre, alcune parti
interessate hanno sostenuto che la definizione di "prodotti fotovoltaici
in silicio cristallino integrati permanentemente negli apparecchi
elettrici" è troppo circoscritta in quanto è escluso solo l'apparecchio
elettrico completo, mentre i componenti solari da integrare nei dispositivi
elettrici non sono necessariamente esclusi.
(80)     In effetti, da un'analisi
delle argomentazioni addotte dalle varie parti interessate è emerso che è più
opportuno definire l'esclusione di detti prodotti sulla base di norme tecniche
anziché del numero di celle. In particolare, è stato appurato che le
definizioni della norma "IEC 61730-1 - Classe C" permettono di
individuare in maniera più appropriata i prodotti che dovrebbero essere esclusi
dal campo di applicazione delle misure.
(81)     Successivamente alla
divulgazione delle conclusioni definitive, sono pervenute osservazioni
riguardanti l'esclusione, che si basano sulla norma internazionale sopra
citata. È stato argomentato che, anziché fare riferimento alla norma, sarebbe
più opportuno definire l'esclusione sulla base della tensione di uscita e della
potenza di uscita come "moduli o pannelli con tensione di uscita uguale o
inferiore a 50V DC e potenza di uscita uguale o inferiore a 50W esclusivamente
destinati all'impiego diretto come caricabatterie nei sistemi con le stesse
caratteristiche in termini di tensione e di potenza". Quest'argomentazione
ha potuto essere accettata e l'esclusione è determinata in base a tale
definizione.
2.3.13.   Moduli solari integrati nel
tetto
(82)     Un'altra parte interessata ha
sostenuto che i moduli solari integrati nel tetto dovrebbero essere esclusi
dalla definizione del prodotto oggetto di inchiesta, in quanto essi combinano
le funzionalità dei moduli solari con quelle delle tegole o delle lastre del
tetto. Come tali, essi non sono direttamente interscambiabili con un modulo
solare standard.
(83)     Dall'inchiesta
è emerso tuttavia che sia i moduli standard sia i moduli solari integrati nel
tetto devono ottemperare alle stesse norme elettriche. Sebbene non possano
essere sostituiti semplicemente con un modulo standard, i moduli solari
integrati nel tetto possono però essere sostituiti da un insieme costituito da
un modulo standard e tegole o lastre. Tali prodotti presentano pertanto le
stesse caratteristiche tecniche di conversione della luce solare in energia
elettrica. Le nuove funzionalità aggiunte (altrimenti esplicate dagli elementi
del tetto) non sono considerate significative e non giustificano l'esclusione
dei moduli solari integrati nel tetto dalla definizione del prodotto.
(84)     Successivamente alla
divulgazione delle conclusioni definitive, la stessa parte interessata ha
sostenuto che la mancanza di interscambiabilità tra i moduli solari integrati
nel tetto e i moduli solari standard è un'indicazione che i primi dovrebbero
essere esclusi dal campo di applicazione delle misure. In proposito essa ha
fatto riferimento alla causa in materia di calzature[8], in generale, e di calzature sportive con una tecnologia speciale
"Special Technology Athletics Footwear - STAF", in particolare.
Tuttavia, i motivi per escludere le calzature STAF erano numerosi e l'assenza
di interscambiabilità di per sé non è stata considerata una ragione sufficiente
dal Tribunale nella causa Brosmann[9], che ha
confermato che, nonostante le loro differenze, prodotti molto diversi, quali ad
esempio calzature da città e calzature da escursione, possono effettivamente
essere considerati prodotto in esame in una unica inchiesta antidumping.
(85)     Inoltre, la parte interessata
ha sostenuto che, in assenza di una produzione nell'UE, il fatto che la parte
interessata detenga diritti di proprietà intellettuale rappresenterebbe una
conferma che i moduli solari integrati nel tetto sono innovativi e differenti da
qualsiasi altro prodotto. Tuttavia, sempre con riferimento alla causa calzature
menzionata dalla parte interessata, il Tribunale ha stabilito che nel caso di
specie le argomentazioni relative "all'assenza di produzione
comunitaria di questo tipo di calzature e all'esistenza di un brevetto (...)
non sono determinanti"[10]. Di
conseguenza, in tale causa le calzature che ricorrono a tecnologie brevettate
sono state considerate prodotto in esame.
(86)     La parte interessata ha
sostenuto inoltre che i moduli solari integrati nel tetto dovrebbero essere
esclusi dalla definizione del prodotto in esame in quanto sono venduti a prezzi
notevolmente più elevati rispetto ai moduli standard. Anche nella causa calzature,
le calzature STAF oltre un determinato prezzo sono state escluse dalla
definizione del prodotto in esame. A tale riguardo, va osservato che i moduli
solari integrati nel tetto combinano le funzionalità di un modulo solare e
delle tegole o lastre di un tetto, come indicato al considerando 83. Un
confronto diretto dei prezzi non è quindi considerato significativo, in quanto
le maggiori funzionalità determinano ovviamente prezzi più elevati.
(87)     In risposta a tale
argomentazione, la parte interessata ha asserito che, sulla base di tale
argomentazione, sarebbe impossibile far valere le differenze di prezzo come un
indicatore supplementare che giustifica l'esclusione dalla definizione del
prodotto. Questa interpretazione, tuttavia, va troppo lontano. L'argomentazione
addotta nel considerando precedente va intesa solo nel senso che in questo
particolare caso in cui i moduli solari integrati nel tetto combinano le
funzionalità del prodotto in esame con quelle di un altro prodotto (nel caso di
specie, tegole e lastre del tetto), il prezzo è ovviamente non significativo. Ciò
non significa affatto che in altri casi il differenziale dei prezzi non possa
costituire un utile indicatore per stabilire se un prodotto debba o no essere
escluso dalla definizione del prodotto in esame.
(88)     Infine, la parte interessata
ha affermato che al suo fornitore di moduli solari integrati nel tetto dovrebbe
essere concesso di accedere all'impegno sui prezzi minimi. Sembra tuttavia che
l'esportatore cinese non abbia collaborato all'inchiesta e che, in qualità di
parte che non ha collaborato, non possa essere ammesso a partecipare
all'impegno. Tali richieste non possono pertanto essere accolte.
2.3.14.   Celle monocristalline e
multicristalline
(89)     Una parte interessata ha
sostenuto che nell'Unione non si producono celle monocristalline e che le sue
esportazioni di tali celle non erano in concorrenza con l'industria UE.
Dall'inchiesta è emerso tuttavia che una produzione di celle monocristalline
esiste effettivamente nell'Unione. L'argomentazione è pertanto respinta. In
ogni caso, nella causa Brosmann il Tribunale ha stabilito che l'assenza
di una produzione comunitaria di un determinato tipo di prodotto non è un
fattore determinante.
2.3.15.   Prodotti "provenienti"
(90)     Alcune parti interessate hanno
sostenuto che era ingiustificata l'estensione del campo dell'inchiesta ai
prodotti "provenienti" dalla RPC, dato che il procedimento era stato
aperto solo riguardo ai prodotti originari della RPC.
(91)     Tuttavia,
i prodotti provenienti dalla RPC erano già presi in considerazione nella fase
di apertura. Al punto 5 dell'avviso di apertura si legge che "le
società che spediscono il prodotto in esame dalla Repubblica popolare cinese,
ma ritengono che una parte o anche la totalità di queste esportazioni non abbia
la sua origine doganale nella Repubblica popolare cinese, sono invitate a
manifestarsi durante l'inchiesta e a fornire tutte le informazioni
pertinenti". È pertanto evidente che a tutte le imprese che spediscono
merci dalla RPC è stata offerta l'opportunità di collaborare all'inchiesta.
Inoltre, dato che il prodotto in esame comprende spesso componenti e parti
provenienti da paesi differenti, è stato inoltre annunciato nel punto 5
dell'avviso di apertura che "si potranno adottare disposizioni
speciali" per affrontare questo problema.
(92)     Si ritiene pertanto che tutti
gli operatori economici interessati siano stati debitamente informati della
possibilità dell'adozione, se necessario, di disposizioni speciali per i
prodotti provenienti dalla RPC e siano stati invitati a collaborare
all'inchiesta. Pertanto, l'ambito dell'inchiesta non è stato esteso ai prodotti
"provenienti" dalla RPC, in quanto questi erano compresi sin
dall'inizio.
(93)     Successivamente alla
divulgazione delle conclusioni, alcune parti interessate hanno affermato che, a
prescindere dalle disposizioni dell'avviso di apertura di cui al considerando
91, l'inchiesta è stata limitata alle merci originarie della RPC senza alcuna
valutazione dell'impatto delle merci spedite dalla RPC.
(94)     A tale riguardo va osservato
che le seguenti misure sono state adottate per garantire che tutte le merci
spedite dalla RPC fossero esaminate nel corso dell'inchiesta, e non solo le
merci originarie della RPC:
·              
Tutte le società che spediscono il prodotto in
esame dalla RPC sono state invitate a manifestarsi durante l'inchiesta a
prescindere dall'origine delle merci.
·              
Nell'allegato A dell'avviso di apertura, gli
esportatori sono stati invitati a fornire informazioni su tutti i prodotti
fabbricati dall'impresa. Tali informazioni non erano limitate alle merci
originarie della RPC.
·              
Sulla base di tali informazioni, relative a tutte
le esportazioni verso l'UE a prescindere dall'origine delle merci, è stato
selezionato un campione rappresentativo.
·              
I produttori inclusi nel campione hanno ricevuto un
questionario destinato ai "produttori che esportano nell'Unione
europea" e la RPC è stato indicata come "paese interessato" e
non come paese di origine. Era quindi evidente che erano oggetto dell'inchiesta
tutte le merci, a prescindere dalla loro origine.
(95)     Su tale base, si è concluso
che l'inchiesta si riferiva a tutti le merci sia originarie sia provenienti
dalla RPC e che i suoi risultati, anche in merito alla concessione di
sovvenzioni e al pregiudizio, riguardavano tutti le merci originarie o
provenienti dalla RPC.
(96)     Successivamente alla
divulgazione delle conclusioni definitive, alcune parti interessate hanno
affermato che la denuncia conteneva elementi di prova non manifestamente
infondati solo in merito alle importazioni di pannelli solari originari della
RPC e non di merci provenienti dalla RPC. A tale proposito è necessario
chiarire che la denuncia si riferiva in realtà alle merci "dalla
RPC", come si evince dalla pagina di copertina presentata dal richiedente
e timbrata. Prima di questa pagina, nel fascicolo c'è un'altra pagina in cui è
effettivamente usata l'espressione "originari della Repubblica popolare
cinese". Ma questa pagina non faceva parte del documento presentato dal
denunciante, bensì è stata aggiunta come pagina di copertina dai servizi della
Commissione, utilizzando la denominazione dell'inchiesta, anziché ripetere il
titolo della denuncia. Si conclude, pertanto, che la denuncia comprendeva tutte
le merci provenienti dalla RPC, originarie della RPC o meno.
(97)     I produttori esportatori
cinesi hanno sostenuto inoltre che i produttori esportatori dei paesi terzi non
potevano essere ritenuti ragionevolmente informati che anche i loro prodotti
potevano essere interessati dall'inchiesta. A questo proposito va rilevato che
le misure non si applicano alle merci in transito ai sensi dell'articolo V del
GATT. Pertanto, i produttori esportatori che non svolgono alcuna operazione
nella RPC non sono interessati dalle misure. Inoltre, nessun produttore
esportatore di un paese terzo ha sollevato la questione che i prodotti da esso
esportati sono oggetto delle misure.
(98)     Gli stessi produttori
esportatori hanno argomentato che i produttori esportatori dei paesi terzi non
sono stati invitati a manifestarsi e non hanno pertanto avuto la possibilità di
dimostrare che i loro prodotti non beneficiano di sovvenzioni. Le istituzioni
ritengono che i produttori esportatori che non svolgono alcuna operazione nella
RPC non siano interessati dalle misure, in quanto i loro prodotti, se
provenienti dalla RPC, sarebbero in transito. Tutti gli altri produttori
esportatori sono stati informati, tramite l'avviso di apertura, che le
operazioni da loro svolte sono parte dell'inchiesta.
2.3.16.   Conclusioni
(99)     In
considerazione di quanto precede, il prodotto in esame è definito in via
definitiva come rappresentato da moduli o pannelli fotovoltaici in silicio
cristallino e da celle del tipo utilizzato nei moduli o pannelli fotovoltaici
in silicio cristallino, originari o provenienti dalla Repubblica popolare
cinese, salvo che non siano in transito ai sensi dell'articolo V del GATT. Le
celle hanno spessore massimo di 400 μm. Tale prodotto è attualmente
classificato ai codici NC ex 8501 31 00,
ex 8501 32 00, ex 8501 33 00,
ex 8501 34 00, ex 8501 61 20,
ex 8501 61 80, ex 8501 62 00,
ex 8501 63 00, ex 8501 64 00 ed
ex 8541 40 90. 
(100)   I seguenti tipi di prodotto
sono esclusi dalla definizione di prodotto in esame:
–              
caricatori solari, costituiti da meno di sei celle,
portatili e destinati ad alimentare apparecchi elettrici o a ricaricare
batterie;
–              
prodotti fotovoltaici a film sottile,
–              
prodotti fotovoltaici in silicio cristallino
integrati permanentemente in apparecchi elettrici che non sono destinati a
generare energia elettrica e che consumano l'energia elettrica generata dalle
celle fotovoltaiche integrate in silicio cristallino,
–              
moduli o pannelli con tensione di uscita uguale o
inferiore a 50V DC e potenza di uscita uguale o inferiore a 50W esclusivamente
destinati all'impiego diretto come caricabatterie nei sistemi con le stesse
caratteristiche in termini di tensione e di potenza. 
3.           SOVVENZIONI
(101)   Il
denunciante ha sostenuto che la RPC sovvenziona fortemente il proprio settore
del fotovoltaico e ha indicato una serie di documenti strategici e programmatici
e di normative su cui si basa il sostegno dello Stato in questo campo. La
Commissione ha preso in esame e ha analizzato i documenti citati nella denuncia
nonché i documenti aggiuntivi presentati dal governo della RPC e dai produttori
esportatori inclusi nel campione nel corso dell'inchiesta e ha riscontrato che
molti di essi mostrano in effetti che il settore del fotovoltaico della RPC
beneficia di un trattamento di favore sotto vari aspetti.
(102)   Il
governo della RPC ha incluso il settore del fotovoltaico tra i settori
industriali "strategici" del dodicesimo piano quinquennale[11]. Ha anche elaborato un piano specifico per il settore dell'energia
solare fotovoltaica (nel quadro del dodicesimo piano quinquennale generale): il
dodicesimo piano quinquennale per l'industria solare fotovoltaica. In tale
piano, il governo della RPC assicura il proprio sostegno alle "imprese
superiori"[12] e alle "imprese chiave"[13],
impegnandosi a "promuovere l'attuazione di diverse politiche di
sostegno al settore del fotovoltaico"[14] e a
"predisporre in generale politiche di sostegno in campo industriale,
finanziario, fiscale..."[15]. Nella
sua decisione n. 40 il Consiglio di Stato propone al governo della RPC di
sostenere attivamente lo sviluppo del settore delle nuove energie e di
accelerare lo sviluppo dell'energia solare"[16], incarica
tutti gli istituti finanziari a fornire un sostegno creditizio ai progetti
incentivati (la categoria in cui rientrano i progetti nel settore del
fotovoltaico) e promette l'attuazione di "altre politiche di
agevolazione a favore dei progetti incentivati"[17]. Un'altra
decisione del Consiglio di Stato del 10 ottobre 2010, in cui si
tratta dell'aumento della "intensità del sostegno della politica
finanziaria e fiscale", incoraggia gli istituti finanziari ad "ampliare
il sostegno al credito" e si impegna a "fare uso di politiche
di agevolazione in campo fiscale come la compensazione dei rischi"[18] per i nuovi settori strategici tra cui rientra l'industria solare
fotovoltaica. Il piano nazionale sugli sviluppi scientifici e tecnologici a
medio e lungo termine (2006-2020) si impegna a "mettere al primo
posto la finanza", a "incoraggiare gli istituti finanziari a
concedere un sostegno creditizio agevolato ai principali progetti nazionali di
industrializzazione scientifica e tecnologica", a "spronare
gli istituti finanziari a migliorare e a rafforzare i servizi finanziari a
favore delle imprese dei settori ad alta tecnologia" e ad "attuare
politiche di agevolazione fiscale nell'intento di promuovere lo sviluppo delle
imprese dei settori ad alta tecnologia" [19]. Anche la legge della
RPC sui progressi in campo scientifico e tecnologico elenca una serie di misure
a sostegno dei settori strategici tra cui rientra l'industria solare
fotovoltaica. Tra l'altro, essa precisa che lo Stato incoraggia gli istituti
finanziari, fornendo loro orientamenti in tal senso, a sostenere lo sviluppo di
settori di nuova e alta tecnologia attraverso la concessione di prestiti[20], incarica gli istituti finanziari che sostengono gli obiettivi
politici a dare priorità allo sviluppo di settori di nuova e alta tecnologia
offrendo loro servizi finanziari[21],
predispone "abbuoni di interesse e garanzie per i prestiti"
ottenuti da talune imprese e "aiuti speciali" da parte degli
istituti finanziari che sostengono gli obiettivi politici ai progetti
incentivati dallo Stato[22]. Le applicazioni pratiche di tali misure sono descritte in dettaglio
in appresso.
3.1.        Osservazioni preliminari 
(103)   Sia il governo della RPC sia i
produttori esportatori cinesi inclusi nel campione hanno restituito il
questionario compilato e hanno accettato la possibilità che fossero effettuate
visite in loco[23] per verificare le risposte. 
(104)   Quanto al governo della RPC, dopo aver analizzato le risposte
al questionario, la Commissione ha inviato una lettera in cui chiedeva di
fornire maggiori informazioni e una lettera in preparazione della verifica in loco,
seguite dalla corrispondenza in merito al programma della visita di verifica.
La Commissione ha lasciato al governo della RPC un ampio margine di tempo per
elaborare e presentare le proprie osservazioni ogni qualvolta ciò è stato
richiesto ed era giustificato. Di fatto, al governo della RPC è stata concessa
una notevole proroga dei termini: una proroga di 30 giorni del termine di
risposta al questionario che ha portato a un termine finale di 69 giorni per la
sua trasmissione, oltre ai 25 giorni concessi dalla Commissione al governo
della RPC per rispondere alla lettera di richiesta di maggiori informazioni. Pertanto, nel complesso, il governo della RPC ha avuto a disposizione
più di tre mesi di tempo per fornire le informazioni richieste dalla Commissione.
(105)   Durante
la visita di verifica in loco presso il ministero cinese del Commercio a
Pechino e presso quattro istituti finanziari (China Development Bank,
Export-Import Bank of China, Huaxia Bank e SINOSURE), la Commissione si è
adoperata per verificare le informazioni fornite sulla base dei documenti
giustificativi utilizzati per elaborare le risposte del governo della RPC, a
norma delle disposizioni degli articoli 11 e 26 del regolamento
di base. La Commissione è così giunta alla conclusione preliminare che la
mancata trasmissione di informazioni e di documenti giustificativi da parte del
governo della RPC non permetteva un'adeguata verifica delle risposte al
questionario. Inoltre, alcune informazioni, sebbene esplicitamente richieste,
non sono state affatto fornite e a determinate domande non è stata
semplicemente data risposta. Il governo della RPC è stato perciò informato
delle conseguenze di una mancata collaborazione ai sensi dell'articolo 28,
paragrafi 1 e 6, del regolamento base.
(106)   Il governo
della RPC ha lamentato che la Commissione gli imponeva oneri eccessivi e, con
il questionario e la successiva lettera di richiesta di maggiori informazioni,
aveva sollecitato la trasmissione di dati irrilevanti e non necessari. 
(107)   In
merito alle informazioni sollecitate, va osservato che la Commissione ha
chiesto solo le informazioni relative a quanto asserito nella denuncia ritenute
necessarie per giungere a conclusioni fondate e che essa ha mantenuto un
atteggiamento coerente, chiedendo gli stessi dati e le stesse informazioni nel
corso dello svolgimento dell'inchiesta e invitando il governo della RPC a
chiarire le informazioni fornite e le loro implicazioni per i regimi oggetto
d'inchiesta. In altri termini, la Commissione ha chiesto solo le informazioni
necessarie a determinare l'esistenza e l'entità delle sovvenzioni concesse al
prodotto in esame nel quadro dei regimi di sovvenzione indicati nella denuncia.
3.2.        Mancata collaborazione
(108)   Come già menzionato al
considerando 106, successivamente alle visite di verifica in loco, il
23 maggio 2013 la Commissione ha notificato al governo della RPC di
stare valutando la possibilità di ricorrere all'utilizzo dei dati disponibili,
ai sensi dell'articolo 28 del regolamento di base. La Commissione ha inviato
tale lettera essendo giunta alla conclusione preliminare che la mancata
trasmissione di informazioni e di elementi giustificativi da parte del governo
della RPC non aveva consentito di effettuare un'adeguata verifica delle
risposte al questionario e alla lettera di richiesta di maggiori informazioni e
delle altre comunicazioni fatte dal governo della RPC nel corso del
procedimento in questione. Inoltre, si è constatato sul posto che alcune
informazioni, benché espressamente richieste dalla Commissione, non erano state
fornite nelle risposte al questionario e nelle successive comunicazioni del
governo della RPC. Ad alcune domande peraltro non era stata data semplicemente
risposta. Il potenziale utilizzo di dati disponibili riguardava piani,
progetti, varie leggi e altri documenti dello Stato, prestiti agevolati, altri
finanziamenti, garanzie e assicurazioni, circolari della People's Bank of China
(PBOC), verifiche presso le banche, verifiche dell'assicurazione dei crediti
all'esportazione e di Sinosure, il Programma dimostrativo "Golden
Sun", regimi di esenzione e di sgravio delle imposte dirette, regimi
riguardanti le imposte indirette e i dazi sulle importazioni, fornitura di
input (silicio policristallino, estrusi di alluminio e vetro) a un prezzo inferiore
al valore adeguato, concessione dei diritti d'uso di terreni.
(109)   Nella sua lettera del
3 giugno 2013 il governo della RPC ha contestato l'intenzione
preliminare della Commissione di applicare le disposizioni
dell'articolo 28 del regolamento di base, sostenendo che nel caso di
specie non sussistevano le condizioni per non tener conto dei dati forniti o
per "colmare lacune informative" . 
(110)   Il
governo della RPC ha argomentato che l'esistenza di "dubbi"
sull'esattezza delle informazioni, che discendono soltanto dal fatto che le
informazioni presentate non hanno potuto essere verificate con
"piena" soddisfazione della Commissione, non dovrebbero comportare la
non considerazione di tali informazioni. La Commissione non concorda con questa
obiezione, poiché non corrisponde alla realtà. La Commissione non ha
"ignorato" le informazioni solo perché non ha potuto verificarle nel
corso della visita di verifica in loco. Tuttavia, se le informazioni e le
spiegazioni fornite dal governo della RPC risultavano incomplete e/o in
contraddizione rispetto alle altre informazioni in possesso della Commissione
e, allo stesso tempo non era possibile verificarle nel corso della visita di
verifica in loco, la Commissione non poteva prendere per buone tali
informazioni. Il debito valore è attribuito a ogni informazione in funzione del
grado di non collaborazione del governo della RPC. Va inoltre osservato che la
Commissione non è contraria al formato in cui le informazioni sono state
fornite, come ha sostenuto il governo della RPC, ma piuttosto ne censura le
imprecisioni e/o l'incompletezza.
(111)   Il governo della RPC ha inoltre
affermato che alcune delle informazioni richieste dalla Commissione
comportavano oneri tali da metterlo nell'impossibilità materiale di fornirle. A
tale riguardo si fa notare che la Commissione ha chiesto unicamente le
informazioni necessarie per verificare le affermazioni del denunciante
(suffragate da elementi di prova non manifestamente infondati), dando al
governo della RPC un ampio margine di tempo e la possibilità di presentare tali
informazioni. La Commissione è pienamente consapevole che il numero rilevante
di asserzioni dettagliate del denunciante l'ha obbligata in questo caso a
chiedere una rilevante quantità di informazioni al governo della RPC. Tuttavia,
come spiegato in precedenza (considerando da 104 a 107), le informazioni
richieste non erano eccessive ed è stato concesso il tempo necessario a
fornirle.
(112)   Inoltre il governo della RPC ha
fatto riferimento alla distinzione tra il non tenere conto delle informazioni
fornite e l'integrazione delle informazioni ricevute con i dati effettivamente
disponibili. La Commissione, che è pienamente consapevole di questa distinzione
e agisce nel rispetto delle pertinenti disposizioni dell'articolo 28 del
regolamento di base, fa osservare che, allorché le informazioni presentate sono
in contraddizione con le altre informazioni di cui essa dispone in proposito,
l'integrazione di tali informazioni non è possibile. In casi come questi (ad
esempio, le informazioni fornite sull'assetto proprietario degli istituti
bancari), la Commissione ha dovuto decidere quali informazioni fossero più
attendibili. In tal caso la Commissione si adopera affinché l'uso dei dati
disponibili non sia punitivo e sia basato sugli elementi effettivamente
disponibili.
(113)   Il governo della RPC ha
affermato che la Commissione non aveva motivo di considerarlo come non
disponibile a collaborare nel caso di specie, dato che ha ignorato o
malinterpretato il suo obbligo di tener conto della "capacità
materiale" del governo della RPC di rispondere alle sue richieste. Secondo
il governo della RPC, l'inchiesta nel suo complesso è risultata eccessivamente
gravosa tanto da rendere impossibile in generale la collaborazione e la Commissione,
in veste di autorità incaricata dell'inchiesta, si è costantemente rifiutata di
cercare con il governo della RPC soluzioni idonee ad attenuare tali oneri. Tale
affermazione è un'evidente interpretazione errata dei fatti. La Commissione,
per adempiere ai suoi obblighi giuridici a seguito del ricevimento di una
denuncia adeguatamente documentata e al tempo stesso per rispettare la
pertinente giurisprudenza dell'OMC, ha chiesto al governo della RPC solo le
informazioni necessarie per verificare e valutare le asserzioni contenute nella
denuncia e corroborate da prove sufficienti. La Commissione ha offerto
assistenza al governo della RPC nella lettera di accompagnamento al
questionario nonché nel questionario stesso. Anche nella lettera di richiesta
di maggiori informazioni, il governo della RPC è stato invitato a contattare la
Commissione per qualsiasi domanda inerente le informazioni richieste. La
Commissione ha inoltre concesso proroghe eccezionalmente lunghe ai termini per
le presentazione delle informazioni (cfr. considerando 104). Inoltre,
nell'inchiesta in parola, la Commissione ha chiesto al governo della RPC
informazioni specifiche alle operazioni solo con riferimento agli esportatori
inclusi nel campione, non a tutti i produttori di pannelli solari in Cina, restringendo
pertanto notevolmente il potenziale volume delle informazioni richieste. La
Commissione osserva che il governo della RPC sembra combinare le argomentazioni
in merito alla sua concreta capacità di fornire dati con altre questioni. Ad
esempio, a proposito della richiesta - reputata eccessiva - da parte della
Commissione di informazioni sulle banche e sugli istituti finanziari, la sua
argomentazione si basa principalmente sulla presunta insufficienza della
denuncia, sostenendo che si basa su "conclusioni illegali" nel
procedimento sulla carta fine patinata. Pertanto, l'obiezione del
governo della RPC sembra riguardare più la qualità delle prove per l'apertura
del procedimento, che non la sua concreta capacità di fornire informazioni. In
effetti, nella sua lettera del 3 giugno 2013 il governo della RPC ha
reiterato le sue affermazioni contenute nelle precedenti comunicazioni che
l'apertura di molte inchieste non rispondeva ai requisiti in materia di prove
di cui all'articolo 11.2 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure
compensative dell'OMC e che, aprendo tali inchieste, la Commissione violava
l'articolo 11.3 di detto accordo dell'OMC. La Commissione ha già replicato
a tali affermazioni in una lettera e in memorandum al governo della RPC e, dato
che la lettera del 3 giugno 2013 non conteneva elementi nuovi, non
appare necessario rispondere alle stesse asserzioni una seconda volta nel
presente regolamento. 
(114)   Il governo della RPC ha inoltre
sostenuto che la Commissione non gli ha concesso tempo sufficiente per
compilare il questionario. Ciò non è esatto. Come precisato al
considerando 104, la Commissione ha concesso al governo della RPC
considerevoli proroghe dei termini, lasciandogli il massimo di tempo possibile
che non incidesse negativamente sulla tempestiva conclusione del procedimento.
Il lasso di tempo concesso per la compilazione del questionario e per
rispondere alla lettera di richiesta di maggiori informazioni è stato molto più
ampio di quello previsto all'articolo 11, paragrafo 2, del
regolamento di base.
(115)   Il governo della RPC ha
sostenuto che la Commissione ha ignorato la sua richiesta di assistenza nel
definire la necessità relativa delle risposte al questionario al fine di
evitare di utilizzare i dati disponibili. Nelle sue osservazioni ha menzionato
la sua richiesta alla Commissione di precisare lo scopo di determinate
richieste di informazioni e delle possibili conclusioni fattuali cui tali
informazioni avrebbero potuto portare, allo scopo di "metterlo in
condizione di collaborare nella misura migliore possibile, fornendo nel
contempo le informazioni più essenziali". Ovviamente la Commissione non
poteva sapere prima dell'effettiva comunicazione delle informazioni a quali
conclusioni queste avrebbero potuto portare. Il governo della RPC ha inoltre
sostenuto che la Commissione ha strutturato il questionario in modo tale da
renderne "materialmente impossibile" la compilazione, intraprendendo
una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni ("fishing expedition").
La Commissione respinge categoricamente tali affermazioni. Come spiegato in
precedenza, con il questionario venivano richieste solo le informazioni
necessarie per trarre conclusioni.
(116)   Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che la Commissione ha insistito nella richiesta di documenti
che la legge gli impediva di fornire o di imporre ad altri di presentare,
richiamandosi, in proposito, alle pertinenti normative dell'UE e dell'OMC
secondo le quali vanno ignorate solo le informazioni false o fuorvianti,
e ha affermato di non essere "materialmente in grado" di
fornire determinate informazioni la cui diffusione è vietata dalle normative
nazionali perché coperte dal segreto di Stato o per altri motivi. Ha inoltre
sostenuto che le pertinenti disposizioni dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle
misure compensative e dell'accordo antidumping dell'OMC in merito alle modalità
della comunicazione di informazioni riservate alle autorità inquirenti e della
concessione alle informazioni di un "trattamento riservato" non sempre
si applicano nel caso in cui le informazioni devono essere fornite
dall'autorità di un paese terzo, in questo caso il governo della RPC. Il
governo della RPC ha inoltre sostenuto che la Commissione violerebbe l'accordo
sulle sovvenzioni e sulle misure compensative se rifiutasse di riconoscere la
distinzione giuridica tra la capacità materiale di un governo di fornire
informazioni la cui divulgazione gli è preclusa per legge, da un lato, e altri
tipi di informazioni riservate per le quali potrebbe essere richiesto il
trattamento riservato nel corso di un'inchiesta, dall'altro. 
(117)   La
Commissione non ha ignorato alcuna informazione che il governo della RPC, per
qualunque ragione, non ha trasmesso, per il semplice motivo che non è possibile
ignorare qualcosa che non è stato comunicato. D'altro canto in una situazione
in cui il governo della RPC non ha fornito determinate informazioni, o non vi
ha permesso l'accesso nel corso della visita di verifica, mentre la Commissione
ha ottenuto informazioni di natura analoga da altre fonti (per lo più
disponibili pubblicamente, ma fornite anche dai produttori esportatori che
hanno collaborato o presentate da alcune banche nel corso delle verifiche in
loco), la Commissione ha incluso tali informazioni nel dossier e le ha
utilizzate per trarre le sue conclusioni. La Commissione non concorda con
l'argomentazione secondo la quale le disposizioni dell'accordo sulle
sovvenzioni e sulle misure compensative e dell'accordo antidumping dell'OMC in
merito alle modalità della comunicazione di informazioni riservate alle
autorità inquirenti e della concessione alle informazioni di un
"trattamento riservato" non si applicano al governo della RPC. A tale
riguardo, il governo della RPC sostiene che ai governi dovrebbe essere
applicato uno standard di collaborazione differente rispetto agli esportatori e
che nel loro caso, a differenza degli esportatori, è giustificata una certa
tolleranza. Con riguardo allo svolgimento delle inchieste sui dazi
compensativi, la Commissione non è d'accordo. Il governo della RPC è una delle
parti interessate nel procedimento ai fini del regolamento di base e, allo
stesso tempo, in veste di "membro interessato", la RPC è vincolata
alla giurisprudenza e alle disposizioni dell'OMC. L'articolo 28,
paragrafo 1, del regolamento di base recita: "Qualora una parte
interessata rifiuti l'accesso alle informazioni necessarie oppure non le
comunichi entro i termini fissati dal presente regolamento oppure ostacoli
gravemente l'inchiesta, possono essere elaborate conclusioni provvisorie o
definitive, positive o negative, in base ai dati disponibili".
L'articolo 12.7 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative
dell'OMC fa esplicitamente riferimento alle conseguenze della mancata
collaborazione dei governi ("membro interessato"): "Ove un membro interessato o una parte
interessata rifiuti o comunque non dia accesso alle necessarie informazioni
entro un termine ragionevole, ovvero impedisca le indagini, le decisioni, in
via preliminare e definitiva, di natura positiva o negativa, possono essere
prese sulla base dei fatti disponibili". Pertanto
allorché il paese che conduce un'inchiesta in materia di dazi compensativi,
l'UE nel caso di specie, esercita i suoi diritti nel rispetto delle
disposizioni dell'OMC e chiede informazioni ritenute necessarie ai fini
dell'inchiesta, ai governi e agli esportatori incombe lo stesso obbligo di
prestare la propria collaborazione. Nel corso dell'inchiesta il governo della
RPC si è spesso appellato alle norme sulla riservatezza per non fornire le
informazioni richieste a fini di verifica, come ad esempio le circolari della
People's Bank of China (PBOC). Si osserva che anche se al governo della RPC,
come esso sostiene, fosse "vietata per legge la divulgazione di tali
informazioni", esso è tenuto a rispettare i suoi obblighi come membro
dell'OMC di fornire le informazioni ritenute necessarie ai fini dell'inchiesta.
A questo proposito, le disposizioni delle leggi comunali o le norme interne di
un membro dell'OMC non lo esonerano dagli obblighi che gli incombono in forza
dell'appartenenza all'OMC di collaborare all'inchiesta. In caso di
controversia, spetta al governo della RPC proporre le modalità secondo le quali
può essere concesso l'accesso alle informazioni, al fine di permettere che possano
essere adeguatamente verificate. Nonostante quanto precede, il governo della
RPC non ha mai effettivamente spiegato la sua argomentazione a questo proposito
né l'ha adeguatamente suffragata (ad esempio, specificando la disposizione
giuridica che gli "vieta per legge" la divulgazione di tali
informazioni). 
(118)   Inoltre
il governo della RPC ha sostenuto che la lettera in preparazione della verifica
in loco del 25 marzo 2013 non era sufficientemente dettagliata e non
conteneva le domande specifiche che sarebbero state poste nel corso della
visita di verifica in loco. A questo proposito, va rilevato che, sebbene la
Commissione non sia obbligata a trasmettere un elenco di tutti i quesiti da
porre durante la verifica in loco (cosa che la Commissione non condivide), la
lettera in preparazione della verifica in loco del 25 marzo 2013
conteneva un elenco molto specifico e dettagliato di argomenti da trattare e di
documenti da esaminare ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 3, del
regolamento di base e delle norme dell'OMC. Tuttavia la lettera in questione
chiariva che l'elenco non era esaustivo e che avrebbero potuto, ove necessario,
essere affrontate altre questioni e richiesti ulteriori riscontri. A questo
proposito va osservato che, sebbene non avesse avanzato obiezioni in merito al
contenuto della lettera prima della verifica, il governo della RPC si è
rifiutato di trattare alcune questioni non esplicitamente citate nella lettera,
ad esempio di fornire informazioni sulle maggiori banche della RPC, sull'intervento
del partito comunista cinese ("PCC") nella gestione di alcune banche
o sull'accesso di alcune banche alle riserve in valuta estera
dell'amministrazione di Stato delle riserve estere, sostenendo di non essere
preparato a rispondere a domande su questi temi.
(119)   Il governo della RPC ha inoltre
affermato che la Commissione non si è dimostrata flessibile nel corso della
visita di verifica in loco e di avere di fatto "fissato un termine
perentorio per le richieste di modifica da parte del governo della RPC".
Analogamente esso ha sostenuto che la Commissione non ha accettato nessuna
delle soluzioni "praticabili" proposte dal governo della RPC in
relazione alle verifiche presso l'istituto nazionale di statistica (NBS) e si è
rifiutata di prorogare la verifica fino al lunedì 22 aprile 2013 per
sentire l'NBS. Inoltre, praticamente ogni giorno lavorativo i funzionari della
Commissione avrebbero iniziato le verifiche con ritardo perché, secondo il
governo della RPC, arrivavano in ritardo. 
(120)   Per
quanto riguarda tali argomentazioni, la Commissione sottolinea il fatto che il
grado di flessibilità dimostrato dai suoi funzionari in loco è stato pieno e
incondizionato. I funzionari della Commissione si sono offerti in via
eccezionale di verificare i documenti e i riscontri che il governo della RPC
avesse voluto presentare anche dopo il completamento dell'esame di un
determinato argomento, in diversi casi ben oltre il normale orario di lavoro.
Ciò è avvenuto più volte, anche se comportava lo spostamento a un'ora tarda
verso altri siti da verificare e/o il ritorno in siti in cui i funzionari della
Commissione erano già stati e avevano già avuto occasione di verificare
documenti. Purtroppo, tuttavia, il governo della RPC non ha accolto tali
offerte nel caso di specie, il che fa ritenere che la mancata presentazione dei
documenti richiesti dalla Commissione durante il normale orario di lavoro non
fosse da addebitare ai tempi troppo limitati o all'indisponibilità della
Commissione a procedere alla loro verifica. Per quanto riguarda il ritardo
nell'inizio della visita di verifica, la Commissione osserva che i funzionari
erano puntualmente presenti ogni giorno ma che, purtroppo, alcuni ritardi si
sono verificati a causa delle procedure di registrazione giornaliera per accedere
ai vari siti di verifica imposte dal governo della RPC o semplicemente della
mancanza di rappresentanti del governo della RPC per accompagnare i funzionari
una volta che questi arrivavano sui siti, il che li obbligava ad attendere a
lungo prima di iniziare le verifiche. La Commissione osserva inoltre che le
visite di verifica si sono protratte ogni giorno ben oltre il normale orario di
lavoro e che è stato il governo della RPC che ha annullato la sessione
pomeridiana del primo giorno della visita di verifica dato che i rappresentanti
del ministero della Tecnologia hanno deciso di non prendere parte alla visita (cfr. considerando 122).
In realtà, se il governo della RPC avesse accettato tutte le reiterate offerte
dei funzionari della Commissione di verificare i documenti oltre l'orario di
lavoro, le visite sarebbero durate più a lungo ed è stato a causa della mancata
disponibilità del governo della RPC a prestare piena collaborazione che ciò non
è avvenuto.
(121)   Il
governo della RPC ha inoltre contestato la prassi della Commissione di non
accettare, dopo la fine della relativa sessione di verifica, nuovi documenti e
riscontri che necessitano di essere convalidati. A questo proposito, va
chiarito che la Commissione non ha né ha mai avuto intenzione di ignorare le
informazioni fornite in questo modo. La Commissione ha tenuto conto di tutte le
informazioni presentate, ne ha verificato la qualità (ad esempio l'estratto di
un bilancio certificato è considerato in modo diverso rispetto a una semplice
tabella Excel o a un documento Word contenenti dati non convalidati da una
fonte ufficiale) e ha attribuito loro il giusto peso, dato che non è stata in
grado di verificare tali informazioni durante la visita di verifica in loco.
(122)   Il
governo della RPC, in merito ai sei documenti[24] da esso
presentati nel corso dell'inchiesta, del cui contenuto si è rifiutato di
discutere durante la visita di verifica in loco, ha sostenuto che la
Commissione non dispone di basi per fondare le proprie conclusioni sui dati
disponibili ai sensi dell'articolo 28 del regolamento di base. Ha inoltre
affermato che la Commissione non ha aiutato il governo della RPC a comprendere
la necessità di fornire tali documenti e di dimostrare che tutti i documenti in
questione erano pertinenti nonostante che esso avesse "espressamente
invitato la Commissione prima dell'inizio della verifica ad assistere il
governo della RPC a comprendere la necessità di fornire tali documenti e di
dimostrare che tutti i documenti in questione erano pertinenti". A
tale riguardo si osserva, in primo luogo, che tutti i documenti riguardano
direttamente il settore interessato[25] e che la
loro considerazione nell'ambito della verifica era, pertanto, estremamente
pertinente. In secondo luogo il testo della lettera indirizzata dal governo
della RPC alla Commissione l'11 aprile 2013 è differente da quello
citato nella sua lettera del 3 giugno 2013. In realtà, nella sua
lettera dell'11 aprile 2013, il governo della RPC affermava che la
verifica dei predetti documenti "è sospesa salvo che la Commissione non
possa dimostrare in modo convincente in che misura tali documenti sono
considerati pertinenti nell'attuale inchiesta, in particolare con riferimento
alle asserite sovvenzioni". Poiché tutti questi documenti riguardano
direttamente il settore in questione e persino determinati regimi di
sovvenzione quali i regimi di agevolazione fiscale o di prestiti agevolati,
come è evidente dalla loro formulazione, la Commissione si domanda cosa avrebbe
potuto aggiungere per dimostrarne ancora di più la pertinenza. La Commissione
ha trovato sorprendente che la pertinenza di tali documenti non sia stata messa
in discussione dal governo della RPC all'atto della loro presentazione, ma solo
nel momento in cui la Commissione ha chiesto spiegazioni.
(123)   Nella sua lettera del
23 maggio 2013 la Commissione ha dichiarato di non aver potuto
verificare la maggior parte delle informazioni trasmesse con la documentazione
originale e procedere a un loro controllo incrociato con le fonti utilizzate
per preparare le risposte del governo della RPC in merito alle informazioni sui
mercati finanziari e sugli istituti finanziari della RPC. Il governo della RPC
ha obiettato che la Commissione, fornendo un "indicazione molto generale e
vaga", non gli ha dato la possibilità di presentare valide osservazioni e,
di conseguenza, di esercitare il suo diritto di difesa in modo adeguato. Tale
argomentazione non rispecchia la realtà. Nel questionario la Commissione ha
posto domande molto precise e, in linea con la normale prassi di molte autorità
inquirenti, ha cercato di verificare le risposte del governo della RPC durante
la visita di verifica in loco. 
(124)   In particolare, nelle sue
risposte alle domande del questionario, il governo della RPC ha affermato che
"i prestiti al settore in questione costituiscono una minima parte del
totale dei prestiti concessi. Ad esempio, alcune banche hanno indicato nelle
risposte al questionario che i prestiti concessi al settore in questione
rappresentano meno dell'1 % del totale dei prestiti". Nel corso della
verifica il governo della RPC non è stato in grado di suffragare tale
affermazione con alcun elemento di riscontro, rinviando semplicemente la
Commissione alle banche. 
(125)   La Commissione ha chiesto
inoltre statistiche sui prestiti concessi al settore interessato. Il governo
della RPC ha affermato di non avere informazioni al riguardo. Quando la
Commissione si è informata se il governo della RPC avesse cercato di elaborare
tali statistiche e ha chiesto tali dati alle banche, il funzionario della CBRC
(China Banking Regulatory Commission, la commissione di regolamentazione del
settore bancario cinese) presente alla verifica ha risposto di non saperlo
perché le statistiche sono di competenza di un altro servizio della CBRC. Il
governo della RPC non ha trasmesso le statistiche richieste nel questionario e,
ripetutamente, nella fase in cui è stata sollecitata la presentazione di
ulteriori informazioni. Anche nella sua lettera in preparazione della verifica
in loco, la Commissione ha indicato che avrebbe affrontato tale argomento.
(126)   Per quanto riguarda le banche,
durante la visita di verifica la Commissione ha chiesto informazioni sulla
valutazione dei rischi e della solvibilità, sulla situazione operativa
generale, sulla gestione, sul livello creditizio, sull'utilizzo delle risorse
finanziarie, sulla capacità di rimborso, sulle garanzie e sulla cooperazione
tra le banche e i mutuatari, mentre il governo della RPC si era espresso in
merito a tali questioni nella sua risposta al questionario. Ancora una volta,
nonostante il fatto che questi temi fossero indicati nella lettera in
preparazione della verifica in loco, il governo della RPC non è stato in grado
di fornire alcun elemento di riscontro a sostegno delle sue asserzioni,
rinviando la Commissione alle banche.
(127)   Nella sua risposta alla lettera di richiesta di maggiori
informazioni, il governo della RPC ha fornito qualche dato sulla quota della
partecipazione dello Stato al capitale di alcune banche. Si osserva che
inizialmente, nella risposta al questionario, il governo della RPC aveva
dichiarato di non essere in possesso di tali dati e che esso ha fornito
informazioni al riguardo solo dopo che la Commissione ha messo in evidenza che
ai sensi dell'articolo 24 della legge sulle banche commerciali gli
istituti bancari sono tenuti a trasmettere tali informazioni alla CBRC. Quando
durante la visita di verifica la Commissione ha chiesto quale fosse la fonte di
tali informazioni, il funzionario della CBRC presente ha dichiarato di non
saperlo perché la raccolta di tali dati è di competenza di un altro servizio
della CBRC. A norma dell'articolo 2 delle disposizioni interinali sui
collegi di vigilanza nei principali istituti finanziari statali (presentate
dalla banca EXIM nella sua risposta alla lettera di richiesta di maggiori
informazioni) "l'elenco degli istituti finanziari statali cui il
Consiglio di Stato invia collegi di revisori dei conti è raccomandato
dall'organo amministrativo per i collegi di vigilanza negli istituti finanziari
statali". Poiché questa disposizione giuridica si riferisce
all'organo amministrativo per i collegi di vigilanza negli istituti finanziari
statali, sembra che il governo della RPC sia a conoscenza di quali istituti
finanziari è proprietario. La Commissione non è stata tuttavia in grado di
verificare tale informazione e nemmeno di individuarne la fonte, a causa della
mancata collaborazione da parte del governo della RPC. Dalle informazioni
pubblicamente disponibili si evince che esistono anche altre banche statali (che
hanno erogato prestiti ai produttori esportatori inclusi nel campione) oltre a
quelle indicate dal governo della RPC nella sua risposta alla lettera di
richiesta di maggiori informazioni[26]. 
(128)   Nella sua lettera del
3 giugno 2013 il governo della RPC ha sostenuto che la Commissione
non aveva chiesto né nel questionario né nella lettera di richiesta di maggiori
informazioni "documenti giustificativi o la fonte dei dati",
"lamentando invece ora improvvisamente la mancanza di tali documenti o
dell'indicazione della fonte dei dati". In realtà, la Commissione, come
qualsiasi altra autorità inquirente, verifica i dati presentati da tutte le
parti che intervengono nel procedimento e il governo della RPC ne era a
conoscenza, dato che la Commissione già nel questionario e nella lettera di
accompagnamento di tale questionario aveva indicato chiaramente che le risposte
avrebbero potuto essere oggetto di verifica. Inoltre nella lettera in
preparazione della verifica in loco la Commissione aveva incluso anche tale specifico
argomento tra le questioni da trattare nel corso della verifica[27]. La richiesta da parte della Commissione di documenti giustificativi
delle asserzioni del governo della RPC non poteva certo rappresentare una
sorpresa per quest'ultimo, dato che si tratta di una procedura standard seguita
dalla Commissione in tutti i procedimenti.
(129)   Allorché,
nel corso della verifica, la Commissione ha chiesto al governo della RPC di
presentare un elenco delle 10 maggiori banche della RPC e di indicare la quota
di mercato da esse detenuta, la China Banking Regulatory Commission (CBRC) ha
risposto di essere in grado di fornire tali informazioni, ma di poter
rispondere solo a una domanda presentata in forma scritta. La Commissione ha
precisato che una domanda posta oralmente durante la visita di verifica ha la
stessa validità di una domanda presentata per iscritto e ha sottolineato il
fatto che nel caso di altre richieste orali il governo della RPC non aveva
preteso la loro presentazione per iscritto prima di rispondere. Nonostante tale
precisazione, il governo della RPC non ha fornito le informazioni richieste.
(130)   Nel questionario la Commissione
ha chiesto i documenti su cui si fonda l'istituzione della CBRC e che ne
definiscono il mandato. Il governo della RPC ha presentato un documento del
Congresso nazionale del popolo in cui è semplicemente annunciata la creazione
della CBRC. Quando la Commissione ha chiesto se esistevano altri documenti che
specificano il mandato e le finalità della CBRC, il funzionario della CBRC
presente ha risposto che esistono molte altre leggi relative alla CBRC, ma che
se la Commissione voleva accedere a detti documenti avrebbe dovuto farne
richiesta prima della verifica. Si osserva che nel questionario la Commissione
aveva chiesto al governo della RPC di "fornire i documenti che hanno
costituito la base per l'istituzione di tale autorità e per il conferimento del
suo mandato", e aveva pertanto chiesto tali documenti prima della
verifica.
(131)   Quando ha domandato di avere
accesso alle statistiche e alle relazioni delle banche che hanno erogato
prestiti agli esportatori inclusi nel campione durante il PI, la Commissione ha
fatto riferimento all'articolo 33 della legge della RPC sulla
regolamentazione e sulla vigilanza nel settore bancario[28], da cui emerge che la CBRC rileva tali statistiche. Il funzionario
della CBRC presente ha affermato di dover chiedere la preventiva autorizzazione
del servizio giuridico, senza tuttavia fornire alcuna informazione al riguardo
prima della fine della verifica. Ancora una volta va osservato che la
Commissione aveva chiesto tali informazioni nel questionario e nella lettera di
richiesta di maggiori informazioni e aveva indicato nella sua lettera in
preparazione della verifica in loco che le statistiche sarebbero stato uno
degli argomenti trattati nel corso della verifica.
(132)   Il governo della RPC ha inoltre
sostenuto che le affermazioni contenute nella denuncia riguardo al fatto che le
banche cinesi sono enti pubblici sono basate su semplici asserzioni della partecipazione
statale che a loro volta si fondano su "conclusioni illegali" nel
procedimento sulla carta fine patinata. Tale argomentazione rappresenta
un'interpretazione errata dei fatti illustrati nella denuncia. Nella denuncia,
il denunciante, oltre alla partecipazione al capitale da parte dello Stato, fa
riferimento, tra l'altro, ai prestiti erogati dalle banche sulla base di
direttive politiche, alle agenzie governative che danno istruzioni agli
istituti finanziari di accrescere il credito e i prestiti a favore delle
imprese al fine di promuovere nuovi prodotti e nuove tecnologie (compreso il
settore del fotovoltaico). Le conclusioni nel procedimento sulla carta fine
patinata sul fatto che le banche cinesi sono enti pubblici sono basate su
vari elementi e non soltanto sulla semplice partecipazione azionaria (ad
esempio, l'intervento del governo e le istruzioni alle banche di concedere
prestiti agevolati all'industria della carta attraverso piani statali) e tali
conclusioni sono pienamente in linea con il diritto dell'UE e dell'OMC.
Inoltre, le conclusioni sulla qualifica delle banche statali quali enti
pubblici sono state confermate anche nel procedimento sull'acciaio a
rivestimento organico.
(133)   Il governo della RPC ha inoltre
continuato a sostenere che era nell'impossibilità materiale di fornire
informazioni sui 3 800 istituti finanziari e banche attivi nella RPC e
che, in ogni caso, la CBRC non dispone di dati sulla quota della partecipazione
pubblica al capitale delle banche. La Commissione non comprende per quale
motivo il governo della RPC ha fatto ripetutamente riferimento a tutte le
banche della RPC in relazione alla partecipazione dello Stato al loro capitale
quando le informazioni richieste erano esplicitamente limitate alle banche
"in cui il governo della RPC ha una partecipazione diretta o
indiretta"[29]. Come spiegato al considerando 127, l'asserzione del governo
della RPC secondo cui la CBRC (o qualsiasi altra autorità pubblica) non dispone
di dati sulla quota della partecipazione pubblica al capitale delle banche
appare in contraddizione con varie disposizioni giuridiche cinesi.
(134)   Nella sua lettera del
3 giugno 2013 il governo della RPC ha reiterato la sua asserzione di
non avere il potere di imporre alle "banche indipendenti" di fornire
informazioni riservate e ha fatto riferimento alla lettera che sarebbe stata
inviata alle banche a questo riguardo. Se è vero che durante la verifica il
governo della RPC ha esibito l'originale della lettera destinata alle banche,
quando la Commissione ha chiesto di presentare elementi di riscontro per
attestare a quali banche e istituti finanziari tale lettera era stata inviata,
il governo della RPC non è stato in grado di fornire detti elementi. Il governo
della RPC ha inoltre affermato che alcuni istituti elencati nell'allegato 7
della lettera di richiesta di maggiori informazioni non sono banche. A questo
proposito la Commissione osserva che tali istituti erano stati notificati alla
Commissione dai produttori esportatori inclusi nel campione in qualità di istituti
che avevano erogato loro prestiti.
(135)   Il
governo della RPC ha affermato che la Commissione non ha mai affrontato la
questione delle circolari YinFa [2003] e [2004] della PBOC nel suo questionario
o nelle lettere di richiesta di maggiori informazioni. Si osserva che nella
lettera in preparazione della verifica in loco la Commissione aveva incluso
negli argomenti da trattare nel corso della visita
"regolamenti/circolari/documentazione interna della PBOC in relazione alle
disposizioni in materia di tassi di interesse nella RPC". È evidente che
entrambe le circolari rientrano in tale categoria. Nella sua risposta alla
lettera di richiesta di maggiori informazioni il governo della RPC ha persino
fatto riferimento a un articolo sul sito Internet della PBOC relativo a una
delle circolari. Tuttavia, il governo della RPC non ha trasmesso alcuna
circolare della PBOC, limitandosi a fornire solo informazioni ricavate dal sito
Internet della PBOC, peraltro incomplete in merito alla governance dei tassi di
interesse sui prestiti e sui depositi in Cina se confrontate con le circolari
YinFa [2003] e [2004], entrambe disponibili su Internet. Va inoltre osservato
che il governo della RPC non si è rifiutato di presentare tali documenti
argomentando di non essere preparato a rispondere su tale questione, bensì in
virtù della presunta riservatezza delle circolari. A questo proposito va
rilevato che l'argomentazione del governo della RPC per quanto concerne la
riservatezza delle circolari della PBOC non è coerente con la sua prassi nel
presente procedimento. Nelle proprie osservazioni relative alla divulgazione
delle conclusioni definitive, il governo della RPC ha trasmesso la versione
integrale di un'altra circolare della PBOC a sostegno della sua asserzione
secondo cui i prestiti speciali concessi dalle banche commerciali di Stato sono
stati abrogati e in quel caso la riservatezza altrove invocata non sembra aver
costituito un ostacolo. Quanto agli elementi estratti dal sito Internet della
PBOC, la Commissione ne ha preso atto e non ha ignorato il loro contenuto.
Tuttavia, per poter disporre di informazioni complete sulla questione era
necessario essere in possesso dei dati contenuti nelle due circolari che
integravano le informazioni presentate dal governo della RPC.
3.3.        Esame
individuale ("EI")
(136)   Hanno presentato richiesta di
EI sei produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta a norma
dell'articolo 27, paragrafo 3, del regolamento di base, ovvero le
società CNPV Dongying Solar Power Co. Ltd., Jiangsu Runda PV Co., Ltd., Kinve
Solar Power Co., Ltd (Maanshan), Phono Solar Technology Co. Ltd., Shandong
Linuo Photovoltaic Hi-Tech Co. Ltd. e Shandong Linuo Solar Power Holdings Co.
Ltd. Nel caso di queste società non è stato possibile procedere a esami
individuali in quanto, a causa del numero elevato di asseriti regimi di
sovvenzione e della dispendiosità in termini di tempo dell'inchiesta, sarebbero
stati indebitamente gravosi e avrebbero potuto impedire la tempestiva
conclusione dell'inchiesta.
3.4.        Regimi specifici
(137)   In base alle informazioni
contenute nella denuncia, la Commissione ha cercato di ottenere informazioni
sui seguenti regimi, i quali comporterebbero l'erogazione di sovvenzioni da
parte della pubblica amministrazione:
i)       Prestiti agevolati, altri
finanziamenti, garanzie e assicurazioni
–              
Prestiti agevolati
–              
Concessione di linee di credito 
–              
Regimi di sovvenzionamento dei crediti
all'esportazione
–              
Garanzie e assicurazioni dei crediti
all'esportazione per le tecnologie verdi
–              
Vantaggi assicurati tramite la concessione
dell'accesso a società holding offshore e il rimborso dei prestiti da parte del
governo
ii)       Regimi di concessione di sovvenzioni
–              
Fondo di ricerca e sviluppo dei prodotti per
l'esportazione 
–              
Sovvenzioni per lo sviluppo di "marchi
famosi" e regime per i marchi cinesi leader sui mercati mondiali
–              
Fondi per l'espansione verso l'estero delle
industrie della provincia di Guandong
–              
Programma dimostrativo "Golden Sun"
iii)      Regimi di esenzione e di sgravio
delle imposte dirette
–              
Regime "due zero/tre metà" per le imprese
a partecipazione estera (foreign-invested enterprises - FIE)
–              
Sgravio dell'imposta sul reddito per le FIE
orientate all'esportazione
–              
Sgravio dell'imposta sul reddito per le FIE sulla
base dell'ubicazione geografica
–              
Sgravi d'imposta per le FIE che acquistano
apparecchiature di fabbricazione cinese
–              
Crediti d'imposta per la ricerca e sviluppo da
parte delle FIE
–              
Rimborsi di imposta per il reinvestimento degli
utili delle FIE in imprese orientate all'esportazione
–              
Regimi di agevolazione fiscale per le FIE
riconosciute come imprese di nuova e alta tecnologia
–              
Sgravi fiscali per le imprese di nuova e alta
tecnologia partecipanti a determinati progetti
–              
Regime agevolato per le imposte sul reddito per le
imprese aventi sede nella regione nordorientale
–              
Regimi fiscali per la provincia di Guandong 
iv)      Regimi riguardanti le imposte
indirette e i dazi sulle importazioni
–              
Esenzioni IVA e sgravi dei dazi doganali in caso di
utilizzo di apparecchiature importate 
–              
Sgravi IVA alle FIE che acquistano apparecchiature
di fabbricazione cinese
–              
Esenzioni dell'IVA e dei dazi doganali in caso di
acquisto di immobilizzazioni nel contesto dei fondi per lo sviluppo del
commercio estero
v)      Fornitura di beni e servizi da parte
della pubblica amministrazione a un prezzo inferiore al valore adeguato
–              
Fornitura di silicio policristallino da parte della
pubblica amministrazione a un prezzo inferiore al valore adeguato
–              
Fornitura di estrusi di alluminio da parte della
pubblica amministrazione a un prezzo inferiore al valore adeguato
–              
Fornitura di vetro da parte della pubblica
amministrazione a un prezzo inferiore al valore adeguato
–              
Fornitura di energia elettrica da parte della
pubblica amministrazione
–              
Fornitura di terreni e concessione di diritti d'uso
di terreni da parte della pubblica amministrazione a un prezzo inferiore al
valore adeguato
3.4.1.     Prestiti
agevolati, altri finanziamenti, garanzie e assicurazioni
(a)                   
Mancata collaborazione e uso di dati disponibili
–              
Istituti e mercati finanziari in Cina
(138)   La Commissione ha chiesto al governo della RPC informazioni
sulla quota dei prestiti erogati all'industria nel suo complesso e al settore
interessato dal presente procedimento dalle banche di cui il governo della RPC
è il principale o l'unico azionista, dalle banche di cui il governo della RPC
detiene una partecipazione azionaria senza essere il principale azionista,
dalle banche non partecipate dal governo della RPC e dalle banche a
partecipazione estera. Il governo della RPC ha risposto di non disporre di dati
sugli importi e sulle percentuali dei prestiti erogati dalle banche statali né
sugli importi dei prestiti concessi al settore del fotovoltaico. Il governo
della RPC non ha suggerito fonti alternative per ottenere tali informazioni.
(139)   La
Commissione ha allegato al questionario antisovvenzioni originario un
questionario specifico (appendice A) destinato alle banche/agli istituti
finanziari, chiedendo al governo della RPC di trasmetterlo alle banche/agli
istituti finanziari che hanno erogato prestiti al settore interessato. Lo scopo
dell'appendice A era verificare le asserzioni della denuncia secondo cui le
banche statali cinesi sono enti pubblici. La Commissione ha anche chiesto
informazioni sulla struttura del controllo statale esercitato su tali banche
cinesi e sul perseguimento di politiche o interessi pubblici in relazione al
settore del fotovoltaico (ad esempio, consigli di amministrazione e consigli
degli azionisti, verbali delle assemblee degli azionisti/delle riunioni degli
amministratori, nazionalità degli azionisti/amministratori, politiche
creditizie e valutazione dei rischi riguardo ai prestiti erogati ai produttori
esportatori che hanno collaborato). Nella risposta al questionario, il governo
della RPC ha presentato appendici A compilate solo per cinque banche (China Development
Bank (CDB), EXIM Bank, Bank of Shanghai, Bank of China[30] e Huaxia Bank). Nella lettera di richiesta di maggiori informazioni,
la Commissione ha reiterato la sua richiesta iniziale di informazioni. Allo
scopo di agevolare il compito del governo della RPC, ha fornito un elenco delle
banche/istituti finanziari che hanno erogato prestiti alle imprese incluse nel
campione e ha nuovamente chiesto al governo della RPC di trasmettere
l'appendice A del questionario a tali organismi. Alla risposta alla lettera di
richiesta di maggiori informazioni non sono state acclusi ulteriori appendici A
compilati.
(140)   La
Commissione ha anche chiesto informazioni sulla partecipazione dello Stato al
capitale di banche e istituti finanziari. Nelle sue risposte al questionario,
il governo della RPC ha affermato di non disporre di dati sulle quote di
partecipazione al capitale e non ha suggerito come ottenere tali informazioni.
Quando la Commissione, nella sua lettera di richiesta di maggiori informazioni,
ha sottolineato che tale informazione va obbligatoriamente fornita negli
statuti delle banche a cui il governo della RPC ha accesso in qualità di
azionista, il governo della RPC ha presentato informazioni sulla partecipazione
azionaria per 16 banche. Tuttavia, salvo per cinque banche, per le quali ha
fatto riferimento ai bilanci annuali come fonte, il governo della RPC non ha
fornito alcun riscontro a sostegno di tali informazioni, né ha comunicato la
fonte di tali dati. Per quanto riguarda le altre banche che hanno erogato prestiti
al settore interessato, il governo della RPC non ha fornito alcuna informazione
in merito alla sua quota di partecipazione azionaria. La Commissione non è
stata pertanto messa in condizione di controllare la precisione e l'esattezza
dei dati comunicati per quanto riguarda la quota di partecipazione dello Stato
al capitale delle banche e di altri istituti finanziari.
(141)   Il governo della RPC ha
affermato che il rating BB attribuito ai produttori esportatori inclusi nel
campione (ai fini del valore di riferimento dei prestiti) è "estremamente
sfavorevole" e che la Commissione "alla luce dei dati effettivi
del procedimento non ha spiegato come sia giunta a determinare che questa è la
conclusione corretta o più ragionevole". Il governo della RPC ha inoltre
sostenuto che tale metodologia equivale a "una inammissibile
conclusione sfavorevole". Sebbene tale affermazione sia stata
formulata in relazione a uno dei precedenti procedimenti (carta fine patinata)
e prima della divulgazione delle informazioni relative al rating attribuito ai
produttori esportatori inclusi nel campione nel presente procedimento, va
osservato che la Commissione non ha utilizzato "dati disponibili
sfavorevoli" né in questo né in altri procedimenti cui il governo della
RPC ha fatto riferimento nelle sue comunicazioni. La Commissione aveva solo
tratto appropriate conclusioni dai dati disponibili che attestavano l'assenza
di una effettiva valutazione del rischio di credito (cfr. considerando da
175 a 178) Va osservato che durante il PI il settore del fotovoltaico cinese
stava subendo gravi perdite e che era evidente che la sua situazione
finanziaria era estremamente difficile. Varie valutazioni del rischio di
credito fornite dalle imprese incluse nel campione dimostravano che un rating
BB per il PI nel suo complesso non era irragionevole. In realtà alcune
valutazioni del rischio di credito dimostrano chiaramente che numerosi gruppi
erano più o meno insolventi.
–              
Verifiche presso le banche
(142)   Nella sua lettera in
preparazione della verifica in loco la Commissione ha previsto di effettuare
una verifica presso le banche che avevano compilato l'Appendice A del
questionario e avevano erogato gran parte dei prestiti concessi ai produttori
esportatori inclusi nel campione (China Development Bank, Export-Import Bank of
China, Bank of Shanghai e Huaxia Bank), allegando un elenco dettagliato degli
argomenti da trattare nel corso della verifica. Nel questionario originario
destinato al governo della RPC, la Commissione aveva già chiarito che le informazioni
fornite nelle risposte al questionario potevano essere oggetto di una verifica
in loco. Nella lettera in preparazione della verifica in loco la Commissione ha
inoltre affermato che il governo della RPC era "stato invitato a
mettere a disposizione tutti i documenti giustificativi utilizzati per
elaborare le risposte, tra cui i documenti originari e le richieste".
Altri due importanti erogatori di finanziamenti agevolati ai produttori
esportatori inclusi nel campione non hanno trasmesso nessuna delle informazioni
richieste (Agricultural Bank of China) oppure i dati sono stati forniti per
loro conto, senza possibilità di verificarli (Bank of China). 
–              
Bank of Shanghai
(143)   Nella
sua lettera in preparazione della verifica in loco del 25 marzo 2013
la Commissione ha notificato al governo della RPC la propria intenzione di
effettuare una verifica presso la Bank of Shangai ("BoS") e ha
comunicato la propria disponibilità, al fine di agevolare la visita di verifica
per il governo della RPC, qualora fosse necessario, a prorogare la visita di
verifica fino al 22 aprile 2013[31]. Nella
sua risposta iniziale alla lettera in preparazione della verifica in loco del
5 aprile, il governo della RPC non ha confermato se la verifica presso la
BoS avrebbe avuto luogo, ma ha chiesto se la Commissione sarebbe stata
disponibile a effettuare tale verifica in un'altra sede rispetto al resto della
verifica (Shanghai anziché Pechino). Per agevolare la visita di verifica, la
Commissione ha eccezionalmente acconsentito, chiedendo tuttavia al governo
della RPC di confermare la verifica a Shanghai al massimo entro il
9 aprile (ossia tre giorni lavorativi prima dell'inizio della verifica a
Pechino) per permettere agli incaricati della verifica di risolvere i problemi
pratici connessi al cambiamento del programma. Solo l'11 aprile (un giorno
lavorativo prima dell'inizio della verifica) il governo della RPC ha confermato
che la Bos era disponibile per una verifica il 23 o il
24 aprile 2013. Lo stesso giorno la Commissione ha comunicato al
governo della RPC che, a causa di tale tardiva conferma, non era possibile
apportare modifiche al programma. Inoltre, le date proposte dal governo della
RPC (23 o 24 aprile) non rientravano nel periodo concordato tra lo stesso
governo e la Commissione per lo svolgimento della verifica, ed erano successive
anche al termine della proroga proposta dalla Commissione. Di conseguenza, la
Commissione non ha potuto controllare le risposte della BoS alle domande
dell'appendice A al questionario e le informazioni relative ai prestiti erogati
da questa banca ai produttori esportatori inclusi nel campione. La Commissione
nella sua lettera del 23 maggio 2013 ha notificato pertanto al
governo della RPC di stare valutando l'applicazione dell'articolo 28 del
regolamento (CE) n. 597/2009 in relazione alle informazioni non verificate
trasmesse dalla BoS.
(144)   Nella
sua lettera del 3 giugno 2013 il governo della RPC ha affermato che
la verifica presso la BoS non era stata possibile a causa della mancanza di
flessibilità da parte della Commissione, che quest'ultima non aveva proposto
date alternative per la verifica e semplicemente "si era rifiutata di
prendere in considerazione la verifica della Bank of Shanghai". Tali
affermazioni sono inesatte. La Commissione ha affermato chiaramente nella sua
lettera in preparazione della verifica in loco che era stato inizialmente
proposto di effettuare la verifica presso le banche il 17 e il
18 aprile 2013, con la possibilità di una giornata supplementare il
22 aprile, lasciando al governo della RPC il compito di proporre orari
adeguati per le visite presso le banche durante l'intero periodo della verifica
(l'intera settimana lavorativa più un giorno aggiuntivo). Il governo della RPC
ha tuttavia proposto per la verifica presso la BoS date non comprese in questo
lasso di tempo, provvedendovi solo un giorno lavorativo prima dell'inizio della
visita di verifica. A parere della Commissione, la flessibilità offerta era più
che sufficiente e, contrariamente a quanto sostenuto dal governo della RPC, complessivamente
sei giorni alternativi sono stati proposti per la verifica presso la BoS.
–              
Hua Xia Bank
(145)   Nella sua lettera del
23 maggio 2013 la Commissione ha comunicato al governo della RPC di
non aver potuto verificare alcune parti delle risposte alle domande
dell'appendice A fornite dalla Huaxia Bank ("Huaxia"), in particolare
riguardo all'assetto proprietario, alla valutazione della solvibilità dei
produttori esportatori inclusi nel campione e ai premi per il rischio imposti
ai vari settori industriali e in particolare al settore interessato.
(146)   Nella sua risposta del
3 giugno 2013 il governo della RPC ha dichiarato che la Huaxia aveva
specificato l'assetto proprietario e ha fornito ulteriori informazioni e
spiegazioni alla Commissione in merito ai suoi azionisti, precisando che la
valutazione della solvibilità dei clienti è soggetta alle leggi sul segreto
bancario e agli accordi contrattuali tra le banche e i loro clienti.
(147)   Per
quanto riguarda l'assetto proprietario si osserva che, nelle sue risposte alle
domande dell'appendice A, la Huaxia aveva affermato di essere una società
"senza alcuna partecipazione azionaria dello Stato", senza
fornire informazioni sulla partecipazione pubblica, anche se ciò era stato
espressamente richiesto dalla Commissione nell'appendice A. La Commissione ha
fatto notare che ciò era in contraddizione con le altre informazioni trasmesse
dal governo della PRC e che la Huaxia aveva ammesso che alcuni degli azionisti
erano partecipati dallo Stato e aveva fornito un documento con informazioni in
cinese su alcuni di essi. Non è ancora chiaro dalle informazioni fornite dalla
Huaxia quale sia la quota di partecipazione dello Stato nella banca.
(148)   Per
quanto riguarda la valutazione della solvibilità, la Commissione osserva che la
banca ha potuto fornire tale documento per una delle imprese (dopo aver
tutelato l'identità dell'impresa con alcune modifiche nel documento), mentre
per gli altri documenti richiesti ha affermato che essi sono soggetti alla
legislazione sul segreto bancario e agli accordi contrattuali tra le banche e i
loro clienti. Risulta difficile capire il motivo di tale differenza di
trattamento.
–              
Export-Import Bank of China
(149)   Nella sua lettera del
23 maggio 2013 la Commissione ha informato il governo della RPC che
le risposte della Export-Import Bank of China ("EXIM") alle domande
contenute nell'appendice A al questionario e nelle lettere di richiesta di
maggiori informazioni erano incomplete e che l'EXIM non aveva presentato alcuni
documenti che erano stati specificamente richiesti: statuto, avviso di
istituzione dell'Export-Import Bank of China emesso dal Consiglio di Stato
o misure per la gestione del credito per i venditori all'esportazione di
prodotti ad alta tecnologia dell'Export-Import Bank of China. In merito
allo statuto, il governo della RPC ha sostenuto nella sua lettera del
3 giugno 2013 che l'EXIM, per prassi, non poteva esibirlo,
trattandosi di un documento di gestione interno, ma ha fatto riferimento alla
sua versione online che avrebbe potuto essere consultata sul laptop messo a
disposizione dall'EXIM nel corso della verifica. Tale spiegazione non appare
logica e la Commissione non nasconde le sue perplessità. Se il documento poteva
essere consultato online durante la verifica, la Commissione non comprende per
quale motivo esso non abbia potuto essere trasmesso come più volte richiesto
nel questionario, nella lettera di richiesta di maggiori informazioni e
nuovamente durante la verifica. In realtà, l'affermazione secondo cui l'EXIM
avrebbe consentito la consultazione di tale documento sul laptop durante la
verifica non è corretta. L'EXIM ha affermato che la Commissione avrebbe potuto
consultare il documento online, ma il funzionario della Commissione ha fatto
presente di non disporre di accesso a Internet sul luogo della verifica.
Inoltre, l'EXIM non ha nemmeno comunicato il link alla versione online dello
statuto.
(150)   Quanto agli altri due
documenti, l'EXIM ha affermato di non poterli esibire, in considerazione del
loro carattere riservato e in virtù delle norme interne. L'EXIM stessa ha
dichiarato nelle sue risposte alla lettera di richiesta di maggiori
informazioni che la "EXIM bank è stata istituita e opera
conformemente all'avviso di istituzione dell'Export-Import Bank of China emesso
dal Consiglio di Stato e allo statuto della Export-Import Bank of China". Questo è stato ritenuto pertanto un documento essenziale per
verificare le asserzioni contenute nella denuncia secondo cui l'EXIM è un ente
pubblico, ma l'accesso a tale documento è stato negato alla Commissione. A
questo riguardo va rilevato che un'altra banca demandata a sostenere le
politiche pubbliche ("policy bank"), la CDB, ha fornito un documento
analogo riguardante la sua istituzione e che numerosi altri atti del Consiglio di
Stato sono stati presentati nella presente inchiesta. Inoltre l'EXIM non ha
fornito alcun elemento di prova per suffragare la sua richiesta di
riservatezza. Inoltre, come indicato al considerando 117, i governi non
possono semplicemente appellarsi alle norme interne per sottrarsi agli obblighi
che incombono loro in forza dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure
compensative e del regolamento di base. Lo stesso vale per le misure per la
gestione del credito per i venditori all'esportazione di prodotti ad alta tecnologia
dell'Export-Import Bank of China: anche per tale documento l'EXIM si è
appellata a ragioni di riservatezza, senza fornire alcun elemento di prova e
addirittura rifiutandosi di precisare lo scopo di tale documento.
(151)   L'EXIM
non ha inoltre fornito le informazioni, ripetutamente richieste, sulla
composizione del consiglio d'amministrazione né del collegio dei revisori dei
conti, sostenendo che "la composizione del consiglio di amministrazione
è in evoluzione" e che le domande della Commissione sull'affiliazione
al PCC dei membri del consiglio "sono invadenti e inopportune
nell'ambito di un'inchiesta antisovvenzioni". Il fatto che la
composizione del consiglio di amministrazione sia in evoluzione non è
pertinente ai fini della presente inchiesta. Ciò che conta è come lo Stato è
rappresentato negli organi dell'EXIM, ma il governo della RPC e l'EXIM si sono
rifiutati di fornire tali informazioni. La Commissione ritiene inoltre che
l'affiliazione al PCC degli alti dirigenti dell'EXIM (come di tutte le banche
in questo contesto) sia fondamentale ai fini della determinazione del grado di
influenza dello Stato sulla gestione delle banche. Secondo la costituzione del
PCC "il partito deve sostenere e migliorare il sistema economico di
base, riconoscendo un ruolo predominante alle partecipazioni pubbliche mentre i
vari settori economici si sviluppano fianco a fianco"[32], pertanto la determinazione dell'influenza del PCC sull'EXIM è stata
considerata necessaria ai fini della presente inchiesta, in particolare per valutare
il livello di controllo delle banche da parte dello Stato.
(152)   Per quanto riguarda le
statistiche sull'esportazione di varie categorie di prodotti già chieste nel
questionario e che l'EXIM è obbligata per legge a trasmettere alla CBRC, il
governo della RPC ha affermato nella sua lettera del 3 giugno 2013 di
aver bisogno di più tempo per preparare tali informazioni. A tale proposito si
osserva che, poiché la Commissione aveva chiesto tali informazioni già nel
questionario originario, il governo della RPC ha avuto più di tre mesi e mezzo
di tempo per preparare queste informazioni, ma non lo ha fatto. L'EXIM ha
sostenuto che "le informazioni di questo tipo possono essere ricavate dai
bilanci annuali", ma ciò non è esatto. Le informazioni contenute nei
bilanci annuali cui ha fatto riferimento il governo della RPC riguardano
periodi diversi rispetto a quello cui si riferiscono le informazioni chieste
dalla Commissione nel suo questionario e nel corso della visita di verifica.
(153)   Il governo della RPC ha
giustamente affermato che nelle risposte fornite al questionario aveva
indicato, tra l'altro, gli importi dei crediti all'esportazione per i prodotti
meccanici ed elettrici e i nuovi prodotti ad alta tecnologia. Si osserva la
Commissione non ha mai contestato la presentazione di tali dati. La Commissione
ha contestato invece il fatto che, quando ha cercato di ottenere un riscontro
per tali dati nel corso della visita di verifica, l'EXIM non è stata in grado
di fornire documenti giustificativi e nemmeno di precisare la fonte di tali
dati. Analogamente, alla Commissione non è stato consentito di verificare i
dati in merito alla quota dei crediti all'esportazione del settore del
fotovoltaico che il governo della RPC aveva indicato nelle sue risposte al questionario.
È interessante notare come l'EXIM non abbia ritenuto riservato nessuno di
questi dati, ma nel momento in cui la Commissione ha chiesto i dati di base per
la loro verifica, ne abbia rifiutato l'accesso, adducendo ragioni di
riservatezza. L'EXIM ha adottato lo stesso comportamento per quanto riguarda
gli importi dei crediti all'esportazione concessi ai produttori inclusi nel
campione e ai produttori che hanno collaborato. Ha comunicato i dati nella sua
risposta alla lettera di richiesta di maggiori informazioni, ma non ha
consentito alla Commissione di verificarli, adducendo ragioni di riservatezza.
In effetti non è stato possibile verificare la maggior parte delle statistiche
presentate dall'EXIM.
(154)   L'EXIM si è inoltre rifiutata
di spiegare e di suffragare adeguatamente i rating di credito dei produttori
esportatori inclusi nel campione e le analisi che hanno portato a tali rating.
–              
China Development Bank ("CDB")
(155)   Nella sua lettera del
3 giugno 2013 il governo della RPC ha espresso preoccupazioni per il
fatto che la Commissione poneva "domande personali in merito
all'affiliazione a un partito politico dei membri dei vari organi e degli alti
dirigenti". Ciò è inesatto. Le domande riguardanti i legami con il PCC
dei membri degli organi societari e degli alti dirigenti avevano carattere
puramente tecnico e, come specificato nel considerando 151, erano poste al
solo scopo di contribuire a stabilire il ruolo del PCC nell'economia cinese.
(156)   Nel corso della verifica la
Commissione ha cercato di verificare la valutazione della solvibilità dei
produttori esportatori inclusi nel campione. La CDB ha fornito alcune
informazioni di carattere generale ma si è rifiutata di divulgare informazioni
in merito alla valutazione della solvibilità dei produttori esportatori inclusi
nel campione o persino la relazione sulla valutazione e sulla determinazione
dei rischi del settore del fotovoltaico. 
(157)   Nella sua risposta alla lettera
di richiesta di maggiori informazioni, la CDB ha fornito un dato sul premio per
il rischio imposto al settore in questione. Nel corso della verifica la CDB ha
corretto la propria risposta al riguardo, senza tuttavia fornire alcun elemento
di riscontro a sostegno di questo dato o un'indicazione della sua origine,
nonostante le reiterate richieste da parte della Commissione nel corso della
visita di verifica.
(b)                   
Le banche statali cinesi sono enti pubblici
(158)   Il denunciante sostiene che le banche commerciali di Stato
nella RPC sono enti pubblici ai sensi dell'articolo 2, lettera b),
del regolamento di base.
(159)   L'organo
di appello dell'OMC (Appellate Body - AB), nella sua relazione nella causa
"Stati Uniti – Dazi antidumping definitivi compensativi su taluni prodotti
provenienti dalla Cina"[33] (in
appresso "relazione AB"), ha definito come "ente pubblico"
un organismo che "possiede, esercita o a cui sono conferiti poteri
pubblici". A parere dell'AB, la prova che un governo eserciti un controllo
significativo su un ente e sul suo comportamento può servire a dimostrare che all'ente
sono conferiti poteri pubblici e che esso li esercita nello svolgimento di
funzioni pubbliche. Se è comprovato che esistono molteplici indizi formali di
un controllo del governo e che tale controllo è stato esercitato in modo
significativo, sulla base di tali elementi è possibile dedurre che l'ente
interessato esercita poteri pubblici[34]. L'AB ha
ritenuto inoltre che gli enti pubblici siano anche caratterizzati
"dall'esercizio di funzioni pubbliche"[35] che
"normalmente sarebbero considerate come rientranti nelle pratiche della
pubblica amministrazione nell'ordinamento giuridico del membro in
questione"[36].
(160)   La
seguente analisi è incentrata sulla questione se le banche commerciali di Stato
in parola svolgano funzioni che sono normalmente considerate come rientranti
nelle pratiche della pubblica amministrazione in Cina e, in caso affermativo,
se essi esercitino in tal caso poteri pubblici. Dall'inchiesta è emerso che il
mercato finanziario cinese è caratterizzato dall'intervento pubblico, dato che
la maggior parte delle principali banche è statale. Le autorità cinesi hanno
fornito informazioni solo assai scarne sulla partecipazione azionaria nelle
banche nella RPC o sul loro assetto proprietario. Ma, come meglio illustrato di
seguito, la Commissione ha raccolto le informazioni disponibili per giungere a
conclusioni rappresentative. Nel corso dell'analisi tesa ad accertare se le
banche fossero enti cui è conferita o che possiedono o esercitano poteri
pubblici (enti pubblici), la Commissione ha anche cercato di ottenere informazioni
non solo sulla partecipazione statale nelle banche, ma anche su altri elementi
come la presenza dello Stato nei consigli di amministrazione, il controllo
dello Stato sulle loro attività, il perseguimento di politiche o interessi
pubblici, stabilendo inoltre se tali enti erano stati istituiti con uno
statuto.
(161)   Dalle
informazioni disponibili si è concluso che le banche statali nella RPC
detengono la quota più elevata del mercato e una posizione predominante sul
mercato finanziario cinese. Secondo la ricerca sul settore bancario nella RPC
effettuata nel 2006 dalla Deutsche Bank[37], la quota
delle banche statali potrebbe superare i 2/3 del mercato cinese. Sulla stessa
questione, nel "Trade Policy Review of China" l'OMC rilevava che
"l'elevato grado di partecipazione statale rappresenta un'altra
caratteristica degna di nota del settore finanziario in Cina"[38] e che "la struttura di mercato del settore bancario cinese,
dominato da banche statali, ha mostrato in generale solo minimi
cambiamenti"[39]. È opportuno sottolineare che le 5 maggiori banche commerciali di
Stato (Agricultural Bank, Bank of China, Construction Bank of China, Bank of
Communications e Industrial and Commercial Bank) rappresentano probabilmente
oltre la metà del settore bancario cinese[40]. La partecipazione
dello Stato nelle cinque maggiori banche statali è stata confermata anche dal
governo della RPC nelle sue risposte alla lettera di richiesta di maggiori
informazioni.
(162)   La
Commissione ha anche chiesto informazioni sulla struttura del controllo statale
esercitato su tali banche cinesi e sul perseguimento di politiche o interessi
pubblici in relazione al settore del fotovoltaico (ad esempio, consigli di
amministrazione e consigli degli azionisti, verbali delle assemblee degli
azionisti/delle riunioni degli amministratori, nazionalità degli
azionisti/amministratori, politiche creditizie e valutazione dei rischi
riguardo ai prestiti erogati ai produttori esportatori che hanno collaborato).
Tuttavia, come rilevato al considerando 139, il governo della RPC ha
fornito informazioni solo molto scarne a questo proposito e non ha consentito
di verificare gran parte delle informazioni fornite. La Commissione ha pertanto
dovuto utilizzare i dati disponibili. Sulla base dei dati disponibili ha
concluso che dette banche sono controllate dallo Stato attraverso la
partecipazione azionaria, il controllo amministrativo del loro comportamento
"commerciale", compresi i limiti imposti ai tassi di interesse sui
depositi e sui prestiti (cfr. considerando da 164 a 167) e, in alcuni
casi, anche i documenti statutari[41]. I dati
utilizzati per giungere alle suddette conclusioni sono ricavati dalle
informazioni fornite dal governo della RPC, dai bilanci annuali delle banche
cinesi trasmessi dal governo della RPC o pubblicamente accessibili, dalle
informazioni contenute nella ricerca sul settore bancario cinese effettuata nel
2006 dalla Deutsche Bank[42], dalla "Policy review on China" (2012) dell'OMC[43], dalla relazione della Banca mondiale "China 2030"[44], dall'indagine economica sulla Cina (2010) dell'OCSE[45], dalle informazioni trasmesse dai produttori esportatori che hanno
collaborato e da quelle contenute nella denuncia. Quanto alle banche estere,
fonti indipendenti stimano che esse rappresentino una parte minima del settore
bancario cinese e che svolgano quindi un ruolo insignificante nelle attività di
concessione di prestiti; secondo alcune fonti, esse potrebbero rappresentare
solo il 2 % del mercato cinese[46]. Anche le
informazioni pubblicamente accessibili confermano che le banche cinesi, in
particolare le grandi banche commerciali, si affidano ancora ad azionisti
pubblici e allo Stato per aumentare il capitale in caso di insufficienza
patrimoniale a seguito dell'espansione del credito[47].
(163)   Le
banche che hanno erogato prestiti ai produttori esportatori che hanno
collaborato sono per la maggior parte banche statali. Sulla base delle
informazioni disponibili[48] si è osservato infatti che le banche statali e gli altri enti
partecipati dallo Stato hanno concesso la grande maggioranza dei prestiti
erogati ai produttori esportatori che hanno collaborato. Tra questi figurano le
principali banche commerciali di Stato e le "policy bank" della RPC
come la China Development Bank, la EXIM Bank, la Agricultural Bank of China, la
Bank of China, la China Construction Bank e la Industrial and Commercial Bank
of China. Quanto alle altre banche statali, la Commissione ha chiesto di nuovo
le stesse informazioni sopra menzionate sul controllo statale e sul
perseguimento di politiche o interessi pubblici in relazione al settore del
fotovoltaico. Su questi aspetti, non sono state fornite informazioni
dettagliate. Si è concluso pertanto che le banche sono controllate dallo Stato.
Un siffatto significativo controllo è evidenziato tra l'altro dalla politica
del governo di sostegno al settore in questione, con istruzioni alle banche di
adottare un atteggiamento particolarmente favorevole (cfr. considerando 102).
Per questi motivi, le banche commerciali di Stato e le "policy bank"
nella RPC dovrebbero essere considerate enti pubblici.
(164)   Un'altra conferma dell'intervento
del governo della RPC nel mercato finanziario cinese è data dal ruolo rivestito
dalla PBOC nel fissare specifici limiti riguardo alla determinazione e alla
fluttuazione dei tassi di interesse. L'inchiesta ha dimostrato infatti che la
PBOC prevede norme specifiche per disciplinare le fluttuazioni dei tassi di
interesse nella RPC. Secondo le informazioni disponibili, tali norme sono
stabilite dalla circolare della PBOC in materia di adeguamento dei tassi di
interesse sui depositi e sui prestiti (Yinfa [2004] n. 251)
("circolare n. 251"). Gli istituti finanziari sono tenuti a
praticare tassi di prestito entro una determinata fascia rispetto al tasso di
interesse di riferimento sui prestiti della PBOC. Per i prestiti gestiti in
modo commerciale ed erogati dalle banche commerciali di Stato e dalle
"policy bank" non è fissato alcun massimale, ma solo una soglia
minima. Limiti massimi e minimi sono invece stabiliti per le cooperative di credito
urbane e per le cooperative di credito rurale. Per i tassi di interesse dei
prestiti agevolati e dei prestiti disciplinati da specifiche normative del
Consiglio di Stato non sono consentite fluttuazioni verso l'alto. La
Commissione ha chiesto al governo della RPC di chiarire il contenuto e la
formulazione della circolare n. 251 e della legislazione precedente
(circolare della PBOC riguardante l'espansione della banda di fluttuazione dei
tassi di interesse sui prestiti degli istituti finanziari (YinFa [2003]
n. 250). Tuttavia, come indicato nel considerando 135, il governo
della RPC si è rifiutato di fornire tali circolari, il che ha impedito alla
Commissione di verificarne il contenuto e di chiedere spiegazioni. Non avendo
fornito il governo della RPC alcun dato che possa far pensare a un mutamento
della situazione rispetto al marzo 2013, quando la Commissione concluse la
sua inchiesta antisovvenzioni sull'acciaio a rivestimento organico[49], è assodato che la PBOC interviene nella fissazione dei tassi di
interesse delle banche commerciali di Stato e li influenza. Il governo della RPC non ha fornito alcuna prova di un mutamento della
situazione constatata nelle inchieste sulla carta fine patinata e sull'acciaio
a rivestimento organico. Pertanto, sulla base dei dati disponibili e degli
altri elementi di cui sopra, si è concluso che la situazione relativa alla
metodologia per la determinazione dei tassi di interesse è rimasta invariata
durante l'intero PI.
(165)   La
fissazione di limiti sui tassi di interesse sui prestiti oltre ai massimali
imposti ai tassi sui depositi crea una situazione nella quale le banche
beneficiano di un accesso garantito al capitale a basso costo (in virtù della
normativa sui tassi sui depositi) e sono in grado di concedere prestiti a tassi
favorevoli a determinati settori. 
(166)   Le
banche sono inoltre assoggettate a norme giuridiche che impongono loro, tra
l'altro, di portare avanti la propria attività creditizia in funzione delle
esigenze dell'economia nazionale[50], di
fornire un supporto creditizio ai progetti incentivati[51] o di dare
priorità allo sviluppo dei settori di nuova e alta tecnologia[52]. Le banche sono tenute a rispettare tali norme. I produttori
esportatori inclusi nel campione rientrano nella categoria dei progetti
incentivati e in quella dei settori di nuova e alta tecnologia. 
(167)   Secondo
varie fonti di informazione indipendenti l'intervento dello Stato nel settore
finanziario cinese è considerevole e continuo. Ad esempio, i) il documento di
lavoro dell'FMI del 2006 ha concluso che la liberalizzazione bancaria in Cina è
incompleta e il rischio di credito non è adeguatamente considerato[53], ii) la relazione dell'FMI del 2009 ha evidenziato la mancata
liberalizzazione dei tassi di interesse in Cina[54], iii) la
relazione per paese dell'FMI del 2010 ha riscontrato che il costo del capitale
in Cina è relativamente basso, l'allocazione del credito è talvolta determinata
da elementi diversi dal prezzo e l'elevato risparmio d'impresa è in parte
legato ai bassi costi di vari fattori (come terra e capitale)[55] e iv) l'indagine economica sulla Cina dell'OCSE del 2010[56] e il documento di lavoro n. 747 del dipartimento economico
dell'OCSE sulle riforme nel settore finanziario in Cina[57] hanno
rilevato che la proprietà degli istituti finanziari resta prevalentemente nelle
mani dello Stato, ciò che solleva dubbi sulla misura in cui le decisioni delle
banche in materia di prestiti siano basate su considerazioni puramente
commerciali, poiché il ruolo che tradizionalmente le banche sembrano rivestire
è quello di agenzie statali legate al governo. 
(168)   Sulla
base degli elementi di cui sopra, si è concluso che le banche commerciali di
Stato e le "policy bank" svolgono funzioni pubbliche per conto del
governo della RPC, ovvero la promozione obbligatoria di determinati settori
dell'economia conformemente ai documenti strategici e di pianificazione
statale. L'ampia partecipazione pubblica nelle banche e altre informazioni sui
legami fra le banche statali e il governo (compresa la mancata collaborazione
del governo della RPC a questo riguardo) confermano che le banche sono
controllate dallo Stato nell'esercizio delle loro funzioni pubbliche. Il
governo della RPC esercita un controllo significativo sulle banche commerciali
di Stato e sulle "policy bank", attraverso il forte intervento
pubblico nel settore finanziario e l'obbligo per le banche statali di seguire
le politiche stabilite dal governo. Le banche commerciali di Stato e le
"policy bank" sono pertanto considerate enti pubblici in quanto
possiedono, esercitano o sono loro conferiti poteri pubblici.
(c)                   
Il governo della RPC incarica o dà ordine alle
banche private nella RPC di svolgere determinate funzioni.
(169)   La
Commissione ha poi cercato di verificare se il governo della RPC incarichi o
dia ordine alle banche commerciali private di tale paese di erogare prestiti
agevolati (con abbuoni d'interessi), ai sensi dell'articolo 3,
paragrafo 1, lettera a), punto iv), del regolamento di base, ai
produttori del settore del fotovoltaico.
–              
Esistenza di una politica del governo della RPC
(170)   Dato
quanto emerso nella sezione precedente sull'intervento dello Stato nel settore
del fotovoltaico (considerando 101) e considerate le conclusioni di cui in
appresso è evidente che il governo della RPC ha predisposto una politica tesa a
concedere prestiti agevolati al settore del fotovoltaico, in quanto determinati
enti pubblici (le banche commerciali di Stato)[58] sono
impegnati ad attuare tale politica e detengono una posizione dominante sul
mercato che consente loro di offrire tassi di interesse inferiori a quelli di
mercato.
–              
Estensione della politica alle banche private
(171)   La legge sulle banche
commerciali [2003] si applica indistintamente alle banche commerciali sia
statali sia private. Ad esempio, l'articolo 38 della suddetta legge incarica
tutte le banche commerciali (vale a dire anche quelle private) a "fissare
il tasso di interesse sui prestiti nel rispetto del limite superiore e
inferiore del tasso previsto dalla PBOC", e l'articolo 34 della
stessa legge impone alle banche commerciali di "svolgere la propria
attività creditizia conformemente alle esigenze dell'economia nazionale e dello
sviluppo sociale, nel rispetto dello spirito delle politiche industriali dello
Stato".
(172)   Numerosi
documenti di pianificazione statale, documenti strategici e leggi fanno
riferimento all'erogazione di prestiti agevolati al settore del fotovoltaico.
Ad esempio la decisione del Consiglio di Stato del 10 ottobre 2010
finalizzata a incentivare lo sviluppo di 7 nuove industrie strategiche
prevede l'aumento dell'intensità del sostegno della politica finanziaria e
fiscale a favore delle industrie strategiche[59] (tra cui
rientra il settore del fotovoltaico), incoraggia gli istituti finanziari ad
"ampliare il sostegno al credito" a beneficio di tali
industrie e a "fare uso di politiche di agevolazione in campo fiscale
come la compensazione dei rischi". Anche il piano nazionale sugli
sviluppi scientifici e tecnologici a medio e lungo termine (2006-2020) che
include l'energia solare e le celle fotovoltaiche tra i settori chiave e le
tematiche prioritarie[60] si impegna a "incoraggiare gli istituti finanziari a concedere
un sostegno creditizio agevolato ai principali progetti nazionali di
industrializzazione scientifica e tecnologica" e dà indicazioni al
governo per "spronare vari istituti finanziari e il capitale privato a
partecipare agli sviluppi scientifici e tecnologici". La legge
della RPC sui progressi in campo scientifico e tecnologico (decreto n. 82
del Presidente della RPC) stabilisce che lo Stato incoraggia gli istituti
finanziari, fornendo loro orientamenti in tal senso, a sostenere lo sviluppo di
settori di nuova e alta tecnologia attraverso la concessione di prestiti e che
gli istituti finanziari che sostengono gli obiettivi politici sono tenuti a
dare la priorità allo sviluppo di settori di nuova e alta tecnologia[61]. Secondo la stessa legge, gli istituti finanziari che sostengono gli
obiettivi politici devono, nei limiti della loro attività, offrire aiuti
speciali ai progetti imprenditoriali di innovazione indipendente incentivati
dallo Stato[62].
(173)   Inoltre
il limite sopraindicato per la determinazione dei tassi di interesse da parte
della PBOC (considerando 164 e 165) è vincolante anche per le banche
commerciali private.
(174)   Le precedenti citazioni da
leggi e normative che disciplinano il settore bancario dimostrano che la
politica del governo della RPC di fornire prestiti agevolati al settore del
fotovoltaico si estende anche alle banche commerciali private e in effetti il
governo della RPC impone loro di "svolgere la propria attività
creditizia conformemente alle esigenze dell'economia nazionale e dello sviluppo
sociale, nel rispetto dello spirito delle politiche industriali dello Stato"[63].
–              
Valutazione del rischio di credito
(175)   La
Commissione ha chiesto informazioni al governo della RPC al fine di valutare in
che modo, in tale paese, le banche valutano il rischio di credito delle imprese
del settore del fotovoltaico prima di decidere se concedere loro prestiti e, in
caso affermativo, di definirne le condizioni di erogazione. Nell'appendice A
del questionario, la Commissione aveva chiesto informazioni sul modo in cui,
nell'erogare prestiti, le banche prendevano in considerazione i rischi e
valutavano la solvibilità del mutuatario, quali premi per il rischio imponevano
alle varie imprese/settori nella RPC, quali fattori consideravano nel valutare
la richiesta di prestito, una descrizione della domanda di credito e del
processo di approvazione, ecc. Tuttavia, né il governo della RPC né le singole
banche indicate nel questionario hanno fornito alcuna documentazione al
riguardo (con un'unica eccezione indicata nel considerando 176). Il
governo della RPC ha fornito solo risposte generiche, non suffragate da
elementi che provassero l'esistenza di una qualche forma effettiva di
valutazione del rischio di credito.
(176)   Durante le verifiche presso una delle banche la Commissione ha
avuto accesso a una valutazione del rischio. Parte di tale valutazione del
rischio di credito faceva riferimento al sostegno del governo alle imprese del
settore dell'energia solare e ai piani statali per promuovere il settore del
fotovoltaico in generale: ciò si rifletteva positivamente sul rating di credito
assegnato a tale impresa. Questo è un esempio del modo in cui la politica
governativa (e le sovvenzioni destinate a un particolare settore) influenza il
processo decisionale delle banche nella determinazione delle condizioni di
finanziamento delle imprese del settore dell'energia solare.
(177)   La Commissione ha chiesto
informazioni analoghe ai produttori esportatori che hanno collaborato e ha
cercato di ottenere riscontri a dette informazioni nel corso delle visite di
verifica in loco presso i produttori esportatori inclusi nel campione. La
maggior parte dei produttori esportatori ha risposto che le banche chiedono
alcuni documenti ed effettuano una qualche analisi del rischio di credito prima
di concedere un prestito. Essi non sono stati tuttavia in grado di addurre
alcun elemento di prova a sostegno delle proprie affermazioni. Durante la visita
di verifica in loco, la Commissione ha chiesto che le fossero forniti riscontri
del fatto che le banche chiedessero tali documenti o che le imprese li
fornissero e che le fosse mostrato un qualsiasi documento di fonte bancaria
attestante che tale analisi del rischio di credito fosse stata effettuata. I
gruppi di produttori esportatori inclusi nel campione non sono però stati in
grado di fornire tali riscontri, né di fornire altre prove a sostegno delle
loro asserzioni.
(178)   Le informazioni relative alla valutazione del rischio di
credito sono state ripetutamente chieste alle parti interessate perché
giudicate fondamentali tra l'altro alla luce delle informazioni di cui al
considerando 167.
(179)   In considerazione di quanto
precede, le conclusioni relative alla valutazione del rischio di credito nella
RPC si applicano alle banche commerciali di Stato, alle banche commerciali
private, nonché alle "policy bank". I suddetti riscontri portano
infatti a concludere che le banche private nella RPC sono tenute a seguire gli
indirizzi politici adottati dal governo per quanto riguarda i prestiti, in
particolare a favore del settore del fotovoltaico, e ad agire come banche di
Stato, che nel considerando 168 sono state considerate enti pubblici. Si è
pertanto concluso che il governo della RPC incarica o dà ordine alle banche
private di svolgere funzioni che di norma spettano alla pubblica
amministrazione, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto iv), del regolamento di base.
(180)   Inoltre,
i suddetti riscontri dimostrano che, anche se le banche statali non fossero
considerate enti pubblici, dovrebbe essere riconosciuto che il governo della
RPC le incarica o dà loro ordine di svolgere funzioni che di norma spettano
alla pubblica amministrazione, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto iv), del regolamento di base.
(d)                   
Distorsioni del mercato finanziario cinese
(181)   Dalle
informazioni raccolte durante l'inchiesta si può concludere che la quota delle
banche statali ammonta a più di 2/3 del mercato cinese. Le cinque maggiori
banche commerciali di Stato (Agricultural Bank, Bank of China, Construction
Bank of China, Bank of Communications e Industrial and Commercial Bank ) rappresentano oltre la metà del settore
bancario cinese[64]. Inoltre, la China Development Bank e la China Export-Import Bank sono
interamente partecipate dallo Stato. Queste sette banche hanno erogato la
grande maggioranza dei prestiti agli otto produttori esportatori inclusi nel
campione nel procedimento in merito ai pannelli solari. Questa forte
partecipazione azionaria dello Stato combinata con le distorsioni del mercato
finanziario cinese e con la politica del governo della RPC di mettere a
disposizione di determinati settori credito a basso costo comporta una
disparità di trattamento nel commercio internazionale e attribuisce un indebito
vantaggio ai produttori cinesi.
(182)   Le banche nella RPC non sono
pienamente libere di decidere le condizioni di concessione dei prestiti. Per
quanto riguarda i tassi di interesse esse sono tenute a rimanere entro i limiti
fissati dalla PBOC (People's Bank of China). L'esistenza di detti limiti, cui
si aggiungono i massimali imposti ai tassi sui depositi, crea una situazione
nella quale le banche beneficiano di un accesso garantito al capitale a basso
costo (in virtù della normativa sui tassi sui depositi) e sono in grado di
concedere prestiti a tassi favorevoli a determinati settori. 
(183)   Le
banche sono inoltre assoggettate a norme giuridiche che impongono loro, tra
l'altro, di svolgere la propria attività creditizia in funzione delle esigenze
dell'economia nazionale[65], di fornire un supporto creditizio ai progetti incentivati[66] o di dare priorità allo sviluppo dei settori di nuova e alta
tecnologia[67]. Le banche sono obbligate a rispettare tali norme.
(184)   Secondo
recenti informazioni, ad alcune grandi banche commerciali della RPC è stato
accordato l'accesso alle riserve di valuta estera[68]. Ciò
diminuisce notevolmente il loro costo di raccolta del capitale e tali
"risorse finanziarie a basso costo" sono utilizzate per erogare
prestiti in dollari e euro a determinate imprese e a taluni progetti in linea
con la politica di internazionalizzazione. Esse sono pertanto in grado di
offrire condizioni che le banche commerciali normali non sono in grado di permettersi.
(185)   Un'altra
grave distorsione nel finanziamento del settore del fotovoltaico è costituita
dalla particolare posizione privilegiata di cui gode la China Development Bank
("CDB"), che rappresenta il principale finanziatore di tale settore e
ha erogato la quota maggiore dei prestiti e delle linee di credito di cui hanno
beneficiato i produttori esportatori inclusi nel campione. La CDB si
autofinanzia quasi completamente con l'emissione di obbligazioni anziché con i
depositi ed è, dopo il ministero delle Finanze, il secondo più importante
emittente di titoli nel paese. In tal modo la CDB può finanziarsi a costi
contenuti ed è quindi in grado di erogare prestiti a condizioni agevolate a
determinati settori[69].
3.4.1.1.  Prestiti agevolati
(a)         
Introduzione
(186)   Il denunciante ha asserito che
il governo della RPC ha sovvenzionato il settore del fotovoltaico cinese
mediante prestiti agevolati e credito diretto. 
(b)         
Base giuridica
(187)   Le seguenti disposizioni
giuridiche prevedono prestiti agevolati in Cina: legge della RPC sulle banche
commerciali, norme generali in materia di prestiti (attuate dalla People's Bank
of China), decisione n. 40 del Consiglio di Stato che promulga e attua
disposizioni temporanee in vista della promozione dell'adeguamento dell'infrastruttura
industriale.
(c)         
Risultati dell'inchiesta
(188)   Considerati i riscontri nel loro complesso, si è concluso che
la maggior parte dei prestiti erogati ai gruppi di produttori esportatori
inclusi nel campione è concessa da banche statali riconosciute come enti
pubblici nel considerando 168 perché sono loro conferiti poteri pubblici e
perché esercitano funzioni pubbliche. Esistono ulteriori elementi di prova del
fatto che tali banche esercitano effettivamente poteri pubblici, perché, come
spiegato nel considerando 164, il modo in cui le banche commerciali
prendono decisioni sui tassi di interesse nel caso dei prestiti concessi alle
imprese cinesi rende evidente un intervento dello Stato (ovvero della PBOC). In
tali circostanze, le attività di concessione di prestiti di questi enti sono
direttamente riconducibili al governo. Il fatto che le banche esercitino poteri
pubblici è confermato anche dal modo in cui sono applicati gli articoli 7 e 15
delle norme generali in materia di prestiti (attuate dalla PBOC), la decisione
n. 40 e l'articolo 34 della legge sulle banche commerciali
in vista dell'attuazione delle politiche industriali dello Stato. Esistono
inoltre numerosi riscontri, suffragati da studi e relazioni oggettivi, sulla
presenza tuttora di un forte intervento pubblico nel sistema finanziario
cinese, come già spiegato nei considerando 172 e 178. Infine, il governo
della RPC non ha fornito le informazioni che avrebbero consentito una maggiore
comprensione delle relazioni tra banche statali e governo, come spiegato nei
considerando 139 e 140. Nel caso quindi dei prestiti erogati da banche
commerciali di Stato nella RPC, la Commissione conclude che si configura nella
fattispecie un contributo finanziario ai produttori del settore del
fotovoltaico sotto forma di un trasferimento diretto di fondi dalla pubblica
amministrazione, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto i), del regolamento di base. Inoltre, è anche dimostrato che le banche commerciali di Stato (così
come le banche private) agiscono su incarico o per ordine della pubblica
amministrazione, il che significa che si configura nella fattispecie un
contributo finanziario ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto iv), del regolamento di base.
(189)   Alla luce dell'analisi di cui
ai considerando da 169 a 178, è stato anche accertato che il governo della RPC
incarica o dà ordine alle banche private di erogare prestiti ai produttori del
settore del fotovoltaico e che si configura nella fattispecie un contributo
finanziario ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punti i) e iv), del regolamento di base.
(190)   Si
configura un vantaggio, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, e
dell'articolo 6, lettera b), del regolamento di base, nella misura in
cui i mutui concessi da una pubblica amministrazione o da enti privati su
incarico o per ordine della pubblica amministrazione sono erogati a condizioni
più favorevoli di quelle che il beneficiario avrebbe potuto ottenere sul
mercato. I prestiti non statali nella RPC non costituiscono un riferimento di
mercato adeguato dal momento che si è stabilito che le banche private agiscono
su incarico o per ordine del governo della RPC e si può quindi presumere che
seguano le prassi creditizie adottate dalle banche statali. Pertanto, i parametri
di riferimento devono essere determinati utilizzando il metodo descritto nei
considerando da 198 a 200. L'utilizzo di questi parametri dimostra che i
prestiti sono concessi al settore del fotovoltaico a condizioni migliori
rispetto a quelle di mercato.
(191)   Il
settore del fotovoltaico rientra nella categoria dei settori incentivati ai
sensi della decisione n. 40. La decisione n. 40 è un decreto del
Consiglio di Stato, il più alto organo amministrativo della RPC, ed è quindi
una decisione giuridicamente vincolante per gli altri enti pubblici e gli
operatori economici. Essa classifica i settori industriali in "progetti
incentivati, limitati e soppressi" e stabilisce gli orientamenti della
politica industriale. Insieme con il repertorio, testimonia come il governo
della RPC porti avanti una politica tesa a incoraggiare e a sostenere gruppi di
imprese o settori, come quelli del fotovoltaico o delle nuove energie,
classificati dal repertorio come "settori incentivati". Riguardo al
numero di settori elencati tra quelli "incentivati", si osserva che
questi rappresentano solo una parte dell'economia cinese. Inoltre solo a
determinate attività in seno a questi settori incentivati è riconosciuta la
qualifica di attività "incentivata". L'articolo 17 della
decisione n. 40 stabilisce che i "progetti di investimenti
incentivati" beneficiano di privilegi e incentivi specifici, compreso un
sostegno finanziario. D'altro canto, riguardo ai "progetti limitati e
soppressi", la decisione n. 40 autorizza le autorità pubbliche a intervenire
direttamente per regolamentare il mercato. Di fatto, gli articoli 18 e 19
stabiliscono che l'autorità competente impedisca agli istituti finanziari di
erogare finanziamenti a tali "progetti limitati e soppressi". Da
quanto precede appare chiaro che la decisione n. 40 sancisce norme
vincolanti per tutte le istituzioni economiche sotto forma di direttive sulla
promozione e sul sostegno dei settori incentivati, tra i quali rientra il
settore del fotovoltaico.
(192)   Come spiegato al considerando 172 il governo della RPC
indirizza i prestiti agevolati verso un numero limitato di settori e il settore
del fotovoltaico è uno di questi. Tenuto conto di
quanto precede, è evidente che le autorità consentono agli istituti finanziari
di erogare prestiti agevolati solo a un numero limitato di imprese/settori in
ottemperanza agli orientamenti delle pertinenti politiche del governo della
RPC. In base ai riscontri raccolti e in mancanza di collaborazione da parte del
governo della RPC in questo campo, si conclude che le sovvenzioni sotto forma
di prestiti agevolati non sono erogate indistintamente e sono perciò specifiche
ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera a), del
regolamento di base. Nessuna delle parti interessate ha inoltre fornito elementi
tali da comprovare che le sovvenzioni fossero basate su criteri o condizioni
oggettivi ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), del
regolamento di base.
(d)         
Conclusioni
(193)   Dall'inchiesta è emerso che
tutti i produttori esportatori inclusi nel campione hanno beneficiato dei
prestiti agevolati durante il PI.
(194)   Di conseguenza, il
finanziamento del settore del fotovoltaico dovrebbe essere considerato una
sovvenzione.
(195)   Preso atto dell'esistenza di un
contributo finanziario, di un vantaggio per i produttori esportatori e della
sua specificità, tale sovvenzione dovrebbe essere considerata compensabile.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(196)   L'importo della sovvenzione
compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato durante il PI,
conferito ai beneficiari. Ai sensi dell'articolo 6, lettera b), del
regolamento di base, il vantaggio conferito ai beneficiari è considerato pari
alla differenza tra l'importo pagato per il finanziamento pubblico dall'impresa
beneficiaria e l'importo che la stessa avrebbe pagato per un analogo mutuo
commerciale da essa ottenibile sul mercato.
(197)   Come spiegato in precedenza
(considerando 190), poiché i prestiti erogati dalle banche cinesi
rispecchiano il pesante intervento pubblico nel settore bancario e non tengono
conto dei tassi che verrebbero applicati in un mercato correttamente
funzionante, è stato determinato un adeguato riferimento di mercato con il
metodo indicato di seguito. A causa della mancata collaborazione del governo
della RPC, la Commissione, per fissare un adeguato tasso di interesse di
riferimento, ha utilizzato inoltre i dati disponibili.
(198)   Nella
definizione di un adeguato riferimento per i prestiti denominati in renmimbi,
si è considerato ragionevole applicare i tassi di interesse cinesi, rettificati
in modo da riflettere il normale rischio di mercato. In effetti, in un contesto
in cui l'attuale situazione finanziaria degli esportatori è stata stabilita in
un mercato distorto e mancano informazioni attendibili da parte delle banche
cinesi sulla misurazione del rischio e sulla determinazione di rating di
credito, si ritiene necessario non dare per scontata la solvibilità degli
esportatori cinesi, ma applicare una maggiorazione che tenga conto delle
potenziali ripercussioni della distorsione del mercato cinese sulla loro
situazione finanziaria.
(199)   Lo stesso vale per i prestiti
denominati in valuta estera. Come riferimento sono state utilizzate le
obbligazioni emesse da società durante il PI con rating BB, con denominazioni
pertinenti. 
(200)   Con
riferimento a quanto sopra, come illustrato nei considerando da 138 a 140, è
stato chiesto al governo della RPC e ai produttori esportatori che hanno
collaborato di fornire informazioni sulle politiche creditizie delle banche
cinesi e sulla maniera in cui i prestiti sono stati accordati ai produttori
esportatori. Nonostante le reiterate richieste, dette informazioni non sono
state fornite. In assenza di collaborazione e sulla base dei dati
complessivamente disponibili, ai sensi dell'articolo 28, paragrafo 6,
del regolamento di base, si ritiene appropriato considerare che a tutte le
aziende cinesi sarebbe accordato solo il grado più elevato delle obbligazioni
aventi un basso rating creditizio (corrispondente al cosiddetto
"Non-investment grade" o BB secondo Bloomberg) e aggiungere
l'appropriato premio previsto per i titoli obbligazionari emessi da società con
tale rating al tasso di prestito standard della People's Bank of China. Il
vantaggio conferito ai produttori esportatori è stato calcolato a partire dal
differenziale dei tassi di interesse, espresso in percentuale, moltiplicato per
l'importo in essere del prestito, vale a dire l'interesse non corrisposto
durante il PI. Tale importo è stato quindi ripartito sul fatturato totale dei
produttori esportatori che hanno collaborato.
(201)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
             Prestiti agevolati 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, PRC e società collegate ||             1,14 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,61 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,25 % 
             JingAo Group e società collegate ||             0,92 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             1,80 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,02 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,84 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             0,85 % 
3.4.1.2.  Concessione di linee di credito
(a)         
Introduzione
(202)   Il denunciante aveva sostenuto
che le banche cinesi avevano concesso linee di credito sproporzionate agli
esportatori cinesi del prodotto in esame. L'inchiesta ha confermato che tutte
le imprese oggetto dell'inchiesta avevano effettivamente beneficiato della
concessione di enormi linee di credito da parte delle banche cinesi, nella
maggior parte dei casi gratuitamente o a costi molto contenuti. In una normale
situazione di mercato tali linee di credito sono soggette a notevoli vincoli e
comportano costi amministrativi che consentono alle banche di coprire i costi e
di compensare i rischi.
(b)         
Risultati
dell'inchiesta
Le linee di credito rappresentano un potenziale
trasferimento di fondi
(203)   La relazione del panel nella
causa "CE – Aeromobili" ha confermato che tali linee di
credito, al di là degli effetti dei singoli prestiti, possono costituire
potenziali trasferimenti diretti di fondi ai sensi dell'articolo 3,
paragrafo 1, lettera a), punto i), del regolamento di base e
quindi contributi finanziari. Il panel ha concluso che il vantaggio di un
potenziale trasferimento di fondi deriva dalla mera esistenza di un
obbligo di effettuare un trasferimento diretto di fondi. Il panel ha concluso
inoltre che una linea di credito potrebbe, di per sé, conferire un
vantaggio all'impresa beneficiaria e costituisce pertanto un potenziale
trasferimento di fondi distinto da qualsiasi trasferimento diretto di fondi
sotto forma di prestiti individuali[70].
Le banche che concedono linee di credito sono enti
pubblici o agiscono su incarico del governo
(204)   Le linee di credito sono state
concesse ai produttori esportatori inclusi nel campione dalle stesse banche che
hanno erogato i prestiti agevolati di cui sopra. Come precisato in precedenza
queste banche sono enti pubblici (considerando da 158 a 166) oppure il governo
della RPC le incarica o dà loro ordine di concedere finanziamenti agevolati al
settore del fotovoltaico (considerando da 169 a 178). 
(205)   Come spiegato in precedenza
(considerando da 158 a 185), le leggi e le prassi delle banche statali provocano
distorsioni del mercato cinese ed è stato accertato che nella maggior parte dei
casi le linee di credito sono state concesse gratuitamente o a costi molto
contenuti. In una normale situazione di mercato tali linee di credito sono
soggette a notevoli vincoli e comportano costi amministrativi che consentono
alle banche di coprire i costi e di compensare i rischi.
(206)   L'importo del vantaggio è
rappresentato dalle commissioni normalmente applicabili alle linee di credito
commerciali concesse alle imprese da cui i produttori esportatori inclusi nel
campione sono stati nella maggior parte dei casi esentati. La Commissione ha
utilizzato le commissioni pagate per una linea di credito concessa a uno dei
produttori esportatori inclusi nel campione da una banca commerciale straniera.
(207)   Il
settore del fotovoltaico rientra nei settori "incentivati" ai sensi
della decisione n. 40. La decisione n. 40 è un decreto del Consiglio
di Stato, il più alto organo amministrativo della RPC, ed è quindi una
decisione giuridicamente vincolante per gli altri enti pubblici e gli operatori
economici. Essa classifica i settori industriali in "progetti incentivati,
limitati e soppressi" e stabilisce gli orientamenti della politica
industriale. Insieme con il repertorio, testimonia come il governo della RPC
porti avanti una politica tesa a incoraggiare e a sostenere gruppi di imprese o
settori, come quelli del fotovoltaico o delle nuove energie, classificati dal
repertorio come "settori incentivati". Riguardo al numero di settori
elencati tra quelli "incentivati", si osserva che questi
rappresentano solo una parte dell'economia cinese. Inoltre solo a determinate
attività in seno a questi settori incentivati è riconosciuta la qualifica di
attività "incentivata". L'articolo 17 della decisione n. 40
stabilisce che i "progetti di investimenti incentivati" beneficiano
di privilegi e incentivi specifici, compreso un sostegno finanziario. D'altro
canto, riguardo ai "progetti limitati e soppressi", la decisione n. 40
autorizza le autorità statali a intervenire direttamente per regolamentare il
mercato. Di fatto, gli articoli 18 e 19 stabiliscono che l'autorità competente
impedisca agli istituti finanziari di erogare finanziamenti a tali
"progetti limitati e soppressi". Da quanto precede appare chiaro che
la decisione n. 40 sancisce norme vincolanti per tutte le istituzioni
economiche sotto forma di direttive sulla promozione e sul sostegno dei settori
incentivati, tra i quali rientra il settore del fotovoltaico.
(208)   Come
spiegato ai considerando 172 e 192 il governo della RPC indirizza i
prestiti agevolati dei quali la concessione di linee di credito costituisce un
elemento essenziale a un numero limitato di settori beneficiari. Il settore del
fotovoltaico rientra in questo gruppo di settori e beneficia di prestiti
agevolati specifici.
(209)   Tenuto
conto di quanto precede, è evidente che le autorità consentono agli istituti
finanziari di concedere linee di credito agevolate solo a un numero limitato di
imprese/settori in ottemperanza agli orientamenti delle pertinenti politiche
del governo della RPC. In base ai riscontri raccolti e in mancanza di
collaborazione da parte del governo della RPC in questo campo, si conclude che
le sovvenzioni in forma di linee di credito sproporzionate non sono erogate
indistintamente e sono perciò specifiche ai sensi dell'articolo 4,
paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base. Nessuna delle parti
interessate ha inoltre fornito elementi tali da comprovare che le sovvenzioni
fossero basate su criteri o condizioni oggettivi ai sensi dell'articolo 4,
paragrafo 2, lettera b), del regolamento di base.
(c)         
Conclusioni
(210)   Dall'inchiesta è emerso che
tutti i gruppi di produttori esportatori inclusi nel campione hanno beneficiato
di linee di credito concesse gratuitamente o a costi inferiori a quelli di
mercato nel periodo dell'inchiesta.
(211)   Di conseguenza, la concessione
di tali linee di credito al settore del fotovoltaico dovrebbe essere
considerata una sovvenzione.
(212)   Preso atto dell'esistenza di un
contributo finanziario, di un vantaggio per i produttori esportatori e della
sua specificità, tale sovvenzione dovrebbe essere considerata compensabile.
(d)         
Calcolo
dell'importo della sovvenzione
(213)   La concessione di linee di
credito a titolo gratuito o a costi inferiori a quelli di mercato è considerata
una prestazione di servizi finanziari (articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto iii) del regolamento di base) contro un
corrispettivo inferiore al valore che sarebbe adeguato. L'importo della sovvenzione
compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato durante il PI,
conferito ai beneficiari. A causa delle distorsioni del mercato descritte nei
considerando da 158 a 185, l'adeguatezza del corrispettivo dei servizi
finanziari (in questo caso la concessione di linee di credito) non ha potuto
essere determinata sulla base delle condizioni di mercato vigenti nella RPC. Ai
sensi dell'articolo 6, lettera d), punto ii), del regolamento di
base, il vantaggio conferito ai beneficiari è considerato pari alla differenza
tra l'importo pagato dall'impresa beneficiaria per ottenere la concessione
delle linee di credito dalle banche cinesi e l'importo che la stessa avrebbe
pagato per un'analoga linea di credito da essa ottenibile sul mercato. Le linee
di credito potrebbero anche essere considerate un potenziale trasferimento di
fondi ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto i), del regolamento di base.
(214)   Uno dei produttori esportatori
inclusi nel campione ha ottenuto la concessione di una linea di credito da una
banca la cui sede è stabilita in una giurisdizione finanziaria diversa dalla
RPC e questa linea di credito è stata subordinata a vincoli e al pagamento di
commissioni com'è consuetudine sui mercati finanziari mondiali. Sebbene sia
stata concessa dalla controllata cinese della banca in questione, tale linea di
credito può essere considerata un utile parametro di riferimento. Si è ritenuto
opportuno utilizzare le commissioni pagate nel caso di tale linea di credito
quale termine di paragone, conformemente all'articolo 6, lettera d),
punto ii), del regolamento di base. 
(215)   L'entità delle commissioni
utilizzata come valore di riferimento è stata applicata in proporzione
all'importo di ciascuna linea di credito in questione per ottenere l'importo
della sovvenzione (meno le eventuali commissioni effettivamente pagate). Nei
casi di durata superiore a un anno della linea di credito, l'importo totale
della sovvenzione è stato distribuito sull'intera durata della linea di
credito, attribuendo un importo adeguato al PI.
(216)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
             Concessione di linee di credito 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             1,97 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             2,14 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             1,09 % 
             JingAo Group e società collegate ||             1,28 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             0,92 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,24 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,50 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             2,59 % 
3.4.1.3.  Regimi di sovvenzionamento dei
crediti all'esportazione
(217)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime.
3.4.1.4.  Garanzie
e assicurazioni dei crediti all'esportazione per le tecnologie verdi
(a)         
Introduzione
(218)   Nella denuncia si affermava che
la China Export & Credit Insurance Corporation ("Sinosure")
assicurava a condizioni agevolate i crediti all'esportazione dei produttori del
prodotto in esame, fra l'altro tramite un programma denominato "Green
Express". Secondo la denuncia, l'assicurazione dei crediti
all'esportazione di Sinosure non era appropriata neppure per coprire le perdite
e i costi operativi a lungo termine di questo programma.
(b)         
Mancata collaborazione e utilizzo dei dati
disponibili
(219)   Come
indicato nei considerando 104 e 105, la Commissione ha chiesto
informazioni nel questionario, nella lettera di richiesta di maggiori
informazioni e durante la visita di verifica in loco al governo della RPC e a
Sinosure, che il governo della RPC e/o Sinosure non hanno fornito.
(220)   La
Commissione ha chiesto informazioni sul quadro istituzionale e i pertinenti
documenti che disciplinano le attività di Sinosure in qualità di assicuratore
ufficiale dello Stato dei crediti all'esportazione. Il governo della RPC ha
presentato solo una comunicazione stilata congiuntamente dal ministero del
Commercio ("MCOM") e da Sinosure nel 2004, ma nessuno degli altri
documenti pertinenti tra cui, ad esempio, il cosiddetto piano 840 compreso
nella comunicazione del Consiglio di Stato del 27 maggio 2009[71]. 
(221)   Per
quanto riguarda la verifica delle risposte alle domande del questionario e
dell'allegato 1 relativo a Sinosure, la Commissione non ha potuto ottenere
diversi documenti e verificare una serie di elementi chiesti sul posto. In
particolare, Sinosure non ha presentato le seguenti informazioni e i seguenti
riscontri chiesti dalla Commissione: a) bilancio del 2012 che, secondo quanto
riferito, non era ancora disponibile sul sito Internet di Sinosure; b) la
pertinente documentazione relativa all'assicurazione dei crediti
all'esportazione per due degli esportatori che hanno collaborato inclusi nel
campione, compresi i contratti, la valutazione dei rischi, la corrispondenza e
le quietanze di pagamento dei premi; c) informazioni specifiche sugli alti
dirigenti nominati dal Consiglio di Stato; d) riscontri in merito agli elementi
e ai vantaggi elencati nella comunicazione stilata congiuntamente dal MCOM e da
Sinosure nel 2004, anche in merito alla limitata approvazione, alla
flessibilità delle aliquote e al ribasso entro la banda di fluttuazione dei
premi; e) riscontri in merito agli utili e ai costi operativi a lungo termine
delle attività di assicurazione dei crediti all'esportazione; f) riscontri in
merito alla valutazione della situazione di mercato nel settore del
fotovoltaico.
(222)   La
Commissione non è stata inoltre messa in condizione di verificare una serie di
elementi contenuti nelle risposte alle domande del questionario sulle attività
di Sinosure, comprese in particolare le risposte riguardanti la valutazione del
rischio, l'effettiva determinazione del premio e il processo di richiesta e di
approvazione, perché Sinosure si è rifiutata di analizzare i contratti
specifici stipulati con gli esportatori che hanno collaborato inclusi nel
campione. Sinosure, inoltre, non ha chiarito alcune incongruenze nei dati - né
ha presentato i relativi documenti giustificativi - o altri aspetti delle sue
risposte al questionario e alla lettera di richiesta di maggiori informazioni
individuati dalla Commissione.
(223)   Il
governo della RPC e Sinosure hanno tentato di giustificare tale mancanza di
collaborazione adducendo motivi di tutela della riservatezza durante la visita
di verifica in loco e nella lettera del governo della RPC del
3 giugno 2013. A questo proposito, nella lettera in preparazione
della verifica in loco e nella successiva corrispondenza via mail era indicato
chiaramente che la Commissione intendeva procedere a una verifica significativa
e che avrebbe pertanto adottato tutte le precauzioni necessarie per tutelare la
riservatezza delle informazioni trasmesse o semplicemente rese disponibili per
l'ispezione, in conformità al proprio obbligo giuridico di tutelare tali
informazioni garantito dalle rigorose norme dell'UE in materia. Per quanto
concerne i documenti che Sinosure ha cercato di presentare ben oltre la
conclusione della visita di verifica, senza consentirne la loro adeguata
verifica da parte della Commissione, essi non possono essere presi in
considerazione dal momento che sono stati appositamente predisposti per
l'inchiesta e che la Commissione non ha potuto verificarne i documenti di base.
(224)   Data la mancata collaborazione
del governo della RPC e di Sinosure, la Commissione non ha potuto controllare
vari aspetti della fornitura di una copertura assicurativa dei crediti
all'esportazione da parte di Sinosure ai produttori esportatori del prodotto in
esame che hanno collaborato e che sono stati inclusi nel campione. Pertanto
alcune delle conclusioni della Commissione si fondano sulle informazioni
disponibili ai sensi dell'articolo 28 del regolamento di base.
(c)         
Sinosure è un ente pubblico.
(225)   L'inchiesta ha stabilito che
Sinosure è un ente pubblico ai sensi dell'articolo 2, lettera b), del
regolamento di base e della pertinente giurisprudenza dell'OMC[72] in quanto possiede, esercita o gli sono conferiti poteri pubblici. In
particolare, il governo della RPC esercita un controllo significativo su
Sinosure[73] e Sinosure esercita poteri pubblici nell'esercizio di funzioni
pubbliche.
(226)   La Commissione osserva che l'attività
di assicurazione dei crediti all'esportazione esercitata da Sinosure
costituisce parte integrante del più ampio settore finanziario ove è accertato
che l'intervento pubblico influenza direttamente e altera il normale
funzionamento del mercato finanziario nella RPC (cfr. considerando 185
e successivi).
(227)   Sinosure esercita funzioni
pubbliche nel suo ruolo di unica istituzione ufficiale preposta ad assicurare i
crediti all'esportazione nella RPC. Occupa pertanto una posizione di monopolio
sul mercato dell'assicurazione dei crediti all'esportazione. L'impresa ha
confermato che il mercato non è aperto, sebbene esistano alcuni concorrenti
internazionali che operano indirettamente nella RPC.
(228)   Sinosure è di proprietà del
governo che ne ha il pieno controllo finanziario. Sinosure è un'impresa
individuale statale di cui è proprietario al 100 % il Consiglio di Stato.
Il capitale di 4 miliardi di renmimbi proviene dal fondo di capitale di rischio
di assicurazione dei crediti all'esportazione, in linea con il bilancio
finanziario dello Stato. Inoltre, nel 2011 lo Stato ha effettuato una iniezione
di capitale di 20 miliardi di renmimbi attraverso la China Investment
Corporation, il fondo sovrano cinese[74]. Lo
statuto stabilisce che delle attività dell'impresa è responsabile il ministero
delle Finanze, a cui essa è tenuta a presentare, per esame e approvazione,
relazioni finanziarie e contabili e il bilancio fiscale.
(229)   Per quanto riguarda il
controllo statale, in quanto impresa individuale statale Sinosure non dispone
di un consiglio di amministrazione. Per quanto riguarda il collegio dei
revisori dei conti, tutti i revisori sono nominati dal Consiglio di Stato ed
esercitano le loro funzioni nel rispetto del "regolamento provvisorio del
collegio dei revisori dei conti di importanti istituti finanziari di proprietà
statale". Anche gli alti dirigenti di Sinosure sono di nomina governativa.
Dal bilancio annuale del 2011 di Sinosure ("B 2011") risulta che
il presidente dell'impresa è il segretario del comitato del partito e che la
maggioranza degli alti dirigenti sono anch'essi membri del comitato del
partito. Essendosi Sinosure rifiutata di presentare ulteriori informazioni sui
suoi alti dirigenti, si può concludere che essi sono emanazione diretta del
governo, il quale nomina direttamente i componenti del suo collegio dei
revisori dei conti e gli alti dirigenti. In considerazione di quanto precede,
Sinosure è significativamente controllata dal governo della RPC.
(230)   L'esercizio di funzioni
pubbliche e l'attuazione di politiche governative da parte di Sinosure appaiono
talmente chiari ed espliciti che si può concludere che l'impresa è diretta
emanazione del governo stesso. Il bilancio annuale del 2011 di Sinosure
contiene numerose conferme a questo riguardo, in particolare: Sinosure "ha
fattivamente svolto le funzioni di un'agenzia per il credito all'esportazione
(...) e ha iniziato bene il primo dei cinque anni oggetto del dodicesimo piano
quinquennale" (B 2011, pag. 4); "il progredire della
riforma delle società ha rafforzato le funzioni di Sinosure in qualità di
agenzia per il credito all'esportazione. La conferenza sull'economia del CCPCC
ha messo in evidenza tale funzione e ha definito chiari requisiti per
l'assicurazione dei crediti che hanno delineato la via della crescita" (B 2011,
pag. 5); "Nel 2011 Sinosure ha attuato le strategie, le decisioni e
le disposizioni del comitato centrale del PCC e del Consiglio di Stato, nonché
le politiche statali in materia di industria, commercio estero, diplomazia e
finanza, ha svolto appieno le sue funzioni strategiche e ha conseguito una
rapida crescita" (B 2011, pag. 11); "Sinosure ha pienamente
attuato la politica statale prevista dal "Regime speciale per
l'assicurazione del finanziamento dell'esportazione di grandi attrezzature
complete" e ha adempiuto ai suoi obblighi stabiliti dallo Stato" (B 2011,
pag. 11).
(231)   Il
quadro istituzionale in cui opera Sinosure e altri documenti elaborati al
riguardo dal governo della RPC dimostrano ancora una volta la sua funzione di ente
pubblico e che ad essa sono conferiti poteri per attuare politiche pubbliche.
La comunicazione sull'attuazione della strategia di promozione del commercio
tramite la scienza e la tecnologia utilizzando l'assicurazione dei crediti
all'esportazione (Shang Ji Fa [2004], n. 368 del
26 luglio 2004), stilata congiuntamente dal MCOM e da Sinosure nel
2004, disciplina tuttora le attività di Sinosure. Tra gli obiettivi della
comunicazione rientra la promozione dell'esportazione di prodotti di nuova e
alta tecnologia e ad alto valore aggiunto mediante l'ulteriore ricorso
all'assicurazione dei crediti all'esportazione. La comunicazione dà esplicito
mandato a Sinosure di sostenere i settori esportatori chiave specificati nel
repertorio del 2006 dei prodotti cinesi di nuova e alta tecnologia. Questo
repertorio comprende tra i prodotti ammessi a beneficiare di tale sostegno
"celle e moduli solari", che possono quindi essere considerati
direttamente supportati da Sinosure. I seguenti vantaggi sono elencati nella
comunicazione un "canale verde", ossia un sostegno specifico ai
prodotti inclusi nel repertorio, che dovrebbero ricevere l'approvazione entro
cinque giorni se ottemperano ai requisiti e un'approvazione limitata per
assicurazione con priorità; velocità del rimborso, completato entro un termine
di tre mesi dalla data di presentazione della documentazione; flessibilità
dell'aliquota, pari al più alto ribasso dell'aliquota del premio entro la banda
di fluttuazione dei premi di Sinosure. La comunicazione prevede inoltre che le
amministrazioni regionali e locali responsabili per il commercio adottino
ulteriori misure per sostenere i prodotti compresi nel repertorio. La
comunicazione chiede a Sinosure di adeguare il modello di polizza in funzione
della politica industriale nazionale e delle caratteristiche delle esportazioni
dei prodotti di nuova e alta tecnologia e di fornire sostegno ai settori
innovativi e di R&S, in particolare quelli incentivati dallo Stato.
(232)   La
Commissione è a conoscenza dell'esistenza di altri documenti comprovanti che
Sinosure attua direttamente le politiche governative di cui beneficiano, tra
gli altri, anche i produttori esportatori. Il cosiddetto piano 840
è riportato in dettaglio nella comunicazione del Consiglio di Stato del
27 maggio 2009[75]. Tale denominazione si riferisce all'utilizzo di 84 miliardi di
dollari statunitensi per assicurare le esportazioni ed è una delle sei misure
adottate dal Consiglio di Stato nel 2009 per stabilizzare la domanda di
esportazioni in seguito alla crisi mondiale e al conseguente aumento della
domanda di assicurazione dei crediti all'esportazione. Le sei misure
comprendono in particolare una migliore copertura assicurativa dei rischi
all'esportazione, l'assicurazione dei crediti all'esportazione a breve termine
per un ammontare di 84 miliardi di dollari nel 2009 e una riduzione
dell'aliquota del premio. In qualità di unico organismo che assicura crediti
all'esportazione, Sinosure è indicata come responsabile dell'attuazione del
piano. Per quanto riguarda la diminuzione del premio assicurativo, a Sinosure è
stato chiesto di garantire una riduzione del 30 % dell'aliquota media
delle assicurazioni dei crediti all'esportazione a breve termine rispetto
all'aliquota media complessiva del 2008.
(233)   Il
cosiddetto piano 421 è stato incluso nella comunicazione sugli aspetti
dell'attuazione di disposizioni speciali per il finanziamento
dell'assicurazione dell'esportazione di grandi attrezzature complete redatta
dal ministero del Commercio di concerto con il ministero delle Finanze
il 22 giugno 2009. Anche questo piano ha costituito un importante
tassello della politica di internazionalizzazione della Cina in risposta alla
crisi finanziaria mondiale del 2009, che ha messo a disposizione 42,1 miliardi
di dollari per finanziare le assicurazioni a sostegno dell'esportazione di
grandi attrezzature complete. Sinosure e qualche altro istituto finanziario
sono stati incaricati di gestire e fornire le risorse finanziarie. Le imprese
beneficiarie considerate dal documento possono usufruire di provvedimenti
finanziari agevolati, compresa l'assicurazione dei crediti all'esportazione. A
causa della mancata collaborazione del governo della RPC, la Commissione non ha
potuto approfondire ulteriormente i dettagli dell'applicazione della comunicazione.
In assenza di elementi che provino il contrario, la Commissione ha motivo di
ritenere che anche gli impianti fotovoltaici e il settore del fotovoltaico
rientrino tra quelli considerati da tale documento.
(234)   Tra gli
altri documenti attestanti il supporto pubblico alla prestazione di
assicurazione dei crediti all'esportazione a breve termine figurano due
documenti relativi alla concessione di un ulteriore sostegno finanziario ai
settori strategici emergenti. La comunicazione del Consiglio di Stato in merito
alla decisione del Consiglio di Stato sull'accelerazione della promozione e
dello sviluppo dei settori strategici emergenti, Guo Fa [2010] n. 32 del
18.10.2010, al paragrafo 7, lettera c), incoraggia gli istituti
finanziari ad accrescere il sostegno finanziario. Anche gli orientamenti sullo
sviluppo dei settori strategici emergenti, adottati congiuntamente da tutti i
ministeri competenti (Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme,
ministero del Commercio, ministero della Scienza, ministero dell'Industria e
delle tecnologie dell'informazione, ministero dell'Ambiente, ministero delle
Finanze, amministrazione tributaria statale, amministrazione generale delle
dogane, amministrazione generale per il controllo della qualità, ufficio d'ispezione
sulla proprietà intellettuale) (Guo Fa [2011] n. 310 del
21 ottobre 2011), fanno riferimento in modo specifico al
paragrafo XXVII alla concessione ai settori strategici emergenti di un
sostegno attivo mediante, tra l'altro, l'assicurazione dei crediti all'esportazione.
Tali settori si occupano in particolare di prodotti, tecnologie e servizi in
vista dello sviluppo del mercato internazionale, di aerospaziale, della
fabbricazione di apparecchiature di alta gamma, della promozione della
tecnologia interna brevettata e di prodotti industriali strategici emergenti
standard per l'esportazione. Pertanto, in assenza di elementi che provino il
contrario, vi è motivo di ritenere che anche il prodotto in esame e gli
esportatori inclusi nel campione rientrino nei "settori strategici
emergenti" e siano ammessi a usufruire dei relativi benefici.
(235)   Sulla base degli elementi di
cui sopra, la Commissione conclude che Sinosure è un ente pubblico in quanto le
sono conferiti poteri pubblici per attuare politiche pubbliche, è
significativamente controllata dallo Stato ed esercita funzioni pubbliche.
(d)         
Base giuridica
(236)   Le basi
giuridiche sono costituite da: comunicazione sull'attuazione della strategia di
promozione del commercio tramite la scienza e la tecnologia utilizzando
l'assicurazione dei crediti all'esportazione (Shang Ji Fa [2004], n. 368),
elaborata congiuntamente dal MCOM e da Sinosure; repertorio per l'esportazione
dei prodotti cinesi di nuova e alta tecnologia (2006); il cosiddetto piano 840
incluso nella comunicazione del Consiglio di Stato del
27 maggio 2009; il cosiddetto piano 421 incluso nella
comunicazione sugli aspetti dell'attuazione di disposizioni speciali per il
finanziamento dell'assicurazione dell'esportazione di grandi attrezzature
complete redatta dal ministero del Commercio di concerto con il ministero delle
Finanze il 22 giugno 2009; comunicazione in merito alla decisione del
Consiglio di Stato sull'accelerazione della promozione e dello sviluppo dei
settori strategici emergenti (Guo Fa [2010] n. 32 del
18 ottobre 2010), elaborata dal Consiglio di Stato e i relativi
orientamenti di attuazione (Guo Fa [2011] n. 310 del
21 ottobre 2011).
(e)         
Risultati dell'inchiesta
(237)   Poiché Sinosure è un ente
pubblico cui sono conferiti poteri pubblici e che attua leggi e piani
governativi, la prestazione dell'assicurazione dei crediti all'esportazione a
favore dei fabbricanti del prodotto in esame si configura come contributo
finanziario sotto forma di potenziale trasferimento diretto di fondi dalla
pubblica amministrazione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto i), del regolamento di base.
(238)   Quanto all'abbuono riconosciuto
dalle amministrazioni locali di una parte del premio corrisposto dai produttori
esportatori, anche questo si configura come trasferimento diretto di fondi
sotto forma di sovvenzione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto i), del regolamento di base.
(239)   Si
configura un vantaggio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, e
dell'articolo 6, lettera c), del regolamento di base nella misura in
cui Sinosure garantisce una copertura assicurativa dei crediti all'esportazione
a condizioni più favorevoli di quelle che il beneficiario potrebbe ottenere
normalmente sul mercato o una copertura assicurativa che altrimenti non sarebbe
affatto disponibile sul mercato. Un vantaggio supplementare ai sensi
dell'articolo 3, paragrafo 2), di cui usufruisce il produttore
esportatore è costituito dall'abbuono in contanti di parte del premio di
assicurazione corrisposto a Sinosure, riconosciuto da alcune amministrazioni
locali nelle aree in cui taluni produttori esportatori sono stabiliti.
(240)   La
comunicazione del 2004 elencava tutte le tipologie di vantaggi concessi da
Sinosure e/o dalle amministrazioni locali alle imprese che rientrano nel
repertorio del 2006 e che ottemperano alle disposizioni delle politiche
nazionali. Dall'inchiesta è emerso che le polizze di assicurazione stipulate
tra Sinosure e i produttori esportatori inclusi nel campione e gli abbuoni di
parte dei premi riconosciuti dalle amministrazioni locali rispecchiano appieno
tali vantaggi. Il programma "Green Express" prevede la
semplificazione e l'accelerazione del processo di concessione della copertura
assicurativa e del processo di liquidazione mediante una rapida valutazione
delle perdite e il successivo celere pagamento dell'indennizzo al cliente.
(241)   Dall'inchiesta è emerso inoltre
che le disposizioni adottate a seguito della crisi finanziaria del 2009 ed
esposte in dettaglio nel piano 840 e nel piano 421, e successivamente
nelle misure del 2011 previste a favore dei settori strategici emergenti, hanno
assicurato notevoli vantaggi ai produttori esportatori. Tali misure hanno
aumentato la disponibilità di copertura assicurativa e hanno ulteriormente
ridotto il premio riconosciuto a Sinosure, nonostante la difficile situazione
economica e il notevole aumento dei rischi per Sinosure nel garantire tale
copertura, e sono pienamente rispecchiate nella copertura assicurativa
garantita da Sinosure ai produttori esportatori. In particolare, è emerso
dall'inchiesta che le condizioni e il premio riconosciuto negli anni relativi
al PI sono rimasti sostanzialmente invariati quando non sono migliorati,
nonostante l'aumento degli indennizzi liquidati da Sinosure e il considerevole
deteriorarsi della situazione del settore del fotovoltaico.
(242)   Per
quanto riguarda l'esistenza di un vantaggio, la Commissione ha in primo luogo
valutato in quale misura i premi riconosciuti a Sinosure coprivano i costi
dell'assicurazione dei crediti all'esportazione a breve termine. Sinosure ha
fatto riferimento alla lettera j) dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle
misure compensative dell'OMC, che include tra le sovvenzioni all'esportazione
"vietate" ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
di tale accordo l'istituzione di programmi di assicurazione dei crediti
all'esportazione ad aliquote di premio insufficienti a coprire, sul lungo
periodo, le perdite e i costi operativi di detti programmi. Nella sua risposta
alle domande del questionario, Sinosure si è limitata a indicare gli utili
realizzati e le perdite subite negli ultimi cinque anni e ha concluso che,
avendo nel complesso registrato un utile nel corso di tale periodo, la
prestazione di assicurazione dei crediti all'esportazione a breve termine a
favore dei produttori esportatori non costituiva una sovvenzione ai sensi
dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative dell'OMC. Come
spiegato in precedenza (cfr. considerando 221 e 222), la Commissione
ha chiesto a Sinosure di fornire informazioni specifiche e riscontri circa la
redditività a lungo termine delle proprie attività di assicurazione dei crediti
all'esportazione, compresi i proventi dai premi, le perdite e i costi operativi
del programma a norma dell'accordo dell'OMC. Sinosure non ha tuttavia
presentato i documenti e i riscontri richiesti durante la visita di verifica,
insistendo sui dati globali sulla redditività quali risultano dai suoi bilanci
annuali certificati.
(243)   La Commissione osserva che,
anche volendo fare affidamento sui bilanci annuali di Sinosure senza poterne
verificare i dati e gli elementi, non sarebbe in grado di concludere che
Sinosure ha conseguito utili a lungo termine per la parte delle sue attività
relativa all'assicurazione dei crediti all'esportazione, che corrisponde al
"programma" di cui alla lettera j). Sinosure esercita varie
attività oltre all'assicurazione dei crediti all'esportazione, e i dati
riportati nel bilancio annuale sono dati consolidati per tutte queste attività,
senza alcuna precisa ripartizione per ciascuna di esse. Da alcuni bilanci
annuali (ma non il più recente) risulta che l'assicurazione dei crediti
all'esportazione a breve termine è di gran lunga la più importante attività di
Sinosure, ma non sono disponibili percentuali precise. Poiché Sinosure si è
rifiutata di fornire le informazioni richieste e i riscontri in merito
esclusivamente a quest'ultima attività, necessari per procedere a un'analisi
del "programma" ai sensi della lettera j) dell'allegato 1 dell'accordo
sulle sovvenzioni e sulle misure compensative dell'OMC, la Commissione ha
dovuto basare le proprie conclusioni sui riscontri disponibili.
(244)   La Commissione osserva
innanzitutto che, conformemente all'articolo 11 dello statuto di Sinosure,
essa opera in pareggio. In altri termini, per statuto, Sinosure non mira a
massimizzare i suoi utili, ma semplicemente al pareggio di bilancio
conformemente alla sua funzione di unico assicuratore ufficiale dei crediti
all'esportazione nella RPC. Come spiegato in precedenza, i riscontri
disponibili hanno dimostrato che il quadro giuridico e politico in cui opera
Sinosure le impone di attuare le politiche e i piani governativi nel rispetto
del suo mandato pubblico. Tra i settori selezionati e le imprese che hanno
specificamente beneficiato del sostegno statale, i produttori esportatori hanno
avuto pieno accesso all'assicurazione dei crediti all'esportazione prestata da
Sinosure a tassi agevolati anche all'indomani della crisi mondiale del 2009,
nonché quando il settore del fotovoltaico ha attraversato una crisi senza
precedenti anche durante il PI. Pertanto, Sinosure garantisce l'illimitata
disponibilità di copertura assicurativa per il settore del fotovoltaico e il
premio assicurativo estremamente basso che essa richiede non riflette i rischi
effettivamente incorsi per assicurare le esportazioni in questo settore. Sulla
base di tutti questi elementi si potrebbe già concludere che non si può
escludere che le aliquote dei premi riconosciuti a Sinosure sono probabilmente
insufficienti a coprire le sue attività a lungo termine e, di fatto, ciò sembra
probabile.
(245)   In
mancanza di collaborazione da parte di Sinosure, la Commissione ha preso in
esame anche altri elementi che sostengono ulteriormente tale conclusione. I
riscontri pubblicamente disponibili già dimostrano esplicitamente che Sinosure
opera in condizioni che determinano sul lungo periodo perdite operative[76]. La Commissione ha inoltre analizzato i pertinenti dati del conto
economico dei bilanci annuali di Sinosure per gli esercizi dal 2006 al 2011
presentati da Sinosure per giustificare i dati sulla redditività indicati nelle
risposte alle domande del questionario. Dai dati risulta che Sinosure ha
incluso una considerevole perdita operativa a lungo termine dall'insieme delle
sue attività assicurative che escludono redditi da capitale e altri redditi.
Più in dettaglio, in ogni singolo esercizio tra il 2006 e il 2011 (con l'unica
eccezione del 2010) l'importo degli indennizzi liquidati sono già (quasi) pari
o superano (di molto) i premi netti riscossi da Sinosure. Una volta detratte
dai premi netti le spese operative e le commissioni, la perdita risulta ancora
più consistente. Dai dati risulta che, nonostante il modesto utile nel 2010,
nell'intero periodo la perdita operativa sulle attività di assicurazione è
significativa. Risulta dai bilanci annuali che gli introiti complessivi di
Sinosure derivano in misura rilevante da redditi da capitale e altri redditi,
che non sono pertinenti per valutare la redditività del suo programma di
assicurazione dei crediti all'esportazione. Poiché le attività di Sinosure sono
prevalentemente costituite dall'assicurazione dei crediti all'esportazione a
breve termine, in assenza di elementi che provino il contrario, si conclude che
il suo programma di assicurazione dei crediti all'esportazione ha determinato
per Sinosure una significativa perdita sul lungo periodo. Dato che Sinosure
subisce perdite a causa del suo programma di assicurazione dei crediti
all'esportazione, l'esistenza di un vantaggio è determinata confrontando i
premi corrisposti dai produttori esportatori a quelli disponibili sul mercato.
Sinosure è l'unico assicuratore ufficiale dei crediti all'esportazione e
pertanto controlla completamente il mercato interno. In assenza di un valore di
riferimento commerciale nella RPC per tali strumenti e dato che il mercato
finanziario nella RPC è falsato dall'intervento pubblico, è ragionevole
utilizzare un valore di riferimento al di fuori della RPC, ossia i premi
applicati in una situazione di mercato normale. Su questa base, come descritto
nella seguente sezione sul calcolo dell'importo della sovvenzione, i premi sono
corrisposti ad aliquote inferiori ai valori di mercato ed è conferito un
vantaggio.
(246)   Tali sovvenzioni sono
condizionate all'andamento delle esportazioni, ai sensi dell'articolo 4,
paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base, poiché non possono
essere ottenute senza esportazioni. Inoltre, esse sono specifiche ai sensi
dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di
base, perché l'accesso ad esse è limitato a determinate imprese. Le celle e i
moduli solari sono esplicitamente elencati nel repertorio del 2006 dei prodotti
di nuova e alta tecnologia, ciò che rappresenta il presupposto per beneficiare
del trattamento agevolato previsto nella comunicazione del 2004. Inoltre, uno
dei principali obiettivi di Sinosure è quello di attuare le politiche e i piani
nazionali, compreso il dodicesimo piano quinquennale sul settore del
fotovoltaico. Il settore del fotovoltaico beneficia anche del piano 840 e
del piano 421, così come alcuni altri settori elencati in tali piani (cfr. considerando 232
e 233). Quello del fotovoltaico è considerato anche uno dei settori incentivati
a norma della decisione n. 40 e di altri documenti e leggi di
pianificazione (cfr. considerando 207 e 208). Il settore rientra
inoltre nella categoria dei "settori strategici emergenti", che
beneficiano di varie agevolazioni in base alle politiche governative (cfr. considerando 102).
Alla maggior parte dei produttori esportatori è stata inoltre attribuita la
qualifica ufficiale di imprese di nuova e alta tecnologia, che conferisce loro
una serie di benefici per effetto delle vantaggiose politiche governative.
(247)   È
quindi evidente che le agevolazioni concesse da Sinosure o dalle
amministrazioni locali che rimborsano parte del premio assicurativo non sono
disponibili per tutti i settori industriali e per tutte le imprese, bensì ne
beneficiano solo i settori e le imprese che ottemperano, in maniera specifica,
alle pertinenti politiche di sostegno statali e alle prescrizioni dei relativi
documenti. La Commissione conclude che le agevolazioni concesse da Sinosure e/o
dalle amministrazioni locali ai fabbricanti del prodotto in esame sono
specifici ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera a), del
regolamento di base. Inoltre, poiché non esistono prove del fatto che le
sovvenzioni siano basate su criteri o condizioni oggettivi ai sensi
dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), del regolamento di
base, il vantaggio è specifico anche sotto questo aspetto.
(f)          
Conclusioni
(248)   Dall'inchiesta è emerso che sei
gruppi di produttori esportatori inclusi nel campione hanno beneficiato
dell'assicurazione dei crediti all'esportazione prestata da Sinosure durante il
PI.
(249)   La prestazione
dell'assicurazione dei crediti all'esportazione da parte di Sinosure a favore
del settore del fotovoltaico è da considerarsi una sovvenzione, nella misura in
cui l'importo dei premi è inferiore ai valori di mercato.
(250)   Preso atto dell'esistenza di un
contributo finanziario, di un vantaggio per i produttori esportatori e della
sua specificità, tale sovvenzione dovrebbe essere considerata compensabile.
(g)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(251)   L'importo della sovvenzione
compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato durante il PI,
conferito ai beneficiari. Il calcolo del vantaggio è analogo alla situazione
riscontrata per le garanzie sui prestiti. Ai sensi dell'articolo 6,
lettera c), del regolamento di base, il vantaggio conferito ai beneficiari
è considerato pari alla differenza tra l'importo del premio pagato dall'impresa
beneficiaria per l'assicurazione a breve termine prestata da Sinosure e
l'importo che la stessa impresa avrebbe pagato per una analoga assicurazione
dei crediti all'esportazione da essa ottenibile sul mercato.
(252)   Poiché l'assicurazione dei
crediti all'esportazione a breve termine prestata da Sinosure è determinata dal
conseguimento di obiettivi di politica pubblica e Sinosure opera in situazione
di monopolio sul mercato interno nelle sue funzioni di unica agenzia ufficiale
di assicurazione dei crediti all'esportazione, un riferimento di mercato
adeguato è stato determinato utilizzando il metodo di seguito indicato.
Inoltre, a causa della mancata collaborazione del governo della RPC e di
Sinosure, la Commissione, per fissare un adeguato premio di mercato per
l'assicurazione prestata a favore dei produttori del settore del fotovoltaico,
ha utilizzato i dati disponibili.
(253)   La
Commissione ritiene che il parametro più adeguato per il quale informazioni
sono facilmente disponibili sono le aliquote di premio applicate dalla
Export-Import Bank ("Ex-Im Bank") degli Stati Uniti. Stando a
informazioni pubblicamente disponibili[77], la Ex-Im
Bank è l'agenzia ufficiale per i crediti all'esportazione del governo federale
statunitense ed è autonoma. Tra le attività della Ex-Im Bank figurano
l'assicurazione dei crediti all'esportazione e altre attività, come le garanzie
sul capitale circolante e le garanzie sui prestiti (finanziamento
dell'acquirente). La sua missione è quella di creare e promuovere l'occupazione
negli Stati Uniti, sostenendo le esportazioni statunitensi verso acquirenti
internazionali. La Ex-Im Bank a agisce come una società pubblica del Congresso
degli Stati Uniti. Vi sono quindi diverse analogie con Sinosure e la banca è
considerata un istituto di riferimento adeguato.
(254)   Il premio di riferimento è
stato calcolato sulla base dei premi effettivamente corrisposti per le
esportazioni verso paesi OCSE per polizze per l'intero fatturato con una
copertura del 90 % dell'importo assicurato e una durata di 120 giorni. Il
premio effettivo è la mediana delle cinque categorie di acquirenti stranieri,
in funzione della loro solvibilità e del rischio di inadempienza. Esso
rappresenta il riferimento più prossimo per calcolare il premio che i
fabbricanti del prodotto in esame dovrebbero pagare sul mercato.
(255)   L'importo del vantaggio è stato
calcolato servendosi delle informazioni fornite dal governo della RPC e si riferisce
agli importi coperti da un'assicurazione dei crediti all'esportazione di
Sinosure e alle commissioni corrisposte durante il PI per tale assicurazione.
Le informazioni fornite per Sinosure dalle imprese che hanno collaborato non
sono state utilizzate in quanto era evidente che quelle del governo della RPC
erano più complete (ad esempio, non tutte le imprese hanno riferito dei loro
rapporti con Sinosure nelle risposte al questionario o li hanno dichiarati
durante la verifica in loco).
(256)   Per quanto riguarda il
pagamento di parte del premio assicurativo da parte delle amministrazioni
locali, il vantaggio viene calcolato come il livello di abbuoni e sovvenzioni
concessi durante il PI alle imprese incluse nel campione.
(257)   L'aliquota di sovvenzione determinata
a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori inclusi nel
campione ammonta a:
             Garanzie e assicurazioni dei crediti all'esportazione 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,58 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,95 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd Solar Group e società collegate ||             0,71 % 
             JingAo Group e società collegate ||             0,50 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             0,39 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,00 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,63 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             0,00 % 
3.4.1.5.  Vantaggi assicurati tramite la
concessione dell'accesso a società holding offshore e il rimborso dei prestiti
da parte del governo
(258)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime. 
3.4.2.     Regimi di concessione di
sovvenzioni
3.4.2.1.  Fondo di ricerca e sviluppo dei
prodotti per l'esportazione
(259)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime. 
3.4.2.2.  Sovvenzioni per lo sviluppo di
"marchi famosi" e regime per i marchi cinesi leader sui mercati
mondiali
(260)   La Commissione ha riscontrato
che alcuni produttori esportatori inclusi nel campione hanno beneficiato di
tali regimi durante il PI. Tuttavia, in considerazione dei limitati importi dei
vantaggi ottenuti e del loro impatto trascurabile sul margine di sovvenzione,
la Commissione non ha ritenuto necessario analizzare la compensabilità di tali
regimi.
3.4.2.3.  Fondi per l'espansione verso
l'estero delle industrie della provincia di Guandong
(261)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime. 
3.4.2.4.  Programma dimostrativo
"Golden Sun"
(a)         
Introduzione
(262)   Il denunciante ha sostenuto che
i fabbricanti del prodotto in esame hanno beneficiato di sovvenzioni
nell'ambito del programma dimostrativo Golden Sun ("Golden
Sun") attuato dal governo della RPC nel luglio 2009. La denuncia
conteneva elementi di prova non manifestamente infondati secondo cui quattro tra
gli esportatori inclusi nel campione avevano ottenuto sovvenzioni dirette per
il prodotto in esame nell'ambito di tale programma. Inoltre, evidenziava che
uno degli esportatori inclusi nel campione era stato selezionato come il
fornitore del prodotto in esame per il 70 % della capacità totale
installata dai gestori di progetti (ovvero le società che producono e vendono
energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici) nel 2011. La denuncia
conteneva anche informazioni che lasciavano intendere che i finanziamenti
nell'ambito di tale programma non erano stati assegnati in modo trasparente e
concorrenziale ai gestori dei progetti.
(b)         
Mancata collaborazione e utilizzo dei dati
disponibili
(263)   La Commissione ha chiesto al
governo della RPC informazioni sul programma "Golden Sun" nel
questionario, nella lettera di richiesta di maggiori informazioni e durante la
visita di verifica in loco. Come specificato in modo più dettagliato nei
considerando 104 e 105, tali informazioni non sono state fornite. 
(264)   Quanto
alle informazioni richieste nel questionario e nella lettera di richiesta di
maggiori informazioni, il governo della RPC ha costantemente ribadito che i
beneficiari di tale regime di erogazione di sovvenzioni non sono i fabbricanti
del prodotto in esame. Di conseguenza, il governo della RPC non ha fornito
risposta a una serie di domande relative al programma e ai vantaggi per i
fabbricanti del prodotto in esame, giudicandole "non pertinenti". Il
governo della RPC ha inoltre omesso di trasmettere tutte le pertinenti leggi,
normative, linee guida amministrative e gli altri atti richiesti nel
questionario, limitandosi unicamente a presentare la base giuridica principale.
(265)   All'inizio della verifica sul
programma "Golden Sun", la Commissione ha chiesto al governo della
RPC di presentare tutti gli allegati della base giuridica principale già
trasmessa e se intendeva presentare ulteriori documenti ufficiali relativi al
programma. Il governo della RPC ha presentato gli allegati richiesti, ma ha
risposto che non intendeva presentare nessun altro documento supplementare. La
Commissione ha quindi mostrato al governo della RPC un documento finanziario
relativo ai progetti finanziati e ai corrispondenti importi erogati nell'ambito
di questo programma dal ministero delle Finanze ("MF"), che era stato
presentato dagli esportatori che hanno collaborato (documento MF n. 965
[2010] del 2 dicembre 2010). Le appendici di tale documento
dimostrano che uno degli esportatori inclusi nel campione ha beneficiato di
notevoli finanziamenti tramite tale programma, oltre che per i propri progetti
anche come fornitore degli impianti ammessi a beneficiare dei finanziamenti per
diversi progetti finanziati dal programma. I rappresentanti del ministero delle
Finanze presenti alla verifica erano a conoscenza del documento esibito e la
Commissione ha chiesto loro di presentare tutti i documenti finanziari analoghi
elaborati dal ministero delle Finanze per gli anni di attuazione del programma
"Golden Sun". Sebbene i rappresentanti del ministero delle Finanze
abbiano accettato in linea di principio di presentare tali documenti, la
Commissione non li ha mai ricevuti.
(266)   La Commissione ha inoltre
esibito al MCOM i documenti finanziari riguardanti il programma "Golden
Sun" elaborati dal dipartimento delle Finanze locale di una provincia e di
un comune, presentati da uno degli esportatori che hanno collaborato
all'inchiesta, e ha chiesto al governo della RPC di presentare analoghi
documenti (redatti da province o comuni) in merito al programma. Il governo
della RPC ha risposto di non poter presentare tali documenti, perché non ne
disponeva in quanto riguardavano province e/o comuni.
(267)   Nella sua lettera del
3 giugno 2013 il governo della RPC ha ribadito che beneficiari del
programma "Golden Sun" non sono i fabbricanti del prodotto in esame e
ha chiarito che, se questi hanno beneficiato di questo programma, non ne hanno
usufruito in veste di produttori di pannelli solari bensì in quanto gestori di
centrali elettriche, dato che solo questi ultimi possono ricevere sovvenzioni
nell'ambito di tale programma. Nella stessa lettera si affermava che la
Commissione aveva chiesto solo tre documenti esplicitamente citati che erano
stati presentati dal governo della RPC. Ciò non è esatto in quanto la Commissione
ha chiesto in sede di verifica specifici documenti finanziari elaborati dal
ministero delle Finanze (espressamente indicati anche nella lettera della
Commissione del 23 maggio 2013) e dai dipartimenti locali delle aree
ove hanno sede i produttori esportatori (con riferimento a specifici documenti
presentati dai produttori esportatori), che il governo della RPC ha deciso di
non trasmettere.
(268)   La Commissione, inoltre, ha
chiesto informazioni specifiche sugli importi percepiti nell'ambito del
programma "Golden Sun" da un esportatore che ha collaborato
all'inchiesta incluso nel campione, dato che tale esportatore aveva fornito il
prodotto in esame percependo direttamente gli importi dal governo. Anche in
questo caso il governo della RPC non è stato in grado di chiarire la situazione
né di fornire precisazioni durante la visita di verifica, limitandosi a
contattare il consulente legale dell'impresa che aveva presumibilmente
precisato che la situazione era stata chiarita con i funzionari della
Commissione durante la visita di verifica, cosa non del tutto vera. Ulteriori
informazioni sulla situazione sono fornite di seguito nei considerando da 276 a
278. Come ulteriormente precisato nei considerando da 275 a 278, l'inchiesta ha
stabilito che i produttori che hanno collaborato inclusi nel campione hanno
effettivamente beneficiato di sovvenzioni nel quadro del programma "Golden
Sun", anche in maniera specifica per la fornitura del prodotto in esame.
L'affermazione del governo della RPC secondo cui la fabbricazione del prodotto
in esame non beneficia di tale programma è stata indisputabilmente contraddetta
da elementi di prova e dati verificati durante l'inchiesta.
(269)   Data la
mancanza di collaborazione da parte del governo della RPC, la Commissione non è
stata in grado di controllare diversi aspetti fondamentali del programma
"Golden Sun" e degli effettivi vantaggi conferiti ai fabbricanti del
prodotto in esame. Ciò a causa anche della mancata presentazione da parte del
governo della RPC di tutti i pertinenti documenti richiesti, in particolare i
documenti finanziari sugli stanziamenti del programma "Golden Sun"
elaborati dal ministero delle Finanze per gli anni di attuazione del programma.
Pertanto alcune delle conclusioni dell'inchiesta si fondano sui migliori dati
disponibili ai sensi dell'articolo 28 del regolamento di base.
(c)         
Base giuridica
(270)   La principale base giuridica è
costituita da: comunicazione relativa all'attuazione del programma dimostrativo
"Golden Sun" del 16 luglio 2009 e allegate misure provvisorie
per la gestione del Fondo di assistenza finanziaria per il programma
dimostrativo "Golden Sun", CaiJian n. 397 [2009] elaborate dal
ministero delle Finanze, dal ministero della Scienza e dal consiglio nazionale
dell'energia; circolare concernente la positiva attuazione dei compiti del
programma dimostrativo "Golden Sun", doc. n. 718 [2009];
circolare concernente la positiva attuazione del programma dimostrativo
"Golden Sun" 2010, doc. n. 622 [2010]; circolare su
istruzioni sugli indici di bilancio per le sovvenzioni per i costi di
costruzione per i programmi dimostrativi "Golden Sun" 2010, doc.
n. 965 [2010], del 2 dicembre 2010, elaborata dal ministero
delle Finanze; circolare relativa alla distribuzione dell'obiettivo di bilancio
per la sovvenzione fiscale stanziata per i programmi "Golden Sun"
2011, doc. JCJ n. 336 del 1° settembre 2011 elaborata dal
dipartimento delle Finanze di Hebei; circolare relativa alla distribuzione
dell'obiettivo di bilancio per la sovvenzione fiscale stanziata per i programmi
"Golden Sun" 2011, doc. HCJ n. 135
dell'8 novembre 2011 elaborata dall'ufficio comunale delle finanze di
Hengshui.
(d)         
Risultati dell'inchiesta
(271)   Il programma "Golden
Sun" è stato varato nel 2009 per promuovere il progresso tecnologico e lo
sviluppo del settore degli impianti fotovoltaici. Le autorità responsabili del
programma a livello centrale sono il ministero delle Finanze, il ministero
della Scienza e il consiglio nazionale dell'energia. La Comunicazione
sull'attuazione del programma "Golden Sun" elenca una serie di
criteri per l'ammissibilità ai finanziamenti previsti dal programma, in
particolare: a) le imprese devono essere incluse nel piano di attuazione locale
del progetto di dimostrazione "Golden Sun"; b) le imprese devono
avere una capacità installata non inferiore a 300 kWh; c) il periodo di
costruzione non deve essere superiore a un anno e il periodo di operazione non
deve essere inferiore a 20 anni; d) i proprietari dei progetti fotovoltaici
devono possedere attività totali pari almeno a 100 milioni di renmimbi e un
capitale pari almeno al 30 % dei costi di investimento; e) i produttori di
sistemi integrati e degli impianti fondamentali utilizzati per i progetti di
generazione fotovoltaica devono essere selezionati tramite gara. I progetti ammissibili
possono ricevere fondi dal governo a copertura di un massimo del 50 % del
totale dei costi di investimento, mentre tale massimale sale al 70 % per i
progetti in regioni remote che non dispongono di una rete elettrica.
(272)   Per quanto riguarda la
procedura, le imprese interessate a beneficiare di un finanziamento nell'ambito
del programma devono presentare la loro domanda e i documenti giustificativi
alle competenti amministrazioni pubbliche. I servizi competenti in tema di
finanze, tecnologia ed energia a livello provinciale, responsabili
dell'attuazione del programma, presentano congiuntamente una relazione di
sintesi al ministero delle Finanze, al ministero della Scienza e al consiglio
nazionale dell'energia cui spetta il compito di esaminare i progetti
provinciali sotto il profilo dei programmi tecnici, delle condizioni di
realizzazione, del finanziamento e di tutti gli altri aspetti. Successivamente
all'approvazione definitiva da parte del governo, il ministero delle Finanze
eroga i fondi direttamente al proprietario del progetto, conservando i
pertinenti documenti relativi all'approvazione e agli esborsi.
(273)   Nella
pratica, i gestori di progetti presentano domanda di finanziamento al governo
dopo aver sottoscritto un contratto con il fornitore (o i fornitori) degli
impianti fotovoltaici (ossia il prodotto in esame). Ai sensi della legislazione
applicabile, tali fornitori di impianti fotovoltaici sono selezionati tramite
gara. Tuttavia, il governo della RPC non ha chiarito in che modo eserciti il
proprio potere discrezionale nella selezione dei gestori di progetti per i
piani di attuazione locali del programma "Golden Sun", né con quali
modalità i gestori di progetti selezionino, a loro volta, il fornitore degli
impianti fotovoltaici sovvenzionabili. Il governo della RPC e le parti
interessate non hanno dimostrato che il processo di selezione è aperto,
trasparente e non discriminatorio, in quanto non hanno fornito la pertinente
documentazione. Non vi è alcuna indicazione che siano stati acquistati impianti
fotovoltaici dall'estero. Una parte considerevole degli impianti fotovoltaici
sovvenzionabili è stata fornita da un unico produttore che ha collaborato
all'inchiesta incluso nel campione. Sulla base dei dati disponibili, le
istituzioni concludono pertanto che il programma "Golden Sun" è stato
utilizzato come strumento per creare una domanda artificiale di prodotti di
determinati fabbricanti cinesi del prodotto in esame. . Se ritiene che il
progetto soddisfi i criteri, il governo eroga i fondi. 
(274)   Il programma "Golden
Sun" concede una sovvenzione ai sensi dell'articolo 3,
paragrafo 1, lettera a), punto i), e paragrafo 2, del
regolamento di base, sotto forma di un trasferimento di fondi dal governo della
RPC ai fabbricanti del prodotto in esame.
(275)   In
particolare, l'inchiesta ha stabilito che diversi produttori che hanno
collaborato inclusi nel campione hanno direttamente ottenuto sovvenzioni
nell'ambito del programma "Golden Sun" per l'installazione presso le
loro sedi di impianti per la produzione di elettricità generata con energia
solare. Tali sovvenzioni versate ai produttori che hanno collaborato inclusi
nel campione che compensano una parte dei costi che questi avrebbero dovuto
altrimenti sopportare sono quindi direttamente collegati al prodotto in esame.
(276)   Inoltre,
l'inchiesta ha stabilito che i produttori che hanno collaborato inclusi nel
campione hanno beneficiato anche di un finanziamento nell'ambito di tale
programma in relazione alla fornitura del prodotto in esame a gestori di progetti
non collegati. In particolare, nel corso dell'inchiesta in loco si è
riscontrato che un esportatore che ha collaborato incluso nel campione aveva
ricevuto direttamente dal governo della RPC un consistente pagamento forfetario
per tutti i 40 progetti finanziati nell'ambito del programma "Golden
Sun" per il quale aveva fornito il prodotto in esame. Tale importo non era
stato dichiarato dal produttore esportatore che ha collaborato incluso nel
campione nella sua risposta alle domande del questionario. Dalla circolare del
ministero delle Finanze del 2010 è emerso che questo esportatore che ha
collaborato è stato scelto per fornire il prodotto in esame a diversi gestori
di progetti non collegati appartenenti al settore sia pubblico sia privato. La
Commissione ha cercato di ottenere informazioni dal governo della RPC in
relazione a tale pagamento diretto all'esportatore che ha collaborato incluso
nel campione, in quanto l'articolo 13 delle misure provvisorie relative al
programma "Golden Sun" allegate alla comunicazione del 2009
stabilisce espressamente che le sovvenzioni sono versate direttamente al
gestore del progetto (non al fornitore dell'impianto fotovoltaico) e il governo
della RPC ha esplicitamente confermato questo elemento in sede di verifica. Come
spiegato in precedenza, il governo della RPC non è stato in grado, durante la
visita di verifica, di fornire spiegazioni sul motivo per cui l'esportatore
incluso nel campione abbia beneficiato di un finanziamento diretto. Nella sua
lettera del 3 giugno 2013, il governo della RPC ha limitato le sue
osservazioni a uno solo dei 40 progetti, affermando che in tal caso era stato
concluso un accordo finanziario tra il gestore del progetto e il produttore
esportatore che ha collaborato incluso nel campione perché il gestore non aveva
fondi sufficienti per pagare il produttore esportatore e aveva concordato che
la sovvenzione sarebbe stata versata direttamente al produttore esportatore che
ha collaborato incluso nel campione. Riguardando un solo progetto in cui era
intervenuto l'esportatore che ha collaborato incluso nel campione sui 40
progetti elencati nel documento del ministero delle Finanze, questa spiegazione
molto stringata, ma non suffragata da alcun riscontro, è del tutto
insufficiente per la Commissione per chiarire la situazione.
(277)   L'esportatore che ha
collaborato incluso nel campione ha tentato di giustificare nella sua lettera
del 24 giugno 2013 il fatto di non aver riferito del pagamento
diretto per i 40 progetti in questione, adducendo come spiegazione che si
trattava di una sovvenzione come "utilizzatore" per il gestore del
progetto e non per il fornitore. Tale esportatore ha confermato di aver
ricevuto il pagamento diretto forfetario in relazione alle forniture per i 40
progetti elencati nella circolare del ministero delle Finanze, aggiungendo che
il governo può trasferire fondi direttamente al fornitore e che vi ricorre allo
scopo di garantire che tali sovvenzioni siano utilizzate esclusivamente per gli
impianti fotovoltaici autorizzati e per agevolare i controlli. Nella sua
risposta l'esportatore ha preso in considerazione soltanto un progetto per il
quale erano stati raccolti documenti in loco, ignorando gli altri 39 progetti
per i quali ha ricevuto un finanziamento diretto nell'ambito del programma
"Golden Sun". Sebbene l'esportatore abbia dimostrato che i fondi per
questo particolare progetto erano stati registrati come credito e non come un
pagamento anticipato della sovvenzione pubblica, nessun altro elemento di prova
è stato presentato sull'effettivo completamento di questo o di uno qualsiasi
degli altri progetti, compresa l'effettiva fornitura del prodotto in esame per
il quale i fondi erano stati ottenuti. Nemmeno le spiegazioni fornite hanno
permesso di far luce sulla incoerenza tra i pagamenti effettuati direttamente
dal governo e le pertinenti norme di attuazione sopra citate secondo cui i
fondi sono normalmente trasferiti dal governo della RPC al gestore del progetto
e non al fornitore dell'impianto.
(278)   La
Commissione ritiene poco convincente la spiegazione fornita dal governo della
RPC riguardo all'accordo finanziario tra l'esportatore che ha collaborato
incluso nel campione e il gestore del progetto, in quanto appare strano che due
parti private possano decidere autonomamente di accordarsi in merito a
un'attività di una pubblica amministrazione (ovvero un pagamento diretto del
governo al fornitore in deroga all'articolo 13 della comunicazione del
2009), senza l'intervento di quest'ultima o persino senza che questa ne sia a
conoscenza. Il governo della RPC non ha fornito ulteriori riscontri concreti né
osservazioni su questo aspetto dei pagamenti diretti ai fornitori e ha deciso
di limitare la sua risposta solo a un progetto non definito sui 40 progetti
realizzati dagli esportatori che hanno collaborato inclusi nel campione. Nelle
spiegazioni che ha fornito, l'esportatore non si è espresso sull'osservazione
del governo della RPC in merito alla difficile situazione finanziaria del
gestore riguardo a un progetto non specificato dal governo della RPC. Inoltre,
le dichiarazioni dell'esportatore circa la possibilità di un pagamento diretto
e la giustificazione offerta non trovano alcuna conferma presso altre fonti e
da parte del governo della RPC.
(279)   Alla luce delle osservazioni
limitate e contraddittorie presentate dal governo della RPC e dall'esportatore
che ha collaborato incluso nel campione, il solo punto in comune e la
conclusione che si può trarre sono che il pagamento diretto forfetario del
governo della RPC all'esportatore che ha collaborato incluso nel campione era
necessario per assicurarsi che i fondi pervenissero all'esportatore, in quanto
sussisteva il rischio di un mancato pagamento a causa delle difficoltà
finanziarie del gestore del progetto. Resta il fatto che l'esportatore che ha
collaborato incluso nel campione non è stato in grado di spiegare come sia
stato usato il pagamento forfetario del governo della RPC, se l'impianto
fotovoltaico alla fine sia stato consegnato al gestore del progetto e quale
(eventuale) prezzo quest'ultimo abbia pagato. In mancanza di altri riscontri
disponibili o altrimenti ragionevolmente ottenibili dalla Commissione, si è
pertanto concluso in virtù dell'articolo 28 del regolamento di base che il
versamento di un importo forfetario all'esportatore che ha collaborato si
configura come una sovvenzione diretta ai sensi dell'articolo 3,
paragrafo 1, lettera a), punto i), del regolamento di base.
(280)   La Commissione conclude inoltre
che le sovvenzioni concesse ai fornitori del prodotto in esame, in qualità di
gestori di progetti o all'atto della presunta fornitura di impianti
fotovoltaici a gestori di progetti non collegati, conferiscono loro un
vantaggio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base. In
qualità di gestori di progetti, i fabbricanti del prodotto in esame, grazie ai
finanziamenti tramite il programma "Golden Sun", possono risparmiare
sui costi di installazione presso le loro sedi di impianti elettrici che
sfruttano l'energia solare. In quanto fornitori di impianti fotovoltaici a
gestori di progetti non collegati, i fabbricanti del prodotto in esame possono
beneficiare dei finanziamenti del programma "Golden Sun" senza dover
effettivamente fornire gli impianti e/o a copertura del rischio di mancato
pagamento da parte dei gestori di progetti non collegati. In quest'ultimo caso,
i fabbricanti del prodotto in esame ricevono un pagamento che altrimenti non
avrebbero ottenuto dai gestori di progetti non collegati.
(281)   Il
regime di sovvenzioni è inoltre specifico ai sensi dell'articolo 4,
paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base, dato che la
legislazione secondo la quale opera l'autorità che concede la sovvenzione
limita l'accesso a tale regime unicamente a determinati gestori di progetti che
ottemperano a diversi criteri elencati nella legislazione e più in generale
solo ai gestori di progetti del settore dell'energia solare. Inoltre, poiché né
la selezione del fornitore dell'impianto fotovoltaico né la selezione dei
gestori di progetti sono basate su un processo concorrenziale aperto,
trasparente e non discriminatorio e poiché il governo della RPC ha effettuato
pagamenti diretti ai fornitori di impianti fotovoltaici, questo regime è
specifico anche perché ne hanno potuto beneficiare di fatto soltanto alcuni
fornitori di impianti fotovoltaici. Questo programma non soddisfa le condizioni
di non specificità di cui all'articolo 4, paragrafo 2,
lettera b), del regolamento di base, dal momento che le condizioni di
ammissibilità e gli effettivi criteri di selezione delle imprese da includere
nei piani di attuazione dei progetti locali e dei progetti definitivi da
selezionare sulla base dei diversi aspetti tecnici e finanziari non sono
oggettivi e non si applicano automaticamente.
(e)         
Conclusioni
(282)   Il programma "Golden
Sun" costituisce un regime di sovvenzioni specifiche sotto forma di
sussidio. L'inchiesta ha stabilito che alcuni degli esportatori che hanno
collaborato inclusi nel campione hanno beneficiato di tale sovvenzione.
(f)          
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(283)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
             Programma dimostrativo "Golden Sun" 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,00 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,24 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,09 % 
             JA Group ||             0,00 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             0,00 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,00 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,02 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             0,05 % 
3.4.3.     Regimi di esenzione e di
sgravio delle imposte dirette
3.4.3.1.  Regime "due zero/tre
metà" per le imprese a partecipazione estera (foreign-invested enterprises
- FIE)
(a)         
Introduzione
(284)   La denuncia lamentava
l'esistenza di una legislazione specifica risalente al 1991 diretta a
promuovere gli investimenti stranieri in Cina mediante la legge sull'imposta
sul reddito delle imprese a partecipazione estera e delle imprese straniere
("legge fiscale sulle FIE"). Tra i vantaggi previsti per le imprese a
partecipazione estera (foreign-invested enterprises - "FIE") figura
un regime di sovvenzioni denominato "due zero/tre metà" che prevede
una totale esenzione dalle imposte dirette per i primi due anni di gestione in
attivo delle FIE e il versamento della metà dell'aliquota dell'imposta sul
reddito applicabile per i tre anni successivi. 
(285)   Del regime "due zero/tre
metà" esiste anche un'altra variante per le società riconosciute come
imprese di nuova e alta tecnologia, che hanno sede in determinate zone
specifiche. È possibile beneficiare dei vantaggi conferiti da questa variante
del regime anche dopo il 2013. L'inchiesta ha rivelato che uno degli
esportatori che hanno collaborato [Yingli Hainan] usufruisce dei vantaggi
previsti da tale regime a partire dal 2011, con la totale esenzione fiscale per
gli anni 2011 e 2012 e la riduzione del 50 % dell'aliquota fiscale nei
successivi tre anni.
(286)   La
Commissione ha cercato di raccogliere informazioni su tale regime nel corso
della visita di verifica presso il governo della RPC. Quest'ultimo, tuttavia,
non ha fornito precisazioni su questa differente variante del regime "due
zero/tre metà". Nella sua lettera del 3 giugno 2013 il governo
della RPC ha sostenuto che questo regime non era stato citato nella denuncia e
non costituisce un sostituto della variante del regime "due zero/tre
metà" previsto per le FIE come affermato nella denuncia, che si applica
senza limitazioni geografiche. La Commissione prende atto di tali spiegazioni
fornite dal governo della RPC e ne deduce che tale regime fiscale costituisce
formalmente un regime distinto da quello "due zero/tre metà" previsto
per le FIE. Tuttavia, dato che dei suoi vantaggi si continua a usufruire dopo
l'asserita scadenza del regime per le FIE, che il meccanismo, la natura e gli
effetti dei suoi vantaggi sono identici a quelli del regime previsto per le FIE
e che è stato indicato da uno degli esportatori che hanno collaborato inclusi
nel campione, essa ritiene che il regime abbia strette analogie con quello
"due zero/tre metà" previsto per le FIE, quale proseguimento dello
stesso regime, e che esso dovrebbe essere oggetto di compensazione. A questo
proposito, la Commissione osserva che l'articolo 10, paragrafo 1, del
regolamento di base prevede un'inchiesta per determinare qualsiasi
"asserita sovvenzione" individuata dal denunciante e non fa
riferimento a un "asserito regime di sovvenzione". Poiché in questo
caso entrambi i regimi riguardano la stessa sovvenzione, ovvero una rinuncia
all'imposta sul reddito delle imprese, la Commissione è autorizzata a condurre
un'inchiesta come se si trattasse di un'unica sovvenzione.
(b)         
Base giuridica
(287)   La base giuridica di questo
regime è costituita dall'articolo 8 della legge sul trattamento fiscale
delle FIE e dall'articolo 72 delle norme di esecuzione della legge della
Repubblica popolare cinese sull'imposta sul reddito delle imprese a
partecipazione estera e delle imprese straniere. Secondo il governo della RPC,
il regime è stato soppresso con l'adozione il 16 marzo 2007 della
legge sull'imposta sul reddito delle imprese (Enterprise Income Tax -
"EIT") del 2008 durante la quinta sessione del decimo Congresso
nazionale del popolo della Repubblica popolare cinese, segnatamente
dall'articolo 57 di tale legge, con una graduale eliminazione dei suoi
benefici fino alla fine del 2012. 
(288)   La base giuridica del regime
speciale "due zero/tre metà" è costituita dal decreto n. 40
[2007] comunicazione del Consiglio di Stato
sull'attuazione di politiche transitorie di agevolazione in materia di imposta
sul reddito delle imprese ad alta tecnologia create in zone economiche speciali
e nel nuovo distretto Pudong di Shanghai, dall'articolo 57, paragrafo 3, della legge della RPC
sull'imposta sul reddito delle imprese, nonché dalle
disposizioni amministrative per la determinazione delle imprese di nuova e alta
tecnologia.
(c)         
Risultati dell'inchiesta
(289)   Solo le imprese produttive a
partecipazione estera destinate a restare in attività per un periodo non
inferiore a dieci anni sono esentate dall'imposta sul reddito. L'esenzione
inizia a decorrere dall'anno in cui l'impresa comincia a realizzare un utile
per i primi due anni, cui segue una riduzione del 50 % delle aliquote
d'imposta applicabili nei tre anni successivi. 
(290)   Per quanto riguarda la speciale
variante del regime, le imprese potenzialmente beneficiarie devono possedere
anche la qualifica di imprese di nuova e alta tecnologia riconosciuta con una
specifica certificazione amministrativa, ossia imprese con elevata proprietà
intellettuale che possono anche ottemperare alle condizioni stabilite
nell'articolo 93 dei regolamenti di esecuzione della legge della RPC
sull'imposta sul reddito delle imprese.
(291)   Un'impresa che intenda
beneficiare di tale regime deve inoltrare alla amministrazione tributaria
statale la dichiarazione annuale per l'imposta sul reddito delle imprese (con
le relative appendici) e trasmettere i propri bilanci. Queste disposizioni
valgono anche per la speciale variante del regime.
(292)   Il governo della RPC ha
affermato che il regime è stato progressivamente soppresso dopo l'entrata in
vigore della legge sull'imposta sul reddito delle imprese nel 2008 e che dei
suoi vantaggi è possibile usufruire solo fino alla fine del 2012. Il governo
della RPC ha sostenuto inoltre che non esiste alcun regime sostitutivo per le
FIE e che il loro trattamento fiscale è ora identico a quello delle altre
società soggette all'imposta sul reddito. La Commissione osserva che questo
regime fiscale ha conferito un vantaggio durante il PI, poiché vari produttori
del settore del fotovoltaico ne hanno beneficiato. Inoltre, non si può
escludere che sia ancora possibile usufruire dei vantaggi nell'ambito di tale
regime o che un regime sostitutivo analogo esista o possa esistere in futuro.
Come spiegato in precedenza, l'inchiesta ha dimostrato che esistono anche altre
varianti del regime "due zero/tre metà" di cui continuano a beneficiare
i fabbricanti di pannelli solari. Pertanto, tale regime è riconosciuto come
ancora compensabile. 
(293)   Della speciale variante del
regime ha usufruito un esportatore che ha collaborato, la Yingli Green Energy.
(d)         
Conclusioni
(294)   Il regime si configura come
sovvenzione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), e paragrafo 2, del regolamento di base, sotto forma di
entrate cui la pubblica amministrazione rinuncia, conferendo un vantaggio alle
imprese beneficiarie.
(295)   Il regime di sovvenzione è specifico
ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera a), del
regolamento di base, dato che la legislazione secondo cui l'autorità concedente
opera limita l'accesso al regime solo a determinate imprese qualificate come
FIE e che ottemperano a determinati criteri stabiliti nella pertinente
legislazione.
(296)   Di conseguenza, la sovvenzione
dovrebbe essere considerata compensabile. 
(297)   Quanto alla variante del regime
essa dovrebbe essere considerata una sovvenzione ai sensi dell'articolo 3,
paragrafo 1, lettera a), punto ii), e paragrafo 2, del
regolamento di base, sotto forma di entrate cui la pubblica amministrazione
rinuncia, che conferiscono un vantaggio alle imprese beneficiarie.
(298)   Il regime di sovvenzione è
specifico ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera a), del
regolamento di base, dato che la legislazione secondo cui l'autorità concedente
opera limita l'accesso al regime solo a determinate imprese e settori
qualificati come "incentivati", come il settore del fotovoltaico.
Inoltre, il regime è specifico ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3,
in quanto l'ammissibilità è limitata a determinate regioni.
(299)   Di conseguenza, tale variante
dovrebbe essere considerata compensabile.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(300)   L'importo
della sovvenzione compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato
durante il PI, conferito ai beneficiari. Il vantaggio conferito ai beneficiari
è considerato equivalente all'importo totale dell'imposta dovuta in base
all'aliquota di imposta normale, previa detrazione dell'importo corrisposto in
base alla minore aliquota di imposta agevolata. Gli importi oggetto di
compensazione sono basati sui dati contenuti nella dichiarazione dei redditi
delle imprese per il 2011. Poiché dichiarazioni dei redditi certificate per
l'esercizio fiscale 2012 non erano disponibili presso nessuno degli esportatori
che hanno collaborato inclusi nel campione, sono stati presi in considerazione
i dati relativi all'intero anno imponibile 2011.
(301)   Conformemente
all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, l'importo della
sovvenzione (numeratore) è stato ripartito sulla base del fatturato totale
delle vendite durante il PI dei produttori esportatori che hanno collaborato
all'inchiesta, in quanto la sovvenzione non dipende dall'andamento delle
esportazioni e non è stata accordata con riferimento alle quantità fabbricate,
prodotte, esportate o trasportate.
(302)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
             Regime "due zero/tre metà" 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,31 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,35 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,00 % 
             JingAo Group e società collegate ||             0,47 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             0,00 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,00 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,00 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             1,03 % 
3.4.3.2.  Sgravio dell'imposta sul reddito
per le FIE orientate all'esportazione
(303)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime. 
3.4.3.3.  Sgravio dell'imposta sul reddito
per le FIE sulla base dell'ubicazione geografica
(304)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime.
3.4.3.4.  Sgravi d'imposta per le FIE che
acquistano apparecchiature di fabbricazione cinese
(305)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime.
3.4.3.5.  Crediti d'imposta per la ricerca
e sviluppo da parte delle FIE
(a)         
Introduzione
(306)   Il denunciante ha sostenuto che
le FIE beneficiano di regimi fiscali agevolati per le loro attività di R&S
mediante un credito d'imposta del 150 % delle loro spese se queste
aumentano del 10 % o più rispetto all'anno precedente.
(307)   Il governo della RPC ha
affermato che il regime in questione è stato soppresso con l'entrata in vigore
della legge sull'imposta sul reddito delle imprese nel 2008 e che non era
prevista alcuna sua graduale soppressione. Tuttavia, vari esportatori che hanno
collaborato inclusi nel campione hanno dichiarato di aver beneficiato di un
regime analogo nell'ambito della legge EIT del 2008, dal che si deduce che il
regime agevolato di credito d'imposta per le spese per R&S è stato
sostituito da un regime specifico nel 2008. Il governo della RPC non ha fornito
ulteriori ragguagli sul credito d'imposta del 150 % nelle sue risposte
alle domande del questionario o alla lettera di richiesta di maggiori informazioni.
(b)         
Base giuridica
(308)   Tale regime è previsto
dall'articolo 30, paragrafo 1, della legge EIT e dall'articolo
95 delle disposizioni di esecuzione della legge della RPC
sull'imposta sul reddito delle imprese ("disposizioni di esecuzione
della legge EIT"), dalle disposizioni amministrative per la
determinazione delle imprese di nuova e alta tecnologia (Guo Ke Fa Huo
[2008] n. 172) e dall'articolo 93 delle disposizioni di esecuzione
della legge EIT, unitamente alla comunicazione dell'amministrazione
tributaria statale sulle questioni relative al versamento dell'imposta sul
reddito delle imprese di nuova e alta tecnologia (Guo Shui Han [2008]
n. 985).
(309)   L'articolo 95 prevede che
un'ulteriore detrazione del 50 % delle spese per R&S di cui al
punto 1 dell'articolo 30 sia concessa per tali spese per i prodotti
dei settori di nuova e alta tecnologia in modo che esse siano oggetto di un
ammortamento basato sul 150 % dei costi delle attività immateriali.
(c)         
Risultati dell'inchiesta
(310)   Come
osservato in precedenza, nelle risposte alle domande del questionario e alla
lettera di richiesta di maggiori informazioni il governo della RPC non ha
fornito alcuna informazione riguardo a tale regime. Il regime è già stato
oggetto di compensazione a seguito dell'inchiesta sulla carta fine patinata[78] e dell'inchiesta sull'acciaio a rivestimento organico[79]. Le pertinenti disposizioni giuridiche hanno dimostrato infatti che il
regime assicura un vantaggio solo alle società che sono formalmente
riconosciute come imprese di nuova e alta tecnologia. Anche queste imprese
devono sostenere spese per R&S in vista dello sviluppo di nuove tecnologie,
di nuovi prodotti e nuove competenze. Le imprese cui si applica il regime
possono compensare un ulteriore 50 % delle loro spese per R&S a fronte
del loro debito di imposta sul reddito. Anche le spese per attività immateriali
di R&S danno diritto alle imprese cui si applica il regime a una detrazione
del 150 % dei costi effettivi da esse sostenuti.
(311)   L'inchiesta ha stabilito che le
imprese che beneficiano di questo regime devono presentare la dichiarazione dei
redditi e i relativi allegati. L'importo effettivo del vantaggio è incluso sia
nella dichiarazione dei redditi sia nell'allegato V. Solo le imprese cui è
stata rilasciata la certificazione formale che le riconosce come imprese di
nuova e alta tecnologia sono ammesse a beneficiare di questo regime.
(d)         
Conclusioni
(312)   Il regime si configura come
sovvenzione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), e paragrafo 2, del regolamento di base, sotto forma di
entrate cui la pubblica amministrazione rinuncia, conferendo un vantaggio alle
imprese beneficiarie.
(313)   La
sovvenzione è specifica ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2,
lettera a), del regolamento di base, perché la legislazione stessa limita
l'applicazione di tale regime a determinate imprese formalmente riconosciute
come appartenenti ai settori di nuova e alta tecnologia e che sostengono spese
per R&S in vista dello sviluppo di nuove tecnologie, di nuovi prodotti e di
nuove competenze.
(314)   Di
conseguenza, la sovvenzione dovrebbe essere considerata compensabile.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(315)   L'importo della sovvenzione
compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato durante il PI,
conferito ai beneficiari. Il vantaggio conferito ai beneficiari è considerato
equivalente all'importo totale dell'imposta dovuta in base all'aliquota di
imposta normale, previa detrazione dell'importo corrisposto, con un'ulteriore
detrazione pari al 50 % delle spese effettive imputabili a R&S sui
progetti approvati. Gli importi oggetto di compensazione sono basati sui dati
contenuti nella dichiarazione dei redditi delle imprese per il 2011. Poiché
dichiarazioni dei redditi certificate per l'esercizio fiscale 2012 non erano disponibili
presso nessuno degli esportatori che hanno collaborato inclusi nel campione,
sono stati presi in considerazione i dati relativi all'intero anno imponibile
2011.
(316)   Conformemente
all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, l'importo della
sovvenzione (numeratore) è stato ripartito sulla base del fatturato totale
delle vendite durante il PI dei produttori esportatori che hanno collaborato
all'inchiesta, in quanto la sovvenzione non dipende dall'andamento delle
esportazioni e non è stata accordata con riferimento alle quantità fabbricate,
prodotte, esportate o trasportate.
(317)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
             Crediti d'imposta per ricerca e sviluppo 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,10 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,49 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,00 % 
             JingAo Group e società collegate ||             0,02 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             0,00 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,00 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,29 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             0,33 % 
3.4.3.6.  Rimborsi di imposta per il
reinvestimento degli utili delle FIE in imprese orientate all'esportazione
(318)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime.
3.4.3.7.  Regimi di agevolazione fiscale
per le FIE riconosciute come imprese di nuova e alta tecnologia
(319)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime in quanto hanno usufruito del nuovo regime
che ha sostituito tale regime agevolato. I dettagli sono trattati al successivo
punto 3.4.4.8.
3.4.3.8.  Sgravi fiscali per le imprese di
nuova e alta tecnologia partecipanti a determinati progetti
(a)         
Introduzione
(320)   Il regime consente a un'impresa
riconosciuta come appartenente a un settore di nuova e alta tecnologia di
beneficiare di un'aliquota ridotta per l'imposta sul reddito rispetto
all'aliquota normale (15 % anziché 25 %). Il regime è stato considerato
compensabile dall'UE nell'inchiesta sulla carta fine patinata e
nell'inchiesta sull'acciaio a rivestimento organico, così come dalle
autorità degli Stati Uniti.
(b)         
Base giuridica
(321)   La base
giuridica di questo regime è costituita da: articolo 28, paragrafo 2,
della legge EIT, disposizioni amministrative per la determinazione
delle imprese di nuova e alta tecnologia (Guo Ke Fa Huo [2008]
n. 172); articolo 93 delle disposizioni di esecuzione della legge
EIT, unitamente alla comunicazione dell'amministrazione tributaria statale
sulle questioni relative al versamento dell'imposta sul reddito delle imprese
di nuova e alta tecnologia (Guo Shui Han [2008] n. 985).
(c)         
Risultati dell'inchiesta
(322)   Il regime si applica alle imprese
di nuova e alta tecnologia che necessitano di sostegno da parte dello Stato.
Tali imprese devono detenere diritti di proprietà intellettuale indipendenti e
devono soddisfare vari requisiti: i) i loro produttori rientrano nel campo dei
prodotti dei settori ad alta tecnologia sostenuti dallo Stato; ii) il totale
delle spese per R&S deve rappresentare una determinata percentuale del
fatturato totale delle vendite; iii) gli introiti dei prodotti di nuova e alta
tecnologia devono rappresentare una determinata percentuale del fatturato
totale delle vendite; iv) il personale impegnato nella R&S deve
rappresentare una determinata percentuale del totale del personale; v) devono
essere soddisfatti gli altri requisiti stabiliti nelle disposizioni
amministrative per la determinazione delle imprese di nuova e alta tecnologia
del 2008.
(323)   Le imprese che beneficiano di
questo regime devono presentare la dichiarazione dei redditi e i relativi
allegati. L'importo effettivo del vantaggio è incluso sia nella dichiarazione
dei redditi sia nell'allegato V. 
(d)         
Conclusioni
(324)   Di conseguenza, il regime
dovrebbe configurarsi come sovvenzione ai sensi dell'articolo 3,
paragrafo 1, lettera a), punto ii), e paragrafo 2, del
regolamento di base, perché si ha un contributo finanziario sotto forma di
entrate cui la pubblica amministrazione rinuncia, conferendo un vantaggio alle
imprese beneficiarie. Il vantaggio per il beneficiario è pari al risparmio
fiscale di cui beneficia grazie al regime ai sensi dell'articolo 3,
paragrafo 2, del regolamento di base.
(325)   La
sovvenzione è specifica ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2,
lettera a), del regolamento di base, in quanto è limitata alle imprese
qualificate come appartenenti ai settori di nuova e alta tecnologia che
soddisfano i requisiti delle disposizioni amministrative del 2008. Non esistono
inoltre criteri oggettivi stabiliti dalla legislazione o dall'autorità
concedente sull'ammissibilità al regime, la quale non è automatica ai sensi
dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), del regolamento di
base.
(326)   Di conseguenza, la sovvenzione
dovrebbe essere considerata compensabile.
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(327)   L'importo della sovvenzione
compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato durante il PI,
conferito ai beneficiari. Il vantaggio conferito ai beneficiari è considerato
equivalente all'importo totale dell'imposta dovuta in base all'aliquota di
imposta normale, previa detrazione dell'importo corrisposto in base alla minore
aliquota di imposta agevolata. Gli importi oggetto di compensazione sono basati
sui dati contenuti nella dichiarazione dei redditi delle imprese per il 2011.
Poiché dichiarazioni dei redditi certificate per l'esercizio fiscale 2012 non
erano disponibili presso nessuno degli esportatori che hanno collaborato
inclusi nel campione, sono stati presi in considerazione i dati relativi
all'intero anno imponibile 2011.
(328)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
             Sgravi fiscali per le imprese di nuova e alta tecnologia partecipanti a determinati progetti 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,31 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,42 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,35 % 
             JingAo Group e società collegate ||             0,13 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             0,86 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,00 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,00 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             0,00 % 
3.4.3.9.  Regime agevolato per le imposte
sul reddito per le imprese aventi sede nella regione nordorientale
(329)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime.
3.4.3.10.          Regimi fiscali per la
provincia di Guandong
(330)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime. 
3.4.4.     Regimi riguardanti le imposte
indirette e i dazi sulle importazioni
3.4.4.1.  Esenzioni IVA e sgravi dei dazi
doganali in caso di utilizzo di apparecchiature importate
(a)         
Introduzione
(331)   Questo regime prevede
l'esenzione dall'IVA e dai dazi all'importazione a favore di FIE o di imprese
cinesi che importano beni strumentali utilizzati nella loro produzione. Per
beneficiare dell'esenzione, i beni strumentali non devono rientrare in un
elenco di attrezzature non ammissibili e l'impresa richiedente deve avere ottenuto
il certificato per i progetti incentivati dallo Stato, rilasciato dalle
autorità cinesi o dalla NDRC conformemente alla pertinente normativa doganale,
fiscale e sugli investimenti. Tale regime è stato oggetto di misure
compensative nei procedimenti antisovvenzioni relativi alla carta fine
patinata e all'acciaio a rivestimento organico.
(b)         
Base giuridica
(332)   Le basi giuridiche di tale
regime sono costituite da: circolare del Consiglio di Stato che adegua le
politiche fiscali per le apparecchiature importate (Guo Fa n. 37/1997);
comunicazione del ministero delle Finanze, dell'amministrazione generale delle
dogane e dell'amministrazione tributaria dello Stato che adegua determinati
regimi agevolati di dazi all'importazione; comunicazione del ministero delle
Finanze, dell'amministrazione generale delle dogane e dell'amministrazione
tributaria dello Stato [2008] n. 43; comunicazione della NDRC sulle
questioni riguardanti la gestione della lettera di conferma per i progetti che
ricevono finanziamenti nazionali o esteri incentivati dallo Stato
n. 316/2006 del 22 febbraio 2006; repertorio degli articoli la
cui importazione da parte di FIE o di aziende cinesi non è consentita in
esenzione doganale, 2008.
(c)         
Risultati dell'inchiesta
(333)   Si ritiene che questo regime si
configuri come sovvenzione sotto forma di entrate cui il governo della RPC
rinuncia ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), del regolamento di base, perché le FIE e le altre imprese
nazionali cui si applica il regime sono esonerate dal pagamento dell'IVA e/o di
dazi altrimenti dovuti. Esso conferisce quindi un vantaggio alle imprese
beneficiarie ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento
di base. Il regime è specifico ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2,
lettera a), del regolamento di base, dato che la legislazione secondo la
quale l'autorità concedente opera ne limita l'accesso alle sole imprese che
investono in determinate categorie commerciali esaustivamente definite dalla
legge e appartenenti alla categoria dei progetti incentivati o alla categoria B
del repertorio dei settori per gli investimenti esteri e il trasferimento di
tecnologia o compresi nel repertorio delle industrie, dei prodotti e
delle tecnologie chiave il cui sviluppo è incentivato dallo Stato. Non esistono
inoltre ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), del
regolamento di base, criteri oggettivi che limitino l'ammissibilità al regime
né elementi di prova risolutivi per concludere che l'ammissibilità sia
automatica.
(d)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(334)   L'importo della sovvenzione
compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato durante il PI,
conferito ai beneficiari. Il vantaggio conferito ai beneficiari è considerato
pari all'importo dell'IVA e dei dazi non applicati sulle apparecchiature
importate. Per garantire che l'importo compensabile riguardasse unicamente il
PI, il vantaggio ottenuto è stato ammortizzato sull'arco della vita
dell'apparecchiatura conformemente alle normali procedure contabili aziendali.
(335)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
               Esenzioni IVA e sgravi dei dazi doganali in caso di utilizzo di apparecchiature importate 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,24 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,44 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,38 % 
             JingAo Group e società collegate ||             0,35 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             0,78 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,07 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,63 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             0,00 % 
3.4.4.2.  Sgravi IVA alle FIE che
acquistano apparecchiature di fabbricazione cinese
(a)         
Introduzione
(336)   Tale regime prevede
un'esenzione dall'IVA in caso di acquisto di apparecchiature di fabbricazione
nazionale da parte delle FIE. Per beneficiare dell'esenzione, le
apparecchiature non devono rientrare in un elenco di apparecchiature escluse
dal regime e il loro valore non deve superare una determinata soglia. Tale
regime è stato oggetto di misure compensative nei procedimenti antisovvenzioni
relativi alla carta fine patinata e all'acciaio a rivestimento
organico. 
(b)         
Base giuridica
(337)   Le basi giuridiche sono
costituite da: misure provvisorie per la gestione dei rimborsi di imposta in
caso di acquisto da parte delle FIE di apparecchiature di fabbricazione
nazionale; misure sperimentali per la gestione degli sgravi di imposta
accordati all'acquisto di apparecchiature di fabbricazione cinese per progetti
a partecipazione estera; comunicazione del ministero delle Finanze e
dell'amministrazione tributaria statale sull'abolizione del regime di sgravi
fiscali per le apparecchiature di fabbricazione nazionale acquistate da imprese
a partecipazione estera.
(c)         
Risultati dell'inchiesta 
(338)   Il governo della RPC nelle sue
risposte al questionario antisovvenzioni ha sostenuto che tale regime è stato soppresso
a partire dal 1º gennaio 2009 e ha fatto riferimento alla circolare
del ministero delle Finanze e dell'amministrazione tributaria statale
sull'abolizione del regime di sgravi fiscali per le apparecchiature di
fabbricazione nazionale acquistate da imprese a partecipazione estera (CAISHUI
[2008] n. 176). Tuttavia dall'inchiesta è emerso che diversi
produttori esportatori inclusi nel campione hanno beneficiato di questo regime
durante il periodo dell'inchiesta. Gli esportatori inclusi nel campione hanno
trasmesso informazioni dettagliate in merito a questo regime, compreso
l'importo del vantaggio ottenuto. Tenendo conto di quanto precede, si è
concluso che il governo della RPC non ha fornito informazioni precise su tale
regime e che, come dimostra la situazione di alcuni produttori esportatori,
esso è tuttora in vigore. 
(339)   Poiché il governo della PRC non
ha trasmesso nessuna delle informazioni richieste, la Commissione si è basata
sulle informazioni comunicate dai produttori esportatori inclusi nel campione.
(340)   Si ritiene che questo regime
assicuri un contributo finanziario sotto forma di entrate cui il governo della
RPC rinuncia, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a),
punto ii), in quanto le FIE sono esentate dal pagamento dell'IVA che
sarebbe altrimenti dovuta. Esso conferisce quindi un vantaggio alle imprese
beneficiarie ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento
di base. Il regime è specifico ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2,
lettera a), del regolamento di base, dato che la legislazione secondo la
quale l'autorità concedente opera ne limita l'accesso alle sole imprese a
partecipazione estera che acquistano apparecchiature di fabbricazione nazionale
e rientrano nella categoria dei progetti incentivati o nella categoria B del repertorio
dei settori a partecipazione estera e delle apparecchiature acquistate sul
mercato interno elencate nel repertorio delle industrie, dei
prodotti e delle tecnologie chiave il cui sviluppo è incentivato dallo Stato.
Inoltre, le misure sperimentali per la gestione degli sgravi di imposta
accordati all'acquisto di apparecchiature di fabbricazione cinese per progetti
a partecipazione estera e la comunicazione del ministero delle Finanze
limitano il vantaggio alle sole FIE che appartengono alla categoria incentivata
di cui al repertorio dei settori a partecipazione estera o al
repertorio dei settori a partecipazione estera vantaggiosi nelle regioni
centrali e occidentali della Cina. Non esistono inoltre ai sensi
dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera b), del regolamento di base,
criteri oggettivi che limitino l'ammissibilità al regime né elementi di prova
risolutivi per concludere che l'ammissibilità sia automatica. Il regime è anche
specifico ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 4, lettera b), del
regolamento di base, in quanto è condizionato all'uso di prodotti nazionali
anziché esteri.
(d)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(341)   L'importo della sovvenzione
compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato durante il PI,
conferito ai beneficiari. Il vantaggio conferito ai beneficiari è considerato
pari all'importo dell'IVA non applicata sulle apparecchiature interne. Per
garantire che l'importo compensabile riguardasse unicamente il PI, il vantaggio
ottenuto è stato ammortizzato sull'arco della vita dell'apparecchiatura
conformemente alle normali procedure contabili del settore.
(342)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
               Sgravi IVA alle FIE che acquistano apparecchiature di fabbricazione cinese 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,00 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,00 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,00 % 
             JingAo Group e società collegate ||             0,07 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             0,03 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,00 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,15 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             0,05 % 
3.4.4.3.  Esenzioni dell'IVA e dei dazi
doganali in caso di acquisto di immobilizzazioni nel contesto dei fondi per lo
sviluppo del commercio estero
(343)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime.
3.4.5.     Fornitura di beni e servizi da
parte della pubblica amministrazione a un prezzo inferiore al valore adeguato
3.4.5.1.  Fornitura di silicio
policristallino da parte della pubblica amministrazione a un prezzo inferiore
al valore adeguato
(344)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime. 
3.4.5.2.  Fornitura di estrusi di
alluminio da parte della pubblica amministrazione a un prezzo inferiore al
valore adeguato
(345)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime. 
3.4.5.3.  Fornitura di vetro da parte
della pubblica amministrazione a un prezzo inferiore al valore adeguato
(346)   L'inchiesta ha confermato che
durante il PI le imprese incluse nel campione non hanno beneficiato di nessun
vantaggio nel quadro di tale regime.
3.4.5.4.  Fornitura di energia elettrica
da parte della pubblica amministrazione
(a)         
Introduzione
(347)   Secondo il denunciante, alcuni
produttori cinesi di silicio policristallino avrebbero beneficiato della
fornitura di energia elettrica a un costo inferiore al valore adeguato.
(b)         
Risultati dell'inchiesta
(348)   Dall'inchiesta è emerso che
molti dei produttori esportatori inclusi nel campione erano collegati a un
produttore di silicio policristallino all'interno del loro gruppo societario.
Si è constatato che uno dei gruppi di produttori esportatori inclusi nel
campione, LDK Solar, ha beneficiato regolarmente di significativi abbuoni sul
costo di fornitura di energia elettrica da parte dell'Ufficio finanziario della
zona economica Xin Yu. Sebbene in questo caso l'impresa non abbia beneficiato
direttamente di un prezzo dell'energia elettrica inferiore a quello di mercato,
i significativi abbuoni ottenuti dall'Ufficio finanziario della zona economica
Xin Yu hanno determinato una situazione in cui la società ha usufruito della
fornitura di energia elettrica a basso costo e sono quindi funzionalmente
equivalenti a una fornitura da parte dello Stato a prezzi inferiori al valore
di mercato. In ogni caso, anche se l'abbuono è considerato un sussidio, la
misura è strettamente collegata all'asserzione del denunciante e rientra
nell'ambito dell'inchiesta. In effetti, l'impresa interessata del gruppo LDK ha
ottenuto un rimborso quasi totale dei suoi costi di approvvigionamento di
energia elettrica durante il PI.
(349)   Il gruppo LDK Solar ha
usufruito, attraverso il suo produttore di silicio policristallino collegato,
di un contributo finanziario ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto iii), del regolamento di base, in quanto
l'amministrazione locale ha concesso abbuoni sui costi di approvvigionamento di
energia elettrica, o ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1,
lettera a), punto i). Ai sensi del regolamento di base, ciò si
configura come un contributo finanziario della pubblica amministrazione sotto
forma di fornitura di beni diversi dalle infrastrutture generali. In
alternativa si configura come un trasferimento diretto di fondi.
(350)   LDK Solar ha beneficiato di un
vantaggio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di
base nella misura in cui la pubblica amministrazione ha fornito energia elettrica
a un prezzo inferiore al valore adeguato. Si è stabilito che l'esportatore ha
beneficiato, per effetto degli abbuoni sul costo di fornitura dell'energia
elettrica, di costi inferiori a quelli generalmente praticati. Il trasferimento
diretto di fondi conferisce un vantaggio perché si tratta di un contributo a
fondo perduto non disponibile sul mercato.
(351)   La sovvenzione sotto forma di
fornitura di energia elettrica a basso costo per il tramite di abbuoni a favore
di uno dei produttori inclusi nel campione è specifica ai sensi
dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di
base poiché gli abbuoni sul costo dell'energia elettrica sono stati
riconosciuti solo a LDK. La sovvenzione è anche specifica in termini geografici
essendo limitata a determinate imprese della zona economica Xin Yu. La mancanza
di collaborazione da parte di LDK e del governo della RPC nel comunicare tale
sovvenzione ha determinato l'utilizzo per le conclusioni summenzionate dei dati
disponibili. 
(c)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(352)   L'importo della sovvenzione è
pari all'importo dell'abbuono durante il PI.
(353)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
               Fornitura di energia elettrica a un prezzo inferiore al valore adeguato 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,00 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,00 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,00 % 
             JingAo Group e società collegate ||             0,00 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             2,45 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,00 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             0,00 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             0,00 % 
3.4.5.5.  Concessione di diritti d'uso di
terreni a un costo inferiore al valore adeguato
(a)         
Introduzione
(354)   Il denunciante ha sostenuto che
i fabbricanti cinesi del prodotto in esame beneficiano della concessione da
parte del governo della RPC di diritti d'uso di terreni a un costo inferiore al
valore adeguato in quanto le amministrazioni pubbliche nazionali o locali non
assegnano i diritti nel rispetto dei principi di mercato. 
(355)   Il governo della RPC ha
dichiarato che esiste un mercato fondiario basato su norme e sulla concorrenza
in cui i diritti d'uso di terreni devono essere pubblicamente negoziati secondo
la legge sul mercato fondiario. Il governo della RPC ha inoltre affermato che i
terreni industriali e commerciali dovrebbero essere ottenuti, in compensazione
dell'uso, sul mercato aperto mediante gare di appalto, aste e offerte e che
"indipendentemente dal numero di offerte o dal prezzo iniziale, il
prezzo finale pagato è rappresentativo del prezzo di mercato, determinato dal
libero gioco della domanda e dell'offerta". Il governo della RPC ha
inoltre sostenuto che il trasferimento dei diritti d'uso di terreni non è
soggetto a restrizioni circa l'annuncio dell'assegnazione tramite gara di
appalto, asta e offerta che influiscano sulla leale concorrenza.
(356)   Il
governo della RPC non ha fornito dati in merito ai prezzi effettivi per i
diritti d'uso di terreni e ai prezzi iniziali dei terreni formulati dal
governo. Le informazioni fornite dal governo della RPC in relazione alle
negoziazioni dei diritti d'uso di terreni, richieste nel questionario, sono
risultate incomplete. Quando, nel corso della visita di verifica, ha corretto
la sua risposta iniziale alle domande del questionario, il governo della RPC ha
confermato che per alcune delle transazioni citate erano state indette gare di
appalto, senza tuttavia fornire dettagli sul numero di offerte e sulla
differenza tra il prezzo iniziale e finale, come richiesto nel questionario.
(357)   Nel corso della visita di
verifica, la Commissione ha chiesto al governo della RPC di suffragare la sua
affermazione secondo cui i trasferimenti dei diritti d'uso di terreni avvengono
in Cina mediante gare di appalto, aste o offerte. Si osserva che, in base
all'articolo 11 delle disposizioni sull'assegnazione dei diritti d'uso
dei terreni edificabili di proprietà dello Stato mediante gara d'appalto, asta
e offerta l'amministrazione pubblica competente pubblica un avviso
ogniqualvolta viene avviata una procedura di gara d'appalto, asta o offerta.
Tenendo conto di ciò, la Commissione ha chiesto la presentazione di tutti gli
avvisi pubblici relativi alle negoziazioni oggetto di tali procedure, al fine
di raccogliere e verificare le informazioni chieste nel questionario. Il
governo della RPC non ha fornito nessuno di questi avvisi affermando che "non
esistono più". La Commissione non è stata pertanto in grado di
verificare le informazioni concernenti le negoziazioni dei diritti d'uso di
terreni dei produttori esportatori inclusi nel campione.
(358)   La Commissione ha informato il
governo della RPC della sua intenzione di applicare le disposizioni
dell'articolo 28 del regolamento (CE) n. 597/2009 per quanto riguarda
tale regime di sovvenzioni e, poiché il governo della RPC nella sua risposta
alla lettera della Commissione del 23 maggio 2013 non ha fornito una
spiegazione soddisfacente né nuovi riscontri al riguardo, la Commissione ha
dovuto basare le sue conclusioni sui dati più attendibili a disposizione, in
questo caso le informazioni comunicate dai produttori esportatori inclusi nel
campione e altre informazioni pubblicamente disponibili.
(359)   La
Commissione ha anche chiesto al governo della RPC di prendere posizione su
eventuali parametri di riferimento nell'ipotesi dell'inesistenza nella RPC di
prezzi di mercato per i terreni. Sebbene al momento dell'invio del questionario
al governo della RPC ciò fosse solo un'ipotesi, e non una constatazione o una
conclusione, il governo della RPC ha dichiarato l'ipotesi infondata e non ha
fornito informazioni concrete su eventuali parametri di riferimento. Il governo della RPC ha solo indicato che "nella misura in cui
va utilizzato un parametro di riferimento, esso deve essere costituito dai
prezzi che i settori cinesi che non sono agevolati dovrebbero pagare per
terreni analoghi". Poiché il governo della RPC non ha rivelato quali
settori non sono "agevolati", né ha fornito alcuna informazione sui
prezzi che questi settori pagano per un terreno industriale in Cina, la
Commissione non è stata in grado di valutare se essi rappresentano un adeguato
parametro di riferimento. A tale proposito si osserva che nelle sue precedenti
inchieste riguardanti la carta fine patinata e l'acciaio a
rivestimento organico la Commissione ha constatato che neppure
l'assegnazione dei diritti d'uso di terreni a tali settori rispetta i principi
di mercato.
(b)         
Base giuridica
(360)   Le disposizioni sui diritti
d'uso di terreni in Cina rientrano nella legge fondiaria della Repubblica
popolare cinese.
(c)         
Risultati dell'inchiesta
(361)   A norma dell'articolo 2
della legge fondiaria, il suolo è esclusivamente di proprietà statale poiché,
secondo la Costituzione cinese e le pertinenti disposizioni giuridiche, il
suolo appartiene collettivamente al popolo cinese. Nessun terreno può essere
venduto, ma è possibile assegnare diritti d'uso di terreni ai sensi di legge.
La pubblica amministrazione può assegnarli attraverso gara d'appalto, offerta o
asta. 
(362)   I produttori esportatori che
hanno collaborato all'inchiesta hanno fornito informazioni sul terreno da essi
detenuto nonché su gran parte dei contratti/certificati relativi ai diritti
d'uso di terreni; il governo della RPC ha invece fornito informazioni solo
molto limitate sui prezzi chiesti per i diritti d'uso di terreni.
(363)   Come già ricordato in precedenza,
il governo della RPC ha dichiarato che i diritti d'uso di terreni in Cina sono
assegnati mediante offerte, aste e gare d'appalto. Ciò è anche contemplato
all'articolo 137 della legge della RPC sui diritti reali.
(364)   Nella pratica tuttavia si è constatato che il sistema descritto
dal governo della RPC non funziona sempre così. Nel corso della verifica presso
i produttori esportatori inclusi nel campione, la Commissione ha avuto accesso
ad alcuni avvisi pubblicati dalle amministrazioni competenti circa i diritti
d'uso di terreni che potevano essere oggetto di trasferimento. Mentre un avviso
limita in maniera specifica i potenziali acquirenti dei diritti d'uso di
terreni alle sole imprese del settore del fotovoltaico[80], un altro fissa limiti al prezzo inizialmente fissato dalle
amministrazioni e non lascia che sia il mercato a determinare il prezzo[81]. Le stesse aste non sembravano in grado di assicurare una reale
concorrenza, dato che in molti dei casi esaminati nel corso delle verifiche in
loco presso i produttori esportatori solo un'unica impresa aveva presentato
un'offerta (solo il produttore di impianti fotovoltaici incluso nel campione) e
quindi la sua offerta iniziale (il valore fissato dall'amministrazione
fondiaria locale) costituiva il prezzo finale al metro quadro. 
(365)   I suddetti riscontri
contraddicono le asserzioni del governo della RPC secondo cui i prezzi pagati
per i diritti d'uso di terreni nella RPC sono rappresentativi del prezzo di
mercato determinato dal libero gioco della domanda e dell'offerta e i
trasferimenti di diritti d'uso di terreni non sono soggetti a restrizioni circa
l'annuncio dell'assegnazione tramite gara di appalto, asta e offerta che
influiscano sulla leale concorrenza. Si è anche constatato che alcuni
produttori esportatori inclusi nel campione hanno beneficiato di rimborsi da
parte delle amministrazioni locali per compensare i (già bassi) prezzi da loro
pagati per ottenere l'assegnazione di diritti d'uso di terreni.
(366)   Oltre ai prezzi bassi, alcuni
dei produttori esportatori inclusi nel campione hanno ricevuto altri fondi in
relazione all'acquisto di diritti d'uso di terreni che hanno ridotto in misura
ancor più significativa il prezzo effettivamente pagato per tali diritti. 
(367)   I
risultati dell'inchiesta confermano che la situazione riguardo alla concessione
e all'acquisizione di terreni nella RPC è poco chiara e non trasparente e che
spesso le amministrazioni fissano arbitrariamente i prezzi. Le amministrazioni
stabiliscono i prezzi in base al Sistema di valutazione dei terreni urbani, che
le invita a tener conto, tra i vari criteri, anche della politica industriale
nel fissare il prezzo dei terreni industriali[82].
(368)   Anche dalle informazioni
indipendenti disponibili pubblicamente si evince che i terreni in Cina sono
messi a disposizione a prezzi inferiori ai valori normali di mercato[83].
(d)         
Conclusioni
(369)   Di
conseguenza, la concessione dei diritti d'uso di terreni da parte del governo
della RPC dovrebbe essere considerata una sovvenzione ai sensi
dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto iii), e
paragrafo 2, del regolamento di base, sotto forma di una fornitura di beni
che conferisce un vantaggio alle imprese beneficiarie. Come precisato nei
considerando da 364 a 367, non esiste un vero mercato fondiario nella RPC e
l'uso di un valore di riferimento esterno (cfr. considerando 372)
dimostra che l'importo pagato per i diritti d'uso di terreni dagli esportatori
inclusi nel campione è decisamente inferiore al normale valore di mercato. Inoltre, i rimborsi da parte delle amministrazioni locali si
configurano come trasferimenti diretti di fondi che conferiscono un vantaggio
perché sono sovvenzioni a fondo perduto non disponibili sul mercato. La
sovvenzione è specifica ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, lettere a)
e c), del regolamento di base perché l'accesso agevolato a terreni industriali
è limitato esclusivamente alle imprese di determinati settori, in questo caso
il settore del fotovoltaico, solo alcuni trasferimenti sono oggetto di gara
d'appalto, i prezzi sono spesso fissati dalle amministrazioni e le pratiche
della pubblica amministrazione in questo campo sono poco chiare e non
trasparenti. La concessione dei terreni nella RPC è un tema trattato anche nel
documento di lavoro dell'FMI, il quale conferma che l'assegnazione di diritti
d'uso di terreni ai settori cinesi non rispetta le condizioni di mercato[84].
(370)   Di conseguenza, la sovvenzione
è considerata compensabile. 
(e)         
Calcolo dell'importo della sovvenzione
(371)   Avendo
concluso che i trasferimenti di diritti d'uso di terreni nella RPC non sono
orientati al mercato, in tale paese non sembra esistere nessun valore di
riferimento privato. Nella RPC, non è quindi praticabile un adeguamento dei
costi o dei prezzi. In tali circostanze si ritiene che non esista un mercato
nella RPC e, a norma dell'articolo 6, lettera d), punto ii), del
regolamento di base, è giustificato l'uso di un valore di riferimento esterno
per quantificare il vantaggio conferito. Poiché il governo della RPC non ha
collaborato né ha proposto alcun valore di riferimento esterno, la Commissione
per calcolarne uno adeguato ha dovuto far ricorso ai dati disponibili. A tal
fine, si ritiene opportuno usare come riferimento adeguato le informazioni sul
Territorio doganale separato di Taiwan. Tali informazioni
sono state utilizzate anche nelle precedenti inchieste relative alla carta
fine patinata e all'acciaio a rivestimento organico.
(372)   La
Commissione ritiene che i prezzi fondiari di Taiwan siano il valore che più si
avvicina a quello delle aree della RPC in cui hanno sede i produttori
esportatori che hanno collaborato. La maggior parte dei produttori esportatori
ha sede in aree sviluppate, caratterizzate da un Pil elevato, in province
densamente popolate.
(373)   L'importo della sovvenzione
compensabile è calcolato in base al vantaggio, riscontrato durante il PI,
conferito ai beneficiari. Tale vantaggio è calcolato sottraendo l'importo
effettivamente pagato da ciascuna impresa (al netto dell'importo dei rimborsi
delle amministrazioni locali) per i diritti d'uso di terreni a quello che
avrebbe dovuto normalmente pagare in base al valore di riferimento taiwanese. 
(374)   Per effettuare il calcolo, la
Commissione ha utilizzato il prezzo fondiario medio al metro quadro fissato a
Taiwan, rettificato per tener conto della svalutazione monetaria e
dell'andamento del Pil a partire dalla data dei rispettivi contratti dei
diritti d'uso di terreni. Le informazioni relative ai prezzi dei terreni per
uso industriale sono state ricavate dal sito Internet dell'ufficio industriale
del ministero degli Affari economici di Taiwan. La svalutazione monetaria e
l'andamento del Pil di Taiwan sono stati calcolati sulla base dei tassi
d'inflazione e dell'evoluzione del Pil pro capite ai prezzi correnti in USD per
Taiwan pubblicati dall'FMI nel suo "World Economic Outlook, 2011". Ai
sensi dell'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento di base,
l'importo della sovvenzione (numeratore) è stato attribuito al PI tenendo conto
della normale durata dei diritti d'uso di terreni industriali, ovvero 50 anni.
Tale importo è quindi stato ripartito sulla base del fatturato totale delle
vendite durante il PI dei produttori esportatori che hanno collaborato
all'inchiesta, in quanto la sovvenzione non dipende dall'andamento delle
esportazioni e non è stata accordata con riferimento alle quantità fabbricate,
prodotte, esportate o trasportate. 
(375)   L'aliquota di sovvenzione
determinata a questo riguardo durante il PI per i produttori esportatori
inclusi nel campione ammonta a:
               Diritti d'uso di terreni a un costo inferiore al valore adeguato 
             Società/gruppo ||             Aliquota di sovvenzione 
             Wuxi Suntech Power Co. Ltd, e società collegate ||             0,31 % 
             Yingli Green Energy Holding Company e società collegate ||             0,77 % 
             Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd e società collegate ||             0,65 % 
             JingAo Group e società collegate ||             1,31 % 
             Jiangxi LDK Solar Hi-tech Co. Ltd e società collegate ||             4,28 % 
             Delsolar (Wujiang) Ltd. e società collegate ||             0,32 % 
 Renesola Zhejiang Ltd             Renesola Jiangsu Ltd ||             1,73 % 
             Jinko Solar Co Ltd e società collegate ||             1,66 % 
3.5.        Osservazioni delle parti dopo
la comunicazione delle conclusioni definitive
(376)   Il governo della RPC ha
contestato il fatto che talune informazioni contenute nella comunicazione delle
conclusioni definitive siano state citate da alcuni media e da alcune parti
interessate dopo la loro divulgazione. A questo riguardo si osserva che la
Commissione non ha reso pubblico tale documento e che non ha la possibilità di
controllare le diverse centinaia di parti interessate che lo hanno ricevuto. Se
alcune di queste parti hanno deciso di rendere pubblico il documento o di
esprimere il loro parere al riguardo, la Commissione non poteva impedirlo loro
in alcun modo.
3.5.1.     Osservazioni
del governo della RPC in merito a presunte asserzioni errate contenute nella
comunicazione delle conclusioni definitive
(377)   Il governo della RPC ha
sostenuto che la Commissione ha violato il requisito di "ampia
possibilità" di cui all'articolo 12.1 dell'accordo sulle sovvenzioni
e sulle misure compensative. Secondo il governo della RPC, le ampie proroghe
dei termini concesse dalla Commissione per rispondere al questionario (come
specificato nel considerando 104) non sono state sufficienti. Il governo
della RPC ha inoltre argomentato che il "termine ragionevole" di cui
all'articolo 12.7 dell'accordo dovrebbe costituire anche la "ampia
possibilità" di cui all'articolo 12.1 dello stesso accordo per tutti
gli altri documenti aventi la forma di questionario. Il governo della RPC ha
inoltre sostenuto di non aver potuto prendere contatto con i produttori
esportatori inclusi nel campione se non dopo che il campione era stato
costituito e che quindi il tempo concesso per rispondere alle domande del
questionario tra il momento del suo ricevimento e la decisione del campionamento
è insignificante. Il governo della RPC ha sostenuto che il
"desiderio" della Commissione di completare al più presto l'inchiesta
sembra prevalere sul "requisito non negoziabile" di accordare
un'ampia possibilità a norma dell'articolo 12.1. La Commissione non è
d'accordo con tali asserzioni, in quanto si è adoperata per concedere al
governo della RPC il massimo del tempo possibile per rispondere alle domande
del questionario e alla lettera di richiesta di maggiori informazioni. Il
governo della RPC è stato inoltre informato che avrebbe potuto trasmettere i
documenti richiesti fino alla data della visita di verifica. La Commissione non
ha precluso al governo della RPC la possibilità di trasmettere informazioni
durante tutto il procedimento e in diverse occasioni gli ha rammentato la
possibilità di chiedere un'audizione in cui presentare le proprie informazioni
e osservazioni. Va precisato che nessuna informazione trasmessa dal governo
della RPC nel corso del procedimento è stata respinta perché presentata oltre i
termini previsti. L'affermazione del governo della RPC secondo cui il tempo
concesso per rispondere tra il momento del ricevimento del questionario e la
decisione sul campionamento sarebbe insignificante non è esatta. Una parte
considerevole del questionario riguardava il livello generale di
sovvenzionamento del settore/prodotto in esame e il governo della RPC non ha
subito alcuna limitazione a causa della decisione sul campionamento nella
rilevazione di informazioni di natura generale. È importante rilevare che dopo
la selezione del campione il governo della RPC ha avuto ancora a disposizione
43 giorni per raccogliere informazioni specifiche sui produttori esportatori
inclusi nel campione. La Commissione ha agito nel rispetto dell'articolo 12.1
dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative e ha concesso ampia
possibilità al governo della RPC di presentare tutti i riscontri da esso
ritenuti pertinenti, tenendo presente che un tale obbligo non può essere
illimitato perché va garantito il completamento tempestivo dell'inchiesta.
(378)   Il
governo della RPC ha sostenuto inoltre che la Commissione aveva inizialmente
richiesto informazioni dettagliate sui produttori esportatori non inclusi nel
campione che non costituivano "informazioni necessarie" ai fini
dell'inchiesta, la quale è basata sul campionamento. A questo riguardo va
osservato che al momento in cui è stato trasmesso il questionario destinato al
governo della RPC, la decisione sull'eventualità o meno di un campionamento in
tale procedimento non era ancora definitiva. Una volta che la Commissione aveva
ricevuto le risposte sul campionamento dai produttori esportatori cinesi e che
era evidente che la collaborazione da parte degli esportatori era elevata e una
volta che era apparso chiaro che gli esportatori inclusi nel campione erano
disponibili a collaborare rispondendo adeguatamente alle domande contenute nei
questionari trasmessi loro, la Commissione non ha insistito sulla trasmissione
di informazioni specifiche sulle imprese in tema di sovvenzionamento da parte
dei produttori esportatori non inclusi nel campione. La Commissione pertanto
non è d'accordo con l'asserzione del governo della RPC.
(379)   Il governo della RPC ha
sostenuto che nella comunicazione delle conclusioni definitive la Commissione
ha erroneamente affermato che tale governo si era rifiutato di trasmettere
alcune informazioni nelle sue risposte alle domande del questionario e nelle
successive comunicazioni. Ciò non è esatto. Come già affermato dalla
Commissione nella sua lettera del 23 maggio 2013 al governo della
RPC, quest'ultimo non aveva fornito le informazioni richieste riguardo agli
istituti finanziari statali, i documenti in merito a Sinosure e alla
concessione di assicurazioni dei crediti all'esportazione, i documenti relativi
al programma dimostrativo "Golden Sun" e informazioni sulla
concessione di diritti d'uso di terreni.
(380)   Secondo il governo della RPC la
Commissione non ha utilizzato i dati disponibili quale meccanismo per
completare le informazioni mancanti, come prescritto dai panel e dalla
giurisprudenza dell'OMC[85], bensì "ha utilizzato conclusioni sfavorevole in
maniera punitiva, violando ulteriormente le disposizioni dell'accordo sulle
sovvenzioni e sulle misure compensative". Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che la Commissione ha utilizzato i dati disponibili non "esclusivamente
al fine di sostituire le informazioni eventualmente mancanti, bensì come base
specifica per tutte le sue conclusioni sulle pratiche di sovvenzionamento,
ignorando completamente il considerevole ammontare di informazioni trasmesse
dal governo della RPC e dagli istituti finanziari, nella maggior parte dei casi
a motivo dell'asserita incapacità di fornire risposte perfette o di provare
ogni dato". Questo non è ciò che la Commissione ha fatto. Tutte le
informazioni (compresi i piani e le normative) trasmesse dal governo della RPC
sono state prese in considerazione e analizzate e le conclusioni sono basate
sui documenti trasmessi dal governo della RPC ogni qualvolta questi sono stati
messi a disposizione e le verifiche ne hanno confermato l'accuratezza. Le
frequenti citazioni di tali documenti a sostegno delle conclusioni
costituiscono un esempio di come la Commissione abbia trattato le informazioni
trasmesse dal governo della RPC. Nel considerando 110 la Commissione
illustra chiaramente le uniche situazioni in cui le informazioni trasmesse non
hanno potuto essere prese in considerazione.
(381)   Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che la Commissione si è contraddetta quando, nella
comunicazione delle conclusioni definitive, ha affermato che nell'inchiesta
aveva chiesto informazioni specifiche alle transazioni soltanto riguardo agli
esportatori inclusi nel campione, mentre, in un'altra parte dello stesso
documento, ha indicato che "il questionario per il governo non è limitato
agli esportatori inclusi nel campione". Questo non è vero. Le asserzioni
della Commissione non sono in contraddizione tra di loro. Come già precisato
nel considerando 378, la Commissione ha limitato la sua richiesta iniziale
di trasmissione di informazioni specifiche alle imprese ai soli produttori
esportatori inclusi nel campione successivamente all'adozione della decisione
di procedere a un campionamento. Tuttavia, al fine di valutare la compensabilità
dei presunti regimi di sovvenzioni, la Commissione ha chiesto anche altre
informazioni diverse da quelle relative ai produttori esportatori inclusi nel
campione, come le informazioni riguardanti i mercati finanziari in Cina o il
mercato per i diritti d'uso di terreni. Si è pertanto indicato che "il
questionario per il governo non è limitato agli esportatori inclusi nel
campione".
(382)   Il governo della RPC ha
affermato inoltre che la Commissione sembra ignorare il fatto che non si
possono semplicemente respingere delle informazioni perché non sono state messe
a disposizione per la verifica. Non è questo il modo in cui la Commissione ha
trattato le informazioni nel presente procedimento. In nessuna occasione, la
"non disponibilità per la verifica" ha costituito l'unico motivo per
non accettare pienamente tali informazioni. Tuttavia quando esse erano
contraddette da altre informazioni disponibili e, nel contempo, il governo
della RPC non era in grado di suffragarle con nessun tipo di riscontro, tali
informazioni non potevano essere accettate senza discussioni.
(383)   Secondo il governo della RPC,
la Commissione al punto 85 della comunicazione delle conclusioni definitive
(riprodotto nel considerando 117) "ha riconosciuto" che il
governo della RPC non controlla le banche e gli istituti finanziari e non può
obbligarli a fornire informazioni. Si osserva che una siffatta affermazione alla
Commissione non risulta e che dopo una rilettura del testo del considerando non
sembra che le cose stiano così. 
(384)   Il governo della RPC ha
affermato che la Commissione sembra convenire con esso che, nel caso di
un'inchiesta, le norme di un regolamento di base in materia di antidumping
dell'UE o dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative non
possono prevalere sulle disposizioni di legge nazionali. La correlazione
operata dal governo della RPC con la mancata presentazione di informazioni
asserite come riservate è fuori luogo. La Commissione ha argomentato
(considerando 117) che le disposizioni locali o le norme interne di un
membro dell'OMC non possono esimerlo dai suoi obblighi di cooperazione in sede
di inchiesta e che, in caso di controversia, spetta al governo della RPC
suggerire le modalità con cui può essere consentito l'accesso alle informazioni
in modo tale da permetterne l'adeguata verifica. Il governo della RPC ha fatto
riferimento al caso di un funzionario di banca che ha fornito una valutazione
del rischio di credito per un'impresa inclusa nel campione come esempio di un
modo per verificare informazioni ritenute limitate, lamentando che "la
Commissione non si riteneva ancora soddisfatta". Al contrario, come
risulta chiaro dalla formulazione del considerando 148, la Commissione non
ha espresso alcuna considerazione negativa in merito alla verifica di quel particolare
documento e ha tenuto pienamente conto nelle sue conclusioni delle informazioni
in esso contenute. Si è trattato tuttavia di un caso eccezionale che,
sfortunatamente, non si è ripetuto per la maggior parte delle informazioni di
natura simile richieste nel presente procedimento.
(385)   A questo proposito il governo
della RPC ha continuato a sostenere che i "documenti interni
sensibili" delle banche erano considerati costituire informazioni
pertinenti a norma dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative e
che la loro mancata presentazione non poteva determinare l'utilizzo dei dati
disponibili. La Commissione giudica che tale argomentazione vada troppo lontano
e non riesce a comprendere come sia possibile procedere a una corretta verifica
(effettuata adottando le previste debite procedure in tema di riservatezza) in
tutti quei casi in cui tali documenti (compresi quelli riguardanti le
operazioni con i clienti) sono semplicemente negati. In mancanza di una
verifica, si potrebbe dover fare ricorso ai dati disponibili per colmare le
lacune nella rilevazione dei dati.
(386)   Il governo della RPC ha
ripetutamente sostenuto che la lettera in preparazione della verifica in loco
non conteneva domande specifiche in merito alla verifica e ha fatto riferimento
alla lettera della Commissione del 23 maggio 2013 in cui era
utilizzata tale formulazione. La Commissione, tuttavia, al punto 86 della
comunicazione delle conclusioni definitive (riproposto in precedenza come
considerando 118) ha affermato che la lettera in preparazione della
verifica in loco del 25 marzo 2013 conteneva un elenco molto
specifico e dettagliato di questioni e documenti di cui si sarebbe trattato nel
corso della verifica, pienamente in linea con le disposizioni dell'articolo 26,
paragrafo 3, del regolamento di base e delle prescrizioni dell'OMC. La
mancanza di un elenco di domande specifiche, la cui richiesta non trova alcun
fondamento nel regolamento di base né nelle norme dell'OMC, non può essere
addotta come giustificazione dal governo della RPC per non aver prestato piena
collaborazione nel corso della verifica.
(387)   Il governo della RPC ha
sostenuto che la Commissione non ha dato prova di alcuna flessibilità durante
la verifica. Ciò rappresenta un errore di interpretazione dei dati di fatto e
della situazione esistenti prima e durante la visita di verifica. Come già
precisato nei punti da 88 a 90 della comunicazione delle conclusioni definitive
(riproposti in precedenza come considerando da 120 a 122), la flessibilità
mostrata dalla Commissione è stata piena e incondizionata. Sfortunatamente, i
tentativi del governo della RPC di fornire informazioni per le quali non
esisteva alcuna possibilità di verifica nel rispetto del calendario previsto
per le visite in loco hanno determinato l'impossibilità di una verifica
incrociata di dette informazioni e dell'attribuzione a esse del valore di un
documento verificato. Il governo della RPC ha ricordato alla Commissione il
precedente della causa "CE - Salmone" presso l'OMC in cui il
panel ha concluso che il fatto che i documenti siano "verificabili"
non è sempre determinato soltanto dalla possibilità di effettuare inchieste in
loco e ha argomentato che la Commissione non può respingere informazioni
semplicemente perché non disponibili al momento della visita di verifica. La
Commissione osserva che dette informazioni, non essendo assoggettabili a
verifiche in loco per verificarne l'attendibilità e la precisione, possono
vedersi attribuire un valore inferiore che non se fossero state correttamente
verificate e che ciò è talvolta avvenuto nel presente procedimento.
(388)   Il governo della RPC ha
contestato l'asserita prassi della Commissione di non accettare nuovi documenti
e riscontri che necessitano di una verifica dopo la fine della sessione di verifica
in cui rientrano. Come già spiegato al punto 89 della comunicazione delle
conclusioni definitive (riproposto in precedenza al considerando 121) ciò
non è mai avvenuto. È vero che la Commissione non può normalmente accettare
documenti come prova una volta che la sessione di verifica si è conclusa e
diviene praticamente impossibile verificare tali documenti, ma nulla impedisce
al governo della RPC di trasmettere tali documenti per iscritto, cosa che in
realtà è avvenuta anche nel presente procedimento.
(389)   Il governo della RPC ha
sostenuto che la Commissione non ha spiegato i motivi per cui ha richiesto i
sei documenti citati nel considerando 122 e che per tale ragione la loro
verifica non è stata consentita. Tale argomentazione era già stata addotta dal
governo della RPC nella sua lettera del 3 giugno 2013 e la
Commissione si è espressa diffusamente in proposito nel considerando 122.
Si osserva ancora una volta che tutti questi documenti riguardano il settore in
esame e si riferiscono addirittura a specifici regimi di sovvenzione quali i
regimi fiscali agevolati o di concessione di prestiti agevolati. È pertanto
evidente dalla loro denominazione e dal loro contenuto che si tratta di
documenti pertinenti per l'inchiesta[86]. Il
governo della RPC si è semplicemente rifiutato di rispondere a qualsiasi
domanda a questo riguardo nel corso della verifica, adducendo come unica
giustificazione l'asserita irrilevanza del documento per il procedimento.
(390)   Il
governo della RPC ha sostenuto di non poter presentare riscontri a sostegno
delle informazioni fornite nelle risposte alle domande del questionario in
merito alle percentuali dei prestiti concessi al settore in esame perché tali
dati erano detenuti dalle banche, le quali sono enti indipendenti e non uffici governativi,
e che la Commissione doveva pertanto verificare i dati presso gli istituti
bancari. Il governo della RPC ha fatto riferimento alle disposizioni della
legge sulle banche commerciali che sanciscono che le banche esercitano la loro
attività nel rispetto della legge (articolo 4), senza alcuna interferenza
da parte degli enti locali o della pubblica amministrazione a qualsiasi
livello, di enti pubblici o di privati nell'esercizio delle attività bancarie
(articolo 5). Il fatto è che il governo della RPC ha fatto un'affermazione
nella sua risposta alle domande del questionario che non è stato in grado di
suffragare. Neppure le banche presso le quali la Commissione ha cercato di
ottenere un riscontro a tale informazione sono state in grado di suffragarla in
alcun modo. Se questa dovesse essere considerata una prassi accettabile, la
parte soggetta a inchiesta potrebbe allora semplicemente fare un'affermazione a
sostegno della sua tesi e l'autorità inquirente dovrebbe accettarla senza avere
la possibilità di verificare se essa rappresenti o no la realtà. Ciò assume
importanza se si tiene conto che le particolari informazioni in parola sono in
contraddizione con altre informazioni disponibili. La legge sulle banche
commerciali contiene anche altre disposizioni con cui obbliga gli istituti
bancari a svolgere la propria attività creditizia conformemente alle esigenze
dell'economia nazionale e dello sviluppo sociale, nel rispetto dello spirito
delle politiche industriali dello Stato (articolo 34). Come correttamente
indicato dal governo della RPC nelle sue osservazioni, le banche devono
esercitare le proprie attività nel rispetto della legge, ovvero anche di dette
disposizioni dell'articolo 34 della legge sulle banche commerciali.
Pertanto tale presunta linea di demarcazione tra la pubblica amministrazione e
le banche non trova conferma nei fatti.
(391)   Il governo della RPC ha
sostenuto di aver fornito tutte le informazioni in suo possesso riguardo
all'assetto proprietario degli istituti bancari. Ha sostenuto inoltre che i
dati forniti in proposito sono i dati ufficiali della CBRC e che non vi era
pertanto alcun motivo per ritenere false o fuorvianti le informazioni fornite
dal governo della RPC e applicare le disposizioni dell'articolo 28 del
regolamento di base. Inoltre il governo della RPC ha affermato di non essere a
conoscenza della fonte dell'asserzione della Commissione al punto 95 (ribadita
nel considerando 127) della comunicazione delle conclusioni definitive ("Dalle
informazioni pubblicamente disponibili si evince che esistono anche altre
banche statali che hanno erogato prestiti ai produttori esportatori inclusi nel
campione"), ossia oltre a quelle indicate dal governo della RPC nella
sua risposta alla lettera di richiesta di maggiori informazioni. Tali asserzioni
non possono essere accettate. Va osservato che il governo della RPC aveva
inizialmente sostenuto nelle sue risposte alle domande del questionario di non
essere in possesso di alcuna informazione in merito alla partecipazione al
capitale delle banche. Solo dopo che la Commissione aveva precisato nella
lettera di richiesta di maggiori informazioni che, a norma della legislazione
cinese, era suo dovere rilevare tali dati, il governo della RPC ha fornito
alcune informazioni in proposito. Nel corso della verifica il funzionario della
CBRC si è rifiutato di fornire riscontro ai dati in merito all'assetto
proprietario degli istituti bancari e di indicare la fonte delle informazioni,
spiegando da dove provenivano. Si osserva inoltre che il governo della RPC non
ha contestato il fatto che almeno 5 altre banche indicate dalla Commissione
nella comunicazione delle conclusioni definitive (cfr. nota del
considerando 127) sono statali.
(392)   Il governo della RPC ha
contestato quanto asserito al punto 97 della comunicazione delle conclusioni
definitive (riproposto nel precedente considerando 129), ossia che la CBRC
si è rifiutata di rispondere alla domanda in merito alle 10 maggiori banche in
Cina perché non presentata per iscritto, e ha sostenuto che la Commissione ha
dato un'interpretazione errata dei fatti perché il motivo principale alla base
della mancata risposta a tale domanda era che questa non era contenuta nella
lettera in preparazione della verifica in loco e che occorreva pertanto tempo
per preparare la risposta. In realtà è il governo della RPC che dà
un'interpretazione errata dei fatti a questo riguardo. La Commissione non ha
insistito per avere una risposta immediata, bensì è stata la CBRC che si è
rifiutata di prendere in considerazione la domanda con il pretesto che non era
stata trasmessa in anticipo per iscritto. Se il motivo era il poco tempo a
disposizione per elaborare la risposta, il governo della RPC avrebbe potuto
trasmetterla successivamente nel corso della verifica o per e-mail (seppure
senza la possibilità per la Commissione di verificarla), così come ha fatto per
diversi altri documenti. Il governo della RPC tuttavia non vi ha provveduto.
(393)   Il governo della RPC ha
sostenuto di aver fornito tutti i documenti in merito all'istituzione e al mandato
della CBRC chiesti dalla Commissione nel questionario. Inoltre, poiché la
Commissione non aveva sollevato obiezioni al riguardo nella sua lettera di
richiesta di maggiori informazioni e non aveva indicato tali documenti
nell'"elenco dei documenti da fornire prima dell'inizio della visita di
verifica" di cui all'allegato 2 della lettera in preparazione della
verifica in loco, il governo della RPC non si è ritenuto obbligato a presentare
altri documenti. Ciò non corrisponde al vero. La Commissione ha chiesto tutti i
documenti su cui si fondano l'istituzione e il mandato della CBRC, ma il
governo della RPC ne ha fornito soltanto alcuni. È stato soltanto grazie alle
dichiarazioni del funzionario della CBRC che la Commissione ha appreso
dell'esistenza di altri documenti al riguardo. La risposta fornita dal governo
della RPC alle domande del questionario a questo proposito è stata incompleta e
fuorviante, dato che il governo della RPC (CBRC) era chiaramente al corrente
dell'esistenza di tali documenti aggiuntivi come ammesso dalla CBRC nel corso
della verifica in loco.
(394)   Il governo della RPC ha
sostenuto che nel corso della verifica la Commissione non ha chiesto
statistiche e relazioni riguardo alle banche che hanno concesso prestiti agli
esportatori inclusi nel campione per il PI. Secondo il governo della RPC la
Commissione avrebbe chiesto soltanto la relazione statistica per il 2012
trasmessa alla CBRC dalla Bank of China e il funzionario della CBRC si è dovuto
pertanto consultare con il servizio giuridico competente per verificare il
rispetto degli obblighi in materia di riservatezza. Ciò non è esatto. Nel corso
della verifica la Commissione ha reiterato la sua richiesta, già espressa nel
questionario e nella lettera di richiesta di maggiori informazioni, che fossero
trasmessi dati statistici per tutte le banche che hanno concesso prestiti agli
esportatori inclusi nel campione[87].
(395)   Il governo della RPC ha inoltre
affermato che il riferimento del denunciante al procedimento relativo alla carta
fine patinata nel quale la Commissione ha stabilito "sulla base di
conclusioni sfavorevoli" che le banche commerciali di Stato [state-owned
commercial banks "SOCB"] agiscono in qualità di enti pubblici
costituisce una "asserzione non comprovata che esula dal contesto
dell'accertamento della natura e dell'esistenza di una sovvenzione erogata ai
produttori esportatori del prodotto in esame e non può pertanto essere
considerata una prova sufficiente" dell'esistenza di un contributo
finanziario da parte di un ente pubblico o della pubblica amministrazione ai
sensi dell'articolo 11.2 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure
compensative. Innanzitutto va precisato che le risultanze nel procedimento
relativo alla carta fine patinata non erano basate su conclusioni sfavorevoli,
bensì sui dati disponibili ai sensi dell'articolo 28 del regolamento di
base, e che nessuna successiva sentenza è venuta a confermare l'asserzione del
governo della RPC secondo cui le conclusioni della Commissione a questo
riguardo siano basate su un "uso improprio dei dati disponibili". Al
contrario, la Commissione è giunta a conclusioni simili in merito alle SOCB in
un altro procedimento antisovvenzioni riguardante le importazioni dalla Cina (acciaio
a rivestimento organico) e anche altre autorità inquirenti sono giunte alla
conclusione che le SOCB cinesi sono enti pubblici, segnatamente gli Stati
Uniti, conclusioni che è stata confermata dall'organo di appello dell'OMC[88].
(396)   Il governo della RPC ha
continuato a sostenere che la Commissione aveva chiesto determinate
informazioni su tutte le banche aventi sede in Cina e che era materialmente
impossibile per il governo della RPC fornire tali informazioni per "più di
3 800" banche. La Commissione non concorda con tale affermazione e
ancora una volta fa riferimento alla lettera di richiesta di maggiori
informazioni in cui, a seguito della risposta del governo della RPC alle
domande contenute nel questionario, ha limitato l'ambito delle informazioni
richieste soltanto alle banche in cui il governo della RPC ha una
partecipazione azionaria diretta o indiretta[89].
(397)   Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che l'affermazione della Commissione secondo cui ha preso
atto della sintesi delle circolari della PBOC in questione ricavata dal sito
Internet e trasmessa nel corso della verifica non è esatta e che ciò è
dimostrato dal punto 133 della comunicazione delle conclusioni definitive
(riproposto nel considerando 164). Ciò non è esatto. Il
considerando 164 non contraddice il contenuto dei brani estratti dal sito
Internet. Ne tiene conto, ma fa riferimento anche al contenuto effettivo della
circolare, la cui accuratezza non è stata finora in realtà mai contestata dal
governo della RPC.
(398)   Il governo della RPC ha
affermato che la Commissione "ha estrapolato alcuni termini e frasi avulsi
dal contesto da diversi documenti", ne ha interpretati erroneamente altri
e ha cercato di combinarli per concludere che il governo della RPC promuove il
settore di fabbricazione del prodotto in esame o per stabilire che le SOCB sono
enti pubblici. A suo parere, una "lettura completa" di tali documenti
(piani, comunicazioni e decisioni) dimostrerebbe che le conclusioni della
Commissione sono prive di fondamento giuridico e non sono basate su prove. Ciò
non è esatto. La Commissione ha analizzato e preso in considerazione tutti i
documenti, compresi quelli cui è fatto riferimento nel considerando 102,
nella loro totalità, esattamente come richiesto dal governo della RPC. 
(399)   Riguardo
alla decisione n. 40, il governo della RPC ha sostenuto che nella comunicazione
delle conclusioni definitive la Commissione ha estrapolato dei brani avulsi dal
contesto "al fine di alterarne il corretto significato". Secondo il
governo della RPC è evidente da altre disposizioni della decisione n. 40
che essa è orientata più a sviluppare l'utilizzo delle fonti di energia
rinnovabili, che a classificare i moduli e le celle solari come l'oggetto di
una politica di sviluppo come proposto dalla Commissione. Non corrisponde al
vero il fatto che il riferimento della Commissione al testo
dell'articolo V della decisione n. 40 sia avulso dal contesto. La
Commissione non sta argomentando se uno degli scopi sia o non sia lo sviluppo
dell'utilizzo delle fonti di energia rinnovabili: il fatto è che nella
decisione n. 40 il Consiglio di Stato ha individuato i settori delle nuove
energie e dell'energia solare come prioritari e che di conseguenza essi
rientrano nella categoria dei progetti incentivati di cui al catalogo-guida
della ristrutturazione industriale. A norma degli articoli 17, 18 e 19
della decisione n. 40, gli istituti finanziari possono concedere prestiti
soltanto ai settori o alle imprese che appartengono a tale categoria. Ciò
costituisce una chiara indicazione che al settore del fotovoltaico, che
fabbrica tra l'altro moduli e celle solari, è assegnata una priorità.
(400)   Il governo della RPC ha
sostenuto che nel testo della decisione del 10 ottobre del Consiglio di Stato
non è fatto alcun riferimento ai moduli e alle celle solari o al settore del
fotovoltaico e che, se un sostegno fiscale è stato incoraggiato, esso si
riferisce agli obiettivi riguardanti l'utilizzo di energie alternative, senza
alcuna rilevanza per lo sviluppo della fabbricazione dei moduli e delle celle
in generale. La Commissione non condivide tale affermazione. Va osservato che
tale decisione del Consiglio di Stato non sembra essere diretta esclusivamente
alla promozione dell'utilizzo di fonti di energia alternativa. Già dal suo
titolo (decisione del Consiglio di Stato sull'accelerazione della promozione e
dello sviluppo dei settori strategici emergenti), oltre che dal contenuto (tra
l'altro l'articolo 1, paragrafi 1 e 2, e l'articolo 2,
paragrafo 2), è evidente che lo scopo è il sostegno dello sviluppo di
determinati settori (in questo caso i settori strategici emergenti). Ciò è
confermato anche dal fatto che gli obiettivi fissati nella decisione riguardano
direttamente le prestazioni e la produzione dei settori strategici emergenti
(articolo 2, paragrafo 3). Nella decisione vi è altresì una chiara
relazione tra i settori strategici emergenti e il settore del fotovoltaico che,
tra l'altro, fabbrica celle e moduli solari. In primo luogo, non c'è alcun
dubbio che il settore del fotovoltaico costituisca un comparto del settore
delle energie alternative indicato all'articolo 2 della decisione come un
settore che lo Stato dovrebbe far crescere e sviluppare. In secondo luogo, i
produttori esportatori inclusi nel campione appartengono alla categoria dei
settori ad alta tecnologia citati all'articolo 2, paragrafo 2, della
decisione. Analogamente il dodicesimo piano quinquennale include il settore
dell'energia solare tra quelli strategici e anche il dodicesimo piano
quinquennale per il settore del fotovoltaico solare conferma che la decisione
del Consiglio di Stato "ha inserito il settore del fotovoltaico solare
tra gli importanti settori strategici emergenti che il nostro paese svilupperà
in futuro"[90].
(401)   Secondo
il governo della RPC, la Commissione ha citato il piano nazionale sugli
sviluppi scientifici e tecnologici a medio e lungo termine ma non è riuscita a
indicare uno solo passaggio o una singola disposizione in cui tale documento
definisca le imprese ad alta tecnologia come comprensive delle imprese che
fabbricano moduli e celle o del settore del fotovoltaico in generale. Secondo
il governo della RPC, gli obiettivi del piano sono diretti esclusivamente allo
sviluppo di fonti di energia alternative per ridurre la dipendenza dai
combustibili fossili. La Commissione non condivide tale asserzione. Alla
maggior parte dei produttori esportatori inclusi nel campione oggetto
dell'inchiesta è stata rilasciata una certificazione che li riconosce come imprese
di nuova e alta tecnologia, consentendo loro in tal modo di beneficiare di
sovvenzioni (ad esempio, di esenzioni fiscali), la cui concessione era limitata
a questo tipo di imprese. Gli esportatori inclusi nel campione hanno
beneficiato degli stessi tipi di regimi di sostegno menzionati in tale piano.
(402)   Il
governo della RPC ha sostenuto che l'asserzione della Commissione secondo cui
la legge della RPC sui progressi in campo scientifico e tecnologico elenca una
serie di disposizioni a sostegno dei settori strategici, tra cui quello del
fotovoltaico solare, non è basata su alcun dato di fatto e che la legge non
cita il settore del fotovoltaico né i settori strategici e che non esiste alcun
elemento che permetta di sostenere che il prodotto in esame rientri nell'ambito
di applicazione di tale legge. Ciò non corrisponde al vero. Alla base di tale
asserzione figurano le disposizioni degli articoli 18 e 34 di tale legge. In
virtù dell'articolo 18, lo Stato è tenuto a incoraggiare e a fornire
orientamenti agli istituti finanziari affinché promuovano lo sviluppo dei
settori di nuova e alta tecnologia. Ai sensi dell'articolo 34, gli
istituti finanziari che sostengono le politiche pubbliche devono offrire aiuti
specifici ai progetti delle imprese incentivati dallo Stato. Il settore del
fotovoltaico rientra nella categoria dei settori di nuova e alta tecnologia, oltre
che in quella delle imprese i cui progetti sono incentivati dallo Stato.
L'articolo 17 della stessa legge prevede inoltre agevolazioni fiscali, tra
l'altro, per quei soggetti che sono impegnati nella realizzazione di progetti
inclusi nei piani scientifici e tecnologici nazionali. Dal
considerando 401 è evidente che i progetti delle imprese del settore del
fotovoltaico rientrano in tale ambito. In conclusione, vi sono almeno tre
chiare indicazioni che il settore e le imprese del fotovoltaico, che fabbricano
ed esportano il prodotto in esame, rientrano nell'ambito di applicazione di
questa legge.
(403)   Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che la Commissione ha attribuito lo stesso valore e gli
stessi effetti giuridici ai piani, alle decisioni e alle leggi della RPC, ciò
che è contrario ai principi dell'interpretazione giuridica, alla legislazione
cinese e alle reiterate argomentazioni addotte dal governo della RPC. Secondo
quest'ultimo il riferimento al piano quinquennale generale e al piano specifico
per il fotovoltaico non ha valore giuridico perché non è stato apportato alcun
elemento di prova diretto che i piani siano giuridicamente vincolanti. Ciò non
è esatto, perché l'argomentazione del governo della RPC che i piani non siano
vincolanti non è suffragata da altri elementi di prova. Al contrario, nel testo
del piano presentato dal governo della RPC quando ha risposto al questionario
si afferma chiaramente: "Il presente piano è stato deliberato e approvato
dal Congresso nazionale del popolo e ha valore di legge"[91]. Il governo della RPC nelle sue osservazioni sulla comunicazione delle
conclusioni definitive ha rilevato [corsivo aggiunto]: "Ai sensi della
legge sulla legislazione in Cina, la Costituzione, le leggi, le normative
amministrative, le normative locali e i regolamenti costituiscono la
legislazione in Cina". Considerato che il piano ha valore di legge e
che il governo della RPC ha confermato che le leggi costituiscono la
legislazione in Cina, la Commissione è giunta alla conclusione che il piano è
giuridicamente vincolante. Secondo quanto spiegato dal governo della RPC nel
corso della visita di verifica, i piani quinquennali settoriali e regionali
derivano dal piano quinquennale generale, la Commissione non ha pertanto motivo
di trattare il piano quinquennale settoriale sul fotovoltaico (2011-2015) in
maniera diversa rispetto al piano quinquennale generale.
(404)   Il governo della RPC cita gli
"orientamenti elaborati dalla Commissione sulla restituzione" quale
esempio di un documento analogamente non vincolante nel contesto dell'Unione.
La Commissione presume che il governo della RPC si riferisca alla
"'comunicazione della Commissione relativa alla restituzione dei dazi
antidumping" (GU C127 del 29.5.2002, pag. 10). In realtà non è corretto
indicare tali orientamenti come non vincolanti, perché essi vincolano la
Commissione nella misura in cui non violano norme superiori. La Commissione ha
concluso che i piani della Cina sono giuridicamente vincolanti. Tuttavia, anche
ipotizzando che non sia così, è evidente che i piani nazionali, settoriali e
regionali, formulati ai livelli più alti della pubblica amministrazione e che
delineano la politica statale in merito allo sviluppo industriale ed economico,
assumerebbero un valore altamente probatorio riguardo alla natura di fatto
obbligatoria degli obiettivi prefissati. È altresì evidente che ad essi
potrebbe appellarsi la pubblica amministrazione per richiamare i soggetti che
non li applicano correttamente. Pertanto essi manterrebbero una notevole
pertinenza per le deliberazioni relative all'intervento della pubblica
amministrazione nell'economia e alla direzione e al controllo di taluni
settori.
3.5.2.     Osservazioni delle parti in
merito a prestiti agevolati, altri finanziamenti, garanzie e assicurazioni
(405)   Il governo della RPC ha
sostenuto che il fatto di non aver compilato l'appendice A del questionario non
deve comportare l'utilizzo dei dati disponibili ai sensi dell'articolo 28
del regolamento di base. Secondo il governo della RPC, se intendeva veramente
verificare le asserzioni contenute nella denuncia secondo cui le banche statali
cinesi sono enti pubblici, la Commissione non avrebbe avuto bisogno di riempire
i questionari di richieste su dati interni, sensibili e specifici a determinate
operazioni riguardo alle banche, molte delle quali non sono comunque affatto di
proprietà dello Stato. In proposito, il governo della RPC ha fatto riferimento
alle informazioni relative ai prestiti individuali concessi dalle banche ai
produttori esportatori inclusi nel campione. La Commissione non concorda con
tali asserzioni. Le informazioni chieste nell'appendice A erano intese a
verificare se le banche cinesi siano enti pubblici e se agiscano su incarico e
per ordine della pubblica amministrazione. Fatta eccezione per le informazioni
sui singoli prestiti, il governo della RPC non ha specificato quali altre
informazioni richieste siano da esso ritenute non pertinenti a tale scopo.
(406)   Si ricorda che le domande
dell'appendice A erano dirette a raccogliere informazioni sull'assetto
proprietario delle banche e sulla composizione del consiglio di amministrazione
e del consiglio degli azionisti, verbali delle riunioni del consiglio di
amministrazione/dell'assemblea degli azionisti, informazioni sui legami degli
alti dirigenti con le autorità statali, sulla ripartizione settoriale dei
prestiti, sulle politiche di concessione di mutui e sulla valutazione dei
rischi riguardo ai prestiti concessi ai produttori esportatori che hanno
collaborato. Il governo della RPC ha sostenuto che per le conclusioni sugli
enti pubblici tale richiesta era "manifestamente irragionevole"
e che la portata delle informazioni richieste era eccessivamente ampia. Il
governo della RPC ha sostenuto inoltre che la "soglia" per stabilire
se un'entità sia o non sia un ente pubblico va determinata prima ancora di
chiedere tali informazioni. La Commissione non è d'accordo. In considerazione
degli elevati standard stabiliti dall'organo di appello dell'OMC nella
relazione DS 379[92], tutte le informazioni richieste sono necessarie, compresi i dati
sulla portata dell'intervento pubblico nel sistema finanziario. Ad esempio gli
elementi che comprovano che un soggetto non agisce secondo criteri commerciali
possono dimostrare che esso riceve incarichi o ordini, se combinati con
indicazioni di un intervento dello Stato. In ogni caso, va osservato che una
volta assodata la collaborazione da parte dei produttori esportatori inclusi
nel campione, la Commissione ha deciso di limitare le informazioni richieste
sui prestiti a tali imprese e non ha tratto alcuna conclusione in merito alla
mancata presentazione da parte del governo della RPC delle altre informazioni
originariamente richieste sui singoli prestiti. Tuttavia tutte le altre
richieste di informazioni hanno mantenuto la loro pertinenza ai fini
dell'inchiesta. Quanto all'asserzione del governo della RPC di non aver potuto
fornire alcune delle informazioni di cui all'appendice A, va osservato che il
governo della RPC si è rifiutato di fornire le appendici A nella loro totalità,
fatta eccezione per alcune banche. Tenuto conto di quanto precede si è concluso
che il governo della RPC non ha fornito le restanti informazioni richieste
entro un periodo ragionevole. 
(407)   Il governo della RPC,
appellandosi alla relazione dell'organo di appello dell'OMC "Stati
Uniti – Acciai laminati a caldo" (punto 99)[93], ha argomentato di essere stato nell'impossibilità materiale di
soddisfare le richieste "irragionevoli" di informazioni da parte
della Commissione e che l'incapacità di quest'ultima di affrontare la questione
e di collegare le diverse richieste alla determinazione dei fatti cui si
riferivano implica che la Commissione non ha agito in buona fede. Sebbene il
riferimento riguardi la collaborazione da parte di esportatori in un procedimento
antidumping, la Commissione riconosce che, nel caso dei questionari per il
governo nei procedimenti relativi ai dazi compensativi, è necessario cercare un
compromesso tra le informazioni richieste e la possibilità materiale del
rispondente di fornirle. Tale compromesso va tuttavia ricercato nel contesto di
tutti i dati. Conclusioni in merito allo status di enti pubblici delle banche
statali in Cina sono già state tratte nei procedimenti relativi alla carta
fine patinata e all'acciaio a rivestimento organico e nel caso di
specie il denunciante ha fornito sufficienti elementi manifestamente non
infondati per dimostrare che le banche statali restano enti pubblici. Di
conseguenza, se avesse voluto confutare tale asserzione, il governo della RPC
avrebbe dovuto condurre un'inchiesta fattuale. Purtroppo esso ha continuato a
sostenere, ad esempio, di non avere alcuna informazione o solo scarse
informazioni sulla partecipazione azionaria dello Stato nelle banche (un
fattore molto pertinente nella determinazione dello status di ente pubblico),
dimostrando di non adoperarsi con il massimo impegno e rifiutando l'accesso
alle informazioni necessarie. Questo è uno dei "casi limitati" in cui
trova applicazione l'articolo 12.7 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle
misure compensative (secondo la relazione del panel dell'OMC[94]). Inoltre, seppure la Commissione sia consapevole che tali
richieste di informazioni fossero necessariamente molto vaste, la
collaborazione è un processo bilaterale e la reazione del governo della RPC si
è inizialmente limitata alla semplice richiesta di spiegazioni in merito a
quali conclusioni fattuali le richieste erano collegate (il che non può essere
definito in anticipo), anziché proporre soluzioni per rispondere in maniera
ragionevole alle richieste di informazioni.
(408)   Quanto alla verifica presso la
Bank of Shanghai, il governo della RPC ha sostenuto che il fatto che la
verifica non abbia avuto luogo non costituisce un motivo sufficiente per
utilizzare i dati disponibili e, in ogni caso, che la colpa per il mancato
svolgimento della verifica è da attribuire alla Commissione. La Commissione
risponde osservando che la situazione dei fatti in merito all'organizzazione
della visita di verifica presso la Bank of Shanghai è stata descritta nei
paragrafi 111 e 112 della comunicazione delle conclusioni definitive
(riproposti nei precedenti considerando 143 e 144). La situazione fattuale
in merito a tale verifica non è cambiata e la Commissione non concorda con
l'interpretazione data dal governo della RPC di tali fatti e ribadisce di
essersi adoperata con il massimo impegno perché la verifica avesse luogo, ma
che ciò non è stato possibile a causa degli intralci frapposti dal governo
della RPC. Quest'ultimo si appella alla relazione del panel[95], che ha concluso che la mancanza di visita in loco non esaurisce tutte
le possibilità di verifica dei documenti. Nella presente inchiesta, tuttavia,
il governo della RPC ha informato la Commissione della disponibilità della
banca di essere sottoposta a verifica soltanto un giorno lavorativo prima che
avesse inizio la verifica presso il governo della RPC (dopo che era già stato
prorogato il termine di una siffatta conferma), escludendo quindi ogni
possibilità di una visita in loco, essendo già state prese le disposizioni
necessarie che non potevano essere più cambiate. Date le circostanze, si
conclude che il governo della RPC non si è adoperato con il massimo impegno e
la Commissione non vede in quale altro modo i controlli di una visita in loco
avrebbero potuto essere effettuati in maniera alternativa.
(409)   Il governo della RPC ha
sostenuto che la Commissione non può ignorare le informazioni trasmesse dalla
HuaXia Bank in merito al suo assetto proprietario giudicandole non "ideali
sotto tutti gli aspetti". La Commissione osserva che il motivo per cui non
ha accettato le informazioni non è che esse non sono ideali sotto tutti gli
aspetti. Come già indicato nel considerando 147, la HuaXia Bank non ha fornito
informazioni sulla partecipazione azionaria dello Stato fino alla visita di
verifica, sebbene tali informazioni fossero state richieste dalla Commissione
già nel questionario originario. Solo dopo che la Commissione ha fatto notare
che alcuni azionisti della HuaXia Bank sono di proprietà statale, la banca ha
esibito un foglio con informazioni la cui fonte era ignota e che oltretutto
erano discrepanti rispetto a quelle in possesso della Commissione. Non è stato
pertanto possibile accettare tali informazioni.
(410)   Riguardo
alla decisione della HuaXia Bank di fornire soltanto alcune valutazioni della
solvibilità come descritto al considerando 148, il governo della RPC ha
sostenuto che la Commissione ha ottenuto una spiegazione ragionevole del motivo
per cui altre valutazioni non hanno potuto essere fornite. La Commissione non è
d'accordo. Dato che nella lettera in preparazione della verifica in loco era
stato chiaramente indicato che tali documenti sarebbero stati oggetto della
visita di verifica, la spiegazione fornita secondo cui "le due relazioni
sulla valutazione dei rischi erano trattate da altre filiali della banca e le
persone responsabili non erano al momento disponibili" non è
soddisfacente. Il governo della RPC ha sollevato inoltre la questione, come già
in altre sue osservazioni, che le informazioni non potevano essere trasmesse
per tutelare la riservatezza del cliente. La Commissione osserva che esistono
disposizioni in merito alla tutela delle informazioni riservate nelle sue
inchieste sui dazi compensativi[96] e che, in
ogni caso, la maggior parte delle richieste della Commissione, su questo come
su altri punti, era diretta a verificare, e non a copiare, tali informazioni.
In tutti i casi, la Commissione osserva che una rigorosa applicazione del
principio della "riservatezza nei rapporti con i clienti" potrebbe
rendere impossibile la verifica di informazioni molto più pertinenti nelle
inchieste relative ai dazi compensativi. Diventerebbe allora impossibile
effettuare controlli incrociati sulle risposte degli esportatori su diverse
questioni ed effettuare ispezioni casuali presso i beneficiari di alcuni regimi
nei casi di mancata collaborazione da parte degli esportatori o di un'inchiesta
condotta su base aggregata.
(411)   Il
governo della RPC ha affermato che la EXIM Bank ha pienamente collaborato
all'inchiesta e che taluni documenti richiesti dalla Commissione non hanno
potuto essere forniti per rispettare le norme di politica interna, il segreto
di Stato, la riservatezza o altre leggi. La mancata presentazione di tali
documenti non può pertanto comportare l'utilizzazione dei dati disponibili. Ai
sensi della legge sulle banche commerciali, i funzionari della EXIM Bank non
hanno potuto esibire tali documenti nel corso della verifica. A questo
riguardo, in contrasto con le affermazioni della Commissione, il regolamento di
base e l'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative non possono
prevalere sulle leggi sovrane della RPC. Il governo della RPC ha definito
inoltre irrilevanti e inquietanti le domande sull'affiliazione a un partito
politico degli alti funzionari. La Commissione non è d'accordo. Ammesso che le
norme dell'OMC (su cui si fondano in larga misura le disposizioni del
regolamento di base) non "prevalgano" sulla legge nazionale, ciò non
impedisce alla Commissione di trarre conclusioni allorché tali leggi nazionali
sembrano ostacolare richieste ragionevoli di informazioni. Inoltre, se ha
fornito alcune risposte alle domande contenute nell'appendice A, la EXIM Bank
si è rifiutata di suffragare con dati o qualche altra forma di riscontro quasi
tutte le informazioni fornite. Le informazioni hanno pertanto solo valore di
dichiarazione orale, non corroborata di documenti scritti verificati. Se questa
prassi dovesse essere accettata, qualunque informazione che la EXIM Bank avesse
fornito avrebbe dovuto essere accettata dall'autorità inquirente pur senza
essere in grado di verificarne la correttezza. Le domande sull'affiliazione a
un partito politico e sulle unità del PCC all'interno della EXIM Bank (come di
qualsiasi altra banca) sono estremamente importanti ai fini della
determinazione del grado di influenza dello Stato sulla gestione delle banche,
alla luce del ruolo particolare del PCC ai sensi della Costituzione della RPC.
Oltre alla giustificazione di tali domande avanzata dalla Commissione nel
considerando 151, va osservato che ai sensi della costituzione del PCC,
tutte le organizzazioni, comprese le imprese commerciali private, sono tenute a
istituire "organizzazioni primarie del partito" se l'impresa occupa
almeno tre membri del partito. Tali organizzazioni garantiscono e controllano
l'attuazione dei principi e delle politiche del partito e dello Stato e
sostengono gli azionisti, il consiglio di amministrazione, il collegio dei
revisori dei conti e i dirigenti nell'esercizio delle loro funzioni e dei loro
poteri ai sensi della legge[97]. La legge
sulle imprese della RPC obbliga inoltre tutte le imprese in Cina a istituire
un'organizzazione del PCC nella propria struttura organizzativa per svolgere le
attività del PCC[98]. Pertanto il PCC è palesemente in relazione con
le attività del governo della RPC e con la gestione di qualsiasi impresa e
istituzione in Cina. È pertanto legittimo porre domande in merito
all'affiliazione al partito a questo proposito.
(412)   In merito alla verifica presso
la CDB, il governo della RPC ha mosso le stesse lamentele riguardo alle domande
sull'affiliazione politica dei dirigenti e del ruolo del PCC nella banca. A
questo riguardo la Commissione fa riferimento alle giustificazioni addotte nei
considerando 151 e 411. Il governo della RPC ha sostenuto inoltre che la
CDB non poteva fornire le relazioni richieste sulla valutazione dei rischi di
credito per motivi di riservatezza e che essa ha fornito uno schema dei rating
di credito, nonché un esempio completo di valutazione del rischio di credito in
cui era stato cancellato il nome dell'impresa. Si osserva che lo schema dei
rating di credito e la valutazione del rischio di credito di un'impresa
sconosciuta di un settore ignoto non costituiscono riscontri della valutazione
del rischio di credito di uno degli esportatori inclusi nel campione come
richiesto dalla Commissione. Riguardo al problema della riservatezza, la
Commissione rinvia alle spiegazioni fornite nel considerando 410.
(413)   Il governo della RPC ha
argomentato che la conclusione della Commissione secondo cui le banche
commerciali di Stato [SOCB] sono enti pubblici è in contrasto con
l'articolo 1.1 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative,
in quanto la Commissione non ha basato le sue conclusioni su nessuna prova, né
ha fornito un'analisi adeguata e motivata della sua asserzione che l'intervento
della pubblica amministrazione nel settore finanziario cinese è talmente
rilevante che le banche devono attuare politiche di agevolazione. La
Commissione è sostanzialmente in disaccordo con tale affermazione. Le
informazioni indipendenti citate nei considerando da 162 a 168 dimostrano che
le banche attuano politiche di agevolazione e ciò risulta evidente anche da
diversi piani, leggi e documenti strategici cinesi citati nel considerando 102.
La Commissione ha passato in rassegna, ha analizzato e citato diversi documenti
pubblicati da organizzazioni internazionali quali l'OMC, la Banca mondiale, l'FMI
e l'OCSE, i quali concludono tutti che il settore bancario cinese subisce un
forte intervento da parte dello Stato, in particolare per quanto riguarda i
beneficiari privilegiati di prestiti e di particolari disposizioni sui tassi di
interesse. 
(414)   Il governo della RPC contesta
la pertinenza di diversi documenti utilizzati come migliori dati disponibili,
cui la Commissione ha fatto riferimento in vista della determinazione delle
SOCB quali enti pubblici. In via preliminare va osservato che la Commissione ha
dovuto fare ricorso ai migliori dati disponibili solo a seguito della mancata
collaborazione da parte del governo della RPC e del suo rifiuto di fornire le
informazioni richieste.
(415)   Il
governo della RPC ha sostenuto che la relazione sulla ricerca della Deutsche
Bank ("relazione DB"), citata dalla Commissione al
considerando 161, descrive una situazione storica in Cina e non può
servire da base per una valutazione del settore bancario cinese sette anni
dopo. Innanzitutto il governo della RPC ha torto quando sostiene che la
relazione fornisce una base per valutare una situazione di "sette anni
dopo". La relazione è del 2007 e il PI, ossia il periodo pertinente per la
valutazione del settore bancario in Cina ai fini del presente procedimento,
inizia nel 2011. La relazione si riferisce pertanto a una situazione
antecedente di quattro anni al periodo in questione. In secondo luogo, la
relazione DB non è l'unico documento su cui si basano le conclusioni della
Commissione, ma funge soltanto da base per l'analisi della Commissione sul
settore bancario cinese e, in particolare, sul suo assetto proprietario. In
terzo luogo, le altre informazioni cui la Commissione fa riferimento ai fini
della determinazione dell'assetto proprietario del settore bancario cinese
(relazioni e documenti di lavoro dell'OMC, dell'FMI e dell'OCSE) sono in linea
con le conclusioni della relazione DB. A questo proposito va ricordato che il
governo della RPC ha fornito soltanto una minima parte delle informazioni
ripetutamente richieste al riguardo e non ha mai effettivamente contestato, sulla
base di dati fattuali, le conclusioni della Commissione sul grado di
partecipazione azionaria dello Stato nel settore bancario e sull'interferenza
statale nel sistema bancario.
(416)   Il
governo della RPC contesta altresì il riferimento fatto dalla Commissione alla
relazione "Trade Policy Review" del 2012 dell'OMC, sostenendo che
l'affermazione secondo cui "la struttura di mercato del settore
bancario cinese (…) ha mostrato in generale solo minimi cambiamenti" era
formulata con riferimento al precedente periodo preso in considerazione, ossia
il 2010. La Commissione non dissente con tale asserzione. In realtà, nella sua
comunicazione delle conclusioni definitive, la Commissione ha citato le
relazioni dell'OMC del 2010 e del 2012 nello stesso considerando 161 al
fine di dimostrare che sull'arco di due anni erano intervenuti pochi
cambiamenti. Se la relazione del 2010 affermava che "l'elevato grado di
partecipazione statale rappresenta un'altra caratteristica degna di nota del
settore finanziario in Cina", la relazione del 2012 confermava che non
si erano registrati grandi cambiamenti sotto questo aspetto. Il governo della
RPC ha citato inoltre brani della relazione del 2012 e sulla base di tali
citazioni ha sostenuto che la relazione contraddice le asserzioni della
Commissione contenute nel considerando 161. Questa asserzione non può
essere accettata. Nessuna delle citazioni della relazione riportate dal governo
della RPC nelle sue osservazioni sulla comunicazione delle conclusioni
definitive contraddice né mette in discussione le asserzioni della Commissione
di cui al considerando 161.
(417)   Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che le conclusioni della Commissione nel
considerando 162 non sono suffragate da elementi di prova perché la
Commissione (oltre alla relazione DB e alle relazioni dell'OMC di cui ai
considerando precedenti) "fa semplicemente riferimento alla relazione
della Banca mondiale, a indagini economiche, ecc., senza fornire alcuna
spiegazione adeguata e motivata a sostegno di tali conclusioni". Tale
asserzione non può essere accettata. A questo proposito si osserva che la
relazione della Banca mondiale afferma tra l'altro: "Nonostante i
consistenti progressi realizzati nella riforma e nell'allargamento del sistema
finanziario negli ultimi tre decenni, il sistema finanziario cinese continua a
restare bloccato e soffre di forti squilibri strutturali. L'attuale sistema,
caratterizzato dalla predominanza delle banche statali, da un forte intervento
statale e dal sussistere di controlli sui tassi di interesse, ha registrato
notevoli successi nel mobilitare il risparmio e nell'attribuire il capitale a
settori strategici durante il decollo economico della Cina" o "Parallelamente,
i controlli diretti e indiretti degli istituti finanziari devono lasciare
spazio a disposizioni basate sul mercato. Ciò comporterebbe l'adozione da parte
di una banca centrale autonoma di operazioni di mercato aperto e l'utilizzo di
tassi di interesse, anziché di massimali di credito, per gestire la liquidità.
Le banche commerciali applicherebbero criteri commerciali ed effettuerebbero
analisi di solvibilità, anziché seguire le indicazioni governative in materia
di concessioni di prestiti" e "La pubblica amministrazione, a
tutti i livelli, è stata strettamente associata alle operazioni commerciali
degli istituti finanziari, attraverso la detenzione di azioni o un'influenza
indiretta, principalmente perché è fortemente dipendente dal ricorso al credito
delle banche commerciali nel perseguire gli obiettivi politici". L'indagine
economica sulla Cina dell'OCSE del 2010 descrive le politiche della PBOC in
merito alla soglia minima per i tassi applicati ai prestiti e al massimale dei
tassi di deposito come un disincentivo per le banche per valutare adeguatamente
i rischi e come misura controproduttiva per la concorrenza nel settore
bancario, affermando che lo scopo è quello di salvaguardare la redditività del
settore bancario partecipato in misura predominante dallo Stato.
(418)   Il governo della RPC sostiene
inoltre che la conclusione della Commissione secondo cui la PBOC interviene e
influenza la fissazione dei tassi di interesse da parte delle banche
commerciali di Stato è priva di una corretta motivazione e di base
documentaria. A questo riguardo, il governo della RPC ha sostenuto che la
Commissione dovrebbe sapere che nel luglio 2013 la soglia minima per i tassi
applicati ai prestiti è stata soppressa. Innanzitutto va osservato che la
Commissione non ha analizzato la situazione del mercato bancario in Cina nel
luglio 2013, in quanto ciò non ha alcuna pertinenza con l'inchiesta. In secondo
luogo, l'asserzione secondo cui la conclusione della Commissione è priva di una
corretta motivazione e di base documentaria non è esatta. Dalle pertinenti
circolari risulta chiaramente che la PBOC fissa limiti sia sui tassi applicati
ai prestiti, sia sui tassi di deposito. In terzo luogo, anche l'indagine
economica sulla Cina dell'OCSE del 2010, citata nel considerando 162,
conferma l'esistenza di tali limiti.
(419)   Il
governo della RPC ha sostenuto che la "Commissione era al corrente del
fatto che le circolari, comprese quelle dell'8 giugno e dell'8 luglio 2012,
emanate a seguito delle conclusioni del procedimento relativo alla carta fine
patinata hanno modificato in misura significativa le prassi in tema di tassi di
interesse della PBOC". Ciò non è esatto. La Commissione non poteva sapere
se o in quale misura le prassi sono state modificate, dato che il governo della
RPC si è rifiutato di trasmettere tali circolari. Anche le sintesi ricavate dal
sito Internet della PBOC esibite nel corso della verifica, che sono state
completamente ignorate dalla Commissione secondo quanto erroneamente sostenuto
dal governo della RPC, confermano che tali limiti sussistono tuttora.
(420)   Il governo della RPC ha inoltre
asserito che "la Commissione non sembra aver basato le sue conclusioni
sugli effettivi "dati disponibili" che contraddicono le informazioni
storiche in possesso della Commissione, bensì fa ricadere sul governo della RPC
l'onere di provare che la situazione esaminata nel corso del procedimento sull'acciaio
a rivestimento organico è cambiata". Alla luce delle spiegazioni fornite
nei considerando da 415 a 419 è evidente che tale asserzione non è esatta. Non
ci sono dati disponibili che contraddicano le conclusioni della Commissione e
queste ultime non sono basate solo su informazioni storiche bensì su riscontri
documentari, fondati su tutte le informazioni pertinenti per il PI.
(421)   Il governo della RPC ha
sostenuto che le quattro affermazioni della Commissione nel
considerando 166 non sono esatte e sono prive di una corretta base
giuridica. Il governo della RPC ha asserito che il riferimento
all'articolo 34 della legge sulle banche commerciali secondo cui le banche
devono "svolgere la propria attività creditizia conformemente alle
esigenze dell'economia nazionale" è totalmente neutra. Non è chiaro
che cosa intenda il governo della RPC con il termine "neutro", ma
secondo i piani, i documenti strategici e le leggi citati nel
considerando 102 lo sviluppo del settore del fotovoltaico e la promozione
del suo sostegno sia finanziario sia di altra natura sembrano rientrare tra le
esigenze dell'economia nazionale in Cina. Nel contesto del sostegno finanziario
incoraggiato e sancito in tali documenti, è evidente che le banche sono tenute
a sostenere le imprese appartenenti al settore del fotovoltaico. In merito alla
conclusione che le banche sono assoggettate a norme giuridiche che impongono
loro di fornire un supporto creditizio ai progetti incentivati, per la quale la
Commissione si è basata sulla formulazione della decisione n. 40 del
Consiglio di Stato, il governo della RPC ha sostenuto che il riferimento "è
totalmente sbagliato", perché la decisione non afferma né lascia
intendere che il settore dell'energia solare rientri fra i progetti incentivati.
Anche questa asserzione non è esatta. Dal considerando 399 emerge
chiaramente che il settore dell'energia solare rientra tra i settori/progetti
incentivati. Il governo della RPC ha fatto un'affermazione simile in merito
alla legge della RPC sui progressi in campo scientifico e tecnologico e alle
conclusioni della Commissione secondo cui tale legge impone alle banche di dare
priorità allo sviluppo di settori di nuova e alta tecnologia e fa rientrare i
produttori inclusi nel campione nella categoria dei settori ad alta tecnologia.
A parere del governo della RPC, la Commissione non ha proceduto ad alcuna
analisi giuridica per verificare se il settore della produzione di moduli e
celle, indicato come settore ad alta tecnologia, rientri nel campo di
applicazione di tale legge. Ciò non è esatto. La Commissione ha indicato una
chiara correlazione tra la categoria dei settori ad alta tecnologia e il
settore della produzione di celle e moduli solari. Ciò è spiegato in dettaglio
nel considerando 402.
(422)   Il governo della RPC ha
sostenuto che l'affermazione della Commissione secondo cui l'intervento dello
Stato nel settore finanziario cinese è considerevole e continuo non è
suffragata da riscontri documentari. Il governo della RPC ha contestato le
prove citate dalla Commissione e ha sostenuto che la relazione dell'FMI del
2009, in cui è messa in evidenza la mancanza di una liberalizzazione dei tassi di
interesse, è irrilevante perché i tassi di interesse sono stati completamente
liberalizzati in Cina. Ciò non è esatto. I riscontri raccolti confermano che la
liberalizzazione dei tassi di interesse in Cina non è stata completata e ciò è
stato confermato anche dai funzionari della PBOC presenti nel corso della
visita di verifica. Quanto alla relazione dell'FMI per paese del 2010 cui fa
riferimento la Commissione, il governo della RPC ha sostenuto che la
Commissione ha completamente ignorato le conclusioni dell'FMI sulla
liberalizzazione del settore finanziario. Ciò non è esatto. La Commissione non
ha ignorato alcuna conclusione formulata dall'FMI nella sua relazione che
risultasse pertinente. Le asserzioni dell'FMI cui il governo della RPC fa
riferimento nelle sue osservazioni non sono in contrasto con nessuna delle
conclusioni cui è giunta la Commissione in merito all'intervento statale nel
settore finanziario cinese e sicuramente non per quanto riguarda la
partecipazione azionaria statale o la politica in materia di tassi di interesse
sui depositi e sui prestiti. Il fatto che la relazione affermi che negli ultimi
anni sono stati compiuti progressi in Cina in direzione dello sviluppo di un
sistema finanziario più orientato al mercato non significa che essa certifichi
l'effettiva esistenza di un sistema finanziario orientato al mercato in Cina.
Quanto alle indagini dell'OCSE citate dalla Commissione, il governo della RPC
ha sostenuto che non si può concludere che le banche non operino in maniera
indipendente in Cina sulla base "di una frase circa l'esclusione di
significativi progressi riguardo alla liberalizzazione del settore
bancario". In merito a tale asserzione va osservato che la Commissione
non ha mai formulato conclusioni sulla base di una "singola frase",
bensì, come dimostra quanto precede, prendendo in considerazione diversi
documenti redatti da organizzazioni internazionali indipendenti.
(423)   Il governo della RPC ha
sostenuto che l'analisi della Commissione in merito alla designazione come enti
pubblici "è completamente sbagliata" e che la sua conclusione
di cui al considerando 168 è incoerente con l'interpretazione dell'espressione
"ente pubblico" data dall'organo d'appello dell'OMC nella sua
relazione "Stati Uniti – Dazi antidumping definitivi compensativi su
taluni prodotti provenienti dalla Cina". Un produttore esportatore ha
altresì sostenuto che l'argomentazione della Commissione in merito alla
designazione come enti pubblici è "giuridicamente errata". Il governo
della RPC ha affermato che la Commissione non ha dimostrato che le SOCB
possiedano, esercitino o siano loro conferiti poteri pubblici e che non è accertato
i) che le funzioni in questione svolte, secondo quanto asserito, dalle
SOCB coincidano con quelle esercitate dalla pubblica amministrazione in
generale, ossia siano funzione pubbliche, ii) che tutte le SOCB
condividano con la pubblica amministrazione caratteristiche comuni, oltre alla
partecipazione azionaria che peraltro non è stata determinata per tutte le
SOCB, e iii) che tutte le SOCB possiedano i poteri pubblici necessari per
esercitarle o sia loro conferito il potere di svolgere le funzioni pubbliche in
questione. Tali asserzioni hanno dovuto essere respinte. La Commissione fa
riferimento alla sua analisi della questione descritta nei considerando da 158
a 167. La concessione di prestiti è citata nella definizione di sussidio di cui
all'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto i), del
regolamento di base come un provvedimento pubblico. Secondo la presente
inchiesta, le SOCB sono tenute in forza di piani e altri documenti strategici a
promuovere determinati settori, compreso quello del fotovoltaico. Sulla base
dei dati disponibili si è altresì concluso che esiste una forte partecipazione
azionaria dello Stato nelle banche cinesi e che la pubblica amministrazione
esercita un significativo controllo sulle SOCB. Dato che il governo della RPC
non ha fornito le informazioni richieste in merito alla partecipazione
azionaria dello Stato in tutte le SOCB in Cina, la Commissione ha tratto le sue
conclusioni utilizzando i dati disponibili. La Commissione conclude pertanto
che le SOCB agiscono per conto della pubblica amministrazione, esercitando
funzioni pubbliche nell'attuare le politiche di concessione di prestiti
agevolati a determinati settori previste dal governo della RPC.
(424)   Il
governo della RPC ha sostenuto inoltre che la Commissione non ha provato l'esistenza
di incarichi o ordini dati alle banche private in Cina e in particolare che la
Commissione non ha dimostrato che il governo della RPC abbia dato esplicitamente
alle banche private e alle SOCB una delega o un ordine o una responsabilità o
l'autorità di concedere prestiti agevolati. La Commissione non è d'accordo con
tale asserzione. Come precisato nei considerando da 170 a 173, la pubblica
amministrazione persegue in Cina una politica che prevede la concessione di
prestiti agevolati al settore del fotovoltaico. Le banche private sono
obbligate ad attuare tale politica: il governo della RPC tramite la legge sulle
banche commerciali ha dato ordine a tutte le banche in Cina di "svolgere
la propria attività creditizia conformemente alle esigenze dell'economia
nazionale e dello sviluppo sociale, nel rispetto dello spirito delle politiche
industriali dello Stato". Tali esigenze e politiche industriali statali
sono definite tra l'altro in diversi piani e documenti strategici e la
concessione di prestiti agevolati a determinati settori, compreso quello del
fotovoltaico, rientra fra queste. Il governo della RPC ha sostenuto inoltre che
il pertinente articolo della legge sulle banche commerciali è stato citato in
maniera avulsa dal contesto e che esso non dimostra esplicitamente che il governo
della RPC abbia dato a una banca commerciale alcuna delega o ordine o responsabilità
o autorità. La Commissione non concorda sul fatto che l'articolo 34 sia
stato citato in maniera avulsa dal contesto, come già spiegato nel
considerando 390, e giudica la sua formulazione una chiara istruzione giuridicamente
vincolante per tutte le banche in Cina. La Commissione non concorda nemmeno con
l'asserzione del governo della RPC che i documenti che prevedono la concessione
di prestiti agevolati al settore del fotovoltaico cui è fatto riferimento nel
considerando 102 costituiscano una "base giuridica inadeguata".
Ciò è spiegato diffusamente nei considerando da 399 a 403.
(425)   Un produttore esportatore ha
sostenuto che la Commissione non ha dimostrato che il governo della RPC
incarichi o dia ordini alle banche straniere in Cina. Tale asserzione ha dovuto
essere respinta. La Commissione ha dimostrato che incarichi e ordini sono dati
a tutte le banche private in Cina (tra l'altro considerando da 169 a 172 e 424)
e le banche a partecipazione estera rientrano in tale categoria. 
(426)   In merito alla questione se
siano dati incarichi e ordini, il governo della RPC ha sostenuto inoltre che la
Commissione ha tratto conclusioni sulla base di una valutazione del rischio di
credito di un unico esportatore incluso nel campione fornita da una sola banca,
applicandola a tutte le banche in Cina e servendosi in tal modo di conclusioni
sfavorevoli. Si osserva che il governo della RPC e le banche si sono rifiutati
di fornire qualsiasi altra valutazione del rischio di credito di altri
produttori esportatori inclusi nel campione. Dato che la Commissione è stata costretta
a utilizzare a questo riguardo i dati disponibili e che la valutazione del
rischio di credito sopra menzionata costituisce il miglior dato disponibile, la
Commissione ha basato in parte le sue conclusioni su tale documento. Essa
ribadisce tuttavia che le risultanze derivano dall'utilizzo dei dati
disponibili e non di conclusioni sfavorevoli.
(427)   Il governo della RPC ha
contestato "come giuridicamente errate" le conclusioni della
Commissione in merito alla distorsione del mercato finanziario cinese. Il
governo della RPC ha sostenuto che non vi è alcuna prova riguardo al PI che
attesti che le SOCB rappresentino i 2/3 del mercato finanziario cinese. La
Commissione non concorda con tale asserzione. In mancanza di informazioni sulle
partecipazioni azionarie nel settore bancario, ripetutamente richieste ma non
fornite dal governo della RPC, la Commissione ha utilizzato i dati disponibili.
A questo riguardo la Commissione ha fatto riferimento alla relazione DB,
secondo la quale le SOCB rappresentano più dei 2/3 del mercato finanziario
cinese. Ciò è ulteriormente suffragato dai documenti dell'OMC dell'FMI,
dell'OCSE e della Banca mondiale, i quali confermano che la presenza statale
nel settore bancario cinese non è cambiata in misura significativa durante il
PI. Il governo della RPC ha sostenuto inoltre che le asserzioni della
Commissione in merito ai tassi di interesse (ossia che le banche sono tenute a
rispettare i limiti stabiliti dalla PBOC) non sono corrette perché la soglia
minima per i tassi applicati ai prestiti è stata soppressa. Ciò non è esatto. È
vero che il governo della RPC nelle sue osservazioni ha affermato che tale
soglia è stata soppressa nel luglio 2013, ma tale data è successiva di un anno
alla fine del PI. È inoltre corretto affermare che i massimali sui tassi di
deposito sono tuttora in vigore. Ne consegue pertanto che le conclusioni della
Commissione secondo cui le banche non sono interamente libere di decidere le
condizioni dei loro prestiti (per lo meno con riferimento al PI) sono corrette
e suffragate da riscontri documentari. Il governo della RPC ha contestato
altresì le conclusioni della Commissione di cui ai considerando da 183 a 188,
asserendo la non pertinenza di diversi piani, documenti strategici e leggi
citati dalla Commissione. La Commissione non condivide tale asserzione e rinvia
ai considerando da 399 a 403 in cui ha spiegato per quali motivi tali documenti
sono pertinenti per tali conclusioni. Il governo della RPC ha inoltre affermato
che la conclusione della Commissione secondo cui alcune banche hanno
beneficiato dell'accesso alle riserve di valuta estera SAFE è errata, perché le
prove cui fa riferimento la Commissione citano esclusivamente la EXIM Bank e la
CDB e specificano che i prestiti derivanti da tali riserve sono concessi
esclusivamente a imprese statali. La Commissione non è d'accordo. I riscontri
in parola specificano soltanto che, quando è stato avviato, tale programma era inizialmente
a disposizione soltanto delle "policy bank" CDB e EXIM, ma citano
anche un importante prestito della Bank of China, il che dimostra che la
restrizione iniziale è stata abrogata. Anche l'asserzione secondo cui i
riscontri "dimostrano chiaramente che i prestiti sono concessi soltanto a
imprese statali come Sinopec" non è corretta. È precisato infatti che la
preferenza è data alle grandi imprese statali, ma non che la concessione di
tali prestiti è limitata solo a tali soggetti. In ogni caso, date le dimensioni
della EXIM Bank e della CDB e in considerazione del loro impatto sul mercato
finanziario in Cina, anche qualora fosse limitato a tali imprese, tale
programma determinerebbe una significativa distorsione del mercato finanziario
nel suo complesso.
(428)   Il
governo della RPC ha sostenuto inoltre che la Commissione non ha determinato la
specificità in merito ai prestiti agevolati e che la sua analisi della
specificità è giuridicamente incoerente perché non ha stabilito se la decisione
n. 40 si riferisca a progetti o a settori. Secondo il governo della RPC, poiché
"abbraccia un'ampia gamma di branche e settori economici, la decisione n.
40 non limita esplicitamente l'accesso all'asserita sovvenzione a determinate
imprese come dovrebbe essere dimostrato secondo la giurisprudenza
dell'OMC". La Commissione non concorda con tale asserzione. Con
riferimento ai progetti incentivati, si ricorda che questi riguardano soltanto
determinate attività nell'ambito di un numero limitato di settori industriali e
che pertanto tale categorizzazione, riguardante soltanto una parte delle
imprese in Cina, non può essere considerata come avente natura generale e non
specifica. La Commissione considera questa la più naturale interpretazione, in
mancanza di qualsiasi spiegazione (e dei relativi documenti di conferma) delle
modalità con cui il governo della RPC ha precisamente applicato la nozione di
settore del fotovoltaico, ad esempio per gli scopi
della decisione n. 40 e del connesso catalogo-guida della ristrutturazione
industriale. Inoltre,
come specificato nel considerando 102, il settore del fotovoltaico appartiene anch'esso alla categoria dei settori strategici
quali sono definiti dal dodicesimo piano quinquennale e beneficia pertanto
dell'accesso a un finanziamento agevolato, come dimostrano chiaramente le
citazioni di diversi documenti strategici e programmatici e di varie leggi nello stesso considerando.
(429)   Il
governo della RPC ha sostenuto inoltre che la Commissione non ha dimostrato
l'esistenza di un vantaggio in relazione alla concessione di prestiti agevolati
perché l'utilizzo del riferimento esterno ai fini della determinazione del
vantaggio non è stato corroborato dalle conclusioni della Commissione. Secondo
il governo della RPC, la Commissione non aveva alcun motivo per applicare il
rating BB in quanto non ha fornito alcuna prova che tale rating costituisca il
rating di credito probabilmente meno distorto rispetto agli altri e la sua
applicazione "riflette le inammissibili conclusioni sfavorevoli
utilizzate in violazione dell'articolo 12.7 dell'accordo sulle sovvenzioni
e sulle misure compensative". Tale asserzione ha dovuto essere respinta.
In considerazione delle distorsioni e della mancanza di una corretta
valutazione del rischio o della solvibilità dei produttori esportatori inclusi
nel campione da parte delle banche prestatarie, la Commissione non avrebbe
potuto prendere per buono il rating di credito (se mai fosse esistito) dei
singoli produttori esportatori. Il rating BB in questo caso non rappresenta una
conclusione sfavorevole e non è svantaggioso per i produttori esportatori
perché rappresenta il migliore rating creditizio sul mercato.
(430)   Il denunciante ha sostenuto che
la Commissione avrebbe dovuto utilizzare un rating creditizio meno favorevole
del rating BB per la costruzione del riferimento per taluni produttori
esportatori che versavano in una situazione finanziaria particolarmente difficile.
Per i motivi spiegati nel considerando 429, la Commissione ha ritenuto che
il rating BB (non-investment grade) riflettesse in misura appropriata la
situazione finanziaria dei produttori esportatori inclusi nel campione durante
il PI.
(431)   Il denunciante ha chiesto
inoltre alla Commissione di rendere noto il calcolo della maggiorazione dei
prestiti in valuta cinese. La Commissione ha spiegato la metodologia al
punto 169 della comunicazione delle conclusioni definitive (si veda il
precedente considerando 198). In linea con la metodologia utilizzata nei
procedimenti relativi alla carta fine patinata e all'acciaio a rivestimento
organico, la Commissione ha rettificato i tassi di interesse cinesi aggiungendo
il differenziale di interesse tra i titoli con il rating migliore e i titoli
con rating BB negoziati sui mercati durante il PI.
(432)   Un produttore esportatore ha
sostenuto che la Commissione, al fine di determinare il vantaggio derivante
dalla concessione di prestiti agevolati, dovrebbe confrontare i tassi di
prestito dei settori "agevolati" con quelli dei settori che non lo
sono. Alla luce dell'analisi della Commissione del mercato finanziario
(considerando da 181 a 185) tale asserzione ha dovuto essere respinta. Tenuto
conto delle distorsioni esistenti, i tassi di interesse sul mercato finanziario
cinese sono considerati non attendibili. 
(433)   Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che per i prestiti in EUR e in USD la Commissione non
dovrebbe fare ricorso al riferimento esterno perché uno degli elementi chiave
sui quali la Commissione ha basato la sua analisi sulle distorsioni, ossia le
limitazioni applicate dalla PBOC ai tassi di interesse, non si applica a tali
prestiti. Tale asserzione ha dovuto essere respinta. Le limitazioni della PBOC
sui tassi di interesse costituiscono soltanto uno degli elementi chiave
utilizzati dalla Commissione nella sua analisi del mercato finanziario cinese.
Come precisato nei considerando da 180 a 184, esistono diverse altre
distorsioni che giustificano di per sé il ricorso a un riferimento esterno
anche per i prestiti espressi in EUR e USD.
(434)   Diversi esportatori e il
governo della RPC hanno sostenuto che gli accordi tra gli esportatori e talune
banche statali (designati come "gli accordi" nella presente sezione)
non equivalgono a linee di credito e non si configurano come un contributo
finanziario perché non implicano un obbligo o un impegno da parte della banca
di fornire futuri finanziamenti a determinate condizioni. Essi si sono anche
richiamati alle conclusioni del panel nella causa "CE - Aeromobili"
secondo le quali la "mera possibilità" che una pubblica
amministrazione trasferisca fondi per soddisfare una condizione predefinita non
è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un contributo finanziario. Essi hanno
preso atto dell'asserzione contenuta in tale relazione secondo cui le
disposizioni contrattuali devono "di per sé essere richieste e in grado
di conferire al beneficiario un vantaggio distinto e
indipendente rispetto al vantaggio che potrebbe essere conferito da un futuro
trasferimento di fondi."
(435)   In merito alle conclusioni del
panel nella causa "CE - Aeromobili", la Commissione osserva
che esse non sono esaustive in merito alla portata delle linee di credito o di
altri accordi simili e non vincolano in questo caso l'interpretazione della Commissione
del regolamento di base. La Commissione tuttavia non è in disaccordo con le
conclusioni del panel, bensì con l'applicazione di tali conclusioni alla
presente inchiesta da parte del governo della RPC. Gli accordi normalmente
stabiliscono che le banche statali prestino entro un determinato massimale,
talvolta in relazione a possibili miglioramenti delle prestazioni dell'impresa
in questione. Da un lato, pertanto, il testo degli accordi può contenere
obbligazioni meno esplicite o automatiche in merito alle condizioni dei futuri
prestiti di quelle presentate da alcuni tipi di accordi su linee di credito.
Essi sono talvolta integrati da accordi distinti di prestito o di credito. Si è
tuttavia osservato che i prestiti nell'ambito di tali accordi sono normalmente
concessi sulla base di condizioni molto simili, se non addirittura identiche.
Dall'altro lato, gli accordi contengono diverse disposizioni che vanno molto al
di là di quelle normalmente previste dagli accordi su linee di credito e che
equivalgono alla creazione di un meccanismo di sostegno garantito da parte
della banca in questione. La Commissione ritiene che in questo caso le
disposizioni scritte degli accordi non siano necessariamente definitive, perché
gli "obblighi" o gli "impegni" a trasferire fondi possono
essere espressi in forma scritta o non scritta e la loro esistenza dovrebbe
essere determinata sulla base della totalità degli elementi raccolti.
(436)   In base a quanto precede, la
natura esatta degli impegni o delle obbligazioni delle banche statali nel
quadro degli accordi dipende da:
(a)                   
Testo degli accordi –
La Commissione osserva che le disposizioni degli accordi più significativi
riguardanti le grandi banche statali e determinati produttori esportatori sono
largamente simili. Gli accordi istituiscono una stretta relazione tra la banca
e l'esportatore riguardo un trasferimento di fondi. Essi prevedono il
trasferimento di un determinato ammontare di risorse finanziarie, talvolta previo
adempimento di talune condizioni riguardanti le prestazioni e il rating
creditizio. Gli accordi danno diritto a un'impresa di beneficiare di un
"trattamento di favore" allorché chiede un prestito, rispetto alle
imprese che non hanno sottoscritto tali accordi. Alcuni degli importi dei
potenziali finanziamenti sono enormi se confrontati con il fatturato annuo
delle imprese. Gli importi dei crediti promessi agli esportatori inclusi nel
campione ammontavano a un valore di oltre tre volte superiore al loro fatturato
annuale. Gli accordi stabiliscono inoltre che la banca assicuri un forte
sostegno allo sviluppo dell'impresa in questione. Essi contengono riferimenti a
"uno stabile partenariato strategico a lungo termine" tra la
banca e l'impresa, a una "priorità" data dalla banca ai
progetti fondamentali dell'impresa, all'offerta di un "sostegno
finanziario stabile a lungo termine" all'impresa "in relazione
all'acquisizione e alla riorganizzazione delle sue attività, alla formazione
fondamentale di ciascuna unità dell'impresa, a progetti di miglioramento
tecnico, al progetto di internazionalizzazione e ad altre attività (…)" e
all'assistenza all'impresa a "elaborare un programma di sviluppo a
medio e lungo termine sulla base dei suoi vantaggi professionali, istituzionali
e operativi". Gli accordi specificano inoltre che essi ottemperano
alla politica industriale e macroeconomica nazionale. Sembra pertanto che il
sostegno strategico dato all'impresa, combinato con il "trattamento di
favore" attribuito dagli accordi, renda estremamente probabile che
l'impresa sia automaticamente ammessa a beneficiare di prestiti nell'ambito
degli accordi.
(b)                   
Natura e obiettivi dei prestatari – I prestatari sono banche statali che sono state riconosciute come enti
pubblici o altre banche di cui è stato riconosciuto che la pubblica
amministrazione dà loro incarichi o ordini e che quindi agiscono per conto del
governo della RPC. Si è riscontrato inoltre che essi concedono prestiti a tassi
molto inferiore ai valori di mercato. Ad esempio, alcuni accordi fanno
riferimento al "vantaggio finanziario" della banca e al suo
sostegno ai "settori ad alta tecnologia (…) che hanno la priorità nello
sviluppo per privilegio statale".
(c)                   
Atteggiamento della pubblica amministrazione nei
confronti del mutuatario – I mutuatari appartengono ai
settori strategici emergenti come indicato nel considerando 102.
(d)                   
Grado di cooperazione della pubblica
amministrazione durante l'inchiesta - I soggetti che
concedono le linee di credito (banche statali o banche che agiscono su incarico
e per ordine del governo) non hanno collaborato appieno durante l'inchiesta e per
le conclusioni che li riguardano sono stati utilizzati i dati disponibili.
(e)                   
Percezione degli accordi da parte del mercato – Le imprese sembrano considerare gli accordi come una dimostrazione
del loro sostegno da parte dello Stato e annunciano pubblicamente la
conclusione di tali accordi per trasmettere un segnale positivo ai mercati e ai
potenziali investitori. Ad esempio, il 9 luglio 2010 Yingli Solar ha
emesso un comunicato stampa in cui annunciava un "accordo di cooperazione
strategica" con la CDB, in base al quale quest'ultima prevedeva "di
concedere crediti per un valore aggregato massimo di 36 milioni di renmimbi per
sostenere lo Yingli Group e le sue consociate". Il direttore finanziario
della Yingli ha affermato che "questo accordo fa raggiungere alla
collaborazione tra le due parti un nuovo livello che, ne siamo convinti, ci
darà la possibilità di sfruttare le opportunità che ci consentiranno di
rafforzare la nostra posizione leader nel settore del fotovoltaico". Il
26 gennaio 2011 Jinko Solar ha descritto le linee di credito di 50 miliardi
di renmimbi concesse dalla Bank of China come un "accordo di
collaborazione strategico" che "rafforzerà ulteriormente la
nostra posizione quale fabbricante leader di prodotti solari". Nel
comunicato stampa si è affermato inoltre che "con il sostegno
finanziario a lungo termine della BOC siamo fiduciosi di ottenere eccellenti
risultati nel 2011, nonché di conseguire gli obiettivi di crescita a lungo
termine". Il 14 aprile 2020 Trina Solar intendeva utilizzare l'accordo
di credito di 4,4 miliardi di dollari con la CDB in vista della "espansione
del mercato". Tutti questi annunci lasciano intendere che i produttori
esportatori in questione considerano gli accordi come una fonte di finanziamento
assodata e non incerta.
(f)                     
Utilizzo degli accordi – Numerosi singoli prestiti sono stati ottenuti dai produttori
esportatori, il che significa che gli accordi si traducono in un effettivo
trasferimento di fondi, normalmente a tassi ben inferiori a quelli di mercato.
(437)   Sulla base di tutti questi
riscontri si conclude che gli accordi sono offerti dalle banche nell'ambito di
una strategia governativa volta a promuovere il settore del fotovoltaico e che ad essi gli esportatori in questione attribuiscono grande
importanza, a prescindere dal fatto che comportino un effettivo trasferimento
di fondi. Ciò contraddice le argomentazioni delle parti secondo cui essi non
hanno in realtà alcun valore. Pur presentando le caratteristiche di normali
linee di credito, gli accordi vanno al di là delle condizioni di normali linee
di credito per costituire in realtà partenariati strategici tra enti pubblici e
imprese in vista del perseguimento della politica stabilita dallo Stato. A
questo proposito essi funzionano come un meccanismo di sostegno/garanzia dello
Stato, che rafforza la posizione di mercato degli esportatori in questione e
consente loro di ampliare la propria capacità e la propria produzione con la
certezza di beneficiare dei necessari finanziamenti. In mancanza di tale
sostegno/garanzia, gli esportatori sarebbero evidentemente percepiti dai
mercati come meno solidi. Pertanto gli accordi si configurano come un
potenziale trasferimento di fondi o come una prestazione di servizi finanziari.
Una siffatta importante "garanzia" avrebbe un suo valore sul mercato
e, come minimo, richiederebbe il pagamento di un compenso considerevole. Alla
luce di quanto precede, gli accordi conferiscono un vantaggio che, nella
formulazione utilizzata dal panel nella causa "CE - Aeromobili" è
"distinto e indipendente rispetto al vantaggio che potrebbe essere
conferito da un futuro trasferimento di fondi", tra l'altro anche in
considerazione del potenziale impegno di pagamento da parte della pubblica
amministrazione. Essi sono molto di più di una vaga "promessa di mettere a
disposizione risorse finanziarie a basso prezzo"[99] e mettono chiaramente i beneficiari in una
condizione migliore di quella che avrebbero senza gli accordi.
(438)   Con riferimento all'importo del
vantaggio, questo è stato definito sulla base dei compensi richiesti per le
linee di credito ottenute da uno dei produttori esportatori inclusi nel
campione. Tale linea di credito è stata concessa da una banca avente sede in
una giurisdizione finanziaria diversa dal quella della RPC e presenta tutti gli
elementi delle linee di credito commerciali disponibili sui mercati finanziari
mondiali e di altri accordi disponibili nel settore commerciale. Va inoltre
osservato che tale linea di credito non prevede condizioni sostanzialmente differenti
da quelle di altre linee di credito commerciali ottenute dai produttori
esportatori inclusi nel campione, allorché sono chiesti compensi, comprese
quelle di banche straniere. Alla luce dell'analisi effettuata in precedenza, si
tratta di un riferimento prudente, in quanto dai riscontri risulta che gli
accordi acquisiscono in realtà per le imprese un valore maggiore come misura a
sé stante, più che non come linea di credito standard. La Commissione ha
tuttavia considerato i compensi richiesti come una ragionevole approssimazione
di quelli che potrebbero essere pagati in base agli accordi.
(439)   Il governo della RPC ha
affermato inoltre che le banche che hanno concluso gli accordi con gli
esportatori inclusi nel campione non sono enti pubblici e non hanno agito su
incarico della pubblica amministrazione. Tale asserzione ha dovuto essere
respinta. Le banche in questione sono le stesse banche che hanno concesso
finanziamenti agevolati e nei considerando da 159 a 168 e da 169 a 180 la
Commissione ha fornito una dettagliata spiegazione del motivo per il quale esse
si configurino come enti pubblici e/o agiscano su incarico o per ordine del
governo della RPC.
(440)   Il governo della RPC ha
sostenuto che l'asserzione della Commissione secondo cui in una normale situazione
di mercato le linee di credito sono assoggettate a consistenti commissioni di
impegno e di gestione è infondata perché tali commissioni si applicano
esclusivamente alle linee di credito "committed". Tale asserzione ha
dovuto essere respinta. Come osservato nel considerando precedente, la linea di
credito utilizzata come riferimento non si presenta molto differente, quanto
alle sue condizioni, dalle altre linee di credito commerciali concesse ai
produttori esportatori inclusi nel campione anche da banche fuori della Cina.
Inoltre una delle banche che ha stipulato vari accordi di questo tipo con i
produttori esportatori inclusi nel campione sembra aver fatto pagare
commissioni simili ai suoi clienti all'estero[100].
(441)   Il governo
della RPC ha sostenuto inoltre che la Commissione non ha fornito prove a
sostegno della sua asserzione che la concessione da parte della pubblica
amministrazione di linee di credito (gli accordi) rientra nell'erogazione di
prestiti agevolati. Ciò non è esatto. La concessione di linee di credito
costituisce la parte standard del finanziamento delle imprese da parte delle
banche e gli accordi rappresentano misure differenti e distinte che rientrano
nell'ambito dell'erogazione di prestiti agevolati. Come affermato nel
considerando 102, il governo della RPC, sulla base di diversi documenti
strategici e programmatici e varie leggi, dispone la concessione di
finanziamenti agevolati al settore del fotovoltaico. Inoltre, nel quadro degli
accordi sono stati concessi numerosi prestiti, il che dimostra chiaramente che
essi costituiscono parte integrante del finanziamento
agevolato concesso al settore del fotovoltaico.
(442)   Un produttore esportatore ha
sostenuto che la concessione di linee di crediti non si configura come una
sovvenzione specifica. Tale asserzione ha dovuto essere respinta. Come spiegato
nel considerando 441, la concessione di linee di credito costituisce parte
integrante del finanziamento agevolato e, di conseguenza, l'analisi sulla
specificità di cui ai considerando 191, 192, 209 e 428 si applica anche
alla concessione di linee di credito. 
(443)   Secondo il denunciante, la
Commissione avrebbe dovuto determinare un margine di sovvenzione per l'uso dei
crediti all'esportazione dato che la EXIM Bank si è rifiutata di collaborare.
La Commissione avrebbe dovuto servirsi delle informazioni fornite nella
denuncia e delle conclusioni nell'analogo procedimento statunitense sul
fotovoltaico. Tale richiesta non ha potuto essere accettata. La Commissione ha
esaminato quanto asserito ma non ha trovato alcun riscontro alla denuncia che i
produttori esportatori inclusi nel campione abbiano beneficiato di tali misure
nel corso del PI. Va osservato che i periodi di inchiesta del procedimento
statunitense e del presente procedimento sono diversi.
3.5.3.     Osservazioni delle parti in
merito alle garanzie e assicurazioni dei crediti all'esportazione per le
tecnologie verdi
(444)   Riguardo ai documenti richiesti
dalla Commissione durante la visita di verifica come specificato nei
considerando 220 e 221, il governo della RPC ha sostenuto che non è stato
chiarito quando il piano 840 sia stato richiesto, che i bilanci per il
2012 di Sinosure non erano disponibili al momento della verifica e che le
informazioni in merito alle imprese incluse nel campione erano riservate e, in
ogni caso, che i pertinenti contratti non erano disponibili presso la sede di
Sinosure. La Commissione si richiama alle spiegazioni fornite nei
considerando 219, 220 e 223 in cui sono trattate tali questioni. Quanto al
piano 840 la Commissione aggiunge di aver chiesto tutti i pertinenti
documenti relativi all'attività di Sinosure e al presunto programma di
sovvenzioni a beneficio degli esportatori inclusi nel campione e osserva che il
piano 840 è certamente pertinente per le sue conclusioni, unitamente a
tutti gli altri documenti specificati nel considerando 236 sulla base
delle spiegazioni fornite nel considerando 232. Quanto ai bilanci del 2012
di Sinosure, la Commissione ha chiesto di prendere visione dei conti provvisori,
se i bilanci per tale esercizio non erano ancora stati compilati, ma Sinosure
si è rifiutata di fornire alcun conto per il 2012.
(445)   Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che non esiste alcuna prova giuridica o documentaria a
sostegno della conclusione che il settore del fotovoltaico sia un "settore strategico" e che tale asserzione
è basata su una supposizione. La Commissione si richiama alle spiegazioni
fornite nel considerando 231 e ricorda che tale punto è stato
confermato in maniera specifica dal governo della RPC nel corso della visita di
verifica. Quanto all'analoga asserzione in merito al piano 840, al piano 421
e alle misure a sostegno dei "settori strategici emergenti" e alle
affermazioni secondo cui i piani non sarebbero giuridicamente vincolanti, la
Commissione rinvia alle spiegazioni fornite nei considerando da 232 a 234. Essa
osserva inoltre che il governo della RPC non ha trasmesso tali documenti, né li
ha discussi con la Commissione, e che manca qualsiasi riscontro che dimostri
che le conclusioni della Commissione siano inesatte.
(446)   Il governo della RPC e un
esportatore incluso nel campione hanno sostenuto che gli abbuoni e le
sovvenzioni relativi al pagamento dei premi di assicurazione dei crediti
all'esportazione concessi dalle amministrazioni locali sono stati compensati in
maniera illegale perché non è stato assodato che essi si configurino come
sovvenzioni ai sensi dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative
dell'OMC. La Commissione rinvia alle sue analisi sulle conclusioni dell'inchiesta
e in particolare ai considerando 239 e 247. La Commissione osserva inoltre
che gli abbuoni e le sovvenzioni sono indissolubilmente legati al programma di
assicurazione dei crediti all'esportazione perché il loro rimborso è
conseguenza del pagamento del premio a Sinosure sulla base della principale
polizza di assicurazione dei crediti all'esportazione. Non da ultimo, tali abbuoni
rientrano nell'ambito della comunicazione [2004] n. 368 stilata
congiuntamente dal MCOM e da Sinosure secondo cui "le amministrazioni
pubbliche a livello regionale e locale devono adoperarsi congiuntamente per
attuare le misure di sostegno dei prodotti inclusi nel repertorio e delle
imprese di nuova e alta tecnologia nel quadro dell'assicurazione dei crediti
all'esportazione".
(447)   Il governo della RPC ha contestato
inoltre le conclusioni in merito alla lettera j) dell'allegato 1 dell'accordo
sulle sovvenzioni e sulle misure compensative dell'OMC secondo cui il programma
di assicurazione dei crediti all'esportazione a breve termine di Sinosure prevede
aliquote di premio insufficienti a coprire, sul lungo periodo, le perdite e i
costi operativi del programma. A sostegno della sua asserzione il governo della
RPC ha citato la giurisprudenza del panel dell'OMC nella causa "Stati
Uniti - Upland Cotton" e ha presentato spiegazioni basate su vari dati ed
elementi tratti dai bilanci di Sinosure. Il governo della RPC ha contestato
inoltre il riferimento fatto dalla Commissione all'articolo 11 dello
statuto di Sinosure e all'articolo sul sito stewartlaw. La Commissione reitera
tutte le sue argomentazioni contenute nei considerando da 242 a 245 e ricorda
che le sue conclusioni sono basate sui migliori dati disponibili a causa della
mancata collaborazione da parte del governo della RPC che ha impedito alla
Commissione di ottenere le informazioni pertinenti da essa richieste. Per le
sue conclusioni la Commissione si è basata su diversi elementi e prove tra cui
lo statuto di Sinosure e l'articolo sul sito stewartlaw. La Commissione considera
che questi elementi, seppure nessuno di essi sia determinante di per sé,
assieme a tutti gli altri, siano pertinenti per le sue conclusioni. Quanto alla
giurisprudenza nella causa "Stati Uniti - Upland Cotton", la
Commissione ne ha tenuto pienamente conto nelle sue conclusioni e considera il
richiamo a tale giurisprudenza da parte del governo della RPC come molto
pertinente.
(448)   Per contestare l'analisi della
Commissione del considerando 245, il governo della RPC ha trasmesso una
tabella con dati estratti dal conto profitti e perdite dei bilanci di Sinosure
pubblicamente disponibili per il periodo 2006-2011, concludendo che è evidente
che i premi percepiti sono stati superiori ai costi operativi del programma.
Innanzitutto la Commissione osserva che la tabella trasmessa dal governo della
RPC non riporta nella riga pertinente gli importi delle commissioni corrisposte
da Sinosure ma soltanto le spese operative. In secondo luogo, i dati dimostrano
indiscutibilmente che ogni anno dal 2006 al 2011, fatta eccezione per il 2010,
gli importi dei premi netti non sono mai stati superiori alla somma degli
indennizzi netti e delle spese operative, anche ignorando la corresponsione di
commissioni omessa dal governo della RPC. È incluso il 2011, anno che copre
parzialmente il periodo dell'inchiesta, e l'importo delle perdite è alquanto
consistente in determinati esercizi (ad esempio il 2008). In terzo luogo, la
Commissione osserva che per il 2010 il governo della RPC ha indicato un importo
degli indennizzi netti pagati spropositatamente basso (i premi percepiti sono
indicati come 20 volte superiori agli indennizzi pagati), il che non si
riflette nel bilancio del 2010. Tale importo riferito dal governo della RPC per
il 2010 è basato su consistenti rettifiche ex post in merito al recupero di
crediti e a una variazione delle riserve sinistri che figurano solo nel
bilancio del 2011 con riferimento al 2010. Tali rettifiche sembrano avere
natura straordinaria e abnorme e sono rispecchiate soltanto nel bilancio
dell'esercizio successivo. La Commissione osserva inoltre che per il 2011 il
governo della RPC ha fatto invece riferimento agli importi inclusi nel bilancio
del 2011. La Commissione ha difficoltà a conciliare le successive rettifiche
con la situazione effettiva, in particolare data la mancanza di collaborazione
e di ulteriori spiegazioni da parte del governo della RPC o di Sinosure nel
corso dell'inchiesta. Secondo la giurisprudenza "Stati Uniti - Upland
Cotton", citata dallo stesso governo della RPC, "il riferimento alla
lettera j) a una "lunga scadenza" è a un periodo di durata
sufficiente a garantire un esame oggettivo che consenta una completa
valutazione del regime e che eviti l'attribuzione di un'importanza
eccessiva a eventi unici o atipici in un dato giorno, mese, trimestre, anno o
altro periodo di tempo specificato" [corsivo e sottolineatura
aggiunti]. La Commissione ritiene il periodo tra il 2006 e il 2011 come un
periodo sufficientemente a lunga scadenza e Sinosure ha subito una perdita in
ciascun esercizio durante tale periodo. La situazione del 2010 va considerata
unica o atipica se si considerano i dati rettificati del bilancio del 2011, che
rivestono pertanto un'importanza limitata, oppure si considerano come
pertinenti i dati non rettificati del bilancio del 2010 i quali dimostrano che
il dato è di poco superiore al pareggio. Date le considerevoli perdite subite
negli altri esercizi, ciò conferma la conclusione della Commissione che
Sinosure subisce, nel complesso, una perdita a lunga scadenza, nel periodo tra
il 2006 e il 2011. Inoltre, anche considerando rappresentativi i dati del 2010,
resta il fatto che Sinosure ha subito perdite in cinque esercizi su sei tra il
2006 e il 2011. Le altre tabelle e serie di dati trasmesse dal governo della
RPC per contestare le conclusioni della Commissione in merito alla
lettera j) dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative
dell'OMC non si accordano con le altre informazioni riscontrate e/o non sono
verificabili. In ogni caso esse non dimostrano di per sé che Sinosure abbia
chiuso in pareggio il proprio programma di assicurazione dei crediti
all'esportazione a breve termine nel periodo 2006-2011.
(449)   Quanto al parametro di riferimento
per il calcolo del vantaggio, il governo della RPC ha giudicato l'utilizzo di
un riferimento esterno al paese incoerente con l'accordo sulle sovvenzioni e
sulle misure compensative dell'OMC, senza fornire tuttavia alcuna
giustificazione a sostegno di tale argomentazione. La Commissione rinvia in
proposito alle spiegazioni fornite nel considerando 245.
(450)   Il governo della RPC e un
esportatore che ha collaborato incluso nel campione hanno contestato il valore
di riferimento utilizzato in quanto la Commissione non avrebbe giustificato
perché: i) il calcolo del premio è basato sui dati della Ex-Im Bank degli Stati
Uniti, ii) ha usato l'Italia come paese importatore e non la Germania che
costituisce il principale mercato di esportazione per il prodotto in esame,
iii) ha considerato un periodo di 120 giorni e non di 60 giorni o inferiore,
iv) non ha utilizzato il calcolo del premio per le esportazioni dirette bensì
per l'assicurazione delle esportazioni del Financial Institution Buyer Credit
(FIBC). Riguardo al punto i) la Commissione rinvia al considerando 253.
Quanto al punto ii), la Commissione ritiene che l'Italia rappresenti il giusto
equilibrio tra un paese dell'UE con il più basso rischio e i paesi dell'Unione
con rischi più elevati, e di conseguenza con premi più alti, che costituiscono anch'essi
mercati per il prodotto in esame. Quanto al punto iii), in mancanza di una
simulazione specifica basata su un periodo di 90 giorni disponibile sul sito Internet
della Ex-Im Bank, la Commissione ritiene il periodo di 120 giorni come il più
appropriato per rappresentare le condizioni di vendita durante il periodo
dell'inchiesta. In merito al punto iv), la Commissione non ha potuto ottenere
una simulazione per il calcolo del premio per le esportazioni dirette e giudica
pertanto che tale valore di riferimento rifletta la situazione generale di
rischio nel paese d'acquisto.
(451)   Un esportatore che ha
collaborato incluso nel campione ha sostenuto di aver pagato un'assicurazione
dei crediti all'esportazione per alcune delle sue esportazioni e di aver
versato normali premi assicurativi, senza aver beneficiato del programma
"Green Express" o di qualsiasi altro trattamento agevolato indicato
nella denuncia. In mancanza di riscontri a sostegno di tale asserzione, la
Commissione rinvia alle sue conclusioni su questo programma di cui alla sezione
3.4.1.4 del presente regolamento. Quanto al programma "Green Express"
la Commissione rinvia alle sue conclusioni nel considerando 240 e osserva
che esso costituisce un aspetto specifico del programma di assicurazione dei
crediti a breve termine di Sinosure e che le conclusioni della Commissione non
sono limitate a questo ma all'intero programma.
3.5.4.     Programma dimostrativo
"Golden Sun"
(452)   Il governo della RPC ha
sostenuto inoltre che tale programma prevede sovvenzioni a beneficio dei
"sistemi fotovoltaici distribuiti" anziché dei produttori/esportatori
del prodotto in esame e che i pertinenti criteri della legislazione non
riguardano i produttori di celle e moduli. A questo proposito, il governo della
RPC ha sostenuto di aver fornito la pertinente documentazione sul programma e
di essersi coordinato con le imprese incluse nel campione per dimostrare questo
aspetto. Tre esportatori che hanno collaborato inclusi nel campione hanno
sostenuto che la sovvenzione in questione va a beneficio degli utilizzatori e
non conferisce un vantaggio al prodotto in esame: essa non è quindi
compensabile ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, e
dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base,
dell'articolo VI:3 del GATT 1994 e dell'articolo 19.1 dell'accordo
sulle sovvenzioni e sulle misure compensative dell'OMC. Tali esportatori fanno
riferimento alla decisione dell'Unione relativa al biodiesel originario
degli Stati Uniti (considerando 97 del regolamento (CE) n. 194/2009
della Commissione (GU L 67 del 12.3.2009, pag. 50)) e alla giurisprudenza
dell'OMC "Stati Uniti - Barre di piombo" (punti 6.50,
6.53, 6.56 e 6.57 della relazione del panel), "Canada - Misure
relative all'esportazione di aeromobili civili" (punto 9.112
della relazione del panel), "Brasile - Programma di finanziamento delle
esportazioni di aeromobili" (punto 7.24 della relazione del
panel) e "Canada - Misure relative all'esportazione di aeromobili
civili" (punti 157 e 159 della relazione dell'organo di appello).
(453)   La
Commissione rinvia alle sue conclusioni dell'inchiesta e in particolare ai
considerando da 243 a 246 del presente regolamento in cui fornisce spiegazioni
esaustive sulle precedenti argomentazioni e conferma che le conclusioni sono coerenti con le pertinenti disposizioni e con la
giurisprudenza citata dal governo della RPC e dagli esportatori che hanno
collaborato inclusi nel campione. La Commissione ribadisce che le sovvenzioni
nell'ambito del programma sono direttamente connesse al prodotto in esame
perché i "sistemi fotovoltaici distribuiti" che ne possono
beneficiare includono in maniera specifica la fornitura di moduli e celle quale
parte significativa dei progetti e pertanto il nesso tra il vantaggio conferito
dalla pubblica amministrazione e il prodotto in esame è diretto e
indissolubile. Inoltre come specificato in particolare nei
considerando 244 e 245 l'inchiesta ha confermato che il governo della RPC
ha corrisposto pagamenti diretti a favore di numerosi esportatori che hanno
collaborato inclusi nel campione (al fine di installare pannelli solari per
generare energia per proprio uso, compreso il processo di fabbricazione del
prodotto in esame), utilizzando tra l'altro i moduli e le celle solari di
propria produzione. È stato altresì accertato che i pagamenti diretti a favore
degli esportatori nella loro qualità di fornitori del prodotto in esame a operatori
terzi gestori di progetti sono in contrasto con le disposizioni della
pertinente legislazione e che il governo della RPC non ha fornito riscontri che
permettessero di appianare la questione (si vedano in particolare i
considerando 245 e 246). La scarna spiegazione fornita dal governo della
RPC e dall'esportatore che ha collaborato incluso nel campione secondo cui il
trasferimento diretto di fondi, in violazione della legge cinese, era necessario
perché il gestore del progetto versava in difficoltà finanziarie e allo scopo
di garantire che le sovvenzioni fossero utilizzate esclusivamente per i sistemi
fotovoltaici autorizzati dimostra che, in mancanza di questo trasferimento
diretto da parte della pubblica amministrazione, l'esportatore che ha
collaborato incluso nel campione, nella sua veste di fornitore, non sarebbe
stato in grado di ricevere fondi a fronte della fornitura del prodotto in esame
e che il governo della RPC non sarebbe stato in grado di garantire l'utilizzo
della sovvenzione per lo scopo previsto. Sotto questo aspetto e in mancanza di
ulteriori riscontri, tali versamenti devono essere considerati come una
sovvenzione diretta del governo della RPC al fabbricante del prodotto in esame
che altrimenti non avrebbe percepito fondi a fronte della fornitura del
prodotto in esame (ipotizzando che tale fornitura abbia avuto effettivamente
luogo, dato che non esistono riscontri al riguardo). In considerazione di
quanto precede la Commissione ritiene che le argomentazioni addotte dal governo
della RPC e dagli esportatori che hanno collaborato inclusi nel campione siano
giuridicamente infondate.
(454)   Il governo della RPC ha inoltre
affermato che, nei casi in cui i vantaggi del programma riguardavano la
fornitura del prodotto in esame a gestori di progetti non collegati, la
Commissione è stata obbligata ad effettuare analisi sulla base di ipotesi per
arrivare alle sue conclusioni, citando la giurisprudenza dell'OMC "Stati
Uniti - Legname di conifere IV" (punti 141 e 142 della
relazione dell'organo di appello). La Commissione si richiama alle spiegazioni
fornite nei considerando da 244 a 246 e nel considerando 352 per confutare
tale asserzione. Inoltre, a causa della mancata collaborazione del governo
della RPC e delle parti interessate, la Commissione non ha potuto effettuare
un'analisi sulla base di ipotesi. Non si può quindi parlare di ipotesi e la
giurisprudenza dell'OMC citata non appare pertinente a questo riguardo dato che
gli importi sono stati direttamente corrisposti ai fabbricanti del prodotto in
esame e sono direttamente connessi alla fornitura tra l'altro del prodotto in
esame. Trattandosi di sovvenzioni a fondo perduto, si ha contributo finanziario
(un trasferimento diretto di fondi) e la Commissione ha diritto di considerare
che essi conferiscano un vantaggio ai beneficiari (i produttori) in mancanza di
qualsiasi prova di un ulteriore uso fatto degli importi in questione. Nel caso
in cui gli importi previsti dal programma fossero stati erogati dalla pubblica
amministrazione a operatori terzi gestori di progetti e gli impianti fossero
stati acquistati al giusto valore di mercato, non si avrebbe avuto alcun
vantaggio per gli esportatori in questione. Tuttavia, dato che i versamenti sono
stati effettuati a favore dei produttori esportatori, gli importi utilizzati da
tali imprese per l'installazione dei pannelli solari conferiscono loro un
vantaggio perché consentono loro di risparmiare i costi che sarebbero stati
altrimenti a loro carico. Se il produttore esportatore non è in grado di
dimostrare che una parte della sovvenzione è stata trasferita a utilizzatori
terzi, si presume, sulla base dei dati disponibili, che questa parte della
sovvenzione conferisca un vantaggio all'esportatore in quanto si configura come
sovvenzione generale che va a beneficio delle attività complessive
dell'impresa. È questo il caso di specie.
(455)   Due esportatori che hanno
collaborato inclusi nel campione hanno sostenuto che il programma "Golden
Sun" non è specifico perché i pertinenti criteri stabiliti dalla
legislazione cinese sono oggettivi e tutte le imprese che soddisfano tali
criteri possono beneficiare del programma; inoltre tutte le imprese possono
beneficiarne a prescindere che siano fabbricanti o meno del prodotto in esame.
La Commissione rinvia alle sue conclusioni in materia di specificità di cui al
considerando 247 secondo le quali le condizioni e i criteri di selezione
non sono oggettivi e non si applicano automaticamente. I pertinenti criteri
previsti confermano che il programma si riferisce esclusivamente a un gruppo
ristretto di imprese in grado di soddisfarli, ossia con una considerevole
capacità installata di almeno 300kWh e con notevoli attività per un minimo di
100 milioni di renmimbi. Tra i criteri di selezione figura anche la necessità
che le imprese beneficiarie siano incluse nel piano di attuazione locale del
progetto dimostrativo "Golden Sun" e dall'inchiesta è emerso che
l'inclusione in tali piani locali dipende da una decisione discrezionale delle
autorità competenti, che non è né trasparente né basata su criteri oggettivi.
La Commissione aggiunge che i "sistemi fotovoltaici distribuiti"
ammessi a beneficiare del programma si basano sulla fabbricazione e sulla
fornitura di impianti a energia solare per lo più costituiti da moduli e celle
solari. Pertanto, contrariamente a quanto argomentato dagli esportatori inclusi
nel campione, tale regime è altresì specifico in quanto soltanto i produttori
di sistemi solari, ossia in altri termini i fabbricanti del prodotto in esame,
sono ammessi nella pratica a beneficiare di tale programma, direttamente nella
loro qualità di proprietari del progetto o indirettamente nella loro presunta
qualità di fornitori del prodotto in esame ai proprietari dei progetti.
Pertanto, anche in considerazione della mancanza di collaborazione da parte del
governo della RPC che non ha fornito tutti i documenti finanziari richiesti
dalla Commissione (cfr. considerando da 234 a 239), si conclude che tale
programma è anche di fatto specifico ai sensi dell'articolo 4,
paragrafo 2, lettera c), del regolamento di base perché soprattutto i
fabbricanti del prodotto in esame beneficiano in pratica direttamente o
indirettamente del programma. Della sovvenzione beneficiano inoltre soltanto un
numero ristretto di imprese (i fabbricanti del prodotto in esame) o di esso
beneficiano in misura predominante o sproporzionata tali imprese in quanto, pur
costituendo soltanto un gruppo ristretto dei presunti potenziali beneficiari,
esse sembrano ricevere tutti i finanziamenti previsti.
3.5.5.     Regimi di esenzione e di
sgravio delle imposte dirette
3.5.5.1.  Regime "due zero/tre
metà" per le imprese a partecipazione estera
(456)   Il governo della RPC ha
reiterato le sue argomentazioni che il regime riguardante le imprese a
partecipazione estera (FIE) indicato nella denuncia è stato soppresso nel 2013.
La Commissione osserva che il periodo dell'inchiesta è terminato ben prima del
2013 e che pertanto i benefici conferiti nell'ambito di tale regime durante il
PI sono compensabili. Ciò è confermato dalle conclusioni dell'inchiesta che ha
riscontrato il conferimento di vantaggi durante il PI nell'ambito di tale
regime a numerosi esportatori che hanno collaborato inclusi nel campione. I
vantaggi conferiti nell'ambito del regime, anche se esso è stato soppresso nel
2013, continuano ancora a sussistere per il futuro.
(457)   Il
governo della RPC e un esportatore che ha collaborato incluso nel campione hanno
inoltre sostenuto che la variante del regime per le imprese di nuova e alta
tecnologia non può essere compensata sulla base dell'articolo 10,
paragrafo 1, del regolamento di base perché non citata nella denuncia. La
Commissione rinvia alla dettagliata confutazione di tale argomentazione di cui
al considerando 286. La Commissione ricorda inoltre che il governo della
RPC ha deciso di non collaborare nel corso dell'inchiesta in merito alla
variante di tale regime. In aggiunta a tali elementi, la Commissione osserva
che la denuncia elenca altri regimi di trattamento agevolato in tema di imposte
dirette a favore delle imprese di nuova e alta tecnologia oltre alla variante
"due zero/tre metà" prevista per le FIE (sezione 4.2.5.1 della
denuncia), ovvero gli sgravi fiscali per le imprese di nuova e alta tecnologia
(sezione 4.2.5.9 della denuncia) o i regimi fiscali agevolati per le FIE
riconosciute come imprese di nuova e alta tecnologia (sezione 4.2.5.8 della
denuncia). Questo regime può pertanto essere considerato in stretta
correlazione con ciascuno o entrambi gli altri regimi fiscali, in quanto
riguarda la riduzione dell'aliquota delle imposte dirette e prende in
considerazione in maniera specifica lo stesso gruppo di imprese di nuova e alta
tecnologia beneficiarie. Ancora una volta la collaborazione da parte del
governo della RPC avrebbe potuto consentire alla Commissione una valutazione
più ampia e precisa di tutti gli elementi relativi alle correlazioni con i
regimi indicati nella denuncia e colmare tutte le lacune contenute nella
denuncia stessa, basata sulle prove non manifestamente infondate
ragionevolmente disponibili al denunciante. Sulla base di tali argomentazioni,
la Commissione ribadisce che la compensazione di tale regime è pienamente in
linea con le disposizioni dell'articolo 10, paragrafo 1, del regolamento
di base in quanto dette disposizioni prevedono di sottoporre a inchiesta
qualsiasi "presunta sovvenzione" individuata dal denunciante e non
soltanto un regime specifico. In questo caso la presunta sovvenzione, la
rinuncia della pubblica amministrazione a proventi fiscali a vantaggio dello
stesso tipo di beneficiari, è comune a tutti i regimi in questione.
(458)   In merito al calcolo
dell'importo della sovvenzione, due esportatori che hanno collaborato inclusi
nel campione hanno argomentato che la Commissione ha erroneamente utilizzato i
dati per l'intero anno della dichiarazione dei redditi del 2011 sebbene il PI comprenda
metà del 2011 e metà del 2012 e che ciò è in contrasto con il metodo di calcolo
di cui alla sezione E, lettera a), punto ii), degli orientamenti della
Commissione per il calcolo dell'importo della sovvenzione nelle inchieste sui
dazi compensativi (GU C 394 del 17.12.1998, pag. 6). Uno di questi esportatori
ha inoltre sostenuto che, dato che la dichiarazione dei redditi per l'intero
2012 non era disponibile al momento della verifica, per quell'anno la
Commissione avrebbe dovuto basare i suoi calcoli sulle dichiarazioni
trimestrali relative al primo semestre del 2012 raccolte in loco e/o sui
prospetti dei profitti e delle perdite per il 2012, da cui risulta che
l'impresa era in perdita.
(459)   La
Commissione si richiama al considerando 300 e ribadisce l'importanza del
fatto che il calcolo del vantaggio sia basato sulle dichiarazioni dei redditi
definitive e certificate per un determinato esercizio fiscale. La Commissione
aggiunge che la liquidazione definitiva della dichiarazione dei redditi del
2011 nel corso del PI rende definitivo qualsiasi vantaggio richiesto nella
dichiarazione, dimostrando ulteriormente la correttezza del suo approccio. La
Commissione non può basare i suoi calcoli sulle dichiarazioni dei redditi
trimestrali perché tali documenti riportano la situazione provvisoria esistente
al momento della compilazione e, per definizione, non possono tener conto della
situazione definitiva consolidata dell'esercizio fiscale annuale. L'obiettivo
di tali documenti è garantire una liquidità alla pubblica amministrazione nel
caso in cui sia provvisoriamente dovuto il pagamento di un'imposta, ma essi
riflettono soltanto la situazione parziale al momento della compilazione. È
possibile che, se consegue un consistente utile negli ultimi due trimestri
dell'anno tale da più che compensare le perdite dei primi trimestri, l'impresa
debba registrare nella dichiarazione definitiva dei redditi un utile imponibile.
Pertanto, sebbene le dichiarazioni provvisorie dei redditi del 2012 forniscano
un'indicazione parziale della situazione dell'esportatore al momento della
compilazione (il che spiega il motivo per cui la Commissione ne ha preso atto),
la loro pertinenza è limitata perché non si può escludere che la situazione
alla fine dell'esercizio fiscale quale appare dalla dichiarazione definitiva
sia completamente differente. Quanto ai prospetti dei profitti e delle perdite
per il 2012, la Commissione osserva che la contabilità finanziaria non coincide
sempre con la contabilità fiscale e che è possibile che gli obblighi di
dichiarazione di profitti e perdite ai fini delle imposte dirette siano
considerevolmente diversi da quelli della registrazione a fini contabili. È
anche possibile che venga apportata una rettifica a fini fiscali non
completamente rispecchiata nei conti finanziari. In conclusione, il fatto che
un'impresa figuri in perdita in base ai conti finanziari non significa
necessariamente che presenti la stessa posizione anche nella dichiarazione dei
redditi definitiva. Sulla base di tali argomentazioni la Commissione conferma
che il calcolo della sovvenzione per i regimi in relazione alle imposte dirette
deve necessariamente essere basato sui dati definitivi che figurano nella
dichiarazione dei redditi definitiva certificata e non su una dichiarazione dei
redditi per un periodo inferiore o su dati contabili
provvisori o definitivi.
3.5.5.2.  Crediti d'imposta per la ricerca
e lo sviluppo da parte delle FIE
(460)   Il governo della RPC ha
sostenuto di essere informato per la prima volta che la Commissione intende
compensare un regime di R&S che non rappresenta un sostituto del regime di
R&S per le FIE citato nella denuncia. Il governo della RPC ha addotto
argomentazioni analoghe a quelle presentate per il regime precedente, come
spiegato nel considerando 457, e ha sostenuto che la compensazione di tale
regime viola gli articoli 11 e 13 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure
compensative dell'OMC. Il governo della RPC ha inoltre affermato che il regime
per la R&S a beneficio delle FIE è stato soppresso nel 2008 e che il nuovo
regime per la R&S compreso nella nuova legge cinese sulle imposte sui
redditi delle imprese non è un regime sostitutivo in quanto non si riferisce
alle FIE e non richiede che le spese per la R&S siano del 10% superiori a
quelle dell'anno precedente.
(461)   La Commissione osserva che il
governo della RPC non ha fornito informazioni in merito a tale regime nelle
risposte alle domande del questionario e nella lettera di richiesta di maggiori
informazioni, ma che tale regime è già stato compensato in inchieste precedenti
(cfr. considerando 310). La Commissione osserva inoltre che tale
regime è stato oggetto di discussione con il governo della RPC nel corso della
visita di verifica e che delle pertinenti disposizioni di attuazione si è preso
atto come riscontro (esse erano state anche trasmesse da uno degli esportatori
inclusi nel campione). L'asserzione del governo della RPC di essere informato
per la prima volta della potenziale compensabilità di tale programma è pertanto
infondata, anche in considerazione del fatto che numerosi esportatori che hanno
collaborato inclusi nel campione con cui il governo della RPC ha coordinato la
sua risposta avevano citato tale regime nelle risposte al questionario. Il
governo della RPC era pienamente a conoscenza di ciò per avere esaminato
numerose volte la documentazione non riservata. I risultati dell'inchiesta
dimostrano che tale regime è compensabile (considerando da 310 a 314). La
Commissione aggiunge che tale regime costituisce chiaramente un sostituto del
precedente regime diretto alle FIE in considerazione della stretta correlazione
esistente, dimostrata dalla stessa forma e dallo stesso importo dell'agevolazione
fiscale (crediti d'imposta aggiuntivi detraibili dalla base imponibile), dalla identica
giustificazione e dalla medesima situazione considerata (costi ammissibili per
le attività di R&S) con solo leggere variazioni. Tali lievi variazioni sono
state apportate a seguito dell'adozione della nuova legge EIT nel 2008, ma la
natura e la sostanza del programma sono rimaste fondamentalmente identiche. La
Commissione si richiama anche alle argomentazioni del considerando 457.
(462)   Il
governo della RPC e un esportatore che ha collaborato incluso nel campione
hanno sostenuto inoltre che tale regime non è specifico perché la Commissione
non ha dimostrato che soltanto determinate imprese potevano ottenere la
qualifica di impresa di nuova e alta tecnologia. La Commissione si richiama
alle sue argomentazioni del considerando 313 e dei considerando 321 e
325 in merito a un altro regime fiscale per tali imprese. La Commissione
aggiunge che le norme di attuazione del regime (cfr. considerando 321)
confermano le conclusioni sulla specificità delle imprese di nuova e alta
tecnologia, perché possono essere riconosciute come tali soltanto le imprese
dei settori sostenuti dalle politiche della pubblica amministrazione e
ammissibili in virtù della loro inclusione nei pertinenti repertori e documenti
di orientamento del governo. Ad esempio, una certificazione che le riconosce
come imprese di nuova e alta tecnologia è rilasciata soltanto alle imprese che
attuano progetti di R&S nei settori di nuova e alta tecnologia che beneficiano
del sostegno dello Stato e previsti nelle linee guida per le attuali priorità
per lo sviluppo dei settori chiave nel campo dell'alta tecnologia della NDRC del
2007 o che esercitano attività di R&S che rientrano nel campo di
applicazione della comunicazione del Consiglio di Stato sull'attuazione di
numerose politiche di sostegno per il piano nazionale sugli sviluppi
scientifici e tecnologici a medio e lungo termine (2006-2020), n. 6 [2006] del
Consiglio di Stato. È evidente pertanto che tale regime fiscale va a beneficio
soltanto di determinate imprese che appartengono a specifici settori e svolgono
attività di R&S supportate dal governo della RPC, comprese le imprese del
settore incentivato del fotovoltaico.
(463)   Quanto al calcolo dell'importo
della sovvenzione, due esportatori che hanno collaborato inclusi nel campione
hanno argomentato che la Commissione ha erroneamente utilizzato i dati
contenuti nella loro dichiarazione dei redditi annuale del 2011 sebbene il PI comprenda
metà del 2011 e metà del 2012 e che ciò è in contrasto con il metodo di calcolo
di cui alla sezione E, lettera a), punto iii), degli orientamenti della
Commissione per il calcolo dell'importo della sovvenzione nelle inchieste sui
dazi compensativi del 1998. La Commissione rinvia a tutte le argomentazioni
sviluppate nel considerando 459 che risultano altresì pertinenti per
confutare l'asserzione addotta in merito a questo regime. La Commissione
osserva inoltre che l'argomentazione relativa a una presunta situazione di
perdita fiscale nell'esercizio fiscale 2012 assume una rilevanza scarsa, se non
nulla, perché una detrazione fiscale può essere riportata in avanti per cinque
esercizi fiscali aggiuntivi e compensata con qualsiasi reddito imponibile
dichiarato nei cinque anni successivi. Pertanto, anche se accettasse che tali
imprese hanno registrato una perdita fiscale nell'esercizio 2012 o che la
dichiarazione dei redditi definitiva certificata per il 2012 fosse disponibile
e presentasse una perdita fiscale (ciò che non avviene nel caso di specie), la
Commissione terrebbe comunque conto dei vantaggi conferiti dal regime perché
non si può escludere che tali vantaggi derivanti dalla detrazione fiscale del
2012 siano utilizzati non appena l'impresa riporti un reddito imponibile in uno
qualunque dei successivi cinque esercizi fiscali.
3.5.5.3.  Sgravi fiscali per le imprese di
nuova e alta tecnologia partecipanti a determinati progetti
(464)   Il governo della RPC e un
esportatore che ha collaborato hanno sostenuto che tale regime non è specifico,
che l'analisi sulla specificità non è basata su dati di fatto e che i criteri
per ottenere la qualifica di impresa di nuova e alta tecnologia vanno
considerati oggettivi o come condizioni che disciplinano il diritto a
beneficiare della sovvenzione e che l'ammissibilità a fruire di tale regime è
automatica. In merito alle conclusioni sulla specificità circa la limitazione
di tale regime e dei crediti d'imposta per la R&S anche alle imprese di nuova
e alta tecnologia, la Commissione rinvia alle spiegazioni fornite nei
considerando 321 e 325, nonché al considerando 462, parimenti
applicabili a tale regime. La Commissione ribadisce che in particolare le
misure di attuazione e i documenti sopra elencati dimostrano che l'applicazione
di tale regime e il riconoscimento della qualifica di impresa di nuova e alta
tecnologia, lungi dall'essere applicabili a tutte le imprese e dall'essere
basati su criteri oggettivi, sono riservati soltanto a determinati settori e
imprese sostenuti dal governo della RPC in virtù di criteri che non appaiono
essere oggettivi o neutri. Anche la possibilità di beneficiare di tale regime
non è automatica, bensì dipende dal riconoscimento della qualifica come impresa
di nuova e alta tecnologia, ottenuta a seguito dell'applicazione di una procedura
discrezionale da parte delle amministrazioni competenti che non è pertanto
automatica.
(465)   Un esportatore che ha
collaborato ha sostenuto che la Commissione ha calcolato erroneamente il
vantaggio della sovvenzione per tale regime perché ha utilizzato la
dichiarazione dei redditi certificati del 2011 allorché erano disponibili, e
sono state prese in considerazione in sede di verifica, le dichiarazioni dei
redditi trimestrali per il primo e il secondo trimestre del 2012 e che, in ogni
caso, la Commissione avrebbe potuto chiedere una copia della dichiarazione dei
redditi annuali definitiva per il 2012 non appena questa fosse stata
disponibile. Tale esportatore ha sostenuto anche che, se per calcolare il
vantaggio derivante dalla sovvenzione si è utilizzata la dichiarazione dei
redditi del 2011, occorre fare riferimento al fatturato dell'impresa nel 2011 e
non al fatturato nel corso del PI. La Commissione rinvia alle spiegazioni
fornite nel considerando 459. La Commissione osserva inoltre che nella
lettera in preparazione della verifica in loco trasmessa agli esportatori
inclusi nel campione, compreso l'esportatore in questione, aveva
specificatamente chiesto la presentazione delle dichiarazioni dei redditi
complete originali per gli esercizi fiscali relativi a tutto il PI e ai tre
anni precedenti. Tale esportatore che ha collaborato avrebbe pertanto dovuto e
potuto trasmettere la dichiarazione dei redditi per il 2012 non appena questa
era disponibile e la Commissione osserva che egli non vi ha provveduto nemmeno
di recente, quando ha trasmesso le sue osservazioni sulla comunicazione delle
conclusioni. Quanto all'argomentazione che la Commissione avrebbe dovuto
utilizzare il fatturato del 2011 per calcolare il vantaggio, si osserva che
l'importo del vantaggio risultante dalla dichiarazione dei redditi del 2011 è
considerato come ragionevolmente rappresentativo della situazione durante il
PI, in particolare tenuto conto del fatto che il pagamento dell'imposta per il
2011 era dovuto durante il PI (mese) e i dati finali per il 2012 non erano
disponibili al momento della verifica. In ogni caso, la Commissione non può
utilizzare denominatori differenti per misurare sovvenzioni differenti perché
altrimenti i dati percentuali non sarebbero comparabili e non sarebbe garantita
la coerenza dei calcoli. La Commissione aggiunge inoltre di non disporre di
dati verificati per il fatturato del 2011, bensì soltanto per il PI.
3.5.6.     Osservazioni delle parti circa
la concessione di diritti d'uso di terreni a un costo inferiore al valore
adeguato
(466)   Il governo della RPC ha
affermato che la Commissione non ha determinato la specificità a norma degli
articoli 2.1 e 2.2 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative e
non ha chiaramente suffragato le sue conclusioni in tema di specificità sulla
base di elementi di prova diretti, come richiesto all'articolo 2.4 di tale
accordo. Secondo il governo della RPC la Commissione non ha fornito prove
documentarie per determinare quali imprese abbiano beneficiato di aliquote preferenziali
nella concessione di diritti d'uso di terreni, né ha specificato la base
giuridica della sua asserzione che il settore della fabbricazione di moduli e
celle solari rientra in tali settori. Un produttore esportatore ha formulato
un'affermazione simile. Tali asserzioni hanno dovuto essere respinte. La
Commissione ha citato nel considerando 364 esempi di avvisi in tema di
diritti d'uso di terreni con cui le amministrazioni competenti hanno limitato i
potenziali acquirenti per il prezzo stabilito al solo settore del fotovoltaico
e hanno stabilito limiti di prezzo per i diritti acquistati dai produttori
esportatori inclusi nel campione. In mancanza di altre informazioni, richieste
ma non fornite dal governo della RPC, e in considerazione del sostegno dato dallo
Stato al settore del fotovoltaico e della natura non trasparente e
discrezionale della concessione di diritti d'uso di terreni, la Commissione ha
ritenuto che tali informazioni attestino l'esistenza di una specificità. 
(467)   Il governo della RPC e diversi
produttori esportatori hanno sostenuto che il valore di riferimento per i
diritti d'uso di terreni selezionato dalla Commissione non è adeguato. Il
governo della RPC ha sostenuto inoltre che la Commissione non si è adoperata con
il massimo impegno per individuare un valore di riferimento che si avvicini
alle condizioni di mercato esistenti in assenza della distorsione come
richiesto dall'organo di appello dell'OMC nella causa "Stati Uniti –
Dazi antidumping definitivi compensativi su taluni prodotti provenienti dalla
Cina"[101]. Tale asserzione ha dovuto essere respinta. La Commissione ha
analizzato in dettaglio diversi indicatori e ha confrontato Taiwan con la RPC
nel suo insieme, nonché con le singole province cinesi in questione. Dopo aver
effettuato l'analisi, la Commissione ritiene Taiwan un riferimento appropriato
in considerazione del complesso delle informazioni disponibili: i) il livello
comparabile di sviluppo economico e di infrastruttura economica di Taiwan e
della grande maggioranza delle province e delle città cinesi ove hanno sede i
produttori esportatori che hanno collaborato, ii) la vicinanza fisica tra Cina
e Taiwan, iii) l'elevato grado di infrastruttura industriale posseduto sia da
Taiwan sia da queste province cinesi, iv) le forti relazioni economiche e gli
scambi transfrontalieri tra Taiwan e la RPC, v)
l'elevata densità della popolazione nelle province cinesi in questione e a
Taiwan, vi) le analogie tra il tipo di terreni e di negoziazioni utilizzati per
la costruzione del pertinente riferimento a Taiwan con quelli della RPC e vii)
le caratteristiche comuni sotto l'aspetto demografico, linguistico e culturale
di Taiwan e della RPC. Inoltre le province in questione sono considerate per la
maggior parte quelle più industrializzate della RPC. Sebbene il Pil pro capite
di Taiwan e di queste città e province non coincida, il Pil di tale province e
città è cresciuto rapidamente negli ultimi anni tanto che esse stanno
mettendosi al passo con Taiwan. Inoltre, i dati più recenti mettono in evidenza
che sia la RPC nel suo insieme sia le province e le città in questione
presentano tassi di crescita del Pil molto superiori rispetto a Taiwan: il
divario tra i paesi si sta colmando molto rapidamente. È importante tuttavia
osservare che un confronto esatto tra il Pil di un'economia non di mercato (la
RPC) e il Pil di un'economia di mercato ben consolidata (Taiwan) non
costituisce un fattore decisivo perché è normale per un'economia non di mercato
non tenere il passo in termini di Pil con un'economia di mercato funzionante.
Inoltre, molti altri fattori quali ad esempio le norme urbanistiche e la
politica ambientale possono influenzare l'offerta e la domanda di terreni
industriali. Il nocciolo della questione è quali sarebbero le "condizioni
di mercato esistenti" riguardo ai diritti d'uso di terreni nelle province
cinesi in questione se esistesse un'economia di mercato funzionante e, sulla
base di tutti i riscontri raccolti, si conclude che esse sarebbero molto simili
a quelle di Taiwan.
3.5.7.     Altre osservazioni
(468)   Il denunciante ha sostenuto che
la Commissione dovrebbe rendere noti i regimi di sovvenzionamento aggiuntivi
riscontrati in sede di inchiesta e fissare margini di sovvenzione anche per
tali regimi non citati nella denuncia. A questo riguardo si osserva che tutte
le sovvenzioni che ottemperavano ai criteri giuridici per l'apertura
dell'inchiesta sono stati esaminati dalla Commissione.
(469)   Il denunciante ha affermato che
la Commissione avrebbe dovuto stabilire un margine di sovvenzione in merito
alla fornitura di silicio policristallino a un prezzo inferiore al valore
adeguato sulla base delle informazioni contenute nella denuncia e delle
conclusioni dell'autorità statunitense in un simile procedimento per il
fotovoltaico. La Commissione ha esaminato tale regime e, sulla base delle
informazioni ottenute dai produttori esportatori inclusi nel campione e dal
governo della RPC, ha concluso che durante il PI da tale regime non è stato
ricavato alcun vantaggio, principalmente perché i prezzi d'importazione del
silicio policristallino erano inferiori ai prezzi praticati dai fornitori
cinesi. Si osserva che il periodo dell'inchiesta del procedimento statunitense
è diverso da quello del presente procedimento.
(470)   Il denunciante ha sostenuto
inoltre che la Commissione avrebbe dovuto fissare un margine di sovvenzione
riguardo alla fornitura di energia elettrica a un costo inferiore al valore
adeguato. Tale argomentazione ha dovuto essere respinta. La Commissione non ha
raccolto riscontri sufficienti a determinare che i produttori esportatori
inclusi nel campione, ad eccezione di LDK, abbiano beneficiato della fornitura
agevolata di energia elettrica durante il PI.
(471)   Il governo della RPC ha
sostenuto che la metodologia di calcolo della Commissione ha determinato un
"doppio conteggio a livello di calcoli del margine antidumping e
antisovvenzioni". Secondo il governo della RPC la Commissione avrebbe
dovuto detrarre il margine di sovvenzione calcolato per il regime di
assicurazione dei crediti all'esportazione dai margini di dumping dato che si
tratta di una sovvenzione alle esportazioni. Il governo della RPC ha affermato
inoltre che la Commissione avrebbe dovuto detrarre dal margine di dumping i
margini di sovvenzione calcolati sulla base di riferimenti esterni al paese.
Esso ha argomentato che "la parte di dumping calcolata sulla base di un
valore normale di un paese di riferimento è in realtà lo stesso
sovvenzionamento che è stato compensato nella parallela inchiesta
antisovvenzioni". Nessuna di queste asserzioni avrebbe avuto alcun impatto
sul livello delle conseguenti misure poiché nel caso di specie i dazi combinati
sono limitati dal margine di pregiudizio. Il governo della RPC lo ha confermato
nelle osservazioni sulla comunicazione delle conclusioni definitive. Non si è
ritenuto pertanto necessario analizzare nella loro sostanza tali
argomentazioni.
3.6.        Importo delle sovvenzioni
compensabili
(472)   In
ottemperanza alle disposizioni del regolamento di base, gli importi relativi
alle sovvenzioni compensabili, espressi ad valorem, per le imprese oggetto di
inchiesta sono elencati nella tabella che segue:
 Produttore esportatore || Margine di sovvenzione definitivo 
 Wuxi Suntech Power Co. Ltd; Luoyang Suntech Power Co. Ltd; Suntech Power Co. Ltd; Wuxi Sun-Shine Power Co. Ltd; Zhenjiang Ren De New Energy Science Technology Co. Ltd; Zhenjiang Rietech New Energy Science Technology Co. Ltd, || 4,9 % 
 Yingli Energy (China) Co. Ltd; Baoding Tianwei Yingli New Energy Resources Co. Ltd; Hainan Yingli New Energy Resources Co. Ltd; Hengshui Yingli New Energy Resources Co. Ltd; Tianjin Yingli New Energy Resources Co. Ltd; Lixian Yingli New Energy Resources Co. Ltd; Baoding Jiasheng Photovoltaic Technology Co. Ltd; Beijing Tianneng Yingli New Energy Resources Co. Ltd; Yingli Energy (Beijing) Co. Ltd || 6,3 % 
 Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd; Trina Solar (Changzhou) Science & Technology Co. Ltd; Changzhou Youze Technology Co. Ltd; Trina Solar Energy (Shanghai) Co. Ltd; Yancheng Trina Solar Energy Technology Co. Ltd || 3,5 % 
 JingAo Solar Co. Ltd; Shanghai JA Solar Technology Co. Ltd, JA Solar Technology Yangzhou Co. Ltd; Shanghai Jinglong Solar Energy Technology Co. Ltd; Hefei JA Solar Technology Co. Ltd, || 5,0 % 
 Jiangxi LDK Solar Hi-Tech Co. Ltd; LDK Solar Hi-Tech (Hefei) Co. Ltd; LDK Solar Hi-Tech (Nanchang) Co. Ltd; LDK Solar Hi-Tech (Suzhou) Co. Ltd, || 11,5 % 
 Delsolar (Wujiang) Co. Ltd, || Importo minimo 
 Renesola Zhejiang Ltd Renesola Jiangsu Ltd || 4,6 % 
 Jinko Solar Co Ltd e società collegate || 6,5 % 
 Altre imprese che hanno collaborato (allegato 1) || 6,4 % 
 Tutte le altre imprese || 11,5 % 
(473)   Ai sensi dell'articolo 15,
paragrafo 3, del regolamento di base, il margine di sovvenzione totale per
le imprese che hanno collaborato non incluse nel campione va calcolato in base
alla media totale ponderata del margine di sovvenzione stabilito per le imprese
che hanno collaborato incluse nel campione e risulta pari al 6,4 %.
(474)   Dato l'alto livello di
collaborazione dei produttori esportatori cinesi, il dazio per "tutte le
altre imprese" è stato fissato al livello del dazio più elevato da imporre
alle imprese rispettivamente incluse nel campione o che hanno collaborato
all'inchiesta. Il dazio per "tutte le altre imprese" sarà applicato
alle imprese che non hanno collaborato all'inchiesta. 
4.           PREGIUDIZIO
4.1.        Definizione di industria
dell'Unione e di produzione dell'Unione 
(475)   Il
prodotto simile era fabbricato da circa 215 produttori nell'Unione. Essi
costituiscono l'industria dell'Unione ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 1,
del regolamento di base, e saranno di seguito denominati "l'industria
dell'Unione". Le istituzioni hanno verificato affermazioni delle parti
interessate secondo le quali il numero dei produttori sarebbe superiore; tale
verifica ha rivelato che i presunti produttori supplementari erano in realtà
prevalentemente produttori esportatori, importatori ad essi collegati,
distributori e installatori. 
(476)   Per stabilire la produzione
totale dell'Unione durante il PI, mancando informazioni pubbliche complete su
di essa, sono state usate tutte le informazioni disponibili riguardanti
l'industria dell'Unione, oltre a quelle contenute nella denuncia, i dati
macroeconomici forniti dall'agenzia di consulenza indipendente Europressedienst
("il consulente") e le risposte verificate al questionario rese dai
produttori UE inseriti nel campione. Poiché moduli e celle sono importati
nell'Unione nell'ambito di voci doganali relative ad altri prodotti non oggetto
della presente inchiesta e i volumi indicati per le importazioni sono espressi
in tonnellate, non è stato possibile utilizzare i dati di Eurostat per
determinare volumi e valori delle importazioni, che sono stati basati sui dati
forniti dal consulente. Ove possibile, i dati ottenuti dal consulente sono
stati sottoposti a un controllo incrociato con altre fonti pubbliche
disponibili e con le risposte verificate al questionario.
(477)   Su tale base, la produzione
totale dell'Unione durante il PI è stata stimata a circa 4 GW per i moduli e 2
GW per le celle.
(478)   Come indicato al considerando
21, per il campione sono stati scelti nove produttori dell'Unione, che
rappresentano tra il 18% e il 21% della produzione totale UE di moduli e tra il
17% e il 24 % della produzione totale UE di celle. 
(479)   Diverse parti interessate hanno
contestato il fatto che i dati forniti dal consulente siano stati utilizzati
per determinare, tra l'altro, la produzione dell'Unione, la capacità di
produzione dell'Unione nonché altri indicatori macroeconomici di pregiudizio
concernenti l'industria dell'Unione e i dati sulle importazioni. Tali parti
hanno sollevato dubbi sull'indipendenza del consulente sostenendo che esso
fosse collegato al denunziante. Essi hanno inoltre chiesto chiarimenti sui
criteri in base ai quali il consulente è stato selezionato dalla Commissione e
hanno messo in dubbio la sua competenza nella raccolta di dati economici
relativi al settore del FV. A questo proposito si è affermato che la
Commissione avrebbe dovuto basare le sue conclusioni su dati provenienti da
altre fonti disponibili, in particolare da istituti di ricerca noti. Infine,
AFASE ha fatto riferimento alle migliori prassi per la presentazione di
elementi di prova di natura economica e di raccolta di dati nei casi
riguardanti l'applicazione degli articoli 101 e 102 del TFUE e nei casi di
concentrazione, per contestare l'attendibilità dei dati presentati dal
consulente.
(480)   Per quanto riguarda i presunti
legami tra il consulente e il denunziante, le parti interessate non hanno
fornito alcun elemento di prova dell'esistenza di tali collegamenti.
Analogamente, l'inchiesta non ha messo in luce alcun elemento di prova di
relazioni che vadano oltre il mero carattere commerciale. In seguito alla
comunicazione delle conclusioni definitive, una parte interessata ha osservato
che vi erano indicazioni che gli elementi di prova prima facie presentati dal
denunziante, l'industria dell'Unione, nella denuncia fossero basati su dati
forniti dallo stesso consulente. Anche riconoscendo che i risultati per alcuni
indicatori erano effettivamente simili agli elementi di prova contenuti nella
denuncia, questo non significa necessariamente che essi sono stati stabiliti
sulla base di un'unica fonte. A questo proposito, nella denuncia sono indicate
le diverse fonti utilizzate. Le affermazioni al riguardo sono pertanto state
respinte. 
(481)   La
Commissione ha ritenuto opportuno avvalersi di questa consulenza nell'inchiesta
attuale a causa della mancanza di altre fonti pubblicamente accessibili dei
necessari dati macroeconomici riguardanti l'intero mercato dell'Unione, nonché
dei dati sulle importazioni. Prima di selezionare Europressedienst la
Commissione ha valutato la metodologia utilizzata dal consulente per la
raccolta dei dati pertinenti nonché la sua capacità di fornire i dati necessari
separatamente per tutti i tipi di prodotto e per tutto il periodo considerato.
(482)   Inoltre,
nel corso dell'inchiesta, i dati forniti dal consulente sono stati confrontati,
ove possibile, con altre fonti disponibili e sono stati in tal modo confermati.
A tale riguardo va notato che sul mercato esistono diverse società di ricerca
specializzate nella compilazione di statistiche sul FV e le cifre riportate non
sono quasi mai identiche. Ciò è dovuto al fatto che per ogni istituto di
ricerca è difficile ottenere cifre precise e quindi gli indicatori forniti per
il mercato FV saranno sempre basati su stime, indipendentemente dal fornitore
di tali cifre. In questo contesto, la verifica incrociata effettuata dalla
Commissione consisteva nel raffrontare le tendenze dei dati ricevuti dal
consulente alle tendenze degli stessi dati pubblicati da altre società di
ricerca, dal Centro comune di ricerca della Commissione europea
("CCR") e dall'Associazione dell'industria fotovoltaica europea
("EPIA") sugli stessi argomenti, se disponibili. Non sono state
rilevate differenze significative a seguito del controllo incrociato e le
tendenze degli indicatori per i quali è stato fatto un controllo incrociato
erano analoghe. Le conclusioni provvisorie riguardanti l'antidumping non sono
quindi basate unicamente sui dati forniti dalla società di consulenza, ma anche
sull'analisi e sulla valutazione di tali dati effettuate dalla Commissione.
Inoltre, come già ricordato al considerando 8, dopo l'istituzione delle misure
antidumping provvisorie è stata effettuata una visita di verifica presso la
sede del consulente. La Commissione ha effettuato la verifica in loco presso la
sede del consulente per verificare l'affidabilità della metodologia e dei dati
forniti. La verifica in loco è stata svolta al fine di dare un seguito al
controllo incrociato dei dati da parte della Commissione e ottenere ulteriori
garanzie per quanto riguarda l'affidabilità e la qualità dei dati e della
relativa metodologia. La verifica in loco è stata considerata opportuna in
applicazione del principio di buona amministrazione, anche se i dati non sono
stati forniti da una parte interessata, ma da un consulente. Di conseguenza, la
Commissione è stata ulteriormente rassicurata sull'affidabilità dei dati
forniti dal consulente.
(483)   Una
parte ha sostenuto che la metodologia del controllo incrociato utilizzata dalla
Commissione non è stata illustrata in modo dettagliato e ha chiesto di indicare
le altre fonti utilizzate per il controllo incrociato. Tale parte sostiene
inoltre che la metodologia utilizzata era in ogni caso priva di validità, in
quanto sono state confrontate solo tendenze da varie fonti e non valori
assoluti. 
(484)   Quanto alle altre fonti
utilizzate per il controllo incrociato dei dati forniti dal consulente, si
trattava di relazioni pubblicate dal CCR e dall'EPIA sugli stessi argomenti.
Per quanto riguarda il confronto di dati con altre fonti, occorre notare che
essi rispecchiano non solo tendenze analoghe ma anche quantità simili. Di
conseguenza, la Commissione ha concluso che il metodo utilizzato era adeguato e
le argomentazioni a tale riguardo sono state respinte.
(485)   La principale attività del
consulente consiste nel raccogliere dati collegati al settore del FV e
sviluppare una base dati aggiornata delle imprese attive sul mercato FV. Tali
dati sono pubblicati in riviste specializzate sul FV e utilizzati anche da
singole società per le quali il consulente effettua ricerca specializzata. La
base dati sviluppata da Europressedienst è regolarmente aggiornata e
ripubblicata. Inoltre il consulente ha vari anni di esperienza nel settore. Più
precisamente, la metodologia del consulente consiste nel raccogliere
informazioni, sottoporle ad un controllo incrociato e agglomerarle utilizzando
varie fonti disponibili sul mercato. A tal fine, il consulente raccoglie i dati
tramite questionari standard inviati alle imprese contenute nella base dati o
tramite interviste telefoniche, in particolare con i produttori dell'Unione,
oppure durante fiere specializzate, in particolare rivolgendosi ai produttori
di paesi terzi. Quando le informazioni non possono essere ottenute attraverso i
canali appena menzionati, Europressedienst controlla le relazioni finanziarie
di società del settore fotovoltaico o collabora liberamente con altri istituti
di ricerca al fine di ottenere dati o effettuarne un controllo incrociato. È
stato verificato che tali fonti sono state utilizzate dal consulente
nell'attività quotidiana. Alla luce di quanto sopra, si è ritenuto opportuno
utilizzare i servizi di Europressedienst nella presente inchiesta e le
obiezioni delle parti a tale riguardo sono state pertanto respinte.
(486)   Per quanto riguarda le buone
prassi in materia di presentazione di elementi di prova di natura economica
pubblicate dal servizio competente della Commissione ("buone
prassi"), occorre fare le seguenti osservazioni. In primo luogo, si tratta
di un documento che non impegna la Commissione, in quanto non è stato adottato
dal Collegio, ma pubblicato dal servizio competente con l'obiettivo di fornire
raccomandazioni alle parti per quanto riguarda la presentazione di elementi di
prova di natura economica. In secondo luogo, le "buone prassi"
riguardano la presentazione dell'analisi economica e dei dati utilizzati per le
inchieste sulla concorrenza a norma degli articoli 101 e 102 del TFUE e nei
casi di concentrazione. Le norme applicabili, le norme sulle prove e i poteri
di indagine della Commissione in tali casi di concorrenza non possono essere
paragonati alle inchieste di difesa commerciale, alle quali si applica una
serie di norme completamente diverse. 
(487)   Diverse parti interessate hanno
contestato la metodologia utilizzata dal consulente, sostenendo che essa non
raggiungerebbe standard scientifici riconosciuti. Tuttavia, come indicato sopra
al considerando 481, la metodologia è stata valutata e i dati risultanti sono
stati confrontati e verificati e, di conseguenza, sono stati considerati in
linea con altri dati pubblicati e quindi ragionevolmente affidabili. I punti specifici sollevati da alcune parti interessate
sono stati chiariti a livello bilaterale e resi disponibili nell'archivio
pubblico dell'inchiesta, consultabile da tutte le parti interessate.
(488)   La CCCME ha affermato che il
metodo dell'aggregazione dei dati non è stato chiarito. L'affermazione è stata
respinta, poiché le informazioni pertinenti sono state messe a disposizione di
tutte le parti interessate nel fascicolo consultabile dalle parti interessate.
(489)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive, alcune parti hanno ribadito le loro preoccupazioni
circa la selezione del consulente da parte della Commissione e la qualità dei
dati forniti. A tale riguardo si è affermato che i dati del consulente possono
essere ordinati e acquistati "su misura", per soddisfare specifiche
richieste di clienti potenziali e dunque possono non essere obiettivi. La CCCME
ha inoltre contestato il fatto che i dati raccolti dal consulente possano
essere considerati prove positive ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del
regolamento di base, poiché sono stati in larga misura basati su ipotesi e
stime. È stato inoltre sottolineato che i dati forniti non erano
sufficientemente sostenuti da elementi di prova nel fascicolo e che non erano
espliciti, obiettivi e verificabili.
(490)   Per quanto riguarda tali argomentazioni,
si fa riferimento ai considerando 481 e 482, che forniscono ulteriori
informazioni concernenti la selezione del consulente. Inoltre, si osserva che
la Commissione ha assunto il consulente sulla base delle migliori informazioni
disponibili in quel momento e in piena conformità con il regolamento
finanziario della Commissione applicabile alla procedura. Si deve anche
ricordare che la capacità del consulente di fornire tutti i dati necessari a
tempo debito era un elemento di grande importanza poiché la Commissione era
vincolata ai termini previsti per la pubblicazione delle conclusioni
provvisorie nell'inchiesta in corso. 
(491)   Per quanto riguarda la qualità
dei dati forniti e il fatto di poterli considerare elementi di prova positivi
conformemente all'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base, come
indicato al considerando 482, la metodologia utilizzata dal consulente per la
raccolta dei dati è stata esaminata ed è stata ritenuta di qualità
soddisfacente. Inoltre, come citato anche allo stesso considerando, i dati
forniti dal consulente sono stati confrontati con altre fonti, quando
possibile, e sono risultati essere ragionevolmente precisi. Va osservato infine
che il consulente ha una base dati che viene aggiornata su base regolare,
indipendentemente dalle esigenze e dalle richieste dei clienti. La stessa base
dati è utilizzata per aggregare e fornire statistiche sul FV a vari clienti, e
quindi l'affermazione che i dati non erano oggettivi ha dovuto essere respinta.

(492)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive, una parte interessata ha sostenuto che la Commissione
non aveva comunicato le fonti, la metodologia utilizzata e le società con cui
il consulente ha collaborato per la compilazione dei dati macroeconomici
forniti. Un'altra parte interessata ha ribadito che la metodologia applicata
dal consulente suggerisce risultati inesatti. Varie parti interessate hanno
chiesto ulteriori informazioni concernenti la metodologia utilizzata dal
consulente come i tassi medi di risposta ai questionari/alle interviste, la
percentuale di dati raccolti tramite ciascun canale, in che modo sono stati
verificati, le approssimazioni/ipotesi utilizzate per elaborare i dati, il
numero di imprese per le quali sono state effettuate approssimazioni e almeno un
numero indicativo dei dipendenti del consulente.
(493)   Per quanto riguarda tali
argomentazioni va osservato che, in seguito all'istituzione delle misure
provvisorie, la Commissione ha illustrato alle parti interessate la metodologia
e le fonti utilizzate dal consulente per l'aggregazione dei dati e dopo la
divulgazione delle conclusioni provvisorie sono state affrontate domande
specifiche delle parti interessate a questo proposito. Le ulteriori richieste
di informazioni delle parti interessate presentate in seguito alla
comunicazione delle conclusioni definitive sono ritenute soddisfatte dalle
informazioni resesi disponibili dopo l'istituzione di dazi provvisori nella
misura in cui lo consentono le limitazioni per motivi di riservatezza. Inoltre,
va sottolineato che la Commissione ha verificato in loco le modalità di
raccolta e di aggregazione dei dati da parte del consulente e le relative
ipotesi di base per l'aggregazione dei dati. I risultati della verifica sono
stati soddisfacenti e la Commissione era certa della congruità delle ipotesi di
base e della qualità dei dati forniti dal consulente. Inoltre, le parti non
hanno contestato i dati in quanto tali. 
(494)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive, un'altra parte ha chiesto chiarimenti per quanto
riguarda il numero di produttori dell'Unione presi in considerazione dal
consulente nella raccolta dei dati e la sovrapposizione tra questi produttori e
i circa 215 produttori dell'Unione noti alla Commissione. Al riguardo, si
precisa che i produttori dell'Unione considerati dal consulente sono in gran
parte gli stessi noti per rappresentare l'industria dell'Unione nella presente
inchiesta, di cui al considerando 475. 
(495)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, una parte ha sostenuto che la Commissione ha condotto
l'analisi del pregiudizio in modo incoerente, poiché è stata effettuata
separatamente per moduli e celle, mentre il margine di pregiudizio e di
sovvenzione è stato calcolato come media ponderata per moduli e celle insieme.
A tale riguardo va notato che, mentre gli indicatori sono stati illustrati
separatamente per ciascun tipo di prodotto, le conclusioni raggiunte per
ciascun indicatore si riferiscono al prodotto in esame nel suo insieme. Si
ricorda inoltre che moduli e celle costituiscono un unico prodotto e quindi i
margini di sovvenzione e il livello di eliminazione del pregiudizio sono stati
calcolati su questa base. L'affermazione è stata pertanto respinta.
(496)   Infine, un'altra parte ha
sostenuto che il calcolo dei valori degli indicatori macroeconomici durante il
PI è stato erroneamente basato su una media semplice degli anni 2011 e 2012 e
che tale metodo non sarebbe oggettivo e non avrebbe portato a risultati che
riflettono la situazione reale durante il PI. Si precisa che la media semplice
dei dati è stata utilizzata solo nei casi in cui vi erano tendenze analoghe nei
periodi in questione. Nei casi in cui le tendenze erano diverse, la metodologia
è stata opportunamente adeguata tenendo conto della realtà del mercato. La parte
interessata non ha specificato in quale misura i risultati della metodologia
utilizzata non rifletterebbero la realtà del mercato. Tali argomentazioni sono
state pertanto respinte.
4.2.        Determinazione del mercato
pertinente dell’Unione
(497)   Una parte dell'industria
dell'Unione è integrata verticalmente e una parte notevole della produzione
dell'industria dell'Unione aveva un uso vincolato, legato soprattutto alla
produzione di celle.
(498)   Per stabilire se l'industria
dell'Unione avesse subito un pregiudizio grave e calcolare consumi e altri
indicatori economici, si è esaminato se e in che misura si dovesse tener conto
dell'uso successivo della produzione dell'industria dell'Unione relativa al
prodotto simile (l'uso "vincolato").
(499)   Per tracciare un quadro il più
completo possibile della situazione dell'industria dell'Unione, sono stati
analizzati dati relativi all'intera attività del prodotto simile e si è
stabilito poi se la produzione fosse destinata a un uso vincolato o al mercato
libero. 
(500)   È emerso che, con riferimento
all'intera attività (compreso l'uso vincolato dell'industria), occorreva
esaminare i seguenti indicatori economici relativi all'industria dell'Unione:
consumi, volumi di vendita, produzione, capacità di produzione, utilizzo degli
impianti, crescita, investimenti, scorte, occupazione, produttività, flusso di
cassa, utile sul capitale investito, capacità di ottenere capitali ed entità
delle sovvenzioni compensabili. Dall'inchiesta emerge infatti che è opportuno
esaminare i suddetti indicatori con riferimento all'intera attività poiché le
importazioni dal paese interessato hanno colpito anche la produzione destinata
all'uso vincolato. Di seguito l'insieme del mercato vincolato e di quello
libero è denominato "mercato complessivo".
(501)   L'analisi della redditività si
è focalizzata sul mercato libero perché i prezzi sul mercato vincolato non
sempre riflettevano i prezzi di mercato e ciò non aveva influito su questo
indicatore. 
(502)   Diverse parti hanno affermato
che il pregiudizio avrebbe dovuto essere valutato separatamente per il mercato
vincolato e per il mercato libero. Una parte ha sostenuto che i dati relativi
alle celle destinate all'uso vincolato avrebbero dovuto essere esclusi dalla
valutazione del pregiudizio in quanto essi non sono stati influenzati dalle
importazioni sovvenzionate.
(503)   L'inchiesta
ha dimostrato che i produttori dell'Unione integrati verticalmente sono stati
costretti ad importare prodotti sovvenzionati (celle) e a cessare la produzione
di questi prodotti ad un costo superiore al prezzo all'importazione, in
conseguenza della pressione esercitata sui prezzi dalle importazioni oggetto di
sovvenzioni. Inoltre, l'inchiesta ha rivelato anche che il mercato libero e il
mercato vincolato evidenziavano le stesse tendenze in materia di prezzi, il che
dimostra che erano entrambi colpiti dalle importazioni in questione. 
(504)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, alcune parti hanno ribadito che la Commissione non era
riuscita a fornire un'analisi adeguata e motivata del mercato vincolato o a
spiegare perché non era stata eseguita un'analisi separata. Una parte ha
sostenuto che non erano state fornite informazioni sull'importanza della
produzione dell'Unione destinata all'uso vincolato. È stato inoltre sostenuto
che il considerando 106 del regolamento antidumping provvisorio, nel quale si
conclude che i prezzi sul mercato vincolato non riflettevano sempre prezzi di
mercato, era in contraddizione con le conclusioni di cui al considerando 503,
secondo le quali il mercato libero e il mercato vincolato registravano tendenze
analoghe per quanto riguarda i prezzi.
(505)   Va notato in primo luogo che il
considerando 105 del regolamento antidumping provvisorio illustra i motivi per
cui si è ritenuto opportuno esaminare indicatori di pregiudizio (ad eccezione
della redditività) riferiti all'attività intera dell'industria dell'Unione,
compreso l'uso vincolato. A tale riguardo va ricordato, come spiegato sempre
allo stesso considerando, che l'inchiesta ha dimostrato che la produzione per
uso vincolato è stata altrettanto colpita dalla concorrenza delle importazioni
dalla RPC, che in quanto tale non è stata contestata dalle parti interessate.
Pertanto, l'argomentazione che non sono state fornite spiegazioni sul perché
non si è svolta un'analisi separata ha dovuto essere respinta. Inoltre, come si
evince da tale conclusione, dev'essere respinta anche l'affermazione che tale
analisi separata del mercato vincolato avrebbe dovuto aver luogo. 
(506)   In secondo luogo, anche se sulla
base di quanto precede l'importanza della produzione dell'Unione destinata
all'uso vincolato non è stata ritenuta un elemento essenziale, va osservato che
la produzione dell'Unione di celle destinate ad uso vincolato ha rappresentato
circa la metà della produzione totale nel PI. Infine, si precisa che il fatto
che i prezzi sul mercato vincolato non riflettano i prezzi sul mercato libero,
non necessariamente contraddice il fatto che entrambi i prezzi abbiano seguito
le stesse tendenze, in quanto essi possono ancora situarsi a diversi livelli o
i movimenti di prezzo possono essere più o meno ampi, creando quindi un quadro
diverso. Sulla base di quanto precede, le argomentazioni riguardanti il mercato
vincolato sono state respinte.
(507)   Le parti interessate non hanno
fornito alcuna informazione che avrebbe potuto privare tale conclusione della
sua validità. Per questi motivi, le argomentazioni al riguardo sono respinte.
4.3.        Consumo dell'Unione
(508)   Il consumo dell'Unione
comprende il volume totale delle importazioni del prodotto in esame e il volume
totale delle vendite del prodotto simile nell'UE, comprese quelle destinate
all'uso vincolato. Non erano disponibili dati completi sulle vendite totali
dell'industria dell'Unione sul mercato UE. Inoltre, talune importazioni
nell'Unione sono state registrate nell'ambito di voci doganali relative ad
altri prodotti, estranei alla presente inchiesta, e i volumi delle importazioni
riferiti da Eurostat erano espressi in tonnellate. Non si è perciò potuto
ricorrere a dati di Eurostat per calcolare volumi e valore delle importazioni.
Il consumo dell'Unione è stato quindi calcolato in base a dati comunicati dal
consulente come descritto sopra e il risultato è stato sottoposto ad un
controllo incrociato con dati tratti da fonti pubbliche, come ricerche di
mercato e studi pubblicamente disponibili, e con le risposte verificate al
questionario. 
(509)   Il
consumo dell'Unione è stato caratterizzato dal seguente andamento:
Tabella
1- a
Consumo
UE di moduli (in MW)
             ||             2009 ||             2010 ||             2011 ||             PI 
             Mercato complessivo ||             5 465 ||             12 198 ||             19 878 ||             17 538 
             Indice (2009= 100) ||             100 ||             223 ||             364 ||             321 
Fonte: Europressedienst 
Tabella
1-b
Consumo
UE di celle (in MW)
             ||             2009 ||             2010 ||             2011 ||             PI 
             Mercato complessivo ||             2 155 ||             3 327 ||             4 315 ||             4 021 
             Indice (2009= 100) ||             100 ||             154 ||             200 ||             187 
Fonte: Europressedienst
(510)   Nel
periodo in esame, tra il 2009 e il PI il consumo totale UE è aumentato del 221%
per i moduli e dell'87% per le celle, ma poi durante il PI è diminuito rispetto
al 2011. Complessivamente, il consumo UE del prodotto oggetto dell'inchiesta è
notevolmente aumentato rispetto al livello del 2009. 
(511)   Una parte interessata ha
affermato che i dati sul consumo dell'Unione del prodotto oggetto
dell'inchiesta variano notevolmente, a seconda della fonte utilizzata. Tale
parte ha sostenuto che dati affidabili possono essere stabiliti soltanto sulla
base delle informazioni raccolte presso istituti specializzati o centri di
ricerca. Alla luce delle spiegazioni e delle conclusioni di cui ai considerando
da 481 a 483 per quanto riguarda l'affidabilità dei dati forniti dal consulente
utilizzati nell'inchiesta, tale argomentazione è stata respinta. 
(512)   La stessa parte interessata ha
poi affermato che il consumo dell'Unione non dovrebbe essere calcolato sommando
semplicemente le capacità di produzione di moduli disponibili nell'Unione, e
che piuttosto si dovrebbe sottrarre dalle suddette capacità il consumo di
moduli per i progetti propri dell'industria dell'Unione. L'obiezione è stata
respinta, poiché il consumo dei moduli è stato stabilito sulla base delle nuove
capacità installate nell'Unione. Si tratta di una prassi comune per determinare
il consumo di moduli. Per le celle, il consumo è stato determinato sulla base
della produzione dell'Unione di moduli.
(513)   Un'altra parte ha sostenuto che
il metodo descritto dal consulente riconosce la difficoltà di stabilire dati
affidabili relativi al consumo. Si è inoltre affermato che i dati sulle
importazioni così come le vendite all'esportazione dell'industria dell'Unione
erano basati o su stime non verificabili o su dati incompleti e che il
controllo incrociato della Commissione non era sufficiente a motivare la
conclusione che questi dati fossero stati effettivamente affidabili e precisi. 
(514)   Come già indicato nei
considerando 481 e 482, la qualità dei dati e i metodi utilizzati per la
rilevazione dei dati sono stati verificati dalla Commissione durante la visita
in loco, in base alla quale si è ritenuto che i metodi impiegati fossero
adeguati e i risultati precisi e ragionevolmente affidabili. Questa
argomentazione è stata perciò respinta. 
4.4.        Importazioni dal paese
interessato
4.4.1.     Volume e quota di mercato delle
importazioni provenienti dal paese interessato
(515)   Le
importazioni nell'UE dal paese interessato hanno registrato l'andamento
descritto nelle seguenti tabelle. Le cifre sono indicate solo in forma di
indici e di fasce di valori per motivi di riservatezza. Ciò è dovuto al fatto
che le importazioni effettuate dal produttore esportatore rispetto al quale non
sono state riscontrate sovvenzioni, come indicato al considerando 472 di cui
sopra, sono state detratte dal totale delle importazioni dalla RPC.
Tabella
2-a
Importazioni
di moduli dalla RPC (in MW)
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume delle importazioni dalla RPC Indice (2009= 100) || 100 || 251 || 462 || 408 
 Quota di mercato sul mercato complessivo || 60 % — 65 % || 68 % — 73 % || 75 % — 80 % || 78 % — 83 % 
Fonte: Europressedienst
Tabella
2-b
Importazioni
di celle dalla RPC (in MW)
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume delle importazioni dalla RPC Indice (2009= 100) || 100 || 273 || 491 || 506 
 Quota di mercato sul mercato complessivo || 5 % — 10 % || 12 % — 17 % || 17 % — 22 % || 22 % — 27 % 
Fonte: Europressedienst
(516)   Nel
periodo in esame, il volume delle importazioni dal paese interessato verso
l'Unione è notevolmente aumentato: del 300 % per i moduli e di oltre il
400 % per le celle. Ciò ha provocato un consistente aumento della quota di
mercato delle importazioni nella UE provenienti dal paese interessato. Più
precisamente, la quota di mercato delle importazioni dal paese interessato è
salita dal [60 % - 65 %] al [78 % - 83 %] per i moduli e dal
[5 % -10 %] al [22 % - 27 %] per le celle. Nel complesso,
le importazioni del prodotto in esame originarie della RPC hanno fatto registrare
un notevole aumento del volume e della quota di mercato tra il 2009 e il PI.
(517)   Si noti
che l'aumento delle importazioni dal paese interessato è stato di gran lunga
superiore all'aumento del consumo UE del prodotto in esame. I produttori
esportatori hanno quindi beneficiato della crescita del consumo UE e la loro
posizione sul mercato è divenuta più forte a causa dell'aumento della quota di
mercato.
(518)   Una parte interessata ha
affermato che i dati sul volume delle importazioni del prodotto in esame
variano notevolmente, a seconda della fonte utilizzata. Tale parte ha sostenuto
che dati affidabili possono essere stabiliti soltanto sulla base delle
informazioni raccolte presso istituti specializzati o centri di ricerca. Alla
luce delle spiegazioni e delle conclusioni di cui ai considerando da 481 a 483
per quanto riguarda l'affidabilità dei dati utilizzati nell'inchiesta, tale
argomentazione è stata respinta.
(519)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive, una parte interessata ha contestato la metodologia
seguita per stabilire il valore totale delle importazioni dalla RPC, sostenendo
che esso era basato su transazioni effettuate al livello CIF, dazio non
corrisposto, e quindi non è stato accertato che tali operazioni siano state
destinate al consumo dell'Unione. A tale proposito è opportuno chiarire che il
valore totale delle importazioni dalla RPC, in base ai dati forniti dalla
società di consulenza, non era stato utilizzato nelle conclusioni e che nel
corso dell'inchiesta erano stati determinati soltanto volumi e prezzi delle
importazioni. Dato che la metodologia per determinare i prezzi all'importazione
non è stata contestata in quanto tale dalla parte interessata, è fatto
riferimento alle pertinenti conclusioni di cui ai considerando da 520 a 528
seguenti. L'affermazione è stata pertanto respinta. 
4.4.2.     Prezzi delle importazioni e
sottoquotazione dei prezzi (undercutting)
(520)   Il
prezzo medio delle importazioni nell'UE dal paese interessato ha registrato il
seguente andamento:
Tabella
3-a
Prezzi
dei moduli importati dalla RPC (in EUR/kW)
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Prezzi all'importazione || 2 100 || 1 660 || 1 350 || 764 
 Indice (2009= 100) || 100 || 79 || 64 || 36 
Fonte: Europressedienst e risposte verificate
al questionario per il campione
Tabella
3-b
Prezzi
delle celle importate dalla RPC (in EUR/kW)
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Prezzi all'importazione || 890 || 650 || 620 || 516 
 Indice (2009= 100) || 100 || 73 || 70 || 58 
Fonte: Europressedienst e risposte verificate
al questionario
(521)   Nel periodo in esame i prezzi
medi all'importazione dalla RPC di moduli e celle sono diminuiti in misura
significativa. Per i moduli, il prezzo medio all'importazione è sceso del 64 %,
da 2100 EUR/kW, nel 2009, a 764 EUR/kW nel PI. Analogamente, il prezzo medio
all'importazione dalla RPC delle celle è diminuito del 42%, da 890 EUR/kW
a 516 EUR/kW. 
(522)   Complessivamente, il prezzo del
prodotto in esame è diminuito significativamente tra il 2009 e il PI.
(523)   Un importatore non collegato
che ha collaborato ha sostenuto che i prezzi all'importazione avrebbero dovuto
essere stabiliti sulla base delle sue importazioni del prodotto in esame
nell'Unione, in base ai dati da lui forniti nel corso dell'inchiesta. Tuttavia,
le informazioni fornite da questo importatore nel corso dell'inchiesta
rappresentavano solo una frazione del totale delle importazioni nell'Unione e
su questa base non era possibile trarre conclusioni significative per quanto
riguarda il prezzo medio all'importazione di tutte le importazioni dalla RPC
durante l'intero periodo in esame, comprendente diversi anni. Tale
argomentazione è stata pertanto respinta. 
(524)   Un'altra parte ha sostenuto che
la metodologia per determinare i prezzi non è stata spiegata, in particolare
non è stato precisato il modo in cui i dati delle varie fonti sono stati fusi e
riconciliati. In aggiunta, è stato affermato che costi d'importazione avrebbero
dovuto basarsi sulle informazioni verificate raccolte durante l'inchiesta,
piuttosto che su stime. 
(525)   Si ritiene che il metodo messo
a disposizione delle parti interessate sia sufficientemente completo e consenta
di comprendere in che modo i dati sono stati stabiliti. Per quanto riguarda i
"costi d'importazione", si precisa che si è proceduto a un
adeguamento dei prezzi spot per ottenere prezzi CIF. La stima presentata è
stata confermata con i dati raccolti durante l'inchiesta.
(526)   Per calcolare la
sottoquotazione dei prezzi durante il PI, è stato effettuato un confronto tra
la media ponderata dei prezzi di vendita per tipo di prodotto praticati ad
acquirenti non collegati sul mercato dell'Unione dai produttori UE inclusi nel
campione, adeguati a livello franco fabbrica, e la media ponderata dei
corrispondenti prezzi per tipo di prodotto delle importazioni di produttori
esportatori cinesi che hanno collaborato al primo acquirente indipendente nel
mercato dell'Unione, su base CIF e debitamente adeguati per tenere conto di
costi post importazione come sdoganamento, movimentazione e carico. Si è fatto
ricorso alla media dei costi post importazione dei due importatori di moduli
inclusi nel campione, quando i loro dati erano disponibili.
(527)   Il
confronto dei prezzi è stato effettuato in base ai singoli tipi di prodotti per
transazioni allo stesso stadio commerciale, apportando gli adeguamenti del caso
e dopo aver dedotti sconti e riduzioni. Il risultato del confronto, espresso in
percentuale del fatturato dei produttori UE inclusi nel campione durante il PI,
ha evidenziato una media ponderata dei margini di sottoquotazione che si
colloca tra il 19,8 % e il 37,5 % per i moduli e tra il 12,6% e il
53,8 % per le celle, nonché tra il 19,8 % e il 37,5 % in termini
generali per il prodotto in esame.
(528)   Va
osservato che per un produttore esportatore incluso nel campione è stata
calcolata una sottoquotazione negativa dei prezzi per le celle. Tuttavia,
poiché i quantitativi esportati non erano significativi ciò non può essere
considerato rappresentativo. Inoltre, un altro produttore esportatore incluso
nel campione ha contestato la fonte per l'adeguamento da monocelle a
multicelle, senza però fornire motivazioni. In effetti lo specifico adeguamento
non è stato contestato dal produttore esportatore, né sono state fornite
informazioni o elementi di prova nuovi, pertanto la richiesta è stata respinta. 
4.5.        Situazione economica
dell'industria dell'Unione
4.5.1.     Dati generali
(529)   In
conformità dell'articolo 8, paragrafo 4, del regolamento di base la Commissione
ha esaminato tutti i fattori e gli indici economici pertinenti in rapporto con
la situazione dell'industria dell'Unione. Come
indicato ai considerando da 14 a 22, per esaminare il pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione ci si è serviti del campionamento.
(530)   Per valutare il pregiudizio, la
Commissione ha operato una distinzione tra indicatori di pregiudizio
macroeconomici e microeconomici. La Commissione ha analizzato gli indicatori
macroeconomici per il periodo in esame sulla base dei dati ottenuti dal
consulente indipendente e confrontati, ove possibile, con altre fonti
disponibili e dalle risposte verificate al questionario fornite dai produttori
dell'Unione inclusi nel campione. La Commissione ha analizzato gli indicatori
microeconomici sulla base delle risposte verificate al questionario dei
produttori dell'Unione inclusi nel campione.
(531)   Per la
presente inchiesta sono stati valutati i seguenti indicatori macroeconomici in
base alle informazioni relative a tutti i produttori del prodotto simile
nell'Unione: produzione, capacità di produzione, utilizzo degli impianti,
volume delle vendite, quota di mercato, crescita, occupazione, produttività,
entità delle sovvenzioni compensabili e ripresa dagli effetti di precedenti
sovvenzioni o dumping. 
(532)   Sono stati valutati i seguenti
indicatori microeconomici in base ai dati relativi ai produttori UE del
prodotto simile inclusi nel campione: prezzi medi unitari, costo unitario,
costi del lavoro, scorte, redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul
capitale investito e capacità di ottenere capitali.
(533)   Una
parte interessata ha affermato che le condizioni di mercato del prodotto in
esame sono diverse nei vari Stati membri e che pertanto l'analisi del
pregiudizio andrebbe effettuata separatamente a livello di ciascuno Stato
membro. Questa obiezione non è stata motivata. Inoltre, dall'inchiesta non
emerge alcuna circostanza particolare che giustifichi un'analisi del
pregiudizio per singolo Stato membro. Questa argomentazione è stata perciò
respinta. 
(534)   Alcune parti hanno avanzato
dubbi sull'attendibilità complessiva degli indicatori di pregiudizio
macroeconomici utilizzati dalla Commissione ai fini della presente inchiesta.
Esse hanno affermato che le tendenze accertate per un certo numero di questi
indicatori differiscono dalle tendenze stabilite per i medesimi indicatori per
i produttori dell'Unione inseriti nel campione. Le parti hanno fatto riferimento
alla produzione, alla produttività, alle vendite, al costo medio del lavoro e
all'occupazione nell'Unione. 
(535)   Gli indicatori macroeconomici
sono stati stabiliti in relazione a tutti i produttori dell'Unione. Se gli
stessi dati sono compilati in relazione ai singoli produttori dell'Unione o ad
un gruppo di produttori dell'Unione (cioè i produttori dell'Unione compresi nel
campione), le tendenze non sono necessariamente identiche, dato che ad esempio
il peso di ogni società considerata non è preso in considerazione in tale
confronto. Pertanto, i risultati del confronto tra gli indicatori
macroeconomici per tutti i produttori dell'Unione e quelli per i produttori
dell'Unione inseriti nel campione non sono necessariamente significativi e non
permettono di concludere che l'una o l'altra serie di dati non sia attendibile.
In ogni caso, nel raffrontare le tendenze degli indicatori macroeconomici
dell'industria dell'Unione agli stessi indicatori consolidati dei produttori
dell'Unione inseriti nel campione, si osservano differenze nell'andamento di
numerosi indicatori come la produzione, la capacità di produzione, i volumi di
vendita, l'occupazione e la produttività dell'industria dell'Unione tra il 2011
e il PI. Per tutti questi indicatori, i produttori dell'Unione inseriti nel
campione hanno ottenuto risultati migliori di quelli dell'industria
dell'Unione. Questo è dovuto al fatto che nel PI molti produttori dell'Unione,
non inclusi nel campione, hanno cessato la loro produzione o sono diventati
insolventi, producendo quindi un impatto negativo sull'indicatore
macroeconomico calcolato a livello dell'Unione. Tali argomentazioni sono state
pertanto respinte.
(536)   Una parte interessata ha
sostenuto che le conclusioni di cui al considerando 153 del regolamento antidumping
provvisorio, secondo le quali l'analisi della situazione dell'industria
dell'Unione dimostrava una chiara tendenza al ribasso di tutti i principali
indicatori di pregiudizio, erano basate su dati forniti dal consulente. A tale
riguardo si precisa che, da un lato, gli indicatori macroeconomici elencati
nelle tabelle da 4-a a 6-c del regolamento antidumping provvisorio erano basati
su dati ottenuti dal consulente e verificati quando possibile con altre fonti
disponibili. Dall'altro lato gli indicatori microeconomici elencati nelle
tabelle da 7-a a 11-c del regolamento antidumping provvisorio erano basati sui
dati raccolti presso i produttori dell'Unione inseriti nel campione e
verificati in loco da parte della Commissione. Va notato anche che il calcolo di
elementi determinanti della situazione di pregiudizio dell'industria
dell'Unione, come i livelli di redditività dell'industria dell'Unione, i prezzi
medi di vendita nell'Unione nonché la sottoquotazione dei prezzi è stato
fondato su dati raccolti presso i produttori dell'Unione inseriti nel campione
e i produttori esportatori dopo la verifica in loco. L'argomentazione di cui
sopra viene quindi respinta.
4.5.2.     Indicatori macroeconomici
4.5.2.1.  Produzione, capacità di
produzione e utilizzo degli impianti
(537)   Nel periodo in esame, la produzione
totale UE, le capacità di produzione e l'utilizzo degli impianti hanno
registrato il seguente andamento:
 Tabella 4-a 
 Moduli - Produzione, capacità di produzione e utilizzo degli impianti (MW) 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume di produzione || 2 155 || 3 327 || 4 315 || 4 021 
 Indice (2009= 100) || 100 || 154 || 200 || 187 
 Capacità di produzione || 4 739 || 6 983 || 9 500 || 9 740 
 Indice (2009= 100) || 100 || 147 || 200 || 206 
 Utilizzo degli impianti || 45 % || 48 % || 45 % || 41 % 
Fonte: Europressedienst
 Tabella 4-b 
 Celle - Produzione, capacità di produzione e utilizzo degli impianti (MW) 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume di produzione || 1 683 || 2 376 || 2 723 || 2 024 
 Indice (2009= 100) || 100 || 141 || 162 || 120 
 Capacità di produzione || 2 324 || 3 264 || 3 498 || 3 231 
 Indice (2009= 100) || 100 || 140 || 151 || 139 
 Utilizzo degli impianti || 72 % || 73 % || 78 % || 63 % 
Fonte: Europressedienst
(538)   La produzione complessiva di moduli dell'Unione è aumentata
dell'87% nel periodo in esame. La produzione ha raggiunto il picco nel 2011 per
poi diminuire durante il PI. La produzione di moduli dell'Unione è aumentata
molto più lentamente della crescita del consumo, più che triplicato nello
stesso periodo. Nel contesto di un forte aumento del consumo, i produttori UE
hanno raddoppiato le loro capacità di produzione dei moduli durante il periodo
in esame. Tuttavia, malgrado l'aumento dei livelli di produzione, il tasso di
utilizzo degli impianti dell'industria dell'Unione è diminuito del 4%,
raggiungendo appena il 41% durante il PI. 
(539)   La
produzione di celle dell'Unione è aumentata complessivamente del 20% durante il
periodo in esame. Ha raggiunto il picco nel 2011 per poi diminuire durante il
PI. La produzione UE di celle ha seguito l'andamento del consumo dell'Unione
con un lento incremento fino al 2011, seguito da una diminuzione più
pronunciata nel PI. In linea con l'andamento del consumo, l'industria
dell'Unione ha in un primo tempo aumentato le capacità del 51% fino al 2011,
per diminuirle poi durante il PI. Complessivamente, le capacità di produzione
sono aumentate del 39 % nel periodo in esame. Il tasso di utilizzo degli
impianti è aumentato fino al 2011, con un picco del 78 %, per poi diminuire di
quindici punti percentuali durante il PI. In generale, l'utilizzo degli
impianti di fabbricazione delle celle dell'industria dell'Unione è diminuito
nel periodo in esame per raggiungere il 63 % durante il PI.
(540)   L'industria dell'Unione ha
quindi aumentato le proprie capacità per reagire all'aumento del consumo. Ma la
produzione dell'industria dell'Unione è aumentata molto più lentamente dei
consumi, il che ha causato una diminuzione del tasso di utilizzo degli impianti
per il prodotto in esame durante il periodo in esame. 
(541)   AFASE ha affermato che il
volume di produzione stabilito per i moduli e le celle al considerando 537 e la
capacità produttiva dell'industria dell'Unione stabilita per moduli e celle
allo stesso considerando erano sopravvalutati e ha fornito dati provenienti da
altre fonti (EPIA, IMS e BNEF) che presentano volumi inferiori. Queste cifre
sono quelle presentate al considerando 537.
(542)   Il
volume di produzione di cui al considerando 537 si fonda su informazioni che
coprono società quotate e società non quotate. Lo sviluppo della produzione
dell'Unione, come stabilito al considerando 537, è inoltre in linea con l'andamento
del consumo dell'Unione di cui al considerando 509. Al contrario i dati forniti
da AFASE in merito ai volumi di produzione mostrano tendenze diverse rispetto
al consumo nell'Unione stabilito al considerando 509 e alle statistiche del
consumo dell'Unione pubblicate dall'EPIA.
(543)   Per quanto riguarda la capacità
di produzione, l'inchiesta ha rivelato che le conclusioni di cui al
considerando 537 comprendevano le capacità di produzione di società che avevano
presentato istanza di fallimento o cessato la produzione durante il PI, ma che
non avevano venduto i loro impianti e macchinari, e quindi erano in grado di
riprendere la produzione molto rapidamente. Inoltre, come menzionato sopra nel
considerando 542, le cifre riportate nel considerando 537 comprendevano dati
relativi a società non quotate. 
(544)   Infine, i dati forniti dal
consulente indipendente sono stati sottoposti ad un controllo incrociato, sono
stati verificati e giudicati ragionevolmente precisi. Sulla base di quanto
esposto, i dati forniti da AFASE basati su altre fonti disponibili sono
risultati non necessariamente in contraddizione con le conclusioni di cui al
regolamento antidumping provvisorio. 
(545)   In ogni
caso, accettare le cifre fornite da AFASE non avrebbe alcun impatto sulla
conclusione generale che l'industria dell'Unione ha subito un notevole
pregiudizio, in quanto la tendenza di questi indicatori, cioè produzione
dell'Unione e capacità di produzione dell'Unione, sarebbe ancora più
pronunciata.
(546)   Un importatore non collegato
che ha collaborato ha sostenuto che il volume di produzione, la capacità di
produzione e l'utilizzo degli impianti avrebbero dovuto essere determinati
sulla base dei dati relativi ai soli produttori dell'Unione inclusi nel
campione. Tuttavia, poiché si tratta di indicatori macroeconomici, essi
dovevano essere stabiliti a livello di tutti i produttori dell'Unione al fine
di creare un quadro significativo e completo della situazione dell'industria
dell'Unione. Questa argomentazione è stata perciò respinta.
(547)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive, una parte ha chiesto alla Commissione di chiarire in
che modo il consulente aveva calcolato la produzione annuale dell'Unione.
Un'altra parte ha chiesto alla Commissione di fornire ulteriori spiegazioni
sulla riconciliazione dei vari dati disponibili in merito alla capacità di
produzione totale dell'Unione. Un'altra parte ha suggerito che la produzione
totale dell'Unione e la capacità di produzione avrebbero dovuto essere ottenute
dai produttori dell'Unione inseriti nel campione, poiché ciò avrebbe dato un
risultato più attendibile. A tale riguardo è stato affermato che i dati
disponibili al pubblico non erano precisi a causa del loro carattere riservato
e che qualsiasi centro di ricerca o consulente ha dovuto basare la sua analisi
su una serie di stime e ipotesi.
(548)   Si precisa che la produzione
annuale dell'Unione è stata calcolata sulla base delle cifre indicate dai
produttori dell'Unione al consulente. Quando la produzione annuale di un determinato
produttore dell'Unione non ha potuto essere ottenuta per un determinato anno,
il dato è stato stimato applicando il tasso di utilizzo degli impianti
dell'anno precedente alla nuova capacità di produzione di tale anno. Le
istituzioni hanno anche confrontato la cifra ottenuta dal consulente con i dati
indicati nelle risposte dell'industria dell'Unione ai questionari che hanno
preceduto l'apertura del procedimento. Le cifre sono simili.
(549)   In merito alla richiesta di
fornire ulteriori spiegazioni sulla riconciliazione dei vari dati disponibili
sulla capacità produttiva dell'Unione, va notato che tali informazioni erano
già state fornite nel fascicolo consultabile dalle parti interessate. La
richiesta è pertanto stata respinta.
(550)   Infine, la produzione e la
capacità di produzione dell'Unione sono indicatori macroeconomici e devono
pertanto essere istituiti a livello dell'intera industria dell'Unione e non a
livello dei produttori dell'Unione inseriti nel campione. 
(551)   Dopo la divulgazione delle conclusioni
definitive, una parte ha affermato che la metodologia utilizzata per rilevare i
dati di produzione (soprattutto i colloqui e le visite dei siti di produzione)
non permetteva di ottenere risultati affidabili a causa del carattere riservato
di tali dati e in conseguenza della riluttanza delle imprese a dichiararli.
Tale metodo non può quindi essere considerato adeguato. Questo sarebbe stato
confermato dal fatto che, sebbene il consulente abbia utilizzato un numero
molto più elevato di produttori dell'Unione di quello preso in considerazione
dalla Commissione durante l'esame della rappresentatività nella fase di
apertura, il volume totale di produzione stabilito dal consulente è inferiore
al volume totale di produzione fissato dalla Commissione ai fini dell'esame
della rappresentatività. Questa parte ha anche sostenuto che, di conseguenza,
le informazioni relative a tale indicatore di pregiudizio non possono essere
considerate un elemento di prova positivo ai sensi dell'articolo 8, paragrafo
1, del regolamento di base. 
(552)   Innanzitutto
va chiarito che il numero di produttori presi in considerazione dal consulente,
da un lato, e dalla Commissione, dall'altro, è stato in gran parte lo stesso e
che l'argomentazione che i risultati erano incoerenti è stata pertanto
respinta. Si ricorda inoltre che i dati raccolti dal consulente sono stati
confrontati con altre fonti per quanto possibile e si è constatato che le stime
erano sufficientemente attendibili. Viene pertanto confermato che i dati sulla
produzione forniti dalla società di consulenza sono stati considerati un
elemento di prova positivo ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, del
regolamento di base. 
4.5.2.2.  Volumi delle vendite e quota di
mercato 
(553)   Il
volume delle vendite e la quota di mercato dell'industria dell'Unione hanno
registrato il seguente andamento nel periodo in esame:
 Tabella 5-a 
 Moduli - Volume delle vendite e quota di mercato (in MW) 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume delle vendite sul mercato UE || 1 037 || 1 890 || 2 683 || 2 357 
 Indice (2009= 100) || 100 || 182 || 259 || 227 
 Quota di mercato || 19 % || 15 % || 13 % || 13 % 
Fonte: Europressedienst
 Tabella 5-b 
 Celle - Volume delle vendite e quota di mercato (in MW) 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume delle vendite sul mercato complessivo || 1 470 || 1 913 || 2 245 || 1 545 
 Indice (2009= 100) || 100 || 130 || 153 || 105 
 Quota di mercato || 68 % || 57 % || 52 % || 38 % 
Fonte: Europressedienst
(554)   Nel periodo in esame, il volume
delle vendite di moduli è aumentato del 127%. Tuttavia, nel contesto di una
crescita del consumo del 221%, ciò ha rappresentato una riduzione della quota
di mercato dell'industria dell'Unione dal 19% (2009) al 13% (nel PI). Riguardo
alle celle, le vendite dell'industria dell'Unione sono aumentate solo
marginalmente, del 5%, mentre il consumo è aumentato dell'87%, pari quindi a
una riduzione della quota di mercato dal 68% (2009) al 38% (nel PI). Mentre il consumo cresceva, le vendite di moduli e celle
dell'industria dell'Unione crescevano in misura notevolmente inferiore rispetto
alle importazioni dal paese interessato. L'industria dell'Unione non ha dunque
potuto beneficiare della crescita del consumo. Di conseguenza, le quote di
mercato per i moduli e le celle sono diminuite durante il periodo in esame.
(555)   Una parte interessata ha
sostenuto che la quota di mercato dell'industria dell'Unione per i moduli era
già solo il 19 % nel 2009 e che un calo di sei punti percentuali nel corso
del periodo in esame non può essere considerato un pregiudizio. 
(556)   La diminuzione della quota di
mercato di sei punti percentuali nel periodo in esame va vista in un contesto
di aumento dei consumi dell'Unione per i moduli di oltre il 200 % nel
corso dello stesso periodo. Come indicato sopra, anche in una situazione di
aumento del consumo l'industria dell'Unione non è riuscita ad aumentare il volume
delle sue vendite e ha subìto perdite in termini di quota di mercato.
L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(557)   Una parte ha affermato che la
metodologia utilizzata per rilevare i dati sulle vendite (soprattutto i
colloqui e le visite dei siti di produzione) non permetteva di ottenere
risultati affidabili a causa del carattere riservato di tali dati e in
conseguenza della riluttanza delle imprese a dichiararli. Tale metodo non può
quindi essere considerato adeguato. Analogamente essi non possono essere considerati
elementi di prova positivi ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, del
regolamento di base. Come affermato al precedente considerando 482, i dati
raccolti dal consulente sono stati confrontati con altre fonti per quanto
possibile e si è constatato che le stime erano sufficientemente attendibili.
Viene pertanto confermato che i dati sulle vendite forniti dalla società di
consulenza sono stati considerati un elemento di prova positivo ai sensi
dell'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento di base.
4.5.2.3.  Occupazione e produttività 
(558)   L'occupazione
e la produttività hanno registrato il seguente andamento nel periodo in esame: 
 Tabella 6-a 
 Moduli - Occupazione e produttività 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Numero di dipendenti || 11 779 || 15 792 || 17 505 || 16 419 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 134 || 149 || 139 
 Produttività (kW/addetto) || 183 || 211 || 247 || 245 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 115 || 135 || 134 
 Fonte: Europressedienst Tabella 6-b 
 Celle - Occupazione e produttività 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Numero di dipendenti || 5 281 || 5 937 || 5 641 || 4 782 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 112 || 107 || 91 
 Produttività (kW/addetto) || 319 || 400 || 483 || 423 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 126 || 151 || 133 
Fonte: Europressedienst
(559)   Per quanto concerne i moduli
l'occupazione è aumentata del 39 % tra il 2009 ed il PI, mentre è calata
del 9 % per le celle. Si noti tuttavia che l'occupazione è aumentata fino
al 2011 ed è poi diminuita durante il PI per i moduli. Per le celle
l'occupazione è aumentata fino al 2010 ed è poi diminuita durante il 2011 e il
PI. La produttività totale ha evidenziato un andamento positivo per i moduli e
le celle con un aumento del 34 % e del 33 %, rispettivamente. In parte, ciò è
la conseguenza degli sforzi dell'industria dell'Unione per reagire alla
pressione delle importazioni sovvenzionate dalla RPC. 
(560)   Pertanto,
come è calata, tra il 2011 e il PI, la produzione UE di moduli, così è calata,
nello stesso periodo, anche l'occupazione. Per le celle l'occupazione è
aumentata fino al 2010 ed è diminuita nel 2011 e nel PI; la produzione UE di
celle è invece cresciuta costantemente fino al 2011 e solo allora ha iniziato a
diminuire.
(561)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive, una parte ha sostenuto che la metodologia per
calcolare l'occupazione totale nell'Unione nel corso del periodo in esame non
era corretta. Detta parte sosteneva che, ogniqualvolta non era disponibile il
tasso di occupazione di uno specifico produttore dell'Unione, è stata presa in
considerazione l'occupazione media complessiva dei produttori dell'Unione per i
quali queste informazioni erano disponibili. Tale affermazione è stata respinta
in quanto la metodologia per stabilire l'occupazione totale era diversa, vale a
dire se i dati relativi all'occupazione per un determinato produttore
dell'Unione non erano disponibili, tale importo veniva stimato sulla base dei
dati della stessa società riguardanti l'anno o gli anni precedenti. Come
menzionato sopra al considerando 482 questa metodologia è stata verificata e
ritenuta ragionevole. L'affermazione è stata pertanto respinta.
4.5.2.4.  Entità dell’importo delle
sovvenzioni compensabili e ripresa dagli effetti di precedenti sovvenzioni o
dumping
(562)   Tutti i
margini di sovvenzione sono notevolmente superiori al livello de minimis.
Riguardo all'incidenza dell'importo relativo alle sovvenzioni compensabili
sull'industria dell'Unione, dati i volumi e i prezzi delle importazioni dal
paese interessato, tale incidenza va considerata di grande rilievo.
(563)   Giacché
si tratta del primo procedimento antisovvenzione riguardante il prodotto in esame,
non esistono dati per valutare gli effetti di possibili precedenti pratiche di
dumping o sovvenzioni.
4.5.3.     Indicatori microeconomici
4.5.3.1.  Prezzi e fattori che incidono
sui prezzi
(564)   I
prezzi di vendita medi dei fabbricanti UE inclusi nel campione praticati ad
acquirenti non collegati dell'UE hanno registrato il seguente andamento durante
il periodo in esame.
 Tabella 7-a 
 Moduli - Prezzi di vendita medi nell’Unione 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Prezzo di vendita medio nell'Unione sul mercato libero (EUR/kW) || 2 198,75 || 1 777,15 || 1 359,35 || 1 030,83 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 81 || 62 || 47 
 Costi di produzione (EUR/kW) || 2 155,02 || 1 599,44 || 1 400,13 || 1 123,60 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 74 || 65 || 52 
 Fonte: risposte al questionario verificate Tabella 7-b || 
 Celle - Prezzi di vendita medi nell'Unione || 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI || 
 Prezzo di vendita medio nell'Unione sul mercato libero (EUR/kW) || 1 525,09 || 1 160,99 || 777,62 || 474,91 || 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 76 || 51 || 31 || 
 Costi di produzione (EUR/kW) || 1 647,10 || 1 021,67 || 1 057,56 || 745,61 || 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 62 || 64 || 45 || 
Fonte: risposte al questionario verificate
(565)   Durante
il periodo in esame i prezzi di vendita sono bruscamente diminuiti del 53% per
i moduli e del 69% per le celle. Il calo dei prezzi di vendita è stato costante
durante l'intero periodo in esame, ma è stato particolarmente pronunciato nel
PI, durante il quale essi sono crollati a livelli insostenibili. Nel periodo in
esame, i costi di produzione sono diminuiti del 48% (moduli) e del 55% (celle).
L'industria dell'Unione non ha potuto trarre beneficio dai suoi continui sforzi
tesi ad aumentare la propria efficienza dei costi né dal calo del prezzo della
principale materia prima, il polisilicio. La causa di ciò risiede soprattutto
nella crescente pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni
sovvenzionate, che ha avuto effetti negativi sui prezzi di vendita
dell'industria dell'Unione, che si sono contratti più di quanto sia aumentata
l'efficienza. Ciò è confermato dall'andamento negativo della redditività
dell'industria dell'Unione, descritto al considerando 579 seguente. Nel
complesso, si è verificata una notevole diminuzione dei prezzi medi di vendita
e del costo di produzione del prodotto simile, con effetti devastanti sulla
redditività dell'industria dell'Unione. 
(566)   Una parte interessata ha
contestato la conclusione che la diminuzione dei prezzi medi di vendita ha
avuto un effetto devastante sulla redditività dell'industria dell'Unione. Tale
parte ha sostenuto che i costi medi dell'industria dell'Unione sono diminuiti
allo stesso modo e che pertanto una diminuzione del prezzo è naturale.
Tuttavia, come descritto al considerando 565, l'inchiesta ha stabilito che il
prezzo delle vendite dell'industria dell'Unione ha registrato un calo
addirittura maggiore rispetto ai suoi costi medi di produzione e che pertanto
tale riduzione dei costi non si ritrova nella redditività dell'industria
dell'Unione. Si conferma pertanto che il calo dei prezzi di vendita
dell'industria dell'Unione ha avuto un effetto devastante sulla redditività
dell'industria dell'Unione e le argomentazioni a tale riguardo sono state
respinte. 
(567)   Un'altra parte ha contestato le
conclusioni di cui al considerando 138 del regolamento antidumping provvisorio,
secondo cui i prezzi erano a livelli insostenibili nel PI, sostenendo che la
decisione spetterebbe alle forze del mercato. La stessa parte ha inoltre
contestato la conclusione allo stesso considerando che l'industria dell'Unione
non è stata in grado di beneficiare della diminuzione dei costi a causa della
pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni sovvenzionate. A tale
riguardo le istituzioni osservano quanto segue: "livello
insostenibile" si riferisce al fatto che l'industria dell'Unione stava
vendendo in perdita e quindi non poteva sopravvivere a lungo termine. La
questione se il livello dei prezzi sia sostenibile riguarda quindi solo il
rapporto tra i costi di produzione e i prezzi. Con "non poter beneficiare
della riduzione dei costi", si fa riferimento al fatto che i costi sono
diminuiti più lentamente rispetto ai prezzi. Entrambi tali dichiarazioni sono
corroborate da prove di cui al considerando 138 del regolamento antidumping
provvisorio. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
4.5.3.2.  Costo del lavoro
(568)   Il
costo medio del lavoro dei fabbricanti UE inclusi nel campione denuncia il
seguente andamento nel periodo in esame:
 Tabella 8-a 
 Moduli - Costo medio del lavoro per addetto 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Costo medio del lavoro per addetto (EUR) || 38 194 || 40 793 || 41 781 || 42 977 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 107 || 110 || 113 
Fonte: risposte al questionario verificate
 Tabella 8-b || 
 Celle - Costo medio del lavoro per addetto || 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI || 
 Costo medio del lavoro per addetto (EUR) || 49 677 || 49 357 || 49 140 || 49 350 || 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 99 || 99 || 99 || 
Fonte: risposte al questionario verificate
(569)   Per i
moduli, tra il 2009 e il PI, il costo medio del lavoro per addetto è aumentato
in modo costante del 13% complessivamente. Riguardo alle celle, il costo medio
del lavoro è restato stabile nel periodo in esame, calando leggermente dell'1 %
tra il 2009 e il 2010 e stabilizzandosi poi fino al PI. L'aumento complessivo
del costo del lavoro si spiega in parte con il contemporaneo incremento della
produttività (moduli e celle) e l'andamento dell'inflazione. 
(570)   Una parte interessata ha
affermato che non c’è stata alcuna inflazione nel periodo in esame e che
pertanto l'aumento complessivo dei costi del lavoro non poteva essere stato
causato da questo fattore. 
(571)   Contrariamente a quanto
affermato dalla parte interessata, dall'inchiesta è risultato che vi è stata
inflazione durante il periodo in esame e che il fatto che l'aumento del costo
del lavoro sia stato limitato ai moduli può essere spiegato con l'inflazione e
l'aumento della produttività. 
(572)   Una parte interessata ha sostenuto
che la situazione pregiudizievole dell'industria dell'Unione è stata causata
dall'aumento del costo del lavoro e dal contemporaneo calo della produttività.
Tuttavia, in primo luogo si deve osservare che il costo del lavoro è rimasto
stabile per le celle, mentre la produttività è aumentata, sia per le celle che
per i moduli. Pertanto, l'aumento di questi ultimi può essere dovuto
all'aumento della produttività. Inoltre l'inchiesta ha dimostrato che il costo
del lavoro non costituisce una parte significativa del costo di produzione,
come già menzionato al considerando 203 del regolamento provvisorio.
L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
4.5.3.3.  Scorte
(573)   I
livelli delle scorte dei fabbricanti UE inclusi nel campione registrano il
seguente andamento nel periodo in esame: 
 Tabella 9-a Moduli - Scorte || 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Scorte finali (in kW) || 28 612 || 40 479 || 74 502 || 65 415 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 141 || 260 || 229 
Fonte: risposte al questionario verificate
 Tabella 9-b 
 Celle - Scorte 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Scorte finali (in kW) || 16 995 || 23 829 || 76 889 || 68 236 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 140 || 452 || 402 
Fonte: risposte al questionario verificate
(574)   Durante
il periodo in esame le scorte sono notevolmente aumentate, del 129 % per i
moduli e del 302 % per le celle. Riguardo ai moduli, le scorte sono
aumentate costantemente, raggiungendo livelli molto elevati nel 2011 (aumentate
del 160%) e diminuite nel PI, pur restando a livelli molto alti rispetto
all'inizio del periodo in esame. Riguardo alle celle, l'andamento è anche più
pronunciato, con un aumento delle scorte tra il 2009 e il 2011 superiore al
350%. Analogamente, le scorte sono diminuite durante il PI, pur restando a
livelli molto elevati rispetto all'inizio del periodo in esame.
(575)   Dall'inchiesta
è emerso che, data l'attuale situazione critica, i fabbricanti UE tendono a
tenere scorte limitate per il prodotto simile e a basare la loro produzione
sugli ordini. L'aumento delle scorte registrato dal prodotto simile durante il
periodo in esame è perciò un fattore privo di rilievo per stabilire se
l'industria dell'Unione abbia subito un pregiudizio grave.
(576)   Una parte ha sostenuto che la
presentazione del valore delle scorte al considerando 141 del regolamento
antidumping provvisorio era fuorviante in quanto le scorte erano espresse in kW
anziché MW, a differenza del volume di produzione dell'industria dell'Unione. 
(577)   Il fatto che le scorte siano
espresse in kW o in MW è stato considerato di per sé irrilevante per stabilire
se l'industria dell'Unione abbia o non abbia subito un grave pregiudizio.
L'argomentazione è stata quindi respinta.
(578)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive, alcune parti hanno sostenuto che le scorte avrebbero
dovuto essere determinate per l'intera industria dell'Unione e che le cifre
riguardanti solo dieci produttori dell'Unione non erano rappresentative. Si
precisa che le scorte erano considerate un indicatore microeconomico, che
dovrebbe pertanto essere stabilito sulla base delle informazioni raccolte per
impresa, nella fattispecie dal campione di produttori dell'Unione considerati
rappresentativi per tutta l'industria dell'Unione. L'argomentazione di cui
sopra viene quindi respinta.
4.5.3.4.  Redditività, flusso di cassa,
investimenti, utile sul capitale investimento e capacità di reperire capitali 
(579)   Redditività
e flusso di cassa registrano il seguente andamento nel periodo in esame:
 Tabella 10- a 
 Moduli - Redditività e flusso di cassa 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Redditività delle vendite nell'Unione a clienti indipendenti (in % del fatturato relativo alle vendite) || 2 % || 10 % || -3 % || -9 % 
 Flusso di cassa || 13 % || 10 % || 12 % || 3 % 
Fonte: risposte al questionario verificate
 Tabella 10-b || 
 Celle - Redditività e flusso di cassa || 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI || 
 Redditività delle vendite nell'Unione a clienti indipendenti (in % del fatturato relativo alle vendite) || -8 % || 12 % || -36 % || -57 % || 
 Flusso di cassa || 75 % || 52 % || -0,3 % || -46 % || 
Fonte: risposte al questionario verificate
(580)   La redditività dei fabbricanti
UE inseriti nel campione è stata calcolata esprimendo il profitto netto al loro
delle imposte, ottenuto dalle vendite del prodotto simile ad acquirenti non
collegati nell'Unione, in percentuale del fatturato generato da tali vendite. 
(581)   Nel periodo in esame, la
redditività per il prodotto simile è calata bruscamente, tramutandosi in
perdita. Essa è diminuita di 11 punti percentuali per i moduli e di 49 punti
percentuali per le celle. 
(582)   Tra il 2009 e il 2010, la
redditività del prodotto simile è aumentata per poi diminuire notevolmente nel
2011, anno in cui l'industria dell'Unione ha accumulato delle perdite ed è
ulteriormente calata nel PI. Le perdite sono state particolarmente elevate per
le celle. 
(583)   Tra il 2009 e il PI,
l'andamento del flusso di cassa netto, ovvero della capacità dei fabbricanti UE
inclusi nel campione di autofinanziarsi, ha seguito una tendenza sempre più
negativa. Diminuendo di 10 punti percentuali nei moduli, salvo un lieve aumento
nel 2011, il calo più marcato del flusso di cassa si è verificato dunque tra il
2011 e il PI. Il declino del flusso di cassa per le celle è stato più
accentuato di quello per i moduli e ha raggiunto livelli estremamente negativi
durante il PI. Il flusso di cassa per il prodotto simile è dunque diminuito
durante il periodo in esame.
(584)   Le cifre
che seguono rappresentano l'andamento degli investimenti e dell'utile sul
capitale investito dei fabbricanti UE inseriti nel campione rispetto al mercato
complessivo durante il periodo in esame:
 Tabella 11-a Moduli - Investimenti e utile sul capitale investito || 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Investimenti (EUR) || 12 081 999 || 50 105 017 || 64 643 322 || 32 730 559 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 415 || 535 || 271 
 Utile sul capitale investito || -15 % || 19 % || -15 % || -17 % 
Fonte: risposte al questionario verificate
 Tabella 11-b 
 Celle - Investimenti e utile sul capitale investito 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Investimenti (EUR) || 31 448 407 || 34 451 675 || 10 234 050 || 6 986 347 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 110 || 33 || 22 
 Utile sul capitale investito || -4 % || 10 % || -20 % || -19 % 
Fonte: risposte al questionario verificate
(585)   La precedente tabella indica
che tra il 2009 e il PI l'industria dell'Unione ha aumentato gli investimenti
nei moduli del 171%. Questo è dovuto soprattutto ai notevoli incrementi di
capacità. Nello stesso periodo, però, l'industria dell'Unione ha ridotto gli
investimenti nelle celle del 78%; gli investimenti effettuati erano legati
soprattutto alla R&S, al miglioramento e all'aggiornamento delle tecnologie
e dei processi produttivi al fine di incrementare l'efficienza. Poiché
l'industria dell'Unione non poteva permettersi investimenti aggiuntivi per le
celle durante il periodo in esame, il livello degli investimenti durante il PI
è stato piuttosto basso. Dato che gli investimenti erano fondamentalmente
finanziati da flussi di cassa e da prestiti intersocietari, la diminuzione del
flusso di cassa ha avuto effetti immediati sul livello degli investimenti. 
(586)   L'utile sul capitale investito
(return on investments – “ROI”) è stato espresso come percentuale del profitto
sul valore contabile netto degli investimenti. Tra il 2009 e il PI, il ROI per
il prodotto simile ha seguito le analoghe tendenze negative degli altri
indicatori finanziari per tutte e tre i tipi di prodotto. Per le celle, pur
essendo emerso un incremento nel 2009 e nel 2010, il ROI è diminuito sensibilmente
nel 2011, raggiungendo livelli negativi. Per i moduli il ROI è restato su
livelli negativi durante tutto il periodo in esame tranne che nel 2010, anno in
cui ha raggiunto il 19 %. È diminuito complessivamente durante il periodo in
esame fino al -17% nel PI per le celle, cioè dell'1%, ma restando pur sempre su
livelli assai negativi, cioè del -19 %. Durante il periodo in esame, il
ROI per il prodotto simile ha evidenziato un andamento nel complesso negativo. 
(587)   La capacità di reperire capitali
è stata analizzata rispetto al mercato complessivo; ne è emerso il costante
deterioramento della capacità dell'industria dell'Unione di generare liquidità
per il prodotto simile e il conseguente indebolimento della sua situazione
finanziaria.
(588)   Una delle parti interessate ha
sostenuto che le cifre relative agli investimenti, come illustrato in
precedenza, erano troppo basse rispetto alla capacità produttiva dell'industria
dell'Unione, come indicato al considerando 538. A sostegno di tale affermazione
la parte ha sostenuto di essere al corrente dell'investimento realizzato da un
solo produttore dell'Unione in aumenti di capacità, che è stato molto più
costoso. La parte interessata ha quindi concluso che la capacità produttiva
stabilita per l'industria dell'Unione deve essere stata sovrastimata. Si fa
notare che questa affermazione non è stata suffragata da alcun elemento di
prova, in particolare per quanto riguarda l'investimento effettuato dal
produttore dell'Unione in questione. Per contro, le cifre relative agli
investimenti nel regolamento antidumping provvisorio sono state calcolate
utilizzando informazioni reali e verificate, comunicate dai produttori
dell'Unione inseriti nel campione. Va osservato che anche questa affermazione è
stata basata sul confronto tra gli investimenti complessivi dei produttori
dell'Unione inclusi nel campione e la capacità produttiva totale dell'industria
dell'Unione nel suo insieme, il che non può essere considerato una base di
confronto appropriata poiché non è stato preso in considerazione il totale
degli investimenti dell'intera industria dell'Unione. L'argomentazione è stata
pertanto respinta. 
4.5.3.5.  Conclusioni relative al
pregiudizio
(589)   L'analisi
della situazione dell'industria dell'Unione mostra chiaramente un andamento
negativo di tutti i principali indicatori di pregiudizio. Contemporaneamente ad
un aumento generale del consumo, nel corso del periodo in esame è aumentata la
produzione complessiva di moduli e celle. Nonostante l'aumento del volume delle
vendite, durante il PI la quota di mercato dell'industria dell'Unione è
diminuita perché è cresciuta meno dei consumi nel periodo considerato. I prezzi
medi di vendita sono nettamente calati nel corso del periodo in esame,
producendo effetti negativi su tutti gli indicatori finanziari, dalla
redditività, ai flussi di cassa, all'utile sul capitale investito e alla
capacità di ottenere capitali.
(590)   Nel
periodo in esame, il volume complessivo delle vendite dell'industria
dell'Unione è aumentato. Ma all'aumento del volume delle vendite dell'industria
dell'Unione è corrisposto un notevole calo dei prezzi medi di vendita. 
(591)   Durante il periodo in esame, le
importazioni delle parti interessate dalla RPC sono aumentate in termini sia di
volume che di quota di mercato. Al tempo stesso, i prezzi delle importazioni
hanno continuato a diminuire e hanno comportato una sottoquotazione
significativa dei prezzi medi praticati dall'industria dell'Unione sul mercato
UE. 
(592)   Varie parti interessate hanno
sostenuto che l'industria dell'Unione e in particolare i fabbricanti UE
inseriti nel campione avessero ottenuto buoni risultati affermando che alcuni
indicatori di pregiudizio, come volume e capacità di produzione, vendite e
occupazione, nonché redditività per alcuni fabbricanti inseriti nel campione,
erano in aumento e non evidenziavano alcun pregiudizio grave. Sono asserzioni
non confermate dai risultati dell'indagine, che invece ha evidenziato chiare
tendenze al ribasso di molti indicatori del pregiudizio, tali da far concludere
che l'industria dell'Unione abbia subito un pregiudizio grave.
(593)   In
particolare, l'inchiesta ha anche confermato che i prezzi di vendita sono
inferiori ai costi di produzione, il che ha effetti deleteri sulla redditività
dell'industria dell'Unione che, infatti, ha raggiunto livelli negativi durante
il PI. Si conclude che se il mercato UE continua a essere invaso da
importazioni sovvenzionate, è probabile che le perdite dell'industria
dell'Unione portino alla cessazione definitiva di qualsiasi produzione UE
significativa del prodotto simile. Ciò sembra confermato da dichiarazioni di
insolvenza e/o di cessazione temporanea o definitiva della produzione
rilasciate da alcune imprese durante e dopo il PI. 
(594)   Alla
luce di quanto sopra esposto, si conclude che l'industria dell'Unione ha subito
un pregiudizio importante secondo quanto stabilito all'articolo 8, paragrafo 4,
del regolamento di base.
5.           NESSO DI CAUSALITÀ 
5.1.        Introduzione
(595)   Conformemente all'articolo 8,
paragrafi 5 e 6, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se il
pregiudizio notevole subito dall'industria dell'Unione sia stato dovuto alle
importazioni sovvenzionate provenienti dal paese interessato. Sono stati anche
esaminati fattori noti, diversi dalle importazioni sovvenzionate, che
potrebbero aver arrecato pregiudizio all'industria dell'Unione, per evitare di
attribuire l'eventuale pregiudizio causato da tali fattori a importazioni
sovvenzionate.
(596)   Talune parti interessate hanno
affermato che le condizioni di mercato del prodotto in esame sono diverse nei
vari Stati membri e che pertanto l'analisi del nesso di causalità andrebbe
effettuata separatamente a livello di ciascuno Stato membro. 
(597)   I regimi di sostegno nazionali
determinano in una certa misura le dimensioni dei mercati degli Stati membri.
L'inchiesta ha tuttavia accertato che la domanda non dipende unicamente dai
regimi di sostegno. A seconda della situazione geografica (esposizione al sole)
e del prezzo dell'elettricità in un dato luogo, i pannelli solari sembrano aver
raggiunto, o quasi, la parità di rete (ovvero la situazione in cui il costo di
produzione dell'energia solare è pari al costo di produzione dell'energia
convenzionale), permettendo così a certi investimenti di essere effettuati
indipendentemente dai regimi di sostegno. Poiché non si può concludere che le
condizioni di mercato dipendano esclusivamente dai regimi di sostegno,
l'argomentazione è stata respinta. 
(598)   Diverse parti interessate hanno
affermato che l'analisi del nesso di causalità non è stata in grado di
separare, distinguere e quantificare gli effetti pregiudizievoli delle
importazioni sovvenzionate dagli effetti di altri fattori noti che
contemporaneamente causano pregiudizio all'industria dell'Unione. È stato
inoltre sostenuto che la Commissione non ha realizzato un'analisi collettiva di
questi altri fattori noti. 
(599)   In risposta a tale obiezione si
osserva che la Commissione, come da prassi consolidata, ha innanzitutto
esaminato se esista un nesso di causalità tra le importazioni oggetto di
sovvenzioni e il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e in secondo
luogo se altri fattori noti abbiano interrotto il nesso di causalità tra il
notevole pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e le importazioni
oggetto di sovvenzioni. In questa analisi gli effetti degli altri fattori noti
sulla situazione dell'industria dell'Unione sono stati valutati, distinti e
separati dagli effetti pregiudizievoli delle importazioni sovvenzionate, per
garantire che il danno causato da questi fattori non fosse attribuito alle
medesime importazioni oggetto di sovvenzioni. Si è riscontrato che nessuno di
essi ha avuto un impatto significativo sulla situazione dell'industria, tale da
poter invertire il fatto che il grave pregiudizio valutato dev'essere
attribuito alle importazioni oggetto di sovvenzioni. Su tale base, l'argomento
è stato respinto. 
(600)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, diverse parti interessate hanno ribadito le
argomentazioni di cui sopra. A questo proposito è stato sostenuto che la
Commissione dovrebbe stabilire espressamente, attraverso una spiegazione
motivata e adeguata, che il pregiudizio causato da fattori diversi dalle
importazioni sovvenzionate non è attribuito a tali importazioni. 
(601)   Nel corso della presente
inchiesta si è concluso, dopo l'esame di tutti i fatti, che le importazioni
sovvenzionate, considerate isolatamente, hanno determinato un grave pregiudizio
per l'industria dell'Unione. A questo proposito non è stato possibile
quantificare gli effetti di altri fattori noti e pertanto è stata effettuata
una valutazione qualitativa di cui ai considerando da 164 a 222 del regolamento
antidumping provvisorio. In conclusione, è stato confermato che il pregiudizio
notevole subito dall'industria dell'Unione è stato causato dalle importazioni
oggetto di sovvenzioni. Gli effetti di altri fattori sull'andamento negativo
dell'industria dell'Unione sono stati ritenuti di portata limitata. Va
osservato che, a norma dell'articolo 8, paragrafi 5 e 6, del regolamento di
base, non esiste alcun obbligo in merito alla forma delle analisi di
imputazione e di non-imputazione che dovrebbero essere eseguite. Al contrario,
a norma dell'articolo 8, paragrafi 5 e 6, del regolamento di base, tali analisi
devono essere effettuate in modo tale da consentire di separare e distinguere
gli effetti pregiudizievoli delle importazioni sovvenzionate da quelli causati
da altri fattori. L'inchiesta non ha fatto emergere alcun elemento che provi
che tutti gli altri fattori noti che potrebbero aver contribuito al pregiudizio
subito, nel loro insieme o separatamente, abbiano interrotto il nesso causale
tra le importazioni sovvenzionate e il grave pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione. Alla luce di quanto precede, è stato confermato che altri fattori
noti non erano tali da confutare la conclusione secondo cui il pregiudizio
notevole subito dall'industria dell'Unione deve essere attribuito alle
importazioni oggetto di sovvenzioni. Per questi motivi l'argomentazione è stata
respinta. 
(602)   Alcune parti interessate hanno
sostenuto che i regimi nazionali di sostegno, l'esposizione al sole e i prezzi
dell'energia elettrica (compresi diritti regolatori) differiscono a seconda
dello Stato membro e che inoltre esistono vari segmenti di mercato in ciascun
mercato (impianti residenziali, di potenza inferiore a 40 kW, impianti
commerciali e industriali, di potenza compresa tra 40 kW e 1 MW e il
segmento di mercato dell'utilità, con impianti di potenza compresa tra 1 MW e
10 MW). In considerazione di ciò, esse hanno affermato che l'analisi del
nesso di causalità deve essere effettuata separatamente per ciascuno Stato
membro, da un lato, e per i segmenti su vasta scala e residenziale dall'altro.
(603)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, alcune parti interessate hanno riaffermato che
l'analisi del nesso di causalità deve essere svolta per Stato membro, senza
tuttavia fornire ulteriori argomentazioni o nuovi elementi di prova al
riguardo. 
(604)   L'inchiesta ha rivelato che le
vendite e i prezzi all'importazione sono simili in tutta l'Unione. Si può
pertanto considerare che esiste effettivamente un mercato unico per il prodotto
oggetto dell'inchiesta. L'inchiesta non ha inoltre rivelato che i produttori di
ciascuno Stato membro o regione abbiano concentrato le loro attività in questo
mercato specifico o che le importazioni sovvenzionate si siano concentrate in
uno Stato membro o in una regione. Inoltre, nessuna delle parti interessate ha
sostenuto che le sovvenzioni e il pregiudizio devono essere analizzati a
livello dei singoli Stati membri, base che sarebbe comunque una condizione
indispensabile per lo svolgimento di un'analisi separata del nesso di causalità
per Stato membro. L'inchiesta non ha fatto emergere alcun elemento indicante
che questa strategia sarebbe stata adeguata, in particolare dato che vi erano
prezzi simili in tutta l'Unione del prodotto in esame a livello di Unione.
Inoltre, l'esposizione al sole può essere diversa nelle diverse regioni di uno
stesso Stato membro, ad esempio la Francia meridionale è più esposta al sole
della Francia settentrionale, oppure diverse regioni all'interno di uno Stato
membro possono avere vari regimi di sostegno (ad es. in Belgio) e pertanto
l'impatto di questi fattori sulla domanda può variare da una regione all'altra
all'interno di uno stesso Stato membro. Tuttavia, le differenze del quadro
regolamentare di ciascuno Stato membro e/o regione e le differenze di
condizioni, quali l'esposizione al sole, non giustificano un'analisi distinta del
nesso di causalità e quindi analisi distinte del pregiudizio e delle
sovvenzioni. Si è dovuto pertanto respingere tali argomentazioni. 
(605)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che anche se altri fattori sono rilevanti, i regimi di sostegno
nazionali rimangono il principale elemento che determina la domanda. La stessa
parte ha inoltre contestato che la parità di rete sia stata raggiunta almeno in
alcune località, sostenendo che i prezzi dei moduli sono aumentati dopo il PI,
mentre i prezzi dell'elettricità sono diminuiti. Essa ha inoltre sostenuto che,
in ogni caso, almeno in alcuni Stati membri, la situazione normativa e le
condizioni economiche e tecniche non consentono l'allacciamento alla rete e per
tali Stati membri era pertanto irrilevante che la parità di rete fosse o non
fosse stata raggiunta. Questa parte non ha fornito tuttavia alcun elemento di
prova a sostegno di tali affermazioni. In ogni caso tali argomentazioni
confermano che la situazione in materia di regimi nazionali di sostegno nonché
parità di rete può essere diversa, in una certa misura, a seconda dello Stato
membro. Inoltre, nessuna delle informazioni presentate è stata in grado di
dimostrare che un'analisi distinta per ciascuno Stato membro sarebbe
giustificata. Questi argomenti sono quindi stati respinti.
(606)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, la stessa parte interessata ha ribadito l'argomento e
ha fornito una serie di dati che a suo avviso illustrano le diverse condizioni
di mercato per Stato membro e per settore. Tuttavia, le informazioni fornite
non hanno potuto essere considerate determinanti, in quanto si trattava di una
presentazione Power Point senza alcuna prova a sostegno e, pertanto, non è
stato dimostrato che un'analisi separata per ciascuno Stato membro sarebbe
giustificata. L'argomentazione della parte è stata pertanto respinta.
(607)   Su tale base, è stato concluso
che un'analisi del nesso di causalità per Stato membro e/o regione e per
segmento non corrisponderebbe alla realtà del mercato. 
(608)   Il
governo della RPC ha affermato che la Commissione ha svolto l'analisi del nesso
di causalità in modo incoerente, dato che l'analisi del pregiudizio è stata
effettuata separatamente per moduli e celle, mentre l'analisi del nesso di
causalità non ha operato distinzioni tra i tipi di prodotto. A tale riguardo va
notato che, mentre gli indicatori di pregiudizio sono stati illustrati
separatamente per ciascun tipo di prodotto, le conclusioni raggiunte per
ciascun indicatore si riferiscono al prodotto in esame nel suo insieme. Si
ricorda inoltre che moduli e celle costituiscono un unico prodotto e quindi
l'analisi del nesso di causalità è stata effettuata su questa base.
L'affermazione è stata pertanto respinta.
5.2.        Effetti delle importazioni
sovvenzionate 
(609)   Dall'inchiesta
è emerso che le importazioni sovvenzionate originarie della RPC sono aumentate
fortemente nel corso del periodo in esame, con un aumento notevole dei volumi
di circa il 300 % per i moduli e di circa il 400 % per le celle; la
loro quota di mercato è passata dal [60 % - 65 %] nel 2009 al
[78 % - 83 %] nel PI per i moduli, e dal [5 % - 10 %] nel
2009 al [22 % - 27 %] nel PI per le celle. Si conferma quindi che il
volume delle importazioni e la quota di mercato del prodotto in esame hanno
registrato un fortissimo incremento durante il periodo in esame. Esiste una
chiara contemporaneità tra l'aumento delle importazioni sovvenzionate e la
perdita di quote di mercato dell'industria dell'Unione. L'inchiesta ha anche
accertato che, come indicato al considerando 527, le importazioni sovvenzionate
hanno sottoquotato i prezzi dell'industria dell'Unione durante il PI. 
(610)   L'inchiesta
ha dimostrato che i prezzi delle importazioni sovvenzionate sono diminuiti del
64 % per i moduli e del 42 % per le celle durante il periodo in
esame, con conseguente aumento della sottoquotazione. A fronte di questa
pressione sui prezzi, l'industria dell'Unione ha intrapreso notevoli sforzi per
ridurre i propri costi di produzione. Ciononostante, il livello eccezionalmente
basso dei prezzi all'importazione cinesi ha costretto l'industria dell'Unione
ad abbassare ulteriormente i prezzi di vendita da essa praticati a livelli non
redditizi. La redditività dell'industria dell'Unione è perciò diminuita
drasticamente durante il periodo in esame ed è andata in perdita durante il PI. 
(611)   In base
a quanto precede, si conclude che le importazioni cinesi e la crescita della
quota di mercato delle importazioni sovvenzionate dalla Cina a prezzi
costantemente inferiori a quelli dell'industria dell'Unione hanno avuto un
ruolo decisivo nel pregiudizio grave subito dall'industria dell'Unione,
pregiudizio che ha dato luogo alla difficile situazione finanziaria della
stessa e al deterioramento di gran parte degli indicatori di pregiudizio. 
(612)   Una parte interessata ha
contestato che esistesse una correlazione sufficiente tra le importazioni
oggetto di sovvenzioni del prodotto in esame originario della RPC e il grave
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. È stato affermato che questa
obiezione sarebbe sostenuta, da un lato, dal fatto che dal 2009 al 2010 il
margine di profitto dell'industria dell'Unione per le celle era notevolmente
aumentato (da perdita al 12 %), mentre i prezzi delle importazioni cinesi
erano del 36 % inferiori rispetto a quelli dell'industria dell'Unione e le
importazioni dalla RPC hanno raddoppiato la loro quota di mercato nel corso
dello stesso periodo. Dall'altro lato, tra il 2010 e il 2011 la quota di
mercato delle importazioni cinesi è aumentata di soli 6 punti percentuali,
anche se il consumo è aumentato molto di più nello stesso periodo, e
l'industria dell'Unione ha comunque realizzato una perdita del 36 %. La
parte ha sostenuto inoltre che, per quanto riguarda il PI, le importazioni di
celle da altri paesi terzi erano allo stesso livello di prezzo delle
importazioni cinesi, ma hanno guadagnato una quota di mercato maggiore,
corrispondente alla perdita di quota di mercato dell'industria dell'Unione. 
(613)   L'inchiesta ha dimostrato che
vi è stato un aumento costante della quota di mercato cinese per i moduli e le
celle nel periodo in esame (17 punti percentuali per i moduli, 17 punti
percentuali per le celle). In realtà, come indicato al precedente considerando
609, le importazioni oggetto di sovvenzioni dalla RPC sono aumentate
notevolmente mentre i prezzi all'importazione sono diminuiti. Parallelamente,
l'industria dell'Unione ha perso quote di mercato nel corso del periodo in
esame e, come illustrato nei considerando da 589 a 593 di cui sopra, tutti i
principali indicatori di pregiudizio hanno registrato un andamento negativo. Si
conferma pertanto che esiste una chiara contemporaneità tra l'aumento delle
importazioni sovvenzionate e la perdita di quote di mercato dell'industria
dell'Unione. 
(614)   La suddetta correlazione nel
tempo è stata stabilita separatamente per ognuno dei tipi di prodotto. Inoltre,
l'analisi dell'incidenza delle importazioni sul margine di profitto
dell'industria dell'Unione, se effettuata separatamente per ogni anno del
periodo in esame, non fornisce risultati utilizzabili dato che l'esistenza
della sovvenzione e del pregiudizio grave nonché del nesso di causalità non ha
bisogno di essere stabilita per ciascun anno separatamente. La correlazione tra
le importazioni sovvenzionate e il grave pregiudizio è sufficientemente
dimostrata dall'analisi dell'andamento sull'intero periodo in esame.
(615)   Si noti inoltre che la
redditività dell'industria dell'Unione è uno dei fattori di cui all'articolo 8,
paragrafo 4, del regolamento di base che dovrebbero essere oggetto di inchiesta
quando si esamina l'impatto delle importazioni oggetto di sovvenzioni sulla
situazione dell'industria dell'Unione. Il solo fatto che l'industria
dell'Unione abbia realizzato utili durante un determinato anno non significa
necessariamente che essa non abbia subito un grave pregiudizio. Inoltre, la
perdita di quote di mercato da parte dell'industria dell'Unione non dovrebbe
corrispondere esattamente all'aumento della quota di mercato delle importazioni
oggetto di sovvenzioni, al fine di stabilire un nesso causale tra il
pregiudizio e le importazioni oggetto di sovvenzioni. Infine, altri fattori
(per esempio importazioni da altri paesi terzi o andamento dei consumi) che
possono aver avuto un'incidenza sulla situazione pregiudizievole dell'industria
dell'Unione sono stati esaminati e trattati separatamente nei considerando da
616 a 732 qui di seguito.
(616)   La
coincidenza tra l'aumento delle importazioni sovvenzionate in quantità
significative, che ha causato la sottoquotazione dei prezzi dell'industria
dell'Unione, e la situazione sempre più precaria dell'industria dell'Unione è
un chiaro segnale dell'esistenza di un nesso di causalità nella fattispecie,
come stabilito nei considerando da 609 a 611. Le affermazioni secondo le quali
l'assenza di correlazione tra le importazioni sovvenzionate e il grave
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione sono state pertanto respinte.
(617)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, la stessa parte interessata ha continuato a contestare
l'analisi del nesso di causalità perché la redditività dell'industria
dell'Unione non è stata analizzata in particolare in relazione ad alcuni anni
(in particolare 2010), ma per l'intero periodo in esame. 
(618)   A tale proposito va osservato
che non è possibile trarre conclusioni valide relative al nesso di causalità
isolando uno specifico anno del periodo in esame e ignorando lo sviluppo
dell'industria dell'Unione durante tutto il periodo in esame e le sue
correlazioni con lo sviluppo delle importazioni oggetto di sovvenzioni. Tale
analisi consente di ottenere solo una visione parziale e non di trarre 
conclusioni valide. Pertanto i tassi di redditività, che hanno spinto anche
altri indicatori finanziari che l'industria dell'Unione ha raggiunto nel corso
del 2010, sono stati elevati a causa dell'incremento particolarmente forte del
consumo dell'Unione, promosso da regimi di sostegno molto generosi, che hanno
consentito all'industria dell'Unione di operare il più deciso miglioramento
delle proprie vendite quello stesso anno, miglioramento che è tuttavia stato
solo di natura temporanea e in ogni caso non sostenibile per questo tipo di
industria. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
5.3.        Effetto di altri fattori 
5.3.1.     Importazioni da altri paesi
terzi 
(619)   Riguardo
ai moduli, il volume delle importazioni da altri paesi terzi durante il periodo
in esame è aumentato del 19% mentre nello stesso periodo la quota di mercato si
è ridotta dal 18,4% al 6,8%. Taiwan è il secondo esportatore in ordine di
grandezza dopo la RPC.
(620)   Riguardo alle celle, il volume
delle importazioni da altri paesi terzi è aumentato del 186% durante il periodo
in esame; la quota di mercato è aumentata dal 24%, nel 2009, al 36% circa,
durante il PI. Nel campo delle celle Taiwan è il secondo esportatore dopo la
RPC e sopravanza largamente i quantitativi importati e le quote di mercato
degli altri paesi terzi, pur restando a livelli inferiori a quelli della RPC.
(621)   I
prezzi all'importazione da paesi terzi di moduli e celle erano in media
superiori ai prezzi unitari medi delle importazioni cinesi. Dalle informazioni
disponibili risulta che, per i moduli, il prezzo medio d'importazione da Taiwan
era superiore al prezzo medio d'importazione dalla Cina e che, per le celle, il
prezzo medio d'importazione da Taiwan si collocava nella stessa fascia di
quello dalla Cina. Tuttavia, mancando informazioni dettagliate sui prezzi per
tipo di prodotto, la comparazione tra prezzi medi può essere usata solo a
titolo indicativo, senza che da essa si possano trarre conclusioni certe. Per
il periodo in esame, il volume delle importazioni di celle da Taiwan è
aumentato continuamente, con un incremento della quota di mercato pari a 14
punti percentuali circa. Pertanto, anche se si riconosce che le importazioni di
celle da Taiwan possono aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione, non si può concludere che esse annullino il nesso causale tra le
importazioni sovvenzionate provenienti dalla RPC e il pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione, dato che il volume delle importazioni di celle
dalla RPC è stato di poco superiore a quello delle importazioni da Taiwan. Per
quel che riguarda i prezzi, sebbene in media i prezzi indicativi si situino
nella stessa gamma, non è possibile trarre alcuna conclusione su tale base
poiché non sono disponibili informazioni relative ai tipi specifici di celle
importate. Tuttavia, nel complesso, per il prodotto oggetto dell'inchiesta,
nonostante l'aumento della quota di mercato, i volumi erano inferiori a quelli
della RPC e i prezzi durante il PI, celle escluse, erano in generale più
elevati. Per questi motivi, dati soprattutto i volumi delle importazioni e le
quote di mercato da altri paesi terzi nonché i loro livelli di prezzo, simili o
superiori in media a quelli dell'industria dell'Unione, si può concludere che
le importazioni dai paesi terzi non annullano il nesso causale tra le
importazioni oggetto di sovvenzioni e il pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione.
(622)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive diverse parti interessate hanno formulato osservazioni
riguardo ai risultati concernenti le importazioni da altri paesi terzi. Queste
parti interessate, tuttavia, non hanno fornito nuove informazioni o elementi di
prova che avrebbero potuto modificare le conclusioni pertinenti. 
(623)   Tali parti hanno sottolineato
in particolare il volume delle importazioni di celle da Taiwan. Tuttavia, in
termini assoluti, il volume delle importazioni del prodotto in esame da Taiwan
(1 132 MW) rappresenta una piccola quota (meno del 5 %) del
consumo totale dell'Unione (21 559 MW) e delle importazioni dalla RPC
(15 005 MW). Pertanto, le importazioni provenienti da Taiwan hanno
eventualmente contribuito solo marginalmente al pregiudizio dell'industria
dell'Unione, e non interrotto il nesso di causalità.
Tabella 12
Importazioni da altri paesi terzi e
relative quote di mercato 
 MODULI || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume delle importazioni da tutti gli altri paesi terzi (MW) || 1 003 || 1 702 || 1 385 || 1 195 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 169 || 138 || 119 
 Quota di mercato delle importazioni da tutti gli altri paesi terzi || 18,4 % || 14,0 % || 7,0 % || 6,8 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 2 385,34 || 1 852,23 || 1 430,90 || 1 218,41 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 78 || 60 || 51 
 Volume delle importazioni da Taiwan (MW) || 49 || 144 || 140 || 135 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 294 || 286 || 276 
 Quota di mercato delle importazioni da Taiwan || 0,9 % || 1,2 % || 0,7 % || 0,8 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 2 102,04 || 1 659,72 || 1 350,00 || 1 125,93 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 79 || 64 || 54 
 Volume delle importazioni dagli USA (MW) || 140 || 180 || 51 || 60 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 129 || 36 || 43 
 Quota di mercato delle importazioni dagli USA || 2,6 % || 1,5 % || 0,3 % || 0,3 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 2 400,00 || 1 872,22 || 1 431,37 || 1 233,33 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 78 || 60 || 51 
 Volume delle importazioni dal resto dell'Asia (MW) || 720 || 1 140 || 1 029 || 879 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 158 || 143 || 122 
 Quota di mercato delle importazioni dal resto dell'Asia || 13,2 % || 9,3 % || 5,2 % || 5,0 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 2 400,00 || 1 870,18 || 1 440,23 || 1 229,81 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 78 || 60 || 51 
 Volume delle importazioni dal resto del mondo (MW) || 94 || 238 || 165 || 121 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 253 || 176 || 129 
 Quota di mercato delle importazioni dal resto del mondo || 1,7 % || 2,0 % || 0,8 % || 0,7 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 2 404,26 || 1 869,75 || 1 442,42 || 1 231,40 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 78 || 60 || 51 
Fonte: Europressedienst
 CELLE || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume delle importazioni da tutti gli altri paesi terzi (MW) || 510 || 884 || 1 100 || 1 457 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 173 || 216 || 286 
 Quota di mercato delle importazioni da tutti gli altri paesi terzi || 23,7 % || 26,6 % || 25,5 % || 36,2 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 1 166,67 || 1 072,40 || 751,82 || 553,88 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 92 || 64 || 47 
 Volume delle importazioni da Taiwan (MW) || 235 || 400 || 540 || 997 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 170 || 230 || 424 
 Quota di mercato delle importazioni da Taiwan || 10,9 % || 12,0 % || 12,5 % || 24,8 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 948,94 || 1 100,00 || 670,37 || 514,54 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 116 || 71 || 54 
 Volume delle importazioni dagli USA (MW) || 40 || 40 || 40 || 33 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 100 || 100 || 83 
 Quota di mercato delle importazioni dagli USA || 1,9 % || 1,2 % || 0,9 % || 0,8 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 1 350,00 || 1 050,00 || 825,00 || 636,36 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 78 || 61 || 47 
 Volume delle importazioni dal Giappone (MW) || 60 || 154 || 170 || 145 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 257 || 283 || 242 
 Quota di mercato delle importazioni dal Giappone || 2,8 % || 4,6 % || 3,9 % || 3,6 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 1 350,00 || 1 051,95 || 829,41 || 641,38 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 78 || 61 || 48 
 Volume delle importazioni dal resto del mondo (MW) || 175 || 290 || 350 || 282 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 166 || 200 || 161 
 Quota di mercato delle importazioni dal resto del mondo || 8,1 % || 8,7 % || 8,1 % || 7,0 % 
 Prezzo medio all'importazione in EUR/kW || 1 348,57 || 1 051,72 || 831,43 || 638,30 
 (Indice 2009 = 100) || 100 || 78 || 62 || 47 
Fonte: Europressedienst
5.3.2.     Importazioni non sovvenzionate
provenienti dalla RPC 
(624)   Le importazioni non oggetto di
sovvenzioni dalla RPC sono state analizzate attentamente e si è accertato che
non hanno avuto un impatto significativo sulla situazione dell'industria
dell'Unione, tale da interrompere il nesso di causalità stabilito tra le
importazioni sovvenzionate e il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.
5.3.3.     Andamento del consumo
dell'Unione 
(625)   Come indicato al considerando 509, durante il periodo in esame
il consumo UE è aumentato del 221 % per i moduli e dell'87 % per le celle, ha
raggiunto una punta massima nel 2011 ed è calato durante il PI, pur restando
nettamente superiore al livello registrato all'inizio del periodo in esame nel
2009. L'industria dell'Unione non ha potuto beneficiare di questo aumento del
consumo: la sua quota di mercato è scesa infatti nello stesso periodo dal 19%
al 13% per i moduli e dal 68% al 38% per le celle. Al tempo stesso, la quota di
mercato della RPC è fortemente aumentata fino al 2011 per poi restare stabile
su livelli elevati durante il PI, quando il consumo è diminuito. Considerato
pertanto che, nonostante il calo del consumo UE nel PI, le importazioni
sovvenzionate dalla RPC hanno mantenuto (moduli) o aumentato (celle) la loro
quota di mercato a svantaggio dell'industria dell'Unione nel periodo in esame,
non si può concludere che il calo del consumo sia stato tale da interrompere il
nesso di causalità tra le importazioni sovvenzionate e il pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione. L'inchiesta ha inoltre
rivelato che, poiché la capacità dell'industria dell'Unione era in ogni caso
notevolmente inferiore ai livelli di consumo, la diminuzione del consumo nel
corso del PI non può aver avuto un impatto sulla situazione di pregiudizio
dell'industria dell'Unione.
(626)   In base
alle informazioni disponibili è difficile stabilire in che misura la domanda
sia trainata dai regimi di sostegno degli Stati membri. Come indicato al
considerando 632, esiste una grande varietà di regimi di sostegno ed essendo la
loro interazione con la domanda estremamente complessa è anche difficile
quantificarne gli effetti precisi. I dati disponibili provano tuttavia che la
domanda di energia solare continuerà ad esistere e ad aumentare nel tempo,
anche senza regimi di sostegno e anche se forse a livelli inferiori rispetto a
quanto avviene grazie a quest'ultimi. In questo contesto, molte parti hanno
affermato che la parità di rete era già stata raggiunta o quasi raggiunta in
alcune regioni dell'Unione.
(627)   Una parte interessata ha
affermato che le importazioni dalla RPC non hanno colmato l'intero aumento del
consumo e che, mentre nel caso dei moduli l'industria dell'Unione ha perso
quote di mercato tra il 2009 e il 2010, essa ha continuato ad aumentare la
propria redditività nel corso dello stesso periodo. Inoltre è stato asserito
che nel 2009, quando le importazioni di celle dalla RPC avevano una quota di
mercato di solo l'8 %, l'industria dell'Unione subiva comunque perdite
dell'8 %. 
(628)   Come
già indicato ai considerando da 609 a 616, nonostante il calo del consumo
dell'Unione nel periodo dell'inchiesta, le importazioni oggetto di sovvenzioni
dalla RPC hanno o mantenuto (moduli) o aumentato la loro quota di mercato
(celle), a scapito dell'industria dell'Unione durante il periodo in esame.
Pertanto non si può concludere che il calo del consumo sia stato tale da
annullare il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di sovvenzioni e il
grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. L'inchiesta ha inoltre
rivelato che, poiché la capacità dell'industria dell'Unione era in ogni caso
notevolmente inferiore ai livelli di consumo, la diminuzione del consumo nel
corso del PI non può aver avuto un impatto sulla situazione di pregiudizio
dell'industria dell'Unione. Tale argomentazione è stata pertanto respinta. 
(629)   Un'altra parte interessata ha
contestato che la domanda nell'Unione continuerà ad esistere anche in assenza
di regimi di sostegno nazionali. Essa ha sostenuto che esiste una correlazione
tra domanda e regimi di sostegno e che, in assenza di tali regimi i progetti
nel settore del FV non sarebbero più redditizi e pertanto la domanda di
pannelli solari scomparirebbe. Tuttavia, la parte non
ha presentato elementi di prova che possano privare di validità le conclusioni
di cui al precedente considerando 626. In assenza di nuove informazioni al
riguardo, tale affermazione è stata respinta.
(630)   Dopo la divulgazione delle conclusioni
definitive, il governo della RPC ha affermato che il fatto che l'industria
dell'Unione in ogni caso non abbia avuto capacità sufficienti a soddisfare la
domanda dell'Unione sarebbe irrilevante poiché il volume delle vendite di
moduli dell'industria dell'Unione è diminuito in linea con il calo dei consumi
e ha ribadito che il calo del consumo tra il 2011 e il PI ha causato il
pregiudizio notevole subito dall'industria dell'Unione. Infatti, tra il 2011 e
il PI il consumo dell'Unione e il volume delle vendite di moduli sono diminuiti
con un andamento analogo, ma la situazione va valutata rispetto all'andamento
dei prezzi sovvenzionati cinesi, di gran lunga inferiori ai prezzi
dell'industria dell'Unione, che hanno costretto l'industria dell'Unione a vendere
in perdita. A tale riguardo si ricorda che, come illustrato al considerando 111
del regolamento antidumping provvisorio, mentre i consumi calavano, le
importazioni dalla RPC o mantenevano (moduli) o aumentavano (celle) la loro
quota di mercato. Al tempo stesso, i prezzi delle importazioni cinesi erano
notevolmente diminuiti, ad un livello marcatamente inferiore a quello dei
prezzi di vendita dell'industria dell'Unione. Tale argomentazione è stata
pertanto respinta.
5.3.4.     Il principale esempio di regime
di sostegno: le tariffe di immissione (Feed-in-tariffs - FIT)
(631)   Secondo molte parti interessate
la causa del pregiudizio subito dall'industria dell'Unione risiede nelle
riduzioni delle tariffe di immissione decise dagli Stati membri. Esse ritengono
che i tagli abbiano fatto diminuire le installazioni di impianti solari e
ridotto la domanda del prodotto in esame sul mercato UE, causando così il
notevole pregiudizio per l'industria dell'Unione. 
(632)   Per sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili,
gli Stati membri hanno introdotto le FIT, contingenti obbligatori legati a
certificati verdi negoziabili, sovvenzioni agli investimenti e incentivi
fiscali. Alcuni Stati membri concedono anche sostegni finanziati dai fondi
strutturali dell'UE. Lo strumento di sostegno all'energia solare più diffuso
sono le FIT. L'analisi della Commissione si è
concentrata su questo tipo di sostegno.
(633)   Le FIT sono uno strumento di
sostegno finanziario che contribuisce a conseguire obiettivi nazionali
obbligatori di utilizzo di energia da fonti rinnovabili, come prescritto dalla
direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti
rinnovabili. Il livello di sostegno e le modalità di funzionamento delle FIT
variano a seconda degli Stati membri. Grazie alle FIT i gestori delle reti
devono acquistare energia solare a prezzi che permettano ai produttori di
energia solare (di solito proprietari degli impianti solari) di recuperare i
costi e ottenere ragionevoli tassi di rendimento. Quasi sempre le FIT, come
altri regimi di sostegno, sono soggette anche al controllo sugli aiuti di Stato
ai sensi degli articoli 107 e 108 TFUE al fine di evitare eccessive
compensazioni per i produttori di energia elettrica.
(634)   Nonostante differenze
nazionali, riguardo all'andamento delle FIT si possono osservare tre fenomeni
nell'UE: i) la riduzione dei tassi delle FIT, (ii) la completa sospensione del
regime delle FIT (Spagna) e (iii) l'introduzione di soglie di capacità (dette
cap) per gli impianti ammissibili al finanziamento nonché massimali di spesa a
livello di Stati membri sulle nuove capacità installate e sovvenzionate ogni
anno. Risulta che le cap siano state introdotte soprattutto nel 2012:
probabilmente non hanno quindi alcun effetto sul consumo durante il PI. L'analisi
si è perciò concentrata sulle recenti sospensioni delle FIT in Spagna e sulla
riduzione dei tassi FIT nella maggior parte degli Stati membri. Si è esaminato
se esse abbiano avuto effetti sulla domanda nel mercato UE e se potessero aver
causato il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. In proposito,
si è visto che l'effetto dell'andamento delle FIT sulla domanda di moduli è
analogo a quello rilevato per la domanda di celle. Essendo infatti le celle
indispensabili per la produzione dei moduli e non essendo usate in nessun altro
processo di produzione, al diminuire della domanda di moduli corrisponde
l'immediata diminuzione della domanda di celle. 
(635)   L'inchiesta
conferma da un lato il nesso tra andamento delle FIT e consumo, e accerta dall'altro
che il calo del consumo tra il 2011 e il PI non contribuisce ad annullare il
nesso di causalità tra le importazioni sovvenzionate dalla RPC e il pregiudizio
grave subito dall'industria dell'Unione, come descritto dettagliatamente al
considerando 625. Essa dimostra infatti che sebbene la situazione
dell'industria dell'Unione peggiorasse, i produttori esportatori riuscivano a
mantenere elevate quote di mercato (moduli: 80%) e anche ad aumentarle
leggermente (celle: dal 20% nel 2011 al 22% durante il PI). Si noti inoltre che
il prezzo medio dei moduli praticato dall'industria dell'Unione è diminuito del
53 % nel corso del periodo in esame, soprattutto a causa del significativo
aumento delle importazioni sovvenzionate e della forte pressione sui prezzi del
mercato UE da esse esercitata. La perdita di redditività subita dall'industria
dell'Unione non può perciò essere attribuita in via principale ai tagli delle
FIT.
(636)   Di
conseguenza, si riconosce che le FIT hanno generato una domanda di energia
solare e che la loro recente sospensione (Spagna) e riduzione (in altri Stati
membri), hanno ridotto il consumo del prodotto oggetto dell'inchiesta durante
il PI, il che potrebbe avere contribuito al pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione. Tuttavia, il calo del consumo nel PI non è stato tale da
interrompere il nesso di causalità tra le importazioni sovvenzionate e il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.
(637)   Alcune parti interessate hanno
affermato che i tagli delle FIT hanno reso poco attraenti le opportunità di
investimento nell'energia solare e ridotto la domanda del prodotto in esame
nell'Unione. 
(638)   L'inchiesta
ha confermato l'esistenza di un legame tra i tassi delle FIT e il livello degli
investimenti nel settore dell'energia solare, ma ha anche evidenziato che gli
investimenti in questo comparto ne tengono meno conto in regioni ad alta
esposizione solare, nelle quali la produzione di energia solare è più
efficiente, e in quelle in cui l'elettricità ha prezzi elevati. L'inchiesta
mostra infatti che si continua a investire (ad esempio, in Spagna) nonostante
la sospensione del regime delle FIT. L'inchiesta mostra anche che gli
investimenti nell'energia solare restano attraenti anche se i tassi delle FIT
sono inferiori. Per questi motivi l'argomentazione è
stata respinta. 
(639)   Varie parti hanno sostenuto che
l'andamento delle FIT ha esercitato una forte pressione al ribasso sui prezzi e
quindi sulla redditività dell'industria dell'Unione. Una parte interessata ha
affermato che è stato esaminato soltanto l'impatto dell'andamento delle FIT
sulla domanda, mentre si sarebbe dovuto piuttosto analizzare anche l'impatto
sui prezzi. Nello stesso contesto, alcune parti interessate hanno sostenuto che
la maggior parte degli Stati membri ha già attuato riduzioni significative nel
2010 e questo ha esercitato una pressione al ribasso sui prezzi dei moduli.
(640)   A tale
proposito, occorre osservare che gli Stati membri hanno attuato tagli delle FIT
in momenti diversi e a ritmi diversi e che elaborare un quadro generale per
l'intera Unione europea è piuttosto difficile. A prescindere dal momento in cui
i tassi delle FIT hanno raggiunto livelli molto bassi, il significativo calo
dei prezzi dell'Unione e della redditività durante il periodo in esame non può
essere esclusivamente o essenzialmente spiegato dalla riduzione delle FIT. In
primo luogo, sulla base delle informazioni raccolte per la Germania e l'Italia
che rappresentavano insieme il 75 % circa del consumo dell'Unione nel
2011, il calo del prezzo medio delle vendite è stato più marcato rispetto alla
diminuzione dei tassi delle FIT durante il PI. In secondo luogo, gli elementi
di prova raccolti mostrano che, per alcuni paesi come l'Italia, nonostante il
contesto di tassi delle FIT molto generosi, l'industria dell'Unione ha dovuto
diminuire significativamente i suoi prezzi. Infine, durante il PI, l'industria
dell'Unione ha dovuto vendere a prezzi inferiori ai costi di produzione, in
conseguenza principalmente del fatto che i produttori esportatori cinesi coprivano
l'80 % del consumo nell'Unione e quindi avevano il potere di influenzare
il meccanismo di fissazione dei prezzi.
(641)   L'inchiesta
inoltre ha stabilito che fino al 2011 i tassi delle FIT più elevati, unitamente
al calo dei prezzi dei moduli nell'Unione, hanno reso gli investimenti in
energia solare estremamente interessanti e gli investitori hanno guadagnato un
elevato utile sul capitale investito. Pertanto, si è registrato un numero
elevato di investimenti e, di conseguenza, una domanda elevata di pannelli
solari. In conseguenza dell'aumento della domanda, l'importo totale delle FIT
corrisposto è aumentato notevolmente e la maggior parte degli Stati membri ha
riveduto i regimi in vigore al ribasso per evitare, tra l’altro, un aumento del
costo dell'energia elettrica. Ciò dimostra che i tagli delle FIT possono anche
essere stati attuati a causa della diminuzione dei prezzi, e non viceversa.
Tale argomentazione è stata pertanto respinta. 
(642)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive, una parte ha affermato che vi era contraddizione
tra il considerando 640, secondo il quale valutare la domanda per l'Unione nel
suo complesso è difficile, ed il considerando 608, nel quale si afferma che
l'analisi del nesso di causalità per Stato membro non avrebbe portato a
risultati significativi. Al riguardo si precisa che nella valutazione
effettuata secondo quanto descritto al considerando 640 si fa riferimento alla
difficoltà di elaborare un quadro generale dell'andamento delle FIT per
l'intera Unione e non della domanda dell'Unione, come affermato dalla parte
interessata. Di conseguenza, non esiste contraddizione tra i due considerando e
l'affermazione è stata pertanto respinta.
(643)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive una parte ha affermato che, anche in un contesto di
tassi delle FIT elevati, il  prezzo dei moduli può diminuire sensibilmente a
causa dello sviluppo tecnologico, delle economie di scala, della riduzione dei
costi e della crescente capacità di produzione. Per quanto riguarda questa
obiezione va ricordato che dalle prove raccolte risulta che i produttori
italiani hanno dovuto ridurre i loro prezzi rendendoli inferiori ai costi di
produzione anche quando i tassi delle FIT erano molto elevati. Mentre i fattori
succitati possono aver effettivamente inciso sui costi medi, essi non possono
spiegare perché i produttori dell'Unione abbiano dovuto ridurre i loro prezzi
al di sotto dei costi di produzione. Di conseguenza, si è concluso che sono
state soprattutto le importazioni oggetto di sovvenzioni dalla RPC che hanno
spinto i prezzi a livelli insostenibili e questa obiezione è stata respinta.
(644)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive una parte ha affermato che le conclusioni di cui al
considerando 641, che i tagli delle FIT potrebbero anche essere stati il
risultato della diminuzione dei prezzi, e non viceversa, non sono suffragate da
alcun elemento di prova.
(645)   Va osservato che le conclusioni
presentate nel considerando 641 di cui sopra sono state basate sulle informazioni
disponibili nel corso dell'inchiesta e la situazione descritta è stata
effettivamente considerata ragionevole, date le circostanze in questo specifico
mercato. L'argomentazione è stata quindi respinta.
(646)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive una parte ha contestato la conclusione secondo la quale
la pressione al ribasso sui prezzi dei produttori dell'Unione era esercitata
prevalentemente dalle importazioni sovvenzionate e ha affermato che, al
contrario, erano stati i tagli delle FIT a costringere i produttori dell'Unione
a ridurre i loro prezzi. La stessa parte ha ribadito che, quando sono state
ridotte le FIT, i prezzi dei sistemi FV sono diminuiti in linea con il calo
delle FIT, affinché i costi di sviluppo dei progetti non aumentino, il che a
sua volta ha causato la pressione sui prezzi dei produttori dell'Unione. 
(647)   Poiché la parte non ha
presentato elementi di prova a sostegno di tali affermazioni, la Commissione ha
mantenuto la sua analisi e le sue conclusioni di cui ai considerando 640 e 641.

(648)   La stessa parte ha sostenuto
che i mercati sono guidati dall'andamento delle FIT e ha fornito informazioni
relative al numero di impianti FV per gli anni 2012 e 2013 nel Regno Unito. Le
informazioni fornite da questa parte erano una pubblicazione del governo del
Regno Unito basata sulle iscrizioni settimanali al registro centrale delle FIT
del Regno Unito (Central FiT Register, CFR). Si noti che queste informazioni si
riferivano soprattutto a un periodo che non coincide con il PI e si riferivano
ad un unico Stato membro, mentre l'inchiesta attuale si è concentrata sulla
situazione del mercato dell'Unione nel suo insieme. In ogni caso, non è stato
contestato che i livelli delle FIT influiscano sulla domanda, in quanto il
rendimento degli investimenti in luoghi con meno irraggiamento solare dipende
dal livello delle FIT. Tuttavia, per dimostrare che il livello al quale erano
state fissate le FIT nel corso del PI ha causato il pregiudizio, le parti
interessate avrebbero dovuto dimostrare che un aumento dei prezzi dei
produttori dell'Unione al livello non pregiudizievole avrebbe significato che i
produttori dell'Unione non sarebbero stati in grado di vendere il prodotto in
esame, in quanto gli investimenti in sistemi FV non sarebbero stati redditizi a
tali livelli di prezzo. Non sono state fornite prove in tal senso.
L'argomentazione è stata quindi respinta.
(649)   Varie parti hanno sostenuto
che, nel contesto dei bassi tassi delle FIT, gli investimenti in progetti FV
erano economicamente redditizi solo se alimentati con i pannelli solari
importati dalla RPC a prezzi più bassi. Ciò dimostrerebbe che i tagli delle FIT
hanno causato un grave pregiudizio all'industria dell'Unione. Un'altra parte ha
sostenuto che il livello dei tassi delle FIT influenza il meccanismo di
fissazione dei prezzi per i moduli.
(650)   Occorre osservare che il costo
di un modulo che consente ad un progetto di essere ancora economicamente
sostenibile varia a seconda dello Stato membro o della regione, in funzione di vari
fattori quali le FIT, altri incentivi regolamentari, l'esposizione al sole, i
prezzi dell'energia elettrica da fonti convenzionali, ecc. Inoltre,
dall'inchiesta è risultato che la realizzazione degli impianti attuali dipende
sempre meno dalle FIT in quanto la parità di rete del FV è probabilmente
raggiunta in varie regioni europee, ad esempio in un'ampia parte dell'Italia,
della Spagna, del Portogallo, della Francia meridionale e della Grecia. Per
questi motivi, le argomentazioni al riguardo sono respinte.
(651)   Una parte interessata ha
sostenuto che la Commissione non aveva accertato se l'industria dell'Unione non
fosse stata in grado di anticipare il brusco ritiro o la diminuzione dei regimi
di sostegno da parte dei governi. Non è stato presentato nessun argomento a
sostegno di tale affermazione. Tuttavia va osservato che, sulla base delle
prove raccolte, non si dispone di alcuna informazione che indichi che
l'industria dell'Unione abbia reagito ai segnali del mercato (ad esempio
all'andamento del consumo) e ad altre informazioni disponibili (ad esempio
sulla riduzione dei regimi di sostegno), in modo irragionevole. Tale
argomentazione è stata pertanto respinta. 
(652)   Una parte interessata ha
affermato che i tagli delle FIT hanno provocato la diminuzione delle vendite
dell'industria dell'Unione, perché gli investimenti erano redditizi solo con i
bassi prezzi cinesi. Dalle prove raccolte risulta in effetti una diminuzione,
ma solo lieve, delle vendite dell'industria dell'Unione durante il PI,
contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato se i progetti FV fossero stati
possibili solo con moduli cinesi. In realtà però le vendite di moduli 
dell'industria dell'Unione sono aumentate fino al 2011 per poi diminuire
leggermente durante il PI, seguendo lo stesso andamento dei consumi. Tale
argomentazione è stata pertanto respinta.
(653)   Una parte interessata ha
sostenuto che i tagli alle FIT hanno costretto l'industria dell'UE a diminuire
i propri prezzi per mantenere vivo l'interesse degli investitori nell'energia
FV e per continuare a stimolare la domanda e la crescita. 
(654)   L'inchiesta ha dimostrato che
l'industria dell'Unione è stata costretta a diminuire i prezzi soprattutto a
causa della pressione esercitata dalle importazioni sovvenzionate e non dei
tagli alle FIT. Lo conferma il fatto che il più significativo calo dei prezzi
dell'industria dell'Unione si è verificato nel 2010 e nel 2011, prima che i
principali tagli delle FIT avessero luogo. È stato infatti l'aumento delle
importazioni sovvenzionate dalla RPC, a prezzi notevolmente inferiori a quelli
dell'industria dell'Unione, a costringere quest'ultima a ridurre i suoi prezzi
a livelli sempre più bassi. Per questi motivi, l'argomentazione è stata
respinta.
(655)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che le conclusioni di cui ai considerando 174 e 175 del regolamento
antidumping provvisorio, secondo le quali le modifiche delle FIT non hanno
interrotto il nesso di causalità, non hanno alcuna base giuridica e di fatto e
sono incompatibili con l'articolo 8, paragrafo 5, del regolamento di base,
perché la Commissione ha omesso di valutare il livello di pregiudizio causato
dalle riduzioni delle FIT e perché ha ritenuto che la diminuzione significativa
dei prezzi dell'industria dell'Unione sia stata una conseguenza solo delle
importazioni sovvenzionate cinesi. La stessa parte ha sostenuto che la
diminuzione del prezzo dei moduli e delle celle è stata un fenomeno globale e
non dovuto alla pressione delle importazioni cinesi.
(656)   Riguardo all'affermazione che la
Commissione ha omesso di valutare il livello di pregiudizio causato dai tagli
alle FIT, si fa riferimento ai considerando 628 e 629 nonché 640 e 641, dove la
Commissione ha concluso che né la diminuzione della domanda, né l'impatto delle
FIT sui prezzi dell'Unione erano tali da annullare il nesso di causalità tra il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e le importazioni oggetto di
sovvenzioni dalla RPC, a prescindere da se e in quale misura essi sono stati
probabilmente causati dai tagli delle FIT. Di conseguenza, l'affermazione
secondo cui le conclusioni della Commissione non si basano su fatti concreti è
stata respinta. Per quanto riguarda l'affermazione che il calo dei prezzi dei
moduli e delle celle è stato un fenomeno globale, si fa riferimento ai
considerando da 619 a 621, nei quali sono esaminati i volumi e i prezzi delle
importazioni originarie di paesi terzi diversi dalla RPC nell'Unione. Anche se
a livello mondiale si è registrata una tendenza al ribasso nei prezzi di moduli
e celle, i prezzi delle importazioni oggetto di sovvenzioni dalla RPC hanno
esacerbato la tendenza al ribasso fino a portarla a livelli che generano
perdita. Per questi motivi l'argomentazione è stata respinta.
(657)   Le FIT sono state insomma un
importante fattore per lo sviluppo del mercato FV nell'Unione e la loro
esistenza ha influito sul consumo del prodotto oggetto dell'inchiesta.
Dall'inchiesta è tuttavia risultato che il consumo non è diminuito
significativamente nonostante l'ampiezza dei tagli alle FIT. Inoltre,
l'inchiesta ha rivelato che il calo dei prezzi dell'Unione non è dovuto
prevalentemente ai tagli delle FIT. Si è pertanto giunti alla conclusione che
l'andamento delle FIT non è stato tale da annullare il nesso di causalità tra
le importazioni sovvenzionate e il grave pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione. 
5.3.5.     Altri sostegni finanziari
concessi all’industria dell'Unione
(658)   Alcune parti interessate hanno
sostenuto che il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto
alla riduzione dei sostegni finanziari all'industria dell'Unione. A supporto di
tale affermazione sono state fornite informazioni su sovvenzioni concesse a un
fabbricante UE prima del periodo in esame (tra il 2003 e il 2006). 
(659)   Gli elementi di prova forniti
non hanno rivelato alcun nesso tra il grave pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione e l'asserita sovvenzione ricevuta da un fabbricante UE durante il
periodo precedente il periodo in esame. Inoltre, poiché tali informazioni si
riferiscono a un periodo precedente a quello in esame, sono irrilevanti. Non si
è perciò potuto stabilire alcun legame tra un'asserita sovvenzione ricevuta
dall'industria dell'Unione e il grave pregiudizio da essa subito. Per questo
motivo l'argomentazione è stata respinta. 
5.3.6.     Eccesso di capacità
(660)   Si sostiene che sia stato
l'eccesso di capacità sul mercato dell'Unione e in genere sul mercato mondiale
a causare il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. Si afferma
anche che tale sovraccapacità sul mercato mondiale abbia portato al
consolidamento dell'industria dell'Unione, attualmente in corso, e che il
pregiudizio subito sia dovuto al numero eccessivo di impianti di produzione.
Varie parti interessate sostengono inoltre che il grave pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione vada collegato all'iperespansione delle capacità che
essa si è autoinflitta. Per contro, altre parti interessate sostengono che il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione sia dovuto al fatto che
quest'ultima non ha effettuato gli investimenti necessari ad aumentare le
capacità.
(661)   L'industria dell'Unione ha
effettivamente aumentato la sua capacità di produzione, tuttavia il volume
totale della sua produzione non ha coperto l'aumento del consumo sul mercato UE
durante il periodo in esame. L'aumento delle capacità di produzione
dell'industria dell'Unione era ragionevole e ha seguito l'andamento del
mercato, cioè l'aumento del consumo. Non può perciò essere considerato come una
causa del pregiudizio subito. 
(662)   Analogamente, secondo quanto
precede, l'inchiesta non conferma l'argomento secondo cui l'industria
dell'Unione non ha investito nell'ampliamento delle capacità. Al contrario,
come indicato in precedenza, nell'intero periodo in esame l'industria
dell'Unione ha progressivamente aumentato la capacità di produzione fino a
disporre di un eccesso di capacità per tutto il periodo in esame, il che indica
che era in grado di soddisfare la domanda aggiuntiva. L'argomentazione è stata
pertanto respinta. 
(663)   Alcune parti interessate hanno
affermato che tutti gli operatori del mercato, compresi quelli in settori a
valle e a monte, si sono trovati in situazioni difficili dovute a eccessi di
capacità sul mercato mondiale e alle conseguenti mutazioni del mercato. In
proposito è stato sostenuto che il prodotto oggetto dell'inchiesta è divenuto
una merce di cui i singoli fabbricanti non sono più in grado di fissare i
prezzi, ormai soggetti alla legge della domanda e dell'offerta a livello
mondiale. Questa situazione avrebbe dunque causato il grave pregiudizio
all'industria dell'Unione e non le importazioni sovvenzionate.
(664)   L'inchiesta ha confermato
l'esistenza di un eccesso di capacità sul mercato mondiale, soprattutto da
parte della RPC. Anche i mutamenti del mercato che avrebbero trasformato il
prodotto in esame in una merce di base non giustificano un comportamento dei
prezzi e pratiche commerciali del tutto sleali. In proposito, si noti che
l'industria dell'Unione ha prodotto e venduto il prodotto oggetto
dell'inchiesta per oltre 20 anni, mentre l'industria cinese del prodotto in
esame si è sviluppata solo di recente (dalla metà dell'ultimo decennio),
attirata soprattutto dalle FIT e da altri incentivi dell'UE e dal conseguente
aumento della domanda. Per questi motivi l'argomentazione è stata respinta.
(665)   Una parte interessata ha
sostenuto che la sovraccapacità ha portato alla razionalizzazione dei prezzi. A
tale proposito è opportuno segnalare che, da un lato, la sovraccapacità ha
portato, in sostanza, ad un "livellamento verso il basso" e alla
contrazione dei prezzi dell'industria dell'Unione, che in media ha superato la
riduzione dei costi di produzione. D'altro canto gli aumenti della capacità
dell'industria dell'Unione hanno seguito l'andamento del mercato e sono stati
considerati ragionevoli. Inoltre, l'aumento della capacità produttiva di celle
è avvenuto ad un livello più basso rispetto ai moduli. Le affermazioni al
riguardo sono pertanto state respinte. 
(666)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione è dovuto al
fatto che quest'ultima si è concentrata unicamente su investimenti
specializzati e non ha effettuato gli investimenti necessari ad aumentare le
capacità e a ridurre i costi. Analogamente, tale affermazione non ha potuto essere
confermata dai risultati dell'inchiesta, dalla quale è emerso che l'industria
dell'Unione ha aumentato la sua capacità produttiva e la sua efficienza nel
periodo in esame. Questa argomentazione è stata perciò respinta.
(667)   Inoltre, una delle parti
interessate ha sostenuto che l'industria dell'Unione ha aumentato la sua
capacità di produzione nonostante il già basso tasso di utilizzo degli
impianti, dando così luogo a un pregiudizio autoinflitto. Tuttavia tale
affermazione era basata sul confronto tra la tendenza degli investimenti dei
produttori dell'Unione inseriti nel campione e l'andamento del tasso di
utilizzo degli impianti dell'intera industria dell'Unione, che non è una base
di confronto appropriata. Dall'inchiesta è inoltre emerso che l'industria
dell'Unione non aveva ampliato la sua capacità di produzione a livelli
superiori allo sviluppo del consumo dell'Unione; l'argomento è stato quindi
respinto. 
(668)   Inoltre, gli elementi di prova
raccolti indicano che, attraverso investimenti in nuovi macchinari, l'industria
dell'Unione ha potuto ridurre i costi di produzione e diventare più competitiva
sotto il profilo dei costi. L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(669)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, alcune parti interessate hanno contestato che gli
ampliamenti di capacità dell'industria dell'Unione fossero ragionevoli e
avessero seguito gli sviluppi del mercato e in particolare lo sviluppo dei
consumi dell'Unione. Tuttavia, per quanto riguarda i moduli, la capacità di produzione
è aumentata del 106 %, mentre il consumo nell'Unione è aumentato del
221 % nel periodo in esame, ossia è più che raddoppiato. Analogamente, per
quanto riguarda le celle, la capacità di produzione è aumentata del 39 %,
mentre il consumo nell'Unione è aumentato dell'87 % nel periodo in esame.
Ciò dimostra che l'aumento della capacità è stato sostanzialmente inferiore
alla crescita del consumo e che quindi non può essere ritenuto inadeguato, dato
che non vi è mai stato un eccesso di capacità nell'Unione. Inoltre, l'analisi
volta a stabilire se gli ampliamenti di capacità fossero ragionevoli non deve
essere effettuata su base annua, bensì prendere in considerazione l'andamento
nell'intero periodo in esame. Infatti, gli ampliamenti di capacità diventano in
genere pienamente operativi solo trascorso un certo periodo di tempo dopo
l'investimento effettuato e, esaminando separatamente un anno, si può ottenere
una visione distorta. L'argomentazione è stata quindi respinta.
5.3.7.     Incidenza dei prezzi delle materie
prime 
(670)   Varie parti interessate hanno
sostenuto che il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era legato
all'andamento dei prezzi del polisilicio, principale materia prima nella
produzione dei wafer. Si è argomentato che l'industria dell'Unione aveva
concluso contratti di fornitura a lungo termine a prezzi fissi, che non
potevano quindi beneficiare della riduzione dei prezzi del polisilicio durante
il periodo in esame.
(671)   Secondo l'inchiesta, anche se
le forniture del polisilicio all'industria dell'Unione si fondano su contratti
a lungo termine, i termini della maggior parte di tali contratti sono stati
rinegoziati in base all'andamento dei prezzi del polisilicio e i loro prezzi
hanno raggiunto un livello prossimo, quando non inferiore, ai prezzi sul
mercato a pronti.
(672)   Alcune parti interessate hanno
sostenuto che l'industria dell'Unione o almeno parte di essa non ha potuto
trarre beneficio dalla diminuzione dei prezzi del polisilicio, durante il PI, a
causa dei contratti a lungo termine per le materie prime. Le parti in questione
hanno affermato che la rinegoziazione o la risoluzione dei contratti a lungo
termine relativi al polisilicio e/o ai wafer hanno comportato sanzioni. Per
suffragare questa argomentazione, queste parti hanno presentato articoli di
stampa riguardanti taluni produttori dell'Unione che si trovavano in situazioni
di controversia o che avevano concluso i loro contratti. Alcune parti hanno
fornito dati che a loro avviso confermano che non era possibile rinegoziare i
contratti a lungo termine. 
(673)   Il polisilicio è la principale
materia prima per i produttori di wafer. L'inchiesta ha rivelato che i prezzi
del polisilicio sono aumentati nel 2008, raggiungendo il picco di circa 500
USD/kg, ma sono poi nuovamente diminuiti nel 2009, raggiungendo circa 50-55
USD/kg alla fine del 2009, con solo una lieve tendenza al rialzo nel 2010 e
all'inizio del 2011. I prezzi sono calati sensibilmente durante il PI, fino a
30 USD/kg (CCR, Scientific and Policy Reports, PV Status Report 2012). È da
notare che l'effetto dei prezzi del polisilicio sull'industria dell'Unione
poteva essere soltanto marginale, dato che qualsiasi effetto sui costi di
produzione di celle e moduli era diluito su tutta la catena del valore.
Inoltre, i suddetti articoli di stampa si riferivano ad eventi post-PI, che non
hanno influito sulla situazione dell'industria dell'Unione durante il PI, e non
possono pertanto essere presi in considerazione. Si può confermare che
l'industria dell'Unione ha potuto in effetti rinegoziare non solo i prezzi dei
contratti a lungo termine, ma anche le eventuali penalità contrattuali relative
a tali contratti a lungo termine. 
(674)   Una delle parti interessate ha
inoltre obiettato che è sufficiente che solo alcuni produttori dell'Unione
siano stati svantaggiati dai contratti a lungo termine e che la situazione
globale dell'industria dell'Unione è irrilevante. Essa ha affermato che
l'aumento dei costi non deve necessariamente colpire tutti gli operatori nello
stesso modo. Questa argomentazione non tiene conto del fatto che, per
l'industria dell'Unione nel complesso i prezzi medi del polisilicio in molti
casi non erano risultati superiori ai prezzi di mercato o ai prezzi a pronti, e
che pertanto la questione se maggiori costi incidano su tutti o solo un numero
ristretto di operatori non era stata considerata pertinente. L'argomentazione è
stata quindi respinta.
(675)   Un'altra parte interessata ha
chiesto alla Commissione di separare, distinguere e quantificare gli effetti di
ogni fattore che incide sulla situazione dell'industria dell'Unione, in
particolare secondo tale parte l'effetto della diminuzione significativa dei
prezzi del polisilicio deve essere considerato separatamente. A tal riguardo è
stato affermato che è stata la diminuzione dei prezzi del polisilicio,
piuttosto che la pressione esercitata sui prezzi dalle importazioni cinesi, a
provocare il calo dei prezzi di vendita. Per quanto riguarda l'industria
dell'Unione, i suoi prezzi medi di vendita hanno registrato un calo molto più
ampio della diminuzione del costo medio di produzione, sul quale il calo dei
prezzi delle materie prime potrebbe avere un'incidenza. L'argomentazione è
stata quindi respinta.
(676)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, talune parti interessate hanno ribadito che l'impatto
della diminuzione dei prezzi del polisilicio sui costi dell'industria
dell'Unione non era limitato o diluito lungo la catena del valore, come ha
concluso l'inchiesta. Tuttavia, come già osservato al considerando 255 di cui
sopra, il polisilicio è la principale materia prima per i produttori di wafer,
quindi qualsiasi impatto sui costi di produzione di celle o moduli è risultato
diluito all'interno della catena del valore. Le parti interessate non hanno
fornito alcuna informazione che avrebbe potuto privare tale conclusione della
sua validità. Inoltre, l'inchiesta ha rivelato che il calo dei prezzi del
polisilicio nel periodo in esame è stato riflesso nel costo medio di produzione
di celle e moduli dell'industria dell'Unione inclusa nel campione, che è sceso
a un livello analogo a quello dei prezzi del polisilicio. La stessa parte
interessata ha messo in discussione l'impatto delle pretese penali che
l'industria dell'Unione ha dovuto pagare nell'ambito della rinegoziazione dei
contratti di fornitura. A tale riguardo, non si può escludere che alcuni
produttori abbiano dovuto versare penali per la cancellazione di contratti di
fornitura relativi ai wafer durante il periodo in esame. Tuttavia, la
Commissione non ha riscontrato elementi a conferma del fatto che tali penali
possano aver avuto un'incidenza sulla situazione dell'industria dell'Unione nel
suo complesso, né che siano state rappresentative. Tali prove non sono state
fornite nemmeno dall'interessato in questione. Di conseguenza non può essere
totalmente escluso che le penali possano aver avuto un certo impatto negativo
su un numero limitato di produttori dell'Unione, tuttavia l'impatto complessivo
sull'industria dell'Unione è stato nella migliore delle ipotesi marginale e, di
conseguenza, non ha potuto infirmare il nesso di causalità tra le importazioni
sovvenzionate e il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione nel suo
insieme. Si è dovuto pertanto respingere tali argomentazioni.
(677)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che il calo dei prezzi di vendita del prodotto oggetto dell'inchiesta
nell'Unione è in parte dovuto alla riduzione del prezzo del polisilicio.
Tuttavia, a questo proposito, va osservato che dall'inchiesta è emerso che le
importazioni dalla RPC erano oggetto di sovvenzioni e determinavano una
notevole sottoquotazione dei prezzi dell'industria dell'Unione. Il calo dei
prezzi va pertanto oltre la riduzione dei costi di produzione che può essere
dovuta al calo dei prezzi delle materie prime. Se il calo dei prezzi fosse
stato semplicemente l'effetto del calo dei prezzi delle materie prime,
l'industria dell'Unione non sarebbe stata costretta a diminuire i propri prezzi
di vendita rendendoli inferiori ai costi di produzione. Questa argomentazione deve
pertanto essere respinta. 
(678)   Un'altra parte interessata ha
ribadito che la controversia di un produttore dell'Unione dopo il PI può aver
influito sulla situazione di almeno questo produttore dell'Unione già durante
il PI. La parte non ha tuttavia spiegato in che modo e in quale misura tale
circostanza verificatasi dopo il PI possa aver avuto un effetto sulla
situazione di quest'ultimo produttore durante il PI. Analogamente, l'inchiesta
non ha rivelato alcun elemento di prova di tali effetti. L'argomentazione è
stata pertanto respinta.
(679)   D'altronde, la stessa parte
interessata ha messo in discussione le conclusioni di cui sopra, che
presumibilmente non sono state dimostrate. Tuttavia, le conclusioni
dell'inchiesta si sono basate su fatti e prove positive, disponibili nelle
versioni non riservate a tutti i soggetti interessati. 
(680)   Si è perciò concluso che, pur
essendoci stati effetti negativi a carico di alcuni fabbricanti UE dovuti ai
contratti a lungo termine, l'industria dell'Unione, nel suo insieme, non ne ha
sofferto ed è stata in grado di trarre il massimo beneficio dalla diminuzione
dei prezzi della materia prima. Pertanto, si è giunti alla conclusione che i
contratti a lungo termine non hanno interrotto il nesso di causalità tra le
importazioni sovvenzionate e il grave pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione. 
5.3.8.     Pregiudizio autoinflitto:
conseguenze dell'automazione, delle dimensioni, delle economie di scala, del
consolidamento, dell'innovazione, dell'efficienza rispetto ai costi e delle
importazioni dell'industria dell'Unione
(681)   Varie
parti interessate hanno sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione fosse dovuto all'alto grado di automazione del processo di
produzione. In pratica, i piccoli fabbricanti si sarebbero trovati in posizione
di svantaggio rispetto a quelli grandi integrati verticalmente e l'eventuale
pregiudizio da essi subito non può essere attribuito alle importazioni oggetto
di dumping. In questa prospettiva si è sostenuto anche che l'industria
dell'Unione nel suo insieme è comunque di dimensioni ridotte e che perciò non è
stata in grado di beneficiare delle economie di scala.

(682)   L'inchiesta
ha dimostrato che anche i piccoli fabbricanti presenti sul mercato UE
disponevano di processi di produzione altamente automatizzati, con effetti
positivi per i costi di produzione. La maggior parte dei fabbricanti UE si è
specializzata in una parte del processo di produzione (celle o moduli) e,
grazie alla specializzazione, ha incrementato la propria competitività rispetto
al tipo di prodotto specifico fabbricato. L'argomentazione secondo cui
l'impatto dell'elevata automazione avrebbe causato il pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione, va quindi respinta. 
(683)   Alcune parti interessate hanno
affermato che la pressione sui prezzi era all'origine del consolidamento
dell'industria dell'Unione e dell'industria cinese e che quest'ultimo sia la
vera causa del grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. L'inchiesta
ha però dimostrato che il consolidamento era piuttosto una conseguenza delle
importazioni sovvenzionate e delle pratiche commerciali sleali. Inoltre la
parte non ha prodotto alcun elemento che indichi in che misura il processo di
consolidamento possa essere stato la causa del pregiudizio subito. 
(684)   È stato
anche sostenuto che la mancanza di integrazione verticale dell'industria
dell'Unione sia la causa del pregiudizio subito. In normali condizioni di
mercato, i fabbricanti integrati verticalmente hanno di solito una catena di
approvvigionamento più sicura. L'inchiesta ha però dimostrato che il vantaggio
dell'integrazione verticale nella parte dell'industria dell'Unione che è
integrata verticalmente potrebbe non essere stato sfruttato pienamente perché
la pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni sovvenzionate era
estremamente elevata. Inoltre, a causa delle importazioni sovvenzionate,
l'industria dell'Unione, compresi i fabbricanti UE integrati verticalmente, non
hanno potuto beneficiare del tutto degli elevati tassi di utilizzo degli
impianti per realizzare economie di scala. L'inchiesta infine non ha rivelato
alcuna correlazione tra integrazione verticale e tassi di redditività più alti:
l'elevata pressione sui prezzi ha infatti modificato tale correlazione. 
(685)   Alcune parti interessate hanno
affermato che l'industria dell'Unione era priva di innovazione tecnica e non
aveva investito in nuove tecnologie. Ma dall'inchiesta non è emerso alcun dato
di fatto che confermi una tale affermazione. Al contrario, essa dimostra che la
maggior parte degli investimenti dell'industria dell'Unione sono stati dedicati
a nuovi macchinari e alla R&S e che a livello mondiale non esistono grandi
differenze tecnologiche tra i prodotti.
(686)   Una parte interessata sostiene
poi che il grave pregiudizio sia dovuto a manchevolezze nella fase di
realizzazione dei progetti (progetti falliti). L'argomentazione non è stata
però suffragata da elementi di prova. Inoltre, qualsiasi progetto fallito
potrebbe piuttosto essere considerato un effetto delle importazioni
sovvenzionate. L'argomentazione è stata perciò respinta.
(687)   Diverse parti interessate hanno
sostenuto che l'industria dell'Unione non è riuscita a razionalizzare i costi
in tempo per reagire agli sviluppi nel mercato mondiale. Altre hanno affermato
che nell'Unione costi del lavoro e spese generali siano più elevati che nella
RPC.
(688)   Dall'inchiesta è emerso che il
costo di produzione dell'industria dell'Unione è diminuito costantemente nel
corso del periodo in esame. La produttività è aumentata per i moduli e per le
celle. Come già detto, a causa del massiccio afflusso di importazioni
sovvenzionate dalla RPC e della conseguente forte pressione sui prezzi del
mercato UE, l'industria dell'Unione non è stata in grado di trarre vantaggio
dalla riduzione dei costi. 
(689)   Si noti che i produttori
esportatori della RPC non beneficiano di alcun vantaggio comparativo riguardo
alla materia prima (polisilicio) e ai macchinari, entrambi importati
principalmente dalla UE. Riguardo al costo del lavoro e alle spese generali,
compreso l'ammortamento, essi rappresentano in media meno del 10% del costo
totale di un modulo nel PI e si ritiene che non abbiano svolto un ruolo
significativo. Riguardo ai costi dell'elettricità, essi rappresentano in media
meno dell'1 % del costo totale di un modulo nel PI e si ritiene che non
abbiano svolto un ruolo significativo. Inoltre, l'argomentazione secondo cui i
cinesi stavano utilizzando attrezzature più recenti non è stata suffragata da
elementi di prova.
(690)   Si è asserito inoltre che
alcuni fabbricanti UE si siano riforniti di celle e/o moduli dal paese
interessato per poi rivenderli come propri sul mercato UE. Il pregiudizio
derivante da queste operazioni non doveva essere attribuito alle importazioni
oggetto di sovvenzioni. Secondo l'inchiesta, le importazioni dell'industria
dell'Unione del prodotto in esame erano di natura complementare e di volume
limitato rispetto alla produzione totale dell'Unione e si ritiene pertanto che
il loro peso non potesse annullare il nesso di causalità tra importazioni
oggetto di sovvenzioni e pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. 
(691)   Per contrastare quindi la
tendenza al calo dei prezzi delle importazioni dalla RPC, l'industria
dell'Unione ha dovuto compiere sforzi notevoli per razionalizzare i costi di
produzione. Ciononostante, questa razionalizzazione non ha potuto riflettersi
sui prezzi di vendita a causa dell'eccessiva sottoquotazione dei prezzi
esercitata dalle importazioni sovvenzionate. 
(692)   Varie parti interessate hanno sostenuto
che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione fosse dovuto alla mancanza
di sufficienti economie di scala nell'industria dell'Unione. In pratica, i
piccoli fabbricanti si sarebbero trovati in posizione di svantaggio rispetto a
quelli grandi integrati verticalmente e l'eventuale pregiudizio da essi subito
non può essere attribuito alle importazioni oggetto di sovvenzioni. Un'altra
parte interessata ha sostenuto che l'automazione del processo di produzione è
costosa e che quindi le economie di scala sono ancora più importanti per la
riduzione del costo di produzione.
(693)   Dall'inchiesta è risultato che,
a causa delle importazioni sovvenzionate, l'industria dell'Unione, compresi i
fabbricanti UE più grandi e integrati verticalmente, non hanno potuto
beneficiare del tutto degli elevati tassi di utilizzo degli impianti per
realizzare economie di scala. L'inchiesta infine non ha rivelato alcuna
correlazione tra dimensioni, integrazione verticale e tassi di redditività più
alti: l'elevata pressione sui prezzi provocata dalle importazioni sovvenzionate
ha infatti modificato tale correlazione. L'inchiesta ha accertato che il
vantaggio delle economie di scala non esisteva più in un mercato nel quale i
tassi di utilizzo erano bassi, il che valeva anche per i produttori cinesi.
Tali argomentazioni sono state pertanto respinte. 
(694)   Inoltre, una delle parti
interessate ha sostenuto che gli investitori e le banche non finanzierebbero
progetti di fabbricanti di moduli troppo piccoli, dato che i grandi produttori
offrono migliori garanzie e sono più accettabili per le banche. In altri
termini, gli investitori e le banche sarebbero reticenti a finanziare progetti
FV che si servono di moduli prodotti nell'Unione. Tuttavia, l'inchiesta ha
dimostrato che l'eventuale preferenza degli investitori e delle banche a
finanziare i produttori cinesi che hanno maggiori capacità di produzione è il
risultato della distorsione che le importazioni sovvenzionate hanno creato sul
mercato dell'Unione. Come indicato in precedenza, le dimensioni delle linee di
produzione non hanno alcuna importanza se i tassi di utilizzo restano modesti.
L'argomentazione è stata quindi respinta. 
(695)   Una parte interessata ha
sostenuto che l'industria dell'Unione aveva una struttura dei prezzi sfavorevole
rispetto ai suoi concorrenti cinesi, dal momento che questi ultimi potevano
contare su costi del lavoro, dell'elettricità e di ammortamento inferiori e,
inoltre, disponevano di attrezzature più recenti. Tuttavia, la parte in
questione non è stata in grado di fornire nuove informazioni o elementi di
prova che potessero capovolgere le conclusioni dell'inchiesta a tale riguardo.
In particolare, l'affermazione secondo cui i produttori cinesi stavano
utilizzando attrezzature più recenti era stata oggetto delle conclusioni di cui
al considerando 203 del regolamento antidumping provvisorio, in cui si
affermava che i produttori esportatori della RPC non avevano alcun vantaggio
comparativo, in particolare perché macchinari e attrezzature erano stati importati
dall'Unione europea. Le obiezioni di cui sopra sono state pertanto respinte.
(696)   Un'altra parte ha sostenuto che
i cinesi hanno goduto di un vantaggio comparativo in termini di prezzi del
polisilicio e di economie di scala, che si è tradotto in una riduzione del
costo dei macchinari. Tale parte non ha fornito nuove informazioni o prove al
riguardo. Le affermazioni di tale parte sono pertanto state respinte. 
(697)   Una parte interessata ha
inoltre affermato che alcuni fabbricanti UE si sono riforniti di celle e/o
moduli dal paese interessato per poi rivenderli come propri sul mercato UE.
Secondo tale parte il pregiudizio derivante da queste operazioni non doveva
essere attribuito alle importazioni oggetto di sovvenzioni. Tuttavia, secondo
l'inchiesta, le importazioni da parte dell'industria dell'Unione del prodotto
in esame erano di natura complementare e di volume limitato rispetto alla
produzione totale dell'Unione e si ritiene pertanto che il loro eventuale
effetto sia stato solo marginale e non abbia potuto annullare il nesso di
causalità tra importazioni oggetto di sovvenzioni e pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione. 
(698)   Un importatore non collegato ha
sostenuto che il fatto che il numero di dipendenti è aumentato avrebbe dovuto
essere preso in considerazione nell'analisi. Per quanto riguarda questa
obiezione va ricordato che l'occupazione è aumentata tra il 2009 e il 2011 per
i moduli ed è poi diminuita durante il PI. Per le celle l'occupazione è
aumentata fino al 2010 ed è poi diminuita durante il 2011 e il PI. Va inoltre
osservato che, per i moduli, l'occupazione ha seguito l'andamento della
produzione dell'Unione. Per le celle, poiché le importazioni cinesi hanno
aumentato la loro quota di mercato durante l'intero periodo, a svantaggio dell'industria
dell'Unione, quest'ultima non ha potuto trarre vantaggio dalla crescita del
consumo come previsto. Pertanto, il calo dell'occupazione nel 2011 e nel PI
corrisponde alle società che erano state dichiarate insolventi o avevano
cessato la loro produzione di celle.
(699)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive una delle parti interessate ha ribadito che il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto alle dimensioni
limitate e alla mancanza di economie di scala. Come già illustrato al
precedente considerando 682 e ai considerando 195 e 196 del regolamento
antidumping provvisorio, anche nel mercato globale la dimensione, e quindi il
vantaggio delle economie di scala, non possono svolgere alcun ruolo a tassi di
utilizzo generalmente bassi e con enormi sovraccapacità a livello mondiale.
L'argomentazione è stata pertanto respinta. 
(700)   Inoltre, la stessa parte ha
ribadito che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto alla
sua incapacità di realizzare qualsiasi vantaggio in termini di costo. La parte
ha affermato che questo era dovuto in particolare al fatto che la maggior parte
dei produttori dell'Unione erano integrati verticalmente. Tuttavia, tale parte
non ha fornito ulteriori informazioni sulla misura in cui il fatto che
produttori erano integrati verticalmente avrebbe avuto un'incidenza negativa
sulla loro struttura dei costi. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(701)   Per questi motivi le tesi di
cui sopra sono state respinte.
5.3.9.     Concorrenza da parte di
prodotti FV a film sottile e di altre tecnologie FV
(702)   Varie parti interessate hanno
sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto alla
concorrenza da parte di prodotti FV a film sottile e di altre tecnologie FV,
essendo tali tecnologie intercambiabili e aventi lo stesso uso finale. È stato
anche obiettato che il film sottile opera in regime di concorrenza con il
prodotto oggetto dell'inchiesta, in particolare per i sistemi a terra e per i
sistemi commerciali/industriali su tetto, che costituiscono una parte
sostanziale del mercato FV totale dell'Unione. 
(703)   L'inchiesta
ha dimostrato che i prodotti FV a film sottile sono fabbricati a partire da
materie prime diverse e non usano wafer di silicio cristallino. Di solito hanno
minor efficienza di conversione e minor potenza di uscita rispetto ai moduli in
silicio cristallino e non possono quindi essere utilizzati su piccole
superfici, come i tetti: essi non sono cioè del tutto intercambiabili con il
prodotto in esame. L'inchiesta ha inoltre dimostrato che, anche se i prodotti
FV a film sottile sono meno costosi del prodotto oggetto dell'inchiesta, essi
occupano una quota limitata del mercato totale dell'Unione nel settore durante
il periodo in esame. Benché possa esistere una certa concorrenza tra prodotti a
film sottile e prodotto in esame, tale concorrenza è perciò considerata
marginale.
(704)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, una parte interessata ha ribadito che la concorrenza da
parte dei prodotti a film sottile ha causato il pregiudizio notevole subito
dall'industria dell'Unione. In tale contesto la parte ha sostenuto che in
Germania la quota di mercato di tali prodotti nel mercato complessivo era
considerevole nella maggior parte del PI ed è diminuita solo verso l’inizio del
2012.
(705)   Dall'inchiesta è emerso infatti
che i prezzi medi dei prodotti a film sottile erano a livelli inferiori
rispetto ai livelli medi dei prezzi del prodotto oggetto dell'inchiesta. 
(706)   Tuttavia, come indicato al considerando
703, i prodotti a film sottile hanno minor efficienza di conversione e minore
potenza di uscita rispetto ai moduli in silicio cristallino e quindi
l'eventuale concorrenza tra tali prodotti non ha potuto contribuire al
pregiudizio dell'industria dell'Unione, dato che i moduli in silicio
cristallino sono la tecnologia dominante sul mercato FV dell'Unione. Nello
Status Report 2012 sul FV il CCR ha dichiarato che, a causa del calo dei prezzi
del polisilicio, i prodotti a film sottile negli ultimi anni hanno perso quote
di mercato a favore dei moduli in silicio cristallino. 
(707)   Per questi motivi,
l'argomentazione è stata respinta. 
5.3.10.   Crisi finanziaria e suoi effetti
(708)   Alcuni hanno asserito che la
crisi finanziaria e la recessione economica abbiano avuto effetti negativi
sull'accesso al credito per l'industria dell'Unione e che questo abbia causato
il pregiudizio da essa subito.
(709)   La capacità di reperire
capitali da parte dell'industria dell'Unione si è notevolmente ridotta durante
il periodo in esame. Essendo l'industria solare ad alta intensità di capitale,
la capacità di reperire capitali è essenziale. La recessione economica ha avuto
un certo impatto sulla situazione dell'industria dell'Unione. L'inchiesta ha
tuttavia dimostrato che, malgrado la crescita del mercato UE tra il 2009 e il
2011, la situazione dell'industria dell'Unione è peggiorata a causa delle
importazioni sovvenzionate dalla RPC, che hanno pesantemente sottoquotato i
prezzi di vendita dell'industria dell'Unione. Si è pertanto concluso che i
potenziali effetti della crisi finanziaria sono stati aggravati ulteriormente
dall'aumento delle importazioni sovvenzionate dalla RPC, che il limitato
accesso ai finanziamenti è stato in gran parte dovuto al clima negativo sul
mercato, e che la situazione e le prospettive dell'industria dell'Unione sono
una conseguenza delle importazioni sovvenzionate. 
(710)   Inoltre si è valutato se il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione fosse dovuto all'incapacità
dell'industria dell'Unione di ottenere un finanziamento adeguato quando si
trovava in situazione redditizia. L'inchiesta ha dimostrato che ad esempio nel
2010, quando l'industria dell'Unione era ancora in attivo, il livello di
capitale investito era aumentato per i moduli del 315 % rispetto al 2009,
mentre allo stesso tempo per le celle l'aumento era del 10 %. Poiché
l'industria FV è ad alta intensità di capitale, si prevede che l'industria
dell'Unione sia sempre alla ricerca di un finanziamento adeguato, al fine di
migliorare l'efficienza in termini di costi e di competere con le importazioni
sovvenzionate sleali. Pertanto, si è concluso che la mancanza di accesso ai
finanziamenti è stata il risultato e non la causa di una situazione distorta.
(711)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, una parte interessata ha ribadito che gli effetti
pregiudizievoli della crisi finanziaria avrebbero dovuto essere separati e
distinti e non essere attribuiti alle importazioni oggetto di sovvenzioni. La
parte ha fatto riferimento a informazioni pubblicamente disponibili secondo le
quali almeno un produttore dell'Unione ha ritenuto che la crisi finanziaria
fosse la causa principale della sua situazione pregiudizievole. L'inchiesta
attuale ha basato le sue conclusioni su dati specifici su società, che vanno
ben oltre le dichiarazioni a disposizione del pubblico di determinate imprese.
Di conseguenza, la dichiarazione pubblicamente disponibile alla quale si è
fatto riferimento non può privare di validità la conclusione che, sebbene la
crisi finanziaria abbia avuto un certo impatto sulla situazione dell'industria
dell'Unione, esso non è stato tale da annullare il nesso di causalità tra le
importazioni sovvenzionate e il grave pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione. Pertanto, quest'argomentazione è stata respinta.
(712)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che sarebbe opportuno prendere in considerazione il diverso accesso
ai finanziamenti dell'industria dell'Unione rispetto ai produttori esportatori
cinesi. Tale parte ha sostenuto che questo era uno dei principali fattori
responsabili del grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione, e non le
importazioni oggetto di sovvenzioni. Tuttavia, è risultato che l'accesso
preferenziale al finanziamento di una serie di produttori esportatori cinesi ha
falsato le condizioni del mercato e può essere stato uno dei motivi principali
per cui i produttori esportatori cinesi hanno potuto esportare il prodotto in
esame a prezzi sovvenzionati. Pertanto, si è giunti alla conclusione che tale
fattore non ha interrotto il nesso di causalità tra le importazioni
sovvenzionate e il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. Questa
argomentazione è stata perciò respinta.
(713)   Per i suddetti motivi si è
concluso che la crisi finanziaria, pur avendo avuto un certo impatto sulla
situazione dell'industria dell'Unione, non ha annullato il nesso di causalità
tra le importazioni sovvenzionate e il grave pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione. Questi argomenti sono quindi stati respinti.
5.3.11.   Andamento delle esportazioni
dell'industria dell'Unione
(714)   Talune parti interessate hanno
affermato che le vendite all'esportazione dell'industria dell'Unione sono
diminuite notevolmente durante il periodo in esame, soprattutto tra il 2009 e
il 2011 per i moduli e tra il 2009 ed il primo trimestre del 2012 per le celle
e che questo ha causato il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.

(715)   Tuttavia, come illustrato nella
tabella seguente, i volumi delle esportazioni di moduli sono rimasti significativi
malgrado un lieve calo durante il PI e i livelli medi dei prezzi durante il PI
erano superiori ai costi medi dei moduli durante l'intero periodo in esame. Di
conseguenza questo elemento non può aver causato il pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione. Per quanto riguarda le celle, i volumi delle
esportazioni hanno ammontato solo al 12% circa del volume totale di produzione
di celle. Di conseguenza, malgrado i bassi prezzi durante il PI, il loro
impatto sulla situazione dell'industria dell'Unione è stato solo limitato. Le
affermazioni al riguardo sono pertanto state respinte.
Tabella
13-a
Moduli
               ||               2009 ||               2010 ||               2011 ||               PI 
               Volume delle esportazioni di moduli in MW ||               989 ||               1 279 ||               1 157 ||               1 148 
               (Indice 2009 = 100) ||               100 ||               129 ||               117 ||               116 
               Prezzo medio all'esportazione in EUR/kW ||               2 500 ||               1 900 ||               1 470 ||               1 230 
               (Indice 2009 = 100) ||               100 ||               76 ||               59 ||               49 
Fonte: Europressedienst
Tabella
13-b
Celle
               ||               2009 ||               2010 ||               2011 ||               PI 
               Volume delle esportazioni di celle in MW ||               62 ||               320 ||               315 ||               238 
               (Indice 2009 = 100) ||               100 ||               516 ||               508 ||               384 
               Prezzo medio all'esportazione in EUR/kW ||               1 350 ||               1 050 ||               830 ||               640 
               (Indice 2009 = 100) ||               100 ||               78 ||               61 ||               47 
Fonte: Europressedienst
(716)   Per tali motivi è stato
accertato che l'impatto dell'andamento delle esportazioni dell'industria
dell'Unione non è stato tale da contribuire al grave pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione. Le affermazioni delle parti al riguardo sono
pertanto state respinte. 
5.3.12.   La scoperta di giacimenti di gas
di scisto nell'Unione
(717)   Una
parte interessata ha affermato che il pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione era causato dalla scoperta di giacimenti di gas di scisto
nell'Unione e che la prospettiva di aumentare la produzione di gas di scisto a
basso costo nell'UE ha ridotto gli investimenti pubblici e privati in progetti
su energie rinnovabili.
(718)   Dall'inchiesta è risultato che
il consumo del prodotto oggetto dell'inchiesta è aumentato notevolmente durante
il periodo in esame, come già indicato nel precedente considerando 509. Inoltre
dall'inchiesta non è emerso alcun elemento di prova concreto del fatto che il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione fosse dovuto alla scoperta di
giacimenti di gas di scisto nell'Unione. Questa argomentazione è stata perciò
respinta. 
5.3.13.   Il sistema di scambio delle
quote di emissioni dell'UE (ETS)
(719)   La stessa parte ha affermato
che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era causato dagli scarsi
investimenti nella produzione di energia solare, a causa dei bassi prezzi di
mercato dei crediti di emissioni di CO2 nel quadro dell'ETS. 
 
(720)   La parte non ha però fornito
prove al riguardo e dall'inchiesta non sono emersi dati di fatto che confermino
tali argomentazioni Al contrario, dall'inchiesta è risultato che il consumo del
prodotto oggetto dell'inchiesta era in netto aumento durante il periodo in
esame Per questi motivi, l'argomentazione è stata respinta. 
5.3.14.   Decisioni a livello di gestione
(721)   Talune parti interessate hanno
affermato che il grave pregiudizio subito da almeno uno dei produttori
dell'Unione è stato causato da errori di gestione. Tali affermazioni erano
fondate sui conti annuali, su talune informazioni contenute in una lettera
inviata da un'azionista della società agli altri azionisti e su articoli di
stampa.
(722)   Nessuna delle informazioni di
cui sopra dimostrava che la società in questione avesse adottato decisioni
imprudenti o inabituali a livello di gestione o che tali decisioni avessero
inciso sull'intera industria dell'Unione. Le affermazioni al riguardo sono
pertanto state respinte. 
5.3.15.   Altre strategie governative
(723)   Una parte interessata ha
affermato che il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era
causato da altre strategie governative quali le politiche sulle energie
rinnovabili, quelle volte a incoraggiare l'innovazione, le politiche sulla
semplificazione amministrativa, sull'agevolazione degli scambi commerciali e la
normativa sull'accesso alle reti, dato che tutte arrecavano vantaggi ai
produttori esportatori. Tuttavia, pur essendo vero che talune delle suddette
politiche possono agevolare le importazioni da altri paesi terzi e la crescita
globale del settore solare, esse sono benefiche anche per l'industria
dell'Unione. Inoltre tali politiche non sono volte ad agevolare importazioni
nell'Unione effettuate a prezzi sovvenzionati pregiudizievoli. Le affermazioni
al riguardo sono pertanto state respinte. 
5.3.16.   Altre argomentazioni
(724)   Una parte interessata ha
sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto allo
svantaggio del precursore e alla mancanza di sostegno politico da parte della
Commissione negli scorsi anni. La stessa parte ha inoltre affermato che, a
parte i sistemi nazionali di sostegno, altri fattori importanti per ogni
mercato sono la popolazione, il PIL, il consumo di elettricità, le opportunità
di finanziamento e la possibilità di allacciarsi alla rete. La parte non è però
stata in grado di addurre elementi a sostegno delle sue affermazioni, che sono
pertanto state respinte. 
(725)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive la stessa parte interessata ha ribadito che il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione era dovuto allo svantaggio del
precursore. Neppure tale affermazione è stata analizzata o provata ed è quindi
stata respinta.
5.4.        Valutazione cumulativa di
altri fattori che hanno contribuito al pregiudizio
(726)   L'inchiesta ha dimostrato che
gli altri fattori seguenti possono aver contribuito al pregiudizio:
importazioni del prodotto in esame da Taiwan, riduzione del livello delle FIT,
contratti a lungo termine per la fornitura di polisilicio di un numero limitato
di produttori dell'Unione, crisi economica e finanziaria.
(727)   Come illustrato nelle sezioni
5.3.1 e 5.3.7, il possibile contributo delle importazioni da Taiwan e dei
contratti di fornitura di polisilicio a lungo termine di un numero limitato di
produttori dell'Unione sono, nella migliora delle ipotesi, marginali, dato che
qualsiasi loro impatto è stato ulteriormente diluito lungo la catena del
valore. 
(728)   Per quanto riguarda la crisi
economica e finanziaria, dall'inchiesta è risultato che la principale ragione
delle difficoltà dell'industria dell'UE ad ottenere i capitali necessari per
gli investimenti erano le importazioni sovvenzionate, che le hanno impedito di
vendere i suoi prodotti a prezzi remunerativi quando il mercato registrava
robusti tassi di crescita (2009-2011).
(729)   Per quanto concerne le FIT, i
terzi non sono stati in grado di dimostrare che i livelli delle FIT durante
l'IP erano così bassi da aver impedito ai produttori dell'Unione di vendere il
prodotto in esame a prezzi non pregiudizievoli. Le istituzioni sono del parere
che la riduzione dei livelli delle FIT possa spiegare il calo della domanda,
dato che gli investimenti in determinati luoghi non erano più redditizi.
Tuttavia la suddetta riduzione non interrompe il nesso di causalità, nemmeno se
la si considera unitamente ad altri fattori ritenuti corresponsabili del
pregiudizio, perché avveniva comunque a livelli ai quali, se non vi fossero state
le importazioni sovvenzionate, i produttori dell'Unione avrebbero potuto
vendere i loro prodotti a prezzi non pregiudizievoli.
(730)   Pertanto, anche valutando
l'effetto cumulato dei quattro altri fattori che possono aver contribuito al
pregiudizio, non risulta interrotto il nesso di causalità tra sovvenzioni e
pregiudizio. 
5.5.        Conclusioni relative al nesso
di causalità 
(731)   L'inchiesta ha stabilito un
nesso di causalità tra il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e
le importazioni sovvenzionate dalla RPC. Sono state esaminate altre possibili
cause di pregiudizio, quali le importazioni da altri paesi terzi, le
importazioni non sovvenzionate dalla RPC, il consumo, le FIT, gli altri
sostegni finanziari concessi all'industria dell'Unione, la sovraccapacità,
l'impatto dei prezzi della materia prima, il pregiudizio autoinflitto, la
concorrenza del film sottile, la crisi finanziaria e i suoi effetti,
l'andamento delle esportazioni dell'industria dell'Unione, la scoperta di
giacimenti di gas di scisto nell'Unione, le decisioni a livello di gestione, il
sistema di scambio delle quote di emissioni dell'Unione europea ed altre
strategie governative e nessuna di esse è risultata tale da interrompere il
nesso di causalità tra importazioni sovvenzionate dalla RPC e grave pregiudizio
subito dall'industria dell'Unione. 
(732)   Tutti
gli effetti dei fattori di pregiudizio diversi dalle importazioni sovvenzionate
sono stati esaminati individualmente e collettivamente. Si è pertanto concluso
che la valutazione collettiva di tutti i fattori che possono aver influito
sulla situazione di pregiudizio dell'industria dell'Unione (ovvero importazioni
da paesi terzi, FIT, impatto dei prezzi della materia prima, crisi finanziaria)
non riesce a spiegare il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione, in
particolare in termini di bassi prezzi e perdite finanziarie dovute alla
penetrazione di volumi notevoli di importazioni a basso prezzo del prodotto in
esame dalla RPC. In base all'analisi di cui sopra, nella quale gli effetti di
tutti i fattori noti sulla situazione dell'industria dell'Unione sono stati
debitamente distinti e separati dagli effetti pregiudizievoli delle
importazioni sovvenzionate, si è concluso che esiste un nesso di causalità tra
le importazioni sovvenzionate dalla RPC e il grave pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione durante il PI.
6.           INTERESSE DELL'UNIONE
6.1.        Osservazioni preliminari 
(733)   A norma dell'articolo 31 del
regolamento di base, si è esaminato se, malgrado le conclusioni sopra riportate
in merito alle sovvenzioni pregiudizievoli, esistessero motivi impellenti per
concludere che non era nell'interesse dell'Unione adottare misure compensative
in questo caso particolare. A tal fine, e a norma dell'articolo 31, paragrafo
1, del regolamento di base, l'analisi dell'interesse dell'Unione si è fondata
su una valutazione di tutti i vari interessi in gioco, che comprendono quelli
dell'industria dell'Unione, delle imprese nei mercati a monte e a valle del
settore FV, degli importatori, degli utenti e dei consumatori del prodotto in
esame.
(734)   Circa
150 operatori si sono manifestati dopo l'apertura dell'inchiesta antidumping
parallela e sono stati debitamente presi in considerazione nel quadro della
presente inchiesta. A importatori non collegati, operatori a monte (un
produttore di materie prime nonché fornitori di attrezzature per la produzione
del prodotto oggetto dell'inchiesta) e a valle (responsabili di progetti e
installatori) e al BEUC, un'organizzazione di consumatori, sono stati inviati
questionari specifici. Tre associazioni, che rappresentano vari operatori
(industria dell'Unione, operatori a monte e a valle) nel settore del FV hanno
fatto pervenire una serie di informazioni.
(735)   È stato
sostenuto che l'analisi dell'interesse dell'Unione non si è basata su un numero
rappresentativo di operatori. 
(736)   La Commissione ha contattato i
diversi operatori, secondo le modalità di seguito indicate.
(737)   Per
quanto riguarda gli operatori a monte e a valle, come menzionato al precedente
considerando 734, la Commissione ha inviato questionari specifici a circa 150
operatori, compresi gli importatori non collegati che si erano manifestati dopo
l'apertura dell'inchiesta e che avevano avuto l'opportunità di fornire alla
Commissione i dati pertinenti. Sono state ricevute ventuno risposte ai
questionari. Inoltre nel corso dell'inchiesta sono state prese in
considerazione non solo le risposte ai questionari, ma anche osservazioni
verificabili e debitamente comprovate e informazioni fornite dalle parti
interessate entro i termini previsti, indipendentemente dal fatto che queste
parti abbiano o non abbiano risposto al questionario. In particolare, AFASE ha
trasmesso alla Commissione osservazioni a nome dei suoi membri, operatori FV,
che sono state esaminate.
(738)   Per quanto riguarda gli
importatori indipendenti, come indicato al precedente considerando 25, la
Commissione ha contattato tutti i 250 importatori indipendenti segnalati dal
denunziante e selezionato un campione provvisorio in conformità dell'articolo
27 del regolamento di base, per includere il più ampio volume rappresentativo
di importazioni che possa essere adeguatamente esaminato entro il tempo
disponibile. Tuttavia, per solo una delle società selezionate in via
provvisoria è stato in effetti possibile, in seguito a verifica, confermare che
si trattava di un importatore indipendente. In una fase successiva
dell'inchiesta altri importatori indipendenti, che avevano inizialmente
presentato un formulario di campionamento nella fase iniziale, ma non erano
stati inseriti nel campione, sono stati invitati a collaborare ulteriormente
all'inchiesta. Sei di essi hanno accettato e hanno ricevuto un questionario, e
cinque hanno risposto, tre dei quali in modo considerato sufficientemente
completo. Il campione definitivo degli importatori indipendenti si compone
quindi di quattro importatori indipendenti, che rappresentano una quota
compresa tra il 2 % e il 5 % delle importazioni del prodotto in
esame. In relazione a tale bassa percentuale, si deve tener presente che la
maggior parte delle importazioni del prodotto in esame nell'Unione non avviene
tramite importatori indipendenti.
(739)   In sintesi, per l'analisi
dell'interesse dell'Unione sono state utilizzate le informazioni riportate qui
di seguito: 
–              
le risposte ai questionari ricevute da otto
produttori dell'Unione inseriti nel campione e quattro importatori indipendenti
inseriti nel campione, nonché le risposte al questionario specifico ricevute da
otto operatori a monte e tredici operatori a valle (sette responsabili di
progetti/installatori, sei fornitori di servizi attivi anche nel settore FV)
partendo da 150 operatori che si erano manifestati dopo l'apertura e avevano
ricevuto i questionari specifici; 
–              
i dati verificati nel corso dei sopralluoghi di verifica
presso le sedi di otto produttori dell'Unione, un importatore indipendente, due
operatori a monte, quattro operatori a valle (responsabili di
progetti/installatori) e un'associazione (cfr. il considerando 17 del
regolamento antidumping provvisorio e il considerando 29 di cui sopra),
–              
i dati sull'interesse dell'Unione presentati da
altre parti interessate, comprese le associazioni, nonché dati pubblicamente
disponibili sull'evoluzione del mercato fotovoltaico in Europa, in particolare:
EPIA's Global Market Outlook for Photovoltaics 2013-2017. 
6.2.        Interesse dell'industria
dell'Unione
(740)   Durante il PI, l'industria
dell'Unione impiegava direttamente 21 000 persone circa, addette alla
produzione e alla vendita del prodotto simile. 
(741)   L'inchiesta ha stabilito che
l'industria dell'Unione ha subito un grave pregiudizio a causa delle
importazioni sovvenzionate dal paese interessato durante il PI. È opportuno
rammentare che molti indicatori di pregiudizio hanno evidenziato una tendenza
negativa durante il periodo in esame. Ne hanno fortemente risentito soprattutto
gli indicatori di pregiudizio relativi ai risultati finanziari dei fabbricanti
UE che hanno collaborato come redditività, flusso di cassa e utile sul capitale
investito. Di fatto, i fabbricanti UE di moduli e celle hanno accumulato
perdite nel 2011 e nel PI. Di conseguenza, alcuni fabbricanti UE sono già stati
costretti a chiudere impianti di produzione; altri hanno dichiarato la propria
insolvenza. Se non verranno decise misure, è assai probabile un ulteriore
peggioramento della situazione economica dell'industria dell'Unione.
(742)   L'istituzione
di dazi compensativi dovrebbe restituire al mercato UE eque condizioni
commerciali, che consentono all'industria dell'Unione di allineare i prezzi del
prodotto simile affinché rispecchino i costi di produzione e migliorare la
propria redditività. Si può inoltre prevedere che, con l'istituzione di misure
compensative, l'industria dell'Unione possa recuperare almeno in parte le quote
di mercato perdute nel corso del periodo in esame, con ripercussioni positive
sulla sua situazione finanziaria complessiva. Inoltre, l'industria dell'Unione
sarà in grado di avere un più agevole accesso al credito e di investire
ulteriormente nella R&S e nell'innovazione del mercato FV. Infine,
l'inchiesta ha anche puntato ad una possibile ripresa dell'attività industriale
dei fabbricanti UE costretti a sospendere la produzione per la pressione delle
importazioni cinesi. In questo scenario, non solo i 21 000 posti di lavoro
attuali dell'industria dell'Unione (nel PI) sarebbero complessivamente
garantiti ma sarebbe anche ragionevole attendersi un'ulteriore espansione della
produzione e un aumento dell'occupazione.
(743)   Se non verranno istituite
misure, si prevedono ulteriori perdite di quote di mercato e un ulteriore
deterioramento della redditività dell'industria dell'Unione: una situazione
insostenibile a breve e medio termine. Oltre all'alto numero di fabbricanti UE
già costretti a uscire dal mercato, anche altri fabbricanti potrebbero dover
chiedere lo stato d'insolvenza che, a breve e medio termine, porterebbe alla
probabile scomparsa dell'industria dell'Unione, con conseguente impatto
significativo sui posti di lavoro esistenti.
(744)   Alcune parti interessate hanno
contestato che l'industria dell'Unione sarebbe in grado di beneficiare di
eventuali misure compensative, sostenendo che i) le misure ridurranno la
domanda di prodotti fotovoltaici nell'Unione e pertanto l'industria dell'Unione
non sarà in grado di aumentare le vendite, (ii) l'industria dell'Unione ha
piccoli impianti di produzione e pertanto non è in grado di soddisfare la
domanda di taluni tipi di impianti, come quelli commerciali su tetto e i grandi
impianti a terra, (iii) i produttori dell'Unione non sono accettabili per le
banche, (iv) l'istituzione di dazi sulle celle provocherebbe de facto,
un aumento dei costi di produzione dei produttori UE di moduli e li renderebbe
meno attraenti per i consumatori, (v) in caso di calo significativo delle
importazioni cinesi, i produttori di altri paesi terzi saranno probabilmente
avvantaggiati dalle minori importazioni dalla RPC.
(745)   Per quanto riguarda
l'argomentazione che le misure ridurranno la domanda di prodotti fotovoltaici
nell'Unione e pertanto l'industria dell'Unione non sarà in grado di aumentare
le vendite, si osserva che le parti non sono state in grado di fornire alcun
elemento di prova verificabile dell'esistenza di un nesso diretto tra
l'istituzione delle misure e il calo della domanda di prodotti fotovoltaici,
che hanno dimostrato di essere influenzati nel corso degli anni da diversi
fattori.
(746)   In risposta all'affermazione
secondo cui l'industria dell'Unione ha piccoli impianti di produzione e
pertanto non è in grado di soddisfare la domanda di taluni tipi di impianti,
come quelli commerciali su tetto e i grandi impianti a terra, va osservato che
l'inchiesta ha dimostrato che l'industria dell'Unione è in grado di fornire sia
impianti commerciali che industriali (tra 40 kW e 1 MW), come pure
impianti per il segmento di mercato dell'utilità (tra 1 MW e 10 MW).
Inoltre, dall'inchiesta non è risultato che i prodotti forniti da fabbricanti
diversi non possano essere utilizzati nello stesso progetto. Questa
argomentazione è stata perciò respinta. 
(747)   L'argomentazione che
l'industria dell'Unione non beneficerebbe delle misure perché i produttori
dell'Unione non sono accettabili per le banche e i fondi di investimento non
accetterebbero di finanziare progetti che fanno uso di moduli made in UE non è
stata suffragata da elementi di prova. In ogni caso, si ritiene che
l'istituzione delle misure servirà a ripristinare condizioni di mercato eque
che dovrebbero rassicurare gli investitori, anche del settore bancario, quanto
alla capacità dell'industria dell'Unione di sviluppare progetti economicamente
sostenibili. L'argomentazione è stata pertanto respinta in base alle suddette
motivazioni. 
(748)   Riguardo
all'affermazione che l'istituzione di dazi su cellule provocherebbe de facto
un aumento dei costi di produzione dei produttori UE di moduli e li renderebbe
meno attraenti per i consumatori, benché non sia escluso in effetti che un
certo aumento dei prezzi potrebbe verificarsi in seguito all'istituzione di
dazi, va considerato anche che le fonti pubblicamente disponibili indicano che
la tendenza dei prezzi di moduli e celle è al ribasso. Pertanto, anche se il
costo delle celle potrebbe aumentare a causa delle misure, la generale tendenza
al ribasso dei prezzi dovrebbe tradursi in un calo del costo dei moduli. I
produttori in questione possono inoltre decidere di acquistare le loro celle
nell'Unione, e non più dalla RPC. Infine, ci si attende che l'istituzione delle
misure comporterà un rialzo dell'utilizzo degli impianti dei produttori di
celle dell'Unione, aumentando così la loro economia di scala e di conseguenza
riducendo i costi. Questa argomentazione è stata perciò respinta. 
(749)   L'argomento
che, in caso di una diminuzione significativa delle importazioni cinesi in
seguito all'istituzione delle misure, saranno gli altri paesi terzi con ogni
probabilità a trarre vantaggio da tale circostanza, piuttosto che l'industria
dell'Unione, non è stato confermato dall'inchiesta. L'inchiesta non ha rivelato
alcuna indicazione chiara del fatto che altri paesi terzi sposterebbero massicciamente
le loro esportazioni verso il mercato dell'Unione, in particolare tenendo conto
della probabile espansione dei mercati di altri paesi terzi, in particolare in
Asia, come previsto da fonti pubblicamente accessibili. Infine, nulla segnala
che, anche se le importazioni da altri paesi terzi aumentassero grazie al calo
delle importazioni cinesi, l'industria dell'Unione non sarebbe in grado di
competere con le importazioni provenienti da questi paesi.
(750)   In
risposta alla comunicazione delle conclusioni definitive, alcune parti hanno
sostenuto che non è realistico pensare che l'industria dell'Unione possa
sviluppare una produzione sostenibile di moduli e celle, in quanto nessun
investitore razionale investirebbe nei produttori dell'Unione, svantaggiati da
una struttura dei prezzi sfavorevole e quindi incapaci di produrre a prezzi
competitivi. L'inchiesta non ha confermato che l'industria dell'Unione sia
svantaggiata a causa di una sfavorevole struttura dei costi, come illustrato
nei considerando 202 e 203 del regolamento antidumping provvisorio. Di
conseguenza, in assenza di importazioni sovvenzionate e con un maggiore
utilizzo degli impianti si dovrebbero riconquistare le economie di scala e
permettere lo sviluppo sostenibile dell'industria dell'Unione. Alla luce di
queste considerazioni, l'argomentazione è stata respinta.
(751)   Una parte ha sostenuto che la
domanda nell'Unione è trainata dallo sviluppo delle FIT e che l'utile previsto
sul capitale investito da parte degli investitori è connesso a questo sviluppo.
In particolare essa ha sostenuto che, se i prezzi aumentano nell'Unione in
conseguenza dei dazi e le FIT non seguono tale aumento, la domanda diminuirà e
l'industria dell'Unione non potrà beneficiare dei dazi istituiti. 
(752)   In
risposta a questa argomentazione va osservato che, nonostante il rapporto tra
il livello delle FIT e la domanda di impianti FV, le prove raccolte durante
l'inchiesta indicano che la futura domanda sarà sempre meno dipendente dalle
FIT e da altri regimi di sostegno, dato che determinati tipi di impianti FV
probabilmente avranno raggiunto la parità di rete in varie località
nell'Unione. Inoltre, il rendimento previsto dell'investimento dovrebbe essere
basato su prezzi di mercato equi. Infine, benché non sia escluso in effetti che
un certo aumento dei prezzi possa verificarsi in seguito all'istituzione delle
misure, va osservato che, secondo le fonti disponibili al pubblico, l'andamento
globale dei prezzi è al ribasso. L'argomentazione è stata quindi respinta.
(753)   Parti interessate hanno
rilevato che, essendo la domanda di pannelli solari determinata dai regimi di
sostegno, in particolare dalle FIT, e dal livello dei prezzi dell'energia
elettrica per il consumatore finale (che determinano la parità di rete),
l'elasticità rispetto ai prezzi della domanda può essere molto elevata. Pur
essendo vero che un importante aumento dei prezzi può portare a una notevole
riduzione della domanda a causa della particolare natura del mercato segnalata
da tali parti interessate, l'argomentazione ha dovuto essere respinta perché è
molto improbabile che gli aumenti di prezzo causati dalle misure siano
importanti, per i seguenti motivi. In primo luogo, tutte le fonti disponibili
confermano che l'importante diminuzione dei prezzi per il prodotto in esame
durante il PI e dopo il PI fino ad oggi continuerà. In secondo luogo, l'effetto
economico dell'impegno che è stato accettato dalla Commissione è che i
produttori esportatori cinesi forniranno il prodotto in esame ad un prezzo
minimo all'importazione inferiore a 60 c/W, ovvero di gran lunga inferiore al
prezzo osservato durante il PI, in un volume che corrisponde grosso modo alle
loro attuali quote di mercato. A questo livello di prezzo, è molto improbabile
che la domanda diminuisca in misura significativa, dato che tale livello di
prezzo garantisce una domanda sufficiente sia nell'ambito dell'attuale livello
di sostegno fornito da regimi di sostegno, sia con gli attuali livelli di
parità di rete. Inoltre, il prezzo dell'elettricità per i consumatori finali
dovrebbe aumentare, mentre il prezzo del prodotto in esame è destinato a
diminuire. Mediante una formula di indicizzazione, l'impegno assicura che
ulteriori diminuzioni dei prezzi del prodotto in esame sono prese in
considerazione per il prezzo minimo all'importazione. Si è dovuto pertanto
respingere tali argomentazioni.
(754)   Varie parti interessate hanno
sostenuto che l'interesse dell'industria dell'Unione non è rilevante in quanto
il valore aggiunto creato dalle industrie a monte e a valle è molto più
significativo del valore aggiunto creato dall'industria dell'Unione nella
catena del valore del FV. L'argomentazione secondo la quale i vari segmenti nel
settore del FV hanno un valore aggiunto diverso non è contestata. L'inchiesta
ha stabilito che l'industria dell'Unione ha subito un grave pregiudizio causato
da pratiche commerciali sleali. In effetti, alcuni produttori dell'Unione sono
già stati costretti a chiudere e, in assenza di misure, un ulteriore
deterioramento sembra certo. Poiché tutti i segmenti nel settore del FV sono
strettamente collegati, la scomparsa della produzione dell'Unione sarebbe
dannosa per l'intero settore FV, rendendolo totalmente dipendente
dall'approvvigionamento esternalizzato. Pertanto, anche per motivi di sicurezza
degli approvvigionamenti, l'argomentazione è stata respinta.
(755)   In risposta alla comunicazione
delle conclusioni definitive, una parte interessata ha ribadito che il maggiore
valore aggiunto creato dall'industria a monte e a valle, rispetto all'industria
dell'Unione del prodotto in esame, è pertinente per determinare se debbano
essere istituiti dazi compensativi. A tale proposito si conferma che, nel
valutare l'interesse dell'Unione, le istituzioni hanno messo a confronto le
conseguenze positive e negative che i dazi possono avere per i vari operatori
economici. Pur essendo l'impatto sull'industria a monte e a valle limitato,
queste misure daranno all'industria dell'Unione la possibilità di riprendersi
dalle pratiche di sovvenzione pregiudizievoli.
(756)   Una parte ha contestato il
numero di posti di lavoro che sarebbero garantiti dall'istituzione delle
misure. Essa ha sostenuto che l'industria dell'Unione occupa circa 6 000
persone e non  25 000, come indicato al considerando 229 del regolamento
antidumping provvisorio. 
(757)   Non è stata tuttavia fornita
alcuna prova a sostegno di questa argomentazione, che è stata pertanto
respinta. Si precisa che, vista l'esclusione dei wafer dalla definizione del
prodotto, l'occupazione nell'industria dell'Unione è stata stimata a circa
21 000 dipendenti durante il PI. Le parti interessate non hanno fornito
alcuna prova a sostegno del fatto che il numero di dipendenti nell'industria
dell'Unione sia notevolmente cambiato dopo il PI.
(758)   In conclusione, l'inchiesta ha
dimostrato che l'industria dell'Unione è stata gravemente danneggiata dalle
importazioni oggetto di sovvenzioni dalla RPC, in quanto incapace di compensare
l'investimento con vendite remunerative. Si prevede che l'istituzione di misure
ristabilisca condizioni commerciali eque sul mercato dell'Unione e permetta
all'industria dell'Unione di competere su un piano di parità. Il probabile calo
delle importazioni dalla RPC dovrebbe consentire all'industria dell'Unione di
aumentare le vendite nell'UE e quindi utilizzare meglio le capacità di
produzione a breve termine. Ciò a sua volta potrà incentivare le economie di
scala. Certo, è possibile che i prezzi del prodotto simile aumentino in un
breve lasso di tempo a causa delle misure, ma la tendenza generale al calo dei
prezzi sarà probabilmente mantenuta anche grazie, da un lato, all'ulteriore
diminuzione del costo di produzione del prodotto oggetto dell'inchiesta e,
dall'altro, alla pressione competitiva esercitata dai produttori dei paesi
terzi, anch'essi presenti come concorrenti sul mercato dell'Unione.
(759)   Si conclude quindi che
l'istituzione di misure compensative definitive sarebbe nell'interesse
dell'industria dell'Unione.
6.3.        Interesse degli importatori
non collegati
(760)   Come indicato al precedente
considerando 26, è stata esaminata la situazione degli importatori inseriti nel
campione.
(761)   Nel complesso, nel corso del PI
le attività dei quattro importatori indipendenti che hanno collaborato
all'inchiesta collegate al prodotto in esame hanno oscillato tra il 60 % e
il 100 % del totale delle loro attività. Inoltre, i quattro importatori
indipendenti che hanno collaborato hanno acquistato dalla RPC tra il 16 %
e il 100 % delle loro importazioni totali di moduli e solo uno si è
rifornito esclusivamente dal paese interessato. Durante il PI la redditività
legata al prodotto in esame dei quattro operatori che hanno collaborato era in
media del 2,3 % circa.
(762)   Era stato sostenuto che
l'istituzione di misure sul prodotto in esame si sarebbe ripercossa
negativamente sull'attività degli importatori. Innanzitutto, con l'istituzione
di dazi non verranno eliminate tutte le importazioni dalla RPC. In secondo
luogo, è probabile che l'istituzione di misure possa avere effetti negativi
sulla situazione finanziaria degli importatori che importano solo dalla RPC, ma
dato il probabile aumento delle importazioni provenienti da altri paesi terzi,
gli importatori che si riforniscono dalla RPC potranno riorientare le loro
fonti di approvvigionamento.
(763)   Una parte interessata ha affermato
che le ripercussioni dei dazi sugli importatori indipendenti sono state
sottostimate poiché non esistono fonti di approvvigionamento alternative
immediate che potrebbero sostituire le importazioni del prodotto in esame dalla
Cina qualora fossero istituiti dazi e cambiare una fonte di approvvigionamento
è difficile, visto che la maggior parte della produzione è basata nella RPC e
ciò comporterebbe costi aggiuntivi elevati. 
(764)   A questo proposito, si ricorda
che l'istituzione di misure non dovrebbe comportare la scomparsa delle
importazioni del prodotto in esame dalla RPC. L'inchiesta ha indicato che la
possibile diminuzione delle importazioni dalla RPC si ripercuoterà in
particolare sugli importatori che si riforniscono del prodotto in esame unicamente
dalla RPC, il che avviene solo per uno dei quattro importatori indipendenti che
hanno collaborato. Per quanto riguarda l'impatto delle misure sulla situazione
finanziaria degli importatori non collegati, non è escluso che possa essere
negativo, ma è stato concluso che questo dipenderà in gran parte dalla loro
capacità di modificare le loro fonti di approvvigionamento o di trasferire
almeno una parte del possibile aumento di prezzo sui loro clienti. Per gli
operatori che importano il prodotto anche da fonti diverse dalla RPC o
importano anche altri prodotti oltre al prodotto in esame gli effetti negativi
saranno ulteriormente limitati. La Commissione ritiene pertanto che, anche se
vi sarà probabilmente un impatto negativo sugli importatori del prodotto in
esame, tale incidenza resterà, in media, limitata.
(765)   Un importatore non collegato ha
sostenuto che per accettare i prodotti di un nuovo fornitore servono molte ore
di lavoro e cospicui investimenti finanziari. A questo proposito, in risposta
alla comunicazione delle conclusioni definitive si è sostenuto che durante il
sopralluogo di verifica la squadra di verifica ha potuto constatare, prove alla
mano, che un importatore deve testare il prodotto in modo estremamente esteso
prima di prendere la decisione di approvvigionarsi da un determinato
esportatore. 
(766)   È risaputo che creare una nuova
relazione tra importatore e fornitore può comportare costi aggiuntivi e
necessita di tempo (ad es. per testare il prodotto). Tuttavia, ciò non prevale
sulla necessità di ripristinare condizioni di concorrenza eque sul mercato. Al
tempo stesso, cambiare fornitore sembra essere un normale rischio calcolato
nell'attività professionale degli importatori, legato al fatto che il mercato
FV sta maturando e quindi subisce continue modifiche (ad es. bancarotte,
consolidamenti) che richiedono il passaggio a nuovi fornitori. Inoltre, si può
presumere anche che i nuovi tipi di moduli che raggiungono continuamente il
mercato (ad esempio con nuove caratteristiche di efficienza), debbano essere
testati. A tale riguardo, la sperimentazione di un nuovo prodotto (anche
proveniente dallo stesso fornitore), sembra essere la norma piuttosto che
un'attività anomala. L'argomentazione è quindi respinta.
(767)   In risposta alla divulgazione delle
conclusioni definitive, due parti hanno ribadito la tesi secondo cui
l'interesse degli importatori non collegati non era stato adeguatamente preso
in considerazione. Una parte ha sostenuto che l'assenza della versione non
riservata delle risposte ai questionari da parte degli altri importatori che
hanno collaborato non ha consentito alle parti di effettuare una valutazione
adeguata. Essa ha contestato la valutazione della Commissione circa la
possibilità che le importazioni da altri paesi terzi nell'Unione aumentino,
consentendo così agli importatori di cambiare le loro forniture, sulla base
dell'affermazione che altri mercati di paesi terzi sono in forte crescita. A
tale riguardo la parte ha affermato che tale affermazione contraddice le
conclusioni di cui al considerando 749 secondo le quali le importazioni da
altri paesi terzi non sarebbero di notevole entità. Un'altra parte ha messo in
dubbio il fatto che la Commissione abbia rispettato il principio di non
discriminazione, dato che ai produttori dell'Unione è stata data maggiore
importanza nella valutazione della Commissione rispetto agli altri operatori.
(768)   Innanzitutto si conferma che le
versioni non riservate delle risposte ai questionari ricevute dopo la
pubblicazione del regolamento antidumping provvisorio e fornite dagli altri
importatori che hanno collaborato erano comprese nel fascicolo consultabile
dalle parti interessate. In secondo luogo, non vi è contraddizione tra
l'ipotesi che le importazioni da altri paesi terzi possano aumentare in risposta
a una riduzione delle importazioni dalla RPC e che tale aumento non dovrebbe
essere massiccio, vista la crescente domanda di impianti FV in tutto il mondo.
Allo stesso tempo, poiché l'industria dell'Unione dovrebbe rilevare nuovamente
una certa parte della quota di mercato precedentemente detenuta da prodotti
provenienti dalla RPC, un certo livello di calo dell'attività per gli
importatori indipendenti non può essere escluso. Si è osservato tuttavia che la
dimensione globale del mercato FV dovrebbe continuare a crescere nel lungo
periodo, dato che la parità di rete è raggiunta in un numero sempre più grande
di località. Infine si precisa che, come in tutte le inchieste in materia di
difesa commerciale, mentre la situazione dell'industria dell'Unione è stata
valutata per stabilire se essa abbia subito un grave pregiudizio a causa delle
importazioni oggetto di sovvenzioni, nell'analisi dell'interesse dell'Unione
l'interesse dell'industria dell'UE è stato valutato in condizioni di parità
rispetto agli altri operatori economici, compresi gli importatori indipendenti.
Viene chiarito inoltre che l'inchiesta volta a stabilire se l'industria UE
abbia o non abbia subito un notevole pregiudizio è disciplinata, in
particolare, dall'articolo 8, paragrafo 4, del regolamento di base, che fissa
le norme minime per tali indagini. L'interesse dell'Unione è esaminato soltanto
dopo che è stato effettuato un accertamento positivo della sovvenzione
pregiudizievole in conformità delle norme di cui all'articolo 31 del regolamento
di base. Di conseguenza si è ritenuto che il probabile impatto negativo delle
misure su alcuni importatori, in particolare quelli che si riforniscono
esclusivamente dalla RPC, non sia superiore ai benefici delle misure per
l'industria dell'Unione e ai  vantaggi a medio e lungo termine per il mercato
FV dell'UE risultanti da una concorrenza leale.
(769)   Si conclude pertanto che
l'istituzione di misure al livello proposto può avere un qualche effetto
negativo sulla situazione degli importatori non collegati del prodotto in
esame.
6.4.        Interesse degli operatori a
monte
(770)   Gli operatori a monte sono
attivi soprattutto nel campo della produzione delle materie prime e nella
produzione e progettazione delle attrezzature di fabbricazione del prodotto
oggetto dell'inchiesta. Dagli operatori a monte sono pervenute otto risposte ai
questionari. Sono state effettuate due visite di verifica, una a un produttore
di materia prima e una a un produttore di attrezzature di fabbricazione.
(771)   In generale, durante il PI, per
otto operatori a monte che hanno collaborato, l'attività legata al prodotto
oggetto dell'inchiesta variava tra il 6% e l'80% dell'attività totale; solo per
una impresa che ha collaborato rappresentava il 100% dell’attività. In media,
durante il PI, l'attività legata al prodotto in esame rappresentava il 41%
circa dell'attività complessiva degli operatori a monte che hanno collaborato.
In termini di occupazione, durante il PI gli otto operatori a monte che hanno
collaborato occupavano 4 200 persone circa. A seconda del segmento e delle
singole imprese, la redditività registrava una gamma di tassi da elevati a
leggermente negativi. L'inchiesta ha dimostrato che gli operatori che
evidenziavano una redditività negativa soffrivano del peggioramento della situazione
dell'industria dell'Unione, perché alcuni dei clienti da essi persi erano
fabbricanti UE del prodotto oggetto dell'inchiesta, e del calo dei consumi. In
seguito all'esclusione dei wafer dalla definizione del prodotto, i produttori
dell'Unione di tale prodotto dovrebbero trarre beneficio dall'istituzione di
dazi, poiché l'industria dell'Unione dovrebbe aumentare la propria produzione
di celle e moduli. 
(772)   Le vendite degli operatori a
monte dell'UE hanno riguardato l'Unione, la RPC e altri paesi terzi. Durante il
PI, le vendite si sono ripartite come segue: in media, il 20% circa verso
l'Unione, quasi il 50% verso la RPC e il 30% circa verso altri paesi terzi.
(773)   Alcune parti del settore a
monte hanno affermato che l'istituzione di misure compensative avrà effetti
negativi sulla loro attività industriale, essendo la RPC il loro principale
mercato d'esportazione e sostengono che i dazi, ostacolando notevolmente le
importazioni dalla RPC verso l'UE del prodotto in esame, indurranno la RPC a
limitare le importazioni dalla UE di polisilicio e di attrezzature di
produzione. È perciò probabile che gli operatori a monte dell'UE siano
costretti a rallentare le loro attività industriali e a ridurre l'occupazione. 
(774)   Si noti innanzitutto che il
dazio non ha il fine di eliminare le importazioni cinesi del prodotto in esame
ma quello di ristabilire condizioni di concorrenza paritarie. Quindi le
importazioni cinesi dovrebbero continuare a rifornire in una determinata misura
il mercato UE, ma a prezzi equi. L'inchiesta ha inoltre dimostrato che
operatori a monte dell'UE sono presenti in tutto il mondo su vari mercati
nazionali e che non dipendono quindi dalle sole esportazioni verso la RPC. È
perciò ragionevole supporre che nel mercato mondiale FV gli operatori a monte
dell'UE siano in grado di compensare l'eventuale calo di esportazioni verso la
RPC con esportazioni verso altri mercati che, secondo studi di mercato
pubblicamente disponibili, dovrebbero crescere. Il mercato FV cinese deve
comunque già affrontare notevoli sovraccapacità di produzione e non è certo che
i fabbricanti di macchinari dell'UE siano in grado di vendere alla RPC molte
più attrezzature di produzione nel breve e medio termine.
(775)   Le parti interessate hanno
argomentato che la maggioranza di tali fattori immessi nella catena di valore
del fotovoltaico proviene dall'Unione e che tale situazione di vantaggio può
cessare qualora i dazi dovessero essere istituiti. In risposta alla
comunicazione delle conclusioni definitive, una parte ha segnalato che le
misure nel presente caso possono innescare altre misure, che la RPC può
applicare ai prodotti dell'Unione.
(776)   A questo proposito, le
importazioni cinesi dovrebbero continuare a rifornire il mercato dell'Unione,
anche con dazi in vigore. Inoltre, varie fonti pubblicamente accessibili nel
settore del fotovoltaico, come l'EPIA's Global Market Outlook for
Photovoltaics 2013-2017, prevedono che la possibile contrazione della
domanda nell'Unione dovrebbe verificarsi solo nel breve periodo (nel 2013 e nel
2014) e che il consumo nell'Unione aumenterà nuovamente negli anni seguenti.
Inoltre, reagire alle pratiche commerciali sleali consente di costruire una
crescita sostenibile nel mercato FV dell'Unione a medio e lungo termine, a
beneficio di tutti gli operatori nell'Unione. Infine, per quanto riguarda
l'argomento relativo alla possibile ritorsione della RPC in risposta alle
misure in questo caso, si ricorda che la RPC, come qualsiasi altro membro
dell'OMC, può fare ricorso alle inchieste di difesa commerciale solo in
circostanze debitamente giustificate e una siffatta inchiesta deve rispettare
le severe norme dell'OMC. La Commissione controlla le inchieste di questo tipo
per garantire che le regole dell'OMC siano rispettate. L'argomentazione è stata
quindi respinta.
(777)   Alcune parti hanno contestato
l'argomentazione secondo cui la riduzione delle esportazioni verso la RPC degli
operatori FV a monte dell'Unione può essere compensata da esportazioni verso
altri mercati, sostenendo che i dazi faranno diminuire la domanda mondiale del
prodotto. 
(778)   A
questo proposito, si osserva in primo luogo che le importazioni cinesi non
dovrebbero cessare completamente, a seguito dei dazi. Inoltre le informazioni
raccolte nel corso dell'inchiesta non hanno stabilito alcuna correlazione fra
l'evoluzione delle importazioni dalla RPC sul mercato dell'Unione e le
esportazioni dalla RPC verso altri mercati. Inoltre, fonti accessibili al
pubblico, quali l'EPIA's Global Market Outlook for Photovoltaics 2013-2017
prevedono una crescita del mercato FV a livello mondiale nei prossimi anni. Per
quanto riguarda il mercato FV cinese, vi sono segnali del fatto che il consumo
interno nella RPC aumenterà in modo sostanziale (ad esempio come segnalato
dall'EPIA). In considerazione di quanto sopra, le esportazioni degli operatori
a monte dell'Unione nella RPC non dovrebbero diminuire sensibilmente a seguito
dell'istituzione delle misure.
(779)   Va anche osservato che il calo
della domanda nell'Unione nel 2013 e 2014 può avere un impatto negativo sugli
operatori a monte. Ciò tuttavia non può essere collegato, perlomeno non per la
maggior parte, ai dazi. Inoltre, per quanto riguarda i produttori dell'Unione
di macchinari per l'industria FV, poiché la RPC dispone attualmente di una
notevole capacità di riserva, è improbabile che le loro esportazioni nella RPC
possano aumentare notevolmente anche nell'ipotesi che i produttori cinesi
aumentino il loro volume di produzione. Infine, dalle informazioni raccolte
durante l'inchiesta è emerso che i produttori di macchinari possono essere
influenzati anche dal dodicesimo piano quinquennale cinese per il settore
solare fotovoltaico, che prevede che entro il 2015 l'80 % delle
attrezzature per la fabbricazione di celle debba provenire dalla RPC. Finché tale
cambiamento avviene nel rispetto delle regole dell'OMC, ciò può anche limitare
ulteriormente la possibilità dei fabbricanti di macchinari dell'Unione di
competere sul mercato cinese. L'argomentazione di cui sopra viene quindi
respinta. 
(780)   In risposta alla comunicazione
delle conclusioni definitive, il governo della RPC ha affermato che il
dodicesimo piano quinquennale per il settore solare fotovoltaico offre solo
alcuni principi guida generali non vincolanti, non prevede poteri di esecuzione
e non dovrebbe quindi essere considerato un'indicazione del fatto che la
possibilità dei fabbricanti di macchinari dell'Unione di competere sul mercato
cinese sarà limitata. A tale riguardo si fa notare che il governo
della RPC ha incluso il settore FV fra quelli strategici nel dodicesimo piano
quinquennale e ha inoltre lanciato un piano specifico per il settore solare
fotovoltaico. In tale piano, il governo della RPC ha espresso il proprio
sostegno per le imprese "superiori" e le imprese "chiave",
si è impegnato a promuovere l'attuazione delle varie politiche di sostegno del
fotovoltaico e ad elaborare politiche di sostegno per l'industria, nel settore
dei finanziamenti e della fiscalità. Inoltre, poiché il piano contiene direttive
essenziali che devono essere rispettate dall'industria cinese nel corso del
periodo di cinque anni, esso ha un profondo impatto sul paesaggio imprenditoriale, sia
all'interno della RPC che nei paesi che operano con la RPC. Alla
luce di quanto precede, vi sono chiare indicazioni che la libertà di scelta dei
fabbricanti cinesi di celle e la pressione concorrenziale dei produttori UE di
attrezzature di fabbricazione che esportano verso il mercato cinese sono
limitate dal piano. L'argomentazione è stata quindi respinta.
(781)   Un produttore di materie prime
che ha collaborato ha contestato il fatto che altri mercati compenserebbero la
diminuzione della produzione sul mercato cinese, visto il notevole volume di
capacità di produzione installata nella RPC, che non può essere facilmente
costituita altrove. Questo argomento è respinto poiché nessun elemento segnala
la presunta diminuzione della produzione sul mercato cinese.
(782)   Una parte interessata ha
contestato il numero di dipendenti del settore a monte di cui al considerando
236 del regolamento antidumping provvisorio. Si precisa che il numero di
4 200 dipendenti si riferisce solo agli operatori a monte che hanno
collaborato, come i produttori di apparecchiature e il fornitore di
polisilicio, in base alle loro risposte al questionario, e non all'intero
settore. 
(783)   Dato quanto precede, si è
concluso che l'effetto delle misure compensative sui fabbricanti di macchinari
non sarebbe significativo mentre l'effetto sul fornitore di materia prima può
essere negativo a breve termine vista la possibile riduzione delle sue vendite
in Cina. 
6.5.        Interesse degli operatori a
valle
(784)   Gli
operatori a valle sono attivi soprattutto nello sviluppo di progetti, nella
commercializzazione e nella comunicazione nonché nelle installazioni FV.
Tredici risposte ai questionari sono state ricevute dagli operatori a valle,
sette da operatori la cui attività è direttamente correlata al prodotto simile
(ossia responsabili del progetto e installatori) e sei da fornitori di servizi
nel settore FV (logistica, trasporti, relazioni pubbliche, ecc.), ossia
operatori la cui attività non è direttamente correlata al prodotto oggetto
dell'inchiesta. Tra tali risposte al questionario figurava la risposta
pervenuta da un importatore indipendente, che si è rivelato operatore a valle,
in quanto la sua principale attività era l'installazione (cfr. considerando
25).
(785)   Al
considerando 242 del regolamento antidumping provvisorio si è constatato che,
nel complesso, l'attività degli operatori a valle (installatori e responsabili
dei progetti) in relazione al prodotto oggetto dell'inchiesta variava rispetto
al totale delle loro attività. In media, nel PI essa rappresentava il 41%.
Durante il PI, la redditività legata al prodotto oggetto dell'inchiesta degli
operatori che hanno collaborato era in media dell'11% circa. In termini di
occupazione, durante il PI, i sette operatori a valle che hanno collaborato
occupavano circa 550 persone.
(786)   Diverse parti hanno contestato
la rappresentatività dei dati relativi agli operatori a valle sul fatturato,
sulla redditività e sull'occupazione ricavati dalla Commissione dalle risposte
al questionario fornite dai sette operatori a valle. AFASE ha presentato
un'"indagine" condotta tra i suoi membri (installatori) per
illustrare che, per la maggioranza degli installatori, il fotovoltaico
costituisce una fonte primaria di reddito. AFASE ha inoltre sostenuto che gli
operatori a valle, in particolare gli installatori, contrariamente alle
conclusioni di cui al considerando 242 del regolamento antidumping provvisorio,
realizzerebbero margini di profitto ad una cifra, che non consentono di
assorbire eventuali dazi. 
(787)   Per quanto riguarda la
rappresentatività dei dati utilizzati nel regolamento antidumping provvisorio,
la Commissione ha utilizzato tutti i dati forniti dagli operatori a valle che
hanno compilato il questionario specifico, nonché le comunicazioni fornite da
AFASE, come illustrato al considerando 737 di cui sopra. 
(788)   Per quanto riguarda
l'affermazione che le attività FV costituiscano una fonte primaria di reddito
per gli installatori, un'ulteriore analisi delle risposte al questionario
ricevute dai sette operatori a valle (installatori e responsabili dei progetti)
ha confermato che l'attività direttamente collegata al prodotto simile oggetto
dell'inchiesta rappresentava in media il 42 % circa del totale delle
attività di questi operatori e la redditività media è stata pari all'11 %.
Tuttavia, se si tiene conto anche delle loro attività (non direttamente
connesse al prodotto oggetto dell'inchiesta), la loro importanza globale
aumenta in modo sostanziale per tre dei sette operatori. Di conseguenza, la
percentuale corrispondente è pari a circa il 45 % - 100 % nel PI.
Inoltre, per i sette operatori (installatori e responsabili dei progetti) la redditività
dell'attività FV, comprese le attività non direttamente collegate al prodotto
oggetto dell'inchiesta, dovrebbe ammontare al 9 % in media. Dal punto di
vista dell'occupazione, le attività FV, comprese le attività non direttamente
connesse al prodotto oggetto dell'inchiesta, corrisponderebbero a circa 660
posti di lavoro a tempo pieno nel PI per i sette operatori. Oltre a progetti e
impianti FV, detti operatori erano attivi anche nelle centrali eoliche e nella
produzione di apparecchiature elettriche. 
(789)   Si ritiene che l'eventuale
impatto delle misure sugli operatori a valle debba essere valutato innanzitutto
prendendo in considerazione le attività direttamente connesse al prodotto
oggetto dell'inchiesta che nel PI abbiano raggiunto una redditività media
dell'11 %. Tuttavia, anche valutando l'impatto sulla base dell'attività FV
totale non direttamente collegata al prodotto oggetto dell'inchiesta, le
conclusioni non subiscono modifiche significative in quanto, nel complesso, i
vari fattori presi in considerazione, in particolare la redditività e le
possibilità di assorbire parte del dazio, non variano notevolmente (la
redditività diminuisce, passando dall'11 % al 9 % in media). In
risposta alla comunicazione delle conclusioni definitive, una parte presso la
quale la Commissione aveva svolto un sopralluogo di verifica ha contestato la
rappresentatività della conclusione sulla redditività degli installatori e dei
responsabili dei progetti che, per quanto la riguarda, sarebbe basata su
un'unica transazione. Questo argomento è respinto in quanto la Commissione ha
calcolato la redditività degli operatori a valle sulla base di tutti i dati
forniti dagli operatori a valle nelle loro risposte al questionario.
(790)   Per quanto riguarda l'indagine
effettuata da AFASE tra i suoi membri, va notato in primo luogo che tutti gli
operatori hanno avuto l'occasione di manifestarsi al momento dell'apertura
dell'inchiesta e di rispondere al questionario specifico elaborato per gli
operatori a valle in cui si chiedono le informazioni necessarie ai fini della
valutazione dell'impatto dei dazi sui suddetti operatori. In secondo luogo,
nell'indagine non è stata fornita l'identità degli installatori, il che non ha
permesso di verificare ad esempio la pertinenza e l'affidabilità dei dati
forniti. In terzo luogo, mentre un certo numero di domande poste in
quest'indagine riguardavano la capacità degli installatori di assorbire
eventuali dazi, l'indagine stessa non faceva alcun riferimento al profitto
realizzato da questi installatori nel PI, e in questo modo ha perso un elemento
importante per la valutazione dell'impatto delle misure. Di conseguenza non è
stato possibile trarre conclusioni significative dall'indagine fornita. 
(791)   Le
misure sono state accusate di non essere nell'interesse dell'Unione perché,
facendo aumentare il prezzo dei moduli, scoraggerebbero l'installazione di
nuovi impianti da parte degli utenti finali/consumatori. Di conseguenza, gli
operatori a valle riceverebbero un numero assai inferiore di ordini e dovrebbero
ridimensionare le loro imprese. Tale valutazione si basava su uno studio
effettuato da Prognos sull'eventuale perdita di posti di lavoro, presentato
durante l'inchiesta. Secondo lo studio, la maggioranza dei posti di lavoro nel
mercato FV dell'UE sarebbe in pericolo se venissero istituiti dazi. Lo studio
adotta una stima dell'Associazione dell'industria fotovoltaica europea
(European Photovoltaic Industry Association - EPIA), secondo cui l'occupazione
totale diretta esistente nel 2011 ai vari livelli del mercato FV dell'UE
(fabbricanti, importatori e operatori UE a monte e a valle) raggiunge i
265 000 addetti. Partendo dalla stima del 2011 sull'occupazione totale
diretta nel settore FV, lo studio di Prognos conclude che su 265 000 posti
di lavoro potranno andarne persi in tre anni fino a 242 000, a seconda del
livello dei dazi. Si presume che le maggiori perdite occupazionali si
verifichino nel mercato a valle che, nel 2011, secondo Prognos impiegava circa
220 000 persone.
(792)   L'inchiesta
non ha confermato tale scenario e ha ritenuto che nel 2011, durante il PI e nel
2012 il numero di posti di lavoro diretti esistenti nel mercato FV dell'UE
fosse nettamente inferiore.
(793)   Tanto per cominciare,
l'inchiesta solleva dubbi sulla veridicità del numero totale di posti di lavoro
diretti nel FV stimati dall'EPIA. In particolare, durante la visita di verifica
presso l'EPIA, si è constatato che i dati in base ai quali l'occupazione era
stata quantificata in 265 000 addetti erano imprecisi e non consentivano
tale conclusione. In realtà, secondo informazioni raccolte durante la visita di
verifica in loco, il numero di occupati diretti nel FV, calcolato per il 2011,
avrebbe un margine di errore fino al 20 %. Inoltre, la stima comprende
l'occupazione in altri paesi europei esterni all'UE, come anche quella connessa
ai prodotti a film sottile, che non rientra nel campo d'indagine della presente
inchiesta. 
(794)   Si precisa che il margine di
errore del 20 % del numero totale di posti di lavoro diretti nel settore
FV, stimato dall'associazione settoriale europea e applicabile verso l'alto o
verso il basso, è emerso nel corso della visita di verifica all'EPIA. Esso
dimostra la difficoltà di valutare con precisione le cifre sull'occupazione nel
settore a valle, in quanto vi sono poche fonti, spesso contraddittorie, di
raccolta dei dati. 
(795)   Nonostante tali dubbi, e
sebbene per analizzare l'impatto delle misure fosse stata usata la stima
iniziale sull'occupazione, si devono formulare le seguenti osservazioni. La
stima riguarda l'occupazione nel settore FV europeo per il 2011, legata ad un
numero assai elevato di impianti fotovoltaici installati nell'UE per quell'anno
(20 GW circa). È ragionevole pensare che, data la diminuzione del numero di
impianti a 17,5 GW circa nel PI e a 15 GW nel 2012, l'occupazione,
soprattutto a valle, si sia ridotta di conseguenza, in quanto direttamente
legata al numero di impianti installati. La stampa specializzata pubblicamente
disponibile indica che tra il 2011 e il 2012, in Germania, il maggior mercato
nazionale, l'occupazione nel settore FV si è ridotta da 128 000 a
100 000 addetti, compresi i posti di lavoro presso i fabbricanti.
L'indagine solleva inoltre molti dubbi sul fatto che la cifra si riferisse solo
a posti di lavoro a tempo pieno dedicati unicamente alle attività FV. Al
riguardo l'inchiesta ha invece rivelato che, soprattutto nel mercato a valle
(installazioni), l'attività FV fa parte di solito di una attività industriale
ben più ampia, la cui parte principale sono gli impianti di riscaldamento o
elettrici, idraulici ecc. 
(796)   Alla luce di quanto sopra, è
probabile che l'istituzione di misure porti ad un aumento dei prezzi nell'UE
per il prodotto oggetto dell'inchiesta, che potrebbe dar luogo a breve termine
a una diminuzione delle installazioni di impianti FV. In questo segmento del
mercato, tuttavia, secondo le considerazioni che seguono, l'occupazione può
essere compromessa solo in misura limitata. In primo luogo, le attività
relative al settore FV costituiscono, almeno per alcuni installatori, solo una
parte delle loro attività, tra l'altro a carattere stagionale. Gli installatori
dovrebbero quindi poter svolgere altre attività se si venissero a trovare di
fronte a una riduzione della domanda di impianti FV. Poiché gli obiettivi
relativi alle fonti rinnovabili e all'efficienza energetica, concordati a
livello UE, sono giuridicamente vincolanti per gli Stati membri, è prevedibile
che la riduzione della domanda di impianti solari si traduca in un aumento
della domanda di altre forme di energia rinnovabile e di efficienza energetica.
È probabile che molti addetti del settore a valle posseggano le competenze
necessarie per beneficiare dell'aumento della domanda in questi settori
contigui. In secondo luogo, visti gli utili attualmente generati dal mercato a
valle (cfr. considerando 785), gli installatori dovrebbero poter assorbire una
parte dell'aumento dei prezzi e limitare così l'impatto sui prezzi finali e
sulla domanda di impianti FV.
(797)   Anche senza l'istituzione di
dazi, le previsioni pubblicamente disponibili relative alla domanda di impianti
FV annunciano una probabile contrazione della domanda nel 2013, con
installazioni annue tra 9,8 GW e 16,5 GW nel 2013, che avrebbero comunque
effetti negativi sull'occupazione nel mercato a valle.
(798)   Infine, si noti che l'aumento
dei prezzi nel settore FV si verificherebbe in ogni caso, poiché la produzione
della RPC che rifornisce il mercato UE lavora sostanzialmente in perdita, il
che è una situazione insostenibile. 
(799)   Per
quanto riguarda la perdita di posti di lavoro, le informazioni raccolte nel
corso dell'inchiesta hanno confermato che il settore a valle ha registrato
perdite di posti di lavoro a seguito della contrazione della domanda di
impianti fotovoltaici nell'Unione di circa 5 GW tra il 2011 e il 2012. Queste
perdite di posti di lavoro non possono essere collegate alle misure, poiché
hanno rispecchiato l'evoluzione del mercato. Inoltre, un'ulteriore contrazione
della domanda è prevista nel 2013 e nel 2014 e provocherà molto probabilmente
ulteriori perdite di occupazione nel settore del FV. Analogamente, tale
evoluzione della domanda era prevista dai principali centri di ricerca prima
dell'avvio dell'inchiesta e pertanto tali perdite di posti di lavoro non
possono essere attribuite all'istituzione di misure.
(800)   L'industria
dell'Unione ha presentato uno studio effettuato da un consulente,
PriceWaterhouseCoopers (PWC), sul possibile impatto della misura sui posti di
lavoro connessi al FV. Lo studio di PWC fa riferimento allo studio di Prognos,
che aveva previsto una forte riduzione di posti di lavoro nel mercato FV in
seguito all'istituzione di misure, era stato presentato da AFASE prima
dell'istituzione dei dazi antidumping provvisori ed era oggetto del
considerando 791 di cui sopra. Lo studio di PWC critica lo studio della Prognos
per il fatto che la perdita totale di posti di lavoro stimata da Prognos
superava di fatto il numero totale di posti di lavoro FV esistenti nell'Unione.
Per quanto riguarda l'impatto dei dazi sul mercato dell'Unione, PWC ha
raggiunto conclusioni opposte rispetto a Prognos, prevedendo un impatto
positivo netto sui posti di lavoro nell'Unione e benefici che compensano i
possibili effetti negativi dei dazi (ad esempio sulla domanda). 
(801)   AFASE ha sostenuto che la
Commissione non aveva rivelato la fonte del margine di errore del 20 % per
il numero di occupati diretti nel FV per il 2011 calcolato dall'EPIA. 
(802)   Questo margine di errore del
20 %, che può essere applicato verso l'alto o verso il basso, è stato
individuato nel corso della visita di verifica all'EPIA. Esso dimostra la
difficoltà di valutare con precisione le cifre sull'occupazione nel settore a
valle, in quanto vi sono poche fonti, spesso contraddittorie, di raccolta dei
dati. 
(803)   In risposta alla comunicazione
delle conclusioni definitive, alcune parti hanno sostenuto che nella sua
analisi la Commissione non si pronunciava sul fatto che i dazi non faranno che
accrescere la perdita di posti di lavoro risultante dal minor numero di impianti
FV dopo il 2011. Si è affermato che tali perdite di posti di lavoro, in
particolare per il settore a valle, sono strettamente collegate al fatto che
gli installatori di impianti fotovoltaici dipendono dagli impianti solari.
Inoltre, AFASE ha criticato la Commissione per non avere adeguatamente preso in
considerazione l'indagine svolta tra i suoi membri e un'indagine simile
condotta da un'associazione che rappresenta il settore solare nel Regno Unito,
che avrebbero illustrato questa dipendenza. 
(804)   Per quanto riguarda il presunto
silenzio della Commissione sull'impatto dei dazi sui posti di lavoro, si fa
riferimento ai considerando 799 e 800 di cui sopra, che trattano le
affermazioni riguardanti l'impatto delle misure sull'occupazione nel settore
del FV e riconoscono che, in realtà, i posti di lavoro nel settore a valle
potrebbero essere danneggiati a breve termine a causa delle misure. 
(805)   Per quanto riguarda l'indagine
effettuata da AFASE e dall'associazione di categoria del Regno Unito, in
risposta alle conclusioni definitive è stata fornita l'identità delle società
partecipanti all'intervista. Le indagini sono tuttavia rimaste carenti, in
quanto ad esempio in alcuni casi le risposte non erano complete. Dall'analisi
delle indagini emerge quanto segue. Per quanto riguarda l'indagine di AFASE, va
osservato in primo luogo che la maggior parte dei 50 installatori che hanno
risposto all'intervista hanno dichiarato di essere attivi esclusivamente sul
mercato FV. 15 su 50 installatori hanno dichiarato di operare anche in altri
settori diversi dal FV, quali impianti di riscaldamento, elettrici e, in una
certa misura, eolici. Per quanto concerne l'indagine condotta nel Regno Unito,
21 delle 31 società che hanno risposto nell'intervista svolgevano anche attività
non collegate al FV. Questo risultato dimostra che per quasi la metà dei
responsabili dei progetti e degli installatori sono confermate le conclusioni
di cui al considerando 247 del regolamento antidumping provvisorio sulla
capacità di svolgere altre attività come impianti elettrici e di riscaldamento,
idraulici e altri impianti che utilizzano energie ecologiche. Si riconosce
tuttavia che questa capacità può esistere in misura minore di quanto previsto
nel regolamento antidumping provvisorio. Il suo effetto mitigante sulle perdite
di posti di lavoro può pertanto essere meno importante rispetto a quanto
inizialmente previsto. In secondo luogo, taluni operatori partecipanti alle
indagini di AFASE e dell'associazione del settore solare del Regno Unito impiegavano
prodotti fabbricati nell'Unione e alcuni prevedono di acquistare prodotti non
cinesi dopo l'istituzione delle misure, per evitare l'aumento dei prezzi. Di
conseguenza la loro dipendenza dalle importazioni cinesi e l'impatto delle
misure saranno ridotti, dato che essi possono accedere a prodotti fabbricati
nell'Unione. In terzo luogo, la stima dell'impatto delle misure sulle imprese
di tutti gli operatori intervistati non consente di trarre conclusioni certe,
dato che le loro valutazioni sono state molto diverse. Alcune società non sono
nemmeno state in grado di valutare tale impatto. In quarto luogo, anche le
risposte alla domanda sul numero di progetti FV che rischiano di essere
annullati in caso di istituzione dei dazi variavano tra "non molti" e
"tutti i progetti" nell'indagine condotta nel Regno Unito. Alcuni
operatori non sono stati in grado di effettuare una stima. Infine, in entrambe
le indagini mancava la domanda sulla redditività degli operatori economici
intervistati, che è importante per la valutazione della possibilità di
assorbire l'eventuale aumento di prezzo risultante dal dazio.
(806)   Varie parti hanno sostenuto che
gli installatori non possono facilmente cambiare le loro attività o passare ad
altri impianti ad energia verde a causa delle diverse tecnologie e conoscenze
in questione. Pertanto, se i dazi venissero istituiti, essi cesserebbero
l'attività. Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, l'obiezione è
stata ribadita da una parte interessata, che ha sostenuto che gli installatori
hanno investito risorse ingenti nella specializzazione FV, come una formazione
specifica, il che dimostrerebbe che il loro centro di attività è il settore FV
e che essi non sarebbero in grado di passare facilmente ad altre attività. 
(807)   Questa argomentazione non è
stata suffragata da sufficienti prove, in quanto non è stato dimostrato quali
precise conoscenze un installatore dovrebbe acquisire e quanto sia difficile e
costoso ottenerle. A prescindere, le istituzioni riconoscono che gli
installatori hanno sviluppato competenze specifiche per l'installazione dei
pannelli FV. Tuttavia, lo sviluppo di tali competenze è relativamente recente e
si aggiunge alla perizia di base degli installatori, ovvero impianti elettrici
e di riscaldamento oppure idraulici. Le suddette conoscenze e competenze sono
state sviluppate in risposta ad una prassi iniqua, ovvero il massiccio afflusso
di importazioni sovvenzionate dalla RPC. Indipendentemente dalle competenze
specialistiche dei dipendenti degli installatori, l'argomentazione deve essere
considerata in parallelo con l'analisi effettuata ai considerando da 792 a 800
sulla situazione occupazionale nel settore a valle che, nel breve termine,
potrebbe essere intaccata ma che, grazie al commercio sostenibile, dovrebbe migliorare
per gli installatori a medio e lungo termine. La tesi addotta è stata quindi
respinta.
(808)   Diverse parti hanno contestato
la capacità degli operatori a valle di assorbire anche solo in parte
l'eventuale aumento dei prezzi. Tale argomentazione non è stata
sufficientemente corroborata da prove, impedendo in tal modo di valutare in
quale misura potesse essere corretta. La redditività degli operatori  a valle
che hanno collaborato direttamente collegata al prodotto in esame è stata
valutata all'11 % circa, il che lascia agli operatori in questione la
possibilità di assorbire almeno parzialmente un eventuale aumento dei prezzi.
In tale contesto, si ricorda che la tendenza generale dei prezzi è verso il
basso. 
(809)   In risposta alla comunicazione
delle conclusioni definitive, alcune parti hanno nuovamente segnalato il grave
rischio di contrazione della domanda di prodotti fotovoltaici nell'Unione in
seguito all'istituzione delle misure, che secondo le parti in questione non le
rende auspicabili. Una parte ha sostenuto che attualmente per l'energia solare
si registra un'elevata elasticità del prezzo della domanda e che un aumento
anche solo moderato del prezzo dei prodotti FV determinerebbe una grave
contrazione della domanda. Questa parte ritiene che un dazio compensativo
attorno al 30 % possa far diminuire ulteriormente la domanda di 8 GW e un
dazio attorno al 50 % la faccia diminuire di 10 GW. Nel medesimo tono,
AFASE fa riferimento ad uno studio realizzato da un analista di mercato, che
prevede anche una contrazione della domanda fino a 2GW nel 2013 in seguito a un
dazio del 50 %, quindi una contrazione  molto più contenuta. 
(810)   Nonostante le parti abbiano
presentato diverse tesi sulla contrazione nel corso dell'inchiesta, che si
aggiungono a quelle di cui sopra, esse non contenevano risultati comparabili.
Non si può escludere che i dazi possano comportare un calo della domanda di
impianti FV, ma quantificare tale effetto è difficile, in considerazione dei
diversi elementi che influenzano l'attrattiva degli impianti FV nell'Unione.
Inoltre, anche se tale contrazione dovesse avvenire a breve termine, a medio e
a lungo termine i benefici derivanti da scambi commerciali equi compenseranno
gli effetti negativi a breve termine. Infine, AFASE ha riconosciuto che la
valutazione del nesso diretto tra la domanda e i dazi sarà disponibile solo
dopo che i dazi saranno in vigore. L'argomentazione è stata quindi respinta.
(811)   Come indicato al considerando
784, sei fornitori di servizi nel settore del fotovoltaico (logistica,
trasporti, pubbliche relazioni, ecc.) hanno risposto al questionario; si tratta
di operatori la cui attività non è direttamente collegata al prodotto oggetto
dell'inchiesta. Tali risposte hanno fornito indicazioni sull'importanza
relativa dell'attività connessa al FV rispetto all'attività complessiva degli
operatori interessati che hanno collaborato all'inchiesta. Nonostante alcune
carenze nelle risposte, i dati nei questionari hanno consentito di stabilire
che l'attività connessa al  fotovoltaico di tali operatori è marginale rispetto
al totale delle loro attività. In effetti essa ha rappresentato in media solo
il 5 % circa del loro fatturato totale e circa l'8 % dell'occupazione
totale. Per quanto riguarda la redditività, si è raggiunto in media circa il
7 %. Si noti tuttavia che i dati relativi alla redditività non erano
completi, poiché non tutti gli operatori hanno riferito su questo punto. Di conseguenza, la Commissione ha concluso che le
eventuali ripercussioni delle misure sulla situazione economica dei fornitori
di servizi nel settore del FV sono probabilmente trascurabili.
(812)   Da quanto precede, si conclude
in via provvisoria che sugli operatori a valle le misure avrebbero un'incidenza
negativa ma limitata a breve termine, tenuto conto di un calo nelle
installazioni maggiore di quello previsto in uno scenario controfattuale senza
dazi, come quello tracciato da grandi centri di ricerca, e in cui il dazio non
può essere assorbito dagli operatori a valle. Nonostante il possibile calo
della domanda di impianti FV, gli installatori dovrebbero poter svolgere altre
attività o connesse ad altre forme di energia pulita o alla loro attività
primaria, come detto sopra. Di conseguenza, in considerazione delle
informazioni fornite, la Commissione ha concluso che le eventuali ripercussioni
delle misure sulla situazione economica dei fornitori di servizi nel settore
del FV sono probabilmente trascurabili. 
6.6.        Interesse degli utenti finali
(consumatori)
(813)   Non sono pervenute osservazioni
da nessun soggetto che, come le associazioni dei consumatori, rappresenti
direttamente gli interessi di utenti finali. In questo caso si fa riferimento a
due tipi di utenti finali: i consumatori (famiglie) e gli altri utenti finali
(come istituzioni, altri investitori). L'inchiesta evidenzia che solo un quarto
circa degli attuali impianti FV nell'UE (i cosiddetti impianti su tetto,
piccoli impianti) sono stati ordinati da consumatori. Gli altri impianti
(montati a terra, di maggiori dimensioni e di tipo industriale e commerciale)
sono stati ordinati da altri utenti finali.
(814)   Varie parti sostengono che, in
caso di istituzione di misure, i consumatori vedrebbero aumentare il prezzo dei
moduli FV. Se, a causa dei dazi, i prezzi dei moduli FV nel mercato UE
aumentassero lievemente, è probabile che i consumatori e gli altri utenti
finali ne risentirebbero poco poiché, secondo l'inchiesta, il prezzo di un
modulo rappresenta fino al 50 % circa del costo totale di un impianto FV. Dati
i margini di profitto conseguiti dai responsabili dei progetti e dagli
installatori, è ragionevole supporre che l'eventuale aumento dei prezzi dei
moduli possa, almeno in parte, essere assorbito e quindi attenuato per il
consumatore. In base agli elementi disponibili si è concluso che le misure, al
livello di dazio proposto, saranno assorbite almeno in parte dalla catena di
approvvigionamento e che perciò non si tradurranno necessariamente in prezzi
più alti per i consumatori al dettaglio.
(815)   Si osserva anche che senza
l'istituzione dei dazi, la probabile scomparsa dell'industria dell'Unione
lascerebbe i consumatori con una sola fonte di approvvigionamento di moduli in
futuro. In questo scenario i produttori esportatori cinesi sarebbero in grado
di rafforzare ulteriormente la loro già forte posizione sul mercato; ciò
potrebbe anche portare a un aumento dei prezzi a breve e medio termine, a
scapito dei consumatori/utenti finali. Come già indicato, è probabile che un
aumento dei prezzi intervenga comunque, dato che la produzione della RPC è in
perdita.
(816)   Alcune parti hanno obiettato
che i dazi avrebbero per effetto un rialzo del prezzo del prodotto oggetto
dell'inchiesta. Di conseguenza ci sarebbe una diminuzione della domanda di
impianti FV in quanto diventerebbero troppo onerosi per i consumatori e non
sufficientemente attraenti per gli altri investitori. 
(817)   Come già menzionato al
considerando 752, anche se un aumento temporaneo dei prezzi potrebbe avvenire
in seguito all'istituzione di misure, l'andamento complessivo dei prezzi è
decrescente, come confermano numerose fonti pubbliche. L'argomentazione è
pertanto respinta. Poiché è difficile quantificare con esattezza l'eventuale
aumento dei prezzi derivante dalle misure e la conseguente possibile
contrazione della domanda, si rammentano gli elementi seguenti. In primo luogo,
il prodotto oggetto dell'inchiesta rappresenta fino al 50 % del costo
totale di un impianto fotovoltaico e quindi il dazio può essere almeno in parte
assorbito. In secondo luogo, la concorrenza dell'industria dell'Unione con i
produttori dei paesi terzi, già presenti sul mercato dell'Unione, può contenere
i prezzi. Al tempo stesso l'industria dell'Unione dovrebbe essere in grado di
ottenere migliori risultati finanziari grazie alle economie di scala derivanti
da un migliore utilizzo degli impianti di produzione e una riduzione dei costi
di produzione. In terzo luogo, la domanda di impianti fotovoltaici è correlata
non solo ai livelli dei prezzi del prodotto oggetto dell'inchiesta, ma anche al
livello delle FIT. Con la domanda attuale, scarsa rispetto a quella registrata
nel 2011 e nel PI, è probabile che le FIT diminuiscano meno rapidamente che nel
periodo in esame, consentendo di operare continui investimenti in progetti FV.
L'argomento è stato pertanto respinto.
(818)   In risposta alla comunicazione
delle conclusioni definitive, una parte ha contestato l'argomentazione di cui
sopra. Essa ha affermato che la tendenza dei prezzi al ribasso non può essere
mantenuta dopo l'introduzione delle misure. La parte ha ricordato che le misure
rappresentano un considerevole aumento dei costi che non può essere pienamente
compensato dalla diminuzione dei costi e/o dalle importazioni dai paesi terzi.
Inoltre, è stato ribadito che l'industria dell'Unione non sarà in grado di
operare nuovi investimenti in impianti e macchinari e che gli operatori a valle
possono assorbire una parte degli aumenti se il loro profitto è dell'11 %.
Infine non vi è alcun elemento di prova del fatto che le FIT possano compensare
l'aumento di prezzo.
(819)   Si ricorda che, contrariamente
a tale affermazione, non si prevede che l'aumento di prezzo risultante dalle
misure possa essere assorbito integralmente, ma piuttosto che un aumento
temporaneo dei prezzi in seguito al provvedimento sia possibile (cfr.
considerando 247 del regolamento antidumping provvisorio). Infatti, siffatto
aumento dei prezzi potrebbe derivare dalla differenza dei livelli di prezzo tra
i prezzi cinesi oggetto di sovvenzioni e i prodotti non cinesi. Tuttavia, le
informazioni raccolte nel corso dell'indagine permettono di affermare che
l'eventuale aumento dei prezzi può essere in parte assorbito da una serie di
fattori, visti i profitti nel settore a valle che ammontano in media
all'11 %. Infine, per quanto riguarda l'affermazione che non vi è alcun elemento
di prova del fatto che le FIT potrebbero compensare l'aumento dei prezzi, è
ragionevole supporre che le FIT saranno adeguate nel tempo, in linea con
l'andamento dei prezzi per i progetti
(820)   Una parte ha affermato che dal
marzo 2013 i prezzi dei moduli sono aumentati del 20 % nell'Unione e che
dal 2013 si registra una grave mancanza di scorte. L'argomentazione non è stata
sufficientemente documentata e, al contrario, le fonti pubbliche di
informazione confermano una relativa stabilità dei prezzi nel secondo trimestre
del 2013. Anche se le informazioni fossero corrette, si limiterebbero a
rispecchiare il fatto che, in seguito alla registrazione delle importazioni,
nel prezzo è stato tenuto conto del rischio di un dazio compensativo.
L'argomento è stato quindi respinto. 
(821)   Un'altra parte ha sostenuto che
i progetti FV non produrrebbero utile per gli investitori se il calo delle FIT
non fosse correlato al calo dei costi del progetto, tra cui il prezzo dei
moduli, in quanto essi rappresentano una parte significativa dei costi in un
progetto. A tale riguardo, è stato affermato che i dazi metterebbero in
discussione la sostenibilità di numerosi progetti FV, in quanto fanno aumentare
il prezzo. 
(822)   Come indicato al considerando
752, la tendenza generale dei prezzi del prodotto oggetto dell'inchiesta
risulta essere al ribasso. Inoltre, l'importanza delle FIT per il mercato sta
diminuendo perché in varie regioni la parità di rete sarà probabilmente
raggiunta. Per questi motivi l'argomentazione secondo la quale il prezzo dei
moduli FV potrebbe avere un impatto negativo sui progetti FV, compresa la
questione della loro redditività, è stata respinta. 
(823)   Una delle parti interessate ha
presentato una modellizzazione interna volta a provare che la sostenibilità di
numerosi progetti FV sarebbe compromessa qualora i dazi fossero applicati. 
(824)   La modellizzazione non ha
consentito di quantificare correttamente in quale misura l'attrattività
dell'investimento in impianti FV (ad esempio utile sul capitale investito)
potrebbe diminuire in caso di un aumento dei prezzi del prodotto oggetto
dell'inchiesta. L'ipotesi che ogni dazio sarebbe interamente trasferito a
utenti finali e consumatori, utilizzata in tale modellizzazione, è improbabile,
visti gli attuali margini di profitto degli operatori a valle. Inoltre, una
decisione di investimento non si basa solo sul prezzo dei moduli, ma dipende
anche da molti altri fattori tra cui, tra l'altro, la presenza di un quadro
favorevole per gli impianti FV in un determinato paese, il livello di sostegno
rispettivamente il prezzo dell'elettricità (per quanto riguarda la parità di
rete). L'argomentazione ha dovuto quindi essere respinta.
(825)   Considerato quanto precede, si
è concluso che l'istituzione di misure avrebbe un impatto nel complesso
limitato sui consumatori e sugli altri utenti finali indipendentemente dal
ruolo che i regimi nazionali di sostegno possono avere per stimolare la domanda
di impianti FV. Se i regimi nazionali di sostegno vengono adeguati a prezzi più
elevati per i pannelli solari (mediante FIT più elevate) l'impatto sui
consumatori può essere inesistente.
6.7.        Altre argomentazioni
(826)   Alcune parti interessate hanno
affermato che l'industria dell'Unione non è in grado di rifornire il mercato UE
alle quantità richieste e che, istituendo dazi antidumping, l'UE corre il grave
rischio di una carenza sul suo mercato, con conseguente ulteriore aumento dei
prezzi del prodotto in esame.
(827)   L'inchiesta ha dimostrato che
questa argomentazione è ingiustificata. Dal 2009 l'industria dell'Unione non
utilizza appieno le sue capacità di produzione. Durante il PI il tasso di
utilizzo della capacità di produzione di moduli dell'UE era del 41 %, con
ulteriori capacità inutilizzate pari a 5,7 GW circa, e il tasso di utilizzo
della capacità di produzione di celle dell'UE era del 63 %, con ulteriori
capacità inutilizzate pari a 1,2 GW circa. Grazie perciò alle capacità
inutilizzate, l'industria dell'Unione potrebbe competere per un ulteriore quota
di mercato nel breve periodo. Anche a medio termine, è ragionevole supporre che
l'industria dell'Unione cercherà di ampliare le sue capacità di produzione per
essere in grado di ottenere migliori economie di scala e ridurre ulteriormente
i prezzi. Esistono inoltre altre fonti di approvvigionamento, presenti anche
sul mercato UE e capaci di competere sul mercato UE in caso di calo delle
importazioni dei prodotti cinesi in questione. Dall'inchiesta è emerso che le
capacità inutilizzate di produzione non cinesi all'esterno dell'UE erano nel PI
pari a 5,6 GW per i moduli e 6 GW per le celle. Si è pertanto
concluso che le capacità inutilizzate totali dell'Unione e dei fabbricanti
terzi esterni all'Unione sono sufficienti a integrare a breve termine il
potenziale calo delle importazioni cinesi in base alla domanda di impianti FV
nell'UE prevista per il 2013 (tra 9,8 GW e 16,5 GW) e il 2014 (tra 9 GW e 17,1
GW) da grandi centri di ricerca, come EPIA. 
(828)   Anche effettuando una
valutazione più prudente della capacità produttiva dell'Unione (cfr. il
considerando 545), la capacità inutilizzata comune dell'Unione e dei paesi
terzi sarebbe sufficiente ad integrare a breve termine la potenziale
diminuzione delle importazioni dalla RPC. Anche a medio termine, è ragionevole
supporre che l'industria dell'Unione cercherà di ampliare le sue capacità di
produzione per essere in grado di ottenere migliori economie di scala e ridurre
ulteriormente i prezzi. L'argomentazione è stata quindi respinta.
(829)   Alcune parti hanno poi
sostenuto che l'istituzione di dazi sul prodotto in esame nuocerà allo sviluppo
del mercato FV in Europa e che quindi gli obiettivi del programma UE 2020
relativi alle fonti rinnovabili di energia e alla riduzione delle emissioni di
gas ad effetto serra nell'UE non potranno essere raggiunti.
(830)   Intanto, gli obiettivi per il
2020 non dipendono esclusivamente dell'energia solare. Altrettanto importanti
sono altre energie ecologiche come: l'energia eolica, da biomassa,
idroelettrica ecc. Poiché gli obiettivi per il 2020 non attribuiscono
all'energia solare una percentuale determinata, un numero di impianti FV
lievemente inferiore non farà aumentare il costo generale dell'Agenda 2020. Il
prezzo dei pannelli solari è inoltre solo uno tra i tanti fattori essenziali
necessari allo sviluppo dell'industria FV in Europa. Fattori altrettanto
importanti sono: un quadro giuridico e finanziario favorevole a livello
dell'Unione e nazionale, un migliore accesso al credito per progetti sulle
energie rinnovabili e l'investimento in R&S. Riguardo agli investimenti nel
settore solare, l'istituzione di dazi migliorerà la situazione dell'industria
dell'Unione e del settore FV in genere. Probabilmente esso contribuirà quindi
anche a migliorare l'accesso al credito sia per l'industria dell'Unione che per
gli investitori nel settore FV. Infine, si ricorda che lo scopo dei dazi non è
quello di eliminare le importazioni cinesi, ma di ristabilire condizioni di
concorrenza eque. Se il prezzo del prodotto in esame cresce, i profitti
evidentemente ottenuti nel mercato a valle permettono di supporre che l'aumento
dei prezzi sarà in parte assorbito dagli operatori del mercato a valle. Per
questo, il prezzo dei moduli non dovrebbe aumentare in modo significativo per
gli utenti finali/consumatori e la domanda di impianti solari potrebbe essere
mantenuta entro i margini previsti.
(831)   In base a quanto precede, si
conclude che l'istituzione di misure non dovrebbe avere, nell'insieme, effetti
negativi di rilievo su altre politiche dell'UE.
6.8.        Conclusioni relative all'interesse
dell'Unione
(832)   Gli effetti complessivamente
positivi per l'industria dell'Unione prevalgono sui possibili effetti negativi
su altri operatori del mercato FV, consumatori/utenti finali compresi. 
(833)   Considerato quanto precede, si
conclude che, secondo le informazioni disponibili sull'interesse dell'Unione,
non esistono ragioni impellenti contrarie all'adozione di misure definitive
sulle importazioni del prodotto in esame originario della RPC.
7.           MISURE COMPENSATIVE
DEFINITIVE
(834)   Alla luce delle conclusioni
raggiunte sulla sovvenzione, sul pregiudizio, sul nesso di causalità e
sull'interesse dell'Unione, si ritiene opportuna l'istituzione di misure
compensative definitive per evitare che le importazioni sovvenzionate arrechino
un ulteriore pregiudizio all'industria dell'Unione.
7.1.        Livello di eliminazione del
pregiudizio
(835)   Per stabilire il livello delle
misure si è tenuto conto dei margini di sovvenzione rilevati e dell'importo del
dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dai produttori
dell'Unione, senza superare i margini di sovvenzione rilevati.
(836)   Nel calcolare l'importo del
dazio necessario a eliminare gli effetti della sovvenzione pregiudizievole, si
è tenuto presente che la misura doveva permettere all'industria dell'Unione di
coprire i costi di produzione e di realizzare il profitto al lordo delle
imposte che un'industria di questo tipo può ragionevolmente attendersi in
condizioni normali di concorrenza, cioè senza importazioni sovvenzionate,
vendendo il prodotto simile nell'Unione. In linea con la giurisprudenza della
Corte di giustizia, tale profitto è quello realizzato all'inizio del periodo in
esame, vale a dire prima dell'aumento delle importazioni sovvenzionate.
Pertanto l'obiettivo di profitto è stato fissato all'8 % sulla base della
media ponderata del profitto realizzato dall'industria dell'UE nel 2009 e nel
2010 per i moduli e cellule, quando era redditizia. 
(837)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, l'industria dell'Unione ha sostenuto che, come livello
di redditività che l'industria dell'Unione potrebbe ragionevolmente raggiungere
in assenza di importazioni sovvenzionate dovrebbe essere utilizzata la
redditività del 2010, piuttosto che il margine di profitto medio degli anni
2009 e 2010. A tale riguardo, essa ha sostenuto che nel 2009 la redditività era
insufficiente e le circostanze dei due anni erano chiaramente distinte, visto
in particolare lo sviluppo dei consumi, che nel 2010 ha attenuato gli effetti
della sovvenzione di quell'anno. A tale proposito, va osservato che, nel
determinare il livello di eliminazione del pregiudizio, non è rilevante il
fatto che il margine di profitto medio realizzato dall'industria dell'Unione
sia o non sia stato "sufficiente". Il livello di eliminazione del
pregiudizio deve essere fondato sul profitto che può essere ragionevolmente
ottenuto in assenza di importazioni sovvenzionate. Per le autorità inquirenti è
prassi consolidata considerare che questo livello sia stato raggiunto
all'inizio del periodo in esame. Poiché in questo caso l'industria dell'Unione
ha realizzato perdite sulle vendite di celle all'inizio del periodo in esame
nel 2009, tale metodologia risultava inadeguata ed è stato ritenuto più
affidabile basare la determinazione del livello di eliminazione del pregiudizio
sul margine di profitto medio del primo e del secondo anno del periodo in
esame. A questo proposito, si è inoltre ritenuto irrilevante che le circostanze
fossero diverse in questi due anni.
(838)   Un'altra parte ha ribadito che
occorre stabilire diversi obiettivi di profitto per moduli e celle, dato che la
redditività di questi tipi di prodotti ha mostrato andamenti diversi nel
periodo in esame. A tale riguardo va notato che, mentre gli indicatori sono
stati illustrati separatamente per ciascun tipo di prodotto, le conclusioni
raggiunte per ciascun indicatore si riferiscono al prodotto oggetto
dell'inchiesta nel suo insieme. Si ricorda inoltre che moduli e celle
costituiscono un unico prodotto e quindi i margini di sovvenzione e il livello
di eliminazione del pregiudizio sono stati calcolati su questa base.
(839)   Su tale base è stato calcolato
un prezzo non pregiudizievole del prodotto simile per l'industria dell'Unione.
Il prezzo non pregiudizievole è stato calcolato aggiungendo il suddetto margine
di profitto dell'8 % al costo di produzione durante il PI dei fabbricanti
UE inseriti nel campione.
(840)   Il necessario aumento del
prezzo è stato quindi stabilito paragonando il prezzo medio ponderato
all'importazione dei produttori esportatori della RPC che hanno collaborato,
fissato per calcolare la sottoquotazione del prezzo e debitamente aggiustato
per tener conto dei costi di importazione e dei dazi doganali, al prezzo medio
ponderato non pregiudizievole del prodotto simile venduto dai fabbricanti UE
inseriti nel campione sul mercato dell'Unione durante il PI. Le differenze
evidenziate da tale confronto sono state espresse in percentuale del valore
medio ponderato CIF all'importazione.
(841)   Una parte ha sostenuto che le
vendite dei produttori dell'Unione compresi nel campione si sono concentrate
sul mercato di alta gamma, come il settore residenziale/settore commerciale di
piccole dimensioni, che hanno attirato FIT più elevate, e ha segnalato che il
prezzo di vendita dell'industria dell'Unione dovrebbe pertanto essere
modificato di conseguenza. È opportuno osservare che tale obiezione non
dovrebbe essere determinante per il calcolo del margine di pregiudizio, poiché
dall'inchiesta è emerso che le vendite dei produttori dell'Unione non erano
redditizie.
7.2.        Misure definitive
(842)   Alla luce di quanto precede, e
a norma dell'articolo 15 del regolamento di base, si ritiene che debba essere
istituito un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di moduli FV in
silicio cristallino e dei relativi componenti essenziali (celle) originari o
provenienti dalla RPC, a un livello che corrisponda al più basso margine di
sovvenzione o di pregiudizio riscontrati, nel rispetto del principio del dazio
inferiore. Nella fattispecie, l'aliquota del dazio deve pertanto essere fissata
al livello dei margini di sovvenzione accertati. 
(843)   Dato l'elevato livello di
collaborazione dei produttori esportatori cinesi, il dazio per "tutte le
altre società" è stato fissato al più alto livello di dazio applicabile
alle imprese rispettivamente del campione o che hanno collaborato
all'inchiesta. Il dazio per "tutte le altre società" sarà applicato a
quelle che non hanno collaborato all'inchiesta.
(844)   Per le società, di cui
all'allegato, che hanno collaborato ma non fanno parte del campione l'aliquota
del dazio definitivo è fissata al livello delle aliquote medie ponderate delle
imprese inserite nel campione.
(845)   Sulla base di quanto precede, i
tassi ai quali i dazi in questione saranno istituiti sono fissati come segue:

 Nome della società || Margine di sovvenzione || Margine di pregiudizio || Dazio compensativo 
 Wuxi Suntech Power Co. Ltd. Suntech Power Co. Ltd. Wuxi Sun-Shine Power Co. Ltd. Luoyang Suntech Power Co. Ltd. Zhenjiang Ren De New Energy Science Technology Co. Ltd. Zhenjiang Rietech New Energy Science Technology Co. Ltd. || 4,9 % || 46,3 % || 4,9 % 
 Yingli Energy (China) Co. Ltd Baoding Tianwei Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hainan Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hengshui Yingli New Energy Resources Co. Ltd Tianjin Yingli New Energy Resources Co. Ltd Lixian Yingli New Energy Resources Co. Ltd Baoding Jiasheng Photovoltaic Technology Co. Ltd Beijing Tianneng Yingli New Energy Resources Co. Ltd Yingli Energy (Beijing) Co. Ltd || 6,3 % || 41,8 % || 6,3 % 
 Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd Trina Solar (Changzhou) Science and Technology Co. Ltd Changzhou Youze Technology Co. Ltd Trina Solar Energy (Shanghai) Co. Ltd Yancheng Trina Solar Energy Technology Co. Ltd || 3,5 % || 48,2 % || 3,5 % 
 JingAo Solar Co. Ltd. Shanghai JA Solar Technology Co. Ltd. JA Solar Technology Yangzhou Co. Ltd. Hefei JA Solar Technology Co. Ltd. Shanghai JA Solar PV Technology Co. Ltd.   || 5,0 % || 56,5 % || 5,0 % 
 Jiangxi LDK Solar Hi-Tech Co. Ltd. LDK Solar Hi-Tech (Nanchang) Co. Ltd. LDK Solar Hi-Tech (Suzhou) Co. Ltd. || 11,5 % || 58,2 % || 11,5 % 
 LDK Solar Hi-Tech (Hefei) Co. Ltd. || 11,5 % || 58,2 % || 11,5 % 
 Delsolar (Wujiang) Co. Ltd. || de minimis || 64,9 % || 0,0 % 
 Renesola Jiangsu Ltd Renesola Zhejiang Ltd || 4,6 % || 80,1 % || 4,6 % 
 Jinko Solar Co. Ltd Jinko Solar Import and Export Co. Ltd ZHEJIANG JINKO SOLAR CO. LTD ZHEJIANG JINKO SOLAR TRADING CO. LTD || 6,5 % || 60,1 % || 6,5 % 
 Società elencate nell'allegato || 6,4 % || 51,1 % || 6,4 % 
 Tutte le altre società || 11,5 % || 80,1 % || 11,5 % 
(846)   Le misure compensative
definitive di cui sopra sono istituite sotto forma di dazi ad valorem.
(847)   Le aliquote del dazio
compensativo indicate per le singole società nel presente regolamento sono
state stabilite in base alle conclusioni della presente inchiesta. Esse
rispecchiano quindi la situazione delle società interessate constatata durante
l'inchiesta. Tali aliquote (diversamente dal dazio unico per l'intero paese,
applicabile a "tutte le altre società") si applicano quindi
esclusivamente alle importazioni dei prodotti originari del paese interessato e
fabbricati dalle società, cioè dalle specifiche persone giuridiche, citate. Le
importazioni di prodotti fabbricati da qualsiasi altra società, comprese le
persone giuridiche collegate a quelle espressamente citate, la cui
denominazione sociale e il cui indirizzo non siano espressamente menzionati
all'articolo 1 non possono beneficiare di tali aliquote e sono soggette
all'aliquota del dazio applicabile a "tutte le altre società". 
(848)   Eventuali richieste di
applicazione di un'aliquota individuale del dazio compensativo (ad esempio in
seguito a un cambiamento della ragione o denominazione sociale della società o
alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere inoltrate
senza indugio alla Commissione[102]
ed essere corredate di tutte le informazioni utili, in particolare
l'indicazione degli eventuali mutamenti nelle attività della società
riguardanti la produzione, le vendite sul mercato interno e le vendite
all'esportazione, connesse ad esempio al cambiamento della ragione o
denominazione sociale o a cambiamenti a livello delle entità produttive o di
vendita. Se opportuno, il regolamento sarà modificato di conseguenza,
aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote del dazio
individuali. 
(849)   Per garantire una corretta
applicazione del dazio compensativo, il livello del dazio residuo va applicato
non solo ai produttori esportatori che non hanno collaborato, ma anche ai
produttori che non hanno esportato verso l'Unione durante il PI.
(850)   Le misure sono istituite per
consentire ai fabbricanti dell'Unione di compensare gli effetti pregiudizievoli
del dumping. Qualora vi fosse inizialmente uno squilibrio tra il potenziale
beneficio per i produttori dell'Unione e il costo per gli altri operatori
economici dell'Unione, esso potrebbe essere corretto da un aumento e/o da una
ripresa della produzione nell'Unione. Tuttavia, l'ipotesi contemplata di un
aumento della produzione nell'Unione potrebbe non essere in linea con
l'andamento del mercato, che è volatile. Il consumo dell'Unione di moduli è
aumentato del 264 % tra il 2009 e il 2011, per poi diminuire del 43 %
durante il periodo di 6 mesi tra il 2011 e il PI. La volatilità è ancora più
pronunciata se si esamina il periodo 2006-2011, in cui il consumo di moduli
dell'Unione è aumentato passando da meno di 1 GW a quasi 20 GW, ovvero
crescendo del 2000 % circa nell'arco di soli cinque anni. La volatilità è
destinata a perdurare e le previsioni pubblicate dalle associazioni
imprenditoriali evidenziano differenze del 100 % e più tra i diversi
scenari, anche per il medio termine ovvero il biennio 2014-2015.
(851)   Per questi motivi si è ritenuto
opportuno, in tali circostanze eccezionali, limitare la durata delle misure a
un periodo di soli due anni.
(852)   Questo
periodo dovrebbe essere sufficiente per permettere ai produttori dell'Unione di
aumentare e/o riprendere la produzione, mentre allo stesso tempo non dovrebbe
compromettere la situazione di altri operatori economici nell'Unione. Si
ritiene che un periodo di due anni sia il più adatto per valutare se l’istituzione
di misure avrà avuto l'effetto di accrescere la produzione dell'Unione e quindi
di compensare gli effetti negativi per gli altri operatori economici
dell'Unione.
(853)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni definitive, un produttore dell'Unione ha dichiarato che la durata
limitata a due anni è troppo breve per riprendersi dal pregiudizio subito. In
aggiunta, è stato affermato che tale durata di due anni non consentirebbe ai
produttori dell'Unione di presentare piani aziendali per l'attuale e il prossimo
esercizio finanziario. A tale riguardo va notato che la durata di tali misure
fino al dicembre 2015 dovrebbe consentire ai produttori dell'Unione di
presentare piani aziendali fino al 2015.
(854)   Inoltre, il produttore
dell'Unione non ha contestato le ragioni per le quali la durata è stata
limitata a due anni, in particolare la volatilità del mercato. Il produttore ha
addirittura esplicitamente apprezzato la possibilità di una revisione, qualora
le misure dovessero essere modificate a causa di un cambiamento di situazione
del mercato. Poiché la probabilità di un cambiamento nella situazione di
mercato entro due anni è effettivamente elevata in questo mercato volatile, si
ritiene opportuno limitare le misure a due anni.
(855)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive, il denunziante ha osservato che due anni sono
insufficienti per investire nella produzione, riferendosi al considerando 852.
Tuttavia, a causa della notevole capacità inutilizzata dell'industria
dell'Unione, un aumento della produzione può essere effettuato mediante un
migliore utilizzo delle capacità di produzione esistenti, che dovrebbe essere
realizzabile senza investimenti supplementari significativi.
(856)   Il denunziante ha inoltre
sostenuto che l'istituzione di dazi compensativi definitivi per un periodo di
due anni non lascia all'industria dell'Unione il tempo necessario a riprendersi
dagli effetti negativi di precedenti pratiche di sovvenzione. Tuttavia,
l'istituzione di dazi compensativi non può tenere conto solo dell'interesse
dell'industria dell'Unione, ma deve bilanciare il potenziale beneficio per i
produttori dell'Unione e i costi per altri operatori economici nell'Unione. Su
questa base, la decisione di limitare le misure a due anni viene mantenuta.
(857)   Tutte le parti sono state
informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si
intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio compensativo definitivo sulle
importazioni di moduli o pannelli fotovoltaici in silicio cristallino e celle
del tipo utilizzato nei moduli o pannelli fotovoltaici in silicio cristallino,
originari o provenienti dalla RPC (divulgazione delle conclusioni definitive).
A tutte le parti è stato concesso un periodo entro il quale presentare le loro
osservazioni sulla divulgazione delle conclusioni definitive.
(858)   Tutte le osservazioni orali e
scritte trasmesse dalle parti interessate sono state esaminate e prese in
considerazione se ritenute pertinenti. 
7.3.        Registrazione e retroattività
(859)   Come indicato al precedente considerando
7, la Commissione ha adottato, in data 1° marzo 2013, il regolamento
(UE) n. 182/2013 che dispone la registrazione delle importazioni di moduli
fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti chiave (celle e
wafer) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese a decorrere
dalla data del 6 marzo 2013.
(860)   A partire dal 6 giugno 2013,
mediante il regolamento antidumping provvisorio, si è posto fine alla
registrazione delle importazioni ai fini della difesa contro le importazioni
oggetto di dumping. Riguardo all'inchiesta antisovvenzioni in corso e date le
conclusioni di cui sopra, deve cessare anche la registrazione delle
importazioni ai fini dell'inchiesta antisovvenzioni a norma dell'articolo 24,
paragrafo 5, del regolamento di base.
(861)   Per quanto riguarda
un'eventuale applicazione retroattiva di misure compensative, devono essere
valutate le condizioni di cui all'articolo 16, paragrafo 4, del regolamento di
base. A norma di tale articolo può essere riscosso un dazio compensativo
definitivo sui prodotti immessi in consumo nei novanta giorni precedenti la
data di applicazione delle misure provvisorie e comunque non prima
dell'apertura dell'inchiesta. 
(862)   In tal caso, non sono state
applicate misure compensative provvisorie. Di conseguenza, si è deciso che il
dazio compensativo definitivo non è riscosso con effetto retroattivo.
8.           FORMA DELLE MISURE
(863)   A seguito dell'adozione delle
misure antidumping provvisorie nell'ambito dell'inchiesta antidumping parallela[103], un gruppo di produttori
esportatori che hanno collaborato, comprese le loro società collegate nella RPC
e nell'Unione europea, in collaborazione con la Camera di commercio cinese per
l'importazione e l'esportazione di macchinari e prodotti elettronici ("CCCME"),
ha offerto un impegno congiunto sui prezzi a norma dell'articolo 8, paragrafo
1, del regolamento antidumping di base[104].
L'offerta d'impegno ha inoltre ricevuto il sostegno delle autorità cinesi. La Commissione ha esaminato l'offerta e, con
la decisione 2013/423/UE[105]
l'ha accettata. 
(864)   In seguito alla decisione
2013/423/UE i produttori esportatori, unitamente alla CCCME, hanno presentato
una notifica relativa alla modifica della loro offerta di impegno iniziale. I
produttori esportatori e la CCCME hanno chiesto di rivedere l'impegno per
tenere conto dell'esclusione dei wafer dalla definizione del prodotto,
illustrata ai considerando 46 e 99. Inoltre vari altri esportatori, entro il
termine stabilito all'articolo 8, paragrafo 2, del regolamento antidumping di
base, hanno chiesto di essere inclusi nell'impegno.
(865)   Lo stesso gruppo di produttori
esportatori, insieme alla CCCME, entro il termine specificato all'articolo 13,
paragrafo 2, del regolamento di base[106],
ha chiesto alla Commissione di accettare i termini di tale impegno per
eliminare anche gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di
sovvenzioni. Con la decisione 2013/XXX/UE
la Commissione ha accettato la suddetta offerta per quanto riguarda i dazi
definitivi.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.           È istituito un dazio
compensativo definitivo sulle importazioni di moduli o pannelli fotovoltaici in
silicio cristallino e di celle del tipo impiegato nei moduli o pannelli
fotovoltaici in silicio cristallino (lo spessore delle celle  non è superiore a
400 micrometri), attualmente classificati ai codici NC ex 8501 31 00, ex
8501 32 00, ex 8501 33 00, ex 8501 34 00, ex 8501 61 20, ex 8501 61 80, ex 8501
62 00, ex 8501 63 00, ex 8501 64 00 ed ex 8541 40 90 (codici TARIC 8501 31 00 81,
8501 31 00 89, 8501 32 00 41, 8501 32 00 49, 8501 33 00 61, 8501 33 00 69, 8501
34 00 41, 8501 34 00 49, 8501 61 20 41, 8501 61 20 49, 8501 61 80 41, 8501 61
80 49, 8501 62 00 61, 8501 62 00 69, 8501 63 00 41, 8501 63 00 49, 8501 64 00
41, 8501 64 00 49, 8541 40 90 21, 8541 40 90 29, 8541 40 90 31 e 8541 40 90
39), originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese, a meno che non
siano in transito ai sensi dell'articolo V del GATT.
I seguenti tipi di prodotto sono esclusi dalla
definizione del prodotto in esame:
–              
caricatori solari costituiti da meno di sei celle,
portatili e destinati ad alimentare apparecchi elettrici o a caricare batterie,
–              
prodotti fotovoltaici a film sottile,
–              
prodotti fotovoltaici in silicio cristallino che
vengono integrati in modo permanente in apparecchi elettrici non destinati a
produrre elettricità, i quali consumano l'elettricità generata dalle suddette
celle fotovoltaiche in silicio cristallino in essi integrate,
–              
moduli o pannelli con una tensione di uscita uguale
o inferiore a 50 V DC e una potenza di uscita uguale o inferiore a 50 W,
destinati esclusivamente all'utilizzo diretto come caricabatterie in sistemi
con le stesse caratteristiche di tensione e di potenza.
2.           Le aliquote del dazio
compensativo definitivo applicabili al prezzo netto franco frontiera
dell'Unione, dazio non corrisposto, per i prodotti descritti al paragrafo 1 e
fabbricati dalle società sotto elencate sono le seguenti:
 Società || Aliquota del dazio || Codice addizionale TARIC 
 Wuxi Suntech Power Co. Ltd Suntech Power Co. Ltd Wuxi Sunshine Power Co. Ltd Luoyang Suntech Power Co. Ltd Zhenjiang Ren De New Energy Science Technology Co. Ltd; Zhenjiang Rietech New Energy Science Technology Co. Ltd || 4,9 % || B796 
 Yingli Energy (China) Co. Ltd Baoding Tianwei Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hainan Yingli New Energy Resources Co. Ltd Hengshui Yingli New Energy Resources Co. Ltd Tianjin Yingli New Energy Resources Co. Ltd Lixian Yingli New Energy Resources Co. Ltd Baoding Jiasheng Photovoltaic Technology Co. Ltd Beijing Tianneng Yingli New Energy Resources Co. Ltd Yingli Energy (Beijing) Co. Ltd || 6,3 % || B797 
 Changzhou Trina Solar Energy Co. Ltd Trina Solar (Changzhou) Science and Technology Co. Ltd Changzhou Youze Technology Co. Ltd Trina Solar Energy (Shanghai) Co. Ltd Yancheng Trina Solar Energy Technology Co. Ltd || 3,5 % || B791 
 JingAo Solar Co. Ltd. Shanghai JA Solar Technology Co. Ltd JA Solar Technology Yangzhou Co. Ltd Hefei JA Solar Technology Co. Ltd Shanghai JA Solar PV Technology Co. Ltd   || 5,0 % || B794 
 Jiangxi LDK Solar Hi-Tech Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Nanchang) Co. Ltd LDK Solar Hi-Tech (Suzhou) Co. Ltd || 11,5 % || B793 
 LDK Solar Hi-Tech (Hefei) Co. Ltd || 11,5 % || B927 
 Delsolar (Wujiang) Co. Ltd || 0 % || B792 
 Renesola Jiangsu Ltd Renesola Zhejiang Ltd || 4,6 % || B921 
 Jinko Solar Co. Ltd Jinko Solar Import and Export Co. Ltd ZHEJIANG JINKO SOLAR CO. LTD ZHEJIANG JINKO SOLAR TRADING CO. LTD || 6,5 % || B845 
 Società elencate nell'allegato || 6,4 % ||   
 Tutte le altre società || 11,5 % || B999[107] 
3.           Salvo disposizioni contrarie,
si applicano le norme vigenti in tema di dazi doganali.
Articolo 2
1.           Le importazioni dichiarate
per l'immissione in libera pratica dei prodotti attualmente classificati al
codice NC ex 8541 40 90 (codici TARIC 8541 40 90 21, 8541 40 90 29, 8541 40 90
31 e 8541 40 90 39), fatturate dalle società i cui impegni sono stati accettati
dalla Commissione e i cui nominativi figurano nell'elenco di cui all'allegato
della decisione 2013/XXX/UE [108] sono esenti dal dazio
antisovvenzioni istituito dall'articolo 1, a condizione che:
(a)         
una società il cui nome figura nell'elenco di cui
all'allegato della decisione 2013/XXX/UE
abbia prodotto, spedito e fatturato i prodotti di cui sopra, direttamente o
attraverso la sua società collegata, anch'essa iscritta nell'elenco di cui
all'allegato della decisione 2013/XXX/UE,
alle società nell'Unione a essa collegate operanti come importatori che
procedano all'immissione delle merci in libera pratica nell'Unione oppure al
primo acquirente indipendente operante come importatore che proceda
all'immissione delle merci in libera pratica nell'Unione; e
(b)         
siano corredate di una fattura corrispondente
all'impegno, ossia di una fattura commerciale contenente almeno le informazioni
e la dichiarazione di cui all'allegato 2 del presente regolamento, e
(c)         
siano corredate da un certificato d'impegno per
l'esportazione a norma dell'allegato 3 del presente regolamento; e
(d)         
le merci dichiarate e presentate in dogana
corrispondano esattamente alla descrizione della fattura corrispondente
all'impegno.
2.           All'atto dell'accettazione
della dichiarazione d'immissione in libera pratica sorge un'obbligazione
doganale:
(a)         
ogniqualvolta sia accertata, relativamente alle
importazioni di cui al paragrafo 1, l'inosservanza di una o più delle
condizioni elencate in tale paragrafo; oppure
(b)         
laddove la Commissione ritiri l'accettazione
dell'impegno, a norma dell'articolo 13, paragrafo 9, del regolamento (CE) n.
597/2009, con un regolamento o una decisione che si riferisca a transazioni
particolari e dichiari nulle le pertinenti fatture corrispondenti all'impegno.
Articolo 3
Le società i cui impegni sono stati accettati dalla
Commissione e i cui nominativi figurano nell'elenco di cui all'allegato della
decisione 2013/ XXX /UE e che sono
soggette a determinate condizioni ivi specificate emettono inoltre una fattura
per le transazioni che non beneficiano di un'esenzione dai dazi
antisovvenzioni. Tale fattura è una fattura commerciale contenente almeno gli
elementi di cui all'allegato 4 del presente regolamento.
Articolo 4
La registrazione delle importazioni stabilita
dal regolamento (UE) n. 182/2013 della Commissione, del 1 marzo 2013
, che dispone la registrazione delle importazioni di moduli fotovoltaici in
silicio cristallino e delle relative componenti chiave (celle e wafer)
originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese è sospesa.
Articolo 5
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea. Esso resta in vigore per un periodo di due anni.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO 1
 Nome della società || Codice addizionale TARIC 
 Anhui Schutten Solar Energy Co. Ltd Quanjiao Jingkun Trade Co. Ltd || B801 
 Anji DaSol Solar Energy Science & Technology Co. Ltd || B802 
 Canadian Solar Manufacturing (Changshu) Inc. Canadian Solar Manufacturing (Luoyang) Inc. CSI Cells Co. Ltd CSI Solar Power (China) Inc. || B805   
 Changzhou Shangyou Lianyi Electronic Co. Ltd || B807 
 CHINALAND SOLAR ENERGY CO. LTD || B808 
 CEEG Nanjing Renewable Energy Co. Ltd CEEG (Shanghai) Solar Science Technology Co. Ltd China Sunergy (Nanjing) Co. Ltd China Sunergy (Shanghai) Co. Ltd China Sunergy (Yangzhou) Co. Ltd || B809   
 Chint Solar (Zhejiang) Co. Ltd || B810 
 ChangZhou EGing Photovoltaic Technology Co. Ltd || B811 
 ANHUI RINENG ZHONGTIAN SEMICONDUCTOR DEVELOPMENT CO. LTD. CIXI CITY RIXING ELECTRONICS CO. LTD. HUOSHAN KEBO ENERGY & TECHNOLOGY CO. LTD. || B812   
 CNPV Dongying Solar Power Co. Ltd || B813 
 CSG PVtech Co. Ltd || B814 
 DCWATT POWER Co. Ltd || B815 
 Dongfang Electric (Yixing) MAGI Solar Power Technology Co. Ltd || B816 
 EOPLLY New Energy Technology Co. Ltd SHANGHAI EBEST SOLAR ENERGY TECHNOLOGY CO. LTD JIANGSU EOPLLY IMPORT & EXPORT CO. LTD || B817 
 ERA Solar Co. Ltd || B818 
 ET Energy Co. Ltd ET Solar Industry Limited || B819   
 GD Solar Co. Ltd || B820 
 Guodian Jintech Solar Energy Co. Ltd. || B822 
 Hangzhou Bluesun New Material Co. Ltd || B824 
 Hangzhou Zhejiang University Sunny Energy Science and Technology Co. Ltd Zhejiang Jinbest Energy Science and Technology Co. Ltd || B825 
 Hanwha SolarOne Co. Ltd || B929 
 Hanwha SolarOne (Qidong) Co. Ltd || B826 
 Hengdian Group DMEGC Magnetics Co. Ltd || B827 
 HENGJI PV-TECH ENERGY CO. LTD. || B828 
 Himin Clean Energy Holdings Co. Ltd || B829 
 Jetion Solar (China) Co. Ltd Junfeng Solar (Jiangsu) Co. Ltd Jetion Solar (Jiangyin) Co. Ltd || B830 
 Jiangsu Green Power PV Co., Ltd || B831 
 Jiangsu Hosun Solar Power Co. Ltd || B832 
 Jiangsu Jiasheng Photovoltaic Technology Co. Ltd || B833 
 Jiangsu Runda PV Co. Ltd || B834 
 Jiangsu Sainty Machinery Imp. And Exp. Corp. Ltd Jiangsu Sainty Photovoltaic Systems Co. Ltd || B835   
 Jiangsu Seraphim Solar System Co. Ltd || B836 
 Changzhou Shunfeng Photovoltaic Materials Co. Ltd Jiangsu Shunfeng Photovoltaic Electronic Power Co. Ltd Jiangsu Shunfeng Photovoltaic Technology Co. Ltd || B837     
 Jiangsu Sinski PV Co. Ltd || B838 
 Jiangsu Sunlink PV Technology Co. Ltd || B839 
 Jiangsu Zhongchao Solar Technology Co. Ltd || B840 
 Jiangxi Risun Solar Energy Co. Ltd || B841 
 Jiangyin Hareon Power Co. Ltd Taicang Hareon Solar Co. Ltd Hareon Solar Technology Co. Ltd Hefei Hareon Solar Technology Co. Ltd Jiangyin Xinhui Solar Energy Co. Ltd Altusvia Energy (Taicang) Co. Ltd || B842     
 Jinggong P-D Shaoxing Solar Energy Tech Co. Ltd || B844 
 Jinzhou Yangguang Energy Co., Ltd Jinzhou Huachang Photovoltaic Technology Co. Ltd Jinzhou Jinmao Photovoltaic Technology Co. Ltd Jinzhou Rixin Silicon Materials Co. Ltd Jinzhou Youhua Silicon Materials Co. Ltd || B795 
 Juli New Energy Co. Ltd || B846 
 Jumao Photonic (Xiamen) Co. Ltd || B847 
 Kinve Solar Power Co. Ltd (Maanshan) || B849 
 GCL SOLAR POWER (SUZHOU) LIMITED GCL-Poly Solar Power System Integration (Taicang) Co. Ltd GCL Solar System (Suzhou) Limited GCL-Poly (Suzhou) Energy Limited Jiangsu GCL Silicon Material Technology Development Co. Ltd Jiangsu Zhongneng Polysilicon Technology Development Co. Ltd Konca Solar Cell Co. Ltd Suzhou GCL Photovoltaic Technology Co. Ltd || B850            
 Lightway Green New Energy Co. Ltd Lightway Green New Energy (Zhuozhou) Co. Ltd || B851   
 Motech (Suzhou) Renewable Energy Co. Ltd || B852 
 Nanjing Daqo New Energy Co. Ltd || B853 
 LEVO SOLAR TECHNOLOGY CO. LTD NICE SUN PV CO. LTD || B854   
 Ningbo Jinshi Solar Electrical Science & Technology Co. Ltd || B857 
 Ningbo Komaes Solar Technology Co. Ltd || B858 
 Ningbo Osda Solar Co. Ltd || B859 
 Ningbo Qixin Solar Electrical Appliance Co. Ltd || B860 
 Ningbo South New Energy Technology Co. Ltd || B861 
 Ningbo Sunbe Electric Ind Co. Ltd || B862 
 Ningbo Ulica Solar Science & Technology Co. Ltd || B863 
 Perfectenergy (Shanghai) Co. Ltd || B864 
 Perlight Solar Co. Ltd || B865 
 Phono Solar Technology Co. Ltd Sumec Hardware & Tools Co. Ltd || B866   
 RISEN ENERGY CO. LTD || B868 
 SHANDONG LINUO PHOTOVOLTAIC HI-TECH CO. LTD || B869 
 SHANGHAI ALEX NEW ENERGY CO. LTD SHANGHAI ALEX SOLAR ENERGY SCIENCE & TECHNOLOGY CO. LTD || B870   
 BYD(Shangluo)Industrial Co.Ltd Shanghai BYD Co. Ltd || B871   
 Shanghai Chaori International Trading Co. Ltd Shanghai Chaori Solar Energy Science & Technology Co. Ltd || B872   
 Propsolar (Zhejiang) New Energy Technology Co. Ltd Shanghai Propsolar New Energy Co. Ltd || B873   
 Lianyungang Shenzhou New Energy Co. Ltd Shanghai Shenzhou New Energy Development Co. Ltd SHANGHAI SOLAR ENERGY S&T CO. LTD || B875     
 Jiangsu ST-Solar Co. Ltd Shanghai ST-Solar Co. Ltd || B876   
 Shanghai Topsolar Green Energy Co. Ltd || B877 
 Shenzhen Sacred Industry Co. Ltd || B878 
 Leshan Topray Cell Co. Ltd Shanxi Topray Solar Co. Ltd Shenzhen Topray Solar Co. Ltd || B880     
 Shanghai Sopray New Energy Co. Ltd Sopray Energy Co. Ltd || B881   
 Ningbo Sun Earth Solar Energy Co. Ltd. NINGBO SUN EARTH SOLAR POWER CO. LTD. SUN EARTH SOLAR POWER CO. LTD. || B882 
 TDG Holding Co. Ltd || B884 
 Tianwei New Energy (Chengdu) PV Module Co. Ltd Tianwei New Energy Holdings Co. Ltd Tianwei New Energy (Yangzhou) Co. Ltd || B885   
 Wenzhou Jingri Electrical and Mechanical Co. Ltd || B886 
 Winsun New Energy Co. Ltd || B887 
 Wuhu Zhongfu PV Co. Ltd || B889 
 Wuxi Saijing Solar Co. Ltd || B890 
 Wuxi Solar Innova PV Co. Ltd || B892 
 Wuxi Machinery & Equipment Import & Export Co. Ltd Wuxi Taichang Electronic Co. Ltd Wuxi Taichen Machinery & Equipment Co. Ltd || B893 
 Shanghai Huanghe Fengjia Photovoltaic Technology Co. Ltd State-run Huanghe Machine-Building Factory Import and Export Corporation Xìan Huanghe Photovoltaic Technology Co. Ltd || B896     
 Wuxi LONGi Silicon Materials Co. Ltd Xi’an LONGi Silicon Materials Corp. || B897   
 Years Solar Co. Ltd || B898 
 Yuhuan BLD Solar Technology Co. Ltd Zhejiang BLD Solar Technology Co. Ltd || B899   
 Yuhuan Sinosola Science & Technology Co. Ltd || B900 
 Yunnan Tianda Photovoltaic Co. Ltd || B901 
 Zhangjiagang City SEG PV Co. Ltd || B902 
 Zhejiang Global Photovoltaic Technology Co. Ltd || B904 
 Zhejiang Heda Solar Technology Co. Ltd || B905 
 Zhejiang Jiutai New Energy Co. Ltd Zhejiang Topoint Photovoltaic Co. Ltd || B906     
 Zhejiang Kingdom Solar Energy Technic Co. Ltd || B907 
 Zhejiang Koly Energy Co. Ltd || B908 
 Zhejiang Longbai Photovoltaic Tech Co. Ltd || B909 
 Zhejiang Mega Solar Energy Co. Ltd Zhejiang Fortune Photovoltaic Co. Ltd || B910 
 Zhejiang Shuqimeng Photovoltaic Technology Co. Ltd || B911 
 Zhejiang Shinew Photoeletronic Technology Co. Ltd || B912 
 Zhejiang SOCO Technology Co. Ltd || B913 
 Zhejiang Sunflower Light Energy Science & Technology Limited Liability Company Zhejiang Yauchong Light Energy Science & Technology Co. Ltd || B914   
 Zhejiang Tianming Solar Technology Co. Ltd || B916 
 Zhejiang Trunsun Solar Co. Ltd Zhejiang Beyondsun PV Co. Ltd || B917   
 Zhejiang Wanxiang Solar Co. Ltd WANXIANG IMPORT & EXPORT CO LTD || B918 
 Zhejiang Xiongtai Photovoltaic Technology Co. Ltd || B919 
 ZHEJIANG YUANZHONG SOLAR CO. LTD || B920 
 Zhongli Talesun Solar Co. Ltd || B922 
 ZNSHINE PV-TECH CO. LTD || B923 
 Zytech Engineering Technology Co. Ltd || B924 
ALLEGATO 2
Nella fattura commerciale relativa alle
vendite nell'Unione europea di merci assoggettate all'impegno vanno indicate le
seguenti informazioni:
1.         L'intestazione "FATTURA COMMERCIALE
CHE ACCOMPAGNA MERCI ASSOGGETTATE A UN IMPEGNO".
2.         La ragione sociale della società
che emette la fattura commerciale.
3.         Il numero della fattura
commerciale.
4.         La data di emissione della fattura
commerciale.
5.         Il codice addizionale TARIC con il
quale le merci figuranti sulla fattura devono essere sdoganate alla frontiera
dell'Unione europea. 
6.         Una descrizione precisa e semplice
delle merci e:
–              
il numero di codice del prodotto (NCP),
–              
le specifiche tecniche dell'NCP,
–              
il numero di codice del prodotto della società
(CPS),
–              
il codice NC,
–              
il quantitativo (indicato in unità, espresse in
watt).
7.         La descrizione delle condizioni di
vendita, comprendente:
–              
prezzo unitario (watt),
–              
le condizioni di pagamento applicabili,
–              
i termini di consegna applicabili,
–              
sconti e riduzioni complessivi.
8.         La ragione sociale della società
operante come importatore alla quale la società ha rilasciato direttamente la
fattura.
9.         Il nome del responsabile della
società che ha emesso la fattura commerciale, seguito dalla seguente
dichiarazione firmata:
"Il sottoscritto certifica che la vendita
per l'esportazione diretta nell'Unione europea delle merci di cui alla presente
fattura è effettuata nell'ambito e alle condizioni dell'impegno offerto da
[NOME DELLA SOCIETÀ] e accettato dalla Commissione europea con la decisione
2013/XX/UE della Commissione. Il
sottoscritto dichiara che le informazioni contenute nella presente fattura sono
complete ed esatte."
ALLEGATO 3
CERTIFICATO D'IMPEGNO PER L'ESPORTAZIONE
Nel certificato d'impegno per l'esportazione
emesso dalla CCCME per ciascuna fattura commerciale relativa alle vendite
nell'Unione europea di merci assoggettate all'impegno vanno indicate le
seguenti informazioni:
1.         Il nome, l'indirizzo, i numeri di
fax e di telefono della Camera di commercio cinese per l'importazione e
l'esportazione di macchinari e prodotti elettronici (CCCME).
2.         La ragione sociale della società di
cui all'allegato della decisione 2013/XX/UE
della Commissione che rilascia la fattura commerciale.
3.         Il numero della fattura
commerciale.
4.         La data di emissione della fattura
commerciale.
5.         Il codice addizionale TARIC con il
quale le merci che figurano sulla fattura devono essere sdoganate alla
frontiera dell'Unione europea.
6.         La descrizione esatta delle merci,
comprendente:
·              
il numero di codice del prodotto (NCP),
·              
le specifiche tecniche delle merci, il numero di
codice del prodotto della società (CPS) (ove opportuno),
·              
il codice NC,
7.         L'esatta quantità in unità
esportate, espressa in watt.
8.         Il numero e la data di scadenza
(tre mesi a decorrere dalla data del rilascio) del certificato.
9.         Il nome del funzionario
responsabile della CCCME che ha emesso il certificato, seguito dalla seguente
dichiarazione firmata: 
"Il sottoscritto certifica che il presente certificato viene rilasciato
per l'esportazione diretta nell'Unione europea delle merci di cui alla fattura
commerciale che accompagna le vendite assoggettate all'impegno e che il suo
rilascio avviene nell'ambito e alle condizioni dell'impegno offerto dalla [nome
della società] e accettato dalla Commissione europea con decisione 2013/XX/UE. Il sottoscritto dichiara che le
informazioni contenute nel presente certificato sono esatte e che le quantità
di cui al certificato stesso non superano il massimale concordato per l'impegno.
10. Data
11. Firma e sigillo della CCCME.
ALLEGATO 4
Nella fattura commerciale relativa alle
vendite nell'Unione europea di merci assoggettate ai dazi antisovvenzioni vanno
indicate le seguenti informazioni:
1.         L'intestazione "FATTURA
COMMERCIALE CHE ACCOMPAGNA MERCI SOGGETTE A DAZI ANTIDUMPING E
COMPENSATIVI".
2.         La ragione sociale della società
che emette la fattura commerciale.
3.         Il numero della fattura
commerciale.
4.         La data di emissione della fattura
commerciale.
5.         Il codice addizionale TARIC con il
quale le merci figuranti sulla fattura devono essere sdoganate alla frontiera
dell'Unione europea. 
6.         Una descrizione precisa e semplice
delle merci e:
–              
il numero di codice del prodotto (NCP),
–              
le specifiche tecniche dell'NCP,
–              
il numero di codice del prodotto della società
(CPS),
–              
il codice NC,
–              
il quantitativo (indicato in unità, espresse in
watt).
7.         La descrizione delle condizioni di
vendita, comprendente:
–              
prezzo unitario (watt),
–              
le condizioni di pagamento applicabili,
–              
i termini di consegna applicabili,
–              
sconti e riduzioni complessivi.
8.         Il nome e la firma del responsabile
della società che ha emesso la fattura commerciale."
[1]               GU L 188 del 18.7.2009, pag. 93.
[2]               GU C 340 dell'8.11.2012, pag.
13.
[3]               GU L 188 del 18.7.2009, pag. 93.
[4]               GU C 269 del 6.9.2012, pag. 5.
[5]               GU L 152 del 5.6.2013, pag. 5.
[6]               Relazione dell'organo di appello, "Comunità
europee — Misure in materia di amianto e di prodotti contenenti amianto",
WT/DS135/AB/R, adottato il 5 aprile 2001.
[7]               Causa T-401/06, Brosmann Footwear (HK) Ltd e altri/Consiglio;
causa T-314/06, Whirlpool Europe/Consiglio.
[8]               Calzature con tomaie di cuoio originarie della
Repubblica popolare cinese e del Vietnam, regolamento (CE) n. 553/2006
della Commissione, del 23 marzo 2006 (provv.);
                regolamento (CE) n.
1472/2006 della Commissione, del 5 ottobre 2006 (def.).
[9]               Causa T-401/06, Brosmann Footwear (HK) Ltd contro
Consiglio dell'Unione europea, punto 133.
[10]             Causa T-401/06, Brosmann Footwear (HK) Ltd contro
Consiglio dell'Unione europea, punto 135.
[11]             Capo 10, sezione 1, del dodicesimo piano quinquennale: "Nel
settore delle nuove energie, focalizzazione sullo sviluppo (...) dell'utilizzo
dell'energia solare e della produzione di energia fotovoltaica e
fototermica".
[12]             Sezione III.ii.1 del dodicesimo piano quinquennale per
l'industria solare fotovoltaica.
[13]             Sezione III.iii.1 del dodicesimo piano quinquennale per
l'industria solare fotovoltaica.
[14]             Sezione III.ii.3 del dodicesimo piano quinquennale per
l'industria solare fotovoltaica.
[15]             Sezione VI.i del dodicesimo piano quinquennale per
l'industria solare fotovoltaica.
[16]             Capo Orientamenti e priorità della ristrutturazione
industriale, articolo 5 della decisione n. 40 del Consiglio di Stato
che promulga e attua disposizioni temporanee in vista della promozione
dell'adeguamento dell'infrastruttura industriale.
[17]             Capo III, articolo 17 della decisione n. 40 del
Consiglio di Stato che promulga e attua disposizioni temporanee in vista della
promozione dell'adeguamento dell'infrastruttura industriale.
[18]             Articolo 7, paragrafi 1 e 3, della decisione del
Consiglio di Stato del 10 ottobre 2010, diretta a incentivare lo
sviluppo di 7 nuovi settori strategici.
[19]             Sezione VII, capi 1 e 5 del piano nazionale sugli sviluppi
scientifici e tecnologici a medio e lungo termine (2006-2020).
[20]             Articolo 18 della legge della RPC sui progressi in
campo scientifico e tecnologico.
[21]             Ibidem.
[22]             Articolo 34 della legge della RPC sui progressi in
campo scientifico e tecnologico.
[23]             Fatta eccezione per alcuni istituti finanziari statali.
[24]             Piano nazionale sugli sviluppi scientifici e tecnologici a
medio e lungo termine (2006-2020); repertorio di prodotti ad alta tecnologia
cinesi per l'esportazione; elenco di prodotti di nuova e alta tecnologia per
l'esportazione; legge della RPC sui progressi in campo scientifico e
tecnologico (decreto n. 82 del Presidente della RPC); regolamenti
provvisori sulla gestione del piano nazionale in materia di scienza e
tecnologia e misura provvisoria sulla gestione del progetto di piano nazionale
in materia di scienza e tecnologia.
[25]             Ad esempio, il piano nazionale sugli sviluppi scientifici
e tecnologici a medio e lungo termine (2006‑2020) individua il settore
dell'energia solare come un settore chiave e prevede di "mettere al
primo posto la finanza" o "incoraggiare gli istituti finanziari
a concedere un sostegno creditizio agevolato ai principali progetti nazionali
di industrializzazione scientifica e tecnologica" o propone alcuni regimi di
agevolazione fiscale di cui hanno effettivamente usufruito i produttori
esportatori inclusi nel campione. Anche il repertorio di prodotti ad alta
tecnologia cinesi per l'esportazione e l'elenco di prodotti di nuova e alta
tecnologia per l'esportazione appaiono molto pertinenti per il settore del
fotovoltaico, dato che alla maggior parte dei produttori esportatori inclusi
nel campione è stata riconosciuta la qualifica di impresa di nuova e alta
tecnologia. Per quanto riguarda la legge della RPC sui progressi in campo
scientifico e tecnologico, essa incarica, tra l'altro, gli istituti finanziari
che sostengono gli obiettivi politici a dare priorità allo sviluppo di settori
di nuova e alta tecnologia (in cui rientra anche il settore del fotovoltaico).
Anche i regolamenti provvisori sulla gestione del piano nazionale in materia di
scienza e tecnologia e la misura provvisoria sulla gestione del progetto di
piano nazionale in materia di scienza e tecnologia intervengono direttamente
nell'organizzazione e nella gestione di alcuni progetti fotovoltaici.
[26]             Ad esempio, China Bohai Bank, Guangdong Development Bank,
Huishang Bank, Bank of Shanghai, Shenzhen Development Bank.
[27]             Lettera in preparazione della verifica in loco della Commissione del
25 marzo 2013, pag. 7: "La Commissione chiederà spiegazioni
sulle informazioni chieste nell'appendice A del questionario. Le domande poste
nel corso della verifica riguarderanno le lettere da a) a r) dell'appendice
A". Lettera g) dell'appendice A: Indicare ciascun azionista della
banca/istituto finanziario che possiede almeno l'1 % delle azioni o del
valore della società ed elencare le attività di questi azionisti nella tabella
Excel di cui all'appendice A-1.
[28]             Articolo 33 della legge
della RPC sulla regolamentazione e sulla vigilanza nel settore bancario: L'autorità di regolamentazione bancaria, in base alle esigenze in
vista dell'espletamento delle proprie funzioni, ha il potere di imporre agli
istituti finanziari del settore bancario di presentare, in conformità alla
pertinente regolamentazione, i propri bilanci, conti economici, altri documenti
contabili, relazioni statistiche, nonché informazioni concernenti operazioni
commerciali e di gestione, nonché le relazioni di revisione contabile elaborate
da revisori pubblici abilitati.
[29]             Lettera di richiesta di maggiori informazioni della
Commissione del 30 gennaio 2013, domanda C-III-A.A.
[30]             Non compilato dalla Bank of China, ma dal governo della
RPC per conto di questa.
[31]             La visita di verifica era originariamente prevista dal 15
al 19 aprile 2013.
[32]             Preambolo della costituzione del partito comunista
cinese.
[33]             Documento WT/DS379/AB/R dell'11 marzo 2011.
[34]             Punto 317 della relazione AB.
[35]             Punto 290 della relazione AB.
[36]             Punto 297 della relazione AB.
[37]             http://www.dbresearch.com/PROD/DBR_INTERNET_EN-PROD/PROD0000000000204417.PDF.
[38]             Documento
WT/TPR/S/230 pag. 79, aprile 2010.
[39]             Documento WT/TPR/S/264 pag. 122, luglio 2012.
[40]             Ibidem.
[41]             L'articolo 15 dello statuto della China Development
Bank (CDB) sancisce che la CDB persegue l'obiettivo commerciale, tra l'altro,
"di promuovere la strategia di sviluppo a medio e a lungo termine
dell'economia nazionale". Inoltre il bilancio della CDB per
l'esercizio finanziario 2011 recita: "La banca e le sue controllate
(denominate collettivamente "il gruppo") si adoperano per rafforzare
la competitività della Cina e per migliorare il tenore di vita della sua
popolazione, a sostegno delle principali strategie e politiche a medio e lungo
termine dello Stato, attraverso le proprie attività a medio e a lungo termine
nel settore dei prestiti, degli investimenti, dei titoli e del leasing"
e "In risposta all'invito dello Stato di incoraggiare le imprese
nazionali ad entrare nel processo di internazionalizzazione, il gruppo svolge
anche un'ampia gamma di attività incentrate sulla cooperazione internazionale".
[42]             Ricerca della Deutsche Bank sul settore bancario cinese:
"Ripe for the next stage", 7 dicembre 2006.
[43]             "China Trade Policy Review", documento
WT/TPR/S/264, pag. 122, punto 98.
[44]             "China 2030 Building a modern, harmonious, and
creative society", The World Bank and Development Research Center of the
State Council, RPC, pagg. 28-29, 125. 
[45]             Indagini economiche dell'OCSE: "China 2010", pag. 55
"il principale scopo della soglia minima per i tassi applicati ai prestiti
e del massimale dei tassi di deposito della PBOC è quello di salvaguardare la
redditività del settore bancario partecipato in misura predominante dallo
Stato. Ampliando progressivamente il margine tra i tassi standard di prestito e
di deposito, il PBOC ha effettivamente trasferito sui mutuatari e sui
risparmiatori cinesi alcuni dei costi della ristrutturazione bancaria, pur
riducendolo nel 2008-2009. L'esistenza di tassi standard mina tuttavia
l'incentivazione delle banche commerciali a valutare adeguatamente i rischi e
soffoca la concorrenza nel settore bancario".
[46]             Informazioni ricavate dalla ricerca sul settore bancario
cinese effettuata nel 2006 dalla Deutsche Bank, pagg. 3-4.
[47]             Informazioni tratte dalla relazione monetaria cinese per
il secondo trimestre del 2010, del 5 agosto 2010, pag. 10, redatta
dal gruppo di analisi della politica monetaria della People's Bank of China
(PBOC).
[48]             Informazioni trasmesse dal governo della RPC, informazioni
ricavate dallo statuto e dai bilanci annuali di talune banche e informazioni
tratte da Internet (ad esempio, http://www.fas.org/sgp/crs/row/R42380.pdf).
[49]             Considerando 169 del regolamento di esecuzione (UE)
n. 215/2013 del Consiglio, dell'11 marzo 2013.
[50]             Legge della RPC sulle banche commerciali
(articolo 34).
[51]             Decisione n. 40 del Consiglio di Stato che promulga e
attua disposizioni temporanee in vista della promozione dell'adeguamento
dell'infrastruttura industriale.
[52]             Legge della RPC sui progressi in campo scientifico e
tecnologico (decreto n. 82).
[53]             Documento di lavoro dell'FMI, "Progress in China's
Banking Sector Reform: Has Bank Behaviour Changed?", WP/06/71,
marzo 2006 (cfr. pagg. 3-4, 13, 18-20). 
[54]             Documento di lavoro dell'FMI, "Interest Rate
Liberalization in China", WP/09/171, agosto 2009 (cfr. pagg.
3-4, 21-23).
[55]             Relazione dell'FMI per paese, "PRC: 2010 Article IV
Consultation", n. 10/238, luglio 2010, (cfr. pagg. 22,
24 e 28-29).
[56]             "OECD 2010 Economic Survey of China",
febbraio 2010 (cfr. capo 3, pagg. 71, 73-81, 97).
[57]             "OECD China's Financial Sector Reforms",
documento di lavoro n. 747 del dipartimento economico, ECO/WKP (2010) 3,
1° febbraio 2010 (cfr. pagg. 2, 8-15, 36).
[58]             Si vedano le conclusioni sugli enti pubblici al
considerando 53.
[59]             Articolo VII della decisione del Consiglio di
Stato del 10 ottobre 2010 finalizzata a incentivare lo sviluppo di 7
nuove industrie strategiche.
[60]             Piano nazionale sugli sviluppi scientifici e
tecnologici a medio e lungo termine (2006-2020), sezione III, capo 1.
[61]             Legge della RPC sui progressi in campo scientifico e
tecnologico (decreto n. 82 del Presidente della Repubblica popolare
cinese), articolo 18.
[62]             Legge della RPC sui progressi in campo scientifico e
tecnologico (decreto n. 82 del Presidente della Repubblica popolare
cinese), articolo 34.
[63]             Articolo 34 della legge sulle banche commerciali.
[64]             Documento WT/TPR/S/264 pag. 122, luglio 2012.
[65]             Legge della RPC sulle banche commerciali
(articolo 34).
[66]             Decisione n. 40 del Consiglio di Stato che promulga e
attua disposizioni temporanee in vista della promozione dell'adeguamento
dell'infrastruttura industriale.
[67]             Legge della RPC sui progressi in campo scientifico e
tecnologico (decreto n. 82).
[68]             http://english.caixin.com/2012-04-19/100381773.html.
[69]             L'autorità di regolamentazione del settore bancario cinese
(China Banking Regulatory Commission - CBRC) ha deciso che le banche
commerciali in Cina possono acquistare le obbligazioni della CDB (ciò vale
esclusivamente per i titoli della CDB), attribuendo loro un rischio pari a
zero. In pratica ciò significa che le banche non sono tenute a effettuare
accantonamenti a titolo precauzionale a fronte di queste attività se detengono
tali obbligazioni, il che ha un impatto sull'accesso al capitale e consente
alla banca di ottenere risorse finanziarie a basso costo. I rendimenti delle
obbligazioni della CDB sono di norma più elevati dei tassi di interesse di
riferimento sui depositi, ma inferiori al tasso di interesse sui prestiti: il
risultato è che, acquistando le obbligazioni prive di rischio della CDB, le
banche commerciali cinesi possono guadagnare facilmente denaro. Rappresentando
questa una fonte di reddito costante, le banche possono permettersi di erogare
prestiti a tassi agevolati a taluni settori in quanto possono compensare i
minori proventi grazie al meccanismo descritto.
[70]             Relazione del panel, "Comunità europee e determinati
Stati membri — Misure nell'ambito del commercio di aeromobili civili di grandi
dimensioni", WT/DS316/R (30 giugno 2010), punti 7.735‑7.738.
[71]             http://www.gov.cn/ldhd/2009-05/27/content_1326023.htm.
[72]             Relazione dell'organo di appello "USA – Dazi
antidumping e compensativi (Cina)", punto 317.
[73]             Relazione dell'organo di appello "USA – Dazi
antidumping e compensativi (Cina)", punto 318.
[74]             http://en.wikipedia.org/wiki/China_Export_%26_Credit_Insurance_Corporation
e http://uk.reuters.com/article/2011/05/26/china-cic-sinosure-idUKL3E7GQ10720110526.
[75]             http://www.gov.cn/ldhd/2009-05/27/content_1326023.htm.
[76]             http://www.stewartlaw.com/Article/ViewArticle/608, Stewart and Stewart,
"How trade rules can help level the export financing playing field: New
developments and a path forward for 2013": "Sinosure, l'agenzia
ufficiale cinese di assicurazione dei crediti all'esportazione, opera con una
significativa perdita cumulativa per lo Stato, il che testimonia che il suo sostegno
è fortemente sovvenzionato" e "da un'analisi dei bilanci annuali di
Sinosure dal 2002 al 2011 emerge una perdita operativa complessiva di RMB 3,3
miliardi".
[77]             Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/US-Exim_Bank.
[78]             Considerando 116 del regolamento di esecuzione (UE)
n. 452/2011 del Consiglio, del 6 maggio 2011, che istituisce un
dazio antisovvenzioni definitivo sulle importazioni di carta fine patinata
originaria della RPC (GU L 128 del 14 maggio 2011).
[79]             Considerando 226 del regolamento di esecuzione (UE)
n. 215/2013 del Consiglio, dell'11 marzo 2013, che istituisce un
dazio compensativo sulle importazioni di determinati prodotti d'acciaio a
rivestimento organico originari della RPC (GU L 73 del
15 marzo 2013).
[80]             Avviso di gara d'appalto per l'assegnazione di terreni
edificabili statali per uso industriale con diritto d'uso di terreni a Yangzhou
(parcelle n. 2008G017, 2008G018 e 2008G019, amministrazione delle risorse
fondiarie municipali di Yangzhou, 30 gennaio 2008.
[81]             Avviso sul trasferimento di diritti d'uso di terreni
statali (2009-02) a Tianwei pubblicato dall'amministrazione fondiaria
municipale di Baoding, articolo 7.
[82]             Regolamento di esecuzione (UE) n. 215/2013 del
Consiglio, dell'11 marzo 2013, considerando 116.
[83]             George E. Peterson, "Land leasing and land sale as an
infrastructure-financing option", documento di lavoro della Banca mondiale
4043, 7 novembre 2006, documento di lavoro dell'FMI (WP/12/100),
"An End to China's Imbalances", aprile 2012, pag. 12.
[84]             Documento di lavoro dell'FMI (WP/12/100), "An End to
China's Imbalances", aprile 2012, pag. 12.
[85]             Relazione AB "Messico - Riso", punti 289 e 293,
relazione del Panel, "Cina - GOES", punti 7.296 e 7.302.
[86]             
[87]             I dati statistici relativi alle banche sono stati chiesti
nella sezione III.A.A del questionario originario, a pag. 4 dell'allegato 1
della lettera di richiesta di maggiori informazioni e a pag. 7 della lettera in
preparazione della verifica in loco.
[88]             Cfr. nota 28.
[89]             "Si prega gentilmente di fornire le informazioni già
chieste nel questionario, in ogni caso almeno quelle per le banche nelle
quali il governo della RPC ha una partecipazione azionaria diretta o indiretta".
[90]             Dodicesimo piano quinquennale per il settore del
fotovoltaico solare, prefazione.
[91]             Dodicesimo piano quinquennale finalizzato allo sviluppo
sociale ed economico nazionale della Repubblica popolare cinese, parte XVI e
capitolo 61.
[92]             Relazione dell'organo di appello, "Stati Uniti –
Dazi antidumping definitivi compensativi su taluni prodotti provenienti dalla
Cina".
[93]             Relazione dell'organo di appello, "Stati Uniti –
Acciai laminati a caldo", punto 99.
[94]             Relazione del panel "Stati Uniti – Dazi
antidumping definitivi compensativi su taluni prodotti provenienti dalla Cina",
punto 16.9.
[95]             Relazione del panel "CE - Salmone", punto
7.358.
[96]             Articolo 29 del regolamento (CE) n. 597/2009 del
Consiglio, dell'11 giugno 2009 (GU L188 del 18.7.2009).
[97]             Articolo 32 della costituzione del PCC.
[98]             Articolo 19 della legge sulle imprese della Repubblica
popolare cinese, http://www.china.org.cn/china/LegislationsForm2001-2010/2011-02/11/content_21898292.htm
.
[99]             Relazione del panel "CE - Aeromobili", paragrafo
7.743.
[100]            http://www.chinaafricarealstory.com/2011/08/china-development-banks-3-billion-line.html,
"Le condizioni
della linea di credito della CDB differiscono fra le due tranche. La prima,
di 1,5 miliardi di dollari, avrà una durata di 20 anni compreso un periodo
di grazia di 5 anni. Il tasso d'interesse sarà di sei mesi LIBOR (London
Inter-Bank Offered Rate) più un margine del 2,95%, con una
commissione d'impegno dell'1% e una commissione iniziale dello 0,25%. Le
condizioni della seconda tranche di 1,5 miliardi di dollari sono: scadenza
a 15 anni compreso un periodo di grazia di 5 anni, tasso d'interesse a sei mesi
LIBOR più un margine del 2,28% e probabilmente le stesse commissioni".
[101]            Relazione del panel, "Stati Uniti – Dazi
antidumping definitivi compensativi su taluni prodotti provenienti dalla Cina",
punto 10.187.
[102]            Commissione europea, direzione generale Commercio,
direzione H, B-1049 Bruxelles.
[103]            Regolamento (UE) n. 513/2013 (GU L 152 del 5. 6.2013,
pag. 5).
[104]            GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.
[105]            GU L 209 del 3.8.2013, pag. 26.
[106]            Regolamento (CE) n. 597/2009 del Consiglio, dell'11 giugno
2009 (GU L 188 del 18.7.2009, pag. 93)
[107]            Per le società elencate nell'allegato II del regolamento di
esecuzione parallelo antidumping (UE) n. XXX/2013, il codice addizionale TARIC
è indicato in tale allegato II
[108]            Cfr. pag. xx della presente
Gazzetta ufficiale.