CELEX: 62004CJ0030
Language: it
Date: 2005-07-21 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 21 luglio 2005.#Ursel Koschitzki contro Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di Bolzano - Italia.#Previdenza sociale dei lavoratori migranti - Regolamento (CEE) n. 1408/71 - Pensione di vecchiaia - Calcolo dell'importo teorico della prestazione - Riferimento all'importo necessario per il raggiungimento del trattamento minimo previsto dalla legge nazionale.#Causa C-30/04.

Causa C-30/04
      Ursel Koschitzki
      contro
      Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Bolzano)
      «Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Regolamento (CEE) n. 1408/71 — Pensione di vecchiaia — Calcolo dell’importo teorico della prestazione — Riferimento all’importo necessario per il raggiungimento del trattamento minimo previsto dalla legge nazionale»
      Conclusioni dell’avvocato generale F.G. Jacobs, presentate il 4 maggio 2005 
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 21 luglio 2005 
      Massime della sentenza
      Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Assicurazione vecchiaia e morte — Calcolo delle prestazioni — Determinazione
            dell’importo teorico — Presa in considerazione di un un’integrazione diretta a garantire la pensione minima prevista dalla
            normativa di uno Stato membro — Insussistenza — Presupposti
      [Regolamento (CEE) del Consiglio n. 1408/71, art. 46, n. 2, lett. a)]
      L’art. 46, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1408/71, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori
         subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità, nel testo modificato e
         aggiornato dal regolamento n. 2001/83, come modificato dal regolamento n. 3096/95, dev’essere interpretato nel senso che,
         ai fini della determinazione dell’importo teorico della pensione assunto come base di calcolo del prorata della pensione,
         l’ente competente non è obbligato a prendere in considerazione un’integrazione diretta a garantire la pensione minima prevista
         dalla normativa nazionale qualora, per effetto del superamento dei limiti di reddito fissati dalla normativa nazionale relativa
         all’integrazione medesima, un assicurato che abbia svolto la propria attività lavorativa interamente nello Stato membro interessato
         non possa aver diritto all’integrazione medesima.
      
      (v. punto 38 e dispositivo)
      
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      21 luglio 2005 (*)
      
      «Previdenza sociale dei lavoratori migranti – Regolamento (CEE) n. 1408/71 – Pensione di vecchiaia – Calcolo dell’importo teorico della prestazione – Riferimento all’importo necessario per il raggiungimento del trattamento minimo previsto dalla legge nazionale»
      Nel procedimento C‑30/04,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Tribunale di Bolzano
         con decisione 9 gennaio 2004, pervenuta in cancelleria il 28 gennaio seguente, nel procedimento
      
      Ursel Koschitzki
      contro
      Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS),
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. K. Lenaerts, presidente della Quarta Sezione, facente funzione di presidente della Prima Sezione, dalla
         sig.ra N. Colneric (relatore), dai sigg. K. Schiemann, E. Juhász e M. Ilešič, giudici,
      
      avvocato generale: sig. F.G. Jacobs
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 17 marzo 2005,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per la sig.ra Koschitzki, dagli avv.ti M. Rossi, R. Ciancaglini e K. de Guelmi Cuccurullo,
      –       per l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), dagli avv.ti A. Todaro, A. Riccio e N. Valente,
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dalla sig.ra L. Pignataro e dal sig. D. Martin, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 4 maggio 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 46, n. 2, lett. b), del regolamento (CEE) del Consiglio
         14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori
         autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità, nel testo modificato ed aggiornato dal regolamento (CEE)
         del Consiglio 2 giugno 1983, n. 2001 (GU L 230, pag. 6), come modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1995,
         n. 3096 (GU L 335, pag. 10; in prosieguo: il «regolamento n. 1408/71»).
      
      2       Tale domanda è sorta nell’ambito di una controversia tra la sig.ra Koschitzki e l’Istituto nazionale della previdenza sociale
         (in prosieguo: l’«INPS») in merito al calcolo prorata della pensione di vecchiaia maturata dalla sig.ra Koschitzki.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3       L’art. 1 del regolamento n. 1408/71 così recita:
      «Ai fini dell’applicazione del presente regolamento:
      (...)
      t)      i termini «prestazioni», «pensioni» e «rendite» designano tutte le prestazioni, pensioni e rendite, compresi tutti gli elementi
         a carico dei fondi pubblici, le maggiorazioni di rivalutazione o gli assegni supplementari, fatte salve le disposizioni del
         titolo III, nonché le prestazioni in capitale che possono essere sostituite alle pensioni o rendite ed i versamenti effettuati
         a titolo di rimborsi di contributi».
      
      4       L’art. 46, nn. 1‑3, del medesimo regolamento n. 1408/71, intitolato «Liquidazione delle prestazioni», così dispone:
      «1.      Qualora le condizioni richieste dalla legislazione di uno Stato membro per aver diritto alle prestazioni siano soddisfatte
         senza che sia necessario applicare l’articolo 45 [presa in considerazione di altri periodi di assicurazione o di residenza]
         né l’articolo 40, 3 [prestazioni d’invalidità], si applicano le norme seguenti:
      
      a)      l’istituzione competente calcola l’importo delle prestazioni che sarebbe dovuto:
      i)      da un lato, a norma delle sole disposizioni della legislazione che essa applica;
      ii)      dall’altro (...);
      (...)
      2.      Se le condizioni richieste dalla legislazione di uno Stato membro per aver diritto alle prestazioni non sono soddisfatte se
         non dopo l’applicazione dell’articolo 45 e/o dell’articolo 40, paragrafo 3, si applicano le norme seguenti:
      
      a)      l’istituzione competente calcola l’importo teorico della prestazione cui l’interessato avrebbe diritto se tutti i periodi
         di assicurazione e/o di residenza, compiuti sotto le legislazioni degli Stati membri alle quali il lavoratore subordinato
         o autonomo è stato soggetto, fossero stati compiuti nello Stato membro in questione e sotto la legislazione che essa applica
         alla data della liquidazione. Se, in virtù di questa legislazione, l’importo della prestazione è indipendente dalla durata
         dei periodi compiuti, tale importo è considerato come l’importo teorico di cui alla presente lettera;
      
      b)      l’istituzione competente determina quindi l’importo effettivo della prestazione in base all’importo teorico di cui alla lettera
         precedente, proporzionalmente alla durata dei periodi di assicurazione o di residenza compiuti prima che si avverasse il rischio,
         sotto la legislazione che essa applica, in rapporto alla durata totale dei periodi di assicurazione o di residenza compiuti,
         prima che il rischio si avverasse, sotto la legislazione di tutti gli Stati membri in causa.
      
      3.      L’interessato ha diritto, da parte dell’istituzione competente di ciascuno Stato membro interessato, all’importo più elevato
         calcolato conformemente ai paragrafi 1 e 2, fatta salva l’eventuale applicazione delle clausole di riduzione, di sospensione
         o di soppressione previste dalla legislazione in virtù della quale la suddetta prestazione è dovuta.
      
      In tal caso, il confronto da effettuare concerne gli importi determinati dopo l’applicazione delle clausole suddette».
      5       Il successivo art. 46 bis, intitolato «Disposizioni generali relative alle clausole di riduzione, sospensione o soppressione
         applicabili alle prestazioni di invalidità, di vecchiaia o per i superstiti in virtù delle legislazioni degli Stati membri»,
         dispone, al n. 3, quanto segue:
      
      «Per l’applicazione delle clausole di riduzione, sospensione o soppressione previste dalla legislazione di uno Stato membro
         in caso di cumulo di una prestazione di invalidità, di vecchiaia o per i superstiti con una prestazione della stessa natura
         o una prestazione di natura diversa o con altri redditi, valgono le norme seguenti:
      
      a)      si tiene conto delle prestazioni acquisite in virtù della legislazione di un altro Stato membro o degli altri redditi acquisiti
         in un altro Stato membro solamente se la legislazione del primo Stato membro prevede che siano prese in considerazione le
         prestazioni o i redditi acquisiti all’estero;
      
      b)      si tiene conto dell’importo delle prestazioni che deve essere versato da un altro Stato membro prima della deduzione delle
         tasse, dei contributi di sicurezza sociale e di altre trattenute individuali;
      
      c)      non si tiene conto dell’importo delle prestazioni acquisite in virtù della legislazione di un altro Stato membro che sono
         corrisposte sulla base di una assicurazione volontaria o facoltativa continuata;
      
      d)      nel caso in cui clausole di riduzione, di sospensione o di soppressione siano applicate in base alla legislazione di un solo
         Stato membro, poiché l’interessato beneficia di prestazioni della stessa natura o di natura diversa dovute in base alla legislazione
         di altri Stati membri o ad altri redditi acquisiti sul territorio di altri Stati membri, la prestazione dovuta ai sensi della
         legislazione del primo Stato membro può essere ridotta soltanto entro i limiti dell’importo delle prestazioni dovute in forza
         della legislazione o dei redditi acquisiti sul territorio degli altri Stati membri».
      
      6       L’art. 46 quater del regolamento n. 1408/71, intitolato «Disposizioni particolari applicabili in caso di cumulo di una o più
         prestazioni di cui all’art. 46 bis, paragrafo 1, con una o più prestazioni di natura diversa o con altri redditi qualora siano
         interessati due o più Stati membri», al n. 2 dispone quanto segue:
      
      «Se si tratta di una prestazione calcolata conformemente all’articolo 46, paragrafo 2, la o le prestazioni di natura diversa
         degli altri Stati membri, o gli altri redditi, e tutti gli elementi previsti dalla legislazione dello Stato membro per l’applicazione
         delle clausole di riduzione, di sospensione o di soppressione sono presi in considerazione in funzione del rapporto tra i
         periodi di assicurazione o di residenza previsti all’articolo 46, paragrafo 2, lettera b), e considerati ai fini del calcolo
         della suddetta prestazione».
      
       La normativa nazionale
      7       L’integrazione destinata a garantire il raggiungimento della pensione minima (in prosieguo: l’«integrazione al minimo») consiste
         in una prestazione che la Repubblica italiana corrisponde, tramite l’INPS, al titolare di una pensione d’invalidità, di anzianità
         o ai superstiti, ad integrazione della pensione stessa, quando l’importo di quest’ultima derivante dal calcolo dei contributi
         versati risulti al di sotto del «minimo vitale». L’importo della pensione minima, fissato annualmente e soggetto a taluni
         requisiti di reddito, è totalmente fiscalizzato.
      
      8       L’art. 6 del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, recante misure urgenti in materia previdenziale e sanitaria e per il
         contenimento della spesa pubblica, disposizioni per vari settori della pubblica amministrazione e proroga di taluni termini
         (GURI n. 250 del 12 settembre 1983; in prosieguo: il «decreto legge n. 463/83»), convertito, con modificazioni, nella legge
         11 novembre 1983, n. 638 (GURI n. 310 dell’11 novembre 1983; in prosieguo: la «legge n. 638/83»), ha subordinato il diritto
         ad ottenere l’integrazione al minimo alla condizione generale che il beneficiario non possegga redditi propri che superino
         una determinata soglia, né redditi cumulati con quelli del coniuge che superino una soglia più elevata, fatte salve talune
         eccezioni stabilite dalla legge.
      
      9       L’art. 4 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (supplemento ordinario alla GURI n. 305 del 30 dicembre 1992; in
         prosieguo: il «decreto legislativo n. 503/92»), riformulando l’art. 6 della legge n. 638/83, ha stabilito nuovi limiti di
         reddito per l’ottenimento dell’integrazione al minimo. Il calcolo del limite di reddito comprende il reddito del coniuge convivente,
         non separato legalmente.
      
      10     L’art. 1, sedicesimo comma, della legge 8 agosto 1995, n. 335, recante «riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare»
         (supplemento ordinario alla GURI n. 190 del 16 agosto 1995; in prosieguo: la «legge n. 335/95»), stabilisce il principio generale
         secondo cui «[a]lle pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contribuivo non si applicano le disposizioni sull’integrazione
         al minimo».
      
      11     Ai termini dell’art. 3, quindicesimo comma, della legge n. 335/95:
      «A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’importo mensile in pagamento delle pensioni, il cui diritto
         sia o sia stato acquisito in virtù del cumulo dei periodi assicurativi e contributivi previsto da accordi o convenzioni internazionali
         in materia di sicurezza sociale, non può essere inferiore, per ogni anno di contribuzione, ad un quarantesimo del trattamento
         minimo vigente alla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero alla data di decorrenza della pensione stessa,
         se successiva a tale epoca. Il suddetto importo, per le anzianità contributive inferiori all’anno, non può essere inferiore
         a lire 6 000 mensili».
      
       Causa principale e questione pregiudiziale
      12     La sig.ra Koschitzki è titolare di una pensione italiana di vecchiaia a decorrere dall’ottobre 1996. Essa maturava 262 settimane
         contributive in Italia e 533 settimane in Germania, per un totale di 795 settimane contributive.
      
      13     La sig.ra Koschitzki disponeva, nell’ottobre del 1996, di un reddito familiare superiore al limite indicato dall’art. 4 del
         decreto legislativo n. 503/92. Nel 1996 il reddito familiare, costituito dal reddito della ricorrente e dal reddito del coniuge
         convivente, ammontava a ITL 39 769 000, pari a EUR 20 538,97. Nello stesso anno il limite indicato all’art. 6 della legge
         n. 638/83, come modificato dall’art. 4 del decreto legislativo n. 503/92, era fissato in ITL 660 300, pari a EUR 341,01 mensili.
      
      14     Tra la sig.ra Koschitzki e l’INPS è controversa la questione se l’integrazione al minimo prevista dalla legge italiana debba
         essere presa in considerazione ai fini della determinazione dell’importo teorico della pensione assunto a base di calcolo
         del prorata della pensione.
      
      15     La sig.ra Koschitzki, richiamandosi alla sentenza 24 settembre 1998, causa C‑132/96, Stinco e Panfilo (Racc. pag. I‑5225),
         ritiene che tale questione debba essere risolta in senso affermativo. A suo parere, il prorata della pensione italiana di
         cui beneficia dall’ottobre del 1996 dev’essere calcolato nel seguente modo: pensione minima 1996 (ITL 660 300 = EUR 341,01)
         x coefficiente di riduzione proporzionale di cui all’art. 46, n. 2, lett. b), del regolamento n. 1408/71 (262 settimane: 795 settimane = 0,32956) = ITL 217 600
         (pari a EUR 112,38).
      
      16     A parere dell’INPS, nella specie, ai fini della determinazione dell’importo teorico non deve prendersi in considerazione l’integrazione
         al minimo. Tale importo ammonterebbe a ITL 36 540 (EUR 18,87), da cui risulterebbe una pensione prorata italiana di ITL 12 042
         (pari a EUR 6,21) mensili.
      
      17     L’INPS ha infine deciso di corrispondere una pensione pari a ITL 83 000, pari a EUR 42,86 mensili.
      18     Nell’ordinanza di rinvio il Tribunale di Bolzano osserva che il tenore della menzionata sentenza Stinco e Panfilo sembra dar
         ragione alla sig.ra Koschitzki quanto alle modalità di calcolo. A suo avviso, tuttavia, nella sentenza non sarebbe stato precisato
         se l’integrazione al minimo, che costituisce la base di calcolo del prorata della pensione italiana, debba essere sempre presa
         in considerazione anche quando il reddito familiare superi il tetto indicato dalla legge italiana.
      
      19     Nella specie della causa principale, il reddito familiare, vale a dire il reddito della sig.ra Koschitzki cumulato con quello
         del coniuge convivente, avrebbe incontestabilmente superato il tetto di reddito. In base alla normativa italiana, la sig.ra Koschitzki
         non avrebbe diritto all’integrazione al minimo prevista dalla legge italiana.
      
      20     Il giudice del rinvio osserva che, secondo la tesi dell’INPS, il metodo di calcolo proposto dalla ricorrente produrrebbe un
         risultato iniquo sotto il profilo della parità di trattamento tra un pensionato italiano e un pensionato «internazionale».
         Ove la Corte ritenesse fondata la tesi dell’INPS, al termine del dispositivo della menzionata sentenza Stinco e Panfilo occorrerebbe
         aggiungere la seguente precisazione: «se non sono superati i limiti di reddito e le altre condizioni dalla stessa previste».
      
      21     Ciò premesso, il Tribunale di Bolzano decideva di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte la seguente questione
         pregiudiziale:
      
      «Se, alla luce dell’art. 42 del Trattato [CE] (versione aggiornata ai trattati di Amsterdam e Nizza) che, in materia di sicurezza
         sociale, impone l’adozione delle misure idonee per l’instaurazione della libera circolazione dei lavoratori, l’art. 46, [n.] 2,
         lett. b), del regolamento (CEE) n. 1408/71 possa essere interpretato nel senso che la base di calcolo del prorata italiano
         debba essere costituita sempre dalla pensione virtuale integrata al minimo, anche se fossero superati i limiti di reddito
         sanciti dalla legge nazionale italiana per l’integrazione al trattamento minimo (art. 6 L. 638/83, modificato dall’art. 4
         d.l.vo 503/92), ovvero, se l’art. 46, [n.] 2, lett. b), debba essere interpretato nel senso che la base di calcolo del prorata
         italiano debba essere costituita dalla pensione virtuale pura (importo teorico non integrato) nei casi in cui il pensionato
         superi i limiti di reddito sanciti dalla legge italiana per ottenere l’integrazione al trattamento minimo».
      
       Questione pregiudiziale
      22     L’art. 46, n. 2, lett. b), del regolamento n. 1408/71, cui fa riferimento la questione sottoposta, rinvia all’importo teorico
         di cui alla precedente lett. a) del medesimo n. 2. Il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se, ai fini della determinazione
         – ai sensi dell’art. 46, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1408/71 – dell’importo teorico della pensione assunto a base di
         calcolo del prorata della pensione, debba essere presa in considerazione l’integrazione al minimo prevista dalla normativa
         nazionale, qualora risultino superati i limiti di reddito fissati dalla stessa normativa nazionale relativa a tale integrazione.
      
      23     Ai fini della soluzione di tale questione si deve rammentare che la Corte ha già avuto modo di rilevare, al punto 22 della
         menzionata sentenza Stinco e Panfilo, che l’art. 46, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1408/71 deve essere interpretato nel
         senso che obbliga l’ente competente a prendere in considerazione, per determinare l’importo teorico della pensione assunto
         come base di calcolo del prorata, un’integrazione destinata a garantire il raggiungimento della pensione minima previsto dalla
         normativa nazionale.
      
      24     Nella causa principale da cui è scaturita la detta sentenza, l’INPS aveva concesso ai signori Stinco e Panfilo prorata di
         pensioni ai sensi dell’art. 46, n. 2, del regolamento n. 1408/71, calcolati sulla base delle pensioni fittizie che i richiedenti
         avrebbero percepito ove avessero lavorato in Italia per tutta la loro vita lavorativa. L’importo di tali pensioni fittizie
         era tale che, nell’ipotesi in cui gli interessati avessero avuto effettivamente diritto a pensioni nazionali di tale importo,
         sarebbe stata loro accordata l’integrazione al minimo prevista dalla legge italiana (v. punto 8 della sentenza Stinco e Panfilo,
         citata supra).
      
      25     Nella specie, per effetto del superamento dei limiti di reddito fissati dalla normativa italiana relativa all’integrazione
         al minimo, un assicurato nella situazione della sig.ra Koschitzki che abbia interamente svolto la propria attività lavorativa
         nello Stato membro di cui trattasi non potrebbe beneficiare di tale integrazione.
      
      26     Al fine di accertare se, sulla base di tali premesse, l’integrazione di cui trattasi debba essere presa in considerazione
         ai fini del calcolo dell’importo teorico di cui all’art. 46, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1408/71, occorre interpretare
         tale disposizione alla luce del suo tenore e della sua finalità.
      
      27     Dal disposto espresso dell’art. 46, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1408/71 emerge che l’importo teorico deve essere calcolato
         come se l’assicurato avesse esercitato tutta la propria attività lavorativa esclusivamente nello Stato membro interessato
         (sentenza 26 giugno 1980, causa 793/79, Menzies, Racc. pag. 2085, punto 10).
      
      28     Quanto alla finalità di tale articolo, la Corte ha già avuto modo di rilevare che il calcolo che dev’essere effettuato ai
         sensi della detta disposizione mira a garantire al lavoratore l’importo teorico massimo cui avrebbe diritto se tutti i periodi
         di assicurazione fossero stati compiuti nello Stato interessato (sentenza Menzies, citata supra, punto 11).
      
      29     Ne consegue che, se è pur vero che la normativa dello Stato membro interessato stabilisce che il diritto all’integrazione
         al minimo è subordinato alla condizione generale che il beneficiario non possieda redditi superiori a una determinata soglia
         ovvero che i propri redditi cumulati con quelli del coniuge convivente non superino una soglia più elevata, tale diposizione
         deve essere parimenti presa in considerazione ai fini del calcolo dell’importo teorico di cui all’art. 46, n. 2, lett. a),
         del regolamento n. 1408/71.
      
      30     Tuttavia, secondo la sig.ra Koschitzki, la soluzione dovrebbe essere differente. A tal riguardo essa sostiene, da un lato,
         che occorrerebbe tener conto della definizione del termine «prestazioni» di cui all’art. 1, lett. t), del regolamento n. 1408/71,
         a tenore del quale «i termini “prestazioni”, “pensioni” e “rendite” designano tutte le prestazioni, pensioni e rendite, compresi
         tutti gli elementi a carico dei fondi pubblici (…)». Trattandosi, quindi, di un elemento della prestazione di base, l’integrazione
         al minimo non potrebbe essere esclusa dalla determinazione della pensione teorica.
      
      31     Tuttavia, al fine di determinare l’importo teorico di una pensione, la sola qualificazione della detta integrazione come «prestazione»
         ai sensi dell’art. 1, lett. t), del regolamento n. 1408/71 non pregiudica minimamente le modalità con cui l’integrazione debba
         essere presa in considerazione. L’obbligo di prendere in considerazione l’integrazione medesima non implica l’obbligo di attribuirle
         un contenuto diverso da quello che possiede ai sensi della normativa nazionale.
      
      32     Ne consegue che la qualificazione come «prestazione» dell’integrazione al minimo italiana non obbliga ad includere, nella
         determinazione dell’importo teorico di cui all’art. 46, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1408/71, un’integrazione alla quale
         un pensionato non potrebbe avere diritto ove fosse unicamente soggetto alla normativa nazionale.
      
      33     D’altro canto, la sig.ra Koschitzki invoca taluni argomenti fondati sull’interpretazione degli artt. 46, n. 3, 46 bis e 46 quater
         del regolamento n. 1408/71. A suo parere, in primo luogo, la fissazione del tetto di reddito da parte della normativa italiana
         dovrebbe essere considerata quale clausola di riduzione ai sensi degli artt. 46 bis e 46 quater del regolamento medesimo.
         In secondo luogo, a suo avviso, conformemente all’art. 46, n. 3, del regolamento stesso, il calcolo dei propri diritti alla
         pensione in base all’art. 46, n. 2 del medesimo regolamento n. 1408/71 dovrebbe essere effettuato, in una prima fase, senza
         tener conto delle disposizioni della normativa nazionale relative alla riduzione. L’applicazione delle clausole di riduzione
         interverrebbe solamente nella seconda fase del calcolo, nel momento in cui si procede al raffronto tra l’importo della prestazione
         dovuta sulla base della sola normativa nazionale, con applicazione delle relative norme anticumulo, e l’importo della prestazione
         dovuta in base alla normativa comunitaria, con applicazione delle relative norme anticumulo. La sig.ra Koschitzki si richiama,
         a tal riguardo, alla sentenza 11 giugno 1992, cause riunite C‑90/91 e C‑91/91, Di Crescenzo e Casagrande, Racc. pag. I‑3851,
         punto 27.
      
      34     Tali considerazioni si fondano su una lettura erronea del regolamento n. 1408/71.
      35     Secondo costante giurisprudenza, una norma nazionale dev’essere qualificata come clausola di riduzione, ai sensi del regolamento
         n. 1408/71, se il calcolo che essa impone ha la conseguenza di ridurre l’importo della pensione alla quale l’interessato può
         avere diritto in conseguenza del fatto che egli beneficia di una prestazione in un altro Stato membro (v., in particolare,
         sentenze 22 ottobre 1998, causa C‑143/97, Conti, Racc. pag. I‑6365, punto 25, e causa C‑107/00, Insalaca, Racc. pag. I‑2403,
         punto 16).
      
      36     Per contro, non costituisce una clausola di riduzione ai sensi degli artt. 46, n. 3, 46 bis e 46 quater del regolamento n. 1408/71
         una norma nazionale come quella oggetto della causa principale.
      
      37     Quanto alla menzionata sentenza Di Crescenzo e Casagrande, essa verteva su una fattispecie riguardante una clausola di riduzione
         delle prestazioni ai sensi del regolamento n. 1408/71. Tale sentenza non costituisce pertanto conferma della tesi sostenuta
         dalla ricorrente.
      
      38     Da tutte le suesposte considerazioni emerge che la questione pregiudiziale dev’essere risolta dichiarando che l’art. 46, n. 2,
         lett. a), del regolamento n. 1408/71 dev’essere interpretato nel senso che, ai fini della determinazione dell’importo teorico
         della pensione assunto come base di calcolo del prorata della pensione, l’ente competente non è obbligato a prendere in considerazione
         un’integrazione diretta a garantire la pensione minima prevista dalla normativa nazionale qualora, per effetto del superamento
         dei limiti di reddito fissati dalla normativa nazionale relativa all’integrazione medesima, un assicurato che abbia svolto
         la propria attività lavorativa interamente nello Stato membro interessato non possa aver diritto all’integrazione medesima.
      
       Sulle spese
      39     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta statuire quindi sulle spese. Le spese sostenute per presentare osservazioni alla Corte, salvo quelle
         delle dette parti, non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      L’art. 46, n. 2, lett. a), del regolamento (CEE) del Consiglio 14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione dei regimi
            di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della
            Comunità, nel testo modificato ed aggiornato dal regolamento (CEE) del Consiglio 2 giugno 1983, n. 2001, come modificato dal
            regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1995, n. 3096, dev’essere interpretato nel senso che, ai fini della determinazione
            dell’importo teorico della pensione assunto come base di calcolo del prorata della pensione, l’ente competente non è obbligato
            a prendere in considerazione un’integrazione diretta a garantire la pensione minima prevista dalla normativa nazionale qualora,
            per effetto del superamento dei limiti di reddito fissati dalla normativa nazionale relativa all’integrazione medesima, un
            assicurato che abbia svolto la propria attività lavorativa interamente nello Stato membro interessato non possa aver diritto
            all’integrazione medesima.
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.