CELEX: C2005/132/38
Language: it
Date: 2005-05-28 00:00:00
Title: Causa C-165/05: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Granducato di Lussemburgo, proposto l'8 aprile 2005

28.5.2005   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 132/20
            
         Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Granducato di Lussemburgo, proposto l'8 aprile 2005
   (Causa C-165/05)
   (2005/C 132/38)
   lingua processuale: il francese
   L'8 aprile 2005 la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. Gérard Rozet, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto, dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee, un ricorso contro il Granducato di Lussemburgo.
   La Commissione delle Comunità europee chiede che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               dichiarare che il Granducato di Lussemburgo, avendo imposto nella sua normativa l'ottenimento di un permesso di lavoro per i cittadini dei paesi terzi coniugi di lavoratori migranti dell'Unione europea e non avendo conformato la propria normativa al diritto comunitario, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti ai sensi dell'art. 11 del regolamento (CEE) del Consiglio 15 ottobre 1968, n. 1612, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità (1),
            
         
               —
            
            
               condannare il Granducato di Lussemburgo alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti:
   L'art. 11 del regolamento no1612/68 dispone che il coniuge ed i figli minori di anni 21 o a carico di un cittadino di uno Stato membro che eserciti sul territorio di uno Stato membro un'attività subordinata o non subordinata, hanno il diritto di accedere a qualsiasi attività subordinata su tutto il territorio di tale Stato, anche se non possiedono la cittadinanza di uno Stato membro.
   Il diritto di lavorare è incondizionato ed implica che un coniuge o un altro membro della famiglia cittadino di un paese terzo non può essere obbligato a chiedere o ad ottenere un permesso di lavoro per poter accedere ad un'attività subordinata, dato che ciò avrebbe l'effetto di subordinare tale diritto ad una condizione preliminare supplementare che sarebbe contraria a quanto disposto esplicitamente dal citato art. 11.
   I cittadini lussemburghesi non sono tenuti ad essere in possesso di un permesso di lavoro per poter accedere ad un'attività lavorativa nel Granducato. Di conseguenza, è contrario all'art. 3 del regolamento n. 1612/68 imporre un tale obbligo ai cittadini dei paesi terzi coniugi di lavoratori migranti dell'Unione europea.
   Il quadro giuridico nazionale non deve lasciar sussistere alcun dubbio o ambiguità non solo rispetto al contenuto della normativa nazionale applicabile ma anche per quanto riguarda il valore formale di tale normativa.
   L'incompatibilità della normativa nazionale con disposizioni del Trattato, anche direttamente applicabili, può essere definitivamente eliminata solo per mezzo di disposizioni vincolanti di diritto interno che abbiano lo stesso valore giuridico di quelle da modificare.
   
      (1)  GU L 257, del 19.10.1968, pag. 2.