CELEX: 52000PC0139
Language: it
Date: 2000-03-29
Title: Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza generale dei prodotti

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52000PC0139

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza generale dei prodotti  /* COM/2000/0139 def. - COD 2000/0073 */  

Gazzetta ufficiale n. C 337 E del 28/11/2000 pag. 0109 - 0121

Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sulla sicurezza generale dei prodotti(presentata dalla Commissione)RELAZIONE ILLUSTRATIVA1. Introduzione2. Motivi, obiettivi e principali elementi della proposta3. Sussidiarietà4. Aspetti economici e impatto sulle PMI5. Consultazioni6. Contenuto della proposta1.  IntroduzioneLa direttiva del Consiglio 92/59/CEE sulla sicurezza generale dei prodotti (DSGP) è stata adottata il 29 giugno 1992 e doveva essere recepita dagli Stati membri entro e non oltre il 29 giugno 1994. La direttiva si basava sull'articolo 100A (attuale articolo 95) ed è stata adottata prima dell'entrata in vigore del trattato di Maastricht, in cooperazione con il Parlamento europeo.L'articolo 16 della direttiva recita:"Quattro anni dopo la data di cui all'articolo 17, paragrafo 1, in base ad una relazione della Commissione relativa all'esperienza acquisita, corredata delle opportune proposte, il Consiglio delibera in merito all'eventuale adeguamento della presente direttiva in particolare per estenderne il campo di applicazione definito all'articolo 1, paragrafo 1 ed all'articolo 2, lettera a), nonché in merito all'opportunità di modificare le disposizioni del titolo V".La Commissione ha svolto un riesame e una valutazione approfonditi dell'attuazione e dell'applicazione pratica della direttiva.Una relazione sui principali risultati del riesame è presentata separatamente al Parlamento europeo e al Consiglio. I dettagli figurano inoltre integralmente nel rapporto su uno studio (disponibile su Internet http://europa.eu.int/comm/dgs/health_consumer/index) svolto per la Commissione dal "Centre du droit de la Consommation" dell'Università Cattolica di Lovanio.Il miglioramento della salute e della sicurezza dei consumatori rappresenta una delle priorità politiche annunciate dalla Commissione. La presente proposta si situa nell'ambito delle azioni che perseguono tale obiettivo. La direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti ed altre direttive relative alla sicurezza dei prodotti prescrivono un elevato livello di tutela dei consumatori nell'Unione europea. Tuttavia, recenti crisi del settore alimentare e alcune debolezze per quanto riguarda la sicurezza dei prodotti industriali hanno rivelato la necessità di  rafforzare l'attuale regime giuridico. L'esperienza ha finora messo in evidenza alcune debolezze delle disposizioni della direttiva che ne hanno limitato il raggiungimento degli obiettivi, come pure alcuni bisogni in materia di tutela dei consumatori non sufficientemente presi in considerazione dalla direttiva nella sua forma attuale.Le statistiche raccolte tramite il sistema europeo di sorveglianza degli incidenti domestici e del tempo libero (EHLASS) [1], sistema globale europeo di raccolta di dati uniformi sugli incidenti che colpiscono i consumatori, indicano un elevato numero di casi mortali dovuto a questo tipo di incidenti, in parte in relazione con l'utilizzazione di prodotti di consumo. Il numero annuale di casi di morte nell'Unione per via di attività domestiche o del tempo libero era (nel 1996) di 83 000, mentre circa 6 000 persone muoiono sul luogo di lavoro e 45 000 a causa di incidenti automobilistici. Gli incidenti domestici e del tempo libero sono la causa più importante del decesso di persone di età inferiore ai 35 anni. Occorre tuttavia osservare che queste cifre comprendono anche gli incidenti che non coinvolgono necessariamente prodotti pericolosi nell'accezione della presente direttiva.[1]   Ora parte del programma di prevenzione delle lesioni nel contesto dell'azione nel campo della sanità pubblica (1999-2003).La sicurezza alimentare è già disciplinata da un corpus legislativo comunitario specifico. Attualmente, tuttavia, le questioni riguardanti la sicurezza alimentare sono trattate nello stesso contesto istituzionale di altri prodotti di consumo. Il Libro bianco sulla sicurezza alimentare prevede peraltro che la proposta Autorità per la sicurezza alimentare assista in futuro la Commissione per tutte le questioni di sicurezza dei prodotti in relazione con gli alimenti. È in particolare previsto che le notifiche alimentari prodotte servendosi del sistema di scambio rapido di informazioni rientrino nelle competenze di tale Autorità, riducendo quindi il campo d'applicazione della DSGP.La proposta di revisione della direttiva presentata in questa sede intende affrontare, se del caso, entrambe le questioni di cui all'articolo 16 sopra e le debolezze e i bisogni supplementari individuati nella revisione, nell'intento di contribuire al raggiungimento di un elevato livello di tutela della sicurezza e della salute dei consumatori.Obiettivi e campo d'applicazione dell'attuale direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti.La direttiva disciplina la sicurezza dei prodotti di consumo ed intende far sì che i prodotti immessi sul mercato siano sicuri. I prodotti contemplati sono quelli destinati al consumo, o suscettibili di essere utilizzati dai consumatori, forniti nell'ambito di un'attività commerciale. Ciò comprende prodotti nuovi, usati e rigenerati, ad eccezione dell'antiquariato e dei prodotti venduti per essere rigenerati, a condizione che il consumatore ne venga informato. È stata fornita una definizione generica di "prodotto sicuro".L'obiettivo globale della direttiva è quello di armonizzare le misure degli Stati membri destinate ad imporre un obbligo generalizzato di commerciare soltanto prodotti sicuri, garantire sia un livello coerente ed elevato di tutela della salute e della sicurezza dei consumatori in tutta l'UE, sia un funzionamento adeguato del mercato interno.Secondo il preambolo della direttiva, risulta necessario un ampio quadro legislativo di carattere orizzontale al fine di disciplinare prodotti non contemplati dalla specifica legislazione comunitaria settoriale, come pure per "colmare lacune della legislazione attuale e futura".La direttiva vuole pertanto essere un complemento alla legislazione comunitaria settoriale al fine di:- contemplare prodotti non soggetti alla legislazione settoriale;- contemplare inoltre prodotti soggetti alla legislazione settoriale (attuale e futura), per le categorie di rischi, gli aspetti della sicurezza ed i requisiti amministrativi e di controllo non previsti dalla legislazione settoriale.Il preambolo della direttiva chiarisce tuttavia che qualora esistano norme di totale armonizzazione che impongano obblighi in materia di sicurezza dei prodotti, non bisogna imporre agli operatori economici ulteriori obblighi per quanto riguarda l'immissione sul mercato dei prodotti contemplati da tali norme. Questo vale in particolare per i prodotti contemplati dalle direttive del "nuovo approccio". L'articolo 1 recita inoltre: "se una normativa comunitaria specifica contiene disposizioni che disciplinano solo taluni aspetti di sicurezza o categorie di rischio dei prodotti in causa, si applicano le suddette disposizioni a questi aspetti di sicurezza o di rischio".Contenuto principale dell'attuale direttiva sulla sicurezza generale dei prodottiIn sintesi, la direttiva 92/59/CEE contiene le seguenti principali disposizioni:Obblighi dei fabbricanti:- immettere sul mercato soltanto prodotti sicuri;- fornire ai consumatori le relative informazioni che consentano di valutare i rischi associati al prodotto;- adottare misure per far sì che i consumatori vengano informati dei rischi presentati dai prodotti forniti ed intervenire per prevenire tali rischi, ivi compreso se necessario il ritiro del prodotto dal mercato.Obblighi dei distributori:- non fornire prodotti di cui sanno che sono o dovrebbero presumere pericolosi;- collaborare alla sorveglianza della sicurezza dei prodotti forniti ed alle azioni di prevenzione dei rischi presentati da tali prodotti.Definizione di criteri di valutazione della sicurezza dei prodotti e di decisione delle condizioni  in cui un prodotto può essere considerato sicuro.- I prodotti conformi a norme specifiche di legislazione nazionale degli Stati membri nei quali circolano sono considerati conformi ai requisiti generali di sicurezza della DSGP;- in altri casi, la sicurezza di un prodotto deve essere valutata tenendo conto di standard europei o nazionali, specifiche tecniche comunitarie, codici di prassi corrette, stato di avanzamento del settore e aspettative dei consumatori.Obblighi degli Stati membri:- adottare misure per indurre fabbricanti e distributori a rispettare i propri obblighi. Ciò comporta in particolare l'istituzione o la designazione di autorità di sorveglianza del mercato abilitate ad adottare una serie di misure di controllo e di applicazione e ad imporre sanzioni in caso di  mancata ottemperanza agli obblighi della direttiva;- notificare alla Commissione le misure da essi adottate per ridurre la commercializzazione di prodotti o imporne il ritiro dal mercato. La commissione esamina la motivazione delle misure ed informa tutti gli Stati membri quando considera giustificata una misura;- assicurarsi che i loro funzionari o agenti non rivelino informazioni coperte dal segreto professionale ottenute ai fini della direttiva, ad eccezione delle informazioni sulla sicurezza di un prodotto che devono essere rese pubbliche per tutelare la salute e la sicurezza delle persone. Ciò vale anche per i funzionari della Commissione.Istituzione di un sistema di informazione rapida (RAPEX) per i prodotti che presentano un rischio grave ed immediato.Secondo questo sistema, lo Stato membro che adotti o decida di adottare misure di emergenza per prevenire, limitare o imporre condizioni specifiche di commercializzazione o di utilizzo di prodotti che presentano un rischio grave ed immediato deve informarne la Commissione che a sua volta informa gli altri Stati membri. Una descrizione particolareggiata del funzionamento del sistema figura in un allegato della direttiva.Procedure relative a misure di portata comunitariaLa Commissione, assistita da un comitato, può adottare misure comunitarie provvisorie relative a prodotti che presentano un rischio grave ed immediato, conformemente ad una serie di condizioni materiali e procedurali.ComitatologiaUn comitato di regolamentazione ha il compito di assistere la Commissione per quanto riguarda gli adattamenti dell'allegato, le procedure RAPEX e l'adozione di provvedimenti comunitari in situazioni di emergenza.Riesame dell'attuazione della direttiva sulla sicurezza generale dei prodottiAll'articolo 16 della direttiva 92/59/CEE si fa riferimento, a fini di revisione della stessa, al suo campo d'applicazione (articoli 1 (1) e 2 (a)) ed a situazioni di emergenza e d'intervento a livello comunitario (Titolo V).La Commissione ha deciso di prorogare la presentazione di una proposta di revisione della direttiva al fine di acquisire maggiore esperienza, garantire una migliore preparazione ed in particolare completare uno studio sull'attuazione della DSGP.Come indicato in precedenza, uno studio sull'applicazione giuridica e pratica della DSGP, comprese l'individuazione di aree problematiche e conclusioni in merito alla necessità di modifiche, è stato ultimato nell'ottobre 1999 dal "Centre du Droit de la Consommation" dell'Università di Lovanio. Lo studio riguardava tutti gli Stati membri dell'UE, la Norvegia, l'Islanda -e il SEE.In merito ad una revisione della direttiva, la Commissione ha tenuto ampie consultazioni, che vengono presentate nei dettagli qui di seguito al paragrafo 5.Una valutazione del funzionamento del Rapex, elemento importante della direttiva, è stata effettuata dalla Commissione tramite interviste in tutti gli Stati membri. I risultati principali di queste visite vengono presentati nella relazione della Commissione al Parlamento europeo ed al Consiglio circa l'esperienza acquisita dall'applicazione della direttiva.2.  Motivi, obiettivi e principali elementi della propostaPer raggiungere il suo obiettivo generale, la direttiva intende creare un quadro regolamentare orizzontale per completare ed integrare la legislazione comunitaria settoriale in materia di sicurezza dei prodotti.Se da un lato l'approccio globale della direttiva è risultato sostanzialmente solido e non abbisogna di una revisione fondamentale, alcuni obiettivi non sono stati dall'altro interamente raggiunti per via di scarsa chiarezza, debolezze o lacune di talune sue disposizioni.Più specificamente, a fini di revisione sono stati individuati i seguenti bisogni ed obiettivi.2.1. Relazione fra la DSGP e la legislazione comunitaria settorialeScopo della DSGP era di introdurre un quadro regolamentare orizzontale per tutti i prodotti di consumo al fine di contemplarvi i prodotti non soggetti a legislazione comunitaria specifica, come pure di colmare le lacune di tale legislazione. Come illustrato in precedenza, la DSGP non soltanto stabilisce un requisito generale di sicurezza dei prodotti di consumo ma introduce anche prescrizioni supplementari per fabbricanti e distributori, disposizioni di controllo e applicazione, sistemi di notifica (in particolare il RAPEX) ed in casi particolari, interventi a livello comunitario.Il riesame dell'applicazione della DSGP mostra che regnano talune incertezze, disaccordo o mancanza di consapevolezza dell'applicabilità di determinate disposizioni della DSGP nel caso di prodotto contemplati dalla legislazione settoriale.Alcuni Stati membri ritengono che alcune disposizioni della DSGP non si applicano nel caso di prodotti contemplati dalla legislazione settoriale, nonostante il fatto che tale legislazione non contenga disposizioni equivalenti.In particolare, varie direttive comunitarie che stabiliscono requisiti di sicurezza per determinate categorie di prodotti non fissano obblighi per produttori e distributori quali quelli previsti dall'articolo 3(2) e 3(3) della DSGP, disposizioni in materia di sorveglianza del mercato, di notifica nell'ambito di un sistema di allarme rapido e provvedimenti comunitari di emergenza. Per via di un'applicazione divergente della DSGP a complemento della legislazione settoriale, questi importanti aspetti della sicurezza dei prodotti non vengono trattati in maniera coerente in tutta la Comunità. Occorre rettificare la situazione, tenendo conto anche del fatto che si tratta di aspetti per i quali risultano necessari miglioramenti, consolidamenti ed aggiunte alla DSGP, che avrebbero scarsi effetti se non ne fosse garantita l'applicabilità a tutti i prodotti di consumo.La formulazione non perspicua dell'articolo 1 della DSGP deve essere adattato per fare chiarezza e fornire certezza giuridica sull'applicabilità delle varie disposizioni della DSGP nei vari casi.Occorre pertanto chiarificare la situazione come segue:- tutte le disposizioni della DSGP si applicano nel caso di prodotti di consumo non contemplati da legislazione settoriale comunitaria in ordine alla loro sicurezza;-  nel caso di prodotti contemplati da specifici requisiti di sicurezza della legislazione settoriale comunitaria, tali requisiti sostituiscono la prescrizione generale di sicurezza, la definizione di prodotto "sicuro" e i criteri di conformità della DSGP per i prodotti interessati. Se tuttavia tali requisiti contemplano soltanto taluni aspetti della sicurezza dei prodotti interessati, la prescrizione generale di sicurezza, la definizione di prodotto "sicuro" e i criteri di conformità della DSGP si applicano agli aspetti residui. Tutte le disposizioni della DSGP altre dalla prescrizione generale di sicurezza (in breve: obblighi addizionali di fabbricanti e distributori, sorveglianza del mercato, RAPEX, misure di livello comunitario) si applicano senza pregiudizio a tutte le disposizioni specifiche della legislazione settoriale;- la legislazione comunitaria relativa alla "sicurezza totale" (legislazione che armonizza tutti i requisiti di sicurezza considerati rilevanti per la categoria di prodotti), in particolare le direttive del "tipo nuovo approccio", stabiliscono per definizione requisiti di sicurezza che contemplano tutti gli aspetti della sicurezza che occorre tenere presenti per garantire la sicurezza del prodotto in questione. I prodotti conformi a tali requisiti devono poter circolare liberamente nel mercato interno, a condizione di applicare le procedure di valutazione della conformità delle relative direttive. Questi "requisiti essenziali di sicurezza" sono pertanto i soli applicabili nel caso di prodotti contemplati da tali direttive. In questo caso non si applicano la prescrizione generale di sicurezza, la definizione di "prodotto sicuro" e i criteri di conformità della DSGP. Come sopra indicato, le altre disposizioni della DSGP non si applicano in questo caso, fatti salvi eventuali requisiti specifici relativi a taluni aspetti stabiliti dalla legislazione settoriale applicabile.2.2. Campo d'applicazione della direttiva sulla sicurezza generale dei prodottiNell'attuale formulazione, soltanto i prodotti destinati al consumo o suscettibili di essere utilizzati dai consumatori, e forniti nell'ambito di un'attività commerciale, rientrano nel campo d'applicazione della direttiva.È stato proposto ed esaminato l'eventuale inserimento di servizi nel campo d'applicazione della direttiva. I servizi rivestono importanza sempre maggiore nel mercato interno ed alcuni di essi comportano importanti aspetti di sicurezza. Alcuni Stati membri hanno incluso i servizi nella legislazione che recepisce la direttiva 92/59/CEE.Le discussioni al riguardo hanno rivelato l'importanza e il bisogno urgente di esaminare l'opportunità di un'azione comunitaria in materia di sicurezza dei servizi. La Commissione ha avviato un'azione intesa a preparare quanto prima possibile proposte specifiche in questo settore. I lavori in corso si propongono di individuare i settori prioritari ed il migliore approccio possibile di un'azione comunitaria alla sicurezza dei servizi (quadro regolamentare generale o legislazione in settori specifici; impostazione basata su requisiti di sicurezza o sulla responsabilità dei fornitori o su entrambi ecc.).Allo stadio attuale, in attesa del completamento delle operazioni di esame in corso di svolgimento, si propone di limitare l'ampliamento del campo di applicazione della DSGP a prodotti  relativi a servizi. Si tratterebbe di:- prodotti forniti ai consumatori, o utilizzati da questi ultimi, nell'ambito di un servizio;- prodotti impiegati per fornire un servizio, per quanto vi siano interessati gli aspetti di sicurezza intrinseca dei consumatori.In entrambi i casi, vi sono coinvolti importanti aspetti della sicurezza che diventano sempre più importanti con l'evoluzione del settore dei servizi (servizi turistici, centri di ginnastica, ecc.).Il campo di applicazione della direttiva deve essere chiarito anche per far sì che i prodotti non destinati ai consumatori ma che possono essere utilizzati da questi ultimi in condizioni ragionevolmente prevedibili siano soggetti ai requisiti della direttiva. L'obiettivo è in particolare quello di evitare che i prodotti "professionali" "emigrino" verso mercati di prodotti di consumo senza opportuni adattamenti o misure protettive e di controllo.2.3. Obblighi di fabbricanti e distributoriLa DSGP stabilisce obblighi per i fabbricanti, come pure relativi obblighi per i distributori, come sopra indicato.L'esperienza mostra la necessità di integrare questi obblighi dei fabbricanti e dei distributori in ordine a taluni aspetti.Fabbricanti e distributori possono in alcuni casi appurare, tramite prove o valutazioni della sicurezza, oppure decidere, dopo aver ricevuto ed esaminato reclami o informazioni esterne, che i prodotti da loro forniti sono pericolo, e quindi intervenire per evitare rischi ai consumatori. In questi casi, i fabbricanti e i distributori sono obbligati, in alcuni paesi al di fuori dell'UE (in particolare negli U.S.A. e in Australia) a notificare immediatamente alle autorità i rispettivi risultati e le relative misure adottate. Queste informazioni possono essere molto importanti per le autorità di sorveglianza del mercato al fine di rintracciare i prodotti in questione, accertare se altri prodotti presentano gli stessi rischi, adottare eventuali provvedimenti ed informare se del caso le autorità degli altri Stati membri. La legislazione comunitaria e quella di taluni Stati membri non prevedono tuttavia l'obbligo di informare le autorità in questi casi. Tale obbligo dovrebbe essere pertanto previsto dalla DSGP al fine di rafforzare l'efficacia della sorveglianza del mercato nella Comunità. Le condizioni in cui presentare tali notifiche ed il loro contesto devono essere definite in modo chiaro per evitare eccessivi oneri agli operatori economici ed alle amministrazioni.Avvenimenti recenti hanno più in generale dimostrato l'importanza di una stretta ed efficace cooperazione fra fabbricanti, distributori e autorità nazionali, in particolare i sede di gestione di crisi. Tale cooperazione è d'importanza essenziale per rintracciare rapidamente i prodotti pericolosi in situazioni di emergenza e predisporne il ritiro. Occorre introdurre in questi casi in tutta la Comunità un obbligo generico di fabbricanti e distributori a collaborare con le autorità. Occorre inoltre prevedere procedure per facilitare il dialogo fra operatori economici e autorità in materia di sicurezza dei prodotti.La DSGP prevede il ritiro dal mercato, da parte dei fabbricanti, di prodotti pericolosi qualora necessario per prevenire rischi per i consumatori. In questi casi, i prodotti in questione vengono ritirati dai negozi e depositi della catena di distribuzione. Le scorte di prodotti nei negozi non possono essere vendute e devono essere ritirate, mentre quelle che non sono ancora entrate nella catena di distribuzione non devono lasciare i depositi dei fabbricanti o degli importatori. La DSGP non contiene tuttavia disposizioni che impongano a fabbricanti e distributori la sostituzione, la riparazione o il rimborso di prodotti già venduti, o altrimenti forniti ai consumatori, per garantire la sicurezza di questi ultimi. In alcuni casi è inoltre necessario che i fabbricanti avvertano i consumatori dei rischi presentati dai prodotti che sono stati loro venduti. Le disposizioni giuridiche e le pratiche degli Stati membri riguardo a questi aspetti sono alquanto ineguali. La DSGP dovrebbe essere modificata per introdurre disposizioni coerenti in questo campo.2.4. Criteri di valutazione della conformità e norme di sicurezza dei prodottiL'articolo 4 della direttiva 92/59/CEE stabilisce che, a meno che non esistano i relativi requisiti regolamentari specifici a livello comunitario o nazionale, la sicurezza di un prodotto deve essere valutata tenendo conto di:- norme nazionali che recepiscono norme europee, oppure- specifiche tecniche comunitarie, oppure- norme nazionali, oppure- codici di prassi corrette in materia di salute e sicurezza nel settore interessato, oppure- stato di avanzamento della tecnologia e livello di sicurezza che i consumatori possono ragionevolmente attendersi.Se un prodotto è conforme a requisiti regolamentari nazionali specifici applicabili nello Stato membro in cui viene commercializzato, esso viene considerato "sicuro" in virtù delle disposizioni della direttiva. In mancanza di tali requisiti, occorre tenere conto, in sede di valutazione del prodotto, delle precitate specifiche non vincolanti. La direttiva sembra istituire un ordine gerarchico fra le specifiche menzionate nell'elenco.L'esperienza mostra che il potenziale della direttiva di garantire un coerente livello elevato di protezione in tutta l'UE, come pure un adeguato funzionamento del mercato interno, viene limitato dal modo in cui vengono definiti i criteri di valutazione della conformità e dalla mancanza di un loro statuto giuridico chiaramente definito.In particolare, le norme europee non conferiscono una "presunzione di conformità" ai fini della direttiva, a differenza delle corrispettive norme armonizzate delle direttive di "nuovo approccio".La natura, lo statuto e la rilevanza pratica di altri documenti o riferimenti di cui all'articolo 4 si prestano ad interpretazioni.I mandati conferiti agli organismi europei di normazione per produrre norme ai sensi della presente direttiva non vengono menzionati, né è prevista la pubblicazione sulla GUCE dei riferimenti per tali norme.La mancanza di "statuti" di standard europei ai sensi della direttiva, ne ha indebolito la credibilità di strumento efficace per garantire l'armonizzazione.Spesso i fabbricanti di talune categorie di prodotti hanno richiesto l'adozione di direttive specifiche per i loro prodotti, nonostante il fatto che i prodotti in questione fossero contemplati dalla direttiva 92/59/CEE e da specifici standard europei.Da parte sia dell'industria che dei consumatori si fa spesso sentire il bisogno di ulteriore legislazione settoriale in quanto la direttiva non è sempre considerata sufficiente ai fini degli obiettivi di tutela dei consumatori e del mercato interno.Non sarebbe evidentemente possibile introdurre nella direttiva stessa dettagliati requisiti di sicurezza che contemplino in modo sufficiente tutti i prodotti che rientrano nel suo vasto campo d'applicazione. È pertanto di fondamentale importanza rafforzare il ruolo delle norme europee in sede di istituzione della conformità dei prodotti alla prescrizione generale di sicurezza della direttiva. In questo modo, la DSGP può fornire un contesto atto a garantire un grado sufficiente di armonizzazione dei requisiti di sicurezza , per i gruppi di prodotti più rilevanti ai fini della sicurezza dei consumatori e del funzionamento del mercato interno, con un approccio flessibile che eviti nel contempo una proliferazione della legislazione settoriale. La revisione dovrebbe permettere che vengano presunti conformi con i requisiti di sicurezza della direttiva i prodotti che ottemperano alle norme europee stabilite dagli organismi europei di normazione su mandato della Commissione, ed i cui riferimenti sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.La procedura prevista dalla direttiva 98/34/CE si applica allo stabilimento di mandati di normazione ai sensi della DSGP. La Commissione sarà assistita dal comitato della direttiva 98/34/CE. La stessa procedura si applica anche alla possibile pubblicazione di talune attuali norme della qualità adeguata.Come previsto dal trattato, la Commissione può inoltre adottare raccomandazioni agli Stati membri. Tali raccomandazioni possono essere utilizzate, ai sensi della DSGP, per stabilire orientamenti in materia di valutazione della sicurezza dei prodotti al fine di facilitare un'attuazione efficace e coerente della direttiva riguardo a taluni prodotti e categorie di rischi. Le raccomandazioni possono avere in particolare l'obiettivo di agevolare l'applicazione della  DSGP a taluni prodotti, in attesa dell'adozione di norme specifiche oppure se tali norme non vengono considerate necessarie o adeguate.Una procedura di "clausola di salvaguardia" dovrebbe essere inserita nella DSGP per consentire agli Stati membri e alla Commissione di intervenire qualora una norma non fornisca il livello di tutela richiesto.2.5. Sorveglianza del mercato e poteri di esecuzione attivaLa direttiva 92/59/CEE stabilisce gli obblighi ed i poteri degli Stati membri in rapporto con la sorveglianza del mercato e l'esecuzione dei requisiti della direttiva.La sorveglianza del mercato e l'istituzione ed applicazione di poteri esecutivi sono della massima importanza per garantire un'attuazione efficace e coerente dei requisiti comunitari in materia di sicurezza dei prodotti di consumo in senso lato. L'esperienza rivela tuttavia un'esecuzione ineguale della DSGP e di altra legislazione relativa alla sicurezza dei prodotti per via di disparità nell'efficacia dei sistemi di controllo ed esecuzione applicati negli Stati membri.Inoltre, le sanzioni non sono spesso abbastanza dissuasive oppure non vengono applicate, e non costituiscono quindi sempre uno strumento efficace per garantire l'ottemperanza.Infine, se da un lato il mercato interno dell'UE dei prodotti di consumo è ora aperto e integrato, la sorveglianza del mercato è dall'altro ancora frammentaria, con una troppo scarsa collaborazione fra le relative autorità degli Stati membri.Sussiste quindi il bisogno di disposizioni comunitarie più severe in materia di sorveglianza del mercato e di poteri di esecuzione al fine di:- garantire che sanzioni efficaci, proporzionali e dissuasive vengano se del caso applicate;- garantire l'instaurazione di approcci sistematici e coordinati in materia di sorveglianza del mercato da parte di tutti gli Stati membri, miranti a livelli comparabili di efficienza e capaci di garantire un elevato livello di tutela dei consumatori;- far sì che i sistemi di sorveglianza del mercato operino in modo trasparente e siano accessibili ai consumatori e ad altri interessati;- prevedere una valutazione periodica da parte della Commissione dei risultati ottenuti dai sistemi di sorveglianza del mercato degli Stati membri, quale parte di una più ampia valutazione del funzionamento della DSGP;- stabilire un contesto di collaborazione sistematica fra le autorità esecutive degli Stati membri, con la partecipazione della Commissione. A tal fine occorre istituire una rete europea per la sicurezza dei prodotti al fine di promuovere, sul piano operativo, scambi di informazioni sulla valutazione dei rischi, metodi di prova ecc. ed agevolare la realizzazione di progetti e attività comuni;- incoraggiare gli Stati membri a valersi dei più recenti sviluppi scientifici;- rafforzare i poteri esecutivi delle autorità competenti, in particolare per quanto concerne:- il divieto di esportazione di prodotti pericolosi nei paesi terzi;- il ritiro di prodotti pericolosi già forniti ai consumatori e adeguata informazione dei consumatori circa i rischi che tali prodotti comportano;- il divieto provvisorio di commercializzazione di taluni prodotti, in attesa di verifica e valutazione dei rischi;- azioni rapide, nel caso di gravi rischi che richiedano un intervento rapido o immediato, ed eliminazione delle limitazioni di circolazione delle informazioni su tali rischi ai fini della DSGP.2.6. Notificazione e scambio di informazioniIn virtù della DSGP, gli Stati membri devono notificare alla Commissione le misure adottate per limitare la commercializzazione o richiedere il ritiro dal mercato di un prodotto o di una partita di prodotti. Nel caso di prodotti che presentano un rischio grave ed immediato, le informazioni su tali misure, adottate o decise dagli Stati membri, vengono trasmesse rapidamente dalla Commissione a tutti gli Stati membri (sistema Rapex). Tali notifiche non sono necessarie nel caso di rischi a sola incidenza locale.A prescindere dalle notifiche nel contesto della Rapex, la Commissione deve consultarsi con le parti interessate, valutare la motivazione di ciascuna misura e comunicare a tutti gli Stati membri le proprie conclusioni se ritiene giustificata la misura.Le esperienze in materia di requisiti di notifica mostrano la necessità di snellire e rafforzare alcune delle relative disposizioni.Occorre chiarire che i requisiti di notifica contemplano misure relative si a prodotti individuali (prodotti di marca o tipo specifici) o partite di tali prodotti, e a categorie di prodotti, cioè tutti i prodotti che hanno le stesse o analoghe funzioni e che presentano un determinato rischio.In futuro, dovranno essere notificate anche le misure relative al rischio considerate di rilevanza locale, indicando nella notifica gli effetti limitati, in quanto è difficile escludere per il futuro il verificarsi di un rischio analogo in un altro Stato membro.La pesante procedura di consultazione e valutazione della commissione prevista dall'articolo 7 della DSGP deve essere semplificata per consentire un'informazione rapida di tutti gli Stati membri riguardo alle misure che la Commissione ritiene giustificate.Il sistema Rapex deve essere riveduto come segue:- deve essere notificata anche un'azione volontaria promossa dalle autorità o con esse concordata. In tali casi infatti l'azione volontaria previene la necessità di misure obbligatorie eliminando il rischio in questione. L'informazione di tutti gli Stati membri al riguardo risulta necessaria ai fini di una coerente attuazione della direttiva;- le misure o azioni da notificare sono quelle relative a gravi rischi per la salute e la sicurezza dei consumatori che richiedono un intervento rapido. Il concetto di "rischio immediato" è risultato, alla luce delle esperienze, una fonte di confusione e di incertezza giuridica. Non è emersa alcuna chiara e comune definizione a livello dell'UE ed il concetto è quindi poco utile nella pratica, complicando perfino e decisioni in merito ai necessari interventi protettivi.Può insorgere una serie di situazioni che richiedono un intervento rapido. I concetti di "rischio immediato" e "misure di emergenza" non sempre si applicano a tali situazioni e possono in taluni casi distorcere la percezione delle questioni di sicurezza esaminate, come pure provocare preoccupazioni ingiustificate ed eccessive;- occorre chiarificare il ruolo della Commissione. La Commissione non può completare la propria valutazione del rischio presentato da un prodotto entro i termini previsti per la diffusione dell'informazione a tutti gli Stati membri. La valutazione iniziale da parte della Commissione si limiterà pertanto ad una verifica dell'ottemperanza ai requisiti stabiliti dalla riveduta DSGP per il funzionamento del sistema  RAPEX, in particolare la comunicazione di informazioni adeguate sul rischio in questione, i provvedimenti adottati e la loro motivazione;- si dovrebbe poter rendere il sistema RAPEX accessibile alla partecipazione di paesi terzi o di organizzazioni internazionali su base di reciprocità e ad opportune condizioni. Ciò potrebbe avvenire tramite accordi specifici fra la CE e tali paesi o organizzazioni. Il vantaggio sarebbe quello di una più ampia copertura dei rischi e dei prodotti pericolosi, come pure un'azione protettiva più efficace;- l'allegato della direttiva, che presenta i requisiti di funzionamento del sistema Rapex, dovrebbe prevedere l'elaborazione, da parte della Commissione assistita da un comitato consultivo, di orientamenti operativi intesi a facilitare l'efficace funzionamento del sistema.2.7.  Intervento rapido a livello comunitarioLa DSGP prevede l'adozione, da parte della Commissione assistita dal comitato Emergenze, di decisioni che chiedono agli Stati membri di adottare misure temporanee nel caso di prodotti che presentano un rischio grave ed immediato, in base ad una serie di condizioni sostanziali e procedurali.Le condizioni relative a tali decisioni sono alquanto restrittive. In pratica, è stato difficile accordarsi in merito all'applicazione di tale procedura.I principali motivi di miglioramento del meccanismo di provvedimenti rapidi a livello comunitario sono i seguenti:- occorre precisare che le decisioni devono essere adottate quando sussiste la necessità di un intervento rapido;- per i motivi illustrati in precedenza, occorre cancellare il riferimento al concetto di rischio immediato, che non può essere definito e quindi crea incertezza giuridica;- la validità di tali decisioni deve essere estesa dagli attuali 3 mesi a 1 anno. Le misure verrebbero riesaminate periodicamente e se del caso rinnovate. In tal modo verrebbero eliminati gli eccessivi oneri amministrativi provocati dall'attuale validità estremamente limitata;- le misure relative ad un prodotto specifico o a una partita di prodotti dovrebbero avere validità illimitata. È infatti poco pratico e inadeguato confermare tramite direttive o decisioni del Consiglio e del PE provvedimenti relativi a singoli prodotti o partite di prodotti di marche e tipi specifici;- occorre semplificare le condizioni per l'adozione di decisioni in virtù di questa procedura. Le necessarie condizioni che giustificano un rapido provvedimento comunitario in base a tale procedura sono infatti le divergenze fra gli Stati membri circa le misure atte ad affrontare il rischio in questione, la mancanza di procedure specifiche d'intervento comunitario rapido per i prodotti in questione e l'insorgere di una situazione in cui il rischio può essere più efficacemente eliminato da un intervento comunitario per garantire un livello coerente di protezione e un funzionamento adeguato del mercato interno. Per converso, la condizione che l'informazione sui rischi può essere fornita soltanto da uno Stato membro, è in contrasto con le realtà del mercato globale, con la crescente importanza dei pareri scientifici indipendenti e con il ruolo svolto dalle associazioni consumeristiche. Infine, il requisito che almeno uno Stato membro abbia adottato provvedimenti nei confronti del prodotto in questione è incompatibile con la necessità di un intervento rapido, mentre il requisito che uno Stato membro richieda una decisione della Commissione si sovrappone alla procedura di comitato prevista per la sua adozione.- Infine, è poco pratica l'imposizione di un periodo di dieci giorni per l'applicazione di eventuali provvedimenti decisi con questa procedura. Si potrebbe adattare il periodo previsto ai casi specifici in esame.- Sussiste il rischio che prodotti che sono stati oggetto di una decisione comunitaria che ne vieta , temporaneamente o in permanenza, l'immissione sul mercato comunitario, o che sono stati ritirati dal mercato o ritirati ai consumatori, vengano esportati dalla Comunità in paesi terzi. La presente DSGP non vieta tali esportazioni.Le autorità di taluni Stati membri sono particolarmente preoccupate dalla destinazione di partite di prodotti di cui esse hanno ordinato il ritiro dal mercato per via dei rischi per la salute e la sicurezza dei consumatori. Alcuni Stati membri hanno pertanto introdotto un divieto di esportazione di prodotti pericolosi, in particolare per impedire che le scorte ritirate ai loro mercati vengano vendute sui mercati esterni.I consumatori di tutto il mondo hanno il diritto di attendersi che i prodotti di cui è stata vietata l'immissione sul mercato comunitario non vengano esportati verso i loro mercati. Sussiste inoltre il rischio che prodotti vietati esportati vengano reimportati sul mercato comunitario.Si propone pertanto di vietare l'esportazione verso paesi terzi di prodotti che sono stati oggetto di una decisione comunitaria che ne vieta , temporaneamente o in permanenza, l'immissione sul mercato comunitario, o che sono stati ritirati dal mercato o ritirati ai consumatori. La responsabilità di assicurarsi dell'ottemperanza a quest'obbligo incombe a fabbricanti ed esportatori. Le autorità dovrebbero intervenire in caso di contravvenzione.2.8. ComitatologiaAi fini della DSGP, la Commissione è assistita da un comitato regolamentare di rappresentanti degli Stati membri. Il comitato viene consultato in merito alle decisioni di cui all'articolo 9 della direttiva ed alle modifiche all'allegato.La direttiva fa riferimento al comitato come "Comitato delle emergenze" (nonostante il fatto che le decisioni della Commissione relative ai prodotti che presentano "rischi gravi ed immediati" non si limitino esplicitamente alle emergenze).Il "Comitato Emergenze" dovrebbe essere ridefinito "Comitato regolamentare per la sicurezza dei prodotti di consumo" per meglio rispecchiarne i compiti. Le procedure di consultazione del comitato dovrebbero essere allineate alle regole per l'esercizio dei poteri esecutivi conferiti alla Commissione stabilite dalla decisione del Consiglio 1999/468/CE.La Commissione è del parere che un comitato consultivo per la sicurezza dei prodotti di consumo sarà utile per esaminare eventuali aspetti relativi all'applicazione della presente direttiva (ad eccezione dei provvedimenti rapidi), in casi particolari relativi alle attività di attuazione concreta e di sorveglianza del mercato. Saranno membri del comitato esperti della varie amministrazioni nazionali competenti in materia di sicurezza dei consumatori.Si presenta in oltre la necessità pratica di un foro in seno al quale discutere tutti gli aspetti dell'applicazione della direttiva e promuovere opportuna collaborazione fra tutte le parti interessate. La Commissione intende pertanto introdurre nel regolamento interno del comitato consultivo per la sicurezza dei prodotti di consumo la possibilità di consultare le parti interessate, i relativi organismi di normazione e tecnici e altri esperti a seconda dell'argomento trattato.Occorre infine instaurare una stretta cooperazione fra i comitati per la sicurezza dei prodotti di consumo e gli altri comitati istituiti da norme specifiche di legge comunitaria per assistere la Commissione per quanto riguarda gli aspetti di salute e sicurezza dei prodotti in questione.2.9.  SegretezzaLe attuali disposizioni della DSGP relative alla segretezza non hanno garantito un approccio a livello dell'UE sufficientemente coerente ai fini della direttiva.In alcuni casi, l'informazione considerata confidenziale in uno Stato membro deve essere resa pubblica per motivi di trasparenza in un altro Stato membro. Ciò crea difficoltà per quanto riguarda la circolazione, l'uso e la comunicazione al pubblico di informazioni su rischi e prodotti pericolosi, in particolare nel quadro del sistema RAPEX.Le disposizioni della DSGP devono essere ulteriormente chiarite per giungere ad un approccio comune alla gestione dell'informazione nel settore. La protezione dovrebbe essere limitata al segreto professionale, mentre tutte le informazioni sui rischi legati ai prodotti disponibili alle autorità e non coperte da tale segreto dovrebbero essere accessibili al pubblico.3. SussidiarietàLa direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti è stata adottata nel 1992 nell'ambito del programma inteso a istituire il mercato interno entro il 31 dicembre 1992. Aveva l'obiettivo specifico di prevenire possibili ostacoli al commercio e una distorsione della concorrenza nel mercato interno in connessione con disparità fra le legislazioni orizzontali degli Stati membri in materia di sicurezza dei prodotti. In virtù delle disposizioni del trattato, ed in particolare dell'articolo 100A (attuale articolo 95), occorreva introdurre requisiti che perseguissero un elevato livello di tutela della salute e della sicurezza dei consumatori.Gli obiettivi della direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti rientrano nelle competenze fondamentali della Comunità europea e per definizione possono essere raggiunti soltanto da provvedimenti di livello comunitario.Tutte le modifiche proposte mirano a rafforzare l'efficacia della direttiva e a garantire una più coerente attuazione delle sue disposizioni.Per quanto riguarda le disposizioni di sorveglianza del mercato, occorre osservare che spetta in primo luogo agli Stati membri di decidere l'approccio e le misure da applicare per far sì che fabbricanti e distributori ottemperino ai rispettivi obblighi sanciti dalla direttiva. Le misure dovranno tenere conto degli accordi istituzionali interni e delle pratiche amministrative degli Stati membri.Se però i sistemi di sorveglianza del mercato e gli approcci esecutivi applicati non sono sufficientemente efficaci, non possono venire raggiunti gli obiettivi della direttiva. Inoltre, eventuali debolezze in sede di provvedimenti esecutivi di uno Stato membro possono, in determinate circostanze, avere ripercussioni sulla sicurezza dei consumatori in altri Stati membri. L'esperienza mostra che in tali casi può esserne compromessa la fiducia dei consumatori in tutta l'UE, con la rovina di interi settori economici.È quindi necessario definire meglio gli obblighi degli Stati membri per quanto riguarda l'istituzione di procedure e strumenti adeguati di esecuzione. Tali obblighi non devono tuttavia interferire con le strutture istituzionali interne, con le prassi amministrative e con la ripartizione delle competenze fra livelli e settori istituzionali e amministrativi in seno agli Stati membri.Le relative nuove disposizioni in materia di sorveglianza del mercato e di poteri esecutivi hanno pertanto una formulazione generica compatibile con le varie condizioni interne degli Stati membri.4. Aspetti economici e impatto sulle piccole e medie imprese (PMI).Alcune delle disposizioni nuove o modificate introdotte dalla revisione proposta sono di natura amministrativa (come quelle riguardanti il rafforzamento della sorveglianza del mercato, una migliore collaborazione fra gli Stati membri, il miglioramento del sistema RAPEX ecc.) e non hanno alcun impatto sugli operatori economici.Talune altre modifiche mirano soltanto a chiarificare il presente testo per garantire un'attuazione più efficace e coerente (per esempio, modifiche riguardanti il campo d'applicazione della direttiva, i suoi legami con altre direttive ecc.). Anche in questo caso non vi è impatto delle modifiche sugli operatori economici.Tuttavia, alcuni emendamenti proposti possono presentare implicazioni economiche per le imprese:- l'obbligo di fabbricanti e distributori di informare le autorità quando decidono che un prodotto da loro commercializzato è pericoloso;- l'obbligo di fabbricanti e distributori di collaborare con le autorità per prevenire rischi per la salute e la sicurezza dei consumatori;- l'obbligo di ritirare prodotti pericolosi se è necessario per prevenire rischi;- il divieto di esportazione di prodotti pericolosi in paesi terzi.Tutti questi obblighi, ad eccezione dell'ultimo, si applicano soltanto qualora gli operatori economici abbiano immesso sul mercato un prodotto pericoloso, in contravvenzione all'obbligo fondamentale di commercializzare soltanto prodotti sicuri. Fabbricanti e distributori possono pertanto prevenire o quanto meno minimizzare le conseguenze economiche di tali obblighi valutando accuratamente i rischi dei loro prodotti prima di immetterli sul mercato, la qual cosa costituisce un obbligo in virtù della presente direttiva.Non è possibile stimare quanto sarà frequente il bisogno di applicare tali obblighi: tutto dipenderà dalle precauzioni adottate dai relativi operatori economici per fornire soltanto prodotti sicuri. Del pari, le implicazioni economiche di ciascuna delle disposizioni in questione dipenderà dalla natura e dalle circostanze della mancata conformità, e non è quindi possibile procedere in anticipo ad una stima sensata.L'obbligo dei fabbricanti e distributori di informare le autorità quando decidono che un prodotto da essi fornito è pericoloso si applica già in taluni paesi terzi, e in particolare negli USA. Si applica inoltre a imprese europee che operano sui mercati di detti paesi terzi, e in tale contesto non vi è alcuna indicazione di oneri eccessivi.I costi relativi all'obbligo di collaborare con le autorità , in particolare in caso di crisi come quelle di data recente nel settore alimentare, vanno visti nell'ambito delle più ampie conseguenze economiche che potrebbe comportare la mancata capacità di affrontare rapidamente ed efficacemente i rischi per i consumatori in questi casi. Ciascuno di questi casi presenta evidentemente aspetti specifici e non è possibile una quantificazione a priori dei costi/ricavi.Altrettanto vale per il ritiro di prodotti già forniti ai consumatori. I costi del ritiro varieranno a seconda di fattori come la diffusione geografica, il numero di prodotti venduti, il valore dei prodotti ecc. I vantaggi di un ritiro tempestivo in termini economici comprenderanno una riduzione di responsabilità per i produttori.Non vi sono infine dati in merito al tipo e al quantitativo di prodotti pericolosi esportati, o suscettibili di essere in futuro esportati in paesi terzi. Non è possibile valutare il mercato potenziale perduto dai fabbricanti europei ed i vantaggi derivanti dal proposto divieto di tali esportazioni.Occorre tenere presente che un eventuale aumento dei costi dovuti ai nuovi obblighi per le PMI si verificherà soltanto quando un prodotto sarà considerato non conforme ai requisiti della direttiva. La maggior parte delle imprese godrà pertanto unicamente dei vantaggi successivi derivanti da una revisione della direttiva.In primo luogo, se l'applicazione della direttiva non è efficace, le imprese che non rispettano i loro obblighi di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori possono godere di un vantaggio sleale nei confronti delle imprese che invece li rispettano. Una più efficace sorveglianza del mercato ridurrà tale concorrenza sleale fra le imprese in seno al mercato interno e nel contesto della globalizzazione del mercato.In secondo luogo, una maggiore cooperazione con le autorità di sorveglianza del mercato potrebbe aiutare le piccole e medie imprese. Se un prodotto insicuro viene fornito da una PMI, le autorità nazionale dovrebbero collaborare strettamente con queste imprese per far sì che vengano adottate iniziative o misure adeguate per affrontare il problema.Infine, la proposta mira inoltre a chiarificare i requisiti di sicurezza che si applicano ai prodotti. Il nuovo "status" che la proposta intende conferire alle norme europee, in connessione con l'eventuale uso di raccomandazioni della Commissione che stabiliscono linee direttrici in materia di valutazione dei rischi, servirà a fornire chiari punti di riferimento per le imprese in sede di definizione di un prodotto sicuro. Questo aiuterà le imprese e in particolare le PMI a collocare i prodotti sul mercato interno.Criteri di valutazione e norme comuni di sicurezza dei prodotti permetteranno alle imprese di competere su un piano di parità e uguaglianza di opportunità. Un maggiore uso di norme europee dovrebbe accompagnarsi ad un rafforzamento della sorveglianza del mercato.5. ConsultazioniLe organizzazioni consultate in merito alla proposta e che hanno espresso i loro principali pareri sono: l'Associazione europea per il Coordinamento della rappresentanza dei consumatori nella normazione (ANEC), l'Organizzazione europea dei consumatori (BEUC), la Confederazione dell'industria britannica (CBI), il Consiglio dell'industria chimica europea (CEFIC), il Comitato europeo di normazione (CEN), la Confederazione dei sindacati europei (CES/ETUC), la Confederazione delle organizzazioni familiari dell'Unione europea (COFACE), la Rappresentanza del commercio al dettaglio, all'ingrosso e internazionale dell'Unione europea (EUROCOMMERCE), la Comunità europea delle cooperative dei consumatori (EUROCOOP), l'Istituto europeo interregionale dei consumi (IEIC), il Gruppo di collegamento delle industrie europee meccanica, elettrica, elettronica e metallurgica (ORGALIME), il Forum europeo di attuazione della sicurezza dei prodotti (PROSAFE), l'Unione europea dell'artigianato e delle PMI (UEAPME) e l'Unione delle confederazioni europee industriali e datoriali (UNICE).L'intenzione della Commissione era quella di coinvolgere quanti più interessati possibile nelle fasi di preparazione della sua proposta. Gli esperti governativi, le organizzazioni consumeristiche, gli organismi europei di normazione e l'ANEC sono stati tutti consultati in numerose occasioni nel contesto del gruppo di lavoro Sicurezza dei consumatori. L'obiettivo era quello di valutare l'attuale applicazione della direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti e discutere eventuali necessari cambiamenti e opportune disposizioni da inserire nella sua revisione.Un documento di discussione dal titolo "Riesame e revisione della direttiva 92/59/CEE (Sicurezza generale dei prodotti)" è stato ampiamente diffuso e pubblicato su Internet. Il documento è stato utilizzato in occasione di una riunione in presenza di tutte le parti interessate il 24 giugno 1999. Nel gennaio 2000 una seconda riunione di consultazione verteva su una bozza di testo riveduto della direttiva.Nel dicembre 1999, il Comitato economico e sociale ha di propria iniziativa emesso un parere sulla sicurezza generale dei prodotti. Inoltre, il "Centro del diritto in materia consumeristica" dell'università di Lovanio ha consultato le parti interessate per svolgere uno studio sulla sicurezza dei prodotti. Le varie posizioni relative ai principali aspetti della proposta sono sintetizzate qui di seguito.Ampliamento del campo d'applicazione: il settore commerciale non si oppone all'inserimento di prodotti da utilizzare nel contesto di servizi nella misura in cui tali prodotti abbiano diretta rilevanza per la salute e la sicurezza dei consumatori. È parere del settore industriale che i prodotti forniti nel contesto di servizi siano già contemplati. A parere dei rappresentanti dei consumatori, la maturità dei tempi permette ora un atteggiamento più positivo nei confronti di iniziative nel settore dei servizi.L'industria insiste nel senso che l'attuale formulazione della direttiva già contempla i prodotti "emigrati". Il settore commerciale nutre tuttavia riserve riguardo all'inclusione di tali prodotti. I rappresentanti dei consumatori accolgono tuttavia favorevolmente la proposta di includere i prodotti emigrati.Le associazioni dell'industria sottolineano che modifiche al testo attuale dovrebbero essere motivate dall'esperienza acquisita ed evitare di creare confusione con ulteriore legislazione comunitaria.Criteri di accertamento della conformità e norme di sicurezza: è stata favorevolmente accolta l'idea di rafforzare le norme europee. Le organizzazioni consumeristiche e industriali hanno chiesto di partecipare alla procedura di adozione dei mandati per gli organismi europei di normazione al fine di potenziare la qualità e la trasparenza in sede di preparazione e adozione di tali mandati.Obblighi di fabbricanti e distributori: gli operatori economici sottolineano che non occorre imporre ulteriori obblighi, se non nella prospettiva di un più elevato livello di sicurezza. Si preoccupano del fatto che l'obbligo di avvertire le autorità qualora decidano che un prodotto è pericoloso sia pericoloso e possa produrre costosi oneri burocratici. Le industrie vogliono sia chiaro che il ritiro dei prodotti dovrebbe essere praticato soltanto in casi estremi.Sorveglianza del mercato e cooperazione fra autorità: esiste un consenso di massima riguardo al bisogno di rafforzare l'attuale regime di sorveglianza del mercato. I partecipanti hanno sottolineato l'importanza di obblighi più chiari per gli Stati membri. I consumatori chiedono di essere tutelati, mentre le imprese vogliono l'assicurazione che le autorità preposte all'attuazione garantiscano un commercio leale e libero.Numerose organizzazioni hanno sottolineato la necessità di avere un approccio coerente fra legislazione settoriale e DSGP per quanto riguarda le misure concrete di attuazione.Sistema di scambio rapido di informazioni: sia le organizzazioni consumeristiche che gli operatori economici sono favorevoli ad un miglioramento del sistema Rapex. Essi riconoscono l'utilità di dati chiari e dettagliati su un prodotto notificato, come pure l'importanza di sorvegliare le notifiche effettuate dagli Stati membri. Rappresentanti dei consumi e dell'industria hanno chiesto che le informazioni notificate tramite il sistema e i pareri della Commissione vengano resi accessibili al pubblico.Provvedimenti di emergenza a livello comunitario: le parti interessate concordano sull'utilità di provvedimenti comunitari di emergenza; È opinione generale che le condizioni procedurali previste dall'articolo 9 costituiscano attualmente un ostacolo all'adozione dei provvedimenti di emergenza.L'industria insiste per mantenere l'attuale periodo di validità trimestrale di eventuali decisioni di emergenza. Esprime inoltre il parere che il concetto di "rischio grave ed immediato" sia già bene invalso in alcuni Stati membri. È stata comunque sottolineata la necessità di distinguere fra un intervento d'emergenza riguardo ad un rischio immediato ed un'azione avviata per combattere rischi a lungo termine, integrando nel contempo il principio precauzionale.Divieto di esportazione di prodotti pericolosi: l'aspetto sollevato dall'industria durante le consultazioni riguardava la necessità di distinguere fra un prodotto non "ritenuto sicuro" ai sensi della direttiva ed un prodotto effettivamente pericoloso. In taluni casi, le norme di altri paesi possono essere diverse da quelle in seno all'UE, ma non in modo da rendere insicuri i prodotti che vi si conformano.Le organizzazioni consumeristiche hanno chiesto un divieto senza eccezioni e illustrato la contraddizione fra la necessità dichiarata di vietare tali esportazioni come principio generale e la proposta di permettere una certa flessibilità in determinate circostanze.Segretezza: le organizzazioni consumeristiche considerano fondamentale la trasparenza per garantire la sicurezza del consumatore. Esse appoggiano pertanto l'inserimento della trasparenza in quanto principio generale nel settore della salute e sicurezza dei consumatori, sostenendo che la segretezza debba essere limitata a casi eccezionali.L'industria non pone in dubbio che il pubblico debba essere informato dei rischi, ma occorre ponderare la necessità d'informazione del pubblico rispetto al bisogno di segretezza dell'industria.6. Contenuto della propostaLa presente proposta interessa il SEE e dovrebbe essere quindi estesa al SEE.Le modifiche proposte rispetto al testo attuale sono indicate da una sottolineatura.L'articolo 1 riguarda l'obiettivo principale della direttiva. Chiarifica inoltre il rapporto fra la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti (DSGP) e altra legislazione comunitaria settoriale contenente disposizioni sugli aspetti della sicurezza di taluni prodotti.L'articolo 2 fornisce la definizione dei concetti utilizzati nella DSGP. Tutti i prodotti forniti o resi disponibili ai consumatori attraverso le normali reti commerciali al dettaglio e da parte di fornitori di servizi sono contemplati dalla DSGP. Essa riguarda anche i servizi associati al prodotto fornito.L'articolo 3 obbliga i fabbricanti a commercializzare soltanto prodotti sicuri. Fornisce i criteri per valutare la conformità di un prodotto con il requisito generale di sicurezza e permette che i prodotti conformi alle norme europee fissate a determinate condizioni godano di una presunzione di conformità.Articolo 4 La Commissione introduce mandati agli organismi europei di normazione per la preparazione di norme ai sensi della presente direttiva. La pubblicazione dei riferimenti a tali norme può essere in seguito ritirata se considerate successivamente incapaci di fornire un adeguato livello di sicurezza.L'articolo 5 presenta i vari obblighi di fabbricanti e distributori, fra l'altro di informare e collaborare con le autorità, avvertire i consumatori ed in ultima analisi ritirare i prodotti pericolosi. Essi devono inoltre avvertire le rispettive autorità nazionali per quanto riguarda le eventuali misure volontarie da essi adottate.L'articolo 6 stabilisce l'obbligo degli Stati membri, ivi comprese le sanzioni, di assicurarsi e controllare che fabbricanti e distributori ottemperino ai propri obblighi. Gli Stati membri devono specificare e comunicare alla Commissione l'organizzazione operativa di sorveglianza del mercato e assicurare il coordinamento e la collaborazione fra le varie autorità responsabili.L'articolo 7 stabilisce l'obbligo degli Stati membri di adottare norme sulle sanzioni.L'articolo 8 descrive le misure che devono essere adottate dagli Stati membri per raggiungere gli obiettivi della direttiva. Gli Stati membri avranno in particolare il potere di attuare se necessario rapidi provvedimenti di divieto di esportazione di taluni prodotti.L'articolo 9 riguarda i requisiti generici di base di un approccio strutturato e trasparente al funzionamento dei sistemi di sorveglianza del mercato, tenendo debitamente conto dell'applicazione di prassi corrette. Comprende la preparazione di programmi di sorveglianza e relazioni annuali, procedure di trattamento dei reclami e attività di controllo.L'articolo 10 istituisce la rete europea di sicurezza dei prodotti intesa a potenziare la cooperazione fra le autorità esecutive e gli organismi degli Stati membri, nonché ad agevolare gli scambi di informazioni e perizia.L'articolo 11 illustra la procedura di notifica e di scambio di informazioni. Gli Stati membri informano la Commissione quando adottano provvedimenti che limitano la libera circolazione dei prodotti. La Commissione diffonde tale informazione, a meno che non consideri ingiustificato il provvedimento. In tal caso la Commissione comunica la propria decisione allo Stato membro che ha avviato l'azione.L'articolo 12 prevede un sistema di scambio rapido di informazioni fra gli Stati membri e la Commissione per quanto riguarda i prodotti che presentano un grave rischio che richiede un intervento rapido e l'adozione di misure da parte di fabbricanti, distributori e pubbliche autorità. La partecipazione a tale sistema può essere resa accessibile a paesi terzi.L'articolo 13 illustra i provvedimenti rapidi a livello comunitario e le relative condizioni di adozione. Ne sono previsti due tipi: misure di carattere permanente riguardanti prodotti individuali e misure di validità annuale, rinnovabili su base annua fino all'entrata in vigore in un provvedimento permanente, relative a taluni prodotti che presentano un grave rischio. Stabilisce inoltre gli obblighi degli Stati membri in sede di attuazione delle decisioni adottate in virtù ditale procedura.L'articolo 14 definisce le disposizioni che istituiscono un comitato di regolamentazione per la sicurezza dei prodotti di consumo, incaricato di assistere la Commissione in sede di adozione di provvedimenti rapidi.L'articolo 15 istituisce un comitato per la sicurezza dei prodotti di consumo, di carattere consultivo, ai fini dell'esame di eventuali questioni che riguardano l'applicazione della presente direttiva, fatta eccezione per i provvedimenti rapidi.L'articolo 16 definisce i limiti dei requisiti di segretezza in rapporto con la tutela della salute e della sicurezza dei consumatori e tutela il segreto professionale in casi debitamente giustificati.L'articolo 17 chiarifica che l'applicazione della direttiva non pregiudica l'applicazione della direttiva 85/374/CEE sulla responsabilità dei prodotti difettosi.L'articolo 18 chiede agli Stati membri di giustificare e notificare le rispettive misure alla parte interessata, comprese quelle relative al ritiro di prodotti o il divieto di esportazione di un prodotto pericoloso. Essi informano le parti interessate in merito ai rimedi disponibili, ai termini di tempo e si assicurano che i tribunali competenti siano in grado di deliberare in ordine alle misure.L'articolo 19 chiede alla Commissione europea di presentare ogni tre anni al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione della direttiva e sul funzionamento della sorveglianza del mercato negli Stati membri.L'articolo 20 prevede il recepimento e l'entrata in vigore della presente direttiva entro diciotto mesi dalla sua adozione.L'articolo 21 abroga la precedente direttiva 92/59/CEE.L'articolo 22 destina la presente direttiva agli Stati membri.L'allegato I prevede requisiti specifici delle informazioni che devono essere fornite dai fabbricanti e distributori alle autorità se si rendono conto che il prodotto da loro fornito è pericoloso.L'allegato II illustra le procedure di applicazione del sistema comunitario di scambio rapido di informazioni di cui all'articolo 13.L'allegato III stabilisce gli obblighi degli Stati membri per quanto riguarda i termini di attuazione e di applicazione della direttiva 92/59/CEE.L'allegato IV contiene una tavola di concordanza fra le disposizioni della direttiva 92/59/CEE e la presente direttiva.Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sulla sicurezza generale dei prodotti(Testo rilevante ai fini del SEE)IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 95,vista la proposta della Commissione [2],[2]   GU C ...visto il parere del Comitato economico e sociale [3],[3]  GU C ....considerando quanto segue:(1) In forza dell'articolo 16 della direttiva 92/59/CEE del Consiglio, del 29 giugno 1992, sulla sicurezza generale dei prodotti [4], quattro anni dopo il termine d'attuazione della stessa, in base ad una relazione della Commissione relativa all'esperienza acquisita, corredata delle opportune proposte, il Consiglio doveva deliberare in merito all'eventuale adeguamento della direttiva 92/59/CEE. Poiché occorre introdurre numerose modificazioni alla direttiva al fine di completarne, rafforzarne o chiarificarne talune disposizioni alla luce dell'esperienza, come pure di nuovi sviluppi in materia di sicurezza dei prodotti di consumo, è opportuno, a fini di chiarezza, procedere alla rifusione della direttiva 92/59/CEE.[4]   GU L 228 dell'11.8.1992, pag. 24.(2) È importante adottare misure volte a migliorare il funzionamento del mercato interno, un'area senza frontiere interne in cui sia garantita la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali.(3) In mancanza di disposizioni comunitarie, la normativa generale degli Stati membri in materia di sicurezza dei prodotti, che impone in particolare l'obbligo generale degli operatori economici di immettere sul mercato soltanto prodotti sicuri, potrebbe differire quanto al livello di tutela riservato alle persone. Tali disparità, insieme con l'assenza di normative generali in taluni Stati membri, potrebbero creare ostacoli al commercio e distorsioni della concorrenza nel mercato interno.(4)  Per garantire un elevato livello di tutela dei consumatori, la Comunità deve contribuire alla protezione della salute e della sicurezza degli stessi; la normativa comunitaria generale che introduce un requisito generale di sicurezza dei prodotti, disposizioni in materia di obblighi generali di fabbricanti e distributori, in materia di attuazione dei requisiti comunitari di sicurezza dei prodotti e di scambio rapido di informazioni ed in alcuni casi di intervento a livello comunitario, dovrebbe contribuire a tale scopo.(5) È molto difficile adottare una normativa comunitaria per ogni prodotto attuale o futuro. Occorre un vasto quadro legislativo a carattere orizzontale per disciplinare questi prodotti e per colmare le lacune delle disposizioni legislative specifiche vigenti o future, in particolare al fine di garantire un elevato livello di protezione della salute e della sicurezza delle persone, come prescrive l'articolo 95 del trattato.(6) È pertanto necessario stabilire sul piano comunitario un requisito generale di sicurezza di ciascun prodotto immesso sul mercato, o altrimenti fornito o reso disponibile ai consumatori, destinato ai consumatori o suscettibile di essere utilizzato dai consumatori secondo un criterio di ragionevole prevedibilità, anche se non loro specificamente destinato. In tutti questi casi, i prodotti in oggetto possono presentare rischi per la sicurezza e la salute dei consumatori che occorre prevenire. È tuttavia opportuno escludere, a motivo della loro natura, taluni beni di seconda mano.(7) Le disposizioni della presente direttiva si devono applicare a prescindere dalle tecniche di vendita, compresi la televendita e il commercio elettronico.(8) La sicurezza dei prodotti deve essere valutata tenendo conto delle categorie di consumatori che possono essere particolarmente vulnerabili ai rischi presentati dai prodotti in esame, in particolare i bambini e le persone anziane.(9) Le attrezzature di fabbricazione, beni capitali e altri prodotti usati nel contesto di commerci o affari devono essere contemplati dalla presente direttiva se sono destinati ad essere usati per fornire un servizio ai consumatori, nella misura in cui ne siano interessati aspetti di salute e sicurezza dei medesimi. Per raggiungere gli obiettivi della presente direttiva, occorre che i fabbricanti garantiscano che i loro prodotti non presentano rischi per la sicurezza dei consumatori se utilizzati in condizioni normali o ragionevolmente prevedibili dai prestatori di servizi.(10) I prodotti destinati ad uso professionale, ma successivamente immessi sul mercato dei consumi, devono ottemperare ai requisiti della presente direttiva in quanto possono presentare rischi per la salute e la sicurezza dei consumatori se utilizzati in condizioni ragionevolmente prevedibili.(11) In mancanza di più specifiche disposizioni di sicurezza delle normative comunitarie relative ai prodotti interessati, la presente direttiva deve applicarsi integralmente, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori.(12) Quando una normativa comunitaria settoriale contempla soltanto taluni aspetti della sicurezza o categorie di rischi dei prodotti in questione, gli obblighi degli operatori economici di rispettare i requisiti di sicurezza, come la generazione dei dati, l'individuazione del pericolo e la valutazione dei rischi, devono essere regolati da tali normative, mentre il requisito generale di sicurezza di cui alla presente direttiva si deve applicare agli altri aspetti.(13) Quando esistono disposizioni specifiche di una normativa comunitaria di armonizzazione totale, in particolare quelle adottate in virtù del nuovo approccio, che stabiliscono i requisiti di sicurezza per taluni prodotti, non occorre imporre agli operatori economici ulteriori obblighi relativi ai requisiti di sicurezza ai quali i prodotti devono conformarsi per poter essere immessi sul mercato. Pertanto, in tali fattispecie, il requisito generale di sicurezza di cui alla presente direttiva non deve applicarsi.(14) Le disposizioni della presente direttiva relative ad altri obblighi di fabbricanti e distributori, obblighi e poteri degli Stati membri, scambi di informazioni e situazioni di intervento rapido e segretezza devono applicarsi ai prodotti contemplati da disposizioni specifiche della normativa comunitaria, fatte salve le eventuali norme specifiche ivi previste in materia.(15) Per agevolare un'applicazione efficace e coerente del requisito generale di sicurezza di cui alla presente direttiva, è importante elaborare norme europee non cogenti riguardanti taluni prodotti e rischi in modo che un prodotto conforme a una norma nazionale che recepisce una norma europea possa essere presunto conforme a tale requisito.(16) In considerazione degli scopi della presente direttiva, le norme europee devono essere stabilite da organismi di normazione europei, tramite mandati decisi dalla Commissione assistita da un comitato. I mandati devono indicare gli obiettivi che le norme devono soddisfare affinché i prodotti conformi alle norme stesse presentino il requisito generale di sicurezza.(17) In mancanza di disposizioni specifiche e quando le norme europee elaborate secondo i mandati decisi dalla Commissione non sono disponibili o non si ricorre ad esse, la sicurezza dei prodotti dovrebbe essere valutata tenendo conto di norme nazionali che recepiscono altre norme europee pertinenti, di raccomandazioni della Commissione o, in mancanza di queste ultime, di norme nazionali, di codici di condotta, dello stato di avanzamento delle conoscenze e delle legittime aspettative dei consumatori, in materia di sicurezza.(18) È opportuno integrare il dovere di conformarsi al requisito generale di sicurezza con altri obblighi degli operatori economici in quanto l'intervento di questi ultimi è necessario per evitare rischi ai consumatori in determinate circostanze.(19) Gli obblighi supplementari dei fabbricanti devono comprendere l'adozione di provvedimenti, commisurati alle caratteristiche dei prodotti, che permettano loro di essere informati dei rischi eventuali connessi a tali prodotti, la trasmissione ai consumatori di informazioni che permettano a questi ultimi di valutare e prevenire i rischi, il dovere di avvertire i consumatori dei rischi presentati da prodotti pericolosi già forniti, di ritirarli dal mercato e, in ultima analisi, di chiedere, se necessario, la resa di tali prodotti.(20) I distributori devono contribuire a garantire la conformità con i requisiti di sicurezza pertinenti. Produttori e distributori devono cooperare con le autorità competenti nelle attività intese a prevenire i rischi ed informare queste ultime quando decidono che taluni prodotti forniti sono pericolosi. Le modalità di tale informazione devono essere integrate nella presente direttiva per agevolarne l'efficace applicazione e prevenire un onere eccessivo per gli operatori economici e le autorità competenti.(21) Per garantire l'effettivo rispetto degli obblighi dei fabbricanti e dei distributori, gli Stati membri devono istituire o designare autorità responsabili della sorveglianza della sicurezza dei prodotti e dotate dei poteri necessari per prendere gli opportuni provvedimenti, ivi compreso il potere di applicare sanzioni proporzionate e dissuasive e garantire l'opportuno coordinamento fra le varie autorità designate.(22) Occorre in particolare che tra gli opportuni provvedimenti sia previsto il potere per gli Stati membri di predisporre o ordinare in modo efficace ed immediato il ritiro dei prodotti pericolosi già immessi sul mercato, vietare la loro esportazione e in ultima analisi ritirare presso i consumatori i prodotti pericolosi già forniti. Questi poteri devono essere applicati quando fabbricanti e distributori non sono in grado di prevenire i rischi come prescritto dai loro obblighi. Se del caso poteri e procedure opportuni devono essere previsti per le autorità competenti al fine di decidere e applicare rapidamente eventuali misure necessarie.(23) La sicurezza dei consumatori dipende in larga misura da un controllo attivo dei requisiti comunitari di sicurezza dei prodotti. Gli Stati membri devono pertanto prevedere metodi sistematici per garantire un'efficace sorveglianza del mercato ed altre attività di controllo esecutivo, assicurandone inoltre l'accessibilità al pubblico e alle parti interessate.(24) La collaborazione fra le autorità degli Stati membri preposte all'applicazione della presente direttiva (in prosieguo: "le autorità esecutive") è necessaria per salvaguardare gli obiettivi di sicurezza della presente direttiva. È pertanto opportuno istituire una Rete europea per la sicurezza dei prodotti fra dette autorità degli Stati membri al fine di agevolare la collaborazione a livello operativo in materia di sorveglianza del mercato e altre attività di esecuzione, come in particolare la valutazione dei rischi, il collaudo dei prodotti, lo scambio di perizie e di conoscenze scientifiche, l'esecuzione di progetti di sorveglianza congiunta e la ricerca, il ritiro o il richiamo di prodotti pericolosi. La rete dovrebbe comprendere le autorità responsabili dei prodotti e rischi specifici interessati.(25) In conformità delle disposizioni relative al campo di applicazione della presente direttiva, le disposizioni in materia di collaborazione fra le autorità esecutive devono far salve le specifiche procedure di collaborazione previste dalla normativa comunitaria settoriale, e in particolare nel settore farmaceutico. La Rete europea per la sicurezza dei prodotti coopera in particolare con i relativi enti in seno ai quali le autorità esecutive degli Stati membri collaborano in settori di prodotti contemplati dalla legislazione comunitaria settoriale. Sistemi di interscambio di dati fra amministrazioni possono essere utilizzati se del caso a sostegno di tale collaborazione.(26) Per garantire la coerenza di un elevato livello di tutela della salute e della sicurezza dei consumatori e per salvaguardare l'unità del mercato interno, occorre informare la Commissione in merito ad ogni provvedimento che limiti l'immissione sul mercato di un prodotto o che ne richieda il ritiro. Tali provvedimenti possono essere adottati soltanto in conformità delle disposizioni del trattato, e in particolare degli articoli 28, 29 e 30.(27) Un controllo efficace della sicurezza dei prodotti richiede l'istituzione, ai livelli nazionale e comunitario, di un sistema di scambio rapido di informazioni in situazioni di rischio grave che richiedano un rapido intervento riguardo alla sicurezza di un prodotto. È inoltre opportuno che la presente direttiva stabilisca procedure dettagliate per il funzionamento del sistema e conferisca alla Commissione, assistita da un comitato, il potere di adattarle.(28) Spetta in primo luogo agli Stati membri, in conformità del trattato, ed in particolare degli articoli 28, 29 e 30, adottare misure adeguate riguardo ai prodotti pericolosi che si trovano sul loro territorio.(29) Se, tuttavia, gli Stati membri trattano diversamente i rischi di taluni prodotti, tali divergenze di metodo possono comportare disparità inaccettabili per la tutela dei consumatori e costituire un ostacolo agli scambi intracomunitari.(30) Può essere necessario affrontare gravi problemi di sicurezza di un prodotto che richiedono un intervento rapido, riguardanti o che potrebbero riguardare a brevissima scadenza tutta la Comunità o gran parte di essa, e che, data la natura del problema di sicurezza e compatibilmente con l'urgenza, non possono essere trattati efficacemente nell'ambito delle procedure previste dalle normative comunitarie specifiche per i prodotti o per la categoria dei prodotti interessati.(31) Occorre quindi predisporre un adeguato meccanismo che consenta di adottare, in ultima analisi, provvedimenti da applicare a tutta la Comunità, sotto forma di decisione destinata agli Stati membri, per far fronte a situazioni d'urgenza provocate da prodotti che presentano un rischio serio e richiedono un intervento rapido nelle circostanze già indicate e di conseguenza il divieto dell'esportazione. Tale decisione non è direttamente applicabile agli operatori economici e deve essere recepita in un atto di diritto interno. Le misure adottate con una siffatta procedura sono provvedimenti cautelari, salvo quando si applicano a prodotti o partite di prodotti identificati individualmente. Esse devono essere adottate dalla Commissione, assistita da un comitato composto di rappresentanti degli Stati membri.(32) Tali misure di intervento rapido necessarie per l'applicazione della presente direttiva costituiscono delle misure di portata generale ai sensi dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze d'esecuzione conferite alla Commissione [5]. Pertanto, esse devono essere adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della stessa.[5]   GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.(33) Alla luce dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE, le altre misure necessarie per l'applicazione della presente direttiva devono essere adottate secondo la procedura consultiva di cui all'articolo 3 della stessa. Deve pertanto essere istituito un comitato consultivo per la sicurezza dei prodotti di consumo, fatte salve le competenze del comitato di regolamentazione. Inoltre, i vari aspetti della sua applicazione possono aver bisogno di essere discussi fra gli esperti della varie amministrazioni nazionali incaricate delle attività di effettiva esecuzione e di sorveglianza del mercato.(34) Occorre garantire il pubblico accesso alle informazioni in possesso delle autorità responsabili della sicurezza dei prodotti. Il segreto professionale di cui all'articolo 287 del trattato deve essere tuttavia tutelato in modo compatibile con il bisogno di garantire l'efficacia delle attività di sorveglianza del mercato e delle misure di tutela.(35) La presente direttiva non deve incidere sui diritti delle vittime ai sensi della direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi [6].[6]   GU L 210 del 7.8.1985, pag. 29. Direttiva modificata dalla direttiva 1999/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 141 del 4.6.1999, pag. 20).(36) È necessario che gli Stati membri predispongano adeguati mezzi di ricorso dinanzi alle giurisdizioni competenti per quanto concerne i provvedimenti presi dalle autorità competenti, per limitare l'immissione sul mercato o imporre il ritiro di un prodotto.(37) Inoltre, per quanto riguarda i prodotti importati, si deve procedere all'adozione di provvedimenti intesi a prevenire rischi per la sicurezza e la salute delle persone conformemente agli obblighi internazionali della Comunità.(38) La Commissione dovrebbe esaminare periodicamente l'applicazione della presente direttiva e i risultati ottenuti, con particolare riguardo al funzionamento dei sistemi di sorveglianza del mercato, allo scambio rapido di informazioni e a provvedimenti di livello comunitario, come pure ad altri aspetti di rilevanza per  la sicurezza dei prodotti di consumo nella Comunità, nonché presentare relazioni sull'argomento al Parlamento europeo e al Consiglio.(39) La presente direttiva deve far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione e di applicazione della direttiva 92/59/CEE,HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:CAPO IScopo - Campo d'applicazione - DefinizioniArticolo 11. La presente direttiva mira a garantire che i prodotti di cui all'articolo 2, lettera a) immessi sul mercato siano sicuri.2. La presente direttiva si applica soltanto in assenza di disposizioni specifiche del diritto comunitario in materia di sicurezza dei prodotti in questione.In particolare, nel caso di prodotti soggetti a requisiti di sicurezza previsti da normative comunitarie settoriali relative a detti prodotti.- gli articoli 2, 3 e 4 della presente direttiva non si applicano a tali prodotti, per quanto riguarda i rischi o categorie di rischio, disciplinati dalla normativa settoriale;- gli altri articoli si applicano qualora tale normativa non contenga disposizioni specifiche sugli aspetti disciplinati da tali articoli della presente direttiva.Articolo 2Ai fini della presente direttiva, valgono le seguenti definizioni:a) "prodotto", qualsiasi prodotto destinato ai consumatori o suscettibile, in condizioni ragionevolmente prevedibili, di essere utilizzato dai consumatori, anche se non loro destinato, fornito o reso disponibile a titolo oneroso o gratuito nell'ambito di un'attività commerciale, indipendentemente dal fatto che sia nuovo, di seconda mano o rimesso a nuovo.Detta definizione comprende anche i prodotti utilizzati per fornire un servizio, con riguardo agli aspetti di sicurezza dei prodotti di consumo in condizioni ragionevolmente prevedibili di utilizzazione dei prodotti in oggetto.Essa non comprende prodotti di seconda mano forniti come pezzi d'antiquariato o come prodotti da riparare o da rimettere a nuovo prima dell'utilizzazione, purché il fornitore ne informi chiaramente la persona cui fornisce il prodotto;b) "prodotto sicuro", qualsiasi prodotto che in condizioni di uso normali o ragionevolmente prevedibili, compresa la durata, non presenti alcun rischio oppure presenti unicamente rischi minimi, compatibili con l'impiego del prodotto e considerati accettabili nell'osservanza di un livello elevato di tutela  della salute e della sicurezza delle persone, in funzione, in particolare, degli elementi seguenti:i) caratteristiche del prodotto, in particolare la sua composizione, il suo imballaggio, le modalità del suo assemblaggio e della sua manutenzione,ii) effetto del prodotto su altri prodotti, qualora sia ragionevolmente prevedibile l'utilizzazione del primo con i secondi,iii) presentazione del prodotto, della sua etichettatura, delle eventuali istruzioni per il suo uso e la sua eliminazione nonché di qualsiasi altra indicazione o informazione da parte del produttore e del distributore,iv) categorie di consumatori a rischio nel momento dell'uso del prodotto, in particolare bambini ed anziani,v) servizi in connessione diretta con il prodotto fornito, quando tali servizi vengano prestati dal fabbricante, e in particolare l'installazione e la manutenzione del prodotto.La possibilità di raggiungere un livello di sicurezza superiore o di procurarsi altri prodotti che presentano un rischio minore non costituisce un motivo sufficiente per considerare un prodotto come "non sicuro" o "pericoloso";c) "prodotto pericoloso", qualsiasi prodotto che non risponda alla definizione di prodotto sicuro ai sensi della lettera b);d) "produttore":i) il fabbricante del prodotto stabilito nella Comunità e qualsiasi altra persona che si presenti come fabbricante apponendo sul prodotto il proprio nome, il proprio marchio o un altro segno distintivo, o colui che rimette a nuovo il prodotto;ii) il rappresentante del fabbricante se quest'ultimo non è stabilito nella Comunità o, qualora non vi sia un rappresentante stabilito nella Comunità, l'importatore del prodotto;iii) gli altri operatori professionali della catena di commercializzazione nella misura in cui la loro attività possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti commercializzati;e) "distributore", qualsiasi operatore professionale della catena commerciale l'attività del quale non incide sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti.f) "resa", le misure intese ad ottenere, a fini di rimborso o sostituzione o riparazione, la resa di un prodotto pericoloso già fornito o reso disponibile ai consumatori da parte di fabbricanti o distributori.CAPO IIRequisito generale di sicurezza, valutazione di conformità,  criteri e norme europeeArticolo 31. I produttori possono immettere sul mercato soltanto prodotti sicuri.2.  In assenza di specifiche disposizioni comunitarie sulla sicurezza dei prodotti in questione, un prodotto è considerato sicuro quando è conforme alle disposizioni nazionali specifiche dello Stato membro nel cui territorio il prodotto è legalmente fabbricato o commercializzato, emanate nel rispetto del trattato e in particolare degli articoli 28 e 30, e che stabiliscono i requisiti cui deve rispondere il prodotto sul piano sanitario e della sicurezza per poter essere commercializzato. Il prodotto è considerato sicuro in relazione agli aspetti disciplinati dal diritto nazionale.I prodotti conformi alle norme nazionali non cogenti che recepiscono le norme europee, i cui riferimenti sono stati pubblicati dalla Commissione sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, in forza dell'articolo 4, sono conformi al requisito generale di sicurezza di cui alla presente direttiva in relazione agli aspetti oggetto di dette norme. Gli Stati membri pubblicano i riferimenti di tali norme.3. In assenza di disposizioni specifiche o di norme nazionali che recepiscono le norme europee di cui al paragrafo 2, oppure quando non si ricorre a tali norme, si valuta la conformità di un prodotto al requisito generale di sicurezza tenendo conto delle norme nazionali non cogenti che recepiscono altre norme europee pertinenti, delle raccomandazioni della Commissione relative ad orientamenti sulla valutazione della sicurezza dei prodotti oppure, in mancanza di queste ultime, delle norme elaborate nello Stato membro in cui il prodotto è legalmente fabbricato o commercializzato, dei codici di prassi corretta in materia di salute e di sicurezza vigenti nel settore interessato ovvero degli ultimi ritrovati della tecnica, nonché della sicurezza che i consumatori possono ragionevolmente attendersi.4.  La conformità di un prodotto alle disposizioni di cui ai paragrafi 2 o 3 non preclude alle autorità competenti degli Stati membri l'adozione di opportune misure per limitarne l'immissione sul mercato o chiederne il ritiro dal mercato qualora, nonostante tale conformità, il prodotto si riveli pericoloso per la salute e la sicurezza dei consumatori.Articolo 41. Ai fini della presente direttiva, la Commissione elabora i mandati degli organismi europei di normazione e pubblica sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee i riferimenti delle norme europee. Se è chiaro che una norma non garantisce la conformità con il requisito generale di cui alla presente direttiva, la Commissione ritira, parzialmente o interamente, tale pubblicazione conformemente al paragrafo 4.I mandati vengono elaborati in conformità della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio [7]. La Commissione assicura il coordinamento con il comitato di regolamentazione per la sicurezza dei prodotti di consumo di cui all'articolo 14, paragrafo 1 della presente direttiva.[7]   GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37. Direttiva modificata dalla direttiva 98/48/CE (GU L 217 del 5.8.1998, pag. 18).I mandati degli organismi europei di normazione definiscono gli obiettivi che le norme devono soddisfare per far sì che i prodotti conformi a tali norme soddisfino il requisito generale di sicurezza della presente direttiva.2. Le norme di cui al paragrafo 1 sono adottate da organismi europei di normazione in conformità dei principi contenuti negli orientamenti generali per la cooperazione fra la Commissione e detti organismi.3.  La Commissione, previa consultazione del comitato istituito dall'articolo 5 della direttiva 98/34/CE, può decidere di pubblicare sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee i riferimenti delle norme europee relative ai prodotti disciplinati dalla presente direttiva, adottati dagli organismi europei di normazione prima dell'entrata in vigore della medesima.4. Se uno Stato membro o la Commissione ritengono che una norma europea di cui all'articolo 3, paragrafo 2 non rispetti il requisito di sicurezza di cui alla presente direttiva, la Commissione o lo Stato membro sottopongono la questione al comitato istituito dalla direttiva 98/34/CE, esponendone le motivazioni. Sentito il comitato, la Commissione comunica agli Stati membri se la norma in oggetto, o parte della stessa, debba essere ritirata dalla pubblicazione di cui all'articolo 3, paragrafo 2 della presente direttiva.CAPO IIIAltri obblighi dei produttori ed obblighi dei distributoriArticolo 51. Nei limiti delle rispettive attività, i produttori devono fornire al consumatore le informazioni pertinenti che gli consentano di valutare i rischi inerenti ad un prodotto durante la durata di utilizzazione normale o ragionevolmente prevedibile del medesimo, quando tali rischi non siano immediatamente percettibili senza adeguate avvertenze, nonché di premunirsi contro detti rischi.La presenza di tali avvertenze non esenta, comunque, dal rispetto degli altri obblighi previsti dalla presente direttiva.Sempre nei limiti delle rispettive attività, i produttori devono adottare misure proporzionate, in funzione delle caratteristiche dei prodotti forniti, per essere informati dei rischi che tali prodotti potrebbero presentare e prendere iniziative opportune, compreso, se necessario per evitare tali rischi, il ritiro dei prodotti in questione dal mercato, avvertendo in modo appropriato ed efficace i consumatori dei rischi presentati dai prodotti, o, in ultima analisi, chiedendo ai consumatori la resa dei prodotti già forniti, qualora non fosse possibile prevenire con altre misure i rischi del caso.Dette misure comprendono, ad esempio, in tutti i casi in cui ciò sia opportuno, la marcatura dei prodotti o della partita di prodotti, in modo da poterli identificare, le verifiche mediante campionamento dei prodotti commercializzati, l'esame dei reclami presentati, nonché l'informazione dei distributori in merito a tale controllo.2.  I distributori sono tenuti ad agire con diligenza per contribuire all'osservanza degli obblighi di sicurezza pertinenti, in particolare sono tenuti a non fornire prodotti dei quali, in base alle informazioni in loro possesso ed in quanto professionisti, conoscano o avrebbero dovuto conoscere la non conformità a detti obblighi. Inoltre, nei limiti delle rispettive attività, essi partecipano ai controlli della sicurezza dei prodotti immessi sul mercato, in particolare trasmettendo le informazioni sui rischi inerenti al prodotto, conservando e fornendo la documentazione atta a rintracciare l'origine dei prodotti, nonché cooperando alle azioni intraprese da produttori e autorità competenti per prevenire tali rischi.3.  Produttori e distributori informano immediatamente le autorità competenti degli Stati membri qualora decidano che i prodotti da loro immessi sul mercato sono pericolosi. Essi informano in particolare le autorità in merito alle azioni intraprese per prevenire i rischi per i consumatori. Requisiti specifici di tali informazioni figurano nell'allegato II. Essi vengono adattati dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 15, paragrafo 2.4. Entro i limiti delle rispettive attività, produttori e distributori collaborano con le autorità competenti, ove richiesto alle medesime, in ordine alle azioni intraprese per evitare i rischi presentati dai prodotti che essi forniscono o hanno fornito. Le autorità competenti definiscono le procedure di tale collaborazione, ivi comprese le procedure di dialogo con i produttori  e i distributori interessati in merito ad aspetti connessi alla realizzazione della sicurezza dei consumatori.CAPO IVObblighi particolari e poteri degli Stati membriArticolo 61. Gli Stati membri provvedono affinché produttori e distributori rispettino gli obblighi loro incombenti in virtù della presente direttiva in modo da assicurare che i prodotti immessi sul mercato siano sicuri.2.  Gi Stati membri devono in particolare istituire o nominare le autorità competenti preposte al controllo della conformità dei prodotti con l'obbligo di immettere sul mercato soltanto prodotti sicuri, provvedendo affinché tali autorità dispongano dei poteri e delle responsabilità necessari per prendere gli opportuni provvedimenti che ad esse incombono in forza della presente direttiva.3.  Gli Stati membri definiscono compiti, organizzazione e poteri delle autorità competenti per le varie categorie di prodotti, gli aspetti dei rischi e le attività di sorveglianza, come pure adeguate disposizioni per lo scambio di informazioni, il coordinamento e la cooperazione con dette autorità e ne danno notifica alla Commissione, anche per quanto riguarda eventuali modificazioni successive. La Commissione trasmette tali informazioni agli Stati membri.Articolo 7Gli Stati membri determinano le sanzioni da irrogare in caso di violazione delle norme nazionali di attuazione della presente direttiva e prendono tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano le relative disposizioni alla Commissione entro la data di cui all'articolo 20, paragrafo 1 e provvedono poi a notificare immediatamente le eventuali modificazioni.Articolo 81.  Per conseguire gli obiettivi della presente direttiva, in particolare ai fini dell'articolo 6, le autorità competenti degli Stati membri devono disporre dei poteri necessari e intraprendere le azioni necessarie, in funzione della gravità del rischio e nel rispetto del trattato, in particolare degli articoli 28 e 30, per adottare opportune misure intese a quanto segue:a) organizzare, anche dopo che un prodotto è stato immesso sul mercato come prodotto sicuro, adeguate verifiche delle caratteristiche di sicurezza del medesimo su scala sufficiente fino allo stadio dell'uso o del consumo;b)  esigere tutte le informazioni necessarie dalle parti interessate;c) prelevare campioni di prodotti e sottoporli a controlli per accertarne la sicurezza;d) sottoporre la commercializzazione del prodotto a condizioni preventive in modo da renderlo sicuro, e richiedere l'affissione di adeguati avvisi sui rischi che il prodotto può presentare;e) disporre che le persone che potrebbero essere esposte al rischio derivante da un prodotto siano avvertite tempestivamente ed in forma adeguata di tale rischio, anche mediante la pubblicazione di avvisi specifici;f) vietare temporaneamente, durante il tempo necessario per i diversi controlli, verifiche o accertamenti della sicurezza, di fornire, proporre di fornire o esporre determinati prodotti qualora vi siano indizi precisi e coerenti che potrebbero essere pericolosi;g) vietare l'immissione sul mercato di prodotti pericolosi e stabilire le necessarie misure di accompagnamento per garantire l'osservanza di questo divieto;h) organizzare o ordinare il ritiro effettivo e immediato di prodotti pericolosi già immessi sul mercato, l'informazione dei consumatori circa i rischi presentati dai prodotti pericolosi, la richiesta ai consumatori di rendere i prodotti già forniti e se del caso la distruzione dei prodotti in questione in condizioni opportune, nei casi in cui gli interventi di fabbricanti e distributori agli stessi fini, in forza degli obblighi imposti dalla presente direttiva, siano insoddisfacenti o insufficienti.2.  Le autorità competenti dispongono in particolare dei poteri necessari ed intraprendono le azioni necessarie per applicare con la dovuta celerità opportune misure fra quelle di cui al paragrafo 1, lettere da d) ad h), nel caso di prodotti che presentano un rischio serio tale da richiedere un intervento rapido.3.  Le misure che le autorità competenti prendono in forza dei paragrafi 1 e 2 sono destinate, a seconda dei casi:a)  al produttore;b) nei limiti delle rispettive attività, ai distributori e, in particolare, al responsabile della prima distribuzione sul mercato nazionale;c) a qualsiasi altra persona, qualora ciò si riveli necessario, al fine di collaborare alle azioni intraprese per evitare rischi derivanti da un prodotto.Articolo 91. I metodi decisi dagli Stati membri per esercitare un'efficace sorveglianza del mercato, ivi comprese le procedure di lavoro e di scambio di informazioni nonché di coordinamento e di cooperazione fra le varie autorità interessate, mirano a garantire un elevato livello di tutela della salute e della sicurezza dei consumatori.2. Per raggiungere l'obiettivo di cui al paragrafo 1, gli Stati membri provvedono affinché siano messi in opera strumenti e procedure opportuni ed efficaci, che possono in particolare comprendere:a) l'istituzione, l'aggiornamento periodico e l'esecuzione di programmi settoriali di sorveglianza per categorie di prodotti o di rischi;b) il controllo costante e l'aggiornamento delle conoscenze scientifiche sulla sicurezza dei prodotti disponibili al pubblico, rapporti periodici sulle attività di sorveglianza, conclusioni e risultati ottenuti;c) revisioni e valutazioni periodiche del funzionamento delle attività di controllo e della loro efficacia, come pure, se del caso, revisione dei metodi dell'organizzazione della sorveglianza messa in opera.3. Gli Stati membri si assicurano che i consumatori ed altre parti interessate possano sporgere reclami presso le autorità competenti con riguardo alla sicurezza dei prodotti e alle attività di controllo e sorveglianza, e che tali reclami vengano esaminati, seguiti e ricevano adeguata risposta. Essi informano attivamente i consumatori e le altre parti interessate in ordine alle procedure istituite a tal fine.Articolo 101.  La Commissione promuove l'istituzione e l'esercizio di una "Rete europea per la sicurezza dei prodotti" (in prosieguo: "la rete") fra le autorità degli Stati membri competenti per la sorveglianza del mercato dei prodotti di consumo, e che coinvolge anche la Commissione.2.  La rete coopera con gli attuali organismi nei settori di prodotti contemplati dalla legislazione di cui all'articolo 1, paragrafo 2 ed ha in particolare l'obiettivo di agevolare quanto segue:a) lo scambio di informazioni sulla valutazione dei rischi, sui prodotti pericolosi, su metodi e risultati di prove, sugli sviluppi scientifici recenti e su altri aspetti che interessano le attività di controllo;b) l'elaborazione e l'esecuzione di progetti comuni di sorveglianza e prova;c) lo scambio di perizia e prassi corrette e collaborazione nelle attività di formazione;d) il coordinamento a livello comunitario del reperimento, ritiro e domanda di resa dei prodotti pericolosi.CAPO VScambi di informazioni e situazioni che esigono un rapido interventoArticolo 111.  Se uno Stato membro prende misure per limitare l'immissione sul mercato di prodotti o per disporne il ritiro dallo stesso, o la resa da parte dei consumatori dei prodotti già forniti, come previsto dall'articolo 8, paragrafo 1, lettere da d) ad h), esso notifica tali provvedimenti alla Commissione, sempreché tale notificazione non sia prescritta dall'articolo 12 o da normative comunitarie specifiche, precisando le ragioni che li hanno motivati. Se lo Stato membro che ha notificato ritiene che i provvedimenti riguardano un fatto di portata locale ed in ogni caso limitato al suo territorio, tale circostanza viene menzionata nella notificazione. Lo Stato membro informa inoltre la Commissione in merito alla modificazione o al ritiro di tali provvedimenti.Le linee guida di cui all'allegato II, punto 8, definiscono il contenuto e la forma delle notificazioni previste dal presente articolo. In particolare, le linee guida forniscono criteri atti a determinare  quali misure relative ad aspetti meramente locali non debbano essere notificate in quanto irrilevanti ai fini del presente articolo.2.  La Commissione trasmette la notificazione agli altri Stati membri, salvo che, previo esame, concluda che il provvedimento non è conforme al diritto comunitario. In tal caso ne informa immediatamente lo Stato membro che ha preso l'iniziativa.Articolo 121.  Se uno Stato membro adotta o decide di adottare, raccomandare o convenire con fabbricanti, importatori e distributori, su base sia obbligatoria che volontaria, misure o azioni per impedire, limitare o sottoporre a particolari condizioni l'eventuale commercializzazioni o uso, sul proprio territorio, di prodotti, a causa di un rischio grave per la salute e la sicurezza dei consumatori, che richiede un intervento rapido, ne informa immediatamente la Commissione attraverso il sistema comunitario di informazione rapida ("RAPEX"). Gli Stati membri informano senza indugio la Commissione anche delle modificazioni o del ritiro di tali misure od azioni.Se lo Stato membro notificante ritiene che gli effetti del rischio non vanno o non possono andare al di là del suo territorio, la notificazione indica tale circostanza, tenendo conto dei criteri pertinenti stabiliti nelle linee guida di cui all'allegato II, punto 8.Salvo il disposto del primo comma, gli Stati membri possono comunicare alla Commissione le informazioni di cui dispongono in merito all'esistenza di un rischio grave che richiede un intervento rapido prima di aver deciso l'adozione delle relative misure od azioni.2.  Alla ricezione di tali informazioni, la Commissione ne verifica la conformità con i requisiti di funzionamento del RAPEX e le trasmette agli altri Stati membri che, a loro volta, comunicano immediatamente alla Commissione i provvedimenti presi.3.  Le procedure dettagliate concernenti il RAPEX figurano nell'allegato II. Esse vengono adattate dalla Commissione, secondo la procedura di cui all'articolo 15, paragrafo 2.4.  L'accesso al RAPEX può essere reso disponibile ai paesi candidati,  ai paesi terzi o alle organizzazioni internazionali nell'ambito di accordi fra la Comunità e detti paesi od organizzazioni internazionali, secondo le modalità ivi definite. Tali accordi si basano sul principio di reciprocità e contengono disposizioni sulla riservatezza analoghe a quelle vigenti nella Comunità.Articolo 131.  Se la Commissione viene a conoscenza che da taluni prodotti deriva un serio rischio per la salute e la sicurezza dei consumatori in vari Stati membri, e che ciò esige un intervento rapido, sentiti gli Stati membri, essa può decidere, secondo la procedura di cui all'articolo 14, paragrafo 1 che gli Stati membri prendano misure fra quelle previste dall'articolo 8, paragrafo 1, lettere da d) ad h) e ciò purché sussistano le seguenti condizioni:a) negli Stati membri esistono differenze di approccio per affrontare il rischio in questione;b)  vista la natura del problema di sicurezza posto dal prodotto e compatibilmente con il grado di urgenza, il rischio non può essere trattato nell'ambito delle altre procedure previste dalle normative comunitarie settoriali relative ai prodotti interessati; ec)  il rischio può essere eliminato efficacemente soltanto con l'adozione di provvedimenti adeguati applicati a livello comunitario al fine di garantire un livello coerente ed elevato di protezione della salute e della sicurezza dei consumatori e il buon funzionamento del mercato interno,2.  Le decisioni di cui al paragrafo 1 si applicano per un periodo non superiore ad un anno e possono essere confermate, secondo la stessa procedura, per ulteriori periodi di un anno.Tuttavia, le decisioni che riguardano specifici prodotti individualmente identificati, o partite di prodotti, si applicano a tempo indeterminato.3. Sono vietate le esportazioni dalla Comunità di prodotti nei confronti dei quali è stato chiesto agli Stati membri di adottare misure fra quelle previste dall'articolo 8, paragrafo 1, lettere da (f) a (h).4. Gli Stati membri prendono tutte le misure necessarie per dare esecuzione alle decisioni di cui al paragrafo 1, entro un termine inferiore ai dieci giorni, salvo altrimenti disposto nelle decisioni stesse.5. Le autorità competenti, incaricate dell'applicazione delle misure di cui al paragrafo 1, forniscono alle parti interessate, entro il termine di un mese, la possibilità di esprimere il loro punto di vista e ne informano la Commissione in conseguenza.CAPO VIProcedure dei comitatiArticolo 141.  La Commissione è assistita da un comitato di regolamentazione per la sicurezza dei prodotti di consumo, composto di rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un rappresentante della Commissione.2.  Quando venga fatto riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 3 e dell'articolo 8 della stessa. Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è di quindici giorni.Articolo 151.  La Commissione è assistita da un comitato consultivo per la sicurezza dei prodotti di consumo, composto di rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un rappresentante della Commissione.2. Quando venga fatto riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura consultiva di cui all'articolo 3 della decisione 1999/468/CE, salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 3 e dell'articolo 8 della stessa.3.  Il comitato consultivo per la sicurezza dei prodotti di consumo assiste inoltre la Commissione nell'esame di ogni questione relativa all'applicazione della presente direttiva, con particolare riguardo alle attività di effettiva esecuzione e di sorveglianza del mercato.CAPO VIIDisposizioni varie e finaliArticolo 161. Le informazioni di cui dispongono le autorità degli Stati membri o la Commissione, relative ai rischi per la salute dei consumatori presentati da prodotti, sono in generale accessibili al pubblico. In particolare, il pubblico ha accesso alle informazioni sull'identificazione dei prodotti, sulla natura dei rischi e sulle misure adottate.Tuttavia, gli Stati membri e la Commissione intraprendono i passi necessari affinché i loro funzionari ed agenti siano tenuti a non divulgare le informazioni raccolte in forza della presente direttiva, le quali, per loro natura, siano coperte dal segreto professionale in casi debitamente giustificati, salvo le informazioni relative alle caratteristiche di sicurezza di un determinato prodotto la divulgazione delle quali è indispensabile, se le circostanze lo richiedono, per tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori.2. La tutela del segreto professionale non deve impedire la trasmissione alle autorità competenti delle informazioni pertinenti al fine di poter garantire l'efficacia della sorveglianza del mercato e delle attività di effettiva esecuzione. Le autorità destinatarie delle informazioni coperte dal segreto professionale garantiscono la tutela di quest'ultimo.Articolo 17La presente direttiva si applica salvo il disposto della direttiva 85/374/CEE.Articolo 181.  I provvedimenti adottati a norma della presente direttiva i quali limitino l'immissione sul mercato di un determinato prodotto o ne dispongano il ritiro dal mercato o la domanda di resa rivolta ai consumatori devono essere adeguatamente motivati. Essi sono notificati nei più brevi termini alla parte interessata, ed indicano i mezzi di ricorso previsti dalle disposizioni vigenti nello Stato membro in questione ed i termini entro i cui i ricorsi devono essere presentati.Le parti interessate devono avere la possibilità, ogniqualvolta ciò sia possibile, di presentare il proprio punto di vista prima dell'adozione del provvedimento. Se una consultazione non ha avuto luogo a causa dell'urgenza del provvedimento da prendere, essa deve aver luogo a tempo debito successivamente all'esecuzione del provvedimento stesso.Le misure che dispongono il ritiro di un prodotto dal mercato oppure la sua resa da parte dei consumatori debbono tenere conto della preoccupazione di indurre i distributori, gli utenti ed i consumatori a contribuire all'attuazione di dette misure.2.  Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi misura che sia stata presa dalle autorità competenti e che limiti l'immissione sul mercato di un determinato prodotto o ne disponga il ritiro dal mercato o la resa da parte dei consumatori possa essere impugnata dinanzi alle giurisdizioni competenti.3.  Le decisioni adottate in forza della presente direttiva, le quali limitino l'immissione sul mercato di un prodotto o ne impongano il ritiro dal mercato, o la resa da parte dei consumatori, non incidono sulla valutazione, sotto il profilo delle disposizioni del diritto penale nazionale applicabile nella fattispecie, della responsabilità della parte cui sono destinate.Articolo 191. Ogni tre anni a decorrere dalla data di cui all'articolo 20, paragrafo 1, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione della presente direttiva.2. La relazione contiene in particolare informazioni sulla sicurezza dei prodotti di consumo, sul funzionamento della sorveglianza del mercato, sui lavori di normazione, sul funzionamento del RAPEX e sulle misure comunitarie adottate in base all'articolo 13. A tal fine, la Commissione procede a valutazioni dei relativi aspetti, in particolare di metodi, sistemi e pratiche posti in atto negli Stati membri, alla luce degli obblighi previsti dalla direttiva e da altre normative comunitarie sulla sicurezza dei prodotti. Gli Stati membri forniscono alla Commissione tutta l'assistenza e le informazioni necessarie per svolgere le valutazioni e preparare le relazioni.Articolo 201.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva, con decorrenza di effetti dal 1° gennaio 2003. Essi ne informano immediatamente la Commissione.2.  Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono stabilite dagli Stati membri.3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto nazionale da essi adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.Articolo 21La direttiva 92/59/CEE è abrogata a decorrere dal 1° gennaio 2003, fatto salvo l'obbligo degli Stati membri relativo ai termini di attuazione e di applicazione della direttiva abrogata di cui all'allegato III.I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e sono letti secondo la tavola di concordanza di cui all'allegato IV.Articolo 22Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Bruxelles,Per il Parlamento europeo     Per il ConsiglioLa Presidente       Il PresidenteALLEGATO IREQUISITI RELATIVI LE INFORMAZIONI SUI PRODOTTI PERICOLOSI CHE DEVONO ESSERE FORNITE ALLE AUTORITÀ COMPETENTI DA PRODUTTORI E DISTRIBUTORI1. Le informazioni devono essere fornite nei casi in cui fabbricanti o distributori decidono, sulla base di dati, risultati di prove o altre informazioni loro disponibili, che un prodotto da loro fornito non è sicuro ai sensi dell'articolo 2(b) o, se del caso, alla luce degli specifici requisiti di sicurezza stabiliti dalla normativa comunitaria applicabile al prodotto in questione.2. Questo requisito si applica nel caso di linee o partite di prodotti e non ai prodotti individuali pericolosi.3. Le informazioni da fornire comprendono almeno:- particolari che consentano una precisa individuazione del prodotto o della partita di prodotti in questione;- una descrizione completa del rischio presentato dai prodotti interessati;- tutte le informazioni disponibili che permettano di rintracciare il prodotto;- una descrizione dei provvedimenti adottati per prevenire i rischi per i consumatori.4. Le informazioni vengono fornite alle autorità designate a tal fine negli Stati membri in cui i prodotti in questione sono o sono stati immessi in commercio o altrimenti forniti ai consumatori.ALLEGATO IIPROCEDURE PER L'APPLICAZIONE DEL SISTEMA COMUNITARIO DI SCAMBIO RAPIDO DI INFORMAZIONI (RAPEX) PREVISTO DALL'ARTICOLO 13 E LINEE GUIDA PER LE NOTIFICHE DI CUI AGLI ARTICOLI 12 E 131. Il sistema riguarda i prodotti definiti all'articolo 2 (a) della presente direttiva e che presentano un rischio grave per la salute e la sicurezza dei consumatori che richiede un intervento rapido.I prodotti farmaceutici previsti nelle direttive 75/319/CEE e 81/851/CEE sono esclusi dall'applicazione del sistema RAPEX.2. Il sistema è inteso essenzialmente a permettere un rapido scambio di informazioni in presenza di un rischio grave ed immediato per la salute e la sicurezza dei consumatori che richiede un intervento rapido. Al riguardo, le autorità nazionali valutano ogni caso individuale tenendo conto delle linee guida di cui al punto 8 che definiscono criteri specifici per l'individuazione di rischi gravi che richiedono un intervento rapido.3. Gli Stati membri che notificano in virtù dell'articolo 12 della presente direttiva forniscono tutti i dettagli disponibili; in particolare, la notifica contiene le informazioni stabilite dalle linee guida di cui all'articolo 8 ed almeno:a. le informazioni che permettono di identificare il prodotto;b. Una descrizione del pericolo, ivi compresa una sintesi dei risultati di eventuali test/analisi e delle loro conclusioni che abbiano rilevanza per la valutazione del livello di rischio;c.  la natura e la durata delle misure o azioni prese o decise, se del caso;d. informazioni sui canali di commercializzazione e distribuzione del prodotto;Tali informazioni devono essere trasmesse valendosi dello speciale formulario di notifica e degli strumenti stabiliti dalle linee guida di cui al punto 8.Quando la misura notificata in virtù degli articoli 11 o 12 tenta di limitare la commercializzazione o l'uso di una sostanza chimica o di un preparato chimico, gli Stati membri forniscono quanto prima possibile una sintesi o i riferimenti dei relativi dati della sostanza o del preparato in questione e dei sostituti conosciuti, qualora tale informazione sia disponibile. Essi comunicano inoltre gli effetti previsti del provvedimento sulla salute e la sicurezza dei consumatori, nonché la valutazione del rischio effettuata in conformità dei principi generali di valutazione dei rischi delle sostanze chimiche di cui all'articolo 10, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 793/93 nel caso di sostanze esistenti o all'articolo 3, paragrafo 2 della direttiva 67/548 nel caso di nuove sostanze. Le linee guida di cui al paragrafo 8 definiscono i particolari e le procedure relativi alle informazioni richieste a tal riguardo.4. Quando uno Stato membro ha informato la Commissione, in virtù dell'articolo 12, paragrafo 1, terzo comma, in merito ad un rischio, prima di decidere in merito a eventuali provvedimenti informa la Commissione, entro un termine di 45 giorni, se intende confermare o modificare tale informazione.5. La Commissione verifica, nel più breve tempo possibile, la conformità con le disposizioni della presente direttiva delle informazioni ricevute in base al sistema di informazione rapida, e se lo ritiene necessario ed al fine di valutare la sicurezza del prodotto può svolgere un'indagine di propria iniziativa. Qualora abbia luogo tale indagine, gli Stati membri devono fornire alla Commissione nella misura del possibile, le informazioni richieste.6. Ricevuta una notifica, gli Stati membri informano la Commissione, entro e non oltre il termine stabilito dalle linee guida di cui al punto 8, in merito a quanto segue:a. se il prodotto sia stato immesso sul mercato nel loro territorio e se essi abbiano adottato o intendano adottare le stesse o diverse misure o azioni adattate alle rispettive circostanze e se ritengano che non sia necessario adottare misure o azioni nei confronti del prodotto interessato per via delle rispettive circostanze, fornendone motivazione;b se essi hanno ottenuto informazioni supplementari sul pericolo implicato, compresi i risultati di prove/analisi effettuate per valutare il livello di rischio,c. se non concordano con le misure o azioni in questione e perché;d. se non ritengono necessario dare un seguito, spiegandone il perché;e. se è inutile adottare misure o intervenire nei confronti dei prodotti interessati nelle rispettive circostanze e perché;Le linee guida di cui al punto 8 precisano come trattare le notifiche sui rischi che lo Stato membro di notifica ritiene dover essere circoscritte al proprio territorio.7. Gli Stati membri informano immediatamente la Commissione di eventuali modifiche o del ritiro delle misure o azioni in questione.8. Le linee guida che riguardano il funzionamento del sistema di scambio rapido di informazioni da parte della Commissione degli Stati membri vengono preparate e regolarmente aggiornate dalla commissione assistita dal comitato istituito dall'articolo 15, paragrafo 1 della presente direttiva.9. La Commissione può informare  i punti di contatto nazionali riguardo ai prodotti che presentano rischi che richiedono un intervento rapido, importati nella Comunità europea o esportati dalla stessa o dallo Spazio economico europeo.10. La responsabilità dell'accuratezza delle informazioni fornite incombe allo Stato membro di notifica.11. La Commissione assicura l'opportuno funzionamento del sistema.ALLEGATO IIIDIRETTIVA ABROGATA E TERMINI DI RECEPIMENTO NELLA LEGISLAZIONE NAZIONALE E DI APPLICAZIONEDirettiva abrogata (di cui all'articolo 21): direttiva del Consiglio 92/59/CEE; termine di attuazione e di applicazione (di cui all'articolo 21): 29 giugno 1994.ALLEGATO IVTAVOLA DI CONCORDANZALa presente direttiva//  La direttiva 92/59/CEE1  //  12  //  23  //  44  //  --5  //  36  //  57  //  5, secondo comma8  //  69  //  --10  //  --11  //  712  //  813  //  914, 15  //  1016  //  1217  //  1318  //  1419  //  1520  //  1721  //  1822  //  19//  --Allegato I  //  --Allegato II  //  AllegatoAllegato III  //  --Allegato IV  //  --&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;7. INCIDENZA FINANZIARIA7.1 Metodo di calcolo del costo totale dell'azione (rapporto fra costi unitari e costi totali)- Il costo totale dell'azione è stato stimato tenendo conto:- dei costi che l'attuazione della presente direttiva comporta per la Commissione,- dei costi (personale e consulenti) che verranno creati dalle nuove attività che figurano nel testo modificato della direttiva.Il costo del personale è stato calcolato sulla base del costo medio annuo di un posto nel 1999 (95,524 EUR). Il costo dell'assistenza è stimato sulla base della media di precedenti analoghi servizi.7.2 Ripartizione per elementi del costo dell'azioneStanziamenti d'impegno in milioni di EUR (prezzi correnti)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;8. Disposizioni antifrode previste- Specifiche misure di controllo previste9. Elementi d'analisi costo/efficacia9.1 Obiettivi specifici e quantificabili; beneficiari- Obiettivi specifici:Provvedere affinché soltanto prodotti sicuri vengano immessi sul mercato interno e garantire un elevato livello di sicurezza e tutela dei consumatori.Beneficiari saranno tutti i consumatori dell'Unione europea che si avvantaggeranno della fabbricazione e distribuzione di prodotti migliorati sul mercato interno. Una maggiore sorveglianza del mercato tornerà a beneficio dei fabbricanti tramite prevenzione della concorrenza sleale di imprese che non rispettano i propri obblighi di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori.9.2 Giustificazione dell'azioneGli Stati membri hanno chiesto alla Commissione di assumere un ruolo più attivo nell'ambito del sistema di allarme rapido previsto dalla direttiva. Gli Stati membri approvano inoltre il requisito di una relazione triennale sull'attuazione della direttiva a livello nazionale, come pure la proposta utilizzazione del comitato emergenze (comitato per la sicurezza dei prodotti, nel testo riveduto) per assistere la Commissione in sede di applicazione della direttivaLa direttiva si varrà delle attuali procedure, rendendole più efficienti, con il risultato di un miglior rapporto costi/ricavi rispetto all'avvio di una procedura del tutto nuova. Una maggiore efficienza della Commissione in sede di funzionamento del sistema di allarme rapido migliorerà il follow-up delle notifiche di allarme e la qualità delle informazioni trasmesse con il sistema.Il nuovo "status" che la proposta conferirà alle norme europee contribuirà a fornire chiari punti di riferimento alle imprese per la definizione di un prodotto sicuro. Criteri di valutazione comuni e norme di sicurezza dei prodotti permetteranno alle imprese di competere su un piano di parità e uguaglianza di opportunità.La direttiva riveduta si avvale delle procedure stabilite ai livelli comunitario e nazionale. La cooperazione fra le amministrazioni nazionali nel settore della sorveglianza del mercato è stata svolta in seno ad altre iniziative comunitarie quale il programma comune di visite reciproche.Il miglioramento del sistema Rapex renderà più rapido lo scambio di informazioni, consentendo l'adozione di azioni preventive precoci. La maggiore portata della promozione dell'uso di norme europee darà ai fabbricanti una maggiore certezza che i loro prodotti sono conformi ai relativi requisiti di sicurezza.Le responsabilità della nuova Autorità per la sicurezza alimentare influiranno sulla portata del sistema di allarme rapido. Quando ciò avverrà, diminuirà di conseguenza il numero di notifiche trasmesso tramite il sistema.9.3 Controllo e valutazione dell'azione- Indicatori di efficacia presceltiI miglioramenti delle prestazioni del sistema Rapex dovrebbero risultare evidenti dai tempi di reazione necessari per adottare misure nel contesto di notifiche relative a prodotti difettosi.La relazione prevista dall'articolo 17 conterrà informazioni sulla sicurezza dei prodotti di consumo, sul funzionamento della sorveglianza del mercato, sulle azioni di normazione, sul funzionamento del sistema di scambio rapido di informazioni e sui provvedimenti comunitari adottati in virtù dell'articolo 12. A tal fine, la Commissione procederà a valutazione dei relativi aspetti, e in particolare di approcci, sistemi e pratiche applicati negli Stati membri, alla luce dei requisiti della presente direttiva e di ulteriore legislazione comunitaria relativa alla sicurezza dei prodotti.I risultati della relazione prodotta a scadenze triennali verranno valutati dalla Commissione e dagli Stati membri e presentati al Parlamento europeo e al Consiglio. Eventuali modifiche richieste possono essere esaminate su tale base.10. Spese amministrative (Sezione III, Parte A del bilancio)Un'effettiva mobilitazione delle necessarie risorse amministrative dipenderà dalla decisione annuale della Commissione in materia di attribuzione delle risorse, tenendo conto del numero di effettivi e degli importi supplementari autorizzati dall'autorità di bilancio.10.1 Effetti sul numero di posti&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;10.2 Impatto finanziario globale delle risorse umane supplementariEUR&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;10.3 Aumento di altre spese amministrative in seguito all'azioneEUR&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Eventuali fondi supplementari dovranno essere reperiti nell'ambito della dotazione finanziaria globale attribuita ogni anno alla DG SANCO.SCHEDA DI VALUTAZIONE DI IMPATTO DELLA PROPOSTA SULLE IMPRESE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI)Titolo della propostaDIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sulla SICUREZZA GENERALE DEI PRODOTTI (che sostituisce la direttiva del Consiglio 92/59/CEE del 29 giugno 1992 sulla sicurezza generale dei prodotti).Numero del documento di RIFERIMENTOxxxxxxxxxxLa proposta1. Tenendo conto del principio di sussidiarietà, perché in questo settore è necessaria una normativa comunitaria e quali sono i suoi principali obiettivi-La direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti è stata adottata nel 1992 quale parte del programma inteso a istituire il mercato interno entro il 31 dicembre 1992. Gli obiettivi e le motivazioni della direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti, che restano immutati, rientrano nelle fondamentali competenze della Comunità europea.Tutte le modifiche proposte dal testo riveduto intendono rafforzare l'efficacia della direttiva e predisporre un'attuazione più coerente delle sue disposizioni.La mancanza di un'efficiente sorveglianza del mercato in uno Stato membro può avere conseguenze negative a livello europeo per il funzionamento del mercato interno, la competitività delle imprese e la tutela dei consumatori. L'esperienza ha mostrato talune debolezze e lacune della legislazione in materia di sicurezza dei prodotti e della sua effettiva applicazione. Questa situazione richiede migliori disposizioni comunitarie volte a  garantire la tutela dei consumatori e un adeguato funzionamento del mercato interno.Le modifiche previste sono compatibili con l'esigenza di rispettare la prerogativa degli Stati membri di decidere in merito ai rispettivi assetti istituzionali e amministrativi interni ed ai regimi delle imprese.L'impatto sulle imprese2. Chi è interessato dalla proposta-La presente proposta non modifica sostanzialmente le implicazioni per le imprese rispetto all'attuale direttiva. Ne sono interessati tutti i settori e tutte le dimensioni delle imprese per quanto riguarda la produzione, la distribuzione e il commercio di prodotti di consumo. La direttiva proposta riguarda inoltre le imprese che utilizzano o forniscono prodotti che rientrano nella fornitura di servizi ai consumatori.La proposta ha un impatto analogo in tutta la Comunità. Essa non si rivolge ad una particolare regione.3. Quali sono gli obblighi diretti per le imprese-Nuovi ulteriori principali obblighi delle impreseObblighi dei fabbricanti:avvertire efficacemente i consumatori in merito ai rischi presentati dai prodotti loro già forniti e, se necessario in ultima analisi, richiamare tali prodotti per evitare i rischi.Obblighi dei distributori:contribuire a rintracciare i prodotti che essi forniscono e cooperare ad eventuali azioni di prevenzione dei rischi.Obblighi di fabbricanti e distributori:informare le autorità competenti qualora decidano che un prodotto da loro fornito è pericoloso. Specifici requisiti di informazione figurano all'allegato I;collaborare, conformemente alle richieste delle autorità competenti, agli interventi volti a prevenire gli eventuali rischi presentati dai prodotti da loro forniti;evitare di esportare nei paesi terzi prodotti pericolosi soggetti a una decisione comunitaria che vieta la loro immissione sul mercato della Comunità o che siano stati ritirati dal mercato o ritirati ai consumatori.Occorre tuttavia osservare che l'aumento dei costi associato ai nuovi obblighi per le PMI si verificherà soltanto quando un prodotto risulterà non conforme ai requisiti di sicurezza della direttiva.4. Quali sono gli effetti economici che la proposta potrà avere-La proposta agevolerà la creazione di un contesto efficace e coerente per assicurare la tutela della salute e della sicurezza dei consumatori, come pura una parità di trattamento di fabbricanti, importatori e distributori.Alcune disposizioni della proposta miglioreranno la competitività delle imprese. Attualmente, le imprese che non rispettano l'obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori dispongono di un vantaggio sleale nei confronti di coloro che invece lo rispettano. Una più efficace sorveglianza del mercato ridurrà la concorrenza sleale fra le imprese in seno al mercato interno, come pure nell'ambito della globalizzazione del commercio mondiale. Le imprese possono inoltre ricavarne un beneficio di mercato per via della maggiore sicurezza che i loro prodotti offrono.Il nuovo "status" che la proposta conferirà alle norme europee contribuirà a fornire chiari punti di riferimento alle imprese per una definizione di prodotto sicuro. Ciò aiuterà a sua volta le imprese, e in particolare le PMI, a inserirsi nel mercato interno in quanto le norme di fabbricazione e tecniche che occorre raggiungere contempleranno un'ampia gamma di prodotti. Criteri di valutazione comuni e norme di sicurezza dei prodotti permetteranno alle imprese di competere su un piano di parità e uguaglianza di opportunità.5. La proposta contiene provvedimenti che tengano conto della situazione specifica delle piccole e medie imprese (requisiti ridotti o differenti ecc.)-Il campo d'applicazione della proposta è del tutto orizzontale e le sue disposizioni sono di carattere generico. Non contiene pertanto provvedimenti specificamente destinati o adattati alle piccole e medie imprese.Consultazione6. Organizzazioni consultate in merito alla proposta e che hanno illustrato le loro principali posizioni.Cfr. il capitolo 5.