CELEX: 62009CJ0462
Language: it
Date: 2011-06-16
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 16 giugno 2011.#Stichting de Thuiskopie contro Opus Supplies Deutschland GmbH e altri.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Hoge Raad der Nederlanden - Paesi Bassi.#Ravvicinamento delle legislazioni - Diritto d’autore e diritti connessi - Direttiva 2001/29/CE - Diritto di riproduzione - Eccezioni e limitazioni - Eccezione della copia per uso privato - Art. 5, nn. 2, lett. b), e 5 - Equo compenso - Debitore del prelievo destinato al finanziamento di tale compenso - Vendita a distanza tra due persone residenti in Stati membri differenti.#Causa C-462/09.

Causa C‑462/09
      Stichting de Thuiskopie
      contro
      Opus Supplies Deutschland GmbH e altri 
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden)
      «Ravvicinamento delle legislazioni — Diritto d’autore e diritti connessi — Direttiva 2001/29/CE — Diritto di riproduzione — Eccezioni e limitazioni — Eccezione della copia per uso privato — Art. 5, nn. 2, lett. b), e 5 — Equo compenso — Debitore del prelievo destinato al finanziamento di tale compenso — Vendita a distanza tra due persone residenti in Stati membri differenti»
      Massime della sentenza
      1.        Ravvicinamento delle legislazioni — Diritto d’autore e diritti connessi — Direttiva 2001/29 — Armonizzazione di taluni aspetti
            del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione — Diritto di riproduzione — Eccezione per copia
            privata — Equo compenso — Debitore
      [Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/29, art. 5, n. 2, lett. b), e n. 5]
      2.        Ravvicinamento delle legislazioni — Diritto d’autore e diritti connessi — Direttiva 2001/29 — Armonizzazione di taluni aspetti
            del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione — Diritto di riproduzione — Eccezione per copia
            privata
      [Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/29, art. 5, n. 2, lett. b), e n. 5]
      1.        La direttiva 2001/29, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione,
         in particolare il suo art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, deve essere interpretata nel senso che l’utente finale che effettua, a
         titolo privato, la riproduzione di un’opera protetta deve, in linea di principio, essere considerato il debitore dell’equo
         compenso previsto al suddetto n. 2, lett. b). Tuttavia, tenuto conto delle difficoltà pratiche per individuare gli utenti
         privati nonché per obbligarli a indennizzare i titolari dei diritti del pregiudizio loro procurato, è consentito agli Stati
         membri istituire un prelievo per copia privata a carico dei soggetti che mettono a disposizione di detto utente finale apparecchiature,
         dispositivi o supporti di riproduzione, dato che tali soggetti possono ripercuotere l’importo del citato prelievo sul prezzo
         della messa a disposizione pagato dall’utente finale.
      
      (v. punti 27, 29, dispositivo 1)
      2.        La direttiva 2001/29, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione,
         in particolare il suo art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, deve essere interpretata nel senso che spetta allo Stato membro che ha
         istituito un sistema di prelievo per copia privata a carico del fabbricante o dell’importatore di supporti di riproduzione
         di opere protette, e nel territorio del quale si produce il pregiudizio causato agli autori dall’utilizzo a fini privati di
         loro opere da parte di acquirenti che vi risiedono, garantire che tali autori ricevano effettivamente l’equo compenso destinato
         ad indennizzarli di tale pregiudizio. A tale riguardo, la sola circostanza che il venditore professionale di apparecchiature,
         dispositivi o supporti di riproduzione sia stabilito in uno Stato membro diverso da quello in cui risiedono gli acquirenti
         è priva di incidenza su tale obbligo di risultato. Spetta al giudice nazionale, in caso di impossibilità di garantire la riscossione
         dell’equo compenso presso gli acquirenti, interpretare il proprio diritto nazionale in modo da consentire la riscossione di
         detto compenso presso un debitore che agisce in qualità di venditore professionale.
      
      (v. punto 41, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      16 giugno 2011 (*)
      
      «Ravvicinamento delle legislazioni – Diritto d’autore e diritti connessi – Direttiva 2001/29/CE – Diritto di riproduzione – Eccezioni e limitazioni – Eccezione della copia per uso privato – Art. 5, nn. 2, lett. b), e 5 – Equo compenso – Debitore del prelievo destinato al finanziamento di tale compenso – Vendita a distanza tra due persone residenti in Stati membri differenti»
      Nel procedimento C‑462/09,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dallo Hoge Raad der
         Nederlanden (Paesi Bassi), con decisione 20 novembre 2009, pervenuta in cancelleria il 25 novembre 2009, nella causa
      
      Stichting de Thuiskopie
      contro
      Opus Supplies Deutschland GmbH,
      Mijndert van der Lee,
      Hananja van der Lee,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. G. Arestis, J. Malenovský
         (relatore) e T. von Danwitz, giudici,
      
      avvocato generale: sig. N. Jääskinen
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 15 dicembre 2010,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Stichting de Thuiskopie, dagli avv.ti T. Cohen Jehoram e V. Rörsch, advocaten;
      –        per l’Opus Supplies Deutschland GmbH nonché per il sig. e la sig.ra van der Lee, dagli avv.ti D. Visser e A. Quaedvlieg, advocaten;
      –        per il governo belga, dai sigg. T. Materne e J.‑C. Halleux, in qualità di agenti;
      –        per il governo spagnolo, dalla sig.ra N. Díaz Abad, in qualità di agente;
      –        per il governo lituano, dal sig. D. Kriaučiūnas e dalla sig.ra L. Liubertaitė, in qualità di agenti;
      –        per il governo austriaco, dai sigg. E. Riedl e G. Kunnert, in qualità di agenti;
      –        per il governo finlandese, dal sig. J. Heliskoski, in qualità di agente;
      –        per la Commissione europea, dal sig. A. Nijenhuis e sig.ra J. Samnadda, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 10 marzo 2011,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, della direttiva del Parlamento
         europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti
         connessi nella società dell’informazione (GU L 167, pag. 10).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che contrappone la Stichting de Thuiskopie (in prosieguo:
         la «Stichting») all’Opus Supplies Deutschland GmbH (in prosieguo: l’«Opus»), nonché al sig. ed alla sig.ra van der Lee, due
         amministratori di tale società, in merito al pagamento da parte di quest’ultima del prelievo destinato a finanziare l’equo
         compenso corrisposto ai titolari dei diritti d’autore in base all’eccezione della copia per uso privato (in prosieguo: il
         «prelievo per copia privata»).
      
       Contesto normativo
       La direttiva 2001/29
      3        I ‘considerando’ nono, decimo, trentunesimo, trentaduesimo, trentacinquesimo e trentottesimo della direttiva 2001/29 così
         recitano: 
      
      «(9)      Ogni armonizzazione del diritto d’autore e dei diritti connessi dovrebbe prendere le mosse da un alto livello di protezione,
         dal momento che tali diritti sono essenziali per la creazione intellettuale. La loro protezione contribuisce alla salvaguardia
         e allo sviluppo della creatività nell’interesse di autori, interpreti o esecutori, produttori e consumatori, nonché della
         cultura, dell’industria e del pubblico in generale. Si è pertanto riconosciuto che la proprietà intellettuale costituisce
         parte integrante del diritto di proprietà.
      
      (10)      Per continuare la loro attività creativa e artistica, gli autori e gli interpreti o esecutori debbono ricevere un adeguato
         compenso per l’utilizzo delle loro opere, come pure i produttori per poter finanziare tale creazione (...).
      
      (...)
      (31)      Deve essere garantito un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di titolari nonché tra quelli
         dei vari titolari e quelli degli utenti dei materiali protetti (...).
      
      (32)      La presente direttiva fornisce un elenco esaustivo delle eccezioni e limitazioni al diritto di riproduzione e al diritto di
         comunicazione al pubblico. Talune eccezioni o limitazioni si applicano, se del caso, solo al diritto di riproduzione. Tale
         elenco tiene debito conto delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri e mira, allo stesso tempo, a garantire il
         funzionamento del mercato interno. Gli Stati membri dovrebbero arrivare ad applicare in modo coerente tali eccezioni e limitazioni
         e ciò dovrebbe essere valutato al momento del riesame futuro della legislazione di attuazione.
      
      (…)
      (35)      In taluni casi di eccezioni o limitazioni i titolari di diritti dovrebbero ricevere un equo compenso affinché siano adeguatamente
         indennizzati per l’uso delle loro opere o dei materiali protetti. Nel determinare la forma, le modalità e l’eventuale entità
         di detto equo compenso si dovrebbe tener conto delle peculiarità di ciascun caso. Nel valutare tali peculiarità, un valido
         criterio sarebbe quello dell’eventuale pregiudizio subito dai titolari dei diritti e derivante dall’atto in questione. Se
         i titolari dei diritti hanno già ricevuto un pagamento in altra forma, per esempio nell’ambito di un diritto di licenza, ciò
         non può comportare un pagamento specifico o a parte. Il livello dell’equo compenso deve tener pienamente conto della misura
         in cui ci si avvale delle misure tecnologiche di protezione contemplate dalla presente direttiva. In talune situazioni, allorché
         il danno [causato al] titolare dei diritti sarebbe minimo, non può sussistere alcun obbligo di pagamento.
      
      (...)
      (38)      Si dovrebbe consentire agli Stati membri di prevedere un’eccezione o una limitazione al diritto di riproduzione per taluni
         tipi di riproduzione di materiale sonoro, visivo e audiovisivo ad uso privato con un equo compenso. Si potrebbe prevedere
         in questo contesto l’introduzione o il mantenimento di sistemi di remunerazione per indennizzare i titolari dei diritti del
         pregiudizio subito (...)».
      
      4        L’art. 2 della direttiva 2001/29, rubricato «Diritto di riproduzione», è del seguente tenore:
      
      «Gli Stati membri riconoscono ai soggetti sotto elencati il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta
         o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte:
      
      a)      agli autori, per quanto riguarda le loro opere;
      b)      agli artisti interpreti o esecutori, per quanto riguarda le fissazioni delle loro prestazioni artistiche;
      c)      ai produttori di fonogrammi per quanto riguarda le loro riproduzioni fonografiche;
      d)      ai produttori delle prime fissazioni di una pellicola, per quanto riguarda l’originale e le copie delle loro pellicole;
      e)      agli organismi di diffusione radiotelevisiva, per quanto riguarda le fissazioni delle loro trasmissioni, siano esse effettuate
         su filo o via etere, comprese le trasmissioni via cavo o via satellite».
      
      5        L’art. 5 della medesima, rubricato «Eccezioni e limitazioni», dispone, al n. 2, lett. b), quanto segue:
      
      «Gli Stati membri hanno la facoltà di disporre eccezioni o limitazioni al diritto di riproduzione di cui all’articolo 2 per
         quanto riguarda:
      
      (...)
      b)      le riproduzioni su qualsiasi supporto effettuate da una persona fisica per uso privato e per fini né direttamente, né indirettamente
         commerciali a condizione che i titolari dei diritti ricevano un equo compenso che tenga conto dell’applicazione o meno delle
         misure tecnologiche di cui all’articolo 6 all’opera o agli altri materiali interessati».
      
      6        L’art. 5, n. 5, della suddetta direttiva così recita:
      
      «Le eccezioni e limitazioni di cui ai paragrafi 1, 2, 3 e 4 sono applicate esclusivamente in determinati casi speciali che
         non siano in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechino ingiustificato pregiudizio
         agli interessi legittimi del titolare».
      
       La normativa nazionale
      7        L’art. 16 c, nn. 1‑3, della legge sul diritto d’autore (Auteurswet, Staatsblad 2008, n. 538) dispone quanto segue:
      
      «1.      Non si considera violazione del diritto di autore su un’opera letteraria, scientifica o artistica la riproduzione totale o
         parziale dell’opera su un supporto destinato alla rappresentazione di un’opera, sempre che la riproduzione avvenga senza fini
         commerciali diretti o indiretti e serva esclusivamente all’esercizio, allo studio o all’uso da parte della persona fisica
         che effettua la riproduzione.
      
      2.      Per la riproduzione ai sensi del paragrafo 1 è dovuto un equo compenso all’autore o ai suoi aventi causa. L’obbligo di pagamento
         di tale compenso grava sul fabbricante o sull’importatore dei supporti di cui al paragrafo 1.
      
      3.      Per il fabbricante l’obbligo di pagamento sorge nel momento in cui i supporti da lui prodotti possono essere immessi in commercio.
         Per l’importatore siffatto obbligo sorge al momento dell’importazione».
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      8        Come emerge dall’art. 16 c, n. 1, della legge sul diritto d’autore, il Regno dei Paesi Bassi ha introdotto nel proprio ordinamento
         nazionale l’eccezione della copia per uso privato. Secondo il n. 2 del medesimo articolo, il pagamento del prelievo per copia
         privata grava sul fabbricante o sull’importatore del supporto di riproduzione.
      
      9        La Stichting è l’organismo olandese incaricato della riscossione del prelievo per copia privata.
      
      10      L’Opus è una società con sede in Germania che vende, tramite Internet, supporti di riproduzione vergini, vale a dire non registrati.
         La sua attività è diretta in particolare verso i Paesi Bassi, grazie a siti Internet in lingua olandese rivolti ai consumatori
         olandesi.
      
      11      Il contratto di vendita predisposto dall’Opus prevede che quando un consumatore olandese effettua un ordine in linea, questo
         sia trattato in Germania e che le merci siano spedite dalla Germania verso i Paesi Bassi, in nome e per conto del cliente,
         tramite un corriere postale, benché, di fatto, quest’ultimo riceva l’incarico dall’Opus.
      
      12      L’Opus non paga un prelievo per copia privata per i supporti venduti ai suoi clienti nei Paesi Bassi, né in tale Stato membro
         né in Germania. Inoltre, il giudice del rinvio indica che il prezzo dei supporti di riproduzione venduti con tale modalità
         dall’Opus non comprende il prelievo per copia privata.
      
      13      Sostenendo che l’Opus era da considerarsi «importatore» ai sensi della legge sul diritto d’autore e, quindi, debitore del
         prelievo per copia privata, la Stichting ha convenuto tale società dinanzi ai giudici olandesi per ottenere il pagamento di
         tale prelievo.
      
      14      Facendo riferimento alle clausole del contratto di vendita, l’Opus ha affermato di non poter essere considerata l’importatore
         nei Paesi Bassi dei supporti di riproduzione da essa venduti. Essa sostiene che sono gli acquirenti olandesi, vale a dire
         i singoli consumatori, a dover essere qualificati come importatori.
      
      15      Tale argomento, invocato a propria difesa dall’Opus, è stato accolto dai giudici olandesi di primo grado, poi da quelli di
         appello, che hanno respinto la domanda di pagamento della Stichting. Quest’ultima ha presentato impugnazione in cassazione,
         dinanzi al giudice del rinvio.
      
      16      Quest’ultimo si chiede se la soluzione fornita alla controversia principale dai suddetti giudici sia conforme alla direttiva
         2001/29. Infatti, a suo avviso, affermare che l’acquirente, ossia il singolo consumatore, è l’importatore e, quindi, il debitore
         del prelievo per copia privata equivale ad ammettere che tale prelievo è, di fatto, irrecuperabile, dal momento che il singolo
         acquirente è in concreto difficilmente identificabile. Esso si domanda quindi se la nozione di «importatore» non vada intesa
         in senso più ampio rispetto al suo significato letterale, tenendo altresì conto della destinazione finale dei supporti informatici,
         che risulta chiara anche al venditore professionale.
      
      17      Ciò premesso, lo Hoge Raad der Nederlanden ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se nella direttiva [2001/29], e segnatamente nell’art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, siano ravvisabili elementi per risolvere la
         questione di chi debba essere considerato dalla normativa nazionale come il debitore dell’“equo compenso” di cui all’art. 5,
         n. 2, lett. b). In caso affermativo, quali siano siffatti elementi.
      
      2)      Nel caso di un contratto negoziato a distanza, in cui l’acquirente ha sede in uno Stato membro diverso da quello del venditore,
         se l’art. 5, n. 5, della direttiva [2001/29] obblighi a dare un’interpretazione del diritto nazionale tanto estesa che, almeno
         in uno dei paesi coinvolti nel contratto negoziato a distanza, l’“equo compenso” di cui all’art. 5, n. 2, lett. b), debba
         essere corrisposto da un venditore professionale».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      18      Con la prima questione, il giudice del rinvio chiede se le disposizioni della direttiva 2001/29, in particolare il suo art. 5,
         nn. 2, lett. b), e 5, debbano essere interpretate nel senso che esse contengono criteri che consentono di individuare il soggetto
         debitore dell’equo compenso dovuto a titolo dell’eccezione della copia per uso privato.
      
      19      In via preliminare, occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 2 della direttiva 2001/29, gli Stati membri riconoscono, in
         linea di principio, agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea
         o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte, delle loro opere.
      
      20      Tuttavia, ai sensi dell’art. 5, n. 2, lett. b), della medesima direttiva, gli Stati membri hanno la facoltà di disporre un’eccezione
         al diritto esclusivo di riproduzione dell’autore sulla sua opera per quanto riguarda le riproduzioni su qualsiasi supporto
         effettuate da una persona fisica per uso privato e per fini né direttamente, né indirettamente commerciali (eccezione detta
         «per copia privata»).
      
      21      L’art. 5, n. 5, della suddetta direttiva subordina tuttavia l’introduzione dell’eccezione per copia privata ad una triplice
         condizione, vale a dire, anzitutto, che tale eccezione sia applicata esclusivamente in determinati casi speciali, inoltre,
         che non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera e, infine, che non arrechi ingiustificato pregiudizio agli
         interessi legittimi del titolare del diritto d’autore.
      
      22      Così, in base a quest’ultima condizione, gli Stati membri che optino per l’introduzione nel loro ordinamento interno dell’eccezione
         della copia per uso privato sono in particolare tenuti, in applicazione dell’art. 5, n. 2, lett. b), della direttiva 2001/29,
         a prevedere la corresponsione di un «equo compenso» a favore dei titolari dei diritti d’autore (v., altresì, sentenza 21 ottobre
         2010, causa C‑467/08, Padawan, Racc. pag. I‑10055, punto 30).
      
      23      Quanto alla soluzione della questione relativa all’identificazione del soggetto che deve essere considerato debitore dell’equo
         compenso, è necessario rilevare che le disposizioni della direttiva 2001/29 non indicano espressamente chi sia obbligato al
         suo pagamento, per cui gli Stati membri dispongono di un ampio potere discrezionale per determinare chi sia tenuto a corrispondere
         tale equo compenso.
      
      24      Ciò premesso, occorre rammentare che la Corte ha già dichiarato che la configurazione e l’entità dell’equo compenso sono connesse
         al danno derivante per l’autore dalla riproduzione della sua opera protetta effettuata senza autorizzazione per fini privati.
         In tale prospettiva, l’equo compenso dev’essere considerato la contropartita del pregiudizio subito dall’autore (sentenza
         Padawan, cit., punto 40).
      
      25      Inoltre, come emerge dal trentunesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/29 nonché dal punto 43 della citata sentenza Padawan,
         occorre mantenere un «giusto equilibrio» tra i diritti e gli interessi degli autori, beneficiari dell’equo compenso, da un
         lato, e quelli degli utenti dei materiali protetti, dall’altro.
      
      26      Dal momento che il soggetto che ha causato il pregiudizio al titolare esclusivo del diritto di riproduzione è quello che realizza,
         a fini di uso privato, la riproduzione di un’opera protetta senza chiedere la previa autorizzazione al relativo titolare,
         spetta, in linea di principio, al medesimo soggetto risarcire il danno connesso con tale riproduzione, finanziando il compenso
         che sarà corrisposto al titolare (sentenza Padawan, cit., punto 45).
      
      27      La Corte ha tuttavia ammesso che, tenuto conto delle difficoltà pratiche per individuare gli utenti privati nonché per obbligarli
         a indennizzare i titolari dei diritti del pregiudizio loro procurato, è consentito agli Stati membri istituire, ai fini del
         finanziamento dell’equo compenso, un «prelievo per copia privata» a carico non dei soggetti privati interessati, bensì di
         coloro che dispongono di apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione digitale e che conseguentemente, di diritto
         o di fatto, mettono tali apparecchiature a disposizione dei soggetti privati ovvero rendono loro un servizio di riproduzione.
         Nell’ambito di un siffatto sistema, il versamento del prelievo per copia privata incombe quindi a tali soggetti (sentenza
         Padawan, cit., punto 46).
      
      28      La Corte ha inoltre precisato che, considerato che il suddetto sistema consente ai debitori di ripercuotere l’importo del
         prelievo per copia privata sul prezzo della messa a disposizione di tali apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione
         ovvero sul prezzo del servizio di riproduzione da essi reso, l’onere del prelievo incombe in definitiva sull’utente privato
         che paga tale prezzo, conformemente al «giusto equilibrio» da realizzare tra gli interessi degli autori e quelli degli utenti
         dei materiali protetti (sentenza Padawan, cit., punti 48 e 49).
      
      29      Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre risolvere la prima questione dichiarando che la direttiva 2001/29, in particolare
         il suo art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, deve essere interpretata nel senso che l’utente finale che effettua, a titolo privato,
         la riproduzione di un’opera protetta deve, in linea di principio, essere considerato il debitore dell’equo compenso previsto
         al suddetto n. 2, lett. b). Tuttavia, è consentito agli Stati membri istituire un prelievo per copia privata a carico dei
         soggetti che mettono a disposizione di detto utente finale apparecchiature, dispositivi o supporti di riproduzione, dato che
         tali soggetti possono ripercuotere l’importo del citato prelievo sul prezzo della messa a disposizione pagato dall’utente
         finale.
      
       Sulla seconda questione
      30      Con la seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se in caso di contratto negoziato a distanza tra un compratore
         ed un venditore professionale di apparecchiature, dispositivi o supporti di riproduzione, stabiliti in Stati membri diversi,
         la direttiva 2001/29 imponga un’interpretazione del diritto nazionale che consenta la riscossione dell’equo compenso presso
         un debitore che agisce in qualità di venditore professionale.
      
      31      A tale riguardo, si deve sottolineare che l’art. 5, n. 5, della direttiva 2001/29, che enuncia le condizioni cumulative per
         l’applicazione, segnatamente, dell’eccezione per copia privata, non contiene, di per sé, indicazioni specifiche che consentano
         un’interpretazione particolare in merito all’individuazione del soggetto debitore dell’equo compenso dovuto agli autori a
         titolo dell’eccezione per copia privata, nell’ambito di un contratto a distanza come quello di cui alla causa principale.
      
      32      Occorre tuttavia ricordare che dal nono ‘considerando’ della direttiva 2001/29 emerge che il legislatore dell’Unione ha inteso
         garantire un alto livello di protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi, dal momento che tali diritti sono essenziali
         per la creazione intellettuale. La loro protezione contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo della creatività nell’interesse
         di autori, interpreti o esecutori, produttori e consumatori, nonché della cultura, dell’industria e del pubblico in generale.
         Così, secondo il decimo ‘considerando’ della medesima direttiva, per continuare la loro attività creativa e artistica, gli
         autori e gli interpreti o esecutori debbono ricevere un adeguato compenso per l’utilizzo delle loro opere.
      
      33      In particolare, dall’art. 5, n. 2, lett. b), nonché dal trentacinquesimo ‘considerando’ della suddetta direttiva risulta che,
         negli Stati membri che hanno introdotto l’eccezione per copia privata, i titolari di diritti dovrebbero ricevere un equo compenso
         affinché siano adeguatamente indennizzati per l’uso delle loro opere o dei materiali protetti fatto senza il loro consenso.
         Inoltre, a norma del n. 5 del medesimo articolo, l’introduzione dell’eccezione per copia privata non deve arrecare ingiustificato
         pregiudizio agli interessi legittimi del titolare del diritto d’autore.
      
      34      Ne consegue che, a meno di non volerle privare di ogni effetto utile, tali disposizioni impongono allo Stato membro che ha
         introdotto l’eccezione per copia privata nel proprio ordinamento nazionale un obbligo di risultato, nel senso che detto Stato
         è tenuto a garantire, nell’ambito delle sue competenze, una riscossione effettiva dell’equo compenso destinato ad indennizzare
         gli autori lesi del pregiudizio subito, in particolare se questo è sorto nel territorio di tale Stato membro.
      
      35      Dato che, come dichiarato al punto 26 della presente sentenza, in linea di principio, è agli utenti finali che realizzano,
         a fini di uso privato, la riproduzione di un’opera protetta senza chiedere la previa autorizzazione al titolare dei diritti
         e che, pertanto, causano al medesimo un pregiudizio, che spetta risarcire quest’ultimo, si può presumere che il pregiudizio
         da risarcire sia sorto sul territorio dello Stato membro nel quale risiedono i suddetti utenti finali.
      
      36      Deriva dalle suesposte considerazioni che qualora uno Stato membro abbia introdotto l’eccezione per copia privata nel proprio
         ordinamento nazionale e qualora gli utenti finali che realizzano, a titolo privato, la riproduzione di un’opera protetta risiedano
         sul suo territorio, tale Stato membro è tenuto a garantire, conformemente alla sua competenza territoriale, l’effettiva riscossione
         dell’equo compenso per indennizzare gli autori del pregiudizio subito sul territorio di tale Stato membro.
      
      37      Quanto alla causa principale, non vi è dubbio che il pregiudizio subito dagli autori è sorto nel territorio dei Paesi Bassi,
         dato che è lì che risiedono gli acquirenti, in quanto utenti finali, a titolo privato, delle opere protette. È altrettanto
         indubbio che il Regno dei Paesi Bassi ha scelto di istituire un sistema di riscossione dell’equo compenso dovuto a titolo
         dell’eccezione per copia privata presso il fabbricante o l’importatore dei supporti destinati alla riproduzione delle opere
         protette.
      
      38      Secondo le indicazioni contenute nella decisione di rinvio, risulta in pratica impossibile, nell’ambito di contratti come
         quelli di cui alla causa principale, riscuotere un simile compenso presso gli utenti finali in quanto importatori di tali
         supporti nei Paesi Bassi.
      
      39      In tali condizioni, e alla luce del fatto che il sistema di riscossione scelto dallo Stato membro interessato non può sottrarre
         quest’ultimo all’obbligo di risultato che gli impone di garantire agli autori lesi l’effettiva corresponsione di un equo compenso
         a titolo di indennizzo del pregiudizio sorto sul suo territorio, spetta alle autorità di tale Stato membro, in particolare
         a quelle giurisdizionali, ricercare un’interpretazione del diritto nazionale conforme al citato obbligo di risultato, la quale
         garantisca la riscossione di tale compenso presso il venditore che ha contribuito alle importazioni dei suddetti supporti
         mettendoli a disposizione degli utenti finali.
      
      40      A tale riguardo, in circostanze come quelle ricordate, in particolare, al punto 12 della presente sentenza, resta privo di
         incidenza su tale obbligo gravante sul suddetto Stato membro il fatto che, nel caso di contratti negoziati a distanza come
         quelli di cui alla causa principale, il venditore professionale che mette a disposizione degli acquirenti residenti sul territorio
         di detto Stato membro, in quanto utenti finali, apparecchiature, dispositivi o supporti di riproduzione, sia stabilito in
         un altro Stato membro.
      
      41      Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre risolvere la seconda questione dichiarando che la direttiva 2001/29, in
         particolare il suo art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, deve essere interpretata nel senso che spetta allo Stato membro che ha istituito
         un sistema di prelievo per copia privata a carico del fabbricante o dell’importatore di supporti di riproduzione di opere
         protette, e nel territorio del quale si produce il pregiudizio causato agli autori dall’utilizzo a fini privati di loro opere
         da parte di acquirenti che vi risiedono, garantire che tali autori ricevano effettivamente l’equo compenso destinato ad indennizzarli
         di tale pregiudizio. A tale riguardo, la sola circostanza che il venditore professionale di apparecchiature, dispositivi o
         supporti di riproduzione sia stabilito in uno Stato membro diverso da quello in cui risiedono gli acquirenti è priva di incidenza
         su tale obbligo di risultato. Spetta al giudice nazionale, in caso di impossibilità di garantire la riscossione dell’equo
         compenso presso gli acquirenti, interpretare il proprio diritto nazionale in modo da consentire la riscossione di detto compenso
         presso un debitore che agisce in qualità di venditore professionale.
      
       Sulle spese
      42      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del
            diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, in particolare il suo art. 5, nn. 2, lett. b), e
            5, deve essere interpretata nel senso che l’utente finale che effettua, a titolo privato, la riproduzione di un’opera protetta
            deve, in linea di principio, essere considerato il debitore dell’equo compenso previsto al suddetto n. 2, lett. b). Tuttavia,
            è consentito agli Stati membri istituire un prelievo per copia privata a carico dei soggetti che mettono a disposizione di
            detto utente finale apparecchiature, dispositivi o supporti di riproduzione, dato che tali soggetti possono ripercuotere l’importo
            del citato prelievo sul prezzo della messa a disposizione pagato dall’utente finale.
      2)      La direttiva 2001/29, in particolare il suo art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, deve essere interpretata nel senso che spetta allo
            Stato membro che ha istituito un sistema di prelievo per copia privata a carico del fabbricante o dell’importatore di supporti
            di riproduzione di opere protette, e nel territorio del quale si produce il pregiudizio causato agli autori dall’utilizzo
            a fini privati di loro opere da parte di acquirenti che vi risiedono, garantire che tali autori ricevano effettivamente l’equo
            compenso destinato ad indennizzarli di tale pregiudizio. A tale riguardo, la sola circostanza che il venditore professionale
            di apparecchiature, dispositivi o supporti di riproduzione sia stabilito in uno Stato membro diverso da quello in cui risiedono
            gli acquirenti è priva di incidenza su tale obbligo di risultato. Spetta al giudice nazionale, in caso di impossibilità di
            garantire la riscossione dell’equo compenso presso gli acquirenti, interpretare il proprio diritto nazionale in modo da consentire
            la riscossione di detto compenso presso un debitore che agisce in qualità di venditore professionale.
      Firme
      * Lingua processuale: l’olandese.