CELEX: 62004CJ0368
Language: it
Date: 2006-10-05
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 5 ottobre 2006.#Transalpine Ölleitung in Österreich GmbH e altri contro Finanzlandesdirektion für Tirol e altri.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Verwaltungsgerichtshof - Austria.#Aiuti concessi dagli Stati - Art. 88, n. 3, ultima frase, CE - Rimborso parziale di imposte sull'energia - Mancata notifica dell'aiuto - Decisione della Commissione - Dichiarazione di compatibilità dell'aiuto con il mercato comune per un determinato periodo anteriore - Effetto sulle domande di rimborso delle imprese non beneficiarie della misura di aiuto - Poteri dei giudici nazionali.#Causa C-368/04.

Causa C-368/04
      Transalpine Ölleitung in Österreich GmbH e altri
      contro
      Finanzlandesdirektion für Tirol e altri
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgerichtshof (Austria)]
      «Aiuti concessi dagli Stati — Art. 88, n. 3, ultima frase, CE — Rimborso parziale di imposte sull’energia — Mancata notifica dell’aiuto — Decisione della Commissione — Dichiarazione di compatibilità dell’aiuto con il mercato comune per un determinato periodo anteriore — Effetto sulle domande di rimborso delle imprese non beneficiarie della misura di aiuto — Poteri dei giudici nazionali»
      Conclusioni dell’avvocato generale F.G. Jacobs, presentate il 29 novembre 2005 
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) 5 ottobre 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Aiuti concessi dagli Stati — Regolamento n. 659/1999 — Ambito di applicazione ratione temporis 
      (Regolamento del Consiglio n. 659/1999)
      2.     Aiuti concessi dagli Stati — Competenze rispettive della Commissione e dei giudici nazionali — Ruolo dei giudici nazionali
      (Artt. 87 CE e 88, n. 3, CE)
      3.     Aiuti concessi dagli Stati — Progetti di aiuti — Concessione di un aiuto in violazione del divieto sancito dall’art. 88, n. 3,
            CE
      (Artt. 87, n. 1, CE e 88, n. 3, CE)
      4.     Aiuti concessi dagli Stati — Rispetto delle norme comunitarie — Ruolo dei giudici nazionali
      1.     Nei limiti in cui il regolamento n. 659/1999, recante modalità di applicazione dell’articolo [88 CE], contiene norme di natura
         procedurale, esse si applicano a tutti i procedimenti amministrativi in materia di aiuti di Stato pendenti dinanzi alla Commissione
         nel momento in cui il detto regolamento è entrato in vigore, cioè il 16 aprile 1999.
      
      (v. punto 34)
      2.     L’attuazione del sistema di controllo degli aiuti di Stato incombe, da un lato, alla Commissione e, dall’altro, ai giudici
         nazionali, che hanno ruoli complementari e distinti.
      
      Mentre la valutazione della compatibilità di misure di aiuto con il mercato comune rientra nella competenza esclusiva della
         Commissione, che agisce sotto il controllo dei giudici comunitari, i giudici nazionali provvedono alla salvaguardia dei diritti
         dei singoli in caso di inadempimento dell’obbligo di previa notifica degli aiuti di Stato alla Commissione previsto dall’art. 88,
         n. 3, CE.
      
      In tale ruolo, questi ultimi devono anche prendere in piena considerazione l’interesse comunitario.
      Per quanto riguarda una misura di aiuto illegittima, perché concessa in violazione dell’obbligo di notifica, nella forma di
         un rimborso parziale di un’imposta, non sarebbe conforme all’interesse comunitario ordinare tale rimborso a vantaggio di altre
         imprese se tale decisione avesse per risultato di estendere la cerchia dei beneficiari dell’aiuto, aumentandone così gli effetti
         in luogo di eliminarli.
      
      Infatti, i giudici nazionali devono assicurare che i rimedi da essi adottati siano tali da eliminare concretamente gli effetti
         degli aiuti concessi in violazione dell’art. 88, n. 3, CE e non estendano semplicemente tali aiuti ad una più ampia cerchia
         di beneficiari.
      
      Peraltro, anche supponendo che le domande di concessione di un’illegittima misura di aiuto possano essere assimilate a domande
         di esonero parziale dal pagamento di questa imposta, i debitori di un tributo obbligatorio non possono eccepire che l’esonero
         di cui fruiscono altre persone costituisca un aiuto di Stato per sottrarsi al pagamento del detto tributo.
      
      In definitiva, l’art. 88, n. 3, ultima frase, CE dev’essere interpretato nel senso che spetta ai giudici nazionali salvaguardare
         gli interessi dei singoli dinanzi ad un’eventuale inosservanza, da parte delle autorità nazionali, del divieto di esecuzione
         degli aiuti prima dell’adozione, da parte della Commissione, di una decisione che li autorizzi. Nel fare ciò, i giudici nazionali
         devono prendere, tuttavia, in piena considerazione l’interesse comunitario e non devono adottare una misura che avrebbe per
         unico effetto di estendere la cerchia dei beneficiari dell’aiuto.
      
      (v. punti 36-38, 44, 48-51, 57-58 e dispositivo)
      3.     Una misura di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, eseguita violando gli obblighi derivanti dall’art. 88, n. 3, CE, è illegittima.
      Salvo pregiudicare l’efficacia diretta dell’art. 88, n. 3, ultima frase, CE e trascurare gli interessi dei singoli che i giudici
         nazionali sono chiamati a tutelare, una decisione della Commissione che dichiara un aiuto non notificato compatibile con il
         mercato comune non ha l’effetto di sanare, a posteriori, gli atti di esecuzione invalidi per il fatto di essere stati adottati
         in violazione del divieto sancito in tale articolo. Qualsiasi altra interpretazione condurrebbe a favorire l’inosservanza,
         da parte dello Stato membro interessato, della disposizione suddetta e svuoterebbe quest’ultima del suo effetto utile.
      
      Infatti, qualora, per un determinato regime di aiuti, compatibile o meno con il mercato comune, l’inosservanza dell’art. 88,
         n. 3, CE non comportasse rischi o svantaggi superiori rispetto alla sua osservanza, l’incentivo per gli Stati membri a procedere
         alla notifica e ad attendere la decisione sulla compatibilità sarebbe fortemente ridotto, così come sarebbe fortemente ridotta
         la portata del controllo della Commissione.
      
      È irrilevante, al riguardo, che una decisione della Commissione precisi che la sua valutazione dell’aiuto controverso si riferisce
         ad un periodo precedente alla sua adozione.
      
      Parimenti, poco importa che una domanda di rimborso sia proposta prima o dopo l’adozione della decisione che dichiara l’aiuto
         compatibile con il mercato comune, in quanto tale domanda riguarda la situazione illegittima che deriva dalla mancata notifica.
      
      (v. punti 40-43, 55, 59 e dispositivo)
      4.     I giudici nazionali devono garantire ai singoli che sono in grado di far valere la violazione dell’obbligo di notifica degli
         aiuti di Stato che ne saranno tratte tutte le conseguenze, conformemente al loro diritto interno, sia per quanto concerne
         la validità degli atti che comportano l’attuazione delle misure d’aiuto, sia per quanto attiene al recupero degli aiuti finanziari
         concessi in violazione di tale norma o di eventuali misure provvisorie.
      
      Secondo le possibilità del diritto nazionale e i mezzi di ricorso che esso prevede, un giudice nazionale può così, a seconda
         dei casi, essere indotto ad ordinare il recupero, presso i beneficiari, di un aiuto illegittimo, anche se esso è stato successivamente
         dichiarato compatibile con il mercato comune dalla Commissione. Allo stesso modo, è possibile che il giudice nazionale debba
         statuire su una domanda di risarcimento danni causati in ragione dell’illegittimità della misura di aiuto.
      
      (v. punti 47, 56)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      5 ottobre 2006 (*)
      
      «Aiuti concessi dagli Stati – Art. 88, n. 3, ultima frase, CE – Rimborso parziale di imposte sull’energia – Mancata notifica dell’aiuto – Decisione della Commissione – Dichiarazione di compatibilità dell’aiuto con il mercato comune per un determinato periodo anteriore – Effetto sulle domande di rimborso delle imprese non beneficiarie della misura di aiuto – Poteri dei giudici nazionali»
      Nel procedimento C‑368/04,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Verwaltungsgerichtshof
         (Austria) con decisione 12 agosto 2004, pervenuta in cancelleria il 24 agosto 2004, nella causa
      
      Transalpine Ölleitung in Österreich GmbH,
      Planai-Hochwurzen-Bahnen GmbH,
      Gerlitzen-Kanzelbahn-Touristik GmbH & Co. KG
      contro
      Finanzlandesdirektion für Tirol,
      Finanzlandesdirektion für Steiermark,
      Finanzlandesdirektion für Kärnten,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas (relatore), presidente di sezione, dai sigg. J. Malenovský, S. von Bahr, A. Borg Barthet e U. Lõhmus,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. F.G. Jacobs
      cancelliere: sig.ra K. Sztranc, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 14 settembre 2005,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per la Transalpine Ölleitung in Österreich GmbH e la Planai-Hochwurzen-Bahnen GmbH, dal sig. W. Arnold, Rechtsanwalt;
      –       per la Repubblica d’Austria, dal sig. H. Dossi, in qualità di agente;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. V. Kreuschitz e V. Di Bucci, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 29 novembre 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l’interpretazione dell’art. 88, n. 3, ultima frase, CE.
      2       Tale domanda è stata presentata nell’ambito di tre controversie che vedono contrapposte, nel primo caso, la Transalpine Ölleitung
         in Österreich GmbH (in prosieguo: la «TAL») alla Finanzlandesdirektion für Tirol (Direzione regionale delle Finanze per il
         Land Tirol), nel secondo caso, la Planai-Hochwurzen-Bahnen GmbH (in prosieguo: la «Planai») alla Finanzlandesdirektion für
         Steiermark (Direzione regionale delle Finanze per il Land Steiermark) e, nel terzo caso, la Gerlitzen-Kanzelbahn-Touristik
         GmbH & Co. KG (in prosieguo: la «Gerlitzen») alla Finanzlandesdirektion für Kärnten (Direzione regionale delle Finanze per
         il Land Kärnten), in merito al rimborso di imposte sull’energia.
      
       Contesto normativo
       Diritto comunitario
      3       L’art. 88, n. 3, CE così dispone:
      «Alla Commissione sono comunicati, in tempo utile perché presenti le sue osservazioni, i progetti diretti a istituire o modificare
         aiuti. Se ritiene che un progetto non sia compatibile con il mercato comune a norma dell’articolo 87, la Commissione inizia
         senza indugio la procedura prevista dal paragrafo precedente. Lo Stato membro interessato non può dare esecuzione alle misure
         progettate prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale». 
      
      4       Il regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell’articolo [88 CE] (GU L 83,
         pag. 1), codifica la prassi sviluppata dalla Commissione delle Comunità europee, in conformità alla giurisprudenza della Corte,
         in materia di esame degli aiuti di Stato. In applicazione del suo art. 30, tale regolamento è entrato in vigore il 16 aprile
         1999. 
      
      5       L’art. 14, n. 1, del regolamento n. 659/1999 prevede quanto segue:
      «Nel caso di decisioni negative relative a casi di aiuti illegali la Commissione adotta una decisione con la quale impone
         allo Stato membro interessato di adottare tutte le misure necessarie per recuperare l’aiuto dal beneficiario (…). La Commissione
         non impone il recupero dell’aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto comunitario».
      
       Diritto nazionale
      6       In occasione di una riforma fiscale e nell’ambito della legge di adeguamento strutturale del 1996 (Strukturanpassungsgesetz
         1996) 30 aprile 1996 (BGBl. I, 201/1996), la Repubblica d’Austria ha adottato, pubblicato e fatto entrare in vigore simultaneamente
         tre leggi, cioè:
      
      –       la legge relativa all’imposta sull’energia elettrica (Elektrizitätsabgabegesetz; in prosieguo: l’«EAG»);
      –       la legge relativa all’imposta sul gas naturale (Erdgasabgabegesetz; in prosieguo: l’«EGAG»);
      –      la legge relativa al rimborso delle imposte sull’energia (Energieabgabenvergütungsgesetz; in prosieguo: l’«EAVG»).
      7       L’EAG prevede l’imposizione della fornitura e del consumo di energia elettrica. In forza dell’art. 6, n. 3, di tale legge,
         il fornitore di energia elettrica trasla l’imposta sul destinatario.
      
      8       L’EGAG prevede norme analoghe per la fornitura e il consumo di gas naturale.
      9       L’EAVG prevede il parziale rimborso delle imposte sull’energia applicate al gas naturale e all’energia elettrica, conformemente
         all’EGAG e all’EAG. In forza dell’art. 1, n. 1, di tale legge, le dette imposte vanno rimborsate su domanda, qualora superino,
         in totale, lo 0,35% del valore netto della produzione del consumatore di energia. L’importo del rimborso viene versato previa
         deduzione di una franchigia pari, al massimo, a ATS 5 000 (EUR 363).
      
      10     Tuttavia, ai sensi dell’art. 2, n. 1, dell’EAVG, come modificato dalla legge fiscale di emendamento del 1996 (Abgabenänderungsgesetz
         1996) 30 dicembre 1996 (BGBl. I, 797/1996), il rimborso delle imposte sull’energia è riconosciuto solo alle imprese la cui
         attività principale consiste nella produzione di beni materiali.
      
       Antefatti della controversia di cui al procedimento principale
      11     Il Verfassungsgerichtshof (Corte costituzionale austriaca), investito di ricorsi presentati da imprese che non hanno per attività
         principale la produzione di beni materiali contro il rifiuto di rimborso delle imposte sull’energia, ha sottoposto alla Corte
         talune questioni pregiudiziali allo scopo di sapere, in particolare, se le disposizioni dell’EAVG costituiscano un aiuto di
         Stato ai sensi dell’art. 87 CE. 
      
      12     Con sentenza 8 novembre 2001, causa C‑143/99, Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke (Racc. pag. I‑8365),
         la Corte ha, in particolare, dichiarato:
      
      «Devono essere considerati aiuti di Stato ai sensi dell’art. [87 CE] i provvedimenti nazionali che prevedono un rimborso parziale
         delle imposte sull’energia applicate al gas naturale e all’energia elettrica solo a favore delle imprese che hanno, provatamente,
         come attività principale la produzione di beni materiali».
      
      13     In seguito a questa sentenza della Corte, il Verfassungsgerichtshof, con sentenza 13 dicembre 2001 (B 2251/97, Sammlung [Raccolta]
         15450), ha annullato l’ordinanza con cui l’autorità nazionale aveva rifiutato il rimborso parziale delle imposte percepite
         sull’energia elettrica. 
      
      14     Il Verfassungsgerichtshof ha considerato che, poiché l’EAVG non era stato notificato alla Commissione, l’amministrazione interessata
         non poteva fondare sull’art. 2, n. 1, di tale legge il rifiuto del rimborso delle imposte sull’energia alle imprese che non
         avevano per attività principale la produzione di beni materiali. Così facendo, l’amministrazione interessata avrebbe commesso
         un illecito equivalente ad un atto arbitrario, in quanto avrebbe violato il divieto direttamente applicabile previsto all’art. 88,
         n. 3, ultima frase, CE. Una tale applicazione illegittima della legge sarebbe equivalente ad un vuoto legislativo, e costituirebbe
         pertanto una violazione del diritto costituzionale all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. 
      
      15     Il Verfassungsgerichtshof basa la sua decisione sull’obbligo dei giudici nazionali, richiamato al punto 27 della sentenza
         Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, citata, di assicurare ai cittadini comunitari che saranno tratte
         tutte le conseguenze collegate ad una violazione dell’art. 88, n. 3, ultima frase, CE, conformemente al loro diritto interno,
         sia per quanto concerne la validità degli atti che comportano l’attuazione delle misure d’aiuto, sia per quanto attiene al
         recupero degli aiuti finanziari concessi in violazione di tale norma o di eventuali misure provvisorie.
      
      16     Con lettera 6 dicembre 2001, la Commissione ha chiesto alle autorità austriache informazioni riguardanti l’EAVG. In seguito
         ad uno scambio di corrispondenza e di consultazioni, la Commissione ha adottato, il 22 maggio 2002, la decisione C (2002) 1890 def.,
         relativa all’aiuto di Stato n. NN 165/2001 (GU C 164, pag. 4; in prosieguo: la «decisione 22 maggio 2002»). Poiché la legge
         austriaca è stata successivamente modificata, la Commissione precisa che essa esamina la misura di aiuto per il periodo che
         va dal 1º giugno 1996 al 31 dicembre 2001. Il dispositivo della decisione è formulato nel modo seguente:
      
      «Rincresce alla Commissione che l’Austria abbia concesso l’aiuto in violazione dell’art. 88, n. 3, CE. 
      Essa constata tuttavia, sulla base della valutazione che precede, che tale aiuto è compatibile con gli artt. 87, n. 3, punto
         c), CE e 4, punto c), del Trattato CECA». 
      
      17     Per conformarsi alla sentenza Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, citata, la Repubblica d’Austria
         ha modificato l’EAVG mediante la legge federale n. 158/2002, il cui art. 6 dispone che, a partire dal 1º gennaio 2002, tutte
         le imprese hanno diritto al rimborso delle imposte sul gas naturale e sull’energia elettrica quando il totale di queste imposte
         eccede lo 0,35% del valore netto della loro produzione. 
      
      18     Con la decisione 9 marzo 2004, 2005/565/CE, relativa al regime di aiuti a cui l’Austria ha dato esecuzione concernente il
         rimborso dell’imposta sull’energia applicata al gas naturale e all’elettricità negli anni 2002 e 2003 (GU 2005, L 190, pag. 13),
         la Commissione ha considerato che l’impiego della soglia dello 0,35% del valore netto della loro produzione aveva per effetto
         di favorire le imprese grandi consumatrici di energia. Secondo la Commissione, per quanto riguarda le imprese alle quali l’EAVG
         non si applicava fino al 31 dicembre 2001, il regime di aiuti era incompatibile con la disciplina comunitaria degli aiuti
         di Stato per la tutela dell’ambiente oltre che con le altre deroghe previste all’art. 87, nn. 2 e 3, CE. Con riferimento più
         in particolare ad un’altra disposizione della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell’ambiente, la
         Commissione è pervenuta alla stessa conclusione in relazione alle imprese alle quali la detta legge era già applicabile prima
         del 31 dicembre 2001.
      
      19     Considerando la possibilità che la formulazione della soluzione fornita dalla Corte alla seconda questione nella sentenza
         Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, citata, abbia potuto indurre talune imprese che ne hanno beneficiato
         a ritenere in buona fede che le misure nazionali controverse esaminate da un giudice nazionale avrebbero cessato di essere
         selettive e non avrebbero più costituito aiuto di Stato se il loro beneficio fosse stato esteso a settori diversi da quello
         della fabbricazione di beni materiali, la Commissione ha concluso che, tenuto conto delle circostanze particolari della fattispecie,
         un recupero sarebbe stato in contrasto con il principio della tutela del legittimo affidamento e che, in conformità all’art. 14
         del regolamento n. 659/1999, esso non avrebbe dovuto essere preteso.
      
      20     Interrogata dalla Corte, nel corso della fase scritta del presente procedimento, circa la mancata presa in considerazione,
         nella decisione 22 maggio 2002, della soglia dello 0,35%, la Commissione ha ricordato il punto 3, terzo comma, di tale decisione,
         che ha il seguente tenore:
      
      «La Commissione osserva che la selettività deriva già dalla limitazione del beneficio della misura di cui trattasi alle imprese
         delle quali è dimostrato che hanno come attività principale la produzione di beni materiali. Essa non esamina, pertanto, se
         altri elementi di tale misura nazionale e, in particolare, la soglia dello 0,35% la rendano ugualmente selettiva». 
      
       Controversie principali e questioni pregiudiziali
      21     La TAL, prima ricorrente nelle cause principali, è attiva soprattutto nella costruzione e nella gestione di oleodotti. Dinanzi
         al Verfassungsgerichtshof essa ha contestato tre decisioni, emesse dalla Finanzlandesdirektion für Tirol, che respingevano
         i ricorsi che essa aveva proposto contro il rifiuto di rimborso dell’imposta sull’energia per gli anni 1996, 1997 e 1998.
         Il Verfassungsgerichtshof ha annullato tali decisioni con tre sentenze del 13 dicembre 2001, che si riferivano, per la motivazione,
         alla sentenza B 2251/97 da esso emessa lo stesso giorno a seguito della sentenza Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer
         Zementwerke, citata.
      
      22     La Finanzlandesdirektion für Tirol ha adottato, il 15 novembre 2002, una nuova decisione relativa ai tre ricorsi. Invocando
         la nuova situazione in fatto e in diritto derivante dalla decisione 22 maggio 2002, che dichiarava gli aiuti compatibili con
         il Trattato CE, la Finanzlandesdirektion ha considerato di non essere più vincolata dalla decisione del Verfassungsgerichtshof
         e ha respinto i ricorsi. È contro quest’ultima decisione che la TAL ha proposto ricorso dinanzi al giudice del rinvio.
      
      23     La Planai, seconda ricorrente nelle cause principali, è un’impresa che gestisce funicolari. Dinanzi al Verfassungsgerichtshof
         essa ha contestato una decisione, emessa dalla Finanzlandesdirektion für Steiermark, che respingeva il ricorso proposto contro
         il rifiuto di rimborso dell’imposta sull’energia per periodi relativi agli anni 1996 e 1997. Il Verfassungsgerichtshof ha
         annullato tale decisione con sentenza 13 dicembre 2001, facendo riferimento, per la motivazione, alla citata sentenza B 2251/97.
      
      24     A seguito di tale annullamento, la Finanzlandesdirektion für Steiermark ha adottato, il 17 luglio 2002, una nuova decisione.
         Essa ha preso in considerazione la decisione 22 maggio 2002 che dichiarava gli aiuti compatibili con il Trattato, sottolineando
         che tale decisione aveva effetto retroattivo per il periodo considerato dalla domanda iniziale. Essa ha respinto, pertanto,
         il ricorso. 
      
      25     La Planai ha proposto ricorso dinanzi al Verfassungsgerichtshof, ma tale ricorso è stato respinto con sentenza 12 dicembre
         2002 (B 1348/02, Sammlung 16771), in quanto non vi era manifestamente una falsa applicazione della legge, che avrebbe reso
         il Verfassungsgerichtshof competente a conoscerne. Nella sua sentenza il Verfassungsgerichtshof ha, in particolare, dichiarato:
      
      «A partire dalla decisione della Commissione 22 maggio 2002, il Verfassungsgerichtshof può considerare che il divieto di esecuzione
         degli aiuti previsto all’art. 88, n. 3, CE (ex art. 93, n. 3, del Trattato CE) non osta, almeno manifestamente, all’applicazione
         dell’art. 2, n. 1, dell’EAVG. Ne consegue che l’autorità investita del ricorso aveva diritto di applicare tale disposizione
         nei limiti del possibile. 
      
      La questione intesa a stabilire se la decisione della Commissione abbia – come si asserisce nel ricorso – violato il diritto
         comunitario dovrebbe essere esaminata dal Verfassungsgerichtshof soltanto se tale violazione fosse manifesta, cioè se potesse
         essere constatata a prima vista (…) o se sollevasse una questione di diritto costituzionale. Tuttavia, ciò non avviene neppure
         a seguito della sentenza della Corte 21 novembre 1991, causa C‑354/90, Fédération nationale du commerce extérieur des produits
         alimentaires e Syndicat national des négociants et transformateurs de saumon (Racc. pag. I‑5505) (…), che ha giudicato la
         questione degli effetti prodotti dalla mancata notifica, ma non la legittimità di un’autorizzazione di aiuto concessa dalla
         Commissione in maniera espressamente retroattiva». 
      
      26     A seguito di una domanda formulata in questo senso dalla Planai, il Verfassungsgerichtshof ha deferito il ricorso al Verwaltungsgerichtshof
         (Corte suprema amministrativa).
      
      27     La Gerlitzen, terza ricorrente nelle cause principali, è anch’essa un’impresa che gestisce funicolari. Dinanzi al Verfassungsgerichtshof
         essa ha contestato una decisione, emessa dalla Finanzlandesdirektion für Kärnten il 29 ottobre 2002, che respingeva il ricorso
         da essa proposto contro il rifiuto di rimborso dell’imposta sull’energia per gli anni 1999‑2001. Tale ricorso è stato respinto,
         il 12 dicembre 2002, da una sentenza che faceva rinvio alla motivazione della sentenza dello stesso giorno B 1348/02, citata.
         A seguito di una domanda formulata in questo senso dalla Gerlitzen, il Verfassungsgerichtshof ha deferito il ricorso al Verwaltungsgerichtshof.
      
      28     Il Verwaltungsgerichtshof chiede, da un lato, quali siano le conseguenze della decisione 22 maggio 2002 sui ricorsi proposti
         dalle tre ricorrenti nelle cause principali, considerando che tale decisione riguarda espressamente un periodo anteriore alla
         sua data di adozione e, dall’altro, se occorra ancora, dopo tale decisione, tenere conto del divieto di esecuzione degli aiuti
         previsto all’art. 88, n. 3, CE. 
      
      29     Esso chiede, in particolare, se le date di presentazione delle domande di rimborso o anche le date delle decisioni dell’autorità
         amministrativa relative a tali domande abbiano importanza al riguardo. Esso sottolinea infatti che le prime due ricorrenti
         nelle cause principali hanno presentato le loro domande prima della decisione 22 maggio 2002, mentre la terza ha presentato
         la sua in un momento successivo.
      
      30     Il Verwaltungsgerichtshof considera che la sentenza 21 ottobre 2003, cause riunite C‑261/01 e C‑262/01, Van Calster e a. (Racc. pag. I‑12249,
         punti 53 e segg., nonché punto 73), potrebbe essere interpretata nel senso che una decisione positiva della Commissione non
         può avere per effetto di legittimare un regime di aiuti eseguito in violazione dell’art. 88, n. 3, CE. 
      
      31     Esso osserva tuttavia che i fatti della causa che ha dato luogo alla citata sentenza Van Calster e a. si differenziano dalla
         situazione considerata nelle cause principali. In primo luogo, in tali cause, la qualità dell’aiuto risulterebbe dalla circostanza
         che il rimborso è concesso selettivamente, in modo tale che il fatto di concedere il rimborso anche alle imprese che non ne
         hanno beneficiato in forza di tale disciplina nazionale, allo scopo di ristabilire una situazione conforme al diritto comunitario,
         costituirebbe soltanto una delle possibilità intese ad evitare l’esistenza di un aiuto illegittimo o ad assicurare il rispetto
         del divieto di esecuzione degli aiuti. Inoltre, la controversia che ha dato luogo alla sentenza Van Calster e a., citata,
         riguardava una situazione in cui il regolamento n. 659/1999 non era ancora applicabile. Infine, nella causa Van Calster e
         a., citata, l’effetto retroattivo conferito in ultima analisi dal legislatore belga alla norma non era stato rivelato nel
         corso del procedimento dinanzi alla Commissione mentre, nelle cause principali, la Commissione ha consapevolmente effettuato
         l’esame relativo ad un periodo del passato ed ha constatato la compatibilità della misura con il mercato comune. 
      
      32     In tale contesto, il Verwaltungsgerichtshof ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se il divieto di esecuzione ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE osti all’applicazione di una norma di legge nazionale che escluda
         dal rimborso dell’imposta sull’energia le imprese la cui attività principale non risulti consistere nella produzione di beni
         materiali e che debba essere conseguentemente considerata quale aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87 CE, senza essere stata
         peraltro notificata alla Commissione anteriormente alla sua entrata in vigore, anche nel caso in cui la Commissione abbia
         accertato, ai sensi dell’art. 87, n. 3, CE, la compatibilità con il mercato comune di tale provvedimento con riguardo ad un
         periodo precedente e la richiesta di rimborso riguardi imposte dovute per tale periodo.
      
      2)      In caso di soluzione affermativa della prima questione:
      se, in una fattispecie di tal genere, il divieto di esecuzione imponga di procedere al rimborso anche in quei casi in cui
         le richieste delle imprese fornitrici di prestazioni di servizi siano state presentate successivamente alla data in cui è
         stata adottata la decisione della Commissione, con riguardo a periodi impositivi precedenti tale data».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      33     Con le questioni presentate, il giudice del rinvio chiede sostanzialmente, in primo luogo, se l’art. 88, n. 3, CE debba essere
         interpretato nel senso che impone ai giudici nazionali di non applicare una legge che esclude talune imprese dal rimborso
         parziale di un’imposta sull’energia – misura che può costituire aiuto di Stato e che non è stata notificata – anche dopo che
         la Commissione, statuendo con riferimento al periodo per il quale il rimborso è stato chiesto, ha dichiarato l’aiuto compatibile
         con il mercato comune, in applicazione dell’art. 87, n. 3, CE. In tale contesto, il giudice del rinvio chiede, in secondo
         luogo, se la data in cui l’impresa ha presentato la domanda di rimborso sia un elemento pertinente.
      
      34     Occorre precisare, in via preliminare e per rispondere ad un quesito formulato dal giudice del rinvio nel testo della sua
         decisione, che, nei limiti in cui il regolamento n. 659/1999 contiene norme di natura procedurale, esse si applicano a tutti
         i procedimenti amministrativi in materia di aiuti di Stato pendenti dinanzi alla Commissione nel momento in cui il regolamento
         n. 659/1999 è entrato in vigore, cioè il 16 aprile 1999 (sentenza 6 ottobre 2005, causa C‑276/03 P, Scott/Commissione, Racc. pag. I‑8437,
         che conferma implicitamente la sentenza del Tribunale 10 aprile 2003, causa T‑366/00, Scott/Commissione, Racc. pag. II‑1763,
         punto 52).
      
      35     Tuttavia, come risulta dal secondo ‘considerando’ e dal complesso delle disposizioni del regolamento n. 659/1999, quest’ultimo
         codifica e legittima la prassi della Commissione in materia di esame degli aiuti di Stato e non contiene alcuna disposizione
         relativa ai poteri e agli obblighi dei giudici nazionali, che restano disciplinati dalle disposizioni del Trattato, come interpretate
         dalla Corte.
      
      36     Al riguardo occorre in primo luogo ricordare che l’attuazione del sistema di controllo degli aiuti di Stato, come risulta
         dall’art. 88 CE e dalla pertinente giurisprudenza della Corte, incombe, da un lato, alla Commissione e, dall’altro, ai giudici
         nazionali. 
      
      37     È pacifico che, nell’ambito del controllo del rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi ad essi incombenti in forza
         degli artt. 87 CE e 88 CE, i giudici nazionali e la Commissione hanno ruoli complementari e distinti (v. sentenze 11 luglio 1996,
         causa C‑39/94, SFEI e a., Racc. pag. I‑3547, punto 41, e Van Calster e a., cit., punto 74).
      
      38     Mentre la valutazione della compatibilità di misure di aiuto con il mercato comune rientra nella competenza esclusiva della
         Commissione, che agisce sotto il controllo dei giudici comunitari, i giudici nazionali provvedono alla salvaguardia dei diritti
         dei singoli in caso di inadempimento dell’obbligo di previa notifica degli aiuti di Stato alla Commissione previsto dall’art. 88,
         n. 3, CE (v. sentenza Van Calster e a., cit., punto 75). 
      
      39     Per poter determinare se una misura statale sia stata instaurata violando l’art. 88, n. 3, CE, un giudice nazionale può essere
         indotto a interpretare la nozione di aiuto di cui all’art. 87, n. 1, CE (sentenza 15 luglio 2004, causa C‑345/02, Pearle e
         a., Racc. pag. I‑7139, punto 31). Gli spetta pertanto di verificare, in particolare, se la misura controversa costituisca
         un vantaggio e se risulti selettiva, cioè se favorisca talune imprese o taluni produttori ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.
         
      
      40     Occorre ricordare, in secondo luogo, che una misura di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, eseguita violando gli obblighi
         derivanti dall’art. 88, n. 3, CE, è illegittima [v. sentenze Fédération nationale du commerce extérieur des produits alimentaires
         e Syndicat national des négociants et transformateurs de saumon, cit., punto 17, e 27 ottobre 2005, cause riunite da C‑266/04
         a C‑270/04, C‑276/04 e da C‑321/04 a C‑325/04, Distribution Casino France e a., Racc. pag. I‑9481, punto 30. V. anche la definizione
         di aiuto illegittimo che figura all’art. 1, lett. f), del regolamento n. 659/1999].
      
      41     Salvo pregiudicare l’efficacia diretta dell’art. 88, n. 3, ultima frase, CE e trascurare gli interessi dei singoli che i giudici
         nazionali sono chiamati a tutelare, una decisione della Commissione che dichiara un aiuto non notificato compatibile con il
         mercato comune non ha l’effetto di sanare, a posteriori, gli atti di esecuzione invalidi per il fatto di essere stati adottati
         in violazione del divieto sancito in tale articolo. Qualsiasi altra interpretazione condurrebbe a favorire l’inosservanza,
         da parte dello Stato membro interessato, della disposizione suddetta e svuoterebbe quest’ultima del suo effetto utile (v.
         citate sentenze Fédération nationale du commerce extérieur des produits alimentaires e Syndicat national des négociants et
         transformateurs de saumon, punto 16, e Van Calster e a., punto 63).
      
      42     Infatti, come ha sottolineato l’avvocato generale al paragrafo 50 delle sue conclusioni, qualora, per un determinato regime
         di aiuti, compatibile o meno con il mercato comune, l’inosservanza dell’art. 88, n. 3, CE non comportasse rischi o svantaggi
         superiori rispetto alla sua osservanza, l’incentivo per gli Stati membri a procedere alla notifica e ad attendere la decisione
         sulla compatibilità sarebbe fortemente ridotto – così come sarebbe fortemente ridotta, di conseguenza, la portata del controllo
         della Commissione.
      
      43     È irrilevante, al riguardo, che una decisione della Commissione precisi che la sua valutazione dell’aiuto controverso si riferisce
         ad un periodo precedente all’adozione della detta decisione, come avviene per la decisione 22 maggio 2002 di cui trattasi
         nelle fattispecie principali.
      
      44     Per quanto riguarda i giudici nazionali, come si è ricordato al punto 38 della presente sentenza, spetta ad essi tutelare
         i diritti dei singoli di fronte ad un’eventuale violazione, da parte delle autorità nazionali, del divieto di esecuzione degli
         aiuti prima che la Commissione adotti una decisione che li autorizzi.
      
      45     Al riguardo, in assenza di una disciplina comunitaria in materia, spetta all’ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato
         membro indicare i giudici competenti e fissare le procedure giurisdizionali destinate a garantire la tutela dei diritti che
         derivano ai singoli dal diritto comunitario, purché, da una parte, tali modalità non siano meno favorevoli di quelle relative
         a diritti fondati sull’ordinamento nazionale (principio di equivalenza) e, dall’altra, non rendano impossibile o eccessivamente
         difficoltoso, in pratica, l’esercizio dei diritti garantiti dall’ordinamento comunitario (principio di effettività) (v. sentenze
         12 settembre 2006, causa C‑300/04, Eman e Sevinger, Racc. pag. I‑0000, punto 67, nonché 19 settembre 2006, cause riunite C‑392/04
         e C‑422/04, i‑21 Germany e Arcor, Racc. pag. I‑0000, punto 57).
      
      46     Secondo la natura dei mezzi di ricorso previsti dal diritto nazionale è pertanto possibile proporre un’istanza al giudice
         nazionale al fine di ottenere l’adozione di misure provvisorie, quali la sospensione delle misure controverse, per la salvaguardia
         degli interessi dei singoli e, in particolare, per la tutela delle parti interessate dalla distorsione della concorrenza provocata
         della concessione dell’aiuto illegittimo (v. sentenza SFEI, cit., punto 52).
      
      47     La Corte ha peraltro dichiarato che i giudici nazionali devono garantire ai singoli che sono in grado di far valere la violazione
         dell’obbligo di notifica che ne saranno tratte tutte le conseguenze, conformemente al loro diritto interno, sia per quanto
         concerne la validità degli atti che comportano l’attuazione delle misure d’aiuto, sia per quanto attiene al recupero degli
         aiuti finanziari concessi in violazione di tale norma o di eventuali misure provvisorie (sentenze Fédération nationale du
         commerce extérieur des produits alimentaires e Syndicat national des négociants et transformateurs de saumon, punto 12; Adria-Wien
         Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, punti 26 e 27, nonché Van Calster e a., punto 64, nonché 21 luglio 2005,
         causa C‑71/04, Xunta de Galicia, Racc. pag. I‑7419, punto 50).
      
      48     All’atto di statuire, il giudice nazionale deve salvaguardare gli interessi dei singoli. Tuttavia, in tale contesto, esso
         deve anche prendere in piena considerazione l’interesse comunitario (v., analogamente, sentenza 20 settembre 1990, causa C‑5/89,
         Commissione/Germania, Racc. pag. I‑3437, punto 19). 
      
      49     Per quanto riguarda il rimborso parziale di un’imposta costitutivo di una misura di aiuto illegittima, perché concessa in
         violazione dell’obbligo di notifica, non sarebbe conforme all’interesse comunitario ordinare tale rimborso a vantaggio di
         altre imprese se tale decisione avesse per risultato di estendere la cerchia dei beneficiari dell’aiuto, aumentandone così
         gli effetti in luogo di eliminarli (v., in questo senso, sentenza 15 giugno 2006, cause riunite C‑393/04 e C‑41/05, Air Liquide
         Industries Belgium, Racc. pag. I‑5293, punto 45). 
      
      50     Infatti, come ha indicato l’avvocato generale al paragrafo 74 delle sue conclusioni, i giudici nazionali devono assicurare
         che i rimedi da essi adottati siano tali da eliminare concretamente gli effetti degli aiuti concessi in violazione dell’art. 88,
         n. 3, CE e non estendano semplicemente tali aiuti ad una più ampia cerchia di beneficiari.
      
      51     Va peraltro osservato che, nelle cause principali, le domande di concessione di un’illegittima misura di aiuto, cioè il rimborso
         parziale di imposte sull’energia, possono essere assimilate a domande di esonero parziale dal pagamento di queste imposte.
         Orbene, come risulta dalla giurisprudenza, i debitori di un tributo obbligatorio non possono eccepire che l’esonero di cui
         fruiscono altre persone costituisca un aiuto di Stato per sottrarsi al pagamento del detto tributo (sentenze 20 settembre
         2001, causa C‑390/98, Banks, Racc. pag. I‑6117, punto 80; 13 giugno 2002, cause riunite C‑430/99 e C‑431/99, Sea-Land Service
         e Nedlloyd Lijnen, Racc. pag. I‑5235, punto 47; Distribution Casino France e a., cit., punto 42, e Air Liquide Industries
         Belgium, cit., punto 43).
      
      52     Poiché ha dovuto analizzare la misura controversa per verificare se rispondesse alla nozione di aiuto di cui all’art. 87,
         n. 1, CE, il giudice del rinvio dovrebbe, in linea di principio, disporre degli elementi che gli permettono di valutare se
         la misura che esso intende adottare assicuri la tutela dei diritti dei singoli neutralizzando gli effetti dell’aiuto per i
         concorrenti delle imprese beneficiarie, prendendo in piena considerazione il diritto comunitario ed evitando di adottare una
         misura che avrebbe per unico effetto l’estensione della cerchia dei beneficiari dell’aiuto.
      
      53     La seconda questione proposta dal giudice del rinvio riguarda una situazione in cui, come nella controversia principale che
         vede contrapposte la Gerlitzen e la Finanzlandesdirektion für Kärnten, una domanda di rimborso parziale di un’imposta sull’energia,
         misura di aiuto illegittima perché non notificata, è stata presentata dopo che era stata emessa la decisione della Commissione
         che dichiarava l’aiuto compatibile con il mercato comune. 
      
      54     Come si è ricordato ai punti 41 e 42 della presente sentenza, la decisione 22 maggio 2002 che dichiara un aiuto di Stato compatibile
         con il mercato comune non ha la conseguenza di regolarizzare a posteriori gli atti di esecuzione di tale aiuto, i quali, nel
         momento in cui erano stati adottati, erano invalidi a causa dell’inosservanza del divieto di cui all’art. 88, n. 3, ultima
         frase, CE.
      
      55     Ne consegue che poco importa che una domanda sia proposta prima o dopo l’adozione della decisione che dichiara l’aiuto compatibile
         con il mercato comune, in quanto tale domanda riguarda la situazione illegittima che deriva dalla mancata notifica.
      
      56     Secondo le possibilità del diritto nazionale e i mezzi di ricorso che esso prevede, un giudice nazionale può così, a seconda
         dei casi, essere indotto ad ordinare il recupero, presso i beneficiari, di un aiuto illegittimo, anche se esso è stato successivamente
         dichiarato compatibile con il mercato comune dalla Commissione. Allo stesso modo, è possibile che il giudice nazionale debba
         statuire su una domanda di risarcimento danni causati in ragione dell’illegittimità della misura di aiuto.
      
      57     Ciò facendo, il giudice nazionale deve sforzarsi di salvaguardare gli interessi dei singoli, pur prendendo in piena considerazione
         l’interesse comunitario, vegliando, in particolare, a non adottare una decisione che avrebbe per unico effetto di estendere
         la cerchia dei beneficiari dell’aiuto illegittimo.
      
      58     Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre risolvere le questioni presentate nel senso che l’art. 88, n. 3, ultima
         frase, CE dev’essere interpretato dichiarando che spetta ai giudici nazionali salvaguardare gli interessi dei singoli dinanzi
         ad un’eventuale inosservanza, da parte delle autorità nazionali, del divieto di esecuzione degli aiuti prima dell’adozione,
         da parte della Commissione, di una decisione che li autorizzi. Nel fare ciò, i giudici nazionali devono prendere in piena
         considerazione l’interesse comunitario e non devono adottare una misura che avrebbe per unico effetto di estendere la cerchia
         dei beneficiari dell’aiuto.
      
      59     Poiché una decisione della Commissione che dichiara un aiuto non notificato compatibile con il mercato comune non ha la conseguenza
         di regolarizzare a posteriori gli atti di esecuzione che erano invalidi in quanto erano stati adottati nell’inosservanza del
         divieto di cui all’art. 88, n. 3, ultima frase, CE, poco importa che una domanda sia proposta prima o dopo l’adozione della
         decisione che dichiara l’aiuto compatibile con il mercato comune, in quanto tale domanda riguarda la situazione illegittima
         che deriva dalla mancata notifica.
      
       Sulle spese
      60     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      L’art. 88, n. 3, ultima frase, CE dev’essere interpretato nel senso che spetta ai giudici nazionali salvaguardare gli interessi
            dei singoli dinanzi ad un’eventuale inosservanza, da parte delle autorità nazionali, del divieto di esecuzione degli aiuti
            prima dell’adozione, da parte della Commissione delle Comunità europee, di una decisione che li autorizzi. Nel fare ciò, i
            giudici nazionali devono prendere in piena considerazione l’interesse comunitario e non devono adottare una misura che avrebbe
            per unico effetto di estendere la cerchia dei beneficiari dell’aiuto.
      Poiché una decisione della Commissione delle Comunità europee che dichiara un aiuto non notificato compatibile con il mercato
            comune non ha la conseguenza di regolarizzare a posteriori gli atti di esecuzione che erano invalidi in quanto erano stati
            adottati nell’inosservanza del divieto di cui all’art. 88, n. 3, ultima frase, CE, poco importa che una domanda sia proposta
            prima o dopo l’adozione della decisione che dichiara l’aiuto compatibile con il mercato comune, in quanto tale domanda riguarda
            la situazione illegittima che deriva dalla mancata notifica. 
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.