CELEX: 52001PC0294(01)
Language: it
Date: 2001-06-18
Title: Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla cooperazione amministrativa in materia d'imposta sul valore aggiunto

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52001PC0294(01)

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla cooperazione amministrativa in materia d'imposta sul valore aggiunto  /* COM/2001/0294 def. - COD 2001/0133 */  

Gazzetta ufficiale n. 270 E del 25/09/2001 pag. 0087 - 0095

Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo alla cooperazione amministrativa in materia d'imposta sul valore aggiunto(presentata dalla Commissione)RELAZIONE1. IntroduzioneIn materia di imposta sul valore aggiunto la cooperazione amministrativa tra Stati membri poggia su due basi giuridiche, ossia la direttiva 77/799/CEE [1] relativa alla reciproca assistenza fra le autorità competenti degli Stati membri nel settore delle imposte dirette e indirette e il regolamento (CEE) n. 218/92 [2]concernente la cooperazione amministrativa nel settore delle imposte indirette (IVA).[1]   GU L 336 del 27.12.1977, pag. 15.[2]   GU L 24 dell'1.2.1992, pag. 1.Quando la direttiva 77/799/CEE fu adottata, il suo campo d'applicazione non comprendeva l'imposta sul valore aggiunto ed era limitato alle imposte sul reddito e sul capitale. L'estensione all'IVA si è avuta con la direttiva 79/1070/CEE [3].[3]   GU L 331 del 27.12.1979, pag. 8.La direttiva crea una base giuridica per lo scambio di informazioni tra Stati membri. Tale scambio deve tuttavia avvenire attraverso le "autorità competenti". Esso non può quindi aver luogo direttamente tra due servizi di due Stati membri.Sono previsti tre tipi di scambi di informazioni: lo scambio su richiesta in relazione ad un caso specifico, lo scambio automatico e lo scambio spontaneo. La direttiva non prevede niente di preciso, per l'IVA, per quanto riguarda gli ultimi due tipi di scambi di informazioni. Essa fa soltanto riferimento alla possibilità di accordi bilaterali tra Stati membri. Ad oggi tuttavia sono stati firmati pochissimi accordi bilaterali per l'instaurazione di tali scambi nel settore dell'IVA. La direttiva prevede inoltre la possibilità per gli Stati membri di autorizzare la presenza di agenti dello Stato membro richiedente affinché possano partecipare ad alcuni controlli. Tuttavia sono pochi gli Stati membri che finora si sono avvalsi di tale facoltà.La soppressione, al 1° gennaio 1993, delle frontiere fiscali tra gli Stati membri rendeva necessario un rafforzamento della cooperazione amministrativa. Si è quindi adottato il regolamento (CEE) n. 218/92 al fine di completare le disposizioni della direttiva del 1977 e di predisporre un sistema intensificato di scambi di informazioni per le sole forniture e acquisizioni intracomunitarie di beni.La principale innovazione del regolamento del 1992 consiste nella creazione di una base elettronica di dati (VIES) [4] e nella comunicazione automatica a tutti gli altri Stati membri dell'importo totale delle forniture intracomunitarie effettuate a soggetti passivi identificati in detti Stati, nonché dei corrispondenti numeri di identificazione IVA. Qualora le informazioni disponibili in tale base di dati risultino insufficienti, possono essere chieste, ai sensi dell'articolo 5 del regolamento, ulteriori informazioni. In tal caso, l'autorità interpellata dispone di un periodo di tre mesi per fare seguito alla richiesta.[4]   VAT Information Exchange System.2. Dispositivo giuridico non adeguato alle sfide del mercato internoSia i funzionari incaricati del controllo negli Stati membri sia la Commissione ritengono che il sistema VIES e la cooperazione amministrativa rafforzata istituiti dal regolamento (CEE) n. 218/92 siano validi strumenti di controllo. Tuttavia, i dati scambiati automaticamente o su richiesta, in quanto provenienti dalle dichiarazioni ricapitolative dei soggetti passivi, non sono disponibili entro tempi sufficientemente brevi e non possono essere scambiati con la necessaria rapidità. Essi quindi non consentono di lottare efficacemente contro la frode. Il controllo a posteriori viene spesso effettuato troppo tardi e le disposizioni del regolamento (CEE) n. 218/92 non hanno mai avuto come scopo interventi relativi a casi di frode individuali che, per loro natura, si svolgono "qui e ora". Inoltre, il campo d'applicazione del regolamento non comprende tutte le operazioni che possono dar luogo a frode. Il regolamento infatti riguarda solo le forniture e le acquisizioni intracomunitarie di beni e non, ad esempio, le forniture interne o le prestazioni di servizi. Dato che la maggior parte dei meccanismi di frode relativi all'IVA si basa su transazioni interne e comunitarie insieme, le amministrazioni fiscali si vedono costrette ad avvalersi di altri strumenti giuridici.In particolare, come base giuridica della loro cooperazione contro la frode gli Stati membri usano principalmente la direttiva 77/799/CEE. Questo testo, inizialmente concepito per facilitare lo scambio di informazioni attinenti alla fiscalità diretta, non è stato successivamente adattato in modo da poter soddisfare meglio l'esigenza di una cooperazione rafforzata nel campo dell'IVA dopo l'introduzione del regime transitorio il 1° gennaio 1993.La suddetta direttiva quindi costituisce un quadro ormai inadeguato per l'attuazione di una cooperazione realmente efficace: la sua inadeguatezza è data essenzialmente da un'impostazione troppo centralizzata, non abbastanza intensiva ed eccessivamente vaga.La cooperazione è troppo centralizzata nel senso che non vi sono sufficienti contatti diretti tra gli uffici locali o nazionali antifrode in quanto di norma la comunicazione ha luogo tra gli uffici centrali di collegamento. Questo fatto riduce l'efficacia della cooperazione, ne limita l'uso da parte degli agenti e comporta termini troppo lunghi.La cooperazione, inoltre, non è abbastanza intensiva in quanto, oltre al sistema VIES, vi sono troppo pochi scambi automatici o spontanei di informazioni atte a consentire di individuare e prevenire la frode negli scambi intracomunitari.Infine, mancano regole chiare per tutta una serie di aspetti della cooperazione (in particolare, la presenza di funzionari stranieri al momento dei controlli, la possibilità di organizzare controlli multilaterali o l'uso che può essere fatto delle informazioni comunicate da un altro Stato membro).Sia la relazione presentata il 28 gennaio 2000 dalla Commissione a norma dell'articolo 14 del regolamento (CEE) n. 218/92 e dell'articolo 12 del regolamento (CEE) n. 1553/89 [5] che i lavori svolti dal gruppo ad hoc del Consiglio sulla "frode fiscale" hanno indicato chiaramente che il mantenimento del regime esistente doveva essere accompagnato da un impegno a rafforzare efficacemente i mezzi e le modalità di controllo e di cooperazione amministrativa.[5]   COM(2000) 28 def.A tal fine, nella sua comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo (Strategia volta a migliorare il funzionamento del regime IVA nel mercato interno) [6], la Commissione ha concluso che gli strumenti giuridici comunitari esistenti in materia di cooperazione amministrativa e di assistenza reciproca dovevano essere potenziati. Per queste ragioni il 5 giugno 2000 il Consiglio ha invitato la Commissione a presentare quanto prima delle proposte in merito a tutte le raccomandazioni che sono state oggetto di accordo unanime durante i lavori del gruppo ad hoc.[6]   COM(2000) 348 def.3. L'esistenza di due basi giuridiche è fonte di una complessità inutile e fortemente dannosaOltre alle succitate carenze e lacune, all'atto pratico l'esistenza di due basi giuridiche diverse per la cooperazione amministrativa in materia di IVA si è rivelata di per sé una fonte di complicazioni che compromettono il buon funzionamento del regime.Il regolamento si applica soltanto alle forniture e acquisizioni intracomunitarie di beni. Per le prestazioni intracomunitarie di servizi, come per le altre operazioni IVA, si deve pertanto ricorrere alle disposizioni della direttiva.I due strumenti sono tuttavia soggetti a regole di funzionamento differenti. I termini da rispettare per le richieste sono diversi e diverso è l'uso che può essere fatto delle informazioni ricevute.In conformità alle disposizioni del regolamento, gli Stati membri hanno istituito degli uffici centrali di collegamento specialmente responsabili dello scambio di informazioni a norma del regolamento. In alcuni Stati membri, tuttavia, vi sono altri servizi preposti allo scambio di informazioni a norma della direttiva. Non vi è quindi sinergia tra il regolamento e la direttiva ai fini del controllo dell'IVA. Alcuni Stati membri sono piuttosto rigidi circa il genere di informazioni che le autorità responsabili in materia di IVA possono richiedere ai sensi del regolamento e della direttiva e spesso respingono delle richieste di assistenza per motivi puramente formali.È infine evidente che l'esistenza di due diverse basi giuridiche per la cooperazione amministrativa in materia di IVA costituisce un vero problema nella misura in cui alcune operazioni sono considerate come servizi in alcuni Stati membri e come beni in altri.La Commissione ritiene pertanto che l'esistenza di due basi giuridiche diverse pregiudichi il ricorso alla cooperazione nel campo del controllo dell'IVA. Essa quindi propone un quadro giuridico unico (un nuovo regolamento che sostituisca, rafforzi e aggiorni le disposizioni del regolamento del 1992 e comprenda le disposizioni della direttiva del 1977) nonché rafforzato, inteso a creare le condizioni per un'intensificazione della cooperazione, oggi assolutamente indispensabile per combattere la frode relativa all'IVA.L'obiettivo di tale riforma è creare tra le amministrazioni responsabili dell'applicazione e del controllo dell'IVA una sinergia che consenta di eliminare le frontiere tra le amministrazioni fiscali e di far collaborare i loro funzionari come se essi appartenessero ad una stessa amministrazione. A prima vista questo obiettivo può sembrare ambizioso, ma rappresenta un'assoluta necessità di fronte ai frodatori per i quali non esistono frontiere.4. Presentazione della proposta di regolamentoAi fini di un rafforzamento della cooperazione amministrativa in materia di IVA la Commissione propone, da un lato, di rafforzare il dispositivo giuridico del regolamento (CEE) n. 218/92 e, dall'altro, di includervi le disposizioni della direttiva 77/799/CEE. La presente proposta crea un quadro giuridico unico, che definisce regole chiare e vincolanti in materia di cooperazione tra Stati membri. Questo quadro prevede, in particolare, contatti più diretti tra i servizi, per rendere la cooperazione più efficace e più rapida, e inoltre permette di rendere gli scambi di informazioni tra le amministrazioni e tra queste e la Commissione più intensivi e più rapidi per combattere più efficacemente contro la frode. La presente proposta ha come obiettivo l'istituzione di un efficace sistema di assistenza reciproca e scambio di informazioni al fine di garantire il buon funzionamento del regime IVA. Essa conferisce alla Commissione il ruolo di garante del buon funzionamento della cooperazione amministrativa ma non le conferisce compiti operativi a livello di investigazione e lotta contro le frodi fiscali  La frode in materia di IVA nella sua dimensione intracomunitaria deve però ricevere una risposta a livello comunitario e essere combattuta mediante un'azione comune degli Stati membri e della Commissione. Gli Stati membri sono i principali responsabili delle misure necessarie al buon funzionamento del regime comune in materia di IVA; la Commissione invece deve svolgere nel settore una funzione di coordinamento e di stimolo. Per tale ragione la Commissione presenterà, in base all'articolo 280 del trattato CE, una proposta di regolamento separata contenente specifiche disposizioni antifrode intese a conferire alla Commissione un ruolo di coordinamento a livello comunitario nello scambio di informazioni.4.1. Capitolo I Disposizioni generali4.1.1. Articolo 1: Obiettivi (articolo 1 del regolamento (CEE) n. 218/92)Le modifiche apportate a questo articolo riflettono, da un lato, il fatto che il regolamento ha ormai una portata ben più vasta delle sole transazioni intracomunitarie e, dall'altro, il fatto che esso definisce d'ora in poi anche le regole che consentono alle autorità competenti degli Stati membri di scambiare informazioni con la Commissione.Inoltre, questo articolo mette in evidenza il fatto che il presente regolamento non pregiudica l'applicazione negli Stati membri delle norme di mutua assistenza giudiziaria in materia penale.4.1.2. Articolo 2: Definizioni (articolo 2 del regolamento (CEE) n. 218/92)Date le novità introdotte dal regolamento, sono risultate necessarie alcune definizioni aggiuntive, ossia "servizio territoriale", "scambio strutturato", "scambio automatico", "con mezzi elettronici" e "indagine amministrativa". Altre definizioni sono state leggermente adattate. Qualora la proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 77/388/CEE per quanto riguarda il regime di imposta sul valore aggiunto applicabile a determinati servizi prestati tramite mezzi elettronici (COM(2000) 349 def. del 7.6.2000) fosse adottata, nella definizione di prestazione intracomunitaria di servizi sarebbe incluso un riferimento alla nuova lettera f) del paragrafo 2 dell'articolo 9 della sesta direttiva.4.1.3. Articolo 3: Decentramento della cooperazione amministrativa (nuova disposizione)In linea di principio, tutti gli scambi di informazioni devono aver luogo tramite l'autorità competente ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 218/92 o dell'articolo 1 della direttiva 77/779/CEE. Se questa procedura non viene seguita, l'informazione fornita viene considerata non valida e non può essere utilizzata contro il frodatore.La Commissione tuttavia ritiene che la comunicazione diretta tra i controllori o tra le unità antifrode presenti notevoli vantaggi, in quanto consente di scambiare le informazioni più rapidamente, agevola la reciproca comprensione delle richieste di informazioni, accresce la motivazione dei controllori ed evita di sprecare con richieste inutili risorse già poco abbondanti. Tuttavia, benché il quadro giuridico esistente autorizzi questo tipo di contatti tra i controllori, gli Stati membri si sono avvalsi poco di tale possibilità e le iniziative prese al riguardo presentano spesso un'impostazione molto diversa che si traduce in procedure poco precise e eterogenee.La proposta crea quindi un quadro giuridico chiaro per una cooperazione decentrata, assicurando allo stesso tempo una funzione basilare agli uffici centrali di collegamento.La struttura definita all'articolo 3 è la seguente:-  ufficialmente lo scambio di informazioni continuerà ad aver luogo attraverso le autorità competenti, ma d'ora in poi in ogni Stato membro vi dovrà essere un'unica autorità - cui eventualmente potranno fare capo più amministrazioni;-  ogni autorità designerà poi un unico ufficio centrale di collegamento quale responsabile principale della cooperazione; tale ufficio (che attualmente esiste nel quadro del regolamento) sarà responsabile della cooperazione su richiesta soltanto quando l'autorità richiedente non sappia a quale ufficio locale rivolgersi o quando la richiesta sia rivolta ad un ufficio locale non competente a farvi seguito, ma svolgerà un ruolo centrale per la comunicazione automatica e spontanea di determinate informazioni;-  ogni autorità designerà inoltre dei funzionari competenti per lo scambio di informazioni, in ragione di almeno un funzionario per servizio territoriale; ovviamente la nozione di servizio territoriale dovrà essere applicata caso per caso dagli Stati membri, in quanto la situazione varia secondo la loro dimensione; occorre infine aggiungere che i servizi nazionali di controllo eventualmente esistenti dovrebbero disporre anch'essi di un funzionario competente per lo scambio di informazioni;-  è infine prevista la possibilità di contatti diretti tra altri funzionari, beninteso a condizione che parallelamente abbia luogo uno scambio delle informazioni in questione attraverso le autorità competenti (ossia per delega attraverso gli uffici centrali di collegamento o i funzionari competenti).4.1.4. Articolo 4: interferenza con le procedure penali (articolo 3 del regolamento (CEE) n. 218/92)Quando le informazioni richieste si riferiscono a casi in cui i rappresentanti delle amministrazioni nazionali degli Stati membri che conducono l'indagine agiscono su mandato, o sotto l'autorità, delle autorità giudiziarie, lo scambio di informazioni è spesso rifiutato o fortemente ritardato, così che l'autorità amministrativa dello Stato membro richiedente spesso non riesce ad avviare in tempo utile procedimenti amministrativi o penali contro gli autori di frodi operanti sul suo territorio.Per tale ragione l'articolo 4 precisa gli obblighi degli Stati membri nel quadro della reciproca assistenza amministrativa in caso di interferenza con le procedure penali, fermo restando il rispetto delle norme di mutua assistenza giudiziaria in materia penale.4.2. Capitolo II Cooperazione su richiesta4.2.1. Un quadro giuridico unico e più vincolante.L'articolo 5 del regolamento (CEE) n. 218/92 prevede la possibilità di richiedere, per casi specifici, ulteriori informazioni quali in particolare numero, data e importo delle fatture relative a determinate operazioni intracomunitarie. Per qualsiasi altra informazione gli Stati membri devono avvalersi dell'articolo 2 della direttiva 77/799/CEE che consente, molto in generale, all'autorità competente di uno Stato membro di chiedere all'autorità competente di un altro Stato membro di comunicarle, in relazione ad un caso specifico, ogni informazione atta a permetterle il corretto accertamento dell'IVA. L'autorità interpellata dispone di un periodo di tre mesi per rispondere a una richiesta di informazioni ai sensi dell'articolo 5 del regolamento. Nessun termine per la risposta è invece previsto dalla direttiva.Con la creazione di una base giuridica unica lo scambio su richiesta (sia di informazioni complementari a quelle del sistema VIES che di qualsiasi altra informazione) sarebbe oggetto di un capitolo unico. La proposta ridefinisce i diritti e gli obblighi degli Stati membri e fa una distinzione tra richiesta di informazioni (sezione 1), richiesta di procedere a indagini amministrative (sezione 2), presenza negli uffici amministrativi e partecipazione alle indagini amministrative (sezione 4), ricorso a controlli simultanei (sezione 5) e, infine, richiesta di notifica (sezione 6). La sezione 3 impone per la comunicazione un termine di tre mesi a decorrere dal ricevimento della richiesta (e di un mese quando le informazioni siano già disponibili), ma prevede la possibilità di determinare un termine diverso per casi particolari.4.2.2. Sezione 1: richiesta di informazioni (articolo 5 del regolamento (CEE) n. 218/92 e articolo 2 della direttiva 77/799/CEE)L'articolo 5, paragrafi 1 e 2, corrisponde all'articolo 2 della direttiva 77/799/CEE e all'articolo 5 del regolamento (CEE) n. 218/92 e sarebbe d'ora in poi l'unica base giuridica per tutte le richieste di informazioni.In virtù del paragrafo 3, per procurarsi le informazioni richieste l'autorità interpellata procede come se agisse per proprio conto o su richiesta di un'altra autorità del suo paese. Questo paragrafo va tuttavia letto unitamente all'articolo 36. Ai sensi di detto articolo l'autorità interpellata può rifiutare di effettuare indagini o di trasmettere informazioni quando l'onere amministrativo sia eccessivo, o quando l'autorità richiedente non abbia esaurito le consuete fonti di informazione, o quando la legislazione o la prassi amministrativa dello Stato membro che dovrebbe fornire le informazioni non consentano all'amministrazione fiscale di detto Stato di effettuare tali indagini né di raccogliere o utilizzare tali informazioni ai suoi fini, o quando la trasmissione delle informazioni sarebbe contraria all'ordine pubblico o condurrebbe alla divulgazione di un segreto commerciale, industriale o professionale o di un procedimento commerciale. Le richieste di informazioni sono trasmesse mediante un formulario tipo. Poiché l'esperienza ha mostrato che raggiungere un accordo tra i quindici Stati membri su un formulario tipo è un processo estremamente lungo, si propone di adottare tale formulario secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2 (procedura di regolamentazione).Infine, l'articolo 7 precisa che le informazioni possono essere richieste sotto forma di relazioni, di attestati e di qualsiasi altro documento, o di copie conformi o estratti degli stessi. Si può procedere alla comunicazione di documenti originali soltanto se le disposizioni vigenti nello Stato membro interpellato non lo impediscono.4.2.3. Sezione 2: richiesta di eseguire indagini amministrative (nuova disposizione)In caso di frode e in particolare di operazioni simulate o fittizie, le richieste di informazioni ai sensi dell'articolo 5 possono essere inadeguate, in quanto non consentono all'autorità richiedente di procurarsi gli elementi di prova.Pertanto si propone di dare all'autorità richiedente la possibilità di chiedere all'autorità interpellata di eseguire le opportune indagini amministrative su operazioni che sono o sembrano all'autorità richiedente contrarie alla legislazione in materia di IVA e per le quali la tassazione dovrebbe aver luogo sul suo territorio, nonché su operazioni che possono fornire elementi di prova di un'infrazione alla legislazione in materia di IVA sul territorio dello Stato membro richiedente.In forza del articolo 9, l'autorità interpellata procede come se agisse per conto proprio o su richiesta di un'altra autorità del suo paese, nonché nel rispetto delle limitazioni allo scambio di informazioni di cui all'articolo 36 (v. 4.2.2).4.2.4. Sezione 3: termine per la comunicazione (articolo 5, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 218/92)La Commissione ritiene che i termini troppo lunghi siano soprattutto dovuti al carattere eccessivamente centralizzato del quadro giuridico attuale. Per tale ragione essa propone contatti decentrati nel quadro dell'articolo 3.Il termine di tre mesi previsto dall'articolo 5, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 218/92 per la comunicazione delle informazioni richieste rimane invariato. Tuttavia, se le informazioni sono già in possesso dell'autorità interpellata, il termine è ridotto a un mese. Infine, per casi particolari, segnatamente casi di frodi "circolari" o di controlli complessi, si può stabilire un termine diverso secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.Qualora l'autorità interpellata non sia in grado di fare seguito alla richiesta entro il termine previsto, essa è tenuta a comunicare senza indugio all'autorità richiedente le circostanze che le impediscono di rispettare tale termine e ad indicare quando potrà fare seguito alla richiesta.4.2.5. Sezione 4: presenza di agenti dell'amministrazione fiscale di altri Stati membri (articolo 6 della direttiva 77/799/CEE)Benché il programma Fiscalis [7] preveda un finanziamento comunitario per i controlli multilaterali, il regolamento (CEE) n. 218/92 non fornisce una base giuridica per la presenza di agenti dell'amministrazione fiscale degli altri Stati membri. Anche a questo riguardo gli Stati membri devono avvalersi delle possibilità offerte dall'articolo 6 della direttiva 77/799/CEE. In realtà si tratta però soltanto di una facoltà offerta dalla direttiva 77/799/CEE, che pochi Stati membri hanno utilizzato. In conformità al suddetto articolo alcuni Stati membri hanno autorizzato la presenza sul loro territorio di funzionari del fisco degli altri Stati membri. Tuttavia, la legislazione nazionale della maggior parte degli Stati membri non prevede tale possibilità e in pratica la grande maggioranza degli Stati membri autorizza la presenza di funzionari stranieri durante i controlli soltanto con il consenso del soggetto passivo. Tale consenso tuttavia è improbabile quando il controllo ha lo scopo di determinare l'esistenza di una frode. Inoltre, alcuni Stati membri vietano anche formalmente, adducendo problemi di carattere giuridico, la partecipazione di un funzionario di un altro Stato membro a un'indagine condotta sul loro territorio.[7]   Decisione 888/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 marzo 1998 recante adozione di un programma d'azione comunitario inteso a migliorare i sistemi di imposizione indiretta nel mercato interno (Programma Fiscalis), GU L 126 del 28.4.1998, pagg. 1-5.È deplorevole che, all'interno di un mercato unico senza frontiere per i frodatori, le amministrazioni fiscali siano invece ancora così separate l'una dall'altra e che per esse sia così difficile o addirittura impossibile oltrepassare le frontiere. La presenza di controllori di un altro Stato membro negli uffici amministrativi e la loro partecipazione alle indagini amministrative possono infatti essere estremamente utili, in particolare nei casi che presentano indizi di consistenti irregolarità o frodi transfrontaliere in uno o più Stati membri, nei casi di complessità tale da rendere auspicabile la presenza dei funzionari, o ancora nei casi prossimi a prescrizione nei quali la presenza di funzionari può accelerare l'indagine. Per tale ragione l'articolo 13 della proposta permette la presenza di agenti dell'amministrazione fiscale di uno Stato membro sul territorio di un altro Stato membro quando i due Stati la ritengano opportuno. Nello stesso tempo, gli articoli 13 e 14 contengono disposizioni che precisano diritti e obblighi di tutte le parti nonché le procedure applicabili da parte degli agenti nazionali che effettuano indagini in un altro Stato membro. Da un lato, il paragrafo 1 dell'articolo 13 disciplina la presenza di agenti dell'amministrazione fiscale di uno Stato membro negli uffici amministrativi di un altro Stato membro e, dall'altro, il paragrafo 2 contiene disposizioni che regolano la partecipazione degli agenti designati dall'autorità richiedente alle indagini amministrative presso i soggetti passivi. Questi articoli costituiscono una base giuridica che solleva l'amministrazione fiscale dall'obbligo di ottenere il consenso del soggetto passivo.4.2.6. Sezione 5: ricorso a controlli simultanei (nuova disposizione)La Commissione ritiene che i controlli simultanei debbano essere parte integrante dei normali piani di controllo degli Stati membri. Per incoraggiare l'inserimento da parte degli Stati membri dei controlli simultanei nei loro piani di controllo, alcuni controlli multilaterali sono finanziati sul programma Fiscalis. Tuttavia, la decisione Fiscalis non costituisce una base giuridica per lo scambio di informazioni nel quadro di un controllo multilaterale. In effetti, un controllo simultaneo è essenzialmente un quadro strutturato per lo scambio di informazioni tra più amministrazioni fiscali. Pertanto, i controllori che partecipano a un tale controllo devono avvalersi di una delle basi giuridiche che consentono lo scambio di informazioni fiscali (la direttiva 77/799/CEE o il regolamento (CEE) n. 218/92).La presente proposta prevede, da un lato, un obbligo di principio per gli Stati membri di ricorrere a controlli simultanei ogni volta che controlli di questo tipo sembrino più efficaci dei controlli nazionali  e, dall'altro, fornisce disposizioni che precisano diritti e obblighi di tutte le parti nonché gli elementi essenziali delle procedure da applicare. L'articolo 16 riprende disposizioni di accordi bilaterali esistenti in materia.4.2.7. Sezione 6: richiesta di notifica (nuova disposizione)L'articolo 5 della direttiva 76/308/CEE [8] permette la notifica al destinatario di tutti gli atti e le decisioni, ivi compresi quelli giudiziari, concernenti un credito o il suo ricupero, emanati dallo Stato membro in cui ha sede l'autorità richiedente. Tuttavia, quando ancora non vi sono crediti, il quadro giuridico attuale non prevede la notifica degli atti o delle decisioni emanati dalle amministrazioni fiscali di altri Stati membri. L'articolo 17 della presente proposta prevede quindi una base legale chiara per tale notifica.[8]   Direttiva 76/308/CEE del Consiglio, del 15 marzo 1976, GU L 73 del 19.3.1976, pag. 18.4.3. Capitolo III Scambio di informazioni senza preventiva richiesta4.3.1. Articoli da 20 a 24: Scambio strutturato e automatico di informazioni nei settori a rischio (articoli 3 e 4 della direttiva 77/799/CEE)Per accrescere le possibilità di individuazione e prevenzione delle frodi negli scambi intracomunitari, gli Stati membri dovrebbero scambiare a livello comunitario anche altre informazioni oltre ai dati VIES. La Commissione ha constatato che, pur essendo la maggior parte degli Stati membri favorevole all'intensificazione degli scambi di informazioni pertinenti, tali scambi sono ancora rari. Per aumentare le possibilità di individuare e prevenire le frodi negli scambi intracomunitari, gli Stati membri dovrebbero scambiarsi informazioni almeno nelle situazioni seguenti:a)  situazioni nelle quali la tassazione deve aver luogo nello Stato membro di destinazione e l'efficacia del sistema di controllo dipende necessariamente dalle informazioni fornite dallo Stato membro di origine;esempi: forniture intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi (veicoli terrestri, imbarcazioni e aeromobili di cui all'articolo 28 bis, paragrafo 2 della direttiva 77/388/CEE) o vendite a distanza non soggette ad imposta nello Stato di origine;b)  situazioni nelle quali si sospetta una frode nell'altro Stato membro;esempi: servizi intracomunitari che presentano un'irregolarità presunta (ad esempio perché non sono fatturati agli effettivi beneficiari) o discordanze tra forniture e acquisizioni intracomunitarie (casi in cui i dati comunicati in conformità all'articolo 4, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 218/92 si discostano in misura significativa dal valore dichiarato delle acquisizioni intracomunitarie);c) situazioni che generalmente rappresentano un rischio più importante di frode o di evasione fiscale nell'altro Stato membro;esempi: potenziali società "fenice" (ad esempio, società che nei primi anni di attività effettuano molte forniture intracomunitarie di beni e servizi a clienti di un altro Stato), rimborsi dell'IVA a soggetti passivi non stabiliti all'interno del paese (direttiva 79/1072/CEE del Consiglio), o attribuzione di numeri di identificazione IVA agli operatori domiciliati nell'altro Stato membro;d) situazioni in cui sul territorio di uno Stato membro è stato constatato un caso di frode che potrebbe avere ramificazioni nell'altro Stato membro;esempi: "società fantasma" che hanno effettuato operazioni intracomunitarie o soggetti passivi condannati per frode relativa all'IVA nel commercio intracomunitario.Il quadro giuridico esistente è chiaramente inadeguato all'insieme delle situazioni suindicate. Oggi non esiste nessun obbligo reale in materia di scambio automatico o spontaneo di informazioni. Questi tipi di scambi sono previsti soltanto in linea di principio, ma nessuna categoria di informazioni è oggetto di scambio obbligatorio in virtù di tali disposizioni. Soltanto alcuni rari accordi bilaterali sono stati conclusi su tale base. È pertanto necessario prevedere, nella stessa legislazione comunitaria, le categorie di informazioni che devono essere oggetto di scambio.La proposta quindi prevede ormai due tipi di scambi spontanei: lo scambio strutturato e lo scambio automatico. La differenza tra scambio strutturato e scambio automatico risiederà unicamente nel fatto che l'autorità responsabile della comunicazione sia o meno in grado di raccogliere a intervalli regolari le informazioni da scambiare. Sarà ad esempio impossibile per uno Stato membro procedere allo scambio automatico di un'informazione per la quale nello stesso Stato non esista obbligo di comunicazione da parte dei soggetti passivi.La proposta stabilisce inoltre un quadro all'interno del quale gli Stati membri istituiranno i suddetti scambi di informazioni, quadro che ha il vantaggio di essere al tempo stesso flessibile ed efficace. La proposta si limita infatti a determinare in quali tipi di situazioni lo scambio debba aver luogo, mentre le categorie esatte di informazioni e, per ciascuno degli Stati membri, il carattere automatico o strutturato e, se del caso, la periodicità dello scambio, saranno decisi nel quadro della procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2. La flessibilità del sistema risiede nel fatto che sarà possibile nell'ambito di tale procedura concludere un accordo in base al quale 10 Stati membri scambieranno informazioni in modo automatico mentre gli altri cinque lo faranno in modo strutturato.È evidente che le decisioni prese nel quadro della comitatologia non potranno in alcun caso avere ripercussioni sugli obblighi dei debitori d'imposta di cui all'articolo 22 della direttiva 77/388/CEE e dovranno quindi riguardare informazioni già in possesso dell'amministrazione fiscale.4.3.2. Ostacoli allo scambio di dati personali (nuova disposizione)Per alcuni Stati membri è difficile scambiare dati personali a causa delle restrizioni in materia stabilite dalle rispettive legislazioni. Essi sottolineano che le regole relative alla protezione dei dati restringono fortemente le possibilità di scambio di informazioni. In particolare fanno presente che l'attuazione della direttiva 95/46/CE relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati [9] può talvolta ostacolare lo scambio di dati personali, anche nei casi in cui la frode è nota e ancora di più in rapporto a informazioni che fanno sembrare molto probabile l'esistenza di una frode.[9]   GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.Gli Stati membri devono quindi avvalersi dell'articolo 13 della direttiva sopra citata, a norma del quale è consentito derogare alle regole normali quando si tratti di salvaguardare gli interessi finanziari di uno Stato membro (anche in materia tributaria). Per tale ragione l'articolo 37, paragrafo 4 stabilisce che gli Stati membri limitano la portata degli obblighi e dei diritti di cui all'articolo 6, paragrafo 1, all'articolo 10, all'articolo 11, paragrafo 1, e agli articoli 12 e 21 della direttiva 95/46/CE in modo che la loro legislazione in materia di tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali non pregiudichi gli interessi di cui all'articolo 13, lettera e) della direttiva in oggetto.4.4. Capitolo IV Archiviazione di informazioni e scambio di informazioni concernenti transazioni intracomunitarie4.4.1. Articoli da 25 a 29 (articolo 4 del regolamento (CEE) n. 218/92)A fini di chiarezza, l'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 218/92 è stato suddiviso in 5 articoli. Nella sostanza l'articolo rimane invariato fatta eccezione per l'integrazione nel sistema VIES di informazioni precise relative all'ufficio locale da contattare per ottenere informazioni complementari sui singoli operatori figuranti nella base di dati, in particolare al fine di facilitare lo scambio diretto di informazioni senza passare attraverso le autorità nazionali (uffici centrali di collegamento) (v. articolo 3).4.4.2. Articolo 30 (articolo 6 del regolamento (CEE) n. 218/92)L'articolo rimane invariato fatta eccezione per una disposizione che consente la conferma della validità del numero di identificazione IVA di una data persona con mezzi elettronici.4.5. Capitolo V Relazioni con la Commissione (Articolo 31)Il paragrafo 1 di questo articolo corrisponde all'articolo 11 del regolamento (CEE) n. 218/92 e prevede la valutazione comune da parte degli Stati membri e della Commissione del funzionamento del presente regolamento.Tuttavia le informazioni che gli Stati membri sono tenuti a fornire ai fini di tale valutazione sono descritte in modo più dettagliato.In primo luogo è esplicitamente stabilito che gli Stati membri sono tenuti a fornire tutti i dati statistici necessari alla valutazione; i dettagli dei dati da comunicare saranno precisati nel quadro della comitatologia.Gli Stati membri sono inoltre tenuti a fornire tutte le informazioni riguardanti metodi e procedimenti usati o che si presume siano stati usati per violare la legislazione relativa all'imposta sul valore aggiunto, che abbiano permesso di constatare carenze o lacune nel funzionamento del dispositivo di cooperazione amministrativa previsto dal presente regolamento. Simili informazioni possono infatti dare indicazioni sull'efficacia del presente sistema di cooperazione amministrativa nella lotta contro l'evasione fiscale.A tal fine potrebbe anche essere utile poter comunicare alla Commissione ogni altra informazione, comprese quelle riguardanti casi specifici, su semplice base volontaria per gli Stati membri. La Commissione, dal canto suo, sarà tenuta a comunicare tali informazioni alle autorità competenti degli altri Stati membri interessati cui le informazioni in questione non siano ancora state trasmesse.4.6. Capitolo VI Scambio di informazioni con i paesi terzi (articolo 32: nuova disposizione)Il quadro giuridico attuale non fornisce una base giuridica per lo scambio di informazioni con i paesi terzi. Quando la frode relativa all'IVA è connessa a operazioni di import/export, si può ricorrere agli strumenti di cooperazione doganale. Vi sono tuttavia molte lacune, ad esempio per quanto riguarda le frodi nel settore dei servizi o le frodi commesse nella Comunità, le cui prove però si trovano nei paesi terzi.Per tale ragione l'articolo 32, paragrafo 1, prevede una base giuridica per comunicare a qualsiasi Stato membro informazioni provenienti da un paese terzo in forza di un accordo bilaterale.Inoltre, a norma dell'articolo 32, paragrafo 2, le informazioni ottenute in applicazione del presente regolamento possono essere comunicate a un paese terzo, con il consenso delle autorità competenti che le hanno fornite.4.7. Capitolo VII Condizioni per lo scambio di informazioni (articoli da 33 a 39)4.7.1. Articolo 33: scambio in forma elettronica (nuova disposizione)In forza di questo articolo, tutte le informazioni sono fornite per quanto possibile in forma elettronica, secondo modalità da stabilire nel quadro della comitatologia.4.7.2. Articolo 34: traduzioni (nuova disposizione)Le richieste di assistenza e la documentazione acclusa sono corredate di una traduzione nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dell'autorità interpellata, secondo modalità da stabilire nel quadro della comitatologia.4.7.3. Articolo 35: spese sostenute per l'applicazione del presente regolamento (articolo 13 del regolamento (CEE) n. 218/92)È stato aggiunto il paragrafo 2 per allineare l'articolo 35 del regolamento all'articolo 18 della proposta di modifica della direttiva 76/308/CEE [10], che offre la possibilità agli Stati membri di concordare un rimborso delle spese effettivamente sostenute nei casi in cui si presentino difficoltà particolari, ovvero casi che comportino spese molto elevate o casi connessi alla lotta contro la criminalità organizzata.[10]   COM(1998) 364 def. e COM(1999) 183 def.4.7.4. Articolo 36: limiti allo scambio di informazioni (articolo 7, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 218/92 e 8 della direttiva 77/799/CEE)Ai sensi di questo articolo l'autorità interpellata può rifiutare di effettuare indagini o di trasmettere informazioni quando l'onere amministrativo sia eccessivo, o quando l'autorità richiedente non abbia esaurito le consuete fonti di informazione, o quando la legislazione o la prassi amministrativa dello Stato membro che dovrebbe fornire le informazioni non consentano all'amministrazione fiscale di detto Stato di effettuare tali indagini né di raccogliere o utilizzare tali informazioni ai suoi fini, o quando la trasmissione delle informazioni sarebbe contraria all'ordine pubblico o condurrebbe alla divulgazione di un segreto commerciale, industriale o professionale o di un procedimento commerciale.L'articolo 36, paragrafo 4, come l'articolo 14 della direttiva 76/308/CEE, prevede che l'autorità interpellata informi l'autorità richiedente e la Commissione dei motivi che ostano all'assistenza reciproca.4.7.5. Articolo 37, paragrafi 1 e 2: limiti imposti all'utilizzazione delle informazioni (articolo 9, paragrafi 1 e 2 del regolamento (CEE) n. 218/92 e articolo 7, paragrafi 1 e 3 della direttiva 77/799/CEE)Ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 77/799/CEE, le informazioni provenienti dallo Stato membro interpellato possono essere utilizzate senza restrizioni nello Stato membro richiedente soltanto a fini amministrativi e fiscali. All'atto pratico, questo articolo non è interpretato nello stesso modo da tutti gli Stati membri. Secondo alcuni di essi, quando le informazioni sono utilizzate pubblicamente in un procedimento giudiziario occorre ottenere l'autorizzazione esplicita dello Stato membro interpellato; secondo altri, basta un'autorizzazione tacita.L'articolo 37 precisa che le informazioni comunicate in qualsiasi forma in applicazione del presente regolamento sono riservate. Tuttavia, in ogni caso, esse possono essere utilizzate in occasione di procedimenti giudiziari o amministrativi, avviati a seguito di mancata osservanza della normativa fiscale, che comportano l'eventuale applicazione di sanzioni.Esse possono inoltre essere utilizzate per l'accertamento di altri dazi, imposte e tasse contemplati dall'articolo 2 della direttiva 76/308/CEE del 15 marzo 1976. Questa disposizione segue la raccomandazione del gruppo ad alto livello "Coerenza fiscalità-dogane" di esaminare la possibilità di istituire uno scambio di informazioni tra amministrazioni doganali e fiscali. Essa assicura una base giuridica per tale scambio di informazioni in materia di IVA, nonché una base giuridica per tale scambio tra le amministrazioni competenti per l'IVA e un'altra amministrazione fiscale di uno Stato membro.4.7.6. Articolo 37, paragrafo 3: necessità di ottenere l'accordo dell'autorità interpellata per la comunicazione a uno Stato membro (articolo 9, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 218/92 e articolo 7, paragrafo 4 della direttiva 77/799/CEE)L'articolo 9, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 218/92 e l'articolo 7, paragrafo 4 della direttiva 77/799/CEE stabiliscono una procedura secondo la quale occorre ottenere il consenso dello Stato membro che fornisce le informazioni perché queste possano essere messe a disposizione di un altro Stato membro. Tali procedure possono impedire o ritardare la trasmissione di informazioni agli Stati membri che ne hanno bisogno.L'articolo 37, paragrafo 3 non esige più tale consenso. Quando l'autorità richiedente ritiene che le informazioni fornitele dall'autorità interpellata possono essere utili all'autorità competente di un terzo Stato membro, essa può trasmettere tali informazioni a quest'ultima.4.7.7. Articolo 37, paragrafo 4: ostacoli allo scambio di dati personali (nuova disposizione)V. il punto 4.3.2.4.7.8. Notifica preventiva alla persona interessata in occasione di ogni scambio di informazioniLe norme vigenti in alcuni Stati membri prevedono la notifica dello scambio di informazioni alla persona interessata. Ovviamente, in caso di frode, tale notifica compromette l'efficacia del controllo. Il fatto che alcuni Stati membri notifichino sistematicamente al soggetto passivo ogni richiesta di informazioni fa sì che gli altri Stati membri siano restii a ricorrere alle disposizioni relative alla reciproca assistenza in caso di sospetto di frode.L'articolo 8 del regolamento (CEE) n. 218/92 permette la notifica dello scambio di informazioni alla persona interessata. Disposizioni simili impediscono una cooperazione efficace tra amministrazioni fiscali nella misura in cui ostacolano l'amministrazione richiedente nella sua lotta contro la frode. Occorre sottolineare che la presente proposta non prevede più tale possibilità e precisa che l'autorità interpellata procede come se agisse per proprio conto o su richiesta di un'altra autorità del suo paese. La Commissione ritiene che nella misura in cui lo scambio di informazioni tra le autorità fiscali nazionali non dà luogo alla notifica al soggetto passivo, non si debba procedere a tale notifica neanche in occasione dello scambio di informazioni tra le autorità competenti.4.7.9. Articolo 38: elementi di prova (nuova disposizione)L'artico 38 precisa che le constatazioni, gli attestati, le informazioni, i documenti, le copie conformi e tutte le informazioni ottenuti da agenti dell'autorità interpellata e trasmessi all'autorità richiedente possono essere addotti come elementi di prova dagli organi competenti dell'autorità richiedente allo stesso modo di documenti nazionali equivalenti.4.7.10. Articolo 39 (articolo12, paragrafi 2 e 3 del regolamento (CEE) n. 218/92)L'articolo corrisponde testualmente all'articolo 12, paragrafi 2 e 3 del regolamento (CEE) n. 218/92.4.8. Capitolo VIII Disposizioni finali4.8.1. Articoli 40 e 41: procedure di consultazione e di comitatologia (articolo 10 del regolamento (CEE) n. 218/92)Le misure necessarie per attuare il presente regolamento sono misure di portata generale finalizzate all'attuazione degli elementi essenziali dell'atto di base. Pertanto occorre seguire la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (1999/468/CE).4.8.2. Articolo 42: relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (articolo 14 del regolamento (CEE) n. 218/92)La periodicità della relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio è prolungata da 2 a 3 anni.4.8.3. Articolo 43: applicabilità di norme più favorevoli in materia di assistenza reciproca (articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 218/92 e 11 della direttiva 77/799/CEE)Il paragrafo 1 di questo articolo corrisponde all'articolo 11 della direttiva 77/799/CEE, il paragrafo 2 all'articolo 9, paragrafo 3. La formulazione è stata leggermente modificata.4.8.4. Articolo 44: abrogazione del regolamento (CEE) n. 218/92Il regolamento (CEE) n. 218/92 è abrogato. I riferimenti al regolamento abrogato devono intendersi come fatti al presente regolamento.5. Spiegazione della proposta di direttivaPoiché occorre sostituire integralmente il regolamento (CEE) n. 218/92 nonché la direttiva 77/799/CEE per quanto riguarda l'IVA, l'IVA è ormai esclusa dal campo d'applicazione della direttiva. Per contro questo è invece esteso ad alcune imposte sui premi assicurativi per tener conto dell'esigenza espressa dagli Stati membri nel quadro dei negoziati al Consiglio sulla proposta di modifica della direttiva 76/308/CEE [11].[11]   COM(1998) 364 def. e COM(1999) 183 def.6. ConclusioniLa presente proposta mira quindi a rafforzare la cooperazione tra amministrazioni fiscali fornendo loro un quadro giuridico semplice ed efficace per combattere ad armi pari contro i frodatori.La proposta pertanto non mira a modificare in alcun modo gli obblighi dei contribuenti né le regole relative all'applicazione delle norme in materia di IVA, ma soltanto ad adattare la cooperazione amministrativa alle sfide del mercato interno. Per tale motivo la Commissione presenta la proposta sulla base dell'articolo 95 del trattato.Assumendo l'articolo 95 del trattato come base giuridica, la Commissione è per altro in linea con la sua proposta del 19 giugno 1990 (COM(90) 183) per il regolamento (CEE) n. 218/92/CEE, nella quale essa già proponeva l'articolo 100 A del trattato CE (divenuto l'articolo 95 del trattato CE) come base giuridica appropriata.L'articolo 95 costituisce infatti la base giuridica per l'adozione di "misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l'instaurazione ed il funzionamento del mercato interno." Ai sensi del paragrafo 2 dell'articolo 95, il paragrafo 1 non si applica alle disposizioni fiscali, in quanto la base giuridica per l'armonizzazione della fiscalità indiretta è l'articolo 93.Tuttavia, secondo la lettura che ne fa la Commissione, la deroga prevista al paragrafo 2 può escludere l'applicazione della regola generale fissata al paragrafo 1 dell'articolo 95 soltanto quando le disposizioni fiscali costituiscono l'obiettivo principale della misura proposta. Tale circostanza sussisterebbe ad esempio se l'atto proposto riguardasse gli obblighi dei soggetti passivi o le regole concernenti il campo d'applicazione dell'imposta, ma non sussiste nel presente caso in cui il regolamento si limita a creare collegamenti tra le amministrazioni fiscali.2001/0133 (COD)Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo alla cooperazione amministrativa in materia d'imposta sul valore aggiuntoIL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95,vista la proposta della Commissione [12],[12]   GU C ...visto il parere del Comitato economico e sociale [13],[13]  GU C ...visto il parere del Comitato delle regioni [14],[14]  GU C ...deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato [15],[15]  GU C ...considerando quanto segue:(1) La pratica della frode e dell'evasione fiscale al di là dei confini degli Stati membri conduce a perdite di bilancio, lede il principio della giustizia fiscale e può provocare distorsioni dei movimenti di capitali e delle condizioni di concorrenza. Pertanto essa pregiudica il funzionamento del mercato interno.(2) La lotta contro le frodi relative all'imposta sul valore aggiunto esige una stretta cooperazione tra le autorità amministrative che, in ciascuno degli Stati membri, sono incaricate dell'esecuzione delle disposizioni in materia.(3) È pertanto opportuno definire le regole secondo le quali le autorità amministrative degli Stati membri sono tenute a prestarsi mutua assistenza e a collaborare con la Commissione al fine di assicurare la corretta applicazione dell'IVA.(4) Il regolamento (CEE) n. 218/92 del Consiglio, del 27 gennaio 1992, concernente la cooperazione amministrativa nel settore delle imposte indirette (IVA) [16] ha istituito al riguardo un sistema di stretta collaborazione tra le autorità amministrative degli Stati membri e tra queste e la Commissione.[16]   GU L 24 dell'1.2.1992, pag. 1.(5) Tale regolamento completa le disposizioni della direttiva 77/799/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1977, relativa alla reciproca assistenza fra le autorità competenti degli Stati membri nel settore delle imposte dirette e indirette [17], modificata da ultimo dall'atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia.[17]   GU L 336 del 27.12.1977, pag. 15.(6) I due strumenti giuridici si sono rivelati efficaci ma sono ormai insufficienti per far fronte alle nuove esigenze in materia di cooperazione amministrativa derivanti dall'integrazione sempre più stretta delle economie nel mercato interno.(7) L'esistenza di due strumenti distinti per la cooperazione in materia di IVA si è inoltre rivelata un freno a una cooperazione efficace tra le amministrazioni tributarie.(8) Inoltre, si è rivelato necessario stabilire regole più chiare e cogenti in materia di cooperazione tra Stati membri, in quanto i diritti e gli obblighi di tutte le parti interessate non sono sufficientemente definiti.(9) Non vi sono inoltre sufficienti contatti diretti tra gli uffici locali o nazionali antifrode, in quanto di norma la comunicazione ha luogo tra gli uffici centrali di collegamento.  Ciò riduce l'efficacia della cooperazione, limita l'uso del dispositivo di cooperazione amministrativa e implica termini di comunicazione troppo lunghi. Occorre pertanto prevedere contatti più diretti tra i servizi per rendere la cooperazione più efficace e più rapida.(10) La cooperazione infine non è abbastanza intensiva in quanto, oltre al sistema VIES, vi sono pochi scambi automatici o spontanei di informazioni tra gli Stati membri. Occorre rendere gli scambi di informazioni tra le amministrazioni, e tra queste e la Commissione, più intensivi e più rapidi per combattere più efficacemente contro la frode.(11) È quindi necessario modificare il regolamento (CEE) n. 218/92 e inserirvi le disposizioni della direttiva 77/799/CEE che riguardano l'IVA. A fini di chiarezza, è opportuno sostituire detto regolamento.(12) Né il regolamento (CEE) n. 218/92 né la direttiva 77/799/CEE avevano per oggetto l'armonizzazione delle disposizioni fiscali, ma erano intesi ad assicurare il buon funzionamento del mercato interno facilitando la cooperazione amministrativa tra le amministrazioni nazionali nel settore della fiscalità indiretta. Il presente regolamento persegue lo stesso obiettivo.(13) Il presente regolamento fa salve le altre misure comunitarie che contribuiscono alla lotta contro le frodi relative all'IVA.(14) Ai fini del presente regolamento, è opportuno limitare taluni diritti ed obblighi previsti dalla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati [18], per salvaguardare gli interessi di cui all'articolo 13, lettera e) della medesima.[18]   GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.(15) Le misure necessarie per l'applicazione del presente regolamento costituiscono misure di portata generale ai sensi dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [19]. Pertanto, esse devono essere adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della stessa.[19]   GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.(16) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e ottempera ai principi riconosciuti segnatamente dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Capo IDisposizioni generaliArticolo 11. Il presente regolamento stabilisce le condizioni secondo le quali le autorità amministrative degli Stati membri preposte all'applicazione della legislazione relativa all'imposta sul valore aggiunto collaborano tra loro e con la Commissione allo scopo di assicurare l'osservanza di tale legislazione.A tal fine esso definisce norme e procedure che consentono alle autorità competenti degli Stati membri di collaborare e di scambiare tra loro e con la Commissione ogni informazione che possa permettere loro di accertare correttamente tale imposta.Esso inoltre definisce norme e procedure per lo scambio di alcune informazioni con mezzi elettronici, in particolare per quanto riguarda l'IVA sugli scambi intracomunitari.2. Il presente regolamento fa salva l'applicazione negli Stati membri delle norme di mutua assistenza giudiziaria in materia penale.Articolo 2Ai fini del presente regolamento si intende per:1)  "autorità competente": l'autorità designata secondo l'articolo 3, paragrafo 1;2)  "autorità richiedente": l'ufficio centrale di collegamento di uno Stato membro o un funzionario competente di detto Stato membro che formula una richiesta di assistenza a nome dell'autorità competente;3)  "autorità interpellata": l'ufficio centrale di collegamento di uno Stato membro o un funzionario competente di detto Stato membro che riceve una richiesta di assistenza a nome dell'autorità competente;4)  "servizio territoriale": un'unità amministrativa che è competente per verificare la corretta applicazione della legislazione sull'IVA in una data zona territoriale;5)  "scambio organizzato": la raccolta d'informazioni predeterminate e la loro comunicazione, sistematica e senza preventiva richiesta, ad un altro Stato membro da parte dell'ufficio centrale di collegamento o di un funzionario competente, nel momento in cui sono disponibili;6)  "scambio automatico": la raccolta d'informazioni predeterminate e la loro comunicazione, sistematica e senza preventiva richiesta, ad un altro Stato membro da parte dell'ufficio centrale di collegamento o di un funzionario competente, a intervalli regolari prestabiliti;7) "persona":a)  una persona fisica,b)  una persona giuridica,c)  laddove la normativa vigente lo preveda, un'associazione di persone alla quale è riconosciuta la capacità di compiere atti giuridici, ma che è priva di personalità giuridica;8)  "permettere l'accesso": autorizzare l'accesso alla base di dati elettronica in questione e fornire dati con mezzi elettronici;9) "con mezzi elettronici": mediante attrezzature elettroniche di trattamento (compresa la compressione numerica) e di memorizzazione di dati e utilizzando fili, radio, mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici;10)  "numero di identificazione IVA": il numero previsto dall'articolo 22, paragrafo 1, lettere c), d) ed e), nella versione dell'articolo 28 nonies, della direttiva 77/388/CEE del Consiglio [20];[20]   GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1.11)  "operazioni intracomunitarie": la fornitura intracomunitaria di beni e la prestazione intracomunitaria di servizi;12)  "fornitura intracomunitaria di beni": una fornitura di beni che deve essere menzionata nell'elenco ricapitolativo di cui all'articolo 22, paragrafo 6, lettera b), nella versione dell'articolo 28 nonies, della direttiva 77/388/CEE;13)  "prestazione intracomunitaria di servizi": una prestazione di servizi contemplata dall'articolo 9, paragrafo 2, lettera e)*, o dall'articolo 28 ter, punti C, D, E e F, della direttiva 77/388/CEE;14)  "acquisizione intracomunitaria di beni": l'acquisizione del potere di disporre come proprietario di un bene mobile materiale, secondo l'articolo 28 bis, paragrafo 3 della direttiva 77/388/CEE;15)  "indagine amministrativa": tutti i controlli, le verifiche e gli interventi eseguiti da agenti delle autorità competenti nell'esercizio delle loro funzioni allo scopo di assicurare la corretta applicazione della legislazione sull'IVA.Articolo 31. Ogni Stato membro comunica agli altri Stati membri ed alla Commissione l'autorità competente unica che esso designa come autorità a nome della quale viene applicato il presente regolamento, direttamente o mediante delega all'ufficio centrale di collegamento di cui al paragrafo 2 o ai funzionari di cui al paragrafo 3.2. Ogni autorità competente designa un unico ufficio centrale di collegamento quale responsabile principale, in virtù di delega, dei contatti con gli altri Stati membri nel settore della cooperazione amministrativa. Essa ne informa la Commissione e le autorità competenti degli altri Stati membri.3. Ogni autorità competente determina i funzionari competenti autorizzati per delega a formulare le richieste di assistenza in forza del presente regolamento o a rispondere alle richieste ricevute. A tal fine viene designato almeno un funzionario per servizio territoriale. L'ufficio centrale di collegamento tiene aggiornato l'elenco di tali funzionari e lo rende accessibile agli uffici centrali di collegamento degli altri Stati membri.4. Il presente regolamento non osta a che, oltre ai funzionari di cui al paragrafo 3, altri funzionari di diversi Stati membri preposti all'applicazione della legislazione sull'IVA si mettano direttamente in contatto tra loro, scambino informazioni e collaborino secondo il presente regolamento.5. Quando, a norma del paragrafo 4, un funzionario preposto all'applicazione della legislazione sull'IVA viene contattato direttamente da un altro funzionario di un altro Stato membro e tale richiesta di assistenza rende necessaria un'azione all'esterno della sua circoscrizione territoriale, è tenuto a trasmettere la richiesta all'ufficio centrale di collegamento. In tal caso, il termine di cui all'articolo 10 decorre dal ricevimento della richiesta da parte dell'ufficio centrale di collegamento.6. La Commissione pubblica nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee l'elenco delle autorità competenti e provvede a tenerlo aggiornato.Articolo 4L'obbligo di assistenza previsto dal presente regolamento non riguarda la trasmissione di informazioni o documenti che le autorità amministrative di cui all'articolo 1 hanno raccolto con l'autorizzazione o su richiesta dell'autorità giudiziaria. Tuttavia, in caso di richiesta di assistenza, tali documenti o informazioni vengono trasmessi se l'autorità giudiziaria, consultata a tale effetto, lo consente.Le informazioni relative all'applicazione della legislazione sull'IVA così ottenute, o almeno gli elementi essenziali della documentazione che consentono di porre fine a una pratica fraudolenta, sono comunicate in ogni caso nell'ambito della cooperazione amministrativa prevista dal presente regolamento. Tale comunicazione deve essere preventivamente autorizzata dall'autorità giudiziaria ove ciò sia disposto dal diritto nazionale.Capo IICooperazione su richiestaSezione 1Richiesta di informazioniArticolo 51. Su richiesta dell'autorità richiedente, l'autorità interpellata comunica le informazioni di cui all'articolo 1, anche in relazione a uno o più casi specifici.2. Ai fini della comunicazione di cui al paragrafo 1, l'autorità competente dello Stato membro interpellato fa eseguire se del caso le indagini necessarie per ottenere le informazioni in oggetto.3. Per procurarsi le informazioni richieste, l'autorità interpellata, o l'autorità amministrativa cui essa si rivolge, procede come se agisse per conto proprio o su richiesta di un'altra autorità del proprio Stato membro.Articolo 6Le richieste di informazioni a norma dell'articolo 5 sono trasmesse mediante un formulario tipo adottato secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.Articolo 71. Su richiesta dell'autorità richiedente l'autorità interpellata le trasmette, sotto forma di relazioni, di attestati e di qualsiasi altro documento, o di copie conformi o estratti degli stessi, tutte le informazioni di cui dispone o che si procura.2. I documenti originali sono trasmessi soltanto ove ciò non sia vietato da disposizioni vigenti nello Stato membro in cui ha sede l'autorità interpellata.Sezione 2Richiesta di indagini amministrativeArticolo 8Su richiesta dell'autorità richiedente, l'autorità interpellata esegue o fa eseguire le opportune indagini amministrative sulle operazioni seguenti:1)  operazioni contrarie alla legislazione sull'IVA o che tali appaiono all'autorità richiedente, e per le quali l'imposizione dovrebbe aver luogo sul territorio dello Stato membro in cui ha sede l'autorità richiedente;2) operazioni che possono fornire elementi di prova di un'infrazione alla legislazione sull'IVA commessa sul territorio dello Stato membro in cui ha sede l'autorità richiedente.Articolo 91. Per effettuare le indagini amministrative, l'autorità interpellata, o l'autorità amministrativa da questa adita, procede come se agisse per conto proprio o su richiesta di un'altra autorità del proprio Stato membro.2. L'autorità interpellata comunica i risultati delle indagini amministrative all'autorità richiedente.Sezione 3termine per la comunicazioneArticolo 10L'autorità interpellata esegue le comunicazioni di cui agli articoli 5, 7 e 9 al più presto e comunque entro tre mesi dal ricevimento della richiesta.Se le informazioni di cui trattasi sono già in possesso dell'autorità interpellata, il termine è di un mese.Articolo 11Per alcune categorie di casi specifici si può stabilire un termine diverso da quello di cui all'articolo 10 secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.Articolo 12L'autorità interpellata, qualora non possa rispondere alla richiesta entro il termine previsto, informa immediatamente l'autorità richiedente delle circostanze che ostano al rispetto di tale termine e indica quando potrà dar seguito alla richiesta.Sezione 4Presenza negli uffici amministrativi e partecipazione alle indagini amministrativeArticolo 131. Previo accordo fra l'autorità richiedente e l'autorità interpellata e secondo le modalità fissate da quest'ultima, agenti debitamente autorizzati dalla prima possono raccogliere, negli uffici in cui esercitano le loro funzioni le autorità amministrative dello Stato membro nel quale ha sede l'autorità interpellata, informazioni relative all'applicazione della legislazione sull'IVA necessarie all'autorità richiedente e connesse con la documentazione cui possono accedere gli agenti di detti uffici. Tali agenti sono autorizzati a fare copie di tale documentazione.2. Previo accordo tra l'autorità richiedente e l'autorità interpellata, agenti designati dall'autorità richiedente possono essere presenti durante le indagini amministrative. La condotta delle indagini amministrative è permanentemente assicurata dagli agenti dell'autorità interpellata. Gli agenti dell'autorità richiedente non possono esercitare, di propria iniziativa, i poteri di controllo di cui sono titolari gli agenti dell'autorità interpellata. Tuttavia hanno accesso agli stessi locali e agli stessi documenti cui hanno accesso questi ultimi, per loro tramite ed esclusivamente ai fini dell'indagine amministrativa in corso.3. Gli agenti dell'autorità richiedente che sono presenti in un altro Stato membro in applicazione dei paragrafi 1 e 2 devono essere in grado di produrre, in qualsiasi momento, un mandato scritto in cui siano indicate la loro identità e la loro qualifica ufficiale.Articolo 14Qualora le norme di procedura penale nazionali riservino determinati atti ad agenti specificamente designati dalla legge nazionale, gli agenti dell'autorità richiedente non partecipano a tali atti.In ogni caso, questi non partecipano alle perquisizioni domiciliari né all'interrogatorio formale delle persone in forza della legge penale. Essi hanno, tuttavia, accesso alle informazioni così ottenute, secondo le condizioni previste dall'articolo 4.Sezione 5Controlli simultaneiArticolo 15Gli Stati membri ricorrono, ognuno sul proprio territorio e in modo indipendente, a controlli simultanei riguardo alla situazione di uno o più soggetti passivi che presentino un interesse comune o complementare.Essi procedono a controlli simultanei, al fine di scambiarsi le informazioni così ottenute, quando tali controlli appaiano più efficaci di un controllo eseguito da un solo Stato membro.Articolo 161. L'autorità competente di uno Stato membro individua autonomamente i soggetti passivi sui quali intende proporre un controllo simultaneo. Essa informa l'autorità competente degli altri Stati membri interessati circa le pratiche da essa selezionate ai fini del controllo fiscale simultaneo. Per quanto possibile, motiva la sua scelta fornendo le informazioni che l'hanno determinata. In ogni caso, indica le norme sulla prescrizione che si applicano alle pratiche proposte per il controllo simultaneo.2. Ogni Stato membro decide se intende partecipare ai controlli simultanei. L'autorità competente alla quale è stato proposto un controllo simultaneo conferma all'autorità omologa l'assenso o il rifiuto quanto all'esecuzione di tale controllo.3. Le autorità competenti designano un rappresentante incaricato di dirigere e coordinare il controllo.Sezione 6Richiesta di notificazioneArticolo 17Su richiesta dell'autorità richiedente, l'autorità interpellata notifica al destinatario, secondo le norme sulla notificazione dei corrispondenti atti, vigenti nello Stato membro in cui essa ha sede, tutti gli atti e le decisioni delle autorità amministrative relativi all'applicazione della legislazione sull'IVA nel territorio dello Stato membro in cui ha sede l'autorità richiedente.Articolo 18La richiesta di notificazione, che precisa il contenuto dell'atto o della decisione da notificare, indica il nome, l'indirizzo e ogni altro elemento utile per l'identificazione del destinatario.Articolo 19L'autorità interpellata informa immediatamente l'autorità richiedente del seguito dato alla richiesta di notificazione e, più in particolare, della data in cui la decisione o l'atto sono stati trasmessi al destinatario.Capo IIIScambio di informazioni senza preventiva richiestaArticolo 20Salvo il disposto del capo IV, l'autorità competente di ogni Stato membro procede ad uno scambio organizzato od automatico delle informazioni di cui all'articolo 1 con l'autorità competente di ogni altro Stato membro interessato nelle seguenti situazioni:1) se la tassazione deve aver luogo nello Stato membro di destinazione e l'efficacia del sistema di controllo dipende necessariamente dalle informazioni fornite dallo Stato membro di origine;2) se nell'altro Stato membro è stata o potrebbe essere stata commessa un'infrazione alla legislazione sull'IVA;3) se esiste un rischio di frode o di evasione fiscale nell'altro Stato membro;4) se sul territorio di uno Stato membro è stata o potrebbe essere stata commessa un'infrazione alla legislazione sull'IVA con possibili ramificazioni nell'altro Stato membro.Articolo 21Sono determinate secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2:1)  le categorie esatte di informazioni,2)  per ciascuno degli Stati membri, il carattere organizzato od automatico dello scambio e, in quest'ultimo caso, la sua periodicità,3)  le modalità di scambio delle informazioni in questione.Articolo 22Le autorità competenti degli Stati membri possono, in qualsiasi situazione, trasmettersi reciprocamente, senza preventiva richiesta e in modo spontaneo, le informazioni di cui all'articolo 1 in loro possesso.Articolo 23Gli Stati membri prendono le misure amministrative e organizzative necessarie per consentire gli scambi previsti dal presente capo.Articolo 24L'attuazione delle disposizioni del presente capo non può obbligare uno Stato membro a imporre nuovi obblighi ai debitori dell'IVA ai fini della raccolta di informazioni.Capo IVArchiviazione e scambio di informazioni concernenti operazioni intracomunitarieArticolo 251. L'autorità competente di ogni Stato membro tiene una base elettronica di dati nella quale archivia ed elabora le informazioni che raccoglie in conformità all'articolo 22, paragrafo 6, lettera b), nella versione dell'articolo 28 nonies, della direttiva 77/388/CEE.Per consentire l'uso di tali informazioni nell'ambito delle procedure previste dal presente regolamento si procede alla loro archiviazione per un periodo di almeno cinque anni a decorrere dalla fine dell'anno civile in cui si deve consentire l'accesso alle medesime.2. Gli Stati membri provvedono a che la base di dati sia aggiornata, completa ed esatta.Criteri per determinare le modificazioni che possono non essere apportate, in quanto non pertinenti, essenziali od utili, sono definiti secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.Articolo 26Sulla base delle informazioni archiviate a norma dell'articolo 25, l'autorità competente di uno Stato membro ottiene da ogni altro Stato membro comunicazione automatica e immediata di tutte le seguenti informazioni, alle quali essa può anche accedere direttamente:1) i numeri di identificazione IVA attribuiti dallo Stato membro che riceve le informazioni;2)  il valore totale di tutte le forniture intracomunitarie di beni effettuate alle persone titolari di detti numeri da tutti gli operatori identificati ai fini dell'IVA nello Stato membro che fornisce le informazioni.I valori di cui al primo comma, punto 2), sono espressi nella moneta dello Stato membro che fornisce le informazioni e si riferiscono a trimestri dell'anno civile.Articolo 27Sulla base delle informazioni archiviate a norma dell'articolo 25 e unicamente per combattere la frode fiscale, l'autorità competente di uno Stato membro ottiene, quando lo ritenga necessario per controllare le acquisizioni intracomunitarie di beni e di servizi, comunicazione automatica e immediata di tutte le informazioni seguenti, alle quali essa può anche accedere direttamente con mezzi elettronici:1) i numeri di identificazione IVA delle persone che hanno effettuato le forniture di cui all'articolo 26, punto 2);2)  il valore totale delle forniture suddette effettuate da ognuna di tali persone per ciascuna persona interessata titolare di un numero di identificazione IVA di cui all'articolo 26, punto 1);3)  gli estremi completi del servizio territoriale competente a fornire qualsiasi informazione complementare su ciascuna di tali persone.I valori di cui al primo comma, punto 2), sono espressi nella moneta dello Stato membro che fornisce le informazioni e si riferiscono a trimestri dell'anno civile.Articolo 281. Qualora l'autorità competente di uno Stato membro sia tenuta a permettere l'accesso ad alcune informazioni in forza degli articoli 25, 26 e 27, per quanto riguarda le informazioni di cui agli articoli 26 e 27 essa adempie tale obbligo al più presto, e comunque entro tre mesi dalla fine del trimestre civile al quale le informazioni si riferiscono.2. In deroga al paragrafo 1, qualora siano aggiunte informazioni alla base di dati nelle circostanze previste dall'articolo 25, l'accesso a tali ulteriori informazioni viene dato al più presto e comunque non oltre tre mesi dal trimestre in cui queste sono state raccolte.3. Le condizioni alle quali le informazioni corrette sono accessibili sono determinate secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.Articolo 29Le autorità competenti degli Stati membri, qualora, ai fini degli articoli da 25 a 28, registrino informazioni in basi di dati elettroniche e si scambino tali informazioni con mezzi elettronici, adottano le misure necessarie ad assicurare l'osservanza dell'articolo 37.Articolo 301. L'autorità competente di ciascuno Stato membro detiene una base elettronica di dati in cui è contenuto un registro delle persone alle quali è stato rilasciato un numero d'identificazione IVA in tale Stato membro.2. In qualsiasi momento l'autorità competente di uno Stato membro può ottenere direttamente o farsi trasmettere, sulla base dei dati archiviati a norma dell'articolo 25, conferma della validità del numero di identificazione IVA sotto il quale una persona ha effettuato o ricevuto una fornitura intracomunitaria di beni o una prestazione intracomunitaria di servizi.   Su specifica richiesta, l'autorità interpellata comunica altresì la data del rilascio e, se del caso, la data di scadenza della validità del numero di identificazione IVA.3. Su apposita richiesta, l'autorità competente comunica anche, senza indugio, il nome e l'indirizzo della persona cui è stato rilasciato il numero, purché tali informazioni non vengano archiviate dall'autorità richiedente per essere eventualmente utilizzate in seguito.4. L'autorità competente di ciascuno Stato membro provvede affinché le persone aventi interesse a forniture intracomunitarie di beni o a prestazioni intracomunitarie di servizi siano autorizzate a ottenere conferma della validità del numero di identificazione IVA di una data persona.   La trasmissione di detta conferma con mezzi elettronici è autorizzata alle condizioni determinate secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.5. Le autorità competenti degli Stati membri, qualora, ai fini dei paragrafi da 1 a 4 del presente articolo, registrino informazioni in basi di dati elettroniche e si scambino tali informazioni con mezzi elettronici, adottano le misure necessarie a garantire l'osservanza dell'articolo 37.Capo VRelazioni con la CommissioneArticolo 311. Gli Stati membri e la Commissione esaminano e valutano il funzionamento del dispositivo di cooperazione amministrativa previsto dal presente regolamento. La Commissione centralizza l'esperienza degli Stati membri per migliorare il funzionamento di tale dispositivo.2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione ogni informazione relativa all'applicazione che essi danno al presente regolamento, compresi tutti gli elementi statistici necessari per valutare tale applicazione.Tali elementi statistici sono stabiliti secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.3. Gli Stati membri comunicano alla Commissione tutte le informazioni, riguardanti metodi e procedimenti usati o che si presume siano stati usati per violare la legislazione sull'IVA, che abbiano permesso di constatare carenze o lacune nel funzionamento del dispositivo di cooperazione amministrativa previsto dal presente regolamento.4. Ai fini della valutazione dell'efficacia del presente dispositivo di cooperazione amministrativa nella lotta contro la frode e l'evasione fiscale gli Stati membri possono comunicare alla Commissione ogni altra informazione di cui all'articolo 1.5. La Commissione comunica le informazioni di cui ai paragrafi 2, 3 e 4 agli altri Stati membri interessati.Capo VIRelazioni con i paesi terziArticolo 321. Quando un paese terzo comunica informazioni all'autorità competente di uno Stato membro, questa è tenuta a trasmetterle alle autorità competenti degli Stati membri che possono avere interesse a dette informazioni e in ogni caso a quelli che le richiedano.Tali informazioni devono anche essere comunicate alla Commissione ove rivestano interesse a livello comunitario.2. Se il paese terzo interessato ha assunto l'obbligo di fornire l'assistenza necessaria per raccogliere tutti gli elementi comprovanti l'irregolarità di operazioni che sembrano contrarie alla legislazione sull'IVA, le informazioni ottenute a norma del presente regolamento possono essergli comunicate, con il consenso delle autorità competenti che le hanno fornite e nel rispetto delle loro disposizioni interne relative al trasferimento di dati personali a paesi terzi.Capo VIICondizioni relative allo scambio di informazioniArticolo 33Le comunicazioni trasmesse in forza del presente regolamento sono fornite per quanto possibile con mezzi elettronici, secondo modalità adottate secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.Articolo 34Le richieste di assistenza, comprese le richieste di notificazione, e la documentazione acclusa sono corredate di una traduzione nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro in cui ha sede l'autorità interpellata, secondo modalità adottate secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.L'autorità interpellata ha la facoltà di rinunciare a tale traduzione.Articolo 351. Gli Stati membri rinunciano a chiedere il rimborso delle spese sostenute per l'applicazione del presente regolamento ad eccezione, se del caso, delle indennità versate a periti.2. Quando l'assistenza reciproca presenta particolari difficoltà in quanto comporta spese molto elevate o rientra nel quadro della lotta contro la criminalità organizzata, le autorità richiedenti e le autorità interpellate possono concordare apposite modalità di rimborso per i casi in questione.3. Le modalità per l'applicazione del paragrafo 2 sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.Articolo 361. L'autorità interpellata di uno Stato membro fornisce all'autorità richiedente di un altro Stato membro le informazioni di cui all'articolo 1 alle seguenti condizioni:a)  che il numero e il tipo delle richieste di informazioni presentate in un determinato periodo di tempo dall'autorità richiedente non impongano all'autorità interpellata un onere amministrativo eccessivo,b)  che l'autorità richiedente abbia esaurito le fonti di informazione consuete, che avrebbe potuto utilizzare, a seconda delle circostanze, per ottenere le informazioni richieste senza rischiare di compromettere il raggiungimento del risultato perseguito.2. Il presente regolamento non impone di far effettuare indagini o di trasmettere informazioni quando la legislazione o la prassi amministrativa dello Stato membro che dovrebbe fornire le informazioni non consentano all'autorità competente di effettuare tali indagini né di raccogliere o utilizzare tali informazioni per le esigenze proprie di detto Stato membro.3. La trasmissione di informazioni può essere rifiutata qualora comporti la divulgazione di un segreto commerciale, industriale o professionale, di un procedimento commerciale o di un'informazione la cui divulgazione sia contraria all'ordine pubblico.4. L'autorità interpellata informa l'autorità richiedente dei motivi che ostano all'accoglimento della richiesta di assistenza. Tale rifiuto motivato è comunicato anche alla Commissione.5. Modalità relative alla determinazione di un importo minimo di IVA che possa dar luogo a una richiesta di assistenza sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 40, paragrafo 2.Articolo 371. Le informazioni comunicate in qualsiasi forma in applicazione del presente regolamento sono riservate. Esse sono coperte dal segreto professionale e godono della protezione accordata alle informazioni di analoga natura dalla legislazione nazionale dello Stato membro che le riceve o dalle norme omologhe cui sono soggette le istanze comunitarie.Dette informazioni devono in ogni caso essere accessibili soltanto alle persone cui direttamente si riferisce la base imponibile, la riscossione o il controllo amministrativo dell'imposta, ai fini di un corretto accertamento fiscale, o alle persone, alle dipendenze della Comunità, che devono potervi accedere per motivi professionali.Esse possono essere utilizzate in occasione di procedimenti giudiziari o amministrativi avviati per violazioni della normativa fiscale e che implicano l'eventuale irrogazione di sanzioni, nonché per l'accertamento di altre imposte, dazi e tasse contemplati dall'articolo 2 della direttiva 76/308/CEE del Consiglio [21].[21]   GU L 73 del 19.3.1976, pag. 18.2. In deroga al paragrafo 1, l'autorità competente dello Stato che fornisce le informazioni ne permette l'uso ad altro scopo nello Stato membro dell'autorità richiedente quando l'uso per scopi analoghi sia consentito dalla legislazione dello Stato membro dell'autorità interpellata.3. Quando l'autorità richiedente ritiene che le informazioni fornitele dall'autorità interpellata possano essere utili all'autorità competente di un terzo Stato membro, può trasmetterle a quest'ultima.4. Gli Stati membri limitano la portata degli obblighi e dei diritti previsti dall'articolo 6, paragrafo 1, dall'articolo 10, dall'articolo 11, paragrafo 1, e dagli articoli 12 e 21 della direttiva 95/46/CE nella misura in cui ciò sia necessario al fine di salvaguardare gli interessi di cui all'articolo 13, lettera e) della medesima.Articolo 38Gli accertamenti, gli attestati, le informazioni, i documenti, le copie conformi e tutte le informazioni ottenuti da agenti dell'autorità interpellata e trasmessi all'autorità richiedente nei casi di assistenza previsti dal presente regolamento possono essere addotti come elementi di prova dagli organi competenti dello Stato membro dell'autorità richiedente allo stesso titolo dei documenti equivalenti trasmessi da un'altra autorità del suo paese.Articolo 391. Ai fini dell'applicazione del presente regolamento, gli Stati membri adottano tutti i provvedimenti necessari a quanto segue:a) garantire, sul piano interno, un efficace coordinamento fra le autorità competenti di cui all'articolo 3;b) istituire una cooperazione diretta fra le autorità specialmente abilitate ai fini di tale coordinamento;c) garantire il buon funzionamento del sistema di scambio di informazioni previsto dal presente regolamento.2. La Commissione comunica al più presto all'autorità competente di ciascuno Stato membro tutte le informazioni che riceve e che è in grado di trasmettere.Capo VIIIDisposizioni generali e finaliArticolo 401. La Commissione è assistita dal comitato permanente per la cooperazione amministrativa (in prosieguo "il comitato"), composto dai rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione.2. Quando venga fatto riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, nel rispetto delle disposizioni dell'articolo 7, e dell'articolo 8 della stessa.3. Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato in tre mesi.Articolo 41Il comitato può esaminare ogni questione relativa all'applicazione del presente regolamento che sia sollevata dal suo presidente di sua iniziativa o su richiesta del rappresentante di uno Stato membro.Articolo 421. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, la Commissione presenta ogni tre anni al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione del presente regolamento.2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto interno che essi adottano nella materia disciplinata dal presente regolamento.Articolo 431. Le disposizioni del presente regolamento non ostano all'esecuzione di obblighi più ampi in materia di assistenza reciproca risultanti da altri atti giuridici, compresi eventuali accordi bilaterali o multilaterali.2. Quando le autorità competenti hanno raggiunto un accordo su questioni bilaterali nei settori oggetto del presente regolamento, salvo per la soluzione di casi particolari, esse ne informano la Commissione il più rapidamente possibile. La Commissione, a sua volta, ne informa le autorità competenti degli altri Stati membri.Articolo 44Il regolamento (CEE) n. 218/92 è abrogato.I riferimenti al regolamento abrogato s'intendono fatti al presente regolamento.Articolo 45Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a Bruxelles, addìPer il Parlamento europeo   Per il ConsiglioLa Presidente   Il Presidente