CELEX: 62008FJ0080
Language: it
Date: 2009-11-30
Title: Sentenza del Tribunale della funzione pubblica (Prima Sezione) del 30 novembre 2009. # Fritz Harald Wenig contro Commissione delle Comunità europee. # Pubblico impiego - Dipendenti. # Causa F-80/08.

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA 
      (Prima Sezione)
      30 novembre 2009 
      Causa F‑80/08
      Fritz Harald Wenig
      contro
      Commissione delle Comunità europee 
      «Funzione pubblica – Funzionari – Procedimento disciplinare – Sospensione di un funzionario – Trattenuta sulla retribuzione – Contestazione di una mancanza grave – Diritti della difesa – Competenza – Mancata pubblicazione di una delega di potere – Incompetenza dell’autore dell’atto impugnato»
      Oggetto: Ricorso, proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA, con il quale il sig. Wenig chiede l’annullamento della decisione della
         Commissione del 18 settembre 2008, adottata in applicazione degli artt. 23 e 24 dell’allegato IX dello Statuto dei funzionari
         delle Comunità europee, con la quale è stato sospeso per un periodo indeterminato ed è stata ordinata una trattenuta di EUR 1 000
         mensili sulla sua retribuzione per un periodo massimo di sei mesi. Il ricorrente ha inoltre chiesto, con ricorso separato,
         la concessione della sospensione dell’esecuzione della decisione controversa.
      
      Decisione: La decisione del 18 settembre 2008 con la quale la Commissione, in applicazione degli artt. 23 e 24 dell’allegato IX dello
         Statuto, ha sospeso il ricorrente a tempo indeterminato e ha ordinato una trattenuta di EUR 1 000 mensili sulla sua retribuzione
         per un periodo massimo di sei mesi è annullata. La Commissione è condannata alle spese del procedimento di merito. Ciascuna
         parte sopporterà le proprie spese del procedimento sommario.
      
      Massime
      1.      Funzionari – Ricorso – Interesse ad agire – Funzionario collocato a riposo
      (Statuto dei funzionari, allegato IX, art. 24, n. 2)
      2.      Funzionari – Regime disciplinare – Procedimento disciplinare
      (Statuto dei funzionari, allegato IX)
      3.      Funzionari – Regime disciplinare – Sanzione – Sospensione
      4.      Ricorso di annullamento – Motivi di ricorso – Motivo relativo all’incompetenza dell’autore di un atto che arreca pregiudizio
            – Motivo di ordine pubblico
      5.      Funzionari – Autorità che ha il potere di nomina – Decisione relativa all’esercizio dei poteri conferiti alla detta autorità
      (Statuto dei funzionari, art. 2)
      1.      Dal momento che una decisione con cui il ricorrente è stato sospeso a tempo indeterminato ed è stata disposta una trattenuta
         sulla sua retribuzione per un periodo massimo di sei mesi ha prodotto effetti non soltanto sulla situazione materiale di quest’ultimo,
         ma anche sulla sua onorabilità, non rende privo di oggetto il ricorso né fa venir meno l’interesse del ricorrente a chiedere
         l’annullamento della decisione nel suo insieme il fatto che essa sia stata implicitamente, ma necessariamente abrogata con
         il collocamento a riposo del ricorrente e che, ancor prima della proposizione del ricorso, la detta decisione, nella parte
         in cui ha disposto una trattenuta sulla retribuzione, fosse divenuta inoperante, poiché tale trattenuta, conformemente all’art. 24,
         n. 2, dell’allegato IX dello Statuto, era stata limitata ad un periodo di sei mesi.
      
      (v. punti 33-35)
      Riferimento:
      Corte: 22 dicembre 2008, causa C‑198/07 P, Gordon/Commissione (Racc. pag. I‑10701, punti 44 e 45)
      2.      Ai sensi dell’art. 6, n. 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, ogni persona ha diritto a
         che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale,
         costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile
         o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti. Tuttavia un procedimento che dà luogo ad una sospensione
         e ad una trattenuta sulla retribuzione non è di carattere giudiziario, bensì amministrativo, di modo che la Commissione non
         può essere considerata un «tribunale» ai sensi dell’art. 6 della detta convenzione. Pertanto non si può pretendere dalla Commissione
         che, quando sospende un funzionario e procede a trattenute sulla sua retribuzione, rispetti gli obblighi che tale articolo
         impone a un «tribunale».
      
      (v. punti 57-59)
      Riferimento:
      Corte: 16 luglio 1998, causa C‑252/97 P, N/Commissione (Racc. pag. I‑4871, punto 52)
      Tribunale di primo grado: 17 ottobre 1991, causa T‑26/89, de Compte/Parlamento (Racc. pag. II‑781, punto 94), e 21 novembre
         2000, causa T‑23/00, A/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑263 e II‑1211, punto 24)
      
      3.      Il sindacato del giudice comunitario in materia di fondatezza di una misura di sospensione di un funzionario non può che essere
         molto limitato, in considerazione del carattere provvisorio di siffatta misura. Il giudice deve quindi limitarsi a controllare
         se le contestazioni di una mancanza grave siano sufficientemente verosimili e non appaiano, invece, manifestamente infondate.
      
      (v. punto 67)
      Riferimento:
      Tribunale di primo grado: 10 febbraio 1999, causa T‑211/98 R, Willeme/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑15 e II 57, punto 30)
      4.      Il motivo vertente sull’incompetenza dell’autore di un atto pregiudizievole pregiudizio è un motivo di ordine pubblico che
         spetta comunque al giudice comunitario esaminare d’ufficio.
      
      (v. punto 83)
      Riferimento:
      Corte: 13 luglio 2000, causa C‑210/98 P, Salzgitter/Commissione (Racc. pag. I‑5843, punto 56)
      Tribunale di primo grado: 13 luglio 2006, causa T‑165/04, Vounakis/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑2‑155 e II‑A‑2‑735, punto 30)
      Tribunale della funzione pubblica: 13 dicembre 2006, causa F‑17/05, de Brito Sequeira Carvalho/Commissione (Racc. FP pagg. I‑A‑1‑149
         e II‑A‑1‑577, punto 51), e 18 settembre 2007, causa F‑10/07, Botos/Commissione (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 78)
      
      5.      Le decisioni riguardanti la ripartizione dei poteri devoluti all’autorità che ha il potere di nomina costituiscono norme di
         organizzazione interna dell’istituzione. Né le disposizioni del Trattato né quelle dello Statuto, segnatamente il suo art. 2,
         prevedono che la pubblicazione di tali decisioni costituisca una condizione della loro entrata in vigore e, pertanto, della
         loro opponibilità.
      
      Tuttavia, il rispetto del principio della certezza del diritto, in base al quale un atto emanante dalle pubbliche autorità
         non può venir opposto agli amministrati prima che questi abbiano avuto la possibilità di prenderne conoscenza, impone, ancorché
         nessuna disposizione scritta lo preveda espressamente, che le decisioni relative all’esercizio dei poteri devoluti dallo Statuto
         all’autorità che ha il potere di nomina e dal Regime applicabile agli altri agenti all’autorità abilitata a concludere i contratti
         di assunzione siano oggetto di una misura di pubblicità adeguata secondo le modalità e le forme che spetta all’amministrazione
         determinare.
      
      La Commissione stessa cerca, in linea di principio, di garantire la pubblicità delle decisioni relative all’esercizio dei
         poteri devoluti dallo Statuto all’autorità che ha il potere di nomina e dal Regime applicabile agli altri agenti all’autorità
         abilitata a concludere i contratti di assunzione, poiché tali decisioni sono abitualmente pubblicate sulle Informazioni amministrative. Inoltre, l’imperativo della certezza del diritto esige che una normativa comunitaria consenta agli interessati di conoscere
         esattamente la portata degli obblighi che essa impone loro, in quanto i singoli devono poter conoscere senza ambiguità i propri
         diritti e obblighi. Infine, la necessità di garantire una pubblicità adeguata delle decisioni riguardanti la ripartizione
         dei poteri devoluti dallo Statuto all’autorità che ha il potere di nomina e dal Regime applicabile agli altri agenti all’autorità
         abilitata a concludere i contratti di assunzione risulta altresì dalle norme di buona amministrazione in materia di gestione
         del personale.
      
      L’obbligo gravante sulla Commissione di garantire a una decisione di sospensione di un funzionario una pubblicità adeguata
         s’impone con particolare rigore qualora una competenza del genere sia stata trasferita ad una sola persona, cioè il membro
         della Commissione incaricato del personale, mentre essa era attribuita in precedenza alla più alta autorità della Commissione,
         nel caso di specie il collegio dei commissari. Orbene, un provvedimento adottato da una sola persona conferisce al funzionario
         che ne è destinatario un livello di protezione inferiore a quello garantito da un provvedimento emanato da un’autorità collegiale,
         poiché una siffatta autorità è in grado di prendere in considerazione, grazie alla deliberazione dei suoi membri, un maggior
         numero di informazioni pertinenti.
      
      (v. punti 87, 89-91, 93, 94 e 96)
      Riferimento:
      Corte: 30 maggio 1973, causa 46/72, De Greef/Commissione (Racc. pag. 543, punto 18); 25 gennaio 1979, causa 98/78, Racke (Racc. pag. 69,
         punto 15); 25 gennaio 1979, causa 99/78, Weingut Decker (Racc. pag. 101, punto 3); 21 giugno 2007, causa C‑158/06, ROM-projecten
         (Racc. pag. I‑5103, punto 25), e 11 dicembre 2007, causa C‑161/06, Skoma-Lux (Racc. pag. I‑10841, punti 37 e 38)
      
      Tribunale di primo grado: 25 marzo 1999, causa T‑76/98, Hamptaux/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑59 e II‑303, punto 23)
      Tribunale della funzione pubblica: 9 luglio 2008, causa F‑89/07, Kuchta/BCE (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 62)
SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione)
      30 novembre 2009 (*)
      
      «Funzione pubblica – Funzionari – Procedimento disciplinare – Sospensione di un funzionario – Trattenuta sulla retribuzione – Contestazione di una mancanza grave – Diritti della difesa – Competenza – Mancata pubblicazione di una delega di potere – Incompetenza dell’autore dell’atto impugnato»
      Nella causa F‑80/08,
      avente ad oggetto il ricorso proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA,
      Fritz Harald Wenig, funzionario della Commissione delle Comunità europee, residente in Woluwé-Saint-Pierre (Belgio), rappresentato dagli avv.ti G.-A. Dal,
         D. Voillemot, D. Bosquet e S. Woog,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. J. Currall e D. Martin, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione),
      composto dai sigg. S. Gervasoni, presidente, H. Kreppel (relatore) e H. Tagaras, giudici,
      cancelliere: sig. R. Schiano, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 16 giugno 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con ricorso pervenuto per posta elettronica alla cancelleria del Tribunale il 13 ottobre 2008 (l’originale è stato depositato
         lo stesso giorno), il sig. Wenig chiede l’annullamento della decisione 18 settembre 2008 con cui la Commissione delle Comunità
         europee, in applicazione degli artt. 23 e 24 dell’allegato IX dello Statuto dei funzionari delle Comunità europee (in prosieguo:
         lo «Statuto»), lo ha sospeso per un periodo di tempo indeterminato e ha disposto una trattenuta di EUR 1 000 mensili sulla
         sua retribuzione per un periodo massimo di sei mesi.
      
       Contesto normativo
      2        Ai sensi dell’art. 86 dello Statuto:
      
      «1. Qualsiasi mancanza agli obblighi cui il funzionario o l’ex funzionario è soggetto ai sensi del presente statuto, commessa
         volontariamente o per negligenza, lo espone a una sanzione disciplinare.
      
      (…)
      3. Le norme, le procedure e le misure disciplinari nonché le norme e le procedure relative alle indagini amministrative sono
         definite all’allegato IX».
      
      3        L’art. 23 dell’allegato IX dello Statuto così recita:
      
      «1. In caso di colpa grave addebitata ad un funzionario dall’autorità che ha il potere di nomina, che si tratti di una mancanza
         ai suoi obblighi professionali o di una infrazione delle norme di legge, questa ultima può sospendere in qualsiasi momento
         il responsabile per un periodo determinato o indeterminato.
      
      2. Salvo in circostanze eccezionali, l’autorità che ha il potere di nomina prende questa decisione dopo aver sentito il funzionario
         interessato».
      
      4        L’art. 24, nn. 1 e 2, dell’allegato IX dello Statuto così recita:
      
      «1. La decisione relativa alla sospensione del funzionario deve precisare se l’interessato conserva, durante il periodo della
         sospensione, il beneficio della retribuzione integrale o determinare l’aliquota dell’eventuale ritenuta a carico dell’interessato.
         L’importo versato al funzionario non può in nessun caso essere inferiore al minimo vitale previsto all’articolo 6 dell’allegato
         VIII del presente statuto, maggiorato ove del caso degli assegni di famiglia.
      
      2. La posizione del funzionario sospeso deve essere definitivamente regolata entro sei mesi dalla data di decorrenza della
         sospensione. Se nessuna decisione è intervenuta al termine dei sei mesi, l’interessato percepisce nuovamente la sua retribuzione
         integrale, fatto salvo il disposto del paragrafo 3».
      
      5        Il 30 novembre 2007 la Commissione ha adottato la decisione C (2007) 5730 relativa all’esercizio dei poteri devoluti dallo
         Statuto all’autorità che ha il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN») e dal Regime applicabile agli altri agenti (in prosieguo:
         il «RAA») all’autorità abilitata a concludere i contratti di assunzione (in prosieguo: l’«AACC»). L’art. 1, primo comma, di
         tale decisione, pubblicata sulle Informazioni amministrative n. 57‑2007 del 6 dicembre 2007, disponeva quanto segue:
      
      «I poteri devoluti dallo Statuto (…) all’APN e dal RAA all’AACC per quanto riguarda il personale della Commissione retribuito
         sugli stanziamenti per il funzionamento e il personale retribuito sugli stanziamenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico,
         escluso quello assegnato al Centro comune di ricerca, sono esercitati, a seconda dei casi e fatto salvo quanto segue, dalla
         Commissione, dal membro della Commissione incaricato del personale, dal membro della Commissione incaricato del servizio esterno
         unificato, dal direttore generale del personale e dagli altri direttori generali, compresi i capi di servizio e i direttori
         [dell’Ufficio “Gestione e liquidazione dei diritti individuali”], [dell’Ufficio “Infrastrutture e logistica” a Bruxelles]
         e [dell’Ufficio “Infrastrutture e logistica” a Lussemburgo], alle condizioni stabilite nell’allegato I».
      
      6        Secondo il punto 14 della parte VI «Disciplina (…)» della «[t]abella rappresentativa delle APN per il personale della Commissione
         retribuito sul bilancio di funzionamento e sul bilancio per la ricerca (salvo [Centro comune di ricerca])», cui rinvia l’allegato
         I della decisione C (2007) 5730, era previsto che i poteri conferiti all’APN per la sospensione di un funzionario in applicazione
         degli artt. 23 e 24 dell’allegato IX dello Statuto fossero esercitati, per quanto riguarda i funzionari di grado AD 16 e AD 15
         e i funzionari di grado AD 14 dell’inquadramento superiore (direttori o equivalenti), dalla Commissione e, per quanto riguarda
         gli altri funzionari, dal direttore generale del personale.
      
      7        Con comunicazione 9 settembre 2008, il progetto di decisione C (2008) 5085 recante modifica della decisione C (2007) 5730
         è stato iscritto all’ordine del giorno della 1842ª riunione del collegio dei commissari del 10 settembre 2008. Tale progetto di decisione prevedeva di trasferire al membro
         della Commissione incaricato del personale la competenza di sospendere i funzionari di grado AD 16 e AD 15 nonché i funzionari
         di grado AD 14 dell’inquadramento superiore (direttori o equivalenti). In occasione della riunione del 10 settembre 2008,
         il collegio dei commissari ha deciso di «modificare la decisione C (2007) 5730 (…) quale richiamat[a] nel documento C (2008) 5085»
         e ha precisato che tale decisione «avrebbe avuto effetto immediatamente» (in prosieguo: la «decisione 10 settembre 2008»).
         Tale decisione non è stata pubblicata sulle Informazioni amministrative.
      8        In data 29 aprile 2009 la Commissione ha adottato la decisione C (2009) 3074 «recante modifica della decisione C (2007) 5730»,
         nella quale era previsto che i poteri conferiti all’APN per la sospensione di un funzionario sarebbero stati da allora in
         poi esercitati, per quanto riguarda i funzionari di grado AD 16 e AD 15 e i funzionari di grado AD 14 dell’inquadramento superiore
         (direttori o equivalenti), dal membro della Commissione incaricato del personale. Tale decisione è stata pubblicata sulle
         Informazioni amministrative n. 33‑2009 dell’8 maggio 2009. 
      
       Fatti all’origine della controversia
      9        Il ricorrente, alla data dei fatti controversi, era funzionario della Commissione di grado AD 15 ed esercitava le funzioni
         di direttore della direzione G «Accesso al mercato e industria», direzione dipendente dalla direzione generale (DG) «Commercio»
         della Commissione e incaricata, in particolare, dell’attuazione della politica antidumping. 
      
      10      Il 7 settembre 2008 il settimanale inglese Sunday Times pubblicava, sulla sua edizione cartacea e sul suo sito Internet, un articolo intitolato «Rivelazioni: come un eurocrate ha
         divulgato segreti commerciali durante cene sontuose» («Revealed: how Eurocrat leaked trade secrets over lavish dinners»).
         In tale articolo, si faceva riferimento a tre cene in ristoranti di Bruxelles (Belgio), cui il ricorrente avrebbe partecipato,
         tra il marzo e il settembre 2008, insieme a giornalisti del Sunday Times presentatisi come corrispondenti di un esportatore cinese interessato a taluni procedimenti antidumping avviati dalla Commissione.
         Sempre secondo l’articolo in questione, il ricorrente avrebbe trasmesso ai suoi interlocutori, nel corso di tali cene e in
         occasione di colloqui telefonici, informazioni che non era autorizzato a diffondere, relative a procedimenti pendenti dinanzi
         alla Commissione. In cambio di tali informazioni, sarebbe stato inoltre proposto all’interessato di collaborare alle attività
         del presunto esportatore cinese, dietro corresponsione di un compenso annuo pari a EUR 600 000, tuttavia, secondo detto articolo,
         il ricorrente avrebbe preso in considerazione siffatta collaborazione solo dopo il suo collocamento a riposo. Infine alla
         proposta di versargli una somma pari a EUR 100 000, avanzata in occasione della seconda cena, l’interessato avrebbe risposto
         che tale somma avrebbe potuto essergli trasferita su un conto bloccato cui egli avrebbe avuto accesso una volta collocato
         a riposo, precisando che tale versamento, tuttavia, avrebbe potuto essere effettuato soltanto in esito ai risultati ottenuti
         dal presunto esportatore cinese in virtù della trasmissione delle informazioni.
      
      11      Il ricorrente è stato sentito il 10 settembre 2008 da due funzionari dell’Ufficio investigativo e disciplinare della Commissione
         (IDOC), nell’ambito di un’indagine amministrativa aperta dalla Commissione. Nel corso di tale audizione, il ricorrente, assistito
         dal suo avvocato, ammetteva di essere stato invitato alle tre cene descritte nell’articolo del Sunday Times e di esservisi recato senza averne informato i suoi superiori gerarchici. Egli ammetteva altresì di aver comunicato ai suoi
         interlocutori varie informazioni riguardanti, in particolare, il nome di due società cinesi produttrici di candele, le quali
         avrebbero potuto ottenere, al termine di un procedimento antidumping allora in corso, lo status d’impresa in un’economia di
         mercato. Tuttavia il ricorrente sottolineava che tali informazioni sarebbero state semipubbliche e, in ogni caso, prive di
         qualsivoglia valore commerciale. Infine, sebbene l’interessato avesse dichiarato ai funzionari dell’IDOC che, in occasione
         della seconda cena, i suoi interlocutori gli avevano proposto, in cambio della comunicazione di tali informazioni, di versargli
         una somma di denaro su un conto bancario aperto in un paese a regime fiscale privilegiato, esso tuttavia negava di aver accettato
         detta proposta e sottolineava di aver preso in considerazione, nel corso di tali contatti, soltanto la possibilità di collaborare
         all’attività dell’esportatore cinese dopo il suo collocamento a riposo.
      
      12      Con lettera dell’11 settembre 2008 il membro della Commissione incaricato del personale, agendo in qualità di APN, informava
         il ricorrente che intendeva disporre nei suoi confronti, in applicazione degli artt. 23 e 24 dell’allegato IX dello Statuto,
         una misura di sospensione e una trattenuta sulla retribuzione, e lo convocava per un’audizione che avrebbe dovuto tenersi
         il 12 settembre 2008.
      
      13      Con lettera 12 settembre 2008 l’avvocato del ricorrente chiedeva alla Commissione il rinvio dell’audizione e aggiungeva che
         l’interessato intendeva «utilizzare la lingua francese nell’ambito dell’intero procedimento avviato nei suoi confronti».
      
      14      Lo stesso 12 settembre 2008 il membro della Commissione incaricato del personale informava il ricorrente che l’audizione avrebbe
         avuto luogo il 16 settembre 2008 e precisava che nel corso della medesima l’interessato avrebbe potuto utilizzare la lingua
         francese.
      
      15      Il 16 settembre 2008 il ricorrente era sentito dal membro della Commissione incaricato del personale. Nel corso di tale audizione,
         di cui è stato redatto un verbale in lingua inglese, l’interessato reiterava, in sostanza, le dichiarazioni rese dinanzi ai
         funzionari dell’IDOC.
      
      16      Lo stesso 16 settembre 2008 il ricorrente sporgeva denuncia, costituendosi parte civile, nei confronti, in particolare, degli
         autori dell’articolo del Sunday Times.
      
      17      Con decisione 18 settembre 2008, il cui preambolo si riferiva alla decisione della Commissione 30 novembre 2007, C (2007) 5730,
         relativa all’esercizio dei poteri devoluti dallo Statuto all’APN e dal RAA all’AACC e «modificata da ultimo dalla decisione
         (…) 10 settembre 2008», il membro della Commissione incaricato del personale, in applicazione degli artt. 23 e 24 dell’allegato
         IX dello Statuto, sospendeva il ricorrente per un periodo di tempo indeterminato e disponeva una trattenuta di EUR 1 000 mensili
         sulla sua retribuzione per un periodo massimo di sei mesi (in prosieguo: la «decisione controversa»).
      
      18      Per giustificare la decisione controversa, il membro della Commissione incaricato del personale si basava sulla circostanza,
         emersa dalle informazioni riportate «in vari articoli di stampa, in particolare nel Sunday Times» e durante le audizioni del ricorrente dinanzi ai funzionari dell’IDOC nonché dinanzi a lui stesso, che l’interessato avrebbe
         violato le disposizioni degli artt. 11, 12 e 17, n. 1, dello Statuto. Infatti, secondo la decisione controversa, il ricorrente
         avrebbe trasmesso informazioni confidenziali a persone cui queste non potevano essere comunicate, si sarebbe mostrato disposto
         ad essere successivamente assunto da dette persone dietro corresponsione di un congruo stipendio in cambio di una collaborazione
         che sarebbe cominciata ancor prima del suo collocamento a riposo e non avrebbe informato i suoi superiori del fatto che era
         stato avvicinato da tali interlocutori, né chiesto loro di essere autorizzato a mantenere tali ripetuti contatti. Infine,
         la decisione controversa evidenziava che condotte di questo genere, qualora fossero state dimostrate, avrebbero costituito
         una «grave mancanza professionale da parte del ricorrente», tenuto conto, in particolare, del «grave pregiudizio [che esse
         avrebbero arrecato] alla reputazione della Commissione» e della posizione elevata occupata dall’interessato in seno alla Commissione.
      
      19      Il 24 settembre 2008 il ricorrente presentava una domanda di assistenza a norma dell’art. 24 dello Statuto, recante la data
         del 23 settembre 2008, con la quale chiedeva alla Commissione di adottare ogni utile provvedimento per riabilitare la sua
         onorabilità professionale e, in particolare, di avviare un’azione giudiziaria affinché venisse dichiarata l’illegittimità
         dei comportamenti degli autori dell’articolo del Sunday Times.
      
      20      Il 3 ottobre 2008 il ricorrente presentava reclamo, ai sensi dell’art. 90, n. 2, dello Statuto, al fine di ottenere l’annullamento
         della decisione controversa.
      
      21      Con nota 22 gennaio 2009 la Commissione rispondeva alla domanda di assistenza presentata dal ricorrente il 24 settembre 2008,
         affermando che l’indagine avviata dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) sostituiva le indagini che l’APN avrebbe
         potuto svolgere a norma dell’art. 24 dello Statuto. La Commissione aggiungeva che tale nota non costituiva un rigetto della
         domanda di assistenza.
      
      22      Il 29 gennaio 2009 l’OLAF concludeva l’indagine e il successivo 12 febbraio trasmetteva le proprie conclusioni alle autorità
         giudiziarie belghe.
      
      23      Con decisione 3 febbraio 2009 l’APN respingeva il reclamo diretto contro la decisione controversa.
      
      24      Con decisione 18 febbraio 2009 il ricorrente era ammesso, dietro sua richiesta, a far valere i suoi diritti alla pensione
         a decorrere dal 1° maggio 2009.
      
       Conclusioni delle parti e procedimento
      25      Con atto introduttivo pervenuto alla cancelleria del Tribunale il 13 ottobre 2008 tramite posta elettronica, il ricorrente
         ha proposto il presente ricorso. Lo stesso giorno è parimenti pervenuta al Tribunale una domanda diretta ad ottenere la concessione
         della sospensione dell’esecuzione della decisione controversa.
      
      26      Con lettere della cancelleria del 14 ottobre 2008 le parti sono state informate della sospensione del procedimento principale
         in attesa dell’adozione di una decisione esplicita o implicita di rigetto del reclamo presentato dal ricorrente il 3 ottobre
         2008.
      
      27      Con ordinanza 17 dicembre 2008, il presidente del Tribunale respingeva il ricorso diretto a ottenere la sospensione dell’esecuzione
         della decisione controversa.
      
      28      In seguito alla decisione di rigetto del reclamo, le parti sono state informate con lettere della cancelleria del 25 febbraio
         2009 della riassunzione del procedimento dinanzi al Tribunale.
      
      29      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione controversa;
      –        condannare la Commissione alle spese.
      30      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare il ricorrente a sopportare le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Commissione.
      31      Nell’ambito di una misura di organizzazione del procedimento, il Tribunale ha invitato la Commissione a confermare che la
         decisione 10 settembre 2008 menzionata nel preambolo della decisione controversa era stata adottata e, in caso affermativo,
         a produrre copia della stessa precisando se ne fosse stata data pubblicazione. In risposta a tale misura, la Commissione ha
         prodotto, con lettera 3 giugno 2009, da un lato, la copia della comunicazione 9 settembre 2008 del vicepresidente della Commissione,
         in cui figurava il progetto alla base della decisione 10 settembre 2008, e, dall’altro, il verbale della riunione del collegio
         dei commissari del 10 settembre 2008 nel corso della quale il progetto era stato approvato. Peraltro, pur ammettendo che la
         decisione 10 settembre 2008 non era stata pubblicata sulle Informazioni amministrative, la Commissione ha sottolineato che la comunicazione 9 settembre 2008 era stata comunque diffusa sull’intranet della Commissione
         e ha indicato il collegamento elettronico che consentiva di accedervi.
      
      32      Nella relazione preparatoria d’udienza, il Tribunale ha invitato le parti a concentrare le loro difese sulla questione se
         il membro della Commissione incaricato del personale fosse competente ad adottare la decisione controversa.
      
       In diritto
       Sulla ricevibilità
      33      Dopo aver ricordato che con la decisione controversa, da un lato, il ricorrente era stato sospeso per un periodo di tempo
         indeterminato e, dall’altro, era stata disposta una trattenuta di EUR 1 000 mensili sulla sua retribuzione per un periodo
         massimo di sei mesi, la Commissione fa valere che il ricorrente, collocato a riposo il 1° maggio 2009, non avrebbe più interesse
         a chiedere l’annullamento della decisione controversa, quantomeno con riferimento alla parte in cui tale decisione lo ha sospeso
         dalle sue funzioni.
      
      34      A tale proposito, è vero che la decisione controversa, nella parte in cui ha ordinato la sospensione del ricorrente per un
         periodo di tempo indeterminato, è stata implicitamente ma necessariamente abrogata quando, il 1° maggio 2009, il ricorrente
         è stato collocato a riposo, poiché una misura di sospensione può riguardare soltanto funzionari in servizio. Del resto tale
         decisione, nella parte in cui ha disposto una trattenuta sulla retribuzione del ricorrente, era divenuta caduca ancor prima
         dell’introduzione del presente ricorso, poiché detta trattenuta, conformemente all’art. 24, n. 2, dell’allegato IX dello Statuto,
         era stata limitata ad un periodo di sei mesi. 
      
      35      Tuttavia, le circostanze summenzionate non hanno reso privo d’oggetto il presente ricorso, né fatto venir meno l’interesse
         del ricorrente a chiedere l’annullamento della decisione controversa nel suo insieme, posto che quest’ultima ha inciso non
         solo sulla sua situazione materiale, ma anche sulla sua onorabilità (v., per analogia, per quanto attiene all’interesse di
         un funzionario collocato a riposo per invalidità totale a chiedere l’annullamento del proprio rapporto informativo, sentenza
         della Corte 22 dicembre 2008, causa C‑198/07 P, Gordon/Commissione, Racc. pag. I‑10701, punti 44 e 45).
      
      36      Ne deriva che l’eccezione di irricevibilità dev’essere respinta.
      
       Nel merito
      37      Nel proprio ricorso, il ricorrente deduce sette motivi, vertenti:
      
      –        sulla violazione dell’art. 25, secondo comma, dello Statuto per difetto di motivazione;
      –        sulla violazione dei diritti della difesa;
      –        sulla violazione dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,
         firmata a Roma il 4 novembre 1950 (in prosieguo: la «CEDU»);
      
      –        sull’esistenza di errori manifesti di valutazione per quanto concerne i fatti addotti;
      –        sulla violazione dell’art. 23 dell’allegato IX dello Statuto per quanto concerne la presunta mancanza grave;
      –        sulla violazione del principio di proporzionalità;
      –        sul mancato rispetto del dovere di sollecitudine.
      38      Inoltre, in udienza, il ricorrente ha sollevato un ottavo motivo secondo il quale la decisione controversa sarebbe stata adottata
         in difetto di competenza.
      
       Sul primo motivo, vertente sulla violazione dell’art. 25, secondo comma, dello Statuto per difetto di motivazione
      –       Argomenti delle parti
      39      Il ricorrente sostiene che la decisione controversa non è né sufficientemente né validamente motivata in quanto non illustrerebbe,
         dettagliatamente, le ragioni per cui i fatti addotti nei suoi confronti costituirebbero una mancanza e, per di più, una mancanza
         grave.
      
      40      Nel controricorso, la Commissione chiede che il motivo sia respinto, facendo valere che la decisione controversa sarebbe sufficientemente
         motivata.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      41      Secondo costante giurisprudenza, l’obbligo di motivare una decisione arrecante pregiudizio ha lo scopo di consentire al giudice
         comunitario di esercitare il suo sindacato di legittimità sulla decisione e di fornire all’interessato indicazioni sufficienti
         per giudicare se la decisione sia fondata oppure se sia inficiata da un vizio che consenta di contestarne la validità. Quest’obbligo
         è adempiuto quando l’atto impugnato è stato emanato in un contesto noto al dipendente interessato e che gli consente di comprendere
         la portata del provvedimento adottato nei suoi confronti (sentenze del Tribunale di primo grado 16 dicembre 1993, causa T‑80/92,
         Turner/Commissione, Racc. pag. II‑1465, punto 62, e 27 novembre 1997, causa T‑20/96, Pascall/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑361
         e II‑977, punto 44).
      
      42      Nella specie, dagli atti di causa emerge che la Commissione, nella decisione controversa, il cui tenore è richiamato al punto
         18 della presente sentenza, ha illustrato dettagliatamente la natura delle contestazioni di mancanza grave formulate nei confronti
         del ricorrente. Essa ha anche affermato che tali contestazioni avevano tratto origine da informazioni riportate in «vari articoli
         di stampa, in particolare [dall’articolo del] Sunday Times», e ha sottolineato che condotte di questo genere, qualora fossero state appurate, avrebbero costituito una «grave mancanza
         professionale da parte del ricorrente», tenuto conto, in particolare, del «grave pregiudizio [che esse avrebbero apportato]
         alla reputazione della Commissione» e della posizione elevata occupata dall’interessato in seno alla Commissione.
      
      43      Ne risulta che il ricorrente non può legittimamente sostenere che la decisione controversa sia insufficientemente motivata.
         
      
      44      Il primo motivo, di conseguenza, deve essere respinto.
      
       Sul secondo motivo, vertente sulla violazione dei diritti della difesa
      –       Argomenti delle parti
      45      Il ricorrente sostiene che la Commissione si è basata, per adottare la decisione controversa, su informazioni pubblicate «in
         vari articoli di stampa, in particolare nel Sunday Times del 7 settembre 2008». Orbene l’interessato, secondo quanto da esso affermato, sarebbe stato informato solo dell’articolo
         del Sunday Times, e non invece degli altri articoli di stampa. Sarebbe quindi stato violato il principio del rispetto dei diritti della difesa.
      
      46      Nel controricorso, la Commissione ribatte di aver rispettato detto principio in quanto avrebbe sentito il ricorrente preliminarmente
         all’adozione della decisione controversa.
      
      47      La Commissione aggiunge che, in ogni caso, nell’eventualità dell’avvio di successivi procedimenti penali o disciplinari, il
         ricorrente avrebbe nuovamente avuto la possibilità di presentare osservazioni.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      48      Secondo giurisprudenza costante, il rispetto dei diritti della difesa in qualsiasi procedimento promosso nei confronti di
         una persona che possa concludersi con un atto per questa lesivo costituisce un principio fondamentale di diritto comunitario
         che deve essere osservato anche in assenza di una disposizione espressa prevista a tale scopo dalla normativa riguardante
         il procedimento di cui trattasi (v. sentenze del Tribunale di primo grado 6 maggio 1997, causa T‑169/95, Quijano/Commissione,
         Racc. PI pagg. I‑A‑91 e II‑273, punto 44, e 10 luglio 1997, causa T‑36/96, Gaspari/Parlamento, Racc. PI pagg. I‑A‑201 e II‑595,
         punto 32). 
      
      49      Tale principio, che risponde alle esigenze di una buona amministrazione, richiede che il destinatario di una decisione pregiudizievole
         sia messo in condizione di far conoscere utilmente il proprio punto di vista sugli elementi presi in considerazione per motivare
         la detta decisione (sentenza del Tribunale di primo grado 6 dicembre 1994, causa T‑450/93, Lisrestal e a./Commissione, Racc. pag. II‑1177,
         punto 42, confermata dalla sentenza della Corte 24 ottobre 1996, causa C‑32/95 P, Commissione/Lisrestal e a., Racc. pag. I‑5373,
         punto 21).
      
      50      Va altresì ricordato che le disposizioni dell’art. 23, n. 2, dell’allegato IX dello Statuto, che hanno lo scopo di garantire
         il rispetto dei diritti della difesa nei procedimenti di sospensione dei funzionari, prevedono che l’APN possa adottare una
         decisione di sospensione solo dopo aver sentito il funzionario interessato, salvo circostanze eccezionali.
      
      51      Nella specie, dagli atti di causa risulta che il ricorrente è stato sentito, in applicazione delle disposizioni summenzionate
         dell’art. 23, n. 2, dell’allegato IX dello Statuto, il 16 settembre 2008, ossia precedentemente all’adozione della decisione
         controversa, dal vicepresidente della Commissione incaricato del personale, il quale lo ha informato delle contestazioni di
         mancanza grave formulate nei suoi confronti e lo ha messo in condizione di far conoscere utilmente il suo punto di vista in
         merito alle stesse.
      
      52      Peraltro, sebbene il ricorrente deduca che la Commissione, precedentemente all’audizione del 16 settembre 2008, lo aveva informato
         solo dell’articolo del Sunday Times, pur avendo affermato, nella decisione controversa, di essersi basata su «vari articoli di stampa, in particolare [sull’articolo]
         del Sunday Times», dagli atti di causa risulta che gli articoli di stampa diffusi in seguito alla pubblicazione dell’articolo del Sunday Times si sono di fatto limitati, come peraltro riconosciuto dall’interessato stesso nel corso dell’udienza, a riprendere il tenore
         delle informazioni rivelate dai giornalisti del Sunday Times.
      
      53      Il ricorrente non può pertanto legittimamente sostenere che la Commissione abbia violato il principio del rispetto dei diritti
         della difesa.
      
      54      Ne discende che il secondo motivo dev’essere respinto.
      
       Sul terzo motivo, vertente sulla violazione dell’art. 6 della CEDU
      –       Argomenti delle parti
      55      Il ricorrente sostiene che la decisione controversa è stata adottata in violazione del principio di equità processuale garantito
         dall’art. 6 della CEDU, poiché le informazioni sulle quali si è basata l’APN per pronunciare la sospensione sarebbero state
         ottenute a sua insaputa, in occasione di una macchinazione organizzata dai giornalisti del Sunday Times.
      
      56      Nel controricorso la Commissione sottolinea che la giurisprudenza comunitaria, secondo la quale l’art. 6 della CEDU non si
         applica ai procedimenti disciplinari, si impone a maggior ragione nel caso di una sospensione. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      57      Secondo una costante giurisprudenza, i diritti fondamentali fanno parte integrante dei principi generali del diritto dei quali
         il giudice comunitario garantisce l’osservanza. A tal fine, quest’ultimo si ispira alle tradizioni costituzionali comuni agli
         Stati membri e alle indicazioni fornite dai trattati internazionali relativi alla tutela dei diritti dell’uomo cui gli Stati
         membri hanno cooperato o aderito. La CEDU riveste, a questo proposito, un particolare significato (sentenze della Corte 12
         giugno 2003, causa C‑112/00, Schmidberger, Racc. pag. I‑5659, punto 71; 27 giugno 2006, causa C‑540/03, Parlamento/Consiglio,
         Racc. pag. I‑5769, punto 35, e 18 gennaio 2007, causa C‑229/05 P, PKK e KNK/Consiglio, Racc. pag. I‑439, punto 76).
      
      58      Secondo l’art. 6, n. 1, della CEDU, ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro
         un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi
         sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi
         confronti.
      
      59      Tuttavia, occorre ricordare che un procedimento che dà luogo ad una sospensione e ad una trattenuta sulla retribuzione non
         è di carattere giudiziario, bensì amministrativo, di modo che la Commissione non può essere considerata un «tribunale» ai
         sensi dell’art. 6 della CEDU (v., per analogia, ordinanza della Corte 16 luglio 1998, causa C‑252/97 P, N/Commissione, Racc. pag. I‑4871,
         punto 52; sentenze del Tribunale di primo grado 17 ottobre 1991, causa T‑26/89, de Compte/Parlamento, Racc. pag. II‑781, punto
         94, e 21 novembre 2000, causa T‑23/00, A/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑263 e II‑1211, punto 24). Pertanto non si può pretendere
         dalla Commissione che, quando sospende un funzionario e procede a trattenute sulla sua retribuzione, rispetti gli obblighi
         che tale articolo impone a un «tribunale».
      
      60      Ne consegue che il ricorrente non può utilmente invocare una violazione da parte della Commissione dell’art. 6, n. 1, della
         CEDU.
      
      61      Il terzo motivo non può quindi essere accolto.
      
       Sui motivi quarto e quinto, vertenti, rispettivamente, sulla sussistenza di errori manifesti di valutazione in merito ai fatti
         addotti e sulla violazione dell’art. 23 dell’allegato IX dello Statuto relativamente alla presunta mancanza grave
      
      –       Argomenti delle parti
      62      Il ricorrente fa valere che le contestazioni di una mancanza grave sollevate nei suoi confronti dalla Commissione, derivanti
         in particolare dal fatto che egli avrebbe violato le disposizioni dell’art. 11, n. 2, e dell’art. 17, n. 1, dello Statuto,
         sono manifestamente infondate, poiché trarrebbero origine da false informazioni riportate dall’articolo del Sunday Times.
      
      63      A questo proposito, il ricorrente sostiene di aver trasmesso unicamente informazioni «semipubbliche» e prive di qualsivoglia
         ripercussione commerciale, relative ai procedimenti antidumping e concernenti, segnatamente, la prevedibile durata di detti
         procedimenti, i criteri per ottenere lo status d’impresa operante in economia di mercato ovvero la necessità di ricorrere
         a un avvocato o ad un consulente in tale materia.
      
      64      Peraltro, sebbene il ricorrente riconosca di aver accettato tre inviti a cena con giornalisti del Sunday Times che affermavano essere corrispondenti di un esportatore cinese, egli sottolinea che la partecipazione a cene, prassi corrente
         alla Commissione, non può essere ritenuta in contrasto con gli obblighi professionali dei funzionari e non richiede necessariamente
         la previa autorizzazione di cui all’art. 11, n. 2, dello Statuto.
      
      65      Infine, il ricorrente afferma di non aver mai ricevuto alcuna somma di denaro e di non aver mai subordinato la trasmissione
         di informazioni supplementari all’ottenimento, dopo il suo collocamento a riposo, di un impiego al servizio dell’esportatore
         cinese in questione. 
      
      66      Nel controricorso, la Commissione ricorda anzitutto che la questione se il ricorrente abbia effettivamente commesso le gravi
         mancanze che gli vengono rimproverate dovrebbe essere esaminata solo nell’ambito di un eventuale procedimento disciplinare.
         Le contestazioni formulate nei confronti del ricorrente non sarebbero, comunque, manifestamente infondate, poiché l’articolo
         del Sunday Times, sul quale esse si basano, sarebbe molto circostanziato e il ricorrente ne avrebbe parzialmente riconosciuto l’esattezza.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      67      Occorre sottolineare in via preliminare che il sindacato del giudice in materia di fondatezza di una misura di sospensione
         non può che essere molto limitato, in considerazione del carattere provvisorio di siffatta misura. Il giudice deve quindi
         limitarsi a controllare se le contestazioni di una mancanza grave siano sufficientemente verosimili e non appaiano, invece,
         manifestamente infondate (v., per analogia, il caso di un’ordinanza di rigetto di una domanda di provvedimenti urgenti proposta
         contro una misura di sospensione, ordinanza del presidente del Tribunale di primo grado 10 febbraio 1999, causa T-211/98 R,
         Willeme/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑15 e II‑57, punto 30).
      
      68      Nella specie, occorre in primo luogo rilevare che l’articolo del Sunday Times, le cui informazioni sono all’origine della decisione controversa, unitamente alle dichiarazioni del ricorrente rese nel
         corso delle sue audizioni, è redatto in modo molto circostanziato e riporta più volte, tra virgolette, le risposte dell’interessato
         alle domande che gli sarebbero state poste dai giornalisti.
      
      69      In secondo luogo, dagli atti di causa risulta che il ricorrente, durante le sue audizioni dinanzi ai funzionari dell’IDOC
         e al membro della Commissione incaricato del personale, ha ammesso, in presenza del suo avvocato, una parte dei fatti riportati
         nell’articolo del Sunday Times. Egli ha infatti riconosciuto di aver comunicato ai propri interlocutori, durante le cene cui era stato invitato o in occasione
         di colloqui telefonici, talune informazioni, tra cui, in particolare, il nome di due società cinesi produttrici di candele
         che avrebbero potuto ottenere, al termine di un procedimento antidumping allora in corso, lo status d’impresa operante in
         economia di mercato. A tale riguardo, il ricorrente non può seriamente contestare il carattere riservato di tali informazioni
         ovvero sostenere che esse fossero «semipubbliche», essendo le stesse atte a conferire un vantaggio certo ad un operatore che
         desiderasse concludere contratti con tali società prima del termine del procedimento antidumping. Del resto, occorre osservare
         che le due società in questione hanno effettivamente ottenuto lo status di impresa in economia di mercato e non sono state
         assoggettate ad alcun dazio antidumping da parte del regolamento (CE) della Commissione 14 novembre 2008, n. 1130, che istituisce
         un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di candele, ceri e articoli simili originari della Repubblica
         popolare cinese (GU L 306, pag. 22).
      
      70      In terzo luogo, sebbene il ricorrente abbia dichiarato ai funzionari dell’IDOC che, in occasione della seconda cena, i suoi
         interlocutori gli avevano proposto, in cambio della comunicazione di informazioni, il versamento di una somma di denaro su
         un conto bancario aperto a suo nome in un paese a regime fiscale privilegiato, è pacifico che l’interessato non ha informato
         di tali fatti i suoi superiori, né interrotto i contatti con detti interlocutori, ma anzi ha accettato un loro ulteriore invito
         a cena.
      
      71      In quarto luogo, se è vero che le informazioni contenute nell’articolo del Sunday Times sono state ottenute in occasione di una «macchinazione» diretta a indurre il ricorrente a commettere un illecito, occorre
         tuttavia sottolineare che tale macchinazione non è stata opera della Commissione, bensì di terzi, nella fattispecie dei giornalisti
         del Sunday Times, riguardo alle cui manovre non è stato affatto dimostrato e nemmeno affermato che siano state commissionate dall’amministrazione.
         Il ricorrente non può dunque contestare alla Commissione di essersi fondata sulle informazioni riportate dall’articolo del
         Sunday Times.
      
      72      Del resto, occorre aggiungere che la decisione controversa non si è limitata a riprendere le informazioni riportate nel Sunday Times, ma ha anche fatto espresso riferimento alle dichiarazioni del ricorrente rese durante le audizioni dinanzi ai funzionari
         dell’IDOC e al vicepresidente della Commissione incaricato del personale.
      
      73      Attenendosi ai soli elementi suesposti, il ricorrente non può quindi legittimamente sostenere che le contestazioni di una
         mancanza grave formulate dalla Commissione siano manifestamente infondate.
      
      74      Il quarto e il quinto motivo devono pertanto essere respinti.
      
       Sui motivi sesto e settimo, vertenti sulla violazione del principio di proporzionalità e del dovere di sollecitudine
      –       Argomenti delle parti
      75      Il ricorrente fa valere che, alla data della sua audizione da parte del vicepresidente della Commissione incaricato del personale,
         egli si trovava in congedo e aveva proposto allo stesso di prolungare detto congedo per un periodo di otto settimane. Orbene,
         anziché adottare tale soluzione, che avrebbe consentito al ricorrente di evitare di essere chiamato in causa pubblicamente
         offrendo al contempo all’amministrazione un tempo sufficiente per istruire il procedimento, la Commissione ha preferito adottare
         la decisione controversa. Essa avrebbe pertanto violato sia il principio di proporzionalità sia il dovere di sollecitudine.
      
      76      Il ricorrente aggiunge che la Commissione ha violato il dovere di sollecitudine anche comunicando con lui in inglese e redigendo
         in tale lingua la decisione controversa, nonostante le sue reiterate richieste di utilizzare il francese nel procedimento,
         al fine di consentire, in particolare, una «perfetta comprensione» dello stesso da parte dei suoi avvocati.
      
      77      Nel controricorso, la Commissione nega di aver violato il principio di proporzionalità o il dovere di sollecitudine, rilevando
         che il diritto al congedo non ha niente a che vedere con il potere dell’APN di sospendere un funzionario a norma dell’art. 23
         dell’allegato IX dello Statuto. Pertanto si sarebbe tenuto conto degli interessi del ricorrente poiché la trattenuta sulla
         retribuzione dello stesso è stata limitata a EUR 1 000 mensili.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      78      Tenuto conto, in primo luogo, della gravità delle contestazioni mosse al ricorrente, alto funzionario della DG «Commercio»
         e responsabile della direzione G «Accesso al mercato e industria», in secondo luogo, del danno provocato all’immagine della
         Commissione a causa della pubblicità data a tale situazione, in terzo luogo, della necessità della Commissione di incaricare
         l’OLAF dello svolgimento di un’indagine amministrativa da effettuarsi in tutta tranquillità, si deve considerare che l’APN,
         adottando la decisione controversa sulla base di una valutazione generale e provvisoria appropriata al caso di specie, non
         ha violato né il principio di proporzionalità né il dovere di sollecitudine. A tale proposito, il fatto che il ricorrente
         abbia sporto denuncia, costituendosi parte civile nei confronti degli autori dell’articolo del Sunday Times, non può inficiare tale conclusione in quanto detta circostanza non ha alcuna relazione con la sussistenza ovvero la gravità
         delle mancanze addebitate all’interessato.
      
      79      Per quanto riguarda l’argomento secondo cui il dovere di sollecitudine sarebbe stato violato per il fatto che la Commissione
         avrebbe comunicato con il ricorrente in inglese e avrebbe redatto la decisione controversa in tale lingua, esso non può essere
         accolto. Infatti, mentre il ricorrente aveva chiesto, tramite una lettera del suo avvocato del 12 settembre 2008, di poter
         «utilizzare la lingua francese nell’ambito dell’intero procedimento avviato nei suoi confronti», è pacifico che l’interessato
         ha potuto esprimersi in francese soltanto durante l’audizione del 16 settembre 2008. D’altronde, se è vero che il verbale
         di tale audizione e la decisione controversa sono stati redatti in lingua inglese, il ricorrente non dimostra né afferma che
         egli o i suoi avvocati non abbiano potuto comprendere detti documenti. Del resto, i documenti del fascicolo evidenziano semmai
         una conoscenza approfondita della lingua inglese da parte dell’interessato (v., in tal senso, sentenze del Tribunale di primo
         grado 23 marzo 2000, causa T‑197/98, Rudolph/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑55 e II‑241, punto 46, e 17 maggio 2006, causa
         T‑95/04, Lavagnoli/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑2‑121 e II‑A‑2‑569, punto 48).
      
      80      Ne consegue che il sesto e il settimo motivo devono essere respinti.
      
       Sull’ottavo motivo, vertente sull’incompetenza dell’autore dell’atto
      –       Argomenti delle parti
      81      Il ricorrente sostiene che la decisione controversa proviene da un’autorità incompetente. Egli afferma che, a norma della
         decisione della Commissione 30 novembre 2007, C (2007) 5730, tale decisione avrebbe dovuto essere adottata dal collegio dei
         commissari e non, come si è verificato nel caso di specie, dal membro della Commissione incaricato del personale. Il ricorrente
         aggiunge che, se è vero che in data 10 settembre 2008 la Commissione ha adottato una decisione che conferiva al membro della
         Commissione incaricato del personale la competenza a disporre la sospensione dei funzionari di grado AD 15, tale decisione
         non può essergli opposta, non essendo stata pubblicata o diffusa prima della decisione controversa.
      
      82      Nel controricorso, la Commissione chiede che il motivo sia respinto. Essa osserva che la pubblicazione della decisione 10
         settembre 2008 non era obbligatoria e che l’assenza di pubblicazione della stessa non ostava affatto alla sua entrata in vigore
         e, dunque, alla sua opponibilità. In ogni caso, tale decisione era accessibile nella banca dati presente sull’intranet della
         Commissione, che contiene le comunicazioni fatte al collegio dei commissari e i verbali delle riunioni del medesimo.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      83      Occorre ricordare, in via preliminare, che il motivo vertente sull’incompetenza dell’autore di un atto pregiudizievole è un
         motivo di ordine pubblico che spetta comunque al Tribunale esaminare d’ufficio (sentenza della Corte 13 luglio 2000, causa
         C‑210/98 P, Salzgitter/Commissione, Racc. pag. I‑5843, punto 56; sentenza del Tribunale di primo grado 13 luglio 2006, causa
         T‑165/04, Vounakis/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑2‑155 e II‑A‑2‑735, punto 30; sentenze del Tribunale 13 dicembre 2006,
         causa F‑17/05, de Brito Sequeira Carvalho/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑1‑149 e II‑A‑1‑577, punto 51, e 18 settembre 2007,
         causa F‑10/07, Botos/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 78).
      
      84      Nella specie, considerato che la decisione controversa faceva riferimento ad una decisione del 10 settembre 2008 recante modifica
         della «decisione 30 novembre 2007 relativa all’esercizio dei poteri devoluti dallo Statuto (…) all’[APN] e dal [RAA] all’[AACC]»
         e che tale decisione 10 settembre 2008 non figurava nel fascicolo, rientrava nelle attribuzioni del Tribunale, secondo la
         giurisprudenza ricordata in precedenza, chiedere, mediante una misura di organizzazione del procedimento, la produzione di
         una copia di tale decisione e la comunicazione di qualsiasi informazione relativa alla pubblicità di cui la stessa avesse
         costituito oggetto.
      
      85      Come osservato al punto 31 della presente sentenza, la Commissione ha prodotto, in risposta a tale misura di organizzazione
         del procedimento, da un lato, la copia della comunicazione 9 settembre 2008 del vicepresidente della Commissione, in cui era
         contenuto il progetto alla base della decisione 10 settembre 2008, dall’altro, il verbale della riunione del collegio dei
         commissari del 10 settembre 2008 durante la quale tale progetto è stato adottato.
      
      86      Il ricorrente sostiene, tuttavia, che la decisione 10 settembre 2008 non può essergli opposta poiché non è stata pubblicata
         prima dell’adozione della decisione controversa. Egli ne deduce che, in forza della decisione della Commissione 30 novembre
         2007, C (2007) 5730, la decisione controversa avrebbe dovuto essere adottata dal collegio dei commissari e non, come si è
         verificato nel caso di specie, dal membro della Commissione incaricato del personale.
      
      87      Il Tribunale ritiene che tale argomento del ricorrente, benché esposto soltanto in udienza, sia ricevibile, cosa che la Commissione
         non ha peraltro contestato. Infatti, da un lato, la questione se il membro della Commissione incaricato del personale fosse
         debitamente abilitato ad adottare la decisione controversa presuppone che sia risolta la questione dell’opponibilità della
         decisione 10 settembre 2008. Quest’ultima questione non è dissociabile dalla precedente e pertanto costituisce anch’essa una
         questione di ordine pubblico che spetta al Tribunale esaminare d’ufficio, in qualsiasi fase del procedimento (v., in tal senso,
         sentenza della Corte 18 febbraio 1964, cause riunite 73/63 e 74/63, Rotterdam e Puttershoek, Racc. pag. 1, in particolare
         pag. 26). D’altro lato, anche ammesso che la questione dell’opponibilità della decisione 10 settembre 2008 sia distinta dalla
         questione della competenza, che sarebbe l’unica rispetto alla quale il Tribunale potrebbe procedere d’ufficio, l’argomento
         del ricorrente dovrebbe essere esaminato come un motivo basato su elementi di diritto o di fatto emersi durante il procedimento,
         ai sensi dell’art. 43, n. 1, del regolamento di procedura, in occasione dell’esame d’ufficio da parte del Tribunale della
         questione della competenza dell’autore della decisione controversa. Peraltro, il Tribunale sottolinea che la Commissione è
         stata informata prima dell’udienza, mediante la misura di organizzazione del procedimento da esso disposta, che la pubblicazione
         della decisione 10 settembre 2008 sarebbe stata discussa. La Commissione è stata in tal modo posta in condizione di preparare
         la sua difesa su tale punto, come emerge peraltro dalla sua risposta scritta a detta misura nonché dalle osservazioni del
         suo rappresentante in occasione dell’udienza.
      
      88      Anche l’argomento del ricorrente vertente sul fatto che la decisione 10 settembre 2008 non può essergli opposta in quanto
         non pubblicata è fondato.
      
      89      A tale proposito, occorre rammentare che le decisioni riguardanti la ripartizione dei poteri devoluti all’APN costituiscono
         norme di organizzazione interna dell’istituzione (sentenza della Corte 30 maggio 1973, causa 46/72, De Greef/Commissione,
         Racc. pag. 543, punto 18) e che, come ricordato dal Tribunale di primo grado nella sentenza 25 marzo 1999, causa T‑76/98,
         Hamptaux/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑59 e II‑303, punto 23), né le disposizioni del Trattato CE né quelle dello Statuto,
         segnatamente il suo art. 2, prevedono che la pubblicazione di tali decisioni costituisca una condizione della loro entrata
         in vigore e, pertanto, della loro opponibilità.
      
      90      Tuttavia, in primo luogo, il rispetto del principio della certezza del diritto, in base al quale un atto emanante dalle pubbliche
         autorità non può venir opposto agli amministrati prima che questi abbiano avuto la possibilità di prenderne conoscenza (sentenze
         della Corte 25 gennaio 1979, causa 98/78, Racke, Racc. pag. 69, punto 15; causa 99/78, Weingut Decker, Racc. pag. 101, punto
         3, e 11 dicembre 2007, causa C‑161/06, Skoma-Lux, Racc. pag. I‑10841, punto 37), impone, ancorché nessuna disposizione scritta
         lo preveda espressamente, che le decisioni relative all’esercizio dei poteri devoluti dallo Statuto all’APN e dal RAA all’AACC
         siano oggetto di una misura di pubblicità adeguata secondo le modalità e le forme che spetta all’amministrazione determinare.
      
      91      In secondo luogo, occorre constatare che la Commissione stessa, in linea di principio, garantisce la pubblicità delle decisioni
         relative all’esercizio dei poteri devoluti all’APN dallo Statuto e all’AACC dal RAA, poiché tali decisioni sono abitualmente
         pubblicate sulle Informazioni amministrative. In particolare, la decisione C (2007) 5730, come modificata dalla decisione 10 settembre 2008, è stata pubblicata sulle
         Informazioni amministrative del 6 dicembre 2007, n. 57‑2007. In aggiunta, occorre rilevare che l’art. 5 della medesima decisione C (2007) 5730, che riconosce
         ai direttori generali la possibilità di conferire deleghe di potere ad autorità ad essi subordinate, come i direttori generali
         aggiunti, i direttori, i capi unità o i capi settore, prevede anche che tali deleghe «[saranno] pubblicate adeguatamente e
         portate a conoscenza del personale».
      
      92      In terzo luogo, la Corte ha a suo tempo ricordato la necessità di garantire una certa pubblicità alle decisioni riguardanti
         l’individuazione delle autorità competenti in materia di gestione del personale. Analogamente, in una fattispecie in cui un
         ricorrente contestava la decisione del Parlamento europeo recante la nomina, in esito ad un concorso interno, di un funzionario
         a un posto di capo divisione e faceva valere, a sostegno della tesi che il Segretario generale del Parlamento aveva illegittimamente
         designato i membri della commissione giudicatrice, il fatto che la delega di potere conferita a tale scopo a quest’ultimo
         da parte dell’ufficio di presidenza dell’istituzione non era stata comunicata al personale, la Corte ha constatato che tale
         delega di potere era «giuridicamente efficace», poiché essa, oltre a implicare una ripartizione di competenze interne all’istituzione
         generalmente ammessa, era stata comunicata ai direttori generali dell’istituzione, ai presidenti dei gruppi, alla segreteria
         e all’ufficio di controllo, nonché al comitato del personale istituito a norma dell’art. 9 dello Statuto, il quale, tra l’altro,
         è investito da questa norma del compito di rappresentare gli interessi del personale presso l’istituzione e di assicurare
         un collegamento permanente tra quest’ultima e il personale (sentenza della Corte 25 novembre 1976, causa 123/75, Küster/Parlamento,
         Racc. pag. 1701, punti 6‑8).
      
      93      Più in generale, e sebbene tale giurisprudenza non sia stata pronunciata in cause in cui erano controverse decisioni relative
         all’esercizio dei poteri devoluti dallo Statuto all’APN e dal RAA all’AACC, la Corte ha parimenti affermato che l’imperativo
         della certezza del diritto esige che una normativa comunitaria consenta agli interessati di conoscere esattamente la portata
         degli obblighi che essa impone loro, in quanto i singoli devono poter conoscere senza ambiguità i propri diritti e obblighi
         (sentenza 21 giugno 2007, causa C‑158/06, ROM-projecten, Racc. pag. I‑5103, punto 25; sentenza Skoma-Lux, cit., punto 38).
         Nella citata sentenza Skoma-Lux (punti 33, 34, 36 e 38), la Corte ha infatti ritenuto che l’esigenza della pubblicazione regolare
         di un regolamento comunitario nella lingua ufficiale del destinatario si basasse non soltanto su disposizioni scritte, come
         l’art. 254, n. 2, CE o gli artt. 4, 5 e 8 del regolamento del Consiglio 15 aprile 1958, n. 1, che stabilisce il regime linguistico
         della Comunità economica europea (GU 1958, n. 17, pag. 385), ma che essa derivasse altresì dall’imperativo della certezza
         del diritto (v., inoltre, sentenza della Corte 10 marzo 2009, causa C‑345/06, Heinrich, non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punto 44).
      
      94      In quarto luogo, la necessità di garantire una pubblicità adeguata delle decisioni riguardanti la ripartizione dei poteri
         devoluti dallo Statuto all’APN e dal RAA all’AACC risulta contemplata altresì dalle norme di buona amministrazione in materia
         di gestione del personale, come ha espressamente ricordato il Tribunale nella sentenza 9 luglio 2008, causa F‑89/07, Kuchta/BCE
         (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 62).
      
      95      Nel caso di specie è pacifico, da una parte, che la decisione 10 settembre 2008 non è stata pubblicata sulle Informazioni amministrative, e, dall’altra, che al momento dell’adozione della decisione controversa essa non era stata oggetto di alcuna misura di pubblicità.
         Sebbene la Commissione, nella sua risposta alla misura di organizzazione del procedimento disposta dal Tribunale, abbia sostenuto
         che la comunicazione 9 settembre 2008, nella quale figurava il progetto di decisione recante modifica della decisione C (2007) 5730,
         era stata diffusa sull’intranet dell’istituzione, essa non fornisce alcuna precisazione circa la data di tale diffusione.
         La Commissione, comunque, non prova neppure che il verbale della riunione del 10 settembre 2008, durante la quale è stato
         adottato tale progetto, sia stato oggetto di diffusione sull’intranet prima dell’adozione della decisione controversa. Pertanto
         alla data in cui la decisione controversa è stata adottata e notificata all’interessato, quest’ultimo non poteva prendere
         utilmente conoscenza del contenuto della decisione 10 settembre 2008.
      
      96      Deve aggiungersi, ad abundantiam, che l’obbligo gravante sulla Commissione di garantire alla decisione 10 settembre 2008 una
         pubblicità adeguata s’imponeva con particolare rigore nel caso di specie. Infatti, mentre la competenza a disporre la sospensione
         di un funzionario era attribuita, quando era in vigore la decisione C (2007) 5730, alla più alta autorità della Commissione,
         ossia, nel caso di specie, il collegio dei commissari, è pacifico che la decisione 10 settembre 2008 ha trasferito tale competenza
         ad una sola persona, ovvero il membro della Commissione incaricato del personale. Orbene, un provvedimento adottato da una
         sola persona conferisce al funzionario che ne è destinatario un livello di protezione inferiore rispetto a quello garantito
         da un provvedimento emanato da un’autorità collegiale, poiché una siffatta autorità è in grado di prendere in considerazione,
         grazie alla deliberazione dei suoi membri, un maggior numero di informazioni pertinenti. Pertanto, poiché la decisione 10
         settembre 2008 comportava la riduzione del livello di protezione garantito ai funzionari e incideva in tal modo sui loro diritti,
         essa avrebbe dovuto, a fortori, costituire oggetto di una pubblicità adeguata.
      
      97      Infine, sembra che la mancata pubblicazione della decisione 10 settembre 2008 abbia precluso anche all’amministrazione stessa
         di acquisire un’adeguata conoscenza della propria decisione. Infatti, come emerso in udienza, il 29 aprile 2009 la Commissione
         ha adottato una nuova decisione relativa all’esercizio dei poteri devoluti all’APN dallo Statuto e dal RAA all’AACC, nella
         specie la decisione C (2009) 3074 «recante modifica della decisione C (2007) 5730». Orbene, in tale decisione, che è stata
         pubblicata sulle Informazioni amministrative dell’8 maggio seguente, la Commissione, agendo come se la decisione del 10 settembre 2008 non fosse stata mai emessa, ha stabilito
         che i poteri devoluti all’APN per disporre la sospensione di un funzionario sarebbero stati da allora in poi esercitati, per
         quanto riguarda i funzionari di grado AD 16 e AD 15 e i funzionari di grado AD 14 dell’inquadramento superiore (direttori
         o equivalenti), dal membro della Commissione incaricato del personale e non più dal collegio dei commissari.
      
      98      Dato che la decisione 10 settembre 2008 non era opponibile al ricorrente, quest’ultimo ha quindi ragione di sostenere che
         il commissario incaricato del personale non era competente ad adottare la decisione controversa e che essa avrebbe dovuto
         essere adottata dall’autorità designata dalla decisione C (2007) 5730, nella specie il collegio dei commissari.
      
      99      Poiché il motivo vertente sull’incompetenza del membro della Commissione incaricato del personale ad adottare la decisione
         controversa è fondato, quest’ultima dev’essere annullata.
      
       Sulle spese
      100    Ai sensi dell’art. 87, n. 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del titolo II di
         tale regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. In forza del n. 2 dello stesso
         articolo, per ragioni di equità, il Tribunale può decidere che una parte soccombente sia condannata solo parzialmente alle
         spese, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.
      
      101    Dalla suesposta motivazione risulta che la Commissione è soccombente. Inoltre il ricorrente, nelle sue conclusioni, ha espressamente
         chiesto la condanna della Commissione alle spese. Atteso che le circostanze del caso di specie non giustificano l’applicazione
         delle disposizioni di cui all’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la Commissione deve essere condannata alle spese
         del procedimento principale.
      
      102    Per quanto riguarda le spese attinenti all’istanza di provvedimenti urgenti, è pacifico che il ricorrente è rimasto soccombente
         rispetto alla stessa. Tuttavia, in assenza di conclusioni della Commissione dirette ad ottenere la condanna dell’interessato
         alle spese di tale procedimento, ciascuna parte sopporterà le proprie spese relativamente all’istanza di provvedimenti urgenti.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione 18 settembre 2008 con cui la Commissione delle Comunità europee, in applicazione degli artt. 23 e 24 dell’allegato
            IX dello Statuto dei funzionari delle Comunità europee, ha sospeso il sig. Wenig per un periodo di tempo indeterminato e ha
            disposto una trattenuta di EUR 1 000 mensili sulla sua retribuzione per un periodo massimo di sei mesi è annullata.
      2)      La Commissione delle Comunità europee è condannata alle spese del procedimento principale.
      3)      Ciascuna parte sopporterà le proprie spese relativamente all’istanza di provvedimenti urgenti.
      
               Gervasoni 
            
            
                Kreppel 
            
            
                Tagaras
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 30 novembre 2009.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               W. Hakenberg 
            
             
            
                      S. Gervasoni
            
         
         I testi della presente decisione e delle decisioni dei giudici comunitari in essa citate non ancora pubblicate nella Raccolta
            sono disponibili nel sito Internet della Corte di giustizia, www.curia.europa.eu
         
      
      * Lingua processuale: il francese.