CELEX: 62011CJ0448
Language: it
Date: 2013-12-05 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 5 dicembre 2013.#SNIA Spa in amministrazione straordinaria contro Commissione europea.#Impugnazione – Intese – Mercato europeo del perossido di idrogeno e del perborato di sodio – Decisione che accerta un’infrazione all’articolo 81 CE – Imputabilità della responsabilità in materia di concorrenza – Criterio della continuità economica – Violazione dei diritti della difesa – Obbligo di motivazione.#Causa C‑448/11 P.

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      5 dicembre 2013 (*)
      
      «Impugnazione – Intese – Mercato europeo del perossido di idrogeno e del perborato di sodio – Decisione che accerta un’infrazione all’articolo 81 CE – Imputabilità della responsabilità in materia di concorrenza – Criterio della continuità economica – Violazione dei diritti della difesa – Obbligo di motivazione»
      Nella causa C‑448/11 P,
      avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta
         il 29 agosto 2011,
      
      SNIA SpA, posta in amministrazione straordinaria, rappresentata da A. Santa Maria, C. Biscaretti di Ruffia ed E. Gambaro, avvocati,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Commissione europea, rappresentata da V. Di Bucci, L. Malferrari e B. Gencarelli, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta da R. Silva de Lapuerta, presidente di sezione, J.L. da Cruz Vilaça, G. Arestis (relatore), J.‑C. Bonichot e A. Arabadjiev,
         giudici,
      
      avvocato generale: M. Wathelet
      cancelliere: L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 24 gennaio 2013,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con la sua impugnazione, la SNIA SpA, posta in amministrazione straordinaria, successore giuridico della SNIA SpA, e ricorrente
         in primo grado (in prosieguo: la «SNIA»), chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 16 giugno
         2011, SNIA/Commissione (T‑194/06, Racc. pag. II‑3119; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale quest’ultimo ha
         respinto il suo ricorso diretto all’annullamento parziale della decisione C (2006) 1766 def. della Commissione, del 3 maggio
         2006, relativa a un procedimento ai sensi dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo 53 dell’Accordo SEE nei confronti di Akzo
         Nobel NV, Akzo Nobel Chemicals Holding AB, EKA Chemicals AB, Degussa AG, Edison SpA, FMC Corporation, FMC Foret SA, Kemira
         Oyj, L’Air Liquide SA, Chemoxal SA, Snia SpA, Caffaro Srl, Solvay SA/NV, Solvay Solexis SpA, Total SA, Elf Aquitaine SA e
         Arkema SA (Caso COMP/F/C.38.620 – Perossido di idrogeno e perborato), una sintesi della quale è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (GU 2006, L 353, pag. 54; in prosieguo: la «decisione controversa»), nella parte che la concerne.
      
       Contesto normativo
      2        L’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l’applicazione delle regole di
         concorrenza di cui agli articoli 81 [CE] e 82 [CE] (GU 2003, L 1, pag. 1), intitolato «Onere della prova», è formulato nei
         termini seguenti:
      
      «In tutti i procedimenti nazionali o comunitari relativi all’applicazione degli articoli 81 [CE] e 82 [CE] del trattato, l’onere
         della prova di un’infrazione dell’articolo 81, paragrafo 1, o dell’articolo 82 del trattato incombe alla parte o all’autorità
         che asserisce tale infrazione. Incombe invece all’impresa o associazione di imprese che invoca l’applicazione dell’articolo
         81, paragrafo 3, del trattato l’onere di provare che le condizioni in esso enunciate sono soddisfatte».
      
      3        L’articolo 27, paragrafo 1, del regolamento n. 1/2003 così dispone:
      
      «Prima di adottare qualsiasi decisione prevista dagli articoli 7, 8, 23 e 24, paragrafo 2, la Commissione dà modo alle imprese
         e associazioni di imprese oggetto del procedimento avviato dalla Commissione di essere sentite relativamente agli addebiti
         su cui essa si basa. La Commissione basa le sue decisioni solo sugli addebiti in merito ai quali le parti interessate sono
         state poste in condizione di essere sentite. (…)».
      
       Fatti
      4        All’epoca dei fatti, la SNIA, società di diritto italiano, era il principale azionista, con una partecipazione compresa tra
         il 53% e il 59%, della Caffaro SpA (in prosieguo: la «ex‑Caffaro»), la quale, per parte sua, controllava il 100% del capitale
         della società Industrie Chimiche Caffaro SpA (divenuta Caffaro SpA e, poi, Caffaro Srl; in prosieguo: la «Caffaro»). Quest’ultima
         poneva in commercio, sino al 1999, perborato di sodio. Durante il 2000, l’ex‑Caffaro si è fusa con la SNIA, la quale ha assunto
         il controllo del 100% del capitale della Caffaro.
      
      5        Nel novembre del 2002, la Degussa AG ha informato la Commissione dell’esistenza di un’intesa nel mercato del perossido d’idrogeno
         e del perborato di sodio e ha chiesto l’applicazione della comunicazione della Commissione, relativa alla non imposizione
         di ammende e alla riduzione del loro importo nei casi di cartelli tra imprese (GU 2002, C 45, pag. 3). La Degussa AG ha fornito
         inoltre alla Commissione le prove materiali che le hanno consentito di effettuare, il 25 e il 26 marzo 2003, talune verifiche
         negli uffici di determinate imprese.
      
      6        Il 26 gennaio 2005 la Commissione ha inviato alla SNIA e alle altre imprese interessate una comunicazione degli addebiti,
         alla quale la SNIA ha risposto il 25 marzo 2005.
      
      7        Con lettera dell’8 maggio 2006, alla SNIA è stata notificata la decisione controversa, in cui si affermava che essa aveva
         partecipato, nel periodo compreso tra il 29 maggio 1997 e il 31 dicembre 1998, a un’infrazione unica e continuata dell’articolo
         81 CE e dell’articolo 53 dell’Accordo sullo Spazio economico europeo, del 2 maggio 1992 (GU 1994, L 1, pag. 3), nel settore
         del perossido di idrogeno e del prodotto derivato, il perborato di sodio. L’infrazione accertata è consistita prevalentemente
         nello scambio tra concorrenti di informazioni importanti in termini commerciali e di informazioni riservate concernenti il
         mercato e le imprese, nella limitazione e nel controllo della produzione e delle capacità potenziali ed effettive di quest’ultima,
         nell’assegnazione di quote di mercato e di clienti e nella fissazione e monitoraggio dell’osservanza di obiettivi di prezzo.
      
      8        Con la decisione controversa, la Commissione ha giudicato responsabili in solido la Caffaro, in quanto partecipante diretta
         all’intesa, nonché la società che la controllava al 100%, per la sua responsabilità in quanto società controllante. Poiché
         l’ex‑Caffaro è stata assorbita dalla SNIA in seguito alla fusione effettuata durante il 2000, occorreva ormai attribuire la
         responsabilità della società controllante dovuta ai comportamenti anticoncorrenziali della sua controllata non più all’ex‑Caffaro,
         che non esisteva più come ente giuridicamente autonomo, bensì alla SNIA. Pertanto, quest’ultima è stata giudicata responsabile
         dell’infrazione in questione «in solido» con la Caffaro. Nell’articolo 2 di detta decisione, la Commissione le ha inflitto
         «in solido» con la Caffaro un’ammenda di importo pari a EUR 1,078 milioni.
      
       Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      9        Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 18 luglio 2006, la SNIA ha proposto un ricorso diretto
         all’annullamento della decisione controversa, per la parte in cui quest’ultima la include tra i suoi destinatari e le infligge
         un’ammenda in solido con la Caffaro.
      
      10      A sostegno del suo ricorso, la SNIA ha dedotto tre motivi relativi, in primo luogo, a un errore di diritto e di valutazione
         che vizierebbe l’accertamento della sua responsabilità in solido, in secondo luogo, a una discordanza tra la comunicazione
         degli addebiti e la motivazione della decisione controversa e, in terzo luogo, a una violazione dell’obbligo di motivazione.
      
      11      Il Tribunale ha respinto questi tre motivi e, di conseguenza, detto ricorso nella sua integralità.
      
       Procedimento dinanzi alla Corte e conclusioni delle parti 
      12      La SNIA chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata;
      –        annullare la decisione impugnata nella parte in cui la riguarda;
      –        rimettere gli atti al Tribunale per un nuovo giudizio informato alle indicazioni e ai criteri che la Corte vorrà precisare
         nel presente procedimento di impugnazione; e
      
      –        condannare la Commissione alle spese di entrambi i gradi del giudizio.
      13      La Commissione chiede che la Corte voglia:
      
      –        respingere l’impugnazione; e
      –        condannare la SNIA alle spese.
       Sull’impugnazione
       Sul primo motivo, relativo a un’errata applicazione dei principi concernenti l’imputazione della responsabilità in materia
            di concorrenza
       Argomenti delle parti
      14      La SNIA ritiene che il Tribunale abbia commesso un errore di diritto, nei punti da 56 a 69 della sentenza impugnata, in quanto
         esso ha dedotto automaticamente la responsabilità in solido della SNIA dal fatto che essa ha assorbito l’ex‑Caffaro, la quale
         deteneva il 100% del capitale della Caffaro, implicata nell’infrazione in questione, applicando erratamente le condizioni
         relative ai criteri della continuità economica tra imprese.
      
      15      Secondo la SNIA, il Tribunale ha attribuito a torto la qualifica di «continuità economica» a ciò che in realtà sarebbe un’applicazione
         dogmatica e meccanica del criterio della successione giuridica. Essa ritiene che se il Tribunale avesse applicato correttamente
         il criterio della continuità economica, esso avrebbe dovuto annullare la decisione controversa, in quanto non esisterebbe
         nessuna traccia, in seno alla SNIA, di una continuità «materiale e umana» che consenta di imputare la responsabilità a un
         soggetto dirigente diverso da quello che gestiva l’impresa all’epoca dell’infrazione.
      
      16      In particolare, la SNIA sostiene che il Tribunale non avrebbe dovuto considerarla come «successore economico» dell’ex‑Caffaro,
         in quanto, nel corso del procedimento dinanzi al Tribunale, sarebbe stato dimostrato che non c’era stata né continuità «umana»,
         dato che nessun dirigente o membro del consiglio d’amministrazione dell’ex‑Caffaro era passato alla SNIA in seguito alla fusione,
         né continuità «materiale», dato che non era la SNIA, bensì la nuova Caffaro che aveva proseguito l’attività dell’ex‑Caffaro
         nel settore della chimica e dei detergenti.
      
      17      La SNIA ritiene che questi elementi, benché menzionati nel punto 26 della sentenza impugnata, non sarebbero stati presi in
         considerazione dal Tribunale in quanto, in caso di fusione, non sarebbe necessario verificare il trasferimento degli elementi
         materiali e umani. Ebbene, secondo la SNIA, anche in caso di fusione si dovrebbe procedere, in primo luogo, alla localizzazione
         degli elementi materiali e umani implicati nell’infrazione, cosa che, nel caso di specie, sarebbe stata totalmente ignorata
         sia dal Tribunale, sia dalla Commissione. La SNIA sottolinea che è possibile che, come verificatosi proprio nella presente
         fattispecie, in seguito alla fusione la successione nei diritti non comporti necessariamente il trasferimento degli elementi
         materiali e umani. Pertanto, la SNIA sostiene che all’errore di diritto commesso dal Tribunale si aggiungono lo snaturamento
         dei documenti da essa prodotti nonché l’errata qualificazione giuridica dei fatti.
      
      18      Inoltre, la SNIA lamenta la violazione del principio generale, sancito segnatamente dall’articolo 2 del regolamento n. 1/2003,
         secondo il quale l’onere della prova di un’infrazione dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE incomberebbe all’autorità che denuncia
         detta violazione. Infatti, secondo la SNIA, la sua responsabilità sarebbe dimostrata nella sentenza impugnata con un ragionamento
         articolati in due tempi, che costituirebbe la negazione stessa di tale principio. In un primo tempo, la responsabilità dell’ex‑Caffaro
         si fonderebbe su una mera presunzione, in quanto società controllante al 100% la Caffaro. In un secondo tempo, la responsabilità
         della SNIA sarebbe affermata in modo automatico, in seguito alla fusione. Il Tribunale sarebbe pervenuto pertanto a questa
         conclusione «senza prove», basandosi soltanto su una presunzione inconfutabile in violazione dei diritti fondamentali della
         difesa della SNIA.
      
      19      La Commissione si oppone a questi argomenti della SNIA.
      
       Giudizio della Corte
      20      Con questo primo motivo, la Corte è invitata a esaminare se il Tribunale abbia commesso un errore di diritto giudicando, nel
         punto 68 della sentenza impugnata, che la Commissione era legittimata, in seguito all’assorbimento dell’ex‑Caffaro da parte
         della SNIA, a imputare a quest’ultima, in qualità di nuovo gestore dell’entità economica in questione, la responsabilità in
         solido dell’infrazione commessa dall’entità costituita, all’epoca dei fatti, dalle società Caffaro ed ex‑Caffaro, quando quest’ultima
         aveva cessato di esistere giuridicamente, dopo aver commesso l’infrazione, a causa della sua fusione con la SNIA.
      
      21      Conformemente a una costante giurisprudenza, quando un’impresa viola le norme in materia di concorrenza è ad essa che tocca
         rispondere di quest’infrazione, in base al principio della responsabilità personale (v., segnatamente, sentenza del 24 settembre
         2009, Erste Group Bank e a./Commissione, C‑125/07 P, C‑133/07 P, C‑135/07 P e C‑137/07 P, Racc. pag. I‑8681, punto 77).
      
      22      Quanto al problema dell’individuazione delle circostanze in presenza delle quali un ente, che non sia l’autore dell’infrazione,
         possa nondimeno essere punito per quest’ultima, occorre constatare che rientra in un caso del genere la situazione in cui
         l’ente che ha commesso l’infrazione abbia cessato di esistere giuridicamente. Infatti, come già dichiarato dalla Corte, quando
         un ente che ha commesso un’infrazione alle norme sulla concorrenza è oggetto di una modifica di natura giuridica o organizzativa,
         tale modifica non ha necessariamente l’effetto di creare una nuova impresa esente da responsabilità per i comportamenti anticoncorrenziali
         dell’ente precedente se, sotto l’aspetto economico, vi è identità fra i due enti (v., segnatamente, sentenza Erste Group Bank
         e a./Commissione, cit., punti 78 e 79 e giurisprudenza ivi citata).
      
      23      Pertanto, non è incompatibile con il principio della responsabilità personale il fatto di imputare la responsabilità di un’infrazione
         a un’altra società, nella sua qualità di società che ha assorbito quella che ha commesso l’infrazione quando quest’ultima
         ha cessato di esistere (v., in tal senso, sentenza Erste Group Bank e a./Commissione, cit., punto 85).
      
      24      Infatti, se la Commissione non disponesse di una facoltà siffatta, sarebbe agevole per le imprese sfuggire a sanzioni con
         la semplice modificazione della loro identità a seguito di ristrutturazioni, cessioni o altri mutamenti giuridici od organizzativi.
         Lo scopo di reprimere i comportamenti contrari alle norme sulla concorrenza e di prevenirne il ripetersi mediante sanzioni
         dissuasive sarebbe così compromesso (v. sentenza dell’11 dicembre 2007, ETI e a., C‑280/06, Racc. pag. I‑10893, punto 41 e
         giurisprudenza ivi citata).
      
      25      Pertanto, nei punti 57 e 62 della sentenza impugnata il Tribunale ha giustamente giudicato che può rivelarsi necessario, ai
         fini dell’efficace attuazione delle norme in materia di concorrenza, imputare la responsabilità di un’infrazione a dette norme
         all’acquirente dell’impresa che ha commesso detta infrazione, quando quest’ultima impresa cessa di esistere a seguito dell’assorbimento
         ad opera di detto acquirente il quale subentra, come società che ha operato l’assorbimento, nelle posizioni attive e passive
         della società assorbita, e quindi anche nelle responsabilità ad essa incombenti a causa di una violazione del diritto dell’Unione.
      
      26      Nel caso di specie, come si evince dalla sentenza impugnata, è pacifico, in primo luogo, che la SNIA ha acquistato durante
         il 2000, in occasione della fusione‑assorbimento, l’integralità dell’attivo e del passivo dell’ex‑Caffaro e che, in secondo
         luogo, quest’operazione è avvenuta successivamente alla cessazione della partecipazione dell’impresa all’infrazione in questione.
         È parimenti pacifico, da un lato, che, a seguito di detta fusione‑assorbimento, l’ex‑Caffaro ha cessato di esistere come persona
         giuridica e che la SNIA è ad essa succeduta giuridicamente e, dall’altro, che questa successione è avvenuta anteriormente
         all’adozione della decisione controversa.
      
      27      Orbene, dato che, come concluso nei punti 53 e 60 della sentenza impugnata, l’infrazione in questione è stata commessa dall’entità
         economica costituita, all’epoca dei fatti, dalle società Caffaro ed ex-Caffaro, quest’ultima era responsabile, quale persona
         giuridica, e allo stesso titolo della sua controllata Caffaro, del comportamento illecito contestato ai sensi dell’articolo
         81, paragrafo 1, CE, e pertanto era tenuta a rispondere essa stessa dei comportamenti di detta entità commessi in violazione
         della citata disposizione.
      
      28      Pertanto, posto che l’ex‑Caffaro, ossia una delle due persone giuridiche responsabili della gestione dell’entità economica
         in questione, ha cessato di esistere giuridicamente, occorre constatare che la SNIA, nella sua qualità di successore giuridico
         dell’ex‑Caffaro, si è fatta carico, a seguito della citata operazione di fusione‑assorbimento avvenuta durante il 2000, della
         responsabilità dell’ex‑Caffaro per il comportamento illecito contestato ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, CE. La SNIA
         è diventata pertanto responsabile del comportamento illecito imputato all’ex-Caffaro per il semplice fatto di avere garantito,
         quale persona giuridica, la continuità ai sensi di legge dei diritti e degli obblighi di quest’ultima.
      
      29      Di conseguenza, il Tribunale non ha commesso errori di diritto giudicando, nel punto 68 della sentenza impugnata, che la Commissione
         ha imputato giustamente alla SNIA, in quanto nuovo gestore dell’entità economica in questione, la responsabilità solidale
         dell’infrazione commessa dall’entità costituita dalle società Caffaro ed ex-Caffaro (quest’ultima assorbita dalla SNIA dopo
         la commissione dell’infrazione).
      
      30      È parimenti a torto che la SNIA sostiene che il Tribunale avrebbe dovuto verificare, nella sentenza impugnata, se la Commissione
         abbia proceduto, in un primo tempo, alla localizzazione del complesso degli elementi materiali e umani che hanno concorso
         alla realizzazione dell’infrazione per identificare, in un secondo tempo, la persona divenuta responsabile della gestione
         di tale complesso. Infatti, un esame del genere non è richiesto nelle circostanze particolari del caso di specie, dove la
         società autrice dell’infrazione è stata assorbita e ha perso la propria personalità giuridica.
      
      31      Inoltre, quanto all’addebito mosso dalla SNIA al Tribunale, di aver erroneamente applicato le condizioni relative ai criteri
         della continuità economica, tale addebito dev’essere respinto in quanto ininfluente. Infatti, dai punti precedenti della presente
         sentenza si evince che il Tribunale poteva concludere nel senso della responsabilità in solido della SNIA per l’infrazione
         commessa dall’entità costituita dalle società Caffaro ed ex-Caffaro, a prescindere dall’applicazione di tali condizioni.
      
      32      Per quanto concerne l’argomento che la SNIA ricava da un presunto snaturamento, da parte del Tribunale, degli elementi di
         prova che essa ha sottoposto alla sua attenzione, è giocoforza constatare che quest’argomento dev’essere respinto come irricevibile,
         dal momento che la SNIA non dimostra assolutamente in che termini il Tribunale avrebbe snaturato questi elementi.
      
      33      Occorre parimenti respingere come irricevibile l’argomento della SNIA ricavato da un presunto errore del Tribunale in sede
         di qualificazione giuridica dei fatti, in quanto la SNIA si è limitata ad affermare che il Tribunale avrebbe commesso un errore
         del genere senza indicare in modo preciso gli argomenti giuridici a puntuale sostegno di tale argomento.
      
      34      Quanto all’argomento della SNIA con cui si rimprovera il Tribunale per aver ignorato il principio, sancito dall’articolo 2
         del regolamento n. 1/2003, secondo il quale l’onere della prova di un’infrazione all’articolo 81, paragrafo 1, CE incombe
         all’autorità che la denuncia, basti constatare che un argomento siffatto è comunque infondato.
      
      35      Infatti, il Tribunale ha concluso nel senso della responsabilità in solido della SNIA sviluppando un ragionamento in due fasi,
         senza commettere errori. In primo luogo, esso ha correttamente applicato i principi desumibili dalla sentenza del 10 settembre
         2009, Akzo Nobel e a./Commissione (C‑97/08 P, Racc. pag. I‑8237), che regolano l’imputabilità del comportamento di una controllata
         alla società controllante che la detenga al 100%. In particolare, nel punto 53 della sentenza impugnata esso ha giudicato
         che la Commissione aveva potuto constatare, in base alla presunzione non inficiata dalla SNIA, che, all’epoca dell’infrazione,
         l’ex‑Caffaro esercitava un’influenza determinante sulla Caffaro, e che queste due società avevano costituito pertanto un’entità
         economica responsabile dell’infrazione. In secondo luogo, come risulta dal punto 29 della presente sentenza, il Tribunale
         ha potuto giustamente concludere, nel punto 68 della sentenza impugnata, che la Commissione poteva imputare alla SNIA la responsabilità
         in solido dell’infrazione commessa dall’entità costituita dalla Caffaro e dall’ex‑Caffaro a seguito dell’assorbimento di quest’ultima.
         Pertanto, non si può accusare il Tribunale di aver ignorato detto principio, sancito dall’articolo 2 del regolamento n. 1/2003.
      
      36      Di conseguenza, poiché nessun argomento sollevato a sostegno del primo motivo di impugnazione è stato accolto, occorre respingere
         detto motivo.
      
       Sul secondo motivo, relativo a una violazione dei diritti della difesa a causa della discordanza tra la comunicazione degli
            addebiti e la decisione controversa
       Argomenti delle parti
      37      La SNIA sostiene che il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto, nei punti da 78 a 92 della sentenza impugnata, non
         dichiarando accertata la violazione dell’articolo 27 del regolamento n. 1/2003 e dei suoi diritti della difesa, quali previsti
         dall’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata
         a Roma il 4 novembre 1950, nonché dagli articoli 41 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, malgrado
         un’«evidente discordanza» tra la comunicazione degli addebiti del 26 gennaio 2005 e la decisione controversa riguardo all’elemento
         su cui è stata basata la responsabilità della SNIA, ossia la fusione di quest’ultima con l’ex‑Caffaro.
      
      38      La SNIA afferma che, durante tutto il procedimento amministrativo, essa non si sarebbe mai espressa sulla propria posizione
         in merito alla sua fusione con l’ex‑Caffaro quale elemento costitutivo della sua responsabilità, ma avrebbe unicamente ribadito
         l’assenza di un’influenza decisiva da parte sua sulla Caffaro. La SNIA critica pertanto il Tribunale per aver concluso, nel
         punto 84 della sentenza impugnata, che essa poteva rendersi conto della rilevanza della fusione ai fini della propria responsabilità
         e che la Commissione, nella decisione controversa, aveva semplicemente qualificato giuridicamente fatti già contenuti nella
         comunicazione degli addebiti. Ciò costituirebbe un’errata qualificazione dei fatti, oltre a uno snaturamento della comunicazione
         degli addebiti rispetto alla decisione controversa.
      
      39      Inoltre, la SNIA ritiene che il Tribunale, giudicando, nel punto 89 della sentenza impugnata, che essa avrebbe «addotto un’argomentazione
         specifica» riguardo alle conseguenze della fusione, avrebbe snaturato i fatti e/o gli elementi di prova contenuti negli allegati
         A.4 e A.5 al ricorso, se non addirittura commesso un errore materiale nella valutazione dei fatti ricavabili dal fascicolo
         riguardo agli argomenti dedotti dalla SNIA in sua difesa.
      
      40      La Commissione si oppone a questi argomenti della SNIA. 
      
       Giudizio della Corte
      41      Occorre ricordare che il rispetto dei diritti della difesa nel corso dei procedimenti amministrativi in materia di politica
         della concorrenza costituisce un principio generale del diritto dell’Unione, di cui la Corte garantisce il rispetto (v. sentenza
         del 3 settembre 2009, Prym e Prym Consumer/Commissione, C‑534/07 P, Racc. pag. I‑7415, punto 26 e giurisprudenza ivi citata).
         Questo principio impone che l’impresa interessata sia stata messa in grado, durante il procedimento amministrativo, di illustrare
         in modo efficace la propria posizione sulla realtà e sulla rilevanza dei fatti e delle circostanze allegati, nonché sui documenti
         di cui la Commissione ha tenuto conto per suffragare l’esistenza di un’infrazione al trattato CE (sentenza del 7 gennaio 2004,
         Aalborg Portland e a./Commissione, C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P, Racc. pag. I‑123,
         punto 66 e giurisprudenza ivi citata).
      
      42      In tal senso, l’articolo 27, paragrafo 1, del regolamento n. 1/2003 prevede l’invio alle parti di una comunicazione degli
         addebiti. Secondo una giurisprudenza costante, detta comunicazione deve enunciare, in modo chiaro, tutti gli elementi essenziali
         sui quali si fonda la Commissione in tale fase del procedimento. Questa indicazione, tuttavia, può farsi in modo sommario
         e la decisione non deve necessariamente ricalcare l’elenco degli addebiti, dato che tale comunicazione costituisce un documento
         preparatorio le cui valutazioni di fatto e di diritto sono di natura puramente provvisoria (v., segnatamente, sentenza Aalborg
         Portland e a./Commissione, cit., punto 67 e giurisprudenza ivi citata).
      
      43      Da ciò discende che, poiché la qualificazione giuridica dei fatti riportata nella comunicazione degli addebiti, per definizione,
         può essere solo provvisoria, una decisione successiva della Commissione non può essere annullata soltanto perché le conclusioni
         definitive tratte da tali fatti non corrispondono precisamente a detta qualificazione provvisoria.
      
      44      Infatti, la Commissione deve sentire i destinatari di una comunicazione degli addebiti e, se del caso, tener conto delle loro
         osservazioni dirette a rispondere agli addebiti riportati, modificando la propria analisi, proprio per rispettare i loro diritti
         della difesa. Pertanto, si deve consentire alla Commissione di precisare tale qualificazione nella sua decisione definitiva,
         tenendo conto degli elementi ricavabili dal procedimento amministrativo, o per abbandonare censure che si siano rivelate infondate,
         o per strutturare e integrare sia in fatto che in diritto i suoi argomenti a sostegno delle censure su cui essa si basa, a
         condizione tuttavia che essa si fondi solo su fatti sui quali gli interessati abbiano avuto occasione di spiegarsi e che essa
         abbia fornito, durante il procedimento amministrativo, gli elementi necessari alla difesa (v., in tal senso, sentenza del
         7 giugno 1983, Musique Diffusion française e a./Commissione, da 100/80 a 103/80, Racc. pag. 1825, punto 14).
      
      45      Nel caso di specie, come constatato dal Tribunale nei punti da 82 a 86 della sentenza impugnata senza commettere snaturamenti,
         nella comunicazione degli addebiti in questione la Commissione ha fatto espresso riferimento alla fusione della SNIA con l’ex‑Caffaro
         ed ha enunciato i principi di diritto in base ai quali, quando la persona giuridica che ha commesso l’infrazione ha cessato
         di esistere giuridicamente, la sua responsabilità può trasmettersi al suo successore, menzionando in particolare l’ipotesi,
         come nel caso di specie, in cui la società responsabile dell’infrazione sia stata assorbita da un’altra società.
      
      46      Da tali accertamenti risulta che la SNIA era non solo pienamente informata del fatto che la fusione in questione faceva parte
         dei fatti rilevanti ma, inoltre, essa non poteva ignorare, a causa dell’illustrazione di principi giuridici rilevanti riguardo
         a una fusione come quella in questione, che, in tale fase del procedimento, si trattava di un elemento rilevante riguardo
         alla propria responsabilità. Di conseguenza, occorre giudicare, come giustamente rilevato dal Tribunale nel punto 84 di tale
         sentenza, che l’esposizione di questi elementi nella comunicazione degli addebiti in questione ha consentito alla SNIA di
         comprendere il contenuto dell’addebito accolto dalla Commissione.
      
      47      Inoltre, alla luce delle considerazioni e della giurisprudenza illustrate nei punti da 41 a 44 della presente sentenza, non
         si può criticare il Tribunale per non aver annullato la decisione controversa sol perché la qualificazione giuridica attribuita
         a uno dei fatti tenuti presenti dalla Commissione, sui quali la SNIA ha avuto modo di giustificarsi, non sia stata chiarita
         in modo preciso nella comunicazione degli addebiti in questione. In particolare, non si può criticarlo per il fatto di aver
         giudicato, nel punto 88 della sentenza impugnata, che, nel caso di specie, dato che i principi di diritto e gli elementi materiali
         in questione sono stati indicati in detta comunicazione, il fatto che la Commissione non abbia illustrato la qualificazione
         precisa attribuita a uno di detti elementi materiali non era tale da impedire alla SNIA di difendersi validamente.
      
      48      Questa conclusione elaborata dal Tribunale è corroborata peraltro dai documenti agli atti. Infatti, come evidenziato dal Tribunale
         nel punto 89 della sentenza impugnata senza commettere nessuno snaturamento a tale riguardo, dal fascicolo risulta che la
         SNIA, sia nella sua risposta alla comunicazione degli addebiti sia nel corso dell’audizione, ha esposto un’argomentazione
         specifica concernente le conseguenze della fusione in questione per la sua responsabilità nell’infrazione.
      
      49      Da ciò discende che, nel punto 90 della sentenza impugnata, il Tribunale ha giustamente giudicato che la comunicazione degli
         addebiti in questione ha consentito alla SNIA di valutare la rilevanza della sua fusione con l’ex‑Caffaro, nell’ambito della
         censura relativa alla sua responsabilità solidale nell’infrazione, e di illustrare la sua posizione su tale elemento.
      
      50      Di conseguenza, poiché il Tribunale non ha commesso nessun errore di diritto giudicando, nel punto 91 della sentenza impugnata,
         che la comunicazione degli addebiti in questione non presentava vizi tali da aver leso le opportunità di difesa della SNIA,
         questo secondo motivo non può essere accolto.
      
       Sul terzo motivo, relativo a una violazione dell’obbligo di motivazione della decisione controversa relativa alla responsabilità
            della SNIA
       Argomenti delle parti
      51      La SNIA censura il Tribunale per non aver constatato la violazione dell’articolo 253 CE compiuta dalla Commissione in quanto
         il Tribunale ha respinto, nei punti da 93 a 105 della sentenza impugnata, il suo argomento relativo all’insufficienza e al
         carattere contraddittorio della motivazione della decisione controversa nella parte in cui essa accerta la responsabilità
         solidale della SNIA.
      
      52      Quest’ultima sottolinea che, da un lato, nella decisione controversa la Commissione menziona la fusione come elemento decisivo
         ai fini dell’imputazione dell’infrazione alla SNIA e, dall’altro, essa richiama contemporaneamente, e in modo insufficientemente
         preciso, alcune circostanze differenti collegate all’influenza decisiva della SNIA sul comportamento della Caffaro.
      
      53      Inoltre, secondo la SNIA, il complesso delle circostanze menzionate dalla Commissione nella decisione controversa acquista
         rilevanza giuridica a posteriori solo grazie agli sforzi compiuti dal Tribunale, il quale «rivela», nei punti 98 e 99 della
         sentenza impugnata, che la Commissione avrebbe utilizzato gli elementi in fatto di cui trattasi come «indizi» di un «legame
         strutturale preesistente all’infrazione», conformemente alla citata sentenza Aalborg Portland e a./Commissione.
      
      54      Pertanto la SNIA ritiene che, nel suo tentativo di «sanare» a posteriori la motivazione insufficiente e contraddittoria della
         decisione controversa, il Tribunale ne avrebbe modificato sostanzialmente il contenuto, sostituendo il proprio ragionamento
         a quello della Commissione, violando manifestamente i diritti della difesa della SNIA. Peraltro, ciò costituirebbe, secondo
         la giurisprudenza, uno «svisamento del contenuto» della decisione controversa e, pertanto, un errore di diritto sufficiente
         per annullare la sentenza impugnata.
      
      55      La Commissione si oppone a questi argomenti della SNIA. 
      
       Giudizio della Corte
      56      In forza di una giurisprudenza costante, la motivazione prescritta dall’articolo 296 TFUE dev’essere adeguata alla natura
         dell’atto di cui trattasi e deve far apparire in forma chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione da cui
         esso promana, in modo da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al giudice competente
         di esercitare il proprio controllo (v., segnatamente, sentenza della Corte del 29 settembre 2011, Elf Aquitaine/Commissione,
         C‑521/09 P, Racc. pag. I‑8947, punto 147 e giurisprudenza ivi citata).
      
      57      Nel caso di specie, nei punti da 95 a 97 della sentenza impugnata il Tribunale, senza commettere snaturamenti, ha constatato
         che la Commissione aveva esposto, nella decisione controversa, sia i principi giuridici sia le considerazioni in fatto sulle
         quali essa basava la constatazione relativa alla responsabilità della SNIA. In particolare, il Tribunale ha rilevato che,
         nel punto 411 della motivazione di detta decisione, la Commissione aveva constatato, da un lato, l’esercizio di un’influenza
         determinante dell’ex‑Caffaro sulla Caffaro, tenuto conto segnatamente della situazione di controllo al 100% esistente tra
         queste società all’epoca dell’infrazione, fonte di una presunzione non inficiata dalla SNIA, e, dall’altro, che quest’istituzione
         aveva giudicato responsabile la SNIA, nella sua qualità di società realizzante l’assorbimento, tenuto conto della sua fusione
         con l’ex‑Caffaro, che era la società controllante della Caffaro, società direttamente implicata nell’intesa.
      
      58      È giocoforza constatare che la conclusione derivante da tali considerazioni appare in modo chiaro e inequivocabile nella decisione
         controversa, di modo che la SNIA è stata in condizioni di conoscere la motivazione sulla quale era basata la sua responsabilità
         e il Tribunale ha potuto esercitare il suo controllo. Come si ricava dai punti 28 e 29 della presente sentenza, tale conclusione
         è sufficiente per imputare alla SNIA la responsabilità solidale dell’infrazione commessa dall’entità costituita dalla Caffaro
         e dall’ex‑Caffaro.
      
      59      Una siffatta conclusione non può essere inoltre contraddetta da altri elementi rilevati dalla Commissione nella decisione
         controversa, i quali testimoniano il fatto che la fusione in questione è avvenuta in seno a un gruppo di società riunite da
         un nesso strutturale già esistente all’epoca dell’infrazione. Infatti, come giustamente rilevato dal Tribunale nel punto 90
         della sentenza impugnata, dato che dal complesso della motivazione in questione risulta che la responsabilità solidale della
         SNIA è stata accertata nella sua qualità di società che aveva assorbito una delle società responsabili della gestione dell’entità
         che aveva commesso l’infrazione, l’illustrazione dei collegamenti esistenti tra le società interessate all’epoca dell’infrazione
         può solo rafforzare tale considerazione, testimoniando il fatto che la fusione in questione è avvenuta in seno a un gruppo
         di società riunite da un nesso strutturale.
      
      60      Pertanto, non si può accusare il Tribunale di aver commesso un errore di diritto nel respingere, nel punto 105 della sentenza
         impugnata, l’argomento della SNIA relativo all’insufficienza e alla contraddittorietà della motivazione della decisione controversa
         riguardo alla sua responsabilità solidale. Di conseguenza, questo terzo motivo dev’essere respinto.
      
      61      Dato che nessuno dei motivi dedotti dalla SNIA a sostegno della sua impugnazione è tale da essere accolto, quest’ultima deve
         essere respinta.
      
       Sulle spese
      62      Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura, reso applicabile al procedimento d’impugnazione in
         forza dell’articolo 184, paragrafo 1, dello stesso regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata
         fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la SNIA, rimasta soccombente, va condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      L’impugnazione è respinta.
      2)      La SNIA Spa, posta in amministrazione straordinaria, è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.