CELEX: 62020TN0339
Language: it
Date: 2020-06-02 00:00:00
Title: Causa T-339/20: Ricorso proposto il 2 giugno 2020 — Portigon/SRB

20.7.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 240/34
            
         
      Ricorso proposto il 2 giugno 2020 — Portigon/SRB
      (Causa T-339/20)
      (2020/C 240/45)
      Lingua processuale: il tedesco
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Portigon AG (Düsseldorf, Germania) (rappresentanti: D. Bliesener, V. Jungkind e F. Geber, avvocati)
      
         Convenuto: Comitato di risoluzione unico (SRB)
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione del convenuto, del 19 marzo 2020, relativa al calcolo dei contributi ex ante al Fondo di risoluzione unico per il 2016 (SRB/ES/2020/16), nella parte in cui tale decisione riguarda la ricorrente;
               
            
                  —
               
               
                  sospendere il procedimento ai sensi dell’articolo 69, lettere c) e d), del regolamento di procedura del Tribunale, fino a quando non si sia deciso in via definitiva in merito ai ricorsi T-420/17, T-413/18 e T-481/19 ovvero questi ultimi siano conclusi in altro modo;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il convenuto alle spese del procedimento.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce i seguenti motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sulla violazione del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (1), del regolamento di esecuzione (UE) 2015/81 del Consiglio (2) e del TFUE, per effetto dell’assoggettamento della ricorrente al regime dei contributi al Fondo.
                  
                              —
                           
                           
                              Il convenuto avrebbe illegittimamente assoggettato la ricorrente all’obbligo di contribuzione, in quanto il regolamento (UE) n. 806/2014 e la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (3) non contemplerebbero un siffatto obbligo per gli enti soggetti a risoluzione. L’articolo 114 TFUE vieterebbe la riscossione dei contributi da enti come la ricorrente.
                           
                        
                              —
                           
                           
                              Il legislatore, in assenza di un collegamento con il mercato interno, non sarebbe stato legittimato a fondare l’obbligo di contribuzione sull’articolo 114 TFUE. L’armonizzazione a livello dell’Unione delle norme che disciplinano i contributi non agevolerebbe l’esercizio delle libertà fondamentali, né porrebbe rimedio alle sensibili distorsioni della concorrenza relative agli enti che si ritirerebbero dal mercato.
                           
                        
                              —
                           
                           
                              Il convenuto avrebbe illegittimamente assoggettato la ricorrente all’obbligo di contribuzione, in quanto l’ente non sarebbe esposto a rischi, una sua risoluzione ai sensi del regolamento (UE) n. 806/2014 sarebbe esclusa ed esso non inciderebbe sulla stabilità del sistema finanziario.
                           
                        
                              —
                           
                           
                              La ricorrente non realizzerebbe più nuove operazioni dal 2012 e si troverebbe in regime di risoluzione a seguito di una decisione della Commissione in materia di aiuti. Essa deterrebbe la maggior parte delle sue residue passività a titolo fiduciario per conto di un altro soggetto giuridico.
                           
                        
                              —
                           
                           
                              Il regolamento delegato (UE) 2015/63 della Commissione (4) violerebbe l’articolo 114 TFUE e l’articolo 103, paragrafo 7, della direttiva 2014/59/UE quale disciplina essenziale per il calcolo dei contributi (articolo 290 TFUE).
                           
                        
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 41, paragrafo 2, lettera c), della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), in quanto il metodo di calcolo non consentirebbe una motivazione completa del calcolo dei contributi.
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sulla violazione degli articoli 16 e 20 della Carta, in quanto, considerata la particolare situazione della ricorrente, la decisione impugnata violerebbe il principio generale di uguaglianza. Inoltre, essa interferirebbe in maniera sproporzionata con la libertà d’impresa della ricorrente.
               
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sulla violazione del principio di certezza del diritto, in quanto l’efficacia retroattiva non sarebbe necessaria per la finalità perseguita dal regolamento (UE) n. 806/2014 e non sarebbe consentita, nel caso in esame, per una mera semplificazione amministrativa.
               
            
                  5.
               
               
                  Quinto motivo, vertente sulla violazione delle forme sostanziali, in quanto il convenuto non avrebbe adeguatamente illustrato i fatti, non avrebbe ascoltato la ricorrente prima dell’adozione della propria decisione, né avrebbe motivato sufficientemente la decisione stessa.
               
            
                  6.
               
               
                  Sesto motivo (dedotto in subordine), vertente sulla violazione dell’articolo 70, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 806/2014 in combinato disposto con l’articolo 103, paragrafo 7, della direttiva 2014/59/UE, in quanto il convenuto, in sede di calcolo dell’importo dei contributi, avrebbe dovuto escludere le passività prive di rischio dalle passività rilevanti.
               
            
                  7.
               
               
                  Settimo motivo (dedotto in subordine), vertente sulla violazione dell’articolo 70, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014 in combinato disposto con l’articolo 5, paragrafi 3 e 4, del regolamento delegato (UE) 2015/63, in quanto il convenuto avrebbe erroneamente calcolato gli importi a carico della ricorrente sulla base di una valutazione al lordo dei contratti sugli strumenti derivati.
               
            
                  8.
               
               
                  Ottavo motivo (dedotto in subordine), vertente sulla violazione dell’articolo 70, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014 in combinato disposto con l’articolo 6, paragrafo 8, lettera a), del regolamento delegato (UE) 2015/63, in quanto il convenuto avrebbe erroneamente considerato la ricorrente un ente in riorganizzazione.
               
            
         (1)  Regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010 (GU 2014, L 225, pag. 1).
      
         (2)  Regolamento di esecuzione (UE) 2015/81 del Consiglio, del 19 dicembre 2014, che stabilisce condizioni uniformi di applicazione del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i contributi ex ante al Fondo di risoluzione unico (GU 2015, L 15, pag. 1).
      
         (3)  Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU 2014, L 173, pag. 190).
      
         (4)  Regolamento delegato (UE) 2015/63 della Commissione, del 21 ottobre 2014, che integra la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione (GU 2015, L 11, pag. 44).