CELEX: 52011SC0810
Language: it
Date: 2011-06-07 00:00:00
Title: Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2011 dell’Italiae che formula un parere del Consigliosul programma di stabilità aggiornato dell'Italia, 2011-2014

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		52011SC0810
		
			Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2011 dell’Italiae che formula un parere del Consigliosul programma di stabilità aggiornato dell'Italia, 2011-2014 /* SEC/2011/0810 def. */
			
				
		
		
			
			   	Raccomandazione di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
sul programma nazionale di riforma 2011
dell’Italia
e che formula un parere del Consiglio
sul programma di stabilità aggiornato dell'Italia, 2011-2014
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, in particolare l’articolo 121, paragrafo 2, e l’articolo
148, paragrafo 4,
visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del
Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle
posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle
politiche economiche[1], in particolare
l’articolo 5, paragrafo 3,
vista la raccomandazione della Commissione
europea[2],
viste le conclusioni del Consiglio europeo,
visto il parere del comitato per l’occupazione,
sentito il comitato economico e finanziario,
considerando quanto segue:
(1)              
Il 26 marzo 2010 il Consiglio europeo ha approvato
la proposta della Commissione europea di lanciare Europa 2020, una nuova
strategia per l’occupazione e la crescita basata su un maggiore coordinamento
delle politiche economiche e incentrata sui settori chiave in cui occorre
intervenire per rafforzare il potenziale di crescita sostenibile e di
competitività dell’Europa.
(2)              
Il Consiglio ha adottato il 13 luglio 2010 una
raccomandazione sugli indirizzi di massima per le politiche economiche degli
Stati membri e dell’Unione (per il periodo 2010-2014) e il 21 ottobre 2010 una
decisione sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore
dell’occupazione[3], che insieme formano gli
“orientamenti integrati”. Gli Stati membri sono stati invitati a tener conto
degli orientamenti integrati nelle proprie politiche nazionali in materia
economica e di occupazione.
(3)              
Il 12 gennaio 2011 la Commissione ha adottato la
prima Analisi annuale della crescita, che segna l’inizio di un nuovo ciclo di
governance economica nell’UE e del primo semestre europeo di coordinamento
integrato e ex-ante delle politiche, che si fonda sulla strategia Europa 2020. 
(4)              
Il 25 marzo 2011 il Consiglio europeo ha approvato
le priorità per il risanamento finanziario e le riforme strutturali (in linea
con le conclusioni del Consiglio del 15 febbraio e del 7 marzo 2011 e in
seguito all’Analisi annuale della crescita della Commissione). Il Consiglio
europeo ha rilevato che occorre attribuire priorità al ripristino di bilanci
sani e alla sostenibilità dei conti pubblici, alla riduzione della
disoccupazione attraverso riforme del mercato del lavoro e a nuovi sforzi
intesi ad aumentare la crescita. Esso ha invitato gli Stati membri a tradurre
tali priorità in misure concrete che saranno inserite nei rispettivi programmi
di stabilità o di convergenza e nei programmi nazionali di riforma.
(5)              
Il 25 marzo 2011 il Consiglio europeo ha inoltre
invitato gli Stati membri che partecipano al patto Euro Plus a presentare i
loro impegni in tempo utile perché possano essere inseriti nei rispettivi
programmi di stabilità o di convergenza e nei programmi nazionali di riforma.
(6)              
Il 6 maggio 2011 l’Italia ha presentato
l’aggiornamento del suo programma di stabilità 2011, relativo al periodo
2011-2014, e il suo programma nazionale di riforma 2011. Onde tener conto di
eventuali correlazioni, i due programmi sono stati valutati contemporaneamente.

(7)              
L’economia italiana era caratterizzata da debolezze
strutturali molto prima dell’attuale crisi economica e finanziaria mondiale.
Tra il 2001 e il 2007 la crescita del PIL reale media è stata pari a circa
l’1%, ovvero la metà della media dell’area dell’euro, principalmente a causa
della fiacca crescita della produttività. Poiché questo andamento ha
interessato l’intero paese, le grandi disparità economiche a livello di regioni
non si sono ridotte. Pur non presentando grandi squilibri interni a livello del
settore privato, l’economia è stata gravemente colpita dalla crisi mondiale. Un
crollo delle esportazioni e successivamente degli investimenti ha prodotto una
forte contrazione del PIL reale, pari a circa il 7% tra il secondo trimestre
del 2008 e il secondo trimestre del 2009. Dopo la costante diminuzione
registrata nel decennio precedente, il debito pubblico lordo è salito al 119%
alla fine del 2010, riflettendo anche il netto calo del PIL. L’occupazione è
diminuita in maniera molto inferiore, anche grazie ad un sistema finanziato
dallo Stato per la riduzione delle ore lavorate, e pertanto il tasso di
disoccupazione è aumentato solo leggermente nel periodo 2008-2009. L’economia,
sostenuta dalle esportazioni, ha ripreso a crescere nella seconda metà del
2009, anche se ad un ritmo lento. La situazione del mercato del lavoro è
rimasta precaria nel 2010 e il tasso di disoccupazione si è stabilizzato a
circa l’8,5% entro la fine dell'anno. Dato il rapporto debito/PIL molto
elevato, l’Italia ha mantenuto un approccio fiscale adeguatamente prudente
durante la crisi, evitando di ricorrere ad un consistente stimolo di bilancio e
mantenendo quindi il disavanzo pubblico al di sotto della media dell’area
dell’euro nel 2009-2010. 
(8)              
In base alla valutazione del programma di stabilità
aggiornato a norma del regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, il Consiglio
ritiene che lo scenario macroeconomico alla base del programma sia plausibile.
Il programma prevede di riportare il disavanzo pubblico al di sotto del valore
di riferimento del 3% del PIL entro il 2012, sulla base di un ulteriore
contenimento della spesa e di entrate aggiuntive derivanti dal miglioramento
della lotta all’evasione fiscale. Dopo la correzione del disavanzo eccessivo,
il programma prevede di conseguire l’obiettivo a medio termine di un bilancio
in pareggio in termini strutturali entro la fine del periodo di riferimento
(2014), sulla scorta dell’impegno ad un ulteriore contenimento della spesa
primaria. Il programma prevede che il rapporto debito pubblico/PIL culmini nel
2011 e scenda in seguito ad un ritmo crescente parallelamente all’aumento
dell’avanzo primario. La prevista correzione di bilancio media annua nel
periodo 2010-2012 è superiore al valore raccomandato dal Consiglio (0,5% del
PIL) nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi e il ritmo di adeguamento
previsto dopo il 2012 è di gran lunga superiore a quanto stabilito dal patto di
stabilità e crescita. La realizzazione di tali risultati in termini di
disavanzo e di debito richiede una esecuzione rigorosa del bilancio; nel
contempo sono necessarie maggiori informazioni sulle misure di risanamento
previste per aumentare la credibilità del programma. 
(9)              
Dato il livello molto elevato del debito pubblico,
pari a circa il 120% del PIL nel 2011, il perseguimento di un risanamento
credibile e sostenibile e l’adozione di misure strutturali volte a potenziare
la crescita sono priorità fondamentali per l’Italia. Da qui al 2012 il
conseguimento degli obiettivi per il disavanzo pubblico fissati nel programma
di stabilità, e quindi la correzione del disavanzo eccessivo entro il 2012, si
basa sulla piena attuazione delle misure già adottate. Sarebbero necessari
ulteriori interventi se, ad esempio, le entrate derivanti da una migliore lotta
all’evasione fiscale fossero inferiori a quanto previsto in bilancio o se insorgessero
difficoltà nella realizzazione del previsto contenimento della spesa in conto
capitale. Per il periodo 2013-14, il nuovo quadro di bilancio triennale prevede
che le misure concrete su cui si basa lo sforzo di risanamento vengano adottate
entro l’ottobre 2011. Anche se il quadro di bilancio è stato considerevolmente
rafforzato negli ultimi anni, l’introduzione di tetti di spesa vincolanti e
ulteriori miglioramenti nella sorveglianza del bilancio in tutti i sottosettori
pubblici sono destinati a promuovere la disciplina di bilancio ed a rafforzare
la credibilità della strategia di bilancio a medio termine.
(10)          
Malgrado una creazione di posti di lavoro
relativamente consistente negli anni che hanno preceduto la crisi, in Italia il
mercato del lavoro presenta alcune carenze strutturali. I lavoratori con
contratti a tempo indeterminato godono di una tutela maggiore rispetto a quelli
con contratti più limitati o con contratti a tempo determinato, in particolare
quando sono ufficialmente registrati come lavoratori autonomi ma hanno, in
concreto, un rapporto di lavoro subordinato. Per i primi, il diritto del lavoro
consente licenziamenti collettivi e per motivi economici in un numero molto
limitato di casi. Al tempo stesso, non tutti i lavoratori che perdono il posto
di lavoro ricevono un adeguato sostegno al reddito, in quanto la segmentazione
del mercato del lavoro si accompagna ad un sistema frammentato di indennità di
disoccupazione. Il tasso di disoccupazione tra i lavoratori di età inferiore ai
25 anni ha raggiunto il 27,8% nel 2010, con una distribuzione disuguale su
tutto il territorio nazionale, mentre la disoccupazione giovanile nel Sud
Italia è risultata doppia rispetto a quella delle regioni settentrionali. Il
ruolo dell’apprendistato e della formazione professionale non è sottolineato in
misura sufficiente. Pur essendo molto utile e necessario, non esiste
attualmente un sistema unico di certificazione delle competenze e di
riconoscimento degli standard di formazione professionale riconosciuto in tutto
il paese, il che ostacola la mobilità del lavoro e le possibilità di
occupazione in tutta Italia. Vi sono margini per rafforzare ulteriormente
l’efficienza dei servizi di collocamento, in particolare nelle regioni con
un’elevata disoccupazione. Il lavoro non dichiarato, infine, rimane un fenomeno
importante in Italia. 
(11)          
È importante allineare l’evoluzione salariale alla
crescita della produttività in considerazione della costante perdita di
competitività registrata in Italia dalla fine degli anni novanta in poi. In
tale contesto, la contrattazione a livello di singole imprese può svolgere un
ruolo importante, che può servire anche ad affrontare le disparità regionali
del mercato del lavoro. La riforma del 2009 del quadro negoziale ha introdotto,
tra l’altro, la possibilità di “clausole di apertura” (ossia di deroghe
rispetto ai salari settoriali concordati a livello nazionale), ma non vi si è
ancora fatto ricorso in misura ampia.
(12)          
Il tasso di occupazione delle donne è inferiore
rispetto a quello maschile di oltre 20 punti percentuali su tutto il
territorio. Nel 2009 appena un terzo delle donne di età compresa tra i 20 e i
64 anni risultava occupato nelle regioni meridionali con, in proporzione, tassi
di attività più bassi e tassi di disoccupazione più elevati. In Italia la
pressione fiscale sul lavoro, relativamente elevata, riduce gli incentivi
all’offerta di manodopera, specialmente per i coniugi a carico, ed incide
negativamente sulla domanda di manodopera da parte delle imprese. Per
contribuire ad incentivare l’occupazione femminile, il programma nazionale di
riforma fa riferimento al piano adottato nel 2010 per coordinare gli sforzi
fatti a tutti i livelli pubblici per promuovere la conciliazione di vita
professionale e vita familiare. Il governo ha recentemente introdotto un
incentivo fiscale per le imprese che assumono lavoratori svantaggiati, compresi
quelli che lavorano in un settore o in una professione in cui lo squilibrio
uomini-donne è particolarmente pronunciato, nelle regioni con un’elevata
disoccupazione. Il programma annuncia inoltre una riforma del sistema di
imposizione fiscale nella prospettiva di un graduale trasferimento dell’onere
fiscale dal lavoro al consumo, il che potrebbe contribuire ad accrescere
l’occupazione.
(13)          
Rispetto agli standard dell’Unione europea, il
costo dell’attività economica in Italia rimane elevato, in particolare nelle
regioni meridionali, nonostante le recenti misure volte a migliorare il
contesto in cui operano le imprese e ad accrescere il rendimento e la
responsabilizzazione della pubblica amministrazione. Vi è ancora un ampio
margine per eliminare gli ostacoli normativi e amministrativi nei mercati dei
prodotti e dei servizi, in particolare nei servizi professionali. Nel 2009 è
stata introdotta una Legge annuale per il mercato e la concorrenza quale
strumento legislativo volto a promuovere lo sviluppo della concorrenza e a
garantire la tutela dei consumatori, che non è stata tuttavia ancora adottata.
La lunghezza delle procedure nell’esecuzione dei contratti rappresenta un ulteriore
punto debole del contesto imprenditoriale italiano. In Italia i canali non
bancari di finanziamento alle imprese rimangono ancora scarsi rispetto ad altri
paesi, soprattutto per le PMI. Il finanziamento tramite equity e il venture
capital, in particolare, continuano a svolgere solo un ruolo limitato,
nonostante le loro potenzialità per la promozione della crescita delle
dimensioni delle imprese, l’espansione su nuovi mercati globali e il
miglioramento del governo societario. 
(14)          
La spesa in R&S è aumentata solo in misura
modesta negli ultimi dieci anni. Di conseguenza, l’intensità della R&S
rimane bassa, pari a circa l’1,27% del PIL e ben inferiore alla media UE
(1,90%). Tale divario è dovuto principalmente a un basso livello di ricerca
industriale: le attività di R&S rappresentano lo 0,64% del PIL rispetto
alla media dell’UE-27 dell’1,23%. Anche l’intensità del venture capital
resta molto bassa. Nel programma nazionale di riforma è stata presentata una
serie di misure, tra cui sgravi fiscali temporanei per le imprese che investono
in progetti di ricerca svolti da università o organismi pubblici, ma
l’obiettivo dell'1,53% del PIL fissato per l’intensità di R&S non è molto
superiore ai livelli attuali. 
(15)          
L'Italia è il terzo maggior beneficiario della politica
di coesione dell’UE ed ha ricevuto circa l’8% di fondi complessivamente
destinati a tale politica nel periodo 2007-2013. A metà del periodo di
riferimento, la quota di fondi UE a cui si è fatto effettivamente ricorso
costituisce solo il 16,8% ed è molto più ridotta nelle “regioni di convergenza”
meridionali. 
(16)          
L’Italia ha assunto una serie di impegni nel quadro
del patto Euro Plus[4]. Il programma nazionale
di riforma menziona alcune misure di recente adozione e illustra a grandi linee
i piani per una futura riforma per affrontare la sostenibilità delle finanze
pubbliche e la stabilità finanziaria, promuovere la competitività e aumentare
l’occupazione, in linea con i principi del patto Euro Plus. Un nuovo impegno
importante adottato specificamente per rispondere al patto è l’intenzione
espressa dal governo di modificare la Costituzione in modo da rafforzare la
disciplina di bilancio. Questi elementi sono state valutati e tenuti in debito
conto nelle raccomandazioni.
(17)          
La Commissione ha valutato il programma di
stabilità ed il programma nazionale di riforma, compresi gli impegni per
l’Italia nel quadro del patto Euro Plus[5]. Ha tenuto conto non solo
della loro importanza per la sostenibilità delle politiche finanziarie e
socioeconomiche in Italia, ma anche della loro conformità alle norme e agli
orientamenti dell’Unione europea, vista la necessità di rafforzare la
governance economica complessiva dell’Unione europea fornendo un contributo a
livello dell’Unione a sostegno delle future decisioni nazionali. Alla luce di
quanto precede, la Commissione ritiene che il piano di risanamento per il
periodo 2011-2014 dell’Italia sia credibile fino al 2012, mentre dovrebbe
essere sostenuto da misure concrete per il periodo 2013-14, in modo tale che il
debito pubblico - molto elevato – rimanga in costante discesa. Il programma
nazionale di riforma illustra un’ampia serie di iniziative che interessano
tutte le dimensioni della strategia Europa 2020; ulteriori misure sono tuttavia
considerate necessarie per affrontare le carenze strutturali che esistono da
molto tempo e che sono state acuite dalla crisi. Onde rafforzare il potenziale
di crescita e di creazione di posti di lavoro dell’Italia e favorire il
recupero delle regioni meridionali, vanno prese ulteriori misure nel 2011-2012
allo scopo di migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, aprire i
mercati dei prodotti e dei servizi ad una concorrenza più intensa, migliorare
il contesto imprenditoriale, rafforzare le politiche della ricerca e
dell’innovazione e favorire un ricorso migliore e più rapido ai fondi di
coesione dell’Unione europea.
(18)          
Alla luce della valutazione che precede e tenuto
conto della raccomandazione del Consiglio a norma dell’articolo 126, paragrafo
7, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea del 2 giugno 2010, il
Consiglio ha esaminato il programma di stabilità aggiornato dell’Italia per il
2011; il suo parere[6] trova riscontro, in
particolare, nella raccomandazione di cui al successivo punto 1. Tenuto conto
delle conclusioni del Consiglio europeo del 25 marzo 2011, il Consiglio ha
altresì esaminato il programma nazionale di riforma dell’Italia,
RACCOMANDA che l’Italia adotti
provvedimenti nel periodo 2011-2012 al fine di:
(1)                   
attuare il risanamento finanziario previsto nel
2011 e nel 2012 allo scopo di garantire la correzione del disavanzo eccessivo.
Sfruttare appieno qualsiasi sviluppo migliore del previsto a livello del
bilancio per attuare una riduzione più rapida del disavanzo e del debito e
vigilare per evitare scostamenti in fase di attuazione del bilancio. Sostenere
gli obiettivi per il periodo 2013-14 con misure concrete entro l’ottobre 2011,
come previsto nel nuovo quadro di bilancio pluriennale. Rafforzare il quadro
introducendo tetti di spesa vincolanti e migliorando il controllo di tutti i sottosettori
pubblici;
(2)                   
adottare misure per combattere la segmentazione del
mercato del lavoro, rivedendo aspetti specifici della legislazione a tutela
dell’occupazione e riformando in modo completo il sistema di indennità di
disoccupazione, attualmente frammentario. Adottare misure per contrastare il
lavoro non dichiarato. Adottare inoltre misure per promuovere una maggiore
partecipazione delle donne al mercato del lavoro, aumentando la disponibilità
di asili e servizi di assistenza in tutto il paese e fornendo incentivi
finanziari alle persone che costituiscono le seconde fonti di reddito familiare
per accedere ai posti di lavoro in un modo neutro in termini di bilancio; 
(3)                   
adottare misure, sulla base della legge di riforma
del quadro di contrattazione collettiva del 2009 e in consultazione con le
parti sociali, in conformità alle prassi nazionali, volte a garantire che la
crescita dei salari rifletta meglio l’evoluzione in termini di produttività e
le condizioni a livello locale e di singole imprese; 
(4)                   
introdurre misure per aprire il settore dei servizi
ad un’ulteriore concorrenza, in particolare nell’ambito dei servizi
professionali. Adottare nel 2011 la Legge annuale per il mercato e la
concorrenza, tenendo conto delle raccomandazioni presentate dall’autorità
antitrust. Ridurre la durata delle procedure di applicazione del diritto
contrattuale. Adottare misure per promuovere l’accesso delle PMI ai mercati dei
capitali eliminando gli ostacoli normativi e riducendo i costi;
(5)                   
migliorare il quadro per gli investimenti del
settore privato nella ricerca e nell’innovazione, estendendo gli attuali
incentivi fiscali, migliorando le condizioni per il venture capital e
sostenendo sistemi di appalto innovativi; 
(6)                   
adottare misure per accelerare la spesa atta a
promuovere la crescita, cofinanziata dai fondi della politica di coesione, onde
ridurre le persistenti disparità tra le regioni, migliorando la capacità
amministrativa e la governance politica. Rispettare gli impegni presi nel
quadro di riferimento strategico nazionale in termini di quantità delle risorse
e di qualità della spesa.
Fatto a 
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
[2]               GU C […] del […], pag. […].
[3]               Mantenuti per il 2011 mediante decisione 2011/308/UE del
Consiglio del 19 maggio 2011.
[4]               Maggiori dettagli sugli impegni assunti nel quadro del
patto Euro Plus si trovano nel documento SEC(2011)720.
[5]               SEC (2011) 720.
[6]               Previsto all’articolo 5, paragrafo 3 del regolamento
(CE) n. 1466/97 del Consiglio.