CELEX: 62003TJ0026
Language: it
Date: 2005-09-27
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) del 27 settembre 2005. # GeoLogistics BV contro Commissione delle Comunità europee. # Unione doganale - Operazioni di transito comunitario esterno - Carne a destinazione del Marocco - Frode - Domanda di sgravio dei dazi all'importazione - Art. 239 del regolamento (CEE) n. 2913/92 - Art. 905 del regolamento (CEE) n. 2454/93 - Clausola di equità - Esistenza di una situazione particolare - Assenza di manovra fraudolenta e di negligenza manifesta. # Causa T-26/03.

Causa T‑26/03
      GeoLogistics BV
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Unione doganale — Operazioni di transito comunitario esterno — Carne a destinazione del Marocco — Frode — Domanda di sgravio dei dazi all’importazione — Art. 239 del regolamento (CEE) n. 2913/92 — Art. 905 del regolamento (CEE) n. 2454/93 — Clausola di equità — Esistenza di una situazione particolare — Assenza di manovra fraudolenta e di negligenza manifesta»
      Sentenza del Tribunale (Prima Sezione) 27 settembre 2005 
      Massime della sentenza
      1.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione — Clausola di equità
            istituita dall’art. 905 del regolamento n. 2454/93 — Portata — Potere discrezionale della Commissione — Modalità di esercizio
            — «Situazione particolare» — Nozione — Mancata segnalazione, da parte delle autorità nazionali, all’obbligato in buona fede
            dello svolgimento di un’inchiesta per le necessità della detta inchiesta — Inclusione 
      [Regolamento (CEE) del Consiglio n. 2913/92, art. 239; regolamento (CEE) della Commissione n. 2454/93, art. 905]
      2.     Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione — Clausola di equità
            istituita dall’art. 905 del regolamento n. 2454/93 — Portata — Potere discrezionale della Commissione — Modalità di esercizio
            — «Assenza di negligenza manifesta» — Nozione — Mancata sottoscrizione di una garanzia — Esclusione
      (Regolamento del Consiglio n. 2913/92, art. 239; regolamento della Commissione n. 2454/93, art. 905)
      1.     L’art. 905 del regolamento n. 2454/93, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento n. 2913/92 che istituisce
         il codice doganale comunitario, disposizione che precisa ed elabora la norma relativa al rimborso o allo sgravio dei dazi
         all’importazione o dei dazi all’esportazione, contenuta all’art. 239 del codice doganale, costituisce una clausola generale
         di equità intesa proprio ad abbracciare situazioni eccezionali, che, per loro stessa natura, non sono riconducibili ad alcuna
         delle ipotesi previste agli artt. 900‑904 del medesimo regolamento. Dal tenore del detto articolo risulta che il rimborso
         dei dazi all’importazione è subordinato a due condizioni cumulative, vale a dire anzitutto all’esistenza di una situazione
         particolare e poi all’assenza di negligenza manifesta e di simulazione da parte dell’interessato.
      
      Circostanze tali da costituire una situazione particolare sussistono allorché, alla luce della finalità equitativa posta alla
         base dell’art. 239 del codice doganale, sono accertati elementi tali da porre il richiedente in una situazione eccezionale
         rispetto agli altri operatori che esercitano la stessa attività, cosicché sarebbe iniquo imporre a questo operatore un pregiudizio
         che normalmente egli non avrebbe subìto.
      
      Per stabilire se determinate circostanze siano costitutive di una situazione particolare, la Commissione deve valutare l’insieme
         dei dati di fatto rilevanti. Orbene, se la Commissione dispone di un margine discrezionale nell’applicazione di una clausola
         di equità, essa deve esercitare questo potere ponendo realmente a confronto, da un lato, l’interesse della Comunità a verificare
         il rispetto delle disposizioni doganali e, dall’altro, l’interesse dell’operatore in buona fede a non subire danni che vadano
         oltre l’ordinario rischio commerciale.
      
      Al riguardo, se è legittimo l’esercizio, ad opera delle autorità doganali o di polizia, dei loro poteri di indagine, la circostanza
         che il debitore non sia stato avvertito, ai fini di un’indagine, dello svolgimento di questa e della scoperta di una frode
         integra, in assenza di qualunque simulazione o negligenza imputabile al debitore stesso, gli estremi di una situazione particolare.
      
      (v. punti 34-35, 39-40, 54, 59-60)
      2.     Per valutare se ci sia manifesta negligenza ai sensi dell’art. 239 del regolamento n. 2913/92, che istituisce il codice doganale
         comunitario, e dell’art. 905 del regolamento n. 2454/93, che fissa talune disposizioni d’applicazione del codice doganale,
         occorre tener conto, in particolare, della complessità delle disposizioni la cui mancata esecuzione ha fatto sorgere l’obbligazione
         doganale, nonché dell’esperienza professionale e della diligenza dell’operatore. Tuttavia, questi tre elementi rappresentano
         solamente criteri di valutazione, sulla cui base la Commissione deve valutare in concreto se il comportamento dell’operatore
         economico sia stato o meno manifestamente negligente. Infatti, nell’ambito della sua analisi, la Commissione è tenuta ad individuare
         le azioni o le omissioni concrete del soggetto che richiede lo sgravio, le quali, considerate singolarmente o globalmente,
         devono essere costitutive di una negligenza manifesta, alla luce, segnatamente, dei criteri citati.
      
      In proposito, se è vero che gli operatori economici sono tenuti a tutelarsi contro i rischi commerciali ordinari e se è vero
         che il semplice fatto di subire un pregiudizio finanziario non integra gli estremi di una situazione particolare ai sensi
         della normativa doganale comunitaria, non può tuttavia accettarsi, come regola generale, che la mancata sottoscrizione di
         una garanzia sia, di per se stessa, costitutiva di un comportamento manifestamente negligente da parte dell’operatore economico.
         Oltretutto, dall’art. 239 del regolamento n. 2913/92 e dall’art. 905 del regolamento n. 2454/93 emerge che deve sussistere
         un rapporto tra la negligenza contestata all’operatore e la situazione particolare rilevata. In assenza di un tale rapporto,
         sarebbe iniquo respingere la domanda di rimborso o di sgravio.
      
      (v. punti 75, 77, 83-84)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      27 settembre 2005(*)
      
      «Unione doganale − Operazioni di transito comunitario esterno − Carne a destinazione del Marocco − Frode − Domanda di sgravio
         dei dazi all’importazione − Art. 239 del regolamento (CEE) n. 2913/92 − Art. 905 del regolamento (CEE) n. 2454/93 − Clausola
         di equità − Esistenza di una situazione particolare − Assenza di manovra fraudolenta e di negligenza manifesta»
      
      Nella causa T-26/03,
      GeoLogistics BV, già LEP International BV, con sede in Schiphol Rijk (Paesi Bassi), rappresentata inizialmente dagli avv.ti H. de Bie e K.
         Schellaars, successivamente dagli avv.ti De Bie e A. Huizing, 
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. X. Lewis, in qualità di agente, assistito dall’avv. F. Tuytschaever, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      sostenuta da
      Regno di Spagna, rappresentato dalla sig.ra L. Fraguas Gadea e dal sig. J. M. Rodríguez Cárcamo, abogados del Estado, con domicilio eletto
         in Lussemburgo,
      
      interveniente,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione della Commissione 7 ottobre 2002, REM 08/00, che afferma che
         lo sgravio di dazi all’importazione a vantaggio della ricorrente, oggetto della domanda presentata dal Regno dei Paesi Bassi,
         è ingiustificato,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Prima Sezione),
      
      composto dai sigg. J. D. Cooke, presidente, R. García-Valdecasas e dalla sig.ra I. Labucka, giudici,
      cancelliere: sig. J. Plingers, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 12 aprile 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Contesto normativo
       Norme relative al transito comunitario esterno
      1       Ai sensi degli artt. 37, 91 e 92 del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale
         comunitario (GU L 302, pag. 1; in prosieguo: il «codice doganale»), le merci non comunitarie introdotte nel territorio doganale
         della Comunità che, anziché essere immediatamente assoggettate ai dazi all’importazione, vengono poste in regime di transito
         comunitario esterno possono circolare, sotto vigilanza doganale, sul territorio doganale comunitario, fino a quando sono presentate
         all’ufficio doganale di destinazione.
      
      2       Il titolare del regime del transito comunitario esterno è definito dal codice doganale come l’«obbligato principale». A questo
         titolo egli è tenuto a presentare le merci intatte all’ufficio doganale di destinazione nel termine fissato ed a rispettare
         le disposizioni del detto regime (art. 96 del codice doganale). Tali obblighi cessano al momento della presentazione delle
         merci e del documento corrispondente in dogana all’ufficio di destinazione (art. 92 del codice doganale).
      
      3       Ai sensi dell’art. 94 del codice doganale, l’obbligato principale è tenuto a prestare una garanzia per assicurare il pagamento
         dell’obbligazione doganale e delle altre imposte che possono essere esatte sulla merce. L’art. 191 del codice doganale precisa,
         a tal proposito, che, su richiesta dell’interessato, l’autorità doganale permette che venga costituita una garanzia globale
         per più operazioni che comportino o possano comportare il sorgere di un’obbligazione doganale. Ai sensi dell’art. 198 del
         codice doganale, l’autorità doganale, quando constati che la garanzia prestata non assicura o non assicura più l’effettivo
         o integrale adempimento dell’obbligazione doganale entro i termini prescritti, esige che l’obbligato fornisca, a sua scelta,
         una garanzia complementare oppure una nuova garanzia in sostituzione della garanzia iniziale. 
      
      4       Secondo gli artt. 341, 346, 348, 350, 356 e 358 del regolamento (CEE) della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa
         talune disposizioni d’applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario
         (GU L 253, pag. 1), come modificato (in prosieguo: il «regolamento di applicazione»), le merci in questione devono anzitutto
         essere presentate all’ufficio doganale di partenza accompagnate da una dichiarazione T 1. L’ufficio di partenza stabilisce
         il termine entro il quale le merci devono essere presentate all’ufficio di destinazione, annota conformemente il documento
         T 1, conserva l’esemplare che gli è destinato e consegna gli altri esemplari del documento T 1 all’obbligato principale. Il
         trasporto delle merci è effettuato in base al documento T 1. Dopo la presentazione delle merci, l’ufficio di destinazione
         annota gli esemplari del documento T 1 ricevuto in base ai risultati del controllo effettuato, e ne rispedisce immediatamente
         un esemplare all’ufficio di partenza normalmente per il tramite di un organismo centrale.
      
      5       L’art. 203, n. 1, del codice doganale prevede che un’obbligazione doganale all’importazione sorge in seguito alla sottrazione
         al controllo doganale di una merce soggetta a dazi all’importazione. Ai sensi del n. 3 della stessa disposizione, tra i debitori
         di tale obbligazione doganale vi è, segnatamente, la persona che deve adempiere agli obblighi che comporta l’utilizzazione
         del regime doganale al quale la merce è stata vincolata. 
      
      6       Ai sensi dell’art. 217 del codice doganale, ogni importo di dazi all’importazione o di dazi all’esportazione risultante da
         un’obbligazione doganale deve essere calcolato dall’autorità doganale non appena disponga degli elementi necessari e da questa
         iscritto nei registri contabili o in qualsiasi altro supporto che ne faccia le veci («contabilizzazione»). L’art. 220, n. 1,
         del codice doganale stabilisce che, quando l’importo dei dazi risultante da un’obbligazione doganale non sia stato contabilizzato
         ai sensi degli artt. 218 e 219 o sia stato contabilizzato ad un livello inferiore all’importo legalmente dovuto, la contabilizzazione
         dei dazi da riscuotere o che rimangono da riscuotere deve avvenire entro due giorni dalla data in cui l’autorità doganale
         si è resa conto della situazione in atto ed è in grado di calcolare l’importo legalmente dovuto e di determinarne il debitore.
         Questo termine può essere prorogato conformemente all’art. 219, citato. Ai sensi dell’art. 221, n. 1, del codice doganale,
         l’importo dei dazi deve essere comunicato al debitore secondo modalità appropriate, non appena sia stato contabilizzato. 
      
      7       L’art. 379, n. 1, del regolamento d’applicazione stabilisce che, quando una spedizione non sia stata presentata all’ufficio
         di destinazione e non possa accertarsi il luogo dell’infrazione o dell’irregolarità, l’ufficio di partenza ne dà notificazione
         all’obbligato principale quanto prima e al più tardi entro la fine dell’undicesimo mese successivo alla data di registrazione
         della dichiarazione di transito comunitario. Ai sensi del n. 2 di tale disposizione, tale notifica deve indicare, in particolare,
         il termine entro il quale può essere fornita all’ufficio di partenza la prova della regolarità dell’operazione di transito
         o del luogo in cui l’infrazione o l’irregolarità è stata effettivamente commessa. Il termine è di tre mesi dalla data della
         notificazione.
      
       Norme relative al rimborso o allo sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione 
      8       L’art. 239 del codice doganale prevede la possibilità di procedere al rimborso o allo sgravio dei dazi all’importazione o
         dei dazi all’esportazione in situazioni dovute a circostanze che non implicano frode o manifesta negligenza da parte dell’interessato.
         
      
      9       L’art. 239 del codice doganale è stato precisato e sviluppato dal regolamento d’applicazione, in particolare dai suoi artt.
         899‑909. L’art. 905, n. 1, del regolamento d’applicazione stabilisce che, quando l’autorità doganale nazionale, alla quale
         è stata presentata la domanda di rimborso o di sgravio di dazi, non sia in grado di prendere una decisione sulla base dell’art. 899
         e la domanda sia corredata di giustificazioni tali da costituire una situazione particolare risultante da circostanze che
         non implicano alcuna manovra fraudolenta o negligenza manifesta da parte dell’interessato, lo Stato membro da cui dipende
         tale autorità trasmette il caso alla Commissione.
      
       Fatti all’origine della controversia 
       Operazioni di transito comunitario esterno in questione
      10     Tra il 16 gennaio ed il 7 agosto 1995, la ricorrente, un’impresa avente sede nei Paesi Bassi e precedentemente denominata
         LEP International BV, ha redatto, in qualità di spedizioniere doganale, quattordici documenti di transito comunitario esterno
         per il trasporto di vari lotti di carne (segnatamente carne di manzo, animelle di vitello e pollame) verso il Marocco, assumendo
         la qualità di principale obbligato per tali operazioni. Tali documenti sono stati emessi per conto di un solo committente,
         la società Hector International, con sede nel Regno Unito. Si tratta, in particolare, dei seguenti documenti T 1:
      
      –       n. 5100507 del 16 gennaio 1995;
      –       n. 5100508 del 16 gennaio 1995;
      –       n. 5102442 dell’8 marzo 1995;
      –       n. 5102443 dell’8 marzo 1995;
      –       n. 5104186 del 25 aprile 1995;
      –       n. 5104187 del 25 aprile 1995;
      –       n. 5104188 del 25 aprile 1995;
      –       n. 5105833 del 12 giugno 1995;
      –       n. 5105896 del 13 giugno 1995;
      –       n. 2501311 del 17 giugno 1995;
      –       n. 5106710 del 4 luglio 1995;
      –       n. 5106874 del 7 luglio 1995;
      –       n. 5107619 del 28 luglio 1995;
      –       n. 5107922 del 7 agosto 1995.
      11     A seguito del ricevimento, da parte delle autorità belghe, di un parere che segnalava talune irregolarità riguardanti carichi
         di animelle di vitello congelate, il Douane Informatie Centrum (Servizio di ricerca doganale; in prosieguo: il «DIC») di Rotterdam
         (Paesi Bassi) ha avviato un’indagine nel cui ambito ha selezionato un certo numero di dichiarazioni per un esame più approfondito.
         Il 20 marzo 1995 il DIC di Rotterdam ha scritto alle autorità doganali spagnole per chiedere loro se il documento doganale
         relativo alla dichiarazione T 1 n. 5100508, redatto dalla ricorrente in data 16 gennaio 1995, fosse stato presentato ai fini
         della liquidazione. Con telefax 20 marzo 1995 le autorità spagnole hanno risposto che tale documento non risultava dai registri
         dell’ufficio doganale di Cadice (Spagna). Con telefax 23 marzo 1995 queste ultime hanno informato le autorità olandesi che
         il timbro apposto sulla dichiarazione in questione era una falsificazione del timbro utilizzato dall’ufficio doganale di Cadice,
         e che la firma ivi apposta non era di un agente di tale ufficio. Il 31 marzo 1995 il DIC di Rotterdam ha segnalato tale irregolarità
         al Fiscale Inlichtingen en Opsporingsdienst (Servizio di informazione e di indagine in materia fiscale; in prosieguo: il «FIOD»)
         di Haarlem. Il 18 aprile 1995 il FIOD di Haarlem ha attribuito la gestione di tale fascicolo al FIOD di Rotterdam. 
      
      12     Il 16 maggio 1995, nell’ambito di un controllo di campioni, l’ufficio doganale di Kerkrade (Heerlen, Paesi Bassi) ha inviato
         alle autorità doganali di Cadice due richieste di verifica a posteriori relativamente ai documenti T 1 n. 5102442 e n. 5102443,
         redatti dalla ricorrente l’8 marzo 1995. Il 29 giugno 1995 le autorità spagnole hanno comunicato alle autorità olandesi che
         i documenti doganali non erano stati presentati all’ufficio dell’autorità competente, che i due timbri erano stati falsificati
         e che le firme non erano riconducibili ad un funzionario dell’ufficio dell’autorità competente. L’11 luglio 1995 l’ufficio
         delle dogane di Kerkrade ha informato di quanto sopra il FIOD di Rotterdam.
      
      13     Il 12 giugno 1995 l’ufficio delle dogane di Kerkrade, in occasione di un nuovo controllo, ha inviato alle autorità doganali
         di Cadice due richieste di verifica a posteriori relativamente ai documenti doganali T 1 n. 5104187 e n. 5104188, redatti
         dalla ricorrente il 25 aprile 1995. Il 10 luglio 1995 le autorità spagnole hanno informato le autorità olandesi che i documenti
         doganali non erano stati presentati all’ufficio dell’autorità competente, e che i timbri e le firme erano falsi. Il 19 luglio
         1995 l’ufficio doganale di Kerkrade ha trasmesso tali rilievi al FIOD di Rotterdam.
      
      14     Il 9 agosto 1995 l’amministrazione fiscale olandese ha contattato la ricorrente in merito alle dichiarazioni liquidate irregolarmente.
         Il 14 agosto 1995 le autorità olandesi hanno svolto un’indagine all’interno degli uffici della ricorrente e hanno preso i
         fascicoli relativi alle dichiarazioni di transito comunitario esterno redatte per conto della Hector International. 
      
      15     L’indagine dell’autorità doganali olandesi ha rilevato che 14 dichiarazioni doganali redatte dalla ricorrente non erano state
         correttamente liquidate, in quanto le merci erano state sottratte alla sorveglianza doganale. Le dogane olandesi hanno quindi
         rilevato, ai sensi dell’art. 203 del codice doganale, il sorgere di un’obbligazione doganale in capo alla ricorrente, quale
         obbligato principale del regime di transito comunitario esterno nelle operazioni in questione. Tra i mesi di gennaio e di
         aprile 1996 le autorità olandesi hanno inviato alla ricorrente gli avvisi di riscossione concernenti i dazi all’importazione
         di cui era debitrice. Successivamente, l’amministrazione fiscale olandese ha annullato gli avvisi di riscossione che facevano
         riferimento alle dichiarazioni della ricorrente relative a due carichi di carne che erano stati distrutti dal fuoco in Spagna
         (T 1 n. 5107619 del 28 luglio e T 1 n. 5107922 del 7 agosto 1995).
      
       Procedimento amministrativo relativo alla domanda di sgravio dei dazi all’importazione 
      16     Il 21 agosto 1996 la ricorrente ha formulato una domanda di sgravio dei dazi all’importazione presso le autorità doganali
         olandesi.
      
      17     Il 23 marzo 2000 le autorità olandesi hanno presentato alla Commissione una domanda di sgravio dei diritti all’importazione
         a vantaggio della ricorrente.
      
      18     Il 24 maggio 2000 la Commissione ha inviato alle autorità olandesi una prima richiesta di informazioni complementari, con
         la quale essa chiedeva di essere informata dell’importo esatto dello sgravio richiesto. Con lettera 16 giugno 2000 le autorità
         olandesi hanno precisato che la domanda di sgravio della ricorrente riguardava esclusivamente le dichiarazioni redatte dopo
         il 23 marzo 1995, data in cui le autorità doganali spagnole hanno segnalato per la prima volta alle corrispondenti autorità
         olandesi l’esistenza di irregolarità relative ad una dichiarazione della ricorrente. La domanda di sgravio aveva ad oggetto,
         in particolare, un importo totale di 925 706,20 fiorini olandesi (NLG), cioè EUR 420 067,16.
      
      19     Il 4 luglio 2000 la Commissione ha presentato alle autorità olandesi una seconda richiesta di informazioni complementari.
         Tale richiesta riguardava gli scambi di informazioni tra le autorità olandesi e spagnole, e segnatamente il fax del 23 marzo
         1995, inviato da queste ultime alle autorità doganali olandesi. Queste hanno risposto alla Commissione con lettera 28 luglio
         2000.
      
      20     Il 24 novembre 2000 la Commissione ha presentato una terza richiesta di informazioni complementari, relativa, segnatamente,
         allo svolgimento delle indagini delle autorità doganali sulle dichiarazioni liquidate irregolarmente, al ruolo svolto dalla
         ricorrente nelle operazioni controverse, nonché ai criteri utilizzati dalle autorità olandesi per concludere nel senso che
         non vi era stata negligenza manifesta da parte di quest’ultima. Le autorità olandesi hanno risposto con lettera 8 agosto 2001,
         cui era allegato il verbale di una relazione del FIOD di Rotterdam del 2 settembre 1996.
      
      21     Con lettera 11 ottobre 2001 la Commissione ha informato la ricorrente che intendeva assumere una decisione sfavorevole in
         ordine alla domanda di sgravio dei dazi all’importazione, precisando le proprie obiezioni sulla stessa ed invitandola a presentare
         osservazioni entro il termine di un mese.
      
      22     Con lettera 9 novembre 2001 la ricorrente ha espresso la propria posizione sulle obiezioni formulate dalla Commissione. La
         ricorrente ha segnatamente richiamato l’attenzione della Commissione sul fatto che la frode sarebbe stata resa possibile dal
         comportamento di uno o più doganieri spagnoli, ovvero da inadempimenti alla disciplina doganale delle autorità doganali spagnole.
      
      23     A seguito delle affermazioni della ricorrente, il 22 novembre 2001 la Commissione ha inviato alle autorità olandesi una nuova
         richiesta di informazioni complementari. Tale quarta richiesta riguardava, essenzialmente, l’asserita partecipazione alla
         frode di agenti delle dogane spagnole. La Commissione ha del pari richiesto più ampie informazioni sugli elementi che avevano
         condotto le autorità olandesi a concludere che non vi era stata negligenza da parte della ricorrente. Con lettera 2 agosto
         2002 le autorità olandesi hanno risposto alla quarta richiesta di informazioni complementari della Commissione.
      
      24     Il 7 ottobre 2002 la Commissione ha adottato la decisione REM 08/00, con la quale rilevava che nel caso di specie lo sgravio
         dei dazi all’importazione non era giustificato (in prosieguo: la «decisione impugnata»).
      
      25     Nella decisione impugnata, la Commissione afferma, innanzi tutto, che non sussiste nella fattispecie una situazione particolare
         ai sensi dell’art. 239 del codice doganale. In secondo luogo, la Commissione sostiene che la ricorrente ha dato prova di negligenza
         manifesta, in particolare in quanto, pur essendo un operatore esperto, che si presume essere a conoscenza della disciplina
         doganale e dei rischi commerciali inerenti alla sua attività, non ha assunto tutti i provvedimenti necessari per premunirsi
         contro tali rischi, ad esempio sorvegliando coloro che sono intervenuti nell’operazione doganale e stipulando le assicurazioni
         appropriate.
      
      26     Con lettera 10 dicembre 2002 le autorità olandesi hanno comunicato alla ricorrente che la domanda di sgravio era stata respinta.
       Procedimento e conclusioni delle parti
      27     Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 28 gennaio 2003, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.
         Con lettera 31 gennaio 2003 essa ha completato e regolarizzato il suo ricorso.
      
      28     Il 30 aprile 2003 il Regno di Spagna ha presentato una domanda di intervento a sostegno delle conclusioni della Commissione.
         Con ordinanza 5 giugno 2003 il presidente della Quinta Sezione del Tribunale ha ammesso l’intervento del Regno di Spagna.
         Il 23 luglio 2003 il Regno di Spagna ha presentato una memoria di intervento.
      
      29     Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (prima Sezione) ha deciso di avviare la fase orale. Nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento, il Tribunale ha invitato la Commissione a produrre taluni documenti. La Commissione ha
         adempiuto a tale richiesta nel termine impartito.
      
      30     Le parti sono state sentite nelle loro difese orali e nelle loro risposte alle questioni sollevate dal Tribunale in occasione
         dell’udienza pubblica del 12 aprile 2005. 
      
      31     La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata;
      –       condannare la Commissione alle spese.
      32     La Commissione e il Regno di Spagna, che interviene a sostegno di quest’ultima, concludono che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso come infondato;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto 
      33     La ricorrente invoca, a sostegno del suo ricorso, un unico motivo, basato su errori di valutazione e su una violazione dell’obbligo
         di motivazione. Tale motivo è suddiviso in due parti. La prima parte è basata sull’esistenza di una situazione particolare
         ai sensi dell’art. 239 del codice doganale e dell’art. 905 del regolamento d’applicazione. La seconda parte è basata sull’assenza
         di frode e di negligenza manifesta ai sensi di tali disposizioni.
      
      34     In via preliminare, si deve ricordare che l’art. 239 del codice doganale prevede la possibilità di procedere ad un rimborso
         totale o parziale dei dazi all’importazione o dei dazi all’esportazione versati, ovvero ad uno sgravio di una quota di debito
         doganale. La regola contenuta in tale disposizione è stata precisata dall’art. 905 del regolamento d’applicazione, che costituisce
         una clausola generale di equità intesa ad abbracciare situazioni eccezionali, che, per loro stessa natura, non sono riconducibili
         ad alcuna delle ipotesi previste agli artt. 900‑904 del medesimo regolamento (sentenza della Corte 25 febbraio 1999, causa
         C‑86/97, Trans‑Ex‑Import, Racc. pag. I‑1041, punto 18). 
      
      35      Dal tenore dell’art. 905 risulta che il rimborso dei dazi all’importazione è subordinato a due condizioni cumulative, vale
         a dire anzitutto all’esistenza di una situazione particolare e poi all’assenza di negligenza manifesta e di simulazione da
         parte dell’interessato (sentenza del Tribunale 12 febbraio 2004, causa T‑282/01, Aslantrans/Commissione, Racc. pag. II‑693,
         punto 53).
      
       Sulla prima parte del motivo, basata sull’esistenza di una situazione particolare 
       Introduzione
      –       Argomenti delle parti
      36     La ricorrente afferma che la Commissione ha sbagliato nell’affermare che nella fattispecie non sussisteva alcuna situazione
         particolare. Le seguenti circostanze sarebbero, segnatamente, costitutive di una situazione particolare: in primo luogo, gli
         inadempimenti e le negligenze di cui sarebbero responsabili le autorità olandesi nello scoprire la frode, nonché il loro ritardo
         nell’informare la ricorrente delle irregolarità concernenti i documenti doganali emessi da quest’ultima, di cui tuttavia queste
         erano a conoscenza fin da subito; in secondo luogo, la possibile implicazione di un funzionario delle dogane spagnole nella
         frode, nonché le violazioni di queste ultime alla disciplina doganale comunitaria, e, in terzo luogo, gli inadempimenti di
         cui sarebbe responsabile la Commissione quanto ai suoi obblighi in materia doganale. 
      
      37     La Commissione sostiene che non sussiste alcuna situazione particolare ai sensi della disciplina doganale. Il fatto che una
         delle due condizioni cumulative previste dall’art. 239 del codice doganale non risulti soddisfatta basterebbe a motivare il
         rigetto della domanda di sgravio dei dazi all’importazione.
      
      38     Il Regno di Spagna ritiene che nella fattispecie non sussista alcuna situazione particolare che giustifichi lo sgravio dei
         dazi all’importazione e rileva, segnatamente, che non vi è alcun elemento di prova né alcun argomento che consenta di dimostrare
         la partecipazione di funzionari spagnoli alle operazioni fraudolente di cui alla decisione impugnata.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      39     Si deve ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, circostanze tali da costituire una situazione particolare ai sensi
         dell’art. 905 del regolamento d’applicazione sussistono allorché, alla luce della finalità equitativa posta alla base dell’art.
         239 del codice doganale, sono accertati elementi tali da porre il richiedente in una situazione eccezionale rispetto agli
         altri operatori che esercitano la stessa attività (sentenze della Corte Trans-Ex-Import, cit., punto 22, e 27 settembre 2001,
         causa C‑253/99, Bacardi, Racc. pag. I‑6493, punto 56; sentenza Aslantrans/Commissione, cit., punto 56). Infatti, la clausola
         di equità prevista dalla disciplina doganale comunitaria è destinata ad essere applicata allorché le circostanze che contraddistinguono
         il rapporto tra l’operatore economico e l’amministrazione sono tali da rendere iniquo l’imporre a questo operatore un pregiudizio
         che normalmente egli non avrebbe subìto (v., per analogia, sentenze della Corte 26 marzo 1987, causa 58/86, Coopérative agricole
         d’approvisionnement des Avirons, Racc. pag. 1525, punto 22, e 29 aprile 2004, British American Tobacco, causa C‑222/01, Racc.
         pag. I-4683, punto 63). 
      
      40     Per stabilire se le circostanze del caso di specie siano costitutive di una situazione particolare, la Commissione deve valutare
         l’insieme dei dati di fatto rilevanti (v., per analogia, sentenze del Tribunale 9 novembre 1995, causa T‑346/94, France‑aviation/Commissione,
         Racc. pag. II‑2841, punto 34, e 11 luglio 2002, causa T‑205/99, Hyper/Commissione, Racc. pag. II‑3141, punto 93). Orbene,
         se la Commissione dispone di un margine discrezionale nell’applicazione di una clausola di equità, essa deve esercitare questo
         potere ponendo realmente a confronto, da un lato, l’interesse della Comunità a verificare il rispetto delle disposizioni doganali
         e, dall’altro, l’interesse dell’operatore in buona fede a non subire danni che vadano oltre l’ordinario rischio commerciale.
         (v., per analogia, sentenza Hyper/Commissione, cit., punto 95).
      
      41     È alla luce di tali principi che si deve verificare se la Commissione sia incorsa in un errore manifesto di valutazione ritenendo,
         nella decisione impugnata, che le circostanze invocate dalla ricorrente non costituissero una situazione particolare.
      
       Sulle asserite negligenze delle autorità olandesi nella scoperta della frode e sul loro ritardo nell’informare la ricorrente
         delle irregolarità relative ai documenti doganali emessi da quest’ultima
      
      –       Argomenti delle parti
      42     La ricorrente sostiene che, ancorché la frode rappresenti un rischio normale che gli operatori devono sopportare, la circostanza
         che le autorità nazionali abbiano, nell’interesse dell’inchiesta, deliberatamente consentito il perpetrarsi di infrazioni
         e di irregolarità, facendo così sorgere un’obbligazione doganale a carico dell’obbligato principale, ha posto quest’ultimo
         in una situazione eccezionale rispetto agli altri operatori che svolgono la stessa attività (sentenza della Corte 7 settembre
         1999, causa C‑61/98, De Haan, Racc. pag. I‑5003, punto 56).
      
      43     La ricorrente rileva che, il 23 marzo 1995, le autorità spagnole hanno comunicato al DIC di Rotterdam che i timbri apposti
         su uno dei suoi documenti T 1 erano falsi. Il 31 marzo 1995 il DIC di Rotterdam avrebbe segnalato tale irregolarità al FIOD
         di Haarlem, il quale avrebbe avviato un’indagine. Pertanto, sin dal mese di marzo 1995 le autorità olandesi sarebbero state
         a conoscenza della frode che riguardava la ricorrente. La ricorrente rileva che le autorità olandesi hanno tuttavia omesso
         di informarla di tale frode per un periodo di cinque mesi. Essa ritiene, in proposito, che è praticamente impossibile che
         le autorità doganali non abbiano deliberatamente deciso di informarla solamente in una fase successiva. Poiché le autorità
         doganali e il DIC di Rotterdam fanno entrambi parte dell’amministrazione fiscale olandese, quest’ultima non potrebbe affermare
         che altri enti erano incaricati dell’indagine sulla frode al fine di giustificare il ritardo nell’informazione della ricorrente.
      
      44     Nell’ipotesi in cui il Tribunale ritenesse che le autorità olandesi non abbiano deliberatamente consentito il perpetrarsi
         di una frode, la ricorrente afferma che queste ultime si sono dimostrate negligenti, in particolare, per non averla informata
         immediatamente delle manovre fraudolente di cui erano a conoscenza. Essa rileva altresì che le autorità olandesi non sono
         state sufficientemente diligenti in occasione delle loro indagini relative alle irregolarità in questione. 
      
      45     La ricorrente afferma che l’omessa comunicazione di tale informazione da parte delle autorità doganali non è giustificabile
         con l’argomento secondo cui era prima necessario individuare un collegamento con altri documenti. La ricorrente afferma che,
         nel marzo 1995, tali autorità potevano già individuare il collegamento tra i documenti T 1 redatti a nome della Hector International
         e i timbri falsi. Se è vero che le dichiarazioni in questione avevano ad oggetto prodotti diversi, è vero altresì che si trattava,
         in tutti i casi, di operazioni di trasporto di carne, e che tali dichiarazioni citavano sempre lo stesso dichiarante, destinatario,
         trasportatore, nonché gli stessi uffici doganali di emissione e di destinazione. La negligenza di tali autorità nell’identificazione
         e nella comparazione delle informazioni rilevanti, nonché la lunga durata della loro indagine, avrebbero fatto sì che la ricorrente,
         la quale non era stata avvertita delle irregolarità e avrebbe pertanto continuato ad emettere documenti T 1, si sarebbe vista
         applicare indebitamente un’obbligazione doganale. Orbene, l’interessato non dovrebbe subire il danno derivante da una reazione
         scorretta, negligente e tardiva delle autorità doganali.
      
      46     La ricorrente osserva del pari che, ai sensi dell’art. 379, n. 1, del regolamento d’applicazione, le autorità doganali devono
         segnalare al dichiarante quanto prima la presenza di un’irregolarità. Pur non essendovi certezza assoluta in ordine all’esistenza
         di una frode, anche semplici sospetti delle autorità doganali dovrebbero spingere queste ultime ad avvertire l’interessato.
         
      
      47     Del resto, la ricorrente rileva che, ai sensi dell’art. 94 del codice doganale, essa era tenuta, in veste di dichiarante in
         dogana, a prestare una garanzia per i documenti T 1 rilasciati. Così, essa avrebbe costituito una garanzia globale per coprire
         le operazioni successive, ai sensi dell’art. 191 del codice doganale. Essa afferma che, poiché le autorità doganali avevano
         rilevato che il documento T 1 n. 5100508 del 16 gennaio 1995 non doveva essere considerato liquidato, era evidente che le
         sarebbero stati applicati dazi che dovevano essere assolti con la garanzia prestata. Le autorità doganali, tuttavia, non avrebbero
         effettuato entro un breve termine la contabilizzazione e la riscossione dei dazi, contrariamente a quanto previsto dagli artt.
         220, primo comma, e 221, primo comma, del codice doganale. Perciò, alla fine del mese di marzo 1995 la garanzia prestata dalla
         ricorrente non sarebbe più stata sufficiente. Dunque, la ricorrente non avrebbe più potuto emettere documenti T 1 dopo tale
         data, sin quando la garanzia non fosse stata reintegrata in conformità all’art. 198 del codice doganale. Tale inadempimento
         delle autorità olandesi alla disciplina doganale comunitaria avrebbe cagionato un grave danno alla ricorrente.
      
      48     La ricorrente afferma che, se le autorità olandesi l’avessero informata della possibile esistenza di una frode, essa avrebbe
         potuto evitare il sorgere dell’ulteriore obbligazione doganale. Intervenendo, a torto, troppo tardi, le autorità olandesi
         avrebbero creato una situazione particolare in conseguenza della quale la ricorrente si sarebbe trovata in una posizione maggiormente
         sfavorevole rispetto a quella degli altri operatori economici (sentenza del Tribunale 7 giugno 2001, causa T‑330/99, Spedition
         Wilhelm Rotermund/Commissione, Racc. pag. II‑1619). 
      
      49     La Commissione rileva che, nella fattispecie, le autorità olandesi non erano al corrente della frode e non hanno deliberatamente
         consentito il perpetrarsi di infrazioni e di irregolarità nell’interesse dell’inchiesta, contrariamente alla situazione esistente
         nella causa che ha dato origine alla sentenza De Haan. Infatti, come emergerebbe sia dalla domanda di sgravio delle autorità
         olandesi, sia dalla lettera 24 settembre 1998 del dipartimento dei contributi del distretto doganale di Rotterdam, che rigetta
         il reclamo della ricorrente, solamente in data 24 luglio 1995 il FIOD ha individuato un legame tra le varie irregolarità rilevate
         da varie indagini, inizialmente distinte.
      
      50     La Commissione rileva altresì che le autorità olandesi non hanno inutilmente tardato nell’individuare un rapporto tra le informazioni
         a loro disposizione e nell’informarne la ricorrente. Così, il tempo trascorso dopo il recapito, nei Paesi Bassi, dell’avviso
         relativo al primo documento liquidato irregolarmente era assolutamente necessario per individuare il legame con le irregolarità
         rilevate su quattro altri documenti e per stabilire la natura e la portata di tali irregolarità, il che sarebbe stato confermato
         dalle autorità fiscali olandesi nella loro decisione di rigetto del reclamo della ricorrente. Durante lo svolgimento di tale
         indagine, i vari servizi interessati dell’amministrazione olandese avrebbero lavorato con zelo.
      
      51     La Commissione afferma altresì che le autorità nazionali non sono legalmente tenute a informare immediatamente un dichiarante
         qualora vengano rilevate irregolarità nell’ambito di un procedimento di transito comunitario, e precisa che una siffatta obbligazione
         escluderebbe a priori qualsiasi indagine sull’eventuale partecipazione del dichiarante stesso alle irregolarità. A tal proposito,
         la Commissione afferma che non sarebbe opportuno estendere il beneficio di cui alla giurisprudenza De Haan alla presente causa,
         in quanto una tale decisione sarebbe contraria alla stretta interpretazione che deve prevalere nel caso di disposizioni che
         prevedono uno sgravio dei dazi all’importazione e all’esportazione (sentenza della Corte 11 novembre 1999, causa C‑48/98,
         Söhl & Söhlke, Racc. pag. I‑7877).
      
      52     Quanto agli argomenti della ricorrente, relativi alla violazione, da parte delle autorità olandesi, da un lato, dell’art.
         379, n. 1, del regolamento d’applicazione e, d’altro lato, degli artt. 220, n. 1, e 221, n. 1, del codice doganale, la Commissione
         sostiene che si tratta di motivi nuovi, invocati dalla ricorrente per la prima volta in fase di replica, e che non sono basati
         su elementi già rilevati nel corso del procedimento. Di conseguenza, la Commissione chiede al Tribunale di dichiararli irricevibili.
         In via subordinata, la Commissione afferma che dal tenore dell’art. 379, n. 1, del regolamento d’applicazione emerge che le
         autorità olandesi erano tenute ad informare il dichiarante al più tardi prima della scadenza dell’undicesimo mese successivo
         alla data di registrazione della dichiarazione di transito comunitario. Quanto all’asserita violazione degli artt. 220 e 221
         del codice doganale, la Commissione rileva che, da quando le autorità olandesi hanno individuato l’esistenza di uno schema
         fraudolento, esse hanno rapidamente informato la ricorrente e, conformemente alla disciplina applicabile, hanno effettuato
         la contabilizzazione, la notificazione e la riscossione dell’importo dell’obbligazione doganale così rilevata.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      53     In via preliminare, il Tribunale rileva che l’argomento della Commissione, secondo cui la ricorrente avrebbe invocato per
         la prima volta in fase di replica due motivi nuovi, basati sulla violazione da parte delle autorità olandesi, rispettivamente,
         dell’art. 379, n. 1, del regolamento d’applicazione e degli artt. 220, n. 1, e 221, n. 1, del codice doganale, non può essere
         accolto. Si deve infatti rilevare che, con tali argomenti, la ricorrente si limita a precisare e sviluppare la censura basata
         sull’asserito ritardo delle autorità olandesi nell’informarla dell’esistenza di irregolarità relative alla liquidazione delle
         sue dichiarazioni doganali. Orbene, si deve precisare che tale censura risulta effettivamente contenuta nel ricorso introduttivo.
         
      
      54     Quanto al merito, va rilevato che le esigenze di un’inchiesta volta ad identificare e arrestare gli autori o i complici di
         una frode perpetrata o in preparazione possono legittimamente giustificare l’omissione deliberata di informare, in tutto o
         in parte, l’obbligato principale degli elementi dell’inchiesta, quand’anche quest’ultimo non sia affatto implicato nella commissione
         degli atti fraudolenti (sentenza De Haan, cit., punto 32). Pertanto, è legittimo che le autorità nazionali consentano deliberatamente
         di commettere infrazioni o irregolarità per meglio smantellare una rete, identificare i frodatori e ottenere o corroborare
         i mezzi di prova. Tuttavia, il fatto di accollare al debitore l’obbligazione doganale derivante da tali scelte connesse al
         perseguimento delle infrazioni sarebbe tale da confliggere con la finalità della clausola di equità sottesa all’art. 905 del
         regolamento d’applicazione, ponendo il debitore in una situazione eccezionale rispetto agli altri operatori che svolgono la
         stessa attività. Pertanto, la circostanza che il debitore non sia stato avvertito, ai fini di un’indagine condotta dalle autorità
         doganali o di polizia, dello svolgimento di questa integra, in assenza di qualunque simulazione o negligenza imputabile al
         debitore stesso, gli estremi di una situazione particolare (sentenze De Haan, cit., punto 53, e British American Tobacco,
         cit., punto 64; sentenza del Tribunale 14 dicembre 2004, causa T‑332/02, Nordspedizionieri di Danielis Livio e a./Commissione,
         Racc. pag. II-4405, punto 51).
      
      55     Nella fattispecie, come emerge dalla relazione del FIOD di Rotterdam del 2 settembre 1996, la frode che ha interessato le
         dichiarazioni rilasciate dalla ricorrente è stata scoperta in occasione di tre iniziative indipendenti di vari servizi delle
         autorità olandesi. La prima irregolarità è stata rilevata il 20 e il 23 marzo 1995 dal DIC di Rotterdam, nell’ambito di un’indagine
         relativa ad operazioni di trasporto di animelle di vitello (v. precedente punto 11). La seconda è stata rilevata il 29 giugno
         1995 dall’ufficio doganale di Kerkrade, in occasione di un controllo di campioni (v. precedente punto 12). La terza è stata
         scoperta il 10 luglio 1995 dall’ufficio doganale di Kerkrade, a seguito del rilievo che, in due dichiarazioni doganali, le
         voci «Verifica dell’ufficio di destinazione» non erano state interamente completate (v. precedente punto 13). Queste ultime
         due irregolarità, inoltre, riguardavano prodotti di carne diversi dalle animelle di vitello, cioè carne di manzo e pollame.
         Si deve del pari rilevare che il FIOD di Rotterdam ha individuato il legame tra questi tre elementi solamente il 24 luglio
         1995. Pertanto, si deve concludere che, nella fattispecie, le autorità doganali olandesi non hanno deliberatamente consentito
         che venissero commesse infrazioni o irregolarità per meglio identificare e fermare gli autori o i complici delle frodi commesse.
      
      56     In ogni caso, va rilevato che il 23 marzo 1995 le autorità doganali olandesi erano già al corrente di un caso di frode relativo
         a un’operazione di transito comunitario esterno, la cui dichiarazione era stata redatta dalla ricorrente e per la quale quest’ultima
         aveva la veste di principale obbligato ai fini del regime di transito. Tuttavia, le autorità olandesi ne hanno informato la
         ricorrente solamente il 9 agosto 1995, cioè quattro mesi e mezzo più tardi.
      
      57     Orbene, è necessario rilevare che l’art. 379, n. 1, del regolamento d’applicazione stabilisce che quando, come nel caso di
         specie, una spedizione non sia stata presentata all’ufficio di destinazione e non possa accertarsi il luogo dell’infrazione
         o dell’irregolarità, l’ufficio di partenza ne dà notificazione all’obbligato principale «quanto prima». Se è vero che tale
         disposizione non stabilisce, quindi, un termine esatto per informare l’obbligato principale, limitandosi a prevedere che tale
         notificazione debba avvenire al più tardi entro la fine dell’undicesimo mese successivo alla data di registrazione della dichiarazione
         di transito comunitario, essa impone comunque alle autorità nazionali un obbligo di diligenza nell’informare l’obbligato principale.
      
      58     Infatti, la comunicazione all’interessato in ordine alla mancata liquidazione dell’operazione doganale ha varie finalità.
         Innanzi tutto, ai sensi dell’art. 379, n. 2, del regolamento d’applicazione, tale notifica deve indicare, in particolare,
         il termine di tre mesi entro il quale l’interessato può fornire all’ufficio di partenza la prova della regolarità dell’operazione
         di transito o del luogo in cui l’infrazione è stata effettivamente commessa. Così, la notificazione del detto termine all’obbligato
         principale costituisce un presupposto per la riscossione dell’importo dell’obbligazione doganale da parte dell’autorità doganale
         e mira a tutelare gli interessi di quest’ultimo (sentenza della Corte 20 gennaio 2005, causa C‑300/03, Honeywell Aerospace,
         Racc. pag. I‑689, punti 23 e 24). In secondo luogo, tale comunicazione consente all’operatore in buona fede di scoprire che
         una spedizione è stata sviata e pertanto di assumere i provvedimenti necessari per evitare il sorgere di un’obbligazione doganale
         derivante da successive spedizioni simili. In terzo luogo, la conoscenza di una siffatta irregolarità consente eventualmente
         all’obbligato principale di completare la garanzia fornita alle autorità doganali per garantire il pagamento dell’obbligazione
         doganale, ai sensi dell’art. 198 del codice doganale.
      
      59     Orbene, si deve rilevare che il fatto di non comunicare immediatamente all’interessato la scoperta di una frode che lo riguarda
         e di procedere, preliminarmente, ad indagini nei suoi confronti non integra un comportamento negligente da parte delle autorità
         doganali. Infatti, nello stesso modo in cui tali autorità possono legittimamente consentire di commettere infrazioni o irregolarità
         per meglio smantellare una rete, identificare i frodatori e ottenere o corroborare i mezzi di prova (sentenza De Haan, cit.,
         punto 53), esse possono del pari avviare indagini relative alle irregolarità scoperte nell’ambito di un’operazione di transito
         comunitario senza informarne preliminarmente il principale obbligato, al fine, segnatamente, di individuare la natura e la
         portata delle irregolarità rilevate e di valutare le responsabilità dei vari operatori partecipanti all’operazione in questione,
         ivi compreso il principale obbligato stesso. La preliminare comunicazione dell’esistenza di una frode ai soggetti intervenuti
         nell’operazione doganale in questione potrebbe effettivamente pregiudicare l’indagine e complicare la raccolta degli elementi
         probatori rilevanti.
      
      60     Tuttavia, come rilevato dalla Corte nella sentenza De Haan, citata, se è legittimo l’esercizio, ad opera delle autorità doganali
         o di polizia, dei loro poteri di indagine, le esigenze di un’inchiesta condotta da tali autorità, in assenza di qualunque
         simulazione o negligenza imputabile al debitore e allorché quest’ultimo non è stato informato dello svolgimento dell’inchiesta,
         integrano gli estremi di una situazione particolare (sentenza De Haan, cit., punto 53). Infatti, come riconosciuto dalla Commissione
         in udienza, il fatto di non informare dell’esistenza di una frode l’obbligato principale, vittima della frode stessa, a partire
         da un momento da determinarsi in funzione delle circostanze proprie della fattispecie, rappresenta un elemento tale da porre
         quest’ultimo in una situazione particolare per quanto concerne l’obbligazione doganale relativa ad operazioni fraudolente
         successive alla scoperta di tale frode e collegate alla frode stessa, ma anteriori al momento in cui l’obbligato principale
         ne è stato informato.
      
      61     Il fatto di accollare all’operatore di buona fede un’obbligazione doganale derivante dall’omissione o dal ritardo delle autorità
         nazionali nell’avvertirlo dell’esistenza di una frode a suo danno sarebbe tale da confliggere con la finalità della clausola
         di equità, ponendo il debitore in una situazione eccezionale rispetto agli altri operatori che svolgono la stessa attività.
         Pertanto, sarebbe iniquo imporre a questo operatore un pregiudizio che normalmente egli non avrebbe subìto (sentenze Coopérative
         agricole d’approvisionnement des Avirons, cit., punto 22, e British American Tobacco, cit., punto 63) e che andrebbe oltre
         l’ordinario rischio commerciale relativo alla sua attività economica (sentenza Hyper/Commissione, cit., punto 95).
      
      62     Nella fattispecie, va stabilito il momento a partire dal quale le autorità olandesi avrebbero potuto informare la ricorrente
         delle irregolarità in questione. Il 23 marzo 1995 il DIC di Rotterdam ha scoperto il primo caso di frode che interessava la
         ricorrente, cioè quello relativo al documento T 1 n. 5100508 del 16 gennaio 1995. Il FIOD di Haarlem ne ha avuto conoscenza
         il 31 marzo 1995 e il FIOD di Rotterdam ne è stato informato il 18 aprile 1995. È pacifico tra le parti che il FIOD era l’autorità
         competente ad indagare sulle irregolarità in questione e a fornire informazioni al riguardo alla ricorrente. Orbene, a partire
         dal 18 aprile 1995, il FIOD di Rotterdam ha avviato l’istruttoria sulla frode scoperta. Tuttavia, ha informato la ricorrente
         in ordine all’irregolarità rilevata solo in data 9 agosto 1995.
      
      63     Tenuto conto di quanto precede, si deve concludere che, benché le autorità olandesi non abbiano dimostrato negligenza nello
         svolgimento delle loro indagini, il fatto che per un determinato periodo e ai fini delle indagini stesse le citate autorità
         non abbiano avvertito la ricorrente della frode che la riguardava rappresenta una circostanza che ha posto quest’ultima in
         una situazione particolare con riferimento alla parte dell’obbligazione doganale relativa alle operazioni di transito comunitario
         esterno controverse. Infatti, se la ricorrente fosse stata informata dalle autorità doganali riguardo all’irregolarità delle
         dichiarazioni entro un termine ragionevole, a partire dal 18 aprile 1995, data in cui il FIOD di Rotterdam ne era stato informato,
         essa avrebbe potuto adottare i provvedimenti necessari, a seguito dello sviamento fraudolento delle spedizioni in questione,
         per evitare il sorgere in suo capo di un’obbligazione doganale derivante dalle spedizioni effettuate a partire dal 12 giugno
         1995. Pertanto, il Tribunale ritiene sussistano, nella fattispecie, le condizioni che determinano una situazione particolare
         con riferimento all’obbligazione doganale derivante dalle dichiarazioni redatte dalla ricorrente a partire dal 12 giugno 1995.
         
      
      64     Si deve quindi concludere che la Commissione è incorsa in un errore manifesto di valutazione nel ritenere che la ricorrente
         non si trovasse, per quanto riguarda l’obbligazione doganale derivante dalle operazioni effettuate a partire dal 12 giugno
         1995, in una situazione particolare ai sensi dell’art. 239 del codice doganale e dell’art. 905 del regolamento d’applicazione.
      
      65     Di conseguenza, senza che vi sia necessità di pronunciarsi in ordine alle altre circostanze fatte valere dalla ricorrente,
         la prima parte del motivo deve essere accolta.
      
       Sulla seconda parte del motivo, basata sull’assenza di frode e di negligenza manifesta da parte della ricorrente
       Argomenti delle parti
      66     La ricorrente afferma che è pacifico che essa ha agito in buona fede e che non è stata implicata nella frode. La Commissione,
         tuttavia, le rimprovererebbe, a torto, di essere stata manifestamente negligente. 
      
      67     La ricorrente rileva che, nella loro richiesta di sgravio di dazi, le autorità olandesi hanno informato la Commissione che
         alla ricorrente non poteva essere addebitata alcuna negligenza manifesta. Esse avrebbero confermato tale posizione nel corso
         del procedimento amministrativo, segnatamente nella loro risposte alle due richieste di informazioni complementari della Commissione
         datate, rispettivamente, 8 agosto 2001 e 2 agosto 2002. La ricorrente sostiene che la valutazione della Commissione quanto
         all’esistenza di una siffatta negligenza deve essere effettuata in base a tutte le informazioni rilevanti, ivi comprese le
         dichiarazioni delle autorità nazionali (sentenza France‑aviation/Commissione, cit., punto 36), dalle quali l’interessato ha
         diritto di essere sentito (sentenza del Tribunale 18 gennaio 2000, causa T‑290/97, Mehibas Dordtselaan/Commissione, Racc.
         pag. II‑15, punti 27‑29). Orbene, la Commissione non si sarebbe conformata all’opinione delle autorità olandesi, senza tuttavia
         indicarne a sufficienza i motivi. 
      
      68     Del pari, la ricorrente rileva che, come emerge sia dalla prassi della Commissione (decisione della Commissione 23 luglio
         2001, REM 21/00, 22/00, 23/00 e 24/00, punto 42) sia dalla giurisprudenza (sentenza del Tribunale 19 febbraio 1998, causa
         T‑42/96, Eyckeler & Malt/Commissione, Racc. pag. II‑401, punti 159 e 160), per concludere nel senso dell’esistenza di una
         negligenza manifesta, si deve accertare se il comportamento dell’interessato sia stato contrario alle prassi commerciali normali.
         Orbene, nella fattispecie, il suo comportamento sarebbe stato conforme a tali prassi. Quanto, in particolare, alla contestazione
         rivoltale, di non aver stipulato alcuna assicurazione per il trasporto delle merci, la ricorrente rileva che nella loro risposta
         del 2 agosto 2002 alla richiesta di informazioni della Commissione le autorità olandesi hanno precisato che, all’epoca dei
         fatti, non era facile stipulare assicurazioni e che ciò non rientrava neppure più nella prassi. Inoltre, essa afferma che
         il fatto di avere o meno stipulato un’assicurazione non ha alcuna influenza quanto all’esistenza di una negligenza manifesta.
         Infine, la ricorrente rileva che, se la Commissione ha precisato che la stipula di un’assicurazione rappresentava solamente
         uno dei criteri di valutazione della sussistenza di una negligenza manifesta, essa non ha tuttavia identificato né precisato
         gli altri criteri applicati alla fattispecie. La ricorrente afferma quindi di non aver potuto reagire in modo adeguato.
      
      69     La ricorrente rileva inoltre di non aver dato prova di negligenza nelle sue relazioni commerciali con la Hector International.
         Essa precisa che, a partire dal marzo 1993, quest’ultima effettuava trasporti per la LEP International UK, una società affiliata
         della ricorrente, con piena soddisfazione di quest’ultima. Su richiesta della Hector International, la LEP International UK
         l’avrebbe messa in contatto con la ricorrente. Quest’ultima avrebbe iniziato a redigere documenti T 1 per la Hector International
         solo dopo essersi assicurata che questa era solvibile e dopo aver ricevuto una dichiarazione relativa alla responsabilità
         e alle garanzie della Hector International in caso di liquidazione errata di documenti doganali. Inoltre, la ricorrente si
         sarebbe accertata del fatto che sarebbe stato redatto, di volta in volta, solamente un numero limitato di documenti T 1, e
         che sarebbero stati redatti nuovi documenti solo quando i precedenti documenti potevano ragionevolmente essere considerati
         liquidati. Essa avrebbe sempre insistito presso la Hector International per ottenere la riconsegna del tagliando dell’esemplare
         n. 5 dei documenti T 1, sul quale sarebbero sempre apposti un timbro della dogana spagnola nonché la firma di un funzionario
         delle dogane spagnole, i quali, tuttavia, si sono in seguito rivelati falsi. Alla ricorrente sarebbero state inoltre restituite,
         in occasione di ciascuna spedizione, le lettere di vettura «CMR» firmate e timbrate per ricevimento, a prova del fatto che
         la carne era effettivamente pervenuta a destinazione. Pertanto, la ricorrente avrebbe compiuto quanto poteva considerarsi
         ragionevole per prevenire qualsiasi danno derivante dalla mancata liquidazione di documenti doganali, e non avrebbe quindi
         dimostrato alcuna negligenza.
      
      70     La Commissione ritiene di aver sufficientemente dimostrato, nella decisione impugnata, che nella fattispecie la ricorrente
         ha dato prova di negligenza manifesta.
      
      71     Essa afferma che la questione della negligenza manifesta della ricorrente non è collegata alla questione di stabilire se essa
         fosse o meno in buona fede. La Commissione ammette che le dogane olandesi l’hanno informata che non vi era stata alcuna frode
         né alcuna negligenza manifesta da parte della ricorrente. Essa sottolinea, tuttavia, di aver chiesto loro in due occasioni
         di precisare la loro posizione, una prima volta nella sua domanda di informazioni del 24 novembre 2000, e una seconda volta
         nella sua domanda di informazioni del 22 novembre 2001. Tuttavia, le risposte delle autorità olandesi non sarebbero state
         di alcuna utilità per stabilire se vi fosse stata negligenza manifesta della ricorrente nella fattispecie, in quanto, secondo
         tali comunicazioni, le dette autorità si sarebbero limitate ad applicare il principio della presunzione di innocenza, considerando
         la ricorrente in buona fede fino a prova contraria. 
      
      72     La Commissione rileva che le responsabilità specifiche dell’obbligato principale nel regime del transito comunitario devono
         essere prese in considerazione per stabilire se questo abbia o meno dato prova di negligenza manifesta. Essa afferma che,
         come precisato nella decisione impugnata al ‘considerando’ 46, si deve tener conto a tal fine dell’esperienza dell’interessato,
         della diligenza di cui ha dato prova e della complessità della normativa (sentenza del Tribunale 5 giugno 1996, causa T‑75/95,
         Günzler Aluminium/Commissione, Racc. pag. II‑497). Orbene, nella sua qualità di società di spedizioni doganali, la ricorrente
         era un operatore economico sperimentato, tenuto a conoscere i rischi commerciali intrinseci alle sue attività. Inoltre, la
         disciplina relativa alle operazioni di transito preciserebbe chiaramente i doveri dell’obbligato principale, nonché la responsabilità
         che deriva dagli stessi. Infine, il dichiarante avrebbe dovuto assumere tutte le misure necessarie per tutelarsi contro il
         rischio commerciale, il che non sarebbe tuttavia avvenuto (‘considerando’ 49 e 50 della decisione impugnata ).
      
      73     In particolare, quanto alla questione di stabilire se la ricorrente si sia dimostrata diligente, la Commissione rileva che
         il fatto di aver sottoscritto un’assicurazione rappresenta solo uno degli elementi di valutazione. Tenuto conto dei dati del
         caso in esame, la Commissione ritiene di aver correttamente concluso che la ricorrente non aveva assunto le precauzioni necessarie
         per tutelarsi dagli eventuali rischi. 
      
      74     Quanto alle precauzioni che la ricorrente avrebbe assunto per accertarsi dell’affidabilità della Hector International, la
         Commissione sottolinea che la ricorrente ha richiamato tali elementi fattuali solamente nella sua memoria di replica. Essa
         ricorda che la ricorrente ha firmato una dichiarazione in cui affermava di non aver nulla da aggiungere al fascicolo trasmesso
         dalle autorità olandesi e che essa ha avuto la possibilità di far conoscere le sue osservazioni in merito alla lettera della
         Commissione 11 ottobre 2001, in cui questa concludeva espressamente nel senso dell’esistenza di negligenza manifesta in capo
         alla ricorrente. La Commissione ritiene pertanto che in questa fase del procedimento quest’ultima non sia legittimata a far
         valere tali nuovi elementi di fatto per addebitarle un’insufficiente motivazione della decisione impugnata.
      
       Giudizio del Tribunale
      75     Per valutare se ci sia manifesta negligenza ai sensi dell’art. 239 del codice doganale e dell’art. 905 del regolamento d’applicazione,
         occorre tener conto, in particolare, della complessità delle disposizioni la cui mancata esecuzione ha fatto sorgere l’obbligazione
         doganale, nonché dell’esperienza professionale e della diligenza dell’operatore (sentenza Söhl & Söhlke, cit., punto 56).
         
      
      76     Nella fattispecie, la Commissione ha precisato nella decisione impugnata, innanzi tutto, che la ricorrente, in qualità di
         operatore economico con esperienza, era tenuta a conoscere la normativa doganale e i rischi commerciali della sua attività
         (‘considerando’ 47), in secondo luogo, che la disciplina relativa alle operazioni di transito precisa chiaramente i doveri
         dell’obbligato principale e la responsabilità che ne deriva (‘considerando’ 48) e, in terzo luogo, che, tenuto conto delle
         sue responsabilità in qualità di obbligato principale, la ricorrente era tenuta ad assumere tutti i provvedimenti necessari
         per premunirsi contro il rischio commerciale (‘considerando’ 49).
      
      77     Tuttavia, i tre elementi citati, ossia la complessità delle disposizioni regolamentari, l’esperienza professionale e la diligenza
         dell’operatore rappresentano solamente criteri di valutazione, sulla cui base la Commissione deve valutare in concreto se
         il comportamento dell’operatore economico sia stato o meno manifestamente negligente (v., in tal senso, sentenza Söhl & Söhlke,
         cit., punto 59). Infatti, nell’ambito della sua analisi, la Commissione è tenuta ad individuare le azioni o le omissioni concrete
         del soggetto che richiede lo sgravio, le quali, considerate singolarmente o globalmente, devono essere costitutive di una
         negligenza manifesta, alla luce, segnatamente, dei criteri citati.
      
      78     A tal proposito va rilevato che le autorità olandesi, sia nella loro richiesta di sgravio, sia successivamente, in due occasioni,
         nel corso del procedimento amministrativo dinanzi alla Commissione, hanno affermato che non poteva dimostrarsi che alla ricorrente
         fosse attribuibile alcuna frode o negligenza manifesta. La Commissione ha tuttavia ritenuto, nella decisione impugnata, che
         il comportamento della ricorrente dovesse essere considerato come il risultato di una sua negligenza manifesta (‘considerando’
         51). Orbene, se la Commissione poteva non conformarsi a tale presa di posizione delle autorità nazionali (v., in tal senso,
         sentenza France‑aviation/Commissione, cit., punto 36), essa era tenuta a dimostrare, sulla base degli elementi fattuali rilevanti,
         l’esistenza di un comportamento manifestamente negligente della ricorrente. 
      
      79     Orbene, come riconosciuto dalla Commissione all’udienza, la decisione impugnata individua solo due comportamenti specifici
         della ricorrente idonei a dimostrare l’esistenza di una sua negligenza manifesta. Si tratta, in primo luogo, del fatto di
         non aver sorvegliato gli intervenienti nell’operazione doganale e, in secondo luogo, del fatto di non aver stipulato le assicurazioni
         appropriate (‘considerando’ 49).
      
      80     Quanto alla prima contestazione, basata sull’asserita omissione di sorveglianza degli intervenienti da parte della ricorrente,
         la decisione impugnata non precisa assolutamente in che modo la ricorrente sia stata negligente sul punto. In assenza di uno
         sviluppo, per quanto minimo, di tale contestazione, il Tribunale deve ritenerla non dimostrata. Accogliere tale censura significherebbe
         ritenere che qualsiasi operatore che sia vittima di azioni fraudolente da parte di terzi, con i quali intratteneva relazioni
         commerciali, abbia necessariamente dato prova di negligenza manifesta.
      
      81     Inoltre, va sottolineato che la ricorrente afferma di aver adottato tutta una serie di precauzioni nei confronti della Hector
         International. Così, essa avrebbe iniziato a redigere documenti T 1 per la Hector International solo dopo essersi assicurata
         che tale società era solvibile, e dopo aver ricevuto una dichiarazione relativa alla responsabilità e alle garanzie di quest’ultima
         in caso di liquidazione scorretta di documenti doganali. Inoltre, la ricorrente si sarebbe accertata del fatto che sarebbe
         stato redatto di volta in volta solamente un numero limitato di documenti T 1, e che sarebbero stati redatti nuovi documenti
         solo quando i precedenti documenti potevano ragionevolmente essere considerati liquidati. Infine, essa avrebbe sempre insistito
         presso la Hector International per ottenere la riconsegna del tagliando dell’esemplare n. 5 dei documenti T 1, sul quale erano
         sempre apposti un timbro della dogana spagnola e la firma di un funzionario delle dogane spagnole, nonché la riconsegna delle
         lettere di vettura «CMR» firmate e timbrate per ricevimento. Tali precauzioni, la cui esistenza non è stata contestata dalla
         Commissione, rivelano un comportamento prudente ed adeguato della ricorrente nella sorveglianza dei soggetti intervenuti nelle
         operazioni doganali in questione.
      
      82     Il Tribunale non può accogliere l’argomento della Commissione, secondo cui la ricorrente non sarebbe legittimata a basarsi
         su tali elementi di fatto, in quanto sarebbero stati invocati solamente in fase di memoria di replica. Si deve ricordare,
         infatti, che spetta alla Commissione dimostrare che nella fattispecie sussiste una negligenza manifesta da parte della ricorrente.
         Orbene, nella sua lettera dell’11 ottobre 2001, con la quale ha comunicato le sue obiezioni, la Commissione non ha precisato
         perché essa considerava la ricorrente negligente nella sorveglianza degli intervenienti. La ricorrente, nella sua risposta
         del 9 novembre 2001, ha affermato di non aver dato prova di negligenza, precisando, segnatamente, di aver agito coscienziosamente
         per quanto riguarda il trasporto e di non essere stata in grado di accertare se fossero state commesse irregolarità in occasione
         della liquidazione. In seguito, nella decisione impugnata, la Commissione ha ribadito la censura relativa alle asserite carenze
         nella sorveglianza degli intervenienti, senza tuttavia precisarla ulteriormente. Nel suo ricorso introduttivo della presente
         causa, la ricorrente ha riaffermato che non poteva esserle mosso alcun rimprovero quanto alle irregolarità rilevate, ed ha
         affermato che il suo comportamento nella fattispecie era conforme alle prassi commerciali abituali. Nel suo controricorso,
         la Commissione ha riaffermato la sua posizione e ha contestato le affermazioni della ricorrente. Alla luce di quanto precede,
         non può rimproverarsi alla ricorrente il fatto di aver integrato, nella sua memoria di replica, gli argomenti e gli elementi
         fattuali rilevanti al fine di confutare la tesi contenuta nella decisione impugnata e nel controricorso. 
      
      83     Quanto alla seconda contestazione, basata sul fatto che la ricorrente non avrebbe stipulato le assicurazioni appropriate,
         va rilevato che, se è vero che gli operatori economici sono tenuti a tutelarsi contro i rischi commerciali ordinari e se è
         vero che il semplice fatto di subire un pregiudizio finanziario non integra gli estremi di una situazione particolare ai sensi
         della normativa doganale comunitaria (v., in tal senso, sentenza Hyper/Commissione, cit., punti 113 e 114), non può tuttavia
         accettarsi, come regola generale, che la mancata sottoscrizione di una garanzia sia, di per se stessa, costitutiva di un comportamento
         manifestamente negligente da parte dell’operatore economico. La Commissione non ha precisato, nella decisione impugnata, le
         ragioni per le quali, date le circostanze della fattispecie, il fatto che la ricorrente non avesse assicurato i rischi derivanti
         dalle operazioni controverse rappresentasse un comportamento manifestamente negligente. A tal proposito va rilevato che la
         sottoscrizione o meno di un’assicurazione adeguata determina il soggetto che si assumerà l’obbligazione doganale e i danni
         risultanti dalle operazioni controverse, cioè lo spedizioniere doganale ovvero il suo assicuratore. Orbene, il fatto che la
         ricorrente non possa rivalersi su una compagnia di assicurazioni per recuperare l’importo dell’obbligazione doganale di cui
         sarebbe debitrice, e debba pertanto sopportarla autonomamente, non ha alcuna incidenza sulle condizioni che danno diritto
         allo sgravio dall’obbligazione in oggetto per ragioni di equità, né, pertanto, sull’obbligazione della Commissione di concedere
         tale sgravio quando ricorrano le condizioni citate. Inoltre, l’assicuratore potrebbe surrogarsi nei diritti dello spedizioniere
         rispetto alle autorità doganali, ovvero potrebbe attendere il risultato dell’azione dello spedizioniere dinanzi alla Commissione.
         Pertanto, il fatto di non aver sottoscritto un’assicurazione non costituisce una negligenza.
      
      84     Oltretutto, va rilevato che, ai sensi dell’art. 239 del codice doganale, può procedersi al rimborso o allo sgravio dei dazi
         all’importazione o dei dazi all’esportazione in situazioni dovute a circostanze che non implicano frode o manifesta negligenza
         da parte dell’interessato. Del pari, l’art. 905 del regolamento d’applicazione prevede che la domanda di sgravio debba essere
         corredata di giustificazioni tali da costituire una situazione particolare risultante da circostanze che non implicano alcuna
         manovra fraudolenta o negligenza manifesta da parte dell’interessato. Dal tenore stesso di tali disposizioni emerge che deve
         sussistere un rapporto tra la negligenza contestata all’operatore e la situazione particolare rilevata. In assenza di un tale
         rapporto, sarebbe iniquo respingere la domanda di rimborso o di sgravio. Orbene, nella fattispecie, va rilevato che la mancata
         sottoscrizione di un’assicurazione da parte della ricorrente non ha contribuito all’esecuzione della frode, né ha complicato
         la scoperta della frode stessa. A fortiori, tale circostanza non ha, in senso stretto, alcun rapporto con il fatto che le
         autorità olandesi non hanno comunicato alla ricorrente, per un certo periodo, l’esistenza di una frode relativa ad una delle
         dichiarazioni di quest’ultima. 
      
      85     Si deve quindi concludere che la Commissione è incorsa in un errore manifesto di valutazione nell’attribuire alla ricorrente
         una negligenza manifesta.
      
      86     Di conseguenza, la seconda parte del motivo deve essere accolta. 
      87     Pertanto, il presente ricorso dev’essere accolto.
       Sulle spese
      88     Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, il soccombente è condannato alle spese se ne è stata
         fatta domanda. La Commissione, risultata soccombente, sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dalla ricorrente,
         conformemente alla domanda di quest’ultima. 
      
      89     In applicazione dell’art. 87, n. 4, del regolamento di procedura, le spese sostenute dal Regno di Spagna, interveniente, rimarranno
         a suo carico.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione della Commissione 7 ottobre 2002, REM 08/00, è annullata nella parte in cui nega lo sgravio dei dazi all’importazione
            applicati alla ricorrente con riferimento alle operazioni doganali effettuate da quest’ultima a partire dal 12 giugno 1995.
      2)      La Commissione sopporterà le proprie spese, nonché le spese sostenute dalla ricorrente. 
      3)      Il Regno di Spagna sopporterà le proprie spese. 
      
      
               Cooke
            
            
               García-Valdecasas 
            
            
               Labucka
            
         
      Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 27 settembre 2005.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               H. Jung 
            
             
            
                     J. D. Cooke
            
         Indice
      
      Contesto normativo
      Norme relative al transito comunitario esterno
      Norme relative al rimborso o allo sgravio dei dazi all’importazione o all’esportazione
      Fatti all’origine della controversia
      Operazioni di transito comunitario esterno in questione
      Procedimento amministrativo relativo alla domanda di sgravio dei dazi all’importazione
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      Sulla prima parte del motivo, basata sull’esistenza di una situazione particolare
      Introduzione
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulle asserite negligenze delle autorità olandesi nella scoperta della frode e sul loro ritardo nell’informare la ricorrente
         delle irregolarità relative ai documenti doganali emessi da quest’ultima
      
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulla seconda parte del motivo, basata sull’assenza di frode e di negligenza manifesta da parte della ricorrente
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulle spese
      * Lingua processuale: l'olandese.