CELEX: 62005CJ0240
Language: it
Date: 2006-12-07
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 7 dicembre 2006. # Administration de l'enregistrement et des domaines contro Eurodental Sàrl. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Cour d'appel - Lussemburgo. # Sesta direttiva IVA - Esenzioni - Artt. 13, parte A, n. 1, lett e), 17, n. 3, lett. b) e 28 quater, parte A, lett. a) - Diritto alla deduzione - Fabbricazione e riparazione di protesi dentarie - Operazioni intracomunitarie relative ad operazioni esenti all'interno dello Stato membro - Incidenza del regime derogatorio e transitorio previsto dall'art. 28, n. 3, lett. a), nel combinato disposto con l'allegato E, punto 2 - Principio di neutralità fiscale - Armonizzazione parziale dell'IVA. # Causa C-240/05.

Causa C-240/05
      Administration de l’enregistrement et des domaines
      contro
      Eurodental Sàrl
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour d’appel (Lussemburgo)]
      «Sesta direttiva IVA — Esenzioni — Artt. 13, parte A, n. 1, lett. e), 17, n. 3, lett. b), e 28 quater, parte A, lett. a) — Diritto a detrazione — Fabbricazione e riparazione di protesi dentarie — Operazioni intracomunitarie relative ad operazioni esenti all’interno dello Stato membro — Incidenza del regime derogatorio e transitorio previsto dall’art. 28, n. 3, lett. a), in combinato disposto con l’allegato E,
         punto 2 — Principio di neutralità fiscale — Armonizzazione parziale dell’IVA»
      
      Conclusioni dell’avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate il 22 giugno 2006 
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) 7 dicembre 2006 
      Massime della sentenza
      Disposizioni tributarie — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte sulla cifra di affari — Sistema comune d’imposta sul
            valore aggiunto — Detrazione dell’imposta pagata a monte 
      (Direttiva del Consiglio 77/388, artt. 13, parte A, n. 1, lett.  e), e 17, n. 3, lett.  b))
      Operazioni quali la fabbricazione e la riparazione di protesi dentarie, esenti dall’imposta sul valore aggiunto all’interno
         di uno Stato membro per effetto dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. e), della sesta direttiva 77/388, in materia di armonizzazione
         delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, nel testo risultante dalle direttive 91/680
         e 92/111, non consentono il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto versata a monte ai sensi dell’art. 17,
         n. 3, lett. b), della direttiva medesima, ancorché costituiscano operazioni intracomunitarie, a prescindere dal regime di
         imposta sul valore aggiunto applicabile nello Stato membro di destinazione.
      
      Tale interpretazione, dedotta dal tenore letterale stesso della sesta direttiva, trova conferma sia negli obiettivi da questa
         perseguiti sia nella sua ratio e nel principio di neutralità fiscale.
      
      Infatti, in primo luogo, dalla finalità del sistema comune dell’imposta sul valore aggiunto e del regime transitorio istituito
         dalla direttiva 91/680 ai fini della tassazione degli scambi tra gli Stati membri emerge che un soggetto passivo, che benefici
         di un’esenzione e che, conseguentemente, non abbia diritto alla detrazione dell’imposta versata a monte all’interno di uno
         Stato membro, non può nemmeno godere di tale diritto quando l’operazione interessata rivesta carattere intracomunitario.
      
      In secondo luogo, le esenzioni previste dall’art. 13, parte A, della sesta direttiva, essendo disposte unicamente a favore
         di talune attività di interesse generale elencate e descritte dettagliatamente nella disposizione medesima, rivestono natura
         specifica, mentre l’esenzione a favore delle operazioni di natura intracomunitaria riveste natura generale, riguardando in
         modo indeterminato le operazioni economiche fra gli Stati membri. Ciò premesso, risponde alla ratio della sesta direttiva
         il fatto che il regime applicabile alle esenzioni specifiche previste dall’art. 13, parte A, di tale direttiva prevalga su
         quello applicabile alle esenzioni generali previste dalla direttiva stessa riguardo alle operazioni di natura intracomunitaria.
      
      In terzo luogo, il principio di neutralità fiscale osta, in particolare, a che prestazioni analoghe, che si trovino quindi
         in concorrenza tra di loro, siano trattate in maniera diversa sotto il profilo dell’imposta sul valore aggiunto. Orbene, se
         le operazioni esenti in forza dell’art. 13, parte A, lett. e), della sesta direttiva consentissero il diritto alla detrazione
         dell’imposta quando rivestano carattere intracomunitario, il detto principio non risulterebbe rispettato, in quanto le stesse
         operazioni, qualora siano compiute all’interno di uno Stato membro, non danno luogo, di per se stesse, a detrazione. 
      
      A tale riguardo è irrilevante il fatto che lo Stato membro di destinazione applichi il regime transitorio previsto dall’art. 28,
         n. 3, lett. a), della sesta direttiva, in combinato disposto con il punto 2 dell’allegato E della direttiva medesima, regime
         che consente a tale Stato di continuare a tassare le operazioni di cui trattasi. Infatti, la tassazione consentita da tale
         disposizione non costituisce una tassazione armonizzata, che faccia parte integrante del regime dell’imposta sul valore aggiunto
         quale istituito dalla sesta direttiva per talune attività di interesse generale, bensì una tassazione autorizzata unicamente
         per un periodo transitorio. Tale regime eccezionale deve costituire oggetto di interpretazione restrittiva e non può essere
         esteso pertanto agli Stati membri che si siano informati al principio accolto dalla sesta direttiva, esentando talune attività
         di interesse generale elencate dall’art. 13 della direttiva medesima.
      
      (v. punti 38, 41, 43-44, 46-48, 52, 54, 58 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      7 dicembre 2006 (*)
      
      «Sesta direttiva IVA – Esenzioni – Artt. 13, parte A, n. 1, lett e), 17, n. 3, lett. b), e 28 quater, parte A, lett. a) – Diritto a detrazione – Fabbricazione e riparazione di protesi dentarie – Operazioni intracomunitarie relative ad operazioni esenti all’interno dello Stato membro – Incidenza del regime derogatorio e transitorio previsto dall’art. 28, n. 3, lett. a), in combinato disposto con l’allegato E,
         punto 2 – Principio di neutralità fiscale – Armonizzazione parziale dell’IVA»
      
      Nel procedimento C‑240/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dalla Cour d’appel
         (Lussemburgo) con decisione 1° giugno 2005, pervenuta in cancelleria il 3 giugno 2005, nella causa 
      
      Administration de l’enregistrement et des domaines
      contro
      Eurodental Sàrl,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. A. Borg Barthet, J. Malenovský, U. Lõhmus e A.Ó Caoimh (relatore),
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. D. Ruiz‑Jarabo Colomer
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento, 
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      vista l’ordinanza di riapertura della fase orale del procedimento 4 maggio 2006 e in esito all’udienza del 31 maggio 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per l’Administration de l’enregistrement e des domaines, dal sig. A. Kronshagen, avocat;
      –       per l’Eurodental Sàrl, dai sigg. M. Molitor, P. Lopes Da Silva, N. Cambonie e R. Muller, avocats;
      –       per il governo tedesco, dai sigg. M. Lumma e U. Forsthoff, in qualità di agenti;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. R. Lyal e dalla sig.ra M. Afonso, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 22 giugno 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 13, parte A, n. 1, lett. e), 15, nn. 1‑3, 17,
         n. 3, lett. b), e 28 quater, parte A, lett. a), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CE, in materia
         di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta
         sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (GU L 145, pag. 1), nel testo risultante dalle direttive del Consiglio 16 dicembre
         1991, 91/680/CE, che completa il sistema comune di imposta sul valore aggiunto e modifica, in vista della soppressione delle
         frontiere fiscali, la direttiva 77/388/CE (GU L 376, pag. 1), e 14 dicembre 1992, 92/111/CE, che modifica la direttiva 77/388/CE
         in materia di imposta sul valore aggiunto e che prevede misure di semplificazione (GU L 384, pag. 47; in prosieguo: la «sesta
         direttiva»).
      
      2       Tale domanda è stata sollevata nell’ambito di una controversia tra la società Eurodental Sàrl (in prosieguo: l’«Eurodental»)
         e l’Administration de l’enregistrement e des domaines di Lussemburgo (in prosieguo: l’«amministrazione finanziaria competente»),
         a seguito del diniego di quest’ultima di consentire all’Eurodental di procedere, per gli esercizi 1992 e 1993, alla detrazione
         dell’imposta sul valore aggiunto (in prosieguo: l’«IVA») gravante a monte delle operazioni di fabbricazione e di riparazione
         di protesi dentarie nei casi in cui queste sono state effettuate a favore di beneficiari stabiliti in Germania.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3       L’art. 13, parte A, n. 1, lett. e), della sesta direttiva così recita:
      «Esenzioni all’interno del paese 
      A. Esenzioni a favore di alcune attività di interesse pubblico 
      1. Fatte salve le altre disposizioni comunitarie, gli Stati membri esonerano, alle condizioni da essi stabilite per assicurare
         la corretta e semplice applicazione delle esenzioni previste in appresso e per prevenire ogni possibile frode, evasione ed
         abuso: 
      
      (…)
      e)      le prestazioni dei servizi effettuate nell’esercizio della loro professione dagli odontotecnici, nonché le forniture di protesi
         dentarie effettuate dai dentisti e dagli odontotecnici».
      
      4       Tuttavia, ai termini dell’art. 28, n. 3, lett. a), della direttiva medesima:
      «3. Durante il periodo transitorio di cui al paragrafo 4, gli Stati membri possono: 
      a)       continuare ad assoggettare all’imposta le operazioni esenti ai sensi [dell’articolo] 13 (…), elencate nell’allegato E». 
      5       Il punto 2 di tale allegato elenca le operazioni previste dall’art. 13, parte A, n. 1, lett. e), della detta direttiva. 
      6       Il successivo art. 17, intitolato «Origine e portata del diritto a deduzione», prevedeva – nel testo vigente anteriormente
         all’entrata in vigore della direttiva 91/680 –, ai nn. 2, lett. a), e 3, quanto segue:
      
      «2. Nella misura in cui beni e servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta, il soggetto passivo è
         autorizzato a dedurre dall’imposta di cui è debitore: 
      
      a)      l’(IVA) sul valore aggiunto dovuto o assolta per le merci che gli sono o gli saranno fornite e per i servizi che gli sono
         o gli saranno prestati da un altro soggetto passivo;
      
      (…) 
      3. Gli Stati membri accordano altresì ad ogni soggetto passivo la deduzione o il rimborso dell’(IVA) sul valore aggiunto di
         cui al paragrafo 2 nella misura in cui i beni e i servizi sono utilizzati ai fini: 
      
      a)       di sue operazioni relative alle attività economiche di cui all’articolo 4, paragrafo 2, effettuate all’estero, che darebbero
         diritto a deduzione se fossero effettuate all’interno del paese; 
      
      b)       di sue operazioni esenti ai sensi dell’(…) articolo 15 (…); 
      c)       di sue operazioni esenti ai sensi dell’articolo 13 B, lettera a) e lettera d), punti da 1 a 5, quando il cliente risieda fuori
         della Comunità o quando tali operazioni sono direttamente connesse a beni destinati a essere esportati in un paese non appartenente
         alla Comunità». 
      
      7       L’art. 1, punto 22, della direttiva 91/680 ha introdotto, nella sesta direttiva, nel suo testo iniziale, il titolo XVI bis,
         intitolato «Regime transitorio di tassazione degli scambi tra Stati membri», contenente, in particolare, gli artt. 28 bis - 28 septies.
         La direttiva 91/680 doveva essere trasposta nell’ordinamento nazionale entro il 1° gennaio 1993.
      
      8       L’art. 28 bis della sesta direttiva così recita: 
      «1. Sono parimenti soggetti all’IVA:
      a)      gli acquisti intracomunitari di beni effettuati a titolo oneroso all’interno del paese da un soggetto passivo che agisce in
         quanto tale o da un ente che non è soggetto passivo, quando il venditore è un soggetto passivo che agisce in quanto tale,
         che non beneficia della franchigia d’imposta prevista dall’articolo 24 (…)
      
      (…)».
      9       L’art. 28 ter, parte A, n. 1, della sesta direttiva precisa quanto segue: 
      «È considerato luogo d’acquisto intracomunitario di beni il luogo in cui questi si trovano al momento dell’arrivo della spedizione
         o del trasporto a destinazione dell’acquirente». 
      
      10     L’art. 28 quater, parte A, lett. a), primo comma, e parte B, lett. a), della sesta direttiva dispone quanto segue:
      «A. Esenzione delle cessioni di beni
      Fatte salve altre disposizioni comunitarie e alle condizioni da essi fissate per assicurare una corretta e semplice applicazione
         delle esenzioni previste qui di seguito e prevenire ogni possibile frode, evasione ed abuso, gli Stati membri esentano:
      
      a)       le cessioni di beni ai sensi dell’articolo 5 (…), spediti o trasportati, dal venditore o dall’acquirente o per loro conto,
         fuori dal territorio di cui all’articolo 3 ma all’interno della Comunità, effettuate per un altro soggetto passivo o per un
         ente che non è soggetto passivo, che agisce in quanto tale in uno Stato membro diverso dallo Stato di partenza della spedizione
         o del trasporto dei beni.
      
      (…)
      B. Esenzione degli acquisti intracomunitari di beni
      Fatte salve altre disposizioni comunitarie e alle condizioni da essi fissate per assicurare una corretta e semplice applicazione
         delle esenzioni qui di seguito e prevenire ogni possibile frode, evasione ed abuso, gli Stati membri esentano:
      
      a)       gli acquisti intracomunitari di beni la cui cessione da parte di soggetti passivi sarebbe comunque esentata all’interno del
         paese».
      
      11     L’art. 28 septies, punto 1, della sesta direttiva così dispone:
      «1. Il testo dell’articolo 17, paragrafi 2, 3 e 4 è sostituito dal testo seguente:
      (…)
      3. Gli Stati membri accordano altresì ad ogni soggetto passivo la deduzione o il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto
         di cui al paragrafo 2 nella misura in cui i beni e i servizi sono utilizzati ai fini:
      
      (…) 
      b)      di sue operazioni esenti ai sensi (…) dell’articolo 28 quater, punti A e C».
      
      12     Anteriormente al 1° gennaio 1993 le operazioni intracomunitarie ricadevano nell’art. 15 della sesta direttiva, intitolato:
         «Esenzione delle operazioni all’esportazione, delle operazioni assimilate e dei trasporti internazionali». I nn. 1‑3 e 13
         del detto articolo prevedevano, nel testo vigente anteriormente all’entrata in vigore delle direttive e 91/680 e 92/111, quanto
         segue:
      
      «Fatte salve le altre disposizioni comunitarie, gli Stati membri esentano, a condizioni da essi fissate per assicurare una
         corretta e semplice applicazione delle esenzioni stesse e prevenire ogni possibile frode, evasione ed abuso: 
      
      1.       le cessioni di beni spediti o trasportati dal venditore o per suo conto fuori del territorio del paese di cui all’articolo 3;
         
      
      2.       le cessioni di beni spediti o trasportati, da un acquirente che non risieda nel territorio del paese o per conto del medesimo,
         fuori dal territorio di cui all’articolo 3 (…); 
      
      3.       le prestazioni di servizi consistenti in lavori inerenti a beni mobili che sono stati acquistati o importati per subire tali
         lavori nel territorio di cui all’articolo 3 e sono spediti o trasportati fuori dal medesimo dal prestatore o dal destinatario
         che non sia stabilito all’interno del paese o per loro conto; 
      
      (…)
      13.       le prestazioni di servizi, compresi i trasporti e le operazioni accessorie ma eccettuate le prestazioni di servizi esenti
         conformemente all’articolo 13, quando esse sono direttamente connesse al transito, all’esportazione di beni o alle importazioni
         di merci che beneficiano delle disposizioni previste all’articolo 14, paragrafo 1, lettere b) e c), e all’articolo 16, paragrafo 1».
      
       Le normative nazionali
       La normativa lussemburghese
      13     L’art. 43, n. 1, lett. a) e c), della legge 12 febbraio 1979, recante modifica e integrazione della legge 5 agosto 1969 in
         materia di imposta sul valore aggiunto (Memorial A 1979, pag. 186; in prosieguo: la «legge sull’IVA») disponeva, nel testo vigente anteriormente al 1° gennaio 1993, quanto
         segue:
      
      «Sono [esenti] dall’[IVA], nei limiti e nelle condizioni che saranno stabilite con regolamento granducale: 
      a)      le cessioni di beni spediti o trasportati verso l’estero dal fornitore o da un terzo agente per suo conto;
      (…)
      c)      le prestazioni di servizi effettuate, nell’ambito di un’operazione di perfezionamento attivo, a beni già acquistati o importati
         ai fini di tale operazione e spediti o trasportati all’estero dal prestatore o da un terzo agente per suo conto».
      
      14     Il medesimo articolo, nel testo vigente successivamente a tale data, come modificato dall’art. II della legge 18 dicembre
         1992, recante modifica e integrazione della legge 12 febbraio 1979 in materia di imposta sul valore aggiunto (Memorial A 1992, pag. 3032), dispone, al n. 1, lett. d), quanto segue:
      
      «1. Sono [esenti] dall’[IVA] nei limiti e alle condizioni che verranno stabilite con regolamento granducale:
      (…)
      d)      le cessioni di beni, ai sensi degli artt. 9 e 12, lett. a)‑e), spediti o trasportati, dal cedente o da un terzo agente per
         suo conto ovvero dall’acquirente o da un terzo agente per suo conto, al di fuori del territorio nazionale ma all’interno della
         Comunità, effettuate a favore di altro soggetto passivo agente nell’ambito della proprio impresa ovvero a favore di persona
         giuridica non soggetta ad imposta in un altro Stato membro (…)».
      
      15     Ai termini dell’art. 44, n. 1, lett. l), secondo e terzo trattino, della legge sull’IVA:
      «1. Sono [esenti] dall’[IVA] nei limiti e alle condizioni che verranno stabiliti con regolamento granducale:
      (…)
      l)      le prestazioni di servizi e le cessioni dei beni seguenti:
      (…)
      –       le prestazioni di servizi effettuate nell’ambito dell’esercizio legale della professione di odontotecnico;
      –       le cessioni di protesi dentarie effettuate da medici dentisti e da odontotecnici nell’ambito dell’esercizio legale della loro
         professione».
      
      16     L’art. 49, nn. 1 e 2, lett. a), della legge sull’IVA così recita:
      «1. Non è deducibile l’[IVA] gravante sui beni e sui servizi utilizzati per effettuare cessioni di beni e prestazioni di servizi
         esenti o non ricompresi nella sfera di applicazione dell’imposta.
      
      (…)
      2. In deroga alle disposizioni del n. 1, il soggetto passivo è tuttavia autorizzato ad effettuare la deduzione dell’imposta,
         quando i beni o i servizi vengano utilizzati ai fini:
      
      a)      di proprie operazioni esenti ai sensi delle disposizioni previste dall’art. 43 o dalla relativa normativa di esecuzione».
       La normativa tedesca
      17     Ai termini dell’art. 4, punto 14, quarto periodo, della legge sull’imposta sul valore aggiunto (Umsatzsteuergesetz; in prosieguo:
         la «UStG»), l’esenzione delle operazioni afferenti l’attività, segnatamente, di dentista non si applica alla cessione o alla
         riparazione di protesi dentaria e di apparecchi di ortodonzia quando l’imprenditore li abbia fabbricati o riparati nella propria
         impresa.
      
      18     Ai termini dell’art. 12, n. 2, punto 6, dell’UStG, tali operazioni sono assoggettate ad aliquota ridotta. 
       La causa principale e le questioni pregiudiziali
      19     L’Eurodental è una società stabilita a Lussemburgo la cui attività consiste essenzialmente nel fabbricare e riparare protesi
         dentarie per clienti stabiliti in Germania. 
      
      20     Con decisione 26 marzo 1997, la competente amministrazione finanziaria negava all’Eurodental, per gli esercizi 1992 e 1993,
         la detrazione dell’IVA a monte gravante sui beni utilizzati per effettuare cessioni di beni e prestazioni di servizi a favore
         di clienti stabiliti in Germania, sulla base del rilievo che l’art. 44 della legge sull’IVA prevarrebbe sull’art. 43 della
         medesima, nel testo vigente anteriormente e successivamente al 1° gennaio 1993, ragion per cui l’art. 49, n. 2, lett. a),
         della legge stessa, che autorizza la detrazione dell’IVA a monte, non troverebbe applicazione.
      
      21     Il Tribunal d’arrondissement (Lussemburgo), adito dall’Eurodental con domanda di annullamento, dichiarava, con sentenza 16 dicembre
         2002, in riforma della detta decisione, che la detrazione era stata erroneamente negata. Dopo aver rilevato che i menzionati
         artt. 43 e 44 riguardano ognuno operazioni distinte – ove il primo attiene alle operazioni non destinate all’interno del paese,
         mentre il secondo riguarda le operazioni effettuate sul territorio del medesimo –, il detto giudice rilevava che l’art. 49
         della legge sull’IVA autorizzava la detrazione dell’IVA a monte per le operazioni previste dall’art. 43 della legge medesima,
         nel testo vigente anteriormente e successivamente al 1° gennaio 1993, a prescindere dal regime di esenzione dell’IVA applicabile
         all’interno del paese. Nessuna disposizione nazionale consentirebbe di affermare il primato dell’art. 44 della legge sull’IVA
         rispetto a quest’ultima disposizione.
      
      22     Avverso tale decisione la competente amministrazione finanziaria interponeva appello dinanzi al giudice del rinvio. Rilevando
         che nei testi legislativi non si rinviene soluzione della questione se l’art. 13 della sesta direttiva prevalga o meno sull’art. 28 quater
         della medesima, la Cour d’appel decideva di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se una cessione di beni che, qualora effettuata all’interno di uno Stato membro, sia esente da IVA ai sensi dell’art. 13,
         [parte A], n. 1, lett. e), della sesta direttiva (...) e non dia diritto alla detrazione dell’imposta assolta a monte ai sensi
         dell’art. 17 della detta direttiva, ricada nella sfera di applicazione, rispettivamente, dell’art. 15, nn. 1 e 2, della detta
         direttiva, nel testo vigente precedentemente al 1° gennaio 1993, nonché dell’art. 28 quater, [parte A], lett. a), e, di conseguenza,
         in quella dell’art. 17, n. 3, lett. b), della direttiva medesima, che consente la detrazione dell’imposta assolta a monte
         qualora il bene sia ceduto da un operatore con sede in uno Stato membro della Comunità ad altro operatore stabilito in un
         altro Stato membro e qualora siano soddisfatti i requisiti ai fini dell’applicazione, rispettivamente, dell’art. 15, nn. 1
         e 2, della detta direttiva, nel testo vigente precedentemente al 1° gennaio 1993, e dell’art. 28 quater, [parte A], lett. a),
         applicabile a decorrere dal 1° gennaio 1993.
      
      2)      Se una prestazione di servizi che, qualora effettuata all’interno di uno Stato membro, sia esente da IVA ai sensi dell’art. 13,
         [parte A], n. 1, lett. e), della sesta direttiva (...), e non dia diritto alla detrazione dell’imposta assolta a monte ai
         sensi dell’art. 17 della detta direttiva, ricada nella sfera di applicazione, rispettivamente, dell’art. 15, n. 3, della detta
         direttiva, nel testo vigente precedentemente al 1° gennaio 1993 (non essendo prevista per il 1993 alcuna disposizione di esenzione),
         e, di conseguenza, in quella dell’art. 17, n. 3, lett. b), della direttiva medesima, che consente la detrazione dell’imposta
         assolta a monte qualora la detta prestazione sia effettuata da un operatore con sede in uno Stato membro della Comunità a
         favore di un operatore stabilito in un altro Stato membro e qualora siano soddisfatti i requisiti ai fini dell’applicazione,
         rispettivamente, dell’art. 15, n. 3, della detta direttiva, nel testo vigente precedentemente al 1° gennaio 1993».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      23     Con le due questioni pregiudiziali, che appare opportuno esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente,
         se operazioni quali la fabbricazione e la riparazione di protesi dentarie, esenti dall’IVA in quanto attività di interesse
         generale se compiute all’interno di uno Stato membro, possano dar luogo alla detrazione dell’IVA a monte quando rivestano
         carattere di operazioni intracomunitarie. 
      
      24     La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda, come emerge dal tenore delle questioni, da un lato, la cessione di beni e
         la prestazione di servizi effettuate anteriormente al 1° gennaio 1993 e, dall’altro, la cessione di beni effettuata successivamente
         a tale data. Essa non verte, per conto, sulle prestazioni di servizi effettuate successivamente al 1° gennaio 1993.
      
      25     Si deve rammentare che l’art. 13, parte A, della sesta direttiva prevede l’esenzione dell’IVA per talune attività di interesse
         generale, tra cui, ai termini del n. 1, lett. e), di tale disposizione, le prestazioni di servizi effettuate dagli odontotecnici
         nell’esercizio della loro professione nonché le forniture di protesi dentarie dai medesimi effettuate. 
      
      26     Ai sensi dell’art. 17, n. 2, lett. a), della direttiva medesima, quando un soggetto passivo fornisce beni o servizi ad un
         altro soggetto passivo che li utilizzi per effettuare operazioni esenti ex art. 13, parte A, della direttiva stessa, questi
         non ha, in linea di principio, il diritto di detrarre l’IVA a monte, in quanto, in tal caso, i beni ed i servizi di cui trattasi
         nono sono stati utilizzati per operazioni soggette ad imposta (v., in tal senso, sentenze 19 gennaio 1982, causa 8/81, Becker,
         Racc. pag. 53, punto 44, e 26 settembre 1996, causa C‑302/93, Debouche, Racc. pag. I‑4495, punto 16).
      
      27     Nella specie, dalla decisione di rinvio emerge che nella controversia principale è pacifico che le operazioni effettuate dalla
         Eurodental ricadano nella sfera di applicazione di queste ultime disposizioni in quanto compiute all’interno dello Stato membro
         in cui la detta società è stabilita. Con la domanda di pronuncia pregiudiziale il giudice del rinvio intende, quindi, unicamente
         accertare se le dette operazioni continuino a ricadere nella sfera di applicazione delle stesse disposizioni quando siano
         compiute a favore di clienti stabiliti in un altro Stato membro, nella specie in Germania. 
      
      28     Trattandosi di operazioni di natura intracomunitaria, l’art. 15, nn. 1‑3, della sesta direttiva, nel testo vigente anteriormente
         al 1° gennaio 1993, prevedeva l’esenzione delle cessioni e delle prestazioni di servizi attinenti a beni spediti o trasportati
         al di fuori dello Stato membro. Successivamente a tale data, l’esenzione di tali cessioni verso un altro Stato membro è prevista
         dall’att. 28 quater, parte A, lett. a), primo comma, della direttiva stessa. Ai sensi del precedente art. 17, n. 3, lett. b),
         nel testo risultante dall’art. 28 septies, punto 1, della direttiva medesima, tali operazioni autorizzano la detrazione dell’IVA
         a monte nello Stato membro di partenza della spedizione o del trasporto intracomunitario dei beni (v. sentenza 6 aprile 2006,
         causa C‑245/04, EMAG Handel Eder, Racc. pag. I‑3227, punto 30).
      
      29     La competente amministrazione finanziaria ritiene, tuttavia, che le operazioni intracomunitarie oggetto della causa principale
         non consentano il diritto alla detrazione, in quanto l’art 13, parte A, n. 1, lett. e), della sesta direttiva – che prevede
         un’esenzione speciale – prevarrebbe sulle disposizioni più generali previste agli artt. 15 e 28 quater, parte A, lett. a),
         della direttiva stessa.
      
      30     Per contro, secondo la Eurodental, atteso che l’art. 13 della sesta direttiva, da un lato, ed i successivi artt. 15 e 28 quater,
         dall’altro, presentano sfere di applicazione differenti, il detto art. 13 non potrebbe prevalere su questi ultimi. Infatti,
         dal tenore del titolo delle dette singole disposizioni emergerebbe che l’art. 13 della direttiva si applicherebbe unicamente
         alle operazioni effettuate all’interno dello Stato membro, mentre le operazioni tra Stati membri ricadrebbero, dal canto loro,
         nella sfera dei successivi artt. 15 e 28 quater. 
      
      31     A tal riguardo si deve osservare che, come sostenuto dalla Eurodental, l’art. 13 della sesta direttiva riguarda, come risulta
         dal tenore del suo titolo, le esenzioni «all’interno del paese», mentre i successivi artt. 15, nel testo vigente anteriormente
         al 1° gennaio 1993, e 28 quater, applicabile successivamente a tale data, attengono rispettivamente, come emerge dai loro
         titoli, alle «operazioni all’esportazione» e agli «acquisti intracomunitari».
      
      32     Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dalla Eurodental, non risulta peraltro che un’operazione contemplata dall’art. 13
         della sesta direttiva ricada necessariamente, quando rivesta carattere intracomunitario – e unicamente per tale motivo –,
         nella sfera dei detti artt. 15 e 28 quater, con la conseguenza che, in considerazione del rinvio operato dall’art. 17, n. 3,
         lett. b), della direttiva medesima a queste ultime disposizioni, tale operazione potrebbe consentire la detrazione dell’IVA
         a monte.
      
      33     Infatti, solamente a titolo eccezionale la sesta direttiva prevede, segnatamente, all’art. 17, n. 3, lett. b), il diritto
         alla detrazione dell’IVA relativa a beni o a servizi utilizzati per operazioni esenti (v. in tal senso, la sentenza 6 aprile
         1995, causa C‑4/94, BLP Group, Racc. pag. I‑983, punto 23). Pertanto, il tenore utilizzato dalla direttiva a tal riguardo
         dev’essere interpretato restrittivamente. 
      
      34     Orbene, se è pur vero che l’art. 17, n. 3, lett. b), della sesta direttiva rinvia, in termini generali, alle disposizioni
         della direttiva medesima relative all’esenzione delle operazioni intracomunitarie, vale a dire, rispettivamente, al precedente
         art. 15 per il periodo antecedente al 1° gennaio 1993 ed al successivo art. 28 quater per il periodo successivo alla data
         medesima, si deve necessariamente rilevare che tale disposizione non si riferisce minimamente alle esenzioni previste dall’art. 13
         della direttiva stessa a favore di talune attività.
      
      35     Al contrario, anteriormente al 1° gennaio 1993, l’art. 15 della sesta direttiva, cui faceva rinvio il successivo art. 17,
         n. 3, lett. b), escludeva espressamente, al n. 13, le prestazioni di servizi esenti ai sensi dell’art. 13 della direttiva
         medesima qualora fossero direttamente connesse a talune operazioni transfrontaliere. 
      
      36     Inoltre, l’art. 17, n. 3, lett. c), della sesta direttiva riconosce specificamente il diritto alla detrazione dell’imposta
         per quanto attiene a talune operazioni esenti ai sensi dell’art. 13, lett. b), della direttiva stessa. Come correttamente
         rilevato dalla Commissione delle Comunità europee, tale disposizione risulterebbe priva di oggetto se le esenzioni previste
         dall’art. 13 della direttiva fossero già ricomprese nel n. 3, lett. b, del detto art. 17.
      
      37     Pertanto, malgrado il menzionato tenore dei titoli delle pertinenti disposizioni della sesta direttiva, dall’esame del loro
         contenuto emerge che le operazioni esenti ai sensi dell’art. 13 della direttiva stessa non consentono il diritto alla detrazione
         dell’imposta versata a monte, anche quando tali operazioni rivestano carattere intracomunitario.
      
      38     Tale interpretazione, dedotta dal tenore letterale stesso della sesta direttiva, trova conferma sia negli obiettivi da questa
         perseguiti sia nella sua ratio e nel principio di neutralità fiscale.
      
      39     Per quanto attiene, in primo luogo, all’obiettivo perseguito dalla sesta direttiva, si deve rammentare che, per effetto dell’art. 2
         della prima direttiva del Consiglio 11 aprile 1967, 67/227/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati
         membri relative alle imposte sulla cifra d’affari (GU 1967, n. 71, pag. 1301), il principio del sistema comune dell’IVA consiste
         nell’applicare, nella Comunità, ai beni ed ai servizi un’imposta generale sul consumo esattamente proporzionale al prezzo
         dei beni e dei servizi, qualunque sia il numero di transazioni intervenute nel processo di produzione e di distribuzione antecedente
         alla fase dell’imposizione (v. ordinanza 3 marzo 2004, causa C‑395/02, Transport Service, Racc. pag. I‑1991, punto 20). 
      
      40     Orbene, come correttamente rilevato dalla competente amministrazione finanziaria e dalla Commissione, se operazioni intracomunitarie
         come quelle oggetto della causa principale consentissero il diritto alla detrazione dell’IVA a monte nello Stato membro di
         partenza, queste potrebbero essere effettuate nella Comunità in esenzione totale dall’IVA. Infatti, nell’eventualità in cui
         tali operazioni siano esenti all’interno dello Stato membro di destinazione ai sensi dell’art. 13 della sesta direttiva, da
         un lato, esse risulterebbero necessariamente esenti in tale Stato membro quali acquisti intracomunitari ai termini dell’art. 28 quater,
         parte B, lett. a), della direttiva e, dall’altro, non potrebbero dar luogo ad alcuna riscossione dell’IVA nello Stato membro
         d’origine, in quanto l’imposta a monte verrebbe dedotta e, per effetto dell’art. 28 quater, parte A, lett. a), primo comma,
         della direttiva medesima, non avrebbe luogo nessuna imposizione.
      
      41     Dalla finalità del sistema comune dell’IVA e del regime transitorio istituito dalla direttiva 91/680 ai fini della tassazione
         degli scambi tra gli Stati membri emerge che un soggetto passivo che benefici di un’esenzione e che, conseguentemente, non
         abbia diritto alla detrazione dell’imposta versata a monte all’interno di uno Stato membro non può nemmeno godere di tale
         diritto quando l’operazione interessata rivesta carattere intracomunitario (v., in tal senso, sentenza Debouche, cit., punto 15).
      
      42     Tale principio è sancito dall’art. 17, n. 3, lett. a), della sesta direttiva, in quanto, per effetto di tale disposizione,
         il diritto alla detrazione dell’IVA relativa ad un’operazione effettuata all’estero è esclusa quando tale operazione non dia
         luogo a detrazione all’interno dello Stato membro.
      
      43     Per quanto attiene, in secondo luogo, alla ratio della sesta direttiva, si deve osservare che le esenzioni previste all’art. 13,
         parte A, della medesima, essendo disposte unicamente a favore di talune attività di interesse generale elencate e descritte
         dettagliatamente nella disposizione medesima, rivestono natura specifica (v., in tal senso, sentenza 20 novembre 2003, causa
         C‑307/01, D’Ambrumenil et Dispute Resolution Services, Racc. pag. I‑3989, punto 54). Per contro, l’esenzione a favore delle
         operazioni di natura intracomunitaria risultante dall’art. 15 della direttiva stessa per il periodo anteriore al 1° gennaio
         1993, e prevista dall’art. 28 quater della medesima per il periodo successivo a tale data, riveste natura generale, riguardando
         in modo indeterminato le operazioni economiche fra gli Stati membri. 
      
      44     Ciò premesso, risponde alla ratio della sesta direttiva il fatto che il regime applicabile alle esenzioni specifiche previste
         all’art. 13, parte A, di tale direttiva prevalga su quello applicabile alle esenzioni generali previste dalla direttiva stessa
         con riguardo alle operazioni di natura intracomunitaria. 
      
      45     Contrariamente a quanto sostenuto dal governo tedesco, tale rilievo non viene messo minimamente in discussione dall’art. 26 ter,
         parte G, n. 1, della sesta direttiva. Infatti, per quanto – come affermato da tale governo – possa essere dedotto dalle disposizioni
         di tale articolo, che istituisce un regime particolare di imposizione per l’oro da investimento, che uno Stato membro non
         può rinunciare ad applicare l’esenzione delle cessioni intracomunitarie concernenti tale prodotto, laddove, in presenza di
         talune condizioni, può, in linea di principio, rinunciare ad applicare l’esenzione prevista da tale regime ad operazioni specifiche
         effettuate nello Stato membro medesimo, tale circostanza non dimostrerebbe minimamente il primato della prima esenzione sulla
         seconda, bensì confermerebbe tutt’al più che ognuna di tali esenzioni obbedisce a regole proprie di tenore e finalità differenti.
      
      46     Infine, per quanto attiene, in terzo luogo, al principio di neutralità fiscale, si deve rammentare che tale principio osta,
         in particolare, a che prestazioni analoghe, che si trovino quindi in concorrenza tra di loro, siano trattate in maniera diversa
         sotto il profilo dell’IVA (v., in tal senso, sentenza 26 maggio 2005, causa C‑498/03, Kingscrest Associates e Montecello,
         Racc. pag. I‑4427, punto 54).
      
      47     Orbene, se le operazioni oggetto della causa principale consentissero il diritto alla detrazione dell’imposta quando rivestano
         carattere intracomunitario, il detto principio non risulterebbe rispettato, in quanto le stesse operazioni, laddove siano
         compiute all’interno di uno Stato membro, non danno luogo, di per se stesse, a detrazione. Conseguentemente, i soggetti passivi
         che effettuino un’operazione intracomunitaria si troverebbero in una posizione più vantaggiosa rispetto ai soggetti passivi
         che effettuino un’operazione interna (v., in tal senso, sentenza Debouche, cit., punto 19).
      
      48     Il governo tedesco sottolinea tuttavia che, nella causa principale, poiché la Repubblica federale di Germania applica il regime
         transitorio previsto dall’art. 28, n. 3, lett. a), della sesta direttiva, in combinato disposto con il punto 2 dell’allegato E
         della direttiva medesima – regime che consente a tale Stato di continuare a tassare le operazioni di cui trattasi –, queste
         potrebbero subire una doppia imposizione, in quanto potrebbero essere nuovamente tassate in tale Stato membro per effetto
         della detta disposizione, letta nel combinato disposto con gli artt. 28 bis, n. 1, lett. a), primo comma, e 28 ter, parte A,
         n. 1, della stessa direttiva, mentre l’IVA versata a monte a Lussemburgo non potrebbe essere portata in detrazione. Per contro,
         le stesse operazioni, benché tassabili quando siano effettuate all’interno del detto Stato membro, darebbero luogo a detrazione.
         Né risulterebbe che i soggetti passivi stabiliti in Germania sarebbero avvantaggiati rispetto ai loro concorrenti stabiliti
         a Lussemburgo. 
      
      49     Tale argomento, contestato dalla Commissione e dall’amministrazione finanziaria competente, non può trovare accoglimento.
      50     Si deve rammentare che il regime comunitario dell’IVA costituisce il risultato di un’armonizzazione graduale delle leggi nazionali
         nell’ambito degli artt. 93 CE e 94 CE. Come la Corte ha più volte rilevato, tale armonizzazione, nel modo in cui è stata realizzata
         da una serie di direttive e, in particolare, dalla sesta direttiva, è ancora parziale (sentenza 5 dicembre 1989, causa C‑165/88,
         ORO Amsterdam Beheer e Concerto, Racc. pag. I‑4081, punto 21). 
      
      51     La prevista armonizzazione non è stata quindi ancora realizzata, considerato che la sesta direttiva ha autorizzato senza riserve
         gli Stati membri, ai sensi dell’art. 28, n. 3, lett. a), della medesima, a continuare a mantenere in vigore talune disposizioni
         della loro normativa nazionale anteriori alla sesta direttiva, disposizioni che, in assenza di tale autorizzazione, risulterebbero
         incompatibili con la direttiva stessa (v., in tal senso, sentenza 13 luglio 2000, causa C‑36/99, Idéal tourisme, Racc. pag. I‑6049,
         punto 38).
      
      52     Orbene, se è pur vero che uno Stato membro che, come la Repubblica federale di Germania, mantenga tali disposizioni nella
         propria normativa nazionale, non viola la sesta direttiva (v., in tal senso, la sentenza Idéal tourisme, cit., punto 38),
         resta il fatto che la tassazione consentita dall’art. 28, n. 3, lett. a), della direttiva stessa non costituisce una tassazione
         armonizzata, che faccia parte integrante del regime dell’IVA quale istituito dalla sesta direttiva per talune attività di
         interesse generale, bensì una tassazione autorizzata unicamente per un periodo transitorio (v., in tal senso, sentenza 7 marzo
         2002, causa C‑169/00, Commissione/Finlandia, Racc. pag. I‑2433, punto 34). L’art. 28, n. 4, della sesta direttiva mira all’eliminazione
         di tale regime derogatorio e transitorio (v., in tal senso, sentenze 29 aprile 1999, causa C‑136/97, Norbury Developments,
         Racc. pag. I‑2491, punto 19, e Ideal tourisme, cit., punto 32).
      
      53     Si deve quindi necessariamente rilevare che la particolare situazione di cui si avvale il governo tedesco nella specie per
         giustificare la detrazione dell’IVA a monte a Lussemburgo, situazione che non ha del resto indotto il giudice del rinvio a
         modulare le proprie questioni pregiudiziali sulla base del regime dell’IVA applicato da tale Stato membro di destinazione,
         deriva, al tempo stesso, dal fatto che la facoltà, concessa dal regime transitorio di continuare a tassare le operazioni di
         cui trattasi, non è stata ancora eliminata e dalla scelta della Repubblica federale di Germania di optare per tale regime
         derogatorio di natura transitoria, ragion per cui tale situazione è collegata al fatto che l’IVA non è stata ancora oggetto,
         allo stato attuale, di un’armonizzazione completa da parte del legislatore comunitario. 
      
      54     Orbene, il regime eccezionale, previsto dall’art. 28, n. 3, lett. a), della sesta direttiva, deve costituire oggetto di interpretazione
         restrittiva (v., in tal senso, sentenza Commissione/Finlandia, cit., punto 34) e non può essere esteso pertanto agli Stati
         membri che si siano informati al principio accolto dalla sesta direttiva, esentando talune attività di interesse generale
         elencate all’art. 13 della direttiva medesima. Non può infatti ammettersi che sull’obbligo di questi ultimi Stati membri di
         non concedere la detrazione – ai sensi dell’art. 17, n. 2, lett. a), della direttiva stessa – dell’IVA gravante a monte sulle
         dette attività esenti possa incidere la decisione di un altro Stato membro di optare per un regime derogatorio e transitorio,
         tanto più ove si consideri che l’eliminazione di quest’ultimo regime costituisce l’obiettivo perseguito dall’art. 28, n. 4,
         della sesta direttiva. 
      
      55     Una siffatta estensione sarebbe d’altronde contraria all’art. 28, n. 3, lett. a), della sesta direttiva, atteso che tale disposizione
         non consente ad uno Stato membro che, come il Granducato del Lussemburgo, esenti l’operazione di cui trattasi in applicazione
         del regime armonizzato previsto dall’art. 13 della direttiva di introdurre o reintrodurre un regime di tassazione per tale
         operazione, consentendo così il diritto alla detrazione dell’IVA versata a monte, ancorché al fine di rimediare ad un’eventuale
         distorsione della concorrenza che possa compromettere il principio comunitario di parità di trattamento che, in materia di
         IVA, si riflette nel principio di neutralità fiscale (v., in tal senso, sentenze 17 ottobre 1991, causa C‑35/90, Commissione/Spagna,
         Racc. pag. I‑5073, punti 8 e 9, e Idéal tourisme, cit., punto 33). Per contro, tenuto conto della natura transitoria del regime
         derogatorio di tassazione per il quale ha optato la Repubblica federale di Germania, nulla impedisce a quest’ultima, conformemente
         all’obiettivo perseguito dall’art. 28, n. 4, della sesta direttiva, di decidere di esentare parimenti, come postulato in linea
         di principio dalla direttiva stessa, l’operazione di cui trattasi al fine di far venir meno tale distorsione della concorrenza
         (v., in tal senso, sentenza Idéal tourisme, cit., punto 33). 
      
      56     A tal riguardo si deve sottolineare, in particolare, che la circostanza secondo cui il mantenimento in taluni Stati membri
         del regime derogatorio e transitorio di cui trattasi potrebbe eventualmente implicare distorsioni della concorrenza in Germania
         non può minimamente autorizzare quest’ultimo Stato membro a creare esso stesso distorsioni della concorrenza a detrimento
         degli Stati che abbiano trasposto le disposizioni della sesta direttiva (v., in tal senso, sentenza 27 ottobre 1992, causa
         C‑74/91, Commissione/Germania, Racc. pag. I‑5437, punto 25). Orbene, ciò si verificherebbe nella specie se la Eurodental venisse
         autorizzata a detrarre l’IVA a Lussemburgo, considerato che, in tal caso, le operazioni interne a tale Stato membro, che non
         consentono il diritto alla detrazione dell’imposta a monte, risulterebbero sfavorite rispetto alle operazioni intracomunitarie
         effettuate a partire dallo Stato medesimo. 
      
      57     Per quanto attiene alla particolare situazione invocata dal governo tedesco, spetta quindi al legislatore comunitario adottare
         tutti i necessari provvedimenti per istituire il regime comunitario definitivo delle esenzioni dall’IVA e realizzare, in tal
         modo, la graduale armonizzazione delle normative nazionali in materia di IVA, che costituisce l’unico strumento idoneo per
         eliminare le distorsioni di concorrenza risultanti dall’esistenza dei regimi derogatori e transitori consentiti dalla sesta
         direttiva (v., in tal senso, sentenze 5 ottobre 1999, causa C‑305/97, Royscot e a., Racc. pag. I‑6671, punto 31, e Idéal tourisme,
         cit., punto 39).
      
      58     Conseguentemente, le questioni pregiudiziali devono essere risolte nel senso che un’operazione esente dall’IVA all’interno
         di uno Stato membro per effetto dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. e), della sesta direttiva non consente il diritto alla
         detrazione dell’IVA versata a monte ai sensi dell’art. 17, n. 3, lett. b), della direttiva medesima, ancorché costituisca
         un’operazione intracomunitaria, a prescindere dal regime dell’IVA applicabile nello Stato membro di destinazione. 
      
       Sulle spese
      59     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione. 
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      Un’operazione esente dall’imposta sul valore aggiunto all’interno di uno Stato membro per effetto dell’art. 13, parte A, n. 1,
            lett. e), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni
            degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile
            uniforme, nel testo risultante dalle direttive del Consiglio 16 dicembre 1991, 91/680/CEE, che completa il sistema comune
            di imposta sul valore aggiunto e modifica, in vista della soppressione delle frontiere fiscali, la direttiva 77/388/CEE, e
            14 dicembre 1992, 92/111/CEE, che modifica la direttiva 77/388/CEE in materia di imposta sul valore aggiunto e che prevede
            misure di semplificazione, non consente il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto versata a monte ai sensi
            dell’art. 17, n. 3, lett. b), della direttiva medesima, ancorché costituisca un’operazione intracomunitaria, a prescindere
            dal regime di imposta sul valore aggiunto applicabile nello Stato membro di destinazione.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.