CELEX: 52012PC0634
Language: it
Date: 2012-11-05
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di cuoi e pelli scamosciati originari della Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio

|
			
		
		
		52012PC0634
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di cuoi e pelli scamosciati originari della Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio /* COM/2012/0634 final - 2012/0300 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1)           CONTESTO DELLA PROPOSTA
·      Motivazione e obiettivi della proposta
La presente proposta riguarda l’applicazione del
regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del
30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto
di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (“il regolamento
di base”) nel procedimento di riesame in previsione della scadenza del dazio
antidumping in vigore sulle importazioni di cuoi e pelli scamosciati originari
della Repubblica popolare cinese.
·      Contesto generale
La presente proposta è presentata nel quadro
dell’attuazione del regolamento di base ed è il risultato di un’inchiesta
svolta in conformità ai requisiti sostanziali e procedurali del regolamento di
base.
·      Disposizioni vigenti nel settore della proposta
Un dazio antidumping definitivo sulle importazioni
di cuoi e pelli scamosciati di cui ai codici NC 4114 10 10 e
4114 10 90 originari della Repubblica popolare cinese era stato
istituito dal regolamento (CE) n. 1338/2006 (GU L 251, del 14.9.2006, pag.
1.).
·      Coerenza con altri obiettivi e politiche dell’Unione
Non pertinente.
2)           CONSULTAZIONE DELLE PARTI INTERESSATE E
VALUTAZIONE D’IMPATTO
·      Consultazione delle parti interessate
Le parti interessate coinvolte nel procedimento
hanno avuto la possibilità di difendere i propri interessi durante l’inchiesta
in conformità a quanto disposto dal regolamento di base.
·      Ricorso al parere di esperti
Non è stato necessario consultare esperti esterni.
·      Valutazione d’impatto
La presente proposta è il risultato
dell’attuazione del regolamento di base.
Il regolamento di base non fornisce una
valutazione d’impatto generale ma contiene un elenco esauriente delle
condizioni da valutare.
3)           ELEMENTI GIURIDICI DELLA PROPOSTA
·      Sintesi delle misure proposte
In data 13 settembre 2011, su richiesta motivata
di 2 produttori dell’Unione, la Commissione ha aperto un riesame in previsione
della scadenza del dazio antidumping in vigore nei confronti delle importazioni
di cuoi e pelli scamosciati originari della Repubblica popolare cinese.
L’inchiesta di riesame ha dimostrato che esiste un
rischio di persistenza del dumping e del pregiudizio per l’industria
dell’Unione se si lasciassero scadere le misure antidumping. L’inchiesta ha
concluso inoltre che il mantenimento delle misure non sarebbe stato contrario
all’interesse dell’Unione.
Si propone pertanto che il Consiglio adotti
l’allegata proposta di regolamento volto a prorogare le misure in vigore che
devono essere pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea entro il 12
dicembre 2012.
·      Base giuridica
Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio,
del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di
dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea.
·      Principio di sussidiarietà
La proposta è di competenza esclusiva dell’Unione
Europea. Non si applica pertanto il principio di sussidiarietà.
·      Principio di proporzionalità
La proposta rispetta il principio di
proporzionalità per le seguenti ragioni:
Il tipo di intervento è descritto nel summenzionato
regolamento di base e non lascia margini all’adozione di decisioni a livello
nazionale.
Non è necessario indicare il modo per ridurre al
minimo e adeguare all’obiettivo della proposta l’onere finanziario e
amministrativo a carico dell’Unione, dei governi nazionali, degli enti locali e
regionali, degli operatori economici e dei cittadini.
·      Scelta dello strumento
Strumento proposto: regolamento.
Altri strumenti non risulterebbero adeguati per il
seguente motivo:
il regolamento di base non prevede altre opzioni.
4)           INCIDENZA SUL BILANCIO
La proposta non
incide sul bilancio dell’Unione.
2012/0300 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di cuoi e pelli scamosciati originari della
Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza
ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009
del Consiglio
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell’Unione europea,
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009
del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea[1]
(“il regolamento di base”), in particolare l’articolo 9, paragrafo 4. e
l’articolo 11, paragrafo 2, 
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea (“la Commissione”) e dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A.        PROCEDURA
1.           Misure in vigore
(1)       In seguito a un’inchiesta
antidumping (“l’inchiesta iniziale”), il Consiglio ha istituito con il
regolamento (CE) n. 1338/2006[2],
un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di cuoi e pelli scamosciati,
attualmente classificati al codice NC 4114 10 10 e
4114 10 90 originari della Repubblica popolare cinese (RPC o “il
paese interessato”) (“le misure antidumping definitive”). Le misure hanno
assunto la forma di un dazio ad valorem a livello del 58,9%.
2.           Domanda
di riesame in previsione della scadenza
(2)       In seguito alla pubblicazione
dell’avviso di imminente scadenza[3]
delle vigenti misure antidumping definitive, la Commissione ha ricevuto in data
14 giugno 2011 una domanda di apertura di un riesame in previsione
della scadenza di tali misure ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2,
del regolamento di base. La domanda è stata presentata dalla UK Leather
Federation (“il richiedente”) che rappresenta più del 50% della produzione
comunitaria totale di cuoi e pelli scamosciati.
(3)       La domanda si basava sul
fatto che la scadenza delle misure avrebbe probabilmente comportare il
persistere o la reiterazione del dumping e del pregiudizio ai danni
dell’industria dell’Unione.
3.           Apertura di un riesame in
previsione della scadenza
(4)       Avendo stabilito, dopo aver
sentito il comitato consultivo, che esistevano elementi di prova sufficienti
per aprire un riesame in previsione della scadenza, in data
13 settembre 2011, la Commissione annunciava, con avviso pubblicato
sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea[4] (“avviso di apertura”),
l’apertura di un riesame in previsione della scadenza, in conformità
all’articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base.
4.           Inchiesta
4.1.        Periodo dell’inchiesta di
riesame e periodo considerato
(5)       L’inchiesta sul persistere
del dumping ha riguardato il periodo dall’1 luglio 2010 al
30 giugno 2011 (“periodo dell’inchiesta di riesame” o “PIR”). L’esame
delle tendenze pertinenti alla valutazione del rischio di persistenza del
pregiudizio ha riguardato il periodo dall’1 gennaio 2008 alla fine
del periodo dell’inchiesta di riesame (“periodo in esame”).
4.2.        Parti interessate
all’inchiesta
(6)       La Commissione ha
ufficialmente informato dell’apertura del riesame in previsione della scadenza
il richiedente, altri produttori noti dell’Unione, produttori esportatori del
paese interessato, importatori non collegati, utenti dell’Unione notoriamente
interessati e i rappresentanti del paese interessato. Alle parti interessate è
stata offerta la possibilità di render note le proprie osservazioni per
iscritto e di chiedere un’audizione entro il termine previsto nell’avviso di
apertura.
(7)       Dato l’elevato numero di
produttori, di produttori esportatori e di importatori dell’Unione, è stato
ritenuto opportuno, ai sensi dell’articolo 17 del regolamento di base, valutare
l’ipotesi di ricorrere a un campionamento. Per consentire alla Commissione di
decidere se esso fosse necessario e, in tal caso, di selezionarlo, le parti
summenzionate sono state invitate, ai sensi dell’articolo 17 del
regolamento di base, a manifestarsi entro 15 giorni dall’apertura del
riesame e a fornire alla Commissione le informazioni richieste nell’avviso di
apertura.
(8)       È stato fatto un
campionamento dei produttori dell’Unione e, su 3 produttori noti dell’Unione,
vi sono stati inseriti 2 gruppi di produttori.
(9)       Sono stati inoltre contattati
6 produttori esportatori noti della RPC. Nessuno di essi ha tuttavia
collaborato all’inchiesta.
(10)     Riguardo gli importatori, sono
stati identificati e invitati a fornire informazioni per il campionamento 35
importatori indipendenti nell’Unione di cuoi e pelli scamosciati. Solo 2 di
essi si sono manifestati e hanno accettato di collaborare all’attuale riesame.
Non è stato perciò necessario un campionamento per gli importatori
indipendenti.
(11)     La
Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e
a quelle che si sono manifestate entro il termine stabilito nell’avviso di
apertura. Sono pervenute risposte da gruppi inseriti nel campione dei
produttori dell’Unione e da 2 importatori non collegati che hanno collaborato.
Nessun produttore esportatore della RPC ha collaborato al riesame e nessuna
associazione di consumatori ha fornito informazioni alla Commissione o si è
manifestato nel corso dell’inchiesta.
(12)     La Commissione ha raccolto e
verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per stabilire il rischio
del persistere del dumping, il conseguente pregiudizio nonché l’interesse
dell’Unione. Sono state effettuate verifiche presso le sedi delle seguenti
parti interessate:
Produttori dell’Unione
–              
Hutchings & Harding Ltd, Cambridge, Regno
Unito; e
–              
Marocchinerie e Scamoscerie Italiane Spa, Torino,
Italia.
B.        PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO
SIMILE
(13)     Il prodotto in esame
nell’ambito del presente riesame è lo stesso dell’inchiesta iniziale, vale a
dire cuoi e pelli scamosciati e scamosciati combinati, anche tagliati, inclusi
i cuoi e le pelli scamosciati e gli scamosciati combinati in crosta originari
della Repubblica popolare cinese (“il prodotto in esame”), attualmente
classificabili ai codici NC 4114 10 10 e 4114 10 90.
(14)     L’inchiesta ha confermato,
come quella iniziale, che il prodotto in esame e i prodotti fabbricati e
venduti nel mercato interno dell’RPC, nonché quelli fabbricati e venduti
nell’UE da produttori UE, hanno le stesse caratteristiche fisiche e tecniche di
base e gli stessi impieghi e sono quindi considerati prodotti simili ai sensi
dell’articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
C.        RISCHIO DEL PERSISTERE DEL
DUMPING
(15)     Ai sensi dell’articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento di base, è stato esaminato se la scadenza delle
misure vigenti possa portare a una persistenza del dumping.
1.           Osservazioni preliminari
(16)     Poiché, come indicato al
considerando (9), non ha collaborato all’inchiesta nessuno dei 6 produttori
esportatori cinesi contattati, le conclusioni sulla probabilità del persistere
del dumping hanno dovuto basarsi sui dati disponibili, soprattutto sulle
informazioni presentate dal richiedente nella domanda di riesame e sulle
statistiche in conformità all’articolo 18 del regolamento di base.
2.           Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR
2.1.        Paese di riferimento
(17)     Ai sensi dell’articolo 2,
paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale
si calcola in base al prezzo o al valore normale costruito, ottenuto in un
determinato paese terzo a economia di mercato (“paese di riferimento”), o al
prezzo d’esportazione da tale paese terzo in altri paesi, UE compresa, oppure,
se ciò non sia possibile, su qualsiasi altra base equa, come il prezzo
realmente pagato o pagabile nell’UE per un prodotto simile, opportunamente
aggiustato se è necessario includervi un equo margine di profitto.
(18)     Nell’inchiesta iniziale, gli
USA sono stati scelti come paese di riferimento ai fini del calcolo del valore
normale. L’unico produttore di cuoi e pelli scamosciati attivo negli USA al
tempo dell’inchiesta iniziale ha chiuso il proprio impianto di produzione. Da
allora, l’impresa importa cuoi e pelli scamosciati tramite una joint venture in
Turchia. Poiché negli USA non esiste più una produzione significativa di cuoi e
pelli scamosciati, nell’avviso di apertura del presente riesame sono stati
considerati come riferimento altri paesi (Nuova Zelanda, Turchia e India). Sono
stati contattati potenziali produttori del paese di riferimento, in India,
Turchia e Nuova Zelanda, ma nessuno ha collaborato.
(19)     Mancando la collaborazione di
un produttore del paese di riferimento, il valore normale è stato calcolato in
base alle informazioni sul prezzo medio delle importazioni indiane verso l’UE
risultanti dalle statistiche Eurostat sulle importazioni per il PIR. (L’India è
il paese con il più alto volume di importazioni verso l’UE). Mancando la
collaborazione dei produttori esportatori della RPC, si è calcolato il prezzo
all’esportazione in base alle informazioni sul prezzo medio delle importazioni
cinesi verso l’UE risultanti dalle statistiche Eurostat sulle importazioni per
il PIR. Si calcola quindi il margine di dumping come differenza tra il prezzo
medio delle importazioni indiane verso l’UE, usate come valore normale, e il
prezzo medio delle importazioni cinesi usate, come prezzo all’esportazione.
Tale calcolo ha dato come risultato un margine di dumping pari al 64%.
2.2.        Andamento delle importazioni
in caso di abrogazione delle misure
(20)     Verificata l’esistenza di
pratiche di dumping durante il PIR, è stato esaminato il rischio del persistere
del dumping in caso di abrogazione delle misure. Poiché nessun produttore
esportatore della RPC ha collaborato alla presente inchiesta, le conclusioni che
seguono si basano, in conformità all’articolo 18 del regolamento di base,
sui dati disponibili, cioè le informazioni fornite nella domanda di riesame, i
dati forniti dal richiedente e i dati di Eurostat.
(21)     In proposito, sono stati
analizzati i seguenti elementi: andamento delle importazioni provenienti dalla
RPC, capacità produttiva e inutilizzata dei produttori esportatori e attrattiva
del mercato dell’UE in termini di prezzi e volumi.
(22)     Come indicato al considerando
32, dalla comparazione tra prezzi delle importazioni dalla RPC durante il PIR e
prezzi dell’industria UE emerge una sottoquotazione significativa (51,6%). Il
mercato dell’Unione continua a essere interessante per i produttori esportatori
cinesi, in termini sia di prezzo che di volume. Questa conclusione è confermata
dall’esistenza di significative capacità di produzione nella RPC dopo
l’istituzione delle misure, allorché le importazioni dalla RPC sono state
ridotte. Già prima dell’istituzione delle misure, la RPC triplicava la propria
quota di mercato dell’UE per tale prodotto - dal 10,7% nel 2001 al 31,7% nel
2004. I prezzi delle esportazioni cinesi verso l’UE sono inoltre superiori a
quelli praticati sui mercati di alcuni altri paesi terzi: ciò rende il mercato
dell’Unione interessante per i produttori esportatori cinesi.
(23)     L’analisi fin qui condotta
dimostra che le importazioni cinesi hanno continuato ad entrare nel mercato
dell’UE a prezzi di dumping, con margini di dumping molto alti. Tenuto conto in
particolare dei livelli dei prezzi nell’Unione e delle capacità inutilizzate
nella RPC, esiste effettivamente la probabilità del persistere del dumping se
le misure vengono abrogate.
D.        PREGIUDIZIO
1.           Industria dell’Unione
(24)     All’interno
dell’Unione il prodotto simile è fabbricato da tre (gruppi di) società. Due di
essi sono rappresentati dal richiedente e hanno sede nel Regno Unito e in
Italia con alcuni impianti di trasformazione in Polonia e Romania. Un terzo
produttore ha sede in Italia e ha appoggiato la domanda. Tutti gli altri produttori
di cuoi e pelli scamosciati hanno chiuso i loro siti di fabbricazione a partire
dal 2006 allorché furono introdotte le misure originarie.
(25)     La produzione totale dell’UE
ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base è stato stabilito
grazie alle risposte al questionario date dai produttori UE inseriti nel
campione e ai macrodati di base forniti dal terzo produttore per accertarne la
rappresentatività o per il campionamento. Queste società costituiscono
l’industria UE ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, e
dell’articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base e saranno di
seguito denominate “l’industria dell’Unione”. I 2 produttori del campione
rappresentano l’80% della produzione dell’Unione.
(26)     Poiché gli indicatori
microeconomici sul pregiudizio si fondano solo sui dati di 2 società, essi sono
presentati in forma indicizzata a fini di tutela della riservatezza, in
conformità all’articolo 19 del regolamento di base.
2.           Consumo nel mercato
dell’Unione
(27)     Il consumo dell’Unione è stato
calcolato sommando ai volumi delle vendite dell’industria dell’Unione sul
mercato UE i dati sulle importazioni forniti da Eurostat.
(28)     Si noti che, dal 2010,
notevoli quantità di cuoi e pelli scamosciati sono stati esportati verso il
resto dell’UE attraverso la Spagna (una quota di mercato pari al il 31% circa).
La Spagna non ha più alcuna produzione del prodotto simile, ma le vendite di
cuoi e pelli scamosciati dalla Spagna verso il resto della UE, superano le
importazioni. Tali volumi sono stati aggiunti alle cifre relative al consumo.
Tra il 2008 e il PIR, il consumo dell’UE è diminuito del 26% e il calo maggiore
si è registrato tra il 2009 e il 2010.
Tabella 1
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Consumo totale dell’UE ( 000 ft2)* || 22 107 || 22 300 || 28 434 || 27 827 
 Indice (2008=100) || 100 || 101 || 129 || 126 
* Dati provenienti da Eurostat e dalle
risposte al questionario
3.           Importazioni dalla RPC
(a) Volume e
quota di mercato
(29)     In seguito all’imposizione
delle misure nel 2006, le importazioni cinesi sono diminuite notevolmente e,
tuttora piuttosto limitate, corrispondono a una quota di mercato del 4% circa
durante il PIR. Ciononostante, durante il periodo in esame il volume delle
importazioni originarie della RPC è aumentato di 9 punti percentuali e ha
raggiunto il livello di 1 103 330 ft2 durante il PIR. Le
importazioni cinesi non sono tuttavia aumentate allo stesso ritmo del consumo
dell’Unione e, durante il periodo considerato, la loro quota di mercato è
diminuita.
Tabella 2
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni dal paese interessato ( 000 ft2)* || 1 010 000 || 786 670 || 883 330 || 1 103 330 
 Indice (2008=100) || 100 || 78 || 87 || 109 
 Quota di mercato delle importazioni dal paese interessato* || 5% || 4% || 3% || 4% 
* Dati provenienti da Eurostat
(b) Prezzi
(i) Andamento dei prezzi
(30)     Il prezzo medio delle
importazioni cinesi è cambiato durante il periodo in esame. Rispetto al 2008,
il prezzo è inizialmente salito nel 2009 per diminuire poi del 13% nel 2010 e
riprendersi fino ai livelli del 2008 durante il PIR.
Tabella 3
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni dal paese interessato (EUR/ft2)* || 0,45 || 0,61 || 0,39 || 0,46 
 Indice (2008=100) || 100 || 136 || 87 || 102 
* Dati provenienti da Eurostat 
(ii) Sottoquotazione dei prezzi
(31)     Per analizzare la
sottoquotazione dei prezzi, si compara la media ponderata dei prezzi di vendita
dell’industria UE ad acquirenti indipendenti sul mercato UE con la media
ponderata dei corrispondenti prezzi CIF praticati dagli esportatori della RPC.
I prezzi di vendita dell’industria UE sono stati perciò aggiustati fino a un livello
franco fabbrica soprattutto per i costi di credito, commissioni, imballaggio e
consegna. I prezzi CIF delle esportazioni dalla RPC sono stati ottenuti da
Eurostat e aggiustati per coprire tutti i costi di sdoganamento, come dazi
doganali e costi successivi all’importazione (prezzo allo sbarco).
(32)     Dalla comparazione emerge che
durante il PIR i prezzi delle importazioni del prodotto in esame erano
inferiori ai prezzi dell’industria UE del 51,6% circa.
4.           Situazione economica
dell’industria dell’Unione
(33)     Come disposto dall’articolo 3,
paragrafo 5, del regolamento di base, l’esame dell’impatto delle importazioni
in dumping sull’industria UE ha comportato una valutazione di tutti i fattori e
gli indici economici che possono aver influito sulla situazione dell’industria
dell’Unione nel periodo considerato.
(34)     Per analizzare il pregiudizio,
i relativi indicatori sono stati suddivisi in 2 livelli:
–     
gli indicatori macroeconomici (produzione,
capacità, volume delle vendite, quota di mercato, crescita, occupazione,
produttività, prezzi unitari medi, entità dei margini di dumping e recupero
dagli effetti di pratiche di dumping precedenti) sono stati valutati a per
l’intera industria UE grazie alle informazioni contenute nelle risposte al
questionario delle società inserite nel campione e ai macrodati forniti dal
terzo produttore della UE.
–     
l’analisi degli indicatori microeconomici (scorte,
salari, redditività, utile sul capitale investito, flusso di cassa, capacità di
reperire capitali e investimenti) si è fondata sulle informazioni contenute
nelle risposte al questionario, debitamente verificate, delle società inserite
nel campione. Tali informazioni sono considerate rappresentative dell’intera
produzione UE. Poiché gli indicatori si riferiscono a 2 sole società, le cifre
assolute, ai sensi dell’articolo 19 del regolamento di base, non possono essere
rivelate per ragioni di riservatezza; di seguito si forniscono solo degli
indici.
(a) Indicatori macroeconomici
4.1.        Produzione
(35)     Dal 2008, la produzione UE
subisce un calo continuo fino a essere inferiore, durante il PIR, del 12%
rispetto al livello del 2008 nonostante il consumo aumenti del 26% nello stesso
periodo.
Tabella 4
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Produzione ( 000 ft2)* || 7 659 || 7 223 || 7 100 || 6 753 
 Indice (2008=100) || 100 || 94 || 93 || 88 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.2.        Capacità di produzione e tasso
di utilizzo degli impianti
(36)     La capacità di produzione si è
mantenuta stabile tra il 2008 e il PIR. Sebbene la capacità di utilizzo degli
impianti fosse già modesta nel 2008, il calo della produzione tra il 2008 e il
PIR ha portato a un’ulteriore significativa riduzione delle capacità di
utilizzo pari a 7 punti percentuali tra il 2008 e il PIR.
Tabella 5
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Capacità di produzione ( 000 ft2)* || 13 290 || 13 290 || 13 290 || 13 290 
 Indice (2008=100) || 100 || 100 || 100 || 100 
 Capacità di utilizzo* || 58% || 54% || 53% || 51% 
 Indice (2008=100) || 100 || 94 || 93 || 88 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.3.        Volume
delle vendite
(37)     Le vendite dell’industria UE
sul mercato dell’Unione ad acquirenti indipendenti sono aumentate del 5% tra il
2008 e 2009, prima di calare del 2% nel 2010 e di aumentare nuovamente durante
il PIR. Nel complesso, il volume delle vendite aumenta del 9% nel periodo in
esame.
Tabella 6
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle vendite dell’industria UE ad acquirenti indipendenti ( 000 ft2)* || 5 144 || 5 393 || 5 324 || 5 627 
 Indice (2008=100) || 100 || 105 || 103 || 109 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.4.        Quota
di mercato
(38)     Tra il 2008 e il 2009,
l’industria UE riusciva a recuperare l’1% della sua già bassa quota di mercato
del 23% nel 2008, per scendere di 4 punti percentuali al 20% appena, durante il
PIR.
Tabella 7
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Quota di mercato dell’industria UE || 23% || 24% || 19% || 20% 
 Indice (2008=100) || 100 || 104 || 80 || 87 
* Dati provenienti da Eurostat e dalle
risposte al questionario
4.5.        Crescita
(39)     Tra il 2008 e il PIR, mentre
il consumo nell’Unione aumentava del 26%, il volume delle vendite dei
produttori UE sul mercato interno diminuiva del 9% e la loro quota di mercato
si riduceva di 3 punti percentuali. Si conclude pertanto che i produttori UE
non hanno potuto in alcun modo beneficiare della crescita del mercato.
4.6.        Occupazione
(40)     Dopo un primo forte calo
occupazionale pari al 9% tra il 2008 e il 2009, il livello dell’occupazione
nell’industria UE ha continuato a diminuire. Su 74 lavoratori dipendenti nel
2008 ne restavano solo 59 durante il PIR: un calo complessivo del 19%.
Tabella 8
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Occupazione rispetto al prodotto in esame (dipendenti)* || 74 || 67 || 62 || 59 
 Indice (2008=100) || 100 || 91 || 84 || 81 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.7.        Produttività
(41)     La produttività della
manodopera dell’industria UE (produzione annua per dipendente) è diminuita del
9% tra il 2008 e il PIR. Ciò a causa della riduzione dell’occupazione più
rapida del calo della produzione.
Tabella 9
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Produttività (ft2 per dipendente) || 104 031 || 107 536 || 114 512 || 113 655 
 Indice (2008=100) || 100 || 103 || 110 || 109 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.8.        Prezzi di vendita e fattori
che incidono sui prezzi del mercato interno
(42)     Tra il 2008 e il PIR, i prezzi
di vendita unitari dell’industria UE sono rimasti stabili. Come indicato sopra,
i prezzi dell’industria UE sono stati sottoquotati in misura significativa
dalle importazioni cinesi oggetto di dumping. L’industria UE, tuttavia, ha
mantenuto il livello dei prezzi a spese della quota di mercato.
Tabella 10
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Prezzo unitario sul mercato UE (EUR/ft2)* || 1,01 || 0,97 || 1,01 || 1,01 
 Indice (2008=100) || 100 || 96 || 100 || 100 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.9.        Entità del margine di dumping
(43)     Dati il volume, la quota di
mercato e i prezzi delle importazioni dalla RPC, l’impatto del margine di
dumping effettivo sull’industria UE non può essere considerato trascurabile.
4.10.      Ripresa dagli effetti di
precedenti pratiche di dumping
(44)     Gli indicatori di cui sopra
indicano che nonostante le misure antidumping istituite nel 2006, la situazione
economica e finanziaria dell’industria UE continua a essere assai fragile e
pregiudizievole. Non è perciò possibile constatare un effettivo superamento
delle conseguenze di pratiche di dumping precedenti; l’industria UE mantiene
dunque la sua vulnerabilità di fronte agli effetti pregiudizievoli di
importazioni in dumping sul mercato interno.
(b) Indicatori microeconomici
4.11.      Scorte
(45)     Tra il 2008 e il PIR, le
scorte finali dell’industria UE sono aumentate del 31%. Un’analisi approfondita
ha permesso di calcolare con precisione a quanti mesi di produzione corrispondevano
le scorte. In proposito, nel 2008 i produttori inseriti nel campione hanno
mantenuto scorte pari a circa 5 mesi di produzione (43%), tuttavia la pressione
esercitata dalle importazioni in dumping li ha obbligati ad accumulare scorte
pari a oltre 7 mesi di produzione (63% della produzione annuale totale) durante
il PIR. L’andamento delle scorte è un sintomo che conferma ulteriormente la
presenza di una situazione di pregiudizio.
Tabella 11
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Scorte finali (ft2)* || Dati riservati delle imprese 
 Indice (2008=100) || 100 || 116 || 135 || 131 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.12.      Salari
(46)     Il salario medio per addetto è
rimasto stabile tra il 2008 e 2009, e tra il 2010 e il PIR. Il forte aumento
del 20% tra il 2009 e il 2010 è dovuto al notevole aumento del costo del lavoro
in 2 società del campione, nonostante la riduzione dell’occupazione.
Tabella 12
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Costo annuale del lavoro per addetto (migliaia di EUR)* || Dati riservati delle imprese 
 Indice (2008=100) || 100 || 100 || 120 || 120 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.13.      Investimenti
(47)     Gli investimenti annuali
effettuati nella fabbricazione del prodotto simile dalle società del campione,
hanno riguardato soprattutto la manutenzione e sono aumentati del 21% tra il
2008 e il PIR. L’aumento netto registrato fra il 2010 e il PIR si deve
all’acquisto di apparecchiature da parte di una delle società del campione nel
2011.
Tabella 13
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Investimenti netti (EUR)* || Dati riservati delle imprese 
 Indice (2008=100) || 100 || 102 || 72 || 121 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.14.      Redditività e utile sul
capitale investito
(48)     L’industria UE ha subito
perdite durante tutto il periodo considerato. Tra il 2008 e il PIR, le perdite
(espresse in termini sia assoluti che di percentuale sul fatturato) sono più
che raddoppiate.
(49)     Analogamente, anche l’utile
sul capitale investito (return on investments - ROI) è stato negativo
per tutto il periodo in esame ed è peggiorato di 131 punti percentuali tra il
2008 e il PIR.
Tabella 14
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Utile netto delle vendite UE ad acquirenti indipendenti (in % delle vendite nette)* || Dati riservati delle imprese 
 Indice (2008=100) || -100 || -95 || -73 || -203 
 Utile sul capitale investito (utile netto in % del valore contabile netto degli investimenti)* || Dati riservati delle imprese 
 Indice (2008=100) || -100 || -95 || -73 || -231 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
4.15.      Flusso di cassa e capacità di
reperire capitali
(50)     Il flusso di cassa netto
relativo alle attività operative è stato negativo in tutto il periodo in esame
ed è peggiorato di 300 punti percentuali circa tra il 2008 e il PIR.
Tabella 15
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Flusso di cassa (EUR)* || Dati riservati delle imprese 
 Indice (2008=100) || -100 || -115 || -77 || -398 
* Dati desunti dalle risposte al questionario
(51)     Non sono emersi elementi tali
da far ritenere che l’industria UE abbia avuto difficoltà a reperire capitali.
(c) Impatto delle importazioni in dumping e
di altri fattori
4.16.      Impatto delle importazioni
oggetto di dumping
(52)     In seguito all’imposizione
delle misure, le importazioni cinesi sono notevolmente diminuite e, tuttora
piuttosto limitate, corrispondono a una quota di mercato del 4% circa durante
il PIR. Comparando i prezzi di tali importazioni con quelli dell’industria UE,
emerge tuttavia tutta la loro notevole sottoquotazione, pari al 51,6%. Dato che
i cuoi e le pelli scamosciati sono prodotti standardizzati, che la gamma dei
prodotti è molto limitata e che i prodotti cinesi ed europei sono di qualità
simile, la quota di mercato relativamente modesta delle importazioni cinesi
unita alla notevole sottoquotazione dimostra il forte impatto di tali
importazioni sull’industria della UE.
4.17.      Importazioni da altri paesi
(53)     Esistono importazioni
significative da India, Turchia e Nuova Zelanda nonché importazioni non
trascurabili da altri paesi che, insieme, rappresentano una quota di mercato
del 46% nel PIR (in calo rispetto al 60% del 2008).
(54)     Riguardo alle importazioni
provenienti dall’India, si noti che hanno volumi notevoli e che hanno aumentato
la propria quota di mercato dall’11% nel 2008 al 16% nel PIR. Inoltre, i prezzi
medi delle importazioni provenienti dall’India sono lievemente inferiori ai
prezzi medi dei produttori dell’UE. A causa del loro volume e del differenziale
di prezzo, è probabile che le importazioni indiane abbiano contribuito ad
aggravare la situazione economica dell’industria UE. Si osservi d’altra parte
che i prezzi delle importazioni indiane sono di oltre il 60% superiori a quelli
delle importazioni cinesi oggetto di dumping. Si ritiene perciò che questo
impatto sull’attuale situazione dell’industria UE sia limitato e non annulli
assolutamente il nesso di causalità tra importazioni in dumping e pregiudizio
se, come probabile, aumentassero le importazioni cinesi in dumping e la
situazione dell’industria UE si deteriorasse per un’eventuale abrogazione delle
misure.
Tabella 16
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni dall’India ( 000 ft2)* || 2 330,00 || 2 123,33 || 4 276,67 || 4 436,67 
 Quota di mercato delle importazioni dall’India || 11% || 10% || 15% || 16% 
 Prezzo medio delle importazioni dall’India (EUR/ft2) || 0,79 || 0,82 || 0,66 || 0,75 
* Dati provenienti da Eurostat e dalle
risposte al questionario
(55)     Esistono anche notevoli
importazioni dalla Turchia, con una quota di mercato del 10% durante il PIR
(rispetto al 18% del 2008). Ma i prezzi medi di tali importazioni sono molto
più alti di quelli dei cuoi e delle pelli scamosciati originari della RPC e
molto vicini al livello dei prezzi dell’industria UE. Poiché le importazioni
dalla Turchia tendono a diminuire e hanno prezzi relativamente elevati, si
ritiene che esse non annullino il nesso di causalità tra importazioni in
dumping e pregiudizio se, come probabile, aumentassero le importazioni cinesi
in dumping e la situazione dell’industria UE si deteriorasse per un’eventuale
abrogazione delle misure.
Tabella 17
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni dalla Turchia ( 000 ft2)* || 4 063,33 || 2 623,33 || 2 933,33 || 2 700,00 
 Quota di mercato delle importazioni dalla Turchia* || 18% || 12% || 10% || 10% 
 Prezzo medio delle importazioni dalla Turchia (EUR/ft2) || 0,77 || 0,89 || 1,05 || 1,20 
* Dati provenienti da Eurostat e dalle
risposte al questionario
(56)     Esistono anche significative
importazioni dalla Nuova Zelanda, che nel PIR hanno una quota di mercato del
7%, in aumento rispetto al 3% del 2008. I prezzi medi di tali importazioni sono
però molto più alti di quelli dei cuoi e delle pelli scamosciati originari
della RPC e addirittura superiori ai prezzi dell’industria UE. Poiché i prezzi
delle importazioni dalla Nuova Zelanda sono relativamente elevati, si ritiene
che esse non annullino il nesso di causalità tra importazioni in dumping e
pregiudizio se, come probabile, aumentassero le importazioni cinesi in dumping
e la situazione dell’industria UE si deteriorasse per un’eventuale abrogazione
delle misure.
Tabella 18
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni dalla Nuova Zelanda ( 000 ft2)* || 716,67 || 2 426,67 || 1 966,67 || 1 883,33 
 Quota di mercato delle importazioni dalla Nuova Zelanda* || 3% || 11% || 7% || 7% 
 Prezzo medio delle importazioni dalla Nuova Zelanda (EUR/ft2) || 1,29 || 1,43 || 1,43 || 1,48 
* Dati provenienti da Eurostat e dalle
risposte al questionario
(57)     Le importazioni dal resto del
mondo hanno durante il PIR una quota di mercato del 13% (rispetto al 27% del
2008). I prezzi medi di tali importazioni sono tuttavia molto più alti di
quelli dei cuoi e delle pelli scamosciati originari della RPC e vicini al
livello dei prezzi dell’industria UE. Poiché le importazioni dal resto del
mondo tendono a diminuire e hanno prezzi relativamente elevati rispetto alle
importazioni di cuoi e pelli scamosciati originari della RPC, si ritiene che
neppure esse annullino il nesso di causalità tra importazioni in dumping e
pregiudizio se, come probabile, aumentassero le importazioni cinesi in dumping
e la situazione dell’industria UE si deteriorasse per un’eventuale abrogazione
delle misure.
Tabella 19
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni dal resto del mondo ( 000 ft2)* || 5 896,67 || 4 013,33 || 4 480,00 || 3 556,67 
 Quota di mercato delle importazioni dal resto del mondo* || 27% || 18% || 16% || 13% 
 Prezzo medio delle importazioni dal resto del mondo (EUR/ft2) || 0,63 || 0,84 || 0,81 || 0,84 
* Dati provenienti da Eurostat e dalle
risposte al questionario
(58)     Nel complesso, le importazioni
provenienti da tutti i restanti paesi terzi rappresentano una quota di mercato
del 46% nel PIR (in calo rispetto al 60% del 2008). Ma i prezzi medi di tali
importazioni sono molto più alti di quelli dei cuoi e delle pelli scamosciati
originari della RPC e molto vicini al livello dei prezzi dell’industria UE.
Poiché le importazioni provenienti da paesi terzi tendono a diminuire e hanno
prezzi relativamente elevati, si ritiene che esse non annullino il nesso di
causalità tra importazioni in dumping e pregiudizio se, come probabile,
aumentassero le importazioni cinesi in dumping e la situazione dell’industria
UE si deteriorasse per un’eventuale abrogazione delle misure.
Tabella 20
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni da altri paesi terzi (ft2)* || 13 006,67 || 11 186,67 || 13 656,67 || 12 576,67 
 Indice (2008=100) || 100 || 86 || 105 || 97 
 Quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi* || 60% || 51% || 49% || 46% 
 Prezzo medio delle importazioni da altri paesi terzi (EUR/ft2) || 0,74 || 0,98 || 0,91 || 0,98 
5.           Conclusioni relative alla situazione
dell’industria UE 
(59)     Nell’Unione esistono solo 3
produttori (tutti e 3 PMI). Tutti gli altri produttori di cuoi e pelli
scamosciati hanno chiuso i loro siti di fabbricazione a partire dal 2006
allorché furono introdotte le misure originarie. Ciò può essere visto come il
risultato della crescente pressione esercitata sul mercato dell’Unione dalle
importazioni cinesi oggetto di dumping, nonostante la crescita dei consumi.
(60)     L’analisi del pregiudizio
mostra che la situazione dell’industria dell’Unione è peggiorata nel periodo in
esame. In particolare, la produzione è diminuita del 12% circa e anche il lieve
aumento delle vendite è stato inferiore all’aumento dei consumi: la quota di
mercato dei produttori UE è pertanto diminuita di 3 punti percentuali.
(61)     Anche dagli indicatori
microeconomici emerge che la redditività, l’utile sul capitale investito e il
flusso di cassa dell’industria UE sono rimasti negativi durante l’intero
periodo in esame e la situazione si è ulteriormente deteriorata all’avvicinarsi
del PIR.
(62)     Sono stati analizzate
importazioni dall’India, dalla Turchia, dalla Nuova Zelanda e dal resto del
mondo. Sia singolarmente che nel loro insieme, i flussi di tali importazioni
non sono ritenuti capaci di annullare il nesso di causalità tra importazioni in
dumping e pregiudizio se, come probabile, aumentassero le importazioni cinesi
in dumping e la situazione dell’industria UE si deteriorasse per un’eventuale
abrogazione delle misure.
(63)     Dato quanto precede, si
conclude che l’industria UE ha continuato a subire un rilevante pregiudizio ai
sensi dell’articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base e si trova in una
situazione di notevole precarietà e vulnerabilità, ben lontana dai livelli che
avrebbe raggiunto se si fosse ripresa dal pregiudizio riscontrato
nell’inchiesta iniziale.
(64)     Si è inoltre concluso che la
situazione pregiudizievole dell’industria UE è stato in prevalenza causato dal
persistere (anche se in quantità minori) delle importazioni a prezzi bassi e
oggetto di dumping dalla RPC.
E.         RISCHIO DEL PERSISTERE DEL
PREGIUDIZIO
1.           Incidenza del volume previsto delle importazioni ed
effetti sui prezzi in caso di abrogazione delle misure
(65)     Sebbene i volumi delle
importazioni dalla RPC siano notevolmente diminuiti dopo l’imposizione delle
misure nel 2006, si ritiene che nella RPC restino ancora notevoli capacità di
produzione (v. considerando 22). Queste capacità inutilizzate possono essere
facilmente dirottate verso il mercato dell’Unione se le misure venissero
abrogate. 
(66)     Si ritiene che se le misure
saranno abrogate, i produttori esportatori cinesi cercheranno con ogni
probabilità di riconquistare le quote di mercato perse nell’Unione. In effetti,
l’alto livello di sottoquotazione dei prezzi accertato dall’inchiesta indica
che la Comunità, per il suo livello dei prezzi, è un mercato molto interessante
per le importazioni cinesi (v. considerando 22). 
2.           Conclusioni sul persistere
del pregiudizio
(67)     Per quanto precede, si
conclude che se le misure nei confronti della RPC verranno abolite, è molto
probabile che per l’industria UE il pregiudizio continui a persistere.
F.         INTERESSE DELL’UNIONE
1.           Introduzione
(68)     Ai sensi dell’articolo 21 del
regolamento di base, è stato esaminato se mantenere le misure antidumping
attualmente in vigore nuocesse all’interesse generale dell’Unione. Per
determinare l’interesse dell’Unione si valutano i vari interessi coinvolti,
cioè quelli dell’industria UE, da un lato, e quelli degli importatori e degli
utenti, dall’altro,.
(69)     Si ricordi che nell’inchiesta
iniziale l’adozione delle misure non è stata considerata contraria
all’interesse dell’Unione. Il fatto che la presente inchiesta sia un riesame,
che analizza quindi una situazione in cui misure antidumping sono già in
vigore, consente di valutare un eventuale impatto negativo indebito delle
attuali misure antidumping sulle parti interessate. 
(70)     Nonostante le conclusioni
sulla probabilità che il dumping pregiudizievole persista, si è esaminato se il
mantenimento delle misure fosse contrario, nel caso specifico, all’interesse
dell’Unione. 
2.           Interesse dell’industria
dell’Unione
(71)     L’industria UE, composto da
PMI, ha costantemente perso quote di mercato e ha subito un grave pregiudizio
durante il periodo considerato. In caso di abrogazione delle misure, la
situazione dell’industria UE si aggraverebbe ulteriormente.
3.           Interesse degli importatori
(72)     Hanno collaborato
all’inchiesta 2 importatori indipendenti. Le attività relative ai cuoi e alle
pelli scamosciati costituisce solo una parte limitata dei rispettivi fatturati.
Nulla indica che il mantenimento delle misure possa avere effetti negativi
significativi su tali attività. 
4.           Interesse degli utenti e dei
consumatori 
(73)     Come già accaduto
nell’inchiesta iniziale, nessuna associazione di utenti o di consumatori si è
manifestata entro il termine stabilito nell’avviso di apertura. Dato che
nell’inchiesta iniziale si è ritenuto che le misure in questione non nuocessero
indebitamente agli interessi di tali parti e dato che continuano a non collaborare,
si può concludere che il mantenimento delle misure non danneggerà il loro
interesse. Di fatto, l’esistenza di notevoli quantitativi importati provenienti
da altre fonti, e a prezzi competitivi, permetterà a utenti e consumatori di
continuare a poter scegliere tra vari fornitori del prodotto in questione e a
prezzi ragionevoli.
5.           Conclusione 
(74)     Tenuto conto di tutti i
fattori illustrati sopra, si conclude che non esistono motivi validi per non
mantenere in vigore le attuali misure antidumping. 
G.        MISURE
ANTIDUMPING
(75)     Tutte le parti sono state
informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base alle quali si
intendeva raccomandare il mantenimento delle misure attualmente in vigore. È
stato inoltre concesso loro un periodo di tempo entro il quale poter presentare
osservazioni al riguardo. Le informazioni e le osservazioni, se giustificate,
sono state prese nella dovuta considerazione. 
(76)     Ne consegue che, in conformità
all’articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, è opportuno mantenere le
misure antidumping applicabili alle importazioni di cuoi e pelli scamosciati
originari della RPC. Si ricorda che queste misure consistono in un dazio ad
valorem pari al 58,9%,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.         È istituito un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di cuoi e pelli scamosciati e scamosciati
combinati, anche tagliati, inclusi i cuoi e le pelli scamosciati e gli
scamosciati combinati in crosta, attualmente classificabili ai codici NC
4114 10 10 e 4114 10 90 e originari della Repubblica
popolare cinese.
2.         Per i prodotti di cui al paragrafo
1, l’aliquota del dazio antidumping definitivo, applicabile al prezzo netto,
franco frontiera dell’Unione, dazio non corrisposto, è del 58,9%.
3.         Se non altrimenti specificato, le
disposizioni in vigore relative ai dazi doganali restano valide.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio
in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati
membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.
[2]               GU L 251 del 14.9.2006, pag. 1.
[3]               GU C 19 del 20.1.2011, pag. 9.
[4]               GU C 270 del 13.9.2011, pag. 6.