CELEX: 52013PC0263
Language: it
Date: 2013-05-06
Title: Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO recante modifica del regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011 del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese in seguito ad un riesame intermedio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1225/2009

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		52013PC0263
		
			Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO recante modifica del regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011 del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese in seguito ad un riesame intermedio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1225/2009 /* COM/2013/0263 final - 2013/0138 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
 Contesto della proposta 
   || Motivazione e obiettivi della proposta La presente proposta riguarda l'applicazione del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (nel seguito "il regolamento di base") nel procedimento di inchiesta per il riesame intermedio concernente il dazio antidumping applicato alle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese (nel seguito "RPC"). || 
   || Contesto generale La proposta è presentata nel quadro dell'applicazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta svolta in conformità ai requisiti sostanziali e procedurali di cui al regolamento di base. 
   || Disposizioni vigenti nel settore della proposta Con il regolamento (CEE) n. 2474/93[1] il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo del 30,6% sulle importazioni di biciclette originarie della RPC. In seguito ad un'inchiesta antielusione effettuata in forza dell'articolo 13 del regolamento di base, l'applicazione di questo dazio è stata estesa, con il regolamento (CE) n. 71/97 del Consiglio[2], alle importazioni di alcune parti di biciclette originarie della RPC. In seguito ad un riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, il Consiglio ha deciso con il regolamento (CE) n. 1524/2000[3] che le misure di cui sopra andassero mantenute. In seguito ad un riesame intermedio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di base, il Consiglio ha disposto con il regolamento (CE) n. 1095/2005[4] un incremento del dazio antidumping in vigore portandolo al 48,5%. In seguito ad un riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, il Consiglio ha deciso con il regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011[5] che le misure di cui sopra andassero mantenute.   
   || Coerenza con altri obiettivi e politiche dell'Unione Non pertinente. 
 Consultazione delle parti interessate e valutazione d'impatto 
   || Consultazione delle parti interessate 
   || In ottemperanza alle disposizioni del regolamento di base le parti interessate coinvolte nel procedimento hanno avuto la possibilità di difendere i loro interessi nel corso dell'inchiesta. 
   || Ricorso al parere di esperti 
   || Non è stato necessario consultare esperti esterni. 
   || Valutazione d'impatto La presente proposta è il risultato dell'applicazione del regolamento di base. Il regolamento di base non prescrive una valutazione d'impatto generale ma contiene un elenco esauriente delle condizioni da valutare. 
 Elementi giuridici della proposta 
   || Sintesi delle misure proposte Il 9 marzo 2012 la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, l'apertura di un riesame intermedio delle misure antidumping applicabili alle importazioni di biciclette originarie della RPC. Il riesame è stato avviato d'ufficio. L'inchiesta di riesame ha rilevato che le circostanze relative al dumping e al pregiudizio non erano mutate in misura significativa e che, di conseguenza, era necessario mantenere l'imposizione delle misure per compensare il dumping. Si è inoltre stabilito che, in caso di abrogazione delle misure antidumping, le pratiche di dumping e il pregiudizio grave arrecato all'industria dell'Unione si sarebbero protratti. L'inchiesta ha inoltre concluso che il mantenimento delle misure non era contrario all'interesse dell'Unione. Per quanto riguarda i tre produttori esportatori che hanno collaborato, l'inchiesta ha evidenziato un mutamento duraturo delle circostanze e, di conseguenza, l'opportunità di modificare i rispettivi margini di dumping individuali. La Commissione propone pertanto che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento volto a modificare il regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011, da pubblicare nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea entro il 5 giugno 2013. 
   || Base giuridica Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea. 
   || Principio di sussidiarietà La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione europea. Il principio di sussidiarietà pertanto non si applica. 
   || Principio di proporzionalità La proposta rispetta il principio di proporzionalità per le ragioni esposte qui di seguito. 
   || Il tipo di intervento è descritto nel già citato regolamento di base e non consente l'adozione di decisioni a livello nazionale. 
   || Non sono necessarie indicazioni relative ai mezzi per ridurre e rendere commisurato all'obiettivo della proposta l'onere finanziario e amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti locali e regionali, degli operatori economici e dei cittadini. 
   || Scelta dello strumento 
   || Strumento proposto: regolamento. 
   || Altri strumenti non risulterebbero adeguati per il seguente motivo: il succitato regolamento di base non prevede altre opzioni. 
 Incidenza sul bilancio 
   || La proposta non ha alcuna incidenza sul bilancio dell'Unione. 
2013/0138 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO
recante modifica del regolamento di
esecuzione (UE) n. 990/2011 del Consiglio che istituisce un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di biciclette originarie della
Repubblica popolare cinese in seguito ad un riesame intermedio a norma
dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1225/2009
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea,
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009
del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea[6]
("il regolamento di base"), in particolare gli articoli 9,
paragrafo 4, e 11, paragrafi 3, 5 e 6,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea ("la Commissione") previa consultazione del comitato
consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1.           Misure in vigore
(1)       Con
il regolamento (CEE) n. 2474/93[7] il
Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo del 30,6% sulle
importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese
("la RPC" o "il paese interessato") ("l'inchiesta
iniziale"). In seguito allo svolgimento di un'inchiesta antielusione a
norma dell'articolo 13 del regolamento di base, l'applicazione di questo dazio
è stata estesa, con il regolamento (CE) n. 71/97 del Consiglio[8], alle importazioni di alcune parti di biciclette originarie della RPC.
È stato inoltre deciso di creare un "sistema di esenzione" in base
all'articolo 13, paragrafo 2, del regolamento di base. I dettagli del sistema
figurano nel regolamento (CE) n. 88/97 della Commissione[9]. Per ottenere l'esenzione dal dazio così esteso, i produttori di
biciclette dell'Unione devono rispettare le condizioni di cui all'articolo 13,
paragrafo 2, del regolamento di base, ossia un rapporto di parti di biciclette
originarie della Cina inferiore al 60% nelle loro operazioni o un valore
aggiunto superiore al 25% per tutte le parti utilizzate nelle operazioni. A
tutt'oggi sono state concesse più di 250 esenzioni.
(2)       In seguito ad un riesame in
previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del
regolamento di base, il Consiglio ha deciso con il regolamento (CE)
n. 1524/2000[10]
che le misure di cui sopra andassero mantenute.
(3)       In
seguito ad un riesame intermedio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del
regolamento di base ("riesame intermedio di modifica"), il Consiglio
ha disposto con il regolamento (CE) n. 1095/2005[11] un incremento del dazio antidumping in vigore portandolo al 48,5%. 
(4)       In seguito ad un riesame
delle misure antielusione a norma degli articoli 13, paragrafo 4, e 11,
paragrafo 3, del regolamento di base, il Consiglio ha deciso con il regolamento
(CE) n. 171/2008[12]
di mantenere l'estensione del dazio antidumping imposto sulle importazioni di
biciclette originarie della RPC alle importazioni di alcune parti di biciclette
originarie della RPC.
(5)       In
seguito ad un riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento di base, il Consiglio, con il regolamento di
esecuzione (UE) n. 990/2011[13]
("l'inchiesta precedente"), ha deciso che le misure di cui sopra
dovessero essere mantenute.
2.           Apertura d'ufficio 
(6)       In
seguito ad un riesame in previsione della scadenza concluso nell'ottobre 2011,
gli elementi di cui dispone la Commissione sembrano comprovare che, per quanto
riguarda il dumping e il pregiudizio, le circostanze che hanno portato ad
adottare le misure in vigore potrebbero essere cambiate e che tali cambiamenti
potrebbero essere di carattere duraturo.
(7)       Dagli
elementi di prova prima facie a disposizione della Commissione è emerso che il
regime di contingenti all'esportazione applicato ai produttori di biciclette
della RPC, che ha impedito ai produttori esportatori di avere accesso al
trattamento riservato alle società operanti in condizioni di economia di
mercato nel riesame intermedio di modifica, è stato abolito nel gennaio del
2011.
(8)       Inoltre
la struttura dell'industria dell'Unione ha subito trasformazioni. Diversi
produttori dell'Unione hanno in particolare interrotto il ciclo completo di
produzione per passare ad operazioni di (parziale) assemblaggio di parti
importate.
(9)       In seguito agli allargamenti
dell'Unione europea del 2004 e del 2007, inoltre, il numero di produttori di
biciclette dell'Unione è notevolmente aumentato. Molti produttori che facevano
parte dell'industria dell'Unione prima degli allargamenti hanno altresì
spostato i propri stabilimenti o ne hanno aperti di nuovi nei nuovi Stati
membri. Di conseguenza il livello dei costi dell'industria dell'Unione potrebbe
aver subito cambiamenti.
(10)     L'attuale livello di
eliminazione del pregiudizio è stato infine calcolato prendendo in
considerazione biciclette in acciaio, mentre attualmente la maggior parte delle
biciclette viene fabbricata in leghe di alluminio. 
(11)     Tutti questi sviluppi sembrano
avere carattere duraturo, confermando così la necessità di rivedere le
conclusioni relative al pregiudizio e al dumping.
(12)     Il numero di società che si avvalgono
di questo regime di esenzione, inoltre, è in rapida crescita, ma il sistema
stesso non è stato più aggiornato fin dalla sua introduzione nel 1997. Il
sistema di monitoraggio delle importazioni di parti esentate dalle misure
antidumping è diventato per di più assai complesso e oneroso, il che può
diminuirne l'efficacia.
(13)     Dopo aver stabilito, previa
consultazione del comitato consultivo, che esistevano elementi di prova prima
facie sufficienti per giustificare l'apertura di un'inchiesta a norma dell'articolo
11, paragrafo 3, del regolamento di base, la Commissione ha annunciato,
mediante avviso ("avviso di apertura")[14]
pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 9 marzo 2012,
l'apertura d'ufficio di un riesame intermedio delle misure antidumping
applicabili alle importazioni di biciclette originarie della RPC.
3.           Inchiesta
antielusione parallela
(14)     Il 25 settembre 2012 la
Commissione ha avviato mediante il regolamento (UE) n. 875/2012[15] un'inchiesta relativa alla
possibile elusione delle misure antidumping istituite dal regolamento di
esecuzione (UE) n. 990/2011 del Consiglio sulle importazioni di biciclette
originarie della RPC con importazioni di biciclette provenienti dall'Indonesia,
dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia, indipendentemente dal fatto
che siano o no dichiarate originarie dell'Indonesia, della Malaysia, dello Sri
Lanka e della Tunisia, e che dispone la registrazione di tali importazioni
("l'inchiesta antielusione").
(15)     Nel
maggio 2013 il Consiglio ha esteso con il regolamento (UE) n. XXX/2013[16] ("il regolamento antielusione") le misure antidumping in
vigore sulle importazioni di biciclette originarie della RPC alle importazioni
di biciclette provenienti dall'Indonesia, dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e
dalla Tunisia, indipendentemente dal fatto che siano o no dichiarate originarie
dell'Indonesia, della Malaysia, dello Sri Lanka e della Tunisia, poiché si è
accertato che tali importazioni eludevano le misure tramite trasbordo e/o
operazioni di assemblaggio ai sensi dell'articolo 13, paragrafi 1 e 2, del
regolamento di base.
4.           Inchiesta antisovvenzioni
parallela 
(16)     Il 27 aprile 2012 la
Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea[17],
l'apertura di un procedimento antisovvenzioni relativo alle importazioni
nell'Unione di biciclette originarie della RPC ("inchiesta
antisovvenzioni").
(17)     Nel novembre 2012 la
Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea[18],
che i risultati dell'inchiesta antielusione possono essere utilizzati anche ai
fini dell'inchiesta antisovvenzioni di cui ai considerando 14 e 15. 
(18)     Nel
maggio 2013 la Commissione, con il regolamento (UE) n. xxx/2013, ha chiuso l'inchiesta
antisovvenzioni senza prendere misure[19].
5.           Parti interessate
dall'inchiesta
(19)     La Commissione ha informato
ufficialmente dell'apertura dell'inchiesta i produttori noti dell'Unione, le
associazioni note di produttori dell'Unione, i produttori esportatori noti
della RPC e un'associazione di produttori cinesi, i rappresentanti del paese
interessato, gli importatori e le associazioni di importatori noti, i
produttori noti dell'Unione di parti di biciclette e i loro consorzi nonché le
associazioni note di utilizzatori. Le parti interessate hanno avuto la
possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere
un'audizione entro il termine fissato nell'avviso di apertura.
(20)     In considerazione del numero prevedibilmente elevato di
produttori esportatori, di produttori dell'Unione e di importatori
indipendenti, nell'avviso di apertura è stata prospettata la possibilità di
ricorrere a un campionamento, a norma dell'articolo 17, paragrafo 1, del
regolamento di base. Per consentire alla Commissione di stabilire se fosse
necessario ricorrere al campionamento e, in tal caso, di selezionare un
campione, tutti i produttori esportatori e le loro associazioni note nonché
tutti i produttori dell'Unione e gli importatori indipendenti sono stati
invitati a manifestarsi contattando la Commissione e a fornire, secondo quanto
specificato nell'avviso di apertura, una serie di informazioni essenziali sulle
loro attività relative al prodotto in esame durante il periodo compreso tra il
1º gennaio 2011 e il 31 dicembre 2011.
(21)     Poiché i rappresentanti del
paese interessato non si sono manifestati al momento dell'apertura del
procedimento, la Commissione ha contattato circa 70 imprese cinesi già note ai
servizi della Commissione dall'inchiesta precedente. Successivamente, quando è
stata avviata l'inchiesta antisovvenzioni di cui al considerando 16, la
Commissione ha individuato circa 300 produttori esportatori cinesi
supplementari che sono stati contattati anche nel quadro del presente riesame
intermedio.
(22)     Nonostante gli sforzi della Commissione per ottenere
cooperazione, si sono manifestati solo otto gruppi di produttori esportatori
cinesi, di cui quattro soltanto hanno dichiarato esportazioni nell'Unione
durante il periodo dell'inchiesta di riesame ("PIR") definito al considerando
37, corrispondenti a meno del 4% del totale delle importazioni di biciclette
dalla RPC durante il PIR. 
(23)     In base a quanto precede si è
deciso che nel caso dei produttori esportatori della RPC il ricorso al
campionamento non era necessario.
(24)     Come si legge nei considerando
63, 64 e 131, per un gruppo di esportatori cinesi, il Giant China, è
giustificata l'applicazione dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di
base. Di conseguenza i produttori esportatori cinesi si sono dimostrati ancora
meno disposti a collaborare. 
(25)     Come si legge nei considerando
da 32 a 35, è stato selezionato un campione di produttori dell'Unione.
(26)     Come indicato nel considerando
36, si è deciso che il ricorso al campionamento non fosse necessario per gli
importatori indipendenti.
(27)     La
Commissione ha inviato entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura
questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre parti
che ne hanno fatto richiesta, vale a dire ai produttori dell'Unione inclusi nel
campione, ai produttori esportatori della RPC che hanno collaborato, agli
importatori indipendenti che si sono manifestati, come indicato nel
considerando 36, nonché ai produttori noti di parti di biciclette dell'Unione.
(28)     Risposte ai questionari e
altre osservazioni sono pervenute da quattro gruppi di produttori esportatori
cinesi e dal loro rappresentante, da otto produttori dell'Unione inclusi nel
campione, da un'associazione di utilizzatori e da otto associazioni di
produttori dell'Unione, da 53 produttori di parti di biciclette e da
un'associazione di produttori di parti di biciclette. Nessuno degli importatori
indipendenti contattati ha risposto al questionario. 
(29)     La
Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie
per determinare il dumping, il conseguente pregiudizio, il nesso di causalità e
l'interesse dell'Unione e ha effettuato verifiche presso le sedi delle seguenti
società:
(a)         
produttori di biciclette dell'Unione
–              
Accell Hunland, Ungheria
–              
Decathlon RGVS, Portogallo
–              
Denver Srl, Italia
–              
SC Eurosport DHS, Romania
–              
Koninklijke Gazelle, Paesi Bassi
–              
Maxcom Ltd, Bulgaria
–              
MIFA, Germania
–              
Sprick Rowery, Polonia
(b)         
produttori di parti di biciclette
dell'Unione
–              
Chimsport, Romania 
–              
Telai Olagnero, Italia
(c)         
produttori esportatori della RPC
–              
Ideal (Dong Guan) Bike Co. 
–              
Oyama Bicycles (Taicang) Co.
–              
Zhejiang Baoguilai Vehicle Co.
(30)     Vista la necessità di
stabilire un valore normale per i produttori esportatori della RPC che
avrebbero potuto non ottenere il TEM e allo scopo di determinare tale valore in
base ai dati di un paese di riferimento, è stata effettuata una visita di
verifica presso le sedi delle seguenti società:
–              
Distribuidora de Bicicletas Benotto, S.A. de C.V.,
Città del Messico, Messico
–              
Bicicletas Magistroni, Città del Messico (Messico)
–              
Bicicletas Mercurio S.A. di C.V., San Luis Potosi,
Messico.
(31)     In seguito alla divulgazione dei fatti e delle considerazioni
principali ("la divulgazione") alcune parti hanno obiettato che il
periodo fornito loro per presentare osservazioni era inadeguato. A tale
riguardo va rilevato che le parti hanno avuto a disposizione un periodo
sufficiente per presentare osservazioni, a norma di quanto disposto
dall'articolo 20, paragrafo 5, del regolamento di base. L'obiezione viene
perciò respinta. 
6.           Campionamento dei produttori
dell'Unione
(32)     La Commissione ha annunciato
nell'avviso di apertura di aver selezionato in via provvisoria un campione di
produttori dell'Unione. Tale campione era composto da otto società su oltre 380
produttori dell'Unione già noti prima dell'apertura dell'inchiesta. La
selezione è stata effettuata in particolare in funzione del massimo volume
rappresentativo della produzione e delle vendite che potesse essere
ragionevolmente studiato nel periodo di tempo disponibile e tenendo conto della
diffusione geografica. Il campione copriva i principali paesi produttori
classificati in base ai volumi di produzione. Per ciascuno di questi paesi tra
le società incluse nel campione figuravano i produttori più rappresentativi tra
quanti avevano accettato di collaborare. Nel campione rientravano anche
organismi appartenenti ai maggiori gruppi che hanno collaborato. Una
particolare attenzione è stata rivolta in questo caso ad inserire nel campione
un numero uguale di imprese dei vecchi e dei nuovi Stati membri. 
(33)     Il
campione era rappresentativo di circa il 25% della produzione e delle vendite
totali stimate nell'Unione durante il PIR. Le parti interessate sono state
invitate a consultare il fascicolo e a comunicare se ritengano opportuna o no
tale scelta entro 15 giorni dalla data di pubblicazione dell'avviso di
apertura. È stata concessa un'audizione a tutte le parti interessate che ne
hanno fatto richiesta e che hanno dimostrato di avere specifici motivi per
essere sentite. 
(34)     Alcune parti interessate hanno
sollevato obiezioni sul campionamento dei produttori dell'Unione. Esse hanno
affermato che: i) il campione provvisorio includeva soltanto determinati
soggetti giuridici riguardanti gruppi di società collegate anziché tutti i
soggetti giuridici che compongono l'intera entità economica che produce il
prodotto in esame; e ii) la proposta comprendeva un'impresa che poco tempo
prima operava in perdita, mentre nello stesso periodo i produttori dell'Unione
prosperavano. È stato inoltre dichiarato che queste perdite non erano correlate
al prodotto in esame.
(35)     Tali argomentazioni sono state
respinte per i seguenti motivi: i) le entità appartenenti a grandi gruppi che
operavano indipendentemente da altre controllate dello stesso gruppo sono state
considerate rappresentative dell'industria UE: non era pertanto necessario
esaminare l'intero gruppo su base consolidata; ii) la
parte interessata non ha dimostrato la fondatezza della sua affermazione
secondo cui la società inserita nel campione e che avrebbe operato in perdita
non era in realtà rappresentativa dell'industria dell'Unione. Infine, se è vero che il campione selezionato
dovrebbe essere rappresentativo dell'industria dell'Unione, le società
selezionate non devono necessariamente essere omogenee.
L'obiezione della parte in questione è stata pertanto respinta. 
7.           Campionamento
degli importatori indipendenti
(36)     Nell'avviso
di apertura è stata prospettata la possibilità di ricorrere a un campionamento
anche per gli importatori indipendenti. Tutti gli importatori indipendenti noti
sono stati contattati all'apertura dell'inchiesta. Dato il numero esiguo di
risposte ricevute nel quadro del campionamento non è stato peraltro selezionato
nessun campione. Tutti gli importatori indipendenti che si sono manifestati
sono state invitati a collaborare e hanno ricevuto un questionario. Nessuno
degli importatori indipendenti ha risposto al questionario né ha collaborato
ulteriormente alla presente inchiesta.
8.           Periodo dell'inchiesta
(37)     L'inchiesta relativa al
dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il
1° gennaio 2011 e il 31 dicembre 2011 ("periodo dell'inchiesta di
riesame" o "PIR"). L'esame degli andamenti rilevanti per
l'analisi del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra gennaio 2008 e
la fine del PIR (il "periodo in esame").
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1.           Prodotto
in esame
(38)     Il prodotto oggetto della
presente inchiesta di riesame è costituito da biciclette e altri velocipedi
(compresi i furgoncini a triciclo, ma esclusi gli unicicli o monocicli), privi
di motore ("prodotto oggetto del riesame"), originari della RPC,
attualmente classificati ai codici NC 8712 00 30 ed ex
8712 00 70.
(39)     Come nell'inchiesta
precedente, le biciclette sono state classificate nelle seguenti categorie:
–              
A) biciclette fuoristrada (all-terrain bicycle o
ATB, comprese le mountain bike 24″ o 26″),
–              
B) biciclette da trekking/biciclette "city
bike"/biciclette ibride/VTC ("vélos tout chemin")/biciclette da
turismo 26″ o 28″,
–              
C) biciclette da cross (BMX) e biciclette per
bambini 16″ o 20″,
–              
D) altri tipi di biciclette/velocipedi (esclusi gli
unicicli o monocicli).
(40)     Tutti
i tipi di biciclette di cui sopra presentano le stesse caratteristiche fisiche
e tecniche di base. Inoltre sono venduti sul mercato dell'Unione attraverso
canali di distribuzione simili come dettaglianti specializzati, catene di
negozi di articoli sportivi e grande distribuzione. Poiché le applicazioni e
gli impieghi di base delle biciclette sono gli stessi, si tratta di prodotti in
larga misura intercambiabili e, di conseguenza, i modelli classificati in
diverse categorie sono reciprocamente concorrenziali. Si è quindi concluso che
tutte le categorie di biciclette formano un unico prodotto. 
(41)     Una parte ha sostenuto che i
diversi tipi di biciclette hanno caratteristiche notevolmente diverse, così
come sarebbero sostanzialmente diversi gli usi cui sono destinati e i
rispettivi prezzi; questi vari tipi di bicicletta non sono intercambiabili
neppure per il consumatore. È stato altresì asserito che le biciclette in
acciaio e alluminio non sono considerate intercambiabili e che i loro prezzi
sono anch'essi diversi.
(42)     A sostegno della sua
affermazione la parte in questione ha presentato uno studio sulle
caratteristiche fisiche e tecniche di base e sugli usi di cinque tipi di
prodotti diversi nonché sulla loro intercambiabilità.
Va rilevato che lo studio sarebbe basato sulle risposte di 36
partecipanti, selezionati secondo criteri poco chiari.
Sembra inoltre che esso sia stato specificamente preparato per la
presente inchiesta. Lo studio non contiene
alcun dato quantificabile. Si osserva che il
contenuto di questo studio si basa in apparenza sulle dichiarazioni di clienti
e/o produttori di biciclette anziché su elementi di prova verificabili. La rappresentatività dei risultati dello studio in
oggetto è pertanto discutibile.
(43)     La parte non ha addotto altri
elementi di prova a sostegno della sua argomentazione.

(44)     L'inchiesta ha confermato che
tutti i tipi di biciclette di cui sopra presentano le stesse caratteristiche
fisiche e tecniche di base. È stato in particolare accertato che l'utilizzo di
materie prime diverse non influisce affatto sulle caratteristiche di base di
una bicicletta. Benché l'acciaio e l'alluminio abbiano alcune proprietà
tecniche diverse, ad esempio il peso, le caratteristiche di base delle
biciclette fabbricate in acciaio e alluminio rimangono simili. 
(45)     Analogamente la parte non ha
addotto nessuna prova specifica sul fatto che le biciclette in acciaio, da un
lato, e quelle in alluminio, dall'altro, avessero in effetti caratteristiche
fisiche e tecniche di base diverse.
(46)     Per quanto riguarda le
applicazioni specifiche e gli impieghi delle biciclette in esame, nonché la
percezione che ne hanno i consumatori, la presente inchiesta ha confermato che
tutte le biciclette hanno essenzialmente le stesse applicazioni e svolgono la
stessa funzione. Se è vero che le diverse categorie di prodotti sono in linea
di massima intese a soddisfare le esigenze di utilizzatori finali diversi,
questi ultimi spesso destinano una bicicletta di una determinata categoria a
tutta una serie di impieghi. 
(47)     Non vi sono pertanto linee di
demarcazione nette in funzione dell'uso che gli utilizzatori finali fanno delle
diverse categorie e delle percezioni dei consumatori.
(48)     Inoltre i produttori
dell'Unione spesso non fanno alcuna distinzione tra le biciclette classificate
in categorie diverse sotto il profilo della produzione, della distribuzione e
della contabilità. Essi sovente hanno un processo di fabbricazione analogo per
tutte le categorie di biciclette. 
(49)     Oltre a ciò le biciclette
delle diverse categorie sono vendute attraverso canali di distribuzione simili
come dettaglianti specializzati, catene di negozi di articoli sportivi e grande
distribuzione sul mercato dell'Unione. 
(50)     Si è quindi concluso che le
biciclette di tutte le categorie costituiscono un prodotto unico.
(51)     Una parte ha fatto rilevare
che la presente inchiesta riguarda due codici NC, come enunciato nel
considerando 38, mentre l'inchiesta precedente citata al considerando 5
contemplava tre codici NC, ossia ex 8712 00 10, 8712 00 30
ed ex 8712 00 80. A tale proposito è opportuno notare che la modifica
dei codici è avvenuta in seguito alle modifiche della nomenclatura combinata
introdotte dal regolamento (UE) n. 1006/2011[20], con effetto a decorrere dal
1° gennaio 2012.
(52)     In
questo contesto la parte ha affermato che le biciclette senza cuscinetti a
sfera non andrebbero accomunate alle biciclette con cuscinetti a sfera e
considerate un unico prodotto. L'inchiesta ha però dimostrato che le biciclette
con cuscinetti a sfera e quelle senza cuscinetti a sfera presentano le stesse
caratteristiche tecniche e i medesimi impieghi. La parte inoltre non ha addotto
alcuna prova a sostegno della propria obiezione, che è stata pertanto respinta.
(53)     La parte ha altresì sostenuto
che tra i due codici NC corrispondenti al prodotto in esame vi è una differenza
significativa per quanto riguarda i prezzi medi all'importazione registrati
dall'Eurostat. In proposito si sottolinea che, come indicato nel considerando
157, a causa della combinazione dei prodotti il prezzo medio registrato
dall'Eurostat può fungere unicamente da indicatore dell'andamento dei prezzi,
mentre non è utilizzabile per effettuare un confronto dei prezzi di vendita tra
diversi paesi e l'Unione. 
(54)     Dopo la divulgazione una parte
ha ribadito che i diversi tipi di biciclette che rientrano nel campo di
applicazione della presente inchiesta non sono prodotti simili e ha dichiarato
di aver presentato prove dirette a sostegno delle differenze tra le materie
prime, le caratteristiche fisiche e tecnologiche e le destinazioni finali
riscontrabili a suo parere nei diversi tipi di biciclette.
(55)     A tale proposito giova
rilevare che le prove dirette che la parte sostiene di aver presentato
consistono per l'appunto nello studio esaminato dalla Commissione nel
considerando 42. Dopo un'accurata valutazione la Commissione è giunta alla
conclusione che la rappresentatività dei risultati di tale studio era
discutibile per le ragioni indicate allo stesso considerando 42. 
(56)     Le parti hanno affermato che
le biciclette per bambini, definite dalla parte interessata come biciclette le
cui ruote hanno un diametro uguale o inferiore a 16 pollici, vanno escluse dal
prodotto oggetto dell'inchiesta. Tali affermazioni si basavano in particolare
sul presupposto che la durata dell'impiego e la semplicità delle
caratteristiche distinguessero chiaramente le biciclette in questione dagli
altri tipi di biciclette che rientrano nell'ambito della presente inchiesta.
(57)     Queste affermazioni sono state
tuttavia ritenute insufficienti per escludere le biciclette le cui ruote hanno
un diametro uguale o inferiore a 16 pollici dalla definizione del prodotto in
esame in quanto non corroborate da elementi di prova sufficienti a dimostrare,
nel quadro della presente inchiesta, una netta distinzione tra le biciclette le
cui ruote hanno un diametro uguale o inferiore a 16 pollici e altri tipi di biciclette
che rientrano nell'ambito dell'inchiesta. In realtà è stato rilevato che le
caratteristiche fisiche e tecniche di base che le biciclette le cui ruote hanno
un diametro uguale o inferiore a 16 pollici hanno in comune con il prodotto in
esame (un veicolo a propulsione umana e a pedali, avente più di una ruota
collegata ad un telaio) sono molto più importanti delle eventuali differenze
(in sostanza, la dimensione delle ruote). È emerso inoltre che la produzione, i
canali di vendita e il servizio alla clientela non sono sostanzialmente diversi
da quelli di altri tipi di biciclette oggetto dell'inchiesta. Il semplice fatto
che biciclette le cui ruote hanno un diametro uguale o inferiore a 16 pollici
costituiscano un sottogruppo distinto nel quadro della definizione del prodotto
in esame non ne giustifica l'esclusione dalla definizione del prodotto. Si è
constatato in effetti che non esiste una chiara linea di demarcazione tra le
biciclette le cui ruote hanno un diametro uguale o inferiore a 16 pollici e il prodotto
in esame, quanto piuttosto notevoli coincidenze per quanto riguarda la
definizione del prodotto in esame, segnatamente che si tratta di un veicolo a
propulsione umana e a pedali, avente più di una ruota e utilizzato
essenzialmente per il trasporto e lo sport. A questo proposito, è emerso
dall'inchiesta che uno dei produttori esportatori cinesi che hanno collaborato
ha effettivamente esportato nell'Unione biciclette dalle ruote di 12 pollici
che non erano considerate necessariamente biciclette per bambini in quanto
biciclette pieghevoli usate da adulti per i quali questa caratteristica era
importante per poterle poi riporre. 
(58)     La richiesta di escludere
dalla definizione del prodotto in esame le biciclette le cui ruote hanno un
diametro uguale o inferiore a 16 pollici è stata pertanto respinta.
2.           Prodotto simile
(59)     Le biciclette prodotte e
vendute dall'industria dell'Unione sul mercato UE, quelle fabbricate e vendute
sul mercato del paese di riferimento e quelle importate dalla RPC nel mercato dell'Unione
presentano le stesse caratteristiche fisiche e tecniche di base e gli stessi
impieghi, e sono pertanto considerate prodotti simili a norma dell'articolo 1,
paragrafo 4, del regolamento di base. 
C. DUMPING
1.           Trattamento riservato alle
imprese operanti in condizioni di economia di mercato
1.1.        Valutazione del TEM
(60)     In conformità dell'articolo 2,
paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base, nelle inchieste antidumping
relative alle importazioni originarie della RPC il valore normale è determinato
a norma dei paragrafi da 1 a 6 di detto articolo per quei produttori per i
quali sia dimostrata la rispondenza ai criteri elencati all'articolo 2,
paragrafo 7, lettera c) del regolamento di base. Per comodità di riferimento si
riportano di seguito tali criteri in forma sintetica:
–              
le decisioni delle imprese sono prese in risposta a
tendenze del mercato, senza significative ingerenze statali, e i costi
rispecchiano i valori di mercato; 
–              
le imprese dispongono di una serie ben definita di
documenti contabili di base soggetti a revisione contabile indipendente secondo
le norme internazionali di contabilità (IAS, International Accounting
Standards), e che sono d'applicazione in ogni caso; 
–              
non vi sono distorsioni di rilievo derivanti dal
precedente sistema ad economia non di mercato; 
–              
la legislazione in tema di procedure concorsuali e
assetto proprietario garantisce certezza del diritto e stabilità; e 
–              
le conversioni del tasso di cambio sono effettuate
ai tassi di mercato.
(61)     Nella presente inchiesta tutti
i gruppi esportatori che hanno inizialmente collaborato all'inchiesta hanno
chiesto il TEM in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera b) del
regolamento di base e hanno fatto pervenire l'apposito modulo compilato entro
il termine stabilito.
(62)     Per
tutti i gruppi esportatori che hanno inizialmente collaborato all'inchiesta, la
Commissione ha cercato di ottenere tutte le informazioni ritenute necessarie e
ha verificato i dati riportati nel modulo di richiesta del TEM presso la sede
di tali gruppi.
(63)     La
risposta di uno dei gruppi, Giant China, è stata ritenuta sensibilmente
lacunosa in quanto non conteneva tutte le informazioni richieste sulla
struttura del gruppo, nonostante gli sforzi della Commissione per ottenere dal
gruppo le informazioni necessarie.
(64)     Come disposto dall'articolo
18, paragrafo 1, del regolamento di base, Giant China è stato informato della
probabile applicazione dei dati disponibili e invitato a presentare
osservazioni. Giacché però Giant China si è rifiutato di fornire alla
Commissione le informazioni necessarie, è stato applicato l'articolo 18,
paragrafo 1, del regolamento di base e la richiesta di concessione del TEM è
stata respinta. 
(65)     L'inchiesta ha inoltre
dimostrato che il TEM non poteva essere concesso a nessuno dei gruppi di
società cinesi dal momento che nessuno di essi soddisfaceva tutti i criteri
stabiliti nell'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del
regolamento di base, per le ragioni indicate in appresso.
Criterio 1
(66)     Nessuno dei gruppi esportatori
inclusi nel campione ha dimostrato di soddisfare il criterio 1 a causa delle
interferenze statali nelle decisioni concernenti le materie prime principali
(acciaio e alluminio). Il costo dell'acciaio e dell'alluminio per i gruppi
esportatori che hanno collaborato rappresenta una percentuale variabile almeno
tra il 20% circa e il 25% del costo di produzione del prodotto in esame. Molte
imprese sono pienamente integrate verticalmente, il che significa che esse
acquistano i lingotti di alluminio o di acciaio per produrre tubi che sono poi
utilizzati per fabbricare i telai/le forcelle e infine le biciclette. 
(67)     L'inchiesta ha dimostrato che
i tre gruppi di produttori esportatori cinesi che hanno collaborato hanno
acquistato sul mercato interno cinese l'acciaio e l'alluminio utilizzati per la
produzione del prodotto in esame. 
(68)     I prezzi si basano sulla
quotazione dell'alluminio alla borsa dei metalli non ferrosi di Shangai
(Shanghai Non-ferrous Metal Exchange), controllata dallo Stato ("la
Borsa" o "SHFE"). L'SHFE è una borsa aperta esclusivamente alle
società registrate nella RPC e ai cittadini cinesi, controllata dalla
Commissione statale di regolamentazione dei valori mobiliari. Diverse norme che
disciplinano il funzionamento della Borsa contribuiscono alla sua bassa
volatilità; ne risultano prezzi SHFE che non rispecchiano il valore di mercato: le fluttuazioni di prezzo giornaliere sono limitate
al 4% al di sopra o al di sotto del prezzo di liquidazione del giorno di
contrattazione precedente, le contrattazioni avvengono a bassa frequenza (fino
al quindicesimo giorno di ogni mese), i futures sono limitati a una durata
massima di 12 mesi e i costi delle operazioni sono fatturati sia dalla Borsa
che dagli intermediari.
(69)     Per quanto riguarda le
operazioni sull'SHFE, le consegne possono inoltre aver luogo soltanto in un
deposito autorizzato situato sul territorio cinese, a differenza di quanto
avviene per gli scambi internazionali, che prevedono consegne in qualsiasi
parte del mondo. Essendo l'SHFE anche una piattaforma di scambi solo materiali
(non vengono venduti derivati), questo isola completamente il mercato cinese
dell'alluminio. Di conseguenza è praticamente impossibile l'arbitraggio con il
parametro di riferimento a livello mondiale, ossia il London Metals Exchange
("LME") o con altri mercati e l'SHFE funziona dunque in isolamento
rispetto ad altri mercati mondiali. Un arbitraggio tra questi mercati non è
pertanto possibile. Durante il PIR i prezzi dell'alluminio primario erano
inferiori del 7% circa all'SHFE (IVA esclusa) rispetto all'LME (IVA esclusa),
confrontando prezzi a pronti. 
(70)     Lo Stato interferisce anche
con il meccanismo di determinazione dei prezzi dell'SHFE poiché è sia venditore
che acquirente di alluminio primario, tramite lo State Reserve Bureau e altri
organismi statali. Lo Stato fissa inoltre limiti di prezzo giornalieri
attraverso le regole dell'SHFE che sono state approvate dall'autorità di
regolamentazione dello Stato, la China Securities Regulatory Commission
("CSRC").
(71)     La RPC sostiene la
trasformazione di prodotti di alluminio, concedendo un rimborso parziale
dell'IVA sulle esportazioni di molti prodotti di alluminio (per le biciclette
il tasso è pari al 15%); in caso di esportazioni di alluminio primario invece
non vi è alcuna restituzione. Si tratta di un incentivo affinché l'industria
cinese continui a trasformare l'alluminio, che ha un'incidenza diretta sulla
disponibilità e sul prezzo dell'alluminio primario sul mercato interno.
L'inchiesta ha dimostrato altresì che l'alluminio primario destinato
all'esportazione è soggetto a un'imposta del 17%, mentre alle esportazioni di
biciclette non si applica nessuna tassa. Ciò corrobora la constatazione di
interferenza dello Stato cinese sul mercato interno dell'alluminio. Questi
strumenti hanno un impatto negativo sui prezzi interni in quanto incoraggiano
l'industria nazionale a fabbricare prodotti finiti contenenti alluminio (come
il prodotto in esame) sia per il mercato interno che per quello estero. 
(72)     Un'ulteriore distorsione da parte
dello Stato cinese avviene sotto forma di interventi sul mercato da parte dello
State Reserve Bureau ("SRB"), che fa parte della National Development
Reform Commission ("NDRC"). Alla fine del 2008 e all'inizio del 2009
l'SRB ha cominciato ad acquistare scorte di alluminio primario dalle fonderie
di alluminio cinesi, allo scopo di far lievitare il prezzo del prodotto. L'SRB
ha poi rivenduto sul mercato l'alluminio primario, per esempio all'inizio del
novembre 2010 come riferito da Bloomberg[21].
L'agenzia Xinhua News ha riportato le notizie relative alle misure di
stoccaggio nel dicembre 2008, spiegando che si era previsto di accumulare
300 000 tonnellate di alluminio a prezzi superiori del 10% al prezzo di
mercato allo scopo di sostenere i prezzi[22].
Il piano di stoccaggio dell'SRB riguardava l'acquisto da varie fonderie cinesi,
sebbene fosse previsto che circa la metà degli acquisti di questo prodotto
dovesse far capo alla Aluminium Corporation of China Ltd. Quanto precede
dimostra che lo Stato cinese svolge un ruolo fondamentale nel determinare i
prezzi dell'alluminio primario e interferisce sul mercato. 
(73)     Che la forte ingerenza da
parte dello Stato, quale descritta sopra, abbia un obiettivo ben chiaro è
confermato tra le altre cose dal dodicesimo piano quinquennale di sviluppo per
l'alluminio (2011-2015), in cui il governo cinese dichiara esplicitamente
l'intenzione di "adeguare le riduzioni delle imposte e delle tasse
all'esportazione e altre leve economiche, e controllare rigorosamente l'importo
totale di espansione ed esportazioni di prodotti primari". Tale piano
prosegue la politica sottesa al precedente piano per l'alluminio. Tali piani
sono inoltre stati attuati lungo l'arco di molti anni e, come dimostrato sopra,
durante il PIR erano in atto varie misure.
(74)     Le molteplici distorsioni dei
prezzi cinesi dell'alluminio primario determinate dallo Stato influenzano
dunque i prezzi delle materie prime. Tali distorsioni conferiscono inoltre un
vantaggio alle imprese, dal momento che esse effettuano normalmente i loro
acquisti sul mercato cinese da fornitori locali utilizzando come parametro di
riferimento i prezzi a pronti del mercato cinese (o dell'SHFE). Durante il PIR
questi prezzi erano inferiori del 7% circa a quelli del mercato mondiale.
Quando i prezzi sul mercato cinese sono più alti a causa dell'intervento dello
Stato, le imprese cinesi possono in teoria anche comprare determinate quantità
a prezzi LME, mentre il contrario è impossibile per gli operatori non cinesi.
(75)     Si è pertanto concluso che il
mercato cinese dell'alluminio è distorto a causa di una notevole ingerenza da
parte dello Stato.
(76)     L'ingerenza da parte dello
Stato cinese nel settore siderurgico è dimostrata dal fatto che la grande
maggioranza dei grossi produttori di acciaio cinesi è di proprietà dello Stato.
Capacità e produzione degli impianti di acciaio sono influenzate dai vari piani
industriali quinquennali, in particolare l'attuale dodicesimo piano
quinquennale (2011-2015) in vigore per il settore siderurgico.
(77)     Lo Stato esercita anche un
notevole controllo sul mercato delle materie prime. Il coke, che unitamente al
ferro rappresenta la principale materia prima per la produzione dell'acciaio, è
soggetto a restrizioni quantitative sulle esportazioni e a un dazio all'esportazione
pari al 40%. Si può pertanto concludere che il mercato cinese dell'acciaio è
distorto a causa di una notevole ingerenza da parte dello Stato.
(78)     Un'inchiesta antidumping
condotta dalla Commissione[23]
ha confermato l'importanza dell'intervento dello Stato anche nel settore
specifico dei tubi, che costituisce il materiale di base utilizzato per la
produzione di biciclette in acciaio.
(79)     Si è pertanto concluso che il
mercato cinese dell'acciaio è distorto a causa di una notevole ingerenza da
parte dello Stato.
(80)     In tali circostanze, nessuna
delle società è stata in grado di dimostrare che le proprie decisioni
commerciali in materia di acquisizione delle materie prime non fossero soggette
a una notevole interferenza dello Stato e che i costi dei principali fattori
produttivi riflettessero sostanzialmente i valori di mercato. Pertanto, esse
non hanno dimostrato di soddisfare il primo criterio.
(81)     Per quanto riguarda gli altri
quattro criteri, i tre produttori esportatori cinesi che hanno collaborato all'inchiesta
sono stati in grado di dimostrare che essi soddisfacevano i criteri rimanenti. 
(82)     In
considerazione delle conclusioni di cui sopra in merito al criterio 1 si è
ritenuto, dopo aver sentito il comitato consultivo, di non concedere il TEM ai
tre gruppi di produttori esportatori cinesi che hanno collaborato
all'inchiesta.
(83)     La Commissione ha comunicato
ufficialmente i risultati relativi al TEM alle società collegate interessate
della RPC e al denunciante. È stata inoltre offerta loro l'opportunità di
comunicare le proprie osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione
qualora avessero particolari ragioni per essere sentiti.
1.2.        Osservazioni presentate dalle
parti
(84)     In seguito alla divulgazione
delle informazioni, una società ha sostenuto che il rifiuto di concedere il TEM
fa riferimento all'industria cinese della bicicletta nel suo insieme, anziché a
livello di singole imprese. A tale riguardo va notato che, anche se la
Commissione ha effettuato una valutazione del settore dell'acciaio e
dell'alluminio in Cina, vi è una chiara correlazione tra il mercato
dell'acciaio e dell'alluminio nella RPC e gli acquisti di prodotti di acciaio e
di alluminio come materia prima da parte dei gruppi che hanno collaborato
all'inchiesta.
(85)     Si è inoltre sostenuto che il
vantaggio in termini di costi per i produttori di biciclette cinesi per quanto
riguarda l'acciaio e l'alluminio è insignificante in quanto rappresenta
soltanto un margine compreso tra l'1,4% e l'1,75%, considerando nel contempo
che l'alluminio e l'acciaio primario rappresentano il 20-25% del costo di
produzione delle biciclette e che la differenza tra i prezzi LME e SHFE era del
7% durante il PIR. 
(86)     A tale proposito si sottolinea
che fattori fondamentali nell'analisi sono la quota spettante alle materie
prime nel costo di produzione (che nella fattispecie era significativa, in
quanto equivalente almeno al 20-25% dei costi di fabbricazione) e le
distorsioni esercitate sul mercato delle materie prime nella RPC. L'effetto
quantitativo esatto della distorsione sul costo per l'impresa non è considerato
un fattore decisivo.
(87)     Si è inoltre asserito che, in
un'altra inchiesta, la Commissione ha analizzato i prezzi delle materie prime
dirette utilizzate per la fabbricazione del prodotto in esame anziché il prezzo
della materia prima primaria; di conseguenza nel presente caso la Commissione
avrebbe dovuto valutare l'interferenza dello Stato sui prezzi della materia
prima diretta, ossia la lega di alluminio estruso, anziché dell'alluminio primario,
che costituisce la materia prima primaria. 
(88)     Va osservato a tale proposito
che ogni inchiesta dà luogo ad un'analisi basata sui fattori specifici in
gioco. Il fatto che il mercato dell'alluminio primario sia controllato dallo
Stato indica inoltre che il mercato dei prodotti intermedi in alluminio non
opera in condizioni di economia di mercato, rispondendo cioè all'offerta e alla
domanda. L'obiezione è stata pertanto respinta.
(89)     Si è inoltre affermato che una
differenza di prezzo per l'alluminio primario tra SHFE e LME non comporta
necessariamente una differenza di prezzo delle leghe di alluminio estruso sui
suddetti mercati, e che occorre prendere in considerazione fattori quali
l'efficienza di produzione, la capacità residua e i costi derivanti dagli
obblighi ambientali. 
(90)     A tale riguardo va rilevato
che non sono state fornite prove a sostegno di tale affermazione. In mancanza
di elementi di prova la Commissione non è stata in grado di analizzare e
verificare tale obiezione, che è stata pertanto respinta. 
(91)     Si è altresì dichiarato che la
Commissione, ignorando l'esistenza di una serie di prodotti intermedi
successivi, non ha tenuto conto delle caratteristiche e dei fattori reali che
determinano i prezzi delle biciclette come prodotto finale. In particolare, dal
momento che la bicicletta è venduta direttamente al consumatore finale (a
differenza dell'alluminio primario), il suo prezzo è determinato da altri
fattori oltre al prezzo della materia prima, quali le caratteristiche tecniche
specifiche della bicicletta e la domanda dei consumatori. 
(92)     Non sono stati però forniti
dettagli concreti su tali caratteristiche e fattori che andrebbero presi in
considerazione, cosicché non è stato possibile per la Commissione presentare
osservazioni in merito. 
(93)     Si è poi sostenuto che la
Commissione ha effettuato un'erronea valutazione dei principi in base ai quali
opera l'SHFE. Si è affermato che la CSRC regola le funzioni dell'SHFE
analogamente a quanto fanno, tra gli altri, l'Autorité des marchés financiers
("AMF") in Francia o la Financial Services Authority
("FSA") nel Regno Unito, e che il ruolo e le specifiche misure
regolamentari/di vigilanza della CSRC sono conformi ai principi del G20. Di
conseguenza le conclusioni relative al TEM, basate sul ruolo della CSRC e sul
funzionamento dell'SHFE, sono prive di fondamento. 
(94)     Si fa notare che la società in
questione ha trascurato di considerare che, mentre l'FSA[24] e l'AMF[25] sono enti non governativi
indipendenti, la CSRC è un'unità a livello ministeriale che opera direttamente
sotto il Consiglio di Stato[26].
Il Consiglio di Stato è il massimo organo del potere esecutivo dello Stato
nonché il massimo organo della pubblica amministrazione[27]. Questo è un ulteriore esempio
della partecipazione attiva dello Stato alla regolamentazione del mercato
dell'alluminio nella RPC. Per quanto riguarda la conformità ai principi del
G20, la società si è limitata a presentare una dichiarazione senza dimostrare
concretamente i principi cui fa riferimento. L'argomentazione è stata quindi
respinta.
(95)     Una società non ha inoltre
condiviso la valutazione della Commissione secondo cui l'arbitraggio tra il
parametro di riferimento a livello mondiale (LME o altri mercati) e i prezzi
sull'SHFE è praticamente impossibile e dunque l'SHFE funziona in isolamento
rispetto ad altri mercati mondiali. 
(96)     Si osserva che ciò contraddice
l'accettazione da parte della società della differenza di prezzi tra SHFE e LME
durante il periodo in cui i prezzi SHFE erano superiori ai prezzi LME, con
l'affermazione che in quel periodo i produttori cinesi pagavano un prezzo
maggiore per i prodotti in alluminio rispetto ai produttori dell'Unione. 
(97)     La società ha aggiunto che, a
partire dal 2010, l'SHFE ha iniziato a consentire la consegna fisica di alluminio
nei depositi doganali della zona franca di Shangai. Ne consegue che la
dichiarazione in questione non contraddice, bensì corrobora la valutazione
della Commissione secondo cui le consegne fisiche possono aver luogo soltanto
in un deposito sito nel territorio della RPC che sia stato approvato dall'SHFE,
a differenza di quanto avviene per gli scambi internazionali, per i quali le
consegne possono avvenire in qualsiasi parte del mondo.
(98)     Si è sostenuto inoltre che
l'SHFE è un mercato a termine, dove i contratti a termine per l'alluminio sono
stati oggetto di scambio dal 1991: di conseguenza la valutazione della
Commissione secondo cui nell'SHFE non vengono venduti derivati è errata. 
(99)     L'SHFE è effettivamente un
mercato a termine. Tuttavia i contratti a termine negoziati sull'SHFE sono
regolati mediante consegna fisica. I prodotti derivati per i quali non ha luogo
la consegna fisica perché vengono scambiati prima della data di consegna sono
limitati nella RPC, per cui l'SHFE è semplicemente una piattaforma di scambi
materiali, e questo isola il mercato cinese dell'alluminio. 
(100)   Si è poi affermato che il
ragionamento della Commissione a proposito degli effetti prodotti sulla
fissazione dei prezzi delle biciclette dalle misure fiscali/di IVA e dalle
misure di inventario relative all'alluminio primario è dubbio sul piano
economico e insufficientemente motivato.
(101)   Poiché tuttavia la società non
ha spiegato quali sono gli elementi che fanno difetto nell'analisi della
Commissione né ha ulteriormente comprovato la propria obiezione, non è stato
possibile per la Commissione presentare osservazioni in merito.
(102)   Si è altresì affermato che
esistono analogie tra la politica industriale della RPC e le politiche dell'UE,
e che la Commissione non ha dimostrato che la politica industriale della RPC
abbia ripercussioni dirette o rilevanti sulle decisioni relative ai fattori
produttivi, alla produzione di biciclette o alle operazioni di vendita dei
produttori esportatori cinesi di biciclette. 
(103)   A tale riguardo va osservato
che la società non ha specificato a quale politica dell'UE facesse riferimento
e pertanto la Commissione non può formulare osservazioni in proposito. Per
quanto attiene l'affermazione secondo cui non è stato dimostrato che la politica
industriale nella RPC abbia ripercussioni rilevanti sulle decisioni relative ai
fattori produttivi, alla produzione o alle vendite dei produttori esportatori
cinesi di biciclette, si osserva inoltre che l'esistenza nella RPC di un piano
quinquennale nel settore dell'alluminio e le distorsioni del prezzo
dell'alluminio, oggetto di transazioni in una Borsa isolata laddove rappresenta
il 20-25% dei costi totali di produzione di una bicicletta, indicano una
correlazione evidente tra la politica industriale della RPC e le decisioni
relative ai fattori produttivi, alla produzione e alle vendite dei produttori
esportatori cinesi di biciclette.
(104)   È stato altresì sostenuto che
la Commissione ha violato il termine di tre mesi previsto nel regolamento di
base. A tale proposito si fa notare che, a causa del livello di collaborazione
alquanto scarso degli esportatori cinesi, la Commissione ha fatto sforzi
supplementari per ottenere una maggiore cooperazione contattando un gran numero
di altri esportatori successivamente individuati nel corso dell'inchiesta. Per
tale motivo non è stato possibile concludere gli accertamenti in merito alla
concessione del TEM entro il termine stabilito. Si ricorda altresì che il
Tribunale[28]
recentemente ha dichiarato che una decisione in materia di TEM adottata dopo la
scadenza dei tre mesi di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del
regolamento di base non è di per sé sufficiente ad annullare un regolamento che
imponga misure antidumping. Va inoltre notato che l'articolo 2, paragrafo 7,
del regolamento di base è stato nel frattempo modificato con la conseguenza che
la Commissione limita gli accertamenti ai fini del TEM alle società incluse in
un campione e che essa procede all'accertamento di regola entro sette mesi, ma
in ogni caso non oltre otto mesi dall'avvio dell'inchiesta[29]. Questo emendamento si applica
a tutte le nuove inchieste e a quelle in corso, compreso il caso di specie. Gli
accertamenti sono stati effettuati entro otto mesi dalla data di apertura. 
(105)   In considerazione di quanto
sopra la contestazione relativa al mancato rispetto del termine di 3 mesi è
respinta.
1.3.        Richiesta delle parti 
(106)   Una delle parti ha chiesto che
venissero analizzate anche le domande di TEM presentate dai produttori della
RPC che hanno cessato di esportare nell'Unione. Si è asserito che tali
produttori avevano sospeso le esportazioni nell'Unione a causa dei dazi
antidumping in vigore dal 2005. 
(107)   A tale riguardo si sottolinea
che le conclusioni relative al dumping e al pregiudizio si riferiscono al
periodo dell'inchiesta di riesame ("PIR"), stabilito a norma
dell'articolo 6, paragrafo 1, del regolamento di base. Ciò significa che anche
i dati raccolti presso i produttori esportatori al fine di stabilire il valore
normale e il prezzo all'esportazione si riferiscono esclusivamente a tale
periodo. L'analisi delle domande di TEM viene svolta nel contesto della
determinazione del valore normale di produttori esportatori della RPC, il quale
viene poi confrontato con il prezzo all'esportazione nel corso dello stesso
periodo. Se un produttore non ha esportato il prodotto in esame durante il PIR,
risulta impossibile stabilire un prezzo all'esportazione e calcolare un margine
di dumping. Non vi è pertanto alcun motivo di svolgere accertamenti ai fini del
MET per un produttore che non ha esportato il prodotto in esame durante il PIR.
Si ricorda però che tutti i produttori esportatori hanno la possibilità di
richiedere che la loro situazione sia sottoposta ad un "riesame
intermedio" a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di
base. In alternativa, i produttori esportatori che non hanno esportato il
prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta che ha condotto
all'istituzione delle misure hanno la possibilità di chiedere un "riesame
relativo ai nuovi esportatori" a norma dell'articolo 11, paragrafo 4,
dello stesso regolamento.
(108)   Nella sua richiesta la parte ha
anche citato la sentenza Brosmann[30]
della Corte di giustizia delle Comunità europee e sembra implicare che in base
ad essa i produttori della RPC dovrebbero essere autorizzati a presentare i
moduli di domanda del TEM anche se non hanno esportato il prodotto in esame
nell'Unione durante il periodo dell'inchiesta. Si osserva che la sentenza non
affronta la situazione relativa alle richieste di TEM per i produttori
esportatori che non hanno esportato durante il periodo dell'inchiesta: essa non
è pertanto pertinente all'attuale contesto. 
(109)   La richiesta è stata quindi
respinta.
(110)   Si è inoltre sostenuto che i
prezzi all'esportazione per le società che non hanno esportato nell'Unione
durante il PIR dovrebbero essere determinati conformemente all'articolo 2,
paragrafo 9, del regolamento di base, ovvero su qualsiasi altra base equa.
(111)   A questo proposito si osserva
che l'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base non implica in modo
incontestabile che venga costruito un prezzo all'esportazione per i produttori
del paese interessato nel caso in cui essi non abbiano esportato nessun
quantitativo nell'Unione. Al contrario l'articolo 2, paragrafo 9, del
regolamento di base si riferisce al prezzo di rivendita del prodotto importato
come base sulla quale costruire il prezzo all'esportazione, e alla possibilità
di applicare adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti tra
l'importazione e la rivendita, il che implica che abbiano per l'appunto avuto
luogo importazioni nell'Unione. La frase "qualsiasi altra base equa"
presente in questa disposizione fa riferimento a casi specifici in cui non
possono essere applicate le metodologie precedentemente citate nel suddetto
articolo. Ciò non sminuisce il fatto che l'articolo in questione implica che
siano state effettuate importazioni nell'Unione durante il PIR.
1.4.        Conclusione
(112)   Risulta da quanto precede che
nessuno dei gruppi cinesi che avevano chiesto il TEM ha potuto dimostrare di
soddisfare i criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del
regolamento di base. Si è pertanto deciso di non concedere il TEM a nessuno di
questi gruppi. 
2.           Trattamento
individuale
(113)   Con il regolamento (UE)
n. 765/2012[31],
entrato in vigore il 6 settembre 2012, il Parlamento europeo e il Consiglio
hanno modificato l'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di base. L'articolo
2 del regolamento (UE) n. 765/2012 prevedeva che la modifica si applicasse
esclusivamente alle inchieste aperte dopo l'entrata in vigore del regolamento
stesso. Di conseguenza la modifica non si applicava alla presente inchiesta in
quanto quest'ultima è stata avviata il 9 marzo 2012.
(114)   Conformemente
all'articolo 2, paragrafo 7, lettera a) del regolamento di base, per i paesi
cui si applica l'articolo 2, paragrafo 7, di tale regolamento viene calcolato
all'occorrenza un dazio unico per tutto il paese, tranne nei casi in cui le
società possano dimostrare, a norma dell'articolo 9, paragrafo 5, del
regolamento di base, di essere libere di determinare i propri prezzi
all'esportazione e i quantitativi da esportare nonché le condizioni di vendita,
di effettuare le conversioni del tasso di cambio ai tassi di mercato e di non
subire interferenze statali tali da permettere l'elusione delle misure, se agli
esportatori sono concesse aliquote diverse del dazio. 
(115)   I tre gruppi di esportatori che
hanno collaborato all'inchiesta e che hanno chiesto il TEM, hanno chiesto anche
il trattamento individuale qualora fosse loro rifiutato il TEM. In base alle
informazioni disponibili, si stabilisce che i tre gruppi della RPC ottemperano
tutti all'insieme delle prescrizioni per beneficiare del trattamento
individuale.
3.           Valore normale
3.1.        Paese di riferimento
(116)   Conformemente all'articolo 2,
paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale per i
produttori esportatori ai quali non è stato concesso il TEM va determinato in
base ai prezzi sul mercato interno o al valore normale costruito in un paese di
riferimento.
(117)   Negli avvisi di apertura la
Commissione aveva suggerito a tal fine la scelta del Messico, che era già stato
usato quale paese di riferimento nell'inchiesta precedente relativa alla RPC.
(118)   Tutte le parti interessate
hanno avuto la possibilità di presentare osservazioni circa la scelta del paese
di riferimento preso in considerazione. 
(119)   Una parte ha sostenuto che il
Messico non rappresentava la scelta più opportuna come paese di riferimento,
mentre Taiwan sarebbe stata un'opzione migliore in quanto è uno dei principali
produttori di biciclette, ha più caratteristiche in comune con la RPC rispetto
al Messico e potrebbe portare alla determinazione di un valore normale più
attendibile. 
(120)   La Commissione ha cercato di
ottenere collaborazione da 15 paesi, segnatamente Bangladesh, Canada, Cambogia,
India, Indonesia, Malaysia, Messico, Norvegia, Filippine, Sri Lanka, Taiwan,
Tailandia, Tunisia, Turchia e Stati Uniti. 
(121)   La Commissione ha ricevuto
risposte al questionario da tre soli produttori messicani di biciclette, i
quali hanno anche accettato una verifica presso le loro sedi delle risposte
fornite. Nessun'altra società nei paesi contattati ha accettato di collaborare.
I tre produttori in questione avevano registrato vendite sul mercato interno
pari a più del 30% del mercato messicano, stimato a circa 1,7 milioni di unità
nel 2011. Oltre 14 produttori e diversi importatori operavano in un contesto
concorrenziale. Nel 2011 le importazioni di biciclette provenivano
principalmente dalla RPC (oltre il 60%) e da Taiwan (20%). Tali importazioni
rappresentavano circa il 5% del mercato interno (fonte: relazione annuale
dell'ANAFABI, l'associazione messicana dei produttori di biciclette).
(122)   Il profilo del mercato
messicano per il prodotto in esame, il numero di operatori, la concorrenza sul
mercato interno e le caratteristiche del processo di produzione hanno
confermato che il Messico continua ad essere un paese di riferimento
appropriato. Alla luce di quanto precede il mercato messicano può considerarsi
rappresentativo e competitivo. Si è pertanto concluso che il Messico fosse un
paese di riferimento adeguato.
3.2.        Determinazione del valore
normale nel paese di riferimento
(123)   In conformità dell'articolo 2,
paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale è stato
determinato in base alle informazioni, sottoposte a verifica, ricevute dai
produttori del paese di riferimento, come precisato nel seguito.
(124)   Dall'inchiesta è emerso che il
prodotto in esame era venduto in quantità rappresentative sul mercato interno
messicano.
(125)   Si è altresì valutato se fosse
possibile considerare le vendite come effettuate nell'ambito di normali
operazioni commerciali a norma dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di
base. A tal fine è stata definita per ciascun tipo di prodotto la percentuale
di vendite remunerative effettuate ad acquirenti indipendenti sul mercato
interno durante il PIR. 
(126)   Se il volume delle vendite di
un tipo di prodotto, venduto a un prezzo netto pari o superiore al costo di
produzione calcolato, rappresentava oltre l'80% del volume totale delle vendite
di quel tipo di prodotto e se il prezzo medio ponderato per quel tipo di
prodotto era pari o superiore al costo di produzione, il valore normale è stato
calcolato in base al prezzo effettivo praticato sul mercato interno.
Quest'ultimo è stato calcolato come media ponderata dei prezzi di tutte le
vendite, anche non remunerative, di quel tipo di prodotto realizzate sul
mercato interno durante il PIR.
(127)   Se il volume delle vendite
remunerative di un tipo di prodotto rappresenta l'80% o una percentuale
inferiore all'80% del volume totale delle vendite di quel tipo di prodotto o se
la media ponderata del prezzo di quel tipo di prodotto risulta inferiore al
costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo
effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata
delle sole vendite remunerative di quello stesso tipo di prodotto.
(128)   L'inchiesta non ha inoltre
rivelato alcun tipo di prodotto per cui non fossero state realizzate vendite
remunerative.
4.           Prezzo all'esportazione
(129)   In
tutti i casi in cui il prodotto in esame era stato esportato ad acquirenti
indipendenti nell'Unione il prezzo all'esportazione è stato stabilito secondo
quanto indicato nell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, ovvero
in base al prezzo all'esportazione realmente pagato o pagabile.
(130)   Nei casi in cui le vendite
erano state effettuate attraverso un commerciante o un importatore collegato i
prezzi all'esportazione sono stati costruiti conformemente all'articolo 2,
paragrafo 9, del regolamento di base, tenendo conto dei prezzi di rivendita di
tale importatore collegato ai primi acquirenti indipendenti nell'Unione. Sono
stati applicati adeguamenti per tenere conto di tutti i costi sostenuti tra
l'importazione e la rivendita, comprese le spese generali, amministrative e di
vendita, nonché dei profitti. Riguardo al margine di profitto si è utilizzato
il profitto realizzato da un commerciante o importatore indipendente del
prodotto in esame, poiché l'effettivo profitto del commerciante o
dell'importatore collegato non era ritenuto attendibile a causa della relazione
tra quest'ultimo e i produttori esportatori.
(131)   Come indicato nei considerando
63 e 64, Giant China ha rifiutato di fornire ai servizi della Commissione le
informazioni necessarie sulla struttura del gruppo e i dati essenziali relativi
alla produzione, al volume delle vendite e ai prezzi all'esportazione del
prodotto in esame nell'Unione durante il PIR dalle imprese appartenenti al
Jinshan Development and Construction Ltd group ("Jinshan Group"), che
partecipa alla produzione e alla vendita del prodotto in esame nella RPC.
Riguardo al prezzo all'esportazione è stato pertanto applicato l'articolo 18,
paragrafo 1, del regolamento di base.
(132)   Giant China ha contestato
l'applicazione dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base sia per
quanto riguarda il rifiuto del TEM che per l'applicazione dei dati disponibili
al calcolo del prezzo all'esportazione. Il gruppo ha sostenuto che le
informazioni richieste dalla Commissione non erano necessarie per il calcolo
del margine di dumping. A questo proposito, Giant China ha dichiarato che le
informazioni richieste al Jinshan Group con sede nella RPC erano prive di
rilevanza ai fini della valutazione del TEM o del calcolo del prezzo
all'esportazione, in quanto solo indirettamente attinenti a Giant China e alle
società collegate ("Giant Group"). 
(133)   L'inchiesta ha però confermato
che una delle consociate del Giant Group, che ha prodotto ed esportato
attivamente il prodotto in esame nell'Unione durante una parte del PIR, ovvero
Shanghai Giant & Phoenix Bicycles Co Ltd ("GP"), è collegata,
tramite azionisti comuni e legami strutturali e manageriali, al Jinshan Group e
che quest'ultimo è coinvolto nella produzione e nella vendita del prodotto in
esame. In assenza di una risposta al formulario TEM e al questionario
antidumping da parte delle società del Jinshan Group coinvolte nella produzione
e nella vendita del prodotto in esame nella RPC si è rivelato impossibile
valutare in che misura la produzione e le vendite del prodotto in esame del
Jinshan Group abbiano influito sul calcolo del prezzo all'esportazione per GP
e, di conseguenza, per il gruppo Giant nel suo insieme. È risultato altresì
impossibile accertare se fossero state rispettate le condizioni di cui
all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c, del regolamento di base. In assenza di
cooperazione a tale riguardo le obiezioni di Giant China sono state respinte. 
(134)   Giant China ha inoltre
sostenuto che non è necessario prendere in considerazione le informazioni sui
prezzi relativi ad altri produttori esportatori ai fini del calcolo del margine
individuale di un produttore esportatore, a meno che Giant group e Jinshan
Group non costituiscano un'unica entità alla luce degli stretti legami
esistenti a livello finanziario, commerciale e manageriale.
(135)   Gli elementi nel fascicolo
suffragano la conclusione secondo cui GP e Jinshan Group sono collegati e hanno
stretti legami a livello strutturale, gestionale e di azionariato. In mancanza
di informazioni complete su tutte le parti collegate a GP, in particolare sulle
imprese produttrici ed esportatrici cinesi di biciclette consociate del Jinshan
Group, è impossibile effettuare calcoli completi e attendibili sul prezzo
all'esportazione e determinare così un margine individuale per GP e
conseguentemente per Giant Group nel suo insieme. 
(136)   Si è inoltre affermato che le
informazioni richieste imponevano un onere irragionevole a Giant China, che ha
agito al meglio delle proprie capacità nel corso dell'inchiesta. A tale
proposito va osservato che non sono stati presentati elementi di prova prima
delle osservazioni relative alla divulgazione delle conclusioni definitive, il
che dimostra che Giant China non si è adoperata per raccogliere le informazioni
richieste nel formulario TEM e nel questionario antidumping per le società
appartenenti al Jinshan Group, coinvolto nella produzione e nella vendita del
prodotto in esame. Nel corso dell'inchiesta, Giant China ha obiettato che non
era necessario fornire le informazioni richieste, ma non ha sostenuto che la
raccolta delle informazioni in questione costituisse un onere irragionevole.
Giant China ha presentato elementi di prova dei suoi presunti sforzi solo dopo
la comunicazione delle informazioni finali, quando tali dati non potevano più
essere verificati. Non era quindi più possibile tenerne conto.
(137)   Giant China ha dichiarato che
non vi era in ogni caso alcun rischio potenziale di elusione delle misure
antidumping mediante, ad esempio, il trasferimento della produzione tra i due
gruppi, in quanto GP, l'unico collegamento tra i due gruppi, ha cessato ogni
attività nel settembre 2011. A tale proposito si fa notare che, alla fine del
PIR, GP esisteva ancora come entità, fatto confermato anche da Giant China. Di
conseguenza l'attività di produzione sarebbe potuta riprendere in qualsiasi
momento futuro e il fatto che GP abbia presumibilmente cessato ogni attività
nel settembre 2011 non è pertinente. Giant China ha inoltre sostenuto che il
rischio di elusione si sarebbe potuto affrontare in modo diverso, cioè
attraverso la clausola di monitoraggio di cui ai considerando 276 e 277). A
tale riguardo va osservato che la clausola di monitoraggio si applica
esclusivamente a società non collegate, per cui i rischi connessi sono di
natura diversa e non è possibile applicare soluzioni identiche.
(138)   Giant China ha altresì
affermato che si sarebbe dovuta svolgere una verifica in loco presso la sede di
GP nella RPC per verificare la produzione e le attività di vendita di GP
successive a settembre 2011. A tale riguardo va osservato che il fatto che GP
abbia cessato le sue attività a partire da settembre 2011 non è stato
considerato pertinente. Infatti, quand'anche ciò fosse accaduto, GP avrebbe
potuto riprendere le attività di produzione e vendita di biciclette in
qualunque momento e una verifica in loco non avrebbe diminuito tale rischio.
(139)   Giant China ha anche fornito
alcune prove secondo cui le azioni di GP in possesso di Giant Group sono state
vendute il 30 marzo 2013. Va però rilevato che questa transazione è avvenuta
dopo il PIR e durante una fase avanzata dell'inchiesta, quando le informazioni
non potevano essere verificate né essere pertinenti ai fini dell'inchiesta
stessa. A tale riguardo, qualora Giant chiedesse un riesame della propria
situazione in seguito alla vendita delle azioni la questione potrà essere
esaminata a tempo debito conformemente alle disposizioni del regolamento di
base.
(140)   Nell'ambito delle sue
osservazioni Giant China ha presentato altri chiarimenti alla valutazione con
cui la Commissione giustificava l'applicazione dell'articolo 18, paragrafo 1,
del regolamento di base. Tuttavia essi non erano tali da modificare la
valutazione iniziale della Commissione. 
(141)   Sono pertanto confermate le
conclusioni relative all'applicazione dell'articolo 18, paragrafo 1, del
regolamento di base nei confronti del Giant Group. 
5.           Confronto
(142)   Il valore normale e il prezzo
all'esportazione sono stati confrontati allo stadio franco fabbrica. Ai fini di
un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione si è
tenuto debitamente conto, grazie ad opportuni adeguamenti, delle differenze che
incidono sui prezzi e sulla loro comparabilità, come prescritto dall'articolo
2, paragrafo 10, del regolamento di base. Sono stati effettuati opportuni
adeguamenti per imposte indirette, sconti, stadio commerciale, costi di
trasporto, assicurazione e movimentazione, costi accessori, spese relative
all'imballaggio, spese di credito e bancarie e commissioni ogniqualvolta tali
adeguamenti sono risultati ragionevoli, precisi e giustificati da elementi di
prova.
6.           Margine di dumping
6.1.        Per i
produttori esportatori che hanno collaborato
(143)   Per le tre società che hanno
collaborato all'inchiesta i margini di dumping sono stati determinati
raffrontando la media ponderata del valore normale fissata per i produttori
messicani che hanno collaborato e la media ponderata del prezzo
all'esportazione nell'Unione di ogni società, come disposto dall'articolo 2,
paragrafi 11 e 12, del regolamento di base.
(144)   I margini di dumping, espressi
in percentuale del prezzo CIF frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto,
sono i seguenti:
             Impresa ||             Margine di dumping 
             Zhejiang Baoguilai Vehicle Co., Ltd. ||             19,2% 
             Oyama Bicycles (Taicang) Co., Ltd. ||             20,9% 
              Ideal (Dongguan) Bike Co., Ltd. ||             0% 
6.2.        Per tutti gli altri produttori esportatori
(145)   Dal momento che il livello di
collaborazione da parte della RPC è stato molto basso, come indicato nei
considerando 22 e 24, i risultati riguardanti le imprese che hanno collaborato
non possono essere considerati rappresentativi per l'intero paese. Il margine
di dumping nazionale applicabile a tutti gli altri produttori esportatori della
RPC non può di conseguenza essere riveduto.
(146)   Il margine di dumping nazionale
viene pertanto mantenuto invariato al 48,5%, come stabilito dal regolamento
(CE) n. 1095/2005 del Consiglio.
D. DEFINIZIONE DELL'INDUSTRIA
DELL'UNIONE
1.           Produzione
dell'Unione e industria dell'Unione
(147)   Secondo le stime disponibili,
il prodotto simile è fabbricato da circa 380 produttori noti nell'Unione. Si sono
inoltre manifestate sei associazioni nazionali di produttori dell'Unione.
(148)   Per determinare la produzione
totale dell'Unione, pari a circa 11 milioni di biciclette durante il PIR, sono
state utilizzate tutte le informazioni disponibili, compresi i dati raccolti
presso i produttori dell'Unione e le associazioni nazionali, come pure le
statistiche sulla produzione a disposizione della Commissione.
(149)   I produttori dell'Unione che
rappresentano la produzione UE totale costituiscono l'industria dell'Unione ai
sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 5, paragrafo 4, del
regolamento di base e saranno nel seguito denominati "industria
dell'Unione".
(150)   Come indicato in precedenza, in
considerazione del numero elevato di produttori dell'Unione che hanno
collaborato è stato selezionato un campione di otto produttori dell'Unione, che
rappresentavano circa il 25% della produzione e delle vendite totali del
prodotto simile da parte dell'industria dell'UE durante il PIR. Tutti i
produttori dell'Unione inclusi nel campione hanno beneficiato del regime di
esenzione di cui al considerando 1.
E. SITUAZIONE DEL MERCATO DELL'UNIONE
1.           Consumo
dell'Unione
(151)   La stima delle vendite
dell'industria dell'Unione è stata fatta in base ai dati forniti dai produttori
nelle risposte al questionario per il campionamento e a quelli forniti dalle
varie associazioni di produttori di biciclette dell'Unione.
(152)   Il consumo nell'Unione è stato calcolato in base alle vendite
realizzate dall'intera industria dell'Unione sul mercato UE, come indicato nel
considerando 151, con l'aggiunta delle importazioni provenienti da tutti i
paesi secondo le statistiche Eurostat.
(153)   Il consumo totale nell'Unione è
sceso da 22 459 062 unità nel 2008 a 20 116 602 unità
durante il PIR, ossia un calo del 10% nel periodo in esame. Questo risultato è
dovuto principalmente ad un calo dell'8% registrato tra il 2008 e il 2009. Il
consumo è rimasto poi stabile per diminuire leggermente durante il PIR (2%).
Nel 2009 il mercato ha risentito in particolare dell'impatto della crisi
economica e da allora non si è più ripreso. L'ulteriore calo registrato nel
2011 è stato provocato soprattutto dalla conferma del comportamento di spesa
prudente dei consumatori nell'attuale clima economico. 
 Tabella 1 
 Consumo 
   || 2008 || 2009 || 2010 || 2011 
 Volume (unità) ||   ||   ||   ||   
 + Totale delle importazioni || 10 017 616 || 8 974 906 || 9 734 143 || 8 840 362 
 + Produzione dell'Unione venduta sul mercato dell'Unione || 12 441 446 || 11 604 072 || 10 946 875 || 11 276 240 
 = Consumo || 22 459 062 || 20 578 978 || 20 681 018 || 20 116 602 
 Indice (2008=100) || 100 || 92 || 92 || 90 
 Fonte: Eurostat e risposte al questionario 
2.           Importazioni dalla RPC 
2.1.        Volume
delle importazioni oggetto di dumping e quota di mercato delle biciclette
originarie della RPC
(154)   Il
volume delle importazioni del prodotto in esame originario della RPC è stato
calcolato in base ai dati statistici Eurostat. Il volume delle importazioni
dalla RPC ha registrato un forte calo (37%) tra il 2008 e 2009, passando da
941 522 a 597 339 unità. Nel 2010 le importazioni sono aumentate, ma
durante il PIR sono scese di nuovo per raggiungere le 581 459 unità. La
notevole riduzione delle importazioni dalla RPC ha coinciso con la crisi
economica e la tendenza non si è più invertita. Complessivamente i prezzi delle
importazioni cinesi sono diminuiti del 38% durante il periodo in esame. 
(155)   La
quota cinese del mercato si è pertanto ridotta, passando dal 4,2% nel 2008 al
2,9% durante il PIR. Il declino della quota di mercato è stato in parte
compensato dalla riduzione dei consumi nell'Unione.
(156)   Va tuttavia sottolineato che la
quota di mercato delle importazioni cinesi, già relativamente ridotta e in
ulteriore calo, deve essere considerata alla luce dell'esito della concomitante
inchiesta antielusione in corso, citata nei considerando 14 e 15 (cfr. i
considerando 223 e 224). 
 Tabella 2 
 Importazioni dalla RPC 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni dal paese interessato (unità) || 941 522 || 597 339 || 627 120 || 581 459 
 Indice (2008=100) || 100 || 63 || 67 || 62 
 Quota di mercato delle importazioni dal paese interessato || 4,2% || 2,9% || 3,0% || 2,9%   
 Fonte: Eurostat 
3.           Prezzi delle importazioni in
esame
3.1.        Andamento
dei prezzi
(157)   Come stabilito nel regolamento
(CE) n. 1095/2005 del Consiglio[32],
per determinare gli andamenti dei prezzi delle importazioni oggetto di dumping
nel periodo compreso tra il 2008 e il PIR i dati statistici Eurostat hanno
potuto essere utilizzati solo in misura limitata per i motivi esposti nel
seguito. 
(158)   I prezzi all'importazione
ricavati dai dati Eurostat non tengono conto dei diversi tipi di prodotto in
esame e delle notevoli differenze di prezzo tra questi vari tipi. I prezzi medi
di ciascun paese sono fortemente influenzati dalla combinazione di prodotti di
quel dato paese. Confrontando per ciascun tipo di modello le importazioni
effettuate dagli esportatori che hanno collaborato, persino all'interno della
fascia degli stessi tipi e modelli di prodotto esistono inoltre sostanziali
differenze di prezzo, a seconda dei componenti o parti delle biciclette. I
prezzi ricavati dalle statistiche Eurostat non appaiono pertanto utili ai fini
della presente inchiesta. I prezzi all'importazione dalle statistiche Eurostat
relativi alla RPC, riportati nella tabella seguente sotto forma di valori
indicizzati, possono servire soltanto da indicatori dell'andamento dei prezzi,
ma non servono per effettuare un confronto tra i prezzi di vendita dei diversi
paesi e quelli dell'Unione.
(159)   In base ai dati Eurostat la
media ponderata dei prezzi all'importazione dalla RPC, riportati nella tabella
seguente sotto forma di valori indicizzati, è aumentata considerevolmente nel
periodo in esame, come indicato nella tabella 3. In mancanza di dati sulla
tipologia delle biciclette importate dalla RPC e non sapendo se vi sia stato un
cambiamento nella combinazione di prodotti da un anno all'altro, non è tuttavia
possibile trarre alcuna conclusione.
 Tabella 3 
 Prezzo delle importazioni dalla RPC 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Prezzo delle importazioni dalla RPC ||   ||   ||   ||   
 Indice (2008=100) || 100 || 173 || 217 || 214 
 Fonte: Eurostat 
3.2.        Sottoquotazione
dei prezzi
(160)   La sottoquotazione dei prezzi dei
produttori esportatori che hanno collaborato e per i quali sono state
constatate pratiche di dumping è stata calcolata in base al loro prezzo all'esportazione
reale e verificato (CIF frontiera dell'Unione), con e senza dazio antidumping.
Sono stati considerati pertinenti per l'analisi i prezzi di vendita applicati
dall'industria dell'Unione agli acquirenti indipendenti nell'Unione, riportati
all'occorrenza al livello franco fabbrica. Durante il PIR in base ai diversi
tipi di prodotto definiti nel questionario è emerso un margine di
sottoquotazione pari al 61% senza il dazio antidumping e pari al 44% incluso
tale dazio per uno soltanto dei produttori esportatori. 
(161)   Dato che la collaborazione da
parte dei produttori esportatori cinesi è stata assai scarsa e che le
conclusioni per le imprese che hanno collaborato non potevano essere
considerate rappresentative per il paese, e considerando altresì che il prezzo
medio ricavato dai dati Eurostat non poteva essere considerato conclusivo, si è
ritenuto che i livelli di sottoquotazione constatati durante l'ultimo riesame
in previsione della scadenza, svolto in conformità del regolamento (CE)
n. 1095/2005 di cui al considerando 2, vadano presi come riferimento al
momento di stabilire la sottoquotazione a livello nazionale per la RPC, poiché
non erano disponibili informazioni più attendibili: tale valore corrisponde al
53% al netto del dazio antidumping e al 39% al lordo di tale dazio. 
4.           Situazione economica
dell'industria dell'Unione 
(162)   Come indicato nei considerando
8, 9 e 10, la presente inchiesta ha esaminato se nella situazione
dell'industria dell'Unione fosse sopraggiunto un cambiamento tale da giustificare
la necessità di rivedere le conclusioni relative al pregiudizio emerse dal
riesame intermedio di modifica. L'inchiesta ha confermato i seguenti elementi:
i) rispettando la tendenza a livello mondiale, la produzione di biciclette
nell'Unione consiste fondamentalmente nell'attività, ad alta intensità di
manodopera, di assemblaggio di parti di biciclette progettate secondo le
specifiche dei clienti ed aventi origini disparate; ii) l'inchiesta ha
dimostrato un impegno costante da parte dell'industria dell'Unione a ridurre i
costi di produzione automatizzando e razionalizzando il processo di
assemblaggio; alcuni produttori dell'Unione avevano anche beneficiato dei costi
del lavoro relativamente più bassi in Europa centrale e orientale rispetto a
quelli riscontrati nel periodo dell'inchiesta relativa al riesame intermedio di
modifica. La statistiche sulla produzione a disposizione della Commissione
confermano questa tendenza; iii) l'inchiesta ha ribadito la preferenza per le
leghe di alluminio come materia prima, mentre l'acciaio è rimasto la materia
prima principale per i prodotti di gamma bassa e le biciclette per bambini.
Alla luce di questi cambiamenti la situazione economica dell'industria
dell'Unione è stata esaminata come illustrato di seguito.
(163)   In conformità dell'articolo 3,
paragrafo 5, del regolamento di base la Commissione ha esaminato tutti i
fattori e gli indici economici pertinenti in rapporto con la situazione
dell'industria dell'Unione. 
(164)   Ai fini dell'analisi del
pregiudizio gli indicatori di pregiudizio sono stati stabiliti come segue:
·              
gli indicatori macroeconomici (produzione, capacità
di produzione, utilizzo degli impianti, volume delle vendite, quota di mercato,
occupazione, produttività, crescita, entità dei margini di dumping e ripresa
dagli effetti di precedenti pratiche di dumping) sono stati valutati al livello
dell'intera produzione dell'Unione per tutti i produttori UE, in base alle
informazioni raccolte presso le associazioni nazionali dei produttori
dell'Unione e i singoli produttori dell'UE. Questi fattori sono stati
confrontati ove possibile con le informazioni generali fornite dalle pertinenti
statistiche ufficiali; 
·              
gli indicatori microeconomici (scorte, prezzi
unitari di vendita, costi di produzione, flussi di cassa, redditività, utile
sul capitale investito, capacità di reperire capitali, investimenti e salari)
sono stati valutati per i produttori dell'Unione inseriti nel campione, in base
alle informazioni da essi fornite. 
Indicatori macroeconomici
(a)         
Produzione, capacità di produzione e
utilizzo degli impianti
(165)   Durante il periodo in esame la
produzione dell'industria dell'Unione ha subito un calo continuo e a un ritmo
più sostenuto rispetto al consumo dell'Unione, come precedentemente indicato
nella tabella 1 del considerando 153. La produzione è pertanto scesa da
13 541 244 unità nel 2008 a 11 026 646 unità durante il
PIR, il che rappresenta una riduzione del 19%. 
 Tabella 4 
 Produzione totale dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume (unità) ||   ||   ||   ||   
 Produzione ||  13 541 244 ||  12 778 305 ||  11 682 329 ||  11 026 646 
 Indice (2008=100) || 100 || 94 || 86 || 81 
 Fonte: Risposte al questionario e pertinenti statistiche ufficiali 
(166)   La
capacità di produzione è stata ridotta del 5% tra il 2008 e il PIR, il che ha
in parte compensato l'impatto della riduzione della produzione del 19% sul
tasso di utilizzo degli impianti. Quest'ultimo si è ridotto del 14% nel corso
dello stesso periodo, raggiungendo il 74% durante il PIR. 
 Tabella 5 
 Capacità di produzione e utilizzo degli impianti 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume (unità) ||   ||   ||   ||   
 Capacità di produzione ||  15 804 000 ||  15 660 000 ||  15 150 000 ||  15 000 000 
 Indice (2008=100) || 100 || 99 || 96 || 95 
 Utilizzo degli impianti || 86% || 82% || 77% || 74% 
 Indice (2008=100) || 100 || 95 || 90 || 86 
 Fonte: Risposte al questionario e pertinenti statistiche ufficiali 
(b)         
Volume delle vendite
(167)   Complessivamente il volume
delle vendite dell'industria dell'Unione sul mercato dell'UE è diminuito in
misura analoga al consumo dell'Unione, con un calo del 9% nel periodo in esame,
passando da 12 441 446 unità nel 2008 a 11 276 240 unità
durante il PIR. Tra il 2009 e il 2010 invece le vendite hanno continuano a
diminuire, mentre il consumo è rimasto stabile, il che nel 2010 si traduce in
una perdita di quota di mercato per l'industria dell'Unione, come indicato
nella tabella 7 del considerando 168. Durante il PIR i volumi delle vendite
sono nuovamente aumentati ma non hanno raggiunto il livello del 2008.
 Tabella 6 
 Vendite nell'UE dell'industria dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume (unità) ||  12 441 446 ||  11 604 072 ||  10 946 875 ||  11 276 240 
 Indice (2008=100) || 100 || 93 || 88 || 91 
 Fonte: Risposte al questionario e pertinenti statistiche ufficiali 
(c)         
Quota di mercato
(168)   La quota di mercato detenuta
dall'industria dell'Unione è aumentata passando dal 55,4% nel 2008 al 56,1%
durante il PIR, con un incremento di 0,7 punti percentuali. Questo lieve
miglioramento di 0,7 punti percentuali nel corso del periodo in esame
comprendeva un calo significativo dal 56,4% nel 2009 al 52,9% nel 2010.
L'aumento complessivo della quota di mercato dell'industria dell'Unione in un
contesto di contrazione dei volumi delle vendite (cfr. il considerando 167) può
essere spiegato con il calo generale del consumo (cfr. il considerando 153). 
 Tabella 7 
 Quota di mercato dell'industria dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Quota di mercato dell’Unione || 55,4% || 56,4% || 52,9% || 56,1% 
 Indice (2008=100) || 100 || 102 || 96 || 101 
 Fonte: Risposte al questionario e pertinenti statistiche ufficiali 
(d)         
Occupazione e produttività
(169)   L'occupazione diretta è diminuita
del 17%, passando da 14 197 dipendenti nel 2008 a 11 783 durante il
PIR. Questo calo ha fatto seguito alla riduzione del volume di produzione. 
(170)   Complessivamente la produzione
ha subito una contrazione del 2% durante il periodo in esame. Tra il 2008 e il
2009 la diminuzione della produzione, associata all'occupazione costante, ha
determinato un calo della produttività. A ciò ha fatto seguito un incremento di
produttività tra il 2009 e il 2010, che può essere spiegato con la
ristrutturazione dell'industria e con gli investimenti volti a migliorare
l'efficacia dei processi di produzione nel corso dello stesso periodo.
L'ulteriore calo del volume di produzione durante il PIR, unitamente alla
contrazione, sebbene meno marcata, del mercato del lavoro ha provocato una
nuova diminuzione della produttività nel PIR.
 Tabella 8 
 Occupazione e produttività totali dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Numero di dipendenti || 14 197 || 14 147 || 12 067 || 11 783 
 Indice (2008=100) || 100 || 100 || 85 || 83 
 Produttività (unità/anno) || 954 || 903 || 968 || 936 
 Indice (2008=100) || 100 || 95 || 102 || 98 
 Fonte: Risposte al questionario e pertinenti statistiche ufficiali 
(e)         
Crescita
(171)   In tutto il periodo in esame il
consumo è diminuito del 10%. La quota di mercato dell'industria dell'Unione è
rimasta relativamente costante (l'incremento è stato lieve, di soli 0,7 punti
percentuali nel corso del periodo in esame, come indicato nel considerando
168). Il declino del mercato dell'UE indica che i produttori dell'Unione non
hanno avuto modo di beneficiare di un'eventuale crescita. 
(f)          
Entità del margine di dumping
(172)   Le
pratiche di dumping da parte della RPC sono proseguite durante il PIR, come
esposto nei considerando da 143 a 145. Data l'ampia capacità inutilizzata nella
RPC (cfr. il considerando 203) e la comprovata elusione (cfr. i considerando
223 e 224), le ripercussioni dei margini reali di dumping sull'industria
dell'Unione non possono essere considerate trascurabili. 
(g)         
Ripresa dagli effetti di precedenti pratiche
di dumping
(173)   Si è esaminato se l'industria
dell'Unione si fosse ripresa dagli effetti di precedenti pratiche di dumping.
Si è concluso che l'attesa ripresa dell'industria dell'Unione dagli effetti di
precedenti pratiche di dumping non è avvenuta, come evidenziato in particolare
dal persistere di un basso livello di redditività e dalla diminuzione
dell'utilizzo degli impianti. La ripresa dell'industria dell'Unione è stata
inoltre ostacolata da pratiche di elusione consolidate (cfr. i considerando 223
e 224). 
Indicatori microeconomici
(h)         
Scorte
(174)   Le scorte di biciclette per i
produttori dell'Unione ammontavano a 517 977 unità alla fine del PIR,
rimanendo sostanzialmente stabili rispetto al livello del 2008 nonostante un
calo del 25% tra il 2008 e il 2009.
(175)   Alcuni produttori dell'Unione
avevano livelli di scorte molto limitati in quanto stavano vendendo la loro
intera produzione ad altre società facenti parte dello stesso gruppo. Si è
inoltre riscontrato che i produttori dell'Unione producevano prevalentemente su
ordinazione dei clienti. L'andamento delle scorte durante il periodo in esame
era distorto da tutti questi fattori e di conseguenza questo indicatore non può
essere considerato significativo. 
 Tabella 9 
 Scorte 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume (unità) ||   ||   ||   ||   
 Scorte finali || 519 832 || 390 398 || 522 779 || 517 977 
 Indice (2008=100) || 100 || 75 || 101 || 100 
 Fonte: risposte al questionario. 
(i)           
Prezzi di vendita e costi
(176)   La media dei prezzi di vendita
franco fabbrica nell'Unione è rimasta stabile durante il periodo in esame,
nonostante un aumento del 3% tra il 2008 e il 2009. Durante il PIR i prezzi di
vendita sono scesi nuovamente al livello del 2008. 
 Tabella 10 
 Prezzi unitari di vendita nell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Prezzi unitari di vendita nell'UE (EUR) || 144 || 149 || 146 || 144 
 Indice (2008=100) || 100 || 103 || 102 || 100 
 Fonte: risposte al questionario. 
(177)   Il costo di produzione è stato
calcolato in base alla media ponderata di tutti i tipi di prodotto simile
fabbricati dai produttori dell'Unione. Il costo di produzione ha registrato un
lieve aumento del 2% nel periodo in esame, come indicato nella tabella 11. 
 Tabella 11 
 Costo unitario di produzione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Costo unitario di produzione (EUR/unità) || 141 || 147 || 146 || 145 
 Indice (2008=100) || 100 || 104 || 103 || 102 
 Fonte: risposte al questionario. 
(j)          
Redditività
(178)   I livelli di redditività sono
stati calcolati in base alle vendite ad acquirenti indipendenti. L'industria
dell'Unione era prossima al punto di pareggio tra il 2010 e il PIR.
Complessivamente la redditività è peggiorata durante il periodo in esame,
passando dall'1,9% nel 2008 a -0,1% durante il PIR. 
 Tabella 12 
 Redditività 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Redditività (vendite dell'Unione) || 1.9% || 1.6% || 0.3% || -0.1% 
 Indice (2008=100) || 100 || 100 || 98 || 98 
 Fonte: risposte al questionario. 
(k)         
Investimenti e utile sul capitale investito
(179)   Gli investimenti sono
nettamente aumentati (del 16%) nel periodo in esame, passando da
EUR 7 952 150 nel 2008 a EUR 9 263 184 durante il
PIR. Ciò riflette i continui sforzi dell'industria dell'Unione per aumentare
l'efficienza del processo di fabbricazione e salvaguardare la competitività. 
(180)   L'utile sul capitale investito
ha seguito un andamento simile a quello della redditività. Nel 2008 l'utile sul
capitale investito è stato positivo (14%), per poi passare a -1% durante il
PIR.
 Tabella 13 
 Investimenti e utile sul capitale investito 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Investimenti (in migliaia di euro) || 7 952 150 || 9 421 745 || 19 288 284 || 9 263 184 
 Indice (2008=100) || 100 || 118 || 243 || 116 
 Utile sul capitale investito || 14% || 11% || 2% || -1% 
 Fonte: risposte al questionario. 
(l)           
Flusso di cassa e capacità di reperire
capitali
(181)   Il flusso di cassa ha seguito
una tendenza analoga a quella della redditività, rimanendo però su valori
positivi durante l'intero periodo in esame. La successiva tabella 14 presenta
il flusso di cassa in termini di percentuale del fatturato. 
(182)   Solo i produttori dell'Unione
facenti parte di gruppi più grandi non hanno segnalato particolari difficoltà
nel reperire capitali. I produttori dell'Unione che non facevano parte di
gruppi più grandi hanno riferito una situazione di tesoreria sottoposta a una
maggiore pressione legata alla scarsa redditività e al deterioramento delle
condizioni commerciali sia con fornitori che con i clienti. La capacità di
reperire capitali è stata ulteriormente compromessa dalla riluttanza delle
banche a finanziare il mercato della bicicletta nell'attuale contesto di crisi
economica. 
 Tabella 14 
 Flusso di cassa 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Flusso di cassa || 3,2% || 3,1% || 1,8% || 1,3% 
 Indice (2008=100) || 100 || 97 || 99 || 98 
 Fonte: risposte al questionario. 
(m)       
Salari
(183)   Durante il periodo in esame il
costo salariale per dipendente è rimasto sostanzialmente stabile, con un unico
aumento registrato nel 2009. Ciò è dovuto principalmente agli effetti della
riduzione del personale nei libri paga delle imprese, pur se si è conservato
personale qualificato al fine di mantenere l'efficienza e la qualità. 
 Tabella 15 
 Salari 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Costo salariale per dipendente (in euro) || 15 747 || 17 393 || 17 383 || 16 581 
 Indice (2008=100) || 100 || 110 || 110 || 105 
 Fonte: risposte al questionario. 
5.           Conclusioni
relative al pregiudizio 
(184)   Nonostante le misure in vigore
la maggior parte degli indicatori di pregiudizio relativi ai risultati
dell'industria dell'Unione si è deteriorata durante il periodo in esame. Hanno
registrato una riduzione particolarmente rilevante gli indicatori
macroeconomici quali i volumi di produzione (-19%), la capacità di produzione
(-5%), il tasso di utilizzo degli impianti (-14%) e l'occupazione (-17%).
Inoltre gli indicatori microeconomici correlati agli utili si sono ridotti nel
periodo in esame, con una redditività pari a -0,1% durante il PIR.
(185)   Da quanto precede risulta che
l'industria dell'Unione permane in una situazione precaria, con un calo degli
utili e valori prossimi al pareggio nel 2010 e nel PIR. Inoltre qualunque
possibilità di continuare a crescere e a realizzare utili è stata compromessa
dalla pressione delle importazioni oggetto di dumping dalla RPC e da
importazioni che eludevano le misure (cfr. i considerando 223 e 224). 
(186)   Ciò
nonostante l'industria dell'Unione è riuscita a mantenere e persino ad
aumentare leggermente la propria quota in un mercato in contrazione. L'aumento
degli investimenti nel periodo in esame (+16%) illustra gli sforzi profusi
dall'industria dell'Unione per rimanere competitiva. Questa circostanza,
unitamente alle innovazioni più recenti dell'industria dell'Unione descritte
nel considerando 248, ne dimostra la sottostante vitalità e la sostenibilità
economica.
(187)   Tali dati hanno portato a concludere
che l'industria dell'Unione ha continuato a subire un rilevante pregiudizio a
termini dell'articolo 3 del regolamento di base ed è rimasta in una situazione
di vulnerabilità.
(188)   Dopo la divulgazione delle
conclusioni le parti hanno affermato, facendo riferimento alla sentenza sulle
conserve di mandarini[33],
che la Commissione era tenuta a prendere le misure del caso per ovviare alla
mancanza di talune informazioni causata dalla scarsa cooperazione dei
produttori esportatori cinesi; in caso contrario, la Commissione viola i propri
obblighi procedurali previsti dal regolamento di base. Le parti hanno altresì
suggerito di utilizzare le statistiche cinesi sulle esportazioni che, a
differenza dell'Eurostat, scompongono i quantitativi di biciclette esportate
verso il mercato dell'UE nelle principali categorie, o di chiedere alle
autorità doganali nazionali dei principali Stati membri importatori di
effettuare un'analisi dei diversi tipi importati dalla RPC, a norma
dell'articolo 6, paragrafo 3 o 4 del regolamento di base.
(189)   Come indicato ai considerando
(19) e (21), la Commissione ha informato ufficialmente dell'apertura
dell'inchiesta i produttori esportatori noti della RPC, un'associazione di
produttori cinesi e i rappresentanti del paese interessato. La Commissione ha
contattato circa 70 imprese cinesi già note ai suoi servizi dall'inchiesta
precedente; successivamente, quando è stata avviata l'inchiesta antisovvenzioni
indicata nel considerando 16, la Commissione ha individuato circa 300
produttori esportatori cinesi aggiuntivi che sono stati contattati anche
nell'ambito del presente riesame intermedio. Al momento dell'apertura
dell'inchiesta inoltre i rappresentanti del paese interessato sono stati
informati del fatto che, nel caso in cui i produttori esportatori avessero
collaborato in misura insufficiente, la Commissione avrebbe potuto fondare le
proprie conclusioni sui dati disponibili, a norma di quanto disposto
dall'articolo 18 del regolamento di base. Si è fatto notare che una conclusione
basata sui dati disponibili può risultare meno vantaggiosa per la parte
interessata.
(190)   Nella causa sulle conserve di
mandarini l'elemento analizzato dalla Corte era il livello di impegno con cui
la Commissione avrebbe dovuto cercare di ottenere informazioni pertinenti
riguardo al calcolo del valore normale in base al prezzo o al valore costruito
dai produttori nazionali in un paese terzo a economia di mercato attraverso la
ricerca di collaborazione da parte di potenziali mercati di riferimento
individuati. 
(191)   Nella
presente inchiesta la mancanza di informazioni è dovuta al diffuso diniego di
collaborazione delle parti che sono effettivamente oggetto dell'inchiesta. Come
indicato nel considerando 186, le parti sono state più volte invitate a
collaborare, senza risultato. A differenza di quanto accertato nella causa
sulle conserve di mandarini, la Commissione ha pertanto attivamente e
ripetutamente cercato di ottenere la collaborazione delle parti interessate. Il
parallelismo ipotizzato tra la causa sulle conserve di mandarini e l'inchiesta
attuale non è perciò suffragato da alcun elemento di prova.
(192)   La Commissione ha valutato
l'utilità di altre fonti, tra cui le statistiche cinesi sulle esportazioni. Si
è concluso che le fonti alternative non si prestavano ai fini della presente
inchiesta, in quanto il livello di dettaglio non era sufficiente per consentire
il calcolo di nuovi margini. È stata inoltre rilevata un'incongruenza tra le
statistiche cinesi e i dati Eurostat: nelle prime, ad esempio, si registrano
livelli di importazioni significativamente superiori rispetto a quelli
comunicati dall'Eurostat. Non è stato quindi possibile utilizzare le fonti
alternative proposte. Per analizzare le diverse categorie di prodotti importati
dalla RPC alcune parti hanno anche suggerito alla Commissione di cercare di
ottenere la collaborazione delle autorità doganali nazionali dei principali
Stati membri importatori. In risposta a tale obiezione si è ritenuto che, oltre
all'impossibilità pratica di mettere in atto tale suggerimento, quand'anche
tali dati venissero raccolti essi non potrebbero colmare le lacune di
informazioni provocate dall'omissione di collaborazione. Ciò è dovuto in
particolare al fatto che il livello di analisi richiesto non avrebbe potuto
basarsi semplicemente su fatture, le quali non descrivono il tipo di prodotto
in maniera sufficientemente dettagliata da permettere una comparabilità
significativa dei tipi di prodotto. 
(193)   Diverse parti hanno inoltre
obiettato che la Commissione non ha effettuato un'analisi della combinazione di
prodotti importati dalla RPC per confrontare in modo equo le importazioni con
le biciclette prodotte nell'Unione e raffrontare così in maniera equa ed
obiettiva il pregiudizio subito e determinare la sottoquotazione dei prezzi. Le
parti hanno altresì sostenuto che la Commissione ha fatto riferimento alla
cifra relativa alla sottoquotazione dei prezzi stabilita nella precedente
inchiesta di cui al considerando 5, calcolata facendo riferimento ai prezzi
medi ricavati dall'Eurostat, senza conoscere la composizione effettiva delle
importazioni. È stato anche sostenuto che la Commissione non ha compiuto tutti
gli sforzi possibili per determinare se i prodotti importati fossero
effettivamente comparabili alle biciclette prodotte nell'Unione: l'analisi
della sottoquotazione dei prezzi effettuata dalla Commissione rispetto ai
produttori che non hanno collaborato sarebbe pertanto carente. Per questi
motivi secondo le parti occorre anche concludere che la Commissione non ha
presentato una valutazione obiettiva e un'adeguata giustificazione della sua
asserzione secondo cui l'industria dell'Unione continua a subire un pregiudizio
notevole.
(194)   A tale riguardo va osservato
che, come indicato al considerando 160, la sottoquotazione dei prezzi dei
produttori esportatori che hanno collaborato e per i quali sono state
constatate pratiche di dumping è stata calcolata in base al loro prezzo
all'esportazione reale e verificato (CIF frontiera dell'Unione), con e senza
dazio antidumping e tenendo conto della combinazione dei prodotti esportati
durante il PIR. Dato però che la collaborazione da parte dei produttori
esportatori cinesi è stata assai scarsa e che le conclusioni per gli
importatori esportatori cinesi che hanno collaborato non potevano essere
considerate rappresentative per la RPC nel suo complesso, come indicato al
considerando 145, i livelli di sottoquotazione stabiliti nel riesame intermedio
di modifica di cui al considerando 3 non possono essere cambiati. 
(195)   A fronte della mancanza
generalizzata di collaborazione, la Commissione si è dovuta basare sui dati
disponibili per determinare il margine di dumping nazionale e i livelli di
sottoquotazione e di eliminazione del pregiudizio. In questo contesto la
Commissione ha esaminato fonti d'informazione alternative che, per i motivi di
cui ai considerando da 192 a 194, è risultato impossibile utilizzare. Di
conseguenza, in assenza di conclusioni contraddittorie, il dumping nazionale e
i livelli di sottoquotazione e di eliminazione del pregiudizio fissati nel
riesame intermedio di modifica di cui al considerando 3 sono stati presi come
riferimento ai fini della presente inchiesta. 
(196)   Si conferma che, contrariamente
a quanto affermato dalle parti, i livelli di riferimento utilizzati erano quelli
stabiliti durante il riesame in previsione della scadenza che si è concluso con
il regolamento (CE) n. 1095/2005 di cui al considerando 3, e non quelli
stabiliti durante il riesame in previsione della scadenza concluso con il
regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011 del Consiglio di cui al
considerando 5. 
(197)   È stato inoltre sostenuto che
la Commissione non ha analizzato i pretesi errori doganali nazionali che
impediscono un confronto equo con i prezzi delle importazioni cinesi. Si
ricorda che, nella presente inchiesta, non si sarebbe potuto operare nessun
confronto significativo dei prezzi a causa della mancanza generalizzata di
collaborazione. Date le circostanze l'argomentazione è stata pertanto
considerata non pertinente.
F. CARATTERE DURATURO DEL MUTAMENTO DI
CIRCOSTANZE E RISCHIO DI PERSISTENZA DEL DUMPING E DEL PREGIUDIZIO 
1.           Dumping
(198)   Conformemente all'articolo 11,
paragrafo 3, del regolamento di base si è esaminato se le circostanze relative
al dumping e al pregiudizio siano mutate in maniera significativa e se tale
cambiamento possa essere ragionevolmente ritenuto di carattere duraturo.
(199)   Tre produttori esportatori
cinesi che hanno collaborato erano soggetti all'aliquota del dazio residuo
nell'inchiesta precedente, mentre nella presente inchiesta sono state calcolate
per loro aliquote di dazio individuali. Come indicato nei considerando 113 e
115, i tre produttori esportatori della RPC ottemperavano tutti all'insieme
delle prescrizioni per beneficiare del trattamento individuale. Nel fascicolo
non vi era nessuna informazione che lasciasse presagire mutamenti in un
prossimo futuro della situazione dei produttori esportatori che hanno
collaborato. 
(200)   L'inchiesta ha altresì rivelato
che il regime cinese di contingenti all'esportazione applicabile durante il
riesame intermedio di modifica è stato abolito dal governo della RPC ed è
improbabile che venga ripristinato, in particolare tenuto conto delle politiche
di governo che incoraggiano le esportazioni per il settore delle biciclette,
come indicato nel considerando 203. Per di più l'inchiesta non ha rivelato
elementi atti a provare che i prezzi all'esportazione praticati da queste tre
società possano mutare in misura significativa in un prossimo futuro. 
(201)   Si ritiene pertanto che il
mutamento di circostanze che ha portato al calcolo dei margini di dumping per i
tre produttori esportatori cinesi che hanno collaborato sia di carattere
duraturo.
(202)   Per
quanto riguarda il dazio unico per tutta la RPC l'inchiesta non ha rivelato alcun
mutamento di circostanze. Si propone così di mantenere la stessa aliquota di
dazio stabilita durante il riesame intermedio di modifica. 
(203)   Si è inoltre esaminato se il
mantenimento della misura sia ancora necessario per compensare il dumping.
Secondo la Chinese Bicycles Association la produzione totale di biciclette
nella RPC era pari a 83,45 milioni di unità nel 2011, con un aumento del 2,3%
rispetto al 2010. Per di più l'industria cinese della bicicletta continua ad
essere orientata all'esportazione. Nel 2011 la RPC ha così esportato 55,72
milioni di biciclette, pari al 67% della produzione totale, il che equivale a
un calo del 4,2% rispetto al 2010. Sul mercato interno sono stati venduti circa
23,73 milioni di unità nel 2011. La principale regione di produzione nella RPC
è Tianjin, che nel 2011ha prodotto circa la metà dell'output totale. Secondo il
piano di sviluppo dell'industria leggera e tessile del comune di Tianjin per
il dodicesimo piano quinquennale, in questa regione sono in fase di creazione
nuovi parchi industriali specializzati nella produzione di biciclette. Ne
consegue che entro il 2015 la capacità produttiva di biciclette della regione
di Tianjin dovrebbe raggiungere i 55 milioni di unità, con un aumento del 44%
rispetto al 2011; circa la metà della produzione sarebbe destinata
all'esportazione (più del consumo complessivo di biciclette nell'Unione durante
il PIR). 
(204)   Le tre società che hanno
collaborato hanno inoltre dichiarato un tasso di utilizzo degli impianti
compreso tra il 72% e l'81% durante il PIR. Estrapolando, la capacità
inutilizzata dell'industria cinese può essere stimata a più di 25 milioni di
biciclette, il che rappresenta oltre il doppio della produzione totale
dell'industria dell'Unione durante il PIR e un quantitativo superiore del 24%
al consumo totale nell'Unione. Dal momento che la fabbricazione di biciclette è
ad alta intensità di manodopera e data la grande disponibilità di forza lavoro
a basso costo nella RPC, sembra inoltre che i produttori cinesi siano in grado
di costruire nuovi impianti in tempi relativamente rapidi.
(205)   In termini di volume poi quello
dell'Unione è il secondo mercato a livello mondiale dopo la Cina, il che lo
rende molto attraente in termini di domanda potenziale.
(206)   I risultati dell'inchiesta
antielusione (cfr. il considerando 14) confermano che il mercato dell'Unione
continua a rivestire interesse per i produttori esportatori cinesi e che, in
mancanza di provvedimenti opportuni, è altamente probabile che ingenti volumi
di produzione siano diretti nell'Unione.
(207)   Anche altri mercati di
esportazione potenzialmente importanti per la RPC hanno istituito misure
antidumping (Canada[34]),
riducendo così i mercati dei paesi terzi potenzialmente disponibili per le
esportazioni cinesi non soggette a dazio.
(208)   Si ricorda che gli Stati Uniti
avevano in passato una produzione nazionale di biciclette e avevano istituito
dazi antidumping nei confronti della RPC. Dopo l'abrogazione dei suddetti dazi
alla fine degli anni '90, però, le importazioni cinesi sono entrate in maniera
massiccia nel mercato statunitense. Negli anni successivi la produzione
nazionale è quasi del tutto scomparsa. Si è calcolato che nel 2011 il 99% delle
biciclette vendute negli Stati Uniti erano importate; il 93% dalla RPC e il 6%
da Taiwan. Secondo le stime, la produzione nazionale di biciclette negli Stati
Uniti è pari a circa 56 000 unità all'anno, per un consumo di circa 16
milioni di biciclette. Il totale del mercato statunitense delle biciclette
(comprese le vendite di accessori e pezzi di ricambio) è stato valutato a 6
miliardi di USD nel 2011.
(209)   In conclusione, l'industria
cinese delle biciclette è orientata all'esportazione, con precedenti di
politica dei prezzi sleale in diversi mercati mondiali. L'esito dell'inchiesta
antielusione ha altresì confermato il costante interesse degli esportatori
cinesi nei confronti del mercato dell'Unione. Tale comportamento indica inoltre
che, se le misure venissero abrogate, è molto probabile che il mercato
dell'Unione diventi bersaglio di importazioni cinesi a basso costo miranti a
conquistarlo. Si può dunque concludere che il mantenimento delle misure è
ancora necessario per compensare il dumping. 
(210)   In
seguito alla divulgazione delle conclusioni è stato affermato che l'analisi ha
trascurato il fatto che la crescita della produzione della RPC è limitata dalla
disponibilità di manodopera e che la RPC sta perdendo il vantaggio in termini
di costo della manodopera a beneficio di altri paesi dell'Asia meridionale che
operano nel quadro di accordi commerciali preferenziali. La mancata
collaborazione rende però impossibile verificare tale affermazione, che non è
stata quindi presa in considerazione.
2.           Pregiudizio 
(211)   Per quanto riguarda le ragioni
che hanno determinato l'apertura d'ufficio del riesame intermedio, l'inchiesta
ha esaminato i seguenti cambiamenti intervenuti nella struttura dell'industria
UE delle biciclette: i) interruzione del ciclo completo di produzione per
passare a operazioni di (parziale) assemblaggio di parti importate; ii)
cambiamento nel livello dei costi a causa dell'allargamento e del conseguente
trasferimento e installazione di nuovi stabilimenti di produzione in Europa
centrale e orientale; iii) tendenza crescente ad utilizzare le leghe come
materia prima al posto dell'acciaio, seguendo gli orientamenti dei consumatori.
Alla luce delle constatazioni illustrate nel considerando 162, tutte le
evoluzioni di cui sopra sono in corso e hanno portata mondiale, ed è quindi
improbabile che possano mutare nel prossimo futuro.
(212)   Per quanto riguarda la
valutazione della probabilità di persistenza del pregiudizio, data la già
fragile situazione dell'industria dell'Unione descritta nei considerando da 184
a 187, è anche probabile che i produttori dell'Unione non saranno in grado di
resistere all'ulteriore pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni
cinesi in dumping e che, pertanto, saranno costretti ad uscire dal mercato
dell'Unione con il conseguente rischio di perdita di posti di lavoro,
investimenti, tecnologie e know-how (cfr. i considerando 247 e 248). Si può
pertanto concludere che esiste la probabilità di persistenza del pregiudizio in
caso di abrogazione delle misure in questione. 
Osservazioni presentate dalle parti
(213)   Alcune parti hanno sostenuto che
l'industria dell’Unione non ha subito un notevole pregiudizio, in quanto le
informazioni di pubblico dominio indicano una situazione finanziaria sana. Va
osservato che la situazione finanziaria dell'industria dell'UE è analizzata in
base alle informazioni raccolte e verificate nel corso dell'inchiesta da un
campione rappresentativo di produttori dell'Unione. Questa valutazione non può
essere sostituita da informazioni di pubblico dominio in merito a certi
produttori dell'Unione, anche se la loro produzione e il valore delle vendite
sono presumibilmente ingenti. Di conseguenza, le conclusioni dell'inchiesta
analizzate nei considerando da 162 a 187 contraddicono le informazioni
presentate dalle parti. Le loro argomentazioni sono state pertanto ritenute infondate.

(214)   È stato inoltre affermato che
il mantenimento delle misure antidumping nei confronti della RPC sarebbe
discriminatorio giacché importazioni da altri paesi terzi, in particolare dallo
Sri Lanka, sarebbero oggetto di dumping e causerebbero pregiudizio, ma nei loro
confronti non sono in vigore misure antidumping. Alla luce dell'inchiesta
antielusione, le misure antidumping sono state estese alle importazioni di
biciclette provenienti tra l'altro dallo Sri Lanka. Non sono state inoltre
fornite prove che dimostrassero pratiche di dumping attuate dai reali
produttori del paese interessato. Di conseguenza l'argomentazione della parte è
stata ritenuta irricevibile ed è stata respinta. 
G. NESSO DI CAUSALITÀ 
1.           Introduzione
(215)   In conformità dell'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del regolamento
di base, si è esaminato se il pregiudizio notevole subìto dall'industria
dell'Unione sia stato causato dalle importazioni in dumping oggetto della
presente inchiesta. In questa analisi sono stati inoltre esaminati altri
fattori noti, oltre alle importazioni in dumping, che nello stesso periodo
potrebbero aver causato un pregiudizio all'industria dell'Unione, allo scopo di
garantire che l'eventuale pregiudizio arrecato da tali fattori non venga
attribuito alle importazioni in dumping in questione. Sono state analizzate in
particolare le conclusioni dell'inchiesta antielusione. 
2.           Effetti delle importazioni
cinesi in dumping
(216)   Nel periodo considerato le
importazioni cinesi hanno subito una flessione pari al 2,9% della quota di
mercato durante il PIR. Il livello relativamente modesto della quota di mercato
e la sua progressiva diminuzione devono essere analizzati nel contesto delle
importazioni dall'Indonesia, dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia
che eludevano le misure in vigore (cfr. i considerando 223 e 224).
(217)   Come indicato al considerando
160, si è giunti alla conclusione che le importazioni dalla RPC hanno
continuato ad erodere significativamente i prezzi di vendita dell'industria
dell'Unione sul mercato UE, esercitando così una forte pressione sul livello
dei prezzi in tale mercato. 
(218)   Contemporaneamente
la maggior parte degli indicatori di pregiudizio ha registrato una tendenza
negativa, in particolare la produzione (-19%) e il volume delle vendite (-9%),
la capacità di produzione (-5%) e il livello di utilizzo degli impianti (-14%).
(219)   La redditività dell'industria
dell'Unione si è deteriorata durante tutto il periodo in esame, mantenendosi
prossima al punto di pareggio anche a causa della pressione dei prezzi cinesi.
Per tale motivo l'industria dell'Unione non è stata in grado di aumentare i
prezzi a livelli remunerativi senza perdere una consistente quota di mercato.
(220)   Si è pertanto concluso che la
pressione esercitata dalle importazioni di biciclette a prezzi di dumping ha
avuto un impatto decisivo sull'attuale situazione economica di precarietà in
cui versa l'industria dell'Unione.
(221)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni è stato affermato che la considerevole diminuzione dei
livelli di produzione e di utilizzo degli impianti non è stata adeguatamente
motivata; in particolare si riteneva che il calo della produzione non avesse
alcun impatto sulla redditività. Va osservato che tutti gli elementi del
pregiudizio sono pertinenti per la valutazione della situazione economica
dell'industria dell'Unione, indipendentemente dal fatto che si ripercuotano o
no sui livelli di redditività nel caso di specie. Come esposto nel considerando
237, la diminuzione della redditività e di altri indicatori correlati agli
utili non è stata provocata dalla contrazione del mercato ma può essere
attribuita alla continua pressione delle importazioni cinesi in dumping.
L'argomentazione è quindi respinta. 
(222)   La stessa parte ha inoltre sostenuto che l'andamento della
quota di mercato delle importazioni cinesi non è stato adeguatamente esaminato
in quanto l'analisi ha trascurato di trattare il netto declino delle
importazioni durante il periodo in esame. Si è parimenti asserito che l'analisi
del nesso di causalità non ha tenuto conto dell'andamento al rialzo dei prezzi
di tali esportazioni. In replica a questa argomentazione si rammenta che la
diminuzione del volume delle importazioni cinesi va vista alla luce dell'esito
della concomitante inchiesta antielusione in corso (cfr. il considerando 216).
L'andamento dei prezzi delle importazioni dalla Cina stabilito in base ai dati
Eurostat non è significativo poiché non tiene conto dell'evoluzione dei prezzi
delle importazioni di biciclette cinesi attraverso i paesi che praticano
l'elusione delle misure. L'argomentazione è stata pertanto respinta in base
alle suddette motivazioni. 
3.           Effetto delle importazioni
che eludevano le misure in vigore
(223)   Come indicato nel considerando 15, l'inchiesta antielusione ha
stabilito l'elusione delle misure in vigore nei confronti della RPC mediante
operazioni di assemblaggio e di trasbordo via l'Indonesia, la Malaysia, lo Sri
Lanka e la Tunisia. In base a queste risultanze si è ritenuto che le
importazioni effettuate eludendo le misure in vigore ("le importazioni che
eludevano le misure in vigore") fossero pari alla differenza fra il volume
delle importazioni dai paesi in questione secondo i dati Eurostat e i volumi
esportati dai produttori autentici noti, vale a dire quelli che potevano
beneficiare dell'esenzione dall'estensione delle misure per i motivi esposti
nel regolamento (UE) n. XX/2013.
(224)   Nel quadro dell'analisi del
nesso di causalità, queste importazioni sono state ritenute provenienti a tutti
gli effetti dalla Cina e devono pertanto essere considerate congiuntamente alle
importazioni dirette dalla Cina. Basandosi su questi dati il volume delle
importazioni cinesi così calcolato ha raggiunto 1 904 761 unità
durante il PIR. Nel 2008 le importazioni sono salite a 2 321 240
unità. Dopo un calo del 22% nel 2009 fino a 1 802 101 unità, le
importazioni sono nuovamente aumentate nel 2010 per tornare quasi agli stessi
livelli del 2008, con il 10,6% della quota di mercato. Durante il PIR infine le
importazioni sono di nuovo diminuite del 13%, fino a raggiungere una quota di
mercato pari al 9,5%. In tutto il periodo in esame i volumi delle importazioni
sono diminuiti del 18%. In un mercato in via di contrazione (cfr. il
considerando 153), la diminuzione del volume delle importazioni descritta non
ha determinato una riduzione significativa della quota di mercato, che ha perso
soltanto lo 0,8% nel periodo in esame. Dal momento che non è noto il mix di
prodotti delle importazioni dalla RPC e delle importazioni che eludono le misure,
sarebbe inutile mettere a confronto i prezzi di queste importazioni con i
prezzi dell'industria dell'Unione sul mercato UE. 
 Tabella 16 
 Importazioni dalla RPC insieme alle importazioni che eludono le misure dall'Indonesia, dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume delle importazioni (unità) || 2 321 240 || 1 802 101 || 2 194 354 || 1 904 761 
 Indice (2008=100) || 100 || 78 || 95 || 82 
 Quota di mercato || 10,3% || 8,8% || 10,6% || 9,5% 
 Fonte: Eurostat 
(225)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni, alcune parti hanno sostenuto che l'analisi delle
ripercussioni delle importazioni che eludevano le misure era insufficiente
poiché basata esclusivamente sulle conseguenze in termini di volume; non
presentava confronti prezzo basati sull'analisi di una gamma di prodotti. Si è
affermato che la mancanza di tale analisi è la conseguenza di un inadempimento
procedurale poiché è stata omessa l'analisi della combinazione dei prodotti,
nonostante la collaborazione dei produttori esportatori dei paesi interessati.
Si è inoltre dichiarato che le importazioni provenienti da tali paesi
nell'Unione riguardavano biciclette a basso costo o per bambini, che non sono
in concorrenza con le biciclette prodotte nell'Unione. In risposta a tale
argomentazione va osservato che l'analisi della combinazione di prodotti non si
sarebbe potuta realizzare per i motivi esposti nel considerando 192. Le
importazioni che hanno eluso le misure erano inoltre in gran parte operazioni
di trasbordo, per le quali non erano disponibili informazioni sulla
combinazione di prodotti. Va infine osservato che i produttori dell'Unione
producono tutti i segmenti di prodotto; di conseguenza l'argomentazione secondo
cui le importazioni di biciclette per bambini e di gamma bassa non sarebbero in
concorrenza con i prodotti dell'UE è stata ritenuta priva di fondamento. 
4.           Effetto di altri fattori
4.1.        Importazioni
da altri paesi
(226)   Il totale delle importazioni
provenienti da altri paesi terzi ammontava a 6 931 333 unità durante
il PIR. Questo livello di importazioni corrispondeva a un lieve aumento
(dell'1%) nel corso del periodo considerato.
(227)   Data la contrazione del consumo
dell'Unione la quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi è
rimasta sostanzialmente stabile, raggiungendo il 34% nel PIR. 
(228)   Il principale paese esportatore
nell'Unione è rimasto Taiwan, con una quota di mercato relativamente costante
nel periodo in esame, che rappresentava il 14% del consumo dell'UE durante il
PIR.
(229)   La Thailandia è il secondo
maggior esportatore nell'Unione. La sua quota di mercato è diminuita di 2 punti
percentuali durante il periodo in esame, passando cioè dal 7% nel 2008 al 5%
durante il PIR. 
(230)   Come
esposto nel considerando 157, i prezzi ricavati dai dati Eurostat non tengono
conto delle diverse combinazioni di prodotti di ciascun paese; per indicare gli
andamenti dei prezzi si è fatto pertanto ricorso unicamente a valori
indicizzati. Dal momento che non è noto il mix di prodotti delle importazioni
da altri paesi terzi, sarebbe infatti inutile mettere a confronto i prezzi di
tali importazioni con i prezzi dell'industria dell'Unione sul mercato UE. 
(231)   Va tuttavia rilevato che solo
le importazioni da Taiwan superano il volume delle importazioni cinesi
(comprese le importazioni che eludevano le misure). A tale riguardo occorre
osservare che le biciclette importate da Taiwan sono di norma destinate al
segmento di mercato di alta gamma e non è stata presentata alcune prova che
dimostri il contrario. Si può quindi concludere che queste importazioni non
possono essere considerati una causa del pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione. 
(232)   Varie parti hanno sostenuto che
le importazioni da altri paesi terzi sono state effettuate a prezzi inferiori a
quelli delle importazioni cinesi e che quindi le importazioni cinesi non hanno
causato il pregiudizio notevole subito dall'industria dell'Unione. Non è stato
possibile accogliere tale argomentazione in quanto i prezzi medi
all'importazione non potevano essere determinati in base alle statistiche
Eurostat per le ragioni indicate nel considerando 157 e, di conseguenza, non si
è potuto trarre alcuna conclusione su questa base. 
(233)   Un'altra parte ha sostenuto che
le importazioni dai paesi terzi soggette al sistema di preferenze generalizzate
(SPG) dovrebbero aumentare a partire dal 1° gennaio 2011 (Cambogia e
Bangladesh). Tuttavia le ripercussioni sui prezzi all'importazione e i
quantitativi e le conseguenze sul mercato dell'Unione non possono essere
valutati in maniera aprioristica. Non sono neppure disponibili dati sulla
possibilità per questi paesi di aumentare la propria capacità produttiva e il
volume delle vendite sul mercato dell'Unione. Non è pertanto possibile trarre
conclusioni irrefutabili su questa base e l'obiezione in questione è stata
respinta.
(234)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni le parti hanno sostenuto che l'analisi delle ripercussioni
delle importazioni dai paesi terzi con accordi commerciali preferenziali non è
stata affrontata in modo adeguato in quanto le importazioni da questi paesi,
secondo quanto sostenuto, sarebbero significative in termini di volumi rispetto
alle importazioni dalla Cina e alcune anche a prezzi notevolmente inferiori. In
tale contesto si ricorda che la RPC è il secondo maggior esportatore
nell'Unione. Le importazioni da altri paesi terzi erano tutte inferiori
rispetto ai volumi delle importazioni di biciclette cinesi. Inoltre non sono
state mosse accuse di pratiche di dumping nei confronti di questi paesi. Si è
pertanto concluso che le importazioni da questi paesi non potevano avere
ripercussioni tali da interrompere il nesso di causalità accertato tra gli
ingenti volumi di importazioni in dumping dalla Cina e il persistere del grave
pregiudizio per l'industria dell'Unione. L'argomentazione è stata pertanto
respinta in base alle suddette motivazioni.
 Tabella 17 
 Importazioni da altri paesi terzi* 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
   || Unità || Quota di mercato || Prezzo EUR/unità || Unità || Quota di mercato || Prezzo EUR/unità || Unità || Quota di mercato || Prezzo EUR/unità || Unità || Quota di mercato || Prezzo EUR/unità 
 Taiwan || 3 428 043 || 15% ||   || 2 949 433 || 14% ||   || 3 458 448 || 17% ||   || 2 864 114 || 14% ||   
 Valore indicizzato || 100 || 100 || 100 || 86 || 94 || 126 || 101 || 110 || 125 || 84 || 93 || 151 
 Thailandia || 1 522 209 || 7% ||   || 1 384 410 || 7% ||   || 1 234 123 || 6% ||   || 993 952 || 5% ||   
 Valore indicizzato || 100 || 100 || 100 || 91 || 99 || 118 || 81 || 88 || 114 || 65 || 73 || 113 
 Altri || 2 746 124 || 12% ||   || 2 838 962 || 14% ||   || 2 847 164 || 14% ||   || 3 077 535 || 15% ||   
 Valore indicizzato || 100 || 100 || 100 || 103 || 113 || 111 || 104 || 113 || 122 || 112 || 125 || 121 
 Totale || 7 696 376 || 34% || 99 || 7 172 805 || 35% || 116 || 7 539 735 || 36% || 122 || 6 935 601 || 34% || 132 
 Valore indicizzato || 100 || 100 || 100 || 93 || 102 || 118 || 98 || 106 || 124 || 90 || 101 || 134 
 *Escluse le importazioni che eludono le misure dall'Indonesia, dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia Fonte: Eurostat 
4.2.        Andamento
del consumo 
(235)   Come indicato nel considerando
153, nell'arco di tempo compreso tra il 2008 e il PIR il consumo è diminuito
del 10%. L'industria dell'Unione ha però mantenuto e persino leggermente
aumentato la propria quota di mercato (cfr. il considerando 168). Di
conseguenza la contrazione del mercato non può aver costituito una fonte di
pregiudizio.
4.3.        Crisi economica e condizioni
climatiche
(236)   Alcune parti hanno sostenuto
che le prevalenti condizioni economiche negative nell'Unione avevano avuto un
impatto sul comportamento d'acquisto dei consumatori nel periodo in esame. Si è
inoltre affermato che le avverse condizioni climatiche che hanno colpito
l'Unione nel 2011 si erano ripercosse almeno in parte sulla situazione
dell'industria dell'Unione. Questi fattori avrebbero portato ad una diminuzione
generale del consumo di biciclette nell'UE.
(237)   In
effetti l' inchiesta ha rivelato un calo del consumo nell'UE durante il periodo
in esame. Come indicato nel considerando 234, la contrazione del mercato non
può tuttavia aver costituito una fonte di pregiudizio.
(238)   Le suddette parti hanno inoltre
affermato che la produzione e l'occupazione sono diminuite solo perché
rispecchiavano l'andamento dei consumi, e non a causa delle importazioni
oggetto di dumping. Poiché tuttavia l'industria delle biciclette non ha costi
fissi elevati, il calo della produzione non ha avuto ripercussioni sulla
redditività dell'industria delle biciclette dell'Unione. L'evoluzione
dell'occupazione, dal canto suo, è dovuta al processo di ristrutturazione
intrapreso dall'industria dell'Unione. In ogni caso ciò non spiega l'andamento
negativo di altri indicatori di pregiudizio. 
4.4.        Importazioni non in dumping
(239)   Le importazioni non in dumping
di un produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta rappresentavano
quantità trascurabili, vicine cioè allo 0% delle importazioni complessive dalla
RPC, e non potevano quindi avere un effetto percettibile sulla situazione
dell'industria dell'UE.
4.5.        Biciclette elettriche
(240)   Si è sostenuto che il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione è stato provocato dalla
diffusione delle biciclette elettriche, che avrebbero sostituito il prodotto in
esame. Lo sviluppo delle biciclette elettriche è però molto recente e ha
rappresentato una parte solo marginale del volumi delle vendite durante il PIR.
Questo prodotto non può pertanto aver avuto ripercussioni sulla situazione
dell'industria UE.
4.6.        Conseguenze dei cambiamenti
strutturali
(241)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni, una parte ha affermato che la Commissione ha trascurato di
esaminare le ripercussioni dei cambiamenti strutturali riconosciuti del mercato
e dell'industria dell'Unione nell'analizzare il pregiudizio e le sue cause. A
titolo esemplificativo si è sostenuto che nell'analizzare i costi produzione la
Commissione non si è soffermata sulle conseguenze del trasferimento della
produzione verso i paesi dell'Europa orientale. In risposta a tale obiezione si
rileva che è stata effettuata l'analisi del carattere duraturo dei cambiamenti
(cfr. considerando 162) e si è giunti alla conclusione che i cambiamenti
avessero per l'appunto carattere duraturo (cfr. considerando 211). Per questo
motivo è stata effettuata una nuova analisi del pregiudizio in base a un
campione di produttori dell'Unione selezionati in modo da rispecchiare i
cambiamenti strutturali. Si ritiene pertanto che le ripercussioni di tali
cambiamenti siano state debitamente prese in considerazione nell'analisi del
pregiudizio e del nesso di causalità. L'argomentazione è quindi respinta. 
4.7.        Conclusione
(242)   Nonostante il calo dei consumi
nell'Unione, sono stati scoperti in entrata nel mercato dell'UE volumi
considerevoli di biciclette direttamente importate in dumping dalla RPC o che
hanno eluso le misure in vigore. La relativa importanza e stabilità della quota
di mercato di queste importazioni nel periodo in esame hanno coinciso con una
fase di persistente vulnerabilità economica dell'industria dell'Unione (cfr. i
considerando da 184 a 187). Si conclude pertanto che esiste un nesso di causalità
tra le importazioni originarie della RPC (dirette ed elusive) e il pregiudizio
notevole subìto dall'industria dell'Unione.
(243)   Sono stati considerati altri
fattori quali le ripercussioni delle importazioni da altri paesi terzi,
l'andamento dei consumi, la crisi economica e le condizioni climatiche, le
importazioni non in dumping e lo sviluppo delle biciclette elettroniche.
Nessuno di questi fattori è risultato sufficientemente significativo da
interrompere il nesso di causalità stabilito tra le importazioni in dumping
dalla Cina e il pregiudizio notevole subìto.
(244)   In base all'analisi di cui
sopra, che distingue e separa distintamente gli effetti di tutti i fattori noti
sulla situazione dell'industria dell'Unione dagli effetti pregiudizievoli delle
esportazioni oggetto di dumping, si è concluso che le importazioni oggetto di
dumping dalla RPC unitamente alle importazioni che hanno eluso le misure in
vigore hanno causato un grave pregiudizio all'industria dell'Unione ai sensi
dell'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base.
H. INTERESSE DELL’UNIONE
1.           Introduzione
(245)   Conformemente all'articolo 21
del regolamento di base si è esaminato se, nonostante la conclusione sul
dumping pregiudizievole, non esistessero motivi impellenti per concludere inequivocabilmente
che non sarebbe nell'interesse dell'Unione istituire misure antidumping nei
confronti delle importazioni dalla RPC alle aliquote espresse nel seguito (cfr.
il considerando 279). 
(246)   Va ricordato che nelle
precedenti inchieste si era ritenuto che l'adozione di misure non fosse
contraria all'interesse dell'Unione. Il fatto che la presente inchiesta sia un
riesame intermedio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di
base, e analizzi pertanto una situazione in cui sono già state applicate misure
antidumping, consente inoltre di individuare qualsiasi effetto negativo
indebito delle misure antidumping in vigore sulle parti interessate. 
(247)   La determinazione
dell'interesse dell'Unione si è basata su una valutazione dei diversi interessi
coinvolti, vale a dire quelli dell'industria dell'Unione, dei produttori di
parti di biciclette, degli importatori indipendenti e degli utilizzatori. 
2.           Interesse
dell'industria dell'Unione 
(248)   Dall'inchiesta
è emerso che l'industria si trova ancora in una situazione delicata.
Considerato il notevole volume delle importazioni in dumping dalla RPC e la
probabilità del persistere del dumping e del pregiudizio, è altamente probabile
che la produzione dell'Unione sia destinata a venir meno in caso di abrogazione
delle misure.
(249)   L'industria dell'Unione
contribuisce in misura significativa all'innovazione tecnologica e agli
spin-off, come gli EPAC di recente concezione (cicli ad alimentazione
elettronica) e le biciclette elettroniche, che non sarebbero economicamente
sostenibili senza un'industria UE delle biciclette. L'industria dell'Unione
contribuisce anche agli obiettivi ambientali come l'integrazione degli aspetti
ambientali nel settore dei trasporti e la decarbonizzazione.
(250)   L'industria dell'Unione svolge
inoltre un ruolo trainante per le industrie connesse, quali la produzione di
parti di biciclette, di accessori per biciclette e di servizi connessi.
Complessivamente l'industria dell'Unione genera direttamente e indirettamente
tra 60 000 e 70 000 posti di lavoro nel mercato dell'UE.
(251)   Gli sforzi di ristrutturazione
e gli investimenti nell'innovazione intrapresi dall'industria dell'Unione
andrebbero persi se il settore dovesse scomparire. Ex converso grazie alle
misure in vigore l'industria dell'Unione sarebbe in grado di mantenere e
persino di aumentare il volume delle proprie vendite, generando così quegli
utili sugli investimenti indispensabili per continuare a reinvestire nelle
nuove tecnologie e nell'innovazione.
(252)   Alla luce delle conclusioni
sulla situazione dell'industria dell'Unione di cui ai considerando da 184 a 187
è lecito prevedere che, in assenza di misure, la situazione finanziaria
dell'industria dell'Unione potrebbe gravemente deteriorarsi e, in ultima
analisi, si potrebbe rischiare l'arresto della produzione. Le misure
antidumping sono pertanto nell'interesse dell'industria dell'Unione.
3.           Interesse dei produttori di
parti di biciclette
(253)   L'Association of the Bicycles
Parts Producers (Associazione dei produttori di componenti di biciclette -
COLIPED) si è manifestata nel corso dell'inchiesta. Secondo le informazioni
fornite dalla COLIPED, vi sono circa 370 aziende nell'Unione che riforniscono
di componenti i produttori di biciclette e che danno lavoro a circa 16 000
persone. L'industria dei fornitori di componenti dipende dalla sopravvivenza
della produzione di biciclette nell'Unione. 
(254)   Si sono espressi a favore delle
misure 53 fabbricanti di parti di biciclette che rappresentano il 39% del
fatturato totale dell'industria di componenti per biciclette, stimato a circa
1,2 miliardi di EUR. I fabbricanti di parti di biciclette stanno traendo
vantaggio dall'estensione delle misure in vigore a parti essenziali di
biciclette (cfr. il considerando 1). L'attuale regime di esenzione (cfr. il
considerando 1) incoraggia la produzione locale di parti di biciclette
limitando il contenuto cinese delle parti di biciclette a meno del 60% del
valore complessivo. Grazie alle misure in vigore l'industria dell'Unione è
riuscita a sviluppare e investire in nuovi progetti volti a ripristinare la
produzione di talune parti essenziali nell'Unione. 
(255)   A tale riguardo è stato rilevato che, in assenza di misure e
con il prospettato arresto della produzione di biciclette nell'Unione, l'industria
dei fabbricanti di parti di biciclette dell'UE subirà anch'essa ripercussioni
negative in quanto perderà i propri clienti. Si conclude pertanto che
l'istituzione di misure antidumping è nell'interesse dell'industria dei
fabbricanti di parti di biciclette.
4.           Interesse degli utenti e dei
consumatori
(256)   La
European Cyclists' Federation (Federazione ciclistica europea - ECF), una
federazione di coordinamento delle associazioni ciclistiche nazionali in
Europa, ha appoggiato il mantenimento delle misure antidumping vigenti. L'ECF
ha sostenuto che una produzione locale sia nell’interesse dei consumatori in
quanto garantisce qualità e sicurezza nonché servizi specializzati
nell'assistenza alla clientela. 
(257)   L'ECF ha aggiunto che un
aumento delle importazioni dalla RPC avrebbe ripercussioni negative sulle
elevate norme di qualità e sicurezza dell'Unione a scapito del consumatore. 
(258)   Si calcola che le ripercussioni
dei dazi antidumping sui prezzi al consumo non dovrebbero essere significative
poiché la maggior parte dei produttori di biciclette dell'Unione operano in
regime di esenzione, mentre le parti essenziali di biciclette possono essere
importate dalla RPC in esenzione dal dazio fino al 60% del valore totale delle
parti utilizzate. 
(259)   Si ricorda che dalle precedenti
inchieste era emerso che l'incidenza delle misure non sarebbe stata rilevante
per gli utilizzatori/i consumatori. Nonostante le misure in vigore, è sempre
possibile rifornirsi di biciclette dalla RPC come pure da paesi nei cui confronti
non è in vigore alcuna misura. Si conclude pertanto che le misure antidumping
non incideranno in misura particolarmente negativa sugli utilizzatori
dell'Unione.
(260)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni, una parte ha affermato che l'analisi non ha tenuto conto
delle ripercussioni negative, sotto forma di costi supplementari, introdotte
delle misure nei confronti degli utilizzatori. Va osservato che l'ECF, la
federazione che rappresenta i consumatori, ha apertamente espresso il suo sostegno
alle misure di qualità e sicurezza (cfr. il considerando 255). Grazie poi al
regime d'esenzione i consumatori beneficiano già di un prezzo ridotto su alcune
parti di biciclette (cfr. il considerando 257). La tesi addotta è stata quindi
respinta.
5.           Interesse degli importatori
indipendenti 
(261)   Non ha collaborato
all'inchiesta nessuno degli importatori indipendenti. Non è stato quindi
possibile effettuare una valutazione dell'impatto delle misure durante il PIR.
È altresì opportuno ricordare che la finalità delle misure antidumping non è
impedire le importazioni, ma ripristinare condizioni commerciali eque e
garantire che le importazioni non vengano effettuate a prezzi in dumping che
arrechino pregiudizio.
(262)   Si
ricorda che esistono altre fonti di importazione e che il 45% circa del consumo
di biciclette è costituito in realtà da biciclette importate. 
(263)   Dal momento che importazioni a
prezzi equi dalla RPC sarebbero comunque autorizzate a entrare nel mercato
dell'Unione, così come si manterrebbero le importazioni da paesi terzi, è
probabile che l'attività tradizionale degli importatori si mantenga anche
qualora siano confermate le misure antidumping nei confronti della RPC. Le
misure antidumping modificate per i tre produttori esportatori che hanno
collaborato aumenterebbero le possibilità di importazione dalla RPC a dazio
nullo o ridotto. Si conclude pertanto che le misure antidumping non incidono in
misura rilevante sugli importatori indipendenti dell'Unione.
6.           Efficacia delle misure
(264)   Una parte ha sostenuto che le
misure antidumping non sarebbero efficaci poiché, dopo quasi vent'anni
dall'entrata in vigore di tali misure, il pregiudizio per l'industria
dell'Unione non è ancora stato eliminato. Si fa rilevare che, nonostante le
misure vigenti, si è avuta conferma che i produttori esportatori cinesi
eludevano tali misure attraverso altri paesi terzi, il che spiega almeno in
parte la situazione dell'industria dell'Unione durante il PIR. La tesi addotta
è stata quindi respinta. 
(265)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni, alcune parti hanno sostenuto che le misure in vigore da più
di ventitré anni non si giustificano né per motivi giuridici, né di politica
commerciale. In risposta a tale obiezione, si osserva che la durata delle
misure non sottostà ad alcun limite di tempo fintanto che sono rispettate le
condizioni che ne giustificano l'istituzione o il mantenimento. Nella
fattispecie inoltre le misure sono giustificate in quanto le conclusioni hanno
confermato la pratica di dumping pregiudizievole. La situazione dell'industria
dell'Unione è poi ulteriormente indebolita dall'elusione. La tesi addotta è
quindi respinta.
7.           Conclusione 
(266)   La proroga delle misure sulle
importazioni di biciclette originarie della RPC sarebbe chiaramente nell'interesse
dell'industria dell'Unione e dei fornitori di parti di biciclette dell'UE. Essa
consentirà all'industria dell'Unione di crescere e di migliorare la propria
situazione pregiudicata, dalle importazioni in dumping. Gli importatori dal
canto loro non subirebbero conseguenze particolarmente gravose in quanto
continuerebbero ad essere disponibili sul mercato biciclette a prezzi equi
originarie della RPC e di altri paesi terzi. Dato poi il ricorso generalizzato
all'attuale regime di esenzione da parte dell'industria dell'Unione, si è
concluso che le misure in vigore non hanno avuto ripercussioni particolarmente
negative sugli utilizzatori/i consumatori. Ex converso se le misure venissero
abrogate è probabile che i produttori di biciclette dell'Unione cesserebbero di
produrre, minacciando così anche l'esistenza dei produttori di parti di
biciclette dell'Unione.
(267)   In considerazione di quanto
precede si è concluso che, in base alle informazioni disponibili relative
all'interesse dell'Unione, non esistono motivi impellenti che ostino
all'istituzione di misure ai tassi di seguito indicati (cfr. il considerando
279) nei confronti delle importazioni del prodotto in esame originarie della
RPC. 
I. DAZI PROPOSTI
1.           Livello di eliminazione del
pregiudizio
(268)   Alla luce delle conclusioni
raggiunte in merito alle pratiche di dumping, al pregiudizio che ne risulta e
all'interesse dell'Unione, le misure in vigore istituite dal regolamento (UE)
n. 990/2011 del Consiglio dovrebbero essere mantenute, fatte salve le disposizioni
che seguono.
(269)   Allo scopo di stabilire il
livello delle misure si è tenuto conto dei margini di dumping accertati e
dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dai
produttori dell'Unione.
(270)   Le misure da prendere
dovrebbero essere di livello sufficiente da eliminare il pregiudizio causato
dalle importazioni in questione senza tuttavia superare il margine di dumping
accertato. Nel calcolare l'importo del dazio necessario per eliminare gli
effetti del dumping pregiudizievole si è considerato che le misure dovrebbero
essere tali da consentire all'industria dell'Unione di coprire i costi di
produzione e di ottenere un utile globale al lordo delle imposte quale potrebbe
essere ragionevolmente realizzato da un'industria di questo tipo operante nel
settore in normali condizioni di concorrenza, cioè in assenza di importazioni
oggetto di dumping, sulle vendite del prodotto simile nell'Unione. Il margine
di profitto al lordo delle imposte utilizzato in questo calcolo è pari all'8%
del fatturato delle vendite di biciclette. È lo stesso margine utilizzato
nell'inchiesta precedente, dato che non è emersa alcuna indicazione che esso
andasse modificato. 
(271)   Dal momento che il livello di
collaborazione da parte della RPC è stato molto basso, come indicato nei
considerando 22 e 24, i risultati riguardanti le imprese che hanno collaborato
non possono essere considerati rappresentativi per l'intero paese. Il margine
di dumping nazionale viene pertanto mantenuto invariato, come stabilito dal
regolamento (CE) n. 1095/2005 del Consiglio[35].
(272)   Per i due esportatori che hanno
collaborato e per i quali sono state riscontrate pratiche di dumping, i margini
di pregiudizio sono stati determinati in base al confronto dei loro prezzi
all'esportazione con i prezzi non pregiudizievoli dell'industria dell'Unione
per tipo di prodotto, allo stesso stadio commerciale. Non è stato calcolato
alcun margine di pregiudizio per la terza società, per la quale non è stato
accertato alcun dumping. Per Oyama Bicycles
(Taicang) Co., Ltd. non è stato identificato nessun margine di pregiudizio. È stato invece rilevato un livello di pregiudizio
consistente, superiore al margine di dumping, per Zhejiang Baoguilai Vehicle
Co., Ltd. 
(273)   In seguito alla divulgazione
delle conclusioni, una parte ha affermato che l'obiettivo di profitto dell'8% è
stato fissato a condizioni di mercato che non corrispondono alla situazione
attuale e che la Commissione non è riuscita a fornire un'adeguata motivazione
del perché l'obiettivo di profitto stabilito nella precedente inchiesta di cui
al considerando 5 sia ancora giustificato. Va osservato che nell'ambito
dell'attuale revisione non è emersa alcuna indicazione tale da indurre a
modificare la percentuale dell'obiettivo di profitto. La parte in questione non
ha presentato alcun livello alternativo di obiettivo di profitto basato su
calcoli comprovati. La tesi addotta è stata quindi respinta. 
2.           Misure definitive
(274)   Per quanto riguarda i tre
gruppi di esportatori cinesi che hanno collaborato, le aliquote di dazio
antidumping individuali specificate nel presente regolamento sono state
stabilite in base alle risultanze della presente inchiesta. Esse rispecchiano
pertanto la situazione accertata durante l'inchiesta rispetto a tali gruppi.
Tali aliquote di dazio (contrapposte al dazio applicabile su scala nazionale a
"tutte le altre società") sono quindi esclusivamente applicabili alle
importazioni di prodotti originari della Repubblica popolare cinese fabbricati
da tali gruppi, e quindi dalle specifiche persone giuridiche citate. I prodotti
importati fabbricati da qualsiasi altro gruppo non specificamente citato nel
dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate
a quelle espressamente citate, non possono beneficiare di tali aliquote e sono
soggette all'aliquota del dazio applicabile a "tutte le altre
società".
(275)   Le
eventuali richieste di applicazione di tali aliquote antidumping individuali
(ad esempio in seguito ad un cambiamento della ragione sociale della società o
alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere inoltrate
senza indugio alla Commissione[36],
corredate di tutte le informazioni utili, in particolare l'indicazione delle
eventuali modifiche nelle attività della società riguardanti la produzione, le
vendite sul mercato interno e le vendite per l'esportazione collegate, ad
esempio, a tale cambiamento della ragione sociale o ai suddetti mutamenti a
livello di entità produttive o di vendita. Se necessario, il regolamento verrà
opportunamente modificato aggiornando l'elenco delle imprese che beneficiano di
aliquote individuali del dazio.
(276)   Per
garantire una corretta applicazione del dazio antidumping l'aliquota del dazio
residuo dovrà essere applicata non solo ai produttori esportatori che non hanno
collaborato, ma anche ai produttori che non hanno esportato nell'Unione durante
il PIR.
(277)   Al fine di ridurre al minimo i
rischi di elusione dovuti alle considerevoli differenze tra le aliquote del
dazio si ritiene nella fattispecie che siano necessarie misure speciali per
garantire un'adeguata applicazione dei dazi antidumping. Queste misure speciali
comprendono: la presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una
fattura commerciale valida, conforme alle prescrizioni illustrate nell'allegato
del presente regolamento. Le importazioni non accompagnate da questo tipo di
fattura sono assoggettate al dazio antidumping residuo applicabile a tutti gli
altri produttori esportatori. 
(278)   Qualora
le esportazioni di una delle società soggette ad aliquote di dazio individuali
più basse dovessero aumentare notevolmente in termini di volume dopo
l'istituzione delle misure in esame, tale aumento di volume potrebbe essere
considerato di per sé un cambiamento della configurazione degli scambi dovuto
all'istituzione di misure in forza dell'articolo 13, paragrafo 1, del
regolamento di base. In tali circostanze e in presenza delle necessarie
condizioni può essere avviata un'inchiesta antielusione. Nell'ambito di tale
inchiesta si valuterebbe tra l'altro l'opportunità di eliminare le aliquote
individuali del dazio e di imporre di conseguenza un dazio a livello nazionale.
(279)   A norma dell'articolo 7,
paragrafo 2, del regolamento di base le aliquote del dazio per gli esportatori
che hanno collaborato all'inchiesta sono stabilite al livello sufficiente per
eliminare il pregiudizio arrecato all'industria dell'Unione. Per Zhejiang
Baoguilai Vehicle Co., Ltd e Ideal (Dongguan) Bike Co., Ltd le aliquote del
dazio si basano sui margini di dumping accertati dall'inchiesta poiché questi
si sono rivelati inferiori ai margini di pregiudizio. Per Oyama Bicycles
(Taicang) Co., Ltd. il margine di pregiudizio è risultato inferiore al margine
di dumping; il dazio è stato quindi fissato al livello del margine di
pregiudizio.
(280)   Le aliquote individuali del
dazio calcolate per il PIR sono le seguenti:
             Impresa ||             Dazio definitivo 
             Zhejiang Baoguilai Vehicle Co., Ltd. ||             19,2% 
             Oyama Bicycles (Taicang) Co., Ltd. ||             0% 
              Ideal (Dongguan) Bike Co., Ltd. ||             0% 
             Tutte le altre società ||             48,5% 
(281)   Va notato che, a norma
dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 71/97 del Consiglio,
il dazio antidumping del 48,5% istituito nei confronti di tutte le altre
società dal presente regolamento (cfr. il considerando 279) si applica anche
alle importazioni di parti essenziali di biciclette originarie della Repubblica
popolare cinese di cui all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 71/97, 
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo
sulle importazioni di biciclette ed altri velocipedi (compresi i furgoncini a
triciclo ma esclusi gli unicicli o monocicli), senza motore, classificati ai
codici NC 8712 00 30 ed ex 8712 00 70 (codici TARIC 8712 00 70 91
e 8712 00 70 99), originari della Repubblica popolare cinese. 
2. Le aliquote del dazio antidumping
definitivo applicabili al prezzo netto franco frontiera dell'Unione, dazio non
corrisposto, dei prodotti descritti nel paragrafo 1 e fabbricati dalle società
sotto elencate sono le seguenti: 
 Impresa || Dazio definitivo || Codice addizionale TARIC 
 Zhejiang Baoguilai Vehicle Co., Ltd. || 19,2% || B772 
 Oyama Bicycles (Taicang) Co., Ltd. || 0% || B773 
  Ideal (Dongguan) Bike Co., Ltd. || 0% || B774 
 Tutte le altre società || 48,5% || B999 
3. L'applicazione delle aliquote di dazio
individuali specificate per le società di cui al paragrafo 2 è subordinata alla
presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una fattura
commerciale valida, conforme alle prescrizioni indicate nell'allegato. In caso
di mancata presentazione di tale fattura si applica l'aliquota del dazio
applicabile a "tutte le altre società".
4. Salvo disposizioni contrarie, si applicano
le norme vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
È mantenuta l'estensione del dazio antidumping
imposto sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare
cinese alle importazioni di alcune parti di biciclette originarie della
Repubblica popolare cinese introdotta dal regolamento (CE) n. 71/97.
Il dazio antidumping definitivo di cui
all'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 71/97 del Consiglio è
il dazio antidumping applicabile a "tutte le altre società" istituito
dall'articolo 1, paragrafo 2, del presente regolamento.
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in
tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati
membri.
Fatto a Bruxelles, il
Per il Consiglio
Il presidente
ALLEGATO
Una dichiarazione firmata da un responsabile
del soggetto giuridico che emette la fattura commerciale, redatta secondo il
modello seguente, deve figurare sulla fattura commerciale valida di cui
all'articolo 1, paragrafo 3, del presente regolamento:
1) nome e funzione del responsabile del
soggetto giuridico che emette la fattura commerciale;
2) testo della dichiarazione:
"Il sottoscritto certifica che il
(volume) di biciclette venduto all'esportazione nell'Unione europea e oggetto
della presente fattura è stato fabbricato da (nome e sede legale della società)
(codice addizionale TARIC) in (paese interessato). Il sottoscritto dichiara che
le informazioni contenute nella presente fattura sono complete ed esatte.
Data e
firma".
[1]               GU L 228 del 9.9.1993, pag. 1. 
[2]               GU L 16 del 18.1.1997, pag. 55.
[3]               GU L 175 del 14.7.2000, pag. 39.
[4]               GU L 183 del 14.7.2005, pag. 1.
[5]               GU L 261 del 6.10.2011, pag. 2.
[6]               GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.
[7]               GU L 228 del 9.9.1993, pag. 1.
[8]               GU L 16 del 18.1.1997, pag. 55.
[9]               GU L 17 del 21.1.1997, pag. 17.
[10]             GU L 175 del 14.7.2000, pag. 39.
[11]             GU L 183 del 14.7.2005, pag. 1.
[12]             GU L 55 del 28.2.2008, pag. 1.
[13]             GU L 261 del 6.10.2011, pag. 2.
[14]             GU C 71 del 9.3.2012, pag. 10.
[15]             GU L 258 del 26.9.2012, pag. 21.
[16]             GU L XXX del [...], pag. [...].
[17]             GU C 122 del 27.4.2012, pag. 9.
[18]             GU C 346 del 14.11.2012, pag. 7.
[19]             GU L XXX del [...], pag.
[...].
[20]             GU L 282 del 28.10.2011, pag. 1.
[21]             www.bloomberg.com.
[22]             http://news.xinhuanet.com/english/2008-12/26/content_10564812.htm.
[23]             Regolamento (UE) n. 627/2011 della Commissione, che
istituisce dazi antidumping provvisori, e regolamento di esecuzione (UE)
n. 1331/2011del Consiglio, che istituisce dazi antidumping definitivi
sulle importazioni di tubi senza saldature originari della Repubblica popolare
cinese.
[24]             http://www.fsa.gov.uk/about/who.
[25]             http://www.amf-france.org/affiche_page.asp?urldoc=lesmissionsamf.htm&lang=en&Id_Tab=0.
[26]             http://www.csrc.gov.cn/pub/csrc_en/about/.
[27]             http://english.gov.cn/links/statecouncil.htm.
[28]             Sentenza del Tribunale del 18 settembre 2012 nella causa
T-156/11, Since Hardware (Guangzhou) Co., Ltd contro Consiglio, paragrafo 167
(non ancora pubblicata) e sentenza del Tribunale del 10 ottobre 2012 nella
causa T-150/09, Ningbo Yonghong Fasteners Co., Ltd contro Consiglio, paragrafo
53 (non ancora pubblicata).
[29]             Regolamento (UE) n. 1168/2012 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, che modifica il regolamento (CE)
n. 1225/2009 del Consiglio, relativo alla difesa contro le importazioni
oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea, GU L
344 del 14.12.2012, pag. 1.
[30]             Causa C-249/10 P.
[31]             GU L 237 del 3.9.2012, pag. 1.
[32]             GU L183 del 14.7.2005, pag. 1.
[33]             Causa C-338/10 del 22 marzo 2012.
[34]             SIMA - Avviso di conclusione di nuova inchiesta -
Biciclette - 2011.
[35]             GU L 183 del 14.7.2005, pag. 1.
[36]             Commissione europea, Direzione generale del Commercio, direzione
H, 1049 Bruxelles, Belgio.