CELEX: E2013J0003
Language: it
Date: 2014-07-09 00:00:00
Title: Sentenza della Corte, del 9 luglio 2014 , nelle cause riunite E-3/13 e E-20/13 tra: Fred. Olsen e altri e Petter Olsen e altri nonché Lo Stato di Norvegia, rappresentato dall’Ufficio Tributario centrale per le grandi imprese e dalla Direzione delle Imposte (Tassazione di società straniere controllate — Diritto di stabilimento — Libera circolazione di capitali — Elusione del diritto nazionale — Giustificazione — Proporzionalità)

26.2.2015   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 68/5
            
         SENTENZA DELLA CORTE
   del 9 luglio 2014
   nelle cause riunite E-3/13 e E-20/13 tra:
   Fred. Olsen e altri e Petter Olsen e altri
   nonché
   Lo Stato di Norvegia, rappresentato dall’Ufficio Tributario centrale per le grandi imprese e dalla Direzione delle Imposte
   (Tassazione di società straniere controllate — Diritto di stabilimento — Libera circolazione di capitali — Elusione del diritto nazionale — Giustificazione — Proporzionalità)
   (2015/C 68/05)
   Nelle cause riunite E-3/13 e E-20/13 tra Fred. Olsen e altri, Petter Olsen e altri e lo Stato di Norvegia, rappresentato dall’Ufficio Tributario centrale per le grandi imprese e dalla Direzione delle Imposte — DOMANDE rivolte alla Corte ai sensi dell’articolo 34 dell’accordo tra gli Stati EFTA sull’istituzione di un’Autorità di sorveglianza e di un tribunale di giustizia per la Commissione d’appello delle imposte presso l’Ufficio Tributario centrale per le grandi imprese (Skatteklagenemnda ved Sentralskattekontoret for storbedrifter) e il tribunale distrettuale di Oslo (Oslo tingrett), relativamente all’interpretazione delle norme relative alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione di capitali, in particolare all’applicazione degli articoli 31 e 40 dell’accordo SEE, congiuntamente alla legislazione norvegese sulla fiscalità delle società straniere controllate («norme CFC») che permette l’imposizione nazionale dei capitali posti in un paese con un ridotto tasso di imposizione, la Corte, composta da Carl Baudenbacher, presidente, Per Christiansen e Páll Hreinsson (giudice relatore), giudici, si è pronunciata il 9 luglio 2014, con sentenza, il cui dispositivo è il seguente:
   
               1. – 2.
            
            
               Un trust come Ptarmigan Trust rientra nel campo di applicazione dell’articolo 31 SEE a condizione che il trust eserciti un’attività economica reale e effettiva nel SEE per un periodo indeterminato e mediante un’organizzazione stabile. Compete al giudice nazionale determinare se ciò ricorra nel caso di specie. Tutte le parti interessate, cioè i costituenti il trust, i fiduciari e i beneficiari del trust godono dei diritti di cui agli artt. 31 e 34 SEE.
            
         
               3.
            
            
               I beneficiari dei capitali mobiliari costituiti sotto forma di trust soggetti a misure fiscali nazionali come quelle di cui alla controversia principale possono invocare l’articolo 40 SEE nel caso in cui non sia stato stabilito che quest’ultimi abbiano esercitato un’influenza determinata su un’impresa indipendente in un altro Stato SEE o abbiano esercitato un’attività economica compresa nell’ambito di applicazione delle disposizioni sulla libertà di stabilimento. Compete alla giurisdizione nazionale l’apprezzamento definitivo sul punto per quanto riguarda i fatti della fattispecie in causa.
            
         
               4.
            
            
               La differenza di trattamento derivante dalla sezione 10-60 della legge sulle imposte crea uno svantaggio fiscale per i contribuenti residenti cui si applica la legislazione sulle società straniere controllate, che ha natura tale da costituire un ostacolo all’esercizio della libertà di stabilimento, dissuadendoli dal fissare, acquistare o mantenere una filiale in uno Stato SEE in cui detta filiale è sottoposta a un ridotto tasso di imposizione. Essa costituisce quindi una restrizione alla libertà di stabilimento ai sensi degli articoli 31 e 34 SEE. Se lo svantaggio fiscale derivante dalla differenza di trattamento cui sono sottoposti i contribuenti residenti di cui alla sezione 10-60 ha natura tale da impedire i beneficiari di investire in un altro Stato del SEE, senza alcuna intenzione di influenzare il controllo o la gestione di un’impresa, e di procedere a movimenti di capitale a titolo personale, esso costituisce una limitazione alla libera circolazione dei capitali ai sensi dell’articolo 40 SEE e dell’allegato XII dell’accordo SEE.
               Inoltre, una norma di diritto nazionale secondo cui, al contrario dei partecipanti di enti nazionali comparabili, le persone fisiche partecipanti in una società straniera controllata in un altro Stato membro del SEE non beneficiano di nessuna possibilità di sfuggire alla doppia imposizione risultante dalle norme CFC norvegesi rappresenta una restrizione alla libertà di stabilimento ai sensi degli articoli 31 e 34 del SEE o, in funzione della valutazione del giudice nazionale, alla libera circolazione dei capitali, vietata, in principio, dall’articolo 40 del SEE.
            
         
               5.
            
            
               Una restrizione alla libertà di stabilimento o, se pertinente, alla libera circolazione dei capitali derivante da una norma nazionale CFC come quella applicabile nella causa principale può essere giustificata da motivi superiore di interesse pubblico, in particolare da considerazioni connesse alla prevenzione dell’evasione fiscale o al mantenimento della ripartizione equilibrata dei poteri in materia di imposizione tra gli Stati del SEE. La restrizione è proporzionale se essa è relativa soltanto agli accordi del tutto artificiali aventi per fine l’elusione dell’imposta nazionale dovuta in situazioni comparabili. Di conseguenza, l’applicazione di una tale misura impositiva deve quindi essere esclusa qualora si accerti, sulla base di elementi oggettivi e verificabili da parte di terzi che, nonostante l’esistenza di motivi di natura fiscale, una società straniera controllata è realmente stabilita nello stato SEE ospitante e esercita effettivamente attività economiche che si svolgono nel SEE.
            
         
               6.
            
            
               Compete al giudice nazionale determinare se i ricorrenti, beneficiari di Ptarmigan Trust si trovano in situazione comparabile a quella dei beneficiari di fondazioni familiari o di fondi di attivi che non sono sottoposti all’imposta patrimoniale ai sensi della legge norvegese. In tal caso la differenza dei tassi impositivi costituisce una restrizione sensi dell’articolo 31 SEE o, in alternativa, dell’articolo 40 SEE.
            
         
               7.
            
            
               La differenza del tasso di imposizione non può essere giustificata se i beneficiari di Ptarmigan Trust si trovano in situazione comparabile a quella dei beneficiari di fondazioni familiari o di fondi di attivi che non sono sottoposti all’imposta patrimoniale ai sensi della legge norvegese.