CELEX: 62005CO0104(01)
Language: it
Date: 2008-01-09
Title: Ordinanza della Corte (Sesta Sezione) del 9 gennaio 2008. # Emilio Pucci Srl contro El Corte Inglés SA. # Liquidazione delle spese. # Causa C-104/05 P-DEP.

ORDINANZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)
      9 gennaio 2008 (*)
      
      «Liquidazione delle spese»
      Nel procedimento C‑104/05 P-DEP,
      avente ad oggetto una domanda di liquidazione delle spese ripetibili ai sensi dell’art. 74 del regolamento di procedura, presentata
         il 2 marzo 2007,
      
      Emilio Pucci Srl, con sede in Firenze, rappresentata dagli avv.ti P.L. Roncaglia, G. Lazzeretti, M. Boletto e E. Gavuzzi,
      
      ricorrente,
      contro
      El Corte Inglés, SA, con sede in Madrid (Spagna), rappresentata dall’avv. J.L. Rivas Zurdo, abogado, 
      
      convenuta,
      LA CORTE (Sesta Sezione),
      composta dal sig. A. Tizzano, facente funzione di presidente della Sesta Sezione, dai sigg. A. Borg Barthet e J. Malenovský
         (relatore), giudici,
      
      avvocato generale: sig. D. Ruiz‑Jarabo Colomer
      cancelliere: sig. R. Grass
      sentito l’avvocato generale,
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
      1        Con un ricorso proposto il 28 febbraio 2005, la società El Corte Inglés SA (in prosieguo: la «El Corte Inglés») ha chiesto,
         ai sensi degli artt. 225 CE e 56 dello Statuto della Corte di giustizia, l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo
         grado delle Comunità europee 13 dicembre 2004, causa T‑8/03, El Corte Inglés/UAMI – Pucci (Emilio Pucci) (Racc. pag. II–4297),
         con cui quest’ultimo ha respinto il ricorso da essa proposto contro la decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio
         per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) 3 ottobre 2002 (procedimenti riuniti R 700/2000-4
         e R 746/2000-4), relativa all’opposizione del titolare dei marchi figurativi nazionali EMIDIO TUCCI contro la registrazione
         del marchio figurativo EMILIO PUCCI come marchio comunitario.
      
      2        Con ordinanza 28 settembre 2006, causa C‑104/05 P, El Corte Inglés/UAMI e Pucci (non pubblicata nella Raccolta), la Corte
         ha respinto il ricorso e ha condannato la El Corte Inglés a sopportare l’80% delle spese della Emilio Pucci Srl (in prosieguo:
         la «Emilio Pucci») e l’UAMI a sopportarne il 20%. 
      
      3        Non essendo stato raggiunto alcun accordo tra la El Corte Inglés e la Emilio Pucci in merito all’importo delle spese ripetibili,
         quest’ultima ha proposto, a norma dell’art. 74 del regolamento di procedura, la presente domanda. 
      
       Argomenti delle parti
      4        La Emilio Pucci chiede alla Corte di fissare l’importo delle spese ripetibili a EUR 25 873,70, oltre agli interessi a far
         data dal 3 novembre 2006. Questo importo sarebbe composto di:
      
      –        EUR 20 330 per onorari d’avvocato (EUR 8 130 per studio della controversia, EUR 4 070 per consultazioni con la cliente, EUR 8 130
         per redazione del controricorso);
      
      –        EUR 1 929 per diritti; 
      –        EUR 2 782,40 per spese generali del 12,5%;
      –        EUR 325 per spese imponibili, e
      –        EUR 507,30, ovvero il 2% a titolo della Cassa Previdenza Avvocati.
      5        La Emilio Pucci fa valere che tali importi sono conformi al decreto del Ministro della Giustizia della Repubblica italiana
         8 aprile 2004, n. 127, recante determinazione degli onorari, dei diritti e delle indennità spettanti agli avvocati per le
         prestazioni giudiziali. Essa allega inoltre alla sua domanda una nota dettagliata delle voci di spesa corrispondenti ai «diritti»
         e alle «spese imponibili».
      
      6        Secondo la El Corte Inglés, la domanda include voci che non possono essere considerate come spese ripetibili poiché non corrispondono
         a spese indispensabili ai fini del ricorso. Si dovrebbero, in particolare, escludere tutte le voci riguardanti i «diritti»
         e le «spese imponibili» che non consistano nelle spese di soggiorno e di viaggio. Il controllo degli onorari d’avvocato richiesti
         rivelerebbe inoltre voci indebite come «studio della controversia» e «consultazioni con la cliente». 
      
      7        Peraltro, numerose voci non sarebbero giustificate in quanto riguarderebbero unicamente il sistema giurisdizionale italiano.
         Si tratterebbe, in particolare, delle voci «spese generali 12,5%», «spese imponibili» e «Cassa Previdenza Avvocati 2%».
      
      8        Infine, certi importi richiesti risulterebbero eccessivi, anche se le voci corrispondenti sono ricevibili. Il procedimento
         all’origine dell’ordinanza El Corte Inglés/UAMI e Pucci, citata, non avrebbe avuto un valore quantitativo determinato, poiché
         si trattava solo di un’opposizione ad una domanda di registrazione di marchio comunitario per prodotti rientranti in due classi
         dell’Accordo di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della
         registrazione dei marchi, come riveduto e modificato.
      
       Giudizio della Corte
      9        Ai sensi dell’art. 73, lett. b), del regolamento di procedura, sono considerate spese ripetibili «le spese indispensabili
         sostenute dalle parti per la causa, in particolare le spese di viaggio e di soggiorno ed il compenso all’agente, consulente
         o avvocato».
      
      10      Poiché il diritto comunitario non prevede disposizioni di natura tariffaria, la Corte deve liberamente valutare i dati della
         causa, tenendo conto dell’oggetto e della natura della controversia, della sua importanza sotto l’aspetto del diritto comunitario,
         nonché delle difficoltà della causa, dell’entità del lavoro che il procedimento contenzioso può aver cagionato agli agenti
         o agli avvocati intervenuti e degli interessi economici che erano in gioco per le parti in lite (v., in particolare, ordinanze
         30 novembre 1994, causa C‑294/90 DEP, British Aerospace/Commissione, Racc. pag. I‑5423, punto 13, e 17 febbraio 2004, causa
         C‑321/99 P-DEP, DAI/ARAP e a., non pubblicata nella Raccolta, punto 16).
      
      11      L’ammontare delle spese ripetibili dev’essere determinato in base a tali criteri. Per contro, secondo una giurisprudenza costante,
         la Corte non è tenuta a prendere in considerazione tariffe nazionali relative agli onorari degli avvocati (v. ordinanze 26
         novembre 1985, causa 318/82, Leeuwarder Papierwarenfabriek/Commissione, Racc. pag. 3727, punto 2, e 4 febbraio 2004, causa
         C‑77/99 DEP, Commissione/Oder-Plan Architektur e a., Racc. pag. I‑1267, punto 19). 
      
      12      In primo luogo, per quanto riguarda l’oggetto e la natura della controversia, va ricordato che la controversia dinanzi alla
         Corte era un’impugnazione. Un tale procedimento è, per sua stessa natura, limitato alle questioni di diritto. 
      
      13      A tal proposito, si deve necessariamente rilevare che, nel caso di specie, la maggior parte dei motivi dedotti dalla El Corte
         Inglés sono stati dichiarati manifestamente irricevibili in quanto riguardavano la valutazione dei fatti da parte del Tribunale
         o non erano stati sottoposti alla valutazione di quest’ultimo. 
      
      14      La sola censura, che non è stata respinta per i suddetti motivi e che riguardava questioni di diritto, verteva sul fatto che
         il Tribunale ha esaminato la complementarietà tra i prodotti di cui trattasi prendendo in considerazione un criterio erroneo.
         Tuttavia, tale censura è stata respinta in quanto inoperante.
      
      15      In secondo luogo, da quanto precede emerge che la causa rivestiva un’importanza limitata sotto il profilo del diritto comunitario.
         
      
      16      In terzo luogo, è vero che la causa presentava sicuramente un interesse economico per la Emilio Pucci, poiché l’eventuale
         annullamento della citata sentenza del Tribunale El Corte Inglés/UAMI – Pucci (Emilio Pucci), poteva portare all’annullamento
         della decisione dell’UAMI 3 ottobre 2002 e, di conseguenza, al diniego di registrazione del marchio EMILIO PUCCI. Tuttavia,
         la Emilio Pucci non ha sottoposto alla Corte alcun elemento che indichi che detto interesse economico presentava un carattere
         eccezionale. 
      
      17      In ultimo luogo, dalle considerazioni di cui ai punti 13‑15 della presente ordinanza si evince che l’accertamento della posizione
         della Emilio Pucci non ha richiesto né un’analisi approfondita né un lavoro di notevole ampiezza, e ciò tanto più che la controversia
         era già stata oggetto di un esame richiesto della Emilio Pucci dinanzi al Tribunale e dinanzi agli organi dell’UAMI. Peraltro,
         nel suo controricorso, lungo sette pagine, la Emilio Pucci si è sostanzialmente limitata ad evocare l’irricevibilità dei motivi
         dedotti dalla El Corte Inglés e a reiterare gli argomenti già avanzati nei precedenti procedimenti. Inoltre, la sua controreplica
         verteva su un unico punto di diritto e i suoi avvocati non hanno presentato osservazioni orali supplementari, in quanto non
         è stata tenuta alcuna udienza. 
      
      18      D’altro canto, si deve osservare che la Emilio Pucci era rappresentata da quattro avvocati. Orbene, in linea di principio,
         è ripetibile il compenso di un solo avvocato, a meno che, in base alle peculiarità di ciascuna causa, tra le quali la più
         importante è la complessità, l’intervento di più avvocati si riveli indispensabile (v. ordinanza 6 gennaio 2004, causa C‑104/89
         DEP, Mulder e a./Consiglio e Commissione, Racc. pag. I‑1, punto 62 e giurisprudenza ivi citata). Così non risulta essere nella
         fattispecie, tenuto conto dell’oggetto e della natura dell’impugnazione. 
      
      19      Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, occorre dichiarare che gli onorari e le spese legali, pari a EUR 25 873,70,
         menzionati dalla Emilio Pucci, superano ampiamente gli importi obiettivamente indispensabili per garantire la difesa degli
         interessi di tale società in sede di impugnazione.
      
      20      Ciò posto, e sulla scorta dei criteri enunciati al punto 10 della presente ordinanza, risulta appropriato fissare a EUR 7 000
         l’importo degli onorari e delle spese legali ripetibili.
      
      21      Poiché la El Corte Inglés è stata condannata a sopportare l’80% delle spese della Emilio Pucci, quest’ultima è legittimata
         a chiedere di rimborsarle la somma di EUR 5 600. 
      
      22      Per quanto riguarda la domanda volta alla concessione degli interessi, risulta da una giurisprudenza costante che una domanda
         di concessione di interessi moratori a decorrere da una data precedente l’ordinanza che fissa l’importo delle spese deve essere
         respinta. Infatti, il titolo per il diritto al rimborso delle spese è costituito dall’ordinanza che le fissa (ordinanza Mulder
         e a./Consiglio e Commissione, cit., punto 86 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      Per questi motivi, la Corte (Sesta Sezione) così provvede:
      L’importo totale delle spese che la El Corte Inglés SA deve rimborsare alla Emilio Pucci Srl è fissato a EUR 5 600. 
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.