CELEX: 52012PC0236
Language: it
Date: 2012-06-05
Title: Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO relativa alla conclusione del protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur in materia di responsabilità e risarcimenti al protocollo di Cartagena sulla biosicurezza

|
			
		
		
		52012PC0236
		
			ALLEGATO alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur in materia di responsabilità e risarcimenti al protocollo di Cartagena sulla biosicurezza Testo dell’accordo PROTOCOLLO ADDIZIONALE DI NAGOYA-KUALA LUMPUR IN MATERIA DI RESPONSABILITÀ E RISARCIMENTI AL PROTOCOLLO DI CARTAGENA SULLA BIOSICUREZZA /* COM/2012/0236 final - NLE 2012/0120 */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
La
convenzione sulla diversità biologica, entrata in vigore il 29 dicembre 1993, è
oggi il principale strumento internazionale per affrontare le questioni legate
alla biodiversità. I tre obiettivi perseguiti dalla convenzione sono la
conservazione della diversità biologica, l’uso sostenibile delle sue componenti
e la ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’uso delle risorse
genetiche.
La
biosicurezza, uno degli aspetti oggetto dalla convenzione, riguarda la
necessità di proteggere la salute umana e l’ambiente dai potenziali effetti
negativi dei prodotti della moderna biotecnologia.
La conferenza delle
parti della convenzione sulla diversità biologica (COP), in occasione della sua
seconda riunione, svoltasi nel novembre 1995, ha istituito, a norma dell’articolo
19, paragrafo 3, della convenzione sulla diversità biologica, un gruppo di
lavoro ad hoc aperto sulla biosicurezza incaricato di elaborare un
progetto di protocollo sulla biosicurezza, incentrato sul movimento
transfrontaliero di organismi viventi modificati. Il gruppo di lavoro si è
riunito in totale 6 volte tra il luglio 1996 e il febbraio 1999.
Il protocollo di
Cartagena sulla biosicurezza della convenzione sulla diversità biologica è
stato adottato il 29 gennaio 2000 come accordo addizionale alla convenzione
sulla biodiversità ed è entrato in vigore l’11 settembre 2003. Questo trattato
internazionale stabilisce un insieme di norme, basate sul principio di
precauzione, per il trasferimento, la manipolazione e l’uso sicuri di organismi
viventi modificati (OVM) ottenuti con le moderne biotecnologie che possono
avere effetti negativi sulla conservazione e sull’uso sostenibile della
diversità biologica o presentare rischi per la salute umana.
L’articolo 27 del
protocollo di Cartagena ha incaricato la conferenza delle parti nella sua
funzione di riunione delle parti (COP/MOP) di avviare, in occasione della sua
prima riunione, un processo formale per l’elaborazione appropriata di norme e
procedure internazionali sulla responsabilità e sui risarcimenti dei danni
derivanti dai movimenti transfrontalieri di organismi viventi modificati, in
modo da concludere i lavori entro 4 anni (ossia entro il 2008).
In occasione della
COP/MOP1 svoltasi a Kuala Lumpur dal 23 al 27 febbraio 2004 è stato istituito
un gruppo di lavoro ad hoc aperto di esperti tecnici e giuridici in
materia di responsabilità e risarcimenti nel contesto del protocollo di
Cartagena sulla biosicurezza con il compito di analizzare le questioni,
elaborare le opzioni e proporre norme e procedure internazionali in materia.
La COP/MOP4, tenutasi
a Bonn nel maggio 2008, ha permesso un importante passo avanti nei negoziati,
pur non riuscendo a finalizzare l’elaborazione dei risultati concordati.
Pertanto, le parti hanno deciso di lavorare al completamento di uno strumento
giuridicamente vincolante in occasione della COP/MOP5 a Nagoya in Giappone,
nell’ottobre 2010, nonché all’elaborazione di orientamenti in materia di
responsabilità civile. Questo strumento giuridicamente vincolante, ampiamente
ispirato alla direttiva sulla responsabilità ambientale dell’UE[1], permetterebbe alle autorità
nazionali di agire per proteggere il bene comune e di chiedere agli operatori
di adottare misure correttive in caso di danno alla biodiversità causati da
organismi viventi modificati, il che costituisce una novità, in particolare in
molti paesi in via di sviluppo.
I negoziati finali
sullo strumento giuridicamente vincolante e sugli orientamenti in materia di
responsabilità civile si sono svolti nell’ambito di un gruppo di “amici dei
copresidenti”, cui hanno partecipato 26 delle 157 parti contraenti del
protocollo di Cartagena, insieme con consulenti di altre parti. L’UE disponeva
di due seggi al tavolo dei negoziati. La Commissione ha svolto la funzione di
negoziatore dell’UE per lo strumento giuridicamente vincolante, sulla base dell’autorizzazione
ufficiale adottata dal Consiglio nel giugno 2007 e prorogata in seguito alla
COP/MOP4. Le direttive di negoziato, rielaborate varie volte, hanno dato
mandato alla Commissione di garantire che i risultati del negoziato siano
coerenti con la pertinente normativa dell’Unione e con i principi fondamentali
degli ordinamenti degli Stati membri in materia di responsabilità e
risarcimenti e possano essere attuati nell’UE senza introdurre o modificare
norme sostanziali in materia di responsabilità civile.
Il 15 ottobre 2010,
in esito ai negoziati finali a Nagoya, la plenaria della COP/MOP5 ha adottato
un accordo internazionale, denominato “protocollo addizionale di Nagoya-Kuala
Lumpur in materia di responsabilità e risarcimenti al protocollo di Cartagena
sulla biosicurezza” [2].
La decisione della
COP/MOP5 che adotta il protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur invita le
parti contraenti della convenzione sulla diversità biologica a firmare il
protocollo appena possibile e a depositare quanto prima gli strumenti di
ratifica, accettazione o approvazione, oppure gli eventuali strumenti di
adesione.
Il 20 dicembre 2010
il Consiglio ha accolto con favore l’adozione del protocollo di Nagoya-Kuala
Lumpur[3]
e l’11 maggio 2011 l’Unione europea ha firmato il protocollo addizionale.
Nell’Unione
europea le disposizioni del protocollo di Cartagena sulla biosicurezza sono
state recepite nella normativa europea sulla biosicurezza il cui elemento
centrale è il principio di precauzione. Le disposizioni in materia di
responsabilità contenute nel protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur
rientrano nel campo di applicazione della direttiva 2004/35/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in
materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, la quale istituisce
un quadro giuridico basato sul principio “chi inquina paga”, secondo cui in
caso di danno ambientale l’autore del danno è tenuto a pagare. Dopo l’entrata
in vigore della direttiva il 30 aprile 2004, gli Stati membri dell’UE
hanno avuto tre anni per il recepimento della direttiva nell’ordinamento
interno. Nel luglio 2010 l’ultimo Stato membro ha finalizzato la sua attuazione.
La direttiva sulla responsabilità ambientale è stata modificata già due volte,
dalla direttiva 2006/21/CE, relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie
estrattive, e dalla direttiva 2009/31/CE, relativa allo stoccaggio
geologico di biossido di carbonio e che modifica varie direttive.
Ai sensi dell’articolo 34 della convenzione
sulla diversità biologica i relativi protocolli sono aperti alla ratifica, all’accettazione
o all’approvazione degli Stati e delle organizzazioni regionali di integrazione
economica. A norma del paragrafo 3 del medesimo articolo, le organizzazioni di
cui sopra devono indicare l’ambito delle loro competenze nei settori
disciplinati dal protocollo in questione. Per adempiere questo obbligo la
Commissione ha predisposto la dichiarazione riportata in allegato alla presente
proposta.
Conformemente al parere consultivo della Corte
di giustizia[4],
la decisione relativa alla conclusione deve essere basata sull’articolo 192,
paragrafo 1, del TFUE, in combinato disposto con l’articolo 218, paragrafo 6,
lettera a), del TFUE.
Per questi motivi, la Commissione propone che
il Consiglio autorizzi il Presidente a designare la o le persone abilitate a
depositare, a nome dell’Unione, lo strumento di approvazione del protocollo
addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur e a conferire loro i necessari poteri.
2012/0120 (NLE)
Proposta di
DECISIONE DEL CONSIGLIO
relativa alla conclusione del protocollo
addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur in materia di responsabilità e risarcimenti
al protocollo di Cartagena sulla biosicurezza
(Testo rilevante ai fini del SEE)
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione
europea, in particolare l’articolo 192 in combinato disposto con l’articolo
218, paragrafo 6, lettera a),
vista la proposta della Commissione europea[5],
vista l’approvazione del Parlamento europeo[6],
considerando quanto segue:
(1)       L’articolo 27 del protocollo
di Cartagena dispone che la prima conferenza delle parti nella sua funzione di
riunione delle parti del protocollo (COP/MOP) avviasse un processo volto a
elaborare norme e procedure internazionali in materia di responsabilità e
risarcimenti dei danni derivanti dai movimenti transfrontalieri di organismi
viventi modificati.
(2)       Nel giugno 2007 il Consiglio
ha adottato una decisione che autorizza la Commissione a partecipare ai
negoziati sulla responsabilità e i risarcimenti a nome dell’Unione, per quanto
riguarda gli aspetti di competenza dell’Unione, nel rispetto di specifiche
direttive di negoziato. Tale autorizzazione è stata prorogata nell’ottobre 2008
per coprire le fasi finali dei negoziati.
(3)       L’11 ottobre 2010, in
occasione della quinta conferenza delle parti nella sua funzione di riunione
delle parti del protocollo svoltasi a Nagoya in Giappone, l’UE ha sostenuto all’unanimità
il compromesso finale raggiunto sul protocollo addizionale di Nagoya-Kuala
Lumpur in materia di responsabilità e risarcimenti, in quanto ritenuto conforme
alle posizioni concordate dell’UE e alle direttive di negoziato impartite alla
Commissione.
(4)       Il 15 ottobre 2010 la
plenaria che ha chiuso la COP/MOP5 ha adottato il protocollo addizionale di
Nagoya-Kuala Lumpur su responsabilità e risarcimenti al protocollo di Cartagena
sulla biosicurezza.
(5)       Il 20 dicembre 2010 il
Consiglio ha preso atto con soddisfazione dell’adozione del protocollo
addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur.
(6)       Conformemente alla decisione
del Consiglio del 6 maggio 2011[7],
il protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur in materia di responsabilità e
risarcimenti al protocollo di Cartagena sulla biosicurezza è stato firmato dall’Unione
l’11 maggio 2011, fatta salva la sua conclusione in una data
successiva.
(7)       Ai sensi dell’articolo 34
della convenzione sulla diversità biologica, i protocolli alla convenzione sono
aperti alla ratifica, accettazione o approvazione degli Stati e delle
organizzazioni regionali di integrazione economica.
(8)       Il protocollo addizionale di
Nagoya-Kuala Lumpur in materia di responsabilità e risarcimenti al protocollo
di Cartagena sulla biosicurezza contribuisce al raggiungimento degli obiettivi
della politica ambientale dell’Unione. È pertanto opportuno procedere quanto
prima alla sua conclusione a nome dell’Unione.
(9)       È opportuno approvare l’accordo
a nome dell’Unione europea,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Il protocollo addizionale di Nagoya-Kuala
Lumpur in materia di responsabilità e risarcimenti al protocollo di Cartagena
sulla biosicurezza è approvato a nome dell’Unione.
Il testo dell’accordo è allegato alla presente
decisione.
Articolo 2
Il Presidente del Consiglio designa la persona
abilitata a procedere, a nome dell’Unione europea, al deposito dello strumento
di approvazione a norma dell’articolo 18 dell’accordo, per esprimere il
consenso dell’Unione europea a essere vincolata dall’accordo. Il deposito dello
strumento di approvazione avviene simultaneamente al deposito di quello degli
Stati membri. Allo stesso tempo la persona designata deposita la dichiarazione
di cui all’allegato della presente decisione, conformemente all’articolo 34,
paragrafo 3, della convenzione sulla diversità biologica.
Articolo 3
La
presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO 
DICHIARAZIONE DELL’UNIONE EUROPEA AI SENSI
DELL’ARTICOLO 34, PARAGRAFO 3, DELLA CONVENZIONE SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA
“L’Unione
europea dichiara la propria competenza, in virtù del trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, in particolare dell’articolo 191, a stipulare accordi
internazionali e ad adempiere gli obblighi che ne derivano, che contribuiscano
a perseguire i seguenti obiettivi:
–                        
salvaguardia, tutela e miglioramento della
qualità dell’ambiente;
–                        
protezione della salute umana;
–                        
utilizzazione prudente e razionale delle risorse
naturali;
–                        
promozione sul piano internazionale di misure
destinate a risolvere i problemi dell’ambiente a livello regionale o mondiale,
compresi i cambiamenti climatici.
Inoltre, l’Unione
europea adotta misure a livello dell’Unione europea, nel settore della cooperazione
giudiziaria in materia civile, per il corretto funzionamento del suo mercato
interno.
L’Unione
europea dichiara di aver già adottato strumenti giuridici vincolanti per i suoi
Stati membri in relazione a tutte le materie disciplinate dal presente protocollo.”
[1]               Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di
prevenzione e riparazione del danno ambientale.
[2]               http://bch.cbd.int/protocol/NKL_text.shtml
[3]               Cfr. le conclusioni del Consiglio “Convenzione sulla
diversità biologica: risultati e follow-up della conferenza di Nagoya (11-29
ottobre 2010)” del 20 dicembre 2010, paragrafo 2.
[4]               Parere della Corte 2/2000 del 6 dicembre 2001.
[5]               …
[6]               …
[7]               Decisione non ancora pubblicata.
ALLEGATO

alla
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla
conclusione del protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur in materia di
responsabilità e risarcimenti al protocollo di Cartagena sulla biosicurezza
Testo dell’accordo
PROTOCOLLO ADDIZIONALE DI NAGOYA-KUALA LUMPUR IN MATERIA DI RESPONSABILITÀ E
RISARCIMENTI AL PROTOCOLLO DI CARTAGENA SULLA BIOSICUREZZA
Le parti contraenti del presente
protocollo addizionale,
essendo parti del
protocollo di Cartagena sulla biosicurezza alla convenzione sulla diversità
biologica, in appresso “il protocollo”,
tenendo conto del
principio n. 13 della dichiarazione di Rio de Janeiro sull’ambiente e lo
sviluppo,
riaffermando l’approccio
precauzionale sancito dal principio n. 15 della dichiarazione di Rio de Janeiro
sull’ambiente e lo sviluppo,
riconoscendo la
necessità di intervenire con misure adeguate in caso di danni o di sufficiente
probabilità di danni, ai sensi del protocollo,
richiamando l’articolo
27 del protocollo,
hanno concordato
quanto segue:
Articolo 1
Obiettivo
L’obiettivo del presente protocollo
addizionale è di contribuire alla conservazione e all’uso sostenibile della
diversità biologica, tenendo anche conto dei rischi per la salute umana, con l’elaborazione
di norme e procedure a livello internazionale in materia di responsabilità e
risarcimenti relativamente agli organismi viventi modificati.
Articolo 2
Definizioni
1.                      
I termini utilizzati all’articolo 2 della
convenzione sulla diversità biologica, in appresso “la convenzione”, e all’articolo
3 del protocollo, si applicano al presente protocollo addizionale.
2.                      
Inoltre, ai fini del presente protocollo
addizionale si intende per: 
a)      “conferenza delle parti nella sua
funzione di riunione delle parti del protocollo”: conferenza delle parti della
convenzione che funge da riunione delle parti del protocollo;
b)      “danno”: effetto negativo sulla
conservazione e sull’uso sostenibile della diversità biologica, tenuto conto
anche dei rischi per la salute umana, che:
i)       è misurabile o altrimenti
osservabile, considerando, ogni volta che siano disponibili, basi
scientificamente solide e riconosciute da un’autorità competente, che tenga
conto di eventuali altri cambiamenti indotti sull’uomo e sull’ambiente
naturale, e
ii)       è significativo ai sensi del
successivo paragrafo 3; 
c)      “operatore”: la persona che abbia il
controllo diretto o indiretto dell’organismo vivente modificato che potrebbe,
secondo quanto appropriato e disposto dal diritto interno, includere tra l’altro
il possessore dei permessi, la persona che ha introdotto sul mercato l’organismo
vivente modificato, lo sviluppatore, il produttore, il dichiarante, l’importatore,
l’esportatore, il vettore o il fornitore;
d)      “misure di risposta”: azioni
ragionevolmente svolte al fine di:
i)        prevenire, minimizzare, contenere,
limitare, o altrimenti evitare i danni, a seconda dei casi;
ii)       ripristinare la diversità biologica
tramite azioni da intraprendere nell’ordine di priorità che segue:
a.       ripristino della diversità
biologica alle condizioni preesistenti al danno, o alle condizioni equivalenti
più prossime; e laddove l’autorità competente stabilisce che ciò non è
possibile;
b.       ripristino, tra l’altro, tramite la
sostituzione della diversità biologica con altre componenti di diversità
biologica per lo stesso uso o per un altro tipo di uso, nella stessa località o
in un’altra località alternativa, a seconda dei casi.
3.                      
L’effetto negativo “significativo” è determinato
sulla base di fattori quali:
a)      il cambiamento a lungo termine o
permanente, da intendersi come un cambiamento al quale non potrà essere dato
rimedio mediante un recupero naturale entro un lasso di tempo ragionevole;
b)      la misura dei cambiamenti qualitativi o
quantitativi che influiscono negativamente sulle componenti della diversità biologica;
c)      la riduzione della capacità delle
componenti della diversità biologica di produrre beni e servizi;
d)      la misura di eventuali effetti negativi
sulla salute umana, ai sensi del protocollo.
Articolo 3
Campo di applicazione
1.                      
Il presente protocollo addizionale si applica a
danni derivanti da organismi viventi modificati che abbiano la loro origine in
un movimento transfrontaliero. Gli organismi viventi modificati ai quali si fa
riferimento sono:
a)      destinati all’uso diretto nell’alimentazione
umana o animale o alla lavorazione:
b)      destinati ad un uso confinato;
c)      per i quali si prevede l’introduzione
intenzionale nell’ambiente.
2.                      
Per quanto riguarda i movimenti transfrontalieri
intenzionali, il presente protocollo addizionale si applica al danno derivante
da qualsiasi uso autorizzato degli organismi viventi modificati di cui al
precedente paragrafo 1.
3.                      
Il presente protocollo addizionale si applica anche
al danno derivante da movimenti transfrontalieri accidentali, di cui all’articolo
17 del protocollo, nonché al danno derivante dai movimenti transfrontalieri
illegali, di cui all’articolo 25 del protocollo.
4.                      
Il presente protocollo addizionale si applica al
danno derivante da un movimento transfrontaliero di organismi viventi
modificati cominciato dopo l’entrata in vigore del presente protocollo
addizionale, per la parte contraente nella cui giurisdizione è stato effettuato
il movimento transfrontaliero.
5.                      
Il presente protocollo addizionale si applica al
danno verificatosi in aree ubicate entro i limiti della giurisdizione nazionale
delle parti.
6.                      
Per rispondere al danno che si verifica entro i
limiti della propria giurisdizione nazionale, le parti possono usare i criteri
stabiliti nel proprio diritto interno.
7.                      
La legge nazionale di attuazione del presente
protocollo addizionale si applica anche al danno derivante da movimenti
transfrontalieri di organismi viventi modificati provenienti da parti non
contraenti.
Articolo 4
Nesso di causalità
Il rapporto di causa-effetto tra il danno e l’organismo
vivente modificato in questione viene stabilito conformemente al diritto
interno.
Articolo 5
Misure di risposta
1.                      
In caso di danno, fatti salvi eventuali obblighi
imposti dall’autorità competente, le parti impongono all’operatore o agli
operatori appropriati di:
a)      informare immediatamente l’autorità
competente;
b)      valutare il danno, e
c)      adottare appropriate misure di risposta.
2.                      
L’autorità competente:
a)      individua l’operatore che ha causato il
danno;
b)      valuta il danno, e
c)      stabilisce le misure di risposta che l’operatore
è tenuto ad adottare.
3.                      
Qualora le informazioni pertinenti, incluse
informazioni scientifiche disponibili oppure informazioni disponibili nel
centro di scambio di informazioni sulla biosicurezza, indichino che sussiste
una sufficiente probabilità che se non si assumono tempestivamente misure di
risposta si verificherà un danno, l’operatore è tenuto ad adottare appropriate
misure di risposta per evitare il danno.
4.                      
L’autorità competente può adottare appropriate
misure di risposta, in particolare se l’operatore ha omesso di farlo.
5.                      
L’autorità competente ha il diritto di imporre all’operatore
il rimborso dei costi e delle spese sostenuti per la valutazione del danno e
per l’adozione di eventuali misure appropriate di risposta, ivi compresi i
costi e le spese incidentali. Nel diritto interno le parti possono disciplinare
altre situazioni in cui l’operatore può non essere tenuto a sostenere i costi e
le spese.
6.                      
Le decisioni dell’autorità competente che impongono
all’operatore di adottare misure di risposta sono motivate. Le decisioni devono
essere notificate all’operatore. Il diritto interno prevede mezzi di ricorso,
ivi inclusa la possibilità del ricorso amministrativo o giurisdizionale, contro
le decisioni. Conformemente al diritto interno, l’autorità competente informa l’operatore
dei mezzi di ricorso disponibili. I mezzi di ricorso non impediscono all’autorità
competente di adottare misure di risposta appropriate, nelle opportune
circostanze, salvo altrimenti disposto dal diritto interno.
7.                      
Nel recepire il presente articolo e nel definire le
specifiche misure di risposta che l’autorità competente deve imporre o
adottare, le parti possono, a seconda dei casi, valutare se le misure di
risposta siano già previste dal diritto interno in materia di responsabilità
civile.
8.                      
Le misure di risposta sono attuate in conformità al
diritto interno.
Articolo 6
Esenzioni
1.                      
Le parti possono prevedere nel diritto interno le
seguenti esenzioni:
a)      casi di eventi naturali o di forza
maggiore, e
b)      eventi bellici o agitazioni sociali.
2.                      
Le parti possono prevedere nel diritto interno
eventuali altre esenzioni o limitazioni ritenute idonee.
Articolo 7
Limiti temporali
Nel diritto interno le parti possono
prevedere:
a)      limiti temporali relativi e/o assoluti,
anche per azioni riguardanti misure di risposta, e
b)      l’inizio del periodo nel quale si applica
il limite temporale.
Articolo 8
Limiti finanziari
Nel diritto interno le parti possono prevedere
limiti finanziari per il rimborso dei costi e delle spese riguardanti misure di
risposta.
Articolo 9
Diritto di ricorso
Il presente protocollo addizionale non limita
né restringe l’eventuale diritto di ricorso o al risarcimento che un operatore
può far valere nei confronti di un’altra persona.
Articolo 10
Garanzia finanziaria
1.                      
Nel diritto nazionale le parti si riservano il
diritto di prevedere disposizioni in materia di garanzia finanziaria.
2.                      
Le parti esercitano il diritto di cui al precedente
paragrafo 1 in linea con i diritti e gli obblighi loro imposti dal diritto
internazionale, tenendo conto dei tre paragrafi finali del preambolo del
protocollo.
3.                      
La prima riunione della conferenza delle parti
nella sua funzione di riunione delle parti contraenti del protocollo dopo l’entrata
in vigore del presente protocollo addizionale chiede al segretariato di
effettuare uno studio completo che analizzi tra l’altro i seguenti aspetti:
a)      le modalità dei meccanismi di garanzia
finanziaria;
b)      la valutazione dell’impatto ambientale,
economico e sociale di tali meccanismi, in particolare per quanto riguarda i
paesi in via di sviluppo, e
c)      l’individuazione dei soggetti idonei a
offrire la garanzia finanziaria.
Articolo 11
Responsabilità degli Stati per atti illeciti a livello internazionale
Il presente protocollo addizionale non
pregiudica i diritti e gli obblighi degli Stati ai sensi del diritto
internazionale in materia di responsabilità degli Stati per atti illeciti a
livello internazionale.
Articolo 12
Attuazione e relazione con la responsabilità civile
1.                      
Nel diritto interno le parti prevedono disposizioni
legislative e regolamentari e procedure in materia di danno. Per dare
attuazione a tale obbligo le parti prevedono misure di risposta conformemente
al presente protocollo addizionale e, se del caso, possono:
a)      applicare il vigente diritto interno, ivi
incluse, laddove applicabili, le norme generali e le procedure in materia di
responsabilità civile;
b)      applicare o elaborare norme e procedure
in materia di responsabilità civile specifiche a tale scopo, o
c)      applicare o predisporre una combinazione
di entrambe le soluzioni.
2.                      
Allo scopo di prevedere adeguate norme e procedure
nel diritto interno in materia di responsabilità civile per danno a cose o
persone associato al danno definito all’articolo 2, paragrafo 2, lettera b), le
parti:
a)      continuano ad applicare il vigente
diritto interno generale in materia di responsabilità civile;
b)      elaborano e applicano o continuano ad
applicare il diritto interno in materia di responsabilità civile specificamente
a tale scopo, o
c)      elaborano e applicano o continuano ad
applicare una combinazione di entrambe le soluzioni.
3.                      
Nell’elaborare le norme in materia di
responsabilità civile come indicato ai precedenti paragrafi 1 e 2, lettere b) o
c), le parti tengono conto tra altro, a seconda dei casi, dei seguenti
elementi:
a)      il danno;
b)      le norme in materia di responsabilità,
inclusa la responsabilità oggettiva o la responsabilità sulla base della colpa;
c)      la designazione di un preciso soggetto
responsabile, laddove appropriato;
d)      il diritto di ricorso.
Articolo 13
Valutazione e riesame
La conferenza delle parti nella sua funzione
di riunione delle parti contraenti del protocollo riesamina cinque anni dopo l’entrata
in vigore, e successivamente con cadenza quinquennale, l’efficacia del
protocollo, purché le parti abbiano messo a disposizione le informazioni
necessarie per il riesame. Il riesame è effettuato nel contesto della
valutazione e del riesame del protocollo come previsto all’articolo 35 del
protocollo, salvo decisione contraria adottata dalle parti del presente
protocollo addizionale. Il primo riesame comprende un riesame dell’efficacia
degli articoli 10 e 12.
Articolo 14
Conferenza delle parti nella sua funzione di riunione delle parti contraenti
del protocollo
1.                      
Fatto salvo l’articolo 32, paragrafo 2, della
convenzione, la conferenza delle parti nella sua funzione di riunione delle
parti contraenti del protocollo funge da riunione delle parti contraenti del
presente protocollo addizionale.
2.                      
La conferenza delle parti nella sua funzione di
riunione delle parti contraenti del protocollo esamina regolarmente l’attuazione
del presente protocollo addizionale e, entro i limiti del proprio mandato,
prende le decisioni necessarie per promuoverne l’effettiva attuazione. Essa
svolge le funzioni assegnatele dal presente protocollo addizionale e, mutatis
mutandis, le funzioni assegnatele ai sensi dell’articolo 29, paragrafo 4,
lettera a) e f) del protocollo.
Articolo 15
Segretariato
Il segretariato istituito dall’articolo 24
della convenzione funge da segretariato del presente protocollo addizionale.
Articolo 16
Relazione tra la convenzione e il protocollo
1.                      
Il presente protocollo addizionale integra il
protocollo, senza tuttavia modificarlo. 
2.                      
Il presente protocollo addizionale non pregiudica i
diritti e gli obblighi delle parti contraenti del presente protocollo
addizionale ai sensi della convenzione e del protocollo.
3.                      
Salvo diversamente previsto dal presente protocollo
addizionale, le disposizioni della convenzione e del protocollo si applicano mutatis
mutandis al presente protocollo addizionale.
4.                      
Fatto salvo il precedente paragrafo 3, il presente
protocollo addizionale lascia impregiudicati i diritti e gli obblighi delle
parti contraenti ai sensi del diritto internazionale.
Articolo 17
Firma
Il presente protocollo sarà aperto alla firma
da parte delle parti del protocollo presso la sede delle Nazioni Unite a New
York dal 7 marzo 2011 al 6 marzo 2012.
Articolo 18
Entrata in vigore
1.                      
Il presente protocollo addizionale entra in vigore
il novantesimo giorno successivo alla data del deposito del quarantesimo strumento
di ratifica, accettazione, approvazione o adesione da parte di Stati od
organizzazioni regionali di integrazione economica che sono parti contraenti
del protocollo.
2.                      
Il presente protocollo addizionale entra in vigore
per uno Stato o un’organizzazione regionale di integrazione economica che lo
ratifichi, lo accetti, lo approvi o vi aderisca dopo il deposito del
quarantesimo strumento ai sensi del precedente paragrafo 1, il novantesimo
giorno successivo alla data in cui detto Stato o detta organizzazione regionale
di integrazione economica deposita lo strumento di ratifica, accettazione,
approvazione o adesione, oppure, se posteriore, alla data alla quale il
protocollo entra in vigore per lo Stato o l’organizzazione regionale di
integrazione economica in questione. 
3.                      
Ai fini dei precedenti paragrafi 1 e 2 lo strumento
depositato da un’organizzazione regionale di integrazione economica non è
conteggiato in più rispetto agli strumenti depositati dagli Stati membri dell’organizzazione.
Articolo 19
Riserve
Non si possono fare riserve al presente
protocollo addizionale.
Articolo 20
Denuncia
1.                      
Dopo tre anni a decorrere dalla data di entrata in
vigore del presente protocollo addizionale per una parte contraente, detta
parte può denunciare in qualsiasi momento il presente protocollo addizionale
mediante notifica scritta al depositario.
2.                      
La denuncia prende effetto allo scadere di un anno
a decorrere dalla data di ricevimento da parte del depositario o alla data
posteriore specificata nella notifica della denuncia.
3.                      
Si considera che la parte contraente che denuncia
il protocollo, conformemente all’articolo 39 dello stesso protocollo, denuncia
anche il presente protocollo addizionale.
Articolo 21
Testi autentici 
L’originale del presente protocollo
addizionale, i cui testi nelle lingue araba, cinese, inglese, francese, russa e
spagnola fanno ugualmente fede, è depositato presso il segretariato generale
delle Nazioni Unite.
IN FEDE DI CHE, i sottoscritti, debitamente
autorizzati a tal fine, hanno firmato il presente protocollo addizionale.
FATTO a Nagoya addì quindici ottobre
duemiladieci.