CELEX: 32021H0715(01)
Language: it
Date: 2021-07-13 00:00:00
Title: Raccomandazione del Consiglio del 13 luglio 2021 sulla politica economica della zona euro 2021/C 283/01

15.7.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 283/1
            
         
      RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
      del 13 luglio 2021
      sulla politica economica della zona euro
      (2021/C 283/01)
      IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
      visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 136, in combinato disposto con l’articolo 121, paragrafo 2,
      visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche (1), in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,
      visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici (2), in particolare l’articolo 6, paragrafo 1,
      vista la raccomandazione della Commissione europea,
      viste le conclusioni del Consiglio europeo,
      visto il parere del comitato economico e finanziario,
      visto il parere del comitato di politica economica,
      considerando quanto segue:
      
                  (1)
               
               
                  A seguito della crisi causata dalla pandemia di COVID-19, l’economia della zona euro ha subito una recessione improvvisa e profonda nella prima metà del 2020. Nonostante un forte recupero economico nel terzo trimestre del 2020, che ha accompagnato la revoca delle misure di contenimento, la ripresa della diffusione della COVID-19 e le nuove misure di contenimento nel quarto trimestre 2020 hanno aumentato ulteriormente l’incertezza mostrando che la zona euro rimane vulnerabile alla persistente crisi sanitaria. La crisi della COVID-19 ha provocato una serie di forti shock dal lato della domanda e dell’offerta, che si traducono in un calo atteso del PIL del 7,8% nel 2020, stando alle previsioni economiche dell’autunno 2020 formulate dai servizi della Commissione. Pertanto, in base alle proiezioni, la ripresa nel 2021 sarà più lenta di quanto precedentemente atteso e l’ampio divario tra prodotto effettivo e potenziale, pari a circa -7,0% del PIL potenziale della zona euro nel 2020, non sarà colmato entro la fine del 2021. Le prospettive economiche risentono del clima di notevole incertezza dovuto all’evoluzione della pandemia di COVID-19 e ai cambiamenti di comportamento degli operatori economici. Un intervento tempestivo a livello nazionale e dell’Unione, anche attraverso l’accordo raggiunto dal Consiglio europeo sullo strumento strumento per la ripresa Next Generation EU, ha contribuito in modo decisivo a compensare alcune delle conseguenze negative dello shock e a stabilizzare i mercati. Sia il consumo privato che gli investimenti hanno subito un duro colpo, il che ha inciso negativamente su prezzi e salari. Anche le prospettive del mercato del lavoro sono peggiorate, dopo sette anni di miglioramenti. L’aumento della disoccupazione è stato finora attenuato dall’efficace attuazione di misure politiche ambiziose in tutti gli Stati membri, come i regimi di riduzione dell’orario lavorativo e altre politiche di sostegno volte a evitare licenziamenti di massa e ingenti perdite di reddito, nonché da un calo delle ore totali di lavoro prestate e dei tassi di attività.
               
            
                  (2)
               
               
                  La crisi della COVID-19 accresce le divergenze economiche tra gli Stati membri della zona euro. Tali divergenze sono provocate da diversi fattori, tra cui: l’intensità e la durata dello shock della COVID-19; l’ampiezza e l’importanza economica relative dei settori ad alta intensità di contatti quali turismo, viaggi d’affari e settore alberghiero; e le differenze in termini di margine di bilancio disponibile. Tali differenze incidono sulla fiducia, sugli investimenti e sulle prospettive di crescita, nonché sulle disparità regionali che esistevano prima della crisi della COVID-19 ma che ora possono accentuarsi. A più lungo termine, l’attuale crisi potrebbe avere conseguenze negative permanenti sulla crescita potenziale e sui divari di reddito a causa di una diminuzione del capitale umano e fisico, sia materiale che immateriale. Tali conseguenze negative potrebbero tradursi in una crescita ancora più contenuta della produttività del lavoro e dei redditi e in una maggiore disuguaglianza.
               
            
                  (3)
               
               
                  La reazione rapida e decisa dell’Unione, anche nell’ambito di Next Generation EU, che comprende il dispositivo per la ripresa e la resilienza istituito dal regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio (3), ha accresciuto la fiducia dei mercati e ha dimostrato la solidarietà e l’unità di intenti degli Stati membri nel coordinare gli sforzi per rilanciare la crescita economica e rafforzare la resilienza socioeconomica. Sono stati altresì concordati in un periodo molto breve numerosi nuovi strumenti per l’Unione e per la zona euro. Tali strumenti forniscono già una rete di sicurezza per i lavoratori, attraverso lo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione nello stato di emergenza (SURE), istituito dal regolamento (UE) 2020/672 del Parlamento europeo e del Consiglio (4), per le imprese, attraverso un sistema di garanzia paneuropea della Banca europea per gli investimenti, e per gli Stati membri al fine di sostenere il finanziamento interno dei costi diretti e indiretti di assistenza sanitaria, cura e prevenzione dovuti alla crisi della COVID-19 attraverso lo strumento di sostegno per la gestione della crisi pandemica a titolo del meccanismo europeo di stabilità, adottato dal consiglio dei governatori del meccanismo europeo di stabilità il 15 maggio 2020. La risposta strategica dell’Unione ha incluso altresì l’attivazione della clausola di salvaguardia generale del patto di stabilità e crescita e un quadro temporaneo per utilizzare la flessibilità offerta dalle norme Unione sugli aiuti di Stato. I fondi della politica di coesione sono stati riorientati ove più necessario attraverso l’Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus, ai sensi del regolamento (UE) 2020/460 del Parlamento europeo e del Consiglio (5) e tramite l’Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus Plus, ai sensi del regolamento (UE) 2020/558 del Parlamento europeo e del Consiglio (6).
               
            
                  (4)
               
               
                  L’attuazione di politiche ben congegnate nell’ambito di Next Generation EU e del suo principale strumento, il dispositivo per la ripresa e la resilienza, darà nuovo impulso agli Stati membri nell’avviare riforme che rafforzino la crescita e nell’aumentare il livello e la qualità degli investimenti, conformemente agli obiettivi di resilienza e alle transizioni verde e digitale. Tale attuazione dovrebbe contribuire allo sviluppo di capitale umano e sostenere la buona riuscita delle transizioni professionali che, insieme ai fondi della politica di coesione, saranno essenziali per garantire la coesione, promuovere l’occupazione e la produttività e rafforzare la resilienza socioeconomica. Gli obiettivi di crescita dell’Unione e le sfide strutturali nazionali, comprese quelle individuate nelle raccomandazioni specifiche per paese del 2019 e del 2020, sono fondamentali a tale riguardo. La strategia annuale per la crescita sostenibile 2021 di cui alla comunicazione della Commissione del 17 settembre 2020, che promuove tali obiettivi di crescita, presenta sette iniziative faro: 1) power up (premere sull’acceleratore); 2) renovate (ristrutturare); 3) recharge and refuel (ricaricare e rifornire); 4) connect (connettere); 5) modernise (modernizzare); 6) scale-up (espandere) e 7) reskill and upskill (riqualificare e aggiornare le competenze). Tali ambiti faro rappresentano sfide comuni che richiedono investimenti e riforme coordinati. Si incoraggiano gli Stati membri a incanalare gli investimenti, attuare le riforme e continuare a integrare le proprie catene del valore in questi settori faro. Il regolamento (UE) 2021/241 prevede che i piani per la ripresa e la resilienza degli Stati membri della zona euro debbano essere coerenti con le sfide e con le priorità individuate nella raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro. Di tale coerenza si dovrebbe tener conto nella valutazione dei suddetti piani.
               
            
                  (5)
               
               
                  La zona euro richiede una combinazione di politiche economiche che siano favorevoli, coordinate, complete e coerenti per attutire l’impatto della pandemia di COVID-19, nel pieno rispetto delle salvaguardie previste dal trattato per quanto riguarda le rispettive istituzioni. L’obiettivo è quello di limitare eventuali ripercussioni negative a lungo termine sul mercato del lavoro, ridurre le significative divergenze socioeconomiche, ovviare agli squilibri e ad altri rischi macrorilevanti e, più in generale, evitare conseguenze negative per la crescita potenziale e la stabilità dei prezzi nonché assicurare finanze pubbliche sostenibili a medio termine. La coerenza reciproca fra le tre dimensioni fondamentali della combinazione di politiche della zona euro - monetaria, di bilancio e strutturale -, unitamente alla stabilità finanziaria, è essenziale per garantire alla zona euro un orientamento strategico aggregato favorevole.
               
            
                  (6)
               
               
                  Gli interventi tempestivi della Banca centrale europea (BCE) in materia di politica monetaria sono intesi a mantenere intatti i canali di trasmissione monetaria e a salvaguardare la stabilità dei prezzi a medio termine. La BCE ha annunciato ingenti acquisti di attività del settore pubblico e privato nell’ambito del programma di acquisto per l’emergenza pandemica istituito dalla decisione (UE) 2020/440 della Banca centrale europea (7) che ammonta a 1 850 miliardi di EUR almeno fino alla fine di marzo 2022, nonché nell’ambito del programma di acquisto di attività istituito dalla decisione (UE) 2016/948 della Banca centrale europea (8), con acquisti netti per 20 miliardi di EUR al mese, unitamente a una dotazione supplementare di 120 miliardi di EUR fino alla fine del 2020. La BCE offre inoltre operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine a condizioni molto favorevoli, a sostegno del credito bancario alle imprese e alle famiglie.
               
            
                  (7)
               
               
                  L’orientamento della politica di bilancio è stato fortemente espansivo nel 2020 e si prevede che rimanga favorevole nel 2021 sia a livello della zona euro che a livello nazionale, escludendo le misure di emergenza e grazie anche ad alcune misure per la ripresa già annunciate. Il coordinamento delle politiche di bilancio nazionali, nel pieno rispetto del patto di stabilità e crescita, risulta essenziale per reagire in modo efficace allo crisi della COVID-19, per assicurare una ripresa sostenibile e per garantire il corretto funzionamento dell’Unione economica e monetaria (UEM). Il 20 marzo 2020 la Commissione ha concluso che l’economia dell’Unione stava attraversando una grave recessione economica e che erano soddisfatte le condizioni per attivare la clausola di salvaguardia generale del patto di stabilità e crescita. Tale conclusione è stata avallata dai ministri delle Finanze degli Stati membri il 23 marzo 2020. Gli Stati membri hanno introdotto consistenti misure di bilancio per contenere la crisi della COVID-19 e sostenere i cittadini e le imprese particolarmente colpiti, oltre a un sostegno eccezionale alla liquidità, principalmente attraverso garanzie fornite alle imprese e alle banche per assicurare il flusso di credito. Un ulteriore sostegno di bilancio coordinato sarà fornito a livello dell’Unione, in particolare attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza, e la clausola di salvaguardia generale resterà attiva nel 2021. Nella primavera del 2021, tenendo conto delle proiezioni macroeconomiche aggiornate, la Commissione riesaminerà la situazione e farà il punto sull’applicazione della clausola di salvaguardia generale.
               
            
                  (8)
               
               
                  Le ricadute economiche della crisi della COVID-19 stanno avendo notevoli ripercussioni negative sulle finanze pubbliche. Quando le condizioni sanitarie ed economiche lo consentiranno, un riorientamento delle politiche di bilancio verso il conseguimento di posizioni di bilancio a medio termine prudenti, anche eliminando gradualmente le misure di emergenza, contribuirà a garantire la sostenibilità di bilancio a medio termine. Tale riorientamento dovrebbe avvenire in modo da attenuare l’impatto della crisi sulla società e sul mercato del lavoro e da contribuire alla sostenibilità sociale. Le riforme volte a migliorare la composizione dei bilanci nazionali e a garantire la sostenibilità di bilancio a più lungo termine, anche alla luce dei cambiamenti climatici e delle sfide sanitarie, risultano particolarmente pertinenti. Il miglioramento della composizione dei bilanci nazionali, soprattutto attraverso revisioni della spesa e quadri efficaci in materia di appalti pubblici, può creare l’indispensabile margine di bilancio. Le pratiche di bilancio verdi possono aiutare altresì ad affrontare le questioni della mitigazione dei cambiamenti climatici, dell’adattamento ai loro effetti e della tutela ambientale. Sistemi sanitari e di protezione sociale adeguati, efficienti e inclusivi offrono una protezione indispensabile alle persone bisognose, svolgono un ruolo fondamentale come stabilizzatori automatici e dovrebbero preservare la sostenibilità di bilancio. Analogamente, le riforme che rafforzano il funzionamento dei mercati del lavoro, dei capitali, dei prodotti e dei servizi, attraverso un’attuazione e una programmazione adeguate, aumentano la produzione potenziale, evitando nel contempo un impatto negativo a breve termine sulla domanda aggregata.
               
            
                  (9)
               
               
                  La crisi della COVID-19 accresce l’importanza delle riforme volte a conseguire sistemi di entrate pubbliche più efficienti e più equi. Poiché il cuneo fiscale sul lavoro rimane elevato nella maggior parte degli Stati membri della zona euro, tali riforme comprendono lo spostamento dell’onere fiscale verso basi imponibili meno dannose per l’offerta e la domanda di lavoro, la produttività, gli investimenti e la crescita, tenendo conto al tempo stesso del relativo effetto distributivo. Un maggiore ricorso alla tassazione ambientale e/o ad altre forme di tariffazione delle esternalità può contribuire alla crescita sostenibile incentivando comportamenti «più ecologici». Misure volte a contrastare la pianificazione fiscale aggressiva e l’elusione fiscale, sia a livello internazionale che nell’Unione, possono rendere i sistemi tributari più efficienti e più equi. Inoltre, la globalizzazione ha reso necessario adeguare il quadro per la tassazione a un’economia moderna e sempre più digitalizzata, sia a livello dell’Unione che globale. Sono in corso lavori nel quadro dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) per giungere a una soluzione consensuale a livello mondiale per ovviare ai problemi fiscali causati dalla digitalizzazione dell’economia.
               
            
                  (10)
               
               
                  La realizzazione prioritaria delle riforme volte a eliminare le strozzature che scoraggiano gli investimenti e rimediare ai vincoli dal lato dell’offerta riveste particolare importanza, tenuto conto della profonda incertezza generata dalla crisi della COVID-19 e delle sue conseguenze negative sugli investimenti. Sono essenziali misure che accelerino l’assorbimento dei fondi dell’Unione e un utilizzo efficace ed efficiente delle risorse, in particolare negli Stati membri che accusano ritardi in questi ambiti e nei quali i fondi dell’Unione finanziano una quota significativa degli investimenti. Le riforme intese a ridurre l’onere amministrativo per le imprese quali la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, compresa l’identificazione elettronica, o le riforme giudiziarie, e a impedire l’uso improprio dei fondi,(come in caso di corruzione, frode o riciclaggio, possono migliorare il contesto imprenditoriale e contribuire a stimolare gli investimenti privati e la creazione di occupazione e di imprese.
               
            
                  (11)
               
               
                  La crisi della COVID-19 ha comportato ingenti perdite di entrate per molte imprese e presenta rischi per la solvibilità delle imprese in tutta la zona euro. Quadri efficaci in materia di insolvenza svolgono un ruolo fondamentale per appoggiare le imprese economicamente sostenibili temporaneamente in difficoltà e garantire l’uscita ordinata dal mercato delle imprese che non sono in grado di sopravvivere. Il miglioramento dei quadri in materia di insolvenza può anche aiutare a far fronte al probabile aumento dei crediti deteriorati e a mantenere il credito all’economia agevolando il risanamento dei bilanci delle banche e stimolando gli investimenti transfrontalieri a più lungo termine. In tale contesto, la direttiva (UE) 2019/1023 del Parlamento europeo e del Consiglio (9) è stata adottata per introdurre norme minime nella legislazione nazionale in materia di solvibilità di tutti gli Stati membri al fine di garantire che i quadri di ristrutturazione preventiva siano accessibili ai debitori in difficoltà finanziarie, di prevedere procedure di esdebitazione per quanto riguarda i debiti contratti da imprenditori sovraindebitati e di aumentare l’efficienza di tutti i tipi di procedure di insolvenza. È importante procedere al recepimento e all’attuazione della direttiva (UE) 2019/1023. La Commissione ha altresì annunciato, nel piano d’azione per l’Unione dei mercati dei capitali di cui alla sua comunicazione del 24 settembre 2020 dal titolo «Un’Unione dei mercati dei capitali per le persone e le imprese: nuovo piano di azione», che si sarebbe adoperata per conseguire un’armonizzazione minima o una maggiore convergenza in settori mirati del diritto fallimentare applicabile a soggetti principalmente non bancari. Inoltre, gli Stati membri dispongono del margine per valutare in maniera più approfondita l’efficienza e l’efficacia dei loro quadri in materia di insolvenza, in linea con le migliori prassi internazionali, e per colmare le restanti lacune.
               
            
                  (12)
               
               
                  L’ulteriore approfondimento del mercato unico di beni e servizi e l’adeguamento della zona euro all’era digitale possono costituire un importante motore di crescita, convergenza e resilienza. La moneta unica e il mercato unico hanno operato in parallelo al fine di creare migliori condizioni per la stabilizzazione economica e la crescita a lungo termine. La crisi della COVID-19 ha stimolato l’uso degli strumenti digitali, ha messo in evidenza l’importanza del mercato unico digitale e ha accelerato l’uso di metodi di pagamento digitale e senza l’uso di contante. Tuttavia, il mercato unico rimane incompleto, soprattutto nel settore dei servizi e più specificamente in quelli del commercio al dettaglio e dei servizi professionali. Il mercato unico è in grado di limitare le rigidità dei prezzi favorendo in tal modo sia la trasmissione della politica monetaria che la resilienza economica. Esso contribuisce inoltre alla mobilità dei fattori di produzione, che consente ai settori, alle regioni e agli Stati membri di ridurre al minimo i costi economici, quali la disoccupazione, in risposta agli shock. Per conseguire una maggiore integrazione del mercato unico di beni e servizi occorre eliminare tutte le rimanenti restrizioni non necessarie, rafforzare i meccanismi di vigilanza del mercato e adottare misure volte a garantire la capacità amministrativa al fine di conseguire tali obiettivi.
               
            
                  (13)
               
               
                  Le riforme e gli investimenti che migliorano l’integrazione nel mercato del lavoro e le transizioni al suo interno, con particolare attenzione ai posti di lavoro digitali e verdi, sono essenziali per aumentare la resilienza socioeconomica e sostenere la ripresa. Le misure di risposta alla crisi adottate immediatamente a livello nazionale e dell’Unione hanno limitato l’impatto socioeconomico negativo sui lavoratori. Al tempo stesso, varie riforme di lunga data sono diventate ancora più urgenti: politiche attive efficaci del mercato del lavoro, compreso il sostegno personalizzato; miglioramento della qualità e dell’inclusività dei sistemi di istruzione e formazione per rafforzare i risultati scolastici fin dalla più tenera età; misure incisive volte al miglioramento delle competenze e alla riqualificazione e investimenti nell’istruzione e nella formazione degli adulti e nelle piattaforme di apprendimento online; misure tese a ovviare alle carenze di competenze; e rafforzamento delle prospettive di occupazione dei segmenti più vulnerabili della popolazione attiva, compresi i giovani e i disoccupati di lunga durata, e riduzione dei divari di genere. Per appoggiare una ripresa sostenibile e inclusiva è essenziale promuovere la creazione di posti di lavoro di qualità e migliorare le condizioni di lavoro, in particolare garantendo salari minimi adeguati e rimediando alla segmentazione del mercato del lavoro e agli ostacoli alla mobilità dei lavoratori. Il dialogo sociale e la contrattazione collettiva svolgono un ruolo importante per assicurare la riuscita dell’elaborazione e dell’attuazione delle politiche.
               
            
                  (14)
               
               
                  L’accesso a sistemi sanitari e di protezione sociale adeguati, inclusivi e sostenibili, che fungono da stabilizzatori automatici durante la crisi della COVID-19, è importante per garantire la resilienza socioeconomica. L’accesso a tali sistemi contribuisce a mantenere la coesione sociale, assicurare un tenore di vita dignitoso e salvaguardare la salute della popolazione, elementi indispensabili per un’economia del lavoro produttiva, nel corso dell’intero ciclo economico e contribuiscono a contrastare la povertà e l’esclusione sociale. Gli investimenti a sostegno delle riforme sanitarie e della resilienza dei sistemi sanitari devono rimanere una priorità per gli Stati membri. L’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali proclamata dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione nel 2017 è essenziale per orientare le politiche. Di fronte alla crisi della COVID-19, riveste ancora maggiore importanza la necessità di garantire un’adeguata copertura previdenziale per tutti, in termini sia di assistenza sanitaria e a lungo termine di qualità che di reddito sostitutivo per tutti i lavoratori, compresi i lavoratori con contratti atipici e i lavoratori autonomi. Molti Stati membri hanno adottato misure temporanee di sostegno al reddito e di assistenza sociale a favore dei gruppi vulnerabili a bassissimo reddito e dei lavoratori che non hanno diritto alle indennità di disoccupazione. Sono state adottate misure per quanto riguarda le prestazioni, le condizioni di ammissibilità e i servizi supplementari in natura. Occorre rafforzare l’adeguatezza e la copertura dei sistemi di protezione sociale in modo da garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche e l’equità intergenerazionale.
               
            
                  (15)
               
               
                  Nonostante i progressi significativi compiuti negli ultimi anni, le ripercussioni economiche della crisi della COVID-19 hanno sottoposto il settore finanziario a nuove pressioni. Le banche della zona euro sono entrate nella crisi in atto con capacità di assorbimento delle perdite più elevate rispetto a quelle di cui disponevano prima dell’inizio della crisi finanziaria mondiale. Unitamente a misure di politica monetaria e di bilancio, ciò ha permesso di evitare un inasprimento delle condizioni di finanziamento sui mercati, al di là della fase iniziale della crisi, e ha garantito la continuità della concessione di crediti al settore privato. È probabile che la crisi eserciti ulteriori pressioni sui livelli già bassi di redditività delle banche e sui tassi di crediti deteriorati. Questi fattori potrebbero ostacolare la concessione di credito all’economia, essenziale per la ripresa. Per compiere progressi in questo settore assumono particolare rilevanza lo sviluppo di mercati secondari per i crediti deteriorati, la diffusione efficiente di società di gestione patrimoniale a livello nazionale, ove opportuno, e la riforma dei quadri in materia di insolvenza, oltre alla risoluzione delle questioni strutturali di bassa redditività. Interventi rapidi e consistenti hanno favorito la fiducia e contribuito a preservare la stabilità macrofinanziaria. Pur contribuendo al sostegno del credito all’economia, alla tutela delle imprese e all’attenuazione dei circoli viziosi con il settore bancario, i regimi statali di garanzia dei prestiti rappresentano anche passività potenziali per i bilanci degli Stati membri. La proroga delle moratorie nei casi di insolvenza e delle misure di tolleranza nei confronti dei crediti deteriorati comporta il raggiungimento di un difficile equilibrio tra il sostegno continuo alle imprese redditizie e il rischio di una distribuzione inefficiente dei fondi, un aumento delle perdite in caso di fallimento e una minore chiarezza in merito alla qualità del credito sottostante.
               
            
                  (16)
               
               
                  Si conferma essenziale completare l’architettura dell’UEM. Colmare le lacune che persistono potrebbe comportare una maggiore stabilità e resilienza della zona euro e rafforzerebbe di conseguenza il ruolo internazionale dell’euro, che è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Ulteriori misure dovrebbero tenere conto degli insegnamenti tratti dalla risposta globale di politica economica dell’Europa alla crisi della COVID-19. Al di là del suo effetto stabilizzante a breve termine e del suo ruolo di sostegno alla ripresa, Next Generation EU è in grado di incidere sull’UEM a più lungo termine stimolando gli investimenti che favoriscono la crescita e le riforme strutturali e aumentando la resilienza della zona euro agli shock futuri. La massiccia emissione di titoli di debito denominati in euro, comprese le obbligazioni verdi e sociali, accrescerà lo spessore e la liquidità del mercato dei titoli di debito denominati in euro di elevata qualità e può così contribuire a rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Tuttavia, l’UEM resta priva di elementi importanti quali un’Unione bancaria completa e un approfondimento dell’Unione dei mercati dei capitali. Il rafforzamento dell’Unione bancaria si conferma essenziale e richiede che si porti avanti il lavoro senza indugio e con lo stesso livello di ambizione su tutti gli elementi, compresi quelli discussi su base consensuale nel gruppo di lavoro ad alto livello sul Sistema europeo di assicurazione dei depositi. Portare avanti il pacchetto di riforme del meccanismo europeo di vigilanza e, alla luce dei progressi compiuti in materia di riduzione dei rischi e delle ulteriori misure definite nella dichiarazione dell’Eurogruppo del 30 novembre 2020, avanzare l’entrata in vigore del meccanismo di sostegno per il Fondo di risoluzione unico, istituito dal regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (10), entro l’inizio del 2022, rappresenta un’altra tappa importante verso il completamento dell’Unione bancaria e il rafforzamento dell’UEM. Si dovrebbe continuare a lavorare a soluzioni volte a superare i limiti dell’attuale meccanismo di fornitura di liquidità in caso di risoluzione. L’approfondimento dell’Unione dei mercati dei capitali è una priorità fondamentale, come dimostra il nuovo piano d’azione del settembre 2020. Un’UEM forte e resiliente sarà inoltre importante per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro e garantire l’autonomia economica e finanziaria dell’Unione, come previsto nella comunicazione della Commissione del 19 gennaio 2021 dal titolo «Il sistema economico e finanziario europeo: promuovere l’apertura, la forza e la resilienza», nel pieno rispetto del mercato interno dell’Unione, in modo aperto e trasparente nei confronti degli Stati membri non appartenenti alla zona euro.
               
            RACCOMANDA agli Stati membri della zona euro di adottare individualmente, anche attraverso i rispettivi piani per la ripresa e la resilienza, e collettivamente nell’ambito dell’Eurogruppo, nel periodo 2021-2022, provvedimenti finalizzati a quanto segue.
      
                  1.
               
               
                  Garantire un orientamento politico a sostegno della ripresa dalla crisi della COVID-19. Mentre l’emergenza sanitaria si protrae, adottare nel corso del 2021 politiche di bilancio che continuino a sostenere la ripresa in tutti gli Stati membri della zona euro. Adottare misure adattate alle circostanze specifiche di ciascun paese e tempestive, temporanee e mirate. Continuare a coordinare gli interventi per affrontare efficacemente la pandemia di COVID-19, sostenere l’economia e accompagnare una ripresa sostenibile. Quando le condizioni epidemiologiche ed economiche lo consentiranno, eliminare gradualmente le misure di emergenza contrastando al contempo l’impatto della crisi a livello sociale e sul mercato del lavoro e perseguire politiche di bilancio volte a raggiungere posizioni di bilancio prudenti a medio termine e a garantire la sostenibilità del debito, rafforzando al tempo stesso gli investimenti. Perseguire riforme che rafforzino la copertura, l’adeguatezza e la sostenibilità dei sistemi sanitari e di protezione sociale per tutti. Prestare particolare attenzione alla qualità delle misure di bilancio, migliorare i quadri degli appalti pubblici e la gestione delle finanze pubbliche, in particolare i quadri per gli investimenti e l’uso di strumenti di bilancio verdi, e servirsi delle revisioni della spesa per concentrare meglio la spesa pubblica sulle esigenze di ripresa e resilienza.
               
            
                  2.
               
               
                  Migliorare ulteriormente la convergenza, la resilienza e la crescita sostenibile e inclusiva. Attenuare il rischio di ulteriori divergenze e rafforzare la resilienza socioeconomica nella zona euro continuando ad affrontare le sfide strutturali, attuando riforme in grado di rafforzare la produttività e l’occupazione, garantire un’ordinata riassegnazione delle risorse e migliorare il funzionamento dei mercati e della pubblica amministrazione, aumentando il livello degli investimenti pubblici, nonché promuovendo gli investimenti privati per sostenere una ripresa equa e inclusiva in linea con le transizioni verde e digitale. Integrare ulteriormente il mercato unico di beni e servizi, compreso il mercato unico digitale, eliminando le restrizioni non necessarie, rafforzando la vigilanza del mercato e garantendo sufficienti capacità amministrative. Assicurare efficaci politiche attive del mercato del lavoro e sostenere le transizioni professionali, in particolare verso l’economia verde e digitale. Promuovere condizioni di lavoro eque, ovviare alla segmentazione del mercato del lavoro e rafforzare l’inclusione. Garantire la partecipazione effettiva delle parti sociali alla definizione delle politiche e rafforzare il dialogo sociale e la contrattazione collettiva. Rafforzare i sistemi di istruzione e formazione inclusivi e gli investimenti volti all’acquisizione di competenze, colmando la carenza delle stesse. Continuare ad adoperarsi, nell’ambito del Consiglio, a favore di una soluzione consensuale a livello mondiale per far fronte ai problemi fiscali legati alla digitalizzazione dell’economia nel quadro inclusivo dell’OCSE sull’erosione della base imponibile e sul trasferimento degli utili (BEPS), con l’aspettativa di raggiungere l’accordo in seno a tale forum entro la metà del 2021. Partecipare ai pertinenti lavori preparatori sulla via da seguire per far fronte alle suddette sfide fiscali discendenti dall’economia digitale, anche in assenza di consenso internazionale entro la metà del 2021. Compiere ulteriori progressi per contrastare la pianificazione fiscale aggressiva, ridurre il cuneo fiscale e sostenere un riorientamento verso la fissazione del prezzo del carbonio e la tassazione ambientale.
               
            
                  3.
               
               
                  Rafforzare i quadri istituzionali nazionali. Perseguire e realizzare in via prioritaria le riforme per eliminare le strozzature che scoraggiano gli investimenti e garantire un uso efficiente e tempestivo dei fondi dell’Unione, anche attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza. Rafforzare l’efficienza e la digitalizzazione della pubblica amministrazione, ivi compresi la giustizia e i sistemi sanitari, nonché dei servizi pubblici per l’impiego. Ridurre l’onere amministrativo che grava sulle imprese e migliorare il contesto imprenditoriale. Continuare a migliorare i quadri per contrastare la frode e la corruzione e prevenire il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Promuovere azioni concrete per aumentare l’efficienza, l’efficacia e la proporzionalità dei quadri in materia di insolvenza, risolvere il problema delle esposizioni deteriorate e garantire un’assegnazione efficiente del capitale.
               
            
                  4.
               
               
                  Garantire la stabilità macrofinanziaria. Mantenere i canali di credito all’economia e le misure a sostegno delle imprese redditizie per tutto il tempo necessario durante l’emergenza provocata dalla crisi della COVID-19 che non ha precedenti. Mantenere una situazione patrimoniale solida nel settore bancario, anche continuando ad affrontare la questione dei crediti deteriorati attraverso, fra l’altro, lo sviluppo di mercati secondari per i crediti deteriorati.
               
            
                  5.
               
               
                  Completare l’UEM e rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Compiere progressi per quanto riguarda l’approfondimento dell’UEM al fine di aumentare la resilienza della zona euro completando l’Unione bancaria, portando avanti il lavoro senza indugio e con lo stesso livello di ambizione su tutti gli elementi, compresi quelli discussi nel gruppo di lavoro ad alto livello su di un Sistema europeo di assicurazione dei depositi , e approfondendo l’Unione dei mercati dei capitali, nonché tramite il sostegno a iniziative volte ad attuare politiche in materia di finanza digitale, finanza al dettaglio e finanza sostenibile. Continuare a lavorare a soluzioni volte a superare i limiti dell’attuale meccanismo di fornitura di liquidità in caso di risoluzione e a rafforzare il quadro di regolamentazione e di vigilanza dell’Unione, assicurando anche una vigilanza coerente ed efficace e l’applicazione delle norme contro il riciclaggio.
               
            Ulteriori misure volte all’approfondimento dell’UEM dovrebbero tenere conto degli insegnamenti tratti dalla risposta globale di politica economica dell’Unione alla crisi della COVID-19. I progressi nell’approfondimento dell’UEM, compiuti nel pieno rispetto del mercato interno dell’Unione e realizzati in modo aperto e trasparente nei confronti degli Stati membri non appartenenti alla zona euro, contribuiranno a rafforzare il ruolo internazionale dell’euro e a promuovere gli interessi economici dell’Unione nel mondo.
      
         Fatto a Bruxelles, il 13 luglio 2021.
         
            
               Per il Consiglio
            
            
               Ministro delle Finanze
            
            Andrej ŠIRCELJ
         
      
      
         (1)  GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
      
         (2)  GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
      
         (3)  Regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza (GU L 57 del 18.2.2021, pag. 17).
      
         (4)  Regolamento (UE) 2020/672 del Consiglio, del 19 maggio 2020, che istituisce uno strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione nello stato di emergenza (SURE) a seguito dell’epidemia di Covid-19 (GU L 159 del 20.5.2020, pag. 1).
      
         (5)  Regolamento (UE) 2020/460 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 marzo 2020 che modifica i regolamenti (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013 e (UE) n. 508/2014 per quanto riguarda misure specifiche volte a mobilitare gli investimenti nei sistemi sanitari degli Stati membri e in altri settori delle loro economie in risposta all’epidemia di COVID-19 (Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus) (GU L 99 del 31.3.2020, pag. 5).
      
         (6)  Regolamento (UE) 2020/558 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2020, che modifica i regolamenti (UE) n. 1301/2013 e (UE) n. 1303/2013 per quanto riguarda misure specifiche volte a fornire flessibilità eccezionale nell’impiego dei fondi strutturali e di investimento europei in risposta all’epidemia di COVID-19 (GU L 130 del 24.4.2020, pag. 1).
      
         (7)  Decisione (UE) 2020/440 della Banca centrale europea, del 24 marzo 2020, su un programma temporaneo di acquisto per l’emergenza pandemica (BCE/2020/17) (GU L 91 del 25.3.2020, pag. 1).
      
         (8)  Decisione (UE) 2016/948 della Banca centrale europea, del 1 giugno 2016, sull’attuazione del programma di acquisto per il settore societario (BCE/2016/6) (GU L 157 del 15.6.2016, pag. 28).
      
         (9)  Direttiva (UE) 2019/1023 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, l’esdebitazione e le interdizioni, e le misure volte ad aumentare l’efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, e che modifica la direttiva (UE) 2017/1132 (direttiva sulla ristrutturazione e sull’insolvenza) (GU L 172 del 26.6.2019, pag. 18).
      
         (10)  Regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010 (GU L 225 del 30.7.2014, pag. 1).