CELEX: 62009TO0411
Language: it
Date: 2011-01-12
Title: Ordinanza del Tribunale (Sesta Sezione) del 12 gennaio 2011. # Ioannis Terezakis contro Commissione europea. # Accesso ai documenti - Regolamento (CE) n. 1049/2001 - Diniego parziale di accesso - Sostituzione dell'atto impugnato in corso di causa - Rifiuto di adeguamento delle conclusioni - Non luogo a provvedere. # Causa T-411/09.

Causa T‑411/09
      Ioannis Terezakis
      contro
      Commissione europea
      «Accesso ai documenti — Regolamento (CE) n. 1049/2001 — Diniego parziale di accesso — Sostituzione dell’atto impugnato in corso di causa — Rifiuto di adeguamento delle conclusioni — Non luogo a provvedere»
      Massime dell’ordinanza
      Ricorso di annullamento — Interesse ad agire — Decisione che sostituisce in pendenza del giudizio la decisione impugnata —
            Rifiuto del ricorrente di modificare le sue conclusioni di conseguenza — Ricorso divenuto privo di oggetto — Non luogo a provvedere
      (Art. 230 CE)
      Se, nell'ambito di un ricorso di annullamento, l’oggetto del ricorso viene meno nel corso del procedimento, il Tribunale non
         può pronunciarsi sul merito, in quanto una sua siffatta decisione non può procurare alcun beneficio al ricorrente. Il sopravvenuto
         venir meno dell’oggetto della controversia può essere causato, in particolare, dalla revoca ovvero dalla sostituzione dell’atto
         impugnato in corso di giudizio.
      
      Mentre l’effetto giuridico di un atto abrogato cessa, salvo disposizione contraria, alla data della sua abrogazione, un atto
         che è revocato e sostituito scompare completamente dall’ordinamento giuridico dell’Unione. La revoca di un atto ha dunque
         di regola effetto ex tunc.
      
      Un ricorso di annullamento può eccezionalmente non divenire privo di oggetto, nonostante la revoca dell’atto di cui si chiede
         l’annullamento, quando il ricorrente mantiene comunque un sufficiente interesse ad ottenere una sentenza che annulli formalmente
         l’atto stesso. Ciò non si verifica quando, nonostante l’adozione da parte della Commissione di una nuova decisione che ha
         sostituito la decisione impugnata in corso di causa, il ricorrente afferma esplicitamente di non voler adeguare le proprie
         conclusioni, pur avendone la facoltà, e non deduce alcun elemento atto a dimostrare un interesse ad ottenere una sentenza
         che dichiari l’illegittimità formale della decisione impugnata.
      
      (v. punti 14-18, 20)
ORDINANZA DEL TRIBUNALE (Sesta Sezione)
      12 gennaio 2011 (*)
      
      «Accesso ai documenti – Regolamento (CE) n. 1049/2001 – Diniego parziale di accesso – Sostituzione dell’atto impugnato in corso di causa – Rifiuto di adeguamento delle conclusioni – Non luogo a provvedere»
      Nella causa T‑411/09,
      Ioannis Terezakis, residente in Bruxelles (Belgio), rappresentato inizialmente dall’avv. B. Lombart, successivamente dall’avv. P. Synoikis,
         
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione europea, rappresentata dal sig. L. Flynn e dalla sig.ra C. ten Dam, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto la domanda di annullamento della decisione della Commissione 3 agosto 2009, la quale nega al ricorrente
         l’accesso a determinate parti nonché agli allegati di talune lettere scambiate tra l’Ufficio europeo per la lotta antifrode
         (OLAF) e il Ministero dell’Economia e delle Finanze ellenico, riguardanti irregolarità fiscali connesse alla costruzione dell’aeroporto
         di Spata, ad Atene (Grecia),
      
      IL TRIBUNALE (Sesta Sezione),
      composto dai sigg. E. Moavero Milanesi, presidente, N. Wahl (relatore) e S. Soldevila Fragoso, giudici,
      cancelliere: sig. E. Coulon
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
       Fatti e procedimento
      1        Con messaggio di posta elettronica datato 24 aprile 2009, il ricorrente, sig. Ioannis Terezakis, a norma del regolamento (CE)
         del Parlamento europeo e del Consiglio 30 maggio 2001, n. 1049, relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento
         europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145, pag. 43), ha chiesto l’accesso alla corrispondenza scambiata tra la
         Commissione delle Comunità europee e le autorità elleniche e riguardante eventuali irregolarità fiscali connesse alla costruzione
         dell’aeroporto di Spata, ad Atene.
      
      2        Con messaggio di posta elettronica datato 8 giugno 2009, il direttore della direzione C «Supporto operativo e politico» dell’Ufficio
         europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha consentito un accesso parziale ai cinque documenti oggetto della domanda del ricorrente.
         I documenti in questione erano:
      
      –        una lettera dell’OLAF indirizzata al Ministero dell’Economia e delle Finanze ellenico, datata 15 ottobre 2004;
      –        una lettera del Ministero dell’Economia e delle Finanze ellenico indirizzata all’OLAF, datata 20 ottobre 2006; 
      –        una lettera dell’OLAF indirizzata al Ministero dell’Economia e delle Finanze ellenico, datata 22 dicembre 2006;
      –        una lettera del Ministero dell’Economia e delle Finanze ellenico indirizzata all’OLAF, datata 31 gennaio 2007;
      –        una lettera del Ministero dell’Economia e delle Finanze ellenico indirizzata all’OLAF, datata 27 luglio 2007.
      3        Con lettera del 19 giugno 2009 indirizzata al segretario generale della Commissione, il ricorrente ha presentato una domanda
         di conferma con cui chiedeva alla Commissione di rivedere la propria risposta e di concedergli l’accesso integrale ai documenti
         citati al precedente punto 2, allegati compresi, nonché a un messaggio di posta elettronica del 18 luglio 2007 inviato dall’OLAF
         alle autorità elleniche.
      
      4        Con lettera del 3 agosto 2009 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), il direttore generale dell’OLAF ha confermato il diniego
         espresso nella decisione 8 giugno 2009. A sostegno di tale decisione di conferma, egli fa riferimento alle deroghe previste
         dall’art. 4, n. 1, lett. b), e n. 2, del regolamento n. 1049/2001. Per quanto riguarda la domanda di accesso del ricorrente
         relativa al messaggio di posta elettronica del 18 luglio 2007, egli afferma, in primo luogo, che il suddetto messaggio non
         era menzionato nella domanda iniziale e, in secondo luogo, che tale messaggio non era registrato nel fascicolo dell’OLAF,
         poiché si trattava di un sollecito informale.
      
      5        Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 13 ottobre 2009, il ricorrente ha proposto il presente
         ricorso diretto ad ottenere l’annullamento della decisione impugnata. 
      
      6        Con lettera depositata presso la cancelleria del Tribunale il 4 febbraio 2010, la Commissione ha chiesto al Tribunale di dichiarare
         che il ricorso era divenuto privo di oggetto in seguito alla sua decisione, in pari data, che revocava e sostituiva la decisione
         impugnata.
      
      7        Nella sua decisione 4 febbraio 2010 la Commissione indica che al ricorrente è stato consentito un accesso ai documenti inizialmente
         richiesti più ampio rispetto a quello concesso dalla decisione impugnata.
      
      8        Nelle sue osservazioni sulla domanda di non luogo a provvedere, depositate presso la cancelleria del Tribunale il 9 marzo
         2010, il ricorrente si è opposto a detta domanda. A tal riguardo, egli afferma che la decisione della Commissione 4 febbraio
         2010 non ha del tutto privato il suo ricorso di qualsiasi oggetto, in quanto la Commissione non gli ha ancora consentito l’accesso
         a taluni dei documenti oggetto della sua domanda del 19 giugno 2009, da cui ha tratto origine la decisione impugnata.
      
      9        Con ordinanza 28 aprile 2010 il Tribunale ha riunito al merito la domanda presentata dalla Commissione, diretta a far dichiarare
         che il ricorso è divenuto privo di oggetto, e si è riservato sulle spese.
      
      10      Nella replica, il ricorrente sottolinea di non aver proposto ricorso avverso la decisione della Commissione 4 febbraio 2010,
         e chiede al Tribunale di statuire in base alla decisione impugnata e di non tenere conto della decisione della Commissione
         4 febbraio 2010. In subordine, il ricorrente afferma che, tenuto conto di tale decisione, egli potrebbe aderire alla domanda
         di non luogo a provvedere della Commissione del 4 febbraio 2010, a condizione che quest’ultima accetti di accollarsi le spese
         da lui sostenute. Nella controreplica la Commissione fa presente, in particolare, di non aver raggiunto un accordo con il
         ricorrente su un importo accettabile destinato a coprire le spese del presente procedimento.
      
       Conclusioni delle parti
      11      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata; 
      –        condannare la Commissione alle spese.
      12      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        in via principale, dichiarare che il ricorso è divenuto privo di oggetto e che non vi è più luogo a provvedere; 
      –        in subordine, respingere il ricorso in quanto infondato;
      –        condannare il ricorrente alle spese.
       In diritto
      13      Tenuto conto della domanda di non luogo a provvedere della Commissione del 4 febbraio 2010, delle osservazioni del ricorrente
         del 9 marzo 2010 su tale domanda e della replica, il Tribunale ritiene che occorra statuire sull’incidente processuale senza
         trattazione orale, conformemente all’art. 114, n. 3, del suo regolamento di procedura. 
      
      14      In via preliminare, va ricordato che, se l’oggetto del ricorso viene meno nel corso del procedimento, il Tribunale non può
         pronunciarsi sul merito, in quanto una sua siffatta decisione non può procurare alcun beneficio al ricorrente (sentenza del
         Tribunale 19 gennaio 2010, cause riunite T‑355/04 e T‑446/04, Co-Frutta/Commissione, Racc. pag. II‑1, punti 43-45). 
      
      15      Il sopravvenuto venir meno dell’oggetto della controversia può essere causato, in particolare, dalla revoca ovvero dalla sostituzione
         dell’atto impugnato in corso di giudizio (sentenza della Corte 1° giugno 1961, cause riunite 5/60, 7/60 e 8/60, Meroni e a./Alta
         Autorità, Racc. pag. 193, a pag. 205, e ordinanza della Corte 11 novembre 1985, causa 82/85, Eurasian Corporation/Commissione,
         Racc. pag. 3603, punto 11; ordinanza del Tribunale 17 settembre 1997, causa T‑26/97, Antillean Rice Mills/Commissione, Racc. pag. II‑1347,
         punti 14 e 15). 
      
      16      In tale contesto occorre osservare che, mentre l’effetto giuridico di un atto abrogato cessa, salvo disposizione contraria,
         alla data della sua abrogazione (v., in tal senso, sentenza della Corte 12 febbraio 1960, cause riunite 16/59‑18/59, Geitling
         e a./Alta Autorità, Racc. pag. 43, a pag. 62), un atto che è revocato e sostituito scompare completamente dall’ordinamento
         giuridico dell’Unione. La revoca di un atto ha dunque di regola effetto ex tunc (v., in tal senso, ordinanze del Tribunale
         10 marzo 2005, causa T‑184/01, IMS Health/Commissione, Racc. pag. II‑817, punti 34-41, e 9 settembre 2010, causa T‑120/09,
         Phoenix-Reisen e DRV/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 23 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      17      Inoltre, occorre constatare che un ricorso di annullamento può eccezionalmente non divenire privo di oggetto, nonostante la
         revoca dell’atto di cui si chiede l’annullamento, quando il ricorrente mantenga comunque un sufficiente interesse ad ottenere
         una sentenza che annulli formalmente l’atto stesso (v. sentenza del Tribunale 27 settembre 2002, causa T‑211/02, Tideland
         Signal/Commissione, Racc. pag. II‑3781, punti 48 e 49 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      18      Nel caso di specie, è pacifico che il ricorrente chiede soltanto l’annullamento della decisione impugnata. Infatti, nonostante
         l’adozione da parte della Commissione della decisione 4 febbraio 2010 che ha sostituito la decisione impugnata in corso di
         causa, il ricorrente, nella replica, ha esplicitamente affermato di non voler adeguare le proprie conclusioni in modo da tener
         conto della decisione della Commissione 4 febbraio 2010, sebbene, secondo costante giurisprudenza, ne avesse la facoltà (v.
         sentenza del Tribunale 12 dicembre 2006, causa T‑228/02, Organisation des Modjahedines du peuple d’Iran/Consiglio, Racc. pag. II‑4665,
         punti 28 e 29 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      19      Peraltro, dall’inequivocabile tenore letterale della decisione della Commissione 4 febbraio 2010 risulta che si è deciso di
         «revocare la decisione [impugnata] e di adottarne una nuova in risposta alla domanda di conferma del ricorrente del 19 giugno
         2009». Pertanto, alla luce della giurisprudenza citata ai precedenti punti 15-17, è giocoforza constatare che il presente
         ricorso è divenuto privo di oggetto. 
      
      20      Si deve infatti osservare che la revoca della decisione impugnata e l’adozione della decisione della Commissione 4 febbraio
         2010 hanno procurato al ricorrente il risultato che egli intendeva ottenere mediante il presente ricorso, vale a dire l’eliminazione
         della decisione impugnata dall’ordinamento giuridico dell’Unione. Inoltre, va constatato che il ricorrente non ha dedotto
         alcun elemento atto a dimostrare un interesse ad ottenere una sentenza che dichiari l’illegittimità formale della decisione
         impugnata. 
      
      21      Da tutte le suesposte considerazioni risulta che non vi è più luogo a provvedere sul presente ricorso.
      
       Sulle spese
      22      Ai sensi dell’art. 87, n. 6, del regolamento di procedura, in caso di non luogo a provvedere, il Tribunale decide sulle spese
         in via equitativa.
      
      23      Il Tribunale considera che si operi, nelle circostanze particolari del caso di specie, una corretta applicazione della disposizione
         succitata ponendo a carico di ciascuna delle parti l’onere delle proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Sesta Sezione)
      così provvede:
      1)      Non vi è più luogo a provvedere sul ricorso.
      2)      Ciascuna delle parti sopporterà le proprie spese.
      Lussemburgo, 12 gennaio 2011
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                     E. Moavero Milanesi
            
         * Lingua processuale: l’inglese.