CELEX: 51994PC0414(04)
Language: it
Date: 1994-10-05
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) n. .../94 DEL CONSIGLIO del ..... 1994 relativo agli adattamenti e alle misure transitorie necessarie nel settore dell' agricoltura per l' attuazione degli accordi conclusi nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali dell' Uruguay Round

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
                              C0M(94) 414 def.
                              Bruxelles, 05.10.1994
                                                 ,94/ 0225(ACC)
                                                  94/ 0226(ACC)
                                                  94/ 0227(ACC)
                                                  94/ 0228(CNS)
                                                  94/ 0229(COD)
                                                  94/ 0230(ACC)
                                                 94/ 0231(ACC)
                                                 94/ 0232(ACC)
                                                 94/ 0233(ACC)
                                                 94/ 0234(CNS)
     ATTI LEGISLATIVI
   PER L'ATTUAZIONE
DELL'URUGUAY ROUND
            (presentati dalla Commissione)
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   Parte prima
Decisione generale
  di attuazione
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                                             RELAZIONE
I.Aspetti politici
1. Contesto
La Comunità europeafiguravatra i partecipanti all'ottavo ciclo di negoziati commerciali multilaterali
nel quadro dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT). I negoziati,
denominati "Uruguay Round", sono stati conclusi dal Comitato dei negoziati commerciali riunitosi
a Ginevra il 15 dicembre 1993. Il 15 aprile 1994, il presidente in carica del Consiglio, Pangalos, e
il membro della Commissione, Sir Leon Brittan, hanno firmato ufficialmente a Marrakech, a nome
della Comunità, l'Atto finale che incorpora i risultati dei negoziati commerciali multilaterali
dell'Uruguay Round (in appresso denominato "Atto finale").
La Commissione r ha presentato ufficialmente al Consiglio una proposta di decisione relativa
all'adozione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Rourid(1). Il Consiglio
non ha ancora deliberato in merito.
Come i suoi principali partner commerciali, la Comunità ha espresso ufficialmente l'auspicio che i
risultati dell'Uruguay Round, tra cui l'istituzione dell'Organizzazione mondiale del commercio, siano
applicati a livello multilaterale con la massima rapidità, vale a dire il 1 " gennaio 1995.
Agli inizi di dicembre si terrà a Ginevra una conferenza a tal fine.
La Commissione è persuasa che qualsiasi ritardo supplementare nell'osservanza dei suoi impegni
internazionali comprometterebbe in misura considerevole il prestigio e la credibilità della Comunità
a livello internazionale.
2.Giustificazione degli orientamenti proposti
Data la situazione attuale, la Commissione ritiene opportuno procedere sin d'ora a tutte le aggiunte
e modifiche della legislazione comunitaria richieste dall'Atto finale.
A prescindere dall'adozione formale dei risultati dell'Uruguay Round da parte della Comunità, e
quindi dalla sua adesione all'Organizzazione mondiale del commercio come membro fondatore,
adottando sollecitamente la presente decisione, il Consiglio consentirebbe alla Comunità di tener fede
agli impegni assunti nei confronti dei suoi partner commerciali sul piano internazionale.
In attesa che siano depositati presso l'Organizzazione mondiale del commercio gli strumenti di
accettazione ufficiali della Comunità, si manterrebbe quindi l'attuale situazione del GATT. L'Accordo
generale, infatti, non è stato sottoposto alla ratifica delle Parti, anche se ciò non pregiudica
l'osservanza degli impegni assunti nel suo ambito.
       (1)
               COM(94) 143 def. del 15.4.1994.
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II.       Aspetti legislativi
Dall'esame dell'Atto finale si desume che un certo numero delle sue disposizioni è già stato
adeguatamente recepito nell'attuale normativa comunitaria.
Per altre disposizioni, tuttavia, la Comunità deve adottare nuovi atti legislativi o apportare modifiche
al diritto comunitario attualmente in vigore.
La presente relazione ricorda i motivi dell'entrata in vigore simultanea di tutti gli atti necessari
all'applicazione dei risultati dell'Uruguay Round e riassume le principali motivazioni degli atti allegati
alla proposta di decisione relativa all'attuazione.
Ciascuno degli atti citati in allegato, inoltre, è preceduto da una relazione specifica contenente un
commento dettagliato.
1.        Entrata in vigore simultanea
Nella dichiarazione di Punta del Este, che ha dato inizio ai negoziati dell'Uruguay Round, il principio
della globalità è stato riconosciuto, principalmente su iniziativa della Comunità, come "principio
generale del negoziato".
Si è ritenuto infatti che, per il conseguimento degli obiettivi della Comunità, fosse opportuno
considerare i negoziati un tutto unico, sia per il loro avvio e svolgimento che per l'applicazione dei
risultati.®
Il Consiglio, regolarmente informato dei vari sviluppi, ha affermato più volte che l'Uruguay Round
doveva sfociare in un "risultato globale ed equilibrato".
Secondo la Commissione, inoltre, una valutazione globale è indispensabile ad un esame obiettivo dei
vantaggi che l'Uruguay Round comporta per la Comunità.
Molti dei partner della Comunità in sede di negoziato hanno adottato procedure volte a mantenere il
carattere globale dei                           risultati.                        ,
Sul piano multilaterale, l'adesione all'Organizzazione mondiale del commercio è subordinata
all'accettazione integrale dell'Atto finale (cfr. accordo che istituisce l'OMC, artt. XI e XII).
Basandosi su queste considerazioni, in occasione del Consiglio del 15 aprile 1994 la Commissione ha
proposto di presentare l'intera normativa di applicazione sotto forma di un unico atto legislativo.
Tuttavia, per agevolare i dibattiti nei vari comitati del Consiglio, la Commissione ha optato per la
presente impostazione, secondo la quale l'unità politica dei risultati si concreta, sul piano giuridico,
nella presente decisione di entrata in vigore simultanea.
       (2)
               Documento GATT, Dec. Min. del 20.9.1986, pagg. 2 e 3.
                                                     2
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A norma della presente decisione, tutti gli atti necessari all'applicazione dei risultati dell'Uruguay
Round, indicati esaurientemente nell'allegato, entreranno in vigore simultaneamente il 1° gennaio
1995 nell'ordinamento giuridico della Comunità. L'entrata in vigore di ciascuno di questi atti,
pertanto, è subordinata all'adozione della presente decisione, che predispone l'entrata in vigore
simultanea di tutti gli altri.
2.       Impegni in materia di dazi doganali per i prodotti non coperti dall'offerta agricola
Al termine dei negoziati sui dazi doganali nel quadro dell'Uruguay Round, la Comunità ha depositato
un nuovo elenco di concessioni tariffarie.
Gli impegni assunti equivalgono complessivamente a una riduzione media del 30% dell'aliquota dei
dazi doganali applicabili alle importazioni provenienti da altre Parti contraenti del GATT.
I partecipanti all'Uruguay Round hanno deciso di applicare la prima serie di riduzioni a decorrere dal
1° gennaio 1995.
A norma del regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio, del 25 luglio 1987, la tariffa applicabile
il 1 * gennaio dell'anno successivo deve essere pubblicata entro e non oltre il 31 ottobre. Tuttavia, non
si sa ancora se i termini procedurali consentiranno l'adozione, prima di questa data, della tariffa
stabilita durante l'Uruguay Round. In tal caso, pubblicare alla data stabilita la tariffa pre-Uruguay
Round potrebbe confondere le idee agli operatori e far nascere dubbi, all'interno e all'esterno della
Comunità, circa la volontà di quest'ultima di onorare gli impegni assunti durante l'Uruguay Round.
Per evitare che si diffonda quest'impressione, pregiudizievole per il prestigio della Comunità sul piano
internazionale, la Commissione ritiene opportuno derogare all'obbligo di pubblicazione pubblicando
invece, a titolo informativo, alla data prescritta la tariffa scaturita dall'Uruguay Round nella serie C
della Gazzetta ufficiale.
II risultato tariffario costituisce peraltro un aspetto determinante dell'esito globale dell'Uruguay
Round, di cui è parte integrante, e come tale va preso in considerazione insieme agli altri risultati.
Parimenti, le concessioni tariffarie accordate dalla Comunità nel quadro dell'Uruguay Round
dovrebbero entrare in vigore contemporaneamente agli altri impegni assunti durante i negoziati.
3.       Impegni non tariffari
Fra irisultatidei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round figura altresì un importante
capitolo non tariffario.
 a.      Valutazione in dogana
 Â parte alcune modifiche prettamente tecniche, l'accordo sull'applicazione dell'articolo VII
 dell'Accordo generale (Codice valutazione in dogana) è stato oggetto di ulteriori chiarimenti ripresi
 in due decisioni relative alla valutazione in dogana. Le decisioni, approvate ufficialmente durante la
 riunione ministeriale tenutasi il 15 aprile 1994 a Marrakech, figurano nell'Atto finale che riprende
 i risultati dell'Uruguay Round.
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La "decisione sui testi relativi ai valori minimi e alle importazioni effettuate da agenti esclusivi,
distributori esclusivi e concessionari esclusivi" è destinata prevalentemente ai paesi in via dì sviluppo
e non richiede l'intervento della Comunità.
La "decisione relativa ai casi in cui le amministrazioni doganali hanno motivo di dubitare della
veridicità e della correttezza del valore dichiarato" introduce invece una nuova protezione degli
interessi dei consumatori in quanto obbliga l'amministrazione doganale a giustificare per iscritto il
rifiuto del valore doganale dando agli importatori la possibilità di rispondere.
L'attuale diritto comunitario non prevede questo tipo di garanzie. Occorre quindi modificare in tal
senso il regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune
disposizioni d'applicazione del codice doganale comunitario.
Tuttavia, trattandosi di una prerogativa della Commissione, le modifiche in questione non devono
essere adottate dal Consiglio, e quindi non figurano in allegato alla presente decisione.
b.      Ispezioni pre-imbarco
Non disponendo di infrastrutture doganali adeguate, un certo numero di paesi in via di sviluppo ha
affidato a enti privati l'incarico di verificare il prezzo, la qualità e la quantità delle merci loro
destinate. Quest'attività, in occasione della quale enti privati esercitano un pubblico potere, è stata
denominata "ispezione pre-imbarco".
Su iniziativa della Comunità, l'ispezione pre-imbarco è stata annoverata fra i lavori relativi alle misure
non tariffarie.
Grazie all'accordo chefiguranell'Atto finale, i principi fondamentali del GATT, in particolare la non
discriminazione e la trasparenza obbligatoria, si applicano alle pratiche degli enti per le ispezioni pre-
imbarco. L'accordo definisce con precisione tutta una serie di criteri vincolanti per tutti gli aspetti
delle ispezioni pre-imbarco, segnatamente per quanto riguarda la verifica dei prezzi. Esso istituisce
infine un duplice sistema di composizione delle controversie tra privati e tra governi Parti contraenti
del GATT.
Per quanto riguarda i privati, le divergenze tra gli enti per le ispezioni e gli esportatori sono
sottoposte ad un arbitrato vincolante. All'osservanza da parte dei governi delle disposizioni
dell'accordo sulle ispezioni pre-imbarco, invece, si applica integralmente la procedura multilaterale
del GATT per la composizione delle controversie.
A tutt'oggi, non esistè una normativa comunitaria in materia di ispezioni pre-imbarco. Le disposizioni
nazionali di alcuni Stati membri prevedono tuttavia disposizioni in merito.
Data la natura degli impegni assunti nel quadro dell'accordo sulle ispezioni pre-imbarco scaturito
dall'Uruguay Round, sembra opportuno affidare l'applicazione alle autorità nazionali in base alle
disposizioni di una direttiva del Consiglio.
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e.       Regole in materia di origine
Pur non avendo auspicato questo negoziato, la Comunità è riuscita a far ammettere l'esistenza di
un'unica regola internazionale in materia di origine, nonché il criterio dell'ultima trasformazione
sostanziale per la determinazione dell'origine stessa. Infine, i criteri di cui all'allegato II dell'accordo
sulle regole in materia di origine, che corrispondono alla prassi attuale della Comunità, lasciano
impregiudicate le norme preferenziali in materia di origine applicate da quest'ultima.
Nella parte IV dell'accordo sulle regole in materia di originefiguraun programma di armonizzazione
che prevede un negoziato complementare sotto l'egida del GATT. I lavori avranno inizio con
l'istituzione dell'Organizzazione mondiale del commercio e dovrebbero durare tre anni.
I principali adeguamenti della legislazione comunitaria, quindi, non verranno introdotti prima del
1998. Le modifiche intermedie delle procedure relative alle informazioni sull'origine saranno decise
in base alle modalità di applicazione del codice doganale comunitario.
II regolamento di applicazione è un atto della Commissione il cui adeguamento ai risultati
dell'Uruguay Round, già in corso, potrebbe entrare in vigore a tempo debito. Quest'atto, tuttavia, non
deve figurare tra le proposte presentate per adozione al Consiglio.
d.       Licenze d'importazione
La revisione dell'accordo relativo alle procedure in materia di licenze d'importazione scaturito
dall'Uruguay Round è stata prettamente tecnica.
Per quanto riguarda il merito, vi è un esplicito riferimento al fatto che il sistema delle licenze
costituisce un ostacolo agli scambi. Si sono inoltre considerevolmente migliorate le disposizioni
relative alla trasparenza e la procedura di concessione delle licenze non automatiche.
L'esame ha rivelato tuttavia che dette modifiche non impongono di rivedere l'attuale normativa
comunitaria.
4.        Tessili e abbigliamento
Fra i principali dossier dell'Uruguay Round figurava il negoziato sull'integrazione del settore dei
tessili e dell'abbigliamento nel GATT, sulla base di norme e discipline più severe.
L'accordo scaturito da questi lavori, che prevede un duplice processo di liberalizzazione e di
 integrazione in tre fasi, rappresenta una risposta adeguata alle aspettative della Comunità in materia.
Per la sua applicazione, è necessario modificare il regolamento (CEE) n. 3030/93 del Consiglio, del
 12 ottobre 1993, relativo al regime comune da applicare alle importazioni di alcuni prodotti tessili
 originari dei paesi terzi. La motivazione e i particolari di queste modifiche figurano nella relazione
 speciale per il settore tessile allegata alla presente decisione.
 5.       Agricoltura
 Il settore agricolo è stato costantemente al centro delle preoccupazioni e dell'attenzione dell'Uruguay
 Round.
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 Dai negoziati è scaturita tutta una serie di disposizioni relative al settore agricolo, riprese per lo più,
 ma non esclusivamente, nell'accordo sull'agricoltura che figura nell'Atto finale.
 Gli impegni assunti in materia dalla Comunità richiedono un certo numero di adeguamenti della
 legislazione comunitaria e l'adozione di talune misure transitorie.
 In una relazione specifica allegata alla presente decisione figurano la motivazione e i dettagli di dette
 modifiche.
 6.      Norme e discipline
 a.      Ostacoli tecnici agli scambi
 Il nuovo accordo modifica a fondo il codice scaturito dal Tokyo Round. La struttura generale è più
chiara, le discipline più rigorose e la portata più ampia per quanto riguarda coloro che provvedono
 all'uniformazione e all'elaborazione delle norme tecniche o che si occupano delle procedure di
 valutazione della conformità dei prodotti con le norme in questione.
Più specificamente, il nuovo accordo contiene un "codice di procedura" che definisce le regole per
 l'elaborazione di norme volontarie da parte di organismi pubblici o privati. L'accordo rappresenta
altresì un notevole progresso verso un migliore equilibrio dei diritti e degli obblighi in quanto
assoggetta i grandi enti locali alle discipline del GATT. Fra le altre innovazioni di rilievo figurano
l'introduzione del principio di proporzionalità e l'inclusione dei procedimenti e dei metodi di
produzione (pmp) nel campo di applicazione dell'accordo.
Le modifiche dell'accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi introdotte durante l'Uruguay Round
riflettono largamente l'impostazione comunitaria in materia di normalizzazione delineatasi durante i
lavori preparatori del mercato unico. Ciò significa che, per attenervisi, la Comunità non avrà bisogno
di modificare la sua legislazione attuale.
b.       Misure relative agli investimenti che incidono sugli scambi commerciali (TRIM)
L'accordo sulle misure relative agli investimenti che incidono sugli scambi commerciali (TRIM)
scaturito dai negoziati dell'Uruguay Round chiarisce le disposizioni del GATT applicabili alle misure
di questo tipo. Le Parti dell'accordo si impegnano, tra l'altro, a non applicare misure incompatibili
con gli articoli III, paragrafo 4, e XI, paragrafo 1, del GATT. Si è stilato un elenco illustrativo, vale
a dire non esauriente, delle definizioni riguardanti le misure contemplate dall'accordo.
Per quanto concerne l'obbligo di trattamento nazionale previsto all'articolo III, nell'elenco figurano
definizioni relative alle prescrizioni in materia di contenuto locale e alle limitazioni di fabbricazione.
In merito all'inosservanza dell'obbligo di eliminazione generale delle restrizioni quantitative previsto
all'articolo XI, l'elenco comprende definizioni relative alla vendita sul mercato interno, alla delega
di prodotti e all'equilibrio degli scambi.
Più specificamente, l'articolo 5 dell'accordo TRIM concede ai paesi industrializzati un periodo
transitorio di due anni per eliminare le misure che rientrano nel suo campo di "applicazione. Questo
T^eriodo transitorio, tuttavia, riguarda unicamente le misure notificate al GATT entro 90 giorni
dall'istituzione dell'OMC.
 ---pagebreak--- Le disposizioni dell'acccordo TRIM lasciano impregiudicata la legislazione comunitaria. Si richiama
tuttavia l'attenzione degli Stati sui termini dell'accordo.
e.      Difesa commerciale
I negoziati relativi alle misure antidumping e antisovvenzioni hanno comportato una revisione
approfondita dei codici corrispondenti stabiliti durante il Tokyo Round. Il rispetto degli impegni
assunti dalla Comunità impone pertanto di adottare nuovi regolamenti e di modificare i regolamenti
(CEE) n. 2423/88, n. 521/94 e n. 522/94.
Le modifiche proposte sono giustificate in dettaglio nelle parti dell'allegato alla presente decisione
dedicate, rispettivamente, alle misure antidumping e antisovvenzioni.
Al termine dei negoziati relativi alle misure di salvaguardia si è concluso un nuovo accordo specifico.
II rispetto degli impegni assunti al riguardo dalla Comunità richiede l'adozione di un nuovo
regolamento e l'abrogazione del regolamento (CE) n. 518/94 del Consiglio relativo al regime comune
applicabile alle importazioni. In allegato figura una relazione specifica per giustificare i cambiamenti
proposti.
Infine, i nuovi codici del GATT e le modifiche apportate per razionalizzare e armonizzare le
procedure decisionali della Comunità consentono un nuovo rafforzamento della difesa contro le
pratiche commerciali illecite e gli effetti commerciali dannosi. Pare quindi opportuno il miglioramento
delle procedure, adottato con il regolamento (CEE) n. 2641/84 del Consiglio, del 17 settembre 1984,
modificato di recente con il regolamento (CE) n. 522//94 del Consiglio.
7.       Servizi
Due sono i risultati principali dell'Uruguay Round per quanto riguarda il commercio internazionale
dei servizi.
In primo luogo, l'Accordo generale sugli scambi di servizi (GATS) costituisce un insieme vincolante
di norme applicabili a tutte le misure ivi contemplate, basate sui principi di non discriminazione e di
trasparenza caratteristici del GATT.
In secondo luogo, il GATS comporta degli allegati settoriali riguardanti, rispettivamente, la
 circolazione delle persone fisiche, il trasporto aereo, le telecomunicazioni, i servizi finanziari e il
 trasporto marittimo, che adeguano le disposizioni del GATS in funzione delle caratteristiche specifiche
 dei vari settori di attività.
 Fra gli obblighi previsti dall'Accòrdo sui servizi figura infine un elenco di impegni iniziali in materia
 di liberalizzazione che specifica gli obblighi in termini di trattamento nazionale e/o di accesso ai
 mercati assunti dalle Parti del GATS per tutti i settori dei servizi.
 L'intervento della Comunità, rigorosamente condizionato dai progressi compiuti nell'instaurazione del
 mercato unico, è consistito nel valorizzare sul piano multilaterale i risultati ottenuti a livello interno.
 Gli impegni assunti dalla Comunità non vanno al di là degli obblighi già rispettati nel quadro del
Tnercato unico, e pertanto non richiedono modifiche dell'attuale legislazione comunitaria.
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 8.       Proprietà intellettuale
 Ultima priorità della Comunità per l'Uruguay Round: creare uno strumento efficace che consentisse
 di far rispettare in modo effettivo i diritti di proprietà intellettuale che possono influire sul commercio
 internazionale.
 L'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIP) scaturito dai
 negoziati risponde pienamente a questo obiettivo, in quanto comporta disposizioni relative alla tutela
 dei diritti di proprietà intellettuale che costituiscono un insieme multilaterale di regole volte a
 promuovere gli scambi internazionali dei prodotti cui si applicano tali diritti, nonché a prevenire le
 distorsioni e le tensioni commerciali dovute alla mancanza di un'effettiva e adeguata protezione.
 Oltre alle disposizioni generali e ai principi fondamentali per la protezione dei diritti di proprietà
 intellettuale, l'accordo TRIP contiene norme vincolanti relative all'esistenza, all'ambito e all'esercizio
 dei diritti in materia di protezione del diritto d'autore e dei diritti connessi, dei marchi d'impresa,
 delle indicazioni geografiche, dei disegni e dei modelli industriali, dei brevetti e delle topografie di
 circuiti integrati. Sono inoltre state adottate norme relative alla protezione del segreto d'ufficio e al
 controllo delle pratiche anticoncorrenziali di concessione delle licenze.
 L'accordo TRIP comporta altresì disposizioni particolareggiate sul modo in cui i governi Parti
 dell'accordo devono applicare le sue norme. Tali disposizioni riguardano, tra l'altro, le misure alla
 frontiera, che devono soddisfare criteri specifici, nonché l'acquisizione e il mantenimento ':i diritti
 e le procedure che consentono ai detentori dei diritti di farli rispettare.
 Le Parti dell'accordo TRIP dovranno adempiere ai loro obblighi entro un anno a decorrere
 dall'istituzione dell'OMC.
 Per tener fede ai suoi impegni, la Comunità dovrà modificare la legislazione comunitaria vigente come
 indicato in allegato. Gli Stati membri, dal canto loro, dovranno anch'essi adempiere a un certo
 numero di obblighi.
 9.       Accordi plurilaterali
 L'Attofinaledell'Uruguay Round cita inoltre gli accordi plurilaterali conclusi nell'ambito del GATT.
 a.       Accordi settoriali agricoli
 Due di questi quattro testi, ossia l'accordo internazionale sui prodotti lattiero-caseari e l'accordo
 internazionale sulle carni bovine, non sono stati negoziati nel corso dell'Uruguay Round; nell'Atto
 finale, pertanto, essi figurano nella forma adottata dal Tokyo Round del 1979.
 Come per tutti gli accordi plurilaterali, l'integrazione nel sistema dell'OMC, e in particolare
 l'applicabilità delle sue modalità di composizione delle controversie, sono vincolanti per i membri che
 hanno aderito all'accordo plurilaterale in questione.
 b;       Aeronautica civile
 I negoziati per la revisione dell'accordo sul commercio di aeromobili civili sono stati prorogati di un
"anno al termine dei lavori dell'Uruguay Round propriamente detto.
 L'accordo derivante dal Tokyo Round si applica, nella forma del 1979, fino allo scadere di questo
 periodo complementare (maggio 1995).
                                                        8
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Beninteso, non occorre ancora apportare alcuna modifica legislativa.
 e.      Appalti pubblici
 Si sono invece conclusi positivamente i negoziati per la revisione dell'accordo sugli appalti pubblici.
 Fra i risultati più salienti del negoziato figura l'estensione del campo di applicazione dell'accordo agli
 acquisti di forniture, di lavori e di servizi effettuati da enti che fanno capo ai governi centrali e alle
 autorità pubbliche locali. Il nuovo accordo si applica anche agli enti che operano nei settori portuale,
 aeroportuale, dell'acqua, dell'elettricità e dei trasporti urbani.
 Anche in questo settore, la posizione della Comunità era subordinata al grado di realizzazione del
 mercato interno. La revisione dell'accordo sugli appalti pubblici non richiede quindi modifiche di
 rilievo della legislazione comunitaria vigente.
 La Comunità, tuttavia, ha avviato una serie di negoziati bilaterali sul contributo offerto dalle Parti al
 rispetto delle discipline. Al termine dei lavori bilaterali; i risultati dei singoli negoziati vengono
 proposti, per adozione, al Consiglio.
 A questo stadio, non è escluso che occorrano modifiche legislative di poco rilievo per alcuni dei
 risultati bilaterali suddetti. Dato che gli obblighi derivanti dal nuovo accordo sugli appalti pubblici
 dovranno essere rispettati dalle Parti solo dal 1" gennaio 1996 in poi e che i risultati dei negoziati
 bilaterali entreranno in vigore alla stessa data, o addirittura più tardi, la Commissione si riserva di
 riesaminare all'occorrenza l'attuazione degli aspetti dell'Uruguay Round attinenti agli appalti pubblici.
 10.      Altri accordi
 Non essendo ancora terminati i negoziati in materia, nell'Atto finale dell'Uruguay Round non figura
 alcuna disposizione relativa all'accordo multilaterale sull'acciaio. A questo stadio, pertanto, non si
 giustifica un adeguamento legislativo.
 IH.      Aspetti procedurali
 La proposta di decisione per la conclusione degli accordi dell'Uruguay Round sottoposta dalla
 Commissione al Consiglio raccomanda di adire il Parlamento europeo nell'ambito della procedura per
 parere conforme. L'attofinalerichiedeinfatti, mediante l'Accordo che istituisce l'OMC, la creazione
 di un "quadro istituzionale specifico" ai sensi dell'articolo 228, paragrafo 3, comma 2 del trattato
 sull'Unione.
 Inoltre, è innegabile che gli accordi dell'Uruguay Round rappresentano per la Comunità accordi
 internazionali di "significativa importanza" di cui alla dichiarazione solenne di Stoccarda.
 Per motivi di coerenza politica e legislativa, è quindi opportuno sottoporre al parere del Parlamento
 europeo la legislazione di attuazione di questi accordi.
 Trattandosi di atti proposti sulla base dell'articolo 113, la consultazione del Parlamento interviene solo
 a titolo facoltativo.
 Durante la trasmissione di tutti gli articoli al Parlamento, sarebbe auspicabile ricordare a questo
"organo l'importanza per la Comunità di poter onorare i suoi impegni internazionali sin dal
  1* gennaio 1995.
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                                 DECISIONE DEL CONSIGLIO                           94/ 0225(ACC)
                                       del            1994
          relativa all'entrata in vigore simultanea degli atti che applicano i risultati
                  dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che i vari atti che applicano i risultati dell'Uruguay Round dovrebbero entrare
in vigore alla stessa data;
considerando che la data di entrata in vigore di questi risultati a livello della Comunità
dovrebbe essere identica alla data di entrata in vigore dell'accordo che istituisce
l'Organizzazione mondiale del commercio e dei suoi allegati, a livello multilaterale;
considerando che la conferenza sull'applicazione, tenutasi a Ginevra il [dicembre 1994], ha
deciso che detti risultati entreranno in vigore il [1* gennaio 1995],
DECIDE:
                                            Articolo 1
Gli atti legislativi che applicano i risultati dei negoziati commerciali multilaterali
dell'Uruguay Round, elencati in allegato alla presente decisione, entreranno in vigore il [1 *
gennaio 1995], fatta eccezione per gli atti relativi agli accordi che prevedono esplicitamente
una data successiva.
                                            Articolo 2
La presente decisione sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee ed
entrerà in vigore il giorno della pubblicazione.
Fatto a Bruxelles, addì
                                                                               Per il Consiglio
                                                                                 Il Presidente
 ---pagebreak---                                                                                          Jò
                                    ALLEGATO
Regolamento del Consiglio recante adeguamento della Nomenclatura combinata e
della Tariffa doganale comune ai risultati dell'Uruguay Round.
Direttiva del Consiglio relativa alle ispezioni pre-imbarco per le esportazioni dalla
Comunità.
Regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 3030/93 del
Consiglio relativo al regime comune da applicare alle importazioni di alcuni prodotti
tessili originari dei paesi terzi.
Regolamento del Consiglio relativo agli adattamenti e alle misure transitorie
necessarie nel settore dell'agricoltura per l'attuazione degli accordi conclusi nel
quadro dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round.
Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del
regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio che stabilisce le regole generali relative
alla definizione, alla designazione e alla presentazione delle bevande spiritose e del
regolamento (CEE) n. 1601/91 del Consiglio che stabilisce le regole generali relative
alla definizione, alla designazione e alla presentazione dei vini aromatizzati, delle
bevande aromatizzate a base di vino e dei cocktail aromatizzati di prodotti
vitivinicoli alla luce dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay
Round.
Regolamento del Consiglio relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di
dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea.
Regolamento del Consiglio relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di
sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea.
Regolamento del Consiglio relativo al regime comune applicabile alle importazioni
e che abroga il regolamento (CE) ri. 518/94.
Regolamento del Consiglio relativo al rafforzamento della politica commerciale
comune, particolarmente in riguardo alla difesa contro le pratiche commerciali
illecite e gli effetti negativi sugli scambi subiti dalle imprese comunitarie e
all'esercizio dei diritti della Comunità nel quadro di norme commerciali
internazionali
Regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio
 sul marchio comunitario ai fini dell'attuazione degli accordi conclusi nel quadro
dell'Uruguay Round.
 Decisione del Consiglio relativa all'estensione della tutela giuridica delle topografie
 di prodotti a semiconduttori alle persone dei membri dell'Organizzazione mondiale
 del commercio.
                                           11
 ---pagebreak---                  A
 Parte seconda
Tariffa doganale
        12
 ---pagebreak---                       y A
      Parte terza
Ispezioni pre-imbarco
 ---pagebreak---                                                                                                       yfé
                                                                                       94/0226(ACC)
                                     DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
                relativa alle ispezioni pre-imbarco per le esportazioni dalla Comunità
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che un certo numero di paesi in via di sviluppo si avvale di programmi di "ispezioni pre-
imbarco" per garantire la corretta ripartizione delle scarse risorse.di valuta estera tra gli importatori
e combattere pratiche quali le fatturazioni eccessive e le frodi; che questi paesi in via di sviluppo
hanno incaricato enti privati di svolgere tale compito, in cui rientrano la verifica della qualità e del
prezzo delle merci destinate ad essere esportate nel loro territorio;
considerando che la Comunità riconosce ai paesi in via di sviluppo il diritto di ricorrere alle ispezioni
pre-imbarco; che, tuttavia, dette ispezioni possono dar luogo a interferenze abusive nel prezzo
liberamente concordato tra le parti di un contratto o ad altre pratiche che costituiscono ostacoli
ingiustificati al commercio;
considerando che nell'Atto finale dell'Uruguay Round, firmato il 15 aprile 1994 a Marrakech
(Marocco), figura un Accordo sulle ispezioni pre-imbarco tra i membri dell'Organizzazione mondiale
del commercio (OMC); che occorre applicare l'Accordo a livello della Comunità;
considerando che, ai fini della politica commerciale comune della Comunità, è necessario che gli Stati
membri disciplinino secondo criteri comuni le attività degli enti per le ispezioni pre-imbarco;
considerando che, a tal fine, gli Stati membri devono imporre la notifica delle attività di ispezione pre-
imbarco;
considerando che è opportuno semplificare, per quanto possibile, le procedure, segnatamente per
quanto riguarda l'esame dei prezzi; che tuttavia l'Accordo sulle ispezioni pre-imbarco dell'OMC non
prevede esenzioni e che pertanto tali esenzioni possono essere applicate solo con l'accordo degli enti
per le ispezioni pre^imbarco;
considerando che gli Stati membri dovrebbero istituire una procedura rapida ed efficace per la
composizione delle controversie fra gli esportatori e gli enti per le ispezioni pre-imbarco; che tale
procedura figura già nell'Accordo sulle ispezioni pre-imbarco dell'OMC;
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considerando che, in caso di mancato rispetto delle condizioni o di inosservanza delle procedure da
parte degli enti per le ispezioni pre-imbarco, si dovrebbe comporre la vertenza direttamente con i paesi
terzi che si avvalgono di detti enti;
considerando che l'articolo 3, paragrafo 3 dell'Accordo sulle ispezioni pre-imbarco prevede
un'assistenza tecnica ai paesi terzi,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
                                                 Articolo 1
La presente direttiva si applica alle attività svolte, al di fuori del territorio doganale della Comunità
europea, da un ente per le ispezioni pre-imbarco che effettua, per conto di governi o di organismi
governativi di paesi terzi, controlli della qualità, della quantità o del prezzo delle merci destinate ad
essere esportate nel territorio di detti paesi terzi (programmi di ispezione pre-imbarco).
                                                 Articolo 2
 1. Gli Stati membri assoggettano le attività degli enti per le ispezioni pre-imbarco ai sensi
     dell'articolo 1 a una procedura di notifica preventiva secondo le condizioni stabilite nella presente
     direttiva. Gli enti per le ispezioni pre-imbarco notificano, prima di applicarle, anche le modifiche
     apportate ai loro metodi di lavoro.
2. Questa procedura viene applicata in modo non discriminatorio.
                                                 Articolo 3
La notifica di cui all'articolo 2 riguarda le seguenti attività:
a) controllo fisico della merce prima che sia esportata onde verificare la conformità della spedizione
      (qualità, quantità) con le specifiche del contratto, nonché il rispetto delle norme e degli standard
      stabiliti dal paese importatore o riconosciuti a livello internazionale;
b) verifica del prezzo e, se del caso, del tasso di cambio, in base al contratto tra esportatore e
      importatore, alla fattura pro forma e, se del caso, alla domanda di autorizzazione d'importazione.
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                                                  Articolo 4
Per agevolare l'esecuzione dell'Accordo sulle ispezioni pre-imbarco dell'OMC, gli Stati membri si
accertano che le attività notificate soddisfino almeno le seguenti condizioni:
a) nel notificare le loro attività, gli enti per le ispezioni pre-imbarco comunicano alle autorità
    dello(degli) Stato(i) membro(i) le disposizioni, esclusa la remunerazione, del contratto stipulato
    con i governi o con gli organismi governativi dei paesi terzi per conto dei quali sono stati avviati
    i programmi di ispezioni pre-imbarco. Successivamente, detti enti comunicano alle medesime
    autorità tutte le modifiche delle modalità di controllo. Le autorità competenti degli Stati membri
    si accertano che le disposizioni del contratto non siano contrarie alle disposizioni della presente
    direttiva.
b) Prima di qualsiasi controllo, l'ente per le ispezioni pre-imbarco informa l'esportatore delle
    modalità e dei criteri che intende applicare.
    Gli enti per le ispezioni pre-imbarco effettuano gli opportuni controlli in modo da evitare ritardi
    eccessivi. Una volta ricevuti i documenti finali e terminata l'ispezione, inoltre, essi emettono
    entro cinque giorni lavorativi una relazione fattuale che consenta il nullaosta all'imbarco o una
    nota esplicativa scritta che specifichi i motivi della mancata emissione. In quest'ultimo caso, si
    dà agli esportatori l'opportunità di presentare in forma scritta le loro osservazioni nonché, su
    richiesta degli esportatori, di predisporre una nuova ispezione alla data più vicina gradita ad
    entrambe le parti.
    Gli enti per le ispezioni pre-imbarco provvedono inoltre, ogniqualvolta sia richiesto dagli
    esportatori, ad effettuare, prima della data dell'ispezione fisica, una verifica preliminare del
    prezzo e, se del caso, del tasso di cambio sulla base del contratto stipulato tra esportatore e
    importatore, della fattura pro forma e, se del caso, della domanda di autorizzazione
    d'importazione. Dopo la verifica preliminare, essi informano immediatamente gli esportatori, per
    iscritto, in merito all'accettazione del prezzo e/o del tasso di cambio o comunicano in dettaglio
    i motivi della mancata accettazione degli stessi.
    Al fine di evitare ritardi nei pagamenti, gli enti per le ispezioni pre-imbarco inviano appena
    possibile agli esportatori o ai loro rappresentanti designati la suddetta relazione fattuale. Nel caso
    di un errore di trascrizione, essi provvedono a correggerlo e a far pervenire l'informazione
    corretta alle parti interessate il più rapidamente possibile.
e) Le ispezioni pre-imbarco vengono effettuate in maniera non discriminatoria; le procedure e i
    criteri seguiti nello svolgimento di queste attività sono obiettivi e applicati allo stesso modo a tutti
    gli esportatori interessati.
d) Gli enti per le ispezioni pre-imbarco non chiedono agli esportatori di fornire informazioni su dati
    di fabbricazione relativi a processi brevettati, protetti da licenza o non divulgati, ovvero a processi
    con brevetto in corso di registrazione; su dati tecnici non pubblicati, diversi dai dati necessari a
    dimostrare la conformità con regolamenti o norme tecniche; sui prezzi interni, inclusi i costi di
    fabbricazione; sui livelli di profitto; sulle condizioni di contratti stipulati tra gli esportatori e i loro
    fornitori, a meno che l'ente non possa procedere altrimenti per effettuare l'ispezione in questione.
    (In questi casi, l'ente si limita a chiedere l'informazione necessaria a tale scopo).
 ---pagebreak---                                                                                                   jq
   In generale, gli enti per le ispezioni pre-imbarco trattano tutte le informazioni fornite dagli
   esportatori come informazioni commerciali confidenziali, nella misura in cui tali informazioni non
   siano già pubblicate, in generale disponibili a terzi o comunque di dominio pubblico. Dette
   informazioni commerciali confidenziali sono comunicate ai governi che hanno incaricato gli enti
   in questione esclusivamente nella misura in cui le stesse siano consuetudinariamente richieste per
   lettere di credito o altre forme di pagamento o ai fini doganali, di concessione di licenze di
   importazione o di controllo sui cambi.
e. Gli enti per le ispezioni pre-imbarco provvedono a stabilire procedure per il ricevimento, l'esame
   e l'emissione di decisioni in merito a rimostranze presentate dagli esportatori. Le procedure sono
   formulate ed eseguite in conformità con le indicazioni che seguono:
   i)    gli enti per le ispezioni pre-imbarco provvedono a designare uno o più funzionari che si
         tengono a disposizione, durante il normale orario d'ufficio, in ogni città o porto in cui è
         ubicato un ufficio amministrativo per le ispezioni pre-imbarco, per ricevere, esaminare e
         emettere decisioni su appelli o rimostranze presentati dagli esportatori;
   ii)   gli esportatori comunicano in forma scritta al funzionario designato i fatti concernenti la
         specifica transazione in questione, la natura del reclamo e una proposta di soluzione;
   iii) il funzionario designato esamina con comprensione le rimostranze degli esportatori ed emette
         una decisione al più presto, successivamente al ricevimento della documentazione di cui al
         comma ii).
                                                  4
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Per evitare fatturazioni al di sopra o al di sotto del prezzo effettivo e frodi nel paese terzo importatore,
gli Stati membri si accertano che gli enti per le ispezioni pre-imbarco effettuino verifiche dei prezzi(1)
in base alle seguenti indicazioni:
a) gli enti per le ispezioni pre-imbarco respingono un prezzo concordato in un contratto stipulato tra
     un esportatore e un importatore soltanto qualora siano in grado di dimostrare che il prezzo può
     essere ritenuto insoddisfacente sulla base di un processo di verifica conforme ai criteri esposti ai
     commi da b) a e);
b) l'ente per le ispezioni pre-imbarco basa il confronto dei prezzi ai fini della verifica del prezzo di
     esportazione sul prezzo (o sui prezzi) di merci identiche o simili offerte per l'esportazione dallo
     stesso paese esportatore esattamente o pressappoco nello stesso momento, in condizioni di vendita
     competitive e confrontabili, conformemente alle normali prassi commerciali e al netto di eventuali
     sconti standard. Il confronto si basa sui seguenti elementi:
     i)    saranno considerati i prezzi che forniscono una valida base di confronto, tenendo conto dei
           fattóri economici pertinenti relativi al paese di importazione e al paese o ai paesi ai quali si
           fa riferimento per il confronto dei prezzi;
     ii)   l'ente per le ispezioni pre-imbarco non si dovrà basare sul prezzo di merci offerte per
           l'esportazione a paesi importatori diversi al fine di imporre arbitrariamente il prezzo più
           basso alla spedizione;
     iii) l'ente per le ispezioni pre-imbarco dovrà tenere conto degli elementi specifici elencati al
           comma e);
     iv) in qualsiasi fase del processo sopra descritto, l'ente per le ispezioni pre-imbarco dovrà
           concedere all'esportatore la possibilità di fornire spiegazioni sul prezzo;
e) nell'effettuare la verifica del prezzo, gli enti per le ispezioni pre-imbarco terranno in debito conto
     i termini del contratto di vendita e di fattori di rettifica di norma applicabili in relazione alla
     transazione; tali fattori includono, a titolo illustrativo ma non limitativo, il livello commerciale
     e la quantità della vendita, i periodi e le condizioni di consegna, le clausole di adeguamento dei
     prezzi, le specifiche di qualità, speciali caratteristiche di progettazione, particolari specifiche di
     spedizione o di imballaggio, le dimensioni dell'ordine, le vendite a contanti, le influenze
     stagionali, i corrispettivi di licenza o altri diritti di proprietà intellettuale, nonché i servizi resi
     nell'ambito del contratto, ove non siano stati fatturati separatamente; e ancora, determinati
     elementi relativi al prezzo dell'esportatore, quali il rapporto contrattuale tra esportatore e
     importatore;
     (1)
          Va ricordato che gli obblighi dei Membri rispetto ai servizi forniti dagli enti per le ispezioni
          pre-imbarco in relazione alla valutazione in dogana saranno gli obblighi che gli stessi hanno accettato
          nel GATT 1994 e negli altri Accordi commerciali multilaterali inclusi nell'allegato 1A dell'Accordo
          OMC (cfr. nota 4 dell'Accordo sulle ispezioni pre-imbarco dell'OMC).
 ---pagebreak---                                                                                                        M
d) la verifica dei costi di trasporto si riferirà esclusivamente al prezzo convenuto del modo di
     trasporto nel paese di esportazione, come indicato nel contratto di vendita;
e) ai fini della verifica del prezzo non si dovrà tener conto delle seguenti voci:
     i)    prezzo di vendita nel paese d'importazione di merci prodotte in quel paese;
     ii)   prezzo delle merci per l'esportazione da uri paese diverso dal paese esportatore;
     iii) costi di produzione;
     iv) prezzi o valori arbitrari o fittizi.
                                                Articolo 6
Al fine di evitare ritardi ingiustificati per gli esportatori, gli Stati membri invitano gli enti per le
ispezioni pre-imbarco a utilizzare per quanto possibile procedure di verifica semplificate evitando, in
determinati casi, l'esame dei prezzi. Nello stabilire dette procedure semplificate, tuttavia, si dovrà
tener conto dell'obbligo, per gli Stati membri e per gli enti per le ispezioni pre-imbarco, di svolgere
le attività in questione in maniera non discriminatoria.
                                                Articolo 7
Qualora un ente per le ispezioni pre-imbarco non rispetti le condizioni di cui agli articoli 4 e 5 della
presente direttiva o non si attenga alle procedure di cui all'articolo 9, le autorità di uno Stato membro
informano la Commissione e gli altri Stati membri della mancata osservanza e possono ricorrere alla
procedura prevista all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 2641/84 del Consiglio(2).
                                                Articolo 8
Gli Stati membri forniscono, su richiesta, ai paesi terzi l'assistenza tecnica necessaria per conseguire
gli obiettivi dell'accordo sulle ispezioni pre-ir * arco dell'OMC, a condizioni concordate fra le Parti
oppure in modo da rendere tali controlli superflui.
      (2)
           GU n. L 252 del 20.9.1984, pag. 1.
 ---pagebreak---                                                                                                        12
                                               Articolo 9
Gli Stati membri incoraggiano gli enti per le ispezioni pre-imbarco e gli esportatori a risolvere tra di
loro eventuali controversie. Tuttavia, dopo due giorni lavorativi dalla presentazione del reclamo in
conformità del comma e) dell'articolo 4, entrambe le Parti possono deferire la controversia all'esame
di una parte indipendente, a norma dell'articolo 4 dell'Accordo sulle ispezioni pre-imbarco
dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC)^ Si applica a tal fine la presente procedura:
a)   un esportatore o un ente per le ispezioni pre-imbarco che desideri sollevare una vertenza dovrà
     contattare l'ente indipendente di cui sopra e richiedere l'istituzione di un gruppo speciale (panel).
     L'ente indipendente sarà responsabile della formazione del gruppo speciale, che dovrà
     comprendere tre membri, scelti in modo da evitare inutili costi e ritardi. Il primo membro dovrà
     essere selezionato nel gruppo i) dell'elenco che figura nell'accordo sulle ispezioni pre-imbarco
     dell'OMC dall'ente per le ispezioni pre-imbarco interessato, fermo restando che non deve esistere
     alcun rapporto tra tale membro e l'ente. Il secondo membro dovrà essere selezionato nel gruppo
     ii) dell'elenco dell'Accordo sulle ispezioni pre-imbarco dell'OMC dall'esportatore interessato,
     fermo restando che non devono esistere collegamenti tra tale membro e l'esportatore. Il terzo
     membro dovrà essere scelto nel gruppo iii) dell'elenco dell'Accordo sulle ispezioni pre-imbarco
     dell'OMC dall'ente indipendente di cui sopra. Un esperto indipendente in materia commerciale
     scelto nel gruppo iii) dell'elenco dell'Accordo OMC sulle ispezioni pre-imbarco non può essere
     contestato;
b)   l'esperto indipendente in materia commerciale scelto dal gruppo iii) dell'elenco che figura
     nell'Accordo OMC sulle ispezioni pre-imbarco svolgerà le funzioni di presidente del gruppo
     speciale e prenderà tutte le decisioni necessarie per garantire la rapida composizione della
     controversia da parte del gruppo speciale: ad esempio, se i fatti in questione impongono di riunire
     i membri del panel e, in tal caso, la sede della riunione, tenendo conto del sito dell'ispezione in
     questione;
e)   ove concordato dalle parti in controversia, un esperto indipendente in materia commerciale
     potrebbe essere scelto nel gruppo iii) dell'elenco che figura nell'Accordo OMC sulle ispezioni
     pre-imbarco dall'ente indipendente di cui alla lettera a) per un esame della questione. L'esperto
     prenderà le decisioni necessarie per garantire la rapida composizione della controversia, ad
     esempio tenendo conto del sito dell'ispezione in questione;
d) l'oggetto dell'esame consisterà nello stabilire se, nel corso dell'ispezione oggetto della
     controversia, le parti interessate abbiano agito nel rispetto delle disposizioni della presente
     direttiva. La* procedura dovrà essere rapida e fornire ad entrambe le parti la possibilità di
     presentare le loro osservazioni di persona o per iscritto;
 ---pagebreak---                                                                                                         Il-
e) le decisioni del gruppo speciale di tre membri saranno prese con voto di maggioranza. La
    decisione in merito alla controversia sarà emessa entro otto giorni lavorativi dalla richiesta di
    esame indipendente e comunicata alle parti in controversia. Detto termine potrebbe essere
    allungato previo accordo delle parti. Il gruppo speciale o l'esperto indipendente in materia
    commerciale effettueranno la ripartizione dei costi in base al merito del caso;
f)  la decisione del gruppo speciale sarà vincolante per l'ente per le ispezioni pre-imbarco e per
     l'esportatore parti della controversia.
                                              Articolo 10
La presente direttiva entra in vigore alla data stabilita dalla decisione sull'entrata in vigore degli atti
di applicazione dei risultati dell'Uruguary Round.
Gli Stati membri informano la Commissione delle misure adottate e delle relative modifiche, e ne
trasmettono copie a parte al Segretariato dell'OMC.
Le misure e le modifiche in questione non vengono applicate prima della pubblicazione.
                                              Articolo 11
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                                          Per il Consiglio
 ---pagebreak---                         ^
      Parte quarta
Tessili e abbigliamento
 ---pagebreak---                                                                                     ..A
               Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il
  REGOLAMENTO (CEE) N. 3030/93 DEL CONSIGLIO del 12 ottobre 1993
relativo al regime comune da applicare alle importazioni di alcuni prodotti tessili
                              originari dei paesi terzi
 ---pagebreak---                                                                                                     j¥
                                           RELAZIONE
1. Scopo della presente proposta di modifica del regolamento 3030/93 relativo al regime comune
da applicare alle importazioni di alcuni prodotti tessili è garantire un'efficace applicazione
dell'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento dell'Organizzazione mondiale del commercio.
2. L'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento dell'OMC richiede che vengano apportati tre tipi
di modifiche al regolamento 3030/93:
     i)    si devono adeguare le misure di salvaguardia (articolo 10) a quelle del nuovo Accordo
sui tessili e sull'abbigliamento dell'OMC (articolo 6);
     ii) all'inizio di ciascuna delle tre fasi previste dall'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento
dell'OMC si dovranno adeguare i limiti quantitativi comunitari di cui all'Allegato V relativi a
importazioni da Membri dell'OMC ai coefficienti di crescita annui dei contingenti più elevati di
quest'ultimo accordo; analogamente, quando l'Unione europea integrerà prodotti soggetti a limiti
quantitativi, detti prodotti dovrebbero essere eliminati dall'Allegato V;
     iii) se e quando alcuni dei paesi terzi elencati nell'Allegato Vili (disposizioni sulla
flessibilità) diventeranno Membri dell'OMC, si dovrà eliminare il rispettivo "tetto" all'utilizzo
cumulativo delle disposizioni sulla flessibilità indicato nella colonna 8 della tabella, dato che
l'articolo 2, paragrafo 16 dell'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento dell'OMC stabilisce che non
saranno imposti limiti "sull'impiego combinato delle varie forme di riporto (swing, riporto e
anticipo)".
Poiché non è ancora chiaro se e quando tutti i paesi terzi figuranti negli allegati diventeranno
Membri dell'OMC e beneficeranno pertanto dell'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento, la
Commissione adotterà i necessari emendamenti tecnici agli Allegati del regolamento 3030/93 di
cui ai punti ii) e iii) conformemente alla procedura del Comitato dei tessili specificata all'articolo
17 del regolamento.
A tal fine, e per motivi di chiarezza, si propone di eliminare il riferimento agli anni di
contingentamento 1993-1995 contenuto nell'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento, dato che per
i Membri dell'OMC gli aumenti dei contingenti saranno automatici per i prossimi 10 anni.
3. Per quanto riguarda la clausola di salvaguardia, si propone di conservare la definizione del
meccanismo di uscita dal paniere attualmente contenuta nell'articolo 10, paragrafi 1 e 2 del
regolamento e di aggiungere clausole corrispondenti alle nuove disposizioni dell'Accordo sui tessili
e sull'abbigliamento dell'OMC. Dei paesi elencati nell'Allegato IX attualmente soggetti al
meccanismo di uscita dal paniere, infatti, numerosi importanti fornitori (quali la Cina, Taiwan,
il Vietnam e l'ex URSS) non saranno probabilmente Membri dell'OMC alla data di entrata in
vigore dell'Accordo, ma vi aderiranno in un prossimo futuro. Sarà dunque necessario mantenere
l'attuale meccanismo di salvaguardia per coprire il periodo transitorio. La Commissione propone
di prevedere due clausole di salvaguardia parallele nel regolamento e di cancellare i vari paesi
terzi dall'Allegato IX in base alla procedura del Comitato dei tessili (articolo 17 del regolamento)
via via che essi beneficeranno dell'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento dell'OMC.
 ---pagebreak---                                                                                      94/0227(ACC)
                      Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il
         REGOLAMENTO (CEE) N. 3030/93 DEL CONSIGLIO del 12 ottobre 1993
      relativo al regime comune da applicare alle importazioni di alcuni prodotti tessili
                                       originari dei paesi terzi
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
vista la proposta della Commissione *
considerando che la Comunità ha firmato l'Atto finale dei negoziati GATT dell'Uruguay Round
che istituisce un'Organizzazione mondiale del commercio (in appresso denominata OMC);
considerando che è necessario modificare le misure di salvaguardia previste dal regolamento
(CEE) n. 3030/93 del 12 ottobre 19931 relativo al regime comune da applicare alle importazioni
di alcuni prodotti tessili originari dei paesi terzi, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n.
195/94 della Commissione, del 12 gennaio 19942, per adeguarle alle nuove disposizioni di
salvaguardia contenute nell'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento dell'OMC per quanto riguarda
le importazioni da Membri dell'OMC;
considerando che l'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento dell'OMC stabilisce altresì i
coefficienti di aumento annui che si applicheranno automaticamente ai limiti quantitativi residui
della Comunità sulle importazioni da Membri dell'OMC per un periodo di 10 anni a decorrere
dall'entrata in vigore dell'Accordo OMC; che è pertanto opportuno che i limiti quantitativi
comunitari stabiliti nell'Allegato V del regolamento (CEE) n. 3030/93 per quanto riguarda le
importazioni da Membri dell'OMC siano modificati in corrispondenza di ciascuna fase
dell'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento dell'OMC attraverso la procedura prevista all'articolo
17 del regolamento e che l'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento sia emendato in tal senso;
        GU n. L 275 dell'8 11.1993, pag. 1
         GU n. L 29 del 2.2.1994, pag. 1.
 ---pagebreak---                                                                                                      M
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                              Articolo 1
L'articolo 10 del regolamento (CEE) n. 3030/93 del Consiglio è sostituito dal testo seguente:
                                             "Articolo 10
                                       Misure di salvaguardia
1. Se le importazioni nella Comunità dei prodotti di una determinata categoria non soggetta ai
limiti quantitativi fissati nell'Allegato V e originari di uno dei paesi di cui all'Allegato IX
superano, rispetto al totale delle importazioni nella Comunità di prodotti della stessa categoria
durante l'anno civile precedente, le percentuali riportate nella tabella dell'Allegato IX, esse
possono essere subordinate a limiti quantitativi alle condizioni fissate nel presente articolo.
2. Il paragrafo 1 non si applica quando le percentuali ivi contemplate sono raggiunte in seguito
al calo delle importazioni totali nella Comunità e non in seguito ad un incremento delle
esportazioni dei prodotti originari del paese fornitore interessato.
3. Quando la Commissione constata, di propria iniziativa o su richiesta di uno Stato membro,
che sono soddisfatte le condizioni di cui al paragrafo 1 e ritiene opportuno subordinare una
determinata categoria di prodotti a un limite quantitativo, essa:
a) avvia consultazioni con il paese fornitore interessato secondo la procedura di cui all'articolo
16, per giungere ad un accordo o a conclusioni comuni su un livello adeguato di restrizioni per
la categoria di prodotti in questione;
b) in attesa di una soluzione reciprocamente soddisfacente, la Commissione chiede di norma al
paese fornitore interessato di limitare le esportazioni nella Comunità dei prodotti della categoria
in questione per un periodo provvisorio di 3 mesi dalla data di richiesta delle consultazioni. Detto
limite provvisorio viene fissato al 25% del livello delle importazioni raggiunto durante l'anno
civile precedente oppure, se più elevato, al 25% del livello risultante dall'applicazione della
formula di cui al paragrafo 1;
e) in attesa della conclusione delle consultazioni richieste, essa può subordinare le importazioni
dei prodotti della categoria in questione a limiti quantitativi identici a quelli richiesti al paese
fornitore in virtù della lettera b). Queste misure non pregiudicano le disposizioni definitive che
saranno adottate dalla Comunità sulla base del risultato delle consultazioni.
4. a) Qualora le importazioni nella Comunità di prodotti tessili non soggetti ai limiti
quantitativifissatinell'Allegato V e originari della Bulgaria, della Repubblica ceca, dell'Ungheria,
della Polonia, della Romania o della Repubblica slovacca avvenissero in quantità così aumentate
o in condizioni tali da causare grave danno o rappresentare un'effettiva minaccia per la produzione
comunitaria di prodotti analoghi o in diretta concorrenza, tali importazioni possono essere
assoggettate a limiti quantitativi alle condizioni stabilite nei protocolli aggiuntivi con detti paesi.
 ---pagebreak---                                                                                                    jq
     b) In tali casi si applicano parimenti le disposizioni del paragrafo 3, senonché il limite
provvisorio di cui al paragrafo 3, lettera b) è fissato almeno al 25% delle importazioni effettuate
nel periodo di 12 mesi che termina 2 mesi prima o, qualora i dati non siano disponibili, 3 mesi
prima del mese in cui è stata presentata la richiesta di consultazioni.
5. a) Per quanto riguarda i prodotti non soggetti ai limiti quantitativi di cui all'Allegato V e
originari di paesi Membri dell'Organizzazione mondiale del commercio, si possono adottare
misure di salvaguardia qualora sia dimostrato che un particolare prodotto viene importato nella
Comunità in quantità così aumentate da causare grave danno o rappresentare un'effettiva minaccia
per la produzione interna di prodotti analoghi e/o in diretta concorrenza. Il grave danno o
l'effettiva minaccia devono essere dimostrabilmente provocati dai suddetti aumenti dei quantitativi
delle importazioni totali di quel prodotto e non da altri fattori quali modifiche tecnologiche o
cambiamenti delle preferenze dei consumatori.
     b) Nel determinare l'esistenza del grave danno o dell'effettiva minaccia di cui alla lettera
a), si esamina l'effetto di tali importazioni sulla situazione dello specifico settore interessato, nei
termini delle variazioni registrate dai principali indicatori economici quali la produzione, la
produttività, l'impiego della capacità produttiva, le giacenze, la quota di mercato* le esportazioni,
i salari, l'occupazione, i prezzi interni, i profitti e gli investimenti.
     e) Il paese terzo o i paesi terzi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio cui
vengono addebitati il grave danno o l'effettiva minaccia di cui alla lettera a) sono individuati sulla
base di un brusco e consistente incremento delle importazioni, effettivo o imminente, e del livello
delle importazioni rispetto alle importazioni da altre fonti, della quota di mercato e dei prezzi
d'importazione e dei prezzi interni ad una fase comparabile di una transazione commerciale.
6. Qualora la Commissione, di propria iniziativa o su richiesta di uno Stato membro, ritenga che
siano soddisfatte le condizioni di cui al paragrafo 5 e che i prodotti in questione debbano essere
assoggettati a un limite quantitativo:
a) essa avvia consultazioni con il paese fornitore interessato secondo la procedura di cui
all'articolo 16 per giungere a un accordo o a conclusioni comuni su un livello adeguato di
restrizioni per il prodotto in questione;
b) essa può, in attesa del risultato delle consultazioni e in circostanze assolutamente eccezionali
e gravi in cui un ritardo potrebbe provocare un danno difficilmente riparabile, imporre un limite
quantitativo provvisorio sui prodotti in questione. Tale limite provvisorio non dev'essere inferiore
al livello effettivo delle importazioni dal paese fornitore nel periodo di 12 mesi che termina 2 mesi
prima del mese in cui è stata presentata la richiesta di consultazioni.
 7. a) Le misure adottate ai sensi dei paragrafi 3, 4 e 6 sono oggetto di una comunicazione della
 Commissione pubblicata quanto prima nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
 ---pagebreak---      b) In caso di urgenza, la Commissione si appella al Comitato di cui all'articolo 17, di
propria iniziativa o entro 5 giorni lavorativi dal ricevimento di una richiesta da uno o più Stati
membri, in cui si specifichino i motivi dell'urgenza, e prende una decisione entro 5 giorni
lavorativi dal termine delle deliberazioni del Comitato.
8. Le consultazioni con il paese fornitore interessato di cui ai paragrafi 3, 4 e 6 possono portare
a un'intesa tra detto paese e la Comunità sull'introduzione di limiti quantitativi e sul loro livello.
In tali intese si stabilisce che i limiti quantitativi convenuti sono amministrati in base a un sistema
di duplice controllo.
9. Qualora le Parti non riescano a giungere a una conclusione soddisfacente entro 60 giorni dalla
notifica della richiesta di consultazioni, la Comunità ha il diritto di introdurre un limite
quantitativo definitivo ad un livello annuale non inferiore:
a) nel caso dei paesi fornitori elencati nell'Allegato IX, al livello derivante dall'applicazione della
formula di cui al paragrafo 1 oppure, se più elevato, al 106% del livello delle importazioni
raggiunto durante l'anno civile precedente quello in cui le importazioni hanno superato il livello
derivante dall'applicazione della formula di cui al paragrafo 1 e hanno dato luogo alla richiesta
di consultazioni;
b) nel caso della Bulgaria, della Repubblica ceca, dell'Ungheria, della Polonia, della Romania
o della Repubblica slovacca, al 110% delle importazioni effettuate nel periodo di 12 mesi che
termina 2 mesi prima oppure, qualora i dati non siano disponibili, 3 mesi prima del mese in cui
è stata presentata la richiesta di consultazioni;
e) nel caso di paesi fornitori membri dell'OMC, al livello effettivo delle importazioni dal paese
fornitore interessato effettuate nel periodo di 12 mesi che termina 2 mesi prima del mese in cui
è stata presentata la richiesta di consultazioni.
10.        Il livello annuo dei limiti quantitativi fissati in virtù dei paragrafi 3-6 o 9 non può essere
inferiore al livello delle importazioni nella Comunità dei prodotti della stessa categoria originari
dello stesso paese fornitore effettuate nel 1985 per l'Argentina, il Brasile, Hong Kong, il Pakistan,
il Perù, lo Sri Lanka e l'Uruguay, e nel 1986 per il Bangladesh, l'India, l'Indonesia, la Malaysia,
Macao, le Filippine, Singapore, la Corea del Sud e la Tailandia.
11.        I limiti quantitativi fissati in virtù del presente articolo non si applicano ai prodotti già
inoltrati verso la Comunità, a condizione che siano stati spediti dal paese fornitore del quale sono
originari per essere esportati verso la Comunità prima della data di notifica della richiesta di
consultazioni.
 ---pagebreak---                                                                                                       'I-I
12.       Le misure adottate ai sensi delle disposizioni del paragrafo 5 possono rimanere in vigore:
     a) fino a 3 anni senza proroga, oppure
     b)   se tale data è precedente, fino all'integrazione del prodotto nel GATT 1994.
13.       Le misure previste dai paragrafi 3, 4, 6 e 9 e le intese di cui al paragrafo 9 sono adottate
e applicate secondo la procedura di cui all'articolo 17.".
                                              Articolo 2
L'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 3030/93 del Consiglio è sostituito dal testo
seguente:
"L'importazione nella Comunità dei prodotti tessili di cui all'Allegato V originari di uno dei paesi
fornitori ivi elencati è soggetta ai limiti quantitativi annuali fissati in detto Allegato.".
                                              Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore alla data stabilita dalla decisione sull'entrata in vigore degli
atti di applicazione dei risultati dell'Uruguary Round.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il                                                   Per il Consiglio
 ---pagebreak---              Al.
PARTE QUINTA
AGRI COLTURA
 ---pagebreak---                                                                               33
                                   RELAZIONE
I. INTRODUZIONE
   Fra gli accordi negoziati dalla Comunità nell'ambito dell'Uruguay Round
   (denominati    in - seguito:     "accordi  GATT")1,   parecchi    richiedono
   l'adeguamento di alcune disposizioni di applicazione della politica
   agricola comune.                                                          '
   Si tratta anzitutto dei seguenti:
   -  accordo sull'agricoltura (di sèguito denominato: "accordo"),
   -  accordo sull'applicazione delle misure sanitarie e fitosanitarie,
   -  accordo sulle misure di salvaguardia, e
   -  accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti
      al commercio (di seguito denominato: "accordo TRIPS").
   Per il settore agricolo, gli accordi predetti riguardano i seguenti quattro
   aspetti:
   -  regime di sostegno interno,
   -  regime degli scambi con i paesi terzi,
   -  regime per la tutela delle denominazioni d'origine (parte dell'accordo
      TRIPS),
   -  regime veterinario e fitosanitario relativo agli scambi internazionali.
   La presente proposta di regolamento 2 contiene le disposizioni necessarie
   per inserire nella normativa comunitaria le disposizioni relative ai regimi
   di cui agli ultimi tre trattini che precedono. Per quanto concerne il
   regime di sostegno interno, la Commissione ritiene invece inopportuno
   introdurre un dispositivo specifico nelle organizzazioni dei mercati. In
   effetti, le disposizioni dell'accordo al riguardo dovranno essere prese in
   considerazione al momento di fissare i prezzi e le misure di auto per le
   campagne di commercializzazione future.
   La proposta GATT prevede una base giuridica che consente di adottare le
   misure necessarie nelle relazioni commerciali con i paesi terzi nei
   confronti dei quali la Comunità non ò legata dagli obblighi derivanti dagli
   accordi GATT.
   Cfr. proposta di decisione del Consiglio relativa all'adozione dei
   risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round (1986-
   1994), doc. COM(94)143 def. del 15.5.1994.
   Si tratta di due proposte: la prima raccoglie tutte le modifiche basate
   sull'articolo 43 del trattato (in appresso denominata "proposta GATT") e la
   seconda riguarda le modifiche basate sugli articoli 43 e 100A del trattato.
 ---pagebreak---     Non sono considerate nelle presenti proposte:                           3y
    -   le questioni attinenti agli accordi GATT per quanto concerne gli
       accordi preferenziali conclusi con i paesi terzi (ad es. "convenzione
       di Lomé") nonché per quanto riguarda l'ampliamento della Comunità,
       che devono ancora essere esaminate,
    -   la normativa agromonetaria del nuovo regime; essa sarà esaminata nel
       contesto della relazione sul sistema agromonetario che la Commissione
       presenterà al Consiglio entro la fine del 1994.
II. REGIME DEGLI SCAMBI
A.  Osservazioni generali
    Per quanto concerne gli scambi, gli accordi GATT definiscono i seguenti
    elementi fondamentali:
       la tarifficazione,
    -  l'accesso al mercato comunitario,
    -  la clausola di salvaguardia,
       il regime delle sovvenzioni all'esportazione.
    La proposta GATT si ispira ai seguenti principi:
    -  rispettare scrupolosamente gli obblighi derivanti dagli accordi GATT,
    -  dotarsi della massima flessibilità per la gestione,
    -  usufruire appieno delle possibilità offerte dagli accordi GATT,
    -  modificare il meno possibile i regimi dell'organizzazione dei mercati
       nei vari settori agricoli.
    Ciononostante, è inevitabile modificare la quasi totalità delle
    disposizioni che figurano nei regolamenti di base in relazione agli
    scambi con i paesi terzi. In effetti, l'eliminazione dei prelievi
    mobili non comporta solo 1'abrogazione dei regolamenti relativi al loro
    calcolo, ma richiede altresì di adattare gli articoli che ad essi si
    riferiscono. Altrettanto dicasi per le restituzioni all'esportazione
    che potranno essere concesse solo per i quantitativi e per gli importi
    previsti nell'accordo.
    La presente proposta si limita tuttavia ad inserire nei regolamenti di
    base i principi fondamentali per l'attuazione degli accordi GATT ed
    affida alla Commissione il compito di darne forma concreta in funzione
    delle esigenze dei vari settori. Questa impostazione tiene conto fra
    l'altro della necessità di preservare un margine di flessibilità
    sufficiente per la gestione pratica, e segnatamente del fatto che la
    maggior parte degli obblighi da rispettare sono definiti negli accordi
    in modo assai preciso.
                                   - 2 -
 ---pagebreak---                                                                                X
   Nell'apportare le modifiche in parola, la Commissione ha peraltro seguito
   il principio riconosciuto con la codificazione dell'OCM cereali
   (regolamento (CEE) n. 1766/92) nel quadro della riforma della PAC a cui, da
   allora, si è fatto più volte ricorso e in base al quale, nella ripartizione
   delle competenze fra Consiglio e Commissione, devono esservi ?????solo due
   livelli legislativi, l'uno costituito dalle disposizioni adottate dal
   Consiglio conformemente alla procedura di cui all'articolo 43, paragrafo 2
   del trattato CE, l'altro dalle modalità di applicazione fissate dalla
   Commissione secondo la procedura del comitato di gestione.
   Quanto all'attuazione giuridica degli accordi GATT, la Commissione ha
   optato per un'impostazione      settoriale che mantiene la struttura
   tradizionale delle organizzazioni dei mercati, e segnatamente l'integrità
   dei regolamenti di base da un lato, e che garantisce la trasparenza delle
   soluzioni adottate, dall'altro. La proposta GATT consiste pertanto in un
   dispositivo di copertura succinto che include segnatamente una base
   giuridica per l'adozione delle norme transitorie necessarie, e nei cui
   allegati si trovano gli adattamenti da apportare nei vari settori. Essa
   prevede inoltre l'abrogazione dei regolamenti denominati "norme generali".
B. Regime all'importazione
   1. Oneri all'importazione (tarifficazione)
      L'elemento fondamentale del nuovo regime all'importazione Ô la
      sostituzione degli oneri mobili (prelievo, importo compensativo, ecc.) e
      delle altre restrizioni all'importazione di carattere non tariffario
      (restrizioni quantitative, accordi di autolimitazione, ecc.) mediante
      tariffe stabili e decrescenti. Sul piano giuridico, queste tariffe
      saranno introdotte modificando in modo appropriato la tariffa doganale
      comune, e le cifre adottate al riguardo figurano nei "final schedules"
      presentati dalla Comunità al Direttore generale del GATT e che
      giuridicamente fanno parte dell'accordo. Nei regolamenti di base sarà
      quindi sufficiente fare riferimento ai dazi che figurano nella TOC.
      La sostituzione degli oneri mobili con i dazi della TDC comporta
      l'abrogazione di tutte le norme che si riferiscono al calcolo di tali
      oneri, e segnatamente tutte le disposizioni che riguardano la fissazione
      del prezzo di entrata, dei prezzi di riferimento, nonché le norme
      definite per il calcolo degli oneri mobili applicabili ai prodotti
      derivati.
                                     - 3 -
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Vale la pena di elencare una serie di caratteristiche:
a) Il regime detto della "clausola di salvaguardia speciale"
   Talé regime consente di garantire un minimo di protezione da eventuali
   conseguenze   negative    sul   mercato   imputabili   alla   tarifficazione
    (conversione in dazi doganali) delle restrizioni           all'importazione
   precedentemente in vigore. Si applica quindi esclusivamente ai prodotti
   per i quali è esplicitamente indicato nelle "final schedules". Non va
   confuso con la clausola di salvaguardia classica che figura in tutti i
   regolamenti di base; si tratta piuttosto di un regime supplementare
   dell'onere all'importazione che consente di aumentare quest'ultimo se si
   verificano determinate condizioni specificate nell'accordo stesso. In
   quest'ottica è stato inserito un articolo apposito, che offre una base
   giuridica appropriata per poter usufruire, al momento opportuno, delle
   possibilità offerte dal regime in parola. Il grado di ricorso al regime
   predetto dipenderà dalle condizioni di mercato per i vari prodotti.
b) Clausola di salvaguardia classica
   La clausola di salvaguardia classica, che finora figurava nei regolamenti
   di base viene mantenuta. Tuttavia, l'accordo sulle misure di salvaguardia
   comporta un regime orizzontale più rigoroso che stabilisce le condizioni
   per il ricorso alla clausola stessa. Negli articoli corrispondenti figura
   pertanto un riferimento a tale disposizione e detti articoli sono stati poi
   adattati per tener cónto della ripartizione delle competenze indicate alla
   lettera A.
e) Regime specifico per gli zuccheri greggi destinati alla raffinazione e per
   là melassa
   La tarifficazione cosi come è concepita nell'accordo potrebbe far si che
   sugli zuccheri greggi destinati alla raffinazione e sulla melassa venga
   imposto    un   ònere    all'importazione    che   potrebbe    compromettere
   l'approvvigionamento delle industrie di trasformazione comunitarie di
   questi prodotti. Per questo motivo è stato introdotto un meccanismo
   apposito che consente di sospendere l'applicazione del dazio iscritto nella
   TDC quando il prezzo constatato sul mercato mondiale supera un determinato
   livello.
                                      - 4 -
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   d) Regimi specifici relativi ai prezzi praticati
      Per alcuni prodotti (ad es. taluni cereali e il riso) l'accordo, prevede
      un livello di protezione inferiore a quello della TDC, e questo in
      funzione dei prezzi d'importazione. Altrettanto dicasi per taluni
      ortofrutticoli e per taluni mosti e succhi di uve per i quali l'onere
      all'importazione è determinato in funzione di un prezzo d'entrata. A
      tale proposito sono state previste talune norme specifiche o deroghe
      necessarie alla TDC, pur se la loro applicazione e disposizioni
      specifiche saranno disciplinate dalle modalità di applicazione che
      dovranno, segnatamente affrontare il problema spinoso del controllo. Per
      le uve secche e le ciliegie trasformate, rimane in vigore fino al Ie
      gennaio 2000 l'attuale regime del prezzo minimo all'importazione.
   e) Misure di gestione nel settore delle carni bovine
      Il divieto contemplato dall'accordo di imporre restrizioni quantitative
      all'importazione richiede l'abrogazione del regolamento (CEE) n. 1157/92
      del Consiglio, del 28.4.1992, che attualmente serve da fondamento
      giuridico per limitare, con effetto "erga omnes" le importazioni di
      giovani    bovini. Poiché     riveste   un'importanza   particolare  per
      l'equilibrio del mercato delle carni bovine nella Comunità, questa
      misura sarà esaminata dalla Commissione quando saranno rinegoziati gli
      accordi europei con taluni paesi dell'Europa orientale.
2. Accesso al mercato comunitario
   Il termine "accesso al mercato" copre, in questo contesto, tutte le
   condizioni cui devono sottostare le importazioni a dazi ridotti o nulli.
   Occorre distinguere, in linea di massima, fra gli accordi conclusi con
   taluni paesi terzi, che comportano condizioni preferenziali concesse dalla
   Comunità, 1* accesso corrente ai sensi dell'accordo (che include una parte
   degli accordi precitati) e l'accesso minimo.
   Tenuto conto del numero elevato dei contingenti in causa e per garantirne
   un'applicazione quanto più efficace possibile è stata accolta un'unica
   soluzione per tutti i casi, a prescindere dalla rispettiva genesi. Questa
   impostazione, il cui obiettivo è la semplificazione e l'efficacia, prevede
   che, in base ad accordi internazionali conclusi dal Consiglio o atti
   autonomi di quest'ultimo, e conformemente alle condizioni ivi stipulate,
   l'apertura e la gestione dei contingenti tariffari sono compito della
   Commissione, secondo la procedura del comitato di gestione. Un'impostazione
   analoga ò stata decisa per l'applicazione dei contingenti aperti
   recentemente in seguito al "panel soja" (regolamento (CE) n. 774/94).
   Beninteso, questa procedura unica non implica che per definire i singoli
   regimi vengano previste le medesime modalità.
                                      -5 -
 ---pagebreak---                                                                                3*
   Per quanto concerne l'OCM "banane", la proposta prevede GATT l'attuazione
   dell'accordo quadro con taluni paesi dell'America Latina. Conformemente
   all'impostazione generale del regolamento (CEE) n. 404/93, una serie di
   condizioni per l'attribuzione dei contingenti tariffari sono inserite nel
   predetto regolamento.
C. Regime ali'esportazione
   1. Aspetti generali
      Il regime all'esportazione previsto nell'accordo comporta una riduzione,
      nei prossimi anni, delle sovvenzioni che possono essere accordate ai
      prodotti agricoli esportati dalla Comunità come tali o previa
      trasformazione. La riduzione interviene in funzione delle somme
      concesse per la totalità delle esportazioni, e dei quantitativi di
      prodotti esportati come tali 3. xi regime deve essere applicato in modo
      da consentire il controllo dell'osservanza dei limiti predetti per un
      periodo di 12 mesi che, di massima, inizia il 1° luglio 1995 e, per
      altri prodotti (riso, vino, olio d'oliva, zucchero), in date successive.
      Secondo la Commissione, il controllo dell'osservanza dei limiti in
      valore per le restituzioni accordate può essere effettuato:
      -  al momento della fissazione delle restituzioni,
      -  in base alle fissazioni anticipate autorizzate dalla Commissione o
         alle offerte accettate nel quadro delle gare,
      - sulla scorta delle informazioni fornite dagli Stati membri in merito
         ai titoli rilasciati in quanto la restituzione accordata deve
         obbligatoriamente essere fissata in anticipo, e
      - in base alla informazioni fornite al FEAOG e che si riferiscono ai
         pagamenti effettuati dagli organismi nazionali. Alla luce di queste
         informazioni, dovrebbe essere possibile imputare ciascun pagamento
         effettuato all'esercizio FEAOG durante il quale sono state espletate
         le formalità per l'esportazione.
      Di conseguenza non è opportuno prevedere altri dispositivi specifici per
      garantire il rispetto dei limiti in valore.
   2. Rispetto dei limiti quantitativi
      Per quanto concerne i limiti quantitativi, l'accordo prevede che il
      rispetto di tale obbligo va dimostrato per i quantitativi che
      beneficiano di una restituzione all'esportazione e per i quali titoli di
      esportazione sono stati rilasciati nella campagna considerata.
3  I limiti quantitativi non si applicano ai prodotti che non figurano
   nell'allegato II.
                                     - 6 -
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a) Scopo della proposta GATT è di garantire il controllo dei quantitativi
   esportati con titoli di esportazione. Pertanto, tali titoli diventeranno
   obbligatori per ogni esportazione di un prodotto per il quale viene chiesta
   una restituzione. Ciò non esclude che in taluni settori nei quali già vige
   siffatto regime, il titolo di esportazione sia comunque richiesto, per le
   statistiche sugli scambi, quando l'esportazione avviene senza che sia
   concessa una restituzione. Occorre adesso decidere se, per il controllo dei
   quantitativi esportati, sia necessario limitare la durata di validità dei
   titoli di esportazione alla campagna considerata oppure se sia sufficiente
   basarsi sui titoli rilasciati durante la campagna. Le modalità di
   applicazione del regime dei titoli, segnatamente le condizioni specifiche
   relative al rilascio, alla durata di validità e alla trasmissibilità dei
   titoli saranno determinate, come ora, secondo la procedura del comitato di
   gestione per il settore considerato.
   Ovviamente, per rispettare i limiti quantitativi che derivano dall'accordo
   sono necessari meccanismi che consentano di evitarne il superamento. La
   scelta delle misure da adottare dipende dalla situazione specifica e dal
   fabbisogno 'del mercato in ogni settore, poiché la proposta GATT non
   influisce sui metodi di controllo dei quantitativi disponibili.
b) Una delle opzioni possibili è di fissare la restituzione all'esportazione
   mediante gara. Anche in tal caso, la proposta GATT non influisce sulle
   procedure che possono essere adottate; come ora, la restituzione potrà
   inoltre essere fissata periodicamente.
e) La Commissione intende scegliere, tra le soluzioni possibili, quella che
   risulterà al tempo stesso meno complessa sul piano amministrativo e più
   adatta alle condizioni specifiche dei prodotti in causa. Per tale motivo,
   la proposta GATT contempla basi giuridiche duttili che consentono di
   trovare, per ogni settore, la soluzione più appropriata, segnatamente per
   sfruttare al massimo i margini di manovra offerti dagli accordi GATT e, se
   del caso, per modificare il regime alla luce delle esperienze acquisite con
   la sua applicazione. Questa filosofia si concilia peraltro con il modo in
   cui la Commissione ha finora esercitato le competenze attribuitele dal
   regime precedentemente in vigore.
                                     - 7 -
 ---pagebreak---                                                                              C/O
      d) Vale la pena di citare alcuni aspetti:
         -   sono state previste deroghe al regime generale:
             *  per le esportazioni effettuate nel quadro di operazioni di
                aiuto alimentare, in quanto queste ultime sono esenti da
                qualsiasi limitazione quantitativa e in valore,
             *  per i prodotti agricoli esportati sotto forma di merci che non
                figurano nell'allegato II del trattato CE, in quanto dette
                merci non sono soggette a limitazioni quantitative;
         -   occorre limitare le possibili speculazioni e creare un nesso con
             il limite in valore; si propone pertanto di rendere obbligatoria
             la fissazione anticipata, anche per quanto concerne le
             destinazioni, consentendo cambiamenti all'interno della stessa
             zona geografica e mantenendo lo stesso tasso di restituzione;
         -   per taluni prodotti, l'accordo ha fissato i quantitativi che
            possono essere esportati col beneficio di restituzioni a un
             livello che, alla luce dell'esperienza acquisita, non può essere
             superato. Il regolamento ne tiene conto e prevede una
            disposizione che consente alla Commissione, secondo la procedura
            del comitato di gestione, di allentare gli obblighi previsti in
            materia per i prodotti considerati e nella misura appropriata;
         - i l regime del prefinanziamento andrebbe adeguato successivamente,
             soprattutto a motivo delle pessime esperienze fatte con la sua
            applicazione e nell'intento di garantirne un'applicazione senza
            possibilità di frodi.
D. Altre disposizioni relative agli scambi
   1. Le disposizioni relative al traffico di perfezionamento attivo sono
      state mantenute tali e quali, ovvero senza modifiche sul fondo.
   2. Gli articoli relativi al divieto di misure di effetto equivalente a dazi
      doganali nonché di restrizioni quantitative e di misure di effetto
      equivalente sono state adattate al nuovo regime.
   3. L'articolo "penuria" ò stato adattato per tener conto della scomparsa
      dei prezzi di entrata.
                                      - 8 -
 ---pagebreak--- III. EFFETTI DEL REGIME TRIPS
     Gli accordi GATT prevedono per la prima volta un regime relativo alla
     protezione della proprietà intellettuale. In tale contesto figurano
     disposizioni specifiche per la tutela delle denominazioni d'origine.
     Il regime comunitario vigente comporta in più parti norme relative alle
     denominazioni d'origine:
     -  per i vini (vpqrd),
     -  per le bevande spiritose,
     e
     -  in linea di massima, per taluni prodotti agricoli e alimentari nel
        quadro del regolamento (CEE) n. 2081/92.
     Tutti i regimi comunitari predetti, escluso quello del vino, prevedono
     una riserva per gli accordi internazionali conclusi dalla Comunità. Dato
     che l'accordo TRIPS prevede un dispositivo particolare per i settori del
     vino e delle bevande spiritose, alcune disposizioni specifiche dovranno
     pertanto    essere    introdotte    nei   regolamenti    corrispondenti.
     Neil'applicare i vari regimi comunitari sarà cosi possibili tenere
     debitamente conto degli obblighi e delle restrizioni derivanti
     dall'accordo TRIPS.
IV.  LEGISLAZIONE VETERINARIA E FITOSANITARIA
     Le disposizioni vigenti nel settore veterinario e fitosanitario
     consentono di applicare norme pertinenti dell'accordo. Tuttavia, è
     necessaria una modifica della direttiva 77/93/CEE relativa alle misure
     di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi
     ai vegetali o prodotti vegetali, e questo per garantire un'applicazione
     uniforme del regime nei confronti dei paesi terzi.
V.   ENTRATA IN VIGORE
     Conformemente agli orientamenti politici della Commissione sul carattere
     unico dell'attuazione dei risultati dell'Uruguay Round e, per quanto
     concerne l'entrata in vigore del regolamento per il settore agricolo, le
     proposte rimandano a una decisione del Consiglio che riguarderà questo
     punto specifico per l'insieme dei settori interessati.
                                    - 9 -
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                                                                 94/0228(CNS)
                                    Proposta di
                   REGOLAMENTO (CE) n. .../94 DEL CONSIGLIO
                                  del        1994
      relativo agli adattamenti e alle misure transitorie necessarie nel
            settore dell'agricoltura per l'attuazione degli accordi
                 conclusi nel quadro dei negoziati commerciali
                        multilaterali dell'Uruguay Round
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato     che   istituisce   la   Comunità europea, in  particolare
l'articolo 43,
visto il regolamento (CEE) n. 805/68 del Consiglio, del 27 giugno 1968,
relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni
bovine1, modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1884/94^, in
particolare l'articolo 7, paragrafo 2,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che la Comunità ha adottato una serie di norme che riguardano la
politica agricola comune;
considerando che, nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali
dell'Uruguay Round, la Commissione ha negoziato più accordi (in seguito
denominati: "accordi GATT"); che vari di questi accordi riguardano il settore
agricolo, segnatamente l'accordo sull'agricoltura (di seguito denominato:
"l'Accordo"); che poiché le concessioni fatte in materia di sostegno interno
1  GU n. L 148 del 28.6.1968, pag. 24.
2  GU n. L 197 del 27. 7.1994, pag. 27
                                       - 1 -
 ---pagebreak---                                                                              43 -
possono essere rispettate fissando i prezzi e gli importi degli aiuti al
livello appropriato, non è necessario adottare disposizioni specifiche a tale
proposito; che l'Accordo programma, su un periodo di sei anni, l'estensione
dell'accesso al mercato comunitario per i prodotti agricoli provenienti dai
paesi terzi, da un lato, e la riduzione progressiva del livello di sostegno
accordato dalla Comunità per l'esportazione dei prodotti agricoli, dall'altro;
che pertanto è opportuno adattare la legislazione agricola relativa agli
scambi con i paesi terzi;
considerando che, convertendo in dazi doganali tutte le misure che limitano
l'importazione di prodotti agricoli (tarifficazione) e vietando l'applicazione
di siffatte misure per il futuro, l'Accordo richiede la soppressione dei
prelievi variabili all'importazione nonché delle altre misure e oneri
all'importazione attualmente previsti dalle organizzazioni comuni dei mercati;
che le aliquote dei dazi doganali da applicare ai prodotti agricoli a norma
dell'accordo saranno fissate nella tariffa doganale comune; che, tuttavia, in
taluni settori come quelli dei cereali, del riso, del vino e degli
ortofrutticoli, l'introduzione di meccanismi complementari o comunque diversi
dalla riscossione dei dazi doganali stabili richiede l'adozione di una serie
di deroghe nei regolamenti di base; che, inoltre, le misure di protezione del
mercato comunitario nei confronti dell'importazione di uve secche e di
ciliegie trasformate possono essere mantenute, in virtù dell'Accordo sulle
misure di salvaguardia per un periodo di cinque anni; che d'altro canto, onde
evitare problemi di approvvigionamento del mercato comunitario, è opportuno
ammettere la sospensione dell'applicazione dei dazi doganali per taluni
prodotti del settore dello zucchero;
considerando che. per mantenere un minimo di protezione contro gli effetti
negativi che possono manifestarsi sulmercato a causa della tarifficazione di
cui sopra, l'Accordo ammette l'applicazione di dazi addizionali a condizioni
ben definite e che riguardano esclusivamente i prodotti soggetti a
tarifficazione; che è pertanto opportuno inserire una disposizione
corrispondente nei regolamenti di base di cui trattasi;
considerando che l'Accordo prevede numerosi contingenti tariffari sotto i
regimi detti "di accesso corrente" e "di accesso minimo"; che le condizioni
applicabili ai suddetti contingenti sono esplicitate nell'accordo; che, nel
quadro di accordi speciali, la Comunità si ò impegnata ad aprire altri
contingenti tariffari per taluni prodotti; che, tenuto conto del numero
elevato di contingenti e per garantirne un'attuazione quanto più efficace
possibile, Ô opportuno attribuire alla Commissione il compito di aprire e di
gestire detti contingenti secondo la procedura detta del comitato di gestione;
considerando che, per quanto concerne il regolamento (CEE) n. 404/93 del
Consiglio, del 13 febbraio 1993, relativo all'organizzazione comune dei
mercati nel settore della banana3, è opportuno introdurre le modifiche
3  GU n. L 47 del 25.2.1993, pag. 1.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                                                                               ¥l
d e r i v a n t i d a l l ' a c c o r d o q u a d r o concluso con taluni p a e s i d e l l ' A m e r i c a          latina
nel contesto d e l l ' U r u g u a y Round;
 considerando c h e , p o i c h é l'accordo sulle m i s u r e di salvaguardia h a stabilito
r e g o l e p r e c i s e p e r l'applicazione delle clausole d i salvaguardia p r e v i s t e
n e l l e o r g a n i z z a z i o n i d i m e r c a t o , è opportuno completare dette c l a u s o l e facendo
r i f e r i m e n t o a g l i o b b l i g h i derivanti d a g l i a c c o r d i internazionali;
considerando che, nel contesto delle r e l a z i o n i commerciali con i p a e s i t e r z i
n o n soggetti a g l i a c c o r d i GATT, la Comunità non è vincolata d a g l i o b b l i g h i
r e l a t i v i a l l ' a c c e s s o al m e r c a t o comunitario che n e d e r i v a n o ; c h e , p e r
g a r a n t i r e , se del c a s o , c h e possano essere adottate le m i s u r e n e c e s s a r i e p e r i
p r o d o t t i p r o v e n i e n t i d a t a l i p a e s i , è o p p o r t u n o conferire alla C o m m i s s i o n e una
competenza c o r r i s p o n d e n t e , che essa p o t r à e s e r c i t a r e nel c o n t e s t o d e l l a
p r o c e d u r a del c o m i t a t o d i g e s t i o n e ;
considerando c h e , in v i r t ù dell'Accordo, la concessione d i                                            sovvenzioni
a l l ' e s p o r t a z i o n e Ô d'ora in poi limitata a t a l u n i g r u p p i di p r o d o t t i agricoli
ivi d e f i n i t i ; c h e , i n o l t r e , essa è soggetta a limiti espressi in q u a n t i t à e in
valore;
c o n s i d e r a n d o c h e il r i s p e t t o d e i limiti in v a l o r e p o t r à e s s e r e g a r a n t i t o al
m o m e n t o d e l l a f i s s a z i o n e delle restituzioni e nell'ambito ' del c o n t r o l l o d e i
p a g a m e n t i , s e c o n d o l a n o r m a t i v a del FEAOG; c h e il c o n t r o l l o p u ò e s s e r e
agevolato d a l l a f i s s a z i o n e anticipata o b b l i g a t o r i a d e l l e r e s t i t u z i o n i , senza
p r e g i u d i c a r e la p o s s i b i l i t à , in caso d i r e s t i t u z i o n i d i f f e r e n z i a t e , di
cambiare la d e s t i n a z i o n e prefissata all'interno d i u n a zona g e o g r a f i c a alla
q u a l e si applica u n t a s s o d i restituzione u n i c o ;
considerando c h e il c o n t r o l l o 'dell'osservanza d e i limiti q u a n t i t a t i v i r i c h i e d e
l'istituzione d i u n s i s t e m a d i sorveglianza affidabile ed e f f i c a c e ; c h e a t a l
fine è o p p o r t u n o a s s o g g e t t a r e la concessione d i q u a l s i a s i r e s t i t u z i o n e alla
presentazione                 di     un       titolo     d'esportazione;            che   la c o n c e s s i o n e    delle
r e s t i t u z i o n i n e i l i m i t i disponibili d o v r à e f f e t t u a r s i in f u n z i o n e d e l l a
situazione specifica d i ciascuno d e i p r o d o t t i c o n s i d e r a t i ; c h e d e r o g h e a t a l e
n o r m a p o s s o n o e s s e r e a m m e s s e solo p e r i p r o d o t t i t r a s f o r m a t i c h e n o n figurano
n e l l ' a l l e g a t o II del t r a t t a t o e ai q u a l i non si applicano l i m i t i in v a l o r e e
p e r l e azioni d i a i u t o alimentare, in q u a n t o q u e s t e u l t i m e s o n o e s e n t i d a
q u a l s i a s i l i m i t a z i o n e ; c h e ò inoltre o p p o r t u n o p r e v e d e r e la p o s s i b i l i t à d i
d e r o g h e a l l e n o r m e r i g o r o s e d i gestione p e r i p r o d o t t i le cui e s p o r t a z i o n i con
r e s t i t u z i o n e n o n d o v r e b b e r o superare i l i m i t i q u a n t i t a t i v i ; c h e il c o n t r o l l o
d e i q u a n t i t a t i v i e s p o r t a t i con il b e n e f i c i o d i r e s t i t u z i o n i d u r a n t e l e
campagne             previste            dall'Accordo         verrà        garantito       in       base     ai     titoli
d ' e s p o r t a z i o n e r i l a s c i a t i p e r ciascuna campagna;
                                                                                                                   —«— .» _ »
                                                              - 3 -
 ---pagebreak---                                                                                ^
considerando che è inoltre necessario garantire il rispetto delle disposizioni
dell'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al
commercio; che a tal fine vanno inserite le precisazioni necessarie nel
regolamento (CEE) n. 822/876 del Consiglio, del 16 marzo 1987, relativo
all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo, modificato da ultimo dal
regolamento (CE) n. 1891/947;
considerando che, nel settore fitosanitario, è opportuno modificare la
direttiva 77/93/CEE8 del Consiglio, del 21 dicembre 1976, concernente le
misure di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi
ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità
modificata da ultimo dalla direttiva 94/13/CE9, per garantire un regime unico
nei confronti dei paesi terzi che consenta di evitare restrizioni quantitative
o misure di effetto equivalente;
considerando che in seguito alle modifiche della           normativa agricola
contemplate nel presente regolamento, più regolamenti del  Consiglio derivanti
dai regolamenti di base sono ormai privi di oggetto;       che per motivi di
chiarezza sul piano giuridico è opportuno abrogarli; che,  nel caso specifico,
occorre altresì abrogare talune disposizioni che, senza    essere direttamente
legate agli accordi GATT, non hanno più effetto:
considerando che il passaggio dal regime esistente a quello derivante dagli
accordi GATT può comportare difficoltà di adattamento che non sono state
contemplate nel presente regolamento; che per far fronte a questa eventualità
ò opportuno prevedere una disposizione generale che consenta alla Commissione
di adottare, durante un periodo determinato, le misure transitorie necessarie,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
6 GU  n L 84 del 27. 3.1987, pag. 1.
7 GU  n. L 197 del 30.7.1994, pag. 42.
8 GU  n. L 26 del 31.1.1977, pag. 20.
9  GU n. L 92 del 9.4.1994, pag. 27.
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                    Articolo 1
Il presente regolamento stabilisce gli adattamenti e le misure transitorie
necessarie per attuare, nel settore dell'agricoltura, gli accordi conclusi nel
contesto dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round.
                                   Articolo 2
Gli adattamenti di cui all'articolo 1 figurano negli allegati.
                                   Articolo 3
1. Se, nel quadro della politica agricola comune, fosse necessario adottare
   misure transitorie per agevolare il passaggio dal regime in vigore a quello
   derivante dagli adattamenti alle esigenze degli accordi di cui all'articolo
   1, dette misure sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 38
   del regolamento n. 136/66/CEE o, secondo il caso, agli articoli
   corrispondenti degli altri regolamenti relativi all'organizzazione comune
   dei mercati agricoli, o del regolamento (CE) n. 3448/93.
   All'atto dell'adozione di tali misure si tiene conto delle specificità dei
   vari settori agricoli, nel rispetto degli obblighi derivanti dagli accordi
   di cui all'articolo 1.
2. Le misure di cui al paragrafo 1 possono essere adottate per un periodo che
   scade il 31 dicembre 1997 e la loro applicazione è limitata a tale data.
   Il Consiglio, che deliberà a maggioranza qualificata su proposta della
   Commissione, può prorogare detto periodo.
                                   Articolo 4
1. Se, in considerazione della situazione particolare di un prodotto agricolo,
   il   rispetto   degli    obblighi    relativi   al  livello   di   sostegno
   all'esportazione, derivanti dagli accordi di cui all'articolo 1, può essere
   garantito con mezzi aventi minori effetti rispetto a quelli all'uopo
   introdotti, la Commissione può, nella misura e per il periodo strettamente
   necessari, esentare tale prodotto dall'applicazione delle disposizioni
   relative   alle restituzioni      all'esportazione oggetto del     presente
   regolamento.
2. Fatte salve le disposizioni stabilite nel presente regolamento, la
   Commissione può adottare le misure necessarie per tutelare il mercato
   comunitario dall'importazione di prodotti agricoli provenienti dai paesi
   terzi nei confronti dei quali la Comunità non è soggetta agli obblighi
   derivanti dagli accordi di cui all'articolo 1.
3. Le misure di cui ai paragrafi 1 e 2 del presente articolo sono adottate
   secondo la procedura prevista all'articolo 3, paragrafo 1.
                                      - 5 -
 ---pagebreak---                                                                                L
                                                                                 iì
                                   Articolo 5
1. Il presente regolamento entra in vigore alla data fissata da una decisione
   sull'entrata in vigore degli atti di esecuzione dei risultati dell'Uruguay
   Round.
2. Esso è applicabile a decorrere dal 1° luglio 1995.
   Tuttavia, sono applicabili:
   a) le disposizioni degli articoli 3 e 4, paragrafo 2, a decorrere dal 1°
      gennaio 1995;
   b) le    disposizioni   previste    negli  allegati,    relative   ai   dazi
      ali'importazione e ai dazi ali'importazione addizionali che si applicano
      ai prodotti di cui agli allegati XIII e XVI per i quali vige un prezzo
      d'entrata anteriormente al Ie luglio 1995, a decorrere dall'inizio della
      campagna di commercializzazione dei prodotti considerati nel 1995;
   e) le disposizioni relative alle restituzioni alle esportazioni:
      -   con decorrenza 1° settembre 1995, per quanto concerne gli allegati II
          e XVI,
      -   con decorrenza 1° ottobre 1995, per quanto concerne l'allegato IV,
      -   con decorrenza 1° novembre 1995, per quanto concerne l'allegato V;
   d) le disposizioni previste all'allegato XV, a decorrere dal [          ].
   e) le disposizioni previste all'allegato XVI, parte I, punto 2 a decorrere
      dal 1° gennaio 1996.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente
applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a                                                Per il Consiglio
                                      - 6 -
 ---pagebreak---                                                                                   QX
                                                                 94/0229(COD)
                                     Proposta di
        REGOLAMENTO (CE) n.      /94 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
                                  del         1994
recante modifica del regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio che stabilisce
le regole generali relative alla definizione, alla designazione e alla
presentazione delle bevande spiritose e del regolamento (CEE) n.1601/91       del
Consiglio che stabilisce le regole generali relative alla definizione, alla
designazione e alla presentazione dei vini aromatizzati, delle bevande
aromatizzate a base di vino e dei cocktail aromatizzati di prodotti
vitivinicoli alla luce dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali
dell'Uruguay Round
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che      istituisce  la Comunità europea,   in particolare  gli
articoli 43 e 100 A,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Comitato economico e sociale,
deliberando    conformemente  alla procedura   descritta all'articolo  189 B  del
trattato,
considerando che il regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio, del 29 maggio
1989C 1 ), modificato dal regolamento (CEE) n. 3280/92< 2 ), e il regolamento
(CEE) n. 1601/91 del Consiglio, del 10 giugno 1991< 3 ), modificato dal
(1) GU L 160 del 12.06.1989, pag. 1
(2) GU L 327 del ,13.11.1992, pag. 3
(3) GU L 149 del 14.06.1991, pag. 1
                                        - 7 -
 ---pagebreak---                                                                              L/U
regolamento (CEE) n. 3279/92< 4 ), hanno stabilito le regole generali relative
alla definizione, alla designazione e alla presentazione delle bevande
spiritose nonché dei vini aromatizzati, delle bevande aromatizzate a base di
vino e dei cocktail aromatizzati di prodotti vitivinicoli; che per conformare
i suddetti regolamenti agli obblighi che scaturiscono in particolare dagli
articoli 23 e 24 dell'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà
intellettuale attinenti al commercio, accordo che è parte integrante
dell'Accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio, occorre
prevedere in detti regolamenti il diritto
delle parti interessate di impedire, a determinate condizioni, l'uso
illegittimo di indicazioni geografiche protette da parte di un paese terzo
membro dell'Organizzazione mondiale del commercio;
HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                    Articolo 1
1) Nel regolamento (CEE) n. 1576/89 dopo l'articolo 11 è inserito l'articolo
   seguente:
                                 "Articolo 11 bis
   1. Gli Stati membri prendono tutte le misure necessarie atte a consentire
      alle parti interessate di impedire, alle condizioni precisate agli
      articoli 23 e 24 dell'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà
      intellettuale attinenti al commercio, l'uso nella Comunità di una
      indicazione geografica che identifichi prodotti contemplati dal presente
      regolamento per prodotti non originari del luogo indicato dalla
      indicazione geografica in questióne, anche se la vera origine del
      prodotto è indicata o se l'indicazione geografica è tradotta o è
      accompagnata . da   espressioni     quali   "genere",  "tipo",  "stile",
      "imitazione" o altre.
(4) GU L 327 del 13.11.1992, pag. 1
                                       - 8 -
 ---pagebreak---                                                                                ft-
      Ai sensi del presente articolo per "indicazioni geografiche" si
      intendono indicazioni che servono ad identificare un prodotto come
      originario del territorio di un paese terzo membro dell'Organizzazione
      mondiale del commercio o di una regione o località di detto territorio,
      nei casi in cui una determinata qualità, rinomanza o altra
      caratteristica specifica del prodotto possa essere essenzialmente
      attribuita a tale origine geografica.
   2. Le disposizioni del paragrafo 1 si applicano nonostante le disposizioni
      dell'articolo 11 del presente regolamento o altre disposizioni della
      normativa comunitaria, che stabiliscano regole per la designazione e la
      presentazione dei prodotti contemplati dal presente regolamento.
   3. Le modalità di applicazione del presente regolamento sono adottate, se
      del caso, secondo la procedura descritta all'articolo 14."
2) Nel regolamento (CEE) n. 1601/91 dopo 1•articolo 10 è inserito l'articolo
   seguente:
                               "Articolo 10 bis
   1. Gli Stati membri prendono tutte le misure necessarie atte a consentire
      alle parti interessate di impedire, alle condizioni precisate agli
      articoli 23 e 24 dell'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà
      intellettuale attinenti al commercio, l'uso nella Comunità di una
      indicazione geografica che identifichi prodotti contemplati dal presente
      regolamento per prodotti non originari del luogo indicato dalla
      indicazione geografica in questione, anche se la vera origine del
      prodotto è indicata o se 1•indicazione geografica è tradotta o è
      accompagnata   da   espressioni   quali   "genere",   "tipo",   "stile",
      "imitazione" o altre.
      Ai sensi del presente articolo per "indicazioni geografiche" si
      intendono indicazioni che servono ad identificare un prodotto come
      originario del territorio di un paese terzo membro dell'Organizzazione
      mondiale del commercio o di una regione o località di detto territorio,
      nei casi in cui una determinata
                                     - 9 -
 ---pagebreak---                                                                              si.
   qualità, rinomanza o altra caratteristica specifica del prodotto possa
essere essenzialmente attribuita a tale origine geografica.
   2. Le disposizioni del paragrafo 1 si applicano nonostante le disposizioni
      dell'articolo 10 del presente regolamento o altre disposizioni della
      normativa comunitaria, che stabiliscano regole per la designazione e la
      presentazione dei prodotti contemplati dal presente regolamento.
   3. Le modalità di applicazione del presente regolamento sono adottate, se
      del caso, secondo la procedura descritta all'articolo 13."
                                  Articolo 2
1. Il présente regolamento entra in vigore alla data fissata da una decisione
   sull'entrata in vigore degli atti di esecuzione dei risultati dell'Uruguay
   Round.
2. Esso è applicabile a decorrere dal 1° gennaio 1996.
Il presente regolamentò è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente
applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a                               Per il Parlamento europeo
                                                Per il Consiglio
                                    - 10 -
 ---pagebreak---                ELENCO DEGLI ALLEGATI                           6X
ALLEGATO I. .             '". . CEREALI
ALLEGATO II                   RISO
ALLEGATO III                 .FORAGGI ESSICCATI
ALLEGATO IV                   ZUCCHERO
ALLEGATO V                    GRASSI
ALLEGATO VI                   LINO E CANAPA
ALLEGATO VII                  PRODOTTI LATTIERO-CASEARI
ALLEGATO VIII                 CARNI BOVINE
                                          /
ALLEGATO IX                  .CARNI OVINE E CAPRINE
ALLEGATO X                    CARNI SUINE
ALLEGATO XI                   POLLAME
ALLEGATO XII                 .UOVA, OVALBUMINA E LATTOALBUMINA
ALLEGATO XIII                 ORTOFRUTTICOLI
ALLEGATO XIV.                .ORTOFRUTTICOLI TRASFORMATI
ALLEGATO XV.                  BANANE
ALLEGATO XVI                  VINO
ALLEGATO XVII.     . . .        TABACCO
ALLEGATO XVIII                LUPPOLO
ALLEGATO XIX                  PIANTE VIVE E FLORICULTURA
ALLEGATO XX                   SEMENTI
ALLEGATO XXI                  ALTRI REGOLAMENTI
ALLEGATO XXII                .REGIONI ULTRAPERIFERICHE
ALLEGATO XXIII                LEGISLAZIONE FITOSANITARIA
                       - 11 -
 ---pagebreak---                                                                                S3-
                                  ALLEGATO I
                                    CEREALI
I. Regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992 (GU n. L 181
   dell'I.7.1992, pag. 21), modificato dal regolamento (CE) n. 1866/94 (GU n.
   L 197 del 30.7.1994, pag. 1)
   1) L'articolo 3, paragrafo 2 è soppresso.
   2) L'articolo 3, paragrafo 3 è completato dal seguente capoverso:
      "Il prezzo d'intervento applicabile al granturco e al sorgo durante il
      mese di maggio rimarrà in vigore nei mesi di luglio, agosto e settembre
      della campagna di commercializzazione successiva."
   3) All'articolo 3, paragrafo 4, secondo comma, la prima frase è sostituita
      dal seguente testo:
      "Il prezzo d'intervento ò oggetto di maggiorazioni mensili durante tutta
      la campagna di commercializzazione o parte di essa."
   4) All'articolo 5, il primo e l'ultimo trattino sono soppressi.
   5) Il titolo II e sostituito dal seguente testo:
                                  "TITOLO II
                                  Articolo 9
   1. Tutte le importazioni e le esportazioni comunitarie dei prodotti di cui
      all'articolo 1 sono subordinate alla presentazione di un titolo di
      importazione o di esportazione.
      Il titolo ò rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
      faccia domanda, a prescindere dal suo luogo di stabilimento nella
      Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per 1'applicazione degli
      articoli 12 e 13.
      Il titolo di importazione e di esportazione ò valido in tutta la
      Comunità. Il rilascio dei titoli Ò subordinato alla costituzione di una
      cauzione che garantisca 1'impegno di importare o di esportare durante il
      periodo di validità del titolo e che resta acquisita, in tutto o in
      parte, se l'operazione non è realizzata entro tale termine o se è
      realizzata solo parzialmente.
                                     - 1 -
 ---pagebreak---                                                                                   ^y
2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione del
   presente    articolo    sono  stabiliti   secondo    la procedura      prevista
   all'articolo 23.
                                   Articolo 10
1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
   prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune.
2. In deroga al paragrafo 1, il dazio all'importazione per i prodotti dei
   codici NC ex 1001 escluso il frumento segalato, 1002, 1003, ex 1005 escluso
   l'ibrido da seme, ed ex 1007 escluso l'ibrido destinato alla semina, è pari
   al    prezzo    d'intervento   applicabile    a    tali    prodotti    all'atto
   dell'importazione e maggiorato del 55%, deduzione fatta del prezzo
   all'importazione. Tuttavia, tale dazio non può superare l'aliquota dei
   dazi della tariffa doganale comune.
3. Le modalità di applicazione del presente articolo sono adottate secondo la
   procedura di cui all'articolo 23. Tali modalità riguardano segnatamente le
   disposizioni     necessarie  per    determinare    e    calcolare    i   prezzi
   all'importazione e per verificarne l'autenticità.
                                   Articolo 11
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili a importazioni di taluni prodotti di cui all'articolo 1,
   l'importazione all'aliquota del dazio previsto all'articolo 10, di uno o
   più dei prodotti in questione, può essere subordinata al pagamento di un
   dazio    all'importazione    addizionale,     alle     condizioni     stabilite
   all'articolo 5 dell'Accordo      sull'agricoltura, concluso       conformemente
   all'articolo 228 del trattato nel quadro dei negoziati commerciali
   multilaterali dell'Uruguay Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 23. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                      - 2 -
 ---pagebreak---                                                                                i>Ç
                                  Articolo 12
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
descritta all'articolo 23. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare 1'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                  Articolo 13
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, come tali o sotto forma di merci elencate nell'allegato B,
   sulla base dei corsi o dei prezzi praticati sul mercato mondiale per i
   medesimi prodotti ed entro i limiti che scaturiscono dagli accordi conclusi
   conformemente all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi corsi
   o prezzi e i prezzi nella Comunità può essere coperta da una restituzione
   all'esportazione.
   La restituzione per 1'esportazione di prodotti di cui ali'articolo 1 sotto
   forma di merci elencate nell'allegato B non può essere superiore a quella
   applicabile a detti prodotti esportati come tali.
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità.        Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 23.
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   Le restituzioni fissate periodicamente possono, ih caso di necessità,
   essere modificate nell'intervallo dalla Commissione a richiesta di uno
   Stato membro o di propria iniziativa.
3. Per i prodotti di cui all'articolo 1 esportati come tali, la restituzione è
   concessa soltanto a richiesta e dietro presentazione del titolo
   d'esportazione corrispondente.
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                                                                $r
4. L'importo della restituzione per i prodotti di cui all'articolo 1 esportati
   come tali, è quello applicabile il giorno della domanda del titolo e, in
   caso di restituzione differenziata, quello in vigore in tale data alla
   destinazione indicata sul titolo.
5. Le disposizioni dei paragrafi 3 e 4 possono essere estese ai prodotti di
   cui all'articolo 1 esportati sotto forma di merci elencate nell'allegato B,
   secondo la procedura di cui all'articolo 16 del regolamento (CE)
   n. 3448/93.
6. È possibile derogare alle disposizioni dei paragrafi 3 e 4 per i prodotti
   di cui all'articolo 1 che beneficiano delle restituzioni nel quadro di
   azioni di aiuto alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 23.
7. Salvo deroga adottata secondo la procedura di cui all'articolo 23, per
   quanto concerne i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettere a) e
   b), la restituzione applicabile conformemente al paragrafo 4 ò adattata,
   nel periodo da agosto a giugno di una medesima campagna e per ogni mese
   trascorso prima dell'esportazione, mediante un importo pari alla
   maggiorazione mensile applicabile ai prezzi d'intervento fissati per la
   medesima campagna.
   Può essere fissato un importo correttivo secondo la procedura di cui
   all'articolo 23. Tuttavia, in caso di necessità, la Commissione può
   modificare gli importi correttivi.
   Le disposizioni del primo e secondo comma possono essere applicate in tutto
   o in parte a ciascuno dei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1,
   lettere e) e d), nonché ai prodotti di cui all'articolo 1 esportati sotto
   forma di merci elencate nell'allegato B. In tal caso, l'adattamento di cui
   al primo comma è corretto applicando alla maggiorazione mensile un
   coefficiente che esprime il rapporto fra la quantità del prodotto di base e
   la quantità di quest'ultimo contenuta nel prodotto trasformato esportato o
   utilizzato per fabbricare la merce esportata.
8. Nella misura necessaria per tener conto delle specificità di elaborazione
   di talune bevande spiritose ottenute dai cereali, i criteri per la
   concessione delle restituzioni all'esportazione di cui al paragrafo 1 e le
   modalità di controllo possono essere adattate a tale situazione specifica.
9. Le modalità di applicazione del presente articolo e segnatamente quelle
   relative all'adattamento di cui al paragrafo 8 sono fissate secondo la
   procedura di cui all'articolo 23. Per la modifica dell'allegato B si segue
   la medesima procedura.
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                                                                w
                                 Articolo 14
1. Nella misura necessaria al corretto funzionamento dell'organizzazione
   comune dei mercati nel settore dei cereali, il ricorso al regime del
   traffico di perfezionamento attivo può essere escluso totalmente o
   parzialmente:
   -  per i prodotti di cui all'articolo 1 destinati alla fabbricazione di
      prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettere e) e d), e
      in casi particolari, per i prodotti di cui all'articolo 1 destinati alla
      fabbricazione di merci di cui all'allegato B.
2. Le misure adottate in applicazione del presente articolo sono decise
   secondo la procedura di cui all'articolo 23.
                                  Articolo 15
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante   dall'applicazione   del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                  Articolo 16
1. Qualora sul mercato mondiale i corsi o i pezzi di uno o più prodotti di cui
   all'articolo 1 dovessero raggiungere il livello dei prezzi comunitari e
   sempreché tale situazione dovesse confermarsi o aggravarsi per cui il
   mercato della Comunità ne fosse o rischierebbe di essere perturbato,
   possono essere adottate misure appropriate.
2. Le modalità di applicazione del presente articolo sono Stabilite secondo la
   procedura di cui all'articolo 23.
                                     - 5 -
 ---pagebreak---                                                                        Sì
                            Articolo 17
1. Qualora, per effetto di importazioni o di esportazioni, il mercato
   comunitario di uno o più prodotti di cui ali'articolo 1 subisca o
   rischi di subire gravi perturbazioni, tali da compromettere il
   conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39 del trattato,
   possono essere applicate misure adeguate negli scambi con i paesi
   terzi, fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di
   perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
   Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria
   iniziativa, decide l'adozione delle opportune misure, che vengono
   comunicate   agli    Stati   membri   e   devono   essere   applicate
   immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato
   membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni lavorativi
   dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando
   a maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura
   stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione       del presente
   articolo secondo la procedura di cui all'articolo 23.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
   obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
   all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
                               - 6 -
 ---pagebreak---                                                                          6V-
    6. L'allegato A è completato nel seguente modo:
       Codice NC      Designazione delle merci
       2306           Panelli e altri residui solidi, anche macinati
                      o agglomerati in forma di pellets, dell'estrazione
                      di grassi od oli vegetali, diversi da quelli delle
                      voci 2304 o 2305
       2306 90         - altri
                      — altri
       2306 90 91         di germi di granturco
II. Regolamento (CEE) n. 2729/75 del Consiglio, del 29 ottobre 1975 (GU
    n. L 281 dell'1.11.1975, pag. 18)
    I termini "prelievo" e "prelievi" sono sostituiti rispettivamente dai
    termini "dazio" e "dazi"."
                                   - 7 -
 ---pagebreak---                                                                                  é'o
                                   ALLEGATO II
                                       RISO
I. Regolamento (CEE) n. 1418/76 del Consiglio, del 21 giugno 1976 (GU n. L 166
   del 25.6.1976, pag. 1 ) , modificato da ultimo dal regolamento (CE)
   n. 1869/94 (GU n. L 197 del 30.7.1994, pag. 7)
   1) L'articolo 4, paragrafo 5 è sostituito dal seguente testo:
      "5.Sono fissati secondo la procedura di cui all'articolo 27:
         a) previa consultazione degli Stati membri      interessati,  i  centri
            d'intervento di cui al paragrafo 4,
         b) il tasso di     conversione   del  riso semigreggio  in   risone,  o
            l'inverso,
         e) le spese di lavorazione e il valore dei sottoprodotti da prendere
            in considerazione per l'applicazione del paragrafo 3."
   2) Il titolo II è sostituito dal seguente testo:
                                    "TITOLO II
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                  Articolo 10
   1. Tutte le importazioni e le esportazioni comunitarie dei prodotti di cui
      all'articolo 1 sono subordinate alla presentazione di un titolo
      d'importazione o di esportazione.
      Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
      faccia richiesta, a prescindere dal relativo luogo di stabilimento nella
      Comunità, fatte salve le disposizioni adottate per l'applicazione degli
      articoli 14 e 15.
      Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
      Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione di una
      cauzione che assicuri l'impegno di importare o di esportare durante il
      periodo di validità del titolo e che rimane acquisita in tutto o in
      parte se l'operazione non è realizzata nel termine o lo è soltanto
      parzialmente.
                                         1 -
 ---pagebreak---                                                                              6i-
2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione del
   presente   articolo   sono   adottati   secondo   la   procedura   di   cui
   all'articolo 27.
                                 Articolo 11
1. Può essere fissata una sovvenzione per le fornitura al dipartimento
   francese d'oltremare della Riunione, a fini di consumo, dei prodotti di cui
   al codice NC 1006 (escluso il codice 1006 10 10), provenienti dagli Stati
   mèmbri e che si trovano in una delle situazioni di cui all'articolo 9,
   paragrafo 2 del trattato.
   L'importo della sovvenzione predetta è fissato, tenuto conto del fabbisogno
   di approvvigionamento del mercato della Riunione, in base alla differenza
   fra il corso o i prezzi dei prodotti considerati sul mercato mondiale e i
   corsi o prezzi dei medesimi prodotti sul mercato comunitario nonché, se del
   caso, dei prezzi dei medesimi prodotti franco isola della Riunione.
   La sovvenzione è accordata a richiesta dell'interessato e può essere
   fissata, se del caso, mediante gara. La gara riguarda l'importo della
   sovvenzione.
   La fissazione della sovvenzione avviene periodicamente secondo la procedura
   di cui all'articolo 27. Tuttavia, in caso di necessità, la Commissione può
   modificare la sovvenzione nell'intervallo, a richiesta di uno Stato membro
   o di propria iniziativa.
2. Le disposizioni regolamentari relative al finanziamento della politica
   agricola comune si applicano alla sovvenzione prevista al paragrafo 1.
3. Le modalità di applicazione del presente articolo sono adottate secondo la
   procedura di cui all'articolo 27.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                               67-
                                   Articolo 12
1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
   prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune.
2. In deroga al paragrafo 1, il dazio all'importazione:
   a) del riso semigreggio di cui al codice NC 1006 20 è pari al prezzo di
      acquisto all'intervento applicabile al momento dell'importazione
      rispettivamente per il riso Indica e Japonica, maggiorato:
      -   dell'80% per il riso Indica,
      -   dell'88% per il riso Japonica,
      e previa deduzione del prezzo all'importazione;
   b) del riso imbianchito di cui al codice NC 1006 30 è pari al prezzo
      d'acquisto all'intervento applicabile al momento dell'importazione,
      maggiorato di una percentuale da calcolare e previa deduzione del prezzo
      all'importazione.
   Tuttavia, tale dazio non può essere superiore all'aliquota dei dazi della
   tariffa doganale comune.
   La percentuale di cui alla lettera b) è calcolata adattando le percentuali
   rispettive di cui alla lettera a) in funzione dei tassi di conversione,
   delle spese di lavorazione e del valore dei sottoprodotti e maggiorando gli
   importi cosi ottenuti di un importo di protezione dell'industria.
3. In deroga al paragrafo 1:
   a) non viene riscosso alcun dazio per l'importazione nel dipartimento
      francese d'oltremare della Riunione dei prodotti di cui al codice
      NC 1006 10 10 e ai codici NC 1006 20 e 1006 40 00,
   b) al dazio da riscuotere per l'importazione nel dipartimento francese
      d'oltremare della Riunione dei prodotti di cui al codice NC 1006 30 è
      applicato il coefficiente di 0,30.
4. Le modalità di applicazione del presente articolo sono stabilite secondo la
   procedura di cui all'articolo 27. Tali modalità includono segnatamente i
   criteri che consentono di distinguere fra i tipi di riso importati di cui
   al paragrafo 2, la fissazione dell'importo di protezione dell'industria e
   le disposizioni necessarie per stabilire e calcolare i prezzi
   all'importazione e per verificarne l'autenticità.
                                      - 3 -
 ---pagebreak---                                                                              O-
                                  Articolo 13
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili a importazioni di taluni prodotti di cui all'articolo 1,
   l'importazione all'aliquota del dazio previsto all'articolo 12, di uno o
   più dei prodotti in questione, può essere subordinata al pagamento di un
   dazio    all'importazione    addizionale,   alle    condizioni    stabilite
   all'articolo 5 dell'Accordo sull'agricoltura,      concluso   conformemente
   all'articolo 228 del trattato nel quadro dei negoziati commerciali
   multilaterali dell'Uruguay Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 27. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari volumi e prezzi.
                                  Articolo 14
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
virtù di accordi conclusi conformemente ali'articolo 228 del trattato od in
virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
descritta all'articolo 27. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
su baee annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                  Articolo 15
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, come tali o sotto forma di merci elencate nell'allegato B,
   sulla base dei corsi o dei prezzi praticati sul mercato mondiale per i
   medesimi prodotti ed entro i limiti che scaturiscono dagli accordi conclusi
   conformemente all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi corsi
   o prezzi e i prezzi nella Comunità può essere coperta da una restituzione
   all'esportazione.
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                                                              £'</
    La restituzione per l'esportazione di prodotti di cui all'articolo 1 sotto
    forma di merci elencate nell'allegato B non può essere superiore a quella
    applicabile a detti prodotti esportati come tali.
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità.         Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 27.
    In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   Le restituzioni fissate periodicamente possono, in caso di necessità,
   essere modificate nell'intervallo dalla Commissione a richiesta di uno
   Stato membro o di propria iniziativa.
   Nel fissare la restituzione si tiene conto in particolare della necessità
   di stabilire un equilibrio tra l'utilizzazione dei prodotti di base
   comunitari ai fini dell'esportazione di merci trasformate verso i paesi
   terzi e l'utilizzazione dei prodotti di tali paesi ammessi al traffico di
   perfezionamento.
3. Per i prodotti di cui all'articolo 1 esportati come tali, la restituzione è
   concessa soltanto a richiesta e dietro presentazione del titolo
   d'esportazione corrispondente.
4. L'importo della restituzione per i prodotti di cui all'articolo 1 esportati
   come tali, è quello applicabile il giorno della domanda del titolo e, in
   caso di restituzione differenziata, quello in vigore in tale data alla
   destinazione indicata sul titolo.
5. Le disposizioni dei paragrafi 3 e 4 possono essere estese ai prodotti di
   cui all'articolo 1 esportati merci sotto forma di merci elencate
   nell'allegato B, secondo la procedura di cui all'articolo 16 del
   regolamento (CE) n. 3448/93.
6. È possibile derogare alle disposizioni dei paragrafi 3 e 4 per i prodotti
   di cui all'articolo 1 che beneficiano delle restituzioni nel quadro di
   azioni di aiuto alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 27.
7. Salvo deroga adottata secondo la procedura di cui all'articolo 27, per
   quanto concerne i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettere a) e
   b), la restituzione applicabile conformemente al paragrafo 4 è adattata,
   nel periodo da agosto a giugno di una medesima campagna e per ogni mese
   trascorso prima dell'esportazione, mediante un importo pari alla
   maggiorazione mensile applicabile ai prezzi d'intervento fissati per la
   medesima campagna.
                                     - 5 -
 ---pagebreak---                                                                              é$-
   Può essere fissato un importo correttivo secondo la procedura di cui
   all'articolo 27. Tuttavia, in caso di necessità, la Commissione può
   modificare gli importi correttivi.
   Le disposizioni del primo e secondo comma possono essere applicate in tutto
   o in parte a ciascuno dei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1,
   lettera e), nonché ai prodotti di cui all'articolo 1 esportati sotto forma
   di merci elencate nell'allegato B. In tal caso, l'adattamento di cui al
   primo comma è corretto applicando alla maggiorazione mensile un
   coefficiente che esprime il rapporto fra la quantità del prodotto di base e
   la quantità di quest'ultimo contenuta nel prodotto, trasformato esportato o
   utilizzato per fabbricare la merce esportata.
8. Le modalità di applicazione del presente articolo sono fissate secondo la
   procedura di cui all'articolo 27. Per la modifica dell'allegato B si segue
   la medesima procedura.
                                  Articolo 16
1. Nella misura necessaria al corretto funzionamento dell'organizzazione
   comune dei mercati nel settore del riso, il ricorso al regime del traffico
   di perfezionamento attivo può essere escluso in tutto o in parte per i
   prodotti di cui all'articolo 1.
2. Le misure adottate in applicazione del presente articolo sono decise
   secondo la procedura di cui all'articolo 27.
                                  Articolo 17
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative ali'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante   dall'applicazione   del   presente
   regolamento, incluse le definizioni riportate nell'allegato A, viene
   inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, sono vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                     - 6 -
 ---pagebreak---                                                                              é'G
                                 Articolo 18
     1. Qualora sul mercato mondiale i corsi o i prezzi di uno o più prodotti
        di cui all'articolo 1, lettere a) e b), dovessero raggiungere il
        livello dei prezzi comunitari e sempreché tale situazione dovesse
        confermarsi o aggravarsi per cui il mercato della Comunità ne fosse o
        rischierebbe di essere perturbato, possono essere adottate misure
        appropriate.
    2. Le modalità di applicazione del presente articolo sono stabilite
        secondo la procedura di cui all'articolo 27.
                                 Articolo 19
    1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle
        esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
        all'articolo 1 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali
        da compromettere     il conseguimento degli obiettivi enunciati
        all'articolo 39 del trattato, si possono applicare misure adeguate
        negli scambi con i paesi terzi, fintantoché sussista la suddetta
        perturbazione o minaccia di perturbazione.
    2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
        Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria
        iniziativa, decide l'adozione delle opportune misure, che vengono
        comunicate   agli   Stati    membri   e   devono   essere   applicate
        immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato
        membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni lavorativi
        dalla data di ricezione della domanda.
    3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
        Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
        comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando
        a maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura
        stessa.
    4. La Commissione adotta le modalità di applicazione        del presente
        articolo secondo la procedura di cui all'articolo 27.
    5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
        obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
        all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
II. Regolamento (CEE) n. 1423/76 del Consiglio, del 21 giugno 1976 (GU n.
    L 166 del 25.6.1976, pag. 20)
    L'articolo 3 è soppresso.
                                    - 7. -
 ---pagebreak---                                                                         é?
III. Regolamento (CEE) n. 1428/76 del Consiglio, del 21 giugno 1976 (GU n.
     L 166 del 25.6.1976, pag. 30)
     Regolamento (CEE) n. 1431/76 del Consiglio, del 21 giugno 1976 (GU n.
     L 166 del 25.6.1976, pag. 36)
     Regolamento (CEE) n. 1432/76 del Consiglio, del 21 giugno 1976 (GU n.
     L 166 del 25.6.1976, pag. 39)
     Regolamento (CEE) n. 1433/76 del Consiglio, del 21 giugno 1976 (GU n.
     L 166 del 25.6.1976, pag. 42)
     Regolamento (CEE) n. 1263/78 del Consiglio, del 21 giugno 1976 (GU n.
     L 166 del 25.6.1976, pag. 14)
     I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                    - 8 -
 ---pagebreak---                                   ALLEGATO III
                               FORAGGI ESSICCATI
Regolamento (CEE) n. 1117/78 del Consiglio, del 22 maggio 1978 (GU n. L 142
del 30.5.1978, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 3496/93
(GU n. L 319 del 21.12.1993, pag. 17)
1) Al titolo II, prima dell'articolo 7, è inserito l'articolo seguente:
                                "Articolo 6 bis
   Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
   prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune."
2) L'articolo 7, paragrafo 2 è sostituito dal testo seguente:
   "2.   Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o
         adottata in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i
         paesi terzi sono vietate:
            la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un
            dazio doganale,
         -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di
            effetto equivalente."
3) Dopo l'articolo 7 ò inserito l'articolo seguente:
                                "Articolo 7 bis
   I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
   virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
   virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
   vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
   descritta all'articolo 12. Tali modalità prevedono l'apertura dei
   contingenti su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e,
   se del caso:
                                     - 1 -
 ---pagebreak---                                                                                ^
   a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
      prodotto,
   b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà
      di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
   e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
      d'importazione."
4) L'articolo 8 è sostituito dall'articolo seguente:
                                  "Articolo 8
1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1 subisca
   o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da compromettere il
   conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39 del trattato, si
   possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi terzi,
   fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1,. la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione, del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 12.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228,
   paragrafo 2 del trattato."
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                             ^o
                                  ALLEGATO IV
                                    ZUCCHERO
I. Regolamento (CEE) n. 1785/81 del Consiglio, del 30 giugno 1981 (GU n. L 177
   del 1.7.1981, pag. 4), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 133/94
   (GU n. L 22 del 27.1.1994, pag. 7).
   1) Il titolo II è sostituito dal testo seguente:
                                   "Titolo II
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                  Articolo 13
      1. Tutte le importazioni e le esportazioni comunitarie di prodotti di
         cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettere a), b), e), d), f) g) e h)
         sono subordinate alla presentazione di un titolo d'importazione a di
         esportazione.
         Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
         faccia domanda, a prescindere dal relativo luogo di stabilimento
         nella Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per
         l'applicazione degli articoli 16 e 17.
         Il titolo di importazione o di esportazione è valido in tutta la
         Comunità. Il rilascio dei titoli ò subordinato alla costituzione di
         una garanzia che assicuri l'impegno di importare o di esportare
         durante il periodo di validità del titolo e che rimane acquisita in
         tutto o in parte se l'operazione non ò realizzata entro tale termine
         o lo è soltanto parzialmente.
      2. Secondo la procedura di cui all'articolo 41:
         a) il regime previsto dal presente articolo può essere esteso ai
            prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera e),
         b) sono stabiliti il periodo di validità dei titoli e le altre
            modalità di applicazione del presente articolo, che possono
            prevedere in particolare un termine per il rilascio dei titoli.
                                     - 1 -
 ---pagebreak---                                                                              yV-
                                  Articolo 14
1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
   prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune.
2. In deroga al paragrafo 1, al fine di garantire l'approvvigionamento
   adeguato del mercato comunitario di prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 1, lettera a) (zuccheri greggi destinati ad essere raffinati dei
   codici NC 1701 11 10 e 1701 12 10) e e) (melassa) mediante l'importazione
   da paesi terzi, la Commissione può, secondo la procedura di cui
   all'articolo 41, sospendere parzialmente o totalmente l'applicazione dei
   dazi all'importazione per detti prodotti e stabilire le modalità di tale
   sospensione.
                                  Articolo 15
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili a importazioni di taluni prodotti agricoli, l'importazione
   all'aliquota del dazio previsto nella tariffa doganale comune, di uno o più
   dei prodotti in questione, può essere subordinata al pagamento di un dazio
   all'importazione* addizionale, alle condizioni stabilite all'articolo 5
   dell'Accordo sull'agricoltura, concluso conformemente all'articolo 228 del
   trattato nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay
   Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 41. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari volumi e prezzi.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                                /i
                                  Articolo 16
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
descritta all'articolo 41. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                  Articolo 17
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1, lettere a), e) e d ) , come tali o sotto forma
   delle merci elencate nell'allegato I, sulla base dei corsi o dei prezzi
   praticati sul mercato mondiale per i prodotti di cui al medesimo paragrafo,
   lettere a) e e) ed entro i limiti che scaturiscono dagli accordi conclusi
   conformemente all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi corsi
   o prezzi e i prezzi nella Comunità può essere coperta da una restituzione
   all'esportazione.
   La restituzione concessa per lo zucchero greggio non può essere superiore a
   quella concessa per lo zucchero bianco.
2. Può essere prevista una restituzione all'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1, lettere f), g) e h ) , come tali o sotto forma
   delle merci elencate nell'allegato I.
   L'ammontare della restituzione è determinato, per 100 kg di sostanza secca,
   tenuto conto in particolare:
   a) della restituzione applicabile all'esportazione      dei prodotti  della
      sottovoce 1702 30 91 della nomenclatura combinata,
   b) della restituzione applicabile all'esportazione dei prodotti di cui
      all'articolo 1, paragrafo 1, lettera d),
   e) degli aspetti economici delle esportazioni previste.
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                                                                fy
3. La restituzione per l'esportazione di prodotti di cui all'articolo 1 sotto
   forma delle merci elencate nell'allegato I non può essere superiore a
   quella applicabile agli stessi prodotti esportati come tali.
4. Nel fissare la restituzione si tiene conto in particolare della necessità
   di stabilire un equilibrio tra l'utilizzazione dei prodotti di base
   comunitari ai fini dell'esportazione di merci trasformate verso i paesi
   terzi e l'utilizzazione dei prodotti di tali paesi ammessi al traffico di
   perfezionamento.
   La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 41.
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   Le restituzioni fissate periodicamente possono, in caso di necessità,
   essere modificate nell'intervallo dalla Commissione su richiesta di uno
   Stato membro o di propria iniziativa.
5. Per i prodotti di cui all'articolo 1 esportati come tali, la restituzione è
   concessa soltanto a richiesta e dietro presentazione del relativo titolo
   d'esportazione.
6. L'importo della restituzione per i prodotti di cui all'articolo 1 esportati
   come tali è quello applicabile il giorno della domanda del titolo e, in
   caso di restituzione differenziata, quello in vigore in tale data alla
   destinazione indicata sul titolo.
7. Le disposizióni dei paragrafi 5 e 6 possono essere estese ai prodotti di
   cui   all'articolo 1   esportati   sotto   forma   delle   merci   elencate
   nell'allegato I, secondo la procedura di cui all'articolo 16 del
   regolamento (CE) n. 3448/93.
8. È possibile derogare alle disposizioni dei paragrafi 5 e 6 per i prodotti
   di cui all'articolo 1 che beneficiano di restituzioni nel quadro di azioni
   di aiuto alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 41.
9. Le modalità d'applicazione del presente articolo nonché la modifica
   dell'allegato I sono stabilite secondo la procedura di cui all'articolo 41.
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                    Articolo 18
1. Nella misura necessaria al corretto funzionamento dell'organizzazione
   comune dei mercati nel settore dello zucchero, il ricorso al regime del
   traffico di perfezionamento attivo può essere escluso totalmente o
   parzialmente:
   -  per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettere a) e d ) , e
   -   in casi particolari, per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1,
      destinati alla fabbricazione di merci di cui all'allegato I.
2. Le misure adottate in applicazione del presente articolo sono decise
   secondo la procedura di cui all'articolo 41.
                                   Articolo 19
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata,• nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura    tariffaria   risultante    dall'applicazione  del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa all'importazione o
      misura di effetto equivalente.
                                  Articolo 20
1. Qualora il prezzo dello zucchero sul mercato mondiale superi il prezzo
   d'intervento, può essere prevista l'applicazione di un prelievo
   all'esportazione dello zucchero in questione. Tale prelievo dev'essere
   applicato qualora il prezzo c.a.f. dello zucchero bianco o dello zucchero
   greggio sia superiore al prezzo di riferimento.
                              J     • ' •
   Salvo disposizioni contrarie adottate secondo la procedura di cui
   all'articolo 41, il prelievo da percepire è quello applicabile alla data
   dell'esportazione.
2. Qualora il prezzo c.a.f.. dello zucchero bianco o dello zucchero greggio sia
   superiore a un prezzo di riferimento da determinare, si può decidere di
   sospendere il dazio all'importazione applicabile e/o di concedere un aiuto
   all'importazione del prodotto in questione.
                                        - 5 -
 ---pagebreak---                                                                                'li
3. Sono adottati, secondo la procedura di cui all'articolo 41:                '
   a) le modalità di determinazione dei prezzi c.a.f. di cui al paragrafo 2,
   b) il prezzo di riferimento di cui ai paragrafi 1 e 2,
   e) le decisioni di cui ai paragrafi 1 e 2,
   d) le modalità d'applicazione del presente articolo.
   Per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettere b), e), d), f),
   g) e h), possono essere adottate secondo la stessa procedura disposizioni
   corrispondenti a quelle dei paragrafi 1 e 2 nonché alle norme stabilite per
   la loro applicazione.
4. La Commissione fissa i prelievi conseguenti all'applicazione del presente
   articolo.
                                  Articolo 21
1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui ali'articolo 1 subisca
   o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da compromettere il
   conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39 del trattato, si
   possono applicare misure adeguate negli scambi con .1 paesi terzi,
   fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione,   entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 41.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclùsi conformemente all'articolo 228,
   paragrafo 2 del trattato."
                                     - 6 -
 ---pagebreak---      2) L'articolo 26 è modificato nel modo seguente:                           '
        a) Al paragrafo 1, l'ultima frase è sostituita dal testo seguente:
            "Gli articoli 8, 9, 17 e 20 non sono applicabili a tale zucchero
            né gli articoli 9, 17 e 20 a tale isoglucosio e a tale sciroppo
            d'inulina."
        b) Al paragrafo 2, il riferimento all'"articolo 18" à sostituito dal .
            riferimento all'"articolo 20".
     3) All'articolo 35, il paragrafo 1 è sostituito dal testo seguente:
        "1.    Nessun   dazio   si    applica  all'importazione   di   zucchero
               preferenziale."
II.  Regolamento (CEE) n. 431/68 del Consiglio, del 9 aprile 1968 (GU n. L 89
     del 10.4.1968, pag. 3)
     L'articolo 2 è soppresso.
III. Regolamento (CEE) n. 766/68 del Consiglio, del 18 giugno 1968 (GU n.
     L 143 del 25.6.1968, pag. 6 ) , modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
     n. 1489/76 (GU n. L 167 del 26.6.1976, pag. 13)
     Regolamento (CEE) n. 770/68 del Consiglio, del 18 giugno 1968 (GU n.
     L 143 del 25.6.1968, pag. 16)
     Regolamento (CEE) n. 226/72 del Consiglio, del 31 gennaio 1972 (GU n.
     L 28 dell'I.2.1972, pag. 3)
     Regolamento (CEE) n. 608/72 del Consiglio, del 23 marzo 1972 (GU n. L 75
     del 28.3.1972, pag. 5)
     I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                      - 7 -
 ---pagebreak---                                     ALLEGATO V                                 //
                                      GRASSI
I. Regolamento n. 136/66/CEE del Consiglio del 22.9.1966 (GU n. 172 del
   30.9.1966, pag. 3025), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 3179/93
   (GU n. L 285 del 20*11.1993, pag. 9)
   1) Il titolo I è sostituito dal testo seguente:
                                     "TITOLO I
                               Regime degli scambi
                                    Articolo 2
      1. Tutte le importazioni e le esportazioni comunitarie di prodotti di
         cui all'articolo 1, paragrafo 2 possono essere subordinate alla
         presentazione di un titolo di importazione o di esportazione.
         Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
         faccia domanda, a prescindere dal relativo luogo di stabilimento
         nella   Comunità   e   fatte salve     le disposizioni   adottate per
         l'applicazione degli articoli 2 quater e 3.
         Il titolo di importazione o di esportazione è valido in tutta la
         Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione di
         una garanzia che assicuri l'impegno di importare ó di esportare
         durante il periodo di validità del titolo e che rimane acquisita in
         tutto o in parte se l'operazione non è realizzata entro tale termine
         o se ò realizzata solo parzialmente.
      2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità d'applicazione
         del presente articolo sono stabilite secondo la procedura di cui
         all'articolo 38.
                                  Articolo 2 bis
      Salvo disposizioni contrarie del presente regolamento, ai prodotti di
      cui all'articolo 1, paragrafo 2 si applicano le aliquote dei dazi della
      tariffa doganale comune.
                                  Articolo 2 ter
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili a importazioni di taluni prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 2, lettere e ) , d) ed e ) , l'importazione all'aliquota del dazio
   previsto nella tariffa doganale comune, di uno o più dei prodotti in
   questione, può essere subordinata al pagamento di un dazio all'importazione
   addizionale,   alle    condizioni    stabilite  all'articolo 5   dell'Accordo
   sull'agricoltura, concluso conformemente all'articolo 228 del trattato nel
   quadro dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round.
                                       - 1 -
 ---pagebreak---                                                                                 22
 2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
     secondo la procedura di cui all'articolo 38. Tali modalità riguardano
     segnatamente:
    a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
        all'importazione addizionali,
    b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
        calcolo e la determinazione dei vari volumi e prezzi.
                                Articolo 2 quater
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2,
istituiti in virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del
trattato od in virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del
trattato, vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla
procedura di cui all'articolo 38. Tali modalità prevedono l'apertura dei
contingenti su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se
del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
    prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
    verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
    d'importazione.
                                    Articolo 3
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione di olio d'oliva e di
    semi oleosi raccolti nella Comunità, sulla base dei corsi o dei prezzi di
    tali prodotti sul mercato mondiale, ed entro i limiti che scaturiscono
    dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato, la
    differenza tra questi corsi o prezzi e i prezzi nella Comunità può essere
    coperta da una restituzione all'esportazione.
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 38.
    In particolare, tale fissazione può aver luogo:
    a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   Le restituzioni fissate periodicamente possono, in caso di necessità,
   essere modificate nell'intervallo dalla Commissione su richiesta di uno
   Stato membro o di propria iniziativa.
3. La restituzione è concessa soltanto su domanda e su presentazione del
   relativo titolo di esportazione.
                                      - 2 -
 ---pagebreak--- 4. L'importo della restituzione all'esportazione per i prodotti di cui al
   paragrafo 1 è quello applicabile il giorno della domanda del titolo e, in
   caso di restituzione differenziata, quello in vigore in tale data alla
   destinazione indicata sul titolo.
5. È possibile derogare alle disposizioni dei paragrafi 3 e 4 per l'olio
   d'oliva e i semi oleosi che beneficiano di restituzioni nell'ambito di
   azioni di aiuto alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 38.
6. Le modalità d'applicazione del presente articolo sono decise secondo la
   procedura di cui all'articolo 38.
                                Articolo 3 bis
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante   dall'applicazione   del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
      l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                Articolo 3 ter
1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 2 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da
   compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39
   del trattato, si possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi
   terzi, fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di
   perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione,   entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il' Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 38.
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                                                                 So
    5. Nell'applicazione del presente articolo occorre rispettare gli obblighi
        che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228,
        paragrafo 2 del trattato."
2) All'articolo 4, il paragrafo 1 è sostituito dal testo seguente:
    "1.    Ogni anno è fissato per la Comunità un prezzo indicativo alla
           produzione, un prezzo di intervento ed un prezzo rappresentativo di
           mercato per l'olio d'oliva.
           Tuttavia, qualora gli elementi presi in considerazione in occasione
           della fissazione del prezzo rappresentativo di mercato per l'olio
           d'oliva subiscano nel corso della campagna una modifica che, in base
           ai criteri da stabilire conformemente alla procedura prevista
           all'articolo 38, possa essere considerata sensibile, è decisa secondo
           la stessa procedura la modifica, nel corso della campagna, del prezzo
           rappresentativo di mercato.
           In questo caso, possono essere adattati, secondo la stessa procedura,
           l'aiuto al consumo e le percentuali da trattenere su tale aiuto, di
           cui all'articolo 11, paragrafi 5 e 6."
3) Gli articoli 9, 14, 15, 16, 17, 18 e 19 sono soppressi.
4) L'articolo 20 è sostituito dal testo seguente:
                                   "Articolo 20
   1. All'atto dell'esportazione di olio d'oliva verso i paesi terzi, se i
       corsi mondiali sono superiori al prezzo comunitario, può essere riscosso
       un prelievo pari alla differenza tra questi prezzi.
   2. Le modalità d'applicazione del presente articolo sono stabilite secondo
       la procedura di cui all'articolo 38."
5) L'articolo 20 bis è sostituito dal testo seguente:
                                 "Articolo 20 bis
   L'olio d'oliva impiegato nella fabbricazione di conserve beneficia di un
   regime di restituzioni alla produzione.
   Le modalità d'applicazione del presente articolo nonché l'elenco delle
   conserve in questione sono decise secondo la procedura di cui
   all'articolo 38."
6) Gli articoli 20 ter e 28 sono soppressi.
                                       - 4 -
 ---pagebreak---                                                                             8/
II. Regolamento (CEE) n. 142/67 del 21.6.1967 (GU n. L 125 del 26.6.1967,
    pag. 2461/67), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 2429/72 (GU
    n. L 264 del 23.11.1972, pag. 1)
    Regolamento (CEE) n. 143/67 del 21.6.1967 (GU n. L 125 del 26.6.1967,
    pag. 2463), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 2077/71 (GU
    n. L 220 del 30.9.1971, pag. 1)
    Regolamento (CEE) n. 19/69 del 20.12.1968 (GU n. L 3 del 7.1.1969,
    pag. 2), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 2429/72 (GU
    n. L 264 del 23.11.1972, pag. 1)
    Regolamento (CEE) n. 2596/69 del 18.12.1969 (GU n. L 324 del 27.12.1969,
    pag. 12)
    Regolamento (CEE) n. 1076/71 del 25.5.1971 (GU n. L 116 del 28.5.1971,
    pag. 2)
    Regolamento (CEE) n. 443/72 del 29.2.1972 (GU n. L 54 del 3.3.1972,
    pag. 3), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 2560/77 (GU
    n. L 303 del 28.11.1977, pag. 1)
    Regolamento (CEE) n. 1569/72 del 20.7.1972 (GU n. L 167 del 25.7.1972,
    pag. 9), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 2206/90 (GU
    n. L 201 del 31.1.1990, pag. 11)v
    Regolamento (CEE) n. 2751/78 del 23.11.1978 (GU n. L 331 del 28.11.1978,
    pag. 5)
    Regolamento (CEE) n. 591/79 del 26.3.1979 (GU n. L 78 del 30.3.1979,
    pag. 2), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 2903/89 (GU
    n. L 280 del 29.9.1989, pag. 3)
    Regolamento (CEE) n. 1594/83 del 14.6.1983 (GU n. L 163 del 22.6.1983,
    pag. 44), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1321/90 (GU
    n. L 132 del 23.5.1990, pag. 15)
                                   - 5 -
 ---pagebreak--- Regolamento (CEE) n. 1491/85 del 23.5.1985 (GU n. L 151 del 10.6.1985,
pag. 15), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1724/91 (GU n. L 162
del 26.6.1991, pag. 35)
Regolamento (CEE) n. 2194/85 del 25.7.1985 (GU n. L 204 del 2.8.1985, pag. 7),
modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1725/91 (GU n. L 162 del
26.6.1991, pag. 37)
Regolamento (CEE) n. 1650/86 del 26.5.1986 (GU n. L 145 del 30.5.1986, pag. 8)
I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                     - 6 -
 ---pagebreak---                                   ALLEGATO VI
                                 LINO E CANAPA
I. Regolamento (CEE) n. 1308/70 del Consiglio, del 29 giugno 1970 (GU n. L 146
   del 4.7.1970, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
   n. 1557/93 (GU n. L 154 del 25.6.1993, pag. 26)
   Gli articoli 7 e 8 sono sostituiti dal testo seguente:
                                  "Articolo 7
   Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
      la riscossione di qualsiasi tassa agente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
      l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o di qualsiasi
      misura di effetto equivalente.
                                  Articolo 8
   1. L'importazione di canapa greggia del codice NC 5302.10.00 è autorizzata
      soltanto se il prodotto soddisfa le condizioni di cui all'articolo 4,
      paragrafo 1.
   2. L'importazione di semi di canapa del codice NC 1207.99.10 è autorizzata
      soltanto se questi offrono le garanzie di cui all'articolo 4, paragrafo
      1.
   3. L'importazione di semi di canapa non frantumati del codice NC 1207.99.91
      Ò autorizzata soltanto se subordinata ad un controllo atto a garantire
      che i semi avranno destinazione diversa dalla semina.
   4. Le modalità d'applicazione del presente articolo sono decise secondo la
      procedura di cui all'articolo 12.
                                Articolo 8 bis
   1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle
      esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
      all'articolo 1 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da
      compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39
      del trattato, si possono applicare misure adeguate negli scambi con i
      paesi terzi, fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia
      di perturbazione.
                                     - 1 -
 ---pagebreak--- 2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
    su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
    delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
    essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
    lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione,    entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 12.,
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228,
   paragrafo 2 del trattato."
II.    Regolamento (CEE) n. 1054/72 del Consiglio, del 18 maggio 1972 (GU
       n. L 120 del 25.5.1972, pag. 1)
       Il regolamento summenzionato è abrogato.
                                      - 2 -
 ---pagebreak---                                   ALLEGATO VII
                           PRODOTTI LATTIERO-CASÈARI
I. Regolamento (CEE) n. 804/68 del Consiglio, del 27.6.1968 (GU n. L 148 del
   28.6.1968, pag. 13), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1880/94
   (GU n. L 197 del 30.7.1994, pag. 21)
   1) L'articolo 4 è soppresso.
   2) Il titolo III è sostituito dal testo seguente:
                                   "Titolo III
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                   Articolo 13
      1. Ogni importazione nella Comunità di prodotti di cui all'articolo 1 è
         subordinata alla presentazione di un titolo d'importazione. Ogni
         esportazione di tali prodotti fuori della Comunità può essere
         subordinata alla presentazione di un titolo di esportazióne.
      2. Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
         faccia richiesta, a prescindere dal luogo in cui è stabilito nella
         Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per l'applicazione
         degli articoli 16 e 17.
         Il titolo è valido in tutta la Comunità. Il rilascio dei titoli è
         subordinato alla costituzione di una cauzione che garantisca
         l'impegno di importare o di esportare durante il periodo di validità
         del titolo -e che resta acquisita in tutto o in parte, se l'operazione
         non è realizzata entro tale termine o se ò realizzata solo
         parzialmente.
      3. Sono stabiliti, secondo la procedura di cui all'articolo 30:
         a) l'elenco   dei prodotti per i       quali  sono   richiesti  titoli
            d'importazione e di esportazione,
         b) il periodo di validità dei titoli, e
         e) le altre modalità di applicazione del presente articolo.
                                      - 1 -
 ---pagebreak---                                                                              Sé
                                  Articolo 14
Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
prodotti di cui ali'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
comune.
                                  Articolo 15
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sul mercato comunitario
   imputabili all'importazione di taluni prodotti di cui all'articolo 1,
   l'importazione all'aliquota del dazio previsto nella tariffa doganale
   comune, di uno o più di detti prodotti può essere subordinata al pagamento
   di un dazio addizionale all'importazione, alle condizioni derivanti
   dall'articolo 5 dell'Accordo sull'agricoltura, concluso conformemente
   all'articolo 228 del trattato nell'ambito dei negoziati commerciali
   multilaterali dell'Uruguay Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 30. Tali modalità comportano in
   particolare:
   a) la determinazione dei prodotti      cui possono  essere  applicati  dazi
      addizionali all'importazione,
   b) i criteri d'intervento richiesti per l'applicazione del paragrafo 1, in
      particolare il calcolo e la determinazione dei vari volumi e prezzi.
                                  Articolo 16
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
virtù di accòrdi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
descritta all'articolo 30. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dèi medesimi e, se del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                              n
                                  Articolo 17
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, come tali o, se si tratta dei prodotti di cui all'articolo
   1, lettere a), b), e) d), e) e g), sotto forma delle merci elencate
   nell'allegato, sulla base dei prezzi di tali prodotti sul mercato mondiale,
   ed entro i limiti che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
   all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi prezzi e i prezzi
   nella Comunità può essere coperta da una restituzione all'esportazione.
   La restituzione all'esportazione di prodotti di cui all'articolo 1 sotto
   forma delle merci elencate nell'allegato non può essere superiore a quella
   applicabile agli stessi prodotti esportati come tali.
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 30.
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   Le restituzioni fissate periodicamente possono, in caso di necessità,
   essere modificate nell'intervallo dalla Commissione su richiesta di uno
   Stato membro o di propria iniziativa.
   Nel fissare la restituzione si tiene conto in particolare della necessità
   di stabilire un equilibrio tra l'utilizzazione dei prodotti di base
   comunitari ai fini dell'esportazione di merci trasformate verso i paesi
   terzi e l'utilizzazione dei prodotti di tali paesi ammessi al traffico di
   perfezionamento.x
3. Per i prodotti di cui al paragrafo 1 esportati come tali, la restituzione è
   concessa soltanto a richiesta e su presentazione del relativo titolo di
   esportazione.
                                     - 3 -
 ---pagebreak--- 4. L'importo della restituzione per i prodotti di cui all'articolo 1 esportati
   come tali è quello applicabile il giorno della domanda del titolo e, in
   caso di restituzione differenziata, quello in vigore in tale data alla
   destinazione indicata sul titolo.
5. Le disposizioni dei paragrafi 3 e 4 possono essere estese ai prodotti di
   cui all'articolo      1 esportati sotto forma delle merci elencate
   nell'allegato, secondo la procedura di cui all'articolo 16 del regolamento
    (CE) n. 3448/93.
6. È possibile derogare alle disposizioni dei paragrafi 3 e 4 per i prodotti
   di cui all'articolo 1 che beneficiano di restituzioni nell'ambito di azioni
   di aiuto alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 30.
7. Le modalità d'applicazione del presente articolo sono stabilite secondo la
   procedura di cui all'articolo 30.
                                   Articolo 18
Nella misura necessaria al buon funzionamento dell'organizzazione comune dei
mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, la Commissione
può, secondo la procedura di cui all'articolo 30, in casi particolari,
escludere totalmente o parzialmente il ricorso al regime del traffico . di
perfezionamento attivo per i prodotti di cui all'articolo 1, destinati alla
fabbricazione di prodotti di cui al medesimo articolo o di merci elencate
nell'allegato;
                                   Articolo 19
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura    tariffaria   risultante   dall'applicazione   del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
   -   la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
       doganale,
   -   l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
       equivalente.
                                      - 4 -
 ---pagebreak---                                 Articolo 20
                                                                             ss
                                                                              /
          Quando i corsi o i prezzi sul mercato mondiale di uno o più
          prodotti di cui all'articolo 1 raggiungono il livello dei prezzi
          comunitari, se tale situazione rischia di persistere e di
          aggravarsi e, per ciò stesso, il mercato della Comunità subisce o
          rischia di subire perturbazioni, possono essere adottate le misure
          necessarie.
          Le modalità d'applicazione del presente articolo sono stabilite
          secondo la procedura di cui all'articolo 30.
                                Articolo 21
       1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle
          esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
          all'articolo 1 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni,
          tali da compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati
          all'articolo 39 del trattato, si possono applicare misure adeguate
          negli scambi con i paesi terzi, fintantoché sussista la suddetta
          perturbazione o minaccia di perturbazione.
       2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
          Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria
          iniziativa, decide l'adozione delle opportune misure, che vengono
          comunicate agli Stati membri e devono essere applicate
          immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato
          membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
          lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
       3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
          Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
          comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e,
          deliberando a maggioranza qualificata, può modificare o annullare
          la misura stessa.
       4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente
          articolo secondo la procedura di cui all'articolo 30.
       5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
          obblighi che scaturiscono dagli, accordi conclusi conformemente
          all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
II. Regolamento (CEE) n. 876/68 del Consiglio, del 28 giugno 1968 (GU
    n. L 155   del   3.7.1968,    pag.    1), modificato   da   ultimo   dal
    regolamento (CEE) n. 1344/86 (GU n. L 119 dell'8.5.1986, pag. 36)
    Regolamento (CEE) n. 2115/71 del Consiglio, del 28 settembre 1971 (GU
    n. L 222 del 2.10.1971, pag. 5)
    Regolamento (CEE) n. 2180/71 del Consiglio, del 12 ottobre 1971 (GU
    n. L 231 del 14.10.1971, pag. 1)
                                    - 5 -
 ---pagebreak---                                                                               ^o
Regolamento (CEE) n. 1603/74 del Consiglio, del 25 giugno 1974 (GU n. L 172
del 27.6.1974, pag. 9)
Regolamento (CEE) n. 2915/79 del Consiglio, del 18 dicembre 1979 (GU n. L 329
del 24.12.1979, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 3798/91
(GU n. L 357 del 28.12.1991, pag. 3)
I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                     - 6 -
 ---pagebreak---                                  ALLEGATO Vili
                                  CARNI BOVINE
I. Regolamento (CEE) n. 805/68 del Consiglio, del 27.6.1968 (GU n. L 148 del
   28.6.1968, pag. 24), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1884/94
   (GU n. L 197 del 30.7.1994, pag. 27)
   1) L'articolo 3 è soppresso.
   2) Il titolo II è sostituito dal testo seguente:
                                   "Titolo II
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                   Articolo 9
      1. Ogni importazione nella Comunità di prodotti di cui all'articolo 1,
         paragrafo 1, lettera a) è subordinata alla presentazione di un titolo
         d'importazione.
         Ogni importazione nella Comunità di prodotti di cui all'articolo 1,
         paragrafo 1, lettera b) e ogni esportazione fuori dalla Comunità di
         prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettere a) e b) possono
         essere subordinate alla presentazione di un titolo d'importazione o
         di esportazione.
          Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
          faccia richiesta, a prescindere dal luogo in cui è stabilito nella
         Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per l'applicazione
         degli articoli 12 e 13.
         Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
         Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione di
         una cauzione che garantisca l'impegno di importare o di esportare
         durante il periodo di validità del titolo e che resta acquisita in
         tutto o in parte se l'operazione non è realizzata entro tale termine
         o se è realizzata solo parzialmente.
      2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità d'applicazione
         del presente articolo sono stabiliti secondo la procedura di cui
         •all'articolo 27.
                                      - 1 -
 ---pagebreak---                                   Articolo 10
Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
prodotti di cui ali'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
comune.
                                  Articolo 11
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili all'importazione di taluni prodotti agricoli, l'importazione
   all'aliquota del dazio previsto nella tariffa doganale comune, di uno o più
   di detti prodotti può essere subordinata al pagamento di un dazio
   addizionale all'importazione, alle condizioni derivanti dall'articolo 5
   dell'Accordo sull'agricoltura, concluso conformemente all'articolo 228 del
   trattato nell'ambito dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay
   Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 27. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari volumi e prezzi.
                                  Articolo 12
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
virtù di accordi conclusi conformemente ali'articolo 228 del trattato od in
virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
descritta all'articolo 27. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                  Articolo 13
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, sulla base dei corsi o dei prezzi di tali prodotti sul
   mercato mondiale, ed entro i limiti che scaturiscono dagli accordi conclusi
   conformemente all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi corsi
   0 prezzi e i prezzi nella Comunità può essere coperta da una restituzione
   ali'esportazione.
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 27.
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   Le restituzioni fissate - periodicamente possono, in caso di necessità,
   essere modificate nell'intervallo dalla Commissione su richiesta di uno
   Stato membro o di propria iniziativa.
3. Nel fissare la restituzione si tiene conto in particolare, della necessità
   di stabilire un equilibrio tra l'utilizzazione dei prodotti di base
   comunitari ai fini dell'esportazione di merci trasformate verso i paesi
   terzi e l'utilizzazione dei prodotti di tali paesi ammessi al regime di
   perfezionamento attivo.
4. La restituzione ò concessa soltanto a richiesta e su presentazione del
   relativo titolo di esportazione.
5. L'importo della restituzione all'esportazione per i prodotti di cui
   all'articolo 1 è quello applicabile il giorno della domanda del titolo e,
   in caso di restituzione differenziata, quello invigore in tale data alla
   destinazione indicata sui titolo.
6. È possibile derogare ai paragrafi 3 e 4 per i prodotti di cui all'articolo
   1 che beneficiano di restituzioni nell'ambito di azioni di aiuto
   alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 27.
7. Le modalità di applicazione del presente articolo sono stabilite secondo la
   procedura di cui all'articolo 27.
                                  Articolo 14
Nella misura necessaria al buon funzionamento dell'organizzazione comune dei
mercati nel settore delle carni bovine, la Commissione può, secondo la
procedura di cui all'articolo 27, escludere totalmente o parzialmente il
ricorso al regime del traffico di perfezionamento attivo o passivo per i
prodotti di cui all'articolo 1.
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                   Articolo 15
1. Per la classificazione dei prodótti disciplinati dal presente regolamento
    si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomeclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura    tariffaria  risultante    dall'applicazione  del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
      la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
      l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                  Articolo 16
1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1 subisca
   o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da compromettere .il
   conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39 del trattato, si
   possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi terzi,
   fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione,   entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura illustrata all'articolo 27.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228,
   paragrafo 2 del trattato."
                                     - 4 -
 ---pagebreak---      3) L'articolo 22 bis è modificato nel modo seguente:
        a) il paragrafo 2 è soppresso;
        b) il paragrafo 3 diventa paragrafo 2.
II.  Regolamento (CEE) n. 98/69 del Consiglio, del 16.1.1969 (GU n. 14 del
     21.1.1969, pag. 2), modificato dal regolamento (CEE) n. 429/77 (GU
     n. L 61 del 5.3.1977, pag. 18)
     L'articolo 1 è sostituito dal testo seguente:
                                 "Articolo 1
     1. Lo smercio dei prodotti detenuti dagli organismi d'intervento può
        essere deciso soltanto:
        a) se i prodotti sono destinati ad un impiego particolare, ovvero
        b) se i prodotti sono destinati all'esportazione, ovvero
        e) in caso di smercio senza destinazione specifica che non comporti
           il rischio di una perturbazione del mercato, tenuto conto in
           particolare del livello dei prezzi medi del mercato dei bovini
           adulti nella Comunità e negli Stati membri, constatati in
           conformità delle disposizioni del regolamento (CEE) n. 1982/87,
           ovvero
        d) se l'uscita dall'ammasso risponde ad una necessità tecnica.
     2. Nei casi di cui al paragrafo 1, lettere a) e b) possono essere
        previste condizioni particolari per garantire che i prodotti non
        siano deviati dalla loro destinazione e per tener conto delle
        esigenze proprie di queste vendite.
        In particolare, tali condizioni possono prevedere la costituzione di
        una cauzione intesa ad assicurare il rispetto degli impegni assunti,
        che rimane acquisita, in tutto o in parte, se gli impegni non sono
        rispettati o lo sono soltanto parzialmente."
III. Regolamento (CEE) n. 885/68 del Consiglio, del 28.6.1968 (GU n. L 156
     del 4.7.1968, pag. 2), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
     n. 427/77 (GU n. L 61 del 5.3.1977, pag. 16)
     Regolamento (CEE) n. 1157/92 del Consiglio, del 28 aprile 1992 (GU
     n. L 122 del 7.5.1992, pag. 4)
     I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                    - 5
 ---pagebreak---                                                                               ^
                                   ALLEGATO IX
                         V    CARNI OVINE E CAPRINE
I. Regolamento (CEE) n. 3013/89 del Consiglio, del 25.9.1989 (GU n. L 289 del
   7.10.1989, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1886/94
    (GU n. L 197 del 30.7.1994, pag. 30)
   Il titolo II è sostituito dal testo seguente:
                                    "Titolo II
                      Regime degli scambi con i paesi terzi
                                    Articolo 9
   1. Tutte le importazioni ed esportazioni comunitarie dei prodotti di cui
       all'articolo 1 possono essere subordinate alla presentazione di un
       titolo di importazione o di esportazione.
       Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
       faccia domanda, a prescindere dal suo luogo di stabilimento nella
       Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per 1'applicazione
       dell'articolo 12.
       Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
       Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione di una
       cauzione che garantisca l'impegno di importare o di esportare durante il
       periodo di validità del titolo e che resta acquisita, in tutto o in
       parte, se l'operazione non è realizzata entro tale termine o se è
       realizzata solo parzialmente.
   2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione
       del presente articolo sono stabiliti secondo la procedura di cui
       all'articolo 30.
                                   Articolo 10
   Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
  prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune.
                                   Articolo 11
   1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati
       comunitari imputabili a importazióni di taluni prodotti di cui
       all'articolo «1, l'importazione all'aliquota del dazio previsto nella
      tariffa doganale comune, di uno o più di questi prodotti può essere
       soggetta al pagamento di un dazio all'importazione addizionale, alle
      condizioni stabilite dall'articolo 5 dell'Accordo sull'agricoltura,
      concluso ai sensi dell'articolo 228 del trattato nell'ambito delle
      normative multilaterali sul commercio dell'Uruguay Round.
                                      - 1-
 ---pagebreak--- 2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 30. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                  Articolo 12
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
descritta all'articolo 30. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                  Articolo 13
1. Nella misura necessaria al corretto funzionamento dell'organizzazione
   comune dei mercati nel settore delle carni ovine e caprine, per i prodotti
   di cui all'articolo 1 può essere esclusa in tutto o in parte l'applicazione
   del regime di perfezionamento attivo o passivo.
2. Le misure stabilite in applicazione del presente regolamento sono decise
   secondo la procedura di cui all'articolo 30.
                                  Articolo 14
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante    dall'applicazione  del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
      la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa all'importazione o
      misura di effetto equivalente.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                             <ft
                                Articolo 15
    1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle
       esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
       all'articolo 1 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali
       da compromettere     il conseguimento degli obiettivi enunciati
       all'articolò 39 del trattato, si possono applicare misure adeguate
       negli scambi con i paesi terzi, fintantoché sussista la suddetta
       perturbazione o minaccia di perturbazione.
    2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
       Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria
       iniziativa, decide l'adozione delle opportune misure, che vengono
       comunicate   agli    Stati   membri   e   devono   essere   applicate
       immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato
       membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni lavorativi
       dalla data di ricezione della domanda.
    3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
       Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
       comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando
       a maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura
       stessa.
    4. La Commissione adotta le modalità di applicazione       del presente
       articolo secondo la procedura di cui all'articolo 30.
    5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
       obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
       all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
II. Regolamento (CEE) n. 2641/80 del Consiglio, del 14.10.1980 (GU n. 275
    del 18.10.1980, pag. 2), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
    n. 3890/92 (GU n. L 391 del 31.12.1992, pag. 51)
    Regolamento (CEE) n. 2642/80 del Consiglio, del 14.10.1980 (GU n. L 275
    del 18.10.1980, pag. 4), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
    n. 3939/87 (GU n. L 373 del 31.12.1987, pag. 1)
    Regolamento (CEE) n. 3643/85 del Consiglio, del 19.12.1985 (GU n. L 348
    del 24.12.1985, pag. 2), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
    n. 3890/92 (60 n. L 391 del 31.12.1992, pag. 51)
    I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                   - 3 -
 ---pagebreak---                                   ALLEGATO X
                                  CARNI SUINE
I. Regolamento (CEE) n. 2759/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
   dell'I.11.1975, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
   n. 1249/89 (GU n. L 129 dell'11.5.1989, pag. 12)
   1) All'articolo 4, paragrafo 1, il testo del secondo comma è sostituito dal
      seguente:
      "Il prezzo di base è fissato ad un livello tale da contribuire alla
      stabilizzazione dei prezzi sui mercati senza determinare al tempo stesso
      la formazione di eccedenze strutturali nella Comunità."
   2) Il testo dell'articolo 5, paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
      "Per i prodotti diversi dai suini macellati e di una qualità tipo, i
      prezzi d'acquisto sono derivati dal prezzo d'acquisto dei suini
      macellati in funzione del rapporto esistente tra i valori commerciali di
      tali prodotti e il valore commerciale dei suini macellati."
   3) All'articolo 5, paragrafo 4, è aggiunta la seguente lettera:
      "d)   è fissato il coefficiente che esprime il rapporto di cui al
            paragrafo 2."
   4) Il testo del titolo II è sostituito dal seguente:
                                   "Titolo II
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                  Articolo 8
      1. Tutte le importazioni ed esportazioni comunitarie dei prodotti di cui
         all'articolo 1, paragrafo 1 possono essere subordinate alla
         presentazione di un titolo d'importazione o di esportazione.
         Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
         faccia domanda, a prescindere dal suo luogo di stabilimento nella
         Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per l'applicazione
         degli articoli 11 e 13.
         Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
         Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione di
         una cauzione che garantisca l'impegno di importare o di esportare
         durante il periodo di validità del titolo e che resta acquisita, in
         tutto o in parte, se l'operazione non è realizzata entro tale termine
         o se ò realizzata solo parzialmente.
      2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione
         del presente articolo sono stabiliti secondo la procedura di cui
         all'articolo 24.
                                     - 1 -
 ---pagebreak---                                                                            JcO
                                   Articolo 9
Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1 le aliquote dei dazi della tariffa
doganale comune.
                                  Articolo 10
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili alle importazioni di taluni prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 1 l'importazione all'aliquota del dazio previsto nella tariffa
   doganale comune, di uno o più di questi prodotti può essere soggetta al
   pagamento di un dazio all'importazione addizionale, alle condizioni
   previste dall'articolo 5 dell'accordo sull'agricoltura, concluso ai sensi
   dell'articolo 228 del trattato nell'ambito delle trattative commerciali
   multilaterali dell'Uruguay Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 24. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione del prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                  Articolo 11
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1
istituiti in virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del
trattato od in virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del
trattato, vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla
procedura descritta all'articolo 24. Tali modalità prevedono l'apertura dei
contingenti su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se
del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
c) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                            jhA
                                  Articolo 9
Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1 le aliquote dei dazi della tariffa
doganale comune.
                                  Articolo 10
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili alle importazioni di taluni prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 1 l'importazione all'aliquota del dazio previsto nella tariffa
   doganale comune, di uno o più di questi prodotti può essere soggetta al
   pagamento di un dazio all'importazione addizionale, alle condizioni
   previste dall'articolo 5 dell'accordo sull'agricoltura, concluso ai sensi
   dell'articolo 228 del trattato nell'ambito delle trattative commerciali
   multilaterali dell'Uruguay Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 24. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                  Articolo 11
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1
istituiti in virtù di accordi conclusi conformemente ali'articolo 228 del
trattato od in virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del
trattato, vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla
procedura descritta ali'articolo 24. Tali modalità prevedono l'apertura dei
contingenti su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se
del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                             Jo i.
                                  Articolo 12
Se sul mercato comunitario si constata un aumento notevole dei prezzi e tale
situazione rischia di protrarsi nei tempo per cui il mercato subisce o rischia
di subire perturbazioni, si possono applicare le misure necessarie.
Le modalità di applicazione del presente articolo vengono adottate secondo la
procedura di cui all'articolo 24.
                                  Articolo 13
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1 sulla base dei corsi o dei prezzi praticati sul
   mercato mondiale per i medesimi prodotti ed entro i limiti che scaturiscono
   dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato, la
   differenza tra questi corsi o prezzi e i prezzi nella Comunità può essere
   coperta da una restituzione all'esportazione.
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 24.
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   In caso di necessità, le restituzioni fissate periodicamente possono essere
   modificate nell'intervallo dalla Commissione, a richiesta di uno Stato
   membro o di propria iniziativa.
3. Nel fissare la restituzione si tiene conto, in particolare, della necessità
   di stabilire un equilibrio tra l'utilizzazione dei prodotti di base
   comunitari ai fini dell'esportazione di merci trasformate verso i paesi
   terzi e l'utilizzazione dei prodotti di tali paesi ammessi al regime detto
   di perfezionamento.
4. La restituzione viene concessa unicamente su         richiesta,   e   dietro
   presentazione del relativo titolo di esportazione.
5. L'importo della restituzione all'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1 è quello applicabile il giorno della domanda
   del titolo e, nel caso di una restituzione differenziata, quello in vigore
   alla stessa data per la destinazione indicata sul titolo in questione.
6. È possibile derogare ai paragrafi 4 e 5 per i prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1 che beneficiano di restituzioni nell'ambito di
   interventi   di   aiuto   alimentare,   secondo   la   procedura    di   cui
   all'articolo 24.
7. Le modalità di applicazione del presente articolo sono decise secondo la
   procedura di cui all'articolo 24.
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                                                           JoJ>
                                 Articolo 14
1. Nella misura necessaria al buon funzionamento dell'organizzazione comune
   dei mercati nel settore delle carni suine, il ricorso al regime del
   traffico di perfezionamento attivo può essere escluso in tutto o in parte
   per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1 destinati alla
   fabbricazione di prodotti di cui allo stesso paragrafo.
2. Le misure stabilite in applicazione del presente articolo sono decise
   secondo la procedura di cui all'articolo 24.
                                 Articolo 15
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative ali'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante   dall'applicazione   del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                  Articolo 16
1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 1 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da
   compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39
   del trattato, si possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi
   terzi, fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di
   perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione,   entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 24.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del
   trattato."
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                                                        JQCI
II. Regolamento (CEE) n. 2764/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
    dell'1.11.1975, pag. 21), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
    n. 4160/87 (GU n. L 392 del 31.12.1987, pag. 46)
    Regolamento (CEE) n. 2765/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
    dell'I.11.1975, pag. 23)
    Regolamento (CEE) n. 2766/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
    dell'I.11.1975, pag. 25), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
    n. 3906/87 (GU n. L 370 del 30.12.1987, pag. 11)
    Regolamento (CEE) n. 2768/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
    dell'1.11.1975, pag. 39).
    Regolamento (CEE) n. 2769/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
    dell'1.11.1975, pag. 43).
    I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                  - 5 -
 ---pagebreak---                                   ALLEGATO XI
                               CARNI DI POLLAME
I. Regolamento (CEE) n. 2777/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
   dell'1.11.1975, pag. 77), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
   n. 1574/93 (GU n. L 152 del 24.6.1993, pag. 1)
   1) Gli articoli da 3 a 11       (compresi) sono sostituiti dagli articoli
      seguenti:
                                  "Articolo 3
      1. Le importazioni e le esportazioni comunitarie dei prodotti di cui
         all'articolo 1, paragrafo 1 possono essere subordinate alla
         presentazione di un titolo d'importazione o di esportazione.
         Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
         faccia domanda, a prescindere dal suo luogo di stabilimento nella
         Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per l'applicazione
         degli articoli 6 e 8.
         Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
         Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione di
         una cauzione che garantisca l'impegno di importare o di esportare
         durante il periodo di validità del titolo e che resta acquisita, in
         tutto o in parte, se l'operazione non Ô realizzata entro tale termine
         o se è realizzata solo parzialmente.
      2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione
         del presente articolo sono stabiliti secondo la procedura di' cui
         all'articolo 17.
                                   Articolo 4
      Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
      prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1 le aliquote dei dazi della
      tariffa doganale comune.
                                   Articolo 5
      1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati
         imputabili alle importazioni di taluni prodotti di cui ali'articolo
         1, paragrafo 1, l'importazione all'aliquota del dazio previsto nella
         tariffa doganale comune, di uno o più di questi prodotti può essere
         soggetta al pagamento di un dazio all'importazione addizionale, alle
         condizioni previste dall'articolo 5 dell'Accordo sull'agricoltura,
         concluso ai sensi dell'articolo 228 del trattato nell'ambito dei
         negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round.
                                      - 1 -
 ---pagebreak---                                                                           JGÇ>
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 17. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                  Articolo 6
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1
istituiti in virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del
trattato od in virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del
trattato, vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla
procedura descritta all'articolo 17. Tali modalità prevedono l'apertura dei
contingenti su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se
del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni d£ rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                                  Articolo 7
Qualora sul mercato comunitario si riscontri un aumento considerevole dei
prezzi e tale situazione rischia di protrarsi nel tempo per cui il mercato
subisce o rischia di subire perturbazioni, si possono applicare le misure
necessarie.
Le modalità di applicazione del presente articolo sono decise secondo la
procedura di cui all'articolo 17.
                                  Articolò 8
1. Nella-misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1 sulla base dei prezzi praticati sul mercato
   mondiale per i medesimi prodotti, ed entro i limiti che scaturiscono dagli
   accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato, la differenza
   tra questi prezzi e i prezzi nella Comunità può essere coperta da una
   restituzione all'esportazione.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                              j/o^
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 17.
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   In caso di necessità, le restituzioni fissate periodicamente possono essere
   modificate nell'intervallo dalla Commissione, a richiesta di uno Stato
   membro o di propria iniziativa.
3. Nel fissare la restituzione si tiene conto, in particolare, della necessità
   di stabilire un equilibrio tra l'utilizzazione dei prodotti di base
   comunitari ai fini dell'esportazione di merci trasformate verso i paesi
   terzi e l'utilizzazione dei prodotti di tali paesi ammessi al regime detto
   di perfezionamento.
4. La restituzione viene concessa unicamente su          richiesta,  e   dietro
   presentazione del relativo titolo di esportazione.
5. L'importo della restituzione all'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1 è quello applicabile il giorno della domanda
   del titolo e, nel caso di una restituzione differenziata, quello in vigore
   alla stessa data per la destinazione indicata sul titolo in questione.
6. È possibile derogare ai paragrafi 4 e 5 per i prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1 che beneficiano di restituzioni nell'ambito di
   interventi   di    aiuto  alimentare,   secondo    la   procedura   di   cui
   all'articolo 17.
7. Le modalità di applicazione del presente articolo sono decise secondo la
   procedura di cui all'articolo 17.
                                  Articolo 9
1. Nella misura necessaria al buon funzionamento dell'organizzazione comune
   dei mercati nel settore delle carni di pollame, il ricorso al regime del
   perfezionamento attivo può essere escluso in tutto o in parte per i
   prodotti di cui all'articolo 1, destinati alla fabbricazione dei prodotti
   di cui all'articolo 1, paragrafo 1.
2. Le misure stabilite in applicazione del presente articolo vengono adottate
   secondo la procedura di cui all'articolo 17.
                                  Articolo 10
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante    dall'applicazione   del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                                                            yfO'è
   2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o
      adottata in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i
      paesi terzi sono vietate:
      -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un
         dazio doganale,
         l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di
         effetto equivalente.
                                  Articolo 11
   1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle
      esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
      all'articolo 1, paragrafo 1 subisca o rischi di subire gravi
      perturbazioni, tali da compromettere il conseguimento degli obiettivi
      enunciati all'articolo 39 del trattato, si possono applicare misure
      adeguate negli scambi con i paesi terzi, fintantoché sussista la
      suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione.
   2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
      Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa,
      decide l'adozione delle opportune misure, che vengono comunicate agli
      Stati membri e devono essere applicate immediatamente. Ove tali misure
      siano state richieste da uno Stato membro, la Commissione decide al
      riguardo entro tre giorni lavorativi dalla data di ricezione della
      domanda.
   3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
      Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
      comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
      maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
   4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
      secondo la procedura illustrata all'articolo 17.
   5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
      obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
      all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
2) L'articolo 12 è soppresso.
II.   Regolamento (CEE) n. 2778/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
      dell'1.11.1975, pag. 84), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
      n. 3714/92 (GU n. L 378 del 23.12.1992, pag. 23)
      Regolamento (CEE) n. 2779/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
      dell'1.11.1975, pag. 90)
      Regolamento (CEE) n. 2780/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
      dell'1.11.1975, pag. 94)
      I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                  ALLEGATO XII
                                      UOVA
                          OVALBUMINA E LATTOALBUMINA
I. Regolamento (CEE) n. 2771/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
   dell'1.11.1975, pag. 49), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
   n. 1574/93 (GU n. L 152 del 24.6.1993, pag. 1)
   1) Gli articoli da    3 a l    (compresi)  sono   sostituiti  dagli articoli
      seguenti:
                                  "Articolo 3
      1. Tutte le importazioni e le esportazioni comunitarie dei prodotti di
         cui all'articolo 1, paragrafo 1 possono essere subordinate alla
         presentazione di un titolo di importazione o di esportazione.
         Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
         faccia domanda, a prescindere dal suo luogo di stabilimento nella
         Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per l'applicazione
         degli articoli 6 e 8.
         Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
         Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione di
         una cauzione che garantisca 1'impegno di importare o di esportare
         durante il periodo di validità del titolo e che resta acquisita, in
         tutto o in parte, se l'operazione non è realizzata entro tale termine
         o se è realizzata solo parzialmente.
      2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione
         del presente articolo sono stabiliti secondo la procedura di cui
         all'articolo 17.
                                  Articolo 4
      Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
      prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1 le aliquote dei dazi della
      tariffa doganale comune.
                                  Articolo 5
      1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati
         comunitari imputabili alle importazioni di taluni prodotti di cui
         all'articolo 1, paragrafo 1 l'importazione all'aliquota del dazio
         previsto nella tariffa doganale comune, di uno o più di questi
         prodotti   può   essere    soggetta   al    pagamento   di   un   dazio
         all'importazione     addizionale,      alle     condizioni     previste
         dall'articolo 5 dell'Accordo sull'agricoltura, concluso ai sensi
         dell'articolo 228 del trattato nell'ambito dei negoziati commerciali
         multilaterali dell'Uruguay Round.
                                      - 1 -
 ---pagebreak---                                                                            Jso
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 17. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                  Articolo 6
I contingenti tariffari per i prodotti .di cui all'articolo 1, paragrafo 1
istituiti in virtù di accordi conclusi conformemente ali'articolo 228 del
trattato od in virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del
trattato, vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla
procedura di cui all'articolo 17. Tali modalità prevedono l'apertura dei
contingenti su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se
del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a ) ,
e) fissano le condizioni di    rilascio e la durata di validità      dei titoli
   d'importazione.
                                  Articolo 7
Se sul mercato comunitario si constata un aumento notevole dei prezzi e tale
situazione rischia di protrarsi nel tempo per cui il mercato subisce o rischia
di subire perturbazioni, si possono essere applicare le misure necessarie.
Le modalità di applicazione del presente articolo vengono adottate secondo la
procedura di cui all'articolo 17.
                                  Articolò 8
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1 come tali o sotto forma di merci elencate
   nell'allegato I, sulla base dei prezzi praticati sul mercato mondiale per i
   medesimi prodotti ed entro i limiti che scaturiscono dagli accordi conclusi
   conformemente all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi
   prezzi e i prezzi nella Comunità può essere coperta da una restituzione
   all'esportazione.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                           yfij -(
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 17.
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   Le restituzioni fissate periodicamente possono, in caso di necessità,
   essere modificate nell'intervallo dalla Commissione a richiesta di uno
   Stato membro o di propria iniziativa.
3. Nel fissare la restituzione si tiene conto, in particolare, della necessità
   di stabilire un equilibrio tra l'utilizzazione dei prodotti di base
   comunitari ai fini dell'esportazione di merci trasformate verso i paesi
   terzi e l'utilizzazione dei prodotti di tali paesi ammessi al regime di
   perfezionamento.
4. Per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1 esportati come tali, la
   restituzione è concessa soltanto a richiesta e dietro presentazione del
   titolo d'esportazione corrispondente.
5. L'importo della restituzione per i prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 1 esportati come tali, è quello applicabile il giorno della
   domanda del titolo e, in caso di restituzione differenziata, quello in
   vigore in tale data alla destinazione indicata sul titolo.
6. Le disposizioni dei paragrafi 4 e 5 possono essere estese ai prodotti di
   cui all'articolo 1, paragrafo 1 esportati sotto forma di merci elencate
   nell'allegato I, secondo la procedura di cui all'articolo 16 del
   regolamento (CE) n. 3448/93.
7. È possibile derogare alle disposizioni dei paragrafi 4 e 5 per i prodotti
   di cui all'articolo 1, paragrafo 1 che beneficiano delle restituzioni nel
   quadro di azioni di aiuto alimentare, secondo la procedura di cui
   all'articolo 17.
8. Le modalità di applicazione del presente articolo sono fissate secondo la
   procedura di cui all'articolo 17. Per la modifica dell'allegato I si segue
   la medesima procedura.
                                  Articolo 9
Nella misura necessaria al buon funzionamento dell'organizzazione comune dei
mercati nel settore delle uova, l'applicazione del regime detto di
perfezionamento attivo può essere esclusa in tutto o in parte:
-  per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1 destinati alla
   fabbricazione dei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b ) ,
   e
-   in casi particolari, per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1
   destinati alla fabbricazione delle merci indicate nell'allegato I.
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                                                              si
   Le misure stabilite in applicazione del presente articolo sono adottate
    secondo la procedura di cui all'articolo 17.
                                 Articolo 10
    1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente
       regolamento     si    applicano     le   norme   generali    relative
       all'interpretazione della nomenclatura combinata, nonché le relative
       modalità di attuazione; la nomenclatura tariffaria risultante
       dall'applicazione del presente regolamento viene inserita nella
       tariffa doganale comune.
   2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o
       adottata in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i
       paesi terzi sono vietate:
       -   la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un
          dazio doganale,
       -   l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di
          effetto equivalente.
                                Articolo 11
   1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle
       esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
       all'articolo 1, paragrafo 1 subisca o rischi di subire gravi
       perturbazioni, tali da compromettere il conseguimento degli obiettivi
       enunciati all'articolo 39 del trattato, si possono applicare misure
       adeguate negli scambi con i paesi terzi, fintantoché sussista la
       suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione.
   2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
       Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria
       iniziativa, decide l'adozione delle opportune misure, che vengono
       comunicate    agli   Stati    membri   e  devono   essere   applicate
       immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato
       membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni lavorativi
       dalla data di ricezione della domanda.
   3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
       Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
      -comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando
       a maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura
       stessa.
   4. La Commissione adotta le modalità di applicazione        del presente
       articolo secondo la procedura di cui all'articolo 17.
   5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
       obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
       all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
2) L'articolo 12 è soppresso.
                                    - 4 -
 ---pagebreak---                                                                          >/3
II. Regolamento (CEE) n. 2783/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
    dell'1.11.1975, pag. 104), modificato da ultxmo dal regolamento (CEE)
    n. 4001/87 (GU n. L 377 del 31.12.1987, pag. 44)
    1) La frase introduttiva dell'articolo 1 è sostituita dalla seguente:
       "Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano
       ai prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa
       doganale comune."
    2) Il testo dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:
                                "Articolo 2
       1. Tutte le importazioni e le esportazioni comunitarie dei prodotti
          di   cui all'articolo     1 possono     essere   subordinate, alla
          presentazione di un titolo d'importazione o di esportazione.
          Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che
          ne faccia domanda, a prescindere dal suo luogo. di stabilimento
          nella Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per
          l'applicazione dell'articolo 4.
          Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
          Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione
          di una cauzione che garantisca l'impegno di importare o di
          esportare durante il periodo di validità del titolo e che resta
          acquisita, in tutto o in parte, se l'operazione non ò realizzata
          entro tale termine o se è realizzata solo parzialmente.
       2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di
          applicazione del presente articolo sono stabiliti secondo la
          procedura   di   cui   all'articolo   17    del   regolamento (CEE)
          n. 2771/75."
                                   - 5 -
 ---pagebreak--- 3) Il testo dell'articolo 3 è sostituito dal seguente:
                                  "Articolo 3
   1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati
      comunitari imputabili a importazioni di taluni prodotti di cui
      all'articolo 1, l'importazione all'aliquota del dazio previsto nella
      tariffa doganale comune, di uno o più dei prodotti in questione, può
      essere    subordinata  al  pagamento    di  un   dazio   all'importazione
      addizionale, alle condizioni stabilite all'articolo 5 dell'Accordo
      sull'agricoltura, concluso conformemente all'articolo 228 del trattato
      nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round.
   2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente
      articolo     secondo  la   procedura    di   cui   all'articolo 17      del
      regolamento (CEE) n. 2771/75. Tali modalità riguardano segnatamente:
      a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
         all'importazione addizionali,
      b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente
         il calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi."
4) Il testo dell'articolo 4 è sostituito dal seguente:
                                  "Articolo 4
   I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
   virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
   virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
   vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
   descritta all'articolo 17 del regolamento (CEE) n. 2771/75. Tali modalità
   prevedono l'apertura dei contingenti su base -annuale, stabiliscono lo
   scaglionamento dei medesimi e, se del caso:
   a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
      prodotto,
   b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà
      di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a ) ,
   e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
      d'importazione."
                                     - 6 -
 ---pagebreak---      5) Il testo dell'articolo 5 è sostituito dal seguente:
                                 "Articolo 5
        Se sul mercato comunitario si constata un aumento notevole dei
        prezzi, e tale situazione rischia di protrarsi nel tempo per cui il
        mercato subisce o rischia di subire perturbazioni, si possono
        applicare le misure necessarie.
        Le modalità di applicazione del presente articolo vengono adottate
        secondo la procedura di cui all'articolo 17 del regolamento (CEE) n.
        2771/75."
     6) Il testo dell'articolo 7 è sostituito dal seguente:
                                 "Articolo 7
        Nella misura necessaria al buon funzionamento dell'organizzazione
        comune dei mercati nel settore delle uova, nonché del presente
        regolamento, l'applicazione del regime di perfezionamento attivo può
        essere esclusa in tutto o in parte per i prodotti di cui all'articolo
        1 destinati alla fabbricazione dei prodotti di cui allo stesso
        articolo.
        Le misure adottate in applicazione del presente articolo sono decise
        secondo la procedura di cui all'articolo 17 del regolamento (CEE)
        n. 2771/75."
     7) Il testo dell'articolo 8 è sostituito dal seguente:
                                 "Articolo 8
        1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente
           regolamento    si   applicano     le  norme    generali   relative
           all'interpretazione   della nomenclatura combinata,     nonché le
           relative modalità di attuazione; la nomenclatura tariffaria
           risultante dall'applicazione del presente regolamento        viene
           inserita nella tariffa doganale comune.
        2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o
           adottata in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con
           i paesi terzi sono vietate:
              la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a
              un dazio doganale,
           -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura
              di effetto equivalente."
III. Regolamento (CEE) n. 2773/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
     dell'1.11.1975, pag. 64), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
     n. 4155/87 (GU n. L 392 del 31.12.1987, pag. 29)
     Regolamento (CEE) n. 2774/75 del Consiglio, del 29.10.1975 (GU n. L 282
     dell'1.11.1975, pag. 68)
     Regolamento (CEE) n. 2775/75 del Consiglio, dell'1.Ì0.1975 (GU n. L 282
     dell'1.11.1975, pag. 72)
     I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                    - 7 -
 ---pagebreak---                                                                             À'fk
                                  ALLEGATO XIII
                                 ORTOFRUTTICOLI
I. Regolamento (CEE) n. 1035/72 del Consiglio, del 18.5.1972 (GU n. L 118 del
   20.5.1972, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 3669/93
   (GU n. L 338 del 31.12.1993, pag. 26)
   Il testo del titolo IV è sostituito dal seguente:
                                    "TITOLO IV
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                   Articolo 22
   1. Tutte le importazioni e esportazioni comunitarie dei prodotti di cui
      all'articolo   1, paragrafo      2, possono essere subordinate alla
      presentazione di un titolo d'importazione o di esportazione.
      Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
      faccia domanda, a prescindere dal suo luogo di stabilimento nella
      Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per l'applicazione degli
      articoli 25 e 26.
      Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
      Comunità. Il rilascio dei titoli può essere subordinato alla
      costituzione di una cauzione che garantisca l'impegno di importare o di
      esportare durante il periodo di validità del titolo; salvo casi di forza
      maggiore, la cauzione viene, in tutto o in parte, incamerata se
      l'operazione non è realizzata entro tale termine o se ò realizzata solo
      parzialmente.
   2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione
      del presente articolo sono stabiliti secondo la procedura di cui
      all'articolo 33.
                                   Articolò 23
   1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
      prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2 le aliquote dei dazi della
      tariffa doganale comune.
   2. Le modalità di applicazione del presente articolo sono decise secondo la
      procedura di cui all'articolo 33. Tali modalità riguardano in
      particolare le disposizioni necessarie per la verifica dei prezzi
      all'importazione.
                                      - 1 -
 ---pagebreak---                                                                             >'?
                                  Articolo 24
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili a importazioni di taluni prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 2, l'importazione all'aliquota del dazio previsto nella tariffa
   doganale comune, di uno o più dei prodotti in questione, può essere
   subordinata al pagamento di un dazio all'importazione addizionale, alle
   condizioni stabilite all'articolo 5 dell'Accordo sull'agricoltura, concluso
   conformemente all'articolo 228 del trattato nell'ambito dei negoziati
   commerciali multilaterali dell'Uruguay Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presènte articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 33. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                  Articolo 25
1. I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2
   derivanti dagli accordi conclusi ai sensi dell'articolo 228 del trattato o
   di un altro atto emesso dal Consiglio in virtù del trattato, sono aperti e
   gestiti secondo le modalità stabilite in base alla procedura di cui
   all'articolo 33. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti su base
   annua e secondo un opportuno scaglionamento, nonché, ove del caso:
   a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
      prodotto,
   b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà
      di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
   e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
      d'importazione.
                                  Articolo 26
1. Nella misura necessaria per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 2 sulla base dei prezzi praticati sul mercato
   mondiale, ed entro i limiti che scaturiscono dagli accordi conclusi
   conformemente all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi
   prezzi e i prezzi nella Comunità può essere coperta da una restituzione
   all'esportazione.
2. La restituzione ò la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 33*
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                             s/s8
   In caso di necessità, le restituzioni fissate periodicamente possono essere
   modificate nell'intervallo dalla Commissione, a richiesta di uno Stato
   membro o di propria iniziativa.
3. La restituzione viene concessa unicamente su           richiesta  e   dietro
   presentazione del relativo titolo di esportazione.
4. L'importo della restituzione all'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 2 è quello applicabile il giorno della domanda
   del titolo e, nel caso di una restituzione differenziata, quello in vigore
   alla stessa data per la destinazione indicata sul titolo in questione.
5. È possibile derogare ai paragrafi 3 e 4 per i prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 2 che beneficiano di restituzioni nell'ambito di
   interventi   di   aiuto   alimentare,    secondo   la   procedura   di   cui
   all'articolo 33.
6. Le modalità di applicazione del presente articolo sono decise secondo la
   procedura di cui all'articolo 33.
                                  Articolo 27
1. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, all'importazione in provenienza-da
   paesi terzi di prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2 sono vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
2. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante    dall'applicazione   del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
                                 Articolo 28
1. Negli scambi con i paesi terzi possono essere adottate opportune misure
   -  qualora il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
      all'articolo 1, paragrafo 2, per effetto di un aumento delle
      importazioni o delle esportazioni, subisca o rischi di subire gravi
      perturbazioni, tali da compromettere gli obiettivi dell'articolo 39 del
      trattato, oppure
   -  qualora per i prodotti elencati all'allegato III bis, le operazioni di
      ritiro o di acquisto effettuate nel quadro delle disposizioni degli
      articoli 18 e 19 riguardino quantitativi di considerevole entità.
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                                                            JJtj
   L'applicazione di tali misure è consentita unicamente fintantoché sussista
   la suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione, oppure fino a quando
   i quantitativi ritirati o acquistati non si siano considerevolmente
   ridotti.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione,   entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 33.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228,
   paragrafo 2 del trattato."
II.   Regolamento (CEE) n. 2518/69 del Consiglio, del 9.12.1969 (GU n. L 318
      del 18.12.1969, pag. 17), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
      n. 2455/72 (GU n. L 266 del 14.11.1972, pag. 7)
      Regolamento (CEE) n. 2707/72 del Consiglio, del 19.12.1972 (GU n. L 291
      del 28.12.1972, pag. 3)
      Regolamento (CEE) n. 1200/88 del Consiglio, del 28.4.1988 (GU n. L 115
      del 3.5.1988, pag. 7), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
      n. 3821/90 (GU n. L 366 del 29.12.1990, pag. 45)
      I regolamenti summenzionati di cui sopra sono abrogati.
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                   ALLEGATO XIV
                          ORTOFRUTTICOLI TRASFORMATI
I. Regolamento (CEE) n. 426/86 del Consiglio, del 24.2.1986 (GU n. L 49 del
   27.2.1986, pag. 1), modificato da ultxmo dal regolamento (CE) n. 1490/94
   (GU n. L 161 del 29.6.1994, pag. 13)
   1. Il testo del titolo II è sostituito dal seguente:
                                   "TITOLO II
                            Scambi con i paesi terzi
                                   Articolo 9
      1. Tutte le importazioni e le esportazioni comunitarie dei prodotti di
         cui all'articolo 1, paragrafo 1 possono essere subordinate alla
         presentazione di un titolo di importazione o di esportazione.
         Il titolo è rilasciato dagli Stati membri ad ogni interessato che ne
         faccia domanda, a prescindere dal suo luogo di stabilimento nella
         Comunità e fatte salve le disposizioni adottate per 1'applicazione
         degli articoli 12 e 15.
         Il titolo di importazione e di esportazione è valido in tutta la
         Comunità. Il rilascio dei titoli è subordinato alla costituzione di
         una cauzione che garantisca l'impegno di importare o di esportare
         durante il periodo di validità del titolo; salvo casi di forza
         maggiore, la cauzione viene incamerata, in tutto o in parte, se
         l'operazione non è realizzata entro tale termine o se à realizzata
         solo parzialmente.
      2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione
         del presente articolo sono stabiliti secondo la procedura di cui
         all'articolo 22.
                                  Articolo 10
      1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano
         ai prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1 le aliquote dei dazi
         della tariffa doganale comune.
      2. Per i prodotti elencati nell'allegato I, parte B viene fissato un
         prezzo minimo all'importazione per le campagne 1995, 1996, 1997, 1998
         e 1999. Il prezzo minimo all'importazione è stabilito tenendo conto
         in particolare:
         -  del prezzo franco frontiera all'importazione nella Comunità,
         -  dei prezzi praticati sui mercati mondiali,
         -  della situazione sul mercato interno della Comunità,
         -  dell'evoluzione degli scambi con i paesi terzi.
         Qualora il prezzo minimo all'importazione non venga rispettato, in
         aggiunta al dazio doganale è applicabile una tassa compensatoria
         calcolata sulla base dei prezzi praticati dai principali paesi terzi
         fornitori.
                                     - 1 -
 ---pagebreak--- 3. Il prezzo minimo all'importazione e le altre modalità di applicazione del
   paragrafo 2 sono decise secondo la procedura di cui all'articolo 22.
                                  Articolo 11
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili a importazioni di taluni prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 1 l'importazione all'aliquota del dazio previsto nella tariffa
   doganale comune, di uno o più dei prodotti in questione, può essere
   subordinata al pagamento di un dazio all'importazione, addizionale, alle
   condizioni stabilite all'articolo 5 dell'Accordo sull'agricoltura, concluso
   conformemente all'articolo 228 del trattato nel quadro dei negoziati
   commerciali multilaterali dell'Uruguay Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 22. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                  Articolo 12
I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2
istituiti in virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del
trattato od in virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del
trattato, vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla
procedura di cui all'articolo 22. Tali modalità prevedono l'apertura dei
contingenti su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se
del caso:
a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a ) ,
e) fissano le condizioni   di rilascio   e la durata  di validità    dei titoli
   d'importaz ione.
                                  Articolo 13
Nella misura necessaria per consentire 1•esportazione di:
a) prodotti senza aggiunta di zuccheri di cui all'articolo 1, paragrafo 1,
                                     - 2 -
 ---pagebreak--- b) -  zucchero bianco e zucchero greggio della voce 1701,                         J2l
   -  glucosio e sciroppo di glucosio delle sottovoci 1702 30 51, 1702 30 59,
      1702 30 91, 1702 30 99 e 1702 40 90,
   -   isoglucosio delle   sottovoci   1702  30  10,   1702   40 10,   1702  60 10 e
      1702 90 30,
   -  sciroppi di    barbabietola    e  di  canna   da   zucchero   della   sottovoce
      1702 90 90
   incorporati nei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b ) ,
sulla base dei prezzi praticati sul mercato internazionale, e nei limiti
derivanti dagli accordi conclusi ai sensi dell'articolo 228 del trattato, la
differenza tra questi prezzi e i prezzi nella Comunità può essere coperta da
una restituzione all'esportazione.
                                   Articolo 14
1. La restituzione è la stessa per tutta          la   Comunità.   Essa   può  essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 22.
   In particolare, tale fissazione può aver luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   In caso di necessità, le restituzioni fissate periodicamente possono essere
   modificate nell'intervallo dalla Commissione, a richiesta di uno Stato
   membro o di propria iniziativa.
2. L'importo della restituzione di cui all'articolo 13, lettera b) è pari:
   -  nel caso dello zucchero greggio, dello zucchero bianco e degli sciroppi
      di barbabietola e di canna da zucchero, all'importo della restituzione
      per l'esportazione di questi prodotti come tali, fissato in conformità
      dell'articolo 19 del regolamento (CEE) n. 1785/81 del Consiglio, del
      30 giugno 1981, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel
      settore dello zucchero, e delle relative disposizioni di applicazione.
   -  nel    caso  dell'isoglucosio,     all'importo      della   restituzione    per
      l'esportazione    di    questo    prodotto    cernie   tale    in    conformità
      dell'articolo 19 del regolamento (CEE) n. 1785/81 e delle relative
      disposizioni di applicazione,
                                       - 3 -
 ---pagebreak---                                                                              72 3
      nel caso del glucosio e dello sciroppo di glucosio, all'importo delle
      restituzioni per l'esportazione di questi prodotti come tali, fissato
      per ciascuno di tali prodotti in conformità dell'articolo 16 del
      regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, relativo
      all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali, e delle
      relative disposizioni di applicazione.
3. Per poter beneficiare della restituzione di cui all'articolo 13,
   lettera b), i prodotti elencati all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b)
   devono essere accompagnati, al momento dell'esportazione, da una
   dichiarazione dell'interessato indicante i quantitativi di zucchero
   greggio, di zucchero bianco, di sciroppo di barbabietola e di canna da
   zucchero, di isoglucosio, di glucosio e di sciroppo di glucosio incorporati
   nei prodotti stessi.
   La veridicità della dichiarazione di cui al primo comma è verificata dalle
   autorità competenti dello Stato membro interessato.
4. Qualora la restituzione fissata a norma dell'articolo 13, lettera b)
   risulti insufficiente per consentire l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), a tali prodotti si applicano le
   disposizioni dell'articolo 13, lettera a) anziché quelle dello stesso
   articolo, lettera b).
5. La restituzione viene concessa unicamente su domanda e dietro presentazione
   del relativo titolo di esportazione.
6. L'importo della restituzione è quello applicabile il giorno della domanda
   del titolo e, nel caso di una restituzione differenziata, quello in vigore
   alla stessa data per la destinazione indicata sul titolo stesso.
7. È possibile derogare ai paragrafi 5 e 6 per le restituzioni di cui
   all'articolo 13, lettera b) e per i prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 1 che beneficiano di restituzioni nel quadro di interventi di
   aiuto alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 22.
8. Le modalità di applicazione del presente articolo sono adottate secondo la
   procedura di cui all'articolo 22.
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                                                                    yzy
                                  A r t i c o l o 15
1. Nella misura necessaria al buon funzionamento delle organizzazioni comuni
   dei mercati nei settori dei cereali, dello zucchero e degli ortofrutticoli
   e solo in casi specifici, il ricorso al regime di perfezionamento attivo
   può essere escluso in tutto o in parte:
       per i prodotti di cui all'articolo 13, lettera b)
   e
   -  per gli ortofrutticoli
   destinati alla    fabbricazione   dei         prodotti   elencati  all'articolo  1,
   paragrafo 1.
2. Le misure stabilite in applicazione del presente articolo sono decise
   secondo la procedura di cui all'articolo 22.
                                  Articolo 16
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante           dall'applicazione   del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, nelle importazioni provenienti da
   paesi terzi sono vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                  Articolo 17
1. Qualora, per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 1 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da
   compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati ali'articolo 39
   del trattato, si possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi
   terzi, fintantoché sussista la suddetta perturbazione o il rischio di
   perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
                                       - 5 -
 ---pagebreak---                                                                               y
                                                                           te   ;
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione,   entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 22.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228,
   paragrafo 2 del trattato."
                                     - 6-
 ---pagebreak---                                                                         J£6
    2) Gli allegati II, II e IV sono soppressi.
II. Regolamento (CEE) n. 518/77 del Consiglio, del 14.3.1977 (OU n. L 73 del
    21.3.1977, pag. 22)
    Regolamento (CEE) n. 519/77 del Consiglio, del 14.3.1977 (GU n. L 73 del
    21.3.1977, pag. 24)
    Regolamento (CEE) n. 520/77 del Consiglio, del 14.3.1977 (GU n. L 77 del
    21.3.1977, pag. 26)
    Regolamento (CEE) n. 521/77 del Consiglio, del 14.3.1977 (GU n. L 73 del
    21.3.1977, pag. 28)
    Regolamento (CEE) n. 1796/81 del Consiglio, del 30.6.1981 (GU n. L 183
    del 4.7.1981), modificato da ultxmo dal regolamento (CEE) n. 1122/92 (GU
    n. L 117 dell'I.5.1992, pag. 98)
    Regolamento (CEE) n. 2089/85 del Consiglio, del 23.7.1985 (GU n. L 197
    del 27.7.1985, pag. 10)
    Regolamento (CEE) n. 3225/88 del Consiglio, del 17.IO.1988 (GU n. L 288
    del 21.10.1988, pag. 11)
    Regolamento (CEE) n. 1201/88 del Consiglio, del 28.4.1988 (GU n. L 115
    del 3.5.1988, pag. 9 ) , modificato da ultxmo dal regolamento (CEE)
    n. 2781/90 (GU n. L 265 del 28.9.1990, pag. 3 ) .
    I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                  - 7 -
 ---pagebreak---                                   ALLEGATO XV                             M
                                     BANANE
Regolamento (CEE) n. 404/93 del Consiglio, del 13.2.1993 (GU n. L 47 del
25.2.1993, pag. 1), modificato da ultxmo dal regolamento (CE) n. 3518/93 (GU
n. L 320 del 22.12.1993, pag. 15)
1) Il testo dell'articolo 15 è sostituito dal testo seguente:
                                  "Articolo 15
   1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
      prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2 le aliquote dei dazi della
      tariffa doganale comune.
   2. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati
      comunitari imputabili a importazioni di taluni prodotti di cui
      all'articolo 1, paragrafo 2, l'importazione all'aliquota del dazio
      previsto dalla tariffa doganale comune, di uno o più dei prodotti in
      questione, può essere subordinata         al pagamento    di un dazio
      all'importazione addizionale, alle condizioni stabilite all'articolo 5
      dell'Accordo sull'agricoltura, concluso conformemente all'articolo 228
      del trattato nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali
      dell'Uruguay Round.
   3. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del paragrafo 2
      secondo la procedura di cui ali'articolo 27. Tali modalità riguardano
      segnatamente:
      a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
         all'importazione addizionali,
      b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 2, e segnatamente
         il calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi."
2) È inserito il seguente articolo:
                                "Articolo 15 bis
   Gli articoli da 15 bis a 20 incluso del presente titolo si applicano solo
   ai prodotti freschi che rientrano nel codice NC ex 0803, ad eccezione delle
   banane da cuocere.
   Ai fini del presente titolo:
   1) "le importazioni tradizionali dai paesi ACP" corrispondono ai
      quantitativi, stabiliti nell'allegato, esportati da ciascun fornitore
      ACP tradizionale della Comunità; le banane che formano oggetto di queste
      importazioni sono in appresso denominate "banane ACP tradizionali";
                                      - 1 -
 ---pagebreak---                                                                             /I '24
   2) "le importazioni non tradizionali dai paesi ACP" corrispondono ai
      quantitativi esportati da paesi ACP eccedenti il quantitativo definito
      al punto 1; le banane che formano oggetto di queste importazioni sono in
      appresso denominate "banane ACP non tradizionali";
   3) "le importazioni dai paesi terzi non ACP" corrispondono ai quantitativi
      esportati dagli altri paesi terzi; le banane che formano oggetto di
      queste importazioni sono in appresso denominate "banane di paesi terzi";
   4) "le banane comunitarie" sono le banane prodotte nella Comunità;
   5) "commercializzare" e "commercializzazione" si riferiscono all'immissione
      sul mercato, esclusa la fase in cui il prodotto viene messo a
      disposizione del consumatore finale."
3) Il testo dell'articolo 18 è sostituito dal testo seguente:
                                  Articolo 18
   1. Per ogni anno è aperto un contingente tariffario di 2,2 milioni di t
      (peso netto) per le importazioni di banane di paesi terzi e di banane
      ACP non tradizionali.
      Nell'ambito di questo contingente tariffario, le importazioni di banane
      di paesi terzi sono soggette al pagamento di un dazio di 75 ECU per
      tonnellata; le banane ACP non tradizionali sono importate a dazio zero.
      Per l'anno 1994 il volume del contingente tariffario è fissato a 2,1
      milioni di t (peso netto).
      Qualora la domanda comunitaria, determinata in base al bilancio di
      previsione di cui all'articolo 16, aumenti, il volume del contingente è
      aumentato in misura corrispondente, secondo la procedura prevista
      all'articolo 27. Se necessario, detta revisione è effettuata entro il 30
      novembre che precede la campagna in questione.
   2. in deroga all'articolo 15, paragrafo 1, le banane ACP non tradizionali
      importate al di fuori del contingente tariffario di cui al paragrafo 1
      del presente articolo, sono soggette al pagamento di un dazio doganale
      per   tonnellata  di   importo   pari   a  quello   del  dazio  di   cui
      all'articolo 15, paragrafo 1, diminuito di 100 ECU.
   3. I quantitativi di banane di paesi terzi e di banane ACP non tradizionali
      riesportati fuori della Comunità non rientrano nel contingente di cui al
      paragrafo 1.
   4. Gli importi di cui al presente articolo vanno convertiti in moneta
      nazionale utilizzando il tasso applicabile per i prodotti interessati
      nell'ambito della tariffa doganale comune."
                                     - 2 -
 ---pagebreak--- 4) All'articolo 20 sono aggiunti i seguenti trattini:
   "- le misure che garantiscono la provenienza e l'origine delle banane
      importate nell'ambito del contingente tariffario di cui all'articolo 18,
      paragrafo 1,
   "-le misure necessarie per rispettare gli obblighi che scaturiscono dagli
      accordi conclusi dalla Comunità conformemente all'articolo 228 del
      trattato."      •
5) Il testo dell'articolo 22 è sostituito dal seguente testo:
                                 "Articolo 22
   Le regole generali per 1'interpretazione della nomenclatura combinata e le
   regole particolari per la sua applicazione si applicano con riguardo alla
   classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento; la
   nomenclatura    tariffaria  risultante   dall'applicazione   del   presente
   regolamento è recepita nella tariffa doganale comune."
6) Il testo dell'articolo 23 è sostituito dal testo seguente:
                                 "Articolo 23
   1. Qualora per effetto di un aumento delle importazioni o delle
      esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
      all'articolo 1 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da
      compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39
      del trattato, si possono applicare misure adeguate negli scambi con i
      paesi terzi, fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia
      di perturbazione.
   2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
      Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa,
      decide l'adozione delle opportune misure, che vengono comunicate agli
      Stati membri e devono essere applicate immediatamente. Ove tali misure
      siano state richieste da uno Stato membro, la Commissione decide al
      riguardo entro tre giorni lavorativi dalla data di ricezione della
      domanda.
   3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
      Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
      comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
      maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
   4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
      secondo la procedura di cui all'articolo 27.
   5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
      obblighi che scaturiscono dagli accordi internazionali conclusi
      conformemente all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
                                     - 3 -
 ---pagebreak---                                  ALLEGATO XVI
                                      VINO
I. Regolamento (CEE) n. 822/87 del Consiglio, del 16 marzo 1987 (GU n. L 84
   del 27.3.1987, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
   n. 1891/94 (GU n. L 197 del 30.7.1994, pag. 42)
   1) Il testo del titolo IV è sostituito dal testo seguente:
                                   "Titolo IV
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                  Articolo 52
      1. L'importazione nella Comunità dei prodotti di cui all'articolo 1,
         paragrafo 2, lettere a) e b) è subordinata alla presentazione di un
         titolo d'importazione. L'importazione degli altri prodotti di cui
         all'articolo 1, paragrafo 2 e l'esportazione dei prodotti ivi
         contemplati possono essere subordinate alla presentazione di un
         titolo d'esportazione.
      2. Il titolo è rilasciato dagli Stati membri a qualsiasi interessato che
         ne faccia richiesta, indipendentemente dal suo luogo di stabilimento
         nella   Comunità,   fatte   salve    le disposizioni   adottate per
         l'applicazione degli articoli 55 e 56.
         Il titolo è valido in tutta la Comunità.
         Il rilascio del titolo è subordinato alla costituzione        di una
         cauzione che garantisca l'impegno di importare o di esportare durante
         il periodo di validità del titolo e che resta acquisita, in   tutto o
         in parte, qualora l'operazione non sia effettuata entro tale  termine
         o sia effettuata solo parzialmente.
      3. Secondo la procedura di cui all'articolo 83 sono adottati:
         a) l'elenco dei. prodotti per i quali sono richiesti       titoli di
            esportazione,
         b) il periodo di validità dei titoli       e   le altre modalità   di
            applicazione del presente articolo.
                                     - 1 -
 ---pagebreak---                                   Articolo 53
                                                                          jy
1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
   prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune.
2. Le modalità di applicazione del presente articolo sono adottate secondo la
   procedura di cui all'articolo 83. Tali modalità riguardano in particolare
   le disposizioni necessarie per verificare i prezzi d'importazione.
                                  Articolo 54
1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari
   imputabili a importazioni di taluni prodotti agricoli, l'importazione
   all'aliquota del dazio prevista dalla tariffa doganale comune, di uno o più
   dei prodotti in questione, può essere subordinata al pagamento di un dazio
   all'importazione addizionale, alle condizioni stabilite all'articolo 5
   dell'Accordo sull'agricoltura, concluso conformemente all'articolo 228 del
   trattato nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay
   Round.
2. La Commissione stabilisce le modalità d'applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 83. Tali modalità riguardano
   segnatamente:
   a) la determinazione dei prodotti ai quali possono essere applicati dazi
      all'importazione addizionali,
   b) i criteri previsti per l'applicazione del paragrafo 1, e segnatamente il
      calcolo e la determinazione dei vari quantitativi e prezzi.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                             J2>2-
                                  Articolo 55
1. I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
   virtù di accordi conclusi conformemente ali'articolo 228 del trattato od in
   virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
   vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
   di cui all'articolo 83. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
   su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del
   caso:
   a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
      prodotto,
   b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà
      di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
   e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
      d'importazione.
                                  Articolo 56
1. Nella misura necessaria per permettere l'esportazione:
   a) dei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2,
   b) degli zuccheri della voce 1701, del glucosio e dello sciroppo di
      glucosio delle sottovoci 1702 30 91, 1702 30 99, 1702 40 90 e
      1702 90 50, anche sotto forma dei prodotti delle sottovoci 1702 30 51 e
      1702 30 59, incorporati nei prodotti delle sottovoci 2009 60 11,
      2009 60 71, 2009 60 79 e 2204 30 99 della nomenclatura combinata,
   sulla base dei prezzi di questi prodotti nel commerciò internazionale ed
   entro   i limiti     risultanti dagli     accordi   conclusi conformemente
   all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi prezzi e i prezzi
   nella Comunità può essere compensata da una restituzione all'esportazione.
2. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere
   differenziata secondo le destinazioni.
   Le restituzioni di cui al paragrafo 1, lettera a) sono fissate secondo la
   procedura di cui all'articolo 83. La fissazione delle restituzioni può
   avere luogo:
   a) periodicamente,
   b) mediante gara.
   In caso di necessità la Commissione può, a richiesta di uno Stato membro o
   di propria iniziativa, modificare nell'intervallo le restituzioni fissate
   periodicamente.
                                     - 3 -
 ---pagebreak--- 3. L'importo della restituzione di cui al paragrafo 1, lettera b) è pari:
                                                                            /3 3
      nel caso dello zucchero greggio e dello zucchero bianco, all'importo
      della restituzione per l'esportazione di questi prodotti come tali,
      fissato in conformità dell'articolo 19 del regolamento (CEE) n. 1785/81
      del Consiglio, del 30 giugno 1981, relativo all'organizzazione comune
      dei mercati nel settore dello zucchero, e delle relative disposizioni di
      applicazione.
      nel caso del glucosio e dello sciroppo di glucosio, all'importo della
      restituzione per l'esportazione di questi prodotti come tali, fissato in
      conformità dell'articolo 17 del regolamento (CEE) n. 1766/92 del
      Consiglio, del 30 giugno 1992, relativo all'organizzazione comune dei
      mercati nel settore dei cereali, e delle relative disposizioni di
      applicazione.
                                     - 4 -
 ---pagebreak---                                                                       J^
4. Per poter beneficiare della restituzione di cui al paragrafo 1, lettera b),
   i   prodotti   trasformati debbono essere       accompagnati,    al momento
   dell'esportazione, da una dichiarazione dell'interessato indicante i
   quantitativi di zucchero greggio, di zucchero bianco, di glucosio o di
   sciroppo di glucosio incorporati nei prodotti stessi.
   La veridicità della suddetta dichiarazione è verificata dalle autorità
   competenti dello Stato membro interessato.
5. La restituzione è concessa solo su domanda e su presentazione del relativo
   titolo di esportazione.
6. L'importo della restituzione per l'esportazione dei prodotti di cui
   all'articolo 1 è quello applicabile il giorno della domanda del titolo e,
   nel caso di una restituzione differenziata, quello in vigore nello stesso
   giorno alla destinazione indicata nel titolo.
7. È possibile derogare ai paragrafi 5 e 6 per i prodotti di cui all'articolo
   1 che beneficiano delle restituzioni nel quadro di azioni di auto
   alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 83.
8. Le modalità di applicazione del presente articolo sono adottate secondo la
   procedura di cui all'articolo 83.
                                  Articolo 57
1. Nella misura necessaria al buon funzionamento dell'organizzazione comune
   del mercato vitivinicolo, può essere escluso totalmente o parzialmente il
   ricorso al regime di perfezionamento attivo per tutti i prodotti di cui
   all'articolo 1, paragrafo 2 o per alcuni di essi.
2. Le misure prese in applicazione del presente articolo sono decise secondo
   la procedura di cui all'articolo 83.
                                 Articolo 58
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante   dall'applicazione    del  presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                 Articolo 59
1. È vietata l'importazione dei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2,
   sui quali sia stata operata un'aggiunta di alcole, ad eccezione di quelli
                                     - 5 -
 ---pagebreak---                                                                             /3S"
   corrispondenti ai prodotti originari della Comunità, per i quali tale
   aggiunta ò ammessa ai sensi dell'articolo 25, paragrafi 1 e 2.
2. Le modalità di applicazione del presente articolo, in particolare le
   condizioni relative alla corrispondenza dei prodotti, sono adottate secondo
   la procedura di cui all'articolo 83.
                                  Articolo 60
1. Qualora per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1,
   paragrafo 2 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da
   compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39
   del trattato, si possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi
   terzi, fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di
   perturbazione.
   Per valutare se la situazione giustifichi 1'applicazione di tali misure, si
   tiene conto in particolare:
   a) dei quantitativi per i quali sono stati rilasciati o richiesti titoli di
      importazione e dei dati che figurano nel bilancio di previsione;
   b) se del caso, della rilevanza dell'intervento.
   2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
      Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa,
      decide l'adozione delle opportune misure, che vengono comunicate agli
      Stati membri e devono essere applicate immediatamente. Ove tali misure
      siano state richieste da uno Stato membro, la Commissione decide al
      riguardo entro tre giorni lavorativi dalla data di ricezione della
      domanda.
   3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
      Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
      comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
      maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
   4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
      secondo la procedura di cui all'articolo 83.
   5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
      obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
      all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato.
                                     - 6 -
 ---pagebreak---                                    Articolo 61
   1. I vini importati destinati al consumo umano diretto e designati con
      un'indicazione   geografica    possono    beneficiare,   ai   fini   della
      commercializzazione nella Comunità e nell'ambito di una reciprocità di
      impegni, del controllo e della protezione previsti per i v.q.p.r.d.
      dall'articolo 16 del regolamento (CEE) n. 823/87.
   2. La disposizione di cui al paragrafo 1 sarà attuata tramite accordi che
      verranno negoziati e conclusi con i paesi terzi interessati secondo la
      procedura di cui all'articolo 113 del trattato.
   3. Le modalità di applicazione del presente articolo sono adottate secondo
      la procedura di cui all'articolo 83."
2) Dopo l'articolo 72, è inserito il seguente:
                                "Articolo 72 bis
   1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire agli
      interessati di impedire, secondo le modalità previste dagli articoli 23
      e 24 dell'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale
      pertinenti    al   commercio,     l'utilizzazione   nella   Comunità    di
      un'indicazione geografica volta ad identificare i prodotti di cui
      all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b) per prodotti che non sono
      originari del luogo designato dall'indicazione geografica in questione,
      anche qualora la vera origine del prodotto sia indicata oppure
      l'indicazione geografica sia utilizzata in una traduzione o sia
      corredata da menzioni quali "genere", "tipo", "stile", "imitazione" o
      simili.
      Ai sensi del presente articolo si intende per "indicazioni geografiche"
      le indicazioni che servono a identificare un prodotto come originario
      del territorio di uno Stato terzo membro dell'Organizzazione mondiale
      del commercio, oppure di una regione o di una località di questo
      territorio, qualora una determinata qualità, rinomanza o altra
      caratteristica del prodotto possa essere attribuita essenzialmente a
      tale origine geografica.
   2) Le disposizioni del paragrafo 1 si applicano in deroga ad altre
      disposizioni specifiche contenute nella legislazione comunitaria che
      stabiliscono le norme per la designazione e la presentazione dei
      prodotti di cui all'articolò 1, paragrafo 2, lettera b).
   3) Le modalità d'applicazione del presente articolo sono adottate, se del
      caso, secondo la procedura di cui all'articolo 83."
3) L'allegato VII ò soppresso.
                                      - 7 -
 ---pagebreak---                                                                        JW
II. Regolamento (CEE) n. 344/79 del Consiglio, del 5 febbraio 1979 (GU
    n. L 54 del 5.3.1979, pag. 67)
    Regolamento (CEE) n. 345/79 del Consiglio, del 5 febbraio 1979 (GU n. L
    54 del 5.3.1979, pag. 69), modificato dal regolamento (CEE) n. 2009/81
    (GU n. L 195 del 18.7.1981, pag. 6)
    I regolamenti summenzionati sono abrogati.
                                   - 8 -
 ---pagebreak---                                                                             J3Î
                                 ALLEGATO XVII
                                    TABACCO
I. Regolamento (CEE) n. 2075/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992 (GU n. L 215
   del 30.7.1992, pag. 70)
   Il testo del titolo IV è sostituito dal testo seguente:
                                   "Titolo rv
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                  Articolo 15
   Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
   prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune.
                                  Articolo 16
   I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
   virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od- in
   virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
   vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
   di cui all'articolo 23. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
   su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del
   caso:
   a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
      prodotto,
   b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà
      di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
   e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
      d'importazione.
                                Articolo 16 bis
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione.
                                     - 1 -
 ---pagebreak---                                                                             VÔH
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                Articolo 16 ter
1. Qualora per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1 subisca
   o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da compromettere il
   conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39 del trattato, si
   possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi terzi,
   fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati, membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 23.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228,
   paragrafo 2 del trattato."
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                             JL(P
                                 ALLEGATO XVIII                            ^
                                     LUPPOLO
I. Regolamento (CEE) n. 1696/71 del Consiglio, del 26 luglio 1971 (GU n. L 175
   del 4.8.1971, pag. 1), modificato da ultxmo dal regolamento (CEE)
   n. 3124/92 (GU n. L 313 del 30.10.1992, pag. 1)
   Il testo del titolo V è sostituito dal testo seguente:
                                    "Titolo V
                     Regime degli scambi con i paesi terzi
                                  Articolo 14
   Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
   prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune.
                                  Articolo 15
   I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
   virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
   virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
   vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
   di cui all'articolo 20. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
   su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del
   caso:
   a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
      prodotto,
   b) determinano le condizioni di riconoscimento 'dei documento che consentirà
      di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
   e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
      d'importazione.
                                      - 1 -
 ---pagebreak---                                Articolo 15 bis
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
      la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
      l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                Articolo 15 ter
1. Qualora per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1 subisca
   o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da compromettere il
   conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39 del trattato, si
   possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi terzi,
   fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione. *
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione,   entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente articolo
   secondo la procedura di cui all'articolo 20.
5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi
   che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228,
   paragrafo 2 del trattato."
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                  ALLEGATO XIX
                          PIANTE VIVE E FLORICULTURA
I. Regolamento (CEE) n. 234/68 del Consiglio, del 27 febbraio 1968 (GU n. L 55
   del 2.3.1968, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE)
   n. 3336/92 (GU n. L 336 del 20.11.1992, pag. 1)
   Il testo degli articoli da 8 a 10 è sostituito dal testo seguente:
                                   "Articolo 8
   1. Le importazioni nella Comunità dei prodotti di cui all'articolo 1
      possono essere soggette alla presentazione di un titolo di importazione.
      Il titolo è rilasciato dagli Stati membri a qualsiasi interessato che ne
      faccia richiesta, indipendentemente dal suo luogo di stabilimento nella
      Comunità.
      Il titolo di importazione è valido in tutta la Comunità. Il suo rilascio
      è subordinato alla costituzione di una cauzione che garantisca l'impegno
      di importare durante il periodo di validità del titolo e che rimane
      acquisita, totalmente o parzialmente, qualora l'operazione non sia
      effettuata entro tale termine o sia effettuata solo in parte.
   2. Il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione
      del presente articolo sono stabiliti secondo la procedura di cui
      all'articolo 14.
                                   Articolo 9
   Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
   prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa doganale
   comune.
                                  Articolo 10
   I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
   virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
   virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
   vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
   di cui all'articolo 14. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
   su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del
   caso:
                                     - 1-
 ---pagebreak--- a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
   prodotto,
b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di
   verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
   d'importazione.
                               Articolo 10 bis
1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento
   si applicano le norme generali relative all'interpretazione della
   nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la
   nomenclatura   tariffaria   risultante   dall'applicazione   del   presente
   regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata
   in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con i paesi terzi sono
   vietate:
   -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio
      doganale,
   -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto
      equivalente.
                                Articolo 10 ter
1. Qualora per effetto di un aumento delle importazioni o delle esportazioni,
   il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1 subisca
   o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da compromettere il
   conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39 del trattato, si
   possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi terzi,
   fintantoché sussista la suddetta perturbazione o minaccia di perturbazione.
2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione,
   su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide l'adozione
   delle opportune misure, che vengono comunicate agli Stati membri e devono
   essere applicate immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da
   uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
   lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
3. Ogni -Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
   Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
   comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a
   maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.
                                     - 2 -
 ---pagebreak---                                                                           LU,
    4. La Commissione adotta le modalità di applicazione     del presente
       articolo secondo la procedura di cui all'articolo 14.
    5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
       obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
       all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
II. Regolamento (CEE) n. 3280/75 del Consiglio, del 16 dicembre 1975 (GU
    n. L 326 del 18.12.1975, pag. 4)
    Il regolamento summenzionato ò abrogato.
                                  - 3 -
 ---pagebreak---                                  ALLEGATO XX
                                    SEMENTI
I. Regolamento (CEE) n. 2358/71 del Consiglio, del 26 ottobre 1971 (GU n. L
   246 del 5.11.1971, pag. 1), modificato da ultxmo dal regolamento (CE)
   n. 3375/93 (GU n. L 303 del 10.12.1993, pag. 9)
   1) Il testo degli articoli da 5 a 7 è sostituito dal testo seguente:
                                  Articolo 5
   1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano ai
      prodotti di cui all'articolo 1 le aliquote dei dazi della tariffa
      doganale comune.
   2. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente
      regolamento si applicano le norme generali relative ali'interpretazione
      della nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione;
      la nomenclatura tariffaria risultante dall'applicazione del presente
      regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.
                                  Articolo 6
   I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti in
   virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato od in
   virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del trattato,
   vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base alla procedura
   di cui all'articolo 11. Tali modalità prevedono l'apertura dei contingenti
   su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei medesimi e, se del
   caso:
   a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine del
      prodotto,
   b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che consentirà
      di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a),
   e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
      d'importazione.
                                     - 1-
 ---pagebreak---                                                                            yfqh
                                 Articolo 7
           Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o
          adottata in virtù di una delle sue disposizioni, negli scambi con
           i paesi terzi sono vietate:
          -   la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a
              un dazio doganale,
          -   l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura
              di effetto equivalente.
                               Articolo 7 bis
       1. Qualora per effetto di un aumento delle importazioni o delle
          esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
          all'articolo 1 subisca o rischi di subire gravi perturbazioni,
          tali da compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati
          all'articolo 39 del trattato, si possono applicare misure adeguate
          negli scambi con i paesi terzi, fintantoché sussista la suddetta
          perturbazione o minaccia di perturbazione.
       2. Qualora si delinei la situazione descritta al .paragrafo 1, • la
          Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria
          iniziativa, decide l'adozione delle opportune misure, che vengono
          comunicate    agli. Stati membri e devono essere applicate
          immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato
          membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni
          lavorativi dalla data di ricezione della domanda.
       3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
          Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
          comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e,
          deliberando a maggioranza qualificata, può modificare o annullare
          la misura stessa.
       4. La Commissione adotta le modalità di applicazione del presente
          articolo secondo la procedura di cui all'articolo 11.
       5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
          obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
          all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
    2) L'articolo 8 bis è soppresso.
II. Regolamento (CEE) n. 1578/72 del Consiglio, del 20 luglio 1972 (GU
    n. L 168 del 16.7.1972, pag. 1), modificato dal regolamento (CEE)
    n. 1984/86 (GU n. L 171 del 28.6.1986, pag. 3)
    Il regolamento summenzionato è abrogato.
                                   - 2 -
 ---pagebreak---                                      ALLEGATO XXI
                                                                             Jm
                                   REGOLAMENTI VARI
I. Regolamento (CEE) n. 827/68 del Consiglio, del 28 giugno 1968 (GU n. L 151
   del 30.6.1968, pag. 16), modificato da ultimo dal regolamento (CE)
   n. 794/94 (GU n. L 92 del 9.4.1994, pag. 15)
   1) Il testo degli articoli 2 e 3 è sostituito dal testo seguente:
                                      "Articolo 2
      1. Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applicano
            ai prodotti di cui all'allegato le aliquote dei dazi della tariffa
            doganale comune.
      2. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente
            regolamento     si    applicano     le   norme    generali   relative
            ali * interpretazione della nomenclatura combinata, nonché le relative
            modalità di attuazione; la nomenclatura tariffaria risultante
            dall'applicazione del presente regolamento viene inserita nella
            tariffa doganale comune.
      3. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o
            adottata in virtù di una delle sue disposizioni e fatti salvi gli
            obblighi derivanti da accordi internazionali relativi ai prodotti di
            cui in allegato, negli scambi con i paesi terzi sono vietate:
            -  la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un
               dazio doganale,
       .,,. -  l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di
               effetto equivalente.
                                      Articolo 3
      I contingenti tariffari per i prodotti di cui all'articolo 1, istituiti
      in virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato
      od in virtù di qualsiasi altro atto deciso dal Consiglio a norma del
      trattato, vengono aperti e gestiti secondo modalità adottate in base
      alla procedura di cui all'articolo 6. Tali modalità prevedono l'apertura
      dei contingenti su base annuale, stabiliscono lo scaglionamento dei
      medesimi e, se del caso: .
                                         - 1 -
 ---pagebreak---                                                                        JW
   a) comprendono disposizioni circa la natura, la provenienza e l'origine
      del prodotto,
   b) determinano le condizioni di riconoscimento del documento che
      consentirà di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla
      lettera a),
   e) fissano le condizioni di rilascio e la durata di validità dei titoli
      d'importazione.
                              Articolo 3 bis
   1. Qualora per effetto di un aumento delle importazioni o delle
      esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui
      all'allegato subisca o rischi di subire gravi perturbazioni, tali da
      compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo
      39 del trattato, si possono applicare misure adeguate negli scambi
      con i paesi terzi, fintantoché sussista la suddetta perturbazione o
      minaccia di perturbazione.
   2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la
      Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria
      iniziativa, decide l'adozione delle opportune misure, che vengono
      comunicate    agli   Stati    membri   e  devono   essere   applicate
      immediatamente. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato
      membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni lavorativi
      dalla data di ricezione della domanda.
   3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla
      Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla data della sua
      comunicazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando
      a maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura
      stessa.
   4. La Commissione adòtta le modalità di applicazione       del presente
      articolo secondo la procedura di cui all'articolo 6.
   5. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli
      obblighi che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente
      all'articolo 228, paragrafo 2 del trattato."
2) L'articolo 6 è sostituito dal testo seguente:
                                "Articolo 6
   Qualora si faccia riferimento al presente articolo, le misure sono
   adottate secondo le procedure di cui all'articolo 38 del regolamento n.
   136/66/CEE e agli articoli corrispondenti degli altri regolamenti
   relativi all'organizzazione comune dei mercati agricoli."
                                   - 2 -
 ---pagebreak---                                                                     y/y/j u
II. Regolamento (CEE) n. 234/79 del Consiglio, del 5 febbraio 1979 (GU
    n. L 34 del 9.2.1979, pag. 2), modificato da ultxmo dal regolamento
    (CEE) n. 3209/89 (GU n. L 312 del 27.10.1989., pag. 5)
    L'articolo 2, paragrafo 2 è soppresso.
                                   - 3 -
 ---pagebreak---                                 ALLEGATO XXII
                          REGIONI ULTRAPERIFERIGHB
I.   Regolamento (CEE) n. 3763/91 del Consiglio, del 16 dicembre 1991 (GU
     n. L 356 del 24.12.1991, pag. 1), modificato dal regolamento (CEE)
     n. 3714/92 (GU n. L 378 del 23.12.1992, pag. 23)
     L'articolo 2, paragrafo 2 è modificato nel modo seguente:
     a) Nel primo comma, la parte di frase "i prelievi fissati a norma
        dell'articolo 13, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2727/75 del
        Consiglio, del 29 ottobre 1975, relativo all'organizzazione comune
        dei mercati nel settore dei cereali" è sostituita dal testo seguente:
        "I dazi all'importazione previsti dalla tariffa doganale comune".
     b) Nel secondo comma, le parole "dal prelievo" sono sostituite dalle
        parole "dai dazi all'importazione".
II.  Regolamento (CEE) n. 1600/92 del Consiglio, del 15 giugno 1992 (GU
     n. L 173 del 27.6.1992, pag. 1), modificato dal regolamento (CEE)
     n. 3714/92 (GU n. L 378 del 23.12.1992, pag. 23).
     1) All'articolo 3, paragrafo 1 le parole "prelievo o" sono soppresse.
     2) All'articolo 5, paragrafo 1, lettera a) sono soppresse le parole "e/o
        i prelievi di cui all'articolo 9 del regolamento (CEE) n. 805/68 del
        Consiglio, del 27 giugno 1968, relativo all'organizzazione comune dei
        mercati nel settore delle carni bovine".
III. Regolamento (CEE) n. 1601/92 del Consiglio, del 15 giugno 1992 (GU
     n. L 173 del 27.6.1992, pag. 13), modificato dal regolamento (CEE)
     n. 3714/92 (GU n. L 378 del 23.12.1992 pag. 23)
     1) All'articolo 3, paragrafo 1 le parole "prelievo o" sono soppresse.
     2) All'articolo 5, paragrafo 1, lettera a) le parole "e/o i prelievi di
        cui all'articolo 9 del regolamento (CEE) n. 805/68" sono soppresse.
                                    - 1 -
 ---pagebreak---                                                                   JCi
                                ALLEGATO XXIII
                          LEGISLAZIONE FITOSANITARIA
Direttiva 77/93/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1977 (GU n. L 26 del
31.1.1977, pag. 20), modificata da ultxmo dalla direttiva 94/13/CE (GU n. L 92
del 9.4.1994, pag. 27)
All'articolo 14, paragrafo 1     la parte   introduttiva  del  primo  comma  è
sostituita dal testo seguente:
"In conformità della procedura di cui all'articolo 16 o, in caso di urgenza,
della procedura di cui all'articolo 17, si decide di prevedere deroghe:".
                                     - 1 -
 ---pagebreak---                    J il
    Parte sesta
Difesa commerciale
 ---pagebreak---                     Kl
Difesa commerciale:
   Anti-dumping
 ---pagebreak---                                                                MH
                        PROPOSTA DI
          REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping
    da parte di paesi non membri della Comunità europea
 ---pagebreak---                                                   RELAZIONE                                                      ^
A.Introduzione
In seguito ai negoziati commerciali dell'Uruguay Round, conclusi nel 1994, è stato raggiunto un nuovo
accordo sulle misure antidumping che deve essere messo in applicazione nella legislazione comunitaria per
entrare in vigore, secondo quanto è stato deciso a Marrakech, il 1 * gennaio 1995.
Il nuovo accordo relativo all'applicazione dell'articolo VI dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul
commercio 1994 (in seguito denominato "l'accordo") contiene nuove norme particolareggiate su quasi ogni
aspetto della legislazione antidumping. In considerazione della portata delle innovazioni e ai fini di una
applicazione corretta e trasparente delle nuove norme, è stato ritenuto necessario trasporre, per quanto
possibile, il linguaggio dell'accordo nella legislazione comunitaria. A tal fine la proposta di regolamento è
stata elaborata in base all'accordo, piuttosto che in funzione della legislazione comunitaria in vigore, il
regolamento (CEE) n. 2423/88'.
Le aggiunte rispetto all'accordo sono poche e sono state in gran parte limitate ai chiarimenti di formulazioni
non facilmente comprensibili e all'inserimento delle disposizioni in vigore unicamente nell'Unione europea
in materia di procedure e di processo decisorio, con alcune modifiche per tener conto delle sentenze della
Corte di giustizia. Sono state inoltre modificate o incorporate norme specifiche dell'Unione europea su
questioni, quali i volumi di importazioni trascurabili, l'assorbimento e l'elusione del dazio e l'interesse della
Comunità, che nell'accordo non sono contemplate oppure sono trattate in modo generico o sommario.
L'accordo fissa requisiti più severi per l'imposizione di misure antidumping introducendo nuove norme
particolareggiate sul calcolo del dumping, ulteriori disposizioni procedurali per l'apertura e lo svolgimento
dell'inchiesta, nonché restrizioni in materia di istituzione di dazi provvisori e di applicazione delle norme
relative all'assorbimento del dazio. L'applicazione dell'accordo nella legislazione comunitaria avrà
ovviamente lo stesso risultato.
Nello stesso tempo l'adozione delle nuove norme rappresenterebbe la realizzazione di uno dei principali
obiettivi fissati dalla Comunità all'inizio dei negoziati, relativo al rafforzamento della certezza del diritto con
una maggiore precisione delle norme, nonché all'ampliamento della trasparenza e dei diritti delle parti.
Analogamente, alcune nuove norme, quali le disposizioni relative al volume trascurabile delle importazioni
e all'interesse della Comunità, dovrebbero rafforzare ulteriormente l'effetto di trasparenza e di certezza del
diritto. Le industrie comunitarie avrebbero indicazioni precise sul volume minimo d'importazioni richiesto
tanto per le denunce quanto per le misure definitive. Tutte le parti interessate, inoltre, sarebbero informate
dei rispettivi diritti e obblighi riguardo agli aspetti inerenti all'interesse della Comunità, in seguito alla
creazione di un quadro strutturato per la comunicazione delle informazioni e il loro trattamento da parte delle
autorità.
Le modifiche proposte in materia di retroattività, assorbimento ed elusione dei dazi intendono realizzare un
altro obiettivo dei negoziati dell'Uruguay Round, ovvero l'applicazione più efficace delle misure istituite.
A questo proposito occorre rilevare che tali disposizioni di applicazione non costituiscono una novità, poiché
 sono specificamente previste nella vigente legislazione dell'UE. Sono stati proposti emendamenti unicamente
per facilitare la loro attuazione oppure per renderle compatibili con le norme del GATT.
Si precisa che il testo proposto non comprende le norme in materia di sovvenzioni, che saranno trattate in
una proposta distinta.
          GU L 209 del 2.9.1988, pag. 1.
 ---pagebreak--- B.       Principali modifiche
Nella presente sezione sono esaminati i principali punti per i quali la trasposizione del testo dell'accordo nella
legislazione comunitaria implica modifiche o chiarimenti rispetto all'originale.
1.       Costi di avviamento
a)      Problema
Il nuovo codice (articolo 2.2.1.1) stabilisce una detrazione per l'esportatore che si trova in una situazione
di avviamento, di cui tuttavia non è data alcuna definizione. L'articolo non precisa se l'avviamento si
riferisce ad un nuovo prodotto oppure ad un nuovo impianto o ad entrambi, né fornisce indicazioni riguardo
alla durata del periodo di avviamento. Occorre inoltre tenere presente che l'accordo stabilisce che i costi,
indipendentemente dalla loro entità, devono essere ripartiti secondo i normali principi contabili e che quindi,
anche senza una detrazione specifica, i costi di avviamento elevati sarebbero ripartiti su un congruo numero
di anni. La situazione che giustifica un adeguamento si riferisce quindi al basso volume di produzione che
nella fase di avviamento può provocare un aumento anormale dei costi unitari.
b)      Soluzione
Come si rileva nell'articolo 2, paragrafo 5, punto 2 della proposta, la definizione dell'esistenza di una
situazione di avviamento è relativamente semplice se si applica a tutte le circostanze in cui sono necessari
investimenti significativi e sono utilizzati nuovi impianti di produzione, in modo da comprendere tanto i
nuovi prodotti quanto i nuovi impianti.
È invece molto più difficile definire la durata del periodo di avviamento. È stata presa in considerazione
l'ipotesi di precisare un quantitativo di vendite oppure difissareuna durata specifica, per esempio un periodo
di 6 mesi. Tali definizioni specifiche sarebbero state tuttavia contestabili e non avrebbero permesso di
prendere in considerazione le differenze tra prodotti e industrie. Si deve inoltre tenere presente che le
disposizioni in materia di avviamento non possono essere definite isolatamente rispetto alle altre norme del
codice e che, a questo proposito, occorre tener conto del fatto che l'accordo fissa a 12 mesi il normale
periodo di recupero dei costi per un prodotto. Logicamente, come risulta chiaramente dal testo proposto,
una fase di avviamento deve rientrare in detto periodo di recupero dei costi. La soluzione prospettata, anche
se lascia un certo margine di imprecisione, è comunque più accettabile delle possibili alternative, oltre ad
essere sufficientemente flessibile per affrontare situazioni diverse secondo i prodotti e i settori industriali.
2.       Valore normale per i paesi che non hanno un'economia di mercato
a)      Problema
Il problema riguarda il fatto che, dopo l'introduzione dei nuovi termini che limitano il periodo di tempo
disponibile, potrebbe non essere possibile trovare un paese analogo ad economia di mercato che sia disposto
a collaborare. Secondo la formulazione del regolamento attualmente in vigore, in tali circostanze dovrebbero
essere utilizzati i prezzi e i costi nella Comunità, ai quali si dovrebbe fare ricorso unicamente in circostanze
eccezionali. Si deve quindi stabilire che in tali circostanze possano essere utilizzati altri metodi adeguati.
Inoltre, poiché la scelta del paese analogo suscita talvolta controversie, la proposta stabilisce che gli
esportatori siano consultati prima della scelta definitiva.
b)      Soluzione
Nell'articolo 2, paragrafo 7 del testo proposto si stabilisce che il valore normale sia determinato "su qualsiasi
altra base equa", per autorizzare l'applicazione di altri metodi oltre all'utilizzazione dei prezzi e dei costi
nella Comunità. Nello stesso tempo la proposta stabilisce che gli esportatori abbiano 10 giorni di tempo per
presentare le loro osservazioni sulla scelta del paese analogo. Si fa inoltre riferimento ai limiti di tempo e
si precisa che, per la scelta del paese analogo, può essere data la preferenza ad un paese soggetto alla stessa
inchiesta, purché abbia i requisiti richiesti.
 ---pagebreak--- 3.         Equo confronto
a)       Problema
Nella legislazione comunitaria in vigore, lo stadio commerciale è trattato nella sezione relativa alla
determinazione dei prezzi (articolo 2, paragrafo 3), mentre nell'accordo rientra nelle questioni relative
 all'equo confronto. Inoltre, dato che nell'accordo anche i quantitativi sono esaminati nell'ambito del
 confronto, l'UE non può continuare a trattare i fattori collegati, ovvero gli sconti e le riduzioni, nell'ambito
 del suddetto articolo 2, paragrafo 3.
 b)      Soluzione
 Per mantenere la conformità con l'accordo, si propone che nel progetto di regolamento lo stadio commerciale
 sia preso in considerazione nell'articolo dove si tratta dell'equo confronto (articolo 2, paragrafo 10).
 Analogamente è quindi necessario trattare gli sconti, le riduzioni e i quantitativi nello stesso articolo.
 Inoltre, dato che nel nuovo testo vengono messi in maggiore evidenza gli adeguamenti relativi allo stadio
 commerciale, non è più giustificato accordare un adeguamento per una spesa fissa come le retribuzioni degli
 operatori commerciali al di fuori del contesto dello stadio commerciale. Si propone quindi che, in conformità
 dell'accordo, questo adeguamento sia applicato nell'ambito dello stadio commerciale.
 4.        Conclusione delle inchieste
 a)       Problema
 L'accordo (articolo 5.10) stabilisce che le inchieste debbano essere normalmente concluse entro 12 mesi,
 mentre per le inchieste dell'UE a partire dall'anno prossimo è prevista una durata di 15 mesi.
 b)       Soluzione
 Si propone di incorporare le disposizioni dell'accordo nella legislazione dell'Unione europea (articolo 6,
 paragrafo 9). In tal modo i casi complessi potranno essere conclusi entro 18 mesi come è previsto
 dall'accordo, ma i dazi provvisori devono comunque essere applicati entro 9 mesi.
 5.        Violazione o ritiro degli impegni
 a)       Problema
 Nel corso degli anni si sono costantemente incontrate difficoltà riguardo ai provvedimenti da applicare in
 caso di violazione o di ritiro degli impegni. In tali circostanze si ritiene che la Commissione dovrebbe avere
 il diritto di istituire dazi definitivi in base alle risultanze dell'inchiesta precedente, per evitare che gli
 esportatori che violano gli impegni si trovino in una posizione più vantaggiosa dei concorrenti che li
 applicano correttamente. Lo svolgimento di una nuova inchiesta in base a dati aggiornati è inoltre un
 procedimento estremamente lungo da attuare unicamente se le circostanze lo giustificano. La violazione degli
  impegni non sembra rientrare in tali circostanze.
 b)       Soluzione
  Le nuove disposizioni esposte all'articolo 8, paragrafi 9 e 10 del nuovo testo autorizzano l'istituzione di dazi
  definitivi in casi di violazione provata o di ritiro. I diritti degli esportatori sono tutelati, poiché essi possono
  chiedere un riesame se le circostanze relative al dumping o al pregiudizio sono cambiate. La modifica delle
_ misure non implica inoltre un rinnovo del termine di scadenza di 5 anni. Se si sospetta una violazione degli
  impegni, possono essere istituiti dazi provvisori nel corso dell'inchiesta.
 ---pagebreak--- 6.       Volume di importazioni trascurabile
a)       Problema
L'accordo (articolo 5.8) fissa i volumi di importazioni trascurabili ad un livello al di sotto del quale non si
potrebbe comunque intervenire, ovvero quando le importazioni oggetto di dumping sono inferiori al 3 % delle
importazioni complessive e le importazioni inferiori al 3% complessivamente superano il 7% delle
importazioni totali. Queste percentuali minime sono fissate in rapporto al volume delle importazioni e non
rispetto al consumo, come nella prassi in uso nella Comunità.
b)       Soluzione
Trasporre semplicemente le disposizioni dell'accordo nella legislazione dell'UE.
7.       Retroattività
a)       Problema
Le disposizioni dell'accordo in materia di retroattività (articolo 10.6) devono essere definite per essere
applicate a situazioni in cui gli importatori, per evitare l'incidenza dei dazi provvisori, importino ingenti
quantitativi dei prodotti oggetto di dumping immediatamente prima dell'istituzione dei dazi. L'accordo
stabilisce che le autorità inquirenti possono intervenire unicamente se dimostrano l'esistenza di "precedenti
di dumping" oppure della "consapevolezza" degli operatori interessati riguardo alle pratiche di dumping e •
di "importazioni massicce". Il problema si presenta anche nel codice attuale, ma, data l'imprecisa
formulazione dell'articolo e poiché le dogane non potevano istituire dazi con effetto retroattivo su merci che
non erano state identificate all'entrata, queste disposizioni non sono mai state applicate.
b)       Soluzione
Si propone (articolo 10.4 della proposta) che "i precedenti di dumping" si considerino stabiliti quando le
pratiche di dumping riguardano un periodo prolungato e che la "consapevolezza" sia accertata quando i
margini di dumping asseriti o riscontrati sono elevati. Le importazioni possono essere considerate "massicce"
quando, rispetto al volume delle importazioni oggetto di dumping nel periodo dell'inchiesta, si rileva un
ulteriore aumento sostanziale delle importazioni immediatamente prima dell'istituzione dei dazi provvisori.
La combinazione dei due elementi dovrebbe soddisfare il requisito dell'accordo riguardo alle "importazioni
massicce".
 ---pagebreak---  8.        Restituzione di dazi antidumping                                                                 JW
 a)       Problema
 I calcoli della Comunità relativi alle domande di restituzione, per quanto riguarda gli importatori collegati
 agli esportatori, devono essere modificati per tener conto delle disposizioni dell'accordo sul trattamento del
 "dazio quale costo", esposte nell'articolo 9, paragrafo 3, punto 3.
 Per comprendere tutte le implicazioni della modifica occorre ricordare che, in qualsiasi calcolo relativo al
 dumping, i prezzi all'esportazione tra parti collegate sono considerati inattendibili a causa del rapporto di
 collegamento. È quindi necessario ricalcolare un prezzo all'esportazione attendibile. A tal fine si prende in
 considerazione il prezzo applicato dall'importatore collegato al primo acquirente indipendente nella
 Comunità, dal quale sono dedotti i costi e i profitti dell'importatore, ottenendo così un prezzo
 all'esportazione alla frontiera comunitaria ritenuto attendibile.
 L'applicazione di questo metodo per gli importatori collegati per quanto riguarda le domande di restituzione
 implica che, come è chiaramente specificato nella vigente legislazione dell'UE, il dazio antidumping è uno
 dei costi che devono essere dedotti per ottenere un prezzo all'esportazione attendibile. Di conseguenza, gli
 importatori collegati non possono limitarsi a riflettere il costo del dazio nel prezzo di rivendita per ottenere
 la restituzione. Essi dovrebbero, per esempio, ridurre i valori normali oppure aumentare i prezzi di rivendita
 in misura superiore all'importo del dazio. Lo stesso trattamento è applicato agli importatori indipendenti,
 per i quali il semplice pagamento del dazio non è sufficiente per ottenere la restituzione.
 L'accordo, tuttavia, limita l'applicazione del metodo che considera il dazio come un costo, in quanto
 stabilisce che questo principio non si applica quando i prezzi di rivendita e i successivi prezzi di vendita nella
 Comunità sono aumentati in misura sufficiente per riflettere il costo del dazio.
 b)       Soluzione
 La soluzione più semplice è di incorporare la disposizione dell'accordo nella legislazione della Comunità.
 Nel testo proposto la disposizione dell'accordo è stata inserita allafinedell'articolo 11, affinché le restrizioni
 introdotte dal GATT si estendano a tutti i casi in cui si devono ricalcolare i prezzi all'esportazione, per
 esempio nei riesami.
 9.        Assorbimento dei dazi antidumping
 a)       Problema
  La vigente legislazione della Comunità contiene disposizioni (articolo 13, paragrafo 11) relative ai casi in
 cui i dazi non abbiano alcun effetto sui prezzi delle merci soggette alle misure. Queste disposizioni sono state
 criticate poiché apparentemente autorizzano l'imposizione di dazi supplementari in mancanza di aumenti dei
 prezzi, senza un nuovo calcolo del margine di dumping. Queste disposizioni si basano sul presupposto che
 la mancanza di aumenti dei prezzi significhi necessariamente che l'esportatore sostiene il costo del dazio e
 che tale circostanza implichi automaticamente l'aumento del margine di dumping.
 b)       Soluzione
  L'articolo 12 del progetto di regolamento contiene una radicale rielaborazione delle disposizioni in materia
  di assorbimento, che attualmente richiedono esplicitamente una rivalutazione dei prezzi all'esportazione e
  un nuovo calcolo dei margini di dumping nei casi in cui le misure istituite non abbiano alcuna incidenza sui
 prezzi delle merci soggette al dazio. Contrariamente alle disposizioni vigenti, nell'inchiesta si può tener conto
  delle modifiche del valore normale, qualora l'esportatore presenti elementi di prova sufficienti.
  Analogamente a quanto è stato stabilito per le disposizioni relative alla restituzione e contrariamente alla
  prassi attuale, i dazi non possono essere considerati come un costo sostenuto tra l'importazione e la rivendita
  ai fini del calcolo dei prezzi all'esportazione quando le misure hanno avuto un'incidenza sui prezzi oppure
_ quando il mancato aumento dei prezzi dopo l'istituzione delle misure è dovuto ad altri motivi.
  Le nuove disposizioni hanno una portata lievemente più limitata di quelle esposte nell'articolo 13, paragrafo
  11 della legislazione vigente, ma possono essere considerate sicure in quanto sono compatibili con il GATT.
 ---pagebreak--- 10.       Elusione
a)      Problema
L'elusione si manifesta in diverse forme, dalle operazioni di assemblaggio nel paese importatore e nei paesi
terzi ai casi più diretti di rimozione del dazio, quali dichiarazioni dell'origine inesatte, importazioni di serie
di parti componibili e di prodotti leggermente modificati. La Comunità ha recentemente incontrato queste
forme di elusione, in particolare riguardo ad apparecchi fotografici, biciclette e dischi compact. Il problema
è quindi molto attuale deve essere esaminato con particolare attenzione.
La legislazione comunitaria attualmente in vigore (articolo 13, paragrafo 10), che riguarda unicamente le
operazioni di assemblaggio nella Comunità, è stata contestata da un panel del GATT. Le norme sull'origine,
inoltre, si rivelano sempre meno efficaci, anche in casi di elusione evidente, come avviene o è avvenuto nei
casi succitati. I risultati dell'Uruguay Round non offrono inoltre alcuna indicazione. I negoziati relativi a
questo settore non hanno avuto alcun esito e l'accordo non contiene disposizioni in merito. A Marrakech è
stata tuttavia rilasciata una dichiarazione ministeriale in materia che, per la prima volta, sembra autorizzare
i singoli membri a trattare questo problema unilateralmente, in attesa di una soluzione multilaterale attraverso
il comitato antidumping del GATT. A questo proposito la Commissione ha sempre sostenuto che la sua
accettazione della decisione del panel sopra citata dipendeva da una soluzione soddisfacente in sede di
GATT. Questa condizione, tuttavia, non si è realizzata.
b)      Soluzione
Nell'articolo 13 della proposta sono esposte le nuove norme in materia di elusione. Le disposizioni
tradizionali, relative all'assemblaggio nel paese importatore oppure in paesi terzi, per quanto possibile sono
conformi alle norme pertinenti contenute nel "progetto Dunkel" del dicembre 1991, che è stato
successivamente abbandonato negli ultimi giorni dei negoziati nel dicembre 1993, mentre le disposizioni
fissate per altre forme di elusione si basano sui principi della legislazione doganale.
(i)      Forme tradizionali di elusione
         La proposta segue le norme comunitarie vigenti sulla percentuale di parti che devono essere
         originarie del paese esportatore per giustificare un'azione, confermando la percentuale del 60%
         rispetto al 70% del progetto Dunkel. Non è stato ritenuto opportuno modificare questo livello, che
         corrisponde a quellofissatonella legisìazione comunitaria, poiché, nei casi in cui è stato applicato,
         esso si è rivelato efficace nei confronti di tutte le parti interessate. Non sembra inoltre opportuno
         ridurre le percentuali, dato che una decisione di questo tipo indebolirebbe la posizione dell'UE nei
         negoziati di Ginevra, nei quali sarà esaminato il problema dell'elusione.
         Sono state tralasciate alcune delle condizioni più grayose contenute nel rapporto Dunkel, che in
         alcuni casi non erano giustificate, come l'esigenza di un esame supplementare del dumping.
         L'obiettivo è di reagire rapidamente all'elusione delle misure in vigore, senza svolgere nuovamente
         lunghe inchieste in materia di dumping e di pregiudizio. La proposta conserva tuttavia la condizione
         della relazione Dunkel secondo la quale le misure possono essere applicate alle operazioni di
         assemblaggio unicamente se sono pregiudicati gli effetti riparatori del dazio. In tal modo le
         disposizioni saranno applicate soltanto nei casi in cui sono effettivamente necessarie.
 ---pagebreak--- (ii)  Altre forme di elusione
      Il progetto proposto contiene inoltre provvedimenti relativi all'azione nei confronti di altre forme di
      elusione che attualmente hanno probabilmente effetti più gravi delle forme tradizionali per quanto
      riguarda l'efficacia dei dazi. Sarà in tal modo possibile svolgere rapide inchieste sulle variazioni
      dell'andamento degli scambi che coincidono con le inchieste antidumping, per verificare se tali
      pratiche abbiano lo scopo di eludere le misure. Analogamente a quanto è previsto per le forme
      tradizionali di elusione, deve essere effettuato un esame del pregiudizio e le misure possono essere
      applicate unicamente se è dimostrato che gli effetti riparatori delle misure sono indeboliti. Questa
      restrizione sarà determinante per limitare l'applicazione della disposizione.
      Le disposizioni sono apparentemente di ampia portata, in quanto le inchieste possono essere aperte
      in seguito ad evidenti modifiche dell'andamento degli scambi che coincidano con l'azione
      antidumping. Occorre tuttavia rilevare che le misure possono essere istituite unicamente in
      circostanze ben definite, la cui base logica deriva dal codice doganale, che non accorda
      riconoscimento giuridico ad atti la cui unica giustificazione economica è l'elusione del pagamento
      di dazi. Si potrebbe obiettare che questi problemi dovrebbero essere trattati dalle autorità doganali.
      Questa soluzione non sarebbe tuttavia realistica né efficace per tre motivi:
      (i) le dogane non hanno i mezzi, né le disposizioni giuridiche indispensabili per svolgere le inchieste
      con la rapidità che sarebbe necessaria, (ii) le disposizioni in materia di elusione dovrebbero
      riguardare anche gli impegni, che non rientrano nelle competenze delle dogane e soprattutto (iii) le
      disposizioni implicano lo svolgimento di inchieste in materia di pregiudizio che possono essere svolte-
      unicamente dai servizi della Commissione che si occupano delle azioni antidumping.
      Le norme relative alle altre forme di elusione sono particolarmente rilevanti anche in considerazione
      del fatto che, essendo queste pratiche effettuate quasi sempre attraverso paesi terzi, in mancanza di
      misure efficaci gli investimenti si dirigeranno verso tali paesi terzi invece che nella Comunità.
(iii) Applicazione pratica di tali disposizioni
      L'inchiesta relativa all'elusione può essere aperta unicamente previa presentazione di una denuncia
      da parte dell'industria comunitaria e la valutazione in dogana delle importazioni è sospesa o le
      importazioni vengono registrate in attesa dell'esito dell'inchiesta, che dovrebbe essere conclusa entro
      9 mesi.
      La sospensione della valutazione o la registrazione delle importazioni, nell'ambito delle quali i
      depositi in contanti e le garanzie non vengono riscossi, ma le importazioni sono registrate, è
      necessaria ai fini dell'istituzione dei dazi e della loro riscossione alla frontiera comunitaria, secondo
      quanto stabilisce la decisione del panel, in caso di accertamento dell'elusione.
      Le proposte sono rimaste deliberatamente aperte per quanto riguarda alcuni aspetti relativi alla
      copertura dei prodotti, tanto per l'apertura dell'inchiesta quanto per l'imposizione di misure, poiché
      si ritiene che le questioni relative alla copertura dei prodotti o dei paesi possano essere esaminate
      unicamente caso per caso. Dopo l'apertura di un'inchiesta in materia di elusione, la proposta prevede
       comunque un sistema flessibile di certificati nell'ambito del quale è possibile escludere dal campo
      d'applicazione dell'inchiesta alcuni prodotti, parti o esportatori, non appena emergano elementi
       sufficienti per giustificare tale esclusione. Gli operatori potrebbero ottenere facilmente questi
       certificati dalle autorità per evitare il pagamento dei dazi. Questo tipo di sistema di certificati, che
       le dogane già utilizzano in altri settori, è considerato indispensabile in queste circostanze per
       applicare le conclusioni del panel del GATT.
 ---pagebreak--- 11.       Sospensione delle misure antidumping
aj      Problema
Durante il periodo di applicazione delle misure può accadere che le condizioni di mercato indichino che le
misure sono provvisoriamente inopportune. Attualmente tuttavia non vi sono soluzioni a questo problema,
a meno di abrogare del tutto le misure, ma quest'ultima opzione non è facilmente attuabile, se si suppone
che l'assenza di pregiudizio sia soltanto provvisoria.
b)      Soluzione
Questa eventualità deve essere specificamente presa in considerazione nella legislazione e pertanto
un'apposita disposizione è stata inserita nell'articolo 14, paragrafo 4. La decisione di sospendere le misure,
che potrebbe essere presa unicamente previa consultazione dell'industria comunitaria, avrebbe una grande
rilevanza in quanto i dazi sarebbero riscossi soltanto quando è necessario. La sospensione è applicata per
un periodo limitato e le misure potrebbero essere rapidamente ripristinate in caso di necessità.
12.      Sospensione della valutazione in dogana (Registrazione delle importazioni)
a)      Problema
Il principio della sospensione della valutazione in dogana rientra nelle importanti innovazioni introdotte
nell'articolo 7 dell'accordo. Si tratta di un sistema nell'ambito del quale le importazioni non sono più •
soggette ad un deposito in contanti oppure ad una cauzione, ma sono registrate dalle dogane in attesa che
sia presa una decisione in merito alle circostanze che hanno provocato la sospensione, tra l'altro nelle
inchieste relative ai nuovi esportatori, alla retroattività è all'elusione. Il meccanismo del sistema sarebbe
identico a quello utilizzato per le misure provvisorie, ma gli importatori si troverebbero in una situazione
più favorevole poiché non dovrebbero fare versamenti in contanti o costituire garanzie per le importazioni.
È probabile che le dogane avanzino riserve sul fatto di non poter chiedere garanzie, ma queste obiezioni non
sono un motivo sufficiente per non applicare un principio che è ora definitivamente inserito nell'accordo e
che è considerato assolutamente essenziale per l'applicazione delle norme in materia di elusione.
b)      Soluzione
La soluzione più semplice del problema è l'istituzione di un sistema di sospensione della valutazione quale
quello esposto nell'articolo 14, paragrafo 5 della proposta. Si noti che l'espressione "sospensione della
valutazione indogana" è stata sostituita nel testo dall'espressione più comprensibile "registrazione delle
importazioni".
13.      Interesse della Comunità
L'articolo 21 della proposta contiene disposizioni volte a formalizzare il metodo con il quale l'interesse della
Comunità è preso in considerazione nelle inchieste antidumping. In tal modo l'esame di questo aspetto
potrebbe svolgersi in un quadro strutturato, che è considerato indispensabile in previsione dell'entrata in
vigore dei limiti di tempo.
Il paragrafo 1 dell'articolo suddetto fissa i principi relativi all'interesse della Comunità, con l'intento di
mettere in evidenza i due elementi essenziali che devono essere presi in considerazione, ovvero l'esigenza
di eliminare le pratiche di dumping causa di pregiudizio e di ripristinare effettive condizioni di concorrenza,
nonché la necessità di accordare determinati diritti agli utilizzatori e ai consumatori. Per la prima volta gli
utilizzatori e i consumatori avranno una serie di diritti, che daranno loro la possibilità di comunicare
informazioni e di avere conoscenza delle informazioni fornite dalle altre parti, nonché di presentare le
proprie osservazioni in merito. Le informazioni comunicate dagli utilizzatori e dai consumatori saranno
inoltre prese in considerazione e presentate agli Stati membri e tali parti hanno il diritto di essere informate
riguardo alle misure provvisorie e definitive.
 ---pagebreak---                                                                                                          J6
Ai diritti ottenuti corrispondono tuttavia alcuni obblighi, che riguardano i limiti di tempo entro i quali tutte
le parti devono agire e il fatto che occorre dimostrare la fondatezza di tutte le informazioni comunicate.
C.       Conclusione
Ai fini dell'applicazione dell'Accordo antidumping del 1994 concluso in seguito ai negoziati commerciali
multilaterali dell'Uruguay Round e in considerazione delle osservazioni esposte nella sezione B, la
Commissione presenta al Consiglio
         una proposta di regolamento che sostituisce la legislazione antidumping.
                                                       10
 ---pagebreak---                                                                                      J6i(
                 Proposte per l'adozione delle conclusioni dell'Uruguay Round
                                  in materia di antidumping
[Le sottolineature indicano i punti in cui il testo si discosta dal nuovo accordo o dalla
legislazione esistente]
 ---pagebreak---                                                                                                               s/6 S
                               REGOLAMENTO (CE) N. ... DEL CONSIGLIO
                        relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping             94/ 0230(ACC)
                             da parte di paesi non membri della Comunità europea
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
visti i regolamenti relativi all'organizzazione comune dei mercati agricoli ed i regolamenti che sono stati
adottati ai sensi dell'articolo 235 del trattato e che sono applicabili alle merci risultanti dalla trasformazione
di prodotti agricoli, in particolare le disposizioni di tali regolamenti che permettono di derogare al principio
generale della sostituzione di tutte le misure di protezione alle frontiere con le sole misure istituite da detti
regolamenti,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che, con il regolamento (CEE) n. 2423/881, modificato dal regolamento (CE) n. 521/942 e dal
regolamento (CE) n. 522/943, il Consiglio ha istituito norme comuni relative alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non Membri della Comunità economica
europea;
considerando che dette norme comuni sono state istituite in conformità degli obblighi internazionali esistenti,
in particolare quelli derivanti dall'articolo VI dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio
(in appresso denominato "GATT"), dall'Accordo relativo all'applicazione dell'articolo VI del GATT (codice
antidumping del 1979) e dall'Accordo sull'interpretazione e l'applicazione degli articoli VI, XVI e XXIII
del GATT (codice delle sovvenzioni e delle misure di compensazione);
considerando che, in seguito ai negoziati commerciali multilaterali conclusi nel 1994, sono stati stipulati
nuovi Accordi sull'applicazione dell'articolo VI del GATT e che quindi è opportuno modificare le norme
comunitarie alla luce delle nuove disposizioni; considerando inoltre che è consigliabile, vista la diversità delle
nuove norme per il dumping e per le sovvenzioni, avere due normative comunitarie distinte e che, di
conseguenza, le nuove norme in materia di sovvenzioni e di dazi compensativi sono fissate da un
regolamento distinto;
considerando che, per l'applicazione di queste norme, è essenziale che, al fine di mantenere l'equilibrio tra
diritti e obblighi derivanti dall'Accordo GATT, la Comunità tenga conto della loro interpretazione da parte
dei suoi principali partner commerciali;
 considerando che il nuovo Accordo sul dumping, ovvero l'Accordo relativo all'applicazione dell'articolo VI
 dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio 1994 (Accordo antidumping del 1994), contiene
 nuove norme circostanziate per quanto riguarda, tra l'altro, il calcolo del dumping, la procedura relativa
 all'apertura e allo svolgimento successivo delle inchieste, compresi gli aspetti inerenti all'accertamento e
 all'esame dei fatti, l'istituzione di misure antidumping e l'istituzione e la riscossione dei dazi provvisori, la
 durata e il riesame delle misure antidumping e la divulgazione delle informazioni relative alle inchieste
 antidumping; considerando che, data la portata delle modifiche e ai fini dell'applicazione adeguata e
trasparente delle nuove norme, è opportuno trasporre, per quanto possibile, le formulazioni del nuovo
 Accordo nella legislazione comunitaria;
          GU n. L 209, del 2.8.1988, pag.l.
          GU n. L 66, del 10.3.1994, pag. 7.
          GU n. L 66, del 10.3.1994, pag. 10.
 ---pagebreak--- considerando che è opportuno fissare norme chiare e circostanziate sul calcolo del valore normale,
precisando che in tutti i casi dovrebbe essere basato sulle vendite rappresentative effettuate nel corso di
normali operazioni commerciali nel paese esportatore; considerando che conviene definire le circostanze nelle
quali si può considerare che le vendite sul mercato interno, essendo state effettuate in perdita, non possono
essere prese in considerazione e che quindi è possibile fare ricorso alle restanti vendite oppure al valore
calcolato oppure alle vendite a paesi terzi; considerando che è inoltre opportuno prendere disposizioni
adeguate per la ripartizione dei costi, anche per la fase di avviamento e che occorre fissare gli orientamenti
inerenti alla definizione di tale fase e ai relativi metodi di ripartizione dei costi; considerando inoltre che è
necessario, per il calcolo del valore normale, indicare il metodo da applicare per determinare gli importi
delle spese generali, amministrative e di vendita e il margine di profitto da inserire in tale valore;
considerando che, per determinare il valore normale relativo ai paesi che non hanno un'economia di mercato,
conviene fissare le regole procedurali per la scelta del paese terzo da utilizzare come riferimento e, qualora
non sia possibile trovare un paese terzo adatto, stabilire che il valore normale può essere stabilito su qualsiasi
altra base equa;
considerando che è opportuno definire il prezzo all'esportazione ed elencare gli adeguamenti che possono
essere applicati nei casi in cui si ritiene necessario ricostruire il prezzo rispetto al primo prezzo sul mercato
aperto;
considerando che, ai fini di un equo confronto tra il prezzo all'esportazione e il valore normale, è
consigliabile elencare i fattori che possono incidere sui prezzi e sulla loro comparabilità, nonché fissare
disposizioni specifiche riguardo alle circostanze in cui si devono applicare gli adeguamenti e alle relative •
modalità, tenendo presente che occorre evitare di duplicare gli adeguamenti; considerando che è inoltre
necessario stabilire che il confronto può essere effettuato utilizzando la media dei prezzi, anche se i singoli
prezzi all'esportazione possono essere confrontati con la media del valore normale qualora i primi varino
secondo cliente, regione o periodo di tempo;
considerando che è consigliabile fissare orientamenti chiari e particolareggiati sui fattori che sono pertinenti
per determinare se le importazioni oggetto di dumping abbiano causato un pregiudizio notevole oppure
minaccino di provocare pregiudizio; considerando che, per dimostrare che il volume e i prezzi delle
importazioni in questione sono responsabili del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, occorre tener
conto dell'incidenza di altri fattori e in particolare delle condizioni di mercato nella Comunità;
considerando che è opportuno definire il termine "industria comunitaria" e stabilire che le parti collegate agli
esportatori possono essere escluse da tale industria, definendo il termine "parti collegate"; considerando
inoltre che occorre precisare che le azioni antidumping possono essere attuate nell'interesse dei produttori
di una regione della Comunità e fissare gli orientamenti relativi alla definizione di regione;
considerando che è necessario stabilire chi abbia diritto a presentare una denuncia antidumping, precisando
in quale misura la denuncia debba essere sostenuta dall'industria comunitaria e le informazioni in materia
di dumping, pregiudizio e nesso di causalità che devono essere comunicate; considerando che conviene
inoltre specificare le procedure relative al rifiuto di accettazione delle denunce oppure all'apertura dei
procedimenti;
considerando che è necessario stabilire le modalità con le gitali alle parti interessate viene data notifica delle
informazioni richieste dalle autorità, nonché vengono accordate ampie possibilità di presentare tutti gli
elementi di prova pertinenti e di difendere i loro interessi: considerando che è inoltre opportuno fissare
chiaramente le norme e le procedure da seguire durante l'inchiesta, precisando che le parti interessate devono
manifestarsi, presentare le loro osservazioni e comunicare le informazioni pertinenti entro limiti di tempo
ben precisi, affinché le osservazioni e i dati comunicati possano essere presi in considerazione; considerando
che è inoltre opportuno fissare le condizioni nelle quali le parti interessate possono avere accesso alle
informazioni comunicate dalle altre parti e presentare le loro osservazioni in merito; considerando che gli
Stati membri e la Commissione dovrebbero collaborare riguardo alla raccolta di informazioni;
 ---pagebreak---                                                                                                                yfé>
 considerando che è necessario stabilire le condizioni nelle quali possono essere istituiti i dazi provvisori,
 precisando che tali dazi devono essere istituiti nel periodo compreso tra 60 giorni e 9 mesi a decorrere
 dall'inizio dell'inchiesta; considerando che, per motivi amministrativi, occorre stabilire che in tutti i casi tali
 dazi possono essere istituiti dalla Commissione direttamente per un periodo di 9 mesi oppure per due periodi
 successivi di 6 e 3 mesi;
 considerando che occorre stabilire le procedure relative all'accettazione di impegni tali da eliminare il
 dumping e il pregiudizio invece dell'istituzione di dazi provvisori o definitivi; considerando che è inoltre
 opportuno precisare le conseguenze della violazione o del ritiro di impegni e stabilire che possono essere
 istituiti dazi provvisori in casi di sospetta inosservanza degli impegni oppure qualora sia necessario effettuare
 un'inchiesta supplementare per completare le risultanze; considerando che, ai fini dell'accettazione degli
 impegni, occorre considerare se gli impegni proposti e la loro applicazione non rischino di provocare un
 comportamento anticoncorrenziale;
 considerando che, in conformità delle disposizioni dell'Accordo, è necessario stabilire che i casi devono
 essere chiusi, con o senza l'istituzione di misure, normalmente entro 12 mesi e comunque non oltre 18 mesi
 a decorrere dall'inizio dell'inchiesta; considerando che le inchieste o i procedimenti devono essere chiusi
 quando il margine di dumping è irrilevante oppure il pregiudizio è trascurabile e che è opportuno definire
 questi termini; considerando che, qualora debbano essere istituite misure, è necessario stabilire le modalità
 di chiusura dell'inchiesta e precisare che le misure devono essere inferiori al margine di dumping qualora
 tale importo inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio, nonché specificare il metodo di calcolo del
 livello delle misure in caso di ricorso a tecniche di campionamento;
 considerando che è necessario stabilire che i dazi provvisori possono essere riscossi a titolo retroattivo e
 precisare le circostanze che giustificano l'applicazione retroattiva dei dazi per evitare che sia pregiudicata
 l'efficacia delle misure definitive; considerando che è inoltre necessario stabilire che i dazi possono essere
 applicati con effetto retroattivo in casi di violazione o di ritiro di impegni;
 considerando che è necessario stabilire che le misure scadono dopo 5 anni, a meno che sia stata effettuata
 un'inchiesta relativa al riesame dalla quale risulti che esse devono essere mantenute in vigore; considerando
 che è inoltre necessario stabilire che, quando sono presentati elementi di prova sufficienti relativi alla
 modifica delle circostanze, devono essere svolti riesami provvisori o inchieste per determinare se siano
 giustificate le restituzioni di dazi antidumping; considerando che occorre inoltre precisare che, qualora sia
 necessario ricalcolare il margine di dumping con una ricostruzione del prezzo all'esportazione, i dazi non
 devono essere considerati come un costo sostenuto tra l'importazione e la rivendita se detti dazi incidono sui
 prezzi dei prodotti soggetti alle misure nella Comunità;
 considerando che è necessario specificare che i prezzi all'esportazione e i margini di dumping possono essere
 sottoposti ad una nuova valutazione qualora il dazio sia stato assorbito dall'esportatore con una forma di
 compensazione e di conseguenza non incida sui prezzi dei prodotti soggetti alle misure nella Comunità;
 considerando che l'Accordo antidumping del 1994 non contiene disposizioni specifiche riguardo all'elusione
 delle misure antidumping, benché una decisione ministeriale distinta riconosca l'esistenza del problema e
  rimetta la questione al Comitato antidumping del GATT; considerando che, poiché i negoziati multilaterali
  non hanno sinora avuto alcun risultato e in attesa dell'esito del rinvio al Comitato antidumping del GATT,
  è necessario introdurre nella legislazione comunitaria nuove disposizioni per fa fronte a pratiche, quali il
  semplice assemblaggio nella Comunità oppure in un paese terzo, volte essenzialmente ad eludere le misure
  antidumping;
  considerando che conviene autorizzare la sospensione delle misure antidumping qualora si riscontri una
  modifica provvisoria delle condizioni di mercato che renda temporaneamente inopportuna l'istituzione di tali
-niisure;
 ---pagebreak---                                                                                                             J69
considerando che è necessario stabilire che le importazioni sottoposte all'inchiesta possono essere soggette
a registrazione al .momento dell'importazione, ai fini della successiva applicazione di misure;
considerando che, ai fini di una corretta applicazione delle misure, è necessario che gli Stati membri
controllino gli scambi relativi alle importazioni dei prodotti sottoposti alle inchieste e soggetti alle misure
e che informino la Commissione dei risultati del controllo e degli importi dei dazi riscossi a norma del
presente regolamento;
considerando che è necessario stabilire che il Comitato consultivo deve essere regolarmente sentito in
determinate fasi dell'inchiesta; considerando che il Comitato deve essere costituito da rappresentanti degli
Stati membri ed essere presieduto da un rappresentante della Commissione;
considerando che conviene stabilire che possono essere svolte visite di verifica per controllare le informazioni
presentate in materia di dumping e di pregiudizio, precisando tuttavia che tali visite sono effettuate
unicamente se sono state ricevute risposte adeguate ai questionari;
considerando che è necessario stabilire che, nei casi in cui il numero di parti o di transazioni è elevato, si
ricorre a tecniche di campionamento affinché sia possibile concludere l'inchiesta entro i termini fissati;
considerando che è necessario stabilire che nei confronti delle parti che non collaborano in misura sufficiente
possono essere usate altre informazioni che implichino un trattamento meno favorevole di quello che le parti
avrebbero ricevuto se avessero collaborato;
considerando che occorre provvedere al trattamento di informazioni riservate per evitare di divulgare i dati
comunicati dalle parti in via riservata;
considerando che è necessario stabilire che le parti interessate che hanno i requisiti richiesti possono essere
informate dei fatti e delle considerazioni principali, specificando che tali informazioni, fermo restando il
processo decisorio della Commissione, devono essere comunicate in tempo utile affinché le parti possano
difendere i loro interessi;
considerando che appare opportuno prevedere un sistema amministrativo nell'ambito del quale possano essere
presentate argomentazioni in merito all'interesse della Comunità, compreso l'interesse dei consumatori e
fissare i termini per la presentazione di tali osservazioni, precisando inoltre i diritti all'informazione delle
parti interessate;
considerando che è assolutamente necessario collegare l'applicazione dei limiti di tempo per la presentazione
di denunce, l'apertura di procedimenti e l'istituzione di dazi provvisori alla creazione delle necessarie
strutture amministrative all'interno dei servizi della Commissione; considerando che il Consiglio deve
pertanto precisare, con una decisione da adottare a maggioranza qualificata entro il 1* aprile 1995, a
decorrere da quale data si applicano detti limiti di tempo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
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                                                                                                        Jó^ì
                                                 Principi
1. Un dazio antidumping può essere imposto su qualsiasi prodotto oggetto di dumping la cui immissione
   in libera pratica nella Comunità causi un pregiudizio.
2. Un prodotto è considerato oggetto di dumping quando il suo prezzo all'esportazione nella Comunità
   è inferiore ad un prezzo comparabile del prodotto simile, applicato nel paese esportatore nell'ambito
   di normali operazioni commerciali.
3. Il paese esportatore è di norma il paese d'origine ed eventualmente un paese intermedio, salvo quando
   i prodotti transitano semplicemente nel paese di esportazione oppure quando in quest'ultimo non esiste
   alcuna produzione né sono applicati prezzi comparabili.
4. Ai fini del presente regolamento, per "prodotto simile" si intende un prodotto identico, ovvero simile
   sotto tutti gli aspetti al prodotto considerato oppure, in mancanza di tale prodotto, un altro prodotto
   che, pur non essendo simile sotto tutti gli aspetti, abbia caratteristiche molto somiglianti a quelle del
   prodotto considerato.
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                                       Determinazione del dumping
A. Valore normale
1. Il valore normale è di norma basato sui prezzi pagati o pagabili, nel corso di normali operazioni
   commerciali, da acquirenti indipendenti nel paese esportatore.
   1.1 Qualora il produttore o l'esportatore del paese esportatore non produca né venda il prodotto
         simile, il valore normale può essere stabilito in base ai prezzi di altri venditori o produttori.
   1.2 Si può considerare che i prezzi tra le parti apparentemente collegate oppure vincolate da un
         accordo di compensazione sono stati determinati nel corso di normali operazioni commerciali e
         che quindi possono essere utilizzati per stabilire il valore normale unicamente qualora sia
         dimostrato che tale collegamento non incide sui prezzi.
2. Le vendite del prodotto simile destinato al consumo sul mercato interno sono di norma utilizzate per
   determinare il valore normale se il volume di tale vendite corrisponde ad almeno il 5% del volume
   delle vendite del prodotto in questione alla Comunità. Può tuttavia essere utilizzato anche un volume
   di vendite inferiore, tra l'altro quando i prezzi applicati sono considerati rappresentativi per il mercato
   considerato.
3. Quando, nel corso di normali operazioni commerciali, non vi sono vendite del prodotto simile, oppure
   quando tali vendite riguardano quantitativi insufficienti oppure se, a causa di una particolare situazione
   di mercato, tali vendite non permettono un valido confronto, il valore normale del prodotto è calcolato
   in base al costo di produzione nel paese d'origine, al quale si aggiunge un importo adeguato per le
   spese generali, arnministrative e di vendita e per i profitti oppure in base ai prezzi all'esportazione,
   nel corso di normali operazioni commerciali, ad un paese terzo appropriato, purché tali vendite siano
   rappresentative.
4. Le vendite del prodotto simile sul mercato interno del paese esportatore oppure ad un paese terzo che
   sono effettuate a prezzi inferiori ai costi unitari (fissi e variabili), con l'aggiunta delle spese generali,
   amministrative e di vendita, possono essere considerate come non effettuate nell'ambito di normali
   operazioni commerciali a causa del prezzo e quindi si può non tenerne conto ai fini della
   determinazione del valore normale, soltanto se tali vendite sono avvenute in un periodo di tempo
   prolungato, in quantitativi consistenti e a prezzi che non consentono il recupero dei costi entro un
   congruo periodo di tempo.
   4.1 Si ritiene che i prezzi inferiori ai costi al momento della vendita consentano il recupero dei costi
         in un congruo periodo di tempo se sono superiori alla media ponderata dei costi nel periodo
         dell'inchiesta.
   4.2 Per periodo prolungato si intende di norma un anno e comunque un periodo non inferiore a 6
         mesi. Si ritiene che le vendite a prezzi inferiori ai costi unitari siano effettuate in quantitativi
         consistenti entro tale periodo se viene accertato che la media ponderata dei prezzi di vendita è
         inferiore alla media ponderata dei costi unitari oppure che il volume delle vendite a prezzi
         inferiori ai costi unitari è pari ad almeno il 20 % del volume delle vendite prese in considerazione
         per determinare il valore normale.
 ---pagebreak--- Ai fini dell'articolo 2, sezione A, i costi sono di norma calcolati in base ai documenti contabili tenuti
dalla parte sottoposta all'inchiesta, a condizione che tali documenti siano conformi ai principi contabili
generalmente accettati nel paese interessato e che sia dimostrato che essi esprimono adeguatamente i
costi di produzione e le spese di vendita del prodotto in esame.
5.1 Sono presi in considerazione tutti gli elementi di prova comunicati sulla corretta ripartizione dei
      costi, a condizione che sia dimostrato che tali metodi sono stati sempre utilizzati. In mancanza
      di un metodo più appropriato, la ripartizione dei costi è fatta di preferenza in funzione del
      volume d'affari. Se l'adeguamento non è già previsto nel sistema di ripartizione di cui al presente
      paragrafo, i costi sono opportunamente adeguati per tener conto delle voci di spesa straordinarie
       attinenti alla produzione attuale e futura.
5.2 Quando, per una parte del periodo previsto per il recupero dei costi, vengono utilizzati nuovi
       impianti di produzione che implicano investimenti supplementari e bassi indici di utilizzazione
       degli impianti, in seguito ad operazioni di avviamento che si svolgono nel periodo dell'inchiesta
       o in una parte di esso, i costi medi per la fase di avviamento sono quelli applicabili, secondo le
       regole di ripartizione sopra specificate, alla fine di tale fase e come tali sono inseriti, per il
       periodo in questione, nella media ponderata dei costi di cui al paragrafo 4. punto 1. La durata
       della fase di avviamento è determinata in funzione delle circostanze relative al produttore o
       all'esportatore interessato e non deve comunque superare un'adeguata parte iniziale del periodo
       previsto per il recupero dei costi. Per questo adeguamento dei costi applicabile durante il periodo
       dell'inchiesta, le informazioni relative ad una fase di avviamento che si estende oltre detto
       periodo vengono prese in considerazione unicamente se sono presentate prima delle verifiche ed •
       entro 3 mesi a decorrere dall'inizio dell'inchiesta.
Ai fini dell'articolo 2, sezione A gli importi relativi alle spese generali, amministrative e di vendita
e ai profitti sono basati su dati effettivi attinenti alla produzione e alla vendita, nel corso di normali
Operazioni commerciali, del prodotto simile da parte dell'esportatore o del produttore soggetti
all'inchiesta. Se non è possibile determinare tali importi in base ai dati suddetti, possono essere
utilizzati i seguenti elementi:
(i)    la media ponderata degli importi effettivi determinati per altri esportatori o produttori sottoposti
       all'inchiesta riguardo alla produzione e alla vendita del prodotto simile o di singoli tipi di
       quest'ultimo sul mercato interno del paese d'origine;
(ii) gli importi effettivamente sostenuti dall'esportatore o dal produttore in questione sul mercato
       interno del paese d'origine, nel corso di normali operazioni commerciali, per la produzione e la
       vendita di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale:
(iii) qualunque altro metodo appropriato, a condizione che l'importo del profitto così determinato non
       superi quello normalmente realizzato da altri esportatori o produttori per la vendita, sul mercato
       interno, del paese d'origine, dei prodotti appartenenti alla stessa categoria generale.
 ---pagebreak--- 7. Nel caso di importazioni in provenienza da paesi non retti da un'economia di mercato, in particolare
   da quelli cui si applica il regolamento (CE) n. 519/944. il valore normale è determinato in base al
   prezzo o al valore calcolato in un paese terzo ad economia di mercato oppure al prezzo per
   l'esportazione da tale paese terzo ad altri paesi, compresa la Comunità oppure, qualora queste soluzioni
   non siano applicabili, su qualsiasi altra base equa, compreso il prezzo realmente pagato o pagabile
   nella Comunità per un prodotto simile, se necessario debitamente adeguato per includere un equo
   margine di profitto.
   7.1   Ai fini del presente paragrafo, un paese terzo ad economia di mercato viene opportunamente
         selezionato, tenendo debitamente conto di tutte le informazioni attendibili comunicate al momento
         della scelta. Si deve inoltre tener conto dei limiti di tempo e. se lo si ritiene opportuno, può
         essere utilizzato un paese terzo ad economia di mercato sottoposto alla stessa inchiesta.
   7.2   Le parti interessate sono informate subito dopo l'apertura dell'inchiesta in merito al paese terzo
         ad economia di mercato che si prevede di utilizzare e hanno 10 giorni di tempo per presentare
         le loro osservazioni.
   GU n. L 67, del 10.3.1994, pag. 89.
 ---pagebreak---                                                                                                        Jfl
B. Prezzo all'esportazione
8. Il prezzo all'esportazione è il prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto venduto dal paese
     esportatore alla Comunità.
9.   Quando non esiste un prezzo all'esportazione oppure quando il prezzo all'esportazione non è
     considerato attendibile a causa dell'esistenza di un rapporto d'associazione o di un accòrdo di
     compensazione tra l'esportatore e l'importatore o un terzo, il prezzo all'esportazione può essere
     calcolato in base al prezzo al quale il prodotto importato è rivenduto per la prima volta ad un
     acquirente indipendente, ovvero, se il prodotto non viene rivenduto ad un acquirente indipendente o
     non viene rivenduto nello stato in cui è avvenuta la sua importazione, su qualsiasi altra base equa.
     9.1 In questi casi, per stabilire un prezzo all'esportazione attendibile al livello franco frontiera
           comunitaria, sono applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi, compresi i dazi e le
           imposte, sostenuti tra l'importazione e la rivendita e dei profitti.
     9.2 I costi per i quali sono applicati gli adeguamenti comprendono quelli normalmente a carico
           dell'importatore, ma che sono sostenuti da qualsiasi parte operante all'interno o all'esterno della
           Comunità, che sia collegata all'importatore o all'esportatore oppure ad essi vincolata da un
           accordo di compensazione. Sono inclusi in tali costi trasporto normale, assicurazione,
           movimentazione, carico e scarico e spese accessorie; dazi doganali, dazi antidumping ed altre
           tasse pagabili nel paese importatore per l'importazione o la vendita delle merci, nonché un
           margine adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti.
                                                     10
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C. Confronto                                                                                                 '  '
10.  Tra il valore normale e il prezzo all'esportazione deve essere effettuato un confronto equo, allo stesso
     stadio commerciale e prendendo in considerazione vendite realizzate per quanto possibile
     contemporaneamente, tenendo debitamente conto di altre differenze. Se il valore normale e il prezzo
     all'esportazione determinati non si trovano in tale situazione comparabile si tiene debitamente conto,
     in forma di adeguamenti, valutando tutti gli aspetti dei singoli casi, delle differenze tra i fattori che,
     secondo quanto viene affermato e dimostrato, influiscono sui prezzi e quindi sulla loro comparabilità.
     Nell'applicazione di adeguamenti deve essere evitata qualsiasi forma di duplicazione, in particolare per
     quanto riguarda sconti, riduzioni, quantitativi e stadio commerciale. Quando sono soddisfatte le
     condizioni specificate, possono essere applicati adeguamenti per i fattori qui di seguito elencati.
     a) Caratteristiche fisiche
     Viene effettuato un adeguamento per le differenze inerenti alle caratteristiche fisiche del prodotto
     interessato. L'importo dell'adeguamento corrisponde alla stima del valore di mercato della differenza.
     b) Oneri all'importazione e imposte indirette
     Il valore normale è adeguato di un importo corrispondente agli oneri all'importazione o alle imposte
     indirette che gravano sul prodotto simile e sui materiali in esso incorporati destinati al consumo nel
     paese esportatore e che non sono riscossi oppure sono rimborsati per i prodotti esportati nella
     Comunità.
     e) Sconti, riduzioni e quantitativi
     Viene applicato un adeguamento per le differenze inerenti agli sconti e alle riduzioni, compresi quelli
     accordati per le differenze tra i quantitativi, a condizione che siano adeguatamente quantificati e
     direttamente collegati alle vendite in questione. Può essere effettuato un adeguamento anche per gli
     sconti e le riduzioni differiti, a condizione che la domanda di adeguamento si basi su una prassi
    normalmente seguita in precedenza, quale l'osservanza delle condizioni richieste per ottenere gli sconti
     o le riduzioni.
     (d) Stadio commerciale
    Viene applicato un adeguamento per le differenze relative allo stadio commerciale se. rispetto al
    sistema di distribuzione nei due mercati, risulta che il prezzo all'esportazione, compreso quello
    calcolato, si riferisce ad uno stadio commerciale diverso rispetto a quello del valore normale e che
    la differenza incide sulla comparabilità dei prezzi, come è dimostrato dalle costanti ed evidenti
    differenze tra le funzioni e i prezzi del venditore per i diversi stadi commerciali nel mercato interno
    del paese esportatore. L'importo dell'adeguamento è determinato in funzione del valore di mercato
    della differenza.
     (e) Trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori
    Viene applicato un adeguamento per le differenze inerenti ai costi direttamente connessi sostenuti per
    far pervenire il prodotto dai locali dell'esportatore ad un acquirente indipendente, quando tali costi
    sono inclusi nei prezzi applicati. Sono comprese le spese di trasporto, assicurazione, movimentazione,
    carico e quelle accessorie.
                                                     11
 ---pagebreak---                                                                                                      JW
(f) Imballaggio                                                       ,
Si applica un adeguamento per tener conto delle differenze relative ai rispettivi costi, direttamente
collegati, sostenuti per l'imballaggio del prodotto.
(g) Credito
Si applica un adeguamento per le differenze inerenti al costo di eventuali crediti concessi per le vendite
in esame, a condizione che si sia tenuto conto di questo fattore nella determinazione dei prezzi
applicati.
(h) Servizio di assistenza
Viene effettuato un adeguamento per le differenze inerenti ai costi diretti sostenuti per fornire garanzie,
assistenza tecnica e servizi, a norma della legge oppure in conformità del contratto di vendita.
(i) Commissioni
Si applica un adeguamento per le differenze relative alle commissioni pagate per le vendite in esame.
 (I) Conversione valutaria
Se il confronto tra i prezzi richiede una conversione valutaria, deve èssere utilizzato il tasso di cambio •
della data di vendita. Tuttavia, nei casi in cui la vendita di valuta straniera sui mercati a termine sia
direttamente collegata all'esportazione in questione, si utilizza il tasso di cambio della vendita a
termine. La data di vendita è di norma la data della fattura, ma si può utilizzare la data del contratto,
dell'ordine di acquisto o della conferma dell'ordine se questi documenti stabiliscono le effettive
condizioni di vendita. Non si deve tener conto delle fluttuazioni dei cambi e gli esportatori hanno un
termine di 60 giorni per modificare i propri prezzi in funzione di sensibili variazioni dei cambi nel
periodo dell'inchiesta.
                                                 12
 ---pagebreak--- DM      • H-„       •                                                                                   J?6
D. Margine di dumping
11. Fatte salve le disposizioni pertinenti relative all'equo confronto, l'esistenza di margini di dumping nel
    corso dell'inchiesta è di norma accertata in base al confronto tra la media ponderata del valore normale
    e la media ponderata dei prezzi di tutte le transazione di esportazione nella Comunità oppure in base
    al confronto tra i singoli valori normali e i singoli prezzi all'esportazione nella Comunità per ogni
    transazione. Il valore normale determinato in base alla media ponderata può tuttavia essere confrontato
    con i prezzi delle singole transazioni di esportazione nella Comunità, se gli andamenti dei prezzi
    all'esportazione sono sensibilmente diversi in relazione a differenti acquirenti, regioni o periodi e se
    con i metodi specificati nella prima frase del presente paragrafo non è possibile valutare correttamente
    il margine di dumping. Il presente paragrafo non osta all'utilizzazione delle tecniche di campionamento
    in conformità dell'articolo 17.
12. Per margine di dumping si intende l'importo di cui il valore normale supera il prezzo all'esportazione.
    Quando i margini di dumping variano, può essere calcolata una media ponderata.
                                                      13
 ---pagebreak---                                                  Articolo 3
                                    Determinazione del pregiudizio
1. Ai fini del presente regolamento si intende per pregiudizio, salvo indicazione contraria, un pregiudizio
   notevole oppure la minaccia di pregiudizio notevole a danno dell'industria comunitaria oppure un
   sensibile ritardo nella creazione di tale industria. Il termine è interpretato in conformità delle
   disposizioni del presente articolo.
2. La determinazione del pregiudizio si basa su prove dirette positive e implica un esame obiettivo
   (a) del volume delle importazioni oggetto di dumping e dei loro effetti sui prezzi dei prodotti simili
          sul mercato comunitario e
   (b) dell'incidenza di tali importazioni sull'industria comunitaria.
3. Per quanto riguarda il volume delle importazioni oggetto di dumping, occorre esaminare se queste
   ultime sono' aumentate in misura significativa, tanto in termini assoluti quanto ih rapporto alla
   produzione o al consumo nella Comunità. Riguardo agli effetti sui prezzi, deve essere esaminato se
   le importazioni oggetto di dumping sono state effettuate a prezzi sensibilmente inferiori a quelli dei
   prodotti simili dell'industria comunitaria oppure se tali importazioni hanno comunque l'effetto di far
   scendere notevolmente i prezzi o di impedire sensibili aumenti che altrimenti sarebbero stati applicati.
   Questi fattori, singolarmente o combinati, non costituiscono necessariamente una base di giudizio
   determinante.
4. Se le importazioni di un prodotto da più paesi sono simultaneamente oggetto di inchieste antidumping,
   gli effetti di tali importazioni possono essere valutati cumulativamente solo se è accertato che (a) il
   margine di dumping stabilito per le importazioni da ciascun paese è superiore a quello minimo definito
   all'articolo 9, paragrafo 3 e il volume delle importazioni da ciascun paese non è trascurabile e che (b)
   la valutazione cumulativa delle importazioni oggetto di dumping è opportuna alla luce della
   concorrenza tra i prodptti importati e tra questi ultimi e il prodotto comunitario simile.
5. L'esame dell'incidenza delle importazioni oggetto di dumping sull'industria comunitaria interessata
   deve comprendere una valutazione di tutti i fattori e indicatori economici pertinenti in rapporto con
   là situazione dell'industria, quali il fatto che l'industria non abbia ancora completamente superato le
   conseguenze di precedenti pratiche di dumping o di sovvenzioni, l'entità del margine di dumping
   effettivo, la diminuzione reale e potenziale delle vendite, dei profitti, della produzione, della quota di
   mercato, della produttività e dell'utile sul capitale investito. Devono inoltre essere valutati i fattori che
   incidono sui prezzi nella Comunità, gli effetti negativi, reali e potenziali, sul flusso di cassa, sulle
   scorte, sull'occupazione, sui salari, sulla crescita e sulla reperibilità di capitali o investimenti. L'elenco
   non è esauriente, né tali fattori, singolarmente o combinati, costituiscono necessariamente una base
   di giudizio determinante.
6. Deve essere dimostrato, in base a tutti gli elementi di prova presentati in conformità del paragrafo 2.
   che le importazioni oggetto di dumping causano pregiudizio ai sensi del presente regolamento. In
   particolare, occorre dimostrare che il volume e/o i prezzi identificati a norma del paragrafo 3 hanno
   sull'industria comunitaria gli effetti contemplati nel paragrafo 5 e che questa incidenza si manifesta
   in misura che può essere considerata notevole.
                                                      14
 ---pagebreak--- 7. Oltre alle importazioni oggetto di dumping, devono essere esaminati i fattori noti che
   contemporaneamente provocano pregiudizio all'industria comunitaria per evitare che il pregiudizio
   dovuto a tali fattori sia attribuito alle importazioni oggetto di dumping in conformità del paragrafo 6.
   I fattori che possono essere presi in considerazione a questo proposito comprendono, tra l'altro, il
   volume e i prezzi delle importazioni non vendute a prezzi di dumping, la contrazione della domanda
   oppure le variazioni dell'andamento dei consumi, le restrizioni commerciali attuate da produttori di
   paesi terzi e comunitari e la concorrenza tra gli stessi, nonché gli sviluppi tecnologici e le prestazioni
   dell'industria comunitaria in materia di esportazioni e di produttività.
8. L'effetto delle importazioni oggetto di dumping è valutato in relazione alla produzione dell'industria
   comunitaria del prodotto simile quando i dati disponibili permettono di individuare distintamente tale
   produzione in base a criteri quali i processi di produzione, le vendite e i profitti dei produttori. Se non
   è possibile individuare separatamente tale produzione, gli effetti delle importazioni oggetto di dumping
   sono valutati in relazione alla produzione del gruppo o della gamma di prodotti più ristretta possibile,
   comprendente il prodotto simile, per la quale possono essere ottenute le necessarie informazioni.
9. L'esistenza di una minaccia di un pregiudizio notevole deve essere determinata sulla base di fatti e non
   di semplici asserzioni, congetture o remote possibilità. Il mutamento di circostanze atto a creare una
   situazione in cui il dumping causerebbe un pregiudizio deve essere chiaramente prevedibile ed
   imminente.
   9.1    Per determinare l'esistenza di una minaccia di notevole pregiudizio, devono essere presi in
          considerazione, tra l'altro, i seguenti fattori:
          (i)          un sensibile tasso di incremento delle importazioni oggetto di dumping sul mercato
                       comunitario tale da far prevedere un sostanziale aumento delle importazioni;
          (ii)         una sufficiente disponibilità di capacità da parte dell ' esportatore, ovvero 1 ' imminente
                       e sensibile aumento della medesima, che denotino un probabile e sostanziale
                       incremento delle esportazioni oggetto di dumping nella Comunità, in considerazione
                       della disponibilità di altri mercati d'esportazione con capacità residua di
                       assorbimento;
          (iii)        il fatto che le importazioni siano effettuate a prezzi tali da provocare una
                       significativa diminuzione dei prezzi oppure impedirne gli aumenti che altrimenti si
                       sarebbero verificati e tali da stimolare la domanda di altre importazioni e
          (iv)         la situazione delle scorte dei prodotti soggetti all'inchiesta.
   9.2    Nessuno dei fattori sopra elencati costituisce, in sé, una base di giudizio determinante, ma in
          presenza di tutti i fattori considerati si può concludere che sono imminenti ulteriori importazioni
          a prezzi di dumping dalle quali, se non venissero prese misure di difesa, deriverebbe un notevole
          pregiudizio.
                                                       15
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                                  Definizione di industria comunitaria
1. Ai fini del presente regolamento per "industria comunitaria" si intende il complesso dei produttori di
   prodotti simili nella Comunità o quelli tra di essi le cui produzioni, addizionate, costituiscono una
   proporzione notevole, a norma dell'articolo 5. paragrafo 4. della produzione comunitaria totale di tali
   prodotti, tuttavia:
   (i)    qualora i produttori siano collegati agli esportatori o agli importatori o siano essi stessi
          importatori del prodotto per il quale si afferma l'esistenza di dumping, l'espressione "industria
          comunitaria" può essere interpretata come riferita esclusivamente al resto dei produttori;
   (ii)   in circostanze eccezionali la Comunità può, per quanto riguarda la produzione considerata, essere
          suddivisa in due o più mercati competitivi ed i produttori all'interno di ogni mercato possono
          essere considerati un'industria distinta se
          (a) i produttori di detto mercato vendono tutta o quasi tutta la produzione del prodotto
               considerato su tale mercato e
          (b) la domanda su detto mercato non viene soddisfatta in modo considerevole da produttori del
               prodotto considerato stabiliti altrove nella Comunità.
   In questo caso, l'esistenza di un pregiudizio può essere accertata anche se una parte notevole
   dell'industria comunitaria totale non viene colpita da detto pregiudizio, a condizione che vi sia una
   concentrazione di importazioni a prezzi di dumping in tale mercato isolato e che inoltre tali
   importazioni causino pregiudizio ai produttori di tutti o quasi tutti i prodotti presenti su detto mercato.
2. Ai fini del paragrafo 1, si ritiene che i produttori siano collegati agli esportatori o agli importatori solo
   qualora (a) uno di essi controlli l'altro in forma diretta o indiretta oppure (b) entrambi siano controllati
   in forma diretta o indiretta da un terzo oppure (e) insieme controllino in forma diretta o indiretta un
   terzo, a condizione che vi siano motivi per ritenere o sospettare che, a causa di tale rapporto, il
   produttore in questione sia indotto a comportarsi in modo diverso rispetto ai produttori non collegati.
   Ai fini del presente paragrafo, si ritiene che una parte controlli l'altra quando la prima è in grado, di
   diritto o di fatto, di imporre limitazioni od orientamenti alla seconda.
3. Quando per industria comunitaria si intendono i produttori di una determinata regione, gli esportatori
   hanno l'opportunità di offrire impegni a norma dell'articolo 8 riguardo alla regione interessata. Se non
   viene offerto prontamente un impegno adeguato oppure nelle circostanze esposte nell'articolo 8.
   paragrafi 9 e 10. può essere istituito un dazio provvisorio ò definitivo per mtto il territorio della
   Comunità. In tal caso i dazi, se possibile, possono essere applicati unicamente a determinati prodotti
   o esportatori.
4. Al presente articolo si applicano le disposizioni dell'articolo 3, paragrafo 8.
                                                       16
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                                                 Articolo 5
                                        Apertura del procedimento
1. Salvo il disposto del paragrafo 6, l'inchiesta per determinare l'esistenza, il grado e l'effetto delle
   pretese pratiche di dumping è aperta in seguito ad una denuncia scritta presentata da qualsiasi persona
   fisica o giuridica, nonché da qualsiasi associazione non avente personalità giuridica, che agisce per
   conto dell'industria comunitaria.
   1.1   La denuncia può essere introdotta presso la Commissione o presso uno Stato membro che la fa
         pervenire alla Commissione. La Commissione invia agli Stati membri copia di ogni denuncia da
         essa ricevuta. Si ritiene che una denuncia sia stata presentata il primo giorno lavorativo
         successivo alla consegna alla Commissione per posta raccomandata oppure al rilascio di una
         ricevuta da parte della Commissione
   1.2   Uno Stato membro che, in mancanza di una denuncia, sia in possesso di elementi di prova
         sufficienti in relazione al dumping o al pregiudizio che ne risulta per un'industria della Comunità
         comunica immediatamente tali elementi alla Commissione.
2. La denuncia di cui al paragrafo 1 deve contenere elementi di prova relativi all'esistenza del dumping,
   del pregiudizio e del nesso di causalità tra le importazioni assertivamente oggetto di dumping e il
   preteso pregiudizio. La denuncia deve contenere tutte le informazioni di cui il denunziarne può
   disporre relativamente a quanto segue:
   (i)   identità del denunziante con una descrizione del volume e del valore della produzione
         comunitaria del prodotto simile realizzata dal denunziante stesso; se viene presentata per conto
         dell'industria comunitaria, la denuncia scritta deve definire l'industria per conto della quale è
         presentata con un elenco di tutti i produttori comunitari noti (oppure delle associazioni dei
         produttori comunitari) del prodotto simile e, per quanto possibile, con l'indicazione del volume
         e del valore della produzione comunitaria del prodotto simile attribuibile a tali produttori;
   (ii)  descrizione completa del prodotto assertivamente oggetto di dumping, nome del paese o dei paesi
         di origine o di esportazione, identità di ciascun esportatore o produttore noto dei paesi terzi, con
         un elenco delle persone note che importano il prodotto in questione;
   (iii) informazioni sui prezzi ai quali il prodotto in questione è venduto quando è destinato al consumo
         nel mercato interno dei paesi di origine o di esportazione (oppure, secondo il caso, informazioni
         sui prezzi ai quali il prodotto è venduto dal paese o dai paesi di origine o di esportazione a un
         paese o a paesi terzi oppure sul valore calcolato del prodotto), nonché informazioni sui prezzi
         all'esportazione oppure, secondo il caso, sui prezzi ai quali il prodotto è rivenduto per la prima
         volta ad un acquirente indipendente nella Comunità;
   (iv) informazioni relative all'andamento del volume delle importazioni assertivamente oggetto di
         dumping, al loro effetto sui prezzi del prodotto simile sul mercato comunitario e alla conseguente
         incidenza di tali importazioni sull'industria comunitaria, quale risulta dai fattori e dagli indicatori
         attinenti alla situazione dell'industria comunitaria, elencati all'articolo 3, paragrafo 3 e paragrafo
         5.
3. La Commissione esamina, per quanto possibile, l'esattezza e l'adeguatezza degli elementi di prova
   contenuti nella denuncia per determinare se siano sufficienti per giustificare l'apertura di un'inchiesta.
                                                     17
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4.   Un'inchiesta può essere avviata a norma del paragrafo 1 unicamente se è stato accertato, dopo aver
     esaminato il grado di sostegno o di opposizione alla denuncia espresso dai produttori comunitari del
     prodotto simile, che la denuncia è presentata dall'industria comunitaria o per suo conto. Si ritiene che
     la denuncia sia presentata dall'industria comunitaria o per suo conto se è sostenuta dai produttori
     comunitari che complessivamente effettuano oltre il 50% della produzione totale del prodotto simile
     attribuibile a quella parte dell'industria comunitaria che ha espresso sostegno od opposizione alla
     denuncia. L'inchiesta tuttavia non può essere aperta se i produttori comunitari che hanno espresso un
     chiaro sostegno alla denuncia effettuano meno del 25% della produzione totale del prodotto simile
     realizzata dall'industria comunitaria.
5.   Le autorità, se non è stata presa la decisione di avviare l'inchiesta, evitano di divulgare la relativa
     denuncia. Tuttavia, dopo aver ricevuto una denuncia adeguatamente documentata e prima di avviare
     l'inchiesta, esse devono informare il governo del paese esportatore interessato.
6.   Qualora, in circostanze particolari, si decida di iniziare un'inchiesta senza aver ricevuto una denuncia
     scritta dall'industria comunitaria o per suo conto, l'inchiesta può essere aperta unicamente se è
     giustificata da sufficienti elementi di prova dell'esistenza del dumping, del pregiudizio e del nesso di
     causalità, conformemente al paragrafo 2.
7.   Ai fini della decisione relativa all'apertura di un'inchiesta si tiene conto simultaneamente degli elementi
     di prova dell'esistenza del dumping e del pregiudizio. Le denuncia deve essere respinta se gli elementi
     di prova relativi al dumping o al pregiudizio non sono sufficienti per giustificare un ulteriore
     procedimento. A questo proposito le importazioni in esame sono di norma considerate irrilevanti se'
     il volume delle importazioni oggetto di dumping da un determinato paese rappresenta meno del 3 %
     delle importazioni del prodotto simile nella Comunità, a meno che i paesi che singolarmente effettuano
     meno del 3% delle importazioni rappresentino complessivamente oltre il 7% delle importazioni del
     prodotto simile nella Comunità.
8.   Una denuncia può essere ritirata prima dell'apertura dell'inchiesta e in tal caso è considerata come non
     presentata.
9.    Se, dopo la consultazione, risulta che gli elementi di prova sono sufficienti per giustificare l'inizio del
     procedimento, la Commissione inizia il procedimento entro un mese a decorrere dalla data di
     presentazione della denuncia e pubblica un avviso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Se
      gli elementi di prova presentati sono insufficienti, il denunziante ne è informato, previa consultazione,
      entro un mese a decorrere dalla data alla quale la denuncia è stata presentata alla Commissione.
 10.  L'avviso di apertura del procedimento annuncia l'inizio dell'inchiesta, indica il prodotto e i paesi
      interessati, fornisce un riassunto delle informazioni ricevute e precisa che tutte le informazioni
      pertinenti devono essere comunicate alla Commissione; l'avviso fissa inoltre i termini entro i quali le
      parti interessate possono manifestarsi, comunicare per iscritto le loro osservazioni e presentare le
      informazioni-necessarie affinché tali osservazioni e informazioni possano essere prese in considerazione
      nel corso dell'inchiesta: l'avviso precisa inoltre il periodo entro il quale le parti interessate possono
      chiedere di essere sentite dalla Commissione conformemente all'articolo 6. paragrafo 5.
                                                        18
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11. La Commissione informa gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, nonché i
    rappresentanti dei paesi esportatori e i denunziami, in merito all'apertura del procedimento e, tenendo
    debitamente conto dell'esigenza di tutelare le informazioni riservate, fornisce il testo integrale della
    denuncia scritta ricevuta a norma dell'articolo 5, paragrafo 1 agli esportatori interessati e alle autorità
    del paese esportatore, nonché alle altre parti interessate che ne facciano richiesta. Se gli esportatori
    interessati sono molto numerosi, il testo integrale della denuncia scritta è fornito unicamente alle
    autorità del paese esportatore e alle relative associazioni di categoria.
12. L'inchiesta antidumping non osta allo sdoganamento.
                                                     19
 ---pagebreak---                                                  Articolo 6
                                        Svolgimento dell'inchiesta
A. Informazione e procedura
1. Dopo l'apertura del procedimento, la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, inizia
   l'inchiesta a livello comunitario. L'inchiesta riguarda tanto le pratiche di dumping quanto il
   pregiudizio, i cui aspetti sono esaminati simultaneamente. Ai fini di una conclusione rappresentativa,
   deve essere scelto un periodo dell'inchiesta che per il dumping riguarda normalmente un periodo non
   inferiore ai sei mesi immediatamente precedenti l'inizio del procedimento. Le informazioni relative
   ad un periodo successivo al periodo dell'inchiesta non sono di norma prese in considerazione.
2. Le parti che ricevono i questionari utilizzati nelle inchieste antidumping hanno almeno 30 giorni di
   tempo per la risposta. Per gli esportatori il termine decorre dalla data di ricevimento del questionario,
   che a tal fine si ritiene ricevuto una settimana dopo la data alla quale è stato spedito all'esportatóre
   oppure trasmesso alla competente rappresentanza diplomatica del paese esportatore. Il termine di 30
   giorni può essere prorogato, tenendo debitamente conto dei limiti di tempo fissati per l'inchiesta e a
   condizione che le parti interessate abbiano validi motivi, riguardo alla loro situazione particolare, per
   chiedere tale proroga.
3. La Commissione può chiedere agli Stati membri di fornirle informazioni e gli Stati membri prendono
   le disposizioni necessarie per soddisfare le richieste della Commissione. Essi comunicano a'
   quest'ultima le informazioni richieste, nonché i risultati delle verifiche, dei controlli o delle inchieste
   effettuati. Quando queste informazioni sono di interesse generale o sono richieste da uno Stato
   membro la Commissione le comunica agli Stati membri, a condizione che non siano riservate. Se le
   informazioni sono riservate è comunicato un riassunto non riservato.
4. La Commissione può chiedere agli Stati membri di svolgere le verifiche e i controlli necessari,
    segnatamente presso gli importatori, gli operatori commerciali ed i produttori della Comunità e di
    effettuare inchieste in paesi terzi, a condizione che le imprese interessate siano d'accordo e che il
   governo del paese considerato sia stato ufficialmente informato e non abbia fatto obiezioni. Gli Stati
   membri prendono le disposizioni necessarie per soddisfare le richieste della Commissione. Alcuni
    funzionari della Commissione possono, a richiesta di quest'ultima o di uno Stato membro, assistere
    gli agenti degli Stati membri nell'adempimento delle loro funzioni.
5.  Le parti interessate, che si sono manifestate in conformità dell'articolo 5. paragrafo 10. possono essere
    sentite a condizione che, nel termine fissato dall'avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle
    Comunità europee, presentino una domanda scritta nella quale dimostrino di essere parti in causa che
    potrebbero avere interesse all'esito del procedimento e di avere particolari motivi per chiedere di
    essere sentite.
6.  Gli importatori, gli esportatori, i rappresentanti del governo dei paesi esportatori e i denunziami, che
    si siano manifestati a norma dell'articolo 5. paragrafo 10 e che ne facciano richiesta, hanno la
    possibilità di incontrarsi con le parti avverse, in modo che possano essere presentate le tesi opposte
    e le eventuali confutazioni. Nel concedere tale possibilità si deve tener conto della necessità di
    salvaguardare il carattere riservato delle informazioni, nonché delle esigenze delle parti. Nessuna parte
    è tenuta ad assistere ad un incontro e la sua assenza non è pregiudizievole per la sua causa. Le
    informazioni comunicate oralmente a norma del presente paragrafo sono prese in considerazione se
    sono successivamente ripresentate per iscritto.
                                                      20
 ---pagebreak--- i. I denunziami, gli importatori, gli esportatori, gli utilizzatori e le organizzazioni di consumatori che
                                                                                                           JfLl
   si sono manifestati a norma dell'articolo 5. paragrafo 10. nonché i rappresentanti del paese esportatore,
   che ne facciano richiesta per iscritto possono prendere conoscenza di tutte le informazioni fornite dalle
   parti interessate all'inchiesta, tranne i documenti interni preparati dalle autorità della Comunità o degli
   Stati membri, purché tali informazioni siano pertinenti per la tutela dei loro interessi, non siano
   riservate ai sensi dell'articolo 19 e siano utilizzate nell'inchiesta. Le parti possono rispondere
   presentando le loro osservazioni, che devono essere prese in considerazione, purché siano
   accompagnate da sufficienti elementi di prova.
8. Salvo nei casi di cui all'articolo 18, l'esattezza delle informazioni comunicate dalle parti interessate
   e sulle quali si basano le risultanze deve essere accertata con la massima accuratezza.
9. Salvo circostanze particolari, le inchieste devono concludersi entro un anno e comunque entro 18 mesi
   dalla loro apertura.
                                                     21
 ---pagebreak---                                                    Articolo 7
                                              Misure provvisorie
   1. Possono essere applicate misure provvisorie qualora sia stato avviato un procedimento a norma
      dell'articolo 5, sia stato pubblicato un avviso di apertura e le parti interessate abbiano avuto adeguate
      possibilità di presentare informazioni e osservazioni in conformità dell'articolo 5. paragrafo 10. sia
      stata accertata a titolo provvisorio l'esistenza del dumping e del conseguente pregiudizio subito
      dall'industria comunitaria e l'interesse della Comunità richieda un'azione per evitare tale pregiudizio.
      Le misure provvisorie devono essere istituite non prima di 60 giorni e non oltre 9 mesi a decorrere
      dalla data di inizio del procedimento.
   2. L'importo del dazio provvisorio non può superare il margine di dumping provvisoriamente accertato
      e deve essere inferiore a tale margine, se un dazio inferiore è sufficiente per eliminare il pregiudizio
      arrecato all'industria comunitaria.
   3. Le misure provvisorie hanno la forma di una garanzia e l'immissione in libera pratica dei prodotti in
      questione nella Comunità deve essere subordinata alla costituzione di tale garanzia.
   4. La Commissione applica le misure provvisorie previa consultazione oppure, in caso di estrema
      urgenza, dopo aver informato gli Stati membri. In quest'ultimo caso, le consultazioni avvengono al
      più tardi 10 giorni dopo la notifica della decisione della Commissione agli Stati membri.
i                                                                                              -'
|  5. Quando l'azione immediata della Commissione è chiesta da uno Stato membro e se sono soddisfatte
!      le condizioni di cui all'articolo 7. paragrafo 1. la Commissione decide, entro un termine massimo di
I     5 giorni lavorativi a decorrere dal ricevimento della domanda, se è opportuno istituire un dazio
 j    provvisorio antidumping.
   6. La Commissione informa immediatamente il Consiglio e gli Stati membri di tutte le decisioni prese
      in applicazione del presente articolo. Il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, può prendere
      una diversa decisione.
   7. I dazi provvisori sono istituiti per un periodo di sei mesi e possono essere prorogati di tre mesi oppure
      possono essere istituiti per un periodo di nove mesi. Tuttavia i dazi possono essere prorogati o istituiti
      per un periodo di 9 mesi unicamente se gli esportatori che effettuano una percentuale notevole degli
      scambi in questione lo richiedono o non fanno obiezione ad una notifica della Commissione.
                                                       22
 ---pagebreak---                                                 Articolo 8                                              /lîé
                                                 Impegni
1. Le inchieste possono essere chiuse senza l'imposizione di dazi provvisori o definitivi se l'esportatore
   assume volontariamente un impegno soddisfacente a modificare i suoi prezzi oppure a cessare le
   esportazioni a prezzi di dumping nella zona in questione, sempre che la Commissione, previa
   consultazione, concluda che il pregiudizio provocato dal dumping è eliminato. Gli aumenti dei prezzi
   in conformità di tali impegni non devono essere più elevati di quanto sia necessario per eliminare il
   margine di dumping e dovrebbero essere inferiori al margine di dumping qualora un importo inferiore
   sia sufficiente per eliminare il pregiudizio arrecato all'industria comunitaria.
2. Gli impegni possono essere proposti dalla Commissione, senza che gli esportatori abbiano l'obbligo
   di assumerli. Il fatto che gli esportatori non assumano tali impegni oppure non accettino la proposta
   della Commissione non deve pregiudicare la valutazione del caso. Tuttavia, se le importazioni oggetto
   di dumping continuano, si può ritenere che la minaccia di pregiudizio presenti maggiori probabilità
   di concretarsi. Non sono chiesti agli esportatori impegni in materia di prezzi, né sono accettati quelli
   da essi offerti se non è stata accertata a titolo provvisorio l'esistenza del dumping e del conseguente
   pregiudizio. Salvo circostanze eccezionali non possono essere offerti impegni dopo la scadenza del
   termine fissato conformemente all'articolo 20, paragrafo 5 per la presentazione delle osservazioni.
3. Gli impegni offerti non devono necessariamente essere accettati se si ritiene che la loro accettazione
   provochi difficoltà, per esempio se il numero di esportatori effettivi o potenziali è troppo elevato o per '
   altri motivi, anche di ordine generale. Agli esportatori interessati devono essere comunicati i motivi
   per i quali si intende proporre il rifiuto dell'offerta di impegno e si può dare loro la possibilità di
   presentare osservazioni. I motivi del rifiuto devono essere specificati nella decisione definitiva.
4. Alle parti che offrono un impegno si chiede di fornire una versione non riservata dell'impegno stesso,
   che possa essere comunicata alle altre parti interessate.
5. In caso di accettazione degli impegni, previa consultazione e in assenza di obiezioni nel Comitato
   consultivo, l'inchiesta è chiusa. In tutti gli altri casi la Commissione presenta immediatamente una
   relazione al Consiglio sull'esito delle consultazioni e propone di chiudere l'inchiesta. L'inchiesta è
   chiusa se entro un mese il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, non ha deciso altrimenti.
6. Se gli impegni sono accettati, l'inchiesta sul dumping e sul pregiudizio è normalmente completata. In
   tal caso, se si conclude che il dumping o il pregiudizio non esistono, l'impegno diventa
   automaticamente caduco. Tuttavia, se la determinazione dell'assenza di dumping e di pregiudizio è
   dovuta soprattutto all'esistenza di un impegno, la Commissione può esigere che detto impegno venga
   rispettato per un congruo periodo di tempo. Se si accerta l'esistenza di dumping o di pregiudizio,
   l'impegno continua ad essere applicato conformemente alle condizioni in esso fissate e alle disposizioni
   del presente regolamento.
7. La Commissione chiede agli esportatori i cui impegni sono stati accettati di fornire informazioni
   periodiche inerenti all'adempimento di tali impegni e di autorizzare la verifica dei relativi dati.
   L'inosservanza di questo obbligo è considerata come una violazione dell'impegno assunto.
                                                     23
 ---pagebreak---                                                                                                            Jîl
8.  Quando nel corso dell'inchiesta sono accettati impegni offerti da alcuni esportatori, ai fini dell'articolo
    11 si ritiene che tali impegni abbiano effetto a decorrere dalla data alla quale è conclusa l'inchiesta nei
    confronti del paese esportatore.
9.  In caso di violazione o di ritiro di un impegno, può essere istituito un dazio definitivo, a norma
    dell'articolo 9. in base ai fatti accertati nel corso dell'inchiesta in seguito alla quale è stato accettato
    l'impegno, a condizione che l'inchiesta sia stata conclusa con la determinazione definitiva del dumping
    e del pregiudizio e che l'esportatore interessato, salvo i casi di ritiro dell'impegno, abbia avuto la
    possibilità di presentare le sue osservazioni.
10. A norma dell'articolo 7. può essere istituito, previa consultazione, un dazio provvisorio sulla base delle
    informazioni più attendibili quando vi sia motivo di ritenere che l'impegno sia stato violato oppure in
    caso di ritiro o di violazione di un impegno qualora l'inchiesta nella quale è stato assunto l'impegno
    non sia ancora conclusa.
                                                       24
 ---pagebreak---                                                 Articolo 9
      Chiusura del procedimento senza l'istituzione di misure e istituzione di dazi definitivi
1. In caso di ritiro della denuncia il procedimento può essere chiuso, a meno che la chiusura sia contraria
   all'interesse della Comunità.
2. Qualora, previa consultazione, non si ritenga necessario adottare misure di difesa e se il comitato
   consultivo non fa obiezioni, l'inchiesta o il procedimento sono chiusi. In tutti gli altri casi, la
   Commissione sottopone immediatamente al Consiglio una relazione sull'esito delle consultazioni e
   propone di chiudere il procedimento. Il procedimento è chiuso se nel termine di un mese il Consiglio,
   deliberando a maggioranza qualificata, non ha deciso diversamente.
3. Per i procedimenti avviati a norma dell'articolo 5. paragrafo 9. il pregiudizio è di norma considerato
   irrilevante se le importazioni in questione sono inferiori ai volumi di cui all'articolo 5. paragrafo 7.
   Gli stessi procedimenti sono immediatamente chiusi se si accerta che il margine di dumping è inferiore
   al 2%. espresso in percentuale del prezzo all'esportazione, a condizione che sia chiusa unicamente
   l'inchiesta quando il margine è inferiore al 2% per i singoli esportatori, che rimangono soggetti al
   procedimento e che possono essere sottoposti ad un'ulteriore inchiesta in un evenmale riesame svolto
   per il paese in questione a norma dell'articolo 11.
4. Quando dalla constatazione definitiva dai fatti risulta l'esistenza di dumping e di un conseguente
   pregiudizio e quando gli interessi della Comunità esigono un'azione a norma dell'articolo 21. il
   Consiglio, deliberando a maggioranza semplice su una proposta presentata dalla Commissione dopo
   aver sentito il Comitato consultivo, istituisce un dazio antidumping definitivo. Se è stato istituito un
   dazio provvisorio, la proposta relativa all'azione definitiva deve essere presentata al Consiglio al più
   tardi un mese prima della scadenza dei dazi. L'importo del dazio antidumping non deve superare il
   margine di dumping accertato e dovrebbe essere inferiore a tale margine, qualora un importo inferiore
   sia sufficiente per eliminare il pregiudizio causato all'industria comunitaria.
5. Il dazio antidumping viene istituito per l'importo adeguato a ciascun caso e senza discriminazione sulle
   importazioni di prodotti per le quali è stato accertato che sono oggetto di dumping e che causano
   pregiudizio, indipendentemente dalla provenienza, salvo quelle effettuate dagli esportatori i cui impegni
   sono stati accettati in conformità del presente regolaménto. Il regolamento indica i nomi dei fornitori
   oppure, qualora non sia possibile e nei casi citati nell'articolo 2. paragrafo 7. il nome del paese
   interessato.
6. Se la Commissione ha svolto un esame limitato a norma dell'articolo 17, il dazio antidumping
   applicato alle importazioni provenienti da esportatori o da produttori che si sono manifestati
   conformemente all'articolo 17. ma che non sono stati inseriti nell'esame, non supera la media
   ponderata del margine di dumping stabilito per le parti inserite nel campione. Ai fini del presente
   paragrafo la Commissione non tiene conto di margini nulli o minimi, né di margini determinati nelle
   circostanze di cui all'articolo 18. Le autorità devono applicare dazi o valori normali individuali alle
   importazioni provenienti da esportatori o produttori che sono stati sottoposti ad un esame individuale,
   a norma dell'articolo 17.
                                                    25
 ---pagebreak---                                                Articolo 10
                                                                                                       /m
                                                                                                        ...
                                              Retroattività
1. Le misure provvisorie e i dazi antidumping definitivi sono applicati unicamente ai prodotti che sono
   immessi in libera pratica dopo l'entrata in vigore delle decisioni prese rispettivamente a norma
   dell'articolo 7, paragrafo l e dell'articolo 9, paragrafo 5, fatte salve le eccezioni specificate nel
   presente regolamento.
2. Se è stato istituito un dazio provvisorio e se viene accertata a titolo definitivo l'esistenza di dumping
   e di pregiudizio, il Consiglio, indipendentemente dall'istituzione di un dazio antidumping definitivo,
   decide in quale misura debba essere definitivamente riscosso il dazio provvisorio. A tal fine non si
   intende per pregiudizio un ritardo sensibile nella costituzione di un'industria comunitaria, né una
   minaccia di notevole pregiudizio, a meno che si accerti che, in mancanza di misure provvisorie, tale
   minaccia si sarebbe trasformata in un notevole pregiudizio. In tutti gli altri casi concernenti una
   minaccia di pregiudizio oppure un ritardo nella costituzione dell'industria, gli eventuali importi
   depositati a titolo provvisorio sono liberati e i dazi definitivi possono essere istituiti solo a decorrere
   dalla data di accertamento definitivo della minaccia o del sensibile ritardo.
3. Se il dazio antidumping definitivo è superiore al dazio provvisorio la differenza non viene riscossa.
   Se il dazio definitivo è inferiore al dazio provvisorio il dazio viene ricalcolato. Se l'accertamento
   definitivo dà esito negativo, il dazio provvisorio non viene confermato.
4. Può essere riscosso un dazio antidumping definitivo sui prodotti immessi in consumo non oltre 90
   giorni prima delle data di applicazione delle misure provvisorie, ma non prima dell'apertura
   dell'inchiesta, a condizione che le importazioni siano state registrate a norma dell'articolo 14,
   paragrafo 5, che la Commissione abbia dato agli importatori interessati la possibilità di presentare le
   loro osservazioni e
   - che esista, per il prodotto in questione, un precedente già causa di pregiudizio per un periodo
      prolungato o che l'importatore sia oppure dovesse essere informato delle pratiche di dumping per
      quanto riguarda la loro portata e il pregiudizio addotto o accertato e
   - che, oltre al livello delle importazioni che hanno provocato pregiudizio nel periodo dell'inchiesta,
      si rilevi un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni che, alla luce della collocazione nel
      tempo e del volume, nonché di altre circostanze, potrebbe gravemente compromettere l'effetto
      riparatore del dazio antidumping definitivo da applicare.
5. In caso di violazione o di ritiro di un impegno, possono essere applicati dazi definitivi in conformità
   del presente regolamento a prodotti immessi in consumo non oltre 90 giorni prima della data di
    applicazione dei dazi provvisori, a condizione che le importazioni siano state registrate a norma
   dell'articolo 14, paragrafo 5. Detta imposizione retroattiva non si applica tuttavia alle importazioni
    introdotte nella Comunità prima della violazione o del ritiro dell'impegno.
                                                     26
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                                                 Articolo 11
                                      Durata, riesami e restituzioni
1. Le misure antidumping rimangono in vigore per il tempo e nella misura necessari per agire contro il
   dumping che è causa di pregiudizio.
2. Le misure antidumping definitive scadono dopo 5 anni a decorrere dalla data alla quale sono state
   istituite oppure dopo 5 anni dalla data della conclusione dell'ultimo riesame relativo al dumping e al
   pregiudizio, a meno che nel corso di un riesame non sia stabilito che la scadenza delle misure in
   questione implica il rischio che il dumping e il pregiudizio continuino oppure si ripetano. Il riesame
   in previsione della scadenza è avviato per iniziativa della Commissione oppure a richiesta dei
   produttori comunitari o dei loro rappresentanti e le misure rimangono in vigore in attesa dell'esito del
   riesame.
   2.1    L'esame in previsione della scadenza viene avviato se la domanda contiene sufficienti elementi
          di prova del fatto che, in caso di abolizione delle misure, il dumping e il pregiudizio potrebbero
          continuare o ripetersi. Tali elementi di prova possono riguardare, tra l'altro, la continuazione del
          dumping o del pregiudizio oppure il fatto che l'eliminazione del pregiudizio sia dovuta in parte
          o integralmente all'applicazione delle misure oppure la probabilità che, alla luce della situazione
          degli esportatori o delle condizioni del mercato, vengano attuate nuove pratiche di dumping tali
          da provocare pregiudizio.
   2.2    Nello svolgimento delle inchieste a norma del presente paragrafo gli esportatori, gli importatori.
          i rappresentanti del paese esportatore e i produttori comunitari hanno la possibilità di sviluppare
          o di confutare le questioni esposte nella domanda di riesame oppure di presentare le loro
          osservazioni in merito. Ai fini dell'elaborazione delle conclusioni si tiene debitamente conto di
          tutti gli elementi di prova pertinenti, debitamente convalidati, che sono stati presentati in merito
          alla probabilità che, in seguito all'abolizione delle misure, il dumping e il pregiudizio continuino
          o si ripetano.
   2.3    A norma del presente paragrafo, un avviso di imminente scadenza delle misure è pubblicato nella
          Gazzetta ufficiale delle Comunità europee nel corso dell'ultimo anno del periodo di applicazione
          delle misure definito nel presente paragrafo. I produttori comunitari, non oltre 3 mesi prima della
          fine del periodo di 5 anni, possono presentare una domanda di riesame in conformità del
          paragrafo 2. punto 1. Deve inoltre essere pubblicato anche l'avviso relativo all'effettiva scadenza
          delle misure a norma del presente paragrafo.
3. Se è necessario, può essere svolto un riesame relativo all'opportunità di continuare a mantenere in
   vigore le misure, per iniziativa della Commissione oppure a richiesta di uno Stato membro oppure,
   a condizione che sia trascorso almeno un anno dall'istituzione delle misure definitive, in seguito ad
   una domanda presentata da qualsiasi esportatore o importatore oppure dai produttori comunitari, che
   contenga sufficienti elementi di prova per giustificare l'esigenza di tale riesame provvisorio.
   3.1    Un riesame provvisorio è avviato quando la domanda contiene sufficienti elementi di prova del
          fatto che l'applicazione delle misure non è più necessaria per eliminare il dumping oppure che
          in caso di abolizione o di modifica delle misure il pregiudizio non continuerebbe né si
          ripeterebbe oppure che le misure in vigore non sono, o non sono più, sufficienti per agire contro
          il dumping causa del pregiudizio.
                                                      27
 ---pagebreak---    3.2   Nello svolgimento delle inchieste iniziate a norma del presente paragrafo, la Commissione può,
         tra l'altro, esaminare se le circostanze relative al dumping o al pregiudizio siano mutate in
         misura significativa oppure se le misure in vigore realizzino l'obiettivo di eliminare il pregiudizio
         precedentemente accertato a norma dell'articolo 3 del presente regolamento. A questo proposito
         si deve tener conto di tutti gli elementi di prova pertinenti e debitamente convalidati nella
         conclusione definitiva.
4. Viene inoltre svolto un riesame per determinare i singoli margini di dumping nei confronti dei nuovi
   esportatori dei paesi soggetti a misure che non hanno effettuato esportazioni nel periodo dell'inchiesta
   in base al quale le misure sono state istituite.
   4.1   II riesame è avviato se un nuovo esportatore o produttore può dimostrare di non essere collegato
          agli esportatori o ai produttori del paese esportatore nei confronti dei quali sono state istituite
          misure antidumping per il prodotto in questione e di aver effettuato esportazioni nella Comunità
         dopo il suddetto periodo dell'inchiesta oppure di aver assunto un'obbligazione contrattuale
          irrevocabile di esportare un quantitativo significativo nella Comunità.
   4.2    II riesame relativo ai nuovi esportatori deve essere avviato e svolto rapidamente dopo che è stato
          sentito il Comitato consultivo e che i produttori comunitari hanno avuto la possibilità di
          comunicare le loro osservazioni. Il regolamento della Commissione che inizia il riesame abroga
          il dazio in vigore nei confronti dei nuovi esportatori interessati modificando il regolamento che
          istituisce il dazio e stabilisce che le importazioni siano soggette a registrazione a norma
          dell'articolo 14. paragrafo 5 affinché, qualora il riesame si concluda con la determinazione '
          dell'esistenza di dumping nei confronti di tali esportatori, possano essere riscossi dazi
          antidumping a titolo retroattivo a decorrere dalla data di inizio del riesame.
   4.3    Le disposizioni del presente paragrafo non si applicano ai dazi istituiti a norma dell'articolo 9.
          paragrafo 6.
5. Le disposizioni del presente regolamento relative alle procedure e allo svolgimento delle inchieste,
   escluse quelle relative ai limiti di tempo, si applicano ai riesami effettuati a norma dei paragrafi 2. 3
   e 4. Tali riesami si svolgono rapidamente e devono di norma essere conclusi entro 12 mesi dalla data
   alla quale sono stati avviati.
6. La Commissione inizia i riesami a norma del presente articolo dopo aver sentito il Comitato
   consultivo. Secondo l'esito del riesame, le misure sono abrogate o mantenute in vigore a norma del
   paragrafo 2 oppure abrogate, mantenute in vigore o modificate a norma dei paragrafi 3 e 4
   dall'istituzione comunitaria che le ha adottate. Qualora le misure siano abrogate nei confronti dei
   singoli esportatori, ma non del paese nel suo complesso, tali esportatori rimangono soggetti al
   procedimento e di conseguenza possono essere automaticamente soggetti ad una nuova inchiesta in un
    successivo riesame svolto nei confronti del paese in questione a norma del presente articolo.
7.  Se un riesame svolto a norma del paragrafo 3 è in corso al termine del periodo di applicazione delle
   misure definito nel paragrafo 2. tale riesame riguarda anche le circostanze di cui al paragrafo 2.
                                                     28
 ---pagebreak---                                                                                                                ^<iL
8.  Nonostante il paragrafo 2. un importatore può chiedere la restituzione dei dazi riscossi se dimostra che
    il margine di dumping in base al quale sono stati pagati i dazi è stato eliminato oppure che è stato
    ridotto ad un livello inferiore al dazio in vigore.
    8.1   Per chiedere la restituzione dei dazi antidumping, gli importatori presentano una domanda alla
          Commissione attraverso lo Stato membro sul territorio del quale i prodotti sono stati immessi in
          libera pratica ed entro 6 mesi dalla data alla quale le autorità competenti hanno debitamente
          definito l'importo dei dazi definitivi da riscuotere oppure dalla data della decisione di riscossione
          definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. Lo Stato membro trasmette al più
          presto la domanda alla Commissione.
    8.2   Si ritiene che una domanda di restituzione sia sostenuta da sufficienti elementi di prova se
          contiene informazioni precise sull'importo della restituzione dei dazi antidumping richiesta e tutti
          i documenti doganali relativi al calcolo e al pagamento di detto importo. La domanda deve
          inoltre contenere elementi di prova, per un periodo rappresentativo, relativi ai valori normali e
          ai prezzi all'esportazione nella Comunità per l'esportatore o il produttore al quale si applica il
          dazio. Qualora l'importatore non sia collegato all'esportatore o al produttore interessato e tali
          informazioni non siano immediatamente disponibili oppure l'esportatore o il produttore non sia
          disposto a comunicarle all'importatore, la domanda deve contenere una dichiarazione del
          produttore o dell'esportatore dalla quale risulti che il margine di dumping è stato ridotto o
          eliminato, secondo quanto è specificato nel presente articolo e che gli elementi di prova pertinenti
          saranno comunicati alla Commissione. Se l'esportatore o il produttore non comunicano tali
          informazione entro un congruo periodo di tempo, la domanda è respinta.
    8.3   Dopo aver sentito il Comitato consultivo, la Commissione decide se e in quale misura la
          domanda debba essere accolta oppure decide in qualsiasi momento di avviare un riesame
          provvisorio e le risultanze di tale riesame, svolto in conformità delle disposizioni pertinenti, sono
          utilizzate per stabilire se e in quale misura la restituzione sia giustificata. Le restituzioni dei dazi
          devono essere effettuate di norma entro 12 mesi e comunque non oltre 18 mesi a decorrere dalla
          data alla quale la domanda di restituzione, debitamente sostenuta da elementi di prova, è stata
          presentata dall'importatore del prodotto soggetto al dazio antidumping. Il pagamento delle
           restituzioni autorizzate deve essere effettuato dagli Stati membri entro 90 giorni dalla decisione
           suddetta.
9.  In tutte le inchieste relative a riesami o restituzioni svolte a norma del presente articolo la
    Commissione, se le circostanze non sono cambiate, applica gli stessi metodi impiegati nell'inchiesta
    conclusa con l'istituzione del dazio, tenendo debitamente conto delle disposizioni esposte nell'articolo
    2, in particolare nella sezione D e nell'articolo 17 del presente regolamento.
10. Nelle inchieste svolte a norma del presente articolo la Commissione esamina l'attendibilità dei prezzi
    all'esportazione in conformità dell'articolo 2. Tuttavia, se il prezzo all'esportazione è calcolato a
    norma dell'articolo 2, paragrafo 9, non viene detratto l'importo dei dazi antidumping quando sono
    forniti elementi, di prova inoppugnabili del fatto che il dazio è debitamente inserito nei prezzi di
    rivendita e nei successivi prezzi di vendita nella Comunità.
                                                       29
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                                                Articolo 12
1. Se l'industria comunitaria presenta informazioni sufficienti per dimostrare che le misure non hanno
   provocato alcuna variazione, oppure che hanno provocato variazioni irrilevanti dei prezzi di rivendita
   e dei successivi prezzi di vendita nella Comunità, l'inchiesta può essere riaperta previa consultazione
   per esaminare se la misura abbia inciso sui prezzi suddetti.
2. Durante l'inchiesta avviata a norma del presente articolo gli esportatori, gli importatori e i produttori
   della Comunità hanno la possibilità di chiarire la situazione relativa ai prezzi di rivendita e ai
   successivi prezzi di vendita e. qualora si concluda che la misura avrebbe dovuto provocare variazioni
   di tali prezzi per eliminare il pregiudizio precedentemente accertato a norma dell'articolo 3, i prezzi
   all'esportazione sono rivalutati in conformità dell'articolo 2 e i margini di dumping sono ricalcolati
   in funzione dei prezzi all'esportazione così ottenuti. Se si ritiene che la mancanza di variazioni dei
   prezzi nella Comunità sia dovuta al calo dei prezzi all'esportazione, avvenuto prima o dopo
   l'istituzione delle misure, i margini di dumping possono essere ricalcolati per tener conto della
   diminuzione dei prezzi all'esportazione.
3. Qualora dalla nuova inchiesta risulti che il margine di dumping è aumentato, il Consiglio, deliberando
   a maggioranza semplice su una proposta della Commissione, modifica le misure in vigore in funzione
   delle nuove risultanze sui prezzi all'esportazione.
4. Le disposizioni pertinenti dell'articolo 5 e dell'articolo 6 si applicano ai riesami eseguiti a norma del
   presente articolo, salvo che tali riesami si svolgono rapidamente e sono di norma conclusi entro 6 mesi
   a decorrere dalla data alla quale è stata riaperta l'inchiesta.
5. In conformità del presente articolo le asserite variazioni del valore normale sono prese in
   considerazione unicamente se informazioni complete sui valori normali modificati, debitamente
   comprovate, sono comunicate alla Commissione entro i termini fissati nell'avviso di apertura
   dell'inchiesta. Qualora l'inchiesta implichi un riesame dei valori normali, le importazioni possono
   essere sottoposte a registrazione, ai sensi dell'articolo 14. paragrafo 5. in attesa dell'esito
   dell'inchiesta.
                                                     30
 ---pagebreak---                                                 Articolo 13                                              JtfH
                                                 Elusione
1. L'applicazione dei dazi antidumping istituiti a norma del presente regolamento può essere estesa alle
   importazioni di prodotti simili, o di loro parti, se le misure in vigore vengono eluse. Si intende
   sussistere un'elusione in presenza di una modifica dell'andamento degli scambi tra i paesi terzi e la
   Comunità che derivi da pratiche, processi o lavorazioni per i quali non vi sia una causa legittima, né
   una giustificazione economica oltre all'istituzione del dazio e tali da indebolire gli effetti riparatori del
   dazio in termini di prezzi e di quantitativi dei prodotti simili assemblati.
2. Si ritiene che operazioni di assemblaggio nella Comunità o in un paese terzo eludano le misure in
   vigore se:
   (i)    le operazioni sono iniziate o sostanzialmente aumentate dopo l'apertura dell'inchiesta
          antidumping oppure nel periodo immediatamente precedente e i pezzi utilizzati sono originari del
          paese soggetto alla misura:
   (ii) il valore dei pezzi suddetti è uguale o superiore al 60% del valore complessivo dei pezzi del
          prodotto assemblato; non si ritiene tuttavia che si tratti di elusione se il valore aggiunto ai pezzi
          originato nell'operazione di assemblaggio o di completamento è superiore al 25% del costo di
          produzione e
   (iii) gli effetti riparatori del dazio sono indeboliti in termini di prezzi e di quantitativi del prodotto
          simile assemblato.
3. Le inchieste sono avviate a norma del presente articolo quando la domanda contiene elementi di prova
   sufficienti sui fattori enunciati nel paragrafo 1. L'apertura delle inchieste, dopo che è stato sentito il
   Comitato consultivo, è decisa da un regolamento della Commissione che stabilisce inoltre se autorità
   doganali debbano sottoporre le importazioni a registrazione a norma dell'articolo 14. paragrafo 5
   oppure chiedere garanzie. Le inchieste sono svolte dalla Commissione, eventualmente assistita dalle
   autorità doganali e sono concluse entro 9 mesi. Se l'estensione delle misure è giustificata dai fatti
   definitivamente accertati, la decisione è presa dal Consiglio, che delibera a maggioranza semplice su
   proposta della Commissione, a decorrere dalla data alla quale è stata imposta la registrazione a norma
   dell'articolo 14. paragrafo 5 oppure sono state chieste le garanzie. Alle inchieste aperte in conformità
   del presente articolo si applicano le disposizioni del presente regolamento relative alle procedure in
   materia di apertura e di svolgimento delle inchieste.
4. Non sono soggetti alla registrazione a norma dell'articolo 14. paragrafo ,5. né ad alcuna misura i
   prodotti che sono accompagnati da un certificato doganale che attesti che l'importazione dei prodotti
   in questione non costituisce una forma di elusione. Detti certificati sono rilasciati agli importatori che
   presentano una domanda scritta dalle autorità che siano state autorizzate da una decisione della
   Commissione, previa consultazione oppure dalla decisione del Consiglio che istituisce le misure. I
   certificati sono validi per il periodo e alle condizioni in essi fissati.
5. Il presente articolo non osta alla normale applicazione delle disposizioni in vigore in materia di dazi
   doganali.
                                                     31
 ---pagebreak---                                                 Articolo 14
                                           Disposizioni generali
1. I dazi antidumping provvisori o definitivi sono istituiti da un regolamento e sono riscossi dagli Stati
   membri secondo la forma, l'aliquota e gli altri elementi fissati nel regolamento che li istituisce. Tali
   dazi sono inoltre riscossi indipendentemente dai dazi doganali, dalle tasse e dagli altri oneri
   normalmente imposti sulle importazioni. Nessun prodotto può essere soggetto a dazi antidumping e
   a dazi compensativi nell'intento di porre rimedio ad una medesima situazione risultante da pratiche di
   dumping oppure dalla concessione di sovvenzioni all'esportazione.
2. I regolamenti che istituiscono dazi antidumping provvisori o definitivi e i regolamenti o le decisioni
   che accettano gli impegni oppure che chiudono le inchieste o i procedimenti sono pubblicati nella
   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Tali regolamenti o decisioni devono tra l'altro contenere,
   fermo restando che le informazioni riservate devono essere tutelate, i nomi degli esportatori, se
   possibile, oppure dei paesi interessati, una descrizione del prodotto e un riassunto dei fatti e delle
   considerazioni essenziali pertinenti per la determinazione del dumping e del pregiudizio. Una copia
   del regolamento o della decisione è comunque inviata alle parti notoriamente interessate. Le
   disposizioni del presente paragrafo si applicano, mutatis mutandis, ai riesami.
3. Disposizioni particolari, relative tra l'altro alla definizione comune del concetto di origine, contenuta
   nel regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, possono essere adottate nel
   presente regolamento o a norma di quest'ultimo.
4. Nell'interesse della Comunità, le misure istituite a norma del presente regolamento possono essere
   sospese, previa consultazione, con una decisione della Commissione per un periodo massimo di un
   anno se. in seguito alla modifica delle condizioni di mercato nella Comunità, l'applicazione di tali
   misure è provvisoriamente inopportuna, a condizione che l'industria comunitaria abbia avuto la
   possibilità di presentare le sue osservazioni. La sospensione può essere prorogata con decisione del
   Consiglio, che delibera a maggioranza semplice su proposta della Commissione. Le misure possono
   essere ripristinate in qualsiasi momento, previa consultazione, se i motivi che giustificavano la
   sospensione non sono più validi.
5. La Commissione, dopo aver sentito il Comitato consultivo, può chiedere alle autorità doganali di
   prendere le opportune disposizioni per registrare le importazioni, ai fini della successiva applicazione
   di misure a decorrere dalla data della registrazione. Le importazioni possono essere sottoposte a
   registrazione in seguito ad una domanda dell'industria comunitaria che contenga elementi di prova
   sufficienti per giustificare tale azione. La registrazione è decisa da un regolamento, che deve precisare
   gli scopi dell'azione e. secondo i casi, l'importo stimato di eventuali future obbligazioni. Le
   importazioni non possono essere soggette a registrazione per un periodo superiore a 9 mesi.
6. Gli Stati membri comunicano mensilmente alla Commissione le transazioni relative all'importazione
   dei prodotti soggetti alle inchieste e alle misure, nonché l'importo dei dazi riscossi a norma del
   presente regolamento.
                                                      32
 ---pagebreak---                                                Articolo 15                                         y^
                                              Consultazioni
1. Le consultazioni previste dal presente regolamento si svolgono nell'ambito di un Comitato consultivo,
   composto dai rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un rappresentante della Commissione.
   Le consultazioni si effettuano immediatamente, a richiesta di uno Stato membro oppure per iniziativa
   della Commissione e comunque entro un termine che consenta di rispettare i limiti di tempo fissati dal
   presente regolamento.
2. Il Comitato si riunisce su convocazione del suo presidente. Quest'ultimo comunica agli Stati membri,
   nel più breve tempo possibile, tutti gli eleménti d'informazione utili.
3. Qualora sia necessario, si può procedere alle consultazioni con procedura scritta; in questo caso la
   Commissione informa gli Stati membri e fissa un termine entro il quale essi possono esprimere il loro
   parere o chiedere una consultazione orale. Il presidente prende le disposizioni necessarie per
   l'organizzazione della consultazione orale, a condizione che quest'ultima possa svolgersi entro un
   termine che consenta di rispettare i limiti di tempo fissati dal presente regolamento.
4. Le consultazioni riguardano in particolare:
   a)    l'esistenza del dumping e i metodi da utilizzare per fissare il margine di dumping;
   b)    l'esistenza e l'entità del pregiudizio;
   e)    il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio;
   d)    le misure che, nel caso specifico, sono idonee, a prevenire il pregiudizio causato dal dumping
         oppure a porre rimedio agli effetti del pregiudizio, nonché le modalità di applicazione di tali
         misure.
                                                    33
 ---pagebreak---                                                  Articolo 16                                             '    ' '
                                              Visite di verifica
1. La Commissione, se lo ritiene necessario, effettua visite per esaminare la documentazione contabile
   di importatori, esportatori, operatori commerciali, agenti, produttori, associazioni e organizzazioni di
   categoria, allo scopo di verificare le informazioni comunicate in materia di dumping e di pregiudizio.
   In mancanza di una risposta adeguata entro i terminifissatila visita di verifica può non essere svolta.
2. Se necessario la Commissione può svolgere inchieste nei paesi terzi, a condizione di aver ottenuto
   l'accordo delle imprese interessate e in assenza di obiezioni da parte dei rappresentanti dei paesi in
   questione, che devono essere debitamente informati. Non appena ha ottenuto l'accordo delle imprese
   interessate, la Commissione comunica alle autorità del paese esportatore i nomi e gli indirizzi delle
   imprese da visitare e le date concordate.
3. Le imprese interessate devono essere informate sulla natura generale delle informazioni da verificare
   durante le visite e sugli ulteriori elementi da fornire, fermo restando che nel corso delle visite possono
   essere chiesti altri dati particolari, alla luce delle informazioni già ottenute.
4. Nelle inchieste svolte in conformità del presente paragrafo la Commissione è assistita da agenti degli
   Stati membri che lo abbiano richiesto.
                                                       34
 ---pagebreak---                                               Articolo 17                                              X ^ /
                                           Campionamento
Nei casi in cui il numero di denunziami, esportatori o importatori, tipi di prodotto o transazioni è
molto elevato, l'inchiesta può essere limitata ad un numero adeguato di parti, prodotti o transazioni
con l'utilizzazione di campioni statisticamente validi, sulla base delle informazioni disponibili al
momento della selezione, oppure al massimo volume rappresentativo della produzione, delle vendite
o delle esportazioni che possa essere adeguatamente esaminato entro il periodo di tempo disponibile.
La selezione definitiva di parti, tipi di prodotti o transazioni a norma delle disposizioni in materia di
campionamento spetta alla Commissione, anche se di preferenza la scelta del campione avviene previa
consultazione e con il consenso delle parti interessate, a condizione che dette parti, entro 3 settimane
dalla data di apertura dell'inchiesta, si siano manifestate e abbiano comunicato informazioni sufficienti
ai fini della selezione di un campione rappresentativo.
Qualora l'esame sia stato limitato ai sensi del presente articolo, deve comunque essere determinato un
margine di dumping individuale per gli esportatori o i produttori non inseriti nella selezione iniziale
che presentino le informazioni necessarie entro i limiti di tempo fissati dal presente regolamento, a
meno che il numero di esportatori o produttori sia talmente elevato da rendere l'esame dei singoli casi
indebitamente gravoso e da impedire la conclusione dell'inchiesta entro i termini fissati.
Qualora si decida di ricorrere al campionamento e le parti selezionate o alcune di esse rifiutino di '
collaborare in misura tale da incidere sostanzialmente sui risultati dell'inchiesta, può essere selezionato
un nuovo campione. Tuttavia, se la mancata collaborazione continua oppure se manca il tempo
sufficiente per effettuare una nuòva selezione, si applicano le disposizioni pertinenti dell'articolo 18.
                                                  35
 ---pagebreak---                                                  Articolo 18                                            ArfGf
                                          Mancata collaborazione
1. Qualora una parte interessata rifiuti l'accesso alle informazioni necessarie oppure non le comunichi
   entro i limiti di tempo fissati dal presente regolamento oppure ostacoli gravemente l'inchiesta, possono
   essere elaborate conclusioni provvisorie o definitive, affermative o negative, in base ai dati disponibili.
   Se si accerta che una parte interessata ha fornito informazioni false o fuorviami, non si tiene conto di
   tali informazioni e possono essere utilizzati i dati disponibili. Le parti interessate devono essere
   informate delle conseguenze della mancata collaborazione.
2. La mancanza di una risposta su supporto informatico non deve essere considerata come una forma di
   mancata collaborazione, a condizione che la parte interessata dimostri che per presentare la risposta
   nella forma richiesta dovrebbe sostenere oneri supplementari o costi aggiuntivi ingiustificati.
3. Le informazioni presentate da una parte interessata che non sono perfettamente conformi alle
   condizioni richieste non devono essere disattese, a condizione che le eventuali carenze non siano tali
   da provocare eccessive difficoltà per l'elaborazione di conclusioni sufficientemente precise e che le
   informazioni siano state presentate correttamente entro i termini fissati, siano verificabili e la parte
   interessata abbia agito come meglio poteva.
4. Se le informazioni o gli elementi di prova non sono accettati, la parte che li ha forniti deve essere
   immediatamente informata del motivo e avere la possibilità di dare ulteriori spiegazioni entro il termine
   specificato. Se le spiegazioni non sono considerate soddisfacenti, i motivi che hanno giustificato il
   rifiuto degli elementi di prova o delle informazioni devono essere resi noti ed indicati nelle eventuali
   risultanze pubblicate.
5. Se le conclusioni, comprese quelle relative al valore normale, sono elaborate in conformità delle
   disposizioni del paragrafo 1 e in particolare in base alle informazioni contenute nella denuncia, per
   quanto possibile e tenendo debitamente conto dei limiti di tempo fissati per l'inchiesta, tali
   informazioni devono essere verificate in relazione ai dati disponibili provenienti da altre fonti obiettive,
   quali listini prezzi pubblicati, statistiche ufficiali sulle importazioni e dichiarazioni doganali oppure in
    relazione alle informazioni ottenute da altre parti interessate nel corso dell'inchiesta.
6.  L'esito dell'inchiesta per una parte interessata che non collabora oppure collabora solo in parte,
    impedendo in tal modo l'accesso ad informazioni pertinenti, può essere meno favorevole rispetto alle
    conclusioni che eventualmente sarebbero state raggiunte se la parte avesse collaborato.
                                                        36
 ---pagebreak---                                                 Articolo 19
                                          Trattamento riservato
1. Le informazioni che sono di per se stesse riservate (per esempio perché la loro divulgazione
   implicherebbe un significativo vantaggio concorrenziale per un concorrente oppure danneggerebbe
   gravemente la persona che ha fornito l'informazione o la persona dalla quale l'ha ottenuta) oppure che
   sono comunicate a titolo riservato dalle parti interessate dall'inchiesta, per motivi debitamente
   giustificati, devono essere trattate come tali dalle autorità.
2. Alle parti interessate che comunicano informazioni riservate viene chiesto di presentare un riassunto
   non riservato, sufficientemente particolareggiato affinché la sostanza delle informazioni presentate a
   titolo riservato possa essere adeguatamente compresa. In circostanze eccezionali le parti possono
   precisare che tali informazioni non si prestano ad essere riassunte, comunicando i motivi che
   giustificano tale impossibilità.
3. Se si ritiene che la domanda di trattamento riservato non sia giustificata e la parte che ha comunicato
   le informazioni non è disposta a renderle pubbliche, né ad autorizzarne la divulgazione in termini
   generici o sintetici, tali informazioni possono essere disattese, a meno che la loro esattezza sia
   adeguatamente dimostrata da fonti attendibili. Le domande di trattamento riservato non devono essere
   respinte arbitrariamente.
4. Il presente articolo non osta alla pubblicazione di informazioni generali da parte della Comunità ed in
   particolare dei motivi che hanno giustificato le decisioni prese in forza del presente regolamento, né
   alla pubblicazione dei fatti su cui le autorità comunitarie si sono basate qualora essa sia necessaria per
   giustificare detti motivi nel corso di procedimenti giudiziari. Tale pubblicazione deve tener conto del
   legittimo interesse delle parti in causa a non vedere divulgati i loro dati riservati.
5. Il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri, nonché i loro agenti, sono tenuti a non divulgare,
   salvo esplicita autorizzazione della parte che le ha fornite, le informazioni ricevute in applicazione del
   presente regolamento per le quali è stato chiesto il trattamento riservato, Le informazioni scambiate
   tra la Commissione e gli Stati membri oppure le informazioni relative alle consultazioni svolte a norma
   dell'articolo 15 o i documenti interni preparati dalle autorità della Comunità o dagli Stati membri non
   sono divulgate, salvo diversa disposizione del presente regolamento.
6. Le informazioni ricevute in applicazione del presente regolamento possono essere utilizzate soltanto
   per lo scopo per il quale esse sono state richieste.
                                                     37
 ---pagebreak---                                                                                                          Jr/
                                               Articolo 20                                               ^-1^/
                                     Divulgazione di informazioni
1. I denunziami, gli importatori, gli esportatori e i rappresentanti del paese esportatore possono chiedere
   di essere informati degli elementi specifici dei principali fatti e considerazioni in base ai quali sono
   state istituite le misure provvisorie. Le domande di informazioni devono essere presentate per iscritto
   immediatamente dopo l'istituzione delle misure provvisorie e le informazioni sono comunicate il più
   rapidamente possibile per iscritto.
2. Le parti di cui al paragrafo 1 possono chiedere di essere informate dei principali fatti e considerazioni
   in base ai quali si intende raccomandare l'istituzione di misure definitive oppure la chiusura di
   un'inchiesta o di un procedimento senza l'istituzione di misure definitive, in particolare per quanto
   riguarda eventuali fatti e considerazioni diversi da quelli utilizzati per le misure provvisorie.
3. Le domande di informazioni a norma del paragrafo 2 devono essere inviate alla Commissione per
   iscritto ed essere ricevute, qualora sia stato istituito un dazio provvisorio, entro un mese a decorrere
   dalla data di pubblicazione dell'istituzione del dazio. Se non è stato istituito un dazio provvisorio, le
   parti hanno la possibilità di chiedere informazioni finali entro i termini fissati dalla Commissione.
4. Le informazioni sono comunicate per iscritto, tenendo debitamente conto dell'esigenza di tutelare le
   informazioni riservate, il più rapidamente possibile e comunque entro un mese prima della decisione
   definitiva o della presentazione di qualsiasi proposta di azione definitiva, a norma dell'articolo 9, da
   parte della Commissione. Eventuali fatti e considerazioni che la Commissione non può comunicare al
   momento della risposta sono resi noti successivamente il più rapidamente possibile. La divulgazione
   delle informazioni non pregiudica qualsiasi eventuale decisione della Commissione o del Consiglio,
   ma. qualora tale decisione si basi su fatti o considerazioni diversi, questi ultimi sono comunicati il più
   rapidamente possibile.
5. Le osservazioni presentate dopo la comunicazione finale sono prese in considerazione unicamente se
   sono ricevute entro un termine fissato dalla Commissione, in ciascun caso, in funzione dell'urgenza
   della questione e comunque non inferiore a 10 giorni.
                                                     38
 ---pagebreak---                                                Articolo 21
                                       Interesse della Comunità
1. A norma del presente regolamento, per decidere se sia necessario intervenire nell'interesse della
   Comunità devono essere valutati i diversi interessi nel loro complesso, compresi quelli dell'industria
   comunitaria, degli utilizzatori e dei consumatori. Una decisione a norma del presente articolo può
   essere presa unicamente se tutte le parti hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni
   in conformità del paragrafo 2. Per valutare l'interesse della Comunità deve essere presa in particolare
   considerazione l'esigenza di eliminare gli effetti del dumping in termini di distorsioni degli scambi e
   di ripristinare una concorrenza effettiva. Le misure stabilite in base al dumping e al pregiudizio
   accertati possono non essere applicate se le autorità, alla luce delle informazioni presentate, concludono
   che l'applicazione di tali misure non è nell'interesse della Comunità.
2. Affinché le autorità possano tener conto, in base a validi elementi, di tutte le osservazioni e
   informazioni per decidere se l'istituzione delle misure sia nell'interesse della Comunità, i denunziami,
   gli importatori, gli utilizzatori rappresentativi e le organizzazioni rappresentative dei consumatori
   possono manifestarsi e comunicare informazioni alla Commissione, entro i termini specificati
   nell'avviso di apertura dell'inchiesta antidumping. Tali informazioni oppure i relativi riassunti sono
   comunicati alle altre parti citate nel presente articolo, che possono presentare le loro osservazioni in
   merito.
3. Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono chiedere un'audizione. Le domande-
   devono essere presentate entro i termini fissati nel paragrafo 2 e precisare i motivi particolari, in
   termini di interesse della Comunità, per i quali le parti dovrebbero essere sentite.
4. Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono comunicare osservazioni
   sull'applicazione di eventuali dazi provvisori istituiti. Tali osservazioni, per potere essere prese in
   considerazione, devono essere ricevute entro un mese a decorrere dall'applicazione delle misure e.
   integralmente oppure in forma di riassunto, sono comunicate alle altre parti, che possono presentare
   osservazioni in merito.
5. La Commissione esamina le informazioni presentate correttamente e decide in che misura esse sono
   rappresentative. I risultati di questa analisi e un parere sul merito sono comunicati al Comitato
   consultivo .La Commissione tiene conto del parere espresso dal Comitato ai fini di eventuali proposte
   a norma dell'articolo 9.
6. Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono chiedere di essere informate sui fatti
   e sulle considerazioni in base ai quali saranno probabilmente prese le decisioni definitive. Tali
   informazioni devono essere comunicate per quanto possibile e senza pregiudizio di qualsiasi decisione
   successiva della Commissione o del Consiglio.
7. A norma del presente articolo le informazioni sono prese in considerazione unicamente se sono
   sostenute da elementi di prova effettivi che ne dimostrano la validità.
                                                    39
 ---pagebreak---                                                                                                                     n
                                                    Articolo 22                                               £>
                                                                                                               *0~0
                                                 Disposizioni finali
Il presente regolamento non osta all'applicazione:
1.     di eventuali norme speciali stabilite da accordi conclusi tra la Comunità e i paesi terzi;
2.     dei regolamenti comunitari nel settore agricolo e dei regolamenti (CEE) n. 1059/695, (CEE) n.
       2730/756 e (CEE) n. 2783/757; le disposizioni del presente regolamento possono essere applicate in
       maniera complementare a quella dei regolamenti suddetti e in deroga alle disposizioni degli stessi che
       ostano all'applicazione dei dazi antidumping;
3.     di misure speciali, purché non siano incompatibili con gli obblighi assunti a norma del GATT.
                                                    Articolo 23
                                      Abrogazione della normativa vigente
Il regolamento (CEE) n. 2423/88, modificato dal regolamento (CE) n. 521/94 e dal regolamento (CE) n.
522/94 è abrogato.
I riferimenti fatti a detto regolamento devono intendersi come fatti al presente regolamento.
                                                    Articolo 24
                                                 Entrata in vigore
II presente regolamento entra in vigore alla data fissata nella decisione relativa all'entrata in vigore degli atti
che applicano i risultati dell'Uruguay Round. Esso si applica ai procedimenti già iniziati. Le disposizioni
relative ai limiti di tempo per l'apertura dei procedimenti e l'istituzione di dazi provvisori si applicano
tuttavia dopo la data che sarà specificata dal Consiglio in una decisione da adottarsi a maggioranza qualificata
entro il 1* aprile 1995, in base ad una proposta che la Commissione presenterà al Consiglio non appena
saranno disponibili le necessarie risorse di bilancio.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati
membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                                  Per il Consiglio
 5
        GU n. L 141, del 12.6.1969, pag. 1.
 6
        GUn. L 281, del l ' . l 1.1975, pag. 20.
 7
        GU n. L 282, del 1*. 11.1975, pag. 104.
                                                          40
 ---pagebreak---                     Jcy
Difesa commerciale:
    Sovvenzioni
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                                    RELAZIONE
A. INTRODUZIONE
   Dai negoziati commerciali dell'Uruguay Round, conclusi nel 1994, è scaturito un
   nuovo Accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative ("Accordo sulle
   sovvenzioni") che, per quanto riguarda le misure compensative, deve essere
   recepito nella legislazione comunitaria affinché, come convenuto a Marrakech,
   possa entrare in vigore il 1° gennaio 1995.
   L'Accordo sulle sovvenzioni contiene norme nuove e particolareggiate in materia
   di sovvenzioni e di inchieste antisovvenzione. In considerazione della portata dei
   cambiamenti e al fine di garantire un'attuazione adeguata e trasparente delle
   nuove norme, si ritiene necessario trasporre per quanto possibile il linguaggio
   dell'Accordo sulle sovvenzioni nella legislazione comunitaria. A tale scopo, come
   base del presente progetto è stato preso l'Accordo, anziché la normativa
   comunitaria vigente, ossia il regolamento (CEE) n. 2423/881.
   Le integrazioni apportate all'Accordo sulle sovvenzioni sono state, per lo più, del
   tipo seguente: precisazioni nei punti in cui l'Accordo manca di chiarezza;
   incorporazione delle vigenti disposizioni sulle procedure e sul processo
   decisionale alquanto particolari dell'UE, modificate per tener conto delle sentenze
   della Corte; emendamento o incorporazione di specifiche norme comunitarie su
   punti quali volumi di importazioni sovvenzionate trascurabili, campionatura,
   mancata collaborazione, elusione e interesse della Comunità, che l'Accordo non
   contempla o sui quali è impreciso o si limita a dare indicazioni minime. Su
   diversi punti, nel regolamento in esame sono utilizzate disposizioni più
   particolareggiate tratte dal nuovo regolamento antidumping, nei casi in cui non
   vi è contrasto con le disposizioni dell'Accordo sulle sovvenzioni.
    GU n. L 209 del 2.9.1988, pag. 1.
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L'Accordo sulle sovvenzioni stabilisce nuovi parametri per l'imposizione di
misure compensative con le sue nuove disposizioni particolareggiate in materia
di definizione di sovvenzione, applicabilità di misure compensative e calcolo, i
suoi accresciuti obblighi procedurali per l'apertura e lo svolgimento delle
inchieste e le sue restrizioni sull'istituzione di dazi provvisori. Il suo recepimento
nella legislazione comunitaria darà ovviamente lo stesso risultato. Nello stesso
tempo l'adozione di queste nuove disposizioni migliorerebbe la certezza del diritto
grazie ad una maggiore precisione, darebbe luogo ad una maggiore trasparenza
e aumenterebbe i diritti delle parti.
Allo stesso modo alcune delle nuove disposizioni, quali quelle sui volumi di
importazioni sovvenzionate trascurabili e sull'interesse della Comunità,
dovrebbero rafforzare ulteriormente l'effetto di trasparenza e di certezza del
diritto. Le industrie comunitarie avrebbero un'idea precisa dei volumi
d'importazione minimi necessari per la denuncia e per l'adozione di misure
definitive. Inoltre, tutte le parti interessate sarebbero informate dei loro diritti e
obblighi in relazione all'interesse della Comunità nei casi in questione, in quanto
verrebbe predisposto un quadro strutturato per la comunicazione e la gestione
delle informazioni da parte delle autorità.
È altresì importante che le misure, una volta prese, siano efficaci. È stata quindi
aggiunta a questo proposito una nuova disposizione in materia di elusione.
Si noti infine che il presente progetto di regolamento antisovvenzioni è, per la
prima volta, interamente distinto dal progetto di normativa antidumping. Questa
separazione è giustificata dal carattere molto più particolareggiato del nuovo
Accordo sulle sovvenzioni, dalla crescente specificità delle procedure relative alle
inchieste antisovvenzione e antidumping e alla conseguente necessità di conferire
una maggiore autonomia allo strumento dei dazi compensativi.
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 B. PRINCIPALI ASPETTI              DEL       PROGETTO       DI    REGOLAMENTO
    ANTISOWENZIONI
1.  Definizione di sovvenzione (Articolo 2)
    La definizione di sovvenzione ricalca alla lettera quella contenuta nell'Accordo
    sulle sovvenzioni, incentrata sulle nozioni di contributo finanziario concesso da
    pubbliche autorità e di vantaggio conferito alle imprese da tale contributo.
2.  Nozione di sovvenzione passibile di misure compensative (Articolo 3)
    Le condizioni per l'applicabilità (o non applicabilità, secondo il caso) di misure
    compensative ricalcano anch'esse quelle dell'Accordo sulle sovvenzioni relative
    alla specificità delle sovvenzioni e all'elenco verde, nonché la cosiddetta "scatola
    verde" contenuta nell'Accordo sull'agricoltura.
3.  Calcolo deirimporto di una sovvenzione passibile di misure compensative
    (Articolo 4)
    Le disposizioni sul calcolo dell'importo di una sovvenzione passibile di misure
    compensative sono basate sul principio del "vantaggio conferito al beneficiario".
    Questa impostazione, ora consentita dall'articolo 14 dell'Accordo sulle
    sovvenzioni, conferisce alla Comunità maggiori possibilità di ricorrere a misure
    compensative rispetto al criterio del "costo per il governo". Il criterio del
     "vantaggio conferito al beneficiario" è maggiormente conforme al metodo
    applicato nella Comunità nel caso degli aiuti di Stato.
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4. Pregiudizio e industria comunitaria (Articoli 5 e 6)
   Le disposizioni in materia seguono da vicino quelle dell'Accordo sulle
   sovvenzioni.
5. Avvio del procedimento (Articolo 7)
   Oltre ai criteri fondamentali per l'avvio di procedimenti antisovvenzioni, i
   paragrafi da 5 a 7 stabiliscono anche le condizioni alle quali possono essere
   aperte inchieste in relazione a tipi di sovvenzioni non passibili di misure
   compensative onde determinare se sussistano i requisiti per la non applicabilità
   di tali misure.
6. Chiusura dell'inchiesta (Articolo 8)
   L'Accordo sulle sovvenzioni stabilisce che le inchieste devono di norma
   concludersi entro 12 mesi, contro i 13 mesi previsti per le inchieste comunitarie
   nel 1995.
   Si propone di incorporare le disposizioni dell'Accordo nel regolamento in esame
   (articolo 8, paragrafo 9), anche se i dazi provvisori dovrebbero ancora essere
   applicati entro 9 mesi dall'inizio del procedimento (articolo 9, paragrafo 1).
7. Impegni (Articolo 10)
a) Nelle inchieste antisowenzione possono essere accettati impegni offerti da
   governi 6 esportatori.
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 b) Nel corso degli anni sono continuamente sorti problemi sul da farsi in caso di
    violazione o ritiro degli impegni da parte degli esportatori. In tali circostanze, si
    ritiene che la Comunità dovrebbe avere la facoltà di imporre dazi definitivi in
    base alle conclusioni dell'inchiesta preliminare, per evitare che un esportatore che
    viola gli impegni assunti possa acquisire una posizione più vantaggiosa dei suoi
    concorrenti che applicano lealmente gli impegni. Inoltre, condurre una nuova
    inchiesta basata su nuovi fatti è un'operazione di lunga durata da intraprendere
    soltanto qualora le circostanze lo giustifichino. La violazione non sembra
    costituire una di tali circostanze.
    Le nuove disposizioni enunciate nell'articolo 10, paragrafi 9 e 10 del progetto di
    regolamento consentirebbero l'imposizione di dazi definitivi in caso di provata
    violazione o ritiro, fermi restando ovviamente i diritti dell'esportatore, che
    avrebbe la facoltà di chiedere un riesame in caso di mutamento delle circostanze
    a livello di sovvenzioni o di pregiudizio. Inoltre il cambiamento di misura non
    darebbe luogo ad una nuova scadenza quinquennale. Nel caso di semplice
    sospetto di violazione, il rimedio consisterebbe in un dazio provvisoria applicato
    durante lo svolgimento dell ' inchiesta.
8.  Volumi di importazioni sovvenzionate trascurabili e sovvenzioni minime
    (Articolo 11)
a)  Il regolamento in esame recepisce i volumi d'importazione trascurabili per i paesi
    in via di sviluppo di cui all'Accordo sulle sovvenzioni. Esso inoltre riprende la
    disposizione dell'Accordo secondo la quale l'importo di una sovvenzione è
    considerato minimo se inferiore all'I % ad valorem.
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 b) Si propone di non definire i paesi in via di sviluppo ai fini del presente
    regolamento.
9.  Riesame e restituzione (Articolo 13)
a)  Le disposizioni in materia di riesame e restituzione sono generalmente
    corrispondenti a quelle del regolamento antidumping, con una sola eccezione.
b)  Per quanto riguarda l'esame accelerato per i nuovi esportatori (sezione C),
    l'Accordo sulle sovvenzioni è molto meno esplicito dell'Accordo antidumping
    sulla questione dei nuovi esportatori. L'articolo 19, paragrafo 3 stabilisce soltanto
    quanto segue:
     "Un esportatore le cui esportazioni siano soggette ad un dazio compensativo
    definitivo, ma che non sia stato effettivamente sottoposto ad inchiesta per motivi
    diversi da un rifiuto a collaborare, avrà diritto ad un rapido esame affinché le
    autorità inquirenti stabiliscano prontamente un'aliquota individuale per il dazio
    compensativo da applicare a tale esportatore".
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    Non vi sono disposizioni equivalenti alle disposizioni antidumping secondo le
    quali l'esportatore non deve aver effettuato esportazioni verso la Comunità
    durante il periodo dell'inchiesta e non deve essere collegato ad altri esportatori;
    né è stabilito che i dazi non debbano essere riscossi durante il periodo di riesame.
    Si propone pertanto di mantenere un testo basato sull'Accordo sulle sovvenzioni.
10. Elusione (Articolo 14)
    Nell'Accordo sulle sovvenzioni non sono menzionate misure antielusione.
    L'opportunità di misure contro l'elusione dei dazi compensativi deve essere
    valutata in base a determinate condizioni. Si consideri inoltre che l'elusione dei
    dazi compensativi, conseguenti ad un sovvenzione concessa da un governo, da
    parte degli esportatori costituisce una situazione particolare, che va analizzata nel
    suo contesto specifico.
    Pertanto, le disposizioni antielusione del regolamento in esame sottolineano la
    possibilità di prendere misure per impedire l'elusione dei dazi compensativi
    mediante pratiche, in particolare l'assemblaggio in paesi terzi o nella Comunità,
    per le quali non sussistono motivi o giustificazioni economiche sufficienti tranne
    l'imposizione del dazio. Se gli effetti correttivi dei dazi sono compromessi,
    possono essere prese misure, purché il prodotto simile e/o i pezzi importati
    ancora beneficino di una sovvenzione passibile di misure compensative.
    Le suddette disposizioni forniscono una solida salvaguardia contro l'elusione dei
    dazi compensativi e consentono alla Comunità di assicurare che le misure
    rimangano efficaci.
    La parte procedurale dell'articolo corrisponde al regolamento antidumping.
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 11. Campionatura (Articolo 18)
     L'Accordo sulle sovvenzioni non contiene disposizioni specifiche in materia di
     campionatura. Tuttavia è opportuno stabilire norme per la campionatura nei casi
     di dazio compensativo, poiché gli stessi problemi che sorgono nelle inchieste
     antidumping in presenza di un numero di esportatori e di importatori significativo
     possono sorgere anche nei procedimenti antisovvenzione. Si propone pertanto di
     trasporre le disposizioni del regolamento antidumping in materia di campionatura
     nel regolamento antisovvenzioni.
12.  Mancata collaborazione (Articolo 19)
     L'articolo 12, paràgrafo 7 dell'Accordo sulle sovvenzioni contiene soltanto il
     seguente breve riferimento alla questione:
     "Ove un membro interessato o una parte interessatarifiutio comunque non dia
     accesso alle necessarie informazioni entro un termine ragionevole, ovvero
     impedisca le indagini, le decisioni, in via preliminare e definitiva, di natura
     positiva o negativa, possono essere prese sulla base dei fatti disponibili".
     La stessa disposizione esiste nell'Accordo antidumping, ma è integrata
     dall'allegato II del medesimo Accordo, allegato che non figura nell'Accordo sulle
     sovvenzioni.
     Per quanto riguarda il regolamento antisovvenzioni, si propone di riprendere le
     disposizioni del regolamento antidumping in materia di non cooperazione, dato
     che esse non sono in conflitto con quelle dell'Accordo sulle sovvenzioni, ma
     semplicemente le ampliano e sono intese ad accrescere la trasparenza e la
     prevedibilità delle azioni comunitarie a questo proposito.
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 13. Informazioni riservate (Articolo 20)
     Le disposizioni in materia di dati di carattere riservato sono basate su quelle
     dell'Accordo sulle sovvenzioni, che sono lievemente diverse dalle disposizioni
     dell'Accordo antidumping a causa del coinvolgimento diretto dei governi nei
     procedimenti antisovvenzione e quindi della presenza, nella documentazione di
     un'inchiesta, di informazioni riservate attinenti sia allo Stato sia alle imprese. Tra
     l'altro, sarà specificato che ì particolari di tutte le consultazioni bilaterali con i
     governi tenute nel quadro dell'Accordo sulle sovvenzioni sono riservati.
14.  Imposizione simultanea di dazi antidumping e compensativi (Articolo 15,
     paragrafo 1)
     Le disposizioni fondamentali dell'articolo VI, paragrafo 5 del GATT sono incluse
     nel regolamento antisovvenzioni.
15.  Rapporto tra dazi compensativi e rimedi multilaterali (Articolo 23)
     È stata inserita una disposizione intesa a consentire la revoca dei dazi
     compensativi nei casi in cui sia stata applicata una procedura multilaterale
     (gruppo speciale) e in seguito a questa siano state prese misure diverse dai dazi
     compensativi (le inchieste antisovvenzione e i gruppi speciali del GATT possono
     procedere parallelamente, ma soltanto un tipo di rimedio è consentito a norma
     dell'Accordo sulle sovvenzioni).
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  16. Altri aspetti
      Si noti che le disposizioni in materia di sospensione delle misure e sospensione
      della valutazione in dogana (articolo 15) e di interesse della Comunità (articolo
      22) corrispondono alle disposizioni antidumping, come la maggior parte delle
      norme procedurali del regolamento in esame non specificamente menzionate nella
      presente sezione.
C.    CONCLUSIONI
      Aifinidell'attuazione dell'Accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative
      1994 concluso al termine dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay
      Round e in considerazione dei punti di cui sopra alla sezione B, la Commissione
      sottopone al Consiglio
-     un progetto di regolamento inteso a sostituire la normativa comunitaria di base
      in materia di dazi compensativi.
                                          10
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                                                                                     94/0231 (ACC)
                                        PROPOSTA DI
                  REGOLAMENTO (CE) N               /94 DEL CONSIGLIO
           relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni
               provenienti da paesi non membri della Comunità europea
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
visti i regolamenti relativi all'organizzazione comune dei mercati agricoli ed i
regolamenti adottati ai sensi dell'articolo 235 del trattato applicabili alle merci risultanti
dalla trasformazione di prodotti agricoli, in particolare le disposizioni di tali regolamenti
che permettono di derogare al principio generale della sostituzione di tutte le misure di
protezione alle frontiere con le sole misure istituite da detti regolamenti,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che, con il regolamento (CEE) n. 2423/882, modificato dal regolamento
(CE) n. 521/943 e dal regolamento (CE) n. 522Z944, il Consiglio ha adottato norme
comuni relative alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni
da parte di paesi non membri della Comunità economica europea;
2
         GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 14.
3
         GU n. L 66 del 16.3.1994, pag. 7.
4
         GU n. L 66 del 16.3.1994, pag. 10.
 ---pagebreak---                                                                                             Jj£
considerando che dette norme sono state adottate in conformità degli obblighi
internazionali esistenti, in particolare quelli derivanti dall'articolo VI dell'Accordo
generale sulle tariffe doganali e sul commercio (in appresso denominato "GATT"),
dall'Accordo relativo all'applicazione dell'articolo VI del GATT ("codice antidumping
del 1979") e dall'Accordo sull'interpretazione e l'applicazione degli articoli VI, XVI e
XXIII del GATT ("codice delle sovvenzioni e delle misure di compensazione del 1979");
considerando che la conclusione dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay
Round ha portato all'istituzione dell'Organizzazione mondiale del commercio (in
appresso denominata "OMC");
considerando che l'Allegato 1A dell'Accordo che istituisce l'OMC ("Accordo OMC")
comprende, tra l'altro, l'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio ("il
GATT 1994"), un Accordo sull'agricoltura ("Accordo sull'agricoltura"), un nuovo
Accordo sull'applicazione dell'articolo VI del GATT 1994 ("Accordo antidumping") e
un nuovo Accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative ("Accordo sulle
sovvenzioni");
considerando che, per rendere più trasparente ed efficace l'applicazione da parte della
Comunità delle norme stabilite rispettivamente dall'Accordo antidumping e dall'Accordo
sulle sovvenzioni, si ritiene necessario adottare due regolamenti distinti che specifichino
in marnera sufficientemente dettagliata le condizioni per l'applicazione di ciascuno di
questi strumenti di difesa commerciale;
considerando che è pertanto opportuno modificare le norme comunitarie che disciplinano
l'applicazione delle misure compensative alla luce delle nuove norme multilaterali, tra
l'altro per quanto riguarda le procedure di apertura dei procedimenti e di svolgimento
delle successive inchieste, ivi compresi l'accertamento e la considerazione delle
circostanze, l'applicazione di misure provvisorie, l'imposizione e la riscossione di dazi
compensativi, la definizione della durata e ilriesamedelle misure compensative, nonché
la divulgazione delle informazioni relative alle inchieste sulle sovvenzioni;
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 considerando che, date le consistenti modifiche che comportano i nuovi accordi e per
 garantire un'applicazione adeguata e trasparente delle nuove norme, è opportuno
 trasporre nella misura del possibile la formulazione dei nuovi accordi nel diritto
%
   comunitario;
 considerando che appare inoltre opportuno illustrare, in maniera sufficientemente
 dettagliata, quando si considera che esista una sovvenzione, in base a quali principi essa
 può essere oggetto di misure compensative (in particolare se la sovvenzione è stata
 concessa in modo specifico), e in base a quali criteri vada calcolato l'ammontare della
 sovvenzione passibili di misure compensative;
 considerando che per determinare l'esistenza di una sovvenzione è chiaramente
 necessario dimostrare che c'è stato un contributo finanziario da parte di un governo o di
 una pubblica autorità sul territorio di un paese, o che c'è stata una forma di sostegno dei
 redditi o dei prezzi ai sensi dell'articolo XVI del GATT 1994, e che in tal modo è stata
 favorita l'impresa beneficiaria;
 considerando che è necessario illustrare in maniera sufficientemente dettagliata le
 sovvenzioni che non possono essere oggetto di misure compensative e le procedure da
 seguire qualora nel corso di un'inchiesta si constati che un'impresa oggetto di inchiesta
 ha ricevuto sovvenzioni non passibili di misure compensative;
 considerando che l'Accordo sulle sovvenzioni sancisce che l'applicabilità delle
 disposizioni relative alle sovvenzioni non passibili di misure compensative scade cinque
 anni dopo la data di entrata in vigore dell'Accordo OMC, a meno che non sia prorogata
 per reciproca intesa tra i Membri dell'OMC, e che pertanto può rendersi necessario
 modificare di conseguenza il presente regolamento, qualora la validità delle suddette
 disposizioni non venga in tal modo prorogata;
 considerando che le misure figuranti all'Allegato 2 dell'Accordo sull'agricoltura non sono
 passibili di misure compensative, nei limiti specificati in detto Accordo;
 ---pagebreak---                                                                                               M
considerando che è consigliabile fissare orientamenti chiari e particolareggiati sui fattori
che sono pertinenti per determinare se le importazioni oggetto di sovvenzioni abbiano
causato un pregiudizio notevole oppure minaccino di provocare pregiudizio; considerando
che, per dimostrare che il volume e i prezzi delle importazioni in questione sono
responsabili del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, occorre tener conto
dell'effetto di altri fattori e in particolare delle condizioni di mercato nella Comunità;
considerando che è opportuno definire il termine "industria comunitaria" e stabilire che
le parti collegate agli esportatori possono essere escluse da tale industria, definendo il
termine "parti collegate"; considerando inoltre che occorre fissare disposizioni in materia
di dazi compensativi da adottare nell'interesse dei produttori di una regione della
Comunità e fissare gli orientamenti relativi alla definizione di regione;
considerando che è necessario stabilire chi abbia diritto a presentare una richiesta di
dazio compensativo, precisando in quale misura essa debba essere sostenuta dall'industria
comunitaria e le informazioni in materia di sovvenzioni passibili di misure compensative,
pregiudizio e nesso di causalità che tale richiesta deve contenere; considerando che
conviene inoltre specificare le procedure relative al rifiuto delle richieste oppure
all'apertura dei procedimenti;
considerando che è necessario stabilire le modalità con le quali alle parti interessate viene
data notifica delle informazioni richieste dalle autorità, nonché vengono accordate ampie
possibilità di presentare tutti gli elementi di prova pertinenti e di difendere i loro
interessi; considerando che è inoltre opportuno fissare chiaramente le norme e le
procedure da seguire durante l'inchiesta, precisando che le parti interessate devono
manifestarsi, presentare le loro osservazioni e comunicare le informazioni pertinenti entro
limiti di tempo ben precisi, affinché le osservazioni e i dati comunicati possano essere
presi in considerazione; considerando che è inoltre opportuno fissare le condizioni alle
quali le parti interessate possono avere accesso alle informazioni comunicate dalle altre
parti interessate e presentare le loro osservazioni in merito; considerando che gli Stati
membri e la Commissione dovrebbero collaborare per quanto riguarda la raccolta di
informazioni;
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considerando che è necessario stabilire le condizioni alle quali possono essere istituiti
dazi provvisori, precisando che tali dazi devono essere ' istituiti in un arco di tempo
compreso tra sessanta giorni e nove mesi a decorrere dall'inizio dell'inchiesta;
considerando che in tutti i casi tali dazi possono essere istituiti dalla Commissione solo
per un periodo di quattro mesi;
considerando che occorre stabilire procedure relative all'accettazione di impegni tali da
eliminare o compensare le sovvenzioni passibili di misure compensative e il pregiudizio
in alternativa all'istituzione di dazi provvisori o definitivi; considerando che è inoltre
opportuno precisare le conseguenze della violazione o del ritiro di impegni e stabilire che
possono essere istituiti dazi provvisori in casi di sospetta inosservanza degli impegni
oppure qualora sia necessario effettuare un'inchiesta supplementare per completare le
risultanze; considerando che, ai fini dell'accettazione degli impegni, occorre considerare
se gli impegni proposti e la loro applicazione non rischino di provocare un
comportamento anticoncorrenziale;
considerando che, in conformità delle disposizioni dell'Accordo sulle sovvenzioni, è
necessario stabilire che i casi devono essere chiusi, con o senza l'istituzione di misure,
normalmente entro dodici mesi e comunque non oltre diciotto mesi a decorrere dall'inizio
dell'inchiesta; considerando che, qualora debbano essere istituite misure, è necessario
stabilire le modalità di chiusura dell'inchiesta e precisare che le misure devono essere
inferiori all'importo delle sovvenzioni passibili di misure compensative qualora tale
importo inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio, nonché specificare il metodo
di calcolo del livello delle misure in caso di ricorso a tecniche di campionamento;
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considerando che è necessario prendere le misure opportune per la riscossione retroattiva
dei dazi provvisori e precisare le circostanze che possono giustificare l'applicazione
retroattiva dei dazi per evitare che sia pregiudicata l'efficacia delle misure definitive da
applicare; considerando che è inoltre necessario stabilire che i dazi possono essere
applicati con effetto retroattivo in casi di violazione o di ritiro di impegni;
considerando che è necessario stabilire che le misure scadono dopo cinque anni, a meno
che in base a un'inchiesta retrospettiva risulti che esse devono essere mantenute in
vigore; considerando che è inoltre necessario stabilire che, qualora si sia dimostrato con
elementi di prova sufficienti che la situazione si è modificata, si devono svolgere riesami
o inchieste a titolo provvisorio per determinare se occorra restituire dazi compensativi;
considerando che, sebbene l'Accordo sulle sovvenzioni non contenga disposizioni relative
all'elusione delle misure compensative, esiste la possibilità di una simile elusione, in
termini analoghi, benché non identici, all'elusione delle misure antidumping;
considerando che risulta pertanto opportuno introdurre nel presente regolamento una
disposizione anti-elusione;
considerando che conviene autorizzare la sospensione delle misure compensative qualora
si riscontri una modifica provvisoria delle condizioni di mercato che renda
temporaneamente inopportuna l'imposizione di tali misure;
considerando che è necessario stabilire che le importazioni sottoposte ad inchiesta
possono essere soggette alla registrazione all'atto dell'importazione, per consentire la
successiva adozione di misure nei confronti di tali importazioni;
considerando che, ai fini di una corretta applicazione delle misure, è necessario che gli
Stati membri controllino gli scambi relativi alle importazioni dei prodotti sottoposti alle
inchieste e soggetti alle misure e che informino la Commissione dei risultati del controllo
e degli importi dei dazi riscossi a norma del presente regolamento;
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considerando che è necessario stabilire che il comitato consultivo dev'essere regolarmente
sentito in determinate fasi dell'inchiesta; considerando che il comitato dev'essere
costituito da rappresentanti degli Stati membri ed essere presieduto da un rappresentante
della Commissione ;
considerando che conviene stabilire che devono essere svolte visite di controllo per
verificare le informazioni presentate in materia di sovvenzioni che possono essere
assoggettate a misure compensative e di pregiudizio, precisando tuttavia che tali visite
sono effettuate unicamente se sono state^ ricevute risposte adeguate ai questionari;
considerando che è necessario stabilire che, nei casi in cui il numero di parti o di
transazioni è elevato, si ricorre a tecniche di campionamento per poter concludere
l'inchiesta entro i termini fissati;
considerando che è necessario stabilire che nei confronti delle parti che non collaborano
in misura soddisfacente si possono usare per i riscontri altre informazioni che possono
implicare un trattamento meno favorevole di quello che le parti avrebbero ricevuto se
avessero collaborato;
considerando che si devono prendere misure per il trattamento delle informazioni
riservate per evitare di divulgare segreti aziendali o di Stato;
considerando che è necessario prendere provvedimenti per la corretta comunicazione alle
parti interessate che hanno i requisiti richiesti dei fatti e delle considerazioni principali,
specificando che la comunicazione deve avvenire, nel rispetto del processo decisionale
della Commissione, in tempo utile affinché le parti possano difendere i loro interessi;
considerando che appare opportuno stabilire un sistema amministrativo nell'ambito del
quale possano essere presentate argomentazioni sull'interesse della Comunità, ivi
compresi gli interessi dei consumatori, ad adottare le misure e fissare i termini per la
presentazione di tali informazioni, precisando inoltre i diritti all'informazione delle parti
interessate;
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considerando che è assolutamente necessario collegare l'applicazione dei limiti di tempo
per la presentazione di richieste, l'apertura di procedimenti e l'istituzione di dazi
provvisori alla creazione delle necessarie strutture amministrative all'interno dei servizi
della Commissione; considerando che il Consiglio deve pertanto precisare, con una
decisione da adottare a maggioranza qualificata entro il 1° aprile 1995, a decorrere da
quale data si applicano detti limiti di tempo;
considerando che, per l'applicazione delle norme dell'Accordo sulle sovvenzioni, è
essenziale, al fine di mantenere l'equilibrio tra diritti e obblighi che tale Accordo
intendeva creare, che la Comunità tenga conto della loro interpretazione da parte dei suoi
principali partner commerciali quale risulta dalla legislazione o dalla prassi in vigore,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
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                                          Articolo 1
                                           Principi
1. Il presente regolamento stabilisce disposizioni per la difesa dalle importazioni
oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea. Un
dazio compensativo può essere imposto al fine di compensare una sovvenzione concessa,
direttamente o indirettamente, per la fabbricazione, per la produzione, l'esportazione o
il trasporto di qualsiasi prodotto la cui immissione in libera pratica nella Comunità causi
un pregiudizio.
2. Ai fini del presente regolamento, un prodotto si considera sovvenzionato se
beneficia di una sovvenzione passibile di misure compensative ai sensi della definizione
degli articoli 2 e 3 del presente regolamento.
3. Detta sovvenzione può essere concessa dal governo del paese d'origine del prodotto
importato o dal governo di un paese intermedio a partire dal quale il prodotto è esportato
nella Comunità, denominato ai fini del presente regolamento "paese di esportazione".
4. Fatto salvo quanto sopra, qualora i prodotti non siano importati direttamente dal
paese d'origine, ma vengano esportati verso la Comunità da un paese intermedio, le
disposizioni del presente regolamento sono pienamente applicabili e la transazione o le
transazioni si considerano avvenute, se del caso, tra il paese d'origine e la Comunità.
5. Ai fini del presente regolamento, per "prodotto simile" si intende un prodotto
identico, cioè in tutto e per tutto simile al prodotto considerato o, in mancanza di tale
prodotto, un altro prodotto che, pur non essendo in tutto e per tutto simile, presenti
caratteristiche analoghe a quelle del prodotto considerato.
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                                         Articolo 2
                                Definizione di sovvenzione
S'intende sussistere una sovvenzione qualora:
1.    a) un governo o un organismo pubblico nel territorio del paese d'origine o di
          esportazione (in appresso denominato "governo") accordi un contributo
          finanziario, ossia nei casi in cui:
          i)   una prassi governativa implichi un trasferimento diretto di fondi (ad
               esempio sussidi, prestiti, iniezioni di capitale) o potenziali trasferimenti
               diretti di fondi o obbligazioni (ad esempio garanzie su prestiti);
          ii)  un governo rinunci o non proceda alla riscossione di entrate altrimenti
               dovute (ad esempio con incentivi fiscali quali i crediti d'imposta); in
               questo contesto, non si considerano sovvenzioni l'esenzione di un
               prodotto esportato dai dazi o dalle imposte che gravano su un prodotto
               simile se destinato al consumo interno, ovvero l'esonero da tali dazi o
               imposte per importi non superiori a quelli maturati, a condizione che detta
               esenzione sia concessa in conformità delle disposizioni degli allegati I-III
               del presente regolamento;
          iii) un governo fornisca merci o servizi diversi dalle infrastrutture generali
               ovvero proceda all'acquisto di merci;
          iv) un governo
                      effettui versamenti a un meccanismo difinanziamento,o
                      incarichi o dia ordine a un organismo privato di svolgere una o più
                      delle funzioni illustrate ai punti da i) a iii) che precedono, che di
                      norma spetterebbero al governo, e
                                              10
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             la prassi seguita non differisca per nessun aspetto concreto dalle prassi
             normalmente adottate dai governi;
   b) venga posta in essere una qualsivoglia forma di sostegno al reddito o ai prezzi
       ai sensi dell'articolo XVI del GATT 1994;                  " •
2. venga in tal modo conferito un vantaggio.
                                           11
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                                        Articolo 3
           Casi in cui le sovvenzioni sono passibili di misure compensative
                                      A. PRINCIPIO
1. Le sovvenzioni, quali definite all'articolo 2, sono passibili di misure compensative
soltanto nei casi in cui siano specifiche, ai sensi della definizione dei paragrafi 2-4.
                                    B. SPECIFICITÀ
2 Al fine di determinare se una sovvenzione, quale definita all'articolo 2, sia specifica
per un'impresa o industria, ovvero per un gruppo di imprese o industrie, (in appresso
denominate "determinate imprese") nell'ambito della giurisdizione dell'autorità
concedente si applicano i seguenti principi:
     a) ove l'autorità concedente, ovvero la legislazione ai sensi della quale la stessa
          opera, limiti esplicitamente a determinate imprese l'accesso a una sovvenzione,
          tale sovvenzione s'intende specifica.
     b) Ove l'autorità concedente, ovvero la legislazione ai sensi della quale la stessa
          opera, stabilisca criteri o condizioni oggettivi che disciplinano l'idoneità a
          ricevere una sovvenzione e l'ammontare della stessa, non sussiste il requisito
          della specificità, purché l'idoneità sia automatica e tali criteri e condizioni
          sianorigorosamenteosservati.
          Ai fini del presente articolo, per "criteri o condizioni oggettivi" s'intendono
          criteri o condizioni neutri, che non favoriscano determinate imprese rispetto
          ad altre, e che siano di natura economica e di applicazione orizzontale, quali
          il numero di dipendenti o la dimensione dell'impresa.
                                             12
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          I criteri o le condizioni devono essere esposti chiaramente in leggi, regolamenti
          o altri documenti ufficiali, in modo da essere suscettibili di verifica.
     e) Ove, nonostante l'apparente constatazione di non specificità risultante
          dall'applicazione dei principi di cui ai commi a) e b), vi sia motivo di ritenere
          che si tratti in realtà di una sovvenzione specifica, si possono prendere in
          considerazione altri fattori, quali l'utilizzo di un programma di sovvenzioni da
          parte di un numero limitato di imprese, l'uso predominante da parte di
          determinate imprese, la concessione di sovvenzioni sproporzionatamente
          elevate a determinate imprese, e il modo in cui l'autorità concedente ha
          esercitato il proprio potere discrezionale nella decisione di concedere una
          sovvenzione. A questo proposito, in particolare, si prendono in considerazione
          informazioni sulla frequenza con la quale vengono rifiutate o approvate
          richieste di sovvenzione e i motivi di tali decisioni.
          Nell'applicazione del presente comma, si tiene presente il grado di
          diversificazione delle attività economiche nella giurisdizione dell'autorità
          concedente, nonché da quanto tempo è in atto il programma di sovvenzione.
3. S'intende specifica una sovvenzione limitata a determinate imprese ubicate in una
determinata area geografica nell'ambito della giurisdizione dell'autorità concedente. Resta
inteso che la definizione o la modifica di aliquote d'imposta di applicazione generale,
introdotta da qualsiasi livello governativo che abbia titolo a farlo, non si ritiene una
sovvenzione specifica ai fini del presente regolamento.
4. Indipendentemente dalle disposizioni dei precedenti paragrafi 2 e 3, si considerano
specifiche le seguenti sovvenzioni:
      a) sovvenzioni condizionate, di diritto o di fatto, singolarmente o nel quadro di
          altre condizioni, all'andamento delle esportazioni, ivi comprese quelle illustrate
          nell'allegato I del presente regolamento.
                                              13
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          Le sovvenzioni si considerano condizionate di fatto all'andamento delle
          esportazioni qualora i fatti dimostrino che la concessione di una sovvenzione,
          che non sia legalmente condizionata all'andamento delle esportazioni, sia
          vincolata di fatto alle esportazioni o ai proventi derivanti dalle esportazioni,
          effettivi o previsti. Una sovvenzione non si considera una sovvenzione
          all'esportazione nel senso della presente disposizione per il semplice fatto di
          essere accordata a imprese esportatrici.
     b) Sovvenzioni condizionate, singolarmente o nel quadro di altre condizioni,
          all'uso preferenziale di merci nazionali rispetto a prodotti importati.
5. La determinazione della specificità ai sensi delle disposizioni del presente articolo
dev'essere chiaramente suffragata da elementi di prova diretti.
                   C. SOVVENZIONI CHE NON SONO PASSIBILI
                            DI MISURE COMPENSATIVE
6.   Non sono passibili di misure compensative le seguenti sovvenzioni:
     a)   le sovvenzioni che non sono specifiche ai sensi dei paragrafi 2 o 3 del presente
          articolo;
     b) le sovvenzioni che, pur essendo specifiche ai sensi dei paragrafi 2 o 3 del
          presente articolo, soddisfano le condizioni previste ai paragrafi 7, 8 o 9 che
          seguono;
     e) gli elementi di sovvenzione che possono esistere in una delle misure indicate
          nell'Allegato IV del presente regolamento.
                                             14
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7. Le sovvenzioni per attività di ricerca svolte da imprese o da istituti di istruzione
superiore o di ricerca sulla base di contratti stipulati con imprese non sono passibili di
misure compensative a condizione che le sovvenzioni non rappresentino più del 75 % dei
costi di ricerca industriale, ovvero del 50% dei costi dell'attività di sviluppo
precompetitiva, e a condizione che tali sovvenzioni siano limitate esclusivamente a
quanto segue:
     i)   costo del personale (ricercatori, tecnici e altro personale di supporto, impiegato
          esclusivamente nell'attività di ricerca);
     ii) costo di strumenti, attrezzature, terreni ed edifici utilizzati in forma esclusiva
          e permanente (salvo quando alienati su base commerciale) per l'attività di
          ricerca;
     iii) costi di consulenza e servizi equivalenti utilizzati esclusivamente per l'attività
          di ricerca, ivi compresa l'acquisizione di dati di ricerche, conoscenze tecniche,
          brevetti, ecc.;
     iv) spese generali aggiuntive sostenute in conseguenza diretta dell'attività di
          ricerca;
     v) altri costi di gestione (ad esempio per materiali, forniture e simili) sostenuti in
          conseguenza diretta dell'attività di ricerca.
     Ai firn del presente paragrafo:
          a)    I livelli consentiti di sovvenzioni non passibili di misure compensative di
                cui al presente paragrafo sono definiti con riferimento ai costi totali
                riconosciuti, sostenuti nell'arco della durata di un singolo progetto.
                Nel caso di programmi che comprendano sia la ricerca industriale, sia
                Fattività di sviluppo precompetitiva, il livello consentito di sovvenzioni
                non passibili di misure compensative non deve superare la media semplice
                dei livelli consentiti di sovvenzioni non passibili di misure compensative
                applicabili a queste due categorie, calcolata sulla base dì tutti i costi
              * riconosciuti indicati alle voci da i) a v) del presente paragrafo.
                                              15
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          b)    Con il termine "ricerca industriale" s'intende una ricerca pianificata o
                un'indagine critica volta a scoprire nuove conoscenze da utilizzare per lo
                sviluppo di nuovi prodotti, processi o servizi, o per introdurre
                miglioramenti significativi in prodotti, processi o servizi già esistenti.
          e)    Con l'espressione "attività di sviluppo precompetitiva" s'intende la
                trasposizione dei risultati della ricerca industriale in un piano o un
                programma tecnico dettagliato o nella progettazione di prodotti, processi
                o servizi nuovi, modificati o migliorati, destinati alla vendita o
                all'utilizzo, ivi compresa la creazione di un prototipo non idoneo all'uso
                commerciale. Tale espressione può inoltre comprendere la formulazione
                teorica e la progettazione di prodotti, processi o servizi alternativi,
                nonché progetti pilota e dimostrazioni iniziali, purché i medesimi progetti
                non possano essere convertiti o utilizzati per applicazioni industriali o
                sfruttamento commerciale. L'espressione non si riferisce a modifiche
                periodiche o di routine introdotte in prodotti, linee di produzione,
                processi di fabbricazione e servizi già esistenti e in altre operazioni
                correnti, anche se tali modifiche possono rappresentare dei miglioramenti.
                Le disposizioni del presente paragrafo non si applicano agli aeromobili
                civili, definiti ai sensi dell'Accordo relativo agli scambi di aeromobili
                civili del 1979, come modificato, o in eventuali accordi successivi che
                modifichino o sostituiscano detto accordo.
8. Le sovvenzioni a favore di regioni svantaggiate nel territorio del paese di origine
e/o di esportazione, concesse nell'ambito di un piano generale di sviluppo regionale, che
avrebbero carattere di non specificità se si applicassero i criteri di cui ai paragrafi 2 e
3 a ciascuna regione potenziale beneficiaria interessata, non sono passibili di misure
compensative a condizione che:
     i)   ciascuna regione svantaggiata sia un'area geografica continua chiaramente
          delimitata con un'identità amministrativa ed economica ben definibile;
                                               16
 ---pagebreak---                                                                                               ììì
     ii)  la regione sia considerata svantaggiata sulla base di criteri neutri e oggettivi,
          dai quali risulta evidente che le difficoltà dell'area non derivano da circostanze
          temporanee; i criteri devono essere enunciati chiaramente in leggi, regolamenti
          o altri documenti ufficiali, in modo da poter essere verificati;
     iii) i criteri includano una valutazione dello sviluppo economico, basata almeno su
          uno dei seguenti fattori:
          -      reddito pro capite, o reddito delle famiglie pro capite, o PIL pro capite,
                 che non dev'essere superiore ali'85% della media del territorio del paese
                 d'origine o di esportazione interessato;
                 tasso di disoccupazione, che dev'essere pari almeno al 110% della media
                 del territorio del paese d'origine o del paese d'esportazione interessato;
     la valutazione deve riguardare un periodo di tre anni e può comunque essere
     composita ed includere altri fattori.
Ai fini del presente paragrafo:
     a)   Con l'espressione "piano generale di sviluppo regionale" s'intende che i
          programmi regionali di sovvenzione rientrano in una politica di sviluppo
          regionale organica e di applicazione generale e che le sovvenzioni per "lo
           sviluppo regionale non vengono concesse in aree geografiche isolate che non
          hanno alcuna influenza, o nessuna influenza sensibile, sullo sviluppo della
          regione.
     b)    Con l'espressione "criteri neutri e oggettivi" s'intendono criteri che non
           favoriscono determinate regioni ài di là di quanto sia opportuno per eliminare
           o ridurre le disparità regionali nel quadro della politica di sviluppo regionale.
           A questo proposito, i programmi di sovvenzione regionali prevedono dei tetti
           all'ammontare delle sovvenzioni che possono essere concesse a ciascun
          progetto sovvenzionato. I tetti devono essere differenziati in base ai diversi
           livelli di sviluppo delle regioni assistite e devono essere espressi in termini di
           costi di investimento o costo della creazione di posti di lavoro. Nell'ambito di
           tali tetti, la ripartizione delle sovvenzioni dev'essere sufficientemente ampia ed
           equa, in modo da evitare l'uso predominante di una sovvenzione da parte di
           determinate imprese, o la concessione di importi sproporzionatamente elevati
           a favore di determinate imprese. Il presente comma si applica alla luce dei
           criteri di cui ai paragrafi 2 e 3 del presente articolo.
                                                 17
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9. Le sovvenzioni volte a promuovere l'adeguamento degli impianti esistenti ai nuovi
obblighi in materia ambientale imposti da leggi e/o regolamenti che comportano maggiori
vincoli e oneri finanziari per le imprese non sono passibili di misure compensative a
condizione che la sovvenzione:
          i)   sia una misura una tantum e non ricorrente; e
          ii)  sia limitata al 20% del costo dell'adattamento; e
          iii) non copra il costo di sostituzione e di gestione dell'investimento
               sovvenzionato, che dev'essere totalmente a carico delle imprese; e
          iv) sia direttamente collegata e proporzionata alla riduzione delle nocività e
               dell'inquinamento pianificata dall'impresa, e non si riferisca a eventuali
               risparmi ottenibili nei costi di produzione; e
          v)   sia disponibile per tutte le imprese che possono adottare le nuove
               attrezzature e/o i nuovi processi di produzione.
Ai fini del presente paragrafo, con l'espressione "impianti esistenti" s'intendono gli
impianti già operativi da almeno due anni al momento dell'imposizione dei nuovi
obblighi in materia ambientale.
                                             18
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                                          Articolo 4
                    Calcolo dell'importo della sovvenzione passibile
                                  di misure compensative
                                       A. PRINCIPIO
1. Ai fini del presente regolamento, l'importo delle sovvenzioni passibili di misure
compensative si calcola nei termini del vantaggio conferito al beneficiario constatato nel
corso del periodo oggetto dell'inchiesta sulle sovvenzioni. Di norma, tale periodo è
l'ultimo esercizio di bilancio del beneficiario, ma può essere qualsiasi altro periodo della
durata di almeno sei mesi precedente all'apertura dell'inchiesta per il quale siano
disponibili dati finanziari e altri dati pertinenti attendibili.
       B. CALCOLO DEL VANTAGGIO CONFERITO AL BENEFICIARIO
2. Per quanto riguarda il calcolo del vantaggio conferito al beneficiario, si applicano
le norme seguenti:
      a)  il conferimento di capitale azionario da parte di una pubblica amministrazione
          non intende conferire un vantaggio, a meno che l'investimento si possa
          considerare incompatibile con la normale prassi di investimento (ivi compreso
           il conferimento di capitale di rischio) di investitori privati nel territorio del
          paese d'origine e/o di esportazione;
      b)  un prestito concesso da una pubblica amministrazione non intende conferire un
          vantaggio, a meno che non si riscontri una differenza tra l'importo pagato a
          fronte del finanziamento pubblico dall'azienda beneficiaria del prestito e
           l'importo che la stessa avrebbe pagato su un analogo prestito commerciale da
          essa effettivamente reperito sul mercato. In questo caso, il vantaggio
           corrisponde alla differenza tra i due impòrti;
                                               19
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      e) una garanzia su prestiti concessa da una pubblica amministrazione non intende
          conferire un vantaggio, a meno che non si riscontri una differenza tra l'importo
          pagato dall'azienda beneficiaria a fronte di un prestito garantito dalla pubblica
          amministrazione e ^importo che la stessa avrebbe pagato per un prestito
          commerciale comparabile in mancanza di una garanzia della pubblica
          amministrazione. In questo caso, il vantaggio corrisponde alla differenza tra
          i due importi, rettificata in base a eventuali differenze nelle commissioni;
      d) la fornitura di merci o servizi ovvero l'acquisto di merci da parte di una
          pubblica amministrazione non intende conferire un vantaggio, a meno che tale
          fornitura venga effettuata a fronte di un compenso inferiore all'importo che
          sarebbe adeguato, ovvero che l'acquisto venga effettuato a fronte di un
          compenso superiore all'importo che sarebbe adeguato. L'adeguatezza del
          compenso si determina in relazione alle condizioni di mercato vigenti
          relativamente alla merce o al servizio in questione nel paese in cui ha luogo la
          fornitura o l'acquisto (ivi compresi prezzo, qualità, disponibilità,
          commerciabilità, trasporto e altre condizioni di acquisto o di vendita).
 C. DISPOSIZIONI GENERALI RELATIVE AL CALCOLO DELL'IMPORTO
3. L'importo delle sovvenzioni passibili di misure compensative si determina in base
alle seguenti disposizioni:
      a) L'importo delle sovvenzioni passibili di misure compensative è calcolato per
          unità del prodotto sovvenzionato esportata verso la Comunità.
      b) Nel calcolare tale importo, si possono dedurre dalla totalità della sovvenzione
          i seguenti elementi:
          i)    qualsiasi spesa di formazione della pratica o analogo pagamento effettuato
                per essere ammessi al beneficio della sovvenzione o per riceverla;
                                             20
 ---pagebreak---                                                                                      nr
   ii)   tasse alle esportazioni, dazi o altri oneri prelevati all'esportazione di
         questo prodotto verso la Comunità, specificamente destinati a compensare
         la sovvenzione.
   La parte interessata che chiede una deduzione deve provare che tale richiesta
   è giustificata.
e) Qualora la sovvenzione sia accordata senza riferimento alle quantità fabbricate,
   prodotte, esportate o trasportate, l'importo della sovvenzione passibile di
   misure compensative è determinato ripartendo opportunamente il valore totale
   della sovvenzione in base al livello di produzione, di vendita o di esportazione
   dei prodotti in questione nel periodo oggetto dell'inchiesta sulle sovvenzioni.
d) Qualora la sovvenzione possa essere riconducibile all'acquisto, presente o
   futuro, di capitale fisso, il valore della sovvenzione passibile di misure
   compensative si calcola ripartendo quest'ultima su un periodo corrispondente
   al normale periodo di ammortamento di tale capitale fisso nel settore in
   questione. L'importo così calcolato che si può attribuire al periodo oggetto
   dell'inchiesta, ivi compreso quello derivante da capitale fisso acquistato
   anteriormente a tale periodo, viene ripartito nel modo descritto al paragrafo 3,
   lettera e).
   Nel caso di capitale fisso non ammortizzabile, la sovvenzione si considera alla
   stregua di un prestito senza interessi e viene trattata in conformità del
   paragrafo 2, lettera b) del presente articolo..
e) Qualora una sovvenzione non possa essere riconducibile all'acquisto di capitale
   fisso, l'importo del vantaggio ricevuto nel corso del periodo oggetto
   dell'inchiesta viene attribuito, in linea di massima, a tale periodo, e ripartito
   nel modo descritto al paragrafo 3, lettera e), a meno che non si presentino
   situazioni particolari che giustifichino l'attribuzione ad un periodo diverso.
                                       21
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                                          Articolo 5
                              Determinazione del pregiudizio
1. Aifinidel presente regolamento, il termine "pregiudizio" designa, salvo indicazione
contraria, un pregiudizio notevole causato all'industria comunitaria, la minaccia di un
pregiudizio notevole per l'industria comunitaria, o un sensibile ritardo nella creazione
di tale industria; il termine è da interpretarsi in conformità delle disposizioni del presente
articolo.
2. La determinazione del pregiudizio deve basarsi su elementi di prova diretti e
comportare un esame obiettivo a) del volume delle importazioni sovvenzionate e del loro
effetto sui prezzi dei prodotti simili sul mercato comunitario e b) della conseguente
incidenza di tali importazioni sull'industria comunitaria.
3. Per quanto riguarda il volume delle importazioni sovvenzionate, si esamina se c'è
stato un considerevole aumento di tali importazioni, sia in termini assoluti sia in rapporto
alla produzione o al consumo all'interno della Comunità. Quanto all'effetto delle
importazioni sovvenzionate sui prezzi, si esamina se tali importazioni sono avvenute a
prezzi sensibilmente inferiori rispetto a quelli di un prodotto simile all'interno della
Comunità, oppure se tali importazioni hanno comunque l'effetto di far scendere
notevolmente i prezzi o di impedire in misura significativa gli aumenti che altrimenti si
sarebbero verificati. Uno o più dei criteri citati non costituiscono necessariamente una
base di giudizio determinante.
4. Se le importazioni di un prodotto da più paesi sono simultaneamente oggetto di
inchiesta ai firn dell'istituzione di dazi compensativi, se ne possono determinare
cumulativamente gli effetti solo se si rileva che (1) l'importo delle sovvenzioni passibili
di misure compensative determinato per le importazioni da ciascuno dei paesi in
questione è superiore a quello minimo definito dall'articolo 11, paragrafo 3, a fronte di
un volume d'importazione non trascurabile da ciascuno dei paesi interessati e che (2) è
opportuno procedere all'accertamento cumulativo degli effetti delle importazioni alla luce
delle condizioni di concorrenza esistenti tra i prodotti importati e tra questi e il prodotto
simile comunitario.
                                               22
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5. L'esame dell'incidenza delle importazioni sovvenzionate sull'industria comunitaria
interessata deve comportare una valutazione di tutti i fattori e indici economici pertinenti
che influiscono sul suo andamento, come il fatto che un settore stia ancora riprendendosi
dagli effetti di precedenti sovvenzioni o pratiche di dumping, l'ammontare delle
sovvenzioni passibili di misure compensative, la diminuzione reale o potenziale della
produzione, delle vendite, della quota di mercato, dei profitti, della produttività, della
redditività degli investimenti o dell'utilizzazione della capacità; dei fattori che incidono
sui prezzi comunitari; degli effetti negativi, reali e potenziali, sul flusso di cassa, sulle
scorte, sull'occupazione, sui salari, sulla crescita, sulla reperibilità di capitali o
investimenti e, nel caso dell'agricoltura, di un possibile aumento dell'onere per i
programmi di sostegno governativi. Questo elenco non è esauriente, né i criteri citati,
singolarmente o combinati, costituiscono necessariamente una base di giudizio
determinante.
6. Il fatto che le importazioni sovvenzionate siano causa di un pregiudizio nel senso
indicato nel presente regolamento dev'essere dimostrato sulla base di tutti i pertinenti
elementi di prova presentati secondo quanto previsto al paragrafo 2. In particolare, si
deve dimostrare che il volume e/o i livelli dei prezzi di cui al paragrafo 3 hanno
provocato ripercussioni del tipo indicato al paragrafo 5 sull'industria comunitaria, e che
tali ripercussioni sussistono ad un livello tale da poterle classificare come gravi.
7. Oltre alle importazioni sovvenzionate, si esaminano anche eventuali altri fattori noti
che a loro volta arrecano pregiudizio all'industria comunitaria, per evitare che il
pregiudizio causato da questi ultimi sia imputato alle importazioni sovvenzionate come
 indicato al paragrafo 6. Tra i suddetti fattori possono rientrare, tra l'altro: il volume e
 i prezzi delle importazioni non sovvenzionate, una contrazione della domanda o
 mutamenti nell'andamento dei consumi, le pratiche restrittive degli scambi messe in atto
 da produttori comunitari e di altri paesi e la concorrenza fra gli stessi, gli sviluppi
 tecnologici e l'andamento dell'indùstria comunitaria in materia di esportazioni e
 produttività.
                                              23
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8. L'effetto delle importazioni sovvenzionate dev'essere accertato in relazione alla
produzione comunitaria del prodotto simile, ove i dati disponibili permettano di
individuare separatamente tale produzione sulla base di criteri quali i processi di
produzione e i risultati di vendita e profitto dei produttori. Se non è possibile individuare
separatamente tale produzione, gli effetti delle importazioni sovvenzionate sono da
accertare esaminando la produzione del gruppo o della gamma di prodotti più ristretta
possibile, comprendente anche il prodotto simile, per la quale possono essere forniti i
dati necessari.
9. La minaccia di un pregiudizio notevole dev'essere determinata in base a dati di
fatto, e non a semplici presunzioni, congetture o remote possibilità. Un mutamento di
circostanze atto a creare una situazione nella quale la sovvenzione causerebbe un
pregiudizio dev'essere oggetto di una chiara previsione e deve configurarsi come
imminente.
10. Nel decidere se sussista una minaccia di pregiudizio notevole occorre verificare, tra
gli altri, i seguenti fattori:
      i)    la natura della sovvenzione o delle sovvenzioni in questione e gli effetti che
            potrebbero verosimilmente derivarne sugli scambi;
      ii) un notevole tasso di incremento, sul mercato comunitario, delle importazioni
            sovvenzionate, indice del probabile sostanziale incremento delle importazioni;
      iii) una sufficiente disponibilità di capacità da parte dell'esportatore, ovvero
            l'imminente e sensibile aumento della medesima, indice di un probabile
            sensibile incremento delle esportazioni sovvenzionate nel mercato comunitario,
            tenuto conto della disponibilità di altri mercati di esportazione che possono
            assorbire ulteriori esportazioni;
      iv) il fatto che le importazioni avvengono a prezzi suscettibili di esercitare un forte
            effetto di riduzione dei prezzi o di prevenzione degli aumenti dei prezzi che
            altrimenti si sarebbero verificati e tali da promuovere la domanda di ulteriori
            importazioni; e
                                               24
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     v)     le scorte dei prodotti sotto inchiesta.
11. Nessuno dei predetti fattori costituisce di per sé una base di giudizio determinante;
tuttavia, l'insieme dei fattori presi in considerazione dovrà portare a concludere che sono
imminenti ulteriori esportazioni sovvenzionate dalle quali, senza un intervento protettivo,
deriverebbe un pregiudizio notevole.
                                               25
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                                           Articolo 6
                            Definizione di industria comunitaria
 1. Ai fini del presente regolamento per "industria comunitaria" si intende il complesso
dei produttori di prodotti simili nella Comunità o di quelli tra di essi le cui produzioni,
addizionate, costituiscono una proporzione notevole, a norma dell'articolo 7, paragrafo
8, della produzione comunitaria totale di tali prodotti; tuttavia:
      (i) qualora i produttori siano collegati agli esportatori o agli importatori o siano
           essi stessi importatori del prodotto per il quale si afferma l'esistenza di una
           sovvenzione, l'espressione "industria comunitaria" può essere interpretata come
           riferita esclusivamente al resto dei produttori;
      (ii) in circostanze eccezionali il territorio della Comunità può, per quanto riguarda
           la produzione considerata, essere suddiviso in due o più mercati competitivi e
           i produttori all'interno di ogni mercato possono essere considerati un'industria
           distinta se, (a) i produttori di detto mercato vendono la totalità o quasi della
           loro produzione del prodotto considerato su tale mercato, e (b) la domanda su
           detto mercato non viene soddisfatta in modo considerevole da produttori del
           prodotto considerato stabiliti altrove nella Comunità. In questo caso, l'esistenza
           di un pregiudizio può essere accertata anche se una parte notevole dell'industria
           comunitaria totale non viene colpita da detto pregiudizio, a condizione che vi
           sia una concentrazione di importazioni sovvenzionate in tale mercato isolato e
           che inoltre tali importazioni sovvenzionate causino pregiudizio ai produttori di
           tutti o quasi tutti i prodotti presenti su detto mercato.
2. Ai firn del paragrafo 1, si ritiene che i produttori siano collegati agli esportatori o
agli importatori solo qualora (a) uno di essi controlli l'altro in forma diretta o indiretta
oppure (b) entrambi siano controllati in forma diretta o indiretta da un terzo oppure (e)
insieme controllino in forma diretta o indiretta un terzo, a condizione che vi siano motivi
per ritenere o sospettare che, a causa di tale rapporto, il produttore in questione sia
indotto a comportarsi in modo diverso rispetto ai produttori non collegati. Ai fini del
presente paragrafo, si ritiene che una parte controlli l'altra quando la prima è in grado,
di diritto o di fatto, di imporre limitazioni o orientamenti alla seconda.
                                               26
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3. Quando per industria comunitaria si intendono i produttori di una determinata
   regione, gli esportatori o la pubblica amministrazione che concede le sovvenzioni
   passibili di misure compensative hanno l'opportunità di offrire impegni a norma
   dell'articolo 10 riguardo alla regione interessata. Se non viene offerto prontamente
   un impegno adeguato oppure nelle circostanze esposte nell'articolo 10, paragrafi 9
   e 10, si può istituire un dazio provvisorio o definitivo per tutto il territorio della
   Comunità. In tal caso i dazi possono essere applicati, se possibile, unicamente a
   specifici prodotti o esportatori.
4. Al presente articolo si applicano le disposizioni dell'articolo 5, paragrafo 8.
                                           27
 ---pagebreak---                                                                                              <tyt
                                         Articolo 7
                                Apertura del procedimento
1. Fatta eccezione per quanto previsto al paragrafo 10 del presente articolo,
un'inchiesta volta a determinare la sussistenza, le dimensioni e gli effetti di un'asserita
sovvenzione viene aperta su denuncia scritta presentata da una persona fisica o giuridica,
o da un'associazione non avente personalità giuridica, che agisce a nome dell'industria
della Comunità.
      i)   La denuncia può essere presentata alla Commissione o a uno Stato Membro
           che la inoltra alla Commissione. La Commissione invia agli Stati membri copia
           di tutte le denunce che riceve. Una denuncia si considera presentata il primo
           giorno lavorativo successivo al suo recapito alla Commissione per posta
           raccomandata o al rilascio di un avviso di ricevuta da parte della Commissione.
      ii) Quando, in assenza di denuncia, uno Stato membro è in possesso di elementi
           di prova sufficienti in relazione a una sovvenzione e al pregiudizio che ne
           deriva per l'industria della Comunità, esso li comunica immediatamente alla
           Commissione.
2. La denuncia di cui al paragrafo 1 deve contenere elementi di prova sufficienti
relativi all'esistenza delle sovvenzioni (compreso, ove possibile, il loro ammontare), del
pregiudizio e del nèsso di causalità fra le importazioni assertivamente sovvenzionate e
il preteso pregiudizio. La domanda deve contenere tutte le informazioni di cui il
ricorrente possa ragionevolmente disporre relativamente a quanto segue:
      i)   identità del ricorrente e descrizione del volume e del valore della produzione
           comunitaria del prodotto simile facente capo al ricorrente stesso. Ove la
           denuncia scritta venga presentata a nome dell'industria comunitaria, essa deve
           definire l'industria a nome della quale è presentata sulla base di un elenco di
           tutti i produttori comunitari noti (o delle associazioni di produttori comunitari
           note) del prodotto simile e, nei limiti del possibile, deve indicare il volume e
           il valore della produzione comunitaria del prodotto similare facente capo a tali
           produttori;
                                              28
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      ii) descrizione completa del prodotto che beneficerebbe della sovvenzione, nome
           del paese o dei paesi di origine o di esportazione in questione, identità di
           ciascun esportatore o produttore straniero noto, ed elenco di soggetti noti che
           importano il prodotto in questione;
      iii) elementi di prova relativi all'esistenza, all'ammontare, alla natura e alla
           sanzionabilità delle sovvenzioni in questione;
      iv) informazioni sull'evoluzione del volume delle importazioni in presunto regime
           di sovvenzione, sul loro effetto sui prezzi del prodotto simile sul mercato
           comunitario e sul conseguente impatto di tali importazioni sull'industria
           comunitaria, effetti evidenziati dai fattori e dagli indici pertinenti che
           influiscono sull'andamento dell'industria comunitaria, come quelli elencati
           all'articolo 5, paragrafi 3 e 5.
3. La Commissione esamina, per quanto possibile, l'esattezza e l'adeguatezza degli
elementi di prova addotti nella denuncia per determinare se siano sufficienti a giustificare
l'apertura di un'inchiesta.
4. Si può aprire un'inchiesta per stabilire se le pretese sovvenzioni sono specifiche o
meno ai sensi dell'articolo 3, paragrafi 2 e 3 del presente regolamento.
5. Si può inoltre aprire un'inchiesta in relazione a sovvenzioni non passibili di misure
compensative ai sensi dell'articolo 3, paragrafi 7, 8 o 9, per stabilire se le condizioni
specificate in tali paragrafi siano o meno soddisfatte.
                                             29
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6. Se una sovvenzione è stata concessa nel quadro di un programma di sovvenzioni
notificato prima della sua attuazione al Comitato sovvenzióni e misure compensative
dell'OMC ai sensi delle disposizioni dell'articolo 8 dell'Accordo sulle sovvenzioni, e
sempre che il Comitato non abbia determinato che tale programma non soddisfa le
condizioni pertinenti specificate in detto articolo, non si apre un'inchiesta in relazione
a tale sovvenzione a meno che una violazione dell'articolo 8 dell'Accordo sulle
sovvenzioni sia stata accertata dal competente Organo di conciliazione dell'OMC o
tramite arbitrato, come previsto all'articolo 8, paragrafo 5 dell'Accordo sulle
sovvenzioni.
7. Si può inoltre aprire un'inchiesta in relazione a misure del tipo elencato
nell'Allegato IV al presente regolamento, nella misura in cui contengono un elemento di
sovvenzione definito ai sensi dell'articolo 2, al fine di determinare se le misure in
questione siano pienamente conformi alle disposizioni dell'Allegato IV.
8. Un'inchiesta a norma del paragrafo 1 può essere aperta solo se si è accertato, dopo
aver esaminato il grado di sostegno o di opposizione alla denuncia espresso dai produttori
comunitari del prodotto simile, che la denuncia stessa è presentata dall'industria
comunitaria o per suo conto. La domanda s'intende presentata "dall'industria comunitaria
o per suo conto" se riceve il sostegno di quei produttori comunitari il cui prodotto
complessivo costituisce oltre il 50% della produzione totale del prodotto simile facente
capo a quella parte di industria comunitaria che ha espresso sostegno o opposizione alla
denuncia. Tuttavia, l'inchiesta non può essere aperta qualora i produttori comunitari che
hanno espresso un esplicito sostegno alla denuncia rappresentino meno del 25 % della
produzione totale del prodotto simile facente capo all'industria comunitaria.
                                            30
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9. Salvo nel caso in cui sia stata presa la decisione di avviare l'inchiesta, le autorità
devono astenérsi dal pubblicizzare la denuncia in cui si chiede l'apertura dell'inchiesta.
Ciononostante, non appena possibile dopo l'accettazione di una denuncia a norma del
presente articolo, e in ogni caso prima dell'apertura dell'inchiesta, la Commissione
notifica al governo del paese d'origine e/o d'esportazione interessato, invitandolo a
procedere a consultazioni, nell'intento di chiarire la situazione in ordine alle questioni
di cui al paragrafo 2, e di pervenire ad una soluzione definita di comune accordo.
10. Qualora, in casi particolari, si decida di avviare un'inchiesta senza aver ricevuto una
denuncia scritta in tal senso dall'industria comunitaria o per suo conto, si procede solo
in presenza di sufficienti elementi di prova dell'esistenza di sovvenzioni passibili di
misure compensative, del pregiudizio e del nesso di causalità di cui al paragrafo 2, che
giustifichino l'apertura dell'inchiesta.
11. Degli elementi di prova dell'esistenza delle sovvenzioni e del pregiudizio si tiene
conto simultaneamente per decidere se aprire o no l'inchiesta. Una denuncia viene
respinta se gli elementi di prova dell'esistenza di sovvenzioni passibili di misure
compensative o del pregiudizio non sono sufficienti a giustificare ulteriori procedimenti.
12. La denuncia può essere ritirata prima che sia aperta l'inchiesta, nel qual caso si
considera non depositata.
 13. Se, al termine della consultazione, risulta che gli elementi di prova sono sufficienti
per giustificare l'inizio della procedura, la Commissione deve iniziare una procedura
entro un mese a decorrere dalla data della presentazione della denuncia e pubblicare un
avviso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Se gli elementi di prova addotti
sono insufficienti, il ricorrente ne viene informato, previa consultazione, entro un mese
dalla data in cui è stata presentata la denuncia alla Commissione.
                                              31
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14. L'avviso d'inizio della procedura deve annunciare che è stata iniziata una
procedura, indicare il prodotto e i paesi interessati, fornire un sunto delle informazioni
ricevute e precisare che tutte le informazioni pertinenti devono essere comunicate alla
Commissione; l'avviso deve inoltre stabilire i periodi entro i quali le parti interessate
possono manifestarsi, comunicare per iscritto le loro osservazioni e presentare le
informazioni necessarie affinché tali osservazioni e informazioni possano essere prese in
considerazione nel corso dell'inchiesta; l'avviso deve inoltre precisare il periodo entro
il quale le parti interessate possono chiedere di essere sentite dalla Commissione ai sensi
del paragrafo 5 dell'articolo 8.
15. La Commissione informa gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati
nonché il governo del paese d'origine e/o d'esportazione e i ricorrenti, dell'inizio della
procedura e, fermo restando l'obbligo di tutelare le informazioni riservate, trasmette il
testo integrale della denuncia scritta ricevuta a norma del paragrafo 1 agli esportatori noti
e alle autorità del paese d'origine e/o d'esportazione, mettendolo, su richiesta, a
disposizione anche delle altre parti interessate. Qualora il numero degli esportatori
interessati sia particolarmente elevato, il testo integrale della denuncia scritta dovrà
invece essere trasmesso solo alle autorità del paese d'origine e/o d'esportazione o alla
relativa associazione di categoria.
16. Un'indagine finalizzata all'istituzione di dazi compensativi non pone ostacolo alle
procedure di sdoganamento.
                                              32
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                                        Articolo 8
                          L'indagine: informazioni e procedura
1. Dopo l'inizio della procedura, la Commissione, in cooperazione con gli Stati
membri, avvia un'inchiesta a livello comunitario; tale inchiesta verte tanto sulla
sovvenzione quanto sul pregiudizio, e i due aspetti sono esaminati simultaneamente. Per
disporre di dati rappresentativi, si sceglie un periodo di inchiesta che, nel caso delle
sovvenzioni, corrisponde di norma al periodo oggetto dell'inchiesta di cui all'articolo 4,
paragrafo 1. Di norma, le informazioni relative a periodi successivi al periodo oggetto
dell'inchiesta non vengono prese in considerazione.
2. Le parti che ricevono il questionario relativo ad un'inchiesta in merito a dazi
compensativi hanno un termine di almeno 30 giorni per la risposta. Per gli esportatori
il termine decorre dalla data di ricevimento del questionario, che a tal fine s'intende
ricevuto a una settimana dalla data di spedizione all'intervistato o di trasmissione alla
competente rappresentanza diplomatica del paese d'origine e/o di esportazione. Si può
concedere una proroga al periodo di 30 giorni, tenendo conto dei limiti temporali
dell'inchiesta e a condizione che la parte fornisca valide motivazioni, nei termini della
sua particolare situazione, per tale proroga.
3. La Commissione può chiedere informazioni agli Stati membri, che devono adottare
le misure necessarie per dar seguito a tali richieste. Gli Stati membri comunicano alla
Commissione le informazioni richieste, nonché il risultato delle verifiche, dei controlli
o delle inchieste effettuati. Quando queste informazioni sono di interesse generale, o sono
richieste da uno Stato membro, la Commissione le comunica agli Stati membri, purché
non siano riservate, nel qual caso comunica loro un riassunto non confidenziale.
                                              33
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4. La Commissione può chiedere agli Stati membri di procedere a qualsiasi verifica
e controllo necessari, segnatamente presso gli importatori, i commercianti ed i produttori
della Comunità, di svolgere inchieste in paesi terzi, a condizione che le imprese
interessate diano il loro assenso e che il governo del paese in questione sia stato
ufficialmente informato e non abbia sollevato obiezioni. Gli Stati membri adottano le
misure necessarie per dar seguito alle richieste della Commissione. Su richiesta della
Commissione o di uno Stato membro, i funzionari della Commissione sono autorizzati
ad assistere i funzionari degli Stati membri nello svolgimento delle loro mansioni.
5. Le parti interessate che si sono manifestate conformemente all'articolo 7, paragrafo
 14 possono essere sentite quando lo richiedano per iscritto, nel termine fissato dall'avviso
pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, e quando dimostrino che sono
parti interessate, che l'esito della procedura potrebbe riguardarle e che esistono
particolari motivi per sentirle.
6. Ai ricorrenti, agli importatori e agli utilizzatori che si sono manifestati
conformemente all'articolo 7, paragrafo 1.4, nonché al governo del paese d'origine e/o
d'esportazione, si dà a richiesta la possibilità di incontrare le parti con interessi
contrapposti, per permettere il confronto delle tesi opposte e delle eventuali
confutazioni. Nell'offrire tale occasione, si deve tener conto della necessità di
salvaguardare il carattere riservato delle informazioni, nonché della convenienza delle
parti. Nessuna parte è tenuta ad assistere ad un incontro e la sua assenza non è
pregiudizievole per la sua causa. La Commissione tiene conto delle informazioni orali
fornite ai sensi del presente paragrafo nella misura in cui esse vengono successivamente
riprodotte per iscritto.
7. I ricorrenti, il governo del paese d'origine e/o d'esportazione, gli importatori, gli
esportatori e le organizzazioni di consumatori che si sono manifestati conformemente
all'articolo 7, paragrafo 14 possono, a richiesta, prendere conoscenza di tutte le
informazioni messe a disposizione della Commissione dalle parti interessate all'inchiesta,
tranne i documenti interni preparati dalle autorità della Comunità o dei suoi Stati
membri, purché tali informazioni siano pertinenti per la tutela dei loro interessi, non
siano riservate ai sensi dell'articolo 20 e siano utilizzate nell'inchiesta. Le parti sopra
indicate possono rispondere a tali informazioni e le loro osservazioni possono essere
prese in considerazione, nella misura in cui siano sufficientemente circostanziate nella
risposta.
                                             34
 ---pagebreak--- 8. Salvo nei casi di cui all'articolo 19, si esamina, nella misura del possibile, la
correttezza delle informazioni fornite dalle parti interessate sulle quali si basano le
conclusioni raggiunte.
9. Salvo circostanze particolari, le inchieste devono concludersi entro un anno, e
comunque al più tardi entrò 18 mesi dalla loro apertura.
10. Per tutta la durata dell'inchiesta, la Commissione offre al governo del paese
d'origine e/o d'esportazione un'adeguata possibilità di proseguire le consultazioni, al fine
di chiarire la situazione di fatto e di pervenire ad una soluzione concordata.
                                             35
 ---pagebreak---                                                                                              29?
                                        Articolo 9
                                    Misure provvisorie
1. Possono essere applicate misure provvisorie qualora sia stato avviato un
procedimento a norma dell'articolo 7, sia stato pubblicato un avviso di apertura e le parti
interessate abbiano avuto adeguate possibilità di presentare informazioni e osservazioni
in conformità dell'articolo 7, paragrafo 14, sia stata accertato a titolo provvisorio che il
prodotto importato beneficia di sovvenzioni passibili di misure compensative e che ne
deriva un pregiudizio per l'industria comunitaria e che l'interesse della Comunità richieda
un'azione per evitare tale pregiudizio. Le misure provvisorie devono essere istituite non
prima di 60 giorni e non oltre 9 mesi a decorrere dalla data di inizio del procedimento.
2. L'importo del dazio compensativo provvisorio non può superare l'importo totale
delle sovvenzioni passibili di misure compensative provvisoriamente accertato e deve
essere inferiore a tale importo, se un dazio inferiore è sufficiente per eliminare il
pregiudizio arrecato all'industria comunitaria.
3. Le misure provvisorie hanno la forma di una garanzia e l'immissione in libera
pratica dei prodotti in questione nella Comunità dev'essere subordinata alla costituzione
di tale garanzia.
4. La Commissione applica le misure provvisorie previa consultazione oppure, in caso
di estrema urgenza, dopo aver informato gli Stati membri. In quest'ultimo caso, le
consultazioni avvengono al più tardi 10 giorni dopo la notifica agli Stati membri delle
misure adottate dalla Commissione.
5. Quando uno Stato membro chiede l'intervento immediato della Commissione e se
sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 9, paragrafo 1, la Commissione decide,
entro un termine massimo di 5 giorni lavorativi a decorrere dal ricevimento della
domanda, se è opportuno istituire un dazio compensativo provvisorio.
                                              36
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6. La Commissione informa immediatamente il Consiglio e gli Stati membri di tutte
le decisioni prese in applicazione del presente articolo. Il Consiglio, che delibera a
maggioranza qualificata, può prendere una diversa decisione.
7.   I dazi compensativi provvisori hanno una durata massima di quattro mesi.
                                          37
 ---pagebreak---                                                                                                1^
                                         Articolo 10
                                           Impegni
1. Le inchieste possono essere chiuse senza l'imposizione di dazi provvisori o
definitivi all'accettazione di impegni spontanei soddisfacenti in base ai quali
     i)    il governo del paese d'origine e/o d'esportazione accetta di eliminare o di
           limitare la sovvenzione o di adottare altre misure relative ai suoi effetti; oppure
     ii) un esportatore si impegna a modificare i suoi prezzi oppure a cessare le
           esportazioni nella zona in questione finché tali esportazioni beneficiano di
           sovvenzioni passibili di misure compensative, sempre che la Commissione,
           previa consultazione, concluda che il pregiudizio provocato dalle sovvenzioni
           è eliminato. Gli aumenti dei prezzi in conformità di tali impegni non devono
           essere più elevati di quanto sia necessario per eliminare l'importo delle
           sovvenzioni passibili di misure compensative e dovrebbero essere inferiori a
           tale importo qualora tale incremento sia sufficiente per eliminare il pregiudizio
           arrecato all'industria comunitaria.
2. Gli impegni possono essere proposti dalla Commissione, senza che alcun governo
o esportatore abbia l'obbligo di assumerli. Il fatto che un governo o un esportatore non
assuma tali impegni oppure non accetti una proposta in tal senso non deve pregiudicare
in alcun modo là valutazione del caso. Tuttavia, se le importazioni sovvenzionate
continuano, si può ritenere che la minaccia di pregiudizio presenti maggiori probabilità
di concretarsi. Non si chiedono impegni ai governi o agli esportatori se non è stata
accertata a titolo provvisorio l'esistenza delle sovvenzioni e del conseguente pregiudizio.
Salvo circostanze eccezionali non si possono offrire impegni dopo la scadenza del
termine fissato conformemente all'articolo 21, paragrafo 5 per la presentazione delle
osservazioni.
                                              38
 ---pagebreak---                                                                                                IS 2,
3. Gli impegni offerti non devono necessariamente essere accettati se si ritiene che la
loro accettazione provochi difficoltà, per esempio se il numero di esportatori effettivi o
potenziali è troppo elevato o per altri motivi, anche di ordine generale. All'esportatore
e/o al governo del paese d'origine e/o di esportazione interessato si possono comunicare
i motivi per i quali si intende proporre il rifiuto dell'offerta di impegno e si può dare
loro la possibilità di presentare osservazioni. I motivi del rifiuto devono essere specificati
nella decisione definitiva.
4. Alle parti che offrono un impegno si Chiede di fornire una versione non riservata
dell'impegno stesso, che possa essere comunicata alle parti interessate all'inchiesta.
5. In caso di accettazione degli impegni, previa consultazione e in assenza di obiezioni
nel comitato consultivo, l'inchiesta è chiusa. In tutti gli altri casi la Commissione
presenta immediatamente una relazione al Consiglio sull'esito delle consultazioni e
propone di chiudere il procedimento. Il procedimento è chiuso se entro un mese il
Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, non ha deciso altrimenti.
6. Se gli impegni sono accettati, l'inchiesta sulle sovvenzioni e sul pregiudizio è
normalmente completata. In tal caso, se si conclude che le sovvenzioni o il pregiudizio
non esistono, l'impegno diventa automaticamente caduco. Tuttavia, se la determinazione
dell'assenza di sovvenzioni e di pregiudizio è dovuta soprattutto all'esistenza di un
impegno, le autorità possono esigere che un impegno venga rispettato per un congruo
periodo di tempo. Se si accerta l'esistenza di sovvenzioni e di pregiudizio, l'impegno
continua ad essere applicato conformemente alle condizioni in esso fissate e alle
disposizioni del presente regolamento.
7. La Commissione chiede ai governi o agli esportatori i cui impegni sono stati
accettati di fornire informazioni periodiche inerenti all'adempimento di tali impegni e di
consentire la verifica dei relativi dati. L'inosservanza di questo obbligo è considerata
come una violazione dell'impegno assunto.
                                              39
 ---pagebreak---                                                                                                /s v
8. Quando nel corso di un'inchiesta sono accettati impegni offerti da alcuni esportatori,
ai fini dell'articolo 13 si ritiene che tali impegni prendano effetto a decorrere dalla data
alla quale è conclusa l'inchiesta nei confronti del paese di origine e/o di esportazione.
9. In caso di violazione o di ritiro di un impegno ad opera di una delle parti, può
essere istituito un dazio definitivo, a norma dell'articolo 11, in base ai fatti accertati nel
corso dell'inchiesta in seguito alla quale è stato accettato l'impegno, a condizione che
l'inchiesta sia stata conclusa con l'accertamento definitivo dell'esistenza delle sovvenzioni
e del pregiudizio e che l'esportatore interessato o il governo del paese d'origine e/o di
esportazione, salvo i casi di ritiro dell'impegno da parte di tale governo o esportatore,
abbia avuto la possibilità di presentare le sue osservazioni.
10. A norma dell'articolo 9, può essere istituito, previa consultazione, un dazio
provvisorio sulla base delle informazioni più attendibili quando vi sia motivo di ritenere
che l'impegno sia stato violato oppure in caso di ritiro o di violazione di un impegno
qualora l'inchiesta a seguito della quale è stato assunto l'impegno non sia stata conclusa.
                                               40
 ---pagebreak---                                                                                              2^<
                                           Articolo 11
                Chiusura del procedimento senza l'adozione di misure
                                 e istituzione di dazi definitivi
1. In caso di ritiro della denuncia il procedimento può essere chiuso, a meno che la
chiusura sia contraria all'interesse della Comunità.
2. Qualora, previa consultazione, non si ritenga necessario adottare misure di difesa
e in assenza di obiezioni in seno al comitato consultivo, l'inchiesta o il procedimento
sono chiusi. In tutti gli altri casi, la Commissione sottopone immediatamente al Consiglio
una relazione sull'esito delle consultazioni e propone di chiudere il procedimento. Il
procedimento è chiuso se nel termine di un mese il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata, non ha deciso diversamente.
3. Fatte salve le disposizioni dei paragrafi 4 e 5 e conformemente a tali disposizioni,
il procedimento viene immediatamente chiuso qualora si accerti che l'importo delle
sovvenzioni passibili di misure compensative è minimo oppure qualora il volume,
effettivo o potenziale, delle importazioni sovvenzionate o il pregiudizio siano irrilevanti.
4. Per quanto riguarda le inchieste relative a importazioni da paesi in via di sviluppo,
il volume delle importazioni sovvenzionate si considera irrilevante se è inferiore al 4%
del totale delle importazioni del prodotto simile nella Comunità, a meno che le
importazioni da paesi in via di sviluppo le cui singole quote sono inferiori al 4% siano
collettivamente superiori al 9% del totale delle importazioni nella Comunità del prodotto
simile.
                                                41
 ---pagebreak---                                                                                              eTè
5. Per le stesse inchieste, l'ammontare delle sovvenzioni passibili di misure
compensative è considerato mimmo se inferiore all'I % ad valorem, con le seguenti
eccezioni:
      a)   nel caso di inchieste relative a importazioni da paesi in via di sviluppo, la
           soglia minima è il 2% ad valorem-,
      b)   nel caso dei paesi in via di sviluppo Membri dell'OMC di cui all'Allegato VII
           dell' Accordo sulle sovvenzioni e dei paesi in via di sviluppo Membri dell'OMC
           che hanno completamente soppresso le sovvenzioni all'esportazione ai sensi
           dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera a) del presente regolamento, la soglia
           minima delle sovvenzioni è il 3% ad valorem. Qualora l'applicazione della
           presente disposizione dipenda dalla soppressione delle sovvenzioni
           all'esportazione, essa si applica a decorrere dalla data in cui viene notificata
           la soppressione delle sovvenzioni all'esportazione al Comitato sovvenzioni e
           misure compensative, e resta in vigore fintanto che il paese in via di sviluppo
           Membro in questione non concede sovvenzioni all'esportazione. La presente
           disposizione scade otto anni dopo la data di entrata in vigore dell'Accordo
           OMC;
a condizione che sia conclusa solo l'inchiesta qualora l'ammontare delle sovvenzioni
passibili di misure compensative sia inferiore al livello minimo adeguato per i singoli
esportatori ed essi rimangano soggetti al procedimento e possano essere sottoposti a
ulteriori inchieste nel corso di successivi esami svolti nei confronti del paese interessato
ai sensi dell'articolo 13.
6. Quando dalla constatazione definitiva dai fatti risulta l'esistenza delle sovvenzioni
passibili di misure compensative e di un conseguente pregiudizio e quando gli interessi
della Comunità esigono un intervento a norma dell'articolo 22, il Consiglio, deliberando
a maggioranza semplice su una proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito
il comitato consultivo, istituisce un dazio compensativo definitivo, a meno che la
sovvenzione o le sovvenzioni siano state ritirate o che si sia dimostrato che le
sovvenzioni non conferiscono più alcun vantaggio agli esportatori in questione. Se sono
in vigore dazi provvisori, la proposta relativa all'azione definitiva deve essere presentata
al Consiglio al più tardi un mese prima della scadenza di tali dazi. L'importo del dazio
compensativo non deve superare l'importo delle sovvenzioni passibili di misure
compensative di cui si è constatato che hanno beneficiato gli esportatori, accertato a
norma del presente regolamento, e dovrebbe essere inferiore a tale importo, qualora un
dazio inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio causato all'industria
comunitaria.
                                              42
 ---pagebreak---                                                                                           <?$>
7. Il dazio antidumping viene imposto per l'importo adeguato a ciascun caso e senza
discriminazioni sulle importazioni di un prodotto per le quali è stato accertato che sono
oggetto di sovvenzioni e che causano pregiudizio, indipendentemente dalla provenienza,
salvo quelle provenienti da fonti i cui impegni sono stati accettati in conformità del
presente regolamento. Il regolamento specifica il dazio per ciascun fornitore, oppure,
qualora ciò non sia possibile, per il paese fornitore interessato.
8. Se la Commissione ha svolto un esame limitato a norma dell'articolo 18, il dazio
compensativo applicato alle importazioni provenienti da esportatori o da produttori che
si sono manifestati conformemente all'articolo 18, ma che non sono stati inseriti
nell'esame, non supera la media ponderata dell'importo delle sovvenzioni passibili di
misure compensative stabilito per le parti inserite nel campione. Ai fini del presente
paragrafo la Commissione non tiene conto di importi di sovvenzioni passibili di misure
compensative nulli o minimi, né degli importi di sovvenzioni passibili di misure
compensative determinati nelle circostanze di cui all'articolo 19. Le autorità devono
applicare dazi individuali alle importazioni provenienti da esportatori o produttori che
sono stati sottoposti ad un esame individuale, a norma dell'articolo 18.
                                            43
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                                        Articolo 12
                                        Retroattività
1. Le misure provvisorie e i dazi compensativi definitivi sono applicati unicamente ai
prodotti immessi in libera pratica dopo l'entrata in vigore delle decisioni prese
rispettivamente a norma dell'articolo 9, paragrafo 1 e dell'articolo 11, paragrafo 7, fatte
salve le eccezioni specificate nel presente regolamento.
2. Se è stato istituito un dazio provvisorio e se viene accertata a titolo definitivo
l'esistenza di sovvenzioni passibili di misure compensative e di pregiudizio, il Consiglio,
indipendentemente dall'istituzione di un dazio compensativo definitivo, decide in quale
misura debba essere definitivamente riscosso il dazio provvisorio. A tal fine non si
intende per pregiudizio un ritardo sensibile nella costituzione di un'industria comunitaria,
né una minaccia di notevole pregiudizio, a meno che si sia accertato che, in mancanza
di misure provvisorie, tale minaccia si sarebbe trasformata in un notevole pregiudizio.
In tutti gli altri casi concernenti una minaccia di pregiudizio oppure un ritardo nella
costituzione dell'industria, gli eventuali importi depositati a titolo provvisorio sono
liberati e i dazi definitivi possono essere istituiti solo a decorrere dalla data di
accertamento definitivo della minaccia o del sensibile ritardo.
3. Se il dazio compensativo definitivo è superiore al dazio provvisorio, la differenza
non viene riscossa. Se il dazio definitivo è inferiore al dazio provvisorio si ricalcola il
dazio. Se l'accertamento definitivo dà esito negativo, non si conferma il dazio
provvisorio.
                                             44
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4. Si può riscuotere un dazio compensativo definitivo sui prodotti immessi in consumo
non oltre 90 giorni prima delle data di applicazione delle misure provvisorie, ma non
prima dell'apertura dell'inchiesta, a condizione che le importazioni siano state registrate
in conformità dell'articolo 15, paragrafo 5, che la Commissione abbia offerto agli
importatori interessati la possibilità di esprimere le loro osservazioni e:
      i)   che si sia constatato che esistono circostanze critiche a causa delle quali, per
           il prodotto sovvenzionato in questione, importazioni massicce in un periodo di
           tempo relativamente breve di un prodotto che beneficia di sovvenzioni passibili
           di misure compensative ai sensi del presente regolamento provocano un
           pregiudizio difficilmente rimediabile; e,
      ii) se lo si ritiene necessario, per evitare il ripetersi di tale pregiudizio, per
           calcolare retroattivamente i dazi compensativi su tali importazioni.
5. In caso di violazione o di ritiro di un impegno, si possono riscuotere dazi definitivi
in conformità del presente regolamento sui prodotti immessi in consumo non oltre 90
giorni prima della data di applicazione delle misure provvisorie, a condizione che le
importazioni siano state registrate in conformità dell'articolo 15, paragrafo 5 e che tale
calcolo retroattivo non si applichi alle importazioni effettuate prima della violazione o
del ritiro dell'impegno.
                                              45
 ---pagebreak---                                                                                              26 o
                                        Articolo 13
                             Durata, riesami e restituzioni
1. Le misure compensative rimangono in vigore per il tempo e nella misura necessari
per compensare le sovvenzioni passibili di misure compensative che sono causa di
pregiudizio.
A.    Riesami in previsione della scadenza
2. Le misure compensative definitive scadono dopo cinque anni a decorrere dalla data
alla quale sono state istituite oppure dalla data dell'ultimo riesame relativo alle
sovvenzioni e al pregiudizio, a meno che nel corso di un riesame non si stabilisca che
la scadenza delle misure in questione implica il rischio che le sovvenzioni e il pregiudizio
continuino oppure si ripetano. Il riesame in previsione della scadenza è avviato per
iniziativa della Commissione oppure a richiesta dei produttori comunitari o dei loro
rappresentanti e le misure rimangono in vigore in attesa dell'esito del riesame.
3. L'esame in previsione della scadenza viene avviato se la domanda contiene
sufficienti elementi di prova del fatto che un'abolizione delle misure porterebbe
verosimilmente alla continuazione o al ripetersi delle sovvenzioni e del pregiudizio. Tali
elementi di prova possono riguardare, tra l'altro, la continuazione delle sovvenzioni o
del pregiudizio, oppure il fatto che l'eliminazione del pregiudizio sia dovuta in parte o
integralmente all'applicazione delle misure, oppure la probabilità che, alla luce della
situazione degli esportatori o delle condizioni del mercato, vengano attuate nuove
pratiche di sovvenzionamento tali da provocare pregiudizio.
4. Nello svolgimento delle inchieste a norma della presente sezione gli esportatori, gli
importatori, il governo del paese di origine e/o di esportazione e i ricorrenti hanno la
possibilità di sviluppare o di confutare le questioni esposte nella domanda di riesame
oppure di presentare le loro osservazioni in merito. Ai fini dell'elaborazione delle
conclusioni si tiene debitamente conto di tutti gli elementi di prova pertinenti,
debitamente convalidati, che sono stati presentati in merito alla probabilità che, in seguito
all'abolizione delle misure, le sovvenzioni e il pregiudizio continuino o si ripetano.
                                            46
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5. A norma della presente sezione, un avviso di imminente scadenza delle misure è
pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, al momento opportuno, nel
corso dell'ultimo anno del periodo di applicazione delle misure definito nel presente
paragrafo. I produttori comunitari, non oltre tre mesi prima della fine del periodo di
cinque anni, possono presentare una domanda di riesame in conformità del paragrafo 3.
Deve inoltre essere pubblicato anche l'avviso relativo all'effettiva scadenza delle misure
a norma del presente paragrafo.
B.    Riesami provvisori
6. Se è necessario, può essere svolto un riesame relativo all'opportunità di continuare
a mantenere in vigore le misure, per iniziativa della Commissione oppure a richiesta di
uno Stato membro oppure, a condizione che sia trascorso almeno un anno dall'istituzione
delle misure definitive, in seguito a una domanda presentata da qualsiasi esportatore o
importatore, dai produttori comunitari o dal governo del paese d'origine e/o di
esportazione, che contenga sufficienti elementi di prova per giustificare l'esigenza di tale
riesame provvisorio.
7. Un riesame provvisorio è avviato quando la domanda contiene sufficienti elementi
di prova del fatto che l'applicazione delle misure non è più necessaria per compensare
le sovvenzioni passibili di misure compensative e/o che in caso di abolizione o di
modifica delle misure il pregiudizio non continuerebbe né si ripeterebbe oppure che le
misure in vigore non sono, o non sono più, sufficienti per compensare la sovvenzione
passibile di misure compensative causa del pregiudizio.
8. Quando sono stati istituiti dazi compensativi in conformità dell'articolo 11,
paragrafo 7, si avvia un riesame provvisorio qualora i produttori comunitari presentino
sufficienti elementi di prova del fatto che i dazi non hanno provocato variazioni o hanno
provocato variazioni insufficienti dei prezzi di rivendita del prodotto importato nella
Comunità. Se l'inchiesta dimostra che la denuncia corrisponde al vero, i dazi
compensativi possono essere aumentati al fine di conseguire l'incremento di prezzo
necessario per eliminare il pregiudizio; il livello maggiorato del dazio non deve tuttavia
eccedere l'ammontare delle sovvenzioni passibili di misure compensative.
                                              47
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9. Nello svolgimento delle inchieste iniziate a norma della presente sezione, la
Commissione può, tra l'altro, esaminare se le circostanze relative alle sovvenzioni o al
pregiudizio siano mutate in misura significativa oppure se le misure in vigore realizzino
l'obiettivo di eliminare il pregiudizio precedentemente accertato a norma dell'articolo 5
del presente regolamento. A questo proposito si deve tener conto di tutti gli elementi di
prova pertinenti e debitamente convalidati nella conclusione definitiva.
C. Riesami accelerati
10. Qualsiasi esportatore le cui esportazioni sono soggette a un dazio compensativo
definitivo, ma che non è stato individualmente indagato nel corso dell'inchiesta originale
per motivi diversi da un rifiuto a collaborare con la Commissione ha diritto, a richiesta,
ad essere sottoposto a riesame accelerato affinché la Commissione possa tempestivamente
stabilire un'aliquota individuale per il dazio compensativo da applicare a tale esportatore.
Tale riesame viene avviato previa consultazione del comitato consultivo e dopo aver dato
ai produttori comunitari l'opportunità di esprimere le loro osservazioni.
D. Disposizioni generali in materia di riesami
11. Le disposizioni pertinenti dell'articolo 7 e dell'articolo 8, escluse quelle relative ai
limiti di tempo, si applicano ai riesami effettuati a norma delle sezioni A, B e C del
presente articolo. Tali riesami si svolgono rapidamente e devono di norma essere
conclusi entro 12 mesi dalla data alla quale sono stati avviati.
12. La Commissione inizia i riesami a norma del presente articolo dopo aver sentito il
Comitato consultivo. Secondo l'esito del riesame, le misure sono abrogate o mantenute
in vigore a norma della sezione A, oppure abrogate, mantenute in vigore o modificate
a norma delle sezioni B e C dall'istituzione comunitaria che le ha adottate. Qualora le
misure siano abrogate nei confronti di singoli esportatori, ma non del paese nel suo
complesso, tali esportatori rimangono soggetti al procedimento e di conseguenza possono
essere soggetti a una nuova inchiesta in un successivo riesame svolto nei confronti del
paese in questione a norma del presente articolo.
                                              48
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13. Se un riesame delle misure svolto a norma della sezione B è in corso al termine del
periodo di applicazione delle misure definito nella sezione A, tali misure sono esaminate
anche a norma delle disposizioni della sezione A.
E.   Restituzioni
14. Nonostante la sezione A, un importatore può chiedere la restituzione dei dazi
riscossi se dimostra che l'ammontare delle sovvenzioni passibili di misure compensative
in base al quale sono stati pagati i dazi è stato eliminato o ridotto a un livello inferiore
al dazio in vigore.
15. Per chiedere la restituzione dei dazi compensativi, gli importatori presentano una
domanda alla Commissione attraverso lo Stato membro sul territorio del quale i prodotti
sono stati immessi in libera pratica ed entro sei mesi dalla data alla quale le autorità
competenti hanno debitamente definito l'importo dei dazi definitivi da riscuotere oppure
dalla data della decisione di riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi
provvisori. Lo Stato membro trasmette al più presto la domanda alla Commissione.
16. Si ritiene che una domanda di restituzione sia sostenuta da sufficienti elementi di
prova se contiene informazioni precise sull'importo della restituzione dei dazi
compensativi richiesta e tutti i documenti doganali relativi al calcolo e al pagamento di
detto importo. La domanda deve inoltre contenere elementi di prova, per un periodo
rappresentativo, relativi all'ammontare delle sovvenzioni passibili di misure compensative
per l'esportatore per o il produttore al quale si applica il dazio. Qualora l'importatore
non sia collegato all'esportatore o al produttore interessato e tali informazioni non siano
immediatamente disponibili oppure l'esportatore o il produttore non sia disposto a
comunicarle all'importatore, la domanda deve contenere una dichiarazione del produttore
o dell'esportatore dalla quale risulti che l'ammontare delle sovvenzioni passibili di misure
compensative è stato ridotto o eliminato, secondo quanto è specificato nel presente
articolo, e che gli elementi di prova pertinenti saranno comunicati alla Commissione.
Resta inteso che se l'esportatore o il produttore non comunicano tali informazioni entro
un lasso di tempo ragionevole la domanda è respinta.
                                               49
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17. Dopo aver sentito il comitato consultivo, la Commissione decide se e in quale
misura la domanda debba essere accolta, oppure essa può decidere in qualsiasi momento
di avviare un riesame provvisorio e le risultanze di tale riesame, svolto in conformità
delle disposizioni pertinenti, sono utilizzate per stabilire se e in quale misura la
restituzione sia giustificata. Le restituzioni dei dazi devono essere effettuate di norma
entro 12 mesi e comunque non oltre 18 mesi a decorrere dalla data alla quale la domanda
di restituzione, debitamente sostenuta da elementi di prova, è stata presentata da un
importatore del prodotto soggetto al dazio compensativo. Il pagamento delle restituzioni
autorizzate deve di norma essere effettuato dagli Stati membri entro 90 giorni dalla
decisione suddetta.
F. Disposizione finale
18. In tutte le inchieste relative a riesami o restituzioni svolte a norma del presente
articolo la Commissione, se le circostanze non sono cambiate, applica gli stessi metodi
impiegati nell'inchiesta conclusa con l'istituzione del dazio, tenendo debitamente conto
delle disposizioni esposte nell'articolo 4 e nell'articolo 18 del presente regolamento.
                                             50
 ---pagebreak---                                                                                                  Jé\
                                          Articolo 14
                                           Elusione
1. L'applicazione dei dazi compensativi istituiti a norma del presente regolamento può
essere estesa alle importazione da paesi terzi di prodotti simili, e/o di loro parti, se le
misure in vigore vengono eluse. Si intende sussistere un'elusione in presenza di un
cambiamento dell'andamento degli scambi tra i paesi terzi e la Comunità derivante da
pratiche, processi o lavorazioni per i quali non vi sia una causa legittima né una
giustificazione economica oltre all'istituzione del dazio, qualora esistano elementi di
prova che essi sono tali da indebolire gli effetti riparatori del dazio compensativo in
termini di prezzi e/o di quantitativi dei prodotti simili assemblati, e che il prodotto simile
importato e/o parti di tale prodotto beneficiano ancora della sovvenzione.
2. Si avvia un'inchiesta a norma del presente articolo quando la domanda contiene
elementi di prova sufficienti in relazione ai fattori di cui al paragrafo 1. L'apertura delle
inchieste, dopo che è stato sentito il comitato consultivo, è decisa da un regolamento
della Commissione che stabilisce inoltre se le autorità doganali debbano assoggettare le
importazioni a registrazione in conformità dell'articolo 15, paragrafo 5 o chiedere la
costituzione di garanzie. Le inchieste sono svolte dalla Commissione, eventualmente
assistita dalle autorità doganali, e sono concluse entro 9 mesi. Se i fatti definitivamente
accertati lo giustificano, l'estensione delle misure è disposta dal Consiglio, che delibera
a maggioranza semplice su proposta della Commissione, a decorrere dalla data alla quale
è stata imposta la registrazione a norma dell'articolo 15, paragrafo 5, oppure dalla data
in cui è stata richiesta la costituzione delle garanzie. All'apertura e allo svolgimento delle
inchieste condotte a norma del presente articolo si applicano le disposizioni procedurali
pertinenti del presente regolamento.
3. Non sono soggetti alla registrazione a norma dell'articolo 15, paragrafo 5 o ad altre
misure i prodotti che sono accompagnati da un certificato doganale che attesti che
l'importazione dei prodotti in questione non costituisce una forma di elusione. Detti
certificati possono essere rilasciati agli importatori, su richiesta scritta, dalle autorità che
siano state autorizzate da una decisione della Commissione, previa consultazione del
comitato consultivo, oppure dalla decisione del Consiglio che istituisce le misure e sono
validi per il periodo e alle condizioni in essi fissati.
                                                51
 ---pagebreak---                                                                                         iéC
4. Il presente articolo non osta alla normale applicazione delle disposizioni in vigore
in materia di dazi doganali.
                                          52
 ---pagebreak---                                         Articolo 15
                                   Disposizioni generali
1. I dazi compensativi provvisori o definitivi sono istituiti da un regolamento e sono
riscossi dagli Stati membri secondo la forma, l'aliquota e gli altri criteri fissati nel
regolamento che li istituisce. Tali dazi sono inoltre riscossi indipendentemente dai dazi
doganali, dalle tasse e dagli altri oneri normalmente imposti sulle importazioni. Nessun
prodotto può essere soggetto a dazi antidumping e a dazi compensativi nell'intento di
porre rimedio ad una medesima situazione risultante da pratiche di dumping oppure dalla
concessione di sovvenzioni all'esportazione.
2. I regolamenti che istituiscono dazi compensativi provvisori o definitivi e i
regolamenti o le decisioni che accettano impegni oppure che chiudono le inchieste o i
procedimenti sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Tali
regolamenti o decisioni devono contenere in particolare, fermo restando che le
informazioni riservate devono essere tutelate, i nomi degli esportatori, se possibile,
oppure dei paesi interessati, una descrizione del prodotto e un riassunto dei fatti e delle
considerazioni pertinenti per la determinazione dell'esistenza delle sovvenzioni passibili
di misure compensative e del pregiudizio. Una copia del regolamento o della decisione
è sempre inviata alle parti notoriamente interessate. Le disposizioni del presente
paragrafo si applicano, mutatis mutandis, ai riesami.
3. Nel presente regolamento, o ai sensi del presente regolamento, si possono adottare
disposizioni speciali in relazione alla definizione comune del concetto di origine di cui
al regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio del 12 ottobre 1992.
                                             53
 ---pagebreak---                                                                                           J6%
4. Nell'interesse della Comunità, le misure istituite a norma del presente regolamento
possono essere sospese, previa consultazione del comitato consultivo, con una decisione
della Commissione per un periodo massimo di un anno se, in seguito alla modifica delle
condizioni di mercato nella Comunità, l'applicazione di tali misure è provvisoriamente
inopportuna, a condizione che l'industria comunitaria abbia avuto la possibilità di
presentare le sue osservazioni. La sospensione può essere prorogata con decisione del
Consiglio, che delibera a maggioranza semplice su proposta della Commissione. Le
misure possono essere ripristinate in qualsiasi momento, previa consultazione, se i motivi
che giustificavano la sospensione non sono più validi.
5. La Commissione, dopo aver sentito il comitato consultivo, può impartire istruzioni
alle autorità doganali affinché esse adottino le opportune misure per registrare le
importazioni, per poter successivamente applicare misure nei confronti di tali
importazioni a decorrere dalla data di registrazione. Le importazioni possono essere
assoggettate a registrazione in seguito ad una domanda dell'industria comunitaria che
contenga sufficienti elementi di prova per giustificare tale decisione. La registrazione
viene introdotta con un regolamento, che deve precisare gli scopi del provvedimento e,
secondo i casi, l'importo stimato di eventuali fumre obbligazioni. Le importazioni non
possono essere assoggettate a registrazione per un periodo superiore a nove mesi.
6. Gli Stati membri comunicano mensilmente alla Commissione le transazioni relative
all'importazione dei prodotti soggetti alle inchieste e alle misure, nonché l'importo dei
dazi riscossi a norma del presente regolamento.
                                             54
 ---pagebreak---                                                                                            IB*}
                                         Articolo 16
                                        Consultazioni
1. Le consultazioni previste dal presente regolamento si svolgono nell'ambito di un
Comitato consultivo, composto dai rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un
rappresentante della Commissione. Le consultazioni si svolgono immediatamente, a
richiesta di uno Stato membro oppure per iniziativa della Commissione e comunque entro
un termine che consenta di rispettare i limiti di tempo fissati dal presente regolamento.
2. Il Comitato si riunisce su convocazione del suo presidente. Quest'ultimo comunica
agli Stati membri, nel più breve tempo possibile, tutti gli elementi d'informazione utili.
3. Qualora sia necessario, si può procedere alle consultazioni con procedura scritta;
in questo caso la Commissione informa gli Stati membri e fissa un termine entro il quale
essi possono esprimere il loro parere o chiedere una consultazione orale. Il presidente
prende le disposizioni necessarie per l'organizzazione della consultazione orale, a
condizione che quest'ultima possa svolgersi entro un termine che consenta di rispettare
i limiti di tempo fissati dal presente regolamento.
4.    Le consultazioni riguardano in particolare:
      i)   l'esistenza di sovvenzioni passibili di misure compensative e i metodi da
           utilizzare per determinarne l'ammontare;
      ii)  l'esistenza e l'entità del pregiudizio;
                                              55
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iii) il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni e
     il pregiudizio;
iv) le misure che, nel caso specifico, sono idonee a prevenire il pregiudizio
     causato dalle sovvenzioni passibili di misure compensative o dal dumping
     oppure a porvi rimedio, nonché le modalità di applicazione di tali misure.
                                        56
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                                       Articolo 17
                                    Visite di verifica
1. La Commissione, se lo ritiene necessario, effettua visite per esaminare la
documentazione contabile di importatori, esportatori, operatori commerciali, agenti,
produttori, associazioni e organizzazioni di categoria, allo scopo di verificare le
informazioni comunicate in materia di sovvenzioni e di pregiudizio. In mancanza di una
risposta adeguata entro i termini fissati la visita di verifica può non essere svolta.
2. Se necessario la Commissione può svolgere inchieste nei paesi terzi, a condizione
che essa abbia ottenuto l'accordo delle imprese interessate, che ne abbia informato i
rappresentanti del governo del paese in questione e che quest'ultimo non abbia sollevato
obiezioni. Non appena ha ottenuto l'accordo delle imprese interessate, la Commissione
comunica alle autorità del paese di origine e/o di esportazione i nomi e gli indirizzi delle
imprese da visitare e le date concordate.
3. Le imprese interessate devono essere informate della natura generale delle
informazioni da verificare durante le visite e degli ulteriori elementi da fornire, fermo
restando che nel corso delle visite possono essere chiesti altri dati particolari, alla luce
delle informazioni già ottenute.
4. Nelle inchieste svolte in conformità del presente paragrafo la Commissione è
assistita da agenti degli Stati membri che lo abbiano richiesto.
                                             57
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                                                                                               T
                                         Articolo 18
                                     Campionamento
1. Nei casi in cui il numero di denunziane, esportatori o importatori, tipi di prodotto
o transazioni è molto elevato, l'inchiesta può essere limitata ad un numero adeguato di
parti, prodotti o transazioni con l'utilizzazione di campioni statisticamente validi, sulla
base delle informazioni disponibili al momento della selezione, oppure al massimo
volume rappresentativo della produzione, delle vendite o delle esportazioni che possa
essere adeguatamente esaminato entro il periodo di tempo disponibile.
2. La selezione definitiva di parti, tipi di prodotti o transazioni a norma delle
disposizioni in materia di campionamento spetta alla Commissione, anche se di
preferenza la scelta del campione avviene previa consultazione e con il consenso delle
parti interessate, a condizione che dette parti, entro tre settimane dalla data di apertura
dell'inchiesta, si siano manifestate e abbiano comunicato informazioni sufficienti ai fini
della selezione di un campione rappresentativo.
3. Qualora l'esame sia stato limitato ai sensi del presente articolo, si deve comunque
determinare un ammontare delle sovvenzioni individuale per ciascun esportatore o
produttore non inserito nella selezione iniziale che presenti le informazioni necessarie
entro i limiti di tempo fissati dal presente regolamento, a meno che il numero di
esportatori o produttori sia talmente elevato da rendere l'esame dei singoli casi
indebitamente gravoso e da impedire la conclusione dell'inchiesta entro i termini fissati.
4. Qualora si decida di ricorrere al campionamento e le parti selezionate o alcune di
esse rifiutino di collaborare in misura tale da incidere sostanzialmente sui risultati
dell'inchiesta, si può selezionare un nuovo campione. Tuttavia, se la mancata
collaborazione continua in misura significativa oppure se manca il tempo sufficiente per
effettuare una nuova selezione, si applicano le disposizioni pertinenti dell'articolo 19.
                                             58
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                                        Articolo 19
                                  Mancata collaborazione
1. Qualora una parte interessata rifiuti l'accesso alle informazioni necessarie oppure
non le comunichi entro i limiti di tempo fissati dal presente regolamento oppure ostacoli
gravemente l'inchiesta, si possono elaborare conclusioni provvisorie o definitive,
affermative o negative, in base ai dati disponibili. Se si accerta che una parte interessata
ha fornito informazioni false o fuorvianti, non si tiene conto di tali informazioni e si
possono utilizzare i dati disponibili. Le parti interessate devono essere informate delle
conseguenze della mancata collaborazione.
2. La mancanza di una risposta su supporto informatico non dev'essere considerata una
forma di mancata collaborazione, a condizione che la parte interessata dimostri che per
presentare la risposta nella forma richiesta dovrebbe sostenere oneri supplementari o costi
aggiuntivi ingiustificati.
3. Le informazioni presentate da una parte interessata che non sono perfettamente
conformi alle condizioni richieste non devono essere disattese, a condizione che le
eventuali carenze non siano tali da provocare eccessive difficoltà per l'elaborazione di
conclusioni sufficientemente precise e che le informazioni siano state presentate
correttamente entro i termini fissati, siano verificabili e la parte interessata abbia agito
come meglio poteva.
4. Se le informazioni o gli elementi di prova non sono accettati, la parte che li ha
forniti dev'essere immediatamente informata del motivo e avere la possibilità di dare
ulteriori spiegazioni entro il termine specificato. Se le spiegazioni non sono considerate
soddisfacenti, i motivi che hanno giustificato il rifiuto degli elementi di prova o delle
informazioni devono essere resi noti ed indicati nelle eventuali risultanze pubblicate.
                                              59
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5. Se le conclusioni, comprese quelle relative all'ammontare delle sovvenzioni passibili
di misure compensative, sono elaborate in conformità delle disposizioni del paragrafo 1
del presente articolo, ivi comprese le informazioni contenute nella denuncia, per quanto
possibile e tenendo debitamente conto dei limiti di tempo fissati per l'inchiesta, tali
informazioni devono essere verificate in relazione ai dati disponibili provenienti da altre
fonti indipendenti, quali listini prezzi pubblicati, statistiche ufficiali delle importazioni
e dichiarazioni doganali oppure in relazione alle informazioni ottenute da altre parti
interessate nel corso dell'inchiesta.
6. L'esito dell'inchiesta per una parte interessata che non collabora oppure collabora
solo in parte, impedendo in tal modo l'accesso ad informazioni pertinenti, può essere
meno favorevole rispetto alle conclusioni che eventualmente sarebbero state raggiunte se
la parte avesse collaborato.
                                            60
 ---pagebreak---                                                                                              2 f$
                                        Articolo 20
                                  Trattamento riservato
1. Le informazioni che sono di carattere riservato (per esempio perché la loro
divulgazione implicherebbe un significativo vantaggio concorrenziale per un concorrente
oppure danneggerebbe gravemente la persona che ha fornito l'informazione o la persona
dalla quale l'ha ottenuta) oppure che sono comunicate a titolo riservato dalle parti
interessate dall'inchiesta, per motivi debitamente giustificati, devono essere trattate come
tali dalle autorità.
2. Alle parti interessate che comunicano informazioni riservate viene chiesto di
presentare un riassunto non riservato, sufficientemente particolareggiato affinché la
sostanza delle informaziom presentate a titolo riservato possa essere adeguatamente
compresa. In circostanze eccezionali le parti possono precisare che tali informazioni non
si prestano ad essere riassunte, comunicando i motivi che giustificano tale impossibilità.
3. Se si ritiene che la domanda di trattamento riservato non sia giustificata e la parte
che ha comunicato le informaziom non è disposta a renderle pubbliche, né ad
autorizzarne la divulgazione in termini generici o sintetici, tali informazioni possono
essere disattese, a meno che la loro esattezza sia adeguatamente dimostrata da fonti
attendibili. Le domande di trattamento riservato non devono essere respinte
arbitrariamente.
4. Il presente articolo non osta alla pubblicazione di informazioni generali da parte
della Comunità e in particolare dei motivi che hanno giustificato le decisioni prese in
forza del presente regolamento, né alla pubblicazione dei fatti su cui le autorità
comunitarie si sono basate qualora essa sia necessaria per giustificare detti motivi nel
corso di procedimenti giudiziari. Tale pubblicazione deve tener conto del legittimo
interesse delle parti in causa a non vedere divulgati i loro segreti aziendali o di Stato.
                                              61
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5. Il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri, nonché i loro agenti, sono tenuti
a non divulgare, salvo esplicita autorizzazione della parte che le ha fornite, le
informaziom ricevute in applicazione del presente regolamento per le quali è stato chiesto
il trattamento riservato. Le informazioni scambiate tra la Commissione e gli Stati
membri, le informaziom relative alle consultazioni svolte a norma dell'articolo 16 o alle
consultazioni di cui all'articolo 7, paragrafo 9 e all'articolo 8, paragrafo 10, e i
documenti interni preparati dalle autorità della Comunità o dagli Stati membri non sono
divulgate, salvo diversa disposizione del presente regolamento.
6. Le informaziom ricevute in applicazione del presente regolamento possono essere
utilizzate soltanto per lo scopo per il quale esse sono state richieste.
                                             62
 ---pagebreak---                                                                                                m-
                                         Articolo 21
                               Divulgazione di informazioni
1. I denunziami, gli importatori, gli esportatori e i rappresentanti del paese di origine
e/o di esportazione possono chiedere di essere informati degli elementi specifici dei
principali fatti e considerazioni in base ai quali sono state istituite le misure provvisorie.
Le domande di informazioni devono essere presentate per iscritto immediatamente dopo
l'istituzione delle misure provvisorie e le informazioni sono comunicate il più
rapidamente possibile per iscritto.
2. Le parti di cui al paragrafo 1 possono chiedere di essere informate dei principali
fatti e considerazioni in base ai quali si intende raccomandare l'istituzione di misure
definitive oppure la chiusura di un'inchiesta o di un procedimento senza l'istituzione di
misure, in particolare per quanto riguarda eventuali fatti e considerazioni diversi da
quelli utilizzati per le misure provvisorie.
3. Le domande di informazioni a norma del paragrafo 2 devono essere inviate alla
Commissione per iscritto ed essere ricevute, qualora sia stato istituito un dazio
provvisorio, entro un mese a decorrere dalla data di pubblicazione dell'istituzione del
dazio. Se non è stato istituito un dazio provvisorio, le parti hanno la possibilità di
chiedere informaziom finali entro i termini fissati dalla Commissione.
4. Le informaziom sono comunicate per iscritto, tenendo debitamente conto
dell'esigenza di tutelare il segreto aziendale e di Stato, il più rapidamente possibile e
comunque entro un mese prima della decisione definitiva o della presentazione di
qualsiasi proposta di azione definitiva, a norma dell'articolo 11, da parte della
Commissione. Eventuali fatti e considerazioni che la Commissione non può comunicare
al momento della risposta sono resi noti successivamente il più rapidamente possibile.
Là divulgazione delle informaziom non pregiudica qualsiasi eventuale decisione della
Commissione o del Consiglio, ma, qualora tale decisione si basi su fatti o considerazioni
diversi, questi ultimi sono comunicati il più rapidamente possibile.
                                              63
 ---pagebreak---                                                                                         JjS
5. Le osservazioni presentate dopo la comunicazione finale sono prese in
considerazione unicamente se sono ricevute entro un terminefissatodalla Commissione,
in ciascun caso* in funzione dell'urgenza della questione e comunque non inferiore a 10
giorni.
                                           64
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                                          Articolo 22
                                 Interesse della Comunità
1. A norma del presente regolamento, per decidere se sia necessario intervenire
nell'interesse della Comunità si devono valutare i diversi interessi nel loro complesso,
compresi quelli dell'industria comunitaria, degli utilizzatori e dei consumatori. Una
decisione a norma del presente articolo può essere presa unicamente se tutte le parti
hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni in conformità del paragrafo
2. Per valutare l'interesse della Comunità si deve prendere in particolare considerazione
l'esigenza di eliminare gli effetti di pregiudizio delle sovvenzioni in termini di distorsioni
degli scambi e di ripristinare una concorrenza effettiva. Le misure stabilite in base alle
sovvenzioni e al pregiudizio accertati possono non essere applicate se le autorità, alla
luce delle informaziom presentate, concludono che l'applicazione di tali misure non è
nell'interesse della Comunità.
2. Affinché le autorità possano tener conto, in base a validi elementi, di tutte le
osservazioni e informaziom per decidere se l'istituzione delle misure sia nell'interesse
della Comunità, i denunziami, gli importatori, gli utilizzatori rappresentativi e le
organizzazioni rappresentative dei consumatori possono manifestarsi e comunicare
informazioni alla Commissione, entro i termini specificati nell'avviso di apertura
dell'inchiesta antisovvenzioni. Tali informaziom oppure i relativi riassunti sono
comunicati alle altre parti citate nel presente articolo, che possono presentare le loro
osservazioni in merito.
3. Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono chiedere
un'audizione. Le domande devono essere presentate per iscritto entro i termini fissati nel
paragrafo 2 e precisare i motivi particolari, in termini di interesse della Comunità, per
i quali le parti dovrebbero essere sentite.
                                               65
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4. Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono comunicare
osservazioni sull'applicazione di eventuali dazi provvisori istituiti. Tali osservazioni, per
poter essere prese in considerazione, devono essere ricevute entro un mese a decorrere
dall'applicazione delle misure e, integralmente oppure in forma di riassunto, sono
comunicate alle altre parti, che possono presentare osservazioni in merito.
5. La Commissione esamina le informazioni presentate correttamente e decide in che
misura esse sono rappresentative. I risultati di questa analisi e un parere sul merito sono
comunicati al comitato consultivo. La Commissione tiene conto del parere espresso dal
comitato ai fini di eventuali proposte a norma dell'articolo 11.
6. Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono chiedere di essere
informate sui fatti e sulle considerazioni in base ai quali saranno probabilmente prese le
decisioni definitive. Tali informazioni devono essere comunicate per quanto possibile e
senza pregiudizio di qualsiasi decisione successiva della Commissione o del Consiglio.
7. A norma del presente articolo le informaziom sono prese in considerazione
unicamente se sono sostenute da elementi di prova effettivi che ne dimostrano la validità.
                                             66
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                                           Articolo 23
Rapporti tra le misure relative ai dazi compensativi e i rimedi multilaterali
Qualora un prodotto importato sia assoggettato a contromisure a seguito di un ricorso alle
procedure di risoluzione delle controversie dell'Accordo sulle sovvenzioni, e tali misure
siano adeguate ad eliminare il pregiudizio provocato dalle sovvenzioni passibili di misure
compensative, i dazi compensativi istituiti per quanto riguarda quel prodotto sono
immediatamente sospesi o, se del caso, abrogati.
                                           Articolo 24
                                       Disposizioni finali
Il presente regolamento non osta all'applicazione:
i)    di eventuali norme speciali stabilite da accordi conclusi tra la Comunità e i paesi
      terzi;
ii)   dei regolamenti comunitari nel settore agricolo e dei regolamenti (CEE) n.
      1059/695, (CEE) p. 2730/756 e (CEE) n. 2783/757; le disposizioni del presente
      regolamento possono essere applicate in marnera complementare a quella dei
      regolamenti suddetti e in deroga alle disposizioni degli stessi che ostano
      all'applicazione dei dazi antidumping o compensativi;
iii) di misure speciali, purché non siano incompatibili con gli obblighi assunti a norma
      del GATT.
      GU n. L 141 del 12.6.1969, pag. 1.
      GU n. L281 del I M I . 1975, pag. 20.
      GU n. L 282 del I M I . 1975, pag. 104.
                                                67
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                                       Articolo 25
                         Abrogazione della normativa vigente
Il regolamento (CEE) n. 2423/88, modificato dal regolamento (CE) n. 521/94 e dal
regolamento (CE) n. 522/94 è abrogato. I riferimenti fatti a detto regolamento devono
intendersi come fatti al presente regolamento.
;    • •     '                         Articolo 26
                                    Entrata in vigore
Il presente regolamento entra in vigore alla data fissata nella decisione relativa all'entrata
in vigore degli atti che applicano i risultati dei negoziati commerciali multilaterali
dell'Uruguay Round. Esso si applica ai procedimenti già iniziati. Le disposizioni relative
ai limiti di tempo per l'apertura dei procedimenti e l'istituzione di dazi provvisori si
applicano tuttavia solo dopo la data che sarà specificata dal Consiglio in una decisione
da adottarsi a maggioranza qualificata entro il 1° aprile 1995, in base ad una proposta
che la Commissione presenterà al Consiglio non appena saranno disponibili le necessarie
risorse di bilancio.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile
in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                                            Per il Consiglio
                                             68
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                                      ALLEGATO I
  ELENCO ILLUSTRATIVO DELLE SOVVENZIONI ALL'ESPORTAZIONE
a) Concessione da parte di un governo di sovvenzioni dirette a un'impresa o a
un'industria, in base alle loro esportazioni.
b) Misure di ritenuta valutaria o pratiche analoghe che comportano un premio
all'esportazione.
e) Tasse di nolo e di trasporto interno sulle spedizioni destinate all'esportazione,
stabilite o imposte dal governo, a condizioni più favorevoli che per le spedizioni destinate
all'interno del paese.
d) La fornitura da parte di governi o di loro enti, direttamente o indirettamente
attraverso programmi disposti dal governo, di prodotti importati o di fabbricazione
nazionale o la prestazione di servizi utilizzabili nella produzione di merci esportate, a
condizioni più favorevoli di quelle applicabili per la fornitura di prodotti o la prestazione
di servizi simili o direttamente competitivi utilizzabili per la produzione di merci
destinate al consumo interno, se (nel caso dei prodotti) dette condizioni sono più
favorevoli di quelle che negli scambi commerciali1 mondiali vengono riservate agli
esportatori nazionali.
       Per "scambi commerciali" si intendono gli scambi in cui la scelta tra prodotti
       nazionali e prodotti d'importazione è libera e dipende unicamente da considerazioni
       di ordine commerciale.
                                              69
 ---pagebreak---                                                                                                 M
e) L'esenzione totale o parziale, la remissione o il rinvio, riferiti in particolar modo
alle esportazioni, di imposte dirette2 o oneri sociali versati o a carico delle imprese
industriali o commerciali3.
f) La concessione di speciali sgravi direttamente connessi con le esportazioni o con
pratiche di esportazione, oltre a quelli accordati per quanto riguarda la produzione
destinata al consumo interno, nel calcolo in base al quale vengono stabilite le imposte
dirette.
g) L'esonero o la remissione, per quanto riguarda la produzione e la distribuzione di
prodotti esportati, di imposte indirette2 in eccesso rispetto a quelle riscosse sulla
produzione e la distribuzione di prodotti simili venduti per il consumo interno.
2
      Ai fini del presente regolamento e dei suoi allegati,
      il termine "imposte dirette" si riferisce alle imposte su retribuzioni, utili, interessi,
rendite, royalties e qualsivoglia altra forma di reddito, nonché alle imposte sulla
proprietà immobiliare;
      il termine "oneri sulle importazioni" si riferisce a tariffe, dazi doganali e altri oneri
fiscali non enumerati altrove nella presente nota, riscossi sulle importazioni;
      il termine "imposte indirette" si riferisce a imposte sulle vendite, accise, imposte
sulla cifra d'affari, sul valore aggiunto, sulle concessioni, imposta di bollo, imposte sui
trasferimenti, imposte sulle scorte e le attrezzature, compensazioni fiscali alla frontiera
e qualsivoglia altra imposta diversa da imposte dirette e oneri sulle importazioni;
      le imposte indirette "riscosse a stadi anteriori" sono quelle prelevate su beni o
servizi utilizzati direttamente o indirettamente nella fabbricazione del prodotto;
      le imposte indirette "a cascata" sono imposte plurifase applicate dove non esistono
meccanismi di successivo credito d'imposta, ove i bem o i servizi imponibili ad un
determinato stadio della produzione siano utilizzati in uno stadio produttivo successivo;
      la "remissione" delle imposte comprende le restituzioni o la riduzione delle imposte;
      la "remissione o il rimborso del dazio (drawback)" comprende l'esenzione o il
rinvio totale o parziale degli oneri sulle importazioni.
3
      II rinvio non costituisce necessariamente una sovvenzione all'esportazione quando,
ad esempio, viene riscosso un adeguato importo di interessi.
                                              70
 ---pagebreak---                                                                                                 lis r
h) L'esonero, la remissione o il rinvio di imposte indirette a cascata riscosse a stadi
anteriori2, sulle merci o sui servizi utilizzati nella produzione di prodotti esportati, in
eccesso rispetto all'esonero, alla remissione o al rinvio di imposte indirette a cascata
analoghe, riscosse a stadi anteriori su prodotti o servizi utilizzati nella produzione di
prodotti simili venduti per il consumo interno; a condizione tuttavia che si possano
esonerare, rimettere o rinviare le imposte indirette a cascata riscosse a stadi anteriori sui
prodotti esportati anche quando tale esonero, remissione o rinvio non riguarda i prodotti
simili venduti per il consumo interno se le imposte indirette a cascata riscosse a stadi
anteriori vengono percepite su fattori produttivi utilizzati per la realizzazione del prodotto
esportato (tenendo conto di-un normale margine di scarto)4. Quanto precede è da
interpretarsi in conformità delle direttive sul consumo di fattori immessi nel processo
produttivo contenute nell ' allegato II.
i)    La remissione o il rimborso di oneri relativi all'importazione2 in eccesso rispetto
a quelli riscossi sui fattori produttivi importati utilizzati per la realizzazione del prodotto
esportato (tenendo conto di un normale margine di scarto); a condizione tuttavia che in
casi particolari una ditta possa utilizzare una quantità di fattori produttivi circolanti sul
mercato nazionale pari a e aventi le stesse qualità e caratteristiche dei fattori -produttivi
importati in quanto di sostituzione per beneficiare di questa disposizione se
l'importazione e le corrispondenti operazioni di esportazione avvengono ambedue entro
un ragionevole arco di tempo, non superiore ai due anni. Quanto precede è da
interpretarsi in conformità delle direttive sul consumo di fattori immessi nel processo
produttivo contenute nell'allegato II e delle direttive per la determinazione di sistemi di
restituzione del dazio su sostituzioni a titolo di sovvenzione all'esportazione, contenute
nell'allegato III.
j)    La concessione da parte dei governi (o di speciali istituti controllati dai governi) di
sistemi di garanzie di credito all'esportazione o di misure di assicurazione? di
provvedimenti assicurativi o di garanzie contro l'incremento dei costi dei prodotti
esportati, oppure di programmi di tutela contro i rischi di cambio, con premi inadeguati
per coprire i costi e le perdite inerenti alla gestione a lungo termine dei programmi
stessi.
4
      II paragrafo h) non si applica ai sistemi dell'imposta sul valore aggiunto o delle
 compensazioni fiscali alla frontiera in sua vece; il problema dell'eccessiva remissione
 delle imposte sul valore aggiunto è disciplinato esclusivamente dal paragrafo g).
                                               71
 ---pagebreak---                                                                                               2U
k) La concessione da parte dei governi (o di enti speciali controllati e/o che agiscono
sotto l'autorità dei governi) di crediti all'esportazione a tassi inferiori a quelli che essi
debbono effettivamente pagare per i fondi utilizzati a tal fine (o che dovrebbero pagare
se prendessero detti fondi a prestito sul mercato internazionale dei capitali per ottenere
fondi della stessa scadenza e nella stessa valuta nominale del credito all'esportazione),
oppure il pagamento da parte di questi governi o eriti della totalità o di una parte dei
costi che debbono sostenere gli esportatori o gli istituti per ottenere crediti, sempre che
detti fondi vengano utilizzati per garantire un vantaggio cospicuo per quanto riguarda le
condizioni di credito all'esportazione.
Fermo restando, tuttavia, che ove un Membro dell'OMC sia una parte contraente di un
impegno internazionale in materia di crediti ufficiali all'esportazione, sottoscritto al 1 °
gennaio 1979 da almeno dodici Membri originali del presente Accordo (o di un impegno
successivo adottato da tali Membri originali) o se, nella pratica, un Membro dell'OMC
applica le disposizioni di tale impegno concernenti i tassi di interesse, qualsiasi prassi
seguita in materia di credito all'esportazione che sia conforme a tali disposizioni non è
considerata una sovvenzione all'esportazione.
1) Qualsiasi altro onere a carico dello Stato che costituisce una sovvenzione
all'esportazione ai sensi dell'articolo XVI del GATT 1994.
                                              72
 ---pagebreak---                                                                                               nì
                                      ALLEGATO II
                DIRETTIVE SUL CONSUMO DI FATTORI IMMESSI
                           NEL PROCESSO PRODUTTIVO 5
                                               I
1. I sistemi di rimborso delle imposte indirette prevedono l'esenzione, la remissione
o il rinvio di imposte indirette a cascata riscosse a stadi anteriori sui fattori produttivi
utilizzati per la realizzazione dei prodotti esportati (tenuto conto del normale scarto).
Analogamente, i regimi di restituzione del dazio possono prevedere la remissione o il
rimborso degli oneri suìl'importazione prelevati su fattori produttivi consumati per la
realizzazione del prodotto esportato (tenuto conto del normale scarto).
2. L'elenco illustrativo delle sovvenzioni all'esportazione di cui all'allegato I fa
riferimento ai "fattori produttivi utilizzati per la realizzazione del prodotto esportato" ai
paragrafi h) e i). Ai sensi del paragrafo h), i sistemi di rimborso delle imposte indirette
possono costituire una sovvenzione all'esportazione nella misura in cui danno luogo ad
esenzioni, remissioni o rinvìi delle imposte indirette a cascata riscosse a stadi anteriori
che superino l'ammontare delle imposte effettivamente prelevate sui fattori produttivi
utilizzati nella produzione del prodotto esportato. Ai sensi del paragrafo i), i regimi di
restituzione del dazio (drawback) possono costituire una sovvenzione all'esportazione
nella misura in cui comportano una remissione o un rimborso di oneri sull'importazione
superiori a quelli effettivamente prelevati sui fattori immessi nella produzione dei
prodotti esportati. Entrambi i paragrafi stabiliscono che nel riscontro del consumo di tali
fattori immessi nella produzione del prodotto esportato va tenuto conto del normale
scarto. Il paragrafo i) prevede inoltre, se del caso, l'utilizzo di fattori sostitutivi.
 5
       Per fattori immessi nel processo produttivo s'intendono fattori incorporati
 materialmente nel prodotto, nonché energia, combustibili e carburanti utilizzati nel
 processo produttivo, e catalizzatori consumati in abbinamento agli stessi per ottenere il
 prodotto esportato.
                                               73
 ---pagebreak---                                                                                             in
                                              II
3. Nel verificare il consumo dei fattori produttivi utilizzati per la realizzazione del
prodotto esportato, nell'ambito di una inchiesta in merito all'imposizione di dazi
compensativi, la Commissione si basa di norma sulla seguente procedura:
4. Ove si presuma che un sistema di rimborso di imposte indirette, ovvero un regime
di restituzione del dazio, dia luogo a una sovvenzione a causa dell'importo eccessivo del
rimborso o della restituzione di imposte indirette o oneri sulle importazioni in relazione
a fattori immessi nella produzione del prodotto esportato, la Commissione deve anzitutto
verificare se il governo del paese di esportazione ha istituito ed applica un meccanismo
o una procedura che consente di stabilire quali fattori produttivi sono utilizzati nella
fabbricazione del prodotto esportato e in che quantità. Nei casi in cui venga accertata
l'applicazione di un siffatto meccanismo o procedura, la Commissione procede ad un
esame per verificare se sia adeguato e rispondente al suo scopo, e basato su prassi
commerciali generalmente accettate nel paese di esportazione. La Commissione può
ritenere necessario effettuare test pratici, in conformità all'articolo 17, paragrafo 2, al
fine di verificare le informazioni o di convincersi che il meccanismo, o procedura, venga
applicato in modo efficace.
5. Ove tale meccanismo o procedura non esista o risulti inadeguato ovvero, pur
essendo istituito e ritenuto adeguato non venga applicato in modo efficace, si renderà
necessario un ulteriore esame da parte del paese di esportazione sulla base degli effettivi
fattori produttivi consumati, al fine di determinare se sia stato effettuato un pagamento
eccessivo. Qualora la Commissione lo ritenga necessario, si può svolgere un'ulteriore
verifica in conformità del paragrafo 4.
6. La Commissione dovrebbe considerare i fattori produttivi come materialmente
incorporati, ove gli stessi siano impiegati nel processo produttivo e risultino fisicamente
presenti nel prodotto esportato. Un fattore produttivo non deve necessariamente essere
presente nel prodotto finale nella forma in cui si presentava al momento dell'immissione
nel processo di produzione.                 »               •         •
                                             74
 ---pagebreak---                                                                                              M'ì
1. Nel determinare la quantità consumata di un particolare fattore produttivo utilizzato
per la fabbricazione di un prodotto esportato, si dovrebbe tener conto di un "normale
scarto" che dovrà rientrare nel consumo per la produzione del prodotto esportato. Il
termine "scarto" si riferisce a quella parte di un dato fattore produttivo che non svolge
una funzione indipendente nel processo produttivo, non viene consumata nella
fabbricazione del prodotto esportato (per motivi quali inefficienze) e non viene
recuperata, utilizzata o venduta dallo stesso produttore.
8. Nel determinare se la quantità di scarto dichiarata sia "normale", la Commissione
dovrebbe tener conto del processo di produzione, dell'esperienza media dell'industria nel
paese di esportazione, e di altri fattori tecnici, se del caso. La Commissione dovrebbe
tenere presente che un aspetto importante è il fatto che le autorità del paese di
esportazione abbiano effettuato un calcolo ragionevole della quantità dello scarto, nei casi
in cui tale quantità viene inclusa nel calcolo del rimborso o della remissione in relazione
a imposte o dazi.
                                              75
 ---pagebreak---                                                                                                1 io
                                      ALLEGATO III
              DIRETTIVE PER LA DETERMINAZIONE DI SISTEMI
                            DI RESTITUZIONE DEL DAZIO
   SU SOSTITUZIONI A TITOLO DI SOVVENZIONE ALL'ESPORTAZIONE
                                                I
1. I sistemi di restituzione del dazio (drawback) prevedono il rimborso o la restituzione
degli oneri sulle importazioni nel caso di fattori produttivi consumati per la fabbricazione
di un altro prodotto e nel caso in cui, all'atto della riesportazione, quest'ultimo contenga
fattori produttivi nazionali di qualità e caratteristiche analoghe a quelle di fattori
produttivi importati, in sostituzione degli stessi. Ai sensi del paragrafo i) dell'elenco
illustrativo delle sovvenzioni all'esportazione, contenuto nell'allegato I, i sistemi di
restituzione del dazio sulle sostituzioni possono costituire una sovvenzione
all'esportazione nella misura in cui comportano la restituzione di un importo superiore
agli oneri sull'importazione inizialmente riscossi sui fattori produttivi importati per i
quali si richiede la restituzione del dazio.
                                               II
2. Nell'esaminare un sistema di restituzione del dazio su sostituzioni nell'ambito di una
inchiesta in merito all'imposizione di dazi compensativi ai sensi del presente
regolamento, la Commissione si basa di norma sulla seguente procedura:
3. Il paragrafo i) dell'elenco illustrativo stabilisce che nella fabbricazione di un
prodotto per l'esportazione, i fattori produttivi importati possono essere sostituiti con
fattori produttivi nazionali, purché questi ultimi siano in quantità uguale e di qualità e
caratteristiche identiche a quelle dei fattori di produzione importati sostituiti. L'esistenza
di un meccanismo o di una procedura di verifica è importante poiché consente al governo
del paese di esportazione di garantire e dimostrare che la quantità di fattori produttivi per
i quali si richiede la restituzione del dazio non supera la quantità di prodotti analoghi
esportati, in qualsivoglia forma, e che la restituzione degli oneri sulle importazioni non
supera l'importo degli oneri originariamente prelevati sui fattori di produzione importati
in questione.
                                               76
 ---pagebreak---                                                                                             m
4. Ove si presuma che un sistema di restituzione del dazio su fattori sostitutivi dia
luogo a una sovvenzione, la Commissione deve anzitutto stabilire se il governo del paese
di esportazione ha istituito ed applica un meccanismo o una procedura di verifica. Nei
casi in cui venga accertata l'applicazione di un siffatto meccanismo o procedura, la
Commissione procede a un esame per verificare se sia adeguato e rispondente al suo
scopo, e basato su prassi commerciali generalmente accettate nel paese di esportazione.
Nella misura in cui si accerta che le procedure rispondono a questo criterio e sono
efficacemente applicate, si considera che non esistano sovvenzioni. La Commissione può
ritenere necessario effettuare test pratici, in conformità all'articolo 17, paragrafo 2, al
fine di verificare le informazioni o di assicurarsi che il meccanismo o procedura venga
applicato in modo efficace.
5. Ove le procedure di verifica non esistano o risultino inadeguate ovvero, pur essendo
istituite e ritenute adeguate, non vengano applicate in modo efficace, potrebbe
configurarsi una sovvenzione. In tal caso, si rende necessario un ulteriore esame da parte
del paese di esportazione sulla base delle effettive transazioni interessate, al fine di
determinare se sia stato effettuato un pagamento eccessivo. Qualora la Commissione lo
ritenga necessario, sarà condotta un'ulteriore verifica in conformità del paragrafo 4.
6. L'esistenza di una disposizione sulla restituzione del dazio su sostituzioni, ai sensi
della quale agli esportatori è consentito di scegliere particolari importazioni sulle quali
richiedere la restituzione del dazio (drawback), di per se stessa non dovrebbe essere
considerata come risultante in una sovvenzione.
7. S'intende sussistere un caso di restituzione di un importo eccessivo di oneri sulle
importazioni, ai sensi del paragrafo i), ove i governi versino interessi su importi
rimborsati a norma di schemi di restituzione del dazio, nella misura degli interessi
effettivamente versati o dovuti.
                                              77
 ---pagebreak---                                                                                              Sjl
                                      ALLEGATO IV
(Il presente allegato riproduce l'Allegato 2 dell'Accordo sull'agricoltura. Eventuali
termini o espressioni non spiegati nel presente allegato o non sufficientemente chiari sono
da interpretarsi nel contesto di tale Accordo.)
              SOSTEGNO INTERNO: BASE PER L'ESONERO DAGLI
                               IMPEGNI DI RIDUZIONE
1. Le misure di sostegno interno per le quali si chiede l'esonero dagli impegni di
riduzione devono soddisfare il requisito fondamentale di non avere, se non eventualmente
a livello minimo, effetti distorsivi degli scambi o effetti sulla produzione. Pertanto, mtte
le misure per le quali si chiede l'esonero devono rispondere ai seguenti criteri di base:
      a) il sostegno in questione deve essere fornito nel quadro di un programma statale
           finanziato su risorse pubbliche (anche mediante agevolazioni), non implicante
           trasferimenti dai consumatori; e
      b) il sostegno in questione non può avere per effetto un sostegno dei prezzi a
           favore dei produttori,
nonché alle condizioni e ai criteri inerenti alle singole politiche sotto precisati.
                                              78
 ---pagebreak---                                                                                                ^ )
Programmi pubblici di servizi
2.    Servizi generali
      Le politiche di questa categoria implicano spese (o agevolazioni) per programmi che
forniscono servizi o benefici air agricoltura o alla comunità rurale. Esse non comportano
pagamenti diretti ai produttori né alle imprese di trasformazione. I programmi in
questione, che comprendono, ma non esclusivamente, quelli sotto elencati soddisfano i
criteri generali di cui sopra al paragrafo 1 e, ove precisate, condizioni connesse alle
singole politiche:
      a)  ricerca, in particolare ricerca generica, ricerca collegata a programmi
          ambientali e programmi di ricerca relativi a particolari prodotti;
      b)   lotta contro parassiti e malattie, ivi comprese misure sia generali sia relative
           a singoli prodotti, in particolare sistemi di preallarme, quarantena ed
          eradicazione;
      e)   servizi di formazione, comprendenti mezzi di formazione a livello sia generale
           sia specializzato;
      d)   servizi di divulgazione e di consulenza, compresa la fornitura di mezzi atti a
           facilitare il trasferimento di informaziom e dei risultati della ricerca ai
          produttori e ai consumatori;
      e)   servizi di ispezione, sia a carattere generale sia in relazione a determinati
          prodotti a firn di sanità, sicurezza, classificazione o standardizzazione;
      f)   servizi di marketing e promozione, ivi comprese informaziom di mercato,
           consulenza e promozione per particolari prodotti, ma escluse le spese a fini non
           precisati che potrebbero essere utilizzate dai venditori per ridurre il loro prezzo
           di vendita o conferire un vantaggio economico diretto agli acquirenti; e
                                              79
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      g) servizi infrastnitturali comprendenti: reti elettriche, strade e altri mezzi di
           trasporto, strutture commerciali e portuali, approvvigionamento idrico, dighe
           e reti fognarie e lavori infrastnitturali connessi a programmi ambientali. In
           ogni caso la spesa deve essere destinata unicamente alla fornitura o costruzione
           di opere permanenti, e non deve comprendere la fornitura sovvenzionata di
           installazioni nelle aziende tranne per l'erogazione dei pubblici servizi
           normalmente disponibili. Non deve comprendere inoltre sovvenzioni per fattori
           di produzione o costi d'esercizio, né prezzi di utenza preferenziali.
3.    Stoccaggio pubblico a fini di sicurezza alimentare6
      Spese (o agevolazioni) relative alla costituzione e conservazione di scorte di prodotti
che costituiscono parte integrante di un programma di sicurezza alimentare previsto dalla
legislazione nazionale. Può anche trattarsi di un aiuto statale allo stoccaggio privato di
prodotti nel quadro di un tale programma.
      Il volume e la costituzione delle scorte corrispondono a obiettivi prefissati connessi
unicamente alla sicurezza alimentare. Il processo di costituzione e smaltimento deve
essere finanziariamente trasparente. L'acquisto delle derrate da parte dello Stato deve
essere effettuato ai prezzi correnti di mercato e il prezzo di vendita dei prodotti stoccati
a fini di sicurezza alimentare non dev'essere inferiore al prezzo corrente del prodotto e
della qualità in questione sul mercato interno.
4.    Aiuto alimentare interno7
      Spese (o agevolazioni) per la fornitura di aiuti alimentari interni alle fasce bisognose
della popolazione.
      Ai fini del paragrafo 3 del presente allegato, si considerano conformi alle
      disposizioni in esso contenute i programmi statali di stoccaggio a fini di sicurezza
      alimentare nei paesi in via di sviluppo attuati in modo trasparente e gestiti secondo
      orientamenti o criteri oggettivi pubblicati ufficialmente, compresi i programmi
      nell'ambito dei quali le scorte di derrate a fini di sicurezza alimentare sono
      acquistate e fornite a prezzi arnministrati, purché la differenza tra il prezzo
      d'acquisto e il prezzo di riferimento esterno sia conteggiata nella MAS.
      Ai fini dei paragrafi 3 e 4 del presente allegato, la fornitura di prodotti alimentari
      a prezzi sovvenzionati al fine di soddisfare il fabbisogno alimentare delle
      popolazioni urbane e rurali bisognose dei paesi in via di sviluppo su base regolare
      a prezzi equi si ritiene conforme alle disposizioni del presente paragrafo.
                                              80
 ---pagebreak---                                                                                                J^
      L'ammissibilità all'aiuto alimentare è subordinata a criteri chiaramente definiti
connessi a obiettivi nutrizionali. L'aiuto consiste nella fornitura diretta di viveri agli
interessati o nella fornitura dei mezzi atti a consentire a coloro che rispondono ai criteri
stabiliti di acquistare i prodotti a prezzi di mercato o sovvenzionati. L'acquisto delle
derrate da parte dello Stato deve essere effettuato ai prezzi correnti di mercato e il
finanziamento e la gestione dell'aiuto devono essere trasparenti.
5.    Pagamenti diretti ai produttori
      Il sostegno fornito mediante pagamenti diretti (o agevolazioni, compresi pagamenti
in natura) ai produttori per i quali viene chiesto l'esonero dagli impegni di riduzione deve
soddisfare i criteri di base di cui sopra al paragrafo 1, nonché i criteri specifici per i
singoli tipi di pagamento diretto di cui ai paragrafi da 6 a 13. Qualora l'esonero dalla
riduzione sia chiesto per un tipo di pagamento diretto esistente o nuovo o diverso da
quelli di cui ai paragrafi da 6 a 13, esso deve essere conforme, oltre che ai criteri
generali di cui al paragrafo 1, ai criteri di cui al paragrafo 6, lettere da b) a e).
6.    Sostegno dei redditi su base fissa
      a)    L'ammissibilità ai pagamenti in questione deve essere determinata in base a
            criteri chiaramente definiti quali reddito, status di produttore o di proprietario
            di terreni, utilizzazione di fattori o livello di produzione in un periodo di
            riferimento definito e fisso.
      b)    L'importo dei pagamenti in un dato anno non può essere stabilito in relazione
            o in base al tipo o al volume della produzione (compresi i capi di bestiame)
            attuata dal produttore in un anno successivo al periodo di riferimento.
      e)    L'importo dei pagamenti in un dato anno non può essere stabilito in relazione
            o in base ai prezzi, interni o internazionali, di produzioni attuate in un anno
            successivo al periodo di riferimento.
                                               81
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   d) L'importo dei pagamenti in un dato anno non può essere stabilito in relazione
        o in base ai fattori di produzione utilizzati in un anno successivo al periodo di
        riferimento.
   e)   Nessuna produzione è richiesta per ricevere i pagamenti.
7. Partecipazione finanziaria dello Stato a programmi di assicurazione e di garanzia
   del reddito
   a)   L'ammissibilità ai pagamenti in questione è subordinata ad una perdita di
        reddito, considerato soltanto il reddito ricavato dall' agricoltura, superiore al
        30% del reddito lordo medio o dell'equivalente in termini di reddito netto
        (escluso qualsiasi pagamento nell'ambito degli stessi programmi o di
        programmi analoghi) nel triennio precedente oppure di una media triennale
        basata sui cinque anni precedenti esclusi quello con i valori più elevati e quello
        con i valori più bassi. Tutti i produttori che soddisfano questa condizione sono
        ammissibili ai pagamenti.
   b) L'importo dei pagamenti compensa in misura inferiore al 70% la perdita di
        reddito subita dal produttore nell'anno in cui quest'ultimo diventa ammissibile
        all'assistenza in questione.
   e) L'importo dei pagamenti è unicamente collegato al reddito; esso non ha alcun
        rapporto con il tipo oil volume della produzione (compresi i capi di bestiame)
        attuata dal produttore, con i prezzi, interni o internazionali, di tale produzione,
        né con i fattori di produzione utilizzati.
   d) Se un produttore riceve nello stesso anno pagamenti ai sensi del presente
        paragrafo e del paragrafo 8 (soccorso in caso di calamità naturali), il totale di
        detti pagamenti deve essere inferiore al 100% della perdita che egli ha
        complessivamente subito.
                                            82
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                                                                                        J^ï
Pagamenti (diretti o mediante partecipazione finanziaria dello Stato a sistemi di
assicurazione dei raccolti) in seguito a calamità naturali
a)   L'ammissibilità ai pagamenti in questione sussiste soltanto quando le autorità
     pubbliche riconoscono ufficialmente che si è verificata o si sta verificando una
     calamità naturale o una catastrofe analoga (in particolare epidemie,
     infestazioni, incidenti nucleari e guerra sul territorio del Membro interessato)
     ed è determinata da una perdita di produzione superiore al 30% della
     produzione media dei tre anni precedenti o di tre dei cinque anni precedenti,
     esclusi quello con i risultati più elevati e quello con i risultati più bassi.
b)   I pagamenti in caso di calamità si effetmano soltanto in relazione alle perdite
     di reddito, bestiame (compresi pagamenti relativi a trattamenti veterinari), terra
     o altri fattori di produzione subite in seguito alla calamità in questione.
e)   I pagamenti devono compensare non più del costo totale per la sostituzione dei
     beni perduti e non devono comportare obblighi né indicazioni circa il tipo o la
     quantità della produzione successiva.
d)   I pagamenti effettuati durante una calamità non possono superare il livello
     necessario per impedire o ridurre ulteriori perdite quali definite sopra alla
     lettera b).
e)   Se un produttore riceve nello stesso anno pagamenti ai sensi del presente
     paragrafo e del paragrafo 7 (programmi di assicurazione e di garanzia del
     reddito), il totale di detti pagamenti deve essere inferiore al 100% della perdita
     che egli ha complessivamente subito.
                                         83
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9:  Assistenza all'aggiustamento strutturale fornita mediante programmi per il ritiro dei
    produttori dall'attività
    a)   L'ammissibilità ai pagamenti in questione deve essere determinata in base a
         criteri chiaramente definiti nell'ambito di programmi intesi ad agevolare il
         ritiro dall'attività delle persone operanti nel campo della produzione agricola
         commerciabile o iHoro passaggio ad attività non agricole.
    b) I pagamenti sono condizionati al ritiro totale e permanente dei beneficiari dalla
         produzione agricola commerciabile.
10. Assistenza all'aggiustamento strutturale fornita mediante programmi di smobilizzo
    delle risorse
    a)   L'ammissibilità ai pagamenti in questione deve essere determinata in base a
         criteri chiaramente definiti nell'ambito di programmi intesi a ritirare terra o
         altre risorse, comprese quelle zootecniche, dalla produzione agricola
         commerciabile.
    b) I pagamenti sono condizionati, per la terra, al ritiro dalla produzione agricola
         commerciabile per almeno tre anni e per il bestiame all'abbattimento o alla
         cessione permanente definitiva.
    e) I pagamenti non comportano obblighi né indicazioni circa impieghi alternativi
         della terra o delle altre risorse implicanti la produzione di prodotti agricoli
         commerciabili.
    d) I pagamenti non possono essere connessi al tipo o alla quantità della
         produzione, né ai prezzi, interni o internazionali, di produzioni attuate
         utilizzando la terra o altre risorse rimaste in produzione.
                                             84
 ---pagebreak---                                                                                            J91
11. Assistenza all'aggiustamento strutturale fornita mediante aiuti all'investimento
    a) L'ammissibilità ai pagamenti in questione deve essere determinata in base a
        criteri chiaramente definiti nell'ambito di programmi statali intesi a contribuire
        alla ristrutturazione finanziaria o materiale delle attività di un produttore in
         seguito a difficoltà strutturali oggettivamente comprovate. L'ammissibilità ai
        programmi in questione può anche essere basata su un preciso programma
         statale per la riprivatizzazione delle terre coltivabili.
    b) L'importo dei pagamenti in un dato anno non può essere stabilito in relazione
         o in base al tipo o al volume della produzione, (compresi i capi di bestiame)
         attuata dal produttore in un anno successivo al periodo di riferimento, fatto
         salvo il criterio di cui alla lettera e).
    e) L'importo dei pagamenti in un dato anno non può essere stabilito in relazione
         o in base ai prezzi, interni o internazionali, di produzioni attuate in un anno
         successivo al periodo di riferimento.
    d) I pagamenti devono essere forniti soltanto per il periodo di tempo necessario
         all'attuazione degli investimenti per i quali sono stati concessi.
    e)   I pagamenti non comportano obblighi o comunque indicazioni circa i prodotti
         agricoli che saranno coltivati dai beneficiari, fatta eccezione per l'obbligo di
         non coltivare un determinato prodotto.
    f)   I pagamenti devono essere limitati all'importo necessario per compensare lo
         svantaggio strutturale.
                                              85
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12. Pagamenti concessi nel quadro di programmi ambientali
    a)  L'ammissibilità ai pagamenti in questione deve essere determinata nel quadro
        di un preciso programma statale per la protezione o la conservazione
        dell'ambiente, nonché essere subordinata al rispetto di specifiche condizioni
        dettate da tale programma, comprese condizioni relative ai metodi e ai fattori
        di produzione.
    b)  L'importo del pagamento deve essere limitato ai costi supplementari o alla
        perdita di reddito derivanti dall'osservanza del programma statale.
13. Pagamenti nel quadro di programmi di assistenza regionale
    a)  L'ammissibilità ai pagamenti in questione è limitata ai produttori delle regioni
        svantaggiate. Ciascuna di queste deve essere un'area geografica contigua
        chiaramente designata con un'identità economica e amministrativa definibile,
        considerata svantaggiata in base a criteri neutrali e oggettivi chiaramente
        precisati in leggi o regolamenti e tali da indicare che le difficoltà della regione
        derivano da circostanze non soltanto provvisorie.
    b)  L'importo dei pagamenti in un dato anno non può essere stabilito in relazione
        o in base al tipo o al volume della produzione (ivi compresi i capi di bestiame)
        attuata dal produttore in un anno successivo al periodo di riferimento, salvo per
        ridurre tale produzione.
    e)  L'importo dei pagamenti in un dato anno non può essere stabilito in relazione
        o in base ai prezzi, interni o internazionali, di produzioni attuate in un anno
        successivo al periodo di riferimento.
    d)  I pagamenti sono destinati soltanto ai produttori delle regioni ammissibili;
        tuttavia essi sono generalmente accessibili a tutti i produttori di tali regioni.
                                           86
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e) Quando i pagamenti sono connessi ai fattori di produzione, al di sopra di un
   livello di soglia del fattore in questione essi sono effettuati ad un tasso
   decrescente.
f) I pagamenti sono limitati ai costi supplementari o alla perdita di reddito
   connessi all'esercizio dell'agricoltura nell'area indicata.
                                       87
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 Difesa commerciale:
Misure di salvaguardia
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                                             RELAZIONE
L'Accordo sulle misure di salvaguardia concluso nel quadro dell'Uruguay Round chiarisce e rafforza
le disposizioni del GATT 1994 e in particolare quelle relative all'applicazione dell'articolo XIX.
Tale accordo ristabilisce un controllo multilaterale sulle misure di salvaguardia e impone
l'eliminazione delle misure che sfuggono a tale controllo.
Misure di salvaguardia possono essere applicate soltanto alle condizioni previste dall'Accordo e
conformemente alle procedure ivi stabilite. Sono pertanto vietate e devono essere eliminate tutte le
misure dette di zona grigia, ossia le intese volte ad ottenere un contenimento delle importazioni o
delle esportazioni, gli accordi di commercializzazione regolata e ogni altra misura analoga.
L'unica eccezione ammessa è l'accordo CE-Giappone relativo a taluni tipi di autoveicoli, la cui
scadenza è fissata al 31 dicembre 1999.
Da parte della Comunità, l'osservanza degli obblighi derivanti dall'Accordo sulle misure di
salvaguardia implica la denuncia entro il termine previsto dall'Accordo (180 giorni dopo la data di
entrata in vigore dell'Accordo OMC) di tutte le eventuali misure di zona grigia nonché la revisione
e la modifica (ove ciò sia necessario) del regime comune applicabile alle importazioni, in particolare
in materia di salvaguardia, istituito dal regolamento (CE) n. 518/94 del Consiglio.
Il progetto di regolamento allegato è il risultato di tale revisione.
Occorre tuttavia sottolineare che la legislazione comunitaria vigente già contiene norme precise spesso
più dettagliate delle più generali disposizioni dell'Accordo sulle misure di salvaguardia. Ad esempio,
sono già previsti termini obbligatori per l'inchiesta e un elenco più completo degli elementi da
prendere in considerazione per la determinazione del pregiudizio grave e del nesso di causalità tra
tale pregiudizio e le importazioni.
In conclusione, le principali modifiche da apportare al regolamento (CE) n. 518/94 sono le
seguenti:
a)     Introduzione di definizioni
       Le nozioni di "minaccia di grave pregiudizio", di "grave pregiudizio" e di "industria
       comunitaria" sono ormai definite.
            Articolo 5, paragrafo 3; Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo 4, paragrafo 1
 b)    Nesso di causalità: influenza di altri fattori
       L'articolo relativo agli elementi di valutazione dell'inchiesta è completato da un comma sulla
       determinazione del nesso di causalità.
             Articolo 10, paragrafo 1, lettera d); Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo 4,
            paragrafo 2
 ---pagebreak---                                                                                                    h
 c)  Diritto delle parti interessate
     È ora esplicitamente prevista la possibilità per le parti interessate di replicare agli argomenti
     addotti da altre parti interessate.
           Articolo 6, paragrafo 2, ultimo capoverso; Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo
           3, paragrafo 1
 d)  Misure di salvaguardia provvisorie in caso di circostanze critiche
     Le disposizioni dell'Accordo sulle misure di salvaguardia relative alle misure provvisorie
     (condizioni, durata e natura delle misure) sono riprese integralmente.
           Articolo 8; Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo 6
 e)  Contingente: determinazione del livello
     È esplicitamente previsto che in linea di principio il livello di un contingente non può essere
     inferiore alla media delle importazioni degli ultimi tre anni rappresentativi.
           Articolo 16, paragrafo 2,. lettera b); Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo 5,
           paragrafo 1
f)   Contingente: ripartizione tra paesi fornitori
     Il nuovo testo determina le modalità di ripartizione di un eventuale contingente tra tutti i paesi
     fornitori (accordo, proporzione delle importazioni precedenti, modulazione).
           Articolo 16, paragrafo 3; Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo 5, paragrafo 2
 g)  Durata delle misure di salvaguardia
     D'ora in poi la durata di qualsiasi misura di salvaguardia non potrà superare i 4 anni, salvo
     proroga, in seguito ad Una nuova inchiesta, per un periodo massimo di 4 anni.
           Articolo 20; Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo 7, paragrafi da 1 a 3
  h) Progressiva liberalizzazione e valutazione a metà periodo
     Ogni misura di durata superiore ad un anno è soggetta a liberalizzazione a intervalli regolari.
     Per ogni misura di durata superiore a tre anni è prevista una valutazione a metà periodo.
           Articolo 20, paragrafo 4 e articolo 21, paragrafo 1; Accordo sulle misure di salvaguardia,
           articolo 7, paragrafo 4
 i)  Successione di misure di salvaguardia                      >
     D'ora in poi è vietato applicare allo stesso prodotto una nuova misura di salvaguardia prima
     che siano trascorsi almeno due anni dalla scadenza della misura precedente.
           Articolo 22; Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo 7, paragrafi 5 e 6
J)   Paesi in via di sviluppo
     Il regolamento riprende le disposizioni dell'Accordo sulle misure di salvaguardia che prevedono
     quote d'importazione minime al di sotto delle quali non possono essere applicate misure di
     salvaguardia ai paesi in via di sviluppo Membri dell'OMC.
           Articolo 19; Accordo sulle misure di salvaguardia, articolo 9, paragrafo 1
 ---pagebreak---                                                                                                    •ht
                                Regolamento (CE) n. /94 del Consiglio
                                              del       1994                      94/0232(ACC)
                relativo al regime comune applicabile alle importazioni e che abroga
                                      il regolamento (CE) n. 518/94
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
viste le normative relative all'organizzazione comune dei mercati agricoli, nonché quelle applicabili
alle merci derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli, e in particolare le disposizioni di tali
normative che consentono di derogare al principio generale in base al quale qualunque restrizione
quantitativa o misura di effetto equivalente può essere sostituita soltanto dalle misure previste dalle
normative stesse,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che la politica commerciale comune deve essere fondata su principi uniformi; che il
regolamento (CE) h. 518/941 relativo al regime comune applicabile alle importazioni e che abroga
il regolamento (CEE) n. 288/922 costituisce un elemento importante di tale politica;
considerando che il regolamento (CE) n. 518/94 è stato adottato tenendo debitamente conto degli
obblighi internazionali della Comunità e in particolare di quelli derivanti dall'articolo XIX
dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT);
considerando che la conclusione dell'Uruguay Round ha condotto all'istituzione dell'Organizzazione
mondiale del commercio (OMC); che l'allegato I A dell'Accordo che istituisce l'OMC contiene tra
l'altro l'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio 1994 (GATT 1994) e un Accordo
sulle misure di salvaguardia;
considerando che l'Accordo sulle misure di salvaguardia risponde alla necessità di chiarire e
rafforzare le disposizioni del GATT 1994, in particolare quelle dell'articolo XIX; che detto accordo
impone l'eliminazione delle misure di salvaguardia che sfuggono a tali norme, quali le misure di
autolimitazione delle esportazioni, gli accordi di commercializzazione regolata o qualsiasi altra misura
analoga all'importazione o all'esportazione;
       1
           GU n. L 67 del 10.3.1994, pag. 77.
       2
          "GU n. L 35 del 9.2.1982, pag. 1.
 ---pagebreak---                                                                                                    3oé>
considerando che alla luce di queste nuove norme multilaterali occorre precisare ulteriormente e se
necessario modificare il regime comune applicabile alle importazioni, in particolare in materia di
applicazione delle misure di salvaguardia;
considerando che la liberalizzazione delle importazioni, vale a dire l'assenza di qualsiasi restrizione
quantitativa, costituisce il punto di partenza del regime comune applicabile alle importazioni;
considerando che la Commissione deve essere informata dagli Stati membri di qualunque pericolo
conseguente all'andamento delle importazioni che possa rendere necessario istituire una vigilanza
comunitaria o applicare misure di salvaguardia;
considerando che, in tal caso, la Commissione dovrà esaminare le condizioni, le modalità e
l'andamento delle importazioni, nonché i diversi aspetti della situazione economica e commerciale
e le misure eventualmente necessarie;
considerando che, in caso di applicazione di una vigilanza comunitaria, occorre subordinare
l'immissione in libera pratica dei prodotti in questione alla presentazione di un documento
d'importazione che risponda a criteri uniformi; che tale documento deve, su semplice richiesta
dell'importatore, essere vidimato dalle autorità degli Stati membri entro un determinato termine,
senza però dar luogo a nessun diritto d'importazione per l'importatore; che, di conseguenza, il
documento può essere utilizzato soltanto finché non viene modificato il regime d'importazione;
considerando che gli Stati membri e la Commissione devono scambiarsi informazioni per quanto
possibile complete sui risultati della vigilanza comunitaria;
considerando che spetta alla Commissione e al Consiglio decidere in merito alle misure di
salvaguardia richieste dagli interessi della Comunità; che questi devono essere valutati nel loro
insieme/compresi in particolare quelli dell'industria comunitaria, degli utilizzatori e dei consumatori;
considerando che si possono prevedere misure di salvaguardia contro un paese Membro dell'OMC
solo se il prodotto in questione è importato nella Comunità in quantità così accresciute e a condizioni
tali che i produttori comunitari di prodotti analoghi o direttamente concorrenti subiscano o rischino
di subire un grave pregiudizio, a meno che gli obblighi internazionali consentano una deroga a tale
norma;
 ---pagebreak---                                                                                                        X> f
considerando che occorre definire le nozioni di "grave pregiudizio", "minaccia di grave pregiudizio"
e "indùstria comunitaria", nonché stabilire criteri più precisi per la determinazione del pregiudizio;
considerando che prima dell'applicazione di qualsiasi misura di salvaguardia deve essere effettuata
un'inchiesta, ferma restando per la Commissione la facoltà di adottare in caso d'urgenza misure
provvisorie;
considerando che occorre prevedere disposizioni più particolareggiate sull'apertura delle inchieste,
sulle ispezioni e sui controlli necessari, sull'accesso dei paesi esportatori e delle parti interessate alle
informaziom raccolte e sull'audizione delle parti interessate, nonché sulla possibilità per queste ultime
di comunicare le loro osservazioni;
considerando che le disposizioni relative alle inchieste del presente regolamento non pregiudicano le
norme comunitarie e nazionali in materia di segreto professionale;
considerando che è anche necessario fissare i termini per l'apertura delle inchieste e per le decisioni
in merito all'opportunità di istituire misure, affinché tali decisioni siano prese rapidamente, onde
aumentare la certezza del diritto per gli operatori economici interessati;
considerando che quando le misure di salvaguardia assumono la forma di un contingente il livello di
quest'ultimo non può in linea di principio essere inferiore alla media delle importazioni effettuate
durante un periodo rappresentativo di almeno tre anni;
considerando che, se il contingente è suddiviso tra i paesi fornitori, le rispettive quote potranno essere
fissate d'accordo con gli stessi paesi o determinate tenendo conto delle importazioni effettuate durante
un periodo rappresentativo; che, tuttavia, in caso di sproporzionato aumento delle importazioni, si
potrà derogare a tali disposizioni fermo restando l'obbligo di consultazioni nell'ambito del Comitato
per le misure di salvaguardia dell'OMC;
considerando che occorre fissare il periodo massimo di applicazione delle misure di salvaguardia e
prevedere specifiche disposizioni per la proroga, la liberalizzazione progressiva e il riesame delle
stesse;
considerando che occorre stabilire le condizioni alle quali le misure di salvaguardia non devono
essere applicate nei confronti di un prodotto originario di un paese in via di sviluppo Membro
dell'OMC;
 ---pagebreak---                                                                                                    &%
considerando che determinate misure di vigilanza o di salvaguardia limitate ad una o più regioni della
Comunità possono rivelarsi più adatte di misure applicabili a tutta la Comunità; che, tuttavia, tali
misure devono essere autorizzate soltanto in mancanza di soluzioni alternative e in via eccezionale;
che occorre far sì che esse siano temporanee e perturbino il meno possibile il funzionamento del
mercato unico;
considerando che l'uniformazione del regime all'importazione impone di semplificare e di
armonizzare le formalità che devono espletare gli importatori a prescindere dal luogo di
sdoganamento delle merci; che, a tale scopo, è opportuno prevedere, in particolare, che le eventuali
formalità vengano espletate utilizzando moduli conformi al modello accluso al presente regolamento;
considerando che i documenti d'importazione rilasciati nell'ambito delle misure di vigilanza
comunitaria devono essere validi in tutta la Comunità indipendentemente dallo Stato membro che li
ha rilasciati;
considerando che i prodotti tessili del regolamento (CE) n. 517/94 del Consiglio, del 7 marzo 1994,
che concerne il regime comune applicabile alle importazioni di prodotti tessili da taluni paesi terzi,
non contemplati da accordi bilaterali, da protocolli o da altre disposizioni né da altro regime
comunitario specifico in materia di importazioni sono oggetto di un trattamento specifico sia a livello
comunitario che a livello internazionale; che sembra quindi opportuno escluderli integralmente dal
campo di applicazione del presente regolamento;
considerando che le disposizioni del presente regolamento si applicano fatto salvo il disposto degli
articoli 77, 81, 244, 249 e 280 dell'Atto di adesione della Spagna e del Portogallo;
considerando che, pertanto, è opportuno abrogare il regolamento (CE) n. 518/94,
 ---pagebreak---                                                                                                        3^
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                                TITOLO I
                                            Principi generali
                                                Articolo 1
1.    Il presente regolamento si applica alle importazioni di prodotti contemplati nel trattato, originari
      di paesi terzi, ad eccezione:
            dei prodotti tessili contemplati dal regolamento (CE) n. 517/94,
            dei prodotti originari di alcuni paesi terzi elencati nel regolamento (CE) n. 519/94,
            relativo al regime comune applicabile alle importazioni da alcuni paesi terzi.
2.    L'importazione nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è libera, ossia non è sottoposta
      ad alcuna restrizione quantitativa, fatte salve le misure di salvaguardia che possono essere prese
      ai sensi del titolo V.
                                                TITOLO II
                     Procedura comunitaria di informazione e di consultazione
                                                Articolo 2
Quando l'evoluzione delle importazioni può rendere necessario il ricorso a misure di vigilanza o di
salvaguardia, la Commissione ne viene informata dagli Stati membri. Questa informazione deve
comprendere gli elementi di prova disponibili, in base ai criteri stabiliti dall'articolo 10. La
Commissione trasmette immediatamente tale informazione a tutti gli Stati membri.
                                                Articolo 3
Su richiesta di uno Stato membro o su iniziativa della Commissione possono essere avviate
consultazioni, che devono aver luogo negli otto giorni lavorativi successivi alla ricezione, da parte
della Commissione, dell'informazione di cui all'articolo 2 e comunque prima dell'applicazione di
qualsiasi misura comunitaria di vigilanza o di salvaguardia.
 ---pagebreak---                                                                                                  1/  o
                                             Articolo 4
1.  Le consultazioni si svolgono nell'ambito di un Comitato consultivo, in appresso denominato
    "Comitato", composto da rappresentanti di ciascuno Stato membro e presieduto da un
    rappresentante della Commissione.
2.  Il Comitato si riunisce su convocazione del suo presidente; questi comunica quanto prima agli
    Stati membri tutte le informaziom utili.
3.  Le consultazioni vertono in particolare:
          sui termini, sulle condizioni e sull'andamento delle importazioni, nonché sui vari aspetti
          della situazione economica e commerciale riguardo al prodotto in questione;
          sulle eventuali misure da adottare.
4.  Se necessario, le consultazioni possono aver luogo per iscritto. In tal caso, la Commissione
    informa gli Stati membri, i quali possono esprimere il loro parere o richiedere una
    consultazione orale entro un termine compreso tra cinque e otto giorni lavorativi, che dovrà
    stabilire la Commissione.
                                            TITOLO III
                               Procedura comunitaria d'inchiesta
                                             Articolo 5
1.  Salvo il disposto dell'articolo 8, prima dell'applicazione di qualsiasi misura di salvaguardia
    deve essere svolto un procedimento comunitario d'inchiesta.
 2. L'inchiesta è intesa a determinare sulla base degli elementi indicati all'articolo 10 se le
    importazioni del prodotto in questione minaccino di arrecare o arrechino un grave pregiudizio
    ai produttori comunitari interessati.
3.  Si intende per:
    a)    "grave pregiudizio", un considerevole deterioramento generale della situazione dei
          produttori comunitari;
 ---pagebreak---                                                                                                      yi
   b)    "minaccia di grave pregiudizio", l'imminenza evidente di un grave pregiudizio;
   e)    "industria comunitaria", l'insieme dei produttori di prodotti simili o direttamente
         concorrenti operanti nel territorio della Comunità, o quelli la cui produzione complessiva
         di prodotti simili o direttamente conconenti costituisca una quota consistente della
         produzione comunitaria totale di tali prodotti.
                                             Articolo 6
1. Qualora, al termine delle consultazioni di cui all'articolo 3, la Commissione ritenga che
   esistono elementi di prova sufficienti per giustificare l'apertura di un'inchiesta, essa:
   a)    avvia un'inchiesta entro un mese dalla data alla quale ha ricevuto le informazioni dallo
         Stato membro e ne pubblica l'avviso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee;
         nell'avviso si riassumono le informazioni ricevute e si precisa che ogni informazione utile
         deve essere comunicata alla Commissione; vi si stabilisce il termine entro il quale gli
         interessati possono rendere note le loro osservazioni per iscritto e fornire informazioni,
         se tali osservazioni e informaziom devono essere prese in considerazione durante
         l'inchiesta; vi si stabilisce anche il termine entro il quale le parti interessate possono
         chiedere di essere sentite dalla Commissione ai sensi del paragrafo 4;
   b)    avvia l'inchiesta in collaborazione con gli Stati membri.
2. La Commissione raccoglie tutte le informazioni che ritiene necessarie e, se lo considera
   opportuno, procede, previa consultazione del Comitato, alla verifica di tali informazioni presso
   importatori, commercianti, agenti, produttori, associazioni e organizzazioni commerciali.
   La Commissione è coadiuvata in questo compito da personale dello Stato membro sul cui
   territorio si effettuano tali verifiche, a condizione che lo Stato in questione si sia espresso in
   tal senso.
   Le parti interessate che si sono manifestate ai sensi del paragrafo 1, lettera a), mediante
   domanda scritta, come pure i rappresentanti del paese di esportazione, possono esaminare mtte
   le informaziom messe a disposizione della Commissione nel quadro dell'inchiesta, eccetto i
   documenti interni preparati dalle autorità della Comunità o dei suoi Stati membri,. purché esse
   siano pertinenti per la presentazione del loro fascicolo, non siano riservate ai sensi dell'articolo
   9 e siano usate dalla Commissione nell'ambito dell'inchiesta.
 ---pagebreak---                                                                                                      3 il
   Le parti interessate che si sono manifestate possono comunicare alla Commissione il loro punto
   di vista circa le suddette informazioni e le loro osservazioni possono essere prese in
   considerazione nella misura in cui sono sostenute da elementi di prova sufficienti.
3. Su richiesta della Commissione, e secondo modalità da essa definite, gli Stati membri le
   forniscono le informazioni di cui dispongono sull'andamento del mercato del prodotto oggetto
   dell'inchiesta.
4. La Commissione può sentire le parti interessate. Queste devono essere intese quando lo abbiano
   chiesto per iscritto entro il termine stabilito nell'avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle
   Comunità europee, dimostrando che possono effettivamente essere interessate dal risultato
   dell'inchiesta e che esistono motivi particolari per sentirle.
5. Quando le informazioni chieste dalla Commissione non vengono fornite entro il termine
   stabilito dal presente regolamento o dalla Commissione a norma del medesimo, o quando
   l'inchiesta è ostacolata in modo rilevante, si possono elaborare conclusioni in base ai dati
   disponibili. Se la Commissione scopre che una parte interessata o un paese terzo le hanno
   fornito informazioni false o ingannevoli, essa non tiene conto di tali informazioni e può
   avvalersi dei dati di cui dispone.
6. Quando la Commissione, al termine delle consultazioni di cui all'articolo 3, ritiene che non
   esistano eleménti di prova sufficienti per giustificare l'avvio di un'inchiesta, essa informa gli
   Stati membri della sua decisione entro un mese dalla data alla quale1 le sono pervenute le loro
   informazioni.
                                             Articolo 7
1. Al termine dell'inchiesta, la Commissione presenta al Comitato una relazione sui risultati della
   stessa.
2. Se, entro nove mesi dall'avvio dell'inchiesta, la Commissione ritiene che non sia necessaria
   alcuna misura di vigilanza o di salvaguardia comunitaria, l'inchiesta viene chiusa, previa
   consultazione del Comitato, entro un mese. La decisione di chiusura dell'inchiesta, contenente
   le conclusioni essenziali della medesima e un sommario dei motivi, è pubblicata nella Gazzetta
   ufficiale delle Comunità europee.
 ---pagebreak--- Quando la Commissione ritiene necessaria una misura di vigilanza o di salvaguardia
comunitaria, prende le adeguate decisioni a tal fine, conformemente ai titoli IV e V, entro nove
mesi dall'avvio dell'inchiesta. In circostanze eccezionali, questo periodo può essere prolungato
al massimo di altri due mesi; in tal caso, la Commissione ne pubblica avviso nella Gazzetta
ufficiale delle Comunità europee, indicando la durata del prolungamento e le relative ragioni.
                                         Articolo 8
Le disposizioni del presente titolo non ostano a che siano prese, in qualsiasi momento, misure
di vigilanza conformemente agli articoli da 11 a 15 o misure di salvaguardia provvisorie
conformemente agli articoli 16, 17 e 18.
Le misure di salvaguardia provvisorie vengono prese:
      quando circostanze critiche in cui ogni indugio causerebbe un dannò difficilmente
      riparabile richiedono una misura immediata e
      quando sia stato determinato in via preliminare che esistono elementi di prova sufficienti
      del fatto che un incremento delle importazioni abbia causato o minacci di causare un grave
      pregiudizio.
La durata di tali misure non può superare i 200 giorni.
Le misure in questione dovrebbero assumere la forma di aumenti dei dazi doganali rispetto al
livello vigente (sia esso superiore o pari a 0) se tali provvedimenti possono impedire o porre
rimedio al grave pregiudizio.
La Commissione intraprende immediatamente le procedure d'inchiesta ancora necessarie.
Qualora le misure di salvaguardia provvisorie siano abrogate per assenza di un grave
pregiudizio o della minaccia di un grave pregiudizio, i dazi doganali riscossi in applicazione
di dette misure sono rimborsati d'ufficio quanto prima. Si applica la procedura di cui
all'articolo 235 e seguenti del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre
1992.
 ---pagebreak---                                                                                                  3/f
                                            Articolo 9
1. Le informazioni ricevute a norma del presente regolamento possono essere utilizzate soltanto
   per lo scopo per il quale sono state richieste.
2. a)   Né il Consiglio, né la Commissione, né gli Stati membri, o i loro funzionari, divulgano,
        salvo espressa autorizzazione della parte che le ha fornite, le informazioni riservate che
        hanno ricevuto a norma del presente regolamento o quelle fornite in via riservata.
   b)   Ogni richiesta di trattamento riservato deve addurre le debite motivazioni.
        Tuttavia, quando una richiesta di trattamento riservato non è giustificata e colui che
        fornisce l'informazione non vuole né renderla pubblica né autorizzarne la divulgazione in
        termini generali o sotto forma di riassunto, si può non tener conto dell'informazione in
        questione.
3. Un'informazione viene comunque considerata riservata se la sua divulgazione può avere
   conseguenze fortemente sfavorevoli per colui che l'ha fornita o che ne è la fonte.
4. I paragrafi 1, 2 e 3 non ostano a che le autorità della Comunità facciano riferimento a
   informaziom generali, e in particolare ai motivi su cui si basano le decisioni prese in forza del
   presente regolamento. Tali autorità, tuttavia, devono tener conto del legittimo interesse delle
   persone fisiche e giuridiche che i loro segreti d'affari non vengano divulgati.
                                            Articolo 10
1. L'esame dell'andamento delle importazioni, delle condizioni in cui vengono effettuate e del
   grave pregiudizio o della minaccia di grave pregiudizio che ne derivano per i produttori
   comunitari si basa principalmente sui fattori seguenti:
   a)   il volume delle importazioni, soprattutto quando siano aumentate in misura considerevole,
        in termini assoluti o rispetto alla produzione o al consumo nella Comunità;
                                                10
 ---pagebreak---                                                                                                  J
b)   il prezzo delle importazioni, soprattutto se si è registrata una sottoquotazione significativa
     rispetto al prezzo di un prodotto simile nella Comunità;
e)   l'impatto che ne deriva per i produttori comunitari, e che risulta dalle tendenze di taluni
     fattori economici quali:
            produzione,
            utilizzo della capacità produttiva,
            scorte,
            vendite,
            quota di mercato,
            prezzi (la diminuzione dei prezzi o l'impedimento dei rincari che normalmente si
            sarebbero verificati),
            utili,
            rendimenti dei capitali investiti,
             flussi di liquidità,
             occupazione;
d)    i fattori diversi dall'andamento delle importazioni, che arrecano o possono aver arrecato
     un pregiudizio al'industria comunitaria interessata.
Quando viene addotta una minaccia di grave pregiudizio, la Commissione esamina altresì se
sia chiaramente prevedibile che una situazione particolare possa trasformarsi in un pregiudizio
reale. A tale riguardo, essa può tener conto anche di fattori come:
a)    il tasso d'incremento delle esportazioni verso la Comunità;
b)    la capacità di esportazione del paese di origine o del paese di esportazione che già esiste
      o che esisterà in un futuro prevedibile, e la probabilità che le esportazioni da essa
      derivanti siano destinate alla Comunità.
                                               11
 ---pagebreak---                                                                                                      3/£
                                           TITOLO IV
                                       Misure di vigilanza
                                           Articolo 11
1. Qualora l'andamento delle importazioni di un prodotto originario di uno dei paesi terzi
   contemplati dal presente regolamento rischi di arrecare un pregiudizio ai produttori comunitari
   e qualora gli interessi della Comunità lo esigano, l'importazione di tale prodotto può essere
   soggetta, secondo i casi:
   a)    a vigilanza comunitaria a posteriori, effettuata secondo quanto dispone la decisione di cui
         al paragrafo 2;
   b)    a vigilanza comunitaria preventiva effettuata conformemente all'articolo 12.
2. La decisione di messa sotto vigilanza è adottata dalla Commissione conformemente alla
   procedura di cui all'articolo 16, paragrafi 5 e 6.
3. La durata delle misure di vigilanza è limitata. Salvo disposizioni contrarie, la loro validità scade
   alla fine del secondo semestre successivo a quello nel quale esse sono state prese.
                                           Articolo 12
1. L'immissione in libera pratica dei prodotti soggetti a vigilanza comunitaria preventiva è
   subordinata alla presentazione di un documento d'importazione..Questo documento è vidimato
   gratuitamente dall'autorità competente designata dagli Stati membri, per tutti i quantitativi
   richiesti, entro un termine massimo di cinque giorni lavorativi a decorrere dalla data in cui
   l'autorità nazionale competente ha ricevuto una dichiarazione di un qualsiasi importatore
   comunitario, indipendentemente dal suo luogo di stabilimento nella Comunità. Salvo prova
   contraria, si presume che tale dichiarazione sia pervenuta all'autorità nazionale competente
   entro tre giorni lavorativi dalla presentazione.
2. Il documento d'importazione e la dichiarazione dell'importatore sono redatti su un modulo
   conforme al modello che figura in allegato.
                                                 12
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       Possono essere chieste informazioni supplementari a quelle fornite con tale modulo. Tali
       informazioni sono indicate nella decisione che decreta la vigilanza.
3.     Il documento d'importazione è valido in tutta la Comunità, indipendentemente dallo Stato
       membro che l'ha rilasciato.
4.     La constatazione che il prezzo unitario al quale si effetma la transazione supera di meno del
       5% quello indicato nel documento d'importazione, oppure che il valore totale o il quantitativo
       totale dei prodotti presentati all'importazione supera di meno del 5% il valore o il quantitativo
       indicati in detto documento, non osta all'immissione in libera pratica. Dopo aver sentito i pareri
       espressi in seno al Comitato, e tenendo conto della natura dei prodotti e delle altre particolarità
       delle transazioni in questione, la Commissione può fissare una percentuale diversa che tuttavia
       non può, normalmente, superare il 10%.
5.     Il documento d'importazione può essere utilizzato soltanto finché per le transazioni in
       questione, rimane in vigore il regime di liberalizzazione delle importazioni, e comunque entro
       un termine fissato nello stesso momento in cui viene instaurata la vigilanza e secondo la stessa
       procedura, tenendo conto della natura dei prodotti e delle altre particolarità di tali transazioni.
 6.    Quando la decisione presa a norma dell'articolo 11 lo preveda, l'origine dei prodotti sotto
       vigilanza comunitaria deve essere giustificata da un certificato d'origine. Il presente paragrafo
       lascia impregiudicate altre disposizioni sulla presentazione di tale certificato.
7.     Quando il prodotto sottoposto a vigilanza comunitaria preventiva è oggetto di una misura di
       salvaguardia regionale in uno Stato membro, l'autorizzazione d'importazione concessa da
       quest'ultimo può sostituire il documento d'importazione.
                                                Articolo 13
Qualora, dopo otto giorni lavorativi dalla fine delle consultazioni, le importazioni dì un prodotto non
siano assoggettate a vigilanza comunitaria preventiva, la Commissione può decretare, conformemente
all'articolo 18, una vigilanza limitata alle importazioni destinate a una o più regioni della Comunità.
                                                     13
 ---pagebreak---                                                                                                    3tf.
                                              Articolo 14
1. L'immissione in libera pratica dei prodotti soggetti a vigilanza regionale è subordinata, nella
   regione interessata, alla presentazione di un documento d'importazione. Tale documento è
   vidimato gratuitamente dall'autorità competente designata dallo o dagli Stati membri interessati,
   per tutti i quantitativi richiesti, entro un termine massimo di cinque giorni lavorativi dalla data
   in cui l'autorità nazionale competente ha ricevuto una dichiarazione di un qualsiasi importatore
   comunitario, indipendentemente dal suo luogo di stabilimento nella Comunità. Salvo prova
   contraria, si presume che tale dichiarazione sia pervenuta all'autorità nazionale competente
   entro tre giorni lavorativi dalla presentazione. Il documento può essere utilizzato soltanto finché
   il regime di liberalizzazione delle importazioni rimane in vigore per le transazioni in questione.
2. Il documento d'importazione e la dichiarazione dell'importatore sono redatti su un modulo
   conforme al modello che figura nell'allegato.
   Possono essere richieste informazioni supplementari a quelle fornite con tale modulo. Tali
   informaziom sono indicate nella decisione che decreta la vigilanza.
                                              Articolo 15
1. In caso di vigilanza comunitaria o regionale, gli Stati membri comunicano alla Commissione,
   nei primi dieci giorni di ogni mese:
   a)    in caso di vigilanza preventiva, i quantitativi e gli importi, calcolati in base ai prezzi cif,
         per i quali sono stati rilasciati o vidimati, nel periodo precedente, documenti
         d'importazione;
   b)    in ogni caso, le importazioni effettuate nel periodo che precede quello di cui alla lettera
         a).
   Le informaziom fornite dagli Stati membri sono ripartite per prodotto e per paese.
   Possono essere stabilite disposizioni diverse nello stesso tempo e secondo la stessa procedura
   della messa sotto vigilanza.
2. Quando la natura dei prodotti o situazioni particolari lo rendano necessario, su richiesta di uno
   Stato membro o di sua iniziativa, la Commissione può modificare la periodicità delle
   informaziom.
3. La Commissione informa gli Stati membri.
                                                   14
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                                               TITOLO V
                                       Misure di salvaguardia
                                               Articolo 16
1. Se un prodotto è importato nella Comunità in quantitativi talmente accresciuti e/o a condizioni
   tali da arrecare o da minacciare di arrecare un pregiudizio grave ai produttori comunitari (..,),
   la Commissione può, per la salvaguardia degli interessi della Comunità, su richiesta di uno
   Stato membro oppure di propria iniziativa:
   a)    abbreviare il periodo durante il quale sono utilizzabili i documenti d'importazione di cui
         all'articolo 12 che sono vidimati dopo l'entrata in vigore di questa misura;
   b)    modificare il regime d'importazione del prodotto in questione subordinandone
         l'immissione in libera pratica alla presentazione di un'autorizzazione d'importazione che
         dovrà essere rilasciata secondo modalità ed entro limiti definiti dalla Commissione.
   Le misure di cui alle lettere a) e b) sono di immediata applicazione.
2. a)    Neil'instaurare un contingente si tiene conto in particolare:
                dell'interesse a mantenere, per quanto possibile, le correnti di scambio tradizionali;
                del volume dei contratti stipulati a condizioni e secondo modalità normali prima
                dell'entrata in vigore di una misura di salvaguardia ai sensi del presente titolo, se
                essi sono stati notificati alla Commissione dallo Stato membro interessato;
                del fatto che non deve essere compromessa la realizzazione dell'obiettivo che si
                persegue con l'instaurazione del contingente.
   b)    Il livello del contingente non deve essere inferiore alla media delle importazioni effetmate
         negli ultimi tre anni di riferimento per i quali sono disponibili dati statistici, salvo qualora
         sia necessario prevedere un livello diverso al fine di impedire un grave pregiudizio o di
         porvi rimedio.
3. a)    Nel caso in cui un contingente venga suddiviso tra paesi fornitori, la ripartizione può
         essere concordata con i paesi fornitori che abbiano un interesse sostanziale nelle
         importazioni comunitarie del prodotto in questione.
                                                    15
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         Altrimenti il contingente viene suddiviso tra i paesi proporzionalmente alle rispettive quote
         nelle importazioni comunitarie del prodotto in questione effetmate durante un precedente
         periodo rappresentativo, tenendo conto di qualsiasi fattore particolare che abbia potuto o
         possa incidere sul commercio del prodotto.
   b)    Tuttavia, sempre tenendo conto dell'obbligo della Comunità di procedere a consultazioni
         nel quadro del Comitato per le misure di salvaguardia dell'OMC, si può derogare al
         metodo di ripartizione di cui sopra se le importazioni originarie di uno o di taluni paesi
         fornitori sono aumentate di una percentuale sproporzionata rispetto air incremento totale
         delle importazioni del prodotto in questione durante un precedente periodo
         rappresentativo.
4. a)    Le misure di cui al presente articolo si applicano ad ogni prodotto immesso in libera
         pratica dopo la loro entrata in vigore. Esse possono essere limitate, conformemente
         all'articolo 18, ad una o più regioni della Comunità.
   b)    Tuttavia, tali misure non ostano all'immissione in libera pratica dei prodotti già avviati
         verso la Comunità, a condizione che non sia possibile mutarne la destinazione e che i
         prodotti la cui immissione in libera pratica è subordinata, a norma degli articoli 11 e 12,
         alla presentazione di un documento d'importazione siano effettivamente corredati di tale
         documento.
5. Qualora l'intervento della Commissione sia stato richiesto da uno Stato membro, la
   Commissione si pronuncia entro un termine massimo di cinque giorni lavorativi a decorrere
   dalla data in cui ha ricevuto la richiesta.
6. Qualsiasi decisióne presa dalla Commissione a norma del presente articolo è comunicata al
   Consiglio e agli Stati membri. Ogni Stato membro può deferirla al Consiglio entro un mese dal
   giorno della comunicazione.
7. Qualora uno Stato membro abbia deferito al Consiglio la decisione presa dalla Commissione,
   il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può confermare, modificare o abrogare la
   decisione adottata dalla Commissione.
   Se il Consiglio non ha deciso entro tre mesi dalla data nella quale è stato interpellato, la
   decisione della Commissione si considera abrogata.
                                                16
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                                              Articolo 17
Quando gli interessi della Comunità lo richiedano, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata
su proposta della Commissione elaborata alle condizioni di cui al titolo III, può adottare le misure
appropriate per impedire che un prodotto sia importato nella Comunità in quantitativi talmente
accresciuti e/o a condizioni tali da danneggiare o rischiare di danneggiare gravemente i produttori
comunitari di prodotti simili o direttamente concorrenti.
Si applica l'articolo 16, paragrafi 2, 3 e 4.
                                              Articolo 18
Quando, in base in particolare agli elementi di valutazione di cui all'articolo 10, risulta che in una
o più regioni della Comunità sussistono le condizioni previste per l'adozione di misure in forza degli
articoli 11 e 16, la Commissione, dopo aver esaminato le soluzioni alternative, può autorizzare in
via eccezionale l'applicazione di misure di vigilanza o di salvaguardia limitate a detta o dette regioni,
qualora ritenga che tali misure, applicate a questo livello, siano più appropriate di misure applicabili
all'intera Comunità.
Dette misure devono avere carattere temporaneo e perturbare il meno possibile il funzionamento del
mercato interno.
Esse vengono adottate secondo quanto previsto rispettivamente agli articoli I l e 16.
                                              Articolo 19
Nessuna misura di salvaguardia può essere applicata nei confronti di un prodotto originario di un
paese in via di sviluppo Membro dell'OMC finché la quota di importazioni comunitarie del prodotto
fornita dal paese non superali 3%, purché i paesi in via di sviluppo Membri dell'OMC la cui quota
nelle importazioni comunitarie è inferiore al 3% non forniscano tutti insieme oltre il 9% del totale
delle importazioni del prodotto nella Comunità.
                                                   17
 ---pagebreak---                                                                                                    m
                                              Articolo 20
1.  La durata delle misure di salvaguardia deve essere limitata al periodo necessario per prevenire
    o porre rimedio ad un grave pregiudizio e per facilitare l'adeguamento dell'industria
    comunitaria. In linea di principio detto periodo non può superare i quattro anni, compreso il
    periodo d'applicazione di una eventuale misura provvisoria.
2.  Il suddetto periodo iniziale può essere prorogato, fatta eccezione per le misure di cui
    all'articolo 16, paragrafo 3, lettera b), qualora sia accertato che:
          una proroga è necessaria per prevenire un grave pregiudizio o porvi rimedio, e
          vi sono elementi di prova circa l'avvio di adeguamenti da parte dell'industria comunitaria.
 3. Le misure di proroga sono adottate alle condizioni di cui al titolo III e secondo le procedure
    applicate per le misure iniziali. Le misure prorogate non possono essere più restrittive di quanto
    lo fossero alla fine del periodo iniziale.
4.  Se la durata della misura di salvaguardia supera un anno, la misura deve essere
    progressivamente liberalizzata a intervalli regolari durante il periodo d"applicazione, ivi
    compreso quello di proroga.
5.  Il periodo d'applicazione complessivo di una misura di salvaguardia non può superare gli otto
    anni.
                                             Articolo 21
1.  Durante il periodo d'applicazione di qualsiasi misura di vigilanza o di salvaguardia istituita
    conformemente ai titoli IV e V, su richiesta di uno Stato membro o su iniziativa della
    Commissione si procede a consultazioni in seno al Comitato. In caso di misure di salvaguardia
    di durata superiore a tre anni, la Commissione procede alle consultazioni al più tardi a metà
    del periodo di applicazione della misura. Le consultazioni hanno lo scopo di:
    a)    valutare gli effetti della misura in questione;
    b)    esaminare se e in quale misura sia opportuno accelerare il processo di liberalizzazione;
    e)    verificare se sia necessario mantenerla in vigore.
                                                   18
 ---pagebreak---                                                                                               IS
2. Se, al termine delle consultazioni di cui al paragrafo 1, la Commissione ritiene necessaria
   l'abrogazione o la modifica delle misure di cui agli articoli 11, 13, 16, 17 e 18, essa agisce
   come segue:
   a)    se il Consiglio si è pronunciato sulla misura, la Commissione gli propone di abrogarla o
         modificarla; il Consiglio delibera a maggioranza qualificata;
   b)    in tutti gli altri casi, la Commissione modifica o abroga le misure comunitarie di
         salvaguardia e le misure di vigilanza.
   Quando tale decisione riguarda misure di vigilanza regionale, essa si applica a decorrere dal
   sesto giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
                                           Articolo 22
1. Nessuna nuova misura di salvaguardia può essere applicata all'importazione di un prodotto che
   è già stato oggetto di una misura di salvaguardia, per un periodo uguale al periodo di
   applicazione della misura precedente. Tale periodo non può essere inferiore a due anni.
2. In deroga alle disposizioni del paragrafo 1, una misura di salvaguardia di durata non superiore
   a 180 giorni può essere nuovamente applicata all'importazione di un prodotto:
   a)    se è trascorso almeno un anno dalla data di introduzione di una misura di salvaguardia
         sull'importazione del prodotto, e
   b)    se tale misura di salvaguardia non è stata applicata allo stesso prodotto più di due volte
         nel quinquennio immediatamente precedente la data di introduzione della misura.
                                                19
 ---pagebreak---                                                                                                       3if
                                                 TITOLO VI
                                             Disposizioni finali
                                                 Articolo 23
Quando gli interessi della Comunità lo richiedano, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata
su proposta della Commissione, può adottare le misure appropriate per consentire l'esercizio dei
diritti o l'adempimento degli obblighi della Comunità o di tutti i suoi Stati membri sul piano
internazionale, in particolare in materia di commercio dei prodotti di base.
                                                 Articolo 24
1.     Il presente regolamento non osta all'adempimento di obblighi derivanti da disposizioni speciali
       di accordi conclusi tra la Comunità e paesi terzi.
2.     a)    Fatte salve le altre disposizioni comunitarie, il presente regolamento non osta all'adozione
             o all'applicazione, da parte degli Stati membri:
             i)    di divieti, restrizioni quantitative o misure di vigilanza giustificati da motivi di
                   moralità pubblica, di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di tutela della salute e
                   della vita dette persone e degli animali o di preservazione dei vegetali, di protezione
                   del patrimonio artistico, storico e archeologico o di tutela della proprietà industriale
                   e commerciale;
             ii)   di speciali formalità in materia di cambio;
             iii) di formalità introdotte a norma di accordi internazionali conformemente al trattato.
       b)    Gli Stati membri informano la Commissione delle misure o formalità che essi prevedono
             di introdurre o di modificare a titolo del presente paragrafo. In caso di estrema urgenza,
             le misure o formalità nazionali in questione vengono comunicate alla Commissione sin
             dall'adozione.
                                                      20
 ---pagebreak---                                                                                                      3iC
                                               Articolo 25
1.    Il presente regolamento non osta all'applicazione dei regolamenti relativi all'organizzazione
      comune dei mercati agricoli, di disposizioni amministrative comunitarie o nazionali derivanti
      da tali regolamenti, o di normative specifiche applicabili alle merci che derivano dalla
      trasformazione di prodotti agricoli; esso si applica a titolo complementare.
2.    Tuttavia, le disposizioni degli articoli da 11 a 15 e dell'articolo 22 non si applicano ai prodotti
      oggetto delle disposizioni menzionate al paragrafo 1 per i quali il regime comunitario degli
      scambi con i paesi terzi prevede la presentazione di un certificato o di un altro titolo
      d'importazione.
      Gli articoli 16, 18 e da 21 a 24 non si applicano ai prodotti per i quali il regime sopracitato
      prevede la possibilità di applicare restrizioni quantitative all'importazione.
                                               Articolo 26
La Spagna e il Portogallo possono mantenere sino al 31 dicembre 1995 le restrizioni quantitative per
i prodotti agricoli contemplati dagli articoli 77, 81, 244, 249 e 280 dell'Atto di adesione.
                                               Articolo 27
Il regolamento (CE) n, 518/94 è abrogato. I riferimenti al regolamento abrogato si considerano fatti
al presente regolamento.
                                               Articolo 28
Il presente regolamento entra in vigore alla data stabilita da una decisione relativa all'entrata in
vigore delle norme di attuazione dei risultati dell'Uruguay Round.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
                                                    21
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       Elenco delle indicazioni che devono figurare nelle caselle del documento di vigilanza
DOCUMENTO DI VIGILANZA
1.   Richiedente (nome, indirizzo completo,paese)
2.   N. di registrazione
3.   Speditore (nome, indirizzo, paese,)
4.   Autorità competente per il rilascio (nome e indirizzo)
5.   Dichiarante (nome e indirizzo)
6.   Ultimo giorno di validità
7.   Paese d'origine
8. * Paese di provenienza
9.   Luogo e data previsti per l'importazione
10. Riferimento al regolamento (CE) che istituisce la vigilanza
11. Designazione delle merci, marche e numeri, quantità e namra dei colli
12. Codice delle merci (NC)
13. Massa lorda (kg)
14. Massa netta (kg)
15. Unità supplementari
16. Valore CIF alla frontiera CE in ECU
17. Indicazioni supplementari
18. Certificazione da parte del richiedente:
     Il sottoscritto certifica che le informaziom riportate nella presente domanda sono esatte e fornite
     in buona fede
     Luogo e data
     (firma)           (timbro)
19. Visto dell'autorità competente
     data
     (firma)           (timbro)
Originale per il richiedente
Copia per l'autorità competente
                                                    22
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     COMUNITÀ EUROPEA                                      DOCUMENTO DI VIGILANZA
Origi-          Richiedente (nome, indirizzo                      2.      N. di registrazione
nale per        completo,paese)
il
richie-
dente    3.      Speditore (nome, indirizzo, paese,)              4.      Autorità competente per il rilascio (nome
                                                                          e indirizzo)
         5.      Dichiarante (nome e indirizzo)                   6.      Ultimo giorno di validità
                                                                  7.      Paese d'origine            Paese di
                                                                                                     provenienza
         9.      Luogo e data previsti per l'importazione         10. Riferimento al regolamento (CE) che
                                                                  istituisce la vigilanza
         11.Designazione delle merci, marche e numeri,            12. Codice delle
         quantità e natura dei colli                              merci (NC)
                                                                                               13. Massa lorda (kg)
                                                                                               14. Massa netta (kg)
                                                                                               15.   Unità
                                                                                                     supplementari
                                                                                               16.   Valore CIF alla
                                                                                                     frontiera CE in
                                                                                                     ECU
         17.     Indicazioni supplementari
         18.     Certificazione da parte del richiedente:
         Il sottoscritto certifica che le informazioni riportate nella presente domanda sono esatte e fornite in
         buona fede
          19.    Visto dell'autorità competente                    Luogo e data
                                                                   (firma)              (timbro)
                                               data
                 (firma)             (timbro)
                                                          23
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     COMUNITÀ EUROPEA                                      DOCUMENTO DI VIGILANZA
Copia           Richiedente (nome, indirizzo                              N. di registrazione
per             completo,paese)
l'auto-
rità
richie-
dente
                Speditore (nome, indirizzo, paese,)              4,      Autorità competente per il rilascio (nome
                                                                         e indirizzo)                 v
                Dichiarante (nome e indirizzo)                   6.      Ultimo giorno di validità
                                                                 7.      Paese d'origine            Paese di
                                                                                                    provenienza
        9.      Luogo e data previsti per l'importazione          10. Riferimento al regolamento (CE) che
                                                                 istituisce la vigilanza
        11.Designazione delle merci, marche e numeri,             12. Codice delle
        quantità e natura dei colli                              merci (NC)
                                                                                              13. Massa lorda (kg)
                                                                                              14. Massa netta (kg)
                                                                                              15.   Unità
                                                                                                    supplementari
                                                                                              16.   Valore CIF alla
                                                                                                    frontiera CE in
                                                                                                    ECU
        17.     Indicazioni supplementari
        18.     Certificazione da parte del richiedente:
        Il sottoscritto certifica che le informazioni riportate nella presente domanda sono esatte e fomite in
        buona fede
        19.     Visto dell ' autorità competente                 Luogo e data
                                                                 (firma)               (timbro)
                                              data
                (firma)              (timbro)
                                                         24
 ---pagebreak---                     >9
Difesa commerciale:
 Nuovo strumento
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                                   NOTA ESPLICATIVA
La presente proposta modifica il regolamento n. 2641/84 relativo al rafforzamento della
politica commerciale comune, particolarmente in materia di difesa contro le pratiche
commerciali illecite. Il Consiglio lo ha già modificato (con il regolamento n. 522/94) al
fine di rafforzare il nesso tra questo strumento di politica commerciale e il meccanismo
di risoluzione delle controvèrsie dell'OMC. Questo obiettivo è stato raggiunto sul piano
procedurale: il ricorso al regolamento n. 2641/84 (quale già modificato) consentirà alle
industrie comunitarie e agli Stati membri di rivolgersi alle istituzioni comunitarie
(Commissione e Consiglio) ai fini della risoluzione delle controversie in ambito OMC
con tutte le necessarie garanzie di trasparenza e legalità e subordinatamente al controllo
della Corte di giustizia.
La presente nuova proposta è intesa a portare avanti questo processo rendendo lo
strumento in questione più adeguato alla mutata natura della risoluzione delle
controversie nel quadro dell'OMC (che comprende, ma non esclusivamente, la sua
applicabilità agli accordi GATS1 e TRIPS). Gli emendamenti proposti sono volti in
particolare a risolvere i problemi creati agli esportatori comunitari da pratiche
commerciali illecite di paesi terzi sui mercati esteri. Più avanti viene fornita una breve
esposizione dei criteri che sono alla base delle modifiche proposte, con una tabella in cui
sono riassunte le possibilità di azione che esisterebbero in virtù del regolamento proposto
qualora esso fosse adottato.
Nessuna modifica viene proposta per la procedura decisionale risultante dagli
emendamenti già adottati nel 1994, tranne una più logica sistemazione delle relative
disposizioni. Questa proposta pertanto, non darebbe luogo ad alcuna modifica dei
rispettivi ruoli delle istituzioni comunitarie interessate (Commissione e Consiglio) né
della maggioranza necessaria per le deliberazioni del Consiglio sui temi in questione.
1.      Il regolamento n.2641/84 è attualmente basato su due "modalità": la prima
        conferisce ad un'industria comunitaria il diritto di presentare una denuncia contro
         "pratiche illecite" di paesi terzi, qualora subisca un pregiudizio notevole; la
        seconda conferisce agli Stati membri il diritto di chiedere alla Comunità di agire
         in tutti i casi (comprendenti, ma non esclusivamente, le pratiche illecite) in cui
        sussistano diritti della Comunità nel quadro di norme internazionali.
2.      La seconda "modalità" (ossia il ricorso di uno o più Stati membri ai fini della
        difesa dei diritti internazionali della Comunità) risulta ora soddisfacente, dopo gli
        emendamenti del 1994. Ulteriori modifiche di questa procedura dovrebbero essere
        prese in considerazione soltanto dopo la verifica della sua efficacia nella pratica
         (il che sarà possibile soltanto quando l'OMC sarà operativa). La prima
         "modalità" invece (denuncia di un'industria comunitaria contro una "pratica
         illecita") continua a presentare gravi carenze messe in risalto dal rinnovato
         Tra l'altro è stata introdotta nel concetto di "industria comunitaria" la nozione di
         "prestatori di servizi" per tener conto delle nuove norme del GATT.
                                                1
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   interesse che molti settori dell'industria europea mostrano per l'OMC e per le
   nuove norme.
3. Il primo problema riguarda le nozioni di "industria comunitaria" e di "pregiudizio
   notevole". Entrambe sono state mutuate dai vigenti strumenti di difesa
   commerciale ed. è tuttora opportuno usarle nel contesto di qualsiasi strumento di
   difesa del mercato interno della Comunità anche se sono più rigide di quanto ci
   richiedano le norme OMC/GATT. Tuttavia, molte regole GATT sono basate sul
   criterio degli "effetti negativi sugli scambi" che spesso non coincide con quello
   di "pregiudizio"; in generale, il GATT usa il concetto di "annullamento o
   compromissione" dei vantaggi, effetto del quale sussiste addirittura presunzione
   (praticamente inconfutabile) nei casi di violazione degli obblighi del GATT.
   Alcuni accordi si spingono anche oltre: il nuovo Accordo sulle sovvenzioni, ad
   esempio, prevede esplicitamente tre possibili tipi di "effetti negativi sugli
   scambi", ossia il "pregiudizio dell'industria nazionale", 1'"annullamento o
   compromissione" in termini GATT e il "grave pregiudizio agli interessi" di un
   paese (cfr. articolo 5 del nuovo Accordo sulle sovvenzioni).
4. Inoltre, se consideriamo l'effetto di pratiche commerciali di paesi terzi sulle
   esportazioni comunitarie verso paesi terzi (quelli che applicano o mantengono le
   pratiche in questione o altri), invece che sulle importazioni nella Comunità, molto
   raramente tale effetto risulta riguardare globalmente un'industria comunitaria (o
   una parte considerevole di essa). Non per questo tuttavia le pratiche in questione
   sono meno riprovevoli o non illecite. Di più, l'effetto degli ostacoli agli scambi
   è spesso in primo luogo quello di impedire che gli scambi si verifichino
   (scoraggiando potenziali esportatori), anche prima che una distorsione abbia
   luogo.
5. Pertanto è opportuno aggiungere una "terza modalità", che consenta agli
   esportatori comunitari di sollecitare la Comunità a reagire a pratiche commerciali
   riprovevoli o illecite di paesi terzi delle quali essi risentano sui mercati di paesi
   terzi, senza modificare al tempo stesso le "modalità" esistenti (la prima,
   nonostante le sue rigide restrizioni, potrebbe ancora essere utile alle industrie
   comunitarie per quanto riguarda il mercato interno della Comunità; la seconda
   contiene il "diritto di agire" generale per gli Stati membri).
6.  L'obiettivo di questo lavoro non è quello di creare un modo più facile di
    applicare lo strumento di difesa, bensì un modo diverso, più adatto ad una
    strategia di apertura dei mercati a favore dei nostri esportatori. Il punto quindi
    non è quello di mitigare le condizioni relative alla legittimazione della denuncia
    e agli effetti sugli scambi, bensì quello di adattarle ad uno strumento per
    l'apertura dei mercati dei paesi terzi (invece di un ulteriore strumento di difesa
    del mercato comunitario, che in questo contesto non sembra appropriato).
7.  Pertanto, le "imprese comunitarie" dovrebbero sì avere, anche singolarmente, il
    diritto di presentare una denuncia secondo la nuova terza "modalità", ma
    sarebbero anche tenute a dimostrare che l'azione della Comunità avrebbe ragioni
    più ampie del limitato vantaggio che la o le imprese denunziami potrebbero trarre
    dalla sua azione internazionale.
 ---pagebreak---                                                                                        IVI
Inoltre, il concetto di "pregiudizio notevole" può essere sostituito (in relazione
alle esportazioni comunitarie) soltanto da un altro concetto contenente anch'esso
limitazioni per evitare che qualsiasi tipo di effetti giustifichi l'intervento della
Comunità. La soluzione qui proposta è quella di introdurre la nozione di "effetti
negativi sugli scambi", che è strettamente connessa al modo in cui questi effetti
sono (o saranno) definiti in ambito OMC (anche attraverso casi di risoluzione
delle controversie) per offrire sufficienti garanzie contro azioni "non definite".
È stato aggiunto il requisito dell'"impatto notevole", per consentire alle istituzioni
comunitarie di eliminare le azioni inconsistenti e di concentrarsi su quelle che
oltre ad arrecare vantaggi al denunziante risultino positive per la Comunità e/o
per gli Stati membri.
Le considerazioni di cui sopra ai punti da 6 a 8, insieme alla tradizionale e
fondata posizione della Comunità secondo cui l'apertura dei mercati e la
liberalizzazione degli scambi devono essere perseguite nel quadro del sistema
commerciale multilaterale (nonché alla necessità di diversificare questo strumento,
in termini di legalità internazionale, dalla clausola 301) sono fortemente a favore
di un rafforzamento anche maggiore del nesso tra il presente strumento di politica
commerciale e le norme commerciali nonché le procedure di risoluzione delle
controversie vigenti a livello internazionale (essenzialmente nell'ambito
dell'OMC).
 ---pagebreak---                                                                          TABELLA
                                 Azioni possibili nel quadro del regolamento proposto in materia di pratiche commerciali
                                      Denunciante              Pratica oggetto di denuncia           Effetti da provare       Mercato in cui gli effetti si
                                                                                                                                       verificano
        la modalità              industria comunitaria                 pratiche illecite            pregiudizio notevole        mercato comunitario o
(denuncia di cui all'articolo  (o parte notevole di essa)       (comprendono le violazioni                                    mercato di un paese terzo
              3)              comprende ora prestatori di        di obblighi GATT/OMC)
                              servizi e produttori di beni
        2a modalità                   Stati membri                  esercizio dei diritti     soltanto quelli necessari per     mercato comunitario o
      (ricorso di cui                                               internazionali della              l'azione richiesta      mercato di un paese terzo
       all'articolo 4)                                                   Comunità             (ad esempio "annullamento o
                                                               (comprende qualsiasi pratica     diminuzione di vantaggi" o
                                                                 commerciale di un paese         altri effetti negativi sugli
                                                                            terzo)                scambi in casi di "non
                                                                                                   violazione" in termini
                                                                                                            GATT)
        3a modalità               imprese comunitarie                 qualsiasi pratica       effetti negativi sugli scambi   mercato di un paese terzo
     (denuncia di cui              (compresa a fortiori         commerciale di un paese             (definiti dalle norme     (compreso quello del paese
     all'articolo 3bis)       l'industria comunitaria nel                   terzo               internazionali invocate: in    che applica o mantiene la
                                      suo insieme)                                              termini GATT/OMC sono            pratica oggetto della
                               sia produttori di beni sia                                          compresi sia i casi di              denuncia)
                                   prestatori di servizi                                         "violazione" sia i casi di
                                                                                                      "non violazione")
                                                                                               è compresa la condizione di
                                                                                                 "impatto notevole" sulla
                                                                                                          Comunità
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                                       ALLEGATO
                   Descrizione dei cambiamenti articolo per articolo
Articolo 1: Obiettivi
Accanto alle nozioni di "pregiudizio" risultante da pratiche commerciali illecite e di
"esercizio dei diritti della Comunità" è stata introdotta la nozione di "effetti negativi sugli
scambi" risultanti da una qualsiasi pratica commerciale. La nozione di "effetti negativi
sugli scambi" è definita più avanti, all'articolo 2.
Articolo 2: Definizioni
1.      Nel concetto di "industria comunitaria" è stata introdotta la nozione di "prestatori
        di servizi" per tener conto delle nuove norme del GATS.
2.      Il concetto di "pregiudizio regionale" (paragrafo 4, lettera b)) è stato limitato al
        caso delle importazioni in una regione della Comunità poiché il caso di un
        pregiudizio arrecato a "un'industria regionale esportatrice", oltre a rappresentare
        un caso limite, sarebbe comunque trattato nell'ambito della nuova "modalità".
3.      La nozione di "effetti negativi sugli scambi" viene definita (al paragrafo 5) e
        strettamente connessa ad un "diritto di agire" nel quadro del diritto commerciale
        internazionale (essenzialmente in ambito OMC quindi) riguardo agli scambi di
        bem e/o servizi. Il fatto che gli effetti denunciati debbano essere "tipizzati"
        secondo norme internazionali offre una garanzia sufficiente contro azioni non
        definite e può pertanto consentire che il diritto di denuncia comprenda sia i casi
        di "violazione" ("pratiche illecite") sia i casi di "non violazione" (pratiche
        commerciali non "illecite", ma contro le quali si può fare ricorso alle procedure
        GATT/OMC di risoluzione delle controversie sulla base dei loro effetti sugli
        scambi; un tipico esempio di tali pratiche è costituito dalle sovvenzioni interne).
        La nozione comprende anche il requisito dell'"impatto notevole", inteso a
        consentire alle istituzioni comunitarie di eliminare le azioni inconsistenti e di
        concentrarsi su azioni che risultino utili alla Comunità o agli Stati membri oltre
        a recare vantaggio al denunciarne.
4.      È stata introdotta (al paragrafo 6) la nozione di "imprese comunitarie", quali
        quelle aventi facoltà di presentare una denuncia secondo la "terza modalità"
        quando abbiano risentito di "effetti negativi sugli scambi". Sarebbe forse
        opportuno che il linguaggio della disposizione in esame fosse riveduto di
        concerto con il servizio giuridico, per assicurarne la corrispondenza al medesimo
        concetto quale utilizzato in altri settori del diritto comunitario.
 ---pagebreak---                                                                                            522. fe
Articolo 3; Denuncia
Questo articolo è stato suddiviso in tre parti separate:
        l'articolo 3 conferma il diritto spettante ad un'industria comunitaria di presentare
        una denuncia contro pratiche illecite a causa delle quali abbia subito un
        pregiudizio notevole ("prima modalità");
        l'articolo 3bis introduce il diritto per le imprese comunitarie di presentare una
        denuncia quando abbiano risentito di effetti negativi sugli scambi nei due casi
        sopracitati ("terza modalità");
        l'articolo 3ter enuncia le procedure da applicare in relazione ad entrambe le
        denunce suddette quando sono presentate alla Commissione. La disposizione
        relativa al termine entro il quale deve essere presa la decisione di aprire o meno
        una procedura d'esame è stata spostata a questo articolo (dalla fine dell'articolo
        6) e modificata per abbreviare il termine a 45 giorni in tutti i casi, tranne quello
        in cui il denunciante stesso preferisca integrare la denuncia con ulteriori
        informazioni anziché rischiare una decisione negativa.
Articolo 4: Ricorso di uno Stato membro
1.      Questo articolo mantiene il diritto generale di denuncia per gli Stati membri in
        tutte le circostanze ("seconda modalità") e specifica che esso comprende il caso
        degli "effetti negativi sugli scambi";
2.      Esso precisa inoltre che gli Stati membri sono tenuti a fornire soltanto elementi
        di prova "sufficienti" (in quanto si tratta di uno stadio preliminare della
        procedura) e che tali elementi di prova devono riferirsi a tutti gli elementi del
        ricorso: la pratica commerciale denunciata (sia essa illecita o meno) e ogni suo
        effetto che possa essere necessario addurre in un'azione internazionale, ad
        esempio nel quadro delle procedure dirisoluzionedelle controversie dell'OMC.
        Infine è stata aggiunta una disposizione che introduce un termine di 45 giorni
        (analoga a quella per le denunce presentate dall'industria comunitaria o dalle
        imprese comunitarie), al fine di assicurare agli Stati membri un sollecito esame
        delle loro richieste.
Articolo 5: Procedura di consultazione (invariato)
Articolo 6; Procedura comunitaria d'esame
È stato soppresso il paragrafo 8 e le corrispondenti disposizioni sono state inserite negli
articoli 3ter e 4.
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Articolo 7: Trattamento riservato (invariato)
Articolo 8; Elementi di prova
1.     Le disposizioni dell'articolo sono state modificate in funzione dei mutamenti
       sopra descritti.
2.     È ulteriormente precisata (al paragrafo 4) la nozione di "effetti negativi sugli
       scambi" in termini di impatto economico di una pratica commerciale estera.
3.     È inoltre precisato (al paragrafo 5) il nesso tra effetti negativi sugli scambi e
       diritto di agire nel quadro GATT/OMC, per quanto riguarda gli elementi di prova
       che devono essere forniti dalle parti ed esaminati dalla Commissione. Questa
       disposizione ha in particolare lo scopo di garantire che, quando per un'azione
       internazionale non siano necessari elementi di prova circa effetti negativi sugli
       scambi (ad esempio nei casi di "violazione" di obblighi GATT/OMC, ih cui tali
       effetti sono presunti secondo la "giurisprudenza" consolidata del GATT), la
       Commissione possa tenerne conto nel valutare gli elementi di prova allo stadio
       della denuncia/ricorso o dell'inchiesta.
5.     È stato altresì chiarito (al paragrafo 6) il carattere non esauriente dei fattori di
       prova elencati in questo articolo. La formulazione impiegata proviene dalle
       disposizioni sul pregiudizio delle normative antidumping e antisowenzione (codici
       vigenti e nuovi accordi).
6.     Il titolo è stato modificato in funzione di quanto sopra.
Articolo 9: Chiusura del procedimento (invariato)
1.     Il paragrafo 2, lettera a) è stato modificato per precisare che questo tipo di
       chiusura del procedimento nonrichiedeun'azione della Comunità. Il riferimento
       all'articolo 11 ingenerava confusione poiché, in realtà, l'articolo 11 prevedeva
       l'applicazione dell'articolo 12 alle decisioni di cui all'articolo 9, paragrafo 2,
       lettera a).
2.     La modifica apportata al paragrafo 2, lettera e) è unicamente di carattere
        stilistico.
Articolo 10: Adozione di misure di politica commerciale
 1.     È stato inserito (al paragrafo 1) unriferimentoalla "terza modalità".
2.      È stata resa più esplicita (al paragrafo 2) l'esistenza di un nesso tra le misure che
        la Commissione proporrebbe al Consiglio (se necessario) e quelle che possono
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        essere autorizzate dall'organo di conciliazione ("DSB") dell'OMC in caso di
        mancata attuazione di un rapporto del gruppo speciale.
Articolo 11: Procedura decisionale
Il testo di questo articolo è quello figurante nel regolamento n. 522/94 e le modifiche
proposte sono intese a chiarire il linguaggio, ma non a modificare la sostanza
dell'emendamento del 1994. Il titolo dell'articolo è stato anch'esso modificato per lo
stesso motivo.
Articolo 12: Procedura del comitato
È stato inserito un titolo per eventuali riferimenti all'articolo. (Altrettanto è stato fatto
per gli articoli 13 e 14).
Articolo 13: Disposizioni generali
Oltre al titolo, è stato aggiunto un paragrafo che abroga il regolamento iniziale n.
2641/84 ed il relativo emendamento del 1994 (regolamento n. 522/94) e che sostituisce
integralmente ad essi il nuovo regolamento.
Articolo 14: Entrata in vigore
La formulazione adottata è stata suggerita dal servizio giuridico per tutti gli elementi del
pacchetto di attuazione dell'Uruguay Round.
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     Testo proposto per un nuovo regolamento in materia di "pratiche illecite"
[Tutte le modifiche sono in grassetto. Le aggiunte proposte sono sottolineate e le parti
che si propone di eliminare sono cancellate con una riga]
[Le aggiunte e le modifiche introdotte dal regolamento n. 522/94figuranoin corsivo. Il
testo eliminato in seguito alle modifiche introdotte da tale regolamento non figura più
nella presente versione]
Indice
Articolo 1            Obiettivi
Articolo 2            Definizioni
Articolo 3            Denuncia a nome dell'industria comunitaria
Articolo 3bis         Denuncia a nome di imprese comunitarie
Articolo 3ter:        Procedura di denuncia
Articolo 4:           Ricorso di uno Stato membro
Articolo 5:           Procedura di consultazione
Articolo 6:           Procedura comunitaria d'esame
Articolo 7:           Trattamento riservato
Articolo 8:           Elementi di prova
Articolo 9:           Chiusura del procedimento
Articolo 10           Adozione di misure di politica commerciale
Articolo 11           Procedura decisionale
Articolo 12           Procedura del comitato
Articolo 13           Disposizioni generali
Articolo 14           Entrata in vigore
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                                         Proposta di
                                                                               94/0233(ACC)
                           Regolamento (CE) n. ... del Consiglio
relativo al rafforzamento della politica commerciale comune, particolarmente
riguardo alla difesa contro le pratiche commerciali illecite e gli effetti negativi sugli
scambi subiti dalle imprese comunitarie e all'esercizio dei diritti della Comunità nel
quadro di norme commerciali internazionali
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
viste le regolamentazioni relative all'organizzazione comune dei mercati agricoli, nonché
le regolamentazioni adottate ai sensi dell'articolo 235 del trattato e applicabili alle merci
risultanti dalla trasformazione di prodotti agricoli, in particolare le lolro disposizioni che
permettono di derogare al principio generale della sostituzione di qualsiasi restrizione
quantitativa o misura di effetto equivalente con le sole misure istituite da dette normative,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che la politica commerciale comune deve essere fondata su principi
uniformi, soprattutto per quanto riguarda la difesa commerciale;
considerando che il regolamento (CE) n. ... del Consiglio relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea,
il regolamento (CE) n. ... del Consiglio relativo alla difesa contro le importazioni
oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea, il
regolamento (CE) n. 518/94 del Consiglio relativo al regime comune applicabile alle
importazioni e il regolamento (CE) n. 519/94 del Consiglio relativo al regime comune
applicabile alle importazioni da alcuni paesi terzi costituiscono elementi importanti del
sistema di difesa commerciale comunitario;
considerando che i suddetti strumenti sono basati su nozioni comuni, in particolare quella
di pregiudizio arrecato ad un'industria comunitaria, e che questa nozione sembra
appropriata nel contesto di qualsiasi strumento di legittima difesa del mercato interno
della Comunità;
considerando che il regolamento (CEE) n. 2641/84 del Consiglio ha dotato la Comunità
di procedure intese a consentirle:
         di reagire a qualsiasi pratica commerciale illecita al fine di eliminare il
         conseguente pregiudizio;
         di garantire il pieno esercizio dei diritti della Comunità in relazione alle pratiche
         commerciali dei paese terzi;
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considerando che, dopo la conclusione dei negoziati commerciali multilaterali
dell'Uruguay Round e in vista della creazione di un'organizzazione mondiale del
commercio ("OMC") che avrebbe stabilito nuove procedure più adeguate per la
risoluzione delle controversie commerciali tra Membri dell'OMC, il regolamento (CE)
n. 522/94 del Consiglio aveva confermato che le procedure di cui al regolamento
n.2641/84 erano le più appropriate per consentire all'industria comunitaria e agli Stati
membri di sollecitare un'azione della Comunità nel quadro del meccanismo di risoluzione
delle controversie dell'OMC al fine di reagire a pratiche commerciali illecite e/o di
garantire il pieno esercizio dei diritti della Comunità (secondo il caso) ;
considerando che, alla luce dell'esperienza acquisita con l'applicazione del regolamento
n. 2641/84, le nozioni di industria comunitaria e di pregiudiziorisultanoinadeguate per
consentire alla Comunità, ai suoi Stati membri e alle sue imprese di reagire a pratiche
commerciali (illecite o meno) di paesi terzi, quando gli effetti di queste siano avvertiti
sul mercato di paesi non membri della Comunità europea (che possono essere gli stessi
paesi che applicano o mantengono le pratiche in questione o altri);
considerando che l'accordo dell'Uruguay Round che istituisce l'OMC ("Accordo OMC")
non soltanto migliora ed elabora norme internazionali relative allo scambio di beni, ma
istituisce anche un accordo generale sugli scambi di servizi ("GATS") e un accordo sugli
aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio ("Accordo TRIPS") e
che detti Accordirientranonell'ambito del meccanismo dirisoluzionedelle controversie
dell'OMC;
considerando che per le suddette ragioni sembra opportuno mantenere e migliorare le
procedure di cui al regolamento n. 2641/84, modificato dal regolamento n. 522/94;
considerando che una difesa in rapporto al mercato interno della Comunità dovrebbe
 quindi continuare ad essere assicurata ad un'industria comunitaria colpita da un
pregiudizio notevole conseguente a pratiche commerciali illecite;
 considerando che è nondimeno opportuno precisare che un'industria comunitaria può
 anche essere costituita da prestatori di servizi, oltre che da produttori di beni;
 considerando che gli Stati membri dovrebbero continuare ad avere accesso alle procedure
 in oggetto per tutte le questioni relative alla politica commerciale e alle pratiche
 commerciali (illecite o meno) dei paesi terzi, al fine di garantire il pieno esercizio dei
 diritti della Comunità;
 considerando che è opportuno dotare la Comunità dei mezzi per operare efficacemente
 nella direzione di un'ulteriore liberalizzazione degli scambi mediante l'applicazione di
 norme commerciali internazionali, in particolare di quelle fissate negli allegati
 dell' Accordo OMC;
 considerando che, a tal fine, è opportuno dotare le imprese comunitarie dei mezzi per
 reagire alle pratiche commerciali che impediscono loro (del tutto o in parte) di effettuare
 scambi con paesi esterni alla Comunità, a condizione che tali pratiche giustifichino
 un'azione della Comunità a norma delle disposizioni internazionali vigenti in materia di
  scambi;
                                                8
 ---pagebreak---                                                                                                J3S
considerando che sembra pertanto opportuno modificare ulteriormente il regolamento n.
2641/84;
considerando che è opportuno confermare che la Comunità è tenuta ad agire
nell'osservanza dei suoi obblighi internazionali e, quando detti obblighi derivino da
accordi, a mantenere l'equilibrio dei diritti e degli obblighi che tali accordi hanno lo
scopo di istituire;
considerando che è altresì opportuno confermare che qualsiasi misura presa secondo le
procedure in questione dovrebbe anche essere conforme agli obblighi internazionali della
Comunità e non pregiudicare in casi non contemplati dal presente regolamento altre
eventuali misure adottate direttamente in base all'articolo 113 del trattato;
considerando che andrebbe confermata ropportunità, ai fini dell'attuazione del presente
regolamento, di una stretta collaborazione tra gli Stati membri e la Commissione, da
attuare in particolare mediante consultazioni in seno al comitato consultivo, nonché
informando il comitato istituito dall'articolo 113 del trattato;
considerando che è opportuno confermare le norme procedurali da rispettare nel
procedimento d'esame previsto dal presente regolamento, in particolare per quanto
riguarda i diritti e gli obblighi delle autorità comunitarie e delle parti interessate, nonché
le condizioni alle quali queste ultime possono accedere alle informaziom e chiedere di
essere tenute al corrente circa i fatti e le considerazioni essenziali risultanti dal
procedimento d'esame;
considerando che nell'agire a norma del presente regolamento la Comunità deve tener
presente la necessità di procedere in modo rapido ed efficace mediante l'applicazione
della procedura decisionale prevista dal regolamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                           Articolo 1
                                           Obiettivi
Il presente regolamento istituisce le procedure in materia di politica commerciale intese,
nell'osservanza degli obblighi e delle procedure internazionali vigenti, a:
 (a)    reagire a qualsiasi pratica commerciale illecita al fine di eliminare il conseguente
        pregiudizio;
 (b)    reagire a qualsiasi pratica commerciale (illecita o meno) al fine di eliminare i
        conseguenti effetti negativi sugli scambi;
 (e)    garantire il pieno esercizio dei diritti della Comunità in relazione alle pratiche
        commerciali dei paesi terzi.
 ---pagebreak---                                                                                                3^
Esso si applica in particolare all'apertura, al successivo espletamento e alla chiusura delle
procedure internazionali di risoluzione delle controversie nel settore della politica
commerciale comune.
                                           Articolo 2
                                          Definizioni
1.      Sono considerate pratiche commerciali illecite ai sensi del presente regolamento
        tutte le pratiche imputabili ad un paese terzo che siano incompatibili, in materia
        di commercio internazionale, con il diritto internazionale o con le norme
        generalmente ammesse.
2.      Sono considerati diritti della Comunità ai sensi del presente regolamento i diritti
        di cui essa si può avvalere, in materia di commercio internazionale, in virtù del
        diritto internazionale o delle norme generalmente ammesse.
3.      È considerato pregiudizio ai sensi del presente regolamento qualsiasi pregiudizio
        rilevante che è o potrebbe essere arrecato ad un'industria comunitaria.
4.      Per "industria comunitaria" si intende l'insieme dei produttori o dei prestatori
        comunitari, rispettivamente:
                 di prodotti o servizi identici o simili al prodotto o servizio che forma
                 oggetto di pratiche illecite o
                 di prodotti o servizi direttamente concorrenti con tale prodotto o servizio,
                 o
                 che sono consumatori o trasformatori del prodotto oppure consumatori o
                 utilizzatori del servizio oggetto di pratiche illecite,
        o l'insieme dei produttori o prestatori la cui' produzione complessiva costituisce
         una proporzione notevole della produzione comumtaria totale dei prodotti o
         servizi corrispondenti; tuttavia,
         (a)     quando taluni produttori o prestatori sono collegati agli esportatori o agli
                 importatori o sono essi stessi importatori del prodotto o servizio
                 assertivamente oggetto di pratiche illecite, l'espressione "industria
              • comunitaria" può essere interpretata comeriferitaai restanti produttori o
                 prestatori;
         (b)     in circostanze particolari, i produttori o prestatori di una regione della
                 Comunità possono essere considerati come rappresentanti l'industria
                 comunitaria se la loro produzione complessiva costituisce la maggior parte
                 della produzione del prodotto o servizio in questione nello Stato membro
                 o negli Stati membri in cui è situata la regione, sempre che, qualora la
                 pratica illecita riguardi le importazioni nella Comunità, il loro effetto sia
                 concentrato in tale o tali Stati membri.
                                                10
 ---pagebreak---                                                                                         y^jo
5. Sono considerati effetti negativi sugli scambi ai sensi del presente regolamento
   quelli
           avvertiti, in relazione ad un prodotto o servizio, sul mercato di un paese
           non membro della Comunità europea,
           che potrebbero dar luogo ad azioni nel quadro delle pertinenti norme
           internazionali, in seguito ad una pratica commerciale illecita o ad altri
           fattori,
           e che hanno o potrebbero avere un impatto rilevante sull'economia della
           Comunità o di una sua regione o su un settore dell'attività economica ivi
           svolta.
   Gli effetti negativi sugli scambi comprendono anche i casi in cui le correnti di
   scambio di un prodotto o servizio siano impedite, ostacolate o deviate in seguito
   ad una qualsiasi pratica commerciale, nonché i casi in cui una pratica
   commerciale abbia notevolmente compromesso la fornitura di fattori di
   produzione ( ad esempio pezzi di ricambio e componenti o materie prime) ad
   imprese comunitarie. Sono considerati effetti negativi sugli scambi anche quelli
   potenziali.
6. Per "impresa comunitaria" si intende ogni persona fisica o giuridica avente una
   presenza stabilita nella Comunità ai fini dell'esercizio di un'attività economica
   relativa alla produzione di beni o alla prestazione di servizi.
                                    Articolo 3
                 Denuncia a nome dell'industria comunitaria
1. Ogni persona fisica o giuridica nonché ogni associazione non avente personalità
   giuridica che agisce a nome di un'industria comunitaria che ritiene di aver subito
   un pregiudizio dovuto a pratiche commerciali illecite può presentare una denuncia
   per iscritto.
2. La denuncia deve contenere sufficienti elementi di prova relativi all'esistenza di
   pratiche commerciali illecite nonché al conseguente pregiudizio. Quest'ultimo
   deve essere dimostrato sulla base dei fattori indicati all'articolo 8.
                                   Articolo 3bis
                    Denuncia a nome di imprese comunitarie
1. Ogni impresa comunitaria nonché ogni associazione avente o meno personalità
   giuridica che agisce a nome di una o più imprese comunitarie e ritiene che tali
   imprese comunitarie siano state colpite in misura notevole da effetti negativi sugli
   scambi ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del presente regolamento può
   presentare una denuncia per iscritto.
                                         11
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   La denuncia deve contenere sufficienti elementi di prova relativi all'esistenza di
   pratiche commerciali (illecite o meno) e ai conseguenti effetti negativi sugli
   scambi. Questi ultimi devono essere dimostrati sulla base dei fattori indicati
   all'articolo 8.
                                    Articolo 3ter
                              Procedura di denuncia
1. La denuncia è introdotta presso la Commissione, che ne invia una copia agli Stati
   membri.
2. La denuncia può essere ritirata, nel qua! caso il procedimento può essere
   considerato chiuso, a meno che ciò non sia contrario all'interesse della Comunità.
3. Quando si constata, dopo consultazioni, che la denuncia non fornisce elementi di
   prova sufficienti per giustificare l'avvio di un'inchiesta, il denunciante ne viene
   informato.
4. La Commissione decide non appena possibile l'apertura di una procedura
   comunitaria d'esame a seguito di una denuncia presentata conformemente agli
   articoli 3 o 3bis; la decisione viene normalmente presa entro 45 giorni dalla
   presentazione della denuncia; questo periodo può essere sospeso su richiesta, o
   con il consenso, del denunciante per consentire l'introduzione di informazioni
   complementari eventualmente necessarie ai fini di una completa valutazione della
   validità delle sue ragioni.
                                      Articolo 4
                          Ricorso di uno Stato membro
1.  Gli Stati membri possono chiedere alla Commissione l'avvio delle procedure di
    cui all'articolo 1.
2.  A sostegno della loro richiesta essi forniscono alla Commissione elementi di
   prova sufficienti in merito alle pratiche commerciali dei paesi terzi e, se del caso,
    agli effetti da esse derivanti. Qualora siano necessari elementi di prova relativi
    al pregiudizio o agli effetti negativi sugli scambi, tali elementi devono essere
    forniti sulla base dei fattori indicati all'articolo 8.
3.  La Commissione informa quanto prima gli altri Stati membri delle richieste
    presentate.
4.  Quando si constata, dopo consultazioni, che la richiesta non fornisce elementi di
    prova sufficienti per giustificare l'avvio di un'inchiesta, lo Stato membro in
    questione ne viene informato.
                                           12
 ---pagebreak---                                                                                         Ht
5. La Commissione decide non appena possibile l'apertura di una procedura
   comunitaria d'esame a seguito di una richiesta presentata da uno Stato membro
   a norma dell'articolo 4; la decisione viene normalmente presa entro 45 giorni dal
   ricorso; questo periodo può essere sospeso su richiesta, o con il consenso, dello
   Stato membro ricorrente, per consentire l'introduzione di informazioni
   complementari eventualmente necessarie ai fini di una completa valutazione della
   validità del caso presentato dal medesimo Stato membro.
                                     Articolo 5
                           Procedura di consultazione
1. Ai fini delle consultazioni a norma del presente regolamento, è istituito un
   comitato consultivo, in appresso denominato "comitato", composto da
   rappresentanti di ciascuno Stato membro e presieduto da un rappresentante della
   Commissione.
2. Sono avviate consultazioni a richiesta di uno Stato membro o su iniziativa della
   Commissione. Il presidente del comitato comunica quanto prima agli Stati membri
   tutti gli elementi utili d'informazione di cui dispone. Egli informa anche il
   comitato speciale di cui all'articolo 113.
3. Il comitato si riunisce su convocazione del suo presidente.
4. Se necessario, le consultazioni possono aver luogo per iscritto. In questo caso la
   Commissione informa per iscritto gli Stati membri i quali, entro un termine di 8
   giorni lavorativi a decorrere da detta notifica, possono esprimere il loro parere
   per iscritto o chiedere consultazioni orali.
                                     Articolo 6
                         Procedura comunitaria d'esame
1. Se, al termine delle consultazioni, la Commissione ritiene che esistano elementi
   di prova sufficienti per giustificare l'apertura di una procedura d'esame e che ciò
   sia necessario nell'interesse della Comunità, la Commissione procede come
   segue:
   (a)      annuncia l'apertura di una procedura d'esame nella Gazzetta ufficiale delle
            Comunità europee; questo avviso indica il prodotto e i paesi interessati,
            fornisce un riassunto delle informaziom ricevute, precisa che ogni
            informazione utile deve essere comunicata alla Commissione e stabilisce
            il termine entro il quale le parti interessate possono chiedere di essere
            sentite dalla Commissione, conformemente al paragrafo 5;
    (b)     informa ufficialmente i rappresentanti del paese o dei paesi oggetto della
            procedura con i quali, se necessario, possono tenersi consultazioni;
                                          13
 ---pagebreak---                                                                                          373
    (e)     effettua l'esame a livello comunitario, in collaborazione con gli Stati
            membri.
2.  (a)     Se necessario, particolarmente qualora sia asserita l'esistenza di pratiche
            commerciali illecite, la Commissionericercaogni informazione che stima
            necessaria e procede alla verifica di queste informazioni presso
            importatori, operatori, agenti, produttori, associazioni e organizzazioni
            commerciali, previo accordo delle imprese o organizzazioni interessate.
    (b)     Se necessario, la Commissione effettua inchieste sul territorio dei paesi
            terzi, a condizione che il governo dei paesi in questione, ufficialmente
            informato, non sollevi obiezioni entro un termine ragionevole.
    (e)     Nella sua inchiesta la Commissione è assistita da funzionari dello Stato
             membro sul cui territorio si effettuano le verifiche, nella misura in cui
             detto Stato lo chieda.
3.  Gli Stati membri forniscono alla Commissione, su richiesta della stessa e secondo
    le modalità da essa stabilite, qualsiasi informazione necessaria per l'esame.
4.  (a)      La Commissione offre ai denuncianti, agli esportatori e agli importatori
             interessati nonché ai rappresentanti del principale o dei principali paesi
             esportatori o importatori interessati la possibilità di prendere visione di
             tutte le informazioni ad essa fornite, tranne i documenti ad uso interno
             della Commissione e delle amministrazioni, purché tali informazioni siano
             pertinenti per la tutela dei loro interessi, non siano riservate ai sensi
             dell'articolo 7 e siano utilizzate dalla Commissione nella sua procedura
             d'esame. Gli interessati presentano a talfineuna domanda scritta motivata
             alla Commissione, indicando le informazioni desiderate.
     (b)     I denuncianti, gli esportatori e gli importatori interessati nonché i
             rappresentanti del principale o dei principali paesi esportatori o
             importatori interessati, possono chiedere di essere informati dei fatti e
             delle considerazioni essenzialirisultantidalla procedura d'esame.
5.   La Commissione può sentire le parti interessate. Queste ultime debbono essere
     sentite, quando lo richiedano per iscritto entro il termine fissato dall'avviso
     pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e quando dimostrino
     di essere parti direttamente interessate all'esito della procedura.
 6.  Inoltre, per permettere il raffronto delle tesi opposte e degli eventuali argomenti
     di confutazione, la Commissione dà alle parti direttamente interessate che lo
     chiedano l'occasione di incontrarsi. Offrendo tale opportunità, essa tiene conto
     dei desiderata delle parti nonché della necessità di salvaguardare il carattere
     riservato delle informazioni. Nessuna delle parti è tenuta ad assistere ad un
     incontro e la mancata presenza di una parte non è pregiudizievole alla sua causa.
                                            14
 ---pagebreak---                                                                                          3V</
7.  Quando le informazioni richieste dalla Commissione non sono fornite entro un
    termine ragionevole o quando l'inchiesta viene considerevolmente ostacolata, si
    possono trarre conclusioni sulla base dei dati disponibili.
8.  Terminato l'esame, la Commissione sottopone una relazione al comitato. La
    relazione deve essere presentata di norma entro i cinque mesi successivi
    all'avviso di apertura, salvo quando la complessità dell'esame induca la
    Commissione a portare tale termine a sette mesi.
                                       Articolo 7
                               Trattamento riservato
1.  Le informazioni ricevute in applicazione del presente regolamento possono essere
    utilizzate solo per il fine per il quale sono state richieste.
2.  (a)     Il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri nonché i loro funzionari
            sono tenuti a non divulgare, salvo autorizzazione espressa di chi le ha
            fornite, le informazioni di carattere riservato ricevute in applicazione del
            presente regolamento o quelle fornite in via riservata da una parte di una
            procedura d'esame.
    (b)     Ciascuna richiesta di trattamentoriservatodeve indicare le ragioni per cui
            l'informazione è riservata ed essere accompagnata da un riassunto di
            carattere non riservato oppure all'indicazione dei motivi per i quali non
            è possibile riassumere l'informazione in questione.
3.  L'informazione verrà di norma considerata riservata se la sua eventuale
    pubblicazione rischia di avere conseguenze negative rilevanti per chi ha fornito
    l'informazione o ne costituisce la fonte.
4.  Tuttavia, quando si ritiene che una domanda intesa ad ottenere un trattamento
    riservato non sia giustificata e quando colui che ha fornito le informazioni non
    vuole né pubblicarle, né autorizzarne la pubblicazione in termini generici o sotto
    forma di riassunto, si può non tenere conto di tali informazioni.
5.  Il presente articolo non osta alla pubblicazione di informazioni generali da parte
    delle autorità della Comunità ed in particolare dei motivi che hanno giustificato
    le decisioni prese in forza del presente regolamento. Tale pubblicazione deve
    tener conto del legittimo interesse delle parti in causa a non vedere divulgati i
    loro segreti d'affari.
                                       Articolo 8
                                  Elementi di prova
 1.  L'esame del pregiudizio deve basarsi in particolare sui fattori seguenti:
                                            15
 ---pagebreak---                                                                                             n
   (a)      il volume delle importazioni o delle esportazioni comunitarie interessate,
            soprattutto quando sono aumentate o diminuite in misura notevole, in
            termini assoluti, oppurerispettoalla produzione o al consumo nel mercato
            in questione;
   (b)      i prezzi dei concorrenti dell'industria comunitaria, soprattutto per
            determinare se, nella Comunità o sui mercati terzi, si sia verificata una
            notevole sottoquotazione rispetto ai prezzi praticati dall'industria
            comunitaria;
   (e)      il conseguente impatto sull'industria comunitaria, quale risulta dalle
            tendenze di taluni fattori economici quali:
                     produzione,
                     utilizzazione degli impianti,
                     riserve,
                     vendite,
                     quota di mercato,
                     prezzi (ossia il calo dei prezzi o l'impossibilità di rialzi di prezzo
                     che si sarebbero altrimenti verificati),
                     profitti,
                     remunerazione del capitale,
                     investimenti,
                     occupazione.
2. Quando è asserita l'esistenza di una minaccia di pregiudizio, la Commissione
   esamina altresì se sia chiaramente prevedibile che una situazione particolare possa
    trasformarsi in reale pregiudizio. A questo proposito, si può tenere anche conto
    dei seguenti fattori:
    (a)      il tasso d'incremento delle esportazioni verso il mercato sul quale ha
             luogo la concorrenza con i prodotti comunitari;
    (b)      la capacità d'esportazione del paese d'origine o di esportazione, quale
             esiste o esisterà in un avvenire prevedibile, e la probabilità che le
             esportazionirisultantida tale capacità siano destinate al mercato di cui alla
             lettera a).
3.  Il pregiudizio causato da altri fattori che, singolarmente o combinati, esercitano
    anch'essi un'influenza sfavorevole su un'industria comunitaria non deve essere
    attribuito alle pratiche in questione.
4.   Qualora sia asserita l'esistenza di effetti negativi sugli scambi ai sensi
    dell'articolo 2, paragrafo 5 del presente regolamento, la Commissione esamina
    l'impatto di tali effetti negativi, reali o potenziali, sull'economia della Comunità
     o di una regione della Comunità o su un settore dell'attività economica ivi svolta.
     A tal fine la Commissione può tener conto, ove opportuno, del tipo di fattori di
     cui sopra ai paragrafi 1 e 2, nonché dell'impatto sulla competitività, attuale e
     futura, della Comunità e dei suoi Stati membri, anche in termini di progresso
     tecnologico.
                                            16
 ---pagebreak---                                                                                          ht
5. Nell'esaminare gli elementi di prova relativi agli effetti negativi sugli scambi la
   Commissionetienealtresì conto delle disposizioni, dei principi o delle procedure
   che regolano il diritto di agire nel quadro delle pertinenti norme internazionali di
   cui all'articolo 2, paragrafo 5 del presente regolamento.
6. La Commissione esamina quindi qualsiasi altro elemento di prova pertinente
   contenuto nella denuncia o nel ricorso. A tale riguardo, l'elenco dei fattori e le
   indicazioni di cui sopra ai paragrafi da 1 a 5 non sono esaurienti né possono
   necessariamente uno o diversi di tali fattori e indicazioni fornire elementi decisivi
   quanto all'esistenza di un pregiudizio o di effetti negativi sugli scambi.
                                     Articolo 9
                             Chiusura del procedimento
1. Qualora dalla procedura d'esame risulti che non è necessario intraprendere
   un'azione nell'interesse della Comunità, la chiusura del procedimento è decisa
   secondo le disposizioni dell'articolo 12.
2. (a)     La chiusura del procedimento può essere inoltre decisa secondo le
           disposizioni dell'articolo 12 qualora, al termine di una procedura d'esame,
           il paese terzo o i paesi terzi interessati adottino misure ritenute
            soddisfacenti e non sia pertanto necessaria un'azione della Comunità.
   (b)     La Commissione controlla l'applicazione di dette misure, se del caso
           basandosi su informazioni periodiche che essa può richiedere ai paesi terzi
           interessati e verificare per quanto necessario.
   (e)      Quando le misure del paese terzo o dei paesi terzi interessati siano state
           annullate o sospese o non siano state correttamente applicate, oppure la
            Commissione abbia motivi per crederlo o infine quando non sia stata
            soddisfatta una richiesta di informaziom fatta dalla Commissione in virtù
            della lettera (b), la Commissione ne informa gli Stati membri e, ove risulti
            necessario e giustificato in base all'esito dell'inchiesta e agli elementi
           nuovi disponibili, saranno adottate misure conformemente all'articolo 11,
           paragrafo 3.
                                     Articolo 10
                   Adozione di misure di politica commerciale
   Qualora, a meno che la situazione di fatto e di diritto sia tale da non richiedere
   una procedura d'esame, risulti da detta procedura che un'azione è necessaria
   nell'interesse della Comunità al fine di:
   (a)      reagire a qualsiasi pratica commerciale illecita allo scopo di eliminare il
            pregiudizio che ne risulta, oppure
                                          17
 ---pagebreak---                                                                                           3W
    (b)     eliminare gli effetti negativi sugli scambi subiti da imprese comunitarie,
            o
    (e)     assicurare il pieno esercizio dei diritti della Comunità in relazione alle
            pratiche commerciali dei paesi terzi,
    le misure del caso sono disposte secondo la procedura di cui ali'articolo 11.
2.  Quando gli obblighi internazionali della Comunità le prescrivono di seguire
    preliminarmente una procedura internazionale di consultazione o di risoluzione
    delle controversie, le misure di cui al paragrafo 3 sono decise solo al termine
    della procedura in questione e tenendo conto dei suoi risultati.In particolare,
    quando la Comunità abbia chiesto ad un organo di conciliazione internazionale
    di indicare e autorizzare le misure appropriate per l'attuazione deirisultatidi una
    procedura internazionale di risoluzione delle controversie, le misure di politica
    commerciale della Comunità eventualmente necessarie in seguito a tale
    autorizzazione sono compatibili con quelle raccomandate dal suddetto organo di
    conciliazione.
3.  Possono essere adottate tutte le misure di politica commerciale compatibili con
    gli obblighi e con le procedure internazionali esistenti, in particolare:
    (a)     la sospensione o la revoca di qualsiasi concessione scaturita da negoziati
            di politica commerciale,
     (b)    l'aumento dei dazi doganali esistenti o l'istituzione di qualsiasi altra
            imposizione all'importazione,
     (e)    l'instaurazione di restrizioni quantitative o di qualsiasi altra misura che
             modifichi le condizioni di importazione o di esportazione o incida in altro
             modo sugli scambi con il paese terzo interessato.
4.   Le corrispondenti decisioni sono motivate e pubblicate nella Gazzetta ufficiale
     delle Comunità europee. Ijà pubblicazione funge parimenti da informazione dei
     paesi e delle parti direttamente interessati.
                                     Articolo 11
                                Procedura decisionale
 1.  Le decisioni di cui all'articolo 9, paragrafi 1 e 2, lettera a) sono adottate in
     conformità alle disposizioni dell'articolo 12.
 2.  Quando la Comunità segue procedure internazionali formali di consultazione o di
     risoluzione delle controversie, le decisioni relative all'inizio, allo svolgimento o
     alla chiusura di tali procedure sono prese in conformità all'articolo 12.
                                           18
 ---pagebreak---                                                                                            3</«.
        Qualora la Comunità, avendo operato conformemente all'articolo 10, paragrafo
        2 del presente regolamento, debba decidere in merito a misure di politica
        commerciale da prendere a norma dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) o
        dell'articolo 10, il Consiglio delibera, a norma dell'articolo 113 del trattato, a
        maggioranza qualificata, entro e non oltre il trentesimo giorno lavorativo
        successivo alla data di ricezione della proposta.
                                         Articolo 12
                                  Procedura del comitato
Qualora sia fatto riferimento alla procedura di cui al presente articolo, la questione è
sottoposta al comitato dal suo presidente.
Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto della decisione
da prendere. Il comitato delibera entro un termine che il presidente può fissare in
funzione dell'urgenza della questione in esame.
La Commissione adotta una decisione che comunica agli Stati membri e che è applicabile
allo scadere di un termine di dieci giorni qualora nessuno Stato membro abbia adito il
Consiglio entro tale termine.
Arichiestadi uno Stato membro il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può
modificare la decisione della Commissione.
La decisione della Commissione è applicabile allo scadere di un termine di trenta giorni
a decorrere dal giorno in cui il Consiglio è stato adito, qualora questo non abbia
deliberato entro tale termine.
                                         Articolo 13
                                   Disposizioni generali
Il presente regolamento non si applica nei casi contemplati da altre normative esistenti
nel settore della politica commerciale comune. Esso si applica in via complementare alle:
        regolamentazioni relative all'organizzazione comune dei mercati agricoli e alle
        relative disposizioni di attuazione;
        normative specifiche adottate a norma dell'articolo 235 del trattato, applicabili
        alle merci risultanti dalla trasformazione di prodotti agricoli.
Esso lascia impregiudicate altre misure che possono essere adottate in virtù dell'articolo
 113 del trattato.
                                              19
 ---pagebreak---                                                                                       Jifi
   E' abrogato il regolamento (CEE) n.2641/84, modificato dal regolamento (CE)
   n. 522/94. I riferimenti al regolamento abrogato devono intendersi fatti al
   presente regolamento.
                                   Articolo 14
                                Entrata in vigore
1. Il presente regolamento entra in vigore alla data determinata da una decisione
   relativa all'entrata in vigore degli atti che recepiscono i risultati dell'Uruguay
   Round.
2. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente
   applicabile in ciascuno degli Stati membri.
                                         20
 ---pagebreak---                         3^>
    Parte settima
Proprietà intellettuale
 ---pagebreak---                                                    3tf
       MODIFICHE DEL DIRITTO COMUNITARIO
IN RELAZIONE AGLI ASPETTI DEI DIRITTI DI PROPRIETÀ
  INTELLETTUALE ATTINENTI AL COMMERCIO (TRIPS)
 ---pagebreak---                                                                                                3^1
  NOTA ESPLICATIVA SULLE MODIFICHE DEL DIRITTO COMUNITARIO
          IN RELAZIONE AGLI ASPETTI DEI DIRITTI DI PROPRIETÀ
            INTELLETTUALE ATTINENTI AL COMMERCIO (TRIPS)
I.      INTRODUZIONE
L'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio
(TRIPS) concluso nell'ambito dei negoziati dell'Uruguay Round contiene disposizioni
sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale, in particolare al fine di istituire norme
internazionali in questo settore per promuovere il commercio internazionale e impedire
distorsioni degli scambi dovute alla mancanza di un'adeguata ed efficace tutela della
proprietà intellettuale.
Oltre a stabilire le disposizioni generali e i principi fondamentali per la tutela dei diritti
di proprietà intellettuale, l'Accordo TRIPS fissa alcune norme relative all'esistenza,
all'ambito e all'esercizio dei diritti di proprietà intellettuale, in particolare:
        diritto d'autore e diritti connessi;
        marchi;
        indicazioni geografiche;
        disegni industriali;
        brevetti;
        topografie di prodotti a semiconduttori;
        protezione di informaziom segrete; e
        controllo delle pratiche anticoncorrenziali nel campo delle licenze contrattuali.
Per applicare tali norme all'interno della Comunità sono necessarie disposizioni
particolareggiate, quali disposizioni speciali relative alle misure alla frontiera,
all'acquisto e al mantenimento dei diritti di proprietà intellettuale e alle relative
procedure civili e penali.
Il presente progetto di regolamento del Consiglio contiene proposte di emendamento degli
atti comunitari che devono essere modificati per recepire nel diritto comunitario le
disposizioni dell'Accordo TRIPS. Nella presente nota esplicativa si fa inoltre riferimento
a proposte di atti comunitari presentate dalla Commissione al Consiglio/Parlamento che
dovrebbero essere anch'esse modificate per adeguarle alle disposizioni dell'Accordo
TRIPS.
La presente proposta non riguarda i settori della vigente legislazione degli Stati membri
che dovrebbero essere emendati per attuare l'Accordo TRIPS. A questo proposito si
ritiene opportuno procedere a consultazioni tra gli Stati membri e la Commissione al fine
di garantire che dette modifiche della legislazione degli Stati membri siano avviate a
partire da un'analisi comune delle conseguenze e dell'interpretazione dell'Accordo
TRIPS.
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n.      MARCHI
Legislazione: Regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio, del 20 dicembre 1993, sul
                marchio comunitario1
L'articolo 5 del regolamento n. 40/94 del Consiglio definisce i "titolari del marchio
comunitario". Tale articolo, che in particolare fa riferimento alla convenzione di Parigi
per la protezione della proprietà industriale, recepisce al paragrafo 1, lettere a) e b) il
principio del trattamento nazionale in relazione alle persone aventi la nazionalità di uno
Stato partecipante a detta convenzione o ivi domiciliate.
Nondimeno, a norma dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera d) del regolamento in questione
l'applicazione del trattamento nazionale alle persone aventi la nazionalità di Stati non
partecipanti alla convenzione di Parigi è sostanzialmente subordinata alla reciprocità di
trattamento da parte del loro paese d'origine nei confronti delle persone aventi la
nazionalità degli Stati membri. L'articolo 29, paragrafo 5 del medesimo regolamento,
relativo al diritto di priorità, contiene un requisito simile in relazione ai depositi eseguiti
in uno Stato che non è parte della convenzione di Parigi.
Per ottemperare all'obbligo di accordare il trattamento nazionale di cui all'articolo 3
dell'Accordo TRIPS, le suddette disposizioni andrebbero modificate in modo da garantire
che ai cittadini di tutti i Membri dell'OMC sia accordato un trattamento non meno
favorevole di quello applicato ai cittadini degli Stati membri della Comunità, anche se
il Membro ih questione non partecipa alla convenzione di Parigi.
DI.     INDICAZIONI GEOGRAFICHE
Per quanto riguarda la protezione delle indicazioni geografiche per i vini e gli alcolici
prevista nell'articolo 23 dell'Accordo TRIPS, i pertinenti emendamenti al regolamento
n. 822/87 del Consiglio, del 16 marzo 1987, e al regolamento n. 1601/91 del Consiglio,
del 10 giugno 1991, relativi ai vini, nonché al regolamento n. 1576/89 del Consiglio, del
29 maggio 1989, relativo alle bevande spiritose, sono oggetto della parte relativa
all'agricoltura.
IV.     TOPOGRAFIE DI PRODOTTI A SEMICONDUTTORI
Legislazione: Direttiva 87/54/CEE del Consiglio, del 16 dicembre 1986, sulla tutela
                 giuridica delle topografie di prodotti a semiconduttori 2
Gli articoli 35-38 dell'Accordo TRIPS sanciscono gli obblighi dei Membri dell'OMC in
relazione alla tutela delle topografie di prodotti a semiconduttori. Conformemente a tali
articoli, la Comunità dovrebbe garantire che i cittadini di tutti gli altri Membri dell'OMC
beneficino di tale tutela. La Commissione propone di estendere la tutela delle topografie
di prodotti a semiconduttori, come richiesto dall'Accordo TRIPS, ai cittadini di tutti i
Membri dell'OMC.
 1
         GUn. L 11 del 14.1.1994.
 2
         GUn. L 24 del 27.1.1987.
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V.      LEGISLAZIONE COMUNITARIA PROPOSTA
Oltre a modificare la legislazione comunitaria vigente per adeguarla all'Accordo TRIPS,
la Commissione dovrà fare in modo che le attuali proposte della Comunità nei vari campi
della protezione dei diritti di proprietà intellettuale siano conformi a tale Accordo.
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                                                                                94/ 0234(CNS)
      PROPOSTA DI REGOLAMENTO (CE) N.                          /94 DEL CONSIGLIO
                                    del                1994
                che modifica il regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio,
                  del 20 dicembre 1993, sul marchio comunitario ai fini
         dell'attuazione degli accordi conclusi nel quadro dell'Uruguay Round
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 235,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo,
considerando che l'Accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (in
appresso denominato Accordo OMC) è stato firmato a nome della Comunità e che
l'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (in
appresso denominato Accordo TRIPS), allegato all'Accordo OMC, contiene disposizioni
dettagliate sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale al fine di fissare norme
internazionali in questo settore per promuovere il commercio internazionale e prevenire
le distorsioni degli scambi e gli attriti dovuti alla mancanza di un'adeguata ed efficace
tutela della proprietà intellettuale;
considerando che, per garantire che tutta la legislazione comunitaria pertinente sia
pienamente conforme all'Accordo TRIPS, la Comunità deve adottare determinate misure
in relazione agli atti comunitari vigenti in materia di tutela dei diritti di proprietà
intellettuale; che tali misure comportano per taluni aspetti l'emendamento o la modifica
di atti comunitari e che dette misure comportano altresì l'integrazione degli atti
comunitari vigenti;
considerando che il regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio, del 20 dicembre 1993,
istituisce il marchio comunitario1; che l'articolo 5 del regolamento n. 40/94 del Consiglio
definisce i "titolari del marchio comunitario" facendo riferimento in particolare alla
convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale e richiede un
trattamento di reciprocità da parte dei paesi che non partecipano alla convenzione di
Parigi; che l'articolo 29 del regolamento n. 40/94, relativo al diritto di priorità, deve
anch'esso essere modificato a questo riguardo e che, per ottemperare all'obbligo di
accordare il trattamento nazionale previsto dall'articolo 3 dell'Accordo TRIPS, dette
disposizioni dovrebbero essere modificate in modo da garantire che ai cittadini di tutti
i Membri dell'OMC sia applicato un trattamento non meno favorevole di quello
accordato ai cittadini degli Stati membri della Comunità, anche se il Membro in
questione non partecipa alla convenzione di Parigi,
         GUn. L 11 del 14.1.1994.
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HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                           Articolo 1
Il testo dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera b) del regolamento (CE) n. 40/94 del
Consiglio, del 20 dicembre 1993, sul marchio comunitario è sostituito dal testo seguente:
         "b) di altri Stati partecipanti alla convenzione di Parigi per la protezione della
        proprietà industriale, in seguito denominata "la convenzione di Parigi", o
         all'Accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio;".
                                           Articolo 2
Il testo dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera d) del regolamento (CE) n. 40/94 del
Consiglio, del 20 dicembre 1993, sul marchio comunitario è sostituito dal testo seguente:
         "d) di uno Stato non partecipante alla convenzione di Parigi o all'Accordo che
         istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio, diverse dalle persone
        menzionate alla lettera e), fermo restando che, in base alle constatazioni
        pubblicate, tale Stato accordi ai cittadini di tutti gli Stati membri, per quanto
         concerne i marchi, la stessa protezione che accorda ai suoi cittadini e che,
         qualora i cittadini degli Stati membri debbano fornire la prova della registrazione
         del marchio nel paese d'origine, riconosca come tale prova la registrazione del
        marchio comunitario. ".
                                           Articolo 3
Il testo dell'articolo 29, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio, del
20 dicembre 1993, sul marchio comunitario è sostituito dal testo seguente:
         "1. Chiunque abbia regolarmente depositato un marchio, in o per uno degli Stati
         facenti parte della convenzione di Parigi o dell'Accordo che istituisce
         l'Organizzazione mondiale del commercio, o il suo avente causa, fruisce, durante
         sei mesi a decorrere dalla data del deposito della prima domanda, di un diritto di
        priorità per effettuare il deposito di una domanda di marchio comunitario per il
         medesimo marchio e per prodotti o servizi identici a, o contenuti in, quelli per
         i quali il marchio è depositato.".
                                           Articolo 4
Il testo dell'articolo 29, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio, del
20 dicembre 1993, sul marchio comunitario è sostituito dal testo seguente:
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        "5. Se il primo deposito è stato eseguito in uno Stato che non è parte della
        convenzione di Parigi o dell'Accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del
        commercio, le disposizioni dei paragrafi da 1 a 4 si applicano soltanto qualora
        questo Stato, secondo constatazioni pubblicate, conceda, in base ad un primo
        deposito eseguito presso l'Ufficio e fatte salve condizioni equivalenti a quelle
        previste dal presente regolamento, un diritto di priorità avente effetti
        equivalenti.".
                                          Articolo 5
1.      Il presente regolamento entra in vigore alla data determinata nella decisione
relativa all'entrata in vigore degli atti che recepiscono i risultati dell'Uruguay Round.
2.      Esso è applicabile a decorrere dal 1° gennaio 1996.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile
in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì '             _ _ 1994
                                                                             Per il Consiglio
                                                                                Il presidente
 ---pagebreak---                                                                                               3^
                     PROPOSTA DI DECISIONE DEL CONSIGLIO
        relativa all'estensione della tutela giuridica delle topografìe di prodotti
       a semiconduttori alle persone dei Membri dell'Organizzazione mondiale
                                          del commercio
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la direttiva 87/54/CEE del Consiglio, del 16 dicembre 1986, sulla tutela giuridica
delle topografie di prodotti a semiconduttori, in particolare l'articolo 3, paragrafo 7,
vista la proposta della Commissione,
considerando che l'Accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (in
appresso denominata OMC) è stato firmato a nome della Comunità e che l'Accordo sugli
aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (in appresso denominato
Accordo TRIPS), allegato all'Accordo che istituisce l'OMC, contiene disposizioni
dettagliate sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale al fine di fissare norme
internazionali in questo settore per promuovere il commercio internazionale e prevenire
le distorsioni degli scambi e gli attriti dovuti alla mancanza di un'adeguata ed efficace
tutela della proprietà intellettuale;
considerando che, per garantire che tutta la legislazione comunitaria pertinente sia
pienamente conforme all'Accordo TRIPS, la Comunità deve adottare determinate misure
in relazione agli atti comunitari vigenti in materia di tutela dei diritti di proprietà
intellettuale; che tali misure comportano per taluni aspetti l'emendamento o la modifica
di atti comunitari e che dette misure comportano altresì l'integrazione degli atti
comunitari vigenti;
considerando che la direttiva 87/54/CEE del Consiglio del 16 dicembre 19861 riguarda
la tutela giuridica delle topografie di prodotti a semiconduttori; che gli articoli da 35 a
38 dell'Accordo TRIPSfissanogli obblighi dei Membri dell'OMC in relazione alla tutela
delle topografie dei prodotti a semiconduttori; che, in virtù dell'articolo 1, paragrafo 3
e dell'articolo 3 dell'Accordo TRIPS, la Comunità deve garantire che i cittadini di tutti
gli altri Membri dell'OMC beneficino di tale tutela e dell'applicazione del trattamento
nazionale; che occorre pertanto estendere la tutela di cui alla direttiva 87 /54/CEE ai
cittadini dei membri dell'OMC, senza obblighi di reciprocità e che è opportuno avvalersi
a tal fine della procedura di cui all'articolo 3, paragrafo 7 di detta direttiva,
         GU n. L 24 del 27.1.1987, pag 36.
 ---pagebreak---                                                                                              3sl
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                          Articolo 1
Gli Stati membri estendono la tutela giuridica delle topografie di prodotti a
semiconduttori di cui alla direttiva 87/54/CEE come segue:
a)      le persone fisiche aventi la cittadinanza di un Membro dell'Accordo che istituisce
        l'OMC, o ivi residenti, sono trattate come cittadini di uno Stato Membro;
b)      le persone giuridiche o fisiche aventi uno stabilimento vero ed effettivo per la
        creazione di topografie o per la produzione di circuiti integrati nel territorio di
        un Membro dell'Accordo che istituisce l'OMC sono trattate come le persone
        giuridiche o fisiche aventi uno stabilimento industriale o commerciale vero ed
        effettivo nel territorio di uno Stato membro.
                                          Articolo 2
1.      La presente decisione entra in vigore alla data determinata sulla decisione relativa
all'entrata in vigore degli atti che recepiscono i risultati dell'Uruguay Round.
2.      Essa è applicabile a decorrere dal 1° gennaio 1996.
3.      Sono abrogate, a decorrere dalla data di applicazione della presente decisione, le
decisioni 90/510/CEE2 e 93/17/CEE3 in quanto relative all'estensione della tutela di cui
alla direttiva 87/54/CEE a paesi o a territori Membri dell'Accordo che istituisce l'OMC.
                                          Articolo 3
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, 1994
                                                                           Per il Consiglio
                                                                               Il presidente
 2
         GU n. L 285 del 17.10.1990, pag. 29.
 3
         GU n. L 11 del 19.1.1993, pag. 22.
 ---pagebreak---                                                                     ISSN 0254-1505
                                                             COM(94)414def.
                                                          DOCUMENTI
rr                                                                    06 n 02
                                         N. di catalogo : CB-CO-94-451-IT-C
                                                            ISBN 92-77-80976-0
Uffîdo delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo