CELEX: 52000PC0462
Language: it
Date: 2000-09-15
Title: Proposta di direttiva del Consiglio relativa a misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica

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52000PC0462

Proposta di direttiva del Consiglio relativa a misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica  /* COM/2000/0462 def. - CNS 2000/0214 */  

Gazzetta ufficiale n. 029 E del 30/01/2001 pag. 0199 - 0222


Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO relativa a misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica(presentata dalla Commissione)RELAZIONELa peste suina classica, in appresso CSF, è un'infezione virale che colpisce i suini domestici e selvatici (cinghiali) provocando una grave malattia con un elevatissimo tasso di mortalità. La sua comparsa sul territorio della Comunità ostacola gli scambi interni e internazionali e i movimenti di suini e di prodotti derivati.Negli ultimi anni la lotta contro la CSF ha posto in grave difficoltà taluni Stati membri, specialmente nelle zone ad elevata densità di suini, nelle quali un'ampia serie di potenziali fattori di rischio può impedire la rapida eradicazione della malattia. A tale proposito vale la pena ricordare l'epizoozia del 1997/1998, che ha causato l'abbattimento e la distruzione di un numero molto elevato di capi, comportando, oltre a problemi di ordine etico, perdite e costi economici ingenti per la Comunità, gli Stati membri e i suinicoltori.Un altro problema cruciale è rappresentato dalla comparsa e dalla persistenza della CSF, nel corso degli ultimi anni, in popolazioni di suini selvatici presenti in alcune zone della Comunità e in taluni paesi limitrofi che potrebbero aderire all'Unione nei prossimi anni. Tuttavia il comitato scientifico ha recentemente raccomandato l'attuazione di una serie di misure di lotta contro la malattia che potrebbero condurre a un miglioramento della situazione.Occorre pertanto modificare alcune delle misure di lotta contro la peste suina classica finora adottate, per tener conto delle più recenti conoscenze ed esperienze acquisite in materia di eradicazione della malattia e di sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e vaccini, nonché dei pareri formulati al riguardo dal comitato scientifico.È inoltre necessario consolidare le disposizioni della direttiva 80/217/CEE del Consiglio, del 22 dicembre 1980, che stabilisce misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica, che ha formato oggetto di numerose modifiche sostanziali.La Commissione ha già trasmesso al legislatore una proposta di codifica ufficiale  (COM(97)  724 def. del 7.1.1998 - 95/0298 (CNS)) intesa a consolidare la direttiva 80/217/CEE del Consiglio e le relative modifiche.Pertanto, conformemente al paragrafo 8 dell'accordo interistituzionale del 20 dicembre 1994 sul metodo di lavoro accelerato ai fini della codificazione ufficiale dei testi legislativi e alla dichiarazione congiunta effettuata al riguardo, la presente proposta riformula la direttiva 80/217/CEE del Consiglio al fine di:-consolidare e sostituire la direttiva 80/217/CEE e le relative modifiche;-apportare alcune modifiche sostanziali alle disposizioni finora adottate in materia di lotta contro la peste suina e descritte in appresso.L'attuale disciplina in materia di CSF mira all'eradicazione della malattia nella Comunità attraverso una politica di non vaccinazione, adottata nell'ultimo decennio nel quadro della realizzazione del mercato interno.Presupposto di tale politica è l'abbattimento dei suini (svuotamento sanitario) nelle aziende contaminate da CSF. Il ricorso alla vaccinazione è possibile solo in casi di emergenza, una volta confermata la presenza della malattia, se sussistono seri rischi di propagazione della medesima.La vaccinazione trova infatti una seria controindicazione nella possibilità che, in caso di infezione, i suini vaccinati diventino portatori apparentemente sani e contribuiscano alla diffusione della malattia, senza che sia possibile distinguerli dagli animali vaccinati e non infetti.È pertanto necessario istituire misure preventive intese ad evitare la propagazione della malattia dalle zone in cui viene praticata la vaccinazione. Tali misure comprendono restrizioni agli scambi di suini vaccinati e dei prodotti da essi ottenuti che non sono compatibili con il libero mercato interno e le esportazioni verso paesi terzi.È alla luce di queste considerazioni che, verso la fine degli anni'80, la Comunità ha vietato il ricorso sistematico alla vaccinazione preventiva, ampiamente praticata in alcuni Stati membri.Tuttavia, in conformità della direttiva 80/217/CEE, la vaccinazione può essere praticata in caso di emergenza. Cionondimeno, anche se applicata a titolo di misura complementare in casi d'emergenza, la vaccinazione presenta scarso interesse dal punto di vista economico se i suini vaccinati e i prodotti da essi ottenuti non possono essere commercializzati con una certa facilità.L'abolizione delle restrizioni connesse con la vaccinazione ha consentito, nel complesso, di raggiungere l'obiettivo di agevolare gli scambi, con chiari vantaggi per il settore suinicolo, che negli ultimi anni ha visto aumentare notevolmente le proprie esportazioni di suini e di prodotti derivati verso i paesi terzi (attualmente il grado di autoapprovvigionamento della Comunità si aggira intorno al 107%). Il divieto della vaccinazione sistematica ha inoltre permesso di realizzare sostanziali risparmi sui costi di vaccinazione.Tuttavia, dall'adozione della politica di non vaccinazione il numero di focolai di CSF nella Comunità ha registrato solo una lieve flessione rispetto al decennio precedente.La comparsa, nel corso degli ultimi anni, di focolai estremamente gravi ed onerosi e la formulazione di nuovi vaccini hanno reso necessario un riesame delle vigenti disposizioni finalizzate all'eradicazione della CSF, ed in particolare di quelle riguardanti l'utilizzo di vaccini.Come risulta da un parere emesso dal comitato scientifico nel 1997, sarebbe teoricamente possibile fare più ampio ricorso alla vaccinazione quale strumento complementare di eradicazione nel quadro dell'attuale politica di non vaccinazione, se fossero disponibili i cosiddetti vaccini marcatori.Si tratta di vaccini che, per definizione, conferiscono un'immunità protettiva facilmente distinguibile, attraverso opportuni esami di laboratorio, dalla risposta immunitaria provocata dall'infezione naturale da virus della CSF. Se fosse possibile escludere la possibilità che i suini vaccinati siano anche infettati e se tali vaccini fossero utilizzati in modo corretto ed efficace, le restrizioni commerciali applicate attualmente ai suini vaccinati non avrebbero più ragione d'essere.Tuttavia, in mancanza di dati atti a consentire una corretta valutazione dei prodotti sviluppati e dei relativi test di discriminazione, il comitato ha sostenuto con grande fermezza la politica di non vaccinazione della Comunità e raccomandato l'esecuzione di più ampi studi prima di adottare decisioni in materia.Due vaccini di recente formulazione, per i quali è in corso la procedura di autorizzazione alla commercializzazione, potrebbero eventualmente essere utilizzati come vaccini marcatori grazie alle loro caratteristiche specifiche (si tratta infatti di prodotti che conferiscono un'immunità solo contro una delle proteine del virus).Pertanto, in conformità con le raccomandazioni del comitato scientifico, la Commissione ha recentemente finanziato un test sperimentale sui due vaccini recentemente sviluppati e sulle relative prove di laboratorio, realizzato simulando una situazione d'emergenza.I risultati ottenuti dimostrano che, benché non ottimale, l'efficacia dei vaccini in questione potrebbe consentire di limitare la propagazione del virus da un'azienda all'altra in situazioni d'emergenza, contribuendo a ridurre il rischio di diffusione della malattia in una zona vaccinale. Tuttavia gli attuali strumenti diagnostici non permettono di distinguere i suini vaccinati ma infetti da CSF da quelli non infetti. Occorre quindi procedere con estrema cautela, in quanto dall'utilizzo di questi vaccini potrebbe non derivare alcun vantaggio rispetto ai vaccini tradizionali.D'altro canto, l'esperienza acquisita negli ultimi anni ha dimostrato che, se attuato in modo corretto e tempestivo, lo svuotamento sanitario delle aziende infette e, ove del caso, di quelle sospette può contrastare efficacemente la propagazione della CSF ed evitare l'abbattimento di ulteriori capi, anche in zone a forte densità. I primi risultati di uno studio simulativo inteso a determinare i costi/benefici di varie strategie di eradicazione della CSF indicano che, in casi d'emergenza e a fronte del rischio di un'epizoozia di vaste proporzioni, il ricorso ad un vaccino marcatore "ottimale" consentirebbe di ridurre ulteriormente i costi derivanti dalla malattia.La presente proposta intende disciplinare l'impiego di vaccini marcatori in casi di emergenza nell'ambito dell'attuale politica di non vaccinazione. Tuttavia l'eventuale ricorso a tali vaccini dovrebbe essere subordinato alle seguenti condizioni:-è necessario disporre di adeguati test di discriminazione (sono in corso ricerche al riguardo);-allo Stato membro che intenda utilizzare tali vaccini in una situazione d'emergenza è concessa un'autorizzazione ad hoc;-occorre procedere ad un'accurata valutazione dei risultati della campagna di vaccinazione e dei controlli praticati nelle aziende in cui sono stati utilizzati vaccini, comprese ispezioni a cura dell'Ufficio alimentare e veterinario.Occorrerebbe infine adottare una decisione sulle restrizioni commerciali applicabili nella zona in cui è stato utilizzato il vaccino. Decisioni specifiche in materia potranno essere adottate in conformità delle procedure del comitato di regolamentazione previste dalla decisione 1999/468/CEE del Consiglio.Pur confermando appieno i principi dell'attuale legislazione in materia di lotta contro la CSF, la presente proposta comprende altre modifiche delle disposizioni finora applicate, con particolare riguardo ai seguenti aspetti:-notifica dei casi di CSF rilevati nelle popolazioni di suini selvatici, nei macelli o nei mezzi di trasporto,-elaborazione di un manuale di diagnostica inteso a garantire una più efficace diagnosi della CSF,-indagini epidemiologiche da effettuare dopo la comparsa della malattia,-prevenzione della propagazione della CSF attraverso sperma, ovuli o embrioni,-reintroduzione di suini in aziende precedentemente infette,-misure supplementari da attuare negli allevamenti suinicoli in cui può essere stato introdotto il virus della peste suina classica (aziende che hanno avuto contatti) e norme da seguire nello svuotamento sanitario di tali allevamenti,-misure supplementari e più specifiche da attuare una volta confermata la presenza della CSF nelle popolazioni di suini selvatici, comprese le campagne d'informazione necessarie per migliorare la conoscenza della malattia e la possibilità di ricorrere alla vaccinazione d'emergenza.Nella presente proposta sono state sottolineate le modifiche sostanziali alla direttiva 80/217/CEE per consentire al legislatore un più agevole confronto tra i due testi.Essa sostituisce la proposta di codifica ufficiale giù trasmessa al legislatore (COM(97)724 def. del 7.1.1998 - 95/0298 (CNS)).2000/0214 (CNS)Proposta diDIRETTIVA DEL CONSIGLIOrelativa a misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica(Testo rilevante ai fini del SEE)IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 37,vista la proposta della Commissione [1],[1]  GU Cvisto il parere del Parlamento europeo [2],[2]  GU Cvisto il parere del Comitato economico e sociale [3],[3]  GU Cvisto il parere del Comitato delle regioni [4],[4]  GU Cconsiderando quanto segue:(1) La direttiva 80/217/CEE del Consiglio, del 22 gennaio 1980, che stabilisce misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica [5], ha formato oggetto di numerose modifiche sostanziali; in occasione di nuove modificazioni, è opportuno, per ragioni di chiarezza e di razionalità, procedere alla sua rifusione.[5]  GU L 47 del 21.2.1980, pag. 11; direttiva modificata da ultimo dall'atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia.(2) Poiché gli animali vivi figurano nell'elenco di cui all allegato I del trattato, uno dei compiti della Comunità nel settore veterinario consiste nel migliorare lo stato sanitario dei suini ed agevolare così gli scambi di suini e di prodotti a base di carni suine, al fine di garantire lo sviluppo di tale settore.(3) In caso di insorgenza di un focolaio di peste suina classica, è necessario istituire misure di lotta a livello comunitario finalizzate all'eradicazione della malattia, in modo da garantire lo sviluppo del settore suinicolo e tutelare la salute del patrimonio zootecnico della Comunità.(4) La peste suina classica può assumere, fin dalla sua comparsa, un carattere epizootico tale da provocare mortalità e perturbazioni che potrebbero compromettere seriamente la redditività di tutta la suinicoltura.(5) Non appena si sospetti la presenza della malattia, devono essere prese disposizioni intese a permettere una lotta immediata ed efficace contro la malattia stessa sin dal momento del suo accertamento, tra cui lo sgombero dell'azienda infetta.(6) In caso d insorgenza della malattia è anche necessario impedire che essa si propaghi ulteriormente con un controllo accurato degli spostamenti degli animali e dell'impiego dei prodotti suscettibili di contaminazione, mediante la pulizia e la disinfezione degli edifici infetti, la creazione di zone di protezione e di sorveglianza intorno al focolaio e, ove del caso, il ricorso alla vaccinazione.(7) In caso di infezione, i suini vaccinati possono divenire portatori apparentemente sani e contribuire alla diffusione della malattia; l'impiego di vaccini può essere autorizzato solo in casi di emergenza.(8) In caso di insorgenza della malattia nelle popolazioni di suini selvatici occorre applicare misure speciali di eradicazione.(9) Occorre istituire disposizioni intese a garantire l'impiego di procedimenti e di metodi armonizzati per la diagnosi della peste suina classica, compresa la designazione di un laboratorio di riferimento comunitario e di laboratori di riferimento negli Stati membri.(10) Occorre istituire disposizioni intese a garantire un grado di preparazione che consenta di far fronte alle situazioni di emergenza generate dalla comparsa di uno o più focolai di peste suina classica.(11) È necessario modificare alcune delle misure finora adottate nella Comunità in caso d'insorgenza di un focolaio di peste suina classica a norma della direttiva 80/217/CEE per tener conto dei progressi scientifici, dello sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e vaccini e dell'esperienza acquisita dopo la recente comparsa di focolai di peste suina classica nella Comunità.(12) Per assicurare continuità al coordinamento dell'attività diagnostica svolta sotto la supervisione dei laboratori nazionali responsabili, l' "Institut für Virologie, der Tierärztlichen Hochschule, Hannover", designato nella decisione 81/859/CEE del Consiglio [6], deve essere confermato quale laboratorio comunitario di riferimento. Per motivi di certezza del diritto la decisione 81/859/CEE deve essere abrogata.[6]   GU L 319 del 7.11.1981, pag. 20; decisione modificata dalla decisione 87/65/CEE (GU L 34 del 5.2.1987, pag. 54).(13) Le misure necessarie all'attuazione della presente direttiva costituiscono misure di portata generale ai sensi dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [7]. Pertanto devono essere adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della stessa.[7]  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.(14) La presente direttiva deve far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione delle direttive abrogate, di cui all'allegato VII, parte B,HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1obiettiviLa presente direttiva stabilisce le misure comunitarie minime di lotta contro la peste suina classica.Articolo 2definizioniAi fini della presente direttiva, si intende per:a) "suino": qualsiasi animale della famiglia dei suidi, compresi i suini selvatici;b) "suino selvatico": un suino che non è tenuto o allevato in un'azienda;c) "azienda": lo stabilimento agricolo o di altra natura, situato nel territorio nazionale di uno Stato membro, in cui vengono allevati o detenuti suini, a titolo permanente o provvisorio; ad eccezione dei macelli o dei mezzi di trasporto;d) "manuale di diagnostica": il manuale di diagnostica della peste suina classica di cui all'articolo 17, paragrafo 3;e) "suino sospetto di infezione da virus della peste suina classica": ogni suino o carcassa di suino che presenti sintomi clinici o lesioni post mortem o reazioni agli esami di laboratorio effettuati in conformità del manuale di diagnostica, tali da far sospettare la possibile presenza della peste suina classica;f) "suino infetto da peste suina classica" o "caso di peste suina classica": ogni suino o carcassa di suino:-in ordine al quale siano stati ufficialmente confermati sintomi clinici o lesioni post mortem di peste suina classica, o-in ordine al quale sia stata ufficialmente accertata l'esistenza della malattia attraverso un esame di laboratorio eseguito conformemente alle disposizioni del manuale di diagnostica;g) "focolaio di peste suina classica": l'azienda in cui sono stati riscontrati uno o più casi di peste suina classica;h) "focolaio primario": il focolaio ai sensi dell'articolo 2, lettera d), della direttiva 82/894/CEE [8];[8]  GU L 378 del 31.12.1982, pag. 58; direttiva modificata da ultimo dalla decisione 98/12/CE della Commissione (GU L 4 dell'8.1.1998, pag. 63).i) "zona infetta da peste suina classica": la zona di uno Stato membro in cui sono state messe in atto misure di eradicazione in conformità dell'articolo 15 o 16 a seguito della conferma di uno o più casi di peste suina classica nelle popolazioni di suini selvatici;j) "caso primario di peste suina classica in suini selvatici": qualsiasi caso di peste suina classica riscontrato in suini selvatici in una zona in cui non sono state messe in atto misure in forza dell'articolo 15 o 16;k) "metapopolazione di suini selvatici": qualsiasi gruppo o subpopolazione di suini selvatici avente contatti limitati con altri gruppi o subpopolazioni;l) "popolazione di suini selvatici esposta all'infezione": la parte di una popolazione di suini selvatici che non ha sviluppato alcuna immunità contro la peste suina classica;m) "proprietario": qualsiasi persona, fisica o giuridica, proprietaria dei suini o incaricata di allevarli dietro compenso finanziario o meno;n) "autorità competente": l'autorità competente ai sensi dell'articolo 2, punto 6, della direttiva 90/425/CEE [9];[9]  GU L 224 del 18.8.1990, pag. 29; direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 92/118/CEE (GU L 62 del 15.3.1993, pag. 49).o) "veterinario ufficiale": il veterinario designato dalla competente autorità dello Stato membro;p) "trasformazione": la trasformazione o l'eliminazione tramite sotterramento o incinerimento dei materiali ad alto rischio di cui all'articolo 3 della direttiva 90/667/CEE del Consiglio [10], in modo atto ad evitare ogni rischio di diffusione del virus della peste suina classica;[10]  GU L 363 del 27.12.1990, pag. 51; direttiva modificata da ultimo dall'Atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia.q) "rifiuti alimentari": i rifiuti provenienti da cucine, da ristoranti, da strutture di ristorazione, dall'abitazione dell'allevatore o di persone incaricate della cura di animali suscettibili o da industrie che utilizzano carni per il consumo umano;r) "vaccino marcatore" ("marker"): un vaccino atto a conferire un'immunità protettiva che può essere distinta dalla risposta immunitaria provocata dall'infezione naturale con il virus di tipo selvatico mediante idonee prove di laboratorio effettuate in conformità con il manuale di diagnostica;s) "abbattimento": l'abbattimento ai sensi dell'articolo 2, punto 6, della direttiva 93/119/CEE [11];[11]  GU L 340 del 31.12.1993, pag. 21.t) "macellazione": la macellazione ai sensi dell'articolo 2, punto 7, della direttiva 93/119/CEE;u) "zona ad elevata densità di suini": qualsiasi zona geografica situata entro un raggio di 10 km da un'azienda in cui siano detenuti suini riconosciuti infetti o sospetti di essere infetti dal virus della peste suina classica, nella quale la densità di suini superi 800 capi per km2; tale azienda deve essere situata in una regione quale definita all'articolo 2, lettera p) della direttiva 64/432/CEE del Consiglio [12], in cui la densità di suini detenuti nelle aziende è superiore a 300 capi per km2, o ad una distanza inferiore a 20 km da tale regione;[12]  GU L 121 del 29.7.1964, pag. 1977/64; direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2000/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 163 del 4.7.2000, pag. 35).v) "azienda che ha avuto contatti": un'azienda in cui la peste suina classica può essere stata introdotta a causa dell'ubicazione dell'azienda stessa o a seguito di movimenti di persone, suini, veicoli o in qualsiasi altro modo.Articolo 3notificacazione della peste suina classica1. Gli Stati membri provvedono affinché il sospetto o l'esistenza della peste suina classica siano obbligatoriamente e immediatamente denunciati all'autorità competente.2. Fatte salve le vigenti disposizioni comunitarie relative alla notificazione di focolai di malattie degli animali, lo Stato membro nel cui territorio è confermata la presenza della peste suina classica:a) procede alla notificazione della malattia e fornisce informazioni alla Commissione e agli altri Stati membri, conformemente all'allegato I, per quanto riguarda:-i focolai di peste suina classica confermati nelle aziende;-i casi di peste suina classica confermati nei macelli o nei mezzi di trasporto;-i casi primari di peste suina classica confermati nelle popolazioni di suini selvatici;-i risultati dell'indagine epidemiologica effettuata conformemente all'articolo 8;b) trasmette informazioni alla Commissione e agli altri Stati membri sugli altri casi confermati nelle popolazioni di suini selvatici in una zona infetta da peste suina classica, in conformità con le disposizioni dell'articolo 16, paragrafo 3, lettera a), e paragrafo 4.3. Le disposizioni dell'allegato I possono essere completate o modificate secondo la procedura prevista dall'articolo 25, paragrafo 2.Articolo 4misure in caso di sospetto di peste suina classica nei suini di un'azienda1. Gli Stati membri provvedono affinché, qualora in un'azienda si trovino uno o più suini sospetti di infezione da virus della peste suina classica, l'autorità competente applichi immediatamente i mezzi di indagine ufficiali atti a confermare o ad escludere la presenza della malattia in conformità con le procedure descritte nel manuale di diagnostica.In caso di ispezione dell'azienda da parte di un veterinario ufficiale si procede anche al controllo del registro e dei marchi di identificazione dei suini di cui agli articoli 4 e 5 della direttiva 92/102/CEE del Consiglio [13].[13]  GU L 355 del 5.12.1992, pag. 32; direttiva modificata dall'atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia.2. Qualora ritenga che non sia possibile escludere il sospetto di peste suina classica in un'azienda, l'autorità competente dispone che l'azienda sia sottoposta a sorveglianza ufficiale e ordina, in particolare, chea) si proceda al censimento di tutte le categorie di suini dell'azienda, precisando per ciascuna di esse il numero di suini già malati, morti o potenzialmente infetti; il censimento è aggiornato per tener conto anche dei suini nati e morti durante il periodo di sospetta infezione; i dati di tale censimento debbono essere esibiti a richiesta e potranno essere controllati ad ogni visita;b) tutti i suini dell'azienda siano trattenuti nei loro locali di stabulazione o confinati in altri luoghi che ne permettano l'isolamento;c) sia vietata l'entrata e l'uscita di suini dall'azienda; l'autorità competente può, se necessario, estendere il divieto di uscita dall'azienda agli animali di altre specie;d) sia vietato il trasporto al di fuori dell'azienda delle carcasse di suini, salvo autorizzazione rilasciata dall'autorità competente;e) sia vietata l'uscita dall'azienda di carni, sperma, ovuli ed embrioni di suini, di alimenti per animali, di utensili, di materiali o rifiuti che possono trasmettere la peste suina classica, salvo autorizzazione rilasciata dall'autorità competente; siano in ogni caso vietati gli scambi intracomunitari di carni, sperma, ovuli ed embrioni in provenienza dall'azienda;f) il movimento di persone in provenienza o a destinazione dell'azienda sia subordinato all'autorizzazione scritta dell'autorità competente;g) il movimento di veicoli in provenienza o a destinazione dell'azienda sia subordinato all'autorizzazione scritta dell'autorità competente;h) presso le entrate e le uscite dei fabbricati di stabulazione dei suini e dell'azienda siano posti in atto appropriati metodi di disinfezione; chiunque entri o esca da aziende suinicole osservi opportune norme igieniche intese a ridurre il rischio di propagazione della peste suina classica;i) sia effettuata un'indagine epidemiologica conformemente all'articolo 8.3. Ove la situazione epidemiologica lo richieda e in particolare se l'azienda in cui sono detenuti animali sospetti è situata in una zona ad elevata densità di suini, l'autorità competente:a) può applicare le misure previste all'articolo 5, paragrafo 1, nell'azienda di cui al paragrafo 2 del presente articolo; tuttavia, qualora ritenga che le condizioni lo permettano, l'autorità competente può limitare le suddette misure ai suini sospetti di infezione o contaminazione da virus della peste suina classica e alla parte dell'azienda in cui tali animali erano detenuti, purché questi ultimi siano stati stabulati, governati e nutriti in modo nettamente distinto dagli altri suini dell'azienda. In ogni caso, per poter confermare o escludere la presenza del virus della peste suina classica, un numero sufficiente di campioni è prelevato dai suini all'atto dell'abbattimento;b) può istituire intorno all'azienda una zona di protezione; agli allevamenti situati all'interno di tale zona sono applicate, in tutto o in parte, le misure di cui al paragrafo 1 o 2.4. Le misure di cui al paragrafo 2 sono revocate soltanto quando il sospetto di peste suina classica sia stato ufficialmente escluso.Articolo 5misure in caso di conferma di peste suina classica nei suini di un'azienda1. Gli Stati membri provvedono affinché, in caso di conferma ufficiale della presenza della peste suina classica in un'azienda, a complemento delle misure enumerate all'articolo 4, paragrafo 2, l'autorità competente ordini che:a) tutti i suini dell'azienda siano abbattuti senza indugio, sotto controllo ufficiale ed in modo atto ad evitare ogni rischio di diffusione del virus della peste suina classica sia durante il trasporto che all'abbattimento;b) un numero sufficiente di campioni sia prelevato dai suini all'atto dell'abbattimento, in modo da poter determinare il modo in cui il virus della peste suina classica è stato introdotto nell'azienda e il periodo durante il quale esso può essere stato presente nell'azienda prima della notifica della malattia;c) le carcasse di suini morti o abbattuti siano trasformate sotto controllo ufficiale;d) le carni di suini abbattuti nel periodo compreso fra la probabile introduzione della malattia nell'azienda e l'adozione delle misure ufficiali siano, per quanto possibile, rintracciate e trasformate sotto controllo ufficiale;e) lo sperma, gli ovuli e gli embrioni di suini raccolti nell'azienda nel periodo compreso fra la probabile introduzione della malattia nell'azienda e l'adozione delle misure ufficiali siano rintracciati e distrutti sotto controllo ufficiale, in modo da evitare il rischio di diffusione del virus della peste suina classica;f) ogni materiale o rifiuto potenzialmente contaminato, ad esempio gli alimenti per animali, sia sottoposto ad un trattamento atto ad assicurare la distruzione del virus della peste suina classica; tale trattamento è effettuato in conformità delle istruzioni del veterinario ufficiale;g) dopo l'eliminazione dei suini, i fabbricati di stabulazione degli stessi e i veicoli utilizzati per il trasporto degli animali e delle carcasse, nonché il materiale, le lettiere, il concime e i liquami potenzialmente contaminati, siano puliti e disinfettati conformemente alle disposizioni dell'articolo 12;h) in caso di un focolaio primario della malattia, l'isolato del virus della peste suina classica sia sottoposto alla procedura di laboratorio definita nel manuale di diagnostica ai fini dell'identificazione del tipo genetico;i) sia effettuata un'indagine epidemiologica conformemente all'articolo 8.2. Qualora un focolaio sia stato confermato in un laboratorio, uno zoo, un parco naturale o un'area recintata in cui sono detenuti suini a scopi scientifici o connessi con la protezione delle specie o con la conservazione di razze rare, lo Stato membro di cui trattasi può decidere di derogare alle disposizioni del paragrafo 1, lettere a) ed e), purché non siano compromessi gli interessi fondamentali della Comunità.Tale decisione è notificata senza indugio alla Commissione.In tutti i casi, la Commissione procede quanto prima ad un esame della situazione di concerto con lo Stato membro interessato e in sede di comitato veterinario permanente. Se necessario, essa adotta misure intese ad evitare la diffusione della malattia conformemente alle procedure di cui all'articolo 26, paragrafo 2; tali misure possono comprendere la vaccinazione d'emergenza secondo la procedura di cui all'articolo 19.Articolo 6misure in caso di conferma di peste suina classica in aziende comprendenti diverse unità epidemiologiche1. Nel caso di aziende comprendenti due o più unità di produzione distinte, l'autorità competente, per consentire che sia portato a termine l'ingrasso dei suini, può derogare alle esigenze di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera a), per quanto riguarda le unità di produzione suina sane di una azienda infetta, purché il veterinario ufficiale abbia confermato che la struttura e l'estensione di dette unità di produzione, nonché le operazioni che vi sono effettuate, sono tali che, dal punto di vista della stabulazione, del governo e dell'alimentazione, dette unità di produzione si distinguono completamente, in modo da rendere impossibile la propagazione del virus da un'unità di produzione all'altra.2. Ove decidano di applicare la deroga di cui al paragrafo 1, gli Stati membri ne fissano le relative modalità in base alle garanzie sanitarie offerte.3. Gli Stati membri che si avvalgono della deroga ne informano senza indugio la Commissione. In tutti i casi, la Commissione procede quanto prima ad un esame della situazione di concerto con lo Stato membro interessato e in sede di comitato veterinario permanente. Le misure eventualmente necessarie per evitare la diffusione della malattia sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.Articolo 7misure destinate alle aziende che hanno avuto contatti1. Vengono considerate aziende che hanno avuti contatti le aziende per le quali il veterinario ufficiale riscontri o ritenga, sulla base dell'indagine epidemiologica eseguita in conformità dell'articolo 8, che il virus della peste suina classica possa essere stato introdotto da altre aziende nell'azienda di cui all'articolo 4 o all'articolo 5 o dall'azienda di cui all'articolo 4 o all'articolo 5 in altre aziende.In tali aziende si applicano le disposizioni dell'articolo 4 fino a quando il sospetto di peste suina classica sia ufficialmente escluso.2. Qualora la situazione epidemiologica lo richieda, l'autorità competente applica le misure previste all'articolo 5, paragrafo 1, nelle aziende che hanno avuto contatti.Per poter confermare o escludere la presenza del virus della peste suina classica in tali aziende, all'atto dell'abbattimento viene prelevato dai suini un numero sufficiente di campioni.3. Nell'allegato V figurano i principali criteri da seguire ai fini dell'applicazione delle misure di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera a), nelle aziende che hanno avuto contatti. Tali criteri possono essere successivamente modificati o completati, secondo la procedura di cui all'articolo 25, paragrafo 2, per tener conto dei progressi e delle esperienze in campo scientifico.Articolo 8indagine epidemiologicaGli Stati membri curano che l'indagine epidemiologica riguardante casi sospetti o focolai di peste suina classica sia effettuata utilizzando questionari predisposti nell'ambito dei piani di emergenza di cui all'articolo 22.L'indagine epidemiologica si riferisce almeno:a) al periodo durante il quale la peste suina classica può essere stata presente nell'azienda prima della notifica o del sospetto;b) alla possibile origine della peste suina classica nell'azienda e all'identificazione delle altre aziende nelle quali i suini possano essere stati infettati o contaminati dalla stessa fonte;c) ai movimenti di persone, di veicoli, di suini, di carcasse, di sperma, di carni o di qualsiasi materiale che possa aver veicolato il virus all'esterno o all'interno dell'azienda.Se dai risultati dell'indagine emerge che la peste suina classica può essersi propagata da aziende o verso aziende situate in altri Stati membri, la Commissione e gli Stati membri interessati vengono immediatamente informati;Articolo 9creazione di zone di protezione e di sorveglianza1. Non appena la diagnosi della peste suina classica nei suini di un'azienda è ufficialmente confermata, l'autorità competente istituisce, intorno alla zona colpita dal focolaio, una zona di protezione con un raggio di almeno 3 km, inserita in una zona di sorveglianza con un raggio di almeno 10 km.In tali zone vengono applicate rispettivamente le misure di cui agli articoli 10 e 11.2. Nel definire queste zone l'autorità competente tiene conto dei seguenti elementi:a) i risultati dell'indagine epidemiologica effettuata conformemente all'articolo 8;b) la situazione geografica, con particolare riferimento alle frontiere naturali;c) l'ubicazione e la vicinanza delle aziende;d) le modalità di commercializzazione dei suini d'allevamento e da macello e la disponibilità di macelli;e) le strutture e il personale disponibili per controllare eventuali movimenti di suini all'interno delle zone, in particolare se i suini da abbattere devono essere allontanati dall'azienda d'origine.3. Se una zona include parti del territorio di più Stati membri, l'autorità competente di ciascuno Stato membro interessato collabora per la delimitazione di questa zona.4. L'autorità competente prende tutte le misure necessarie, incluso il ricorso a cartelli indicatori e di avvertimento ben visibili, nonché a mezzi di comunicazione quali la stampa e la televisione, per garantire che tutte le persone presenti nelle zone di protezione e di sorveglianza siano perfettamente al corrente delle restrizioni in vigore ai sensi degli articoli 10 e 11 e adotta tutti i provvedimenti opportuni per garantire un'adeguata applicazione delle misure suddette.Articolo 10misure destinate alla zona di protezione1. Gli Stati membri provvedono affinché siano applicate le misure seguenti nella zona di protezione:a) un censimento di tutte le aziende è effettuato quanto prima possibile; entro sette giorni dalla creazione della zona di protezione, le aziende sono ispezionate da un veterinario ufficiale, che procede all'esame clinico dei suini e al controllo del registro e dei marchi di identificazione dei suini di cui agli articoli 4 e 5 della direttiva 92/102/CEE;b) sono vietati la circolazione e il trasporto di suini sulle strade pubbliche o private, ad eccezione delle strade di accesso alle aziende, salvo accordo dell'autorità competente per consentire i movimenti di cui alla lettera f); tale divieto non vale per il transito di suini su autostrada o per ferrovia, a condizione che non siano effettuate operazioni di scarico o soste; secondo la procedura prevista all'articolo 26, paragrafo 2, si può tuttavia derogare a queste disposizioni per quanto riguarda i suini da macello provenienti dall'esterno della zona di protezione e diretti verso un macello situato in detta zona;c) una volta utilizzati, gli autocarri, gli altri veicoli e le attrezzature impiegate per il trasporto di suini o di altro bestiame o di materiale potenzialmente contaminato (quali carcasse, alimenti, concime, deiezioni liquide, ecc.) vengono puliti, disinfettati e sottoposti a trattamento quanto prima possibile, conformemente alle disposizioni e alle procedure previste all'articolo 12; gli autocarri o i veicoli impiegati per il trasporto dei suini non possono lasciare la zona senza essere stati puliti, disinfettati e successivamente ispezionati e autorizzati dall'autorità competente;d) è vietata, salvo autorizzazione dell'autorità competente, l'entrata e l'uscita dall'azienda di animali di qualsiasi altra specie;e) tutti i suini morti o malati dell'azienda devono essere immediatamente dichiarati all'autorità competente, che effettua opportune indagini in conformità con le procedure descritte nel manuale di diagnostica;f) i suini non possono uscire dall'azienda in cui si trovano durante almeno i 30 giorni successivi al completamento delle misure di pulizia e di disinfezione preliminari delle aziende infette; allo scadere dei 30 giorni, fatte salve le condizioni previste al paragrafo 3, l'autorità competente può autorizzare l'uscita dall'azienda dei suini ai fini del loro trasporto diretto:-in un macello designato dall'autorità competente, ubicato di preferenza nella zona di protezione o nella zona di sorveglianza, ai fini dell'immediata macellazione degli animali;-in una sardigna o in un altro impianto appropriato ai fini dell'immediato abbattimento e della trasformazione delle carcasse sotto controllo ufficiale; o-in circostanze eccezionali, in altri locali ubicati nella zona di protezione o di sorveglianza;g) lo sperma, gli ovuli e gli embrioni di suini non possono uscire da aziende situate all'interno della zona di protezione;h) chiunque entri o esca da aziende suinicole deve osservare opportune norme igieniche intese a ridurre il rischio di propagazione della peste suina classica.2. Se i divieti di cui al paragrafo 1 sono mantenuti oltre il limite di 30 giorni a causa dell'insorgere di nuovi focolai della malattia, con conseguenti problemi nella custodia degli animali riguardo al loro benessere o ad altri aspetti, l'autorità competente può autorizzare, dietro richiesta motivata presentata dal proprietario e fatte salve le condizioni di cui al paragrafo 3, il trasporto di suini da un'azienda ubicata nella zona di protezione ai fini del loro trasporto diretto:a) in un macello designato dall'autorità competente, ubicato di preferenza nella zona di protezione o nella zona di sorveglianza, ai fini dell'immediata macellazione degli animali;b) in una sardigna o in un altro impianto appropriato ai fini dell'immediato abbattimento e della trasformazione delle carcasse sotto controllo ufficiale; oc) in circostanze eccezionali, in altri locali ubicati nella zona di protezione.3. Ove si faccia riferimento al presente paragrafo, l'autorità competente può autorizzare l'uscita dei suini dall'azienda purché:a) un veterinario ufficiale abbia effettuato un esame clinico dei suini presenti nell'azienda, con particolare riguardo a quelli che devono essere trasportati, ed eseguito un controllo del registro e dei marchi di identificazione dei suini di cui agli articoli 4 e 5 della direttiva 92/102/CEE; l'esame clinico summenzionato comprende la misurazione della temperatura corporea di parte degli animali;b) i suddetti controlli ed esami non abbiano evidenziato segni suggestivi di peste suina classica ed abbiano dimostrato il rispetto delle disposizioni della direttiva 92/102/CEE;c) il trasporto dei suini sia effettuato con automezzi sigillati a cura dell'autorità competente;d) i veicoli e le attrezzature utilizzati per il trasporto dei suini siano immediatamente puliti e disinfettati dopo il loro utilizzo, conformemente alle disposizioni dell'articolo 12;e) un numero sufficiente di campioni venga prelevato dai suini destinati alla macellazione o all'abbattimento per poter confermare o escludere la presenza del virus della peste suina classica in tali aziende.f) se i suini devono essere trasportati in un macello altresì:- l'autorità competente responsabile del macello viene informata dell'intenzione di inviarvi suini e notifica l'arrivo degli animali all'autorità competente che ha effettuato la spedizione;- all'arrivo al macello i suini sono detenuti e macellati separatamente dagli altri suini;- durante l'ispezione ante e post mortem effettuata presso il macello designato, l'autorità competente prenda in considerazione eventuali sintomi di peste suina classica;- le carni fresche ottenute da tali suini siano trasformate ovvero contrassegnate dal bollo speciale di cui all'articolo 5 della direttiva 72/461/CEE del Consiglio [14] e successivamente trattate in conformità con le norme previste all'articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 80/215/CEE del Consiglio [15]; dette operazioni devono essere effettuate in uno stabilimento designato dall'autorità competente; le carni sono inviate al suddetto stabilimento a condizione che la partita sia sigillata prima della partenza e lo resti per tutta la durata del trasporto.[14]  GU L 302 del 31.12.1972, pag. 24; direttiva modificata da ultimo dall'Atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia.[15]  GU L 47 del 21.2.1980, pag. 4; direttiva modificata da ultimo dall'Atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia.4. L'applicazione delle misure nella zona di protezione è mantenuta perlomeno fino al momento in cui:a) siano state effettuate le operazioni di pulizia e disinfezione nelle aziende infette;b) i suini presenti in tutte le aziende siano stati sottoposti ad esami clinici e di laboratorio in conformità con il manuale di diagnostica per individuare l'eventuale presenza del virus della peste suina classica.Gli accertamenti di cui alla lettera b) non possono essere effettuati prima che scadano 30 giorni dal completamento delle operazioni preliminari di pulizia e di disinfezione nelle aziende infette.Articolo 11misure destinate alla zona di sorveglianza1. Gli Stati membri provvedono affinché siano applicate le misure seguenti nella zona di sorveglianza:a) è effettuato un censimento di tutti gli allevamenti suinicoli;b) sono vietati la circolazione e il trasporto di suini sulle strade pubbliche o private, ad eccezione delle strade di accesso alle aziende, salvo accordo dell'autorità competente; tale divieto non vale per il transito di suini su autostrada o per ferrovia, sempreché non siano previste operazioni di scarico o soste;c) una volta utilizzati, gli autocarri, gli altri veicoli e le attrezzature impiegate per il trasporto di suini o di altro bestiame o di materiale potenzialmente contaminato (quali carcasse, alimenti, concime, deiezioni liquide, ecc.) vengono puliti e disinfettati e sottoposti a trattamento quanto prima possibile, conformemente alle disposizioni e alle procedure previste all'articolo 12; gli autocarri o i veicoli impiegati per il trasporto dei suini non possono lasciare la zona senza essere stati puliti e disinfettati;d) nessuna altra specie di animali può penetrare nell'azienda o uscirne senza l'autorizzazione dell'autorità competente durante i primi sette giorni successivi alla creazione della zona;e) tutti i suini morti o malati dell'azienda devono essere immediatamente dichiarati all'autorità competente, che effettua opportune indagini in conformità con le procedure descritte nel manuale di diagnostica;f) i suini non possono uscire dall'azienda in cui si trovano durante almeno i 21 giorni successivi al completamento delle misure di pulizia e di disinfezione preliminari delle aziende infette; allo scadere dei 21 giorni, fatte salve le condizioni previste all'articolo 10, paragrafo 3, l'autorità competente può autorizzare l'uscita dall'azienda dei suini ai fini del loro trasporto diretto:-in un macello designato dall'autorità competente, ubicato di preferenza nella zona di protezione o nella zona di sorveglianza, ai fini dell'immediata macellazione degli animali;-in una sardigna o in un altro impianto appropriato ai fini dell'immediato abbattimento e della trasformazione delle carcasse sotto controllo ufficiale; o-in circostanze eccezionali, in altri locali ubicati nella zona di protezione o di sorveglianza;tuttavia, se i suini devono essere trasportati in un macello, su richiesta di uno Stato membro corredata dalla opportune motivazioni e secondo la procedura prevista all'articolo 26, paragrafo 2, possono essere concesse deroghe alle disposizioni dell'articolo 10, paragrafo 3, lettere e) e f), quarto trattino, in particolare per quanto riguarda la marchiatura delle carni di tali suini e la loro successiva utilizzazione, nonché la destinazione dei prodotti ottenuti dalla trasformazione;g) lo sperma, gli ovuli e gli embrioni di suini non possono uscire da aziende situate all'interno della zona di sorveglianza;h) chiunque entri o esca da aziende suinicole deve osservare opportune norme igieniche intese a ridurre il rischio di propagazione della peste suina classica.2. Se i divieti di cui al paragrafo 1 sono mantenuti oltre il limite di 30 giorni a causa dell'insorgere di nuovi focolai della malattia, con conseguenti problemi nella custodia degli animali riguardo al loro benessere o ad altri aspetti, l'autorità competente può autorizzare, dietro richiesta motivata presentata dal proprietario e fatte salve le condizioni di cui all'articolo 10, paragrafo 3, il trasporto di suini da un'azienda ubicata nella zona di sorveglianza ai fini del loro trasporto diretto:a) in un macello designato dall'autorità competente, ubicato di preferenza nella zona di protezione o nella zona di sorveglianza, ai fini dell'immediata macellazione degli animali;b) in una sardigna o in un altro impianto appropriato ai fini dell'immediato abbattimento e della trasformazione delle carcasse sotto controllo ufficiale; oc) in circostanze eccezionali, in altri locali ubicati nella zona di protezione o di sorveglianza.3. L'applicazione delle misure nella zona di sorveglianza è mantenuta perlomeno fino al momento in cui:a) siano state effettuate le operazioni di pulizia e disinfezione nelle aziende infette;b) i suini presenti in tutte le aziende siano stati sottoposti ad esami clinici e, ove del caso, ad analisi di laboratorio in conformità con il manuale di diagnostica per individuare l'eventuale presenza del virus della peste suina classica.Gli accertamenti di cui alla lettera b) non possono essere effettuati prima che scadano 20 giorni dal completamento delle operazioni preliminari di pulizia e di disinfezione nelle aziende infette.Articolo 12disinfezione1. Gli Stati membri provvedono affinché:a) i disinfettanti da usare e le relative concentrazioni siano ufficialmente approvati dall'autorità competente;b) le operazioni di pulizia e disinfezione siano effettuate sotto controllo ufficiale conformemente:-alle istruzioni impartite dal veterinario ufficiale, e-ai principi e alle procedure di pulizia, disinfezione e trattamento che figurano nell'allegato II.2. I principi e le procedure di pulizia e disinfezione di cui all'allegato II possono essere successivamente modificati o completati, secondo la procedura definita all'articolo 25, paragrafo 2, per tener conto dei progressi e delle esperienze in campo scientifico.Articolo 13ripopolamento delle aziende suinicole a seguito di focolai di peste suina classica1. La reintroduzione dei suini nelle aziende di cui all'articolo 5 non può avvenire prima che siano trascorsi 30 giorni dalla fine delle operazioni di pulizia e disinfezione in conformità dell'articolo 12.2. Essa è effettuata tenendo conto del tipo di allevamento praticato nell'azienda considerata e in conformità con una delle seguenti disposizioni:a) se si tratta di un allevamento all'aperto, la reintroduzione dei suini inizia con l'introduzione di suini sentinella preventivamente sottoposti ad esame, con esito negativo, per quanto concerne la presenza di anticorpi del virus della peste suina classica o provenienti da aziende situate all'esterno della zona di restrizione. I suini sentinella sono distribuiti, conformemente alle condizioni stabilite dall'autorità competente, sull'intera azienda infetta e sono sottoposti a campionamento dopo 40 giorni dall'introduzione nell'azienda, per rilevare l'eventuale presenza di anticorpi, in conformità con il manuale di diagnostica;se in nessuno dei suini è stata riscontrata la presenza di anticorpi del virus della peste suina classica si può procedere al ripopolamento totale dell'azienda;b) per tutti gli altri tipi di allevamento, la reintroduzione dei suini si effettua conformemente alle misure di cui alla lettera a) oppure mediante ripopolamento totale, a condizione che:-tutti i suini arrivino in un arco di tempo di 20 giorni e provengano da aziende situate all'esterno della zona di restrizione;-i suini dell'allevamento ripopolato siano sottoposti a un esame sierologico conformemente al manuale di diagnostica; il campionamento per l'esame suddetto è effettuato non prima di 40 giorni dall'arrivo degli ultimi suini;-i suini possano lasciare l'azienda solo se l'esame sierologico ha fornito risultati negativi.Articolo 14misure in caso di peste suina classica nei macelli o nei mezzi di trasportoQualora venga individuato un caso di peste suina classica in un macello o in mezzi di trasporto, l'autorità competente provvede affinché:a) siano immediatamente abbattuti tutti gli animali esposti all'infezione presenti nel macello o nei mezzi di trasporto di cui trattasi;b) le carcasse, le frattaglie e i rifiuti di animali che possono essere stati infettati o contaminati siano distrutti sotto controllo ufficiale;c) le operazioni di pulizia e di disinfezione degli edifici e delle attrezzature, veicoli inclusi, vengano effettuate sotto il controllo del veterinario ufficiale in conformità dell'articolo 12;d) sia effettuata un'indagine epidemiologica applicando per analogia l'articolo 8;e) l'isolato del virus della peste suina classica sia sottoposto alla procedura di laboratorio definita nel manuale di diagnostica ai fini dell'identificazione del tipo genetico del virus;f) le misure di cui all'articolo 7 siano applicate nell'azienda da cui provengono i suini o le carcasse infette e nelle altre aziende che hanno avuto contatti;g) non siano reintrodotti animali destinati al macello o al trasporto per un periodo di almeno 24 ore dal completamento delle operazioni di pulizia e di disinfezione effettuate conformemente all'articolo 12.Articolo 15misure da adottare in caso di sospetto e di conferma della peste suina classica in popolazioni di suini selvatici1. Non appena è informata del sospetto di infezione di suini selvatici, l'autorità competente dello Stato membro in causa adotta tutte le misure necessarie per confermare o escludere la presenza della malattia, fornendo informazioni ai proprietari di suini e ai cacciatori ed esaminando, anche mediante analisi di laboratorio, tutti i suini selvatici uccisi o trovati morti.2. Non appena sia confermato un caso primario di peste suina classica in popolazioni di suini selvatici, l'autorità competente provvede senza indugio:a) ad istituire un gruppo di esperti comprendente veterinari, cacciatori, biologi specializzati nella fauna selvatica ed epidemiologi. Il gruppo di esperti assiste l'autorità competente:-nello studio della situazione epidemiologica e nella determinazione della zona infetta;-nella definizione di adeguate misure da applicare nella zona infetta a completamento delle misure di cui alle lettere b) e c); tali misure possono comprendere la sospensione della caccia e il divieto di nutrire suini selvatici;-nella stesura del piano di eradicazione da presentare alla Commissione in conformità dell'articolo 16;-nell'esecuzione di verifiche intese ad accertare l'efficacia delle misure adottate ai fini dell'eradicazione della peste suina classica dalla zona infetta;b) a sottoporre a sorveglianza ufficiale le aziende ubicate nella zona definita infetta ordinando in particolare che:-venga effettuato un censimento ufficiale di tutte le categorie di suini presenti nelle varie aziende; il censimento deve essere aggiornato dal proprietario; i dati del censimento debbono esibiti a richiesta e possono essere verificati ad ogni ispezione; tuttavia, per quanto riguarda gli allevamenti all'aperto, il primo censimento potrà essere effettuato sulla base di una stima;-tutti i suini dell'azienda siano trattenuti nei loro locali di stabulazione, o confinati in altri luoghi che consentano di isolarli dai suini selvatici, i quali non debbono avere accesso ad alcun materiale che possa in seguito entrare in contatto con i suini dell'azienda;-sia vietata l'entrata e l'uscita di suini dall'azienda, salvo autorizzazione dell'autorità competente in funzione della situazione epidemiologica;-presso le entrate e le uscite dei fabbricati di stabulazione dei suini e dell'azienda siano posti in atto appropriati metodi di disinfezione;-chiunque venga a contatto con suini selvatici applichi adeguate misure igieniche intese a ridurre il rischio di diffusione del virus della peste suina classica;-sia controllata la presenza di peste suina classica in tutti i suini morti o ammalati nell'azienda che presentino sintomi di peste suina classica;-sia vietata l'entrata nell'azienda di qualsiasi parte di suino selvatico ucciso o trovato morto e di qualsiasi materiale o attrezzatura potenzialmente contaminati dal virus della peste suina classica;-dalla zona non escano suini, sperma, ovuli e embrioni a fini di scambi intracomunitari;c) a disporre che tutti i suini selvatici trovati morti o uccisi nella zona definita infetta siano sottoposti ad ispezione a cura di un veterinario ufficiale, nonché ad un esame inteso ad accertare la presenza della peste suina classica in conformità con il manuale di diagnostica; le carcasse di tutti gli animali risultati positivi sono trasformate sotto controllo ufficiale; se detti esami risultano negativi per quanto riguarda la peste suina classica, gli Stati membri applicano le misure previste dall'articolo 11, paragrafo 2, della direttiva 92/45/CEE del Consiglio [16]; le parti non destinate al consumo umano vengono trasformate sotto controllo ufficiale;[16]  GU L 268 del 14.9.1992, pag. 35; direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 97/79/CE (GU L 24 del 30.1.1998, pag. 31).d) a fare in modo che l'isolato del virus della peste suina classica sia sottoposto alla procedura di laboratorio indicata nel manuale di diagnostica ai fini dell'identificazione del tipo genetico del virus.3. Qualora in uno Stato membro si riscontri un caso di peste suina classica fra i suini selvatici presenti in una zona situata in prossimità di un altro Stato membro, gli Stati membri interessati collaborano alla definizione delle misure di lotta contro la malattia.Articolo 16programmi di eradicazione della peste suina classica in popolazioni di suini selvatici1. Fatte salve le misure previste all'articolo 15, entro 90 giorni dalla conferma di un caso primario di peste suina classica in popolazioni di suini selvatici, gli Stati membri redigono e presentano alla Commissione il programma delle misure adottate ai fini dell'eradicazione della malattia nella zona definita infetta nonché delle misure applicate alle aziende ubicate in tale zona.La Commissione esamina il programma per stabilire se esso consente di conseguire l'obiettivo prefisso. Il programma, eventualmente modificato, è approvato conformemente alla procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.Il programma può successivamente essere modificato o integrato per tener conto dell'evoluzione della situazione.Se tali modifiche riguardano la ridefinizione dell'area infetta, gli Stati membri curano che la Commissione e gli altri Stati membri ne siano immediatamente informati.Se le modifiche vertono invece su altre disposizioni del programma, gli Stati membri presentano alla Commissione il programma modificato affinché sia esaminato ed eventualmente approvato secondo la procedura prevista all'articolo 26, paragrafo 2.2. Una volta approvate, le misure contemplate nel programma di cui al paragrafo 1 sostituiscono le misure originarie previste all'articolo 15 ad una data stabilita durante la procedura di approvazione.3. Il programma di cui al paragrafo 1 contiene informazioni concernenti:a) l'esito delle indagini epidemiologiche e dei controlli effettuati conformemente all'articolo 15 e la distribuzione geografica della malattia;b) la zona definita infetta compresa nel territorio dello Stato membro interessato; nel definire la zona infetta, l'autorità competente deve tener conto dei seguenti elementi:-l'esito delle indagini epidemiologiche effettuate e la distribuzione geografica della malattia,-la popolazione di suini selvatici della zona,-la presenza di barriere naturali e convenzionali che ostacolino fortemente gli spostamenti di suini selvatici;c) l'organizzazione di stretti rapporti di cooperazione tra biologi, cacciatori, associazioni venatorie, servizi responsabili della fauna selvatica e servizi veterinari (salute animale e sanità pubblica);d) la campagna d'informazione da attuare per sensibilizzare i cacciatori alle misure che essi devono adottare nel quadro del programma di eradicazione;e) le iniziative specifiche intese a determinare il numero e l'ubicazione delle metapopolazioni di suini selvatici nella zona infetta e nelle aree limitrofe;f) il numero approssimativo delle metapopolazioni di suini selvatici presenti nelle zone suddette e la loro taglia;g) le iniziative specifiche intese a determinare il grado di propagazione dell'infezione tra i suini selvatici mediante l'esame degli animali uccisi dai cacciatori o trovati morti e mediante analisi di laboratorio, comprese indagini epidemiologiche per categorie di età;h) le misure adottate per ridurre la diffusione della malattia a seguito di movimenti di suini selvatici e/o contatti tra metapopolazioni di suini selvatici; tali misure possono comprendere il divieto di caccia;i) le misure adottate per ridurre la popolazione sensibile di suini selvatici e in particolare di suinetti;j) i requisiti che i cacciatori devono rispettare per evitare qualsiasi diffusione della malattia;k) il metodo di eliminazione dei suini selvatici trovati morti o uccisi, basato:-sulla trasformazione sotto controllo ufficiale, o-sull'ispezione di un veterinario ufficiale e sugli esami di laboratorio previsti nel manuale di diagnostica; le carcasse di tutti gli animali risultati positivi sono trasformate sotto controllo ufficiale; se detti esami risultano negativi per quanto riguarda la peste suina classica, gli Stati membri applicano le misure previste all'articolo 11, paragrafo 2, della direttiva 92/45/CEE; le parti non destinate al consumo umano vengono trasformate sotto controllo ufficiale;l) l'indagine epidemiologica eseguita su ciascun suino selvatico ucciso o trovato morto; detta indagine include obbligatoriamente le risposte ad un questionario con informazioni concernenti:-il settore geografico in cui l'animale è stato trovato morto o ucciso,-la data di ritrovamento dell'animale (morto o ucciso),-la persona che ha trovato o ucciso l'animale,-l'età e il sesso dell'animale,-se è stato ucciso: i sintomi constatati prima dell'uccisione,-se è stato trovato morto: lo stato della carcassa,-i risultati delle prove di laboratorio;m) i programmi di sorveglianza e le misure di profilassi applicabili alle aziende ubicate nella zona definita infetta, incluso il trasporto e la circolazione di animali all'interno, all'entrata o all'uscita di questa zona; tali misure comprendono almeno il divieto di far uscire suini, sperma, embrioni o ovuli dalla zona considerata a fini di scambi intracomunitari;n) altri criteri da applicare per abolire le misure adottate ai fini dell'eradicazione della malattia nella zona definita e le misure applicate alle aziende ivi ubicate;o) l'autorità cui competono la supervisione e il coordinamento dei servizi responsabili dell'attuazione del programma;p) il sistema istituito per consentire al gruppo di esperti designato in conformità dell'articolo 15, paragrafo 2, lettera a), di verificare periodicamente i risultati del programma di eradicazione;q) le misure di sorveglianza della malattia da applicare allo scadere di un periodo di almeno 12 mesi dalla conferma dell'ultimo caso di peste suina classica nei suini selvatici della zona definita infetta; dette misure di sorveglianza vengono mantenute per un periodo minimo di 12 mesi e comprendono almeno le misure già attuate in conformità delle lettere g), k) e l).4. Ogni sei mesi vengono trasmessi alla Commissione e agli altri Stati membri una relazione sulla situazione epidemiologica nell'area definita e i risultati del programma di eradicazione .Ulteriori modalità riguardanti le informazioni da trasmettere a cura degli Stati membri possono essere adottate conformemente alla procedura di cui all'articolo 25, paragrafo 2.Articolo 17procedure diagnostiche e requisiti in materia di biosicurezza1. Gli Stati membri provvedono affinché:a) le procedure diagnostiche, il prelievo di campioni e gli esami di laboratorio diretti ad individuare la presenza di peste suina classica siano effettuati in conformità con il manuale di diagnostica;b) il coordinamento degli standard e dei metodi diagnostici in ciascuno Stato membro sia assicurato da un laboratorio nazionale, conformemente all'allegato III.2. Il laboratorio nazionale menzionato al paragrafo 1, lettera b), assicura il collegamento col laboratorio comunitario di riferimento alle condizioni indicate nell'allegato IV. Fatto salvo il disposto della decisione 90/424/CEE, in particolare l'articolo 28, le competenze e i compiti del laboratorio sono quelli indicati nel suddetto allegato.3. Al fine di garantire l'uniformità delle procedure diagnostiche della peste suina classica, entro due mesi dall'entrata in vigore della presente direttiva è approvato, secondo la procedura prevista all'articolo 25, paragrafo 2, un manuale di diagnostica della peste suina classica nel quale sono definiti almeno:a) i requisiti minimi in materia di biosicurezza e le norme di qualità che devono essere osservate dai laboratori di diagnosi della peste suina classica e per il trasporto dei campioni;b) i criteri e le procedure da seguire nell'esecuzione di esami clinici o post mortem intesi a confermare o ad escludere la presenza della peste suina classica;c) i criteri e le procedure da seguire per la raccolta di campioni da suini vivi o dalle loro carcasse al fine di confermare o escludere la diagnosi di peste suina classica mediante esami di laboratorio, compresi i metodi di campionamento ai fini di indagini sierologiche o virologiche effettuate nel quadro dell'applicazione delle misure previste dalla presente direttiva;d) gli esami di laboratorio da utilizzare per la diagnosi della peste suina classica, compresi:-test per la diagnosi differenziale tra virus della peste suina classica ed altri Pestivirus, e-se disponibili e idonei, test che consentano di distinguere la struttura degli anticorpi prodotti da un vaccino marcatore da quella degli anticorpi prodotti dal virus di tipo selvatico della peste suina classica;-i criteri di valutazione dei risultati degli esami di laboratorio;e) le tecniche di laboratorio per la tipizzazione genetica degli isolati del virus della peste suina classica.4. Per garantire adeguate condizioni di biosicurezza e tutelare la salute degli animali, il virus della peste suina classica, il genoma e gli antigeni del virus, nonché i vaccini impiegati a fini di ricerca, diagnosi o fabbricazione possono essere manipolati o utilizzati esclusivamente in luoghi, stabilimenti o laboratori riconosciuti dall'autorità competente.L'elenco dei luoghi, stabilimenti o laboratori riconosciuti è trasmesso alla Commissione entro sei mesi dalla data prevista all'articolo 29, secondo comma, e viene in seguito mantenuto aggiornato.5. Le disposizioni degli allegati III e IV e il manuale di diagnostica possono essere completati o modificati secondo la procedura prevista dall'articolo 25, paragrafo 2.Articolo 18impiego, fabbricazione e vendita di vaccini contro la peste suina classica1. Gli Stati membri provvedono affinché:a) sia vietato l'impiego di vaccini contro la peste suina classica;b) la manipolazione, la fabbricazione il magazzinaggio, la fornitura, la distribuzione e la vendita sul territorio della Comunità di vaccini contro la peste suina classica vengano effettuati sotto controllo ufficiale.2. Se del caso, possono essere adottate disposizioni concernenti la produzione, l'imballaggio, la distribuzione e lo stato delle scorte di vaccini contro la peste suina classica nella Comunità in conformità con la procedura di cui all'articolo 25, paragrafo 2.Articolo 19vaccinazione d'emergenza nelle aziende suinicole1. In deroga all'articolo 18, paragrafo 1, lettera a), qualora in determinate aziende suinicole sia confermata la presenza di peste suina classica e i dati epidemiologici disponibili suggeriscano un rischio di propagazione della malattia, si può fare ricorso nelle aziende in questione alla vaccinazione d'emergenza in conformità con le procedure e le disposizioni previste ai paragrafi da 2 a 9 del presente articolo.2. Fatte salve le disposizioni dell'articolo 5, paragrafo 2, i principali criteri da seguire ai fini dell'applicazione della vaccinazione d'emergenza sono definiti nell'allegato VI. Tali criteri possono essere successivamente modificati o completati secondo la procedura definita all'articolo 25, paragrafo 2, per tener conto dei progressi e delle esperienze in campo scientifico.3. Gli Stati membri che intendono ricorrere alla vaccinazione presentano alla Commissione un apposito piano per la vaccinazione d'emergenza che comprenda almeno le seguenti informazioni:a) la situazione della malattia che ha giustificato la richiesta di una vaccinazione d'emergenza;b) i limiti della zona geografica in cui deve essere attuata la vaccinazione d'emergenza e il numero di aziende suinicole ivi ubicate;c) le categorie di suini e il numero approssimativo dei suini da vaccinare;d) il vaccino da utilizzare;e) la durata della campagna di vaccinazione;f) l'identificazione e la registrazione degli animali vaccinati;g) le misure concernenti la circolazione di suini e di prodotti derivati;h) i criteri da seguire per decidere in merito all'applicazione della vaccinazione o delle misure di cui all'articolo 7, paragrafo 2, nelle aziende che hanno avuto contatti;i) altri aspetti riguardanti la situazione d'emergenza, compresi gli esami clinici e di laboratorio da praticare su campioni prelevati nelle aziende sottoposte a vaccinazione e nelle altre aziende situate nella zona di vaccinazione, soprattutto se è previsto l'impiego di un vaccino marcatore.La Commissione esamina immediatamente il piano in collaborazione con lo Stato membro interessato. Secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2, il piano per la vaccinazione di emergenza può essere approvato o formare oggetto di una richiesta di modifica o di aggiunta prima dell'approvazione.Secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2, esso può essere successivamente modificato o integrato per tener conto dell'evoluzione della situazione.4. Qualora si faccia ricorso alla vaccinazione d'emergenza, durante il periodo di vaccinazione lo Stato membro interessato garantisce che:a) nessun suino vivo esca dalla zona vaccinale, salvo per essere trasportato in un macello designato dall'autorità competente e ubicato nella zona vaccinale o nelle immediate vicinanze per esservi immediatamente abbattuto o in una sardigna o in un altro impianto appropriato ai fini dell'immediato abbattimento e della trasformazione delle carcasse sotto controllo ufficiale;b) tutte le carni fresche ottenute da suini vaccinati durante la campagna di vaccinazione di emergenza siano trasformate o contrassegnate e trattate conformemente al disposto dell'articolo 10, paragrafo 3, lettera f), quarto trattino;c) lo sperma, gli ovuli e gli embrioni raccolti, nei 30 giorni precedenti la vaccinazione, da suini da sottoporre a vaccinazione vengano rintracciati e distrutti sotto controllo ufficiale.5. Le disposizioni previste al paragrafo 4 sono applicabili per almeno sei mesi dopo il completamento delle operazioni di vaccinazione nella zona interessata.6. Secondo la procedura prevista all'articolo 26, paragrafo 2, e prima che scadano i sei mesi previsti al paragrafo 5, sono adottate misure al fine di vietare:a) ai suini sierologicamente positivi di uscire dall'azienda in cui sono detenuti salvo per essere immediatamente macellati;b) la raccolta di sperma, embrioni o ovuli da suini sieropositivi;c) ai suinetti nati da scrofe sierologicamente positive di uscire dall'azienda d'origine salvo per essere trasportati:-in un macello, per essere immediatamente macellati,-in un'azienda designata dall'autorità competente, dalla quale saranno condotti direttamente al macello,-in un'azienda, dopo aver subito con risultato negativo un test sierologico per la presenza di anticorpi del virus della peste suina classica.7. In deroga alle disposizioni del paragrafo 3, la decisione di procedere alla vaccinazione d'emergenza può essere adottata da uno Stato membro se sussistono le seguenti condizioni:a) il piano per la vaccinazione d'emergenza deve essere presentato alla Commissione e la decisione di procedere alla vaccinazione deve essere comunicata alla medesima prima dell'inizio delle operazioni di vaccinazione;b) oltre alle informazioni indicate al paragrafo 3, il piano deve prescrivere che tutti i suini presenti nelle aziende in cui il vaccino deve essere utilizzato siano macellati o abbattuti quanto prima possibile dopo il completamento delle operazioni di vaccinazione conformemente alle disposizioni di cui al paragrafo 4, lettera a), e che le carni fresche ottenute da tali suini siano trasformate o contrassegnate e trattate in conformità con le disposizioni previste all'articolo 10, paragrafo 3, lettera f), quarto trattino.Una volta adottata la decisione, il piano di vaccinazione è immediatamente esaminato dal comitato veterinario permanente. Conformemente alla procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2, il piano può essere approvato o formare oggetto di una richiesta di modifica o di aggiunta prima dell'approvazione.8. In deroga alle disposizioni previste ai paragrafi 5 e 6, le misure di cui al paragrafo 4 possono essere revocate:a) dopo che tutti i suini delle aziende in cui è stato utilizzato il vaccino sono stati macellati o abbattuti conformemente alle disposizioni di cui al paragrafo 4, lettera a), e dopo che le carni fresche ottenute da tali suini sono state trasformate o contrassegnate e trattate conformemente alle disposizioni previste all'articolo 10, paragrafo 3, lettera f);b) dopo che tutte le aziende in cui si trovavano animali vaccinati sono state pulite e disinfettate conformemente all'articolo 12.Se le misure di cui al paragrafo 4 sono revocate, gli Stati membri provvedono inoltre affinché:a) la reintroduzione di suini nelle aziende suddette non sia effettuata prima che siano trascorsi almeno dieci giorni dalla fine delle operazioni di pulizia e disinfezione e che siano stati macellati o abbattuti tutti i suini presenti nelle aziende in cui è stata praticata la vaccinazione;b) dopo la reintroduzione, i suini presenti in tutte le aziende della zona vaccinale siano stati sottoposti ad esami clinici e, ove del caso, ad analisi di laboratorio in conformità con il manuale di diagnostica per individuare l'eventuale presenza del virus della peste suina classica. Nel caso di suini reintrodotti in aziende sottoposte a vaccinazione, gli esami suddetti non vengono effettuati prima che siano trascorsi almeno 40 giorni dalla reintroduzione; durante tale periodo i suini non possono uscire dall'azienda.9. Nei casi in cui è stato utilizzato un vaccino marcatore nel corso di una campagna di vaccinazione, possono essere autorizzate deroghe, secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2, alle disposizioni previste ai paragrafi 4, 5 e 6, segnatamente per quanto riguarda la marchiatura delle carni di suini vaccinati e la loro successiva utilizzazione, nonché la destinazione dei prodotti trasformati.Le autorizzazioni sono soggette alle seguenti condizioni:a) il piano relativo alla vaccinazione deve essere stato approvato prima dell'inizio delle operazioni di vaccinazione in conformità con le disposizioni previste al paragrafo 3,b) una richiesta specifica deve essere stata presentata dallo Stato membro interessato, corredata di una relazione completa riguardante l'attuazione della campagna di vaccinazione, i suoi risultati e la situazione epidemiologica globale, ec) l'attuazione della campagna di vaccinazione deve aver formato oggetto di un controllo in loco conformemente alle procedure previste all'articolo 21,Le deroghe sono adottate in funzione del rischio di propagazione del virus della peste suina classica a seguito di movimenti o scambi di suini vaccinati, della loro progenie o dei loro prodotti.Articolo 20vaccinazione d'emergenza di suini selvatici1. In deroga all'articolo 18, paragrafo 1, lettera a), qualora in popolazioni di suini selvatici sia confermata la presenza di peste suina classica e i dati epidemiologici disponibili suggeriscano un rischio di propagazione della malattia, si può fare ricorso alla vaccinazione d'emergenza di suini selvatici in conformità con le procedure e le disposizioni previste dai paragrafi 2 e 3 del presente articolo.2. Gli Stati membri che intendono ricorrere alla vaccinazione presentano alla Commissione un apposito piano per la vaccinazione d'emergenza che comprenda le seguenti informazionia) la situazione della malattia che ha giustificato la richiesta di una vaccinazione di emergenza;b) i limiti della zona geografica in cui deve essere attuata la vaccinazione d'emergenza; tale zona deve in ogni caso far parte della zona infetta definita in conformità dell'articolo 16, paragrafo 3, lettera b);c) il tipo di vaccino da utilizzare e la procedura di vaccinazione;d) le azioni specifiche finalizzate alla vaccinazione dei giovani animali;e) la durata prevista della campagna di vaccinazione;f) il numero approssimativo di suini selvatici da vaccinare;g) le misure adottate per evitare un rapido ricambio della popolazione di suini selvatici;h) ove del caso, le misure adottate per evitare la propagazione del virus vaccinale ai suini detenuti in aziende;i) i risultati previsti della campagna di vaccinazione e i parametri applicabili per valutarne l'efficacia;j) l'autorità cui competono la supervisione e il coordinamento dei servizi responsabili dell'attuazione del programma;k) il sistema istituito per consentire al gruppo di esperti designato in conformità dell'articolo 15, paragrafo 2, lettera a), di verificare periodicamente i risultati della campagna di eradicazione;l) altri aspetti relativi alla situazione di emergenza.La Commissione esamina immediatamente il piano in collaborazione con lo Stato membro interessato, in particolare per garantirne la compatibilità con le misure applicate conformemente al programma di eradicazione di cui all'articolo 16, paragrafo 1.Se la zona vaccinale è situata in prossimità del territorio di un altro Stato membro nel quale vengono pure attuate misure di eradicazione della peste suina classica dai suini selvatici, occorre garantire la coerenza tra il piano di vaccinazione e le misure applicate in tale Stato membro.Conformemente alla procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2, il piano per la vaccinazione di emergenza può essere approvato o formare oggetto di una richiesta di modifica o di aggiunta prima dell'approvazione.Secondo la procedura suddetta, esso può essere successivamente modificato o integrato per tener conto dell'evoluzione della situazione.3. Ogni sei mesi, lo Stato membro interessato trasmette alla Commissione e agli altri Stati membri una relazione sui risultati della campagna di vaccinazione, accompagnata dalla relazione di cui all'articolo 16, paragrafo 4.Articolo 21controlli in locoGli esperti veterinari della Commissione possono effettuare controlli in loco conformemente alle procedure previste dalla decisione 98/139/CE della Commissione [17], in collaborazione con le autorità dello Stato membro interessato, qualora ciò sia necessario per garantire l'applicazione uniforme della presente direttiva.[17]  GU L 38 del 12.2.1998, pag. 10.Articolo 22piani di emergenza1. Ciascuno Stato membro redige un piano di emergenza nel quale vengono specificate le misure nazionali da applicare in caso di comparsa di peste suina classica.Il piano consente l'accesso alle installazioni, alle attrezzature e a tutti gli altri materiali idonei necessari per una rapida ed efficace eradicazione del focolaio. Esso precisa il fabbisogno di vaccino che ciascuno Stato membro ritiene necessario nell'eventualità di una vaccinazione di emergenza.2. Per la stesura del piano di emergenza si applicano per analogia i criteri e i requisiti dalle disposizioni comunitarie vigenti in materia di elaborazione dei piani di emergenza per la lotta contro l'afta epizootica.Conformemente alla procedura prevista all'articolo 25, paragrafo 2, tali criteri e requisiti possono essere modificati o completati tenendo conto della natura specifica della peste suina classica e dell'evoluzione delle misure di lotta contro la malattia.3. La Commissione esamina i piani allo scopo di determinare se essi consentano di raggiungere l'obiettivo perseguito e propone allo Stato membro interessato le eventuali modifiche necessarie, in particolare a garantirne la compatibilità con quelli degli altri Stati membri.I piani, eventualmente modificati, sono approvati con la procedura di cui all'articolo 25, paragrafo 2.I piani possono successivamente essere modificati o completati secondo la procedura di cui all'articolo 25, paragrafo 2, in modo da tener conto dell'evolvere della situazione. In ogni caso, ciascuno Stato membro aggiorna il proprio piano ogni cinque anni e lo presenta alla Commissione per approvazione con la procedura di cui all'articolo 25, paragrafo 2.Articolo 23centri di lotta contro la malattiaPer garantire il coordinamento globale di tutte le misure necessarie ai fini della tempestiva eradicazione della peste suina classica, per quanto riguarda la creazione, il funzionamento, le responsabilità e i compiti dei centri di lotta contro la malattia e dei gruppi di esperti, gli Stati membri applicano per analogia le disposizioni comunitarie vigenti in materia di lotta contro l'afta epizootica.Articolo 24controllo dell'alimentazione degli animali con rifiuti alimentariPer quanto riguarda l'alimentazione degli animali con rifiuti alimentari, gli Stati membri applicano, per analogia, le disposizioni comunitarie vigenti in materia di lotta contro l'afta epizootica.Articolo 25procedura ordinaria di regolamentazione1. La Commissione è assistita dal comitato veterinario permanente istituito dalla decisione 68/361/CEE del Consiglio [18].[18]  GU L 255 del 18.10.1968, pag. 23.2. Nei casi in cui si fa riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di regolamentazione prevista all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, salvo il disposto dell'articolo 7 della stessa.Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è di tre mesi.Articolo 26procedura accelerata di regolamentazione1. La Commissione è assistita dal comitato veterinario permanente istituito dalla decisione 68/361/CEE.2. Nei casi in cui si fa riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di regolamentazione prevista all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, salvo il disposto dell'articolo 7 della stessa.3. Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è di quindici giorni.Articolo 27abrogazione1. La direttiva 80/217/CEE, come modificata dagli atti di cui all'allegato VII, parte A, è abrogata con effetto alla data indicata all'articolo 29, secondo comma, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativamente ai termini di attuazione delle direttive di cui all'allegato VII, parte B.I riferimenti alla direttiva abrogata 82/217/CEE s'intendono fatti alla presente direttiva e vanno letti secondo la tavola di concordanza di cui all'allegato VIII.2. La decisione 81/859/CEE è abrogata.Articolo 28disposizioni transitorie1. In deroga all'articolo 27, paragrafo 1, primo comma, gli allegati I e IV della direttiva 80/217/CEE restano applicabili ai fini della presente direttiva fino all'entrata in vigore della decisione recante approvazione del manuale di diagnostica di cui all'articolo 17, paragrafo 3, della presente direttiva.2. I programmi di eradicazione della peste suina classica nelle popolazioni di suini selvatici approvati in conformità dell'articolo 6bis della direttiva 80/217/CEE, in corso alla data di entrata in vigore della presente direttiva.Entro 90 giorni dalla data di cui all'articolo 29, secondo comma, gli Stati membri presentano alla Commissione modificazioni di detti programmi che tengano conto delle disposizioni previste all'articolo 16, paragrafo 3.I programmi, eventualmente modificati, sono approvati conformemente alla procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.3. I piani di emergenza per la lotta contro la peste suina classica in conformità dell'articolo 14 ter, della direttiva 80/217/CEE, in corso alla data di entrata in vigore della presente direttiva.Entro sei mesi dalla data di cui all'articolo 29, secondo comma, gli Stati membri possono tuttavia presentare alla Commissione piani modificati che tengano conto delle disposizioni di cui all'articolo 22.I piani, eventualmente modificati, sono approvati conformemente alla procedura di cui all'articolo 25, paragrafo 2.Articolo 29attuazioneGli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 31 marzo 2000. Essi ne informano la Commissione.Gli Stati membri applicano le disposizioni della presente direttiva a decorrere dal 1° aprile 2001.Quando gli Stati membri adottano le disposizioni di cui al primo comma, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.Articolo 30entrata in vigoreLa presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 31destinatariGli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Bruxelles, ilPer il ConsiglioIl PresidenteALLEGATO INotifica della malattia e ulteriori informazioni epidemiologiche da trasmettere a cura dello Stato membro qualora sia confermata la presenza di peste suina classica1. Entro 24 ore dalla conferma di ciascun focolaio primario, di ciascun caso primario nelle popolazioni di suini selvatici e di ciascun caso rilevato in un macello o in mezzi di trasporto, lo Stato membro interessato è tenuto a notificare le seguenti informazioni mediante il sistema di notifica delle malattie degli animali istituito in conformità dell'articolo 5 della direttiva 82/894/CEE del Consiglio:a) la data di spedizione;b) l'ora di spedizione;c) il nome dello Stato membro;d) il nome della malattia;e) il numero di focolai o di casi;f) la data in cui si è sospettata la presenza della peste suina classica;g) la data della conferma;h) i metodi utilizzati per la conferma;i) se la presenza della malattia è stata confermata nelle popolazioni di suini selvatici o nei suini presenti in un'azienda, un macello o un mezzo di trasporto;j) la localizzazione geografica del sito in cui il focolaio o il caso di peste suina classica è stato confermato;k) le misure di lotta applicate.2. In caso di comparsa di focolai primari o di casi rilevati nei macelli o nei mezzi di trasporto, oltre ai dati elencati al punto 1 lo Stato membro interessato deve trasmettere le seguenti informazioni:a) il numero di suini sensibili presenti nel focolaio, nel macello o nei mezzi di trasporto;b) per ciascuna categoria, il numero di suini morti nell'azienda, nel macello o nei mezzi di trasporto;c) per ciascuna categoria, il livello di morbilità e il numero di suini per i quali è stata confermata la peste suina classica;d) il numero di suini abbattuti nel focolaio, nel macello o nei mezzi di trasporto;e) il numero di carcasse trasformate;f) nel caso di un focolaio, la sua distanza dall'azienda suinicola più vicina;g) qualora sia stata confermata la presenza di peste suina classica in un macello o in mezzi di trasporto, l'ubicazione dell'azienda o delle aziende d'origine dei suini o delle carcasse infette.3. In caso di comparsa di focolai secondari, le informazioni di cui ai paragrafi 1 e 2 devono essere trasmesse entro il termine previsto all'articolo 4 della direttiva 82/894/CEE del Consiglio.4. Lo Stato membro interessato cura che alle informazioni da fornire riguardo ad eventuali focolai o casi di peste suina classica in un'azienda, in un macello o in mezzi di trasporto conformemente ai paragrafi 1, 2 e 3, faccia seguito quanto prima una relazione scritta destinata alla Commissione e agli altri Stati membri comprendente almeno i seguenti elementi:a) la data in cui i suini presenti nell'azienda, nel macello o nei mezzi di trasporto sono stati abbattuti e le relative carcasse trasformate;b) i risultati degli esami effettuati su campioni prelevati all'atto dell'abbattimento degli animali;c) in caso di applicazione della deroga di cui all'articolo 6, paragrafo 1, il numero di suini abbattuti e sottoposti a trasformazione, il numero di suini la cui macellazione è stata rinviata, nonché la durata di questo rinvio;d) ogni informazione concernente l'origine presunta o accertata della malattia;e) in caso di comparsa di un focolaio primario o di un caso di peste suina classica in un macello o in un mezzo di trasporto, il tipo genetico del virus responsabile del focolaio o del caso suddetto;f) qualora i suini siano stati abbattuti in aziende che hanno avuto contatti o in aziende in cui sono detenuti suini sospetti di infezione da virus della peste suina classica, informazioni riguardanti:-la data dell'abbattimento e, per ogni categoria, il numero di suini abbattuti in ciascuna azienda;-la correlazione epidemiologica esistente tra il focolaio o il caso di peste suina classica e ciascuna azienda che ha avuto contatti o le ragioni che hanno portato a sospettare la presenza della peste suina classica in ogni azienda sospetta;-i risultati degli esami di laboratorio praticati su campioni prelevati dai suini presenti nelle aziende e all'atto dell'abbattimento dei medesimi.Qualora i suini presenti nelle aziende che hanno avuto contatti non vengano abbattuti, occorre motivare le ragioni di tale decisione.ALLEGATO IIPrincipi e procedure di pulizia e disinfezione1. Principi generali e procedure:a) le operazioni di pulizia e disinfezione sono effettuate sotto controllo ufficiale e conformemente alle istruzioni impartite dal veterinario ufficiale;b) i disinfettanti da utilizzare e le relative concentrazioni sono ufficialmente approvati dalla competente autorità al fine di garantire la distruzione del virus della peste suina classica;c) prima dell'uso si verifica l'attività dei disinfettanti, che può diminuire a seguito di un immagazzinamento prolungato;d) la scelta dei disinfettanti e delle procedure di disinfezione è effettuata tenendo conto della natura dei locali, dei veicoli e degli oggetti da trattare;e) le condizioni di utilizzo dei prodotti sgrassanti e dei disinfettanti devono essere tali da non alterarne l'efficacia; in particolare, occorre rispettare i parametri tecnici indicati dal fabbricante, quali la pressione, la temperatura minima e il tempo di contatto;f) a prescindere dal disinfettante utilizzato, valgono i seguenti principi generali:-lettiere, strame e materie fecali devono essere abbondantemente aspersi di disinfettante,-il suolo, i pavimenti, le rampe e le pareti devono essere lavati e puliti mediante un'accuratata spazzolatura, avendo cura, ove possibile, di rimouvere o smontare gli attrezzi o le apparecchiature che potrebbero ostacolare l'efficace esecuzione delle operazioni di pulizia e disinfezione,-occorre quindi procedere all'applicazione del disinfettante rispettando il tempo minimo di contatto prescritto dal fabbricante;g) se il lavaggio è effettuato con liquidi applicati a pressione, occorre evitare la ricontaminazione delle parti già pulite;h) occorre prevedere la pulizia, la disinfezione o la distruzione di apparecchiature, impianti, attrezzi o box che potrebbero essere stati contaminati;i) una volta effettuate le operazioni di disinfezione occorre evitare qualsiasi ricontaminazione;j) le operazioni di pulizia e di disinfezione prescritte nel quadro della presente direttiva devono essere documentate nel registro dell'azienda o del veicolo e, laddove ne sia richiesto il riconoscimento, certificate dal veterinario ufficiale responsabile dei controlli.2. Disposizioni speciali in materia di pulizia e disinfezione di aziende infette:a) pulizia e disinfezione preliminare:-durante le operazioni di abbattimento degli animali si adottano tutte le misure necessarie per evitare o limitare al massimo la dispersione del virus della peste suina classica; tali misure comprendono, tra l'altro, l'installazione di docce e di attrezzature provvisorie di disinfezione, la fornitura di indumenti protettivi, la decontaminazione delle attrezzature, degli strumenti e dei dispositivi utilizzati e l'arresto del sistema di ventilazione;-le carcasse degli animali abbattuti vengono asperse di disinfettante e allontanate dall'azienda in contenitori ermetici per essere distrutte;-non appena le carcasse dei suini sono state rimosse, le parti dell'azienda in cui i suini erano detenuti e qualsiasi parte di altri edifici, cortili, ecc., contaminati durante l'abbattimento, la macellazione o l'ispezione post mortem vengono irrorati con disinfettanti riconosciuti conformemente all'articolo 12;-qualsiasi tessuto o traccia di sangue occasionati dalla macellazione o dall'ispezione post mortem o ancora contaminazioni evidenti di edifici, cortili, utensili, ecc., vanno accuratamente raccolti ed eliminati con le carcasse;-il disinfettante utilizzato deve rimanere sulla superficie trattata per almeno 24 ore;b) pulizia e disinfezione finale:-il grasso e il sudiciume vengono eliminati da tutte le superfici con l'applicazione di un prodotto sgrassante e le superfici sono successivamente lavate con acqua fredda;-una volta lavate con acqua fredda, le superfici devono essere nuovamente irrorate con un disinfettante;-dopo sette giorni, i locali vengono trattati con un prodotto sgrassante, sciacquati con acqua fredda, irrorati con un disinfettante e nuovamente sciacquati con acqua fredda.3. Disinfezione di lettiere, concime e liquami contaminati:a) il concime e le lettiere utilizzate vengono bruciati, irrorati con disinfettante e lasciati in tali condizioni per almeno 42 giorni;b) il liquame viene immagazzinato per almeno 42 giorni dopo l'ultima aggiunta di materiale infetto, salvo nel caso in cui l'autorità competente autorizzi un periodo di immagazzinamento ridotto per i liquami effettivamente trattati secondo le istruzioni impartite dal veterinario ufficiale al fine di garantire la distruzione del virus.ALLEGATO IIIElenco e funzioni dei laboratori nazionali per la peste suina classica1. I laboratori nazionali per la peste suina classica sono i seguenti:BelgioInstitut National de recherches vétérinaires, 1180 BruxellesDanimarcaStatens veterinære Institut for Virusforsknig, Lindholm, 4771 KalvehaveGermaniaBundesforschungsanstalt für Viruskrankheiten der Tiere, 17498 Insel RiemsGreciaVeterinary Institute of Infectious and parasitic diseases, 15310 Ag. ParaskeviSpagnaCentro de Investigación en Sanidad Animal, 28130 Valdeolmos (Madrid)FranciaAFSSA-Ploufragan, Zoopole des Cotes d'Armor, 22440 PloufraganIrlandaVeterinary Research Laboratory, Abbotstown, Castleknock, Dublin 15ItaliaIstituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche, 06100 PerugiaLussemburgoLaboratoire de Medicine Veterinare de l'Etat, 1020 LuxembourgPaesi BassiInstituut voor Veehouderij en Diergezondheid (ID-DLO), 8200 AB LelystadAustriaBundesanstalt für Virusseuchenbekämpfung bei Haustieren, 1233 ViennaPortogalloLaboratório Nacional de Investigação Veterinária, 1500 LisboaFinlandiaEläinlääkintä - ja elintarvikelaitos, 00231 HelsinkiSveziaStatens veterinrmedicinska anstalt, 75189 UppsalaRegno UnitoCentral Veterinary Laboratory, New Haw, Weybridge, Surrey KT15 3NB2. Ai laboratori nazionali per la peste suina classica compete la responsabilità di garantire che in ogni Stato membro gli esami di laboratorio finalizzati alla diagnosi della peste suina classica e all'identificazione del tipo genetico degli isolati del virus siano praticati in conformità con il manuale di diagnostica. A tal fine essi possono stipulare accordi speciali con il laboratorio comunitario di riferimento o con altri laboratori nazionali.3. Il laboratorio nazionale per la peste suina classica provvede in ciascuno Stato membro a coordinare le norme e i metodi diagnostici fissati in ciascun laboratorio di diagnosi di tale malattia presente nello Stato membro interessato. A questo scopo:a) può fornire reagenti diagnostici ai laboratori che ne fanno richiesta;b) controlla la qualità di tutti i reagenti diagnostici usati in detto Stato membro;c) organizza periodicamente prove comparative;d) conserva isolati del virus della peste suina classica provenienti dai casi e focolai confermati nello Stato membro.ALLEGATO IVLaboratorio comunitario di riferimento per la peste suina classica1. Il laboratorio comunitario di riferimento per la peste suina classica è l'Institut für Virologie, der Tierärztlichen Hochschule Hannover, Bünteweg 17, 30559 Hannover, Germania.2. Le funzioni e i compiti del laboratorio comunitario di riferimento per la peste suina classica sono i seguenti:a) coordinare, in consultazione con la Commissione, i metodi utilizzati negli Stati membri per la diagnosi della peste suina classica e in particolare:-conservazione e fornitura delle colture cellulari necessarie per la diagnosi;-tipizzazione, conservazione e fornitura dei ceppi virali della peste suina classica destinati agli esami sierologici e alla preparazione dell'antisiero;-fornitura ai laboratori nazionali di sieri di riferimento, sieri coniugati e altri reattivi di riferimento al fine di standardizzare gli esami e i reattivi utilizzati in ciascun Stato membro;-creazione e conservazione di una collezione di virus della peste suina classica;-organizzazione periodica di prove comparative delle procedure diagnostiche a livello comunitario;-raccolta di dati e informazioni relativi ai metodi diagnostici impiegati e ai risultati degli esami effettuati;-caratterizzazione dei virus isolati con i metodi più aggiornati per consentire una migliore comprensione dell'epidemiologia della peste suina classica;-aggiornamento sugli sviluppi, a livello internazionale, in materia di sorveglianza, epidemiologia e prevenzione della peste suina classica;-acquisizione di una maggiore esperienza sul virus della peste suina classica e su altri virus analoghi ai fini di una rapida diagnosi differenziale;-acquisizione di una conoscenza approfondita sulla preparazione e sull'impiego dei prodotti immunologici utilizzati per l'eradicazione e la lotta contro la peste suina classica;b) organizzare corsi di formazione o di aggiornamento di esperti in diagnosi di laboratorio allo scopo di armonizzare le tecniche diagnostiche;c) disporre di personale qualificato a cui fare ricorso in situazioni d'emergenza nell'ambito della Comunità;d) svolgere attività di ricerca e coordinare, ogniqualvolta ciò sia possibile, attività di ricerca volte a rendere più efficace la lotta contro la peste suina classica.ALLEGATO VPrincipali criteri da seguire ai fini della decisione di abbattere suini nelle aziende che hanno avuto contatti&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;ALLEGATO VIPrincipali criteri da seguire ai fini della decisione di praticare la vaccinazione d'emegenza nelle aziende suinicole&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;ALLEGATO VIIPARTE ADirettiva abrogataDirettiva 80/217/CEE e successive modificazioni (di cui all'articolo 27):-Direttiva 80/1101/CEE [19]  //[19]  GU L 325 dell'1.12.1980, pag. 17.-Direttiva 80/1274/CEE [20]  //  unicamente l'articolo 2;[20]  GU L L 375 del 31.12.1980, pag. 75.-Direttiva 81/476/CEE [21]  //  unicamente i riferimenti alle disposizioni della direttiva 80/217/CEE contenuti negli articoli 1 e 2;[21]  GU L 186 dell'8.7.1981, pag. 20.-Direttiva 84/645/CEE [22]  //[22]  GU L 339 del 27.12.1984, pag. 33.-Direttiva 85/586/CEE [23]  //  unicamente i riferimenti alle disposizioni della direttiva 80/217/CEE contenuti nell'articolo 5;[23]  GU L 372 del 31.12.1985, pag. 44.-Direttiva 87/486/CEE [24]  //[24]  GU L 280 del 3.10.1987, pag. 21.-Direttiva 91/685/CEE [25]  //[25]  GU L 377 del 31.12.1991, pag. 1.-Decisione 93/384/CEE [26]  //[26]  GU L 166 dell'8.7.1993, pag. 34. Parte BTermini di attuazioneDirettiva  //  Termine per il recepimento80/217/CEE  //  1° luglio 198180/1101/CEE  //80/1274/CEE  //  1° luglio 198181/476/CEE  //84/645/CEE  //  31 marzo 198585/586/CEE  //  1° gennaio 198687/486/CEE  //  31 dicembre 198791/685/CEE  //  1° luglio 1992ALLEGATO VIIITAVOLA DI CONCORDANZAPresente direttiva  //  Direttiva 80/217/CEEArticolo 1  //  Articolo 1Articolo 2, lettere a), b), e), f), m), n), o), q)  //  Articolo 2, lettere a), e), g), h), i), j), k), m)Art. 2, lettere c), d), g), h), i), j), k), l), p), r), s), t), u), v), w)   //  -Articolo 3, paragrafo 1  //  Articolo 3Articolo 3, paragrafi 2 e 3  //  Articolo 12Articolo 4, paragrafi 1 e 2  //  Articolo 4, paragrafo 1Articolo 4, paragrafo 3  //  -Articolo 4, paragrafo 4  //  Articolo 4, paragrafo 2Articolo 5, paragrafo 1, lettere a), c), d), f), g), i)  //  Articolo 5, paragrafo 1, eccetto il settimo trattinoArticle 5, paragrafo 1, lettere b), e), h), e paragrafo 2  //  -Articolo 6  //  Articolo 6Articolo 7, paragrafo 1 e paragrafo 2, primo comma  //  Articolo 5, paragrafo 2, articolo 10, paragrafo 1Articolo 7, paragrafo 2, secondo comma, e paragrafo 3  //  -Articolo 8, primo comma, e seconda frase della lettera b) del secondo comma  //  -Articolo 8, eccetto il comma e la frase di cui sopra  //  Articolo 7Article 9, paragrafo 1, eccetto le lettere g) e h)  //  Articolo 9, paragrafo 1Article 9, paragrafo 1, lettere g) e h)  //  -Articolo 9, paragrafi 2, 3 e 4  //  Articolo 9, paragrafi 2, 3 e 10Article 10, paragrafo 1, eccetto le lettere g) e h), e paragrafi 2 e 3  //  Articolo 9, paragrafo 4Article 10, paragrafo 1, lettere g) e h)  //  -Articolo 10, paragrafo 4  //  Articolo 9, paragrafo 5Articolo 11, paragrafi 1 e 2  //  Articolo 9, paragrafo 6Articolo 11, paragrafo 3  //  Articolo 9, paragrafo 7Articolo 12, paragrafo 1  //  Articolo 12Articolo 12, paragrafo 2  //  -Articolo 13, eccetto il paragrafo 1, lettera b)  //  Articolo 5, paragrafo 1, settimo trattinoArticolo 13, paragrafo 1, lettera b)  //  -Articolo 14  //  -Articolo 15, paragrafo 1  //  Articolo 6 bis, paragrafo 1Articolo 15, paragrafo 2, lettere a) e b), quinto e ottavo trattino  //  -Articolo 15, paragrafo 2, lettera b), eccetto il quinto e l'ottavo trattino  //  Articolo 6bis, paragrafo 2Articolo 15, paragrafo 2, lettera c)  //  Articolo 6 bis, paragrafo 2 bis)Articolo 15, paragrafo 2, lettera d), e paragrafo 3  //  -Articolo 16, paragrafo 1, eccetto il quarto comma, e paragrafo 2  //  Articolo 6bis, paragrafi 3 e 4Articolo 16, paragrafo 3, lettere b), c), g), j), k), l), n)  //  Articolo 6bis, paragrafo 5Articolo 16, paragrafo 1, quarto comma, paragrafo 3, lettere a), d), e), f), h), i), o), p), q) e paragrafo 4   //  -Articolo 17, paragrafi 1 e 2  //  Articolo 11Articolo 17, paragrafi 3, 4 e 5  //  -Articolo 18  //  Articolo 14, paragrafo 1, lettere a) e c), e paragrafo 5Articolo 19, paragrafo 1, paragrafo 3, eccetto le lettere h) e i), paragrafo 4, eccetto la lettera c), paragrafo 5 e paragrafo 6, eccetto la lettera b)  //  Articolo 14, paragrafi 2, 3 e 4Article 19, paragrafo 2, paragrafo 3, lettere h) e i), paragrafo 4, lettera c), paragrafi 7, 8 e 9  //  -Articolo 20  //  -Articolo 21  //  Articolo 14 bisArticolo 22, paragrafi 1, 2 e 3  //  Articolo 14ter, paragrafi 1, 2 e 4Articolo 23  //  -Articolo 24  //  -Articolo 25  //  Articolo 16Articolo 26  //  Articolo 16 bisArticolo 27  //  -Articolo 28  //  -Articolo 29  //  -Articolo 30  //Articolo 31  //  Articolo 20Allegato I  //  -Allegato II, punto 1, punto 2, primo e secondo trattino, e punto 3, lettera b)   //  -Allegato II, punto 2, eccetto il primo e secondo trattino, e punto 3, lettera b)  //  Allegato VAllegato III, punti 1 e 3  //  Allegato IIAllegato III, punto 2  //  -Allegato IV  //  Allegato VIAllegato V  //  -Allegato VI  //  -Allegato VII  //  -