CELEX: 62005TO0117
Language: it
Date: 2005-07-05
Title: Ordinanza del presidente del Tribunale di primo grado del 5 luglio 2005. # Andreas Rodenbröker e altri contro Commissione delle Comunità europee. # Procedimento sommario - Domanda di sospensione dell'esecuzione - Direttiva 92/43/CEE - Urgenza - Assenza. # Causa T-117/05 R.

Causa T‑117/05 R
      Andreas Rodenbröker e altri
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Procedimento sommario — Domanda di sospensione dell’esecuzione — Direttiva 92/43/CEE — Urgenza — Assenza»
      Ordinanza del presidente del Tribunale 5 luglio 2005 
      Massime dell’ordinanza
      1.     Procedimento sommario — Condizioni di ricevibilità — Atto introduttivo— Requisiti formali — Esposizione dei motivi che giustificano
            prima facie la concessione dei provvedimenti richiesti — Presentazione breve degli argomenti — Ricevibilità — Condizioni 
      (Artt. 242 CE e 243 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 2)
      2.     Procedimento sommario — Condizioni di ricevibilità — Ricevibilità del ricorso principale — Difetto di pertinenza — Limiti
            
      (Art. 242 CE e 243 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 1)
      3.     Procedimento sommario — Sospensione dell’esecuzione — Provvedimenti provvisori — Condizioni per la concessione — Urgenza —
            Danno grave e irreparabile — Onere della prova — Danno economico che incide sulla situazione materiale del richiedente — Danno
            prevedibile con sufficiente grado di probabilità — Presa in considerazione della situazione di soggetti diversi dal richiedente
            — Esclusione 
      (Artt. 242 CE e 243 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 2)
      1.     Le condizioni previste dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura richiedono che gli elementi essenziali di fatto e
         di diritto sui quali si fonda una domanda emergano in maniera coerente e comprensibile dal testo stesso della domanda di provvedimenti
         urgenti. Tuttavia, se la domanda, nonostante la sua mancanza di chiarezza e la sua presentazione confusa, contiene una serie
         di motivi e argomenti diretti a dimostrare che le condizioni relative all’esistenza di un fumus boni iuris e all’urgenza sono
         soddisfatte, cosa che consente alla controparte di presentare utilmente le sue osservazioni e al giudice del procedimento
         sommario di esaminarle, non si può concludere per l’irricevibilità della domanda per il fatto che quest’ultima non soddisfarebbe
         le condizioni richieste dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura. 
      
      (v. punti 53-54)
      2.     La ricevibilità del ricorso dinanzi al giudice del merito, in linea di principio, non deve essere esaminata nell’ambito di
         un procedimento sommario se non si vuole anticipare il giudizio della causa principale. Può tuttavia rivelarsi necessario,
         quando viene sollevata l’irricevibilità manifesta del ricorso principale su cui si innesta la domanda di provvedimenti urgenti,
         dimostrare l’esistenza di taluni elementi che consentono di concludere, prima facie, per la ricevibilità di un tale ricorso.
         
      
      (v. punto 55)
      3.     L’urgenza di una domanda di provvedimenti provvisori dev’essere valutata con riferimento alla necessità di statuire provvisoriamente
         per evitare che venga causato un danno grave e irreparabile alla parte che chiede la misura provvisoria. È a quest’ultima
         che spetta dimostrare di non poter attendere l’esito del procedimento principale senza subire un danno del genere.
      
      A tale riguardo, anche se è vero che per stabilire, in sede di procedimento sommario, la sussistenza di un danno grave e irreparabile
         non è necessario esigere che il verificarsi del danno sia dimostrato con assoluta certezza, e anche se basta che il danno
         medesimo sia prevedibile con sufficiente grado di probabilità, ciò non toglie che i richiedenti restano tenuti a comprovare
         i fatti sui quali sarebbe basata la prospettiva di tale danno grave e irreparabile per consentire al giudice del procedimento
         sommario di esaminarne la probabilità. Pertanto, la condizione relativa all’urgenza non è soddisfatta nel caso in cui le circostanze
         fatte valere non costituiscano un rischio attuale, ma un rischio futuro, incerto e aleatorio.
      
      Non può inoltre essere preso in considerazione un danno che si afferma essere stato subito da persone diverse dai richiedenti,
         dato che il danno che dovrebbe caratterizzare l’urgenza deve essere del richiedente. Inoltre, un danno di carattere economico,
         salvo circostanze eccezionali, non può essere considerato irreparabile né difficilmente riparabile se può costituire oggetto
         di una successiva compensazione finanziaria.
      
      (v. punti 71-72, 74-76)
ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE
      5 luglio 2005 (*)
      
      «Procedimento sommario – Domanda di sospensione dell’esecuzione – Direttiva 92/43/CEE – Urgenza – Assenza»
      Nel procedimento T‑117/05 R,
      Andreas Rodenbröker, con sede in Hövelhof (Germania), e gli altri 81 richiedenti i cui nomi figurano in allegato alla presente ordinanza, rappresentati
         dall’avv. H. Glatzel,
      
      richiedenti,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. M. van Beek e B. Schima, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      resistente,
      avente ad oggetto la domanda diretta ad ottenere la sospensione dell’esecuzione della decisione della Commissione 7 dicembre
         2004, 2004/813/CE, che stabilisce, ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, l’elenco di siti di importanza comunitaria
         per la regione biogeografica atlantica (GU L 387, pag. 1),
      
      IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO
      DELLE COMUNITÀ EUROPEE
      ha pronunciato la seguente
      Ordinanza
       Contesto normativo e fatti all’origine della domanda di provvedimenti urgenti 
      1       Il 21 maggio 1992 il Consiglio ha adottato la direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali
         e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206, pag. 7; in prosieguo: la «direttiva»).
      
      2       La direttiva ha lo scopo, ai sensi del suo art. 2, n. 1, di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione
         degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio degli Stati membri al quale si applica
         il Trattato CE.
      
      3       La direttiva precisa, al suo art. 2, n. 2, che le misure adottate per la sua applicazione sono intese ad assicurare il mantenimento
         o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e delle specie di fauna e flora selvatiche
         di interesse comunitario.
      
      4       Secondo il sesto ‘considerando’ della direttiva, per assicurare il ripristino o il mantenimento degli habitat naturali e delle
         specie di interesse comunitario in uno stato di conservazione soddisfacente, occorre designare zone speciali di conservazione
         (in prosieguo: le «ZSC») per realizzare una rete ecologica europea coerente secondo uno scadenzario definito.
      
      5       Ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva, tale rete, denominata «Natura 2000», comprende le ZSC nonché le zone speciali
         di conservazione (in prosieguo: le «ZPS») classificate dagli Stati membri a norma della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979,
         79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (GU L 103, pag. 1). 
      
      6       Ai termini dell’art. 1, lett. l), della direttiva, la ZSC è definita come «un sito di importanza comunitaria designato dagli
         Stati membri mediante un atto regolamentare, amministrativo e/o contrattuale in cui sono applicate le misure di conservazione
         necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e/o delle
         popolazioni delle specie per cui il sito è designato».
      
      7       Per la designazione delle ZSC l’art. 4 della direttiva prevede un procedimento in tre fasi. Ai sensi del n. 1 di tale disposizione,
         ogni Stato membro propone un elenco di siti indicante quali tipi di habitat naturali di cui all’allegato I e quali specie
         locali di cui all’allegato II della direttiva si riscontrano in detti siti. L’elenco viene trasmesso alla Commissione entro
         il triennio successivo alla notifica della presente direttiva, contemporaneamente alle informazioni su ogni sito.
      
      8       Secondo l’art. 4, n. 2, della direttiva, la Commissione, a partire da tali elenchi e in base ai criteri di cui all’allegato
         III della stessa e d’accordo con ognuno degli Stati membri, elabora un progetto di elenco dei siti di importanza comunitaria.
         L’elenco dei siti selezionati come siti di importanza comunitaria è fissato dalla Commissione secondo la procedura di cui
         all’art. 21 della direttiva. Ai sensi dell’art. 4, n. 3, tale elenco viene stilato entro e non oltre sei anni dalla notifica
         della direttiva. 
      
      9       L’art. 4, n. 4, della medesima dispone che, quando un sito di importanza comunitaria è stato scelto a norma della procedura
         di cui al n. 2 di tale disposizione, lo Stato membro interessato designa tale sito come ZSC il più rapidamente possibile ed
         entro un termine massimo di sei anni, stabilendo le priorità in funzione dell’importanza dei siti per il mantenimento o il
         ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, di uno o più tipi di habitat naturali di cui all’allegato I o di
         una o più specie di cui all’allegato II e per la coerenza di Natura 2000, nonché in funzione dei rischi di degrado e di distruzione
         che incombono su detti siti.
      
      10     La direttiva, al suo art. 4, n. 5, precisa che non appena un sito è iscritto nell’elenco dei siti di importanza comunitaria
         elaborato dalla Commissione, esso è soggetto alle disposizioni dell’art. 6, nn. 2, 3 e 4. 
      
      11     Ai sensi dell’art. 6 della direttiva:
      «1.      Per le [ZSC], gli Stati membri stabiliscono le misure di conservazione necessarie che implicano all’occorrenza appropriati
         piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali
         che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato I e delle specie di cui all’allegato
         II presenti nei siti.
      
      2.      Gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare nelle [ZSC] il degrado degli habitat naturali e degli habitat di
         specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe
         avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi della presente direttiva.
      
      3.      Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative
         su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza
         che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione
         dell’incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano
         o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa e, se del caso, previo
         parere dell’opinione pubblica.
      
      4.      Qualora, nonostante conclusioni negative della valutazione dell’incidenza sul sito e in mancanza di soluzioni alternative,
         un piano o progetto debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura
         sociale o economica, lo Stato membro adotta ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale di Natura
         2000 sia tutelata. Lo Stato membro informa la Commissione delle misure compensative adottate.
      
      Qualora il sito in causa sia un sito in cui si trovano un tipo di habitat naturale e/o una specie prioritari, possono essere
         addotte soltanto considerazioni connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive
         di primaria importanza per l’ambiente ovvero, previo parere della Commissione, altri motivi imperativi di rilevante interesse
         pubblico».
      
      12     L’art. 7 della direttiva prevede che «a decorrere dalla data di entrata in vigore» della medesima gli obblighi derivanti dal
         suo art. 6, nn. 2, 3 e 4, sostituiscono gli obblighi derivanti dall’art. 4, n. 4, prima frase, della direttiva 79/409.
      
      13     Il sito DE4118401 Vogelschutzgebiet Senne mit Teutoburger Wald è una zona protetta in applicazione della direttiva 79/409.
      14     La decisione della Commissione 7 dicembre 2004, 2004/813/CE che stabilisce, ai sensi della direttiva, l’elenco di siti di
         importanza comunitaria per la regione biogeografica atlantica (GU L 387, pag. 1; in prosieguo: la «decisione controversa»),
         è stata adottata sulla base dell’art. 4, n. 2, terzo comma, della direttiva. Tale elenco include i seguenti siti:
      
      –       DE4117301 Sennebäche;
      –       DE4117302 Holter Wald;
      –       DE4118301 Senne mit Stapelager Senne. 
       Procedimento e conclusioni delle parti
      15     Con ricorso depositato nella cancelleria del Tribunale il 9 marzo 2005, Andreas Rodenbröker e gli altri 81 richiedenti i cui
         nomi figurano in allegato alla presente ordinanza hanno proposto, ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, un ricorso diretto
         all’annullamento della decisione controversa.
      
      16     Con atto separato, depositato nella cancelleria del Tribunale il 25 marzo seguente, ai sensi dell’art. 104 del regolamento
         di procedura del Tribunale e degli artt. 242 CE e 243 CE i richiedenti hanno proposto la presente domanda di provvedimenti
         urgenti.
      
      17     Nella loro domanda, i richiedenti si sono suddivisi in sei categorie:
      –      Andreas Rodenbröker, Bernhard Bröckling, Johannes Bröckling, Hedwig Bröckling, Josef Flüter, Karl-Heinz Fritze, Heinz Göke,
         Alwine Griffiths, Dieter Johannesmeier, Reinhard Jostwerner, Meinolf Kirchhoff, Ursula Klausfehring, Gerhard Korsmeier, Raimund
         Korsmeier, Mike Leuschner, Jürgen Linse, Martin Steffens, Hartwig Pollmeier, Anton Rampsel, Irene Rampsel, Franz-Josef Regenhard,
         Johannes Relard, Karl-Heinz Relard, Hubert Rodehutscord e Heinz Schlotmann (in prosieguo: i «residenti dello Haustenbach»);
      
      –      Norbert Altemeyer, Beate Beckamnn, Gerhard Benteler, Rainer Benteler, Carl-Stefan Biermeier, Josef Biermeier, Manfred Block,
         Ludwig Brinkmann, Karl-Heinz Deppe, Friedhelm Dirks, Siegfried Engelns, Wilhelm Ennekens, Johannes Evers, Elke Furlkröger,
         Reinhard Furlmeier, Andreas Gutsche, Franz Hachmann, Heinz Meermeier, Barbera Meermeier, Heike Meuser, Ferdinand Brock, Maria
         Brock, Monika Plasshenrich, Heinrich Plasshenrich, Manfred Jürgenliemke, Ludwig Teichmann, Ute Teichmann, Senne Großwild Safari-Land
         GmbH, Renate Henning, Udo Henning, Karl-Heinz Kleinemeier, Hubert Sander e Elisabeth Kipshagen (in prosieguo: i «residenti
         del Furlbach»);
      
      –      Meinolf Benteler, Richard Berens, Hans-Josef Joachim, Inge Jostameling, Rudolf Jürgenliemke, Edmund Jürgenliemke, Kunigunde
         Jürgenliemke, Franz-Josef Kipshagen, Heidrun Kreyer, Werner Lienen, Ulrich Wend, Monika Winter, Christiane Füchtemeier e Frank
         Röllke (in prosieguo: i «residenti del Wehr-Wapelbach»);
      
      –      Gabriele Berenbrinker, Josef Delker, Josef Dresselhaus, Norbert Hunke, Heribert Rodenbecken-Schnieder e Josef Ewers (in prosieguo:
         i «residenti del Rodenbach, Roden e Wapelbach e Nördliche Moosheide»);
      
      –      Gemeinde Hövelhof (in prosieguo: il «comune»);
      –      Bussemas & Pollmeier GmbH & Co. KG, Reinhard Goldkuhle e Meinolf Maasjost (in prosieguo: i «residenti dello Holter Wald»).
      18     Nella presente domanda di provvedimenti urgenti i richiedenti chiedono che venga ordinato alla Commissione:
      –      in primo luogo, di sospendere, fino alla decisione di merito, l’esecuzione della decisione controversa per quanto riguarda
         la classificazione dei siti DE4117301 Sennebäche, DE4118301 Senne mit Stapelager Senne, DE4118401 Vogelschutzgebiet Senne
         mit Teutoburger Wald e DE4117302 Holter Wald (in prosieguo: i «siti controversi»);
      
      –      in secondo luogo, di notificare alla Repubblica federale di Germania la sospensione dell’esecuzione della decisione controversa
         per quanto riguarda i siti controversi;
      
      –      in terzo luogo, di sopportare le spese.
      19     Nelle sue osservazioni scritte depositate nella cancelleria del Tribunale il 13 aprile 2005, la Commissione chiede in sostanza
         che la domanda venga dichiarata infondata e che vengano riservate le spese.
      
      20     Il 21 aprile 2005 i richiedenti hanno depositato nella cancelleria del Tribunale, di loro iniziativa, osservazioni relative
         alle osservazioni della Commissione.
      
      21     Con decisione del presidente del Tribunale 21 aprile 2005, le osservazioni supplementari dei richiedenti sono state inserite
         nel fascicolo e la Commissione è stata invitata a presentare nuove osservazioni sulle stesse entro il 29 aprile 2005.
      
      22     Il 27 aprile 2005 la Commissione ha informato il presidente di non avere osservazioni da formulare sulle osservazioni supplementari
         presentate dai richiedenti.
      
       In diritto
      23     In forza del combinato disposto degli artt. 242 CE e 243 CE, da una parte, e dell’art. 225, n. 1, CE, dall’altra, il Tribunale
         può, quando reputi che le circostanze lo richiedano, ordinare la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato o ordinare
         i provvedimenti provvisori necessari.
      
      24     L’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura prevede che le domande di provvedimenti provvisori precisino l’oggetto della
         causa, i motivi di urgenza e gli argomenti di fatto e di diritto che giustifichino prima facie (fumus boni iuris) l’adozione
         dei provvedimenti provvisori richiesti. Questi presupposti sono cumulativi, di modo che i provvedimenti provvisori devono
         essere negati qualora manchi uno dei suddetti presupposti [ordinanza del presidente della Corte 14 ottobre 1996, causa C‑268/96 P (R),
         SCK e FNK/Commissione, Racc. pag. I‑4971, punto 30].
      
      25     Tenuto conto degli elementi versati agli atti, il giudice del procedimento sommario ritiene di disporre di tutti gli elementi
         necessari per statuire sulla presente domanda di provvedimenti urgenti, senza che occorra previamente sentire le difese orali
         delle parti. 
      
       Argomenti delle parti
       Sulla ricevibilità
      26     I richiedenti fanno valere, da una parte, che la loro domanda di sospensione dell’esecuzione soddisfa tutti i presupposti
         enunciati all’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura e, dall’altra, che il ricorso di cui al procedimento principale
         è ricevibile. Su quest’ultimo punto i richiedenti fanno valere che il diritto di proprietà che essi esercitano sui loro beni
         sarebbe interessato direttamente e individualmente dalla decisione controversa e che questa non può essere qualificata come
         provvedimento preparatorio. A loro avviso, la pubblicazione della decisione controversa manifesta al contrario la volontà
         della Commissione di conferire un effetto giuridico vincolante a tale decisione.
      
      27     Quanto alla questione se essi siano direttamente interessati, i richiedenti fanno valere che l’applicazione delle disposizioni
         comunitarie in questione non lascia spazio ad alcun potere discrezionale. Il loro effetto giuridico deriverebbe automaticamente
         ed esclusivamente dal diritto comunitario. Secondo i richiedenti, tale carattere automatico deriva chiaramente dalla direttiva
         stessa, ma anche dalle disposizioni nazionali adottate per la sua trasposizione che non presentano divergenze di fondo rispetto
         alle disposizioni comunitarie. 
      
      28     Gli effetti giuridici dell’art. 4, n. 5, della direttiva, in particolare il divieto di degrado degli habitat naturali e degli
         habitat di specie di cui all’art. 6, n. 2, della direttiva nonché l’obbligo di un’opportuna valutazione dell’incidenza di
         qualsiasi piano o progetto sul sito di cui all’art. 6, n. 3, della direttiva, infatti, si applicherebbero già direttamente
         ai terreni dei richiedenti. Per i piani o progetti relativi a tali terreni, conformemente a quest’ultima disposizione, essi
         dovrebbero effettuare un’opportuna valutazione dell’incidenza per escludere le incidenze negative significative. Qualora non
         si possa escludere tale incidenza, essi dovrebbero adottare misure compensative conformemente all’art. 6, n. 4, della direttiva.
         
      
      29     Inoltre, i richiedenti sostengono che l’art. 6 della direttiva non limita l’applicazione del divieto di degrado e l’obbligo
         di un’opportuna valutazione dell’incidenza alle proprietà immobiliari che si trovano nelle ZSC o nelle ZPS, ma è diretto anche
         alla tutela dei dintorni di tali zone. Di conseguenza, le loro proprietà immobiliari rientrerebbero tutte nell’ambito di applicazione
         della direttiva.
      
      30     A tale riguardo, i richiedenti fanno valere l’esempio del sig. Jürgenliemke, uno dei residenti del Furlbach. Tale richiedente
         avrebbe ricevuto una decisione dell’autorità nazionale competente relativa ad una richiesta di autorizzazione per costruire
         un’abitazione sul suo terreno, che si trova a circa 85 m a sud di uno dei siti controversi. Secondo la decisione dell’autorità
         nazionale competente, tutti gli atti che possono comportare la distruzione, il danneggiamento, la modifica, la perturbazione
         durevole o il degrado del sito protetto sarebbero vietati.
      
      31     Infine, i richiedenti osservano che il testo dell’art. 6 della direttiva non effettua alcuna distinzione, per quanto riguarda
         l’applicazione di tale disposizione, tra un diritto reale, come il diritto di proprietà, ed un diritto contrattuale, quale
         il diritto derivante da locazione. I richiedenti insistono sul fatto che il locatari sono interessati allo stesso modo dei
         proprietari dalla decisione controversa. 
      
      32     Quanto al presupposto di essere individualmente interessati, i richiedenti affermano di soddisfarlo, dato che i siti controversi
         si distinguono dagli altri siti inclusi nella decisione controversa, in quanto sono i soli a non soddisfare i criteri della
         direttiva. Secondo i richiedenti sono individualmente interessati non solo i proprietari ma anche i locatari, il comune e
         i residenti dello Holter Wald.
      
      33     In risposta, la Commissione sostiene che la presente domanda deve essere dichiarata irricevibile perché, da una parte, non
         soddisfa le condizioni richieste dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura e, dall’altra, il ricorso per annullamento
         della decisione controversa, su cui si innesta la presente domanda, è esso stesso manifestamente irricevibile. Infatti, ad
         eccezione del comune, nessun richiedente sarebbe direttamente interessato dalla decisione controversa. Essi non sarebbero
         peraltro nemmeno interessati individualmente da questa medesima decisione. 
      
      34     Per quanto attiene alle condizioni richieste dall’art. 104 del regolamento di procedura, la Commissione fa valere che i richiedenti
         non dimostrano alcun nesso tra la parte impugnata della decisione e il loro presunto pregiudizio. La Commissione ritiene che
         tale assenza di nesso nella domanda di provvedimenti urgenti non consente di dedurre da questa che i richiedenti abbiano un
         interesse ad agire. La Commissione conclude che tale assenza costituisce una violazione delle condizioni dell’art. 104 del
         regolamento di procedura.
      
      35     La Commissione sostiene che, prima facie, il ricorso dei richiedenti che fanno valere gli effetti giuridici della decisione
         per quanto riguarda il sito DE4118401 è irricevibile, dato che quest’ultimo non è menzionato nell’allegato della decisione
         controversa. 
      
      36     Inoltre, la Commissione rileva che il ricorso non consente di identificare i residenti dello Haustenbach che sarebbero direttamente
         interessati a causa della situazione dei loro beni sul sito DE4118301, cui si riferisce la decisione controversa, e quelli
         che sarebbero direttamente interessati a causa della situazione dei loro beni sul sito DE4118401, cui la decisione controversa
         non fa riferimento. Ciò premesso, la Commissione conclude che non è possibile determinare, prima facie, quali siano i residenti
         dello Haustenbach legittimati ad agire nella controversa principale.
      
      37     Conformemente all’art. 7 della direttiva, gli obblighi derivanti dall’art. 6, nn. 2, 3 e 4, della stessa, potrebbero essere
         applicati a partire dalla data di trasposizione della direttiva o dalla data di classificazione o di riconoscimento da parte
         di uno Stato membro ai sensi della direttiva 79/409, se quest’ultima data è successiva. Secondo la Commissione, la decisione
         controversa non ha effetti giuridici sui richiedenti. Ne risulterebbe che l’interpretazione dei richiedenti, secondo cui la
         data di applicazione della direttiva alla zona DE4118401 è quella di adozione dell’elenco comunitario, è erronea.
      
      38     Quanto alla legittimazione ad agire dei richiedenti, la Commissione ritiene, in primo luogo, che questi ultimi, manifestamente,
         non siano direttamente interessati, ad eccezione del comune.
      
      39     La Commissione sottolinea che occorre distinguere la questione se le disposizioni controverse siano tali da essere applicate
         direttamente dalla questione se esse riguardino direttamente individui. Nella fattispecie, le disposizioni della direttiva
         combinate con la decisione controversa sarebbero tali da obbligare direttamente le autorità nazionali ad agire. 
      
      40     La Commissione aggiunge che il criterio decisivo a tale riguardo è relativo all’esistenza o meno di un potere discrezionale
         delle autorità nazionali, in quanto il pregiudizio diretto esiste solo in assenza di un tale potere. 
      
      41     A tale riguardo la Commissione sostiene che l’art. 6, n. 2, della direttiva prescrive di evitare il degrado o la perturbazione
         del sito. L’art. 6, nn. 3 e 4, della medesima direttiva prevederebbe un procedimento di autorizzazione per i piani e progetti
         che possono interessare il sito. In entrambi i casi, si tratterebbe di obblighi incombenti agli Stati membri e non agli individui.
      
      42     Innanzitutto, quanto all’art. 6, n. 2, della direttiva, gli Stati membri sarebbero invitati da tale disposizione ad adottare
         le opportune misure per evitare, nelle ZSC, il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione
         delle specie per le quali le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze
         significative per quanto riguarda gli obiettivi della direttiva.
      
      43     Secondo la Commissione, tale disposizione lascia perlomeno agli Stati membri un margine discrezionale su due punti relativi,
         in primo luogo, alla questione quando una perturbazione possa avere effetti significativi e, in secondo luogo, alla questione
         delle opportune misure per evitare il degrado e la perturbazione. La Commissione sottolinea che, qualora uno Stato membro
         non abbia fatto uso del suo potere discrezionale, è impossibile determinare se e in che modo la situazione giuridica dei richiedenti
         possa essere pregiudicata. 
      
      44     In secondo luogo, per quanto riguarda il presupposto di essere direttamente interessati, la Commissione ricorda che i richiedenti
         continuano ad essere obbligati a provare che ognuno di loro, secondo la sua situazione, è individualmente interessato dalla
         direttiva. 
      
      45     Orbene, secondo la Commissione, tale prova manca.
      46     A tale riguardo, la Commissione contesta l’argomento secondo cui i locatari sono interessati dalla direttiva allo stesso modo
         dei proprietari. La Commissione rileva che le considerazioni presentate dai richiedenti sono laconiche e che, peraltro, non
         comprendono alcun argomento relativo al pregiudizio dei richiedenti che beneficiano di un diritto di locazione. La Commissione
         conclude che non è possibile determinare, prima facie, i richiedenti che sarebbero individualmente interessati. 
      
       Sull’urgenza
      47     I richiedenti ritengono che, in mancanza di sospensione dell’esecuzione della decisione controversa, essi subiranno un danno
         grave e irreparabile.
      
      48     In primo luogo, la decisione controversa pregiudicherebbe i diritti di proprietà dei richiedenti, poiché questi non potrebbero
         più gestire liberamente i loro terreni. I richiedenti ritengono che, tenuto conto della situazione economica attuale, qualsiasi
         pregiudizio alla loro libertà di gestione, sia direttamente a causa del divieto di degrado previsto dall’art. 6, n. 2, della
         direttiva o a causa di restrizioni imposte alla gestione, possa far sì che le aziende agricole, forestali o ittiche nonché
         la piccola industria non siano più redditizie e debbano, per questo, essere abbandonate con il rischio di sparizione di tali
         attività e di perdita di posti di lavoro.
      
      49     In secondo luogo, la decisione controversa pregiudicherebbe le competenze del comune in materia di pianificazione territoriale,
         che sarebbero protette dal diritto costituzionale tedesco.
      
      50     In terzo luogo, i richiedenti sostengono che la sospensione dell’esecuzione della decisione controversa è necessaria, con
         riferimento a procedure successive, per consentire loro di fornire prove relative al fatto che le specie animali e vegetali
         protette non sono attualmente presenti sui siti controversi.
      
      51     Da parte sua, la Commissione considera che i primi due argomenti dei richiedenti sono formulati in termini generici, ipotetici
         e vaghi e non sono suffragati da elementi di prova.
      
      52     Quanto al terzo ed ultimo argomento dei richiedenti, la Commissione ritiene che questi ultimi abbiano la possibilità di fornire
         la prova in questione nel procedimento principale e che i loro argomenti non dimostrano quindi l’urgenza richiesta. 
      
       Giudizio del giudice del procedimento sommario
       Osservazioni preliminari sulla ricevibilità
      53     Va innanzitutto ricordato che, secondo una giurisprudenza ben consolidata, le condizioni previste dall’art. 104, n. 2, del
         regolamento di procedura richiedono che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali la domanda si fonda emergano
         in maniera coerente e comprensibile dal testo stesso della domanda di provvedimenti urgenti (ordinanze del presidente del
         Tribunale 7 maggio 2002, causa T‑306/01 R, Aden e a./Consiglio e Commissione, Racc. pag. II‑2387, punto 52, e 10 novembre
         2004, causa T‑303/04 R, European Dynamics/Commissione, Racc. pag. II‑3889, punti 63 e 64).
      
      54     Nella fattispecie, va constatato che, come sottolinea correttamente la Commissione, la domanda contiene pochi elementi che
         consentano al giudice del procedimento sommario di esaminare se, prima facie, la concessione dei provvedimenti richiesti sia
         giustificata. Tuttavia, nonostante la sua mancanza di chiarezza e la sua presentazione confusa, la domanda contiene una serie
         di motivi e argomenti diretti a dimostrare che le condizioni relative all’esistenza di un fumus boni iuris e all’urgenza sono
         soddisfatte, i quali hanno consentito alla Commissione di presentare le sue osservazioni e che permettono al giudice del procedimento
         sommario di statuire. Ciò premesso, non si può concludere per l’irricevibilità della domanda per mancato rispetto di quanto
         previsto dall’art. 104, n. 2, del regolamento di procedura.
      
       Sulla ricevibilità del ricorso nel procedimento principale
      55     Secondo una giurisprudenza costante, la ricevibilità del ricorso dinanzi al giudice del merito, in linea di principio, non
         deve essere esaminata nell’ambito di un procedimento sommario se non si vuole anticipare il giudizio della causa principale.
         Può tuttavia rivelarsi necessario, quando, come nella fattispecie, viene sollevata l’irricevibilità manifesta del ricorso
         principale su cui si innesta la domanda di provvedimenti urgenti, dimostrare l’esistenza di taluni elementi che consentono
         di concludere, prima facie, per la ricevibilità di un tale ricorso (ordinanze del presidente del Tribunale 15 febbraio 2000,
         causa T‑1/00 R, Hölzl e a./Commissione, Racc. pag. II‑251, punto 21, e 8 agosto 2002, causa T‑155/02 R, VVG International
         e a./Commissione, Racc. pag. II‑3239, punto 18).
      
      56     Ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE «[q]ualsiasi persona fisica o giuridica può proporre (…) un ricorso contro le decisioni
         prese nei suoi confronti e contro le decisioni che, pur apparendo come un regolamento o una decisione presa nei confronti
         di altre persone, la riguardano direttamente ed individualmente». Orbene, anche se l’art. 230, quarto comma, CE non disciplina
         espressamente la ricevibilità dei ricorsi di annullamento proposti da singoli nei confronti di una direttiva, emerge tuttavia
         dalla giurisprudenza che quest’unica circostanza non basta a dichiarare irricevibili tali ricorsi (sentenza del Tribunale
         17 giugno 1998, causa T‑135/96, UEAPME/Consiglio, Racc. pag. II‑2335, punto 63, e ordinanza del Tribunale 10 settembre 2002,
         causa T‑223/01, Japan Tobacco e JT International/Parlamento e Consiglio, Racc. pag. II‑3259, punto 28). 
      
      57     Peraltro, secondo una giurisprudenza costante, un atto ha portata generale se si applica a situazioni determinate oggettivamente
         e se produce effetti giuridici nei confronti di categorie di persone considerate in modo generale e astratto (sentenza del
         Tribunale 10 luglio 1996, causa T‑482/93, Weber/Commissione, Racc. pag. II‑609, punto 55, e ordinanza del Tribunale 15 dicembre
         2000, causa T‑113/99, Galileo e Galileo International/Consiglio, Racc. pag. II‑4141, punto 45).
      
      58     Tuttavia, non è escluso che una disposizione che ha, per sua natura e portata, un carattere normativo possa riguardare direttamente
         e individualmente una persona fisica o giuridica (sentenze della Corte 18 maggio 1994, causa C‑309/89, Cordoniu/Consiglio,
         Racc. pag. I‑1853, punto 19, e 22 novembre 2001, causa C‑451/98, Antillean Rice Mills/Consiglio, Racc. pag. I‑8949, punto 46).
      
      59     Inoltre, da una giurisprudenza consolidata deriva che perché incida direttamente su un singolo occorre che il provvedimento
         comunitario contestato produca direttamente effetti sulla sua situazione giuridica e non lasci alcun potere discrezionale
         ai destinatari del provvedimento stesso incaricati della sua applicazione, applicazione avente carattere meramente automatico
         e derivante dalla sola normativa comunitaria senza intervento di altre norme intermedie (v. sentenza della Corte 5 maggio
         1998, causa C‑386/96 P, Dreyfus/Commissione, Racc. pag. I‑2309, punto 43, e giurisprudenza citata, e ordinanza del Tribunale
         15 marzo 2004, causa T‑139/02, Institouto N. Avgerinopoulou e a./Commissione, Racc. pag. II‑875, punto 62, e giurisprudenza
         citata).
      
      60     Quanto all’interesse individuale, occorre rilevare che un atto di portata generale come una direttiva può riguardare individualmente
         persone fisiche o giuridiche solo qualora le riguardi in conseguenza di talune qualità che sono loro peculiari o di una situazione
         di fatto che le contraddistingue rispetto a qualsiasi altro soggetto e, pertanto, le identifica in modo analogo al destinatario
         di una decisione (sentenze della Corte 16 maggio 1991, causa C‑358/89, Extramet Industrie/Consiglio, Racc. pag. I‑2501, punto
         16; Codorniu/Consiglio, punto 58 supra, punto 20; Antillean Rice Mills/Consiglio, punto 58 supra, punto 49, e 25 luglio 2002,
         causa C‑50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc. pag. I‑6677, punto 36).
      
      61     Inoltre, nel caso in cui un ricorso sia presentato da diversi richiedenti, esso è ricevibile qualora uno di loro sia legittimato
         ad agire. In un caso del genere non occorre esaminare la legittimazione ad agire degli altri richiedenti (v., in tal senso,
         sentenza della Corte 24 marzo 1993, causa C‑313/90, CIRFS e a./Commissione, Racc. pag. I‑1125, punti 30 e 31).
      
      62     Nella fattispecie, va analizzata distintamente, da una parte, la situazione dei richiedenti residenti dello Haustenbach, del
         Furlbach, del Wehr-Wapelbach, del Rodenbach, Roden e Wapelbach e Nördliche Moosheide e dello Holter Wald (in prosieguo: i
         «residenti») e, dall’altra, la situazione del comune.
      
      63     In primo luogo, con riferimento agli argomenti avanzati dalle parti, vi è un serio dubbio quanto alla possibilità che i residenti
         siano direttamente ed individualmente interessati dalla decisione controversa. Infatti, secondo la giurisprudenza menzionata
         sopra al punto 59, spetta ai residenti dimostrare, in particolare, che la decisione controversa li interessa direttamente.
         Orbene, nella fattispecie non emerge, prima facie, dal fascicolo che la direttiva in base alla quale è stata accettata la
         decisione controversa non lasci alcun potere discrezionale alle autorità tedesche incaricate dell’applicazione della legislazione
         nazionale di attuazione della direttiva.
      
      64     In secondo luogo, per quanto riguarda il comune, è pacifico che quest’ultimo è interessato direttamente dalla decisione controversa.
      65     Ne consegue che, se il comune può dimostrare che la decisione controversa lo interessa a motivo di una situazione di fatto
         che lo contraddistingue rispetto a qualsiasi altra persona, il ricorso sarà ricevibile. 
      
      66     Tuttavia, il comune non fornisce elementi atti a dimostrare di essere interessato dalla decisione controversa per ragioni
         specifiche rispetto agli altri richiedenti, in modo da contraddistinguerlo sufficientemente per considerarlo individualmente
         interessato. 
      
      67     Quanto agli elementi presentati su tale punto nella domanda e riguardanti indistintamente tutti i richiedenti, occorre constatare,
         in primo luogo, che il fatto che i siti controversi siano asseritamente i soli siti che figurano nella decisione controversa
         a non soddisfare i criteri enunciati nella direttiva non è sufficiente, prima facie, a considerare che il comune è individualmente
         interessato da tale decisione.
      
      68     In secondo luogo, va osservato che, secondo una giurisprudenza costante, l’interesse generale che una persona giuridica come
         il comune può nutrire, in quanto soggetto competente sul suo territorio per le questioni di indole economica, al fine di ottenere
         un risultato favorevole alla prosperità economica del suo territorio non è, di per sé, sufficiente a considerarlo interessato,
         ai sensi dell’art. 173, quarto comma, CE (sentenza della Corte 10 aprile 2003, causa C‑142/00, Commissione/Nederlandse Antillen,
         Racc. pag. I‑3483, punto 69).
      
      69     Di conseguenza, alla luce degli argomenti presentati dalle parti in tale fase del procedimento, vi è un serio dubbio quanto
         alla possibilità che il comune sia individualmente interessato dalla decisione controversa.
      
      70     Del resto, il giudice del procedimento sommario non ritiene necessario, nelle circostanze della fattispecie, proseguire il
         suo esame della ricevibilità prima facie del ricorso per annullamento. Infatti, i richiedenti non hanno dimostrato, in ogni
         caso, che era urgente ordinare i provvedimenti provvisori richiesti.
      
       Sull’urgenza
      71     Occorre ricordare che l’urgenza di una domanda di provvedimenti provvisori deve essere valutata con riferimento alla necessità
         di statuire provvisoriamente per evitare che venga causato un danno grave ed irreparabile alla parte che chiede la misura
         provvisoria (ordinanza del presidente della Corte 6 febbraio 1986, causa 310/85 R, Deufil/Commissione, Racc. pag. 537, punto
         15, e ordinanza del presidente del Tribunale 30 giugno 1999, causa T‑13/99 R, Pfizer Animal Health/Consiglio, Racc. pag. II‑1961,
         punto 134). È a quest’ultima che spetta dimostrare di non poter attendere l’esito del procedimento principale senza subire
         un danno del genere (ordinanza del presidente della Corte 8 maggio 1991, causa C‑356/90 R, Belgio/Commissione, Racc. pag. I‑2423,
         punto 23, e ordinanza del presidente del Tribunale 15 novembre 2001, causa T‑151/01 R, Duales System Deutschland/Commissione,
         Racc. pag. II‑3295, punto 187).
      
      72     Anche se è vero che per stabilire, in sede di procedimento sommario, la sussistenza di un danno grave e irreparabile non è
         necessario esigere che il verificarsi del danno sia dimostrato con assoluta certezza, e anche se basta che il danno medesimo
         sia prevedibile con un sufficiente grado di probabilità, ciò non toglie che i richiedenti restano tenuti a comprovare i fatti
         sui quali sarebbe basata la prospettiva di tale danno grave e irreparabile per consentire al giudice del procedimento sommario
         di esaminarne la probabilità [v., in tal senso, ordinanza della Corte 29 giugno 1993, causa C‑280/93 R, Germania/Consiglio,
         Racc. pag. I‑3667, punto 34, e ordinanza del presidente della Corte 14 dicembre 1999, causa C‑335/99 P(R), HFB e a./Commissione,
         Racc. pag. I‑8705, punto 67]. 
      
      73     Nella fattispecie, occorre innanzitutto distinguere il pregiudizio asseritamente arrecato ai residenti, che, secondo i richiedenti,
         rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva in virtù della decisione controversa, dal pregiudizio asseritamente
         causato al comune. 
      
      74     Quanto al pregiudizio al libero esercizio dei diritti di godimento dei residenti, sia nella loro qualità di proprietari sia
         in quanto locatari, si tratta di rischi vaghi ed ipotetici. La domanda non contiene alcuna prova concreta e non spiega in
         cosa consistano tali rischi. Inoltre, le circostanze fatte valere non costituiscono un rischio attuale, ma un rischio futuro,
         incerto e aleatorio.
      
      75     Qualora l’argomento dei richiedenti relativo al pregiudizio asseritamente causato dalla decisione controversa a taluni impieghi
         possa essere inteso nel senso che il danno fatto valere verrebbe subito da persone diverse dai richiedenti, va constatato
         che un tale danno non può essere utilmente fatto valere dai richiedenti, dato che il danno che dovrebbe caratterizzare l’urgenza
         deve essere del richiedente (ordinanza Pfizer Animal Health/Consiglio, punto 71 supra, punto 136). 
      
      76     Qualora l’argomento relativo al pregiudizio ai diritti dei residenti, che includono la perdita del loro impiego, possa essere
         inteso nel senso che il danno allegato è di ordine economico, basta ricordare che un danno di questo tipo, salvo circostanze
         eccezionali, non può essere considerato irreparabile né difficilmente riparabile, se può costituire oggetto di una successiva
         compensazione finanziaria (v. ordinanza Pfizer Animal Health/Consiglio, punto 71 supra, punto 137, e giurisprudenza citata).
         Ebbene, nella fattispecie, i richiedenti non hanno fatto valere alcun elemento che possa essere considerato costitutivo di
         circostanze eccezionali.
      
      77     Quanto all’asserito pregiudizio alle competenze del comune in materia di pianificazione territoriale, gli argomenti di questo
         sono ipotetici. Come esso sottolinea, tali argomenti riguardano progetti di sviluppi futuri. Inoltre, la domanda contiene
         solo chiarimenti rudimentali relativi a tali progetti. Essa non contiene alcuna prova concreta e non spiega perché il danno
         allegato sarebbe grave e, per di più, irreparabile. Argomenti siffatti non dimostrano l’esistenza di un rischio di danno attuale,
         ma quella di un rischio futuro, incerto e aleatorio.
      
      78     Quanto al terzo argomento dei richiedenti relativo alla possibilità di fornire la prova dell’assenza di specie animali e vegetali
         protette nei siti controversi, la Commissione ha correttamente sostenuto che tale argomento non può dimostrare la prospettiva
         di un danno grave ed irreparabile.
      
      79     Ciò premesso, occorre considerare che gli elementi forniti dai richiedenti, che, come è stato rilevato sopra, sono generali,
         vaghi e ipotetici e non sono suffragati da prove sufficienti, non consentono di stabilire sufficientemente che, in mancanza
         di concessione delle misure provvisorie richieste, i richiedenti subirebbero un danno grave ed irreparabile.
      
      80     Ne consegue che i richiedenti non sono riusciti a dimostrare che la condizione relativa all’urgenza fosse soddisfatta. Ne
         consegue che la domanda di provvedimenti urgenti deve essere respinta, senza che sia necessario esaminare se le altre condizioni
         di concessione di misure provvisorie siano soddisfatte. 
      
      Per questi motivi,
      IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE
      così provvede:
      1)      La domanda di provvedimenti urgenti è respinta.
      2)      Le spese sono riservate.
      Lussemburgo, 5 luglio 2005
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               H. Jung 
            
             
            
                     B. Vesterdorf
            
         
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      ALLEGATO
      Bernhard Bröckling, residente in Hövelhof (Germania),
      
      Johannes Bröckling, residente in Hövelhof,
      
      Hedwig Bröckling, residente in Hövelhof,
      
      Josef Flüter, residente in Hövelhof,
      
      Karl-Heinz Fritze, residente in Hövelhof,
      
      Heinz Göke, residente in Hövelhof,
      
      Alwine Griffiths, residente in Hövelhof,
      
      Dieter Johannesmeier, residente in Hövelhof,
      
      Reinhard Jostwerner, residente in Hövelhof,
      
      Meinolf Kirchhoff, residente in Hövelhof,
      
      Ursula Klausfehring, residente in Hövelhof,
      
      Gerhard Korsmeier, residente in Hövelhof,
      
      Raimund Korsmeier, residente in Hövelhof,
      
      Mike Leuschner, residente in Hövelhof,
      
      Jürgen Linse,  residente in Hövelhof,
      
      Martin Steffens, residente in Hövelhof,
      
      Hartwig Pollmeier, residente in Hövelhof,
      
      Anton Rampsel, residente in Hövelhof,
      
      Irene Rampsel, residente in Hövelhof,
      
      Franz-Josef Regenhard, residente in Hövelhof,
      
      Johannes Relard, residente in Hövelhof,
      
      Karl-Heinz Relard, residente in Hövelhof,
      
      Hubert Rodehutscord, residente in Hövelhof,
      
      Heinz Schlotmann, residente in Hövelhof,
      
      Norbert Altemeyer, residente in Hövelhof,
      
      Beate Beckmann,  residente in Schloß Holte Stukenbrock (Germania), 
      
      Gerhard Benteler, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Rainer Benteler, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Carl-Stefan Biermeier, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Josef Biermeier, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Manfred Block, residente in Hövelhof,
      
      Ludwig Brinkmann, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Karl-Heinz Deppe, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Friedhelm Dirks, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Siegfried Engelns, residente in Hövelhof,
      
      Wilhelm Ennekens, residente in Hövelhof,
      
      Johannes Evers, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Elke Furlkröger, residente in Hövelhof,
      
      Reinhard Furlmeier, residente in Hövelhof,
      
      Andreas Gutsche, residente in Hövelhof,
      
      Franz Hachmann, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Heinz Meermeier, residente in Hövelhof,
      
      Barbara Meermeier, residente in Hövelhof,
      
      Heike Meuser, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Ferdinand Brock,  residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Maria Brock, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Monika Plaßhenrich, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Heinrich Plaßhenrich, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Manfred Jürgenliemke, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Ludwig Teichmann, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Ute Teichmann, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Senne Großwild Safariland GmbH con sede in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Renate Henning, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Udo Henning, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Karl-Heinz Kleinemeier, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Hubert Sander, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Elisabeth Kipshagen, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Meinolf Benteler, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Richard Berens, residente in Hövelhof,
      
      Hans-Josef Joachim, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Inge Jostameling, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Rudolf Jürgenliemke, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Edmund Jürgenliemke, Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Kunigunde Jürgenliemke, Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Franz-Josef Kipshagen, residente in Schloß Holte Stukenbrock, (Germania),
      
      Heidrun Kreyer, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Werner Lienen, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Ulrich Wend, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Monika Winter,  residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Christiane Füchtemeier, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Frank Röllke, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Gabriele Berenbrinker, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Josef Delker, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Josef Dresselhaus, residente in Verl,
      
      Norbert Hunke, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Heribert Rodenbeckenschnieder, residente in Verl,
      
      Josef Ewers, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Gemeinde Hövelhof con sede in Hövelhof,
      
      Bussemas & Pollmeier GmbH & Co. KG con sede in Verl,
      
      Reinhard Goldkuhle, residente in Schloß Holte Stukenbrock,
      
      Meinolf Maasjost, residente in Verl.
      
      * Lingua processuale: il tedesco.