CELEX: 52013PC0798
Language: it
Date: 2013-11-18
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa ai marittimi, che modifica delle direttive 2008/94/CE, 2009/38/CE, 2002/14/CE, 98/59/CE e 2001/23/CE

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		52013PC0798
		
			Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa ai marittimi, che modifica delle direttive 2008/94/CE, 2009/38/CE, 2002/14/CE, 98/59/CE e 2001/23/CE /* COM/2013/0798 final - 2013/0390 (COD) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Le direttive UE in materia di diritto del lavoro
sono in genere applicabili a tutti i settori di attività e a tutte le categorie
di lavoratori. I marittimi tuttavia sono o possono essere esclusi dal campo
d'applicazione di sei direttive, senza alcuna giustificazione esplicita. Le
direttive in questione sono:
•        la direttiva 2008/94/CE[1] relativa alla tutela dei
lavoratori subordinati in caso d'insolvenza del datore di lavoro (nel seguito
"direttiva sull'insolvenza del datore di lavoro");
•        la direttiva 2009/38/CE[2] riguardante l'istituzione di un
comitato aziendale europeo (nel seguito "direttiva sul comitato aziendale
europeo");
•        la direttiva 2002/14/CE[3] che istituisce un quadro
generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori (nel
seguito "direttiva in materia di informazione e consultazione");
•        la direttiva 98/59/CE[4] concernente il ravvicinamento
delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi
(nel seguito "direttiva sui licenziamenti collettivi");
•        la direttiva 2001/23/CE[5] concernente il mantenimento dei
diritti dei lavoratori subordinati in caso di trasferimenti di imprese (nel
seguito "direttiva sui trasferimenti di imprese");
•        la direttiva 96/71/CE[6] relativa al distacco dei
lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi (nel seguito
"direttiva sul distacco dei lavoratori").
A seconda della situazione a livello nazionale, le
esclusioni possono avere ripercussioni negative su una serie di diritti
riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in
particolare il diritto all'informazione e alla consultazione nell'ambito
dell'impresa (articolo 27) e il diritto a condizioni di lavoro giuste ed eque
(articolo 31).
La maggior parte degli Stati membri ha fatto
ricorso in misura ridotta o inesistente alle esclusioni. Otto Stati membri[7] non hanno escluso i marittimi
da nessuna delle suddette direttive e altri otto hanno fatto uso di una sola
esclusione. Questa situazione fa insorgere il rischio potenziale che le stesse
categorie di lavoratori siano trattate in modo diverso nei vari Stati membri.
Inoltre, come sottolineato in precedenza dalla
Commissione, il numero di marittimi di nazionalità dell'UE è in costante calo e
questo potrebbe costituire un problema per il futuro, in particolare perché
l'esperienza offshore è essenziale per alcuni posti di lavoro a terra. Benché
ciò possa essere la conseguenza di diversi fattori, la mancanza di interesse
per le carriere marittime può essere aggravata dall'impressione che i marittimi
siano meno tutelati rispetto ad altri lavoratori[8].
La situazione attuale non garantisce di
conseguenza la parità delle condizioni di concorrenza sul mercato europeo,
poiché alcune società sono esentate da taluni obblighi, in particolare in
termini d'informazione e di consultazione, obbligatori invece per le aziende
concorrenti con sede negli altri Stati membri.
La presente proposta intende pertanto migliorare,
nella legislazione dell'UE sul lavoro, il livello di protezione dei diritti
sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e a garantire
condizioni omogenee di concorrenza a livello dell'UE. Essa contribuisce inoltre
agli obiettivi strategici sanciti dall'articolo 151 del trattato sul
funzionamento dell'Unione europea, in particolare la promozione
dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, una
protezione sociale adeguata e il dialogo sociale.
1.1.        Coerenza con altre politiche
e obiettivi orizzontali dell'UE
La presente iniziativa mira a valutare la portata
e i motivi dell'esclusione o della facoltà di escludere i marittimi dalle
direttive in materia di diritto del lavoro. La Commissione si è impegnata a
garantire la compatibilità di ogni nuova proposta legislativa con la Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione europea e a valutare le ripercussioni di tutte le
proposte di questo tipo sui diritti e principi sanciti dalla Carta. Nella
fattispecie l'eliminazione delle esclusioni avrebbe un'incidenza positiva sui
diritti tutelati a norma degli articoli 27 e 31 della Carta.
Essa è inoltre in totale sintonia con la politica
marittima integrata per l'Unione europea istituita nel 2007, mediante il
cosiddetto "Libro blu"[9].
Nel "Libro blu" la Commissione ha insistito sul suo obiettivo
"di accrescere il numero e la qualità delle professioni del mare
per i cittadini europei", sottolineando in particolare che:
"Un miglioramento della politica del
personale e delle condizioni di lavoro (inclusa la salute e la sicurezza),
accompagnato da uno sforzo comune di tutte le parti interessate del settore
marittimo e da un quadro normativo efficiente che tenga conto del suo contesto
globale, è necessario per attrarre i cittadini europei verso questo
settore".
Al fine di conseguire il suddetto obiettivo la Commissione
ha dichiarato la sua intenzione di riesaminare, "in stretta collaborazione
con le parti sociali, le esenzioni applicate ai settori marittimi nel quadro
del diritto del lavoro comunitario".
Nella sua comunicazione sulla "crescita
blu"[10]
approvata dai ministri europei responsabili della politica marittima integrata
con la dichiarazione di Limassol[11],
la Commissione ha ribadito l'obiettivo di accrescere il numero e la qualità dei
posti di lavoro nel settore marittimo.
La presente proposta è inoltre coerente con la
strategia Europa 2020 e con i suoi obiettivi, in particolare in termini di
occupazione. Migliorare la qualità del lavoro e le condizioni di lavoro, e in
particolare rivedere la legislazione in vigore e fornire un quadro legislativo
UE più intelligente per l'occupazione e per la salute e la sicurezza al lavoro
sono altrettante azioni chiave nel quadro della "Agenda per nuove
competenze e per l'occupazione: Un contributo europeo verso la piena
occupazione"[12].

2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
2.1.        Consultazione delle parti
interessate
La presente proposta è stata preceduta da una
serie di consultazioni, sia specifiche sia generali. La Commissione si è anche
avvalsa di esperti esterni per la preparazione di questa iniziativa.
Aspetti generali
Nell'ambito dell'elaborazione di una politica
marittima integrata, la questione delle esclusioni dalla legislazione dell'UE
sul lavoro è stata affrontata nel Libro verde del 2006[13]. Nella sua comunicazione del
2007[14],
la Commissione ha tratto alcune conclusioni dalla consultazione avviata con il
Libro verde. Sulla questione dell'occupazione nel settore marittimo, la
Commissione afferma che "i pareri divergono sulla questione se sia o meno
giustificato che determinati settori marittimi restino esclusi dalla
legislazione sociale dell'UE e su quali in particolare debbano esserlo, ma vi è
consenso sulla necessità di contribuire a condizioni di concorrenza eque
globali per il settore e sul ruolo che la normativa UE può svolgere in proposito".
Aspetti specifici
Nell'ottobre 2007 la Commissione ha adottato una
comunicazione[15]
con cui ha avviato la prima fase di consultazione delle parti sociali europee,
conformemente all'articolo 154 del trattato sul funzionamento dell'Unione
europea (TFUE). A questa ha fatto seguito nell'aprile 2009 il lancio della
seconda fase di consultazione delle parti sociali europee.
Dalle consultazioni è emerso che le parti sociali
nel settore dei trasporti marittimi avevano opinioni divergenti in merito alla
necessità di eliminare le esclusioni esistenti. Mentre la Federazione europea
dei lavoratori dei trasporti (ETF) era favorevole all'eliminazione di tutte le
esclusioni, l'Associazione degli armatori della Comunità europea (ECSA)
riteneva ancora validi i motivi che avevano portato all'introduzione delle
stesse e che erano legati alle specificità del settore del trasporto marittimo.
Tali esclusioni andavano pertanto mantenute.
Dal canto loro, le due controparti del settore
della pesca erano a favore dell'abolizione di alcune delle esclusioni vigenti
(direttiva sull'insolvenza, direttiva sui licenziamenti collettivi e direttiva
sui trasferimenti di imprese) o dell'adozione di disposizioni specifiche
equivalenti, in particolare in materia d'informazione e di consultazione. Esse
non hanno preso posizione in merito alla direttiva sul comitato aziendale
europeo.
A tutti gli Stati membri è stato inviato un
questionario particolareggiato. Vi hanno risposto 20 Stati membri[16]. Le informazioni ricevute sono
riportate nell'allegato 3 della relazione sulla valutazione d'impatto.
In sintesi è opportuno sottolineare che gli Stati
membri che hanno scelto di applicare le disposizioni delle direttive ai
marittimi sono unanimi nell'asserire che non sembrano esservi costi aggiuntivi
significativi rispetto alla loro applicazione alle società onshore. Nessuno di
questi Stati membri, dei quali alcuni con un importante settore marittimo, è a
conoscenza di eventuali ripercussioni negative, in particolare nell'eventualità
della vendita di una nave. Al contrario, mentre le flotte degli Stati membri
che applicavano le esclusioni si sono ridotte, in alcuni paesi marittimi che
non applicano le esclusioni si è constatato un incremento della flotta.
Gli Stati membri che si sono avvalsi delle
esclusioni e delle deroghe sono unanimi nel sostenere che queste devono essere
mantenute in vigore e che l'applicazione delle direttive al settore marittimo
comporterebbe ingenti costi aggiuntivi. Gli Stati membri in questione non
forniscono alcuna indicazione sull'importo di tali costi.
Esperti esterni
La task force sull'occupazione marittima e la
competitività, istituita dalla Commissione europea nel quadro della politica
marittima integrata, ha presentato la sua relazione nel luglio 2011[17]. Sulla questione dell'esclusione
dei marittimi da alcune direttive in materia di diritto del lavoro, la task
force ha dichiarato:
"Da quando sono state adottate le
disposizioni in questione sono sopraggiunti importanti cambiamenti, in
particolare nelle tecnologie della comunicazione, che potrebbero attualmente
agevolare il rispetto dei requisiti sull'informazione e la consultazione.
L'eliminazione delle esclusioni o l'applicazione di requisiti adeguati alle
particolari circostanze delle attività marittime aiuterebbe a dissipare l'impressione
che i marittimi siano meno tutelati dal diritto del lavoro dell'Unione europea
rispetto ad altri lavoratori subordinati, il che può contribuire a rendere meno
attrattive le carriere marittime".
La Commissione ha indetto un bando di gara per uno
studio inteso a coadiuvare la preparazione di una valutazione d'impatto
riguardo al possibile riesame delle attuali esclusioni dei lavoratori marittimi
dal campo di applicazione delle direttive UE in materia di diritto del lavoro.
Lo studio è stato realizzato da un consorzio guidato dalla MRAG Limited. La
relazione finale[18]
è stata presentata nel dicembre 2010.
2.2.        Valutazioni d'impatto
Dalle discussioni e consultazioni con le parti
interessate sono emerse le seguenti opzioni strategiche per la valutazione dell'impatto:
Opzione strategica 1: nessuna azione a livello
dell'UE
Applicando quest'opzione l'UE non prenderebbe
nessuna iniziativa, sia essa legislativa o non legislativa. Le direttive
vigenti rimarrebbero in vigore nella loro forma attuale.
Secondo le attuali tendenze è probabile che il
declino nel numero dei marittimi europei si confermi, con un conseguente
aumento del numero di posti di lavoro a bordo di navi europee coperto da
personale proveniente da paesi terzi.
Opzione strategica 2: deroga condizionata alla
garanzia di un livello equivalente di protezione
Questa opzione implicherebbe la sostituzione delle
semplici esclusioni con una disposizione che consentisse agli Stati membri di
derogare alle disposizioni della direttiva per i marittimi, a condizione che
venga assicurato un livello di protezione equivalente a quello delle direttive
e la sua effettiva fruizione da parte dei dipendenti interessati.
Questa opzione permetterebbe di adeguare il quadro
normativo alle specificità del settore marittimo, segnatamente la lontananza
dei lavoratori dalle sedi della società per periodi molto lunghi, ma
continuerebbe ad imporre agli Stati membri di garantire, se non le modalità
pratiche della sua attuazione, per lo meno la sostanza della protezione.
Opzione strategica 3: eliminazione delle
esclusioni in tutte le direttive
Questa opzione si baserebbe sul presupposto che
tutte le direttive fossero inizialmente intese a comprendere tutti i settori di
attività e che l'esclusione dei marittimi sia ingiustificata.
Opzione strategica 4: adeguamento della
normativa alle specificità del settore
Questa opzione comporterebbe l'adozione di norme
sostanziali volte ad adeguare i testi giuridici alle caratteristiche del
settore marittimo. Ad esempio, nel settore marittimo la compravendita di navi è
prassi comune. In questo mercato altamente competitivo l'adozione di norme non
dovrebbe provocare uno svantaggio in termini di concorrenza per il venditore di
una nave con sede nell'UE.
In funzione di ogni singola direttiva potrebbe essere
necessario prevedere modalità particolari relative ai criteri da soddisfare per
poter diventare rappresentanti dei lavoratori o riguardo all'applicazione di
regole generali alla vendita di una nave.
La classifica delle opzioni strategiche è stata
presentata in modo autonomo per ciascuna direttiva, dal momento che la
soluzione migliore potrebbe essere diversa da una direttiva all'altra. In
effetti l'approccio più funzionale per questa iniziativa consisterebbe nel
combinare le quattro diverse opzioni strategiche, in funzione di ogni singola
direttiva:
·              
l'opzione 3 (eliminazione delle esclusioni) per la
direttiva sull'insolvenza;
·              
l'opzione 3 (eliminazione delle esclusioni) per la
direttiva sul comitato aziendale europeo;
·              
l'opzione 2 (livello di protezione equivalente) per
la direttiva in materia di informazione e consultazione;
·              
l'opzione 4 (disposizioni specifiche) per la
direttiva sui licenziamenti collettivi;
·              
l'opzione 4 (disposizioni specifiche) per la
direttiva sui trasferimenti di imprese;
·              
l'opzione 1 (nessuna azione) per la direttiva sul
distacco dei lavoratori.
La presente proposta rispecchia le conclusioni
della relazione sulla valutazione d'impatto per quanto riguarda la classifica
delle opzioni strategiche.
Le ripercussioni dell'iniziativa sulle PMI,
essenzialmente piccole e microimprese, sono limitate in quanto le direttive
escludono già in ampia misure le piccole e microimprese.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
La presente proposta introduce modifiche a
cinque direttive in vigore. Essa riconosce in particolare un diritto
incondizionato all'informazione e alla consultazione dei lavoratori marittimi
in tutte le direttive che in passato autorizzavano eccezioni e deroghe a tale
diritto (direttiva sul comitato aziendale europeo, direttiva in materia di
informazione e consultazione, direttiva sui licenziamenti collettivi, direttiva
sui trasferimenti di imprese).
Le procedure di informazione e di
consultazione dei lavoratori contribuiscono a migliorare la gestione delle
società e a limitare le conseguenze negative di ristrutturazioni improvvise. Le
imprese trarranno beneficio da una migliore comunicazione ai dipendenti delle
informazioni sulle strategie aziendali e sulle motivazioni alla base di
determinate decisioni, in particolare in periodi di cambiamenti, e questo senza
costi proibitivi per i datori di lavoro.
La presente proposta riconosce anche altri
diritti tenuto conto delle specificità del settore (eliminazione in alcuni casi
specifici dei periodi di riflessione nella direttiva sui licenziamenti collettivi
o del trasferimento del contratto/rapporto di lavoro nella direttiva sui
trasferimenti di imprese).
In considerazione del tipo di modifiche, della
loro natura settoriale e del principio di economia procedurale è preferibile
modificare le direttive tramite una direttiva unica.
Base giuridica
La presente proposta introduce modifiche a
cinque direttive esistenti: le direttive 2008/94/CE, 2009/38/CE, 2002/14/CE,
98/59/CE e 2001/23/CE. Tre di queste direttive sono state adottate avendo come
base giuridica l'articolo 153 del TFUE (ex articolo 137 del trattato CE): le
direttive 2009/38/CE, 2002/14/CE e 2008/94/CE. Le basi giuridiche delle
direttive 98/59/CE e 2001/23/CE sono rispettivamente gli articoli 100 CE e
94 CE, equivalenti all'attuale articolo 115 del TFUE.
Nonostante le diverse basi giuridiche delle
direttive da modificare, se si considera il loro contenuto la loro funzione è
chiaramente quella di sostenere e integrare le attività degli Stati membri nei
settori elencati all'articolo 153, paragrafo 1, del TFUE, al fine di promuovere
gli obiettivi della politica sociale dell'Unione.
L'articolo 153, paragrafo 2, del TFUE è
pertanto la base giuridica adeguata per un'unica proposta che modifichi le
suddette cinque direttive.
Sussidiarietà e proporzionalità
Il presente esercizio riguarda il riesame di
cinque direttive. In quanto tale ciò può essere effettuato solo a livello
dell'UE, mediante una direttiva o una serie di direttive che modifichino gli
atti vigenti.
Questa iniziativa riguarda un settore soggetto
a un'agguerrita concorrenza internazionale, con un'elevata percentuale di
lavoratori a bordo di navi di uno Stato membro ma provenienti da altri Stati
membri o da paesi terzi. Di conseguenza le opzioni strategiche prescelte sono
state esaminate con attenzione in riferimento alle conseguenze sul settore in
termini di competitività e di costi.
Dal momento che l'attuale situazione giuridica
provoca una disparità di trattamento per la medesima categoria di lavoratori da
parte di diversi Stati membri, a seconda che tali Stati membri applichino o
meno le esenzioni e deroghe consentite dalla legislazione vigente,
un'iniziativa dell'UE assicurerebbe condizioni omogenee di concorrenza quanto
meno tra le navi battenti bandiera di uno Stato membro.
La soluzione proposta intende evitare di
imporre oneri eccessivi e si basa su un'attenta analisi della proporzionalità.
Scelta dello strumento
Lo strumento prescelto è una direttiva. Altri
strumenti non sarebbero stati adeguati. Lo scopo è modificare cinque direttive
in vigore e ciò è possibile soltanto mediante una direttiva.
Spiegazione dettagliata delle disposizioni
della proposta
La scelta dell'opzione strategica da attuare
mediante le disposizioni di seguito descritte è conforme alle conclusioni della
valutazione d'impatto[19]
effettuata dalla Commissione per quanto riguarda ciascuna delle direttive (come
descritto al precedente punto 2.2).
Articolo 1
Questo articolo prevede la soppressione
dell'articolo 1, paragrafo 3, lettera b), della direttiva 2008/94/CE. Ciò eliminerà
la possibilità di escludere i pescatori retribuiti a percentuale dal campo di
applicazione della direttiva sull'insolvenza del datore di lavoro.
Articolo 2
L'articolo 2 sopprime l'articolo 1, paragrafo
7, della direttiva 2009/38/CE. Al personale navigante della marina mercantile
si applicheranno quindi le disposizioni della direttiva sul comitato aziendale
europeo.
Articolo 3
Questo articolo modifica l'articolo 3,
paragrafo 3, della direttiva 2002/14/CE al fine di chiarire che gli Stati
membri possono derogare alle disposizioni generali della direttiva solo a
condizione di assicurare un livello di protezione equivalente e la sua
effettiva fruizione da parte dei dipendenti interessati.
Articolo 4
Questo articolo introduce quattro modifiche
della direttiva 98/59/CE.
La prima modifica riguarda la definizione di
"trasferimento", in riferimento alla direttiva 2001/23/CE.
La seconda modifica sopprime l'articolo 1,
paragrafo 2, lettera c), facendo così rientrare gli equipaggi di navi marittime
nel campo d'applicazione della direttiva sui licenziamenti collettivi.
La terza modifica chiarisce che la notifica di
cui all'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva dovrebbe sempre essere
trasmessa all'autorità competente dello Stato di bandiera. Questo chiarimento è
necessario a causa della potenziale coesistenza di contratti di lavoro conclusi
in virtù di legislazioni nazionali diverse.
La quarta modifica inserisce una nuova
disposizione secondo cui gli Stati membri possono concedere all'autorità
pubblica competente il diritto di derogare, in tutto o in parte, alle
disposizioni concernenti il "periodo di riflessione" quando il
previsto licenziamento collettivo è effettuato a seguito di un trasferimento
avente per oggetto esclusivamente una o più navi, o quando il datore di lavoro
gestisce una sola nave. Gli Stati membri che intendano ricorrere alla suddetta
deroga sono tenuti a consultare le parti sociali al momento di recepire tale
disposizione nella propria legislazione. Questa modifica tiene conto delle
caratteristiche del settore marittimo. L'applicazione del "periodo di
riflessione" al mercato altamente competitivo della compravendita delle
navi metterebbe il venditore dell'UE in una posizione di svantaggio
concorrenziale. La nuova disposizione prevede inoltre misure di salvaguardia
per le compagnie di navigazione che gestiscono una sola nave. 
Va sottolineato che, nel caso di una vendita
che riguardi esclusivamente una o più navi o nel caso di un datore di lavoro
che gestisca una nave, continua ad applicarsi l'obbligo di informazione e di
consultazione di cui all'articolo 2.
La direttiva resta applicabile nella sua
interezza in tutte le altre circostanze in cui sia previsto il licenziamento
collettivo dei membri dell'equipaggio di una nave.
Articolo 5
L'attuale articolo 1, paragrafo 3, della
direttiva 2001/23/CE è abrogato. La direttiva è resa integralmente applicabile
alle navi marittime registrate in uno Stato membro e/o battenti bandiera di uno
Stato membro, a prescindere dalla loro posizione. Tuttavia, tenuto conto delle
caratteristiche specifiche del settore marittimo, gli Stati membri possono,
previa consultazione delle parti sociali, derogare alle disposizioni del capo
II della direttiva nel caso di trasferimenti riguardanti esclusivamente una o
più navi marittime, o qualora l'impresa o lo stabilimento oggetto del
trasferimento gestisca una sola nave marittima. Ne consegue che, nei casi di
trasferimenti riguardanti esclusivamente navi o di imprese che gestiscano una
sola nave, si applicano quanto meno le disposizioni della direttiva in materia
di informazione e consultazione.
Le navi rientrano pienamente nel campo di
applicazione della direttiva qualora rappresentino una delle attività oggetto
del trasferimento.
Articolo 6
L'articolo 6 contiene una clausola di non regresso.
Questa è finalizzata alla tutela dei diritti dei lavoratori che rientrano nel
campo di applicazione della proposta, come riconosciuto dagli Stati membri
prima della sua entrata in vigore.
Articolo 7
L'articolo 7 contiene una clausola di riesame.
Scopo del riesame è controllare l'attuazione e l'applicazione degli articoli 4
e 5 della direttiva negli Stati membri, in particolare riguardo a due
questioni: il fenomeno del cambiamento di bandiera e il livello di occupazione
dei marittimi dell'UE. 
Articolo 8 
Al fine di prendere in considerazione le
differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda la natura del settore
marittimo e la misura in cui i marittimi sono inclusi nel campo di applicazione
delle legislazioni nazionali del lavoro, l'articolo 8 stabilisce un periodo di
transizione di 5 anni.
Articoli 9 e 10
Si tratta di disposizioni standard concernenti
l'entrata in vigore e i destinatari della direttiva.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO
La proposta non comporta alcuna incidenza sul
bilancio dell'Unione.
5.           INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
Tavola di concordanza
Gli Stati membri sono tenuti a comunicare alla
Commissione il testo delle disposizioni nazionali di recepimento della
direttiva, ma non sono tenuti a fornire una tavola di concordanza.
Spazio economico europeo
L'atto proposto riguarda un settore
contemplato dall'accordo SEE ed è quindi opportuno estenderlo allo Spazio
economico europeo.
2013/0390 (COD)
Proposta di
DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
relativa ai marittimi, che modifica delle
direttive 2008/94/CE, 2009/38/CE, 2002/14/CE, 98/59/CE e 2001/23/CE
(Testo rilevante ai fini del SEE)
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO
DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, in particolare l'articolo 153, paragrafo 2,
vista la proposta della Commissione europea,
previa trasmissione del progetto di atto
legislativo ai parlamenti nazionali,
visto il parere del Comitato economico e
sociale europeo[20],
visto il parere del Comitato delle regioni[21],
deliberando secondo la procedura legislativa
ordinaria,
considerando quanto segue:
(1)       Ai sensi dell'articolo 153
del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), il Parlamento
europeo e il Consiglio possono, secondo la procedura legislativa ordinaria,
adottare mediante direttive le prescrizioni minime applicabili progressivamente
e volte a migliorare le condizioni di impiego, la protezione dei lavoratori in
caso di risoluzione del contratto di lavoro, l'informazione e la consultazione
dei lavoratori e l'ambiente di lavoro per proteggere la sicurezza e la salute
dei lavoratori. Tali direttive devono evitare di imporre vincoli
amministrativi, finanziari e giuridici di natura tale da ostacolare la
creazione e lo sviluppo di piccole e medie imprese.
(2)       La direttiva 2008/94/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, relativa alla tutela
dei lavoratori subordinati in caso d'insolvenza del datore di lavoro[22], la direttiva 2009/38/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante l'istituzione
di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la
consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di
dimensioni comunitarie[23],
la direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo
2002, che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla
consultazione dei lavoratori[24],
la direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti
collettivi[25]
e la direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento
dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti
o di parti di imprese o di stabilimenti[26]
escludono o consentono agli Stati membri di escludere dal loro ambito di
applicazione il personale navigante.
(3)       Nella misura in cui
l'esistenza e/o la possibilità di introdurre esclusioni non sia fondata su
ragioni oggettive, essa va soppressa.
(4)       La presente direttiva
rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti nella Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il diritto
all'informazione e alla consultazione nell'ambito dell'impresa (articolo 27) e
il diritto a condizioni di lavoro giuste ed eque (articolo 31), come previsto
dall'articolo 6 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva deve
essere applicata conformemente a tali diritti e principi. Tuttavia l'esistenza
e/o la facoltà di introdurre esclusioni può impedire o limitare la possibilità
per il personale navigante di godere pienamente del diritto all'informazione e
alla consultazione e del diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e
dignitose, entrambi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione
europea.
(5)       Il quadro normativo attuale
fa insorgere disparità di trattamento per la medesima categoria di lavoratori
da parte di diversi Stati membri, a seconda che siano applicate o meno le
esenzioni e deroghe consentite dalla vigente legislazione. Un numero
significativo di Stati membri è ricorso in misura limitata alle esclusioni. 
(6)       Il 10 ottobre 2007 la
Commissione ha presentato la sua concezione di una politica marittima integrata
per l'Unione europea, il "Libro blu"[27].
Questa impostazione si basa sulla constatazione che tutte le questioni connesse
agli oceani e ai mari europei sono correlate e che le politiche marittime, per
ottenere i risultati auspicati, devono essere sviluppate in modo coordinato.
(7)       Il Libro blu[28] ha sottolineato la necessità
di accrescere il numero e la qualità dei posti di lavoro per i cittadini
europei e l'importanza di migliorare le condizioni di lavoro a bordo.
(8)       A norma dell'articolo 154,
paragrafo 2, del TFUE la Commissione ha consultato le parti sociali a livello
europeo sul possibile orientamento di un'azione dell'Unione in questo settore.
(9)       Tenuto conto degli sviluppi
tecnologici degli ultimi anni, in particolare in materia di tecnologie della
comunicazione, è opportuno aggiornare le prescrizioni relative all'informazione
e alla consultazione. 
(10)     Occorre rispettare i diritti
dei marittimi disciplinati dalla presente direttiva e riconosciuti dagli Stati
membri nelle legislazioni nazionali di attuazione delle direttive 2008/94/CE,
2009/38/CE, 2002/14/CE, 98/59/CE e/o 2001/23/CE.
(11)     La presente direttiva
contribuisce alla realizzazione degli obiettivi previsti dall'articolo 151 del
TFUE.
(12)     È pertanto opportuno
modificare le direttive in materia di diritto del lavoro che escludono i
marittimi dal proprio campo d'applicazione o che consentono deroghe che non
siano giustificate da ragioni obiettive.
(13)     Poiché gli obiettivi della
presente direttiva non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli
Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni e degli effetti
dell'azione, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può
intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del
trattato dell'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è
necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di
proporzionalità enunciato nello stesso articolo,
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
Modifica della direttiva
2008/94/CE
all'articolo 1, il paragrafo 3 è sostituito
dal seguente: 
"3. Gli Stati membri possono, qualora il
diritto nazionale preveda già disposizioni in tal senso, continuare ad
escludere dall'ambito d'applicazione della presente direttiva i lavoratori
domestici occupati presso una persona fisica".
Articolo 2
Modifica della direttiva
2009/38/CE
La direttiva 2009/38/CE è così modificata:
All'articolo 1, il paragrafo 7 è soppresso.
Articolo 3
Modifiche della direttiva
2002/14/CE
La direttiva 2002/14/CE è così modificata:
all'articolo 3, il paragrafo 3 è sostituito
dal seguente:
"3. Gli Stati membri possono derogare
alla presente direttiva mediante disposizioni particolari applicabili agli
equipaggi delle navi d'alto mare, a condizione che tali disposizioni
particolari garantiscano un livello equivalente di protezione del diritto
all'informazione e alla consultazione e il suo effettivo esercizio da parte dei
dipendenti interessati".
Articolo 4
Modifiche della direttiva
98/59/CE
La direttiva 98/59/CE è così modificata:
(1)                   
l'articolo 1 è così modificato:
(a)         
al paragrafo 1 è aggiunta la seguente lettera
c): 
"c) 'trasferimento' è inteso ai sensi della
direttiva 2001/23/CE.";
(b)         
all'articolo 1, paragrafo 2, la lettera c) è
soppressa;
(2)                   
all'articolo 3, paragrafo 1, è inserito il secondo
comma seguente:
"Quando i progetti di licenziamenti
collettivi riguardano i membri dell'equipaggio di una nave marittima, la
notifica viene inviata all'autorità competente dello Stato membro di cui la
nave batte bandiera.";
(3)              
all'articolo 4 è inserito il seguente paragrafo
1 bis: 
"1 bis. Quando i progetti di
licenziamenti collettivi dei membri di un equipaggio sono effettuati in
relazione o a seguito di un trasferimento di una nave marittima, gli Stati
membri possono, previa consultazione delle parti sociali, concedere all'autorità
pubblica competente la facoltà di derogare, in tutto o in parte, al periodo di
cui al paragrafo 1 nei seguenti casi:
(a)          
l'oggetto del trasferimento consiste esclusivamente
in una o più navi marittime,
(b)         
il datore di lavoro gestisce una sola nave marittima."
Articolo 5
Modifiche della direttiva
2001/23/CE
La direttiva 2001/23/CE è così modificata:
l'articolo 1 è così modificato:
(1)                   
il paragrafo 2 è sostituito dal seguente: 
"2. La presente direttiva si applica, fatto salvo il paragrafo 3, se e
nella misura in cui l'impresa, lo stabilimento o la parte d'impresa o di
stabilimento da trasferire si trovi nell'ambito d'applicazione territoriale del
trattato.";
(2)                   
il paragrafo 3 è sostituito dal seguente: 
"3. La presente direttiva si applica al trasferimento di una nave
marittima registrata in uno Stato membro e/o battente bandiera di uno Stato
membro e che costituisce un'impresa, uno stabilimento o parte di un'impresa o
di uno stabilimento ai fini della presente direttiva, anche se non si trova
nell'ambito d'applicazione territoriale del trattato.";
(3)                   
è aggiunto il seguente paragrafo 4:       
"4. Gli Stati membri possono, previa consultazione delle parti sociali,
disporre che il capo II della presente direttiva non si applichi nei seguenti
casi:
(a)          
l'oggetto del trasferimento consiste esclusivamente
in una o più navi marittime,
(b)         
l'impresa o lo stabilimento oggetto del
trasferimento gestisce una sola nave marittima."
Articolo 6
L'attuazione della presente direttiva non
costituisce in nessun caso motivo sufficiente per giustificare una riduzione
del livello generale di protezione delle persone cui si applica la presente
direttiva, livello già assicurato dagli Stati membri nei settori disciplinati
dalle direttive 2008/94/CE, 2009/38/CE, 2002/14/CE, 98/59/CE e/o 2001/23/CE. 
Articolo 7
La Commissione, in consultazione con gli Stati
membri e le parti sociali a livello di Unione, presenta una relazione al
Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione e l'applicazione degli
articoli 4 e 5 della presente direttiva entro due anni dalla data stabilita
nell'articolo 8.
Articolo 8
1.           Gli Stati membri mettono in
vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie
per conformarsi alla presente direttiva entro un termine di cinque anni dalla
data di entrata in vigore della presente direttiva. Gli Stati membri comunicano
immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni. 
Quando gli Stati membri adottano le disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla
presente direttiva, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o
sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione
ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.
2.           Gli Stati membri comunicano
alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno
adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.
Articolo 9
La presente direttiva entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Articolo 10
Gli Stati
membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, il
Per il Parlamento europeo                            Per
il Consiglio
Il presidente                                                   Il
presidente
[1]               Direttiva 2008/94/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, relativa alla tutela dei lavoratori subordinati
in caso d'insolvenza del datore di lavoro (GU L 283 del 28.10.2008,
pag. 36).
[2]               Direttiva 2009/38/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale
europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori
nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (rifusione)
(GU L 122 del 16.5.2009, pag. 28). Tale direttiva abroga e
sostituisce la direttiva 94/45/CE (GU L 254 del 30.9.1994,
pag. 64), modificata dalla direttiva 97/74/CE (GU L 10 del
16.1.1998, pag. 22) e dalla direttiva 2006/109/CE (GU L 363 del
20.12.2006, pag. 416).
[3]               Direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, dell'11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo
all'informazione e alla consultazione dei lavoratori (GU L 80 del
23.3.2002, pag. 29).
[4]               Direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998,
concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia
di licenziamenti collettivi (GU L 225 del 12.8.1998, pag. 16).
[5]               Direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001,
concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al
mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di
stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti (GU L 82 del
22.3.2001, pag. 16).
[6]               Direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori
nell'ambito di una prestazione di servizi (GU L 18 del 21.1.1997,
pag. 1).
[7]               AT, BG, CZ, ES, FR, PL, SE, SI.
[8]               Si vedano tra l'altro la comunicazione "Una
politica marittima integrata per l'Unione europea" [COM(2007) 575
definitivo del 10 ottobre 2007] e la relazione della task force
sull'occupazione marittima.
[9]               Documento COM(2007) 575 definitivo del 10 ottobre
2007.
[10]             Si veda la comunicazione "Crescita blu: Opportunità
per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo"
[COM(2012) 494 final del 13 settembre 2012].
[11]             Dichiarazione di Limassol, 7 ottobre 2012.
[12]             COM(2010) 682 definitivo del 23 novembre 2010.
[13]             Documento COM(2006) 275 definitivo del 7 giugno 2006.
[14]             Documento COM(2007) 574 definitivo del 10 ottobre
2007.
[15]             Documento COM(2007) 591 definitivo del 10 ottobre 2007.
[16]             AT, BG, CY, CZ, DE, DK, EE, EL, ES, FI, FR, LT, LV, MT,
PL, PT, RO, SE, SI e UK.
[17]             Http://ec.europa.eu/transport/modes/maritime/seafarers/doc/2011-06-09-tfmec.pdf.
[18]             MRAG, Preparatory study for an impact assessment
concerning a possible revision of the current exclusions of seafaring workers
from the scope of EU social legislation, dicembre 2010.
[19]             Relazione sulla valutazione d'impatto: SEC […].
[20]             GU C [….] del [….], pag. [….].
[21]             GU C [….] del [….], pag. [….].
[22]             GU L 283 del 28.10.2008, pag. 36.
[23]             GU L 122 del 16.05.2009, pag. 28.
[24]             GU L 80 del 23.03.2002, pag. 29.
[25]             GU L 225 del 12.08.1998, pag. 16.
[26]             GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16.
[27]             COM(2007) 575 definitivo del 10 ottobre 2007.
[28]             COM(2007) 575 definitivo del 10 ottobre 2007.