CELEX: C2004/217/27
Language: it
Date: 2004-08-28 00:00:00
Title: Causa C-260/04: Ricorso del 17 giugno 2004 contro la Repubblica italiana, presentato dalla Commissione delle Comunità europee

28.8.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 217/14
            
         Ricorso del 17 giugno 2004 contro la Repubblica italiana, presentato dalla Commissione delle Comunità europee
   (Causa C-260/04)
   (2004/C 217/27)
   Il 17 giugno 2004, la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai signori K. Wiedner, C. Cattabriga e L. Visaggio, in qualità di agenti, ha presentato alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso contro la Repubblica italiana.
   La ricorrente conclude che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               dichiarare che, avendo il Ministero delle Finanze rinnovato senza una preventiva messa in concorrenza, 329 concessioni per l'esercizio delle scommesse ippiche, la Repubblia italiana ha violato il principio generale di trasparenza e l'obbligo di pubblicità che deriva dalle disposizioni del trattato CE in materia di libertà di stabilimento di cui agli articoli 43 e seguenti e di libera prestazione dei servizi di cui agli articoli 49 e seguenti,
            
         
               —
            
            
               condannare la Repubblica italiana alle spese di giudizio.
            
         Motivi e principali argomenti:
   Benché le concessioni del servizio di raccolta e accettazione delle scommesse ippiche non rientrino nella sfera di applicazione della direttiva 92/50/CEE che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi (1), emerge tuttavia dalla sentenza C-324/98, Telaustria (2), che le amministrazioni nazionali che procedono all'assegnazione di tali concessioni sono cionodimeno tenuti a rispettare i principi fondamentali del Trattato e, in particolare, il principio di non discriminazione in base alla nazionalità insito nelle disposizioni del Trattato CE relative alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi (rispettivamente artt. 43 e ss. e artt. 49 e ss.).
   Agli stessi principi è poi sottoposta tanto l'assegnazione delle concessioni quanto la loro proroga o il loro rinnovo. Per il diritto comunitario, infatti, la proroga o il rinnovo di una concessione equivale all'affidamento di una nuova concessione che, pertanto, deve avvenire nel rispetto di tale diritto.
   Ora, come la Corte ha chiarito nella sentenza del 18 novembre 1999, causa C-275/98, Unitron Scandinavia e 3-S (3), il principio di non discriminazione in base alla nazionalità «implica, fra l'altro, un obbligo di trasparenza al fine di consentire all'amministrazione aggiudicatrice di accertare che il detto principio sia rispettato».
   Tale obbligo di trasparenza impone all'amministrazione aggiudicatrice di garantire, in favore di ogni potenziale offerente, un adeguato livello di pubblicità che consenta l'apertura degli appalti pubblici di servizi alla concorrenza, nonché il controllo sull'imparzialità della procedura.
   Ad avviso della Commissione, è del tutto evidente che il principio di trasparenza sopra riferito non è stato rispettato da parte delle autorità italiane in occasione del rinnovo, in favore dei soggetti già titolari, delle citate 329 concessioni per la raccolta e accettazione delle scommesse ippiche fino al 1o gennaio 2006 al di fuori di una procedura di messa in concorrenza.
   
      (1)  GU L 209 del 24/7/92, pag. 1.
   
      (2)  Racc., p. I-10745.
   
      (3)  Racc., p. I-8291, punto 31 della motivazione.