CELEX: 62006CJ0498
Language: it
Date: 2008-02-21 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 21 febbraio 2008.#Maira María Robledillo Núñez contro Fondo de Garantía Salarial (Fogasa).#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Juzgado de lo Social Único de Algeciras - Spagna.#Politica sociale - Tutela dei lavoratori in caso d’insolvenza del datore di lavoro - Direttiva 80/987/CEE modificata dalla direttiva 2002/74/CE - Artt. 3, primo comma, e 10, lett. a) - Indennità per licenziamento irregolare concordata in occasione di una procedura di conciliazione stragiudiziale - Pagamento garantito da un organismo di garanzia - Pagamento subordinato all’adozione di una decisione giudiziaria - Principi di uguaglianza e di non discriminazione.#Causa C-498/06.

Causa C-498/06
      Maira María Robledillo Núñez
      contro
      Fondo de Garantía Salarial (Fogasa)
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Juzgado de lo Social Único de Algeciras)
      «Politica sociale — Tutela dei lavoratori in caso d’insolvenza del datore di lavoro — Direttiva 80/987/CEE modificata dalla direttiva 2002/74/CE — Artt. 3, primo comma, e 10, lett. a) — Indennità per licenziamento irregolare concordata in occasione di una procedura di conciliazione stragiudiziale — Pagamento garantito da un organismo di garanzia — Pagamento subordinato all’adozione di una decisione giudiziaria — Principi di uguaglianza e di non discriminazione»
      Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 21 febbraio 2008 
      Massime della sentenza
      Politica sociale — Ravvicinamento delle legislazioni — Tutela dei lavoratori in caso d’insolvenza del datore di lavoro — Direttiva
            80/987 
      [Direttiva del Consiglio 80/987, come modificata dalla direttiva 2002/74, artt. 3, primo comma, e 10, lett. a)]
      L’art. 3, primo comma, della direttiva 80/987, relativa alla tutela dei lavoratori subordinati in caso d’insolvenza del datore
         di lavoro, come modificata dalla direttiva 2002/74, dev’essere interpretato nel senso che uno Stato membro ha facoltà di escludere
         talune indennità concesse per licenziamento irregolare dalla garanzia di pagamento assicurata dall’organismo di garanzia in
         forza di tale disposizione quando esse sono state riconosciute mediante un atto di conciliazione stragiudiziale e quando tale
         esclusione, oggettivamente giustificata, costituisce una misura necessaria per evitare abusi, ai sensi dell’art. 10, lett. a),
         della stessa direttiva.
      
      (v. punto 44 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
      21 febbraio 2008 (*)
      
      «Politica sociale – Tutela dei lavoratori in caso d’insolvenza del datore di lavoro – Direttiva 80/987/CEE modificata dalla direttiva 2002/74/CE – Artt. 3, primo comma, e 10, lett. a) – Indennità per licenziamento irregolare concordata in occasione di una procedura di conciliazione stragiudiziale – Pagamento garantito da un organismo di garanzia – Pagamento subordinato all’adozione di una decisione giudiziaria – Principi di uguaglianza e di non discriminazione»
      Nel procedimento C‑498/06,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Juzgado de lo
         Social Único de Algeciras (Spagna) con decisione 18 settembre 2006, pervenuta in cancelleria il 7 dicembre 2006, nella causa
      
      Maira María Robledillo Núñez
      contro
      Fondo de Garantía Salarial (Fogasa),
      
      LA CORTE (Quarta Sezione),
      composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dal sig. G. Arestis, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. E. Juhász
         e T. von Danwitz (relatore), giudici,
      
      avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 22 novembre 2007,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per il governo spagnolo, dal sig. J. Rodríguez Cárcamo e dalla sig.ra B. Plaza Cruz, in qualità di agenti;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. J. Enegren e R. Vidal Puig, in qualità di agenti,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva del Consiglio 20 ottobre 1980, 80/987/CEE,
         relativa alla tutela dei lavoratori subordinati in caso d’insolvenza del datore di lavoro (GU L 283, pag. 23), come modificata
         dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 23 settembre 2002, 2002/74/CE (GU L 270, pag. 10; in prosieguo: la
         «direttiva 80/987»).
      
      2       Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la sig.ra Robledillo Núñez e il Fondo de Garantía Salarial
         (Fondo di garanzia salariale; in prosieguo: il «Fogasa») in merito al rifiuto da parte di quest’ultimo di versare, in ragione
         della sua responsabilità sussidiaria, un’indennità all’interessata a titolo del licenziamento irregolare di cui è stata vittima,
         indennità il cui pagamento era stato pattuito in un accordo di conciliazione stragiudiziale concluso tra la sig.ra Robledillo
         Núñez e il suo datore di lavoro.
      
       Contesto normativo 
       La normativa comunitaria 
      3       L’art. 1, n. 1, della direttiva 80/987 dispone che «[l]a presente direttiva si applica ai diritti dei lavoratori subordinati
         derivanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro ed esistenti nei confronti di datori di lavoro che si trovano in
         stato di insolvenza ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1».
      
      4       L’art. 2, n. 2, della direttiva precisa che essa non pregiudica il diritto nazionale per quanto riguarda la definizione dei
         termini «lavoratore subordinato», «datore di lavoro», «retribuzione», «diritto maturato» e «in corso di maturazione».
      
      5       L’art. 3, primo comma, della direttiva 80/987 così recita:
      «Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché gli organismi di garanzia assicurino, fatto salvo l’articolo 4, il
         pagamento dei diritti non pagati dei lavoratori subordinati, risultanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro, comprese
         le indennità dovute ai lavoratori a seguito dello scioglimento del rapporto di lavoro, se previste dal diritto nazionale».
      
      6       L’art. 10, lett. a) e b), della direttiva 80/987 dispone quanto segue:
      «La presente direttiva non pregiudica la facoltà degli Stati membri: 
      a)      di adottare le misure necessarie per evitare abusi;
      b)      di rifiutare o di ridurre l’obbligo di pagamento di cui all’articolo 3 o l’obbligo di garanzia di cui all’articolo 7 qualora
         risulti che l’esecuzione dell’obbligo non si giustifica a causa dell’esistenza di legami particolari tra il lavoratore subordinato
         e il datore di lavoro e di interessi comuni che si traducono in una collusione tra il lavoratore e il datore di lavoro».
      
      7       Ai sensi del suo art. 3, la direttiva 2002/74 è entrata in vigore l’8 ottobre 2002.
       La normativa spagnola
       I diritti di cui il Fogasa si fa carico
      8       L’art. 33, n. 1, del regio decreto legislativo 24 marzo 1995, n. 1, recante approvazione del testo consolidato della legge
         relativa allo Statuto dei lavoratori (Estatuto de los Trabajadores, BOE n. 75 del 29 marzo 1995, pag. 9654), nella versione
         vigente dal 14 dicembre 2002 (in prosieguo: lo «Statuto dei lavoratori»), stabilisce quanto segue:
      
      «Il Fondo di garanzia salariale (…) versa ai lavoratori l’importo delle retribuzioni loro dovute in caso di insolvenza, di
         sospensione dei pagamenti, di fallimento o di amministrazione controllata degli imprenditori.
      
      Ai fini del precedente comma, si intende per retribuzione l’importo riconosciuto come tale nell’atto di conciliazione o nella
         decisione giudiziaria per tutti gli aspetti previsti nell’art. 26, n. 1, nonché i “salarios de tramitación” [retribuzioni
         maturate nel corso del procedimento] nei casi previsti dalla legge (…)».
      
      9       L’art. 33, n. 2, dello Statuto dei lavoratori, nella versione risultante dalla legge 19 dicembre 1997, n. 60 (BOE n. 304 del
         20 dicembre 1997, pag. 37453), così dispone: 
      
      «Il Fondo di garanzia salariale, nei casi di cui al comma precedente, versa le indennità riconosciute con sentenza o con decisione
         amministrativa a favore dei lavoratori a causa del licenziamento o dello scioglimento del contratto, conformemente agli artt. 50,
         51 e 52, lett. c), della presente legge, entro il limite massimo di un’annualità, senza che la retribuzione giornaliera utilizzata
         come base del calcolo possa eccedere il doppio della retribuzione minima interprofessionale.
      
      (…)».
      10     L’art. 33, n. 2, dello Statuto dei lavoratori, nella versione risultante dalla legge 29 dicembre 2006, n. 43, per lo sviluppo
         della crescita e dell’impiego (BOE n. 312, del 30 dicembre 2006, pag. 46586), derivante dal regio decreto legge 9 giugno 2006,
         n. 5 (Real Decreto Ley 5/2006, BOE n. 141 del 14 giugno 2006, pag. 22670), entrata in vigore il 15 giugno 2006, è redatto
         nei seguenti termini:
      
      «Nei casi di cui al comma precedente, il Fondo di garanzia salariale versa le indennità riconosciute con sentenza, ordinanza,
         atto di conciliazione giudiziale o decisione amministrativa a favore dei lavoratori a causa del licenziamento o dello scioglimento
         del contratto conformemente agli artt. 50, 51 e 52 della presente legge e in conformità all’art. 64 della legge 9 luglio 2003,
         n. 22, sul fallimento (…)».
      
      11     Ai sensi dell’art. 56 dello Statuto dei lavoratori, un licenziamento irregolare, riconosciuto come tale dal datore di lavoro
         in un atto di conciliazione stragiudiziale o giudiziale, oppure accertato con decisione giudiziaria, comporta, in capo al
         datore di lavoro, l’obbligo di versare al lavoratore interessato, da una parte, i «salarios de tramitación», ossia le retribuzioni
         maturate nel corso del procedimento di contestazione del licenziamento e, dall’altra, le indennità per scioglimento del contratto
         di lavoro.
      
       La conciliazione stragiudiziale
      12     Il regio decreto legislativo 7 aprile 1995, n. 2, recante approvazione del testo consolidato della legge relativa al processo
         del lavoro (Ley de Procedimiento laboral, BOE n. 86 dell’11 aprile 1995, pag. 10695; in prosieguo: la «LPL»), stabilisce,
         in particolare, norme in materia di conciliazione stragiudiziale o precontenziosa.
      
      13     L’art. 67 della LPL, che disciplina la contestazione dell’accordo di conciliazione, così dispone:
      «1.      L’accordo di conciliazione può essere contestato dalle parti e da coloro ai quali potrebbe cagionare pregiudizio, dinanzi
         al tribunale competente a conoscere della causa oggetto della conciliazione, mediante l’esercizio dell’azione di annullamento
         per le cause che invalidano i contratti.
      
      2.      L’azione si prescrive in 30 giorni dall’adozione dell’accordo. Per le parti eventualmente lese, il termine decorre a partire
         dal giorno in cui esse vengono a conoscenza dell’accordo».
      
      14     Il funzionamento dei servizi di conciliazione è disciplinato dal regio decreto 23 novembre 1979, n. 2756 (BOE n. 291 del 5
         dicembre 1979, pag. 28015), che regolamenta il ruolo dell’Instituto de Mediación, Arbitraje y Conciliación (Centro per la
         mediazione, l’arbitrato e la conciliazione). Gli artt. 5, 8, 10 e 11 del detto regio decreto così recitano:
      
      «Articolo 5 
      1.      L’atto di conciliazione si svolge dinanzi agli organi del Centro per la mediazione, l’arbitrato e la conciliazione del luogo
         della prestazione di servizi o del domicilio degli interessati, a scelta del richiedente.
      
      2.      L’atto di conciliazione ha luogo dinanzi al direttore, al presidente della camera arbitrale, al segretario o a qualsiasi altro
         funzionario del Centro, a condizione che siano titolari di una laurea («Licenciatura») in giurisprudenza.
      
      Le parti del procedimento di conciliazione devono avere la medesima capacità richiesta alle parti di un processo di diritto
         del lavoro.
      
      (…)
      Articolo 8
      1.      Una volta ricevuta e registrata, la domanda è esaminata per accertare se i requisiti richiesti sono presenti. Se del caso,
         vengono richieste le necessarie precisazioni affinché le citazioni degli interessati siano effettuate correttamente. Una copia
         debitamente datata e timbrata è consegnata, dopo essere stata fatta firmare, al comparente, che è informato del luogo, del
         giorno e dell’ora della conciliazione, la quale deve realizzarsi entro i termini di legge. Qualora il comparente non sia il
         richiedente e rifiuti la citazione, questa è notificata allo stesso modo che per le altre parti interessate.
      
      (…)
      Articolo 10
      Una volta aperta l’udienza, dopo aver chiamato le parti, che possono presentarsi accompagnate da una persona di fiducia, il
         conciliatore verifica la loro identità, la loro capacità nonché le loro procure e, dopo che il richiedente ha dato il suo
         consenso, dà loro la parola affinché espongano le loro richieste e i loro motivi. La presentazione di documenti e di altri
         elementi di prova è facoltativa.
      
      In seguito, egli invita gli interessati a pervenire ad un accordo, con l’ausilio, all’occorrenza, delle persone di fiducia,
         concedendo loro la parola tutte le volte che ciò risulti necessario e suggerendo loro, eventualmente, soluzioni eque. Egli
         mantiene l’ordine nel corso della discussione e ha la facoltà di interromperla qualora l’ordine sia disturbato o qualora risulti
         impossibile giungere ad un accordo: in entrambi i casi il procedimento è considerato concluso senza accordo.
      
      Il conciliatore redige un verbale dell’udienza e prende nota, nel modo più chiaro possibile, del contenuto degli accordi intervenuti
         tra gli interessati. Se non viene concluso un accordo, egli ne dà atto espressamente.
      
      L’atto è firmato dagli interessati e dal conciliatore e se uno di questi non sa o non può firmare, tale circostanza viene
         specificata e la persona di fiducia può incaricarsene a suo nome. Parimenti, il rifiuto di firmare è menzionato espressamente,
         unitamente ai suoi motivi, se noti. In tal caso il procedimento si ritiene concluso senza accordo.
      
      Immediatamente dopo l’atto di conciliazione, il conciliatore consegna agli interessati una copia autenticata del verbale.
      Articolo 11
      Quanto deciso in sede di conciliazione presso il Centro per la mediazione, l’arbitrato e la conciliazione costituisce titolo
         esecutivo e può essere fatto valere dinanzi ai giudici del lavoro.
      
      (…)».
       La conciliazione giudiziale
      15     La conciliazione giudiziale è disciplinata dall’art. 84 della LPL, a norma del quale:
      «1.      L’organo giurisdizionale, in pubblica udienza, tenta la conciliazione facendo presenti alle parti i loro diritti e doveri,
         fatto salvo il contenuto dell’eventuale sentenza. Se l’organo giurisdizionale ritiene che il contenuto dell’accordo di conciliazione
         costituisca un grave danno per una delle parti, un’elusione della legge o un abuso di diritto, non procede alla sua approvazione.
      
      2.      Esso può approvare l’accordo in qualsiasi momento prima di pronunciare la sentenza.
      (…)».
      16     Per quanto attiene alla partecipazione del Fogasa ai procedimenti giudiziari di diritto del lavoro, l’art. 23 della LPL dispone:
      «1.      Il Fondo di garanzia salariale può comparire in qualità di parte in qualsiasi momento in un procedimento che possa condurre
         al versamento da parte del detto Fondo di garanzia salariale di retribuzioni o indennità ai lavoratori. Il procedimento non
         è né ritardato né sospeso dal suo intervento.
      
      (…)».
       I diritti e obblighi del Fogasa
      17     Ai sensi degli artt. 274 e 275 della LPL, che disciplinano la partecipazione del Fogasa al procedimento di dichiarazione di
         insolvenza delle imprese:
      
      «Articolo 274 
      1.      Prima della dichiarazione di insolvenza, se il Fondo di garanzia salariale non è stato precedentemente chiamato, esso viene
         sentito entro 15 giorni, affinché possa chiedere l’adozione delle misure opportune e designare i beni del debitore principale
         di cui è a conoscenza.
      
      2.      Entro trenta giorni dall’adozione delle misure richieste dal Fondo di garanzia salariale, il giudice adito emette un’ordinanza
         che dichiara, all’occorrenza, l’insolvenza totale o parziale del datore di lavoro e fissa quindi il valore attribuito ai beni
         sequestrati. L’insolvenza è considerata a tutti i fini provvisoria fino a quando i beni del datore di lavoro divengano noti
         o i beni sequestrati siano venduti.
      
      (…)
      Articolo 275 
      1.      Qualora i beni idonei ad essere sequestrati siano utilizzati nel processo produttivo dell’impresa debitrice ed essa continui
         la sua attività, il Fondo di garanzia salariale può chiedere la sospensione dell’esecuzione per un periodo di trenta giorni
         (…).
      
      2.      Il Fondo di garanzia salariale, dopo aver constatato l’impossibilità di pagare i diritti salariali, (…) lo comunica, unitamente
         ai motivi, richiedendo la dichiarazione di insolvenza soltanto ai fini del riconoscimento delle prestazioni di garanzia salariale».
      
      18     L’art. 28, n. 3, del regio decreto 6 marzo 1985, n. 505, relativo all’organizzazione e al funzionamento del Fondo di garanzia
         salariale (BOE n. 92 del 17 aprile 1985, pag. 10203), stabilisce le disposizioni sul trattamento delle richieste di accollo
         da parte del Fogasa nei seguenti termini:
      
      «Conclusa, se del caso, la fase istruttoria di cui sopra, al n. 2, entro cinque giorni il segretario generale pronuncia una
         decisione che accoglie, in tutto o in parte, oppure respinge le richieste. Devono essere respinte le richieste di prestazioni
         che violano la legge o che sono fraudolente, nonché quelle con riguardo alle quali il versamento risulta ingiustificato in
         virtù dell’esistenza di un interesse comune dei dipendenti e dei datori di lavoro alla creazione di un’apparenza di insolvenza
         ex lege al fine di ottenere le prestazioni del Fondo di garanzia salariale».
      
       Causa principale e questione pregiudiziale
      19     La sig.ra Robledillo Núñez, ricorrente nella causa principale, ha fatto parte del personale della società Linya Fish SL (in
         prosieguo: la «società Linya Fish») nel periodo compreso tra il 4 ottobre 2001 ed il 28 gennaio 2003, data in cui è stata
         licenziata da tale società.
      
      20     A seguito della domanda di conciliazione presentata dalla sig.ra Robledillo Núñez presso il Centro per la mediazione, l’arbitrato
         e la conciliazione di Algeciras, il 2 aprile 2003 le parti raggiungevano un accordo di conciliazione ai cui sensi, in considerazione
         dell’irregolarità del licenziamento, la società Linya Fish riconosceva di dovere alla sig.ra Robledillo Núñez la somma di
         EUR 1 237 (in prosieguo: l’«indennità di licenziamento»), sebbene, secondo il giudice del rinvio, tale indennità non potesse
         in alcun caso superare l’importo di EUR 1 186.
      
      21     Il 5 maggio 2004, nell’ambito dell’ordinanza esecutiva emessa dal detto giudice su ricorso della sig.ra Robledillo Núñez contro
         la società Linya Fish, veniva pronunciata un’ordinanza di insolvenza provvisoria e, sulla base di quest’ultima, il 26 novembre
         2004 la sig.ra Robledillo Núñez chiedeva al Fogasa di versarle la prestazione corrispondente all’indennità di licenziamento
         che tale società non le aveva corrisposto.
      
      22     Con decisione 21 gennaio 2005 il Fogasa respingeva integralmente tale istanza in base al fatto che l’indennità di licenziamento
         non era riconosciuta né con sentenza né con decisione amministrativa.
      
      23     Il 5 maggio 2006 la sig.ra Robledillo Núñez ha presentato dinanzi al Juzgado de lo Social Único de Algeciras un ricorso diretto
         contro la detta decisione di rigetto del Fogasa. Essa contesta il rifiuto da parte di quest’ultimo di versarle l’indennità
         di licenziamento prevista dall’accordo di conciliazione.
      
      24     Nella motivazione della decisione di rinvio, il giudice nazionale precisa che il diritto spagnolo, all’art. 33, n. 2, dello
         Statuto dei lavoratori, nella versione vigente prima del 15 giugno 2006, prevede il versamento delle indennità dovute a causa
         dello scioglimento del rapporto di lavoro, ma unicamente quando esse sono riconosciute con sentenza o con decisione amministrativa
         a favore dei lavoratori a causa del licenziamento o dello scioglimento del contratto. Dato che non sono menzionate nella detta
         disposizione dello Statuto dei lavoratori, ad avviso di tale giudice le indennità riconosciute nell’ambito di una procedura
         di conciliazione stragiudiziale non rientrano nel novero di quelle che il Fogasa si accolla.
      
      25     Facendo riferimento all’ordinanza 13 dicembre 2005, causa C‑177/05, Guerrero Pecino (Racc. pag. I‑10887), relativa ad un’indennità
         fissata in occasione di un procedimento di conciliazione giudiziale, il giudice del rinvio precisa la differenza tra la conciliazione
         stragiudiziale e la conciliazione giudiziale, nel senso che quest’ultima si realizza dinanzi ad un tribunale, che può peraltro
         rifiutarsi di approvarla in applicazione dell’art. 84, n. 1, della LPL, mentre la conciliazione stragiudiziale si svolge dinanzi
         ad un organo specificamente incaricato di questa funzione, non dotato di alcuna possibilità di controllo del contenuto dell’accordo
         né di alcuna competenza ad approvare o respingere il detto accordo. Questa distinzione operata dalla legge fra tali due modalità
         di conciliazione sarebbe diretta a porre un freno a possibili comportamenti fraudolenti. Tuttavia, secondo lo stesso giudice,
         il Fogasa potrebbe sicuramente rifiutare il pagamento dell’indennità di licenziamento fissata secondo la procedura di conciliazione
         stragiudiziale fondandosi sul comportamento fraudolento acclarato nel contesto del procedimento da seguire per ottenere prestazioni
         da parte di tale ente in caso di insolvenza del datore di lavoro.
      
      26     Pertanto il Juzgado de lo Social Único de Algeciras ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la
         questione pregiudiziale seguente:
      
      «Se, alla luce dei principi generali di uguaglianza e non discriminazione, la disparità di trattamento stabilita dall’art. 33,
         n. 2 dello Statuto (…) dei lavoratori, nella versione attuale ed in quella immediatamente precedente, vigente fino al 14 giugno
         2006, risulti oggettivamente ingiustificata e, di conseguenza, se occorra includere le indennità per licenziamento a favore
         del lavoratore riconosciute in una conciliazione stragiudiziale nell’ambito di applicazione della direttiva 80/987 (…), nella
         versione risultante dalla direttiva 2002/74 (…), laddove l’art. 33, n. 1, dello Statuto dei lavoratori ammette questo tipo
         di conciliazione ai fini del pagamento, da parte dell’organismo di garanzia, dei “salarios de tramitación” maturati in conseguenza
         del detto licenziamento».
      
       Sulla questione pregiudiziale
      27     Con la sua questione, il giudice del rinvio, fondandosi sulla citata ordinanza Guerrero Pecino, chiede se l’esclusione delle
         indennità per licenziamento irregolare dalla garanzia di pagamento assicurata dagli organismi di garanzia previsti dall’art. 3,
         primo comma, della direttiva 80/987 sia oggettivamente giustificata, quale misura necessaria per evitare abusi adottata ai
         sensi dell’art. 10, lett. a), della stessa direttiva, quando le dette indennità sono riconosciute con un atto di conciliazione
         stragiudiziale.
      
      28     In via preliminare, occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 3, primo comma, della direttiva 80/987, gli Stati membri adottano
         le misure necessarie affinché gli organismi di garanzia assicurino, fatto salvo l’art. 4 della medesima direttiva, il pagamento
         dei diritti non pagati dei lavoratori subordinati, risultanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro, comprese le
         indennità dovute ai lavoratori a seguito dello scioglimento del rapporto di lavoro, se previste dal diritto nazionale.
      
      29     Ne consegue che la normativa nazionale su cui verte la causa principale rientra nell’ambito di applicazione della direttiva
         80/987, dato che essa include il pagamento delle indennità dovute a seguito dello scioglimento del rapporto di lavoro nella
         protezione accordata dal competente organismo di garanzia, e ciò anche se essa non sarebbe affatto tenuta a farlo in forza
         dell’art. 3, primo comma, di tale direttiva (v. sentenze 7 settembre 2006, causa C‑81/05, Cordero Alonso, Racc. pag. I‑7569,
         punto 31, e 17 gennaio 2008, causa C‑246/06, Velasco Navarro, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 32). 
      
      30     Pertanto, la facoltà riconosciuta al diritto nazionale dalla detta direttiva di precisare le prestazioni a carico dell’organismo
         di garanzia è soggetta ai dettami del principio generale di uguaglianza e di non discriminazione (sentenze 12 dicembre 2002,
         causa C‑442/00, Rodríguez Caballero, Racc. pag. I‑11915, punti 29-33, nonché 16 dicembre 2004, causa C‑520/03, Olaso Valero,
         Racc. pag. I‑12065, punti 34 e 35).
      
      31     Atteso che i lavoratori licenziati irregolarmente si trovano in una situazione simile in quanto hanno diritto ad un’indennità
         in caso di mancata reintegrazione (v. citate sentenze Rodríguez Caballero, punto 33, e Olaso Valero, punto 35), ne deriva
         che le indennità di licenziamento riconosciute nel contesto di un procedimento di conciliazione stragiudiziale non possono
         essere trattate diversamente dalle altre indennità dovute, escludendole dalle indennità rientranti nell’art. 33, n. 2, dello
         Statuto dei lavoratori, a meno che tale disparità di trattamento non sia oggettivamente giustificata (v., in tal senso, ordinanza
         Guerrero Pecino, cit., punti 26 e 28, nonché sentenza Olaso Valero, cit., punti 34 e 36). 
      
      32     Per quanto riguarda tale tipo di giustificazione, occorre ricordare che l’art. 10, lett. a), della direttiva 80/987 conferisce
         agli Stati membri la facoltà di adottare le misure necessarie per evitare abusi (v. sentenza Rodríguez Caballero, cit., punto 36).
         A tale fine, il diritto spagnolo prevede che le indennità di licenziamento concesse in seguito ad un procedimento di conciliazione
         stragiudiziale siano escluse dal beneficio dell’accollo da parte del Fogasa. 
      
      33     Siffatta esclusione non può essere considerata necessaria per conseguire l’obiettivo perseguito dal detto art. 10, lett. a),
         quando l’organismo di garanzia dispone di elementi sufficienti per evitare gli abusi. Secondo la giurisprudenza della Corte,
         ciò si verifica, in particolare, quando la conciliazione è sottoposta a controllo da parte di un organo giurisdizionale (v.,
         in tal senso, citate sentenze Rodríguez Caballero, punti 36 e 37, nonché Olaso Valero, punto 37).
      
      34     A tale proposito, il governo spagnolo ritiene che la conciliazione stragiudiziale non possa essere paragonata alla conciliazione
         giudiziale, poiché essa non comporta garanzie sufficienti che consentano di evitare abusi. Al contrario, la Commissione delle
         Comunità europee sostiene che la disparità di trattamento evidenziata dalla decisione di rinvio è priva di qualsiasi giustificazione
         oggettiva. A suo avviso, il Fogasa disporrebbe di mezzi adeguati e sufficienti per individuare ed impedire le frodi nei casi
         concreti.
      
      35     In primo luogo, occorre ricordare che, secondo la decisione di rinvio, un accordo vertente su indennità di licenziamento concluso
         in occasione di una procedura di conciliazione stragiudiziale interviene in assenza di qualsiasi organo giudiziario. In particolare,
         l’elaborazione di tale tipo di accordo non è soggetta al controllo di un giudice. Come emerge, tra l’altro, dall’art. 10 del
         regio decreto 2756/1979, infatti, il conciliatore non è investito di poteri che gli consentono di influire sulla procedura
         di conciliazione.
      
      36     In tale contesto, occorre sottolineare che l’art. 23 della LPL non prevede l’intervento del Fogasa nell’ambito della procedura
         di conciliazione stragiudiziale. A differenza di quanto accade nella procedura di conciliazione giudiziale, l’organismo di
         garanzia non è autorizzato a partecipare alla procedura di conciliazione stragiudiziale. Di conseguenza, il Fogasa, in pratica,
         non è in grado di venire a conoscenza di circostanze eventualmente costitutive di abusi o frodi. 
      
      37     Parimenti, neppure la partecipazione del Fogasa alla procedura di dichiarazione di insolvenza del datore di lavoro coinvolto
         consente a tale ente di opporsi ad un credito relativo ad indennità di licenziamento che esso sospetta sia sorto illecitamente.
         Dagli artt. 274 e 275 della LPL risulta infatti che tale procedura riguarda unicamente l’esistenza dell’insolvenza del datore
         di lavoro e la dichiarazione di questa. Una volta che l’insolvenza è stata dichiarata, invece, la detta procedura non ha lo
         scopo di controllare la legittimità dei crediti posti a carico del Fogasa.
      
      38     In secondo luogo, a norma del regio decreto 2756/1979, l’atto di conciliazione stragiudiziale che sfocia in un accordo sulle
         indennità di licenziamento si svolge dinanzi agli organi del Centro per la mediazione, l’arbitrato e la conciliazione. L’accordo
         in tal modo concluso non è soggetto all’approvazione di un organo giudiziario e il conciliatore non è autorizzato a controllare
         il contenuto dell’accordo come può fare l’organo giurisdizionale, ai sensi dell’art. 84 della LPL, in sede di conciliazione
         giudiziale.
      
      39     Per quanto riguarda, in terzo luogo, la possibilità per l’organismo di garanzia di rifiutare, con decisione motivata, il pagamento
         dell’indennità di licenziamento messa a suo carico (v., in tal senso, citata sentenza Rodríguez Caballero, punto 36), dall’art. 28,
         n. 3, del regio decreto 505/1985 risulta che tale organismo è unicamente autorizzato a respingere effettivamente la richiesta
         di pagamento se è in grado, ad esempio in un eventuale successivo procedimento giudiziario, di fornire la prova di circostanze
         che consentono di concludere per l’esistenza di un caso di abuso ai sensi di tale disposizione. Ebbene, in pratica è difficile
         capire in quale modo l’organismo di garanzia in questione potrebbe, se del caso, accertare e dimostrare siffatte circostanze,
         allorché esso non è ammesso a partecipare alla procedura di conciliazione stragiudiziale. Lo stesso è a dirsi per quanto riguarda
         il potere dell’organismo di garanzia di proporre un ricorso a norma dell’art. 67, n. 1, della LPL.
      
      40     Occorre concludere che le indennità di licenziamento riconosciute con un atto di conciliazione stragiudiziale non offrono
         sufficienti garanzie di evitare abusi, diversamente da quelle stabilite in occasione di una procedura di conciliazione svoltasi
         in presenza di un organo giurisdizionale e nella quale l’organismo di garanzia è legittimato ad intervenire. 
      
      41     Tale conclusione non può essere rimessa in discussione dalla normativa relativa ai «salarios de tramitación» di cui all’art. 33,
         n. 1, dello Statuto dei lavoratori, che non prevede una tutela equivalente a quella relativa alle indennità corrisposte ai
         sensi del n. 2, dello stesso art. 33, al fine di evitare gli abusi. A tale proposito, dalla decisione di rinvio emerge che
         la questione sottoposta dal giudice nazionale è altresì diretta a chiarire se, per le indennità previste al n. 2 del detto
         art. 33, la misura di protezione in questione sia effettivamente necessaria ai sensi dell’art. 10, lett. a), della direttiva
         80/987.
      
      42     A tale riguardo occorre osservare che, per la loro stessa natura, diritti come i «salarios de tramitación», in generale, non
         sono suscettibili di essere fissati in modo abusivo quando sono riconosciuti in un atto di conciliazione stragiudiziale. Posto
         che siffatti diritti sono calcolati ed accertati in funzione di criteri obiettivi, essi, diversamente dalle indennità calcolate
         in applicazione dell’art. 33, n. 2, dello Statuto dei lavoratori, non lasciano alle parti un margine di libertà sufficiente
         per incitare a commettere abusi in occasione della loro determinazione.
      
      43     La necessità di escludere le indennità riconosciute in un atto di conciliazione stragiudiziale dalla garanzia di pagamento
         dei diritti non pagati che incombe all’organismo di garanzia non può pertanto essere rimessa in discussione riguardo al trattamento
         riservato a diritti come i «salarios de tramitación». 
      
      44     Alla luce delle considerazioni suesposte, occorre risolvere la questione sollevata dal giudice del rinvio dichiarando che
         l’art. 3, primo comma, della direttiva 80/987 dev’essere interpretato nel senso che uno Stato membro ha facoltà di escludere
         talune indennità concesse per licenziamento irregolare dalla garanzia di pagamento assicurata dall’organismo di garanzia in
         forza di tale disposizione quando esse sono state riconosciute mediante un atto di conciliazione stragiudiziale e quando tale
         esclusione, oggettivamente giustificata, costituisce una misura necessaria per evitare abusi, ai sensi dell’art. 10, lett. a),
         della stessa direttiva. 
      
       Sulle spese
      45     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
      L’art. 3, primo comma, della direttiva del Consiglio 20 ottobre 1980, 80/987/CEE, relativa alla tutela dei lavoratori subordinati
            in caso di insolvenza del datore di lavoro, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 23 settembre
            2002, 2002/74/CE, dev’essere interpretato nel senso che uno Stato membro ha facoltà di escludere talune indennità concesse
            per licenziamento irregolare dalla garanzia di pagamento assicurata dall’organismo di garanzia in forza di tale disposizione
            quando esse sono state riconosciute mediante un atto di conciliazione stragiudiziale e quando tale esclusione, oggettivamente
            giustificata, costituisce una misura necessaria per evitare abusi, ai sensi dell’art. 10, lett. a), della stessa direttiva.
            
      Firme
      * Lingua processuale: lo spagnolo.