CELEX: 62002CO0259
Language: it
Date: 2004-01-27
Title: Ordinanza della Corte (Terza Sezione) del 27 gennaio 2004. # La Mer Technology Inc. contro Laboratoires Goemar SA. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: High Court of Justice (England & Wales), Chancery Division - Regno Unito. # Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura - Marchi - Direttiva 89/104/CEE - Artt. 10, n. 1, e 12, n. 1 - Decadenza dei diritti del titolare del marchio - Nozione di uso effettivo del marchio. # Causa C-259/02.

Causa C-259/02 La Mer Technology Inc.controLaboratoires Goemar SA[domanda di pronuncia pregiudiziale dalla High Court of Justice(England & Wales), Chancery Division]
         
            «Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura – Marchi – Direttiva 89/104/CEE – Artt. 10, n. 1, e 12, n. 1 – Decadenza dei diritti del titolare del marchio – Nozione di uso effettivo del marchio»
            
               
                  Ordinanza della Corte (Terza Sezione) 27 gennaio 2004  
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime dell'ordinanza
         
         
                  1..
                  Ravvicinamento delle legislazioni – Marchi – Direttiva 89/104 – Motivi di decadenza del marchio – Mancanza di «uso effettivo» del marchio – Nozione  (Direttiva del Consiglio 89/104/CEE, artt. 10, n. 1, e 12, n. 1) 
         
                  2..
                  Ravvicinamento delle legislazioni – Marchi – Direttiva 89/104 – Motivi di decadenza del marchio – Mancanza di uso effettivo del marchio – Presa in considerazione di circostanze successive alla presentazione della domanda di decadenza – Ammissibilità – Conclusioni da trarre da parte del giudice nazionale  (Direttiva del Consiglio 89/104, art. 12, n. 1) 
         
         1.
          Gli artt. 10, n. 1, e 12, n. 1, della prima direttiva 89/104 in materia di marchi d'impresa devono essere interpretati nel
         senso che si ha un «uso effettivo» del marchio allorché questo assolve la sua funzione essenziale che è di garantire l'identità
         di origine dei prodotti o dei servizi per i quali è stato registrato, al fine di trovare o di mantenere per essi uno sbocco,
         ad esclusione degli usi simbolici, che sono tesi soltanto a conservare i diritti conferiti dal detto marchio. Nel verificare
         l'uso effettivo del marchio, occorre prendere in considerazione tutti i fatti e le circostanze che possono provare la realtà
         del suo sfruttamento sul piano commerciale, segnatamente gli usi considerati giustificati, nel settore economico interessato,
         per mantenere o trovare quote di mercato per le merci ovvero i servizi contrassegnati dal marchio, la natura di tali merci
         o servizi, le caratteristiche del mercato, l'ampiezza e la frequenza dell'uso del marchio. Qualora risponda ad una giustificazione
         commerciale reale, alle condizioni citate, un uso anche minimo del marchio o che coinvolga unicamente un solo importatore
         nello Stato membro interessato può bastare ad attestare la sussistenza di un uso effettivo ai sensi di tale direttiva. v. punto 27, dispositivo 1
         
         2.
          La prima direttiva 89/104 in materia di marchi d'impresa, pur subordinando la qualificazione di «uso effettivo» del marchio,
         ai sensi del suo art. 12, n. 1, alla sola considerazione di circostanze che sopravvengano nel periodo di riferimento e che
         siano precedenti alla presentazione della domanda di decadenza, non osta a che, se del caso, la valutazione dell'uso effettivo
         possa tener conto, in relazione al periodo di riferimento, di eventuali circostanze posteriori a tale presentazione. Spetta
         al giudice nazionale esaminare se simili circostanze confermino che nel corso del periodo di riferimento vi è stato un uso
         effettivo del marchio ovvero se, al contrario, esse traducano la volontà del titolare di ottenere il rigetto di tale domanda.
         v. punto 33, dispositivo 2
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            ORDINANZA DELLA CORTE (Terza Sezione)27 gennaio 2004 (1)
            
            
         
         
            
         
            «Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura – Marchi – Direttiva 89/104/CEE – Artt. 10, n. 1, e 12, n. 1 – Decadenza dei diritti del titolare del marchio – Nozione di uso effettivo del marchio»
            
          Nel procedimento C-259/02, 
          avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, dalla High Court of
         Justice (England & Wales), Chancery Division (Regno Unito), nella causa dinanzi ad essa pendente tra
         
         
         
         La Mer Technology Inc. e Laboratoires Goemar SA,
         
         
         
         
         
         
          domanda vertente sull'interpretazione degli artt. 10, n. 1, e 12, n. 1, della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988,
         89/104/CEE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa (GU 1989, L 40, pag. 1),
         
         
         
         
         LA CORTE (Terza Sezione),
         
          composta dal sig. J.N. Cunha Rodriguez, facente funzione di presidente della Terza Sezione, dal sig. J.-P. Puissochet (relatore)
         e dalla sig.ra F. Macken, 
         
          avvocato generale: sig. D. Ruiz-Jarabo Colomer cancelliere: sig. R. Grass informato il giudice del rinvio dell'intenzione della Corte di statuire con ordinanza motivata
         in conformità all'art. 104, n. 3, del regolamento di procedura, invitati gli interessi di cui all'art. 23 dello Statuto della
         Corte di giustizia a presentare le loro eventuali osservazioni in merito, 
         
         sentito l'avvocato generale, ha emesso la seguente 
         
         
         Ordinanza
         1
            
          Con ordinanza 19 dicembre 2001, pervenuta alla cancelleria della Corte il 15 luglio 2002, la High Court of Justice (England
         & Wales), Chancery Division, ha sottoposto alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, sette questioni pregiudiziali sull'interpretazione
         degli artt. 10, n. 1, e 12, n. 1, della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle
         legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa (GU 1989, L 40, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva»). 
         
         
         2
            
          Tali questioni sono state sollevate nell'ambito di un procedimento promosso dalla società di diritto americano La Mer Technology
         Inc. (in prosieguo: «La Mer Technology») contro la società di diritto francese Laboratoires Goemar SA (in prosieguo: i «Laboratoires
         Goemar») al fine di ottenere la decadenza dei diritti che questi ultimi detengono sui due marchi denominati «Laboratoires
         de la mer» di cui hanno ottenuto la registrazione nel Regno Unito per prodotti da essi commercializzati. 
         
            
               Contesto normativo
             Diritto comunitario
         
         
         3
            
          L'art. 10, nn. 1-3, della direttiva così dispone: «1. Se, entro cinque anni dalla data in cui si è chiusa la procedura di registrazione, il marchio di impresa non ha formato
         oggetto da parte del titolare di un uso effettivo nello Stato membro interessato per i prodotti o servizi per i quali è stato
         registrato, o se tale uso è stato sospeso per un periodo ininterrotto di cinque anni, il marchio di impresa è sottoposto alle
         sanzioni previste nella presente direttiva, salvo motivo legittimo per il mancato uso. 
         
         2.
          Ai sensi del paragrafo 1 sono inoltre considerate come uso: 
         
         a)
          l'uso del marchio di impresa in una forma che si differenzia per taluni elementi che non alterano il carattere distintivo
         del marchio di impresa nella forma in cui esso è stato registrato;  
         
         
         b)
          l'apposizione del marchio di impresa sui prodotti o sul loro condizionamento nello Stato membro interessato solo ai fini dell'esportazione.
          
         
         
         
         
         3.
          Si considera come uso del marchio di impresa da parte del titolare l'uso del marchio di impresa col consenso del titolare
         o l'uso del marchio di impresa da parte di una qualsiasi persona abilitata ad utilizzare un marchio collettivo o un marchio
         di garanzia o certificazione». 
         
         
         
         
         4
            
          Ai sensi dell'art. 12, n. 1, della direttiva:  «Il marchio di impresa è suscettibile di decadenza se entro un periodo ininterrotto di cinque anni esso non ha formato oggetto
         di uso effettivo nello Stato membro interessato per i prodotti o servizi per i quali è stato registrato e non sussistono motivi
         legittimi per il suo mancato uso; tuttavia nessuno può affermare che un marchio di impresa sia decaduto qualora, tra la scadenza
         di detto periodo e la presentazione della domanda di decadenza, sia iniziato o reiniziato l'uso effettivo del marchio di impresa;
         tuttavia se si effettuano preparativi per l'inizio o il reinizio dell'uso del marchio di impresa solo dopo che il titolare
         abbia saputo che dovrebbe essere presentata una domanda di decadenza, non vengono presi in considerazione l'inizio o il reinizio
         dell'uso del marchio di impresa entro un termine di tre mesi prima della presentazione della domanda di decadenza, il quale
         decorre al massimo a partire dalla scadenza del periodo ininterrotto di cinque anni di mancato uso».
          Normativa nazionale
         
         
         5
            
          Ai sensi dell'art. 46, n. 1, del Trade Marks Act 1994 (legge del 1994 sui marchi di impresa): «La registrazione di un marchio di impresa è suscettibile di decadenza se:
         
          a)entro cinque anni dalla data in cui si è chiusa la procedura di registrazione il marchio di impresa non ha formato oggetto
         nel Regno Unito, da parte del titolare o con il suo consenso, di un uso effettivo per i prodotti o servizi per i quali è stato
         registrato, e non sussiste un motivo legittimo per il mancato uso; ovvero se 
         
         
         b)
          detto uso è stato sospeso per un periodo ininterrotto di cinque anni, e in assenza di un motivo legittimo per il mancato uso».
         
         
         Causa principale e questioni pregiudiziali
         
         6
            
          I Laboratoires Goemar hanno sede in St. Malo (Francia) e sono specializzati in prodotti a base di alghe marine. Nel Regno
         Unito hanno ottenuto la registrazione del marchio Laboratoire de la mer, dapprima nel 1988 per «prodotti farmaceutici, veterinari
         e igienici, sostanze dietetiche per uso medico; (...) tutti contenenti prodotti marini», rientranti nella classe 5, come definita
         dall'Accordo di Nizza del 15 giugno 1957 relativo alla classificazione dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione
         dei marchi, come riveduto e modificato (in prosieguo: l' «Accordo di Nizza»), e in seguito, nel 1989, per «profumi e cosmetici
         contenenti prodotti marini», rientranti nella classe 3 del detto Accordo. 
         
         
         7
            
          La Mer Technology intende utilizzare il marchio La Mer per commercializzare una gamma di prodotti cosmetici e simili nel Regno
         Unito. Il 27 marzo 1998, cioè più di cinque anni dopo la data in cui i marchi Laboratoire de la mer sono stati registrati,
         ha presentato dinanzi al Trade Mark Registry (registro dei marchi) due domande di decadenza di questi ultimi, sostenendo che
         i Laboratoires Goemar non ne avevano fatto un uso effettivo nel corso dei cinque anni precedenti le dette domande. 
         
         
         8
            
          Il 19 giugno 2001 lo Hearing Officer (funzionario competente del Trade Mark Registry), da un lato, ha accolto le domande di
         decadenza dei marchi Laboratoire de la mer, ma solamente per i «profumi» rientranti nella classe 3 dell'Accordo di Nizza e
         per i «prodotti farmaceutici, veterinari e igienici», rientranti nella classe 5 dello stesso. Questa parte della decisione
         dello Hearing Officer non è stata contestata. Quest'ultimo, dall'altro, ha respinto le restanti domande sottopostegli, relative
         alla decadenza dei marchi registrati per i «cosmetici contenenti prodotti marini», rientranti nella detta classe 3, e per
         le «sostanze dietetiche per uso medico», rientranti nella detta classe 5.  
         
         
         9
            
          La Mer Technology ha presentato due ricorsi contro quest'ultima parte della decisione dello Hearing Officer dinanzi alla High
         Court of Justice (England & Wales), Chancery Division.  
         
         
         10
            
          Il 19 dicembre 2001 la High Court ha accolto le conclusioni dell'appello relativo ai prodotti rientranti nella classe 5 dell'Accordo
         di Nizza e, di conseguenza, ha dichiarato la decadenza del marchio controverso.  
         
         
         11
            
          Invece, per quanto riguarda il marchio registrato per i «cosmetici contenenti prodotti marini», rientranti nella classe 3
         dell'Accordo di Nizza, la High Court ha rilevato che i Laboratoires Goemar, durante i cinque anni precedenti le domande di
         decadenza, avevano incaricato la società Health Scope Direct Ltd, con sede in Scozia, di commercializzare tali prodotti nel
         Regno Unito. La High Court ha rilevato che la vendita di quei prodotti nel corso del detto periodo aveva generato solamente
         un volume d'affari alquanto ridotto, di qualche centinaio di GBP, ma che tale situazione era il riflesso dell'insuccesso commerciale
         della società titolare del marchio piuttosto che di un uso di quest'ultimo che avrebbe avuto il solo scopo di conservare gli
         effetti della registrazione. Peraltro, la High Court ha constatato che i Laboratoires Goemar, poco dopo quello stesso periodo,
         avevano assunto un nuovo intermediario commerciale nel Regno Unito per rilanciare le loro vendite.  
         
         
         12
            
          La High Court ha ritenuto che il punto principale della controversia fosse di stabilire se il marchio Laboratoires de la mer,
         in quelle circostanze, avesse formato oggetto di un uso effettivo ai sensi del Trade Marks Act 1994. Essa ha fatto presente
         che tale nozione di uso effettivo aveva la medesima portata di quella enunciata nelle corrispondenti disposizioni della direttiva.
         
         
         
         13
            
          Conseguentemente, la High Court of Justice (England & Wales), Chancery Division, ha deciso di sospendere il giudizio e di
         sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:  «1) Quali fattori debbano essere presi in considerazione nel decidere se un marchio sia stato “oggetto di uso effettivo” in
         uno Stato membro ai sensi degli artt. 10, n. 1, e 12, n. 1, della [direttiva].  In particolare:
         
         2)
          Se occorra prendere in considerazione la portata dell'uso del marchio rispetto ai prodotti o ai servizi per i quali esso è
         registrato nello Stato membro. 
         
         
         3)
          Se sia sufficiente un uso di intensità qualsiasi, per quanto ridotta, qualora esso sia stato realizzato con l'unico scopo
         di porre in commercio i prodotti o di fornire commercialmente i servizi di cui trattasi. 
         
         
         4)
          Qualora la precedente questione vada risolta in senso negativo, con quale metodo vada determinato quando un uso sia sufficiente,
         e in particolare se tale metodo debba prendere in considerazione la natura e la dimensione dell'attività commerciale del titolare
         del marchio registrato. 
         
         
         5)
          Se vada ritenuto irrilevante un uso simbolico o fittizio e, in particolare, se vada ritenuto irrilevante un uso il cui unico
         o principale scopo sia quello di ottenere il rigetto di un'eventuale domanda di decadenza. 
         
         
         6)
          Quali tipi di uso possano essere presi in considerazione e, in particolare, se sia necessario dimostrare che il marchio è
         stato usato nell'ambito dell'attività commerciale nello Stato membro interessato e, più specificamente, se sia sufficiente
         l'importazione in tale Stato membro da parte di un unico cliente. 
         
         
         7)
          Se occorra considerare irrilevante l'uso realizzato dopo la presentazione formale di una domanda di decadenza anche al fine
         di dimostrare l'effettività dell'uso durante il periodo rilevante». 
         
         
          Sull'applicazione dell'art. 104, n. 3, del regolamento di procedura
         
         
         14
            
          Considerando che la risposta alle prime sei questioni poteva essere chiaramente dedotta dalla sentenza 11 marzo 2003, causa
         C-40/01, Ansul (Racc. pag. I-2439), emessa successivamente alla pronuncia dell'ordinanza di rinvio, e che la risposta alla
         settima questione non lasciava adito ad alcun ragionevole dubbio, la Corte, in conformità dell'art. 104, n. 3, del regolamento
         di procedura, ha informato il giudice del rinvio dell'intenzione di statuire con ordinanza motivata e ha invitato gli interessati
         di cui all'art. 23 dello Statuto della Corte di giustizia a presentare le loro eventuali osservazioni in merito. 
         
         
         15
            
          Su tale punto, né la Commissione né il governo francese hanno presentato osservazioni. 
         
         
         16
            
          Invece, con decisione 20 giugno 2003, il giudice del rinvio, pur annunciando di ritirare la quinta questione pregiudiziale,
         ha dichiarato di mantenere le altre questioni, chiedendo alla Corte di non procedere all'applicazione dell'art. 104, n. 3,
         del regolamento di procedura. La Mer Technology, con lettera del 4 luglio 2003, ha fatto presente alla Corte la necessità
         di un'udienza e ne ha richiesto la celebrazione, sul fondamento dell'art. 104, n. 4, del detto regolamento. Con lettera comune
         del 17 novembre 2003, sottoscritta dai loro consulenti legali, i Laboratoires Goemar e La Mer Technology hanno dichiarato
         di condividere l'analisi del giudice del rinvio esposta nella citata sentenza 20 giugno 2003. Con lettera del 24 novembre
         2003 il governo del Regno Unito ha espresso la stessa opinione. 
          Sulla prima, seconda, terza, quarta e sesta questione
         
         
         17
            
          Le osservazioni di cui al punto precedente non sono atte a rimettere in discussione la decisione della Corte di procedere
         all'applicazione dell'art. 104, n. 3, del regolamento di procedura e di non celebrare l'udienza. 
         
         
         18
            
          Mediante tali questioni, che è opportuno esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede in sostanza quali siano i
         criteri e i tipi di uso di un marchio che consentono di determinare se esso sia stato «oggetto di uso effettivo» in uno Stato
         membro ai sensi degli artt. 10, n. 1, e 12, n. 1, della direttiva. Il giudice del rinvio chiede, in particolare, se un uso,
         seppur minimo, possa essere considerato effettivo qualora l'unico scopo del titolare sia di commercializzare i prodotti e
         i servizi protetti dal marchio. 
         
         
         19
            
          La risposta a tali questioni può essere chiaramente desunta dai punti 35-39 della citata sentenza Ansul, nei quali la Corte
         ha enunciato le seguenti considerazioni:  «35 La direttiva, (...) come osserva l'Ansul, precisa al suo ottavo  
         considerando che i marchi devono essere “effettivamente usati a pena di decadenza”. L'“uso effettivo” [“usage sérieux” nella versione
         francese] consiste quindi in uno sfruttamento reale del marchio. Lo confermano, in particolare, la versione olandese della
         direttiva che, all'ottavo  
         considerando, adopera l'espressione “werkelijk wordt gebruikt”, ed altre ancora, come le versioni spagnola (“uso efectivo”), italiana
         (“uso effettivo”) ed inglese (“genuine use”). 
         
         36
            
          Così, per “uso effettivo” deve intendersi un uso non simbolico, ossia finalizzato al mero mantenimento dei diritti conferiti
         dal marchio, bensì conforme alla funzione essenziale del marchio, che consiste nel garantire al consumatore o all'utilizzatore
         finale l'identità di origine di un prodotto o di un servizio, consentendo loro di distinguere senza confusione possibile tale
         prodotto o tale servizio da quelli di provenienza diversa. 
         
         
         37
            
          Ne discende che, perché il suo uso sia “effettivo”, il marchio dev'essere utilizzato sul mercato delle merci o dei servizi
         che ne sono contrassegnati e non solamente in seno all'impresa interessata. La tutela del marchio e gli effetti della sua
         registrazione nei confronti dei terzi verrebbero meno ove il marchio perdesse la sua funzione commerciale, consistente nel
         trovare o mantenere uno sbocco per le merci ed i servizi cui è apposto rispetto alle merci o ai servizi di altre imprese.
         L'utilizzazione del marchio deve concernere, così, merci o servizi che sono già in commercio o la cui commercializzazione,
         preparata dall'impresa per guadagnarsi una clientela, specie mediante campagne pubblicitarie, è imminente. Un uso siffatto
         è possibile sia al titolare del marchio sia, come previsto all'art. 10, n. 3, della direttiva, a terzi abilitati ad utilizzarlo.
         
         
         
         38
            
          Occorre infine prendere in considerazione, nel verificare l'uso effettivo del marchio, tutti i fatti e le circostanze che
         possono provare la realtà del suo sfruttamento commerciale, segnatamente gli usi considerati giustificati, nel settore economico
         interessato, per mantenere o trovare quote di mercato per le merci ovvero i servizi contrassegnati dal marchio. 
         
         
         39
            
          Così, nel valutare la fattispecie, si potrà tener conto, in particolare, della natura della merce o del servizio in questione,
         delle caratteristiche del mercato interessato, dell'ampiezza e della frequenza dell'uso del marchio. Perché un uso possa essere
         ritenuto effettivo, infatti, non occorre che esso sia sempre quantitativamente rilevante, in quanto tale qualificazione dipende
         dalle caratteristiche della merce o del servizio di cui trattasi sul mercato corrispondente». 
         
         
         
         
         20
            
          Da tali considerazioni risulta che il mantenimento dei diritti del titolare del marchio presuppone un uso effettivo di quest'ultimo
         nella vita commerciale, sul mercato dei prodotti o dei servizi per i quali esso è stato registrato nello Stato membro interessato.
          
         
         
         21
            
          Peraltro, dal punto 39 della citata sentenza Ansul emerge che, in determinati casi, un uso del marchio, benché quantitativamente
         non rilevante, può risultare effettivo ai sensi della detta direttiva. Un uso anche minimo può quindi essere sufficiente per
         essere ritenuto effettivo, purché sia considerato giustificato, nel settore economico interessato, al fine di conservare o
         creare quote di mercato a favore dei prodotti o dei servizi protetti dal marchio.  
         
         
         22
            
          Il problema di stabilire se un uso sia quantitativamente sufficiente per conservare o creare quote di mercato per i detti
         prodotti o servizi dipende da diversi fattori e da una valutazione caso per caso che spetta al giudice nazionale effettuare.
         Le caratteristiche di tali prodotti o servizi, la frequenza o la regolarità dell'uso del marchio, il fatto che il marchio
         sia utilizzato per commercializzare tutti i prodotti o i servizi identici dell'impresa titolare o semplicemente alcuni di
         essi, ovvero ancora le prove relative all'uso del marchio che il titolare è in grado di fornire rientrano tra i fattori che
         possono essere presi in considerazione.  
         
         
         23
            
          Analogamente, come risulta dai succitati punti 35-39 della sentenza Ansul, anche le caratteristiche del mercato interessato,
         che influiscono direttamente sulla strategia commerciale del titolare del marchio, possono essere prese in considerazione
         per valutare l'uso effettivo del marchio.  
         
         
         24
            
          Analogamente, l'utilizzo di un marchio da parte di un solo cliente, importatore dei prodotti per i quali questo è stato registrato,
         può bastare a dimostrare che un tale uso è effettivo, se risulta che l'operazione di importazione ha una giustificazione commerciale
         reale per il titolare del marchio.  
         
         
         25
            
          Pertanto, non è possibile stabilire a priori, astrattamente, quale misura quantitativa debba essere considerata per stabilire
         se l'uso sia effettivo o meno. Non può quindi essere fissata una regola «de minimis» che non consentirebbe al giudice nazionale
         di valutare tutte le circostanze della controversia di cui deve conoscere.  
         
         
         26
            
          Infine, dal punto 36 della citata sentenza Ansul si può chiaramente desumere che un utilizzo del marchio che non abbia essenzialmente
         lo scopo di mantenere o di trovare quote di mercato per le merci ovvero i servizi da esso contrassegnati deve considerarsi
         volto in realtà ad ottenere il rigetto di una possibile domanda di decadenza. Un simile uso non può essere qualificato come
         «effettivo» ai sensi della direttiva.  
         
         
         27
            
          Alla luce delle considerazioni sopra svolte, si deve rispondere alla prima, seconda, terza, quarta e sesta questione dichiarando
         che gli artt. 10, n. 1, e 12, n. 1, della direttiva devono essere interpretati nel senso che si ha un «uso effettivo» del
         marchio allorché questo assolve la sua funzione essenziale che è di garantire l'identità di origine dei prodotti o dei servizi
         per i quali è stato registrato, al fine di trovare o di mantenere per essi uno sbocco, ad esclusione degli usi simbolici,
         che sono tesi soltanto a conservare i diritti conferiti dal detto marchio. Nel verificare l'uso effettivo del marchio, occorre
         prendere in considerazione tutti i fatti e le circostanze che possono provare la realtà del suo sfruttamento sul piano commerciale,
         segnatamente gli usi considerati giustificati, nel settore economico interessato, per mantenere o trovare quote di mercato
         per le merci ovvero i servizi contrassegnati dal marchio, la natura di tali merci o servizi, le caratteristiche del mercato,
         l'ampiezza e la frequenza dell'uso del marchio. Qualora risponda ad una giustificazione commerciale reale, alle condizioni
         citate, un uso anche minimo del marchio o che coinvolga unicamente un solo importatore nello Stato membro interessato può
         bastare ad attestare la sussistenza di un uso effettivo ai sensi di tale direttiva.  
          Sulla settima questione
         
         
         28
            
          Mediante la settima questione, il giudice del rinvio chiede in sostanza se la direttiva debba essere interpretata nel senso
         che essa osta a che venga preso in considerazione un uso del marchio successivo alla presentazione della domanda di decadenza
         per valutare se nel corso del periodo di riferimento, cioè nei cinque anni precedenti tale presentazione, vi sia stato un
         uso effettivo.  
         
         
         29
            
          Dalle disposizioni dell'art. 12, n. 1, della direttiva emerge, innanzi tutto, che il mantenimento dei diritti del titolare
         del marchio presuppone un uso effettivo dello stesso in ogni caso prima della presentazione della domanda di decadenza e,
         inoltre, che il fatto che sia iniziato o reiniziato l'uso del marchio di impresa, pur se precedentemente alla presentazione
         della detta domanda, non consente sempre di conservare il diritti del titolare, se risulta che tali operazioni hanno luogo
         solo dopo che quest'ultimo abbia saputo che potrebbe essere presentata una domanda di decadenza.  
         
         
         30
            
          Da quanto sopra esposto risulta che la direttiva subordina la qualificazione di «uso effettivo» del marchio alla presa in
         considerazione delle sole circostanze che sopravvengano nel periodo di riferimento e che siano quindi precedenti la presentazione
         della domanda di decadenza.  
         
         
         31
            
          Tuttavia, la direttiva non esclude espressamente che la valutazione dell'uso effettivo nel corso del periodo di riferimento
         possa in taluni casi tener conto di eventuali circostanze posteriori a tale presentazione. Simili circostanze possono consentire
         di confermare o di apprezzare meglio la portata dell'uso del marchio nel corso del periodo di riferimento, nonché le reali
         intenzioni del titolare nel corso dello stesso periodo.  
         
         
         32
            
          Spetta al giudice nazionale esaminare se eventuali circostanze posteriori alla presentazione della domanda di decadenza confermino
         la conclusione secondo cui nel corso del periodo di riferimento vi è stato un uso effettivo del marchio ovvero se, al contrario,
         esse traducano la volontà del titolare di ottenere il rigetto di tale domanda.  
         
         
         33
            
          La settima questione dev'essere quindi risolta dichiarando che la direttiva, pur subordinando la qualificazione di «uso effettivo»
         del marchio alla sola considerazione di circostanze che sopravvengano nel periodo di riferimento e che siano precedenti alla
         presentazione della domanda di decadenza, non osta a che, se del caso, la valutazione dell'uso effettivo possa tener conto,
         in relazione al periodo di riferimento, di eventuali circostanze posteriori a tale presentazione. Spetta al giudice nazionale
         esaminare se simili circostanze confermino che nel corso del periodo di riferimento vi è stato un uso effettivo del marchio
         ovvero se, al contrario, esse traducano la volontà del titolare di ottenere il rigetto di tale domanda. 
         
         Sulle spese
         34
            
          Le spese sostenute dai governi del Regno Unito e francese, nonché dalla Commissione, che hanno presentato osservazioni alla
         Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce
         un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            LA CORTE (Terza Sezione),
         
         
          pronunciandosi sulle questioni sottopostele dalla High Court of Justice (England & Wales), Chancery Division con ordinanza
         19 dicembre 2001,
         
            
            1)
             Gli artt. 10, n. 1, e 12, n. 1, della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle
            legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa, devono essere interpretati nel senso che si ha un «uso effettivo»
            del marchio allorché questo assolve la sua funzione essenziale che è di garantire l'identità di origine dei prodotti o dei
            servizi per i quali è stato registrato, al fine di trovare o di mantenere per essi uno sbocco, ad esclusione degli usi simbolici,
            che sono tesi soltanto a conservare i diritti conferiti dal detto marchio. Nel verificare l'uso effettivo del marchio, occorre
            prendere in considerazione tutti i fatti e le circostanze che possono provare la realtà del suo sfruttamento sul piano commerciale,
            segnatamente gli usi considerati giustificati, nel settore economico interessato, per mantenere o trovare quote di mercato
            per le merci ovvero i servizi contrassegnati dal marchio, la natura di tali merci o servizi, le caratteristiche del mercato,
            l'ampiezza e la frequenza dell'uso del marchio. Qualora risponda ad una giustificazione commerciale reale, alle condizioni
            citate, un uso anche minimo del marchio o che coinvolga unicamente un solo importatore nello Stato membro interessato può
            bastare ad attestare la sussistenza di un uso effettivo ai sensi di tale direttiva.  
            
            
            2)
            La prima direttiva 89/104, pur subordinando la qualificazione di «uso effettivo» del marchio alla sola considerazione di circostanze
               che sopravvengano nel periodo di riferimento e che siano precedenti alla presentazione della domanda di decadenza, non osta
               a che, se del caso, la valutazione dell'uso effettivo possa tener conto, in relazione al periodo di riferimento, di eventuali
               circostanze posteriori a tale presentazione. Spetta al giudice nazionale esaminare se simili circostanze confermino che nel
               corso del periodo di riferimento vi è stato un uso effettivo del marchio ovvero se, al contrario, esse traducano la volontà
               del titolare di ottenere il rigetto di tale domanda.  
             Lussemburgo, 27 gennaio 2004. 
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  R. Grass 
               
               
                  V. Skouris  
               
            
      
      
          1 –
            
             Lingua processuale: l'inglese.