CELEX: 62013CJ0039
Language: it
Date: 2014-06-12
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 12 giugno 2014.#Inspecteur van de Belastingdienst / Noord/kantoor Groningen e a. contro SCA Group Holding BV e a.#Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Gerechtshof Amsterdam.#Libertà di stabilimento – Imposta sulle società – Entità fiscale unica tra le società di uno stesso gruppo – Domanda – Motivi di diniego – Collocazione della sede di una o più società intermedie o della società controllante in un altro Stato membro – Assenza di sede stabile nello Stato d’imposizione.#Cause riunite da C‑39/13 a C‑41/13.

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      12 giugno 2014 (
            *1
         )
      «Libertà di stabilimento — Imposta sulle società — Entità fiscale unica tra le società di uno stesso gruppo — Domanda — Motivi di diniego — Collocazione della sede di una o più società intermedie o della società controllante in un altro Stato membro — Assenza di sede stabile nello Stato d’imposizione»
      Nelle cause riunite C‑39/13, C‑40/13 e C‑41/13,
      aventi ad oggetto talune domande di pronuncia pregiudiziale presentate, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Gerechtshof te Amsterdam (Paesi Bassi), con decisioni del 17 gennaio 2013, pervenute in cancelleria il 25 gennaio 2013, nei procedimenti
      
         Inspecteur van de Belastingdienst/Noord/kantoor Groningen
      
      contro
      
         SCA Group Holding BV (C‑39/13),
      
         X AG,
      
      
         X1 Holding GmbH,
      
      
         X2 Holding GmbH,
      
      
         X3 Holding GmbH,
      
      
         D1 BV,
      
      
         D2 BV,
      
      
         D3 BV
      
      contro
      
         Inspecteur van de Belastingdienst Amsterdam (C‑40/13),
      e
      
         Inspecteur van de Belastingdienst Holland-Noord/kantoor Zaandam
      
      contro
      
         MSA International Holdings BV,
      
      
         MSA Nederland BV (C‑41/13),
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta da R. Silva de Lapuerta, presidente di sezione, J. L. da Cruz Vilaça, G. Arestis, J.-C. Bonichot (relatore) e A. Arabadjiev, giudici,
      avvocato generale: J. Kokott
      cancelliere: M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 9 gennaio 2014,
      considerate le osservazioni presentate:
      
               —
            
            
               per SCA Group Holding BV, da J. T. Schouten, S. C. W. Douma e G. F. Boulogne, in qualità di consiglieri;
            
         
               —
            
            
               per X AG, da J. M. van der Vegt e P. J. te Boekhorst, in qualità di consiglieri;
            
         
               —
            
            
               per MSA International Holdings BV, da H. T. P. M. van den Hurk, J. J. van den Broek, J. J. A. M. Korving, D. van Seggelen, J. van der Zande, e T. Arts, in qualità di consiglieri;
            
         
               —
            
            
               per il governo tedesco, da T. Henze e K. Petersen, in qualità di agenti;
            
         
               —
            
            
               per il governo francese, da J.-S. Pilczer, in qualità di agente;
            
         
               —
            
            
               per il governo olandese, da M. K. Bulterman, M. Noort e B. Koopman, in qualità di agenti;
            
         
               —
            
            
               per la Commissione europea, da W. Roels, W. Mölls e P. Van Nuffel, in qualità di agenti,
            
         sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 27 febbraio 2014,
      ha pronunciato la seguente
      
         Sentenza
      
      
               1
            
            
               Le domande di pronuncia pregiudiziale vertono sull’interpretazione degli articoli 49 TFUE e 54 TFUE.
            
         
               2
            
            
               Tali domande sono state presentate nell’ambito di tre controversie che vedono contrapposti, in primo luogo, l’Inspecteur van de Belastingdienst/Noord/kantoor Groningen a SCA Group Holding BV (in prosieguo: «SCA»), in secondo luogo, X AG (in prosieguo: «X»), X1 Holding GmbH, X2 Holding GmbH, X3 Holding GmbH (in prosieguo: «X3»), D1 BV (in prosieguo: «D1»), D2 BV (in prosieguo: «D2»), D3 BV all’Inspecteur van de Belastingdienst Amsterdam e, in terzo luogo, l’Inspecteur van de Belastingdienst Holland-Noord/kantoor Zaandam a MSA International Holdings BV (in prosieguo: «MSA») e a MSA Nederland BV, in merito alla costituzione di entità fiscali.
            
         
         Contesto normativo olandese
      
      
               3
            
            
               Ai sensi dell’articolo 13, paragrafo 1, della legge del 1969 relativa all’imposta sulle società (Wet op de venootschapsbelasting 1969):
               «Per la determinazione degli utili, non vengono presi in considerazione gli utili a titolo di partecipazione, come anche le spese sostenute in occasione dell’acquisizione o della cessione di tale partecipazione (esenzione della partecipazione)».
            
         
               4
            
            
               L’articolo 15 di detta legge così dispone:
               «1.   Qualora un soggetto passivo (la società controllante) detenga la proprietà giuridica ed economica di almeno il 95% delle quote nel capitale nominale versato di un altro soggetto passivo (la società controllata), l’imposta da essi dovuta può essere riscossa, su loro domanda, come se fossero un soggetto passivo unico, nel senso che le attività e il patrimonio della società controllata costituiscono parte delle attività e del patrimonio della società madre. L’imposta viene applicata alla società madre. I soggetti passivi sono in tal caso considerati un’entità fiscale unica. Di un’entità fiscale unica possono far parte diverse società controllate. (...)
               3.   Il paragrafo 1 è applicabile solamente se:
               (...)
               
                        b.
                     
                     
                        ad entrambi i soggetti passivi si applicano le medesime disposizioni per il calcolo degli utili;
                     
                  
                        c.
                     
                     
                        entrambi i soggetti passivi hanno sede nei Paesi Bassi e, qualora ad uno dei soggetti passivi si applichi la legge che istituisce il regime fiscale del Regno [(Belastingregeling voor het Koninkrijk)] o una convenzione contro la doppia imposizione, esso è parimenti considerato stabilito nei Paesi Bassi secondo tale regime o tale convenzione (...);
                     
                  (...)
               4.   Con regolamento possono essere adottate norme che consentano a soggetti passivi, ai quali non si applicano le medesime disposizioni per il calcolo degli utili, di formare comunque un’entità fiscale, in deroga al paragrafo 3, lettera b). Inoltre, in deroga al paragrafo 3, lettera c), un soggetto passivo che, ai sensi della propria normativa nazionale, o della legge che istituisce il regime fiscale del Regno, oppure di una convenzione contro la doppia imposizione, non ha sede nei Paesi Bassi, ma gestisce un’impresa per il tramite di una stabile organizzazione nei Paesi Bassi, può, alle condizioni stabilite mediante regolamento, far parte di un’entità fiscale unica, purché gli utili di tale organizzazione siano soggetti ad imposizione nei Paesi Bassi in forza della legge che istituisce il regime fiscale del Regno o di una convenzione contro la doppia imposizione, e se:
               
                        a.
                     
                     
                        il luogo della direzione effettiva di tale soggetto passivo è situato nelle Antille olandesi, ad Aruba, in uno Stato membro dell’Unione europea o in uno Stato al quale è applicabile una convenzione contro la doppia imposizione conclusa coi Paesi Bassi, che preveda il divieto di discriminazione delle stabili organizzazioni;
                     
                  
                        b.
                     
                     
                        il soggetto passivo di cui alla lettera a) è una società per azioni o una società a responsabilità limitata, o un organismo simile quanto a natura e modalità costitutive, e
                     
                  
                        c.
                     
                     
                        nell’ipotesi in cui il soggetto passivo di cui alla lettera a) fa parte dell’entità fiscale in qualità di società madre, la partecipazione nella società controllata di cui al paragrafo 1 rientra nel patrimonio della stabile organizzazione nei Paesi Bassi di tale società madre.
                     
                  (...)».
            
         
         Procedimenti principali e questioni pregiudiziali
      
      
         Le cause C‑39/13 e C‑41/13
      
      
               5
            
            
               SCA e MSA sono società che hanno sede nei Paesi Bassi.
            
         
               6
            
            
               Esse sono titolari di società che hanno sede in Germania vuoi direttamente, vuoi indirettamente tramite altre società parimenti stabilite in Germania.
            
         
               7
            
            
               Queste ultime società sono a loro volta titolari di società che hanno sede nei Paesi Bassi.
            
         
               8
            
            
               SCA e MSA nonché le loro rispettive controllate stabilite nei Paesi Bassi hanno chiesto di essere considerate come due entità fiscali uniche ai sensi dell’articolo 15 della legge del 1969 relativa all’imposta sulle società.
            
         
               9
            
            
               L’Inspecteur van de Belastingdienst/Noord/kantoor Groningen e l’Inspecteur van de Belastingdienst Holland-Noord/kantoor Zaandam hanno respinto tali domande in quanto le società interposte non erano stabilite nei Paesi Bassi oppure non disponevano ivi di uno stabilimento fisso.
            
         
               10
            
            
               Adito da SCA e MSA, il Rechtbank Haarlem ha dichiarato che tale diniego era in contrasto con la libertà di stabilimento.
            
         
               11
            
            
               L’Inspecteur van de Belastingdienst/Noord/kantoor Groningen e l’Inspecteur van de Belastingdienst Holland-Noord/kantoor Zaandam hanno interposto appello contro tale sentenza dinanzi al Gerechtshof te Amsterdam.
            
         
               12
            
            
               In tale contesto, il Gerechtshof te Amsterdam ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
               Nella causa C‑39/13
               
                        «1)
                     
                     
                        Se costituisca un ostacolo alla libertà di stabilimento ai sensi dell’articolo 43 CE, in combinato disposto con l’articolo 48 CE, il diniego opposto all’interessata di beneficiare del regime olandese dell’entità fiscale per le attività e il patrimonio delle società Alphabet Holding, HP Holding e Alpha Holding, che sono le sue controllate indirette di terzo livello stabilite nei Paesi Bassi.
                        Se, alla luce degli obiettivi perseguiti dal regime olandese dell’entità fiscale (…), la situazione delle controllate indirette di terzo livello Alphabet Holding, HP Holding e Alpha Holding sia obiettivamente paragonabile (…) a) alla situazione di società stabilite nei Paesi Bassi che sono le controllate di secondo livello di una società interposta stabilita nei Paesi Bassi che non ha effettuato la scelta di essere integrata in un’entità fiscale con la sua società controllante stabilita nei Paesi Bassi e che, come società controllate di secondo livello, non hanno pertanto in misura maggiore che Alphabet Holding, HP Holding e Alpha Holding accesso al regime di un’entità fiscale in cui sarebbero integrate con la loro società controllante di terzo livello (esclusivamente), oppure (…) b) alla situazione di controllate di secondo livello con sede nei Paesi Bassi che hanno scelto con la loro società controllante avente sede nei Paesi Bassi e loro società interposta di costituire un’entità fiscale con la loro società controllante di terzo livello, le cui attività e il cui patrimonio sono quindi consolidati a differenza di quelli di Alphabet Holding, HP Holding e Alpha Holding.
                     
                  
                        2)
                     
                     
                        Se assuma rilievo sulla risposta da fornire alla prima questione il fatto che le società olandesi interessate siano detenute da un’unica società interposta (situata a un livello superiore nella struttura del gruppo e) avente sede nell’altro Stato membro oppure che esse siano detenute, come, nella fattispecie, Alphabet Holding, HP Holding e Alpha Holding, da due (o più) società interposte, certamente stabilite nell’altro Stato membro (e situate ad uno o più livelli superiori nella struttura del gruppo).
                     
                  
                        3)
                     
                     
                        Qualora si debba rispondere alla prima frase della prima questione in senso affermativo, se sia possibile giustificare l’ostacolo alla libertà di stabilimento con motivi imperativi d’interesse generale, e, più in particolare, con l’esigenza di mantenere la coerenza fiscale, inclusa l’esigenza di prevenire la doppia considerazione, unilaterale e bilaterale, delle perdite (…). Se il fatto che il rischio di una doppia considerazione delle perdite non si presenti nella fattispecie (…) rivesta al riguardo qualche rilievo.
                     
                  
                        4)
                     
                     
                        Qualora la terza questione debba ricevere risposta affermativa, se la restrizione alla libertà di stabilimento debba essere considerata proporzionata (…)».
                     
                  Nella causa C‑41/13
               
                        «1)
                     
                     
                        Se comporti un ostacolo alla libertà di stabilimento, ai sensi dell’articolo 43 CE in combinato disposto con l’articolo 48 CE, il diniego nei confronti degli interessati del beneficio del regime olandese dell’entità fiscale per le attività e il patrimonio della controllata di secondo livello (la seconda interessata) stabilita nei Paesi Bassi.
                        Se, considerati gli obiettivi perseguiti dal regime olandese dell’entità fiscale (…), la situazione della controllata di secondo livello (la seconda interessata) sia obiettivamente paragonabile (…) a) alla situazione di una società stabilita nei Paesi Bassi che è controllata da una società interposta stabilita nei Paesi Bassi che non abbia scelto di essere integrata in un’entità fiscale con la sua società controllante stabilita nei Paesi Bassi e che, in quanto controllata di secondo livello, non ha pertanto in misura maggiore della seconda interessata accesso al regime di un’entità fiscale in cui essa verrebbe integrata con la sua società controllante di secondo livello (esclusivamente) oppure (…) b) alla situazione di una controllata di secondo livello stabilita nei Paesi Bassi che ha scelto con la sua società controllante stabilita nei Paesi Bassi e con la sua società intermedia di costituire un’entità fiscale con la sua società controllante di secondo livello e le cui attività e il cui patrimonio sono pertanto consolidati mentre quelli della seconda interessata non lo sono.
                     
                  
                        2)
                     
                     
                        Se possa assumere rilievo in merito alla risposta da fornire alla prima frase della prima questione (…) la soluzione del quesito se la società interposta straniera, nell’ipotesi in cui non operasse nei Paesi Bassi per il tramite di una controllata, ma per il tramite di una sede stabile, avrebbe potuto, per quanto riguarda il patrimonio e le attività della sede stabile olandese, scegliere di costituire un’entità fiscale con la sua società controllante avente sede nei Paesi Bassi.
                     
                  
                        3)
                     
                     
                        Qualora la prima frase della prima questione debba ricevere risposta affermativa, se l’ostacolo alla libertà di stabilimento possa essere giustificato da motivi imperativi di interesse generale e, più in particolare, dalla necessità di mantenere la coerenza fiscale, inclusa l’esigenza di evitare la doppia considerazione, unilaterale e bilaterale, delle perdite (…).
                     
                  
                        4)
                     
                     
                        In caso di risposta affermativa alla terza questione, se la restrizione alla libertà di stabilimento debba essere considerata proporzionata (…)».
                     
                  
         
         La causa C‑40/13
      
      
               13
            
            
               X è una società con sede in Germania. Essa detiene direttamente o indirettamente le società X3, D1 e D2, che hanno sede nei Paesi Bassi.
            
         
               14
            
            
               Con domanda congiunta, X3, D1 e D2 hanno chiesto di essere riunite in un’unica entità fiscale.
            
         
               15
            
            
               L’Inspecteur van de Belastingdienst Amsterdam ha respinto la loro domanda in quanto la loro società controllante comune, X, non era stabilita dei Paesi Bassi o non vi disponeva di uno stabilimento fisso.
            
         
               16
            
            
               Il Rechbank Haarlem ha respinto il loro ricorso contro tale decisione.
            
         
               17
            
            
               Dette società hanno interposto appello contro tale sentenza dinanzi al Gerechtshof te Amsterdam.
            
         
               18
            
            
               In tale contesto, il Gerechtshof te Amsterdam ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
               
                        «1)
                     
                     
                        Se il diniego nei confronti degli interessati del beneficio del regime olandese dell’entità fiscale per le attività e per il patrimonio delle società sorelle [X3], [D1] e [D2], stabilite nei Paesi Bassi, comporti un ostacolo alla libertà di stabilimento ai sensi dell’articolo 43 CE, in combinato disposto con l’articolo 48 CE.
                        Considerati gli obiettivi perseguiti dal regime olandese dell’entità fiscale, se la situazione delle società [X3], [D1] e [D2] sia obiettivamente paragonabile (…) a) alla situazione di società sorelle stabilite nei Paesi Bassi che non hanno scelto di essere integrate in un’entità fiscale con la/le loro società madre/i comune/i stabilita/e nei Paesi Bassi e che, in quanto società sorelle comuni, non hanno in misura maggiore delle interessate accesso al regime dell’entità fiscale oppure (…) b) alla situazione di società sorelle stabilite nei Paesi Bassi che hanno scelto con la/le loro società madre/i comune/i stabilita/e nei Paesi Bassi di costituire un’entità fiscale con la/le loro società madre/i, le cui attività e il cui patrimonio sono pertanto consolidati mentre quelli degli interessati non lo sono.
                     
                  
                        2)
                     
                     
                        Se il fatto che a) come [D1] e [D2] nella fattispecie, le società interessate abbiano una società controllante (diretta) comune nell’altro Stato membro oppure che b), come [X3], da una parte, e [D1] e [D2], dall’altra, nella fattispecie, le società interessate abbiano società controllanti (dirette) diverse nell’altro Stato membro, di modo che esiste una società controllante (indiretta) comune di queste diverse società soltanto ad un livello superiore della struttura del gruppo, livello certamente situato all’interno dell’altro Stato membro, abbia un rilievo sulla risposta da fornire alla prima frase della prima questione (…).
                     
                  
                        3)
                     
                     
                        Qualora la prima fase della prima questione debba ricevere risposta affermativa, se l’ostacolo alla libertà di stabilimento possa essere giustificato con motivi imperativi di interesse generale, e, più in particolare, con la necessità di mantenere la coerenza fiscale, inclusa l’esigenza di evitare la doppia considerazione, unilaterale e bilaterale, delle perdite (…).
                     
                  
                        4)
                     
                     
                        Qualora la terza questione debba ricevere risposta affermativa, se la restrizione alla libertà di stabilimento debba essere considerata proporzionata (…)».
                     
                  
         
         Sulle questioni pregiudiziali
      
      
         Sulle questioni nelle cause C‑39/13 e C‑41/13
      
      
               19
            
            
               Con le sue questioni, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se gli articoli 49 TFUE e 54 TFUE debbano essere interpretati nel senso che essi ostano alla normativa di uno Stato membro, in forza della quale una società controllante residente può costituire un’entità fiscale unica con una controllata di secondo livello residente qualora la detenga tramite una o più società residenti, ma non possa costituire tale entità qualora detenga detta società tramite società non residenti che non dispongono di una sede stabile in detto Stato membro.
            
         Sull’esistenza di una restrizione
      
               20
            
            
               La libertà di stabilimento, che l’articolo 49 TFUE attribuisce ai cittadini dell’Unione, implica per essi l’accesso alle attività non subordinate ed il loro esercizio, nonché la costituzione e la gestione di imprese, alle stesse condizioni previste dalle leggi dello Stato membro di stabilimento per i propri cittadini. Essa comprende, conformemente all’articolo 54 TFUE, per le società costituite a norma delle leggi di uno Stato membro e che abbiano la sede sociale, l’amministrazione centrale o la sede principale all’interno dell’Unione, il diritto di svolgere la loro attività nello Stato membro di cui trattasi mediante una controllata, una succursale o un’agenzia (sentenza Felixstowe Dock and Railway Company e a., C‑80/12, EU:C:2014:200, punto 17, nonché giurisprudenza ivi citata).
            
         
               21
            
            
               A tale riguardo, la possibilità concessa dal diritto olandese alle società controllanti residenti e alle loro controllate residenti di essere tassate come un’entità fiscale unica, vale a dire di essere sottoposte ad un regime di integrazione fiscale, determina un vantaggio per le società interessate. Tale regime permette, in particolare, di consolidare in capo alla società controllante gli utili e le perdite delle società comprese nell’entità fiscale e di attribuire carattere fiscalmente neutro alle operazioni intragruppo (v. sentenza X Holding, C‑337/08, EU:C:2010:89, punto 18).
            
         
               22
            
            
               Il diritto olandese estende il beneficio del regime dell’entità fiscale e dei vantaggi che ne derivano alle società controllanti residenti che desiderano essere tassate congiuntamente con le loro controllate di secondo livello, a condizione tuttavia che le controllate interposte siano anch’esse residenti o dispongano di uno stabilimento fisso nei Paesi Bassi.
            
         
               23
            
            
               Tale condizione equivale tuttavia a trattare in modo diverso, da una parte, la società controllanti residenti che detengono controllate di secondo livello residenti per il tramite di controllate interposte residenti e, dall’altra, società controllanti residenti che detengono controllate di secondo livello residenti per il tramite di controllate non residenti.
            
         
               24
            
            
               La normativa di cui trattasi nel procedimento principale determina quindi una differenza di trattamento riguardo alla facoltà di optare per il regime dell’entità fiscale, a seconda che la società controllante detenga le sue partecipazioni indirette per il tramite di una controllata stabilita nei Paesi Bassi oppure in un altro Stato membro (v., per analogia, sentenza Papillon, C‑418/07, EU:C:2008:659, punto 22).
            
         
               25
            
            
               Contrariamente a quanto sostenuto da alcune parti, è al riguardo privo di rilievo il fatto che, anche in una situazione puramente interna, nessuna società controllante possa costituire un’entità fiscale con controllate di secondo livello senza integrarvi anche la controllata interposta. Se, infatti, una società controllante olandese che detiene controllate olandesi di secondo livello per il tramite di una controllata non residente non può, in nessun caso, costituire un’entità fiscale con le sue controllate di secondo livello, per contro, una società controllante olandese che detiene controllate di secondo livello olandesi per il tramite di una controllata residente ne ha sempre facoltà.
            
         
               26
            
            
               Un’analoga differenza di trattamento sussiste in una situazione in cui, come avviene nella causa C‑39/13, si tratta non di controllate residenti di secondo livello, bensì di controllate residenti di terzo livello, la cui integrazione nell’entità fiscale con una società controllante residente non è possibile a causa del fatto che sia la controllata interposta sia la controllata interposta di secondo livello hanno sede in un altro Stato membro.
            
         
               27
            
            
               Le disposizioni della legge del 1969, relativa all’imposta sulle società di cui trattasi nel procedimento principale, in quanto pongono in una situazione di svantaggio sul piano fiscale le situazioni transfrontaliere rispetto alle situazioni interne, costituiscono dunque una restrizione in linea di principio vietata dalle disposizioni del trattato FUE relative alla libertà di stabilimento (sentenza Papillon, EU:C:2008:659, punto 32).
            
         Sulla giustificazione della restrizione
      
               28
            
            
               Perché siffatta disparità di trattamento sia compatibile con le disposizioni del trattato relative alla libertà di stabilimento, occorre che essa riguardi situazioni che non sono obiettivamente paragonabili, tenuto conto che la possibilità di paragonare una situazione transfrontaliera con una situazione interna deve allora essere esaminata in considerazione dell’obiettivo perseguito dalle disposizioni nazionali di cui trattasi, oppure che essa sia giustificata da un motivo imperativo di interesse generale (v., in questo senso, sentenza Felixstowe Dock and Railway Company e a., EU:C:2014:200, punto 25, nonché giurisprudenza ivi citata).
            
         
               29
            
            
               Riguardo alla paragonabilità, occorre osservare che le disposizioni della legge del 1969 relativa all’imposta sulle società di cui trattasi nel procedimento principale sono dirette ad assimilare nella misura maggiore possibile ad un’impresa che ha diversi stabilimenti il gruppo costituito da una società controllante con le sue controllate e le sue controllate di secondo livello, permettendo di consolidare fiscalmente i risultati di tutte queste società.
            
         
               30
            
            
               Orbene, tale obiettivo può essere conseguito sia nella situazione di una società controllante residente in uno Stato membro che detenga controllate di secondo livello del pari residenti in detto Stato tramite una società controllata essa stessa residente, sia nella situazione di una società controllante residente nello stesso Stato membro che detenga controllate di secondo livello pure residenti in quest’ultimo, ma tramite una o più società controllate stabilite in un altro Stato membro (v., in tal senso, sentenza Papillon, EU:C:2008:659, punto 29).
            
         
               31
            
            
               Anche queste due situazioni sono oggettivamente paragonabili nei limiti in cui il beneficio dei vantaggi del regime dell’entità fiscale sia ricercato nei due casi di specie per il complesso costituito dalla società controllante e dalle controllate di secondo livello.
            
         
               32
            
            
               Il giudice del rinvio chiede se la restrizione possa essere giustificata dal motivo imperativo d’interesse generale vertente sulla coerenza del sistema fiscale olandese, collegato con l’esigenza di evitare la doppia considerazione delle perdite.
            
         
               33
            
            
               Al riguardo, occorre ricordare che, anche se risulta dalla giurisprudenza della Corte che l’esigenza di salvaguardare la coerenza di un sistema fiscale può giustificare una restrizione all’esercizio di libertà fondamentali garantite dal Trattato, è tuttavia necessario, perché tale giustificazione possa essere ammessa, che sia dimostrata l’esistenza di un nesso diretto tra, da una parte, la concessione del vantaggio fiscale di cui trattasi e, dall’altra, la compensazione di tale vantaggio con un prelievo fiscale determinato (v., segnatamente, sentenza Welte, C‑181/12, EU:C:2013:662, punto 59 e giurisprudenza ivi citata).
            
         
               34
            
            
               La Corte ha senz’altro ammesso, nella causa sfociata nella sentenza Papillon (EU:C:2008:659), che, in linea di principio, tale nesso diretto esiste tra, da una parte, la possibilità di trasferire le perdite tra le società di un gruppo e, dall’altra, la neutralizzazione di talune operazioni tra dette società, come le provvigioni per crediti dubbi oppure per rischi, gli abbandoni di credito, le sovvenzioni, le provvigioni per deprezzamento di partecipazioni e le cessioni di immobilizzazioni. In tale sentenza, la Corte si è basata sul fatto che la neutralizzazione di tali operazioni intragruppo aveva ad oggetto, nel sistema fiscale dello Stato membro allora in causa, di evitare la duplice considerazione delle perdite al livello delle società residenti rientranti nel regime dell’integrazione fiscale e così di preservare la coerenza di tale sistema fiscale (sentenza Papillon, EU:C:2008:659, punti 6 e da 43 a 50).
            
         
               35
            
            
               Infatti, se la normativa dello Stato membro di cui trattavasi nella sentenza Papillon (EU:C:2008:659) aveva concesso il beneficio dell’integrazione fiscale in una configurazione in cui la società interposta non era residente, sarebbe stato possibile che una perdita subita da una controllata di secondo livello residente fosse presa in considerazione, una prima volta in capo alla società controllante residente, a causa dell’integrazione fiscale, e una seconda volta in capo alla controllata interposta non residente, a causa della riduzione di valore derivante dalle stesse perdite sulle sue partecipazioni nella controllata di secondo livello oppure dai suoi crediti su di essa. Detta riduzione di valore non sarebbe stata neutralizzata in quanto le operazioni di neutralizzazione non potevano essere applicate alla società interposta non residente.
            
         
               36
            
            
               Tuttavia, un elemento distingue nettamente l’ambito giuridico del precedente suddetto da quello della presente controversia principale.
            
         
               37
            
            
               Infatti, l’articolo 13 della legge del 1969 relativa all’imposta sulle società fissa una norma generale detta dell’«esenzione della partecipazione», che si applica alle quote superiori al 5% del capitale. Tale regola si estende a tutte le entità fiscali, dato che è ivi richiesta la detenzione di almeno il 95% del capitale.
            
         
               38
            
            
               In ragione dell’esenzione della partecipazione non vengono presi in considerazione, all’atto della determinazione degli utili imponibili di un’entità fiscale, i guadagni o le perdite derivanti dalla detenzione, dall’acquisizione o dalla cessione di una partecipazione. È pertanto mediante tale regola generale di esenzione – e non mediante norme specifiche di neutralizzazione di determinate operazioni, come nel sistema in questione nella causa che ha portato alla sentenza Papillon – che il sistema fiscale olandese intende prevenire la doppia considerazione delle perdite in seno ad una entità fiscale.
            
         
               39
            
            
               Così, e come ha convenuto il governo olandese in udienza, il meccanismo di esenzione delle partecipazioni è concepito in modo tale che una società controllante residente non può mai prendere in considerazione una perdita collegata ad una partecipazione in una delle sue controllate, anche se tale controllata abbia la sua sede in un altro Stato membro.
            
         
               40
            
            
               Non è pertanto possibile stabilire alcun nesso diretto tra la concessione del beneficio fiscale collegato alla costituzione di un’entità fiscale e la compensazione di tale beneficio mediante un prelievo fiscale determinato.
            
         
               41
            
            
               Di conseguenza, la restrizione alla libertà di stabilimento derivante dalla normativa nazionale non può essere considerata giustificata da un motivo imperativo di interesse generale attinente alla preservazione della coerenza del sistema fiscale.
            
         
               42
            
            
               Peraltro, anche se il governo olandese ha cercato di giustificare la restrizione di cui trattasi nel procedimento principale con un rischio di elusione fiscale, deriva da costante giurisprudenza che tale motivo non costituisce, di per sé, una giustificazione autonoma ad una restrizione fiscale alla libertà di stabilimento, qualora non venga invocato in collegamento con un obiettivo specifico di lotta contro espedienti puramente artificiosi, privi di realtà economica, il cui scopo consista nell’eludere l’imposta normalmente dovuta (v., in tal senso, segnatamente sentenze ICI, C‑264/96, EU:C:1998:370, punto 26, nonché Cadbury Schweppes e Cadbury Schweppes Overseas, C‑196/04, EU:C:2006:544, punto 55). Orbene, tale non è, evidentemente, l’obiettivo di detta restrizione prevista dal regime dell’entità fiscale.
            
         
               43
            
            
               Da quanto precede risulta che gli articoli 49 TFUE e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che essi ostano alla normativa di uno Stato membro in forza della quale una società controllante residente può costituire un’entità fiscale unica con una controllata di secondo livello residente qualora la detenga tramite una o più società residenti, ma non può costituire tale entità qualora detenga detta controllata tramite società non residenti che non dispongono di una sede stabile in detto Stato membro.
            
         
         Sulle questioni nella causa C‑40/13
      
      
               44
            
            
               Con le sue questioni, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se gli articoli 49 TFUE e 54 TFUE debbano essere interpretati nel senso che essi ostano alla normativa di uno Stato membro in forza della quale un regime di entità fiscale unica viene concesso a una società controllante residente che detiene controllate residenti, ma viene escluso per società sorelle residenti la cui società controllante comune non abbia la sua sede in tale Stato membro e non disponga ivi di una sede stabile.
            
         Sull’esistenza di una restrizione
      
               45
            
            
               Per quanto riguarda le società, occorre ricordare che la loro sede ai sensi dell’articolo 54 TFUE serve per determinare, come la cittadinanza delle persone fisiche, il loro collegamento all’ordinamento giuridico di uno Stato membro. Tuttavia, ammettere che lo Stato membro di residenza possa liberamente riservare un trattamento diverso per il solo fatto che la sede di una società si trova in un altro Stato membro svuoterebbe di contenuto l’articolo 49 TFUE. La libertà di stabilimento è volta infatti a garantire il beneficio del trattamento nazionale nello Stato membro ospitante, vietando ogni discriminazione fondata sul luogo della sede delle società (v. sentenze Test Claimants in Class IV of the ACT Group Litigation, C‑374/04, EU:C:2006:773, punto 43; Denkavit Internationaal e Denkavit France, C‑170/05, EU:C:2006:783, punto 22, nonché Burda, C‑284/06, EU:C:2008:365, punto 77).
            
         
               46
            
            
               Un regime d’entità fiscale come quello di cui trattasi nel procedimento principale costituisce un vantaggio fiscale per le società interessate. Accelerando la neutralizzazione delle perdite di società in passivo mediante la loro immediata imputazione agli utili di altre società del gruppo, detto regime conferisce a tale gruppo un vantaggio di tesoreria (sentenza Marks & Spencer, EU:C:2005:763, punto 32).
            
         
               47
            
            
               La normativa di cui trattasi nel procedimento principale determina pertanto una disparità di trattamento tra, da una parte, le società controllanti aventi la loro sede nei Paesi Bassi, le quali, grazie al regime dell’entità fiscale unica, possono segnatamente, ai fini dell’accertamento del loro utile imponibile, imputare immediatamente le perdite delle loro controllate in passivo agli utili delle loro controllate in attivo e, dall’altra, le società controllanti che detengono del pari controllate nei Paesi Bassi, ma che hanno la loro sede in un altro Stato membro e non dispongono di una sede stabile nei Paesi Bassi, le quali sono escluse dal beneficio dell’entità fiscale e, pertanto, dal vantaggio di tesoreria al quale esso attribuisce diritto.
            
         
               48
            
            
               Nei limiti in cui svantaggiano, sul piano tributario, le situazioni comunitarie rispetto alle situazioni puramente interne, le disposizioni della legge del 1969 relativa all’imposta sulle società di cui trattasi nel procedimento principale costituiscono, pertanto, una restrizione in linea di principio vietata dalle disposizioni del trattato relative alla libertà di stabilimento (sentenza Papillon, EU:C:2008:659, punto 32).
            
         
               49
            
            
               L’esistenza di tale restrizione non è posta nuovamente in discussione dalla circostanza che la società controllante comune alle controllate da consolidare si trovi a un livello superiore della catena di partecipazioni del gruppo, poiché le società interposte, la cui sede non si trova nei Paesi Bassi e che non dispongono ivi di uno stabilimento fisso, non possono di per sé far parte di un’entità fiscale come risulta dal punto 4 della presente sentenza.
            
         Sulla giustificazione della restrizione
      
               50
            
            
               Riguardo alla paragonabilità, ai sensi della giurisprudenza menzionata al punto 28 della presente sentenza, il governo tedesco afferma che il regime olandese dell’entità fiscale mira a consolidare in capo alla società controllante di vertice la totalità dei risultati di un gruppo, cosicché la situazione di un gruppo la cui società controllante ha la sua sede nei Paesi Bassi non sarebbe paragonabile a quella di un gruppo la cui società controllante abbia la sua sede in un altro Stato membro.
            
         
               51
            
            
               Tuttavia, l’obiettivo del regime dell’entità fiscale di cui trattasi nel procedimento principale, il quale consiste nel consentire alle società di uno stesso gruppo di essere considerate fiscalmente come se formassero un unico contribuente, può essere raggiunto tanto da gruppi la cui società controllante è residente quanto da gruppi la cui società controllante non lo è, quanto meno con riferimento all’imposizione delle sole società sorelle soggetto d’imposta nei Paesi Bassi. Orbene, come l’avvocato generale ha osservato nel paragrafo 86 delle sue conclusioni, la legge del 1969 relativa all’imposta sulle società permette, nel caso di un gruppo la cui società controllante è residente, il consolidamento delle controllate.
            
         
               52
            
            
               La disparità di trattamento, con riferimento alla possibilità di integrare fiscalmente società sorelle, non è pertanto giustificata da una differenza di situazione oggettiva.
            
         
               53
            
            
               Essa non è nemmeno giustificata dal motivo imperativo di interesse generale vertente sulla coerenza del sistema fiscale in collegamento con la prevenzione della doppia considerazione delle perdite, cui fa riferimento il giudice del rinvio.
            
         
               54
            
            
               Non risulta, infatti, né dalla decisione di rinvio, né dalle osservazioni presentate dinanzi alla Corte, né dall’udienza che la concessione del beneficio dell’entità fiscale a società sorelle interromperebbe un qualsiasi nesso diretto tra detto vantaggio fiscale e un determinato prelievo fiscale ai sensi della giurisprudenza menzionata ai punti 34 e 35 della presente sentenza.
            
         
               55
            
            
               Peraltro, come la Corte ha ricordato al punto 42 della presente sentenza, il motivo imperativo di interesse generale vertente sulla prevenzione del rischio di elusione fiscale non può essere invocato in modo autonomo.
            
         
               56
            
            
               Da quanto precede risulta che gli articoli 49 TFUE e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che essi ostano alla normativa di uno Stato membro in forza della quale un regime di entità fiscale unica viene concesso a una società controllante residente che detiene controllate residenti, ma viene escluso per società sorelle residenti la cui società controllante comune non abbia la sua sede in tale Stato membro e non disponga ivi di una sede stabile.
            
         
         Sulle spese
      
      
               57
            
            
               Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
            
          
            
               Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
            
          
            
               
                        
                           1)
                        
                     
                     
                        
                           Nelle cause C‑39/13 e C‑41/13, gli articoli 49 TFUE e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che essi ostano alla normativa di uno Stato membro in forza della quale una società controllante residente può costituire un’entità fiscale unica con una controllata di secondo livello residente qualora la detenga tramite una o più società residenti, ma non può costituire tale entità qualora detenga detta controllata tramite società non residenti che non dispongono di una sede stabile in detto Stato membro.
                        
                     
                  
          
            
               
                        
                           2)
                        
                     
                     
                        
                           Nella causa C‑40/13, gli articoli 49 TFUE e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che essi ostano alla normativa di uno Stato membro in forza della quale un regime di entità fiscale unica viene concesso a una società controllante residente che detiene controllate residenti, ma viene escluso per società sorelle residenti la cui società controllante comune non abbia la sua sede in tale Stato membro e non disponga ivi di una sede stabile.
                        
                     
                  
          
               
                  
                     Firme
                  
               
            (
            *1
         )	Lingua processuale: il neerlandese.