CELEX: 62012FJ0041
Language: it
Date: 2013-03-06
Title: Sentenza del Tribunale della funzione pubblica (Terza Sezione) del 6 marzo 2013. # Séverine Scheefer contro Parlamento europeo. # Pubblico impiego. # Causa F-41/12.

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICADELL’UNIONE EUROPEA (Terza Sezione)
      
      6 marzo 2013 (*)
      
      «Funzione pubblica – Agente temporaneo – Risoluzione di un contratto di agente temporaneo a tempo indeterminato – Motivo legittimo»
      Nella causa F‑41/12,
      avente ad oggetto un ricorso proposto ai sensi dell’articolo 270 TFUE, applicabile al Trattato CEEA in forza del suo articolo
         106 bis,
      
      Séverine Scheefer, ex agente temporaneo del Parlamento europeo, residente a Lussemburgo (Lussemburgo), rappresentata da R. Adam e P. Ketter,
         avvocati,
      
      ricorrente,
      contro
      Parlamento europeo, rappresentato da V. Montebello-Demogeot e M. Ecker, in qualità di agenti,
      
      convenuto,
      IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA(Terza Sezione),
      
      composto da S. Van Raepenbusch (relatore), presidente, I. Boruta e R. Barents, giudici, 
      cancelliere: J. Tomac, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 10 ottobre 2012,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con ricorso pervenuto nella cancelleria del Tribunale il 21 marzo 2012, la sig.ra Scheefer chiede, in sostanza, da una parte,
         l’annullamento della decisione del Parlamento europeo, del 20 giugno 2011, con cui è stato risolto il suo contratto di agente
         temporaneo a tempo indeterminato e, dall’altra, la condanna di quest’ultima istituzione al risarcimento dei danni.
      
       Contesto normativo
      2        L’articolo 29, paragrafo 2, dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto») dispone quanto segue:
         
      
      «Per l’assunzione del personale di inquadramento superiore (direttori generali o loro equivalenti di grado AD 16 o 15 e direttori
         o loro equivalenti di grado AD 15 o 14) nonché, in casi eccezionali, per impieghi che richiedano una speciale competenza,
         l’autorità che ha il potere di nomina può adottare una procedura diversa da quella del concorso».
      
      3        L’articolo 2 del Regime applicabile agli altri agenti dell’Unione europea (in prosieguo: il «RAA») dispone:
      
      «È considerato agente temporaneo, ai sensi del presente regime:
      a)      l’agente assunto per occupare un impiego, compreso nella tabella degli organici allegata alla sezione del bilancio relativa
         ad ogni istituzione e al quale le autorità competenti in materia di bilancio abbiano conferito un carattere temporaneo;
      
      (…)».
      4        L’articolo 47 del RAA stabilisce:
      
      «Il contratto dell’agente temporaneo si risolve, oltre che per decesso:
      (…)
      c)      per i contratti a tempo indeterminato:
      i)      alla fine del periodo di preavviso fissato nel contratto; il preavviso non può essere inferiore a un mese per ogni anno di
         servizio prestato, con un minimo di tre mesi ed un massimo di dieci mesi. Tuttavia, il periodo di preavviso non può avere
         inizio durante un congedo di maternità o di malattia purché quest’ultimo non superi i tre mesi. È inoltre sospeso per la durata
         di questi congedi, nei limiti suddetti;
      
      (…)».
      5        La direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo
         determinato (GU L 175, pag. 43), ha attuato l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, stipulato il 18 marzo 1999 fra
         le organizzazioni intercategoriali a carattere generale (in prosieguo: l’«accordo quadro»).
      
      6        A norma della clausola 3 dell’accordo quadro:
      
      «1.      Ai fini del presente accordo, il termine “lavoratore a tempo determinato” indica una persona con un contratto o un rapporto
         di lavoro definiti direttamente fra il datore di lavoro e il lavoratore e il cui termine è determinato da condizioni oggettive,
         quali il raggiungimento di una certa data, il completamento di un compito specifico o il verificarsi di un evento specifico;
      
      (…)».
      7        L’articolo 7, paragrafi da 2 a 4, della normativa interna relativa all’assunzione dei funzionari e degli altri agenti emanata
         dall’ufficio di presidenza del Parlamento il 3 maggio 2004 (in prosieguo: la «normativa interna») prevede quanto segue:
      
      «2.      Fatte salve le disposizioni applicabili ai funzionari, gli agenti temporanei sono assunti, nell’ordine, tra i vincitori di
         concorso o di una procedura di assunzione prevista all’articolo 29, paragrafo 2, dello statuto (…).
      
      3.      In mancanza di candidati vincitori di concorso disponibili, gli agenti temporanei sono assunti:
      –        nel caso degli agenti temporanei di cui all’articolo 2, lettera a), del RAA, previa selezione da parte di un comitato ad hoc
         che include un membro designato dal [c]omitato del personale;
      
      –        nel caso degli agenti temporanei di cui all’articolo 2, lettera b), del RAA, previo parere della commissione paritetica.
      4.      In deroga alle precedenti disposizioni, gli agenti temporanei di cui all’articolo 2, lettera a), del RAA possono essere assunti
         secondo la procedura prevista dal paragrafo 3, secondo trattino, del presente articolo, se dette assunzioni sono intese unicamente
         a coprire temporaneamente determinati posti in attesa della loro assegnazione definitiva, conformemente alle disposizioni
         del presente articolo, paragrafo 3, primo trattino».
      
       Fatti
      8        Con contratto firmato rispettivamente dal Parlamento europeo e dalla ricorrente il 29 marzo e il 4 aprile 2006, il Parlamento
         assumeva la ricorrente in qualità di agente temporaneo ai sensi dell’articolo 2, lettera a), del RAA per il periodo compreso
         tra il 1° aprile 2006 e il 31 marzo 2007 (in prosieguo: il «contratto iniziale») e la assegnava in qualità di medico al gabinetto
         medico di Lussemburgo (Lussemburgo).
      
      9        Con clausole addizionali del 23 febbraio 2007 e del 26 marzo 2008, il contratto della ricorrente era stato prorogato sino
         al 31 marzo 2009.
      
      10      Essendo stato interpellato dalla ricorrente sulla possibilità, per lei, di proseguire la sua collaborazione con il gabinetto
         medico dell’istituzione sotto il regime di un contratto a tempo indeterminato, il segretario generale del Parlamento rispondeva
         all’interessata, il 12 febbraio 2009, nel senso che una siffatta possibilità non esisteva e le confermava che il suo contratto
         avrebbe appunto avuto termine il 31 marzo 2009.
      
      11      Con sentenza del 13 aprile 2011, Scheefer/Parlamento (F‑105/09; in prosieguo: la «sentenza Scheefer»), il Tribunale annullava
         la decisione contenuta nella lettera del 12 febbraio 2009. In tale sentenza, il Tribunale ha infatti dichiarato che, alla
         luce dell’articolo 8, primo comma, del RAA, si doveva ritenere che il contratto della ricorrente avesse formato oggetto di
         due rinnovi, di modo che la seconda clausola addizionale, intervenuta il 26 marzo 2008, doveva essere riqualificata di diritto
         come assunzione a tempo indeterminato per sola volontà del legislatore, con la conseguenza che la scadenza del termine fissato
         in tale clausola addizionale non poteva comportare la fine del rapporto di lavoro dell’interessata.
      
      12      Nel frattempo, il 18 ottobre 2007, il Parlamento aveva pubblicato un bando di assunzione n. PE/95/S che annunciava l’indizione
         di una procedura di selezione per titoli ed esami per l’assunzione di un agente temporaneo amministratore medico e per la
         costituzione di un elenco degli idonei composto dai quattro migliori candidati (GU 2007, C 244 A, pag. 5, in prosieguo: la
         «procedura di selezione PE/95/S»). La ricorrente aveva presentato la propria candidatura, che era stata però respinta, il
         28 gennaio 2008, per mancanza dell’esperienza richiesta. L’elenco degli idonei redatto a seguito di tale procedura era stato
         adottato il 16 maggio 2008 ed erano stati assunti due medici, uno il 1° maggio 2009, e l’altro il 1° giugno successivo.
      
      13      Il 24 maggio 2011, il Parlamento ha informato la ricorrente che, a seguito della sentenza Scheefer, il suo contratto di agente
         temporaneo era stato riqualificato come contratto a tempo indeterminato, di modo che la cessazione delle sue attività intervenuta
         il 31 marzo 2009 era da considerare come non avvenuta, con la conseguenza che ella aveva diritto al versamento della sua retribuzione
         a decorrere dal 1° aprile 2009, detratti i redditi sostitutivi menzionati nella detta sentenza da lei eventualmente percepiti
         dopo tale data.
      
      14      Con lettera del 14 giugno 2011, la ricorrente ha, in particolare, informato il Parlamento che ella si teneva a disposizione
         di quest’ultimo per riprendere il proprio lavoro nei termini più brevi.
      
      15      Con lettera del 20 giugno 2011, il segretario generale del Parlamento ha comunicato alla ricorrente che il Parlamento risolveva
         il suo contratto di agente temporaneo a tempo indeterminato in quanto la «[sua] assunzione non [era] più giustificata tenuto
         conto del fatto che [esso] dispone[va] ormai di un elenco di vincitori (…) rispondenti ai requisiti dell’articolo 7, paragrafo
         2, della normativa interna (…) e che esso [aveva] proceduto alla copertura di tutti i posti vacanti di medico di fiducia con
         sede di servizio in Lussemburgo sulla base di tale elenco».
      
      16      Ai sensi dell’articolo 90, paragrafo 2, dello Statuto, reso applicabile agli agenti temporanei dall’articolo 46 del RAA, la
         ricorrente ha presentato, il 5 agosto 2011, un reclamo contro la decisione di licenziamento contenuta nella lettera menzionata
         al punto precedente. L’autorità abilitata a concludere i contratti di assunzione (in prosieguo: l’«AACC») ha respinto tale
         reclamo con decisione del 21 dicembre 2011.
      
       Conclusioni delle parti
      17      La ricorrente conclude che il Tribunale voglia: 
      
      –        dichiarare il suo ricorso ricevibile e fondato e, di conseguenza:
      –        in via principale, annullare la decisione di licenziamento contenuta nella lettera del segretario generale del Parlamento
         del 20 giugno 2011, «con tutte le conseguenze anche economiche che ne derivano»; 
      
      –        in quanto necessario, annullare la decisione del 21 dicembre 2011 recante rigetto del suo reclamo;
      –        «pertanto, dichiarare la [sua] riassegnazione in seno al Parlamento»;
      –        in via subordinata, condannare il Parlamento a versarle, da una parte, a titolo di risarcimento del suo danno materiale, la
         somma di EUR 288 000 «corrispondente a 36 mesi di stipendio (…) fatto salvo l’importo esatto da calcolare tenuto conto degli
         adeguamenti necessari (…), o qualunque altro importo da valutare da parte del Tribunale ex aequo et bono o in base a perizia»
         e, dall’altra, a titolo di risarcimento del suo danno morale, la somma di EUR 15 000;
      
      –        condannare il Parlamento alle spese;
      18      Il Parlamento conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso in quanto infondato;
      –        condannare la ricorrente alle spese. 
       In diritto
       Sulle conclusioni dirette ad ottenere l’annullamento del rigetto del reclamo e sulle conclusioni volte ad ottenere l’emanazione
            di un’ingiunzione
      19      La ricorrente chiede con conclusioni distinte l’annullamento della decisione del Parlamento del 21 dicembre 2011 con cui è
         stato respinto il suo reclamo.
      
      20      Si deve ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, una domanda di annullamento formalmente diretta contro la decisione
         di rigetto di un reclamo, nel caso in cui tale decisione sia priva di contenuto autonomo, ha l’effetto di investire il giudice
         dell’atto contro il quale il reclamo è stato presentato (sentenza della Corte del 17 gennaio 1989, Vainker/Parlamento, 293/87,
         punto 8; sentenza Scheefer, punto 21). Nella fattispecie, il rigetto del reclamo del 21 dicembre 2011 conferma la decisione
         iniziale contenuta nella lettera del 20 giugno precedente di risolvere il contratto a tempo indeterminato della ricorrente,
         fornendo precisazioni integrative alla luce del detto reclamo. In un caso del genere, è appunto la legittimità della decisione
         iniziale che arreca pregiudizio che viene esaminata prendendo in considerazione la motivazione risultante da una lettura congiunta
         di quest’ultima e del rigetto del reclamo. Di conseguenza, le conclusioni dirette all’annullamento del rigetto del reclamo
         sono prive di contenuto autonomo e il ricorso dev’essere considerato formalmente diretto contro la decisione contenuta nella
         lettera del 20 giugno 2011 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), quale precisata dalla decisione di rigetto del reclamo
         del 21 dicembre 2011 (v., in questo senso, sentenza del Tribunale di primo grado del 10 giugno 2004, Eveillard/Commissione,
         T‑258/01, punti 31 e 32).
      
      21      La ricorrente chiede, inoltre, al Tribunale di «dichiarare la [sua] riassegnazione (…) in seno al Parlamento».
      
      22      Il summenzionato capo della domanda dev’essere inteso come diretto ad ottenere che il Tribunale ingiunga all’amministrazione
         di reintegrare la ricorrente nei suoi servizi in esecuzione di un eventuale annullamento della decisione impugnata. Orbene,
         non spetta al Tribunale, nell’ambito di un ricorso proposto ai sensi dell’articolo 46 del RAA e dell’articolo 91 dello Statuto,
         rivolgere ingiunzioni alle istituzioni dell’Unione europea. Infatti, in caso di annullamento di un atto, l’istituzione interessata
         è tenuta, a norma dell’articolo 266 TFUE, ad adottare direttamente i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza comporta
         (sentenza del Tribunale di primo grado del 4 maggio 2005, Castets/Commissione, T‑398/03, punto 19).
      
      23      Ne consegue che le conclusioni volte ad ottenere l’emanazione di un’ingiunzione sono irricevibili.
      
       Sulle conclusioni dirette ad ottenere l’annullamento della decisione impugnata
      24      La ricorrente deduce tre motivi relativi:
      
      –        il primo, ad una violazione dell’obbligo di motivazione e del dovere di trasparenza;
      –        il secondo, ad un’assenza di fondamento giuridico, ad un errore manifesto di valutazione e ad una violazione «degli articoli
         2, 3, 8, 29 e 47 del RAA», nonché ad uno sviamento di potere;
      
      –        il terzo, ad una violazione del dovere di sollecitudine, all’abuso di diritto, nonché ad una violazione dei principi di buona
         amministrazione e di esecuzione in buona fede dei contratti.
      
       Sul primo motivo, relativo ad una violazione dell’obbligo di motivazione e del dovere di trasparenza
      25      La ricorrente fa valere che ogni decisione di risoluzione unilaterale di un contratto a tempo indeterminato di un agente temporaneo
         dev’essere motivata. Ella sottolinea, inoltre, che la decisione impugnata è intervenuta a seguito della sentenza Scheefer,
         poco dopo la lettera del Parlamento del 24 maggio 2011 che le confermava che la cessazione delle sue attività il 31 marzo
         2009 era da considerare come non avvenuta e dopo assicurazioni verbali secondo cui ella avrebbe rapidamente ritrovato il suo
         posto. Ella fa osservare, infine, che, malgrado le circostanze particolari del caso di specie, il suo superiore gerarchico
         non ha organizzato alcun colloquio per spiegarle il suo licenziamento.
      
      26      In un contesto del genere, la motivazione della decisione impugnata, secondo la quale la sua assunzione a tempo indeteminato
         non era più giustificata dato che tutti i posti vacanti di medico nella sede del Lussemburgo erano stati coperti da vincitori
         della procedura di selezione PE/95/S rispondenti ai requisiti dell’articolo 7, paragrafo 2, della normativa interna, avrebbe
         dovuto essere sviluppata in modo più esteso. Così, nella decisione impugnata, il Parlamento «tace[rebbe] (…) del tutto (…)
         sui dettagli» di tali assunzioni, in particolare per quanto riguarda le loro date e la loro forma. Per giunta, il Parlamento
         non avrebbe preso in considerazione il fatto che la ricorrente «disponeva (dal 31 marzo 2008) di un contratto a tempo indeterminato»
         e di un’esperienza sufficiente per aspirare ad essere assunta su uno dei posti di cui trattasi.
      
      27      Al riguardo, si deve sottolineare che la decisione impugnata è formulata come segue:
      
      «(…) In applicazione dell’articolo 7, paragrafo 2, della normativa interna (…), gli agenti temporanei di cui all’articolo
         2, [lettera] a), del [RAA] sono assunti tra i vincitori di concorso o di una procedura di assunzione prevista dall’articolo
         29, paragrafo 2, dello Statuto. Occorre rilevare che Lei è stata assunta, a partire dal 1° aprile 2006, in qualità di agente
         temporaneo di cui all’articolo 2, [lettera] a), del RAA, secondo la procedura eccezionale prevista al paragrafo [4] dello
         stesso articolo [7 della normativa interna] per sopperire all’assenza di vincitori di concorso o di altre procedure di assunzione.
      
      Orbene, successivamente, il Parlamento ha indetto [la] procedura di selezione (…) PE/95/S (…). Si deve necessariamente constatare
         che Lei non è vincitrice di tale procedura, dato che la Sua candidatura non è risultata ammissibile perché all’epoca Lei non
         aveva l’esperienza professionale richiesta dall’avviso di posto vacante.
      
      Al punto 58, in fine, [della sentenza Scheefer], il Tribunale (…) ha ricordato che può essere posto termine ad un contratto
         a tempo indeterminato in qualsiasi momento per un motivo legittimo nel rispetto del termine di preavviso previsto all’articolo
         47, lettera c), i), del RAA.
      
      Di conseguenza, il Parlamento risolve il Suo contratto di agente temporaneo a tempo indeterminato in quanto la Sua assunzione
         non è giustificata alla luce del fatto che il Parlamento dispone ormai di un elenco di vincitori rispondenti ai requisiti
         dell’articolo 7, paragrafo 2, della normativa interna (…) e che esso ha proceduto alla copertura di tutti i posti vacanti
         di medici di fiducia (…) a Lussemburgo sulla base di tale elenco.
      
      (…)».
      28      Una siffatta motivazione appare sufficiente, anche tenuto conto della situazione particolare nella quale la ricorrente sostiene
         di essersi trovata, in quanto essa esprime chiaramente e precisamente il motivo della risoluzione del contratto di agente
         temporaneo di quest’ultima.
      
      29      In particolare, la ricorrente contesta invano al Parlamento di non aver preso in considerazione la circostanza che ella disponeva
         di un contratto a tempo indeterminato e di un’esperienza professionale sufficiente per aspirare ad occupare uno dei posti
         vacanti di medico. Infatti, il Parlamento ha sottolineato, tanto nella decisione impugnata quanto nel rigetto del reclamo,
         che la ricorrente era stata assunta in via eccezionale per sopperire alla vacanza di posti di medico e all’assenza di candidati
         che potessero essere assunti conformemente alla normativa interna. Il Parlamento ha altresì menzionato il fatto che esso aveva
         appunto indetto la procedura di selezione PE/95/S per coprire tale posto vacante e che la ricorrente non era risultata vincitrice
         di tale selezione, dato che la sua candidatura era stata ritenuta irricevibile. Orbene, si deve ricordare che la motivazione
         può essere implicita a condizione che essa consenta all’interessato di conoscere i motivi per i quali la decisione controversa
         è stata adottata e al giudice competente di disporre degli elementi sufficienti per esercitare il suo sindacato [v. sentenza
         della Corte dell’8 febbraio 2007, Groupe Danone/Commissione, C‑3/06 P, punto 46; v., per analogia, sentenza del Tribunale
         di primo grado del 9 luglio 2008, Reber/UAMI – Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Mozart), T‑304/06, punto 55; sentenza del
         Tribunale dell’Unione europea del 13 aprile 2011, Safariland/UAMI – DEF-TEC Defense Technology (FIRST DEFENSE AEROSOL PEPPER
         PROJECTOR), T‑262/09, punto 92]. Di conseguenza, poiché il Parlamento non può ignorare la procedura di selezione menzionata
         al punto 27 della presente sentenza, le considerazioni figuranti nella decisione impugnata bastano di per sé in quanto esse
         escludono in maniera indiretta, ma tuttavia certa, la possibilità di perpetuare l’utilizzazione della ricorrente in uno dei
         posti di cui trattasi, e ciò indipendentemente dalla natura del suo contratto e dalla sua esperienza professionale.
      
      30      La decisione impugnata non può, inoltre, essere considerata lacunosa per il motivo che «[i]l Parlamento [avrebbe taciuto]
         del tutto (…) in ordine ai dettagli [delle] assunzioni» di medici sui posti vacanti, in particolare per quanto riguarda le
         date esatte di tali assunzioni e la loro forma. Come asserisce la ricorrente stessa, si tratta al riguardo di semplici aspetti
         di dettaglio. Pertanto, il Parlamento non era tenuto a menzionarli nella decisione impugnata. Infatti, una motivazione è sufficiente
         qualora essa esponga i fatti e le considerazioni giuridiche che presentano un’importanza essenziale nell’economia della decisione,
         di modo che l’amministrazione non è tenuta a fornire la motivazione della sua motivazione (sentenza del Tribunale del 29 settembre
         2011, AJ/Commissione, F‑80/10, punto 117). Inoltre, il Parlamento ha sottolineato nel rigetto del reclamo che «tutti i posti
         di medico di fiducia sono coperti dal 1° giugno 2009».
      
      31      Si deve inoltre ricordare che, per quanto riguarda una pretesa insufficienza di motivazione, quest’ultima può essere sanata
         da spiegazioni fornite nel corso del procedimento dinanzi al Tribunale. Orbene, nella fattispecie, il Parlamento ha precisato,
         nel suo controricorso, che un primo medico era stato assunto il 1° maggio 2009 e il secondo il 1° giugno seguente nell’ambito
         di contratti di agente temporaneo a tempo indeterminato. Peraltro, la ricorrente stessa ha rilevato, nel corso dell’udienza,
         che tutti gli elementi della motivazione di cui aveva asserito la mancanza figuravano in tale controricorso.
      
      32      Infine, la ricorrente censura altrettanto invano il Parlamento per non aver esso avuto alcun colloquio con lei preliminarmente
         all’adozione della decisione impugnata. Vero è che la giurisprudenza è consolidata nel senso che l’obbligo di enunciare la
         motivazione di un atto lesivo è rispettato qualora l’interessato sia stato debitamente informato di tale motivazione nel corso
         di colloqui con i suoi superiori (sentenza del Tribunale del 26 ottobre 2006, Landgren/ETF, F‑1/05, punto 79). Tuttavia, tale
         giurisprudenza ha il solo scopo di evidenziare una circostanza che neutralizza un vizio di motivazione, ma non impone, come
         sembra suggerire la ricorrente, un colloquio preventivo con il superiore gerarchico in base all’obbligo di motivazione o al
         dovere di trasparenza qualora, come nel caso di specie, l’atto di licenziamento sia sufficientemente motivato.
      
      33      Il primo motivo deve pertanto essere respinto. 
      
       Sul secondo motivo, relativo alla mancanza di fondamento giuridico, ad un errore manifesto di valutazione e ad una violazione
         degli articoli 2, 3, 8, 29 e 47 del RAA, nonché ad uno sviamento di potere
      
      34      Dal titolo e dall’esposizione del secondo motivo risulta che quest’ultimo può essere suddiviso in tre parti, da esaminare
         nell’ordine. Risulta inoltre dalla sua stessa esposizione che il riferimento all’articolo 29 del RAA è manifestamente frutto
         di inavvertenza, poiché quest’ultimo è totalmente estraneo alla controversia in quanto tratta degli assegni per nascita e
         la ricorrente non ne trae alcun argomento specifico. Si deve pertanto ritenere che la ricorrente stessa faccia invece valere
         l’articolo 29 dello Statuto in quanto l’articolo 7 della normativa interna fa ad esso rinvio.
      
      –       Sulla prima parte del secondo motivo, relativa ad una mancanza di fondamento giuridico
      35      La ricorrente ritiene che il Parlamento non potesse far valere la «ragione “economica”» derivante dal fatto che tutti i posti
         di medico erano stati coperti, dato che tale motivo non sarebbe previsto né dal RAA né dal suo contratto come motivo legittimo
         di risoluzione di un contratto a tempo indeterminato.
      
      36      A questo proposito, occorre ricordare che l’articolo 47, lettera c), del RAA attribuisce all’AACC un ampio potere discrezionale
         per risolvere il contratto a tempo indeterminato di un agente temporaneo (v., in questo senso, le sentenze del Tribunale di
         primo grado dell’8 settembre 2009, ETF/Landgren, T‑404/06 P, punto 162, e giurisprudenza ivi citata, e del Tribunale dell’Unione
         europea del 7 luglio 2011 Longinidis/Cedefop, T‑283/08 P, punto 84).
      
      37      In quest’ottica, e in risposta all’argomento del Parlamento secondo cui l’articolo 7, paragrafo 4, della sua normativa interna
         gli impediva di stipulare un contratto a tempo indeterminato, mentre occorreva garantire la continuità del servizio fornito
         dal gabinetto medico di Lussemburgo, il Tribunale ha dichiarato, nella sentenza Scheefer, che tale articolo «non vieta[va]
         il ricorso a contratti a tempo indeterminato, in quanto una situazione provvisoria può durare, come nella specie, per un periodo
         di tempo indefinibile e, in ogni caso, tale contratto non offre al suo beneficiario la stabilità di un’assunzione in qualità
         di funzionario, dato che vi si può porre fine per un motivo legittimo e con preavviso, conformemente all’articolo 47, lettera
         c), i), del RAA» (sentenza Scheefer, punto 56).
      
      38      Per quanto riguarda la questione se, nella fattispecie, la circostanza che tutti i posti vacanti di medico in forza al gabinetto
         medico del Parlamento a Lussemburgo erano coperti potesse costituire un motivo legittimo di licenziamento, è importante ricordare
         che un agente viene assunto, come la ricorrente, sulla base dell’articolo 2, lettera a), del RAA per «occupare un impiego,
         compreso nella tabella degli organici allegata alla sezione del bilancio relativa ad ogni istituzione e al quale le autorità
         competenti in materia di bilancio abbiano conferito un carattere temporaneo».
      
      39      Di conseguenza, il motivo relativo alla «ragione “economica”», come lo descrive la ricorrente, vale a dire la mancanza di
         posti vacanti nella tabella degli organici allegata al bilancio dell’istituzione, costituisce un motivo legittimo alla luce
         del quale il Parlamento poteva adottare la decisione impugnata sulla base dell’articolo 47, lettera c), i), del RAA.
      
      40      La prima parte del secondo motivo deve dunque essere respinta. 
      
      –       Sulla seconda parte del secondo motivo, relativa ad un errore manifesto di valutazione e ad un errore di diritto derivante
         da una violazione degli articoli 2, 3, 8 e 47 del RAA nonché dell’articolo 29 dello Statuto
      
      41      La ricorrente considera che la decisione impugnata è viziata da errore manifesto di valutazione e da errore di diritto in
         quanto essa violerebbe gli articoli 2, 3, 8 e 47 del RAA, nonché l’articolo 29 dello Statuto. A suo parere, il Parlamento
         avrebbe tentato di eludere il RAA imponendole illegittimamente la stipulazione di diversi contratti di agente temporaneo a
         tempo determinato e, conformemente all’adagio secondo il quale nessuno può invocare il suo stesso illecito, esso non potrebbe
         fondarsi su tale manovra per giustificare la decisione impugnata. Più precisamente, il motivo relativo all’indisponibilità
         di posti di medico che giustificava il suo licenziamento non potrebbe essere valutato facendo astrazione dalle circostanze
         del caso di specie ed in particolare dal fatto che il Tribunale ha dichiarato, nella sentenza Scheefer, che il suo contratto
         di agente temporaneo a tempo determinato era stato trasformato in contratto a tempo indeterminato, e ciò a decorrere dal «31
         marzo 2008». Se il Parlamento avesse rispettato il RAA, esso, secondo la ricorrente, avrebbe stipulato sin da tale data un
         contratto a tempo indeterminato e le avrebbe successivamente attribuito un posto vacante di medico. Tale nomina, per giunta,
         sarebbe stata conforme all’interesse del servizio alla luce dell’esperienza maturata dalla ricorrente in seno all’istituzione.
         Infine, l’argomento figurante nel rigetto del reclamo secondo il quale la ricorrente non era stata iscritta nell’elenco dei
         vincitori della procedura di selezione PE/95/S, di modo che era impossibile perpetuare la sua assunzione, sarebbe irricevibile,
         in quanto presentato per la prima volta posteriormente alla decisione impugnata. L’argomento sarebbe altresì erroneo, dato
         che nella fattispecie occorrerebbe non tanto sanzionare il fatto che essa non sia stata iscritta nell’elenco dei vincitori
         della procedura di selezione PE/95/S, quanto la circostanza che il Parlamento fa valere l’indisponibilità di tutti i posti
         di medico in forza al gabinetto medico di Lussemburgo omettendo il fatto che tale indisponibilità sarebbe stata provocata
         dal suo stesso illecito.
      
      42      Il Tribunale osserva, tuttavia, che dichiarando, nella decisione impugnata, che l’«assunzione [della ricorrente] non [era]
         più giustificata tenuto conto del fatto che [esso] dispone[va] ormai di un elenco di vincitori (…) rispondenti ai requisiti
         dell’articolo 7, paragrafo 2, della normativa interna (…) e che esso [aveva] proceduto alla copertura di tutti i posti vacanti
         di medico di fiducia (…) in Lussemburgo sulla base di tale elenco», il Parlamento non ha fatto valere il suo «stesso illecito»,
         ma si è basato su un fatto oggettivo, indipendente dall’illecito da lui commesso rinnovando, con la clausola addizionale del
         26 marzo 2008, il contratto della ricorrente solo a tempo determinato.
      
      43      D’altro canto, il motivo secondo il quale il Parlamento era nell’impossibilità di mantenere la ricorrente sul suo posto poiché
         ella non aveva superato la procedura di selezione PE/95/S, essendo stata esclusa la sua candidatura per esperienza professionale
         insufficiente, non è né irricevibile né erroneo.
      
      44      Tale motivo non è irricevibile, in quanto, nel sistema dei rimedi giuridici previsto dagli articoli 90 e 91 dello Statuto,
         ai quali rinvia l’articolo 46 del RAA, e tenuto conto del carattere evolutivo del procedimento precontenzioso istituito dai
         detti articoli, l’amministrazione può dover integrare, se non modificare, in occasione del rigetto del reclamo, la motivazione
         sulla base della quale essa aveva adottato l’atto contestato (v., in questo senso, sentenza del Tribunale dell’Unione europea
         del 9 dicembre 2009, Commissione/Birkhoff, T‑377/08 P, punti da 55 a 60; sentenza del Tribunale del 13 aprile 2011, Chaouch/Commissione,
         F‑30/09, punto 35).
      
      45      Orbene, nella decisione impugnata, il Parlamento aveva già ricordato alla ricorrente che ella era stata assunta «secondo la
         procedura eccezionale» di cui all’articolo 7 della normativa interna, «per sopperire all’assenza di vincitori di concorso
         o di altre procedure di assunzione», e che ella non era vincitrice della procedura di selezione PE/95/S avviata per ovviare
         alla vacanza di posti di medico. In tale contesto, l’AACC, nel rigetto del reclamo, si è limitata ad esplicitare ulteriormente
         tale richiamo sottolineando che, «di conseguenza, salvo violare il principio della parità di trattamento tra i candidati,
         era impossibile per il Parlamento assumerla».
      
      46      Detto motivo non è neppure erroneo, poiché risulta effettivamente dall’articolo 7, paragrafi 2 e 3, della normativa interna
         che gli agenti temporanei possono essere assunti in base all’articolo 2, lettera a), del RAA in maniera duratura, in assenza
         di vincitori di concorso, solo dopo una prova di selezione. Orbene, si deve considerare che la procedura di assunzione controversa,
         pur non essendo prescritta dal RAA, forma parte integrante delle formalità che il Parlamento doveva rispettare, in quanto
         datore di lavoro o futuro datore di lavoro (v., in questo senso, sentenza del Tribunale di primo grado del 28 gennaio 1992,
         Speybrouck/Parlamento, T‑45/90, punto 68). Tale procedura si imponeva al Parlamento tanto più in quanto esso doveva rispettare
         la parità di trattamento tra candidati alla procedura di selezione PE/95/S, specialmente nei confronti dei vincitori di tale
         procedura che, superando tale selezione, avevano titolo per coprire i posti di medico vacanti nel gabinetto medico sito in
         Lussemburgo. Pertanto, malgrado la riqualificazione del contratto della ricorrente come contratto a tempo indeterminato intervenuta
         sin dal 26 marzo 2008 per effetto dell’articolo 8, primo comma, del RAA, il Parlamento, che aveva avviato la procedura di
         selezione PE/95/S sin dal 18 ottobre 2007, era, in linea di principio, tenuto ad assumere tra i vincitori della procedura
         di selezione PE/95/S non soltanto il medico, assunto il 1° maggio 2009, per coprire un primo posto vacante, ma anche il medico
         assunto il 1° giugno successivo per coprirne un secondo. Infatti, anche se la procedura di selezione di cui sopra era stata
         indetta «per l’assunzione di un agente temporaneo amministratore (…) medico», il bando relativo alla detta procedura prevedeva
         altresì la costituzione di un elenco degli idonei composto dai quattro migliori candidati.
      
      47      Ne consegue che, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, il fatto di non essere stata iscritta nell’elenco dei vincitori
         della procedura di selezione PE/95/S e di non poter aspirare ad essere assunta ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 2, o dell’articolo
         7, paragrafo 3, primo trattino, della normativa interna su uno dei posti da coprire costituiva un elemento determinante che
         il Parlamento non poteva ignorare, e ciò indipendentemente dal suo errore precedente quanto alla qualificazione del contratto
         dell’interessata a decorrere dal 26 marzo 2008.
      
      48      È inoltre ammesso che un’istituzione possa risolvere il contratto a tempo indeterminato di un agente temporaneo per il motivo
         che, come nel caso di specie, egli non sia stato iscritto nell’elenco dei vincitori di un concorso o di un’altra prova di
         selezione (v. sentenza del Tribunale di primo grado del 5 dicembre 2002, Hoyer/Commissione, T‑70/00, punto 44).
      
      49      Gli argomenti esposti all’udienza dalla ricorrente non possono validamente rimettere in discussione le considerazioni che
         precedono.
      
      50      Infatti, anche se lo Statuto e il RAA prevalgono sulla normativa interna, l’articolo 7 di quest’ultima non viola alcuna delle
         loro disposizioni prevedendo che gli agenti temporanei debbano essere assunti tra i vincitori di concorso o di procedure di
         selezione e che si possa procedere all’assunzione come agente temporaneo di un candidato che non abbia soddisfatto tali formalità
         solo in via derogatoria e provvisoria.
      
      51      La ricorrente fa tuttavia rilevare di essere stata assunta con contratto a tempo indeterminato per effetto dell’articolo 8,
         primo comma, del RAA a seguito della clausola addizionale del 26 marzo 2008, in un momento in cui era già pacifico, dal 28
         gennaio precedente, che ella non poteva partecipare alla procedura di selezione PE/95/S. Facendo valere, in questo contesto,
         che i contratti a tempo indeterminato garantiscono al loro beneficiario una certa stabilità dell’impiego e che, in forza della
         clausola 3 dell’accordo quadro, i contratti a tempo determinato hanno invece lo scopo di coprire posti in particolare in attesa
         del verificarsi di uno specifico evento, la ricorrente sostiene che il contratto a tempo indeterminato di cui ella si è allora
         trovata titolare non poteva avere lo scopo di coprire provvisoriamente un posto di medico e che non era più possibile opporle
         le condizioni di assunzione previste dall’articolo 7 della normativa interna.
      
      52      È esatto che, ai sensi della clausola 3, paragrafo 1, dell’accordo quadro, la durata di un contratto può essere determinata
         non soltanto dal «raggiungimento di una certa data», ma anche dal «verificarsi di un evento specifico» (v. sentenza del Tribunale
         del 15 settembre 2011, Bennett e a./UAMI, F‑102/09, punto 85). È parimenti esatto che l’assunzione di vincitori della procedura
         di selezione PE/95/S costituiva un «evento specifico», nella cui attesa sarebbe stata giustificata la stipulazione, non di
         più contratti a tempo determinato ciascuno con una data di scadenza precisa, ma di un contratto a tempo determinato il cui
         termine sarebbe stato costituito da tale assunzione. Il Tribunale, come si è ricordato al precedente punto 37, aveva peraltro
         già menzionato tale possibilità al punto 56 della sua sentenza Scheefer.
      
      53      Nondimeno, la riqualificazione della clausola addizionale del 26 marzo 2008 come contratto a tempo indeterminato che sanziona,
         conformemente all’articolo 8, primo comma, del RAA, il fatto che il Parlamento abbia stipulato con la ricorrente, in successione,
         contratti a tempo determinato con una data di scadenza precisa, non ha per questo privato il Parlamento della possibilità
         di porre termine a tale contratto alle condizioni previste dall’articolo 47, lettera c), i), del RAA. È importante infatti
         ricordare che il ricorso a contratti a tempo indeterminato non offre ai loro beneficiari la stabilità di una nomina in qualità
         di funzionari.
      
      54      La circostanza che la ricorrente si sia trovata vincolata da un contratto a tempo indeterminato a decorrere dal 26 marzo 2008
         poteva tanto meno premunirla contro un licenziamento a seguito dell’assunzione di vincitori della procedura di selezione PE/95/S
         in quanto a tale data sussisteva un importante elemento di incertezza attinente al fatto che l’elenco degli idonei non era
         stato ancora stabilito nonché alla circostanza, menzionata in udienza dal Parlamento, che non era certo che i medici che sarebbero
         stati dichiarati vincitori della detta procedura di selezione avrebbero accettato, alla fine, un posto implicante una cessazione
         da parte loro della libera professione.
      
      55      La seconda parte del secondo motivo dev’essere pertanto respinta.
      
      –       Sulla terza parte del secondo motivo, relativa ad uno sviamento di potere
      56      La ricorrente sostiene che il Parlamento ha utilizzato il potere conferitogli dall’articolo 47, lettera c), i), del RAA al
         fine di eludere le difficoltà sorte dall’artificio da esso messo in atto per non accordarle, nel 2008, un contratto a tempo
         indeterminato.
      
      57      Tale terza parte non può essere accolta, in quanto la ricorrente non fornisce indizi oggettivi, precisi e concordanti sul
         fatto che il Parlamento abbia sviato dalle sue finalità l’articolo 47 del RAA.
      
      58      Per giunta, è stato esposto ai punti 46 e 47 della presente sentenza che, indipendentemente dal suo precedente errore, il
         Parlamento non poteva ignorare l’articolo 7 della sua normativa interna e il fatto che la ricorrente non era stata iscritta
         nell’elenco degli idonei al termine della procedura di selezione PE/95/S. 
      
      59      Alla luce di quanto precede, si deve concludere per il rigetto del secondo motivo nel suo complesso.
      
       Sul terzo motivo, relativo ad una violazione del dovere di sollecitudine, all’abuso di diritto, nonché ad una violazione dei
         principi di buona amministrazione e dell’esecuzione in buona fede dei contratti
      
      60      La ricorrente fa valere che il Parlamento non ha preso in considerazione né il suo interesse né quello del servizio. Infatti,
         il Parlamento non avrebbe tentato di trovare una soluzione in accordo con lei. Senza neppure averla sentita, esso avrebbe
         fatto valere, nella decisione impugnata, l’artificio per il quale il Tribunale l’aveva già sanzionato nella sentenza Scheefer.
         Orbene, in applicazione del principio di buona amministrazione, l’autorità avrebbe l’obbligo di prendere in considerazione
         tutti gli elementi in grado di determinare la sua decisione. Inoltre, anche se il Parlamento avesse rispettato il RAA e avesse
         stipulato con la ricorrente un contratto a tempo indeterminato, sarebbe stato nel suo stesso interesse mantenerla nel suo
         posto, poiché ella non si era mostrata non meritevole e aveva invece maturato una certa esperienza in seno al gabinetto medico
         del Parlamento in Lussemburgo. Facendo valere un motivo tratto dal proprio errore senza cercare di trovare una soluzione giuridicamente
         ammissibile sia per sé che per la ricorrente, il Parlamento avrebbe inoltre violato il principio di esecuzione in buona fede
         dei contratti e avrebbe commesso un abuso di diritto.
      
      61      È stato tuttavia dichiarato che il fatto che un candidato svolga come agente temporaneo mansioni di natura analoga a quelle
         per le quali è stato indetto un concorso non impedisce all’istituzione di tener conto dell’insuccesso dell’interessato in
         tale concorso al fine di porre termine al suo contratto (v. sentenza Hoyer/Commissione, punto 48 supra, punto 47). In quest’ottica,
         si deve altresì riconoscere che la circostanza che la ricorrente svolgesse le mansioni di medico con contratto di agente temporaneo
         a tempo indeterminato, ma a titolo provvisorio, in attesa dei risultati della procedura di selezione PE/95/S, non impediva
         al Parlamento di prendere in considerazione il fatto che ella non figurava nell’elenco degli idonei risultante da detta procedura
         di selezione per risolvere il suo contratto con il motivo che tutti i posti di medico vacanti erano ormai coperti dai vincitori
         di tale procedura di selezione.
      
      62      Si deve ricordare, poi, che l’articolo 7 della normativa interna ha lo scopo di organizzare l’assunzione di agenti temporanei
         per i servizi del Parlamento subordinando l’assunzione di questi ultimi nell’ottica di un rapporto di lavoro stabile ad una
         procedura di selezione nell’interesse di una buona amministrazione e che, come si è detto in precedenza, il Parlamento era
         in linea di principio vincolato da tale disposizione, nonché dal fatto che la ricorrente non era stata iscritta nell’elenco
         degli idonei della procedura di selezione PE/95/S. Di conseguenza, anche se il Parlamento avesse attribuito alla ricorrente
         un contratto di agente temporaneo a tempo indeterminato sin dal 26 marzo 2008, esso non avrebbe potuto attribuirle un posto
         vacante di medico senza violare il principio di parità di trattamento tra candidati a tale procedura di selezione a scapito,
         in particolare, dei vincitori di quest’ultima.
      
      63      Inoltre, il Parlamento fa valere che, prima di licenziare la ricorrente, esso, conformemente al dovere di sollecitudine, ha
         esaminato se ella potesse essere riassegnata ad un altro posto di medico in seno al gabinetto medico, ma una siffatta riassegnazione
         si è rivelata impossibile a causa delle sue qualificazioni specifiche. Orbene, si deve necessariamente constatare al riguardo
         che la ricorrente rivendica effettivamente solo il mantenimento del suo impiego come medico in seno al gabinetto medico in
         Lussemburgo.
      
      64      La ricorrente sostiene altresì che il Parlamento non ha tentato di trovare una soluzione con lei e che l’ha licenziata senza
         neppure averla sentita, com’è effettivamente avvenuto.
      
      65      Quest’ultima critica sembra concorrere alla censura relativa alla violazione del dovere di sollecitudine alla quale si è appena
         risposto.
      
      66      Supponendo che la ricorrente abbia tuttavia inteso sollevare una censura relativa ad una violazione dei diritti della difesa
         o del principio di buona amministrazione in quanto il Parlamento avrebbe trascurato di consentirle di esporre il suo punto
         di vista, occorrerebbe ricordare che il diritto di essere sentiti può comportare l’annullamento della decisione adottata solo
         se la procedura avesse potuto condurre ad un risultato diverso in mancanza di una violazione di tale diritto (v. sentenza
         della Corte del 12 novembre 1996, Ohja/Commissione, C‑294/95 P, punto 67; sentenze del Tribunale di primo grado del 18 gennaio
         2000, Mehibas Dordtselaan/Commissione, T‑290/97, punto 47, e del 23 aprile 2002, Campolargo/Commissione, T‑372/00, punto 39;
         sentenza del Tribunale dell’8 marzo 2011, De Nicola/BEI, F‑59/09, punto 182, che forma oggetto di impugnazione pendente dinanzi
         al Tribunale dell’Unione europea, causa T‑264/11 P). Orbene, nella fattispecie, tenuto conto dell’articolo 7 della normativa
         interna e dell’obbligo di rispettare la parità tra i candidati della procedura di selezione PE/95/S, tenuto conto del fatto
         che la ricorrente non figurava nell’elenco degli idonei redatto in esito a tale procedura e tenuto conto della circostanza
         che l’AACC era vincolata dal numero di posti da coprire, non risulta che una decisione diversa dalla decisione impugnata avrebbe
         potuto essere adottata se la ricorrente fosse stata posta in condizione di far valere le proprie osservazioni.
      
      67      Si deve pertanto concludere che il terzo motivo è infondato e, in mancanza di motivi fondati, occorre respingere, di conseguenza,
         le conclusioni dirette all’annullamento.
      
       Sulle conclusioni dirette ad ottenere che il Tribunale si pronunci su tutte le conseguenze, anche economiche, che deriverebbero
            dall’annullamento della decisione impugnata e sulle conclusioni dirette al risarcimento dei danni
      68      In base alla competenza estesa al merito del Tribunale, la ricorrente chiede a quest’ultimo di ripristinare la situazione
         in cui ella si dovrebbe trovare in caso di annullamento della decisione impugnata, ossia quella di dipendente in seno al gabinetto
         medico del Parlamento in Lussemburgo.
      
      69      Nel caso in cui fosse impossibile ingiungere la sua reintegrazione, la ricorrente chiede che il Tribunale condanni il Parlamento
         a versarle la somma di EUR 288 000, pari a 36 mesi di stipendio, a titolo di risarcimento danni. Inoltre, la ricorrente chiede
         la condanna del Parlamento a versarle la somma di EUR 15 000 a titolo di risarcimento del danno morale da lei subito. Tale
         danno risulterebbe dal modo poco rispettoso con cui sarebbero stati trattati i suoi diritti sociali, dalla sensazione di essere
         stata ingannata quanto alle sue prospettive di carriera e dal fatto di aver dovuto intentare una seconda azione per far valere
         i suoi diritti.
      
      70      Le presenti conclusioni si inseriscono nella scia delle conclusioni dirette all’annullamento e devono essere respinte in conseguenza
         del rigetto di queste ultime.
      
      71      Anche supponendo che, per giustificare il risarcimento di un danno morale, la ricorrente si basi su comportamenti non decisionali
         del Parlamento, e cioè il fatto che esso l’abbia asseritamente ingannata sulle sue prospettive di carriera e il modo poco
         rispettoso con cui sarebbero stati trattati i suoi diritti sociali, si dovrebbe allora necessariamente constatare che le conclusioni
         risarcitorie sarebbero irricevibili per non essere state precedute da una domanda fondata sull’articolo 46 del RAA e sull’articolo
         90 dello Statuto.
      
       Sulle spese
      72      Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del
         titolo secondo del detto regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese, se ne è stata fatta domanda. Ai sensi
         del paragrafo 2 dello stesso articolo, il Tribunale può decidere, per ragioni di equità, che una parte soccombente sia condannata
         solo parzialmente alle spese, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.
      
      73      Dalla motivazione in precedenza esposta discende che la ricorrente è risultata soccombente. Inoltre, il Parlamento, nelle
         sue conclusioni, ha espressamente chiesto che la ricorrente fosse condannata alle spese. Poiché le circostanze del caso di
         specie non giustificano l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 87, paragrafo 2, del regolamento di procedura, la
         ricorrente deve sopportare le proprie spese ed è condannata a sopportare le spese sostenute dal Parlamento.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA(Terza Sezione)
      
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La sig.ra Scheefer sopporterà le proprie spese ed è condannata a sopportare le spese sostenute dal Parlamento europeo.
      
               Van Raepenbusch 
            
            
               Boruta 
            
            
                Barents 
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 6 marzo 2013.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               W. Hakenberg 
            
             
            
                      S. Van Raepenbusch
            
         * Lingua processuale: il francese.