CELEX: C2004/156/07
Language: it
Date: 2004-06-12 00:00:00
Title: Causa C-167/04 P: Ricorso avverso la sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) 13 gennaio 2004 nella causa T-67/01, JCB Service contro Commissione delle Comunità europee, proposto il 5 aprile 2004

12.6.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 156/3
            
         Ricorso avverso la sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) 13 gennaio 2004 nella causa T-67/01, JCB Service contro Commissione delle Comunità europee, proposto il 5 aprile 2004
   (Causa C-167/04 P)
   (2004/C 156/07)
   Il 5 aprile 2004 la JCB Service, con sede in Rocester, Staffordshire (Regno Unito), rappresentata dall'avv. E. Morgon de Rivery, ha proposto dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso avverso la sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) 13 gennaio 2004 nella causa T-67/01 (1), JCB Service contro Commissione delle Comunità europee.
   La ricorrente avverso la pronuncia del Tribunale di primo grado chiede che la Corte voglia:
   
               1)
            
            
               annullare nella sua integralità la sentenza del Tribunale di primo grado 13 gennaio 2004 nella causa T-67/01, JCB Service contro Commissione delle Comunità europee nella misura in cui viola il diritto dell'UE attraverso la lesione dei diritti alla difesa della ricorrente;
            
         
               2)
            
            
               annullare la sentenza Tribunale di primo grado 13 gennaio 2004 nella causa T-67/01 JCB Service contro Commissione delle Comunità europee nella misura in cui condanna l'asserita restrizione generale delle vendite passive da parte di distributori autorizzati nel Regno Unito, in Irlanda, Francia ed Italia nonché la presunta restrizione quanto alle fonti di approvvigionamento di distributori situati in Francia ed in Italia, il che ha impedito approvvigionamenti incrociati fra distributori, e nella parte in cui infligge un'ammenda a JCB Service per tali asserite violazioni; e
            
         
               3)
            
            
               statuire essa stessa definitivamente sulla causa T-67/01 conformemente all'art. 61 dello Statuto CE della Corte e conseguentemente annullare, in tutto o in parte, la decisione della Commissione 21 dicembre 2000 nel caso COMP.F. 1/35.918 (2) e, nell'esercizio della giurisdizione di merito, annullare o ridurre l'ammenda di EUR 30 milioni inflitta a JCB Service pari a EUR 30 milioni della sentenza del Tribunale di primo grado 13 gennaio 2004 nella causa T-67/01, JCB Service contro Commissione delle Comunità europee; e
            
         
               4)
            
            
               ingiungere comunque alla Commissione, conformemente all'art. 69 del regolamento di procedura della Corte, di pagare le spese esposte dalla ricorrente avverso la pronuncia del Tribunale di primo grado dinanzi tanto a quest'ultimo che alla Corte;
            
         
               5)
            
            
               in subordine alla domanda sub 3), nel caso in cui la Corte decida di non statuire essa stessa sulla controversia, riservare le spese e rinviare la causa dinanzi al Tribunale di primo grado per riconsiderazione in conformità della sentenza della Corte.
            
         Motivi e principali argomenti
   Primo motivo
   La ricorrente avverso la pronuncia del Tribunale di primo grado («TPI») sostiene che quest'ultimo ha violato il diritto comunitario rifiutando di esaminare la censura relativa al fatto che erano stati lesi i diritti della difesa della ricorrente. Essa sostiene, in primo luogo, che i suoi diritti della difesa erano violati a causa della durata eccessiva del procedimento dinanzi alla Commissione pari a 27 anni (dalla data della denuncia alla data della decisione della Commissione), impedendole di esercitare i suoi diritti quale parte denunciante. Il TPI ha commesso un errore di diritto ponendo in non cale le conseguenze di una violazione siffatta sulla capacità della ricorrente di difendersi effettivamente. In secondo luogo la ricorrente sostiene che è stato pure violato il suo diritto alla presunzione di innocenza data la circostanza che il TPI ha omesso di prendere in considerazione taluni documenti probatori a discarico, ha applicato il metodo del faisceau d'indices (insieme di indizi) al fine di valutare i pertinenti documenti probatori, nonché di fornire una motivazione adeguata ed imparziale.
   Secondo motivo
   La ricorrente sostiene che il TPI ha violato l'art. 81 CE condannandola (i) per aver imposto un divieto generale concernente le vendite passive ai suoi distributori nel Regno Unito, Irlanda, Francia e Italia e (ii) per aver limitato le fonti di approvvigionamento dei suoi distributori in Francia e in Italia, sul fondamento di un'errata qualificazione legale dei fatti, di una distorsione degli elementi probatori e di un'applicazione errata delle regole di concorrenza CE applicabili. Ciò ha a sua volta generato un ricorso al divieto di cui all'art. 81 CE che è manifestamente incompatibile con la lettera e lo scopo della suddetta disposizione.
   Terzo motivo
   Esso riguarda il calcolo dell'ammenda. Al riguardo la ricorrente fa valere che il TPI ha infranto l'art. 15 del regolamento n. 17 attraverso la violazione di rilevanti principi fondamentali applicabili alle disposizioni che regolano le ammende, cioè il principio di una sana amministrazione, il legittimo affidamento dei singoli ed il principio dell'equità della pena, nonché attraverso una valutazione non corretta della gravità e della durata delle asserite infrazioni e delle circostanze tanto attenuanti che aggravanti.
   
      (1)  GU C 186 del 30.6.2001, pag. 9.
   
      (2)  GU L 69 del 12.3.2002, pag. 1.