CELEX: 31994H0390
Language: it
Date: 1994-05-25 00:00:00
Title: 94/390/CE: Raccomandazione della Commissione, del 25 maggio 1994, riguardante la tassazione delle piccole e medie imprese (Testo rilevante ai fini del SEE)

Avis juridique important

|

31994H0390

94/390/CE: Raccomandazione della Commissione, del 25 maggio 1994, riguardante la tassazione delle piccole e medie imprese (Testo rilevante ai fini del SEE)  

Gazzetta ufficiale n. L 177 del 09/07/1994 pag. 0001 - 0019

RACCOMANDAZIONE DELLA COMMISSIONE del 25 maggio 1994 riguardante la tassazione delle piccole e medie imprese (Testo rilevante ai fini del SEE) (94/390/CE)LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 155, secondo trattino,  considerando che il 28 luglio 1989 il Consiglio ha adottato la decisione 89/490/CEE (1) concernente il miglioramento del contesto dell'attività e la promozione dello sviluppo delle imprese nella Comunità, in particolare delle piccole e medie imprese,  modificata dalla decisione 91/319/CEE (2);  considerando che il Consiglio, con la risoluzione del 17 giugno 1992 relativa alle azioni comunitarie di sostegno alle imprese, in particolare alle piccole e medie imprese, comprese quelle artigiane (3), ha confermato il suo impegno a sostenere il  consolidamento delle azioni condotte a favore delle imprese,  considerando che con decisione 93/379/CEE (4), la quale sostituisce la decisione 89/490/CEE, il Consiglio ha adottato, con effetto dal primo luglio 1993, un programma destinato a rafforzare le azioni prioritarie e ad assicurare la continuità della  politica a favore delle imprese; che tale programma riguarda prioritariamente il miglioramento del contesto giuridico, fiscale ed amministrativo in cui operano le imprese;  considerando che le imprese individuali e le società di persone formano una parte rilevante della popolazione delle piccole e medie imprese, il cui ruolo nel processo di creazione di posti di lavoro è stato sottolineato a più riprese in varie  comunicazioni della Commissione, e in particolare nel Libro bianco sulla crescita, la competitività e l'occupazione, e che occorre favorire la capacità di investimento di tali imprese;  considerando che le modalità di tassazione delle imprese individuali e delle società di persone assoggettate generalmente all'imposta sul reddito delle persone fisiche, tenuto conto della progressività di tale imposta, specie rispetto all'imposta sulle  società, costituisce un freno allo sviluppo della capacità di autofinanziamento di queste imprese e, in un contesto economico in cui l'accesso al finanziamento esterno tende a ridursi, limita di conseguenza la loro capacità di investimento;  considerando che la struttura attuale delle aliquote dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta sulle società costituisce una fonte di distorsione di concorrenza tra imprese a seconda della loro forma giuridica, a detrimento delle  imprese individuali e delle società di persone; che è auspicabile promuovere una maggiore neutralità fiscale almeno per quanto riguarda gli effetti dei regimi impositivi sugli utili reinvestiti delle imprese e dunque sulla capacità di autofinanziamento  di queste ultime;  considerando che da parte di alcuni Stati membri sono già state prese misure dirette a limitare la diversificazione del trattamento fiscale a seconda che gli utili di un'impresa siano soggetti all'imposta sul reddito delle persone fisiche o all'imposta  sulle società, sia mediante l'introduzione a favore delle imprese individuali e delle società di persone del diritto di optare per l'assoggettamento degli utili reinvestiti all'imposta sulle società, oppure mediante una limitazione della progressività  dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, analoga alle aliquote dell'imposta sulle società applicate alle società di capitali;  considerando che la trasformazione in società di capitali dell'impresa individuale o della società di persone può costituire, nonostante le sue conseguenze extrafiscali per l'imprenditore e l'impresa, una soluzione adeguata del problema del livello del  prelievo fiscale operato sugli utili non distribuiti di tali imprese; che è pertanto necessario che siffatta operazione possa effettuarsi senza costi fiscali significativi,  FORMULA LA PRESENTE RACCOMANDAZIONE:   Articolo 1  Gli Stati membri sono invitati ad adottare le necessarie misure fiscali atte a correggere gli effetti dissuasivi della progressività dell'imposta sul reddito gravante sulle imprese individuali e sulle società di persone per quanto concerne  gli utili reinvestiti. Essi considerano in particolare le possibilità:  a) di attribuire a questo titolo a tali imprese e società il diritto di optare per l'imposta sulle società e/o b) di limitare l'onere fiscale gravante sugli utili reinvestiti ad una aliquota comparabile a quella dell'imposta sulle società.   Articolo 2  Gli Stati membri sono invitati ad adottare o estendere le misure necessarie per la soppressione degli ostacoli fiscali alla modificazione della forma giuridica delle imprese, in particolare in caso di trasformazione in società di capitali di  imprese individuali o di società di persone.   Articolo 3  Gli Stati membri sono invitati a comunicare, entro il 31 luglio 1995, il testo delle principali disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative che essi adottano per dare seguito alla presente raccomandazione ed a segnalare alla  Commissione ogni ulteriore modificazione in questo campo.   Articolo 4  Gli Stati membri sono destinatari della presente raccomandazione.  Fatto a Bruxelles, il 25 maggio 1994.  Per la Commissione Christiane SCRIVENER Membro della Commissione  (1) GU n. L 239 del 16. 8. 1989, pag. 33.(2) GU n. L 175 del 4. 7. 1991, pag. 32.(3) GU n. C 178 del 15. 7. 1992, pag. 8.(4) GU n. L 161 del 2. 7. 1993, pag. 68.   RELAZIONE  L'importanza delle piccole a medie imprese ai fini della creazione di posti di lavoro e della crescita è stata sottolineata a più riprese nelle dichiarazioni e risoluzioni del Consiglio europeo, del Consiglio e del Parlamento  europeo. Il Consiglio europeo di Edimburgo dell'11 e 12 dicembre 1992 ha insistito particolarmente sulla necessità di attivare misure destinate a promuovere gli investimenti privati, in particolare da parte delle PMI.  Il Libro bianco della Commissione europea sulla crescita, la competitività e l'occupazione ha posto l'accento sulla responsabilità dei governi e della Comunità nel creare un contesto il più possibile favorevole alla competitività delle imprese, specie  delle PMI, il cui ruolo in termini di dinamismo, produttività, adattabilità e innovazione è altamente vitale per l'economia europea.  La necessità di creare un contesto più favorevole alle imprese figura al centro del programma strategico per il mercato interno (1) elaborato dalla Commissione. Occorre infatti promuovere lo sviluppo delle PMI per assicurare piena efficacia al mercato  interno. Il miglioramento del contesto fiscale delle PMI è un punto chiave delle iniziative proposte a tal fine.  La Commissione ha ritenuto opportuno procedere ad una indagine conoscitiva sul trattamento fiscale riservato a questa categoria di imprese, nell'ambito delle aree di riflessione tracciate nel Libro bianco, allo scopo di facilitare l'adattamento delle  PMI alle nuove esigenze di competitività.  L'esame specifico dei regimi di tassazione delle imprese, i cui risultati figurano in allegato, rivela una disparità di trattamento fiscale in funzione della forma giuridica assunta per l'esercizio della loro attività. Tenuto conto della rispettiva  forma giuridica, le imprese individuali e le società di persone sono nella maggior parte dei casi assoggettate all'imposta sul reddito sulla totalità dei loro redditi. La progressività di questa imposta è tale che le aliquote marginali, anche se a volte  possono essere inferiori, in realtà sono generalmente superiori alle aliquote dell'imposta sulle società. Tale situazione può creare distorsioni di concorrenza fra le imprese secondo la loro forma giuridica, specie perché un carico fiscale più elevato  rischia di ridurre la capacità di autofinanziamento delle imprese individuali e delle società di persone rispetto a quella delle società di capitali di dimensione identica o superiore. In certi casi essa può anzi preguidicare lo sviluppo stesso  dell'impresa. Tenuto conto della proporzione delle imprese individuali e delle società di persone rispetto alla popolazione totale delle imprese dell'Unione europea (è opinione diffusa che un'impresa su due non è costituita in società di capitali),  questa particolarità fiscale assume una importanza non trascurabile.  Taluni Stati membri hanno istituito regimi fiscali impostati sul concetto di neutralità fiscale fra società di capitali e altre forme di imprese. Tale neutralità fiscale non è mai totale. Sarebbe perciò più opportuno parlare di equivalenza fiscale.  L'interferenza di questi regimi con il sistema generale delle imposte è minima. Questi meccanismi specifici tendono ad assicurare una maggiore equità nel trattamento fiscale degli utili reinvestiti, qualunque sia la forma giuridica dell'impresa  (Danimarca e Grecia), oppure un tetto massimo dell'imposta progressiva sui redditi di origine industriale o commerciale (Germania).  Tuttavia, nella maggior parte degli Stati, la soluzione più frequentemente adottata in queste circostanze (anche se le implicazioni sono complesse e coinvolgono vari aspetti non fiscali, in particolare di carattere sociale) è la costituzione in società  dell'impresa individuale o la trasformazione della società di persone in società di capitali. Spesso questo tipo di operazioni sono agevolate da particolari misure fiscali.  La Commissione intende promuovere questi dispositivi in tutta l'Unione europea invitando gli Stati membri che ne sono ancora sprovvisti ad adottarli o a prendere misure di effetto equivalente.  Le aree di riflessione delineate nel presente documento sono fondate sulle informazioni già a disposizione nonché sulle risposte fornite dagli Stati membri ad un questionario riguardante i regimi di tassazione delle imprese e le norme fiscali applicate  in caso di costituzione in società di capitali di una impresa individuale o di una società di persone.   Conclusioni  Tenuto conto della prevalenza delle imprese non costituite in società di capitali nel tessuto delle PMI e del loro ruolo primordiale sia per la vitalità dell'attività economica della Comunità che per la creazione di posti di lavoro, la  Commissione incoraggia gli Stati membri ad adottare qualsiasi iniziativa tendente a correggere gli effetti dissuasivi dei sistemi fiscali attuali nei riguardi dell'autofinanziamento delle imprese individuali e delle società di persone. Una maggiore  equità nel trattamento fiscale degli utili accantonati/reinvestiti da tali imprese, offrendo loro la possibilità di migliorare la propria capacità di autofinanziamento e di rafforzare la propria situazione finanziaria, dovrebbe metterle in grado, da un  lato, di resistere meglio alle difficoltà che incontrano abitualmente le PMI specie nella fase bassa dei cicli economici e, dall'altro, di approfittare al massimo, grazie ad una migliore capacità di investimento, delle situazioni di ripresa  dell'attività economica (recovery). Tali iniziative avrebbero inoltre il merito di offrire alle imprese una vera libertà di scelta tra le forme giuridiche a loro disposizione per l'esercizio della propria attività, essendo attenuata l'incidenza del  fattore fiscale al momento della scelta.  I regimi particolari messi in atto in Danimarca e in Grecia nonché il dispositivo tedesco costituiscono una illustrazione interessante delle possibilità esistenti in questo campo. Possono essere previste anche altre misure di analogo effetto (per  esempio: riserva speciale di investimento). Sarà compito degli Stati membri scegliere i regimi meglio adeguati alla loro situazione fiscale interna.  Anche se la trasformazione in società di capitali dell'impresa individuale o della società di persone, per la sua incidenza in altri settori oltre a quello fiscale, non costituisce necessariamente la risposta ideale all'equazione posta, è tuttavia vero  che essa rappresenta comunque una risposta. Inoltre è auspicabile permettere all'imprenditore di scegliere nel corso della vita dell'impresa la forma giuridica più adeguata allo sviluppo della stessa. Questo approccio è d'altronde quello privilegiato in  numerosi Stati membri. In effetti, se la maggioranza degli Stati membri considera che tali operazioni comportano cessazione dell'attività dell'impresa sul piano guiridico, le conseguenze fiscali che ne risultano ordinariamente sono spesso attenuate.  Dall'esame della situazione comunitaria risulta che le disposizioni fiscali riguardanti la costituzione in società di capitali di imprese individuali o di società di persone permettono globalmente di assicurare una neutralità fiscale minima delle  operazioni di modifica della forma giuridica. Ciò nondimeno restano auspicabili taluni ritocchi puntuali delle legislazioni fiscali che vadano nel senso soprattutto di una generalizzazione delle possibilità di imputazione delle perdite delle imprese da  parte degli imprenditori e dei soci, venendo meno le possibilità di riporto in seguito al cambiamento della forma giuridica; nonché nel senso di una riduzione delle imposte sui trasferimenti gravanti sui conferimenti di attività, ispirata possibilmente  alle condizioni di norma applicate al riporto della tassazione delle plusvalenze accertate il più delle volte sulle stesse attività. La Commissione invita gli Stati membri a perfezionare i meccanismi già esistenti o ad introdurli qualora ne fossero  ancora sprovvisti, in modo da assicurare che la costituzione in società di capitali di imprese individuali o di società di persone possa operarsi con la massima fluidità sul piano fiscale.  I due approcci non devono essere esclusivi e gli Stati membri sono particolarmente invitati ad ispirarsi ad iniziative originali sviluppate in alcuni di essi, allo scopo di promuovere in cooperazione con le parti interessate le soluzioni più adeguate al  problema dell'autofinanziamento delle piccole e medie imprese.   (1) COM(93) 632 def. - Comunicazione della Commissione al Consiglio del 22 dicembre 1993: «Valorizzare al massimo il mercato interno»: Programma strategico.    ALLEGATO   I. SITUAZIONE ATTUALE IN MATERIA DI TASSAZIONE DEGLI UTILI DELLE PMI  Tenuto conto del peso delle PMI nell'economia europea e della loro specificità in quanto organizzazione economica e sociale, è opportuno esaminare qual è il loro trattamento fiscale  attuale nella Comunità ai fini dell'imposta sugli utili, e in particolare se esistono o meno in questo campo misure derogatorie nel diritto comune specialmente concepite per le PMI.  1.  Tassazione delle imprese La tassazione delle imprese è generalmente funzione della loro forma giuridica, più che della loro dimensione.  Nel caso delle imprese individuali, la tassazione dei redditi dell'impresa non è distinta da quella dei redditi dell'imprenditore, e si effettua nel quadro dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.  Le società di persone sono generalmente tassate secondo i principi della trasparenza fiscale: gli utili imponibili sono imputati a ciascun socio proporzionalmente ai suoi diritti, a prescindere dalla effettiva percezione degli utili stessi. Di fatto, le  condizioni di tassazione delle società di persone sono molto simili a quelle delle imprese individuali. Tuttavia in taluni Stati membri tali società sono o assoggettate de facto all'imposta sulle società, se la loro attività è industriale o commerciale  (Belgio, Spagna), oppure possono optare (Francia) per il regime fiscale previsto per le società di capitali.  Nel caso delle società di capitali, l'imposta sulle società colpisce gli utili realizzati dalla società stessa. In linea di principio, gli azionisti e i soci sono tassabili soltanto per gli utili ad essi distribuiti.  2.  Determinazione della base imponibile Gli utili industriali o commerciali delle imprese individuali o delle società di persone, soggette all'imposta sul reddito, sono determinati, di massima, come gli utili delle società di capitali soggette all'imposta sulle società.  Le regole derogatorie del diritto comune consistono essenzialmente nella determinazione forfettaria della base imponibile o nella semplificazione delle procedure fiscali.  In pratica, tali regimi riguardano generalmente solo imprese individuali di tipo artigianale o di dimensioni estremamente ridotte, tenuto conto delle soglie di applicazione di tali misure [ad esempio in Francia il regime forfettario può essere accordato  soltanto alle imprese con una cifra d'affari inferiore a 500 000 FF (150 000 FF in caso di prestazione di servizi)] che solo raramente vengono ritoccate verso l'alto. Mentre offrono ai titolari delle piccole imprese il vantaggio di una effettiva  semplificazione degli adempimenti fiscali (e contabili), essi presentano l'inconveniente di non incitare questi soggetti a dotarsi degli strumenti di gestione eventualmente necessari allo sviluppo della loro impresa. Di fatto, la popolazione di imprese  interessate da questi regimi ha spesso carattere locale.  Per contro, le imprese soggette all'imposta sulle società sono sempre escluse dai regimi forfettari. Tuttavia, in un certo numero di Stati, come previsto in particolare dalla Quarta direttiva sui conti annuali, esse possono beneficiare di misure di  semplificazione contabile se sono considerate «piccole imprese». Infatti esse possono redigere una forma abbreviata dello stato patrimoniale e del conto profitti e perdite e limitarsi a fornire una informazione fiscale più sintetica, riducendo la mole  della documentazione contabile prescritta a fini fiscali a fine d'esercizio. Esse restano tuttavia tenute al rispetto dei principi contabili e dei metodi di valutazione abituali del regime fiscale applicabile agli utili derivanti da attività industriali  e commerciali.  Di fatto, nella maggioranza dei casi, ad eccezione del trattamento fiscale della remunerazione dei titolari in funzione della trasparenza o della «opacità» della forma giuridica adottata dall'impresa, non esistono differenze fondamentali nelle modalità  di determinazione dell'imponibile delle imprese, grandi o piccole, costituite o no in forma di società. Le differenze essenziali si rilevano invece nel campo delle aliquote applicate: aliquote progessive per l'imposta sul reddito delle persone fisiche,  aliquota «normale» per l'imposta sulle società, aliquote ridotte, ecc.  3.  Aliquote Osservando le aliquote applicate negli Stati membri (cfr. scheda 1, pag. 11) si rileva che nella maggior parte di questi le aliquote marginali dell'imposta sul reddito delle persone fisiche sono superiori all'aliquota ordinaria dell'imposta sulle  società, nonostante la generale tendenza alla riduzione delle aliquote sia per le società che per le persone fisiche. De facto, tenuto conto della loro forma giuridica, le imprese individuali e le società di persone, non facendosi distinzione fra  reddito distribuito e reddito reinvestito, sono tassate sull'intero reddito ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche in base ad aliquote marginali che possono essere superiori alle aliquote dell'imposta sulle società.  Si tratta qui di una fonte di distorsione di concorrenza fra imprese in funzione della loro forma giuridica, che pregiudica le imprese individuali e le società di persone. Questa distorsione sarà tanto più forte quanto più elevata è la differenza fra le  aliquote dell'imposta sui redditi delle persone fisiche e dell'imposta sulle società.  Il sistema impositivo applicabile alle imprese individuali e alle società di persone costituisce un freno allo sviluppo di queste attraverso l'investimento. La loro capacità di autofinanziamento è ridotta per effetto delle elevate aliquote applicate  agli scaglioni superiori di reddito, che sono proprio quelli dai quali può sprigionarsi la maggiore capacità di risparmio e di investimento.  Orbene, lo sviluppo delle capacità di autofinanziamento delle PMI costituisce la più immediata alternativa alle fonti di finanziamento esterno, l'accesso alle quali può rivelarsi particolarmente difficile nell'attuale contesto economico; gli  intermediari finanziari tendono infatti talvolta, dopo l'euforia degli anni '80, a peccare di eccesso di prudenza e a mostrarsi poco inclini a concedere fondi supplementari. È dunque importante che l'impresa possa dotarsi di sufficienti capitali propri  per ammortizzare eventuali difficoltà passeggere dovute a fattori sia esterni (congiuntura) che interni. Infatti, quando l'impresa si trova in una fase di sviluppo importante, il cambiamento di equilibrio che può verificarsi in tali circostanze la rende  più vulnerabile sotto l'aspetto finanziario.  Se si considera che le imprese individuali rappresentano in media circa la metà del complesso delle imprese operanti negli Stati membri dell'Unione, e che esse impiegano dal 10 al 20 % della popolazione attiva, l'impatto potenziale di questa  particolarità fiscale assume una dimensione non trascurabile.  Tenuto conto della disuguale presenza di queste varie forme giuridiche di imprese nella Comunità, tale fattore fiscale può influenzare il livello ottimale di investimento nell'ambito del mercato interno.  La ripartizione della popolazione delle società di capitali, società di persone ed imprese individuali varia notevolmente da uno Stato membro all'altro. Così, il numero di imprese costituite in forma di società di capitali è molto basso in paesi come la  Germania o l'Italia, e particolarmente elevato in Francia, in Belgio o nel Regno-Unito (cfr. tabella della scheda 3, pag. 17 sulla dimensione del settore delle società negli Stati membri). Sono soprattutto le imprese di piccole dimensioni a ricorrere a  forme giuridiche diverse da quella della società di capitali, anche se la situazione varia a seconda degli Stati membri. Così, in Germania, importanti imprese sono gestite sotto forma di società di persone; in Belgio, piccole imprese non esitano a  costituirsi in società di azioni, forma societaria invece utilizzata da un numero ridotto di grandi imprese in Germania.   II. SOLUZIONI AD HOC IN ALCUNI STATI MEMBRI  In Danimarca, un imprenditore individuale può, ogni anno, scegliere di essere tassato in base all'aliquota dell'imposta sulle società per i redditi mantenuti nell'impresa. Da notare ugualmente che nell'ambito  di questo regime particolare in vigore dal 1987 (special business arrangement o «business rules»), viene operata una distinzione, quanto alla natura dei redditi prelevati dall'imprenditore, fra redditi di capitale e redditi «salariali». La parte del  reddito di capitale, determinata applicando all'attivo netto dell'impresa il tasso di rendimento obbligatorio medio dell'anno, beneficia del trattamento fiscale privilegiato dei dividendi, applicato tradizionalmente ai redditi azionari. I redditi  salariali, ossia i redditi prelevati dall'imprenditore in aggiunta alla remunerazione del capitale, sono tassati in base alle aliquote progressive dell'imposta sui redditi. Questo metodo utilizzato da circa 130 000 imprese permette di raggiungere una  parità di trattamento fiscale tra imprese individuali, società di persone e società di capitali per i redditi mantenuti nell'impresa, poiché questi sono tassati alla stessa aliquota del 34 %, stabilita per l'imposta sulle società. Una descrizione più  dettagliata del regime figura in allegato (scheda 4, pag. 18).  La Norvegia e la Svezia applicano a loro volta regimi di concezione relativamente analoga a quella del sistema danese. La contropartita di questa disposizione fiscale è che essa implica maggiori oneri amministrativi, specie di ordine contabile, per le  imprese che hanno scelto l'opzione.  In Grecia, la riforma fiscale del giugno 1992 ha introdotto un meccanismo similare per le imprese costituite in forma di società in norme collettivo, società in accomandita o società a responsabilità limitata, che erano assoggettate fino ad allora  all'aliquota progressiva dell'imposta sul reddito che varia dal 5 % al 40 %. Ormai gli utili di tali società sono tassati in base all'aliquota unica del 35 % (come per le società per azioni), previa detrazione della remunerazione dei soci o degli  amministratori, persone fisiche che detengono almeno un terzo delle quote della società. Questa remunerazione, sia essa effettivamente prelevata o no, è valutata forfettariamente al 50 % del reddito netto della società e tassata in capo al socio o  all'amministratore a titolo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. Questa riforma presenta il vantaggio di offrire la neutralità di trattamento fiscale degli utili reinvestiti dalle imprese costituite nelle suddette forme giuridiche.  Va ugualmente notato che la Germania ha introdotto dal 1° gennaio 1994 una norma che evita la progressività dell'imposta sul reddito gravante sugli utili delle imprese individuali e delle società di persone, limitando l'aliquota marginale massima  dell'imposta al 47 % per questa categoria di redditi. Continuerà invece ad applicarsi, se del caso, alla totalità degli altri redditi imponibili dei contribuenti l'aliquota massima del 53 %. Il divario fra l'aliquota dell'imposta sulle società [45 %  sugli utili non distribuiti (1)] e quella dell'imposta sul reddito delle imprese non costituite in società di capitali (47 %) sarà ormai soltanto di 2 punti mentre sarebbe stato quattro volte superiore in assenza di questo plafond. Questa misura, pur  collocandosi in una concezione differente da quella adottata in Grecia e in Danimarca nel senso che si applica a tutti i redditi, distribuiti e reinvestiti, delle imprese interessate, è la riprova nondimeno di una volontà identica di limitare le  differenze di trattamento fiscale tra gli utili reinvestiti delle società di capitali e quelli delle imprese individuali e delle società di persone.  Questi pochi esempi illustrano le soluzioni che si possono adottare senza interferire nel sistema generale fiscale (Danimarca, Grecia), o senza rimettere in causa il principio della trasparenza fiscale tradizionalmente applicato alle imprese individuali  e alle società di persone (Germania).  Quali insegnamenti si possono trarre a livello comunitario? Non si tratta qui di porre in evidenza a livello comunitario una soluzione piuttosto che un'altra, visto che ciascuna presenta vantaggi e inconvenienti.  Così, a fronte della sofisticazione e della conformità del sistema danese con l'obiettivo della neutralità fiscale, si riscontra la complessità della gestione amministrativa di tale sistema. La possibilità offerta in Danimarca all'imprenditore (imprese  individuali e società di persone) di optare ogni anno o per il regime speciale o per il regime normale di imposta sul reddito delle persone fisiche, gli consente di ottimizzare, in funzione del risultato di esercizio, la capacità di autofinanziamento  dell'impresa agendo sul livello del prelievo fiscale. Questo regime fiscale impone tuttavia all'imprenditore la tenuta di una contabilità particolareggiata. Si tratta qui di un vincolo relativo, nel senso che l'esigenza contabile ha anche virtù  pedagogiche in quanto incita l'imprenditore a dotarsi degli strumenti informativi necessari per la buona gestione della sua impresa. Questa massima flessibilità fiscale ha anch'essa come contropartita un costo non irrilevante. L'attuazione di regimi in  cui l'opzione fosse irrevocabile o fissata per un periodo minimo (di 5 anni o più) permetterebbe indubbiamente di limitare il costo di tali meccanismi. Essa comporterebbe tuttavia maggiori costi amministrativi per l'autorità fiscale tenuta ad esercitare  un controllo rigoroso al fine di evitare l'utilizzazione abusiva di regimi privilegiati di questa natura.  Il sistema greco presenta il vantaggio di offrire alle società di persone (le imprese individuali sono escluse dal regime) per gli utili non «distribuiti» un trattamento fiscale equivalente a quello valevole per le società di capitali, applicandosi in  ambedue i casi l'aliquota dell'imposta sulle società del 35 %. Questo regime, applicato d'ufficio, presenta tuttavia l'inconveniente relativo di non offrire possibilità di opzione alle imprese: de facto, le imprese minori fino ad allora tassate negli  scaglioni marginali inferiori dell'imposta sul reddito possono risultare penalizzate nell'ambito del nuovo quadro fiscale.  Il meccanismo tedesco che prevede un massimale per l'imposta sul reddito gravante sui redditi industriali e commerciali, ha il merito della semplicità della sua applicazione pratica. Esso presenta per contro l'inconveniente di interferire nel sistema  impositivo, accordando un vantaggio all'imprenditore autonomo rispetto a quello dipendente - anche se quest'ultimo, in quanto dirigente, potrebbe trovarsi nella stessa situazione di responsabilità; infatti la pressione fiscale sul primo non potrà  eccedere il 47 % mentre potrebbe raggiungere il 53 % per il secondo.  Queste differenze sono anzitutto il riflesso di scelte allo stesso tempo tecniche e politiche operate in funzione di situazioni nazionali specifiche.  Tuttavia, qualunque sia la loro diversità, queste soluzioni hanno tutte il merito di attenuare, negli Stati che le hanno attuate, il prelievo fiscale sugli utili reinvestiti delle imprese individuali e delle società di persone, ravvicinando o allineando  le aliquote sulle aliquote nominali dell'imposta sulle società applicate nella circostanza alle società di capitali.  Altre varianti aventi effetto equivalente possono essere prese in considerazione: un trattamento fiscale dell'impresa individuale o della società di persone, più favorevole all'investimento, potrebbe consistere nella distinzione tra reddito  accantonato/reinvestito e reddito prelevato dall'imprenditore o dai soci. I redditi mantenuti nell'impresa sarebbero, su opzione revocabile o irrevocabile dell'imprenditore (o dei soci all'unanimità), tassati in base all'aliquota dell'imposta sulle  società e soltanto i redditi prelevati sarebbero tassati a titolo dell'imposta sul reddito in capo all'imprenditore (o ai soci) in quanto redditi industriali e commerciali.  Mentre gli esempi scandinavi e in particolare quello danese sono la riprova che è possibile applicare regimi di questo genere, va tuttavia ricordata la reticenza di taluni Stati membri nei loro riguardi. Così ad esempio l'esperienza della Germania agli  inizi degli anni '50 e gli studi svolti dall'Inland Revenue nel Regno Unito, hanno indotto tali Stati a interrogarsi sulla praticabilità di un sistema opzionale di assoggettamento all'imposta sulle società degli utili reinvestiti delle imprese  individuali e delle società di persone, tenuto conto in particolare della difficoltà di controllare i flussi di redditi tra l'imprenditore e l'impresa e del rischio che il regime sia sviato dal suo obiettivo.  Un'alternativa proposta in questo contesto consiste nell'autorizzare la costituzione, da parte di queste imprese, di riserve speciali per investimenti mediante le quali verrebbe accresciuta la loro capacità di autofinanziamento, assicurando nello stesso  tempo che questa venga impiegata soltanto a fini di investimento (materiale o immateriale). Anche qui sta agli Stati membri valutare il grado di libertà che intendono lasciare alle imprese quanto all'utilizzazione e alla destinazione della capacità di  autofinanziamento (miglioramento della situazione di tesoreria o investimento in beni strumentali ad esempio).  Nel contesto delle soluzioni fin qui illustrate si è ricercato un approccio incentrato soprattutto sulla neutralità del trattamento fiscale degli utili reinvestiti dall'impresa qualunque sia la forma giuridica assunta da questa. Il vantaggio di questi  meccanismi è di favorire sul piano fiscale il potenziale di sviluppo interno dell'impresa, senza rimettere in causa la scelta iniziale che l'imprenditore abbia potuto formulare, in funzione di criteri fiscali (2) o di altra natura, a favore di una data  forma giuridica. Oggi, soltanto una minoranza di Stati membri possiede dispositivi del genere.  La maggior parte degli Stati membri privilegiano un altro approccio che consiste nel facilitare a livello fiscale la modificazione della forma giuridica dell'impresa in corso di vita.   III. AGEVOLAZIONI FISCALI IN CASO DI MODIFICAZIONE DELLA FORMA GIURIDICA DELLE PMI  Questa misura è di tutt'altra natura di quella evocata più sopra. I due concetti non sono d'altronde né esclusivi né incompatibili. Infatti la Danimarca, la Germania e  la Grecia, che hanno già dispositivi fiscali ad hoc a favore delle imprese non costituite in società di capitali, prevedono inoltre nella propria legislazione differenti disposizioni destinate a limitare gli inconvenienti fiscali in caso di costituzione  in forma di società di una impresa individuale o di una società di persone.  Questi approcci non sono neppure veramente alternativi, data la loro differente incidenza sui diritti ed obblighi dell'imprenditore. Infatti, la decisione di un imprenditore di esercitare la propria attività professionale costituendosi o meno in società  di capitali, implica numerosi fattori oltre a quelli fiscali. La portata della responsabilità personale dell'imprenditore sarà spesso un elemento essenziale della scelta. Un altro elemento importante che interverrà nella scelta riguarda l'entità della  copertura sociale (e del relativo costo) di cui l'imprenditore potrà beneficiare secondo la forma giuridica adottata. Il grado di intuitu personae entrerà ugualmente in linea di conto, se altre persone sono associate al progretto.  Va sottolineato inoltre che la trasformazione in società di capitali presenta l'inconveniente per le piccole imprese di imporre al titolare dell'azienda una struttura amministrativa più pesante - in particolare se l'unico scopo dell'operazione è di  migliorare la posizione fiscale dell'impresa - la quale riduce il legame diretto esistente tra l'imprenditore e l'impresa.  Si può tuttavia ammettere la soluzione che consiste nel risolvere il problema della disparità di trattamento fiscale degli utili delle imprese non costituite in società di capitali rispetto a quelli realizzati dalle società di capitali, favorendo  appunto la costituzione in società delle prime. Questo mezzo, che può anche sembrare radicale ed eventualmente sproporzionato, permette tuttavia di raggiungere l'obiettivo di migliorare la competitività delle imprese interessate. Se la modifica della  forma giuridica viene facilitata o incentivata in modo da consentire all'impresa di trovare la struttura societaria più adeguata sul piano fiscale al proprio sviluppo, ciò significa superare il vincolo fiscale che può incontrare l'impresa gestita sotto  forma di impresa individuale o di società di persone conformemente alla scelta iniziale dell'imprenditore.  È perciò importante che il sistema fiscale offra in linea generale sufficiente flessibilità quanto alla scelta della forma giuridica sotto la quale l'imprenditore intende esercitare la sua attività. Infatti se la scelta dell'imprenditore di costituire o  meno una società viene operata all'atto dell'avvio dell'attività, l'imprenditore potrà essere portato, alcuni anni più tardi, in funzione dell'evoluzione dell'impresa, a rivedere la sua scelta iniziale.  È vero d'altra parte che lo svantaggio fiscale che può subire nel suo sviluppo l'impresa individuale o la società di persone rispetto ad una società di capitali si manifesta allorché il livello degli utili realizzati dall'impresa la situa negli  scaglioni superiori dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. Questa situazione si verifica con maggiore frequenza al termine di una fase di sviluppo importante dell'impresa che non al momento della sua creazione, poiché i primi anni di attività  di un'impresa sono caratterizzati generalmente da una redditività scarsa se non negativa.  Potendo considerarsi come un fatto acquisito l'interesse e la necessità dell'impresa di poter adattare la sua forma giuridica alle esigenze di competitività dei mercati, occorre assicurarsi che un tale cambiamento giuridico non implichi costi fiscali  dissuasivi.  Nella maggioranza degli Stati membri una modificazione della forma giuridica significa in linea generale la cessazione dell'attività dell'impresa con le relative consequenze fiscali e la creazione di una nuova persona giuridica. La tassazione immediata  degli utili dell'esercizio, dei plusvalori latenti, e delle riserve inizialmente costituite in esenzione d'imposta, la perdita delle possibilità di riporto delle perdite degli esercizi precedenti, l'assoggettamento all'imposta sui conferimenti sono gli  oneri fiscali a cui sarà normalmente confrontata qualsiasi impresa che si lanci in un esercizio del genere.  L'accettazione della continuità dell'impresa è un caso poco frequente, in quanto il formalismo giuridico prevale il più delle volte sulla realtà economica dell'impresa; la maggior parte degli Stati membri praticano tuttavia delle distinzioni secondo il  tipo di trasformazione giuridica e le sue esatte modalità. A seconda che si tratti della costituzione in società di capitali di un'impresa individuale o della trasformazione di una società di persone in società di capitali o ancora della trasformazione  di un tipo di società di capitali in un altro, la continuità dell'impresa sarà riconosciuta o meno a seconda degli Stati. Saranno ugualmente accordate agevolazioni fiscali a seconda che ricorrano o meno determinate condizioni connesse alla  trasformazione giuridica.  Per quanto riguarda la trasformazione di imprese in società, mentre la maggior parte degli Stati membri considerano che vi è automaticamente cessazione di attività, questa dottrina può, secondo le circostanze, essere modificata in senso più favorevole:  così in Belgio la «continuità» dell'impresa è ammessa a livello fiscale se l'imprenditore opta per essa.  Quanto alla trasformazione di una società di persone in società di capitali, alcuni Stati membri (Italia, Portogallo) ammettono la continuità dell'impresa, mentre la maggior parte di essi considerano che tale operazione importa cessazione dell'impresa e  creazione di una nuova entità.  Tuttavia, qualunque sia la posizione degli Stati membri dal punto di vista giuridico (continuità o cessazione dell'impresa), la maggior parte di essi hanno adottato disposizioni che permettono di attenuare le conseguenze fiscali di queste operazioni di  trasformazione. Queste misure, di attenuazione, i cui dettagli sono forniti nella scheda 2, pag. 14 per ogni Stato membro, riguardano essenzialmente la possibilità di differire la tassazione delle plusvalenze latenti accertate all'atto dell'operazione  di trasformazione, di riportare le riserve inerenti l'attività mantenendone l'oggetto. Alcune agevolazioni sono ugualmente previste in materia di imposta di registro.  È del resto interessante rilevare che la possibilità offerta in Francia alle società di persone di optare (in maniera irrevocabile) per l'imposta sulle società produce praticamente gli stessi effetti fiscali che quelli che provocherebbe la  trasformazione in società di capitali. Sono previste le stesse modalità di attenuazione dell'imposta, oltre al vantaggio supplementare della non tassazione delle plusvalenze latenti e degli utili in sospensione di imposta, mentre nessuna modifica è  apportata alle scritture contabili e la tassazione futura delle plusvalenze resta possibile.  Quali insegnamenti trarre da queste misure per la Comunità? Se il formalismo giuridico continua ad essere negli Stati membri un elemento preponderante di valutazione della prosecuzione dell'attività economica di una impresa quando questa decide di cambiare la propria forma sociale, la portata fiscale di questo  fattore, che significa nella quasi totalità dei casi cessazione dell'impresa esistente e creazione di una nuova entità, è tuttavia attenuata da disposizioni pratiche intese a ridurre o differire un certo numero di tassazioni.  Così, la quasi totalità degli Stati membri prevede modalità di sospensione della tassazione delle plusvalenze fino al momento del loro realizzo (a condizione, quasi sempre, che l'imprenditore si impegni a conservare i titoli ricevuti a fronte dei suoi  conferimenti alla nuova entità e che gli attivi trasferiti siano mantenuti al loro valore contabile nei libri di quest'ultima) o, altrimenti, lascia all'imprenditore la libertà di optare alternativamente per la tassazione immediata (il che permette alla  nuova entità di calcolare gli ammortamenti corrispondenti agli attivi trasferiti sulla base del loro valore di conferimento e non in base al loro valore contabile nei libri dell'impresa di origine) o per il differimento della tassazione. Solo uno Stato  (Portogallo) rifiuta queste possibilità in sede di costituzione in forma societaria delle imprese individuali.  Allo stesso modo la totalità degli Stati membri, ad esclusione del precedente, ammette il mantenimento delle riserve il cui oggetto resta invariato. La quasi totalità degli Stati mantiene ugualmente scadenze normali per il pagamento dell'impresa.  Per contro, il formalismo giuridico, e la sua trascrizione sul piano fiscale, non autorizzano il riporto delle perdite al di là della modificazione dello statuto giuridico. Tuttavia, alcuni Stati (Germania, Francia, Lussemburgo, Regno Unito) hanno  indicato che in tali circostanze le perdite dell'impresa individuale o della società di persone possono essere imputate in capo all'imprenditore o ai soci.  In materia di diritti di conferimento, alcuni Stati membri applicano ancora aliquote relativamente elevate ai conferimenti di immobili effettuati a favore di società (Belgio, Grecia, Spagna, Francia, Italia). Disposizioni che attenuano questo onere  fiscale sono state tuttavia introdotte da alcuni di essi (Belgio, Francia, Spagna), purché i conferimenti siano remunerati mediante titoli. Appare auspicabile che tali meccanismi siano generalizzati nell'Unione.   SCHEDA 1  Raffronto tra le aliquote dell'imposta sulle società e dell'imposta sul reddito delle persone fisiche - Incidenza sull'imposizione delle imprese Dal raffronto delle aliquote dell'imposta sulle società e dell'imposta sul reddito delle persone fisiche nella Comunità si rilevano tre tipi di situazione a seconda degli Stati membri interessati (cfr. tabella). Questa varietà di situazioni è illustrata  dai grafici in appresso.  La prima situazione è quella degli Stati membri in cui l'aliquota dell'imposta sulle società è inferiore non solo all'aliquota marginale massima, ma anche all'aliquota più bassa dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. La seconda situazione  accomuna gli Stati membri nei quali l'aliquota dell'imposta sulle società si situa entro i limiti positivi dell'imposta sul reddito personale. L'ultima categoria è costituita dai paesi in cui l'aliquota dell'imposta sulle società è pari o superiore  all'aliquota marginale massima dell'imposta sul reddito.  - Alla prima categoria appartengono la Danimarca e l'Irlanda, questo secondo paese a causa dell'aliquota ridotta dell'imposta sulle società consentita al settore manifatturiero. Un semplice raffronto della struttura delle aliquote dimostra chiaramente  il vantaggio accordato, nell'imposizione dei rispettivi utili, alle società soggette all'imposta sulle persone giuridiche rispetto alle imprese individuali e alle società di persone assoggettate all'imposta sul reddito delle persone fisiche. Inoltre, a  parità di altre condizioni, una tale situazione fiscale costituisce innegabilmente un incentivo alla costituzione di un'impresa in società sin dal momento della sua creazione, a condizione che i costi amministrativi inerenti a tale operazione non siano  proibitivi.  - Tale incentivo risulta invece attenuato per la seconda categoria di paesi, che comprende la maggioranza degli Stati membri e cioè Belgio, Spagna, Francia, Grecia, Irlanda (per i settori diversi dall'industria manifatturiera) Lussemburgo, Paesi Bassi,  Regno Unito: in questi paesi, infatti, lo status di impresa individuale è vantaggioso quando gli utili imponibili sono di entità relativamente modesta (non tenendo conto di eventuali redditi dell'imprenditore in provenienza da altre fonti); a mano a  mano però che questi aumentano, l'effetto di soglia e di forbice che ne deriva (dato il carattere progressivo dell'imposta sul reddito rispetto all'imposta sulle società) costituisce uno svantaggio per l'impresa individuale rispetto, ad esempio, alle  società di capitali. Questo fenomeno si riscontra altresì nel caso delle società di persone assoggettate all'imposta sul reddito delle persone fisiche.  Occorre tuttavia precisare che in questa seconda categoria rientrano tre Stati (Belgio, Lussemburgo e Regno Unito) che applicano un sistema progressivo di aliquote dell'imposta sulle società.  a) Con l'eccezione rappresentata dal Belgio, dove le condizioni d'accesso riservano in pratica questo privilegio alle PMI, le aliquote ridotte sono integrate nella struttura normale delle aliquote dell'imposta sulle società e riguardano essenzialmente i  casi in cui gli utili delle società, siano esse grandi o piccole, sono di modesta entità, anziché le piccole imprese propriamente dette, sebbene in ultima analisi queste ultime siano statisticamente le più interessate. Queste misure permettono in ogni  caso di attenuare la pressione fiscale sulle piccole imprese, facilitandone così la fase di decollo.  b) Questo carattere progressivo dell'imposta sulle società, nei tre casi particolari esaminati, è apparentemente raffrontabile con la tabella delle aliquote progressive dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, alla quale sono soggetti, in tutti  gli Stati membri, gli imprenditori individuali. Tuttavia, se le aliquote ridotte dell'imposta sulle società sembrano prossime o pari alle aliquote d'imposizione applicabili agli scaglioni inferiori di reddito imponibile in Belgio (28 %/26,75 %) e nel  Regno Unito (3) (25 %/25 %), totalmente diversa è la progressitivà degli scaglioni stessi. Nei tre Stati membri interessati lo scaglione più basso per l'imposizione del reddito delle società all'aliquota ridotta è superiore a quello massimo comportante  l'applicazione dell'aliquota marginale più elevata dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. Di fatto, l'imposizione delle piccole società resta più favorevole di quella delle imprese individuali.  c) Si trova altresì in questa seconda categoria uno Stato, i Paesi Bassi, che applica un sistema degressivo d'imposta sulle società, con un'aliquota del 40 % applicabile ai primi 100 000 HFL di utili e un'aliquota del 35 % applicabile al di là di questo  scaglione. Per contro, l'aliquota marginale massima dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, per imponibili superiori a 85 530 HFL, è del 60 %. A motivare questo sistema è il desiderio di evitare una disparità troppo grande tra il regime fiscale  delle società di capitali e quello applicato alle altre forme di impresa.  - Infine nella terza categoria di paesi, che comprende l'Italia e il Portogallo, gli scarti tra le aliquote effettive dell'imposta sulle società e dell'imposta sul reddito (fascia massima) sono abbastanza ridotti da permettere che al di là di un certo  livello di utili si instauri una certa neutralità fiscale tra le varie forme giuridiche. La Germania recentemente ha modificato proprio in questo senso il suo regime fiscale al fine di rispettare la regola tacita di quasi-parallelismo delle aliquote  marginali massime dell'imposta sulle società e dell'imposta sul reddito delle persone. Dal 1o gennaio 1994 l'aliquota dell'imposta sulle società è stata infatti ridotta dal 36 % al 30 % sugli utili distribuiti e dal 50 % al 45 % sugli utili non  distribuiti, e lo scarto tra quest'ultima aliquota e l'aliquota marginale massima (53 %) dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, finora di 3 punti, sarebbe passato ad 8 punti se non si fosse deciso di limitare al 47 % l'aliquota dell'imposta sul  reddito delle persone fisiche applicabile ai redditi di natura commerciale o industriale, così da salvaguardare un certo parallelismo nell'onere fiscale gravante sulle imprese soggette rispettivamente all'imposta sulle società e all'imposta sul reddito  delle persone fisiche.        Tabella comparativa delle aliquote dell'imposta sulle società e dell'imposta sul reddito delle persone fisiche - Insieme dei livelli amministrativi* (1994)  "" ID="1">Germania> ID="2">19> ID="3">53 (47) (***)> ID="4">-  2> ID="5">30/451">  ID="1">Belgio> ID="2">26,75 [25]> ID="3">59 [55]> ID="4">- 20> ID="5">39 % Aliquote ridotte per le PMI2: 28 % fra 0 e 1 Mio di FB, 36 % sugli utili compresi tra 1 e 3,6 Mio di FB, 41 % sugli utili compresi fra 3 e 13 Mio di FB"> ID="1">Danimarca> ID="2">38(+ 5 punti contributi sociali)> ID="3">58 (+ 5 %)> ID="4">- 24>  ID="5">34"> ID="1">Spagna> ID="2">20> ID="3">56> ID="4">- 21> ID="5">35"> ID="1">Francia> ID="2">5> ID="3">56,8> ID="4">- 23,47> ID="5">33,33"> ID="1">Grecia> ID="2">5> ID="3">40> ID="4">-  5> ID="5">353"> ID="1">Irlandia> ID="2">27> ID="3">48>  ID="4">-  9> ID="5">40 % Aliquota ridotta: 10 % per le imprese manifatturiere e per certe zone (Shannon, IFSC)"> ID="1">Italia> ID="2">10> ID="3">51> ID="4">+  1,2> ID="5">52,2 [36]4"> ID="1">Lussemburgo> ID="2">10 (+ 2,5 % contribution Fonds pour l'emploi)> ID="3">50 (+ 2,5 %)> ID="4">-  9,17> ID="5">43,33 [33]5 Aliquota ridotta al 20 % per gli utili inferiori a 0,4 Mio di LUF. Aliquota progressiva tra 20 e 30 % per gli utili compresi tra 0,4 e 0,6 Mio di LUF; 30 % per gli utili compresi tra 0,6 e 1 Mio di LUF; 30-33 % tra 1 e 1,312 Mio di LUF; 33 % oltre 1,312  Mio di LUF"> ID="1">Paesi Bassi> ID="2">136> ID="3">60> ID="4">- 25> ID="5">35 %, ma 40 % per i primi 100 000 HFL di utili"> ID="1">Portogallo> ID="2">15> ID="3">40> ID="4">-  0,4> ID="5">39,6 % [36]"> ID="1">Regno Unito> ID="2">257> ID="3">40>  ID="4">-  7> ID="5">33 % Aliquota ridotta: 25 % per gli utili inferiori a 300 000 UKL""(*) Le aliquote indicate in parentesi quadra sono quelle applicate unicamente dall'amministrazione centrale. Le aliquote effettive integrano le imposte locali applicate da certi Stati  membri.  (**) La cifra indicata corrisponde alla differenza tra l'aliquota normale dell'imposta sulle società applicata agli utili non distribuiti e l'aliquota marginale massima dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.  (***) Germania - L'aliquota dell'imposta sul reddito delle persone fisiche applicabile ai redditi di natura commerciale o industriale è limitata al 47 % a decorrere dal 1o gennaio 1994; per gli altri redditi resta l'aliquota marginale massima del 53 %.   (1) Germania - L'aliquota dell'imposta è del 36 % sugli utili distribuiti e del 50 % per gli utili non distributiti.  (2) Belgio - Quest'aliquota ridotta si applica alle PMI gestite sotto forma di società che rispondono alle condizioni cumulative seguenti: a) il reddito imponibile è inferiore a 13 Mio di FB; b) le quote rappresentative dei diritti sociali possono  essere detenute da una o più società solo nella misura massima del 50 %; c) le società non possono detenere partecipazioni il cui valore d'investimento sia superiore al 50 % del capitale sociale effettivamente versato; d) gli utili distribuiti non  possono superare il 13 % del capitale sociale effettivamente versato.  (3) Grecia - Per una società a responsabilità limitata l'aliquota del 35 % si applica all'utile residuo netto dopo deduzione della retribuzione dei tre principali azionisti che partecipano alla direzione della società.  (4) Italia - Non sono soggette all'imposta locale sui redditi (ILOR) le società che non hanno più di tre dipendenti e in cui lavorano il proprietario e i familiari.  (5) Lussemburgo - Le società sono soggette ad un contributo supplementare dell'1 % a favore del Fondo per l'occupazione nonché ad un'imposta locale sugli utili la cui aliquota media è del 10 %.  (6) Paesi Bassi - All'aliquota minima dell'imposta sul reddito si aggiunge il 25,55 % a titolo di contributi di sicurezza sociale, il che porta l'aliquota effettiva al 38,55 %.  (7) Regno Unito - Un'aliquota ridotta del 20 % è stata recentemente introdotta nella tariffa dell'imposta sul reddito delle persone fisiche; essa riguarda però solo uno scaglione molto ridotto (le prime 2 000 UKL, ossia circa 1 500 ECU).  > SCHEDA 2  Misure per l'attenuazione delle conseguenze fiscali della costituzione di imprese individuali o di società di persone in società di capitali Quale che sia l'atteggiamento degli Stati membri sotto il profilo giuridico formale (continuità o cessazione dell'impresa), la maggior parte di essi ha istituito disposizioni che consentono di attenuare le conseguenze fiscali di queste operazioni di  trasformazione.  Per quanto riguarda l'imposizione immediata degli utili, la grande maggioranza degli Stati membri non esige dichiarazione anticipata degli utili per il passaggio di un'impresa individuale alla forma giuridica della società, ma attende la normale  scadenza della dichiarazione dei redditi (un'eccezione è rappresentata dalla Francia, che esige il deposito di una dichiarazione entro i 60 giorni successivi alla trasformazione; anche la Grecia esigerebbe il pagamento quasi immediato).  Analogamente, nella grande maggioranza degli Stati è autorizzato il riporto degli accantonamenti  la cui destinazione resta invariata. Questo tipo di disposizione contribuisce a garantire una certa neutralità fiscale nei confronti delle operazioni di  cambiamento di forma giuridica.  Per contro, il vantaggio rappresentato dalla possibilità di riporto delle perdite risulta spesso annullato all'atto del cambiamento di forma giuridica, dal momento che si ritiene avvenuta la cessazione dell'attività. Ciò vale particolarmente nei casi in  cui un'impresa si costituisce in società; esistono però in certi Stati membri (come la Germania, la Francia, l'Irlanda, il Lussemburgo, il Regno Unito) modalità impositive che consentono di imputare le perdite ai redditi personali dell'imprenditore (o  dei soci nel caso di una società di persone).  Per quanto riguarda l'imposizione delle plusvalenze latenti constatate all'atto della costituzione di un'impresa individuale in società, la grande maggioranza degli Stati accorda all'impresa un regime favorevole consistente o in un riporto  dell'imposizione o nell'imposizione ad aliquota preferenziale; altri offrono alle imprese l'opzione tra l'imposizione immediata e quella differita (in Francia le plusvalenze latenti constatate sui beni ammortizzabili all'atto della trasformazione in  società sono automaticamente assoggettate all'imposta, ma l'imprenditore può optare per l'imposizione immediata o meno delle plusvalenze latenti sulle attività immateriali). Nella maggior parte degli Stati membri queste agevolazioni sono accordate a  condizione che all'atto dell'operazione di trasformazione, realizzata sotto forma di conferimento di attivo, tali conferimenti siano remunerati essenzialmente mediante diritti sociali che il conferente si impegna a conservare per un numero minimo di  anni; e che gli attivi siano riportati nei libri della nuova entità al valore contabile.  È opportuno notare che in materia di imposte sui conferimenti l'onere fiscale dovuto alla trasformazione dell'impresa è lungi dall'essere trascurabile. Spesso, ad esempio, sono applicate imposte di trasferimento ai conferimenti a titolo oneroso di  immobili, di diritti immobiliari, di capitali d'avviamento. Le aliquote di tali imposte possono essere molto elevate, in particolare quando si tratta di conferimenti a titolo oneroso (ad esempio, qualora la società si faccia carico del passivo che  incombe al conferente: in questi casi il principio seguito consiste nell'assimilare l'operazione di conferimento ad una vendita). È vero che la direttiva 69/335/CEE del Consiglio (4) prevede per gli Stati membri la facoltà di riscuotere imposte di  trasferimento sui conferimenti di beni immobili alle società di capitali ad un'aliquota superiore all'imposta sui conferimenti armonizzata dell'1 % massimo applicabile agli altri tipi di conferimento.  Alcuni Stati (come il Belgio, la Francia, la Spagna) si attengono però al principio più spesso prevalente in materia d'imposizione delle plusvalenze constatate all'atto dell'operazione di trasferimento e che autorizza a sospendere l'imposizione delle  suddette plusvalenze quando il conferente è remunerato mediante l'attribuzione di diritti sociali; sulla base di questa norma, le imposte di trasferimento possono essere fortemente ridotte (applicazione di un importo forfettario o di un'aliquota  ridotta) quando i conferimenti sono remunerati in contropartita da titoli che il conferente s'impegna a conservare, ad esempio, per un periodo minimo.      Paesi Imposte sui conferimenti Plusvalenze Imposizione immediata degli utili Riporto delle perdite Riporto degli accantonamenti (*)    Trattamento fiscale applicato negli Stati membri all'atto della costituzione di imprese individuali o società di persone in società di capitali  "" ID="1">Belgio> ID="2">0,5 %1 (conferimento di attivi a una società di capitali in cambio di azioni o di quote sociali)> ID="3">16,5 % immobilizzazioni tangibili 33 % immobilizzazioni intangibili (ma esonero temporaneo se l'impresa non ha esplicitamente rinunciato al regime della  «continuazione»)> ID="4">no> ID="5">no> ID="6">sì"> ID="1">Danimarca> ID="2">aliquota dell' 1 %> ID="3">sospensione dell'imposizione se la retribuzione avviene sotto forma di titoli (almeno per il 75 % dei conferimenti) e con riserva di conservazione  di titoli da parte del conferente > ID="4">no> ID="5">no> ID="6">sì"> ID="1">Germania> ID="2">2 % (Grunderwerbsteuer) sui conferimenti alla società di terreni o di fabbricati> ID="3">sospensione dell'imposizione possibile (in caso di iscrizione dei valori storici nei libri della  società beneficiaria dei conferimenti e di conservazione dei titoli da parte del conferente)> ID="4">no> ID="5">no (ma imputabile in capo all'imprenditore o ai soci)> ID="6">sì"> ID="1">Grecia> ID="2">aliquota dell'imposta comune 1 %, ma aliquota dal 3  all'11 % per il trasferimento di un fabbricato a titolo oneroso (caso frequente per le imprese individuali)> ID="3">nessuna imposizione delle plusvalenze non realizzate (eccetto quelle di natura immobiliare)> ID="4">sì> ID="5">sì (?)> ID="6">sì (salvo  certi tipi di accantonamenti, come i fondi svalutazione crediti)"> ID="1">Spagna> ID="2">aliquota dell'imposta comune 1 % (esercizio di società) ma del 6 % per il trasferimento di un fabbricato a titolo oneroso> ID="3">sospensione dell'imposizione  (casi di conferimento di attivi . . .)> ID="4">no> ID="5">no> ID="6">sì"> ID="1">Francia> ID="2">imposta fissa di 500 FF se il conferente conserva per 5 anni i titoli ricevuti in contropartita del conferimento (se no, imposta speciale dell'8,6 % in  caso di conferimenti di immobili, capitali di avviamento)> ID="3">possibilità di riporto dell'imposizione (plusvalenze/beni non ammortizzabili) in caso di conservazione dei titoli ricevuti in retribuzione del conferimento. Plusvalenze/beni  ammortizzabili (imposizione effettuata a nome della società beneficiaria del conferimento): pagamento dell'imposta scaglionato su 5 anni> ID="4">sì (ma gli utili connessi alle scorte non sono tassati a nome del conferente se iscritti per il loro valore contabile all'attivo della società beneficiaria del conferimento)> ID="5">no (ma a livello degli imprenditori individuali e dei soci il  disavanzo relativo alla gestione dell'impresa conferita è compreso nel disavanzo globale riportabile per 5 anni a titolo dell'imposta sul reddito)> ID="6">sì"> ID="1">Irlanda> ID="2">diritto di bollo 1 %> ID="3">sospensione dell'imposizione delle  plusvalenze in caso di retribuzione sotto forma di titoli e con riserva della conservazione dei titoli da parte del conferente> ID="4">no> ID="5">no (ma riporto possibile nel quadro del disavanzo globale riportabile a titolo dell'imposta sul reddito)>  ID="6">sì"> ID="1">Italia> ID="2">conferimenti di beni immobili alle società (8 %)> ID="3">sospensione dell'imposizione delle plusvalenze (se i beni sono mantenuti in bilancio al valore d'origine)> ID="4">n.d.> ID="5">n.d.> ID="6">n.d.">  ID="1">Lussemburgo> ID="2">conferimenti di beni mobili o immobili puri e semplici: 1 % conferimenti di titoli onerosi (caso dell'impresa individuale): dallo 0,24 % al 6 % a seconda della natura dei beni conferiti> ID="3">nessuna imposizione delle  plusvalenze se gli attivi sono riportati al loro valore contabile nei libri della società beneficiaria dei conferimenti> ID="4">no> ID="5">no (ma deducibilità concessa in capo alla persona che ha subito la perdita, anche se non è più l'imprenditore,  idem per i soci di una società di persone)> ID="6">sì"> ID="1">Paesi Bassi> ID="2">n.d.> ID="3">n.d.> ID="4">n.d.> ID="5">n.d.> ID="6">n.d."> ID="1">Portogallo> ID="2">imposta (imposta municipale di «sisa»)/trasferimento di immobili: 4 %-10 % a  seconda della natura e della destinazione degli immobili> ID="3">- imposizione delle plusvalenze (scorte e immobilizzazioni (2) - nessuna imposizione (neutralità fiscale) (3)> ID="4">no (2)- (3)> ID="5">no (2)sì (3)> ID="6">no (2)sì (3)"> ID="1">Regno  Unito> ID="2">diritto di bollo 1 % (terreni, fabbricati . . .)> ID="3">in linea di massima, imposizione delle società, ma modalità di attenuazione dell'onere (in caso di remunerazione con diritti sociali)> ID="4">no> ID="5">sì (sui dividendi futuri)>  ID="6">sì""(*) Si tratta della possibilità di riporto degli accantonamenti che conservano il proprio oggetto.  (1) Esenzione temporanea dall'imposta sui conferimenti per quanto concerne i conferimenti effettuati a società stabilite in zone di rilancio dell'occupazione, a centri di coordinamento, a società di riconversione, a società innovatrici, a società  situate in aree depresse.  (2) Regime fiscale applicato nei casi di costituzione di un'impresa individuale in società.  (3) Trattamento fiscale applicato alla trasformazione di una società di persone in società di capitali.  > SCHEDA 3    Dati comparativi sulle dimensioni del settore delle imprese (Le cifre di questa tabella si basano su dati del 1989)  "" ID="1">Belgio> ID="2">  225 640> ID="3">  9 938> ID="4">22,70> ID="5">44,3> ID="6">3,10"> ID="1">Danimarca> ID="2">   85 917>  ID="3">  5 132> ID="4">16,74> ID="5">49,9> ID="6">2,00"> ID="1">Germania> ID="2">  404 195> ID="3"> 62 063> ID="4"> 6,50> ID="5">38,1> ID="6">1,91"> ID="1">Grecia> ID="2">   70 824> ID="3"> 10 033> ID="4"> 7,05> ID="5">33,2> ID="6">1,33">  ID="1">Spagna> ID="2">  655 491> ID="3"> 38 888> ID="4">16,86> ID="5">34,4> ID="6">2,06"> ID="1">Francia> ID="2">  699 170> ID="3"> 56 423> ID="4">12,39> ID="5">43,8> ID="6">2,19"> ID="1">Irlanda> ID="2">  110 418> ID="3">  3 515> ID="4">31,41>  ID="5">37,6> ID="6">1,50"> ID="1">Italia> ID="2">  300 000> ID="3"> 57 540> ID="4"> 5,21> ID="5">37,8> ID="6">3,40"> ID="1">Lussemburgo> ID="2">   11 941> ID="3">    377> ID="4">31,67> ID="5">42,4> ID="6">7,21"> ID="1">Paesi Bassi> ID="2">  257 000>  ID="3"> 14 846> ID="4">17,31> ID="5">46,0> ID="6">3,68"> ID="1">Portogallo> ID="2">  171 919> ID="3">  9 793> ID="4">17,55> ID="5">35,1> ID="6">n.a."> ID="1">Regno Unito> ID="2">1 005 300> ID="3"> 57 236> ID="4">17,56> ID="5">36,5> ID="6">4,02">  ID="1">Totale> ID="2">3 997 815> ID="3">325 785> ID="4"" ID="5"" ID="6""" ID="1">Media> ID="2"" ID="3"" ID="4">12,27> ID="5">39,9> ID="6">2,95"> SCHEDA  Descrizione della «disciplina fiscale delle imprese» - Danimarca 1. Le persone fisiche che svolgono attività indipendente (come soci o proprietari unici) possono optare per la cosiddetta «disciplina fiscale delle imprese» (virksomhedsordning).  2. Gli obiettivi di tale disciplina sono i seguenti:  a) rendere pienamente detraibili gli interessi passivi a carico dell'impresa (al pari delle altre spese di esercizio);  b) assicurare che la parte degli utili dell'impresa che costituisce un reddito da capitale sia tassata allo stesso modo degli altri redditi da capitale;  c) controbilanciare le tendenze congiunturali;  d) permettere un'imposizione consolidata al 34 %, ossia ad un'aliquota identica a quella dell'imposta sulle società.  3.1. La disciplina in questione impone alle persone che svolgono un'attività indipendente di mantenere distinte a fini contabili le finanze personali e aziendali, con contabilità separate per due tipi di reddito.  I redditi aziendali sono valutati conformemente alle norme generali fissate dalla legislazione in materia fiscale.  Se un'impresa realizza un utile nel corso di un particolare esercizio, tale utile è suddiviso in reddito da capitale imputato (ossia il rendimento del capitale proprio dell'impresa) e utile residuo. I redditi di capitale sono trattati a fini fiscali  come qualsiasi altra forma di rendimento sul capitale, mentre all'utile residuo si applica l'imposta sul reddito delle persone fisiche, la cui aliquota è progressiva. Tale imposta viene però applicata unicamente quando l'utile residuo viene ritirato  dall'impresa.  Il soggetto passivo può peraltro non ritirare l'utile o parte di esso e scegliere invece di lasciarlo nell'impresa. In tal caso andrà soggetto ad una ritenuta d'acconto dell'imposta sulle società pari al 34 % (ossia la stessa aliquota dell'imposta sulle  società). Solo quando il soggetto passivo ritirerà l'utile accumulato in un anno successivo questo sarà finalmente tassato come reddito personale. L'acconto dell'imposta sulle società è detratto dall'imposta dovuta dal soggetto passivo e dal coniuge per  l'anno in questione e per i cinque anni successivi, ma non può essere rimborsato in contanti.  In caso di perdita nel corso di un determinato esercizio, questa va innanzitutto dedotta dagli eventuali utili accumulati. In assenza di questi ultimi essa è dedotta dagli altri redditi del contribuente. Eventuali perdite residue possono essere  riportate e dedotte dagli utili dell'impresa e dagli altri redditi nei cinque anni successivi.  3.2. In linea di massima non vi sono restrizioni circa la natura delle imprese che possono optare per l'applicazione della disciplina fiscale in questione. Tuttavia l'opzione non è ammessa se nell'impresa sono presenti certe caratteristiche delle  società per azioni private: in tal caso i redditi dell'impresa sono tassati come redditi da capitale; sono altresì escluse le imprese in stato d'insolvenza.  3.3. Se il soggetto passivo gestisce varie imprese, queste devono essere tutte soggette alla disciplina in questione e, ai sensi di quest'ultima, vengono trattate come un'unica impresa.  Se il soggetto passivo è sposato e il coniuge gestisce una propria impresa, a questa va applicata o la disciplina fiscale delle imprese o la disciplina fiscale sui redditi di capitale.  3.4. Il soggetto passivo è libero di optare anno per anno per l'applicazione o meno della disciplina fiscale delle imprese.  Se il soggetto passivo opta per sospendere l'applicazione di tale disciplina senza trasferire l'impresa, gli eventuali utili accumulati sono tassati come reddito personale nell'esercizio successivo a quello in cui la disciplina è stata applicata per  l'ultima volta.  Se il soggetto passivo cessa la propria attività in una delle sue imprese senza che questa sia ceduta, gli eventuali utili accantonati sono tassati in proporzione.  Il soggetto passivo al quale sia stata applicata in passato la disciplina fiscale delle imprese e che torni ad optare per la sua applicazione entro i cinque esercizi immediatamente successivi deve, nell'elaborare lo stato patrimoniale dell'impresa,  valutare il patrimonio immobiliare al valore che era stato indicato nell'ultimo anno di applicazione della disciplina.  3.5. Se il soggetto passivo trasferisce l'impresa o cessa la propria attività in quanto impresa indipendente, gli eventuali utili accumulati sono assoggettati all'imposta sul reddito delle persone fisiche nello stesso esercizio, o, se si mantiene per il  resto dell'anno la distinzione tra la contabilità commerciale e quella personale del contribuente, nell'esercizio successivo. Se acquisisce un'altra impresa prima della fine dell'esercizio successivo, il soggetto passivo può applicare ininterrottamente  la disciplina fiscale delle imprese, purché sia mantenuta per tutto il periodo la distinzione tra la contabilità dell'impresa e la sua personale.  Se al soggetto passivo continua ad applicarsi la disciplina fiscale delle imprese, il ricavato della cessione è soggetto ad imposta in base a tale disciplina.  Quando il trasferimento riguarda una tra più imprese, o in caso di scorporo o di cessione di una quota figurativa di un'impresa, il ricavato della cessione è soggetto alla disciplina fiscale delle imprese. Il soggetto passivo può scegliere di trasferire  al proprio patrimonio personale, senza applicare la disciplina fiscale delle imprese, un importo non superiore al corrispettivo netto in contanti, purché una quota corrispondente degli eventuali utili accumulati sia prelevata e tassata come reddito  personale nel corso dello stesso esercizio.  3.6. Se l'interessato cessa di essere soggetto all'imposta in Danimarca o comunque acquisisce un domicilio fiscale all'estero, gli eventuali utili accumulati sono tassati come reddito personale nell'esercizio in cui cessa di essere soggetto all'imposta  o cambia il proprio domicilio fiscale.  3.7. Le imprese soggette alla disciplina fiscale in oggetto possono essere trasferite e/o trasformate allo stesso modo di altre imprese. Se l'impresa è trasferita e si applica l'imposta differita, è consentito differire anche l'imposizione di eventuali  utili accumulati.   (1) Tale aliquota è fissata al 30 % per gli utili distribuiti.(2) Per quanto riguarda il fattore fiscale, l'imprenditore valuterà la sua posizione fiscale generale; secondo il livello globale del reddito attuale o atteso, egli privilegierà o  no la costituzione in società. In tutti i casi, la scelta sará effettuata dall'imprenditore in funzione dei suoi parametrie personali, senza che egli abbia necessariamente coscienza dell'impatto della sua decisione sul costo degli investimenti futuri e  sul potenziale di crescita dell'impresa.(3) Esiste inoltre nel Regno Unito un'aliquota ridotta del 20 %, recentemente introdotta nel sistema delle aliquote dell'imposta sul reddito, delle persone fisiche, che riguarda però unicamente uno scaglione molto  ridotto (le prime 2 000 UKL, pari a circa 1 500 ECU).(4) GU n. L 249 del 3. 10. 1969, pag. 25.