CELEX: 51995PC0386
Language: it
Date: 1995-08-01
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fotocopiatrici a carta comune originarie del Giappone

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
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*      *
  ***
                                                  Bruxelles, 01.08.1995
                                                  COM(95) 386 def.
                                     Proposta di
                     REGOLAMENTO (CEÌ DEL CONSIGLIO
         che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni
             di fotocopiatrici a carta comune originarie del Giappone
                           (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                               Relazione
    Nell'agosto 1992 la Commissione ha avviato un riesame, a norma degli articoli 14 e 15 del
    regolamento del Consiglio n. 2423/88 (l) , modificato da ultimo dal regolamento (CF)
    n 522/94' \ relativo alle misure antidumping definitive istituite nel febbraio 1987 sulle
    importazioni di fotocopiatrici a carta comune originarie del Giappone.
    Dall'esame è emerso che il dazio antidumping in vigore ha inciso sul volume delle
    importazioni di fotocopiatrici a carta comune dal Giappone, che è effettivamente diminuito
    in misura significativa. D'altra parte il volume di tali importazioni rappresentava ancora il
    26% del mercato comunitario nel periodo dell'inchiesta. Queste importazioni erano in media
    oggetto di pratiche di dumping significative e sono state vendute nella Comunità a prezzi
    nettamente inferiori a quelli applicati dall'industria comunitaria per modelli comparabili. Le
    importazioni oggetto di dumping provocano ora un pregiudizio particolarmente grave, in
    quanto attualmente comprendono quantitativi nettamente superiori di fotocopiatrici di grandi
    dimensioni, che in precedenza erano vendute quasi esclusivamente e con profitto
    dall'industria comunitaria. Per le fotocopiatrici di grandi dimensioni il margine di
    sottoquotazione era due volte maggiore di quello relativo alle piccole fotocopiatrici. Per
    quanto riguarda le macchine di grandi dimensioni, l'industria comunitaria ha perso di
    conseguenza una parte considerevole della sua quota di mercato a favore delle importazioni
    oggetto di dumping dal Giappone e quindi la sua redditività e scesa considerevolmente.
    Complessivamente l'industria comunitaria non si trova quindi in una situazione più
    favorevole rispetto a quella accertata al momento dell'inchiesta originale, quando il Consiglio
    ha stabilito l'esistenza di un pregiudizio notevole.
     La Commissione propone che il Consiglio mantenga in vigore il dazio antidumping, con le
     aliquote attuali (comprese tra il 7,2% e il 20%), per un periodo di tre anni, sino all'agosto
     1988. Il campo di applicazione del dazio deve essere esteso alle fotocopiatrici a carta
     comune che possono operare ad una velocità superiore a 75 copie al minuto di formato A4.
     Il mantenimento in vigore dei dazi con le aliquote attuali e la loro applicazione alle
     fotocopiatrici che possono produrre oltre 75 copie al minuto sono considerate misure
     necessarie e sufficienti per compensare il pregiudizio provocato dalle pratiche di dumping,
     in particolare per quanto riguarda le macchine di grandi dimensioni. La decisione di limitare
     il periodo di applicazione delle nuove misure a tre anni invece del normale periodo di cinque
     anni è considerata giustificata dalla durata eccessivamente lunga dell'inchiesta, durante la
     quale il dazio antidumping è rimasto in vigore.
0)    GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 1.
(2)   GU n. L 66 del 10.3.1994, pag. 10.
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                              REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
                 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni
                     di fotocopiatrici a carta comune originarie del Giappone
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994 relativo alla difesa
contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) 1251/95 del Consiglio(2), in particolare
l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) 2423/88 del Consiglio dell'I 1 luglio 1988, relativo alla difesa contro
le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della
Comunità economica europea(3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 del
Consiglio(4), in particolare gli articoli 12, 14 e 15,
vista la proposta presentata dalla Commissione, dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
 1. Il 2 agosto 1985 la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping
      relativo alle importazioni di apparecchi di fotocopia originari del Giappone(5). Il
      26 agosto 1986 è stato istituito un dazio antidumping provvisorio con il regolamento (CEE)
     n. 2640/86 della Commissione^. Il 24 febbraio 19987, con il regolamento (CEE) n. 535/87(7),
      il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fotocopiatrici
      a carta comune originarie del Giappone. Alla stessa data è stato accettato un impegno offerto
     da un esportatore, Kyocera, che aveva cessato di produrre fotocopiatrici a carta comune, con
      il quale la società si impegnava ad avvertire la Commissione con un anticipo sufficiente
      qualora avesse deciso di effettuare nuovamente esportazioni nella Comunità(8).
 (1)
      G U n . L 349 del 31.12.1994, pag. 1.
 (2)
      GU n. L 122 del 2.6.1995, pag. 1.
 ,3)
      GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 1.
 (4)
      GU n. L 66 del 10.3.1994, pag. 10.
 (5)
      GU n. C 194 del 2.8.1985, pag. 5.
 (6)
      GU n. L 239 del 26.8.1986, pag. 5.
 (7)
      GU n. L 54 del 24.2 1987, pag. 12.
 (8J
       Decisione 87/135/CEE della Commissione, GU n. L 54 del 24.2.1987, pag. 36.
 ---pagebreak--- 2. Dopo l'istituzione di queste misure sono state avviate numerose inchieste a norma
       dell'articolo 13, paragrafo 10 del regolamento (CEE) n 2423/88 riguardo alla produzione
       oppure all'assemblaggio di fotocopiatrici da parte di esportatori Giapponesi nella Comunità.
       In seguito a queste inchieste la Commissione ha accettato gli impegni presentati dagli
       esportatori nei casi in cui era stato inizialmente stabilito che i rispettivi modelli di
       fotocopiatrici prodotte o assemblate nella Comunità avevano, in media ponderata, un valore
       di parti o di materiali di origine Giapponese superiore al 60% del valore complessivo di tutte
       le parti o materiali^.
3. Dopo la pubblicazione, nell'agosto 1991, dell'avviso 0 ' 0 di imminente scadenza delle misure
       in vigore relative alle importazioni dal Giappone, la Commissione ha ricevuto una domanda
       di riesame presentata dal Commitee of European Copier Manufacturers (CECOM),
       assertivamente per conto dei produttori che effettuavano una parte notevole della produzione
       comunitaria complessiva di fotocopiatrici a carta comune. La domanda di riesame era
       limitata alle macchine che possono operare ad una velocità massima di 75 copie al minuto
       di formato A4. A norma dell'articolo 15, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88 la
       domanda conteneva elementi di prova che dimostravano che la scadenza delle misure
       antidumping in vigore avrebbe provocato nuovamente un pregiudizio o una minaccia di
       pregiudizio. La domanda di riesame riguardava anche gli impegni offerti a norma
       dell'articolo 13, paragrafo 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
       Il 16 luglio 1992 il CECOM ha chiesto che nel riesame fossero inserite anche le
       fotocopiatrici che possono funzionare ad una velocità superiore a 75 copie al minuto di
       formato A4. La domanda supplementare conteneva elementi di prova per dimostrare che tali
       fotocopiatrici originarie del Giappone erano oggetto di dumping e che di conseguenza
       provocavano pregiudizio all'industria comunitaria.
4. Il 14 agosto 1992, con un avvio pubblicato nella Gazzella ufficiale delle Comunità
       euwpeelu\ la Commissione ha annunciato l'apertura di un'inchiesta di riesame ai sensi degli
        articoli 14 e 15 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
5. La Commissione ha informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i
        rappresentanti del paese esportatore e i produttori noti nella Comunità e ha dato alle parti
        direttamente interessati la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere di
        essere sentite.
 (9)
        Cfr. regolamento del Consiglio (CEE) n. 3205/88, GU n. L 284 del 19.10.1988, pag. 36;
        decisione della Commissione 88/519/CEE, GU n. 284 del 19.10.1988, pag. 60; decisione
        della Commissione 88/638/CEE, GU n. 355 del 23.12.1988, pag. 66; regolamento del
        Consiglio (CEE) n. 4017/88, GU n. 355 del 23.12.1988, pag. 1; decisione della Commissione
        89/116/CEE, GU n. 43 del 15.2.1989, pag. 54; regolamento del Consiglio (CEE) n. 359/89
        del 13.2.1989, GU n. 43 del 15.2.1989, pag. 1; decisione della Commissione 89/309/CEE
        del 28.4.1989, GU n. 126 del 9.5.1989, pag. 38; decisione della Commissione 90/47/CEE
        dell'I.2.1990, GU n. 34 del 6.2.1990, pag. 28.
 ( 10)
        GU n. C 222, 27.8.1991, pag.2.
 (11)
         GU n. C 207 del 14.8.1992, pag. 16.
 ---pagebreak--- 6. Tutti i produttori denunziami nella Comunità hanno risposto a un questionano e hanno
   comunicato informazioni scritte. Alcune informazioni sono state inoltre ricevute dalla Kodak
   Ltd, Hemel Hempstead, Regno Unito. Quasi tutti gli esportatori, con 1 rispettivi importatori
   collegati e le unità di produzione nella Comunità, hanno risposto al questionario e hanno
   comunicato osservazioni scritte. L'unico esportatore giapponese noto che non ha risposto al
   questionario è la Sanyo Electric Co., Osaka. Altre due società giapponesi, Kyocera Corp.,
   Kyoto e Fuji Xerox Co., Tokyo hanno dichiarato di non aver esportato fotocopiatrici a carta
   comune nella Comunità nel periodo dell'inchiesta relativo al riesame La Kyocera Corp. ha
   dichiarato di aver cessato la produzione di fotocopiatrici a carta comune nel 1986 e ha
   chiesto di essere esonerata dall'impegno di informare la Commissione con un sufficiente
   anticipo qualora dovesse nuovamente effettuare esportazioni nella Comunità(12). Ha inoltre
   risposto al questionario una impresa commerciale giapponese, la Mitsui Co. Ltd, Tokyo.
   Hanno inoltre risposto al questionario e hanno comunicato osservazioni scritte tre importatori
   indipendenti, Agfa Gevaert N.V., Mortsel, Belgio, Infotech Europe B.V., 's-Hertogenbosch,
   Paesi Bassi e Lanier Europe B.V., Sassenheim, Paesi Bassi. Tutte le parti che ne hanno fatto
   richiesta sono state sentite.
7. La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle
   conclusioni e ha visitato le sedi delle seguenti società:
       produttori denunziatiti nella Comunità:
           Océ Nederland B.V., con sede e stabilimento a Venlo, Paesi Bassi,
           Olivetti-Canon Industriale S.p.A., con sede e stabilimento a Ivrea, Italia,
           Rank Xerox Ltd con sede a Marlow, Regno Unito e stabilimenti a Mitcheldean,
           Regno Unito, Venray, Paesi Bassi, e Lille, Francia;
       produttori esportatori giapponesi:
           Canon Inc., Tokyo,
           Copyer Co. Ltd, Tokyo,
           Konica Corp., Tokyo,
           Matsushita Electric Industrial Corp., Osaka,
           Minolta Camera Co. Ltd. (la ragione sociale è stata successivamente modificata in
           Minolta Co. Ltd.), Osaka,
           Mita Industrial Co., Osaka,
    Cfr. nota n. 8
 ---pagebreak---    Ricoh Co Ltd , Tokyo,
   Sharp Corp , Osaka,
   Toshiba Corp., Tokyo;
importatori collegati nella Comunità:
   Canon Deutschland GmbH, Neuss, Germania,
   Canon France S.A., Le Blanc Mesnil, Francia,
-  Canon (UK) Ltd., Wellington, Regno Unito,
   Develop Dr. Eisbein GmbH & Co., Gerlingen, Germania,
   Gestetner Holdings PLC, London, Regno Unito,
   Konica Bureautique S.A., Nanterre, Francia,
   Konica Business Machines International GmbH, Hamburg, Germania,
   Matsushita Business Machines (Europe) GmbH, Neumunster, Germania,
    Minolta France S.A., Carrières-sur-Seine, Francia,
    Minolta GmbH Business Equipment Operation, Langenhagen, Germania,
    Minolta Italia s.r.l., Buccinasco, Italia,
    Minolta UK Ltd., Milton Keynes, Regno Unito,
    Mita Deutschland GmbH, Steinbach, Germania,
    Mita Europe B.V., Hoofddorp, Paesi Passi,
    Mita Italia S.p.A., Agrate, Italia,
 -  NRG Italia S.p.A, Milano, Italia,
    NRG-Nashua France S.A., Creteil, Francia,
    Panasonic Deutschland GmbH, Germania,
    Panasonic Europe Ltd., Uxbridge, Regno Unito,
    Panasonic Italia S.p.A., Milano, Italia,
    Panasonic U.K. Ltd., Bracknell, Regno Unito,
 ---pagebreak---           Ricoh Deutschland GmbH, Eschborn, Germania,
           Ricoh Europe B.V., Amstelveen, Paesi Bassi,
           Ricoh France S.A., Neuilly-sur-Seine, Francia,
           Ricoh Italia, S.p.A., Verona, Italia,
           Selex Europe B.V., Amstelveen, Paesi Bassi,
           Selex Italia S.p.A., Milano, Italia,
           Selex (UK) Ltd., Croydon, Regno Unito,
           Sharp Electronics (Europe) GmbH, Hamburg, Germania,
           Sharp Electronics (UK) Ltd., Manchester, Regno Unito,
           Toshiba Europa GmbH, Neuss, Germania,
           Toshiba Informationssysteme (Deutschland) GmbH, Neuss, Germania,
       -   Toshiba Information Systems (UK) Ltd., Weybridge, Regno Unito,
           Toshiba Systèmes (France) S.A., Puteaux, Francia;
       importatori indipendenti nella Comunità:
           Agfa Gevaert N.V., Mortsel, Belgio.
8.  L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il
    1° luglio 1991 e il 30 giugno 1992 (periodo dell'inchiesta).
9.  A causa dell'eccezionale complessità di numerose questioni giuridiche^ tecniche e politiche
    affrontate durante l'inchiesta e del volume notevole di dati e di osservazioni ricevute dalle
    parti interessate, a causa dei quali è stato necessario prorogare i termini, l'inchiesta ha
    superato in misura significativa il periodo di un anno raccomandato nell'articolo 7,
    paragrafo 9 lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Per motivi analoghi la
    Commissione ha potuto avviare la presente inchiesta di riesame soltanto sei mesi dopo la
    fine del periodo di cinque anni nel quale sono state applicate le misure istituite inizialmente,
    che sono scadute il 24 febbraio 1992. A nprma dell'articolo 15, paragrafo 3) del
    regolarnento (CEE) n. 2423/88, le misure originali sono rimaste in vigore per tutto il
    periodo dell'inchiesta.
10. Tutte le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in
    base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di misure definitive. È stato fissato un
    termine entro il quale le parti potevano presentare osservazioni sui fatti comunicati.
 ---pagebreak--- B    PRODOTTO IN ESAME E PRODOITO SIMILE
     I Prodotto in esame
Il   A norma dell'articolo 7 paragrafo 9, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, il
     procedimento antidumping avviato il 2 agosto 1985 riguardo alle importazioni di apparecchi
     di fotocopia originari del Giappone continua fino alla scadenza, all'abrogazione o
     all'estinzione delle misure. I prodotti oggetto del procedimento rimangono quindi invariati.
     I prodotti erano stati definiti come "apparecchi di fotocopia a sistema ottico, costituiti da
     quattro elementi di base, ovvero trattamento dell'immagine, fotosupporto o fotosviluppo,
     dispositivo di trasferimento o fissaggio e sistema di trasporto della carta"(13), denominati
     brevemente "fotocopiatrici a carta comune"(,4).
12. Le fotocopiatrici in questione utilizzano carta comune invece di carta patinata. Per le
     normali applicazioni le fotocopiatrici a carta comune hanno ora sostituito quasi interamente
     le macchine che utilizzano carta patinata. Mentre queste ultime utilizzano un procedimento
     diretto per trasferire l'immagine di un documento originale su un foglio di carata trattato
     chimicamente, le fotocopiatrici a carta comune sono basate su un procedimento indiretto,
     in cui il sistema ottico (comprendente essenzialmente una sorgente di luce, un condensatore,
     lenti, riflettori, prismi oppure un sistema di fibre ottiche) proietta l'immagine del documento
     originale su una superficie fotosensibile (generalmente un cilindro o una lastra). L'immagine
     è quindi sviluppata (frequentemente con una polvere colorante), trasferita su carta comune
     (normalmente con un campo elettrostatico) e ivi fissata (a caldo oppure per contatto). Le
     fotocopiatrici a carta patinata oppure a processo diretto, classificate al codice NC 9009 11
     00, sono pertanto un prodotto diverso dalle fotocopiatrici oggetto del presente procedimento.
     Le fotocopiatrici a carta comune sono spesso costituite di diversi moduli separati, che sono
     assemblati presso la sede del cliente. In tali casi tutti i moduli sono parte della
     fotocopiatrice, indipendentemente dal fatto che siano stati importati insieme o
     separatamente, a meno che non possono essere considerati come opzioni e quindi non
     compresi nella configurazione standard della fotocopiatrice.
13. Dalla descrizione del prodotto di cui sopra si rileva che le fotocopiatrici digitali (in bianco
     e nero oppure a colori) non appartengono ai prodotti oggetto del procedimento. Anche se
      lo scanner utilizzato dalle fotocopiatrici digitali per leggere il documento originale potrebbe
     essere considerato un sistema ottico, le fotocopiatrici di questo tipo, invece di proiettare
      l'immagine su una superficie fotosensibile, ricompongono l'immagine originale, dopo che
      è stata trasformata dall'unità per l'elaborazione digitale, in una immagine nuova,
      eventualmente con modifiche rispetto all'immagine originale. La nuova immagine è
      trasferita con un laser su una superficie fotosensibile. Quando sono collegate ad elaboratori
      elettronici, le fotocopiatrici digitali possono funzionare anche senza l'input di un documento
      originale.
Oh    Cfr. avviso di apertura del procedimento, nota n. 5.
(14)
      punto 1 del regolamento (CEE) n. 2640/86, v. nota 6.
 ---pagebreak---      2   Prodotto oggetto dell'inchiesta
14       L'inchiesta di riesame può riguardare tutti i prodotti oggetto del procedimento Ai fini
         del presente riesame non è stato tuttavia considerato necessario esaminare numerosi tipi
         di prodotti ai quali già non si applicavano le misure originali e che l'industria
         comunitaria non ha chiesto di inserire nel riesame. Erano escluse dall'applicazione delle
         misure le copiatrici a colori, i lettori-stampatori di schede perforate e di microfilm,
         macchine che riproducono copie di dati proiettati su uno schermo e fotocopiatrici di
         dimensioni maggiori aventi la capacità di effettuare copie di formato uguale o superiore
         ad A2 da originali superiori ad A2(IS). Di conseguenza sono inserite nell'inchiesta di
          riesame le fotocopiatrici che riproducono soltanto alcuni colori per mettere in evidenza
         alcune parti di un documento e le fotocopiatrici aventi la capacità di effettuare copie di
          formato A2 (ma non superiore) da originali di formato pari o superiore ad A2.
15        Sono state inserite nell'inchiesta di riesame le fotocopiatrici aventi la capacità di operare
          ad una velocità superiore a 75 copie al minuto di formato A4, come ha chiesto l'industria
          comunitaria. Questi prodotti corrispondono alle fotocopiatrici a carta comune definite
          nella descrizione del prodotto del procedimento(16). Queste fotocopiatrici erano state
          escluse dall'applicazione delle misure unicamente per il fatto che al momento
          dell'inchiesta iniziale le macchine di cui ai segmenti 5 e 6(17) non erano importate dal
          Giappone e le macchine del segmento 6 non erano prodotte dall'industria comunitaria.
          Nella domanda di riesame supplementare il CECOM ha presentato elementi di prova
          sufficienti per dimostrare che dopo l'inchiesta iniziale erano state importate dal Giappone
          a prezzi di dumping fotocopiatrici a carta comune del segmento 5, con un conseguente
          pregiudizio per l'industria comunitaria denunziante, che produceva nei segmenti adiacenti
          4 e 6. Gli elementi di prova presentati giustificavano l'inserimento nell'inchiesta di
          riesame delle fotocopiatrici a carta comune con una capacità superiore a 75 copie al
          minuto di formato A4.
e 15
     Cfr. la descrizione del prodotto dell'art. 1, par. 4 del regolamento (CEE) n. 535/87.
°b> Il primo trattino dell'art. 1, par. 4 del regolamento (CEE) n. 535/87 si riferisce a questi
     prodotti come appartenenti ai "prodotti di cui al par. 1", ovvero "apparecchi di fotocopie a
     carta comune e a sistema ottico".
,17)
     La differenziazione tra ì prodotti utilizzata ai fini del presente riesame corrisponde alla
      classificazione Dataquest, generalmente accettata, in vigore il 1° luglio 1992:
      copiatrice personal          sino a 12 copie al minuto, con funzioni minime
      segmento 1                   sino a 20 copie al minuto, con funzioni quali riduzione,
                                   ingrandimento, zoom
      segmento 2                   da 21 a 30 copie al minuto
      segmento 3                   da 31 a 40 copie al minuto
      segmento 4                   da 45 a 59 copie al minuto
      segmento 5                   da 70 a 90 copie al minuto
      segmento 6                   a partire da 91 copie al minuto.
 ---pagebreak--- Alcuni esportatori ed importatori hanno presentato le loro osservazioni a questo
proposito, contestando l'affermazione secondo la quale il campo di applicazione di un
riesame a norma dell'articolo 15 per quanto riguarda i prodotti può comprendere tutti i
prodotti che rientrano nella definizione elaborata ai fini del procedimento e hanno
sostenuto che questo tipo di riesame deve essere limitato ai tipi di prodotto soggetti alle
misure. Occorre tuttavia osservare che il design, la produzione e la commercializzazione
di determinati tipi di prodotto si trasformano nel corso del tempo, con l'introduzione di
nuovi tipi di prodotti che conservano comunque le caratteristiche essenziali Per le
fotocopiatrici, per esempio, sono stati introdotti sul mercato modelli più produttivi, di
dimensioni maggiori e più rapidi, aventi tuttavia le stesse caratteristiche essenziali. Se
la Commissione non potesse esaminare nuovi tipi dello stesso prodotto nel corso di un
riesame avviato a norma dell'articolo 15, unicamente per il fatto che i nuovi modelli non
erano ancora prodotti al momento dell'inchiesta originale, dovrebbe essere aperto un
nuovo procedimento.
Lo svolgimento di due procedimenti distinti per lo stesso prodotto originario dello stesso
paese sarebbe illogico, contrario al sistema creato con il regolamento (CEE) n. 2423/88
e produrrebbe risultati contraddittori. Nel caso relativo alle fotocopiatrici a carta comune
dal Giappone, il riesame delle misure in vigore a norma dell'articolo 15 è stato aperto
e svolto anche ai sensi dell'articolo 14, in considerazione del fatto che l'articolo 15 deve
ed effettivamente può essere letto unicamente in combinato disposto con l'articolo 14.
A norma di detti articoli i riesami delle misure in vigore possono essere conclusi con la
modifica delle misure stesse. Se, in seguito a un riesame, non fosse possibile modificare
le misure in vigore applicandole a nuovi tipi dello stesso prodotto, sarebbe pregiudicata
l'efficacia delle misure stesse.
Diversi esportatori hanno inoltre osservato che la Commissione non aveva nuovamente
consultato il comitato consultivo nel periodo compreso tra la presentazione della
domanda supplementare del CECOM e l'apertura del riesame. Tuttavia il procedimento
relativo alle importazioni di fotocopiatrici dal Giappone comprende tutti i tipi di
fotocopiatrici a carta comune, indipendentemente dalla velocità di copiatura e il comitato
consultivo era stato debitamente sentito sulla proposta di base della Commissione di
avviare un riesame relativo a questo procedimento a norma dell'articolo 15. In tale
circostanza non sono stati esaminati i parametri precisi dell'inchiesta, ma i principali
criteri erano chiaramente indicati nell'avviso di apertura e l'inserimento delle
fotocopiatrici a carta comune con capacità superiore a 75 copie al minuto è stato
successivamente discusso in sede di comitato consultivo in diverse circostanze prima
dell'elaborazione di conclusioni sul campo di applicazione di eventuali misure. Le parti
interessate hanno ampiamente esercitato i loro diritti procedurali e tutte le osservazioni
da esse presentate nel corso dell'inchiesta sui tipi di prodotto soggetti all'inchiesta e ad
eventuali misure sono state accuratamente esaminate prima dell'elaborazione di qualsiasi
conclusione.
                                          10
 ---pagebreak---     3 Prodotto simile
16.   Era necessario stabilire se le fotocopiatrici a carta comune vendute dai produttori e dagli
      esportatori giapponesi interessati sul mercato interno e nella Comunità costituissero un
      prodotto simile alle fotocopiatrici vendute nella Comunità dall'industria comunitaria. Nel
      corso dell'inchiesta di riesame è stato stabilito che le caratteristiche tecniche di base
      (descritte nei punti 11 e 12) di tutte le fotocopiatrici soggette all'inchiesta erano identiche
      oppure molto simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE)
      n 2423/88. Inoltre, in termini di applicazioni, le fotocopiatrici classificate in segmenti
      contigui, e talvolta anche in quelli non direttamente confinanti, sono in concorrenza nei
      confronti degli stessi utilizzatori e devono pertanto essere considerate prodotti simili.
17.   Le fotocopiatrici giapponesi del segmento 5, che nel periodo dell'inchiesta non erano
      prodotte dall'industria comunitaria, in base all'analisi su esposta sono state considerate
      prodotti simili ai modelli dei segmenti 4 e 6, prodotti dall'industria comunitaria. Un
      esportatore ha sostenuto che le fotocopiatrici giapponesi del segmento 5 non erano in
      concorrenza con le fotocopiatrici dei segmenti 4 e 6 prodotte dall'industria comunitaria,
      in base ad asserite differenze in termini di velocità e volume di copiatura e di
      utilizzazione. Nel corso dell'inchiesta è stato tuttavia stabilito che i volumi mensili di
      copiatura effettivi delle fotocopiatrici del segmento 4 dell'industria comunitaria erano
      frequentemente simili a quelli dei prodotti giapponesi del segmento 5. La velocità di
      copiatura di queste ultime macchine in molti casi, per esempio in applicazioni complesse
      quali la copia fronte-retro, non era sensibilmente superiore a quella delle macchine del
      segmento 4 prodotte dall'industria comunitaria Riguardo all'utilizzazione non sono state
      riscontrate differenze fondamentali tra i modelli dell'industria comunitaria del segmento
      4 e i modelli giapponesi del segmento 5. Le fotocopiatrici del segmento 6 prodotte
      dall'industria comunitaria possono effettivamente essere più economiche di quelle
      giapponesi del segmento 5 quando sono utilizzate in reparti di riproduzione centralizzati
      con elevati volumi di copiatura. Non sono stati tuttavia presentati elementi di prova
      sufficienti per dimostrare che le fotocopiatrici giapponesi del segmento 5 non possono
      essere utilizzate, anche se eventualmente in modo meno efficiente, per il trattamento di
      elevati volumi di copiatura, tanto centralizzate in un reparto di riproduzione quanto
      decentrate nei corridoi degli uffici. Gli acquirenti che hanno bisogno di un volume di
      copie che può essere considerato tra alto e molto alto dispongono quindi di un effettiva
      possibilità di scelta tra le fotocopiatrici del segmento 5 e del segmento 6. Un altro
      esportatore giapponese ha inoltre presentato elementi di prova da cui si rileva che
      esisteva una concorrenza molto intensa, in particolare nel contesto dei grandi contratti,
      tra un sistema centralizzato, comprendente anche le fotocopiatrici del segmento 6, offerto
      dall'industria comunitaria per soddisfare le esigenze di copiatura del cliente e un sistema
      decentrato, comprendente fotocopiatrici dei segmenti 5 e 4, offerto dalle società
       giapponesi per soddisfare esattamente le stesse esigenze di copiatura. In questo senso la
       concorrenza tra le fotocopiatrici supera anche i segmenti contigui. Nel complesso le
       vendite di fotocopiatrici del segmento 5 sono nettamente aumentate almeno in parte a
       scapito delle vendite delle fotocopiatrici dei segmenti 4 e 6, in quanto, in mancanza di
       modelli del segmento 5, gli acquirenti che avevano bisogno di un volume di copiatura
       significativo non avrebbero comunque rinunciato ad acquistare una fotocopiatrice e
       quindi avrebbero dovuto scegliere un modello del segmento 4 e del segmento 6.
                                                   11
 ---pagebreak---      Per quanto riguarda le fotocopiatrici giapponesi del segmento 6, una società giapponese
     aveva già iniziato ad esportare un modello di questo tipo dal Giappone nella Comunità e
     ne aveva iniziato la commercializzazione durante il periodo dell'inchiesta relativa al
     riesame. Queste importazioni, alla luce di quanto precede, erano in concorrenza con le
     fotocopiatrici dell'industria comunitaria dei segmenti 6 e 4.
18 Le fotocopiatrici personale giapponesi, che sono le macchine di dimensioni più piccole
     disponibili sul mercato e che non erano prodotte dall'industria comunitaria nel periodo
     dell'inchiesta, dovrebbero essere considerate un prodotto simile alle fotocopiatrici a carta
     comune del segmento 1 prodotte dall'industria comunitaria. Questi due segmenti si
     sovrappongono in termini di velocità di copiatura e si differenziano unicamente per il fatto
     che le fotocopiatrici del segmento 1 hanno un numero maggiore di funzioni, per esempio
     la possibilità di riduzione e di ingrandimento e talvolta hanno una maggiore capacità di
     volume di copiatura. Quando le differenze tecniche sono poco rilevanti, la scelta dei clienti
     dipende in gran parte dal prezzo.
C    INDUSTRIA COMUNITARIA
      1 Introduzione
19. Nella presente procedura era necessario accertare l'esistenza dell'industria comunitaria e
     stabilire quali produttori ne facessero parte, essenzialmente per due motivi. Sul piano
     procedurale le parti interessate che chiedono un riesame a norma dell'articolo 15 del
     regolamento (CEE) n. 2423/88, devono dimostrare, in conformità del paragrafo 3 di detto
     articolo, che la scadenza delle misure provocherebbe o minaccerebbe di provocare
     pregiudizio all'industria comunitaria. Sul piano sostanziale, nell'inchiesta di riesame la
     probabilità che sia provocato un nuovo pregiudizio oppure che esista una minaccia di
     pregiudizio deve essere valutata rispetto all'industria comunitaria, secondo la definizione
     di cui all'articolo 4 paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Alcuni esportatori e
      importatori hanno contestato il fatto che il denunziante che ha chiesto il riesame
      rappresentasse i produttori comunitari che complessivamente effettuano una parte notevole
      della produzione comunitaria di fotocopiatrici a carta comune, ai sensi dell'articolo 4,
      paragrafo 5 e hanno messo in discussione l'opportunità di limitare la valutazione del
      pregiudizio a questi produttori.
      2 L'industria comunitaria nell'inchiesta originale
20. Quando il procedimento relativo alle fotocopiatrici a carta comune è stato avviato
      nell'agosto 1985, l'industria comunitaria comprendeva 5 produttori, ovvero Develop Dr.
      Eisbein GmbH, Germania, Océ Nederland B.V, Paesi Bassi, Ing. C. Olivetti & C. S.p.A,
      Italia, Rank Xerox Ltd, Regno Unito e Paesi Bassi e Tétras S.A., Francia.
      Complessivamente queste società costituivano il CECOM. Nel maggio 1986, un esportatore
      giapponese ha acquisito una partecipazione azionaria di maggioranza nella Develop, che è
       stata quindi esclusa dall'industria comunitaria ai fini della determinazione del pregiudizio
       nell'inchiesta originale. Sono state inoltre escluse le società giapponesi affiliate che
      producevano fotocopiatrici nella Comunità0*0. Nel novembre 1986, un'altro esportatore
(18)
       Regolamento (CEE) n. 2640/86, punto 62, v. nota n. 6.
                                                  12
 ---pagebreak---           esportatore giapponese ha acquisito una partecipazione azionaria di minoranza nella
          Tétras, che non è stata esclusa dall'industria comunitaria(19). Da allora, tuttavia, la Tétras
          ha cessato la produzione o la vendita di fotocopiatrici.
          Nell'inchiesta originale era stato deciso di inserire la Rank Xerox, l'Océ e l'Olivetti
          nell'industria comunitaria, nonostante il fatto che le tre società avessero importato una
          parte della loro gamma di modelli di fotocopiatrici dal Giappone. La Rank Xerox aveva
          inoltre una partecipazione azionaria del 50 % in un esportatore giapponese e per la
          produzione nel Regno Unito aveva una percentuale di valore aggiunto nella Comunità
          relativamente bassa. Le conclusioni del Consiglio sull'industria comunitaria nell'inchiesta
          originale, per quanto riguarda l'inserimento delle società denunziami nell'industria
          comunitaria e l'esclusione delle società affiliate giapponesi che producono fotocopiatrici
          nella Comunità, sono state confermate dalla Corte di giustizia(2(,J. La Corte ha messo in
          evidenza che le autorità comunitarie dispongono di potere discrezionale in materia, in
          base ai singoli casi, con riferimento a tutti i fatti pertinenti.
      3. L'industria comunitaria nell'inchiesta di riesame
21.       La domanda di riesame è stata presentata per conto dei tre membri restanti del CECOM,
          ovvero Rank Xerox, Océ e Olivetti.
22.       La posizione della Rank Xerox quale parte dell'industria comunitaria si è rafforzata dopo
          l'inchiesta originale. La società non ha infatti importato ne venduto fotocopiatrici
          originarie dal Giappone nella Comunità nel periodo dell'inchiesta relativa al riesame e
          ha sensibilmente aumentato la percentuale di valore aggiunto comunitario nella
          produzione di piccole fotocopiatrici nel Regno Unito. Il valore aggiunto complessivo
          nella Comunità, comprendente la produzione di fotocopiatrici ad alta velocità in Francia,
           era sostanzialmente superiore a quello stabilito nell'inchiesta originale e pertanto l'origine
           comunitaria dei prodotti è attualmente incontestabile. La Rank Xerox deve quindi essere
           considerata come parte dell'industria comunitaria.
23.        Dopo l'inchiesta originale la Océ ha conservato un livello di produzione significativo nei
           segmenti a velocità superiore, con un valore aggiunto comunitario molto alto e tale da
           giustificare l'origine comunitaria. La società non ha tuttavia potuto ampliare la propria
           gamma di prodotti nei settori delle velocità inferiori, dove continua ad approvvigionarsi
           in base ad un accordo OEM (original equipment manufacturing) concluso con una società
           giapponese. Le fotocopiatrici importate sono una parte secondaria, anche se non
           irrilevante, del giro di affari della Océ nella Comunità. Nell'inchiesta di riesame è stato
           tuttavia osservato che attualmente le aziende, comprese quelle giapponesi, acquistano
           frequentemente da altri produttori una parte della vasta gamma di modelli necessaria per
           soddisfare le esigenze dei consumatori. Durante il periodo dell'inchiesta relativa al
           riesame la maggior parte delle fotocopiatrici Océ acquistate nell'ambito di contratti OEM
           non era inoltre più fornita dal Giappone, bensì da un paese terzo non soggetto al riesame
 (19)  Regolamento (CEE) n. 535/87, punto 68, v. nota 7.
 (20)
       Cfr per esempio causa e-156/87, Gestetner Holdings PLC contro Consiglio e Commissione,
       Raccolta 1-1990, pag. 781, 41 - 61.
                                                     13
 ---pagebreak---     (l'origine di questi prodotti è stata confermata). Pertanto, dopo l'inchiesta originale, il
    numero di fotocopiatrici che l'Océ ha importato dal Giappone è sensibilmente diminuito.
    La società può quindi, come è stato deciso nell'inchiesta originale, essere considerata
    parte dell'industria comunitaria.
24. Nel 1987, la Olivetti ha trasferito l'intera produzione di fotocopiatrici a carta comune ad
    una nuova joint venture costituita con la Canon, la Olivetti-Canon Industriale (OCI), con
    sede presso il suo stabilimento di Ivrea, in Italia e nella quale ha un partecipazione
    azionaria di maggioranza. La posizione della Olivetti quale membro del CECOM è stata
    chiarita con una lettera dell'OCI del 15 ottobre 1992, in cui è stato confermato che, per
    decisione del Consiglio di amministrazione della società del 22 giugno 1992, la Olivetti
    aveva ricevuto la delega di rappresentare l'OCI ai fini del procedimento antidumping. La
    OCI produce fotocopiatrici a carta comune del segmento 1, che sono vendute attraverso
    i canali di vendita della Olivetti e della Canon. Il valore aggiunto nella Comunità è
    sufficiente per giustificare l'origine comunitaria.
    Dall'inchiesta di riesame è risultato che la OCI e non la Olivetti dovrebbe essere
    considerata come il produttore di fotocopiatrici ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del
    regolamento (CEE) n. 2423/88. L'OCI è infatti un'entità giuridica indipendente che
    realizza la produzione effettiva di fotocopiatrici, mentre l'Olivetti è l'azionista di
    maggioranza, che tuttavia non esercita un controllo esclusivo. La Olivetti fornisce infatti
    uno dei due canali di vendita ed è il rappresentante legale della OCI ai fini del riesame,
    ma in quanto tale non produce fotocopiatrici.
    È stato considerato che non vi erano motivi per escludere la OCI dall'industria
    comunitaria, anche se il 50% delle azioni meno una è controllato dalla Canon, una
    delle società che esporta le fotocopiatrici a carta comune dal Giappone e che è stata
    soggetta all'inchiesta di riesame. La OCI, controllata congiuntamente dalla Canon dalla
    Olivetti, ha chiesto di essere difesa a norma del regolamento (CEE) n. 2423/88 contro
    le importazioni di fotocopiatrici dal Giappone, non ha importato questi prodotti dal
    Giappone ed ha collaborato pienamente all'inchiesta di riesame. Non vi sono quindi
    motivi per ritenere che la società si sia comportata in modo diverso dalla Rank Xerox
    o dalla Océ oppure che abbia operato in modo tale da pregiudicare la correttezza o
    l'affidabilità delle risultanze dell'inchiesta.
    È stato tuttavia necessario limitare la determinazione del pregiudizio relativo all'OCI alla
    produzione e alle vendite effettuate attraverso il canale di vendita Olivetti. La Canon non
     ha infatti comunicato le informazioni necessarie affinché la Commissione potesse
     esaminare le vendite dell'OCI effettuate attraverso il canale di vendita della Canon e le
     informazioni sulle vendite comunicate da questa società, che esportava fotocopiatrici dal
     Giappone, non potevano comunque essere prese in considerazione nel presente riesame
     ai fini della determinazione del pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Per quanto
     riguarda l'Olivetti la maggior parte delle fotocopiatrici vendute nella Comunità nel
     periodo dell'inchiesta, pur essendo prodotte dalla Canon, secondo la normale strategia
     commerciale di offrire una gamma completa di modelli, non erano originarie del
     Giappone. Le transazioni di vendita tra OCI e Olivetti sono state comunque ignorate
     poiché sono state considerate come trasferimenti tra parti collegate. I dati relativi ai costi
     di produzione e alle vendite delle fotocopiatrici OCI ad acquirenti indipendenti,
     attraverso ì canali di vendita Olivetti, sono stati stabiliti dopo essere stati controllati
                                                14
 ---pagebreak--- 25     Dopo l'istituzione di dazi antidumping definitivi sulle importazioni di fotocopiatrici dal
       Giappone nel 1987, quasi tutti gli esportatori giapponesi hanno stabilito o ampliato gli
       stabilimenti di produzione nella Comunità (in Francia, nel Regno Unito e in Germania).
       A differenza della OCI, tutte queste unità di produzione nella Comunità sono controllate
       interamente oppure a titolo maggioritario dagli esportatori giapponesi e nessuna di queste
       società ha sostenuto la domanda di riesame È stato considerato che, poiché il riesame
        riguardava le importazioni dal Giappone, queste unità di produzione, il cui
       comportamento commerciale era determinato dalle società giapponesi di controllo
       soggette all'inchiesta e che non hanno sostenuto la domanda di riesame, dovevano essere
        escluse dall'industria comunitaria. È stato infatti dimostrato che il loro comportamento
        era diverso da quello dei produttori comunitari non collegati agli esportatori giapponesi.
4   Conclusioni sull'industria comunitaria
26      In conclusione, ai fini del riesame, l'industria comunitaria era costituita da Océ, OCI e
        Rank Xerox. La produzione di queste società, che per quanto riguarda l'OCI è stata
        limitata alla parte prodotta per l'Olivetti e venduta attraverso i canali di vendita di
        quest'ultima, rappresentava quasi tutta la produzione comunitaria del prodotto simile, dato
        che, ai fini del presente riesame, gli impianti di produzione controllati dagli esportatori
        giapponesi sono stati esclusi dall'industria comunitaria. Di conseguenza la loro
        produzione di fotocopiatrici nella Comunità, indipendentemente dal fatto che il valore
        aggiunto comunitario fosse sufficiente per giustificare l'origine comunitaria, non
        corrispondeva ai criteri necessari per essere considerata come produzione comunitaria,
        né tali imprese potevano essere considerate come produttori comunitari ai sensi
         dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ai fini del presente
         riesame. La produzione comunitaria corrispondeva quindi alla produzione dell'industria
         comunitaria e degli altri produttori nella Comunità che non sono stati esclusi, ma che
         hanno deciso di non sostenere la domanda di riesame. Nel presente riesame l'unico
         produttore che avrebbe potuto essere considerato comunitario era la Kodak, con uno
         stabilimento in Germania. La Kodak ha comunicato alcune informazioni in risposta al
         questionano della Commissione, ma non ha partecipato all'inchiesta come parte
         dell'industria comunitaria e le sue operazioni nella Comunità nel settore delle
         fotocopiatrici erano probabilmente troppo limitate per essere considerate come
         produzione comunitaria. Il volume di fotocopiatrici in questione era comunque molto
         ridotto.
 D ATTUALE SITUAZIONE DEL MERCATO COMUNITARIO
     1. Introduzione
 27.      Per stabilire se la scadenza delle misure in vigore provocherebbe nuovamente un
          pregiudizio oppure una minaccia di pregiudizio, è stato necessario esaminare l'attuale
          situazione economica dell'industria comunitaria. L'analisi è stata ripartita in tre parti.
          Nella prima è brevemente riassunta la situazione economica dell'industria comunitaria
          nel periodo dell'inchiesta originale. Nella seconda parte è esaminato il modo
          particolareggiato l'andamento della situazione tra il 1988 e la fine del periodo
          dell'inchiesta. Infine i fatti più recenti sono confrontati con la situazione prevalente al
          momento dell'inchiesta originale e sono tratte le conclusioni sull'attuale situazione
          economica dell'industria comunitaria.
                                                     15
 ---pagebreak---     2. Situazione dell'industria comunitaria al momento dell'inchiesta originale
28.     Nel periodo dell'inchiesta originale (1° gennaio 1985-31 luglio 1985), la quota di mercato
        dell'industria comunitaria relativa alle fotocopiatrici di produzione propria era scesa
        all'I 1,2%, rispetto al 2 1 % nel 1981. È stata accertata la sottoquotazione dei prezzi
        riguardo alla vendita di modelli più sofisticati importati dal Giappone a prezzi analoghi
        o inferiori a quelli di modelli dell'industria comunitaria meno complessi. Il livello dei
        prezzi era inoltre eccessivamente basso. La redditività dell'industria comunitaria relativa
        alle fotocopiatrici a carta comune si era deteriorata, dato che il profitto netto prima delle
        tasse era passato dall'8% nel 1983 al 4% nel periodo dell'inchiesta, rispetto all'obiettivo
        fissato del 12% In considerazione di tali elementi, il Consiglio aveva concluso che
        l'industria comunitaria subiva un pregiudizio notevole.
    3. Attuale situazione dell'industria comunitaria
    Introduzione
29.     Gli indicatori relativi all'industria comunitaria analizzati nei punti seguenti si riferiscono
        al periodo compreso tra il 1988 e la fine del periodo dell'inchiesta relativa al riesame
        (1° luglio 1991-30 giugno 1992). I dati riguardano le fotocopiatrici prodotte dall'industria
        comunitaria, nonché le attività di revisione (il ritrattamento di modelli precedenti
        recuperati presso i clienti per essere nuovamente immessi sul mercato). I dati relativi alla
        OCI sono stati limitati alla produzione realizzata per la Olivetti e alle vendite effettuate
        da quest'ultima.
    Produzione, capacità di produzione, utilizzazione degli impianti, scorte
30.      La produzione dell'industria comunitaria è diminuita del 16%, passando da 226 480 unità
        nel 1988 a 190 375 unità nel periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo la capacità di
        produzione è scesa del 29%. Il coefficiente di utilizzazione degli impianti è quindi
         aumentato del 13%, raggiungendo l'81% nel periodo dell'inchiesta, in base a un unico
         turno di lavoro di 8 ore. Le scorte sono aumentate del 7%.
    Occupazione, investimenti, spese per attività di ricerca e sviluppo
31.      Il numero delle persone occupate dall'industria comunitaria nella fabbricazione delle
         fotocopiatrici è aumentato del 13%, in seguito al graduale aumento della produzione di
         fotocopiatrici più grandi e più complesse. Inoltre, per considerazioni di carattere
         ambientale, è stata intensificata l'attività di revisione di macchine già utilizzate, un
         processo che implica un uso relativamente intensivo di manodopera. L'occupazione è
         aumentata globalmente del 4%, sino a un totale di 16 549 persone nel periodo
         dell'inchiesta (esclusi i fornitori dell'industria comunitaria). Il livello degli investimenti
         dell'industria comunitaria è sceso dal 3% del giro d'affari nel 1988 al 2,7% nel periodo
         dell'inchiesta. Nello stesso periodo le spese per le attività di ricerca e sviluppo, espresse
          in percentuale del giro d'affari, sono aumentate dal 5,3% al 5,4%.
                                                     16
 ---pagebreak---     Volume delle vendite e quote di mercato
32     II numero di unità vendute dall'industria comunitaria è diminuito dell'1%, passando da
        141 477 unità a 140 186 unità, mentre il mercato comunitario ha avuto un'espansione del
       24%. La quota di mercato dell'industria comunitaria, misurata in unità, si è quindi ridotta
       di un quinto passando dal 15,4% al 12,4%. Se il numero di unità vendute sul mercato
       è ponderato per il volume di copiatura, in modo da tener conto delle differenze tra le
       fotocopiatrici di piccole e di grandi dimensioni, la quota di mercato dell'industria
       comunitaria, pur essendo ancora del 29% nel periodo dell'inchiesta, era inferiore di un
       sesto rispetto al 34,4% nel 1988. È stato particolarmente rilevante il calo della quota di
       mercato dell'industria comunitaria relativa alle fotocopiatrici di medie e grandi
       dimensioni, per le quali i produttori comunitari avevano una posizione consolidata e che
       costituivano una fonte rilevante di profitti. Nel segmento 4, per esempio, la quota di
       mercato dell'industria comunitaria è diminuita di un terzo, dal 64,4% nel 1988 al 42,1%
       nel periodo dell'inchiesta.
    Andamento dei prezzi
33.    La valutazione dell'andamento dei prezzi delle fotocopiatrici nella Comunità nel corso
       del tempo è basata in gran parte su ipotesi, a causa della mancanza di informazioni sui
       prezzi di vendita effettivi (rispetto ai prezzi di listino) negli anni precedenti il periodo
       dell'inchiesta, della rapida successione di diversi modelli, con caratteristiche modificate,
       nonché dell'esigenza di tener conto delle variazioni               dei costi di produzione,
       dell'inflazione e dei tassi di cambio. Si può tuttavia osservare che tra il 1988 e il periodo
       dell'inchiesta in numerosi casi le società giapponesi hanno introdotto nuovi modelli con
       funzioni supplementari oppure con funzioni più complesse a prezzi di listino inferiori a
       quelli dei modelli precedenti. In altri casi i prezzi di listino sono rimasti stabili per
       diversi anni, nonostante l'inflazione e la rivalutazione dello yen. Per quanto riguarda
       l'industria comunitaria, una società ha diminuito i prezzi di listino di margini compresi
       tra il 2 1 % e il 29% tra il 1988 e il periodo dell'inchiesta, mentre un'altra società ha
       registrato una flessione delle entrate per i contratti basati sul costo per copia pari al 24%,
        dopo gli adeguamenti calcolati per l'inflazione. Il terzo produttore comunitario ha
        aumentato alcuni prezzi di listino e ne ha diminuito altri, in particolare per quanto
        riguarda i modelli dei segmenti inferiori. Complessivamente si registra quindi una
       tendenza alla diminuzione dei prezzi, che si è manifestata praticamente per tutte le
        società interessate, con la conseguente depressione dei prezzi.
    Redditività
34.     La depressione dei prezzi ha inciso sull'andamento della redditività dell'industria
        comunitaria. Mentre il giro d'affari dell'industria comunitaria relativo alle fotocopiatrici
        di produzione propria è aumentato del 3% tra 1988 e il periodo dell'inchiesta, l'utile su
        tali vendite è sceso del 76%, da una media ponderata dell'I 1,1% nel 1988 allo 2,7% nel
        periodo dell'inchiesta. La redditività dell'industria comunitaria nell'intero settore,
        comprendente ì servizi di assistenza, i materiali di consumo, i pezzi di ricambio e il
        finanziamento, è scesa del 42%, da una media ponderata dell'I 1,1% nel 1988 al 6,4%
        nel periodo dell'inchiesta. Da queste cifre si rileva che, a partire dallo stesso livello di
        redditività nel 1988, le vendite delle fotocopiatrici di produzione propria sono diventate
                                                  17
 ---pagebreak---      molto meno remunerative delle corrispondenti vendite di contratti di manutenzione e di
     finanziamento, nonché di fornitura di carta o di toner. Si può quindi dedurre che la
     concorrenza sui prezzi nelle vendite di fotocopiatrici è diventata particolarmente dura.
     Alcuni esportatori hanno sostenuto che la redditività dell'industria comunitaria dovrebbe
     essere valutata in base a tutte le attività del settore e non soltanto in funzione delle
     vendite di fotocopiatrici. A questo proposito è necessario fare alcune osservazioni In
     primo luogo gli altri elementi compresi nelle attività globali del settore, quali i contratti
     di assistenza tecnica, la fornitura di materiali di consumo e di pezzi di ricambio, nonché
     il finanziamento non sono soggetti alla presente inchiesta. In secondo luogo 1 dati relativi
     al profitto che sono stati utilizzati per stabilire il valore normale si basano unicamente
     sulle vendite di fotocopiatrici e avrebbero potuto essere superiori, con un conseguente
     margine di dumping più elevato, se fossero state prese in considerazione tutte le attività
     del settore. Nell'inchiesta originale, infatti, diversi esportatori hanno chiesto che la
     Commissione stabilisse la redditività ai fini del valore normale unicamente in funzione
     delle vendite delle fotocopiatrici. La Commissione ha quindi applicato questo metodo
     accogliendo la richiesta e, per coerenza, lo ha impiegato anche per la determinazione del
     pregiudizio È stato ritenuto opportuno seguire lo stesso metodo nell'inchiesta relativa al
     riesame. Infine, se non potesse più prevedere un adeguato utile sul capitale investito per
     produrre fotocopiatrici, l'industria comunitaria non avrebbe alcun incentivo a continuare
     la produzione. I produttori comunitari diventerebbero probabilmente distributori con
     contratti OEM, limitandosi a vendere le fotocopiatrici prodotte da società giapponesi e
     a fornire 1 relativi servizi di assistenza. È stato quindi considerato che le attività di
     fabbricazione e di vendita di fotocopiatrici in quanto tali dovessero produrre un adeguato
     utile.
     Alcuni esportatori ed importatori hanno inoltre sostenuto che dopo la fine del periodo
     dell'inchiesta la redditività dell'industria comunitaria era nettamente migliorata e che
     pertanto non si poteva più considerare che l'industria comunitaria si trovasse in una
     situazione precaria. Di norma non si tiene conto dei fatti successivi alla fine del periodo
     dell'inchiesta, per evitare di prolungare indefinitamente l'inchiesta. Tuttavia,dato che
     l'inchiesta si è protratta per un periodo insolitamente lungo, questa affermazione
     specifica è stata presa esaminata a titolo eccezionale. E stato accertato che, mentre la
     redditività globale dell'industria comunitaria aveva avuto un lieve miglioramento,
     conformemente alla ripresa generale dell'economia nella Comunità, l'utile sulle vendite
     di fotocopiatrici continuava ad essere nettamente inferiore. Le risultanze relative al
     periodo dell'inchiesta fornivano quindi elementi attendibili ai fini delle conclusioni sulla
     situazione dell'industria comunitaria.
   4  Conclusione sull'attuale situazione dell'industria comunitaria
35   Tra il 1988 e la fine del periodo dell'inchiesta numerosi indicatori del rendimento
      economico dell'industria comunitaria sono sensibilmente peggiorati. La produzione è
      scesa del 16%, la quota di mercato è diminuita dal 15,4% al 12,4% e la redditività sulle
      vendite di fotocopiatrici è scesa dall'I 1,1% al 2,7%.
      Dal confronto tra i dati sul pregiudizio dell'inchiesta originale e quelli relativi al periodo
      dell'inchiesta relativa al riesame, è emerso in primo luogo che il mercato comunitario ha
      avuto un'espansione del 75%, da 53 913 unità vendute al mese (in dieci Stati membri)
      a 94 286 unità vendute al mese (in dodici Stati membri). Rispetto all'espansione del
                                                18
 ---pagebreak---         mercato, le vendite nella Comunità dell'industria comunitaria per quanto riguarda le
        fotocopiatrici di produzione propria sono aumentate del 94%, da 6 016 unità al mese a
        I I 682 unita al mese La quota di mercato dell'industria comunitaria per le macchine di
        produzione propria è quindi aumentata dall'I 1,2% al 12,4%, espressa in unità. L'aumento
        della quota di mercato è tuttavia avvenuto a scapito dei profitti, che, rispetto ad un
        profitto netto prima delle tasse del 4% nel periodo dell'inchiesta originale, sono scesi al
        2,7% nel periodo dell'inchiesta relativa al riesame.
        In questo settore ad uso intensivo di capitale, nel quale sono attualmente messi a punto
        nuovi prodotti quali fotocopiatrici digitali e macchine per ufficio polivalenti, sono
        necessari profitti adeguati e quote di mercato significative per finanziare gli investimenti
        in attività di ricerca e sviluppo e in impianti di produzione che sono indispensabili
        affinché l'impresa possa operare efficacemente a medio termine. Se si confronta il
        periodo dell'inchiesta originale, per il quale il Consiglio ha stabilito che esisteva un
        pregiudizio notevole, con il periodo dell'inchiesta relativa al riesame non si può
        complessivamente affermare che l'industria comunitaria si trovi in una situazione più
        favorevole.
E   COMPORTAMENTO DEGLI ESPORTATORI INTERESSATI
    1. Introduzione
36.     È stato inoltre necessario esaminare il comportamento degli esportatori interessati. A
        questo proposito un esportatore ha sostenuto che per stabilire se la scadenza delle misure
        in vigore potesse nuovamente provocare pregiudizio oppure una minaccia di pregiudizio
        le sue esportazioni, che riguardavano assertivamente un volume ridotto di prodotti poco
        noti, non avrebbero dovuto essere considerate cumulativamente con quelle degli altri
        esportatori. Occorre osservare a questo proposito che di norma i procedimenti
        antidumping riguardano le importazioni dai paesi e non i singoli esportatori. L'incidenza
        delle importazioni oggetto di dumping sull'industria comunitaria, per quanto riguarda gli
        esportatori interessati, dovrebbe essere valutata globalmente, in quanto ogni mancata
        vendita dell'industria comunitaria a causa delle importazioni oggetto di dumping provoca
        lo stesso danno, indipendentemente dal fatto che la vendita sia stata effettivamente
        realizzata da un piccolo o da un grande esportatore. L'esportatore in questione, le cui
        vendite nella Comunità corrispondono comunque al 10% delle vendite complessive di
        fotocopiatrici di origine giapponese, sarebbe ingiustamente agevolato se fosse trattato in
        modo diverso rispetto agli altri esportatori giapponesi.
    2. Volume delle importazioni dal Giappone
37.      Sono stati stabiliti i seguenti elementi.
    In termini assoluti
         Tra il 1988 e il periodo dell'inchiesta, il volume delle importazioni dal Giappone è
         diminuito del 16%, da 351 970 unità a 294 195 unità all'anno.
                                                   19
 ---pagebreak---     In termini di consumo
        Nello stesso periodo il numero complessivo di fotocopiatrici vendute nella Comunità è
        aumentato del 24%, da 919 580 unità a l 137 910 unità all'anno. La quota di mercato
        delle importazioni dal Giappone è scesa dal 38,3% nel 1988 al 25,9% nel periodo
        dell'inchiesta
    In termini di produzione complessiva nella Comunità
        Tra il 1988 e il periodo dell'inchiesta la produzione complessiva nella Comunità è
        aumentata del 30%, da 640 263 unità a 834 094 unità all'anno, compresa la produzione
        delle società giapponesi stabilite nella Comunità. Nel 1988 le importazioni dal Giappone
        erano quindi pan al 55% della produzione complessiva nella Comunità, mentre nel
        periodo dell'inchiesta la percentuale corrispondente era del 35,3%.
    In termini di produzione dell'industria comunitaria
        La produzione dell'industria comunitaria è scesa del 16% passando da 226 480 unità nel
         1988 a 190 375 unità nel periodo dell'inchiesta. Le importazioni dal Giappone, rispetto
        alla produzione dell'industria comunitaria, corrispondevano quindi al 155,4% nel 1988
        e al 154,5% nel periodo dell'inchiesta.
     Conclusione sul volume di importazioni:
38.     Dopo l'istituzione del dazio antidumping definitivo nel febbraio 1987 il volume delle
         importazioni dal Giappone è nettamente diminuito. Questa tendenza si è ancora
         accentuata negli ultimi tempi, a causa della rivalutazione dello yen. Nello stesso periodo
         gli esportatori giapponesi hanno intensificato l'attività di produzione nella Comunità, che
         è aumentata del 56%, da 413 783 unità nel 1988 a 643 719 unità all'anno nel periodo
         dell'inchiesta. Le importazioni nella Comunità di prodotti fabbricati in stabilimenti di
         proprietà giapponese situati in paesi terzi sono aumentate del 37,7%, da 106 012 unità
         nel 1988 a 145 978 unità all'anno nel periodo dell'inchiesta.
         Il volume delle importazioni dal Giappone nel periodo dell'inchiesta era comunque
         ancora pari a quasi 300 000 unità all'anno, corrispondenti al 26% del mercato
         comunitario, misurato in unità. Il volume di queste importazioni era una volta e mezzo
         superiore a quello della produzione dell'industria comunitaria, espressa in unità. È inoltre
         emerso che nel corso del tempo una percentuale maggiore di importazioni dal Giappone
         era costituita di fotocopiatrici di dimensioni medie o grandi. L'industria comunitaria, che
         tradizionalmente aveva una quota di mercato consistente per questi tipi di fotocopiatrici,
         era quindi soggetta ad una pressione supplementare. Nel complesso quindi nel periodo
         dell'inchiesta le importazioni dal Giappone potevano ancora incidere in misura
         significativa sull'industria comunitaria, in particolare in funzione dei relativi prezzi di
         vendita.
                                                   20
 ---pagebreak---    3  Prezzi delle importa/io ni dal Giappone
   Metodo seguito per esaminare la sottoquotazione dei prezzi
39    I margini di cui la media ponderata dei prezzi di vendita delle importazioni dal Giappone
      sul mercato comunitario era inferiore alla media ponderata dei prezzi di vendita
      dell'industria comunitaria, nel periodo dell'inchiesta, sono stati stabiliti per i mercati
      della Germania, della Francia, dell'Italia e del Regno Unito. I mercati di questi Stati
      membri sono stati considerati rappresentativi del mercato comunitario nel suo complesso,
      in quanto in essi è stata effettuata la maggior parte delle vendite nella Comunità per
      quanto riguarda l'industria comunitaria e le importazioni dal Giappone.
       A differenza delle consociate giapponesi nella Comunità, che hanno venduto le
      fotocopiatrici essenzialmente a operatori commerciali per la vendita immediata, l'industria
      comunitaria ha venduto principalmente agli utilizzatori finali, in base a contratti di
       locazione, costo per copia e leasing. Ai fini di un equo confronto la Commissione ha
       utilizzato unicamente le vendite immediate e le locazioni dell'industria comunitaria. Per
       isolare in questo ultimo tipo di contratti l'elemento relativo alla macchina da utilizzare
      per il confronto tra i prezzi, lasciando da parte l'elemento finanziario, sono stati utilizzati
       i normali principi contabili interni delle società, in base alle pratiche contabili
       generalmente accettate. La media ponderata del prezzo della fotocopiatrice così calcolato
       per ciascun modello è stata quindi confrontata con la corrispondente media ponderata dei
       prezzi di vendita immediata dei prodotti giapponesi. I contratti di leasing, che non
       possono essere considerati come vendite secondo i normali principi contabili, sono stati
       esclusi dal confronto. Analogamente non si è tenuto conto dei contratti costo per copia,
       indipendentemente dal fatto che corrispondessero ai criteri richiesti per essere considerati
       contratti di vendita, in quanto era difficile effettuare una ripartizione. Come è stato fatto
       per il calcolo dei prezzi di vendita, questi prezzi sono stati determinati al netto degli
       sconti e delle riduzioni direttamente collegati. A questo proposito gli sconti per permuta
       non sono stati considerati come sconti sulle vendite di una nuova macchina, come è stato
       fatto per il calcolo del dumping.
       Sono stati confrontati soltanto modelli di nuova fabbricazione, poiché se fossero stati
       presi in considerazione modelli rinnovati o ricostruiti il confronto tra i prezzi sarebbe
       stato alterato. In considerazione della difficoltà tecnica del confronto tra i modelli
       dell'industria comunitaria e quelli degli esportatori giapponesi, la sottoquotazione dei
       prezzi è stata esaminata in base ad un campione rappresentativo di sette modelli di
       fabbricazione propria dell'industria comunitaria su un totale di 30. Questi modelli sono
        stati selezionati per rappresentare una vasta gamma di fotocopiatrici, comprendenti i
        segmenti in cui l'industria comunitaria ha venduto praticamente tutti i modelli di
        fabbricazione propria, ovvero i primi quattro segmenti della classificazione.
        Complessivamente questi modelli rappresentavano il 30% circa del giro d'affari
        dell'industria comunitaria per le fotocopiatrici realizzato nella Comunità nel periodo
        dell'inchiesta e per ogni modello era stato effettuato un volume significativo di vendite.
        Il numero complessivo di unità dei sette modelli dell'industria comunitaria vendute nei
        quattro Stati membri esaminati era di circa 15 000, ripartiti equamente tra vendite
        immediate e locazioni. Per ciascun modello rappresentativo dell'industria comunitaria è
        stato selezionato, quando era disponibile,un modello comparabile dei singoli esportatori
        giapponesi. Quasi tutti questi modelli erano stati inoltre venduti in quantitativi rilevanti.
                                                  21
 ---pagebreak---     È stato osservato che i prezzi di alcuni modelli importati venduti in piccoli quantitativi
    non erano diversi dai prezzi di altri modelli venduti con maggiore frequenza. Comunque,
    nel calcolo della media ponderata dei margini di sottoquotazione per ciascun esportatore,
    ai piccoli quantitativi è stato attribuito un valore inferiore
    Nel calcolo della sottoquotazione non stati presi in considerazione i segmenti delle
    fotocopiatrici personal, ovvero le macchine più piccole e i prodotti del segmento 6,
    corrispondenti alle fotocopiatrici di maggiori dimensioni. Le fotocopiatrici personal
    erano in concorrenza con le fotocopiatrici dell'industria comunitaria del segmento 1,
    mentre le fotocopiatrici giapponesi del segmento 5 erano in concorrenza con i modelli
    dell'industria comunitaria del segmento 6. Tuttavia, per poter effettuare un confronto tra
    i prezzi attendibile, applicando il minor numero possibile di adeguamenti per le
    differenze inerenti alle caratteristiche tecniche, i modelli giapponesi del segmento 1 sono
    stati confrontati con i modelli dell'industria comunitaria dello stesso segmento e ì modelli
    giapponesi del segmento 5 sono stati confrontati con i modelli dell'industria comunitaria
    del segmento 4. In tal modo non si esclude che le fotocopiatrici personali giapponesi
    fossero vendute a prezzi inferiori ai modelli dell'industria comunitaria del segmento 1
    oppure che i modelli giapponesi del segmento 5 fossero venduti a prezzi inferiori ai
    modelli dell'industria comunitaria del segmento 6, debitamente adeguati per tener conto
    delle differenze relative alle caratteristiche tecniche. Questa soluzione è stata
    semplicemente applicata in quanto non è stato considerato necessario inserire questi
    confronti nel calcolo della sottoquotazione, poiché era possibile effettuare un confronto
    tra i prezzi in base a segmenti di prodotti maggiormente simili, comprendenti la maggior
    parte della produzione comunitaria.
40. Secondo la necessità sono stati applicati adeguamenti per tener conto di differenze
    relative alle caratteristiche tecniche e allo stadio commerciale.
    Per quanto riguarda gli adeguamenti relativi alle differenze di carattere tecnico, sono stati
    utilizzati numerosi criteri diversi secondo i segmenti. Gli adeguamenti sono stati stabiliti
    dalla Commissione in base alle informazioni ricevute dall'industria comunitaria e dagli
    esportatori. In linea di massima sono stati applicati adeguamenti in funzione della
    presenza o dell'assenza di determinate caratteristiche, senza tener conto di asserite
    differenze qualitative per le stesse caratteristiche. Tali differenze sono state infatti
    considerate troppo soggettive e difficilmente valutabili ai fini di una quantificazione
    attendibile. Il valore delle caratteristiche è stato di norma calcolato come il rapporto tra
    il prezzo di listino della caratteristica in questione e il prezzo di listino del modello di
    base privo di tale caratteristica, determinato per numerosi altri modelli nello stesso
     segmento. Il valore delle caratteristiche secondarie è stato talvolta valutato in percentuale
    del valore di caratteristiche comparabili più rilevanti. Il valore delle opzioni, che sono
     state frequentemente aggiunte ai modelli giapponesi per renderli comparabili ai modelli
     dell'industria comunitaria, è stato calcolato come rapporto tra il loro prezzo di listino e
     il prezzo del modello giapponese di base. La percentuale così ottenuta è stata quindi
     aggiunta al prezzo di vendita effettivo del modello di base, nell'ipotesi che lo sconto in
     percentuale sul prezzo del listino dell'opzione fosse simili allo sconto in percentuale sul
     modello di base.
     In seguito alle richieste degli esportatori la Commissione ha esaminato se si dovesse
     applicare un adeguamento per il peso generalmente superiore dei modelli dell'industria
     comunitaria rispetto ai modelli giapponesi, specialmente nella gamma delle fotocopiatrici
                                               22
 ---pagebreak---    a velocità superiore. A questo proposito è stato considerato che di per sé stesso il peso
   superiore non aveva alcun valore per i consumatori e che eventualmente era più
   probabile il contrario. Inoltre, quale criterio di maggiore produttività o durata, il peso non
   è sufficientemente preciso, dato che i volumi di copiatura mensili effettivi e indicativi
   dei modelli giapponesi utilizzati nel campione e la loro vita economica effettiva e
   indicativa non erano sostanzialmente diversi da quelli dei modelli dell'industria
   comunitaria inseriti nel campione, tanto in termini assoluti quanto rispetto alla velocità
   di copiatura Riguardo alla durata è stato inoltre accertato che i periodi di locazione sono
   generalmente comparabili, dato che i clienti ammortizzano le fotocopiatrici dopo lo
   stesso periodo di tempo, indipendentemente dal fatto che si tratti di un modello
   giapponese o dell'industria comunitaria. L'industria comunitaria commercializza
   attualmente i propri prodotti con contratti di leasing, che hanno sostituito la locazione.
   Per quanto riguarda l'affermazione secondo la quale i modelli dell'industria comunitaria
   hanno una seconda o terza vita utile, è stato stabilito che anche i modelli giapponesi
   erano frequentemente venduti usati. Inoltre il fatto che un modello possa essere
   ricostruito o rinnovato è quindi rivenduto non incide sul valore che gli attribuisce il
   primo utilizzatore. Non sono stati quindi adeguamenti in considerazione del peso o di
    asserite differenze in termini di produttività e di durata.
    Alcuni esportatori hanno inoltre chiesto di applicare adeguamenti per la qualità e la
    durata assertivamente superiori della garanzia fornita da Rank Xerox e Océ. E stato
    tuttavia accertato che queste garanzie sono accordate unicamente a clienti che
    concludono un contratto di manutenzione e sono quindi finanziate dai proventi di tali
    contratti. Le garanzie dell'industria comunitaria concesse al di fuori dei contratti di
    manutenzione erano analoghe a quelle degli esportatori giapponesi.
41  Le vendite sono state confrontate allo stesso stadio commerciale in tutti i casi in cui tali
    vendite erano realizzate in quantitativi sufficienti. A questo proposito le vendite
    dell'Olivetti agli utilizzatori finali e le vendite della Océ ai rivenditori sono state
     effettuate in quantitativi insufficienti e quindi non sono state prese in considerazione.
     Anche le vendite di alcuni modelli della Rank Xerox a rivenditori in alcuni Stati membri
     non sono state prese in considerazione in quanto riguardavano volumi troppo ridotti.
     Quasi tutte le società le società giapponesi hanno venduto quantitativi sufficienti a livello
     dei rivenditori, ma soltanto alcune avevano un sufficiente volume di vendite agli
     utilizzatori finali. Quando è stato necessario confrontare le vendite dell'industria
     comunitaria agli utilizzatori finali con le vendite delle società giapponesi ai rivenditori,
     le vendite agli utilizzatori finali sono state adeguate al livello dei rivenditori.
     L'adeguamento è stato calcolato in base alla effettiva differenza tra i prezzi tra i due stadi
     commerciali della Rank Xerox (per i modelli venduti in quantitativi sufficienti), la cui
     struttura delle vendite è stata considerata analoga a quella della Océ ai fini del confronto.
     Le vendite dei produttori giapponesi ai distributori sono state adeguate al livello dei
     rivenditori, in base alla differenza tra i prezzi applicati dalle società giapponesi tra questi
     due stadi commerciali. Tutte le vendite dei prodotti di marca sono state quindi
      confrontate a livello dei rivenditori oppure degli utilizzatori finali, quando sono state
      effettuate in volumi sufficienti dalle due parti.
      I prezzi di vendita delle società giapponesi agli importatori in base a contratti OEM
      sono stati confrontati, adeguati a livello CIF frontiera comunitaria, compresi i dazi
      doganali e antidumping, nonché le spese di sdoganamento, con i prezzi dell'industria
      comunitaria adeguati a livello franco fabbrica rispetto ai prezzi applicati agli utilizzatori
                                                 23
 ---pagebreak---         finali o ai rivenditori A tal fine dai prezzi di vendita effettivi è stata detratta la
        percentuale della riduzione dei costi per la vendita franco fabbrica, in base alla struttura
        dei costi dell'industria comunitaria.
    Risultati
42.     La media ponderata del margine di sottoquotazione così calcolato per i singoli
        esportatori, per tutti i modelli importati compresi nel campione, era compresa tra il 7%
        e il 36%. Il grado di sottoquotazione, espresso in media ponderata, di tutti gli esportatori
        considerati complessivamente era del 26%. La media ponderata del margine di
        sottoquotazione per i prodotti dei segmenti 4 e 5 era due volte maggiore di quella
        relativa alle macchine dei segmenti 1-3 (38% rispetto al 19%). La media ponderata del
        livello di sottoquotazione in Germania e nel Regno Unito era superiore alla media
        corrispondente in Francia e in Italia, che comunque era elevata. Da queste cifre si rileva
        che, nonostante le misure antidumping in vigore, gli esportatori giapponesi vendevano
        tuttora le fotocopiatrici a carta comune sul mercato della Comunità a prezzi nettamente
        inferiori a quelli dell'industria comunitaria.
    Differenza tra i prezzi
43.     Lo stesso metodo descritto nei punti precedenti per la sottoquotazione è stato utilizzato
        per esaminare l'aumento del prezzo necessario a livello franco frontiera comunitaria,
        dazio non corrisposto, affinché i prezzi di vendita effettivi dei modelli importati inseriti
        nel campione raggiungano un livello al quale l'industria comunitaria possa effettuare
        vendite remunerative e ottenere un adeguato utile sul capitale investito. I prezzi di
        vendita effettivi dei singoli esportatori, espressi in media ponderata, che sono stati
        calcolati nell'esame della sottoquotazione sono stati confrontati con i prezzi traguardo dei
        modelli dell'industria comunitaria. Gli importi assoluti di cui questi prezzi erano inferiori
        ai prezzi traguardo sono stati trasformati, in media ponderata per ciascun esportatore, in
        margini di differenza tra i prezzi a livello CIF franco frontiera comunitaria, dazio non
        corrisposto. A tal fine, per adeguare al livello franco frontiera comunitaria, dazio non
         corrisposto, le vendite effettuate dagli importatori collegati ai primi acquirenti
        indipendenti nella Comunità dai corrispondenti prezzi di vendita sono stati detratti i dazi
         antidumping e i dazi doganali in vigore. Non sono state effettuate detrazioni per le
        fotocopiatrici di capacità superiore a 75 copie al minuto, sulle quali non era in vigore il
         dazio antidumping. La media ponderata del margine di differenza tra i prezzi così
         calcolato per ciascun esportatore era compresa tra i 44% e il 141%. La media ponderata
         del livello di differenza tra i prezzi per tutti gli esportatori considerati complessivamente
         eradei 113%.
44.      Il margine di profitto traguardo per l'industria comunitaria utilizzato nel presente esame
         è stato calcolato, prima delle imposte, come la percentuale del giro d'affari nel periodo
         dell'inchiesta sufficiente per ottenere un rendimento sul capitale netto prima delle imposte
         pan al 18%, che è stato considerato adeguato per società quotate in borsa con una
         situazione finanziaria rispettabile in questo settore commerciale. Il margine del 18% è
         costituito da un tasso d'interesse di mercato dell'8% nel periodo dell'inchiesta relativa al
         riesame, un premio del 4% necessario per compensare gli azionisti per i rischi sostenute
         nell'investimento e un'aliquota d'imposta media applicabile all'industria comunitaria del
         35%. Il giro d'affari e le attività utilizzati per questo calcolo riguardavano l'intero settore
         di attività dell'industria comunitaria delle fotocopiatrici, in quanto non era possibile
                                                     24
 ---pagebreak---        identificare separatamente le attività impiegate per la vendita delle fotocopiatrici a carta
       comune. E stato comunque considerato che il rendimento sul capitale netto per la parte
       dell'attività relativa alle fotocopiatrici non doveva essere inferiore a quello realizzato per
       le altre parti. Nel giro d'affari preso in considerazione sono stati inserite le vendite
       dell'industria comunitaria al di fuori della CE di prodotti fabbricati nella Comunità. Per
       l'industria comunitaria nel suo complesso è stato così ottenuto un utile sulle vendite
       traguardo pan al 9,4% in media ponderata.
45.    Dato che nel periodo dell'inchiesta la media ponderata del profitto effettivo prima delle
       tasse ottenuto dall'industria comunitaria sulle vendite di fotocopiatrici a carta comune era
       del 2,7%, ai prezzi di vendita dei modelli dell'industria comunitaria inseriti nel campione
       è stato aggiunto un margine supplementare di profitto del 6,7% sul giro d'affari. Questo
       metodo, che è basato sulla media ponderata del profitto effettivo per tutti i modelli
       fabbricati dall'industria comunitaria, invece che sul profitto o sulle perdite effettive
       registrati unicamente sui modelli contenuti nel campione, tiene conto dei tassi di profitto
       più elevati ottenuti dall'industria comunitaria sui modelli del segmento 6, che non erano
       inseriti nella tabella comparativa. È stato pertanto considerato preferibile utilizzare questo
       metodo invece del sistema più comune di aggiungere un margine di profitto del 9,4% sul
       giro d'affari al costo di produzione di ciascun modello contenuto nella tabella
       comparativa.
    4   Conclusione
46.     Dopo l'istituzione delle misure antidumping originali, le importazioni di fotocopiatrici a
        carta comune dal Giappone sono sensibilmente diminuite in volume, pur rimanendo
        ancora significative. Le importazioni dal Giappone contenevano inoltre una percentuale
        superiore di fotocopiatrici di grandi dimensioni. Il margine di sottoquotazione accertato
        sul mercato comunitario riguardo alle importazioni dal Giappone, pur essendo elevato
        in generale, era particolarmente rilevante per le macchine di maggiori dimensioni. In
        considerazione della forte pressione sui prezzi esercitata da volumi sostanziali di
        importazioni dal Giappone è stato ritenuto necessario esaminare se eventuali pratiche di
        dumping avessero contribuito alla situazione dell'industria comunitaria suesposta e se la
        scadenza delle misure antidumping in vigore potesse provocare nuovamente dumping e
        pregiudizio.
F   DUMPING
    1. Osservazioni generali
47      I calcoli relativi al dumping, tanto per il valore normale quanto per il prezzo
        all'esportazione, sono stati effettuati unicamente in base alle vendite immediate di
        fotocopiatrici opportunamente verificate. I contratti di locazione, di leasing operativo e
        di costo per copia non sono stati presi in considerazione per agevolare i calcoli e per
        ottenere risultati più affidabili. Dato che questi tipi di contratti rappresentavano soltanto
         una piccola percentuale delle transazioni complessive per le società giapponesi, tanto
         nella Comunità quanto in Giappone, si è ritenuto che i risultati non fossero alterati in
         misura significativa.
                                                    25
 ---pagebreak--- 48   I margini di dumping sono stati stabiliti in un primo tempo separatamente per le vendite
     dei prodotti di marca e per le vendite OEM e infine sono stati combinati in un unico
     margine di dumping, in media ponderata, per i singoli esportatori soltanto nell'ultima fase
     del calcolo. Le vendite OEM, tanto sul mercato interno quanto per l'esportazione nella
     Comunità, potevano essere distinte dalle vendite dei prodotti di marca per diversi
     elementi. Per le vendite OEM sono stati sostenuti costi di vendita, pubblicità, servizi di
     assistenza e di altro tipo nettamente inferiori a quelli relativi alle vendite di prodotti di
     marca e le fotocopiatrici erano rivendute agli acquirenti finali con una marca diversa da
     quella dell'esportatore. Inoltre il rapporto tra il produttore e l'acquirente OEM era
     determinato da condizioni commerciali.
49.  La società Agfa Gevaert, che importava i prodotti in questione in base a contratti OEM,
     ha chiesto che nei suoi confronti fosse stabilito un margine di dumping e un dazio
     individuale, sostenendo che il margine di dumping relativo alle sue importazioni dal
     Giappone era minore e di non aver contribuito al pregiudizio. La società ha chiesto un
     trattamento particolare affermando di aver contribuito in misura sostanziale al design e
     alla messa a punto delle fotocopiatrici acquistate in Giappone. Nell'inchiesta è stato
     stabilito che le importazioni dell'Agfa Gevaert erano oggetto di dumping, anche se con
     un margine inferiore rispetto alle vendite dei prodotti di marca dei fornitori giapponesi.
     Per quanto riguarda il contributo dell'Agfa Gevaert alle fotocopiatrici acquistate dal
     Giappone, il valore aggiunto si limitava all'aspetto esterno della macchina, nonché alla
     disposizione e al software del quadro comandi e non riguardava i dispositivi di
     funzionamento della fotocopiatrice. Era quindi evidente che l'Agfa Gevaert non poteva
     essere considerata il produttore delle fotocopiatrici di origine giapponese, bensì un
     importatore OEM. Nell'ambito del quadro giuridico stabilito dal regolamento (CEE) n.
     2423/88 non è possibile istituire dazi distinti sui singoli importatori, tanto per le vendite
      OEM quanto per le vendite dei prodotti di marca, rispetto ai dazi istituiti nei confronti
      degli esportatori. L'applicazione di dazi distinti per gli importatori provocherebbe
      facilmente un dumping selettivo da parte degli esportatori interessati. A norma
      dell'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 2423/88 un dazio antidumping può essere
      imposto su qualsiasi prodotto oggetto di dumping la cui immissione in libera pratica
      nella Comunità causi un pregiudizio. A tal fine si considera che un prodotto sia oggetto
      di dumping quando il suo prezzo all'esportazione nella Comunità è inferiore al valore
      normale di un prodotto simile. Per il calcolo del prezzo all'esportazione, le vendite dei
      diversi tipi del prodotto soggetto all'inchiesta a tutti gli importatori comunitari
      dovrebbero essere considerate cumulativamente a norma dell'articolo 2, paragrafo 8, del
      regolamento (CEE) n. 2423/88. L'articolo 13, paragrafo 2 del stesso regolamento
      conferma che i regolamenti che istituiscono i dazi antidumping devono indicare il
      prodotto in questione, il paese di origine o di esportazione e, se possibile, il nome del
      fornitore. Non è previsto che sia indicato il nome dell'importatore.
 50.  È stato considerato che gli sconti per permuta rappresentassero il valore della macchina
      usata oppure, quanto le fotocopiatrici erano distrutte, il valore attribuito al fatto di evitare
      che il mercato dei prodotti usati assorba le vendite delle fotocopiatrici di nuova
      produzione. Gli sconti per permuta, non essendo stati considerati sconti effettivi, non
      sono stati quindi dedotti dal prezzo di vendita della nuova macchina, tanto per il calcolo
      e il valore normale quanto per quello del prezzo all'esportazione. E stato quindi
       considerato che tali spese rientrassero nelle spese generali, amministrative e di vendita.
      Il fatto che alcuni esportatori potessero collegare queste spese alla vendita di nuove
                                               26
 ---pagebreak---      una macchina nuova. Non si può tuttavia concludere che l'importo pagato dal fornitore per
     la fotocopiatrice data in permuta sia uno sconto per la vendita della nuova fotocopiatrice
     Inoltre il fatto che alcuni esportatori abbiano considerato queste spese come detrazioni dal
     giro d'affari lordo nei rispettivi documenti contabili non è determinante ai fini
     dell'interpretazione giuridica del concetto di sconto nell'articolo 2, paragrafo 3 lettera a) del
     regolamento (CEE) n 2423/88. Lo stesso metodo è stato seguito per quanto riguarda la
     pratica di estinguere la durata restante del contratto di locazione di una fotocopiatrice per
     venderne una nuova, che può essere considerata un'azione analoga allo sconto per permuta.
     Lo stesso metodo, impiegato nell'inchiesta originale, è stato approvato dalla Corte di
     giustizia(21).
51. Le spese finanziane ordinarie sono state prese in considerazione in qualità di costo tanto
     per il valore normale quanto per il prezzo all'esportazione. Le entrate finanziarie di
     compensazione derivanti dalla normale attività dell'impresa sono state accettate sino al
     livello in cui annullavano completamente le spese finanziarie. Non è stata accolta la
     richiesta di alcuni esportatori, secondo la quale si sarebbe dovuto tener conto delle entrate
     finanziarie per compensare altre spese generali, amministrative e di vendita, dato che un
     reddito finanziario in eccesso non dovrebbe eliminare le spese generali, amministrative e
     di vendita effettivamente sostenute. Il credito accordato dai fornitori, secondo la prassi
     normalmente seguita dalla Commissione, non è stato considerato come un'entrata finanziaria
     di compensazione, bensì come un costo potenziale non sostenuto, per il quale non si
     potevano effettuare detrazioni. In tutti i casi non si è tenuto conto di entrate e di spese
     straordinarie.
52. Per quanto riguarda il calcolo del valore normale e del prezzo all'esportazione, in alcuni
     casi le spese e le entrate relative ai centri di servizi per le fotocopiatrici sono state inserite
     nel calcolo delle percentuali delle spese generali, amministrative e di vendita applicabili alle
      vendita di fotocopiatrici, in particolare quando nel corso dei controlli è stato stabilito che
      questi centri offrivano alcuni benefici senza alcun onere agli acquirenti di fotocopiatrici, per
      esempio con la prestazione di formazione tecnica per i rivenditori oppure con la fornitura
      di pezzi di ricambio gratuiti, i cui costi non potevano essere identificati separatamente. Dato
      che questi centri partecipavano anche alla conclusione e l'esecuzione dei contratti di
      manutenzione, è stato inserito anche il giro d'affari così prodotto.
      2. Valore normale
      Collegamenti tra società giuridicamente distinte
53. Questi collegamenti sono stati esaminati sotto due punti di vista. In primo luogo è stato
      necessario stabilire se due esportatori non costituissero in realtà un'unica entità economica.
      Una delle due società (società A) è controllata dall'altra (società B) ed è inserita nei
      rendiconti consolidati di quest'ultima, pur essendo un'entità giuridica per diritto proprio,
      quotata separatamente in borsa. La società A, nell'ambito di un contratto di subappalto,
      assembla un volume notevole di fotocopiatrici per la società B. A tal fine quest'ultima
      fornisce ì risultati delle sue attività di ricerca e sviluppo, i progetti tecnici e quasi tutti i
      componenti. La società B, che può essere considerata il produttore delle fotocopiatrici in
(21)
      Cfr. per esempio causa e-174/87, Ricoh Company Ltd contro Consiglio, raccolta 1-1992
      pag. 1335, punti 19, 20, 21.
                                                    27
 ---pagebreak---       quest'ultima fornisce i risultati delle sue attività di ricerca e sviluppo, i progetti tecnici
      e quasi tutti i componenti. La società B, che può essere considerata il produttore delle
      fotocopiatrici in questione, vende le macchine così prodotte e altre fotocopiatrici tanto
       in Giappone quanto per l'esportazione nella Comunità. Una società controllata
       congiuntamente da A e B vende in Giappone fotocopiatrici con la marca della società
       B La società A produce tuttavia fotocopiatrici, in parte diverse, per conto proprio,
       svolgendo in proprio una parte delle attività di ricerca e sviluppo e pagando diritti di
       licenza alla società B per il resto. La società A vende le fotocopiatrici per l'esportazione
       nella Comunità (ma non in Giappone) in parte ad acquirenti OEM e in parte con la
       propria marca, per la quale ha creato una rete di distribuzione propria. A questo
       proposito la società A esercita tutte le funzioni di produttore ed esportatore e quindi
       dovrebbe essere considerata un'entità economica distinta dalla società B, alla quale è
       tuttavia collegata. In mancanza di vendite sul mercato interno delle fotocopiatrici di
       produzione propria, tanto con la propria marca quanto in base a contratti OEM, il valore
       normale per la società A è stato calcolato in parte in base ai costi verificati presso le sedi
       della società A, della società B e della società di vendita congiuntamente controllata e
       in parte in base alla media ponderata del costo e del profitto di altri produttori.
54.    Tale situazione, in cui due società operano allo stesso livello orizzontale esercitando le
        stesse funzioni, anche se una è controllata dall'altra e dipende in parte da quest'ultima,
        deve essere distinta rispetto alla situazione in cui all'interno di un gruppo costituito di
        società giuridicamente distinte viene effettuata una ripartizione delle attività di
        produzione e di vendita, secondo la quale una società produce e l'altra si occupa delle
        vendite. Nell'ambito di tale distribuzione verticale delle funzioni, le due società, ciascuna
        delle quali svolge una sola funzione, costituiscono un'unica entità economica, come la
        Corte di giustizia ha confermato in diverse occasioni. La Commissione non ha quindi
        potuto accettare l'affermazione di alcuni esportatori, secondo la quale i prezzi
        all'esportazione e il valore normale utilizzati non erano comparabili ai sensi dell'articolo
        2, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88. I prezzi vigenti sul mercato interno e
        i prezzi all'esportazione sono stati infatti confrontati al livello franco fabbrica del
        produttore, poiché è stato considerato che le società consociate di vendita appartenessero
        all'entità economica del produttore, in quanto svolgevano compiti che normalmente
        rientrano nelle competenze dell'ufficio vendite del produttore. Le vendite effettuate dalle
        consociate sul mercato interno sono state quindi correttamente confrontate con le vendite
        realizzate dall'ufficio esportazioni del produttore per l'esportazione nella Comunità. Sono
        state effettuate adeguate detrazioni per tener conto delle differenze che incidono sulla
        comparabilità dei prezzi, ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10, del regolamento (CEE)
        n. 2423/88.
    Valore normale selettivo
55.     Due esportatori hanno affermato di utilizzare un canale di vendite distinto per le vendite
        ai distributori indipendenti e che queste transazioni erano effettuate ad un livello diverso
        rispetto a quelle relative ad altri tipi di clienti. È stato quindi chiesto di utilizzare questo
        stadio commerciale per stabilire il valore normale ai fini del confronto con i prezzi
        dell'esportazione, escludendo le vendite agli altri clienti. La Commissione ha esaminato
         queste richieste. Per le due società è stato stabilito, in base ad un campione
        rappresentativo di modelli, che i prezzi delle singole transazioni con i distributori
         coincidevano in misura considerevole con i prezzi delle singole transazioni con altri tipi
         di clienti, tanto rivenditori quanto utilizzatori finali. I quantitativi venduti agli asseriti
                                                    28
 ---pagebreak---       distributori, in base ai singoli modelli o complessivamente, corrispondevano in parte ai
      quantitativi venduti ad altri tipi di clienti, tanto rivenditori quanto utilizzatori finali E
      stato inoltre riscontrato che gli asseriti distributori di un esportatore vendevano
      parzialmente agli utilizzatori finali, e quindi svolgevano a questo proposito le stesse
      funzioni dei rivenditori. L'altro esportatore ha dichiarato che le vendite ai distributori in
      questione si svolgevano attraverso lo stesso canale di vendita utilizzato per vendite ai
      grandi utilizzatori finali, con una struttura dei costi analoga per i due tipi di clienti.
      Inoltre per i due esportatori le vendite complessive ai distributori indipendenti in termini
      di volume non erano rilevanti rispetto al volume delle vendite sul mercato interno ed
      erano inferiori al 5% delle loro vendite per l'esportazione. Di conseguenza è stato
      considerato che gli esportatori non avessero dimostrato che gli asseriti canali di vendita
      dei distributori indipendenti fossero sostanzialmente diversi rispetto alle vendite ad altri
      tipi di clienti in termini di costi, quantitativi, prezzi e funzioni dell'acquirente. È stato
      quindi concluso che gli esportatori non avevano potuto dimostrare per quale motivo il
      canale di vendita dei distributori dovesse essere utilizzato, escludendo gli altri canali di
      vendita, ai fini del confronto con i prezzi all'esportazione.
      Non vi erano inoltre motivi per escludere le vendite agli utilizzatori finali, come aveva
      chiesto uno degli esportatori suddetti, dato che i prezzi delle singole transazioni con gli
      utilizzatori finali, in particolare per quanto riguarda i grandi clienti, coincidevano in larga
      misura con 1 prezzi delle singole transazioni relative ai rivenditori.
   Valore normale per le vendite dei prodotti di marca in base ai prezzi         effettivi
56    Nel periodo dell'inchiesta tutti gli esportatori sottoposti ai controlli, ad eccezione di uno,
      effettuavano sul mercato interno vendite di fotocopiatrici in volumi superiori al 5% delle
      vendite all'esportazione nella Comunità. Il valore normale relativo all'unico esportatore
      non conforme a questo criterio è stato costruito. Per gli altri esportatori è stato
      considerato che le vendite di fotocopiatrici sul mercato interno, considerate
      complessivamente, fossero sufficientemente rappresentative per essere prese in
      considerazione ai fini della determinazione del valore normale. Per questi esportatori
      sono state controllate le transazioni che riguardavano almeno il 70% del giro d'affari
      relativo alle fotocopiatrici sul mercato interno. A richiesta degli esportatori non si è
      tenuto conto di alcuna transazione relativa a canali di vendita con un giro d'affari molto
      ridotto oppure a vendite effettuate da piccole società consociate.
      Per questi esportatori sono stati identificati i modelli di fotocopiatrici venduti sul mercato
      interno che erano comparabili ai modelli esportati nella Comunità, applicando, quando
      era necessario e possibile, adeguamenti per tener conto delle differenze relative alle
      caratteristiche tecniche dei modelli venduti sul mercato interno. Per alcuni modelli
      esportati non sono stati trovati modelli simili venduti sul mercato interno. Per questi
      ultimi il valore normale è stato quindi calcolato.
                                                  29
 ---pagebreak---       Per ciascun modello comparabile venduto sul mercato interno il volume delle vendite è
      stato confrontato con il volume delle vendite per l'esportazione nella Comunità del
      modello corrispondente. Le vendite sul mercato interno in volume, che non superavano
      il 5% delle vendite per l'esportazione non sono state considerate rappresentative per il
      modello in questione e il corrispondente valore normale è stato costruito
57    Per ciascun modello comparabile restante, il numero di unità vendute sul mercato interno
      a prezzi remunerativi è stato calcolato confrontando il valore di fattura netto, dopo la
      deduzione degli sconti e delle riduzioni direttamente collegate alle vendite, di ogni
      transazione, con il costo di produzione, calcolato con il metodo sotto specificato. Quando
      le vendite remunerative in volume superavano l'80% del volume complessivo delle
      vendite sul mercato interno del modello in questione, il valore normale è stato calcolato
      come la media ponderata dei prezzi di vendita di tutte le transazioni, comprese quelle
      effettuate in perdita. Quando le vendite remunerative erano comprese tra il 20% e l'80%
      in volume delle vendite complessive sul mercato interno relative al modello in questione,
      il valore normale è stato calcolato come la media ponderata dei prezzi di vendita delle
      sole transazioni remunerative. Quando le vendite remunerative erano inferiori al 20% in
      volume delle vendite complessive sul mercato interno del modello in questione, il valore
      normale corrispondente è stato costruito, in quanto è stato considerato che le transazioni
      non si siano svolte nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2,
       paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
   Valore normale costruito per le vendite dei prodotti di marca
58     Quando, secondo il metodo suesposto è stato necessario costruire il valore normale, è
       stato calcolato il costo di produzione dei modelli esportati. Gli importi relativi
       all'ammortamento della formatura sono stati stabiliti in base alle normali pratiche
       contabili e fiscali vigenti in Giappone, in funzione di un periodo di ammortamento di due
       anni. Nei casi in cui è stato stabilito che il rendiconto dei costi di fabbricazione
       presentato dagli esportatori non corrispondeva alle cifre relative al costo delle merci
       vendute e alle scorte sottoposte a revisione, sono state effettuate le opportune correzioni.
59     L'importo adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita che deve essere
       aggiunto ai costi di fabbricazione per calcolare il costo pieno di produzione, è stato
       basato per tutti i produttori sulla rispettiva struttura dei costi, comprese le società di
       vendita consociate, che sono state considerate come parte di un'unica entità economica.
       Lo stesso metodo è stato seguito per l'unico produttore che non aveva venduto
       fotocopiatrici della propria marca sul mercato interno, dato che in questo caso sono state
       prese in considerazione le spese generali, amministrative e di vendita sostenute per le
       vendite realizzate attraverso una società consociata controllata congiuntamente con un
       altro produttore e riguardanti le fotocopiatrici recanti la marca dell'altro produttore. La
       stessa impostazione era stata seguita nell'inchiesta originale. Il produttore ha sostenuto
       che, se avesse venduto fotocopiatrici con la propria marca sul mercato interno, queste
       transazioni avrebbero riguardato unicamente piccoli quantitativi e sarebbero state
       effettuate in modo più diretto con costi minori. Il produttore disponeva tuttavia di una
        struttura di vendita sul mercato interno e non vi erano motivi per ritenere, senza elementi
       di prova, che non avrebbe venduto le fotocopiatrici con la propria marca attraverso tale
        struttura. Inoltre, dato che le spese generali, amministrative e di vendita sono state
        calcolate in percentuale del fatturato, l'argomentazione secondo la quale un quantitativo
                                                  30
 ---pagebreak---       inferiore di vendite, anche attraverso un canale di vendita diverso e più semplice, avrebbe
      implicato una imputazioni di costi inferiore non è valida. Infine il fatto che la marca del
      produttore sarebbe stata meno nota è già stato preso in considerazione in quanto la sua
      struttura di vendite sul mercato interno, in base alla quale sono state determinale le spese
      generali, amministrative e di vendita, ha sostenuto poche spese di pubblicità per le
      vendite delle fotocopiatrici recanti la marca dell'altro produttore
      Le spese generali, amministrative e di vendita sono state calcolate in modo specifico per
      le fotocopiatrici e separatamente per ciascun canale di vendita, ogni qual volta erano
      disponibili sufficienti dati contabili.
      Le spese relative alle attività di ricerca e sviluppo sono state di norma determinate in
      base alle spese imputate, secondo le procedure contabili inteme delle società, alla
      divisione fotocopiatrici nel suo complesso (comprese le macchine digitali e a colori).
      Quando non era possibile individuare i costi relativi alla divisione fotocopiatrici oppure
      quando l'imputazione dei costi effettuata dalla società per la divisione fotocopiatrici non
      teneva conto delle attività di ricerca e sviluppo di base, che non riguardano un prodotto
       specifico, sono stati presi in considerazione i costi sostenuti dalla società nel suo
       complesso, calcolati in percentuale dei costi complessivi di fabbricazione della società
       per tutti i prodotti. E stata respinta l'argomentazione secondo la quale le spese di ricerca
       e sviluppo avrebbero dovuto essere limitate a quelle sostenute unicamente per le
       fotocopiatrici. Le spese per la ricerca e lo sviluppo sono spese generali, che devono
       essere sostenute dalla società in base alla contabilità corrente e che quindi devono essere
       registrate nei conti per anno finanziario in cui sono sostenute sul giro d'affari di prodotti
       simili oppure, quando le attività di ricerca e sviluppo non riguardano un prodotto
       specifico, su tutti i prodotti. Non è stata accettata la pratica di compensare le spese per
       l'attività di ricerca e sviluppo con le entrate prodotte dai diritti di licenza.
60     Quando gli esportatori avevano un volume sufficiente di vendite remunerative, è stata
       presa in considerazione la media ponderata del profitto realizzato sulle vendite, ovvero
       su tutte le vendite quando le vendite remunerative erano superiori all'80% in volume del
       totale e unicamente delle vendite remunerative quando queste ultime erano comprese tra
       il 20% e l'80% in volume del totale. In altri casi è stata applicata la media ponderata del
       margine di profitto di tutti gli altri produttori che avevano effettuato un volume
       sufficiente di vendite remunerative. Alcuni esportatori hanno contestato questo metodo
       sostenendo che i margini di profitto così ottenuti sono eccessivamente elevati.
        L'impostazione seguita è tuttavia una conseguenza diretta dell'esame delle transazioni
       effettuate nel corso di normali operazioni commerciali di cui al punto 57 ed è conforme
        all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) punto ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88, che
        stabilisce chiaramente che il profitto utilizzato per calcolare il valore normale deve essere
        basato sulle vendite remunerative
    Valore normale per le vendite OEM
61.     Il metodo generalmente seguito per stabilire il valore normale relativo alle vendite OEM
        era identico a quello precedentemente delineato per le vendite dei prodotti di marca.
        Contrariamente alla situazione accertata al momento dell'inchiesta originale, diversi
        produttori effettuano ora vendite OEM sul mercato intemo. Quando tali vendite erano
        superiori al 5% in volume delle vendite all'esportazione nella Comunità effettuate in base
        a contratti OEM, tanto in termini generali quanto per ciascun modello comparabile, il
                                                    31
 ---pagebreak---         valore normale corrispondente è stato stabilito in base ai prezzi effettivamente pagati,
        ogni qualvolta sono state realizzate vendite remunerative in volumi sufficienti Negli altri
        casi, il valore normale è stato costruito, in base alla struttura dei costi e dei profitti dei
        produttori interessati e quando era necessario in base ai costi e ai profitti relativi alle
        vendite OEM di altri produttori. In questo ultimo caso, poiché erano disponibili dati
        utilizzabili sui costi e sui profitti di altri produttori per le vendite di fotocopiatrici sul
        mercato interno in base a contratti OEM, non è stata accolta la richiesta di un esportatore
        di utilizzare i costi e i profitti sostenuti per le proprie vendite OEM di altri prodotti nello
        stesso settore commerciale. A tal fine si è tenuto conto della successione in cui sono
        esposti i diversi metodi nell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) punto ii) del regolamento
        (CEE) n. 2423/88.
62.     Quando è stato necessario costruire i valori costruiti in base alle spese generali,
        amministrative e di vendita delle altre società, le spese per le attività di ricerca e
        sviluppo sono state inserite nei costi di fabbricazione, in modo da utilizzare le cifre
        relative alle singole società, insieme con la media ponderata delle spese generali,
        amministrative e di vendita (escluse quelle sostenute per la ricerca e lo sviluppo) di altre
        società. Questo metodo è stato considerato più attendibile del ricorso alle cifre
        corrispondenti ai costi di ricerca e sviluppo delle altre società.
    3. Prezzo d'esportazione
    Osservazioni generali
63.     Sono stati controllati i prezzi all'esportazione relativi al 70% circa delle vendite
        complessive per l'esportazione nella Comunità effettuate da ciascun esportatore. Sono
        state controllate tutte le vendite agli importatori OEM, presso le sedi degli esportatori
        oppure delle loro consociate nella Comunità responsabili di tali vendite. Per le vendite
        dei prodotti di marca, che erano state realizzate quasi esclusivamente attraverso società
        consociate stabilite nella maggior parte degli Stati membri della Comunità, è stato
        ritenuto necessario verificare una percentuale rappresentativa, negli Stati membri
        maggiori. Nel calcolo definitivo del dumping è stato quindi utilizzato un fattore di
        ponderazione correttivo per ristabilire il rapporto originale tra le vendite dei prodotti di
        marca e le vendite OEM.
64      Quando i modelli sono stati venduti in numerosi diverse configurazioni, sono state
        concordate con gli esportatori configurazione standard, che normalmente corrispondevano
        alla versione più semplice del modello in questione. La configurazione standard è stata
        quindi confrontata con i modelli venduti sul mercato intemo e, quando era necessario e
        possibile, sono stati applicati adeguamenti al valore normale del modello comparabile
        venduto sul mercato intemo.
    Situazione degli importatori
65.      È stato accertato che tre importatori che avevano affermato di essere indipendenti rispetto
         ad un esportatore erano in realtà collegati.
         Il primo caso riguardava una società, nella quale uno degli esportatori giapponesi aveva
         acquisito una partecipazione azionaria di minoranza significativa nel settembre 1991.
         Data la partecipazione azionaria sostanziale l'esportatore poteva esercitare una
                                                     32
 ---pagebreak---     considerevole influenza sull'importatore, anche perché l'acquisizione dell'esportatore era
    stata accompagnata da un programma strutturale per intensificare la cooperazione tra le
    due società. Durante la parte restante del periodo dell'inchiesta relativa al riesame, la
    cooperazione, come è stato accertato presso la sede dell'importatore non corrispondeva
    ad un normale rapporto commerciale in condizioni concorrenziali. Un aspetto
    particolarmente rilevante della cooperazione riguardava la determinazione dei prezzi delle
    fotocopiatrici nelle transazioni tra l'esportatore e l'importatore, che, almeno in un caso,
    sembrava variare in funzione del fatto che le fotocopiatrici fossero soggette o no al dazio
    antidumping, giustificando quindi il sospetto che il dazio antidumping fosse stato
    assorbito. Di conseguenza è stato considerato che fossero soddisfatti i criteri fissati
    nell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, in quanto
    esisteva tanto un'associazione quanto un accordo di compensazione in seguito ai quali
    i prezzi pagati o pagabili nelle transazioni tra l'esportatore e l'importatore non erano
    attendibili. L'importatore e le sue società consociate nella Comunità sono stati quindi
    considerati come importatori collegati ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b).
66. Per le stesse circostanze e in considerazione della conseguente qualifica di società
    col legate, l'importatore in questione non ha potuto essere considerato come un
    importatore OEM. Le vendite agli importatori OEM implicano costi sensibilmente
    inferiori dato che le attività di marketing, distribuzione e manutenzione sono effettuate
    dall'importatore stesso con la propria marca e per conto proprio. L'esportatore può quindi
    applicare prezzi inferiori che giustificano l'affermazione secondo la quale i prezzi
    all'esportazione OEM si trovano ad un diverso stadio commerciale rispetto alle vendite
    dei prodotti di marca e quindi, ai fini di un equo confronto, devono essere confrontati
    con uno stadio commerciale simile sul mercato intemo. A questo proposito l'importatore
    ha effettivamente venduto le fotocopiatrici acquistate dall'esportatore con la propria
     marca nella Comunità. Questo elemento non è tuttavia sufficiente affinché possa essere
    considerato un importatore OEM. In tal caso gli esportatori potrebbero facilmente
    ottenere che le loro consociate nella Comunità siano considerate importatori OEM,
    semplicemente vendendo i prodotti con una marca diversa, come effettivamente hanno
     fatto alcuni esportatori, secondo quanto è stato accertato nel presente riesame. Affinché
     si possa considerare che le vendite all'esportazione sono state realizzare allo stadio
     commerciale degli importatori OEM, devono essere presentati dati attendibili relativi ai
     prezzi di vendita tra l'esportatore e l'importatore e ai costi sostenuti da ciascuna parte.
     Questo criterio, per definizione, non è soddisfatto nelle transizioni tra parti collegate, ai
     sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b).
     Queste conclusioni sono state contestate dall'importatore e dall'esportatore interessati, che
     hanno sostenuto che almeno gli acquisti corrispondenti ad ordinazioni effettuati prima
     dell'acquisizione della partecipazione azionaria dell'esportatore avrebbero dovuto essere
     considerati come transazioni tra parti non collegate. Tuttavia, come risulta da quanto
     precede, dal momento dell'acquisizione i rapporti tra l'esportatore e l'importatore sono
     radicalmente mutati e i prezzi effettivamente pagati per tutte le importazioni successive,
     corrispondenti ad ordinazioni effettuate prima o dopo l'acquisizione, devono essere
     considerati inattendibili. La stessa osservazione vale per ì costi. Il fatto che la
     Commissione abbia verificato i costi e, con alcune correzioni, li abbia utilizzati per
     calcolare il prezzo all'esportazione non significa che tali costi siano stati considerati
     interamente attendibili.
                                               33
 ---pagebreak--- 67      Le stesse considerazioni sono valide, in misura ancora maggiore, per il secondo
        importatore Nel periodo dell'inchiesta relativa al riesame, uno degli esportatori
        giapponesi aveva una partecipazione di maggioranza in tale società. Di conseguenza, i
        prezzi tra l'esportatore e l'importatore e i costi sostenute da ciascuna parte sono stati
        considerati inattendibili Anche se l'importatore ha venduto nella Comunità le
        fotocopiatrici importati dall'esportatore in questione con la propria marca, la marca stessa
        è effettivamente controllata dall'esportatore. L'importatore non è stato quindi considerato
        come una società OEM.
68      Nel settembre 1991, la sede centrale europea di uno degli esportatori giapponesi ha
        assunto una partecipazione azionaria di minoranza significativa in una terza società, il
        cui nome è stato modificato in funzione della marca commercializzata dall'esportatore.
         Analogamente a quanto era stato osservato per il primo importatore, secondo la
        Commissione, data l'entità della partecipazione azionaria, l'esportatore poteva vincolare
        o controllare l'attività dell'importatore.
         Nella visita di controllo presso l'importatore è stato inoltre osservato che la società
         riceveva sostegno dall'esportatore riguardo alla pubblicità. E stato quindi considerato che
        anche in questo caso, data l'esistenza di un'associazione o di un accordo di
         compensazione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE)
         n. 2423/88 i prezzi di vendita e la ripartizione dei costi tra l'importatore e l'esportatore
         in questione non erano attendibili.
     Dati disponibili
69       La visita che era stata prevista presso la consociata europea di un esportatore giapponese
         non è stata effettuata, dato che la società non ha comunicato in tempo le necessarie
         informazioni sulla sua struttura dei costi. Di conseguenza, la Commissione non ha potuto
         stabilire i costi sostenuti dalla società riguardo alle vendite ai primi acquirenti
         indipendenti realizzate dalle altre consociate dello stesso gruppo le cui sedi erano state
         visitate. Dalle scarse informazioni di cui disponeva la Commissione risultava tuttavia che
         la società aveva svolto funzioni a favore delle altre società consociate, comprendenti la
         raccolta e la divulgazione di informazioni di mercato, la prestazione di assistenza di
         marketing, l'unificazione di pratiche contabili, servizi di consulenza legale, pubblicità a
         livello europeo, prestazione di servizi finanziari, nonché assistenza alle attività di
         sviluppo e di adeguamento dei prodotti al mercato. In mancanza di informazioni più
         attendibili e verificate, è stato necessario utilizzare i dati disponibili, a norma dell'articolo
         7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, nella fattispecie le spese
         generali amministrative e di vendita indicate nei conti della società sottoposti a revisione,
         per stabilire i costi sostenuti per la prestazione di tali servizi ed eventualmente di attività
         simili.
     Prezzo all'esportazione relativo agli importatori collegati
 70.      I prezzi all'esportazione relativi agli importatori collegati sono stati calcolati rispetto ai
         prezzi di vendita ai primi acquirenti indipendenti nella Comunità, dopo la detrazione
          degli sconti e delle riduzioni direttamente collegati (comprese le forniture gratuite). Da
          questi prezzi sono stati dedotti tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e un
          adeguato margine di profitto, pari al 5%. Ai fini della determinazione di un margine di
          profitto adeguato non è stato possibile utilizzare i profitti accertati per gli importatori
                                                     34
 ---pagebreak---       indipendenti, in primo luogo per il fatto che pochi importatori indipendenti hanno
      risposto al questionano e tra questi è stato controllato il margine di profitto di un unico
      importatore che effettuava una percentuale limitata delle importazioni complessive dal
      Giappone. In secondo luogo è stato stabilito che i margini di profitto degli importatori
      indipendenti erano artificialmente bassi, conformemente alla generale depressione dei
      prezzi esaminata nei punti seguenti per le fotocopiatrici vendute nella Comunità, in
      seguito alla concorrenza esercitata dalle importazioni oggetto di dumping dei prodotti di
      marca giapponese che erano venduti attraverso le società consociate nella Comunità. In
      mancanza di dati attendibili sul profitto degli importatori indipendenti, la Commissione
      ha considerato che un margine di profitto del 5% fosse il livello minimo nel corso di
      normali operazioni commerciali, in considerazione della prassi seguita dalla Commissione
      in altri casi e in particolare nell'inchiesta originale. Come è stato chiesto dagli esportatori,
      è stato utilizzato un unico margine di profitto sempre del 5%, indipendentemente dal
      numero di società consociate effettivamente operanti nel canale di vendita.
71    Le fotocopiatrici vendute ai rivenditori a un prezzo inferiore ai fini di dimostrazione sono
      state inserite nelle transazioni utilizzate per calcolare il dumping, dato che il costo delle
       dimostrazioni dovrebbe normalmente essere sostenuto dal rivenditore stesso. Il
      deprezzamento delle scorte, comprendente i prodotti mancanti o rubati oppure i prodotti
       danneggiati o obsoleti destinati alla distruzione, è stato considerato come un costo
       sostenuto tra l'importazione e la rivendita. Quando le scorte di fotocopiatrici non sono
       state svalutate, bensì vendute, le transazioni in questione sono state inserite nel calcolo
       del dumping.
   Prezzo all'esportazione per gli importatori indipendenti
72     I prezzi all'esportazione ad importatori indipendenti, normalmente acquirenti OEM, sono
       stati calcolati in base ai prezzi effettivi delle transazioni, dopo la detrazione degli sconti
       e delle riduzioni direttamente collegati (comprese le forniture gratuite). Le compensazioni
       versate agli acquirenti OEM per le fluttuazioni svantaggiose del tasso di cambio in
       rapporto con la vendita di fotocopiatrici sono state considerate come sconti. Quando le
       società consociate degli esportatori nella Comunità hanno sostenuto costi relativi a queste
       vendite, svolgendo alcune attività che normalmente sono sostenute dall'importatore (per
       esempio assistenza pubblicitaria) oppure assumendo una funzione simile a quella di un
       agente di rispedizione, sono stati dedotti i costi pertinenti e un adeguato margine di
       profitto, a norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n.
       2423/88. A questo proposito è stato applicato lo stesso margine di profitto del 5% per
       tutte le vendite realizzate attraverso gli importatori indipendenti, in base al metodo di
       utilizzare lo stesso margine di profitto indipendentemente dal numero di società
       consociate coinvolte Un esportatore ha osservato che questa percentuale era
       relativamente elevata per le vendite agli importatori OEM. Lo stesso esportatore tuttavia,
       nell'inchiesta originale, aveva chiesto di utilizzare un'unica percentuale di profitto
       indipendentemente dal numero di società consociate operanti nel canale di vendita. È
       stato considerato che la detrazione di un margine del 5% per tener conto di un margine
       di profitto adeguato, non fosse elevata rispetto alle vendite negli Stati membri in cui
       operano due o tre società consociate, nonché riguardo alle vendite agli utilizzatori finali,
       che implicavano una catena integrata di distribuzione. La Commissione ha concluso,
       pertanto, che il metodo seguito era corretto.
                                                   35
 ---pagebreak---     4 Confronto
73.   I prezzi all'esportazione e il valore normale sono stati confrontati allo stesso stadio
      commerciale. Le vendite per l'esportazione a società OEM sono state confrontate con la
      media ponderata del valore normale delle vendite OEM sul mercato intemo. I prezzi
      all'esportazione relativi ai prodotti di marca, che in quasi tutti i casi sono stati costruiti,
      sono stati confrontati con la media ponderata del valore normale delle vendite dei
      prodotti di marca attraverso tutti i canali sul mercato interno, dato che non era possibile
      distinguere chiaramente i singoli canali di vendita. Non erano quindi disponibili elementi
      di prova in base ai quali si potesse concludere che un canale di vendita era più adatto
      di un altro ai fini del confronto con le vendite per l'esportazione.
74    Quando sono stati presentati sufficienti elementi di prova, sono stati applicati
      adeguamenti per tener conto delle differenze inerenti alle caratteristiche fìsiche e alle
      spese di vendita. Non sono stati chiesti adeguamenti per eventuali differenze inerenti agli
      oneri all'importazione e alle imposte indirette. Per quanto riguarda le remunerazioni del
      personale di vendita, sono state dedotte unicamente le retribuzioni versate al personale
      impegnato a tempo pieno nelle operazioni di vendita diretta delle fotocopiatrici, senza
      tener conto del personale che esercitava parzialmente o a tempo pieno funzioni
      amministrative, né del personale responsabile dei servizi di assistenza e di sostegno.
      Questo metodo è conforme alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera e), punto
       v) del regolamento (CEE) n. 2423/88, che stabilisce che si può effettuare una detrazione
       unicamente per il personale impiegato a tempo pieno nelle attività di vendita diretta.
       Quando è stato accertato che i venditori di fotocopiatrici si occupavano anche della
       vendita di altri prodotti o servizi, si è tenuto conto del giro d'affari corrispondente per
       calcolare la detrazione percentuale relativa alle fotocopiatrici.
       La detrazione complessiva per il valore normale è stata calcolata in forma di importo
       assoluto per modello e per unità venduta. L'importo assoluto, corrispondente ai costi
       deducibili effettivamente sostenuti per unità, è stato quindi dedotto dal valore normale
       calcolato per il modello in questione.
5. Margini di dumping
 75    I margini di dumping sono stati calcolati come l'importo totale assoluto del dumping
       sulle vendite all'importazione verificate diviso per il valore complessivo CIF dichiarato
       alla dogana di tutte le importazioni verificate, comprese anche quelle non oggetto di
       dumping. I margini di dumping per le vendite dei prodotti di marca (verificati solo in
       parte) e per le vendite OEM (verificate interamente) sono stati ponderati per tener conto
       del rapporto effettivo in termini di valore CIF tra questi due tipi di vendite
       all'esportazione. A questo proposito, il margine accertato per la parte verificata delle
       vendite dei prodotti di marca è stato considerato rappresentativo di tutte le vendite di
       questo tipo.
 76.   Per gli importatori collegati, il dazio antidumping in vigore è stato dedotto a titolo di
       costo sostenuto tra l'importazione e la rivendita, a norma dell'articolo 2, paragrafo 8,
       lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Per le fotocopiatrici aventi una velocità
       superiore a 75 copie al minuto, che non erano soggette al dazio antidumping, non è stata
        applicata questa detrazione. I margini di dumping coi calcolati erano compresi tra il
                                                  36
 ---pagebreak---         21,5% e l'83,9% Per ciascun esportatore interessato questi margini erano sensibilmente
        superiori alle aliquote del dazio antidumping corrispondente istituito in seguito
        all'inchiesta originale La media ponderata del margine di dumping era del 41,0%.
77.     Gli effetti di tale livello di dumping sul mercato comunitario non erano assolutamente
        compensati dal dazio antidumping in vigore. Quando, per valutare l'efficacia del dazio
        antidumping in vigore, l'aliquota corrispondente non è stata dedotta a titolo di costo nei
        confronti degli importatori collegati ed è stata aggiunta al prezzo all'esportazione per gli
        importatori indipendenti, la media ponderata del margine di dumping sul mercato
        comunitario era ancora del 28,8%, con percentuali individuali comprese tra il 13,5% e
        il 74,4%.
78.     In conclusione, dal riesame risulta che in seguito all'istituzione del dazio antidumping
        gli esportatori non hanno aumentato i propri prezzi in misura sufficiente per eliminare
         il dumping, né sono stati eliminati gli effetti delle pratiche di dumping sul mercato
        comunitario. In considerazione degli elevati margini di dumping riscontrati nell'inchiesta
         di riesame, è stato considerato che, se il dazio in vigore dovesse scadere, il dumping
         continuerebbe con gli stessi margini oppure ad un livello ancora superiore. È molto
         probabile che l'abolizione del dazio antidumping provochi un ulteriore aumento del
         livello del dumping, in quanto la diminuzione dei costi per gli esportatori che vendono
         nella Comunità attraverso importatori collegati potrebbe avere come risultato una nuova
         diminuzione dei prezzi.
G. NUOVO PREGIUDIZIO
     1. Effetti delle importazioni oggetto di dumping dal Giappone
79        Nonostante il dazio antidumping in vigore, gli esportatori giapponesi, che operavano
         quasi esclusivamente attraverso importatori collegati, nel periodo dell'inchiesta relativo
         al riesame vendevano sul mercato comunitario le fotocopiatrici importate dal Giappone
          a prezzi inferiori a quelli dell'industria comunitaria di un margine del 26%, in media
         ponderata. Il volume di queste vendite, nonostante un calo significativo, era ancora pari
          al 26% del numero complessivo di unità vendute nella Comunità. Dato che le
          fotocopiatrici sono un prodotto maturo, con differenze tecniche relativamente limitate tra
          i diversi fabbricanti, i prezzi incidono in misura significativa sulla scelta dell'acquirente.
          È quindi evidente che un volume talmente elevato di importazioni a bassi prezzi ha avuto
          conseguenze negative sui risultati economici dell'industria comunitaria, che si sono
          manifestate con una redditività insufficiente, nonché con la diminuzione della quota di
          mercato e con il calo della produzione.
 80.      L'eventuale attenuazione del pregiudizio che avrebbe potuto derivare dalla progressiva
          diminuzione della quota di mercato delle fotocopiatrici giapponesi è stata annullata dal
          fatto che il pregiudizio si è aggravato in termini di modelli. Nel periodo dell'inchiesta
          originale, la maggior parte delle importazioni dal Giappone riguardava le piccole
          fotocopiatrici. Gli esportatori giapponesi avevano quindi una quota di mercato consistente
          espressa in unità, ma il pregiudizio provocato da queste importazioni era limitato dal
           fatto che la Océ e la Rank Xerox producevano tradizionalmente le macchine di maggiori
           dimensioni e che per questi modelli i costruttori comunitari si trovavano ancora in una
           situazione favorevole a livello tecnico e sul mercato, con una redditività sufficiente. In
           seguito, tuttavia, quasi tutti gli esportatori giapponesi hanno trasferito una parte
                                                    37
 ---pagebreak---     sostanziale della produzione di piccole fotocopiatrici (in particolare modelli maturi
    relativamente semplici) nella Comunità o in altri paesi terzi e hanno esportato nella
    Comunità i modelli più sofisticati dei segmenti 4, 5 e 6 di cui era stata avviata la
    produzione in Cìiappone. Per i segmenti 4 e 5 è stato determinato un margine di
    sottoquotazione che, in media ponderata era il doppio di quello corrispondente ai
    segmenti 1-3 (38% rispetto al 19%). In questi segmenti, quindi, le importazioni dal
    Giappone hanno esercitato una forte pressione sui prezzi, sulla redditività e sulla quota
    di mercato dell'industria comunitaria. Per esempio, per quanto riguarda le fotocopiatrici
    del segmento 4 (che possono produrre da 45 a 59 copie al minuto) la quota di mercato
    dell'industria comunitaria nella Comunità è scesa dal 64,4% nel 1988 al 42,1% nel
    periodo dell'inchiesta relativa al riesame, con una diminuzione del 22,3%. La maggior
    parte delle fotocopiatrici del segmento 4 e tutte quelle del segmento 5 in concorrenza con
    le fotocopiatrici dell'industria comunitaria del segmento 4 erano di produzione
    giapponese.
81. In considerazione dell'aggressiva politica dei prezzi che gli esportatori giapponesi hanno
    applicato quando era in vigore il dazio, appare molto probabile che la sottoquotazione
    e la depressione dei prezzi provocate dalle importazioni oggetto di dumping dal
    Giappone si aggravino qualora il dazio dovesse scadere. Gli esportatori giapponesi infatti
    userebbero almeno una parte della riduzione dei costi di cui beneficerebbero ì loro
    importatori collegati in seguito alla scadenza del dazio antidumping per ridurre
    ulteriormente i prezzi di vendita nella Comunità. Questa situazione appare ancora più
    probabile per il fatto che l'introduzione di prezzi inferiori da parte di uno solo dei
    principali operatori sul mercato, per un prodotto molto sensibile al prezzo, eserciterebbe
    una grande pressione sugli altri operatori che sarebbero indotti a fare altrettanto, con la
    conseguente intensificazione della concorrenza sui prezzi, che sarebbe ancora più
    dannosa di quella attuale. Le conseguenze di una nuova riduzione dei prezzi sarebbero
    molto gravi per l'industria comunitaria, dato che le fotocopiatrici sono l'elemento
    principale dell'attività di ciascun produttore e da esse si dovrebbero ottenere i profitti
    necessari per finanziare gli investimenti richiesti affinché l'azienda possa operare
    efficacemente a medio termine. Qualche società potrebbe decidere di cessare la
    produzione e di diventare un acquirente OEM di fotocopiatrici, realizzando profitti
    unicamente sui servizi e sulle forniture, come già sono stati costretti a fare in passato
    altri produttori comunitari. Le società comunitarie potrebbero inoltre sostituire una parte
    della gamma dei modelli di produzione propria con acquisti OEM. L'esperienza di questi
     ultimi anni ha dimostrato che alcune parti della produzione dell'industria comunitaria,
    particolarmente nei segmenti inferiori, ha dovuto essere sacrificata quando le perdite sono
     diventate troppo gravi. Data l'aggressiva politica dei prezzi degli esportatori giapponesi
     nei segmenti superiori è ora minacciata anche la produzione dei modelli corrispondenti.
82.  Per quanto riguarda il volume delle importazioni, nel periodo dell'inchiesta relativo al
     riesame, la situazione economica in Giappone si è deteriorata, la domanda ha subito un
     rallentamento e le scorte sono aumentate del 65%, raggiungendo un livello di 300 000
     unità, superiore al volume annuo delle esportazioni nella Comunità nel periodo
     dell'inchiesta. Anche l'utilizzazione degli impianti ha subito una flessione. La scadenza
     dei dazi offrirebbe un incentivo all'aumento delle esportazioni dal Giappone nella
     Comunità, a prezzi che potrebbero coprire al massimo i costi di produzione variabili,
     eventualmente anche ricorrendo alla chiusura degli impianti nella Comunità per
     migliorare l'utilizzazione degli impianti in Giappone. Se i dazi dovessero scadere, le
     importazioni dal Giappone, che attualmente tendono a diminuire potrebbero recuperare
                                              38
 ---pagebreak---        i livelli precedenti o addirittura aumentare. Una situazione di questo tipo sarebbe ancora
       più probabile se nei prossimi anni lo yen dovesse svalutarsi rispetto alle valute europee.
       Questa circostanza non può essere esclusa, data l'instabilità dei cambi.
    2. Altri elementi assertivamente causa di pregiudizio
83.    La Commissione ha esaminato se la situazione critica dell'industria comunitaria potesse
       essere provocata dalla diminuzione della domanda di fotocopiatrici sul mercato della
       Comunità. Questa ipotesi non è stata confermata, dato che tra il 1988 e il periodo
       dell'inchiesta relativo al riesame il mercato comunitario delle fotocopiatrici ha avuto
       un'espansione del 24%. Nello stesso periodo, tuttavia, le vendite dell'industria
       comunitaria sono scese dell'1% e la relativa quota di mercato è diminuita dal 15,4% al
        12,4%.
84.    È stata inoltre considerata infondata l'affermazione di alcuni esportatori, secondo la quale
       la situazione critica dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta relativo al
       riesame era dovuta alla recessione economica nella Comunità. La recessione economica
       nella Comunità, fatta eccezione per il Regno Unito, è iniziata soltanto nella seconda metà
       del 1992, dopo la fine del periodo dell'inchiesta. Quindi il consumo complessivo di
       fotocopiatrici, che è diminuito del 10% circa dopo la fine del periodo dell'inchiesta, era
       sensibilmente aumentato tra il 1988 e il periodo dell'inchiesta ed è rimasto stabile nel
       corso di quest'ultimo. La parte della domanda che si è eventualmente spostata verso le
       fotocopiatrici di seconda mano non avrebbe dovuto danneggiare l'industria comunitaria,
       che è attivamente presente in questo mercato (come gli intermediari dei produttori
       giapponesi) Inoltre la redditività dell'industria comunitaria nella Comunità per i prodotti
       e ì servizi, escluse le fotocopiatrici, è diminuita da un indice 100 nel 1988 a 76 nel
       periodo dell'inchiesta relativo al riesame, mentre per le vendite di fotocopiatrici la
       flessione è stata molto più marcata, da un indice 100 nel 1988 a 24 nel periodo
       dell'inchiesta relativo al riesame. Si può quindi ritenere che le vendite di fotocopiatrici
       da parte dell'industria comunitaria fossero soggette ad una pressione supplementare
        proveniente da fattori diversi dalle condizioni economiche generali. Alcuni esportatori
       hanno affermato che i risultati relativamente migliori della redditività globale potevano
        essere dovuti al fatto che i clienti rinviavano la sostituzione delle rispettive macchine e
        quindi spendevano maggiormente per i servizi di manutenzione. Dato che, tuttavia, come
        risulta da quanto precede, tra il 1988 e il periodo dell'inchiesta le vendite di
        fotocopiatrici nella Comunità sono aumentate del 24%, l'affermazione secondo la quale
        i clienti avrebbero rinviato l'acquisto di nuove macchine appare infondata.
85.     Alcuni esportatori hanno sostenuto che anche le fotocopiatrici prodotte da società
        giapponesi nella Comunità e in paesi terzi hanno provocato pregiudizio all'industria
        comunitaria e che la Commissione avrebbe dovuto quantificare quale parte del
        pregiudizio fosse attribuibile a ciascuna causa. A questo proposito si può osservare che
        le vendite nella Comunità delle fotocopiatrici prodotte da imprese giapponesi situate nella
        Comunità o in paesi terzi non erano oggetto del presente riesame e che quindi la
        possibilità di ottenere informazioni pertinenti era limitata. Nessun esportatore giapponese
        ha inoltre comunicato informazioni sul livello di pregiudizio che le fotocopiatrici
        prodotte in altri paesi terzi e nella Comunità avrebbero provocato all'industria
        comunitaria. È stato tuttavia considerato che probabilmente ì prezzi delle fotocopiatrici
        che le società giapponesi fabbricano nella Comunità oppure in altri paesi terzi, per essere
        successivamente importate, non sono sostanzialmente diversi dai prezzi delle
                                                  39
 ---pagebreak---    fotocopiatrici importate dal Giappone, dato che nella Comunità non sarebbe possibile
   applicare prezzi sensibilmente diversi per fotocopiatrici simili prodotte dallo stesso
   costruttore In queste circostanze è stato considerato probabile che le fotocopiatrici di
   origine non giapponese vendute dalle società giapponesi abbiano contribuito al
   pregiudizio subito dall'industria comunitaria. È stato inoltre osservato che la parte del
   mercato comunitario ottenuta dalle fotocopiatrici di origine non giapponese è
   costantemente aumentata e che nel periodo dell'inchiesta relativa al riesame la
   corrispondente quota di mercato era del 61,8% (costituita per il 12,8% da importazioni
   da paesi terzi diversi dal Giappone e per il 49% dalle vendite stimate di fotocopiatrici
   prodotte da società giapponesi nella Comunità).
   È stato comunque considerato che le importazioni dal Giappone, con una quota di
   mercato del 26% e un livello di sottoquotazione del 26%, fossero di per se stesse una
   causa significativa della situazione critica dell'industria comunitaria. Per difendere la
   propria quota di mercato nei confronti di un volume rilevante di importazioni a prezzi
   eccessivamente bassi, l'industria comunitaria è stata costretta a ridurre i suoi prezzi sino
   ad un livello insufficiente di redditività sulle vendite di fotocopiatrici. Anche se
   fotocopiatrici di altra origine sono state vendute dalle società giapponesi a prezzi
   altrettanto bassi, rimane comunque il fatto che anche in mancanza di tali vendite
   l'industria comunitaria avrebbe dovuto adeguarsi ai prezzi delle importazioni dal
   Giappone, che erano vendute in volumi considerevoli. Queste importazioni, considerate
   isolatamente, erano sufficienti per provocare la depressione dei prezzi e l'insufficiente
   redditività dell'industria comunitaria. Come risulta da quanto precede, queste importazioni
   erano anche la causa principale della grave perdita della quota di mercato dell'industria
   comunitaria relativa alle fotocopiatrici del segmento 4 e l'unica causa della perdita delle
   vendite dell'industria comunitaria nel segmento 6, dato che tutte le fotocopiatrici dei
   segmenti 5 e 6 e la maggior parte di quelle del segmento 4 immesse sul mercato
   comunitario dalle società giapponesi nel periodo dell'inchiesta relativa al riesame erano
   originarie del Giappone. Per gli altri segmenti le importazioni dal Giappone hanno
   contribuito, probabilmente con le fotocopiatrici di origine diversa, alla perdita della quota
   di mercato e alla mancanza di redditività dell'industria comunitaria.
   A norma dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, le autorità
   comunitarie non possono attribuire alle importazioni oggetto di dumping i pregiudizi
   causati da altri fattori. Questa condizione è tuttavia soddisfatta quando si dimostra, come
   risulta da quanto precede, che le importazioni oggetto di dumping, considerate
   isolatamente, sono state la causa indipendente della situazione economica critica
   dell'industria comunitaria, anche se altri fattori possono avervi contribuito. Anche
   nell'ipotesi che le importazioni da altri paesi terzi e le vendite degli impianti di
   produzione giapponesi nella Comunità hanno contribuito alla situazione precaria
    dell'industria comunitaria, rimane inalterato il fatto che le importazioni oggetto di
    dumping dal Giappone, considerate complessivamente, sono la causa della difficile
    situazione economica in cui si trova l'industria comunitaria.
86  Per quanto riguarda l'argomentazione secondo la quale l'industria comunitaria sarebbe la
    causa del pregiudizio da essa subito avendo importato e venduto nella Comunità
    fotocopiatrici originarie del Giappone, è già stato osservato che nel periodo dell'inchiesta
    relativa al riesame il numero di fotocopiatrici importate dal Giappone dall'industria
    comunitaria e rivendute nella Comunità è nettamente diminuito rispetto al periodo
    dell'inchiesta originale. La percentuale di fotocopiatrici importate dal Giappone
                                             40
 ---pagebreak---        dall'industria comunitaria e rivendute nella Comunità nel periodo dell'inchiesta relativa
       al riesame è inferiore all'1% della produzione propria di fotocopiatrici (ìli eventuali
       effetti negativi di queste importazioni sulla situazione dell'industria comunitaria possono
       quindi essere ignorati.
       Anche se il quantitativo di fotocopiatrici importate dal Giappone dall'industria
       comunitaria era molto ridotto, è opportuno precisare che il fatto di acquistare una parte
       della gamma dei prodotti da altri costruttori rientra attualmente nella normale strategia
       commerciale dell'industria delle fotocopiatrici, compresi i produttori giapponesi. La
       decisione di vendere nella Comunità fotocopiatrici oggetto di dumping originarie del
       Giappone, che comunque riguarda la Océ ma non gli altri due produttori comunitari, può
       essere considerata come una legittima azione di autodifesa di fronte alla necessità di
        vendere sul mercato comunitario in concorrenza con altre importazioni oggetto di
        dumping dal Giappone. Se non avesse adottato questa soluzione, la Océ avrebbe
       probabilmente subito un pregiudizio ancora più grave sulle fotocopiatrici di produzione
       propria, dato che avrebbe perso numerosi clienti che richiedevano una gamma completa
        di fotocopiatrici, dalle più piccole a quelle di dimensioni maggiori.
    3.  Conclusione
87      Alla luce di quanto precede e in particolare della risultanza secondo la quale, nonostante
        il dazio antidumping in vigore, volumi significativi di importazioni oggetto di dumping
        dal Giappone sono stati venduti sul mercato comunitario a prezzi molto bassi, con un
        grave pregiudizio per l'industria comunitaria, è stato concluso che se il dazio
        antidumping in vigore dovesse scadere le importazioni oggetto di dumping dal Giappone
        provocherebbero nuovamente un notevole pregiudizio.
    H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
    1. Aspetti generali
88      L'obiettivo generale delle misure antidumping è di eliminare gli effetti di distorsione dei
        flussi commerciali dovuti alle pratiche di dumping per ripristinare condizioni di
        concorrenza effettive sul mercato comunitario. Questo obiettivo corrisponde pienamente
        all'interesse della Comunità, tanto sul piano della politica generale quanto in termini di
        interessi dei produttori e dei consumatori comunitari.
    2. Conclusioni dell'inchiesta originale
89.     Riguardo al caso specifico delle importazioni oggetto di dumping di fotocopiatrici
        originarie del Giappone, nell'inchiesta originale sono stati ampiamente esaminati gli
        interessi dei produttori, dei consumatori e degli importatori indipendenti (principalmente
        OEM) nella Comunità, quali l'Agfa Gevaert. Era stato allora concluso che l'interesse
         della Comunità a mantenere un'industria comunitaria operativa in grado di sostenere la
         concorrenza delle importazioni dal Giappone a condizioni leali era nettamente superiore
         all'interesse a breve termine dei consumatori, che beneficiavano, almeno per un certo
         periodo, di prezzi eccessivamente bassi dovuti alla concorrenza sleale e all'interesse degli
         importatori OEM che distribuivano con la propria marca importazioni oggetto di
         dumping dal Giappone a detrimento delle vendite di fotocopiatrici prodotte dall'industria
         comunitaria. Per quanto riguarda gli importatori OEM è stato considerato che l'interesse
                                                 41
 ---pagebreak---         della Comunità per un'industria comunitaria che produce e distribuisce fotocopiatrici, a
        parità di condizioni, è superiore all'interesse per le società europee che essenzialmente
        distribuiscono con la propria marca fotocopiatrici prodotte in Giappone.
    3. Risultanze del riesame
    Interesse della Comunità riguardo alla produzione di fotocopiatrici
90.     L'interesse della Comunità a mantenere in attività l'industria comunitaria della
        fotocopiatura è comunque aumentato rispetto al periodo dell'inchiesta originale. È stato
        stimato che circa 23 000 persone sono occupate nella Comunità nelle attività di
        fabbricazione, distribuzione, servizi di assistenza e vendita delle fotocopiatrici prodotte
        dall'industria comunitaria. Le operazioni di fabbricazione occupano 12 000 persone
        (compreso il personale a tempo pieno delle aziende comunitarie che forniscono pezzi e
         sottoinsiemi ai produttori comunitari di fotocopiatrici). Anche se la tecnologia si può
         considerare matura, il processo di produzione è ancora molto complesso e sofisticato, in
         quanto richiede competenze tecniche in settori diversi quali chimica, ottica, elettronica,
         meccanica e informatica. Le fotocopiatrici attuali rappresentano inoltre un punto di
         partenza tecnologicamente rilevante per la produzione di copiatrici digitali, stampanti e
         fax, nonché per la nuova generazione di macchine per ufficio polivalenti e collegate che
         saranno introdotte nei prossimi anni.
91       Inoltre, dopo l'istituzione delle misure antidumping nel 1986, quasi tutti i produttori
         giapponesi hanno stabilito impianti di produzione nella Comunità oppure ampliato quelli
         già operanti. Di conseguenza, la produzione giapponese di fotocopiatrici nella Comunità,
         che nel 1984 era inferiore a 50 000 unità, è aumentata sino a 643 719 unità nel periodo
         dell'inchiesta relativo al riesame. I dazi antidumping, anche se non sono stati l'unico
         motivo del sostanziale aumento della produzione giapponese nella Comunità, hanno
         indubbiamente avuto un'incidenza significativa. In seguito all'insediamento dei nuovi
         stabilimenti, si è creata nella Comunità una vasta attività produttiva di forniture che
         molto probabilmente occupa più persone delle aziende giapponesi stesse o delle imprese
         che riforniscono l'industria comunitaria, nelle quali lavorano a tempo pieno 6 000
         persone.
         Come già si è detto, se i dazi antidumping dovessero scadere i produttori giapponesi
         sarebbero indotti a ridurre la produzione nella Comunità per utilizzare le ingenti scorte
         accumulate in Giappone e per migliorare l'utilizzazione degli impianti giapponesi. Questa
         decisione sarebbe particolarmente giustificata per le fotocopiatrici di maggiori
         dimensioni, che potrebbero essere fomite su tutti i mercati mondiali a partire dal
         Giappone. Inoltre, la scadenza dei dazi in presenza di un margine di dumping elevato
         sarebbe probabilmente interpretata dai produttori giapponesi come una forma di
         disinteresse da parte delle autorità comunitarie riguardo alla sopravvivenza dell'industria
          della fotocopiatura nella Comunità. Di conseguenza acquisterebbero un maggiore rilievo
          i vantaggi economici derivanti dalla possibilità di trasferire la produzione di
          fotocopiatrici piccole e relativamente semplici, che attualmente le società giapponesi
          effettuano in gran parte nella Comunità, in paesi terzi con un basso costo del lavoro. Si
          realizzerebbero quindi le condizioni in cui le considerazioni inerenti al rapporto
          costo/benefici annullerebbero anche le considerazioni di carattere strategico relative al
          mantenimento di un'attività produttiva nei principali mercati globali. Almeno un
          roduttore giapponese, tra l'altro, pur non avendo alcun impianto produttivo nella
                                                  42
 ---pagebreak---         Comunità, esercita una forte concorrenza sul mercato comunitario con fotocopiatrici
        prodotte con bassi costi di lavoro in un paese terzo. Se questa tendenza dovesse
        diffondersi, l'attività produttiva delle società giapponesi nella Comunità sarebbe a termine
        considerevolmente ridotta. La decisione di chiudere diversi impianti, se non tutti gli
        impianti, di produzione oppure di trasformarli per destinarli alla fabbricazione di altri
        prodotti sarebbe di per se stessa sufficientemente grave. Sarebbero tuttavia
        particolarmente colpite le numerose piccole e medie imprese comunitarie che forniscono
        attualmente i componenti per le operazioni di assemblaggio degli stabilimenti giapponesi.
        Il fatto che gli stabilimenti giapponesi dipendano in misura rilevante da fornitori estemi,
        con un investimento di capitale minimo in impianti di assemblaggio, implicherebbe una
        diminuzione dei loro costi variabili se decidessero di cessare l'attività nella Comunità.
    Interesse degli importatori
92.     Alcuni importatori hanno affermato di essere stati danneggiati dal dazio antidumping,
        poiché non hanno potuto trasferire interamente o in parte questo costo ai consumatori
        e quindi hanno subito il calo della redditività e hanno dovuto ridurre il personale. È
        evidente che l'istituzione di dazi antidumping non avvantaggia gli importatori, che
        devono pagare il dazio e quindi non possono più applicare prezzi inferiori a quelli
        dell'industria comunitaria, come facevano in precedenza, con importazioni oggetto di
        dumping. L'istituzione di dazi antidumping ha precisamente l'obiettivo di creare migliori
         condizioni di vendita per l'industria comunitaria rispetto a quelle degli importatori che
         vendono prodotti oggetto di dumping. È stato inoltre osservato che l'affermazione è stata
         fatta dagli importatori che, come l'Agfa Gevaert, vendono con la propria marca nella
         Comunità le fotocopiatrici acquistate in Giappone. La redditività di queste società è stata
        probabilmente altrettanto danneggiata dalla tendenza dei rispettivi fornitori giapponesi
         ad espandere la rete di vendita dei loro prodotti di marca nella Comunità, a detrimento
         delle vendite dei prodotti commercializzati con la marca dell'importatore. Per quanto
         riguarda l'occupazione nelle attività di vendita e nei servizi è probabile che la perdita di
         posti di lavoro presso gli importatori sia stata compensata dalla creazione di nuovi posti
         di lavoro nell'industria comunitaria oppure nelle società di vendita collegate ai produttori
         giapponesi, con un trasferimento all'interno della Comunità. Per quanto riguarda le
         attività di produzione, invece, come risulta da quanto è stato esposto in precedenza, la
         perdita di posti di lavoro nella Comunità sarebbe netta qualora i dazi dovessero scadere.
         L'importatore Agfa Gevaert ha inoltre affermato che le misure antidumping sulle
         fotocopiatrici originarie del Giappone avrebbero pregiudicato i suoi investimenti diretti
         in Giappone. In seguito alle verifiche è stato tuttavia stabilito che la società non aveva
         effettuato investimenti diretti in questo settore.
    Interesse dei consumatori comunitari
93       È stato stimato che, dall'istituzione dei dazi nell'agosto 1986 sino alla fine del periodo
         dell'inchiesta, sulle importazioni di fotocopiatrici dal Giappone sono stati riscossi dazi
         antidumping per un importo di 500 milioni di ECU. In considerazione tuttavia degli
         effetti ancora esercitati dal dumping sul mercato della Comunità e dei considerevoli
         margini di sottoquotazione accertati, si può dedurre che una parte considerevole di questo
         importo non sia stata trasferita ai consumatori.
                                                    43
 ---pagebreak--- 94.  Se i dazi dovessero scadere, i consumatori potrebbero essere avvantaggiati in quanto gli
     esportatori e gli importatori indipendenti potrebbero decidere di utilizzare la diminuzione
     dei costi per ridurre ulteriormente i prezzi di rivendita nella Comunità delle fotocopiatrici
     importate dal Cìiappone. Se il mantenimento del dazio non dovesse provocare alcuna
     variazione di prezzi, la situazione rimarrebbe quella descritta nel punto precedente. Se
     il mantenimento del dazio provocasse un aumento dei prezzi applicati ai consumatori
     corrispondente all'intero importo del dazio, a condizione che il volume delle importazioni
     rimanga invariato e che i prezzi dei prodotti non importati dal Giappone non aumentino,
     i costi stimati per i consumatori sarebbero pari a 42,5 milioni di ECU all'anno. Questa
     cifra è stata ottenuta in base ad una media ponderata del dazio antidumping del 16,3%
     per tutti gli esportatori soggetti all'inchiesta, moltiplicata per il valore in dogana
     complessivo delle fotocopiatrici importate dal Giappone nel 1994, pari a 260,8 milioni
     di ECU. Tale aumento del prezzo delle fotocopiatrici importate dal Giappone appare
     tuttavia alquanto improbabile, dato che il dazio rimarrà al livello precedente. Un
     eventuale aumento dei prezzi delle fotocopiatrici originarie del Giappone provocherebbe
     probabilmente la loro sostituzione, totale o parziale, con i prodotti di diversa origine, a
     favore delle vendite dell'industria comunitaria o delle vendite di fotocopiatrici prodotte
     da società giapponesi nella Comunità o nei paesi terzi. L'industria comunitaria
     probabilmente approfitterà del periodo di tregua così creato per aumentare i volumi di
     vendita piuttosto che per aumentare i prezzi di tutto il margine possibile. I produttori
     giapponesi non avrebbero inoltre alcun motivo per modificare la strategia dei prezzi delle
     fotocopiatrici non importate dal Giappone, anche perché sono in concorrenza tra di loro
     e devono affrontare la concorrenza delle importazioni a basso prezzo da altri paesi terzi.
      Un aumento generalizzato dei prezzi delle fotocopiatrici vendute sul mercato comunitario
      appare quindi molto improbabile. Generalmente, in un mercato competitivo e per un
     prodotto maturo come le fotocopiatrici, è sufficiente l'intervento di pochissimi grandi
     produttori per far diminuire il livello dei prezzi, mentre per avere l'effetto contrario sono
     necessari aumenti generalizzati dei costi oppure la partecipazione di quasi tutti i grandi
     operatori. Una società che aumenti i propri prezzi da sola sarebbe costretta a modificare
      rapidamente la propria strategia.
95.   A lungo termine i consumatori hanno interesse al mantenimento di diversi fornitori in
      un mercato competitivo. Due esportatori giapponesi appartenenti alle società di minori
      dimensioni hanno osservato che la loro attività sarebbe stata minacciata se rimanessero
      in vigore i dazi antidumping sulle importazioni di fotocopiatrici dal Giappone e che
      quindi la concorrenza sarebbe ridotta. Una di queste due società era tuttavia già
      controllata da una delle più grandi società giapponesi, mentre l'altra esportava nella
      Comunità fotocopiatrici originarie in gran parte da un altro paese. Le autorità
      comunitarie erano quindi maggiormente preoccupate per la riduzione delle fonti di
      approvvigionamento e dell'offerta che potrebbe essere provocata dalla scomparsa dei
      restanti produttori comunitari. Circa l'85% del mercato comunitario espresso in unità
      (corrispondente al 70% circa espresso in unità ponderate per il volume di copiatura) era
      già controllato dai nove esportatori giapponesi soggetti all'inchiesta, con le esportazioni
      dal Giappone o da altri paesi terzi oppure con i prodotti fabbricati nella Comunità, anche
      se, come è stato già detto, nel periodo dell'inchiesta relativa al riesame queste società
      erano in concorrenza tra loro.
 96.  Alcuni esportatori e un importatore hanno osservato che l'industria comunitaria ha una
      quota di mercato rilevante nel segmento 6 e hanno sostenuto che questo segmento
      dovrebbe essere escluso, almeno in parte dall'applicazione dei dazi. Dato che tuttavia la
                                                44
 ---pagebreak---         Rank Xerox, la Océ e la Kodak vendono le fotocopiatrici del segmento 6 e sono in
        concorrenza tra loro e che i dazi antidumping non impediranno alle società giapponesi
        di esportare nella Comunità (oppure di produrre nella Comunità o in paesi terzi) le
        fotocopiatrici del segmento 5 o 6, bensì unicamente di vendere questi prodotti a prezzi
        eccessivamente bassi in condizioni sleali, è stato considerato che l'assento rischio per la
        concorrenza nel segmento 6 era secondario rispetto all'esigenza di tutelare l'industria
        comunitaria nei confronti delle importazioni oggetto di dumping Le fotocopiatrici del
        segmento 6, inoltre, non dovrebbero essere considerate come prodotti distinti, bensì come
        una piccola parte di una gamma di prodotti per i quali le società giapponesi hanno una
        quota di mercato sostanziale nella Comunità.
    4. Conclusione
97.     E stato considerato che nell'interesse generale della Comunità le misure antidumping
        sulle importazioni di fotocopiatrici originarie del Giappone non dovrebbero scadere.
    L MISURE
    1. Osservazioni generali
98.     Il riesame intendeva stabilire, in conformità dell'articolo 15, paragrafo 15 del
        regolamento (CEE) n. 2423/88, se la scadenza delle misure in vigore potesse provocare
        nuovamente un pregiudizio oppure una minaccia di pregiudizio. In base alle
        considerazioni suesposte, la risposta è affermativa. In considerazione dell'interesse della
        Comunità, il Consiglio ha concluso che le misure antidumping dovevano essere
        mantenute in vigore.
    2. Prodotto
99.     Quando sono state istituite per la prima volta le misure antidumping sulle importazioni
        di fotocopiatrici originarie del Giappone, le fotocopiatrici operanti con una velocità
        superiore a 75 copie al minuto di formato A 4 sono state escluse dal campo di
        applicazione delle misure, dato che in quel momento non erano effettuate importazioni
        dal Giappone di questi tipi di macchine. È stato tuttavia stabilito che successivamente
        queste importazioni, a prezzi di dumping, sono nettamente aumentate e hanno provocato
        un grave pregiudizio all'industria comunitaria. E stato pertanto ritenuto necessario inserire
        queste fotocopiatrici nel campo di applicazione delle misure.
        Le nuove misure riguarderanno tutti i prodotti soggetti all'inchiesta, ovvero tutte le
        fotocopiatrici dai modelli personal a quelle del segmento 6. L'inserimento delle
        fotocopiatrici personal, anche se non esiste una produzione comunitaria, è giustificato
        in quanto questi prodotti sono in concorrenza con le fotocopiatrici del segmento 1, che
         sono state costruite dall'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta. Le fotocopiatrici
         del segmento 6, che sono già importate nella Comunità da una società giapponese, sono
         in concorrenza con le macchine del segmento 5, nel quale predominano gli esportatori
         giapponesi. Se le fotocopiatrici personal oppure quelle del segmento 6 fossero escluse
         dall'applicazione delle misure, le importazioni corrispondenti continuerebbero a provocare
         pregiudizio all'industria comunitaria e si aggraverebbe il rischio di elusione delle misure
                                                  45
 ---pagebreak---        antidumping riguardo ai segmenti I e 5, poiché gli esportatori potrebbero modificare la
       velocità di copiatura oppure altre caratteristiche delle macchine in modo da rientrare nei
       segmenti adiacenti, senza modificare sostanzialmente il modello.
       Queste considerazioni rimangono valide anche se, in media ponderata, l'industria
       comunitaria ha ottenuto un adeguato utile sulle vendite delle fotocopiatrici del segmento
       6 nel periodo dell'inchiesta relativo al riesame. In primo luogo i risultati di gestione dei
       singoli produttori comunitari relativi alle fotocopiatrici del segmento 6 erano
       notevolmente diversi e uno dei due produttori ha subito perdite. In secondo luogo il
       pregiudizio è stato determinato per il prodotto simile nel suo complesso, a norma
       dell'articolo 4, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88. La redditività
       dell'industria comunitaria, che è uno dei principali criteri per la valutazione del
       pregiudizio, sarebbe stata inferiore se fosse stato escluso il segmento 6. In terzo luogo,
       a differenza della situazione prevalente nel periodo dell'inchiesta originale, attualmente
       le fotocopiatrici del segmento 6 sono prodotte nella Comunità e importate dal Giappone.
       Non sarebbe appropriato determinare il pregiudizio per ciascun segmento oppure per i
       singoli modelli, escludendo dall'applicazione delle misure i segmenti o i modelli per ì
       quali sono state realizzate vendite più remunerative nel periodo dell'inchiesta.
   3. Aliquote del dazio
100.   È stato considerato che il dazio antidumping in vigore era stato efficace, in quanto il
       volume delle importazioni di fotocopiatrici a carta comune dal Giappone era diminuito
       in misura significativa. Si è inoltre ritenuto che altri fattori, quali i prezzi e i quantitativi
       delle fotocopiatrici vendute nella Comunità e prodotte da società giapponesi nella
       Comunità e in altri paesi terzi avessero contribuito alla situazione critica dell'industria
       comunitaria. Il Consiglio ha quindi concluso che il mantenimento in vigore del dazio alle
       aliquote attuali dovrebbe tutelare sufficientemente l'industria comunitaria, dato che le
       importazioni di fotocopiatrici dal Giappone diminuiscono costantemente e che le misure
       si applicheranno anche alle le fotocopiatrici operanti con una velocità superiore a 75
       copie al minuto di formato A 4.
101     Alcuni esportatori e l'industria comunitaria hanno sostenuto che l'aliquota del nuovo
        dazio antidumping avrebbe dovuto essere modificata per ciascun esportatore in base ai
        rispettivi margini di dumping oppure, quando era inferiore, al margine di
        sottoquotazione. Le parti hanno osservato che l'inchiesta di riesame era stata iniziata a
        norma dell'articolo 14 e dell'articolo 15 del regolamento (CEE) n. 2423/88 e che
        l'articolo 14, paragrafo 3 stabiliva che le misure in vigore potevano essere modificate.
        Le parti hanno sostenuto che sono state fatte discriminazioni tra gli esportatori, dato che
        ad alcuni sono state applicate aliquote del dazio inferiori a quelle relative ad altri
        esportatori che avevano margini di dumping o di sottoquotazione analoghi, mentre nei
        confronti di altri esportatori che avevano diversi margini di dumping o di sottoquotazione
        erano stati istituiti dazi con la stessa aliquota. A questo proposito occorre osservare, in
        primo luogo, che gli articoli 14 e 15 figurano sotto lo stesso titolo "riesame" del
        regolamento (CEE) n. 2423/88. L'articolo 15 deve pertanto essere letto in combinato
        disposto con l'articolo 14, in particolare per quanto riguarda le disposizioni di carattere
        procedurale. In secondo luogo, il termine "confermati" nell'articolo 15, paragrafo 1 non
         avrebbe alcun senso se le nuove misure dovessero sempre essere determinate in base al
        margine di dumping o di sottoquotazione, quando quest'ultimo è inferiore, poiché è del
         tutto improbabile che le aliquote del dazio ottenute con tale calcolo siano, per ciascun
                                                   46
 ---pagebreak---        esportatore, identiche alle aliquote in vigore e che di conseguenza i dazi in vigore
       possano essere "confermati" in seguito al riesame. Le autorità comunitarie hanno invece
       il diritto, a norma dell'articolo 15, paragrafo 1, di confermare le misure in vigore. In
       terzo luogo, la conferma delle misure è particolarmente appropriata nei casi in cui esse
       hanno avuto alcuni effetti positivi, nella fattispecie con la significativa diminuzione del
       volume delle importazioni, che tuttavia non sono sufficienti per giustificare la loro
       scadenza. Nella fattispecie si ritiene che il mantenimento in vigore dei dazi con le
       aliquote attuali tuteli adeguatamente l'industria comunitaria e che pertanto non sia
       necessario aumentare tali aliquote. Per quanto riguarda l'affermazione secondo la quale
       sarebbero state fatte discriminazioni tra gli esportatori, occorre rilevare che, per ciascun
       esportatore, le aliquote in vigore che sono state ora confermate dal Consiglio sono
       sensibilmente inferiori ai rispettivi margini di dumping o di sottoquotazione accertati nel
        corso del riesame e calcolati con il metodo suesposto. Per alcuni esportatori la differenza
       è effettivamente superiore rispetto ad altri, ma questo risultato è implicito nella
        disposizione del "dazio inferiore" dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n.
        2423/88, secondo la quale a tutti gli esportatori può essere applicata la stessa aliquota
        del dazio determinata in base al pregiudizio, anche se alcuni hanno margini di dumping
        più elevati di altri. Nell'inchiesta originale, per esempio, l'aliquota del dazio, stabilita in
        funzione della valutazione globale del pregiudizio, era del 20% per tutti gli esportatori
        (esclusi quelli nei cui confronti erano stati accertati margini di dumping inferiori), anche
        se i margini di dumping corrispondenti erano compresi tra il 22% e il 60%. La differenza
        di cui ora beneficiano i tre esportatori con aliquote del dazio inferiori, rispetto ai loro
        margini di dumping o di sottoquotazione, non è necessariamente più grande del
        vantaggio ottenuto dagli esportatori ai quali sono state applicate aliquote del dazio del
        20%, rispetto ai loro margini di dumping o di sottoquotazione.
102.    La società Ricoh ha affermato di essere l'unico esportatore il cui margine di dumping è
        diminuito e ha quindi chiesto che, in considerazione di questo elemento, nel calcolo del
        suo nuovo margine di dumping non fosse dedotto il dazio antidumping in vigore. La
        società ha chiesto pertanto che nei suoi confronti fosse istituito un dazio con un'aliquota
        inferiore al 20%. È stato stabilito che effettivamente la Ricoh era l'unico esportatore il
        cui margine di dumping era diminuito rispetto all'inchiesta originale. In tale circostanza
        non è tuttavia possibile evitare di dedurre il dazio antidumping in vigore ai fini della
        determinazione del dazio da applicare, poiché l'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del
        regolamento (CEE) n. 2423/88 stabilisce esplicitamente che nel calcolo del prezzo
        all'esportazione per gli importatori collegati devono essere dedotti i dazi antidumping,
        a titolo dei costi sostenuti. In termini di pregiudizio, la diminuzione del margine di
        dumping di questo esportatore avrebbe potuto essere dovuta al calo del valore normale.
        Il margine di sottoquotazione relativo all'esportatore in questione, appena inferiore alla
        media ponderata dei margini di tutti gli esportatori, conferma questa ipotesi e indica che
        anche i suoi prezzi all'esportazione hanno contribuito alla situazione critica dell'industria
        comunitaria. La richiesta relativa all'istituzione di un dazio inferiore non è stata quindi
        considerata giustificata o accettabile a norma del regolamento (CEE) n. 2423/88.
    4. Perìodo di applicazione
103.     Per quanto riguarda il periodo di applicazione delle misure, il Consiglio ha osservato
         che, a causa dell'eccessiva complessità di numerosi aspetti del caso in esame, si sono
         accumulati notevoli ritardi. In primo luogo sono trascorsi quasi sei mesi tra la
        pubblicazione dell'avviso dell'intenzione della Commissione di effettuare un riesame delie
                                                   47
 ---pagebreak---         misure e l'inizio effettivo del riesame. Per la conclusione dell'inchiesta, che è stata
        iniziata il 14 agosto 1992, sono stati inoltre necessari più di due anni e mezzo A norma
        dell'articolo 15, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88 il dazio antidumping sulle
        importazioni di fotocopiatrici originarie del Gippone è rimasto in vigore per tutto questo
        periodo. Il Consiglio ritiene pertanto opportuno, in queste circostanze eccezionali, che
        il periodo di applicazione delle misure scada il 14 agosto 1998, fatte salve le disposizioni
        in vigore in materia di riesame
104.    Alcuni esportatori ed importatori hanno osservato che l'industria comunitaria era già stata
        difesa con misure antidumping per otto anni e che, poiché questo periodo era
        sufficientemente lungo, le misure dovrebbero scadere. Tuttavia non esiste una norma che
        fissi un limite di tempo per l'applicazione delle misure antidumping oltre al periodo di
        cinque anni stabilito nell'articolo 15, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
        Come è esplicitamente stabilito nell'articolo stesso, in seguito al riesame svolto alla fine
        di questo periodo le misure possono, se necessario, essere confermate per un nuovo
        periodo. Inoltre, anche se le misure antidumping sono rimaste in vigore per otto anni,
        dall'esame è risultato che la loro efficacia nella difesa dell'industria comunitaria è stata
        limitata dal fatto che, a causa del comportamento degli esportatori giapponesi, gli effetti
        del dumping sul mercato comunitario, in forma di depressione e di sottoquotazione dei
        prezzi, sono ancora sostanziali.
   5. Dazio residuo
105.    Le visite di verifica presso gli esportatori che hanno collaborato riguardavano quasi tutte
        le esportazioni di fotocopiatrici dal Giappone nella Comunità nel periodo dell'inchiesta.
        È stato ritenuto opportuno fissare il dazio residuo relativo alle società che non hanno
        collaborato al riesame all'aliquota del dazio più elevata stabilita per gli esportatori
        soggetti all'inchiesta, pari al 20%, in mancanza di informazioni che giustificassero un
        livello superiore o inferiore. La stessa aliquota dovrebbe applicarsi alle società che non
        hanno esportato nella Comunità nel periodo dell'inchiesta. Per queste ultime società,
        tuttavia, il dazio può essere soggetto ad un riesame relativo ai nuovi esportatori, a norma
         dell'articolo 11, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 3283/94.
    6. Impegni
106.     È stato considerato che l'impegno assunto dalla Kyocera Corporation, Tokio, di avvertire
         la Commissione con anticipo sufficiente di qualsiasi imminente ripresa delle esportazioni
         nella Comunità non debba essere prorogato.
107.     Per quanto riguarda gli impegni assunti a norma dell'articolo 13, paragrafo 10 del
         regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha ricevuto regolarmente le informazioni
         necessarie per controllare la loro corretta attuazione. La media ponderata del valore dei
         pezzi e dei materiali di origine giapponese utilizzati nell'assemblaggio oppure nella
         produzione di fotocopiatrici nella Comunità è rimasta inferiore al 60% del valore
         complessivo dei pezzi e dei materiali. Gli impegni scadranno alla fine dell'inchiesta.
                                                  48
 ---pagebreak--- HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMEN IO
                                            Articolo I
1  È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fotocopiatrici a carta
   comune di cui ai codici NC (ex) 9009 12 00 (codice Tane : 9009 12 00*19) e (ex)
   9009 21 00 (codice Taric: 9009 21 00*19) originarie del Giappone.
2. Ai fini del presente regolamento si intendono per fotocopiatrici a carta comune le
   fotocopiatrici analogiche a processo indiretto con un sistema ottico, indipendentemente dalla
   velocità di copiatura e dal fatto che siano importate complete o in moduli. Queste
   fotocopiatrici sono costituite da quattro elementi di base, ovvero trattamento dell'immagine,
   fotosupporto o fotosviluppo, dispositivo di trasferimento o fissaggio e sistema di trasporto
   della carta. Non sono soggette al procedimento e quindi all'applicazione del dazio le
   fotocopiatrici digitali che utilizzano uno scanner e un dispositivo per l'elaborazione
   dell'immagine per trasformare l'immagine originale in segnali digitali che vengono
   ricomposti, eventualmente con modifiche, in una copia. Il dazio non si applica inoltre ai
   seguenti prodotti:
        copiatrici a colori analogiche (macchine aventi la capacità di produrre automaticamente
        copie a colori dai corrispondenti originali in un unico ciclo di copiatura attraverso un
        processo policromatico);
        lettori-stampatori di microfilm (macchine in grado di leggere immagini di microfilm,
        microschede e schede perforate e di effettuarne copie ingrandite);
        macchine aventi la capacità di effettuare copie di dati proiettati su uno schermo e
        copiatrici di dimensioni maggiori aventi la capacità di effettuare copie di formato uguale
        o superiore a A 2 da originali di formato superiore a A 2.
    Si precisa che sono soggette al dazio le fotocopiatrici che riproducono soltanto alcuni colori
    per mettere in evidenza alcune parti di un documento e le fotocopiatrici aventi la capacità
    di effettuare copie di formato A2 (ma non superiore) da originali di formato pari o superiore
    ad A2.
3   L'aliquota del dazio è pari al 20 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non
    corrisposto (codice addizionale Taric 8841), ad eccezione delle importazioni dei prodotti
    fabbricati ed esportati dalle seguenti società, alle quali si applicano le aliquote seguenti:
                                                 49
 ---pagebreak---          Copyer Company Limited, Tokyo                      7,2%
         (codice addizionale Taric 8838)
         Mita Industrial Company, Osaka                    12,6%
         (codice addizionale Taric 8839)
         Toshiba Corporation, Tokyo                        10,0%
         (codice addizionale Taric 8840)
                                          Articolo 2
È abrogato il regolamento (CEE) n. 535/87.
                                           Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta
ufficiale delle Comunità europee. Esso scade il 14 agosto 1998; se a tale data è in corso un
riesame delle misure adottate con il presente regolamento, esso rimane tuttavia in vigore sino
alla conclusione del riesame stesso.
 Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì                                           Per il Consiglio
                                                                  Il Presidente
                                               50
 ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(95) 386 def.
                                                DOCUMENTI
IT                                                                        02 11
                                             N. di catalogo : CB-CO-95-410-IT-C '
                                                              ISBN 92-77-92279-6
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo
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