CELEX: 62003TJ0153
Language: it
Date: 2006-06-13
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) del 13 giugno 2006. # Inex SA contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Procedimento d'opposizione - Domanda di marchio figurativo consistente nella rappresentazione di una pelle di mucca in bianco e nero - Marchio figurativo nazionale anteriore costituito in parte dalla rappresentazione di una pelle di mucca in bianco e nero - Carattere distintivo dell'elemento di un marchio - Assenza di rischio di confusione - Rigetto dell'opposizione - Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94. # Causa T-153/03.

SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      13 giugno 2006 (*)
      
      «Marchio comunitario – Procedimento d’opposizione – Domanda di marchio figurativo consistente nella rappresentazione di una pelle di mucca in bianco e nero – Marchio figurativo nazionale anteriore costituito in parte dalla rappresentazione di una pelle di mucca in bianco e nero
         – Carattere distintivo dell’elemento di un marchio – Assenza di rischio di confusione – Rigetto dell’opposizione – Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
      
      Nella causa T-153/03,
      Inex SA, con sede in Bavegem (Belgio), rappresentata dall’avv. T. van Innis,
      
      ricorrente,
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato inizialmente dai sigg. U. Pfleghar e G. Schneider, successivamente dai sigg. Schneider e A. Folliard-Monguiral,
         in qualità di agenti,
      
      convenuto,
      controinteressata nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno
         (marchi, disegni e modelli), interveniente dinanzi al Tribunale:
      
      Robert Wiseman & Sons Ltd, con sede in Glasgow (Regno Unito), rappresentata dal sig. A. Roughton, barrister,
      
      avente ad oggetto un ricorso contro la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI) 4 febbraio 2003 (procedimento
         R 106/2001-2), relativa a un procedimento d’opposizione tra Inex SA e Robert Wiseman & Sons Ltd,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Seconda Sezione),
      
      composto dai sigg. J. Pirrung, A.W.H. Meij e dalla sig.ra I. Pelikánová, giudici,
      cancelliere: sig.ra C. Kristensen, amministratore
      visto il ricorso depositato nella cancelleria del Tribunale il 18 aprile 2003,
      visti i controricorsi dell’interveniente e dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)
         depositati nella cancelleria del Tribunale rispettivamente il 4 e il 12 settembre 2003,
      
      in seguito alla trattazione orale del 7 settembre 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti all’origine della controversia
      1       Il 1° aprile 1996 l’interveniente presentava all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)
         (in prosieguo: l’«UAMI») una domanda di marchio comunitario ai sensi del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993,
         n. 40/94, sul marchio comunitario (GU 1994, L 11, pag. 1), come modificato.
      
      2       Il marchio per il quale veniva richiesta la registrazione è il segno figurativo di seguito riprodotto:
      
         
      3       I prodotti per i quali veniva richiesta la registrazione rientrano nelle classi 29, 32 e 39 dell’Accordo di Nizza 15 giugno
         1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come
         rivisto e modificato, e corrispondono, quanto alle singole classi, alla descrizione seguente: 
      
      –       classe 29: «Latte, bevande al latte, prodotti derivati dal latte, panna e yogurt»;
      –       classe 32: «Birre; acque minerali e gassose e altre bevande analcoliche; bevande di frutta e succhi di frutta; sciroppi e
         altri preparati per fare bevande»;
      
      –       classe 39: «Raccolta, consegna, distribuzione e trasporto di merci su strada».
      4       Il 27 ottobre 1997 la domanda di registrazione veniva pubblicata nel Bollettino dei marchi comunitari n. 25/97.
      
      5       Il 22 gennaio 1998 la ricorrente presentava opposizione, ai sensi dell’art. 42 del regolamento n. 40/94, contro la domanda
         di marchio comunitario, invocando l’art. 8, n. 1, lett. b), del medesimo regolamento.
      
      6       L’opposizione era fondata sul marchio figurativo anteriore n. 580 538, registrato nei paesi del Benelux il 17 ottobre 1995
         per prodotti appartenenti alle classi 29 e 30 dell’Accordo di Nizza e riprodotto qui di seguito: 
      
      
         
      7       L’opposizione riguardava taluni dei prodotti designati dal marchio anteriore, vale a dire «latte e prodotti derivati dal latte»,
         e s’indirizzava contro i prodotti «latte, bevande al latte e prodotti derivati dal latte» di cui alla domanda di marchio.
         In risposta alle osservazioni dell’interveniente la ricorrente precisava che l’opposizione era diretta contro tutti i prodotti
         della classe 29 indicati nella domanda di marchio, compresi «panna e yogurt».
      
      8       Con decisione 29 novembre 2000 la divisione d’opposizione respingeva l’opposizione ritenendo i segni controversi sufficientemente
         diversi da non creare rischi di confusione.
      
      9       Il 22 gennaio 2001 la ricorrente presentava ricorso all’UAMI, ai sensi degli artt. 57‑62 del regolamento n. 40/94, contro
         la decisione della divisione d’opposizione.
      
      10     Con decisione 4 febbraio 2003 (in prosieguo: la «decisione impugnata») la seconda commissione di ricorso dell’UAMI respingeva
         il ricorso. Essa osservava che sussistevano forti differenze visive tra i marchi controversi. Vero è che i detti marchi erano
         concettualmente simili perché evocavano entrambi l’idea di una mucca, tuttavia, vertendo su un elemento poco distintivo dei
         prodotti controversi, la loro somiglianza non veniva ritenuta sufficiente per concludere nel senso dell’esistenza di un rischio
         di confusione. Così, nonostante i due marchi designassero prodotti identici, la commissione di ricorso concludeva per l’assenza
         di rischio di confusione.
      
       Conclusioni delle parti
      11     La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata;
      –       condannare l’UAMI alle spese.
      12     L’UAMI chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
      13     L’interveniente chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese sostenute dall’interveniente.
       In diritto
      14     La ricorrente deduce un motivo unico, vertente sulla violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
       Argomenti delle parti
      15     La ricorrente fa valere che la commissione di ricorso non ha tenuto conto della regola dell’interdipendenza tra la somiglianza
         dei marchi e la somiglianza dei prodotti e servizi, sviluppata nelle sentenze della Corte 29 settembre 1998, causa C‑39/97,
         Canon (Racc. pag. I‑5507), e 22 giugno 1999, causa C-342/97, Lloyd Schuhfabrik Meyer (Racc. pag. I‑3819), secondo la quale
         un tenue grado di somiglianza tra i prodotti o i servizi designati può essere compensato da un elevato grado di somiglianza
         tra i marchi contesi e viceversa.
      
      16     La commissione di ricorso avrebbe altresì disatteso la regola secondo cui la valutazione globale della somiglianza dei segni
         controversi deve fondarsi sull’impressione complessiva da questi prodotta, tenuto conto dei loro elementi distintivi e dominanti
         nonché del fatto che il consumatore medio ha solo di rado la possibilità di procedere ad una comparazione diretta dei marchi,
         dei quali non manterrebbe nella memoria che un’immagine imperfetta. La ricorrente sostiene al riguardo che la commissione
         di ricorso avrebbe dovuto rilevare che il rischio di confusione tra i segni controversi aumentava per il fatto che i prodotti
         considerati erano destinati al grande pubblico.
      
      17     La ricorrente fa poi valere che la commissione di ricorso si è contraddetta per aver, da un lato, constatato che l’aspetto
         figurativo del marchio richiesto, rappresentante una pelle di mucca, era identico all’elemento dominante del marchio anteriore
         e, dall’altro lato, affermato che i marchi controversi presentavano forti differenze visive. A suo avviso, la commissione
         di ricorso avrebbe dovuto rilevare una somiglianza visiva tra i due marchi, l’uno essendo costituto esclusivamente dall’elemento
         dominante dell’altro.
      
      18     La ricorrente sostiene, infine, che l’elemento dominante del marchio anteriore è necessariamente distintivo, visto che uno
         dei marchi è costituito unicamente da esso. In particolare, nei paesi del Benelux, l’elemento dominante del marchio anteriore
         sarebbe distintivo in quanto la sua confezione sarebbe la sola, in tali paesi, a recare come elemento dominante la raffigurazione
         di una pelle di mucca in bianco e nero. In risposta ai quesiti scritti del Tribunale, nonché all’udienza, la ricorrente ha
         precisato che l’interveniente, non avendo contestato che il marchio anteriore era l’unico nel Benelux ad utilizzare il disegno
         di una pelle di mucca come elemento dominante, ha implicitamente ammesso che tale elemento era distintivo. Il Tribunale violerebbe
         il principio dispositivo se mettesse in dubbio questa constatazione. La ricorrente fa altresì presente che l’elemento dominante
         del suo marchio non può non essere distintivo ove si consideri la forte competitività del mercato.
      
      19     L’UAMI e l’interveniente contestano l’argomentazione della ricorrente.
       Giudizio del Tribunale
      20     Ai termini dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, in seguito all’opposizione del titolare di un marchio anteriore,
         il marchio richiesto è escluso dalla registrazione se a causa dell’identità o della somiglianza di detto marchio col marchio
         anteriore e dell’identità o somiglianza dei prodotti o servizi per i quali i due marchi sono stati richiesti, sussiste un
         rischio di confusione per il pubblico del territorio nel quale il marchio anteriore è tutelato. Il rischio di confusione comprende
         il rischio di associazione con il marchio anteriore. Per il resto, in forza dell’art. 8, n. 1, lett. a), punto ii), del regolamento
         n. 40/94, si intendono per «marchi anteriori» i marchi, registrati in uno Stato membro, la cui data di deposito sia anteriore
         a quella della domanda di marchio comunitario. 
      
      21     Secondo una giurisprudenza costante, costituisce un rischio di confusione la possibilità che il pubblico creda che i prodotti
         o i servizi in questione provengano dalla stessa impresa o, eventualmente, da imprese economicamente collegate [sentenze del
         Tribunale 23 ottobre 2002, causa T-6/01, Matratzen Concord/UAMI – Hukla Germany (MATRATZEN), Racc. pag. II‑4335, punto 23,
         e 3 luglio 2003, causa T-129/01, Alejandro/UAMI – Anheuser-Busch (BUDMEN), Racc. pag. II‑2251, punto 37]. 
      
      22     Il rischio di confusione deve essere valutato globalmente secondo la percezione che il pubblico di riferimento ha dei segni
         e dei prodotti o servizi di cui trattasi, prendendo in considerazione tutti i fattori pertinenti del caso di specie [sentenza
         del Tribunale 22 giugno 2004, causa T-185/02, Ruiz-Picasso e a./UAMI – DaimlerChrysler (PICARO), Racc. pag. II‑1739, punto
         50].
      
      23     Questa valutazione globale tiene conto, in particolare, della notorietà del marchio sul mercato, nonché del grado di somiglianza
         tra i marchi e tra i prodotti o servizi contraddistinti. Sotto tale profilo essa implica una certa interdipendenza tra i fattori
         che entrano in considerazione, in modo che un tenue grado di somiglianza tra i prodotti o i servizi designati può essere compensato
         da un elevato grado di somiglianza tra i marchi e viceversa (sentenze Canon, cit., punto 17, e Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit.,
         punto 19). 
      
      24     Anche la percezione dei marchi da parte del consumatore medio del tipo di prodotto o servizio di cui trattasi svolge un ruolo
         determinante nella valutazione globale del rischio di confusione. Orbene, il consumatore medio percepisce normalmente un marchio
         come un tutt’uno e non effettua un esame dei suoi singoli elementi (sentenze della Corte 11 novembre 1997, causa C‑251/95,
         SABEL, Racc. pag. I‑6191, punto 23, e Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 25). Ai fini della valutazione globale si ritiene
         che il consumatore medio dei prodotti di cui trattasi sia normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto. Occorre
         anche prendere in considerazione il fatto che il livello di attenzione del consumatore medio può variare in funzione della
         categoria di prodotti o di servizi in questione (sentenza Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 26). 
      
      25     Nella fattispecie, la somiglianza dei prodotti designati dai marchi di cui trattasi è pacifica tra le parti. Controverso è
         solo se la commissione di ricorso abbia avuto ragione di considerare tali marchi sufficientemente dissimili da non ingenerare
         rischi di confusione.
      
       Sulla somiglianza dei segni
      26     La valutazione globale del rischio di confusione deve essere fondata, per quanto attiene alla somiglianza visiva, auditiva
         o logica dei marchi di cui trattasi, sull’impressione complessiva prodotta da questi ultimi, in considerazione, in particolare,
         dei loro elementi distintivi e dominanti [sentenza del Tribunale 14 ottobre 2003, causa T-292/01, Phillips-Van Heusen Corp./UAMI
         – Pash Textilvertrieb und Einzelhandel (BASS), Racc. pag. II‑4335, punto 47 e la giurisprudenza ivi citata]. 
      
      27     È peraltro giurisprudenza costante che un marchio complesso può essere considerato simile ad un altro marchio, identico o
         simile ad una delle componenti del marchio complesso, soltanto se tale componente costituisce l’elemento dominante nell’impressione
         globale prodotta dal marchio complesso. Ciò si verifica quando la detta componente può da sola dominare l’immagine che del
         marchio il pubblico pertinente conserva in memoria, in modo tale che tutte le altre componenti del marchio risultino trascurabili
         nell’impressione complessiva da esso prodotta [sentenze del Tribunale MATRATZEN, cit., punto 33, e 4 maggio 2005, causa T‑359/02,
         Chum/UAMI – Star TV (STAR TV), Racc. pag. II‑1515, punto 44]. Occorre tuttavia precisare che tale approccio non significa
         prendere in considerazione solo una componente di un marchio complesso e paragonarla ad un altro marchio. Bisogna invece operare
         il confronto esaminando i marchi di cui trattasi, considerati ciascuno nel suo insieme (sentenza MATRATZEN, cit., punto 34).
      
      28     Nella fattispecie, sono in causa, da un lato, un marchio costituito da un elemento unico che, tenuto conto dei prodotti che
         designa, verrà percepito come la rappresentazione di una pelle di mucca e, dall’altro, un marchio anteriore complesso costituito
         da elementi figurativi e denominativi. Gli elementi figurativi del marchio anteriore sono la rappresentazione di una pelle
         di mucca in bianco e nero che ricopre la confezione, un’erba stilizzata nella parte inferiore, una cascina con un piccolo
         fienile rosso nella parte superiore e il consueto codice a barre in prossimità della parte inferiore del cartone. Gli elementi
         denominativi sono i termini «inex», «halfvolle melk» e l’abbreviazione «UHT – e 1L».
      
      29     Poiché nella fattispecie la somiglianza fonetica dei marchi controversi non è in questione, saranno esaminate solo le somiglianze
         visive e concettuali.
      
      –       Sulla somiglianza visiva
      30     Si deve constatare innanzi tutto che il motivo da percepire come una pelle di mucca è l’unico elemento del marchio richiesto.
         
      
      31     Per quanto riguarda il marchio anteriore, il motivo di pelle di mucca ricopre l’intera confezione del prodotto e domina l’impressione
         visiva suscitata dal marchio, come la commissione di ricorso ha constatato al punto 21 della decisione impugnata. Si tratta,
         infatti, di un elemento del marchio anteriore che colpisce.
      
      32     A tale riguardo l’argomento dell’UAMI secondo cui il motivo della pelle di mucca ha carattere distintivo troppo tenue per
         poter essere considerato un elemento dominante non sempre può essere accolto. Anche se è giurisprudenza costante che, in linea
         generale, il pubblico non considererà un elemento descrittivo facente parte di un marchio complesso come l’elemento distintivo
         e dominante nell’impressione d’insieme che tale marchio produce [sentenze del Tribunale BUDMEN, cit., punto 53, e 6 ottobre
         2004, cause riunite da T‑117/03 a T‑119/03 e T‑171/03, New Look Ltd/UAMI – Naulover (NLSPORT, NLJEANS, NLACTIVE e NLCollection),
         Racc. pag. 3471, punto 34], non è detto che un elemento di tenue carattere distintivo di un marchio complesso non possa risultare
         dominante ove, segnatamente per la sua posizione nel segno o per le sue dimensioni, sia suscettibile di imporsi alla percezione
         del consumatore e di restare nella sua memoria [v., in tal senso, sentenza del Tribunale 13 luglio 2004, causa T‑115/02, AVEX/UAMI
         – Ahlers (a), Racc. pag. II-2907, punto 20].
      
      33     Si deve nondimeno osservare che, siccome la comparazione tra marchi deve essere fondata sull’impressione globale che essi
         producono, tenendo conto in particolare del carattere distintivo dei loro elementi rispetto ai prodotti ovvero ai servizi
         di cui trattasi, non è sufficiente, perché possa riconoscersi una somiglianza dei marchi, che un elemento che s’impone nell’impressione
         visiva di un segno complesso e l’elemento unico dell’altro segno siano identici o simili. Al contrario, si parlerà di somiglianza
         allorché, considerata globalmente, l’impressione destata da un marchio complesso è dominata da uno dei suoi elementi in modo
         tale che, rispetto ai prodotti o ai servizi designati, tutte le altre componenti del marchio risultino trascurabili nell’immagine
         che di questo il pubblico pertinente conserva in memoria.
      
      34     Ebbene, è giocoforza constatare che, nella fattispecie, il motivo di pelle di mucca, pur costituendo un elemento che s’impone
         nell’impressione visiva del marchio anteriore, ha solo un tenue carattere distintivo.
      
      35     Per valutare il carattere distintivo degli elementi di un marchio occorre prendere in considerazione la loro maggiore o minore
         attitudine a concorrere ad identificare i prodotti o servizi per i quali il marchio è stato registrato come provenienti da
         un’impresa determinata e, quindi, a distinguere tali prodotti o servizi da quelli di altre imprese. In tale contesto vanno
         prese in considerazione in particolare le qualità intrinseche dell’elemento di cui trattasi, per accertare se esso sia o meno
         privo di qualsiasi carattere descrittivo dei prodotti o servizi per i quali il marchio è stato registrato (v., per analogia,
         sentenza Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punti 22 e 23).
      
      36     Nella fattispecie si deve osservare, ebbene, che rispetto ai prodotti di cui trattasi, il motivo di pelle di mucca non può
         essere considerato provvisto di notevole carattere distintivo, visto che le allusioni che fa ai detti prodotti sono forti.
         Richiamando alla mente l’idea di una mucca, infatti, animale che notoriamente produce latte, tale motivo costituisce un elemento
         poco fantasioso per designare il latte e i suoi derivati.
      
      37     Sotto questo profilo va respinto l’argomento della ricorrente secondo cui, nei paesi del Benelux, tale elemento del marchio
         anteriore sarebbe distintivo essendo il detto marchio l’unico, in quei paesi, a presentare come elemento dominante una pelle
         di mucca in bianco e nero. Tale circostanza non toglie, infatti, quanto constatato al punto precedente circa la tenue distintività
         del motivo della pelle di mucca. Peraltro, siccome il detto argomento tenderebbe a sostenere che il motivo di pelle di mucca
         del marchio anteriore ha spiccato carattere distintivo in ragione di una certa notorietà di quest’ultimo nel Benelux, il Tribunale
         osserva che tale asserita notorietà del marchio presso il pubblico non è stata minimamente comprovata dalla ricorrente. 
      
      38     Va altresì respinto l’argomento della ricorrente secondo cui qualsiasi rimettere in discussione il carattere distintivo del
         motivo di pelle di mucca violerebbe il principio dispositivo. Il fatto di non aver contestato l’allegazione secondo cui il
         marchio anteriore sarebbe l’unico, nei paesi del Benelux, a vantare tale motivo come dominante non può far concludere che
         l’interveniente è d’accordo a considerare il detto elemento particolarmente distintivo. Come si è osservato al punto precedente,
         infatti, la circostanza addotta dalla ricorrente secondo cui il marchio anteriore sarebbe l’unico, nei paesi del Benelux,
         a vantare il motivo di pelle di mucca come elemento dominante è di per sé del tutto inidonea a conferire a tale elemento una
         particolare distintività.
      
      39     Non può essere accolto neppure l’argomento della ricorrente secondo cui il motivo di pelle di mucca contenuto nel suo marchio
         è distintivo a ragione della forte competitività del mercato dei prodotti considerati. La ricorrente non deduce alcun elemento
         che permetta di considerare tale circostanza sufficiente a conferire alla rappresentazione della pelle di mucca del marchio
         anteriore un carattere particolarmente distintivo.
      
      40     Infine, con riferimento al fatto che la ricorrente asserisce che il motivo di pelle di mucca del marchio anteriore riveste
         un carattere distintivo giacché il marchio richiesto, che è costituito esclusivamente da tale motivo, è stato ammesso alla
         registrazione dall’UAMI, occorre osservare che nessuno mette in discussione che i marchi controversi non sono privi di carattere
         distintivo ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 e possono perciò essere registrati. Nel caso di
         specie, l’analisi del carattere distintivo dei segni controversi non avviene in sede di valutazione degli impedimenti assoluti
         alla registrazione, bensì di apprezzamento globale del rischio di confusione. Come giustamente rileva l’UAMI, non si tratta,
         quindi, di stabilire se i motivi di pelle di mucca manchino del minimo carattere distintivo, bensì di valutare la loro distintività
         rispetto ai prodotti designati, per determinare se sussista per il pubblico destinatario un rischio di confusione tra i marchi
         controversi considerati ciascuno nel suo insieme.
      
      41     Quanto alla comparazione visiva dei marchi controversi, essa mostra che profondamente diversa è l’impressione complessiva
         prodotta da ciascuno di essi. Mentre il marchio richiesto è costituito solo da una rappresentazione che va percepita, tenuto
         conto dei prodotti designati, come una pelle di mucca, il marchio anteriore si compone – come osserva l’UAMI – di numerosi
         elementi figurativi e denominativi diversi dalla mera rappresentazione di una pelle di mucca, i quali concorrono in misura
         rilevante all’impressione complessiva del segno. Si ricordino, in particolare, fra di essi, la presenza dell’erba stilizzata
         in fondo al cartone, l’immagine di una cascina con un piccolo fienile rosso in prossimità della parte superiore dello stesso
         e l’elemento denominativo «inex». Come indica l’UAMI, «inex» è un termine privo di significato manifesto, cui occorre riconoscere
         ben altro carattere distintivo che al motivo di pelle di mucca. L’elemento denominativo «inex» concorre in misura determinante
         all’impressione complessiva prodotta dal marchio anteriore, la sua presenza non permette di considerare il motivo di pelle
         di mucca del marchio anteriore come dominante da solo l’immagine che di tale marchio il pubblico conserva in memoria.
      
      42     Si deve peraltro constatare che il motivo oggetto della domanda di marchio è costituito da un disegno diverso da quello di
         pelle di mucca del marchio anteriore. Dalla decisione impugnata risulta, infatti, che il marchio richiesto non costituisce
         una rappresentazione del tutto chiara di pelle di mucca, bensì è percepito come tale, secondo la commissione di ricorso, in
         funzione dei prodotti che designa.
      
      43     Per questa stessa ragione occorre respingere anche l’argomento della ricorrente secondo cui l’UAMI si sarebbe contraddetto
         per aver, da un lato, constatato che il marchio contestato è identico all’elemento dominante del marchio anteriore e, dall’altro
         lato, affermato che i marchi controversi presentano forti differenze visive. Come è stato osservato al punto precedente, la
         decisione impugnata non constata identità tra il motivo del marchio richiesto e quello del marchio anteriore. Inoltre, come
         è stato osservato al punto 33, siccome la comparazione tra marchi è fondata sull’impressione globale che essi producono, tenendo
         conto in particolare del carattere distintivo dei loro elementi rispetto ai prodotti ovvero ai servizi di cui trattasi, non
         è sufficiente, perché possa riconoscersi una somiglianza, che un elemento che s’impone nell’impressione visiva di un segno
         complesso e l’elemento unico di un altro segno siano identici o simili.
      
      44     Occorre pertanto concludere che la commissione di ricorso non ha commesso errori nel considerare che i marchi controversi
         presentavano forti differenze visive.
      
      –       Sulla somiglianza concettuale
      45     Vero è, come ha osservato la commissione di ricorso, che sussiste una somiglianza concettuale tra i marchi controversi giacché
         evocano entrambi l’idea di una mucca, che notoriamente produce latte. Pure, si deve rilevare, come questo Tribunale ha constatato
         al punto 36, che tale idea, tenuto conto dei prodotti designati, ha carattere distintivo tenue. Orbene, quando il marchio
         anteriore non gode di particolare notorietà e consiste di un’immagine recante pochi elementi di fantasia, la semplice somiglianza
         concettuale tra i marchi non è sufficiente a creare un rischio di confusione (sentenza SABEL, cit., punto 25).
      
      46     A buon diritto, perciò, la commissione di ricorso ha considerato l’esistenza di una somiglianza concettuale tra i marchi controversi
         inidonea, nella fattispecie, a creare un rischio di confusione.
      
       Valutazione globale del rischio di confusione
      47     Risulta da quanto precede che, sebbene il motivo di pelle di mucca s’imponga nell’impressione visiva e concettuale prodotta
         dal marchio anteriore, le importanti differenze visive tra i segni controversi, da un lato, e il carattere poco distintivo
         del motivo di pelle di mucca, dall’altro, non permettono, nella fattispecie, di concludere per la sussistenza di un rischio
         di confusione tra i marchi considerati.
      
      48     Si deve peraltro osservare che la commissione di ricorso non ha omesso di considerare l’interdipendenza tra i fattori rilevanti.
         In realtà, né la presenza di forti differenze visive fra i marchi controversi, né il carattere nella fattispecie poco distintivo
         del motivo di pelle di mucca possono essere compensati dall’identità dei prodotti.
      
      49     Va altresì respinto l’argomento della ricorrente secondo cui la commissione di ricorso avrebbe dovuto rilevare che il rischio
         di confusione aumenta per il fatto che i prodotti in causa sono rivolti al grande pubblico. La circostanza che i consumatori
         hanno un livello di attenzione relativamente poco elevato non permette, in assenza di sufficienti somiglianze tra i marchi
         in causa, e tenuto conto del carattere poco distintivo del motivo di pelle di mucca rispetto ai prodotti considerati, di concludere
         per la sussistenza di un rischio di confusione.
      
      50     Si deve perciò concludere che la commissione di ricorso non ha commesso errori nel considerare che la valutazione globale
         dei segni controversi non creava rischi di confusione. 
      
      51     Alla luce di quanto sopra il ricorso dev’essere respinto.
       Sulle spese
      52     Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché l’UAMI e l’interveniente ne hanno fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata
         alle spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente è condannata alle spese.
      
               Pirrung 
            
            
               Meij 
            
            
               Pelikánová
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 13 giugno 2006.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      J. Pirrung
            
         * Lingua processuale: l'inglese.