CELEX: 52015DC0251
Language: it
Date: 2015-05-13 00:00:00
Title: Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sull'attuazione degli orientamenti di massima per le politiche economiche degli Stati membri la cui moneta è l'euro

COMMISSIONE EUROPEA
            Bruxelles, 13.5.2015
            COM(2015) 251 final
            Raccomandazione di
            RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
            sull'attuazione degli orientamenti di massima per le politiche economiche degli Stati membri la cui moneta è l'euro
            
               
         
         
            
            
            
               Raccomandazione di
            
            
               RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
            
            
               sull'attuazione degli orientamenti di massima per le politiche economiche degli Stati membri la cui moneta è l'euro
            
            
               IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
            
            
               visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 136 in combinato disposto con l'articolo 121, paragrafo 2,
            
            
               visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche
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               , in particolare l'articolo 5, paragrafo 2,
            
            
               visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici
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               , in particolare l'articolo 6, paragrafo 1,
            
            
               vista la raccomandazione della Commissione europea
                  3
               ,
            
            
               viste le conclusioni del Consiglio europeo,
            
            
               visto il parere del comitato economico e finanziario,
            
            
               visto il parere del comitato di politica economica,
            
            
               considerando quanto segue:
            
            
               (1)Per mantenere e irrobustire lo sviluppo della zona euro è necessario un impegno politico continuativo che sostenga un aggiustamento equilibrato nei settori privato e pubblico e aumenti le potenzialità di crescita dell'economia a medio-lungo termine. La ripresa economica, che pur è in atto nella zona euro, è frenata dagli strascichi delle recenti crisi economica e finanziaria: processo di riequilibrio esterno in corso, elevato debito pubblico e privato e relative pressioni alla riduzione dell'indebitamento, persistenti rigidità strutturali sui mercati nazionali del lavoro e del prodotto, elevata disoccupazione, scarsa fiducia e persistente debolezza degli investimenti. L'attuazione delle riforme chieste dalle raccomandazioni specifiche per paese non ha finora mostrato sufficiente ambizione.
            
            
               (2)La zona euro è più della mera somma dei membri che la compongono: le sue economie sono legate da strette interrelazioni, ed emerge quindi l'esigenza di un coordinamento più saldo delle politiche finanziarie, strutturali e di bilancio. A livello di zona euro la linea politica dovrebbe promuovere la crescita salvaguardando nel contempo i progressi compiuti verso il riequilibrio. Gli Stati membri della zona hanno la specifica responsabilità di dare efficacemente attuazione al nuovo quadro di governance, che negli ultimi anni è stato nettamente rafforzato. Occorre a tal fine una più forte pressione tra pari a sostegno dell'attuazione delle riforme sul piano nazionale e della prudenza in materia di bilancio. Occorrono anche una valutazione più profonda delle riforme nazionali in un'ottica di zona euro, l'internalizzazione delle potenziali ricadute e lo stimolo a attuare le politiche particolarmente importanti per il buon funzionamento dell'Unione economica e monetaria.
            
            
               (3)Nella zona euro non si è ancora data sufficiente attuazione a riforme strutturali ambiziose che ammodernino le economie e rafforzino la competitività e le potenzialità di crescita. I vari Stati membri si trovano in situazioni molto diverse quanto a portata degli squilibri nel periodo precedente la crisi, posizione nel ciclo economico e margine di bilancio disponibile. Nonostante i miglioramenti registrati sui mercati del lavoro e i progressi compiuti nelle riforme volte a aumentarne la resilienza, i tassi di disoccupazione restano elevati e la disoccupazione di lunga durata rischia di diventare cronica, con la conseguenza di fragilizzare ulteriormente la situazione sociale nei paesi più vulnerabili. Il processo di riequilibrio esterno è in corso, ma finora si sono concretati progressi solo asimmetrici e manca un riassorbimento degli ingenti avanzi delle partite correnti. Il varo di riforme strutturali ambiziose dei mercati del lavoro e del prodotto agevolerebbe il necessario aggiustamento economico nella zona euro e stimolerebbe la crescita nei paesi che procedono su questa via. Aumentando l'occupazione e abbassando i prezzi per i consumatori, le riforme contribuiscono anche a una maggiore inclusione sociale. Se attuate di concerto in diversi Stati membri, le riforme strutturali recano benefici all'intera zona euro grazie alle ricadute positive generate attraverso i canali commerciali e finanziari. In questo senso fungerebbero anche da stimolo a operare scelte politiche adeguate nel resto della zona euro. Le discussioni tematiche in sede di Eurogruppo possono agevolare il processo mediante la valutazione e parametrazione delle riforme e del relativo impatto sull'intera zona euro, eventualmente ispirandosi alle migliori pratiche, all'accordo sui principi comuni per le riforme benefiche e alla pressione tra pari. Nell'ottica del processo di aggiustamento a livello nazionale e, quindi, del funzionamento della zona euro, è particolarmente importante monitorare costantemente l'andamento delle riforme negli Stati membri che presentano squilibri eccessivi e squilibri che richiedono un intervento risoluto. 
            
            
               (4)Una delle grandi sfide politiche che incombono sulla zona euro è la riduzione del debito pubblico mediante l'esercizio della responsabilità di bilancio. Grazie agli sforzi di risanamento profusi negli ultimi anni, la situazione di bilancio della zona euro è migliorata, ma il coordinamento delle politiche di bilancio non è ancora ottimale. Per vari Stati membri della zona resta necessario perseverare nell'aggiustamento di bilancio per diminuire gli elevatissimi livelli del debito. Altri paesi dispongono di un più ampio margine di manovra, che potrebbero sfruttare per stimolare la domanda interna ponendo particolare accento sugli investimenti: si sosterrebbero così la crescita interna nello Stato e l'intera zona euro. La flessibilità insita nelle regole del patto di stabilità e crescita permette agli Stati membri di favorire le riforme strutturali e gli investimenti mantenendosi sempre nel rispetto delle regole stabilite in comune. Le strategie di bilancio non sono ancora sufficientemente propizie alla crescita: sul versante delle entrate, nonostante il maggiore coordinamento in sede di Eurogruppo, restano margini per progredire ancora sull'efficienza dei regimi tributari e sulla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro; sul versante della spesa, occorre concentrarsi maggiormente sugli investimenti pubblici, con il sostegno di una solida analisi costi-benefici, e sulle altre spese pubbliche che producono effetti forti e positivi sulla crescita. Gli esercizi di revisione della spesa pubblica hanno evidenziato l'esigenza di rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Il processo trarrà sostegno dalla vigenza sul piano nazionale di quadri di bilancio efficienti.
            
            
               (5)Le condizioni sui mercati finanziari della zona euro stanno migliorando, ma l'attività di prestito al settore privato resta fiacca e i mercati finanziari frammentati, con conseguente freno agli investimenti. Ne deriva una pesante carenza a fronte di un effettivo fabbisogno di investimenti tanto materiali quanto immateriali. Il piano di investimenti dell'UE offre possibilità di mobilitare gli investimenti convogliandoli verso impieghi produttivi. L'impatto del piano di investimenti e del programma ampliato di acquisto di titoli della Banca centrale europea risulterà tuttavia maggiore se accompagnato dal varo, nel settore finanziario in generale, di misure intese a ripristinare i flussi del credito, approfondire i mercati dei capitali e promuovere il finanziamento a lungo termine dell'economia. L'Unione bancaria è in via di completamento e potrà contare sul sostegno offerto dall'applicazione del codice unico europeo e da un'impostazione regolamentare coerente. Una migliore integrazione e una maggiore efficienza dei mercati dei capitali permetterebbero di mobilitare ulteriori finanziamenti da destinare agli investimenti, di ridurre la dipendenza dell'economia europea dal settore bancario e di conferire maggiore equilibrio e stabilità alle strutture finanziarie su cui poggia. 
            
         
         
            
               (6)Nonostante i recenti risultati conseguiti nel consolidamento dell'architettura dell'Unione economica e monetaria, per rispondere alle sfide attuali occorre inserirvi i tasselli mancanti. L'ulteriore sviluppo dell'Unione economica e monetaria comporterà un approccio a tappe in cui si combinino disciplina e solidarietà. Assieme ai presidenti del Consiglio europeo, del Parlamento europeo, della Banca centrale europea e dell'Eurogruppo, il presidente della Commissione preparerà le prossime tappe verso il miglioramento della governance economica nella zona euro,
            
            
            
               RACCOMANDA agli Stati membri della zona euro di adottare nell'ambito dell'Eurogruppo, nel periodo 2015-2016, provvedimenti finalizzati a:
            
            
               1.esercitare la pressione tra pari per promuovere riforme strutturali che favoriscano la correzione degli ingenti volumi di debito interno e esterno e sostengano gli investimenti; valutare periodicamente lo stato di attuazione delle riforme negli Stati membri che presentano squilibri gravi; continuare la valutazione tematica periodica delle riforme strutturali; decidere entro la primavera 2016 il seguito da dare all'esercizio di coordinamento dedicato alla riduzione dell'elevato cuneo fiscale sul lavoro e alla riforma dei mercati dei servizi;
            
            
               2.coordinare le politiche di bilancio assicurando che, nella zona euro, l'orientamento aggregato di bilancio sia consono ai rischi per la sostenibilità e alla situazione congiunturale; dedicare entro la primavera 2016 discussioni tematiche al miglioramento della qualità e della sostenibilità delle finanze pubbliche, soffermandosi in particolare sulla necessità di attribuire priorità agli investimenti materiali e immateriali a livello nazionale e di UE e di aumentare la propensione alla crescita dei regimi fiscali; monitorare il funzionamento effettivo dei quadri nazionali di bilancio rafforzati di recente;
            
            
               3.rispettare i tempi per la messa a punto del seguito della valutazione approfondita condotta dalla Banca centrale europea, l'attuazione della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche, il completamento del processo di ratifica dell'accordo intergovernativo sul Fondo di risoluzione unico e la piena operatività di questo Fondo dal gennaio 2016; promuovere misure per aumentare la raccolta di fondi sui mercati, migliorare le possibilità delle PMI di accedere ai finanziamenti e sviluppare fonti alternative di finanziamento; incoraggiare ulteriori interventi di riforma dei regimi nazionali di insolvenza;
            
            
               4.portare avanti i lavori sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria e concorrere al miglioramento del quadro di sorveglianza economica nel contesto della relazione sulle prossime tappe verso il miglioramento della governance economica nella zona euro, che il presidente Juncker elaborerà in stretta collaborazione con i presidenti Tusk, Schulz, Draghi e Dijsselbloem, e del seguito che le sarà dato.
            
            
            
               Fatto a Bruxelles, il
            
            
               
                     Per il Consiglio
               
               
                     Il presidente
               
            
         
         
            
                  
                     (1)
                  GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
               
               
                  
                     (2)
                  GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
               
               
                  
                     (3)
                  COM(2015) 251 final.