CELEX: 62004CJ0105
Language: it
Date: 2006-09-21
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 21 settembre 2006. # Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied contro Commissione delle Comunità europee. # Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Intese - Mercato dei materiali elettrotecnici nei Paesi Bassi - Associazione nazionale di grossisti - Accordi e pratiche concordate aventi ad oggetto un regime collettivo di esclusiva e la fissazione dei prezzi - Ammende. # Causa C-105/04 P.

Causa C-105/04 P
      Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Intese — Mercato dei materiali elettrotecnici nei Paesi Bassi — Associazione nazionale di grossisti — Accordi e pratiche concordate aventi ad oggetto un regime collettivo di esclusiva e la fissazione dei prezzi — Ammende»
      Conclusioni dell’avvocato generale J. Kokott, presentate l’8 dicembre 2005 
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 21 settembre 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Concorrenza — Procedimento amministrativo — Obblighi della Commissione
      (Regolamento del Consiglio n. 17)
      2.     Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Motivi — Errata valutazione dei fatti — Irricevibilità — Controllo
            da parte della Corte della valutazione degli elementi probatori — Esclusione, salvo il caso di snaturamento 
      (Art. 225 CE; Statuto della Corte di giustizia, art. 58, primo comma)
      3.     Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Motivi — Motivazione insufficiente o contraddittoria
      4.     Concorrenza — Intese — Divieto — Infrazioni — Prova
      (Art. 81, n. 1, CE)
      5.     Concorrenza — Intese — Divieto — Infrazioni — Accordi e pratiche concordate idonei ad essere considerati costitutivi di un’infrazione
            unica
      (Art. 81, n. 1, CE)
      6.     Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Competenza della Corte 
      (Art. 81 CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 15)
      1.     L’osservanza di un termine ragionevole nella conduzione dei procedimenti amministrativi in materia di politica della concorrenza
         costituisce un principio generale di diritto comunitario, del quale il giudice comunitario assicura il rispetto.
      
      Nondimeno, la constatazione della durata eccessiva del procedimento non imputabile alle imprese interessate può condurre all’annullamento,
         per violazione del detto principio, di una decisione che constata un’infrazione solo se tale durata, pregiudicando i diritti
         della difesa delle imprese, ha potuto incidere sull’esito del procedimento.
      
      Nella sua analisi il giudice comunitario deve prendere in considerazione l’insieme del procedimento, dall’inizio delle indagini
         della Commissione fino all’adozione della decisione finale.
      
      È importante infatti evitare che i diritti della difesa possano essere irrimediabilmente compromessi a motivo della durata
         eccessiva della fase istruttoria che precede l’invio della comunicazione degli addebiti e che tale durata possa ostacolare
         l’acquisizione di prove volte a confutare l’esistenza di comportamenti idonei a far sorgere la responsabilità delle imprese
         interessate. Per tale motivo, l’esame relativo a un eventuale ostacolo all’esercizio dei diritti della difesa per la durata
         eccessiva del procedimento amministrativo non deve essere limitato alla sola seconda fase di quest’ultimo, ma deve vertere
         anche sulla fase antecedente alla comunicazione degli addebiti e, in particolar modo, verificare se l’eccessiva durata abbia
         potuto pregiudicare le future possibilità di difesa delle imprese interessate.
      
      (v. punti 35, 42-43, 49-51)
      2.     Risulta dagli artt. 225 CE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia che il Tribunale è competente in via
         esclusiva, da un lato, ad accertare i fatti, salvo il caso in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dai
         documenti del fascicolo ad esso sottoposti, e, dall’altro, a valutare tali fatti. Quando il Tribunale ha constatato o valutato
         i fatti, la Corte è competente, ai sensi dell’art. 225 CE, ad effettuare il controllo sulla qualificazione giuridica di tali
         fatti e sulle conseguenze di diritto che il Tribunale ne ha tratto.
      
      La Corte non è pertanto competente ad accertare i fatti, né, in linea di principio, ad esaminare le prove sulle quali il Tribunale
         ha basato il proprio accertamento dei fatti stessi. Infatti, una volta che tali prove sono state acquisite regolarmente e
         che i principi generali del diritto e le norme di procedura in materia di onere e di assunzione della prova sono stati rispettati,
         spetta unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli elementi dinanzi ad esso prodotti. Questa valutazione
         non costituisce quindi, salvo il caso di snaturamento di tali elementi, una questione di diritto, come tale soggetta al controllo
         della Corte.
      
      (v. punti 69-70)
      3.     La questione se la motivazione di una sentenza del Tribunale sia contraddittoria o insufficiente costituisce una questione
         di diritto che può, in quanto tale, essere sollevata nell’ambito di un giudizio di impugnazione.
      
      In proposito, l’obbligo di motivazione non impone al Tribunale di fornire una spiegazione che ripercorra esaustivamente e
         uno per uno tutti i ragionamenti svolti dalle parti della controversia. La motivazione può quindi essere implicita, a condizione
         che consenta agli interessati di conoscere le ragioni poste a fondamento della decisione e alla Corte di disporre degli elementi
         sufficienti per esercitare il suo controllo.
      
      (v. punti 71-72)
      4.     Nella maggior parte dei casi, l’esistenza di una pratica o di un accordo anticoncorrenziale dev’essere dedotta da un certo
         numero di coincidenze e di indizi, che, considerati nel loro insieme, possono rappresentare, in mancanza di un’altra spiegazione
         coerente, la prova di una violazione delle regole sulla concorrenza.
      
      Simili indizi e coincidenze consentono infatti di rivelare non soltanto l’esistenza di comportamenti o accordi anticoncorrenziali,
         ma anche la durata di un comportamento continuato contrario alle regole di concorrenza e il periodo di applicazione di un
         accordo concluso in violazione di tali regole.
      
      Il Tribunale può quindi, senza commettere errori di diritto, fondare la propria valutazione dell’esistenza e della durata
         di una pratica o di un accordo anticoncorrenziale su una valutazione complessiva di tutte le prove e gli indizi pertinenti.
         Tuttavia, la questione di quale valore probatorio sia stato attribuito dal Tribunale a ciascun elemento di tali prove e indizi
         forniti dalla Commissione costituisce una questione attinente alla valutazione dei fatti che esula, in quanto tale, dal controllo
         della Corte nell’ambito di un giudizio di impugnazione.
      
      Il fatto che la prova dell’esistenza di un’infrazione continuata non sia stata fornita per alcuni periodi determinati non
         impedisce di ritenere che l’infrazione abbia abbracciato un periodo complessivo più esteso di tali periodi, qualora una constatazione
         siffatta si basi su indizi obiettivi e concordanti. Nell’ambito di un’infrazione di questo tipo, estesa su più anni, il fatto
         che le manifestazioni dell’intesa si verifichino in periodi differenti, eventualmente separati da intervalli di tempo più
         o meno lunghi, resta ininfluente ai fini dell’esistenza dell’intesa stessa, a condizione che le diverse azioni che compongono
         tale infrazione perseguano una medesima finalità e si inscrivano nel quadro di un’infrazione a carattere unitario e continuato.
      
      (v. punti 94-96, 98, 135)
      5.     Una violazione dell’art. 81, n. 1, CE può risultare non soltanto da un atto isolato, ma anche da una serie di atti oppure
         da un comportamento continuato. Tale interpretazione non può essere contestata sulla base del fatto che uno o più elementi
         di questa serie di atti o di questo comportamento continuato potrebbero altresì costituire di per sé e presi isolatamente
         una violazione della detta disposizione. Ove le diverse azioni facciano parte di un «piano d’insieme», a causa del loro identico
         oggetto di distorsione del gioco della concorrenza all’interno del mercato comune, la Commissione può imputare la responsabilità
         di tali azioni in funzione della partecipazione all’infrazione considerata nel suo insieme.
      
      A tal riguardo, è superfluo prendere in considerazione gli effetti concreti di tali azioni, ove risulti che quest’ultime,
         siano esse accordi o pratiche concordate, hanno ad oggetto impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno
         del mercato comune. Infatti, già dal tenore letterale dell’art. 81, n. 1, CE risulta che, al pari degli accordi tra imprese
         e delle decisioni di associazioni di imprese, le pratiche concordate sono vietate, indipendentemente da qualsivoglia effetto,
         qualora abbiano una finalità anticoncorrenziale. Peraltro, benché la nozione stessa di pratica concordata presupponga un comportamento
         delle imprese partecipanti sul mercato, essa non implica necessariamente che tale comportamento produca l’effetto concreto
         di restringere, impedire o falsare il gioco della concorrenza.
      
      (v. punti 110, 125, 136-139, 160-161, 179)
      6.     Il Tribunale è competente in via esclusiva a controllare il modo in cui la Commissione ha valutato, in ciascun caso di specie,
         la gravità dei comportamenti illeciti alla luce delle regole di concorrenza del Trattato. Nell’ambito di un ricorso di impugnazione,
         il controllo della Corte è volto, da un lato, a verificare che il Tribunale abbia preso in considerazione in maniera giuridicamente
         corretta tutti i fattori essenziali per valutare la gravità di un determinato comportamento alla luce degli artt. 81 CE e
         15 del regolamento n. 17 e, dall’altro, ad appurare se il Tribunale abbia risposto in termini giuridicamente sufficienti all’insieme
         degli argomenti invocati a sostengo della domanda di annullamento dell’ammenda o di riduzione dell’importo di quest’ultima.
      
      (v. punto 217)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      21 settembre 2006 (*)
      
      
      Indice
      
      Fatti all’origine della controversia
      Ricorso dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      Conclusioni delle parti dinanzi alla Corte
      Motivi di impugnazione
      Sull’impugnazione
      Sul primo motivo, relativo alla violazione del principio del termine ragionevole
      Argomenti delle parti
      Giudizio della Corte
      Sul secondo motivo, relativo alla presunta esclusione della prova a discarico successiva alla lettera di preavviso
      Argomenti delle parti
      Giudizio della Corte
      – Osservazioni preliminari
      – Esame del secondo motivo
      Sul terzo motivo, relativo alla valutazione da parte del Tribunale della prova fornita dalla Commissione quanto alla durata
         del regime collettivo di esclusiva
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio della Corte
      Sul quarto motivo, relativo alla valutazione da parte del Tribunale degli argomenti della FEG quanto alle pratiche concordate
         in materia di prezzi
      
      Sulla prima parte del quarto motivo, relativa alla qualificazione delle pratiche concordate in materia di prezzi come costitutive
         di un’unica infrazione continuata
      
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sulla seconda parte del quarto motivo, relativa alle riduzioni standard per la vendita di materiale elettrotecnico da installazione
         alle scuole
      
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sulla terza parte del quarto motivo, relativa alle pratiche del comitato dei prodotti «fili e cavi» e agli altri presunti
         casi di scambio di informazioni
      
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sulla quarta parte del quarto motivo, relativa alla decisione vincolante sui prezzi fissi e a quella sulle pubblicazioni
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sulla quinta parte del quarto motivo, relativa all’invio da parte della FEG di raccomandazioni sui prezzi ai propri membri
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio della Corte
      Sul quinto motivo, relativo all’imputazione alla FEG dell’estensione del regime collettivo di esclusiva
      Argomenti delle parti
      Giudizio della Corte
      Sul sesto motivo, relativo alla determinazione della durata delle infrazioni imputate alla FEG dalla Commissione
      Argomenti delle parti
      Giudizio della Corte
      Sul settimo motivo, relativo alla richiesta di riduzione dell’importo dell’ammenda
      Argomenti delle parti
      Giudizio della Corte
      Sulle spese
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Intese – Mercato dei materiali elettrotecnici nei Paesi Bassi – Associazione nazionale di grossisti – Accordi e pratiche concordate aventi ad oggetto un regime collettivo di esclusiva e la fissazione dei prezzi – Ammende»
      Nel procedimento C‑105/04 P,
      avente ad oggetto un ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado, proposto, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto
         della Corte di giustizia, il 26 febbraio 2004,
      
      Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied, con sede a L’Aia (Paesi Bassi), rappresentata dai sigg. E. Pijnacker Hordijk e M. De Grave, advocaten,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui le altre parti sono:
      Technische Unie BV, con sede in Amstelveen (Paesi Bassi), rappresentata dai sigg. P. Bos e C. Hubert, advocaten,
      
      ricorrente in primo grado,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. W. Wils, in qualità di agente, assistito dal sig. H. Gilliams, advocaat, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      CEF City Electrical Factors BV, con sede in Rotterdam (Paesi Bassi),
      
      CEF Holdings Ltd, con sede in Kenilworth (Regno Unito),
      
      rappresentate dai sigg. J. Stuyck, C. Vinken‑Geijselaers e M. Poelman, advocaten, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      intervenienti in primo grado,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dal sig. K. Schiemann (relatore), dalla sig.ra N. Colneric, e dai sigg.
         E. Juhász e E. Levits, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 22 settembre 2005,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza dell’8 dicembre 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       Con il suo ricorso di impugnazione, la Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied (Associazione
         federativa olandese per il commercio all’ingrosso nel settore elettrotecnico; in prosieguo: la «FEG») chiede l’annullamento
         della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 16 dicembre 2003, cause riunite T‑5/00 e T‑6/00, Nederlandse
         Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied e Technische Unie/Commissione (Racc. pag. II‑5761; in
         prosieguo: la «sentenza impugnata»), o, quanto meno, l’annullamento di tale sentenza nella parte relativa al procedimento
         T‑5/00, con la quale il Tribunale ha respinto il ricorso della detta ricorrente diretto all’annullamento della decisione della
         Commissione 26 ottobre 1999, 2000/117/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 del Trattato CE [Caso IV/33.884
         – Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied e Technische Unie (FEG e TU)] (GU 2000,
         L 39, pag. 1; in prosieguo: la «decisione controversa»).
      
       Fatti all’origine della controversia
      2       Il 18 marzo 1991, la società CEF Holdings Ltd, grossista di materiale elettrotecnico, con sede nel Regno Unito, nonché la
         sua controllata CEF City Electrical Factors BV, creata dalla detta società per insediarsi nel mercato olandese (in prosieguo
         congiuntamente denominate: la «CEF»), hanno presentato alla Commissione delle Comunità europee una denuncia riguardante i
         problemi di approvvigionamento da esse incontrati nei Paesi Bassi.
      
      3       Tale denuncia riguardava tre associazioni di imprese operanti sul mercato olandese dei materiali elettrotecnici. Oltre alla
         FEG, si trattava della Nederlandse Vereniging van Alleenvertegenwoordigers op Elektrotechnisch Gebied (Associazione olandese
         dei rappresentanti esclusivi nel settore elettrotecnico; in prosieguo: la «NAVEG») e della Unie van de Elektrotechnische Ondernemers
         (Unione delle imprese del settore elettrotecnico; in prosieguo: l’«UNETO»).
      
      4       Nella denuncia suddetta, la CEF accusava le tre associazioni sopra indicate e i loro membri di aver concluso accordi collettivi
         di esclusiva reciproca a tutti i livelli della filiera di distribuzione del materiale elettrotecnico nei Paesi Bassi, ciò
         che avrebbe reso quasi impossibile l’insediamento nel mercato olandese di un grossista di materiale elettrotecnico che non
         fosse membro della FEG. Infatti, i fabbricanti e i loro agenti o importatori avrebbero fornito materiale elettrotecnico soltanto
         ai membri della FEG e gli installatori si sarebbero riforniti soltanto presso questi ultimi. 
      
      5       Successivamente, nel 1991 e nel 1992, la CEF ha esteso la portata della propria denuncia per contestare alcuni accordi intervenuti
         tra la FEG e i suoi membri in materia di prezzi e riduzioni di prezzi, taluni accordi diretti ad escludere la CEF dalla partecipazione
         a determinati progetti, nonché taluni accordi verticali sui prezzi tra alcuni fabbricanti di materiale elettrotecnico e i
         grossisti membri della FEG.
      
      6       Dopo aver inviato, il 16 settembre 1991, una lettera di preavviso alla FEG e ai membri di quest’ultima (in prosieguo: la «lettera
         di preavviso»), nonché varie richieste di informazioni all’associazione suddetta, e dopo l’effettuazione di verifiche da parte
         dei suoi servizi in merito alle presunte concertazioni praticate dai membri della FEG, la Commissione, in data 3 luglio 1996,
         ha comunicato i propri addebiti a quest’ultima e a sette suoi membri, tra i quali figurava la Technische Unie BV (in prosieguo:
         la «TU»). Il 19 novembre 1997 si è svolta un’audizione in presenza di tutti i destinatari della comunicazione degli addebiti
         nonché della CEF.
      
      7       Il 26 ottobre 1999 la Commissione ha adottato la decisione controversa, nella quale si constata che:
      –       la FEG ha violato l’art. 81, n. 1, CE istituendo, sulla base di un accordo con la NAVEG e di pratiche concordate con fornitori
         non rappresentati in quest’ultima associazione, un regime collettivo di esclusiva volto a impedire le forniture a imprese
         non aderenti alla FEG stessa (art. 1 della decisione controversa); 
      
      –       la FEG ha violato l’art. 81, n. 1, CE limitando, direttamente e indirettamente, la libertà dei suoi membri di fissare autonomamente
         i propri prezzi di vendita. A tal fine essa ha adottato la decisione vincolante sui prezzi fissi e la decisione vincolante
         sulle pubblicazioni, ha diffuso fra i suoi membri raccomandazioni sui prezzi lordi e netti, e ha fornito loro un forum per
         negoziare su prezzi e riduzioni (art. 2 della decisione controversa);
      
      –       la TU ha violato l’art. 81, n. 1, CE partecipando attivamente alle infrazioni di cui agli artt. 1 e 2 della decisione controversa
         (art. 3 di tale decisione).
      
      8       Per le infrazioni menzionate al punto precedente sono state inflitte alla FEG e alla TU ammende ammontanti, rispettivamente,
         a EUR 4,4 milioni ed EUR 2,15 milioni (art. 5 della decisione controversa).
      
      9       Tuttavia, tenuto conto della considerevole durata del procedimento (102 mesi), la Commissione ha deciso, di propria iniziativa,
         di ridurre di EUR 100 000 l’importo dell’ammenda. La decisione controversa afferma al riguardo quanto segue: 
      
      «(152) (...) La Commissione riconosce che la durata del procedimento nel presente caso, avviato nel 1991, è notevole, e questo per
         ragioni di natura diversa, imputabili parzialmente alla Commissione ma anche alle parti stesse. La Commissione riconosce la
         propria responsabilità per i ritardi che possono esserle imputati.
      
      (153)          Per tale motivo la Commissione riduce l’importo dell’ammenda [da 4,5 milioni ] a 4,4 milioni di EUR per FEG e [da 2,25 milioni
         a] 2,15 milioni di EUR per TU». 
      
       Ricorso dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      10     Con atto introduttivo depositato dinanzi al Tribunale il 14 gennaio 2000 (causa T‑5/00), la FEG ha proposto un ricorso diretto
         ad ottenere, in via principale, l’annullamento della decisione controversa, in subordine, l’annullamento dell’art. 5, n. 1,
         di quest’ultima e, in ulteriore subordine, la riduzione a EUR 1 000 dell’importo dell’ammenda inflittale.
      
      11     Con atto introduttivo depositato lo stesso giorno dinanzi al Tribunale (causa T‑6/00), la TU ha proposto un ricorso avente
         il medesimo oggetto di quello presentato dalla FEG.
      
      12     Con ordinanza del presidente della Prima Sezione del Tribunale in data 16 ottobre 2000, la CEF è stata ammessa ad intervenire
         in giudizio a sostegno delle conclusioni della Commissione.
      
      13     I ricorsi della FEG e della TU, che sono stati riuniti ai fini della fase orale del procedimento e della sentenza, sono stati
         respinti dalla sentenza impugnata. Le dette ricorrenti sono state condannate a sopportare le proprie spese nonché quelle sostenute
         dalla Commissione e dalle parti intervenute in primo grado in ciascuna delle cause da esse rispettivamente introdotte.
      
       Conclusioni delle parti dinanzi alla Corte
      14     Nel suo ricorso di impugnazione, la FEG conclude che la Corte voglia: 
      –       annullare la sentenza impugnata o, quanto meno, annullarla nella parte relativa alla causa T‑5/00 e, statuendo nuovamente,
         annullare in tutto o in parte la decisione controversa o, quanto meno, disporre una riduzione sostanziale dell’ammenda inflittale;
      
      –       in subordine, annullare la sentenza impugnata o, quanto meno, annullarla nella parte relativa alla causa T‑5/00 e rinviare
         quest’ultima dinanzi al Tribunale;
      
      –       condannare la Commissione alle spese dei due gradi di giudizio.
      15     La Commissione conclude che la Corte voglia:
      –       rigettare l’impugnazione nella sua interezza perché irricevibile o, quanto meno, perché infondata;
      –       condannare la FEG alle spese.
       Motivi di impugnazione
      16     A sostegno della sua impugnazione la FEG deduce sette motivi, aventi ad oggetto:
      –       la violazione del principio del termine ragionevole, in quanto il Tribunale ha statuito che la durata eccessivamente lunga
         del procedimento amministrativo non doveva comportare l’annullamento della decisione controversa;
      
      –       la violazione del principio della presunzione di innocenza e dell’obbligo di motivazione, in quanto il Tribunale non ha ritenuto
         che costituissero elementi di prova a discarico taluni documenti redatti successivamente all’invio della lettera di preavviso;
      
      –       la violazione dell’art. 81, n. 1, CE nonché dell’obbligo di motivazione, nella misura in cui il Tribunale ha reputato plausibili
         le prove fornite dalla Commissione in merito alla durata del presunto regime collettivo di esclusiva;
      
      –       la violazione dell’art. 81, n. 1, CE nonché dell’obbligo di motivazione, in quanto il Tribunale non ha esaminato gli argomenti
         della FEG relativi agli accordi in materia di prezzi ovvero ha riportato tali argomenti in modo inesatto;
      
      –       la violazione dell’obbligo di motivazione per quanto riguarda l’imputabilità alla FEG della presunta estensione del regime
         collettivo di esclusiva a fornitori diversi dai membri della NAVEG;
      
      –       la violazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d’applicazione degli
         articoli [81] e [82] del Trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204), ovvero del principio di proporzionalità nella fissazione delle
         ammende, nonché dell’obbligo di motivazione, in quanto il Tribunale ha respinto gli argomenti fatti valere dalla FEG e dalla
         TU in merito alla durata delle infrazioni;
      
      –       la violazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 o del principio di proporzionalità nella fissazione delle ammende,
         nonché dell’obbligo di motivazione, in quanto il Tribunale ha giudicato che la FEG e la TU non avevano fornito alcun elemento
         idoneo a giustificare la riduzione dell’ammenda, e ciò malgrado la durata eccessivamente lunga del procedimento amministrativo.
      
       Sull’impugnazione
       Sul primo motivo, relativo alla violazione del principio del termine ragionevole
       Argomenti delle parti
      17     La FEG sostiene che, in virtù di un principio generale del diritto comunitario, la Commissione è tenuta a osservare un termine
         ragionevole per l’adozione delle proprie decisioni. Il Tribunale avrebbe violato tale principio concludendo, al punto 94 della
         sentenza impugnata, che tutti gli argomenti riguardanti la violazione del principio del termine ragionevole dovevano essere
         respinti e che la durata eccessiva del procedimento amministrativo non doveva determinare l’annullamento della decisione controversa.
      
      18     La FEG la valere che, in base ad una costante giurisprudenza, occorre distinguere tra, da un lato, la fase istruttoria e,
         dall’altro, il periodo che va dalla comunicazione degli addebiti da parte della Commissione fino all’adozione della decisione
         di quest’ultima.
      
      19     Quanto alla fase istruttoria, il Tribunale avrebbe sostenuto erroneamente, al punto 79 della sentenza impugnata, che il semplice
         prolungamento di tale fase del procedimento amministrativo non è, di per sé, idoneo a ledere i diritti della difesa, in quanto,
         in un procedimento in materia di politica comunitaria della concorrenza, gli interessati non sono destinatari di alcuna accusa
         formale sino al ricevimento della comunicazione degli addebiti.
      
      20     Inoltre, la FEG contesta l’interpretazione, compiuta dal Tribunale, della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo
         relativa al momento di inizio del decorso del termine ragionevole di cui all’art. 6, n. 1, della Convenzione europea per la
         salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, termine che, secondo il
         Tribunale, «inizia a decorrere dal momento in cui viene formulata l’imputazione» (punto 79 della sentenza impugnata).
      
      21     La FEG deduce dalla detta giurisprudenza che, contrariamente a quanto statuito dal Tribunale, il termine ragionevole è iniziato
         a decorrere dal mese di giugno 1991 – data alla quale la Commissione le ha inviato la prima richiesta di informazioni e l’ha
         informata del contenuto della denuncia della CEF, che era allegata alla detta richiesta ed era all’origine della stessa –
         oppure, al più tardi, il 16 settembre 1991, data della lettera di preavviso della Commissione.
      
      22     Inoltre, la FEG sostiene che dal punto 87 della sentenza impugnata risulta che il Tribunale non si è reso conto della natura
         delle difficoltà generate dalla durata eccessivamente lunga del procedimento. Essa fa presente l’impossibilità, nel contesto
         di una procedura così lunga, di contattare le persone interessate per ottenere chiarimenti su taluni punti dei resoconti e
         degli altri documenti relativi alle riunioni dei consigli di amministrazione delle imprese coinvolte, tenuto conto del notevole
         ricambio dei membri della dirigenza e del personale di queste ultime. Non si tratta, come suggerito erroneamente dal Tribunale
         al detto punto 87, della perdita di prove scritte.
      
      23     Peraltro, la FEG osserva che, considerato che la maggior parte dei fatti si è verificata in un passato talmente lontano che
         nessuna delle persone direttamente interessate ne ha un ricordo sufficientemente preciso, era per essa estremamente difficile,
         se non impossibile, difendersi efficacemente.
      
      24     Infine, la FEG sostiene che a torto il Tribunale ha completamente trascurato il suo interesse ad una rapida conclusione del
         procedimento, in quanto la sua sopravvivenza era direttamente minacciata da tale contenzioso. Successivamente all’adozione
         della decisione controversa, la FEG non avrebbe potuto intraprendere la benché minima attività ed il numero dei suoi membri
         sarebbe passato da 60 a 19.
      
      25     La Commissione fa valere che il primo motivo si basa su un’erronea lettura del punto 79 della sentenza impugnata, dovendo
         questo essere letto in connessione con i punti 77 e 78 che lo precedono.
      
      26     Secondo la Commissione, il Tribunale ha constatato, al punto 77 della sentenza impugnata, che la prima fase del procedimento
         amministrativo ha avuto una durata eccessiva. Il Tribunale avrebbe infatti tenuto conto della prima fase del detto procedimento
         nella sua valutazione del carattere ragionevole o meno del periodo di tempo intercorso tra i primi atti del procedimento stesso
         e l’adozione della decisione controversa.
      
      27     La Commissione sostiene che il Tribunale – giudicando che tanto la prima quanto la seconda fase del procedimento amministrativo
         avevano richiesto un tempo eccessivo e verificando poi se un tale superamento del termine ragionevole avesse pregiudicato
         i diritti della difesa della FEG – si è comportato in modo conforme alla giurisprudenza della Corte, secondo cui una durata
         irragionevole delle diverse fasi dell’indagine non comporta automaticamente una violazione del principio del termine ragionevole.
         Sarebbe altresì necessario che le imprese interessate dimostrino che tale durata irragionevole ha arrecato pregiudizio ai
         diritti della difesa (sentenza 15 ottobre 2002, cause riunite C‑238/99 P, C‑244/99 P, C‑245/99 P, C‑247/99 P, da C‑250/99 P
         a C‑252/99 P e C‑254/99 P, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. I‑8375, punti 173‑178).
      
      28     Nella presente causa, ad avviso della Commissione, la FEG non ha fornito una prova convincente della sua affermazione secondo
         cui la durata eccessiva del procedimento amministrativo ha arrecato pregiudizio ai diritti della difesa. La Commissione fa
         valere i punti 87‑92 della sentenza impugnata per dimostrare che il Tribunale, nell’esaminare la questione se la durata irragionevole
         del detto procedimento da esso constatata avesse nuociuto, nella fattispecie, ai diritti della difesa della FEG, ha incentrato
         la propria analisi tanto sulla prima quanto sulla seconda fase di tale procedimento. Il Tribunale avrebbe respinto una per
         una le circostanze invocate dalla FEG per dimostrare una violazione dei diritti della difesa, e tale rigetto sarebbe fondato
         tanto su constatazioni giuridiche esatte, quanto su constatazioni di fatto che non possono essere riesaminate in sede di impugnazione.
      
      29     Quanto all’addebito mosso dalla FEG al Tribunale per il fatto che quest’ultimo non avrebbe tenuto conto dei problemi da essa
         incontrati per raccogliere prove a discarico a motivo della durata eccessiva del procedimento amministrativo, la Commissione
         fa rinvio al punto 87 della sentenza impugnata, nel quale si ricorda che, in virtù dell’obbligo generale di prudenza, le imprese
         sono tenute ad assicurare la buona conservazione nei loro libri o archivi degli elementi relativi alla loro attività, obbligo
         che vale a fortiori a partire dal momento in cui un’impresa riceve una richiesta di informazioni o una lettera di preavviso.
      
      30     Per quanto riguarda l’interesse della FEG ad un rapido svolgimento del procedimento, la Commissione fa riferimento al punto
         80 della sentenza impugnata, nel quale il Tribunale ha espressamente confermato che un’impresa, una volta ricevuta una comunicazione
         degli addebiti, ha un interesse specifico a che questa fase della procedura venga condotta con una diligenza particolare dalla
         Commissione, senza però che vengano pregiudicati i diritti della difesa. La detta istituzione fa valere che è alla luce di
         tale elemento che il Tribunale ha successivamente esaminato se il superamento della durata ragionevole del procedimento avesse
         nuociuto alla difesa della FEG.
      
      31     La Commissione conclude che il primo motivo è manifestamente irricevibile, nella misura in cui mira a rimettere in discussione
         la valutazione di fatto operata dal Tribunale in ordine alla questione se il superamento del termine ragionevole avesse ostacolato
         la FEG nella preparazione della propria difesa, ed è manifestamente infondato in quanto si basa su un’erronea lettura della
         sentenza impugnata.
      
      32     Anche la CEF fa valere, nella sua risposta alla comunicazione del ricorso di impugnazione, che il primo motivo dedotto dalla
         FEG si basa su un’erronea lettura della sentenza impugnata. Nell’ambito della valutazione del termine ragionevole, il Tribunale
         avrebbe giustamente esaminato il periodo decorrente dalla data della richiesta di informazioni, vale a dire il 25 luglio 1991.
      
      33     Per quanto riguarda il termine ragionevole e la violazione dei diritti della difesa, la CEF fa riferimento al punto 49 della
         sentenza 17 dicembre 1998, causa C‑185/95 P, Baustahlgewebe/Commissione (Racc. pag. I‑8417), per sostenere che il Tribunale
         non ha applicato una nozione giuridica errata laddove ha ritenuto che, sebbene la prima fase del procedimento amministrativo
         avesse avuto una durata eccessiva, il principio del termine ragionevole non fosse stato violato in assenza della prova di
         una violazione dei diritti della difesa.
      
      34     Ad ogni modo, la CEF ritiene che si tratti, nel caso di specie, di constatazioni di fatto del Tribunale che non possono essere
         oggetto di un riesame da parte della Corte. Il primo motivo dovrebbe dunque essere respinto perché irricevibile o, quanto
         meno, perché infondato.
      
       Giudizio della Corte
      35     L’osservanza di un termine ragionevole nella conduzione dei procedimenti amministrativi in materia di politica della concorrenza
         costituisce un principio generale di diritto comunitario, del quale il giudice comunitario assicura il rispetto (sentenze
         18 marzo 1997, causa C‑282/95 P, Guérin automobiles/Commissione, Racc. pag. I‑1503, punti 36 e 37, e Limburgse Vinyl Maatschappij
         e a./Commissione, cit., punti 167‑171). 
      
      36     Occorre verificare se il Tribunale abbia commesso un errore di diritto respingendo gli argomenti relativi alla presunta violazione
         del detto principio da parte della Commissione.
      
      37     Contrariamente a quanto asserito dalla FEG, il Tribunale ha operato, ai fini dell’applicazione del principio del termine ragionevole,
         una distinzione tra le due fasi del procedimento amministrativo, vale a dire la fase istruttoria antecedente alla comunicazione
         degli addebiti e quella corrispondente al resto del procedimento (v. punto 78 della sentenza impugnata).
      
      38     Tale modo di procedere è assolutamente conforme alla giurisprudenza della Corte. Infatti, ai punti 181‑183 della citata sentenza
         Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, la Corte ha statuito, in particolare, che il procedimento amministrativo può
         essere esaminato distinguendo due fasi temporali successive, ciascuna delle quali risponde ad una propria logica interna.
         La prima fase, che si estende fino alla comunicazione degli addebiti, ha come termine iniziale la data in cui la Commissione,
         facendo uso dei poteri conferitile dal legislatore comunitario, adotta misure che implicano l’addebito di una violazione,
         e deve consentire alla detta istituzione di prendere posizione circa il seguito del procedimento. La seconda fase si estende
         invece dalla comunicazione degli addebiti fino all’adozione della decisione finale. Essa deve consentire alla Commissione
         di pronunciarsi definitivamente sulla violazione contestata.
      
      39     Dopo aver stabilito la distinzione tra le due fasi del procedimento amministrativo, il Tribunale ha proceduto ad esaminare
         il carattere eccessivo o meno della durata di ciascuna di esse.
      
      40     Per quanto riguarda la prima fase, il Tribunale ha constatato, al punto 76 della sentenza impugnata, che un considerevole
         lasso di tempo era intercorso tra l’invio alla FEG della lettera di preavviso del 16 settembre 1991 e le verifiche effettuate
         l’8 dicembre 1994. Il Tribunale ha riconosciuto che tale durata è eccessiva e deriva da un’inerzia imputabile alla Commissione.
      
      41     Per quanto concerne la seconda fase del procedimento amministrativo, il Tribunale ha rilevato, al punto 85 della sentenza
         impugnata, che erano trascorsi circa 23 mesi tra l’audizione delle parti e la decisione controversa, e che tale durata doveva
         ritenersi considerevole, senza che fosse possibile imputarne la responsabilità alla FEG e alla TU. Il Tribunale ha da ciò
         concluso che la Commissione aveva ecceduto il termine normalmente necessario per l’adozione della detta decisione.
      
      42     Posto che la constatazione della durata eccessiva del procedimento – per la quale non potevano essere considerate responsabili
         la FEG o la TU – non era di per sé sufficiente per affermare l’esistenza di una violazione del principio del termine ragionevole,
         il Tribunale ha valutato l’incidenza di tale durata sui diritti della difesa della FEG. La premessa di un approccio siffatto
         emerge dal punto 74 della sentenza impugnata, nel quale il Tribunale ha statuito che il superamento del termine ragionevole
         può costituire un motivo di annullamento solo nel caso di una decisione che constati la commissione di infrazioni, qualora
         risulti provato che la violazione del detto principio ha pregiudicato i diritti della difesa delle imprese interessate. Secondo
         il Tribunale, al di fuori di tale specifica ipotesi, il mancato rispetto dell’obbligo di decidere entro un termine ragionevole
         non incide sulla validità del procedimento amministrativo ai sensi del regolamento n. 17.
      
      43     Il ricorso a tale criterio, ai fini della constatazione di una violazione del principio del termine ragionevole, è assolutamente
         legittimo. Infatti, al punto 49 della citata sentenza Baustahlgewebe/Commissione, nel valutare la durata del procedimento
         dinanzi al Tribunale, la Corte ha statuito che la presenza di indizi comprovanti che la durata del procedimento ha influito
         sulla soluzione della controversia può determinare l’annullamento della sentenza impugnata. Il medesimo approccio si ritrova
         nel ragionamento seguito dal Tribunale allorché ha giudicato che la durata eccessiva del procedimento dinanzi alla Commissione
         doveva determinare l’annullamento della decisione controversa qualora i diritti della difesa della FEG fossero stati compromessi,
         ipotesi questa nella quale sussiste necessariamente un possibile influsso sull’esito del procedimento.
      
      44     Di conseguenza, occorre valutare l’analisi compiuta dal Tribunale in ordine alla presunta violazione, in tale contesto, dei
         diritti della difesa della FEG.
      
      45     Risulta dalla sentenza impugnata che tale analisi è limitata alla valutazione delle ripercussioni sull’esercizio dei diritti
         della difesa della FEG determinate dalla durata eccessiva della seconda fase del procedimento amministrativo. In particolare,
         al punto 93 della detta sentenza, il Tribunale ha concluso che l’eccessivo prolungamento del procedimento amministrativo dopo
         l’audizione non aveva leso i diritti della difesa della FEG e della TU.
      
      46     Quanto alla fase istruttoria antecedente alla comunicazione degli addebiti, il Tribunale ha rilevato, al punto 79 della sentenza
         impugnata, che il semplice prolungamento di tale fase del procedimento amministrativo non era di per sé idoneo a ledere i
         diritti della difesa, in quanto alla FEG e alla TU non era stata mossa alcuna accusa formale fino al ricevimento della comunicazione
         degli addebiti.
      
      47     Tale conclusione è corretta nella misura in cui il Tribunale ha reputato che soltanto dopo l’invio della comunicazione degli
         addebiti la FEG e la TU fossero state ufficialmente informate delle infrazioni che la Commissione addebitava loro a seguito
         delle proprie investigazioni. Al ragionamento del Tribunale è sottesa l’idea che sia soltanto nella seconda fase del procedimento
         amministrativo che le imprese interessate possono far valere pienamente i diritti della difesa, ciò che non avviene durante
         la fase antecedente alla comunicazione degli addebiti a motivo dell’assenza di formulazione, da parte della Commissione, delle
         censure attinenti alle presunte infrazioni da essa constatate.
      
      48     Tuttavia, la constatazione fatta dal Tribunale al punto 79 della sentenza impugnata non tiene conto dell’eventualità che la
         durata eccessiva della fase istruttoria possa aver influito sull’esercizio dei diritti della difesa da parte della FEG nel
         corso della seconda fase del procedimento amministrativo, vale a dire dopo l’invio della comunicazione degli addebiti.
      
      49     La durata eccessiva della prima fase del procedimento amministrativo può influire sulle future possibilità di difesa delle
         imprese interessate, in particolare riducendo l’efficacia dei diritti della difesa allorché questi vengono invocati nella
         seconda fase del procedimento. Infatti, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 129 delle sue conclusioni, quanto
         più tempo trascorre tra una misura di indagine quale, nel caso di specie, l’invio della lettera di preavviso e la comunicazione
         degli addebiti, tanto più diviene probabile che eventuali prove a discarico riguardanti le infrazioni addebitate in tale comunicazione
         non possano più essere acquisite o possano esserlo soltanto con difficoltà, in particolare per quanto riguarda i testimoni
         a discarico, segnatamente a causa dei cambiamenti che possono intervenire nella composizione degli organi dirigenti delle
         imprese interessate e degli avvicendamenti riguardanti gli altri dipendenti di queste ultime. Nella sua analisi del principio
         del termine ragionevole, il Tribunale non ha sufficientemente preso in considerazione tale aspetto relativo all’attuazione
         del detto principio.
      
      50     Posto che il rispetto dei diritti della difesa – principio il cui carattere fondamentale è stato sottolineato a più riprese
         dalla giurisprudenza della Corte (v., segnatamente, sentenza 9 novembre 1983, causa 322/81, Michelin/Commissione, Racc. pag. 3461,
         punto 7) – riveste un’importanza capitale nei procedimenti come quello in questione nel presente caso, è importante evitare
         che tali diritti possano essere irrimediabilmente compromessi a motivo della durata eccessiva della fase istruttoria, e che
         tale durata possa ostacolare l’acquisizione di prove volte a confutare l’esistenza di comportamenti idonei a far sorgere la
         responsabilità delle imprese interessate. Per tale motivo, l’esame relativo a un eventuale ostacolo all’esercizio dei diritti
         della difesa non deve essere limitato alla fase stessa in cui tali diritti producono il loro pieno effetto, vale a dire la
         seconda fase del procedimento amministrativo. La valutazione relativa all’origine dell’eventuale riduzione dell’efficacia
         dei diritti della difesa deve estendersi all’insieme di tale procedimento avendo riguardo alla durata complessiva del medesimo.
      
      51     Pertanto, il Tribunale è incorso in un errore di diritto nella misura in cui, nella sentenza impugnata, ha limitato la portata
         dell’esame della presunta violazione dei diritti della difesa a motivo della durata eccessiva del procedimento amministrativo
         alla sola seconda fase di quest’ultimo. Il detto giudice ha omesso di verificare se l’eccessiva durata, imputabile alla Commissione,
         dell’intero procedimento amministrativo – ivi compresa la fase antecedente alla comunicazione degli addebiti – fosse idonea
         a pregiudicare le future possibilità di difesa della TU e della FEG e se, in particolare, quest’ultima avesse dimostrato tale
         fatto in forma concludente.
      
      52     Ne consegue che il primo motivo della FEG deve essere accolto nella misura in cui con esso viene dedotto un errore di diritto
         nell’applicazione del principio del termine ragionevole. Di conseguenza, la sentenza impugnata deve essere parzialmente annullata,
         laddove ha statuito che il prolungamento della prima fase del procedimento amministrativo non era di per sé idoneo a ledere
         i diritti della difesa della FEG.
      
      53     In conformità dell’art. 61, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, quando l’impugnazione è accolta, la Corte
         annulla la decisione del Tribunale. Essa può allora statuire definitivamente sulla controversia qualora lo stato degli atti
         lo consenta, oppure rinviare la causa al Tribunale affinché sia decisa da quest’ultimo.
      
      54     Nel caso di specie, posto che la questione della presunta violazione dei diritti della difesa, esaminata in rapporto alla
         durata eccessiva del procedimento amministrativo, è stata discussa in primo grado e che la FEG ha così avuto modo di far valere
         i propri argomenti al riguardo, la Corte è in condizione di pronunciarsi nel merito.
      
      55     Nel suo ricorso dinanzi al Tribunale, la FEG sostiene che la violazione del termine ragionevole ha comportato una violazione
         dei diritti della difesa. Infatti, con il passare del tempo, essa avrebbe incontrato sempre più difficoltà per ottenere informazioni
         attinenti agli addebiti della Commissione. L’assoluta maggioranza delle persone che facevano parte, nel periodo oggetto dell’inchiesta
         della detta istituzione, della direzione dell’associazione ricorrente non siederebbe più da anni negli organi dirigenti di
         quest’ultima, ed una parte dei vecchi dirigenti avrebbe in seguito fatto valere i propri diritti pensionistici ovvero ricoprirebbe
         incarichi all’estero e non potrebbe più essere contattata per fornire delle precisazioni.
      
      56     A questo proposito, occorre rilevare che gli argomenti addotti dalla FEG a sostegno della presunta violazione dei diritti
         della difesa presentano carattere astratto e impreciso. Orbene, per dimostrare una violazione di tali diritti, eventualmente
         determinata dalla durata eccessiva della fase istruttoria, spettava alla FEG provare che, alla data della comunicazione degli
         addebiti, ossia il 3 luglio 1996, le sue possibilità di confutare le censure della Commissione erano limitate per ragioni
         derivanti dal fatto che la prima fase del procedimento amministrativo aveva richiesto un tempo irragionevolmente lungo.
      
      57     Nel caso di specie, nel suo ricorso dinanzi al Tribunale, la FEG ha omesso di precisare quali sono le persone che hanno lavorato
         alle sue dipendenze e la cui partenza le avrebbe impedito di ottenere chiarimenti in merito agli eventi su cui si incentravano
         le accuse della Commissione.
      
      58     Inoltre, la FEG non indica né la data di partenza delle persone suddette, né la natura e la portata delle informazioni o delle
         precisazioni che sarebbero state necessarie alla sua difesa, e neppure le circostanze che renderebbero impossibile la testimonianza
         di tali persone, la cui assenza avrebbe limitato l’efficace esercizio dei diritti della difesa.
      
      59     Tali argomenti a carattere generico non sono idonei a dimostrare l’effettiva esistenza di una violazione dei diritti della
         difesa, la quale va esaminata in rapporto alle specifiche circostanze di ciascun caso di specie.
      
      60     Risulta da tutto quanto sopra esposto che gli argomenti della FEG relativi alla violazione dei diritti della difesa non sono
         sostenuti da convincenti elementi di prova idonei a dimostrare che tale violazione sia derivata dalla durata eccessiva della
         fase del procedimento amministrativo antecedente alla comunicazione degli addebiti e che, alla data in cui quest’ultima è
         stata effettuata, le possibilità della ricorrente di difendersi efficacemente fossero, per tale motivo, già compromesse.
      
      61     Pertanto, il motivo dedotto dalla FEG a sostegno del proprio ricorso dinanzi al Tribunale relativo ad una violazione del principio
         del termine ragionevole, non è fondato e deve dunque essere respinto.
      
      62     Di conseguenza, anche il ricorso della FEG dinanzi al Tribunale, in quanto fondato sul detto motivo, deve essere respinto.
       Sul secondo motivo, relativo alla presunta esclusione della prova a discarico successiva alla lettera di preavviso
       Argomenti delle parti
      63     La FEG censura la presunta contraddizione interna che vizierebbe l’analisi del Tribunale, determinata dal fatto che il periodo
         precedente alla comunicazione degli addebiti non è stato preso in considerazione ai fini della valutazione del carattere ragionevole
         della durata del procedimento amministrativo, in quanto – ad avviso del Tribunale – la detta associazione è stata chiamata
         in causa soltanto a partire dall’invio della comunicazione di cui sopra, mentre invece alcune prove a discarico relative al
         medesimo periodo sono state automaticamente escluse, ciò che tende a dimostrare che il comportamento della FEG è stato incriminato
         sin dalla prima fase del procedimento amministrativo.
      
      64     Risulterebbe in particolare dai punti 196 e 208 della sentenza impugnata che il Tribunale non ha riconosciuto alcun valore
         ad una prova a discarico successiva alle prime richieste di informazioni, nel caso di specie alcune lettere provenienti dalla
         Spaanderman Licht – un’impresa affiliata alla NAVEG – datate 22 maggio e 14 agosto 1991, le quali smentirebbero le constatazioni
         della Commissione relative all’esistenza di un regime collettivo di esclusiva e sarebbero idonee a infirmare gli addebiti
         di quest’ultima nei confronti della FEG.
      
      65     La FEG ritiene che il fatto che il Tribunale abbia escluso tale prova a discarico successiva all’avvio del procedimento senza
         alcuna spiegazione, limitandosi a fare riferimento alla data in cui la prova suddetta era stata prodotta, costituisca un vizio
         grave della motivazione della sentenza impugnata e violi il principio della presunzione di innocenza.
      
      66     La Commissione fa valere, in via principale, che tale motivo è irricevibile nella misura in cui la FEG cerca di sottoporre
         nuovamente alla Corte, in sede di impugnazione, la valutazione di fatto compiuta dal Tribunale in ordine al valore probatorio
         degli atti del fascicolo.
      
      67     In subordine, la Commissione sostiene che il secondo motivo della FEG è privo di fondamento. Il Tribunale avrebbe esposto
         in forma sufficientemente motivata, rispettivamente ai punti 208 e 196 della sentenza impugnata, il carattere non convincente
         delle lettere sopra menzionate.
      
       Giudizio della Corte
      –       Osservazioni preliminari
      68     Occorre ricordare i limiti del controllo giurisdizionale esercitato dalla Corte nell’ambito di un giudizio di impugnazione.
         
      
      69     Risulta dagli artt. 225 CE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia che il Tribunale è competente in via
         esclusiva, da un lato, ad accertare i fatti, salvo il caso in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dai
         documenti del fascicolo ad esso sottoposti, e, dall’altro, a valutare tali fatti. Quando il Tribunale ha constatato o valutato
         i fatti, la Corte è competente, ai sensi dell’art. 225 CE, ad effettuare il controllo sulla qualificazione giuridica di tali
         fatti e sulle conseguenze di diritto che il Tribunale ne ha tratto (v., segnatamente, sentenze Baustahlgewebe/Commissione,
         cit., punto 23, e 6 aprile 2006, causa C‑551/03 P, General Motors/Commissione, Racc. pag. I‑3173, punto 51).
      
      70     La Corte non è pertanto competente ad accertare i fatti, né, in linea di principio, ad esaminare le prove sulle quali il Tribunale
         ha basato il proprio accertamento dei fatti stessi. Infatti, una volta che tali prove sono state acquisite regolarmente e
         che i principi generali del diritto e le norme di procedura in materia di onere e di assunzione della prova sono stati rispettati,
         spetta unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli elementi dinanzi ad esso prodotti. Questa valutazione
         non costituisce quindi, salvo il caso di snaturamento di tali elementi, una questione di diritto, come tale soggetta al controllo
         della Corte (sentenze Baustahlgewebe/Commissione, cit., punto 24, e General Motors/Commissione, cit., punto 52).
      
      71     Inoltre, occorre rammentare che la questione se la motivazione di una sentenza del Tribunale sia contraddittoria o insufficiente
         costituisce una questione di diritto che può, in quanto tale, essere sollevata nell’ambito di un giudizio di impugnazione
         (sentenze 7 maggio 1998, causa C‑401/96 P, Somaco/Commissione, Racc. pag. I‑2587, punto 53, e 13 dicembre 2001, causa C‑446/00 P,
         Cubero Vermurie/Commissione, Racc. pag. I‑10315, punto 20).
      
      72     Quanto all’obbligo di motivazione, risulta da una costante giurisprudenza che esso non impone al Tribunale di fornire una
         spiegazione che ripercorra esaustivamente e uno per uno tutti i ragionamenti svolti dalle parti della controversia. La motivazione
         può quindi essere implicita, a condizione che consenta agli interessati di conoscere le ragioni per le quali sono state adottate
         le misure di cui trattasi e al giudice competente di disporre degli elementi sufficienti per esercitare il suo controllo (v.,
         in tal senso, sentenza 7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P,
         Aalborg Portland e a./Commissione, Racc. pag. I‑123, punto 372).
      
      –       Esame del secondo motivo
      73     Il secondo motivo, con il quale la FEG cerca di dimostrare che la motivazione della sentenza impugnata riguardo all’esclusione
         del valore probatorio di alcuni documenti è insufficiente o addirittura contraddittoria, è ricevibile.
      
      74     Nell’ambito del loro ricorso dinanzi al Tribunale, la FEG e la TU hanno contestato gli elementi prescelti dalla Commissione,
         nella decisione controversa, quali esempi di attuazione di un gentlemen’s agreement concluso tra la NAVEG e la FEG in merito
         all’approvvigionamento dei membri di quest’ultima (in prosieguo: il «gentlemen’s agreement»). In tale contesto, sono state
         fatte valere, in particolare, due lettere dell’impresa Spaanderman Licht.
      
      75     Ai punti 196 e 208 della sentenza impugnata, il Tribunale ha proceduto all’esame del valore probatorio di tali lettere.
      76     Per quanto riguarda in particolare la lettera del 14 agosto 1991, il Tribunale, al detto punto 196, ne ha valutato il valore
         probatorio ponendo a confronto il suo tenore con il contesto nel quale essa era stata redatta. In primo luogo, il detto giudice
         ha rilevato che tale lettera era stata inviata alla NAVEG in risposta ad un quesito formulato da quest’ultima due giorni prima.
         Sarebbe stata dunque la NAVEG a prendere l’iniziativa di interrogare la Spaanderman Licht sui motivi che l’avevano indotta
         a non rifornire la CEF. In secondo luogo, il Tribunale ha evidenziato che tale lettera era successiva alle richieste di informazioni
         inviate dalla Commissione alla FEG e alla TU il 25 luglio 1991 ed era perciò priva di carattere persuasivo.
      
      77     Quanto alla lettera inviata alla CEF il 22 maggio 1991 dalla Spaanderman Licht, il Tribunale ha constatato che quest’ultima
         si era limitata a comunicare che non intendeva ampliare la propria rete di rivenditori. Il Tribunale ha però rilevato che
         tale lettera era stata redatta quando l’indagine della Commissione era già in corso.
      
      78     Pertanto, risulta dai punti 196 e 208 della sentenza impugnata che il Tribunale ha motivato in forma sufficiente la non persuasività
         delle lettere suddette e la loro esclusione quale prova a discarico.
      
      79     Quanto alla presunta contraddittorietà delle motivazioni della sentenza impugnata asserita dalla FEG, occorre constatare che,
         come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 27 delle sue conclusioni, mancando un qualsivoglia nesso logico tra la valutazione
         della ragionevolezza della durata del procedimento amministrativo e la valutazione del valore probatorio dei documenti sottoposti
         al Tribunale come prova, la detta sentenza non contiene alcuna contraddizione.
      
      80     Inoltre, il valore probatorio – che spetta soltanto al Tribunale giudicare – dei documenti presentati dalle parti a quest’ultimo
         a titolo di prova non dipende necessariamente dalla fase del procedimento amministrativo nel corso della quale essi sono stati
         redatti. Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 28 delle sue conclusioni, tale valore probatorio deve essere verificato
         tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto. Orbene, risulta dai punti 196 e 208 della sentenza impugnata che
         il fatto che la Commissione avesse già cominciato la propria indagine non è il solo fattore determinante per il quale il Tribunale
         ha respinto, in particolare, le lettere della Spaanderman Licht del 22 maggio e del 14 agosto 1991 in quanto inidonee a rimettere
         in discussione le prove fornite dalla Commissione in merito all’attuazione del gentlemen’s agreement. Pertanto, i detti punti
         196 e 208 non possono essere interpretati nel senso che, per forza di cose, nessuna efficacia probatoria può essere attribuita
         a un documento redatto mentre l’indagine della Commissione è già in corso.
      
      81     Alla luce di quanto precede, occorre respingere, perché infondato, il secondo motivo di impugnazione.
       Sul terzo motivo, relativo alla valutazione da parte del Tribunale della prova fornita dalla Commissione quanto alla durata
            del regime collettivo di esclusiva
       Argomenti delle parti
      82     Con il suo terzo motivo, la FEG censura la valutazione del Tribunale relativa alle prove sulle quali la Commissione ha fondato
         le proprie constatazioni riguardanti la principale infrazione all’art. 81, n. 1, CE addebitata alla detta associazione, ossia
         un regime collettivo di esclusiva che, tra l’11 marzo 1986 e il 25 febbraio 1994, avrebbe disciplinato le relazioni tra la
         FEG e la NAVEG. Tali prove sarebbero talmente inconsistenti e indirette da non poter in alcun modo essere qualificate come
         prove legali e convincenti di un’infrazione continuata.
      
      83     La FEG fa riferimento in particolare al punto 141 della sentenza impugnata, nel quale il Tribunale ha statuito che la Commissione
         aveva fondato la propria analisi «su una valutazione complessiva di tutte le prove e gli indizi pertinenti». La FEG ritiene
         che si tratti nel caso di specie di un fondamento giuridico inadeguato ai fini dell’assunzione della prova e che debbano essere
         forniti non degli «indizi», bensì degli elementi di prova legali e convincenti dell’infrazione constatata nonché della sua
         durata.
      
      84     Inoltre, la FEG addebita al Tribunale di non aver tenuto conto del fatto che la Commissione, nel suo ragionamento, non ha
         fornito la benché minima prova dell’esistenza di un siffatto regime di esclusiva per i periodi dal 12 marzo 1986 al 28 febbraio
         1989 e dal 18 novembre 1991 al 25 febbraio 1994.
      
      85     La FEG censura il punto 411 della sentenza impugnata nel quale il Tribunale ha statuito nei suoi confronti che «la Commissione
         ha fornito la prova dell’esistenza di un’infrazione continuata nel corso del periodo compreso tra il 1986 e il 1994». La sola
         giustificazione, risultante dal punto 406 della detta sentenza, sarebbe che il Tribunale ha affermato, a proposito delle infrazioni
         addebitate alla TU, che, «[p]er loro natura [esse] hanno carattere continuato». La FEG critica tale ragionamento sostenendo
         che non soddisfa l’obbligo di motivazione.
      
      86     La Commissione reputa per parte sua che il terzo motivo sia irricevibile laddove tende a chiedere alla Corte di riesaminare
         i motivi e gli argomenti già valutati e respinti dal Tribunale.
      
      87     In subordine, la Commissione sostiene che tale motivo è infondato. Quanto all’addebito mosso dalla FEG al Tribunale di aver
         utilizzato un criterio giuridicamente errato fondandosi su «indizi», la Commissione sostiene che l’adeguatezza di un criterio
         siffatto è stata confermata dalla Corte al punto 57 della citata sentenza Aalborg Portland e a./Commissione.
      
      88     Per quanto riguarda la presunta mancanza di prova dell’esistenza di un regime collettivo di esclusiva nel corso di alcuni
         periodi, la Commissione contesta una simile lettura della sentenza impugnata e segnala che il Tribunale ha dichiarato che
         l’infrazione doveva essere qualificata come «infrazione continuata» (v. punti 90, 406 e 411 della detta sentenza).
      
      89     Contrariamente a quanto sostenuto dalla FEG, la Commissione ritiene che, per la constatazione della durata del regime collettivo
         di esclusiva, il Tribunale non si sia fondato esclusivamente sul carattere «continuato» dell’infrazione. La Commissione fa
         rinvio ai punti 192 e 408 della sentenza impugnata, nei quali il Tribunale ha descritto gli indizi concreti che hanno portato
         la detta istituzione a stabilire la durata dell’infrazione.
      
       Giudizio della Corte
      90     Nell’ambito del suo terzo motivo, la FEG contesta, in sostanza, i criteri giuridici sui quali il Tribunale si è fondato per
         valutare gli elementi di prova forniti dalla Commissione a sostegno della propria constatazione della durata di un’infrazione
         all’art. 81, n. 1, CE. Inoltre, la FEG ritiene che la sentenza impugnata non sia sufficientemente motivata per quanto riguarda
         il carattere «continuato» del regime collettivo di esclusiva. In tale ottica, il terzo motivo riguarda questioni di diritto
         che possono essere sottoposte alla Corte nell’ambito di un ricorso di impugnazione e deve dunque essere considerato ricevibile.
      
      91     Posto che l’esistenza del gentlemen’s agreement era stata contestata dalla FEG e dalla TU, il Tribunale ha affermato, al punto
         141 della sentenza impugnata, che occorreva verificare se nella decisione controversa la Commissione avesse assolto l’onere
         della prova ad essa incombente allorché aveva concluso che esistevano prove dell’esistenza del detto gentlemen’s agreement
         a partire dall’11 marzo 1986. Il Tribunale ha fatto presente che tale valutazione poggiava su un’analisi complessiva di tutte
         le prove e gli indizi pertinenti.
      
      92     Dopo aver esaminato la genesi e l’attuazione del detto gentlemen’s agreement, il Tribunale ha rilevato, al punto 210 della
         sentenza impugnata, che, al termine di un’analisi complessiva, la FEG e la TU non erano riuscite a rimettere in discussione
         il carattere convincente, obiettivo e concordante degli indizi presentati dalla Commissione nella decisione controversa.
      
      93     Nell’ambito del presente giudizio di impugnazione, la FEG contesta la congruità del riferimento agli «indizi» quale prova
         dell’esistenza di un regime collettivo di esclusiva.
      
      94     Tale argomento non può essere accolto. La Corte ha già statuito che, nella maggior parte dei casi, l’esistenza di una pratica
         o di un accordo anticoncorrenziale dev’essere dedotta da un certo numero di coincidenze e di indizi, i quali, considerati
         nel loro insieme, possono rappresentare, in mancanza di un’altra spiegazione coerente, la prova di una violazione delle regole
         sulla concorrenza (sentenza Aalborg Portland e a./Commissione, cit., punto 57).
      
      95     Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 38 delle sue conclusioni, simili indizi e coincidenze consentono di rivelare
         non soltanto l’esistenza di comportamenti o accordi anticoncorrenziali, ma anche la durata di un comportamento continuato
         contrario alle regole di concorrenza e il periodo di applicazione di un accordo concluso in violazione di tali regole.
      
      96     Alla luce della detta giurisprudenza, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto laddove ha fondato la propria valutazione
         dell’esistenza di un regime collettivo di esclusiva nonché della durata di quest’ultimo su «una valutazione complessiva di
         tutte le prove e gli indizi pertinenti». Tuttavia, la questione di quale valore probatorio sia stato attribuito dal Tribunale
         a ciascun elemento di tali prove e indizi forniti dalla Commissione costituisce una questione attinente alla valutazione dei
         fatti che esula, in quanto tale, dal controllo della Corte nell’ambito di un giudizio di impugnazione.
      
      97     Nell’ambito del suo terzo motivo, la FEG addebita al Tribunale anche di aver ignorato la mancanza di prove quanto all’esistenza
         di un regime collettivo di esclusiva nel corso di alcuni periodi determinati.
      
      98     A questo proposito occorre precisare che, al punto 411 della sentenza impugnata, il Tribunale ha statuito che la Commissione
         aveva fornito la prova dell’esistenza di un’infrazione continuata nel corso del periodo compreso tra il 1986 e il 1994. Il
         fatto che tale prova non sia stata fornita per alcuni periodi determinati non impedisce di ritenere che l’infrazione abbia
         abbracciato un periodo complessivo più esteso di tali periodi, qualora una constatazione siffatta si basi su indizi obiettivi
         e concordanti. Nell’ambito di un’infrazione estesa su più anni, il fatto che le manifestazioni dell’intesa si verifichino
         in periodi differenti, eventualmente separati da intervalli di tempo più o meno lunghi, resta ininfluente ai fini dell’esistenza
         dell’intesa stessa, a condizione che le diverse azioni che compongono tale infrazione perseguano una medesima finalità e si
         inscrivano nel quadro di un’infrazione a carattere unitario e continuato.
      
      99     Orbene, anche la constatazione, da parte del Tribunale, dell’esistenza di un’«infrazione continuata» viene censurata dalla
         FEG. Quest’ultima ritiene che la constatazione di un’infrazione siffatta abbia come sola giustificazione, dichiarata al punto
         406 della sentenza impugnata, il fatto che il Tribunale ha affermato, a proposito delle infrazioni addebitate alla TU, che
         «[p]er loro natura [esse] hanno carattere continuato». La FEG critica tale ragionamento in quanto non soddisferebbe l’obbligo
         di motivazione, non potendo il semplice rinvio alla «natura» delle infrazioni costituire una motivazione sostanziale sufficiente.
      
      100   Tale argomento non tiene manifestamente conto del punto 411 della sentenza impugnata, nel quale il Tribunale ha constatato
         che la Commissione aveva fornito la prova dell’esistenza di un’infrazione continuata nel corso del periodo compreso tra il
         1986 e il 1994. Al riguardo, il Tribunale ha fatto rinvio alle motivazioni sviluppate ai punti precedenti della detta sentenza,
         in particolare al punto 408, nel quale esso ha chiarito, in modo dettagliato, il fondamento della durata dell’infrazione.
         Quest’ultimo punto è formulato nei seguenti termini:
      
      «Con riferimento all’infrazione indicata nell’art. 1 della decisione [controversa], la Commissione non è stata in grado di
         determinare con precisione la data in cui è stato concluso l’accordo collettivo di esclusiva. Tuttavia essa ha potuto fornire
         la prova dell’esistenza di tale accordo a partire dalla riunione dell’11 marzo 1986, nel corso della quale i consigli di amministrazione
         della FEG e della NAVEG hanno richiamato il gentlemen’s agreement. La Commissione ha altresì considerato diversi [indizi]
         posteriori a tale riunione in base ai quali essa ha ritenuto che il gentlemen’s agreement continuava ad essere applicato dai
         membri della NAVEG (v. decisione [controversa], ‘considerando’ 47-49). La Commissione ha inoltre rilevato diversi [indizi]
         che dimostrano che i membri della NAVEG avevano seguito i consigli della propria associazione, in esecuzione del gentlemen’s
         agreement (decisione [controversa], ‘considerando’ 50-52). L’ultimo di tali [indizi] è il resoconto di una riunione interna
         della società Hemmink del 25 febbraio 1994, nel corso della quale tale membro della NAVEG ha indicato di aver rifiutato di
         rifornire un grossista non appartenente alla FEG. (...)».
      
      101   Tenuto conto di quanto precede, occorre respingere perché infondato il terzo motivo dedotto dalla FEG a sostegno del proprio
         ricorso di impugnazione, relativo ad un presunto errore di diritto e ad un presunto difetto di motivazione per quanto riguarda
         la valutazione compiuta dal Tribunale in ordine alla durata del regime collettivo di esclusiva quale ritenuta dalla Commissione
         nella decisione controversa.
      
       Sul quarto motivo, relativo alla valutazione da parte del Tribunale degli argomenti della FEG quanto alle pratiche concordate
            in materia di prezzi
      102   Con il suo quarto motivo, la FEG fa valere che, in relazione a diversi aspetti dell’infrazione addebitatale, il Tribunale
         ha omesso di esaminare la parte essenziale degli argomenti da essa invocati ovvero ne ha fatto un’esposizione manifestamente
         inesatta, violando così l’obbligo di motivazione che gli incombe. Tale motivo è articolato in cinque parti.
      
       Sulla prima parte del quarto motivo, relativa alla qualificazione delle pratiche concordate in materia di prezzi come costitutive
         di un’unica infrazione continuata
      
      –       Argomenti delle parti
      103   La FEG qualifica come incomprensibile e incompatibile con l’obbligo di motivazione la constatazione del Tribunale, di cui
         ai punti 403‑412 della sentenza impugnata, secondo cui i vari accordi in materia di prezzi costituivano un’unica infrazione
         continuata.
      
      104   La FEG fa valere che, secondo una costante giurisprudenza, perché possa essere constatata l’esistenza un’infrazione unica,
         è necessario provare che le diverse azioni addebitate, a motivo del loro «identico oggetto», fanno parte di un «piano d’insieme»
         (v., in tal senso, sentenza Aalborg Portland e a./Commissione, cit., punto 258).
      
      105   Orbene, nel caso di specie, si tratterebbe di decisioni e di pratiche assai eterogenee, aventi obiettivi completamente differenti,
         e la Commissione non potrebbe accontentarsi di inferire da esse l’esistenza di un piano d’insieme, bensì dovrebbe dimostrare
         che tali pratiche sono connesse da un punto di vista sostanziale. Il Tribunale avrebbe dovuto verificare se la Commissione
         avesse adeguatamente dimostrato l’esistenza di una connessione di questo tipo.
      
      106   La FEG nega che esistesse un siffatto «piano d’insieme» e ritiene che le conclusioni cui è giunto il Tribunale presentino
         lacune talmente gravi che esse sono incompatibili con l’obbligo di motivazione.
      
      107   A questo proposito, la Commissione fa valere, in via principale, che la FEG cerca in tal modo di ottenere che la Corte riesamini
         la valutazione di fatto compiuta dal Tribunale riguardo alle prove dell’esistenza di un «piano d’insieme». Questa parte del
         quarto motivo sarebbe dunque irricevibile.
      
      108   In subordine, la Commissione sostiene che la prima parte del quarto motivo è infondata. Al punto 342 della sentenza impugnata,
         il Tribunale avrebbe esplicitamente e motivatamente affermato che le due infrazioni constatate, vale a dire il regime collettivo
         di esclusiva e gli accordi in materia di prezzi, facevano parte di un «piano d’insieme» in ragione del fatto che perseguivano
         una medesima finalità anticoncorrenziale. La Commissione sostiene che ciò che vale per queste due infrazioni deve necessariamente
         valere anche per i principali elementi costitutivi delle infrazioni stesse.
      
      –       Giudizio della Corte
      109   La prima parte del quarto motivo dedotto dalla FEG è diretta contro i criteri giuridici sui quali il Tribunale si è fondato
         per qualificare le diverse pratiche relative alla fissazione dei prezzi come costitutive di un’unica infrazione continuata,
         nonché contro la motivazione della sentenza impugnata relativa a tale aspetto. Pertanto, la detta prima parte del motivo è
         ricevibile.
      
      110   Una violazione dell’art. 81, n. 1, CE può risultare non soltanto da un atto isolato, ma anche da una serie di atti oppure
         da un comportamento continuato. Tale interpretazione non può essere contestata sulla base del fatto che uno o più elementi
         di questa serie di atti o di questo comportamento continuato potrebbero altresì costituire di per sé e presi isolatamente
         una violazione della detta disposizione. Ove le diverse azioni facciano parte di un «piano d’insieme», a causa del loro identico
         oggetto di distorsione del gioco della concorrenza all’interno del mercato comune, la Commissione può imputare la responsabilità
         di tali azioni in funzione della partecipazione all’infrazione considerata nel suo insieme (v. sentenza Aalborg Portland e a./Commissione,
         cit., punto 258).
      
      111   Risulta dalla sentenza impugnata che è proprio un ragionamento siffatto alla base della qualificazione, da parte del Tribunale,
         delle pratiche concordate in materia di prezzi come costitutive di un’unica infrazione continuata. 
      
      112   In particolare, al punto 342 della sentenza impugnata, il Tribunale ha constatato che il regime collettivo di esclusiva e
         le pratiche relative alla fissazione dei prezzi perseguivano uno stesso fine anticoncorrenziale diretto a mantenere i prezzi
         ad un livello superiore a quello risultante dal gioco della concorrenza, da un lato, diminuendo la competitività delle imprese
         che cercavano di operare sul mercato della distribuzione all’ingrosso di materiale elettrotecnico nei Paesi Bassi e di competere
         così con i membri della FEG, senza essere affiliate a tale associazione d’imprese, e, dall’altro, coordinando in parte le
         rispettive politiche dei prezzi. 
      
      113   Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 47 delle sue conclusioni, da una constatazione quale quella di cui sopra
         risulta anche che ciascuna delle infrazioni in sé considerata, ossia il regime collettivo di esclusiva e le pratiche concordate
         in materia di prezzi, perseguiva tale unico obiettivo.
      
      114   Pertanto, i punti 403‑412 della sentenza impugnata, letti alla luce della constatazione effettuata dal Tribunale al detto
         punto 342, non rivelano alcun errore di diritto né alcun difetto di motivazione di tale pronuncia.
      
      115   Di conseguenza, la prima parte del quarto motivo deve essere respinta perché infondata.
       Sulla seconda parte del quarto motivo, relativa alle riduzioni standard per la vendita di materiale elettrotecnico da installazione
         alle scuole
      
      –       Argomenti delle parti
      116   Con tale parte del quarto motivo, la FEG addebita il Tribunale di aver affermato, al punto 412 della sentenza impugnata, che
         le riduzioni standard concesse nella vendita di materiale elettrotecnico alle scuole costituivano una prova della «prosecuzione
         dell’accordo sui prezzi dopo il 1991».
      
      117   La FEG sostiene che si trattava però di un caso isolato nel quale, su richiesta dell’UNETO, era stata rivolta ai membri della
         ricorrente una raccomandazione concreta, riguardante soltanto forniture ai grossisti per quantitativi assolutamente insignificanti,
         e che tale caso aveva una ragione ed una giustificazione sociali particolari. Ad avviso della FEG, si trattava di riduzioni
         speciali, assai elevate, per materiale scolastico acquistato da istituti di insegnamento pubblico i cui studenti costituivano
         il gruppo target delle imprese di installazione. Pertanto, riduzioni siffatte rispondevano ad una richiesta di sostegno particolare
         avente una finalità sociale.
      
      118   La FEG addebita al Tribunale di aver ignorato tali argomenti, statuendo, al punto 324 della sentenza impugnata, che il presunto
         fine sociale di tale collusione non poteva essere preso in considerazione nell’ambito dell’art. 81, n. 1, CE. Pertanto, il
         Tribunale avrebbe violato tale disposizione, avendo omesso di verificare se il regime delle riduzioni speciali soddisfacesse
         tutti i presupposti di applicazione di quest’ultima, segnatamente quello relativo all’incidenza sul commercio intracomunitario.
      
      119   Inoltre, la FEG ritiene che la motivazione adottata dal Tribunale al riguardo sia insufficiente.
      120   Quanto alla Commissione, essa fa valere, in via principale, che, con tale parte del quarto motivo, la FEG tenta di rimettere
         in discussione la valutazione di fatto compiuta dal Tribunale in merito alla finalità anticoncorrenziale dell’accordo sulle
         riduzioni concesse alle scuole, e che pertanto tale parte del motivo sarebbe irricevibile.
      
      121   In subordine, la Commissione sostiene che tale parte del quarto motivo è priva di fondamento. Al punto 324 della sentenza
         impugnata, il Tribunale avrebbe correttamente esaminato i suddetti argomenti della FEG, che vengono esposti al punto 311 della
         medesima pronuncia. Inoltre, il fatto che l’accordo sulle riduzioni abbia costituito – come sostiene la ricorrente – un «caso
         isolato» sarebbe irrilevante. Infatti, un comportamento avente una finalità manifestamente anticoncorrenziale e riguardante
         la grande maggioranza del commercio all’ingrosso di materiale elettrotecnico nei Paesi Bassi non sfuggirebbe al divieto stabilito
         dall’art. 81, n. 1, CE per il fatto di essere un «caso isolato».
      
      –       Giudizio della Corte
      122   Tale parte del quarto motivo è ricevibile nella misura in cui riguarda, da un lato, i criteri giuridici sottesi alla qualificazione
         delle riduzioni standard concesse per la vendita di materiale elettrotecnico da installazione alle scuole come prova della
         prosecuzione delle pratiche concordate in materia di prezzi dopo il 1991 e, dall’altro, la presunta insufficienza della motivazione
         della sentenza impugnata riguardo a tale questione.
      
      123   Al punto 317 della sentenza impugnata, il Tribunale ha constatato che la TU e la FEG non contestavano l’esistenza di dibattiti
         sulle riduzioni, sui prezzi, sui margini e sul fatturato dei membri di quest’ultima, ma sostenevano, in sostanza, che tali
         dibattiti non erano contrari all’art. 81, n. 1, CE, dal momento che non avevano avuto effetti sul mercato, non essendo stati
         attuati o seguiti da effetti sensibili.
      
      124   Il Tribunale ha respinto tali argomenti. Al punto 324 della sentenza impugnata si è pronunciato come segue:
      «Con riguardo alle riduzioni standard per la vendita di materiale elettrotecnico alle scuole (decisione [controversa], ‘considerando’
         83), è certo che la FEG, la TU ed altri membri di tale associazione si sono accordati su una percentuale di riduzione uniforme
         del 35%. Un siffatto accordo ha il fine manifesto di limitare la libera determinazione della politica commerciale dei membri
         della FEG. Quanto al presunto fine sociale di tale collusione, esso non può essere preso in considerazione nell’ambito dell’art.
         81, n. 1, CE».
      
      125   Tale punto della sentenza impugnata non rivela alcun errore di diritto commesso dal Tribunale, in quanto, ai fini dell’applicazione
         dell’art. 81, n. 1, CE, è superfluo prendere in considerazione gli effetti concreti di un accordo, ove risulti che quest’ultimo
         mira a impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato comune (sentenza Aalborg Portland
         e a./Commissione, cit., punto 261).
      
      126   Poiché il Tribunale ha constatato la finalità anticoncorrenziale della collusione relativa alle riduzioni standard concesse
         alle scuole, né il carattere isolato né la finalità sociale di tali riduzioni sono idonee a sottrarre l’accordo ad esse relativo
         all’applicazione dell’art. 81, n. 1, CE.
      
      127   Alla luce di quanto precede, occorre respingere l’argomento addotto dalla FEG e relativo ad una presunta insufficienza della
         motivazione della sentenza impugnata in ordine a tale punto.
      
      128   La seconda parte del quarto motivo deve dunque essere respinta.
       Sulla terza parte del quarto motivo, relativa alle pratiche del comitato dei prodotti «fili e cavi» e agli altri presunti
         casi di scambio di informazioni
      
      –       Argomenti delle parti
      129   Tale parte del quarto motivo è diretta contro i punti 317‑323 della sentenza impugnata, nei quali il Tribunale ha esaminato
         l’infrazione derivante dalle pratiche del comitato «fili e cavi».
      
      130   Secondo la FEG, dall’esame suddetto risulta che il Tribunale non ha dimostrato che nell’ambito di tale comitato venissero
         attuate pratiche effettivamente restrittive della concorrenza, ma ha nondimeno affermato, al punto 323 della sentenza impugnata,
         che giustamente la Commissione aveva descritto tali pratiche come «indizi di pratiche rivolte a restringere la concorrenza,
         ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE».
      
      131   La FEG censura tale constatazione in quanto fondata su un criterio erroneo. A suo avviso, la Commissione non può limitarsi
         a individuare degli indizi e deve realmente dimostrare che tali pratiche restrittive hanno davvero avuto luogo. Essa ritiene
         di aver dimostrato in forma motivata e dettagliata che non è stata messa in atto alcuna pratica concreta rispondente alle
         finalità di restrizione della concorrenza individuate dalla Commissione, e che dunque non risultano validamente sussistenti
         le condizioni che consentono di dimostrare l’esistenza di pratiche concordate ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE.
      
      132   A questo proposito, la Commissione sostiene che tale parte del quarto motivo viola i punti 321 e 323 della sentenza impugnata,
         nei quali il Tribunale ha considerato il sistema di scambio d’informazioni in questione come un indizio supplementare dell’esistenza
         di un insieme di pratiche dirette a restringere la concorrenza sui prezzi. Orbene, ad avviso della Commissione, una costante
         giurisprudenza afferma che le decisioni e gli accordi aventi come finalità di restringere il gioco della concorrenza sono
         vietati dall’art. 81, n. 1, CE, senza che sia necessario prendere in considerazione i loro effetti concreti (sentenza Aalborg
         Portland e a./Commissione, cit., punto 261).
      
      133   La Commissione aggiunge che la giurisprudenza della Corte afferma che il divieto enunciato dalla detta disposizione del Trattato
         CE si applica alle pratiche concordate indipendentemente dal fatto che sia dimostrato un effetto o un comportamento restrittivo
         della concorrenza: è sufficiente il semplice comportamento sul mercato (sentenza 8 luglio 1999, causa C‑49/92 P, Commissione/Anic
         Partecipazioni, Racc. pag. I‑4125, punti 122‑124).
      
      –       Giudizio della Corte
      134   La terza parte del quarto motivo, al pari delle parti precedenti, riguarda la valutazione del Tribunale in merito agli argomenti
         della FEG secondo cui le pratiche concordate in materia di prezzi e le riduzioni concesse alle scuole, la cui esistenza è
         stata rivelata dalla Commissione, non erano contrarie all’art. 81, n. 1, CE, in quanto non hanno avuto effetti sul mercato,
         non essendo state attuate ovvero non essendo state seguite da effetti apprezzabili. In tale ottica, questa parte del quarto
         motivo verte su una questione di diritto e deve dunque essere dichiarata ricevibile.
      
      135   Secondo una costante giurisprudenza, l’esistenza di una pratica o di un accordo anticoncorrenziale dev’essere dedotta da un
         certo numero di coincidenze e di indizi che, considerati nel loro insieme, possono rappresentare, in mancanza di un’altra
         spiegazione coerente, la prova di una violazione delle regole sulla concorrenza (sentenza Aalborg Portland e a./Commissione,
         cit., punto 57).
      
      136   Inoltre, ai fini dell’applicazione dell’art. 81, n. 1, CE, è superfluo prendere in considerazione gli effetti concreti di
         un accordo, ove risulti che quest’ultimo mira a impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del
         mercato comune (sentenza Aalborg Portland e a./Commissione, cit., punto 261).
      
      137   Allo stesso modo, una pratica concordata ricade sotto l’art. 81, n. 1, CE anche in assenza di effetti anticoncorrenziali sul
         mercato.
      
      138   Anzitutto, già dal tenore letterale della detta disposizione risulta che, al pari degli accordi tra imprese e delle decisioni
         di associazioni di imprese, le pratiche concordate sono vietate, indipendentemente da qualsivoglia effetto, qualora abbiano
         una finalità anticoncorrenziale.
      
      139   Inoltre, benché la nozione stessa di pratica concordata presupponga un comportamento delle imprese partecipanti sul mercato,
         essa non implica necessariamente che tale comportamento produca l’effetto concreto di restringere, impedire o falsare il gioco
         della concorrenza (sentenza 8 luglio 1999, causa C‑199/92 P, Hüls/Commissione, Racc. pag. I‑4287, punto 165).
      
      140   Risulta dalla sentenza impugnata che è proprio su tali principi che il Tribunale si è fondato nella sua valutazione delle
         pratiche concordate in materia di prezzi e delle riduzioni concesse alle scuole, constatate dalla Commissione nella decisione
         controversa.
      
      141   Nell’ambito di tale valutazione, il Tribunale ha rilevato, al punto 321 della sentenza impugnata, che giustamente la Commissione
         aveva ritenuto che la finalità del sistema di scambio d’informazioni in questione fosse quella di influenzare il mercato.
         Il Tribunale ne ha dedotto che la Commissione aveva dunque correttamente ritenuto che si trattasse di un indizio supplementare
         dell’esistenza di pratiche dirette a limitare la concorrenza sui prezzi tra i membri della FEG.
      
      142   Infine, al punto 322 della sentenza impugnata, con riguardo al comitato dei prodotti «fili e cavi», il Tribunale ha ricordato
         che, secondo la decisione controversa, il suo fine consisteva nel «cercare di conservare la tranquillità sul mercato e di
         mantenere stabile il livello dei prezzi». Il Tribunale ha giudicato che si trattava manifestamente di uno scopo vietato dall’art.
         81, n. 1, CE, poiché mirava a sostituire alle decisioni individuali delle imprese il risultato della loro collusione in materia
         di prezzi.
      
      143   Pertanto, essendo stata constatata la finalità anticoncorrenziale delle pratiche concordate in materia di scambio di informazioni
         sui prezzi, il Tribunale non era tenuto a procedere all’esame dei loro effetti concreti sul mercato.
      
      144   La terza parte del quarto motivo deve dunque essere respinta perché infondata.
       Sulla quarta parte del quarto motivo, relativa alla decisione vincolante sui prezzi fissi e a quella sulle pubblicazioni
      –       Argomenti delle parti
      145   La FEG rileva che, poiché la decisione vincolante sui prezzi fissi era già divenuta lettera morta poco tempo dopo la sua adozione
         nel 1984, il Tribunale non avrebbe potuto validamente constatare che l’infrazione connessa a tale decisione fosse durata fino
         alla data del suo formale ritiro, vale a dire fino al 23 novembre 1993.
      
      146   Inoltre, la FEG afferma che non è validamente dimostrato che la decisione vincolante sui prezzi fissi e quella sulle pubblicazioni
         siano state applicate. Essa sostiene che una pratica concordata ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE può sussistere soltanto qualora
         venga effettivamente attuata sul mercato. Tuttavia, il Tribunale non avrebbe dimostrato l’esistenza di tale pratica, bensì
         si sarebbe limitato a dichiarare, al punto 291 della sentenza impugnata, che non era necessario verificare se le due decisioni
         fossero state effettivamente attuate, posto che esse avevano come obiettivo una restrizione della concorrenza.
      
      147   Inoltre, a parere della FEG, le dette decisioni vincolanti sono, per loro stessa natura, talmente differenti dalle altre presunte
         infrazioni da essa commesse in materia di prezzi che, per poterle considerare come costitutive di un’unica infrazione, il
         Tribunale è incorso in una violazione dell’obbligo di motivazione. La Commissione avrebbe dovuto confrontare le due decisioni
         vincolanti, quali decisioni autonome, con il divieto stabilito dall’art. 81, n. 1, CE, e il Tribunale avrebbe dovuto procedere
         a tale esame con riferimento agli effetti di tali decisioni sul commercio intracomunitario.
      
      148   A questo proposito, la Commissione fa valere, in via principale, che tale parte del quarto motivo mira a rimettere in discussione
         una constatazione di fatti operata dal Tribunale e deve dunque essere dichiarata irricevibile.
      
      149   In subordine, essa deduce l’infondatezza di tale parte del motivo. A suo avviso, anche se la decisione vincolante sui prezzi
         fissi non avesse avuto alcun effetto utile – così come sostiene la FEG –, ciò non osterebbe in alcun modo alla constatazione
         da parte del Tribunale del fatto che tale decisione costituiva un comportamento proibito che è durato fino al suo ritiro,
         avvenuto il 23 novembre 1993.
      
      150   La Commissione constata che, al punto 295 della sentenza impugnata, il Tribunale ha correttamente statuito che la decisione
         vincolante sui prezzi fissi era una decisione vincolante di un’associazione di imprese, ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE, avente
         come finalità la restrizione della concorrenza. Decisioni di questo tipo sarebbero vietate dalla detta disposizione, senza
         che sia necessario esaminare i loro effetti concreti.
      
      151   Inoltre, la Commissione reputa infondata la censura rivolta dalla FEG contro la constatazione del Tribunale secondo cui le
         due decisioni vincolanti in questione costituivano un’unica e medesima infrazione. Nella sua valutazione il Tribunale si sarebbe
         fondato su un criterio giuridico corretto, vale a dire la finalità delle decisioni stesse, che era quella di restringere la
         concorrenza.
      
      –       Giudizio della Corte
      152   Occorre respingere in quanto irricevibile la quarta parte del quarto motivo, nella misura in cui essa mira a contestare la
         valutazione dei fatti compiuta dal Tribunale secondo cui la decisione vincolante sui prezzi è perdurata fino alla data del
         suo formale ritiro. Infatti, un simile riesame dei fatti e delle prove accertati dal Tribunale esula dalla competenza della
         Corte nell’ambito di un giudizio di impugnazione.
      
      153   Per contro, occorre esaminare la fondatezza di tale parte del quarto motivo laddove essa mira a censurare la motivazione della
         sentenza impugnata riguardante la qualificazione delle due decisioni vincolanti in questione come costitutive di un’«infrazione
         a carattere unitario» e il presunto errore di diritto commesso dal Tribunale per il fatto di aver omesso di esaminare se tali
         decisioni fossero state effettivamente messe in atto.
      
      154   Al punto 289 della sentenza impugnata, il Tribunale ha rilevato che, all’art. 2 della decisione controversa, la Commissione
         ha preso in considerazione due «decisioni vincolanti» della FEG, una relativa ai prezzi fissi e l’altra alle pubblicazioni.
         Il detto giudice ha precisato che, ai sensi dello statuto della FEG, tali decisioni avevano carattere vincolante per i membri
         dell’associazione e che la loro inosservanza poteva condurre alla sospensione o all’espulsione dall’associazione (punto 72
         del preambolo della decisione controversa).
      
      155   Risulta dal punto 290 della sentenza impugnata che la FEG e la TU hanno sostenuto dinanzi al Tribunale che le dette decisioni
         erano rimaste lettera morta fino alla data del loro ritiro, avvenuto il 23 novembre 1993. Conseguentemente sarebbe stato escluso
         qualsiasi effetto restrittivo della concorrenza.
      
      156   Al punto 291 della detta sentenza, il Tribunale ha dichiarato che si doveva verificare se le decisioni vincolanti in questione
         perseguissero una finalità restrittiva della concorrenza. Infatti, in caso affermativo, l’esame dei loro effetti sarebbe stato
         superfluo ai fini dell’applicazione dell’art. 81, n. 1, CE.
      
      157   Tale è effettivamente la conclusione cui il Tribunale è giunto ai punti 292‑300 della sentenza impugnata.
      158   Infatti, per quanto riguarda la decisione vincolante sui prezzi fissi, il Tribunale ha constatato, al punto 295, che questa
         decisione di un’associazione di imprese limitava la libertà di fissazione dei prezzi dei suoi membri e perseguiva una finalità
         di restrizione della concorrenza ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE.
      
      159   Quanto alla decisione vincolante sulle pubblicazioni, il Tribunale ha concluso, al punto 300, che essa mirava a limitare le
         condotte individuali dei membri della FEG riguardo alla loro politica commerciale in materia di pubblicazioni, al fine di
         proteggerli dalle conseguenze di una concorrenza che essi ritenevano sostanzialmente rovinosa. Il Tribunale ha rilevato che
         una siffatta decisione di un’associazione di imprese perseguiva manifestamente un obiettivo di limitazione della concorrenza
         ai sensi del detto art. 81, n. 1, CE. 
      
      160   Avendo il Tribunale constatato la finalità anticoncorrenziale delle due decisioni vincolanti, non si può pretendere – contrariamente
         a quanto invocato dalla FEG – che il detto giudice dimostri anche i loro concreti effetti sul mercato. Infatti, come ricordato
         al punto 136 della presente sentenza, la presa in considerazione, ai fini dell’applicazione dell’art. 81, n. 1, CE, degli
         effetti concreti di un accordo è superflua qualora risulti che quest’ultimo mira a impedire, restringere o falsare il gioco
         della concorrenza all’interno del mercato comune.
      
      161   Per quanto concerne l’argomento relativo alla motivazione asseritamente insufficiente della sentenza impugnata riguardo alla
         qualificazione della decisione vincolante sui prezzi fissi e di quella sulle pubblicazioni come costitutive di un’«infrazione
         a carattere unitario», occorre fare riferimento alla costante giurisprudenza della Corte in merito alla violazione dell’art.
         81, n. 1, CE, come ricordata al punto 110 della presente sentenza.
      
      162   La lettura del punto 338 della sentenza impugnata mostra che, sebbene soltanto in maniera implicita, l’esistenza di un «piano
         d’insieme» è stata effettivamente constatata dal Tribunale. Infatti, quest’ultimo ha rilevato che, attraverso una serie di
         pratiche, accordi e decisioni, i membri della FEG e tale associazione, che disponevano di un potere economico preponderante
         sul mercato in questione, hanno colluso nel tentativo di restringere la concorrenza sui prezzi tra loro procedendo a concertazioni
         sui prezzi e sulle riduzioni, e adottando inoltre, a livello di FEG, decisioni vincolanti sui prezzi e sulla pubblicità.
      
      163   Le differenze esistenti tra le dette decisioni vincolanti, fatte valere dalla FEG, sono irrilevanti ai fini della qualificazione
         delle decisioni stesse come «infrazione a carattere unitario», nella misura in cui esse si collocano nel quadro di una serie
         di pratiche aventi la medesima finalità, vale dire restringere la concorrenza sui prezzi.
      
      164   Da tutto quanto sopra esposto risulta che la quarta parte del quarto motivo è in parte irricevibile e in parte infondata.
       Sulla quinta parte del quarto motivo, relativa all’invio da parte della FEG di raccomandazioni sui prezzi ai propri membri
         
      
      –       Argomenti delle parti
      165   Con la quinta e ultima parte del quarto motivo, la FEG addebita al Tribunale di avere ignorato la portata assai limitata e
         il carattere isolato delle raccomandazioni sui prezzi da essa inviate ai propri membri per i prodotti «tubi di plastica» e
         di essersi accontentato di confermare la finalità di restrizione della concorrenza di tali raccomandazioni, così come accertata
         dalla Commissione, e ciò in violazione dell’obbligo di motivazione che incombe ad esso giudice.
      
      166   Inoltre, la FEG censura il punto 333 della sentenza impugnata, nel quale il Tribunale ha respinto le obiezioni da essa sollevate
         a proposito delle constatazioni della Commissione relative all’utilizzazione di listini di prezzi lordi simili da parte di
         un certo numero di importanti membri della detta associazione, e sostiene che la Commissione aveva qualificato tali pratiche
         non come distinte infrazioni alla normativa sulla concorrenza, bensì come effetti delle pratiche constatate. La FEG fa valere
         che il motivo per cui il Tribunale ha respinto le sue obiezioni è inconciliabile con il fatto che il detto giudice successivamente
         dedichi chiarimenti dettagliati alla restrizione della concorrenza sul mercato dei materiali elettrotecnici nei Paesi Bassi,
         per concludere, al punto 339 della detta sentenza, che «[l]a Commissione ha pertanto pienamente dimostrato che tali pratiche
         erano contrarie all’art. 81 CE».
      
      167   La FEG trova incomprensibile la posizione espressa dal Tribunale al punto 337 della sentenza impugnata, a mente della quale
         la FEG stessa e la TU non avrebbero fornito un numero sufficiente di seri elementi di prova diretti a invalidare l’affermazione
         della Commissione secondo cui i prezzi praticati dai grossisti nei Paesi Bassi erano superiori a quelli in vigore negli altri
         Stati membri. Pur spettando alla Commissione dimostrare l’esistenza di tali prezzi superiori, essa non avrebbe fornito tale
         prova. Il Tribunale non avrebbe dovuto accontentarsi del ragionamento esposto al detto punto 337, bensì avrebbe dovuto pretendere
         che la Commissione corroborasse i propri «indizi» e «suggerimenti» con prove concrete dell’esistenza di pratiche concordate
         coerenti della FEG volte a limitare la concorrenza.
      
      168   In conclusione, la FEG sostiene che la motivazione della sentenza impugnata relativa alle presunte infrazioni da essa commesse
         in materia di prezzi presenta lacune talmente gravi da imporre l’annullamento della detta pronuncia, quanto meno nella parte
         dedicata alle infrazioni di cui sopra. Inoltre, a più riprese il Tribunale avrebbe violato l’art. 81, n. 1, CE, qualificando
         un accordo come pratica concordata senza aver dimostrato che esso si era effettivamente concretato in una pratica di questo
         tipo.
      
      169   La Commissione ritiene che tale parte del quarto motivo sia irricevibile nella misura in cui mira a rimettere in discussione
         la valutazione di fatto compiuta dal Tribunale in merito agli elementi di prova disponibili.
      
      170   In subordine, la Commissione fa rinvio ai punti 327 e 328 della sentenza impugnata, nei quali il Tribunale ha respinto in
         forma motivata l’argomento della FEG e della TU secondo cui il comportamento incriminato non aveva avuto una finalità di restrizione
         della concorrenza.
      
      171   Inoltre, la Commissione non rileva alcuna contraddizione tra il punto 333 e i punti 334‑339 della sentenza impugnata, contrariamente
         a quanto sostenuto dalla FEG.
      
      172   Anzitutto, ad avviso della Commissione, il Tribunale ha giustamente constatato, al punto 333, che la FEG aveva effettuato
         una lettura erronea della decisione controversa, in quanto quest’ultima fa riferimento alle somiglianze osservate tra i cataloghi
         dei principali grossisti a titolo illustrativo dello scarso livello di concorrenza esistente sul mercato, e, al punto 334,
         che il carattere restrittivo della concorrenza degli accordi in materia di prezzi era stato sufficientemente dimostrato ed
         era dunque superfluo esaminare i loro effetti sul mercato.
      
      173   Successivamente, ai punti 335‑338, il Tribunale avrebbe esaminato il tentativo della TU di spiegare le sorprendenti somiglianze
         tra i cataloghi. Quindi, ai punti 338 e 339, il Tribunale avrebbe enunciato la conclusione generale di tale parte della sentenza
         dedicata alle censure relative alla qualificazione giuridica dei fatti, statuendo che, «attraverso una serie di pratiche,
         accordi e decisioni, i membri della FEG e tale associazione, che dispongono di un potere economico preponderante sul mercato
         di cui trattasi, hanno colluso nel tentativo di restringere la concorrenza sui prezzi tra loro procedendo a concordare prezzi
         e riduzioni, e adottando inoltre, a livello di FEG, decisioni vincolanti sui prezzi e sulla pubblicità», e che la Commissione
         «ha pertanto pienamente dimostrato che tali pratiche erano contrarie all’art. 81 CE».
      
      174   Infine, per quanto riguarda la censura della FEG relativa al punto 337 della sentenza impugnata, la Commissione ritiene che
         essa miri in realtà a rimettere in discussione una constatazione di fatti effettuata dal Tribunale. Ad ogni modo, essa sostiene
         che tale punto dev’essere letto in prosecuzione del punto 334 della medesima sentenza, nel quale il Tribunale ha constatato
         che le pratiche in materia di prezzi avevano come finalità di limitare la concorrenza e che era dunque superfluo esaminarne
         gli effetti sul mercato.
      
      175   La Commissione conclude che tale parte del quarto motivo è irricevibile o, quanto meno, infondata, così come lo è l’intero
         quarto motivo.
      
      –       Giudizio della Corte
      176   Occorre affermare che la quinta parte del quarto motivo è ricevibile nella misura in cui ha ad oggetto, in via principale,
         la qualificazione giuridica delle raccomandazioni sui prezzi inviate dalla FEG ai propri membri, in quanto costituenti un
         indizio dell’esistenza di restrizioni della concorrenza, nonché la motivazione asseritamente viziata della sentenza in ordine
         a tale punto.
      
      177   Al punto 326 della sentenza impugnata, il Tribunale ha effettuato le seguenti constatazioni:
      «Con riferimento all’invio da parte della FEG ai suoi membri di raccomandazioni sui prezzi, è assodato che la TU ha assistito
         la FEG in occasione della conversione in prezzi raccomandati lordi dei prezzi raccomandati netti praticati dai fornitori di
         alcuni materiali di materie plastiche. È altresì accertato che la FEG ha regolarmente inviato ai suoi membri prospetti indicanti
         i prezzi più recenti di questi materiali. [La FEG e la TU] non hanno contestato che, nel caso dei tubi in PVC, la FEG aveva
         inviato ai suoi membri, a seguito di modifiche di prezzo decise dai fabbricanti, listini prezzi aggiornati segnalando altresì
         le percentuali di riduzione o di aumento che essa consigliava ai suoi membri di applicare (decisione [controversa], ‘considerando’
         85). Infine [la FEG e la TU] non hanno contestato la veridicità né l’interpretazione del rendiconto dell’assemblea regionale
         della FEG del 2 marzo 1989 effettuata dalla Commissione al ‘considerando’ 87 della decisione [controversa]. Da tale documento
         risulta che la FEG, a seguito di un aumento del prezzo dei tubi di plastica, aveva raccomandato ai suoi membri di rispettare
         i prezzi raccomandati».
      
      178   Al punto 328 della detta sentenza, il Tribunale ha respinto l’obiezione della FEG e della TU volta a negare che lo sforzo
         di conversione dei prezzi perseguisse una finalità restrittiva della concorrenza. Esso ha constatato che le dette ricorrenti
         avevano potuto esercitare un influsso sulla libera formazione dei prezzi attraverso l’intermediazione dei membri della FEG,
         procedendo a scambi e diffusioni di informazioni sui prezzi e sulle riduzioni relativi a taluni materiali elettrotecnici in
         materie plastiche. Il Tribunale ne ha concluso che dunque giustamente la Commissione aveva potuto considerare tali elementi
         quali indizi dell’esistenza di restrizioni della concorrenza.
      
      179   A questo proposito, è sufficiente constatare che il Tribunale si è limitato ad applicare la costante giurisprudenza della
         Corte secondo cui la presa in considerazione degli effetti concreti di un accordo è superflua qualora risulti che esso mira
         a restringere, impedire o falsare il gioco della concorrenza.
      
      180   Inoltre, occorre respingere l’argomento della FEG relativo alla presunta contraddizione tra le constatazioni effettuate dal
         Tribunale rispettivamente ai punti 333 e 339 della sentenza impugnata, in quanto esso si basa su un’erronea lettura di tali
         punti. Risulta dal punto 339 della detta sentenza, letto in connessione con il punto 338 della medesima pronuncia, che esso
         enuncia la conclusione generale di tale parte della sentenza che qualifica le pratiche concordate relative alla fissazione
         dei prezzi come contrarie all’art. 81 CE. Pertanto, tale constatazione non si ricollega alle somiglianze tra i prezzi e le
         riduzioni che, come chiaramente indicato dal testo del punto 333, venivano invocate a titolo di esempio volto a sottolineare
         gli effetti delle pratiche in questione sul mercato, e non come infrazione distinta da quelle indicate nel dispositivo della
         decisione controversa.
      
      181   Per quanto riguarda la censura mossa dalla FEG contro il punto 337 della sentenza impugnata, occorre constatare come il Tribunale
         non abbia operato alcuna indebita inversione dell’onere della prova. Poiché la Commissione aveva constatato in forma argomentata,
         al punto 119 del preambolo della decisione controversa, che l’assenza di concorrenza sui prezzi fra i membri della FEG risultava
         anche dal livello dei prezzi praticati sul mercato all’ingrosso dei Paesi Bassi e che vari elementi indicavano che in tale
         Stato il livello dei prezzi dei materiali elettrotecnici era più elevato che negli altri Stati membri, spettava alla FEG fornire
         le prove necessarie per invalidare siffatte constatazioni della detta istituzione.
      
      182   Posto che la sentenza impugnata è sufficientemente motivata in ordine a tale punto, la quinta parte del quarto motivo deve
         essere respinta perché infondata. Di conseguenza, tale motivo va necessariamente respinto nella sua interezza.
      
       Sul quinto motivo, relativo all’imputazione alla FEG dell’estensione del regime collettivo di esclusiva
       Argomenti delle parti
      183   La FEG addebita al Tribunale di aver compiuto un’erronea interpretazione del diritto comunitario laddove ha statuito, ai punti
         231, 236 e 393 della sentenza impugnata, in assenza di sufficienti indizi atti a dimostrare l’implicazione diretta di essa
         ricorrente, che la Commissione poteva validamente basarsi sugli atti di membri individuali della detta associazione per imputare
         a quest’ultima l’infrazione constatata. Ad avviso della FEG, il Tribunale ha ignorato il fatto che essa non aveva svolto un
         ruolo autonomo e distinto da quello dei propri membri nell’attuazione delle pratiche incriminate.
      
      184   Orbene, la FEG sostiene che, per poter tener conto della partecipazione concomitante di un’associazione di imprenditori e
         di taluni membri di quest’ultima ad un’unica e medesima infrazione, la Commissione deve dimostrare che l’azione di tale associazione
         si distingue da quella dei suoi membri.
      
      185   La FEG fa rinvio al punto 227 della sentenza impugnata, letto congiuntamente al punto 226 della medesima pronuncia, nel quale
         il Tribunale ha riconosciuto che la Commissione non aveva trovato indizi che confermassero il diretto coinvolgimento della
         FEG negli episodi relativi all’estensione del regime collettivo di esclusiva ulteriori rispetto alla nota interna del 12 settembre
         1990 proveniente da uno dei suoi membri. Secondo la FEG, una nota interna di questo tipo, che è stata elaborata a sua insaputa,
         non può servire a dimostrare il suo ruolo autonomo e distinto da quello dei propri membri in tali episodi.
      
      186   Quanto a ciò che il Tribunale ha qualificato, ai punti 230 e 392 della sentenza impugnata, come azione congiunta di 26 membri
         della FEG, quest’ultima ritiene che la Commissione non abbia dimostrato che tale associazione avesse esplicitamente o tacitamente
         espresso il proprio consenso riguardo al contenuto dell’azione suddetta. Il semplice fatto che le imprese implicate fossero
         membri della FEG non sarebbe sufficiente per imputare a quest’ultima la responsabilità di un’azione di questo tipo. Ad avviso
         della FEG, il Tribunale non ha neppure esaminato se essa avesse partecipato o no a misure di attuazione connesse all’azione
         congiunta svolta dai suoi membri.
      
      187   La FEG contesta altresì l’affermazione del Tribunale di cui al punto 392 della sentenza impugnata, secondo la quale i 26 membri
         della detta associazione che avevano preso parte all’azione congiunta sopra menzionata agivano nell’interesse generale degli
         altri membri dell’associazione medesima, e ritiene che tale affermazione sia incomprensibile in quanto insufficiente perché
         l’azione in questione possa esserle imputata.
      
      188   La FEG ritiene altresì che il Tribunale abbia fatto un’erronea applicazione della giurisprudenza laddove ha statuito, al punto
         391 della sentenza impugnata, che il semplice fatto che un numero limitato di rappresentanti dei 26 membri della FEG avesse
         ricoperto in un certo momento funzioni direttive in seno a tale associazione consentiva di addebitare a quest’ultima le pratiche
         concordate. Tale circostanza non può costituire un indizio del ruolo autonomo, distinto da quello dei suoi membri, che la
         FEG avrebbe svolto in rapporto a tali pratiche.
      
      189   La Commissione sostiene, in via principale, che tale motivo è irricevibile in quanto cerca di rimettere in discussione la
         valutazione dei fatti compiuta dal Tribunale.
      
      190   In subordine, essa fa valere che tale motivo si basa su un’erronea lettura della sentenza impugnata e che è sbagliato ritenere
         che il Tribunale abbia fondato l’imputazione alla FEG delle dette pratiche concordate soltanto su atti di membri individuali
         di quest’ultima.
      
      191   La Commissione sostiene che il Tribunale ha constatato, al punto 236 della sentenza impugnata, che tanto la FEG quanto la
         TU hanno avuto un ruolo personale e distinto nell’infrazione. Orbene, per poter ritenere sussistente la partecipazione congiunta
         di un’associazione e dei suoi membri ad una medesima infrazione, è sufficiente che la Commissione dimostri, in capo all’associazione
         stessa, l’esistenza di un comportamento distinto da quello dei membri di quest’ultima. La Commissione reputa che il Tribunale
         abbia appunto operato in tal modo.
      
      192   Inoltre, essa afferma che la FEG trascura il fatto che, secondo il Tribunale, il comportamento vietato in questione faceva
         parte di un’infrazione a carattere unitario (v. punti 391 e 406 della sentenza impugnata). Secondo la Commissione, è sufficiente
         dunque dimostrare che la FEG ha contribuito alla realizzazione degli obiettivi del regime collettivo di esclusiva istituito
         ad opera sua ed era o doveva essere informata dei tentativi fatti dalle altre imprese partecipanti all’infrazione per estendere
         tale regime ad imprese non affiliate alla NAVEG. Ai punti 391‑393 della detta sentenza, il Tribunale avrebbe constatato che
         la Commissione aveva applicato il criterio a ciò appropriato.
      
      193   La Commissione propone dunque di respingere tale motivo perché irricevibile o, quanto meno, perché infondato.
       Giudizio della Corte
      194   Il quinto motivo è ricevibile, nella misura in cui con esso la FEG contesta i criteri giuridici sulla base dei quali il Tribunale
         è giunto alla conclusione che l’estensione del regime collettivo di esclusiva poteva validamente essere addebitata alla FEG,
         nonché la motivazione della sentenza impugnata in ordine a tale punto.
      
      195   Come risulta dal punto 213 della sentenza impugnata, nella decisione controversa la Commissione ha ritenuto che la FEG e la
         TU avessero tentato di estendere l’ambito di applicazione del gentlemen’s agreement a fornitori che non erano rappresentati
         da agenti o importatori membri della NAVEG. La detta istituzione si è fondata su diversi esempi di pressioni subite da fornitori
         come le imprese Draka Polva, Holec, ABB e Klöckner Moeller (v. punti 53-66 e 104-106 del preambolo della decisione controversa).
         La Commissione ha altresì sottolineato che la FEG aveva cercato di estendere il regime collettivo di esclusiva alla ditta
         Philips, fornitore di materiale elettrotecnico destinato al grande pubblico.
      
      196   Al punto 236 della sentenza impugnata, il Tribunale ha concluso che nessuno degli argomenti da esso esaminati consentiva di
         rimettere in discussione la realtà dei fatti richiamati nella decisione controversa quale prova dell’esistenza di pressioni
         esercitate dalla FEG e dalla TU nei confronti di taluni fornitori non legati alla NAVEG. Il detto giudice ha rilevato che,
         stanti tali circostanze, giustamente la Commissione aveva constatato, sulla base di indizi obiettivi e concordanti, da un
         lato, che la FEG aveva tentato di estendere l’ambito di applicazione del gentlemen’s agreement a fornitori che non erano legati
         alla NAVEG e, dall’altro, che la TU aveva partecipato a numerose azioni dirette a realizzare tale obiettivo.
      
      197   Nel caso di specie, è pacifico che il Tribunale ha proceduto all’esame del ruolo distinto avuto dalla FEG nell’estensione
         del gentlemen’s agreement. Dopo aver esaminato il testo del processo verbale del consiglio di amministrazione della FEG del
         29 gennaio 1991 e quello della nota interna della TU del 12 settembre 1990, il Tribunale ha rilevato, al punto 226 della sentenza
         impugnata, che il tenore di tali documenti costituiva in effetti un indizio dell’esistenza di un accordo tra i membri della
         FEG nonché del coinvolgimento diretto di quest’ultima nella preparazione della risposta prevista a seguito dell’ingresso della
         CEF sul mercato olandese.
      
      198   Il riferimento al criterio del coinvolgimento diretto della FEG negli sforzi dei suoi membri per ottenere l’estensione del
         regime collettivo di esclusiva a fornitori terzi figura inoltre al punto 231 della sentenza impugnata. Ai punti 227‑230 di
         tale pronuncia, il Tribunale ha esaminato un certo numero di indizi concordanti, che mostravano come i membri della FEG avessero
         tentato, individualmente o di concerto, di ottenere da fornitori esterni alla NAVEG degli impegni a vantaggio dell’insieme
         dei membri della FEG, sicché questi fornitori potevano legittimamente pensare che tali azioni fossero intraprese sotto l’egida
         della detta associazione ovvero con il suo consenso.
      
      199   Sulla base di tali elementi, il Tribunale ha concluso, al punto 231 della sentenza impugnata, che dalle azioni congiunte di
         alcuni membri della FEG – tra i quali diversi dirigenti di quest’ultima appartenenti al consiglio di amministrazione – risultava
         che essi agivano non a titolo individuale, bensì per conto dell’insieme dei membri della detta associazione, senza tuttavia
         agire direttamente a nome di questa. Secondo il Tribunale, la Commissione ha potuto legittimamente dedurre da tali azioni
         che la FEG aveva manifestato la propria intenzione di estendere il regime collettivo di esclusiva a fornitori estranei alla
         NAVEG. 
      
      200   Pertanto, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 85 delle sue conclusioni, il Tribunale non ha assolutamente equiparato
         il comportamento della FEG a quello dei suoi membri, in particolare della TU, bensì ha proceduto ad una valutazione separata
         della partecipazione della detta associazione al comportamento anticoncorrenziale.
      
      201   Date tali circostanze, il Tribunale legittimamente ha fatto proprie le constatazioni della Commissione relative alla partecipazione
         della FEG all’estensione del regime collettivo di esclusiva. Inoltre, sul punto non è dato riscontrare alcun difetto di motivazione.
         Pertanto, il quinto motivo dedotto dalla FEG a sostegno della propria impugnazione deve essere respinto perché infondato.
      
       Sul sesto motivo, relativo alla determinazione della durata delle infrazioni imputate alla FEG dalla Commissione
       Argomenti delle parti
      202   La FEG censura la sentenza impugnata per il fatto che il Tribunale ha respinto gli argomenti dedotti da essa e dalla TU riguardo
         alla determinazione della durata dell’infrazione operata dalla Commissione. Il Tribunale avrebbe in tal modo violato l’art.
         15, n. 2, del regolamento n. 17, nonché i principi generali del diritto comunitario in materia di motivazione delle decisioni
         giurisdizionali e di proporzionalità in relazione all’importo delle ammende.
      
      203   L’analisi giuridica del Tribunale avrebbe erroneamente trascurato di distinguere tra le diverse infrazioni in questione, e
         ciò malgrado il carattere eterogeneo di queste ultime.
      
      204   La FEG qualifica come incomprensibile l’affermazione del Tribunale, al punto 406 della sentenza impugnata, secondo la quale
         le infrazioni ivi menzionate hanno carattere «continuato». Essa sostiene che erroneamente il Tribunale, per determinare la
         durata di tali infrazioni, non ha tenuto conto del fatto che nella fattispecie non esisteva alcun «piano d’insieme».
      
      205   La Commissione afferma, in via principale, che il sesto motivo riguarda una valutazione di fatto compiuta del Tribunale ed
         è, di conseguenza, irricevibile.
      
      206   In subordine, la Commissione ritiene che tale motivo sia fondato su un’erronea lettura della sentenza impugnata. Al punto
         342 di quest’ultima, il Tribunale avrebbe espressamente constatato la comune finalità e la coerenza delle due infrazioni addebitate
         alla FEG, vale a dire il regime collettivo di esclusiva e le pratiche concordate relative alla fissazione dei prezzi.
      
      207   La Commissione propone dunque di respingere il sesto motivo perché irricevibile o, quanto meno, perché infondato.
       Giudizio della Corte
      208   La formulazione del sesto motivo di impugnazione rivela che con esso la FEG si limita a riproporre gli stessi argomenti da
         essa già fatti valere nell’ambito del suo terzo motivo, relativo alla valutazione da parte del Tribunale della prova fornita
         dalla Commissione in merito alla durata del regime collettivo di esclusiva, nonché nell’ambito della prima parte del quarto
         motivo, relativa alla qualificazione delle pratiche concordate in materia di prezzi come costitutive di un’unica infrazione
         continuata. Di conseguenza, è sufficiente rinviare alle constatazioni della Corte riguardanti il terzo motivo e la prima parte
         del quarto motivo, che sono stati respinti rispettivamente ai punti 101 e 115 della presente sentenza.
      
       Sul settimo motivo, relativo alla richiesta di riduzione dell’importo dell’ammenda
       Argomenti delle parti
      209   Tale motivo dedotto dalla FEG è diretto contro i punti 436‑438 della sentenza impugnata, secondo i quali la durata eccessivamente
         lunga del procedimento amministrativo non deve portare ad una riduzione sostanziale dell’ammenda inflitta alla detta ricorrente.
      
      210   La FEG ritiene che il Tribunale, statuendo, al punto 438, che la detta ricorrente e la TU non avevano fornito alcun elemento
         idoneo a giustificare un’ulteriore riduzione dell’importo dell’ammenda loro inflitta, ha compiuto un’erronea applicazione
         dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 o, quanto meno, dei principi generali del diritto comunitario in materia di motivazione
         delle decisioni giurisdizionali e di proporzionalità nella fissazione dell’importo delle ammende.
      
      211   La FEG si duole che il Tribunale abbia accertato, ai punti 85 e 436 della sentenza impugnata, che la Commissione era responsabile
         della durata eccessivamente lunga del procedimento, ma non abbia tenuto conto di tale durata per giustificare un’ulteriore
         riduzione dell’importo dell’ammenda.
      
      212   A questo proposito, la Commissione fa valere che tale motivo è manifestamente irricevibile, in quanto non spetta alla Corte
         sostituire la propria valutazione a quella del Tribunale allorché quest’ultimo statuisce sull’importo delle ammende inflitte
         ad imprese a causa della violazione del diritto comunitario (v. sentenza Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, cit.,
         punto 614). Inoltre, attraverso tale motivo la FEG contesterebbe la valutazione dei fatti compiuta dal Tribunale secondo cui
         la violazione del principio del termine ragionevole non avrebbe pregiudicato le possibilità di difesa di tale associazione.
      
      213   Inoltre, la Commissione sostiene che il Tribunale ha verificato se le circostanze particolari del caso di specie giustificassero
         una riduzione dell’ammenda pecuniaria inflitta alla FEG e ha statuito, al riguardo, che tale riduzione non era giustificata
         (punti 436‑438 della sentenza impugnata).
      
      214   La Commissione ritiene dunque che il settimo motivo sia manifestamente irricevibile o, quanto meno, infondato.
      215   Anche la CEF, nelle osservazioni da essa presentate in risposta alla comunicazione del ricorso di impugnazione inviatale a
         motivo della sua qualità di interveniente in primo grado, fa valere che il settimo motivo non è ricevibile in quanto riguarda,
         nella fattispecie, constatazioni di fatto del Tribunale che non possono costituire l’oggetto di un riesame nell’ambito del
         presente giudizio di impugnazione.
      
      216   In subordine, la CEF ritiene che il settimo motivo sia infondato.
       Giudizio della Corte
      217   Occorre ricordare che il Tribunale è competente in via esclusiva a controllare il modo in cui la Commissione ha valutato,
         in ciascun caso di specie, la gravità dei comportamenti illeciti. Nell’ambito di un ricorso di impugnazione, il controllo
         della Corte è volto, da un lato, a verificare che il Tribunale abbia preso in considerazione in maniera giuridicamente corretta
         tutti i fattori essenziali per valutare la gravità di un determinato comportamento alla luce degli artt. 81 CE e 15 del regolamento
         n. 17 e, dall’altro, ad appurare se il Tribunale abbia risposto in termini giuridicamente sufficienti all’insieme degli argomenti
         invocati dalla ricorrente per ottenere l’annullamento o la riduzione dell’ammenda (v., segnatamente, sentenza Baustahlgewebe/Commissione,
         cit., punto 128).
      
      218   Come risulta dai punti 152 e 153 del preambolo della decisione controversa, citati al punto 9 della presente sentenza, la
         Commissione, riducendo l’importo delle ammende, ha tenuto conto della durata eccessiva, ad essa stessa imputabile, del procedimento
         amministrativo.
      
      219   Al punto 438 della sentenza impugnata, il Tribunale ha constatato che «la Commissione, di sua propria iniziativa, ha ridotto
         l’ammenda. La possibilità di accordare una tale riduzione rientra nell’ambito dell’esercizio delle prerogative della Commissione.
         Le ricorrenti non hanno prodotto alcun elemento che giustifichi la concessione da parte del Tribunale, nell’esercizio della
         sua competenza anche nel merito, di un’ulteriore riduzione dell’ammontare dell’ammenda. Di conseguenza, la domanda delle ricorrenti
         al riguardo non può essere accolta».
      
      220   Poiché tale constatazione non contiene alcun errore di diritto, occorre respingere il settimo motivo perché infondato.
       Sulle spese
      221   A norma dell’art. 122, primo comma, del regolamento di procedura, quando l’impugnazione è respinta, o quando l’impugnazione
         è accolta e la controversia viene definitivamente decisa dalla Corte, quest’ultima statuisce sulle spese. Ai sensi dell’art. 69,
         n. 2, del medesimo regolamento, applicabile al procedimento di impugnazione in forza del successivo art. 118, la parte soccombente
         è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Essendo rimasta soccombente nei motivi proposti, ad eccezione di quello
         relativo alla violazione del principio del termine ragionevole, che viene nondimeno respinto dalla Corte, la FEG va condannata
         alle spese del presente procedimento. Quanto alle spese connesse ai procedimenti di primo grado definiti dalla sentenza impugnata,
         occorre statuire che, malgrado il parziale annullamento di quest’ultima, esse vengono mantenute a carico della FEG secondo
         le modalità stabilite al punto 2 del dispositivo della detta sentenza.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      La sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 16 dicembre 2003, cause riunite T‑5/00 e T‑6/00, Nederlandse
            Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied e Technische Unie/Commissione, è annullata soltanto
            nella parte in cui il Tribunale, nell’esaminare il motivo relativo alla violazione del principio del termine ragionevole,
            ha omesso di verificare se l’eccessiva durata, imputabile alla Commissione delle Comunità europee, dell’intero procedimento
            amministrativo – ivi compresa la fase antecedente alla comunicazione degli addebiti – fosse idonea a pregiudicare le future
            possibilità di difesa della Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied.
      2)      L’impugnazione è respinta per il resto.
      3)      Il ricorso proposto dalla Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied dinanzi al Tribunale
            di primo grado, in quanto parzialmente fondato sul motivo relativo ad una violazione del principio del termine ragionevole,
            è respinto.
      4)      La Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied è condannata alle spese del presente
            procedimento. Le spese connesse ai procedimenti di primo grado definiti dalla sentenza del Tribunale 16 dicembre 2003, cause
            riunite T‑5/00 e T‑6/00, Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied e Technische Unie/Commissione,
            sono mantenute a carico della Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied secondo le
            modalità stabilite al punto 2 del dispositivo della detta sentenza.
      Firme
      * Lingua processuale: l'olandese.