CELEX: 52012PC0773
Language: it
Date: 2012-12-18
Title: Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo all'esercizio dei diritti dell'Unione per l'applicazione e il rispetto delle norme commerciali internazionali

|
			
		
		
		52012PC0773
		
			Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo all'esercizio dei diritti dell'Unione per l'applicazione e il rispetto delle norme commerciali internazionali /* COM/2012/0773 final - 2012/0359 (COD) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Motivazioni e obiettivi 
La presente proposta di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio riflette l'obiettivo prioritario dell'Unione
di far valere efficacemente i suoi diritti commerciali. Tale obiettivo è stato
illustrato nella comunicazione della Commissione "Commercio, crescita e
affari mondiali"[1] e approvato nelle conclusioni del Consiglio del 21 dicembre 2010[2].
L'Unione non dispone attualmente di un quadro
legislativo comune[3]
per far valere i suoi diritti derivanti da accordi commerciali internazionali.
La presente proposta intende rimediare a questa situazione.
Contesto generale
L'Unione può essere chiamata a prendere misure
unilaterali per far valere e difendere i propri diritti e interessi in forza degli
accordi commerciali internazionali. Questo è il caso sia nel quadro delle norme
di risoluzione delle controversie dell'Organizzazione mondiale del commercio
(OMC) che nell'ambito dei meccanismi di risoluzione delle controversie
bilaterali o regionali. Si verifica una situazione analoga per quanto riguarda
le misure di salvaguardia in materia commerciale o i cosiddetti esercizi di
"rebinding" nell'ambito di accordi internazionali. Le misure di
questo tipo richiedono un'azione rapida per operare come strumento efficace e
credibile al fine di indurre alla conformità nonché per rispettare le scadenze
stabilite nei pertinenti impegni internazionali dell'Unione. Ciò richiede un
processo decisionale rapido, efficiente e flessibile nell'ambito delle strutture
previste dal trattato di Lisbona.
Prima dell'entrata in vigore del trattato di
Lisbona, l'approccio dell'Unione per far valere i suoi diritti si è basato su
regolamenti ad hoc adottati dal Consiglio sulla base di una proposta della
Commissione, in conformità dell' ex articolo 133. D'altro canto, dopo l'entrata
in vigore del trattato di Lisbona, il Consiglio e il Parlamento europeo sono
colegislatori secondo la procedura legislativa ordinaria in relazione alle
misure che definiscono il quadro di attuazione della politica commerciale
comune (articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
"il TFUE"). Assicurare il rispetto dei diritti previsti dagli accordi
commerciali internazionali è una tipica funzione esecutiva che può richiedere
l'adozione e l'implementazione di misure entro termini rigorosi. È opportuno
che il Consiglio e il Parlamento europeo definiscano un quadro chiaro e
prevedibile per l'adozione di tali atti.
La prassi precedente all'entrata in vigore del
TFUE dimostra in che misura sia auspicabile operare secondo procedure che
permettono un processo decisionale rapido ed efficace per far valere i diritti
dell'Unione:
–                        
nell'ambito del procedimento OMC per la risoluzione
della controversia US-Foreign Sales Corporation, l'adozione del regolamento
(CE) n. 2193/2003 del Consiglio, dell'8 dicembre 2003, che istituisce
dazi doganali supplementari sulle importazioni di determinati prodotti
originari degli Stati Uniti d'America, è avvenuta 8 mesi dopo l'adozione di una
proposta della Commissione. L'adozione della sospensione di tale misura,
attraverso il regolamento (CE) n. 728/2006 del Consiglio, del 15 maggio
2006, è avvenuta 3 giorni dopo l'adozione di una proposta della Commissione;
–                        
nell'ambito del procedimento OMC per la risoluzione
della controversia US-Byrd, l'adozione del regolamento (CE) n. 673/2005
del Consiglio, del 25 aprile 2005, che istituisce dazi doganali supplementari
sulle importazioni di determinati prodotti originari degli Stati Uniti
d'America, è avvenuta circa 2 mesi dopo l'adozione di una proposta della
Commissione;
–                        
nell'ambito del procedimento OMC per la risoluzione
della controversia contro gli Stati Uniti sul glutine di frumento, il
regolamento (CE) n. 1804/98 della Commissione, del 14 agosto 1998, ha riservato
i diritti dell'UE di riequilibrare gli effetti pregiudizievoli delle misure di
salvaguardia statunitensi a norma dell'articolo 8 dell'accordo OMC sulle
misure di salvaguardia. La sua adozione è avvenuta un mese dopo l'adozione di
una proposta della Commissione;
–                        
in US-Steel, l'adozione del regolamento (CE)
n. 1031/2002 del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativo alle misure di
riequilibrio delle misure di salvaguardia è avvenuta dopo 2 mesi; l'abrogazione
del riequilibrio nell'ambito della medesima causa è avvenuta dopo solo 4
giorni.
In assenza di un quadro normativo appropriato
per l'implementazione delle misure di politica commerciale in situazioni
analoghe alle suddette, sarebbe necessario ricorrere alla procedura legislativa
ordinaria per l'adozione di misure in determinate situazioni. Occorrono in
media da 15 a 31 mesi per l'adozione di un atto legislativo, una arco di tempo
che potrebbe influire sulla capacità dell'Unione di esercitare i suoi diritti
in modo efficace entro i termini definiti negli accordi commerciali
internazionali.
Il presente progetto di regolamento ha origine
dalle seguenti constatazioni: a) l'adozione di misure di politica commerciale
per far rispettare i diritti dell'Unione nell'ambito di accordi internazionali
è una tipica funzione esecutiva che deve essere implementata entro un quadro di
norme comuni; b) in assenza di un quadro normativo appropriato, la capacità
dell'Unione di far rispettare in modo efficace i suoi diritti può essere
compromessa; c) esiste un potenziale conflitto tra i tempi relativamente lunghi
del processo decisionale dell'Unione e le scadenze entro cui far applicare i
diritti derivanti da accordi commerciali internazionali. 
In questo
contesto, il presente progetto di regolamento propone la creazione di un quadro
legislativo comune per far rispettare i diritti dell'Unione nell'ambito di
accordi commerciali internazionali, in linea con il trattato di Lisbona. Il
regolamento propone di conferire alla Commissione il potere di adottare atti di
esecuzione ai sensi dell' articolo 291 del TFUE, entro il campo di
applicazione stabilito dalla presente proposta di regolamento e nei limiti e in
conformità dei criteri espressamente stabiliti. Il campo di applicazione del
regolamento comprende l'adozione, la sospensione, la modifica e la revoca di
atti di esecuzione per quanto riguarda:
a)           l'attuazione dei diritti dell'Unione
in forza delle norme vincolanti multilaterali e bilaterali in materia di
risoluzione delle controversie;
b)           le misure di riequilibrio previste
da norme multilaterali e bilaterali in materia di salvaguardia; 
c)           le misure di riequilibrio in caso di
modifiche da parte di un paese terzo alle sue concessioni nell'ambito
dell'articolo XXVIII del GATT 1994.
Nel quadro del
presente progetto di regolamento, la Commissione può adottare le seguenti
misure di politica commerciale: dazi doganali, restrizioni quantitative
all'importazione o all'esportazione di merci e misure nel settore degli appalti
pubblici. Questo approccio è il risultato dell'esperienza acquisita
nell'adozione di misure di politica commerciale nel corso degli anni e dimostra
che di fatto intervenire nei settori selezionati è possibile e generalmente
efficace. Nella fase attuale di sviluppo del diritto dell'Unione, tenendo in
considerazione in particolare le normative nazionali sui servizi e sulla
proprietà intellettuale e i limiti in termini di efficacia degli interventi
inerenti alla natura di tali settori, è opportuno concentrare l'attenzione su
altri settori di politica commerciale entro i quali conferire poteri alla
Commissione. Va osservato che le cosiddette "ritorsioni incrociate"
(ossia la sospensione di concessioni o di altri obblighi in un settore diverso
da quello in cui è stata decretata la violazione) sono generalmente possibili
nell'ambito delle norme dell'OMC e che non vi è alcun limite alle
"ritorsioni incrociate" negli accordi di libero scambio dell'Unione.
Qualora per l'Unione risulti opportuno ricorrere a misure di politica
commerciale non contemplate dal progetto di regolamento, anche per quanto riguarda
gli scambi di servizi o gli aspetti commerciali dei diritti di proprietà
intellettuale, la Commissione può presentare proposte di un atto legislativo
sulla base dell'articolo 207 del TFUE o ricorrere ad altre procedure
applicabili. 
Una clausola di riesame prevede che la
Commissione valuti il funzionamento del presente regolamento entro tre anni dal
primo caso che richiede l'applicazione del progetto di regolamento. La
Commissione dovrà redigere una relazione e, se le circostanze lo giustificano,
proporre misure adeguate per migliorare l'efficienza del regolamento. In questo
contesto, può essere esaminata la gamma delle misure di politica commerciale
che possono figurare nel campo di applicazione del regolamento, come lo scambio
di servizi e i diritti di proprietà intellettuale, oltre allo scambio di merci.

In materia di appalti pubblici, ai sensi
dell'accordo OMC sugli appalti pubblici ("Agreement on Government
Procurement", di seguito "il GPA"), sia nella versione
attualmente in vigore che nella versione riveduta, quando una parte del GPA non
rispetta i suoi impegni, altre parti del GPA possono sospendere le concessioni
o altri obblighi esclusivamente per quanto concerne i mercati degli appalti. Su
tale premessa, è importante prevedere nel progetto di regolamento proposto la
possibile adozione di misure di politica commerciale in materia di appalti
pubblici, al fine di consentire all'Unione di far rispettare in modo efficace i
suoi diritti legali per quanto riguarda gli appalti pubblici nel quadro degli
obblighi internazionali dell'Unione. Oltre al sistema OMC di risoluzione delle
controversie, che è stato utilizzato in varie occasioni per combattere le
pratiche contrarie al GPA, è anche probabile la necessità di procedere ad
azioni volte a far rispettare gli impegni in materia di appalti in un contesto
bilaterale, dal momento che i recenti accordi commerciali bilaterali conclusi
dall'Unione contemplano meccanismi di risoluzione delle controversie a pieno
titolo. L'Unione ha esperienza nell'implementazione di misure di politica
commerciale che limitino l'accesso dei paesi terzi ai mercati degli appalti
dell'Unione, se necessario[4].
Date le peculiarità degli appalti pubblici, in particolare l'esistenza di una
procedura amministrativa che regola e determina l'accesso a specifici bandi di
gara, è possibile prevedere interventi nel settore degli appalti sia di merci
che di servizi. Inoltre le misure di politica commerciale nel quadro del
presente progetto di regolamento rientrerebbero nel campo di applicazione degli
impegni in materia di appalti che vengono sospesi: esse si applicherebbero cioè
solo a determinati soggetti e al di sopra di determinate soglie. Infine, si fa
notare il rapporto tra la presente proposta e la proposta della Commissione di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'accesso di
merci e servizi di paesi terzi al mercato interno degli appalti pubblici
dell'Unione (COM(2012) 124 del 21 marzo 2012). Quest'ultima proposta è
volta ad incrementare lo spazio di manovra dell'Unione nei negoziati per le
condizioni di accesso di merci, servizi e fornitori dell'Unione ai mercati
degli appalti pubblici di paesi terzi: essa è pertanto incentrata sull'accesso
al mercato degli appalti pubblici dell'Unione da parte di merci e servizi di
paesi terzi che non beneficiano di impegni di accesso al mercato nel quadro di
accordi internazionali vigenti in materia di appalti pubblici. La presente
proposta è intesa invece a far rispettare tali accordi in maniera orizzontale:
essa completa pertanto la regolamentazione degli aspetti internazionali
relativi agli appalti pubblici, in quanto fornisce un quadro di norme per
assicurare il rispetto delle disposizioni in materia di appalti pubblici
nell'ambito degli accordi commerciali internazionali.
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
Nella fase di preparazione della presente
proposta, sono stati distribuiti due documenti informali
("non-papers") al comitato per la politica commerciale del Consiglio
e alla commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo
(INTA), rispettivamente il 19 settembre 2011 e l'11 novembre 2011. Gli Stati
membri sono stati consultati in occasione di due riunioni tecniche tenutesi
rispettivamente il 27 settembre e il 28 novembre 2011. 
L'obiettivo di assicurare un efficiente ed
efficace rispetto dei diritti dell'Unione riscuote un ampio consenso. 
Non è stata effettuata nessuna valutazione
d'impatto della presente proposta, in quanto l'iniziativa non ha un impatto
economico, sociale o ambientale diretto e la natura delle misure in questione
(caso per caso) non consente una valutazione ex ante.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
Sintesi 
L'Unione non dispone di un quadro legislativo
comune per far rispettare i suoi diritti derivanti da accordi commerciali
internazionali. La presente proposta intende rimediare a questa situazione
proponendo l'istituzione di uno strumento legislativo per consentire all'Unione
di far rispettare e difendere i propri diritti in conformità dei suoi obblighi internazionali.
L'obiettivo è quello di un'applicazione efficiente e rapida al fine di
salvaguardare l'interesse dell'Unione. Di conseguenza, a norma
dell'articolo 207 del TFUE, si propone di conferire alla Commissione il
potere di adottare, sospendere, modificare o revocare atti di esecuzione per
far rispettare i diritti dell'Unione nel quadro del trattato di Lisbona, vale a
dire a norma dell'articolo 291 del TFUE. 
Nel quadro delle norme OMC e delle norme
bilaterali in materia di risoluzione delle controversie, nonché delle misure di
salvaguardia bilaterali e multilaterali, l'Unione può essere tenuta a prendere
misure unilaterali per difendere i propri diritti e interessi. Gli interventi
finalizzati al rispetto dei propri diritti nell'ambito delle disposizioni in
materia di risoluzione delle controversie o delle misure di riequilibrio
richiedono un intervento relativamente rapido, in conformità delle norme
commerciali pertinenti e al fine di operare da strumento efficace per indurre
alla conformità.
Il regolamento deve essere adottato a livello
di Unione. La politica commerciale comune è di competenza esclusiva
dell'Unione. 
Base giuridica 
Articolo 207 del TFUE. 
Struttura del regolamento
L'obiettivo del progetto di regolamento è la
definizione di norme e procedure per assicurare che l'Unione sia in grado di
esercitare in maniera efficace il diritto di sospendere o revocare concessioni
in risposta alle violazioni di norme commerciali internazionali da parte di un
paese terzo al fine di ottenere una soluzione soddisfacente e di riequilibrare
le concessioni o altri obblighi nelle relazioni commerciali con paesi terzi,
quando il regime di importazione accordato alle merci dell'Unione viene
modificato.
Il campo di applicazione del progetto di
regolamento, stabilito all'articolo 3, contempla le seguenti situazioni:
a)           a seguito della risoluzione di
controversie commerciali nel quadro dell'intesa sulla risoluzione delle
controversie dell'OMC (DSU), nel caso in cui l'Unione sia stata autorizzata a
sospendere concessioni o altri obblighi derivanti da accordi multilaterali e
plurilaterali rientranti nell'intesa sulla risoluzione delle controversie. 
Nell'ambito dell'OMC, la sospensione di
concessioni o di altri obblighi è disciplinata dall'articolo 22,
paragrafo 3, della DSU; in caso di sovvenzioni vietate, si applica
l'articolo 4.10 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative[5] e per quanto riguarda le
cosiddette sovvenzioni passibili di azione legale, si applica
l'articolo 7.9 dell'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative;

b)           a seguito della risoluzione di
controversie commerciali nell'ambito di altri accordi commerciali
internazionali, compresi gli accordi regionali o bilaterali, nel caso in cui
l'Unione abbia la facoltà di sospendere concessioni o altri obblighi derivanti
da tali accordi.
Tali accordi commerciali internazionali conclusi
dall'Unione stabiliscono norme per la risoluzione delle controversie che
conferiscono alle parti la facoltà di far rispettare i propri diritti in
conformità delle norme fissate nell'accordo pertinente; 
c)           per il riequilibrio delle
concessioni o di altri obblighi, a cui può dare il diritto l'applicazione di
una misura di salvaguardia da parte di un paese terzo, a norma
dell'articolo 8 dell'accordo OMC sulle misure di salvaguardia
("Agreement on Safeguards", AoS) o delle disposizioni in materia di
norme di salvaguardia inserite negli accordi regionali o bilaterali
dell'Unione.
L'articolo 8 dell'AoS, che si riferisce unicamente
alle merci[6],
stabilisce che di norma i membri che applicano misure di salvaguardia devono
offrire strumenti di compensazione commerciale ai paesi influenzati dagli
effetti negativi delle misure di salvaguardia previa consultazione prima della
domanda di applicazione o di proroga di una misura di salvaguardia,
conformemente all'articolo 12, paragrafo 3, dell'AoS. In caso di mancato
accordo i membri esportatori interessati possono prendere misure di
riequilibrio individuali, al più tardi 90 giorni dopo l'applicazione della
misura. Il diritto di prendere misure di riequilibrio nei confronti degli Stati
che applicano le misure di salvaguardia può essere esercitato: a) tre anni dopo
che la misura è entrata in vigore, oppure b) non appena l'organo di risoluzione
delle controversie dell'OMC (DSB) rileva che la misura è incompatibile con le
norme dell'OMC (il periodo di grazia di tre anni di cui all'articolo 8
dell'AoS non si applica se la misura si basa su un relativo incremento delle
importazioni). Analogamente, misure di riequilibrio possono derivare
dall'applicazione di norme in materia di salvaguardia contenute in FTA
bilaterali o regionali[7].
La legislazione vigente dell'Unione che implementa
le misure di salvaguardia multilaterali e bilaterali non disciplina questi
aspetti di cui all'articolo 8 delle AoS o alle norme pertinenti negli FTA, ma
stabilisce piuttosto le procedure per l'applicazione di misure di salvaguardia
da parte dell'Unione. Eventuali misure di riequilibrio non dovrebbero in linea
di principio essere soggette alla procedura legislativa ordinaria, a meno che
non rientrino nel presente quadro legislativo unico;
d)           in caso di modifica di concessioni
da parte di un membro dell'OMC a norma dell'articolo XXVIII dell'accordo
generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) del 1994, se non sono
stati concordati adeguamenti compensativi.
In caso di modifica di una concessione da parte di
un altro membro dell'OMC a norma dell'articolo XXVII del GATT del 1994, se
non si giunge ad un accordo con i membri che detengono i diritti di negoziato o
di fornitura, la parte contraente che propone di modificare la propria
concessione è libera di farlo. In tal caso, i membri[8] che detengono un diritto hanno
la facoltà di prendere misure di riequilibrio al più tardi sei mesi dopo detta
modifica della concessione. Tali misure di riequilibrio comporterebbero la
revoca, alla scadenza di un termine di trenta giorni a decorrere dal giorno in
cui il preavviso scritto di revoca della concessione perviene alle parti
contraenti, di concessioni sostanzialmente equivalenti a quelli inizialmente
negoziate con la parte contraente che modifica o revoca una concessione. Finora l'Unione non ha revocato concessioni
nell'ambito dell'articolo XXVIII del GATT 1994. Tuttavia,
se se ne configura la possibilità, il riequilibrio commerciale derivante dalla
modifica di concessioni da parte di altri membri dell'OMC a norma
dell'articolo XXVIII del GATT, dovrebbe verificarsi entro termini
relativamente brevi (non oltre sei mesi dopo che il membro modifica o revoca la
sua concessione). Procedure decisionali
efficaci per implementare misure di riequilibrio consentirebbero all'Unione di
impegnarsi in modo credibile nei confronti dei suoi partner nel corso dei
negoziati di "rebinding" e potrebbero influenzare l'andamento dei negoziati
sugli adeguamenti compensativi a vantaggio dell'Unione.
Il regolamento non pregiudica l'adozione di misure
di politica commerciale nell'ambito di procedure diverse, ad esempio per quanto
riguarda le misure di politica commerciale nel settore dei servizi e dei
diritti di proprietà intellettuale in seguito alla risoluzione multilaterale e
regionale o bilaterale delle controversie. 
Ai sensi dell'articolo 291 del TFUE, quando è
necessario adottare provvedimenti per far rispettare i diritti dell'UE nelle
circostanze sopra menzionate, la Commissione deve adottare atti di esecuzione
in conformità della procedura d'esame (articolo 4, "Esercizio dei diritti
dell'Unione"). Gli atti di esecuzione
devono rispettare la regola secondo cui il livello delle contromisure non deve
superare il livello di vanificazione e di pregiudizio, inteso di norma come
l'impatto negativo sull'Unione causato dalla misura del paese terzo, definito
nell'accordo in questione (articolo 2, "Definizioni"). Nel
determinare il campo di applicazione dell'atto di esecuzione da adottare, la
Commissione si basa, oltre che sugli interessi espressi nelle consultazioni
pubbliche e sugli interessi generali dell'Unione, anche su criteri quali
l'efficacia delle misure nell'indurre i paesi terzi a conformarsi alle norme
del commercio internazionale; la capacità delle misure di fornire
assistenza agli operatori economici nell'Unione colpiti da provvedimenti
adottati da paesi terzi; la disponibilità di
fonti alternative di approvvigionamento dei prodotti interessati, al fine di
evitare o ridurre al minimo gli eventuali effetti negativi sulle industrie a
valle, o sui consumatori finali all'interno dell'Unione; eventuali criteri specifici che possono essere stabiliti
nell'ambito di accordi commerciali internazionali in relazione alle situazioni
di cui all'articolo 3. 
Le tipologie di misure commerciali attuabili
mediante un atto di esecuzione riguardano le importazioni o le esportazioni di
merci e il settore degli appalti pubblici. 
Le misure di importazione o esportazione
comprendono la sospensione delle concessioni tariffarie e l'istituzione di dazi
doganali nuovi o maggiorati; l'introduzione o
l'aumento delle restrizioni quantitative alle importazioni o alle esportazioni,
siano esse applicate mediante contingenti, licenze di importazione e di
esportazione o altre misure. 
L'accordo OMC sugli appalti pubblici dispone che
le controversie che emergono nell'ambito dello stesso non devono comportare la
sospensione di concessioni o altri obblighi derivanti da un altro accordo
contemplato dell'OMC. Di conseguenza, è
importante prevedere nel regolamento proposto la possibilità di adottare misure
di politica commerciale in materia di appalti pubblici, al fine di consentire
all'Unione di far valere in modo efficace i suoi diritti legali. Date le
peculiarità degli appalti pubblici, in particolare l'esistenza di una procedura
amministrativa che regola e determina l'accesso a specifici bandi di gara, è
possibile prevedere interventi nel settore degli appalti sia di merci che di servizi.
A tale riguardo, le misure di politica commerciale
attuabili riguardano l'esclusione dagli appalti pubblici delle offerte il cui
valore complessivo è costituito per oltre il 50% da merci o servizi originari
del paese terzo interessato; e/o l'istituzione di una penalità obbligatoria
applicabile sul prezzo per la parte dell'offerta costituita da merci o servizi
originari del paese terzo interessato (articolo 5, "Misure di
politica commerciale"). 
È necessario ricorrere alla procedura d'esame per
l'adozione, la sospensione, la modifica e la revoca degli atti di esecuzione
che stabiliscono le misure di politica commerciale adeguate all'esercizio dei
diritti dell'Unione (articolo 4, "Esercizio dei diritti
dell'Unione" e articolo 7, "Sospensione, modifica e revoca delle
misure"). Nell'adottare atti di esecuzione e al fine di evitare la
proliferazione di strutture aggiuntive, la Commissione deve essere assistita
dal comitato del regolamento sugli ostacoli agli scambi, istituito dal
regolamento (CE) n. 3286/94.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO 
Nessuna. 
La proposta di regolamento prevede un
meccanismo per far rispettare i diritti dell'Unione e ripartire le
responsabilità tra tutte le istituzioni.
2012/0359 (COD)
Proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
relativo all'esercizio dei diritti
dell'Unione per l'applicazione e il rispetto delle norme commerciali
internazionali
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO
DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, in particolare l'articolo 207,
vista la proposta della Commissione europea,
previa trasmissione del progetto di atto
legislativo ai parlamenti nazionali,
deliberando secondo la procedura legislativa
ordinaria,
considerando quanto segue:
(1)       L'Unione ha concluso una serie
di accordi commerciali internazionali multilaterali, regionali e bilaterali che
istituiscono diritti e obblighi nell'interesse reciproco delle parti. 
(2)       È fondamentale che l'Unione
sia in possesso di strumenti adeguati atti a garantire l'efficace esercizio dei
diritti dell'Unione nell'ambito degli accordi commerciali internazionali, al
fine di salvaguardare i suoi interessi economici. È il caso, in particolare,
delle situazioni in cui paesi terzi adottano misure commerciali restrittive che
riducono i vantaggi per gli operatori economici dell'Unione derivanti da
accordi commerciali internazionali. L'Unione deve essere in grado di reagire
rapidamente e in maniera flessibile nel contesto delle procedure e dei termini
stabiliti dagli accordi commerciali internazionali che ha concluso. L'Unione
deve pertanto adottare una legislazione che definisca il quadro per l'esercizio
dei diritti dell'Unione in alcune situazioni specifiche.
(3)       I meccanismi di risoluzione
delle controversie, inclusi quello dell'OMC e quelli a livello regionale o
bilaterale, mirano a trovare una soluzione positiva ad eventuali controversie
tra l'Unione e l'altra parte o le altre parti di tali accordi. L'Unione deve
tuttavia sospendere concessioni o altri obblighi, in conformità di tali norme
di risoluzione delle controversie, quando altri percorsi volti a trovare una
soluzione positiva ad una controversia si dimostrano inefficaci. L'intervento
dell'Unione in tali casi è finalizzato ad indurre il paese terzo interessato a
conformarsi con le norme commerciali internazionali pertinenti, al fine di
ripristinare una situazione di interesse reciproco.
(4)       A norma dell'accordo OMC
sulle misure di salvaguardia, un membro dell'OMC che propone di applicare una
misura di salvaguardia o che chiede la proroga di una misura di salvaguardia
deve consentire di mantenere un livello sostanzialmente equivalente di
concessioni e altri obblighi tra tale membro e i membri esportatori, che
risulterebbero danneggiati da tale misura di salvaguardia. Norme analoghe si applicano
nel contesto di altri accordi, compresi gli accordi commerciali internazionali
regionali o bilaterali conclusi dall'Unione. L'Unione deve adottare misure di
riequilibrio mediante la sospensione di concessioni o di altri obblighi nei
casi in cui il paese terzo interessato non implementasse adeguamenti
soddisfacenti. L'intervento dell'Unione in questi casi è finalizzato ad indurre
i paesi terzi ad introdurre misure a favore del commercio, al fine di
ripristinare una situazione di interesse reciproco.
(5)       L'articolo XXVIII del
GATT 1994 e della relativa intesa disciplinano la modifica o la revoca delle
concessioni stabilite nelle tariffe doganali dei membri dell'OMC. I membri
dell'OMC interessati da tali modifiche sono autorizzati, a certe condizioni, a
revocare concessioni sostanzialmente equivalenti. L'Unione deve adottare misure
di riequilibrio in tali casi, a meno che non siano concordati adeguamenti
compensativi. L'intervento dell'Unione sarebbe finalizzato ad indurre i paesi
terzi ad implementare misure a favore del commercio. 
(6)       L'Unione deve avere la
possibilità di far rispettare i suoi diritti nel settore degli appalti
pubblici, in considerazione del fatto che l'accordo OMC sugli appalti pubblici
dispone che eventuali controversie nell'ambito di tale accordo non devono
comportare la sospensione di concessioni o altri obblighi derivanti da
qualsiasi altro accordo dell'OMC.
(7)       Il presente regolamento deve
incentrarsi sulle misure per la cui creazione e applicazione l'Unione ha
notevole esperienza; la possibilità di estendere il campo di applicazione del
regolamento ai settori dei servizi e dei diritti di proprietà intellettuale
deve essere valutata a tempo debito tenendo conto della specificità di ciascun
ambito.
(8)       Nell'assicurare il rispetto dei
diritti dell'Unione, occorre determinare l'origine di una merce in conformità
del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992,
che istituisce un codice doganale comunitario[9];
al fine di assicurare il rispetto dei diritti dell'Unione in seguito alla
risoluzione delle controversie nel settore degli appalti pubblici, l'origine di
un servizio va determinato in base all'origine della persona fisica o giuridica
che lo fornisce.
(9)       La Commissione deve valutare
il funzionamento del presente regolamento entro tre anni dal primo caso che ne
richiede l'applicazione allo scopo di esaminarne e, se necessario, di
incrementarne l'efficienza.
(10)     Gli
atti di esecuzione a norma del presente regolamento devono essere adottati in
conformità degli specifici criteri di adeguatezza stabiliti nel presente
regolamento. 
(11)     Il regolamento del Consiglio
(CE) n. 3286/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, che stabilisce le
procedure comunitarie nel settore della politica commerciale comune al fine di
garantire l'esercizio dei diritti della Comunità nell'ambito delle norme
commerciali internazionali, in particolare di quelle istituite sotto gli
auspici dell'Organizzazione mondiale del commercio (anche noto come
"regolamento sugli ostacoli agli scambi") deve essere modificato per
tener conto dell'adozione del presente regolamento per quanto riguarda
l'implementazione delle misure di politica commerciale. 
(12)     Al fine di garantire
condizioni uniformi di esecuzione del presente regolamento, occorre conferire
alla Commissione competenze di esecuzione. Tali competenze devono essere
esercitate in conformità del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011[10],
che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di
controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di
esecuzione attribuite alla Commissione.
(13)     Al
fine di salvaguardare gli interessi dell'Unione, la Commissione deve adottare
atti di esecuzione immediatamente applicabili qualora lo richiedano imperativi
motivi di urgenza, in casi debitamente giustificati in relazione alla necessità
di adeguare le misure di politica commerciale al comportamento della terza
parte interessata, 
HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Obiettivo
Il presente regolamento stabilisce le norme e
le procedure atte a garantire un esercizio efficace dei diritti dell'Unione di
sospendere o revocare concessioni o altri obblighi previsti da accordi
commerciali internazionali, con l'obiettivo di: 
a)           reagire alle violazioni ad opera di
paesi terzi delle norme commerciali internazionali che si ripercuotono sugli
interessi dell'Unione, al fine di trovare una soluzione soddisfacente;
b)           riequilibrare concessioni o altri
obblighi nelle relazioni commerciali con paesi terzi, quando il regime di
importazione accordato alle merci dell'Unione viene modificato. 
Articolo 2
Definizioni
Ai fini del presente regolamento si
intende per:
a)           "paese": qualsiasi Stato o
territorio doganale a se stante;
b)           "concessioni o altri
obblighi": concessioni tariffarie o altri benefici che l'Unione si è
impegnata ad applicare nei suoi scambi commerciali con paesi terzi in virtù di
accordi commerciali internazionali di cui è firmataria;
c)           "livello di vanificazione o di
pregiudizio": la misura dell'impatto sugli interessi dell'Unione nel
quadro di un accordo commerciale internazionale. Salvo
quanto diversamente definito nell'accordo pertinente, tale impatto comprende
qualsiasi effetto economico negativo derivante dalla misura di un paese terzo;
d)           "penalità obbligatoria
applicabile sul prezzo": obbligo per le amministrazioni aggiudicatrici o
gli enti responsabili delle procedure degli appalti pubblici ad aumentare,
fatte salve talune eccezioni, il prezzo dei servizi e/o delle merci originari
di alcuni paesi terzi offerti nelle procedure di appalto.
Articolo 3
Campo
di applicazione
1.           Il presente regolamento si
applica:
a)      a seguito della risoluzione di
controversie commerciali nel quadro dell'intesa sulla risoluzione delle
controversie dell'OMC, nel caso in cui l'Unione sia stata autorizzata a
sospendere concessioni o altri obblighi derivanti dagli accordi multilaterali e
plurilaterali rientranti nell'intesa sulla risoluzione delle controversie;
b)      a seguito della risoluzione di controversie
commerciali nell'ambito di altri accordi commerciali internazionali, compresi
gli accordi regionali o bilaterali, nel caso in cui l'Unione abbia la facoltà
di sospendere concessioni o altri obblighi derivanti da tali accordi;
c)      per il riequilibrio delle concessioni o
di altri obblighi, a cui può dare diritto l'applicazione di una misura di
salvaguardia da parte di un paese terzo, a norma dell'articolo 8
dell'accordo OMC sulle misure di salvaguardia o delle disposizioni in materia
di norme di salvaguardia inserite in altri accordi commerciali internazionali,
inclusi quelli regionali o bilaterali;
d)      in caso di modifica di concessioni da
parte di un membro dell'OMC a norma dell'articolo XXVIII dell'accordo
generale sulle tariffe doganali e sul commercio del 1994, nel caso in cui non
siano stati concordati adeguamenti compensativi.
2.           Il presente regolamento non
pregiudica l'adozione di misure di politica commerciale in conformità di altre
procedure pertinenti nei casi in cui le misure di cui all'articolo 5 non
fossero disponibili o rappresentassero una reazione inadeguata o inefficace
alle situazioni di cui al paragrafo 1.
Articolo 4
Esercizio
dei diritti dell'Unione
1.           Se è necessario intervenire
al fine di salvaguardare gli interessi dell'Unione nei casi di cui
all'articolo 3, paragrafo 1, la Commissione adotta un atto di
esecuzione che stabilisce le opportune misure di politica commerciale. Tale
atto di esecuzione è adottato conformemente alla procedura d'esame di cui
all'articolo 8, paragrafo 2.
2.           Gli atti di esecuzione
adottati a norma del paragrafo 1 soddisfano le seguenti condizioni:
a)      nel caso in cui concessioni o altri
obblighi siano sospesi a seguito della risoluzione di una controversia
commerciale, nel quadro dell'intesa sulla risoluzione delle controversie
dell'OMC, il loro livello non supera il livello autorizzato dall'organo di
risoluzione delle controversie dell'OMC;
b)      nel caso in cui concessioni o altri
obblighi siano sospesi dopo la decisione di procedere a una procedura di
risoluzione internazionale delle controversie nel quadro di un accordo
bilaterale o regionale, il loro livello non supera il livello di vanificazione
o di pregiudizio derivante dalla misura in questione del paese terzo secondo
quanto stabilito dalla Commissione o mediante la procedura arbitrale, a seconda
dei casi; 
c)      in caso di riequilibrio di concessioni o
di altri obblighi a norma di disposizioni sulle misure di salvaguardia negli
accordi commerciali internazionali, l'intervento dell'Unione è sostanzialmente
equivalente al livello delle concessioni o degli altri obblighi interessati
dalla misura di salvaguardia, conformemente alle condizioni dell'accordo OMC
sulle misure di salvaguardia o delle disposizioni in materia di misure di
salvaguardia in accordi commerciali regionali o bilaterali entro cui si applica
la misura di salvaguardia; 
d)      le concessioni revocate nell'ambito di
scambi commerciali con un paese terzo a norma dell'articolo XXVIII del
GATT 1994 e la relativa intesa sono sostanzialmente equivalenti alle
concessioni modificate o revocate da tale paese terzo, in conformità delle
condizioni stabilite nell'articolo XXVIII del GATT 1994 e della relativa
intesa.
3.           Le misure di politica
commerciale di cui al paragrafo 1 sono determinate in base ai seguenti criteri,
alla luce delle informazioni disponibili e dell'interesse generale dell'Unione:
a)      efficacia delle misure nell'indurre i
paesi terzi a conformarsi alle norme commerciali internazionali;
b)      capacità delle misure di fornire
assistenza agli operatori economici nell'Unione colpiti da provvedimenti
adottati da paesi terzi;
c)      disponibilità
di fonti alternative di approvvigionamento dei prodotti interessati, al fine di
evitare o ridurre al minimo eventuali effetti negativi sulle industrie a valle
o sui consumatori finali all'interno dell'Unione;
d)      eventuali
criteri specifici che possono essere stabiliti nell'ambito di accordi
commerciali internazionali in relazione alle situazioni di cui
all'articolo 3. 
Articolo 5
Misure
di politica commerciale
Fatti salvi eventuali accordi internazionali
di cui l'Unione è firmataria, le misure di politica commerciale che possono
essere poste in atto mediante atti di esecuzione ai sensi dell'articolo 4,
paragrafo 1, sono:
a)           la sospensione di concessioni
tariffarie e l'istituzione di dazi doganali nuovi o maggiorati, incluso il
ripristino di dazi doganali al livello della nazione più favorita o
l'istituzione di dazi doganali superiori al livello della nazione più favorita,
o l'introduzione di eventuali oneri aggiuntivi sulle importazioni o le
esportazioni di merci; 
b)           l'introduzione o l'aumento delle
restrizioni quantitative sulle importazioni o esportazioni di merci, siano esse
applicate mediante contingenti, licenze di importazione e di esportazione o
altre misure;
c)           la sospensione di concessioni nel
settore degli appalti pubblici, attraverso:
i)       l'esclusione dagli appalti pubblici
delle offerte il cui valore globale è costituito per oltre il 50% da merci o
servizi originari del paese terzo interessato e/o
ii)       l'istituzione di una penalità
obbligatoria applicabile sul prezzo per la parte dell'offerta costituita da
merci o servizi originari del paese terzo interessato.
Articolo 6
Norme
di origine
1.           L'origine di una merce deve
essere determinata a norma del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio,
del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario[11]. 
2.           L'origine di un servizio è
determinata sulla base dell'origine della persona fisica o giuridica che lo
presta. Si ritiene che l'origine del prestatore del servizio sia:
a)      per le persone fisiche, il paese del
quale la persona è cittadino o in cui gode del diritto di residenza permanente;
b)      per le persone giuridiche:
i)        se il servizio non è prestato mediante
una presenza commerciale nell'Unione, il paese in cui la persona giuridica è
costituita o altrimenti organizzata ai sensi della legislazione di tale paese e
nel cui territorio la persona giuridica svolge un'attività commerciale
sostanziale;
ii)       se il servizio è prestato mediante una
presenza commerciale nell'Unione, lo Stato membro in cui la persona giuridica è
stabilita e nel cui territorio svolge un'attività commerciale sostanziale tale
da avere un legame diretto ed effettivo con l'economia dello Stato membro
interessato.
Ai fini del punto ii), se la persona giuridica non
svolge un'attività commerciale sostanziale tale da avere un legame diretto ed
effettivo con l'economia dello Stato membro interessato, l'origine è l'origine
delle persone fisiche o giuridiche che possiedono o controllano la persona giuridica
che presta il servizio.
La persona giuridica che presta il servizio è
considerata "posseduta" da persone di un determinato paese se più del
50% del capitale proprio è di proprietà di persone di tale paese e
"controllata" da persone di un determinato paese se tali persone
hanno il potere di nominare la maggioranza dei suoi amministratori o comunque
di dirigerne legalmente l'operato.
Articolo 7
Sospensione,
modifica e revoca delle misure
1.           Quando, in seguito
all'adozione di un atto di esecuzione a norma dell'articolo 4,
paragrafo 1, il paese terzo interessato accorda una compensazione
soddisfacente all'Unione nei casi di cui all'articolo 3, paragrafo 1,
lettere a) e b), la Commissione può sospendere l'applicazione di
tale atto di esecuzione per la durata del periodo di compensazione. La
sospensione è deliberata secondo la procedura d'esame di cui
all'articolo 8, paragrafo 2.
2.           La Commissione revoca un atto
di esecuzione adottato a norma dell' articolo 4, paragrafo 1, in una
delle seguenti circostanze:
a)      quando il paese terzo le cui misure sono
risultate in contrasto con le norme commerciali internazionali in una procedura
di risoluzione delle controversie si rende conforme alle stesse, o se una
soluzione reciprocamente soddisfacente è stata raggiunta in alternativa;
b)      in caso di riequilibrio di concessioni o
altri obblighi in seguito all'adozione da parte di un paese terzo di una misura
di salvaguardia, quando la misura di salvaguardia è revocata o alla sua
scadenza, o quando il paese terzo interessato accorda una compensazione
soddisfacente all'Unione europea successivamente all'adozione di un atto di
esecuzione a norma dell'articolo 4, paragrafo 1;
c)      in caso di modifica di concessioni da
parte di un membro dell'OMC in conformità dell'articolo XXVIII dell'Accordo
generale sulle tariffe doganali e sul commercio del 1994, quando il paese terzo
interessato accorda una compensazione soddisfacente all'Unione europea
successivamente all'adozione di un atto di esecuzione a norma dell'articolo 4,
paragrafo 1).
La revoca è deliberata secondo la procedura
d'esame stabilita all'articolo 8, paragrafo 2. 
3.           Nel caso in cui sia
necessario apportare modifiche alle misure di politica commerciale adottate a
norma del presente regolamento, tenuto conto delle condizioni e dei criteri
stabiliti all'articolo 4, paragrafi 2 e 3, la Commissione
può introdurre eventuali e opportune modifiche conformemente alla procedura
d'esame di cui all'articolo 8, paragrafo 2. 
4.           Per imperativi motivi di
urgenza debitamente giustificati relativi alla revoca o alla modifica della
misura in questione del paese terzo, la Commissione adotta atti di esecuzione
immediatamente applicabili per la sospensione, la modifica o la revoca di atti
di esecuzione adottati a norma dell'articolo 4, paragrafo 1, in
conformità del presente articolo, secondo la procedura di cui
all'articolo 8, paragrafo 3.
Articolo 8
Procedura
di comitato
1.           La Commissione è assistita
dal comitato istituito a norma del regolamento (CE) n. 3286/94 del
Consiglio. Tale comitato è un comitato ai sensi dell'articolo 3 del
regolamento (UE) n. 182/2011.
2.           Nei casi in cui è fatto
riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del
regolamento (UE) n. 182/2011.
3.           Nei casi in cui è fatto
riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 8 del
regolamento (UE) n. 182/2011, in combinato disposto con
l'articolo 5 del medesimo.
Articolo 9
Raccolta
di informazioni
1.           La Commissione chiede
informazioni e pareri relativi agli interessi economici dell'Unione per
prodotti o settori specifici, nell'applicazione del presente regolamento,
mediante un avviso nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o altri mezzi
di comunicazione pubblici adeguati.
2.           Le informazioni ricevute a
norma del presente regolamento sono utilizzate soltanto per lo scopo per il
quale sono state richieste.
3.           Né la Commissione né il
Consiglio né il Parlamento europeo né gli Stati membri né i loro funzionari
divulgano le informazioni riservate ricevute a norma del presente regolamento,
salvo autorizzazione espressa della parte che le ha fornite.
4.           La parte che ha fornito le
informazioni può chiedere che le informazioni siano trattate come riservate. In
tal caso, la domanda deve essere accompagnata da un riassunto di carattere non
riservato oppure dall'indicazione dei motivi per i quali non è possibile
riassumere le informazioni.
5.           Quando una domanda intesa a
ottenere un trattamento riservato non risulta giustificata e quando la parte
che ha fornito le informazioni non vuole né pubblicarle, né autorizzarne la
pubblicazione integrale o sotto forma di riassunto, è possibile che non si
tenga conto di tali informazioni.
6.           I paragrafi da 2 a 5 non
ostano alla pubblicazione di informazioni generali da parte delle autorità
dell'Unione. Tale divulgazione deve tener conto del legittimo interesse delle
parti interessate a che i loro segreti commerciali non siano divulgati.
Articolo 10
Riesame
Entro tre anni
dalla data della prima adozione di un atto di esecuzione a norma del presente
regolamento, la Commissione procede ad un riesame della sua applicazione e
presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio. 
Articolo 11
Modifiche
di altri atti
L'articolo 13, paragrafo 3, del
regolamento (CE) n. 3286/94 (regolamento sugli ostacoli agli scambi) è
sostituito dal testo seguente:
"Qualora l'Unione, avendo operato
conformemente all'articolo 12, paragrafo 2, debba decidere in merito a misure
di politica commerciale da adottare a norma dell'articolo 11, paragrafo 2,
lettera c) o dell'articolo 12, essa delibera senza indugio a norma
dell'articolo 207 del trattato e, secondo il caso, del regolamento
n. XX/XX o di altre eventuali procedure applicabili".
Articolo 12
Il presente regolamento entra in vigore il […]
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
Per il Parlamento europeo                            Per
il Consiglio
Il presidente                                                   Il
presidente
[1]               Cfr. COM (2010) 612 definitivo del 9.11.2010, sezione 4.
[2]               Cfr. le conclusioni del Consiglio sulla politica
commerciale dell'Unione europea del 21.12.2010, paragrafo 8.
[3]               In passato l'UE ha sempre agito caso per caso
(regolamento del Consiglio sulla proposta della Commissione, basata sulla
precedente - articolo 133). 
[4]               Cfr. in
questo senso il regolamento (CEE) n. 1461/93 del Consiglio riguardante
l'accesso dei candidati ed offerenti degli Stati Uniti d'America agli appalti
pubblici; e il regolamento (CE) n. 1836/95 del Consiglio, del 24 luglio 1995,
che completa l'allegato del regolamento (CEE) n. 1461/93 riguardante
l'accesso dei candidati ed offerenti degli Stati Uniti d'America agli appalti
pubblici.
[5]               In circostanze specifiche, l'articolo 4.10 dell'accordo
sulle sovvenzioni e sulle misure compensative concede al membro che si ritiene
danneggiato l'autorizzazione a prendere "contromisure adeguate".
[6]               L'accordo OMC sulle misure di salvaguardia e le norme in
materia di salvaguardia nell'ambito delle zone di libero scambio si riferiscono
esclusivamente allo scambio di merci. I membri dell'OMC devono ancora stabilire
delle misure di salvaguardia in situazioni di emergenza per i servizi per i
quali siano stati previsti negoziati multilaterali nell'articolo X
dell'accordo generale sugli scambi di servizi (GATS).
[7]               Cfr. ad esempio l'articolo 3.4, dell' accordo di libero
scambio UE/Corea: « 1. Una parte che applica una misura di salvaguardia
bilaterale consulta l'altra parte per concordare un'adeguata compensazione di
liberalizzazione degli scambi in forma di concessioni aventi effetti
commerciali sostanzialmente equivalenti o equivalenti al valore dei dazi
supplementari che si prevede risulteranno dalla misura di salvaguardia. La
parte offre la possibilità di procedere a tali consultazioni entro 30 giorni
dall'applicazione della misura di salvaguardia bilaterale. 2. Se le
consultazioni di cui al paragrafo 1 non permettono di giungere a un accordo
sulla compensazione di liberalizzazione degli scambi entro 30 giorni
dall'inizio delle consultazioni, la Parte le cui merci sono oggetto della
misura di salvaguardia può sospendere l'applicazione di concessioni
sostanzialmente equivalenti alla Parte che applica la misura di salvaguardia.
3. Il diritto di sospensione di cui al paragrafo 2 non è esercitato per i primi
24 mesi durante i quali è in vigore la misura di salvaguardia bilaterale, a
condizione che essa sia conforme alle disposizioni del presente accordo". 
[8]               A condizione detengano un "diritto in quanto
negoziatore originale", "un interesse in quanto fornitori
principali" o un "interesse sostanziale".
[9]               GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1.
[10]             GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
[11]             GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1.