CELEX: 62004CJ0229
Language: it
Date: 2005-10-25
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 25 ottobre 2005.#Crailsheimer Volksbank eG contro Klaus Conrads e altri.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen - Germania.#Tutela dei consumatori- Contratti negoziati fuori dei locali commerciali - Contratto di mutuo connesso con l'acquisto di un bene immobile stipulato a domicilio - Diritto di revoca.#Causa C-229/04.

Causa C‑229/04
      Crailsheimer Volksbank eG
      contro
      Klaus Conrads e altri
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen)
      «Tutela dei consumatori — Contratti negoziati fuori dai locali commerciali — Contratto di mutuo connesso con l’acquisto di un bene immobile stipulato a domicilio — Diritto di recesso»
      Conclusioni dell’avvocato generale P. Léger, presentate il 2 giugno 2005 
      Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 25 ottobre 2005 
      Massime della sentenza
      1.     Ravvicinamento delle legislazioni — Tutela dei consumatori nel caso di contratti negoziati fuori dai locali commerciali —
            Direttiva 85/577 — Condizioni di applicazione — Contratto stipulato in una situazione di vendita a domicilio — Intervento
            di un terzo in nome o per conto di un commerciante — Conoscenza da parte del commerciante della stipula del contratto in siffatta
            situazione — Condizione supplementare — Inammissibilità 
      (Direttiva del Consiglio 85/577/CEE, artt. 1 e 2)
      2.     Ravvicinamento delle legislazioni — Tutela dei consumatori nel caso di contratti negoziati fuori dai locali commerciali —
            Direttiva 85/577 — Contratto di mutuo ai fini dell’acquisto di un bene immobile — Revoca — Effetti — Obbligo di rimborso immediato
            del prestito unitamente agli interessi — Ammissibilità 
      (Direttiva del Consiglio 85/577, artt. 4 e 5, n. 2)
      1.     Gli artt. 1 e 2 della direttiva 85/577, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali,
         devono essere interpretati nel senso che, qualora un terzo intervenga in nome o per conto di un commerciante nella negoziazione
         o nella stipula di un contratto, l’applicazione della direttiva non può essere subordinata alla condizione che il commerciante
         fosse o avrebbe dovuto essere a conoscenza del fatto che il contratto era stato stipulato in una situazione di vendita a domicilio
         rientrante nell’art. 1 della detta direttiva. Infatti, l’esistenza di siffatta condizione supplementare non trova alcun fondamento
         nella formulazione della direttiva e ammettere una siffatta condizione supplementare sarebbe in contrasto con l’obiettivo
         della direttiva che è quello di tutelare il consumatore contro l’elemento di sorpresa inerente alla vendita a domicilio.
      
      (v. punti 42-43, 45, dispositivo 1)
      2.     La direttiva 85/577, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dai locali commerciali, in particolare
         il suo art. 5, n. 2, non osta a che, trattandosi di un contratto di mutuo ai fini dell’acquisto di un bene immobile:
      
      - il consumatore che si è avvalso del diritto di recesso conformemente a tale direttiva debba rimborsare al mutuante l’importo
         del prestito, sebbene, secondo il dispositivo predisposto nell’investimento finanziario, il prestito serva esclusivamente
         al finanziamento dell’acquisto del bene immobile e venga versato direttamente al venditore di tale bene;
      
      - sia richiesto che l’importo del prestito venga rimborsato immediatamente;
      - una normativa nazionale preveda l’obbligo per il consumatore, in caso di revoca di un contratto di credito immobiliare,
         non solo di rimborsare gli importi ricevuti in forza di tale contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi al tasso
         di mercato. Tuttavia, in una situazione in cui, se la banca avesse rispettato l’obbligo di informare il consumatore del suo
         diritto di revoca questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti, l’art. 4 della direttiva impone
         agli Stati membri di fare in modo che la loro normativa nazionale tuteli i consumatori che non hanno potuto evitare di esporsi
         a siffatti rischi adottando misure idonee a evitare loro di subire le conseguenze del verificarsi di siffatti rischi.
      
      (v. punto 49, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      25 ottobre 2005 (*)
      
      «Tutela dei consumatori – Contratti negoziati fuori dai locali commerciali – Contratto di mutuo connesso con l’acquisto di un bene immobile stipulato a domicilio – Diritto di recesso»
      Nel procedimento C-229/04,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dallo Hanseatisches
         Oberlandesgericht in Bremen (Germania) con decisione 27 maggio 2004, pervenuta in cancelleria il 2 giugno 2004, nella causa
         tra
      
      Crailsheimer Volksbank eG
      e
      Klaus Conrads,
      Frank Schulzke e Petra Schulzke-Lösche,
      Joachim Nitschke,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. J. Makarczyk, C. Gulmann (relatore), dalla sig.ra R. Silva
         de Lapuerta e dal sig. P. Kūris, giudici,
      
      avvocato generale: sig. P. Léger
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 17 marzo 2005,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per la Crailsheimer Volksbank eG, dai sigg. M. Siegmann e N. Polt, Rechtsanwälte;
      –       per il sig. Conrads, il sig. Schulzke e la sig.ra Schulzke-Lösche nonché il sig. Nitschke, dai sigg. E. Ahr e K.-O. Knops,
         Rechtsanwälte;
      
      –       per il governo tedesco, dai sigg. A. Dittrich e C.‑D. Quassowski, in qualità di agenti;
      –       per il governo francese, dalla sig.ra R. Loosli-Surrans, in qualità di agente;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. A. Aresu e H. Kreppel nonché dalla sig.ra S. Gruenheid, in qualità di
         agenti,
      
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 2 giugno 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE,
         per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali (GU L 372, pag. 31; in prosieguo:
         la «direttiva»), in particolare degli artt. 1, 2 e 5, n. 2, della medesima.
      
      2       Tale domanda è stata presentata nell’ambito di tre controversie tra la Crailsheimer Volksbank eG (in prosieguo: la «banca»),
         da un lato, e il sig. K. Conrads, i coniugi F. Schulzke e P. Schulzke‑Lösche e il sig. J. Nitschke (in prosieguo: congiuntamente,
         i «mutuatari»), dall’altro, circa la revoca, a norma del diritto nazionale applicabile in materia di vendite a domicilio,
         di contratti di credito sottoscritti dai mutuatari presso la banca per il finanziamento dell’acquisto di beni immobili.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3       La direttiva intende offrire ai consumatori degli Stati membri una tutela minima nel settore delle vendite a domicilio al
         fine di proteggerli dal rischio derivante da circostanze proprie alla stipula di un contratto fuori dei locali del commerciante.
         Il quarto e il quinto ‘considerando’ della direttiva sono così formulati:
      
      «(…) la caratteristica dei contratti conclusi fuori dei locali commerciali del commerciante è che, di regola, il commerciante
         prende l’iniziativa della trattativa, il consumatore è impreparato di fronte a queste trattative e si trova preso di sorpresa;
         (…) il consumatore non ha spesso la possibilità di confrontare la qualità e il prezzo che gli vengono proposti con altre offerte;
         (…)
      
      (…) è opportuno accordare al consumatore il diritto di rescissione da esercitarsi entro un termine non inferiore a sette giorni,
         per permettergli di valutare gli obblighi che derivano dal contratto».
      
      4       L’art. 1, n. 1, della direttiva così dispone:
      «La presente direttiva si applica ai contratti stipulati tra un commerciante che fornisce beni o servizi e un consumatore:
      (…)
      –       durante una visita del commerciante:
      i)      al domicilio del consumatore o a quello di un altro consumatore;
      (...)
      qualora la visita non abbia luogo su espressa richiesta del consumatore».
      5       L’art. 2 della direttiva precisa:
      «Ai fini della presente direttiva s’intende per:
      (...)
      “commerciante”, la persona fisica o giuridica che, nel concludere la transazione in questione, agisce nell’ambito della propria
         attività commerciale o professionale, o la persona che agisce a nome o per conto di un commerciante».
      
      6       L’art. 3, n. 2, lett. a), della direttiva così dispone:
      «La presente direttiva non si applica:
      a)      ai contratti per la costruzione, vendita e locazione di beni immobili e ai contratti relativi ad altri diritti concernenti
         beni immobili.
      
      (…)».
      7       L’art. 4 della direttiva è così formulato:
      «Il commerciante deve informare per iscritto il consumatore, nel caso di transazioni contemplate all’articolo 1, del suo diritto
         di rescindere il contratto entro i termini di cui all’articolo 5, nonché del nome e indirizzo della persona nei cui riguardi
         può essere esercitato tale diritto.
      
      Detta informazione deve recare una data e menzionare gli elementi che permettono d’individuare il contratto. Essa è consegnata
         al consumatore:
      
      a)      al momento della stipulazione del contratto nel caso dell’articolo 1, paragrafo 1; 
      (…)
      Gli Stati membri fanno sì che la loro legislazione nazionale preveda misure appropriate per la tutela dei consumatori qualora
         non venga fornita l’informazione di cui al presente articolo».
      
      8       Secondo l’art. 5 della direttiva:
      «1.      Il consumatore ha il diritto di rescindere il proprio impegno indirizzando una comunicazione entro un termine di almeno 7
         giorni dal momento in cui ha ricevuto l’informazione di cui all’articolo 4, e secondo le modalità e condizioni prescritte
         dalla legislazione nazionale. (…)
      
      2.      Con l’invio della comunicazione il consumatore è liberato da tutte le obbligazioni derivanti dal contratto rescisso».
      9       L’art. 7 della direttiva prevede: 
      «Qualora il consumatore eserciti il proprio diritto di rescissione, gli effetti giuridici del recesso sono disciplinati a
         norma della legislazione nazionale, in particolare per quanto riguarda il rimborso dei pagamenti relativi a beni o a prestazioni
         di servizi, nonché la restituzione di merci ricevute».
      
      10     L’art. 8 della direttiva è così formulato:
      «La presente direttiva non osta a che gli Stati membri adottino o mantengano in vigore disposizioni ancora più favorevoli
         in materia di tutela dei consumatori nel settore da essa disciplinato».
      
       La giurisprudenza della Corte
      11     Nella sentenza 13 dicembre 2001, causa C‑481/99, Heininger (Racc. pag. I‑9945), la Corte ha interpretato la direttiva sotto
         tre aspetti.
      
      12     In primo luogo, ha giudicato che la direttiva si applica ai contratti di credito fondiario, cioè ai contratti sottoscritti
         per finanziare l’acquisto di un bene immobile. Al punto 32 della detta sentenza ha deciso che, anche se un siffatto contratto
         si ricollega a un diritto su un bene immobile, in quanto il mutuo concesso dev’essere garantito da un’ipoteca, tale elemento
         del contratto non è sufficiente per poter ritenere che il detto contratto riguardi un diritto concernente beni immobili ai
         sensi dell’art. 3, n. 2, lett. a), della detta direttiva.
      
      13     Ha poi ricordato che il consumatore che ha concluso un contratto di credito fondiario in una situazione di vendita a domicilio
         dispone del diritto di rescissione istituito dall’art. 5 della direttiva. Al punto 35 della stessa sentenza ha precisato che
         le conseguenze di un’eventuale revoca di tale contratto, intervenuta conformemente alle norme della detta direttiva, sul contratto
         di acquisto del bene immobile e sulla costituzione dell’ipoteca devono essere disciplinate dal diritto nazionale.
      
      14     La Corte ha infine ricordato che il termine di sette giorni per esercitare il diritto di recesso dev’essere calcolato a partire
         dal momento in cui il consumatore ha ricevuto dal commerciante l’informazione relativa al suo diritto di recesso. Al punto
         48 della citata sentenza Heininger ha giudicato che la direttiva osta a che il legislatore nazionale applichi un termine di
         un anno dalla stipula del contratto per l’esercizio del diritto di recesso istituito dall’art. 5 di tale direttiva, qualora
         il consumatore non abbia beneficiato dell’informazione prevista dall’art. 4 della direttiva medesima.
      
       La normativa nazionale 
      15     La direttiva è stata trasposta nel diritto tedesco mediante la legge sulla revoca dei contratti conclusi a domicilio e di
         analoghe transazioni (Gesetz über den Widerruf von Haustürgeschäften und ähnlichen Geschäften) del 16 gennaio 1986 (BGBl.
         1986 I, pag. 122; in prosieguo: la «HWiG»). 
      
      16     Nella versione in vigore all’epoca dei fatti di cui alla causa principale, l’art. 1, n. 1, della HWiG prevedeva:
      «Qualora il cliente sia stato indotto a rendere una dichiarazione di volontà diretta alla stipulazione di un contratto avente
         ad oggetto una prestazione a titolo oneroso:
      
      1.      mediante trattative orali nel suo luogo di lavoro o nel suo domicilio privato,
      (…)
      tale dichiarazione di volontà è efficace solo qualora il cliente non l’abbia revocata per iscritto entro una settimana».
      17     L’art. 3 della HWiG così dispone:
      «(1)      In caso di revoca, ciascuna delle parti è tenuta a restituire all’altra le prestazioni ricevute. Il diritto di revoca non
         è escluso dal deterioramento o dalla perdita dell’oggetto o da altra impossibilità di restituire l’oggetto ricevuto. Il cliente
         responsabile del deterioramento, della perdita o dell’altra impossibilità è tenuto a corrispondere la differenza di valore
         o il valore dell’oggetto all’altra parte del contratto.
      
      (2)      Il cliente, qualora non sia stato informato conformemente all’art. 2 e non abbia avuto altrimenti conoscenza del suo diritto
         di revoca, è ritenuto responsabile del deterioramento, della perdita o dell’altra impossibilità di restituzione solo se non
         ha esercitato la vigilanza che è solito esercitare nei suoi affari.
      
      (3)      Il valore della cessione dell’uso o dell’utilizzazione di un bene nonché delle altre prestazioni fino al momento dell’esercizio
         del diritto di revoca dev’essere rimborsato; non è presa in considerazione la perdita di valore a causa dell’adeguato utilizzo
         di un bene o di un’altra prestazione.
      
      (4)      Il cliente può esigere dall’altra parte la compensazione delle spese necessarie effettuate sul bene».
      18     L’art. 123 del codice civile tedesco (Bürgerliches Gesetzbuch), che verte sulla contestazione per atti dolosi o minacce, dispone:
      «1.      Chiunque può contestare una dichiarazione di volontà che sia stato indotto a rendere con atti dolosi o illecite minacce.
      2.      Qualora il dolo sia opera di terzi, la dichiarazione che doveva essere resa ad altra persona può essere contestata solo se
         tale persona era a conoscenza del dolo o avrebbe dovuto averne conoscenza (…)».
      
       Le controversie di cui alla causa principale
      19     Agli inizi degli anni ‘90, una società di promozione immobiliare faceva costruire nei pressi di Stoccarda un complesso di
         appartamenti destinati ad essere affittati, in particolare, a uomini d’affari. Tale complesso immobiliare doveva essere gestito
         come un albergo da una società di gestione operante in qualità di locatario.
      
      20     Gli appartamenti venivano venduti in coproprietà a privati, tra i quali i mutuatari, come investimenti che presentavano vantaggi
         fiscali. La società di promozione immobiliare ricorreva a tal fine ai servizi di una società di vendita posta sotto il suo
         controllo che aveva, tra l’altro, elaborato uno «scadenziario» nel quale venivano riprese le varie tappe necessarie per la
         realizzazione dell’operazione di acquisto e del suo finanziamento. A sua volta, tale società di vendita faceva intervenire
         intermediari indipendenti, tra i quali il mediatore sig. W. (in prosieguo: il «mediatore»), il quale negoziava gli acquisti
         oggetto delle controversie di cui alla causa principale. Il finanziamento dell’acquisto degli appartamenti nella maggior parte
         dei casi avveniva in modo che un istituto bancario (la DSL‑Bank) assumeva a suo carico una parte delle spese con un’ipoteca
         di primo grado, mentre la banca, che aveva già finanziato il promotore per la costruzione dell’immobile, finanziava il resto
         delle spese con un’ipoteca di secondo grado.
      
      21     Nelle tre cause principali, il modo di operare del mediatore consisteva nell’intrattenersi, talvolta a più riprese, con i
         mutuatari al loro domicilio privato al fine di presentare loro degli «esempi di calcolo» e di raccogliere le informazioni
         personali ed elementi circa la loro solvibilità per preparare una domanda di finanziamento. Il mediatore ritornava qualche
         settimana più tardi per far firmare i contratti di prestito che erano stati redatti nel frattempo dalla banca. Parallelamente
         a tali iniziative, i corrispondenti contratti di acquisto immobiliare o una procura che autorizzava a stipulare un siffatto
         contratto venivano verificati da notai.
      
      22     Lo stabile veniva terminato nel febbraio 1993. Cinque mesi dopo tale data la società di gestione cessava di pagare il canone
         di affitto e, all’inizio del 1994, veniva dichiarata la cessazione dei pagamenti della stessa. La società di promozione immobiliare
         pagava il canone di locazione previsto sino alla fine del 1993 e nel 1995 falliva. Il tasso di occupazione pianificato non
         veniva mai raggiunto.
      
      23     In seguito, i ricavi ottenuti dall’investimento si rivelavano insufficienti. A causa delle restrizioni figuranti nella dichiarazione
         di ripartizione, gli alloggi non erano in pratica sfruttabili separatamente, essendo escluso ogni uso privato o affitto individuale.
      
      24     Anche i mutuatari cessavano i loro pagamenti alla banca.
      25     A seguito della disdetta dei contratti di prestito da parte dei mutuatari, la banca introduceva un’azione contro ciascuno
         di essi al fine di ottenere il pagamento dei suoi crediti nonché gli interessi di mora.
      
      26     Per quanto riguarda il sig. Conrads, il Landgericht Bremen accoglieva la domanda della banca con sentenza 4 dicembre 2001.
      27     A seguito dell’appello proposto da tale mutuatario avverso la detta sentenza, lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen
         procedeva a misure di istruzione al fine di stabilire se il contratto di prestito era stato concluso in una situazione di
         vendita a domicilio. Ne è risultato che il mediatore si è rivolto al detto mutuatario spontaneamente, accordandosi con lui
         sulla partecipazione al piano di risparmio fiscale della società di promozione immobiliare in una situazione di vendita a
         domicilio. Con sentenza 16 gennaio 2003 lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen annullava la sentenza del Landgericht
         Bremen e respingeva la domanda in appello.
      
      28     Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen ha motivato tale rigetto sottolineando, in primo luogo, l’esistenza di una responsabilità
         della banca a motivo delle informazioni errate fornite sul controllo dell’utilizzo dei fondi e di altri elementi, opponendo,
         in secondo luogo, al diritto al rimborso del prestito le obiezioni formulate nei confronti del costruttore e giudicando, in
         terzo luogo, che la revoca del contratto di prestito ai sensi della HWiG era valida.
      
      29     Su questo punto il giudice a quo ha dichiarato che si trattava di una situazione di vendita a domicilio. Per quanto riguarda
         la questione a chi tale situazione debba essere attribuita, ha citato e applicato i principi stabiliti in materia dall’undicesima
         sezione del Bundesgerichtshof. Su tale base lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen ha imputato alla banca la situazione
         di vendita a domicilio di cui attribuiva l’ignoranza alla negligenza della banca, affermando che il termine molto breve previsto
         dallo scadenzario avrebbe dovuto spingerla a chiedere maggiori informazioni sulle circostanze in cui i contratti venivano
         negoziati. Invocando l’unità economica tra l’acquisto e il finanziamento, il giudice a quo rifiutava di accogliere la domanda
         di rimborso della banca ai sensi dell’art. 3 della HWiG.
      
      30     A seguito del ricorso per «Revision» proposto dalla banca, il Bundesgerichtshof, con sentenza 27 gennaio 2004, annullava la
         sentenza dello Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen e rinviava la causa dinanzi allo stesso giudice affinché statuisse
         ex novo.
      
      31     Per quanto riguarda il sig. Schulzke e la sig.ra Schulzke-Lösche, il Landgericht Bremen accoglieva la domanda della banca
         con sentenza 27 novembre 2001.
      
      32     Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen adito in appello da tali mutuatari procedeva all’audizione di un testimone. Tale
         misura ha rilevato che anche il contratto di mutuo era stato concluso a seguito della visita del mediatore nel domicilio dei
         mutuatari. L’istanza veniva sospesa, tenuto conto del ricorso per «Revision» nella causa relativa al sig. Conrads.
      
      33     La domanda di rimborso del mutuo formulata dalla banca nei confronti del sig. Nitschke veniva respinta dal Landgericht Bremen.
         La detta banca ha presentato appello avverso tale decisione dinanzi allo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen.
      
       Le questioni pregiudiziali
      34     Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen precisa, in limine, che, a seguito della citata sentenza Heininger, in Germania
         è insorta una divergenza tra l’undicesima sezione del Bundesgerichtshof e una serie di giudici di primo e di secondo grado
         sulle conseguenze giuridiche di tale sentenza.
      
      35     Secondo il giudice a quo, le condizioni del diritto di revoca previste dall’art. 1 della HWiG sono esse stesse controverse.
         Fa a questo proposito presente che, secondo la costante giurisprudenza del Bundesgerichtshof, il diritto di revoca non dipende
         soltanto dall’esistenza di una situazione di vendita a domicilio, ma anche dall’imputabilità di questa. Tale giurisprudenza
         deriverebbe dalla motivazione ufficiale allegata alla HwiG, dove viene raccomandato d’interpretare l’art. 1 di tale legge
         sulla base dei principi giuridici dell’art. 123, n. 2, del codice civile tedesco, e cioè che è possibile imputare i comportamenti
         dolosi di un terzo a un contraente solo se quest’ultimo era o avrebbe dovuto essere a conoscenza dei comportamenti del terzo.
         Orbene, secondo il Bundesgerichtshof, ogni persona che, in una situazione di vendita a domicilio, viene presa alla sprovvista
         ed è indotta a dare il proprio consenso a un contratto non dovrebbe essere trattata in modo migliore della vittima di un dolo.
         Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen ritiene per contro che la direttiva non contiene alcun elemento che consenta
         di limitare in tal modo il diritto di revoca, poiché subordina tale diritto unicamente alla situazione di vendita a domicilio.
         La prima questione verte di conseguenza sulle condizioni in cui una situazione di vendita a domicilio dev’essere imputata
         al mutuante.
      
      36     Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen si domanda ancora se, in una situazione di vendita a domicilio, la revoca implica
         necessariamente un obbligo di rimborso. Le sue questioni da due a quattro vertono pertanto sulle conseguenze giuridiche della
         revoca.
      
      37     A questo proposito, il giudice a quo fa presente che il Bundesgerichtshof parte dal principio che, in situazioni quali quelle
         di cui alla causa principale, il mutuatario deve rimborsare alla banca l’importo del credito anche quando tale importo è stato
         versato direttamente a un terzo, nella specie la società di promozione immobiliare. Il detto giudice aggiunge che il Bundesgerichtshof
         interpreta l’art. 3, n. 1, della HWiG nel senso che, a seguito della revoca del prestito, il mutuatario deve rimborsare l’importo
         del mutuo non già alle scadenze previste, ma immediatamente e in una volta sola.
      
      38     Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen fa riferimento alla domanda di pronuncia pregiudiziale del Landgericht Bochum
         nella causa Schulte, che ha dato luogo all’odierna sentenza (causa C‑350/03, Racc. pag. I‑9215), dove la Corte è stata interpellata
         anche sulle conseguenze giuridiche della revoca di un contratto di credito fondiario concluso in una situazione di vendita
         a domicilio.
      
      39     Per quanto riguarda la seconda questione, la quale, come la terza questione del Landgericht Bochum nella citata causa, verte
         sull’obbligo di rimborso, il giudice a quo sostiene che, per salvaguardare l’effetto utile della direttiva, in particolare
         del suo art. 5, n. 2, il mutuatario non dev’essere tenuto a rimborsare l’importo del prestito quando, in una situazione di
         vendita a domicilio, non è stato soltanto incentivato a concludere il contratto di mutuo, ma allo stesso tempo è stato indotto
         in modo irreversibile ad accettare che l’importo del prestito fosse versato a un terzo senza poterne disporre. Da siffatta
         istruzione data dal consumatore preso alla sprovvista non dovrebbe derivare alcun obbligo di rimborso. Per quanto riguarda
         la terza e la quarta questione, lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen fa presente che esse corrispondono alla quarta
         questione del Landgericht Bochum nella citata causa Schulte.
      
      40     Ciò considerato, lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte
         le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se sia compatibile con l’art. 1, n. 1, della direttiva (...) subordinare i diritti del consumatore, in particolare il suo
         diritto di recesso, non solo alla condizione che il contratto sia stato stipulato a domicilio, ai sensi dell’art. 1, n. 1,
         della direttiva (...), bensì anche ad ulteriori criteri d’imputabilità, come quello del consapevole coinvolgimento di un terzo
         da parte del commerciante nella conclusione del contratto o quello della negligenza del commerciante riguardo alla condotta
         del terzo nell’ambito della vendita conclusa a domicilio.
      
      2)      Se sia compatibile con l’art. 5, n. 2, della direttiva (...) il fatto che, nell’ambito di un mutuo immobiliare, il mutuatario,
         che abbia non solo stipulato il contratto di mutuo a domicilio, ma che, contemporaneamente e sempre a domicilio, abbia ordinato
         che il versamento del capitale avvenisse su un conto praticamente sottratto alla sua disponibilità, sia tenuto in caso di
         recesso a rimborsare al mutuante l’importo mutuato.
      
      3)      Se sia compatibile con l’art. 5, n. 2, della direttiva (...) il fatto che, nell’ambito di un mutuo immobiliare, il mutuatario
         – qualora a seguito del suo recesso sia obbligato a rimborsare l’importo mutuato – debba rimborsare tale importo non alle
         scadenze rateali pattuite nel contratto, bensì immediatamente ed in un’unica soluzione.
      
      4)      Se sia compatibile con l’art. 5, n. 2, della direttiva (...) il fatto che, nell’ambito di un mutuo immobiliare, il mutuatario
         – qualora sia obbligato a rimborsare l’importo mutuato anche in caso di recesso – debba corrispondere gli interessi al tasso
         di mercato».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione 
      41     Con tale questione il giudice a quo vuole in sostanza sapere se gli artt. 1 e 2 della direttiva devono essere interpretati
         nel senso che, qualora un terzo intervenga in nome e per conto di un commerciante nella trattativa o nella conclusione di
         un contratto, l’applicazione della direttiva possa essere subordinata non solo alla condizione che il contratto sia stato
         stipulato in una situazione di vendita contemplata all’art. 1 della direttiva, ma anche a quella che il commerciante fosse
         o avrebbe dovuto essere a conoscenza del fatto che il contratto era stato stipulato in una siffatta situazione.
      
      42     A questo proposito è sufficiente rilevare che l’esistenza di una siffatta condizione supplementare non trova alcun fondamento
         nella formulazione della direttiva. Infatti, l’art. 1 di tale direttiva precisa che essa si applica ai contratti stipulati
         tra un commerciante e un consumatore in una situazione di vendita a domicilio e, secondo l’art. 2 della medesima direttiva,
         con la nozione di «commerciante» ai fini di tale direttiva s’intende la persona che agisce a nome o per conto di un commerciante.
      
      43     Del resto, ammettere una siffatta condizione supplementare sarebbe in contrasto con l’obiettivo della direttiva che è quello
         di tutelare il consumatore contro l’elemento di sorpresa inerente nella vendita a domicilio.
      
      44     Tale interpretazione trova conferma nel punto 43 della sentenza 22 aprile 1999, causa C‑423/97, Travel Vac (Racc. pag. I‑2195),
         secondo il quale, affinché il consumatore possa avvalersi del diritto di revoca, è sufficiente che egli si trovi in una delle
         situazioni obiettive descritte all’art. 1 della detta direttiva e non è necessario esigere che sia dimostrato che egli sia
         stato indotto o manipolato dal commerciante.
      
      45     Si deve di conseguenza risolvere la prima questione dichiarando che gli artt. 1 e 2 della direttiva devono essere interpretati
         nel senso che, qualora un terzo intervenga in nome o per conto di un commerciante nella negoziazione o nella stipula di un
         contratto, l’applicazione della direttiva non può essere subordinata alla condizione che il commerciante fosse o avrebbe dovuto
         essere a conoscenza del fatto che il contratto era stato stipulato in una situazione di vendita a domicilio rientrante nell’art. 1
         della detta direttiva.
      
       Sulla seconda, terza e quarta questione
      46     Con tali questioni il giudice a quo vuole in sostanza sapere se la direttiva, più esattamente il suo art. 5, n. 2, osti a
         che il mutuatario di un credito immobiliare debba, in caso di revoca, rimborsare al mutuante l’importo del prestito contratto
         in una situazione di vendita a domicilio in occasione della quale il mutuante ha fatto versare il detto importo su un conto
         del quale, in pratica, egli non poteva più disporre e, in caso contrario, se essa osta a che il mutuatario debba rimborsare
         il prestito non già alle scadenze previste nel contratto, ma immediatamente e in una sola volta pagando interessi al tasso
         di mercato.
      
      47     Come rilevato dalla banca, dai mutuanti, dai governi tedesco e francese come pure dalla Commissione, si deve osservare che,
         come altresì constatato dal giudice a quo, la seconda, terza e quarta questione corrispondono in sostanza alla terza e quarta
         questione sollevate nel procedimento conclusosi con la sentenza Schulte.
      
      48     Orbene, nel rispondere a tali questioni, la Corte ha dichiarato in tale sentenza che la direttiva, in particolare il suo art. 5,
         n. 2, non osta a che:
      
      –       il consumatore che si è avvalso del diritto di revoca conformemente a tale direttiva debba rimborsare al mutuante l’importo
         del prestito, sebbene, secondo il dispositivo predisposto nell’investimento finanziario, il prestito serva esclusivamente
         al finanziamento dell’acquisto del bene immobile e venga versato direttamente al venditore di tale bene;
      
      –       sia richiesto che l’importo del prestito venga rimborsato immediatamente;
      –       una normativa nazionale preveda l’obbligo per il consumatore, in caso di revoca di un contratto di credito immobiliare, non
         solo di rimborsare gli importi ricevuti in forza di tale contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi al tasso
         di mercato.
      
      Tuttavia, in una situazione in cui, se la banca avesse rispettato l’obbligo di informare il consumatore del suo diritto di
         revoca questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli di cui alla causa principale,
         l’art. 4 della direttiva impone agli Stati membri di fare in modo che la loro normativa nazionale tuteli i consumatori che
         non hanno potuto evitare di esporsi a siffatti rischi adottando misure idonee a evitare loro di subire le conseguenze del
         verificarsi di siffatti rischi.
      
      49     Di conseguenza, le questioni sollevate in termini identici a quelli della citata sentenza Schulte devono essere risolte nel
         senso che la direttiva, in particolare l’art. 5, n. 2, non osta a che:
      
      –       il consumatore che si è avvalso del diritto di recesso conformemente a tale direttiva debba rimborsare al mutuante l’importo
         del prestito, sebbene, secondo il dispositivo predisposto nell’investimento finanziario, il prestito serve esclusivamente
         al finanziamento dell’acquisto del bene immobile e venga versato direttamente al venditore di tale bene;
      
      –       sia richiesto che l’importo del prestito venga rimborsato immediatamente;
      –       una normativa nazionale preveda l’obbligo per il consumatore, in caso di revoca di un contratto di credito immobiliare, non
         solo di rimborsare gli importi ricevuti in forza di tale contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi al tasso
         di mercato.
      
      Tuttavia, in una situazione in cui, se la banca avesse rispettato l’obbligo di informare il consumatore del suo diritto di
         revoca questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli di cui alle cause principali,
         l’art. 4 della direttiva impone agli Stati membri di fare in modo che la loro normativa nazionale tuteli i consumatori che
         non hanno potuto evitare di esporsi a siffatti rischi adottando misure idonee a evitare loro di subire le conseguenze del
         verificarsi di siffatti rischi.
      
       Sulle spese
      50     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per sottoporre osservazioni alla Corte
         non possono costituire oggetto di rimborso.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
      1)      Gli artt. 1 e 2 della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti
            negoziati fuori dei locali commerciali, devono essere interpretati nel senso che, qualora un terzo intervenga in nome o per
            conto di un commerciante nella negoziazione o nella stipula di un contratto, l’applicazione della direttiva non può essere
            subordinata alla condizione che il commerciante fosse o avrebbe dovuto essere a conoscenza del fatto che il contratto era
            stato stipulato in una situazione di vendita a domicilio rientrante nell’art. 1 della detta direttiva.
      2)      La direttiva 85/577, in particolare il suo art. 5, n. 2, non osta a che:
      –       il consumatore che si è avvalso del diritto di recesso conformemente a tale direttiva debba rimborsare al mutuante l’importo
            del prestito, sebbene, secondo il dispositivo predisposto nell’investimento finanziario, il prestito serve esclusivamente
            al finanziamento dell’acquisto del bene immobile e venga versato direttamente al venditore di tale bene;
      –       sia richiesto che l’importo del prestito venga rimborsato immediatamente;
      –       una normativa nazionale preveda l’obbligo per il consumatore, in caso di revoca di un contratto di credito immobiliare, non
            solo di rimborsare gli importi ricevuti in forza di tale contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi praticati
            sul mercato.
      Tuttavia, in una situazione in cui, se la banca avesse rispettato l’obbligo di informare il consumatore del suo diritto di
            revoca questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli di cui alle cause principali,
            l’art. 4 della direttiva 85/577 impone agli Stati membri di fare in modo che la loro normativa nazionale tuteli i consumatori
            che non hanno potuto evitare di esporsi a siffatti rischi adottando misure idonee a evitare loro di subire le conseguenze
            del verificarsi di siffatti rischi.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.