CELEX: 62006CJ0499
Language: it
Date: 2008-05-22
Title: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 22 maggio 2008.#Halina Nerkowska contro Zakład Ubezpieczeń Społecznych Oddział w Koszalinie.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Sąd Okręgowy w Koszalinie - Polonia.#Pensione d’invalidità concessa alle vittime civili della guerra o della repressione - Requisito di residenza nel territorio nazionale - Art. 18, n. 1, CE.#Causa C-499/06.

Causa C‑499/06
      Halina Nerkowska
      contro
      Zakład Ubezpieczeń Społecznych Oddział w Koszalinie
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Sąd Okręgowy w Koszalinie)
      «Pensione d’invalidità concessa alle vittime civili della guerra o della repressione — Requisito di residenza nel territorio nazionale — Art. 18, n. 1, CE»
      Massime della sentenza
      Cittadinanza dell’Unione europea — Diritto di libera circolazione e di libero soggiorno nel territorio degli Stati membri
            — Vantaggi sociali
      (Art. 18 CE)
      L’art. 18, n. 1, CE deve essere interpretato nel senso che osta alla legislazione di uno Stato membro in forza della quale
         quest’ultimo neghi ai suoi cittadini, in generale e in ogni caso, il versamento di una prestazione concessa alle vittime civili
         della guerra o della repressione per la sola ragione che essi non risiedono, durante tutto il periodo di versamento di tale
         prestazione, nel territorio di detto Stato, bensì in quello di un altro Stato membro.
      
      Certo, tanto la volontà di circoscrivere l’obbligo di solidarietà nei confronti delle vittime civili della guerra o della
         repressione alle sole persone che presentano un nesso di collegamento con il popolo dello Stato di cui trattasi, mediante
         un requisito di residenza considerato come una manifestazione del grado di integrazione di tali persone in detta società,
         quanto la necessità di verificare che queste ultime continuino a soddisfare i requisiti di concessione di tale prestazione
         costituiscono considerazioni oggettive di interesse generale tali da giustificare che i requisiti di concessione o di pagamento
         di una siffatta prestazione possano incidere sulla libertà di circolazione dei cittadini di tale Stato membro.
      
      Nondimeno, se è vero che il requisito di residenza costituisce un criterio tale da rivelare l’esistenza di un siffatto collegamento,
         ciò non toglie tuttavia che il fatto di possedere la cittadinanza dello Stato membro che concede la prestazione di cui trattasi
         e di aver vissuto in tale Stato per più di vent’anni può essere sufficiente a stabilire nessi di collegamento tra quest’ultimo
         e il beneficiario di detta prestazione. Pertanto, la necessità di una residenza durante tutto il periodo del versamento di
         tale prestazione deve essere considerata sproporzionata in quanto va oltre ciò che è necessario per garantire un siffatto
         collegamento. Inoltre, per quanto riguarda la necessità di verificare che il beneficiario continui a soddisfare i requisiti
         per la concessione di tale prestazione, un requisito di residenza va altresì oltre quanto necessario per conseguire detto
         scopo e, pertanto, non rispetta il principio di proporzionalità.
      
      (v. punti 35, 37, 39‑47 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
      22 maggio 2008 (*)
      
      «Pensione d’invalidità concessa alle vittime civili della guerra o della repressione – Requisito di residenza nel territorio nazionale – Art. 18, n. 1, CE»
      Nel procedimento C‑499/06,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Sąd Okręgowy w
         Koszalinie (Polonia) con decisione 13 novembre 2006, pervenuta in cancelleria l’8 dicembre 2006, nella causa
      
      Halina Nerkowska
      contro
      Zakład Ubezpieczeń Społecznych Oddział w Koszalinie,
      
      LA CORTE (Quarta Sezione),
      composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dal sig. G. Arestis, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta (relatore) e
         dai sigg. E. Juhász e J. Malenovský, giudici,
      
      avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
      cancelliere: sig. R. Grass
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la sig.ra Nerkowska, da essa stessa;
      –        per lo Zakład Ubezpieczeń Społecznych Oddział w Koszalinie, dall’avv. W. Witkowicz, adwokat;
      –        per il governo polacco, dalla sig.ra E. Ośniecka-Tamecka, in qualità di agente;
      –        per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dalla sig.ra W. Ferrante, avvocato dello
         Stato;
      
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dalle sig.re D. Maidani e A. Stobiecka-Kuik, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 28 febbraio 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 18, n. 1, CE.
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la sig.ra Nerkowska e lo Zakład Ubezpieczeń Społecznych
         Oddział w Koszalinie (Istituto della previdenza sociale, ufficio di Koszalin), in merito al rifiuto di quest’ultimo di versare
         alla ricorrente una pensione di invalidità per i danni alla salute conseguenti ai sei anni di deportazione da essa subiti
         nell’ex Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (ex URSS).
      
       Normativa nazionale
      3        La normativa nazionale è costituita dalla legge 29 maggio 1974 sulla pensione degli invalidi di guerra e militari nonché delle
         loro famiglie (Ustawa o zaopatrzeniu inwalidów wojennych i wojskowych oraz ich rodzin), come modificata (Dz. U. n. 9 del 2002,
         pos. 87; in prosieguo: la «legge del 1974»), e dalla legge 24 gennaio 1991 sui combattenti nonché su alcune persone vittime
         di repressioni di guerra e del periodo postbellico (Ustawa o kombatantach oraz niektórych osobach będących ofiarami represji
         wojennych i okresu powojennego) (Dz. U. n. 17, pos. 75).
      
      4        L’art. 5 della legge del 1974 dispone che le prestazioni da essa previste sono corrisposte all’avente diritto durante il periodo
         del suo soggiorno nel territorio della Repubblica di Polonia, salvo quanto diversamente previsto dalla legge o da un trattato
         internazionale.
      
      5        Conformemente all’art. 3 della legge del 1974, tali pensioni sono finanziate dallo Stato polacco.
      
      6        Ai sensi dell’art. 12, n. 2, della legge 24 gennaio 1991, sui combattenti nonché su alcune persone vittime di repressioni
         di guerra e del periodo postbellico, le prestazioni in denaro e gli altri diritti previsti dalla legge del 1974 spettano anche
         alle persone che, segnatamente, sono state inserite in uno dei gruppi di invalidi per un’invalidità derivante, in particolare,
         dal soggiorno in prigionia o in campi di internamento, o in campi dipendenti dalla Direzione centrale dei prigionieri di guerra
         e degli internati (GUPVI) del Commissariato del popolo agli Affari interni (NKVD) e, a partire dal marzo 1946, dal Ministero
         degli Affari interni (MVD) dell’ex URSS, o in campi dipendenti dalla Divisione dei campi di controllo e di filtrazione del
         NKVD e, a partire dal marzo 1946, da detto Ministero degli Affari interni. Tali prestazioni spettano parimenti alle persone
         che sono state vittime di repressioni di guerra e del periodo postbellico, ovvero alle persone che, per le loro convinzioni
         politiche, religiose e nazionali, sono state esiliate forzatamente o deportate nell’ex URSS. Si considera come invalidità
         derivante da un soggiorno in deportazione l’invalidità che risulta da ferite, contusioni e altre lesioni o malattie sopravvenute
         a seguito di un siffatto soggiorno.
      
       Causa principale e questione pregiudiziale
      7        La sig.ra Nerkowska, attualmente cittadina polacca, è nata il 2 febbraio 1946 nel territorio dell’attuale Bielorussia.
      
      8        All’età di tre anni perdeva i suoi i genitori che furono deportati in Siberia in forza di una decisione giudiziaria.
      
      9        Nell’aprile del 1951 la sig.ra Nerkowska, suo fratello e sua zia venivano a loro volta deportati nell’ex URSS. Là essa viveva
         in difficili condizioni sino al gennaio 1957.
      
      10      Dopo un periodo di quasi sei anni ritornava in Polonia, dove compiva i suoi studi e, al termine degli stessi, ricopriva un
         impiego amministrativo.
      
      11      Nel 1985 lasciava la Polonia e si stabiliva permanentemente in Germania.
      
      12      Nell’ottobre del 2000 la sig.ra Nerkowska ha presentato allo Zakład Ubezpieczeń Społecznych Oddział w Koszalinie una domanda
         per ottenere una pensione d’invalidità per i danni alla salute subiti durante la sua deportazione.
      
      13      Con decisione 4 ottobre 2002 lo Zakład Ubezpieczeń Społecznych Oddział w Koszalinie ha riconosciuto il diritto alla pensione
         della sig.ra Nerkowska a motivo della sua parziale incapacità lavorativa derivante dal suo soggiorno in luoghi di isolamento,
         tuttavia il versamento della prestazione dovuta a tale titolo è stato sospeso in quanto la beneficiaria non risiedeva nel
         territorio polacco.
      14      Contestando tale decisione, la sig.ra Nerkowska ha adito il Sąd Okręgowy w Koszalinie (Tribunale distrettuale di Koszalin)
         chiedendogli di riconoscere il suo diritto ad ottenere il versamento della pensione d’invalidità richiesta. Tale giudice non
         ha accolto la sua tesi e ha respinto il ricorso con sentenza 22 maggio 2003 pronunciata al termine del procedimento probatorio.
      
      15      Nel settembre 2006 la sig.ra Nerkowska ha presentato una nuova domanda volta ad ottenere il versamento della prestazione sopramenzionata.
         A sostegno della sua domanda, quest’ultima ha fatto valere che la Repubblica di Polonia aveva aderito all’Unione europea il
         1° maggio 2004 e aveva quindi incorporato il diritto comunitario al diritto interno polacco.
      
      16      Al termine del procedimento amministrativo, lo Zakład Ubezpieczeń Społecznych ha adottato, il 14 settembre 2006, la decisione
         oggetto della causa principale e ha negato alla sig.ra Nerkowska il pagamento della pensione di invalidità corrispondente
         al diritto precedentemente riconosciutole in quanto essa non risiedeva nel territorio della Repubblica di Polonia.
      
      17      La sig.ra Nerkowska ha contestato la decisione in parola dinanzi al giudice del rinvio chiedendo di modificarla in modo tale
         che le fosse versata la sua pensione di invalidità. Essa ha fatto valere che, tenuto conto dell’adesione della Repubblica
         di Polonia all’Unione, il suo luogo attuale di residenza non può costituire un ostacolo al pagamento di tale prestazione.
      
      18      Di conseguenza, il Sąd Okręgowy w Koszalinie ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente
         questione pregiudiziale:
      
      «Se l’art. 18 CE, che garantisce ad ogni cittadino dell’Unione europea il diritto di circolare e di soggiornare liberamente
         nel territorio degli Stati membri, osti all’applicazione della normativa nazionale stabilita all’art. 5 della [legge del 1974],
         in quanto il versamento della pensione per incapacità lavorativa, derivante dal soggiorno in luoghi di isolamento, viene fatto
         dipendere dalla condizione che l’avente diritto risieda nel territorio della Repubblica di Polonia».
      
       Sulla questione pregiudiziale
      19      Con la sua questione il giudice del rinvio chiede in sostanza se l’art. 18, n. 1, CE debba essere interpretato nel senso che
         osta a una legislazione di uno Stato membro in forza della quale quest’ultimo nega ad uno dei suoi cittadini il versamento
         di una prestazione concessa alle vittime civili della guerra o della repressione, laddove il diritto a una siffatta prestazione
         è stato riconosciuto a tale cittadino con una decisione dell’autorità competente, per il solo motivo che quest’ultimo è domiciliato
         non nel territorio di tale Stato, bensì in quello di un altro Stato membro.
      
      20      A tale riguardo occorre, preliminarmente, stabilire se una situazione quale quella della causa principale rientri nell’ambito
         di applicazione del diritto comunitario, in particolare dell’art. 18, n. 1, CE.
      
       Sull’applicabilità dell’art. 18, n. 1, CE
      21      Per quanto riguarda, da una parte, l’ambito di applicazione ratione personae di detta disposizione, basta constatare che,
         ai sensi dell’art. 17, n. 1, CE, è cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. Inoltre, il n. 2
         del medesimo art. 17 collega a tale status i diritti e i doveri previsti dal Trattato CE, tra cui figurano quelli menzionati
         all’art. 18, n. 1, CE (sentenza 26 ottobre 2006, causa C‑192/05, Tas-Hagen e Tas, Racc. pag. I‑10451, punto 18).
      
      22      In quanto cittadina polacca, la sig.ra Nerkowska gode della cittadinanza dell’Unione istituita dall’art. 17, n. 1, CE e può
         quindi avvalersi eventualmente dei diritti afferenti a un tale status, in particolare i diritti alla libera circolazione e
         al libero soggiorno previsti all’art. 18, n. 1, CE.
      
      23      D’altra parte, quanto all’ambito di applicazione ratione materiae dell’art. 18, n. 1, CE, occorre rilevare che, allo stadio
         attuale dello sviluppo del diritto comunitario, una prestazione come quella in questione nella causa principale, che ha lo
         scopo di risarcire le vittime civili della guerra o della repressione dal danno psichico o fisico che hanno subito, rientra
         nella competenza degli Stati membri (sentenza Tas-Hagen e Tas, cit., punto 21).
      
      24      Tuttavia, questi ultimi devono esercitare una tale competenza nel rispetto del diritto comunitario, in particolare delle disposizioni
         del Trattato relative alla libertà riconosciuta a ogni cittadino dell’Unione di circolare e di soggiornare liberamente nel
         territorio degli Stati membri (sentenza Tas-Hagen e Tas, cit., punto 22).
      
      25      Inoltre, è pacifico che la cittadinanza dell’Unione di cui all’art. 17 CE non ha lo scopo di ampliare la sfera di applicazione
         ratione materiae del Trattato a situazioni nazionali che non abbiano alcun collegamento con il diritto comunitario (sentenze
         5 giugno 1997, cause riunite C‑64/96 e C‑65/96, Uecker e Jacquet, Racc. pag. I‑3171, punto 23; 2 ottobre 2003, causa C‑148/02,
         Garcia Avello, Racc. pag. I‑11613, punto 26, nonché Tas-Hagen e Tas, cit., punto 23).
      
      26      Tuttavia, la Corte ha già stabilito che le situazioni che rientrano nel campo di applicazione ratione materiæ del diritto
         comunitario comprendono, in particolare, quelle rientranti nell’esercizio delle libertà fondamentali garantite dal Trattato
         e quelle rientranti nell’esercizio della libertà di circolare e di soggiornare nel territorio degli Stati membri quale conferita
         dall’art. 18 CE (sentenze 15 marzo 2005, causa C‑209/03, Bidar, Racc. pag. I‑2119, punto 33, nonché 12 luglio 2005, causa
         C‑403/03, Schempp, Racc. pag. I‑6421, punti 17 e 18).
      
      27      Nella fattispecie occorre constatare che una situazione come quella della sig.ra Nerkowska rientra nel diritto alla libera
         circolazione e al libero soggiorno dei cittadini dell’Unione negli Stati membri. La ricorrente nella causa principale, stabilendo
         la sua residenza in Germania, ha esercitato il diritto riconosciuto dall’art. 18, n. 1, CE a ogni cittadino dell’Unione di
         circolare e soggiornare liberamente nel territorio di uno Stato membro diverso da quello di cui è cittadino.
      
      28      Inoltre, dal fascicolo trasmesso alla Corte dal giudice del rinvio emerge chiaramente che il diniego del versamento della
         pensione d’invalidità concessa alla sig.ra Nerkowska dipende unicamente dal fatto che quest’ultima aveva stabilito la sua
         residenza in Germania. 
      
      29      Risulta da quanto precede che una situazione in cui l’esercizio da parte della sig.ra Nerkowska di una libertà riconosciuta
         dall’ordinamento giuridico comunitario incide sul diritto di quest’ultima al versamento di una prestazione prevista dalla
         legislazione nazionale non può essere considerata come puramente interna, né può essere considerata priva di collegamento
         con il diritto comunitario.
      
      30      Occorre dunque esaminare se l’art. 18, n. 1, CE, applicabile ad una situazione come quella di cui alla causa principale, debba
         essere interpretato nel senso che osta ad una legislazione nazionale che per il pagamento di una pensione d’invalidità concessa
         alle vittime civili della guerra o della repressione imponga al beneficiario di avere la sua residenza nel territorio dello
         Stato membro che concede una siffatta prestazione.
      
       Sulla necessità di un requisito di residenza 
      31      Per quanto riguarda la portata dell’art. 18, n. 1, CE, la Corte ha già stabilito che le facilitazioni previste dal Trattato
         in materia di libera circolazione non potrebbero dispiegare pienamente i loro effetti se un cittadino di uno Stato membro
         potesse essere dissuaso dal farne uso dagli ostacoli posti al suo soggiorno nello Stato membro ospitante a causa di una normativa
         del suo Stato d’origine che penalizzi il fatto che egli ne abbia usufruito (sentenze 29 aprile 2004, causa C‑224/02, Pusa,
         Racc. pag. I‑5763, punto 19, nonché Tas-Hagen e Tas, cit., punto 30).
      
      32      Una normativa nazionale che svantaggia taluni cittadini nazionali per il solo fatto di aver esercitato la loro libertà di
         circolare e di soggiornare in un altro Stato membro rappresenta una restrizione delle libertà riconosciute a tutti i cittadini
         dell’Unione dall’art. 18, n. 1, CE (sentenze 18 luglio 2006, causa C‑406/04, De Cuyper, Racc. pag. I‑6947, punto 39, nonché
         Tas-Hagen e Tas, cit., punto 31).
      
      33      Orbene, la legge del 1974 costituisce una restrizione di tal genere. Infatti, subordinando il pagamento della pensione d’invalidità
         istituita a vantaggio delle vittime civili della guerra o della repressione alla condizione che i beneficiari abbiano la loro
         residenza nel territorio nazionale, tale legge è idonea a dissuadere i cittadini polacchi che si trovano in una situazione
         analoga a quella della ricorrente nella causa principale dall’esercitare la loro libertà di circolare e di soggiornare in
         uno Stato membro diverso dalla Polonia.
      
      34      Una normativa nazionale che impone una siffatta restrizione all’esercizio delle libertà da parte dei cittadini nazionali può
         essere giustificata, con riferimento al diritto comunitario, solo se è basata su considerazioni oggettive di interesse generale,
         indipendenti dalla cittadinanza delle persone interessate, ed è adeguatamente commisurata allo scopo legittimamente perseguito
         dal diritto nazionale (citate sentenze De Cuyper, punto 40, nonché Tas-Hagen e Tas, cit., punto 33).
      
      35      Per quanto riguarda il primo requisito, dalle osservazioni presentate alla Corte tanto dal convenuto nella causa principale
         quanto dal governo polacco emerge che la restrizione prevista dalla legge del 1974 deriva essenzialmente dalla volontà del
         legislatore polacco di circoscrivere l’obbligo di solidarietà nei confronti delle vittime civili della guerra o della repressione
         alle sole persone che presentano un nesso di collegamento con il popolo polacco. Il requisito di residenza sarebbe pertanto
         la manifestazione del grado di integrazione di queste nella società polacca.
      
      36      Inoltre, il convenuto nella causa principale e il governo polacco rilevano che solo un requisito di residenza come quello
         di cui trattasi nella causa principale può garantire la possibilità di verificare che la situazione del beneficiario della
         prestazione interessata non abbia subito cambiamenti idonei a incidere sul diritto di quest’ultimo a tale prestazione. Al
         riguardo, essi sottolineano che l’impossibilità di ricorrere all’assistenza amministrativa e medica degli altri Stati membri,
         prevista per le prestazioni di sicurezza sociale dal regolamento (CEE) del Consiglio 14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione
         dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno
         della Comunità, nella versione modificata ed aggiornata dal regolamento (CE) del Consiglio 2 dicembre 1996, n. 118/97 (GU 1997,
         L 28, pag. 1), priva di efficacia e di effettività il controllo effettuato dai competenti organismi polacchi. Essi fanno parimenti
         valere che altre misure meno restrittive non avrebbero efficacia equivalente a quella del detto requisito.
      
      37      Certo, tanto la volontà di garantire l’esistenza di un nesso di collegamento tra la società dello Stato membro interessato
         e il beneficiario di una prestazione quanto la necessità di verificare che quest’ultimo continui a soddisfare i requisiti
         di concessione di tale prestazione costituiscono considerazioni oggettive di interesse generale tali da giustificare che i
         requisiti di concessione o di pagamento di una siffatta prestazione possano incidere sulla libertà di circolazione dei cittadini
         di tale Stato membro.
      
      38      Quanto alla necessità di un nesso di collegamento con la società dello Stato membro interessato, la Corte ha considerato,
         in merito ad una prestazione come quella nella causa principale, che non è disciplinata dal diritto comunitario, che gli Stati
         membri hanno un ampio potere discrezionale per quanto riguarda la fissazione dei criteri di valutazione di un tale collegamento,
         pur essendo tenuti a rispettare i limiti imposti dal diritto comunitario (sentenza Tas-Hagen e Tas, cit., punto 36).
      
      39      È dunque legittimo che uno Stato membro, mediante i requisiti connessi alla cittadinanza o alla residenza della persona interessata,
         limiti il risarcimento concesso alle vittime civili della guerra o della repressione alle persone che si considera manifestino
         un certo grado di collegamento con la società di tale Stato membro.
      
      40      Tuttavia, benché la restrizione rilevata al punto 33 della presente sentenza possa essere giustificata da considerazioni oggettive
         di interesse generale come quelle menzionate al punto precedente, è altresì necessario che essa non risulti sproporzionata
         rispetto allo scopo perseguito.
      
      41      In primo luogo, per quanto riguarda il requisito di residenza continuativa nel territorio nazionale per tutto il periodo del
         versamento di detta prestazione, considerato come elemento di collegamento alla società polacca delle vittime civili della
         guerra o della repressione, si deve constatare che, se è vero che la residenza costituisce un criterio tale da rivelare l’esistenza
         di un siffatto collegamento, ciò non toglie tuttavia che, in circostanze come quelle della causa principale, un tale requisito
         va oltre quanto necessario per conseguire l’obiettivo perseguito.
      
      42      Infatti, è pacifico che la sig.ra Nerkowska possiede la cittadinanza polacca e che ha vissuto in Polonia per più di vent’anni,
         periodo durante il quale ha ivi studiato e lavorato.
      
      43      Il fatto di possedere la cittadinanza dello Stato membro che concede la prestazione di cui trattasi nella causa principale,
         nonché di aver vissuto in tale Stato per più di vent’anni, studiando e lavorando, può essere sufficiente a stabilire nessi
         di collegamento tra quest’ultimo e il beneficiario di detta prestazione. Pertanto, la necessità di una residenza durante tutto
         il periodo del versamento di tale prestazione deve essere considerata sproporzionata in quanto va oltre ciò che è necessario
         per garantire un siffatto collegamento.
      
      44      In secondo luogo, per quanto riguarda la tesi secondo cui il requisito di residenza sarebbe il solo modo per verificare che
         il beneficiario di una pensione d’invalidità continui a soddisfare i requisiti per la concessione della stessa, basta rispondere
         che non può validamente sostenersi che lo scopo perseguito non possa essere conseguito con altri mezzi che, pur essendo meno
         restrittivi, siano parimenti efficaci.
      
      45      Infatti, qualora un controllo medico o amministrativo richieda la presenza del beneficiario di una prestazione come quella
         di cui trattasi nella causa principale nel territorio dello Stato membro interessato, nulla osta a che tale Stato membro inviti
         questo beneficiario a recarsi nello Stato stesso per sottoporsi a un tale controllo, anche a pena di sospensione del versamento
         della prestazione in caso di rifiuto ingiustificato da parte di detto beneficiario.
      
      46      Conseguentemente, un requisito di residenza come quello di cui trattasi nella causa principale va oltre quanto necessario
         per conseguire lo scopo di verificare che il beneficiario di una prestazione continui a soddisfare i requisiti per la concessione
         della stessa e, pertanto, non rispetta il principio di proporzionalità ricordato ai punti 34 e 40 della presente sentenza.
      
      47      Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre risolvere la questione sollevata dichiarando che l’art. 18, n. 1, CE
         deve essere interpretato nel senso che osta a una legislazione di uno Stato membro in forza della quale quest’ultimo neghi
         ai suoi cittadini, in generale e in ogni caso, il versamento di una prestazione concessa alle vittime civili della guerra
         o della repressione per la sola ragione che essi non risiedono durante tutto il periodo di versamento di tale prestazione
         nel territorio di detto Stato, bensì in quello di un altro Stato membro.
      
       Sulle spese
      48      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
      L’art. 18, n. 1, CE deve essere interpretato nel senso che osta a una legislazione di uno Stato membro in forza della quale
            quest’ultimo neghi ai suoi cittadini, in generale e in ogni caso, il versamento di una prestazione concessa alle vittime civili
            della guerra o della repressione per la sola ragione che essi non risiedono durante tutto il periodo di versamento di tale
            prestazione nel territorio di detto Stato, bensì in quello di un altro Stato membro.
      Firme
      * Lingua processuale: il polacco.