CELEX: E1994C0123
Language: it
Date: 1994-10-19 00:00:00
Title: DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 123/94/COL del 19 ottobre 1994 relativa alla quarta modificazione delle norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato

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E1994C0123

DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 123/94/COL del 19 ottobre 1994 relativa alla quarta modificazione delle norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato  

Gazzetta ufficiale n. L 383 del 31/12/1994 pag. 0001 - 0010

DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 123/94/COL del 19 ottobre 1994 relativa alla quarta modificazione delle norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato L'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTAha modificato le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato (1), approvate il 19 gennaio 1994 (2) e modificate da ultimo il 31 agosto 1994 (3), nel modo seguente:Il capitolo 16 della guida agli aiuti di Stato è sostituito dal seguente testo:«16. AIUTI PER IL SALVATAGGIO E LA RISTRUTTURAZIONE DI IMPRESE IN DIFFICOLTÀ (4)16.1. Introduzione(1) La necessità di una politica organica e rigorosa in materia di aiuti di Stato è riconosciuta nell'accordo sullo Spazio economico europeo. L'effetto distorsivo degli aiuti sulla concorrenza si fa sempre più palese a mano a mano che vengono rimosse le altre distorsioni indotte dal comportamento dei pubblici poteri e che i mercati si fanno sempre più aperti ed integrati. Diventa pertanto più che mai importante mantenere un rigoroso controllo degli aiuti di Stato.(2) A medio termine, si attendono dal mercato unico e dallo Spazio economico europeo notevoli vantaggi in termini di aumento della crescita economica. La maggior crescita economica che il mercato unico e l'accordo SEE dovrebbero alla fin fine generare dipenderà in gran parte dai vasti cambiamenti strutturali che essi indurranno negli Stati aderenti all'accordo SEE. Sebbene tali cambiamenti siano più facilmente realizzabili in un'economia in espansione, anche in una situazione di recessione è auspicabile che gli Stati non ostacolino o ritardino indebitamente il processo di adeguamento strutturale mediante l'erogazione di sovvenzioni ad imprese che, nella nuova situazione di mercato, sarebbero costrette a scomparire o ad essere ristrutturate. Siffatti aiuti sposterebbero infatti semplicemente l'onere del cambiamento strutturale su altre imprese più efficienti, incoraggiando una corsa alle sovvenzioni.(3) D'altro canto, vi sono casi in cui gli aiuti di Stato a favore del salvataggio e della ristrutturazione di imprese in difficoltà possono essere giustificati. Possono essere per esempio motivati da considerazioni di politica sociale o regionale, dalla necessità di mantenere una struttura di mercato competitiva in casi in cui la scomparsa di talune imprese potrebbe condurre ad una situazione di monopolio o di oligopolio stretto, o dalle esigenze particolari e dai vantaggi economici di portata più generale riscontrabili nel caso delle piccole e medie imprese (PMI).(4) La politica della Commissione sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà, illustrata nel 1979 nell'Ottava relazione sulla politica di concorrenza (5) e riportata nella presente guida nella versione inizialmente adottata dall'Autorità di vigilanza EFTA il 19 gennaio 1994, ha ricevuto più volte l'avallo della Corte di giustizia delle Comunità europee (6).(5) Tuttavia, per i motivi indicati al precedente paragrafo 16.1.(1), il funzionamento dell'accordo SEE impone una revisione ed un aggiornamento di tale politica. Quest'ultima deve inoltre essere chiarita alla luce degli sviluppi delle politiche in tema di conferimenti di capitali da parte dei governi (7) di trasferimenti finanziari alle imprese pubbliche (8) e di aiuti a favore delle PMI (9).16.2. Definizione e portata delle norme da applicare agli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione16.2.1. Definizione degli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione(1) È opportuno che gli aiuti per il salvataggio e quelli per la ristrutturazione delle imprese vengano considerati congiuntamente, non solo perché in entrambi i casi i governi si trovano di fronte ad imprese in difficoltà, incapaci di riprendersi con le risorse di cui dispongono o ottenendo i fondi necessari dagli azionisti o dal mercato, ma anche perché il salvataggio e la ristrutturazione rappresentano spesso due aspetti, pur chiaramente distinguibili, di una medesima operazione. La debolezza finanziaria delle imprese che vengono salvate dai governi o che ricevono aiuti a favore della ristrutturazione è dovuta generalmente ai cattivi risultati del passato ed alle scarse prospettive future. I sintomi tipici sono un peggioramento della redditività o un aumento delle perdite, una diminuzione del fatturato, un aumento delle scorte, un eccesso di capacità, una riduzione del cash flow, l'aumento dell'indebitamento e degli oneri da interessi ed un basso valore del capitale netto. Nei casi più gravi, la società può già essere insolvente o in liquidazione.(2) Non è possibile stabilire una serie precisa ed universalmente valida di parametri finanziari che permetta di stabilire quando gli aiuti siano destinati al salvataggio o alla ristrutturazione di un'impresa. In ogni caso le due situazioni presentano alcune differenze fondamentali.(3) Un aiuto al salvataggio sostiene temporaneamente un'impresa che si trova in una grave situazione finanziaria, caratterizzata da una forte crisi di liquidità o da insolvenza tecnica, per tutto il tempo necessario a compiere un'analisi dei fattori che sono alla base delle difficoltà della società e a mettere a punto un piano destinato a portare rimedio alla situazione. L'aiuto al salvataggio, in altre parole, fornisce un sollievo di breve durata, generalmente per non più di sei mesi, ai problemi finanziari dell'impresa, mentre si tenta di trovare una soluzione a lungo termine.(4) La ristrutturazione, invece, rientra in un piano realizzabile, coerente e di ampia portata volto a ripristinare la redditività a lungo termine dell'impresa. La ristrutturazione comprende generalmente uno o più degli elementi seguenti: la riorganizzazione e la razionalizzazione delle attività aziendali su basi di maggiore efficienza, con l'abbandono di quelle attività che non sono più redditizie o già fonte di perdita, la riqualificazione delle attività che possono essere riportate a livelli competitivi e, se possibile, lo sviluppo o la riconversione verso nuove attività redditizie. La ristrutturazione materiale deve essere in genere accompagnata da quella finanziaria (apporto di capitali, riduzione dell'indebitamento). I piani di ristrutturazione tengono conto, fra l'altro, dei fattori che hanno determinato le difficoltà dell'impresa, dell'offerta e della domanda del mercato per i suoi prodotti nonché delle loro prospettive di sviluppo e dei punti di forza e di debolezza dell'impresa. Essi consentono all'azienda di assumere una nuova struttura che apra prospettive di redditività a lungo termine capaci di consentirle di mantenersi grazie alle sue risorse, senza bisogno di ulteriore assistenza da parte dello Stato.16.2.2. Portata settoriale(1) Per quanto riguarda gli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione, l'Autorità di vigilanza EFTA segue l'impostazione generale illustrata nel presente capitolo per il complesso dei settori (10). Tuttavia, nei settori attualmente soggetti a disposizioni specifiche in materia di aiuti di Stato, le disposizioni del presente capitolo si applicheranno solo nella misura in cui non siano in contrasto con le disposizioni settoriali specifiche. Attualmente vigono disposizioni specifiche per i settori della siderurgia, dell'industria tessile e dell'abbigliamento, delle fibre sintetiche, dell'industria automobilistica e dei trasporti.16.2.3. Applicabilità dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE(1) Per i motivi indicati al precedente paragrafo 16.1.(1), gli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà, per loro stessa natura, falsano la concorrenza ed incidono sugli scambi tra le parti contraenti. Pertanto, di regola, essi ricadono nel disposto dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE e richiedono l'applicazione di una deroga.(2) L'unica eccezione di carattere generale riguarda gli aiuti la cui entità non è tale da avere un effetto significativo sugli scambi fra gli Stati membri. Si tratta di un importo "de minimis" che è stato fissato a 50 000 ECU per ognuna di due grandi categorie di spesa (investimenti ed altre spese) per gli aiuti provenienti da qualunque fonte e nel quadro di qualunque regime, ottenuti sull'arco di un periodo di tre anni (11). L'agevolazione "de minimis" non può essere applicata ai settori disciplinati da speciali disposizioni sugli aiuti di Stato (12).(3) Gli aiuti alla ristrutturazione possono assumere svariate forme, fra cui conferimenti di capitali, cancellazione dei debiti, erogazione di crediti, agevolazioni sugli interessi, sgravi fiscali o contributivi e garanzie sui prestiti. Nel caso degli aiuti al salvataggio, dovrebbero invece limitarsi a prestiti concessi a tassi di interesse di mercato o garanzie sui prestiti [vedi successivo paragrafo 16.3.1.(1)]. Gli aiuti possono provenire dal governo, a qualunque livello, centrale, regionale o locale, e da qualunque "impresa pubblica" secondo le definizioni dell'articolo 2 dell'atto di cui al punto 1 dell'allegato XV all'accordo SEE (13). Gli aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione possono pertanto essere erogati, per esempio, da holding di Stato o società finanziarie pubbliche (14).(4) Il metodo impiegato dall'Autorità di vigilanza EFTA per stabilire in quali casi gli apporti di capitali, in imprese che siano già di proprietà statale o siano destinate a diventarlo, parzialmente o totalmente, a seguito dell'operazione, comportino elementi di aiuto è stato illustrato al capitolo 20 della presente guida. Il criterio di riferimento è il principio dell'investitore privato in economia di mercato, in base al quale l'erogazione di fondi o di garanzie ad un'impresa non comporta elementi di aiuto di Stato nei casi in cui un investitore privato razionale, operante in un'economia di mercato, sarebbe stato disposto a fornire le risorse necessarie.(5) Se però le risorse vengono fornite o garantite dallo Stato ad un'impresa in difficoltà finanziarie, è lecito ritenere che l'apporto finanziario si configuri come aiuto di Stato. Queste operazioni finanziarie devono pertanto essere previamente notificate all'Autorità di vigilanza EFTA, in conformità all'articolo 1, paragrafo 3 del protocollo 3 all'Accordo sull'Autorità di vigilanza e la Corte. La presunzione della presenza di un aiuto s'impone nel caso in cui il settore di attività in cui opera l'impresa sia nel suo complesso in difficoltà o soffra di sovraccapacità strutturale.(6) La valutazione degli aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione non viene influenzata da modifiche dell'assetto proprietario dell'impresa che fruisce dell'aiuto. Non sarà pertanto possibile eludere il controllo degli aiuti trasferendo le attività ad un'altra persona giuridica o ad un altro proprietario.16.2.4. Fondamenti giuridici della deroga(1) L'articolo 61, paragrafi 2 e 3 dell'accordo SEE prevede la possibilità di una deroga per gli aiuti che ricadono nell'ambito dell'articolo 61, paragrafo 1. Gli aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione di imprese in difficoltà - eccezion fatta per i casi di calamità naturali o di eventi eccezionali, che usufruiscono di una deroga ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 2, lettera b) e non sono oggetto del presente documento - possono fruire di una deroga solo ed esclusivamente se ricadono nel disposto dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c). Tale disposizione prevede che l'Autorità di vigilanza EFTA possa autorizzare "gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività . . . sempreché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse".(2) L'Autoritià di vigilanza EFTA ritiene che gli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione possono contribuire allo sviluppo di attività economiche, senza alterare le condizioni degli scambi tra le parti contraenti in misura contraria al comune interesse, nel caso in cui soddisfino le condizioni indicate al successivo paragrafo 16.3 e continuerà pertanto ad autorizzare gli aiuti che rispecchino tali condizioni. Nel caso in cui le imprese da salvare o da ristrutturare si trovino in aree assistite, l'Autorità di vigilanza EFTA si baserà su considerazioni di carattere regionale, ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 3, lettere a) e c), secondo quanto descritto nel paragrafo 16.3.2.3.16.3. Condizioni generali per l'autorizzazione degli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione16.3.1. Aiuti per il salvataggio(1) L'autorizzazione dell'Autorità di vigilanza EFTA all'erogazione di aiuti per il salvataggio, definiti secondo quanto indicato nei paragrafi precedenti, deve continuare a soddisfare le seguenti condizioni di base (15):- consistere in aiuti di tesoreria sotto forma di garanzia di crediti o di crediti rimborsabili gravati da un tasso d'interesse equivalente a quello di mercato;- limitarsi nel loro ammontare a quanto è necessario per mantenere l'impresa in attività (ad esempio, copertura degli oneri salariali, dell'approvvigionamento corrente);- essere versati soltanto per il periodo necessario (di regola, non più di sei mesi) (16) alla definizione delle misure di risanamento necessarie e realizzabili;- essere motivati da acute difficoltà sociali e non avere effetti negativi ingiustificabili sulla situazione industriale in altri Stati EFTA o Stati membri dell'Unione europea (UE).(2) Ulteriore condizione è che, in linea di principio, il salvataggio sia un'operazione una tantum. Non è chiaramente possibile accettare una serie di operazioni di salvataggio che di fatto mantengano semplicemente la situazione esistente, ritardando l'inevitabile e facendo ricadere, nel frattempo, i problemi industriali e sociali esistenti su altri produttori più efficienti e su altri Stati EFTA o Stati membri dell'UE. Gli aiuti al salvataggio dovrebbero pertanto essere di regola un aiuto alla sopravvivenza, concesso una tantum per un breve periodo durante il quale si possa procedere ad una valutazione delle prospettive dell'impresa.(3) Gli aiuti per il salvataggio non devono necessariamente essere erogati in un'unica soluzione. Può infatti essere opportuno articolare il pagamento in più quote, procedendo di volta in volta ad una valutazione specifica per tenere conto di condizioni esterne rapidamente mutevoli o per incitare l'impresa in difficoltà ad intraprendere i necessari provvedimenti correttivi.(4) Nell'applicare le condizioni suindicate alle PMI, l'Autorità di vigilanza EFTA terrà conto delle specifiche caratteristiche delle imprese di queste dimensioni.(5) L'autorizzazione di un aiuto per il salvataggio è totalmente svincolata da un'eventuale successiva approvazione di aiuti rientranti in un piano di ristrutturazione, che dovranno essere valutati in base ai propri meriti intrinseci.16.3.2. Aiuti alla ristrutturazione16.3.2.1. Principi di base(1) Gli aiuti alla ristrutturazione danno luogo a preoccupazioni particolari per la concorrenza in quanto possono ingiustamente spostare l'onere dell'aggiustamento strutturale e le relative difficoltà sociali ed industriali su altri produttori che riescono ad operare senza aiuti e su altri Stati EFTA o Stati membri dell'UE. In linea generale, pertanto, dovrebbero essere autorizzati solo in quei casi in cui si possa dimostrare che l'approvazione di aiuti alla ristrutturazione è compatibile con il funzionamento dell'accordo SEE. L'autorizzazione potrà perciò essere data solo nel rispetto di criteri rigorosi e tenendo in considerazione i possibili effetti distorsivi degli aiuti.16.3.2.2. Condizioni generali(1) Ferme restando le disposizioni speciali relative alle aree assistite e alle piccole e medie imprese, illustrate nel prosieguo del presente documento, l'autorizzazione di un piano di ristrutturazione da parte dell'Autorità di vigilanza EFTA è subordinata al soddisfacimento delle condizioni generali seguenti:a) Ripristino della redditivitàLa condizione sine qua non di qualunque piano di ristrutturazione è che garantisca il risanamento dell'impresa interessata, ripristinandone l'efficienza economico-finanziaria a lungo termine entro un lasso di tempo ragionevole e sulla base di ipotesi realistiche circa le condizioni operative future. Gli aiuti alla ristrutturazione devono perciò essere collegati ad un programma di ristrutturazione o di risanamento realizzabile, da presentare all'Autorità di vigilanza EFTA completo di tutti i particolari pertinenti. Il piano deve ripristinare la competitività dell'impresa entro un lasso di tempo ragionevole. Il miglioramento della redditività deve essere soprattutto il frutto delle misure di risanamento interno contenute nel piano di ristrutturazione e potrà basarsi su fattori esterni, quali incrementi dei prezzi e della domanda, sui quali l'impresa non può esercitare un'influenza di rilievo, solo se si tratta di previsioni di mercato generalmente riconosciute. Una ristrutturazione efficace dovrebbe comportare l'abbandono delle attività che strutturalmente comportano perdite.Per rispondere ai criteri di redditività, il piano di ristrutturazione dovrà risultare idoneo a consentire all'azienda di coprire la totalità dei suoi costi, compreso l'ammortamento e gli oneri finanziari, e permettere inoltre un minimo di rendimento del capitale, in modo da garantire che, una volta realizzato il programma di ristrutturazione l'impresa non avrà più bisogno di ulteriori iniezioni di aiuti di Stato e sarà in grado di affrontare la concorrenza sul mercato, facendo affidamento sulle proprie risorse. Come gli aiuti per il salvataggio, gli aiuti alla ristrutturazione dovrebbero essere normalmente erogati solo una volta.b) Necessità di evitare indebite distorsioni della concorrenza indotte dall'aiutoUn'ulteriore condizione per l'erogazione di aiuti alla ristrutturazione è l'adozione di misure in grado di controbilanciare, per quanto possibile, le ripercussioni negative sui concorrenti. In caso contrario, gli aiuti sarebbero "contrari al comune interesse" e non potrebbero usufruire della deroga di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera c).Nel caso in cui una valutazione obiettiva della situazione della domanda e dell'offerta evidenzi l'esistenza di una sovraccapacità produttiva strutturale in uno specifico mercato del territorio cui si applica l'accordo SEE servito dal beneficiario degli aiuti, il piano di ristrutturazione dovrà contribuire, in misura proporzionale all'importo dell'aiuto ricevuto, alla ristrutturazione del settore a monte del mercato interessato attraverso una riduzione irreversibile della capacità o la chiusura di impianti. Una riduzione o una chiusura è da ritenersi irreversibile nel momento in cui comporta lo smantellamento degli impianti interessati, la loro trasformazione permanente in modo che non possano più produrre ai livelli precedenti o la loro conversione permanente ad altro uso. In questo caso, non è sufficiente vendere la capacità in eccesso ai concorrenti, a meno che l'impianto venga venduto per essere utilizzato in una parte del mondo in cui il mantenimento in esercizio dell'impianto stesso non abbia alcun effetto significativo sulla competitività del territorio cui si applica l'accordo SEE.Eccezioni all'obbligo di una riduzione proporzionale della capacità possono essere ammesse solo quando tale riduzione potrebbe comportare un peggioramento manifesto della struttura del mercato, dando luogo per esempio a situazioni di monopolio o di oligopolio in senso stretto.Se invece il mercato SEE dove opera il beneficiario dell'aiuto non è caratterizzato da una situazione di sovraccapacità produttiva strutturale, l'Autorità di vigilanza EFTA non richiede di regola una riduzione della capacità a fronte dell'aiuto. Non devono esserci tuttavia dubbi riguardo al fatto che l'aiuto verrà impiegato esclusivamente per ripristinare la redditività dell'impresa e che non consentirà al beneficiario di aumentare la sua capacità produttiva durante la realizzazione del piano di ristrutturazione, se non nella misura indispensabile a ripristinare la redditività stessa e quindi senza falsare indebitamente la concorrenza. Per garantire che l'aiuto non falsi la concorrenza in misura contraria all'interesse comune, l'Autorità di vigilanza EFTA ha la facoltà di imporre tutte le condizioni e gli obblighi necessari.c) Proporzionalità degli aiuti ai costi ed ai benefici della ristrutturazioneL'importo e l'intensità dell'aiuto devono essere limitati al minimo strettamente necessario per consentire la ristrutturazione e devono essere commisurati ai benefici previsti. I beneficiari dell'aiuto dovranno pertanto, di regola, contribuire in maniera significativa al programma di ristrutturazione, sia con fondi propri che ricorrendo a fonti esterne di finanziamento commerciale. Per minimizzare gli effetti distorsivi, si deve evitare che l'aiuto venga erogato nella forma di un apporto di liquidità supplementari che potrebbero essere utilizzate per iniziative aggressive e perturbatrici del mercato, senza alcun rapporto con il processo di ristrutturazione. Gli aiuti non dovrebbero inoltre essere utilizzati per finanziare nuovi investimenti non necessari ai fini della ristrutturazione. Gli aiuti alla ristrutturazione non devono inoltre ridurre indebitamente gli oneri finanziari dell'impresa.Nel caso in cui l'aiuto sia utilizzato per ripianare debiti derivanti da perdite accumulate in passato, gli eventuali crediti d'imposta connessi a tali perdite dovranno essere annullati e non potranno essere utilizzati per controbilanciare utili futuri, né essere ceduti o trasferiti a terzi, in quanto in questo caso l'impresa riceverebbe l'aiuto due volte.d) Piena attuazione del programma di ristrutturazione e osservanza delle condizioniL'impresa deve attuare pienamente il piano di ristrutturazione presentato e accolto dall'Autorità di vigilanza EFTA, assolvendo qualunque altro obbligo previsto nella decisione dell'Autorità di vigilanza. In caso contrario, e a meno che la decisione originaria dell'Autorità di vigilanza non venga modificata a seguito di una nuova notifica da parte dello Stato EFTA, l'Autorità di vigilanza prenderà tutte le iniziative necessarie per garantire la piena applicazione del piano di ristrutturazione. Esse possono comprendere l'obbligo di ottenere il rimborso dell'aiuto dichiarato incompatibile con il funzionamento dell'accordo SEE.e) Controllo e relazione annualeL'attuazione, l'avanzamento e il successo del piano di ristrutturazione saranno controllati imponendo l'obbligo di presentare all'Autorità di vigilanza EFTA relazioni annuali circostanziate che dovranno comprendere tutte le informazioni atte a consentire all'Autorità di vigilanza di seguire l'esecuzione del piano di ristrutturazione da essa approvato, di verificare il ricevimento dell'aiuto da parte dell'impresa interessata e di seguirne la posizione finanziaria, nonché di controllare l'osservanza delle condizioni e degli obblighi stabiliti nella decisione di autorizzazione dell'aiuto. In caso di esigenze particolari di una tempestiva conferma di talune informazioni chiave, quali chiusure di impianti, riduzioni di capacità e così via, l'autorità di vigilanza potrà chiedere relazioni più frequenti.16.3.2.3. Condizioni per gli aiuti alla ristrutturazione nelle aree ammesse al beneficio degli aiuti regionali (aree assistite)(1) Nel valutare gli aiuti alla ristrutturazione nelle aree assistite l'Autorità di vigilanza EFTA terrà conto delle esigenze dello sviluppo regionale. Il fatto che un'impresa in difficoltà si trovi in un'area assistita non giustifica tuttavia un'impostazione totalmente permissiva per quanto riguarda gli aiuti alla ristrutturazione. A medio e a lungo termine, non si aiuta una regione tenendo artificialmente in vita imprese che, per ragioni strutturali o di altra natura, sono comunque condannate in ultima istanza al fallimento.(2) Inoltre, visto che le risorse nazionali disponibili per promuovere lo sviluppo regionale sono limitate, è nell'interesse stesso delle regioni considerate utilizzare queste scarse risorse per sviluppare il più rapidamente possibile attività alternative, economicamente vitali e durevoli. Occorre infine, anche nel caso degli aiuti ad imprese delle regioni assistite, ridurre al minimo le distorsioni della concorrenza.(3) Pertanto, i criteri elencati al paragrafo 16.3.2.2 precedente valgono anche nel caso delle aree assistite, anche quando si tiene conto delle esigenze di sviluppo regionale. In particolare, l'operazione di ristrutturazione dovrà avere come frutto la costituzione di un'impresa economicamente redditizia, che contribuisca all'autentico sviluppo della regione senza continuare a necessitare di aiuti. Pertanto, casi di aiuti ripetuti in aree assistite non verranno considerati con maggiore indulgenza rispetto alle aree non assistite. Per la stessa ragione, è necessario seguire da vicino e controllare l'esecuzione dei piani di ristrutturazione. Per evitare indebite distorsioni della concorrenza, anche in questi casi l'aiuto deve essere proporzionale ai costi ed ai benefici della ristrutturazione. Tuttavia, nelle regioni assistite, si potrà applicare una maggiore flessibilità per quanto riguarda il requisito di una riduzione delle capacità nel caso dei mercati caratterizzati da sovraccapacità strutturali. Se giustificato da esigenze di sviluppo regionale, l'Autorità di vigilanza EFTA richiederà a questo titolo, per le regioni assistite, una riduzione di capacità inferiore a quella richiesta nelle regioni non assistite, effettuando una distinzione fra le aree ammissibili agli aiuti regionali ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera a) dell'accordo SEE e quelle ammissibili ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c) dell'accordo, in modo da tener conto della maggior gravità dei problemi regionali delle prime.(4) Tutti gli eventuali aiuti a favore di nuovi investimenti non necessari ai fini della ristrutturazione dovranno rientrare nei limiti autorizzati dall'Autorità di vigilanza EFTA per gli aiuti regionali.16.3.2.4. Aiuti per la ristrutturazione di piccole e medie imprese(1) Purché non siano superati determinati livelli di intensità accettabili, gli aiuti alle piccole e medie imprese incidono tendenzialmente sugli scambi in misura minore di quelli erogati alle grandi imprese ed è più facile che l'eventuale distorsione della concorrenza sia controbilanciata da vantaggi di natura economica (17). Queste considerazioni valgono anche per gli aiuti alla ristrutturazione. L'Autorità di vigilanza EFTA può pertanto assumere una posizione meno restrittiva quando tali aiuti vengono concessi a PMI.(2) Nelle norme sugli aiuti di Stato alle piccolo e medie imprese (PMI), di cui al capitolo 10 della presente guida, è data una definizione uniforme di tali imprese, da applicare ai fini del controllo degli aiuti di Stato.(3) Nel caso delle piccole e medie imprese, l'Autorità di vigilanza EFTA non esigerà che gli aiuti alla ristrutturazione soddisfino le stesse condizioni rigorose richieste per gli aiuti alla ristrutturazione delle imprese di grandi dimensioni, soprattutto per quanto riguarda le riduzioni di capacità e gli obblighi di presentare relazioni.16.3.2.5. Aiuti erogati a copertura dei costi sociali di una ristrutturazione(1) La realizzazione di un piano di ristrutturazione comporta, di regola, una riduzione o la totale cessazione delle attività in difficoltà. Gli obiettivi di razionalizzazione e di efficienza impongono spesso una graduale riduzione delle attività dell'impresa, a prescindere dalle riduzioni di capacità eventualmente richieste come condizione per l'erogazione dell'aiuto nel caso in cui l'industria sia caratterizzata da sovraccapacità strutturale. Qualunque sia la ragione che le giustifica, tali misure comportano generalmente una riduzione della forza lavoro dell'impresa.(2) La legislazione sul lavoro degli Stati EFTA e degli Stati membri dell'UE può includere regimi generali di previdenza sociale in forza dei quali le indennità di disoccupazione e le pensioni erogate nel quadro di sistemi di pensionamento anticipato sono pagate direttamente ai lavoratori licenziati. Tali regimi non sono da considerare come aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, essendo lo Stato ad avere rapporti diretti con i lavoratori senza che l'impresa si trovi coinvolta.(3) Accanto alle indennità di disoccupazione versate direttamente ai lavoratori e ai programmi di prepensionamento in loro favore, sono diffusi anche regimi generali di sostegno sociale in cui il governo si assume l'onere delle provvidenze pagate dall'azienda ai lavoratori disoccupati e che vanno al di là dei suoi obblighi legali o contrattuali. Quando siano generalmente accessibili, senza limitazioni settorali, a qualsiasi lavoratore che soddisfi condizioni di ammissibilità prestabilite ed automatiche, tali regimi non sono considerati come comportanti aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1 per quanto riguarda le imprese in via di ristrutturazione. Nel caso in cui invece vengano impiegati per favorire la ristrutturazione di specifici settori di attività, tali regimi possono comportare elementi di aiuto per il modo selettivo con il quale vengono utilizzati.(4) L'obbligo di pagare ai lavoratori licenziati indennità di fine rapporto e/o di finanziare regimi di pensionamento anticipato, imposto ad un'impresa dalla legislazione sul lavoro o dai contratti collettivi con i sindacati, rientra nei normali costi di un'attività imprenditoriale che l'impresa deve sostenere con le proprie risorse. Ogni contributo da parte dello Stato volto ad alleggerire tali oneri deve essere pertanto considerato come aiuto di Stato, a prescindere dal fatto che i pagamenti vadano direttamente all'impresa o siano erogati ai lavoratori per il tramite di un ente di Stato.(5) L'Autorità di vigilanza EFTA ha una posizione, in linea di principio, favorevole nei confronti di questi aiuti, in quanto essi comportano benefici economici che vanno al di là degli interessi dell'impresa interessata, agevolando i cambiamenti strutturali ed alleviando i disagi: inoltre, molto spesso, essi vanno semplicemente a bilanciare le disparità negli obblighi imposti alle imprese dalle legislazioni nazionali.(6) Oltre agli aiuti destinati a sostenere i costi delle indennità di licenziamento e di prepensionamento, i programmi di ristrutturazione comportano spesso anche l'erogazione di aiuti per corsi di formazione, servizi di consulenza e di assistenza pratica nella ricerca di una nuova occupazione, aiuti per il trasferimento, assistenza professionale e formazione per gli ex dipendenti che intendono avviare una nuova attività in proprio. L'Autorità di vigilanza è favorevole a questo tipo di aiuti.(7) Gli aiuti a favore di interventi sociali destinati esclusivamente ai lavoratori licenziati a seguito della ristrutturazione non vengono computati ai fini della determinazione dell'entità della riduzione di capacità da richiedere, di cui al precedente paragrafo 16.3.2.2. (b).16.4. Obblighi di notifica, durata di validità e revisione degli orientamenti(1) L'Autorità di vigilanza è disposta ad autorizzare regimi di aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di piccole e medie imprese che ricadono nella definizione di cui al precedente paragrafo 10.2. Essa si pronunzierà entro il consueto periodo di due mesi a decorrere dal ricevimento di tutte le informazioni necessarie, a meno che il regime non abbia i requisiti per poter usufruire della procedura di autorizzazione accelerata, nel qual caso l'Autorità di vigilanza ha a disposizione venti giorni lavorativi (18). Tali regimi devono chiaramente specificare le imprese ammissibili, i casi in cui possono essere erogati aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione e l'importo massimo dell'aiuto ammesso. L'approvazione sarà subordinata all'obbligo di presentare una relazione annuale sull'applicazione del regime contenente le informazioni specificate nel capitolo 30 e negli allegati III e IV alla presente guida. Le relazioni dovranno includere anche un elenco delle imprese beneficiarie dell'aiuto indicante per ciascuna di esse: il codice di attività - conformemente ai codici di classificazione settoriale a due cifre della NACE (19) - il numero di addetti, il fatturato annuo, l'importo dell'aiuto concesso durante l'anno, l'indicazione se l'impresa abbia già ricevuto aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione nei due anni precedenti e, in caso affermativo, il relativo importo totale.(2) Tutti gli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di PMI non rientranti in un regime autorizzato dovranno essere notificati individualmente all'Autorità di vigilanza EFTA, come nel caso degli aiuti a favore di imprese di grandi dimensioni. Non devono invece essere notificati gli aiuti o i regimi di aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione di imprese che soddisfino le condizioni della regola de minimis (vedi il precedente paragrafo 16.2.3).16.5. Durata e revisione degli orientamentiNella valutazione degli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà, l'Autorità di vigilanza EFTA si atterrà agli orientamenti suesposti per un periodo di tre anni a decorrere dalla data della loro adozione. Prima dello scadere di tale periodo, procederà ad un esame delle modalità di applicazione delle norme stesse.Fatto a Bruxelles, il 19 ottobre 1994.Per l'Autorità di vigilanza EFTAIl presidenteKnut ALMESTAD(1) In appresso denominate «guida agli aiuti di Stato».(2) GU n. L 231 del 3. 9. 1994, pag. 1.(3) GU n. L 263 del 13. 10. 1994, pag. 22.(4) Questo capitolo corrisponde agli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà, approvati il 27 luglio 1994 e non ancora pubblicati.(5) Paragrafi 227-228 e paragrafo 177 (cfr. punto 33 dell'allegato XV all'accordo SEE).(6) Vedi, in particolare, Corte di giustizia delle Comunità europee (CGE), 14 febbraio 1990, Causa C-301/87, Francia/Commissione (1990), Raccolta I-307 (Boussac); CGE, 21 marzo 1990, Causa C-142/87, Belgio/Commissione (1990), Raccolta I-959 (Tubemeuse); CGE, 21 marzo 1991, Causa C-303/88, Italia/Commissione (1991), Raccolta I-1433 (ENI-Lanerossi) (1991) Raccolta I-1603; CGE, 21 marzo 1991, Causa C-305/89, Italia/Commissione (Alfa Romeo). Vedi anche CGE, 14 novembre 1984, Causa 323/82, Intermills/Commissione (1984), Raccolta 3809; CGE, 13 marzo 1985, Cause 296 e 318/82, Paesi Bassi e Leeuwarder Papierwarenfabriek/Commissione (1985), Raccolta 809; CGE, 10 luglio 1986, Causa 234/84, Belgio/Commissione (1986), Raccolta 2263 (Meura).(7) Si veda il capitolo 19 della presente guida.(8) Si veda il capitolo 20 della presente guida.(9) Si veda il capitolo 10 della presente guida.(10) Si veda la parte III della presente guida.(11) Si veda il capitolo 12 della presente guida sull'applicazione del regime "de minimis".(12) Si veda il precedente paragrafo 16.2.2.(1).(13) Direttiva 80/723/CEE della Commissione, del 25 giugno 1980, sulla trasparenza delle relazioni tra gli Stati membri e le imprese pubbliche.(14) Si veda CGE 22 marzo 1977, Causa 78/76, Steinike und Weinlig/Germania, (1977), Raccolta 595; Crédit Lyonnais/Usinor-Sacilor, Comunicato stampa della Commissione IP (91) 1045.(15) Tali condizioni erano stabilite al capitolo 16 della presente guida, nella versione originariamente adottata dall'Autorità di vigilanza EFTA il 19 gennaio 1994, e figurano nell'Ottava relazione sulla politica di concorrenza, punto 228, relativo al controllo degli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione.(16) Nel caso in cui l'Autorità di vigilanza EFTA stia ancora esaminando il piano di ristrutturazione allo scadere del periodo per il quale è stato concesso l'aiuto al salvataggio, essa potrà considerare favorevolmente un prolungamento dell'aiuto al salvataggio fino al completamento dell'esame (si veda la Ventitreesima relazione sulla politica di concorrenza, punto 527).(17) Si veda il capitolo 10 relativo agli aiuti alle piccole e medie imprese.(18) Si veda il capitolo 11 della presente guida.(19) Nomenclatura generale delle attività economiche nella Comunità europea, pubblicata dall'Istituto statistico delle Comunità europee.»