CELEX: 62008CO0364
Language: it
Date: 2008-10-24
Title: Ordinanza della Corte (Ottava Sezione) del 24 ottobre 2008.#Marc Vandermeir contro Stato belga - SPF Finances.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunal de première instance d'Arlon - Belgio.#Art. 104, n. 3, primo comma, del regolamento di procedura - Libertà di stabilimento - Art. 43 CE - Libera prestazione dei servizi - Art. 49 CE - Autoveicoli - Uso da parte di un soggetto residente in uno Stato membro di un veicolo immatricolato in un altro Stato membro - Tassazione di tale veicolo nel primo Stato membro.#Causa C-364/08.

Causa C‑364/08
      Marc Vandermeir
      contro
      Stato belga – SPF Finances
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal de première instance d’Arlon)
      «Art. 104, n. 3, primo comma, del regolamento di procedura — Libertà di stabilimento — Art. 43 CE — Libera prestazione dei servizi — Art. 49 CE — Autoveicoli — Uso da parte di un soggetto residente in uno Stato membro di un veicolo immatricolato in un altro Stato membro — Tassazione di tale veicolo nel primo Stato membro»
      Massime dell’ordinanza
      Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Libera prestazione dei servizi — Restrizioni 
      (Art. 43 CE e 49 CE)
      Gli artt. 43 CE e 49 CE devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una normativa nazionale di uno Stato membro
         in forza della quale un lavoratore autonomo residente in tale Stato membro è tenuto a immatricolarvi un veicolo preso in leasing
         da una società stabilita in un altro Stato membro, qualora tale veicolo non sia destinato ad essere essenzialmente utilizzato
         nel territorio del primo Stato membro in via permanente né venga, di fatto, utilizzato in tal modo.
      
      Infatti, uno Stato membro può assoggettare ad un obbligo di immatricolazione un autoveicolo preso in leasing da un lavoratore
         residente in tale Stato membro da una società stabilita in un altro Stato membro qualora il suddetto veicolo sia destinato
         ad essere essenzialmente utilizzato nel territorio del primo Stato membro in via permanente oppure venga, di fatto, utilizzato
         in tal modo.
      
      Per contro, se non sussistono tali condizioni, il collegamento ad uno Stato membro del veicolo immatricolato in un altro Stato
         membro risulta meno stretto, sicché si rende necessaria una diversa giustificazione della restrizione in questione. A tal
         proposito, allorché il lavoratore non utilizza il suo veicolo alle condizioni summenzionate, la circostanza che egli eserciti
         la sua attività autonoma in uno Stato membro diverso da quello in cui risiede in qualità di persona fisica che ivi possiede
         una sede stabile, e non in quanto amministratore o gestore di una società ivi stabilita, o il fatto che egli abbia preso in
         prima persona un veicolo in leasing da una società di tale Stato membro, e non tramite un datore di lavoro che metta in seguito
         un veicolo a sua disposizione, non possono giustificare un obbligo di immatricolazione del veicolo nello Stato membro di residenza
         di detto lavoratore.
      
      (v. punti 32-36 e dispositivo)
ORDINANZA DELLA CORTE (Ottava Sezione)
      24 ottobre 2008 (*)
      
      «Art. 104, n. 3, primo comma, del regolamento di procedura – Libertà di stabilimento – Art. 43 CE – Libera prestazione dei servizi – Art. 49 CE – Autoveicoli – Uso da parte di un soggetto residente in uno Stato membro di un veicolo immatricolato in un altro Stato membro – Tassazione di tale veicolo nel primo Stato membro»
      Nel procedimento C‑364/08,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Tribunal de première
         instance d’Arlon (Belgio) con decisione 24 luglio 2008, pervenuta in cancelleria il 7 agosto 2008, nella causa
      
      Marc Vandermeir
      contro
      Stato belga – SPF Finances,
      
      LA CORTE (Ottava Sezione),
      composta dal sig. T. von Danwitz, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta (relatore) e dal sig. E. Juhász,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
      cancelliere: sig. R. Grass
      intendendo la Corte statuire con ordinanza motivata in conformità dell’art. 104, n. 3, primo comma, del suo regolamento di
         procedura,
      
      sentito l’avvocato generale,
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 43 CE e 49 CE.
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia pendente tra il sig. Vandermeir e lo Stato belga – SPF Finances
         – in merito alla tassazione di un veicolo immatricolato e preso in leasing in Lussemburgo.
      
       Contesto normativo
      3        Secondo il giudice del rinvio, le disposizioni della normativa nazionale applicabili alla causa principale sono le seguenti.
      
      4        L’art. 3 del codice delle tasse assimilate alle imposte sul reddito, nella versione applicabile alla causa principale (in
         prosieguo: il «codice»), che figura al titolo II dello stesso, intitolato «Tassa di circolazione sugli autoveicoli», dispone
         quanto segue:
      
      «È istituita una tassa sui veicoli a vapore o a motore, che siano adibiti al trasporto di persone o al trasporto su strada
         di merci o cose di qualsiasi genere».
      
      5        L’art. 6 del codice prevede quanto segue:
      
      «È soggetto alla tassa chiunque disponga per il proprio uso (…) di uno o più veicoli di cui agli artt. 3 e 4, a titolo di
         proprietà o di possesso personale, ovvero chi disponga dei detti veicoli permanentemente o abitualmente, in virtù di un contratto
         di noleggio o di altro contratto».
      
      6        L’art. 21, n. 1, del codice ha il seguente tenore:
      
      «La tassa è dovuta dalla persona fisica o giuridica che è o deve essere riportata sul certificato d’immatricolazione, finché
         un veicolo è o deve essere registrato a nome di tale persona nel registro immatricolazioni della direzione per l’immatricolazione
         dei veicoli».
      
      7        L’art. 5, n. 1, punto 9, del codice stabilisce un’esenzione dalla tassa per «[g]li autoveicoli immatricolati all’estero che
         siano stati messi a disposizione di una persona residente in Belgio dal proprio datore di lavoro stabilito all’estero».
      
      8        L’art. 94, n. 1, punto 1, del codice, che figura al titolo V dello stesso, intitolato «Tassa di immissione in circolazione»,
         dichiara quanto segue:
      
      «È istituita a vantaggio dello Stato una tassa assimilata alle imposte sui redditi gravante su:
      1º      le vetture (…), definit[e] dalla normativa d’immatricolazione dei veicoli a motore (…), in quanto tali veicoli sono o devono
         essere muniti di una targa d’immatricolazione (…), rilasciata ai sensi di tale normativa».
      
      9        Ai sensi dell’art. 99 del codice, si suppone che i veicoli di cui all’art. 94, n. 1, punto 1, dello stesso codice siano messi
         in uso su strade pubbliche in Belgio a partire dal momento in cui sono o devono essere registrati nel registro immatricolazioni
         dell’ufficio della circolazione stradale.
      
      10      Ai sensi dell’art. 108 del codice, inserito nel titolo VI dello stesso, intitolato «Tassa di compensazione delle accise»,
         vale quanto segue:
      
      «È istituita a vantaggio dello Stato una tassa di compensazione delle accise gravante sulle vetture (…) il cui motore è alimentato
         a gasolio».
      
      11      L’art. 2 del codice, che figura al titolo I dello stesso, intitolato «Disposizioni comuni», autorizza lo Stato belga a ricorrere
         all’imposizione di ammende amministrative nel caso di violazione delle disposizioni del codice in questione da parte del contribuente.
      
      12      L’art. 3 del regio decreto 20 luglio 2001 relativo all’immatricolazione dei veicoli, nella versione applicabile alla causa
         principale, dispone quanto segue:
      
      «§ 1. Le persone residenti in Belgio immatricolano i veicoli che intendono immettere in circolazione in Belgio nel registro
         dei veicoli di cui all’art. 6, anche se tali veicoli sono già immatricolati all’estero.
      
      La residenza in Belgio significa che tali persone soddisfano una delle seguenti condizioni:
      a)      essere iscritte all’anagrafe della popolazione di un comune belga;
      (…)
      § 2      Nei seguenti casi, l’immatricolazione in Belgio dei veicoli immatricolati all’estero, e messi in circolazione dalle persone
         di cui al § 1, non è obbligatoria per:
      
      (…)
      2º      il veicolo utilizzato da una persona fisica per l’esercizio della sua professione e accessoriamente a titolo privato, e messo
         a disposizione da un datore di lavoro straniero cui la persona in questione è legata da un contratto di lavoro; in questo
         caso, a bordo del veicolo deve trovarsi un’attestazione rilasciata dall’amministrazione competente in materia di [imposta
         sul valore aggiunto]; le condizioni dettagliate per l’uso del veicolo sono fissate dal Ministero delle Finanze;
      
      (…)».
       Causa principale e questione pregiudiziale
      13      Il sig. Vandermeir risiede in Belgio.
      
      14      Nel 2004 egli lavorava come giornalista indipendente in Lussemburgo, dove possedeva un ufficio nonché la quasi totalità della
         sua clientela. Il fatto che egli fosse effettivamente stabilito in tale Stato membro è stato verificato da un ispettore della
         sicurezza sociale lussemburghese.
      
      15      Nel febbraio dello stesso anno il sig. Vandermeir ha preso in leasing da una società lussemburghese un veicolo immatricolato
         in Lussemburgo a nome di tale società con il numero di targa FM7687.
      
      16      Il 10 agosto 2004 i servizi doganali belgi hanno controllato il sig. Vandermeir e hanno redatto verbale per violazione della
         normativa in materia di immatricolazione.
      
      17      Tale verbale è stato trasmesso alle autorità tributarie belghe, che hanno proceduto a iscrivere a carico del sig. Vandermeir,
         per il periodo fiscale 2004, una tassa di circolazione, una tassa di immissione in circolazione, una tassa di compensazione
         delle accise e un’ammenda amministrativa.
      
      18      Il 23 dicembre 2005 il sig. Vandermeir ha proposto reclamo avverso tali tasse e tale sanzione.
      
      19      Dopo che tale reclamo era stato respinto con decisione 26 giugno 2007, il sig. Vandermeir ha proposto ricorso dinanzi al giudice
         del rinvio.
      
      20      Alla luce di tali circostanze il Tribunal de première instance d’Arlon (Tribunale di primo grado di Arlon) ha deciso di sospendere
         il giudizio e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
      
      «Se gli artt. 43 [CE] e/o 49 CE ostino a che una normativa nazionale di un primo Stato membro, quale quella in oggetto, obblighi
         un lavoratore autonomo residente in tale Stato membro ad immatricolarvi il proprio veicolo, qualora egli svolga la propria
         attività professionale quasi esclusivamente in un secondo Stato membro, operando da una sede stabile che ivi possiede, e qualora
         tale veicolo non sia destinato ad essere essenzialmente utilizzato nel territorio del primo Stato membro in via permanente
         né venga di fatto utilizzato in tal modo».
      
       Sulla questione pregiudiziale
      21      Ai sensi dell’art. 104, n. 3, primo comma, del regolamento di procedura, qualora la risposta ad una questione pregiudiziale
         possa essere chiaramente desunta dalla giurisprudenza, la Corte, dopo aver sentito l’avvocato generale, può statuire in qualsiasi
         momento con ordinanza motivata.
      
      22      In via preliminare, occorre ricordare che, salve talune eccezioni non rilevanti nella causa principale, la tassazione degli
         autoveicoli non è stata armonizzata a livello comunitario. Gli Stati membri sono dunque liberi di esercitare la loro competenza
         fiscale in tale ambito, purché la esercitino nel rispetto del diritto comunitario (v. sentenze 21 marzo 2002, causa C‑451/99,
         Cura Anlagen, Racc. pag. I‑3193, punto 40; 15 settembre 2005, causa C‑464/02, Commissione/Danimarca, Racc. pag. I‑7929, punto
         74; 15 dicembre 2005, cause riunite C‑151/04 e C‑152/04, Nadin e Nadin-Lux, Racc. pag. I‑11203, punto 40; 23 febbraio 2006,
         causa C‑232/03, Commissione/Finlandia, punto 46, nonché ordinanze 27 giugno 2006, causa C‑242/05, van de Coevering, Racc. pag. I‑5843,
         punto 23, e 22 maggio 2008, causa C‑42/08, Ilhan, punto 17).
      
       Sull’esistenza di restrizioni alla libertà di stabilimento ed alla libera prestazione dei servizi
      23      Ai sensi dell’art. 43 CE, vengono vietate le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel
         territorio di un altro Stato membro.
      
      24      Come tali devono essere considerate, secondo costante giurisprudenza, tutte le misure che vietano, ostacolano o rendono meno
         attraente l’esercizio di tale libertà (v. sentenze 30 novembre 1995, causa C‑55/94, Gebhard, Racc. pag. I‑4165, punto 37;
         5 ottobre 2004, causa C‑442/02, CaixaBank France, Racc. pag. I‑8961, punto 11, e 6 dicembre 2007, causa C‑298/05, Columbus
         Container Services, Racc. pag. I‑10451, punto 34).
      
      25      Sebbene, così come formulate, le disposizioni del Trattato CE relative alla libertà di stabilimento mirino ad assicurare il
         beneficio della disciplina nazionale dello Stato membro ospitante, esse ostano parimenti a che lo Stato membro d’origine ostacoli
         lo stabilimento in un altro Stato membro di uno dei propri cittadini o di una società costituita secondo la propria legislazione
         (v. sentenze 16 luglio 1998, causa C‑264/96, ICI, Racc. pag. I‑4695, punto 21; 12 settembre 2006, causa C‑196/04, Cadbury
         Schweppes e Cadbury Schweppes Overseas, Racc. pag. I‑7995, punto 42, nonché 15 maggio 2008, causa C‑414/06, Lidl Belgium,
         non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 19).
      
      26      Un obbligo di immatricolazione quale quello imposto dalla normativa controversa nella causa principale ai lavoratori autonomi
         residenti in Belgio ostacola l’accesso di questi ultimi alle attività autonome negli altri Stati membri ed è, quindi, tale
         da ostacolare o rendere meno attraente l’esercizio della libertà di stabilimento da parte di questi lavoratori (v., in questo
         senso, sentenze precedentemente citate Commissione/Danimarca, punto 46; Nadin e Nadin-Lux, punti 36 e 37, nonché Commissione/Finlandia,
         punto 40).
      
      27      Pertanto, tale obbligo costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento vietata, in linea di principio, dall’art. 43 CE.
      
      28      L’art. 49 CE vieta le restrizioni alla libera prestazione dei servizi all’interno della Comunità europea.
      
      29      Secondo una giurisprudenza constante, tale disposizione osta all’applicazione di qualsiasi normativa nazionale la quale, senza
         giustificazione oggettiva, ostacoli la possibilità per un prestatore di servizi di esercitare effettivamente tale libertà
         o che abbia l’effetto di rendere la prestazione di servizi tra Stati membri più difficile della prestazione di servizi puramente
         interna ad uno Stato membro (v. sentenza Cura Anlagen, cit., punti 29 e 30, nonché ordinanze 30 maggio 2006, causa C‑435/04,
         Leroy, Racc. pag. I‑4835, punto 11, e van de Coevering, cit., punti 19 e 20).
      
      30      Orbene, un obbligo di immatricolazione quale quello di cui trattasi nella causa principale ha l’effetto di rendere più difficili
         le attività transfrontaliere di leasing (v. sentenza Cura Anlagen, cit., punto 37, e ordinanza Leroy, cit., punto 12).
      
      31      Pertanto, tale obbligo costituisce una restrizione ai sensi dell’art. 49 CE.
      
       Sulla giustificazione delle restrizioni alla libertà di stabilimento ed alla libera prestazione dei servizi
      32      Risulta dalla giurisprudenza della Corte che uno Stato membro può assoggettare ad un obbligo di immatricolazione un autoveicolo
         preso in leasing da un lavoratore residente in tale Stato membro da una società stabilita in un altro Stato membro qualora
         il suddetto veicolo sia destinato ad essere essenzialmente utilizzato nel territorio del primo Stato membro in via permanente
         oppure venga, di fatto, utilizzato in tal modo (v., in questo senso, sentenze precedentemente citate Cura Anlagen, punto 42;
         Commissione/Danimarca, punti 75-78; Nadin e Nadin-Lux, punto 41, nonché Commissione/Finlandia, punto 47).
      
      33      Per contro, se non sussistono tali condizioni, il collegamento ad uno Stato membro del veicolo immatricolato in un altro Stato
         membro risulta meno stretto, sicché si rende necessaria una diversa giustificazione della restrizione in questione (v. sentenze
         Commissione/Danimarca, cit., punto 79; Commissione/Finlandia, cit., punto 48, e ordinanza van de Coevering, cit., punto 26).
      
      34      Per quanto riguarda un’eventuale giustificazione dell’obbligo di immatricolazione in discussione nella causa principale, la
         Corte ha già dichiarato, da una parte, che l’art. 43 CE osta a che una normativa nazionale di un primo Stato membro obblighi
         un lavoratore autonomo residente in tale Stato membro a immatricolarvi un veicolo aziendale messo a sua disposizione dalla
         società presso cui lavora, società stabilita in un secondo Stato membro, qualora il veicolo aziendale non sia destinato ad
         essere essenzialmente utilizzato nel primo Stato membro in via permanente né venga, di fatto, utilizzato in tal modo (v. sentenza
         Nadin e Nadin-Lux, cit., punto 55, nonché ordinanza Leroy, cit., punto 13) e, dall’altra, che l’art. 49 CE osta a che una
         normativa nazionale di un primo Stato membro obblighi una persona residente in tale Stato membro a immatricolarvi un veicolo
         noleggiato presso una società di leasing avente sede in un secondo Stato membro, qualora tale veicolo non sia destinato ad
         essere essenzialmente utilizzato nel primo Stato membro in via permanente né venga, di fatto, utilizzato in tal modo (v. ordinanza
         Leroy, cit., punto 14).
      
      35      Ne risulta che, dal momento che il sig. Vandermeir non utilizza il suo veicolo alle condizioni indicate al punto 32 della
         presente ordinanza, la circostanza che egli eserciti la sua attività autonoma in Lussemburgo in qualità di persona fisica
         che possiede una sede stabile in tale Stato membro, e non in quanto amministratore o gestore di una società stabilita in questo
         stesso Stato membro, o il fatto che egli abbia preso in prima persona un veicolo in leasing da una società lussemburghese,
         e non tramite un datore di lavoro che metta in seguito un veicolo a sua disposizione, non possono giustificare un obbligo
         di immatricolazione quale quello di cui trattasi nella causa principale.
      
      36      Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla questione proposta che gli artt. 43 CE
         e 49 CE devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una normativa nazionale di uno Stato membro, quale quella
         in oggetto nella causa principale, in forza della quale un lavoratore autonomo residente in tale Stato membro è tenuto a immatricolarvi
         un veicolo preso in leasing da una società stabilita in un altro Stato membro, qualora tale veicolo non sia destinato ad essere
         essenzialmente utilizzato nel territorio del primo Stato membro in via permanente né venga, di fatto, utilizzato in tal modo.
      
       Sulle spese
      37      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         del rinvio, cui spetta quindi statuire sulle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Ottava Sezione) dichiara:
      Gli artt. 43 CE e 49 CE devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una normativa nazionale di uno Stato membro,
            quale quella in oggetto nella causa principale, in forza della quale un lavoratore autonomo residente in tale Stato membro
            è tenuto a immatricolarvi un veicolo preso in leasing da una società stabilita in un altro Stato membro, qualora tale veicolo
            non sia destinato ad essere essenzialmente utilizzato nel territorio del primo Stato membro in via permanente né venga, di
            fatto, utilizzato in tal modo.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.