CELEX: 62006CC0348
Language: it
Date: 2007-11-22
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Mengozzi del 22 novembre 2007. # Commissione delle Comunità europee contro Marie-Claude Girardot. # Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Agente temporaneo - Ricorso per risarcimento danni - Perdita della possibilità di essere assunti - Danno reale e certo - Determinazione dell’entità del risarcimento del danno. # Causa C-348/06 P.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      PAOLO MENGOZZI
      presentate il 22 novembre 2007 1(1)
      
      Causa C‑348/06 P
      Commissione delle Comunità europee
      contro 
      Marie‑Claude Girardot
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Agente temporaneo – Responsabilità della Comunità – Perdita di una seria possibilità di essere assunti – Danno reale e certo – Nesso causale – Determinazione dell’entità del danno – Ricevibilità»1.     Nella presente causa, la Corte è chiamata a pronunciarsi sull’impugnazione proposta dalla Commissione delle Comunità europee
         contro la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 6 giugno 2006, causa T‑10/02, Girardot/Commissione
         (non ancora pubblicata nella Raccolta; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con cui quest’ultimo ha fissato l’importo della
         compensazione economica dovuta dalla Commissione alla sig.ra Girardot a seguito della sentenza interlocutoria del Tribunale
         31 marzo 2004, causa T‑10/02 Girardot/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑109 e II‑483; in prosieguo: la «sentenza interlocutoria»).
      
      I –    Contesto normativo
      2.     Ai sensi dell’art. 236 CE, la Corte di giustizia è competente a pronunciarsi su qualsiasi controversia tra la Comunità e gli
         agenti di questa, nei limiti e alle condizioni determinati dallo Statuto o risultanti dal regime applicabile a questi ultimi.
      
      3.     Lo Statuto del personale delle Comunità europee (in prosieguo: lo «Statuto»), nella versione applicabile ai fatti all’origine
         della controversia in primo grado, all’art. 29, n. 1, dispone quanto segue:
      
      «Per assegnare i posti vacanti in un’istituzione, l’autorità che ha il potere di nomina, dopo aver esaminato:
      a)      la possibilità di promozione e di trasferimento all’interno dell’istituzione;
      b)      le possibilità di organizzare concorsi interni nell’ambito dell’istituzione;
      c)      le domande di trasferimento presentate da funzionari di altre istituzioni delle tre Comunità europee,
      bandisce un concorso per titoli o per esami, ovvero per titoli ed esami. La procedura di concorso è stabilita nell’allegato
         III.
      
      Può essere bandito un concorso anche per costituire una riserva ai fini di future assunzioni».
      4.     Il regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee (in prosieguo: il «RAA»), nella versione applicabile ai fatti
         all’origine della controversia in primo grado, all’art. 2, lett. d), dispone che è considerato agente temporaneo, ai sensi
         di tale regime, «l’agente assunto per occupare, a titolo temporaneo, un impiego permanente retribuito in base agli stanziamenti
         per la ricerca e gli investimenti e compreso nella tabella degli organici allegata alla sezione del bilancio relativa all’istituzione
         interessata».
      
      5.     L’art. 8, quarto e quinto comma, del RAA prevede, in particolare, che il contratto di un agente di cui all’art. 2, lett. d),
         del RAA, di categoria A o B, incaricato di svolgere mansioni che esigono competenze scientifiche e tecniche, è concluso per
         una durata non superiore a cinque anni e tale contratto può essere rinnovato una sola volta per una durata determinata. Qualsiasi
         rinnovo successivo di tale contratto diventa di durata indeterminata.
      
      6.     L’art. 47 del RAA così dispone:
      «Il contratto dell’agente temporaneo si risolve, oltre che per decesso:
      (…)
      2)      per i contratti a tempo indeterminato:
      a)      [a]lla fine del periodo di preavviso fissato nel contratto (…). Per quanto concerne l’agente di cui all’art. 2, lettera d)
         [del RAA,] il preavviso non può essere inferiore a un mese per ogni anno di servizio prestato, con un minimo di tre mesi ed
         un massimo di dieci mesi (…)
      
      b)      alla fine del mese in cui l’agente raggiunge l’età di 65 anni».
      7.     Le ipotesi di risoluzione senza preavviso sono indicate agli artt. 48‑50 del RAA.
      II – Fatti all’origine della controversia
      8.     Secondo la ricostruzione dei fatti effettuata dal Tribunale, la sig.ra Girardot è entrata in servizio presso la Commissione
         il 1° febbraio 1996 in qualità di esperto nazionale distaccato. Essa ha conservato tale qualifica fino al 31 gennaio 1999.
      
      9.     Con contratto del 15 gennaio 1999, concluso per una durata di due anni e successivamente rinnovato in forza di apposita clausola
         aggiuntiva per la durata di un anno, la sig.ra Girardot è stata assunta quale agente temporaneo ai sensi dell’art. 2, lett. d),
         del RAA. A tale titolo essa è stata assegnata prima alla direzione generale «Industria» e quindi alla direzione generale «Società
         dell’informazione» della Commissione.
      
      10.   Il 26 luglio 2000, la direzione generale «Personale e amministrazione» della Commissione ha pubblicato un avviso di posto
         vacante nel quale rendeva noto che, nell’ambito della propria decisione riguardante la nuova politica per i ricercatori, la
         Commissione organizzava concorsi interni per costituire riserve, tra i quali figurava il concorso interno per costituire una
         riserva COM/T/R/ST/A/2000 per le carriere A 8/A 5, A 4 e A 3 della categoria A, retribuite in base agli stanziamenti destinati
         ai quadri scientifico e tecnico del bilancio della ricerca e degli investimenti. 
      
      11.   La sig.ra Girardot avrebbe presentato la propria candidatura al concorso interno per costituire una riserva COM/T/R/ST/A/2000,
         ma la sua candidatura sarebbe stata scartata perché non sussistevano tutti i requisiti di ammissione richiesti (2).
      
      12.   Il 9 e 12 febbraio 2001, la direzione generale «Personale e amministrazione» ha pubblicato due avvisi di posti vacanti permanenti,
         retribuiti in base agli stanziamenti destinati alla ricerca. Con lettera 20 febbraio 2001 la sig.ra Girardot ha manifestato
         il proprio interesse, da un lato, per un posto di categoria A, pubblicato nell’avviso di posto vacante del 9 febbraio 2001
         con riferimento COM/2001/CCR/16/R e, dall’altro, per altri sette posti di categoria A, pubblicati nell’avviso di posto vacante
         del 12 febbraio 2001.
      
      13.   Con lettera 15 marzo 2001, la Commissione ha informato la sig.ra Girardot del fatto che «non [aveva] potuto accogliere la
         sua candidatura» per il posto pubblicato il 9 febbraio 2001.
      
      14.   Quanto agli altri sette posti, con lettera 13 marzo 2001 la Commissione ha informato la sig.ra Girardot del fatto che la sua
         candidatura «non [aveva] potuto essere presa in considerazione» per il fatto che tali posti «[erano] disponibili solo per
         il personale di ruolo, vincitore di concorso, in servizio presso la Commissione». Per ciascuno di tali posti la Commissione
         ha accolto la candidatura di altri sette candidati, tutti agenti temporanei e tutti ricompresi nell’elenco redatto in esito
         al concorso interno per costituire una riserva COM/T/R/ST/A/2000, e ha nominato ciascuno di loro al posto per cui avevano
         manifestato interesse.
      
      15.   L’8 giugno 2001, la sig.ra Girardot ha proposto reclamo contro le decisioni recanti rigetto della sua candidatura contenute
         in queste due lettere. Tale reclamo ha costituito oggetto di una decisione implicita di rigetto.
      
      III – La sentenza interlocutoria del Tribunale
      16.   Con la sua sentenza interlocutoria, il Tribunale ha annullato le decisioni della Commissione che respingevano la candidatura
         della sig.ra Girardot, poiché non era stato dimostrato che la Commissione avesse debitamente esaminato i meriti dell’interessata
         prima di respingerne la candidatura e, correlativamente, di accogliere quella degli altri candidati (3).
      
      17.   Il Tribunale ha tuttavia respinto le conclusioni della sig.ra Girardot dirette all’annullamento delle decisioni di nomina
         dei candidati prescelti per i posti in questione (4). Dopo aver ponderato gli interessi della sig.ra Girardot, quelli del servizio e quelli dei terzi nominati, «come impostogli
         dai principi di proporzionalità e di tutela del legittimo affidamento», il Tribunale ha infatti ritenuto che l’annullamento
         delle decisioni di nomina ai posti in questione avrebbe costituito una sanzione eccessiva rispetto all’illecito commesso dalla
         Commissione, consistente nell’aver omesso di dimostrare di aver debitamente esaminato i meriti di un solo candidato ai suddetti
         posti (5).
      
      18.   Tuttavia, il Tribunale ha rammentato che, allo scopo di garantire un effetto utile alla sentenza di annullamento, nell’interesse
         della ricorrente, il giudice comunitario può fare uso della competenza anche di merito che gli è attribuita nelle controversie
         di tipo pecuniario e condannare, anche d’ufficio, l’istituzione convenuta al pagamento di un indennizzo (6), o invitare tale istituzione a tutelare adeguatamente i diritti della ricorrente.
      
      19.   Nella fattispecie, il Tribunale ha invitato le parti a cercare un accordo in merito a una compensazione pecuniaria equa per
         il rigetto illegittimo della candidatura della sig.ra Girardot, che tenesse conto del fatto che l’interessata non avrebbe
         più potuto partecipare a una nuova procedura non essendo più in grado né avendo il diritto di manifestare il proprio interesse
         per posti disponibili rispondendo a un avviso di posto vacante «speciale ricerca». In mancanza di un tale accordo, il Tribunale
         ha precisato che le parti avrebbero dovuto presentare le loro conclusioni in ordine alla quantificazione della suddetta compensazione
         pecuniaria entro tre mesi dalla pronuncia della sentenza interlocutoria.
      
      IV – La sentenza impugnata
      20.   Poiché le parti non sono riuscite a trovare un accordo su una compensazione pecuniaria equa, il 6 settembre 2004 hanno inviato
         al Tribunale le loro conclusioni in ordine alla quantificazione della suddetta compensazione.
      
      21.   La sig.ra Girardot ha proposto di fissare l’importo di tale compensazione, in via principale, in EUR 2 687 994; in via subordinata,
         in EUR 432 887 e, in estremo subordine, in EUR 250 248, oltre agli interessi giudiziali.
      
      22.   La Commissione ha proposto di fissare tale importo in EUR 23 917,43, ritenendo ragionevole concedere alla sig.ra Girardot,
         «da un lato, tre mesi di retribuzione netta versata per il periodo di preavviso minimo previsto dal[l’art. 47, n. 2, lett. a),
         del RAA] – ossia EUR 18 917,43 – quale risarcimento della perdita della possibilità di accedere all’uno o all’altro degli
         otto posti in questione e, dall’altro, EUR 5 000 quale risarcimento per la perdita della possibilità di partecipare a una
         nuova procedura di assegnazione di posti vacanti» (7). Tale importo avrebbe dovuto essere maggiorato degli interessi compensatori maturati tra la data della pronuncia della sentenza
         interlocutoria e il pagamento effettivo della somma dovuta, oltre che di EUR 1 simbolico, a titolo di risarcimento del danno
         morale (8).
      
      23.   Con la sentenza impugnata il Tribunale, da un lato, ha fissato l’importo della compensazione pecuniaria dovuta dalla Commissione
         alla sig.ra Girardot in EUR 92 785, oltre agli interessi correnti a partire dal 6 settembre 2004 al tasso fissato dalla Banca
         centrale europea per le principali operazioni di rifinanziamento, maggiorato di due punti, e, dall’altro, ha condannato la
         Commissione alle spese.
      
      24.   Prima di spiegare le modalità di calcolo usate per giungere a tale importo, il Tribunale ha innanzitutto rammentato che le
         decisioni della Commissione, annullate con la sentenza interlocutoria, hanno privato l’interessata, in modo certo e irreversibile,
         tenuto conto dell’impossibilità di ripristinare la situazione anteriore, della possibilità che le proprie diverse candidature
         fossero esaminate e che una di esse fosse accolta (9). Il Tribunale ha poi precisato che la perdita di una possibilità di occupare un posto vacante all’interno di un’istituzione
         comunitaria e di godere dei relativi vantaggi economici costituisce un danno materiale, punto sul quale le parti concordavano (10). Il Tribunale ha infine indicato, ai punti 57 e 58 della sentenza impugnata, che per valutare l’entità del danno da perdita
         di possibilità di cui si discute nel caso di specie occorreva «determinare la differenza tra la retribuzione che la sig.ra Girardot
         avrebbe percepito nel caso in cui la possibilità di vedere accettata la propria candidatura si fosse concretizzata e la retribuzione
         che ella ha effettivamente percepito a seguito dell’illegittimo rigetto della propria candidatura e poi, all’occorrenza, procedere
         a valutare, in percentuale, la probabilità che la sig.ra Girardot aveva di vedere realizzata la suddetta ipotesi».
      
      25.   Passando alla valutazione concreta della compensazione pecuniaria del caso di specie, il Tribunale ha calcolato, in primo
         luogo, la differenza tra la retribuzione derivante dalle condizioni economiche di impiego di cui avrebbe beneficiato la sig.ra Girardot
         se fosse stata assunta dalla Commissione e quella di cui ha effettivamente fruito, differenza calcolata su importi al netto
         delle imposte (11). Per quanto riguarda, più in particolare, il periodo cui doveva far riferimento siffatto confronto, il Tribunale ha ritenuto
         che, allo scopo di tener conto di tutte le ipotesi di fine rapporto previste agli artt. 47, n. 2, e 48‑50 del RAA, tale periodo
         potesse essere fissato ex æquo et bono in un quinquennio – compresa la durata del preavviso – a partire dalla data in cui
         aveva preso effetto la nomina dei candidati prescelti dalla Commissione in esito alla procedura di assegnazione di posti vacanti
         da cui la sig.ra Girardot era stata illegittimamente esclusa, vale a dire il periodo compreso tra il 1° aprile 2001 e il 31
         marzo 2006 (12). Muovendo dalle cifre fornite dalla sig.ra Girardot, il Tribunale ha fissato ex æquo et bono in EUR 185 570 l’entità della
         perdita di retribuzione durante tale periodo.
      
      26.   In secondo luogo, per quanto riguarda la valutazione, in percentuale, delle probabilità che la sig.ra Girardot aveva di veder
         accettata la propria candidatura, il Tribunale ha innanzitutto verificato che le candidature da quest’ultima presentate soddisfacessero
         le condizioni richieste per essere prese in considerazione dagli avvisi di posto vacante ai quali essa aveva risposto, così
         da assicurarsi che la possibilità di cui l’interessata era stata privata fosse reale (13). A tal riguardo, il Tribunale ha rammentato che, secondo la sentenza interlocutoria, queste condizioni sussistevano (14). 
      
      27.   Il Tribunale ha esaminato, in terzo luogo, se la possibilità di cui la sig.ra Girardot era stata privata poteva essere considerata
         certa, nel senso che ha verificato se l’interessata aveva, se non una effettiva probabilità, almeno una seria possibilità
         di accedere a uno dei posti in questione (15).
      
      28.   A tal riguardo e visti gli atti del fascicolo, il Tribunale ha osservato che, al termine della prima fase della procedura
         di assegnazione di posti vacanti prevista dall’art. 29, n. 1, dello Statuto, non si poteva ritenere che la Commissione, che
         poteva senz’altro decidere di ampliare la propria scelta, avrebbe sicuramente accolto una delle candidature della sig.ra Girardot
         e, di conseguenza, che quest’ultima si sarebbe con ogni probabilità vista attribuire un contratto di agente temporaneo ai
         sensi dell’art. 2, lett. d), del RAA e avrebbe tratto dalla sua esecuzione il relativo vantaggio economico. Tuttavia, il Tribunale
         ha ritenuto che la sig.ra Girardot avesse comunque una seria possibilità, di cui era stata privata a causa del rigetto delle
         sue candidature da parte della Commissione senza che fosse stata fornita la prova del relativo esame (16).
      
      29.   Raffrontando poi gli ulteriori elementi in grado di diminuire le possibilità per la sig.ra Girardot che la sua candidatura
         fosse accolta con quelli in grado di accrescere tali possibilità (17), il Tribunale ha deciso che la sig.ra Girardot «aveva in definitiva una seria possibilità che la sua candidatura fosse accolta
         per uno dei posti per cui aveva manifestato interesse o per qualsiasi altro posto per il quale avesse in seguito presentato
         domanda» (18) e ha applicato ex æquo et bono alla differenza di retribuzione di EUR 185 570 un coefficiente moltiplicatore di 0,5, destinato
         a riflettere la sussistenza di una seria possibilità (50%) di ottenere uno di quei posti. L’importo dell’equa compensazione
         pecuniaria è dunque stato fissato in EUR 92 785 (19).
      
      30.   Per quanto riguarda gli ulteriori danni materiali, nonché il danno morale e fisico lamentati dalla sig.ra Girardot, il Tribunale,
         al punto 123 della sentenza impugnata, ha ritenuto che lo scopo dell’equa compensazione pecuniaria fosse quello di fungere
         da esecuzione della sentenza interlocutoria e di tutelare adeguatamente i diritti della sig.ra Girardot, indennizzando ex
         æquo et bono l’impossibilità di ripristinare la situazione anteriore all’illecito nel quale è incorsa la Commissione. Il Tribunale
         ha pertanto ritenuto che, in difetto di previa richiesta di risarcimento, lo scopo della compensazione non avrebbe potuto
         essere la riparazione di qualsiasi altro danno eventualmente cagionato all’interessata da siffatto illecito e che, di conseguenza,
         gli argomenti relativi agli altri danni asseriti dalla sig.ra Girardot non fossero pertinenti (20). Il Tribunale ha deciso che, in ogni caso, nessuno degli altri danni allegati poteva essere preso in considerazione al fine
         di fissare l’importo dell’equa compensazione pecuniaria (21). Per quanto riguarda, in particolare, gli elementi del danno morale relativi all’alterazione della salute mentale e il quadro
         depressivo della sig.ra Girardot, nonché l’asserito danno fisico derivante dall’illecito constatato, il Tribunale ha osservato
         che la sig.ra Girardot non aveva prodotto alcun elemento che dimostrasse l’esistenza di tali danni (22). 
      
      V –    Conclusioni delle parti
      31.   La Commissione, con la propria impugnazione, chiede che la Corte voglia:
      –       annullare la sentenza impugnata;
      –       condannare la Commissione a versare alla sig.ra Girardot la somma di EUR 23 917,40, e
      –       disporre che ciascuna delle parti sopporti le proprie spese.
      32.   La sig.ra Girardot chiede che la Corte voglia:
      –       dichiarare irricevibile e, in ogni caso, infondata l’impugnazione presentata dalla Commissione, nonché
      –       dichiarare l’impugnazione incidentale ricevibile e accogliere le conclusioni presentate sull’annullamento e il risarcimento;
      –       condannare la Commissione alle spese.
      VI – Sull’impugnazione principale
      A –    Argomenti delle parti
      33.   La Commissione, con il suo unico motivo di annullamento, deduce che il metodo usato dal Tribunale nella sentenza impugnata
         per calcolare la perdita di possibilità costituisce una violazione dell’art. 236 CE e delle condizioni in presenza delle quali
         sorge la responsabilità della Commissione, indicando inoltre che, con l’impugnazione, intende far sì che la Corte si pronunci
         sulla modalità di calcolo della perdita di una possibilità di essere assunti dalla Commissione allorché quest’ultima adotta
         una decisione illegittima, che privi l’interessato della possibilità che la sua candidatura sia accolta. Essa ha aggiunto,
         sia negli atti che in udienza, che il fine perseguito dalla propria impugnazione è che la Corte elabori un ragionamento giuridico
         e un metodo uniformi per calcolare la perdita di possibilità di ottenere un posto.
      
      34.   La Commissione precisa che essa non cerca di sostenere che l’illegittimità delle decisioni con le quali ha respinto le diverse
         candidature della sig.ra Girardot non abbia causato un danno risarcibile; invero, essa afferma di accettare l’idea che la
         perdita di una possibilità di ottenere un impiego costituisce un danno materiale. 
      
      35.   Per contro, la Commissione sottolinea che il danno reale e certo subito dall’interessata sarebbe quello derivante dall’omesso
         esame delle sue candidature e non quello derivante da un’ipotetica perdita di retribuzione durante un periodo determinato
         in modo altrettanto ipotetico.
      
      36.   Secondo la Commissione, la considerazione svolta al punto 58 della sentenza impugnata, secondo la quale, per valutare l’entità
         del danno da perdita di possibilità, occorre determinare la differenza tra la retribuzione che la sig.ra Girardot avrebbe
         percepito nel caso in cui la possibilità di veder accolta la propria candidatura si fosse concretizzata e quella che essa
         ha effettivamente percepito a seguito dell’illegittimo rigetto della sua candidatura, equivarrebbe a quantificare un danno
         materiale che non è più quello di una perdita di possibilità di essere assunti e snaturerebbe la nozione di perdita di possibilità
         tramutandola in quella di perdita di una garanzia di ottenere un posto. Orbene, ad avviso della Commissione, è pacifico che
         essa dispone di un ampio margine di valutazione discrezionale in materia di assunzioni.
      
      37.   La Commissione ritiene che tale errore di diritto sia confermato, in primo luogo, dal fatto che, per calcolare la perdita
         di retribuzione, il Tribunale prende in considerazione la retribuzione nel frattempo percepita dall’interessata. Orbene, nel
         caso in cui l’interessata, durante tale periodo, avesse occupato un posto meglio retribuito di quello che avrebbe potuto ottenere
         presso la Commissione nello stesso periodo, non vi sarebbe stata alcuna perdita di retribuzione, laddove l’interessata avrebbe
         effettivamente subito una perdita di possibilità. La modalità di calcolo applicata dal Tribunale sarebbe pertanto illogica
         e potenzialmente discriminatoria. In secondo luogo, la Commissione sostiene che l’errore di diritto da essa individuato è
         altresì confermato dalla valutazione, anch’essa contenuta nel punto 58 della sentenza impugnata, secondo cui l’importo del
         danno materiale, quantificato mediante il calcolo della differenza di retribuzione percepita, potrebbe, «all’occorrenza»,
         essere valutato sotto forma di percentuale idonea ad indicare la possibilità che l’interessata aveva di veder realizzata la
         propria assunzione. Tale premessa del ragionamento svolto nella sentenza impugnata dimostrerebbe, ad avviso della Commissione,
         che il Tribunale avrebbe cercato di quantificare il danno verificatosi a causa di un’ipotetica perdita di retribuzione poiché
         il fatto che l’interessata abbia perso solo una possibilità di assunzione non sarebbe automatico («all’occorrenza»). In terzo
         luogo, il Tribunale si fonderebbe su congetture aleatorie per quantificare la probabilità di assunzione dell’interessata.
         Orbene, come indicato al punto 57 della sentenza interlocutoria, l’interessata non aveva alcun diritto di essere assunta.
         Tuttavia, calcolando innanzitutto il danno materiale come se l’interessata avesse avuto tale diritto, la sentenza impugnata
         si porrebbe in contraddizione con quella interlocutoria.
      
      38.   Secondo la Commissione, stanti tutte le precedenti considerazioni, occorrerebbe concludere che il calcolo del danno derivante
         da una perdita di possibilità di essere assunti dovrebbe necessariamente fondarsi su una base diversa da quella scelta dal
         Tribunale e non potrebbe in ogni caso essere effettuato con riferimento a una perdita di retribuzione, la quale presuppone
         la garanzia (ipotetica e non certa) di essere assunti. In udienza, la Commissione ha aggiunto che il danno derivante dal comportamento
         illecito consistente nell’aver omesso l’esame di una candidatura non poteva essere una perdita di retribuzione.
      
      39.   Di conseguenza, la Commissione invita la Corte, in conformità all’art. 61, primo comma, seconda frase, dello Statuto della
         Corte di giustizia, a dichiarare che il danno subito dalla sig.ra Girardot a causa dell’illecito nel quale è incorsa la Commissione,
         consistente nel non aver esaminato la sua candidatura ad uno dei posti in questione e che ha comportato la perdita di una
         possibilità di assunzione, può essere equitativamente risarcito con la concessione di una somma forfettaria pari a tre mesi
         di retribuzione netta e corrispondente alla somma che la Commissione dovrebbe versare durante il periodo di preavviso di un
         contratto a tempo determinato – vale a dire nella specie EUR 18 917,43 – maggiorata dell’importo, anch’esso forfettario, di
         EUR 5 000 diretto a compensare il fatto che l’interessata non potrà più partecipare a una nuova procedura di assunzione.
      
      40.   La sig.ra Girardot chiede di respingere l’impugnazione principale in quanto irricevibile o, in ogni caso, infondata.
      41.   Quanto alla ricevibilità, la sig.ra Girardot sostiene in primo luogo che, secondo la giurisprudenza, il Tribunale è il solo
         competente a valutare il danno derivante dalla perdita di una possibilità. Essa osserva che, a meno che la Commissione non
         contesti al Tribunale l’omessa specificazione dei criteri utilizzati per procedere alla valutazione del danno che essa ha
         subito, quod non, la Commissione non è legittimata a censurare la valutazione del Tribunale e, a fortiori, ad aspettarsi che
         la Corte emetta una decisione di principio sul metodo che dev’essere usato per calcolare il risarcimento del danno materiale
         derivante dalla perdita di una possibilità. Peraltro, potrebbero configurarsi, a tal riguardo, moltissime situazioni diverse
         che possono essere prese in considerazione solo caso per caso. In secondo luogo, la sig.ra Girardot sostiene che il motivo
         con il quale si afferma che il Tribunale risarcirebbe la perdita di una garanzia e non quella di una possibilità è irricevibile
         in quanto non dedotto in primo grado dinanzi al Tribunale.
      
      42.   Quanto al merito, e in via preliminare, la sig.ra Girardot sottolinea che, se il modo con il quale il Tribunale ha provveduto
         a valutare l’entità del danno nella sentenza impugnata non corrisponde a quello da quest’ultimo usato in altre controversie,
         è perché le situazioni non erano simili. 
      
      43.   In primo luogo, per quanto riguarda la realtà e certezza del danno, la sig.ra Girardot rammenta che, con riferimento al danno
         derivante dalla perdita di una possibilità, il Tribunale ha avuto modo di precisare che il danno è reale quando il ricorrente
         dimostra che è stato il comportamento illecito addebitato all’istituzione ad averlo privato della suddetta possibilità (sentenza
         del Tribunale 21 marzo 1996, causa T‑230/94, Farrugia/Commissione, Racc. pag. II‑195, punto 43). Orbene, nel caso di specie,
         sarebbe ormai fuori discussione che l’illegittimo rifiuto della Commissione di esaminare le candidature della sig.ra Girardot
         l’avrebbe privata della possibilità, da un lato, che una o più di esse fossero accolte e, dall’altro, di manifestare utilmente
         in seguito il proprio interesse verso qualsiasi altro posto se avesse ancora avuto il diritto di farlo.
      
      44.   In secondo luogo, per quanto riguarda l’asserito snaturamento della nozione di perdita di una possibilità, che si tramuterebbe
         in quella di perdita di una garanzia, la sig.ra Girardot fa osservare che l’impostazione adottata nella sentenza impugnata,
         consistente nell’enumerare i vantaggi di cui avrebbe potuto beneficiare se fosse stata assunta e, in seguito, nello stabilire
         la percentuale di probabilità che aveva di essere assunta, è un’impostazione classica, già seguita dal Tribunale nella sentenza
         5 ottobre 2004, Eagle e a./Commissione (23) e che è sancita dalla dottrina belga. Tale metodo non snaturerebbe la nozione di perdita di possibilità, e sarebbe idoneo
         a calcolare il risarcimento del danno risultante dalla perdita di una possibilità che, per definizione, non è certo che si
         realizzi.
      
      45.   In terzo luogo, per quanto riguarda la discriminazione indotta dal metodo seguito dal Tribunale, la sig.ra Girardot ritiene
         che le censure della Commissione ignorino completamente la seconda parte del ragionamento del Tribunale, volta appunto a determinare
         il fattore che va applicato alla perdita di reddito riscontrata nell’ipotesi in cui la possibilità si sia realizzata e che
         corrisponde alla probabilità che la possibilità si concretizzi. Inoltre, sembrerebbe equo che, a parità di probabilità di
         assunzione, il candidato che ha subito una perdita di reddito più ingente sia risarcito in misura maggiore rispetto al candidato
         che ha subito una perdita di retribuzione meno ingente. Poiché questi candidati non si trovano in una situazione paragonabile,
         non può rilevarsi alcuna violazione del principio di parità di trattamento.
      
      B –    Analisi
      1.      Osservazioni preliminari
      46.   Secondo la giurisprudenza della Corte, una controversia tra un dipendente o un agente temporaneo e l’istituzione da cui egli
         dipende o dipendeva, vertente sul risarcimento di un danno, si colloca, nel caso in cui tragga origine dal rapporto d’impiego
         intercorrente fra l’interessato e l’istituzione, nell’ambito dell’art. 236 CE nonché dello Statuto ed esula dall’ambito di
         applicazione degli artt. 235 e 288 CE (24).
      
      47.   Dalla giurisprudenza relativa al contenzioso in materia di risarcimento dei danni nell’ambito della funzione pubblica comunitaria
         emerge, altresì, che la responsabilità extracontrattuale della Comunità presuppone il sussistere di tre condizioni cumulative,
         ossia l’illegittimità del comportamento di cui si fa carico alle istituzioni, la realtà del danno e l’esistenza di un nesso
         causale fra il comportamento e il danno asserito (25). In questo contesto, la Corte ha precisato che il Tribunale non si era discostato dalla suddetta giurisprudenza dichiarando
         che, per poter ottenere interessi compensativi, i dipendenti dovevano dimostrare un illecito dell’istituzione, la realtà di un danno certo e valutabile e un nesso causale tra l’illecito e il danno asserito (26).
      
      48.   Tali condizioni, la cui sussistenza è stata accertata nella sentenza interlocutoria nonché nella sentenza impugnata ed è in
         parte contestata dalla Commissione nella presente controversia, sono dunque essenzialmente analoghe a quelle che caratterizzano
         la responsabilità extracontrattuale della Comunità ai sensi dell’art. 288 CE.
      
      49.   A tal riguardo, occorre rilevare che né l’art. 236 CE né lo Statuto si riferiscono, al contrario dell’art. 288, n. 2, CE,
         alla norma secondo cui la Comunità deve risarcire i danni causati dalle sue istituzioni «conformemente ai principi generali
         comuni ai diritti degli Stati membri».
      
      50.   Tuttavia, poiché la responsabilità extracontrattuale della Comunità è regolata da analoghi principi non scritti, sia nel caso
         dell’art. 288 CE che in quello dell’art. 236 CE e dello Statuto, nulla osta, a mio parere, a che si effettui un esame degli
         ordinamenti giuridici degli Stati membri per verificare, se non l’esistenza di principi generali comuni ai diritti nazionali,
         almeno il riconoscimento da parte di taluni di essi di costruzioni giuridiche in grado di ispirare il giudice comunitario.
         Del resto, un breve excursus degli ordinamenti nazionali può risultare interessante, nel caso di specie, con riferimento alla
         definizione che essi forniscono della perdita di una possibilità e alla risarcibilità ad essa riconosciuta, nonché al metodo
         che taluni di questi ordinamenti applicano per valutare l’entità del danno derivante da siffatta perdita. Tale excursus consente
         altresì di meglio comprendere l’impostazione seguita nella presente controversia dal Tribunale, il quale ha senz’altro preso
         in considerazione taluni ordinamenti giuridici nazionali, impostazione che, alla luce di questi ultimi, non sembra così «illogica»
         come sostiene la Commissione nell’impugnazione principale.
      
      51.   L’esame degli ordinamenti degli Stati membri alla data della domanda giudiziale dinanzi al Tribunale, ossia nel 2003, non
         consente di estrapolare un principio generale comune a tali ordinamenti in forza del quale la perdita di una possibilità di
         essere assunti configurerebbe un danno risarcibile, che sia, inoltre, ristorato secondo modalità comuni o simili.
      
      52.   Invero, diversi ordinamenti nazionali (vale a dire gli ordinamenti tedesco, austriaco, finlandese, danese, portoghese e svedese)
         non ammettono, in linea di principio, che una perdita di possibilità di essere assunti possa essere risarcita, benché taluni
         di essi (segnatamente gli ordinamenti danese, portoghese e finlandese) prevedano forme diverse di compensazione che, all’occorrenza,
         possono essere più favorevoli al candidato illegittimamente escluso (27).
      
      53.   Per contro, la nozione di perdita di possibilità e la sua risarcibilità in quanto tale, in particolare nel contenzioso giuslavoristico
         e/o della funzione pubblica nazionale, sono riconosciute dal diritto belga, greco, spagnolo, francese, irlandese, italiano,
         lussemburghese, olandese e del Regno Unito.
      
      54.   In sostanza, secondo questi ordinamenti, la nozione di perdita di possibilità si definisce come la speranza, delusa, di ottenere
         un vantaggio e/o di evitare il verificarsi di un rischio. Per quanto riguarda, per lo meno, la perdita di possibilità di ottenere
         un vantaggio su cui si conta, che è il caso di specie (perdita di una possibilità di essere assunti), un elemento che gli
         ordinamenti nazionali che la riconoscono hanno in comune è che essa opera in circostanze in cui vi è un’alea, il cui verificarsi
         rende il risultato nel quale si confida ignoto per sempre. Inoltre, in generale, tali ordinamenti impongono che la possibilità
         perduta sia seria, nel senso che la probabilità di realizzazione dev’essere forte. La serietà della possibilità perduta è
         quindi uno strumento di misura della certezza del danno subito.
      
      55.   Per quanto riguarda la valutazione del danno causato dalla perdita di una possibilità, indipendentemente dal fatto che di
         questo si prenda in considerazione l’aspetto morale o materiale (28), i giudici nazionali forniscono una valutazione equitativa. In Belgio, il valore economico della possibilità perduta costituisce
         oggetto di una valutazione ex æquo et bono, nel senso che il giudice, dopo aver accertato che non vi sono elementi precisi
         di valutazione del danno, tiene conto, in coscienza, di tutti gli elementi che possono influire sul suo calcolo (29). Talune decisioni stimano il danno applicando al valore del lucro cessante una percentuale corrispondente alla possibilità
         perduta. Ad esempio, in materia di funzione pubblica, il danno subito da chi ha perso una seria possibilità di promozione
         è stato valutato al 50% della differenza tra lo stipendio di cui il dipendente avrebbe beneficiato grazie a quella promozione
         e quello che ha continuato a guadagnare in mancanza di quest’ultima (30). In Francia, quando sussistono le condizioni per il risarcimento, in particolare la perdita di una seria possibilità, che
         è l’unica a costituire un danno certo, il giudice amministrativo determina l’importo del risarcimento applicando il criterio
         secondo cui il risarcimento del danno dev’essere commisurato al valore della possibilità perduta e non può essere pari al
         beneficio che tale possibilità avrebbe procurato se si fosse realizzata (31). Per quanto riguarda la determinazione dell’importo del risarcimento concesso alla vittima, il giudice amministrativo, nell’ambito
         della domanda di risarcimento di danni, può procedere a una valutazione globale dell’importo dei danni, in osservanza del
         principio del risarcimento integrale del danno (32) ovvero, nel caso specifico in cui la vittima sia reintegrata nel proprio diritto (reintegrazione o reinserimento, per esempio),
         a una valutazione del danno sulla base della differenza tra lo stipendio che il dipendente avrebbe percepito se fosse rimasto
         in servizio e la retribuzione effettivamente percepita (33). In Italia, la Corte suprema di cassazione ha approvato il metodo che teneva conto della differenza tra lo stipendio che
         il lavoratore avrebbe percepito in caso di realizzazione della possibilità di essere promosso e quello che ha effettivamente
         percepito, e ha deciso che era legittimo concedere al lavoratore una percentuale di tale importo equivalente alle possibilità
         di ottenere la promozione (34). Nel Regno Unito, nell’ambito del diritto del lavoro, una perdita di possibilità di ottenere un posto è stata quantificata
         valutando la percentuale delle probabilità di ottenere tale posto e applicando tale percentuale all’importo dello stipendio
         ipoteticamente perso (35).
      
      56.   Questi metodi sembrano aver ispirato il Tribunale nella presente controversia. La Commissione, nell’impugnazione principale,
         suggerisce l’idea che la giurisprudenza del Tribunale denoti una certa incostanza, sia per quanto riguarda il riconoscimento
         della perdita di possibilità quale danno risarcibile a pieno titolo – da un lato – sia con riferimento alla modalità di calcolo
         del danno derivante da una perdita di possibilità in varie cause – dall’altro.
      
      57.   Vero è che, nel contenzioso diverso da quello della funzione pubblica comunitaria, il Tribunale ha ritenuto che il danno derivante da una perdita di possibilità, non essendo né reale né certo, non potesse
         essere oggetto di risarcimento. Ad esempio, nel contenzioso degli appalti pubblici, il Tribunale tende a ritenere che il danno
         da lucro cessante cagionato dalla violazione del diritto comunitario da parte della Commissione nel corso di una procedura
         di gara d’appalto presupponga il diritto del ricorrente all’aggiudicazione dell’appalto (36). In una situazione del genere il Tribunale ha deciso che il danno da lucro cessante invocato dall’offerente escluso non fosse
         né reale né certo in quanto non poteva dedursi che l’appalto gli sarebbe stato attribuito con certezza (37). Un approccio analogo, per quanto meno categorico, è stato adottato nella citata sentenza Farrugia/Commissione (38) che, per motivi analoghi, ha respinto la pretesa del ricorrente secondo cui quest’ultimo avrebbe subito un danno ingente
         per il fatto di aver perso una possibilità unica di proseguire i propri studi e ricerche a causa dell’illegittimo rigetto
         della sua candidatura a una borsa per la formazione alla ricerca che, secondo il diritto comunitario applicabile, doveva essere
         assegnata dalla Commissione.
      
      58.   Tuttavia, nel contenzioso statutario, sembra che il Tribunale non abbia applicato lo stesso rigore riconoscendo, secondo un filone giurisprudenziale quanto meno
         maggioritario, la risarcibilità della perdita di una possibilità di essere assunti o promossi (39). In queste cause, il Tribunale ha ritenuto, in maniera talvolta ambigua, che il danno subito fosse morale (40) e/o materiale (41), applicando, per quanto riguarda la modalità di calcolo del danno, vuoi un metodo basato sul differenziale di retribuzione (42), vuoi una modalità di risarcimento ex æquo et bono (43).
      
      59.   La natura materiale del danno subito a causa di una perdita di possibilità di carriera sembra essere stata confermata, su
         impugnazione, dalla citata sentenza Consiglio/de Nil e Impens.
      
      60.   In primo grado, il Tribunale aveva considerato, al punto 47 della sentenza 26 giugno 1996, de Nil e Impens/Consiglio (44), che le ricorrenti avessero dimostrato l’esistenza di un diritto al risarcimento del danno derivante dal fatto di non essere
         reinquadrate nella categoria B contestualmente agli altri vincitori di un concorso interno organizzato dal Consiglio dell’Unione
         europea, poiché, anche se è vero che non avrebbero avuto un diritto alla promozione dopo il loro reinquadramento, esse avevano
         in ogni caso perso una possibilità di veder evolvere in futuro la loro carriera in maniera comparabile a quella dei vincitori
         del suddetto concorso. Oltre a tale danno materiale, il Tribunale aveva accolto la domanda di risarcimento delle ricorrenti
         per il danno morale subito in virtù della prolungata situazione di incertezza in cui si erano trovate con riferimento all’evoluzione
         della loro carriera. Il Tribunale, pertanto, aveva quantificato ex æquo et bono i danni morale e materiale, considerati globalmente,
         in BEF 500 000.
      
      61.   La Corte, su impugnazione presentata dal Consiglio, ha annullato tale sentenza del Tribunale nella parte in cui riconosceva
         alle ricorrenti un diritto di essere risarcite per l’asserito danno morale subito. La Corte, constatando che lo stato degli
         atti le permetteva di pronunciarsi su tale punto, ha respinto la domanda delle ricorrenti in merito al risarcimento del danno
         morale. Per contro, ha respinto le censure formulate dal Consiglio con riferimento all’ammissione da parte del Tribunale dell’esistenza
         di un danno materiale. Essa ha quindi precisato, al punto 28 della citata sentenza Consiglio/de Nil et Impens, e riferendosi
         esplicitamente al detto punto 47 della sentenza del Tribunale, che «non può escludersi a priori che i dipendenti i quali non
         sono risultati vincitori del (…) concorso [di cui trattasi] e, alla stregua delle ricorrenti, hanno vinto il secondo concorso
         (…) abbiano subito un danno materiale consistente nel fatto di non vedere evolvere in futuro la loro carriera in maniera comparabile
         a quella dei vincitori del concorso [di cui trattasi], per l’impossibilità di reinquadrarli con effetto dal 1° gennaio 1991».
      
      62.   Non vedo obiezioni a che si proceda a una valutazione analoga per quanto riguarda la perdita di una possibilità di essere
         assunti, come quella di cui si discute nella presente controversia (45). Del resto, occorre osservare che, nell’impugnazione principale, la Commissione non nega che una perdita di possibilità di
         assunzione possa essere risarcita e «accetta l’idea», nonostante alcune osservazioni critiche verso la giurisprudenza del
         Tribunale, che il danno derivante da una tale perdita sia materiale, come dichiarato al punto 56 della sentenza impugnata.
      
      63.   Per contro, nella sua impugnazione, la Commissione afferma di non poter accettare il metodo usato dal Tribunale per quantificare
         un danno di tale natura. Essa rileva che, quantificando la perdita di possibilità ricorrendo alla differenza tra la retribuzione
         che l’interessata avrebbe percepito se fosse stata assunta e quella che ha effettivamente percepito, il Tribunale ha snaturato
         la nozione di perdita di possibilità. Invero, secondo la Commissione, il metodo applicato dal Tribunale, basato sul differenziale
         di retribuzione, equivarrebbe a determinare un danno ipotetico e a risarcire una perdita di garanzia e non una perdita di
         possibilità di occupare un posto. In udienza, la Commissione ha altresì precisato che il nesso di causalità necessario tra
         l’illecito e il danno subito non corrisponderebbe a una delle condizioni stabilite dalla giurisprudenza, ossia quella dell’esistenza
         di un nesso di causalità diretto tra l’illecito commesso e il danno.
      
      64.   Prima di valutare la fondatezza di questa tesi, l’argomento sviluppato dalla Commissione pone, come già evidenziato dalla
         sig.ra Girardot (v. paragrafo 41 delle presenti conclusioni), la questione preliminare della sua ricevibilità, che adesso
         è bene esaminare.
      
      2.      Sulla ricevibilità
      65.   Occorre preliminarmente rammentare che, secondo la giurisprudenza, qualora il Tribunale abbia constatato l’esistenza di un danno, esso è l’unico competente a valutare, entro i limiti della domanda, le modalità e la portata del risarcimento del danno (46). La Corte ha tuttavia precisato che, allo scopo di consentirle di esercitare un controllo giurisdizionale sulle sentenze
         del Tribunale, queste ultime devono essere sufficientemente motivate e, in particolare, devono indicare i criteri presi in
         considerazione ai fini della determinazione dell’importo deciso (47).
      
      66.   Nella fattispecie, l’impugnazione principale presenta senz’altro alcune ambiguità quanto alle censure formulate nei confronti
         della sentenza impugnata.
      
      67.   Da un lato, infatti, la Commissione vi precisa di volere che la Corte si pronunci sulla modalità di calcolo adottata dalla
         sentenza impugnata per risarcire il danno causato dalla perdita di possibilità. Orbene, stante la giurisprudenza precedentemente
         citata, queste censure contenute nell’impugnazione principale dovrebbero essere dichiarate irricevibili oppure, come la Corte
         ha già avuto occasione di fare (48), essere riqualificate nel senso che con esse si eccepirebbe un difetto o un’insufficienza di motivazione della sentenza impugnata
         quanto ai criteri presi in considerazione nella determinazione del risarcimento del danno, in modo da fornire a queste censure
         un effetto utile.
      
      68.   Tuttavia, e d’altro canto, la Commissione non si limita a contestare l’entità del risarcimento del danno, bensì, nel suo unico
         motivo a sostegno delle proprie conclusioni, individua, a mio avviso, un vero e proprio errore di diritto che avrebbe asseritamente
         viziato la sentenza impugnata.
      
      69.   Invero, la Commissione afferma, in sostanza – senza rimettere né poter rimettere in discussione la constatazione, effettuata
         nella sentenza interlocutoria, dell’esistenza di un danno causato dall’illecito commesso – che il risarcimento concesso dal
         Tribunale nella sentenza impugnata riguarda non il danno accertato nella sentenza interlocutoria bensì, al contrario, un altro
         danno, ossia la perdita della garanzia di occupare un posto e la perdita della relativa retribuzione. In tal senso, la Commissione
         sostiene, di conseguenza, che il Tribunale, con l’adozione del metodo censurato, avrebbe snaturato le condizioni in presenza
         delle quali sorge la responsabilità extracontrattuale della Comunità, vuoi per aver risarcito un danno non reale e certo,
         vuoi per aver trascurato il grado del nesso di causalità tra l’illecito commesso e il danno subito. In altri termini il Tribunale,
         pur avendo senza dubbio constatato l’esistenza di un danno, tuttavia non avrebbe risarcito quel danno, bensì un altro danno, che non soddisferebbe le condizioni di risarcibilità previste dalla giurisprudenza. A mio avviso, una simile questione,
         di evidente natura giuridica, non può sfuggire al sindacato della Corte in sede d’impugnazione.
      
      70.   Contrariamente a quanto sostenuto dalla sig.ra Girardot nella sua eccezione di irricevibilità, non si può nemmeno sostenere
         che l’argomento della Commissione, nella parte in cui censura la realtà e la certezza del danno, sarebbe irricevibile perché
         non dedotto in primo grado. Invero, è evidente che le constatazioni censurate dalla Commissione appaiono per la prima volta
         nella sentenza impugnata, il che induce a respingere l’eccezione di novità del motivo sollevato dalla sig.ra Girardot (49).
      
      71.   Propongo dunque di dichiarare l’impugnazione principale ricevibile, a condizione che le censure ivi contenute con le quali
         si critica l’entità del risarcimento del danno siano interpretate come riferite al difetto o all’insufficienza di motivazione
         della sentenza impugnata.
      
      3.      Nel merito
      72.   In sostanza, con riferimento al punto 58 della sentenza impugnata, la Commissione critica il fatto che il danno materiale
         sia stato calcolato sulla base del criterio della differenza di retribuzione, snaturando, in tal modo, la perdita di possibilità,
         che si tramuta così in perdita della garanzia di ottenere un posto. A suo parere, l’errore di diritto commesso dal Tribunale
         sarebbe confermato da altri elementi, come indicato al paragrafo 37 delle presenti conclusioni.
      
      73.   Siffatte censure derivano, a mio avviso, da un’interpretazione in parte scorretta della sentenza impugnata.
      74.   Occorre certamente riconoscere che la valutazione di cui al punto 58 della sentenza impugnata è viziata da un errore di diritto.
      75.   Si deve ricordare che, in tale punto della motivazione della sentenza impugnata, il Tribunale ha illustrato l’impostazione
         che intendeva seguire per valutare l’entità del danno subito dalla sig.ra Girardot. A tal fine, esso ha così indicato che
         occorreva «determinare la differenza tra la retribuzione che la sig.ra Girardot avrebbe percepito nel caso in cui la possibilità
         di vedere accettata la propria candidatura si fosse concretizzata e la retribuzione che ella ha effettivamente percepito a
         seguito dell’illegittimo rigetto della propria candidatura e poi, all’occorrenza, procedere a valutare, in percentuale, la possibilità che la sig.ra Girardot aveva di vedere realizzata la suddetta ipotesi» (50).
      
      76.   Orbene, introducendo la seconda fase del ragionamento che intendeva seguire con la locuzione «all’occorrenza», il Tribunale
         sembra considerare tale fase come soltanto facoltativa quando invece, dal punto di vista giuridico, nel caso di una perdita
         di possibilità di essere assunti essa si rivela obbligatoria.
      
      77.   Infatti, occorre tener presente che la perdita di possibilità costituisce di per sé un danno, come peraltro ammesso dalla
         Commissione. Con riferimento a una perdita di possibilità di assunzione, non sono gli importi che ci si attende a costituire
         il danno, bensì la speranza di guadagnarli. Nella concessione del risarcimento del danno, il giudice deve tener conto dell’importanza
         di questa speranza, la quale, come impone la giurisprudenza, dev’essere seria. La possibilità dev’essere stata reale. In tal
         senso si tratta di un’applicazione del principio del risarcimento di un danno certo, in quanto ciò che è certo non è l’evento
         o l’evoluzione futura prevista, bensì la perdita della possibilità di vederli entrambi realizzati. Di tal che, la valutazione
         della probabilità che la sig.ra Girardot aveva di vedere accolta la propria candidatura non può essere facoltativa, giacché
         inerisce alla definizione stessa della nozione di perdita di possibilità.
      
      78.   Tuttavia, a mio parere, l’errore di diritto commesso dal Tribunale non comporta l’annullamento della sentenza impugnata. Infatti,
         è pacifico che, ai punti 96‑112 di quest’ultima, il Tribunale abbia effettivamente valutato in concreto la possibilità, qualificata,
         del resto, come seria, che la sig.ra Girardot aveva di ottenere i posti per i quali aveva presentato la propria candidatura,
         di modo che non si può ritenere, come erroneamente sostiene la Commissione, che il danno materiale constatato dalla sentenza
         impugnata equivalga unicamente alla differenza tra la retribuzione che la sig.ra Girardot avrebbe percepito se una delle sue
         candidature fosse stata accolta dalla Commissione e quella effettivamente percepita.
      
      79.   A tal riguardo, non possono essere accolte neppure le censure mosse dalla Commissione contro la presa in considerazione, nella
         sentenza impugnata, della perdita di retribuzione quale criterio per valutare la perdita di una possibilità di essere assunti.
      
      80.   Vero è, come sostiene la Commissione, che la sig.ra Girardot non aveva il diritto di essere assunta, né la sentenza impugnata
         smentisce questa affermazione. Il Tribunale l’ha perfino esplicitamente confermata al punto 72 della sentenza impugnata, il
         che, pertanto, esclude una contraddizione tra la sentenza impugnata e il punto 57 della sentenza interlocutoria, contrariamente
         a quanto sostenuto dalla Commissione.
      
      81.   L’inesistenza di un diritto di essere assunti non significa, tuttavia, che non si possa prendere in considerazione il criterio
         della retribuzione nella valutazione del danno materiale derivante dalla perdita di una possibilità di essere assunti, sempreché
         tale valutazione tenga altresì conto del livello di probabilità che tale assunzione si realizzasse e sia condotta alla luce
         delle domande delle parti, come ha fatto il Tribunale nella sentenza impugnata.
      
      82.   Invero, l’illecito constatato, consistente nel non aver dimostrato che fosse stato effettuato un esame comparativo dei meriti,
         ha privato in modo certo la sig.ra Girardot della possibilità di ottenere i posti desiderati e, pertanto, della possibilità
         di percepire la relativa retribuzione. Orbene, ricorrendo a un metodo basato sulla retribuzione sperata, ponderato della seria
         possibilità che la sig.ra Girardot aveva di ottenere tale retribuzione, il Tribunale non ha fatto che applicare i criteri
         relativi al sorgere della responsabilità extracontrattuale della Comunità, nell’ambito particolare dell’applicazione di una
         perdita di possibilità di essere assunti.
      
      83.   Inoltre, osservo con interesse che il metodo alternativo proposto dalla Commissione si fonda anch’esso sul criterio della
         retribuzione, nel senso che suggerisce di risarcire la sig.ra Girardot concedendole una compensazione pecuniaria il cui importo
         sarebbe fissato in tre mensilità nette, versate per il periodo di preavviso minimo previsto dall’art. 47, n. 2, lett. a),
         del RAA.
      
      84.   Orbene, quand’anche tale compensazione – che muove dal postulato che la Commissione avesse il diritto di recedere unilateralmente
         dal contratto di lavoro con la sig.ra Girardot senza giusta causa e subito dopo che questo avesse prodotto effetti – (51) fosse possibile, ciò non toglie che essa si basi sullo stesso criterio adottato dal Tribunale. La Commissione se ne discosta,
         in fin dei conti, solo per ciò che riguarda la determinazione dell’entità del danno che, come già indicato nelle presenti
         conclusioni, spetta unicamente al giudice del merito. In altre parole, una volta che la Commissione abbia ammesso la pertinenza
         del criterio della retribuzione per risarcire la perdita di possibilità di essere assunti – anche come punto di partenza del
         proprio metodo di calcolo – essa non può più criticare, nell’ambito dell’impugnazione, la modalità e l’entità del risarcimento
         del danno subito.
      
      85.   Inoltre, come osservato dalla Commissione, il metodo che quest’ultima propone mira a risarcire uniformemente la perdita di
         possibilità di essere assunti. Orbene, tale approccio, da un lato, tende a trascurare il carattere necessariamente individuale
         del danno causato dall’illecito commesso dall’istituzione comunitaria e, dall’altro, comporta il rischio di alterare la natura
         tutto sommato dissuasiva del risarcimento pecuniario, inducendo l’amministrazione a ponderare il rispetto delle regole ad
         essa imposte con l’adozione di un comportamento illecito di cui essa conosce in anticipo il prezzo.
      
      86.   Imporre al giudice del merito un metodo uniforme, come suggerisce la Commissione, lo priverebbe senza dubbio di gran parte
         della sua competenza anche di merito, che gli consente di statuire ex æquo et bono perseguendo il risarcimento più adeguato
         del danno subito. Qualora dovesse essere accolto l’approccio suggerito dalla Commissione, esso potrebbe, in fin dei conti,
         indurre il giudice del merito a trascurare il rispetto del principio del risarcimento integrale del danno (52).
      
      87.   Queste considerazioni mi inducono a respingere anche la tesi della Commissione sulla violazione del principio della parità
         di trattamento che deriverebbe dal metodo usato dal Tribunale. Invero, tali censure, oltre a riguardare l’entità del danno,
         trascurano il necessario margine discrezionale di cui il giudice di merito deve godere nella valutazione più adeguata del
         risarcimento del danno subito.
      
      88.   Infine, occorre altresì respingere le censure della Commissione relative all’entità del risarcimento stabilito dalla sentenza
         impugnata, le quali debbono essere interpretate, come precisato ai paragrafi 67 e 71 delle presenti conclusioni, come dirette
         a lamentare un difetto e/o un’insufficienza di motivazione, censure che riguardano essenzialmente il quinquennio considerato
         dalla sentenza impugnata per calcolare la differenza tra la retribuzione nella quale sperava la sig.ra Girardot, se le sue
         candidature fossero state accolte, e quella effettivamente percepita. Invero, è sufficiente constatare che il Tribunale, specificando,
         da un lato, al punto 62 della sentenza impugnata, il punto di partenza del periodo di raffronto come fissato a decorrere dalla
         data in cui è divenuta efficace la nomina dei candidati prescelti e, dall’altro, ai punti 63‑78 della suddetta sentenza, il
         termine del suddetto periodo, tenendo conto di tutti gli elementi di fatto e di diritto che avrebbero regolato il rapporto
         tra l’interessata e la Commissione se quest’ultima l’avesse assunta, ha sufficientemente spiegato i motivi che lo hanno indotto
         a fondarsi sul suddetto periodo.
      
      89.   Alla luce delle considerazioni sin qui esposte, propongo di respingere l’impugnazione principale.
      VII – Sull’impugnazione incidentale
      A –    Argomenti delle parti
      90.   Con la sua impugnazione incidentale, la sig.ra Girardot sostiene che il Tribunale ha violato il diritto comunitario commettendo
         diversi errori manifesti di valutazione. Il primo di tali errori riguarderebbe la determinazione del periodo da prendere in
         considerazione per il calcolo della differenza di retribuzione, nel senso che, al punto 80 della sentenza impugnata, il Tribunale
         ha rifiutato di tener conto della perdita di possibilità di carriera presso la Commissione. Orbene, secondo la sig.ra Girardot,
         la prospettiva di una nomina in ruolo dopo l’assunzione non sarebbe stata incerta. Il periodo da prendere in considerazione
         avrebbe dunque dovuto essere necessariamente superiore al quinquennio considerato dal Tribunale. Il secondo errore manifesto
         di valutazione commesso dal Tribunale riguarderebbe la determinazione della differenza di retribuzione. Il Tribunale, fondandosi
         sulla retribuzione mensile netta corrispondente, in media, all’ultima retribuzione versata dalla Commissione, avrebbe ignorato
         – al punto 85 della sentenza impugnata – il fatto che la sig.ra Girardot aveva maggiori probabilità di essere assunta per
         un posto di grado A 4 piuttosto che per un posto di grado A 5, in quanto cinque degli otto posti per i quali si era candidata
         erano di grado A 4. Il terzo di tali errori riguarderebbe la probabilità di realizzazione della possibilità di essere assunta
         in quanto il Tribunale, fissando al 50% la probabilità che la sig.ra Girardot aveva di ottenere un posto alla Commissione,
         avrebbe trascurato il fatto – da un lato – che candidarsi per otto posti avrebbe casomai aumentato le probabilità di assunzione
         e – dall’altro – che una seria possibilità non corrisponde a una probabilità su due. Infine, il quarto errore manifesto di
         valutazione risiederebbe nel non aver preso in considerazione, ai punti 133‑138 della sentenza impugnata, tutti gli elementi
         costitutivi del danno morale e di quello fisico, mentre i certificati medici allegati all’impugnazione incidentale confermerebbero
         la sindrome depressiva di cui essa soffre a far tempo dall’illegittimo rigetto delle sue candidature da parte della Commissione.
      
      91.   In udienza, la Commissione ha eccepito l’irricevibilità dell’impugnazione incidentale.
      B –    Analisi
      92.   Come risulta dagli artt. 225 CE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, il Tribunale è il solo competente,
         da un lato, ad accertare i fatti, salvo il caso in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dai documenti
         del fascicolo ad esso sottoposti, e, dall’altro, a valutare tali fatti. Una volta che il Tribunale abbia accertato o valutato
         i fatti, la Corte è competente, ai sensi dell’art. 225 CE, ad effettuare il controllo sulla qualificazione giuridica di tali
         fatti e sulle conseguenze di diritto che il Tribunale ne ha tratto (53).
      
      93.   Nella fattispecie, e come è stato ribadito in udienza dalla sig.ra Girardot, l’impugnazione incidentale, con riferimento ai
         primi tre motivi su cui si basa, si limita a contestare la valutazione di taluni fatti operata dal Tribunale in sede di applicazione
         del metodo di calcolo che quest’ultimo ha applicato per determinare il danno subito dalla sig.ra Girardot a causa della perdita
         della possibilità di essere assunta come agente temporaneo in seno alla Commissione, senza peraltro che uno snaturamento di
         tali fatti sia o possa essere dedotto. Inoltre, come già indicato, il Tribunale è il solo competente a valutare il modo e
         l’entità del risarcimento del danno subito (54). A tale duplice titolo, questi motivi dovrebbero essere respinti in quanto irricevibili.
      
      94.   Per quanto riguarda il quarto motivo, con cui la sig.ra Girardot contesta al Tribunale di non aver preso in considerazione
         i certificati medici che avrebbe presentato, esso mi sembra ricevibile poiché pare diretto non contro l’errata valutazione
         delle prove, bensì contro l’asserita violazione dell’obbligo di esaminare gli elementi di prova che si sostiene siano stati
         prodotti e che dimostrerebbero l’esistenza di ulteriori voci di danno oltre al danno materiale causato dall’illecito nel quale
         è incorsa la Commissione. Orbene, così come la Corte – in sede di impugnazione – ha valutato la fondatezza di un motivo vertente
         sull’esame incompleto dei fatti (55), un motivo vertente sull’omesso esame di elementi di prova da parte del Tribunale dovrebbe anch’esso, a mio parere, essere
         oggetto di sindacato da parte della Corte.
      
      95.   Tuttavia, per le ragioni qui di seguito esposte, ritengo che questo motivo debba essere respinto in quanto inconferente o,
         in ogni caso, infondato.
      
      96.   Quanto al carattere inconferente del suddetto motivo, dal combinato disposto dei punti 123‑125, nonché 133 e 138 della sentenza
         impugnata risulta che il rifiuto di prendere in considerazione il danno fisico e il rigetto delle pretese connesse all’alterazione
         della salute mentale e allo stato depressivo della sig.ra Girardot, in quanto quest’ultima non aveva prodotto elementi a conferma
         dell’esistenza di tali danni, si basa su un punto della motivazione sviluppato ad abundantiam, come confermato al punto 125,
         seconda frase, della sentenza impugnata, introdotto dalla locuzione «[i]n ogni caso» (56). La motivazione principale, esposta ai punti 123‑125 della sentenza impugnata e con riferimento alla quale la sig.ra Girardot
         non rileva alcun errore di diritto, si fonda sulla considerazione secondo cui lo scopo della compensazione pecuniaria consiste
         unicamente nel risarcire il danno materiale derivante dalla perdita di possibilità di essere assunta generata dalla condotta
         illecita della Commissione e non, in difetto di previa domanda di risarcimento, nel risarcire qualsiasi altro danno che il
         suddetto illecito potrebbe aver peraltro causato alla sig.ra Girardot, cosicché il Tribunale ben ha potuto ritenere, al punto 125,
         prima frase, della sentenza impugnata, che gli argomenti relativi a tali altri asseriti danni non fossero pertinenti.
      
      97.   In ogni caso, per quanto riguarda l’infondatezza di questo motivo, occorre constatare che i certificati medici, allegati all’impugnazione
         incidentale e sui quali la sig.ra Girardot fonda la sua pretesa, sono tutti successivi alla pronuncia della sentenza impugnata
         e che, pertanto, la sig.ra Girardot non dimostra che il Tribunale – osservando, ai punti 133 e 138 della sentenza impugnata,
         che essa non aveva dimostrato l’esistenza dei danni che invocava con l’ausilio, tra l’altro, di certificati medici – avrebbe
         commesso un errore di diritto nell’applicare le regole sull’onere della prova e sulla produzione degli elementi di prova,
         né che avrebbe violato il diritto comunitario non prendendo in considerazione elementi di prova, quando invece questi non
         gli erano stati presentati (57).
      
      98.   Per tutti questi motivi, ritengo che l’impugnazione incidentale debba essere respinta in quanto in parte irricevibile e in
         parte inconferente o infondata.
      
      99.   Alla luce di quanto precede, propongo alla Corte di respingere sia l’impugnazione principale che l’impugnazione incidentale.
      VIII – Sulle spese
      100. Ai sensi dell’art. 122, primo comma, del regolamento di procedura, quando l’impugnazione è respinta, la Corte statuisce sulle
         spese. Secondo l’art. 69, n. 2, del medesimo regolamento, applicabile al procedimento di impugnazione in virtù dell’art. 118
         del suddetto regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la sig.ra Girardot
         ha chiesto che la Commissione venga condannata alle spese e poiché quest’ultima deve, a mio parere, restare soccombente sul
         suo unico motivo, essa deve essere condannata alle spese relative all’impugnazione principale. Poiché la Commissione ha chiesto
         che ognuna delle parti sopporti le proprie spese inerenti al presente procedimento e poiché la sig.ra Girardot deve, a mio
         parere, restare soccombente sui motivi da essa articolati a sostegno dell’impugnazione incidentale, si dovrebbe disporre che
         ognuna delle parti sopporterà le proprie spese relative all’impugnazione incidentale, conformemente alle richieste della Commissione
         e ai sensi dell’art. 69, n. 3, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione ai sensi dell’art. 118
         di tale regolamento.
      
      IX – Conclusione
      101. Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di dichiarare e statuire quanto segue:
      «1)      l’impugnazione principale e l’impugnazione incidentale sono respinte,
      2)      la Commissione delle Comunità europee è condannata alle spese inerenti all’impugnazione principale,
      3)      la sig.ra Girardot e la Commissione delle Comunità europee sopportano le proprie spese relative all’impugnazione incidentale».
      1 –	Lingua originale: il francese.
      
      2 –	Occorre rilevare che, nella sua comparsa di risposta all’impugnazione, la sig.ra Girardot nega di essersi presentata al
         concorso. Tuttavia, tale punto è irrilevante nell’ambito della presente controversia, in quanto è pacifico che l’omesso esame
         comparativo dei meriti (o, in ogni caso, l’omessa dimostrazione dell’avvenuta effettuazione di quest’ultimo) constatato dalla
         sentenza interlocutoria del Tribunale si è in parte fondato sul fatto che la sig.ra Girardot non ha superato tale concorso,
         il che rappresenta un inconfutabile elemento di fatto.
      
      3 –	Punti 65‑71 e 78‑80 della citata sentenza.
      
      4 –	Sentenza interlocutoria (punto 88).
      
      5 –	Ibidem (punti 85‑87).
      
      6 –	Ibidem (punto 89). Il Tribunale si riferisce, a tal proposito, alla sentenza della Corte 5 giugno 1980, causa 24/79, Oberthür/Commissione
         (Racc. pag. 1743, punto 14). V. anche sentenze della Corte 16 dicembre 1960, causa 44/59, Fiddelaar/Commissione (Racc. pag. 1049),
         nonché 27 ottobre 1987, cause riunite 176/86 e 177/86, Houyoux et Guery/Commissione (Racc. pag. 4333, punto 16). Si noti che,
         nella specie, la sig.ra Girardot non aveva effettivamente chiesto il risarcimento del danno causato dall’asserito illecito
         commesso dalla Commissione. Occorre altresì precisare che la sentenza interlocutoria, optando per l’indennizzo a favore della
         ricorrente piuttosto che per l’annullamento tanto della decisione di rigetto della candidatura di quest’ultima quanto di quella
         di nomina o di assunzione di terzi, pare inserirsi in una giurisprudenza minoritaria in materia di procedura di nomina o di
         assunzione. Per esempi di indivisibilità di queste due decisioni e sul loro annullamento, v. sentenze della Corte 30 giugno
         1983, causa 85/82, Schloh/Consiglio (Racc. pag. 2105, punto 40), e 23 settembre 2004, causa C‑150/03 P, Hectors/Parlamento
         (Racc. pag. I‑8691, punto 54), nonché il dispositivo delle sentenze del Tribunale 9 marzo 1999, causa T‑273/97, Richard/Parlamento
         (Racc. PI pagg. I‑A‑45 e II‑235), e 18 settembre 2003, causa T‑73/01, Pappas/Comitato delle regioni (Racc. PI pagg. I‑A‑207
         e II‑1011).
      
      7 –	Sentenza impugnata (punto 45).
      
      8 –	Ibidem (punti 46 e 47).
      
      9 –	Ibidem (punto 54).
      
      10 –	Ibidem (punto 56).
      
      11 –	Ibidem (punti 60, 83‑95).
      
      12 –	Ibidem (punti 78 e 82).
      
      13 –	Ibidem (punto 96).
      
      14 –	Ibidem (punto 97).
      
      15 –	Ibidem (punto 98).
      
      16 –	Ibidem (punto 115).
      
      17 –	V., rispettivamente, i punti 116 e 117 della sentenza impugnata. Riguardo ai primi elementi, il Tribunale nota che la seria
         possibilità di cui al punto 115 della sentenza impugnata era ridotta dal fatto che un altro candidato aveva manifestato il
         proprio interesse per ciascuno degli otto posti, in conformità all’art. 29, n. 1, lett. b), dello Statuto, e che, pertanto,
         la Commissione avrebbe potuto scegliere l’uno o l’altro di questi candidati o anche non scegliere alcuna delle candidature
         e interrompere la procedura. Riguardo ai secondi, il Tribunale ha ritenuto che, nel caso in cui la sig.ra Girardot avesse
         potuto legittimamente partecipare a una nuova procedura di assegnazione di posti vacanti, organizzata dopo l’annullamento
         delle decisioni recanti il rigetto della sua candidatura, avrebbe potuto manifestare utilmente il proprio interesse per posti
         della stessa natura ed essere eventualmente prescelta.
      
      18 –	Sentenza impugnata (punto 118).
      
      19 –	Ibidem (punti 119 e 121).
      
      20 –	Ibidem (punti 124 e 125, prima frase).
      
      21 –	Ibidem (punto 125, seconda frase).
      
      22 –	Rispettivamente, punti 133 e 137 della sentenza impugnata.
      
      23 –	Causa T‑144/02 (Racc. pag. II‑3381; Racc. PI pagg. I‑A‑275 e II‑1231, punti 149 e 163).
      
      24 –	V. sentenze 22 ottobre 1975, causa 9/75, Meyer-Burckhardt/Commissione (Racc. pag. 1171, punto 7); 17 febbraio 1977, causa 48/76,
         Reinarz/Consiglio e Commissione (Racc. pag. 291, punto 10); 4 luglio 1985, causa 176/83, Allo e a./Commissione (Racc. pag. 2155,
         punto 18), nonché 7 ottobre 1987, causa 401/85 Schina/Commissione (Racc. pag. 3911, punto 9).
      
      25 –	Sentenza 16 dicembre 1987, causa 111/86, Delauche/Commissione (Racc. pag. 5345, punto 30); 1° giugno 1994, causa C‑136/92 P,
         Commissione/Brazzelli Lualdi e a. (Racc. pag. I‑1981, punto 42), nonché 14 maggio 1998, causa C‑259/96 P, Consiglio/de Nil
         e Impens (Racc. pag. I‑2915, punto 23).
      
      26 –	Sentenza Commissione/Brazzelli Lualdi e a., cit. (punto 42). V., anche, sentenza 12 dicembre 1996, causa T‑99/95, Stott/Commissione
         (Racc. pag. II‑2227, punto 72).
      
      27 –	In tal senso, nel diritto portoghese, secondo la giurisprudenza amministrativa e il nuovo codice di procedura amministrativa,
         il risarcimento di un danno alla carriera di un dipendente pubblico consiste nella ricostituzione retroattiva della suddetta
         carriera come avrebbe dovuto svilupparsi se non vi fosse stato l’atto annullato. Nel diritto danese, che non conosce la nozione
         di perdita di possibilità, le decisioni delle autorità pubbliche affette da vizio di procedura o di merito possono costituire
         fondamento di una richiesta di risarcimento di danni, se sussiste una certa probabilità che l’interessato sarebbe stato assunto
         qualora la decisione non fosse stata viziata.
      
      28 –	In Spagna, nel campo della responsabilità civile, la perdita di una possibilità è considerata alla stregua di un danno
         morale risarcibile, mentre negli altri ordinamenti nazionali può anche essere considerata come un danno materiale.
      
      29 –	V. Durand, I., «À propos de ce lien qui doit unir la faute au dommage», in Droit de la responsabilité – Morceaux choisis, Formation permanente CUP, vol. 68, Larcier, Liège, 2004, pag. 43.
      
      30 –	Cour d’appel de Bruxelles, 28 novembre 1994, pubblicata nella rivista Jurisprudence de Liège, Mons et Bruxelles, 1995, pag. 1108.
      
      31 –	V. Conseil d’État, 6 novembre 2000, Grégory, n. 189398, pubblicata sul sito www.legifrance.gouv.fr. In quella causa, il
         Conseil d’État ha precisato che il ricorrente non poteva pretendere gli stipendi che avrebbe percepito in qualità di allievo
         della École normale supérieure a causa della perdita della possibilità di superare il concorso per l’accesso a tale scuola.
      
      32 –	V., a tale proposito, Conseil d’État, 8 febbraio 1984, Mlle Gueninchault, n. 44690/044777, e 8 novembre 2002, M. Guisset, n. 227147, pubblicate sul sito www.legifrance.gouv.fr. Nella
         sentenza Mme Liuzzi (2 febbraio 1996, n. 146769, pubblicata sul sito www.legifrance.gouv.fr), il Conseil d’État ha indicato che «nessuna
         disposizione né alcun principio generale di diritto ostava a che il giudice amministrativo, dopo aver valutato la fondatezza
         di domande di risarcimento di danni distinti, procedesse a una valutazione globale dell’importo di tali danni».
      
      33 –	V. Conseil d’État, 27 maggio 1987, Legoff, n. 59158, pubblicata sul sito www.legisfrance.gouv.fr, nonché Conseil d’État,
         24 gennaio 1996, Collins, Rec. Lebon, n. 103987.
      
      34 –	Corte suprema di cassazione, sez. lav., 14 dicembre 2001, n. 15810.
      
      35 –	Court of Appeal, 22 luglio 1998, Doyle v. Wallace [1998] Personal Injuries and Quantum Reports (PIQR), Q146.
      
      36 –	Sentenze 29 ottobre 1998, causa T‑13/96, TEAM/Commissione (Racc. pag. II‑4073, punto 76), e 9 luglio 1999, causa T‑231/97,
         New Europe Consulting e Brown/Commissione (Racc. pag. II‑2403, punto 51).
      
      37 –	Sentenze 11 giugno 2002, causa T‑365/00, AICS/Parlamento (Racc. pag. II‑2719, punto 79), nonché 17 marzo 2005, causa T‑160/03,
         AFCon Management Consultants e a./Commissione (Racc. pag. II‑981, punti 112‑114). Tale approccio è stato giustificato dall’avvocato
         generale Poiares Maduro nelle sue conclusioni presentate il 7 settembre 2006 nella causa Agraz e a. (sentenza della Corte
         9 novembre 2006, causa C‑243/05 P, Racc. pag. I‑10833) in cui ha sottolineato, al paragrafo 20 e con riferimento alle sentenze
         in precedenza citate, che l’attribuzione alla Commissione di un potere discrezionale può costituire un elemento tale da giustificare
         il carattere ipotetico di un danno in casi di perdita di possibilità ben circoscritti. Pertanto, a suo avviso, quando un candidato
         a un impiego o un offerente in un appalto viene privato del diritto di concorrere a causa di un errore della Comunità, il
         giudice nega il risarcimento per la perdita di possibilità che ne deriva per l’interessato sulla base del rilievo che quest’ultimo
         non può far valere un diritto o un’aspettativa legittima di ottenere l’impiego o l’appalto di cui trattasi. Il danno materiale
         risultante dalla perdita dei vantaggi che sarebbero derivati dall’ottenimento dell’impiego o dell’appalto appare troppo incerto
         per poter essere considerato risarcibile. Benché la Corte abbia annullato la sentenza del Tribunale in tale controversia,
         essa non si è tuttavia pronunciata sul problema della perdita di possibilità. 
      
      38 –	Punti 44 e 46.
      
      39 –	Sentenze 17 marzo 1993, causa T‑13/92, Moat/Commissione (Racc. pag. II‑287, punto 44); 27 ottobre 1994, causa T‑47/93,
         C/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑233 e II‑743, punto 54); 12 novembre 1998, causa T‑91/96 REV, Consiglio/Hankart (Racc. PI pagg. I‑A‑597
         e II‑1809, punto 27); 27 novembre 2003, cause riunite T‑331/00 e T‑115/01, Bories e a./Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑309
         e II‑1479, punti 194‑204); Eagle e a./Commissione, cit. (punto 150); 5 ottobre 2004, causa T‑45/01, Sanders e a./Commissione
         (Racc. pag. II‑3315 nonché Racc. PI pagg. I‑A‑267 e II‑1183, punti 151 e 152), nonché 31 gennaio 2007, causa T‑166/04, C/Commissione
         (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 70).
      
      40 –	Sentenze Moat/Commissione, cit. (punti 44‑48),, e 31 gennaio 2007, C/Commissione, cit. (punto 70). La citata sentenza 27
         ottobre 1994, C/Commissione, che sembra appartenere a questa categoria in quanto il Tribunale ha accolto la domanda di risarcimento
         del danno morale subito dal ricorrente, denota tuttavia una certa ambiguità, poiché il Tribunale, da un lato, non ha esplicitamente
         indicato la natura del danno che avrebbe risarcito e, dall’altro, ha concesso, per il danno morale, un importo superiore a
         quello chiesto dal ricorrente, respingendo al contempo la domanda di risarcimento per danno materiale risultante dalla perdita
         di possibilità di essere assunti, fondato sulla differenza tra la retribuzione auspicata e quella effettivamente percepita,
         cosicché si potrebbe dedurne che il Tribunale ha compiuto una valutazione globale dei due tipi di danno.
      
      41 –	Sentenze Bories e a./Commissione, cit. (punti 195, 197, 200 e 202); Eagle e a./Commissione, cit. (punto 150), nonché Sanders
         e a./Commissione, cit. (punto 150). V., anche, sentenza Allo/Commissione, cit. (punto 73), che la sentenza impugnata (punto 56)
         colloca tra le cause che hanno ammesso il carattere materiale del danno subito a causa di una perdita di possibilità, poiché
         il Tribunale, in quella causa e contrariamente alle altre citate sentenze, ha constatato che il danno asserito non era stato
         dimostrato.
      
      42 –	V. sentenze Eagle e a./Commissione, cit. (punto 163) e Sanders e a./Commissione, cit. (punto 166).
      
      43 –	V. sentenze Moat/Commissione, cit. (punto 49); 27 ottobre 1994, C/Commissione, cit. (punto 55); Bories e a./Commissione,
         cit. (punti 194‑204), nonché 31 gennaio 2007, C/Commissione, cit. (punto 79).
      
      44 –	Causa T‑91/95 (Racc. PI pagg. I‑A‑327 e II‑959).
      
      45 –	Si rilevi, a tal riguardo, che nella sentenza 5 aprile 1973, causa 11/72, Giordano/Commissione (Racc. pag. 417, punti 8
         e 9), la Corte ha respinto la domanda di risarcimento del ricorrente per l’asserito danno materiale subito a causa della perdita
         di una seria possibilità di essere assunto non a causa dell’irrilevanza di tale danno nell’ambito del contenzioso della responsabilità
         extracontrattuale, ma semplicemente perché il ricorrente non aveva fornito la prova che la sua possibilità di assunzione fosse
         effettiva.
      
      46 –	Sentenze Commissione/Brazzelli Lualdi e a., cit. (punto 81); Consiglio/de Nil e Impens, cit. (punto 32), nonché 9 settembre
         1999, causa C‑257/98 P, Lucaccioni/Commissione (Racc. pag. I‑5251, punto 34); 23 aprile 2002, causa C‑62/01 P, Campogrande/Commissione
         (Racc. pag. I‑3793, punto 44), e ordinanza 14 dicembre 2006, causa C‑12/05 P, Meister/UAMI (non pubblicata nella Raccolta,
         punto 82) (il corsivo è mio).
      
      47 –	V., in particolare, sentenza Consiglio/de Nil e Impens, cit. (punti 32 e 33), nonché ordinanza Meister/UAMI, cit. (punto 82).
      
      48 –	Sentenza Lucaccioni/Commissione, cit. (punto 36).
      
      49 –	V., in tal senso, sentenza 18 gennaio 2007, causa C‑229/05 P, PKK e KNK/Consiglio (Racc. pag. I‑439, punto 33).
      
      50 –	Il corsivo è mio.
      
      51 –	Nelle sentenze 18 ottobre 1977, causa 25/68, Schertzer/Parlamento (Racc. pag. 1729, punti 38‑40) e 19 giugno 1992, causa
         C‑18/91 P, V./Parlamento (Racc. pag. I‑3997, punto 39), la Corte, per quanto riguarda il recesso unilaterale da un contratto
         di agente temporaneo, ha ritenuto che siffatto recesso, espressamente contemplato dall’art. 47, n. 2, del RAA e soggetto all’ampio
         potere discrezionale dell’autorità competente, trovi il suo fondamento nel contratto medesimo e pertanto non richieda alcuna
         motivazione. Stante, in particolare, l’importanza, regolarmente rammentata dalla giurisprudenza, del principio dell’obbligo
         di motivazione nel diritto comunitario (al quale si può derogare solo in presenza di considerazioni imperative) e della tutela
         del lavoratore contro il licenziamento e l’abuso dei contratti a tempo determinato, tale approccio meriterebbe, a mio avviso,
         di essere rimeditato. V., in tal senso, sentenza del Tribunale della funzione pubblica 26 ottobre 2006, causa F‑1/05, Landgren/Fondazione
         europea per la formazione professionale (non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 63‑76), attualmente impugnata dinanzi
         al Tribunale di primo grado (riferimento: T‑404/06 P).
      
      52 –	V., a proposito di tale principio, sentenze 8 ottobre 1986, cause riunite 169/83 e 136/84, Leussink/Commissione (Racc. pag. 2801,
         punto 13); Lucaccioni/Commissione, cit. (punto 22), nonché il paragrafo 4 delle conclusioni dell’avvocato generale Darmon
         nella causa definita con sentenza 14 febbraio 1985, causa 131/81, Berti/Commissione (Racc. pag. 645).
      
      53 –	V. sentenza 21 settembre 2006, causa C‑167/04 P, JCB Service/Commissione (Racc. pag. I‑8935, punto 106, e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      54 –	V. giurisprudenza citata supra alla nota 47.
      
      55 –	Sentenza 15 ottobre 2002, cause riunite C‑238/99 P, C‑244/99 P, C‑245/99 P, C‑247/99 P, da C‑250/99 P a C‑252/99 P e C‑254/99 P,
         Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione (Racc. pag. I‑8375, punti 392‑406).
      
      56 –	Secondo una giurisprudenza costante, le censure contro punti della motivazione sviluppati dal Tribunale ad abundantiam
         non possono comportare l’annullamento della decisione e sono, pertanto, inconferenti. V. ordinanza 9 marzo 2007, causa C‑188/06 P,
         Schneider Electric/Commissione (non pubblicata nella Raccolta, punto 64, e giurisprudenza ivi citata).
      
      57 –	V., in tal senso, ordinanza 4 ottobre 2007, causa C‑100/07 P, É. R e a./Consiglio e Commissione (non ancora pubblicata
         nella Raccolta, punto 29).