CELEX: 62008TJ0284
Language: it
Date: 2008-12-04
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Settima Sezione) del 4 dicembre 2008. # People’s Mojahedin Organization of Iran contro Consiglio dell'Unione europea. # Politica estera e di sicurezza comune - Misure restrittive adottate nei confronti di persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo - Congelamento dei capitali - Ricorso di annullamento - Diritti della difesa - Sindacato giurisdizionale. # Causa T-284/08.

Causa T‑284/08
      People’s Mojahedin Organization of Iran
      contro
      Consiglio dell’Unione europea
      «Politica estera e di sicurezza comune — Misure restrittive adottate nei confronti di determinate persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo — Congelamento dei capitali — Ricorso di annullamento — Diritti della difesa — Sindacato giurisdizionale»
      Massime della sentenza
      1.      Diritto comunitario — Principi — Diritti della difesa 
      (Regolamento del Consiglio n. 2580/2001, art. 2, n. 3; decisione del Consiglio 2008/583)
      2.      Ricorso di annullamento — Motivi di ricorso — Sviamento di potere
      (Art. 230 CE)
      3.      Unione europea — Politica estera e di sicurezza comune — Misure restrittive specifiche adottate nei confronti di determinate
            persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo
      (Art. 10 CE; posizione comune del Consiglio 2001/931, art. 1, n. 4; regolamento del Consiglio n. 2580/2001, art. 2, n. 3)
      4.      Comunità europee — Sindacato giurisdizionale sulla legittimità degli atti delle istituzioni — Sanzioni economiche e finanziarie
            fondate sugli artt. 60 CE, 301 CE e 308 CE 
      (Artt. 60 CE, 301 CE e 308 CE)
      5.      Unione europea — Politica estera e di sicurezza comune — Misure restrittive specifiche adottate nei confronti di determinate
            persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo
      (Posizione comune del Consiglio 2001/931, art. 1, n. 4)
      6.      Unione europea — Politica estera e di sicurezza comune — Misure restrittive specifiche adottate nei confronti di determinate
            persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo
      (Regolamento del Consiglio n. 2580/2001, art. 2, n. 3)
      1.      Il Consiglio ha adottato la decisione 2008/583, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580/2001 relativo
         a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo, senza avere previamente
         comunicato all’interessato le nuove informazioni o i nuovi elementi del fascicolo che, a suo parere, ne giustificavano il
         mantenimento nell’elenco delle persone, gruppi e entità i cui fondi dovevano essere sottoposti a provvedimento di congelamento,
         e a fortiori, esso non gli ha dato la possibilità di far valere utilmente il suo punto di vista al riguardo prima dell’adozione
         della decisione di cui trattasi.
      
      Il Consiglio ha agito in tal modo nonostante il fatto che l’urgenza non sia minimamente dimostrata e che esso non invochi
         una qualsiasi impossibilità materiale o giuridica di comunicare all’interessato i «nuovi elementi» che, a suo parere, ne giustificavano
         il mantenimento nell’elenco.
      
      Di conseguenza, il mantenimento del congelamento dei capitali dell’interessato disposto con la decisione 2008/583 è intervenuto
         a seguito di un procedimento in cui non sono stati rispettati i diritti della difesa. Tale considerazione non può che comportare
         l’annullamento di detta decisione nella parte relativa all’interessato.
      
      (v. punti 36, 40‑41, 47)
      2.      Il fatto che il Consiglio abbia omesso di conformarsi a una procedura pur chiaramente definita da una precedente sentenza
         del Tribunale in una causa vertente tra le stesse parti e volta a garantire il rispetto dei diritti della difesa nell’ambito
         dell’adozione di un provvedimento comunitario di congelamento di capitali, omissione intervenuta in piena cognizione di causa
         e che non può fondarsi su alcuna giustificazione ragionevole, potrebbe costituire un indizio pertinente nell’ambito dell’esame
         del motivo vertente su un abuso o uno sviamento di potere.
      
      (v. punto 44)
      3.      Il procedimento che può condurre ad una misura di congelamento dei capitali ai sensi della normativa pertinente in materia
         di provvedimenti specifici di lotta al terrorismo, si svolge su due livelli, uno nazionale e l’altro comunitario. 
      
      Ai sensi dell’art. 10 CE, i rapporti tra gli Stati membri e le istituzioni comunitarie sono regolati da doveri reciproci di
         leale cooperazione. In un caso di applicazione dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931, relativa all’applicazione
         di misure specifiche per la lotta al terrorismo, e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001, relativo a misure restrittive
         specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo, disposizioni che instaurano una forma
         di cooperazione specifica tra il Consiglio e gli Stati membri nell’ambito della lotta comune al terrorismo, tale principio
         di leale cooperazione comporta, per il Consiglio, l’obbligo di rimettersi, nei limiti del possibile, alla valutazione dell’autorità
         nazionale competente, quanto meno quando si tratta di un’autorità giudiziaria, in particolare per quanto attiene all’esistenza
         delle «prove o indizi seri e credibili» sui quali si fonda la decisione di quest’ultima, prevista all’art. 1, n. 4, della
         posizione comune 2001/931.
      
      Ne deriva che, pur gravando effettivamente sul Consiglio l’onere della prova che il congelamento dei capitali di una persona,
         gruppo o entità è o resta legalmente giustificato alla luce della normativa pertinente, tale onere ha un oggetto relativamente
         ristretto al livello del procedimento comunitario di congelamento dei capitali. Nel caso di una decisione iniziale di congelamento
         dei capitali, esso ha ad oggetto essenzialmente l’esistenza di informazioni precise o di elementi del fascicolo che dimostrino
         l’adozione nei confronti dell’interessato, da parte di un’autorità nazionale, di una decisione che soddisfi la definizione
         di cui all’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931. Peraltro, nel caso di una decisione successiva di congelamento dei
         capitali, a seguito di riesame, l’onere della prova ha essenzialmente ad oggetto la questione se il congelamento dei capitali
         resti giustificato alla luce di tutte le circostanze rilevanti della fattispecie e, in modo particolare, del seguito dato
         a tale decisione da parte dell’autorità nazionale competente.
      
      (v. punti 51‑54)
      4.      Il Consiglio dispone di un ampio potere discrezionale in merito agli elementi da prendere in considerazione per adottare sanzioni
         economiche e finanziarie sulla base degli artt. 60 CE, 301 CE e 308 CE, conformemente ad una posizione comune adottata in
         base alla politica estera e di sicurezza comune. Tale potere discrezionale riguarda, in particolare, le considerazioni di
         opportunità sulle quali si fondano siffatte decisioni.
      
      Tuttavia, se è vero che il Tribunale riconosce al Consiglio un margine discrezionale in materia, ciò non implica che esso
         debba astenersi dal controllare l’interpretazione dei dati rilevanti fornita da tale istituzione. Infatti, il giudice comunitario
         è tenuto, in particolare, non solo a verificare l’esattezza materiale degli elementi di prova addotti, la loro attendibilità
         e la loro coerenza, ma altresì ad accertare se tali elementi costituiscano l’insieme dei dati rilevanti che devono essere
         presi in considerazione per valutare la situazione e se siano di natura tale da corroborare le conclusioni che ne sono state
         tratte. Tuttavia, nell’ambito di tale controllo, egli non può sostituire la propria valutazione d’opportunità a quella del
         Consiglio.
      
      (v. punto 55)
      5.      La lettera dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931, relativa all’applicazione di misure specifiche per la lotta
         al terrorismo, esige che, prima che possa essere adottato un provvedimento comunitario di congelamento di capitali «nei confronti
         delle persone, gruppi ed entità interessati», sia stata presa nei loro confronti una decisione da parte di un’autorità nazionale
         competente.
      
      Anche ammettendo che non occorra attenersi a un’interpretazione letterale di tale disposizione, qualora una decisione nazionale
         precedente l’adozione di un provvedimento comunitario sia stata presa non nei confronti di un’organizzazione bensì di taluni
         membri della medesima, occorrerebbe comunque che il Consiglio o l’autorità nazionale competente interessata si curasse di
         spiegare i motivi specifici e concreti per i quali, nel caso di specie, gli atti imputabili a singoli presunti membri o simpatizzanti
         di un’organizzazione dovrebbero essere imputati all’organizzazione stessa.
      
      (v. punti 64‑65)
      6.      Il Consiglio non può fondare una decisione di congelamento dei capitali di cui all’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001,
         relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo, su informazioni
         o elementi del fascicolo comunicati da uno Stato membro, se tale Stato membro non è disposto ad autorizzarne la comunicazione
         al giudice comunitario investito del controllo della legittimità di tale decisione.
      
      A tale riguardo, il controllo giurisdizionale di legittimità di una decisione di congelamento dei capitali si estende alla
         valutazione dei fatti e delle circostanze addotti per giustificarla, nonché alla verifica degli elementi di prova e di informazione
         su cui è fondata tale valutazione. Il Tribunale deve anche accertarsi del rispetto dei diritti della difesa e del requisito
         della motivazione al riguardo nonché, eventualmente, della fondatezza delle ragioni imperative eccezionalmente fatte valere
         dal Consiglio per sottrarvisi.
      
      Tale controllo appare tanto più indispensabile in quanto rappresenta la sola garanzia procedurale che consenta di assicurare
         il giusto equilibrio fra le esigenze della lotta al terrorismo internazionale e la tutela dei diritti fondamentali. Poiché
         le limitazioni apportate dal Consiglio ai diritti della difesa degli interessati devono essere bilanciate da un rigoroso controllo
         giurisdizionale indipendente e imparziale, il giudice comunitario deve poter controllare la legittimità e la fondatezza delle
         misure di congelamento dei capitali, senza che possano essergli opposti il segreto o la riservatezza degli elementi di prova
         e di informazione utilizzati dal Consiglio.
      
      Pertanto, il rifiuto del Consiglio e delle autorità nazionali di comunicare, anche al solo Tribunale, le informazioni contenute
         in un documento trasmesso al Consiglio dalle citate autorità nazionali, ha l’effetto di impedire al Tribunale di esercitare
         il suo controllo di legittimità della decisione di congelamento di capitali.
      
      (v. punti 73‑76)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Settima Sezione)
      4 dicembre 2008 (*)
      
      «Politica estera e di sicurezza comune – Misure restrittive adottate nei confronti di persone ed entità nell’ambito della lotta contro il terrorismo – Congelamento dei capitali – Ricorso di annullamento – Diritti della difesa – Sindacato giurisdizionale»
      Nella causa T‑284/08,
      People’s Mojahedin Organization of Iran, con sede in Auvers‑sur‑Oise (Francia), rappresentata inizialmente dall’avv. J.‑P. Spitzer e dal sig. D. Vaughan, QC, successivamente
         dall’avv.  Spitzer, dal sig. Vaughan e dalla sig.ra M.‑E. Demetriou, barrister,
      
      ricorrente,
      contro
      Consiglio dell’Unione europea, rappresentato inizialmente dai sigg. G.‑J. Van Hegleson e M. Bishop e dalla sig.ra E. Finnegan, successivamente dal sig. Bishop
         e dalla sig.ra Finnegan, in qualità di agenti,
      
      convenuto,
      sostenuto da
      Repubblica francese, rappresentata dal sig. G. de Bergues e dalla sig.ra A.‑L. During, in qualità di agenti,
      
      e da
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. P. Aalto e dalla sig.ra S. Boelaert, in qualità di agenti,
      
      intervenienti,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione del Consiglio 15 luglio 2008, 2008/583/CE, che attua l’articolo 2,
         paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580/2001 relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità,
         destinate a combattere il terrorismo e abroga la decisione 2007/868/CE (GU L 188, pag. 21), nella parte relativa alla ricorrente,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Settima Sezione),
      
      composto dal sig. N. J. Forwood (relatore), presidente, dai sigg. D. Šváby e L. Truchot, giudici,
      cancelliere: sig.ra C. Kantza, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 3 dicembre 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      1        Per un’esposizione degli antefatti della presente controversia si rinvia alle sentenze del Tribunale 12 dicembre 2006, causa
         T‑228/02, Organisation des Modjahedines du peuple d’Iran/Consiglio (Racc. pag. II‑4665; in prosieguo: la «sentenza OMPI»,
         punti 1‑26), e 23 ottobre 2008, causa T‑256/07, People’s Mojahedin Organization of Iran/Consiglio (non ancora pubblicata nella
         Raccolta; in prosieguo: la «sentenza PMOI», punti 1‑37).
      
      2        Con sentenza 7 maggio 2008 la Court of Appeal (England & Wales) [Corte d’appello (Inghilterra e Galles), Regno Unito; in prosieguo:
         la «Court of Appeal»] ha respinto la domanda con cui il Secretary of State for the Home Department (Ministro dell’Interno,
         Regno Unito; in prosieguo: lo «Home Secretary») chiedeva di essere autorizzato a proporre impugnazione dinanzi a detto giudice
         avverso la decisione della Proscribed Organisations Appeal Commission (commissione d’appello riguardo alle organizzazioni
         vietate, Regno Unito; in prosieguo: la «POAC») del 30 novembre 2007, con cui tale giudice aveva accolto un ricorso proposto
         contro la decisione dello Home Secretary del 1° settembre 2006 che rifiutava di revocare la proscrizione della People’s Mojahedin
         Organization of Iran (in prosieguo: la «ricorrente» o la «PMOI») quale organizzazione implicata nel terrorismo e aveva ingiunto
         al citato Home Secretary di sottoporre al Parlamento del Regno Unito un progetto di ordinanza (Order) per la cancellazione
         della ricorrente dall’elenco delle organizzazioni vietate ai sensi del Terrorism Act 2000 (legge del 2000 sul terrorismo).
      
      3        Con tale decisione, la POAC aveva segnatamente qualificato come «perversa» (perverse) la conclusione dello Home Secretary,
         contenuta nella sua decisione 1° settembre 2006 che rifiutava di revocare la proscrizione della ricorrente, secondo la quale
         quest’ultima era, all’epoca, ancora un’organizzazione «implicata nel terrorismo» (concerned in terrorism) ai sensi del Terrorism
         Act 2000. Secondo la valutazione operata dalla POAC, l’unica convinzione che un soggetto ragionevole chiamato a decidere avrebbe
         potuto onestamente maturare, nel settembre 2006 o successivamente, era che la PMOI non rispondeva più ad alcuno dei criteri
         necessari per mantenerne la proscrizione. In altri termini, sulla base del materiale di cui disponeva, la POAC aveva ritenuto
         che la PMOI non fosse più implicata nel terrorismo nel settembre del 2006 e che continuasse a non esserlo alla data della
         decisione in questione (sentenza PMOI, punti 168 e 169).
      
      4        Risulta dalla decisione della POAC (punto 10) che il materiale in questione includeva alcuni elementi di informazione relativi
         a fatti riguardanti la PMOI accaduti in Francia. A tale riguardo la POAC si è riferita più in particolare al fatto che gli
         uffici, presso Parigi, del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (CNRI) erano stati perquisiti il 17 giugno 2003,
         che molti membri del CNRI erano stati interrogati e alcuni di essi posti in stato di arresto, ma che, sebbene fosse stata
         rinvenuta una notevole somma di denaro, non era stato avviato alcun procedimento penale.
      
      5        Con la citata sentenza la Court of Appeal ha confermato le valutazioni della POAC. Essa ha inoltre rilevato che gli elementi
         di informazione riservati prodotti dallo Home Secretary rafforzavano la sua conclusione secondo cui quest’ultimo non avrebbe
         potuto ragionevolmente ritenere che la PMOI intendesse compiere in futuro nuovi atti di terrorismo.
      
      6        Con ordinanza 23 giugno 2008, entrata in vigore il 24 giugno, lo Home Secretary ha quindi radiato il nome della PMOI dall’elenco
         delle organizzazioni proscritte a titolo del Terrorism Act 2000. Tale radiazione è stata approvata dalle due camere del Parlamento
         del Regno Unito.
      
      7        Con decisione 15 luglio 2008, 2008/583/CE, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580, relativo a misure
         restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo e abroga la decisione 2007/868/CE
         (GU L 188, pag. 21; in prosieguo: la «decisione impugnata»), il Consiglio ha tuttavia mantenuto il nome della ricorrente,
         insieme ad altri, nell’elenco figurante in allegato al regolamento (CE) del Consiglio 27 dicembre 2001, n. 2580, relativo
         a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo (GU L 344, pag. 70;
         in prosieguo: l’«elenco controverso»).
      
      8        Il quinto ‘considerando’ della decisione impugnata, che indubbiamente riguarda la PMOI, enuncia:
      
      «Per un gruppo, il Consiglio ha tenuto conto del fatto che la decisione di un’autorità competente che giustificava l’inclusione
         di questo gruppo nell’elenco non è più in vigore dal 24 giugno 2008. Tuttavia, sono stati portati all’attenzione del Consiglio
         nuovi elementi relativi al gruppo in questione. Secondo il Consiglio, questi nuovi elementi giustificano l’inclusione di tale
         gruppo nell’elenco».
      
      9        La decisione impugnata è stata notificata alla ricorrente sotto forma di lettera del Consiglio 15 luglio 2008 (in prosieguo:
         la «lettera di notifica»). In tale lettera, il Consiglio ha rilevato in particolare quanto segue:
      
      «Il Consiglio ha nuovamente deciso di includere [la PMOI] nell’elenco (…). Il Consiglio ha preso nota del fatto che la decisione
         dell’autorità competente che giustificava l’inclusione della [PMOI] nell’elenco non è più in vigore dal 24 giugno. Tuttavia,
         il Consiglio ha ricevuto nuove informazioni pertinenti ai fini di tale inclusione. Dopo aver esaminato tali informazioni,
         il Consiglio ha deciso che [la PMOI] doveva essere ancora inclusa nel suddetto elenco. Pertanto, il Consiglio ha modificato
         l’esposizione dei motivi».
      
      10      Nell’esposizione dei motivi allegata alla lettera di notifica (in prosieguo: l’«esposizione dei motivi»), il Consiglio ha
         indicato quanto segue:
      
      «La [PMOI] è un gruppo fondato nel 1965, inizialmente con lo scopo di rovesciare il regime imperiale. I suoi membri hanno
         infatti preso parte all’eliminazione di alcune migliaia di “agenti” del precedente regime e sono stati tra i responsabili
         del sequestro di ostaggi nell’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran. Mentre era inizialmente tra gli attori più radicali
         della rivoluzione islamica, la PMOI, dopo il suo divieto, è entrata in clandestinità e ha condotto molte azioni contro il
         regime al potere a Teheran. L’organizzazione è stata infatti all’origine di attentati terroristici, ad esempio l’attentato
         contro la sede del partito della Repubblica islamica, il 28 giugno 1981, durante il quale sono rimasti uccisi oltre un centinaio
         dei principali funzionari del regime (ministri, deputati, alti funzionari) e l’omicidio, il 30 agosto 1981, del presidente
         Rajai e del suo Primo ministro Javad Bahonar. Nell’aprile 1992 la PMOI ha condotto attacchi terroristici contro rappresentanze
         diplomatiche e impianti iraniani in tredici paesi. Durante la campagna presidenziale del 1993, il gruppo ha apertamente rivendicato
         la responsabilità di un certo numero di attacchi contro impianti petroliferi, fra cui la principale raffineria dell’Iran.
         Nell’aprile 1999 la PMOI ha rivendicato la responsabilità dell’omicidio del capo di Stato maggiore aggiunto delle forze armate
         iraniane, Ali Sayyad Shirazi. Nel 2000 e nel 2001 l’organizzazione ha rivendicato la partecipazione dei suoi membri a nuove
         operazioni di commando contro l’esercito ed edifici governativi iraniani, in prossimità della frontiera tra l’Iran e l’Iraq
         e, il 5 febbraio 2000, ha sferrato un attacco di mortaio contro edifici ufficiali di Teheran. Inoltre, alcuni membri di tale
         organizzazione, stabilita in vari Stati membri dell’Unione europea, sono attualmente oggetto di procedimenti penali per attività
         criminose dirette al finanziamento delle loro operazioni. Tali atti ricadono nell’ambito di applicazione delle disposizioni
         dell’art. 1, n. 3, lett. a), c), d), f), g), h) e i) della posizione comune 2001/931 e sono stati commessi per le finalità
         di cui all’art. 1, n. 3, punti i) e iii) della stessa.
      
      La [PMOI] rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001.
      Nell’aprile 2001 la procura antiterrorismo ha avviato un’indagine preliminare su presunti reati di “associazione per delinquere
         finalizzata alla preparazione di atti di terrorismo” alle condizioni previste nel diritto francese dalla legge 22 luglio 1996,
         n. 96/647. Le investigazioni condotte nell’ambito di tale indagine preliminare hanno portato all’individuazione della responsabilità
         di presunti membri della [PMOI] per una serie di reati, tutti relativi, in via principale o per connessione, a un’attività
         collettiva diretta a turbare gravemente l’ordine pubblico con l’intimidazione o il terrore. Oltre all’incriminazione di cui
         sopra, tale indagine riguarda anche il “finanziamento di un gruppo terroristico” alle condizioni previste nel diritto francese
         dalla legge 15 novembre 2001, n. 2001/1062, in materia di sicurezza.
      
      Il 19 marzo 2007 e il 13 novembre 2007 la procura antiterrorismo di Parigi ha svolto indagini suppletive su presunti membri
         della [PMOI]. Tali indagini sono state motivate con l’esigenza di investigare su nuovi elementi emersi dalle indagini effettuate
         tra il 2001 e il 2007. Esse riguardano in particolare i reati di “riciclaggio dei proventi diretti o indiretti di truffe a
         danno di soggetti particolarmente vulnerabili e di truffa in banda organizzata” in relazione ad attività terroristiche alle
         condizioni previste in diritto francese dalla legge 2 agosto 2003, n. 2003/706.
      
      L’autorità competente ha quindi adottato nei confronti della [PMOI] una decisione ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione
         comune 2001/931.
      
      Il Consiglio rileva che tali procedimenti sono ancora in corso e sono stati ampliati nel 2007 nell’ambito della lotta contro
         le operazioni di finanziamento condotte da gruppi terroristici. Il Consiglio ritiene che rimangano validi i motivi per cui
         [la PMOI] è stata inclusa nell’elenco delle persone ed entità sottoposte alle misure di cui all’art. 2, nn. 1 e 2, del regolamento
         n. 2580/2001.
      
      In base a tali elementi, il Consiglio ha deciso che [la PMOI] deve restare soggetta alle misure previste a norma dell’art. 2,
         nn. 1 e 2, del regolamento n. 2580/2001».
      
       Procedimento
      11      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 21 luglio 2008 la ricorrente ha proposto il presente ricorso.
      
      12      Con atto separato, depositato nella cancelleria del Tribunale lo stesso giorno, la ricorrente ha presentato una domanda ai
         sensi dell’art. 76 bis del regolamento di procedura del Tribunale affinché la causa fosse decisa mediante procedimento accelerato.
         Il Consiglio ha formulato le proprie osservazioni in merito a tale domanda il 30 luglio 2008 e ha depositato il proprio controricorso
         il 10 settembre 2008. Il 22 settembre 2008 il Tribunale (Settima Sezione) ha deciso di accogliere detta domanda, concludendo
         conseguentemente la fase scritta.
      
      13      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Settima Sezione) ha deciso di avviare la fase orale e, nell’ambito dei provvedimenti
         istruttori di cui all’art. 65 del regolamento di procedura, con ordinanza 26 settembre 2008 ha ordinato al Consiglio di produrre
         tutti i documenti relativi all’adozione della decisione impugnata e riguardanti la ricorrente, pur restando riservata la comunicazione
         degli stessi all’interessata, in questa fase del procedimento, nel caso in cui il Consiglio ne avesse invocato il carattere
         confidenziale.
      
      14      Il Consiglio ha ottemperato a tale provvedimento istruttorio, in un primo momento, con atto depositato presso la cancelleria
         del Tribunale il 10 ottobre 2008. Alla sua risposta erano allegati otto documenti, sette dei quali, non qualificati come riservati,
         sono stati trasmessi alla ricorrente. Quest’ultima è stata invitata a presentare osservazioni scritte sui sette documenti
         in questione, nonché sulla domanda di trattamento riservato riguardante l’ottavo. La ricorrente ha ottemperato a tale invito
         con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 5 novembre 2008.
      
      15      In un secondo momento, il Consiglio ha ottemperato a tale provvedimento istruttorio con atto depositato nella cancelleria
         del Tribunale il 6 novembre 2008. Alla sua risposta erano allegati quattro nuovi documenti, che sono stati comunicati alla
         ricorrente.
      
      16      Con ordinanza 10 novembre 2008, sentite le parti, il presidente della Settima Sezione del Tribunale ha ammesso l’intervento
         della Repubblica francese e della Commissione delle Comunità europee a sostegno delle conclusioni del Consiglio.
      
      17      Nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento di cui all’art. 64 del regolamento di procedura, con lettera della
         cancelleria 11 novembre 2008 il Tribunale (Settima Sezione) ha invitato il Consiglio, da un lato, a presentare osservazioni
         scritte su alcune nuove allegazioni in punto di fatto e alcuni nuovi argomenti giuridici contenuti nelle osservazioni della
         ricorrente depositate in cancelleria il 5 novembre 2008 e, dall’altro, a produrre tutti i documenti in suo possesso che descrivessero,
         o riguardassero, la procedura di voto sfociata nell’adozione della decisione impugnata, compresi i verbali di seduta e di
         voto. Il Consiglio ha ottemperato a tale richiesta con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 21 novembre 2008.
      
      18      Nell’ambito delle medesime misure di organizzazione del procedimento e ai sensi dell’art. 24 dello Statuto della Corte di
         giustizia, con lettera della cancelleria 11 novembre 2008 il Tribunale (Settima Sezione) ha invitato il Regno Unito a presentare
         osservazioni scritte sulle allegazioni in punto di fatto relative alla procedura di adozione della decisione impugnata, contenute
         nelle osservazioni della ricorrente depositate in cancelleria il 5 novembre 2008. Il Regno Unito ha ottemperato a tale richiesta
         con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 20 novembre 2008.
      
      19      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 24 novembre 2008 la ricorrente ha presentato osservazioni scritte sulla
         relazione d’udienza. Il Consiglio ha replicato a tali osservazioni con atto depositato in cancelleria il 28 novembre 2008.
      
      20      Le parti hanno svolto le loro difese orali e hanno risposto ai quesiti posti dal Tribunale all’udienza del 3 dicembre 2008.
      
       Conclusioni delle parti
      21      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata, per la parte in cui essa la riguarda;
      –        condannare il Consiglio alle spese.
      22      Il Consiglio chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare il ricorso infondato;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
      23      La Repubblica francese e la Commissione sostengono il primo capo delle conclusioni del Consiglio.
      
       In diritto
      24      La ricorrente invoca in sostanza cinque motivi a sostegno della sua domanda di annullamento della decisione impugnata. Il
         primo riguarda un errore manifesto di valutazione. Il secondo riguarda una violazione dell’art. 1, n. 4, della posizione comune
         2001/931, dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001 e dell’onere della prova. Il terzo riguarda una violazione del diritto
         a una tutela giurisdizionale effettiva. Il quarto riguarda una violazione dei diritti della difesa e dell’obbligo di motivazione.
         Il quinto riguarda un abuso o uno sviamento di potere o di procedura.
      
      25      Nelle osservazioni depositate nella cancelleria del Tribunale il 5 novembre 2008 la ricorrente invoca inoltre un sesto motivo,
         concernente la violazione di una forma sostanziale. Il Tribunale ritiene che tale motivo nuovo sia ricevibile. Da un lato,
         infatti, esso si fonda su elementi di diritto e di fatto emersi durante il procedimento, ai sensi dell’art. 48, n. 2, del
         regolamento di procedura. Dall’altro, e in ogni caso, tale motivo è di ordine pubblico e quindi rilevabile d’ufficio, dal
         momento che si fonda sulla violazione di una forma sostanziale riguardante le condizioni stesse di adozione dell’atto comunitario
         impugnato.
      
      26      Il Tribunale esaminerà in primo luogo questo sesto motivo, quindi il quarto motivo e infine, congiuntamente, il secondo e
         il terzo motivo.
      
       Sul sesto motivo, concernente la violazione di una forma sostanziale
      27      Nelle osservazioni scritte sui primi sette documenti prodotti dal Consiglio in esecuzione dell’ordinanza 26 settembre 2008,
         recante provvedimenti istruttori, depositate presso la cancelleria del Tribunale il 5 novembre 2008, la ricorrente deduce
         in particolare un motivo nuovo, concernente l’irregolarità del processo di voto, in seno al Consiglio, su tutti i progetti
         di decisioni comunitarie di congelamento dei capitali.
      
      28      A sostegno di tale censura la ricorrente fa riferimento a una dichiarazione resa il 22 luglio 2008 dinanzi alla House of Lords
         (camera dei Lord, Regno Unito) da Lord Malloch‑Brown, Minister of State to the Foreign and Commonwealth Office (segretario
         di Stato per gli Affari esteri e il Commonwealth; in prosieguo: il «Minister of State»). Interrogato sui motivi per i quali
         il governo del Regno Unito si era semplicemente astenuto al momento del voto al Consiglio del 15 luglio 2008 che ha portato
         all’adozione della decisione impugnata, anziché opporsi al mantenimento della PMOI nell’elenco controverso, e ciò malgrado
         la decisione della POAC e la sentenza della Court of Appeal, il Minister of State ha dichiarato quanto segue, secondo la trascrizione
         ufficiale della sua dichiarazione nello Hansard:
      
      «Eravamo determinati a rispettare tale decisione della [Court of Appeal] e quindi non abbiamo potuto sostenere il governo
         [francese], che ha messo sul tavolo nuove informazioni, non disponibili in precedenza, sulla cui base ha potuto persuadere
         molti governi europei a sostenerlo. Quanto ai motivi per i quali ci siamo astenuti anziché opporci al mantenimento [della
         PMOI] nell’elenco, la difficoltà consisteva nel fatto che si tratta di un elenco globale che include tutte le organizzazioni
         terroristiche, e si deve votare a favore o contro tale elenco. Ci trovavamo di fronte a una situazione molto sgradevole nella
         quale o sarebbe stato mantenuto l’elenco precedente, il che non avrebbe procurato alcun vantaggio, dato che la PMOI vi sarebbe
         rimasta inclusa, o non ci sarebbe più stato alcun elenco delle organizzazioni terroristiche in Europa. Abbiamo ritenuto che
         ciò costituisse una minaccia inaccettabile per il popolo del Regno Unito e per il resto del continente».
      
      29      La ricorrente sostiene che il fatto di non accordare agli Stati membri la possibilità di votare contro il mantenimento di
         una determinata organizzazione nell’elenco controverso, qualora fosse dimostrato, è totalmente contrario alla normativa comunitaria
         pertinente e all’obbligo incombente al Consiglio e agli Stati membri di esaminare dettagliatamente e caso per caso la questione
         se il mantenimento dell’interessata nell’elenco controverso rimanga giustificato. La ricorrente aggiunge che dalla dichiarazione
         del Minister of State sembra emergere che, se il Regno Unito avesse potuto votare individualmente su ciascuna organizzazione,
         tale Stato membro (al pari, secondo la ricorrente, di alcuni altri Stati membri) avrebbe votato contro il suo mantenimento
         nell’elenco controverso, il che, vista la regola dell’unanimità prevista dal regolamento n. 2580/2001, non avrebbe potuto
         che comportare la sua cancellazione da tale elenco.
      
      30      Con questo motivo la ricorrente fa valere in sostanza che il ricorso a una procedura di voto «in blocco» su un elenco globale
         in seno al Consiglio, senza che sia prevista la possibilità di un voto individuale sulle persone o sulle entità interessate,
         in occasione del riesame periodico delle misure comunitarie di congelamento dei capitali, inficia l’intero processo di adozione
         delle dette misure e costituisce un vizio di gravità tale da dover essere qualificato come sviamento di potere e di procedura,
         violazione di una forma sostanziale, nonché violazione dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001 e dell’art. 1, n. 6,
         della posizione comune 2001/931. Viste tali allegazioni, il Tribunale ha adottato le misure di organizzazione del procedimento
         menzionate ai precedenti punti 17 e 18.
      
      31      Nelle osservazioni scritte depositate nella cancelleria del Tribunale il 21 novembre 2008 il Consiglio ha tuttavia fatto valere
         che, nell’ambito del riesame a intervalli regolari, almeno una volta ogni sei mesi, dei nomi delle persone e delle entità
         indicati nell’elenco figurante nell’allegato del regolamento n. 2580/2001, quale previsto all’art. 1, n. 6, della posizione
         comune 2001/931, ogni membro del Consiglio può esprimersi su ciascuno dei nomi a titolo individuale e indicare quale sia la
         sua posizione al riguardo. Il Consiglio aggiunge che ogni nome riportato nell’elenco dev’essere approvato all’unanimità e
         che pertanto, qualora uno Stato membro si opponga al mantenimento nell’elenco di una determinata persona o entità, l’unanimità
         richiesta per tale mantenimento non sussiste. Il Consiglio invoca, a sostegno della sua tesi, i resoconti delle riunioni del
         gruppo di lavoro del Consiglio relativo alla posizione comune 2001/931 (in prosieguo: il «gruppo di lavoro PC 2001/931») del
         2 e 24 giugno, nonché del 2 luglio 2008, di cui agli allegati 1, 3 e 4 della sua risposta del 10 ottobre 2008 all’ordinanza
         26 settembre 2008, recante provvedimenti istruttori.
      
      32      Nelle osservazioni scritte sulle allegazioni in punto di fatto della ricorrente relative alla procedura di adozione della
         decisione impugnata, depositate nella cancelleria del Tribunale il 20 novembre 2008, il Regno Unito si è inoltre limitato
         a osservare che, «poiché la domanda [del Tribunale] riguarda[va] il comportamento dei membri del Consiglio nella loro qualità
         di membri di detta istituzione, lo stesso Consiglio si trova[va] nella posizione migliore per rispondere a qualsiasi domanda
         relativa all’adozione della legislazione in seno al Consiglio».
      
      33      Pertanto, e a prescindere dal significato e dalla portata da attribuirsi alle dichiarazioni rese dal Minister of State dinanzi
         alla House of Lords il 22 luglio 2008, il Tribunale non può che constatare, alla luce degli elementi versati agli atti, che
         non esiste alcun indizio oggettivo che consenta di confermare la tesi della ricorrente secondo cui gli Stati membri riuniti
         nell’ambito del Consiglio sarebbero costretti a votare «pro o contro» un «elenco globale», senza avere la possibilità di pronunciarsi
         individualmente e caso per caso sulla questione se l’inclusione o il mantenimento di una determinata persona o entità nell’elenco
         in questione sia o rimanga giustificato.
      
      34      Al contrario, dai documenti prodotti dal Consiglio emerge che tali esami o riesami caso per caso hanno effettivamente avuto
         luogo in seno al gruppo di lavoro PC 2001/931. In particolare, dal resoconto della riunione di detto gruppo di lavoro PC 2001/931
         del 2 luglio 2008 risulta che alle delegazioni degli Stati membri è stato accordato un termine supplementare, con scadenza
         4 luglio 2008, per precisare se, «alla luce degli elementi di informazione aggiuntivi forniti da uno Stato membro e della
         motivazione rivista che era stata [loro] distribuita», esse avessero «obiezioni a che uno dei gruppi fosse inserito nell’elenco
         sulla nuova base proposta». Poiché tale riferimento riguardava, con tutta evidenza, il caso specifico della ricorrente, si
         deve rilevare che gli Stati membri si sono espressamente riservati la possibilità di opporsi al suo mantenimento nell’elenco
         controverso, ma alla fine hanno scelto di non avvalersi di tale facoltà.
      
      35      Discende da quanto precede che il sesto motivo deve essere respinto in quanto infondato.
      
       Sul quarto motivo, concernente una violazione dei diritti della difesa
      36      A tale riguardo è pacifico che il Consiglio ha adottato la decisione impugnata senza avere previamente comunicato alla ricorrente
         le nuove informazioni o i nuovi elementi del fascicolo che, a suo parere, ne giustificavano il mantenimento nell’elenco controverso,
         ossia quelli relativi all’indagine preliminare avviata dalla procura antiterrorismo di Parigi nell’aprile 2001 e alle due
         indagini suppletive di marzo e novembre 2007. A fortiori, esso non le ha dato la possibilità di far valere utilmente il suo
         punto di vista al riguardo prima dell’adozione della decisione impugnata.
      
      37      Si deve quindi constatare che la decisione impugnata è stata adottata in violazione dei principi enunciati dal Tribunale nella
         sentenza OMPI, per quanto riguarda il rispetto dei diritti della difesa (v., in particolare, punti 120, 126 e 131).
      
      38      Il Consiglio fa tuttavia valere, in primo luogo, che le considerazioni espresse dal Tribunale nella sentenza OMPI per quanto
         riguarda le decisioni successive al congelamento dei capitali non tengono conto della situazione particolare in cui esso si
         sarebbe trovato nel caso di specie. Infatti, nella detta sentenza il Tribunale avrebbe presunto che la decisione dell’autorità
         nazionale competente che costituiva il fondamento della decisione iniziale di congelamento dei capitali sarebbe rimasta in
         vigore, senza prevedere la possibilità che tale decisione fosse revocata o ritirata anche qualora il Consiglio avesse ricevuto
         nuove informazioni tali da giustificare il mantenimento dell’interessato nell’elenco controverso. Ciò si sarebbe verificato,
         nel giugno 2008, per quanto riguarda la ricorrente. Nelle circostanze del caso di specie, il Consiglio avrebbe ritenuto che
         l’obiettivo di interesse pubblico perseguito dalla Comunità, conformemente alla risoluzione 1373 (2001) del Consiglio di sicurezza
         delle Nazioni Unite, potesse essere conseguito solo attraverso la sostituzione immediata della decisione allora vigente con
         una nuova decisione del Consiglio, fondata sulle nuove informazioni che quest’ultimo aveva urgentemente preso in considerazione.
         Il Consiglio ritiene di avere realizzato in tal modo l’unico equilibrio possibile tra la necessità di tenere in debito conto
         che la decisione dell’autorità nazionale competente servita da fondamento della decisione iniziale di congelamento dei capitali
         della ricorrente era stata revocata e la necessità di vigilare affinché detti capitali rimanessero congelati, viste le nuove
         informazioni che gli erano state comunicate e che giustificavano, a suo parere, il mantenimento delle misure restrittive applicate
         alla ricorrente. Esso aggiunge che qualsiasi interruzione nell’applicazione di tali misure avrebbe immediatamente consentito
         alla ricorrente di accedere ai suoi capitali, il che avrebbe reso inefficace la decisione impugnata. Secondo il Consiglio,
         la sentenza OMPI non indica affatto che esso non avrebbe potuto agire in tal modo, tenuto conto delle circostanze particolari
         del caso di specie.
      
      39      Il Tribunale ritiene che tale argomento del Consiglio non giustifichi assolutamente la presunta impossibilità in cui detta
         istituzione si sarebbe trovata di adottare la decisione impugnata secondo una procedura rispettosa dei diritti di difesa della
         ricorrente.
      
      40      Più specificamente, l’asserita urgenza non è stata minimamente dimostrata. Infatti, anche ammettendo che il Consiglio non
         fosse tenuto a cancellare immediatamente la ricorrente dall’elenco controverso a seguito della decisione della POAC 30 novembre
         2007, in ogni caso a partire dal 7 maggio 2008, data della pronuncia della sentenza della Court of Appeal, è definitivamente
         venuta meno per esso la possibilità di basarsi ancora sulla decisione dello Home Secretary che aveva costituito il fondamento
         della decisione iniziale di congelamento dei capitali della ricorrente. Orbene, fra tale data del 7 maggio 2008 e quella dell’adozione
         della decisione impugnata, il 15 luglio 2008, sono trascorsi oltre due mesi. A tale riguardo il Consiglio non spiega per quale
         motivo non potesse avviare subito dopo il 7 maggio 2008 la procedura in vista della cancellazione della ricorrente dall’elenco
         controverso o del suo mantenimento in detto elenco sulla base di nuovi elementi.
      
      41      Inoltre, anche ammettendo che i primi elementi relativi all’indagine preliminare avviata a Parigi nell’aprile 2001 siano stati
         comunicati dalle autorità francesi al Consiglio solo nel giugno 2008, ciò non spiega perché tali elementi nuovi non potessero
         essere comunicati subito alla ricorrente, se il Consiglio intendeva ormai porli a carico di quest’ultima. Ciò vale a maggior
         ragione in quanto la fase orale era stata riaperta nella causa che ha dato luogo alla sentenza PMOI, con ordinanza del Tribunale
         12 giugno 2008, e la data limite per il deposito delle osservazioni delle parti sulla sentenza della Court of Appeal e sulle
         osservazioni relative a tale sentenza depositate dalla ricorrente era stata fissata per il 7 luglio 2008. In tutto questo
         periodo il Consiglio era in grado di comunicare i «nuovi elementi» alla ricorrente e, se del caso, al Tribunale nell’ambito
         della causa sfociata nella sentenza PMOI. A tale riguardo va rilevato che il Consiglio, nelle sue osservazioni depositate
         nella cancelleria del Tribunale il 7 luglio 2008 nella suddetta causa, ha espressamente manifestato l’intenzione di prendere
         urgentemente posizione su «nuovi elementi» sottoposti al suo esame. Tuttavia, si deve rilevare altresì che il Consiglio si
         è astenuto dal comunicare tali nuovi elementi alla ricorrente, senza invocare una qualsiasi impossibilità materiale o giuridica
         a farlo, e ciò sebbene il Tribunale avesse annullato, con la sentenza OMPI, una delle sue precedenti decisioni proprio perché
         non era stata oggetto di tale previa comunicazione.
      
      42      Occorre aggiungere che né la sentenza della Court of Appeal né l’ordinanza dello Home Secretary 23 giugno 2008 hanno avuto
         effetto automatico e immediato sulla decisione 2007/868 di congelamento dei capitali vigente all’epoca. Conformemente al principio
         di presunzione di validità degli atti comunitari, tale decisione rimaneva in vigore, con forza di legge, nonostante il venir
         meno del suo «substrato» nazionale, fino a quando non fosse stato revocato o annullato nell’ambito di un ricorso d’annullamento
         oppure dichiarato invalido a seguito di un rinvio pregiudiziale o di un’eccezione di illegittimità (v. sentenza PMOI, punto 55
         e giurisprudenza ivi citata).
      
      43      In fatto come in diritto è quindi errato affermare che, a seguito dell’entrata in vigore dell’ordinanza dello Home Secretary
         e della comunicazione più o meno concomitante di nuovi elementi da parte delle autorità francesi, occorreva adottare una nuova
         decisione di congelamento dei capitali con un’urgenza tale da non consentire di rispettare i diritti di difesa della ricorrente.
      
      44      Anzi, il Tribunale ritiene che il fatto che il Consiglio abbia omesso di conformarsi a una procedura pur chiaramente definita
         dalla sentenza OMPI, omissione intervenuta in piena cognizione di causa e che non può fondarsi su alcuna giustificazione ragionevole,
         possa costituire un indizio pertinente nell’ambito dell’esame del quinto motivo, concernente un abuso o uno sviamento di potere.
      
      45      Il Consiglio fa valere, in secondo luogo, che l’esposizione dei motivi comunicata alla ricorrente consente a quest’ultima
         di esercitare il suo diritto di ricorso giurisdizionale e al giudice comunitario di effettuare il proprio controllo. La ricorrente
         avrebbe inoltre avuto la possibilità di far valere le sue osservazioni sull’esposizione dei motivi, nel rispetto dei suoi
         diritti della difesa, dato che l’atto di ricorso era stato immediatamente trasmesso dal Consiglio alle delegazioni degli Stati
         membri.
      
      46      Tale argomento, che deriva da una confusione tra la garanzia dei diritti della difesa nell’ambito del procedimento amministrativo
         e quella risultante dal diritto a un effettivo ricorso giurisdizionale contro l’atto lesivo adottato al termine di tale procedimento,
         è già stato espressamente respinto dal Tribunale nella sentenza OMPI (punto 94 e giurisprudenza ivi citata).
      
      47      In conclusione, il Tribunale constata che il mantenimento del congelamento dei capitali della ricorrente disposto con la decisione
         impugnata è intervenuto a seguito di un procedimento in cui non sono stati rispettati i diritti di difesa della ricorrente.
         Tale considerazione non può che comportare l’annullamento di detta decisione nella parte relativa alla ricorrente.
      
      48      Benché, date le circostanze, non sia necessario pronunciarsi sugli altri motivi del ricorso, il Tribunale esaminerà nondimeno
         il secondo e il terzo motivo, in considerazione della loro importanza sotto il profilo del diritto fondamentale a una tutela
         giurisdizionale effettiva.
      
       Sul secondo e sul terzo motivo, concernenti rispettivamente una violazione dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931,
            dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001 e dell’onere della prova, nonché la violazione del diritto a una tutela giurisdizionale
            effettiva
      49      A tale riguardo il Tribunale ricorda anzitutto di avere precisato nelle sentenze OMPI e PMOI quali siano: a) le condizioni
         di applicazione dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001; b) l’onere
         della prova incombente al Consiglio in tale contesto; c) la portata del controllo giurisdizionale in materia.
      
      50      Come il Tribunale ha rilevato ai punti 115 e 116 della sentenza OMPI e al punto 130 della sentenza PMOI, gli elementi di fatto
         e di diritto che possono condizionare l’applicazione di una misura di congelamento dei capitali ad una persona, gruppo o entità
         sono stabiliti dall’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001, ai sensi del quale il Consiglio, all’unanimità, redige, rivede
         e modifica l’elenco delle persone, dei gruppi e delle entità ai quali si applica il detto regolamento, conformemente alle
         disposizioni dell’art. 1, nn. 4‑6, della posizione comune 2001/931. L’elenco di cui trattasi deve quindi essere redatto, conformemente
         alle disposizioni dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931, sulla base di informazioni precise o di elementi del
         fascicolo che dimostrino che da parte di un’autorità competente è stata adottata una decisione nei confronti delle persone,
         dei gruppi e delle entità menzionati, sia che si tratti dell’avvio di indagini o di azioni penali per un atto di terrorismo,
         o per il tentativo di commetterlo, o per la partecipazione o l’agevolazione di un tale atto, basata su prove o indizi seri
         e credibili, sia che si tratti della condanna per tali fatti. Si intende per «autorità competente» un’autorità giudiziaria
         ovvero, se le autorità giudiziarie non hanno alcuna competenza in materia, un’autorità competente equivalente in tale settore.
         Inoltre, i nomi delle persone e delle entità riprese sull’elenco devono formare oggetto di un riesame a intervalli regolari,
         almeno una volta ogni sei mesi, per garantire che la loro conferma sull’elenco rimanga giustificata, conformemente alle disposizioni
         dell’art. 1, n. 6, della posizione comune 2001/931.
      
      51      Ai punti 117 della sentenza OMPI e 131 della sentenza PMOI il Tribunale ha dedotto da tali disposizioni che il procedimento
         che può condurre ad una misura di congelamento dei capitali ai sensi della normativa pertinente si svolge su due livelli,
         uno nazionale e l’altro comunitario. In un primo momento, un’autorità nazionale competente, in linea di principio un’autorità
         giudiziaria, deve adottare nei confronti dell’interessato una decisione che soddisfi la definizione dell’art. 1, n. 4, della
         posizione comune 2001/931. Se si tratta di una decisione di avvio di inchieste o di azioni penali, essa deve essere basata
         su prove o indizi seri e credibili. In un secondo momento, il Consiglio, all’unanimità, deve decidere di includere l’interessato
         nell’elenco controverso, sulla base di informazioni precise o di elementi del fascicolo che dimostrino l’adozione di una tale
         decisione. In seguito, il Consiglio deve accertarsi, a intervalli regolari, almeno una volta ogni sei mesi, che la presenza
         dell’interessato nell’elenco controverso resti giustificata. A tale riguardo, la verifica dell’esistenza di una decisione
         di un’autorità nazionale che soddisfi la detta definizione sembra una condizione preliminare per l’adozione, da parte del
         Consiglio, della decisione iniziale di congelamento dei capitali, mentre la verifica delle conseguenze riservate a tale decisione
         a livello nazionale sembra indispensabile nell’ambito dell’adozione di una successiva decisione di congelamento dei capitali.
      
      52      Ai punti 123 della sentenza OMPI e 132 della sentenza PMOI il Tribunale ha peraltro rammentato che, ai sensi dell’art. 10 CE,
         i rapporti tra gli Stati membri e le istituzioni comunitarie sono regolati da doveri reciproci di leale cooperazione (v. sentenza
         della Corte 16 ottobre 2003, causa C‑339/00, Irlanda/Commissione, Racc. pag. I‑11757, punti 71 e 72 e giurisprudenza ivi citata).
         Tale principio è di applicazione generale e si impone, in particolare, nell’ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria
         in materia penale [comunemente denominata «giustizia e affari interni» (GAI)], disciplinata dal titolo VI del Trattato UE,
         la quale è d’altra parte interamente fondata sulla cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni (sentenza della Corte
         16 giugno 2005, causa C‑105/03, Pupino, Racc. pag. I‑5285, punto 42).
      
      53      Ai punti 124 della sentenza OMPI e 133 della sentenza PMOI il Tribunale ha stabilito che, in un caso di applicazione dell’art. 1,
         n. 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001, disposizioni che instaurano una forma
         di cooperazione specifica tra il Consiglio e gli Stati membri nell’ambito della lotta comune al terrorismo, tale principio
         comporta, per il Consiglio, l’obbligo di rimettersi, nei limiti del possibile, alla valutazione dell’autorità nazionale competente,
         quanto meno quando si tratta di un’autorità giudiziaria, in particolare per quanto attiene all’esistenza delle «prove o indizi
         seri e credibili» sui quali si fonda la decisione di quest’ultima.
      
      54      Come è stato dichiarato al punto 134 della sentenza PMOI, emerge da quanto precede che, pur gravando effettivamente sul Consiglio,
         l’onere della prova che il congelamento dei capitali di una persona, gruppo o entità è o resta legalmente giustificato alla
         luce della normativa pertinente, tale onere ha un oggetto relativamente ristretto al livello del procedimento comunitario
         di congelamento dei capitali. Nel caso di una decisione iniziale di congelamento dei capitali, esso ha ad oggetto essenzialmente
         l’esistenza di informazioni precise o di elementi del fascicolo che dimostrino l’adozione nei confronti dell’interessato,
         da parte di un’autorità nazionale, di una decisione che soddisfi la definizione di cui all’art. 1, n. 4, della posizione comune
         2001/931. Peraltro, nel caso di una decisione successiva di congelamento dei capitali, a seguito di riesame, l’onere della
         prova ha essenzialmente ad oggetto la questione se il congelamento dei capitali resti giustificato alla luce di tutte le circostanze
         rilevanti della fattispecie e, in modo particolare, del seguito dato a tale decisione da parte dell’autorità nazionale competente.
      
      55      Quanto al controllo esercitato dal Tribunale, esso ha riconosciuto, ai punti 159 della sentenza OMPI e 137 della sentenza
         PMOI, che il Consiglio dispone di un ampio potere discrezionale in merito agli elementi da prendere in considerazione per
         adottare sanzioni economiche e finanziarie sulla base degli artt. 60 CE, 301 CE e 308 CE, conformemente ad una posizione comune
         adottata in base alla politica estera e di sicurezza comune. Tale potere discrezionale riguarda, in particolare, le considerazioni
         di opportunità sulle quali si fondano siffatte decisioni. Tuttavia (v. punto 138 della sentenza PMOI), se è vero che il Tribunale
         riconosce al Consiglio un margine discrezionale in materia, ciò non implica che esso debba astenersi dal controllare l’interpretazione
         dei dati rilevanti fornita da tale istituzione. Infatti, il giudice comunitario è tenuto, in particolare, non solo a verificare
         l’esattezza materiale degli elementi di prova addotti, la loro attendibilità e la loro coerenza, ma altresì ad accertare se
         tali elementi costituiscano l’insieme dei dati rilevanti che devono essere presi in considerazione per valutare la situazione
         e se siano di natura tale da corroborare le conclusioni che ne sono state tratte. Tuttavia, nell’ambito di tale controllo,
         egli non può sostituire la propria valutazione d’opportunità a quella del Consiglio (v., per analogia, sentenza della Corte
         22 novembre 2007, causa C‑525/04 P, Spagna/Lenzing, Racc. pag. I‑9947, punto 57 e giurisprudenza ivi citata).
      
      56      Nella specie, il Tribunale constata che né gli elementi di informazione contenuti nella decisione impugnata, nella sua esposizione
         dei motivi e nella sua lettera di notifica, né tantomeno quelli contenuti nelle due risposte del Consiglio all’ordinanza 26 settembre
         2008, recante provvedimenti istruttori, soddisfano le esigenze probatorie sopra ricordate, cosicché non è stato debitamente
         dimostrato che la decisione impugnata sia stata adottata in conformità delle disposizioni di cui all’art. 1, n. 4, della posizione
         comune 2001/931 e all’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001.
      
      57      Più specificamente, il Consiglio non ha comunicato al Tribunale alcuna informazione precisa né alcun elemento del fascicolo
         tali da dimostrare che l’indagine preliminare avviata dalla procura antiterrorismo di Parigi nell’aprile 2001 e le due indagini
         suppletive di marzo e novembre 2007 rappresentino nei confronti della ricorrente, come esso afferma senza peraltro giustificare
         le proprie asserzioni, una decisione che soddisfi la definizione di cui all’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931.
      
      58      A tale riguardo occorre riprodurre integralmente i passaggi più pertinenti della prima risposta del Consiglio all’ordinanza
         26 settembre 2008, recante provvedimenti istruttori:
      
      «3.      Il gruppo [di lavoro PC 2001/931] ha tenuto quattro riunioni preparatorie all’adozione della decisione in questione da parte
         del Consiglio – nella parte in cui riguardava la ricorrente – ossia il 2 giugno, il 13 giugno, il 24 giugno e il 2 luglio
         2008 (…)
      
      (…)
      6.      Ai fini di tali riunioni la Repubblica francese ha inoltre distribuito alle delegazioni tre documenti che descrivevano la
         nuova base proposta per iscrivere la ricorrente nell’elenco, spiegando i motivi della sua proposta. Il terzo documento comprendeva,
         in parte, il testo che è divenuto l’esposizione dei motivi adottata dal Consiglio e che è già stato versato agli atti del
         caso di specie. Al momento della loro diffusione, tali documenti sono stati qualificati come riservati dalla Repubblica francese.
         Il Consiglio ha informato quest’ultima in merito all’ordinanza pronunciata dal Tribunale e detto Stato sta attualmente esaminando
         la possibilità di declassificare i documenti in questione. Il Consiglio è stato tuttavia informato che, in ragione della necessità
         di rispettare le esigenze del diritto nazionale, una decisione su tale punto non potrà essere adottata entro il termine fissato
         dalla cancelleria. Attualmente, pertanto, il Consiglio non può dare seguito all’ordinanza del Tribunale per quanto riguarda
         i suddetti documenti, dato che non è autorizzato a trasmetterli al Tribunale, neppure in via riservata. Esso chiede rispettosamente
         al Tribunale di essere comprensivo a tale riguardo e si impegna a informarlo non appena la Repubblica francese avrà preso
         una decisione sui documenti di cui trattasi.
      
      (…)
      11.      In particolare, il Consiglio tiene a sottolineare di non avere ricevuto alcun altro elemento di prova relativo all’indagine
         preliminare condotta in Francia oltre a quelli figuranti nell’esposizione dei motivi. Esso crede di capire che tali prove
         supplementari debbano restare riservate, conformemente al diritto francese, per l’intera durata dell’indagine. Esso ha riprodotto
         tutti gli elementi essenziali relativi all’indagine di cui disponeva per elaborare l’esposizione dei motivi. Uno dei documenti
         menzionati al punto 6 conteneva un elenco più dettagliato dei reati oggetto dell’indagine, ma questi ultimi rientrano tutti
         nella descrizione generale fornita nell’esposizione dei motivi (ossia una serie di reati tutti commessi in relazione, in via
         principale o per connessione, a un’attività collettiva finalizzata a turbare gravemente l’ordine pubblico con l’intimidazione
         o il terrore, nonché il finanziamento di un gruppo terroristico e il riciclaggio dei proventi diretti o indiretti dei reati
         di truffa a danno di soggetti particolarmente vulnerabili e di truffa in banda organizzata in relazione a un’attività terroristica).
      
      12.      Il Consiglio non dispone di alcun’altra informazione oltre a quelle relative alla natura dei reati oggetto dell’indagine e
         alle precisazioni sulla data di inizio della stessa, nonché sulla data in cui sono state disposte le indagini suppletive.
         Esso non è stato informato in merito all’identità precisa delle persone sulle quali verte l’indagine e sa semplicemente che
         tali persone sono presunti membri della ricorrente, come indicato nell’esposizione dei motivi. Esso non dispone neppure di
         informazioni sulla possibile evoluzione dell’indagine. Riassumendo, quando è stata adottata la decisione impugnata, il Consiglio
         non disponeva di alcun’altra prova “dedotta contro la ricorrente” nell’ambito dell’indagine oltre a quelle menzionate nell’esposizione
         dei motivi».
      
      59      Orbene, alla luce delle contestazioni di fatto e delle censure formulate dalla ricorrente, né le spiegazioni fornite dal Consiglio
         né i documenti da esso prodotti consentono di giustificare sotto il profilo giuridico la decisione impugnata, più in particolare
         alla luce dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001.
      
      60      Lo stesso dicasi se si tiene conto della seconda risposta del Consiglio all’ordinanza 26 settembre 2008, recante provvedimenti
         istruttori in allegato alla quale tale istituzione ha prodotto la versione non riservata dei tre documenti menzionati al precedente
         punto 58, ossia quelli con i quali le autorità francesi le avevano comunicato nel giugno 2008 informazioni relative all’indagine
         preliminare avviata a Parigi nell’aprile 2001 ed ampliata nel 2007, sul cui fondamento è stata adottata la decisione impugnata.
      
      61      A tale riguardo la ricorrente ha fatto valere in particolare che l’indagine preliminare avviata in Francia nell’aprile 2001
         era un’inchiesta nei confronti di «X», che avrebbe potuto eventualmente riguardare taluni suoi membri o simpatizzanti, ma
         non la PMOI in quanto tale.
      
      62      Si deve infatti constatare che nel primo dei tre documenti menzionati al precedente punto 58, datato 9 giugno 2008, le autorità
         francesi si sono limitate a indicare «che il 9 aprile 2001 [era] stata avviata un’indagine preliminare nei confronti di 17 persone
         che potrebbero appartenere [alla PMOI]», che «tale indagine [era] ancora in corso» e che, «[in] questa fase, [erano] indagate
         24 persone». Tuttavia, non è stata fornita alcuna spiegazione in ordine ai motivi per i quali queste stesse autorità avevano
         tratto la conclusione, nel medesimo documento, che «[d]etta procedura costitui[va] una decisione nei confronti [della PMOI]
         da parte di un’autorità competente ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931».
      
      63      In risposta a tale argomento della ricorrente, non contestato in quanto tale, il Consiglio sostiene che una siffatta circostanza
         è non solo ipotizzabile, ma anche logica e appropriata nel contesto del congelamento dei capitali di un’organizzazione quale
         la ricorrente. Da un lato, infatti, reati quali l’associazione a delinquere finalizzata alla preparazione di atti terroristici,
         il finanziamento di un’organizzazione terroristica e il riciclaggio di denaro in connessione con un’organizzazione terroristica
         non potrebbero essere commessi dall’organizzazione stessa, ma solo dai singoli che ne fanno parte. Dall’altro, la ricorrente
         non potrebbe essere di per sé oggetto di procedimenti penali, dal momento che non ha personalità giuridica.
      
      64      Orbene, tali spiegazioni contrastano anzitutto con la lettera dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931, secondo
         cui una decisione dev’essere presa «nei confronti delle persone, gruppi ed entità interessati».
      
      65      Anche ammettendo che non occorra attenersi a un’interpretazione letterale di tale disposizione, tuttavia, per poter accogliere
         l’argomento del Consiglio, occorrerebbe altresì che tale istituzione o l’autorità nazionale competente interessata si curasse
         di spiegare i motivi specifici e concreti per i quali, nel caso di specie, gli atti imputabili a singoli presunti membri o
         simpatizzanti della PMOI dovrebbero essere imputati alla PMOI stessa. Orbene, come si è già rilevato, nella specie tale spiegazione
         è del tutto assente.
      
      66      In mancanza di informazioni più precise, non è possibile neppure verificare la veridicità e la pertinenza dell’affermazione,
         contenuta nell’esposizione dei motivi, secondo cui molti dei presunti membri della ricorrente sarebbero attualmente oggetto
         di procedimenti penali per reati collegati a un’attività terroristica. A tale riguardo la ricorrente ha fatto valere nell’atto
         introduttivo che, a parte l’indagine preliminare avviata in Francia nel 2001, essa non è a conoscenza che un qualunque suo
         membro o simpatizzante sia perseguito in uno degli Stati membri per aver finanziato attività terroristiche o altre attività
         criminose che la riguardano, contrariamente a quanto si afferma nell’esposizione dei motivi. Inoltre, nessuno dei suoi membri
         o simpatizzanti sarebbe mai stato dichiarato colpevole di attività illecite collegate al terrorismo o al suo finanziamento.
         Il Consiglio non ha in alcun modo confutato tali affermazioni nel controricorso.
      
      67      Per quanto riguarda le indagini suppletive del 19 marzo e 13 novembre 2007, la ricorrente fa inoltre valere che esse non la
         riguardano in alcun modo, e che, anzi, ad essa non vi si fa alcun riferimento. Nella sua prima risposta all’ordinanza recante
         provvedimenti istruttori, il Consiglio ammette di non essere stato informato in merito all’identità dei singoli interessati
         da tali atti e di sapere tutt’al più che tali persone sono presunti membri della PMOI. Anche in questo caso non vengono minimamente
         spiegati né il nesso tra le persone in questione e la ricorrente, né i motivi che potrebbero giustificare l’imputazione alla
         seconda degli atti dei primi.
      
      68      Occorre ancora rilevare che nessun elemento agli atti consente di dimostrare che l’indagine preliminare avviata in Francia
         nell’aprile 2001, anche ammettendo che si tratti di un atto di un’«autorità giudiziaria», circostanza parimenti contestata
         dalla ricorrente, si fondi, secondo la valutazione di detta autorità, su prove o indizi seri e credibili, come richiesto dall’art. 1,
         n. 4, della posizione comune 2001/931.
      
      69      A questo proposito, è vero che al punto 3, lett. b), secondo trattino, dell’ultimo dei tre documenti menzionati al precedente
         punto 58, datato 26 giugno 2008, le autorità francesi in seno al Consiglio hanno affermato che l’esistenza di tale indagine
         preliminare «dimostra[va] che le autorità giudiziarie dispon[evano] degli “indizi seri o credibili” necessari ai sensi dell’art. 1,
         n. 4, della posizione comune [2001/931] e che collegavano [la PMOI] a recenti attività terroristiche».
      
      70      Orbene, non solo questa valutazione non emana dall’autorità giudiziaria nazionale competente, ma, in una lettera al Consiglio
         del 3 novembre 2008, prodotta come allegato 4 alla seconda risposta del Consiglio all’ordinanza 26 settembre 2008, recante
         provvedimenti istruttori, il Ministero degli Affari esteri ed europei francese (MAEE) ha indicato, riferendosi specificamente
         al suddetto punto 3, lett. b), secondo trattino, dell’ultimo dei tre documenti menzionati al precedente punto 58, che gli
         «sembra[va] opportuno e conforme al diritto precisare che si tratta[va] di conclusioni tratte dal MAEE in base agli elementi
         oggettivi della procedura francese comunicati dalla procura della Repubblica di Parigi, a norma dell’art. 11, [terzo comma,]
         del codice di procedura penale, e che impegna[vano] solo il MAEE».
      
      71      Infine, il Tribunale rileva che, su domanda delle autorità francesi, il Consiglio ha rifiutato di «declassificare» il punto 3,
         lett. a), dell’ultimo dei tre documenti menzionati al precedente punto 58, contenente la «sintesi dei principali punti che
         giustificano il mantenimento dell’[OMPI] nell’elenco europeo», effettuata da tali autorità e portata all’attenzione di alcune
         delegazioni degli Stati membri. Secondo la citata lettera del MAEE al Consiglio del 3 novembre 2008, le informazioni in questione
         «presentano un aspetto di ordine pubblico che interessa la difesa nazionale e sono quindi oggetto di misure di tutela destinate
         a limitarne la diffusione, a norma dell’art. 413‑9 del codice penale», per cui «il MAEE non può autorizzarne la comunicazione
         al Tribunale».
      
      72      L’affermazione del Consiglio secondo cui esso sarebbe tenuto a rispettare il principio di riservatezza invocato dalle autorità
         francesi non consente di comprendere per quale motivo tale principio verrebbe leso dalla comunicazione degli elementi del
         fascicolo in questione al giudice comunitario, ma non sia stato leso dalla comunicazione degli stessi elementi al medesimo
         Consiglio e successivamente ai governi degli altri 26 Stati membri.
      
      73      In ogni caso, il Tribunale ritiene che il Consiglio non possa fondare la sua decisione di congelamento dei capitali su informazioni
         o elementi del fascicolo comunicati da uno Stato membro, se tale Stato membro non è disposto ad autorizzarne la comunicazione
         al giudice comunitario investito del controllo della legittimità di tale decisione.
      
      74      A tale riguardo occorre ricordare che nella sentenza OMPI (punto 154) il Tribunale ha già dichiarato che il controllo giurisdizionale
         di legittimità di una decisione di congelamento dei capitali si estende alla valutazione dei fatti e delle circostanze addotti
         per giustificarla, nonché alla verifica degli elementi di prova e di informazione su cui è fondata tale valutazione, come
         il Consiglio aveva espressamente riconosciuto nelle sue memorie nella causa all’origine della sentenza del Tribunale 21 settembre
         2005, causa T‑306/01, Yusuf e Al Barakaat International Foundation/Consiglio e Commissione (Racc. pag. II‑3533), annullata
         in sede di impugnazione con sentenza della Corte 3 settembre 2008, cause riunite C‑402/05 P e C‑415/05 P, Kadi e Al Barakaat
         International Foundation/Consiglio e Commissione (Racc. pag. I-6351). Il Tribunale deve anche accertarsi del rispetto dei
         diritti della difesa e del requisito della motivazione al riguardo nonché, eventualmente, della fondatezza delle ragioni imperative
         eccezionalmente fatte valere dal Consiglio per sottrarvisi.
      
      75      Nel caso di specie, tale controllo appare tanto più indispensabile in quanto rappresenta la sola garanzia procedurale che
         consenta di assicurare il giusto equilibrio fra le esigenze della lotta al terrorismo internazionale e la tutela dei diritti
         fondamentali. Poiché le limitazioni apportate dal Consiglio ai diritti della difesa degli interessati devono essere bilanciate
         da un rigoroso controllo giurisdizionale indipendente e imparziale (v., in tal senso, sentenza della Corte 2 maggio 2006,
         causa C‑341/04, Eurofood, Racc. pag. I‑3813, punto 66), il giudice comunitario deve poter controllare la legittimità e la
         fondatezza delle misure di congelamento dei capitali, senza che possano essergli opposti il segreto o la riservatezza degli
         elementi di prova e di informazione utilizzati dal Consiglio (sentenza OMPI, punto 155).
      
      76      Nella specie, il rifiuto del Consiglio e delle autorità francesi di comunicare, anche al solo Tribunale, le informazioni contenute
         al punto 3, lett. a), dell’ultimo dei tre documenti menzionati al precedente punto 58 ha quindi l’effetto di impedire a quest’ultimo
         di esercitare il suo controllo di legittimità della decisione impugnata.
      
      77      Ne consegue che, nelle circostanze del caso di specie, quali descritte in precedenza, la comunicazione degli elementi di informazione
         contenuti nelle risposte del Consiglio all’ordinanza 26 settembre 2008, recante provvedimenti istruttori, e negli allegati
         di tali risposte non permette di per sé né alla ricorrente né al Tribunale di accertarsi che la decisione impugnata sia stata
         adottata conformemente all’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001 e non sia viziata da un errore manifesto di valutazione.
      
      78      Si deve quindi necessariamente concludere, da un lato, che non è stato debitamente dimostrato che la decisione impugnata sia
         stata adottata in conformità dell’art. 1, n. 4, della posizione comune 2001/931 e dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 2580/2001
         e, dall’altro, che le circostanze stesse della sua adozione ledono il diritto fondamentale della ricorrente a un controllo
         giurisdizionale effettivo.
      
      79      Ne consegue che il secondo e il terzo motivo sono fondati.
      
       Sulle spese
      80      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la ricorrente ne ha fatto domanda, il Consiglio, rimasto soccombente, va condannato alle spese.
      
      81      Ai termini dell’art. 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, gli Stati membri e le istituzioni intervenuti nella
         causa sopportano le proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Settima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione del Consiglio 15 luglio 2008, 2008/583/CE, che attua l’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580/2001
            relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo e abroga
            la decisione 2007/868/CE, è annullata nella parte riguardante la People’s Mojahedin Organization of Iran.
      2)      Il Consiglio è condannato a sopportare, oltre alle proprie spese, le spese della People’s Mojahedin Organization of Iran.
      3)      La Repubblica francese e la Commissione sopporteranno le proprie spese.
      
               Forwood
            
            
               Šváby
            
            
               Truchot
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 4 dicembre 2008.
      Firme
      * Lingua processuale: l'inglese.