CELEX: 51989PC0653(01)
Language: it
Date: 1990-01-31
Title: PROPOSTA DI DIRETTIVA DEL CONSIGLIO RELATIVA AI VETRI DI SICUREZZA ED AI MATERIALI PER VETRI DESTINATI ALL' USO COME PARABREZZA O ALTRI VETRI OPPURE COME PARETI DIVISORIE SUI VEICOLI A MOTORE E SUI LORO RIMORCHI

12. 4. 90                                    Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                        N. C 9 5 / 1
                                                                    II
                                                           (Atti preparatori)
                                                   COMMISSIONE
               Proposta di direttiva del Consiglio relativa ai vetri di sicurezza ed ai materiali per vetri destinati all'uso
               come parabrezza o altri vetri oppure come pareti divisorie sui veicoli a motore e sui loro
                                                                rimorchi
                                                  COM(89) 653 def. — SYN 236
                                        (Presentata dalla Commissione il 12 febbraio 1990)
                                                             (90/C 95/01)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,                                      considerando che una normativa avente per oggetto i vetri di
                                                                          sicurezza reca non soltanto prescrizioni relative alla loro
                                                                          costruzione ma anche alla installazione sui veicoli;
visto il trattato che istituisce la Comunità economica euro-
pea, in particolare l'articolo 100 A,
                                                                          considerando che con una procedura di omologazione
                                                                          armonizzata dei vetri di sicurezza ogni Stato membro può
vista la proposta della Commissione,
                                                                          accertare il rispetto delle prescrizioni comuni di fabbricazio-
                                                                          ne e di prova ed informare gli altri Stati membri con l'invio di
in cooperazione con il Parlamento europeo,                                una copia della scheda di omologazione compilata per
                                                                          ciascun tipo di vetro di sicurezza; che con l'apposizione di un
                                                                          marchio di omologazione CEE su qualsiasi vetro di sicurezza
visto il parere del Comitato economico e sociale,                         conforme al tipo omologato non è più giustificato un
                                                                          controllo tecnico di detti vetri negli altri Stati membri;
considerando che è d'uopo adottare le misure volte all'instau-
razione progressiva del mercato interno nel corso di un                   considerando che, per quanto concerne i parabrezza, l'aspet-
periodo che scade il 31 dicembre 1992; che detto mercato                  to della sicurezza presenta un'importanza del tutto partico-
interno comporta uno spazio senza frontiere interne nel quale             lare in quanto, in misura maggiore che gli altri vetri, essi
è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone,           possono essere sottoposti ad urti violenti sia in caso di
dei servizi e dei capitali;                                               collisione sia in caso di urti esterni e possono quindi essere
                                                                          all'origine di gravi lesioni; che, oltre a mirare al ravvicina-
                                                                          mento delle legislazioni degli Stati membri la cui disparità
considerando che le prescrizioni relative ai vetri di sicurezza           crea ostacoli agli scambi, le soluzioni da adottare devono
differiscono da uno Stato membro all'altro; che pertanto                  rispondere all'esigenza della sicurezza della circolazione
devono essere adottate da tutti gli Stati membri prescrizioni             stradale e all'esigenza del miglioramento di tale sicurezza
identiche ad integrazione ovvero in sostituzione delle attuali
normative, in particolare per permettere l'applicazione, per
ogni tipo di veicolo, della procedura di omologazione                     considerando che l'articolo 13 della direttiva 70/156/CEE
CEE che forma oggetto della direttiva 70/156/CEE del                      stabilisce la procedura per l'adeguamento al progresso
Consiglio, del 6 febbraio 1970, concernente il ravvicinamen-              tecnico delle disposizioni degli allegati della direttiva stessa;
to delle legislazioni degli Stati membri relative all'omologa-            che il progresso della tecnica rende peraltro necessario un
zione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi (*), modificata            pronto adeguamento delle prescrizioni tecniche definite da
da ultimo dalla direttiva 87/403/CEE (2);                                 direttive specifiche; che è opportuno conferire questo
                                                                          compito alla Commissione onde semplificare ed accelerare
(') GU n. L 42 del 23. 2. 1970, pag. 1.                                   la procedura; che ogniqualvolta il Consiglio conferisce alla
(2) GU n. L 220 dell'8. 8. 1987, pag. 44.                                 Commissione competenze per l'esecuzione di norme stabilite
 ---pagebreak--- N. C 9 5 / 2                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                       12. 4. 90
nel settore dei veicoli a motore è opportuno prevedere una             autorità competenti di detto Stato comunicano a quelli degli
procedura di consultazione preliminare tra la Commissione e            altri Stati membri le misure adottate che possono giungere,
gli Stati membri nell'ambito di un comitato consultivo.                all'occorrenza, fino alla revoca dell'omologazione CEE. Le
                                                                       suddette autorità adottano le stesse disposizioni se vengono
                                                                       informate dalle autorità competenti di un altro Stato membro
                                                                       dell'esistenza di una tale mancanza di conformità.
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
                                                                       2.     Le autorità competenti degli Stati membri si informano
                                                                       reciprocamente, entro il termine di un mese, sulla revoca di
                                                                       omologazioni CEE concesse nonché sui motivi che giustifi-
                           Articolo 1
                                                                       cano tale provvedimento.
1.     Ogni Stato membro omologa qualsiasi tipo di vetro di
sicurezza conforme alle prescrizioni di costruzione e di prova         3.     Se lo Stato membro che ha proceduto all'omologazione
stabilite al punto 1 dell'allegato II.                                 contesta la mancanza di conformità di cui è stato informato,
                                                                       gli Stati membri interessati si impegnano a comporre la
                                                                       controversia. La Commissione viene informata e procede, in
2.     Lo Stato membro che ha proceduto all'omologazione
                                                                       quanto necessario, a consultazioni adeguate per giungere ad
CEE adotta le misure necessarie per sorvegliare, per quanto
                                                                       una soluzione.
necessario, la conformità della fabbricazione con il tipo
omologato, all'occorrenza in collaborazione con le autorità
competenti degli altri Stati membri.
                                                                                                  Articolo 6
                           Articolo 2                                  Ogni decisione di diniego o di revoca di un'omologazione o di
                                                                       divieto d'immissione sul mercato o di uso presa ai sensi delle
Ogni domanda di omologazione CEE è presentata ad uno                   disposizioni adottate in attuazione della presente direttiva
Stato membro dal fabbricante o dal suo mandatario. Detto               deve essere motivata con precisione. Essa viene notificata
Stato membro attribuisce al fabbricante o al suo mandatario            all'interessato con l'indicazione dei rimedi giuridici previsti
un marchio di omologazione CEE conformemente alle                      dalla legislazione in vigore negli Stati membri e dei termini
disposizioni dei punti da 4.4 a 4.7 dell'allegato II per ogni          entro i quali questi rimedi devono essere proposti.
tipo di vetro di sicurezza che esso omologa ai sensi dell'arti-
colo 1.
                                                                                                  Articolo 7
Gli Stati membri adottano tutte le disposizioni atte ad
impedire l'uso di marchi che possano creare confusioni tra i           Gli Stati membri non possono negare l'omologazione CEE o
vetri di sicurezza il cui tipo è stato omologato ai sensi              l'omologazione di portata nazionale di un tipo di veicolo né
dell'articolo 1 ed altri eventuali componenti.                         negare o vietare la vendita, l'immatricolazione, la messa in
                                                                       circolazione o l'uso dei veicoli per motivi concernenti i vetri di
                                                                       sicurezza se questi recano il marchio di omologazione CEE e
                           Articolo 3                                  sono installati conformemente alle prescrizioni stabilite
                                                                       nell'allegato III.
Le autorità competenti di ogni Stato membro inviano a quelle
degli altri Stati membri entro il termine di un mese a decorrere
della data di rilascio dell'omologazione CEE la copia delle                                       Articolo 8
schede di omologazione compilate per ogni tipo di vetro di
sicurezza che esse omologano o rifiutano di omologare.                 Ai sensi della presente direttiva si intende per veicolo
                                                                       qualsiasi veicolo a motore destinato a circolare su strada, che
                                                                       abbia almeno quattro ruote ed una velocità massima per
                           Articolo 4                                  costruzione superiore a 25 km/h, fatti salvi i veicoli che si
                                                                       spostano su rotaia, i trattori e le macchine agricole o forestali
Gli Stati membri non possono vietare l'immissione sul                  nonché le macchine per cantiere.
mercato dei vetri di sicurezza per motivi concernenti la loro
costruzione o il loro funzionamento se questi recano il                La classificazione internazionale di questi veicoli è quella che
marchio di omologazione CEE.                                           figura alla nota b) dell'allegato I della direttiva 70/156/
                                                                       CEE.
                           Articolo 5
                                                                                                  Articolo 9
1.     Se lo Stato membro che ha proceduto all'omologazione
CEE constata che vari vetri di sicurezza che recano lo stesso          Le modifiche necessarie per adeguare al progresso tecnico le
marchio di omologazione non sono conformi al tipo omolo-               prescrizioni degli allegati della presente direttiva sono adot-
gato, esso adotta le misure necessarie per assicurare la               tate dalla Commissione secondo la procedura di cui all'arti-
conformità della fabbricazione con il tipo omologato. Le               colo 10.
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                            Articolo 10                                                           Articolo 11
                                                                        1.     Gli Stati membri adottano e pubblicano prima del
La Commissione è assistita da un comitato a carattere                   1° gennaio 1992 le disposizioni necessarie per conformarsi
consultivo, composto dai rappresentanti degli Stati membri e            alla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la
presieduto dal rappresentante della Commissione.                       Commissione.
                                                                        Essi applicano tali disposizioni a decorrere dal 1° ottobre
Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato               1992.
un progetto delle misure da adottare. Il comitato emette un
parere su tale progetto entro un termine che il presidente può          Le disposizioni adottate in forza del primo comma fanno
fissare in base all'urgenza della questione, procedendo                 espresso riferimento alla presente direttiva.
eventualmente a votazione.
                                                                        2.     Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo
                                                                        delle disposizioni essenziali di diritto interno che essi adot-
Il parere è iscritto nel verbale; ogni Stato membro ha inoltre il
                                                                        tano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
diritto di chiedere che la sua posizione figuri a verbale.
La Commissione tiene in massima considerazione il parere                                          Articolo 12
del comitato. Essa lo informa del modo in cui ha tenuto conto
del suo parere.                                                         Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
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                                            ELENCO DEGLI ALLEGATI
          ALLEGATO I    Campo d'applicazione e definizione
          ALLEGATO II   Vetri — prescrizioni di costruzione e di prova, domanda di omologazione CEE, marchi,
                        omologazione CEE, modifica o estensione dell'omologazione CEE, conformità della
                        produzione e sanzioni in caso di non conformità della produzione
          ALLEGATO II A Condizioni generali di prova
          ALLEGATO II B Parabrezza di vetro stratificato ordinario
          ALLEGATO II C Parabrezza di vetro stratificato trattato
          ALLEGATO II D Parabrezza di vetro-plastica
          ALLEGATO II E Classificazione in gruppi dei parabrezza per le prove di omologazione CEE
          ALLEGATO II F Procedura da applicare per determinare le zone di prova sui parabrezza dei veicoli della
                        categoria M, rispetto ai punti V
          ALLEGATO II G Procedura della determinazione del punto H e dell'angolo effettivo del tronco per i posti a
                        sedere dei veicoli della categoria M,
          Appendice 1   Descrizione della macchina tridimensionale punto H
          Appendice 2   Sistema di riferimento tridimensionale
          Appendice 3   Parametri di riferimento dei posti a sedere
          ALLEGATO II H Vetri a tempera uniforme
          ALLEGATO III  Vetri stratificati diversi dai parabrezza
          ALLEGATO IIJ  Vetri di vetro-plastica diversi dai parabrezza
          ALLEGATO II K Vetri di sicurezza rivestiti di materia plastica (sulla superficie interna)
          ALLEGATO II L Doppi vetri
          ALLEGATO II M Misura dell'altezza del segmento e posizione dei punti d'urto
          ALLEGATO II N Esempi di marchi d'omologazione CEE
          ALLEGATO II 0 Controllo della conformità della produzione
          ALLEGATO II P Comunicazione concernente l'omologazione CEE o l'estensione, il rifiuto o la revoca
                        dell'omologazione CEE oppure l'arresto definitivo della produzione di un tipo di vetro di
                        sicurezza
          Appendice 1   Parabrezza stratificati
          Appendice 2   Parabrezza di vetro-plastica
          Appendice 3   Vetri a tempera uniforme
          Appendice 4   Vetri stratificati in un parabrezza
          Appendice 5   Vetri di vetro-plastica diversi dai parabrezza
          Appendice 6   Unità a doppio vetro
          Appendice 7   Contenuto dell'elenco dei parabrezza
          ALLEGATO IH   Veicoli — Prescrizione per l'installazione sui veicoli dei parabrezza e dei vetri diversi dai
                        parabrezza
          Appendice     Allegato alla scheda di omologazione CEE di un tipo di veicolo per quanto concerne
                        l'installazione dei vetri di sicurezza
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                                                                 ALLEGATO I
                                              CAMPO D'APPLICAZIONE E DEFINIZIONI
       1.     CAMPO D'APPLICAZIONE
              La presente direttiva si applica ai vetri di sicurezza ed ai materiali per vetri destinati ad essere montati come parabrezza,
              come altri vetri, oppure come pareti divisorie sui veicoli a motore e sui loro rimorchi, esclusi i vetri per dispositivi di
              illuminazione e di segnalazione e per il cruscotto nonché di vetri speciali a prova di proiettile che offrono una
              protezione contro le aggressioni.
       2.     DEFINIZIONI
              Ai sensi della presente direttiva, si intende per:
       2.1.   vetro temperato, un vetro costituito da una singola lastra di vetro che ha subito un trattamento speciale per aumentare
              la resistenza meccanica e condizionare la frammentazione dopo la rottura;
       2.2.   vetro stratificato, un vetro costituito da due o più lastre di vetro, mantenute assieme da uno o più intercalari di materia
              plastica. Si fa la seguente distinzione:
       2.2.1. vetro stratificato ordinario, in cui nessuna delle lastre di vetro di cui è costituito è stata trattata;
       2.2.2. vetro stratificato trattato, in cui una almeno delle lastre di vetro di cui è costituito ha subito un trattamento speciale per
              aumentare la resistenza meccanica e condizionare la frammentazione dopo la rottura;
       2.3.   vetro di sicurezza rivestito di materia plastica, un vetro quale definito al punto 2.1 o 2.2 rivestito sulla faccia interna di
              uno strato di materia plastica;
       2.4.   vetro di sicurezza vetro-plastica, un vetro stratificato con una lastra di vetro ed uno o più fogli di plastica sovrapposti di
              cui uno almeno funge da intercalare. Il foglio o i fogli di plastica è situato o sono situati sulla faccia interna quando il
              vetro è montato sul veicolo;
       2.5.   gruppo di parabrezza, un gruppo formato da parabrezza di forme e dimensioni diverse sottoposti ad un esame delle
              loro caratteristiche meccaniche, del loro tipo di frammentazione e del loro comportamento alle prove di resistenza alle
              aggressioni dell'ambiente;
       2.5.1. parabrezza piano, un parabrezza che non presenta alcuna curvatura nominale che dia luogo ad un'altezza di segmento
              superiore a 10 mm per metro lineare;
       2.5.2. parabrezza bombato, un parabrezza che presenti una curvatura nominale che dia luogo ad un'altezza di segmento
              superiore a 10 mm per metro lineare;
       2.6.   doppio finestrino, un insieme costituito da due vetri installati separatamente nella stessa apertura del veicolo;
       2.7.   doppio vetro, un insieme costituito da due vetri assemblati in fabbrica in modo permanente e separati da uno spazio
              uniforme;
       2.7.1. doppio vetro simmetrico, un doppio vetro nel quale i due vetri che lo costituiscono sono dello stesso tipo (temperato,
              stratificato, ecc.) ed hanno le stesse caratteristiche principali e secondarie;
       2.7.2. doppio vetro asimmetrico, un doppio vetro nel quale i due vetri che lo costituiscono sono di tipo (temperato,
              stratificato, ecc.) diverso oppure hanno caratteristiche principali e/o secondarie diverse;
       2.8.   caratteristica principale, una caratteristica che modifica sensibilmente le caratteristiche ottiche e/o meccaniche di un
              vetro in modo rilevante dal punto di vista della funzione che il vetro deve svolgere sul veicolo. Questa espressione
              comprende anche il marchio di fabbrica o commerciale;
       2.9.   caratteristica secondaria, una caratteristica che potrebbe modificare le proprietà ottiche e/o meccaniche di un vetro in
              modo rilevante per la funzione cui il vetro è destinato sul veicolo. L'importanza della modifica viene valutata con
              riferimento agli indici di difficoltà;
       2.10.  indici di difficoltà, una classificazione in due gradi che si riferisce alle variazioni riscontrate in pratica in ciascuna delle
              caratteristiche secondarie. Un cambiamento dall'indice 1 all'indice 2 implica il ricorso a prove complementari;
       2.11.  superficie di sviluppo di un parabrezza,            il rettangolo minimo di vetro da cui può essere sviluppato un
              parabrezza;
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     2.12.   angolo di inclinazione di un parabrezza, l'angolo compreso tra la verticale e la retta che passa per il bordo superiore ed
             il bordo inferiore del parabrezza; queste rette sono definite in un piano verticale contenente l'asse longitudinale del
             veicolo;
     2.12.1. la misurazione dell'angolo di inclinazione va eseguita sul veicolo posto a livello del suolo, e, se si tratta di un veicolo
              adibito al trasporto di persone, esso deve essere in stato di marcia, con il pieno di carburante, liquido di
             raffreddamento, lubrificanti, attrezzi e ruote di scorta (ove forniti come accessori standard dal fabbricante), inclusa la
             massa del conducente e, se si tratta di un veicolo adibito al trasporto di persone, di un passeggero per ciascuno dei quali
             si assume una massa di 75 ± 1 kg;
     2.12.2. nel caso di trattori muniti di sospensioni idropneumatiche, idrauliche o pneumatiche, ovvero di un dispositivo di
             livellamento automatico in base al carico, la prova va eseguita nelle condizioni normali di marcia specificate dal
             fabbricante.
     2.13.   altezza del segmento b, la distanza massima della superficie interna del vetro da un piano che passa per i bordi dello
             stesso, misurata in direzione approssimativamente perpendicolare al vetro (vedi allegato II M, figura 1);
     2.14.   tipo di vetro, i vetri, quali definiti ai punti da 2.1 a 2.4, che non presentano tra loro differenze essenziali, in particolare
             riguardo alle caratteristiche principali e secondarie menzionate negli allegati II B, II C, II D, U H , III, IIJ, II K e
             II L;
     2.14.1. sebbene una modifica delle caratteristiche principali dia luogo ad un nuovo tipo di prodotto, si ammette che, in certi
             casi, una modifica della forma e delle dimensioni non comporti necessariamente l'obbligo di una nuova serie completa
             di prove. Per alcune delle prove prescritte negli allegati specifici, i vetri possono essere raggruppati quando sia evidente
             che le loro caratteristiche principali sono analoghe;
     2.14.2. esemplari di vetri che presentano differenze solo rispetto alle caratteristiche secondarie possono essere considerati dello
             stesso tipo; i campioni di tali vetri possono essere comunque sottoposti a determinate prove, quando sia previsto
             esplicitamente nelle condizioni di prova;
     2.15.   curvatura r, il valore approssimativo del più piccolo raggio dell'arco del parabrezza misurato nella zona più
             incurvata.
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                                                                  ALLEGATO II
       VETRI: PRESCRIZIONI DI COSTRUZIONE E DI PROVA, DOMANDA DI OMOLOGAZIONE CEE, MARCHI,
       OMOLOGAZIONE CEE, MODIFICA OD ESTENSIONE DELL'OMOLOGAZIONE CEE, CONFORMITÀ DELLA
                     PRODUZIONE E SANZIONI IN CASO DI NON CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE
       1.           PRESCRIZIONI DI COSTRUZIONE E DI PROVA
       1.1.         Requisiti generali
       1.1.1.       Tutti i vetri, in particolare quelli destinati alla fabbricazione di parabrezza, devono essere di qualità tale da ridurre
                    nella misura del possibile il pericolo di lesioni corporali in caso di rottura. Essi devono essere sufficientemente
                    resistenti alle sollecitazioni dovute agli incidenti prevedibili in una circolazione normale, agli agenti atmosferici e
                    termici, agli agenti chimici, alla combustione ed all'abrasione.
       1.1.2.       I vetri di sicurezza devono inoltre avere una trasparenza sufficiente, non devono provocare alcuna deformazione
                    notevole degli oggetti visti in trasparanza né alcuna confusione fra i colori impiegati nella segnaletica stradale. In
                    caso di rottura, essi devono permettere al conducente di continuare a vedere chiaramente la strada per frenare e
                    fermare il suo veicolo in tutta sicurezza.
       1.2.         Requisiti particolari
                    Tutti i tipi di vetri di sicurezza devono, a seconda della categoria cui appartengono, soddisfare ai seguenti requisiti
                    particolari:
       1.2.1.       per quanto concerne i vetri a tempera uniforme, i requisiti di cui all'allegato II H;
       1.2.2.       per quanto riguarda i parabrezza stratificati ordinari, i requisiti di cui all'allegato II B;
       1.2.3.       per quanto concerne i vetri stratificati ordinari non parabrezza, i requisiti di cui all'allegato III;
       1.2.4.       per quanto concerne i parabrezza stratificati trattati, i requisiti di cui all'allegato II C;
       1.2.5.       per quanto riguarda il vetro di sicurezza rivestito di plastica, oltre alle rispettive prescrizioni precedenti, i requisiti
                    di cui all'allegato II K;
       1.2.6.       per quanto riguarda i parabrezza di vetro-plastica, i requisiti dell'allegato II D;
       1.2.7.       per quanto riguarda i vetri di vetro-plastica, i requisiti di cui all'allegato II J;
       1.2.8.       per quanto concerne i doppi vetri, i requisiti di cui all'allegato II L.
       1.3.         Prove
       1.3.1.       Sono prescritte le seguenti prove:
       1.3.1.1.     Prova di frammentazione
                    Questa prova ha lo scopo di:
       1.3.1.1.1.   verificare che i frammenti e le schegge prodotti dalla rottura del vetro siano tali da ridurre al minimo il rischio di
                    lesione;
       1.3.1.1.2.   se si tratta di parabrezza, controllare la visibilità residua dopo la rottura.
       1.3.1.2.     Prova di resistenza meccanica
       1.3.1.2.1.   P r o v a d ' u r t o c o n la s f e r a
                    Si tratta di due prove, una con una sfera di 227 g e l'altra con una sfera di 2 260 g.
       1.3.1.2.1.1. Prova con la sfera di 227 g. Questa prova ha lo scopo di verificare l'aderenza dello strato intercalare del vetro
                    stratificato e la resistenza meccanica del vetro a tempera uniforme.
       1.3.1.2.1.2. Prova con la sfera di 2 260 g. Questa prova ha lo scopo di verificare la resistenza del vetro stratificato alla
                    penetrazione della sfera.
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     1.3.1.2.2. P r o v a di c o m p o r t a m e n t o a l l ' u r t o d e l l a t e s t a
                 Questa prova ha lo scopo di verificare se sono soddisfatte le condizioni inerenti alla limitazione delle lesioni in caso
                 di urto della testa contro il parabrezza, i vetri stratificati ed i vetri di plastica nonché le unità a doppio vetro
                 utilizzati come vetri laterali.
     1.3.1.3.    Resistenza alle condizioni dell'ambiente
     1.3.1.3.1.  P r o v a di r e s i s t e n z a a l l ' a b r a s i o n e
                 Questa prova ha lo scopo di stabilire se la resistenza all'abraisone supera un valore prescritto.
     1.3.1.3.2. P r o v a di r e s i s t e n z a ad a l t a t e m p e r a t u r a
                 Questa prova ha lo scopo di stabilire se l'intercalare del vetro stratificato e del vetro di plastica, eposto a lungo ad
                 alte temperature, presenta bolle o altri difetti.
     1.3.1.3.3. P r o v a di r e s i s t e n z a a l l e r a d i a z i o n i
                Questa prova ha lo scopo di stabilire se la trasmissione luminosa dei vetri stratificati, del vetro di plastica e del vetro
                rivestito di materia plastica, esposti a lungo a radiazione, è ridotta considerevolmente, ovvero se il materiale è
                notevolmente scolorito.
     1.3.1.3.4. P r o v a di r e s i s t e n z a a l l ' u m i d i t à
                Questa prova ha lo scopo di stabilire se un vetro stratificato, un vetro di plastica e un vetro rivestito di materia
                plastica sono in grado di resistere a lungo all'effetto dell'umidità, senza presentare difetti rilevanti.
     1.3.1.3.5. P r o v a di r e s i s t e n z a al c a m b i a m e n t o di t e m p e r a t u r a
                Questa prova ha lo scopo di stabilire se il materiale o i materiali plastici utilizzati per un vetro di sicurezza quale
                definito ai precedenti punti 2.3 e 2.4 sono in grado di resistere a lungo all'effetto di temperature estreme senza
                presentare alterazioni rilevanti.
     1.3.1.4.   Qualità ottiche
     1.3.1.4.1. P r o v a di t r a s m i s s i o n e l u m i n o s a
                Questa prova ha lo scopo di stabilire se la regolare trasmissione luminosa di un vetro di sicurezza supera un valore
                determinato.
     1.3.1.4.2. P r o v a di d i s t o r s i o n e o t t i c a
                Questa prova ha lo scopo di verificare se un parabrezza provoca una distorsione degli oggetti visti attraverso di esso
                tale da infastidire il conducente.
     1.3.1.4.3. P r o v a di s e p a r a z i o n e d e l l ' i m m a g i n e s e c o n d a r i a
                Questa prova ha lo scopo di verificare se la separazione angolare dell'immagine secondaria dall'immagine primaria
                supera un valore determinato.
    1.3.1.4.4.  P r o v a di i d e n t i f i c a z i o n e dei c o l o r i
                Questa prova ha lo scopo di verificare se un parabrezza provoca la confusione dei colori visti attraverso di
                esso.
    1.3.4.5.    Prova di resistenza al fuoco
                Questa prova ha lo scopo di verificare che la faccia interna di un vetro di sicurezza quale definito ai punti 2.3 e 2.4
                dell'allegato I presenti una velocità di combustione sufficientemente bassa.
    1.3.1.5.    Prova di resistenza agli agenti chimici
                Questa prova ha lo scopo di verificare che la faccia interna di un vetro di sicurezza quale definito ai punti 2.3 e 2.4
                resista agli effetti di un'esposizione agli agenti chimici che possono essere presenti o utilizzati in un veicolo (ad
                esempio, prodotti di pulizia, ecc.) senza presentare alterazioni.
    1.3.2.      Prove prescritte per le categorie di vetri definiti nei punti da 2.1 e 2.4 dell'allegato I
    1.3.2.1.    I vetri di sicurezza devono essere sottoposti alle prove indicate nella seguente tabella:
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                                                                        Parabrezza                                      Altri vetri
                                                    Vetro temperato        Vetro stratificato  Vetro di
                                                                                                plastica    Vetro           Vetro      Vetro di
                                                                                                          temperato      stratificato  plastica
                                                      II          IIP       III         HIP        IV
                 Frammentazione                     —             —     II C/4      II C/4       —       IIH/2              —            —
                 Resistenza meccanica:
                 — sfera di 227 g                 IIB/4.3      II B/4.3 IIB/4.3     IIB/4.3   IIB/4.3    IIH/3.1        II1/4         II1/4
                 — sfera di 2 260 g               IIB/4.2      IIB/4.2  IIB/4.2     IIB/4.2   IIB/4.2       —               —            —
                 Urto della testa ( ] )           IIB/3        IIB/3    IIB/3       IIB/3     IID/3         —           HI/3          IIB/3
                 Abrasione:
                 — superficie esterna             IIB/5.1      IIB/5.1  IIB/5.1     IIB/5.1   IIB/5.1       —           IIB/5.1       IIB/5.1
                 — superficie interna               —          IIK/2       —        IIK/2     IIK/2      IIK/2( 2 )     IIK/2( 2 )    IIK/2
                 Alta temperatura                II A/5        II A/5   HA/5        II A/5    II A/5        —           II A/5        II A/5
                 Radiazione                      II A/6        II A/6   II A/6      HA/6      HA/6          —           II A/6        II A/6
                                                                                                                 2
                 Umidità                         II A/7        II A/7   II A/7      II A/7    II A/7     IIA/7( )       II A/7        II A/7
                 Trasmissione luminosa           II A/9.1 II A/9.1 HA/9.1           II A/9.1 II A/9.1 II A/9.1          II A/9.1      II A/9.1
                 Distorsione ottica              II A/9.2 II A/9.2 II A/9.2 II A/9.2 II A/9.2                              —             —
                 Immagine secondaria             II A/9.3 II A/9.3 II A/9.3 II A/9.3 II A/9.3                              —             —
                 Identificazione dei colori II A/9.4 II A/9.4 II A/9.4 II A/9.4 II A/9.4                    —              —             —
                 Resistenza alle variazioni
                 di temperatura                     —          II A/8      —        II A/8    II A/8     HA/8( 2 )      II A/8( 2 )   II A/8
                 Resistenza al fuoco                —          II A/10     —        II A/10   HA/10      HA/10( 2 ) IIA/10( 2 ) II A/10
                 Resistenza agli agenti
                 chimici                            —          II A/11     —        II A/11   II A/11    IIA/11( 2 ) II A/11 (2) II A/11
                 (') Questa prova deve essere eseguita sui doppi vetri conformemente al punto 3 dell'allegato II L (II L/3).
                 (2) Se rivestito di materia plastica all'interno.
                 Nota: I riferimenti che figurano nella tabella, ad esempio II C/4, indicano l'allegato IIC, punto 4, in cui è riportata
                         la relativa prova ed i requisiti di accettazione.
       1.3.2.2.  Un vetro di sicurezza viene omologato se soddisfa a tutti i requisiti prescritti nelle relative indicazioni della tabella
                 di cui sopra.
      2.         DOMANDA DI OMOLOGAZIONE
      2.1.       La domanda di omologazione CEE di un tipo di vetro è presentata dal fabbricante del vetro di sicurezza o dal suo
                 mandatario.
      2.2.       Per ogni tipo di vetro di sicurezza, la domanda deve essere corredata dai documenti indicati in appresso, in triplice
                 copia, e dalle seguenti indicazioni:
      2.2.1.     descrizione tecnica comprendente tutte le caratteristiche principali e secondarie; e
      2.2.1.1.   per i vetri diversi dai parabrezza, dei disegni in un formato che non superi il formato A4 o questo formato ripiegato,
                 con le seguenti indicazioni:
                 — la superficie massima,
                 — l'angolo minimo tra due lati adiacenti del vetro,
                 — eventualmente, l'altezza massima del segmento;
      2.2.1.2.   per i parabrezza:
      2.2.1.2.1. un elenco dei modelli di parabrezza per cui si chiede l'omologazione, con l'indicazione del nome dei fabbricanti dei
                 veicoli nonché del tipo o dei tipi di veicoli;
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     2.2.1.2.2.         dei disegni in scala 1:1 per la categoria Mi e in scala 1:1 oppure 1:10 per tutte le altre categorie e dei diagrammi dei
                        parabrezza e del loro posizionamento sul veicolo, sufficientemente particolareggiati da precisare:
      2.2.1.2.2.1.      all'occorrenza, la posizione del parabrezza rispetto al punto R del sedile del conducente;
      2.2.1.2.2.2.      l'angolo di inclinazione del parabrezza;
      2.2.1.2.2.3.      l'angolo di inclinazione dello schienale del sedile;
      2.2.1.2.2.4.      la posizione e la dimensione delle zone di controllo delle qualità ottiche;
      2.2.1.2.2.5.      la superficie di sviluppo del parabrezza;
      2.2.1.2.2.6.      l'altezza massima del segmento del parabrezza;
      2.2.1.2.2.7.      il raggio di curvatura del parabrezza (unicamente ai fini del raggruppamento dei parabrezza);
      2.2.1.3.          per i doppi vetri, dei disegni che non superino il formato A4 o detto formato ripiegato, indicanti, oltre
                        all'informazione di cui al punto 2.2.1.1:
                        — il tipo di ciascuno dei vetri che li costituiscono,
                        — il tipo di sigillatura (organica, vetro/vetro o vetro/metallo),
                        — lo spessore nominale dello spazio tra i due vetri.
      2.3.              Il richiedente deve inoltre presentare un numero sufficiente di campioni e di provette dei vetri finiti nei vari modelli,
                        d'accordo eventualmente con il servizio tecnico incaricato delle prove.
     2.4.               Prima di rilasciare l'omologazione, l'autorità competente si accerta che esistano disposizioni tali da garantire un
                        efficace controllo della conformità della produzione.
     3.                  MARCATURA
     3.1.               Ogni vetro di sicurezza, compresi i campioni e le provette presentati per l'omologazione, deve recare, in modo
                        chiaramente leggibile ed indelebile, il marchio di fabbrica o commerciale del fabbricante.
     4.                  OMOLOGAZIONE
     4.1.               Se i campioni presentati per l'omologazione soddisfano ai requisiti dei punti da 1.1 a 1.3, viene concessa
                        l'omologazione del rispettivo tipo di vetro di sicurezza.
     4.2.               Ad ogni tipo definito dagli allegati II H, III, IIJ e II L o, se si tratta di parabrezza, ad ogni gruppo omologato deve
                        essere attribuito un numero di omologazione. Le prime due cifre (attualmente 00 per la direttiva nella sua forma
                        originale) indicano il numero d'ordine assegnato alla serie di emendamenti corrispondenti alle più recenti
                        modifiche techniche apportate alla direttiva alla data del rilascio dell'omologazione.
     4.3.               L'omologazione, l'estensione dell'omologazione o il rifiuto dell'omologazione di un tipo di vetro di sicurezza in
                        applicazione della presente direttiva, saranno notificati agli Stati membri mediante una scheda di notifica conforme
                        al modello che figura nell'allegato II P e nelle sue appendici.
     4.3.1.             Se si tratta di parabrezza, la scheda di notifica dell'omologazione CEE sarà accompagnata da una documentazione,
                        in base alla quale ogni modello di parabrezza viene inserito nel gruppo omologato, con l'indicazione delle
                        caratteristiche del gruppo stesso conformemente all'appendice 7 dell'allegato II P.
     4.4.               In aggiunta al marchio di cui al punto 3.1, ogni vetro di sicurezza ed ogni doppio vetro conforme ad un tipo di
                        omologato ai sensi della presente direttiva, dovrà recare, in modo ben visibile, il marchio di omologazione CEE.
                        Può essere inoltre apposto qualsiasi marchio di omologazione particolare attribuito a ciascun vetro di un doppio
                        vetro.
                        Il marchio di omologazione CEE è costituito:
     4.4.1.             da un rettangolo all'interno del quale si trova la lettera «e» seguita da un numero o dalle lettere distintivi dello Stato
                        membro che ha concesso l'omologazione ( J );
     4.4.2.             da un numero di omologazione CEE corrispondente al numero della scheda di omologazione CEE.
     ( ' ) 1 per la Repubblica federale di Germania, 2 per la Francia, 3 per l'Italia, 4 per i Paesi Bassi, 6 per il Belgio, 9 per la Spagna, 11 per il Regno Unito,
           13 per il Lussemburgo, 18 per la Danimarca, 21 per il Portogallo, IRL per l'Irlanda e EL per la Grecia.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                             Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                              N. C 95/11
       4.5.               Accanto al marchio d'omologazione CEE devono inoltre essere apposti i seguenti simboli:
       4.5.1.             nel caso di un parabrezza:
                            II: se si tratta di un vetro stratificato ordinario (II/P se è rivestito) (*);
                           IH: se si tratta di vetro stratificato trattato (III/P se è rivestito) (');
                           IV: se si tratta di vetro-plastica.
       4.5.2.               V: se si tratta di un vetro diverso dal parabrezza di cui al punto 9.1.4.2 dell'allegato II A.
       4.5.3.             VI: se si tratta di un doppio vetro.
       4.6.               Il marchio d'omologazione ed il simbolo devono essere chiaramente leggibili e indelebili.
       4.7.               Nell'allegato II N figurano alcuni esempi di marchi d'omologazione.
       5.                 MODIFICA O ESTENSIONE DI OMOLOGAZIONE CEE DI UN TIPO DI VETRO DI SICUREZZA
       5.1.               Ogni modifica di un tipo di vetro di sicurezza o, se si tratta di parabrezza, ogni aggiunta apportata ad un gruppo di
                          parabrezza deve essere notificata all'amministrazione competente che ha proceduto all'omologazione. Questa
                          può:
       5.1.1.             ritenere che le modifiche apportate non siano tali da avere un'incidenza negativa considerevole, che, se si tratta di
                          parabrezza, il nuovo tipo rientri nel gruppo omologato e che, in ogni caso, il vetro di sicurezza continui a soddisfare
                          ai requisiti prescritti; oppure
       5.1.2.             esigere dal servizio tecnico incaricato di procedere alle prove di redigere un nuovo verbale.
       5.2.                Notifica
       5.2.1.             La conformità dell'omologazione o il rifiuto (o l'estensione) dell'omologazione sono notificati agli Stati membri
                          con la procedura di cui al precedente punto 4.3.
      5.2.2.              L'amministrazione competente che ha concesso un'estensione di omologazione appone su ciascuna notifica di
                          estensione un numero d'ordine.
      6.                  CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE
      6.1.                Il vetro di sicurezza omologato in applicazione della presente direttiva deve essere fabbricato in modo da essere
                          conforme al tipo omologato e deve soddisfare ai requisiti di cui al precedente punto 1.
      6.2.                Per verificare la conformità alle prescrizioni del punto 6.1 si deve effettuare un controllo permanente della
                          produzione.
      6.3.                Il detentore di un'omologazione deve in particolare:
      6.3.1.              vigilare sulle procedure di controllo di qualità dei prodotti;
      6.3.2.              aver accesso all'apparecchiatura necessaria al controllo della conformità a ciascun tipo omologato;
      6.3.3.              registrare i dati concernenti i risultati di prova e i documenti allegati (2) che devono essere tenuti a disposizione per
                          un periodo concordato con l'amministrazione competente;
      6.3.4.              analizzare i risultati di ogni tipo di prova per controllare e garantire la costanza delle caratteristiche del prodotto
                          per quanto concerne le dispersioni ammissibili nella produzione industriale;
      6.3.5.              accertarsi almeno che per ogni tipo di prodotto siano eseguite le prove prescritte all'allegato II O della presente
                          direttiva;
      6.3.6.              accertarsi che ogni prelievo di campioni o di provette che metta in evidenza la non conformità per il tipo di prova
                          considerato sia seguito da un nuovo prelievo e da una nuova prova. Vengono prese tutte le disposizioni necessarie
                          per ristabilire la conformità della rispettiva produzione.
      6.4.                L'amministrazione competente può verificare in qualsiasi momento i metodi di controllo di conformità applicati in
                          ciascuna unità di produzione (vedi punto 1.3 dell'allegato HO).
      (') Conformemente al punto 2.3 dell'allegato I.
      (2) I risultati della prova di frammentazione sono registrati anche se non è prescritta una prova fotografica.
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     6.4.1. Ad ogni ispezione devono essere presentati all'ispettore i registri di prova e di controllo della produzione.
     6.4.2. L'ispettore può selezionare a caso dei campioni che saranno sottoposti alle prove nel laboratorio del fabbricante.
            Il numero minimo di campioni può essere determinato in funzione dei risultati dei controlli del fabbricante.
     6.4.3. Qualora il livello di qualità non fosse soddisfacente oppure se risultasse necessario verificare la validità delle prove
            eseguite in applicazione del punto 6.4.2, l'ispettore può prelevare altri campioni da inviare al servizio tecnico che
            ha eseguito le prove di omologazione.
     6.4.4. L'amministrazione competente può effettuare tutte le prove prescritte nella presente direttiva.
     6.4.5. L'amministrazione competente autorizza normalmente 2 ispezioni all'anno. Se nel corso di una di queste ispezioni
            si registrano risultati negativi, l'amministrazione competente disporrà a che siano prese tutte le misure necessarie
            per ristabilire al più presto la conformità della produzione.
     7.     SANZIONI IN CASO DI NON CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE
     7.1.   L'omologazione concessa ad un tipo di vetro di sicurezza in applicazione della presente direttiva può essere
            revocata qualora non sia soddisfatta la condizione di cui al punto 6.1.
     7.2.   Se uno Stato membro revoca un'omologazione precedentemente concessa, esso deve darne notifica immediata agli
            altri Stati membri mediante una copia della scheda di notifica dell'omologazione conforme al modello di cui
            all'allegato II P.
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                                                                 ALLEGATO       II A
                                                       CONDIZIONI GENERALI DI PROVA
       1.             PROVA DI FRAMMENTAZIONE
       1.1.           Il vetro da sottoporre alla prova non deve essere fissato in modo rigido; esso può tuttavia essere bloccato su un vetro
                      uguale per mezzo di un nastro adesivo incollato lungo tutto il perimetro.
       1.2.           Per ottenere la frammentazione si deve utilizzare un martello con una massa di circa 75 g oppure un altro
                      dispositivo che dia risultati equivalenti. Il raggio di curvatura della punta è di 0,2 ± 0,05 mm.
       1.3.           Si deve effettuare una prova per ogni punto d'impatto prescritto.
       1.4.           Si esegue l'esame dei frammenti in base ai rilevamenti su carta fotografica di contatto ove l'esposizione inizia al più
                      tardi 10 secondi dopo l'urto e si conclude al più tardi a 3 min dallo stesso. Sono prese in considerazione unicamente
                      le linee più marcate che rappresentano la rottura iniziale. Il laboratorio deve conservare le riproduzioni
                      fotografiche delle frammentazioni ottenute.
       2.             PROVA D'URTO CON LA SFERA
       2.1.           Prova con la sfera di 227 g
       2.1.1.         A pparecchiatura
       2.1.1.1.       Sfera d'acciaio temperato, di 227 ± 2 g con diametro di circa 38 mm
       2.1.1.2.       Dispositivo che consente di lasciar cadere la sfera in caduta libera da un'altezza da precisare oppure dispositivo che
                      consente di imprimere alla sfera una velcocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera. Se si
                      ricorre ad un dispositivo che proietta la sfera, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 % della velocità
                      equivalente alla velocità di caduta libera.
       2.1.1.3.       Supporto come quello rappresentato nella figura 1, composto da due telai di acciaio con i bordi lavorati e larghi
                      15 mm, che si adattano uno sull'altro e che sono muniti di una guarnizione di gomma all'incirca di 3 mm di
                      spessore, larga 15 mm e con una durezza 50 DIDC.
                      Il telaio inferiore è appoggiato su una cassa di acciaio alta circa 150 mm. Il vetro in prova è mantenuto in posizione
                      dal telaio superiore la cui massa è di circa 3 kg. Il supporto è saldato su una piastra d'acciaio spessa circa 12 mm
                      appoggiata al suolo con l'interposizione di una lastra di gomma spessa circa 3 mm e con una durezza di
                      50 DIDC.
                                                                                                     Dimensioni in millimetri
                                                                           • 290
                                                                           • 260
                    Vetro in prova
                                                »a
                                                 ^ T » * \\ M{ n « U ti 1.1 n \\ « n ». •• •}, •; M * *}f#1
                                                                                                            a
                                                 V fr Y* "• *-•- •- * "• " »' " » •* ••• ^> » * •" "t^r
                          Guarnizione
                          di gomma
                                 10 min.
                                                   KK\\\\\\\^\\\\\\\\\K\\\\\\\l                                          12
              Lastra di gomma                                               • 350 min.
                                                                      Figura 1
                                                          Supporto per le prove con la sfera
 ---pagebreak--- N. C 95/14                                Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                 12. 4. 90
      2.1.2.   Condizioni di prova:
               — temperatura: 20 ± 5 °C
               — pressione: compresa tra 860 e 1 060 mbar
               — umidità relativa: 60 ± 2 0 %
      2.1.3.   Provetta
               La provetta deve essere piana, di forma quadrata, con lato di 300 mm + 10 mm/ - 0 mm.
      2.1.4.   Procedimento di prova
               Si espone la provetta alla temperatura prescritta per almeno 4 h immediatamente prima dell'inizio della prova. Si
               dispone la provetta sul supporto (2.1.1.3). Il piano della provetta deve essere perpendicolare alla direzione
               incidente della sfera con una tolleranza inferiore a 3°.
               La posizione del punto d'impatto deve distare al massimo 25 mm dal centro geometrico della provetta per
               un'alterezza di caduta inferiore o pari a 6 m, oppure al massimo 50 mm per un'altezza superiore a 6 m. La sfera
               deve urtare la superficie della provetta che rappresenta la faccia esterna del vetro di sicurezza montato sul veicolo.
               La sfera deve produrre un unico punto di impatto.
     2.2.     Prova con la sfera da 2 260 g
     2.2.1.     Apparecchiatura
     2.2.1.1. Sfera di acciaio temperato di 2 260 ± 20 g con diametro di circa 82 mm.
     2.2.1.2. Dispositivo che consente di lasciar cadere la sfera in caduta libera da un'altezza da precisare oppure dispositivo che
              consente d'imprimere alla sfera una velocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera. Se si
              ricorre ad un dispositivo che proietta la sfera, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 % della velocità
              equivalente alla velocità di caduta libera.
     2.2.1.3. Supporto identico a quello rappresentato nella figura 1 ed a quello descritto al punto 2.1.1.3.
     2.2.2.   Condizioni di prova:
              — temperatura: 20 ± 5 °C
              — pressione: compresa tra 860 e 1 060 mbar
              — umidità relativa 60 ± 20 %
     2.2.3.   Provetta
              La provetta deve essere piana, di forma quadrata, con un lato di 300 + 10 mm/ - 0 mm oppure ricavata nella
              parte più piana di un parabrezza o di un altro vetro di sicurezza incurvato.
              Si può procedere anche alla prova dell'intero parabrezza o di qualsiasi altro vetro di sicurezza incurvato. In questo
              caso è necessario accertarsi che il contatto tra il vetro di sicurezza ed il supporto sia buono.
     2.2.4.   Procedimento di prova
              Si espone la provetta alla temperatura prescritta per almeno quattro ore immediatamente prima dell'inizio della
              prova. Si dispone la provetta sul supporto (2.1.1.3). Il piano della provetta deve essere perpendicolare alla
              direzione d'incidenza della sfera con una tolleranza inferiore a 3 ° .
              Nel caso di vetro-plastica, la provetta deve essere mantenuta sul supporto serrandola con appositi dispositivi.
              La posizione del punto d'impatto deve distare al massimo 25 mm dal centro geometrico della provetta. La sfera
              deve urtare la superficie della provetta che rappresenta la faccia interna del vetro di sicurezza montato sul veicolo.
              La sfera deve produrre un unico punto di impatto.
     3.       COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA
     3.1.     Apparecchiatura
     3.1.1.   Testa di manichino, di forma sferica o semisferica, realizzata in compensato di legno duro ricoperto con una
              guarnizione di feltro sostituibile e munito o meno di una traversa di legno. Tra la parte sferica e la traversa si trova
              un pezzo intermedio che simula il collo, e all'altro lato della traversa un'asta di montaggio.
              Le dimensioni sono indicate nella figura 2.
              La massa totale di questo dispositivo deve essere di 10 ± 0,2 kg.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                              N. C 95/15
                                   Dimensioni in millimetri
                                               Asta di
                                               montaggio
                             Traversa
                             (facoltativa)
              Guarnizione di feltro
              dello spessore di 5 mm
                                                                     Figura 2
                                                               Testa di manichino
       3.1.2.        Dispositivo che consente di lasciar cadere la testa in caduta libera da un'altezza da precisare, oppure dispositivo che
                    consente di impremiere alla testa una velocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera.
                    Se si usa un dispositivo che proietta la testa del manichino, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 % della
                    velocità equivalente alla velocità di caduta libera.
       3.1.3.        Supporto, come quello rappresentato nella figura 3, per le prove su provette piane. Il supporto è costituito da due
                    telai di acciaio, con i bordi lavorati larghi 50 mm, che si adattano l'uno sull'altro, muniti di guarnizioni di gomma
                     dello spessore di circa 3 mm, larghe 15 ± 1 mm e con una durezza di 70 DIDC. Il telaio superiore è stretto contro
                     quello inferiore con almeno 8 bulloni.
       3.2.         Condizioni di prova:
                     — temperatura 20° ± 5 °C
                     — pressione: tra 860 e 1 060 mbar
                     — umidità relativa 60 ± 2 0 %
 ---pagebreak--- N. C 95/16                                        Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             12. 4. 90
                                                   Guarnizione                               Dimensioni in millimetri
                                                   di gomma
                                                                                                  Bullone (')
                                                                 ih.                     &L
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                                     w                           w                       ^
                                                                                             105
                                                                 1070
                                                                 1 170
                                                                       Figura 3
                                                   Supporto per le prove con testa di manichino
     3.3.            Metodo di prova
     3.3.1.          Prova su provetta piana
                     La provetta piana lunga 1 100 + 5 mm/ - 2 mm e larga 500 + 5 mm/ - 2 mm è mantenuta ad una temperatura
                     costante di 20 + 5 °C per almeno 4 ore prima delle prove.
                     Si fissa la provetta nei telai di supporto (3.1.3); si stringono i bulloni in modo che lo spostamento della provetta
                     durante la prova non superi 2 mm. Il piano della provetta deve essere sensibilmente perpendicolare alla direzione
                     incidente della testa del manichino. La posizione del punto d'impatto deve trovarsi ad una distanza massima di
                     40 mm dal centro geometrico della provetta. La testa deve urtare la superficie della provetta che rappresenta la
                     faccia interna del vetro di sicurezza montato sul veicolo. La testa deve provocare un unico punto di impatto.
                     Si sostituisce la superficie d'urto della guarnizione di feltro dopo 12 prove.
     3.3.2.          Prova su parabrezza completo (utilizzata soltanto per un'altezza di caduta inferiore o pari a 1,5 m)
                     Il parabrezza è poggiato liberamente su un supporto con l'interposizione di un nastro di gomma di durezza
                     70 DIDC spesso circa 3 mm; la larghezza del contatto perimetrale è di circa 15 mm. Il supporto è costituito da un
                     pezzo rigido riproducente la forma del parabrezza in modo che la testa del manichino colpisca la faccia
                     interna.
                     All'occorrenza, il parabrezza è mantenuto sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio.
                     Il supporto posa su uno zoccolo rigido con l'interposizione di una lastra di gomma di durezza 70 DIDC spessa circa
                     3 mm. La superficie del parabrezza deve essere sensibilmente perpendicolare alla direzione incidente della testa del
                     manichino.
                     Il punto d'impatto deve trovarsi al massimo a 40 mm dal centro geometrico del parabrezza. La testa deve urtare la
                     superficie del parabrezza che rappresenta la faccia interna del vetro di sicurezza montato sul veicolo. La testa deve
                     produrre un unico punto di impatto.
                     Si sostituisce la superficie d'urto della guarnizione di feltro dopo 12 prove.
     4.              PROVA DI RESISTENZA ALL'ABRASIONE
     4.1.            Apparecchiatura
     4.1.1.          Dispositivo di abrasione (1), rappresentato schematicamente nella figura 4 e costituito dai seguenti elementi:
                     — un disco orizzontale rotante, fissato al centro, dotato di senso di rotazione antiorario e di una velocità di 65
                          75 g/min;
        Un dispositivo di questo tipo è realizzato dalla Teledyne Taber (USA).
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                                                                          Figura 4
                                                            Schema del dispositivo d'abrasione
                         — due bracci paralleli zavorrati, ciascuno dei quali è munito di una rotella abrasiva speciale che ruota liberamente
                              attorno ad un asse orizzontale munito di cuscinetto a sfere; ciascuna rotella appoggia sulla provetta con una
                              pressione applicata da una massa di 500 g.
                         Il disco rotante del dispositivo di abraisone deve ruotare regolarmente, sensibilmente in un piano (lo scostamento
                         rispetto a detto piano non deve superare ± 0,05 mm ad una distanza di 1,6 mm dalla periferia del disco). Le rotelle
                         sono montate in modo che quando sono a contatto con la provetta in rotazione, esse ruotino in senso inverso l'una
                         rispetto all'altra ed esercitino così un'azione di compressione e di abrasione seguendo delle linee curve su una
                         corona di circa 30 cm 2 , due volte per ciascuna rotazione della provetta.
        4.1.2.           Rotelle abrasive (*), del diametro di 45 - 50 mm e dello spessore di 12,5 mm. Esse sono costituite da un materiale
                         abrasivo speciale finemente polverizzato, incorporato in una massa di gomma di media durezza. Le rotelle devono
                         presentare una durezza di 72 ± 4 DIDC misurata in quattro punti equidistanti sulla linea mediana della superficie
                         abrasiva e la pressione applicata verticalmente lungo un diametro della rotella; le letture devono essere eseguite
                         10 s dopo l'applicazione della pressione.
                         Le rotelle abrasive devono essere rodate lentamente su una lastra di vetro piano per presentare una superficie
                         rigorosamente piana.
        4.1.3.           Sorgente luminosa, costituita da una lampadina ad incandescenza il cui filamento è contenuto in un
                         parallelepipedo di 1,5 mm x 1,5 mm x 3 mm. La tensione applicata al filamento deve essere tale che la sua
                         temperatura di colore sia 2 856 ± 50 K. Detta tensione deve essere stabilizzata a ± 1/1000. Lo strumento di
                         misura usato per verificare questa tensione deve avere una precisione adatta a questa applicazione.
        4.1.4.           Sistema ottico, costituito da una lente con distanza focale f, pari almeno a 500 mm e corretta per le aberrazioni
                         cromatiche. L'apertura completa della lente non deve superare f/20. La distanza tra lente e sorgente luminosa deve
                         essere regolata in modo da ottenere un fascio luminoso sensibilmente parallelo.
                         Si inserisce un diaframma per limitare il diametro del fascio luminoso a 7 ± 1 mm. Detto diaframma deve essere
                         disposto ad una distanza di 100 ± 50 mm dalla lente, dal lato opposto alla sorgente luminosa.
        4.1.5.           Strumento per la misura della luce diffusa (vedi fig. 5), costituito da una cellula fotoelettrica con integratore sferico
                         del diametro di 200 - 250 mm. La sfera deve essere munita di aperture di entrata e di uscita della luce. L'apertura di
                         entrata deve essere circolare e il suo diametro deve essere almeno doppio di quello del fascio luminoso. L'apertura
                         di uscita della sfera deve essere munita di un dispositivo di intercettazione della luce oppure di un campione di
                         riflessione a seconda del procedimento specificato al punto 4.4.3. Il dispositivo intercettatore deve assorbire tutta
                         la luce quando sulla traiettoria del fascio luminoso non è disposta alcuna provetta.
                         L'asse del fascio luminoso deve passare per il centro delle aperture di entrata e di uscita. Il diametro dell'apertura di
                         uscita b deve essere pari a 2.a tg 4 ° , ove a è il diametro della sfera.
                         La cellula fotoelettrica deve essere disposta in modo da non poter essere raggiunta dalla luce proveniente
                         direttamente dall'apertura di entrata o dal campione di riflessione.
                         Le superfici interne della sfera d'integrazione e del campione di riflessione devono presentare fattori di riflessione
                         praticamente uguali; esse devono essere opache e non selettive.
        (]) Rotelle di questo tipo sono fabbricate dalla Teledyne Taber (USA).
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                 Il segnale di uscita della cellula fotoelettrica deve essere lineare a + 2 % nella gamma di intensità luminosa
                utilizzata. La costruzione dell'apparecchio deve essere tale che non si verifichi alcuna deviazione dell'ago del
                 galvanometro quando la sfera non è illuminata.
                 L'insieme dell'apparecchiatura deve essere controllata ad intervalli regolari mediante campioni calibrati di
                 attenuazione di visibilità. Se si eseguono misure di attenuazione di visibilità con un'apparecchiatura o con metodi
                 diversi da quelli descritti sopra, i risultati devono essere opportunamente corretti per concordarli con i risultati
                 ottenuti con l'apparecchio di misura descritto sopra.
                                                                                 Cellula fotoelettrica
                                                                                             Deflettori
                                                                                                                Dispositivo inter-
                                                                                                                cettatore di luce
                                                                                                            Apertura del
                                                                                                            dispositivo
                                                                                                            intercettatore di luce
            Sorgente                Fascio
            luminosa                luminoso
                                    parallelo
                                                                 Figura 5
                                      Apparecchiatura per misurare l'attenuazione di visibilità
     4.2.       Condizioni di prova:
                — temperatura: 20 ± 5 °C
                — pressione: tra 860 e 1 060 mbar
                — umidità relativa: 60 ± 2 0 %
     4.3.       Provette
                Le provette devono essere piane, di forma quadrata, con il lato di 100 mm, facce sensibilmente piane e parallele,
                con un foro centrale di fissaggio del diametro di 6,4 + 0,2 mm/ - 0 mm.
     4.4.       Procedimento
                La prova deve essere realizzata sulla superficie della provetta che rappresenta la superficie esterna del vetro
                stratificato montato sul veicolo nonché sulla superficie interna se quest'ultima è di materia plastica.
     4.4.1.     Immediatamente prima e dopo l'abrasione si puliscono le provette nel modo seguente:
                a) pulire con un panno di lino e acqua corrente pulita;
                b) sciacquare con acqua distillata o acqua demineralizzata;
                e) essiccare in corrente di ossigeno o di azoto;
                d) eliminare tutte le eventuali tracce d'acqua tamponando delicatamente con un panno di lino inumidito.
                     All'occorrenza, essiccare premendo leggermente tra due panni di lino.
                Evitare qualsiasi trattamento ad ultrasuoni. Le provette pulite devono essere manipolate soltanto per i bordi e
                messe al riparo da qualiasi deteriorametno o contaminazione superficiare.
     4.4.2.     Condizionare le provette per almeno 48 h ad una temperatura di 20 ± 5 ° C e ad un'umidità relativa di
                60 ± 2 0 % .
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        4.4.3. Disporre la provetta direttamente contro l'apertura di entrata della sfera d'integrazione. L'angolo tra la normale
               alla sua superficie e l'asse del fascio luminoso non deve superare 8 °.
               Si eseguono allora le seguenti quattro letture:
                                                              Con intercettatore     Con campione
                      Lettura             Con provetta                                                     Quantità rappresentata
                                                                   di luce            di riflessione
                       T,                     No                    No                    Sì              Luce incidente
                       T2                     Sì                    No                    Sì              Luce totale trasmessa
                                                                                                          dalla provetta
                       T3                     No                    Sì                    No              Luce diffusa dall'
                                                                                                          apparecchiatura
                       T4                     Sì                    Sì                    No              Luce diffusa dall'apparec-
                                                                                                          chiatura e dalla provetta
               Ripetere le letture Ti, T 2 , T 3 , T 4 per altre posizione prescritte della provetta per determinarne l'uniformità.
               Calcolare il fattore di trasmissione totale T t = T 2 / T i .
               Calcolare il fattore di trasmissione diffusa, T<j con la formula:
                                                                         T 4 - T 3 (T 2 /T,)
                                                                 TA =
                                                                                  Ti
               Calcolare la precentuale di attenuazione per diffusione di visibilità o della luce'o di entrambe con la formula:
                                                                      —     x 100%.
               Si misura l'attenuazione di visibilità iniziale della provetta per almeno quattro punti equidistanti nella zona non
               sottoposta all'abrasione con la formula summenzionata. Si esegue la media dei risultati ottenuti per ciascuna
               provetta. In luogo delle quattro misure si può ottenere un valore medio facendo ruotare la provetta, con regolarità,
               alla velocità di 3 giri/s o più.
               Si eseguono per ciascun vetro di sicurezza tre prove con lo stesso carico. Utilizzare l'attenuazione di visibilità quale
               misura dell'abrasione corrispondente, dopo aver sottoposto la provetta alla prova di abrasione.
               Si misura la luce diffusa dalla pista sottoposta all'abrasione per almeno quattro punti equidistanti lungo detta pista
               applicando la formula summenzionata. Si fa la media dei risultati ottenuti per ciascuna provetta. In luogo delle
               quattro misure si può ottenere un valore medio facendo ruotare la provetta, con regolarità, alla velocità di 3 giri/s
               o più.
        4.5.   La prova di abrasione è eseguita soltanto se il laboratorio che esegue la prova lo ritiene necessario in base alle
               informazioni disponibili.
               Fatti salvi i materiali di vetro di plastica, non si richiede di norma di procedere ad altre prove, in caso di modifica
               dello spessore dell'intercalare o del materiale.
        4.6.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
               Le caratteristiche secondarie non intervengono.
        5.     PROVA DI RESISTENZA ALL'ALTA TEMPERATURA
        5.1.   Procedimento
               Riscaldare fino a 100 °C tre campioni o tre provette quadrate di almeno 300 mm x 300 mm ricavate dal
               laboratorio da tre parabrezza o da tre vetri; uno dei lati corrisponde al bordo superiore del vetro. Mantenere questa
               temperatura per 2 h e lasciar raffreddare i campioni a temperatura ambiente. Se il vetro di sicurezza ha due superfici
               esterne di materiale non organico, la prova può essere eseguita immergendo il campione verticalmente in acqua
               bollente per il tempo prescritto, avendo cura di evitare qualsiasi urto termico involontario. Se i campioni sono
               ricavati da un parabrezza, uno dei loro bordi deve essere costituito da una parte del bordo del parabrezza.
 ---pagebreak--- N. C 95/20                                Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                               12. 4. 90
     5.2.      Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                                                            Incolore               Colorato
               Colorazione dell'intercalare                     1                     2
               Le altre caratteristische secondarie non intervengono.
     5.3.      Interpretazioni dei risultati
     5.3.1.    La prova di resistenza all'alta temperatura è considerata superata se non compaiono bolle né altri difetti a più di
                15 mm da un bordo non tagliato o a più di 25 mm da un bordo tagliato della provetta o del campione o a più di
               10 mm da qualsiasi fessura che si può verificare durante la prova.
     5.3.2.    Una serie di provette o di campioni presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della
               prova di resistenza all'alta temperatura se si verifica una delle seguenti condizioni:
     5.3.2.1.  Tutte le prove hanno dato risultato positivo.
     5.3.2.2.  Se una prova ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette o di
               campioni ha dato risultati soddisfacenti.
     6.        PROVA DI RESISTENZA ALLE RADIAZIONI
     6.1.      Procedimento
     6.1.1      Apparecchiatura
     6.1.1.1.  La sorgente delle radiazioni è costituita da una lampada a vapori di mercurio a media pressione, composta da un
               tubo di quarzo che non produce ozono ed il cui asse è verticale. Le dimensioni nominali della lampada devono
               essere di 360 mm di lunghezza e di 9,5 mm di diametro. La lunghezza dell'arco deve essere di 300 ± 4 mm. La
               potenza di alimentazione della lampada deve essere di 750 ± 50 W. Può essere utilizzata qualsiasi altra sorgente di
               radiazione che produca lo stesso effetto della lampada definita sopra. Per verificare che gli effetti di un'altra
               sorgente sono gli stessi, si deve eseguire un confronto misurando la quantità di energia emessa in una fascia di
              lunghezza d'onda mediante filtri adeguati. In questo caso la sorgente di sostituzione deve essere utilizzata con detti
               filtri.
              Nel caso dei vetri di sicurezza per i quali non esiste una correlazione soddisfacente tra questa prova e le condizioni
              di utilizzazione occorre riesaminare le condizioni di prova.
     6.1.1.2. Trasformatore di alimentazione e condensatore in grado di fornire alla lampada (6.1.1.1) un picco di tensione
              d'innesco di almeno 1 100 V ed una tensione di funzionamento di 500 ± 50 V.
     6.1.1.3. Dispositivo destinato a sostenere e a far ruotare i campioni ad una velocità compresa tra 1 e 5 giri / min attorno alla
              sorgente di radiazione disposta al centro in modo da assicurare un'esposizione regolare.
     6.1.2.    Provette
     6.1.2.1. La dimensione delle provette deve essere di 76 mm x 300 mm.
     6.1.2.2. Le provette sono ricavate dal laboratorio nella parte superiore dei vetri in modo che:
              — per i vetri diversi dai parabrezza, il bordo superiore delle provette coincida con il bordo superiore dei
                    vetri;
              — per i parabrezza, il bordo superiore delle provette coincida con il limite superiore della zona nella quale deve
                    essere controllata e determinata la trasmissione regolare conformemente al punto 9.1.2.2 del presente
                    allegato.
     6.1.3.     Procedimento
              Verificare il coefficiente di trasmissione regolare della luce attraverso tre campioni prima dell'esposizione e
              conformemente alla procedura di cui ai punti da 9.1.1 a 9.1.2 del presente allegato.
              Proteggere dalle radiazioni una parte di ciascun campione e disporre quindi il campione nell'apparecchio di prova
              con il lato lungo parallelo all'asse della lampada ed a 230 mm da detto asse. Mantenere la temperatura dei
              campioni a 45 ± 5 °C per tutta la durata della prova. Disporre davanti alla lampada la superficie di ciascun
              campione che costituisce la fascia esterna del vetro del veicolo. Per il tipo di lampada definito al punto 6.1.1.1 il
              tempo di esposizione dev'essere di 100 h.
              Dopo l'esposizione, si misura nuovamente il coefficiente di trasmissione sulla superficie esposta di ciascun
              campione.
     6.1.4.   Ogni provetta o campione (tre in totale) è esposta, conformemente alla procedura descritta sopra, ad un
              irraggiamento tale che la radiazione in ciascun punto della provetta o del campione prodotta sull'intercalare
              equivalga ad un irradiamento solare di 1 400 W/m 2 per 100 h.
     6.2.     Indice di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                                                      Incolore               Colorato
              Colorazione del vetro                      2                      1
              Colorazione dell'intercalare                1                     2
              Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
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        6.3.             Interpretazione dei risultati
        6.3.1.           Il risultato della prova di irradiamento è considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:
        6.3.1.1.         Il fattore di trasmissione luminosa totale non scende al di sotto del 95 % del valore iniziale prima dell'irraggiamento
                         quando la trasmissione venga misurata conformemente ai punti 9.1.1 e 9.1.2 del presente allegato e
                         comunque:
        6.3.1.1.1.       al di sotto del 70 % per i vetri diversi dai parabrezza che devono soddisfare alle prescrizioni concernenti il campo di
                         visibilità del conducente in tutte le direzioni;
        6.3.1.1.2.       al di sotto del 75 % per i parabrezza nella zona in cui si deve controllare la trasmissione regolare definita al punto
                         9.1.2.2 qui appresso.
        6.3.1.2.         Si può tuttavia tollerare una lieve colorazione quando si esamina, dopo l'irraggiamento, la provetta o il campione
                         su sfondo bianco, na non deve apparire nessun altro difetto.
        6.3.2.           Una serie di provette o di campioni presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della
                         stabilità se si verifica una delle seguenti condizioni:
        6.3.2.1.         Tutte le prove hanno avuto esito positivo.
        6.3.2.2.         Se una prova ha avuto esito negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette o di
                         campioni ha dato risultati soddisfacenti.
        7.               PROVA DI RESISTENZA ALL'UMIDITA
        7.1.             Procedimento
                         Mantenere tre campioni o tre provette quadrate di almeno 300 mm x 300 mm verticalmente durante due settimane
                         in un ambiente chiuso in cui la temperatura è mantenuta a 50 ± 2 °C e l'umidità relativa a 95 ± 4 % ( 1 ).
                         Le provette sono preparate in modo che:
                         — almeno un bordo delle provette coincida con un bordo di origine del vetro,
                         — se si sottopongono alla prova varie provette nello stesso tempo deve essere previsto un intervallo opportuno tra
                              ciascuna provetta.
                         Devono essere prese precauzioni perché il condensato che si forma sulle pareti o sul soffitto dell'ambiente di prova
                         non ricada sui campioni.
        7.2.             Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                                                                         Incolore                 Colorato
                         Colorazione dell'intercalare                        1                       2
                         Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
        7.3.             Interpretazione dei risultati
        7.3.1.           Un vetro di sicurezza è considerato soddisfacente dal punto di vista della resistenza all'umidità se non si riscontrano
                         cambiamenti di rilievo a oltre 10 mm dai bordi non tagliati ed a oltre 15 mm dai bordi tagliati dopo una
                         permanenza di 2 h in atmosfera ambiente per i vetri stratificati ordinari e trattati e dopo una permanenza di 48 h in
                         atmosfera ambiente per i vetri rivestiti di materia plastica e per i vetri di plastica.
        7.3.2.           Una serie di provette o di campioni presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della
                         resistenza all'umidità se si verifica una delle seguenti condizioni:
        7.3.2.1.         Tutte le prove hanno avuto esito positivo.
        7.3.2.2.         Se una prova ha avuto esito negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette o di
                         campioni ha dato risultati soddisfacenti.
                         PROVA DI RESISTENZA ALLE VARIAZIONI DI TEMPERATURA
                         Metodo di prova
                         Due provette di 300 mm x 300 mm sono poste in un ambiente avente una temperatura di - 40 °C ± 5 °C per 6 h.
                         Esse vengono poi poste all'aria libera ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C per 1 h oppure sino al momento in cui le
                         provette raggiungono una temperatura di equilibrio. Esse vengono poi poste in una corrente d'aria ad una
                         temperatura di 72 °C ± 2 °C per 3 h. Le provette vengono esaminate dopo essere state riposte all'aria libera a
                         23 °C ± 2 ° C e raffreddate fino a tale temperatura.
        (') Le condizioni di prova escludono qualsiasi condensazione sulle provette.
 ---pagebreak--- N. C 95/22                                        Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                12. 4 . 90
     8.2.           Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie.
                                                                                                            Incolore           Colorato
                    Colorazione dell'intercalare o del rivestimento di materia plastica                         1                  2
                    Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
     8.3.           Interpretazione dei risultati
                    La prova di resistenza alle variazioni di temperatura è considerata superata se le provette non presentano
                    incrinature, opacità, delaminazione o altri evidenti deterioramenti.
     9.             QUALITÀ OTTICHE
     9.1.           Prova di trasmissione luminosa
     9.1.1.          Apparecchiatura
     9.1.1.1.       La sorgente luminosa è costituita da una lampadina ad incandescenza il cui filamento è contenuto in un
                    parallelepipedo di 1,5 mm x 1,5 mm x 3 mm. La tensione applicata al filamento della lampadina deve essere tale
                    che la sua temperatura di colore sia 2 856 ± 50 K. Detta tensione deve essere stabilizzata a ± 1/1000. Lo
                    strumento di misura utilizzato per verificare questa tensione deve avere una precisione adatta a questa
                    applicazione.
     9.1.1.2.       Il sistema ottico è costituito da una lente di distanza focale f pari almeno a 500 mm e corretta per le aberrazioni
                    cromatiche. L'apertura completa della lente non deve superare f/20. La distanza tra lente e sorgente luminosa
                    deve essere regolata in modo da ottenere un fascio luminoso sensibilmente parallelo. Si inserisce un diaframma per
                    limitare il diametro del fascio luminoso a 7 ± 1 mm. Detto diaframma deve essere posto ad una distanza di
                     100 ± 50 mm dalla lente, dal lato opposto alla sorgente luminosa. Il punto di misurazione deve essere preso al
                    centro del fascio luminoso.
     9.1.1.3.       S t r u m e n t o di m i s u r a
                    Il ricevitore deve presentare una sensibilità spettrale relativa corrispondente all'efficacia luminosa spettrale relativa
                    CIE (*) per la visione fotoptica. La superficie sensibile del ricevitore deve essere coperta da un diffusore e deve
                    essere almeno pari a due volte la sezione del fascio luminoso parallelo emesso dal sistema ottico. Se si ricorre ad una
                    sfera di integrazione, l'apertura della sfera deve essere almeno pari a due volte la sezione del fascio luminoso
                    parallelo.
                    L'insieme costituito da ricevitore e strumento di misura deve essere una linearità migliore del 2 % nella parte utile
                    della scala.
                    Il ricevitore deve essere centrato sull'asse del fascio luminoso.
     9.1.2.          Procedimento
                    La sensibilità del sistema di misura deve essere regolata in modo che lo strumento di misura della risposta del
                    ricevitore indichi 100 divisioni quando il vetro di sicurezza non è posto sulla traiettoria luminosa. Lo strumento
                    deve indicare 0 quando il ricevitore non riceve alcuna luce.
                    Il vetro di sicurezza deve essere disposto ad una distanza dal ricevitore pari a circa cinque volte il diametro del
                    ricevitore. Il vetro di sicurezza deve essere posto tra il diaframma ed il ricevitore, orientato in modo tale che l'angolo
                    incidente del fascio luminoso sia di 0 ± 5°. Il fattore di trasmissione della luce regolare deve essere misurato sul
                    vetro di sicurezza; per ciascuno dei punti misurati si legge il numero delle divisioni n sull'apparecchio di misura. Il
                    fattore di trasmissione della luce regolare Zt è uguale a n/100.
     9.1.2.1.       Nel caso del parabrezza possono essere applicati due metodi di prova utilizzando sia un campione ricavato nella
                    parte più piatta di un parabrezza sia un pezzo quadrato appositamente preparato, che presenti le stesse
                    caratteristiche del materiale e lo spessore di un parabrezza; le misurazioni vengono effettuate perpendicolarmente
                    al vetro.
     9.1.2.2.       Per i parabrezza destinati ai veicoli della categoria Mi la prova viene eseguita nella zona B di cui all'allegato IIF. Per
                    tutti gli altri veicoli la prova viene eseguita nella zona I di cui al punto 9.2.5.3 del presente allogato.
     9.1.3.         Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                                                                                                      Incolore          Colorato
                    Colorazione del vetro                                                                 1                2
                    Colorazione dell'intercalare (nei parabrezza stratificati)                            1                2
     (') Commisione internazionale per l'illuminazione.
 ---pagebreak--- 12. 4 . 90                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                               N. C 95/23
                                                                                                      Escluso      Incluso
                   Ombra e/o fasce oscuranti                                                              1           2
                   Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
        9.1.4.     Interpretazione dei risultati
        9.1.4.1.   La trasmissione regolare, misurata conformemente al punto 9.1.2, non deve essere inferiore al 75 % nel caso dei
                   parabrezza ed al 7 0 % nel caso degli altri vetri diversi dai parabrezza.
        9.1.4.2.   Nel caso di vetri situati in posizione tali da non svolgere un ruolo essenziale per la visibilità del conducente
                   (ad esempio, tetto trasparente), il fattore regolare di trasmissione luminoso del vetro, può essere inferiore al 70 %. I
                   vetri con fattore regolare di trasmissione luminosa, inferiore al 7 0 % devono essere marcati con un apposito
                   simbolo.
        9.2.       Prova di distorsione ottica
        9.2.1.     Campo di applicazione
                   Il metodo descritto è un metodo di proiezione che consente di valutare la distorsione ottica di un vetro di
                   sicurezza.
        9.2.1.1.    Definizioni
        9.2.1.1.1. Deviazione ottica: angolo tra la direzione apparente e la direzione reale di un punto visto attraverso il vetro di
                   sicurezza. Il valore di detto angolo è funzione dell'angolo di incidenza del raggio visivo, dello spessore
                   dell'inclinazione del vetro e del raggio di curvatura nel punto di incidenza.
        9.2.1.1.2. Distorsione ottica in una direzione MM': differenza algebrica della deviazione angolare A a misurata tra due punti
                   M e M'della superficie del vetro la cui distanza è tale che le loro proiezioni in un piano perpendicolare alla direzione
                   di osservazione distino di un valore fisso Ax (fig. 6).
                   Una deviazione in senso antiorario sarà considerata positiva e negativa in senso orario.
        9.2.1.1.3. Distorsione ottica in un punto M: distorsione ottica massima per tutte le direzioni MM' a partire dal
                   punto M.
        9.2.1.2.    Apparecchiatura
                   Questo metodo è basato sulla proiezione su schermo di una sagoma opportuna attraverso il vetro di sicurezza
                   sottoposto alla prova. La modifica della forma dell'immagine proiettata, provocata dall'inserimento del vetro sul
                   percorso luminoso, dà una misura della distorsione ottica. L'apparecchiatura si compone dei seguenti elementi
                   disposti come indicato nelle figura 9.
                   Osservazioni: Aa = at - az è la distorsione ottica nella direzione MM'.
                                   Ax = MC è la distanza tra le due rette parallele alla direzione di osservazione e passanti per i punti
                                            MeM'.
                                                                   Figura 6
                                              Rappresentazione schematica della distorsione
 ---pagebreak--- N. C 95/24                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             12. 4. 90
                        Diapositiva (sagoma)                                                     Diaframma
                      Sorgente luminosa             Condensatore                        Lente
                                                               Figura 7
                                                  Disposizione ottica del proiettore
     9.2.1.2.1. Proiettore di buona qualità con sorgente luminosa puntiforme a forte intensità, avente, ad esempio, le seguenti
                caratteristiche:
                     distanza focale almeno 90 mm,
                     apertura circa 1/2,5;
                     lampadina da 150 W quarzo alogeno (in caso di utilizzazione senza filtro);
                     lampadina da 250 W quarzo 3 (in caso di utilizzazione di un filtro verde).
                                                              Figura 8
                                                Dettaglio ingrandito della diapositiva
                Il dispositivo di proiezione è rappresentato schematicamente nella figura 7. Un diaframma del diametro di 8 mm
                deve essere posto a circa 10 mm dalla lente dell'obiettivo.
     9.2.1.2.2. Diapositive (sagome) costituite ad esempio da un reticolo di cerchi chiari su fondo scuro (fig. 8). Le diapositive
                devono essere di ottima qualità e presentare un buon contrasto per consentire misurazioni con un errore inferiore al
                5 % . In mancanza del vetro da sottoporre alla prova, le dimensioni dei cerchi devono essere tali che, quando
                vengano proiettati, formino sullo schermo un reticolo di cerchi di diametro
                Ri + R2
                       — Ax con Ax = 4 mm (fig. 6 e 9).
                    Ri
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                       Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             N. C 95/25
                         Proiettore
                                                  Ri
                        >
          Diaframma    / "                Angolo di inclinazione
               R, = 4 m
               R2 = 2 m — 4 m (preferibilmente 4 m)
                                                                     Figura 9
                                    Disposizione dell'apparecchiatura per la prova della distorsione ottica
       9.2.1.2.3.    Supporto, di preferenza tale da consentire spostamenti verticali ed orizzontali nonché una rotazione del vetro di
                     sicurezza.
       9.2.1.2.4.    Sagoma di controllo per misurare le modifiche delle dimensioni quando si richieda una valutazione rapida. Una
                     forma adeguata è rappresentata nella figura 10.
                                                                    Figura 10
                                                        Esempio di sagoma di controllo
       9.2.1.3.       Procedimento
       9.2.1.3.1.    Considerazioni generali
                     Montare il vetro di sicurezza sul supporto (9.2.1.2.3) con l'angolo di inclinazione prescritto. Proiettare la
                     diapositiva di prova attraverso la superficie in esame. Ruotare il vetro o spostarlo in direzione orrizontale o
                     verticale per esaminare l'intera superficie prescritta.
       9.2.1.3.2.    Valutazione con l'uso di una sagoma di controllo
                     Se basta una valutazione rapida, con una precisione non superiore al 20 %, il valore A (fig. 10) è calcolato a p artire
                     dal valore limite Aa L , per la modifica della deviazione e dal valore R2 quale distanza tra il vetro di sicurez? a e lo
                     schermo di proiezione:
                                                                      A = 0,145 Aa L • R2
 ---pagebreak--- N . C 95/26                                       Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            12. 4. 90
                  La relazione tra la modifica del diametro dell'immagine proiettata Ad e la modifica della deviazione angolare Aa, è
                  data dalla formula:
                                                                     Ad = 0,29 Aa • R2
                  dove:
                  Ad       è  espresso   in millimetri;
                  A        è  espresso   in millimetri;
                  Aa L     è  espresso   in minuti di arco;
                  Aa       è  espresso   in minuti di arco;
                  R2       è  espresso   in metri.
      9.2.1.3.3.  Misurazione con dispositivo fotoelettrico
                  Se è richiesta una misurazione con una precisione superiore al 10% del valore limite, il valore Ad è misurato
                  sull'asse di proiezione ove il valore della larghezza del punto luminoso è fissato nel punto in cui la luminanza è 0,5
                  volte la luminanza massima dello spot.
      9.2.1.4.    E s p r e s s i o n e dei r i s u l t a t i
                  Si determina la distorsione ottica dei vetri di sicurezza misurando Ad in tutti i punti della superficie ed in tutte le
                  direzioni per trovare Ad max.
      9.2.1.5.   Altro metodo
                  È inoltre consentito il ricorso alla tecnica strioscopica quale variante delle tecniche di proiezione, a condizione che
                  sia rispettata la precisione delle misure di cui ai punti 9.2.1.3.2 e 9.2.1.3.3.
      9.2.1.6.    La distanza Ax deve essere di 4 mm.
      9.2.1.7.    Il parabrezza deve essere montato con l'angolo di inclinazione corrispondente a quello del montaggio sul
                 veicolo.
      9.2.1.8.   L'asse di proiezione nel piano orizzontale deve essere mantenuto in una posizione praticamente perpendicolare alla
                 traccia del parabrezza in detto piano.
      9.2.2.     Le misure devono essere eseguite:
      9.2.2.1.   per i veicoli della categoria Mi nella zona A che si estende sino al piano mediano del veicolo e nella parte del
                 parabrezza simmetrica della zona precedente rispetto al piano longitudinale mediano del veicolo, e nella
                 zona B;
      9.2.2.2.   per i veicoli delle categorie M e N diversi da quelli della categoria M t , nella zona I definita al punto 9.2.5.2 del
                 presente allegato.
      9.2.2.3.   T i p o di v e i c o l o
                 La prova deve essere ripetuta se il parabrezza deve essere montato su un tipo di veicolo il cui campo di visibilità
                 anteriore è diverso da quello del tipo di veicolo per il quale il parabrezza è già stato omologato.
      9.2.3.     Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
      9.2.3.1.   Natura del materiale
                                              Cristallo levigato         Cristallo flottato           Vetro tirato
                                                           1                      1                        2
      9.2.3.2.   Altre caratteristiche secondarie
                 Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
      9.2.4.     Numero di campioni
                 Sottoporre a prova quattro campioni.
      9.2.5.     Definizioni delle zone
      9.2.5.1.   Per i parabrezza dei veicoli della categoria Mi, le zone A e B sono quelle definite nell'allegato II F.
      9.2.5.2.   Per le categorie di veicoli M e N diverse da quella della categoria M l 5 le zone sono definite partendo:
      9.2.5.2.1. da un punto oculare situato sulla verticale del punto R del sedile del conducente ed a 625 mm sopra tale punto nel
                 piano verticale parallelo al piano longitudinale mediano del veicolo al quale è destinato il parabrezza e passante per
                 l'asse del volante. Detto punto è indicato con 0 in appresso;
      9.2.5.2.2. da una retta 0Q, constituita dalla retta orizzontale che passa per il punto oculare 0 ed è perpendicolare al piano
                 longitudinale mediano del veicolo.
      9.2.5.2.3. Zona I — la zona del parabrezza delimitata dall'intersezione del parabrezza con i quattro piani seguenti:
                 P1 — un piano verticale che passa per il punto 0 e forma un angolo di 15° a sinistra del piano longitudinale
                          mediano del veicolo;
 ---pagebreak--- 12. 4 . 90                                       Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         N. C 95/27
                   P2 — un piano verticale simmetrico a P t rispetto al piano longitudinale mediano del veicolo.
                           Se questa costruzione non è possibile (ad esempio, se manca il piano longitudinale mediano di simmetria),
                           si prende per P2 il piano simmetrico a Pa rispetto al piano longitudinale del veicolo che passa per il
                           punto 0;
                   P 3 — un piano contenente la retta 0Q e che forma un angolo di 10° sopra il piano orizzonale;
                   P4 — un piano che contiene la retta 0Q e che forma un angolo di 8° sotto il piano orizzontale.
        9.2.6.    Interpretazione dei risultati
                   Un tipo di parabrezza si considera soddisfacente dal punto di vista della distorsione ottica se la distorsione non
                   supera in ciascuna zona i valori massimi qui indicati sui quattro campioni sottoposti alle prove:
                                                                                                             Valori massimi della
                              Categoria dei veicoli                          Z„„ a
                                                                                                               distorsione ottica
                  M,                                            A — Estesa conformemente                          2 ' di arco
                                                                      al punto 9.2.2.1
                                                                B                                                 6 ' di arco
                  Categorie M diverse                           I                                                 2 ' di arco
                  da Mi e N
        9.2.6.1.  Per i veicoli delle categorie M e N non viene eseguita alcuna misura in una zona perimetrale larga 25 mm.
        9.2.6.2.  Nel caso di parabrezza in due parti non si esegue alcuna verifica in una fascia di 35 mm a partire dal bordo del vetro
                  che può essere adiacente al montante di separazione.
        9.2.6.3.  È ammessa una tolleranza sino a 6 ' di arco per tutte le parti della zona I o della zona A situate a meno di 100 mm dai
                  bordi del parabrezza.
       9.2.6.4.   Sono tollerati lievi scostamenti dalle prescrizioni nella zona B a condizione che siano localizzati e menzionati nel
                  verbale.
       9.3.       Prova di separazione dell'immagine secondaria
       9.3.1.     Campo di applicazione
                  Sono riconosciuti due metodi di prova:
                  — metodo di prova al bersaglio,
                  — metodo di prova al collimatore.
                  All'occorrenza queste prove possono essere utilizzate per prove di omologazione, di controllo di qualità o di
                  valutazione del prodotto.
       9.3.1.1.   P r o v a al b e r s a g l i o
       9.3.1.1.1. Apparecchiatura
                  Questo metodo si basa sull'esame attraverso il vetro di sicurezza di un bersaglio illuminato. Il bersaglio può essere
                  concepito in modo che la prova possa essere eseguita con un semplice metodo «passa, non passa». Di preferenza, il
                  bersaglio deve essere di uno dei seguenti tipi:
                  a) bersaglio anulare illuminato il cui diametro esterno D sottende un angolo di n minuti di arco in un punto situato
                       a x metri (fig. 11 a);
                  b) bersaglio «corona e spot» illuminato, di dimensioni tali che la distanza D di un punto situato sul bordo dello
                       spot ed il punto più vicino all'interno della corona D sottende un angolo di n minuti di arco in un punto situato
                       a x metri (fig. 11 b);
                  dove:
                  n    è il valore limite della separazione d'immagine secondaria;
                  x    è la distanza tra vetro di sicurezza e bersaglio (non inferiore a 7 m);
                  D è dato dalla formula: D = X. tgn.
                  Il bersaglio illuminato è composto da una scatola luminosa, dalle dimensioni di 300 mm x 300 mm x 150 mm
                  circa, la cui parte anteriore è realizzata generalmente con un vetro ricoperto di carta nera opaca o di pittura nera
                  opaca. La scatola deve essere illuminata da una sorgente limunosa adatta. L'interno della scatola deve essere
                  ricoperto da uno strato di pittura bianca opaca.
                  Può essere opportuno utilizzare altre forme di bersaglio, ad esempio, quella rappresentata nella figura 14. È pure
                  possibile sostituire il bersaglio con un dispositivo di proiezione ed esaminare su uno schermo le immagini che ne
                  risultano.
 ---pagebreak--- N. C 95/28                                      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             12. 4. 90
      9.3.1.1.2.     Procedimento
                     Il vetro di sicurezza deve essere montato con l'angolo d'inclinazione prescritto su un opportuno supporto in modo
                     che l'osservazione venga eseguita sul piano orizzontale che passa per il centro del bersaglio.
                     La scatola luminosa deve essere osservata in un locale buio o semibuio. Devono essere esaminate tutte le parti del
                     vetro di sicurezza per individuare la presenza di qualsiasi immagine secondaria associata al bersaglio illuminato. Il
                     vetro di sicurezza deve essere ruotato in modo tale che venga mantenuta la direzione corretta di osservazione. Per
                     questo esame può essere utilizzato un cannocchiale.
      9.3.1.1.3.     Espressione dei risultati
                     Determinare se:
                     — utilizzando il bersaglio a) (fig. 11), le immagini primarie e secondarie del cerchio si separano, vale a dire se è
                          superato il valore limite di n; oppure
                     — utilizzando il bersaglio b) (fig. 11), l'immagine secondaria dello spot passa oltre il punto di tangenza con il
                          bordo interno del cerchio, vale a dire se è superato il valore limite di n.
                                                         Larghezza della
                                                         fessura: 2 mm
                     a)
                                                                    Figura 11
                                                            Dimensione dei bersagli
                                       ^ Vetro di sicurezza                            Bersaglio
                                                                                                                            Sorgente
    Punto di                                                                                                                luminosa
    osservazione    ^4                                                                           \                          adatta
               Angolo
               d'inclinazione                      Distanza di osservazione (x ^ 7 m)
                                                                                                         '/T
                                                                    Figura 12
                                                       Disposizione dell'apparecchiatura
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                        Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                      N. C 95/29
                                       Collimatore                                      Cannocchiale d'osservazione
                  1.    Lampadina
                  2.   Condensatore, apertura > 8,6 mm
                  3.   Schermo di vetro smerigliato, apertura > di quella condensatore
                  4.   Filtro colorato con foro centrale del diametro = 0,3 mm, diametro > 8,6 mm
                  5.   Piastra con coordinate polari, diametro > 8,6 mm
                  6.   Lente acromatica, f - 86 mm, apertura = 10 mm
                  7.   Lente acromatica, f - 86 mm, apertura = 1 0 mm
                  8.   Punto nero, diametro = 0,3 mm
                  9.   Lente acromatica, f = 20 mm, apertura 10 mm
                                                                    Figura 13
                                                    Apparecchiatura per la prova al collimatore
       9.3.1.2.   P r o v a al c o l l i m a t o r e
                  All'occorrenza si può applicare la procedura descritta nel presente paragrafo.
       9.3.1.2.1. Apparecchiatura
                  L'apparecchiatura è composta da un collimatore e da un cannocchiale e può essere realizzata come indicato nella
                  figura 13. Si può però utilizzare anche qualsiasi altro sistema ottico equivalente.
       9.3.1.2.2. Procedimento
                  Il collimatore forma all'infinito l'immagine di un sistema in coordinate polari con un punto luminoso al centro
                  (fig. H ) .
                  Nel piano focale del cannocchiale di osservazione un piccolo punto opaco, di diametro leggermente superiore a
                  quello del punto luminoso proiettato, è posto sull'asse ottico occultando così il punto luminoso.
                  Quando una provetta che presenta un'immagine secondaria è posta tra il cannocchiale ed il collimatore, è visibile
                  ad una certa distanza al centro del sistema di coordinate polari un secondo punto luminoso di minore intensità. Si
                  può considerare che la separazione d'immagine secondaria è rappresentata dalla distanza tra i due punti luminosi
                  osservati al cannocchiale d'osservazione (fig. 14). (La distanza tra il punto nero ed il punto luminoso al centro del
                  sistema di coordinate polari rappresenta la deviazione ottica.)
       9.3.1.2.3. Espresssione dei risultati
                  Si esamina anzitutto il vetro di sicurezza mediante un metodo semplice per determinare la zona che dà l'immagine
                  secondaria più forte.
                  Si esamina questa zona con il cannocchiale sotto l'angolo d'incidenza adatto e si misura la separazione massima
                  d'immagine secondaria.
 ---pagebreak--- N. C 95/30                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         12. 4. 90
                                                             Figura 14
                              Esempio di osservazione secondo il metodo di prova al collimatore
     9.3.1.3. La direzione d'osservazione nel piano orizzontale deve essere mantenuta approssimativamente normale alla traccia
              del parabrezza su detto piano.
     9.3.2.   Le misurazioni devono essere eseguite nelle zone definite al precedente punto 9.2.2 a seconda della categoria di
              veicoli.
     9.3.2.1. T i p o di v e i c o l o
              La prova deve essere ripetuta se il parabrezza deve essere montato su un tipo di veicolo il cui campo di visibilità
              anteriore è diverso da quello del tipo di veicolo per il quale il parabrezza è già stato omologato.
     9.3.3.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
     9.3.3.1. N a t u r a del m a t e r i a l e
                                        Cristallo levigato          Cristallo flottato        Vetro tirato
                                                 1                           1                      2
     9.3.3.2. Altre caratteristiche secondarie
              Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
     9.3.4.   Numero di campioni
              Sottoporre a prova quattro campioni.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                    Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            N. C 95/31
       9.3.5.    Interpretazione dei risultati
                 Un tipo di parabrezza si considera come soddisfacente dal punto di vista della separazione dell'immagine
                 secondaria se nei quattro campioni sottoposti alle prove la separazione delle immagini primaria e secondaria non
                 supera per ogni zona i seguenti valori massimi:
                                                                                                  Valori massimi della separazione delle
                            Categoria dei veicoli                         Zona
                                                                                                      immagini primaria e secondaria
                 M,                                         A — Estensione conformemente                      15' di arco
                                                                 al punto 9.2.2.1
                                                            B                                                 25' di arco
                 Categorie M diverse da M, e N              I                                                 15' di arco
       9.3.5.1.  Nessuna misura deve essere eseguita per i veicoli delle categorie M e N in una zona perimetrale larga 25 mm.
      9.3.5.2.  Nel caso di parabrezza in due parti non si esegue alcuna misura in una fascia di 35 mm a partire dal bordo del vetro
                che può essere adiacente al montante di separazione.
      9.3.5.3.  È ammessa una tolleranza sino a 25' di arco per tutte le parti della zona 1 o della zona A situate a meno di 100 mm
                dai bordi del parabrezza.
      9.3.5.4.  Sono tollerati lievi scostamenti nella zona B rispetto alle prescrizioni a condizione che siano localizzati e menzionati
                nel verbale.
      9.4.      Identificazione dei colori
                Quando un parabrezza è colorato nelle zone definite ai punti 9.2.5.1 o 9.2.5.2, si verifica su quattro parabrezza la
                possibilità di identificazione dei seguenti colori:
                — bianco,
                — giallo selettivo,
                — rosso,
                — verde,
                — blu,
                — ambra.
      10.       PROVE DI RESISTENZA AL FUOCO
      10.1.     Oggetto e campo d'applicazione
                Questo metodo consente di determinare la velocità di combustione orizzontale dei materiali utilizzati nell'abitacolo
                degli autoveicoli (automobili, autocarri, giardinette, autobus) dopo essere stati esposti all'azione di una piccola
                fiamma.
                Questo metodo permette di controllare i materiali e gli elementi di rivestimento interno dei veicoli, individualmente
                o combinati sino ad uno spessore di 13 mm. Esso è utilizzato per valutare l'uniformità dei lotti di produzione di
                questi materiali dal punto di vista delle caratteristiche di combustione.
                Date le numerose differenze tra le situazioni reali che si verificano normalmente e le precise condizioni di prova
                specificate nel presente metodo (applicazione e orientamento all'interno del veicolo, condizioni di utilizzazione,
                origine delle fiamme, ecc.), quest'ultimo non può essere considerato adatto alla valutazione di tutte le
                caratteristiche di combustione in un veicolo reale.
      10.2.     Definizioni
      10.2.1.   Velocità di combustione: quoziente tra la distanza combusta, misurata con questo metodo e il tempo necessario
                alla fiamma per percorrere detta distanza.
                Essa si esprime in millimetri al minuto.
      10.2.2.   Materiale composito: materiale costituito da più strati di materiali simili o differenti, agglomerati mediante
                cementazione, collaggio, incorporazione, saldatura, ecc.
                I materiali non sono considerati compositi se l'assemblaggio presenta discontinuità (ad esempio, cucitura, punti di
                saldatura ad alta frequenza, rivettatura ecc.) che consentono il prelievo di singoli campioni conformemente al
                punto 10.5.
      10.2.3.   Faccia esposta: la superficie rivolta verso l'abitacolo quando il materiale è installato sul veicolo.
 ---pagebreak--- N. C 95/32                              Gazzetta ufficiale delle C o m u n i t à europee                                        12. 4 . 90
     10.3.   Principio
             Un campione è disposto orizzontalmente in un supporto a forma di U ed esposto per 15 s all'azione di una fiamma
             definita di debole energia in una camera di combustione ove la fiamma agisce sul bordo libero del campione. La
             prova permette di determinare se e quando si spegne la fiamma oppure il tempo necessario alla stessa per percorrere
             una distanza misurata.
     10.4.   Apparecchiatura
     10.4.1. Camera di combustione (fig. 15), preferibilmente di acciaio inossidabile avente le dimensioni indicate nella
             figura 16.
             La facciata anteriore di questa camera comprende una finestra di osservazione incombustibile che può coprire
             l'intera facciata anteriore e che può servire da pannello di accesso.
             Il lato inferiore della camera presenta fori di ventilazione e la parte superiore comporta una fessura di aerazione
             perimetrale.
             La camera poggia su quattro piedi alti 10 mm. Su uno dei lati, la camera può presentare un orificio per
             l'introduzione del supporto del campione; dall'altro lato un'apertura lascia passare il tubo di adduzione del gas. La
             materia fusa è raccolta in una vaschetta (fig. 17) disposta sul fondo della camera tra i fori di ventilazione senza
             coprirli.
                                                           Figura 15
                         Esempio di camera di combustione con supporto del campione e vaschetta
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                           N. C 95/33
                                     Dimensioni in millimetri — Tolleranze secondo ISO 2768
                                             Fessura di aerazione
                                                                      \
                                                                        x
                                                                               #             ^             ///
                                                                    :   !
                                          Bruciatore a gas
                                                                         63,5   63,5   63,5    63,5    63,5
                                                    4    \
                                                       I                            *^r    "Cr     "^"     ^$~
                                                                                    •&••&-$•                 -è    =—•
                                                                                                  19
                                                              Figura 16
                                                Esempio di camera di combustione
                                   Dimensioni in millimetri — Tolleranze secondo ISO 2768
                                                 336                                             16
                                                                                                    ^—
                                                                                                           •
                                                                                                         1
                                                                                                         1
                                                                                                                "
                                                                                                         li
                                                              Figura 17
                                                       Esempio di vaschetta
       10.4.2. Supporto del campione, costituito da due lastre di metallo a forma di U o telai di materiale resistente alla
               corrosione. Le dimensioni sono indicate nella figura 18.
               La lastra inferiore reca dei perni, mentre la lastra superiore presenta dei fori corrispondenti in modo da permettere
               un fissaggio sicuro del campione. I perni servono anche da riferimento per la misurazione dell'inizio e della fine
               della distanza di combustione.
               Deve essere fornito un appoggio costituito da fili resistenti al calore del diametro di 0,25 mm, tesi attraverso la
               lastra inferiore del supporto del campione ad intervalli di 25 mm (fig. 19).
               La parte inferiore del campione deve trovarsi 178 mm sopra la lastra di fondo. La distanza tra il bordo del
               supporto del campione e l'estremità della camera deve essere di 22 mm; la distanza tra i bordi longitudinali del
               supporto del campione ed i lati della camera deve essere di 50 mm (tutte le misure sono misurate all'interno) (fig. 15
               e 16).
 ---pagebreak--- N. C 95/34                              Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                           12. 4. 90
                                   Dimensioni in millimetri — Tolleranze secondo ISO 2768
                                                                                                   5 x45°
                                                                                                               Coperchio
                                                                                              OH     i n
                2r
                                                                                                *         * •
                                                330
                                                                                          Campione
             Tì            38
                                   127 ± 0,2
                                             254 ± 0,2
                                               (356)
                                                361
                                                           Figura 18
                                              Esempio di supporto del campione
                                    Dimensioni in millimetri — Tolleranze secondo ISO 2768
                                                               Fessure 0,5 x 0,5
                                                                                                       [
                                                                                                         ne)
                             Lato esterno
                             del telaio
                               Fessure 2 x 2
                                                           Figura 19
              Esempio di sezione del telaio a forma di U con la parte inferiore predisposta per fili di supporto
     10.4.3.  Bruciatore a gas
              La piccola sorgente delle fiamme è rappresentata da un becco Bunsen del diametro interno di 9,5 mm. Questo è
              disposto nella camera di combustione in modo che il centro dell'ugello venga a trovarsi 19 mm sotto il centro del
              bordo inferiore del lato aperto del campione (fig. 16).
     10.4.4.  Gas di prova
              Il gas fornito al becco deve avere un potere calorifico di circa 38 MJ/m 3 (ad esempio, gas naturale).
     10.4.5.  Pettine di metallo, della lunghezza di almeno 110 mm e munito di sette o otto denti a punta arrotondata, ogni
              25 mm.
     10.4.6.  Cronometro con una precisione di 0,5 s.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            N. C 95/35
       10.4.7. Cappa
               La camera di combustione può essere posta in una cappa di laboratorio a condizione che il volume interno della
               stessa sia compreso tra venti volte e centodieci volte il volume della camera di combustione e che nessuna delle due
               dimensioni (altezza, larghezza o profondità) superino una delle altre due di più di due volte e mezza.
               Prima della prova si misura la velocità verticale dell'aria nella cappa di laboratorio 100 mm davanti e dietro lo
               spazio previsto per la camera di combustione. Essa deve essere compresa tra 0,10 e 0,30 m/ s in modo da evitare che
               l'operatore sia infastidito dai prodotti di combustione. È possibile utilizzare una cappa a ventilazione naturale con
               una adeguata velocità dell'aria.
       10.5.   Campioni
       10.5.1. Forme e dimensioni
               La forma e le dimensioni del campione sono indicate nella figura 20. Lo spessore del campione corrisponde allo
               stesso spessore del prodotto da sottoporre alla prova ma non deve superare 13 mm. Se il campione lo consente, la
               sua sezione deve essere costante sull'intera lunghezza. Se la forma e le dimensioni di un prodotto non permettono il
               prelievo di un campione di dimensioni prescritte si rispettano le seguenti dimensioni minime:
               a) per i campioni di larghezza compresa fra 3 mm e 60 mm, la lunghezza deve essere 356 mm. In questo caso il
                    materiale è sottoposto alla prova nel senso della larghezza del prodotto;
               b) per i campioni di larghezza compresa tra 60 mm e 100 mm, la lunghezza deve essere di almeno 138 mm. In
                    questo caso, la distanza di combustione possibile corrisponde alla lunghezza del campione e la sua misurazione
                    inizia dal primo riferimento;
               e) i campioni di larghezza inferiore a 60 mm e di lunghezza inferiore a 356 mm nonché i campioni di larghezza
                   compresa tra 60 mm e 100 mm e di lunghezza inferiore a 138 mm ed i campioni di larghezza inferiore a 3 mm
                   non possono essere sottoposti alla prova con questo metodo.
       10.5.2. Prelievo
               Dal materiale da sottoporre alla prova devono essere prelevati almeno 5 campioni. Nei materiali che presentano
               velocità di combustione diversa, a seconda della direzione del materiale (il che è determinato con prove
               preliminari), cinque o più campioni devono essere prelevati e posti nell'apparecchio di prova in modo da consentire
               la misurazione della velocità di combustione più elevata. Se il materiale è fornito tagliato in larghezze determinate,
               deve essere tagliata una lunghezza di almeno 500 mm sull'intera larghezza. Alcuni campioni devono essere
               prelevati dal pezzo ad una distanza di almeno 100 mm dal bordo del materiale ed alla stessa distanza tra
               loro.
               Se la forma del prodotto lo consente, i campioni devono essere "prelevati nello stesso modo dai prodotti finiti. Se lo
               spessore del prodotto supera 13 mm, lo si deve ridurre a 13 mm con un procedimento meccanico dal lato opposto a
               quello rivolto all'abitacolo.
               I materiali (punto 10.2.2) devono essere sottoposti alla prova come un pezzo omogeneo.
               Nel caso di più strati di materiali diversi, non considerati compositi, ogni strato compreso in una profondità di
               13 mm a partire dalla superficie rivolta verso la cabina deve essere sottoposto alla prova separatamente.
                                                       Dimensioni in millimetri
                                         38                   254
                                                    127
                                                              1
                                                               356
                                                              Figura 20
                                                              Campione
 ---pagebreak--- N. C 95/36                               Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                   12. 4. 90
     10.5.3.  Condizionamento
             I campioni devono essere mantenuti per almeno 24 h ed al massimo per 7 giorni ad una temperatura di 23 ± 2 °C
             con una umidità relativa di 50 ± 5 % e restare in tali condizioni sino al momento della prova.
     10.6.    Procedimento
     10.6.1. I campioni con superficie rivestita di panno o imbottita vengono posti su una superficie piana e pettinati due volte
             contro pelo con il pettine (punto 10.4.5).
     10.6.2. Il campione viene posto nell'apposito supporto (punto 10.4.2) in modo da presentare alla fiamma il lato rivolto
             verso il basso.
     10.6.3. Si regola la fiamma del gas ad un'altezzea di 38 mm mediante il riferimento indicato sulla camera di combustione
             con la presa d'aria del becco chiusa. Prima di iniziare le prove la fiamma deve essere stata stabilizzata per almeno
              I min.
     10.6.4. Si spinge il supporto del campione nella camera di combustione in modo che l'estremità del campione sia esposta
             alla fiamma e dopo 15 s si interrompe l'arrivo del gas.
     10.6.5. La misurazione del tempo di combustione inizia nell'istante in cui il punto di attacco della fiamma supera il primo
             riferimento. Si osserva la propagazione della fiamma sul lato che brucia più rapidamente (lato superiore o
             inferiore).
     10.6.6. La misurazione del tempo di combustione termina quando la fiamma raggiunge l'ultimo riferimento o quando la
             fiamma si spegne prima di raggiungere detto punto. Se la fiamma non raggiunge l'ultimo riferimento, si misura la
             distanza combusta sino al punto di estinzione della fiamma. La distanza combusta è la parte decomposta del
             campione, distrutta in superficie o all'interno dalla combustione.
     10.6.7. Se il campione non si accende o se non continua a bruciare dopo l'estinzione del bruciatore oppure se la fiamma si
             spegne prima di aver raggiunto il primo riferimento non permettendo cosi di misurare la durata di combustione, nel
             verbale di prova si indica che la velocità di combustione è di 0 mm/min.
     10.6.8. Nel corso di una serie di prove o di prove ripetute, ci si deve accertare che la camera di combustione e di supporto
             del campione abbiano una temperatura massima di 30 °C prima dell'inizio della prova.
     10.7.   Calcoli
             La velocità di combustione B, in millimetri per minuto, è data dalla formula:
                                                                  B = - x 60
                                                                         t
             dove:
             s è la lunghezza, in millimetri, della distanza combusta,
             t è la durata di combustione, in secondi, per la distanza s.
     10.8.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
             Non interviene alcuna caratteristica secondaria.
     10.9.   Interprezione dei risultati
             II vetro di sicurezza rivestito di materia plastica (punto 2.3 dell'allegato I) ed il vetro di sicurezza di vetro-plastica
             (punto 2.4 dell'allegato I) sono ritenuti soddisfacenti dal punto di vista della resistenza al fuoco se la velocità di
             combustione non supera 250 mm/min.
     11.     PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI
     11.1.   Agenti chimici da utilizzare
     11.1.1. Soluzione non abrasiva di sapone: 1 % in peso di oleato di potassio in acqua deionizzata.
     11.1.2. Detergente per vetri: soluzione acquosa di isopropanolo e di etere monometile glicole dipropilenico, ciascuno in
             concentrazione compresa tra 5 e 10 % in peso e di idrossido di ammonio in concentrazione compresa tra 1 e 5 % in
             peso.
     11.1.3. Alcool denaturato non diluito: una parte in volume di alcool metilico in 10 parti in volume di alcool etilico;
     11.1.4. Benzina di riferimento: miscela del 5 0 % in volume di toluene, del 3 0 % in volume di 2.2.4 trimetilpentano, del
             15% in volume di 2,4,4 trimetil-1-pentene e del 5 % in volume di alcool etilico.
     11.1.5. Cherosene di riferimento: miscela del 50% in volume di n-ottano e del 5 0 % in volume di n-decano.
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       11.2.     Metodo di prova
                 Due provette di 180 mm x 25 mm sono sottoposte alla prova con ciascuno degli agenti chimici di cui al punto
                 11.1, utilizzando una nuova provetta per ciascuna prova e per ciascun prodotto.
                 Prima di ogni prova, le provette sono ripulite seguendo le istruzioni del fabbricante e quindi condizionate per 48 h
                 ad una temeratura di 23 °C ± 2 °C e ad una umidità relativa di 50 % ± 5 %. Queste condizioni sono mantenute
                 durante le prove.
                 Le provette sono completamente immerse nel liquido di prova, mantenute immerse per un minuto, ritirate e
                 immediatamente essiccate con un panno di cotone assorbente (pulito).
       11.3.     Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                                                                                                   Incolore            Colorato
                 Colorazione dell'intercalare o del rivestimento di materia plastica                   1                   2
                 Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
       11.4.     Interpretazione dei risultati
       11.4.1.   La prova di resistenza agli agenti chimici è considerata superata se la provetta non presenta rammollimenti,
                 appiccicature, incrinature superficiali o perdita apparente di trasparenza.
       11.4.2.   Una serie di provette presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della resistenza agli
                 agenti chimici se si verifica una delle seguenti condì?ioni:
       11.4.2.1. tutte le prove hanno dato risultato positivo;
       11.4.2.2. su una prova ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato
                 risultati soddisfacenti.
 ---pagebreak--- N. C 95/38                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                              12. 4. 90
                                                          ALLEGATO II B
                                            PARABREZZA STRATIFICATI ORDINARI
      1.        DEFINIZIONE DEL TIPO
                I parabrezza stratificati ordinari si considerando come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una
                delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.
      1.1.      Le caratteristiche principali sono le seguenti:
      1.1.1.    marchio di fabbrica o commerciale;
      1.1.2.    forma e dimensioni.
               I parabrezza stratificati ordinari si considerano come appartenenti ad un unico gruppo per le prove di resistenza
               meccanica e di resistenza alle condizioni ambientali.
      1.1.3.   Numero delle lastre di vetro
      1.1.4.   Spessore nominale «e» del parabrezza, essendo ammessa una tolleranza di fabbricazione di + 0,2n mm sul valore
               nominale, dove «n» è il numero delle lastre di vetro del parabrezza.
      1.1.5.   Spessore nominale dello o degli intercalari
      1.1.6.   Natura e tipo dello o degli intercalari (ad esempio PVB o altro intercalare di materia plastica)
      1.2.     Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:
      1.2.1.   natura del materiale (cristallo, vetro flottato, vetro tirato);
      1.2.2.   colorazione dello o degli intercalari (incolore o colorato) totalmente o parzialmente;
      1.2.3.   colorazione del vetro (incolore o colorato);
     1.2.4.    incorporazione o meno di conduttori;
     1.2.5.    incorporazione o meno di fasce oscuranti.
     2.        DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE
     2.1.      Per i parebrezza stratificati ordinari, le prove, salvo quelle del comportamento all'urto della testa (punto 3.2) e
               delle caratteristiche ottiche, vanno effettuate su campioni piani che siano stati o ritagliati da parabrezza veri e
              propri o fabbricati appositamente. In ogni caso, i campioni devono, sotto tutti i punti di vista, essere rigorosamente
              rappresentativi dei parabrezza di serie per i quali viene richiesta l'omologazione.
     2.2.     Prima di ogni prova, i campioni devono essere lasciati riposare per almeno 4 h ad una temperatura di
              23 °C ± 2 °C. Le prove devono essere effettuate al più presto dopo che i campioni sono stati tolti dal conte-
              nitore nel quale erano depositati.
     3.       PROVA DELL'URTO DELLA TESTA
     3.1.     Indice di difficoltà delle caratteristica secondarie
              Non interviene alcuna caratteristica secondaria.
     3.2.     Prova del comportamento all'urto della testa sul parabrezza completo
     3.2.1.   Numero di campioni
              Si devono sottoporre alle prove quattro campioni della serie di quelli che presentano la più piccola superficie di
              sviluppo e quattro campioni della serie di quelle che presentano la più grande superficie di sviluppo, scelti
              conformemente alle disposizioni dell'allegato II E.
     3.2.2.   Metodo di prova
     3.2.2.1. Il metodo utilizzato è quello descritto al punto 3.3.2 dell'allegato II A.
     3.2.2.2. L'altezza di caduta deve essere di 1,50 m + 0 mm/ - 5 mm.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                       Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                           N. C 95/39
       3.2.3.       Interpretazione dei risultati
       3.2.3.1.     Il risultato di questa prova viene considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:
       3.2.3.1.1.   Il campione si rompe presentando numerose incrinature circolari disposte approssimativamente attorno al punto
                    d'impatto; le incrinature più vicine sono situate al massimo ad 80 mm dal punto d'impatto.
       3.2.3.1.2.   Le lastre di vetro devono restare aderenti all'intercalare di plastica; sono ammessi uno o più scollamenti di
                    lunghezza inferiore a 4 mm da ciascun lato dell'incrinatura all'esterno di un cerchio di 60 mm di diametro avente il
                    centro sul punto d'impatto.
       3.2.3.1.3.   Dal lato dell'impatto:
       3.2.3.1.3.1. l'intercalare non deve essere messo a nudo su una superficie superiore a 20 cm 2 ;
       3.2.3.1.3.2. è ammessa una lacerazione dell'intercalare su una lunghezza di 35mm.
       3.2.3.2.     Una serie di campioni presentati per l'omologazione va considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di
                    comportamento all'urto della testa se si verifica una delle seguenti condizioni;
       3.2.3.2.1.   tutte le prove hanno dato risultati soddisfacenti;
       3.2.3.2.2.   se una prova non ha dato risultato positivo, ma una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di
                    campioni ha dato risultati soddisfacenti.
       .3.3.        Prova di comportamento all'urto della testa su campioni piani
       3.3.1.       Numero di campioni
                    Devono essere presentati alle prove sei campioni piani aventi le seguenti dimensioni: 1 100 mm                +5mm/
                     - 2 mm x 5 mm/ + 5 mm/ - 2 mm.
       3.3.2.       Metodo di prova
       3.3.2.1.     Il metodo di prova utilizzato deve essere quello descritto al punto 3.3.1 dell'allegato II A.
       3.3.2.2.     L'altezza di caduta deve essere di 4 m/ +25 mm/ - 0 mm.
       3.3.3.       Interpretazione dei risultati
       3.3.3.1.     Il risultato di questa prova viene considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:
       3.3.3.1.1.   il campione cede e si rompe, presentando numerose incrinature circolari disposte approssimativamente attorno al
                    punto di impatto;
       3.3.3.1.2.   si possono verificare lacerazioni nell'intercalare, ma la testa del manichino non deve passare attraverso il
                    campione;
       3.3.3.1.3.   dall'intercalare non devono staccarsi grossi frammenti di vetro.
       3.3.3.2.      Una serie di campioni presentati per l'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova
                    dell'urto della testa se si verifica una delle seguenti due condizioni;
       3.3.3.2.1.    tutte le prove hanno dato risultati soddisfacenti;
       3.3.3.2.2.    se una prova non ha dato risultato positivo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di campioni
                     ha tuttavia dato risultati soddisfacenti.
       4.            PROVA DI RESISTENZA MECCANICA
       4.1.          Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                     Non interviene nessuna caratteristica secondaria.
       4.2.          Prova con la sfera di 2 260 g
       4.2.1.        Numero dei campioni
                     Devono essere presentati alle prove sei campioni quadrati aventi le seguenti dimensioni: 300 mm + 1 0 mm/
                      - 0 mm di lato.
       4.2.2.        Metodo di prova
       4.2.2.1.      Il metodo utilizzato deve essere quello descritto al punto 2.2 dell'allegato II A.
       4.2.2.2.      L'altezza di caduta (misurata tra la parte inferiore della sfera e la superficie del campione) deve essere di 4 m
                      + 25 mm/ - 0 mm.
       4.2.3.        Interpretazione dei risultati
       4.2.3.1.      Il risultato della prova con la sfera è considerato positivo se la sfera non attraversa il vetro entro 5 s dall'istante
                     dell'impatto.
 ---pagebreak--- N. C 95/40                                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             12. 4. 90
      4.2.3.2.    Una serie di campioni presentati per l'omologazione va considerata soddisfacente dal punto di vista della prova con
                  la sfera di 2 260 g se si verifica l'una o l'altra delle seguenti condizioni:
      4.2.3.2.1.  tutte le prove hanno dato risultati soddisfacenti;
      4.2.3.2.2.  se una prova non ha dato risultato positivo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di campioni
                  ha tuttavia dato risultati soddisfacenti.
      4.3.        Prova con la sfera di 227 g
      4.3.1.      Indici di difficoltà delle caratteristica secondarie
                  Non interviene nessuna caratteristica secondaria.
      4.3.2.      Numero di campioni
                  Devono essere presentati alle prove venti campioni quadrati aventi 300 mm + 10 mm/ - 0 m m / d i lato.
      4.3.3.      Metodi di prova
      4.3.3.1.    Il metodo utilizzato deve essere quello descritto al punto 2.1 dell'allegato II A. Dieci campioni vanno collaudati
                  a + 40 °C ± 2 °C e dieci a - 20 °C ± 2 °C.
     4.3.3.2.     La seguente tabella indica l'altezza di caduta in funzione delle categorie di spessore e la massa dei frammenti
                  staccatisi:
                                                                 + 40 °C                                     -20°C
                    Spessore del campione                                 Peso massimo                               Peso massimo
                                                   Altezza di                                   Altezza di
                                                                            consentito                                 consentito
                                                    caduta                                       caduta
                                                                          dei frammenti                              dei frammenti
                             mm                      m(»)                        g                m(»)                      g
                             e < 4,5                    8                       12                  8,5                    12
                      4,5 < e < 5,5                    10                       15                  9                      15
                      5,5 < e < 6,5                    11                       20                  9,5                    20
                             e > 6,5                   12                       25                 10                      25
                 (*) All'altezza di caduta si può applicare una tolleranza di + 25 mm/ - 0 mm.
     4.3.4.      Interpretazione dei risultati
     4.3.4.1.    Il risultato della prova con la sfera è considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:
                 — la sfera non passa attraverso il campione;
                 — il campione non si spezza in più pezzi;
                 — l'intercalare non si lacera e il peso dei frammenti distaccatisi dalla parte del vetro opposta a quella dell'impatto
                      non supera i valori specifici precisati nel punto 4.3.3.2.
     4.3.4.2.    Una serie die campioni presentati per l'omologazione va considerata soddisfacente dal punto di vista della prova
                 con la sfera di 227 g se si verifica l'una o l'altra delle seguenti condizioni:
     4.3.4.2.1.  almeno otto campioni, a ciascuna temperatura di prova, hanno dato risultati soddisfacenti;
     4.3.4.2.2.  se più di due campioni a ciascuna temperatura di prova non hanno dato risultati soddisfacenti, una successiva serie
                 di prove effettuate su una nuova serie di campioni ha tuttavia dato risultati soddisfacenti.
     5.          PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI
     5.1.        Prova di resistenza all'abrasione
     5.1.1.      Indici di difficoltà e metodo di prova
                 Si applicano le disposizioni di cui al paragrafo 4 dell'allegato II A e la prova continua per 1 000 cicli.
     5.1.2.      Interpretazione dei risultati
                 Il vetro di sicurezza è considerato soddisfacente riguardo alla resistenza all'abrasione se la diffusione della luce
                 dovuta all'abrasione del campione non supera il 2 %.
     5.2.        Prova di resistenza all'alta temperatura
                 Si applicano le disposizioni del paragrafo 5 dell'allegato II A.
 ---pagebreak--- 12. 4 . 90                               Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                               N. C 95/41
        5.3.   Prova di resistenza alle radiazioni
        5.3.1. Prescrizione generale
               Questa prova viene eseguita soltanto se il laboratorio la ritiene necessaria in base alle informazioni di cui dispone in
               merito all'intercalare.
        5.3.2. Si applicano le disposizioni del paragrafo 6 dell'allegato II A.
        5.4.   Prova di resistenza all'umidità
               Si applicano le disposizioni del paragrafo 7 dell'allegato II A.
        6.     CARATTERISTICHE OTTICHE
               Ad ogni tipo di parabrezza si applicano le disposizioni di cui al punto 9 dell'allegato II A concernenti le
               caratteristiche ottiche.
 ---pagebreak--- N . C 95/42                                Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                 12. 4. 90
                                                            ALLEGATO         II C
                                           PARABREZZA STRATIFICATI TRATTATI
       1.      DEFINIZIONE DEL TIPO
               I parabrezza stratificati trattati si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una delle
               seguenti caratteristiche principali o secondarie.
       1.1.    Le caratteristiche principali sono le seguenti:
       1.1.1.  marchio di fabbrica o commerciale;
       1.1.2.  forma e dimensioni.
               I parabrezza stratificati trattati si considerano come facenti parte di un singolo gruppo per quanto riguarda le prove
               di frammentazione, di resistenza meccanica e di resistenza alle condizioni ambientali;
      1.1.3.   numero delle lastre di vetro;
      1.1.4.  spessore nominale «e» del parabrezza, con una tolleranza di fabbricazione ammessa di 0,2 n mm al di sopra o al di
               sotto del valore nominale, essendo «n» il numero delle lastre di vetro del parabrezza;
      1.1.5.  eventuale trattamento speciale subito da una o più lastre del vetro;
      1.1.6.  spessore nominale dello o degli intercalari;
      1.1.7.  natura e tipo dello o degli intercalari (ad esempio, PVB od altro intercalare di materia plastica).
      1.2.    Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:
      1.2.1.  natura del materiale (cristallo, vetro flottato, vetro tirato);
      1.2.2.  colorazione dello o degli intercalari (incolore o colorato, totalmente o parzialmente);
      1.2.3.  colorazione del vetro (incolore o colorato);
      1.2.4.  incorporazione o meno di conduttori;
      1.2.5.  incorporazione o meno di fasce oscuranti.
      2.      DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE
      2.1.    Per i parabrezza stratificati trattati, le prove, concernenti la resistenza all'urto della testa sul parabrezza completo e
              le caratteristiche ottiche vanno effettuate su campioni e/o su provette piane appositamente previste a questo scopo.
              Tuttavia, le provette devono essere sotto tutti gli aspetti rigorosamente rappresentative dei parabrezza prodotti in
              serie per i quali è chiesta l'omologazione.
      2.2.    Prima di ogni prova, i campioni devono essere lasciati riposare per almeno 4 h ad una temperatura di 23 °C
               ± 2 °C. Le prove devono essere effettuate al più presto dopo che i campioni sono stati tolti dal contenitore nel
              quale erano depositati.
      3.      PROVE PRESCRITTE
              I parabrezza stratificati trattati devono essere sottoposti:
      3.1.    alle prove prescritte nell'allegato II B per i parabrezza stratificati ordinari;
      3.2.    alla prova di frammentazione di cui al successivo punto 4.
      4.      PROVA DI FRAMMENTAZIONE
      4.1.    Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                          Materiale                         Indice di difficoltà
              Cristallo                                              2
              Vetro flottato                                         1
              Vetro tirato                                           1
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             N. C 95/43
       4.2.       Numero di provette o di campioni
                  Si deve presentare per le prove un campione per ciascun punto d'impatto oppure una provetta di
                   I 100 mm x 500 mm + 5 mm/ - 2 mm.
       4.3.       Metodo di prova
                  II metodo utilizzato è quello descritto al punto 1 dell'allegato II A.
       4.4.       Punto (o punti) di impatto
                  Il vetro deve essere colpito su ciascuna delle lastre trattate esterne, al centro del campione.
       4.5.       Interpretazione dei risultati
       4.5.1.     Per ciascun punto di impatto, il risultato della prova di frammentazione viene considerato positivo se il totale delle
                  superfici dei frammenti, la cui superficie singola supera o è pari a 2 cm 2 , rappresenta non meno del 1 5 % della
                  superficie del rettangolo di visibilità alto almeno 20 cm e largo almeno 50 cm.
       4.5.1.1.   Nel caso di un campione:
       4.5.1.1.1. per i veicoli della categoria M,, il centro del rettangolo è situato entro un cerchio di 10 cm di raggio con centro sulla
                  proiezione del punto medio del segmento V\ V 2 ,
       4.5.1.1.2. per i veicoli delle categorie M oppure N diversi da quelli della categoria Mi, il centro del rettangolo è situato entro
                  un cerchio di 10 cm di raggio con centro sulla proiezione del punto 0,
       4.5.1.1.3. l'altezza del rettangolo summenzionato può essere ridotta a 15 cm per i parabrezza aventi un'altezza inferiore a
                  44 cm ed il cui angolo di montaggio è inferiore a 15° rispetto alla verticale; la percentuale di visibilità deve essere
                  pari al 10% della superficie del rettangolo corrispondente.
       4.5.1.2.   Nel caso di una provetta il centro del rettangolo è situato sull'asse maggiore della provetta a 450 mm da uno dei
                  bordi.
       4.5.2.     Il campione o i campioni, la provetta o le provette presentati per l'omologazione vanno considerati soddisfacenti
                  dal punto di vista della frammentazione se si verifica una delle seguenti condizioni:
       4.5.2.1.   il risultato delle prove è positivo per ciascun punto di impatto;
       4.5.2.2.   essendosi dovuta ripetere la prova su una nuova serie di campioni, per ciascun punto di impatto che ha dato in
                  precedenza risultato negativo, le nuove quattro prove, con gli stessi punti di impatto, hanno dato tutte risultati
                  soddisfacenti.
 ---pagebreak--- ^.C^^t                                     C^^^rr^uttici^d^l^Cornunir^curon^                                                     t^.^.^0
                                                          ^M^e^^ree^n
           tparabrezza di vetro-plastica si considerando come appartenentiatipi diversi se differiscono per almeno una delle
           seguenti caratteristiche pnncipaliosecondane.
   f.f.        Le caratteristiche principati sono te se^uenti^
   f.l.t.      marchio di fabbncaocommerciale^
   f.f.2.       formaedimensiom.
               tparabrezza di vetro-plastica si considerano come facenti parte di un singolo gruppo per quanto riguarda le prove
               di resistenza meccanica,di resistenza alle condizioni ambientali,di resistenza alle variazioni di temperaturaedi
               resistenza a^h adenti chimica
   nt.3.       numero dei fo^li di plasticar
   t.t.^t.    spessore nominale ^e^ del parabrezza con una tolleranza di fabbricazione ammessa di ^é^,2mm^
   t.t.^.     spessore nominale della lastra diverrò^
   m^.        spessore nominale del fo^hoodeifo^li di plastica che fungono da intercalare
   t.t.^.     naturaetipodel^odei^fo^lio^i^di plastica che fungono da intercalare^ad esempio,t^V8oaltro^edel foglio di
              plastica situato sulla faccia internar
   m^.        eventuale trattamento speciale subito dal vetro.
   t.2.       Le caratteristiche secondarie sono te se^uenti^
   t.2.f.     natura del matenale^cnstallo,vetro flottato,vetro tirato^
   L2.2.      colorazione,t^^^^^^rziale,di o^m foglio di plastica ^incoloreocolorato^
   f.2.3.     colorazione del vetro ^incoloreocolorato^
   t.2Bt.     mcorporazioneomeno di conduttore
   f.2.^.     incorporazioneomeno di fasce oscuranti.
   2           ot^o^zto^te^L^^^^M
   2.L        t^er i parabrezza di vetro-plastica, leprove, salvo quelle concernenti il comportamento allerto della testa
              ^punto3.2^ele caratteristiche ottiche,vanno effettuate su campioni piani prelevati da parabrezza ^ià fabbricati
              oppure fabbricati appositamenteaquesto scopo.tno^nicasoicampioni devono,sotto tuttupunti di vista,essere
              rigorosamente rappresentativi dei parabrezza di sene p e r i q u a h viene richiesta l^omolo^azione.
   2.2.       t^nma di o^ni prova, i campioni devono essere lasciati riposare per almeno ^ h ad una temperatura di
              2 3 ^ e ^ 2 ^ C . L e prove devono essere effettuate al più presto dopo cheicampioni sono stati tolti dal contenitore
              nel quale erano depositati.
   3.t.       tndici di difficottà dette caratteristiche secondarie
              ^lon interviene alcuna caratteristica secondaria.
   3.2.       ^rova di comportamento attorto detta testa det parabrezza completo
              Devono essere sottoposti alla prova quattro campioni della senedi quelli che presentano la più piccola superficie di
              sviluppo e quattro campioni della sene di quelliche presentano la più brande superficiedi sviluppo, scelti
              conformemente alle disposizioni dell^alle^atottm
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         N . C 95/45
       3.2.2.     Metodo di prova
       3.2.2.1.   Il metodo applicato è quello descritto al punto 3.3.2 dell'allegato II A.
       3.2.2.2.   L'altezza di caduta è di 1,50 m + 0 mm/ - 5 mm.
       3.2.3.     Interpretazione dei risultati
       3.2.3.1.   La prova è ritenuta positiva se sono verificate le seguenti condizioni:
       3.2.3.1.1. la lastra di vetro si rompe e presenta numerose incrinature circolari con centro approssimativamente nel punto
                  d'impatto; le incrinature più vicine sono situate al massimo ad 80 mm dal punto d'impatto;
       3.2.3.1.2. la lastra di vetro deve restare aderente all'intercalare di plastica. Sono ammessi uno o più scollamenti di larghezza
                  inferiore a 4 mm da ciascun lato dell'incrinatura all'esterno di un cerchio del diametro di 60 mm con centro sul
                  punto d'impatto;
       3.2.3.1.3. è ammessa una lacerazione dell'intercalare per una lunghezza di 35 mm dal lato dell'impatto.
       3.2.3.2.   Una serie di provette presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista del comporta-
                  mento all'urto della testa se si verifica una delle seguenti condizioni:
       3.2.3.2.1. tutte le prove hanno dato esito positivo;
       3.2.3.2.2. se una prova ha dato esito negativo, una nuova serie di prova eseguite su una nuova serie di provette ha dato
                  tuttavia risultati positivi:
       3.3.       Prova di comportamento all'urto della testa su provette piane
       3.3.1.     Numero di provette
                  Sono sottoposte alle prove sei provette piane di 1 100 mm x 500 mm ( + 5 mm/ - 2 mm).
       3.3.2.     Metodo di prova
       3.3.2.1.   Il metodo applicato è quello descritto al punto 3.3.1 dell'allegato II A.
       3.3.2.2.   L'altezza di caduta è di 4 m +25 mm/ - 0 mm.
       3.3.3.     Interpretazione dei risultati
       3.3.3.1.   La prova è ritenuta positiva se sono verificate le seguenti condizioni:
       3.3.3.1.1. la lastra di vetro cede e si spezza presentando numerose fessure circolari con centro approssimativamente sul punto
                  d'impatto;
       3.3.3.1.2. sono ammesse lacerazioni dell'intercalare ma la testa del manichino non deve passare attraverso;
       3.3.3.1.3. dall'intercalare non deve staccarsi alcun grosso frammento di vetro.
       3.3.3.2.   Una serie di provette presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista del comporta-
                  mento all'urto della testa se si verifica una delle seguenti condizioni:
       3.3.3.2.1. tutte le prove hanno dato esito positivo;
       3.3.3.2.2. se una prova ha dato esito negativo, una nuova serie di prove eseguite su una nuova serie di provette ha dato
                  tuttavia risultati positivi.
       4.         PROVA DI RESISTENZA MECCANICA
       4.1.       Indici di difficoltà, metodo di prova e interpretazione dei risultati: si applicano le disposizioni del paragrafo 4
                  dell'allegato II B.
       4.2.       Tuttavia non si applica la terza condizione del punto 4.3.4.1 dell'allegato II B.
       5.         PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI
       5.1.       Prova di resistenza all'abrasione
       5.1.1.     Prova di resistenza all'abrasione sulla faccia esterna
       5.1.1.1.   Si applicano le disposizioni del punto 5.1 dell'allegato II B.
       5.1.2.     Frova di resistenza all'abrasione sulla faccia interna
       5.1.2.1.   Si applicano le disposizioni del paragrafo 2 dell'allegato II K.
       5.2.       Prova di resistenza ad alta temperatura.
                  Si applicano le prescrizioni del paragrafo 5 dell'allegato II A.
 ---pagebreak--- N. C 95/46                           Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                              12. 4. 90
     5.3.  Prova di resistenza alle radiazioni
           Si applicano le disposizioni del paragrafo 6 dell'allegato II A.
     5.4.  Prova di resistenza all'umidità
           Si applicano le disposizioni del paragrafo 7 dell'allegato II A.
     5.5.  Prova di resistenza alle variazioni di temperatura
           Si applicano le disposizioni del paragrafo 8 dell'allegato II A.
     6.    CARATTERISTICHE OTTICHE
           Si applicano ad ogni tipo di parabrezza le disposizioni del punto 9 dell'allegato II A relative alle caratteristiche
           ottiche.
     7.    PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO
           Si applicano le disposizioni del paragrafo 10 dell'allegato II A.
     8.    PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI
           Si applicano le disposizioni del paragrafo 11 dell'allegato II A.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                               Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            N. C 95/47
                                                       ALLEGATO        II E
                 RAGGRUPPAMENTO DEI PARABREZZA PER LE PROVE DI OMOLOGAZIONE
       1.   ELEMENTI DEI PARABREZZA PRESI IN CONSIDERAZIONE:
       1.1. superficie sviluppata,
       1.2. altezza del segmento,
       1.3. curvatura.
       2.   UN GRUPPO È COSTITUITO DA UNA CATEGORIA DI SPESSORE.
       3.   LA CLASSIFICAZIONE SI ESEGUE PER ORDINE CRESCENTE DELLE SUPERFICI DI SVILUPPO.
            Saranno scelti i cinque parabrezza più grandi e i cinque più piccoli con attribuzione del seguente punteggio:
            1 al più grande                                                   1 al più piccolo
            2 a quello immediatamente inferiore a l                          2 a quello immediatamente superiore a 1
            3 a quello immediatamente inferiore a 2                          3 a quello immediatamente superiore a 2
            4 a quello immediatamente inferiore a 3                          4 a quello immediatamente superiore a 3
            5 a quello immediatamente inferiore a 4                          5 a quello immediatamente superiore a 4
            IL PUNTEGGIO ASSEGNATO PER LE ALTEZZE DEL SEGMENTO È IL SEGUENTE PER CIASCUNA
            DELLE DUE SERIE DI CUI AL PARAGRAFO 3:
            1 all'altezza massima del segmento
            2 all'altezza immediatamente inferiore
            3 all'altezza immediatamente inferiore al valore precedente, ecc.
            IL PUNTEGGIO ASSEGNATO PER I RAGGI DI CURVATURA È IL SEGUENTE PER CIASCUNA DELLE
            DUE SERIE DEFINITE AL PARAGRAFO 3:
            1 al raggio di curvatura più piccolo
            2 al raggio immediatamente superiore
            3 al raggio immediatamente superiore al raggio precedente, ecc.
       6.   I PUNTEGGI ASSEGNATI VENGONO SOMMATI PER CIASCUN PARABREZZA COSTITUENTE LE
            DUE SERIE DEFINITE AL PARAGRAFO 3.
       6.1. Sono sottoposti alle prove complete di cui all'allegato II B, II C, II D o II K il parabrezza tra i cinque più grandi e
            quello tra i cinque più piccoli che presentano il totale più basso.
       6.2. Gli altri parabrezza della stessa serie sono sottoposti a prove ai fini del controllo delle qualità ottiche di cui al
            paragrafo 9 dell'allegato II A.
       7.   Possono inoltre essere sottoposti a prove alcuni parabrezza i cui parametri presentano importanti differenze
            relativamente alla forma e/o al raggio di curvatura rispetto ai casi estremi del gruppo scelto qualora il servizio
            tecnico che procede a queste prove ritenga che detti parametri possano avere gravi effetti negativi.
            I limiti del gruppo sono fissati in funzione delle superfici di sviluppo dei parabrezza. Se un parabrezza sottoposto
            alla procedura di omologazione per un tipo determinato presenta una superficie di sviluppo che non corrisponde ai
            limiti fissati e/o un'altezza di segmento notevolmente maggiore, oppure un raggio di curvatura notevolmente più
            piccolo, esso deve essere considerato come appartenente ad un nuovo tipo e sottoposto a prove complementari se il
            servizio tecnico lo ritiene necessario sotto l'aspetto tecnico tenuto conto delle informazioni di cui dispone in merito
            al prodotto ed al materiale utilizzati.
 ---pagebreak--- N . C 95/48                                Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                 12. 4. 90
      9.         Nel caso in cui il titolare di un'omologazione in una categoria di spessore già omologata intenda fabbricare
                 successivamente un altro modello di parabrezza:
      9.1.       si verifica se esso può essere incluso nei cinque più grandi o nei cinque più piccoli scelti per l'omologazione del
                 gruppo considerato;
      9.2.       l'assegnazione dei valori sarà rifatta con il procedimento definito ai punti 3, 4 e 5;
      9.3.       se la somma dei valori assegnati al parabrezza reincorporato nei cinque più grandi o nei cinque più piccoli:
      9.3.1.     è inferiore, esso sarà presentato per le seguenti prove:
      9.3.1.1.   per i parabrezza stratificati ordinari o rivestiti di materia plastica oppure di vetro di plastica:
      9.3.1.1.1. comportamento all'urto della testa,
      9.3.1.1.2. distorsione ottica,
      9.3.1.1.3. separazione dell'immagine secondaria,
      9.3.1.1.4. trasmissione luminosa;
      9.3.1.2.   peri parabrezza stratificati trattati, le prove prescritte ai punti 9.3.1.1.1, 9.3.1.1.2, 9.3.1.1.3 e 9.3.1.1.4 nonché
                 la prova di frammentazione di cui al paragrafo 4 dell'allegato II C;
      9.3.2.     in caso contrario, si procederà soltanto alle prove previste per verificare le qualità ottiche definite al paragrafo 9
                 dell'allegato II A.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                               N. C 95/49
                                                             ALLEGATO      II F
       PROCEDURA PER DETERMINARE LE ZONE DI PROVA SUI PARABREZZA DEI VEICOLI DELLA CATEGORIA M,
                                                  CON RIFERIMENTO AI PUNTI V
       1.       POSIZIONE DEI PUNTI V
       1.1.     Le tabelle 1 e 2 indicano la posizione dei punti V rispetto al punto R (vedi allegato II G) quale risulta dalle rispettive
                coordinate X Y Z nel sistema di riferimento tridimensionale.
       1.2.     La tabella 1 indica le coordinate di base per un angolo d'inclinazione previsto dello schienale di 25°. Il senso
                positivo delle coordinate è indicato nella figura 3 del presente allegato.
                                                                        TABELLA 1
                                                      Punto V           X              Y            Z
                                                  v,                 68 mm         - 5 mm        665 mm
                                                 v2                  68 mm         - 5 mm        589 mm
       1.3.     Correzione per gli angoli d'inclinazione previsti dello schienale diversi da 25°
       1.3.1.   La tabella 2 indica le correzioni complementari da apportare alle coordinate X e Z di ciascun punto V nel caso in cui
                l'angolo d'inclinazione previsto dello schienale differisca da 25°. Il senso positivo delle coordinate è indicato nella
                figura 3 del presente allegato.
                                                                        TABELLA 2
                        Angolo            Coordinate          Coordinate              Angolo          Coordinate
                 d'inclinazione dello                                          d'inclinazione dello                       Coordinate
                       schienale          orizzontali           verticali            schienale        orizzontali           verticali
                                                X                  Z                  (gradi)              X                    Z
                        (gradi)
                            5             - 1 8 6 mm            28 mm                   23            -   17 mm                5 mm
                            6             - 1 7 6 mm            27 mm                   24            -    9 mm                2 mm
                            7             - 1 6 7 mm            27 mm                   25                 0 mm                0 mm
                            8             - 1 5 7 mm            26 mm                   26                 9 mm           -    3 mm
                            9             - 147 mm              26 mm                   27                17 mm           -    5 mm
                          10              - 1 3 7 mm            25 mm                   28                26 mm           -    8 mm
                          11              - 1 2 8 mm            24 mm                   29                34 mm           - 11 mm
                          12              - 1 1 8 mm            23 mm                    30               43 mm           - 14 mm
                          13              - 1 0 9 mm            22 mm                    31               51 mm           - 17 mm
                          14              -    99 mm            21 mm                    32               59 mm           - 2 1 mm
                          15              -    90 mm            20 mm                    33               67 mm           - 2 4 mm
                          16              -    81 mm            18 mm                    34               76 mm            - 2 8 mm
                          17              -    71 mm            17 mm                    35               84 mm            - 3 1 mm
                          18              -    62 mm            15 mm                    36               92 mm            - 35 mm
                          19              -    53 mm            13 mm                    37             100 mm             - 3 9 mm
                          20              -    44 mm            11 mm                    38             107 mm             - 4 3 mm
                          21              -    35 mm             9 mm                    39             115 mm             - 4 7 mm
                          22              -    26 mm             7 mm                    40             123 mm             - 5 2 mm
       2.       ZONA DI PROVA
       2.1.     Con riferimento ai punti V sono determinate due zone di prova.
       2.2.     La zona di prova A è la zona della superficie esterna apparente del parabrezza delimitata dai quattro piani seguenti
                a partire dai punti V verso la parte anteriore (fig. 1):
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            — un piano verticale passante per V! e V2 e che forma un angolo di 13° con l'asse X verso sinistra per i veicoli con
               guida a sinistra e verso destra per i veicoli con guida a destra;
            — un piano parallelo all'asse Y, passante per V, e che forma verso l'alto un angolo di 3° con l'asse X;
            — un piano parallelo all'asse Y passante per V2 e che forma verso il basso un angolo di 1° con l'asse X;
            — un piano verticale passante per V, e V2 e che forma un angolo di 20° con l'asse X verso destra per i veicoli con
               guida a sinistra e verso sinistra per i veicoli con guida a destra.
      2.3.  La zona di prova B è la zona dela superficie esterna del parabrezza situata ad oltre 25 mm dal bordo laterale della
            superficie trasparente e delimitata dall'intersezione della superficie esterna del parabrezza con i quattro piani
            seguenti (fig. 2):
            — un piano che forma un angolo di 7° verso l'alto rispetto all'asse X, passante per V, e parallelo all'asse Y;
            — un piano che forma un angolo di 5° verso il basso rispetto all'asse X, passante per V 2 parallelo all'asse Y;
            — un piano verticale passante per V ( e V 2 eche forma un angolo di 17° con l'asse X verso sinistra per i veicoli con
               guida a sinistra e verso destra per i veicoli con guida a destra;
            — un piano simmetrico al precedente rispetto al piano longitudinale mediano del veicolo.
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                                                                                   +x
                                                                                       O
                                                                                    -Y
                                                                                       f
                                                                                       £
(*)   Traccia del piano di simmetria longitudinale del veicolo.
(*")  Traccia del piano verticale passante per R.
(***) Traccia del piano verticale passante per V, e V 2 .
                                                  Figura 1                             n
                                                                                       e,
                      Zona di prova A (esempio di un veicolo con guida a sinistra)
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                                                                                    ei
                                                                                    le
                                                                                 +x
                                                                                    o
                                                                                    n
                                                                                    o
                                                                                    ì
(*) Traccia del piano di simmetria longitudinale del veicolo.
    Traccia del piano longitudinale passante per R.
    Traccia del piano longitudinale passante per V, e V 2 .
                                               Figura 2
                    Zona di prova B (esempio di un veicolo con guida a sinistra)
                                                                                    O
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                                                                                           4»
                                                                                           O
                                                                                           n
                                                                                           l
                                                                                          •s
                                                                               a = 68 mm
                                                                               b =   5 mm
 s
( )     Traccia del piano di simmetria longitudinale del veicolo.
                                                                      1        e
                                                                               d
                                                                                 = 589 mm
                                                                                 - 665 mm
(**)    Traccia del piano verticale passante per R
(*" " ) Traccia del piano verticale passante per V, e V 2 .
                                                   Figura 3                               n
                       Determinazione dei punti V per un angolo dello schienale di 25°
                                  (esempio di un veicolo con guida a sinistra)
 ---pagebreak--- N. C 95/54                                                Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                        12. 4. 90
                                                                           ALLEGATO II G
      PROCEDURA PER DETERMINARE IL PUNTO H E L'ANGOLO EFFETTIVO D'INCLINAZIONE DEL TRONCO PER I
                                                                   POSTI A SEDERE DEI VEICOLI
       1.                 SCOPO
                          La procedura descritta nel presente allegato è applicata per determinare la posizione del punto H e l'angolo effettivo
                          di inclinazione del tronco per uno o più posti a sedere di un veicolo della categoria M i e per verificare la relazione
                          dei valori misurati con le specifiche di progetto indicate dal costruttore del veicolo (').
      2.                   DEFINIZIONI
                          Ai fini del presente allegato:
      2.1.                Per dati di riferimento si intende una o più delle seguenti caratteristiche di un posto a sedere:
      2.1.1.              il punto H ed il punto R e la loro relazione;
      2.1.2.              l'angolo effettivo d'inclinazione del tronco e l'angolo teorico di inclinazione del tronco e la loro relazione.
      2.2.                Per macchina tridimensionale per la determinazione del punto H (macchina 3 DH) si intende il dispositivo usato
                         per la determinazione dei punti H e dell'angolo effettivo d'inclinazione del tronco. Tale dispositivo è descritto
                          nell'appendice 1 del presente allegato.
      2.3.               Per punto H si intende il centro dell'articolazione del tronco e delle cosce di una macchina 3 DH installata sul sedile
                         del veicolo conformemente al paragrafo 4 qui appresso. Il punto H è situato al centro dell'asse del dispositivo
                         compreso tra i risalti di mira da entrambi i lati del punto H della macchina 3 DH. Il punto H corrisponde
                         teoricamente al punto R (per le tolleranze vedi punto 3.2.2 qui appresso). Una volta determinato conformemente
                         alla procedura descritta al paragrafo 4, il punto H è considerato fisso rispetto alla struttura del cuscino del sedile e
                         mobile con esso in caso di regolazione del sedile.
      2.4.               Per punto R oppure punto di riferimento del sedile si intende un punto teorico definito dal costruttore del veicolo
                         per ciascun posto a sedere, determinato rispetto ad un sistema di riferimento tridimensionale.
     2.5.                Per linea del tronco si intende l'asse di riferimento del tronco della macchina 3 DH nella posizione più
                         arretrata.
     2.6.                Per angolo effettivo di inclinazione del tronco si intende l'angolo misurato tra una verticale passante per il punto H
                         e la linea del tronco utilizzando il quadrante dell'angolo dello schienale sulla macchina 3 DH. L'angolo effettivo
                         d'inclinazione del tronco corrisponde teoricamente all'angolo teorico d'inclinazione del tronco (per le tolleranze
                         vedi punto 3.2.2 qui appresso).
     2.7.                Per angolo teorico d'inclinazione del tronco si intende l'angolo misurato tra una verticale passante per il punto H e
                         la linea del tronco in una posizione che corrisponde alla posizione teorica dello schienale del sedile stabilita dal
                         costruttore del veicolo.
     2.8.                Per piano mediano del passeggero (C/LO) si intende il piano mediano della macchina 3 DH disposta in ciascuna
                         posizione a sedere prevista; esso è rappresentato dalla coordinata del punto H sull'asse Y. Per i sedili individuali, il
                         piano mediano del sedile coincide con il piano mediano del passeggero. Per gli altri sedili il piano mediano è
                         specificato dal costruttore.
     2.9.                Per sistema di riferimento tridimensionale si intende un sistema quale descritto nell'appendice 2 del presente
                         allegato.
     2.10.               Per punti di riferimento si intendono dei punti fisici (fori, superfici, marche o tacche) sulla carrozzeria del veicolo
                         specificati dal costruttore.
     2.11.               Per condizioni di misurazione del veicolo si intende la posizione del veicolo quale definita dalle coordinate dei punti
                         di riferimento nel sistema di riferimento tridimensionale.
     ( ' ) Nei posti a sedere diversi dai sedili frontali dove il punto H non può essere determinato con la macchina tridimensionale per la determinazione del
           punto H e le relative procedure, il punto R indicato dal fabbricante può essere considerato punto di riferimento a discrezione dell'autorità
           competente.
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       3.               REQUISITI
       3.1.            Presentazione dei dati
                       Per ciascun posto a sedere per il quale sono richiesti dati di riferimento per dimostrare la conformità con le
                        disposizioni della presente direttiva, devono essere presentati tutti i seguenti dati oppure una loro oppurtuna
                        selezione nella forma indicata nell'appendice 3 del presente allegato.
       3.1.1.          Le coordinate del punto R rispetto al sistema di riferimento tridimensionale;
       3.1.2.          l'angolo teorico di inclinazione del tronco;
       3.1.3.          tutti i dati necessari alla regolazione del sedile (se regolabile) nella posizione di misurazione di cui al punto 4.3 qui
                        appresso.
       3.2.             Relazione tra dati misurati e specifiche di progetto
       3.2.1.          Le coordinate del punto H ed il valore dell'angolo effettivo d'inclinazione del tronco ottenuti con la procedura di cui
                        al paragrafo 4 devono essere comparati rispettivamente con le coordinate del punto R e con il valore dell'angolo
                       teorico d'inclinazione del tronco indicato dal costruttore del veicolo.
       3.2.2.          Le posizioni relative del punto R e del punto H e la relazione tra l'angolo teorico d'inclinazione del tronco e l'angolo
                       effettivo d'inclinazione del tronco è considerato soddisfacente per il posto a sedere in esame se il punto H, quale
                        definito dalle sue coordinate, giace entro un quadrato di 50 mm di lato con lati orizzontali e verticali le cui
                       diagonali si intersecano nel punto R e se l'angolo effettivo di inclinazione del tronco non differisce di oltre 5°
                       dall'angolo teorico di inclinazione del tronco.
       3.2.3.           Se queste condizioni sono soddifatte, il punto R e l'angolo teorico d'inclinazione del tronco vengono utilizzati per
                       dimostrare la conformità con le disposizioni della presente direttiva.
       3.2.4.           Se il punto H o l'angolo effettivo d'inclinazione del tronco non soddisfano ai requisiti del punto 3.2.2, il punto H
                        e l'angolo effettivo d'inclinazione del tronco saranno determinati altre due volte (tre volte complessivamente).
                        Se i risultati di due di queste tre operazioni soddisfano ai requisiti, si applicano le condizioni di cui al
                        punto 3.2.3.
       3.2.5.           Se i risultati di almeno due delle tre operazioni descritte al punto 3.2.4 non soddisfano ai requisiti del punto 3.2.2
                        oppure se la verifica non può essere eseguita perché il costruttore del veicolo non ha fornito le informazioni relative
                        alla posizione del punto R o all'angolo teorico d'inclinazione del tronco, si utilizza il centro geometrico dei tre punti
                        misurati oppure la media dei tre angoli misurati che possono essere applicati in tutti i casi in cui nella presente
                       direttiva si fa riferimento al punto R o all'angolo teorico d'inclinazione del tronco.
       4.              PROCEDURA PER LA DETERMINAZIONE DEL PUNTO H E DELL'ANGOLO EFFETTIVO D'INCLI-
                       NAZIONE DEL TRONCO
       4.1.             Il veicolo deve essere precondizionato a scelta del costruttore ad una temperatura di 20 ± 1 0 °C per garantire che
                        il materiale del sedile raggiunga la temperature ambiente. Se il sedile da sottoporre alla prova non è mai stato usato
                        si sistema sullo stesso una persona o un dispositivo della massa di 70-80 kg per due volte e per la durata di 1 min
                        onde flettere il cuscino e lo schienale. A richiesta del costruttore, tutte le combinazioni di sedili possono restare
                        scariche per un periodo minimo di 30 min prima di installare la macchina 3 DH.
       4.2.             Il veicolo deve trovarsi nelle condizioni di misurazione definite al paragrafo 2.11.
       4.3.             Il sedile, se regolabile, deve essere regolato anzitutto nella posizione normale più arretrata di guida o a sedere, quale
                        indicata dal costruttore del veicolo, tenendo conto soltanto della regolazione longitudinale del sedile, esclusi i sedili
                        utilizzati a fini diversi dalle normali posizioni di guida o a sedere. In caso di altre possibilità di regolazione del sedile
                        (verticale, angolare, schienale, ecc.) queste saranno regolate nella posizione precisata dal costruttore del veicolo.
                        Per i sedili a sospensione, la posizione verticale deve essere bloccata in corrispondenza della normale posizione di
                        guida quale specificata dal costruttore.
       4.4.             L'area del sedile a contatto della macchina 3 DH deve essere coperta da una mussola di cotone di misura sufficiente
                        e di struttura adeguata, sotto forma di tessuto di cotone non lavorato di 18,9 fili per centimetro quadrato e del peso
                        di 0,228 kg/m 2 o di tessuto a maglia oppure di stoffa non intessuta avente caratteristiche equivalenti. Se la prova
                        viene eseguita su un sedile non montato sul veicolo, il pavimento sul quale è disposto il sedile deve avere le stesse
                        caratteristiche essenziali (') del pavimento del veicolo cui è destinato il sedile.
       (') Angolo d'inclinazione, differenza di altezza con un sedile montato, struttura della superficie, ecc.
 ---pagebreak--- N. C 95/56                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                  12. 4. 90
     4.5.     Disporre il sedile e il complesso della macchina 3 DH che costituisce la schiena in modo che il piano mediano
              dell'occupante (C/LO) coincida con il piano mediano della macchina 3 DH. A richiesta del costruttore la macchina
              3 DH può essere spostata verso l'interno rispetto al C/LO se detta macchina è talmente all'esterno che il bordo del
              sedile non consente di livellare la macchina 3 DH.
     4.6.     Fissare il piede e le parti inferiori della gamba al pannello del sedile sia individualmente sia utilizzando una barra a
              T e la parte inferiore della gamba. Una retta passante per le estremità visibili del punto H deve essere parallela al
              pavimento e perpendicolare al piano mediano longitudinale del sedile.
     4.7.     Regolare come segue la posizione dei piedi e delle gambe della macchina 3 DH:
     4.7.1.   Posto a sedere previsto: conducente o passeggero frontale esterno.
     4.7.1.1.  Entrambe le parti che costituiscono i piedi e le gambe vengono mosse in avanti in modo tale che i piedi assumono la
              posizione naturale sul pavimento, eventualmente tra i pedali di comando. Se possibile, il piede sinistro è disposto
              verso sinistra del piano centrale della macchina 3 DH approssimativamente alla stessa distanza del piede destro
              verso destra. Con livella a bolla d'aria si verifica l'orizzontalità trasversale della macchina 3 DH regolando
              all'occorrenza il pannello del sedile o spostando all'indietro le parti che costituiscono la gamba e il piede. La retta
              passante per le estremità visibili del punto H deve restare perpendicolare al piano mediano longitudinale del
              sedile.
     4.7.1.2. Se la gamba sinistra non può essere mantenuta parallela alla gamba destra e il piede sinistro non può essere
              sopportato dalla struttura, si muove quest'ultimo sino a quando esso può appoggiarsi. Deve essere conservato
              l'allineamento delle estremità visibile del punto H.
     4.7.2.   Posizione a sedere prevista: esterna posteriore
              Per sedili posteriori o sedili ausiliari, le gambe sono disposte come specificato dal costruttore. Se i piedi appoggiano
              su parti del pavimento che si trovano a livelli diversi, il piede che per primo giunge a contatto con il sedile frontale
              serve da riferimento e l'altro piede deve essere sistemato in modo che la livella a bolla d'aria indichi l'orizzontalità
              trasversale della parte a sedere del dispositivo.
     4.7.3.   Altri posti a sedere previsti
              Si applica la procedura generale indicata al punto 4.7.1 eccettuato il caso in cui i piedi debbano essere disposti come
              specificato dal costruttore del veicolo.
     4.8.     Applicare le masse della parte inferiore della gamba e della coscia e livellare la macchina 3 DH.
     4.9.     Inclinare il pannello del dorso in avanti fino all'arresto anteriore ed allontanare la macchina 3 DH dallo schienale
              del sedile utilizzando la barra a T. Riportare la macchina 3 DH sul sedile con uno dei seguenti metodi:
     4.9.1.   Se la macchina 3 DH tende a scivolare all'indietro, si ricorre alla seguente procedura. Si consente alla macchina
              3 DH di scivolare all'indietro fino a quando non occorra più applicare alla barra a T un carico orizzontale per
              trattenerla in avanti, ad esempio fino a che il pannello del sedile tocca lo schienale. All'occorrenza si modifica la
              posizione della parte inferiore della gamba.
     4.9.2.   Se la macchina 3 DH non tende a scivolare all'indietro, si ricorre alla seguente procedura. Si fa scivolare la
              macchina 3 DH all'indietro applicando alla barra a T un carico orizzontale volto all'indietro fino a che il pannello
              della parte seduta tocca lo schienale (appendice 1, fig. 2 del presente allegato).
     4.10.    Applicare un carico pari a 100 ± 10 N alla parte che costituisce il dorso ed il bacino della macchina 3 DH nel
              punto di intersezione del quadrante dell'angolo dell'anca con l'alloggiamento della barra a T. La direzione di
              applicazione del carico deve essere mantenuta lungo una retta che passa dall'intersezione summenzionata ad un
              punto posto appena sopra l'alloggiamento della barra della coscia (dell'appendice 1, fig. 2 del presente allegato). Si
              riporta quindi con cautela il pannello del dorso verso lo schienale. La stessa cautela deve essere utilizzata per tutto il
              resto della procedura onde impedire che la macchina 3 DH scivoli in avanti.
     4.11.    Applicare i pesi che simulano la parte a sedere destra e sinistra e quindi gli otto pesi che simulano il tronco
              mantenendo livellata la macchina 3 DH.
     4.12.    Inclinare in avanti il pannello che simula il dorso per allentare la tensione che agisce sullo schienale. Fare oscillare la
              macchina 3 DH da un lato all'altro per un arco di 10° (5° da ciascun lato del piano mediano verticale) per tre cicli
              completi per allentare l'attrito accumulato tra la macchina 3 DH ed il sedile.
              Durante l'oscillazione, la barra a T della macchina 3 DH può tendere a scostarsi dall'allineamento orizzontale e
              verticale indicato. La barra a T deve pertanto essere trattenuta applicando un opportuno carico laterale durante i
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             N . C 95/57
               movimenti di oscillazione. Occorre cautela nel trattenere la barra a T e nel fare oscillare la macchina 3 DH per
               garantire che non vengano applicati involontariamente dei carichi esterni in una direzione verticale o avanti e
               indietro.
               In questa fase non si devono frenare o trattenere i piedi della macchina 3 DH. Se i piedi cambiano di posizione, essi
               possono restare per il momento in tale posizione.
               Si riporta con cautela il pannello che simula il dorso contro lo schienale e si controlla l'azzeramento delle due livelle
               a bolla d'aria. Se durante l'oscillazione della macchina 3 DH si è verificato un movimento dei piedi, questi devono
               essere rimessi in posizione nel modo seguente:
               Sollevare ciascun piede dal pavimento il minimo necessario per impedire un movimento addizionale del piede.
               Durante tale sollevamento i piedi non devono poter ruotare e non devono essere applicati carichi anteriori o
               laterali. Riabbassare i piedi in modo che il tallone sia a contatto con la struttura appositamente prevista.
               Controllare l'azzeramento della livella laterale e se necessario applicare un carico laterale all'estremità superiore del
               pannello che simula il dorso tale da livellare il pannello che simula la parte seduta nella macchina 3 DH sul
               sedile.
       4.13.   Per sostenere la barra a T ed evitare lo scivolamento in avanti della macchina 3 DH sul cuscino del sedile si procede
               nel modo seguente:
               a) riportare il pannello che simula il dorso sullo schienale;
               b) applicare e togliere alternativamente un carico orizzontale volto all'indietro, non superiore a 25 N alla barra
                    dell'angolo del dorso ad un'altezza pari approssimativamente al centro delle masse del tronco sino a che l'indice
                    dell'angolo dell'anca indica il raggiungimento di una posizione stabilizzata dopo aver tolto il carico.
                    L'operazione va attuata con cautela per garantire che alla macchina 3 DH non vengano applicati carichi esterni
                    verso il basso o laterali. Qualora fosse necessaria un'ulteriore regolazione del livello della macchina 3 DH, si
                    ruota in avanti il pannello che simula la schiena, si esegue un nuovo livellamento e si ripete la procedura di cui al
                    punto 4.12.
       4.14.   Misurazioni
       4.14.1. Le coordinate del punto H sono misurate in un sistema di riferimento tridimensionale.
       4.14.2. L'angolo effettivo d'inclinazione del tronco è letto sul quadrante angolare del dorso della macchina 3 DH con l'asse
               di riferimento del tronco nella posizione più arretrata.
       4.15.   Se si desidera reinstallare la macchina 3 DH, l'insieme del sedile deve restare scarico per un periodo di almeno
               30 min prima della ripetizione. La macchina 3 DH non dovrebbe restare sul sedile più a lungo del tempo richiesto
               per l'esecuzione della prova.
       4.16.   Se i sedili della stessa fila possono essere ritenuti simili (sedile a panchina, sedili identici, ecc.) è sufficiente
               determinare un unico punto H ed un unico angolo effettivo d'inclinazione del tronco per ciascuna fila di sedili e la
               macchina 3 DH descritta nell'appendice 1 del presente allegato può essere sistemata in un posto considerato
               rappresentativo per detta fila. Tale posto può essere:
       4.16.1. il posto del conducente nel caso di una fila frontale;
       4.16.2. un posto esterno nel caso di una fila o di file posteriori.
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                                                                     Appendice 1
      DESCRIZIONE DELLA MACCHINA TRIDIMENSIONALE PER LA DETERMINAZIONE DEL PUNTO H (MACCHINA
                                                                      3DH)(*)
      1.             PANNELLI CHE SIMULANO IL DORSO E LA PARTE SEDUTA
                     I pannelli che simulano il dorso e la parte seduta sono in materia plastica rinforzata e di metallo; essi simulano il
                     tronco umano e le cosce e sono incernierate meccanicamente nel punto H. Un quadrante è fissato all'asse di
                     riferimento del tronco incernierato nel punto H per misurare l'angolo d'inclinazione effettivo del tronco. Una barra
                     regolabile che simula la coscia, fissata al pannello che simula la parte seduta, determina la linea mediana della
                     coscia e serve quale linea di riferimento per il quadrante che serve alla misurazione dell'angolo dell'anca.
      2.             ELEMENTI CHE COSTITUISCONO IL TRONCO E LE GAMBE
                     Dei segmenti che simulano la parte inferiore delle gambe sono fissati al pannello che simula la parte seduta tramite
                     la barra a T che congiunge le ginocchia e che costituisce un'estensione laterale della barra regolabile che simula le
                     cosce. Nei segmenti che simulano la parte inferiore delle gambe sono incorporati dei quadranti per misurare gli
                     angoli d'inclinazione delle ginocchia. Le parti che costituiscono la scarpa ed il piede sono tarate per misurare
                     l'angolo del piede. Due livelle a bolla d'aria orientano il dispositivo nello spazio. Le masse degli elementi che
                     costituiscono il corpo sono disposte nei rispettivi baricentri onde fornire una penetrazione della parte seduta
                     equivalente ad un uomo del peso di 76 kg. Controllare la libertà di movimento di tutti i giunti che non devono
                     presentare attriti degni di nota.
     (*) La macchina corrisponde a quella descritta nell'ISO Standard 6549-1980.
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                  Pannello del dorso                                                                              Asse di riferimento
                                                                                                                  del tronco
              Supporto delle masse del tronco
             Rapportatore a livello del dorso
                                                                                                                       Quadrante dell'angolo
                                                                                                                       del dorso
                Quadrante dell'angolo dell'anca
               Pannello della parte seduta
            Supporto delle masse delle cosce
                                                                                                              Centro di mira
                                                                                                              del punto H
       Barra a T che congiunge le ginocchia
                                                                                                         Articolazione
                                                                                                         del punto H
                                                                                                  Livella trasversale
                                                                                             Barra delle cosce
                                                                                      Quadrante dell'angolo
                                                                                      del ginocchio
                                                                          Quadrante dell'angolo del piede
                                                                Figura 1
                                            Designazione degli elementi della macchina 3 DH
 ---pagebreak--- N. C 95/60                         Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                12.4.90
                                                                                           Masse del tronco
           Direzione e punto di
           applicazione del carico
                                                                                          Masse della
                                                                                          parte seduta
                                                                     Masse delle gambe
                                                       Figura 2
                      Dimensioni degli elementi della macchina 3 DH e distribuzione delle masse
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                            Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                           N. C 95/61
                                                                      Appendice 2
                                                SISTEMA DI RIFERIMENTO TRIDIMENSIONALE
       1.                Il sistema di riferimento tridimensionale è definito da tre piani ortogonali stabiliti dal costruttore del veicolo vedi
                         figura) (*).
       2.                La posizione per la misurazione del veicolo è stabilita disponendo il veicolo sulla superficie di appoggio in modo
                        tale che le coordinate dei punti di riferimento corrispondano ai valori indicati dal costruttore.
       3.                Le coordinate del punto R e del punto H sono determinate rispetto ai punti di riferimento definiti dal costruttore del
                        veicolo.
                                                                          Figura
                                                         Sistema di riferimento tridimensionale
       (*) Il sistema di riferimento corrisponde alla norma ISO 4130 del 1978.
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                                                                    Appendice 3
                                     DATI DI RIFERIMENTO RELATIVI ALLE POSIZIONI A SEDERE
      1.               CODIFICAZIONE DEI DATI DI RIFERIMENTO
                       I dati di riferimento sono elencati successivamente per ciascuna posizione a sedere. Le posizioni a sedere sono
                       identificate da un codice binario. La prima cifra è un numero arabo e designa la fila di sedili iniziando il conteggio
                       dalla parte frontale verso la parte posteriore del veicolo. La seconda cifra è una lettera maiuscola ed indica
                       l'ubicazione del posto a sedere nella fila, vista nella direzione di avanzamento del veicolo; sono usate le seguenti
                       lettere:
                       L = sinistra
                       C = centro
                       R = destra
      2.               DESCRIZIONE DELLA POSIZIONE DEL VEICOLO PER LA MISURAZIONE
      2.1.             Coordinate dei punti di riferimento:
                       X
                       Y
                       Z
      3.               ELENCO DEI DATI DI RIFERIMENTO
      3.1.             Posizione a sedere:
      3.1.1.           Coordinate del punto R
                       X
                       Y
                       Z
     3.1.2.            Angolo teorico di inclinazione del tronco: ..
     3.1.3.            Specificazioni relative alla regolazione del sedile (')
                       orizzontale:
                       verticale:
                       angolare:
                       angolo di inclinazione del tronco:
                      Nota: Elencare i dati di riferimento per altre posizioni a sedere di cui ai punti 3.2, 3.3, ecc.
     (') Cancellare la menzione inutile.
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                                                            ALLEGATO          UH
                                                  VETRI A TEMPERA UNIFORME
       1.         DEFINIZIONE DEL TIPO
                  I vetri a tempera uniforme si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una delle
                  seguenti caratteristiche principali o secondarie.
       1.1.       Le caratteristiche principali sono le seguenti:
       1.1.1.     marchio di fabbrica o commerciale;
       1.1.2.     tipo della tempera (termica o chimica);
       1.1.3.     categoria di forma; si distinguono due categorie:
       1.1.3.1.   vetri piani,
       1.1.3.2.   vetri piani e bombati;
       1.1.4.     categoria di spessore in cui rientra lo spessore nominale «e», essendo ammessa una tolleranza di fabbicazione di
                   ± 2 mm:
                  categoria     I:                e < 3,5 mm
                  categoria II:        3,5 mm < e < 4,5 mm
                  categoria III:       4,5 mm < e < 6,5 mm
                  categoria IV:        6,5 mm < e
       1.2.       Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:
       1.2.1.     natura del materiale (cristallo levigato, vetro flottato, vetro tirato),
       1.2.2.     colorazione (incolore o colorato),
       1.2.3.     incorporazione o meno di conduttori.
       2.         PROVA DI FRAMMENTAZIONE
       2.1.       Indice di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                               Materiale                      Indice di difficoltà
                  Cristallo levigato                                   2
                  Cristallo flottato                                   1
                  Vetro tirato                                         1
                  Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
       2.2.       Scelta dei campioni
       2.2.1.      I campioni di ciascuna categoria di forma e di ciascuna categoria di spessore che siano difficili da produrre vanno
                   scelti per le prove secondo i seguenti criteri:
       2.2.1.1.    per i vetri piani sono fornite due serie di campioni corrispondenti:
       2.2.1.1.1.  alla superficie di sviluppo più grande,
       2.2.1.1.2.  all'angolo più piccolo tra due lati adiacenti;
       2.2.1.2.    per i vetri piani e bombati sono fornite tre serie di campioni corrispondenti:
       2.2.1.2.1.  alla superficie sviluppata più grande,
       2.2.1.2.2.  all'angolo più piccolo tra due lati adiacenti,
       2.2.1.2.3.  all'altezza più grande sei segmento.
       2.2.2.      Le prove eseguite su campioni corrispondenti alla superficie più grande «S» sono ritenute applicabili a qualsiasi
                   altra superficie inferiore a S + 5 %.
 ---pagebreak--- N. C 95/64                               Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                              12. 4. 90
     2.2.3.   Se i campioni presentati hanno un angolo y inferiore a 30°, le prove sono considerate applicabili a tutti i vetri
              prodotti aventi un angolo superiore a y - 5 °.
              Se i campioni presentati hanno un angolo y superiore a 30°, le prove sono considerate applicabili a tutti i vetri
              fabbricati aventi un angolo superiore o pari a 30°.
     2.2.4.   Se l'altezza del segmento h dei campioni presentati è superiore a 100 mm, le prove sono considerate applicabili a
              tutti i vetri prodotti aventi un'altezza di segmento inferiore a h + 30 mm.
              Se l'altezza del segmento dei campioni presentati è inferiore o pari a 100 mm, le prove sono considerate applicabili
              a tutti i vetri prodotti aventi un'altezza di segmento inferiore o pari a 100 mm.
     2.3.     Numero di campioni per serie
              A seconda della categoria di forma definita al precedente punto 1.1.3, il numero di campioni che figura in ciascun
              gruppo è il seguente:
                         Tipo di vetro                   Numero di campioni
              Piano (2 serie)                                    4
              Piano e bombato (3 serie)                          5
     2.4.     Metodo di prova
     2.4.1.   Il metodo usato è quello descritto al paragrafo 1 dell'allegato II A.
     2.5.     Punti d'impatto (vedi allegato II M fig. 2).
     2.5.1.   Per i vetri piani ed i vetri bombati, i punti d'impatto rappresentati rispettivamente nelle figure 2 a), 2 b)
              dell'allegato II M nonché 2 e) dell'allegato II M sono i seguenti:
              punto 1: a 3 cm dal bordo del vetro nella parte in cui il raggio di curvatura del controno è più piccolo;
              punto 2: a 3 cm dal bordo su una delle mediane, scegliendo il vetro che reca eventuali tracce di fissaggio;
              punto 3: al centro geometrico del vetro;
              punto 4: unicamente per i vetri bombati: questo punto è scelto sulla mediana più lunga nella parte del vetro in cui il
                          raggio di curvatura è più piccolo.
     2.5.2.   Per ogni punto di impatto prescritto si esegue un'unica prova.
     2.6.     Interpretazione dei risultati
     2.6.1.   Una prova è considerata superata se la frammentazione soddisfa alle seguenti condizioni:
     2.6.1.1. il numero di frammenti nell'intero quadrato di 5 cm x 5 cm non è inferiore a 40 né superiore a 400 oppure a 450 nel
              caso dei vetri di spessore non superiore a 3,5 mm;
     2.6.1.2. per le esigenze di calcolo di cui sopra, i frammenti che sporgono da un lato del quadrato sono contati quali mezzi
              frammenti;
     2.6.1.3. la frammentazione non è verificata in una fascia di 2 cm di larghezza sull'intero perimentro dei campioni
              rappresentante l'incastro del vetro né in un raggio di 7,5 cm attorno al punto d'impatto;
     2.1.6.4. non sono ammessi frammenti di superficie superiore a 3 cm2 tranne nelle parti definite al punto 2.6.1.3;
     2.6.1.5. sono ammessi alcuni frammenti di forma allungata purché:
              — le loro estremità non siano acuminate;
              — se detti frammenti raggiungono un bordo del vetro, essi non possono formare con quest'ultimo un angolo
              superiore a 45°;
              e se, fatte salve le disposizioni di cui al punto 2.6.6.2 qui appresso:
              — la loro lunghezza non superi 7,5 cm.
     2.6.2.   Una serie di campioni presentata per l'omologazione viene considerata soddisfacente dal punto di vista della
              frammentazione se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:
     2.6.2.1. tutte le prove eseguite utilizzando i punti di impatto prescritti al punto 2.5.1 hanno dato risultato soddis-
              facente;
     2.6.2.2. una prova tra tutte quelle eseguite con i punti d'impatto prescritti al punto 2.5.1 ha dato un risultato negativo per
              quanto concerne eventuale scostamenti non superiori ai seguenti limiti:
              — al massimo 5 frammenti di lunghezza compresa tra 6 e 7,5 cm,
              — al massimo 4 frammenti di lunghezza compresa tra 7,5 e 10 cm;
              ed essa viene ripetuta su un nuovo campione conforme alle prescrizioni del punto 2.6.1 oppure presenta
              scostamenti compresi nei limiti summenzionati;
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        2.6.2.3.   se due prove tra tutte quelle eseguite con i punti d'impatto prescritti al punto 2.5.1 hanno dato un risultato negativo
                   per quanto concerne gli scostamenti non superiori ai limiti indicati al punto 2.6.2.2, ma una nuova serie di prove
                   effettuate su una nuova serie di campioni è conforme alle prescrizioni del punto 2.6.1 oppure se non più di due
                   campioni della nuova serie presentano sostamenti compresi entro i limiti indicati al punto 2.6.2.2.
        2.6.3.     Gli eventuali scostamenti riscontrati devono essere indicati nel verbale di prova al quale dovranno essere allegate
                   fotografie delle parti in causa del parabrezza.
        3.         RESISTENZA MECCANICA
        3.1.       Prova d'urto con la sfera da 227 g
        3.1.1.     Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
                                 Materiale               Indice di difficoltà             Colorazione              Indice di difficoltà
                   Cristallo levigato                             2                        Incolore                         1
                   Cristallo flottato                             1                        Colorato                         2
                   V e t r o tirato                               1
                   L'altra caratteristica secondaria (presenza o meno di conduttori) non interviene.
        3.1.2.     Numero di provette
                   Per ogni categoria di spessore definita al precedente punto 1.1.4 vengono sottoposte alla prova sei provette.
        3.1.3.     Metodo di prova
        3.1.3.1.   Il metodo di prova utilizzato è quello descritto al punto 2.1 dell'allegato II A.
        3.1.3.2    L'altezza di caduta (dalla parte inferiore della sfera alla faccia superiore della provetta) è l'altezza indicata nella
                   seguente tabella in funzione dello spessore del vetro:
                       Spessore nominale del vetro (e)              Altezza di caduta
                                        e < 3,5 m m              2,0 m + 5 / - 0 m m
                            3,5 m m < e                          2,5 m + 5 / - 0 m m
        3.1.4.     Interpretazione dei risultati
        3.1.4.1.   La prova d'urto con la sfera è considerata superata se la provetta non si rompe.
        3.1.4.2.   Una serie di provette presentata all'omologazione è considerata come soddisfacente dal punto di vista della
                   resistenza meccanica se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:
        3.1.4.2.1. una prova al massimo ha dato un risultato negativo;
        3.1.4.2.2. se due prove hanno dato risultati negativi, una successiva serie di prove eseguite su una nuova serie di provette ha
                   tuttavia dato risultati positivi.
        4.         QUALITÀ OTTICHE
        4.1.       Le prescrizioni concernenti il coefficiente di trasmissione regolare della luce di vui al punto 9.1 dell'allegato IIA si
                   applicano ai vetri o alle parti dei vetri a tempera uniforme che per la loro posizione svolgono un ruolo essenziale per
                   il campo di visibilità del conducente.
 ---pagebreak--- N. C 95/66                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                              12. 4. 90
                                                             ALLEGATO      III
                                        VETRI STRATIFICATI DIVERSI DAI PARABREZZA
      1.        DEFINIZIONE DEL TIPO
                I vetri stratificati diversi dai parabrezza si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno
                una delle caratteristiche principali o secondarie.
      1.1.     Le caratteristiche principali sono le seguenti:
      1.1.1.   marchio di fabbrica o commerciale;
      1.1.2.   categoria di spessore del vetro nel quale è compreso lo spessore nominale «e», essendo ammessa una tolleranza di
               fabbricazione di ± 0,2 n mm, dove «n» è il numero delle lastre di vetro:
               — categoria I:                         e < 5,5 mm
               — categoria II:            5,5 mm < e < 6,5 mm
               — categoria III:           6,5 mm < e
     1.1.3.    spessore nominale dello o degli intercalare(i);
     1.1.4.    natura e tipo dello o degli intercalare(i), ad esempio, PVB o altro intercalare di materia plastica;
     1.1.5.    qualsiasi trattamento speciale al quale può essere stata sottoposta una delle lastre di vetro.
     1.2.      Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:
     1.2.1.    natura del materiale (cristallo levigato, vetro flottato, vetro tirato);
     1.2.2.    colorazione dell'intercalare (incolore o colorato, totalmente o parzialmente);
     1.2.3.    colorazione del vetro (incolore o colorato).
     2.        CONSIDERAZIONI GENERALI
     2.1.      Per i vetri stratificati non parabrezza, le prove sono eseguite su provette piane ricavate da vetri reali oppure
               fabbricate appositamente. In entrambi i casi le provette sono rigorosamente rappresentative, sotto tutti gli aspetti,
               dei vetri per la fabbricazione dei quali si chiede l'omologazione.
     2.2.      Prima di ogni prova le provette di vetro stratificato sono conservate per almeno 4 h ad una temperatura di 23 °C
                ± 2 °C. Le prove sono eseguite sulle provette non appena ritirate dal contenitore nel quale sono state
              conservate.
     2.3.      Il vetro presentato all'omologazione è ritenuto conforme alle disposizioni del presente allegato se ha la stessa
              composizione di in parabrezza già omologato conformemente alle disposizioni dell'allegato II B, oppure
              dell'allegato II C o dell'allegato II K.
     3.       PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA
     3.1.     Indice di difficoltà delle caratteristiche secondarie
              Non interviene alcuna caratteristica secondaria.
     3.2.     Numero di provette
              Sono sottoposte alle prove sei provette piane di 1 100 mm x 500 mm ( + 25 mm/ - 0 mm).
     3.3.     Metodo di prova
     3.3.1.   Il metodo applicato è quello descritto al paragrafo 3 dell'allegato II A.
     3.3.2.   L'altezza di caduta è di 1,50 mm + 0 m m / - 5 m m .
     3.4.     Interpretazione dei risultati
     3.4.1.   Si ritiene che la prova dia risultati soddisfacenti se si verificano le seguenti condizioni:
     3.4.1.1. la provetta si flette e si spacca presentando numerose fessure circolari il cui centro è approssimativamente il punto
              d'impatto;
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                               N. C 95/67
       3.4.1.2. l'intercalare può essere lacerato ma la testa del manichino non deve passare attraverso;
       3.4.1.3. dall'intercalare non devono staccarsi grossi frammenti di vetro.
       3.4.2.    Una serie di provette sottoposta alle prove di omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista del
                comportamento all'urto della testa se si verifica una delle seguenti condizioni:
       3.4.2.1. tutte le prove hanno dato risultato positivo;
       3.4.2.2. se una prova ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato
                risultati soddisfacenti.
                PROVA DI RESISTENZA MECCANICA, PROVA CON SFERA DA 227 G
       4.1.     Indici di difficoltà delle caratteristiche secondane
                Non interviene alcuna caratteristica secondaria.
       4.2.     Numero di provette
                Sono sottoposte alle prova quattro provette piane quadrate di 300 miti x 300 mm ( + 10 mm/ - 0 mm).
       4.3.     Metodo di prova
       4.3.1.   Il metodo utilizzato è quello descritto al punto 2.1 dell'allegato II A.
       4.3.2.   L'altezza di caduta (dalla parte inferiore della sfera alla superficie superiore della provetta) è indicata nella tabella
                seguente, a seconda dello spessore nominale:
                          Spessore nominale                    Altezza della caduta
                                   e < 5,5 mm            5m
                                                                1
                      5,5 mm < e < 6,5 mm                6m      [   + 2 5 mm/ - 0 mm
                      6,5 mm < e                         7m
                                                                J
      4.4.      Interpretazione dei risultati
       4.4.1.   La prova d'urto della sfera è considerata positiva se si verifica una delle seguenti condizioni:
                — la sfera non attraversa la provetta,
                — la provetta non si spezza in più pezzi,
                — la massa totale dei frammenti che possono formarsi sul lato opposto al punto d'impatto non supera 15 g.
      4.4.2.    Una serie di provette sottoposte alle prove di omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della
                resistenza meccanica se si verifica una delle seguenti condizioni:
      4.4.2.1.  tutte le prove hanno dato risultato positivo;
      4.4.2.2.  se due prove al massimo hanno dato risultato negativo, una successiva serie di prove eseguite su una nuova serie di
                provette ha dato risultati soddisfacenti.
                PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI
       5.1.     Prova di resistenza all'abrasione
       5.1.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova
                Si applicano le prescrizioni del paragrafo 4 dell'allegato II A, e la prova prosegue per 1 000 cicli.
      5.1.2.    Interpretazione dei risultati
                Il vetro di sicurezza è ritenuto soddisfacente dal punto di vista della resistenza all'abrasione se la diffusione
                luminosa dovuta all'abrasione della provetta non è superiore al 2 %.
 ---pagebreak--- N. C 95/68                             Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                  12. 4 . 90
     5.2.   Prova di resistenza all'alta temperatura
            Si applicano le prescrizioni del paragrafo 5 dell'allegato II A.
     5.3.   Prova di resistenza alle radiazioni
     5.3.1. Disposizioni generali
            Questa prova viene eseguita soltanto se il laboratorio lo ritiene utile in base alle informazioni di cui dispone
            sull'intercalare.
     5.3.2. Si applicano le prescrizioni del paragrafo 6 dell'allegato II A.
     5.4.   Prova di resistenza all'umidità
            Si applicano le prescrizioni del paragrafo 7 dell'allegato II A.
     6.     QUALITÀ OTTICHE
            Le prescrizioni concernenti il coefficiente di trasmissione regolare della luce di cui al punto 9.1 dell'allegato II A si
            applicano ai vetri o alle parti dei vetri diversi dai parabrezza che per la loro posizione svolgono un ruolo essenziale
            per il campo di visibilità del conducente.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         N. C 95/69
                                                          ALLEGATO IIJ
                                     VETRI DI VETRO-PLASTICA NON PARABREZZA
       1.     DEFINIZIONI TIPO
              I vetri di vetro-plastica diversi dai parabrezza si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per
              almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.
       1.1.   Le caratteristiche principali sono le seguenti:
       1.1.1. marchio di fabbrica o commerciale;
       1.1.2. categoria di spessore nella quale è compreso lo spessore nominale «e», essendo ammessa una tolleranza di
              fabbricazione di ± 0,2 mm:
              — categoria I:                       e < 3,5 mm
              — categoria II:         3,5 mm < e < 4,5 mm
              — categoria HI:         4,5 mm < e
       1.1.3. spessore nominale del o dei foglio(i) di plastica che fungono da intercalare;
       1.1.4. spessore nominale del vetro;
       1.1.5. tipo del foglio o dei fogli di plastica che fungono da intercalare o da intercalari (ad esempio, PVB o altra materia
              plastica) e del foglio di plastica situato sulla faccia interna;
       1.1.6. qualsiasi trattamento speciale al quale può essere stata sottoposta la lastra di vetro
       1.2.   Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:
       1.2.1. natura del materiale (cristallo levigato, vetro flottato, vetro tirato);
       1.2.2. colorazione, totale o parziale, di tutti i fogli di plastica (incolori o colorati);
       1.2.3. colorazione del vetro (incolore o colorato).
       2.     DISPOSIZIONI GENERALI
       2.1.   Per i vetri di plastica diversi dai parabrezza le prove sono eseguite su provette piane ricavate da vetri normali o
              appositamente fabbricate. In entrambi i casi le provette sono rigorosamente rappresentative, sotto tutti gli aspetti,
              dei vetri per la cui fabbricazione è chiesta l'omologazione.
       2.2.   Prima di ogni prova le provette di vetro di plastica sono conservate per almeno 4 h ad una temperatura di
              23 °C ± 2 °C. Le prove sono eseguite non appena le provette sono ritirate dall'ambiente in cui sono state
              conservate.
       2.3.   Il vetro presentato all'omologazione è ritenuto conforme alle disposizioni del presente allegato se ha la stessa
              composizione di un parabrezza già omologato conformemente alle disposizioni dell'allegato II D.
       3.     PROVA DI RESISTENZA ALL'URTO DELLA TESTA
       3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
              Non interviene alcuna caratteristica secondaria.
       3.2.   Numero di provette
              Sono sottoposte alle prove sei provette piane di 1 100 mm x 500 mm ( + 5 mm/ - 2 mm).
       3.3.   Metodo di prova
       3.3.1. Il metodo utilizzato è quello descritto al punto 3 dell'allegato II A.
       3.3.2. L'altezza di caduta è di 1,50 m + 0 mm/ - 5 mm.
 ---pagebreak--- N . C 95/70                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                12. 4 . 90
       3.4.      Interpretazione dei risultati
       3.4.1.    La prova è ritenuta positiva se sono verificate le seguente condizioni:
       3.4.1.1.  la lastra di vetro si spezza presentando numerose fessure;
       3.4.1.2.  sono ammesse lacerazioni dell'intercalare ma la testa del manichino non deve poter passare attraverso;
       3.4.1.3.  dall'intercalare non deve staccarsi alcun grosso frammento di vetro.
       3.4.2.    Una serie di provette presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista del comporta-
                 mento all'urto della testa se si verifica una delle seguenti condizioni:
       3.4.2.1.  tutte le prove hanno dato esito positivo;
       3.4.2.2.  se una prova ha dato esito negativo, una nuova serie di prove eseguite su una nuova serie di provette dà risultati
                 positivi.
       4.        PROVA DI RESISTENZA MECCANICA — PROVA CON SFERA DI 227 G
      4.1.       Si applicano le disposizioni del punto 4 dell'allegato III, fatta salva la tabella del punto 4.3.2 che deve essere
                 sostituita dalla seguente:
                           Spessore nominale                      Altezza di caduta
                                   e < 3,5 mm
                       3,5 mm < e < 4,5 mm                             + 25 mm/ - 0 mm
                                   e > 4,5 mm
      4.2.      Tuttavia non si applica la prescrizione del punto 4.4.1.2 dell'allegato III.
      5.        PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI
      5.1.      Prova di abrasione
      5.1.1.    Prova di abrasione sulla faccia esterna
                Si applicano le disposizioni del punto 5.1 dell'allegato III.
      5.1.2.    Prova di abrasione sulla faccia interna
                Si applicano le disposizioni del punto 2.1 dell'allegato II K.
      5.2.      Prova di resistenza all'alta temperatura
                Si applicano le disposizioni del paragrafo 5 dell'allegato II A.
      5.3.      Prova di resistenza alle radiazioni
                Si applicano le disposizioni del paragrafo 6 dell'allegato II A.
      5.4.      Prova di resistenza all'umidità
                Si applicano le disposizioni del paragrafo 7 dell'allegato II A.
      5.5.      Prova di resistenza alle variazioni di temperatura.
                Si applicano le disposizioni del paragrafo 8 dell'allegato II A.
      6.        QUALITÀ OTTICHE
                Le prescrizioni concernenti il coefficiente di trasmissione regolare della luce di cui al punto 9.1 dell'allegato II A si
                applicano ai vetri o alle parti dei vetri diversi di parabrezza che per la loro posizione svolgono un ruolo essenziale
                per il campo di visibilità del conducente.
      7.        PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO
                Si applicano le disposizioni del paragrafo 10 dell'allegato II A.
      8.        PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI
                Si applicano le disposizioni del paragrafo 11 dell'allegato II A.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                               Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                   N. C 95/71
                                                        ALLEGATO        II K
                             VETRI DI SICUREZZA RIVESTITI DI MATERIA PLASTICA
                                                      (sulla faccia interna)
       1.   DEFINIZIONE DEL TIPO
            I materiali per vetri di sicurezza quali definiti negli allegati IIB, IIC, IIH e III, se rivestiti sulla faccia interna di uno
            strato di materia plastica, devono essere conformi oltre che alle disposizioni dei rispettivi allegati anche alle
            seguenti disposizioni.
       2.   PROVA DI RESISTENZA ALL'ABRASIONE
       2.1. Indici di difficoltà e metodo di prova
            II rivestimento di materia plastica deve essere sottoposto ad una prova conformemente alle prescrizioni del
            paragrafo 4 dell'allegato II A per una durata di 100 cicli.
       2.2. Interpretazione dei risultati
            Il rivestimento di materia plastica è considerato soddisfacente dal punto di vista della resistenza all'abrasione se la
            diffusione luminosa dovuta all'abrasione della provetta non supera il 4 %.
       3.   PROVA DI RESISTENZA ALL'UMIDITÀ
       3.1. Nel caso del vetro di sicurezza temperato e rivestito di materia plastica, deve essere eseguita una prova di resistenza
            all'umidità.
       3.2. Si applicano le disposizioni del paragrafo 7 dell'allegato II A.
       4.   PROVA DI RESISTENZA ALLE VARIAZIONI DI TEMPERATURA
            Si applicano le disposizioni del paragrafo 8 dell'allegato II A.
       5.   PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO
            Si applicano le disposizioni del paragrafo 10 dell'allegato II A.
       6.   PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI
            Si applicano le disposizioni del paragrafo 11 dell'allegato II A.
 ---pagebreak--- N. C 95/72                              Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                           12. 4. 90
                                                       ALLEGATO      II L
                                                        DOPPI VETRI
             DEFINIZIONI DEL TIPO
             I doppi vetri si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti
             caratteristiche principali o secondarie.
     1.1.    Le caratteristiche principali sono;
     1.1.1.  marchio di fabbrica o commerciale;
     1.1.2.  composizione del doppio vetro (simmetrica, asimmetrica);
     1.1.3.  tipo di ciascuno dei vetri componenti quale definito al punto 1 degli allegati II H, II I e IIJ;
     1.1.4.  spessore nominale dello spazio tra i due vetri;
     1.1.5.  tipo di sigillatura (organica, vetro/vetro o vetro/metallo).
     1.2.   Le caratteristiche secondarie sono:
     1.2.1. le caratteristiche secondarie di ciascuno dei vetri componenti quali definite al punto 1.2 degli allegati II H, III
            eHJ.
     2.     DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE
     2.1.   Ciascun vetro componente il doppio vetro deve essere omologato oppure conforme ai requisiti dell'allegato
            applicabile (II H, II I e II J).
     2.2.   Le prove eseguite su doppi vetri con uno spessore nominale dello spazio «e» sono considerate applicabili a tutti i
            doppi vetri che presentano le stesse caratteristiche ed uno spessore nominale dello spazio e ± 3 mm. Il richiedente
            può tuttavia presentare per l'omologazione il campione che comporta il minimo ed il massimo spazio.
     2.3.   Nel caso di doppi vetri che hanno almeno un vetro stratificato o un vetro di plastica, le provette sono conservate
            prima della prova per almeno 4 h ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C. Le prove sono eseguite non appena le
            provette sono state ritirate dall'ambiente in cui sono state conservate.
     3.     PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA
     3.1.   Indice di difficoltà delle caratteristiche secondarie
            Non interviene alcuna caratteristica secondaria.
     3.2.   Numero di provette
            Sono sottoposte alla prova sei provette da 1 100 mm x 500 mm ( + 5 / - 2 mm) per ciascuna categoria di spessore
            dei vetri componenti e per ciascuno spessore dello spazio quale definito al precedente punto 1.1.4.
     3.3.   Metodo di prova
     3.3.1. Il metodo utilizzato è quello descritto al punto 3 dell'allegato II A.
     3.3.2. L'altezza di caduta è di 1,50 m + 0/ - 5 mm.
     3.3.3. Se si tratta di un doppio vetro asimmetrico si eseguono tre prove su una faccia e tre prove sull'altra faccia.
     3.4.   Interpretazione dei risultati
     3.4.1. Doppio vetro costituito da doppi vetri a tempera uniforme:
            la prova è considerata positiva se si spezzano entrambi gli elementi.
     3.4.2. Doppio vetro costituito da due vetri stratificati e/o di vetro-plastica diversi dal parabrezza:
            la prova è considerata positiva se si verificano le seguenti condizioni:
 ---pagebreak--- 12. 4 . 90                                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                          N . C 95/73
        3.4.2.1. i due elementi della provetta si flettono e si spezzano presentando numerose fessure circolari con centro
                 approssimativamente nel punto d'impatto;
        3.4.2.2. sono ammesse eventuali lacerazioni dell'intercalare (o degli intercalari), ma la testa del manichino non deve poter
                 passare attraverso;
        3.4.2.3. dall'intercalare non devono staccarsi grossi frammenti di vetro.
        3.4.3.   Doppio vetro costituito da un vetro a tempera uniforme e da un vetro stratificato o da un vetro-plastica diverso dal
                 parabrezza:
        3.4.3.1. il vetro temperato si spezza;
        3.4.3.2. il vetro stratificato si flette e si spezza presentando numerose fessure circolari con centro approssimativamente nel
                 punto d'impatto;
        3.4.3.3. l'intercalare o gli intercalari possono essere lacerati, ma la testa del manichino non deve passare attraverso;
        3.4.3.4. dall'intercalare non devono staccarsi grossi frammenti di vetro.
        3.4.4.   Una serie di provette presentate per l'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista del
                 comportamento all'urto della testa se si verifica una delle due condizioni seguenti:
        3.4.4.1. tutte le prove hanno dato risultato positivo;
        3.4.4.2. se una prova ha dato risultato negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha
                 dato risultati soddisfacenti.
        4.       QUALITÀ OTTICHE
                 Le prescrizioni concernenti il coefficiente di trasmissione regolare della luce di cui al punto 9.1 dell'allegato II A si
                 applicano ai doppi vetri o alle parti dei doppi vetri che per la loro posizione svolgono un ruolo essenziale per il
                 campo di visibilità del conducente.
 ---pagebreak--- N . C 95/74                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                     12. 4. 90
                                                            ALLEGATO II M
                     MISURA DELLE ALTEZZE DEL SEGMENTO E POSIZIONE DEI PUNTI D'IMPATTO
                                                                Figura 1
                                             Determinazione dell'altezza del segmento h
            Nel caso del vetro a curvatura semplice, l'altezza del segmento sarà uguale a: hi.
            Nel caso del vetro a doppia curvatura, l'altezza del segmento sarà uguale a: hi + h2 massimo.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                          N. C 95/75
                                                                                 30 mm
          2 e) Vetro bombato
                                                         f:gwre2a;, 2 6 j g 2 c j
                                       Punti d'impatto prescritti per i vetri a tempera uniforme
          I punti 2 delle figure 2 a), 2 b), e 2 e) sono esempi della posizione del punto 2 prescritta al punto 2.5 dell'alle-
          gato II H
 ---pagebreak--- N. C 95/76                                    Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                       12. 4. 90
                                                             ALLEGATO      UN
                                           ESEMPI DI MARCHI DI OMOLOGAZIONE CEE
                                                    (vedi paragrafo 4.7 dell'allegato II)
            Parabrezza di vetro stratificato ordinario
                                                                                   a^6mm
                                                                        001241                            T
           Questo marchio di omologazione, apposto su un parabrezza di vetro stratificato ordinario, indica che l'elemento di
           cui trattasi è stato omologato in Francia (e2) conformemente alla presente direttiva, con numero di omologa-
           zione 001241.
           Parabrezza di vetro stratificato ordinario rivestito di materia plastica
                                                                                    a*6mm
                                                                                                        la
                                                                      001242                            _3
           Questo marchio di omologazione, apposto su un parabrezza di vetro stratificato ordinario rivestito di materia
           plastica, indica che l'elemento di cui trattasi è stato omologato in Francia (e2) conformemente alla presente
           direttiva, con numero di omologazione 001242.
           Parabrezza di vetro stratificato trattato
                                                                                   a^6mm
                                                                       001243 _t
                                                                                                     T
           Questo marchio di omologazione, apposto su un parabrezza di vetro stratificato trattato indica che l'elemento di
           cui trattasi è stato omologato in Francia (e2) conformemente alla presente direttiva, con numero di omologazione
           001243.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                          N. C 95/77
          Parabrezza di vetro-plastica
                                                                                  ^6mm
                                             IV • 3
                   1         t
          2i             i                 e2                         001244                                 i
          Questo marchio di omologazione, apposto su un parabrezza di vetro-plastica, indica che l'elemento di cui trattasi è
          stato omologato in Francia (e2) conformemente alla presente direttiva, con numero di omologazione 001244.
          Vetri, diversi dai parabrezza, il cui coefficiente di regolare trasmissione luminosa è inferiore al 70 %
                                                                                  a^6mm
                                                                      001245
          Questo marchio di omologazione, apposto su un vetro diverso del parabrezza, al quale si applicano le disposizioni
          del punto 9.1.4.2 dell'allegato II A indica che l'elemento di cui trattasi è stato omologato in Francia (e2)
          conformemente alla presente direttiva, con numero di omologazione 001245.
          Doppi vetri il cui coefficiente di regolare trasmissione luminosa è inferiore al 70 %
                                                                       001246" i
                                                                                                  1
          Questo marchio di omologazione, apposto su un doppio vetro, indica che l'elemento di cui trattasi è stato
          omologato in Francia (e2) conformemente alla presente direttiva, con numero di omologazione 001246.
 ---pagebreak--- N. C 95/78                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            12. 4. 90
           Vetri, diversi dai parabrezza, il cui coefficiente di regolare trasmissione luminosa è pari o superiore al 70 %
                                                                                    aè6mm
            2a
                    f.-L- i                e2                               001247                             T
              Vf
           Questo marchio di omologazione, apposto su un vetro diverso da un parabrezza, al quale si applicano le
           disposizioni del punto 9.1.4.1 dell'allegato II A, indica che l'elemento di cui trattasi è stato omologato in Francia
           (e2) conformemente alla presente direttiva, con numero di omologazione 001247.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                      N. C 95/79
                                                          ALLEGATO        II O
                                   CONTROLLO DI CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE
       1.       DEFINIZIONI
                Ai sensi della presente direttiva, si intende per:
       1.1.     tipo di prodotto, tutti i vetri aventi le stesse caratteristiche principali;
       1.2.     categoria di spessore, tutti i vetri i cui diversi componenti hanno lo stesso spessore entro le tolleranze
                consentite;
       1.3.     unità di produzione, insieme di mezzi di produzione di uno o più tipi di vetri installati in uno stesso luogo
                geografico; essa può comprendere varie linee di produzione;
       1.4.     turno, un periodo di produzione della stessa linea di produzione per la durata giornaliera del lavoro;
       1.5.     campagna di produzione, un periodo continuo di fabbricazione dello stesso tipo di prodotto sulla stessa linea di
                produzione;
       1.6.     Ps, numero di vetri dello stesso tipo di prodotto fabbricato dallo stesso turno;
       1.7.     Pr, numero di vetri dello stesso tipo di prodotto fabbricato nel corso di una campagna di produzione.
       2.       PROVA
                I vetri sono sottoposti alle seguenti prove:
       2.1.     Parabrezza e vetri a tempera uniforme
       2.1.1.   Prova di frammentazione conformemente alle disposizioni del punto 2 dell'allegato II H.
       2.1.2.   Misurazione della trasmissione luminosa conformemente alle disposizioni del punto 9.1 dell'allegato II A.
       2.2.     Parabrezza di vetro stratificato ordinario e di vetro-plastica
       2.2.1.   Prova di comportamento all'urto della testa conformemente alle disposizioni del paragrafo 3 dell'allegato II B
       2.2.2.   Prova con la sfera di 2 260 g conformemente alle disposizioni del punto 4.2 dell'allegato II B e del punto 2.2
                dell'allegato II A.
       2.2.3.   Prova di resistenza all'alta temperatura conformemente alle disposizioni del paragrafo 5 dell'allegato II A.
       2.2.4.   Misurazione della trasmissione luminosa conformemente alle disposizioni del punto 9.1 dell'allegato II A.
       2.2.5.   Prova di distorsione ottica conformemente alle disposizioni del punto 9.2 dell'allegato II A.
       2.2.6.   Prova di separazione dell'immagine secondaria conformemente alle disposizioni del punto 9.3 dell'alle-
                gato II A.
       2.2.7.   Unicamente per i parabrezza di vetro-plastica.
       2.2.7.1. Prova di resistenza all'abrasione conformemente alle disposizioni del punto 2.1 dell'allegato II K.
       2.2.7.2. Prova di resistenza all'umidità conformemente alle disposizioni del paragrafo 3 dell'allegato II K.
       2.2.7.3. Prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle disposizioni del paragrafo 11 dell'allegato II A.
       2.3.     Vetri stratificati ordinari e di vetro-plastica diversi dai parabrezza
       2.3.1.   Prova con la sfera da 227 g conformemente alle disposizioni del paragrafo 4 dell'allegato II-I.
       2.3.2.   Prova di resistenza all'alta temperatura conformemente alle disposizioni del paragrafo 5 dell'allegato II A.
       2.3.3.   Misurazione della trasmissione luminosa conformemente alle disposizioni del punto 9.1 dell'allegato II A.
       2.3.4.   Unicamente per i vetri di vetro-plastica:
       2.3.4.1. prova di resistenza all'abrasione conformemente alle disposizioni del punto 2.1 dell'allegato II K;
       2.3.4.2. prova di resistenza all'umidità conformemente alle disposizioni del paragrafo 3 dell'allegato II K;
       2.3.4.3. prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle disposizioni del paragrafo 11 dell'allegato II A.
       2.3.5.   Le precedenti condizioni sono considerate soddisfatte se le prove corrispondenti sono state eseguite su un
                parabrezza avente la stessa composizione.
 ---pagebreak--- N. C 95/80                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                               12. 4. 90
     2.4.       Parabrezza di vetro stratificato trattato
     2.4.1.     Oltre alle prove previste al precedente punto 2.2 del presente allegato si esegue una prova di frammentazione
                conformemente alle disposizioni del paragrafo 4 dell'allegato II C.
     2.5.       Vetri rivestiti di materia plastica
                Oltre alle prove previste ai vari paragrafi del presente allegato, si eseguono le seguenti prove:
     2.5.1.     prova di resistenza all'abrasione conformemente alle disposizioni del punto 2.1 dell'allegato II K;
     2.5.2.     prova di resistenza all'umidità conformemente alle disposizioni del paragrafo 3 dell'allegato II K;
     2.5.3.     prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle disposizioni del punto 11 dell'allegato II A.
     2.6.       Doppi vetri
                Si eseguono le prove previste dal presente allegato per ciascuno dei vetri componenti il doppio vetro con la stessa
                frequenza e gli stessi requisiti.
     3.         FREQUENZA E RISULTATI DELLE PROVE
     3.1.       Prova di frammentazione
     3.1.1.     Prove
     3.1.1.1.   Si esegue una serie iniziale di prove comprendenti una rottura in ciascun punto d'impatto prescritto dalla presente
                direttiva con registrazioni fotografiche all'inizio della produzione di ogni nuovo tipo di vetro per determinare il
                punto di rottura più grave.
     3.1.1.2.   Durante la campagna di produzione, la prova di controllo è eseguita sul punto di rottura definito al punto
                3.1.1.1.
     3.1.1 .!•. Una prova di controllo deve essere eseguita all'inizio di ogni campagna di produzione o dopo una modifica della
                colorazione.
     3.1.1/.    Nel corso della campagna di produzione le prove di controllq devono essere eseguite con la seguente frequenza
                minima
                                                                   Parabrezza di vetro
                        Vetri a tempera uniforme
                                                                   stratificato trattato
                Pr < 500: uno per turno                             0,1 % per tipo
                Pr > 500: due per turno
     3.1.1.5.   Alla fine della campagna di produzione deve essere eseguita una prova di controllo su uno degli ultimi vetri
                fabbricati.
     3.1.1.6.   Se Pr < 20, deve essere eseguita un'unica prova di frammentazione per campagna di produzione.
     3.1.2.      Risultati
                Tutti i risultati devono essere registrati, compresi i risultati per i quali non sono state effettuate prove
                fotografiche.
                Inoltre si esegue una prova fotografica per contatto per ogni turno tranne il caso in cui Pr < 500 nel quale si esegue
                una sola prova fotografica per contatto per ogni campagna di produzione.
     3.2.       Prova di comportamento all'urto della testa
     3.2.1.     Prove
                Il controllo viene eseguito su un prelievo corrispondente almeno allo 0 , 5 % della produzione giornaliera di
                parabrezza stratificati di una linea di produzione, con un massimo di 15 parabrezza al giorno.
                La scelta dei campioni deve essere rappresentativa della produzione dei vari tipi di parabrezza.
                Previo accordo con il servizio amministrativo, queste prove possono essere sostituite con la prova con la sfera di
                2 260 g (vedi punto 3.3 qui appresso). In ogni caso devono essere eseguite prove di comportamento all'urto della
                testa su almeno due campioni per categoria di spessore all'anno.
     3.2.2.      Risultati
                Tutti i risultati devono essere registrati.
 ---pagebreak--- 12. 4 . 90                                Gazzetta ufficiale delle C o m u n i t à europee                                        N . C 95/81
        3.3.   Urto di una sfera di 2 260 g
        3.3.1. Prove
               II controllo è eseguito almeno una volta al mese e per ogni categoria di spessore.
        3.3.2.  Risultati
               Tutti i risultati devono essere registrati.
        3.4.   Urto di una sfera di 227 g
        3.4.1  Prove
               Le provette sono ricavate dai campioni. Per ragioni pratiche le prove possono però essere eseguite su prodotti finiti
               o su una parte di detti prodotti.
               Il controllo è eseguito su un prelievo corrispondente almeno allo 0,5 % del turno di produzione, con un massimo di
               10 campioni al giorno.
        3.4.2.  Risultati
               Tutti i risultati devono essere registrati.
        3.5.   Prova di resistenza all'alta temperatura
        3.5.1. Prove
               Le provette sono ricavate dai campioni. Per ragioni pratiche le prove possono però essere eseguite su prodotti finiti
               o su una parte di detti prodotti. Questi ultimi sono scelti in modo che tutti gli intercalari vengono sottoposti alla
               prova nella percentuale corrispondente alla loro utilizzazione.
               11 controllo è eseguito su almeno tre campioni della produzione giornaliera per colore di intercalare.
        3.5.2.  Risultati
               Tutti i risultati devono essere registrati.
        3.6.   Trasmissione luminosa
        3.6.1. Prove
               Sono sottoposti a questa prova dei campioni rappresentativi di prodotti finiti colorati.
               Il controllo è eseguito almeno all'inizio di ogni campagna di produzione se una modifica delle caratteristiche del
               vetro influisce sui risultati della prova.
               Non sono sottoposti a questo esame i vetri la cui trasmissione luminosa regolare, misurata all'atto dell'omolo-
               gazione del tipo, è pari o superiore all'80 % nel caso dei parabrezza e al 75 % nei casi dei vetri diversi dai parabrezza
               né i vetri della categoria V (vedi allegato II, punto 4.5.2).
               Nel caso dei vetri temperati il fornitore può presentare un certificato che attesti la conformità alle precedenti
               prescrizioni in luogo della prova.
        3.6.2.  Risultati
               Il valore della trasmissione luminosa deve essere registrato. Per i parabrezza con fasce di ombra o di oscuramento si
               verifica inoltre, basandosi sui disegni di cui all'allegato II, punto 2.2.1.2.2.4, che dette fasce si trovino fuori della
               zona B o della zona I a seconda della categoria del veicolo cui è destinato il parabrezza.
        3.7.   Distorsione ottica e separazione dell'immagine secondaria
        3.7.1. Prove
               Ogni parabrezza viene ispezionato per individuare eventuali difetti nell'aspetto. Con i metodi prescritti o con
               qualsiasi altro metodo che dia risultati analoghi, si eseguono inoltre misure nelle varie zone di visibilità con la
               seguente frequenza minima:
               — se Ps < 200, un campione per ogni turno di produzione;
               — se Ps > 200, due campioni per ogni turno di produzione;
               — oppure l'I % dell'intera produzione; i campioni prelevati sono rappresentativi dell'intera produzione.
        3.7.2.  Risultati
               Tutti i risultati devono essere registrati.
        3.8.   Prova di resistenza all'abrasione
        3.8.1. Prove
               Sono sottosposti a questa prova soltanto i vetri rivestiti di materia plastica ed i vetri di plastica. Il controllo deve
               essere eseguito almeno una volta al mese e per ogni tipo di materiale plastico di rivestimento o di materiale che
               funge da intercalare.
 ---pagebreak--- N. C 95/82                             Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                 12. 4. 90
     3.8.2.   Risultati
             Deve essere registrata la misura della diffusione luminosa.
     3.9.    Prova di resistenza all'umidità
     3.9.1.  Prove
             Sono sottoposti a questa prova soltanto i vetri ricoperti di materia plastica ed i vetri di plastica. Il controllo deve
             essere eseguito almeno una volta al mese e per ogni tipo di materiale plastico di rivestimento o di materiale che
             funge da intercalare.
     3.9.2.   Risultati
             Tutti i risultati devono essere registrati.
     3.10.   Prova di resistenza agli agenti chimici
     3.10.1. Prove
             Sono sottosposti a questa prova soltanto i vetri rivestiti di materia plastica ed i vetri di plastica. Il controllo è
             eseguito almeno una volta al mese e per ogni tipo di materiale plastico di rivestimento o di materiale che funge da
             intercalare.
     3.10.2.  Risultati
             Tutti i risultati devono essere registrati.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                    N. C 95/83
                                                            ALLEGATO     IIP
          COMUNICAZIONE CONCERNENTE L'OMOLOGAZIONE CEE, L'ESTENSIONE, IL RIFIUTO O LA
          REVOCA DELL'OMOLOGAZIONE CEE, L'ARRESTO DEFINITIVO DELLA PRODUZIONE DI UN TIPO
                                                               DI VETRO
                                              (Formato massimo: A 4 (210 mm x 297 mm))
          Marchio di omologazione CEE                                                          Estensione n
            1.  Categoria del vetro di sicurezza:
            2.  Descrizione del vetro: vedi appendici 1, 2, 3, 4, 5, 6 (2) e, nel caso di un parabrezza, l'elenco conforme
                all'appendice 7:
            3.  Marchio di fabbrica o commericale:
            4.  Nome e indirizzo del fabbricante:
            5.  Eventualmente, nome e indirizzo del suo mandatario:
            6.  Presentato all'omologazione in data:
            7.  Servizio tecnico incaricato delle prove di omologazione:
            8.  Data del verbale di prova:
            9.  Numero del verbale di prova:
          10.   L'omologazione è concessa/rifiutata/estesa/revocata (2):
          11.   Motivo o motivi dell'estensione dell'omologazione:
          12.   Osservazioni:
          13.   Luogo:
          14.   Data:
          15.   Firma:
          16.   Alla presente comunicazione viene allegato l'elenco dei documenti che costituiscono il fascicolo di
                omologazione depositato presso l'amministrazione competente che ha concesso l'omologazione e che può
                essere ottenuto su richiesta.
          (') Nome dell'amministrazione.
          (2) Cancellare le menzioni inutili.
 ---pagebreak--- N . C 95/84                                   Gazzetta ufficiale delle C o m u n i t à europee                     12. 4 . 90
                                                                Appendice 1
                                              PARABREZZA DI VETRO STRATIFICATO
                                                 (ordinario, trattato o rivestito di plastica)
                          (Caratteristiche principali e secondarie conformemente agli allegati II B, II C o II K)
            Marchio di omologazione CEE                                                           Estensione n. ..
            Caratteristiche principali
            —    Numero delle lastre di vetro:
            —    Numero di intercalari:
            —    Spessore nominale del parabrezza:
            —    Spessore nominale del o degli intercalari:
            —    Trattamento speciale del vetro:
            —    Natura e tipo del o degli intercalari:
            —    Natura e tipo del o dei rivestimenti plastici:
            Caratteristiche secondarie:
            —    Natura del materiale (cristallo levigato, vetro flottato, vetro tirato):
            —    Colorazione del vetro (incolore/colorato):
            —   Colorazione dell'intercalare (totale o parziale):
            —   Colorazione del o dei rivestimenti plastici:
            —   Incorporazione di conduttori (SI/NO):
            —   Incorporazione di fasce oscuranti (SI/NO):
            Osservazioni
            Documenti allegati: elenco dei parabrezza (vedi appendice 7).
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                       N. C 95/85
                                                              Appendice 2
                                               PARABREZZA DI VETRO-PLASTICA
                              (Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato II D)
          Marchio di omologazione CEE                                                         Estensione n.
          Caratteristiche principali
          —    Categoria di forma:
          —   Numero dei fogli di plastica:
          —   Spessore nominale del vetro:
          —   Trattamento del vetro (SÌ/NO):
          —    Spessore nominale del parabrezza:
          —   Spessore nominale del o dei fogli di plastica fungenti da intercalari:
          —   Natura e tipo del o dei fogli di plastica fungenti da intercalari:
          —   Natura e tipo del foglio di plastica esterno:
          Caratteristiche secondarie
          —   Natura del materiale (cristallo levigato, vetro flottato, vetro tirato):
          —   Colorazione del o dei fogli di plastica (totale/parziale):
          —   Colorazione del vetro:
          —   Incorporazione di conduttori (SÌ/NO):
          —   Incorporazione di fasce oscuranti (SÌ/NO):
          Osservazioni
          Documenti allegati: elenco dei parabrezza (cfr. appendice 7).
 ---pagebreak--- N. C 95/86                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                12. 4. 90
                                                               Appendice 3
                                                   VETRI A TEMPERA UNIFORME
                   (Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato II H oppure all'allegato II K)
           Marchio di omologazione CEE                                                         Estensione n
           Caratteristiche principali
           —    Categorie di forma:
           —    Tipo di tempera:
           —    Categoria di spessore:
           —    Natura e tipo del o dei rivestimenti plastici:
           Caratteristiche secondarie
           —    Natura del materiale (cristallo levigato, vetro flottato, vetro tirato):
           —    Colorazione del vetro:
           —    Colorazione del o dei rivestimenti plastici:
           —    Incorporazione di conduttori (SI/NO):
           —    Incorporazione di fasce oscuranti (SI/NO):
           Criteri omologati
           —    Superficie più grande (vetro piano):
           —    Angolo più piccolo:
           —    Superficie sviluppata più grande (vetro bombato):
           —    Altezza maggiore del segmento:
           Osservazioni
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                 N. C 95/87
                                                              Appendice 4
                                      VETRI STRATIFICATI DIVERSI DAI PARABREZZA
                  (Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato II I oppure all'allegato II K)
          Marchio di omologazione CEE                                                         Estensione n
          Caratteristiche principali
          —    Numero delle lastre di vetro:
          —    Numero di intercalari:
          —    Categoria di spessore:
          —    Spessore nominale del o degli intercalari:
          —    Trattamento speciale del vetro:
          —    Natura e tipo del o degli intercalari:
          —    Natura e tipo del o dei rivestimenti plastici:
          —    Spessore del o dei rivestimenti plastici:
          Caratteristiche secondarie
          —   Natura del materiale (cristallo levigato, vetro flottato, vetro tirato):
          —   Colorazione dell'intercalare (totale o parziale):
          —    Colorazione del vetro:
          —    Colorazione del o dei rivestimenti plastici:
          —   Incorporazione di conduttori (SI/NO):
          —    Incorporazione di fasce oscuranti (SÌ/NO):
          Osservazioni
 ---pagebreak--- N. C 95/88                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                        12.4.90
                                                               Appendice 5
                                   VETRI DI VETRO-PLASTICA DIVERSI DAI PARABREZZA
                                (Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato IIJ)
           Marchio di omologazione CEE                                                          Estensione n.
           Caratteristiche principali
           —    Numero dei fogli di plastica:
           —    Spessore dell'elemento di vetro:
           —    Trattamento dell'elemento di vetro (SÌ/NO):
           —    Spessore nominale del vetro:
           —    Spessore nominale del o dei fogli di plastica fungenti da intercalari:
           —    Natura e tipo del o dei fogli di plastica fungenti da intercalari:
           —    Natura e tipo del foglio di plastica esterno:
           Caratteristiche secondarie
           —    Natura del materiale (cristallo levigato, vetro flottato, vetro tirato):
           —    Colorazione del vetro (incolore/colorato):
           —   Colorazione del o dei fogli di plastica (totale/parziale):
           —   Incorporazione di conduttori (SÌ/NO):
           —   Incorporazione di fasce oscuranti (SÌ/NO):
           Osservazioni
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                           N. C 95/89
                                                             Appendice 6
                                                     UNITÀ A DOPPIO VETRO
                              (Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato II L)
          Marchio di omologazione CEE                                                         Estensione n.
          Caratteristiche principali
          —     Composizione delle unità a doppio vetro (simmetrica/asimmetrica):
          —     Spessore nominale dello spazio:
          —     Metodo di assemblaggio:
          —     Tipo dì ciascun vetro conformemente agli allegati II H, II I, II K e II J:
          Documenti allegati
          Una scheda per i due vetri di un'unità a doppio vetro simmetrica conformemente all'allegato in base al quale detti
          vetri sono omologati.
          Una scheda per ogni vetro costituente un'unità a doppio vetro asimmetrica agli allegati in base ai quali detti vetri
          sono stati provati o omologati.
          Osservazioni
 ---pagebreak--- N. C 95/90                                       Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                               12. 4. 90
                                                                    Appendice 7
                                         CONTENUTO DELL'ELENCO DEI PARABREZZA (')
            Per ciascuno dei parabrezza oggetto della presente omologazione devono essere fornite almeno le seguenti
            informazioni:
            —    costruttore del veicolo:
            —    tipo di veicolo:
            —    categoria del veicolo:
            —    superficie sviluppata (F):
            —    altezza del segmento (h):
            —    curvatura (r):
            —    angolo di montaggio (a):
            —    angolo dello schienale (P):
            —    coordinate del punto R (A, B, C) rispetto alla mezzeria del bordo superiore del parabrezza:
                                                  Descrizione del parametro F del parabrezza
                                                                          —!—~~7\
                                                             tI          Superficie di
                                                            #     sviluppo del parabrezza       \
                               Posizione relativa del parabrezza rispetto al punto R
                                                              +Z
                                                               i
                                                                                   Descrizione dei parametri r ed h del parabrezza
                                                                                               Curvatura r              Altezza del segmento h
           (') Questo elenco deve essere allegato alle appendici 1 e 2 del presente allegato.
 ---pagebreak--- 12. 4. 90                                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            N. C 95/91
                                                              ALLEGATO III
          VEICOLI: PRESCRIZIONI DI MONTAGGIO DEI PARABREZZA E DEI VETRI DIVERSI DAI
                                                              PARABREZZA
          1.     Tutti i veicoli a motore delle categorie M e N devono essere muniti, a scelta del costruttore, di:
          1.1. parabrezza recante il marchio d'omologazione CEE, quale descritto all'allegato II, punti da 4.4 a 4.7
                e conforme ai requisiti che figurano negli allegati II B (con o senza II K) o II-C (con o senza II K)
                 oppure II D;
          1.2. vetri diversi dai parabrezza recanti il marchio di omologazione CEE, quale descritto all'allegato II punti da
                 4.4 a 4.7 e conformi ai requisiti che figurano negli allegati II H o II I o II J o II K oppure II L.
          2.     Ogni veicolo della categorie 0, se munito di superfici di vetro, deve essere dotato, a scelta del costruttore, di
                 vetri recanti il marchio di omologazione CEE quale descritto ai punti da 4.4 a 4.7 dell'allegato II e conformi ai
                 requisiti che figurano negli allegati II H o II I o II J o II K oppure II L.
          3.     I parabrezza ed i vetri diversi dai parabrezza devono essere montati in modo da rimanere in posizione e da
                 continuare ad assicurare la visibilità e la sicurezza degli occupanti dei veicoli malgrado le eventuali
                 sollecitazioni cui quest'ultimo può essere sottoposto nelle normali condizioni di circolazione.
                                                                    Appendice
          ALLEGATO ALLA SCHEDA DI OMOLOGAZIONE CEE DI UN TIPO DI VEICOLO PER QUANTO
                                     CONCERNE IL MONTAGGIO DEI VETRI DI SICUREZZA
          (Articolo 4, paragrafo 2 e articolo 10 della direttiva 70/156/CEE del Consiglio, del 6 febbraio 1970, concernente
          il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'omologazione CEE dei veicoli a motore e dei loro
                                                                 rimorchi)
                                                                       Indicazione dell'amministrazione:
          Numero di omologazione CEE:                                               Estensione n.:
            1.   Marca (ragione sociale) del veicolo:
            2.   Tipo ed eventualmente denominazione commerciale del veicolo:
                 Nome e indirizzo del costru ttore :
                 Nome e indirizzo dell'eventuale mandatario:
            5.   Descrizione del tipo di vetri utilizzati:
                 5.1. per i parabrezza:
                 5.2. per i vetri diversi dai parabrezza:
            6.   Marchio di omologazione CEE del parabrezza:
            7.   Marchio o marchi di omologazione CEE dei vetri diversi dai parabrezza:
 ---pagebreak--- N . C 95/92                                        Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                      12. 4. 90
                 8.  Le prescrizioni di montaggio sono state/non sono state (J) rispettate
                 9.  Data di presentazione del veicolo all'omologazione CEE:
                10.  Servizio tecnico incaricato delle prove di omologazione:
                11.  Data del verbale rilasciato dal suddetto servizio tecnico:
                12.  Numero del verbale rilasciato dal suddetto servizio tecnico:
                13.  L'omologazione CEE per quanto concerne il montaggio dei vetri di sicurezza è concessa/rifiutata (').
                14.  Luogo:
                15.  Data:
                16.  Firma:
                17.  Elenco dei documenti presentati all'amministrazione dello Stato membro che ha rilasciato l'omologazione
                     CEE.
                     Questi documenti sono forniti alle autorità competenti degli altri Stati membri soltanto su loro esplicita
                     richiesta.
                18.  Eventuali osservazioni:
               (') Cancellare la menzione inutile.
               Proposta di direttiva del Consiglio relativa alle masse ed alle dimensioni dei veicoli a motore della
                                                                  categoria M,
                                                       COM(89) 653 def. — SYN 237
                                            (Presentata dalla Commissione il 12 febbraio 1990)
                                                                 (90/C 95/02)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,                                        considerando che è d'uopo adottare le misure volte all'instau-
                                                                            razione progressiva del mercato interno nel corso di un
visto il trattato che istituisce la Comunità economica euro-                periodo che scade il 31 dicembre 1992; che detto mercato
pea, in particolare l'articolo 100 A,                                       interno comporta uno spazio senza frontiere interne nel quale
                                                                            è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone,
vista la proposta della Commissione,                                        dei servizi e dei capitali;
                                                                            considerando che le prescrizioni tecniche che devono soddis-
in cooperazione con il Parlamento europeo,                                  fare i veicoli a motore ai sensi delle legislazioni nazionali
                                                                            riguardano, fra l'altro, le masse e le dimensioni dei veicoli a
visto il parere del Comitato economico e sociale,                           motore;