CELEX: 62019TN0272
Language: it
Date: 2019-04-25 00:00:00
Title: Causa T-272/19: Ricorso proposto il 25 aprile 2019 — TO/SEAE

24.6.2019   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 213/67
            
         
      Ricorso proposto il 25 aprile 2019 — TO/SEAE
      (Causa T-272/19)
      (2019/C 213/65)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: TO (rappresentante: G. Generet, avocat)
      
         Convenuto: Servizio europeo per l’azione esterna
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione dell’AHCC del SEAE del 15 giugno 2018 che dichiara che la ricorrente non soddisfa tutte le condizioni d’impiego previste dall’articolo 82 del RAA e che non può essere assunta in qualità di agente contrattuale 3 ter al SEAE;
               
            
                  —
               
               
                  annullare la decisione dell’AHCC del SEAE del 14 gennaio 2019 che respinge il reclamo deposto dalla ricorrente il 14 settembre 2018;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il SEAE a versare alla ricorrente un indennizzo stimato in EUR 36 992,52 corrispondente ad un anno di retribuzione per un contratto AC FG II al livello salariale in vigore a partire dal 1o novembre 2017, salvo una valutazione più precisa di tale ammontare nel corso del procedimento;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il SEAE a calcolare la perdita in termini di diritti a pensione cagionata dalla sua mancata assunzione;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il SEAE a versare alla ricorrente un indennizzo pari a EUR 15 000 a titolo di risarcimento del danno morale conseguente alla lesione della sua dignità e della sua reputazione professionale;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il SEAE a versare alla ricorrente un indennizzo pari a EUR 15 000 a titolo di risarcimento del danno morale conseguente alla lesione della sua salute e del suo equilibrio personale;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il SEAE a versare alla ricorrente un indennizzo pari a EUR 15 000 a titolo di risarcimento del danno morale derivante alla violazione da parte del SEAE del regolamento n. 45/2001, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il SEAE a versare alla ricorrente un indennizzo pari a EUR 15 000 a titolo di risarcimento del danno morale derivante dalla violazione del segreto medico e del carattere confidenziale dei dati personali contenuti nel fascicolo medico della ricorrente;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il SEAE a versare alla ricorrente un indennizzo pari a EUR 15 000 a titolo di risarcimento del danno morale conseguente derivante dalla calunnia e/o diffamazione nei confronti della ricorrente.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce due motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 33, secondo comma, dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea e degli articoli 82 e 83 del Regime applicabile agli altri agenti dell’Unione europea, dei principi di proporzionalità e del contraddittorio, del diritto ad una buona amministrazione e alla sollecitudine, del principio di non discriminazione e del diritto al trattamento imparziale ed equo e del divieto di qualunque forma di molestia psicologica.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sulla violazione del regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU 2001, L 8, pag. 1), e dell’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.