CELEX: 62011TN0229
Language: it
Date: 2011-04-20 00:00:00
Title: Causa T-229/11: Ricorso proposto il 20 aprile 2011 — Inglewood e altri/Parlamento

16.7.2011   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 211/26
            
         Ricorso proposto il 20 aprile 2011 — Inglewood e altri/Parlamento
   (Causa T-229/11)
   2011/C 211/57
   Lingua processuale: il francese
   
      Parti
   
   
      Ricorrenti: Lord Inglewood (Penrith, Regno Unito), Georges Berthu (Longré, Francia), Guy Bono (Saint-Martin-de-Crau, Francia), David Robert Bowe (Leeds, Regno Unito), Brendan Donnelly (Londra, Regno Unito), Catherine Guy-Quint (Cournon-d’Auvergne, Francia), Christine Margaret Oddy (Coventry, Regno Unito), Nicole Thomas-Mauro (Épernay, Francia), Gary Titley (Bolton, Regno Unito), Vincenzo Viola (Palermo), e Maartje van Putten (Amsterdam, Paesi Bassi) (rappresentanti: avv.ti S. Orlandi, A. Coolen, J.-N. Louis, É. Marchal, D. Abreu Caldas)
   
      Convenuto: Parlamento europeo
   
      Conclusioni
   
   I ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               dichiarare illegittima la decisione adottata dall’Ufficio di presidenza del Parlamento il 1o aprile 2009, recante modifica del regime relativo al fondo pensioni integrativo volontario previsto per i deputati del Parlamento europeo;
            
         
               —
            
            
               annullare le decisioni impugnate;
            
         
               —
            
            
               condannare il Parlamento alle spese.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   Il ricorso è diretto contro la decisione dell’Ufficio di presidenza del Parlamento 1o aprile 2009, recante modifica del regime relativo al fondo pensioni integrativo volontario previsto per i deputati del Parlamento europeo.
   A sostegno del ricorso, i ricorrenti deducono, nel merito, quattro motivi, vertenti:
   
               —
            
            
               sulla violazione di diritti acquisiti attribuiti da atti legittimi e del principio di certezza del diritto;
            
         
               —
            
            
               sulla violazione dei principi di parità di trattamento e di proporzionalità, in quanto le decisioni impugnate disporrebbero un innalzamento di tre anni dell’età pensionabile, senza prevedere misure transitorie;
            
         
               —
            
            
               sulla violazione dell’art. 29 della normativa relativa alle spese e alle indennità dei deputati del Parlamento europeo, che prevede che i questori e il segretario generale garantiscano l’interpretazione e la rigorosa applicazione di tale normativa;
            
         
               —
            
            
               su un errore manifesto di valutazione che inficerebbe la decisione dell’Ufficio di presidenza 1o aprile 2009, recante modifica della normativa alla base delle decisioni contestate.