CELEX: 31997H0479
Language: it
Date: 1997-07-07 00:00:00
Title: 97/479/CE: Raccomandazione del Consiglio del 7 luglio 1997 sugli indirizzi di massima per la politica economica della Comunità e degli Stati membri

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31997H0479

97/479/CE: Raccomandazione del Consiglio del 7 luglio 1997 sugli indirizzi di massima per la politica economica della Comunità e degli Stati membri  

Gazzetta ufficiale n. L 209 del 02/08/1997 pag. 0012 - 0018

RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO del 7 luglio 1997 sugli indirizzi di massima per la politica economica della Comunità e degli Stati membri (97/479/CE)IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 103, paragrafo 2,vista la raccomandazione della Commissione,viste le conclusioni del Consiglio europeo di Amsterdam del 16 e 17 giugno 1997,RACCOMANDA:1. Obiettivi principali: crescita, occupazione e convergenza Dall'estate del 1996, quando sono stati adottati i precedenti indirizzi di massima, si è consolidata nella Comunità una moderata ripresa dell'attività economica. I fattori fondamentali sul versante dell'offerta continuano a migliorare, mentre le prospettive sul versante della domanda si fanno più favorevoli. Questo andamento, in combinazione con un dosaggio sempre meglio equilibrato delle politiche macroeconomiche e con il delinearsi di un miglioramento della fiducia, dovrebbe consentire un graduale rafforzamento della crescita della produzione, ad un ritmo all'incirca equivalente al tasso tendenziale nell'anno in corso e ad un tasso nettamente superiore a quello tendenziale l'anno prossimo.Nel contesto attuale si dovrebbe dare la priorità a due obiettivi fondamentali, tenendo presente che i risultati positivi conseguiti su uno dei due fronti si rifletteranno anche sull'altro. In primo luogo, benché le proiezioni indichino un moderato incremento dell'occupazione nel breve periodo, occorre accrescere il tasso di occupazione, troppo basso, della Comunità e ridurre in misura significativa la disoccupazione, come è raccomandato nella dichiarazione «La sfida dell'occupazione» di Dublino. In secondo luogo, nonostante gli apprezzabili passi avanti compiuti negli ultimi anni verso gli obiettivi della stabilità dei prezzi e della sostenibilità della finanza pubblica, sono indispensabili ulteriori progressi. Ciò contribuisce altresì al conseguimento ed al mantenimento di un elevato grado di convergenza, in modo che un numero significativo di Stati membri sia in grado di partecipare all'Unione economica e monetaria (UEM) a decorrere dal 1° gennaio 1999. Nei prossimi trimestri è di cruciale importanza eliminare qualsiasi dubbio sulla stretta applicazione dei parametri di Maastricht e sulla data del 1999 per il passaggio alla moneta unica, in modo da rassicurare i cittadini e le imprese europee sul fatto che le opportunità offerte dall'UEM saranno effettivamente colte, favorendo in tal modo la crescita e l'occupazione. Poiché il conseguimento di posizioni di bilancio più sane arrecherà notevoli benefici in termini di crescita e di occupazione nel medio periodo, è nell'interesse di tutti gli Stati membri perseverare nell'opera di risanamento delle finanze pubbliche.Grazie al Mercato unico e all'UEM, la Comunità sta diventando una delle principali entità economiche nel mondo. Il suo potenziale a medio e lungo termine sotto il profilo del progresso tecnologico e della creazione di lavoro e di ricchezza è considerevole. Per sfruttare pienamente tale potenziale al fine di migliorare il tenore di vita, la Comunità deve progressivamente pervenire ad un tasso di occupazione elevato. Un simile risultato contribuirebbe inoltre a salvaguardare, con le indispensabili riforme, la sostenibilità dei sistemi pensionistici, che costituiscono parte integrante dei sistemi di protezione sociale degli Stati membri.Realizzare una crescita sostenuta e non inflazionistica, ad un tasso elevato, basata sull'equilibrio del bilancio pubblico, creerà un contesto favorevole, dal punto di vista politico e sociale, per affrontare il problema della disoccupazione nella Comunità.Tuttavia, poiché le carenze strutturali continuano a frenare sia la crescita che il suo impatto sulla creazione di nuovi posti di lavoro, la maggior parte degli Stati membri deve attuare riforme strutturali.Si può pervenire a un livello elevato d'occupazione solo se la capacità produttiva è sufficientemente forte. L'attuale tasso di investimento non sembra rispondere a tale esigenza. È quindi essenziale mantenere le attuali condizioni favorevoli agli investimenti, in termini di redditività elevata e bassi tassi di interesse. Occorre inoltre impegnarsi attivamente nella realizzazione delle reti transeuropee di trasporto, di distribuzione dell'energia e di comunicazione, nella quale gli strumenti finanziari comunitari e la Banca europea per gli investimenti (BEI) sono chiamati a ricoprire un ruolo fondamentale ed a cui il settore privato va associato in maggior misura. Anche gli investimenti in risorse umane, conoscenze e competenze possono contribuire a una maggior crescita dell'occupazione, come è sottolineato nella relazione «L'Europa come entità economica» della Commissione.Su questo sfondo, gli Stati membri e la Comunità sono sollecitati, a norma all'articolo 102 A del trattato, ad attuare politiche economiche che consentano significativi progressi verso una crescita sostenibile e non inflazionistica, rispettosa dell'ambiente, e un elevato livello di occupazione, che figurano tra gli obiettivi indicati nell'articolo 2 del trattato. A tal fine essi sono chiamati anche a coordinare le loro politiche (articoli 3 A e 103) nel quadro di una maggiore integrazione delle loro economie.2. Dosaggio di politica macroeconomica orientato alla crescita e alla stabilità I presenti indirizzi di massima ribadiscono che per realizzare una crescita della produzione, sostenuta con il supporto di investimenti, e la creazione di posti di lavoro nel medio periodo, senza tensioni inflazionistiche, occorre una strategia comune di politica macroeconomica che continui a fondarsi sui seguenti tre elementi, già formulati negli indirizzi di massima del 1996:- «una politica monetaria orientata alla stabilità, la cui efficacia non sia compromessa da un andamento inappropriato delle finanze pubbliche e delle retribuzioni;- un fermo sforzo di risanamento delle finanze pubbliche nella maggior parte degli Stati membri, in linea con gli obiettivi dei loro programmi di convergenza;- una dinamica delle retribuzioni nominali coerente con l'obiettivo della stabilità dei prezzi; nel contempo, la dinamica delle retribuzioni reali dovrebbe essere inferiore all'aumento della produttività, per rafforzare la redditività degli investimenti che creano occupazione.Quanto più la funzione di stabilità della politica monetaria viene agevolata da misure di bilancio e andamenti salariali adeguati, tanto più le condizioni monetarie, tra cui i tassi di cambio e i tassi d'interesse a lungo termine, favoriranno la crescita e l'occupazione.»La raccomandazione sulla dinamica delle retribuzioni nominali può essere considerata, ove appropriato, in base ai trend passati della parte delle retribuzioni nel valore aggiunto totale.Per quanto riguarda le prospettive a medio termine, l'UEM sancirà il cambiamento fondamentale del dosaggio di politica macroeconomica che è stato progressivamente operato nella Comunità e che deve essere pienamente preso in considerazione da parti sociali e operatori economici.i) Una politica monetaria comune, sotto la responsabilità di una Banca centrale europea indipendente, avrà come obiettivo principale il mantenimento della stabilità dei prezzi; essa, fatto salvo questo obiettivo, sosterrà le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi indicati nell'articolo 2 del trattato.ii) Le disposizioni del trattato relative alla politica di bilancio (articoli da 104 a 104 C) e il patto di crescita e di stabilità assicureranno politiche di bilancio sane e disciplinate. Nel rispetto di tali disposizioni giuridiche, le politiche di bilancio rimarranno di competenza dei governi nazionali sovrani, che saranno chiamati a coordinarle nel quadro degli indirizzi di massima per le politiche economiche.iii) Per quanto riguarda le retribuzioni, che sono definite autonomamente dalle parti sociali secondo le prassi dei singoli paesi, l'attuazione di politiche monetarie e di bilancio orientate verso la stabilità e l'eliminazione delle fluttuazioni dei tassi di cambio all'interno della zona dell'euro rafforzeranno sia le condizioni che gli incentivi ai fini di un appropriata evoluzione. Tali incentivi dovrebbero parimenti essere rafforzati da un'intensificazione del dialogo sociale con tutte le parti in causa, ove possibile e in base alla prassi corrente, a livello nazionale. Il buon funzionamento del processo di determinazione dei salari è un requisito necessario per una forte crescita economica e la riduzione della disoccupazione. A livello comunitario la Commissione, a norma dell'articolo 118 B, continuerà ad adoperarsi per sviluppare il dialogo tra le parti sociali, in particolare sui temi di politica macroeconomica, al fine di sviluppare una comprensione comune della strategia di politica economica delineata negli indirizzi di massima. Il contributo delle parti sociali europee al quadro macroeconomico trasmesso al Consiglio europeo di Dublino costituisce un passo importante nella giusta direzione, che dovrebbe essere incoraggiato.Se tutte le persone coinvolte nel processo decisionale in campo economico coopereranno all'attuazione di questo nuovo quadro, ciò faciliterà la creazione delle condizioni di una crescita forte, sostenuta e creatrice di posti di lavoro nella Comunità.3. Stabilità dei prezzi e dei cambi Stabilità dei prezzi La Comunità ha compiuto notevoli progressi verso la stabilità dei prezzi e la convergenza dei tassi d'inflazione, che costituisce un requisito essenziale sia per realizzare una crescita sostenuta a medio termine che per introdurre la moneta unica. Secondo le previsioni l'inflazione nella Comunità dovrebbe scendere in media al 2 >NUM>1/>DEN>4 % nel 1997, il valore più basso dalla nascita della Comunità stessa. Nella prospettiva dell'UEM gli Stati membri dovrebbero mirare alla stabilità dei prezzi e porsi come obiettivo il mantenimento di tale livello nel medio periodo.In quasi tutti gli Stati membri, nei primi mesi del 1997 il tasso di inflazione è stato basso o ha registrato un notevole calo. Nell'aprile del 1997 quattordici Stati membri avevano un tasso d'inflazione (1) pari o inferiore al 2 %.L'inflazione è rapidamente scesa negli ultimi mesi in alcuni Stati membri (in particolare Spagna, Italia e Portogallo) ma non si riflette ancora pienamente nel loro tasso medio d'inflazione registrato nell'ultimo anno (2). Nell'aprile del 1997 il tasso medio di inflazione registrato nell'ultimo anno era pari o inferiore al 2 % in nove Stati membri (Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Svezia), era compreso tra il 2 % e il 2,5 % in Irlanda e nel Regno Unito (3) ed era circa del 3 % in Spagna, Italia e Portogallo. Se in questi ultimi paesi i recenti buoni risultati ottenuti in fatto d'inflazione si confermano, nei prossimi mesi si osserverà un calo del tasso medio d'inflazione registrato in un anno.In Grecia, paese che ha compiuto sostanziali progressi nella riduzione dell'inflazione negli ultimi anni, è necessario intensificare gli sforzi per far scendere l'inflazione ai valori ufficialmente fissati come obiettivo, ossia il 4,5 % entro la fine del 1997 e meno del 3 % entro la fine del 1998.Stabilità dei cambi Tutti gli Stati membri devono continuare, a norma dell'articolo 109 M, a considerare la loro politica dei cambi come un problema di interesse comune. La Finlandia e L'Italia hanno aderito agli accordi di cambio del Sistema monetario europeo (SME) nell'autunno scorso e una significativa maggioranza delle monete che vi aderiscono hanno registrato notevole stabilità. Politiche economiche più sane e più credibili, anche in materia di bilancio, hanno contribuito ad un più adeguato allineamento dei tassi di cambio nell'ambito della Comunità. In tale contesto, come pure nella prospettiva della partecipazione all'UEM, è imperativo che gli Stati membri mantengano - e intensifichino se appropriato - il loro impegno a mettere in atto politiche macroeconomiche orientate verso la stabilità. Per i paesi che attualmente non aderiscono agli accordi di cambio, politiche siffatte contribuirebbero a creare le condizioni atte a rendere possibile la loro partecipazione. Una sana conduzione delle politiche macroeconomiche crea le condizioni per tassi di cambio stabili e tassi di interesse a lungo termine poco elevati nella Comunità e contribuisce alla stabilità del sistema monetario internazionale.4. Equilibrio delle finanze pubbliche Il disavanzo di bilancio effettivo per l'insieme della Comunità è sceso dal 5 % del PIL nel 1995 al 4,3 % del PIL nel 1996. La lentezza della crescita economica nel 1996 ha reso più difficile l'opera di risanamento dei bilanci ed ha occultato il miglioramento fondamentale che è stato realizzato. Sulla base dei provvedimenti di bilancio decisi fino alla metà del mese di aprile, risulta probabile un declino dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche del complesso della Comunità appena al di sotto del 3 % del PIL nel 1997, seguito da un ulteriore calo al 2,5 % del PIL nel 1998.Nei loro bilanci per il 1997 la maggior parte degli Stati membri hanno previsto significativi provvedimenti per ridurre il disavanzo di bilancio al 3 % del PIL o ad un valore inferiore. È assolutamente indispensabile che gli Stati membri si attengano rigorosamente a tali bilanci e adottino immediatamente correttivi in caso di scostamento dagli obiettivi fissati. Per quanto riguarda i bilanci per il 1998, nella maggioranza degli Stati membri sarà necessario mettere in atto ulteriori provvedimenti per la riduzione del disavanzo al fine di raggiungere gli obiettivi previsti dai programmi di convergenza. Ciò servirebbe ad instaurare la necessaria fiducia nella sostenibilità della manovra di bilancio, specie nei paesi nei quali non si prevede che il disavanzo scenderà in modo netto sotto il valore del 3 % del PIL nel 1997 o il cui bilancio per il 1997 conteneva misure di carattere temporaneo o nei quali il rapporto tra debito pubblico e PIL non si sta riducendo in misura sufficiente e non si avvicina al valore di riferimento con ritmo adeguato. È necessario dar prova di determinazione non solo ai fini del rispetto dei parametri di Maastricht, ma anche per compiere ulteriori progressi verso il conseguimento, a medio termine, dell'obiettivo di una posizione di bilancio vicina al pareggio o attiva, come enunciato nel Patto di stabilità e di crescita, preservando in tal modo il dosaggio di politiche macroeconomiche orientato verso la crescita e la stabilità.È necessario che i programmi di risanamento dei conti pubblici siano credibili e sostenibili. L'onere del risanamento dovrebbe essere ripartito in modo giusto ed equo. Per essere credibili i programmi devono essere trasparenti. Per assicurare la trasparenza occorre applicare rigorosamente norme contabili e principi economici definiti di comune accordo. È inoltre necessario indicare chiaramente quali siano le ipotesi economiche sulle quali si fondano i bilanci annuali e le proiezioni di bilancio a medio termine. Per essere sostenibili, è indispensabile che le misure per la riduzione del disavanzo rientrino in una strategia a medio termine chiaramente definita, comprendente le necessarie riforme strutturali, come previsto nei programmi di convergenza e dall'inizio della fase 3, nei programmi di stabilità o convergenza. Tali programmi dovrebbero essere oggetto di una stretta vigilanza a livello comunitario.La realizzazione dei benefici economici del risanamento dei conti pubblici dipende in modo decisivo dalla qualità delle misure messe in atto. Sotto questo profilo i presenti indirizzi di massima ribadiscono i principi generali già enunciati negli indirizzi precedenti. In primo luogo, nella maggior parte degli Stati membri si dovrebbe puntare a ridurre le spese più che ad inasprire la pressione fiscale complessiva tenendo conto, se necessario, delle relazioni tra i sistemi di trasferimenti sociali e il sistema fiscale. In tali Stati membri gli interventi dovrebbero incentrarsi su misure strutturali per un maggiore contenimento della spesa per i consumi del settore pubblico, le prestazioni dei sistemi pensionistici pubblici, la spesa sanitaria, le misure passive riguardanti il mercato del lavoro e le sovvenzioni. Se risulta inevitabile un inasprimento fiscale, sarebbe necessario adoperarsi per minimizzare gli effetti negativi per la crescita e l'occupazione e per evitare il riemergere di pressioni inflazionistiche. In secondo luogo, nella misura del possibile e senza pregiudicare la necessaria riduzione dei disavanzi di bilancio, le priorità della spesa pubblica potrebbero favorire attività produttive quali investimenti in infrastrutture, nel capitale umano e in iniziative attive sul mercato del lavoro. In terzo luogo, l'auspicata riduzione della pressione fiscale o contributiva nella maggior parte degli Stati membri dovrebbe essere realizzata in forme compatibili con il conseguimento ed il mantenimento dell'equilibrio del bilancio pubblico. Le variazioni demografiche negli Stati membri metteranno a dura prova la spesa pubblica negli anni a venire. A tale proposito gli Stati membri dovrebbero riesaminare la sostenibilità finanziaria dei rispettivi regimi di sicurezza sociale e regimi pensionistici statali e attuare riforme tempestive.Data l'interdipendenza esistente tra la politica tributaria, da un lato, e il mercato unico, l'UEM e la lotta contro la disoccupazione, dall'altro, gli Stati membri hanno il massimo interesse a cooperare maggiormente in materia fiscale. Si dovrebbe evitare la dannosa concorrenza tra i regimi fiscali dei diversi Stati membri. Questi sono invitati a studiare, fra l'altro, la possibilità di definire un codice di condotta in proposito che stabilisca principi politicamente vincolanti per una leale concorrenza fiscale.Per quanto riguarda i singoli Stati membri, cinque di essi (Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Finlandia) rispettavano il valore di riferimento del 3 % già nel 1996. In Danimarca, paese nel quale ci si attende quest'anno un saldo di bilancio positivo, è importante consolidare questo risultato per tutto il ciclo economico e mantenere il rapporto tra debito pubblico e PIL su una traiettoria costantemente discendente. L'Irlanda dovrebbe approfittare dell'attuale fase di forte crescita per intensificare gli sforzi volti a contenere la spesa pubblica, compiendo così ulteriori progressi verso il pareggio del bilancio. Anche i Paesi Bassi e la Finlandia devono perseverare nella politica di restrizione della spesa, concentrando i loro sforzi in particolare sui trasferimenti nel settore della sicurezza sociale, in modo da creare un margine per l'ulteriore riduzione del costo indiretto del lavoro, dell'imposta sul reddito e di altri oneri fiscali che frenano l'occupazione.In Belgio si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel 1997. Ipotizzando che vengano mantenute le politiche attuali, è probabile che il disavanzo cali ulteriormente nel 1998. Per proseguire sulla strada del risanamento del bilancio, il governo belga dovrebbe attenersi strettamente al suo nuovo programma di convergenza. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta al risanamento dei conti della sicurezza sociale, che va imperniato sull'introduzione di efficaci meccanismi per un migliore controllo della spesa sanitaria e sul proseguimento degli sforzi di riforma delle pensioni.In Germania si prevede che il disavanzo raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel 1997. In base alle attuali politiche, è presumibile che il disavanzo diminuisca ancora lievemente nel 1998. Il governo tedesco ha assunto un fermo impegno a prendere tutte le misure necessarie per rispettare il valore di riferimento del 3 % nel 1997 e dovrebbe avviare la manovra necessaria per arrestare la tendenza al rialzo del rapporto tra debito pubblico e PIL. Il ritmo del risanamento di bilancio dovrebbe essere mantenuto nel 1998 in linea con il nuovo programma di convergenza. La politica di bilancio dovrebbe porsi come obiettivo fondamentale l'ulteriore riduzione della quota della spesa pubblica nell'economia, anche mediante riforme dei sistemi fiscali e di sicurezza sociale. Ciò potrebbe alleggerire gli oneri fiscali e contributivi senza compromettere il rigoroso rispetto degli obiettivi di bilancio del nuovo programma di convergenza.In Spagna si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel 1997. In base alle politiche attuali è presumibile che il disavanzo diminuisca ancora lievemente nel 1998. Nel bilancio per il 1998 le autorità spagnole, che si sono formalmente impegnate a conseguire l'obiettivo del rispetto del valore di riferimento del 3 % del PIL nel 1997, dovrebbero perseguire un ulteriore risanamento delle finanze pubbliche come previsto dal nuovo programma di convergenza. È importante continuare a mettere in atto misure strutturali di riduzione del disavanzo, in particolare tagliando le spese correnti e migliorando l'efficienza della gestione finanziaria.In Francia si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel 1997. Sulla base delle politiche attuali, il disavanzo potrebbe non subire ulteriori e significative diminuzioni nel 1998. È essenziale assicurare la sostenibilità a medio termine del processo di risanamento dei conti pubblici mettendo in atto senza cedimenti il programma di convergenza recentemente concordato. In particolare è necessario contenere la spesa sanitaria ed equilibrare i conti della sicurezza sociale e far sì che gli sgravi fiscali previsti, in sé positivi ai fini delle crescita e dell'occupazione, non rallentino il ritmo di riduzione del disavanzo.In Italia, grazie alle nuove misure adottate in marzo, si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL nel 1997. Le autorità italiane sono esortate ad effettuare tutti gli interventi necessari per garantire il conseguimento di tale obiettivo. Per ridurre il disavanzo pubblico a meno del 3 % nel 1998 e negli anni successivi, è essenziale dare piena attuazione al programma di convergenza recentemente approvato. Gli obiettivi fissati dal programma dovrebbero essere considerati dal governo italiano come livelli massimi, al fine di prevenire scostamenti e di favorire una più rapida riduzione del debito pubblico. Nel bilancio per il 1998 si dovrebbe dare priorità alle misure aventi effetti permanenti sulla riduzione del disavanzo, comprese le misure strutturali, in quanto queste ultime avranno anche un impatto favorevole sull'efficienza dell'intero sistema economico. Di fondamentale importanza è la riforma dello stato sociale e del sistema fiscale italiano.In Austria, si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel 1997. In base alle politiche attuali, è presumibile un ulteriore lieve calo del disavanzo nel 1998. Il governo austriaco è esortato a prendere tutte le misure necessarie per conseguire il suo obiettivo di bilancio, ossia il rispetto del valore di riferimento del 3 % nel 1997, come pure per garantire la sostenibilità della sua azione di risanamento dei conti pubblici negli anni successivi attraverso un programma di continuazione e, se necessario, di rafforzamento degli aggiustamenti strutturali.In Portogallo si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel 1997. Nel bilancio per il 1998 le autorità portoghesi, che si sono impegnate a raggiungere l'obiettivo di un disavanzo pari al 2,9 % del PIL nel 1997, dovrebbero continuare a perseguire il risanamento delle finanze pubbliche, come previsto nel nuovo programma di convergenza. Sulla base delle politiche attuali, è presumibile che il disavanzo diminuisca ancora, se pur di poco, nel 1998. Occorrerà attenersi rigorosamente al nuovo accordo strategico tra il governo e le parti sociali in modo da realizzare significativi progressi nella riforma della pubblica amministrazione, del regime di sicurezza sociale e del sistema tributario.In Svezia si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga un livello inferiore al 3 % del PIL nel 1997. In base alle politiche attuali, è presumibile un ulteriore considerevole calo del disavanzo nel 1998. La Svezia dovrebbe continuare ad attuare il programma di convergenza che prevede un miglioramento delle finanze pubbliche e provvedere alla regolare verifica dell'attuazione del programma.Nel Regno Unito si prevede che il disavanzo di bilancio raggiunga il 3 % del PIL o un livello inferiore nel 1997. Sulla base delle previsioni del governo precedente, ci si può attendere un ulteriore calo del disavanzo nel 1998. Si raccomanda al nuovo governo di definire un quadro efficace per la realizzazione di un risanamento fiscale sostenibile.Per quanto riguarda la Grecia, paese nel quale le misure annunciate dovrebbero consentire un'ulteriore riduzione del disavanzo del bilancio pubblico nel 1997, per conseguire gli obiettivi del programma di convergenza sono necessari sforzi costanti su molti fronti, tra cui misure più incisive per ampliare la base imponibile, per accrescere l'efficienza dell'amministrazione tributaria e del sistema di riscossione delle imposte, per contenere la spesa pubblica e per continuare a realizzare ed ampliare i programmi di privatizzazione. Si prevede un'ulteriore diminuzione del disavanzo nel 1998.La Comunità, al pari degli Stati membri, è invitata a perseverare in una rigida disciplina di bilancio. Occorre applicare una disciplina di bilancio rigorosa a tutte le categorie delle prospettive finanziarie, nel rispetto dell'accordo interistituzionale relativo alla disciplina di bilancio ed al miglioramento della procedura di bilancio.5. Migliore funzionamento dei mercati dei prodotti e dei servizi Per salvaguardare e promuovere la competitività della Comunità europea, l'occupazione e il tenore di vita in un contesto mondiale fondato sul libero scambio e caratterizzato dal costante mutamento delle tecnologie, è indispensabile che gli Stati membri e la Comunità, in linea con gli indirizzi di massima per le politiche economiche, intensifichino i loro sforzi per modernizzare i loro mercati dei prodotti, dei servizi e del lavoro. Per accrescere la capacità delle economie degli Stati membri di adeguarsi ai mutamenti e per stimolare il potenziale di crescita occorre altresì promuovere l'innovazione e la ricerca e sviluppo, come pure migliorare i sistemi di istruzione e di formazione professionale. Per aumentare l'efficacia di politiche ambientali che contribuiscano ad uno sviluppo economicamente ed ecologicamente sostenibile, esse dovrebbero fondarsi maggiormente su strumenti orientati al mercato, sul piano sia nazionale sia, laddove appaia necessaria un'azione a livello di Unione europea, sul piano comunitario.Nell'ambito della strategia per la promozione della crescita e dell'occupazione è essenziale che, nell'ottenere la stabilità dei prezzi, si migliori il funzionamento dei mercati dei prodotti e dei servizi in modo da stimolare la concorrenza, promuovere le invenzioni e le innovazioni ed assicurare l'efficienza della formazione dei prezzi. È su questo presupposto che è stato concepito il programma per il mercato unico (PMU) la cui importanza è stata messa in evidenza dalla recente valutazione della Commissione (4). La conclusione alla quale si è pervenuti è che i mercati dei prodotti degli Stati membri sono ormai in generale altamente integrati, mentre i mercati dei servizi lo sono in misura minore, anche se la situazione è notevolmente migliorata dall'avvio del PMU. Rimangono evidentemente problemi specifici. Occorrerebbe quindi dedicare maggiore attenzione ai servizi, in particolare nei settori delle assicurazioni e del credito nonché dell'edilizia, assicurando la piena applicazione della normativa sul mercato unico. Inoltre gli Stati membri dovrebbero prendere le iniziative necessarie per aumentare l'efficienza dei rispettivi servizi pubblici.D'altro canto, i mercati dei prodotti che sono oggetto di appalti pubblici continuano a sfuggire alla piena applicazione del principio della libera concorrenza; anche altri mercati di prodotti continuano ad essere eccessivamente disciplinati dagli Stati membri. Ciò si traduce in prezzi più elevati per i consumatori. Gli aiuti di Stato continuano a provocare distorsioni ed a vanificare la concorrenza, senza che si vedano segni di miglioramento. Un altro campo nel quale si sono registrati progressi troppo lenti è quello delle norme relative ai prodotti, e in particolare dell'applicazione del principio del riconoscimento reciproco. Si dovrebbe migliorare il quadro in cui operano le piccole e medie imprese. Al riguardo bisognerebbe rendere più rapido e più facile il loro accesso all'informazione e si dovrebbero adottare misure atte a razionalizzare la regolamentazione (iniziativa SLIM).La concorrenza sui mercati dei prodotti e dei servizi, e di conseguenza l'efficienza di tali mercati, migliorerà se si farà funzionare meglio il mercato unico grazie ad un più deciso impegno degli Stati membri nelle seguenti aree: i) dare piena attuazione al quadro legislativo esistente e vigilare sulla sua corretta applicazione, specie nel settore delle telecomunicazioni; ii) compiere ulteriori progressi in ordine al quadro giuridico in settori quali i regimi fiscali e il diritto societario; iii) completare la liberalizzazione dei mercati dell'energia nel contesto delle direttive esistenti e in corso di negoziato; iv) sfrondare l'eccesso di regolamentazione e rivedere o sopprimere le misure nazionali che frammentano il mercato; v) astenersi dal ricorrere ad aiuti di Stato allo scopo di rinviare le indispensabili ristrutturazioni. Il piano d'azione della Commissione per il mercato unico propone una serie di iniziative concrete, da attuare entro il 1° gennaio 1999, per imprimere nuovo dinamismo al mercato unico.La Comunità dovrebbe inoltre riformare le proprie politiche in base a quanto stabilito dall'articolo 102 A del trattato, secondo cui gli Stati membri e la Comunità agiscono nel rispetto dei principi di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, secondo i principi di cui all'articolo 3 A.6. Promuovere riforme del mercato del lavoro e investimenti nel sapere L'esperienza positiva di vari Stati membri consente di trarre alcune importanti conclusioni in merito sia al contenuto, sia alla messa in atto delle riforme. In primo luogo, le riforme strutturali devono essere di ampio respiro e non avere carattere limitato o episodico, in modo da affrontare in maniera coerente il complesso problema degli incentivi per la creazione e assunzione di posti di lavoro. Una simile impostazione consente di sfruttare la complementarità tra le politiche e di accrescere quindi l'efficacia complessiva delle riforme come pure, favorendo la loro accettazione sociale e politica, di ridurre la probabilità di un cambiamento di politica. In secondo luogo, adeguati meccanismi di monitoraggio dell'impatto delle riforme sul mercato del lavoro e sull'occupazione contribuiscono a verificare la loro efficacia ed a mettere in evidenza l'eventuale necessità di ridefinizione delle priorità o delle modalità d'attuazione. È quindi necessario che i programmi pluriennali per l'occupazione dedichino maggiore attenzione all'interazione tra gli indirizzi per le politiche economiche e le misure specifiche in tema di mercato del lavoro, mentre la relazione congiunta sull'occupazione, nel riferire in merito alla loro applicazione, deve cercare con particolare cura di individuare le prassi migliori emerse nelle politiche degli Stati membri.Negli ultimi anni sono state adottate a livello nazionale numerose misure di vario tipo per rendere più efficace il funzionamento del mercato del lavoro, ed importanti riforme sono oggi in discussione in diversi Stati membri. Questo processo dovrebbe continuare e, se necessario, essere intensificato. In questo contesto si tratta di conciliare il mantenimento della coesione sociale con l'esigenza di favorire la creazione di posti di lavoro. Si dovrebbe attribuire la priorità alle seguenti misure:i) maggiore crescita dell'occupazione favorita dal mantenimento di appropriate dinamiche delle retribuzioni da salari che tengano conto più adeguatamente delle differenze tra qualifiche e regioni; si tratta di un compito importante per le parti sociali;ii) riduzioni dei costi indiretti del lavoro e alleggerimento dell'imposta sul reddito in modo da offrire le massime opportunità di lavoro;iii) riforma dei sistemi tributari e di protezione sociale, che dovrebbe essere connessa con un migliore funzionamento dei mercati del lavoro;iv) nuovi sistemi di organizzazione del lavoro, compresa un'impostazione più flessibile degli orari di lavoro, studiata su misura per le esigenze specifiche delle imprese e dei lavoratori interessati; un più ampio ricorso al lavoro a tempo parziale su base volontaria, la promozione di iniziative locali per l'occupazione;v) adeguamento di tutto il sistema dell'istruzione - compresa la formazione professionale - sia alle esigenze dei mercati sia al miglioramento del capitale umano, ampliando in tal modo il potenziale di crescita dell'economia. In questo campo si dovrebbero in via prioritaria migliorare le possibilità occupazionali in particolare della manodopera inesperta e non qualificata, e ridurre il divario tra le qualifiche offerte e richieste dal mercato del lavoro fornendo una formazione più adatta alle esigenze mutevoli di tale mercato.Tutte queste riforme devono inoltre essere sostenute da un più deciso orientamento verso la creazione di occupazione delle altre politiche. In particolare le iniziative intraprese con il contributo dei Fondi strutturali della Comunità dovrebbero inserirsi nella strategia globale per l'occupazione e nei programmi pluriennali per l'occupazione degli stati membri.Fatto a Bruxelles, addì 7 luglio 1997.Per il ConsiglioIl PresidenteJ.-C. JUNCKER(1) Misurato dal rapporto tra l'ultimo indice mensile armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) e la corrispondente cifra dello stesso mese dell'anno precedente.(2) Misurato dal rapporto tra la media aritmetica degli indici armonizzati degli ultimi dodici mesi (IPCA) e la media aritmetica dei dodici indici mensili armonizzati del periodo precedente.(3) Irlanda e Regno Unito non hanno ancora pubblicato dati in materia di IPCA che consentano il calcolo e quindi, per questi due paesi, la valutazione si basa su stime della Commissione.(4) Si vedano le comunicazioni della Commissione «Impatto ed efficacia del mercato unico» (COM(96) 520, ottobre 1996) e «Economic Evaluation of the Internal Market» (European Economy, Reports and Studies, n. 4, 1996).