CELEX: 32000S2730
Language: it
Date: 2000-12-14 00:00:00
Title: Decisione n. 2730/2000/CECA della Commissione, del 14 dicembre 2000, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm originario della Repubblica popolare cinese e riscuote a titolo definitivo il dazio provvisorio

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32000S2730

Decisione n. 2730/2000/CECA della Commissione, del 14 dicembre 2000, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm originario della Repubblica popolare cinese e riscuote a titolo definitivo il dazio provvisorio  

Gazzetta ufficiale n. L 316 del 15/12/2000 pag. 0030 - 0041

Decisione n. 2730/2000/CECA della Commissionedel 14 dicembre 2000che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm originario della Repubblica popolare cinese e riscuote a titolo definitivo il dazio provvisorioLA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,visto il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio,vista la decisione n. 2277/96/CECA della Commissione, del 28 novembre 1996, relativa alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea del carbone e dell'acciaio(1), modificata dalla decisione n. 1000/1999/CECA della Commissione(2), in particolare l'articolo 9,considerando quanto segue:A. PROCEDURA(1) Con la decisione n. 1238/2000/CECA della Commissione(3) (qui di seguito denominata "decisione provvisoria"), la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm classificato al codice NC ex27040019 e originario della Repubblica popolare cinese (qui di seguito denominata "RPC").B. PROCEDURA SUCCESSIVA(2) Una volta comunicati gli elementi e le considerazioni principali in base ai quali si era deciso di istituire dazi antidumping provvisori, alcune parti interessate hanno presentato per iscritto le loro osservazioni riguardo alle conclusioni provvisorie. Conformemente all'articolo 6, paragrafo 5, della decisione n. 2277/96/CECA della Commissione (qui di seguito denominata "decisione di base"), le parti che ne hanno fatto richiesta hanno avuto la possibilità di essere sentite.(3) La Commissione ha continuato a raccogliere e a verificare tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni definitive. Tutte le parti interessate che hanno collaborato all'inchiesta sono state informate degli elementi e delle considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano presentare le loro osservazioni successivamente alla comunicazione.(4) Le osservazioni orali e scritte presentate dalle parti sono state esaminate e, quando lo si è ritenuto opportuno, le conclusioni provvisorie sono state opportunamente modificate.(5) Dopo avere riesaminato le conclusioni provvisorie sulla base delle informazioni raccolte successivamente all'adozione della decisione provvisoria, si ritiene opportuno confermare le principali conclusioni in essa contenute, purché queste ultime non siano modificate dalle considerazioni formulate nella presente decisione.C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE1. Prodotto in esame(6) Il prodotto in esame è stato definito nella decisione provvisoria come coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm classificabile al codice NC ex27040019 e originario della RPC. Noto comunemente come coke da fonderia, è prodotto in diverse qualità, aventi, in particolare, tenori di carbonio fisso diversi e costituite da pezzi di varie dimensioni. Tutte le qualità hanno le stesse caratteristiche fisiche, tecniche e chimiche e sono utilizzate per gli stessi scopi (come combustibili per forni a cubilotto destinati alla produzione di ghisa, lana di roccia, zinco e piombo)(4).(7) Il coke da fonderia è stato distinto dagli altri tipi classificati nello stesso codice NC per le dimensioni, vale a dire il coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm è stato considerato l'unico adatto, per dimensioni, ad essere impiegato nei forni a cubilotto, perché in grado di produrre temperature elevate e sostenere carichi elevati senza rompersi. Il coke di diametro inferiore a 80 mm, noto comunemente come coke da altoforno, non è adatto a tali usi, ma è impiegato negli altiforni per l'acciaio e, ad esempio, nella produzione di sostanze chimiche e di zucchero.(8) Dopo l'istituzione delle misure provvisorie, alcune parti interessate hanno osservato che, anche se gli 80 mm sono una linea di demarcazione netta, in alcuni casi è stato importato coke da altoforno in pezzi di diametro compreso fra 80 e 100 mm. A tale riguardo, è stato reso noto che alcune autorità doganali applicavano il dazio antidumping provvisorio sia sul coke da fonderia, sia sul coke da altoforno in pezzi di diametro superiore a 80 mm.(9) Va notato che il prodotto in esame è il coke da fonderia e non quello da altoforno. Inoltre, essendo meno resistente, il coke da altoforno in pezzi di diametro superiore a 80 mm non è impiegato nei forni a cubilotto per la produzione di ghisa, lana di roccia o per la fusione di zinco e piombo. Va poi sottolineato che, in base alle informazioni fornite dalle parti interessate durante l'inchiesta, nei casi in cui il coke di diametro compreso fra 80 e 100 mm è stato importato insieme ai pezzi di diametro pari o inferiore ad 80 mm, tale prodotto è stato destinato agli altiforni e non è stato generalmente possibile utilizzarlo nei forni a cubilotto.(10) Per questo motivo, è opportuno chiarire la definizione del prodotto in esame precisando, da un lato, le sue caratteristiche fisiche, cioè coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm e, dall'altro, il suo impiego, cioè l'utilizzazione nei forni a cubilotto per la produzione di ghisa e lana di roccia e la fusione di zinco e piombo. Va pertanto chiarito che il coke da altoforno, anche se in pezzi di diametro compreso fra 80 e 100 mm, importato insieme al coke in pezzi di diametro pari o inferiore a 80 mm, non è coperto dal presente procedimento.(11) Gli esportatori/produttori cinesi e un importatore comunitario hanno affermato che il prodotto in esame importato dalla RPC durante il periodo dell'inchiesta (1o luglio 1998-30 giugno 1999, in appresso denominato "PI") era coke da fonderia semilavorato che poteva essere considerato un prodotto finito soltanto dopo la cernita. L'importatore comunitario ha affermato che la cernita non serve soltanto a separare i pezzi di dimensioni commerciali (di diametro superiore a 80 mm) da quelli più piccoli (di diametro pari o inferiore a 80 mm), come indicato nel considerando 13 della decisione provvisoria, perché è anche una fase di consolidamento meccanico durante la quale i pezzi incrinati si staccano dal coke da fonderia. Essendo l'ultima fase sostanziale della produzione ad aggiungere valore significativo, si sostiene che la cernita effettuata nella Comunità sia stata sufficiente a modificare l'origine del coke da fonderia importato dalla RPC. A sostegno di tale tesi si fa presente il notevole adeguamento per i costi di cernita accordato dalla Commissione nel calcolo della sottoquotazione dei prezzi.(12) La tesi non è stata giudicata pertinente. La cernita meccanica è un'operazione durante la quale i pezzi di coke sono separati in base alle dimensioni e al calibro senza che vengano modificate le caratteristiche chimiche o fisiche di base, che dipendono dal carbone da coke utilizzato come materia prima e dal metodo di produzione. Il coke da fonderia deve essere sottoposto a setacciatura prima dell'impiego nell'industria per ottenere le dimensioni necessarie per i forni a cubilotto. Di solito, la cernita viene effettuata subito dopo la cokefazione ma, siccome il coke da fonderia è soggetto ad un deterioramento naturale mentre viene caricato, trasportato e scaricato, è spesso ripetuta dopo il trasporto via mare. A tale riguardo, non si può pensare che con la cernita il coke da fonderia acquisisca proprietà e una composizione diverse da quelle possedute prima di questa operazione. Pertanto, il coke da fonderia non sottoposto a cernita alla frontiera comunitaria non può essere considerato un prodotto semilavorato.(13) Inoltre, è stato stabilito che la cernita rappresenta in media meno del 4 % del prezzo cif all'importazione e che l'adeguamento accordato per il calcolo della sottoquotazione dei prezzi include non soltanto il costo della cernita, ma anche tutti i costi di vendita e di finanziamento sostenuti tra l'importazione e la rivendita. Pertanto, non si può concludere che l'importo complessivo dell'adeguamento concesso nel calcolo della sottoquotazione dei prezzi si riferisca al valore aggiunto al prodotto dopo l'importazione al fine di determinare l'origine delle merci. Tenuto conto di quanto esposto, non si può ritenere che la cernita effettuata nella Comunità conferisca origine comunitaria al prodotto in esame.(14) Quindi, si è giunti alla conclusione che il prodotto in esame è il coke da fonderia originario della RPC, cioè il coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm, del tipo usato nei forni a cubilotto per la produzione di ghisa, lana di roccia, zinco e piombo. Inoltre, tutte le qualità di coke da fonderia sono un unico prodotto perché hanno le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base e sono utilizzate per gli stessi scopi.2. Prodotto simile(15) Un utilizzatore ha affermato che il coke da fonderia comunitario non è simile al prodotto in esame, perché quest'ultimo è di qualità inferiore. A sostegno della sua tesi, egli ha affermato che non si può sostituire l'uno con l'altro tipo di coke senza modifiche sostanziali e costose delle attrezzature tecniche e ciò comporta spese importanti. Alcuni utilizzatori hanno sostenuto poi che il prodotto in esame è di qualità inferiore e può essere utilizzato soltanto mescolandolo a quello prodotto nella Comunità, volendo in questo modo dimostrare che essi non sono prodotti simili.(16) Va innanzitutto sottolineato che le differenze a livello di qualità non influiscono sulla definizione del prodotto simile, se le caratteristiche chimiche e fisiche di base rimangono le stesse e i due prodotti sono intercambiabili. La questione è stata precisata nei considerando da 19 a 21 della decisione provvisoria. Il problema della qualità ha dato luogo ad una serie di dichiarazioni apparentemente contraddittorie soprattutto da parte delle fonderie. Alcune hanno dichiarato di non poter utilizzare coke da fonderia cinese a causa della sua qualità scadente, altre, invece, considerano il coke da fonderia cinese superiore a quello prodotto nella Comunità. Questa contraddizione indica semplicemente che, anche se esistono limiti generalmente accettati per quanto riguarda le caratteristiche chimiche e fisiche del coke da fonderia, gli utilizzatori finali possono o scegliere il prodotto più adatto alle loro esigenze o adeguare le attrezzature a un particolare tipo di coke. Ciò è confermato dal fatto che essi sono passati dal coke da fonderia prodotto nella Comunità a quello cinese, tornando poi, in alcuni casi, a quello comunitario. Pertanto, i prodotti sono intercambiabili e la tesi secondo cui è necessario apportare modifiche costose e sostanziali alle attrezzature tecniche non è convincente e va respinta. I due prodotti sono concorrenziali e ciò è dimostrato dal fatto che gli utilizzatori decideranno quale acquistare in base al prezzo. Il fatto che alcuni utilizzatori non siano in grado di passare da un prodotto all'altro non invalida la conclusione.(17) Tenuto conto di quanto esposto, le conclusioni di cui ai considerando da 18 a 23 della decisione provvisoria sono confermate.D. DUMPING1. Status di economia di mercato(18) La società, che ha chiesto lo status di produttore operante in condizioni di economia di mercato, si è opposta alla conclusione della Commissione secondo cui la sua contabilità non risponde ai criteri stabiliti all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), secondo trattino, della decisione di base. Essa sostiene che la Commissione non ha accertato se la sua contabilità sia sufficientemente affidabile da essere usata come base per la determinazione di un margine di dumping individuale.(19) Come indicato nel considerando 26 della decisione provvisoria, l'inchiesta ha dimostrato chiaramente che la contabilità della società non riflette in maniera adeguata la sua situazione finanziaria durante il PI, soprattutto per quanto riguarda la registrazione delle vendite. La Commissione ha stabilito che la contabilità non era tenuta in maniera regolare e coerente e non risultava quindi affidabile e conforme alle norme internazionali in materia di contabilità. Essendo questo un criterio in base al quale viene stabilito se l'esportatore interessato opera in condizioni di economia di mercato, la Commissione ha dovuto respingere la richiesta conformemente alla decisione di base. La società non ha fornito prove ulteriori per dimostrare che la sua contabilità era conforme alle norme internazionali. Pertanto, in mancanza di qualsiasi dato tale da dimostrare che la conclusione iniziale della Commissione era errata, le conclusioni provvisorie sono confermate.2. Trattamento individuale(20) La stessa società ha affermato che la Commissione è giunta a conclusioni errate, sostenendo che essa non gode di un'indipendenza giuridica e oggettiva dallo Stato, e non ha dimostrato l'esistenza di un rischio di elusione delle misure antidumping in caso di concessione del trattamento individuale. A tale riguardo, la società sostiene di aver negoziato tutti i contratti di vendita direttamente con i clienti della Comunità e di avere il pieno controllo sulle sue transazioni. La società afferma, infine, che il fatto che la società madre di Honk Kong non abbia risposto al questionario non doveva essere considerato come una mancata collaborazione.(21) La Commissione ha accertato che le esportazioni della società erano, almeno in parte, controllate dalle autorità cinesi; essa, infatti, non poteva esportare il prodotto in questione a proprio nome, ma doveva fare affidamento su intermediari statali in possesso di una licenza d'esportazione. Inoltre, l'inchiesta ha stabilito che la società non poteva decidere del tutto liberamente i prezzi all'esportazione, perché doveva versare una commissione agli intermediari statali. Il fatto che i contratti di vendita fossero negoziati direttamente con i clienti della Comunità non può essere considerato di per sé sufficiente a dimostrare la necessaria indipendenza dalle autorità statali. Dato che lo Stato aveva un controllo almeno parziale sulle esportazioni della società, il rischio di elusione del dazio per paese era evidente e non è stato possibile concedere alla società il trattamento individuale.(22) L'inchiesta ha accertato che la società madre di Hong Kong ha partecipato attivamente alla commercializzazione del prodotto in esame e ha agevolato le transazioni di esportazione. Va comunque evidenziato che il fatto che la società madre abbia o meno fornito una risposta separata al questionario della Commissione non può modificare le conclusioni enunciate nei considerando 20 e 21, cioè che l'esportatore della RPC non poteva dimostrare un'indipendenza dallo Stato sufficiente a garantirgli il trattamento individuale. Le conclusioni provvisorie di cui ai considerando 32 e 34 della decisione provvisoria sono pertanto confermate.3. Prezzo all'esportazione(23) Gli esportatori cinesi hanno contestato il metodo utilizzato dalla Commissione per calcolare il costo connesso al trasporto marittimo e all'assicurazione (prezzi cif) relativo alle loro esportazioni e hanno replicato affermando che per tutte le esportazioni si sarebbe dovuto ricorrere allo stesso importo cif, cioè o al prezzo cif riferito dai produttori esportatori o a quello calcolato dalla Commissione in base agli effettivi prezzi cif verificati indicati da uno dei principali importatori.(24) Per determinare il margine di dumping provvisorio e nei casi in cui le transazioni sono state effettuate su base fob partenza ("fob"), la Commissione ha calcolato il prezzo cif in base agli effettivi prezzi cif verificati indicati da uno degli importatori principali. Tuttavia, quando le vendite sono state effettuate su base cif, è stato considerato il prezzo cif riferito dall'esportatore interessato. Per determinare il margine di dumping definitivo e tenuto conto delle osservazioni ricevute, la Commissione ha riesaminato il suo approccio riscontrando che il prezzo cif riferito dall'esportatore interessato per le vendite effettuate su base cif era in effetti eccessivo e non andava preso in considerazione. Di conseguenza, e dato che non è stato dimostrato in alcun modo che gli effettivi prezzi cif dell'importatore summenzionato fossero inaffidabili o errati, la Commissione ha ritenuto opportuno applicarli a tutte le transazioni cinesi riportate.4. Confronto4.1. Costi di trasporto(25) Un esportatore cinese ha chiesto che, dato che la sua società è ubicata in prossimità del porto, si tenesse conto dei suoi costi di trasporto per calcolare i prezzi fob partenza ("fob") negli Stati Uniti (in appresso denominati "gli USA"), scelti come paese analogo. Gli altri due esportatori cinesi hanno chiesto di calcolare una media dei costi di trasporto del terzo esportatore e dei costi di trasporto interni riscontrati nel paese analogo.(26) I costi e i prezzi in un paese non retto da un'economia di mercato sono falsati dall'influenza statale e non sono quindi la risultante di normali forze di mercato. Tale principio è valido anche per i costi di trasporto e per questo motivo non si è tenuto conto dei costi di trasporto effettivi dell'esportatore cinese, ma piuttosto dei costi effettivi verificati sostenuti dai produttori nel paese analogo. È irrilevante che tali costi siano stati verificati dalla Commissione per un produttore cinese nel quadro dell'inchiesta MES, perché al termine dell'inchiesta il trattamento di economia di mercato non è stato accordato. Pertanto, la proposta di prendere in considerazione i costi di trasporto sostenuti dall'esportatore summenzionato è stata respinta.(27) La Commissione si è poi chiesta se sia appropriato confrontare il valore normale e il prezzo all'esportazione su base fob. A tale proposito, si è tenuto conto del fatto che in alcuni casi nel paese esportatore la distanza tra le fabbriche e il porto è notevole. Per il calcolo definitivo, si è ritenuto opportuno cambiare la base del confronto e applicare il livello franco fabbrica. Sono stati apportati gli adeguamenti necessari al prezzo all'esportazione e, in mancanza di ogni altra informazione attendibile al riguardo, si è fatto ricorso al costo di trasporto interno effettivo più basso riscontrato sul mercato interno USA come base per il calcolo dell'adeguamento.4.2. Processo di produzione(28) Gli esportatori cinesi hanno ribadito la loro richiesta di un adeguamento per differenze nel processo di produzione. Essi sostengono che il processo di produzione richiede investimenti di capitali inferiori a quelli necessari nel paese analogo, perché gli USA impiegano forni più sofisticati.(29) Per quanto riguarda le differenze nel processo di produzione tra un paese non retto da economia di mercato e il rispettivo paese analogo, la Commissione concede generalmente un adeguamento per vantaggi comparativi. Tuttavia, tali adeguamenti non possono essere concessi in maniera selettiva per alcuni elementi di costo che non possono essere rappresentativi della situazione globale.4.3. Vantaggi comparativi(30) Gli esportatori cinesi hanno ribadito la loro richiesta di adeguamenti per vantaggi comparativi naturali rispetto al paese analogo in termini di accesso alla materia prima. A tale proposito, hanno sostenuto che non si sarebbe dovuto ricorrere al valore normale del paese analogo per confrontarlo con il prezzo all'esportazione, perché la RPC ha le riserve di carbone più grandi del mondo, che consentono lo sviluppo dell'industria mineraria e influenzano il prezzo delle materia prime, e quindi del coke da fonderia. Inoltre, gli esportatori cinesi sostengono che i produttori cinesi possono accedere facilmente alle materie prime, perché l'attività estrattiva si svolge in superficie, mentre negli Stati Uniti il carbone viene estratto principalmente nel sottosuolo.(31) La Commissione ha valutato in maniera approfondita se i produttori cinesi abbiano dei vantaggi comparativi naturali rispetto a quelli statunitensi. A tale riguardo, dall'inchiesta è emerso innanzitutto che, contrariamente a quanto affermato, sono gli Stati Uniti a disporre delle più grandi riserve di carbone del mondo. Inoltre, è stato accertato che negli Stati Uniti l'attività di estrazione mineraria in superficie è ampiamente diffusa (probabilmente, in percentuale equivalente a quella calcolata per la RPC) e che l'estrazione mineraria nel sottosuolo è praticata anche nella RPC. Quindi, è stato stabilito che gli USA e la RPC hanno un accesso simile alle materie prime e che, di conseguenza, entrambi i paesi hanno gli stessi vantaggi comparativi. Pertanto, non è giustificato alcun adeguamento. La Commissione conferma le conclusioni provvisorie in merito a tale punto enunciate nel considerando 51 della decisione provvisoria e ribadisce che, conformemente alla decisione di base, la scelta degli Stati Uniti come paese analogo nel presente procedimento è la più appropriata e ragionevole.4.4. Commissioni(32) Un esportatore cinese ha sostenuto che le commissioni versate non dovevano essere dedotte dal prezzo all'esportazione. La richiesta è stata accolta e i prezzi all'esportazione sono stati opportunamente adeguati.5. Margine di dumping(33) Come indicato nel considerando 58 della decisione provvisoria, il grado di cooperazione dei produttori/esportatori cinesi necessitava di un ulteriore esame ed è stato calcolato che le esportazioni delle società che hanno collaborato rappresentavano il 57,8 % del volume complessivo di coke da fonderia esportato nella Comunità durante il PI. Va notato che, poiché non erano disponibili dati Eurostat separati relativi all'importazione per il coke da fonderia, il grado di cooperazione è stato calcolato in base al volume di coke da fonderia importato riferito, e verificato, dagli importatori che hanno collaborato.(34) Nel calcolo di un unico margine di dumping a livello nazionale, la Commissione ha dovuto tener conto quindi dell'elevato grado di non cooperazione, al fine di non ricompensare le parti che non hanno collaborato. A tale riguardo, ai produttori/esportatori che non hanno collaborato è stato attribuito un margine di dumping corrispondente al margine più elevato stabilito per un'operazione rappresentativa di una società che ha collaborato nella RPC. Il margine di dumping unico a livello nazionale è stato calcolato come la media ponderata tra il margine stabilito per i produttori/esportatori che hanno collaborato e il margine calcolato per i produttori/esportatori che non hanno collaborato.(35) Il margine di dumping paese definitivo a livello nazionale, espresso in percentuale del prezzo all'esportazione cif franco frontiera comunitaria è superiore al 60 %.E. INDUSTRIA COMUNITARIA(36) Le parti interessate non hanno formulato osservazioni riguardo alla definizione provvisoria dell'industria comunitaria; le conclusioni di cui ai considerando da 60 a 65 della decisione provvisoria sono pertanto confermate.F. PREGIUDIZIO1. Nota preliminare(37) L'esame dell'evoluzione della situazione per la determinazione del pregiudizio ha coperto il periodo compreso fra il 1o gennaio 1995 e le fine del PI.(38) Una parte interessata ha sostenuto che la scelta del 1995 come data di avvio per la raccolta dei dati ha falsato l'analisi del pregiudizio perché il 1995 è stato un anno eccezionalmente buono per l'industria comunitaria per l'elevatissima domanda, mentre scegliendo il 1994 si sarebbe dimostrato che la situazione dell'industria comunitaria durante il PI era la stessa del 1994 e che non c'era stato alcun pregiudizio.(39) Va notato che lo scopo dell'inchiesta sul pregiudizio è valutare le conseguenze delle importazioni oggetto di dumping sulla situazione economica dell'industria comunitaria durante il PI. Per effettuare tale esame, viene determinato l'andamento di alcuni indicatori sulla base delle informazioni relative a un certo numero di anni precedenti il PI. Non si vuole analizzare la situazione all'inizio e alla fine del periodo considerato, ma piuttosto valutare gli sviluppi registrati durante il periodo esaminato per determinare se la situazione dell'industria comunitaria in detto periodo possa essere considerata pregiudizievole. A tale riguardo, tenuto conto della situazione dell'industria comunitaria durante il PI, le conclusioni sul pregiudizio subito dall'industria comunitaria sarebbero rimaste le stesse sia che si fosse considerato il 1994 come punto di partenza, sia che fosse stato scelto il 1995.2. Consumo comunitario apparente(40) Non essendo pervenute osservazioni circa il consumo apparente sul mercato comunitario, le conclusioni di cui ai considerando 66 e 67 della decisione provvisoria sono confermate.3. Importazioni originarie della RPC3.1. Volume delle importazioni in questione, quota di mercato, quota di produzione e andamento dei prezzi delle importazioni in questione(41) Non essendo pervenute osservazioni riguardanti il volume delle importazioni e la quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping, le considerazioni e le conclusioni dei cui ai considerando da 68 a 72 della decisione provvisoria sono confermate.3.2. Sottoquotazione dei prezzi(42) Una parte interessata ha affermato che per calcolare equamente la sottoquotazione, i prezzi praticati dall'industria comunitaria devono essere confrontati con i prezzi di vendita dell'importatore adeguati per tener conto del minor calore di combustione ottenuto dal prodotto cinese, che ha un tenore di carbonio fisso inferiore, e agli investimenti necessari per l'impiego di coke da fonderia cinese.(43) Va notato che tali differenze sono state già tenute in debito conto nel calcolo della sottoquotazione dei prezzi (cfr. considerando 74 della decisione provvisoria). Inoltre, dalle informazioni fornite dalle parti interessate emerge che non è necessaria alcuna attrezzatura particolare per utilizzare il prodotto in questione o quello comunitario. Entrambi possono essere utilizzati in qualsiasi forno a cubilotto, anche se il forno deve essere adeguato alle diverse qualità di coke da fonderia utilizzato, indipendentemente dalla sua origine. Pertanto, la richiesta non è pertinente.(44) È stato affermato che l'adeguamento dei prezzi cinesi in relazione al più basso tenore di carbonio fisso non riflette in modo sufficiente le differenze tra le caratteristiche fisiche del prodotto in esame e del coke da fonderia comunitario. Per questo motivo, è stato proposto di basare il valore di mercato di questa differenza sulle penalità previste nei contratti in caso di superamento dei livelli massimi consentiti in ciascuno di questi articoli.(45) Dalle informazioni fornite dalle parti interessate emerge che le vendite di coke da fonderia sono generalmente basate su contratti nei quali entrambe le parti stabiliscono dei livelli minimi/massimi per il contenuto di ceneri, umidità e materia volatile, fissano le penalità applicabili in caso di superamento di tali limiti e concordano i prezzi. È pertanto normale che per il coke da fonderia di diverse qualità sia pagato lo stesso prezzo, purché non siano superati i limiti stabiliti. Inoltre, i prezzi all'esportazione riferiti dai produttori esportatori cinesi usati nel calcolo della sottoquotazione non tengono conto dell'eventuale applicazione di penalità contrattuali. Tenuto conto di quanto esposto, non si ritiene opportuno valutare la differenza tra il prodotto in esame e quello comunitario, in termini di contenuto di ceneri, umidità e/o materia volatile, sulle penalità contrattuali.(46) Una parte interessata ha osservato che, per confrontare il prodotto in esame e quello comunitario allo stesso stadio commerciale, sarebbe opportuno un adeguamento per i prezzi all'importazione cinesi in modo da tener conto non soltanto dei costi di vendita e di finanziamento sostenuti dagli importatori non collegati, ma anche del loro margine di profitto.(47) La richiesta è ritenuta giustificabile ai fini del confronto dei due prodotti allo stesso stadio commerciale. Pertanto, l'adeguamento apportato nella fase provvisoria per i costi di vendita e finanziamento sostenuti dagli importatori nella Comunità dovrebbe comprendere anche il margine di profitto ottenuto dagli importatori non collegati sulle loro vendite del prodotto in esame. Tale adeguamento è stato calcolato in base alla redditività media ponderata riferita dagli importatori non collegati che hanno collaborato durante il PI (7,2 %).(48) Sulla base di quanto esposto, si conclude che durante il PI il coke da fonderia cinese è stato venduto nella Comunità a prezzi che rispetto ai prezzi dell'industria comunitaria rappresentavano una sottoquotazione del 25,7 %.4. Situazione dell'industria comunitaria(49) Non avendo ricevuto osservazioni in merito, le conclusioni provvisorie relative alle scorte, al volume delle vendite e alla quota di mercato (crescita), agli investimenti, all'occupazione e alla produttività sono confermate.4.1. Produzione, capacità e utilizzazione degli impianti(50) Un utilizzatore ha affermato che il calo nella produzione e nell'utilizzazione degli impianti evidenziato nella decisione provvisoria non è dovuto all'aumento del volume delle importazioni del prodotto in esame, ma a fattori tecnici. A sostegno della tesi, si rileva che la quantità di coke da fonderia prodotto dipende dalla durata del processo di cokefazione: allungando i tempi si produrrebbe più coke, ma l'utilizzazione degli impianti verrebbe di conseguenza ridotta. Inoltre, dato che la fabbricazione di coke da fonderia genera un 10 % circa di rifiuti ("fini di coke") ed almeno un 10-15 % di pezzi con un diametro inferiore a 80 mm, si sostiene che per una capacità nominale del 100 %, l'effettivo volume di produzione dell'industria comunitaria possa essere soltanto del 75 %. Si afferma, infine, che, se le attrezzature non saranno costantemente migliorate, le capacità dell'industria comunitaria scenderanno dell'1,3-1,5 % all'anno.(51) Per quanto riguarda la valutazione della capacità di produzione, è stato accertato che la dimensione del coke dipende non soltanto dalla durata del processo di cokefazione (più lunghi i tempi, maggiore la resa di coke) ma anche dalla miscela (il miscuglio specifico di carbone da coke e antifratturanti) e dalla temperatura del forno (una temperatura più elevata consente di ridurre la durata del processo di cokefazione) utilizzate nella produzione. Inoltre, la valutazione della capacità di produzione dell'industria comunitaria è stata basata su una formula uniforme che ha tenuto conto del carico massimo di carbone da coke per forno, dei giorni lavorativi annui (365), del numero di volte in cui i forni vengono scaricati ogni giorno, della resa della materia volatile del carbone da coke convertito in gas di cokeria durante la cokefazione, nonché della resa per dimensioni. La necessità di adeguare continuamente i macchinari spiega gli investimenti annui dell'industria comunitaria, come indicato nel considerando 91 della decisione provvisoria. Tenuto conto di quanto esposto, la tesi secondo cui il calo di produzione e dell'utilizzazione degli impianti non dipende dalle importazioni oggetto di dumping va respinta e le conclusioni di cui ai considerando da 78 a 81 della decisione provvisoria devono essere confermate.4.2. Prezzi di vendita e fattori che li influenzano, inclusi i salari(52) Per quanto riguarda lo sviluppo dei prezzi e dei costi unitari medi ponderati, si distinguono due fasi, una tra il 1995 e il 1997 e l'altra tra il 1997 e il PI. Durante la prima fase, i prezzi dell'industria comunitaria sono cresciuti del 6 %, e hanno coinciso con l'aumento dei prezzi delle materie prime. Durante la seconda fase, i prezzi dell'industria comunitaria sono calati più dei prezzi delle materie prima, mentre i costi unitari aumentavano a causa della ridotta utilizzazione degli impianti. Di conseguenza, i prezzi dell'industria comunitaria non hanno potuto raggiungere un livello sufficiente da coprire i costi tra il 1997 e il PI.(53) Per quanto riguarda i costi di produzione si registrano due fasi. Tra il 1995 e il 1997, malgrado un aumento (soprattutto delle materie prime), i costi di produzione si sono ripercossi sui prezzi di vendita e pertanto l'industria comunitaria è rimasta in attivo. Tra il 1997 e il PI, invece, l'utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria è calata e pertanto è stato necessario ripartire i costi fissi, che in questo tipo di industria includono tutti i costi, tranne le materie prime, su una produzione in calo, con il conseguente aumento dei costi unitari. Inoltre, il volume delle vendite e i prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono diminuiti. L'effetto combinato dell'aumento dei costi e della diminuzione del volume delle vendite (- 8 %) e dei prezzi (- 7 %) ha comportato per l'industria comunitaria perdite del - 5,5 % nel PI.(54) Per quanto riguarda, in particolare, il costo del lavoro, nonostante la diminuzione in termini assoluti tra il 1997 e il PI, il costo unitario del lavoro è aumentato a seguito del calo della produzione.4.3. Redditività, flusso di cassa, utile sul capitale investito e capacità di procurarsi capitale(55) Va notato che le conclusioni indicate al considerando 89 della decisione provvisoria relative alla redditività dell'industria comunitaria sono state riviste per tener conto di un errore di calcolo intervenuto nella fase provvisoria. Anche per quanto riguarda la redditività dell'industria comunitaria sono state registrate due fasi: tra il 1995 e il 1997 la redditività è rimasta positiva (9,4 % nel 1995, 14,1 % nel 1996 e 8,1 % nel 1997), mentre è scesa all'1,3 % nel 1998 e a - 5,5 % nel PI.(56) Il flusso di cassa è passato da un indice pari a 100 nel 1995, a 141 nel 1996, a 96 nel 1997, a 33 nel 1998 e a - 16 nel PI. La tendenza mostra che la situazione dell'industria comunitaria in termini di flusso di cassa è peggiorata nettamente tra il 1997 e il PI.(57) Per quanto riguarda l'utile sul capitale investito e la capacità di procurarsi capitale, tra il 1995 e il 1997 il profitto lordo dell'industria comunitaria è stato sufficiente a coprire investimenti in nuove attività. Nel 1998 e durante il PI, invece, i profitti non sono stati sufficienti per investire in nuove attività.4.4. Entità del margine di dumping(58) Tenuto conto del volume e dei prezzi delle importazioni originarie dalla RPC, l'entità del margine di dumping sull'industria comunitaria non può essere ritenuto trascurabile.5. Conclusioni sul pregiudizio(59) In base alle considerazioni e ai fatti esposti nei considerando da 50 a 58, si può concludere che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio durante il PI. In particolare, essa ha registrato perdite a causa del calo del volume e dei prezzi delle vendite e anche dell'aumento dei costi unitari derivante dalla ridotta utilizzazione degli impianti. Pertanto, le conclusioni provvisorie di cui al considerando 98 della decisione provvisoria relative al pregiudizio subito dall'industria comunitaria sono confermate.G. NESSO DI CAUSALITÀ(60) Nella decisione provvisoria si è concluso che esistono molti elementi di prova che attestano l'esistenza di un nesso di causalità tra le importazioni cinesi oggetto di dumping e il grave pregiudizio riscontrato. È stato accertato che, mentre il consumo è rimasto stabile, il volume delle importazioni cinesi è aumentato del 63 % nel periodo considerato e la loro quota di mercato è passata dal 17,3 % nel 1995 al 27,9 % nel PI. Tale aumento ha coinciso con la riduzione equivalente della quota di mercato dell'industria comunitaria. Inoltre, durante il PI i prezzi delle importazioni cinesi sono stati notevolmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria (25,7 %). L'aumento delle importazioni cinesi ha coinciso con la diminuzione del volume delle vendite e dell'utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria, e ciò ha contribuito all'aumento dei costi unitari, che ha comportato perdite notevoli durante il PI (- 5,5 %).(61) Alcune parti interessate hanno affermato che l'evoluzione dei prezzi e dei costi dell'industria comunitaria non è stata influenzata dalle importazioni cinesi, ma dal prezzo della materia prima principale, il carbone di coke. In particolare, un utilizzatore ha affermato che il prezzo del carbone di coke importato dagli Stati Uniti è aumentato notevolmente nel periodo interessato, essenzialmente a causa dell'apprezzamento dell'USD, che non è stato possibile compensare con una diminuzione dei costi di trasporto. Tuttavia, non è stata fornita alcuna prova a sostegno di questa tesi.(62) Per quanto riguarda i prezzi del carbone da coke, come affermato nel considerando 119 della decisione provvisoria, i prezzi delle materie prime sono aumentati dal 1995 al 1997 e sono poi diminuiti tra il 1997 e il PI. Malgrado la svalutazione dell'ECU/EUR rispetto all'USD nel periodo considerato, è stato constatato che i prezzi fob del carbone da coke proveniente dagli Stati Uniti e i costi di trasporto transatlantico sono diminuiti e ciò ha permesso di compensare gli effetti dell'apprezzamento dell'USD registrato a partire dal 1997.(63) Inoltre, tra il 1997 e il PI i prezzi di vendita del coke da fonderia comunitario sono diminuiti più del prezzo unitario delle materie prime. Su questa base, la conclusione esposta nel considerando 120 della decisione provvisoria, secondo cui i prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono diminuiti più rapidamente dei prezzi delle materie prime, è confermata.(64) Un produttore esportatore ha sostenuto anche che le importazioni cinesi non possono aver causato un pregiudizio all'industria comunitaria perché la redditività di quest'ultima è aumentata tra il 1995 e il 1996, mentre nello stesso periodo, le importazioni cinesi hanno raggiunto il livello più basso.(65) A tale riguardo, va innanzitutto evidenziato che il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e la situazione dell'industria comunitaria deve essere accertato durante il PI. Inoltre, lo sviluppo dei prezzi all'importazione cinesi tra il 1995 e il 1997 è stato determinato dalla migliore stabilità della qualità del prodotto in esame. Infine, durante il PI i prezzi cinesi sono diminuiti e si sono attestati su livelli notevolmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria, e ciò ha determinato un notevole aumento del volume delle importazioni cinesi durante il PI.(66) In conclusione, e tenuto conto del fatto che non è stato evidenziato nessun altro fattore possibile di pregiudizio e non sono state formulate altre osservazioni relative al nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping originarie della RPC e il pregiudizio subito, le conclusioni provvisorie sul nesso di causalità di cui ai considerando da 99 a 127 della decisione provvisoria sono confermate.H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ1. Nota preliminare(67) È opportuno fare presente che, in base ai considerando da 128 a 148 della decisione provvisoria, sono stati valutati tutti gli interessi in gioco, inclusi quelli dell'industria comunitaria, degli importatori e degli industriali. In via provvisoria, la Commissione ha deciso che non ci sono motivi impellenti per non istituire misure antidumping sulle importazioni oggetto di dumping originarie della RPC.2. Impatto delle misure sull'industria comunitaria(68) Dato che le parti non hanno presentato nuovi fatti od osservazioni riguardo all'impatto delle misure antidumping sull'industria comunitaria, le conclusioni enunciate ai considerando da 135 a 145 della decisione provvisoria sono confermate.3. Impatto delle misure sugli importatori/operatori commerciali(69) Un importatore ha affermato che gli interessi degli importatori/operatori commerciali non sono stati valutati in maniera adeguata. In particolare, ha affermato che, anche se il prodotto in esame rappresenta soltanto una piccola parte dell'insieme delle attività degli importatori/operatori commerciali, esso ha un notevole effetto positivo sui loro costi complessivi e sul giro d'affari grazie alle economie di scala realizzate importando maggiori quantità di tipi diversi di prodotti del carbone, in particolare il coke da fonderia. Egli sostiene inoltre che non esistono fonti adeguate di approvvigionamento alternative al coke da fonderia cinese.(70) Va notato innanzitutto che ogni economia di scala imputabile alle importazioni del prodotto in esame è il risultato di pratiche di dumping attuate dai produttori esportatori cinesi. Inoltre, l'esigua percentuale delle attività connesse ai prodotti del carbone colpita dall'istituzione di misure antidumping sul coke da fonderia (meno del 2,5 % del giro d'affari totale) dimostra che non è possibile che economie di scala sostanziali siano effettivamente minacciate.(71) Per quanto riguarda le fonti alternative di approvvigionamento, va ricordato che l'obiettivo dell'istituzione delle misure antidumping non è impedire le importazioni del prodotto in esame nella Comunità, ma eliminare gli effetti di distorsione degli scambi provocati dal dumping pregiudizievole e ristabilire una vera concorrenza. Inoltre, è improbabile che gli importatori/operatori commerciali decidano di non importare più dalla RPC, tenuto conto degli investimenti realizzati nel paese e della qualità del prodotto in esame. Infine, gli importatori/operatori commerciali commercializzano anche coke da fonderia prodotto dall'industria comunitaria.(72) Di conseguenza, le conclusioni enunciate nei considerando da 146 a 151 della decisione provvisoria sui probabili effetti delle misure antidumping sugli importatori/operatori commerciali sono confermate.4. Impatto delle misure sugli utilizzatori4.1. Nota preliminare(73) Durante la fase provvisoria dell'inchiesta, i probabili effetti dell'istituzione e/o della non istituzione di misure antidumping sono stati valutati in base alle informazioni circostanziate presentate dagli utilizzatori che hanno collaborato, in particolare da un grande produttore di lana di roccia e da un certo numero di fonderie.(74) Alcuni utilizzatori hanno sostenuto che i dati usati per valutare l'impatto dei dazi antidumping sulle fonderie non sono rappresentativi. Un nuovo esame di tali effetti è stato effettuato in base alle nuove informazioni comunicate dai seguenti utilizzatori:Produttori di lana di roccia- Partek Paroc Oy, Helsinki, Finlandia.Fonderie- CFFC - Pamco Industries SA, Parigi, Francia,- Chamberlin &  Hill plc, Walsall, Regno Unito,- Cradley Castings Ltd, Cradley, Regno Unito,- Darcast Components Ltd, Smethwick, Regno Unito,- Eisengiesserei Kronach Karl Sperber GmbH, Kronach, Germania,- FASS SA, Sancerre, Francia,- Fonderia diMontorso SpA, Vicenza, Italia,- Fonderies Franco Belges SA, Merville, Francia,- Fucoli SA, Coimbra, Portogallo,- Godin SA, Guise, Francia,- Guss Komponenten GmbH, Hall in Tirol, Austria,- Jones and Champbell Ltd, Larbert, Regno Unito,- Piret SA, Gilly, Belgio,- Römheld &  Moelle GmbH, Mainz, Germania,- Sachs Giesserei GmbH, Kitzingen, Germania,- Tiroler Röhren- und Metallwerke AG, Hall in Tirol, Austria,- V. Luzuriaga - Tafalla SA, Tafalla, Spagna.Fonderie di piombo- Tudor SA, Madrid, Spagna.4.2. Produttori di lana di roccia(75) Le conclusioni definitive riguardo all'impatto delle misure antidumping sui produttori di lana di roccia si basano sulle informazioni comunicate da Rockwool International A/S, Copenhagen, Danimarca, per conto di quattro filiali indicate nel considerando 132 della decisione provvisoria, e da Partek Paroc Oy, Helsinki, Finlandia.(76) È stato riscontrato che il coke da fonderia rappresenta il 2,8 % del costo di produzione totale per i produttori di lana di roccia, la cui redditività è aumentata dal 6,5 % del 1997 al 7,9 % del 1998.(77) È stato affermato che, contrariamente a quanto indicato nelle conclusioni provvisorie, l'industria comunitaria avrebbe probabilmente ripercosso integralmente sui suoi prezzi il dazio antidumping istituito.(78) Dalle informazioni fornite dalle parti interessate emerge che i prezzi dei produttori comunitari sono rimasti nel complesso allo stesso livello registrato durante il PI, poiché i prezzi vengono di solito negoziati una volta all'anno, alla fine dell'anno. Aumenti sono presi in considerazione per il 2001. Tali aumenti possono essere attribuiti in parte alle istituzioni delle misure antidumping, ma in parte anche all'aumento dei costi dell'industria comunitaria. Probabilmente l'industria comunitaria beneficerà dell'istituzione delle misure antidumping sotto forma di un aumento della produzione e delle vendite e di una diminuzione dei costi unitari, e ciò consentirà all'industria comunitaria di recuperare la sua redditività.(79) In ogni caso, anche se l'industria comunitaria decidesse di ripercuotere integralmente il dazio sui prezzi, l'aumento ipotetico massimo dei costi per i produttori di lana di roccia sarebbe dell'1 % circa. In questo caso, e supponendo che tutti gli altri elementi di costo rimangano uguali, un aumento dei costi per i produttori di lana di roccia derivante dall'istituzione di misure antidumping richiederebbe un aumento dei prezzi massimo inferiore all'1 %, per mantenere lo stesso livello di redditività.(80) È stato ribadito che i produttori di lana di roccia saranno costretti a trasferire gli impianti di produzione per evitare riduzioni della redditività in caso di istituzione di misure antidumping, poiché l'aumento derivante dei costi non può essere ripercosso sui clienti finali.(81) Va notato che nel mercato della lana di roccia è essenziale che gli impianti siano situati vicino ai clienti industriali, e dimostrino una certa flessibilità nella produzione per poter far fronte alla domanda e al servizio richiesti. Tenuto conto delle conclusioni summenzionate sugli effetti probabili delle misure antidumping e della natura del mercato della lana di roccia enunciate nel considerando 79, si ritiene improbabile che un siffatto aumento dei prezzi del coke da fonderia possa provocare un trasferimento degli impianti al di fuori della Comunità.(82) Tenuto conto di quanto esposto, le conclusioni enunciate nei considerando da 153 a 166 della decisione provvisoria, secondo cui l'istituzione di misure antidumping sul coke da fonderia cinese non dovrebbe influenzare in misura notevole la situazione economica dei produttori di lana di roccia, sono confermate.4.3. Fonderie(83) Nel considerando 175 della decisione provvisoria, la Commissione ha affermato che avrebbe approfondito la questione della redditività delle fonderie durante la fase definitiva in base alle nuove informazioni presentate dalle parti interessate successivamente alla comunicazione delle conclusioni provvisorie.(84) Le conclusioni enunciate nei considerando 88 e 89 si basano sui dati circostanziati forniti da 22 fonderie di diversa importanza in termini di giro d'affari, occupazione e redditività. Le fonderie sono situate in otto Stati membri (Regno Unito, Belgio, Austria, Portogallo, Germania, Francia, Italia e Spagna) e producono un'ampia gamma di pezzi fusi destinati ai principali settori di utilizzazione finale, quali l'industria automobilistica (blocco motore e servosterzo), l'industria meccanica (pompe e compressori) e l'edilizia (approvvigionamento idrico e rete fognaria). Tenuto conto di quanto esposto, i dati forniti da queste società sono ritenuti sufficientemente rappresentativi della situazione delle fonderie.(85) Il Comitato delle associazioni delle fonderie europee (CAEF) ha affermato che l'interesse delle fonderie non è stato valutato in maniera adeguata durante la fase provvisoria. Esso sostiene, in particolare, che le fonderie che hanno collaborato a tale fase, e i cui dati sono stati presi in considerazione per questo esame, producono soprattutto prodotti ad alto valore aggiunto che offrono margini di profitto di gran lunga superiori alla media dell'industria e che pertanto esse non sono rappresentative della situazione generale. A sostegno della sua tesi, il comitato ha comunicato informazioni sulla redditività di alcune singole fonderie, nonché stime fornite dalle associazioni nazionali, affermando che queste ultime dovrebbero essere utilizzate per valutare l'impatto delle misure antidumping sull'intero settore e che non bisogna tener conto dei dati presentati da singole società.(86) A tale riguardo, va notato che i dati comunicati dalle associazioni nazionali si basano su stime e/o si riferiscono anche a fonderie che non utilizzano coke da fonderia. Inoltre, i dati utilizzati per analizzare l'effetto delle misure antidumping sulle fonderie provengono da aziende di diversa dimensione situate in vari Stati membri e impegnate nella fabbricazione di pezzi fusi per varie utilizzazioni finali. I dati comunicati da queste società sono stati debitamente verificati tramite contabilità certificata. Tenuto conto di quanto sopra, non appare opportuno non tenere conto dei dati forniti dalle fonderie che hanno collaborato e utilizzare, invece, le informazioni presentate dalle associazioni nazionali.(87) Il CAEF ha ribadito che l'istituzione di misure antidumping avrebbe provocato un aumento dei costi per le fonderie. Siffatto aumento dei costi, che le fonderie non possono ripercuotere sui clienti, si tradurrebbe in una diminuzione dei profitti che andrebbe compensata con una riduzione della manodopera, che sarebbe più significativa che nel caso dell'industria comunitaria del coke da fonderia. È stato aggiunto anche che qualsiasi aumento del prezzo del coke da fonderia influenzerebbe la competitività delle fonderie.(88) Dato che il coke da fonderia rappresenta l'1,8 % del costo di produzione complessivo delle fonderie, l'istituzione di un dazio antidumping potrebbe comportare un ipotetico aumento massimo dei costi delle fonderie inferiore allo 0,8 %. Questo risultato è stato ottenuto supponendo addirittura che gli importatori ripercuotano integralmente il dazio sui clienti e che l'industria comunitaria aumenti i prezzi in modo da assorbire completamente il dazio.(89) Tenuto conto di quanto esposto, è improbabile che l'aumento stimato del costo di produzione possa compromettere la redditività delle fonderie. Per valutare l'impatto dei costi, va notato che tra il 1997 e il 1998 il prezzo medio dei pezzi fusi per tonnellata è aumentato del 4 %. Dato che i costi di produzione delle fonderie sono rimasti stabili, la redditività media ponderata è passata dal 4,4 % nel 1997 al 7,4 % nel 1998. Inoltre, va tenuto presente che le fonderie devono far fronte alle fluttuazioni dei loro principali elementi di costo quali il prezzo dei rottami di ferro, cioè la principale materia prima utilizzata nella produzione di ghisa, nonché alle fluttuazioni dei tassi di cambio. Di conseguenza, è probabile che per le fonderie l'eventuale impatto negativo delle misure sul costo di produzione, sulla redditività, sulla competitività o sull'occupazione sarà molto limitato.(90) In considerazione di quanto sopra, la nuova inchiesta ha confermato che le conclusioni tratte dalla Commissione nel considerando 176 della decisione provvisoria, in base alle quali l'impatto delle misure antidumping non è tale da condizionare in maniera significativa la situazione economica delle fonderie della Comunità, sono confermate.4.4. Fonderie di zinco o di piombo(91) Una risposta è pervenuta da una società che utilizza il coke da fonderia nella produzione per autoconsumo di piombo e di leghe di piombo nel suo impianto di fabbricazione di batterie. Tenuto conto che questo produttore lavora il piombo per il proprio fabbisogno, non sono stati forniti indicatori relativi ai costi, ai prezzi e alla redditività per quanto riguarda l'attività collegata alla fusione del piombo. Per questo motivo, non è stato possibile prendere in considerazione i dati forniti da questa società per la valutazione dell'impatto delle misure antidumping.5. Altri elementi relativi all'interesse della Comunità(92) Alcuni utilizzatori hanno affermato che, poiché l'industria comunitaria non è in grado di rifornire l'intero mercato della Comunità, qualsiasi cambiamento nella struttura attuale di approvvigionamento potrebbe provocare una generale difficoltà di rifornimento. Essi sostengono che l'istituzione di misure antidumping provvisorie ha già provocato difficoltà di approvvigionamento sul mercato comunitario e ha determinato un aumento dei prezzi che ha influenzato negativamente la posizione degli utilizzatori comunitari.(93) Innanzitutto, va rammentato che è probabile che in assenza di misure antidumping la situazione dell'industria comunitaria continuerebbe a deteriorarsi, e che si giungerebbe alla chiusura a medio/lungo termine di società, come indicato nei considerando da 177 a 180 della decisione provvisoria. Questa conclusione si spiega in particolare con la perdita di quote di mercato e il calo di redditività dell'industria comunitaria nel periodo considerato. Tale situazione comporterebbe una limitazione delle fonti di approvvigionamento tale da provocare una penuria, nonché un livello ridotto di concorrenza sul mercato comunitario.(94) In secondo luogo, è improbabile che le importazioni originarie della RPC scompaiano dal mercato comunitario dopo l'istituzione delle misure antidumping. Questa conclusione si spiega in particolare tenendo conto degli investimenti realizzati dagli importatori/operatori commerciali della Comunità, dei canali di approvvigionamento già stabiliti nella RPC, della qualità del prodotto in esame e del fatto che l'industria comunitaria non è in grado di rifornire l'intero mercato della Comunità.(95) Inoltre, le informazioni di cui dispone la Commissione indicano che c'è stata penuria di coke da fonderia cinese dopo l'apertura del procedimento antidumping e prima dell'istituzione delle misure provvisorie per ragioni del tutto indipendenti dal procedimento antidumping. Infatti, in base a tali informazioni, l'offerta limitata di coke da fonderia cinese era dovuta al numero insufficiente di vagoni che trasportavano il coke da fonderia dall'interno del paese verso i porti e ad una penuria di carbon fossile nella RPC, che hanno poi provocato un certo aumento dei prezzi. Di conseguenza, la diminuzione, o addirittura il crollo, della produzione dell'industria comunitaria accentuerebbe la dipendenza del mercato comunitario dal coke di fonderia cinese.6. Conclusioni sull'interesse della Comunità(96) Dopo avere esaminato attentamente tutti gli argomenti esposti, si conclude che nella fattispecie non esistono ragioni impellenti per non istituire misure antidumping. Pertanto, le conclusioni enunciate nei considerando da 128 a 184 della decisione provvisoria sono confermate.I. MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE(97) Viste le conclusioni relative al dumping, al pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse della Comunità, si ritiene opportuno istituire misure antidumping definitive per impedire l'aggravamento del pregiudizio causato all'industria comunitaria dalle importazioni oggetto di dumping originarie della RPC.1. Livello di eliminazione del pregiudizio(98) Nella decisione provvisoria e ai fini della determinazione del livello del dazio, si è tenuto conto del margine di dumping constatato e del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping. È stato pertanto deciso provvisoriamente che l'eliminazione del pregiudizio presuppone che i prezzi delle importazioni cinesi siano aumentati a un livello non pregiudizievole. Questo prezzo è stato determinato in base a un confronto tra i prezzi delle importazioni oggetto di dumping e i prezzi non pregiudizievoli dell'industria comunitaria. Questi ultimi sono stati calcolati maggiorando i prezzi di vendita medi dell'industria comunitaria delle perdite registrate durante il PI e di un margine di profitto ragionevole. Tenuto conto di quanto l'industria comunitaria avrebbe potuto aspettarsi di ottenere in assenza di dumping, è parso opportuno considerare un margine di profitto lordo del 9,6 %.(99) Alcune parti interessate hanno contestato il margine di profitto utilizzato e la sua giustificazione, sostenendo che il margine di profitto raggiunto dall'industria comunitaria nel 1996 era stato eccezionale e che un margine più ragionevole sarebbe stato quello raggiunto nel 1995 o nel 1997.(100) La determinazione del livello di eliminazione del pregiudizio è stata riesaminata alla luce delle nuove conclusioni sulla redditività. È stato calcolato che in assenza di importazioni oggetto di dumping, l'industria comunitaria avrebbe potuto ottenere un margine di profitto del 10,5 % sulle vendite. Si tratta del margine di profitto medio ponderato realizzato dall'industria comunitaria tra il 1995 e il 1997 prima del forte aumento delle importazioni originarie della RPC sul mercato della Comunità.(101) I prezzi delle importazioni cinesi, adeguati ai fini del calcolo della sottoquotazione dei prezzi sono stati confrontati, per il PI, con i prezzi non pregiudizievoli medi ponderati dell'industria comunitaria. La differenza è stata poi espressa in percentuale del valore complessivo cif all'importazione. Ai fini del calcolo di un margine di pregiudizio a livello nazionale, si è tenuto conto della scarsa collaborazione ed è stato applicato lo stesso metodo indicato nel considerando 34. Il margine di dumping definitivo a livello nazionale è pari al 43,6 %.2. Forma e livello del dazio definitivo(102) Poiché il margine del pregiudizio, è inferiore al margine di dumping, il dazio definitivo deve essere fissato al livello del margine di pregiudizio, stabilito al 43,6 %.(103) Per assicurare l'efficacia delle misure e scoraggiare ogni loro assorbimento attraverso una diminuzione dei prezzi all'esportazione, è stato deciso di istituire il dazio sotto forma di un importo specifico per tonnellata. Tale importo risulta dall'applicazione del margine di pregiudizio ai prezzi all'esportazione utilizzati per il calcolo del livello di eliminazione del pregiudizio durante il PI. Pertanto, il dazio è pari a 32,6 EUR per tonnellata.(104) Dopo l'istituzione delle misure antidumping provvisorie, alcuni esportatori cinesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno offerto impegni ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, della decisione di base che, però, non è stato possibile accettare, poiché le autorità cinesi non fornivano le necessarie garanzie per consentire una sorveglianza adeguata. Di conseguenza, è opportuno istituire un dazio specifico fissato al livello del pregiudizio stabilito a titolo definitivo. Va notato, comunque, che questa misura potrebbe essere modificata in caso di cambiamenti della situazione che facciano si che siano soddisfatte le condizioni necessarie per accettare un impegno.J. RISCOSSIONE DEL DAZIO PROVVISORIO(105) Avendo chiarito la definizione del prodotto in esame successivamente all'istituzione delle misure provvisorie, gli importi depositati a titolo del dazio antidumping provvisorio sono riscossi a titolo definitivo per tutte le importazioni, tranne nei casi in cui coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm è stato dichiarato per l'importazione insieme a coke di carbone di dimensioni inferiori, per cui tali importi devono essere liberati,HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:Articolo 11. Fatto salvo quanto disposto al paragrafo 3, è istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm, classificabile al codice NC ex27040019 (codice TARIC 2704 00 19 10) e originario della Repubblica popolare cinese.2. L'importo del dazio antidumping è pari all'importo fisso di 32,6 EUR per tonnellata di peso netto a secco.3. Qualora le merci immesse in libera pratica siano un miscuglio di coke quale descritto al paragrafo 1 e coke di carbone in pezzi di dimensioni inferiori, la quantità di coke soggetta al dazio antidumping di cui al paragrafo 2 è determinata conformemente agli articoli da 68 a 70 del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio(5). Tuttavia, il dazio antidumping non si applica a un miscuglio di questo tipo, se viene accertato che il diametro massimo dei pezzi di coke che compongono la merce immessa in libera pratica non supera i 100 mm.4. Salvo indicazioni contrarie, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.5. Qualora le merci vengano danneggiate prima di essere immesse in libera pratica e, pertanto, conformemente all'articolo 145 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione(6), il prezzo realmente pagato o pagabile sia ripartito proporzionalmente per determinare il valore in dogana, l'importo del dazio antidumping, calcolato in base agli importi summenzionati, è ridotto di una percentuale che corrisponde alla ripartizione del prezzo realmente pagato o pagabile.Articolo 2Gli importi depositati a titolo del dazio antidumping provvisorio istituito con la decisione n. 1238/2000/CECA sono riscossi definitivamente all'aliquota di dazio definitivo istituito sulle importazioni di coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm e originario della Repubblica popolare cinese.Gli importi depositati che superano l'aliquota del dazio antidumping definitivo sono liberati.Qualora il coke di carbone in pezzi di diametro superiore a 80 mm sia stato dichiarato per l'importazione insieme a coke di carbone in pezzi di dimensioni inferiori, gli importi depositati a titolo del dazio antidumping provvisorio sono liberati.Articolo 3La presente decisione entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.La presente decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a Bruxelles, il 14 dicembre 2000.Per la CommissionePascal LamyMembro della Commissione(1) GU L 308 del 29.11.1996, pag. 11.(2) GU L 122 del 12.5.1999, pag. 35.(3) GU L 141 del 15.6.2000, pag. 9.(4) La Commissione ha riscontrato un errore di trascrizione nella decisione provvisoria: il termine "piombo di zinco" va letto "zinco e piombo".(5) GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1.(6) GU L 253 dell'11.10.1993, pag. 40.