CELEX: 31992R3017
Language: it
Date: 1992-10-19 00:00:00
Title: Regolamento (CEE) n. 3017/92 del Consiglio, del 19 ottobre 1992, che modifica i dazi antidumping nell'ambito del procedimento di riesame delle misure antidumping applicabili alle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri originarie di Taiwan, della Turchia, della Romania e delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro nonché dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e chiude il procedimento di riesame nei confronti delle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri originarie del Messico e degli Stati Uniti d'America

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31992R3017

Regolamento (CEE) n. 3017/92 del Consiglio, del 19 ottobre 1992, che modifica i dazi antidumping nell'ambito del procedimento di riesame delle misure antidumping applicabili alle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri originarie di Taiwan, della Turchia, della Romania e delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro nonché dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e chiude il procedimento di riesame nei confronti delle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri originarie del Messico e degli Stati Uniti d'America  

Gazzetta ufficiale n. L 306 del 22/10/1992 pag. 0001 - 0009

REGOLAMENTO (CEE) N. 3017/92 DEL CONSIGLIO  del 19 ottobre 1992  che modifica i dazi antidumping nell'ambito del procedimento di riesame delle misure antidumping applicabili alle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri originarie di  Taiwan, della Turchia, della Romania e delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro nonché dell' ex Repubblica iugoslava di Macedonia e chiude il procedimento di riesame nei confronti delle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri  originarie del Messico e degli Stati Uniti d'AmericaIL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,  visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 14,  previa informazione del consiglio di associazione CEE-Turchia, in applicazione dell'articolo 47, paragrafo 2 del protocollo addizionale all'accordo che istituisce un'associazione tra la Comunità economica europea e la Turchia (2),  vista la proposta della Commissione, presentata previa consultazione del comitato consultivo istituito dal suddetto regolamento,  considerando quanto segue:  A. PROCEDIMENTO  (1) Con il regolamento (CEE) n. 3946/88 (3), il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri originarie de Taiwan, della Turchia, degli Stati Uniti d'America, del Messico, della  Romania e della Iugoslavia.  (2) Nel marzo 1990, la Commissione ha ricevuto una domanda di riesame presentata dall'Associazione degli importatori di fibre tessili sintetiche di poliesteri; nello stesso periodo, sono state presentate domande di riesame anche da esportatori di questo  prodotto originari del Messico, della Romania e degli Stati Uniti d'America.  (3) Avendo deciso, previa consultazione, che esistevano elementi di prova sufficienti per giustificare il riesame, conformemente all'articolo 14 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha deciso di procedere ad un riesame completo del  regolamento (CEE) n. 3946/88 ed ha avviato un'inchiesta (4).  (4) La Commissione ha ufficialmente informato gli esportatori, gli importatori e i produttori comunitari notoriamente interessati e ha dato alle parti interessate la possibilità di rendere note le loro osservazioni per iscritto e di chiedere  un'audizione.  Si è riscontrato che non esistevano produttori/esportatori nelle Repubbliche di Slovenia, di Croazia e di Bosnia-Erzegovina. Pertanto, le eventuali misure antidumping conseguenti al riesame dovranno essere circoscritte alle Repubbliche di Serbia e del  Montenegro, nonché all'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.  (5) Gli esportatori, gli importatori e il CIRFS (Comitato internazionale del rayon e delle fibre sintetiche) hanno reso note le loro osservazioni per iscritto. Alcuni di essi, inoltre, hanno chiesto e ottenuto un'audizione.  (6) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per la determinazione del dumping e del pregiudizio ed ha effettuato una verifica in loco presso i  - produttori comunitari:  - Du Pont de Nemours GmbH, Germania,  - Enka AG, Germania,  - Hoechst AG, Germania,  - Enichem Fibre SpA, Italia,  - Montefibre SpA, Italia,  - Nurel SA, Spagna,  - La Seda de Barcelona SA, Spagna,  - Rhône Poulenc SA, Spagna,  - Brilen SA, Spagna,  - Finicisa fibras sintéticas SA, Portogallo,  - Akzo NV, Paesi Bassi,  - Rhône Poulenc fibres SA, Francia,  - Wellman International Ltd, Irlanda;  - importatori comunitari:  - Hugo Bartram KG, Germania,  - Jochen von Grundherr, Germania;  - produttori non comunitari:  a) Taiwan:  - Chung Shing Textile Co. Ltd, Taipei,  - Far Eastern Textile Ltd, Taipei,  - Nan Ya Plastics Corp., Taipei,  - Shinkong Synthetic Fibres Corp., Taipei,  - Tainan Spinning Co. Ltd, Tainan,  - Tuntex Distinct Corp., Tainan,  b) Turchia:  - Sasa, Artificial and Synthetic Fibres Inc., Adana, che esporta tramite la Exsa, Adana, società collegata alla Sasa,  - Soenmetz Filament, Bursa;  c) Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché ex Repubblica iugoslava di Macedonia:  - Hemteks, Skopje;  d) Messico:  - Celanese Mexicana SA, Città del Messico,  - Crisal Textil SA, Città del Messico,  - Fibras sintéticas SA, Monterrey,  - Kimex SA, Città del Messico,  - Nylon de México, Città del Messico;  e) Stati Uniti d'America:  - Eastman Chemical Products Inc., Kingsport TE,  - E.I. Du Pont de Nemours and Co., Wilmington DE,  - Hoechst Celanese Fibers, Inc., Charlotte NC,  - Wellman Inc., Johnsonville,  - Martin-Color-Fi Inc., Edgefield,  - Gates Formed-Fibre Product Inc., Auburn,  - Foss manufacturing Company Inc., Hampton,  - Bollag International Corp., Newell, NC,  - Carter, Moore &  Co. Inc., New York.  (7) La Commissione ha ricevuto e utilizzato informazioni degli importatori, dei produttori dei paesi esportatori e dei produttori comunitari.  (8) I produttori/esportatori sono stati informati dei principali elementi e considerazioni in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di misure definitive. Inoltre, è stato concesso loro un termine per presentare osservazioni a seguito di  detta comunicazione. Le osservazioni sono poi state esaminate e, ove opportuno, se ne è tenuto conto nelle conclusioni della Commissione.  (9) L'inchiesta sulle pratiche di dumping riguarda il periodo 1o gennaio-31 agosto 1990.  B. RIESAME A TITOLO DELL'ARTICOLO 14 DEL REGOLAMENTO (CEE) N. 2423/88  (10) Per quanto riguarda il pregiudizio, la diminuzione delle importazioni e/o il risanamento della situazione economica e finanziaria dell'industria comunitaria incidono soltanto se dovuti a fattori diversi dalle misure antidumping in vigore.  C. PRODOTTO  1. Descrizione  (11) La descrizione del prodotto è identica a quella che figura nel regolamento (CEE) n. 3946/88.  (12) Sono oggetto dell'inchiesta le fibre sintetiche in fiocco di poliesteri, non cardate, né altrimenti preparate per la filatura, comunemente denominate « fibre tessili sintetiche di poliesteri », del codice NC 5503 20 00; il prodotto è comunemente  denominato « fibre sintetiche di poliesteri ».  Si tratta di un materiale di base, utilizzato in varie fasi del processo di produzione dei tessili a seconda della natura dei tessili da produrre. Circa il 60 % del consumo comunitario di fibre sintetiche di poliesteri riguarda la filatura, vale a dire  la fabbricazione di filati per farne tessuti mescolandoli, se necessario, con altre fibre quali la lana o il cotone. Circa il 40 % viene utilizzato per riempire, vale a dire imbottire, alcuni prodotti tessili (cuscini, sedili per automobili, giacche a  vento, ecc.), comprese altre applicazioni non filate quali la fabbricazione di moquette.  (13) Le possibili differenze a livello di utilizzazione e di qualità delle fibre sintetiche di poliesteri non comportano però variazioni significative per quanto riguarda le caratteristiche fisiche di base, la percezione del prodotto da parte dei  consumatori e la commercializzazione dei vari tipi di fibre sintetiche di poliesteri considerati; pertanto, ai fini del procedimento, essi devono essere considerati un unico prodotto.  Gli importatori, infatti, hanno chiesto se, dato il diverso uso, non fosse opportuno fare una distinzione tra le fibre sintetiche di poliesteri utilizzate per l'imbottitura e le altre. Tuttavia, tale distinzione non è accettabile, in quanto sarebbe  possibile solo a valle del processo di uso industriale. Prima del processo, invece, tutti i tipi di fibre sintetiche di poliesteri hanno generalmente le stesse caratteristiche fisiche.  Alcuni esportatori ed importatori hanno chiesto inoltre che le fibre sintetiche di poliesteri aventi caratteristiche specifiche, quali le fibre termofugate o bicomposte, possano essere considerate un prodotto diverso e quindi escluse dal campo di  applicazione del presente procedimento, considerati i loro prezzi largamente superiori ai prezzi di vendita delle altre fibre. Tuttavia, l'inchiesta ha dimostrato che, sebbene esistano numerosi tipi di fibre sintetiche di poliesteri con caratteristiche  diverse a seconda delle esigenze specifiche, le carateristiche fisiche di base, le applicazioni e l'uso sono uguali a quelle delle altre fibre sintetiche di poliesteri. Inoltre, il mercato di questo prodotto è costituito da serie di tipi di fibre  sintetiche di poliesteri con alcune caratteristiche comuni, e senza distinzioni ben definite. Di conseguenza, si è concluso che queste caratteristiche supplementari non rendevano diverse le fibre asserite speciali quali dovrebbero rientrare nel campo  d'applicazione del presente procedimento.  2. Prodotto simile  (14) La Commissione ha stabilito che le fibre tessili sintetiche di poliesteri prodotte nella Comunità e quelle vendute sui mercati nazionali di Taiwan, delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia,  della Turchia, della Romania, degli Stati Uniti d'America e del Messico sono prodotti simili ai prodotti esportati dai suddetti paesi nella Comunità sotto il profilo di tutte le loro caratteristiche fisiche e tecniche di base.  D. DUMPING  1. Valore normale  a) Taiwan  (15) La Commissione ha potuto constatare che, durante il periodo di riferimento, le tre società di Taiwan che hanno esportato nella Comunità avevano venduto sul mercato interno quantitativi rappresentativi del prodotto, vale a dire oltre il 5 % delle  esportazioni verso la Comunità. Tuttavia, dato che il volume delle vendite redditizie era trascurabile, si è dovuto costruire il valore normale basandosi sui costi di produzione e su un equo margine di utile.  Il costo di produzione è stato calcolato sulla base di tutti i costi, sia fissi che variabili, connessi ai materiali e alla fabbricazione nel corso di normali operazioni commerciali, maggiorati di importo ragionevole per le spese di vendita, le spese  amministrative e le altre spese generali. Dato il carattere rappresentativo del volume delle vendite sul mercato interno, tale importo è stato calcolato facendo riferimento alle spese sostenute dai produttori di Taiwan per le vendite di prodotti simili  sul mercato interno. Per quanto riguarda il margine di utile, dalle informazioni di cui dispone la Commissione risulta che, durante il periodo dell'inchiesta, non sono state effettuate vendite redditizie rappresentative sul mercato interno. Di  conseguenza, la Commissione ha stabilito il margine di utile fondandosi su un'altra base ragionevole, vale a dire i profitti realizzati dalle società interessate negli ultimi tre anni su tutte le vendite del settore; questo margine varia dal 6 all'11 %.   b) Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché ex Repubblica iugoslava di Macedonia  (16) Dato che sul mercato interno sono state effettuate vendite in quantità rappresentative (oltre il 5 % delle vendite all'esportazione nella Comunità), per calcolare il valore normale ci si è basati sui prezzi realmente pagati o pagabili nel corso di  normali operazioni commerciali per il prodotto simile destinato al consumo sul mercato interno, al netto di tutti gli sconti e riduzioni.    c) Turchia  (17) Dato che sul mercato interno sono state effettuate vendite in quantità rappresentative (oltre il 5 % delle vendite all'esportazione nella Comunità), il valore normale è stato determinato in base ai prezzi realmente pagati o pagabili nel corso di  normali operazioni commerciali per il prodotto simile destinato al consumo sul mercato interno, al netto di tutti gli sconti e riduzioni.  d) Romania  (18) Dato che la Romania non può essere considerata un paese ad economia di mercato, per i suoi calcoli la Commissione si è dovuta basare sul valore normale di questi prodotti in un paese ad economia di mercato. Gli importatori e il produttore rumeno  che avevano sollevato obiezioni nei confronti della Turchia, paese scelto nella precedente inchiesta, hanno accettato Taiwan come paese analogo. La Commissione ha constatato che non esistevano differenze di rilievo tra i due paesi né riguardo al  processo e/o la scala di fabbricazione, né riguardo al tipo di prodotto, né riguardo alle condizioni di accesso alle principali componenti del costo di produzione. Di conseguenza, essa ha considerato la scelta di Taiwan appropriata e non ingiustificata  per determinare il valore normale rumeno.  (19) Come si è detto al considerando (15), è stato necessario costruire il valore normale per Taiwan. A tale riguardo, un importatore del prodotto rumeno ha chiesto un adeguamento del valore normale così stabilito, adducendo che la Romania possiede un  vantaggio comparativo in termini di approvvigionamento di petrolio, materia prima utilizzata nella fabbricazione delle fibre di poliesteri. La richiesta, però, non sembra fondata, in quanto dall'inchiesta è risultato che le società di Taiwan hanno la  possibilità di procurarsi le materie prime a basso prezzo sul mercato interno. Anche se esistesse un vantaggio del produttore rumeno, pertanto, questo non può essere considerato rilevante.  Nel costruire il valore normale per l'applicazione in Romania, la Commissione ha basato i suoi calcoli sulla situazione del produttore di Taiwan con i migliori risultati, che aveva fabbricato lo stesso tipo di prodotto per il mercato interno e per  l'esportazione. Secondo il Consiglio, in tal modo si è tenuto largamente conto di qualsiasi eventuale vantaggio comparativo, tanto più che l'importatore in questione non ha fornito alcun dato quantitativo preciso a sostegno della sua richiesta.  e) Stati Uniti d'America e Messico  (20) Dato che le esportazioni di questi due paesi non hanno contribuito al pregiudizio [vedi considerando (30) e (31)], la Commissione non ha ritenuto necessario accertare l'eventuale presenza di pratiche di dumping.  2. Prezzi all'esportazione  (21) I prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi realmente pagati o pagabili per i prodotti venduti all'esportazione nella Comunità.  Quando, come per il produttore turco, le esportazioni sono state realizzate tramite imprese consociate insediate nella Comunità, la Commissione ha calcolato i prezzi all'esportazione in base ai prezzi di rivendita al primo acquirente indipendente,  debitamente adeguati per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita dei prodotti e un margine ritenuto equo per le spese generali e gli utili, in considerazione dei margini praticati dagli importatori indipendenti del  prodotto in oggetto.  3. Confronto  (22) A norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88, nel confrontare il valore normale con i prezzi all'esportazione, transazione per transazione, la Commissione ha tenuto conto, a seconda delle circostanze, delle differenze  che incidono direttamente sulla comparabilità dei prezzi come le spese di vendita, vale a dire le condizioni di credito, le spese di trasporto, di assicurazione e di movimentazione, l'assistenza tecnica, le retribuzioni dei venditori e le spese  accessorie, ogniqualvolta si sono dimostrati in misura sufficiente la fondatezza delle relative richieste e il nesso diretto. Tutti i confronti sono stati effettuati allo stadio franco fabbrica e allo stesso livello commerciale.  (23) Per quanto riguarda i prezzi all'esportazione praticati dai produttori turchi e da quelli delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché dell'ex Repubblica di Macedonia, in applicazione dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del  regolamento (CEE) n. 2423/88 e ai fini di un equo confronto, la Commissione ha tenuto conto delle differenze risultanti dal sistema d'imposizione all'importazione di materie prime, a seconda che queste materie prime venissero destinate alla produzione  venduta sul mercato interno o a quella esportata nella Comunità. Si sono quindi operati adeguamenti ogniqualvolta sia risultato che erano state concesse restituzioni di dazi, nella misura in cui riguardavano i materiali fisicamente incorporati nel  prodotto esportato verso la Comunità.  4. Margini di dumping  (24) Dal confronto degli elementi sopraindicati risulta l'esistenza di pratiche di dumping. Il margine di dumping calcolato per ciascuno dei paesi o dei produttori/esportatori è pari alla differenza tra il valore normale stabilito e il prezzo  all'esportazione nella Comunità, debitamente adeguati.  In base al prezzo franco frontiera comunitaria, si è calcolato il seguente margine medio ponderato per ciascuno dei produttori/esportatori interessati:  - Taiwan:  Nan Ya Plastics Corp., Taipei 5,9 %  Far Eastern Textile Ltd., Taipei 6,8 %  Shinkong Synthetic Fibres Corp.,  Taipei 13,0 %  - Romania: 14,1 %  - Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché ex Repubblica iugoslava di Macedonia:  Hemteks, Skopje 15,6 %  - Turchia:  Sasa, Artificial and Synthetic Fibres  Inc., Adana 11,4 %  (25) Per le società che non hanno collaborato all'inchiesta, che non hanno reso note le loro osservazioni alla Commissione o che non hanno risposto al suo questionario, il margine di dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, ai sensi  dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. A tale riguardo, la Commissione ha ritenuto che i risultati della sua inchiesta costituissero la base più appropriata per determinare il margine di dumping e che adottare un  margine meno elevato del margine più alto registrato per ciascuno degli esportatori che hanno collaborato all'inchiesta significherebbe premiare la mancata collaborazione e darebbe la possibilità di eludere il dazio antidumping. Di conseguenza, la  Commissione ha applicato a queste società il margine più elevato e il Consiglio conferma tale impostazione.  E. PREGIUDIZIO  (26) Conformemente all'articolo 14, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'inchiesta doveva accertare se, a prescindere dalle misure antidumping oggetto del presente procedimento di riesame, le circostanze fossero mutate, in meglio o in peggio,  per quanto riguarda il comportamento degli esportatori sul mercato comunitario e la situazione dell'industria comunitaria.  (27) La Commissione ha constatato quanto segue:  1. Comportamento degli esportatori sul mercato comunitario  a) Cumulo  (28) Per valutare l'impatto delle importazioni a prezzi di dumping sull'industria comunitaria, occorre anzitutto esaminare se sia opportuno mantenere l'impostazione adottata nell'istituire le misure oggetto dell'attuale riesame, cumulando cioè tutte le  importazioni originarie dei paesi oggetto dell'inchiesta.  (29) Il volume delle importazioni provenienti dal Messico si aggirava nel 1990 sullo 0,1 %. Anche se l'entità trascurabile delle importazioni messicane dopo l'istituzione delle misure antidumping non ne giustifica né l'abolizione ipso facto né il cumulo  con le altre importazioni, l'inchiesta ha dimostrato che, avendo analizzato per molti anni la struttura del mercato messicano, è poco probabile che in futuro le esportazioni di questi prodotti verso la Comunità supereranno un volume non trascurabile. La  produzione messicana, infatti, è destinata essenzialmente al mercato americano. Ciò è stato confermato dal fatto che già nel periodo 1984-1990, nonostante un'apprezzabile capacità di produzione messicana, la quota di mercato delle esportazioni messicane  nella Comunità è rimasta compresa tra lo 0,2 e lo 0,5 %, salvo un incremento momentaneo dell'1 % nel 1987.  La Commissione ritiene pertanto che, qualora venissero aboliti i dazi antidumping, le importazioni provenienti dal Messico non dovrebbero aumentare sensibilmente e quindi, in futuro, non dovrebbero contribuire al pregiudizio. Di conseguenza, la  commissione ritiene opportuno non cumulare gli effetti delle importazioni messicane con quelli delle importazioni provenienti dagli altri paesi in oggetto.  (30) Nel 1990, il volume delle importazioni provenienti degli Stati Uniti è sceso fino a rappresentare soltanto una quota di mercato dello 0,8 %. L'inchiesta ha dimostrato che questo fenomeno è dovuto a circostanze diverse dall'esistenza dei dazi  antidumping. Anzitutto, va ricordato che i principali produttori statunitensi, che rappresentano la gran maggioranza delle esportazioni verso la Comunità, non sono soggetti a tali dazi, del resto relativamente moderati anche per gli altri produttori.  Inoltre, la produzione statunitense è imperniata su prodotti onerosi e orientata principalmente verso il mercato interno. Di conseguenza, è poco probabile che, per questi prodotti, il volume delle esportazioni statunitensi sia stato influenzato in  misura considerevole dai dazi antidumping in vigore. Sembra inoltre poco probabile che queste esportazioni contribuiscano in futuro a recare pregiudizio. È pertanto opportuno non cumulare le importazioni statunitensi con quelle degli altri paesi  interessati.  (31) Le cifre relative alle importazioni provenienti dagli altri quattro paesi non sono invece trascurabili, soprattutto per quanto riguarda Taiwan e la Turchia (rispettivamente 4,2 % e 2 % espressi in quote di mercato 1990).  (32) Per quanto riguarda le esportazioni provenienti dalla Romania e dalle Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, sebbene il loro volume sia notevolmente diminuito dopo l'istituzione delle misure  antidumping, arrivando a livelli alquanto modesti per le Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché per l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, e addirittura trascurabili per la Romania, questa diminuzione può essere imputata unicamente  all'esistenza delle misure antidumping.  Le esportazioni rumene e serbe, montenegrine e macedoni, infatti, sono da sempre destinate alla Comunità, e negli ultimi sei anni hanno detenuto quote di mercato significative e costanti. Per tale motivo, esse continuano a costituire una minaccia di  pregiudizio. Pertanto, come al momento dell'istituzione delle misure oggetto del riesame, gli effetti di queste importazioni devono essere cumulati con gli effetti delle importazioni provenienti da Taiwan e dalla Turchia.  (33) Il Consiglio conferma queste impostazioni.  b) Consumo comunitario  (34) Le dimensioni del mercato comunitario rimangono relativamente stabili. Si è infatti passati da 431 535 tonnellate nel 1988 a 441 033 tonnellate nel 1989, per poi tornare a 424 194 tonnellate nel 1990 (277 507 tonnellate durante il periodo  dell'inchiesta).  c) Volume delle importazioni  (35) A seguito dell'introduzione delle misure antidumping nel dicembre 1988, il volume delle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri provenienti dai quattro paesi interessati è passato da 44 000 tonnellate nel 1988 a 31 400 tonnellate nel  1990, con un incremento da 12 000 tonnellate nel 1988 a 18 000 tonnellate nel 1990 per la sola Taiwan. La quota delle importazioni detenuta da questi paesi nella Comunità è scesa dal 10,2 % nel 1988 al 7,4 % nel 1990.  d) Prezzi delle importazioni  (36) Durante il periodo di riferimento, i prezzi di queste importazioni sono stati inferiori a quelli praticati dai produttori comunitari interessati, con sottoquotazioni che variavano, in media, tra il 19 % e il 25 %. Va ricordato che queste  sottoquotazioni sono state accertate già in vigenza delle misure antidumping.  2. Situazione dell'industria comunitaria  a) Capacità di produzione, tasso di utilizzazione, scorte  (37) La produzione comunitaria di fibre sintetiche di poliesteri è passata da 379 286 tonnellate nel 1988 a 428 147 tonnellate nel 1989 e a 407 251 tonnellate nel 1990. La capacità di produzione è aumentata da 432 903 tonnellate nel 1988 a 466 339  tonnellate nel 1989 e a 471 723 tonnellate nel 1990, mentre il tasso di utilizzazione si è attestato attorno all'86-88 %. Nello stesso periodo, si è registrato un incremento delle scorte del 94 %, da 29 146 tonnellate a 56 533 tonnellate.  b) Volume delle vendite e quota di mercato dell'industria comunitaria  (38) La quantità di fibre sintetiche di poliesteri venduta nella Comunità dall'industria comunitaria è passata da 337 424 tonnellate nel 1988 a 356 465 tonnellate nel 1989, per poi ridiscendere a 330 310 tonnellate nel 1990 e a 220 207 tonnellate nel  periodo di riferimento. L'andamento della quota di mercato dell'industria comunitaria è stato il seguente: 78,2 % nel 1988, 80,8 % nel 1989 e 79,4 % nel 1990.  c) Andamento dei prezzi  (39) Si è effettuata un'analisi approfondita dei prezzi di vendita nella Comunità delle fibre sintetiche di poliesteri prodotte dall'industria comunitaria e di quelle importate dai paesi oggetto dell'inchiesta.  Dall'analisi è risultato che, a seguito dell'istituzione delle misure antidumping, i prezzi di questi prodotti sono aumentati nella Comunità dal 1988 a 1989, per poi diminuire nuovamente nel 1990 ritornando al livello del 1988.  d) Profitti  (40) La Commissione ha constatato che, nel complesso, dal 1988 in poi i risultati finanziari dell'industria comunitaria sono stati negativi. Nonostante un leggero miglioramento nel 1989, durante il periodo di riferimento si è registrato un ulteriore  deterioramento. Nel 1990, soltanto alcuni produttori comunitari hanno realizzato modesti utili, mentre molti di essi hanno subito perdite considerevoli. La media ponderata durante il periodo di riferimento indica per l'industria comunitaria risultati  finanziari negativi dell'ordine del 2,3 %.    e) Occupazione e investimenti  (41) Dal 1988 al 1990, l'industria comunitaria ha soppresso 237 posti di lavoro, vale a dire il 5 %, e contemporaneamente ha diminuito i suoi investimenti e chiuso due fabbriche.  3. Conclusione sulle mutate circostanze  (42) Da quanto precede risulta che la situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria - calo delle vendite e perdite finanziarie - richiede tuttora una difesa contro le importazioni a prezzi di dumping originarie di Taiwan, della Romania, della  Turchia e delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. L'esistenza delle misure oggetto del riesame, infatti, non ha impedito una costante sottoquotazione, rispetto ai prezzi dei produttori comunitari,  di queste esportazioni, del resto stabilizzatesi ad un livello tutt'altro che trascurabile. Pertanto, non si giustifica l'abolizione delle misure antidumping in vigore nei confronti di questi paesi, auspicata dall'Associazione degli importatori  comunitari. Al contrario, occorre adeguare le misure in base alle conclusioni della presente inchiesta per quanto riguarda il dumping e il pregiudizio emersi. Per contro, per i motivi di cui ai considerando (29) e (30), le importazioni originarie degli  Stati Uniti e del Messico non possono più essere considerate una causa di pregiudizio presente o futuro.  (43) Gli importatori hanno dichiarato che, essendo stata presentata una domanda di riesame per l'abrogazione dei vigenti provvedimenti, i dazi esistenti potevano essere modificati soltanto riducendoli.  Il Consiglio non può accettare questo argomento. Anzitutto, non è stata introdotta nessuna norma in tal senso né nel pertinente diritto comunitario né nel codice antidumping del GATT. Inoltre, una tale norma sarebbe contraria alla « ratio » dello  strumento di riesame previsto dal regolamento (CEE) n. 2423/88. L'articolo 14, infatti, ha lo scopo di adeguare le misure alle mutate circostanze sia riguardo al dumping che riguardo al conseguente pregiudizio. Poco importa, quindi, che la domanda di  riesame provenga dagli importatori, dagli esportatori o dai produttori comunitari.  Ciò è tanto più vero in quanto la Commissione può, in qualsiasi momento, riesaminare e adeguare le misure in funzione delle mutate circostanze, anche se non lo richiede nessuna delle parti interessate.  F. LIVELLO DEI DAZI  1. Aliquota  (44) Per determinare l'importo del dazio da istituire, la Commissione ha tenuto conto sia dei margini di dumping constatati sia dell'importo dei dazi necessari per eliminare il pregiudizio.  (45) Per calcolare la soglia di pregiudizio, la Commissione ha dovuto tener conto del fatto che l'intera industria comunitaria sta registrando perdite. Pertanto, occorre che le misure previste consentano a questa industria di aumentare i prezzi al fine  di coprire i costi di produzione e realizzare un equo profitto. Questo è stato valutato all'8 % in base al tasso di profitto realizzato negli anni precedenti, nonché al fabbisogno costante dell'industria in termini di investimenti produttivi di lunga  durata.  Successivamente, la Commissione ha calcolato gli aumenti di prezzo necessari all'industria comunitaria per coprire interamente i costi e per realizzare un profitto dell'8 %. Al prezzo delle importazioni in dumping è stato aggiunto l'importo così  ottenuto, espresso in percentuale del prezzo medio ponderato delle loro importazioni cif frontiera comunitaria.  Per calcolare la soglia di pregiudizio di ciascun esportatore si è aggiunto questo incremento medio al dazio antidumping esistente.  (46) Il risultato di detto calcolo ha dato un margine di pregiudizio per ciascun esportatore e consente all'industria comunitaria di aumentare i prezzi per risanare la sua situazione.  (47) Tuttavia, per i produttori/esportatori rumeni, serbi, montenegrini, macedoni, turchi e di Taiwan il margine di dumping è risultato più basso del livello medio di pregiudizio calcolato. Conformemente all'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento  (CEE) n. 2423/88, ci si deve basare su detto margine per determinare l'aliquota del dazio nei confronti degli esportatori interessati.  (48) Non potendosi escludere la possibilità che altri produttori/esportatori non abbiano risposto al questionario della Commissione, non si siano resi noti o non abbiano fornito le informazioni ritenute necessarie dalla Commissione, per i motivi già  indicati al considerando (25) sembra opportuno istituire il dazio stabilito in base ai dati disponibili ritenuti più appropriati. Di conseguenza, si è applicato a queste società il margine più elevato.  (49) Per i motivi illustrati ai considerando (29) e (30), non va applicato alcun dazio nei confronti dei produttori del Messico e degli Stati Uniti.  (50) Il Consiglio conferma tali conclusioni.  2. Forma  (51) Non si è addotto alcun argomento che giustifichi una modifica della forma dei dazi antidumping oggetto del riesame. Sembra pertanto opportuno mantenerli come dazi « ad valorem ».  G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ  1. Situazione dell'industria comunitaria  (52) Lasciare l'industria comunitaria senza alcuna difesa contro pratiche di concorrenza sleale provocherebbe un ulteriore deterioramento della sua situazione; in passato, l'industria comunitaria ha già subito un pregiudizio, il che ha dato luogo  all'istituzione delle misure oggetto dell'attuale riesame. Queste misure, però, non sono riuscite ad eliminare il pregiudizio e la situazione dei produttori comunitari rimane precaria. Qualsiasi ulteriore deterioramento comprometterebbe l'occupazione e  gli investimenti in un settore da cui dipendono numerose industrie a valle.  2. Situazione degli importatori  (53) Gli importatori hanno fatto valere che la loro posizione è delicata in quanto, da un lato, competono con grossi produttori comunitari di fibre e, dall'altro, la clientela è una potente industria di trasformazione di queste fibre, sulla quale le  misure antidumping non possono essere totalmente ripercosse. Pertanto, l'istituzione di un dazio antidumping farebbe diminuire il loro margine di utile e comprometterebbe la loro stessa esistenza. Questo argomento non ha convinto il Consiglio. Non sono  infatti state motivate le affermazioni sull'effetto che il mantenimento delle misure antidumping potrebbe avere sulla situazione competitiva e finanziaria degli importatori. Dato che il riesame porterà all'abrogazione di alcuni dei dazi istituiti nel  1988 o alla riduzione del loro livello, le importazioni dovrebbero diventare, almeno parzialmente, meno onerose. Inoltre, l'argomento degli importatori disconosce la finalità delle misure antidumping, vale a dire ripristinare una concorrenza sana e non  turbata da pratiche commerciali sleali. Questa finalità sarebbe compromessa se un importatore potesse avvalersi di un vantaggio conferitogli da tali pratiche.  3. Confronto degli interessi  (54) Avendo confrontato i suddetti argomenti e il notevole contributo delle importazioni in questione alle difficoltà in cui versa l'industria comunitaria delle fibre sintetiche di poliesteri, il Consiglio conclude che l'interesse della Comunità impone  di mantenere le misure già istituite contro queste pratiche di dumping in una forma riadattata in base ai risultati dell'attuale inchiesta.  H. NUOVI SOGGETTI ATTIVI NEL MERCATO  (55) Per quanto riguarda i produttori di recente attivi nel mercato, che non hanno effettuato esportazioni durante il periodo di riferimento, la Commissione è disposta ad avviare una procedura di riesame non appena le società esportatrici potranno  fornirle elementi di prova sufficienti per dimostrare che, durante il periodo dell'inchiesta, [considerando (9)], non hanno esportato nella Comunità, che hanno dato inizio alle esportazioni dopo questo periodo e che non sono collegate in alcun modo a  nessuna delle società oggetto della presente inchiesta.  I. DURATA DI VALIDITÀ DEL REGOLAMENTO  (56) Il presente regolamento deve essere considerato modificativo del regolamento (CEE) n. 3946/88 ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Pertanto la validità delle misure cessa dopo cinque anni dalla data di entrata in  vigore del presente regolamento,  HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:  Articolo 1  Il testo dell'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 3946/88 è sostituito dal testo seguente:  « Articolo 1  1. È istituito un dazio antidumping definitivo sull'importazione delle fibre tessili sintetiche di poliesteri del codice NC 5503 20 00, originarie di Taiwan, della Romania, della Turchia e delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché dell'ex  Repubblica iugoslava di Macedonia.  2. L'aliquota del dazio, calcolato in base al prezzo franco frontiera comunitaria del prodotto non sdoganato, è la seguente:  - 13 % per le fibre di poliesteri originarie di Taiwan (codice supplementare Taric 8195), fatta eccezione per quelle prodotte dalle seguenti società, alle quali si applicano i dazi sotto indicati:  - Far Eastern Textile Ltd., Taipei 6,8 %  (Codice supplementare Taric 8192)  - Nan Ya Plastics Corp., Taipei 5,9 %  (Codice supplementare Taric 8193)  - Shinkong Sythetic Fibres Corp.,  Taipei 13,0 %  (Codice supplementare Taric 8194)  - 15,6 % per le fibre di poliesteri originarie delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro, nonché dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia  (Codice supplementare Taric 8263),  - 11,4 % per le fibre di poliesteri originarie della Turchia  (Codice supplementare Taric 8198),  - 14,1 % per le fibre di poliesteri originarie della Romania  (Codice supplementare Taric 8262).  3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali. »  Articolo 2  I dazi antidumping definitivi all'importazione di fibre tessili sintetiche di poliesteri del codice NC 5503 20 00 e originarie degli Stati Uniti d'America e del Messico istituiti dal regolamento (CEE) n. 3946/88 sono aboliti ed è chiuso il  procedimento contro tali paesi.  Articolo 3  Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli  Stati membri.  Fatto a Lussemburgo, addì 19 ottobre 1992. Per il Consiglio  Il Presidente  D. CURRY   (1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1. (2) GU n. L 293 del 29. 12. 1972, pag. 3. (3) GU n. L 348 del 17. 12. 1988, pag. 49. (4) GU n. C 230 del 15. 9. 1990, pag. 3.