CELEX: 51996PC0315
Language: it
Date: 1996-07-10
Title: Proposta di DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa ad un programma d'azione per la protezione e la gestione integrate delle acque sotterranee

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51996PC0315

Proposta di DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa ad un programma d'azione per la protezione e la gestione integrate delle acque sotterranee  /* COM/96/0315 DEF - COD 96/0181 */  

Gazzetta ufficiale n. C 355 del 25/11/1996 pag. 0001

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ad un  programma d'azione per la protezione e la gestione integrate delle acque sotterranee (96/C 355/01)  (Testo rilevante ai fini del SEE) COM(96) 315 def. - 96/0181(COS) (Presentata dalla Commissione il  9 settembre 1996)IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 130 S, paragrafo  3, vista la proposta della Commissione, visto il parere del Comitato economico e sociale, deliberando in conformità dell'articolo 189 B del trattato, considerando che nella dichiarazione del seminario ministeriale in materia di acque sotterranee  tenutosi a L'Aia il 26 e 27 novembre 1991 si è riconosciuta la necessità di intervenire per  evitare, sul lungo termine, il deterioramento della qualità e della quantità delle acque dolci e si  è auspicata l'istituzione di un programma d'azione da realizzare entro il 2000, sia su scala  comunitaria che nazionale, che garantisca una gestione e una protezione sostenibili delle risorse  di acqua dolce; considerando che, nelle risoluzioni del 25 febbraio 1992 () e del 20 febbraio 1995 (), il Consiglio  ha auspicato l'elaborazione di un programma d'azione particolareggiato in materia di protezione e  gestione globali delle acque sotterranee, da inserire nell'ambito della politica generale in  materia di protezione delle acque; considerando che il Consiglio ha sottolineato la necessità di disporre di sistemi di autorizzazione  e di altri strumenti che garantiscano una gestione adeguata delle acque (sotterranee) a livello  nazionale, di misure che consentano la protezione preventiva e totale delle acque sotterranee,  anche tenendo conto delle fonti diffuse d'inquinamento, di disposizioni generali in materia di  sicurezza degli impianti che trattino sostanze pericolose per le acque e infine du misure generali  atte ad incentivare pratiche agricole compatibili con la tutela delle acque sotterranee; considerando che, il 10 novembre 1995, l'Agenzia europea dell'ambiente ha presentato un rapporto  aggiornato sullo stato dell'ambiente () in cui viene confermata la necessità di proteggere le  risorse idriche sotterranee; considerando che, il 21 febbraio 1996, La Commissione ha adottato una comunicazione al Consiglio e  al Parlamento europeo sulla politica comunitaria in materia di acque (), che essa approfondirà la  propria politica per quanto riguarda l'aspetto della gestione idrica in una proposta di direttiva  quadro sulle risorse idriche, nell'intento di garantire l'uniformità e la trasparenza della  gestione idrica all'interno della Comunità; considerando la necessità di integrare maggiormente l'aspetto della gestione idrica sostenibile  nelle altre politiche comunitarie ed in particolare in quella agricola e regionale; che il presente  programma d'azione contempla una serie di soluzioni da vagliare; che tale integrazione deve  rispettare gli obiettivi fissati nella proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio  relativa alla revisione del programma comunitario di politica ed azione a favore dell'ambiente e di  uno sviluppo sostenibile «Per uno sviluppo durevole e sostenibile» (), presentata dalla  Commissione; considerando che il presente programma d'azione riconosce l'importanza di proteggere tutte le acque  sotterranee; che occorre dare priorità alla protezione delle acque sotterranee nelle zone rurali,  dove si forma e si trova gran parte delle acque sotterranee di elevata qualità; considerando che la Comunità deve fornire principi comuni e il quadro globale in cui inserire  l'azione; che deve agevolare lo scambio delle informazioni e delle esperienze acquisite nell'ambito  delle misure di gestione e di protezione delle acque sotterranee condotte a livello nazionale,  regionale e locale; considerando l'esistenza di condizioni ed esigenze diverse all'interno della Comunità, che  richiedono soluzioni specifiche diverse; che tali diversità devono essere contemplate dall'azione  prevista; che occorre adottare decisioni che siano strettamente aderenti alle situazioni di  utilizzo delle acque o alle influenze esercitate su di esse; che si sono privilegiate le azioni che  rientrano tra le responsabilità degli Stati membri, con l'attuazione di specifici programmi  d'azione nazionali stilati dagli Stati membri medesimi; considerando che il successo del programma d'azione dipende da una stretta collaborazione e da  interventi uniformi a livello di Comunità, di Stati membri e locale, oltre che dalla consultazione,  informazione e partecipazione attiva delle parti sociali e dei singoli cittadini; considerando che, per affermare tecnologie, procedure e pratiche meno onerose in termini di consumo  idrico, occorre incoraggiare l'utilizzo di strumenti economici, il ricorso ad accordi volontari e  ad altri strumenti non giuridici, a codici di buona prassi e ad attività di ricerca; considerando che, nell'ambito del programma d'azione, i programmi d'azione nazionali devono essere  pronti e operativi entro l'anno 2000; che saranno necessarie valutazioni e revisioni periodiche,  atte a seguire le evoluzioni nell'attuazione delle azioni intraprese dalla Comunità e dagli Stati  membri; considerando che l'Agenzia europea dell'ambiente e l'Istituto statistico delle Comunità europee  (EUROSTAT) collaboreranno strettamente per presentare un rapporto sugli sviluppi registrati nello  stato dell'ambiente acquatico; considerando la necessità di garantire una migliore attuazione ed esecuzione della legislazione  ambientale attualmente vigente in materia di protezione delle acque dolci, ed in particolare di  quelle sotterranee; considerando la necessità di perfezionare gli elementi di base delle politiche di gestione idrica,  ricorrendo a dati, statistiche e indicatori affidabili e comparabili, nonché a metodi per la  valutazione dei costi e dei benefici derivanti dall'intervento ovvero dal mancato intervento; considerando che la presente decisione lascia impregiudicata la base giuridica delle misure che, in  ottemperanza degli stessi obiettivi perseguiti dalle azioni previste dalla presente decisione,  vengono adottate per l'attuazione del presente programma o nell'ambito di altre politiche  comunitarie, DECIDONO: Articolo unico Il Parlamento europeo e il Consiglio concordano sugli obiettivi di un programma d'azione per la  protezione e la gestione integrate delle acque sotterranee. Il programma d'azione è inteso a garantire la protezione e l'utilizzo delle acque sotterranee  attraverso interventi di pianificazione integrata e di gestione sostenibile, al fine di prevenire  un ulteriore inquinamento, mantenere la qualità delle acque sotterranee non ancora inquinate,  ripristinare, se del caso, le acque sotterranee inquinate, nonché di impedire lo sfruttamento  eccessivo delle risorse idriche sotterranee. L'allegato contiene gli elementi dettagliati del programma d'azione. La presente decisione lascia impregiudicata la base giuridica delle misure che, in ottemperanza  agli stessi obiettivi perseguiti dalle azioni previste dalla presente decisione, sono adottate per  l'attuazione del presente programma o nell'ambito di altre politiche comunitarie. () GU n. C 59 del 6. 3. 1992, pag.  2.  () GU n. C 49 del 28. 2. 1995, pag.  1.  () Rapporto sull'ambiente nell'Unione europea, 1995. Agenzia europea per l'ambiente, Copenaghen  1995.  () COM(96) 59 def. del 21. 2. 1996.  () COM(95) 647 def. del 3. 4. 1996.  () GU n. C 59 del 28. 2. 1996, pag.  24.  () Conclusioni del Consiglio sull'acidificazione, 1895a riunione del Consiglio « Ambiente » del 18  dicembre 1995.  () COM(96) 12 def.   ALLEGATOPROGRAMMA D'AZIONE COMUNITARIO IN MATERIA DI ACQUE SOTTERRANEE Quadro per la Comunità e gli Stati membri Il programma d'azione va inteso come un quadro, nell'ambito del quale gli Stati membri e la  Comunità collaborano strettamente per creare le basi per una protezione e una gestione sostenibili  delle acque sotterranee. Il programma deve fungere da contesto di riferimento per definire l'azione  necessaria e come sede di scambio d'informazioni che, a sua volta, dovrebbe agevolare l'adozione di  azioni concertate da parte degli Stati membri e della Commissione, come auspicato dal Consiglio  nelle risoluzioni del 1992 e del 1995. Il programma d'azione riconosce l'importanza di proteggere tutte le acque sotterranee, impedendone  l'ulteriore deterioramento e impoverimento, al fine di garantire una fornitura affidabile di acque  dolci di qualità elevata in tutte le regioni della Comunità. Il programma sottolinea anche  l'importanza particolare di tutelare le acque sotterranee nelle zone rurali, dove si trova e si  forma gran parte di queste acque caratterizzate da qualità elevata. La salvaguardia di acque  talmente importanti, soprattutto per garantire la futura disponibilità di acque dolci di elevata  qualità, rappresenta una delle maggiori sfide della politica comunitaria in questo settore. Per  raggiungere un simile obiettivo, il programma riguarda le fonti puntuali prevalentemente di origine  urbana e industriale, e le fonti diffuse, derivanti soprattutto dalle pratiche agricole e, in minor  misura, da attività urbane o industriali (compreso il fenomeno della diffusione attraverso le  precipitazioni atmosferiche). In base al principio di sussidiarietà, le azioni adottate a livello delgi Stati membri devono  essere considerate prioritarie. In quest'ottica, gli Stati membri devono elaborare e attuare  programmi d'azione adeguati alle realtà nazionali, che garantiscano la protezione e la gestione  sostenibili delle acque sotterranee. Alla Comunità è invece demandato il compito di fornire  principi comuni e il quadro globale in cui inserire gli interventi. I programmi d'azione nazionali illustrati nella presente decisione vanno intesi come strumenti che  conciliano obblighi e raccomandazioni previsti a livello comunitario con strumenti e misure fissati  dagli Stati membri, nell'intento di garantire un approccio coerente e trasparente. PARTE I LE QUATTRO LINEE D'AZIONE PRINCIPALI DEL PROGRAMMA Quattro linee d'azione principali - Elaborazione di principi comunitari per la pianificazione e la gestione integrate in materia di  protezione e utilizzo delle acque da applicare a livello nazionale e subnazionale, in previsione di  adottare, nel lungo termine, un approccio alla gestione delle risorse idriche sotterranee basato  sui bacini idrografici, che garantisca la quantità e la qualità delle acque sotterranee. - Definizione di norme per preservare le risorse d'acqua dolce dal punto di vista quantitativo, ivi  compreso un quadro regolamentare razionale per l'estrazione delle acque dolci. - Preparazione di strumenti di controllo dell'inquinamento delle acque sotterranee provocato da  fonti diffuse, tra i quali codici di buona prassi e, in previsione, di misure a più lungo termine  per integrare maggiormente gli aspetti legati alla protezione e alla gestione sostenibili delle  acque nella politica agricola. - Preparazione di strumenti per il controllo delle emissioni e degli scarichi da fonti puntuali,  ivi compreso un quadro regolamentare razionale e incentivi per la realizzazione di processi  produttivi e procedure non nocivi per l'ambiente. Le quattro linee d'azione sono sostenute da programmi di ricerca e di sviluppo comunitari e dalle  iniziative nazionali necessarie, ad esempio rispetto alla vulnerabilità, alla lisciviazione degli  inquinanti, all'acidificazione, oltre che dall'ulteriore sviluppo di metodi di valutazione dei  carichi critici, di strategie di gestione, ecc. Il monitoraggio della qualità e della quantità  delle acque e la creazione di una base solida e completa di informazioni sullo stato dell'ambiente  acquatico devono essere ritenuti elementi indispensabili per il successo dei programmi nazionali. LINEA D'AZIONE 1 - PRINCIPI DI PIANIFICAZIONE E DI GESTIONE Obiettivi della pianificazione e della gestione integrate La pianificazione e la gestione integrate fanno sì che la protezione e l'utilizzo delle acque  sotterranee s'inseriscano nel quadro di una gestione integrata delle risorse di acqua dolce. Le  acque sotterranee sono da considerarsi parte integrante del ciclo idrologico, in quanto  interagiscono in forma dinamica con le acque superficiali, sia in termini di quantità che di  qualità. In questo modo si garantirà inoltre che, nel lungo termine, questo tipo di acque venga  gestito unitamente alle acque superficiali, ricorrendo all'approccio fondato sulla gestione dei  bacini idrografici. - Una gestione sostenibile della quantità dovrebbe garantire la disponibilità, nel lungo periodo,  di acque sotterranee non inquinate, evitandone uno sfruttamento eccessivo con danni irreversibili  agli acquiferi sotto il profilo qualitativo e quantitativo, ed impedendo il deterioramento o  l'impoverimento degli ecosistemi che dipendono dalla presenza delle acque in questione. Poiché le  condizioni per il ripristino e le necessità di estrazione possono variare considerevolmente nel  tempo, tali limiti potrebbero basarsi su valori medi, che prevedano anche un impoverimento  temporaneo, che tuttavia non deve mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi prefissati.  Una gestione adeguata degli aspetti quantitativi delle acque dovrebbe, se opportuno, comprendere  anche la reintegrazione delle acque sotterranee a livelli sostenibili. - Sotto il profilo qualitativo, per gestione sostenibile s'intende la protezione e la conservazione  di tutte le acque sotterranee, eventualmente migliorandone la qualità attuale sul lungo periodo. Le  azioni intraprese a tal fine dovrebbero basarsi sui principi della prevenzione, dell'intervento  alla fonte e sul principio «chi inquina paga». Per tutela della qualità s'intende l'eliminazione o  la massima riduzione delle fonti d'inquinamento, dirette o indirette, e la garanzia della capacità  protettiva della vegetazione al di sopra della falda freatica. La gestione di questo aspetto deve  inoltre prevedere il ripristino della qualità delle acque sotterranee eventualmente inquinate,  tenendo conto della fattibilità dell'intervento e di tempi realistici di realizzazione. Le norme  applicabili alle acque potabili o altre norme di qualità devono, per quanto possibile,  rappresentare l'obiettivo ultimo di questo intervento, al fine di utilizzare tali acque  recuperate. - Occorre adottare misure per garantire che le acque dolci, ed in particolare quelle sotterranee,  vengano protette e gestite sulla base di un piano che riguardi, in teoria, tutte le risorse  disponibili e gli aspetti legati all'interazione tra di esse. Tale pianificazione generale deve  tener conto anche dell'applicazione agli usi domestici, industriali e agricoli, alla produzione di  energia e all'impiego a scopo ricreativo. L'opera di pianificazione e i programmi di gestione che  ne conseguono devono garantire la disponibilità di quantità di acque dolci sufficienti per i corsi  d'acqua, i laghi e le zone umide, oltre che le quantità necessarie alla vegetazione e ad altre  funzioni ecologiche naturali. - È necessario tener conto dei diversi interessi e attività degli utilizzatori, che hanno o possono  avere ripercussioni sulla qualità e sulla quantità delle acque sotterranee e superficiali, oltre  che delle funzioni ecologiche che dipendono dalle acque sotterranee. - Il trattamento intensivo per l'eliminazione delle sostanze inquinanti, come i nitrati e i  prodotti fitosanitari, non può essere considerata una strategia generale ai fini di una gestione  sostenibile delle acque sotterranee. Un trattamento di questo tipo, inteso a depurare le acque  inquinate per rispettare le norme applicabili alle acque destinate al consumo umano o altri  requisiti, deve essere impiegato soltanto in situazioni di emergenza o particolari; per i casi  ordinari, il trattamento deve limitarsi alla filtrazione, all'aerazione, alla disinfezione, ecc. Azione a livello degli Stati membri - Gli Stati membri devono riesaminare il funzionamento del settore idrico, delle strutture  amministrative e della legislazione esistenti; se necessario, occorrerà procedere alle opportune  modifiche, in particolare per razionalizzare ed evitare sovrapposizioni e duplicazioni di procedure  e norme. Ove necessario, e se risulta opportuno, si dovranno predisporre nuove strutture, atti  legislativi e norme. - Interventi adeguati di controllo e valutazione della qualità e della quantità delle acque dolci  serviranno a fornire agli Stati membri informazioni utili per seguire i cambiamenti quantitativi  avvenuti nelle acque e, soprattutto, per scoprire tempestivamente eventuali segnali o cause di  sfruttamento eccessivo e cambiamenti di qualità. Grazie ai programmi nazionali di monitoraggio,  corredati di altre misure eventualmente necessarie, dovrebbe essere possibile seguire da vicino ed  intervenire in caso di cambiamenti inaccettabili della qualità e quantità delle acque dolci. - La direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque  dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (), e la direttiva 91/271/CEE  del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane (),  stabiliscono un obiettivo che va perseguito: la necessità di garantire una notevole capacità di  controllo delle acque dolci. La futura direttiva quadro sulle risorse idriche dovrebbe consentire  di razionalizzare le disposizioni relative ai controlli previste dalla legislazione comunitaria in  vigore, stabilendo al contempo la necessità di un controllo adeguato al fine di preparare un elenco  delle fonti d'inquinamento, puntuali e diffuse, delle acque dolci. - Gli Stati membri devono individuare le zone ove sono presenti acque sotterranee di particolare  importanza per le forniture di acqua potabile presenti e future e quelle che rivestono particolari  funzioni sotto il profilo ecologico. Essi devono inoltre designare le zone ove tali acque siano  particolarmente sensibili all'inquinamento, ad esempio a causa di particolari condizioni geologiche  o climatiche, della natura del terreno o di altre influenze antropogeniche. Negli Stati membri è  ormai una prassi consolidata designare zone di protezione speciale attorno ai pozzi di estrazione  di acqua potabile: all'interno di esse, in base alla distanza dal pozzo, vengono vietate o limitate  tutte o alcune attività industriali e agricole. La legislazione comunitaria attualmente in vigore,  tra cui la direttiva 91/676/CEE del Consiglio, relativa alla protezione delle acque  dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole, e la direttiva 91/271/CEE  del Consiglio, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, prevede l'individuazione e la  designazione di zone ai fini della protezione delle acque sotterranee e superficiali. Inoltre, la  designazione delle zone ai sensi di altre normative comunitarie, tra le quali la direttiva  79/409/CEE del Consiglio (), concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e la direttiva  92/43/CEE del Consiglio (), relativa alla conservazione degli habitat naturali, fa spesso  riferimento agli ecosistemi acquatici che dipendono dalla qualità e quantità delle acque  sotterranee. La designazione delle zone di protezione delle acque sotterranee trarrebbe beneficio dal  coordinamento con la designazione delle zone ai fini indicati in precedenza. La scelta della  suddivisione e delle caratteristiche delle zone potrebbe inoltre essere effettuata o adeguata, come  opportuno, onde garantire la conformità nella designazione e nella scelta degli interventi  necessari a garantire il livello di protezione richiesto dalle caratteristiche particolari delle  suddette aree sensibili, ad esempio la limitazione e il divieto di esercizio della attività  inquinanti. In base alla sensibilità delle zone, tali interventi potrebbero comprendere la  limitazione o il divieto di scarichi urbani e industriali, l'impiego di concimi e fertilizzanti, di  alcuni prodotti fitosanitari o di biocidi. - Gli Stati membri devono rivedere e, ove opportuno, adeguare e rafforzare le misure di protezione  attorno ai punti di estrazione delle acque potabili. - Gli Stati membri devono collaborare strettamente nel caso delle risorse transfrontaliere in  comune e per valutare il potenziale impatto su scala transnazionale. Tra gli strumenti essenziali a  sostegno della protezione e della gestione delle acque dolci si può citare una pianificazione  strategica a livello spaziale, che includa anche progetti idrologici e di pianificazione  territoriale. - La gestione degli acquiferi transfrontalieri richiede una cooperazione transnazionale, qualora i  programmi nazionali possano avere ripercussioni significative sui paesi limitrofi: se opportuno,  tale cooperazione può esplicarsi nel contesto di convenzioni internazionali, come la convenzione  internazionale sulla protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi  internazionali, attualmente in vigore. Nel lungo periodo la collaborazione transnazionale viene  garantita applicando il principio della gestione a livello di bacino idrografico, che verrà fissato  nella direttiva quadro sulle risorse idriche di prossima presentazione. Azione a livello comunitario - Dagli evidenti segni di degrado della qualità e della quantità delle acque sotterranee, messi in  luce dai controlli realizzati per soddisfare gli obiettivi di protezione e gestione integrate delle  acque in questione, si deduce la necessità di integrare maggiormente queste azioni in altri settori  importanti della politica comunitaria, segnatamente quello agricolo e di politica regionale. Sul  lungo termine, tale integrazione deve essere intrapresa a livello comunitario; in questo contesto  può rientrare, ad esempio, la prospettiva europea di sviluppo del territorio, prevista per la metà  del 1997. - La Commissione deve provvedere ad incentivare la pianificazione e la gestione integrate per i  progetti e le azioni che maggiormente interessano le risorse di acqua dolce, se essi vengono  avviati e/o finanziati dalla Comunità. - La Commissione deve elaborare raccomandazioni in merito agli strumenti da preparare per la  pianificazione e la gestione, tra le quali possono figurare principi comuni per comparare i metodi  di rappresentazione cartografica e di controllo, criteri per individuare le zone sensibili dal  punto di vista ecologico che necessitano di una protezione supplementare, la concezione delle zone  in cui suddividere il territorio e codici di buona prassi. Vanno inoltre incentivati gli scambi di  informazioni ed esperienze, oltre che la preparazione di progetti di istruzione e formazione e di  programmi di ricerca. LINEA D'AZIONE 2 - ESTRAZIONE DELLE ACQUE DOLCI Un quadro regolamentare razionale per l'estrazione delle acque dolci L'estrazione delle acque in vaste aree urbane, industriali ed agricole e nei centri turistici  supera spesso il ricambio naturale delle acque dolci. Negli Stati membri meridionali il  mantenimento delle quantità è un problema particolarmente grave, sia a livello stagionale che  permanente. Lo sfruttamento eccessivo delle fonti può abbassare le falde freatiche, provocando problemi di  fornitura idrica per gli utilizzatori e l'esaurimento provvisorio o permanente, oppure una grave  riduzione della fornitura idrica per i bacini idrografici: tutto ciò mette in pericolo gli  ecosistemi che dipendono dalle acque sotterranee. Nelle zone costiere e insulari, l'abbassamento  della falda freatica può causare l'intrusione di acqua salmastra e la salinizzazione delle acque  sotterranee. L'abbassamento può inoltre portare alla mobilizzazione, con l'ossidazione delle  sostanze pericolose degli strati che fino a quel momento erano sommersi dalla falda. In alcune  condizioni geologiche, l'abbassamento della falda freatica può causare l'assestamento degli strati,  con eventuali danni agli edifici e agli impianti e altri effetti legati allo sprofondamento del  terreno. Tra le misure previste per compensare la carenza di acque dolci figurano il trasferimento  interregionale di acqua e il ravvenamento artificiale. Il trasferimento da un luogo all'altro di  ingenti volumi di acqua dolce da impiegare come acqua potabile, a scopo di irrigazione o altro può  causare problemi agli ecosistemi nella zona di estrazione o a valle di un corso d'acqua, a causa  del drenaggio della fornitura idrica abituale. Il ravvenamento artificiale delle acque sotterranee  è una prassi comune in alcune regioni degli Stati membri per affrontare i problemi di fornitura  idrica (ad uso potabile). Se tale operazione viene effettuata con acqua di qualità adeguata e  applicando il monitoraggio e il controllo opportuni, si tratta di una tecnica economicamente  vantaggiosa per ricostituire, il livello delle acque sotterranee, in via permanente o temporanea,  sia a livello di quantità che di qualità nelle zone soggette a notevoli variazioni stagionali del  fabbisogno idrico e delle possibilità di ricambio naturale. Il controllo è un elemento fondamentale  per evitare danni irreparabili alle acque sotterranee o agli ecosistemi che dipendono da esse. Obiettivi Grazie alla conoscenza delle risorse disponibili, s'intende garantire un'adeguata gestione  quantitativa delle acque sotterranee e superficiali all'interno del bacino idrografico, ove tali  acque interagiscano tra loro o dipendano le une dalle altre. Occorre inoltre garantire un livello e  una portata minimi delle acque sotterranee, perché ciò consente di mantenere il livello di base  delle acque dei fiumi e dei laghi, necessario a tutelare gli ecosistemi. Al contempo, occorre  evitare l'estrazione intensiva che, a lungo andare, porta allo sfruttamento eccessivo delle acque  sotterranee. Questa linea d'azione intende inoltre incentivare l'adozione di una politica che consenta il  risparmio di acqua dolce, al fine di limitarne al massimo l'estrazione, e stabilire le priorità più  consone per favorire il risparmio idrico, il riutilizzo e pratiche responsabili per l'impiego delle  risorse di acqua dolce. Azione a livello degli Stati membri - Gli Stati membri devono preparare carte geografiche e inventari delle risorse idriche  sotterranee, sia a livello nazionale che regionale e locale, onde fornire le informazioni  necessarie ad una gestione integrata. Alcuni Stati membri hanno già fatto passi avanti nella  preparazione delle carte, anche grazie all'informatizzazione, mentre altri hanno iniziato queste  attività solo di recente. Le carte in questione possono essere intese come carte descrittive di  riferimento, come quelle idrogeologiche, o come carte derivate con obiettivi particolari, come la  produttività dei bacini idrografici, la vulnerabilità, l'individuazione delle interazioni con le  acque di superficie, gli scarichi nei corsi d'acqua o nei laghi e altro. - Occorre istituire un opportuno sistema di autorizzazione, cui eventualmente applicare norme  generali, per l'estrazione delle acque dolci, destinato a tutti gli utilizzi delle stesse:  domestico, industriale, agricolo e per le attività ricreative. Tale sistema di autorizzazione dovrà  essere applicato a tutte le principali attività di estrazione che superino una soglia prefissata,  tenendo conto delle risorse disponibili, dei potenziali conflitti d'interesse tra gli utilizzatori,  del fabbisogno idrico degli ecosistemi, ecc. Le autorizzazioni verranno riesaminate ed  eventualmente modificate. Nelle regioni con forti precipitazioni annue e con una buona  disponibilità di acque dolci, sarà possibile applicare norme generali flessibili, a condizione che  si adottino misure di tutela per evitare danni irreversibili agli ecosistemi alimentati dalle acque  in questione. - Ove opportuno, il sistema di autorizzazione dovrà riguardare anche il trasferimento  interregionale di notevoli quantitativi di acqua, perché il numero dei potenziali utilizzatori e  gli eventuali conflitti di interesse possono causare problemi particolari. Occorrerà inoltre  eseguire una valutazione adeguata dell'impatto ambientale nella zona in cui avviene l'estrazione,  per evitare di compromettere la ricostituzione delle acque sotterranee nell'area in cui esse si  formano. - Particolare attenzione merita la pianificazione globale degli utilizzi delle acque che provengono  da bacini idrografici e acquiferi che attraversano vari confini amministrativi: in altri termini,  sarà necessario gestire le acque prendendo come riferimento il bacino idrografico. Per rilasciare  le autorizzazioni sarà necessario tenere in massima considerazione gli interessi degli utilizzatori  e degli ecosistemi situati a valle del punto di estrazione. - Per ridurre al minimo l'estrazione delle acque dolci, in particolare nelle zone che soffrono di  carenze idriche, sarà necessario incentivare il risparmio delle risorse idriche e il ricorso a  pratiche responsabili: tra le misure possibili, si possono citare raccomandazioni in merito a nuove  pratiche di irrigazione, il rinnovamento dei sistemi di distribuzione per ridurre le perdite e la  differenziazione dell'acqua in funzione degli utilizzi previsti, l'installazione di contatori e  infine il ricorso a strumenti economici come un'adeguata definizione dei prezzi e incentivi fiscali  atti a promuovere un uso efficiente delle acque. Si deve inoltre favorire lo sviluppo di nuovi  processi basati sulle nuove tecnologie pulite e sulle migliori tecniche disponibili e le  possibilità di riutilizzo dell'acqua, come previsto, ad esempio, dalla direttiva 91/271/CEE del  Consiglio concernente il trattamento delle acque reflue urbane. - Il ravvenamento artificiale deve avvenire in base ad un sistema di autorizzazione che garantisca  un opportuno controllo dell'operazione. Sono inoltre necessarie norme per la valutazione  dell'impatto ambientale eventualmente causato dal ravvenamento e per il monitoraggio e il controllo  della qualità; esse devono essere formulate con la prospettiva di ricorrere alle migliori tecniche  disponibili e alle migliori prassi ambientali. Azione a livello comunitario - Per far fronte alle pressioni sempre crescenti esercitate sulle risorse di acque dolci esistenti  è necessario elaborare un quadro giuridico che fissi i requisiti minimi applicabili all'estrazione  delle acque in questione; tale quadro deve garantire che l'estrazione avvenga presso la fonte più  adeguata e nel momento più opportuno. In questo senso, occorrerà tener conto della disponibilità di  acque sotterranee e superficiali, delle fluttuazioni stagionali e delle caratteristiche di  ricostituzione naturale, oltre che di ogni eventuale interazione e interdipendenza naturale tra  queste acque. La futura direttiva quadro sulle risorse idriche dovrà istituire la necessità di  controllare la produzione delle acque dolci a partire da quelle sotterranee e superficiali, tenendo  conto della disponibilità e dei requisiti di qualità nell'ambito dei rispettivi bacini idrografici.  Per garantire una qualità elevata delle acque, occorre tener conto anche della legislazione  comunitaria in materia di trattamento delle acque reflue urbane e il controllo delle fonti  d'inquinamento diffuse e puntuali. LINEA D'AZIONE 3 - FONTI D'INQUINAMENTO DIFFUSE Le sfide ambientali poste dalle fonti d'inquinamento diffuse Le fonti diffuse sono tali se presentano un'intensità alquanto bassa per area unitaria, anche se  provengono da superfici molto vaste. Data la loro natura, pertanto, è spesso difficile individuare  le singole fonti inquinanti, soprattutto nel caso dell'inquinamento delle acque sotterranee, dove  il tempo intercorso tra l'uso o l'emissione delle sostanze inquinanti e la possibilità di rilevarne  la presenza può raggiungere anche vari decenni. Per questo motivo, sarebbe più opportuno  privilegiare un approccio più generale per l'eliminazione o la riduzione dei rischi per le acque  dolci, e le misure correttive dovrebbero, in generale, riguardare le pratiche che determinano  l'impiego delle sostanze inquinanti in questione. Le fonti d'inquinamento diffuse che minacciano le acque sotterranee e superficiali sono legate alle  attività agricole e industriali, al traffico e all'urbanizzazione, ed agiscono sia a livello locale  che a distanza, depositandosi con le precipitazioni atmosferiche. Grazie ad un controllo più  sistematico realizzato di recente negli Stati membri, si è potuta dimostrare una presenza molto  diffusa di nitrati e di alcuni prodotti fitosanitari in tutti gli Stati membri, a riprova della  seria minaccia che essi rappresentano per la qualità delle acque sotterranee destinate al consumo  umano e per la qualità ecologica delle acque dolci in generale. L'impiego dei prodotti fitosanitari  e dei biocidi lungo le linee ferroviarie, le strade, presso zone di campeggio e altrove è un altro  esempio di fonti diffuse che desta preoccupazione, visto l'utilizzo intensivo che ne viene fatto. Anche la concentrazione delle attività di allevamento di bestiame ha creato problemi alle acque  dolci, a causa della lisciviazione dei nitrati. L'impiego intensivo di concime organico e di  fertilizzanti chimici in agricoltura ha portato all'eutrofizzazione delle acque dolci e minaccia la  qualità di quelle sotterranee. D'altro lato, l'uso intensivo di alcuni prodotti fitosanitari in  agricoltura e in selvicoltura ha contaminato le acque sotterranee e superficiali, a tal punto da  creare preoccupazione in vari Stati membri. Infine, la diffusione in costante aumento dei fanghi di  depurazione nei terreni agricoli e non, come soluzione per smaltire quantità sempre maggiori di  fanghi prodotti dagli impianti di trattamento delle acque reflue, aumenterà l'impatto ambientale  delle fonti d'inquinamento diffuse. Le emissioni provenienti dall'industria, dal traffico, dagli impianti di riscaldamento e di  combustione e da altri impianti che immettono nell'atmosfera composti quali gli ossidi di azoto, il  biossido di zolfo e altri gas, vengono trasportate su lunghe distanze e quindi si depositano,  aumentando il rischio di inquinamento delle acque sotterranee e causando o aggravando il problema  dell'eutrofizzazione e dell'acidificazione delle acque dolci, sia direttamente che indirettamente,  attraverso il suolo. Anche il deposito, attraverso l'atmosfera, dell'ammoniaca che evapora dal  concime prodotto negli allevamenti intensivi di bestiame contribuisce all'eutrofizzazione delle  acque dolci. Infine, è dimostrato che i prodotti fitosanitari e i biocidi presenti nell'atmosfera  si depositano attraverso la pioggia. Obiettivi L'obiettivo principale è quello di ridurre e, ove possibile, evitare i rischi legati alle fonti  diffuse: ciò consentirebbe di mantenere o migliorare l'attuale qualità delle acque sotterranee,  incentivando il passaggio ad una pianificazione territoriale che rispetti l'ambiente. Nell'ambito  di questo obiettivo generale di protezione, occorre dare la massima priorità alla riduzione delle  pressioni esercitate sull'ambiente dalle suddette fonti diffuse, visto che gran parte delle acque  sotterranee si trova e si forma nelle zone rurali caratterizzate da attività agricole, silvicole e  naturali, in generale, ove le fonti diffuse costituiscono i rischi maggiori. Un altro obiettivo è la creazione di un quadro comunitario che consenta di predisporre codici di  buona prassi per l'utilizzo sostenibile delle sostanze che rappresentano o che, a seguito di un uso  inadeguato, potrebbero rappresentare un rischio per la qualità delle acque dolci; in questo senso,  si può sviluppare ulteriormente una strategia integrata per l'impiego sostenibile dei prodotti  fitosanitari, ivi comprese disposizioni più precise sulla distribuzione e sulla vendita dei  prodotti in questione e la limitazione o la sostituzione dei prodotti fitosanitari più pericolosi,  realizzando così gli obiettivi fissati nel Quinto programma d'azione in materia di ambiente. Questi  interventi devono tener conto delle diverse pratiche e condizioni che caratterizzano le varie  regioni della Comunità e sono diretti in particolare all'impiego dei biocidi, dei prodotti  fitosanitari e dei fertilizzanti. LINEA D'AZIONE 3.1 - SVILUPPO DI UNA POLITICA PER UN'AGRICOLTURA SOSTENIBILE SOTTO IL PROFILO  AMBIENTALE Da un punto di vista strategico, alleviare le pressioni ambientali esercitate dalle attività svolte  nelle zone rurali deve essere un intervento altamente prioritario. I rischi per le acque  sotterranee delle zone rurali derivano essenzialmente dalle attività agricole con la lisciviazione  dei nitrati contenuti nei concimi organici e in altri fertilizzanti e con la lisciviazione dei  prodotti fitosanitari e dei biocidi. Tali rischi, che hanno ripercussioni anche sulla qualità delle  acque superficiali, si attenueranno sul lungo termine solo se si passerà ad un tipo di agricoltura  sostenibile: per questo, le pratiche agricole devono essere concepite come un elemento strategico  nell'ambito della protezione della qualità delle acque sotterranee e superficiali. Poiché la politica agricola è di competenza esclusiva della Comunità, occorre garantire che le  azioni incentivino cambiamenti a livello comunitario, per elaborare il necessario contesto che  consenta agli Stati membri di intervenire. Dopo la revisione della PAC nel 1992 sono stati creati nuovi strumenti di gestione del mercato  agricolo e di sviluppo rurale: - regolamento (CEE) n. 1765/92 del Consiglio (), che subordina il pagamento delle compensazioni  all'obbligo di messa a riposo del terreno agricolo; - regolamento (CEE) n. 2078/92 del Consiglio (), che incentiva l'introduzione volontaria di metodi  di produzione più compatibili con le esigenze ambientali; - regolamento (CEE) n. 2080/92 del Consiglio (), che incentiva il rimboschimento dei terreni  agricoli; - revisione, nel 1993, del regolamento (CEE) n. 2052/88 del Consiglio (), per i fondi strutturali,  che istituisce la valutazione della situazione ambientale nelle regioni interessate; - la PAC prevede inoltre strumenti non finanziari che potrebbero contribuire a migliorare la  qualità dell'ambiente idrico; tra questi, si ricorda il regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio  (), che istituisce pratiche biologiche di produzione dei raccolti; - regolamenti (CEE) n. 125/93 del Consiglio () e (CE) n. 3611/93 del Consiglio (), che introducono  disposizioni che contemplano considerazioni di protezione ambientale nei sistemi di incentivi  istituiti per i produttori bovini. È ancora prematuro fare una valutazione definitiva di queste prime, ma incoraggianti, azioni che  dovrebbero portare a un'agricoltura più rispettosa dell'ambiente, ma dai primi risultati emerge già  l'influenza positiva che esse esercitano; è innegabile, inoltre, che altri passi verso la  sostenibilità servirebbero a ridurre gli effetti negativi sulla qualità delle acque dolci. Inserire le esigenze ambientali nelle pratiche agricole, per indirizzare la politica del settore  verso la sostenibilità al momento dei futuri sviluppi della PAC, non contribuirebbe soltanto a  proteggere le acque dolci ma apporterebbe benefici anche ad una serie più vasta di obiettivi  ambientali, senza dimenticare le conseguenze per la realizzazione degli obiettivi più ampi di  natura socio-economica. Azione a livello degli Stati membri e della Comunità Per quanto riguarda i futuri sviluppi della politica agricola comune, inserire altri aspetti  ambientali nell'ambito della pratica agricola dovrebbe significare adottare misure specifiche e  destinate alla protezione dell'ambiente, comprese le acque dolci. Attualmente, provvedimenti di  questo genere riguardano solo una parte del bilancio agricolo: è dunque necessario sondare tutte le  possibilità di estendere notevolmente le misure agro-ambientali nell'ambito della PAC. - Occorre valutare tutte le possibilità e le strategie tese a ridurre l'impatto delle fonti  d'inquinamento diffuse, quali i nitrati e i prodotti fitosanitari. Tra le altre misure si devono  inserire anche strumenti economici, eventualmente sotto forma di ulteriori incentivi che promuovano  un'attività agricola sostenibile e non nociva per l'ambiente. Non va inoltre sottovalutato il  ricorso al principio dell'inglobamento dei costi ambientali all'interno dell'impresa, con l'ausilio  di misure fiscali legate al consumo dei fertilizzanti chimici e dei prodotti fitosanitari,  all'impiego eccessivo di concimi organici prodotti dall'allevamento del bestiame, ecc. Occorre  inoltre valutare la possibilità di attuare tali strumenti, compresa l'eventualità di attuare  strumenti economici a livello comunitario, per evitare distorsioni della concorrenza. - Vari regolamenti del Consiglio prevedono la possibilità di incentivare ulteriormente pratiche  agricole non nocive per l'ambiente. Il primo è il regolamento (CEE) n. 1765/92 del Consiglio, anche se l'obbligo di mettere a riposo i  terreni coltivabili mira essenzialmente a ridurre la sovrapproduzione, mentre le disposizioni in  materia di tutela dell'ambiente sono limitate. Inoltre, in questo contesto la messa a riposo non  significa necessariamente che le terre non vengono più coltivate, ma che possono essere utilizzate  per raccolti non alimentari: è dunque necessario valutare anche l'eventuale impatto ambientale di  questo tipo di produzione. Sarà dunque opportuno studiare condizioni ambientali più precise, basate  su pratiche agricole compatibili con la tutela delle acque e dell'ambiente, ivi compresa l'utilità  di disporre di un quadro comunitario che consenta di gestire adeguatamente la messa a riposo delle  terre sotto il profilo ambientale. Conciliando la necessità di proteggere l'ambiente con l'esigenza  di limitare la produzione agricola dovrebbe essere possibile raggiungere una situazione in cui  vengono tutelati sia gli interessi degli agricoltori che quelli dell'ambiente. Per quanto riguarda  la protezione delle acque dolci, occorre analizzare se la messa a riposo per un breve periodo  presenti solo vantaggi limitati o se addirittura non incrementi la lisciviazione dei nitrati. La messa a riposo per un periodo più lungo o addirittura in via permanente e concentrata in zone  vulnerabili lungo le rive dei fiumi e in aree ove sono presenti acque sotterranee destinate, nel  presente o in futuro, all'utilizzo domestico, dovrebbe essere un'utile soluzione per la protezione  delle risorse idriche. Il pagamento delle compensazioni dovrebbe basarsi sulle rese dei raccolti  che rispettano codici di buona prassi agricola, quali l'impiego di concimi organici, di  fertilizzanti chimici e di prodotti fitosanitari secondo modalità compatibili con la protezione  delle acque e della natura «conformità incrociata»). Il regolamento (CEE) n. 2078/92 del Consiglio («agro-ambientale») prevede incentivi per ridurre  l'impiego di fertilizzanti e di fitosanitari, anche nell'agricoltura biologica, destinati ad una  produzione agricola e animale estensiva, e per la messa a riposo volontaria di zone agricole sul  lungo termine: tutto questo favorisce anche la protezione delle acque dolci. È dunque opportuno  valutare la possibilità di estendere le misure «agro-ambientali» previste dal regolamento in  questione. È inoltre indispensabile disporre di altre strutture nazionali e locali che favoriscano  l'attuazione efficace del regolamento. Non va infine dimenticata la necessità di un controllo  adeguato, per verificare che quest'azione contribuisca effettivamente a migliorare la qualità  dell'acqua. Il regolamento (CEE) n. 2080/92 del Consiglio fissa incentivi per il rimboschimento dei terreni  agricoli. Il rimboschimento può avere effetti positivi o negativi rilevanti sulla qualità delle  acque sotterranee, in funzione del tipo e dell'ubicazione del bosco o della foresta, del tipo di  vegetazione presente, delle caratteristiche del suolo e di altri fattori geologici o climatici. La  piantagione di adeguate specie autoctone può servire a migliorare la qualità e a regolare la  fornitura di acque sotterranee, oltre che incentivare la biodiversità. L'impiego di fertilizzanti e  di pesticidi e la diffusione dei fanghi di depurazione in selvicoltura può danneggiare le risorse  idriche sotterranee, senza dimenticare il potenziale impatto sulle acque sotterranee. Va infine  esaminata la possibilità di estendere le misure previste dal regolamento, a favore del  rimboschimento a lungo termine. Il regolamento (CEE) n. 2052/88 () sui fondi strutturali è stato modificato nel 1993: la  diversificazione e il riorientamento delle attività agricole svolgono un ruolo centrale nei  programmi e nelle azioni di sviluppo rurale sostenuti con i suddetti fondi (obiettivi n. 1, 5a e  5b). Affinché tali programmi possano contribuire sensibilmente alla protezione dell'ambiente  idrico, le autorità ambientali devono essere coinvolte nella definizione e applicazione dei  progetti riguardanti i principali temi ambientali. L'impatto ambientale dei programmi e dei  progetti in questione deve essere valutato in anticipo e verificato dopo l'attuazione: ciò richiede  un quadro comunitario e strutture funzionanti a livello nazionale e locale, che permettano di  coordinare le misure previste con le azioni intraprese nel contesto di altre iniziative, come  quelle istituite dal regolamento (CEE) n. 2078/92. Quando si tratterà di predisporre i  provvedimenti dopo il 1999, sarà necessario rafforzare la dimensione ambientale dei fondi  strutturali. Il regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio ha fissato criteri per l'agricoltura biologica:  questo tipo di coltivazioni evita o riduce notevolmente l'impiego di fertilizzanti chimici,  incentivando il ricorso ai fertilizzanti organici. Per quanto riguarda il problema della  lisciviazione dei nitrati nell'ambiente, è necessaria cautela anche con l'utilizzo di questi ultimi  nell'agricoltura biologica. Il regolamento riguarda unicamente le colture, ma solo finché la  Commissione non avrà ultimato i lavori su una proposta che estenda il campo di applicazione anche  alla produzione animale. L'agricoltura biologica non è stata esclusa dalle regole generali di messa  a riposo previste dal regolamento (CEE) n. 1765/92, rientrante nella revisione della PAC del 1992.  Tenuto conto del fatto che l'agricoltura biologica rispetta l'ambiente, ed in particolare evita  l'impiego di prodotti fitosanitari, si dovrebbe prevedere una deroga in tal senso. Azione a livello comunitario - La Comunità deve svolgere un ruolo di primo piano per incentivare e agevolare l'applicazione di  codici di buona prassi agricola al fine di garantire un utilizzo di fitosanitari e fertilizzanti  chimici e organici compatibile con l'ambiente; in quest'ottica, deve assicurare lo scambio di  esperienze ed informazioni tra gli Stati membri. LINEA D'AZIONE 3.2 - LE SFIDE AMBIENTALI POSTE DAI NITRATI E DALLE EMISSIONI DI ALTRI MINERALI In alcune zone della Comunità aumenta la concentrazione dei nitrati presenti nelle acque  sotterranee e superficiali, con conseguenti danni per la qualità dell'acqua potabile: i valori  limite vengono infatti raggiunti e superati sempre più spesso. Concentrazioni anche inferiori a  quelle ritenute pericolose per la salute umana possono causare fenomeni di eutrofizzazione che si  rivelano dannosi per la vita animale e vegetale e per la natura nel suo complesso, soprattutto  nelle zone riceventi della Comunità, come il Mare del Nord o il Mar Baltico. Azione a livello degli Stati membri - Le concentrazioni dei concimi e dei fertilizzanti nelle acque sotterranee devono essere  accuratamente controllate e valutate, per consentire agli Stati membri di seguire l'andamento della  qualità dei bacini idrografici e soprattutto per individuare tempestivamente i primi segni di  deterioramento ed eutrofizzazione. - L'attuazione della direttiva 91/676/CEE del Consiglio relativa alla protezione delle acque  dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole deve costituire uno degli  elementi principali delle azioni in materia di nitrati. Non vanno inoltre dimenticati altri fattori  responsabili dell'eutrofizzazione, come il ruolo delle precipitazioni atmosferiche. Questo tipo di  fonti inquinanti viene trattato nell'ambito della linea d'azione 4 sulle fonti puntuali. - Per mantenere la qualità delle acque sotterranee non ancora inquinate, per prevenire un ulteriore  inquinamento e ripristinare, ove necessario, le acque già inquinante, è necessaria un'azione  preventiva che riduca al minimo le concentrazioni nelle zone in cui le acque dolci ne contengono  meno di 50 mg/l, come stabilito dai criteri di designazione delle zone vulnerabili di cui alla  direttiva sui nitrati. Per quanto riguarda il ripristino della qualità, l'obiettivo minimo dovrebbe  essere di garantire uno standard almeno analogo a quello applicabile alle acque potabili. Le  priorità devono comunque essere fissate in base a scadenze e possibilità di realizzazione  realistiche. - È necessario vagliare tutte le opzioni applicabili, tra cui l'impiego di strumenti economici atti  a ridurre l'impiego di concimi o fertilizzanti chimici al minimo necessario per la produzione  alimentare e compatibilmente con la tutela dell'ambiente e della qualità delle acque dolci. Vanno  apportati i necessari cambiamenti ai modelli di pianificazione del territorio agricolo, inclusi  programmi di rotazione delle colture che evitino una concentrazione eccessiva di nitrati nelle  acque sotterranee o superficiali e in altre zone vulnerabili dal punto di vista ambientale. Il  bilancio tra apporto e rilascio di azoto dovrebbe garantire che le emissioni nell'ambiente  rimangano entro limiti accettabili; tali emissioni devono essere almeno compatibili con i criteri  di conformità applicati alle acque potabili e non devono essere fonte di eutrofizzazione nelle  acque in cui confluiscono. Ciò potrebbe comportare l'introduzione di sistemi di «contabilità» di  tali apporti ed emissioni, oltre che di altre misure che consentano di valutare e controllare tale  bilancio. In questo modo verrebbe ridotto sensibilmente anche il rischio di inquinamento da  fosfati, poiché questi vengono spesso impiegati come parte integrante dei fertilizzanti e sono  contenuti nei concimi. - Le azioni intraprese devono incentrarsi sull'elaborazione di codici di buona prassi agricola per  una produzione compatibile con l'ambiente; in linea con ciò, sono necessarie misure atte a  verificare la conformità ai suddetti codici. Poiché in alcune regioni la conformità, in sé,  potrebbe rivelarsi insufficiente a raggiungere gli obiettivi fissati, si potrebbero preparare  misure di più ampia portata, che garantiscano sempre una produzione compatibile con l'ambiente. In  quest'ambito, si dovrà valutare la possibilità di ricorrere al principio della conformità  incrociata; infine, per evitare distorsioni della concorrenza e creare situazioni che beneficino  sia l'ambiente che gli agricoltori, sarà opportuno studiare strategie di compensazione per questi  ultimi. Azione a livello comunitario - La Commissione deve provvedere a verificare da vicino i progressi registrati per quanto riguarda  l'attuazione della direttiva 91/676/CEE del Consiglio sui nitrati, attualmente in corso negli Stati  membri. - La Commissione deve esaminare le varie possibilità di garantire l'ulteriore sviluppo della  politica agricola nel senso della sostenibilità. Al fine di impiegare i fertilizzanti in maniera  non nociva per l'ambiente, sarà opportuno prevedere l'aumento del bilancio destinato alle misure  ambientali mirate e l'introduzione di requisiti ambientali espliciti nell'ambito del regolamento  sulla messa a riposo in generale. LINEA D'AZIONE 3.3 - LE SFIDE AMBIENTALI POSTE DAI PRODOTTI FITOSANITARI E DAI BIOCIDI I prodotti fitosanitari e i biocidi hanno un uso diffuso in agricoltura e selvicoltura,  nell'industria, lungo le linee di traffico, sul suolo pubblico e a livello domestico. Viste le  diversità geologiche e climatiche e le diverse abitudini, l'impiego di questi prodotti varia  notevolmente da una regione all'altra della Comunità. Il monitoraggio della qualità delle acque dolci ha messo in luce che, in un numero sempre maggiore  di casi, le concentrazioni dei prodotti fitosanitari sono superiori ai valori limite fissati per le  acque destinate al consumo umano: ciò rappresenta una minaccia per la qualità delle acque  sotterranee e superficiali e pone potenzialmente un rischio per la salute umana, in funzione delle  fonti di fornitura di acque dolce e del tipo di ingredienti attivi. Per quanto riguarda la protezione delle acque sotterranee, i prodotti fitosanitari e i biocidi sono  altamente mobili, presentano una forte solubilità in acqua e una notevole persistenza e ciò  rappresenta la principale fonte di preoccupazione, vista la possibilità di lisciviazione in queste  acque. L'attenzione può variare da regione a regione, in quanto la lisciviazione effettiva  dipenderà da molti parametri legati alle modalità d'uso, alle condizioni climatiche e geologiche,  ecc. Azione a livello degli Stati membri - La qualità delle acque sotterranee deve essere controllata e valutata opportunamente almeno per  quanto riguarda i prodotti più comuni o per quelli di cui è nota o si prevede la lisciviazione  nelle acque sotterranee, al fine di seguire strettamente ogni eventuale aumento della  concentrazione dei prodotti fitosanitari e dei biocidi. I costi di questo controllo complessivo  potrebbero essere elevati: per questo, l'attività potrebbe essere limitata a zone mirate  particolarmente vulnerabili per le attività specifiche che vi vengono svolte, ad esempio nel  settore agricolo o industriale, e che comportano un elevato utilizzo di prodotti fitosanitari, per  l'impiego di prodotti specifici, per le precipitazioni elevate, o ancora per la presenza di terreni  sabbiosi o di bacini idrici sotterranei di particolare importanza. La registrazione degli usi può  essere considerata uno strumento per orientare l'attività di controllo. - Occorre un sistema di indicatori per verificare l'impatto ambientale dei prodotti fitosanitari.  Al momento attuale non esiste alcun parametro in grado di fornire un quadro completo dell'impatto  ambientale dei prodotti fitosanitari; fino a quando non saranno elaborati indicatori di questo  tipo, la verifica potrebbe basarsi su altri indicatori, come la frequenza del trattamento e la  quantità di prodotto venduto, le dosi per ettaro, la tossicità per le persone e/o per l'ambiente,  la mobilità, la solubilità e le caratteristiche bioaccumulative. Un'attenzione speciale meritano i  prodotti fitosanitari nuovi che possano avere un impatto ambientale o tossicologico anche a  concentrazioni inferiori agli attuali valori limite applicabili alle acque destinate al consumo  umano. - Si devono elaborare e applicare codici di buona prassi agricola e silvicola per quanto riguarda  l'uso dei prodotti fitosanitari e dei biocidi: essi devono garantire la protezione di tutte le  acque dolci ed eventualmente tener conto dei requisiti di carattere locale e settoriale. - La direttiva 91/414/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, relativa all'immissione in commercio  dei prodotti fitosanitari (), ha introdotto una definizione di lotta integrata, valida su scala  comunitaria, da cui si potrebbe partire per l'ulteriore preparazione di codici di buona prassi e  che potrebbe essere un elemento importante per l'elaborazione dei programmi di riduzione dei  prodotti in questione. - A integrazione della suddetta direttiva, alcuni Stati membri hanno istituito programmi per  limitare l'impiego dei prodotti fitosanitari. Sfruttando l'esperienza già acquisita, essi  dovrebbero valutare tutte le soluzioni possibili che garantiscano la realizzazione degli obiettivi  globali di prevenzione dell'inquinamento delle acque sotterranee. Tra i programmi possibili  potrebbe figurare anche la lotta integrata tesa a garantire un impiego strettamente orientato alla  domanda, la formazione professionale, il rilascio di certificati agli utilizzatori professionali,  la registrazione delle applicazioni, una rete di istruttori autorizzati e la prova e l'ispezione  delle attrezzature, obbligatoria o facoltativa, unita ad un rimborso totale o parziale dei costi  sostenuti per le prove o sovvenzioni per la loro realizzazione. La verifica dei progressi  realizzati potrebbe avvenire su base annua, partendo dai risultati del controllo di qualità delle  acque sotterranee e dagli indicatori dei cambiamenti avvenuti nell'utilizzo del prodotto. - Finché una sostanza attiva non è stata inserita nel sistema comunitario di valutazione e riesame  delle sostanze attive di cui alla direttiva 91/414/CEE, gli Stati membri devono vagliare tutte le  soluzioni possibili per valutare e riesaminare le sostanze e i prodotti attivi che possano  presentare un rischio per le acque sotterranee. Saranno riesaminate le autorizzazioni rilasciate ai  prodotti contenenti sostanze attive rinvenute nelle acque sotterranee in concentrazioni superiori  ai valori limite fissati per le acque potabili, a prescindere dall'uso corretto degli stessi. Anche  per tali prodotti gli Stati membri devono esaminare la possibilità di fissare principi uniformi. - In quest'ambito si può prendere in esame l'impiego di strumenti economici per incentivare il  ricorso a pratiche ragionevoli, l'utilizzo razionale dell'acqua o anche per scorraggiarne  l'impiego. Tali strumenti esistono o vengono presi in considerazione in alcuni Stati membri, tra  cui la Svezia, i Paesi Bassi, la Danimarca e l'Austria. Azione a livello comunitario - La direttiva 91/414/CEE del Consiglio deve costituire il quadro giuridico per la concessione  delle autorizzazioni, tenendo anche conto della protezione idrica. L'allegato VI della direttiva in  questione, che introduce principi uniformi per la valutazione dei prodotti fitosanitari, verrà  istituito con l'adozione di una specifica direttiva del Consiglio. - Servono altre norme e regolamenti ambientali per i prodotti fitosanitari e i biocidi. I  regolamenti sui prodotti fitosanitari devono essere concepiti in modo che, nel caso di un impiego  normale e corretto, i prodotti o i rispettivi residui eventualmente presenti nelle acque  sotterranee non superino le concentrazioni fissate per le acque destinate al consumo umano né  abbiano effetti nocivi sugli ecosistemi alimentati da tali acque. - Occorre mettere in atto un progetto a lungo termine per la valutazione e il riesame delle  sostanze attive impiegate nei prodotti fitosanitari: in quest'ottica, la direttiva 91/414/CEE del  Consiglio fornisce il quadro legislativo per un sistema comunitario di valutazione delle sostanze  attive e dei prodotti fitosanitari e di riesame delle suddette sostanze e prodotti su base  decennale. La valutazione iniziale delle sostanze attive da inserire nel sistema comunitario di cui  all'allegato I della direttiva 91/414/CEE è stata appena avviata. Al fine di proteggere le acque  sotterranee, meritano particolare attenzione i prodotti fitosanitari che presentano una solubilità  in acqua, una mobilità, una persistenza e caratteristiche bioaccumulative elevate. - Occorre ancora sviluppare una strategia integrata per l'impiego sostenibile di prodotti  fitosanitari, ivi comprese disposizioni più dettagliate sulla distribuzione e sulla vendita dei  prodotti in questione, oltre che restrizioni d'uso o sostituzione dei prodotti più pericolosi,  secondo quanto stabilito nel Quinto programma d'azione a favore dell'ambiente. Obiettivi analoghi  devono essere perseguiti anche nel caso dei biocidi. LINEA D'AZIONE 3.4 - LE SFIDE AMBIENTALI POSTE DAI FANGHI DI DEPURAZIONEDopo l'introduzione di impianti di trattamento delle acque reflue urbane, la produzione dei fanghi  di depurazione è in costante aumento. Per far sì che i contenuti dei fanghi vengano utilizzati con  profitto o, in alternativa, eliminati, in alcuni Stati membri questi sono stati impiegati nei  terreni agricoli: ciò consente di riciclare i nitrati e i fosfati in essi contenuti. L'aspetto  inerente alla riduzione dell'inquinamento provocato da acque reflue urbane, fosse settiche, fogne  che perdono, ecc. viene affrontato nella linea d'azione 4, relativa alle fonti d'inquinamento  puntuali. I fanghi di depurazione contengono sostanze pericolose e metalli pesanti in concentrazioni elevate,  mentre il tenore dei nitrati e dei fosfati varia notevolmente nei vari tipi di fanghi: ciò li rende  meno affidabili rispetto ai fertilizzanti chimici ed organici. Se sono impiegati in maniera  scorretta possono creare problemi di inquinamento delle acque sotterranee e superficiali e del  suolo, analogamente a quanto avviene con altri fertilizzanti. Possono pertanto insorgere problemi  di igiene, con eventuali rischi per le acque sotterranee e superficiali, oltre che per la qualità  degli stessi raccolti. Anche il cattivo odore può rappresentare un inconveniente, ad esempio in  prossimità di zone abitate e nelle foreste o nei parchi pubblici. L'impiego dei fanghi in agricoltura è disciplinato dalla direttiva 86/278/CEE del Consiglio, del 12  giugno 1986, concernente la protezione dell'ambiente, in particolare del suolo, nell'utilizzazione  dei fanghi di depurazione in agricoltura (). La direttiva fissa i valori limite minimi delle  concentrazioni dei metalli pesanti e i periodi di applicazione, onde tutelare l'igiene pubblica.  Alcuni Stati membri hanno fissato valori limite più rigidi o valori anche per altri composti  pericolosi o metalli pesanti. Alcuni Stati membri stabiliscono inoltre che l'impiego dei fanghi  debba avere una finalità, ad esempio la concimazione o l'arricchimento del suolo, e non essere solo  una soluzione per eliminare i rifiuti. Attualmente la legislazione comunitaria non disciplina un impiego in un settore diverso  dall'agricoltura. Obiettivo Questa azione intende evitare gli effetti negativi prodotti nelle acque sotterranee dall'impiego  dei fanghi di depurazione, al fine di continuare o incrementare il riciclaggio della materia  organica contenuta nei fanghi applicati nei terreni agricoli o in altri terreni adeguati. Azione a livello degli Stati membri - Si devono valutare tutte le soluzioni possibili per impiegare i fanghi sui terreni in modi più  sicuri per l'ambiente. - Occorre garantire una qualità elevata e costante dei fanghi, con concentrazioni di metalli  pesanti e di altri inquinanti al di sotto dei valori limite: ciò consentirà di impiegarli nei  terreni agricoli per migliorare la struttura del suolo e come fertilizzanti. Ciò dovrebbe  consentire inoltre di riciclare le sostanze nutritive secondo modalità rispettose dell'ambiente.  Nel bilancio globale delle sostanze nutritive occorre tener conto di quelle contenute nei fanghi. - I valori limite e le norme sui contenuti delle sostanze inquinanti e le sostanze nutritive  presenti nei fanghi devono essere riesaminati secondo il caso, per elaborare norme applicabili ad  altri composti, qualora non esistessero. - Devono infine essere fissate norme generali per l'applicazione dei fanghi, ivi comprese opportune  limitazioni all'applicazione in zone protette, le cui risorse idriche sotterranee siano destinate a  scopo potabile. Azione a livello comunitario - La legislazione comunitaria va rivista al fine di adottare e/o attuare misure atte a ridurre al  minimo lo scarico nei sistemi fognari di sostanze pericolose e di metalli pesanti provenienti dagli  impianti domestici e industriali. - I valori limite stabiliti nella direttiva 86/278/CEE, concernente l'utilizzazione dei fanghi di  depurazione, devono essere aggiornati in base all'evoluzione scientifica. - Occorre elaborare metodi per la caratterizzazione dei fanghi di depurazione. In quest'ottica, la  Commissione deve seguire gli studi avviati dal CEN (Comitato europeo di normalizzazione), che  dovrebbero concluderesi nel 1998. LINEA D'AZIONE 4 - CONTROLLO DELL'INQUINAMENTO DA FONTI PUNTUALI, CAUSATO DA ATTIVITÀ E IMPIANTI  CHE POSSONO INFLUENZARE LA QUALITÀ DELLE ACQUE SOTTERRANEE Per fonte puntuale s'intende una fonte d'inquinamento con un'estensione piuttosto limitata e ben  definita nello spazio; è spesso concentrata, con un'elevata intensità di inquinamento per area  unitaria. Per la loro natura, queste fonti sono teoricamente attribuibili ad attività ed impianti  specifici che utilizzano le sostanze inquinanti in questione, anche se, in pratica, è spesso  difficile da dimostrare, qualora le fonti puntuali eventualmente interessate siano molte o  interagiscano tra loro. In via di principio, l'inquinamento da fonte puntuale si può affrontare con  misure che agiscano alla fonte e che impediscano o limitino la diffusione delle sostanze inquinanti  o ne riducano i danni alle acque sotterranee. Le attività che possono causare o indurre l'inquinamento con i loro scarichi ed emissioni sono  molteplici ed estremamente differenziate. Tra quelle più pericolose si possono enumerare: impianti  che utilizzano sostanze potenzialmente inquinanti; sistemi di distribuzione e immagazzinaggio di  petrolio e benzina e serbatoi interrati per il combustibile da riscaldamento; impianti di deposito  per prodotti industriali pericolosi, prodotti chimici ad uso agricolo e concimi provenienti da  allevamenti intensivi di bestiame; attività che scaricano effluenti liquidi o solidi nell'ambiente  (ad esempio, industria cascaria, macelli e cartiere); sistemi urbani che scaricano nell'ambiente  rifiuti di natura liquida o solida, come le fosse settiche, le reti fognarie con perdite, ecc.;  discariche per rifiuti urbani e pericolosi; cimiteri, ivi compresi quelli per animali; cave di  ghiaia, miniere in uso o abbandonate, compresi i terreni di deposito, i rifiuti di lisciviazione e  di drenaggio; i siti industriali abbandonati e altri terreni contaminati. Spesso le attività e gli  impianti in funzione o abbandonati, soprattutto nelle aree urbane e nelle zone industriali, si  trovano su acquiferi che possono avere già subito un grave deterioramento delle acque sotterranee.  L'emissione di ossidi di azoto, biossido di zolfo e altre sostanze nell'atmosfera può provocare un  inquinamento atmosferico transfrontaliero a vasto raggio a causa delle precipitazioni, con la  conseguente acidificazione ed eutrofizzazione delle acque dolci. Obiettivi L'obiettivo principale consiste nel garantire un livello elevato di protezione nel caso di attività  e impianti che producano effluenti liquidi e solidi e/o che rappresentino un rischio potenziale di  inquinamento accidentale delle risorse idriche sotterranee. Un livello di protezione elevato e  generale di tutte le acque sotterranee dovrebbe essere la norma, mentre norme specifiche e  un'attenzione particolare andrebbero riservate ad altre esigenze di protezione, se ciò è richiesto  da una situazione di rischio, sensibilità o vulnerabilità particolarmente elevata o dalla necessità  di proteggere acque sotterranee di particolare importanza. Per ridurre o eliminare il rischio di  inquinamento delle acque dolci favorito dalle precipitazioni, occorre ridurre le emissioni  nell'atmosfera delle sostanze che provocano l'eutrofizzazione e l'acidificazione. Nel caso dei siti contaminati e delle zone in cui le acque sotterranee sono inquinate o a rischio  di inquinamento, come accade per le vecchie discariche e miniere o i siti industriali abbandonati,  è invece opportuno procedere allo smantellamento, al contenimento o, eventualmente, alla bonifica. Azione a livello degli Stati membri - La proposta di direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC) ()  deve fornire i principi globali applicabili a livello comunitario per l'autorizzazione dei  principali impianti ed attività, ivi comprese disposizioni atte a proteggere le acque sotterranee  dall'inquinamento prodotto da fonti puntuali. In questo senso, notevole è stato l'impegno per  attuare ed elaborare più approfonditamente i principi ispiratori dell'approccio in questione. - Occore garantire anche la protezione delle acque in questione contro l'inquinamento causato da  impianti e attività di dimensioni più ridotte («non IPPC»), che possono costituire fonti  d'inquinamento puntuali. Il rilascio delle autorizzazioni deve seguire i principi di trasparenza,  razionalità e prevedibilità evitando sovrapposizioni e duplicazioni. - Un sistema di autorizzazione deve riguardare qualsiasi fonte puntuale costituita da impianti e da  attività che possono avere ripercussioni negative sulla qualità delle acque sotterranee, attraverso  scarichi diretti o indiretti. Nell'ottica della proporzionalità, va sottolineato che la direttiva  sulle acque sotterranee attualmente in vigore prevede una deroga per gli «scarichi nei quali si  constati da parte dell'autorità competente dello Stato membro interessato la presenza ... in  quantità e concentrazione sufficientemente piccole da escludere qualsiasi rischio presente o futuro  di deterioramento della qualità delle acque sotterranee riceventi». Il sistema deve inoltre  dirigersi verso attività che possano rappresentare fonti d'inquinamento puntuale, come gli impianti  industriali e urbani, le discariche, i sistemi di distribuzione e deposito di petrolio, benzina e  altre sostanze e le attività estrattive. Le autorizzazioni allo scarico devono tener conto di tutti  i possibili effetti sugli acquiferi, mentre per gli impianti esse devono richiedere la migliore  progettazione possibile per garantire la tutela delle acque sotterranee. Le autorizzazioni concesse  nell'ambito di questo sistema devono infine prevedere la necessità di smantellare gli impianti o  chiudere le attività in questione, sempre al fine di tutelare le acque sotterranee. - I problemi legati alla lisciviazione, alle fuoriuscite, alle acque di dilavamento inquinate e  altro dovrebbero essere preferibilmente affrontati ricorrendo ad un'attenta progettazione e  pianificazione degli impianti. La salvaguardia dell'ambiente deve essere garantita anche con norme  di omologazione dei vari tipi d'impianti, serbatoi, ecc. Nell'ambito di un sistema di gestione  integrata, tale protezione deve essere parte integrante del sistema generale di pianificazione e  localizzazione. - Occorre vagliare tutte le soluzioni possibili per favorire lo sviluppo e l'impiego di processi di  produzione e procedure rispettosi dell'ambiente, come l'incentivazione delle migliori tecniche  disponibili, le tecnologie pulite, i dispositivi che consentano il risparmio idrico, ecc. - È necessario preparare un inventario delle potenziali fonti puntuali d'inquinamento, da  aggiornare gradualmente e in funzione delle priorità principali. Esso dovrebbe comprendere  strutture e impianti urbani e industriali, terreni industriali e altri terreni contaminati,  discariche, cave di ghiaia, miniere, ecc. Impianti di dimensioni ridotte, come le fosse settiche,  possono essere esclusi, se presentano uno scarso impatto ambientale o se non sono situati in zone  vulnerabili. - Sulla base dell'inventario in questione vengono definite le priorità e attuati i piani di  smantellamento per gli impianti e i siti abbandonati (zone industriali contaminate, miniere,  depositi di immagazzinaggio interrati, discariche, pozzi in disuso, ecc.), in funzione del livello  di rischio, della fattibilità e secondo scadenze realistiche. Ove opportuno, vanno anche adottate  le necessarie misure di contenimento e correttive. - Per tutti i nuovi impianti e siti devono essere forniti orientamenti e procedure di  smantellamento. - È necessario proibire lo scarico diretto di sostanze pericolose negli acquiferi, comprese le  acque reflue urbane e industriali, le acque di dilavamento inquinate, ecc. - È necessario il trattamento obbligatorio di tutte le acque reflue, urbane e domestiche, come  prescritto dalla direttiva 91/271/CEE del Consiglio concernente il trattamento delle acque reflue  urbane; in questo modo verrà accelerata l'esecuzione della direttiva. Nei termini indicati dalla  direttiva in questione può essere definito un programma prioritario e si possono verificare i  benefici del trattamento. - Nel caso delle fosse settiche occorre garantire una capacità sufficiente e un sistema per lo  svuotamento periodico delle stesse. Ove possibile, i rifiuti devono essere trasferiti in un  impianto di trattamento oppure eliminati secondo modalità non nocive per l'ambiente. Va infine  studiata la possibilità di fissare norme per quanto riguarda le apparecchiature cui si applicano le  migliori tecniche disponibili. - Per evitare l'inquinamento delle acque sotterranee è opportuno adottare provvedimenti correttivi  in caso di perdite nei sistemi fognari. - Occorre infine riesaminare le possibili soluzioni di ricorso a strumenti economici, quali ad  esempio imposte e misure fiscali che fungano da incentivo all'inglobamento dei costi ambientali nei  bilanci interni delle imprese, onde ridurre l'inquinamento provocato dallo scarico di effluenti,  così come il ricorso ad accordi volontari. Azione a livello comunitario - Elaborazione, in collaborazione con gli Stati membri, e invio a questi ultimi di dati comparabili  relativi alla fattibilità e all'efficacia dei divieti di scarico di sostanze pericolose nelle acque  sotterranee. - Attività riguardanti disposizioni e norme generali per le apparecchiature di sicurezza e  procedure per gli impianti che manipolano e immagazzinano sostanze pericolose per le acque, in  particolare al fine di utilizzare le migliori tecniche disponibili. Poiché diversità nelle norme,  disposizioni e soprattutto nell'impiego di strumenti economici atti ad inglobare i costi ambientali  nei bilanci interni possono causare una distorsione della concorrenza tra gli Stati membri, sarà  opportuno esaminare l'eventualità di introdurre tali elementi a livello comunitario, purché siano  compatibili con le relative disposizioni contemplate dalle altre politiche comunitarie  interessate. - L'eutrofizzazione e l'acidificazione determinate dalle precipitazioni atmosferiche sono aspetti  che devono essere disciplinati da accordi internazionali. La Comunità deve occuparsi di elaborare,  riesaminare e modificare come meglio conviene le convenzioni e i protocolli internazionali sugli  inquinanti atmosferici transfrontalieri su vasto raggio; la legislazione e le politiche comunitarie  devono garantire un'adeguata attuazione degli accordi in questione. Gli obiettivi di qualità  dell'aria e le norme in materia di emissioni, sia a livello comunitario che degli Stati membri,  devono tener conto delle ripercussioni delle emissioni nell'atmosfera di sostanze che causano  eutrofizzazione e acidificazione, con conseguenze sulla qualità delle acque dolci. Queste  considerazioni valgono anche per i gas di scarico dei veicoli. Nel campo della riduzione delle emissioni provenienti da fonti mobili, ed in particolare le  emissioni degli autoveicoli, esiste già un consistente corpus legislativo. La Commissione sta  preparando proposte che dovrebbero rendere tali norme di emissione ancora più rigide, mentre  prossimamente dovrebbe adottare altre proposte sugli autoveicoli e sui veicoli commerciali leggeri  e pesanti. La Commissione preparerà inoltre direttive derivate su specifici inquinanti atmosferici, come  seguito della direttiva quadro sulla qualità dell'aria (), attualmente all'esame del Consiglio e  del Parlamento. Infine, alla fine del 1996 verrà presentata una proposta in materia di riduzione  del biossido di azoto. A seguito dell'invito del Consiglio del dicembre 1995 (), la Commissione sta elaborando una  strategia comunitaria per il controllo dell'acidificazione, che intende presentare al Consiglio  all'inizio del 1997. PARTE 2 ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA D'AZIONE Ruolo della Commissione - Per garantire l'applicazione di principi comuni in materia di gestione idrica, alla fine del 1996  la Commissione intende presentare una proposta di direttiva quadro sulle risorse idriche, nella  quale fissare le disposizioni di base per la gestione delle acque sotterranee. La direttiva in  questione comprenderà disposizioni sulla protezione delle acque sotterranee e andrà a sostituire la  direttiva in materia di acque sotterranee attualmente in vigore, come illustrato nella  comunicazione sulla politica comunitaria in materia di acque. Essa fisserà infine la necessità di  ridurre l'estrazione delle acque dolci. - La Commissione deve riesaminare ed eventualmente valutare la possibilità di adeguare la  legislazione comunitaria attualmente in vigore agli obiettivi fissati nel presente programma  d'azione. - La Commissione garantirà che la politica idrica venga maggiormente integrata nelle altre  politiche comunitarie, qualora ciò si riveli necessario per la protezione e la gestione delle acque  dolci. Settori quali l'agricoltura e lo sviluppo regionale hanno un notevole impatto sulla  disponibilità e sulla qualità delle risorse idriche sotterranee, e dipendono da esse, e per questo  l'integrazione nella politica agricola comune e nella politica regionale diventa particolarmente  importante. Sulla base della situazione generale delineata nel Quinto programma comunitario di  politica ed azione a favore dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile «Per uno sviluppo durevole  e sostenibile», e secondo quando ribadito nella recente proposta della Commissione relativa alla  revisione del programma in questione, la Commissione s'impegnerà ad integrare ulteriormente la  politica in materia di acque nelle altre politiche comunitarie, ove ciò risulti necessario per la  protezione e la gestione delle acque dolci. Nel presente programma d'azione vengono illustrate  alcune soluzioni possibili che la Commissione potrebbe valutare, soprattutto a livello di politica  agricola. D'altro canto, il programma di ricerca e sviluppo comunitario «Ambiente e clima,  1994-1998» ha riconosciuto l'importanza della ricerca e dello sviluppo per la protezione e la  gestione delle acque: esso infatti dedica uno dei settori di ricerca al perfezionamento e alla  razionalizzazione della futura gestione delle risorse idriche. Le acque sono state considerate un  settore prioritario, che merita un maggiore impegno di ricerca a livello comunitario, anche  nell'ambito della proposta della Commissione in merito al finanziamento complementare del Quarto  programma quadro di RST (). Nel 1996 è stata inoltre creata una task-force speciale per l'ambiente  e le acque. - I progressi a livello di attuazione della legislazione comunitaria in materia di acque dovranno  essere seguiti attentamente, segnatamente per quanto riguarda la direttiva sui nitrati provenienti  da fonti diffuse a la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane: in questo modo se ne  potrà garantire la piena attuazione e funzionamento. - La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, deve elaborare e utilizzare strumenti  economici, accordi facoltativi e altri strumenti non giuridici, e approfondire la ricerca e lo  sviluppo di tecnologie e prassi che comportino un risparmio idrico, oltre che attività di ricerca  in settori quali la cartografia, il monitoraggio o la definizione di vulnerabilità delle acque  sotterranee. - La Commissione fungerà da punto di referimento per l'elaborazione di orientamenti e  raccomandazioni, ad esempio per quanto concerne la formulazione di codici di buona prassi e  l'assistenza nello scambio di informazioni ed esperienze, a seconda dei casi. Programmi d'azione nazionali - Gli Stati membri devono istituire i propri programmi d'azione nazionali, nella piena  considerazione delle condizioni nazionali. - Tali programmi d'azione devono basarsi sui seguenti principi: 1) pianificazione e gestione  integrate; 2) norme per mantenere le risorse idriche sotterranee dal punto di vista quantitativo,  compreso eventualmente un quadro regolamentare per l'estrazione delle acque dolci; 3) misure atte a  proteggere le acque sotterranee contro l'inquinamento da fonti diffuse, compresi codici di buona  prassi e indicazioni sulle misure a più lungo termine destinate a garantire l'ulteriore  integrazione degli aspetti legati alla protezione e alla gestione idrica, in particolare a livello  di pratiche agricole; 4) strumenti per la riduzione delle emissioni e degli scarichi da fonti  puntuali, compreso un quadro regolamentare. Non bisogna infine sottovalutare l'importanza di  incentivare processi di produzione e procedure respettosi dell'ambiente. - I programmi d'azione nazionali devono essere preparati nell'ottica di una compatibilità, sul  lungo periodo, con un approccio fondato sulla gestione dei bacini idrografici. - I programmi d'azione nazionali devono infine specificare le modalità e i tempi di adozione delle  misure e, per quanto riguarda gli aspetti di natura transfrontaliera, devono indicare i  provvedimenti da adottare a livello nazionale e quelli che invece si inseriscono nella prospettiva  più ampia della gestione di bacini idrografici transfrontalieri. I programmi d'azione nazionali devono presentare i seguenti elementi: - Cartografia e caratterizzazione dei sistemi idrici sotterranei. - Controllo inteso a fornire informazioni sullo sviluppo dell'aspetto quantitativo e qualitativo  delle risorse idriche sotterranee. - Presentazione di relazioni periodiche per seguire i progressi registrati nel settore della  cartografia e del controllo. - Riesame della situazione del settore idrico e adeguamento delle strutture amministrative e della  legislazione, ivi compresi gli strumenti per la valutazione delle future tendenze nel fabbisogno di  acque dolci. - Integrazione della protezione e della gestione delle acque sotterranee nell'ambito della  pianificazione territoriale, compresa la realizzazione di una suddivisione in zone delle aree  vulnerabili o di altre zone importanti. - Preparazione di inventari delle fonti puntuali e delle acque sotterranee e del suolo inquinati;  definizione delle priorità in merito allo smantellamento, contenimento e rettifica di impianti,  siti inquinati e acque sotterranee. - Sistema regolamentare completo e regole in materia di estrazione delle acque dolci e di attività  e strutture che possono inquinare le acque sotterranee. - Incentivo allo sviluppo e all'impiego di processi di produzione e procedure non nocivi per  l'ambiente, quali le migliori tecniche disponibili, le tecnologie pulite, dispositivi per il  risparmio idrico, ecc. - Riesame e applicazione di strategie e misure volte a ridurre l'inquinamento da fonti diffuse,  compresa la preparazione di codici di buona prassi. - Introduzione di misure atte a promuovere il risparmio idrico, il riutilizzo e l'uso sostenibile  di risorse d'acqua dolce ed, eventualmente, riduzione del consumo idrico. - Soluzioni per l'uso di strumenti economici, inclusi quelli di natura fiscale. - Progetti per l'informazione e la partecipazione dell'opinione pubblica, ed in particolare di  gruppi specifici di utilizzatori, al momento della preparazione e dell'applicazione dei programmi  d'azione nazionali. - Scadenzario per l'attuazione dei programmi d'azione nazionali. PARTE 3 RIESAME DEI PROGRESSI REALIZZATI PER L'ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA D'AZIONE Riesame dei progressi realizzati a livello di attuazione - A livello pratico, l'attuazione va vista come un processo continuo, con l'adozione di iniziative  a breve, medio e lungo periodo, in funzione della rispettiva natura, ruolo ed importanza; in  quest'ottica è necessario pertanto fissare al più presto i tempi di attuazione dei programmi  d'azione nazionali. I tipi di azione varieranno da uno Stato membro all'altro in base allo stato  ambientale delle acque sotterranee, alle condizioni regionali e locali, alle strutture giuridiche e  amministrative esistenti e alle misure già adottate o approvate. - Gli Stati membri devono preparare al più presto programmi d'azione nazionali e fissare le  scadenze per l'elaborazione delle azioni che ne conseguono, in base alla situazione nazionale,  regionale o locale; l'anno 2000 deve tuttavia essere, nel complesso, la data cui mirare per la  messa in atto di programmi d'azione nazionali operativi. Occorre prevedere una valutazione delle  azioni realizzate, un riesame dei tempi e i necessari adeguamenti, oltre che fissare dei punti di  controllo per seguire l'andamento dei programmi. - Alcune misure si prolungheranno oltre l'anno 2000 o saranno adottate dopo tale data: esse  serviranno a garantire l'applicazione della strategia nel lungo periodo e, a tal fine, dovranno  essere descritte nei particolari e corredate di scadenzari adeguati. Tra le prime iniziative  dovranno figurare azioni a breve termine, come la realizzazione della cartografia, il controllo, il  riesame e il perfezionamento delle strutture amministrative e legislative e il funzionamento del  settore idrico, la designazione delle aree vulnerabili e delle altre zone importanti da proteggere,  l'istituzione di sistemi di autorizzazione e l'incentivazione del risparmio idrico. - Le azioni a più lungo termine richiedono una maggiore preparazione o dipendono dalla valutazione  della situazione delle acque sotterranee sulla base dei risultati della cartografia e del  monitoraggio e di altri elementi. Queste considerazioni si applicano, ad esempio, all'integrazione  della protezione delle acque dolci in generale nel contesto di una pianificazione spaziale e della  pianificazione territoriale, dell'istituzione di strutture amministrative intersettoriali,  dell'elaborazione di inventari delle fonti puntuali, della definizione delle priorità per lo  smantellamento e il ripristino, ecc. Le attività di smantellamento e di ripristino continueranno  probabilmente nel XXI secolo, secondo un approccio graduale e seguendo una scala di priorità. - Periodicamente occorre valutare i progressi e i risultati ottenuti negli Stati membri. Il 2000  potrebbe essere una scadenza adeguata per la prima valutazione globale. Gli Stati membri devono  presentare una relazione alla Commissione in merito ai progressi realizzati nell'ambito dei  programmi d'azione nazionali, onde consentire uno scambio di esperienze. - L'esame dei progressi complessivi ottenuti a livello comunitario deve avvenire a scadenze  periodiche. Il primo di essi, effettuato dalla Commissione e fondato sulla valutazione realizzata  dagli Stati membri e sui rapporti sullo stato ambientale delle acque sotterranee presentati  dall'Agenzia europea dell'ambiente e da Eurostat, deve essere immediatamente successivo alla  valutazione degli Stati membri dell'anno 2000. () GU n. L 375 del 31. 12. 1991, pag. 1.  () GU n. L 135 del 30. 5. 1991, pag. 40.  () GU n. L 103 del 25. 4. 1979, pag. 1.  () GU n. L 206 del 22. 7. 1992, pag. 7.  () GU n. L 181 dell'1. 7. 1992, pag. 12.  () GU n. L 215 del 30. 7. 1992, pag. 85.  () GU n. L 215 del 30. 7. 1992, pag. 96.  () GU n. L 193 del 31. 7. 1993.  () GU n. L 198 del 22. 7. 1991, pag. 1.  () GU n. L 18 del 27. 1. 1993, pag. 1.  () GU n. L 328 del 29. 12. 1993, pag. 7.  () GU n. L 185 del 15. 7. 1988, pag. 9.  () GU n. L 230 del 19. 8. 1991, pag. 1.  () GU n. L 181 del 4. 7. 1986, pag. 6.  () GU n. C 311 del 17. 11. 1993, pag. 6.