CELEX: 62003TJ0204
Language: it
Date: 2006-09-27
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) del 27 settembre 2006. # Haladjian Frères SA contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Artt. 81 CE e 82 CE - Distribuzione di pezzi di ricambio - Importazioni parallele - Denuncia - Decisione di rigetto. # Causa T-204/03.

Causa T‑204/03
      Haladjian Frères SA
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Art. 81 CE — Art. 82 CE — Distribuzione di pezzi di ricambio — Importazioni parallele — Denuncia — Decisione di rigetto»
      Massime della sentenza
      1.      Concorrenza — Procedimento amministrativo — Esame delle denunce 
      (Regolamento del Consiglio n. 17; regolamento della Commissione n. 2842/98)
      2.      Concorrenza — Procedimento amministrativo — Esame delle denunce — Obblighi della Commissione 
      (Artt. 81 CE e 82 CE)
      3.      Ricorso di annullamento — Decisione della Commissione che necessita di una valutazione economica complessa
      (Atrt. 81 CE, 82 CE e 230 CE)
      4.      Concorrenza — Intese — Accordi fra imprese — Pregiudizio per il commercio fra Stati membri — Criteri 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      5.      Concorrenza — Procedimento amministrativo — Esame delle denunce — Durata eccessiva 
      (Artt. 81 CE e 82 CE)
      6.      Concorrenza — Procedimento amministrativo — Obblighi della Commissione 
      (Artt. 81 CE e 82 CE)
      7.      Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata 
      (Artt. 81 CE, 82 CE e 253 CE)
      1.      Né il regolamento n. 17 né il regolamento n. 2842/98, relativo alle audizioni in taluni procedimenti a norma dell’articolo
         [81 CE] e dell’articolo [82 CE], contengono disposizioni espresse concernenti il seguito da attribuire, sotto il profilo del
         merito, ad una denuncia e gli eventuali obblighi di inchiesta della Commissione per quanto riguarda la relativa istruzione.
         Di fatto, la Commissione non ha l’obbligo di avviare procedimenti diretti ad accertare eventuali violazioni del diritto comunitario
         e, tra i diritti conferiti ai denuncianti dai regolamenti n. 17 e n. 2842/98, non figura quello di ottenere una decisione
         definitiva circa la sussistenza o meno dell’asserita violazione.
      
      Poiché la Commissione non è obbligata a pronunciarsi sull’esistenza o meno di un’infrazione, essa non può essere costretta
         a condurre un’istruttoria, in quanto quest’ultima non potrebbe avere altro oggetto se non quello di reperire gli elementi
         probatori relativi all’esistenza o meno di un’infrazione che essa non è tenuta ad accertare. Inoltre, anche qualora tale istruttoria
         sia stata condotta, nessuna disposizione di diritto derivato conferisce al denunciante il diritto di obbligare la Commissione
         a proseguire il procedimento fino allo stadio di una decisione finale che constati l’esistenza o l’inesistenza dell’asserita
         violazione. L’esistenza del potere discrezionale riconosciuto alla Commissione nell’ambito dell’esame delle denunce, infatti,
         non dipende dal carattere più o meno avanzato dell’istruzione di una pratica.
      
      (v. punti 27-28)
      2.      A seguito di una denuncia per violazione degli artt. 81 CE e 82 CE, la Commissione non è tenuta ad intraprendere un procedimento
         inteso ad accertare le dette violazioni, ma soltanto ad esaminare attentamente gli elementi di fatto e di diritto portati
         a sua conoscenza dal denunciante allo scopo di valutare se tali elementi lascino apparire un comportamento tale da falsare
         il gioco della concorrenza all’interno del mercato comune e compromettere il commercio tra gli Stati membri. Quando la Commissione
         decide di procedere all’istruzione di una denuncia, essa deve farlo, salvo motivazione debitamente circostanziata, con la
         cura, la serietà e la sollecitudine necessarie per poter valutare con piena cognizione di causa gli elementi di fatto e di
         diritto sottoposti alla sua valutazione dai denuncianti. 
      
      (v. punti 29, 212)
      3.      Nell’ambito di un ricorso di annullamento proposto avverso una decisione della Commissione che ha respinto una denuncia per
         violazione delle regole comunitarie di concorrenza occorre che il Tribunale verifichi se la decisione impugnata contenga un
         esame adeguato degli elementi di fatto e di diritto sottoposti alla valutazione della Commissione nell’ambito del procedimento
         amministrativo. A tale riguardo, il controllo giurisdizionale degli atti della Commissione che implicano valutazioni economiche
         complesse, come avviene in materia di allegazioni di violazione degli artt. 81 CE e 82 CE, deve limitarsi alla verifica dell’osservanza
         delle norme di procedura e di motivazione, nonché dell’esattezza materiale dei fatti, dell’insussistenza di errore manifesto
         di valutazione e di sviamento di potere.
      
      (v. punto 30)
      4.      Per giustificare l’applicazione delle regole di concorrenza ad un accordo riguardante prodotti acquistati negli Stati Uniti
         per essere venduti nella Comunità, tale accordo deve, sulla base di un insieme di elementi di fatto e di diritto, permettere
         di prevedere con un grado di probabilità sufficiente che esso possa esercitare un’influenza più che insignificante sulla concorrenza
         nella Comunità e sul commercio tra Stati membri. Il semplice fatto che un comportamento produca determinati effetti, quali
         che siano, sull’economia della Comunità non costituisce in sé un nesso sufficientemente stretto per permettere di fondare
         la competenza comunitaria. Per potere essere preso in considerazione è necessario che tale effetto sia sostanziale, cioè sensibile
         e non trascurabile.
      
      (v. punto 167)
      5.      Un’eventuale durata eccessiva del trattamento di una denuncia per violazione delle regole comunitarie di concorrenza non può,
         in linea di principio, incidere sul contenuto stesso della decisione finale adottata dalla Commissione. Infatti, tale durata
         non può, salvo situazioni eccezionali, modificare gli elementi sostanziali che, a seconda dei casi, determinano l’esistenza
         o meno di una violazione delle regole di concorrenza o che giustificano la mancata istruzione da parte della Commissione.
         La durata d’istruzione della denuncia non reca pertanto, in linea di principio, pregiudizio al denunciante quando vi è rigetto.
         
      
      (v. punto 193)
      6.      Il rispetto da parte della Commissione di un termine ragionevole all’atto dell’adozione di decisioni in esito a procedimenti
         amministrativi in materia di politica della concorrenza costituisce un’applicazione del principio di buona amministrazione.
         La durata ragionevole di un tale procedimento dev’essere valutata sulla scorta delle circostanze specifiche di ciascuna pratica
         e, in particolare, del contesto della stessa, delle varie fasi procedurali espletate dalla Commissione, della complessità
         della pratica e degli interessi delle parti coinvolte. 
      
      (v. punto 195)
      7.      La Commissione non è obbligata a pronunciarsi, nella motivazione delle decisioni che emana per garantire l’applicazione delle
         regole comunitarie di concorrenza, su tutti gli argomenti che gli interessati fanno valere a sostegno della loro domanda.
         È sufficiente che essa esponga i fatti e le considerazioni giuridiche che hanno un ruolo essenziale nell’economia della decisione.
         
      
      (v. punto 199)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      27 settembre 2006 (*)
      
      «Concorrenza – Artt. 81 CE e 82 CE – Distribuzione di pezzi di ricambio – Importazioni parallele – Denuncia – Decisione di rigetto»
      Nella causa T‑204/03,
      Haladjian Frères SA, con sede in Sorgues (Francia), rappresentata dall’avv. N. Coutrelis,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. A. Whelan e dalla sig.ra O. Beynet, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. D. Waelbroeck,
      
      convenuta,
      sostenuta da
      Caterpillar, Inc., con sede in Peoria, Illinois (Stati Uniti),
      
      Caterpillar Group Services SA, con sede in Charleroi (Belgio), 
      
      rappresentate inizialmente dal sig. N. Levy, solicitor, e dalla sig.ra S. Kingston, barrister, successivamente dal sig. Levy
         e dall’avv. T. Graf,
      
      intervenienti,
      avente ad oggetto la domanda di annullamento della decisione della Commissione 1° aprile 2003 che respinge la denuncia riguardante
         presunte infrazioni agli artt. 81 CE e 82 CE, depositata dalla Haladjian Frères SA contro la Caterpillar, Inc.,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Prima Sezione), 
      
      composto dal sig. R. García‑Valdecasas, presidente, dal sig. J.D. Cooke e dalla sig.ra V. Trstenjak, giudici,
      cancelliere: sig.ra K. Pocheć, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 28 marzo 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti all’origine del ricorso
      A –  Società interessate
      1        La ricorrente, autrice della denuncia, è un’impresa francese che importa e commercializza in Europa e in Africa pezzi di ricambio
         per macchinari da cantiere. Le sue principali fonti di approvvigionamento si trovano nell’Unione europea e negli Stati Uniti.
      
      2        La società denunciata, la Caterpillar, Inc., è un’impresa americana che produce e vende macchinari da cantiere nonché i corrispondenti
         pezzi di ricambio. La commercializzazione di tali prodotti in Europa e in Africa viene effettuata grazie all’intermediazione
         di una filiale svizzera denominata Caterpillar Overseas. Nel 1990 la Caterpillar Overseas ha creato una filiale belga denominata
         Caterpillar Export Services (CES), allo scopo di gestire e di controllare le esportazioni di pezzi di ricambio prodotti dalla
         Caterpillar da una zona geografica all’altra.
      
      B –  I procedimenti amministrativi
      1.     Procedimento avviato dalla Commissione contro la Caterpillar
      3        Nel 1963 la Caterpillar ha notificato alla Commissione l’accordo standard di distribuzione dei suoi prodotti in Europa. Tale
         notifica è stata aggiornata diverse volte, in particolare nel 1983 e nel 1992. Prima della presentazione della denuncia da
         parte della Haladjian nell’ottobre 1993 e a partire dal 1990 altri rivenditori di pezzi di ricambio avevano presentato denunce
         contro la Caterpillar. 
      
      4        A seguito di tali denunce, la Commissione aveva inviato, il 12 maggio 1993, una comunicazione di addebiti alla Caterpillar
         (in prosieguo: la «comunicazione degli addebiti»), nella quale veniva contestato alla detta impresa di imporre una commissione
         di servizio per le vendite fuori territorio, di praticare prezzi discriminatori e di vietare la vendita a taluni rivenditori,
         qualora sembrasse che intendevano esportare. 
      
      5        Il 27 agosto 1993 la Caterpillar ha preso posizione sulla comunicazione degli addebiti contestando l’esistenza di tutte le
         infrazioni in causa. 
      
      2.     Procedimento avviato a seguito della denuncia della Haladjian
      6        Il 18 ottobre 1993 la ricorrente ha presentato alla Commissione una domanda a norma dell’art. 3 del regolamento del Consiglio
         6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d’applicazione degli articoli [81] e [82] del trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204),
         riguardante presunte infrazioni a queste ultime disposizioni, commesse dalla Caterpillar (in prosieguo: la «denuncia»). 
      
      7        Il 25 gennaio 1994 la Caterpillar ha presentato le sue osservazioni sulla denuncia.
      
      8        Il 23 maggio 1994 la Haladjian ha presentato il suo commento su tali osservazioni oltre che sulla risposta della Caterpillar
         alla comunicazione degli addebiti. 
      
      9        Nell’ambito dell’istruttoria, il 6 e il 7 luglio 1995 la Commissione ha effettuato un’ispezione presso taluni distributori
         europei della Caterpillar. Allo stesso modo, nel settembre 1995 e poi nel febbraio 1996 la Commissione ha inviato diverse
         richieste di informazioni ai distributori europei della Caterpillar, le ultime risposte alle quali sono state ricevute nell’aprile
         1996. 
      
      10      Anche la Haladjian ha inviato alla Commissione diverse lettere per comunicarle nuovi documenti. In particolare, l’11 agosto
         2000, essa ha trasmesso alla Commissione una nota riepilogativa che riuniva tutti gli elementi della sua denuncia inclusi
         nel fascicolo.
      
      11      Il 19 luglio 2001 la Commissione ha inviato alla ricorrente una lettera a norma dell’art. 6 del regolamento (CE) della Commissione
         22 dicembre 1998, n. 2842, relativo alle audizioni in taluni procedimenti a norma dell’articolo [81 CE] e dell’articolo [82 CE]
         (GU L 354, pag. 18), annunciandole la sua intenzione di respingere la denuncia (in prosieguo: la «lettera ex art. 6»). 
      
      12      Il 22 ottobre 2001 la ricorrente ha comunicato alla Commissione le sue osservazioni sulla lettera ex art. 6. 
      
      13      Con decisione 1º aprile 2003 la Commissione ha formalmente respinto la denuncia (in prosieguo: la «decisione impugnata»).
      
      14      Con lettera dell’8 maggio 2003 la Commissione ha dichiarato alla Caterpillar che, dopo aver esaminato la sua risposta alla
         comunicazione degli addebiti e le informazioni successivamente raccolte, aveva deciso di ritirare tali addebiti e di archiviare
         il fascicolo.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      15      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 10 giugno 2003, la ricorrente ha presentato il ricorso
         in esame.
      
      16      Con lettera del 2 ottobre, completata il 16 ottobre 2003, la Caterpillar e la Caterpillar Group Services hanno chiesto di
         intervenire a sostegno delle conclusioni della Commissione. 
      
      17      Con ordinanza del presidente della Quinta Sezione del Tribunale, 5 dicembre 2003, la Caterpillar e la Caterpillar Group Services
         sono state ammesse ad intervenire a sostegno delle conclusioni della Commissione ed è stata accolta la domanda di trattamento
         riservato.
      
      18      La Caterpillar e la Caterpillar Group Services (in prosieguo: la «Caterpillar») hanno depositato una memoria di intervento
         il 2 febbraio 2004. Il 22 e il 20 aprile 2004 la ricorrente e la Commissione hanno presentato le loro osservazioni sulla memoria
         di intervento. 
      
      19      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Prima Sezione) ha deciso di passare alla fase orale e, nell’ambito delle
         misure di organizzazione del procedimento, ha chiesto alla Commissione di indicare come si era concluso il procedimento avviato
         contro la Caterpillar a seguito della comunicazione degli addebiti. La Commissione ha risposto a tale quesito del Tribunale
         con lettera dell’8 marzo 2006, registrata alla cancelleria del Tribunale il 10 marzo 2006.
      
      20      Le parti hanno svolto le loro difese orali e hanno risposto ai quesiti del Tribunale all’udienza del 28 marzo 2006. 
      
      21      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata;
      –        condannare la Commissione alle spese;
      –        condannare le intervenienti a sopportare le proprie spese, nonché le spese da essa sostenute relative all’intervento.
      22      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
      23      Le intervenienti chiedono che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare la ricorrente alle spese da esse sostenute.
       In diritto 
      A –  Osservazioni preliminari sulla portata degli obblighi che incombono alla Commissione nell’istruzione di una denuncia per violazione
            degli artt. 81 CE e 82 CE
      24      Le parti principali espongono preliminarmente gli obblighi che incombono alla Commissione nell’istruzione di una denuncia,
         si dedicano ad un’analisi dei livelli di prova e di motivazione che dovrebbero essere richiesti a quest’istituzione in tale
         contesto e dibattono dell’estensione del controllo del Tribunale nell’ipotesi di un ricorso contro una decisione di rigetto
         della denuncia.
      
      25      Il Tribunale osserva, in primo luogo, che la decisione impugnata conclude, in base ad un’analisi riguardante l’applicabilità
         dell’art. 81, n. 1, CE e l’applicabilità dell’art. 82 CE, che gli elementi presentati dalla Haladjian nel corso del procedimento
         amministrativo, in particolare in risposta alla lettera ex art. 6, «non permettono di dare un seguito favorevole [alla denuncia]»,
         che viene conseguentemente respinta. È in tale contesto che occorre ricordare quali sono i diritti del denunciante e gli obblighi
         della Commissione in caso di rigetto di una denuncia che fa valere l’esistenza di violazioni degli artt. 81 CE e 82 CE.
      
      26      Il denunciante dispone del diritto ad essere informato e a commentare i motivi del rigetto della sua denuncia previsto dalla
         Commissione, prima che una decisione in tal senso sia adottata dalla detta istituzione. Infatti, i regolamenti n. 17 e n. 2842/98,
         applicabili nella fattispecie, conferiscono diritti procedurali alle persone che hanno presentato alla Commissione una denuncia
         sulla base dell’art. 3 del regolamento n. 17. Nel novero di questi diritti figurano quelli previsti all’art. 6 del regolamento
         n. 2842/98, ai sensi del quale la Commissione, qualora ritenga che gli elementi che ha raccolto non giustifichino un esito
         favorevole della denuncia, indica i motivi del rigetto al denunciante e gli assegna un termine per presentare eventuali osservazioni
         scritte. 
      
      27      Tuttavia, né il regolamento n. 17 né il regolamento n. 2842/98 contengono disposizioni espresse concernenti il seguito da
         attribuire, sotto il profilo del merito, ad una denuncia e gli eventuali obblighi di inchiesta della Commissione per quanto
         riguarda la relativa istruzione (sentenza del Tribunale 18 settembre 1992, causa T‑24/90, Automec/Commissione, Racc. pag. II‑2223,
         punto 72). Al riguardo, va osservato che la Commissione non ha l’obbligo di avviare procedimenti diretti ad accertare eventuali
         violazioni del diritto comunitario (v., per analogia, sentenza della Corte 14 febbraio 1989, causa 247/87, Star Fruit/Commissione,
         Racc. pag. 291, in particolare pag. 301) e che, tra i diritti conferiti ai denuncianti dai regolamenti n. 17 e n. 2842/98,
         non figura quello di ottenere una decisione definitiva circa la sussistenza o meno dell’asserita violazione (sentenza della
         Corte 18 ottobre 1979, causa 125/78, GEMA/Commissione, Racc. pag. 3173, punti 17 e 18).
      
      28      È in base a questi principi che la giurisprudenza ha riconosciuto che, se la Commissione non è obbligata a pronunciarsi sull’esistenza
         o meno di un’infrazione, essa non può essere costretta a condurre un’istruttoria, in quanto quest’ultima non potrebbe avere
         altro oggetto se non quello di reperire gli elementi probatori relativi all’esistenza o meno di un’infrazione che essa non
         è tenuta ad accertare (sentenza Automec/Commissione, cit., punto 76). Inoltre, anche qualora tale istruttoria sia stata condotta,
         nessuna disposizione di diritto derivato conferisce al denunciante il diritto di obbligare la Commissione a proseguire il
         procedimento fino allo stadio di una decisione finale che constati l’esistenza o l’inesistenza dell’asserita violazione (sentenza
         della Corte 17 maggio 2001, causa C‑449/98 P, IECC/Commissione, Racc. pag. I‑3875, punto 35). L’esistenza del potere discrezionale
         riconosciuto alla Commissione nell’ambito dell’esame delle denunce, infatti, non dipende dal carattere più o meno avanzato
         dell’istruzione di una pratica (sentenza IECC/Commissione, cit., punto 37).
      
      29      In tale contesto, il Tribunale ha dichiarato che, quando la Commissione decide di procedere all’istruzione di una denuncia,
         essa deve farlo, salvo motivazione debitamente circostanziata, con la cura, la serietà e la sollecitudine necessarie per poter
         valutare con piena cognizione di causa gli elementi di fatto e di diritto sottoposti alla sua valutazione dai denuncianti
         (sentenze del Tribunale 29 giugno 1993, causa T‑7/92, Asia Motor France e a./Commissione, Racc. pag. II‑669, punto 36, e 21 marzo
         2001, causa T‑206/99, Métropole Télévision/Commissione, Racc. pag. II‑1057, punto 59).
      
      30      Alla luce di queste considerazioni occorre che il Tribunale verifichi se la decisione impugnata, che respinge la denuncia,
         contenga un esame adeguato degli elementi di fatto e di diritto sottoposti alla valutazione della Commissione nell’ambito
         del procedimento amministrativo. A tale riguardo, occorre rammentare che il controllo giurisdizionale degli atti della Commissione
         che implicano valutazioni economiche complesse, come avviene in materia di allegazioni di violazione degli artt. 81 CE e 82 CE,
         deve limitarsi alla verifica dell’osservanza delle norme di procedura e di motivazione, nonché dell’esattezza materiale dei
         fatti, dell’insussistenza di errore manifesto di valutazione e di sviamento di potere (sentenze della Corte 17 novembre 1987,
         cause riunite 142/84 e 156/84, BAT e Reynolds/Commissione, Racc. pag. 4487, punto 62, e 15 giugno 1993, causa C‑225/91, Matra/Commissione,
         Racc. pag. I‑3203, punti 23 e 25; sentenza Asia Motor France e a./Commissione, cit., punto 33).
      
      B –  Presentazione generale del «sistema CES», delle censure della Haladjian e della decisione impugnata
      31      La denuncia della Haladjian riguarda le modifiche apportate dalla Caterpillar al suo sistema di commercializzazione dei pezzi
         di ricambio a partire dal 1982, allo scopo di limitare le importazioni parallele in Europa a partire dagli Stati Uniti. 
      
      1.     Descrizione del sistema CES
      32      Ai fini della commercializzazione dei suoi prodotti, la Caterpillar ha suddiviso il mondo in diverse zone geografiche, tra
         cui gli Stati Uniti, la zona CE/AELS e l’Africa, ed ha affidato la commercializzazione dei suoi macchinari da cantiere e dei
         pezzi di ricambio corrispondenti a 181 distributori indipendenti, che operano in 160 paesi. I distributori della Caterpillar
         nella zona CE/AELS non dispongono dell’esclusiva di vendita nel territorio che è loro attribuito. In tal senso, la Caterpillar
         ha due distributori in Italia (tra cui la Maia), due distributori nel Regno Unito (tra cui la Leverton) e uno solo in Francia
         (la Bergerat). 
      
      33      La Caterpillar non impone prezzi di vendita ai suoi distributori. Ciascuno di essi resta libero di fissare i suoi prezzi in
         considerazione del prezzo di acquisto, delle oscillazioni del tasso di cambio, dei costi di commercializzazione e delle condizioni
         di concorrenza locali. Secondo le informazioni raccolte nel corso del procedimento amministrativo, i prezzi praticati dai
         distributori americani sono inferiori ai prezzi praticati dai distributori europei, a loro volta inferiori ai prezzi praticati
         dai distributori africani. I prezzi praticati dai distributori europei variano anche considerevolmente da un paese all’altro.
         
      
      34      Fino al 1982 la Caterpillar non ha imposto alcuna limitazione quanto all’approvvigionamento in pezzi di ricambio da una zona
         geografica all’altra. L’approvvigionamento all’interno della stessa zona geografica (come la zona CE/AELS) restava anch’esso
         totalmente libero, tanto per i rivenditori di pezzi di ricambio quanto per gli utilizzatori di tali pezzi. Nel 1982 la Caterpillar
         ha tuttavia constatato che numerosi rivenditori approfittavano delle differenze di prezzo tra le zone geografiche per effettuare
         grosse importazioni da una zona all’altra. Secondo la Caterpillar, tali trasferimenti ponevano a rischio la redditività dei
         suoi distributori che avevano effettuato importanti investimenti per rispondere alle esigenze di una distribuzione efficace
         e concorrenziale dei macchinari da cantiere. 
      
      35      A partire dal 1982 la Caterpillar ha deciso di ridurre le vendite di pezzi di ricambio da una zona geografica all’altra (in
         prosieguo: le «vendite interzone»). Così, con lettera del 24 settembre 1982, la Caterpillar ha indicato ai suoi distributori
         americani che i suoi pezzi di ricambio non potevano essere venduti ad un rivenditore che li esportasse a partire da tale paese.
         Allo stesso modo, con lettera del 15 dicembre 1982, la Caterpillar ha indicato ai suoi distributori europei che i detti pezzi
         non dovevano essere rivenduti ad un rivenditore per essere esportati al di fuori degli Stati Uniti o dei paesi della zona
         CE/AELS. 
      
      36      Poiché tali consegne non venivano rispettate, la Caterpillar ha informato i suoi distributori nel mondo, con lettera del 2
         febbraio 1990, della costituzione della Caterpillar Export Services (CES), al fine di gestire e di controllare le vendite
         interzone (in prosieguo: il «sistema CES»). La Caterpillar ha anche comunicato ai suoi distributori un elenco, aggiornato
         periodicamente, di rivenditori che effettuavano vendite interzone per sollecitare la loro vigilanza e indurli a verificare
         la destinazione dei pezzi ordinati (in prosieguo: l’«elenco dei rivenditori interzone»). Secondo la decisione impugnata, tale
         procedura di verifica della destinazione dei pezzi di ricambio resta tuttavia a discrezione del solo distributore. 
      
      37      In applicazione del sistema CES, i pezzi di ricambio prodotti dalla Caterpillar vengono venduti secondo i principi seguenti.
         
      
      38      In primo luogo, l’utilizzatore finale può acquistare liberamente i pezzi di ricambio della Caterpillar in qualsiasi parte
         d’Europa o in altre zone geografiche. 
      
      39      In secondo luogo, il rivenditore europeo può acquistare pezzi di ricambio per la rivendita nei paesi della zona CE/AELS presso
         qualsiasi distributore dei detti paesi. In tal modo, egli deve poter costituire degli stock. Il sistema CES non si applica
         al rivenditore europeo che acquista in un paese della zona CE/AELS per rivendere in un altro paese della detta zona. 
      
      40      In terzo luogo, il rivenditore europeo che si approvvigiona negli Stati Uniti per vendere nella zona CE/AELS può sempre acquistare
         pezzi di ricambio presso distributori americani della Caterpillar, ma a condizione di rispettare una procedura particolare
         che comporta due aspetti essenziali. Da un lato, il rivenditore europeo deve dichiarare al CES per quale cliente europeo egli
         acquista i pezzi, allo scopo di ottenere un codice cliente. Dall’altro, il distributore americano deve dichiarare alla Caterpillar
         che sta inoltrando un ordine di pezzi presentato da un rivenditore europeo ai fini di un’esportazione verso la zona CE/AELS.
         La Caterpillar fattura allora a tale distributore un prezzo superiore del 10% circa al prezzo normalmente fatturato per i
         pezzi destinati al mercato americano (in prosieguo: il «prezzo ai distributori americani»). Per la Caterpillar, tale maggiorazione
         del prezzo si giustifica con la volontà di trasferire una parte del profitto prodotto da tale operazione al distributore che
         ha sede in Europa, al quale incombe l’onere del servizio clienti del macchinario da cantiere di cui trattasi. Il distributore
         americano resta tuttavia libero di praticare il prezzo che desidera al rivenditore europeo. 
      
      41      La stessa procedura si applica al caso in cui il rivenditore europeo voglia acquistare in Europa per rivendere in Africa.
         
      
      2.     Esposizione delle censure della Haladjian
      42      Nella denuncia, completata in particolare dalla nota riepilogativa dell’11 agosto 2000, la Haladjian fa valere che le pratiche
         denunciate costituiscono violazioni degli artt. 81 CE e 82 CE. In particolare, il sistema CES sarebbe, di per sé, un accordo
         tra imprese ai sensi dell’art. 81 CE e le sue modalità di attuazione, in particolare nei confronti della Haladjian, sarebbero
         tali da restringere la concorrenza nella Comunità. La Haladjian asserisce così che la Caterpillar vieta ai suoi distributori
         le vendite interzone, ad esempio, le esportazioni di pezzi di ricambio dagli Stati Uniti verso la zona CE/AELS – nonché le
         vendite a rivenditori di pezzi di ricambio aventi sede in altri paesi all’interno della zona CE/AELS (in prosieguo: le «vendite
         intracomunitarie») – ad esempio dall’Italia verso la Francia. 
      
      43      Per quanto riguarda le vendite interzone, la Haladjian considera che la limitazione dei suoi acquisti di pezzi di ricambio
         negli Stati Uniti ai soli pezzi per i quali essa ha effettivamente ricevuto un ordine da un cliente europeo le impedisce di
         approvvigionare il mercato europeo in modo soddisfacente, privandola della possibilità di disporre di uno stock di pezzi di
         ricambio sufficiente, e falsa così il gioco della concorrenza. La Haladjian sostiene anche che la maggiorazione del 10% del
         prezzo ai distributori americani in caso di vendite destinate all’esportazione costituisce una restrizione della concorrenza
         che compromette il commercio tra gli Stati membri.
      
      44      Per quanto riguarda le vendite intracomunitarie, la Haladjian sostiene che la Caterpillar e i suoi distributori europei vietano
         ogni importazione parallela tra gli Stati membri della Comunità, cosa che pregiudica la concorrenza e compromette gli scambi.
      
      3.     La decisione impugnata e il ricorso della Haladjian
      45      Dopo aver descritto il sistema CES ed esposto i risultati dell’indagine condotta per accertare la fondatezza delle conclusioni
         della Haladjian, la decisione impugnata precisa per quali ragioni la Commissione considera che gli elementi raccolti non permettono
         di dare un seguito favorevole alla denuncia. La valutazione giuridica della Commissione distingue le vendite interzone, realizzate
         nell’ambito del sistema CES, dalle vendite intracomunitarie. 
      
      46      Nel contesto dell’esame dell’«applicabilità dell’art. [81, n. 1, CE] agli accordi e alle pratiche concordate riguardanti [le
         vendite interzone]», la decisione impugnata osserva che il sistema CES non isola il mercato comunitario, poiché non vieta
         in fatto o in diritto la concorrenza dei pezzi importati a prezzi inferiori ai prezzi europei. La decisione rileva al riguardo,
         da un lato, che, nella zona CE/AELS, i rivenditori europei possono approvvigionarsi liberamente e senza alcuna limitazione
         presso i distributori aventi sede in tale zona e, dall’altro, che tali rivenditori possono sempre approvvigionarsi negli Stati
         Uniti nell’ambito del sistema CES (decisione impugnata, punto 7.2, quarto comma).
      
      47      Certo, la decisione impugnata osserva che tale fonte di approvvigionamento è soggetta all’obbligo di dichiarare gli utilizzatori
         finali dei pezzi, ma tale obbligo non è in grado di restringere in modo sensibile il commercio tra gli Stati Uniti e l’Europa
         e di compromettere la concorrenza intracomunitaria, come è dimostrato dal fatto che le importazioni che provengono dagli Stati
         Uniti restano possibili e redditizie, che, pertanto, il mercato europeo non è compartimentato e che la Haladjian continua
         ad avvalersi in pratica di tale fonte alternativa (decisione impugnata, punto 7.2, quarto comma, e punto 7.2, conclusione,
         primo trattino).
      
      48      Allo stesso modo, la decisione impugnata osserva che la differenza del 10% tra i prezzi applicati ai distributori americani
         e i prezzi applicabili in caso di vendite interzone sarebbe poco rilevante rispetto alla differenza tra i prezzi americani
         ed europei per i pezzi di ricambio e neutra per quanto riguarda la concorrenza tra i rivenditori sul mercato europeo. Ne consegue
         che l’effetto che la detta maggiorazione di prezzo potrebbe avere sulla concorrenza che i rivenditori che importano dagli
         Stati Uniti sono in grado di esercitare nei confronti dei distributori ufficiali nei paesi CE/AELS sarebbe minimo (decisione
         impugnata, punto 7.2, quarto comma, e punto 7.2, conclusione, primo trattino).
      
      49      Nell’ambito dell’esame dell’«applicabilità dell’art. [81, n. 1, CE] alle [vendite intracomunitarie]», la decisione impugnata
         indica che il sistema CES non implica alcuna restrizione della concorrenza, considerato l’oggetto della denuncia. Secondo
         la decisione, il sistema CES riguarda soltanto le vendite interzone e non pone in discussione la libertà di acquisto e di
         vendita all’interno della zona CE/AELS. Gli utilizzatori finali ed i rivenditori europei possono acquistare liberamente pezzi
         di ricambio presso qualsiasi distributore autorizzato dalla Caterpillar stabilito nella zona CE/AELS, a condizione che i pezzi
         acquistati dai rivenditori siano destinati ai mercati dei paesi situati in tale zona (decisione impugnata, punto 7.1).
      
      50      In sostanza, la ricorrente invoca tre motivi a sostegno del suo ricorso. Il primo motivo verte sull’esistenza di errori manifesti
         di valutazione dei fatti e di errori di diritto per quanto riguarda l’applicabilità dell’art. 81, n. 1, CE al sistema CES.
         Il secondo motivo verte sull’esistenza di errori di diritto per quanto riguarda l’applicabilità dell’art. 82 CE al sistema
         CES. Il terzo motivo verte sulla violazione di norme procedurali e dei diritti del denunciante.
      
      C –  Sul primo motivo, vertente sull’esistenza di errori manifesti di valutazione dei fatti e di errori di diritto per quanto riguarda
            l’applicabilità dell’art. 81, n. 1, CE 
      51      La ricorrente fa valere che la decisione impugnata è viziata da numerosi errori manifesti di valutazione dei fatti sottoposti
         alla Commissione nell’ambito del procedimento amministrativo, che hanno condotto ad errori di diritto riguardanti la valutazione
         e la qualificazione degli accordi e delle pratiche di cui trattasi alla luce dell’art. 81 CE. 
      
      1.     Sulle censure relative al sistema CES
      52      La ricorrente sostiene innanzi tutto che la decisione impugnata rifiuta a torto di constatare che il sistema CES crea, di
         per sé, ostacoli al commercio tra Stati membri a causa della maggiorazione del prezzo applicata ai distributori americani
         in caso di vendite interzone e della limitazione degli ordini passati dai rivenditori europei agli Stati Uniti ai soli pezzi
         per i quali essi hanno effettivamente ricevuto un ordine da un cliente europeo. La Haladjian espone, poi, tre censure specifiche
         relative all’elenco dei rivenditori interzone, alla sorveglianza della destinazione degli acquisti interzone e al ritardo
         nell’attribuzione dei codici destinati a identificare le transazioni realizzate nell’ambito del sistema CES (in prosieguo:
         i «codici CES»).
      
      a)     Sull’impatto della restrizione delle vendite interzone
       Argomenti delle parti
      53      La ricorrente afferma che il carattere globale del sistema CES e la restrizione che esso apporta alle vendite interzone sono
         inscindibili dal suo aspetto intracomunitario, i cui effetti devono essere valutati in concreto e non in astratto. Non si
         potrebbe, pertanto, affermare che il sistema CES non ha un effetto sensibile sulla concorrenza nella Comunità in assenza di
         una qualsiasi analisi del mercato rilevante nella decisione impugnata. Allo stesso modo, la considerazione secondo cui le
         importazioni in Europa provenienti dagli Stati Uniti restano sempre possibili e redditizie, il che permetterebbe al mercato
         europeo di non essere compartimentato (v. decisione impugnata, punto 7.2, pag. 25, primo trattino), sarebbe irrilevante ai
         fini della conclusione secondo la quale non vi è restrizione della concorrenza ai sensi dell’art. 81 CE. 
      
      54      Al riguardo, la ricorrente sottolinea che la decisione impugnata non trae alcuna conseguenza dai fatti seguenti: che i diversi
         mercati geografici sono rigorosamente compartimentati, come è dimostrato dal fatto che i rivenditori non possono acquistare
         in modo indipendente negli Stati Uniti, a differenza degli utilizzatori finali; che essa stessa – l’unica fonte alternativa
         di approvvigionamento che esiste nella Comunità – non può costituire stock provenienti dagli Stati Uniti, e che la sua quota
         di mercato in Francia è considerevolmente diminuita. Tale quota di mercato sarebbe passata dal 30% nel 1982 al 20% nel 1993
         e a meno del 10% nel 2003, a vantaggio della Bergerat, distributrice della Caterpillar in Francia, il che sarebbe nettamente
         al di sopra della soglia di sensibilità determinata dalla giurisprudenza per ammettere l’applicazione del diritto comunitario
         (sentenza del Tribunale 21 ottobre 2003, causa T‑368/00, General Motors Nederland e Opel Nederland/Commissione, Racc. pag. II‑4491,
         punto 153). Tale diminuzione sarebbe sufficiente a dimostrare l’esistenza di una restrizione della concorrenza ai sensi dell’art. 81 CE.
         Considerata l’evoluzione di tale quota di mercato, sarebbe irrilevante che il numero degli utilizzatori finali per i quali
         la Haladjian acquista negli Stati Uniti nell’ambito del sistema CES sia aumentato tra il 2001 e il 2003. Inoltre, dovrebbe
         essere esaminato l’insieme del mercato, e non la sola situazione del denunciante. Allo stato delle cose, per l’utilizzatore
         finale europeo che cerchi un venditore in grado di procurargli rapidamente pezzi in stock, gli acquisti negli Stati Uniti
         effettuati nell’ambito del sistema CES non costituirebbero un’effettiva fonte alternativa di approvvigionamento.
      
      55      La ricorrente fa anche valere che la maggiorazione del prezzo applicata ai distributori americani in caso di esportazione
         verso l’Europa non ha per unico effetto un rincaro del 10%, dato che il prezzo effettivamente fatturato può essere inferiore
         al prezzo applicato ai distributori americani a causa degli sconti abitualmente concessi dalla Caterpillar ai suoi distributori.
         Orbene, risulterebbe da numerosi documenti forniti dalla Haladjian alla Commissione che la Caterpillar non concede gli sconti
         d’uso ai distributori che vendono all’esportazione [v. lettera della Caterpillar ai distributori americani del 2 febbraio
         1990, e lettera della Caterpillar indirizzata ai distributori dettaglianti («sub‑dealers») del 28 giugno 1993]. Il maggior costo
         per i distributori americani, e, conseguentemente, per il rivenditore europeo e il suo cliente, può pertanto essere molto
         più elevato di quello menzionato dalla decisione impugnata.
      
      56      La Commissione e la Caterpillar osservano che le importazioni dagli Stati Uniti restano possibili e redditizie e che la Haladjian
         continua ad essere una fonte alternativa di approvvigionamento per gli utilizzatori europei. Le difficoltà individuate dalla
         Haladjian non sarebbero pertanto tali da costituire una restrizione della concorrenza, nel senso definito dall’art. 81, n. 1,
         CE, in particolare alla luce dei criteri esposti dalla sentenza della Corte 28 aprile 1998, causa C‑306/96, Javico (Racc. pag. I‑1983,
         punti 16 e 25), ai sensi della quale l’influenza delle asserite restrizioni di concorrenza sulle correnti di scambio tra Stati
         membri non dev’essere insignificante, bensì sensibile. 
      
       Giudizio del Tribunale
      57      Occorre osservare preliminarmente che il sistema CES vieta le vendite interzone, a meno che esse non corrispondano alla domanda
         effettiva di un utilizzatore che dà ordine ad un rivenditore, il quale funge da intermediario, nel qual caso la domanda deve
         essere effettuata mediante il sistema CES. Al riguardo, è pacifico che il rivenditore europeo, come la Haladjian, non può
         più acquistare pezzi di ricambio prodotti dalla Caterpillar negli Stati Uniti per proprio conto, al fine, in particolare,
         di costituire stock tali da soddisfare i suoi clienti europei, come poteva accadere prima dell’attuazione del sistema CES.
         Inoltre, in caso di vendite interzone, il prezzo ai distributori americani è maggiorato del 10% circa, mentre il distributore
         che si trova negli Stati Uniti resta comunque libero di fissare il prezzo che intende chiedere al rivenditore europeo. 
      
      58      Allo stato delle cose, tali limitazioni delle vendite interzone sono state esaminate dalla Commissione in occasione dei procedimenti
         amministrativi avviati contro la Caterpillar e a seguito della denuncia della Haladjian. In simile contesto, la Caterpillar
         ha potuto indicare che il costo reale di acquisto di un macchinario da cantiere si ripartiva a metà tra, da un lato, il prezzo
         di acquisto del macchinario e, dall’altro, il costo dei pezzi di ricambio e della manutenzione. In pratica, è la vendita dei
         pezzi di ricambio, più che quella dei macchinari da cantiere, che permette ai distributori di far fronte ai costi legati all’attuazione
         della rete di distribuzione. Date le circostanze, la Caterpillar ha voluto instaurare un sistema che le permettesse di meglio
         prendere in considerazione gli interessi dei distributori, che devono affrontare obblighi che i rivenditori, intervenendo
         in quanto importatori paralleli dei pezzi di ricambio senza dover sopportare i costi legati alla distribuzione dei macchinari
         da cantiere, non sostengono. Tale sistema sarebbe conforme agli interessi dei clienti della Caterpillar, che avrebbero interesse
         a poter beneficiare di una buona rete di distribuzione per assicurare la manutenzione e la riparazione dei loro macchinari.
         Nel corso dell’udienza, la Caterpillar ha precisato in proposito che si trattava di un elemento determinante della sua politica
         commerciale e che essa contava sulla qualità della sua rete per fare concorrenza agli altri produttori di macchinari da cantiere.
         
      
      59      È in tale contesto che deve essere valutata la situazione della Haladjian e degli altri rivenditori indipendenti. Infatti,
         la Haladjian non può accontentarsi di rivendicare il mantenimento della situazione favorevole di cui beneficiava prima del
         1982, situazione in cui essa poteva approvvigionarsi senza restrizioni negli Stati Uniti, dato che è proprio tale situazione
         che rischiava di compromettere l’integrità e la qualità della rete mondiale di distribuzione della Caterpillar e che costituisce
         la ragione per la quale è stato attuato il sistema CES. Al riguardo, occorre osservare – come fa la decisione impugnata –
         che la Haladjian conserva sempre la possibilità di approvvigionarsi negli Stati Uniti, a condizione, tuttavia, che essa rispetti
         le regole del sistema CES. Tale possibilità residuale di approvvigionamento è del tutto pertinente, nei limiti in cui consente
         alla Caterpillar di soddisfare le aspettative di taluni suoi clienti, che desiderano poter beneficiare di una fonte di approvvigionamento
         in pezzi di ricambio diversa da quella offerta da un distributore locale. 
      
      60      Al riguardo, risulta dal fascicolo che la Haladjian continua a dar prova di un certo dinamismo per quanto riguarda le importazioni
         parallele dagli Stati uniti verso la zona CE/AELS, considerato che il numero totale degli utilizzatori finali per i quali
         essa è registrata presso il CES per vendite interzone è aumentato di più del 20% tra il 2001 e il 2003 e che, in tale periodo,
         i suoi acquisti negli Stati Uniti attraverso il sistema CES sono aumentati di quasi il 40%. Ciò facendo, la Haladjian si è
         adattata alle nuove regole attuate dal sistema CES e, dando per vera l’affermazione secondo cui essa sarebbe l’unica fonte
         alternativa di approvvigionamento rimasta nella Comunità, essa ha potuto ampliare le sue attività dalla Francia verso altri
         Stati membri. 
      
      61      Con riferimento all’argomento vertente sulla riduzione delle sue quote di mercato in Francia, va osservato che tale argomento
         non riposa su dati sufficientemente probanti, poiché è corroborato da una comparazione tra il fatturato totale della Bergerat,
         che vende altri prodotti oltre ai prodotti della Caterpillar e che propone più servizi che non la Haladjian, e il fatturato
         della Haladjian, e che la quota di mercato iniziale della Haladjian nel 1982 («circa un terzo del mercato») è calcolata a
         partire da una stima informale della Bergerat realizzata nel 1979 e comunicata indirettamente alla Haladjian in una nota comunicata
         da un distributore canadese il 19 ottobre 1981.
      
      62      Con riferimento all’argomento della ricorrente secondo cui la maggiorazione del prezzo praticato dalla Caterpillar nei confronti
         del suo distributore americano in caso di esportazione verso l’Europa non ha per unico effetto un rincaro del 10% del prezzo
         applicato ai distributori americani, dato che il prezzo effettivamente fatturato ad un cliente di un distributore americano
         può essere inferiore a tale prezzo a causa degli sconti concessi dalla Caterpillar al distributore, occorre osservare che
         – come indicato nella decisione impugnata (punto 5.1, terzo comma) – la Caterpillar non interviene nella determinazione del
         prezzo di vendita finale applicato dai suoi distributori americani alle vendite interzone. In ogni caso, la ricorrente non
         ha fornito la prova delle sue affermazioni secondo le quali la Caterpillar non concede gli sconti d’uso ai suoi distributori
         per il solo fatto che la vendita è destinata all’esportazione, né ha provato che le rilevanti differenze di prezzo tra gli
         Stati Uniti e la zona CE/AELS, a causa del sistema CES, erano neutralizzate al punto da rendere tali esportazioni sostanzialmente
         meno interessanti dal punto di vista commerciale, e ciò a maggior ragione in quanto i distributori americani restano liberi
         di offrire sconti sul loro margine di utile. In particolare, le due lettere citate dalla ricorrente al riguardo non sono probanti,
         dato che la prima, la lettera della Caterpillar ai distributori americani del 2 febbraio 1990, non fa riferimento alla questione
         degli sconti e che la seconda, la lettera della Caterpillar ai distributori dettaglianti del 28 giugno 1993, si riferisce
         a dettaglianti che hanno il compito di approvvigionare a livello locale i clienti della Caterpillar e non di realizzare vendite
         all’esportazione.
      
      63      Risulta da quanto precede che la Commissione non è incorsa in errori manifesti di valutazione considerando che gli elementi
         di prova dedotti dalla ricorrente per avvalorare la tesi del carattere restrittivo delle vendite interzone non erano sufficientemente
         probanti.
      
      64      Gli altri argomenti specifici dedotti dalla ricorrente non sono in grado di porre in dubbio tale conclusione.
      
      b)     Sul motivo attinente all’elenco dei rivenditori interzone
      65      La ricorrente sostiene che, se è vero che l’elenco dei rivenditori interzone non contempla ufficialmente i rivenditori che
         fanno commercio intracomunitario, è pur vero che in realtà i rivenditori che fanno, o hanno la tendenza a fare, commercio
         intracomunitario si ritrovano necessariamente su tale «lista nera». La distinzione tra rivenditore europeo, che opera da uno
         Stato membro all’altro, e rivenditore interzone, che opera nell’ambito del sistema CES, sarebbe pertanto puramente teorica
         e il sistema CES comporterebbe di per sé un elemento restrittivo della concorrenza per i rivenditori europei dediti a vendite
         intracomunitarie, dato che il detto elenco permetterebbe ai distributori della Caterpillar di identificarli per il solo fatto
         della loro designazione in quanto rivenditori interzone.
      
      66      Il Tribunale osserva che, affermando che tutti i rivenditori intracomunitari sono anche rivenditori interzone iscritti nell’elenco
         corrispondente, la ricorrente non chiarisce sotto quale profilo tale osservazione permette di ravvisare una restrizione delle
         vendite intracomunitarie o delle vendite interzone. Infatti, la ricorrente non perviene a spiegare sotto quale aspetto tale
         circostanza – sopponendola dimostrata – ha potuto impedirle di approvvigionarsi negli Stati Uniti nell’ambito del sistema
         CES o ha potuto compromettere le sue possibilità di approvvigionamento in Europa. Al riguardo, va osservato che dalla decisione
         impugnata risulta che l’elenco dei rivenditori interzone serve soltanto ad informare i distributori della Caterpillar del
         fatto che il rivenditore che si presenta come acquirente di pezzi a destinazione locale potrebbe essere, di fatto, un rivenditore
         intenzionato ad utilizzare tali pezzi per fare del commercio interzone, violando così il sistema CES. 
      
      67      Da quanto precede risulta che il motivo della ricorrente relativo all’elenco dei rivenditori interzone deve essere respinto.
         
      
      c)     Sul motivo attinente alla sorveglianza della destinazione delle vendite interzone
      68      La ricorrente contesta l’affermazione, che compare nella decisione impugnata, secondo la quale il rivenditore europeo incluso
         nell’elenco dei rivenditori interzone non si vede negare la possibilità di acquistare pezzi, ma può essere sottoposto, a discrezione
         del solo distributore, alla procedura di verifica della destinazione dei prodotti acquistati per essere venduti nella zona
         CE/AELS (decisione impugnata, punto 5.3, secondo trattino, quinto comma). In realtà, l’asserita discrezionalità lasciata ai
         distributori costituirebbe un obbligo imposto dalla Caterpillar ai suoi distributori. Infatti, poiché tali distributori devono
         osservare le regole del sistema CES per le vendite interzone, tale osservanza passerebbe necessariamente per la sorveglianza
         effettiva della destinazione dei pezzi di ricambio venduti ai rivenditori europei che compaiono nell’elenco dei rivenditori
         interzone. Pertanto, poco importerebbe che la Haladjian non abbia asserito di essere stata sottoposta da un distributore europeo
         alla procedura di verifica della destinazione dei prodotti acquistati per essere venduti nella zona CE/AELS. Infatti, se tale
         distributore sa che la destinazione del prodotto è la zona CE/AELS, non è tenuto ad alcuna verifica in applicazione del sistema
         CES. Inoltre, poiché la Haladjian è stabilita in Francia, dove i prezzi sono elevati, i suoi acquisti negli altri Stati membri
         per rivendere in Francia corrispondono necessariamente a vendite intracomunitarie, cosicché non avrebbe senso chiederle di
         dimostrare di essere stata sottoposta nella Comunità ad una procedura di verifica della destinazione dei prodotti acquistati.
         Del resto, la ricorrente ricorda che la lettera del sig. A. a Schmidt dell’11 settembre 1990 dimostra che le importazioni
         della Haladjian nei porti di Le Havre e di Marsiglia erano sorvegliate dal distributore francese Bergerat.
      
      69      Il Tribunale osserva che l’affermazione della ricorrente, secondo cui il controllo della destinazione delle vendite interzone
         sarebbe in realtà imposto dalla Caterpillar e non lasciato alla discrezionalità del distributore interessato, non può essere
         sufficiente a dimostrare che la decisione impugnata è erronea al riguardo. Infatti, come risulta dalla lettera della Caterpillar
         del 13 dicembre 1990, che espone il contenuto del sistema CES ai distributori della zona CE/AELS, ricade nella responsabilità
         del distributore determinare se i pezzi che egli vende ad un rivenditore avente sede nella zona CE/AELS hanno per destinazione
         la detta zona o un’altra zona geografica. Tale controllo resta dunque a discrezione del distributore, che lo effettua se lo
         ritiene necessario. Se vi sono dubbi, spetta al distributore chiedere al rivenditore la destinazione dei pezzi che acquista.
         Se la rivendita viene effettuata al di fuori della zona interessata, la vendita è sottoposta al sistema CES; se ciò non accade,
         essa non necessita di altre formalità. Nell’ipotesi di una vendita realizzata da un distributore della zona CE/AELS ad un
         rivenditore della detta zona, un simile controllo può eventualmente giustificarsi se tale distributore ritiene che vi sia
         il rischio che la destinazione dei pezzi sia l’Africa, caso in cui si tratterebbe di una vendita interzone. Nessun documento
         agli atti dimostra, pertanto, che la Caterpillar impone ai suoi distributori di verificare sistematicamente la destinazione
         dei prodotti venduti.
      
      70      Peraltro, il riferimento fatto dalla ricorrente alla lettera del sig. A. a Schmidt dell’11 settembre 1990, secondo la quale
         le importazioni della Haladjian nei porti di Le Havre e di Marsiglia in provenienza dagli Stati Uniti sono sorvegliate dal
         distributore francese Bergerat, non dimostra in alcun modo che tale sorveglianza fosse richiesta dalla Caterpillar e dal sistema
         CES. Infatti, tale documento si inscrive in un contesto particolare, nel quale la Bergerat e la Caterpillar tentavano di identificare
         le fonti di approvvigionamento della Haladjian, che continuava ad essere approvvigionata a partire dagli Stati Uniti al di
         fuori del sistema CES.
      
      71      Va comunque osservato che la ricorrente non contesta la valutazione che compare nella decisione impugnata secondo la quale
         essa non ha indicato, né a fortiori dimostrato, di essere stata oggetto di simile controllo della destinazione dei pezzi di
         ricambio acquistati presso un distributore avente sede nella zona CE/AELS. Essa non può pertanto asserire su tale base che
         il sistema CES ostacoli le vendite intracomunitarie. 
      
      72      Da quanto precede risulta che il motivo della ricorrente relativo alla sorveglianza della destinazione delle vendite interzone
         deve essere respinto. 
      
      d)     Sul motivo legato al ritardo nell’attribuzione dei codici CES
      73      La ricorrente espone che la Caterpillar le attribuiva talvolta i codici CES con ritardo, benché tali codici fossero necessari
         per soddisfare gli ordini dei suoi clienti negli Stati Uniti. Secondo la ricorrente, tali ritardi devono essere presi in considerazione
         per valutare il carattere anticoncorrenziale del sistema CES. Al riguardo, la ricorrente fa valere che il ragionamento esposto
         al punto 5.4 della decisione impugnata per respingere le sue affermazioni non tiene conto degli elementi di prova presentati
         nell’ambito del procedimento amministrativo. Infatti, la Commissione metterebbe in dubbio taluni elementi che compaiono in
         una tabella che la Haladjian ha allegato alle sue osservazioni sulla lettera ex art. 6, come l’assenza di esempi che permettano
         di accertarne la veridicità e il fatto che il dies a quo preso in considerazione per calcolare il periodo di attribuzione
         del codice non è la data di trasmissione di tale domanda al CES in Belgio, ma la data di trasmissione della domanda negli
         Stati Uniti, mentre altri documenti dimostrerebbero che la Caterpillar stessa riconosce la sussistenza dei ritardi fatti valere.
      
      74      Il Tribunale osserva che la ricorrente non ha prodotto nell’ambito del procedimento amministrativo alcun documento, alcuna
         prova né indizio atti a dimostrare che i ritardi nell’attribuzione dei codici CES, che sono talvolta intervenuti a partire
         dall’attuazione del sistema CES, sono legati alla volontà deliberata della Caterpillar di renderle più difficile il funzionamento
         del sistema CES. 
      
      75      Infatti, risulta dalla corrispondenza scambiata tra la Caterpillar e la Haladjian con le lettere del 21 e del 28 maggio 1993
         che la Caterpillar ha informato la Haladjian del fatto che l’attribuzione dei codici CES dipendeva dall’ottenimento di una
         serie di informazioni necessarie alla realizzazione degli ordini, informazioni che non erano fino a quel momento tutte presenti
         nelle distinte d’ordine trasmesse dalla Haladjian. 
      
      76      Allo stesso modo, a seguito della denuncia formulata dalla Haladjian il 7 marzo 2000, secondo cui taluni ritardi nell’attribuzione
         dei codici avrebbero avuto luogo nel corso del 1999 e all’inizio del 2000, la Caterpillar ha risposto, con lettera del 31
         marzo 2000, che non vi era mai stato nessun blocco nell’attribuzione dei codici e che tali ritardi erano legati alle difficoltà
         incontrate dal CES nel contattare le persone che avevano dato mandato alla Haladjian di passare un ordine negli Stati Uniti
         e che, per rimediare a tali difficoltà, il CES aveva deciso di rendere più elastico il suo sistema verificando taluni dei
         detti mandati a caso e non più nella loro totalità come avveniva anteriormente. 
      
      77      Da quanto precede risulta che il motivo della ricorrente relativo al ritardo nell’attribuzione dei codici CES deve essere
         respinto. 
      
      78      Ne consegue che l’insieme dei motivi della ricorrente relativi al carattere intrinsecamente anticoncorrenziale del sistema
         CES deve essere respinto.
      
      2.     Sui motivi relativi alla lettera del 15 dicembre 1982 della Caterpillar ai suoi distributori europei
      79      La ricorrente sostiene che la decisione impugnata si basa, nella parte in cui espone le modifiche apportate al sistema di
         commercializzazione dei prodotti della Caterpillar a partire dal 1982 (punto 5.2) ed esamina l’applicabilità dell’art. 81,
         n. 1, CE agli accordi e alle pratiche controverse all’interno della zona CE/AELS (punto 7.1), su una versione erronea della
         lettera del 15 dicembre 1982 indirizzata dalla Caterpillar ai suoi distributori europei. Infatti, secondo la versione citata nella decisione impugnata, la Caterpillar chiedeva ai suoi distributori in Europa di non
         vendere pezzi di ricambio ad un rivenditore che desiderasse esportarli al di fuori degli Stati Uniti o dei paesi della zona
         CE/AELS. Orbene, l’unica versione da prendere in considerazione sarebbe la versione di tale lettera che è stata trasmessa
         alla Haladjian dalla Leverton, uno dei distributori aventi sede nel Regno Unito, e dalla quale risulta che il divieto di vendere
         fuori dal territorio concesso riguardava soltanto gli Stati Uniti e non i paesi della zona CE/AELS, come sarebbe erroneamente
         indicato nella decisione impugnata.
      
      80      La ricorrente afferma anche che la decisione impugnata è stata adottata in violazione dell’art. 6 del regolamento n. 2842/98,
         ai sensi del quale il denunciante deve essere stato posto in grado di presentare le sue osservazioni sui motivi del previsto
         rigetto della sua denuncia, dato che la versione della lettera del 15 dicembre 1982 sulla quale si basa la decisione non è
         quella che era allegata alla lettera ex art. 6 e che la Commissione non ha indicato alla ricorrente quali sarebbero state
         l’interpretazione e la portata che essa intendeva dare al detto documento nella decisione finale (sentenza della Corte 25
         ottobre 1983, causa 107/82, AEG/Commissione, Racc. pag. 3151, punti 26 e 27).
      
      81      La Commissione, sostenuta dalla Caterpillar, contesta tale analisi.
      
      82      Il Tribunale osserva, in primo luogo, che non esistono due versioni della lettera del 15 dicembre 1982, come afferma la ricorrente,
         ma due lettere diverse, in pari data, che la Caterpillar ha indirizzato a destinatari distinti. Al riguardo, occorre osservare
         che il contenuto della lettera citata nella decisione impugnata corrisponde effettivamente al contenuto della lettera del
         15 dicembre 1982 inviata dalla Caterpillar ai suoi distributori della zona CE/AELS (allegato 46 al ricorso, pag. 1034). La
         decisione impugnata non è pertanto erronea sul punto. D’altro canto, con riferimento alla lettera del 15 dicembre 1982, cui
         si richiama la ricorrente, va osservato che tale lettera corrisponde in realtà ad una lettera dello stesso giorno indirizzata
         dalla Caterpillar a distributori che non hanno per territorio concesso zone geografiche che rientrano nella zona CE/AELS (allegato 46
         al ricorso, pag. 1038, v. anche allegato 1 all’intervento). La Commissione non era dunque tenuta a prendere in considerazione
         tale lettera nell’esaminare l’applicabilità dell’art. 81, n. 1, CE agli accordi e alle pratiche controverse all’interno della
         zona CE/AELS. 
      
      83      Va del resto osservato che il sistema CES è stato attuato a partire dal 1990, e ciò per rimediare alla mancata osservanza
         delle consegne indirizzate ai distributori Caterpillar nel 1982. È pertanto soltanto a partire dal 1990 che la Caterpillar
         è stata realmente in grado di gestire e di controllare le esportazioni di pezzi di ricambio da una zona geografica all’altra.
         Al riguardo, risulta dal fascicolo che, con lettera del 13 novembre 1990 indirizzata a tutti i suoi distributori nella Comunità
         a seguito del rifiuto di vendita opposto ad un rivenditore belga dal distributore tedesco Zeppelin, la Caterpillar ha espressamente
         ricordato che il sistema CES non si applicava ai rivenditori che vendono ad utilizzatori situati nella zona CE/AELS. Tale
         documento permette pertanto effettivamente alla Commissione di considerare che non esistono nella fattispecie istruzioni scritte
         della Caterpillar ai suoi distributori europei, intese a chiedere loro di non vendere a rivenditori che desiderano acquistare
         in un paese della zona CE/AELS per rivendere in un altro paese di tale zona, come è indicato nella decisione impugnata, ai
         punti 6.1 e 7.1.
      
      84      Inoltre, la ricorrente non può far valere una violazione dell’art. 6 del regolamento n. 2842/98, dato che le due lettere del
         15 dicembre 1982 le sono state comunicate nell’ambito del procedimento amministrativo come documenti allegati alle osservazioni
         della Caterpillar sulla denuncia in data 9 febbraio 1994 e che essa le ha commentate nelle sue osservazioni sulla lettera
         ex art. 6, attirando l’attenzione della Commissione su quella che essa credeva fosse la versione giusta della lettera del
         15 dicembre 1982, da prendere in considerazione nel valutare gli accordi e le pratiche controverse all’interno della zona
         CE/AELS. La ricorrente non può pertanto contestare alla Commissione di avere esposto il contenuto della lettera effettivamente
         indirizzata dalla Caterpillar ai suoi distributori della zona CE/AELS e di averne tratto le conseguenze che ne derivano.
      
      85      Da quanto precede deriva che i motivi della ricorrente relativi alla lettera del 15 dicembre 1982 della Caterpillar ai suoi
         distributori europei devono essere respinti.
      
      3.     Sulle censure relative ai documenti riguardanti la Bergerat e alle offerte fatte dalla Bergerat a taluni clienti della Haladjian
      a)     Sulla censura relativa alla lettera del 19 luglio 1990 della Caterpillar alla Bergerat
       Decisione impugnata
      86      Nell’esporre i risultati dell’istruttoria riguardante la relazione tra la Caterpillar e il suo distributore francese Bergerat,
         la decisione impugnata illustra al punto 6.2 il contenuto di uno scambio di lettere tra queste due imprese. Si tratta, da
         un lato, della lettera del 10 luglio 1990, indirizzata dalla Bergerat alla Caterpillar, in cui la Bergerat si lamenta della
         pressione concorrenziale esercitata sul suo territorio dalle importazioni di pezzi di ricambio provenienti dagli Stati Uniti
         e chiede di essere informata dei risultati dell’attuazione del sistema CES negli Stati Uniti e, dall’altro, della lettera
         del 19 luglio 1990, indirizzata in risposta dalla Caterpillar alla Bergerat, per informarla che il sistema CES avrebbe raggiunto
         il suo obiettivo quando le fonti di approvvigionamento dei rivenditori di pezzi di ricambio di marca Caterpillar avrebbero
         cominciato ad esaurirsi, e poi si sarebbero esaurite completamente. Detta lettera del 19 luglio 1990 indica anche che gli
         obiettivi del sistema CES sono di porre fine alle attività dei rivenditori, procurando al contempo di ottimizzare le possibilità
         di vendita addizionali e di non perdere alcun contratto importante riguardante pezzi di ricambio originali prodotti dalla
         Caterpillar (decisione impugnata, punto 6.2, pag. 11).
      
      87      Secondo la decisione impugnata, tali documenti confermano la politica della Caterpillar intesa a controllare, mediante il
         sistema CES, le vendite interzone e ad impedire che tali vendite siano realizzate al di fuori del detto sistema. A sostegno
         di questa tesi, la decisione impugnata indica che, se è vero che la lettera della Caterpillar del 19 luglio 1990 sembra preconizzare
         una politica commerciale intesa a porre fine alle attività dei rivenditori, tale lettera – letta nel suo contesto – riguarda
         in realtà soltanto le importazioni dei rivenditori provenienti dagli Stati Uniti effettuate al di fuori del sistema CES. Tale
         interpretazione sarebbe corroborata dal fatto che la detta lettera risponde a quella della Bergerat del 10 luglio 1990, in
         cui tale società aveva sollevato il problema della rigorosa applicazione del sistema CES per le esportazioni a partire dagli
         Stati Uniti, e dal fatto che «non esiste alcuna prova dell’attuazione di una politica intesa a bloccare le importazioni di
         pezzi dagli Stati Uniti verso l’Europa da parte dei rivenditori» (decisione impugnata, punto 6.2, pag. 12).
      
       Argomenti delle parti
      88      La ricorrente osserva che risulta espressamente dalla lettera del 19 luglio 1990 della Caterpillar alla Bergerat che lo scopo
         del sistema CES è di esaurire completamente le fonti di approvvigionamento dei rivenditori di pezzi originali prodotti dalla
         Caterpillar negli Stati Uniti. La decisione impugnata sarebbe pertanto in errore quando dichiara che tale documento non fa
         apparire tentativi di isolare la zona CE/AELS da altre zone geografiche. Per pervenire a tale conclusione, la decisione afferma
         che la lettera del 19 luglio 1990 riguarda soltanto le attività dei rivenditori effettuate «al di fuori del sistema CES».
         Orbene, per la ricorrente, tale interpretazione contrasta tanto con il testo della detta lettera che con l’economia del sistema
         CES, che riposa sull’idea che i rivenditori non hanno il diritto di fare del commercio interzone, diritto che è concesso ai
         soli utilizzatori finali. Secondo la ricorrente, i rivenditori considerati dal divieto di esportazione menzionato nella lettera
         del 19 luglio 1990 sono tutti i rivenditori e non i soli rivenditori che intervengono al di fuori del sistema CES.
      
      89      La Commissione, sostenuta dalla Caterpillar, fa valere che tali critiche ignorano il testo stesso della lettera del 19 luglio
         1990, che intende assicurarsi che tutte le parti, e in particolare i rivenditori, rispettino il sistema CES, il quale permette
         alla Haladjian di passare ordini negli Stati Uniti per conto dei suoi clienti.
      
       Giudizio del Tribunale
      90      Il Tribunale osserva che le censure formulate dalla ricorrente contro l’interpretazione del contenuto della lettera della
         Caterpillar del 19 luglio 1990 esposta nella decisione impugnata non consentono in alcun modo di rimettere in dubbio tale
         interpretazione. Infatti, giustamente la decisione impugnata osserva che la menzione «stopping resellers’ activities» (porre
         fine alle attività dei rivenditori), che compare nella lettera della Caterpillar Overseas del 19 luglio 1990 e che, di per
         sé, potrebbe essere indice della volontà della Caterpillar di eliminare i rivenditori, deve necessariamente essere letta nel
         suo contesto, cioè alla luce della lettera della Bergerat del 10 luglio 1990, nella quale quest’ultima aveva sollevato il
         problema della rigorosa applicazione del sistema CES alle esportazioni effettuate a partire dagli Stati Uniti. In tale contesto,
         le «attività dei rivenditori» di cui la Caterpillar auspica l’interruzione possono ben essere interpretate come quelle che
         il sistema CES intende limitare, cioè le importazioni in Europa a partire dagli Stati Uniti realizzate da rivenditori che
         non passano per l’intermediazione del sistema CES. Sono queste le fonti di approvvigionamento che il sistema CES intende esaurire
         e non quelle che, nell’ambito del sistema CES, consentono ad un rivenditore europeo di approvvigionarsi negli Stati Uniti
         se interviene per conto di un utilizzatore europeo, come tenta di far valere la ricorrente senza altri elementi di prova.
      
      91      Da quanto precede risulta che la censura della ricorrente relativa alla lettera del 19 luglio 1990 della Caterpillar alla
         Bergerat deve essere respinta.
      
      b)     Sulle censure relative alle offerte fatte dalla Bergerat a taluni clienti della Haladjian
       Decisione impugnata 
      92      Nell’ambito della valutazione dell’applicabilità dell’art. 81, n. 1, CE agli accordi e alle pratiche controverse all’interno
         dei paesi della zona CE/AELS, la decisione impugnata osserva che, nel corso del procedimento amministrativo, la Haladjian
         ha prodotto diversi documenti relativi a offerte commerciali presentate nel giugno 1993 dal distributore francese Bergerat
         a taluni suoi clienti. Secondo la Haladjian, tali offerte avrebbero comportato «clausole restrittive della concorrenza, poiché
         avrebbero proposto sconti speciali per incremento delle vendite», cioè sconti quantitativi e «altre proposte come il blocco
         dei prezzi per due anni». La decisione impugnata indica, al contrario, che «il fatto che la Bergerat tenti, attraverso l’informazione
         che passa attraverso il sistema CES, di conoscere i nomi dei clienti della Haladjian e di attivarsi per conquistarli non costituisce
         una restrizione della concorrenza» [decisione impugnata, punto 7.1, lett. b), pag. 21, primo comma].
      
       Argomenti delle parti
      93      La ricorrente sostiene che la decisione impugnata è erronea in quanto si riferisce alle offerte fatte dalla Bergerat ai suoi
         clienti senza ritenere illecito il fatto che la Bergerat possa beneficiare dell’«informazione che passa attraverso il sistema
         CES». In tal modo, la Commissione sembra ammettere che il sistema CES permetta ai distributori di essere informati sulle attività
         dei rivenditori. Orbene, la ricorrente sottolinea che i documenti forniti nel corso del procedimento amministrativo mostrano
         che la Bergerat dispone del nome dei clienti della Haladjian dal 14 aprile 1993, cioè dall’indomani stesso del giorno in cui
         essa ha indicato alla Caterpillar la sua intenzione di agire per tali clienti nell’ambito del sistema CES. Inoltre, la Commissione
         non terrebbe conto del fatto che un rappresentante della Bergerat si è recato dai suoi clienti accompagnato da un rappresentante
         della Caterpillar, il che renderebbe evidente la concertazione tra queste due imprese. Inoltre, la ricorrente sottolinea che
         risulta da una lettera del 21 settembre 1999, inviata dalla Caterpillar ad un rivenditore greco, che il sistema CES implica,
         di per sé, che il distributore dei prodotti della Caterpillar del luogo di destinazione conosca l’esistenza di ogni nuovo
         acquirente che utilizza il sistema CES, nonché l’identità dei suoi clienti. Pertanto, la Commissione avrebbe dovuto considerare
         come pratiche concordate, vietate alla luce dell’art. 81 CE, tutte le trasmissioni alla Bergerat di informazioni sensibili
         sulle attività della Haladjian, finalizzate a restringere o addirittura ad eliminare la sua presenza sul mercato in quanto
         concorrente. 
      
      94      Inoltre, la ricorrente fa valere che la decisione impugnata è erronea in quanto qualifica gli sconti offerti dalla Bergerat
         ai suoi clienti come «sconti quantitativi», che non costituiscono restrizioni della concorrenza. Orbene, i detti sconti non
         sarebbero proporzionali ai quantitativi acquistati, ma funzione dell’incremento degli acquisti e non si tratterebbe pertanto
         di sconti quantitativi (sentenza della Corte 9 novembre 1983, causa 322/81, Michelin/Commissione, Racc. pag. 3461). Allo stesso
         modo, la decisione impugnata non terrebbe conto del fatto che l’offerta di blocco dei prezzi per due anni veniva proposta
         anche dalla Bergerat. Tenuto conto del contesto in cui si inseriscono i detti sconti, che sono diretti in modo mirato a clienti
         della Haladjian che hanno appena manifestato la loro preoccupazione di conservare una fonte alternativa di approvvigionamento
         negli Stati Uniti dando mandato ad essa come intermediaria – e quando d’altra parte la Haladjian, unica concorrente della
         Bergerat sul mercato francese, subiva un rigoroso inquadramento delle sue capacità d’azione –, sarebbe pertanto manifesto
         che l’obiettivo di tali offerte di prezzo era di restringere la concorrenza sul mercato in causa eliminando la Haladjian.
      
      95      La Commissione sostiene che nulla permette di affermare che le offerte della Bergerat non fossero legittime o che esse risultassero
         da informazioni acquisite nell’ambito del sistema CES, dato che i clienti della Haladjian potevano anche essere clienti della
         Bergerat. Allo stesso modo, la Haladjian non avrebbe fornito la prova che il sistema CES implicasse necessariamente una trasmissione
         di dati relativi ai clienti che danno mandato ad un rivenditore. 
      
      96      La Caterpillar indica, per parte sua, che la politica del CES consiste nel non fornire ai distributori i nomi dei consumatori
         finali che importano nel loro territorio.
      
       Giudizio del Tribunale
      97      L’asserto della Haladjian secondo cui il suo concorrente, il distributore francese Bergerat, si sarebbe servito delle informazioni
         che essa aveva comunicato alla Caterpillar – cioè i nomi dei clienti che le avevano dato mandato di acquistare pezzi di ricambio
         presso distributori americani mediante il sistema CES – per sviare i suoi clienti e indurli ad acquistare presso la Bergerat
         piuttosto che presso di lei potrebbe essere tale da far ravvisare una violazione dell’art. 81, n. 1, CE se fosse corroborato
         da elementi di prova sufficienti a soddisfare le condizioni legali enunciate dalla detta disposizione. È in tale contesto,
         cioè alla luce degli elementi presenti nel fascicolo, che occorre esaminare l’affermazione – sommaria, è vero – contenuta
         nella decisione impugnata, secondo cui «il fatto che la Bergarat tenta, mediante informazioni che passano attraverso il sistema
         CES, di conoscere i nomi dei clienti della Haladjian e di attivarsi per conquistarli non costituisce una restrizione della
         concorrenza».
      
      98      Orbene, per quanto riguarda i documenti concernenti la Bergerat ai quali la ricorrente si riferisce, il loro esame permette
         soltanto di accertare che un rappresentante della detta impresa si è recato presso uno dei clienti che hanno dato mandato
         alla Haladjian nell’ambito del sistema CES, accompagnato da un rappresentante della Caterpillar (telefax della Bergerat a
         [B.] del 14 aprile 1993, allegato 32 al ricorso, pag. 766), e che, a seguito della detta visita, tale cliente ha ricevuto
         dalla Bergerat un’offerta commerciale comprendente «una riduzione supplementare del 10% sull’incremento degli acquisti di
         pezzi di ricambio, franco esportazione, realizzati dal 1º luglio al 31 dicembre 1993» ed un congelamento dei prezzi dei pezzi
         di ricambio per il 1993 e il 1994 (lettera della Bergerat a [B.] del 30 giugno 1993, allegato 32 al ricorso, pag. 768). Tali
         documenti indicano anche che gli stessi impegni sono stati presi dalla Bergerat verso un altro cliente della Haladjian a seguito
         di visite effettuate presso tale impresa (lettera della Bergerat a [G.] del 30 giugno 1993, allegato 32 al ricorso, pag. 772).
      
      99      Tali documenti non sono sufficienti, per contro, a dimostrare che la Bergerat ha ottenuto comunicazione dei nomi dei clienti
         della Haladjian attraverso il sistema CES. Al riguardo, va osservato che, in risposta ad un quesito sul punto posto nel corso
         dell’udienza, la ricorrente ha indicato al Tribunale che il documento del CES datato 25 maggio 1993 (allegato 32 al ricorso,
         pag. 767), su cui compare il nome di taluni clienti per i quali essa interviene negli Stati Uniti nell’ambito del sistema
         CES – e in particolare il nome dei due clienti citati che hanno ricevuto un’offerta commerciale della Bergerat –, era un documento
         che le era stato inviato dalla Caterpillar e del quale essa non era in grado di dimostrare che fosse stato anche comunicato
         alla Bergerat o che la Bergerat ne avesse avuto conoscenza mediante la Caterpillar. Inoltre, si deve tenere presente il fatto
         che ogni cliente della Haladjian che acquista pezzi di ricambio prodotti dalla Caterpillar è necessariamente un cliente della
         Caterpillar che ha acquistato il macchinario da cantiere al quale tali pezzi corrispondono. È pertanto plausibile che un rappresentante
         della Caterpillar si rechi presso gli utilizzatori di macchinari da cantiere per informarsi del loro fabbisogno di pezzi di
         ricambio. Di conseguenza, le iniziative intraprese dalla Bergerat presso i clienti della Haladjian, in presenza talvolta di
         un rappresentante della Caterpillar, possono essere considerate come un’iniziativa commerciale della Bergerat verso tutti
         i suoi clienti che acquistano materiale di marca Caterpillar, che possono anche essere clienti della Haladjian, senza che
         ciò implichi una restrizione della concorrenza alla luce dell’art. 81 CE. 
      
      100    Allo stesso modo, con riferimento alla lettera del 21 settembre 1999 inviata dalla Caterpillar ad un riveditore greco, il
         suo contenuto contraddice l’affermazione della ricorrente. Infatti, tale lettera, che espone i principi del sistema CES, indica
         espressamente che, in tale contesto, il rivenditore europeo può approvvigionarsi presso qualsiasi distributore autorizzato
         dalla Caterpillar e precisa che, se il rivenditore sceglie di approvvigionarsi presso il CES in Belgio, il CES chiederà allora
         al distributore del luogo di destinazione del prodotto il permesso di agire a suo nome. Tale domanda non implica, tuttavia,
         che il CES comunichi a tale distributore l’identità del cliente per il quale il rivenditore interviene.
      
      101    Nessun documento corrobora così l’affermazione della ricorrente secondo cui la Bergerat – o qualsiasi altro distributore della
         zona CE/AELS – può avere accesso, attraverso il sistema CES, ai nomi dei clienti che hanno dato mandato alla Haladjian per
         vendite interzone. 
      
      102    Peraltro, con riferimento alle censure della ricorrente relative al carattere erroneo della decisione impugnata, nei limiti
         in cui essa non avrebbe esaminato gli sconti e le offerte di blocco dei prezzi proposti dalla Bergerat a due dei suoi clienti,
         quando invece tali offerte commerciali avevano lo scopo di eliminare la Haladjian dal mercato di cui trattasi, va osservato
         che tale asserto, che riguarda violazioni dell’art. 82 CE e non dell’art. 81 CE, non doveva essere valutato dalla Commissione
         nell’ambito dell’esame della denuncia della Haladjian, che riguardava la Caterpillar e non la Bergerat. Al riguardo la ricorrente
         non è riuscita a dimostrare la benché minima concertazione intervenuta tra la Caterpillar e la Bergerat per quanto riguarda
         tali offerte commerciali.
      
      103    Risulta da quanto precede che le censure della ricorrente relative alle offerte fatte dalla Bergerat a taluni clienti della
         Haladjian devono essere respinte.
      
      4.     Sulle censure relative ai documenti riguardanti la Leverton 
      a)     Decisione impugnata
      104    Per quanto riguarda i documenti concernenti la Leverton, uno dei distributori della Caterpillar stabiliti nel Regno Unito,
         che sono stati prodotti dalla Haladjian per dimostrare che tale distributore le proponeva prezzi proibitivi, la decisione
         impugnata osserva al punto 6.4 che la tariffa proposta alla Haladjian dalla Leverton nella lettera del 21 aprile 1993 corrispondeva
         al prezzo proposto per gli utilizzatori del Regno Unito. Pertanto, la decisione conclude che, se tale tariffa è proibitiva
         per la Haladjian, lo è anche per gli utilizzatori del Regno Unito. 
      
      b)     Argomenti delle parti
      105    La ricorrente fa valere che la decisione impugnata omette, sul punto, di ricordare che la Leverton ha annunciato nel 1983
         che avrebbe dovuto cessare di rifornire la Haladjian e di rilevare che l’offerta della Leverton fatta alla tariffa nazionale
         il 21 aprile 1993 è identica a quella fatta nello stesso momento dalla Maia alla Haladjian, su istigazione della Caterpillar.
         Peraltro, l’affermazione secondo cui «se tale tariffa è proibitiva per la Haladjian lo è anche per gli utilizzatori del [Regno
         Unito]» sarebbe erronea, dato che l’importanza degli ordini passati dai rivenditori a fini di commercio intracomunitario permetteva
         di ottenere prezzi calcolati con riferimento al «Consumer price» (denominato anche «tariffa internazionale» dalla Maia) prima
         dell’attuazione del sistema CES e che tali prezzi erano inferiori alle tariffe nazionali praticate dai distributori europei
         sui loro rispettivi territori.
      
      106    La Commissione, sostenuta dalla Caterpillar, contesta tale analisi.
      
      c)     Giudizio del Tribunale
      107    Il Tribunale osserva che nessuno degli argomenti dedotti dalla ricorrente permette di individuare un errore manifesto di valutazione
         da parte della Commissione. 
      
      108    Per quanto riguarda l’omissione del rifiuto di vendita opposto dalla Leverton alla Haladjian nel marzo 1983, l’esame del documento
         in questione (allegato 5 al ricorso, pag. 380) permette soltanto di constatare che la Leverton ha sospeso taluni ordini della
         Haladjian in attesa di discussioni relative all’attuazione del sistema di commercializzazione dei prodotti della Caterpillar,
         che era appena stato instaurato. In ogni caso, tale documento è anteriore all’attuazione del sistema CES. 
      
      109    Con riferimento all’omissione nella decisione impugnata dell’offerta fatta nello stesso momento dalla Maia alla Haladjian,
         va osservato che tale offerta viene esaminata nella decisione all’atto dell’esame dei documenti relativi alla Maia. Tale esame
         non doveva pertanto essere ripreso nel corso dell’esame dei documenti relativi alla Leverton. Per giunta, l’offerta della
         Maia si riferisce alla tariffa italiana e non alla tariffa in vigore nel Regno Unito e include uno sconto del 10%. I suoi
         termini non sono pertanto identici a quelli dell’offerta della Leverton. Inoltre, la ricorrente non espone sotto quale profilo
         tali offerte possono costituire la prova di una concertazione tra la Caterpillar e i suoi distributori inglese ed italiano
         nei suoi confronti. 
      
      110    Con riferimento alla critica opposta dalla ricorrente riguardo all’affermazione della decisione impugnata secondo cui «se
         [la] tariffa [in vigore nel Regno Unito] è proibitiva per la Haladjian, lo è anche per gli utilizzatori [del Regno Unito]»
         – critica che riposa sull’asserto secondo cui l’importanza degli ordini passati dai riveditori, a titolo delle vendite intracomunitarie,
         permetteva di ottenere prezzi inferiori alle tariffe nazionali prima dell’attuazione del sistema CES –, è sufficiente osservare
         che tali critiche non incidono sulla decisione impugnata. Infatti, la decisione impugnata indica che il distributore resta
         libero quanto al prezzo proposto al rivenditore, potendo proporre il prezzo nazionale o qualsiasi altro prezzo che giudica
         adeguato. Al riguardo, la ricorrente non dimostra sotto quale aspetto il prezzo proposto nella fattispecie dalla Leverton
         fosse discriminatorio nei suoi confronti.
      
      111    Risulta da quanto precede che le censure della ricorrente relative ai documenti riguardanti la Leverton devono essere respinte.
         
      
      5.     Sulle censure relative ai documenti riguardanti la Maia
      112    La ricorrente afferma che la decisione impugnata snatura il contenuto dei documenti riguardanti la Maia, trasmessi nel corso
         del procedimento amministrativo. Infatti, anziché analizzare tali documenti come l’illustrazione di cosa debba fare un rivenditore
         per opporsi al divieto di fatto di praticare importazioni parallele in seno alla Comunità, la decisione li utilizzerebbe per
         spiegare e giustificare le pratiche della Caterpillar.
      
      a)     Sui documenti riguardanti la rete Maia/ICBO/Schmidt
       Decisione impugnata [punto 6.3 e punto 7.1, lett. c)]
      113    Secondo la decisione impugnata, i documenti riguardanti la Maia, prodotti dalla Haladjian nel corso del procedimento amministrativo,
         permettono di accertare che tale distributore aveva attuato una rete parallela di distribuzione che riforniva la Haladjian
         al di fuori del sistema CES. I documenti pertinenti al riguardo sono esposti al punto 6.3 della decisione impugnata. Si tratta
         della lettera anonima ricevuta dalla Caterpillar nel febbraio 1990, che la informava del fatto che la società italiana ICBO
         – i cui azionisti sono il sig. A., un responsabile della Maia, e la società americana Schmidt – acquistava pezzi di ricambio
         dalla Maia per conto della Schmidt che li destinava alla Haladjian, del telefax del 13 febbraio 1990, inviato dal sig. A.
         alla Schmidt, che l’avvisava che la Caterpillar desiderava ottenere spiegazioni per quanto riguardava le vendite della Maia
         alla ICBO e della lettera del 21 settembre 1990, inviata dal sig. A. alla Schmidt per renderle conto della visita della Caterpillar
         e della risposta data dalla Maia in merito alle vendite fatte alla ICBO. 
      
      114    Il contenuto di tale lettera del 21 settembre 1990, ripreso nella decisione impugnata, è il seguente: 
      
      «(…) Abbiamo ricevuto la visita di [rappresentanti della Caterpillar Francia e Italia]. Ecco quello che ci hanno raccontato.
         In Francia esiste un concorrente molto forte (Haladjian, come scritto sull’elenco dei rivenditori!) che, in passato, riceveva
         numerosi containers provenienti dagli Stati Uniti … I containers non arrivano più, ma Haladjian continua a fare buoni affari
         lo stesso. Chi o dove è la nuova fonte di approvvigionamento? La [Bergerat] ha avuto a Marsiglia conoscenza di certe voci
         riguardanti il traffico di pezzi d’origine CAT provenienti dall’Italia e ‘gestiti’ dalla MAFIA italiana … Noi abbiamo risposto
         come l’ultima volta. Noi conosciamo ICBO; vendono macchinari d’occasione a destinazione dei paesi africani … In modo assai
         gentile, i rappresentanti della Caterpillar hanno detto che ci credevano, ma che noi dobbiamo essere molto prudenti perché,
         da ultimo, la loro reazione potrebbe essere (la risoluzione del contratto) … La mia impresa è adesso assai preoccupata. Penso
         che dobbiamo discutere di persona della questione perché la situazione diventa sempre più pericolosa (…)» (decisione impugnata,
         punto 6.3, quarto comma). 
      
      115    Secondo la decisione impugnata, tali documenti permettono di accertare il contesto in cui si inseriva l’ordine della Haladjian
         presso la Maia nel 1993 (decisione impugnata, punto 6.3, pag. 15, secondo comma). Sarebbero in particolare posti in evidenza
         i seguenti fatti. In primo luogo, la Maia, distributore ufficiale della Caterpillar, avrebbe utilizzato la ICBO come rete
         parallela alla sua rete ufficiale per commercializzare pezzi di ricambio verso paesi non europei, aggirando il sistema CES
         e violando il suo contratto di distribuzione. In secondo luogo, la ICBO e la Schmidt avrebbero ottenuto dalla Maia pezzi a
         prezzi diversi dalla tariffa italiana fingendo di destinare i detti pezzi agli Stati Uniti. Tali pezzi in realtà sarebbero
         stati destinati alla Haladjian per le sue attività commerciali in Africa e forse, almeno secondo le affermazioni della Haladjian,
         in Francia. In terzo luogo, le vendite della Maia alla Haladjian, effettuate con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt,
         sarebbero state presentate alla Caterpillar come vendite di prodotti d’occasione destinati all’Africa. In quarto luogo, nel
         1993, quando la Caterpillar è stata messa al corrente dell’attività parallela illecita della Maia, quest’ultima avrebbe deciso
         di porre fine alla sua partecipazione alla rete che coinvolgeva la ICBO, la Schmidt e la Haladjian. Al riguardo, se il sig. A.
         ha scritto alla Schmidt di aver ricevuto dal suo direttore generale l’ordine di evitare contatti con la Haladjian, ciò sembrerebbe
         rientrare soltanto nelle loro attività commerciali clandestine.
      
      116    La decisione impugnata osserva che la Haladjian non mette in discussione tale contesto. In particolare, la Haladjian non proverebbe
         verso quali paesi erano destinati i pezzi che la Maia le forniva con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt. Allo stesso
         modo, la decisione impugnata rileva che la Haladjian non dimostra né di aver tentato, prima dell’ordine che ha passato alla
         Maia il 24 febbraio 1993 (in prosieguo: l’«ordine del 24 febbraio 1993»), di effettuare acquisti diretti di pezzi presso la
         Maia per destinarli al mercato francese o ad un altro mercato della zona CE/AELS, né che la Maia ha rifiutato di fornirle
         tali pezzi, né che – in caso di lite sui prezzi in tale ipotesi – la Caterpillar è intervenuta sul prezzo (decisione impugnata,
         punto 6.3, pagg. 16 e 17). 
      
       Argomenti delle parti
      117    La ricorrente fa valere che i tre documenti riguardanti la Maia per il 1990 lasciano chiaramente apparire che gli approvvigionamenti
         della Haladjian in Italia a destinazione della Francia hanno costituito oggetto di restrizioni da parte della Caterpillar
         e di taluni suoi distributori, in contrasto con quanto preconizzato dal sistema CES e con quanto indicato dalla decisione
         impugnata.
      
      118    Per quanto riguarda la lettera anonima inviata alla Caterpillar nel febbraio 1990, la ricorrente osserva che tale documento
         indica espressamente che le merci acquistate dalla ICBO in Italia, con l’intermediazione della Schmidt, venivano consegnate
         a Marsiglia, poi prelevate e sdoganate dalla Haladjian. Tale precisazione, che sarebbe assente dalla decisione impugnata,
         dimostrerebbe senz’altro che gli acquisti della Haladjian, effettuati con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt, erano
         destinati alla Francia e non all’Africa.
      
      119    Con riferimento al telefax del 13 febbraio 1990, inviato dal sig. A. alla Schmidt, la ricorrente osserva che esso non si limita
         ad annunciare che la Maia avrebbe incontrato la Caterpillar per fornire chiarimenti circa le vendite alla ICBO. In tale telefax,
         il sig. A. chiedeva anche il parere del destinatario su uno scenario montato per la circostanza, che avrebbe prospettato una
         vendita specifica a destinazione dell’Africa nel 1986. Letto in relazione con la lettera anonima, tale telefax permetterebbe
         di constatare che la Maia ha mistificato i fatti esposti alla Caterpillar, adducendo come pretesto vendite destinate all’Africa
         – e pertanto in violazione del sistema CES, che vieta ad un distributore di vendere ad un rivenditore che esporta fuori zona
         –, invece di riconoscere vendite dall’Italia verso la Francia, come risultava peraltro dalla lettera anonima. Orbene, dato
         che le vendite dall’Italia verso la Francia sono perfettamente autorizzate – a dire della Caterpillar come della Commissione
         –, la ricorrente afferma che è difficile comprendere perché vendite dall’Italia verso la Francia, ivi incluso attraverso un
         intermediario come la ICBO, dovrebbero costituire oggetto di una denuncia anonima seguita da «chiarimenti» alla Caterpillar.
      
      120    Con riferimento alla lettera del 21 settembre 1990 del sig. A. alla Schmidt, che riferisce della visita alla Maia di rappresentanti
         della Caterpillar in Francia e in Italia, la ricorrente sottolinea che tale lettera indica, quando prende in considerazione
         la situazione della Haladjian, che tale rivenditore ha ricevuto in passato numerosi container dagli Stati Uniti attraverso
         i porti di Le Havre e di Marsiglia «dove [la Bergerat] dispone di informatori». I riferimenti fatti alla Bergerat in tale
         punto della lettera come in altri punti permetterebbero di accertare che la Caterpillar agiva in stretta concertazione con
         il suo distributore francese e dimostrerebbero il ruolo della Bergerat nella sorveglianza della Haladjian e nelle azioni della
         Caterpillar intese a dissuadere la Maia dal rifornire la Haladjian. Tale lettera dovrebbe, allo stesso modo, essere collegata
         alla lettera del 10 luglio 1990 della Bergerat alla Caterpillar, che richiama tutti gli intervenienti al rispetto delle regole
         del gioco.
      
      121    Peraltro, la ricorrente critica la decisione impugnata là dove afferma che le vendite effettuate con l’intermediazione della
         ICBO servivano ad aggirare il sistema CES permettendo acquisti destinati all’Africa. Tale affermazione sarebbe basata soltanto
         sul telefax del 13 febbraio 1990, in cui il sig. A. indicava alla Schmidt ciò che avrebbe raccontato alla Caterpillar per
         disorientarla a proposito dell’approvvigionamento della Haladjian a Marsiglia. Si tratterebbe al riguardo di una spiegazione
         di pura facciata che non corrisponderebbe ai fatti in causa. La decisione impugnata ne terrebbe conto, nei limiti in cui indica
         che, qualunque sia l’interpretazione da dare a tale lettera, resterebbe il fatto che la Haladjian non ha mai provato che le
         vendite della Maia attraverso l’intermediazione della ICBO erano destinate in tutto o in parte alla Francia (v. decisione
         impugnata, punto 6.3, pag. 17). Quindi, incapace di dimostrare quanto afferma, la Commissione riterrebbe che sia la Haladjian
         a dover dimostrare il contrario. Orbene, oltre al suo carattere manifestamente erroneo alla luce dei documenti citati, i quali
         dimostrerebbero chiaramente che tali vendite erano destinate alla Francia e non all’Africa, detta contestazione costituirebbe
         anche una violazione dei diritti del denunciante, al quale sarebbe addebitato, per la prima volta nella decisione impugnata,
         il fatto di non avere fornito prove al riguardo, senza che ciò gli fosse mai stato chiesto in dieci anni di procedura. Inoltre,
         la Commissione non potrebbe formulare dubbi con riferimento alla destinazione finale dei pezzi ordinati alla Maia con l’intermediazione
         della ICBO e della Schmidt, dato che la maggior parte delle vendite della Haladjian è realizzata in Francia.
      
      122    La Commissione contesta l’argomento della ricorrente secondo cui tali documenti dimostrerebbero che la Maia tentava di dissimulare
         alla Caterpillar non una violazione del sistema CES – in ragione di esportazioni verso l’Africa non dichiarate –, ma la violazione
         di una regola non scritta che non avrebbe permesso alla Maia di vendere ad un rivenditore europeo che acquistasse pezzi destinati
         alla zona CE/AELS. Infatti, la ricorrente prenderebbe come punto di partenza l’esistenza di restrizioni che devono essere
         nascoste senza apportarne la prova, anche se era in grado di dimostrare la destinazione reale dei pezzi acquistati presso
         la Maia con l’intermediazione della ICBO. 
      
       Giudizio del Tribunale
      123    In sostanza, la ricorrente contesta la valutazione della decisione impugnata, secondo cui i documenti riguardanti la Maia
         per il periodo che ha preceduto l’ordine del 24 febbraio 1993 non permettono di accertare l’esistenza di restrizioni al commercio
         intracomunitario per quanto riguarda i rivenditori europei. Al riguardo, la ricorrente non contesta di essersi servita della
         rete Maia/ICBO/Schmidt per approvvigionarsi in Italia, ma fa valere che tale approvvigionamento era soltanto destinato a realizzare
         vendite intracomunitarie – dall’Italia verso la Francia –, allo scopo di aggirare quella che essa afferma essere l’impossibilità
         pratica di realizzare simili vendite a causa del comportamento della Caterpillar e dei suoi distributori, in particolare la
         Bergerat.
      
      124    Tuttavia, la decisione impugnata esclude tale tesi, in quanto nessun documento permette di accertare l’esistenza di simile
         divieto di praticare vendite intracomunitarie. In particolare, la decisione osserva che la Haladjian non dimostra che i pezzi
         di ricambio ottenuti in Italia con l’intermediazione della ICBO avessero per destinazione finale la Francia. L’assunto dal
         quale muove la tesi della ricorrente non sarebbe pertanto dimostrato. Allo stesso modo, la decisione impugnata osserva che,
         anche supponendo che la destinazione finale di tali pezzi di ricambio fosse stata la Francia, ciò non dimostrerebbe che la
         Caterpillar abbia vietato ai suoi distributori europei di vendere pezzi di ricambio alla Haladjian (v. decisione impugnata,
         punto 6.3, pag. 16, terzo comma).
      
      125    Occorre pertanto esaminare gli elementi pertinenti del fascicolo allo scopo di stabilire se la Commissione sia incorsa in
         un errore manifesto di valutazione decidendo di respingere per insufficienza di prove le conclusioni della ricorrente sulla
         destinazione francese dei pezzi acquistati dalla Maia, con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt, e sul fatto che era
         ad essa praticamente impossibile approvvigionarsi direttamente presso la Maia, a causa di un preteso accordo o di una pratica
         concordata tra la Caterpillar e i suoi distributori europei. 
      
      126    Occorre sottolineare preliminarmente che i documenti invocati dalla ricorrente hanno un’efficacia probante assai limitata
         per la loro natura e le circostanze nelle quali si inseriscono. Infatti, il primo documento riguardante le attività della
         rete Maia/ICBO/Schmidt nel 1990 è una lettera anonima inviata alla Caterpillar nel febbraio 1990. Gli altri due documenti
         citati dalla ricorrente, cioè il telefax del 13 febbraio 1990, inviato dal sig. A. alla Schmidt, e la lettera del 21 settembre
         1990, inviata dal sig. A. alla Schmidt, si inscrivono in un contesto in cui la Caterpillar si chiedeva, a seguito della lettera
         anonima, se il comportamento del suo distributore italiano era leale e conforme ai termini del contratto di distribuzione.
         
      
      127    L’esame di questi tre documenti fornisce le seguenti indicazioni. In primo luogo, la lettera anonima inviata alla Caterpillar
         nel febbraio 1990 indica che i pezzi venduti alla Schmidt dalla ICBO venivano consegnati in un magazzino a Marsiglia, dove
         erano «prelevati e sdoganati dalla Haladjian». In secondo luogo, il telefax del 13 febbraio 1990 inviato dal sig. A. alla
         Schmidt menziona una vendita di 120 milioni di lire italiane effettuata nel 1986 dalla Maia alla ICBO ai fini di un’utilizzazione
         di pezzi di ricambio da parte di imprenditori italiani nel Camerun e nel Gabon. In terzo luogo, la lettera del 21 settembre
         1990 inviata dal sig. A. alla Schmidt indica, per prima cosa, che, nel corso di una visita di rappresentanti della Caterpillar
         alla Maia, la Caterpillar ha dichiarato alla Maia che sapeva che la Haladjian aveva ricevuto numerosi container di pezzi di
         ricambio a Le Havre e a Marsiglia provenienti dagli Stati Uniti, che i detti container non arrivavano più senza che ciò diminuisse
         le vendite della Haladjian e che la Caterpillar si chiedeva, pertanto, quale potesse essere la nuova fonte di approvvigionamento
         della Haladjian. La detta lettera espone poi la risposta della Maia, che era già stata data alla Caterpillar, e dalla quale
         risulta che la Maia sapeva – in maniera approssimativa – che la ICBO vendeva pezzi di ricambio d’occasione ai fini di un utilizzo
         in diversi paesi africani. 
      
      128    Alla lettura di questi tre documenti, la valutazione contenuta nella decisione impugnata, secondo cui i documenti comunicati
         dalla Haladjian non consentono di accertare la destinazione finale dei pezzi acquistati in Italia dalla Haladjian, non è pertanto
         manifestamente erronea. Infatti, l’indicazione, che proviene da una lettera anonima, secondo la quale i pezzi acquistati dalla
         Haladjian presso la Maia con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt venivano consegnati e sdoganati a Marsiglia – il
         che permette di pensare che i pezzi esportati verso gli Stati Uniti, dove si trovava la Schmidt, venissero poi riesportati
         verso la Francia dove venivano sdoganati – è da porre a raffronto con le indicazioni date dalla Maia alla Caterpillar, che
         fanno riferimento a vendite in Africa. Taluni documenti permettevano, pertanto, di pensare che alcuni pezzi potevano effettivamente
         avere l’Africa come destinazione finale. Pertanto, in assenza di elementi di prova forniti dalla Haladjian sulla destinazione
         reale dei pezzi acquistati presso la Maia, con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt, non può essere contestato alla
         Commissione di aver ritenuto, nella decisione impugnata, che nulla provasse che la destinazione finale dei detti pezzi fosse
         la Francia.
      
      129    Inoltre, e qualunque fosse la destinazione finale dei pezzi di cui trattasi, i documenti citati dalla decisione impugnata
         e criticati dalla ricorrente non dimostrano che le vendite intracomunitarie non fossero possibili per colpa della Caterpillar.
         È necessario constatare, al riguardo, che la ricorrente non giunge a dimostrare il minimo accordo o la minima pratica concordata
         tra la Caterpillar e i suoi distributori europei, in applicazione dei quali non le sarebbe possibile acquistare in Italia
         per vendere in Francia, il che costituisce il cuore della sua tesi nel presente ricorso.
      
      130    Peraltro, la ricorrente non può asserire che i suoi diritti in quanto denunciante sono stati violati perché essa non ha avuto
         l’opportunità di fornire prove sulla destinazione finale dei pezzi acquistati presso la Maia con l’intermediazione della ICBO
         e della Schmidt nel corso del procedimento amministrativo, dato che è stata la ricorrente stessa ad asserire nelle sue osservazioni
         sulla lettera ex art. 6 che la destinazione dei detti pezzi era la Francia, senza tuttavia fornirne la prova in tale occasione.
         La ricorrente non può pertanto contestare alla Commissione di avere respinto tale asserto per insufficienza di prove. 
      
      131    Da quanto precede risulta che le censure della ricorrente relative ai documenti riguardanti la rete Maia/ICBO/Schmidt, di
         cui la Haladjian si è servita per i suoi approvvigionamenti prima dell’ordine del 24 febbraio 1993, devono essere respinte.
      
      b)     Sui documenti riguardanti l’ordine del 24 febbraio 1993
       Decisione impugnata
      132    La decisione impugnata esamina anche una seconda serie di documenti riguardanti l’ordine del 24 febbraio 1993, nonché il suo
         trattamento da parte della Maia e incidentalmente da parte della Caterpillar. I documenti pertinenti sono i seguenti.
      
      133    Con la lettera del 24 febbraio 1993 la Haladjian avrebbe scritto alla Maia per indicarle che era stata autorizzata da diversi
         utilizzatori francesi, le cui lettere venivano allegate, ad acquistare pezzi di ricambio prodotti dalla Caterpillar, che aveva
         discusso del contenuto delle dette lettere con la Caterpillar, la quale le aveva indicato che occorreva passare gli ordini
         presso un distributore, e che, di conseguenza, essa era interessata all’acquisto di pezzi di ricambio al Consumer price in
         dollari degli Stati Uniti (in prosieguo: «dollari») (decisione impugnata, punto 6.3, quinto comma). 
      
      134    A seguito di una lettera di sollecito della Haladjian in data 30 marzo 1993, la Maia avrebbe inviato il 31 marzo 1993 un telefax
         alla Caterpillar per informarsi sulla condotta da tenere e avrebbe anche preso contatto con la Caterpillar per telefono. Secondo
         una nota interna della Maia del 20 aprile 1993, la Caterpillar avrebbe risposto che la Maia doveva dare una risposta alla
         Haladjian e che, se la Maia era d’accordo, essa poteva proporre un prezzo alla tariffa italiana (decisione impugnata, punto 6.3,
         settimo comma).
      
      135    Secondo la decisione impugnata, l’ordine del 24 febbraio 1993 presenta un carattere anomalo. Infatti, in primo luogo, la Haladjian
         espone di essere stata autorizzata da clienti francesi ad acquistare pezzi prodotti dalla Caterpillar; orbene, simile autorizzazione
         non è necessaria quando un rivenditore acquista pezzi in un paese della zona CE/AELS per destinarli ad un altro paese di tale
         zona. In secondo luogo, la Haladjian indica di avere discusso di tali lettere di autorizzazione con un dirigente della Caterpillar,
         mentre il rivenditore che si dedica al commercio intracomunitario non è tenuto a discutere con nessuno per passare un ordine.
         In terzo luogo, nell’ordine del 24 febbraio 1993 si domandano prezzi non in moneta locale, bensì basati sul Consumer price
         in dollari. Orbene, ogni distributore praticherebbe una tariffa di vendita nella propria moneta e non in dollari (decisione
         impugnata, punto 6.3).
      
      136    Al riguardo la decisione impugnata ricorda, in primo luogo, che la Haladjian non ha dimostrato di avere beneficiato in precedenza
         di prezzi espressi in dollari da parte della Maia o di altri distributori europei per prodotti destinati alla Francia o ad
         un altro paese della zona CE/AELS, in secondo luogo che la Haladjian non ha mai apportato prove del fatto che la Maia abbia
         praticato tale asserita tariffa internazionale in dollari con altri clienti comunitari e che – conseguentemente – il rifiuto
         di praticare tale prezzo alla Haladjian costituisce una discriminazione e, in terzo luogo, che la Haladjian non ha dimostrato
         che avrebbe beneficiato, senza l’intervento della Caterpillar, di un prezzo inferiore a quello offerto dalla Maia nella sua
         lettera dell’8 aprile 1993. Vista la sua formulazione, l’ordine del 24 febbraio 1993 costituirebbe pertanto una reazione al
         fatto che la Maia abbia deciso di cessare di approvvigionare la Haladjian aggirando il sistema CES e sarebbe inteso a permettere
         a quest’ultima di procurarsi elementi a sostegno della denuncia [decisione impugnata, punto 6.3 e punto 7.1, lett. c)].
      
      137    Peraltro, la decisione impugnata (punto 6.3, sesto comma) si riferisce alla lettera del 30 marzo 1993, inviata dal sig. A.
         alla Schmidt, a seguito dell’ordine del 24 febbraio 1993. Tale lettera indica quanto segue: 
      
      «Le prime notizie della Caterpillar non sono buone. Lunedì pomeriggio, il mio direttore generale mi ha chiamato per dirmi
         che aveva ricevuto una telefonata da Ginevra che consigliava di evitare di approvvigionare H. F. Avignon; ufficialmente questo
         non si può fare e, di conseguenza, noi risponderemo e proporremo la lista dei prezzi italiani (il che significa il prezzo
         al consumatore [Consumer price] in dollari per due!!! mediamente); prossimamente riceveremo la risposta definitiva della Caterpillar
         (…)». 
      
      138    Con la lettera dell’8 aprile 1993 la Maia avrebbe proposto alla Haladjian un prezzo secondo la tariffa italiana con uno sconto
         del 10%. Con la lettera del 22 aprile 1993 la Haladjian avrebbe rifiutato tale proposta ed avrebbe chiesto di beneficiare
         del Consumer price in dollari, come sarebbe stato proposto ad altri clienti comunitari della Maia, con uno sconto. Qualora
         questa richiesta non fosse stata soddisfatta, la Haladjian avrebbe indicato alla Maia la propria intenzione di adire la Commissione
         con una denuncia riguardante una pratica di prezzi discriminatori. Secondo la nota interna della Maia del 20 aprile 1993,
         citata, quest’ultima avrebbe informato la Caterpillar e la Bergerat della reazione della Haladjian (decisione impugnata, punto 6.3,
         ottavo e nono comma).
      
      139    Secondo una nota interna della Maia del 30 aprile 1993 la Haladjian si sarebbe rivolta alla Maia perché era in grado di ricattarla,
         dato che, in primo luogo, la Maia avrebbe applicato in passato la tariffa internazionale per clienti comunitari (per la decisione
         impugnata, la detta nota riprende qui il contenuto della lettera della Haladjian alla Maia del 22 aprile 1993 citata al punto
         precedente, che si riferisce al Consumer price in dollari), che, in secondo luogo, la Maia non avrebbe rispettato le regole
         del sistema CES per le vendite fuori della Comunità, che, in terzo luogo, la Haladjian sarebbe stata in grado di provare l’esistenza
         delle vendite della Maia alla Haladjian con l’intermediazione della ICBO e che, in quarto luogo, taluni dirigenti della Caterpillar
         sarebbero stati al corrente delle attività parallele della Maia, che essi avrebbero coperto finora (decisione impugnata, punto 6.3,
         decimo comma, e nota a piè di pagina n. 10).
      
      140    Poiché l’ordine del 24 febbraio 1993 attesta discussioni con la Caterpillar e tenuto conto del timore della Maia di vedersi
         risolvere il contratto di distribuzione a causa dell’elusione del sistema CES, la decisione impugnata osserva che «non è insolito»
         che la Maia abbia chiesto alla Caterpillar spiegazioni sul modo di trattare tale ordine. Sul punto, la decisione impugnata
         osserva che la Caterpillar ha risposto alla detta domanda indicando che la Maia doveva rispondere alla Haladjian e che, se
         la Maia era d’accordo, essa poteva proporre un prezzo che seguisse la tariffa italiana. Si tratta, al riguardo, secondo la
         decisione impugnata, soltanto di un «suggerimento». Tale suggerimento è stato seguito dalla Maia – in tutta autonomia secondo
         la decisione impugnata – l’8 aprile 1993, dato che essa ha proposto alla Haladjian un prezzo basato sulla tariffa italiana
         con uno sconto del 10%, lo stesso ottenuto da uno dei più importanti clienti della Maia. Pertanto, la decisione impugnata
         conclude che tali consultazioni tra la Maia e la Caterpillar non costituiscono una concertazione intesa a impedire o rendere
         più difficoltoso il commercio parallelo tra Stati membri ai sensi dell’art. 81 CE. Inoltre, la decisione impugnata osserva
         che, poiché dai documenti citati non emergono restrizioni della concorrenza ai sensi dell’art. 81 CE, l’asserita pressione
         della Bergerat sulla Caterpillar finalizzata a che essa sorvegli le importazioni in Francia non costituisce neanch’essa una
         restrizione della concorrenza [decisione impugnata, punto 6.3, pag. 17, e punto 7.1, lett. c)].
      
       Argomenti delle parti
      141    In primo luogo, la ricorrente contesta il modo in cui la decisione impugnata valuta il contenuto di taluni documenti riguardanti
         la Maia per l’anno 1993. 
      
      142    Essa critica, anzitutto, la valutazione della decisione impugnata secondo la quale l’ordine del 24 febbraio 1993 presentava
         un carattere anomalo. Sotto un primo profilo, essa osserva che la decisione impugnata omette di constatare che il detto ordine
         si inserisce nell’ambito delle discussioni che la Haladjian aveva allo stesso momento con la Caterpillar in merito all’applicazione
         del sistema CES nei suoi confronti e si riferisce allo scambio di lettere tra la Caterpillar ed essa stessa del 30 marzo e
         del 13 aprile 1993. Sotto un secondo profilo, la ricorrente fa valere che la decisione parte dal principio che non sussistono
         restrizioni al commercio intracomunitario e che, di conseguenza, non è normale fare una richiesta alla Maia per il mercato
         francese facendo riferimento ad un precedente accordo della Caterpillar. Orbene, se è vero che una tale osservazione può essere
         giustificata in teoria, la ricorrente sostiene tuttavia che i documenti relativi alla Maia mostrano in realtà che il commercio
         intracomunitario ha subito restrizioni. Infatti, la reazione della Maia, che si affretta a consultare la Caterpillar riguardo
         all’ordine della Haladjian, illustrerebbe l’impossibilità di fare liberamente e apertamente commercio intracomunitario. Al
         riguardo, la ricorrente espone che, se il riferimento fatto nell’ordine del 24 febbraio 1993 a contatti della Haladjian con
         la Caterpillar poteva, tutt’al più, spiegare che la Maia si rivolgesse a quest’ultima per chiedere chiarimenti, tale riferimento
         non giustificava che la Maia le chiedesse istruzioni. Sotto un terzo profilo, la ricorrente sottolinea che la decisione impugnata
         ignora la struttura dei prezzi del commercio intracomunitario quando ritiene «anomala» la richiesta della Haladjian di ottenere
         prezzi calcolati in funzione del Consumer price in dollari. Infatti, gli acquisti dei rivenditori si facevano normalmente,
         fino a quando la Caterpillar non vi si è opposta, in relazione a tale tariffa (detta anche «tariffa internazionale» nella
         nota interna della Maia del 30 aprile 1993) e non in relazione alle tariffe nazionali, esageratamente elevate.
      
      143    La ricorrente sottolinea, poi, che la nota interna della Maia del 20 aprile 1993, trasmessa alla Caterpillar il 23 aprile,
         non può essere ridotta ai due elementi citati dalla decisione impugnata, cioè che la Caterpillar avrebbe indotto la Maia a
         rispondere alla Haladjian suggerendole di seguire la tariffa italiana e che la Maia avrebbe informato la Bergerat della reazione
         della Haladjian a tale offerta di prezzo. Tale nota indicherebbe anche che la Caterpillar aveva per prima cosa consigliato
         alla Maia di guadagnare tempo prima di rispondere alla Haladjian, che la Maia voleva sapere se l’altro rivenditore italiano
         aveva ricevuto la stessa domanda per fornire eventualmente la stessa risposta, che i «consigli» della Caterpillar non si sono
         limitati a suggerire alla Maia di proporre alla Haladjian la tariffa italiana, poiché la Caterpillar è entrata nel dettaglio
         delle condizioni di vendita e ha suggerito di chiedere i modelli e i numeri delle macchine dei clienti francesi, che la Maia
         ha cercato di nuovo di guadagnare tempo quando, il 16 aprile 1993, la Haladjian le ha chiesto comunicazione della tariffa
         italiana e che la Maia ha informato la Bergerat non soltanto della «reazione della Haladjian», come dice erroneamente la decisione
         impugnata, ma anche del modo in cui la Maia aveva agito nei confronti della Haladjian.
      
      144    Infine la ricorrente sottolinea che la decisione impugnata avrebbe dovuto tenere conto della spiegazione data nella lettera
         del 30 marzo 1993 del sig. A. a Schmidt, dalla quale risulta che la Caterpillar ha «consigliato» alla Maia di evitare di approvvigionare
         la «HF Avignon» (cioè la Haladjian), perché questo «non [poteva] essere fatto ufficialmente», che la Maia avrebbe, di conseguenza,
         proposto alla Haladjian la tariffa italiana e che la Maia attendeva sul punto la risposta finale della Caterpillar.
      
      145    In secondo luogo, la ricorrente critica le ragioni esposte dalla decisione impugnata per sostenere che la Maia ha proposto
         i suoi prezzi in tutta autonomia e che le consultazioni della Caterpillar da parte della Maia non costituiscono una concertazione
         ai sensi dell’art. 81 CE, cioè la valutazione secondo cui le richieste della Haladjian alla Maia non avevano altro scopo che
         quello di esercitare un ricatto su quest’ultima e la valutazione secondo la quale il tenore degli scambi tra la Maia e la
         Caterpillar si spiegava con il fatto che gli acquisti effettuati con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt erano destinati
         all’Africa.
      
      146    Quanto all’asserito ricatto, tale spiegazione è contraddetta, secondo la ricorrente, dalla cronologia degli avvenimenti, considerato
         che l’ordine del 24 febbraio 1993 è anteriore all’annuncio della cessazione delle relazioni commerciali mediante intermediario
         con la Maia, annuncio fatto nella lettera del sig. A. alla Schmidt del 30 marzo 1993. Allo stesso modo, tale ordine sarebbe
         anteriore di due mesi alla minaccia della Haladjian di adire le autorità comunitarie, minaccia formulata nella sua lettera
         del 22 aprile 1993, a seguito del rifiuto della Maia di concederle prezzi identici a quelli offerti ad altri acquirenti della
         Comunità che si trovavano in una situazione paragonabile.
      
      147    Peraltro, nel solco dell’errore commesso a proposito dei documenti del 1990, la decisione impugnata afferma di nuovo che le
         transazioni effettuate con l’intermediazione della ICBO erano destinate all’Africa, con elusione del sistema CES, e che la
         Haladjian non ha dimostrato il contrario. Orbene, la questione delle vendite della Maia alla Haladjian con l’intermediazione
         della ICBO sarebbe totalmente distinta da quella dell’ordine del 24 febbraio 1993, volto ad acquistare direttamente e apertamente
         dalla Maia nell’ambito del sistema attuato dalla Caterpillar. Pertanto, l’interpretazione dell’ordine del 24 febbraio 1993
         alla luce delle relazioni di affari intercorse tra la Maia e la Haladjian condurrebbe necessariamente ad un fraintendimento
         totale della situazione. Quale che sia la valutazione che può essere fornita sulle relazioni con la ICBO, che sia riconosciuto
         o no che esse testimonino ostacoli al commercio intracomunitario, tali relazioni sarebbero ad ogni modo prive di rilevanza
         ai fini della valutazione da apportare sulle prove dirette delle concertazioni che hanno avuto luogo tra la Maia e la Caterpillar
         per quanto riguarda la risposta da fornire all’ordine della Haladjian.
      
      148    In terzo luogo, la ricorrente sostiene che la decisione impugnata è erronea quando afferma che essa non avrebbe dimostrato
         la discriminazione di prezzo che la Haladjian contestava alla Maia nella sua lettera del 22 aprile 1993. Sarebbe quindi sufficiente
         riportarsi alla lettera del sig. A. alla Schmidt del 30 marzo 1993 per constatare l’obiettivo apertamente e coscientemente
         discriminatorio dei detti prezzi. Allo stesso modo, la decisione impugnata non potrebbe, senza contraddirsi, contestare che
         la Maia ha praticato la tariffa internazionale ad altri clienti comunitari, dato che tale fatto sarebbe menzionato dalla stessa
         decisione due volte, quando essa prende in considerazione la nota interna manoscritta della Maia del 30 aprile 1993 (punto 6.3,
         pag. 14, penultimo comma, pag. 15, ultimo trattino), e ciò sebbene la nota a piè di pagina n. 10 della decisione impugnata
         indichi che la menzione della tariffa internazionale in tale nota interna della Maia non costituisce una «confessione» della
         Maia, ma soltanto la riproduzione del contenuto della lettera della Haladjian del 22 aprile 1993. 
      
      149    Simile interpretazione sarebbe erronea dato che, anche supponendo che l’autore della nota interna del 30 aprile 1993 si limiti
         a citare la lettera della Haladjian del 22 aprile 1993, sarebbe pur vero che la detta nota espone che tale fatto è dimostrato,
         che la Haladjian può provarlo e che il fatto che la Caterpillar possa venirne a conoscenza la preoccupa. Tale nota dimostrerebbe
         così non soltanto che la discriminazione di cui è vittima la Haladjian è reale, ma anche che la Maia temeva che la Caterpillar
         venisse a sapere che essa vendeva a prezzi competitivi a destinazione di altri Stati membri [«avrà certamente “material” che può “inchiodarci e avvalorare la sua affermazione dell’ultima lettera” (noi vendiamo usando
            il listino Internazionale a clienti EEC)»].
      150    Peraltro, la ricorrente osserva che, nel maggio 1994, essa ha avuto conoscenza di offerte fatte dalla Maia ad un utilizzatore
         inglese (in prosieguo: «C.») a prezzi ben più vantaggiosi dei prezzi che le erano stati proposti dalla Maia – le differenze
         andavano a seconda dei pezzi dal 90% al 160%. A quell’epoca, la Haladjian avrebbe anche ricevuto un’offerta da un rivenditore
         italiano (in prosieguo: «M.»), che si sarebbe rifornito presso la Maia ed era in grado di offrire alla Haladjian prezzi inferiori
         a quelli che la Haladjian poteva ottenere direttamente presso la Maia.
      
      151    In quarto luogo, la ricorrente afferma che risulta da quanto precede che la Commissione è incorsa in un errore di diritto
         non ammettendo l’esistenza di pratiche concertate tra la Caterpillar e la Maia. Infatti, il ragionamento della Commissione
         riposa sul carattere anomalo dell’ordine del 24 fabbraio 1993 e sulla circostanza che la Haladjian non ha dimostrato che tale
         ordine fosse stato preceduto da altri ordini simili. Orbene, sarebbe privo di rilevanza, per determinare se esistono restrizioni
         della concorrenza in caso di ordine intracomunitario, riferirsi ai motivi soggettivi della transazione o all’esistenza o no
         di transazioni simili precedenti.
      
      152    La Commissione contesta la tesi della ricorrente ricordando che risulta dalla decisione impugnata che i contatti tra la Caterpillar
         e la Maia, a seguito dell’ordine del 24 febbraio 1993, non dimostrano l’esistenza di un’asserita regola non scritta che vieta
         le esportazioni a rivenditori all’interno della zona CE/AELS, ma si spiegano con il contesto particolare nel quale tale ordine
         si inserisce. Inoltre, nulla proverebbe che la Maia non abbia fissato liberamente il prezzo di vendita di simile transazione,
         ivi incluso lo sconto del 10% concesso alla Haladjian. La Commissione critica anche il carattere sufficientemente probante
         dei documenti relativi alle offerte fatte dalla Maia a C. e dell’offerta fatta alla Haladjian da M.
      
      153    La Caterpillar sottolinea peraltro, che la Maia ha deciso di contattare la Caterpillar e la Bergerat unilateralmente e che
         la sua risposta è stata semplicemente di proporre di trattare la Haladjian allo stesso modo degli altri acquirenti di pezzi
         di ricambio, cioè utilizzando il listino dei prezzi di vendita al dettaglio.
      
       Giudizio del Tribunale
      154    Nessuno degli argomenti dedotti dalla ricorrente permette di individuare un errore manifesto di valutazione da parte della
         Commissione. Nella fattispecie, la ricorrente si accontenta di criticare il contenuto dei diversi documenti citati e analizzati
         dalla Commissione per quanto riguarda il trattamento dell’ordine del 24 febbraio 1993, senza addurre elementi tali da rimettere
         in discussione le conclusioni della decisione impugnata sul punto, cioè, da un lato, la valutazione secondo cui la concertazione
         intervenuta tra la Maia e la Caterpillar con riferimento al trattamento di tale ordine non costituisce una restrizione della
         concorrenza ai sensi dell’art. 81 CE e, dall’altro, la valutazione secondo cui l’offerta di prezzo della Maia alla Haladjian
         – la tariffa nazionale italiana con uno sconto del 10% – è stata fatta in tutta autonomia, malgrado i suggerimenti della Caterpillar,
         che proponeva l’applicazione della tariffa nazionale italiana.
      
      155    Infatti, secondo la decisione impugnata, la concertazione tra la Maia e la Caterpillar in merito alla risposta da dare all’ordine
         della Haladjian, che risulta in particolare dalla nota interna della Maia del 20 aprile 1993 inviata alla Caterpillar il 23
         aprile 1993, si spiega con il contesto nel quale tale ordine si inserisce e con il fatto che il detto ordine precisava che
         avevano avuto luogo talune discussioni tra la Haladjian e la Caterpillar per quanto riguarda alcuni dei suoi elementi, vale
         a dire le lettere di autorizzazione dei clienti della Haladjian. 
      
      156    Orbene, occorre ricordare che, in passato, le vendite della Maia alla Haladjian venivano effettuate mediante una rete che
         faceva intervenire la ICBO in Italia e la Schmidt negli Stati Uniti. Inoltre, a seguito dell’inchiesta condotta dalla Caterpillar,
         la Maia aveva deciso di porre fine a tale trafila di approvvigionamenti allo scopo di evitare la rottura del suo contratto
         di distribuzione, di cui la Caterpillar l’aveva minacciata (v. la lettera del 30 marzo 1993 inviata dal sig. A. alla Schmidt,
         allegato 29 al ricorso). In tale contesto, la decisione impugnata non è manifestamente erronea nei limiti in cui imputa alla
         volontà della Maia di non perdere il beneficio del suo contratto di distribuzione il fatto che la Maia abbia chiesto alla
         Caterpillar quale condotta dovesse tenere per rispondere all’ordine del 24 febbraio 1993. Tale comportamento si spiega anche
         con il contenuto del detto ordine, che menzionava contatti con la Caterpillar e autorizzazioni di acquisto firmate da utilizzatori
         francesi, anche se tali contatti e tali autorizzazioni non sono richiesti in caso di vendite intracomunitarie dall’Italia
         verso la Francia. La Maia ha dunque potuto legittimamente avvertire l’esigenza di contattare la Caterpillar per saperne di
         più sul punto.
      
      157    Di conseguenza, la decisione impugnata non presenta errori manifesti di valutazione in quanto perviene alla conclusione che
         la concertazione tra la Maia e la Caterpillar era giustificata da ragioni congiunturali che non permettono di accertare sufficientemente
         sul piano giuridico l’esistenza di un ostacolo alle vendite intracomunitarie posto ai rivenditori.
      
      158    Con riferimento al carattere autonomo dell’offerta proposta dalla Maia – cioè la tariffa nazionale italiana con uno sconto
         del 10% –, va sottolineato che la decisione impugnata non è manifestamente erronea in quanto indica che, seppure tale offerta
         è stata almeno parzialmente suggerita dalla Caterpillar, che proponeva alla Maia di rispondere alla Haladjian sulla base della
         tariffa nazionale italiana, essa è stata fatta in totale autonomia, come risulta dall’indicazione «se noi fossimo d’accordo»,
         che compare nella nota interna della Maia del 20 aprile 1993, in cui è esposto il contenuto delle indicazioni date per telefono
         da un rappresentante della Caterpillar alla Maia con riferimento all’ordine della Haladjian. Inoltre, lo sconto del 10% è
         stato proposto dalla Maia di sua stessa iniziativa. Tale sconto illustra così il principio generale, esposto nella decisione
         impugnata, secondo cui il distributore è libero di proporre il prezzo che desidera ai rivenditori. In applicazione del sistema
         CES, il detto distributore deve semplicemente vegliare a rispettare le regole applicabili in caso di vendite interzone, il
         che non sembra accadere nella fattispecie, tenuto conto del fatto che l’ordine del 24 febbraio 1993 si avvaleva di lettere
         di autorizzazione comunicate da utilizzatori francesi.
      
      159    Di conseguenza, la decisione impugnata non presenta errori manifesti di valutazione in quanto perviene alla conclusione che
         l’offerta della Maia alla Haladjian è stata fatta in completa autonomia dal detto distributore e che essa non ha avuto per
         effetto di ostacolare le vendite intracomunitarie ai rivenditori.
      
      160    Inoltre, e malgrado le sue allegazioni in tal senso, la ricorrente non è riuscita a dimostrare che l’offerta della Maia fosse
         discriminatoria nei suoi confronti o più in generale restrittiva della concorrenza. In particolare, occorre osservare che
         la Commissione non poteva formulare tale valutazione considerati gli elementi che le sono stati comunicati, cioè il riferimento
         fatto alla tariffa internazionale nella lettera del sig. A. alla Schmidt del 30 marzo 1993 (il «Consumer price in dollari»)
         e nella nota interna della Maia del 30 aprile 1993, dato che la transazione di cui si trattava non rientrava nel sistema CES
         e che essa è stata effettuata, comunque, al di fuori di qualsiasi intervento dimostrato della Caterpillar sul punto. 
      
      161    Con riferimento alle offerte fatte dalla Maia ad un utilizzatore inglese C. il 26 gennaio ed il 21 febbraio 1994, a prezzi
         che sarebbero stati ben più vantaggiosi di quelli proposti alla Haladjian dalla Maia l’8 aprile 1993, occorre osservare che
         tali offerte sono state fatte in lire italiane e non in dollari e che un periodo di dieci e di undici mesi li separa dall’offerta
         fatta alla Haladjian dalla Maia, in un momento in cui la lira italiana era soggetta ad importanti oscillazioni monetarie.
         In assenza di elementi che permettano di accertare che un ordine della Haladjian passato in quel momento sarebbe stato trattato
         in modo diverso da quello passato dall’utilizzatore inglese, la Commissione non è pertanto incorsa in alcun errore manifesto
         di valutazione indicando che la Haladjian non aveva dimostrato di essere stata oggetto di una discriminazione tariffaria da
         parte della Maia e, in ogni caso, che tale discriminazione sarebbe imputabile alla Caterpillar. 
      
      162    Allo stesso modo, quanto all’offerta fatta alla Haladjian da un rivenditore italiano M., che si rifornirebbe presso la Maia,
         e che sarebbe in grado di offrire alla Haladjian prezzi inferiori a quelli che essa poteva ottenere direttamente presso la
         Maia, occorre del pari osservare che tale offerta non è di per sé sufficientemente probante per accertare la discriminazione
         tariffaria asserita dalla ricorrente. Infatti, in tale offerta, formulata in dollari, nulla lascia apparire che il rivenditore
         italiano abbia acquistato i pezzi presso la Maia come asserisce la ricorrente. Pertanto, in mancanza di un valido paragone
         con l’offerta della Maia alla Haladjian, la Commissione non è incorsa in un errore manifesto di valutazione indicando che
         la Haladjian non aveva dimostrato di essere stata oggetto di una discriminazione tariffaria da parte della Maia e, comunque,
         che tale discriminazione fosse imputabile alla Caterpillar. 
      
      163    Peraltro, le critiche della ricorrente contro l’asserito ricatto esercitato sulla Maia non sono pertinenti, dato che la minaccia
         di adire la Commissione per prezzo discriminatorio risulta chiaramente dalla lettera della Haladjian del 22 aprile 1993, che
         rifiuta l’offerta della Maia e chiede di beneficiare del Consumer price in dollari. Al riguardo, la cronologia degli avvenimenti,
         di cui la ricorrente si avvale per confutare l’esistenza di tale ricatto, contraddice le sue allegazioni, dato che è essa
         stessa, nella lettera del 22 aprile 1993, a minacciare di adire le autorità comunitarie per esprimere il suo malcontento sulle
         condizioni tariffarie proposte dalla Maia l’8 aprile 1993. Analogamente, l’argomento della ricorrente relativo alle vendite
         in Africa non è pertinente, nei limiti in cui non incide sul ragionamento esposto dalla decisione impugnata sull’ordine della
         Haladjian e la risposta che ad esso è stata fornita dalla Maia.
      
      164    Da quanto precede risulta che le censure della ricorrente relative ai documenti riguardanti l’ordine del 24 febbraio 1993
         devono essere respinte.
      
      6.     Conclusione 
      165    Da quanto precede risulta che la ricorrente non ha dedotto elementi tali da porre in discussione le valutazioni della decisione
         impugnata riguardanti l’applicabilità dell’art. 81 CE. 
      
      166    In particolare, quanto alla valutazione relativa all’effetto del sistema CES sulle vendite realizzate all’interno della zona
         CE/AELS, va osservato che nessun elemento prodotto dalla ricorrente confuta la conclusione alla quale la Commissione è pervenuta
         a seguito dell’esame della denuncia, vale a dire che «non è stata provata alcuna restrizione della concorrenza intesa ad impedire
         o a rendere più difficoltoso il commercio dei pezzi di ricambio all’interno della detta zona» (decisione impugnata, punto 7.1,
         pag. 22, terzo comma).
      
      167    Allo stesso modo, per quanto riguarda la valutazione relativa all’effetto del sistema CES sulle vendite interzone realizzate
         tra gli Stati Uniti e la zona CE/AELS, nessun elemento prodotto dalla ricorrente è tale da inficiare la validità della conclusione
         cui la Commissione è pervenuta al termine del procedimento amministrativo, secondo cui il sistema CES non isola il mercato
         comunitario vietando in esso la concorrenza dei pezzi di ricambio importati dagli Stati Uniti a prezzi inferiori ai prezzi
         europei e non compromette, neppure, il commercio intracomunitario di tali pezzi di ricambio (decisione impugnata, punto 7.2,
         pag. 25, primo e secondo trattino). Al riguardo, occorre ricordare che, per giustificare l’applicazione delle regole di concorrenza
         ad un accordo riguardante prodotti acquistati negli Stati Uniti per essere venduti nella Comunità, tale accordo deve, sulla
         base di un insieme di elementi di fatto e di diritto, permettere di prevedere con un grado di probabilità sufficiente che
         esso possa esercitare un’influenza più che insignificante sulla concorrenza nella Comunità e sul commercio tra Stati membri
         (v., in tal senso, sentenza Javico, cit., punti 16 e 18). Il semplice fatto che un comportamento produca determinati effetti,
         quali che essi siano, sull’economia della Comunità non costituisce in sé un nesso sufficientemente stretto per permettere
         di fondare la competenza comunitaria. Per potere essere preso in considerazione è necessario che tale effetto sia sostanziale,
         cioè sensibile e non trascurabile. 
      
      168    Di conseguenza, il primo motivo dev’essere respinto.
      
      D –  Sul secondo motivo, vertente sul ragionamento seguito dalla decisione impugnata con riferimento all’applicabilità dell’art. 82 CE
            
      1.     Sul contenuto della denuncia
      169    La ricorrente sostiene che la decisione impugnata è erronea quando afferma, al punto 8, che la denuncia non faceva valere
         alcuna violazione dell’art. 82 CE. 
      
      170    Il Tribunale osserva che, per quanto riguarda l’asserto di una violazione dell’art. 82 CE, la denuncia si accontentava di
         indicare, nella sua parte finale, che il comportamento della Caterpillar «poteva essere considerato come abuso di posizione
         dominante vietato dall’art. [82] CE» e che la Haladjian si teneva a disposizione della Commissione per aiutarla a definire
         il mercato rilevante, la posizione dominante della Caterpillar e l’abuso di tale posizione dominante, se la Commissione riteneva
         necessario indagare sul punto. Inoltre, occorre sottolineare che, nelle sue osservazioni sulla lettera ex art. 6, la ricorrente
         ha riconosciuto sul punto che, se è vero che essa non aveva approfondito il suo asserto riguardante la violazione dell’art. 82 CE
         nella denuncia, ciò era accaduto perché essa era – e restava – convinta del fatto che i comportamenti contestati alla Caterpillar
         fossero vietati dall’art. 81 CE. Pertanto, in assenza di qualsiasi indicazione nella denuncia che consenta di comprendere
         sotto quale profilo il comportamento della Caterpillar potrebbe essere costitutivo di un abuso di posizione dominante, a torto
         la ricorrente contesta alla decisione impugnata di indicare che nella sua denuncia non si lamentava la violazione dell’art. 82 CE.
         
      
      2.     Sulle allegazioni esposte nella nota riepilogativa dell’11 agosto 2000
      171    La decisione impugnata osserva, al punto 8, che è soltanto nella nota riepilogativa dell’11 agosto 2000 che la Haladjian ha
         invocato esplicitamente, ma in modo generico e senza fornire prove, talune violazioni dell’art. 82 CE, che si limitano a enumerare
         alcune pratiche abusive menzionate dalla detta disposizione. Tuttavia, anche considerando acquisito che la Caterpillar fruisca
         di una posizione dominante sul mercato dei suoi pezzi di ricambio, tali censure vengono respinte dalla decisione impugnata.
      
      a)     Sull’asserita imposizione di prezzi di transazione non equi
      172    Con riferimento al primo argomento con il quale si deduce una violazione dell’art. 82 CE, relativo all’imposizione di prezzi
         di transazione non equi, la decisione impugnata osserva che simile argomento non può essere accolto, dato che la Caterpillar
         non impone alcun prezzo e che i suoi distributori sono liberi di proporre ai rivenditori e agli utilizzatori i prezzi che
         essi intendono praticare (decisione impugnata, punto 8, secondo comma).
      
      173    La ricorrente afferma che tale valutazione è erronea, tenuto conto delle pressioni esercitate dalla Caterpillar sulla Maia
         nel 1993. Inoltre, la questione essenziale consisterebbe qui nel sapere se il fatto che la Caterpillar maggiori di 10 punti
         il prezzo di vendita ai distributori americani dei pezzi di ricambio destinati ad essere esportati in Europa e non permetta
         al rivenditore europeo che si approvvigiona negli Stati Uniti di ottenere il beneficio di sconti quantitativi costituisca
         un prezzo non equo. Al riguardo, la ricorrente afferma che, anche supponendo che possa essere calcolato un costo addizionale
         per «indennizzare» il distributore europeo sul cui territorio i prodotti vengono esportati, la penalizzazione del distributore
         americano che esporta verso l’Europa andrebbe ben oltre tale obiettivo. Inoltre, la decisione impugnata non terrebbe conto
         delle informazioni comunicate dalla ricorrente, nel corso del procedimento amministrativo, per quanto riguarda la discriminazione
         subita dall’utilizzatore europeo che acquista negli Stati Uniti, direttamente o con l’intermediazione di un rivenditore europeo,
         pagando in dollari al prezzo di mercato, rispetto ai distributori europei che acquistano in Belgio in valute europee ad un
         prezzo che comporterebbe necessariamente un corso del dollaro inferiore al suo corso reale. Tale aiuto concesso dalla Caterpillar
         ai suoi distributori europei falserebbe il gioco del mercato permettendo loro di fronteggiare le importazioni provenienti
         dagli Stati Uniti.
      
      174    Il Tribunale osserva, anzitutto ed in via generale, che gli argomenti relativi alla violazione dell’art. 82 CE, esposti per
         la prima volta dalla ricorrente nella nota riepilogativa dell’11 agosto 2000, si limitano ad affermare che la Caterpillar
         imponeva alla Haladjian e agli altri rivenditori europei condizioni di vendita sfavorevoli e discriminatorie e che, di conseguenza,
         «il comportamento della [Caterpillar] era costitutivo di un abuso di posizione dominante ai sensi dell’art. 82 CE, manifestatosi
         in particolare con l’imposizione di prezzi di transazione non equi, la limitazione degli sbocchi a danno dei consumatori e
         l’applicazione nei confronti delle controparti commerciali di condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, tutte infrazioni
         espressamente previste all’art. 82 CE». In tal modo, la ricorrente si accontenta di invocare l’esistenza formale di violazioni
         dell’art. 82 CE, senza corroborare tale asserto con argomenti propri alla fattispecie e senza fornire il minimo elemento di
         prova a sostegno di tale affermazione.
      
      175    Per quanto riguarda il primo argomento della Haladjian, va osservato che la ricorrente non contesta che la Caterpillar lasci
         ai suoi distributori, in particolare i distributori americani, la massima libertà nel determinare il prezzo di rivendita dei
         pezzi di ricambio ai loro clienti, come la Haladjian. La ricorrente si accontenta qui di riprendere argomenti ai quali si
         è già risposto o affermazioni che non sono accompagnate da elementi di prova sufficienti. 
      
      176    In tal senso, con riferimento alle asserite pressioni esercitate dalla Caterpillar sulla Maia nel 1993, l’esame dei contatti
         intervenuti tra queste due imprese a proposito dell’ordine del 24 febbraio 1993, effettuato nell’ambito del primo motivo di
         ricorso, permette di accertare che la Commissione non è incorsa in errori manifesti di valutazione indicando che tali contatti
         si spiegavano con il contesto particolare nel quale tale ordine è intervenuto (v. supra punti 155 e 156). Per le stesse ragioni,
         tali contatti non permettono di accertare sufficientemente l’esistenza di asseriti prezzi di transazione non equi, fatta valere
         dalla Haladjian. Lo stesso vale per quanto riguarda la possibilità per un rivenditore europeo di ottenere sconti quantitativi
         presso distributori americani della Caterpillar, poiché tale questione è stata esaminata nell’ambito del primo motivo di ricorso
         e non consente di individuare l’esistenza di un’eventuale restrizione della concorrenza nella fattispecie (v. supra punto 62).
         
      
      177    Peraltro, l’affermazione della ricorrente, secondo cui la maggiorazione del 10% del prezzo praticato dalla Caterpillar nei
         confronti dei suoi distributori americani in caso di ordini di pezzi di ricambio destinati ad essere esportati verso la zona
         CE/AELS eccederebbe le necessità proprie al sistema CES, non è corroborata da una qualsiasi prova riguardante il carattere
         sproporzionato o ingiustificato della detta misura. Simile affermazione non può pertanto essere sufficiente a rimettere in
         discussione le ragioni obiettive della differenza di prezzo praticata dalla Caterpillar nei confronti dei suoi distributori
         americani in caso di vendite all’esportazione menzionate nella decisione impugnata, cioè, in sostanza, la necessità di conservare
         la qualità e l’integrità della sua rete europea di distribuzione. 
      
      178    Analogamente, i dati relativi all’evoluzione dei prezzi praticati in Francia dalla Bergerat e ottenuti negli Stati Uniti dalla
         Haladjian tra il 1992 ed il 2000, comunicati nel corso del procedimento amministrativo in allegato alla nota riepilogativa
         dell’11 agosto 2000, presentati dalla ricorrente come prova del fatto che essa subirebbe una discriminazione rispetto ai distributori
         europei della Caterpillar, in quanto essa dovrebbe pagare i suoi acquisti negli Stati Uniti in dollari, mentre i distributori
         europei possono acquistare in Europa presso la Caterpillar Overseas pagando in una moneta europea indicizzata su un corso
         del dollaro che sarebbe loro favorevole, non possono essere sufficienti a confutare la valutazione contenuta nella decisione
         impugnata relativa all’asserita imposizione di prezzi di transazione non equi. Infatti, tali differenze di prezzo constatate
         dalla Haladjian possono perfettamente spiegarsi, da un lato, con l’apprezzamento del dollaro sulle monete europee nel periodo
         1992/2000 e, dall’altro, con le esigenze proprie alla rete di distribuzione della Caterpillar, nei limiti in cui la Caterpillar
         può decidere, nell’ambito della sua politica commerciale, di evitare che i suoi distributori europei subiscano in pieno gli
         effetti legati alla fluttuazione dei mercati monetari. Inoltre, e soprattutto, la situazione dei rivenditori europei non può
         essere assimilata a quella dei distributori europei della Caterpillar, tenuto conto del fatto che i primi non sono vincolati
         agli obblighi contrattuali ai quali sono soggetti i secondi.
      
      179    Ne consegue che la ricorrente non è riuscita a dimostrare l’esistenza di un errore manifesto di valutazione da parte della
         Commissione per quanto riguarda l’esame del suo argomento relativo all’esistenza di una violazione dell’art. 82 CE a causa
         dell’imposizione da parte della Caterpillar di prezzi di transazione non equi.
      
      b)     Sull’asserita limitazione degli sbocchi a danno dei consumatori 
      180    Per quanto riguarda il secondo argomento vertente sulla violazione dell’art. 82 CE, relativo alla limitazione degli sbocchi
         a danno dei consumatori, la decisione impugnata espone che tale affermazione è priva di fondamento, dato che gli utilizzatori
         possono approvvigionarsi senza vincoli ovunque nel mondo e che i rivenditori possono approvvigionarsi in altre zone geografiche
         indicando l’identità degli utilizzatori della zona geografica di destinazione dei pezzi ordinati (decisione impugnata, punto 8,
         secondo comma). 
      
      181    La ricorrente critica tale valutazione, sottolineando che essa non prende in considerazione la pesantezza e la rigidità del
         sistema CES, che esigerebbe informazioni che vanno oltre il necessario. Allo stesso modo, il fatto che il rivenditore europeo
         non possa costituire stock negli Stati Uniti, dove i pezzi di ricambio sono meno costosi, neppure per conto di un utilizzatore
         dichiarato, avrebbe per effetto di limitare le possibilità di approvvigionamento degli utilizzatori europei. La ricorrente
         si avvale al riguardo di attestazioni redatte nel gennaio e nel febbraio 1993 da due dei suoi clienti, i quali desideravano
         che essa potesse gestire uno stock ingente di pezzi di ricambio.
      
      182    Il Tribunale osserva che, come risulta dall’esame degli argomenti dedotti nell’ambito del primo motivo, nessuno dei detti
         argomenti permette di concludere che gli ordini passati da clienti europei che utilizzano la Haladjian come mandataria nell’ambito
         del sistema CES non sono stati soddisfatti (v. supra punti 74‑77). Gli sbocchi non sono, pertanto, stati limitati a danno
         degli utilizzatori come afferma la ricorrente. 
      
      183    Occorre, per di più, prendere in considerazione anche il fatto che la volontà, perfettamente legittima, degli utilizzatori
         europei di poter beneficiare di pezzi acquistati negli Stati Uniti, dove sono meno cari, deve essere valutata alla luce della
         politica di commercializzazione della Caterpillar – ammessa dalla Commissione –, che intende limitare tali vendite interzone
         allo scopo di privilegiare i suoi distributori europei, i quali, per essere presenti sul posto ed offrire la totalità dei
         servizi desiderati dalla Caterpillar, come la vendita dei macchinari da cantiere, devono assumersi costi che non si assumono
         i rivenditori europei che si approvvigionano negli Stati Uniti per conto degli utilizzatori europei. Gli argomenti dedotti
         dalla ricorrente non permettono pertanto di porre nuovamente in discussione tale situazione, che contempera gli interessi
         delle differenti parti in causa, malgrado la volontà espressa da due clienti della Haladjian che desidererebbero poter massimizzare
         le loro possibilità di approvvigionamento senza tuttavia tener conto degli interessi propri della Caterpillar e della sua
         rete di distribuzione.
      
      184    Di conseguenza, la ricorrente non è riuscita a dimostrare l’esistenza di un errore manifesto di valutazione da parte della
         Commissione per quanto riguarda l’esame del suo argomento relativo all’esistenza di una violazione dell’art. 82 CE consistente
         nella limitazione da parte della Caterpillar degli sbocchi a danno dei consumatori.
      
      c)     Sull’asserita applicazione nei confronti delle controparti commerciali di condizioni dissimili per prestazioni equivalenti
         
      
      185    Con riferimento al terzo argomento con cui si lamenta la violazione dell’art. 82 CE, relativo all’applicazione nei confronti
         delle controparti commerciali di condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, la decisione impugnata constata che la
         denunciante non apporta alcun elemento tendente a dimostrare che essa subirebbe una discriminazione rispetto ad altri rivenditori.
         Al contrario, il sistema CES tratterebbe in modo uniforme tutti i rivenditori europei (decisione impugnata, punto 8, secondo
         comma). 
      
      186    La ricorrente fa valere che la questione pertinente non sarebbe qui quella della discriminazione da essa subita rispetto ad
         altri rivenditori europei, ma quella della discriminazione che essa subisce rispetto agli altri acquirenti europei – distributori,
         rivenditori e utilizzatori –, per volumi paragonabili. Pertanto, il fatto che il sistema CES accetti i rivenditori europei,
         come la Haladjian, soltanto a condizione che essi agiscano solo in quanto mandatari di utilizzatori finali equivarrebbe a
         imporre loro condizioni che non sono obiettivamente giustificate e il cui unico scopo sarebbe di diradare le possibilità di
         un’offerta alternativa.
      
      187    Il Tribunale osserva che anche qui la ricorrente non può rivendicare lo stesso trattamento commerciale che viene concesso
         dalla Caterpillar ai suoi distributori europei, dato che tali distributori sono vincolati da obblighi contrattuali ai quali
         la Haladjian non è soggetta. Tale categoria di acquirenti si distingue pertanto dai rivenditori e utilizzatori che non sono
         vincolati da detti obblighi.
      
      188    Di conseguenza, la ricorrente non è riuscita a dimostrare l’esistenza di un errore manifesto di valutazione da parte della
         Commissione per quanto riguarda l’esame del suo argomento relativo all’esistenza di una violazione dell’art. 82 CE consistente
         nell’applicazione nei confronti delle controparti commerciali di condizioni dissimili per prestazioni equivalenti.
      
      3.     Sulle altre censure della ricorrente 
      189    La ricorrente critica la decisione impugnata in quanto trascura totalmente le altre pratiche della Caterpillar, che denuncerebbero
         una politica di esclusione sistematica nei suoi confronti, dal momento che essa è l’unico concorrente dei distributori europei
         che si trova in Europa. Tali pratiche perpetrate per la maggior parte dalla Caterpillar con la Bergerat consisterebbero nella
         sorveglianza dei suoi approvvigionamenti, nelle «fessure» del sistema CES che consentirebbero alla Bergerat di sviare i suoi
         clienti, nello sconto del «profit credit» alla Bergerat, che permetterebbe a tale impresa di conoscere l’importo degli acquisti
         effettuati negli Stati Uniti dalla Haladjian per conto dei suoi clienti francesi, nelle manovre intese a screditare le sue
         attività e quelle dei rivenditori in generale, lasciando intendere che la qualità e l’autenticità dei pezzi che essi vendono
         non sono garantite.
      
      190    Il Tribunale osserva che tali censure, in particolare quelle che riguardano azioni imputabili alla Bergerat, non sono state
         invocate dalla ricorrente nel corso del procedimento amministrativo in quanto allegazioni di violazione dell’art. 82 CE. Non
         si può pertanto contestare alla decisione impugnata di non averle esaminate sotto questa angolazione. 
      
      4.     Conclusione 
      191    Da quanto precede risulta che gli argomenti dedotti dalla ricorrente con riferimento al ragionamento seguito dalla decisione
         impugnata a proposito dell’applicabilità dell’art. 82 CE non inficiano le valutazioni degli elementi di fatto e di diritto
         effettuate in quest’ambito dalla Commissione. Di conseguenza, il secondo motivo dev’essere respinto.
      
      E –  Sul terzo motivo, vertente sulla violazione di norme procedurali 
      1.     Sulla censura vertente sulla durata irragionevole del procedimento
      192    La ricorrente constata che il procedimento amministrativo, dal deposito della denuncia alla decisione di rigetto, è durato
         quasi dieci anni e sostiene che tale durata non è ragionevole. Infatti, l’istruzione sarebbe stata eccessivamente lunga, in
         quanto sono trascorsi sette anni dal deposito della denuncia nell’ottobre 1993 al settembre 2000, quando i servizi della Commissione
         l’hanno informata oralmente della loro decisione di archiviare tale denuncia. Allo stesso modo, la ricorrente ha dovuto avviare
         molteplici procedimenti, tra cui un ricorso per carenza, a partire dall’ottobre 2000, per ottenere la lettera ex art. 6 e
         la decisione finale. Inoltre, la durata irragionevole del procedimento amministrativo avrebbe influenzato il contenuto del
         fascicolo facendo perdere alla ricorrente opportunità di raccogliere elementi di prova supplementari riguardanti i prezzi
         man mano che veniva attuato il sistema CES.
      
      193    Il Tribunale ricorda, in primo luogo, che nell’ipotesi in cui la decisione impugnata sia una decisione di rigetto di una denuncia,
         un’eventuale durata eccessiva del trattamento della denuncia non può, in linea di principio, incidere sul contenuto stesso
         della decisione finale adottata dalla Commissione. Infatti, tale durata non può, salvo situazioni eccezionali, modificare
         gli elementi sostanziali che, a seconda dei casi, determinano l’esistenza o meno di una violazione delle regole di concorrenza
         o che giustificano la mancata istruzione da parte della Commissione (ordinanza della Corte 13 dicembre 2000, causa C‑39/00 P,
         SGA/Commissione, Racc. pag. I‑11201, punto 44). La durata d’istruzione della denuncia non reca pertanto, in linea di principio,
         pregiudizio al denunciante quando vi è rigetto. 
      
      194    Inoltre, nella fattispecie, la ricorrente non dimostra in modo pertinente sotto quale profilo gli elementi di fondo presi
         in considerazione dalla decisione impugnata possano essere stati influenzati o modificati dalla durata del procedimento amministrativo.
      
      195    Peraltro, occorre osservare che il rispetto da parte della Commissione di un termine ragionevole all’atto dell’adozione di
         decisioni in esito a procedimenti amministrativi in materia di politica della concorrenza costituisce un’applicazione del
         principio di buona amministrazione (v., in materia di rigetto delle denunce, sentenza della Corte 18 marzo 1997, causa C‑282/95 P,
         Guérin automobiles/Commissione, Racc. pag. I‑1503, punti 37 e 38). La durata ragionevole di un tale procedimento dev’essere
         valutata sulla scorta delle circostanze specifiche di ciascuna pratica e, in particolare, del contesto della stessa, delle
         varie fasi procedurali espletate dalla Commissione, della complessità della pratica e degli interessi delle parti coinvolte
         (sentenza del Tribunale 22 ottobre 1997, cause riunite T‑213/95 e T‑18/96, SCK e FNK/Commissione, Racc. pag. II‑1739, punto 57).
         
      
      196    Nella fattispecie, la durata del procedimento si spiega con la complessità dei fatti, che mettono in causa la politica mondiale
         ed europea di commercializzazione di un’importante impresa, e con la necessità di esaminare i numerosi argomenti e allegati
         documentali presentati dalla ricorrente. Così, a completamento della denuncia, depositata il 18 ottobre 1993, che interveniva
         nel contesto di un procedimento precedentemente avviato dalla Commissione contro la Caterpillar a seguito dell’invio, il 12
         maggio 1993, di una comunicazione di addebiti, la ricorrente ha inviato alla Commissione diverse lettere, nell’aprile e nel
         maggio 1994, nell’agosto 1995, nel maggio e nell’agosto 1997, nel novembre e nel dicembre 1997 e nell’agosto 2000, allo scopo
         di comunicarle elementi nuovi o di commentare lo stato del procedimento. Parimenti, a seguito della lettera ex art. 6, inviata
         alla ricorrente il 19 luglio 2001, essa ha comunicato voluminose osservazioni il 22 ottobre 2001, che dovevano essere esaminate
         dalla Commissione prima di adottare la decisione impugnata il 1º aprile 2003. 
      
      197    Di conseguenza, la censura vertente sulla durata irragionevole del procedimento amministrativo deve essere respinta.
      
      2.     Sulle censure vertenti sulla mancanza di diligenza e d’imparzialità nell’esame della denuncia e sulla carenza di motivazione
            della decisione impugnata 
      198    La ricorrente sostiene che la Commissione ha mancato di diligenza e d’imparzialità respingendo la sua denuncia senza neppure
         esaminare la situazione del mercato rilevante, sebbene disponesse di informazioni al riguardo, cioè una tabella allegata alla
         denuncia, che mostrerebbe la diminuzione delle vendite della Haladjian dal 1989 al 1992 e che è stata riattualizzata nel 1999,
         nonché dei dati relativi ai prodotti venduti ed ai prezzi praticati da diversi distributori in Europa e negli Stati Uniti,
         che sono stati comunicati dalla Haladjian o da taluni distributori. Inoltre, la ricorrente fa valere che la Commissione doveva
         spiegare nella decisione impugnata le ragioni per le quali ha deciso di respingere la denuncia, mentre per sette anni le aveva
         dato indicazioni in senso contrario. Al riguardo, la ricorrente espone che la Commissione le aveva indicato con lettera del
         13 aprile 1995 che taluni documenti del fascicolo erano di «importanza particolare» o che una lettera del sig. Van Miert,
         allora membro della Commissione incaricato della concorrenza, del 15 giugno 1999, faceva pensare che sarebbe stata inviata
         alla Caterpillar una comunicazione degli addebiti.
      
      199    Il Tribunale osserva che la Commissione non è obbligata a pronunciarsi, nella motivazione delle decisioni che emana per garantire
         l’applicazione delle regole comunitarie di concorrenza, su tutti gli argomenti che gli interessati fanno valere a sostegno
         della loro domanda. Infatti, è sufficiente che essa esponga i fatti e le considerazioni giuridiche che hanno un ruolo essenziale
         nell’economia della decisione (sentenza del Tribunale 17 luglio 1998, causa T‑111/96, ITT Promedia/Commissione, Racc. pag. II‑2937,
         punto 131). 
      
      200    Al riguardo, con riferimento all’asserto secondo cui la Commissione non ha esaminato la situazione del mercato rilevante,
         va osservato che la decisione impugnata definisce, al punto 4, il mercato di cui trattasi per quanto riguarda sia i prodotti
         interessati, cioè i macchinari da cantiere e i loro pezzi di ricambio, sia la dimensione geografica del detto mercato. Inoltre,
         la decisione impugnata espone chiaramente i fatti e le considerazioni giuridiche che giustificano il rigetto della denuncia
         per quanto riguarda le censure di violazione degli artt. 81 CE e 82 CE. Non si può pertanto contestare alla Commissione di
         non avere fatto riferimento, nel corso del procedimento amministrativo o nella decisione impugnata, a documenti di cui la
         ricorrente non dimostra l’essenzialità.
      
      201    Peraltro, va sottolineato che la lettera della Commissione del 13 aprile 1995 si limitava a chiedere alla ricorrente quali
         fossero, tra i documenti del fascicolo che presentavano un’importanza particolare, quelli che potevano essere riservati nei
         confronti della Caterpillar e che, in quanto tali, non potevano essere comunicati a tale impresa. Allo stesso modo, la lettera
         del 15 giugno 1999 inviata alla ricorrente dal membro della Commissione sig. Van Miert si limitava a indicare che, «a seguito
         della recente sentenza nella causa Javico, i [suoi] servizi [stavano] concludendo le procedure di consultazione preventive
         all’invio di una nuova comunicazione degli addebiti» e che la denunciante doveva tuttavia convenire «che [gli era] impossibile
         in tale fase emettere una valutazione anticipata dell’esito di tale consultazione». Tali documenti non consentono pertanto
         di accertare che, per sette anni, la Commissione abbia fornito alla ricorrente indicazioni che le permettessero di ritenere
         che essa aveva deciso di sanzionare la Caterpillar ai sensi degli artt. 81 CE e 82 CE piuttosto che di respingere la denuncia
         e non occorreva che essi fossero esaminati nell’ambito della decisione finale.
      
      202    Di conseguenza, le censure vertenti sulla mancanza di diligenza e di imparzialità nell’esame della denuncia e sulla carenza
         di motivazione della decisione impugnata devono essere respinte.
      
      3.     Sulla censura vertente sulla violazione dell’art. 6 del regolamento n. 2842/98 
      203    La ricorrente sostiene cha la Commissione ha violato l’art. 6 del regolamento n. 2842/98, ai sensi del quale, se la Commissione
         ritiene che gli elementi di cui dispone non consentano di dar seguito ad una denuncia, essa ne indica i motivi al denunziante
         e fissa un termine entro il quale egli può manifestare il proprio punto di vista per iscritto. Nella fattispecie, la Commissione
         non l’avrebbe posta in grado di manifestare il proprio punto di vista sui motivi presi in considerazione per respingere la
         sua denuncia. Infatti, la decisione impugnata contesta alla ricorrente di non aver prodotto un certo numero di prove, in particolare
         per quanto riguarda l’effettività degli acquisti dalla Maia al Consumer price in dollari prima del 14 febbraio 1993 o il fatto
         che gli ordini passati alla Maia erano destinati alla Francia e non all’Africa, senza darle la possibilità di argomentare
         su tali questioni nelle sue osservazioni sulla lettera ex art. 6. 
      
      204    Tuttavia, il Tribunale osserva che la lettera ex art. 6 indicava che, dopo aver esaminato i diversi documenti ottenuti nell’ambito
         del procedimento amministrativo, la Commissione era giunta alla conclusione che, «allo stato delle cose[,] gli elementi raccolti
         non consent[ivano] di dare un seguito favorevole al[la] domanda». Con riferimento, specificamente, ai documenti riguardanti
         la Maia, la lettera ex art. 6 osservava in particolare quanto segue: 
      
      «La ICBO e la Schmidt ottengono dalla Maia pezzi a prezzi (“Consumer price” in dollari o “tariffa internazionale” in dollari)
         diversi e – apparentemente nettamente più bassi – di quelli della tariffa italiana, simulando di destinare tali pezzi agli
         Stati Uniti, paese verso il quale, a causa dei prezzi assai più bassi di quelli praticati in Europa, le esportazioni ai prezzi
         correnti europei non sono normalmente redditizie. Tali pezzi sono in realtà destinati alla Haladjian (…) per le sue attività
         commerciali in Africa e in Francia». 
      
      205    È in risposta a tale esposizione del ragionamento che intendeva seguire la Commissione che la Haladjian ha sostenuto, senza
         fornire elementi di prova in proposito, che i pezzi di ricambio acquistati con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt
         avevano per destinazione la Francia e che la Maia non osava rifornire apertamente la Haladjian a causa della minaccia di rottura
         del suo contratto che proveniva dalla Caterpillar. Pertanto, la ricorrente non può sorprendersi che la decisione impugnata
         risponda a tali osservazioni rilevando che la Haladjian non ha mai provato di aver potuto beneficiare della tariffa internazionale
         presso la Maia e che essa non ha neppure dimostrato che le vendite effettuate con l’intermediazione della ICBO e della Schmidt
         avessero per destinazione finale la Francia e non l’Africa.
      
      206    Di conseguenza, la censura vertente sulla violazione dell’art. 6 del regolamento n. 2842/98 deve essere respinta.
      
      4.     Sulle censure vertenti sulla violazione del diritto d’accesso al fascicolo 
      207    La ricorrente ricorda che, con lettera del 23 ottobre 2001, essa ha chiesto al consigliere auditore una copia di due documenti
         considerati nella lettera ex art. 6, cioè delle informazioni sui prezzi che sarebbero state fornite da taluni distributori
         europei della Caterpillar (v. lettera ex art. 6, punto 5.1) e dei documenti in possesso della Commissione provenienti dalla
         Leverton [v. lettera ex art. 6, punto 7.1, lett. d)]. Con lettera del 10 dicembre 2001 il consigliere auditore ha, da un lato,
         risposto che i dati relativi ai prezzi praticati dalla Caterpillar con i suoi diversi distributori sono dati riservati, osservando
         al contempo che, considerando che il previsto rigetto della denuncia non era fondato su specifici livelli dei prezzi, la conoscenza
         di tali documenti non era indispensabile al denunciante. Il consigliere auditore ha, d’altro lato, precisato che il documento
         della Leverton non comunicato vietava a quest’ultima di servirsi della sua filiale americana per approvvigionarsi al di fuori
         del sistema CES. Il consigliere auditore ne ha tratto la conclusione che tale documento non era pertinente per il rigetto
         della denuncia. 
      
      208    Tuttavia, la ricorrente fa valere che, in contrasto con quanto affermato dal consigliere auditore, un documento relativo al
         modo in cui la Caterpillar applica il sistema CES alla filiale americana di un distributore europeo era del tutto pertinente
         per il trattamento della controversia, nei limiti in cui esso permetteva di analizzare gli effetti del sistema CES sulla concorrenza
         nella Comunità. Inoltre, la ricorrente indica che la lettera ex art. 6 esponeva taluni dati sui prezzi praticati dalla Caterpillar
         con i suoi distributori, mentre nessuna considerazione sul punto appare nella decisione impugnata. Tali informazioni sarebbero
         tuttavia pertinenti per determinare il contenuto della politica dei prezzi della Caterpillar nei confronti dei suoi distributori.
         Quindi, sarebbe utile verificare se esista una correlazione tra gli sconti mirati che la Bergerat ha proposto a taluni clienti
         della Haladjian nel 1993 e i prezzi praticati dalla Caterpillar a tale distributore in quel periodo o, più in generale, se
         i prezzi praticati dalla Caterpillar ai suoi distributori si discostino sostanzialmente dal prezzo ai distributori americani
         e, in caso affermativo, per quali ragioni.
      
      209    Peraltro, la ricorrente osserva che la decisione impugnata non prende in considerazione il fatto che un dipendente della Maia
         avrebbe ammesso nell’ambito del procedimento amministrativo che la Caterpillar le avrebbe soppresso talune riduzioni in caso
         di vendita alla Haladjian.
      
      210    Per tutti questi motivi, la ricorrente chiede che il Tribunale voglia adottare ogni provvedimento utile per verificare che
         il fascicolo della Commissione non comporti elementi che non sono stati presi in considerazione o che sono stati esaminati
         in modo non corretto da quest’ultima, allo scopo di verificare se la decisione sia realmente fondata su fatti corretti e se
         essa non comporti errori manifesti di valutazione che si vengono ad aggiungere a quelli che la ricorrente ha potuto porre
         in evidenza. Nel formulare tale domanda la ricorrente è cosciente del fatto che, in quanto denunciante, essa non dispone di
         un diritto di accesso al fascicolo esteso quanto quello delle imprese sottoposte a indagine. Essa non pretende neppure di
         prendere conoscenza di segreti d’affari. Questa è la ragione per cui suggerisce al Tribunale di farsi trasmettere direttamente
         il fascicolo, o quantomeno ogni documento che esso riterrà utile, prendendo in considerazione la necessità di eliminare tutte
         le incertezze ai fini della soluzione della controversia.
      
      211    Il Tribunale osserva che gli argomenti presentati dalla ricorrente nel contesto della censura vertente sulla violazione del
         diritto d’accesso al fascicolo non inficiano affatto la valutazione del consigliere auditore secondo la quale il contenuto
         dei documenti in causa era riservato nei suoi confronti per ragioni legate al segreto d’affari. Non vi è, pertanto, nella
         fattispecie alcuna violazione del diritto d’accesso al fascicolo. 
      
      212    Inoltre, per criticare la valutazione del consigliere auditore secondo cui la conoscenza dei documenti di cui trattasi non
         era affatto indispensabile per comprendere le ragioni per cui la denuncia della Haladjian è stata respinta, la ricorrente
         si accontenta di indicare in modo puramente ipotetico e speculativo quale potesse essere l’interesse della Commissione di
         esaminare la politica dei prezzi della Caterpillar nei confronti dei suoi distributori. Al riguardo, occorre ricordare che,
         a seguito di una denuncia per violazione degli artt. 81 CE e 82 CE, la Commissione non è tenuta ad intraprendere un procedimento
         inteso ad accertare le dette violazioni, ma soltanto ad esaminare attentamente gli elementi di fatto e di diritto portati
         a sua conoscenza dal denunciante allo scopo di valutare se tali elementi lascino apparire un comportamento tale da falsare
         il gioco della concorrenza all’interno del mercato comune e compromettere il commercio tra gli Stati membri (v. supra punti 26‑28).
         Non si può pertanto contestare alla Commissione di non avere esposto dettagliatamente nella decisione impugnata la politica
         dei prezzi della Caterpillar nei confronti dei suoi distributori, dato che tale decisione espone a sufficienza sul piano giuridico
         le ragioni per le quali le censure di violazione degli artt. 81 CE e 82 CE dedotte dalla Haladjian devono essere respinte.
         
      
      213    Il Tribunale non considera, pertanto, necessario adottare provvedimenti istruttori per ordinare alla Commissione di produrre
         tutti i documenti utili alla soluzione della controversia in risposta alla domanda presentata in tal senso dalla ricorrente.
         
      
      214    Da ultimo, va osservato che la ricorrente non può fare riferimento per la prima volta allo stadio del procedimento giurisdizionale
         al fatto che, a suo avviso, nel corso di una riunione di gabinetto con il membro della Commissione sig. Van Miert, il 29 giugno
         1998, uno degli intervenienti ha indicato che, «in occasione di un’ispezione, un responsabile della Maia ha riconosciuto [per
         iscritto] che, se la Caterpillar avesse saputo che essa vendeva alla Haladjian, i suoi sconti [sarebbero stati] soppressi»,
         per chiedere l’annullamento della decisione impugnata. Infatti, anche supponendo che tale fatto sia provato, il che non risulta
         dal fascicolo, esso non sarebbe di per sé sufficiente a porre nuovamente in discussione la decisione impugnata, dato che essa
         indica che la Caterpillar aveva minacciato la Maia prima del febbraio 1993 di porre fine al suo contratto di distribuzione
         qualora fosse risultato che essa aggirava le regole del sistema CES effettuando vendite interzone senza rispettare le rispettive
         regole. Il commento del responsabile della Maia sopra riportato potrebbe pertanto perfettamente inscriversi nel contesto della
         minaccia fatta dalla Caterpillar di rompere il contratto della Maia qualora essa avesse continuato a vendere alla rete ICBO/Schmidt,
         che era stata denunciata con la lettera anonima del febbraio 1990.
      
      215    Di conseguenza, le censure vertenti sulla violazione dell’art. 6 del regolamento n. 2842/98 devono essere respinte.
      
      216    Da quanto precede risulta che il terzo motivo di ricorso deve essere integralmente respinto.
      
      217    Pertanto, il ricorso deve essere integralmente respinto.
      
       Sulle spese
      218    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, va condannata a sopportare
         le proprie spese nonché quelle della Commissione e delle intervenienti.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente sopporterà le proprie spese nonché le spese sostenute dalla Commissione e dalle intervenienti.
      
               García-Valdecasas 
            
            
               Cooke 
            
            
                Trstenjak
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 27 settembre 2006.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      R. García‑Valdecasas
            
         Indice
      
      Fatti all’origine del ricorso
      A –  Società interessate
      B –  I procedimenti amministrativi
      1.  Procedimento avviato dalla Commissione contro la Caterpillar
      2.  Procedimento avviato a seguito della denuncia della Haladjian
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      A –  Osservazioni preliminari sulla portata degli obblighi che incombono alla Commissione nell’istruzione di una denuncia
         per violazione degli artt. 81 CE e 82 CE
      
      B –  Presentazione generale del «sistema CES», delle censure della Haladjian e della decisione impugnata
      1.  Descrizione del sistema CES
      2.  Esposizione delle censure della Haladjian
      3.  La decisione impugnata e il ricorso della Haladjian
      C –  Sul primo motivo, vertente sull’esistenza di errori manifesti di valutazione dei fatti e di errori di diritto per quanto
         riguarda l’applicabilità dell’art. 81, n. 1, CE
      
      1.  Sulle censure relative al sistema CES
      a)  Sull’impatto della restrizione delle vendite interzone
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      b)  Sul motivo attinente all’elenco dei rivenditori interzone
      c)  Sul motivo attinente alla sorveglianza della destinazione delle vendite interzone
      d)  Sul motivo legato al ritardo nell’attribuzione dei codici CES
      2.  Sui motivi relativi alla lettera del 15 dicembre 1982 della Caterpillar ai suoi distributori europei
      3.  Sulle censure relative ai documenti riguardanti la Bergerat e alle offerte fatte dalla Bergerat a taluni clienti della
         Haladjian
      
      a)  Sulla censura relativa alla lettera del 19 luglio 1990 della Caterpillar alla Bergerat
      Decisione impugnata
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      b)  Sulle censure relative alle offerte fatte dalla Bergerat a taluni clienti della Haladjian
      Decisione impugnata
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      4.  Sulle censure relative ai documenti riguardanti la Leverton
      a)  Decisione impugnata
      b)  Argomenti delle parti
      c)  Giudizio del Tribunale
      5.  Sulle censure relative ai documenti riguardanti la Maia
      a)  Sui documenti riguardanti la rete Maia/ICBO/Schmidt
      Decisione impugnata [punto 6.3 e punto 7.1, lett. c)]
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      b)  Sui documenti riguardanti l’ordine del 24 febbraio 1993
      Decisione impugnata
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      6.  Conclusione
      D –  Sul secondo motivo, vertente sul ragionamento seguito dalla decisione impugnata con riferimento all’applicabilità dell’art. 82 CE
      1.  Sul contenuto della denuncia
      2.  Sulle allegazioni esposte nella nota riepilogativa dell’11 agosto 2000
      a)  Sull’asserita imposizione di prezzi di transazione non equi
      b)  Sull’asserita limitazione degli sbocchi a danno dei consumatori
      c)  Sull’asserita applicazione nei confronti delle controparti commerciali di condizioni dissimili per prestazioni equivalenti
      3.  Sulle altre censure della ricorrente
      4.  Conclusione
      E –  Sul terzo motivo, vertente sulla violazione di norme procedurali
      1.  Sulla censura vertente sulla durata irragionevole del procedimento
      2.  Sulle censure vertenti sulla mancanza di diligenza e d’imparzialità nell’esame della denuncia e sulla carenza di motivazione
         della decisione impugnata
      
      3.  Sulla censura vertente sulla violazione dell’art. 6 del regolamento n. 2842/98
      4.  Sulle censure vertenti sulla violazione del diritto d’accesso al fascicolo
      Sulle spese
      * Lingua processuale: il francese.