CELEX: 62012FJ0122
Language: it
Date: 2013-11-21
Title: SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Seconda Sezione) 21 novembre 2013.#Bruno Arguelles Arias contro Consiglio dell’Unione europea.#Funzione pubblica – Agente contrattuale – Contratto a tempo indeterminato – Risoluzione – Posto occupato per il quale è necessario un nulla osta di sicurezza – Nulla osta negato dall’autorità nazionale di sicurezza – Decisione riformata dall’organo di ricorso – Conclusioni dell’autorità nazionale di sicurezza e dell’organo di ricorso che non vincolano l’AACC.#Causa F‑122/12.

Parti
               Motivazione della sentenza
               Dispositivo
               
            
            Parti
            Nella causa F‑122/12,
            avente ad oggetto un ricorso proposto ai sensi dell’articolo 270 TFUE, applicabile al Trattato CEEA ai sensi del suo articolo 106 bis,
            Bruno Arguelles Arias, ex agente contrattuale del Consiglio dell’Unione europea, residente in Awans (Belgio), rappresentato da J. Lecuyer, avvocato,
            ricorrente,
            contro
            Consiglio dell’Unione europea,  rappresentato da M. Bauer e A. Bisch, in qualità di agenti,
            convenuto,
            IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA (Seconda Sezione)
            composto da M. I. Rofes i Pujol (relatore), presidente, R. Barents e K. Bradley, giudici,
            cancelliere: W. Hakenberg
            vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 5 settembre 2013,
            ha pronunciato la seguente
            Sentenza 
            
            Motivazione della sentenza
            1. Con atto introduttivo pervenuto alla cancelleria del Tribunale in data 22 ottobre 2012, il sig. Arguelles Arias chiede, in sostanza, l’annullamento della decisione dell’autorità abilitata a concludere i contratti di assunzione (in prosieguo: l’«AACC») del Consiglio dell’Unione europea del 12 gennaio 2012, comunicata il 16 gennaio 2012, di risolvere il suo contratto di agente contrattuale con effetto a partire dal 31 maggio 2012, nonché il risarcimento dei danni materiali e morali asseritamente subiti, valutati rispettivamente e provvisoriamente in EUR 160 181,85 e in EUR 25 000.
            Contesto normativo 
            2. L’articolo 3 bis del Regime applicabile agli altri agenti dell’Unione europea (in prosieguo: il «RAA») dispone:
            «1. È considerato “agente contrattuale”, ai sensi del presente regime, l’agente non assegnato ad un impiego previsto nella tabella degli organici allegata alla sezione del bilancio relativa all’istituzione interessata e assunto per svolgere, ad orario parziale o ad orario completo, mansioni:
            a) manuali o di servizio ausiliario presso una delle istituzioni dell’Unione;
            (…)».
            3. Ai sensi del suo articolo 119, gli articoli da 47 a 50 bis del RAA, relativi ai modi di risoluzione dei contratti degli agenti temporanei, si applicano per analogia agli agenti contrattuali.
            4. L’articolo 47 del RAA stabilisce quanto segue:
            «Il contratto dell’agente temporaneo si risolve, oltre che per decesso:
            (…)
            c) per i contratti a tempo indeterminato:
            i) alla fine del periodo di preavviso fissato nel contratto; la durata del preavviso non può essere inferiore a un mese per ogni anno di servizio prestato, con un minimo di tre mesi e un massimo di dieci mesi. (...)
            (…)».
            5. Con decisione del 16 giugno 2011, il Consiglio, sulla base dell’articolo 110 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto»), dell’articolo 79, paragrafo 2, e dell’articolo 85, paragrafo 2, del RAA, ha adottato disposizioni generali di esecuzione concernenti le procedure che disciplinano l’assunzione e l’impiego degli agenti contrattuali presso il Segretariato generale del Consiglio (in prosieguo: le «DGE»), applicabili agli agenti contrattuali assunti, segnatamente, sulla base dell’articolo 3 bis del RAA.
            6. Ai sensi dell’articolo 5 delle DGE, relativo al nulla osta di sicurezza:
            «1. Qualora il [segretariato generale del Consiglio] ritenga che la natura delle funzioni assegnate all’agente contrattuale esiga precauzioni particolari in materia di sicurezza, è richiesto un nulla osta di sicurezza conformemente alla decisione che adotta le norme di sicurezza del Consiglio (...).
            2. L’AACC può rescindere il contratto:
            a) qualora l’agente rifiuti di sottoporsi alle indagini di sicurezza;
            b) qualora il nulla osta di sicurezza non sia concesso all’agente a seguito delle indagini;
            c) qualora il nulla osta di sicurezza sia ritirato all’agente.
            3. Nei casi contemplati alle lettere b) e c) del paragrafo 2, l’AACC dovrà in primo luogo verificare se sia possibile trasferire l’agente contrattuale su un altro posto per il quale non sia richiesto il nulla osta di sicurezza, tenendo conto del motivo della mancata concessione del medesimo.
            (…)».
            7. L’articolo 8 delle DGE, relativo ai gruppi di funzioni, prevede quanto segue:
            «Gli agenti contrattuali ai sensi dell’articolo 3 bis [del RAA] sono assunti dal [segretariato generale del Consiglio] per esercitare funzioni in un impiego non previsto nella tabella dell’organico ai fini dello svolgimento di compiti manuali o di sostegno amministrativo nel gruppo di funzioni I».
            8. Il 31 marzo 2011, il Consiglio ha adottato la decisione 2011/292/UE, sulle norme di sicurezza per la protezione delle informazioni classificate [dell’Unione europea] (GU L 141, pag. 17), la quale ha posto in essere un sistema di sicurezza globale per la protezione delle informazioni classificate riguardante il Consiglio, il suo segretariato generale (in prosieguo: il «segretariato generale») e gli Stati membri.
            9. L’articolo 2, paragrafo 1, della decisione 2011/292 così recita:
            «Per “informazioni classificate [dell’Unione europea (UE)]” (…) si intende qualsiasi informazione o qualsiasi materiale designati da una classifica di sicurezza [dell’Unione], la cui divulgazione non autorizzata potrebbe recare in varia misura pregiudizio agli interessi dell’Unione europea o di uno o più Stati membri».
            10. Si evince dal paragrafo 2 dell’articolo 2 della decisione 2011/292, che le informazioni classificate dell’Unione (sono classificate ad uno dei seguenti livelli: «[UE segretissimo]», «[UE segreto]», «[UE riservatissimo]», «[UE riservato]».
            11. L’articolo 7 della decisione 2011/292, relativo alla sicurezza del personale, dispone:
            «1. Per “sicurezza del personale” s’intende l’applicazione di misure volte a garantire che l’accesso alle [informazioni classificate dell’Unione] sia consentito solo alle persone che:
            – (…)
            – hanno ottenuto il nulla osta di sicurezza del livello adatto, ove opportuno, e
            – (…)
            2. Le procedure per il nulla osta di sicurezza del personale sono intese a determinare se una persona, in considerazione della sua lealtà, onestà e affidabilità, può essere autorizzata ad accedere alle [informazioni classificate UE].
            (…)».
            12. L’articolo 15 della decisione 2011/292, relativo all’organizzazione della sicurezza nel Consiglio, prevede quanto segue:
            «(…)
            2. Il segretario generale è l’autorità di sicurezza del [segretariato generale]. In tale veste il segretario generale:
            (…)
            c) fornisce ai funzionari e altri agenti del [segretariato generale] un [nulla osta di sicurezza personale] dell’U[nione] conformemente all’articolo 7, paragrafo 3, prima che possa essere loro accordato l’accesso a informazioni classificate di livello [UE riservatissimo] o superiore;
            (…)».
            13. L’allegato I della decisione 2011/292 prevede le disposizioni di attuazione dell’articolo 7 di tale decisione.
            14. Il titolo II dell’allegato I della decisione 2011/292, intitolato «A[utorizzazione di accesso alle informazioni classificate dell’Unione]», così dispone:
            «3. Una persona è autorizzata ad accedere ad informazioni classificate di livello [UE riservatissimo] o superiore solo dopo che:
            (…)
            b) le sia stato concesso un [nulla osta di sicurezza personale] del livello adatto o sia in altro modo debitamente autorizzata in virtù delle sue funzioni conformemente alle disposizioni legislative e regolamentari nazionali; (…)
            (…)
            4. Ciascuno Stato membro e [il segretariato generale] individuano all’interno delle loro strutture i posti che richiedono l’accesso a informazioni classificate di livello [UE riservatissimo] o superiore e che richiedono pertanto un [nulla osta di sicurezza personale] del livello adatto».
            15. Il titolo III dell’allegato I della decisione 2011/292, intitolato «R[equisiti relativi al nulla osta di sicurezza personale]», dispone quanto segue:
            «5. Dopo aver ricevuto una richiesta debitamente autorizzata, alle [autorità nazionali di sicurezza] o altre autorità nazionali competenti spetta assicurare che siano svolte le indagini di sicurezza sui loro cittadini che chiedono di accedere ad informazioni classificate di livello [UE riservatissimo] o superiore. Le norme in materia di indagini sono conformi alle disposizioni legislative e regolamentari nazionali.
            (…)
            Procedure in materia di [nulla osta di sicurezza personale] presso [il segretariato generale]
            17. Per i funzionari e altri agenti [del segretariato generale] l’autorità di sicurezza [del segretariato generale] trasmette il questionario sulla sicurezza del personale compilato all’[autorità nazionale di sicurezza] dello Stato membro di cui è cittadino la persona interessata, chiedendo di avviare un’indagine di sicurezza per il livello di [informazioni classificate dell’Unione] a cui la persona può chiedere di accedere.
            18. Se viene a conoscenza di informazioni rilevanti per l’indagine di sicurezza relativa a una persona che ha chiesto un [nulla osta di sicurezza personale] dell’U[nione], [il segretario generale del Consiglio] le comunica all’[autorità nazionale di sicurezza] competente in conformità delle pertinenti disposizioni legislative e regolamentari.
            19. Al termine dell’indagine di sicurezza l’[autorità nazionale di sicurezza] competente ne comunica l’esito all’autorità di sicurezza [del segretariato generale] usando il formato standard per la corrispondenza previsto dal Comitato per la sicurezza.
            a) Qualora dall’indagine di sicurezza emerga la garanzia dell’inesistenza di informazioni negative note che metterebbero in discussione la lealtà, l’onestà e l’affidabilità della persona, l’autorità del [segretariato generale del Consiglio] che ha il potere di nomina può rilasciare un [nulla osta di sicurezza personale] dell’U[nione] alla persona interessata e autorizzare l’accesso alle [informazioni classificate dell’Unione] fino al livello adatto e a una data determinata.
            b) Qualora dall’indagine di sicurezza non emerga tale garanzia, l’autorità del [segretariato generale] che ha il potere di nomina ne informa la persona interessata la quale può chiedere di essere ascoltata dall’autorità che ha il potere di nomina. Quest’ultima può chiedere all’[autorità nazionale di sicurezza] competente ulteriori chiarimenti che è in grado di fornire conformemente alle sue disposizioni legislative e regolamentari nazionali. In caso di riconferma dell’esito, un [nulla osta di sicurezza personale] dell’U[nione] non può essere concesso.
            20. L’indagine di sicurezza e relativi risultati sono soggetti alle pertinenti disposizioni legislative e regolamentari vigenti nello Stato membro in questione, ivi comprese quelle relative ai ricorsi. Le decisioni dell’autorità del [segretariato generale] che ha il potere di nomina sono soggette a ricorso conformemente allo [S]tatuto (…) e al [RAA] (…).
            (…)».
            16. La legge belga relativa alla classificazione e ai nulla osta, alle autorizzazioni e ai pareri di sicurezza dell’11 dicembre 1998 ( Moniteur belge del 7 maggio 1999, pag. 15752), come modificata dalla legge del 3 maggio 2005 ( Moniteur Belge del 27 maggio 2005, pag. 24993; in prosieguo: la «legge relativa ai nulla osta di sicurezza»), dispone quanto segue:
            «(…)
            Art[icolo] 12.	La presente legge si applica quando, nell’interesse della difesa dell’integrità del territorio nazionale, dei piani di difesa militari, dell’esecuzione di missioni delle forze armate, della sicurezza interna dello Stato, compreso il settore dell’energia nucleare, nonché della stabilità dell’ordinamento democratico e costituzionale, della sicurezza esterna dello Stato e delle relazioni internazionali, del potenziale scientifico o economico del paese o di ogni altro interesse fondamentale dello Stato, della sicurezza dei cittadini belgi all’estero, o del funzionamento degli organi decisionali dello Stato, o in applicazione dei trattati stipulati dal Belgio, l’autorità competente per l’accesso ad un impiego, ad una funzione o ad un grado, ad informazioni, documenti o dati, a macchinari, materiali o materie classificate, a locali, edifici o siti o per organizzare l’aggiudicazione e l’esecuzione di un contratto o di un appalto pubblico, impone il possesso di un nulla osta di sicurezza.
            (…)
            Art[icolo] 22.	Al termine dell’indagine di sicurezza, l’autorità di sicurezza statuisce con decisione motivata, nel termine fissato dal Re, sul rilascio del nulla osta di sicurezza richiesto, sulla base della relazione di indagine sottopostale dal servizio di informazione e sicurezza procedente.
            Qualora lo reputi utile all’esame della relazione di indagine, l’autorità di sicurezza chiede a tale servizio di trasmetterle una copia del fascicolo di indagine nella sua versione integrale. Essa può parimenti chiedere a tale servizio la comunicazione di qualsiasi informazione complementare che la stessa reputi utile all’esame della relazione di indagine.
            La decisione è notificata dal responsabile della sicurezza alla persona, fisica o giuridica, per la quale il nulla osta è richiesto, nel termine fissato dal Re.
            (…)».
            17. La legge dell’11 dicembre 1998, che istituisce un organo di ricorso in materia di nulla osta, autorizzazioni e pareri di sicurezza ( Moniteur belge del 7 maggio 1999, pag. 15758), come modificata dalla legge del 3 maggio 2005 ( Moniteur belge del 27 maggio 2005, pag. 24989; in prosieguo: la «legge che istituisce un organo di ricorso»), così stabilisce:
            «(…)
            Art[icolo] 4.
            [1] Qualora, a norma dell’articolo 22 della legge [relativa ai nulla osta di sicurezza], il rilascio del nulla osta di sicurezza richiesto venga negato, (…) la persona per la quale il nulla osta è stato chiesto può, entro i 30 giorni successivi (…) alla notifica della decisione (…), presentare un ricorso (…) presso l’organo di ricorso.
            (…)
            Art[icolo] 6.	(…)
            Il ricorrente viene sentito dall’organo di ricorso, su richiesta di quest’ultimo o su propria domanda. Egli può essere assistito da un avvocato.
            (…)
            Art[icolo] 9.	(…)
            Le decisioni dell’organo di ricorso sono motivate. Esse sono notificate con lettera raccomandata al ricorrente, all’autorità di sicurezza e al servizio di informazione e sicurezza, secondo i casi, che ha proceduto all’indagine di sicurezza o ha redatto il fascicolo di esame della sicurezza. Esse sono direttamente esecutive a decorrere dalla loro notifica.
            (…)
            Le decisioni dell’organo di ricorso non sono impugnabili.
            (…)
            Art[icolo] 11.	Qualora il ricorso faccia seguito ad una decisione recante diniego del rilascio (…) di un’autorizzazione, l’organo di ricorso, laddove ritenga, dopo aver sentito il ricorrente o il suo avvocato, che i motivi dedotti a sostegno della decisione impugnata non siano fondati o adeguati, può richiedere all’autorità di rilasciare l’autorizzazione.
            (…)
            Art[icolo] 12. (…)
            [6] Le decisioni dell’organo di ricorso sono esecutive di pieno diritto a decorrere dalla loro notifica e non sono impugnabili.
            [7] Il procedimento dinanzi all’organo di ricorso non ha effetto sospensivo.
            (…)».
            Fatti all’origine della controversia 
            18. Il ricorrente è stato assunto dal Consiglio in qualità di agente contrattuale ai sensi dell’articolo 3 bis, del RAA, nel gruppo di funzioni I, grado 1, scatto 1, per il periodo dal 1º ottobre 2007 al 30 settembre 2010. Egli è stato assegnato, presso la direzione generale (DG) «Personale e amministrazione», alla direzione «Conferenze, organizzazione, infrastrutture», e, all’interno dell’unità «Conferenze», al servizio «Uscieri», del segretariato generale, per svolgere le funzioni di agente addetto a mansioni manuali e/o di servizio di sostegno amministrativo ai sensi dell’articolo 80, paragrafo 2, del RAA.
            19. L’articolo 7 del contratto di assunzione del ricorrente stabiliva: «[l]’agente chiamato ad esercitare le proprie mansioni in un settore di attività che esige un elevato grado di riservatezza, sarà soggetto ad un’indagine di sicurezza[,] a norma della [d]ecisione [2001/264/CE] del Consiglio[,] del 19 marzo 2001[, che adotta le norme di sicurezza del Consiglio (GU L 101, pag. 1)]».
            20. Si evince segnatamente dalla comunicazione al personale n. 58/09 del segretariato generale dell’11 marzo 2009, la quale ha annullato e sostituito le comunicazioni al personale n. 14/09 e n. 91/05, che tutti i commessi del Consiglio assegnati alla DG «Personale e amministrazione», direzione «Conferenze, organizzazione, infrastrutture», possono avere bisogno di accedere alle informazioni classificate dell’Unione, e che il livello minimo del nulla osta di sicurezza del quale essi devono essere in possesso è «[UE segreto]» per taluni commessi di sala o «[UE riservatissimo]» per tutti gli altri.
            21. Il Consiglio e il ricorrente hanno concluso un accordo di proroga del contratto di assunzione del secondo, per un nuovo periodo di tre anni, dal 1° ottobre 2010 al 30 settembre 2013. Il procedimento di richiesta del nulla osta di sicurezza è stato avviato. Il ricorrente ha restituito il corrispondente formulario l’8 dicembre 2010 e la richiesta è stata convalidata il giorno successivo.
            22. A partire dal 16 maggio 2011, il ricorrente è stato assegnato alla DG «Personale e amministrazione», direzione «Protocollo, [c]onferenze», unità «tecnico‑operativa», servizio «Ricevimento sale». A seguito dell’adozione da parte del Consiglio, il 16 giugno 2011, delle DGE, il contratto di assunzione di agente contrattuale del ricorrente è stato rinnovato, il 1º ottobre 2011, a tempo indeterminato, con clausola aggiuntiva n. 1 all’accordo di proroga di suddetto contratto.
            23. Con lettera datata 17 novembre 2011, il presidente dell’autorità nazionale di sicurezza del Belgio (in prosieguo: l’«ANS») ha informato il responsabile della sicurezza del Consiglio del fatto che, a seguito dell’esame del fascicolo del ricorrente, la richiesta del nulla osta di livello «segreto» era stata respinta.
            24. Il 5 dicembre 2011, il responsabile della sicurezza del Consiglio ha convocato il ricorrente per un colloquio e gli ha comunicato ufficialmente la decisione di diniego del nulla osta di sicurezza. Si evince dai documenti allegati dal Consiglio alla sua risposta alle misure di organizzazione del procedimento che, lo stesso giorno, il ricorrente ha firmato una copia della lettera datata 17 novembre 2011 del presidente dell’ANS «per conoscenza».
            25. Sempre il 5 dicembre 2011, il capo unità del ricorrente, informato della decisione dell’ANS, ha avuto un colloquio con il medesimo. Interrogato dal Tribunale, suddetto capo unità ha precisato, in udienza, che lo scopo principale del colloquio era stato quello di informare il ricorrente del suo prossimo trasferimento dal servizio «Ricevimento sale» al servizio «Uscieri al piano palazzo Justus Lipsius», servizio per il quale il nulla osta di sicurezza richiesto era di un livello inferiore. Il capo unità del ricorrente ha aggiunto che tale misura era stata adottata con effetto immediato in forza del dovere di precauzione che incombe al segretariato generale.
            26. L’8 dicembre 2011, il ricorrente ha presentato un ricorso dinanzi all’organo belga di ricorso in materia di nulla osta, autorizzazioni e pareri di sicurezza (in prosieguo: l’«organo di ricorso»).
            27. In applicazione dell’articolo 5, paragrafo 3, delle DGE, il quale impone all’AACC di verificare se, prima di risolvere un contratto, sia possibile trasferire l’interessato su un altro posto per il quale non sia richiesto il nulla osta di sicurezza, tenendo conto del motivo della mancata concessione del medesimo, l’11 gennaio 2012 l’unità «Consiglieri della direzione» della DG «Personale e amministrazione» ha elaborato una nota (in prosieguo: la «nota dell’11 gennaio 2012»). In tale nota, si concludeva nel senso dell’impossibilità di trasferire l’interessato su un qualsiasi altro posto, avuto riguardo al suo profilo, alla procedura di selezione in base alla quale era stato assunto, ossia la selezione di agenti contrattuali per il posto di usciere, ai fatti dedotti dall’ANS, nonché all’obbligo del Consiglio di adottare precauzioni particolari in materia di sicurezza.
            28. Il capo dell’unità «Diritti individuali» ha convocato il ricorrente per un colloquio il 16 gennaio 2012 e gli ha consegnato in mani proprie una nota datata 12 gennaio 2012, con la quale veniva informato della decisione dell’AACC di risolvere il suo contratto con effetto a partire dal 31 maggio 2012, con un preavviso di quattro mesi a decorrere dal 1º febbraio 2012 (in prosieguo: la «decisione controversa»). Si evince dalla motivazione della decisione controversa che quest’ultima è fondata sulle disposizioni dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), delle DGE, disposizioni che prevedono la facoltà dell’AACC di risolvere il contratto di un agente qualora a seguito delle indagini il nulla osta di sicurezza gli venga negato. Con questa stessa decisione, il ricorrente è stato invitato a fruire delle ferie prima dell’inizio del termine di preavviso, ed è stato dispensato dall’esercizio delle sue funzioni a partire dal 16 gennaio 2012.
            29. La domanda del ricorrente del 17 gennaio 2012, intesa, da un lato, a che la sua posizione venisse preservata fino all’esito del procedimento di ricorso che egli aveva avviato, e, dall’altro, a che non fosse data esecuzione al suo licenziamento fino alla pronuncia della decisione da parte dell’organo di ricorso, è stata respinta dal Consiglio con lettera del 26 gennaio 2012. Il rigetto era segnatamente fondato, in primo luogo, sul fatto che il ricorrente non poteva mantenere il suo posto senza disporre di un nulla osta di sicurezza; in secondo luogo, sulla circostanza che il procedimento dinanzi all’organo di ricorso non aveva effetto sospensivo; in terzo luogo, sui fatti che avevano motivato la decisione dell’ANS e, in quarto luogo, sull’obbligo incombente al segretario generale del Consiglio di assicurarsi della lealtà, onestà e affidabilità di tutte le persone autorizzate ad accedere alle informazioni classificate dell’Unione.
            30. L’8 marzo 2012, l’organo di ricorso ha riformato la decisione dell’ANS e ha ordinato a quest’ultima di rilasciare il nulla osta di sicurezza del livello «segreto» al ricorrente. La decisione di suddetto organo così recitava:
            «(…) nel suo ricorso e in udienza (…), (il ricorrente) contesta i fatti alla base della decisione, fatte salve le condanne del tribunale di polizia per infrazioni al codice della strada. Egli dichiara di non essere mai stato condannato per i fatti menzionati nel fascicolo e di non avere iscrizioni a carico presso il casellario giudiziale, con eccezione dei fatti riguardanti la circolazione stradale. Egli deposita al riguardo copie dei verbali dei diversi fascicoli giudiziari citati nella decisione. Nel fascicolo concernente i fatti più gravi (…) la polizia federale stessa conclude, nel verbale riassuntivo, che i fatti censurati riguardanti [il ricorrente] non sono dimostrati, e che questi ha svolto soltanto un ruolo marginale. Quanto agli altri verbali citati, egli dichiara, richiamando le risultanze del casellario giudiziale, di non essere mai stato penalmente perseguito.
            (…)
            [Il ricorrente] non nega di avere alcuni debiti, ma per importi modesti. (…).
            L’organo di ricorso non può che constatare che l’interessato è noto alle forze dell’ordine per fatti risalenti, che non è mai stato perseguito in giudizio in relazione a tali fatti, e che non esistono debiti significativi che possano comportare, per l’interessato, un rischio di compromissione.
            (…)».
            31. Il 30 marzo 2012, il ricorrente ha proposto un reclamo ex articolo 90, paragrafo 2, dello Statuto, avverso la decisione controversa.
            32. Il 24 maggio 2012 è stata organizzata una riunione all’interno del Consiglio al fine di esaminare il reclamo del ricorrente e il seguito da darvi, riunione alla quale hanno assistito quest’ultimo e il suo avvocato. Si evince dalla lettera del Consiglio datata 11 giugno 2012 e indirizzata all’avvocato del ricorrente, che era stato concordato, in occasione di suddetta riunione, che quest’ultimo avrebbe fatto pervenire al Consiglio una copia dei documenti depositati presso l’organo di ricorso idonei a dimostrare che il ricorrente non aveva affatto partecipato, neppure indirettamente, ai fatti menzionati nella decisione dell’ANS di diniego del nulla osta di sicurezza e nella decisione dell’organo di ricorso che aveva annullato suddetta decisione di diniego.
            33. Il 12 giugno 2012, l’avvocato del ricorrente ha risposto alla lettera del Consiglio dell’11 giugno 2012 nei seguenti termini:
            «Diversamente da quanto pensavo, non sono più in grado di trasmettervi una copia dei documenti depositati dinanzi all’organo di ricorso in materia di nulla osta. Tali documenti sono riservati e non possono essere sottoposti all’esame del Consiglio. Essi ricadono nella sfera privata della vita del mio cliente e il Consiglio (…) non è autorizzato ad esaminarli».
            34. Il Consiglio ha respinto il reclamo del ricorrente con decisione datata 20 luglio 2012. A titolo principale, il rigetto è segnatamente fondato sul fatto che l’impiego occupato dal ricorrente esige l’accesso ad informazioni classificate dell’Unione, ragion per cui egli non può esercitare le proprie funzioni senza essere titolare di un nulla osta di sicurezza; sul dovere di precauzione incombente al segretario generale del Consiglio, il quale deve assicurarsi della lealtà, affidabilità e serietà di tutte le persone autorizzate ad accedere alle informazioni classificate dell’Unione, nonché sui fatti che avevano motivato la decisione dell’ANS del 17 novembre 2011. In subordine, la decisione del Consiglio rammenta che la formulazione della decisione dell’organo di ricorso non è idonea a ristabilire il rapporto di fiducia speciale venuto meno fra il ricorrente e la sua istituzione, in quanto persino un ruolo marginale in relazione a fatti di tale gravità, nonché l’esistenza di debiti, sono sufficienti a mettere in discussione la lealtà, l’affidabilità e l’assenza di vulnerabilità pretese dal ricorrente nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni, nonché i requisiti di moralità richiesti ai fini dell’esercizio di tali funzioni all’interno del segretariato generale.
            Conclusioni delle parti 
            35. Il ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
            – annullare la decisione controversa e, se necessario, annullare la decisione di rigetto del suo reclamo contro tale decisione;
            – condannare il Consiglio a risarcirlo del danno materiale subito, quantificato provvisoriamente in EUR 160 181,85;
            – condannare il Consiglio a risarcirlo del danno morale subito, quantificato provvisoriamente in EUR 25 000;
            – condannare il Consiglio alle spese.
            36. Il Consiglio chiede che il Tribunale voglia:
            – dichiarare il ricorso infondato;
            – condannare il ricorrente alle spese.
            In diritto 
            Sul primo capo della domanda, inteso all’annullamento della decisione controversa e, se necessario, all’annullamento della decisione di rigetto del reclamo 
            37. Secondo una giurisprudenza ben consolidata, dagli articoli 90 e 91 dello Statuto discende che il ricorso di una persona cui esso si applica, avente ad oggetto vuoi una decisione dell’autorità che ha il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN») vuoi la mancata adozione, da parte di tale autorità, di una misura imposta dallo Statuto, è ricevibile soltanto se l’interessato ha precedentemente presentato reclamo all’APN e se tale reclamo è stato oggetto, almeno parzialmente, di una decisione esplicita o implicita di rigetto. Ai sensi dell’articolo 117 del RAA, tale giurisprudenza è parimenti applicabile, per analogia, al ricorso di un agente avverso una decisione dell’AACC o la mancata adozione, da parte di tale autorità, di una misura imposta dal RAA.
            38. Il reclamo amministrativo e il suo rigetto, esplicito o implicito, sono quindi entrambi parti integranti di una procedura complessa e costituiscono unicamente una condizione preliminare per agire in giudizio. Pertanto, il ricorso, anche se formalmente diretto avverso il rigetto del reclamo, comporta che il giudice sia chiamato a conoscere dell’atto lesivo che è stato oggetto del reclamo, salvo nel caso in cui il rigetto del reclamo abbia una portata diversa rispetto all’atto che è stato oggetto del reclamo. È stato dichiarato più volte che una decisione esplicita di rigetto del reclamo può, tenuto conto del suo contenuto, non avere carattere confermativo dell’atto contestato dal ricorrente. Tale ipotesi ricorre quando la decisione di rigetto del reclamo contiene un riesame della posizione del ricorrente sulla scorta di elementi di fatto o di diritto nuovi, oppure modifica o integra la decisione iniziale. In questi casi il rigetto del reclamo costituisce un atto soggetto al controllo del giudice, che ne tiene conto nella valutazione della legittimità dell’atto contestato o lo considera un atto lesivo che si sostituisce ad esso (sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 21 settembre 2011, Adjemian e a./Commissione, T‑325/09 P, punto 32).
            39. Dato che, nel sistema previsto dallo Statuto o dal RAA, l’interessato deve presentare un reclamo contro la decisione che egli contesta e proporre un ricorso contro la decisione che respinge tale reclamo, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha considerato il ricorso ricevibile, indipendentemente dal fatto che esso sia diretto contro la sola decisione oggetto del reclamo, contro la decisione con cui è stato respinto il reclamo o, congiuntamente, contro queste due decisioni, purché il reclamo ed il ricorso siano stati presentati nei termini contemplati dagli articoli 90 e 91 dello Statuto. Tuttavia, conformemente al principio di economia processuale, il giudice può decidere di non pronunciarsi specificamente sulle conclusioni dirette avverso la decisione di rigetto del reclamo, qualora constati che sono prive di contenuto autonomo e si confondono, in realtà, con le conclusioni dirette avverso la decisione oggetto del reclamo (v., in tal senso, sentenza della Corte del 17 gennaio 1989, Vainker/Parlamento, 293/87, punti 7 e 8). In particolare, ciò può accadere qualora il giudice constati che la decisione di rigetto del reclamo, eventualmente perché implicita, è meramente confermativa della decisione oggetto del reclamo e che, di conseguenza, l’annullamento della prima non potrebbe produrre sulla situazione giuridica della persona interessata un effetto diverso da quello derivante dall’annullamento di quest’ultima (sentenza Adjemian e a./Commissione, cit., punto 33).
            40. Nella specie, il contratto a tempo indeterminato del ricorrente è stato risolto nel gennaio 2012, con effetto a partire dal 31 maggio successivo, alla luce delle conclusioni dell’indagine condotta dall’ANS e i cui risultati sono divenuti noti nel novembre 2011. La decisione dell’organo di ricorso che aveva riformato la decisione dell’ANS è datata 8 marzo 2012, e il reclamo del ricorrente con il quale egli impugna la decisione controversa è datato 30 marzo 2012. Si evince dal punto 32 della presente sentenza che, nel maggio 2012, il Consiglio ha organizzato una riunione in presenza del ricorrente, e che, l’11 giugno successivo, il Consiglio ha chiesto all’avvocato del ricorrente di fargli pervenire taluni documenti complementari, richiesta alla quale quest’ultimo si è rifiutato di ottemperare.
            41. In tali circostanze, la decisione del 20 luglio 2012 di rigetto del reclamo contiene un riesame della posizione del ricorrente sulla scorta di elementi di diritto e di fatto nuovi, nella specie la decisione dell’organo di ricorso dell’8 marzo 2012 e il rifiuto del ricorrente di fornire i documenti richiesti dal Consiglio. Ne consegue che la decisione di rigetto del reclamo costituisce un atto soggetto al controllo del Tribunale, che ne terrà conto nella valutazione della legittimità della decisione controversa.
            42. Il ricorrente deduce cinque motivi a sostegno della sua domanda di annullamento della decisione controversa. Il primo motivo attiene alla violazione della decisione 2011/292 e delle DGE, nonché della legge relativa ai nulla osta di sicurezza e della legge che istituisce un organo di ricorso e dei loro regi decreti di esecuzione. Il secondo motivo è fondato sul difetto di motivazione dell’atto lesivo. Il terzo motivo attiene alla violazione dei diritti della difesa, alla violazione del principio del contraddittorio e al diritto di essere previamente sentiti. Il quarto motivo si fonda sull’errore manifesto di valutazione. Il quinto motivo attiene al carattere sproporzionato del licenziamento e all’inosservanza dell’obbligo incombente all’AACC di esaminare la possibilità di riassegnazione o mantenimento nelle funzioni iniziali. Il Tribunale esaminerà i motivi in tale ordine.
            Sul primo motivo, attinente alla violazione dell’articolo 7 della decisione 2011/292 e del suo allegato I, e segnatamente del punto 20, delle DGE, nonché della legge relativa ai nulla osta di sicurezza, della legge che istituisce un organo di ricorso e dei loro regi decreti di esecuzione
            43. Il ricorrente divide tale motivo in due parti: la prima parte riguarda l’assenza di un fondamento giuridico del licenziamento, il quale sarebbe illegittimo. La seconda parte riguarda l’eccesso di potere commesso dal Consiglio nel suo tentativo di sostituire la propria valutazione a quella dell’ANS e dell’organo di ricorso.
            – Argomenti delle parti sulla prima parte del primo motivo
            44. Il ricorrente ritiene che il suo licenziamento sia contrario all’articolo 7 della decisione 2011/292 e al suo allegato I, segnatamente al punto 20, alla legge relativa ai nulla osta di sicurezza, alla legge che istituisce un organo di ricorso e ai loro regi decreti di esecuzione, nonché alle DGE.
            45. Egli sostiene che, poiché il legislatore aveva previsto un mezzo di ricorso nell’ambito della procedura di concessione dei nulla osta di sicurezza, non rileva che la presentazione di un ricorso non abbia effetto sospensivo. Nella specie, poiché la decisione dell’ANS poteva essere riformata in appello, il Consiglio non poteva attuare la decisione controversa senza attendere l’esito del procedimento. Nella specie, poiché il ricorrente aveva ottenuto il suo nulla osta di sicurezza, la risoluzione del suo contratto sarebbe priva di fondamento giuridico e dunque illegittima.
            46. Il ricorrente aggiunge che l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), delle DGE, consente all’istituzione di risolvere il contratto di un agente al quale è stato negato il nulla osta di sicurezza, ma non contiene un obbligo in tal senso, contrariamente a quanto tenterebbe di far credere il Consiglio.
            47. Il Consiglio conclude per il rigetto della prima parte del primo motivo.
            – Giudizio del Tribunale
            48. Il Tribunale ricorda, in via preliminare, che, ai sensi dell’articolo 35, paragrafo 1, lettera e), del regolamento di procedura, il ricorso deve contenere l’esposizione dei motivi e degli argomenti di fatto e di diritto dedotti.
            49. Infatti, al fine di garantire la certezza del diritto e una buona amministrazione della giustizia, affinché un motivo o una censura siano ricevibili, occorre che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali un ricorrente si fonda emergano in modo coerente e comprensibile dall’atto introduttivo stesso per consentire alla parte convenuta di predisporre la propria difesa e al Tribunale di pronunciarsi sul ricorso, eventualmente senza ulteriori informazioni (sentenza del Tribunale del 10 novembre 2011, Merhzaoui/Consiglio, F‑18/09, punti 42 e 43).
            50. Orbene, se è vero che, nell’ambito della prima parte del primo motivo, il ricorrente addebita al Consiglio di avere violato, con l’adozione della decisione controversa, l’articolo 7 della decisione 2011/292, la legge relativa ai nulla osta di sicurezza, la legge che istituisce un organo di ricorso e i loro regi decreti di esecuzione, ciò non toglie che tali censure sono semplicemente esposte, e non suffragate da alcun argomento, contrariamente a quanto previsto dall’articolo 35, paragrafo 1, lettera e), del regolamento di procedura. Esse devono, pertanto, essere dichiarate irricevibili.
            51. Poiché il ricorrente non indica in che modo le disposizioni di cui al punto 20 dell’allegato I della decisione 2011/292 siano state violate nella specie, la censura attinente all’asserita violazione di suddette disposizioni deve essere parimenti dichiarata irricevibile. Del resto, occorre constatare che l’unico obiettivo di tali disposizioni consiste nell’identificare la legge applicabile, da un lato, alle indagini di sicurezza condotte dagli Stati membri, inclusi i ricorsi proposti avverso i risultati, ossia la legislazione in vigore nello Stato membro interessato, e, dall’altro, ai ricorsi presentati avverso le decisioni dell’APN o dell’AACC del segretariato generale, nella specie lo Statuto.
            52. Nell’ambito della prima parte del primo motivo resta quindi da esaminare se, come sostenuto dal ricorrente, la decisione controversa, da un lato, sia stata adottata in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), delle DGE, le quali si limitano a prevedere la facoltà e non l’obbligo per l’AACC di risolvere il contratto di un agente nel caso in cui, a seguito delle indagini, allo stesso non venga concesso il nulla osta di sicurezza, e, dall’altro, sia priva di fondamento giuridico, in quanto l’organo di ricorso aveva ordinato all’ANS di concedere al ricorrente il nulla osta di sicurezza di livello «segreto».
            53. Si evince anzitutto dall’articolo 7, paragrafo 1, della decisione 2011/292, che per sicurezza del personale s’intende l’applicazione di misure volte a garantire che l’accesso alle informazioni classificate dell’Unione sia consentito solo alle persone che hanno necessità di conoscerle, che hanno ottenuto il nulla osta di sicurezza personale dell’Unione del livello adatto, ove opportuno, e che sono state informate delle proprie responsabilità in materia.
            54. Ancora, ai sensi, dell’articolo 15, paragrafo 2, lettera c), della decisione 2011/292, il segretario generale del Consiglio è l’autorità di sicurezza del segretariato generale e, in tale veste, fornisce ai funzionari e altri agenti un nulla osta di sicurezza personale dell’Unione conformemente all’articolo 7, paragrafo 3, di tale decisione, prima che possa essere loro accordato l’accesso a informazioni classificate di livello «UE riservatissimo» o superiore.
            55. Infine, il nulla osta di sicurezza personale dell’Unione per l’accesso alle informazioni classificate dell’Unione è definito, all’appendice A della decisione 2011/292, come «un’autorizzazione dell’autorità del [segretariato generale] che ha il potere di nomina adottata conformemente alla presente decisione al termine di un’indagine di sicurezza condotta dalle autorità competenti di uno Stato membro e attestante che una persona può avere accesso alle [informazioni classificate dell’Unione] fino a un livello di classifica specifico (…) e a una data stabilita, a condizione che sia stata accertata la sua necessità di conoscere; la persona così descritta è “in possesso del nulla osta di sicurezza”».
            56. Dalle disposizioni summenzionate consegue pertanto che il segretario generale del Consiglio è l’unico soggetto autorizzato a decidere se concedere o negare un nulla osta di sicurezza personale dell’Unione ai membri del personale del segretariato generale.
            57. È vero che, in applicazione dell’allegato I, titolo III, punto 5, della decisione 2011/292, spetta alle autorità nazionali di sicurezza o alle autorità nazionali competenti assicurare che siano svolte le indagini di sicurezza sui loro cittadini, in quanto tali autorità sono in una posizione migliore rispetto al segretario generale del Consiglio per accedere alle informazioni nei diversi Stati membri.
            58. Ciò non toglie che, in forza dell’allegato I, titolo III, punto 19, lettera a), della decisione 2011/292, qualora dall’indagine di sicurezza emerga la garanzia dell’inesistenza di informazioni negative che metterebbero in discussione la lealtà, l’onestà e l’affidabilità della persona, l’APN oppure, se si tratta di agenti, l’AACC del segretariato generale, può rilasciare un nulla osta di sicurezza personale dell’Unione alla persona interessata e autorizzarne l’accesso alle informazioni classificate dell’Unione fino al livello adatto e a una data determinata.
            59. Si evince dalla formulazione della disposizione menzionata al punto precedente che l’APN, oppure, se si tratta d’agenti, l’AACC del segretariato generale, non è vincolata alle conclusioni dell’indagine di sicurezza condotta dalle autorità nazionali ovvero alle conclusioni di un organo di ricorso e che, persino qualora il risultato sia favorevole all’interessato, essa non è obbligata a rilasciare al medesimo un nulla osta di sicurezza personale dell’Unione, conservando la facoltà di negarglielo.
            60. Avuto riguardo all’obiettivo della procedura per il nulla osta di sicurezza, il quale, come definito dall’articolo 7, paragrafo 2, della decisione 2011/292, consiste nel determinare se una persona, in considerazione della sua lealtà, onestà e affidabilità, possa essere autorizzata ad accedere alle informazioni classificate dell’Unione, l’AACC poteva, alla luce delle informazioni negative sul ricorrente emerse al termine dell’indagine condotta dall’ANS e comunicate al Consiglio con lettera datata 17 novembre 2011, nutrire dei dubbi, segnatamente, sul fatto che il ricorrente non fosse vulnerabile, e decidere che non poteva essergli concesso il nulla osta di sicurezza di cui aveva bisogno.
            61. Nella specie, è pacifico che presso il segretariato generale il ricorrente occupava un impiego che richiedeva un nulla osta di sicurezza. Dopo aver verificato, in applicazione dell’articolo 5, paragrafo 3, delle DGE, se fosse possibile trasferire il ricorrente su un altro posto per il quale non fosse richiesto un nulla osta di sicurezza, e avere concluso, a partire dalla nota dell’11 gennaio 2012, il cui contenuto viene ripreso al punto 27 della presente sentenza, nel senso dell’impossibilità di un siffatto trasferimento, l’AACC poteva decidere, senza violare l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), delle DGE, di risolvere il contratto del ricorrente allo scadere del termine di preavviso di quattro mesi, in conformità dell’articolo 47, lettere c) e i), del RAA.
            62. Tale constatazione non è rimessa in discussione dall’argomento del ricorrente, secondo il quale l’organo di ricorso ha ordinato all’ANS di concedergli il nulla osta di sicurezza di livello «[segreto]», circostanza che potrebbe privare di fondamento giuridico la decisione di risoluzione del suo contratto di agente contrattuale.
            63. Infatti, si evince dal testo dell’allegato I, titolo III, punto 20, della decisione 2011/292, che l’indagine di sicurezza e relativi risultati sono soggetti alle pertinenti disposizioni legislative e regolamentari vigenti nello Stato membro in questione, ivi comprese quelle relative ai ricorsi. Nel diritto belga, l’articolo 11, primo comma, della legge che istituisce un organo di ricorso prevede che quest’ultimo, qualora ritenga, dopo aver sentito il ricorrente o il suo avvocato, che i motivi dedotti a sostegno della decisione che aveva negato il rilascio del nulla osta non siano fondati o adeguati, possa chiedere all’autorità nazionale di sicurezza la concessione del nulla osta di sicurezza. 
            64. Nella specie, la concessione del nulla osta di sicurezza di livello «[segreto]» al ricorrente da parte dell’ANS a seguito della decisione dell’organo di ricorso è stata decisa in applicazione della legge relativa ai nulla osta di sicurezza ed è valida per l’accesso alle informazioni che rientrano nell’ambito di applicazione di tale legge, nonché per l’accesso alle informazioni classificate dell’Unione nel caso del personale degli Stati membri contemplato all’articolo 14, paragrafo 3, della decisione 2011/292.
            65. Per contro, come si evince dai punti 56 e 59 della presente sentenza, nel caso dell’accesso alle informazioni classificate dell’Unione da parte del personale del segretariato generale, è l’APN, oppure l’AACC nel caso di agenti, che, al termine di un’indagine di sicurezza condotta dalle autorità nazionali, è l’unica autorizzata a decidere se concedere o negare un nulla osta di sicurezza personale dell’Unione, senza essere vincolata alle conclusioni di tale indagine, nella specie alle conclusioni dell’organo di ricorso.
            66. Di conseguenza, la prima parte del primo motivo dev’essere respinta.
            – Argomenti del ricorrente sulla seconda parte del primo motivo
            67. Il ricorrente fa valere che il Consiglio, impiegando una nozione di «rapporto di fiducia», tenta di sostituire la propria valutazione a quella dell’ANS e a quella dell’organo di ricorso. Così facendo, esso sarebbe incorso in un eccesso di potere. Infatti, l’organo di ricorso si sarebbe reso conto degli errori commessi dall’ANS, nel senso che il ricorrente non sarebbe stato debitore di alcuna somma e che, producendo il suo casellario giudiziale, avrebbe dimostrato che le conclusioni dell’ANS erano inesatte. Poiché al ricorrente era stato concesso il nulla osta di sicurezza, il Consiglio dovrebbe rispettare tale decisione.
            – Giudizio del Tribunale
            68. Al riguardo, occorre constatare, da un lato, che la procedura per il rilascio del nulla osta è intesa a determinare se una persona, in considerazione della sua lealtà, onestà e affidabilità, possa essere autorizzata ad accedere alle informazioni classificate dell’Unione; dall’altro, che l’elenco dei criteri da seguire nel corso di un’indagine, il quale figura all’allegato I, titolo III, punto 8, della decisione 2011/292, non è esaustivo. Inoltre, ai criteri elencati a suddetto punto 8, lettere da a) a k), si aggiungono, rispettivamente ai punti 9 e 10, la storia clinica e finanziaria della persona di cui trattasi, e il carattere, la condotta e la situazione del coniuge, del convivente o di un familiare stretto, quali criteri che possono essere considerati rilevanti.
            69. Il Tribunale rileva che, in occasione dell’adozione della decisione controversa, il Consiglio disponeva unicamente delle conclusioni dell’ANS, e che, alla luce delle informazioni negative sul ricorrente emerse con l’indagine di sicurezza, non aveva segnatamente potuto essere accertata l’assenza di un rischio di vulnerabilità di quest’ultimo. Di conseguenza, come si evince dal punto 61 della presente sentenza, l’AACC poteva, nel gennaio 2012, negare al ricorrente la concessione del nulla osta di sicurezza personale dell’Unione e decidere di risolvere il suo contratto.
            70. Alla luce della decisione dell’organo di ricorso dell’8 marzo 2012, il Consiglio, nell’ambito del reclamo del ricorrente, ha riesaminato la possibilità di concedergli il nulla osta di sicurezza personale dell’Unione e, a tal fine, ha in particolare organizzato la riunione del 24 maggio 2012, in presenza del ricorrente, assistito dal suo avvocato, chiedendo a quest’ultimo una copia dei documenti depositati dinanzi all’organo di ricorso, documenti che questi ha in un primo momento accettato di fornire e che poi, successivamente, si è rifiutato di trasmettere, adducendo che essi fossero riservati e rientrassero nella sfera privata della vita del suo cliente.
            71. Orbene, se è vero che l’organo di ricorso ha riformato la decisione dell’ANS in senso favorevole al ricorrente, ciò non toglie che la constatazione finale alla quale è pervenuto l’organo summenzionato, ossia che «l’interessato è noto alle forze dell’ordine per fatti risalenti, che non è mai stato perseguito in giudizio in relazione a tali fatti, e che non esistono debiti significativi che possano comportare, per l’interessato, un rischio di compromissione», deve essere bilanciata con altre constatazioni meno positive che figurano nella stessa decisione, secondo le quali «[il ricorrente] non nega di avere alcuni debiti» oppure che «[n]el fascicolo concernente i fatti più gravi (…) la polizia federale stessa conclude, nel verbale riassuntivo, che i fatti censurati riguardanti [il ricorrente] non sono dimostrati, e che questi ha svolto un ruolo marginale».
            72. In udienza, la conclusione, secondo la quale il ricorrente ha svolto «un ruolo marginale» in relazione ai fatti più gravi figuranti nella decisione dell’ANS è stata interpretata dal Consiglio nel senso che il ricorrente sarebbe stato associato a tali fatti più gravi, quand’anche in maniera marginale, ovvero che egli avrebbe frequentato ambienti dubbi, circostanze che giustificherebbero da sole, alla luce del dovere di precauzione incombente al Consiglio, il diniego del rilascio di un nulla osta di sicurezza. Per contro, il ricorrente ha dichiarato che suddetta conclusione indica che egli è stato semplicemente sentito come testimone dalla polizia federale in un fascicolo istruito nei confronti di terzi, e che dai verbali di tali audizioni non si evince affatto che questi avesse contribuito in qualsivoglia maniera ai fatti oggetto delle azioni giudiziarie.
            73. Avuto riguardo a tale informazione fornita dal ricorrente, la quale non figurava nel fascicolo, il Tribunale, da un lato, ha chiesto al Consiglio se fosse disposto a riesaminare la decisione controversa alla luce dei verbali delle summenzionate audizioni, depositati dinanzi all’organo di ricorso e che il ricorrente avrebbe dovuto inviare al Consiglio, in quanto quest’ultimo non vi aveva altrimenti accesso. Dall’altro, il Tribunale ha chiesto al ricorrente se egli fosse attualmente disposto a fornire tali verbali al Consiglio, cosa che aveva rinunciato a fare nel maggio 2012. Il Consiglio ha risposto affermativamente, mentre il ricorrente ha reiterato il suo rifiuto e ha affermato di non essere interessato alla possibilità di essere reintegrato nel posto di lavoro precedentemente occupato presso il Consiglio, in quanto il suo ricorso era ormai unicamente inteso ad ottenere il risarcimento del danno materiale e morale subito.
            74. Ciò premesso, occorre constatare che, alla luce della documentazione a disposizione del ricorrente e dell’atteggiamento di quest’ultimo, unica persona in grado di fornire al Consiglio i documenti depositati dinanzi all’organo di ricorso, l’AACC del segretariato generale ha operato nell’ambito delle sue competenze, e, rifiutandosi di ritornare sulla decisione controversa mediante la decisione di rigetto del reclamo, non si è sostituita all’organo di ricorso.
            75. Pertanto, occorre respingere la seconda parte del primo motivo e, conseguentemente, il primo motivo nel suo complesso.
            Sul secondo motivo, attinente al difetto di motivazione dell’atto lesivo
            – Argomenti delle parti
            76. Il ricorrente fa valere che la decisione controversa non è motivata e non rimanda ad alcun documento che consenta di comprendere la ragione del suo licenziamento. Il Consiglio non avrebbe pertanto osservato l’obbligo di motivare le proprie decisioni, impostogli dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
            77. Il Consiglio conclude per il rigetto del motivo.
            – Giudizio del Tribunale
            78. Quanto all’obbligo di motivare le decisioni lesive, il Tribunale ricorda che tra le garanzie offerte dall’ordinamento giuridico dell’Unione nei procedimenti amministrativi, figura, segnatamente, il principio di buona amministrazione, sancito dall’articolo 41 della Carta, il quale comporta, in particolare, «l’obbligo per l’amministrazione di motivare le proprie decisioni» (sentenza del Tribunale dell’11 luglio 2013, Tzirani/Commissione, F‑46/11, punto 136, e la giurisprudenza citata).
            79. Inoltre, l’obbligo di motivare le decisioni lesive costituisce un principio fondamentale del diritto dell’Unione, al quale si può derogare solo in base a ragioni imperative (sentenza Tzirani/Commissione, cit., punto 137, e la giurisprudenza citata).
            80. Secondo giurisprudenza costante, peraltro, la motivazione richiesta dall’articolo 296 TFUE deve far risultare in forma chiara e non equivoca l’iter logico seguito dall’autore dell’atto (sentenza Tzirani/Commissione, cit., punto 138, e la giurisprudenza citata).
            81. L’obbligo di motivare un atto lesivo, quale previsto dall’articolo 25, secondo comma, dello Statuto, ha lo scopo, da un lato, di fornire all’interessato indicazioni sufficienti per giudicare se l’atto sia fondato, oppure se sia eventualmente inficiato da un vizio che consenta di contestarne la validità dinanzi al giudice dell’Unione, e, dall’altro, di permettere a quest’ultimo di esercitare il suo sindacato di legittimità su tale atto. Pertanto, la motivazione, in linea di principio, deve essere comunicata all’interessato contestualmente all’atto che gli arreca pregiudizio, in quanto la sua mancanza non può essere sanata dal fatto che l’interessato venga a conoscenza dei motivi dell’atto nel corso del procedimento dinanzi al giudice dell’Unione (v., in tal senso, sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 7 dicembre 2011, HTTS/Consiglio, T‑562/10, punto 32).
            82. Occorre precisare che nessun motivo imperativo permette di escludere gli agenti contrattuali da una tutela contro i licenziamenti ingiustificati, in particolare qualora gli stessi siano vincolati da un contratto a tempo indeterminato o qualora, essendo vincolati da un contratto a tempo determinato, essi siano licenziati prima della scadenza di quest’ultimo. Orbene, per garantire una tutela sufficiente in tal senso, è importante consentire, da una parte, agli interessati, di accertarsi se i loro legittimi interessi siano stati rispettati o lesi, nonché di valutare l’opportunità di adire il giudice e, dall’altra, a quest’ultimo di esercitare il suo sindacato, il che equivale a riconoscere l’esistenza di un obbligo di motivazione a carico dell’autorità competente (v., in tal senso, sentenza del Tribunale del 24 aprile 2008, Longinidis/Cedefop, F‑74/06, punto 49).
            83. Deriva altresì dalla giurisprudenza che la portata dell’obbligo di motivazione dev’essere valutata in funzione delle circostanze concrete, in particolare del contenuto dell’atto, della natura dei motivi fatti valere e dell’interesse che il destinatario può avere a ricevere spiegazioni. È anche necessario, per valutare la sufficienza di una motivazione, collocarla nel contesto in cui si situava l’adozione dell’atto impugnato (sentenza Longinidis/Cedefop, cit., punto 50, e la giurisprudenza citata).
            84. In presenza di un provvedimento di licenziamento di un agente assunto con contratto a tempo indeterminato, un’importanza particolare inerisce al fatto che i motivi su cui si basa tale provvedimento siano, in linea di massima, chiaramente enunciati per iscritto, di preferenza nel testo stesso della decisione interessata. È infatti solo questo atto, la cui legittimità si valuta alla data in cui viene adottato, che concretizza la decisione dell’istituzione. Tuttavia, l’obbligo di enunciare i motivi del licenziamento può altresì considerarsi rispettato se l’interessato sia stato debitamente informato, in occasione di colloqui con i suoi superiori, di tali motivi e la decisione della AACC sia intervenuta a breve distanza da tali colloqui. La AACC può anche, eventualmente, integrare tale motivazione in fase di decisione sul reclamo proposto dall’interessato (sentenza Longinidis/Cedefop, cit., punto 51).
            85. Nella specie, occorre rilevare, in primo luogo, che la decisione controversa è fondata sulle disposizioni di cui all’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), delle DGE, disposizioni che prevedono la possibilità per l’AACC di risolvere il contratto di un agente qualora il nulla osta di sicurezza non sia concesso a quest’ultimo a seguito delle indagini; in secondo luogo, che il ricorrente era al corrente dell’esito sfavorevole dell’indagine di sicurezza condotta dall’ANS che lo riguardava, in quanto l’8 dicembre 2011 ne ha contestato le conclusioni dinanzi all’organo di ricorso; in terzo luogo, da un lato, che il 5 dicembre 2011 il ricorrente ha avuto dei colloqui prima con il responsabile della sicurezza del Consiglio insieme al suo capo unità, il quale lo ha informato che era in procinto di essere assegnato a un impiego che esigeva un nulla osta di sicurezza di livello inferiore, e, dall’altro, che il 16 gennaio 2012 egli ha avuto un colloquio con il capo dell’unità «Diritti individuali», nel corso del quale quest’ultimo gli ha comunicato la decisione di risoluzione del suo contratto. Il ricorrente non poteva dunque ingannarsi circa le ragioni che avevano portato l’AACC del segretariato generale ad adottare la decisione controversa.
            86. Tale constatazione è confermata dal tenore della lettera indirizzata dal ricorrente al Consiglio il 17 gennaio 2012, nella quale viene contestato all’istituzione di non aver atteso l’esito del procedimento dinanzi all’organo di ricorso prima di risolvere il contratto. Il Consiglio ha risposto a tale lettera con la lettera datata 26 gennaio 2012, nella quale esso ha respinto gli argomenti del ricorrente.
            87. Infine, la risposta al reclamo, nella quale la decisione controversa è stata riesaminata non solo alla luce delle conclusioni dell’ANS, bensì anche tenendo conto della decisione dell’organo di ricorso, ha consentito al ricorrente di valutare la fondatezza di suddetta decisione e l’opportunità di presentare un ricorso davanti al Tribunale.
            88. Da quanto precede, discende che il secondo motivo è infondato.
            Sul terzo motivo, attinente alla violazione dei diritti della difesa, alla violazione del principio del contraddittorio e al diritto di essere previamente sentiti
            – Argomenti delle parti
            89. Il ricorrente fa valere che il suo diritto di essere ascoltato, ai sensi dell’articolo 41, paragrafo 2, della Carta, sia stato violato, in quanto egli non sarebbe stato sentito prima del 12 gennaio 2012, data della decisione controversa.
            90. Il Consiglio conclude per il rigetto del motivo. Il ricorrente, infatti, sarebbe stato sentito a più riprese dai suoi superiori prima che gli venisse comunicata la decisione di risoluzione del suo contratto. Il Consiglio richiama i colloqui del 5 dicembre 2011 con il responsabile della sicurezza del Consiglio e con il suo capo unità, nonché del 16 gennaio 2012 con il capo dell’unità «Diritti individuali».
            – Giudizio del Tribunale
            91. Secondo una giurisprudenza costante, il rispetto dei diritti della difesa in qualsiasi procedimento promosso nei confronti di una persona e che possa sfociare in un atto per essa lesivo costituisce un principio fondamentale del diritto dell’Unione e dev’essere garantito anche in mancanza di una normativa specifica riguardante il procedimento di cui trattasi. Tale principio, che risponde ad esigenze di buona amministrazione, esige che la persona interessata sia stata posta nella condizione di far valere utilmente il proprio punto di vista riguardo agli elementi che potrebbero esserle addebitati nell’atto che interverrà (sentenza del Tribunale di primo grado dell’8 marzo 2005, Vlachaki/Commissione, T‑277/03, punto 64).
            92. Nella specie, il Consiglio non ha dimostrato, ad esempio tramite una lettera di convocazione dei superiori del ricorrente, che quest’ultimo era stato sentito prima dell’adozione della decisione controversa.
            93. Per contro, il ricorrente ha inserito nel fascicolo la lettera dell’ANS del 17 novembre 2011 indirizzata al responsabile della sicurezza del Consiglio, la quale costituisce un indizio del fatto che egli era stato informato in tempo utile della decisione dell’ANS, e che era stato pertanto posto nella condizione di far valere utilmente il proprio punto di vista prima dell’adozione della decisione controversa.
            94. Infatti, da un lato, in tale lettera viene chiesto al destinatario di informare l’interessato, in primo luogo, della decisione dell’ANS; in secondo luogo, della possibilità per quest’ultimo di proporre un ricorso per impugnarla e, in terzo luogo, di inviare all’ANS una copia della lettera controfirmata e datata. Orbene, è pacifico che tale comunicazione ha avuto luogo, in quanto il Consiglio ha inserito nel fascicolo, in risposta alle misure di organizzazione del procedimento decise dal Tribunale, una copia della summenzionata lettera, firmata dal ricorrente il 5 dicembre 2011 e recante la menzione manoscritta «per conoscenza», e che l’8 dicembre 2011 il ricorrente ha presentato il proprio ricorso presso l’organo di ricorso.
            95. Dall’altro lato, in applicazione dell’allegato I, titolo III, punto 19, lettera b), della decisione 2011/292, il ricorrente avrebbe potuto chiedere di essere sentito dall’AACC. Il Consiglio afferma, nelle sue memorie, che tale informazione gli sarebbe stata fornita dal responsabile della sicurezza quando, il 5 dicembre 2011, questi gli aveva comunicato le conclusioni dell’indagine dell’ANS, come confermato dallo stesso responsabile della sicurezza in udienza, in risposta a dei quesiti del Tribunale. Nella sua risposta scritta alle misure di organizzazione del procedimento decise dal Tribunale, il ricorrente ha affermato di non avere avuto il tempo di compiere tali passi prima della risoluzione del suo contratto e, in udienza, ha indicato che, alla luce delle conclusioni dell’indagine dell’ANS, egli aveva voluto concentrarsi sull’appello dinanzi all’organo di ricorso, credendo che, se la decisione dell’ANS fosse stata riformata, il Consiglio sarebbe stato costretto a ritornare sulla sua decisione di porre fine al suo contratto.
            96. Occorre verificare, quindi, nella misura in cui la decisione controversa è stata riesaminata dall’AACC alla luce della decisione dell’organo di ricorso, se i diritti della difesa del ricorrente siano stati rispettati prima dell’adozione della decisione di rigetto del reclamo.
            97. Al riguardo, come si evince dal punto 32 della presente sentenza, è stata organizzata una riunione presso il Consiglio in presenza del ricorrente, assistito dal suo avvocato, al fine di esaminare il reclamo e il seguito da darvi e, con lettera datata 11 giugno 2012, il ricorrente è stato posto nella condizione di poter fornire al Consiglio i verbali dei diversi fascicoli giudiziari menzionati nella decisione dell’ANS, nonché il verbale riassuntivo della polizia federale che egli aveva depositato dinanzi all’organo di ricorso, atti a dimostrare che, come affermato in udienza, lo stesso era stato sentito unicamente come testimone e pertanto non era stato personalmente implicato nei fatti più gravi esposti nelle conclusioni dell’indagine condotta dall’ANS. Orbene, è pacifico che il ricorrente, dopo aver accettato, in un primo momento, di trasmettere tali documenti al Consiglio, si è successivamente rifiutato di farlo.
            98. Un comportamento del genere del ricorrente in occasione dell’esame, da parte del Consiglio, del suo reclamo del 30 marzo 2012, con il quale egli chiedeva l’annullamento della decisione controversa alla luce della riforma da parte dell’organo di ricorso, l’8 marzo 2012, della decisione dell’ANS, appariva incompatibile con il rispetto dell’obbligo fondamentale di lealtà e di cooperazione nei confronti dell’istituzione che lo assume, dovere che incombe a tutti i funzionari in forza dell’articolo 11 dello Statuto, applicabile per analogia agli agenti contrattuali ai sensi dell’articolo 81 del RAA. Tale dovere di lealtà e di cooperazione s’impone non soltanto nell’adempimento dei compiti specifici affidati ad un agente, ma si estende anche all’intera sfera dei rapporti intercorrenti tra quest’ultimo e l’istituzione della quale fa parte (v., in tal senso, sentenza del Tribunale di primo grado del 26 novembre 1991, Williams/Corte dei conti, T‑146/89, punto 72).
            99. Di conseguenza, il Tribunale constata che, sebbene il Consiglio non abbia organizzato una riunione fra l’AACC e il ricorrente dedicata unicamente a raccogliere le osservazioni di quest’ultimo quanto alla prevista risoluzione del suo contratto, prima che avvenisse l’adozione della decisione controversa, le circostanze che hanno accompagnato la comunicazione di suddetta decisione nonché la procedura seguita dal Consiglio al fine di rispondere al reclamo, in occasione del cui esame la decisione controversa è stata riesaminata dall’AACC alla luce di elementi di diritto e di fatto nuovi, hanno posto il ricorrente nella condizione di poter far conoscere utilmente il proprio punto di vista riguardo agli elementi dedotti a suo carico.
            100. Di conseguenza, il terzo motivo deve essere respinto.
            Sul quarto motivo, attinente all’errore manifesto di valutazione
            – Argomenti delle parti
            101. A sostegno di tale motivo, il ricorrente sostiene che il Consiglio, licenziandolo senza tenere conto dell’eventualità di una riforma della decisione dell’ANS, è incorso in un manifesto errore di valutazione. Il Consiglio avrebbe dovuto preservare la situazione del ricorrente fino all’esito del ricorso dinanzi all’organo di ricorso. Inoltre, il Consiglio, ritenendo che il licenziamento fosse obbligatorio, mentre, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), delle DGE, esso costituirebbe unicamente una facoltà della quale esso dispone, sarebbe incorso in un grave e manifesto errore di valutazione.
            102. Il Consiglio conclude per il rigetto del motivo.
            – Giudizio del Tribunale
            103. Emerge dall’articolo 47, lettera c), del RAA, applicabile per analogia agli agenti contrattuali in forza dell’articolo 119 del RAA, che lo scioglimento di un contratto a tempo indeterminato rientra nel potere discrezionale dell’autorità competente, purché intervenga rispettando il preavviso previsto per questo contratto e in conformità alle disposizioni del suddetto articolo. Il Tribunale non può sindacare la fondatezza di una tale valutazione, sempreché non possa essere accertata l’esistenza di un errore manifesto o di uno sviamento di potere (v., in tal senso, sentenza del Tribunale di primo grado del 14 luglio 1997, B/Parlamento, T‑123/95, punto 70).
            104. Spetta al Tribunale, nel contesto dei motivi dedotti dal ricorrente, verificare se il Consiglio abbia commesso un manifesto errore nel valutare gli elementi di cui esso ha tenuto conto per adottare la decisione controversa. Orbene, in un contesto, quale è quello della presente controversia, caratterizzato da un ampio potere discrezionale in capo all’amministrazione, per stabilire se quest’ultima abbia commesso un manifesto errore di valutazione dei fatti tale da giustificare l’annullamento della decisione adottata sulla base di tale valutazione occorre che gli elementi di prova, che spetta alla parte ricorrente fornire, siano sufficienti per privare di attendibilità le valutazioni compiute dall’amministrazione (sentenza del Tribunale del 19 febbraio 2013, BB/Commissione, F‑17/11, punto 60).
            105. Quanto alla definizione della nozione di errore manifesto di valutazione qualora l’AACC disponga di un potere discrezionale, il Tribunale ha già precisato che un errore è manifesto allorché risulta agevolmente percepibile e può essere chiaramente individuato (sentenza del Tribunale del 24 marzo 2011, Canga Fano/Consiglio, F‑104/09, punto 35). È alla luce di tale definizione che occorre verificare se la decisione controversa sia inficiata da un errore manifesto.
            106. Al riguardo, il Tribunale constata, in primo luogo, che, alla luce delle conclusioni dell’indagine condotta dall’ANS, il ricorrente non poteva continuare ad occupare il proprio impiego. In secondo luogo, si evince dalla nota dell’11 gennaio 2012, il cui contenuto è ripreso al punto 27 della presente sentenza, che si è rivelato impossibile trasferire il ricorrente su un altro posto. In terzo luogo, risulta dal testo dell’articolo 12, paragrafo 7, della legge che istituisce un organo di ricorso, che il procedimento dinanzi a tale organo non ha effetto sospensivo. In quarto luogo, così come il segretario generale del Consiglio non sarebbe stato vincolato alle conclusioni dell’indagine condotta dall’ANS, lo stesso non sarebbe neanche stato vincolato alla decisione dell’organo di ricorso, le cui decisioni sono vincolanti solo nell’ambito di applicazione della legge relativa ai nulla osta di sicurezza, e non possono mettere in discussione la legittimità della decisione controversa. Ciò premesso, il Consiglio, decidendo di attuare la decisione controversa senza attendere l’esito del procedimento di ricorso, non è incorso in un errore manifesto di valutazione.
            107. Si deve aggiungere che l’affermazione del ricorrente, secondo la quale il Consiglio, ritenendo che il licenziamento fosse obbligatorio ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), delle DGE, sarebbe incorso in un errore grave e manifesto di valutazione, poggia su una lettura errata dei documenti del fascicolo. Infatti, da un lato, prima di decidere di risolvere il contratto del ricorrente, l’AACC ha esaminato se questi potesse essere trasferito su un altro posto per il quale non fosse richiesto un nulla osta di sicurezza personale dell’Unione. Dall’altro, alla luce delle conclusioni dell’organo di ricorso, l’AACC ha convocato il ricorrente a una riunione nel maggio 2012, alla quale egli è stato assistito dal proprio avvocato, dandogli l’opportunità di dimostrare che le informazioni negative a suo riguardo emerse nel corso dell’indagine condotta dall’ANS non avevano alcun fondamento.
            108. Ne consegue che anche il quarto motivo deve essere respinto.
            Sul quinto motivo, attinente al carattere sproporzionato del licenziamento e all’inosservanza dell’obbligo incombente all’AACC di esaminare la possibilità di riassegnazione o mantenimento nelle funzioni iniziali
            – Argomenti delle parti
            109. Il ricorrente sostiene che il suo ultimo rapporto informativo attesta un profilo notevole, in quanto egli sarebbe uno dei migliori commessi di sala, dal momento che tutti i tredici criteri di valutazione avevano ricevuto il voto «buono» o «molto buono», al pari delle sue conoscenze linguistiche.
            110. Alla luce della decisione dell’organo di ricorso che ha ordinato all’ANS di rilasciare al ricorrente il nulla osta di sicurezza, il Consiglio avrebbe dovuto riconsiderare la decisione controversa, in quanto il ricorrente presenta tutte le garanzie per conservare il proprio posto di lavoro o, perlomeno, per essere reintegrato nelle sue precedenti funzioni di usciere al piano, in quanto tale ultimo impiego non richiedeva un nulla osta né imponeva di seguire una procedura di sicurezza.
            111. Il Consiglio conclude per il rigetto del motivo.
            – Giudizio del Tribunale
            112. Occorre rammentare che, secondo una giurisprudenza costante, il dovere di sollecitudine e il principio di buona amministrazione implicano, in particolare, che l’autorità competente chiamata a pronunciarsi sulla situazione di un funzionario o di un agente, seppur nell’ambito dell’esercizio di un ampio potere discrezionale, prenda in considerazione tutti gli elementi atti a fondare la sua decisione; essa deve tener conto non solo dell’interesse del servizio, ma anche di quello del funzionario o dell’agente interessato. Tenuto conto in particolare della portata del potere discrezionale di cui dispongono le istituzioni nel valutare l’interesse del servizio, il sindacato del giudice dell’Unione è tuttavia circoscritto alla questione se l’autorità competente si sia mantenuta entro limiti ragionevoli e non abbia usato il suo potere in modo errato (sentenza del Tribunale del 13 giugno 2012, Macchia/Commissione, F‑63/11, punto 50 e la giurisprudenza citata, oggetto di impugnazione pendente dinanzi al Tribunale dell’Unione europea, causa T‑368/12 P).
            113. Quanto alla decisione se il ricorrente dovesse essere licenziato o meno, l’AACC era tenuta ad esaminare non solo l’interesse evidente del ricorrente a proseguire il rapporto di lavoro che lo legava all’istituzione, bensì anche l’interesse del servizio, definito dall’esigenza del Consiglio, il quale è responsabile della gestione delle informazioni classificate dell’Unione, di assicurarsi della lealtà, onestà e affidabilità del personale assunto.
            114. Quanto alla ponderazione degli interessi coinvolti nella specie, si evince dalla nota dell’11 gennaio 2012, il cui contenuto è ripreso al punto 27 della presente sentenza, che, in applicazione dell’articolo 5, paragrafo 3, delle DGE, il segretario generale del Consiglio ha ben esaminato la possibilità di trasferire il ricorrente su un altro posto. Quest’ultimo non ha tuttavia potuto essere trasferito in ragione del suo profilo, della procedura di selezione in base alla quale era stato assunto, delle informazioni negative che lo riguardavano emerse al termine dell’indagine di sicurezza dell’ANS, e dell’obbligo del segretario generale del Consiglio di adottare precauzioni particolari in materia di sicurezza.
            115. Al riguardo, la lettura della nota dell’11 gennaio 2012 fatta dal ricorrente, secondo la quale, alla luce del suo ultimo rapporto inform ativo, il suo profilo sarebbe idoneo per essere mantenuto nelle sue funzioni di commesso di sala o, perlomeno, nelle sue precedenti funzioni di usciere al piano, non può essere accolta.
            116. Infatti, per quanto riguarda la possibilità di essere mantenuto sul proprio posto di lavoro o di essere riassegnato alle sue precedenti funzioni, si evince dall’articolo 7, paragrafo 3, della decisione 2011/292, considerata congiuntamente alla comunicazione al personale n. 58/09, il cui contenuto ai fini della causa è ripreso al punto 20 della presente sentenza, che, in ragione delle loro attribuzioni, tutti i commessi di sala del segretariato generale possono avere bisogno di accedere ad informazioni classificate dell’Unione di livello «[UE riservatissimo]» o «[UE segreto]» e devono pertanto aver ottenuto un nulla osta di sicurezza. Non possedendo un nulla osta di sicurezza, il ricorrente non poteva svolgere i compiti per i quali era stato assunto nel 2007, i quali erano della medesima natura di quelli esercitati prima della risoluzione del suo contratto, con soddisfazione dei suoi superiori gerarchici, come emerge dal suo ultimo rapporto informativo.
            117. Quanto alla possibilità, per il ricorrente, di essere trasferito su un altro posto di lavoro prima dell’adozione della decisione controversa, l’AACC ha dovuto tenere conto dei requisiti concernenti l’eventuale impiego, avuto riguardo alle qualifiche e al potenziale del ricorrente. Poiché era stato assunto al termine di un procedimento di selezione di agenti contrattuali per l’impiego di usciere, per svolgere mansioni manuali e/o di servizio di sostegno amministrativo, il che corrisponde al gruppo di funzioni I, il ricorrente avrebbe potuto essere unicamente trasferito su un posto che presentasse le medesime caratteristiche, il quale, ai sensi dell’articolo 8 delle DGE, avrebbe dovuto essere un impiego non previsto nella tabella degli organici. Orbene, si evince dalla comunicazione al personale n. 58/09 che, per svolgere le mansioni proprie di impieghi presentanti queste stesse caratteristiche, il personale deve aver ottenuto un nulla osta di sicurezza di un livello pari perlomeno a «[UE riservatissimo]».
            118. Non merita accoglimento neppure l’argomento del ricorrente, secondo il quale, pur non disponendo del nulla osta di sicurezza personale dell’Unione, egli avrebbe potuto, al pari di altri colleghi, occupare un posto di usciere. Infatti, anche se invero il Consiglio ha indicato in udienza che, fra le 120 persone addette al servizio degli uscieri, 88 delle quali a posti di commesso di sala, 3 non dispongono del nulla osta di sicurezza, ciò non toglie che, secondo i dati forniti nel corso dell’udienza dal capo unità del ricorrente, queste tre persone, le quali beneficiano di una deroga accordata dal segretario generale del Consiglio, hanno sempre dato prova di integrità, sono vicine all’età pensionabile, sono assegnate a settori non sensibili e sono escluse dalla mobilità. Il Consiglio ha aggiunto che, in ogni caso, nel servizio in questione non vi è nessun agente sprovvisto di un nulla osta di sicurezza.
            119. Per quanto riguarda la considerazione delle ragioni che hanno condotto l’AACC a negare il rilascio al ricorrente del nulla osta di sicurezza personale dell’Unione, è sufficiente constatare che i fatti che hanno motivato la decisione dell’ANS potevano legittimamente giustificare, con riferimento al dovere di precauzione incombente al Consiglio, i timori dell’AACC quanto all’eventualità di un rischio di vulnerabilità riguardante il ricorrente.
            120. Non può neanche essere accolta l’interpretazione avanzata dal ricorrente, secondo la quale le informazioni negative che lo riguardavano, emerse al termine dell’indagine condotta dall’ANS, sarebbero state dichiarate invalide dall’organo di ricorso.
            121. Infatti, è sufficiente constatare, al riguardo, che, poiché il Consiglio non aveva potuto disporre di una copia dei verbali delle audizioni depositati presso l’organo di ricorso, la motivazione della decisione di tale organo dell’8 marzo 2012 non era in grado di dissipare l’incertezza che le conclusioni della decisione dell’ANS avevano ingenerato nel Consiglio quanto alla possibile vulnerabilità del ricorrente.
            122. Alla luce di queste considerazioni, sebbene l’organo di ricorso avesse ordinato all’ANS di concedere al ricorrente il nulla osta di sicurezza di livello «segreto», l’AACC poteva, senza incorrere in una violazione dei suoi obblighi di datore di lavoro nei confronti del ricorrente, decidere, da un lato, che quest’ultimo non poteva essere autorizzato ad accedere ad informazioni classificate dell’Unione, e, dall’altro, non disponendo di un posto sul quale avrebbe potuto essere trasferito, di risolvere il suo contratto, nonché, infine, alla luce della decisione dell’organo di ricorso, di respingere il reclamo presentato avverso la decisione controversa.
            123. Occorre pertanto respingere anche il quinto motivo e, di conseguenza, in toto il primo capo della domanda intesa all’annullamento della decisione controversa e, se necessario, all’annullamento della decisione di rigetto del reclamo.
            Sul secondo e sul terzo capo della domanda, intesi al risarcimento del danno materiale e morale 
            Argomenti delle parti
            124. Il ricorrente ritiene che il danno materiale arrecatogli dalla decisione controversa possa essere compensato dal versamento, da parte del Consiglio, della somma di EUR 160 181,85, aumentata degli interessi, fatti salvi aumenti o riduzioni in corso d’istanza.
            125. Per quanto riguarda il danno morale, egli ritiene che il mero annullamento della decisione controversa non sia sufficiente a risarcirlo, e chiede la condanna del Consiglio al pagamento della somma di EUR 25 000, stabilita ex aequo et bono, aumentata degli interessi, fatti salvi aumenti o riduzioni in corso d’istanza.
            126. Il Consiglio conclude per il rigetto della domanda di risarcimento del danno.
            Giudizio del Tribunale
            127. Secondo una giurisprudenza costante, qualora il danno lamentato da un ricorrente trovi origine nell’adozione di una decisione oggetto di una domanda di annullamento, il rigetto di tale domanda di annullamento comporta, in linea di principio, il rigetto della domanda risarcitoria, essendo queste ultime strettamente connesse (sentenza del Tribunale del 29 settembre 2011, Heath/BCE, F‑121/10, punto 129).
            128. Per contro, qualora il danno non trovi origine nell’adozione di una decisione oppure qualora la domanda di annullamento non venga respinta, l’assunzione della responsabilità dell’amministrazione presuppone che il ricorrente dimostri l’esistenza di un’irregolarità, di un danno reale e di un nesso di causalità fra la condotta e il danno lamentato. Queste condizioni devono essere cumulativamente soddisfatte: la mancanza di una di esse è sufficiente per respingere un ricorso per risarcimento danni (sentenza BB/Commissione, cit., punto 82, e la giurisprudenza citata).
            129. Nella specie, occorre rilevare che i danni materiali e morali fatti valere dal ricorrente trovano la loro origine nel comportamento decisionale del Consiglio, il quale ha risolto il suo contratto a tempo indeterminato. Orbene, poiché la domanda di annullamento della decisione controversa è stata respinta senza che il Tribunale abbia accertato irregolarità nel comportamento decisionale dell’AACC, occorre rigettare la domanda di risarcimento danni del ricorrente.
            130. Dall’insieme delle suesposte considerazioni risulta che il ricorso deve essere integralmente respinto.
            Sulle spese 
            131. Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo ottavo del titolo secondo del suddetto regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Ai sensi del paragrafo 2 dello stesso articolo, il Tribunale può decidere, per ragioni di equità, che una parte soccombente sia condannata solo parzialmente alle spese, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.
            132. Dalla suesposta motivazione della presente sentenza risulta che il ricorrente è rimasto soccombente. Inoltre il Consiglio, nelle sue conclusioni, ha espressamente chiesto la condanna del ricorrente alle spese. Poiché le circostanze della presente fattispecie non giustificano l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 87, paragrafo 2, del regolamento di procedura, il ricorrente deve sopportare le proprie spese ed è condannato a sopportare le spese sostenute dal Consiglio.
            
            Dispositivo
            Per questi motivi,
            IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA (Seconda Sezione)
            dichiara e statuisce:
            1) Il ricorso è respinto. 
            2) Il sig. Arguelles Arias sopporterà le proprie spese ed è condannato a sopportare le spese sostenute dal Consiglio dell’Unione europea.