CELEX: 62002TJ0210
Language: it
Date: 2006-09-13 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione ampliata) del 13 settembre 2006. # British Aggregates Association contro Commissione delle Comunità europee. # Aiuti concessi dagli Stati - Tassa ambientale sugli aggregati nel Regno Unito - Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni- Ricorso di annullamento - Ricevibilità - Persona individualmente interessata - Carattere selettivo - Obbligo di motivazione - Esame diligente ed imparziale. # Causa T-210/02.

Causa T‑210/02
      British Aggregates Association
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Aiuti di Stato — Tassa ambientale sugli aggregati nel Regno Unito — Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni — Ricorso di annullamento — Ricevibilità — Persona individualmente interessata — Carattere selettivo — Obbligo di motivazione — Esame diligente e imparziale»
      Massime della sentenza
      1.      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente 
      (Artt. 88, n. 2, CE e 230, quarto comma, CE)
      2.      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente 
      (Artt. 88, nn. 2 e 3, CE e 230, secondo e quarto comma, CE)
      3.      Aiuti concessi dagli Stati — Nozione — Carattere selettivo del provvedimento 
      (Art. 87, n. 1, CE)
      4.      Aiuti concessi dagli Stati — Nozione 
      (Artt. 6 CE, 87, n. 1, CE e 88, nn. 2 e 3, CE)
      5.      Aiuti concessi dagli Stati — Nozione 
      (Art. 87, n. 1, CE)
      6.      Aiuti concessi dagli Stati — Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni al termine della fase preliminare di esame
            contro un’ecotassa settoriale
      (Artt. 88, nn. 2 e 3, CE e 253 CE)
      7.      Aiuti concessi dagli Stati — Nozione — Carattere selettivo del provvedimento 
      (Artt. 87, n. 1, CE e 91 CE)
      8.      Aiuti concessi dagli Stati — Esame da parte della Commissione — Fase preliminare e fase contraddittoria 
      (Art. 88, nn. 2 e 3, CE; regolamento del Consiglio n. 659/1999, artt. 4, n. 4, e 13, n. 1)
      9.      Aiuti concessi dagli Stati — Procedimento amministrativo — Obblighi della Commissione — Esame diligente e imparziale delle
            denunce
      (Art. 88, n. 3, CE)
      1.      La circostanza che un’associazione d’imprese abbia depositato una denuncia relativa a un presunto aiuto di Stato presso la
         Commissione ed espresso il desiderio di intervenire nel procedimento in qualità di parte interessata ai sensi dell’art. 88,
         n. 2, CE non basta a conferirle, in quanto tale, la legittimazione ad agire che le consenta di proporre un ricorso di annullamento
         avverso la decisione impugnata di non avviare il procedimento d’indagine formale. In particolare, il fatto che tale denuncia,
         unitamente ad altre, abbia condotto la Commissione ad esaminare il provvedimento statale nella decisione impugnata, non permette
         di assimilare tale associazione ad un negoziatore la cui posizione sia stata pregiudicata da tale decisione.
      
      (v. punto 46)
      2.      Nell’ambito del procedimento di controllo degli aiuti di Stato previsto dall’art. 88 CE devono essere distinte, da una parte,
         la fase preliminare di esame degli aiuti istituita dal n. 3 di tale articolo, che ha soltanto lo scopo di consentire alla
         Commissione di formarsi una prima opinione sulla compatibilità parziale o totale dell’aiuto di cui trattasi e, dall’altra,
         la fase di esame prevista dal n. 2 dello stesso articolo. Solamente nell’ambito di quest’ultima, diretta a consentire alla
         Commissione di essere completamente edotta sul complesso dei dati del problema, il Trattato pone a carico della Commissione
         l’obbligo di invitare gli interessati a presentare le loro osservazioni.
      
      Qualora, senza avviare il procedimento d’indagine formale di cui all’art. 88, n. 2, CE, la Commissione rilevi, con una decisione
         adottata sulla base del n. 3 dello stesso articolo, la compatibilità di un aiuto con il mercato comune, i beneficiari di tali
         garanzie procedurali possono ottenerne il rispetto solamente ove abbiano la possibilità di contestare tale decisione dinanzi
         al giudice comunitario. Per tali motivi, questi dichiara ricevibile un ricorso diretto all’annullamento di una decisione del
         genere, proposto da un interessato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, qualora l’autore di tale ricorso, proponendo il ricorso
         stesso, miri a far salvaguardare i diritti procedurali che esso trae da quest’ultima disposizione. Orbene, gli interessati
         ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, che possono quindi, conformemente all’art. 230, quarto comma, CE, proporre ricorsi d’annullamento,
         sono le persone, imprese o associazioni eventualmente toccate nei loro interessi dall’erogazione dell’aiuto, vale a dire in
         particolare le imprese concorrenti dei beneficiari di tale aiuto e le organizzazioni di categoria.
      
      Al contrario, se il ricorrente mette in discussione la fondatezza della decisione di valutazione dell’aiuto in quanto tale,
         il semplice fatto che esso possa essere considerato come interessato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE non può bastare a far
         ammettere la ricevibilità del ricorso. Esso deve allora provare di avere una qualità particolare, vale a dire che la decisione
         lo concerne a causa di determinate sue qualità particolari o di una situazione di fatto che lo caratterizza rispetto a chiunque
         altro e, quindi, lo identifica analogamente a quanto avverrebbe con il destinatario di una tale decisione. È quanto avviene,
         in particolare, nel caso in cui la posizione del ricorrente sul mercato sia sostanzialmente danneggiata dall’aiuto oggetto
         della decisione controversa. 
      
      È pertanto ricevibile il ricorso di un’associazione d’imprese che contesta la fondatezza di una decisione della Commissione
         di non sollevare obiezioni al termine del procedimento preliminare di indagine, contro un provvedimento statale, qualora tale
         provvedimento possa incidere sostanzialmente sulla posizione di almeno uno dei suoi membri sul mercato. In un caso del genere,
         l’associazione è legittimata a far valere uno qualsiasi dei motivi di illegittimità elencati all’art. 230, secondo comma,
         CE, e non soltanto quello vertente sulla violazione dell’obbligo di avviare il procedimento d’indagine formale. 
      
      (v. punti 49-54, 68)
      3.      Per costituire un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, una misura deve in particolare essere tale da conferire
         un vantaggio selettivo, a beneficio esclusivo di talune imprese o di taluni settori di attività. Tale articolo ha infatti
         ad oggetto gli aiuti che falsano o minacciano di falsare la concorrenza «favorendo talune imprese o talune produzioni». A
         tale proposito, questa norma non distingue a seconda delle cause o degli obiettivi di una misura di sgravio degli oneri che
         gravano normalmente su un’impresa, ma definisce tale misura in funzione dei suoi effetti. Ne deriva che né il carattere fiscale
         né lo scopo economico o sociale o gli obiettivi di protezione dell’ambiente o della sicurezza delle persone, eventualmente
         perseguiti con una tale misura, bastano a farla escludere dall’applicazione del citato articolo. 
      
      Nel controllare il carattere selettivo di una misura, il giudice comunitario verifica se la Commissione ha ritenuto giustamente
         che la differenziazione tra imprese, in materia di vantaggi o di oneri, introdotta dalla misura considerata rientri nella
         natura o nella struttura del sistema generale applicabile. Se tale differenziazione si fonda su altre finalità rispetto a
         quelle perseguite dal sistema generale, la misura di cui trattasi è in via di principio considerata soddisfare la condizione
         di selettività prevista dall’art. 87, n. 1, CE. 
      
      (v. punti 105-107)
      4.      Una tassa ambientale o ecotassa è una misura fiscale autonoma caratterizzata dalla sua finalità ambientale e dalla sua base
         imponibile specifica. Essa prevede l’imposizione di taluni beni o servizi al fine di includere i costi ambientali nel loro
         prezzo e/o di rendere i prodotti riciclati più competitivi e di orientare i produttori e i consumatori verso attività più
         rispettose dell’ambiente. Gli Stati membri – che allo stato attuale del diritto comunitario conservano, in mancanza di coordinamento
         in tale settore, la loro competenza in materia di politica ambientale – sono legittimati ad istituire ecotasse settoriali,
         al fine di raggiungere taluni obiettivi ambientali. Gli Stati membri sono in particolare liberi, nell’ambito di una ponderazione
         dei diversi interessi in gioco, di definire le loro priorità in materia di tutela ambientale e di determinare di conseguenza
         i beni o servizi che decidono di assoggettare ad un’ecotassa. 
      
      Ne deriva, in linea di principio, che la circostanza che un’ecotassa costituisca una misura circoscritta, che ha ad oggetto
         alcuni beni o servizi specifici e non è riconducibile ad un sistema generale di tassazione applicabile all’insieme delle attività
         analoghe che esercitano un impatto comparabile sull’ambiente, non permette da sola di ritenere che le attività analoghe, non
         assoggettate a tale ecotassa, beneficino di un vantaggio selettivo. In particolare, il mancato assoggettamento di tali attività
         analoghe ad un’ecotassa imposta su taluni prodotti specifici non può essere assimilato ad una misura di sgravio fiscale in
         deroga al sistema di oneri gravanti normalmente sulle imprese, posto che un’ecotassa si caratterizza appunto per l’ambito
         di applicazione e la finalità che le sono propri, e perciò non può essere ricondotta a nessun sistema generale. 
      
      In tale contesto giuridico, siccome le ecotasse costituiscono per loro natura misure specifiche adottate dagli Stati membri
         nell’ambito delle loro politiche ambientali, settore in cui essi restano competenti in mancanza di misure di armonizzazione,
         spetta alla Commissione, in sede di valutazione di un’ecotassa alla luce delle norme comunitarie relative agli aiuti di Stato,
         prendere in considerazione le esigenze collegate alla tutela ambientale di cui all’art. 6 CE. Infatti, il detto articolo prevede
         che tali esigenze devono essere integrate nella definizione e nell’applicazione, in particolare, di un regime che assicuri
         che la concorrenza non venga falsata nel mercato interno. 
      
      Peraltro, nel controllare una decisione della Commissione di non avviare il procedimento d’indagine formale previsto dall’art. 88,
         n. 2, CE, il Tribunale deve limitarsi, in considerazione dell’ampio potere discrezionale di cui gode la Commissione nell’applicazione
         dell’art. 88, n. 3, CE, a verificare il rispetto delle norme di procedura e di motivazione, l’esattezza materiale dei fatti
         presi in considerazione per effettuare la scelta contestata, l’insussistenza di errore manifesto nella valutazione di tali
         fatti, nonché l’assenza di sviamento di potere.
      
      (v. punti 114-118)
      5.      Nell’ambito della valutazione alla luce della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato di un’ecotassa istituita da uno
         Stato membro, che grava in linea di principio sulla commercializzazione degli aggregati vergini – vale a dire materiali granulari
         di prima estrazione impiegati nell’edilizia e nei lavori pubblici – ed è diretta a massimizzare il ricorso ad aggregati riciclati
         o ad altri materiali di sostituzione rispetto agli aggregati vergini, a promuovere un utilizzo razionale degli aggregati vergini
         e a garantire l’internalizzazione dei costi ambientali dell’estrazione dei granulati oggetto della tassa in conformità del
         principio «chi inquina paga», non comporta elementi di aiuto di Stato il fatto che i materiali commercializzati per un uso
         diverso da quello degli aggregati non rientrino nel settore assoggettato alla suddetta tassa. Infatti, l’esenzione di tali
         materiali non presenta alcun carattere derogatorio rispetto al sistema dell’ecotassa considerata. In particolare, la decisione
         di istituire un’ecotassa nel solo settore degli aggregati – e non in modo generale nel complesso dei settori di coltivazione
         delle cave e delle miniere aventi lo stesso impatto sull’ambiente che ha l’estrazione degli aggregati – rientra nella competenza
         dello Stato membro interessato di stabilire le sue priorità in materia di politica economica, fiscale e ambientale. Una tale
         scelta, anche se motivata dalla preoccupazione di tutelare la competitività internazionale di taluni settori, non permette
         quindi di mettere in dubbio la coerenza dell’ecotassa con gli obiettivi ambientali perseguiti.
      
      Inoltre, lo Stato membro interessato è legittimato, nell’ambito della sua politica ambientale, a determinare liberamente i
         materiali da usare come aggregati che ritiene opportuno tassare e a escludere, in considerazione degli obiettivi ambientali
         perseguiti, dall’ambito di applicazione dell’ecotassa taluni materiali, anche quando sono impiegati come aggregati dopo la
         loro estrazione, nei limiti in cui, alla luce degli obiettivi ambientali perseguiti, l’esenzione di tali materiali permette
         il loro impiego come surrogati degli aggregati vergini oggetto dell’ecotassa e può in tal modo contribuire ad una razionalizzazione
         dell’estrazione e dell’impiego di questi ultimi.
      
      Infine, l’assoggettamento all’ecotassa di certi materiali non idonei ad essere rimpiazzati da prodotti sostitutivi può ragionevolmente
         rispondere all’obiettivo dell’ecotassa di internalizzare i costi ambientali collegati alla produzione degli aggregati vergini
         qualora il suo importo corrisponda approssimativamente ai costi ambientali medi collegati all’estrazione degli aggregati.
         
      
      L’assoggettamento dei prodotti derivati dall’estrazione di materiali non rimpiazzabili con prodotti di sostituzione può anch’esso
         giustificarsi con il principio «chi inquina paga», nonché con l’obiettivo dell’ecotassa di incoraggiare un’estrazione ed un
         trattamento più razionali degli aggregati, in modo da ridurre la proporzione di aggregati di qualità inferiore. 
      
      (v. punti 124, 127-128, 130, 135-137, 139)
      6.      L’esigenza di motivazione di una decisione adottata in materia di aiuti di Stato non può essere determinata in funzione dell’interesse
         ad essere informato del solo Stato membro a cui tale decisione è rivolta. In particolare, spetta alla Commissione, quando
         approva una misura al termine della fase preliminare di esame prevista dall’art. 88, n. 3, CE, esporre in modo sommario i
         principali motivi di tale decisione di approvazione, al fine di consentire ai terzi interessati di conoscere la sua giustificazione
         e di valutare l’opportunità di proporre un ricorso avverso la detta decisione per avvalersi dei diritti procedurali che sono
         loro conferiti dall’art. 88, n. 2, CE. 
      
      Per quanto riguarda, più specificamente, una decisione della Commissione di chiusura del procedimento preliminare d’indagine
         che dichiari insussistente un aiuto di Stato segnalato da un denunciante, la Commissione è comunque tenuta ad esporre adeguatamente
         al denunciante le ragioni per le quali gli elementi di fatto e di diritto esposti nella denuncia non sono stati sufficienti
         a dimostrare la sussistenza di un aiuto di Stato. Tuttavia, la Commissione non è tenuta a prendere posizione su elementi che
         sono manifestamente non pertinenti, privi di senso o chiaramente secondari.
      
      La decisione della Commissione di non sollevare obiezioni al termine della fase preliminare di esame nei confronti di un’ecotassa
         settoriale, decisione che esponga succintamente le considerazioni essenziali su cui si fonda, non può essere considerata inficiata
         da un difetto di motivazione nei confronti di un’associazione denunciante che raggruppa operatori economici avveduti, tenendo
         in considerazione la libertà degli Stati membri di determinare la loro politica fiscale e ambientale ricorrendo all’imposizione
         di un’ecotassa.
      
      (v. punti 142-143, 146)
      7.      Poiché un’ecotassa sulla commercializzazione degli aggregati, che colpisce i prodotti e non i redditi dei produttori, costituisce
         una tassa indiretta, regolata in quanto tale dalla tassazione nel paese di destinazione, in conformità dell’art. 91 CE, l’esenzione
         di cui si giovano gli esportatori è giustificata dalla logica interna del sistema fiscale, cosicché non può essere considerata
         idonea a conferire un vantaggio selettivo agli esportatori e sfugge all’applicazione dell’art. 87, n. 1, CE.
      
      Conferendo una siffatta esenzione, lo Stato membro interessato si avvale della sua facoltà di privilegiare le considerazioni
         collegate alla struttura del regime fiscale considerato, rispetto agli obiettivi ambientali perseguiti, restando invece irrilevante
         la circostanza che altri Stati membri effettuino scelte diverse. 
      
      (v. punti 151-153)
      8.      L’obbligo della Commissione di esaminare in via preliminare un eventuale aiuto illegittimo con lo Stato membro interessato,
         se del caso chiedendogli informazioni, non può esentare tale istituzione dall’obbligo di avviare il procedimento d’indagine
         formale, in particolare se, alla luce delle informazioni ottenute, permangono serie difficoltà di valutazione della misura
         considerata. Un tale obbligo risulta infatti direttamente dall’art. 88, n. 3, CE, ed è del resto espressamente confermato
         dal combinato disposto dell’art. 4, n. 4, e dell’art. 13, n. 1, del regolamento n. 659/1999, recante modalità di applicazione
         dell’articolo [88 CE], quando la Commissione constata, dopo un esame preliminare, che la misura illegittima suscita dubbi
         in merito alla sua compatibilità. 
      
      Infatti, il procedimento dell’art. 88, n. 2, CE risulta indispensabile quando la Commissione incontra serie difficoltà per
         valutare se un aiuto sia compatibile con il mercato comune. La Commissione può quindi limitarsi alla fase preliminare di cui
         all’art. 88, n. 3, per adottare una decisione favorevole a una misura statale solo se essa è in grado di acquisire, al termine
         di un primo esame, la convinzione che tale misura non costituisce un aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, o, se essa è qualificata
         come aiuto, che è compatibile con il mercato comune. Se invece questo primo esame ha indotto la Commissione a convincersi
         del contrario, o non le ha consentito di risolvere tutti i problemi sollevati dalla valutazione della compatibilità della
         misura considerata con il mercato comune, la Commissione deve munirsi di tutti i pareri necessari e iniziare, a tale scopo,
         il procedimento ex art. 88, n. 2, CE.
      
      La circostanza che la Commissione abbia tenuto conto dell’interesse dello Stato membro interessato ad ottenere una decisione
         rapidamente non permette di per sé di presumere che tale istituzione si sia fondata su criteri diversi rispetto a quello relativo
         alla mancanza di serie difficoltà di valutazione per decidere di non avviare il procedimento d’indagine formale. 
      
      (v. punti 165-166, 168)
      9.      Quando i terzi interessati hanno sottoposto alla Commissione denunce relative a provvedimenti statali che non erano stati
         oggetto di una notifica ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE, per applicare correttamente le norme fondamentali del Trattato relative
         agli aiuti di Stato tale istituzione è tenuta, nell’ambito della fase preliminare prevista da detta disposizione, a procedere
         ad un esame diligente ed imparziale delle denunce.
      
      In mancanza di qualsiasi altro indizio, la circostanza che la decisione impugnata sia stata adottata rapidamente non consente
         da sola di affermare che vi è stata un’istruttoria insufficiente.
      
      (v. punti 177-178)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione ampliata)
      13 settembre 2006 (*)
      
      «Aiuti di Stato – Tassa ambientale sugli aggregati nel Regno Unito – Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni – Ricorso di annullamento – Ricevibilità – Persona individualmente interessata – Carattere selettivo – Obbligo di motivazione – Esame diligente e imparziale»
      Nella causa T‑210/02,
      British Aggregates Association, con sede in Lanark (Regno Unito), rappresentata dal sig. C. Pouncey, solicitor, e dall’avv. L. Van Den Hende, 
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. J. Flett e dalla sig.ra S. Meany, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      sostenuta da
      Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, rappresentato inizialmente dalla sig.ra P. Ormond, successivamente dalle sig.re T. Harris e R. Caudwell, in qualità di agenti,
         assistite inizialmente dalle sig.re J. Stratford e M. Hall, barristers, successivamente dalla sig.ra Hall,
      
      interveniente,
      avente ad oggetto la domanda di annullamento parziale della decisione della Commissione 24 aprile 2002, C (2002) 1478 def.,
         relativa al fascicolo in materia di aiuti di Stato N 863/01 – Regno Unito/Tassa sugli aggregati,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Seconda Sezione ampliata),
      
      composto dai sigg. J. Pirrung, presidente, A.W.H. Meij, N.J. Forwood, dalla sig.ra I. Pelikánová e dal sig. S. Papasavvas,
         giudici,
      
      cancelliere: sig. J. Plingers, amministratore,
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 13 dicembre 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti all’origine della controversia 
      1        La British Aggregates Association è un’associazione che raggruppa piccole imprese indipendenti che coltivano cave nel Regno
         Unito. Essa conta 55 membri, che coltivano più di 100 cave.
      
      2        Gli aggregati sono materiali granulosi, chimicamente inerti, utilizzati nel settore dell’edilizia e dei lavori pubblici. Essi
         possono essere utilizzati come tali, ad esempio come materiali da riporto o per massicciate, o mescolati a leganti come il
         cemento (il che permette di ottenere il calcestruzzo) o il bitume. Taluni materiali naturalmente granulosi come la sabbia
         e la ghiaia possono essere ottenuti tramite vagliatura. Altri materiali, come la roccia dura, devono essere frantumati prima
         della vagliatura. Gli aggregati utilizzati per diversi usi devono rispondere alle specifiche corrispondenti e le proprietà
         fisiche del materiale d’origine determinano se esso si confà all’impiego voluto. Così, le specifiche per i terrapieni sono
         meno stringenti di quelle per i sottofondi stradali, che a loro volta lo sono meno di quelle per le superfici ad uso intensivo
         come la pavimentazione stradale o le massicciate ferroviarie. Una più grande varietà di materiali può essere utilizzata come
         aggregati per gli usi in cui le sollecitazioni sono minori, mentre i materiali che rispondono alle sollecitazioni più elevate
         sono meno numerosi.
      
       Finance Act 2001
      3        Gli artt. 16‑49 della seconda parte del Finance Act 2001 (legge finanziaria per l’anno 2001; in prosieguo: la «legge») ed
         i suoi allegati 4‑10 istituiscono un’Aggregates Levy (tassa sugli aggregati; in prosieguo: l’«AGL» o la «tassa») nel Regno
         Unito.
      
      4        Le disposizioni che prevedono l’istituzione dell’AGL sono entrate in vigore il 1° aprile 2002, in applicazione del regolamento
         di esecuzione della legge.
      
      5        La legge è stata modificata dagli artt. 129‑133 e dall’allegato 38 del Finance Act 2002 (legge finanziaria per l’anno 2002).
         Le disposizioni così modificate prevedono esenzioni a favore degli scarti (spoils) che derivano dall’estrazione di taluni
         minerali, in particolare l’ardesia, lo scisto, la ball clay e il caolino. Peraltro, esse aggiungono un periodo transitorio
         per l’introduzione della tassa in Irlanda del Nord.
      
      6        L’AGL è applicata nella misura di sterline inglesi (GBP) 1,60 per tonnellata di aggregati che costituiscono oggetto di sfruttamento
         commerciale (art. 16, n. 4, della legge).
      
      7        L’art. 16, n. 2, della legge come modificata dispone che l’AGL è dovuta non appena un quantitativo di aggregati assoggettati
         costituisce oggetto di uno sfruttamento commerciale nel Regno Unito, a partire dalla data di entrata in vigore della legge.
         Essa riguarda dunque sia gli aggregati importati sia quelli estratti nel Regno Unito.
      
      8        L’art. 13, n. 2, lett. a), del regolamento di esecuzione permette a chi commercializza gli aggregati soggetti alla tassa di
         beneficiare di uno sgravio fiscale quando sono esportati o trasportati fuori del Regno Unito senza ricevere altro trattamento.
         
      
      9        L’art. 17, n. 1, della legge come modificata così dispone:
      
      «Nella presente parte, “aggregati” designa (fatto salvo l’art. 18 infra) la roccia, la ghiaia o la sabbia, nonché tutti i
         materiali che vi sono provvisoriamente incorporati o naturalmente mescolati».
      
      10      L’art. 17, n. 2, della legge prevede che un aggregato non è tassabile in quattro ipotesi: se ne è espressamente esentato;
         se è stato precedentemente utilizzato per scopi di costruzione; se è già stato assoggettato ad una tassa sugli aggregati,
         o se, alla data di entrata in vigore della legge, non si trova nel suo luogo di origine. 
      
      11      L’art. 17, nn. 3 e 4, della legge come modificata prevede taluni casi di esenzione dalla tassa. 
      
      12      Peraltro, l’art. 18, nn. 1, 2 e 3, della legge come modificata designa i processi esentati dalla tassa e i materiali che godono
         di tale esenzione. 
      
       Procedimento amministrativo e contenzioso dinanzi al giudice nazionale 
      13      Con lettera del 24 settembre 2001 la Commissione ha ricevuto una denuncia (in prosieguo: la «prima denuncia) proveniente da
         due imprese che non avevano alcun legame con la ricorrente e che chiedevano che la loro identità non fosse rivelata allo Stato
         membro interessato, in conformità dell’art. 6, n. 2, del regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità
         di applicazione dell’articolo [88] del trattato CE (GU L 83, pag. 1). I denuncianti ritenevano in buona sostanza che costituissero
         aiuti di Stato l’esclusione di taluni materiali dall’ambito di applicazione dell’AGL, l’esenzione delle esportazioni e le
         deroghe riguardanti l’Irlanda del Nord.
      
      14      Con lettera del 20 dicembre 2001 il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha notificato alla Commissione il regime
         di aiuto di Stato denominato «Introduzione per fasi della tassa sugli aggregati in Irlanda del Nord». 
      
      15      Con lettera del 6 febbraio 2002 la Commissione ha comunicato una sintesi della prima denuncia a tale Stato membro e lo ha
         invitato, da una parte, a presentare le proprie osservazioni su tale denuncia e, dall’altra, a fornire supplementi di informazione
         sull’AGL, cosa che esso ha fatto con lettera del 19 febbraio 2002. 
      
      16      L’11 febbraio 2002 la ricorrente ha proposto un ricorso contro l’AGL dinanzi alla High Court of Justice (England & Wales),
         Queen’s Bench Division [Tribunale di secondo grado d’Inghilterra e del Galles]. Essa faceva valere in particolare la violazione
         delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato. Con sentenza 19 aprile 2002 la High Court of Justice ha respinto il
         ricorso, autorizzando la ricorrente ad interporre appello dinanzi alla Court of Appeal (England & Galles)[Corte d’appello
         d’Inghilterra e del Galles]. A seguito dell’appello effettivamente interposto dalla ricorrente, la Court of Appeal ha ordinato
         la sospensione del procedimento, tenendo conto della proposizione del presente ricorso dinanzi al Tribunale.
      
      17      Con lettera del 15 aprile del 2002 la ricorrente aveva nel frattempo depositato una denuncia presso la Commissione contro
         l’AGL (in prosieguo: la «denuncia della ricorrente»). Essa faceva valere, in sostanza, che l’esclusione di taluni materiali
         dall’ambito di applicazione dell’AGL nonché l’esenzione delle esportazioni costituivano aiuti di Stato. Quanto alle deroghe
         riguardanti l’Irlanda del Nord, notificate dalle autorità del Regno Unito, esse sarebbero incompatibili con il mercato comune.
         
      
       Decisione impugnata
      18      Il 24 aprile 2002 la Commissione ha adottato una decisione di non sollevare obiezioni contro l’AGL (in prosieguo: la «decisione
         impugnata»).
      
      19      Il 2 maggio 2002 la decisione impugnata è stata comunicata alla ricorrente dalle autorità del Regno Unito e le è stata notificata
         formalmente dalla Commissione con lettera del 27 giugno 2002. 
      
      20      Nella sua decisione (‘considerando’ 43), la Commissione considera che la tassa non comporta elementi di aiuto di Stato ai
         sensi dell’art. 87, n. 1, CE, in quanto il suo ambito di applicazione è giustificato dalla logica e dalla natura del regime
         fiscale. Peraltro, essa ritiene che l’esenzione accordata all’Irlanda del Nord, che è stata notificata alla Commissione, sia
         compatibile con il mercato comune. 
      
      21      Nel descrivere l’ambito di applicazione dell’AGL, la Commissione sottolinea, in sostanza, che tale tassa sarà prelevata sugli
         aggregati vergini, «definiti come aggregati prodotti a partire da depositi naturali di minerali che sono oggetto di una prima
         estrazione» e composti «di frammenti di rocce, di sabbie e di ghiaie che possono essere utilizzati allo stato grezzo o dopo
         trattamento meccanico come la frantumazione, il processo di arricchimento e la vagliatura» (‘considerando’ 8 e 9). Quanto
         ai materiali esclusi e agli obiettivi perseguiti, essa indica nei ‘considerando’ 11-13 della decisione impugnata:
      
      «L’AGL non sarà riscossa su materiali che sono sottoprodotti o scarti di altri processi. Secondo le autorità britanniche,
         figurano tra tali materiali gli scarti di scisto e di caolino, lo sterile, le ceneri, le scorie generate dagli altiforni,
         gli scarti di vetro e di gomma. Allo stesso modo, essa non colpirà gli aggregati riciclati, categoria in cui rientrano le
         rocce, sabbie e ghiaie che sono state oggetto di almeno un primo utilizzo (generalmente nel settore dell’edilizia e dei lavori
         pubblici).
      
      Secondo le autorità britanniche, l’esclusione di tali materiali dall’ambito di applicazione dell’AGL mira ad incoraggiare
         il loro impiego in quanto materiali da costruzione e a ridurre l’estrazione eccessiva di aggregati vergini, incoraggiando
         così una gestione razionale delle risorse. 
      
      Le proiezioni iniziali delle autorità britanniche fanno assegnamento sull’ipotesi che l’AGL permetterà di ridurre il volume
         della domanda di aggregati vergini di 20 milioni di tonnellate per anno in media, da riferire ad una domanda annuale nel Regno
         Unito dell’ordine di 230-250 milioni di tonnellate».
      
      22      Per quanto riguarda la valutazione relativa all’ambito di applicazione dell’AGL, la decisione impugnata così recita nei ‘considerando’
         29 e 31:
      
      «La Commissione rileva che l’AGL colpirà soltanto lo sfruttamento commerciale di rocce sabbie, e ghiaie utilizzate in quanto
         aggregati. Essa non colpirà tali materiali se sono usati per altri fini. L’AGL sarà riscossa soltanto sugli aggregati vergini.
         L’AGL non sarà riscossa né sugli aggregati estratti in quanto sottoprodotti o scarti di altri processi (aggregati secondari)
         né sugli aggregati riciclati. Di conseguenza, la Commissione ritiene che l’AGL riguardi soltanto taluni settori di attività
         e talune imprese. Essa nota dunque che occorre valutare se l’ambito di applicazione dell’AGL sia giustificato dalla logica
         e dalla struttura del sistema fiscale. 
      
      (…) [I]l Regno Unito, nell’ambito dell’esercizio della sua libertà di determinare il proprio regime fiscale nazionale, ha
         concepito l’AGL in modo da massimizzare il ricorso ad aggregati riciclati o ad altri prodotti di sostituzione rispetto agli
         aggregati vergini e da promuovere un uso razionale degli aggregati vergini, risorsa naturale non rinnovabile. I danni ambientali
         rappresentati dall’estrazione degli aggregati, che il Regno Unito intende limitare mediante l’AGL, comprendono le immissioni
         sonore, le polveri, i danni alla biodiversità e il degrado visivo».
      
      23      La Commissione ne deduce, nel ‘considerando’ 32, che «l’AGL è una tassa specifica, il cui ambito di applicazione è molto limitato,
         definito dallo Stato membro in funzione delle caratteristiche proprie del settore di attività interessato» e che «[l]a struttura
         e la portata della tassa riflettono la netta distinzione tra l’estrazione di aggregati vergini, che comporta conseguenze indesiderabili
         per l’ambiente, e la produzione di aggregati secondari o riciclati, che rappresenta un contributo importante al trattamento
         delle rocce, ghiaie e sabbie che risultano dall’escavazione, da altri lavori o da trattamenti effettuati legalmente per scopi
         diversi».
      
      24      Per quanto riguarda l’esenzione degli aggregati esportati senza aver subito alcuna trasformazione sul territorio del Regno
         Unito, la decisione impugnata afferma quanto segue al ‘considerando’ 33: 
      
      «(…) una tale soluzione si giustifica per il fatto che gli aggregati possono essere esentati nel Regno Unito se sono utilizzati
         nei processi di fabbricazione esentati (ad esempio la produzione del vetro, di plastiche, di carta, di fertilizzanti e di
         pesticidi). Poiché le autorità britanniche non possono esercitare un controllo sull’impiego degli aggregati al di fuori del
         loro territorio, l’esenzione delle esportazioni è necessaria per la certezza del diritto degli esportatori di aggregati e
         per evitare una disparità di trattamento delle esportazioni di aggregati che potrebbero altrimenti beneficiare di un’esenzione
         all’interno del Regno Unito».
      
      25      La Commissione così conclude nel ‘considerando’ 34:
      
      «[È] nella natura e nella sistematica di una tale tassa che essa non sia applicabile agli aggregati secondari, né agli aggregati
         riciclati. L’imposizione di una tassa sull’estrazione di aggregati vergini contribuirà alla diminuzione dell’estrazione di
         aggregati primari, a quella dell’impiego di risorse non rinnovabili e delle conseguenze dannose per l’ambiente. La Commissione
         è quindi dell’avviso che i vantaggi che possono generarsi a beneficio di talune imprese a seguito della determinazione dell’ambito
         di applicazione dell’AGL siano giustificati dalla natura e dalla struttura generale del regime fiscale».
      
       Procedimento 
      26      Con ricorso depositato nella cancelleria del Tribunale il 12 luglio 2002, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.
      
      27      Con atto separato depositato nella cancelleria del Tribunale in pari data, la ricorrente ha chiesto che la causa sia trattata
         secondo il procedimento accelerato di cui all’art. 76 bis del regolamento di procedura del Tribunale. Il 30 luglio 2002 il
         Tribunale ha respinto tale domanda. 
      
      28      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 29 ottobre 2002, le autorità del Regno Unito hanno chiesto di intervenire
         nel procedimento a sostegno delle conclusioni della convenuta. Con ordinanza 28 novembre 2002 il presidente della Seconda
         Sezione del Tribunale ha consentito tale intervento. La parte interveniente ha depositato la propria memoria e le altre parti
         hanno depositato le loro osservazioni in merito nei termini impartiti. 
      
      29      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Prima Sezione ampliata) ha deciso di aprire la fase orale senza procedere
         ad istruttoria. Le parti hanno risposto ai quesiti scritti del Tribunale e hanno prodotto i documenti richiesti nei termini
         impartiti. 
      
      30      Le parti hanno svolto le loro difese orali e risposto ai quesiti del Tribunale all’udienza che ha avuto luogo il 13 dicembre
         2005. 
      
       Conclusioni delle parti
      31      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata, salvo nella parte in cui esamina l’esenzione accordata all’Irlanda del Nord; 
      –        condannare la Commissione alle spese.
      32      La Commissione e l’interveniente chiedono che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare il ricorso irricevibile o infondato;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
       Sulla ricevibilità
       Argomenti delle parti
      33      Senza sollevare un’eccezione di irricevibilità formale, la Commissione contesta la ricevibilità del ricorso. Essa sostiene
         che la decisione impugnata non riguarda individualmente la ricorrente, ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE. 
      
      34      La Commissione afferma che una decisione come la decisione impugnata, che approva un regime di aiuto, costituisce un atto
         normativo di portata generale. Secondo il criterio classico del nesso individuale (sentenza della Corte 25 luglio 2002, causa
         C‑50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc. pag. I‑6677) la ricorrente non sarebbe quindi individualmente interessata
         dalla decisione di non sollevare obiezioni al termine del procedimento preliminare di indagine stabilito dall’art. 88, n.
         3, CE. 
      
      35      In particolare, la ricorrente non avrebbe dimostrato che almeno uno dei suoi membri era individualmente interessato dalla
         decisione impugnata. 
      
      36      Nel suo controricorso la Commissione ritiene che quando essa decide, come nel caso di specie, di non avviare il procedimento
         d’indagine formale, per stabilire l’esistenza di un nesso individuale, occorra dimostrare che la situazione concorrenziale
         di un membro della ricorrente è pregiudicata dall’aiuto di cui trattasi. Essa di fonda sulle sentenze del Tribunale 5 giugno
         1996, causa T‑398/94, Kahn Scheepvaart/Commissione (Racc. pag. II‑477, punti 43 e 50); 16 settembre 1998, causa T‑188/95,
         Waterleiding Maatschappij/Commissione (Racc. pag. II‑3713, punti 60‑65), e 21 marzo 2001, causa T-69/96, Hamburger Hafen‑und
         Lagerhaus e a./Commissione (Racc. pag. II‑1037, punto 41).
      
      37      Nella controreplica la Commissione considera in definitiva che il criterio applicabile ai fini della valutazione del nesso
         individuale è quello del pregiudizio sostanziale della posizione concorrenziale del ricorrente, sia nel caso di una decisione
         della Commissione di non sollevare obiezioni sia in quello di una decisione finale adottata al termine del procedimento d’indagine
         formale (sentenza della Corte 28 gennaio 1986, causa 169/84, COFAZ e a./Commissione, Racc. pag. 391).
      
      38      La Commissione afferma a tale proposito che, nelle sue sentenze Waterleiding Maatschappij/Commissione, citata, e 5 dicembre
         2002, causa T‑114/00, Aktionsgemeinschaft Recht und Eigentum/Commissione (Racc. pag. II‑5121), il Tribunale ha commesso un
         errore considerando che le sentenze della Corte 19 maggio 1993, causa C‑198/91, Cook/Commissione (Racc. pag. I‑2487), e 15 giugno
         1993, causa C‑225/91, Matra/Commissione (Racc. pag. I‑3203), avevano stabilito un duplice criterio, a seconda che la decisione
         fosse stata adottata al termine della fase preliminare di esame o al termine del procedimento d’indagine formale. Invitata
         nel corso dell’udienza a prendere posizione sulla portata della sentenza della Corte 13 dicembre 2005, causa C‑78/03 P, Commissione/Aktionsgemeinschaft
         Recht und Eigentum (Racc. pag. I‑10737), la Commissione ha affermato che tale sentenza, alla luce delle conclusioni dell’avvocato
         generale Jacobs, confermava il criterio del pregiudizio sostanziale della posizione concorrenziale del ricorrente da parte
         del regime di aiuto considerato. 
      
      39      Nel caso di specie, la ricorrente non avrebbe fornito, nel ricorso, informazioni precise su nessuno dei suoi membri, di modo
         che non sarebbe possibile stabilire che almeno uno tra loro è legittimato agire. 
      
      40      La Commissione aggiunge che i nuovi elementi di fatto riguardanti quattro membri della ricorrente, dedotti soltanto al momento
         della replica, sono irricevibili. 
      
      41      Comunque, questi nuovi elementi di fatto non avrebbero permesso di considerare che la situazione concorrenziale delle imprese
         interessate fosse sostanzialmente pregiudicata dalla decisione impugnata. La Commissione adduce a tale proposito che le cifre
         indicate dalla ricorrente dimostrano che la parte più importante dell’attività di due dei membri della ricorrente, la Torrington
         Stone Ltd e la Cloburn Quarry Co. Ltd, non è assoggettata alla tassa. Inoltre, non basterebbe che un’impresa sia costretta
         a buttare una parte dei suoi materiali secondari come scarti. 
      
      42      Infine, la Commissione sostiene che, anche se il Tribunale affermasse che la ricorrente è legittimata ad agire, considerando
         che la decisione impugnata è stata adottata al termine della fase preliminare di esame, l’unico motivo di annullamento ricevibile
         sarebbe quello relativo al mancato avvio del procedimento d’indagine formale. Infatti, si potrebbe rimediare a tale tipo di
         irregolarità di procedimento avviando il procedimento formale. La ricorrente non sarebbe tuttavia legittimata ad agire avverso
         la decisione finale.
      
      43      La ricorrente sostiene che la decisione impugnata la riguarda direttamente e individualmente, avuto riguardo sia alla legittimazione
         ad agire dei suoi membri sia al suo ruolo di denunciante. Infatti, uno dei principali obiettivi dell’AGL – che mira in particolare
         ad incoraggiare l’utilizzo di aggregati riciclati e di altri surrogati dei materiali tassati – sarebbe di incidere sulla struttura
         del mercato. Tale tassa avrebbe quindi un impatto negativo sulla posizione concorrenziale del complesso dei membri della ricorrente,
         che producono tutti materiali assoggettati all’AGL. Nella memoria di replica la ricorrente, per illustrarlo, ha esposto la
         situazione concorrenziale di molti tra loro. 
      
      44      La ricorrente aggiunge che la distinzione effettuata dalla Commissione, per quanto riguarda la ricevibilità dei diversi motivi,
         è artificiosa. Infatti, secondo la ricorrente, se un ricorrente dimostra che la Commissione ha commesso un errore manifesto
         di valutazione, ciò comporta necessariamente che essa ha incontrato difficoltà che impongono l’avvio del procedimento d’indagine
         formale. 
      
       Giudizio del Tribunale
      45      Secondo la giurisprudenza, i soggetti diversi dai destinatari di una decisione possono sostenere che essa li riguarda individualmente
         solo se detta decisione li concerne a causa di determinate sue qualità particolari o di una situazione di fatto che li caratterizza
         rispetto a chiunque altro e, quindi, li identifica analogamente a quanto avverrebbe con il destinatario di una tale decisione
         (sentenze della Corte 15 luglio 1963, causa 25/62, Plaumann/Commissione, Racc. pag. 195, in particolare pag. 220; Cook/Commissione,
         cit., punto 20; Matra/Commissione, cit., punto 14, e, infine, Commissione/Aktionsgemeinschaft Recht und Eigentum, cit., punto
         33).
      
      46      Nel caso di specie, la circostanza fatta valere dall’associazione ricorrente, secondo cui essa ha depositato una denuncia
         relativa all’AGL presso la Commissione ed espresso il desiderio di intervenire nel procedimento in qualità di parte interessata
         ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE non basta a conferirle una legittimazione ad agire autonoma avverso la decisione impugnata
         di non avviare il procedimento d’indagine formale. In particolare, il fatto che la denuncia della ricorrente nonché la prima
         denuncia, presentata da imprese terze, abbiano condotto la Commissione ad esaminare l’ambito di applicazione dell’AGL nella
         decisione impugnata, non permette di assimilare la ricorrente ad un negoziatore la cui posizione sia stata pregiudicata da
         tale decisione (v., in tal senso, sentenza Commissione/Aktionsgemeinschaft Recht und Eigentum, cit., punti 56 e 57).
      
      47      Per contro, la ricorrente rammenta giustamente che è ricevibile il ricorso proposto da un’associazione che agisce in nome
         e per conto di uno o più dei suoi membri che avrebbero potuto essi stessi proporre un ricorso ricevibile (sentenze del Tribunale
         6 luglio 1995, cause riunite da T‑447/93 a T‑449/93, AITEC e a./Commissione, Racc. pag. II‑1971, punto 60, e 22 ottobre 1996,
         causa T‑266/94, Skibsværftsforeningen e a./Commissione, Racc. pag. II‑1399, punto 50).
      
      48      Spetta pertanto al Tribunale verificare se, nel caso di specie, i membri della ricorrente, o almeno alcuni di loro, possono
         essere considerati come individualmente interessati dalla decisione impugnata. 
      
      49      A tale riguardo, occorre ricordare che, nell’ambito del procedimento di controllo degli aiuti di Stato previsto dall’art.
         88 CE, devono essere distinte, da una parte, la fase preliminare di esame degli aiuti istituita dal n. 3 di tale articolo,
         che ha soltanto lo scopo di consentire alla Commissione di formarsi una prima opinione sulla compatibilità parziale o totale
         dell’aiuto di cui trattasi e, dall’altra, la fase di esame prevista dal n. 2 dello stesso articolo. Solamente nell’ambito
         di quest’ultima, diretta a consentire alla Commissione di essere completamente edotta sul complesso dei dati del problema,
         il Trattato CE pone a carico della Commissione l’obbligo di invitare gli interessati a presentare le loro osservazioni (sentenze
         della Corte Cook/Commissione, cit., punto 22; Matra/Commissione, cit., punto 16; 2 aprile 1998, causa C‑367/95 P, Commissione/Sytraval
         e Brink’s France, Racc. pag. I‑1719, punto 38, e Commissione/Aktionsgemeinschaft Recht und Eigentum, cit., punto 34).
      
      50      Qualora, senza avviare il procedimento d’indagine formale di cui all’art. 88, n. 2, CE, la Commissione rilevi, con una decisione
         adottata sulla base del n. 3 dello stesso articolo, la compatibilità di un aiuto con il mercato comune, i beneficiari delle
         garanzie procedurali previste dal n. 2 di tale articolo possono ottenerne il rispetto solamente ove abbiano la possibilità
         di contestare tale decisione dinanzi al giudice comunitario (sentenze Cook/Commissione, cit., punto 23; Matra/Commissione,
         cit., punto 17, e Commissione/Sytraval e Brink’s France, cit., punto 40). 
      
      51      Per tali motivi, questi dichiara ricevibile un ricorso diretto all’annullamento di una decisione basata sull’art. 88, n. 3,
         CE, proposto da un interessato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, qualora l’autore di tale ricorso, proponendo il ricorso stesso,
         miri a far salvaguardare i diritti procedurali che esso trae da quest’ultima disposizione (sentenza Commissione/Aktionsgemeinschaft
         Recht und Eigentum, cit., punto 35).
      
      52      Orbene, gli interessati ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, che possono quindi, conformemente all’art. 230, quarto comma, CE,
         proporre ricorsi d’annullamento, sono le persone, imprese o associazioni eventualmente toccate nei loro interessi dall’erogazione
         dell’aiuto, vale a dire in particolare le imprese concorrenti dei beneficiari di tale aiuto e le organizzazioni di categoria
         (sentenza Commissione/Sytraval e Brink’s France, cit., punto 41).
      
      53      Al contrario, se il ricorrente mette in discussione la fondatezza della decisione di valutazione dell’aiuto in quanto tale,
         il semplice fatto che esso possa essere considerato come interessato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE non può bastare a far ammettere
         la ricevibilità del ricorso. Quindi esso deve provare di avere una qualità particolare ai sensi della citata giurisprudenza
         Plaumann/Commissione. Questo accadrebbe in particolare nel caso in cui la posizione del ricorrente sul mercato fosse sostanzialmente
         danneggiata dal provvedimento d’aiuto che costituisce oggetto della decisione di cui si tratta (sentenza Commissione/Aktionsgemeinschaft
         Recht und Eigentum, cit., punto 37).
      
      54      Con il presente ricorso, la ricorrente non si accontenta di contestare il rifiuto della Commissione di avviare il procedimento
         d’indagine formale, ma mette altresì in discussione la fondatezza della decisione impugnata. Pertanto, occorre verificare
         se essa ha indicato in modo pertinente le ragioni per cui l’AGL è idonea a incidere sostanzialmente sulla posizione di almeno
         uno dei suoi membri sul mercato degli aggregati.
      
      55      Nel caso di specie, per quanto riguarda, in primo luogo, la delimitazione dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL,
         risulta chiaramente dalla decisione impugnata (‘considerando’ 12 e 13) che tale tassa ha per finalità di spostare una parte
         della domanda degli aggregati vergini verso altri prodotti, i quali sono esentati al fine di incoraggiarne l’utilizzo come
         aggregati e di ridurre l’estrazione di aggregati vergini. Secondo le proiezioni delle autorità britanniche, riprese nella
         decisione impugnata e non contestate, tale tassa permetterebbe di ridurre la domanda di aggregati vergini in media di circa
         l’8 o 9% all’anno.
      
      56      Poiché l’AGL mira a modificare in modo generale la ripartizione del mercato tra gli aggregati vergini, che vi sono assoggettati,
         e i prodotti sostitutivi, che sono esentati, occorre ancora verificare se essa è tale da comportare una modifica effettiva
         della situazione concorrenziale di alcuni membri della ricorrente.
      
      57      A tale riguardo, contrariamente alle affermazioni della Commissione, le precisazioni fornite dalla ricorrente nella replica
         per quanto riguarda più specificamente la situazione di alcuni dei suoi membri non possono essere considerate tardive in applicazione
         dell’art. 48, n. 1, del regolamento di procedura. Esse si collocano infatti nel solco del dibattito tra le parti. Esse si
         limitano a completare, in risposta ai motivi di irricevibilità sollevati dalla Commissione, l’argomento dedotto nel ricorso,
         secondo cui l’AGL avrebbe un impatto negativo sulla posizione concorrenziale delle imprese – come i membri della ricorrente
         – che commerciano materiali assoggettati alla tassa. Comunque, poiché le condizioni di ricevibilità del ricorso possono essere
         verificate in ogni momento d’ufficio dal giudice comunitario, nulla si oppone al fatto che esso tenga conto delle indicazioni
         complementari fornite nella replica. 
      
      58      Orbene, secondo tali indicazioni complementari fornite nella replica, e la cui esattezza non è, del resto, contestata né dalla
         Commissione né dall’interveniente, taluni membri della ricorrente, in particolare la Torrington Stone, la Sherburn Stone Co.
         Ltd e la Cloburn Quarry, si trovano in concorrenza diretta con produttori di materiali esentati, diventati competitivi grazie
         all’instaurazione dell’AGL.
      
      59      In particolare, la ricorrente ha indicato che la Torrington Stone, che coltiva una cava nel Devon, produceva pietra da costruzione
         non tagliata e pietra da rivestimento, vendute in media tra (…) GBP per tonnellata, alla partenza dalla cava, nonché pietra
         da costruzione tagliata, venduta in media a (...) GBP per tonnellata, alla partenza dalla cava. Tali prodotti rappresentano
         dal 3 al 5% del volume della roccia estratta. Il 95% rimanente è rappresentato da prodotti derivati o da sottoprodotti, costituiti,
         in questo caso, da materiale di riporto ordinario (venduto in media a (…) GBP per tonnellata, alla partenza dalla cava) e
         da materiale di riporto frantumato (venduto in media a (…) GBP per tonnellata, alla partenza dalla cava). Soltanto la pietra
         da costruzione tagliata non è assoggettata all’AGL. Prima dell’introduzione di tale tassa, i materiali di riporto erano venduti
         in un raggio di km 50. Dopo tale introduzione, ad essi fanno concorrenza in tale zona materiali derivati provenienti in particolare
         dalle cave di caolino situate a più di km 80, che non sono assoggettati all’AGL. 
      
      60      Per quanto riguarda la Sherburn Stone, che coltiva in particolare la cava di Barton nello Yorkshire, la ricorrente ha precisato
         che essa produceva materiali di elevate caratteristiche tecniche destinati alla produzione di calcestruzzo ad alte prestazioni.
         Tali prodotti, che rappresentano il 50% delle rocce estratte e il cui prezzo di vendita medio ammonta a (…) GBP per tonnellata,
         alla partenza dalla cava, sono assoggettati all’AGL. A partire dal 50% restante di roccia estratta, Sherburn Stone produce
         filler e residui argillosi, utilizzabili per terrapieni e venduti in media a (…) GBP per tonnellata, alla partenza dalla cava.
         Dopo l’instaurazione dell’AGL, la vendita di tali prodotti derivati diventerebbe sempre più difficile e le loro scorte sarebbero
         divenute ingestibili.
      
      61      Quanto alla Cloburn Quarry, che coltiva una cava in Scozia, la ricorrente ha spiegato che essa aveva orientato la propria
         produzione verso aggregati ad alto tenore che potevano sopportare costi di trasporto più elevati. Tutti i suoi prodotti sono
         assoggettati all’AGL. Il pietrisco rosso e il granito di elevate caratteristiche tecniche, prodotti da tale impresa e impiegati
         in particolare come massicciata o nel calcestruzzo ad alte prestazioni e con asfalto sono venduti ad un prezzo medio di (…) GBP
         per tonnellata alla partenza dalla cava e non subiscono la concorrenza di materiali non assoggettati alla tassa, derivati
         dalla produzione di caolino o di ardesia. Per contro, il 25% dei prodotti derivati estratti dalla cava della Cloburn Quarry
         e che consistono soprattutto in filler, venduti a prezzo medio di (…) GBP per tonnellata, alla partenza dalla cava, per servire
         da terrapieno, sono in concorrenza con materiali non assoggettati alla tassa.
      
      62      In questo contesto, la circostanza, fatta valere dalla Commissione per dimostrare la mancanza di effetti sulla situazione
         concorrenziale delle imprese menzionate, che la parte più importante delle loro attività, in termini di fatturato, non si
         riferirebbe agli aggregati e non sarebbe pertanto assoggettata alla tassa è priva di pertinenza, dal momento che l’attività
         di tali imprese sul mercato degli aggregati non è puramente marginale, rispetto alla loro attività principale. Comunque, risulta
         dai dati numerici menzionati che lo sfruttamento commerciale dei prodotti derivati, in quanto aggregati, rappresenta una quota
         relativamente importante dell’attività delle imprese menzionate. 
      
      63      Alla luce di questi diversi elementi dedotti dalla ricorrente occorre quindi considerare che essa ha dimostrato non soltanto
         che la misura statale controversa era tale da pregiudicare la situazione concorrenziale di taluni dei suoi membri, che sono
         pertanto legittimati a contestare la decisione della Commissione di non avviare il procedimento d’indagine formale, ma anche
         che tale pregiudizio rivestiva un carattere sostanziale. 
      
      64      Ne deriva che l’eccezione di irricevibilità opposta dalla Commissione al presente ricorso riguardo all’approvazione, nella
         decisione impugnata, della delimitazione dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL deve essere respinta. 
      
      65      Per quanto riguarda, in secondo luogo, l’esenzione delle esportazioni, la ricorrente afferma che tale esenzione ha anch’essa
         un’incidenza negativa sulla posizione concorrenziale dei suoi membri che esportano molto poco o per niente, contrariamente
         ai loro concorrenti più importanti sul mercato del Regno Unito. Infatti, l’esenzione delle esportazioni conferirebbe a tali
         concorrenti, in particolare al coltivatore della cava di Glensanda, dai cui proverrebbe più del 90% degli aggregati esportati,
         il vantaggio di non avere perdite da ripercuotere sul prezzo dei suoi prodotti commercializzati nel Regno Unito. I membri
         della ricorrente sarebbero per contro costretti a vendere i loro aggregati tassati in perdita e a ripercuotere l’onere della
         tassa su tutti i loro prodotti. 
      
      66      I supplementi d’informazione forniti dalla ricorrente in risposta ai quesiti scritti del Tribunale permettono di considerare
         che la posizione concorrenziale di almeno uno dei membri della ricorrente è tale da essere sostanzialmente pregiudicata dall’esenzione
         delle esportazioni. Infatti, la ricorrente indica, senza del resto essere contraddetta dalla Commissione né dall’interveniente,
         che, sul mercato del granito a elevate caratteristiche tecniche impiegato in particolare come massicciata per le strade ferrate
         (assoggettato all’AGL), la Cloburn Quarry si trova in un rapporto di concorrenza diretta con la cava di Glensanda, situata,
         come quella coltivata dalla Cloburn Quarry, in Scozia. Orbene, come rileva la ricorrente nella sua replica senza essere contraddetta
         dalle altre parti, la cava di Glensanda esporta il 50% della sua produzione. La ricorrente ne deduce in modo pertinente che
         l’esenzione delle esportazioni di materiali che rispondono a basse caratteristiche tecniche offre così all’impresa che coltiva
         tale cava un vantaggio concorrenziale sul mercato degli aggregati a elevate caratteristiche tecniche in Scozia, in quanto
         – contrariamente alla Cloburn Quarry che vende in perdita i suoi aggregati a basse caratteristiche tecniche nel Regno Unito
         e ripercuote tale perdita sul prezzo dei materiali a elevate caratteristiche tecniche – l’ammontare totale dell’AGL che la
         cava di Glensanda deve percuotere sui suoi clienti sul mercato interno è proporzionalmente ridotto della metà rispetto all’ammontare
         che ripercuote un concorrente che non esporta.
      
      67      Ne deriva che l’eccezione di irricevibilità opposta dalla Commissione al presente ricorso, per quanto attiene all’approvazione,
         nella decisione impugnata, dell’esenzione delle esportazioni, deve essere ugualmente respinta. 
      
      68      Per il complesso dei motivi che precedono occorre altresì respingere la tesi subordinata della Commissione secondo cui soltanto
         il motivo relativo alla violazione dell’obbligo di avviare il procedimento d’indagine formale sarebbe ricevibile nell’ambito
         di un ricorso che mira all’annullamento di una decisione della Commissione di non sollevare obiezioni, al termine della fase
         preliminare di esame degli aiuti di Stato, contro una misura statale. Nella specie, avuto riguardo al pregiudizio sostanziale
         arrecato alla situazione di taluni dei suoi membri sul mercato, la ricorrente è legittimata a far valere uno qualsiasi dei
         motivi di illegittimità elencati all’art. 230, secondo comma, CE (v. sentenza Commissione/Aktionsgemeinschaft Recht und Eigentum,
         cit., punto 37). 
      
      69      Il ricorso deve pertanto essere dichiarato ricevibile in tutti i suoi motivi.
      
       Nel merito
      70      A sostegno del suo ricorso, la ricorrente deduce, in primo luogo, la violazione dell’art. 87, n. 1, CE, in secondo luogo,
         il difetto di motivazione, in terzo luogo, la violazione da parte della Commissione del suo obbligo di avviare il procedimento
         d’indagine formale e, in quarto luogo, l’inosservanza da parte di tale istituzione dei suoi obblighi in sede di esame preliminare.
         Il Tribunale ritiene opportuno riunire i primi due motivi. 
      
       Sui motivi vertenti sulla violazione dell’art. 87, n. 1, CE e sul difetto di motivazione
       Argomenti delle parti
      71      La ricorrente ricorda in via preliminare che la condizione relativa alla selettività dell’aiuto è soddisfatta allorché un
         regime fiscale sottopone operatori che si trovano in una situazione analoga nei confronti degli obiettivi perseguiti da tale
         regime ad un trattamento diverso, non giustificato dalla natura o dalla struttura generale del sistema (sentenza della Corte
         8 novembre 2001, causa C‑143/99, Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, Racc. pag. I‑8365, punti 41 e
         42).
      
      72      In particolare, nella citata sentenza Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, la Corte avrebbe affermato
         che l’esenzione da un’ecotassa sul consumo energetico concessa a imprese il cui consumo eccedeva talune soglie comportava
         elementi di aiuto di Stato per il fatto che tale esenzione era accordata soltanto alle imprese produttrici di beni materiali.
         La ricorrente rileva a tale riguardo che la Adria-Wien Pipeline era una società di prestazioni di servizi, che non era in
         concorrenza con le imprese che beneficiavano dell’esenzione. 
      
      73      Nel caso di specie, la qualificazione dell’AGL come onere fiscale eccezionale piuttosto che come beneficio fiscale eccezionale
         sarebbe puramente formale e non modificherebbe l’analisi. A tale riguardo, l’argomento della Commissione fondato sull’applicazione
         settoriale dell’AGL sarebbe molto affine all’analisi sviluppata dall’avvocato generale Mischo nelle sue conclusioni nella
         citata causa Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke (Racc. pag. I‑8369). Orbene, la Corte avrebbe disatteso,
         nella sua sentenza, l’analisi dell’avvocato generale, che escludeva il carattere selettivo del regime fiscale di cui trattasi
         per il fatto che, in primo luogo, la non imposizione non costituiva una deroga ad una regola normale, in secondo luogo, la
         diversità di trattamento riguardava settori diversi e, in terzo luogo, l’ambito di applicazione della tassa era fondato su
         criteri obiettivi. 
      
      74      Nella fattispecie, la Commissione avrebbe commesso un errore manifesto di valutazione decidendo che la delimitazione dell’ambito
         di applicazione ratione materiae e geografico dell’AGL fosse giustificata dalla logica e dalla natura di tale regime fiscale,
         di modo che l’AGL non costituirebbe un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. 
      
      75      Per quanto riguarda, in primo luogo, la distinzione tra materiali tassati e materiali esentati, la ricorrente rimprovera innanzitutto
         alla Commissione di non aver definito in modo obiettivo il mercato di cui trattasi degli aggregati vergini nella decisione
         impugnata.
      
      76      La ricorrente si fonda inoltre principalmente sulla distinzione, fra i materiali vergini, tra il materiale primario, che sarebbe
         il prodotto principale estratto da una cava, e il materiale secondario, che sarebbe un sottoprodotto di scarso valore derivante
         inevitabilmente dall’estrazione di un materiale primario. 
      
      77      La ricorrente ritiene che la logica del regime fiscale di cui trattasi avrebbe comportato che l’AGL si applichi ai materiali
         primari utilizzati come aggregati che possono essere rimpiazzati da prodotti sostitutivi (prodotti secondari di cave o miniere,
         prodotti riciclati o altri materiali sostitutivi). Dovrebbero, per contro, essere esentati i materiali primari che non possono
         essere sostituiti nonché i materiali secondari prodotti al momento dell’estrazione di tali materiali primari. Infatti, la
         tassazione di tali ultime due categorie di materiali, in mancanza di sostituti dei materiali primari, non avrebbe per effetto
         di spostare la domanda verso sostituti meno dannosi per l’ambiente. 
      
      78      La ricorrente ammette che la legge – che stabilisce un elenco di materiali tassati e materiali esentati – non adotta i termini
         di materiali «primari» e «secondari», e che le definizioni menzionate non sono le uniche possibili. Essa comunque contesta
         alla Commissione di aver utilizzato tali termini nella decisione impugnata senza definirli, il che darebbe adito a confusione.
      
      79      Inoltre, la Commissione avrebbe affermato in modo erroneo, nella decisione impugnata (‘considerando’ 29), che l’AGL «non si
         applicherà agli aggregati estratti in quanto sottoprodotti o scarti di altri processi (aggregati secondari)». Orbene, taluni
         aggregati secondari (come i prodotti derivati dal calcare estratto per produrre calce o cemento, o i prodotti derivati dall’estrazione
         della sabbia silicea impiegata nella fabbricazione del vetro) sarebbero tassati. L’affermazione menzionata esprimerebbe dunque
         una valutazione manifestamente erronea della natura dell’AGL da parte della Commissione. Inoltre, la decisione impugnata si
         fonderebbe su una valutazione dell’AGL nella versione iniziale stabilita dalla legge. 
      
      80      Peraltro, per quanto riguarda le finalità dell’AGL, la Commissione, come anche l’interveniente, nella decisione impugnata
         si riferirebbe unicamente alle preoccupazioni ambientali collegate all’estrazione dei materiali impiegati come aggregati.
         
      
      81      Orbene, contrariamente alla tesi della Commissione, la delimitazione dell’ambito di applicazione della tassa non risponderebbe
         all’obiettivo perseguito, che tende in sostanza ad internalizzare i costi ambientali della produzione di aggregati e a favorire
         l’utilizzo di materiali riciclati o di altri materiali sostitutivi, al fine di ridurre le conseguenze nefaste dell’estrazione
         sull’ambiente. Sotto questo aspetto, infatti, la legge instaurerebbe differenze di trattamento per quanto riguarda situazioni
         analoghe. 
      
      82      In primo luogo, un gruppo importante di prodotti primari – in particolare argilla, ardesia, caolino, ball clay e scisto –
         nonché i loro prodotti secondari non sarebbero assoggettati all’AGL. L’estrazione di tali prodotti dalle cave avrebbe lo stesso
         impatto sull’ambiente dei prodotti tassati, come il calcare o il granito. Orbene, taluni di tali prodotti primari, come la
         ball clay impiegata per produrre pavimentazioni a piastrelle, o lo scisto utilizzato per produrre mattoni, potrebbero essere
         sostituiti da materiali estratti da cave situate in zone in cui l’ambiente è meno fragile o da materiali secondari, al fine
         di produrre altri tipi di pavimentazione a piastrelle e blocchetti di calcestruzzo, che sono surrogati del mattone. 
      
      83      Inoltre, materiali come lo scisto e l’ardesia di cattiva qualità, nonché l’argilla, il caolino e la ball clay estratti da
         un grande numero di cave del Regno Unito, e impiegati in quanto materiali primari come aggregati, sarebbero esentati, sebbene
         possano essere rimpiazzati da prodotti sostitutivi. A tale riguardo, la ricorrente respinge l’argomento della Commissione
         e dell’interveniente secondo cui tali materiali sono esentati perché non costituiscono degli aggregati. Essa precisa che il
         termine «aggregati» ha ad oggetto la destinazione finale di un materiale, e non un gruppo particolare di materiali. I materiali
         esentati menzionati sarebbero stati poco usati come aggregati in passato nel Regno Unito, in particolare a causa dei loro
         costi di trasporto. Tuttavia, la loro esenzione favorirebbe l’impiego di tali materiali primari in quanto aggregati. 
      
      84      L’esclusione di tali materiali dall’ambito di applicazione dell’AGL non sarebbe dunque giustificata né dalla natura né dalla
         struttura generale dell’AGL. La ricorrente fa valere a tale riguardo la citata sentenza Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer
         & Peggauer Zementwerke (punti 52 e 53) e la sentenza del Tribunale 23 ottobre 2002, cause riunite T‑269/99, T‑271/99 e T‑272/99,
         Diputación Foral de Guipúzcoa e a./Commissione (Racc. pag. II‑4217, punto 62).
      
      85      In secondo luogo, altri materiali primari sarebbero assoggettati all’AGL, benché non possano essere rimpiazzati con prodotti
         sostitutivi. La ricorrente cita il pietrisco rosso, impiegato per il suo colore particolare come rivestimento di vie pedonali
         e di piste ciclabili, gli aggregati ad elevate caratteristiche tecniche, come i materiali utilizzati per il rivestimento delle
         carreggiate o il granito ad elevate caratteristiche tecniche utilizzato per la massicciata delle strade ferrate, e gli aggregati
         impiegati per la fabbricazione di calcestruzzo a debole restringimento o ad alta solidità. A causa delle caratteristiche tecniche
         di questi diversi materiali, non sarebbe affatto possibile rimpiazzarli con prodotti sostitutivi. Di prezzo più elevato, essi
         non sarebbero impiegati come materiali di riporto. 
      
      86      In terzo luogo, sarebbero assoggettati all’AGL i prodotti secondari di un gruppo importante di materiali primari ugualmente
         esentati – come il calcare destinato alla produzione di cemento e di calce, le pietre da taglio e materiali come la sabbia
         silicea o il calcare destinati ad alcune applicazioni industriali (ad esempio la produzione di vetro). Orbene, tali materiali
         primari non potrebbero essere rimpiazzati con prodotti sostitutivi.
      
      87      Tali incoerenze rispetto alla logica e alla natura del regime fiscale dedotte dalla Commissione dimostrerebbero che l’ambito
         di applicazione dell’AGL manifesta in realtà la volontà di esentare taluni settori dalla tassa al fine di tutelarne la competitività.
         Questo sarebbe confermato da numerose dichiarazioni delle autorità del Regno Unito, in particolare nell’ambito di una valutazione
         degli effetti di un regolamento sulla tassazione degli aggregati, allegata al ricorso, ove si sottolinea che «alcuni dei materiali
         [esentati] sono componenti importanti di prodotti oggetto di un commercio mondiale, i cui produttori del Regno Unito soffrirebbero
         di uno svantaggio concorrenziale rispetto agli importatori nonché all’esportazione», nonché nell’ambito di uno studio sulle
         ecotasse nell’Unione europea, ugualmente allegato al ricorso. 
      
      88      In secondo luogo, la ricorrente afferma che l’esenzione delle esportazioni di aggregati è anch’essa in contraddizione con
         le finalità ambientali asseritamente perseguite dall’AGL. Tale esenzione mirerebbe unicamente a tutelare la competitività
         dei produttori britannici sui mercati di esportazione. Orbene, in materia di ecotasse, il principio «chi inquina paga» rappresenterebbe
         un criterio essenziale per valutare l’esistenza di un aiuto (conclusioni dell’avvocato generale Jacobs nella causa definita
         con sentenza della Corte 20 novembre 2003, causa C‑126/01, GEMO, Racc. pag. I‑13769, in particolare pag. I‑13772). A tale
         riguardo la ricorrente contesta la giustificazione addotta dalla Commissione nel controricorso, secondo la quale l’AGL sarebbe
         una tassa indiretta al consumo. Tale giustificazione non figurerebbe nella decisione impugnata e sarebbe, inoltre, erronea.
         Per di più, essa non legittimerebbe l’esenzione delle esportazioni, come dimostrerebbe ad esempio la tassa sugli aggregati
         istituita in Svezia, le cui esportazioni non sono esentate. Poiché le tasse sugli aggregati mirano a dare una risposta alle
         preoccupazioni ambientali relative alla produzione, non ci dovrebbero normalmente essere rischi di doppia imposizione. Quanto
         alla motivazione della decisione impugnata, fondata sul mancato controllo da parte delle autorità del Regno Unito della destinazione
         degli aggregati esportati, essa sarebbe erronea. Sarebbe infatti agevole distinguere gli aggregati destinati ad essere impiegati
         nei processi esentati dagli aggregati assoggettati alla tassa, grazie alle loro proprietà chimiche.
      
      89      Infine, la ricorrente sostiene che la decisione impugnata è inficiata da carenza di motivazione. La Commissione sarebbe tenuta
         a prendere posizione sulle disparità di trattamento menzionate, che sarebbero incompatibili con le asserite finalità dell’AGL
         in quanto «manifestamente non pertinenti, priv[e] di senso o chiaramente secondari[e]» (sentenza Commissione/Sytraval e Brink’s
         France, cit., punto 64).
      
      90      La Commissione respinge tale argomento. Essa sostiene che, nel caso di una misura settoriale, il criterio di selettività è
         soddisfatto quando tale misura conferisce un vantaggio eccezionale (sentenze della Corte 17 giugno 1999, causa C‑75/97, Belgio/Commissione,
         detta «Maribel», Racc. pag. I‑3671, punti 32 e 33, e Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, cit., punto 48).
         Per contro, un regime che impone un onere eccezionale in un settore determinato non può costituire un aiuto di Stato. Infatti,
         non rappresenterebbe una minaccia per il mercato interno che le norme relative agli aiuti di Stato tendono a proteggere. 
      
      91      Una tassa eccezionale non comporterebbe dunque alcun elemento di aiuto di Stato, a condizione che essa si applichi ad un settore
         determinato o che le disposizioni che vi si riferiscono rientrino nella natura o nella struttura generale del sistema.
      
      92      Nel caso di specie, l’AGL costituirebbe un onere fiscale eccezionale che grava su un settore determinato e limitato, il settore
         dello sfruttamento commerciale degli aggregati vergini. Essa non conferirebbe alcun vantaggio selettivo, e non attirerebbe
         di conseguenza investitori o creatori di posti di lavoro nel Regno Unito, non escluderebbe gli aggregati che provengono da
         altri Stati membri dal mercato britannico e non sovvenzionerebbe le esportazioni. L’AGL non sarebbe pertanto riconducibile
         alle disposizioni dell’art. 87, n. 1, CE che definiscono gli aiuti di Stato, ma alle disposizioni del Trattato applicabili
         al settore fiscale. La citata sentenza Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, dedotta dalla ricorrente,
         non sarebbe dunque pertinente nel caso di specie. 
      
      93      Per quanto riguarda la modifica della legge intervenuta dopo la notifica del progetto del regime di aiuto di cui trattasi,
         rilevata dalla ricorrente, la Commissione precisa di essere stata informata per iscritto e poi oralmente dei progetti di modifica
         della legge prima dell’adozione della decisione impugnata.
      
      94      L’AGL non comporterebbe alcun elemento di aiuto, in quanto le deroghe dedotte a favore dei materiali esentati rientrano secondo
         la Commissione nella natura o nella struttura del sistema. 
      
      95      In primo luogo, la Commissione respinge le incoerenze denunciate dalla ricorrente per quanto riguarda l’ambito di applicazione
         dell’AGL. Essa afferma che soltanto gli aggregati vergini sono assoggettati all’AGL.
      
      96      Peraltro, alcuni materiali utilizzabili come aggregati, in particolare a causa dei loro prezzi inferiori, beneficerebbero
         di un’esenzione inerente alla natura e alla struttura del sistema in quanto potrebbero sostituire aggregati vergini. 
      
      97      Per contro, il calcare o la sabbia impiegati come aggregati, in quanto prodotti derivati dalla prima estrazione, sarebbero
         idonei ad essere sostituiti da aggregati riciclati o da altri sostituti, il che giustificherebbe il loro assoggettamento all’AGL.
         Inoltre, la loro tassazione rifletterebbe anche l’aspirazione di prendere in considerazione i costi ambientali della loro
         estrazione. 
      
      98      Poiché l’esenzione di alcuni materiali è giustificata, secondo la Commissione, dalla natura o dalla struttura del sistema,
         la circostanza dedotta dalla ricorrente, che tali materiali sono in concorrenza con alcuni degli aggregati assoggettati alla
         tassa non permetterebbe di considerare che questa comporta elementi di aiuto di Stato. 
      
      99      In secondo luogo, l’esenzione delle esportazioni sarebbe anch’essa conforme alla logica dell’AGL.
      
      100    Infine, la decisione impugnata sarebbe sufficientemente motivata. 
      
      101    L’interveniente aderisce alle osservazioni della Commissione. Essa sottolinea che l’AGL è stata concepita per garantire che
         l’impatto dell’estrazione degli aggregati vergini sull’ambiente si rifletta sui prezzi. L’obiettivo prioritario perseguito
         da tale tassa sarebbe di indurre a ricorrere a prodotti sostitutivi come gli aggregati riciclati o altri materiali sostitutivi
         degli aggregati vergini, e di promuovere un uso efficace degli aggregati nonché lo sviluppo di prodotti sostitutivi. Un obiettivo
         subordinato sarebbe quello di mantenere la competitività del Regno Unito, tassando i prodotti importati ed esonerando le esportazioni.
         
      
      102    La struttura e l’ambito di applicazione dell’AGL sarebbero compatibili con l’economia o con la natura del regime fiscale,
         come sarebbe confermato dalla High Court of Justice nella sua citata sentenza 19 aprile 2002. Infatti, in conformità dei suoi
         obiettivi, la tassa si applicherebbe al complesso degli aggregati vergini. Essa non si applicherebbe né ai materiali utilizzati
         ad altri scopi rispetto all’utilizzo come aggregati né agli scarti derivanti da altri processi di trasformazione. 
      
      103    In particolare, il caolino e la ball clay non sarebbero assoggettati all’AGL perché non sono aggregati. I loro residui, scarti
         o altri sottoprodotti sarebbero ugualmente esentati, al fine di incoraggiarne l’utilizzo in quanto sostituti degli aggregati
         vergini. L’ardesia, il carbone, la lignite e lo scisto non sarebbero aggregati vergini utilizzati come tali. I loro scarti
         sarebbero composti dello stesso materiale e sarebbero perciò ugualmente esentati. Quanto alla pietra calcarea, essa sarebbe
         soggetta ad imposizione in quanto rientrante nella categoria degli aggregati vergini. I suoi sottoprodotti, identici dal punto
         di vista mineralogico, sarebbero pertanto ugualmente tassati. Soltanto il calcare impiegato per produrre calce o cemento costituirebbe
         un processo esentato. 
      
       Giudizio del Tribunale
      104    Nel caso di specie, la controversia verte sull’applicazione del criterio di selettività effettuata dalla Commissione nella
         decisione impugnata, quando essa ha escluso la qualificazione come aiuto di Stato per il fatto che «l’ambito di applicazione
         dell’AGL è giustificato dalla logica e dalla natura del regime fiscale» (‘considerando’43).
      
      105    Occorre ricordare che, per costituire un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, una misura deve in particolare essere
         tale da conferire un vantaggio selettivo, a beneficio esclusivo di talune imprese o di taluni settori di attività. Tale articolo
         ha infatti ad oggetto gli aiuti che falsano o minacciano di falsare la concorrenza «favorendo talune imprese o talune produzioni».
      
      106    A tale proposito, secondo una giurisprudenza costante, l’art. 87, n. 1, CE non distingue a seconda delle cause o degli obiettivi
         di una misura di sgravio degli oneri che gravano normalmente su un’impresa, ma definisce tale misura in funzione dei suoi
         effetti. Ne deriva che né il carattere fiscale né lo scopo economico o sociale o gli obiettivi di protezione dell’ambiente
         o della sicurezza delle persone, eventualmente perseguiti con una tale misura, bastano a farla escludere dall’applicazione
         del citato articolo [v., per quanto riguarda le esenzioni selettive di oneri fiscali, sentenze della Corte 2 luglio 1974,
         causa 173/73, Italia/Commissione, Racc. pag. 709, punti 27 e 28, e Maribel, cit., punto 25; per quanto riguarda un abbuono
         d’interessi selettivo, accordato alle piccole e medie imprese (PMI) al fine di rinnovare il parco dei veicoli industriali
         nell’ottica della protezione dell’ambiente e del miglioramento della sicurezza stradale, sentenza della Corte 13 febbraio
         2003, causa C‑409/00, Spagna/Commissione, Racc. pag. I‑1487, punto 46, e sentenza del Tribunale 29 settembre 2000, T‑55/99,
         CETM/Commissione, Racc. pag. II‑3207, punto 53]. 
      
      107    Nel controllare il carattere selettivo di una misura, il giudice comunitario verifica se la Commissione ha ritenuto giustamente
         che la differenziazione tra imprese, in materia di vantaggi o di oneri, introdotta dalla misura considerata rientri nella
         natura o nella struttura del sistema generale applicabile. Se tale differenziazione si fonda su altre finalità rispetto a
         quelle perseguite dal sistema generale, la misura di cui trattasi è in via di principio considerata soddisfare la condizione
         di selettività prevista dall’art. 87, n. 1, CE (v., in tal senso, sentenze Italia/Commissione, cit., punto 33; Maribel, cit.,
         punti 33 e 39, e Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, cit., punto 49). Spetta alla parte ricorrente
         apportare elementi di prova sufficienti (v., in tal senso, sentenza Spagna/Commissione, cit., punto 53, e sentenza del Tribunale
         6 marzo 2002, cause riunite T‑127/99, T‑129/99 e T‑148/99, Diputación Foral de Álava e a./Commissione, Racc. pag. II‑1275).
      
      108    Tale giurisprudenza è stata del resto ripresa dalla Commissione nella sua comunicazione del 10 dicembre 1998 sull’applicazione
         delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese (GU C 384, pag. 3).
      
      109    Nel caso di specie, occorre esaminare se, riguardo alla sua natura e alle sue caratteristiche, la tassa di cui trattasi presenta
         un carattere selettivo, secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza sopra esposta. Per dimostrare che tali criteri sono
         soddisfatti, la ricorrente fa valere l’incoerenza rispetto agli obiettivi ambientali dedotti, da una parte, della delimitazione
         dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL e, dall’altra, dell’esenzione delle esportazioni. 
      
      –       Ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL
      110    In via preliminare, occorre esaminare la censura della ricorrente secondo cui la Commissione – limitandosi a rinviare all’elenco
         dei materiali tassati stabilito dalla legge – si sarebbe fondata in realtà su una definizione inesatta dell’ambito di applicazione
         ratione materiae dell’AGL, il che avrebbe comportato una valutazione manifestamente erronea della natura di tale tassa nella
         decisione impugnata. 
      
      111    Anzitutto, la ricorrente non deduce alcun elemento serio che permetta di supporre che la decisione impugnata si fondi su un
         esame dell’AGL come stabilita dalla legge nella sua versione iniziale. Anche se, al momento della notifica dell’AGL, con lettera
         datata 20 dicembre 2001, le disposizioni pertinenti della legge che istituiscono tale tassa non erano ancora state modificate,
         è necessario comunque constatare che la lettera di notifica ha chiaramente informato la Commissione che sarebbero state introdotte
         modifiche dal Finance Act 2002 e che il progetto previsto, che ai sensi di tale lettera avrebbe fatto parte del Finance Act
         2002, non era ancora stato stabilito. Inoltre, la decisione impugnata nonché alcuni elementi del fascicolo confermano che
         la Commissione ha tenuto conto successivamente di tali modifiche, ai fini dell’adozione della decisione impugnata, in particolare
         in quanto esse introducono un’esenzione degli scarti che derivano dall’estrazione del carbone, della lignite, dell’ardesia,
         o dello scisto, o delle sostanze elencate all’art. 18, n. 3, della legge. Infatti, nella lettera alla Commissione in data
         19 febbraio 2002, le autorità del Regno Unito hanno spiegato, in risposta ad un quesito di tale istituzione, che l’esenzione
         di taluni di questi materiali mira a consentirne l’uso come sostituti degli aggregati vergini. Peraltro, risulta dalla decisione
         impugnata (in particolare ‘considerando’ 11 e 29) che la Commissione ha preso in considerazione l’esenzione di tali scarti.
         
      
      112    Inoltre, deve essere ugualmente respinta l’affermazione della ricorrente secondo cui emergerebbe in particolare dal ‘considerando’
         29 della decisione impugnata che la Commissione ha commesso l’errore di considerare che tutti i prodotti derivati o scarti
         provenienti dall’estrazione di rocce, di sabbie o di ghiaie erano esentati. La lettura della disposizione controversa del
         ‘considerando’ 20 – che stabilisce che l’AGL «non sarà riscossa sugli aggregati estratti in quanto sottoprodotti o scarti
         di altri processi (aggregati secondari)» – proposta dalla ricorrente si fonda in effetti su un’interpretazione della nozione
         di «aggregati secondari» diversa da quella considerata dalla Commissione nel complesso della decisione impugnata. Risulta
         infatti dalle risposte della convenuta ai quesiti scritti del Tribunale che essa ha impiegato i termini «aggregati primari»
         per designare essenzialmente gli aggregati assoggettati all’AGL, e quelli di «aggregati secondari» per riferirsi essenzialmente
         agli aggregati esentati elencati in modo preciso nella legge. Per contro, tali termini – di cui è pacifico tra le parti che
         essi possono riferirsi a nozioni diverse – sono impiegati dalla ricorrente per distinguere i prodotti che sono oggetto dell’attività
         principale di una cava (materiali primari), da una parte, dai prodotti derivati, che risultano dall’estrazione dei materiali
         primari (materiali secondari), dall’altra. In tali circostanze, nella sistematica della decisione impugnata e alla luce delle
         spiegazioni fornite dalla Commissione, la disposizione controversa del ‘considerando’ 29 della decisione impugnata si limita
         ad enunciare che l’AGL non sarà riscossa sui prodotti derivati o sugli scarti di prima estrazione, quando sono esentati dalla
         legge come modificata. Tale lettura del ‘considerando’ 29 è confermata dal fatto che, nella loro lettera del 19 febbraio 2002
         alla Commissione, le autorità del Regno Unito avevano esposto in modo chiaro e preciso i motivi per cui gli aggregati di qualità
         inferiore, che sono i prodotti derivati da alcuni materiali esentati (v. infra, punto 137), erano assoggettati all’AGL. 
      
      113    In queste circostanze, la tesi della ricorrente secondo cui la decisione impugnata si fonderebbe su una definizione erronea
         dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL deve essere respinta.
      
      114    Per quanto riguarda l’asserita incoerenza dell’ambito di applicazione dell’AGL rispetto ai suoi obiettivi ambientali, occorre
         rilevare in via preliminare che una tassa può essere definita come una tassa ambientale o ecotassa «quando la sua base imponibile
         ha manifestamente effetti negativi sull’ambiente», come espone la Commissione nella sua comunicazione 26 marzo 1997 sulle
         imposte, tasse e canoni ambientali nel mercato unico [COM (97) 9 def., punto 11]. Un’ecotassa è dunque una misura fiscale
         autonoma caratterizzata dalla sua finalità ambientale e dalla sua base imponibile specifica. Essa prevede l’imposizione di
         taluni beni o servizi al fine di includere i costi ambientali nel loro prezzo e/o di rendere i prodotti riciclati più competitivi
         e di orientare i produttori e i consumatori verso attività più rispettose dell’ambiente. 
      
      115    Occorre sottolineare a tale riguardo che gli Stati membri – che allo stato attuale del diritto comunitario conservano, in
         mancanza di coordinamento in tale settore, la loro competenza in materia di politica ambientale – sono legittimati ad istituire
         ecotasse settoriali, al fine di raggiungere taluni obiettivi ambientali, menzionati al punto precedente. Gli Stati membri
         sono in particolare liberi, nell’ambito di una ponderazione dei diversi interessi in gioco, di definire le loro priorità in
         materia di tutela ambientale e di determinare di conseguenza i beni o servizi che decidono di assoggettare ad un’ecotassa.
         Ne deriva, in linea di principio, che la sola circostanza che un’ecotassa costituisca una misura circoscritta, che ha ad oggetto
         alcuni beni o servizi specifici e non è riconducibile ad un sistema generale di tassazione applicabile all’insieme delle attività
         analoghe che esercitano un impatto comparabile sull’ambiente, non permette di ritenere che le attività analoghe, non assoggettate
         a tale ecotassa, beneficino di un vantaggio selettivo. 
      
      116    In particolare, il mancato assoggettamento di tali attività analoghe ad un’ecotassa imposta su taluni prodotti specifici non
         può essere assimilato ad una misura di sgravio fiscale in tali settori di attività, analoga a quelle di cui trattasi in particolare
         nelle sentenze citate Spagna/Commissione, CETM/Commissione e Diputación Foral de Álava e a./Commissione. Infatti, a differenza
         di un’ecotassa che si caratterizza appunto per l’ambito di applicazione e la finalità propri (v. punto 114 sopra), e perciò
         non può in via di principio essere ricondotta a nessun sistema generale, le misure di sgravio fiscale menzionate derogavano
         ad un sistema di oneri gravanti normalmente sulle imprese. Nelle prime due sentenze sopra citate si trattava di uno sgravio,
         sotto forma di abbuono d’interessi, degli oneri che in condizioni commerciali normali derivavano dalla necessità per le imprese
         di rinnovare i loro veicoli industriali. Nel contesto di tale sistema di oneri fiscali, la circostanza che questi abbuoni
         d’interessi, del resto accordati alle sole PMI, miravano a favorire il rinnovo del parco dei veicoli industriali nello Stato
         membro interessato, nell’ottica della protezione dell’ambiente e del miglioramento della sicurezza stradale, non bastava a
         considerare che tale vantaggio si collegasse ad un sistema in sé, che la ricorrente del resto neanche indicava (sentenza CETM/Commissione,
         cit., punti 53 e 54). Nella terza delle sentenze sopra richiamate la Corte ha ritenuto che il credito d’imposta considerato,
         che favoriva unicamente le imprese che disponevano di mezzi finanziari ingenti, contravvenisse ai principi inerenti al sistema
         fiscale dello Stato membro interessato (punto 166 della sentenza).
      
      117    In tale contesto giuridico, siccome le ecotasse costituiscono per loro natura misure specifiche adottate dagli Stati membri
         nell’ambito delle loro politiche ambientali, settore in cui essi restano competenti in mancanza di misure di armonizzazione,
         spetta alla Commissione, in sede di valutazione di un’ecotassa alla luce delle norme comunitarie relative agli aiuti di Stato,
         prendere in considerazione le esigenze collegate alla tutela ambientale di cui all’art. 6 CE. Infatti, il detto articolo prevede
         che tali esigenze devono essere integrate nella definizione e nell’applicazione, in particolare, di un regime che assicuri
         che la concorrenza non venga falsata nel mercato interno. 
      
      118    Peraltro, occorre ricordare che, nel controllare una decisione della Commissione di non avviare il procedimento d’indagine
         formale previsto dall’art. 88, n. 2, CE, il Tribunale deve limitarsi, in considerazione dell’ampio potere discrezionale di
         cui gode la Commissione nell’applicazione dell’art. 88, n. 3, CE, a verificare il rispetto delle norme di procedura e di motivazione,
         l’esattezza materiale dei fatti presi in considerazione per effettuare la scelta contestata, l’insussistenza di errore manifesto
         nella valutazione di tali fatti, nonché l’assenza di sviamento di potere (sentenze Matra/Commissione, cit., punto 25, e Skibsværftsforeningen
         e a./Commissione, cit., punti 169 e 170).
      
      119    Nel caso di specie, è alla luce del complesso di tali considerazioni che spetta pertanto al Tribunale verificare se la Commissione
         non abbia oltrepassato i limiti del proprio potere discrezionale ritenendo, nella decisione impugnata, che la delimitazione
         dell’ambito di applicazione dell’AGL potesse giustificarsi con il perseguimento degli obiettivi ambientali dedotti.
      
      120    A tale riguardo, la controversia di cui trattasi si distingue dalla controversia decisa dalla citata sentenza Adria-Wien Pipeline
         e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, fatta valere dalla ricorrente. In quella sentenza, la Corte era stata chiamata ad
         esaminare non la delimitazione dell’ambito di applicazione ratione materiae di un’ecotassa, come nel caso di specie, bensì
         l’esenzione parziale dal pagamento di una tale tassa – adottata, in quel caso, nell’ambito del Strukturanpassungsgesetz (legge
         austriaca sull’adattamento delle strutture) del 1996, sul consumo di gas naturale e di energia elettrica da parte delle imprese
         – accordata alle sole imprese produttrici di beni materiali. 
      
      121    Nella sentenza menzionata, la differenzazione contestata non verteva dunque sul tipo di prodotto assoggettato all’ecotassa
         considerata, ma sugli utenti industriali a seconda che essi operassero o meno nel settore primario e secondario dell’economia
         nazionale. La Corte ha constatato che la concessione di vantaggi alle imprese la cui attività principale è la fabbricazione
         di beni materiali non trovava giustificazione nella natura o nella struttura generale del sistema di imposizione instaurato
         ai sensi del Strukturanpassungsgesetz. Essa ha stabilito in sostanza che, poiché il consumo di energia da parte del settore
         delle imprese produttrici di beni materiali e da parte di quello delle imprese fornitrici di servizi era parimenti dannoso
         per l’ambiente, le considerazioni di ordine ecologico alla base del Strukturanpassungsgesetz non giustificavano un trattamento
         diverso di quei due settori. È in questo contesto che la Corte ha respinto in particolare l’argomento del governo austriaco,
         ispirato all’idea di salvaguardia della competitività delle imprese produttrici di beni materiali, secondo cui il rimborso
         parziale delle tasse ambientali di cui trattasi a queste sole imprese era giustificato dal fatto che esse sarebbero state
         proporzionalmente più gravate delle altre dalle suddette tasse (punti 44, 49 e 52 della sentenza).
      
      122    Nel caso di specie, la ricorrente asserisce, a sostegno del suo ricorso, che la definizione di materiali assoggettati all’AGL
         non risponde agli obiettivi ambientali dedotti, ma manifesta in realtà la volontà di esentare taluni settori dalla tassa e
         di tutelare la loro competitività. 
      
      123    Occorre pertanto esaminare le incoerenze nella definizione dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL dedotte dalla
         ricorrente. 
      
      124    Nel caso di specie, risulta esplicitamente dalla lettera di notifica e dalla decisione impugnata (‘considerando’ 5, 16 e 31)
         che l’AGL mira in linea di principio, da una parte, a massimizzare il ricorso ad aggregati riciclati o ad altri materiali
         di sostituzione rispetto agli aggregati vergini e a promuovere un utilizzo razionale degli aggregati vergini, risorsa naturale
         non rinnovabile. D’altra parte, la lettera di notifica e la decisione impugnata si riferiscono ugualmente, in modo più implicito,
         all’internalizzazione dei costi ambientali in conformità del principio «chi inquina paga», quando affermano, nell’ambito della
         determinazione degli obiettivi dell’AGL, che «i costi per l’ambiente dell’estrazione di aggregati oggetto della tassa comprendono
         le emissioni sonore, le polveri, i danni alla biodiversità e il degrado visivo». Tali obiettivi sono chiariti nella lettera
         delle autorità del Regno Unito alla Commissione del 19 febbraio 2002.
      
      125    Nella decisione impugnata (‘considerando’ 8), gli aggregati vergini sono definiti come «aggregati prodotti a partire da depositi
         naturali di minerali che sono oggetto di una prima estrazione» e «frammenti di rocce, di sabbie e di ghiaie che possono essere
         utilizzati allo stadio grezzo o dopo trattamento meccanico come la frantumazione, il processo di arricchimento e la vagliatura».
      
      126    È pacifico tra le parti che il termine «aggregati» non riguarda un gruppo particolare di materiali definiti soltanto dalle
         loro proprietà fisiochimiche. L’uso di un materiale (roccia, sabbia o ghiaia) come aggregato dipende anche dal prezzo di tale
         materiale e dai costi di trasporto. È altresì pacifico che taluni materiali esentati dal pagamento della tassa, come lo scisto
         e l’ardesia di cattiva qualità, l’argilla, il caolino e la ball clay, sono talvolta oggetto di un primo impiego come aggregati,
         dopo estrazione. 
      
      127    L’AGL costituisce così un’ecotassa che grava in linea di principio sulla commercializzazione degli aggregati vergini – vale
         a dire materiali granulari di prima estrazione impiegati nell’edilizia e nei lavori pubblici – ad esclusione di alcuni materiali
         specificati nella legge. Occorre esaminare la coerenza di tale ambito d’applicazione rispetto agli obiettivi ambientali perseguiti
         (v. punto 124 sopra).
      
      128    In primo luogo, occorre constatare che i materiali commercializzati per un uso diverso da quello degli aggregati non rientrano
         nel settore assoggettato all’AGL. Contrariamente alla tesi della ricorrente, la loro esenzione non presenta dunque alcun carattere
         derogatorio rispetto al sistema dell’ecotassa considerata. In particolare, la decisione di istituire un’ecotassa nel solo
         settore degli aggregati – e non in modo generale nel complesso dei settori di coltivazione delle cave e delle miniere che
         hanno lo stesso impatto sull’ambiente che ha l’estrazione degli aggregati – rientra nella competenza dello Stato membro interessato
         di stabilire le sue priorità in materia di politiche economica, fiscale e ambientale. Una tale scelta, anche se motivata dalla
         preoccupazione di tutelare la competitività internazionale di taluni settori, non permette quindi di mettere in dubbio la
         coerenza dell’AGL con gli obiettivi ambientali perseguiti (v. punto 115 sopra).
      
      129    In questo contesto, gli argomenti della ricorrente, relativi all’esenzione di materiali come, in particolare, l’ardesia e
         lo scisto di qualità superiore, la ball clay, il caolino, il carbone e la lignite, in linea di massima inidonei a causa delle
         loro proprietà fisiche o del loro prezzo ad essere utilizzati come aggregati, non sono pertinenti nel caso di specie. 
      
      130    In secondo luogo, si deve constatare che lo Stato membro interessato era legittimato, nell’ambito della sua politica ambientale,
         a determinare liberamente i materiali da usare come aggregati che riteneva opportuno tassare e a escludere, in considerazione
         degli obiettivi ambientali perseguiti, dall’ambito di applicazione dell’AGL taluni materiali – in particolare lo scisto e
         l’ardesia di cattiva qualità, l’argilla e gli scarti di caolino e di ball clay – anche quando sono impiegati come aggregati
         in seguito alla loro estrazione. A tale riguardo, la spiegazione fornita dall’interveniente e dalla Commissione, secondo cui
         l’esenzione di tali materiali ­– fino ad oggi poco impiegati come aggregati per i loro elevati costi di trasporto – permette
         il loro impiego come surrogati degli aggregati vergini oggetto dell’ecotassa e può in tal modo contribuire ad una razionalizzazione
         dell’estrazione e dell’impiego di questi ultimi, è ammissibile alla luce degli obiettivi ambientali perseguiti.
      
      131    Infatti, si desume dall’ambito di applicazione dell’AGL nonché dalla lettera delle autorità del Regno Unito alla Commissione
         datata 19 febbraio 2002 che l’istituzione dell’AGL mirava precisamente a ridurre e razionalizzare l’estrazione dei materiali
         abitualmente impiegati come aggregati, che rappresentano il 70% del tonnellaggio dei minerali estratti nel Regno Unito, in
         particolare favorendo la loro sostituzione con prodotti riciclati o con altri materiali vergini, esentati, come i residui
         di scavo o gli scarti di ardesia, di scisto, di argilla, di caolino o di ball clay. 
      
      132    Inoltre, la Commissione ha indicato, senza essere contraddetta dalla ricorrente, che esistevano scorte ingenti e spesso vecchie
         di residui di scavo d’ardesia (o ardesia di qualità inferiore) contenute in ammassi di scorie nel Galles e di caolino nonché
         di ball clay nel Devon e in Cornovaglia. Tali scorte sono considerate attualmente come scarti e degradano i paesaggi. Esse
         sono talvolta situate, secondo le informazioni contenute nella lettera delle autorità del Regno Unito del 19 febbraio 2002,
         nei parchi nazionali. L’esenzione della commercializzazione di tali materiali ai fini dell’uso come aggregati li rende competitivi
         rispetto agli altri aggregati vergini e permette così un riassorbimento delle scorte. Inoltre, la Commissione ha precisato
         in udienza che il calcare poteva essere estratto senza produrre molti scarti, a differenza dell’ardesia, materiale fragile,
         la cui estrazione produce inevitabilmente scarti in quantità molto rilevante. 
      
      133    In questo contesto, l’argomento della ricorrente relativo all’impatto ambientale dell’estrazione di ardesia, di scisto, di
         argilla, di caolino e di ball clay non basta a concludere che l’esenzione di tali materiali contravviene agli obiettivi ambientali
         perseguiti e che essa conferisce così un vantaggio selettivo ai settori di attività interessati. A tale riguardo, la ricorrente
         non deduce alcun elemento convincente che permetta di mettere in dubbio la legittimità, riguardo agli obiettivi dedotti, della
         scelta del legislatore nazionale di assoggettare all’AGL la commercializzazione dei soli aggregati la cui estrazione è considerata
         come principale fonte di degrado dell’ambiente, come risulta dalla lettera del 19 febbraio 2002, sopra menzionata. 
      
      134    In queste circostanze, occorre considerare che l’esenzione di taluni materiali vergini impiegati come aggregati, prevista
         dalla legge come modificata, non contravviene agli obiettivi ambientali dedotti e può ragionevolmente essere giustificata
         dalla natura e dalla struttura dell’AGL. 
      
      135    In terzo luogo, occorre esaminare gli argomenti della ricorrente relativi all’incoerenza dell’assoggettamento all’AGL, in
         particolare, degli aggregati ad elevate caratteristiche tecniche (materiali impiegati per il rivestimento delle carreggiate,
         granito impiegato per le massicciate, aggregati impiegati per la fabbricazione di calcestruzzo a debole restringimento o ad
         alta solidità) e del pietrisco rosso (impiegato in quanto rivestimento di vie pedonali o di piste ciclabili), che non sarebbero
         idonei ad essere rimpiazzati da prodotti sostitutivi. Certo, come afferma la ricorrente, la tassazione di tali materiali –
         che non sono impiegati come materiale di riporto per il loro prezzo più elevato – non possono in via di principio aver per
         effetto di spostare la domanda verso prodotti sostitutivi come gli aggregati riciclati, in modo da ridurre l’estrazione di
         aggregati vergini. Tuttavia, è necessario constatare che tale tassazione poteva ragionevolmente rispondere ad uno degli obiettivi
         dell’AGL, quello di internalizzare i costi ambientali collegati alla produzione degli aggregati vergini. 
      
      136    A tale riguardo, occorre rilevare che, nel caso di specie, l’ammontare della tassa, pari a GBP 1,60 per tonnellata di aggregati
         assoggettati, corrisponde approssimativamente ai costi ambientali medi collegati all’estrazione degli aggregati nel Regno
         Unito, valutati a GBP 1,80 per tonnellata, secondo le indicazioni fornite nella relazione del mese di aprile 2001 redatta
         dall’Ecotec Research & Consulting, «Study on the Economic and Environmental Implications of the use of Environmental Taxes
         and Charges in the European Union and its Member States» (Studio relativo alle incidenze economiche e ambientali dell’applicazione
         di tasse e prelievi ambientali nell’Unione europea e nei suoi Stati membri), prodotta dalla ricorrente. Tale relazione sottolinea
         peraltro l’importanza di un ammontare sufficiente della tassa. Le indicazioni sopra esposte confermano quindi che la tassazione
         dei materiali interessati può essere considerata legittima alla luce del principio «chi inquina paga».
      
      137    Il principio «chi inquina paga» permetteva del pari di giustificare l’assoggettamento dei prodotti derivati dall’estrazione
         di materiali non rimpiazzabili con prodotti di sostituzione, in particolare l’assoggettamento degli aggregati di qualità inferiore
         costituiti dai prodotti derivati dall’estrazione del calcare destinato alla produzione di cemento e di calce, di pietre da
         taglio e di sabbia silicea impiegata nella fabbricazione del vetro, come risulta dalla lettera delle autorità del Regno Unito
         del 19 febbraio 2002. Inoltre, la tassazione di tali prodotti può anche giustificarsi con l’obiettivo – anch’esso fatto valere
         dall’interveniente nella lettera menzionata – di incoraggiare un’estrazione ed un trattamento più razionali degli aggregati,
         in modo da ridurre la proporzione di aggregati di qualità inferiore. Infatti, tale proporzione, seppur variabile da una cava
         all’altra, come sottolineato dalla ricorrente, può comunque essere modificata per una stessa cava. Orbene, la Commissione
         ha sottolineato a tale riguardo, in particolare nel suo controricorso, senza essere contraddetta dalla ricorrente, la differenza
         di prezzo relativamente esigua tra gli aggregati di qualità inferiore e i materiali non sostituibili di cui essi sono i sottoprodotti.
         
      
      138    Ne deriva chiaramente che il complesso dell’argomentazione della ricorrente, relativa ad asserite incoerenze nella definizione
         dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL, sotto il profilo degli obiettivi ambientali perseguiti, è privo di
         ogni fondamento. 
      
      139    Ne consegue che la ricorrente non ha dimostrato che la decisione impugnata fosse inficiata da un errore manifesto di valutazione
         nella parte in cui constata che la definizione dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL non comporta elementi
         di aiuto di Stato. 
      
      140    Occorre esaminare, a questo punto, il motivo relativo al difetto di motivazione della decisione impugnata, nella parte che
         riguarda la valutazione dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL. La ricorrente rimprovera a tale riguardo alla
         Commissione di essersi astenuta dal motivare le disparità di trattamento in merito all’assoggettamento all’AGL appena esaminate.
      
      141    Secondo una giurisprudenza costante, la motivazione richiesta dall’art. 253 CE deve essere adeguata alla natura dell’atto
         di cui trattasi e deve fare apparire in forma chiara e non equivoca l’iter logico seguito dell’istituzione da cui esso promana,
         in modo da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al giudice competente di esercitare
         il suo controllo. La necessità di motivazione deve essere valutata in funzione delle circostanze del caso, in particolare
         del contenuto dell’atto, della natura dei motivi esposti e dell’interesse che i destinatari dell’atto o altre persone da questo
         interessate direttamente e individualmente possono avere a ricevere spiegazioni. La motivazione non deve necessariamente specificare
         tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti, in quanto la questione se la motivazione di un atto soddisfi i requisiti
         di cui all’art. 253 CE deve essere valutata non soltanto riguardo al suo tenore, ma anche al suo contesto nonché al complesso
         delle norme giuridiche che disciplinano la materia (sentenze Commissione/Sytraval e Brink’s France, cit., punto 63, e Thermenhotel
         Stoiser Franz e a./Commissione, cit., punto 94).
      
      142    Ne consegue che l’esigenza di motivazione di una decisione adottata in materia di aiuti di Stato non può essere determinata
         in funzione dell’interesse ad essere informato del solo Stato membro a cui tale decisione è rivolta (sentenza del Tribunale
         25 giugno 1998, cause riunite T‑371/94 e T‑394/94, British Airways e a. e British Midland Airways/Commissione, Racc. pag. II‑2405,
         punto 92). In particolare, spetta alla Commissione, quando approva una misura al termine della fase preliminare di esame prevista
         dall’art. 88, n. 3, CE, esporre in modo sommario i principali motivi di tale decisione di approvazione, al fine di consentire
         ai terzi interessati di conoscere la sua giustificazione e di valutare l’opportunità di proporre un ricorso avverso la detta
         decisione per avvalersi dei diritti procedurali che sono loro conferiti dall’art. 88, n. 2, CE. 
      
      143    Per quanto riguarda, più specificamente, una decisione della Commissione di chiusura del procedimento d’indagine preliminare
         che dichiari insussistente un aiuto di Stato segnalato da un denunciante, la Commissione è comunque tenuta ad esporre adeguatamente
         al denunciante le ragioni per le quali gli elementi di fatto e di diritto esposti nella denuncia non sono stati sufficienti
         a dimostrare la sussistenza di un aiuto di Stato. Tuttavia, la Commissione non è tenuta a prendere posizione su elementi che
         sono manifestamente non pertinenti, privi di senso o chiaramente secondari (sentenza Commissione/Sytraval e Brink’s France,
         cit., punto 64).
      
      144    Nella specie, risulta in particolare dai ‘considerando’ 31, 32 e 34 della decisione impugnata che la Commissione ha concluso
         che l’ambito di applicazione dell’AGL era giustificato dalla logica e dalla natura di tale regime fiscale, per il fatto che
         l’AGL costituiva un’ecotassa specifica, il cui ambito di applicazione molto limitato era stato determinato dallo Stato membro
         interessato, libero di decidere il suo regime fiscale nazionale, in funzione delle caratteristiche proprie al settore di attività
         considerato. La Commissione ha sottolineato, in sostanza, che la differenziazione stabilita tra i settori tassati e quelli
         che sono esentati si giustificava nell’ottica, da un lato, di ridurre l’estrazione di aggregati – che comporta conseguenze
         indesiderabili per l’ambiente – e di promuovere un uso razionale di tali aggregati e, dall’altro, di favorire l’impiego di
         aggregati riciclati o di altri materiali di sostituzione, in modo da ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili e le sue
         conseguenze dannose sull’ambiente. 
      
      145    La Commissione ha così esposto in modo sintetico ma chiaro i motivi per i quali ha respinto le censure – la cui sostanza è
         ripresa in modo molto succinto nei ‘considerando’ 14 e 15 della decisione impugnata – sviluppate dalla ricorrente nella sua
         denuncia. La ricorrente aveva infatti criticato la differenziazione stabilita tra, da una parte, i materiali assoggettati
         all’AGL, quali taluni prodotti derivati di qualità inferiore (come i prodotti derivati dal calcare estratto per produrre calce
         o cemento) o l’arenaria, che, secondo la ricorrente, è tassata benché non sia destinata ad essere utilizzata come aggregato,
         e, dall’altra, taluni prodotti derivati esentati (come gli scarti d’ardesia e di caolino, impiegati come aggregati, menzionati
         al ‘considerando’ 11 della decisione impugnata). Essa aveva sostenuto che una tale differenziazione era atta a falsare la
         concorrenza tra queste diverse categorie di materiali e non era giustificata dalla natura o dalla logica del sistema. 
      
      146    In queste circostanze, tenendo in considerazione, da una parte, la libertà degli Stati membri – rilevata nella decisione impugnata
         (‘considerando’ 31 e 32) – di determinare la loro politica fiscale e ambientale ricorrendo come nel caso di specie all’imposizione
         di un’ecotassa settoriale (v. punti 115, 116, 128 e 130 sopra) e, dall’altra, il fatto che la ricorrente è un’associazione
         che raggruppa operatori economici competenti, la decisione impugnata, che espone succintamente le considerazioni essenziali
         su cui essa si fonda, non può essere considerata come inficiata da un difetto di motivazione. 
      
      –       Esenzione delle esportazioni 
      147    La ricorrente sostiene che l’esenzione delle esportazioni di aggregati è anch’essa in contraddizione con le finalità ambientali
         asseritamente perseguite con l’AGL. Tale esenzione mirerebbe unicamente a tutelare la competitività dei produttori britannici
         sui mercati d’esportazione. 
      
      148    Occorre ricordare in via preliminare che l’AGL è applicata sull’utilizzo o sulla commercializzazione degli aggregati vergini
         nel Regno Unito. L’importazione di aggregati vergini è tassata e l’esportazione di tali materiali è esentata, al fine, secondo
         le autorità del Regno Unito, «di assicurare una parità di trattamento tra gli aggregati vergini prodotti nel Regno Unito e
         quelli prodotti in altri Stati membri» (‘considerando’ 22 della decisione impugnata). La Commissione giustifica tale esenzione,
         nella decisione impugnata (‘considerando’ 33), con il fatto che le autorità del Regno Unito non possono esercitare un controllo
         sull’impiego dei materiali come aggregati fuori del loro territorio. 
      
      149    Dinanzi al Tribunale, la Commissione e l’interveniente hanno precisato tale motivazione. La Commissione ha sottolineato in
         particolare che l’AGL costituiva una tassa indiretta al consumo, in via di principio applicabile negli Stati membri in cui
         il consumo ha luogo, al fine di evitare un’eventuale doppia imposizione dei prodotti esportati. L’interveniente ha rilevato
         da parte sua che l’art. 91 CE autorizzava l’esenzione da una tassa interna, all’esportazione, purché l’importo esentato non
         superasse l’importo della tassa pagata. 
      
      150    Tale motivazione fondata sulla natura di tassa indiretta dell’AGL deve essere presa in considerazione, in quanto, contrariamente
         alla tesi della ricorrente, si collega ai motivi esposti dalla Commissione nella decisione impugnata e non può pertanto essere
         considerata come una motivazione supplementare dedotta dopo l’adozione di tale decisione. Infatti, l’accento messo sul controllo
         dell’uso dei materiali interessati in quanto aggregati indica che la Commissione si è riferita, nella decisione impugnata,
         al fatto che la misura de qua costituiva una tassa indiretta che grava sui prodotti stessi e non sulle imprese. 
      
      151    Nella fattispecie, è necessario constatare che l’AGL, che si applica, contrariamente all’analisi della ricorrente, alla commercializzazione
         degli aggregati e colpisce quindi i prodotti e non i redditi dei produttori, ben costituisce una tassa indiretta, regolata
         dal principio della tassazione nel paese di destinazione, in conformità dell’art. 91 CE. 
      
      152    Orbene, secondo la giurisprudenza, una misura fiscale specifica che è giustificata dalla logica interna del sistema fiscale
         sfugge all’applicazione dell’art. 87, n. 1, CE (sentenze Diputación Foral de Álava e a./Commissione, cit., punto 164, e Diputación
         Foral de Guipúzcoa e a./Commissione, cit., punto 61).
      
      153    Nel caso di specie, l’esenzione delle esportazioni non può pertanto essere considerata conferire un vantaggio selettivo agli
         esportatori in quanto essa è giustificata dalla natura di tassa indiretta dell’AGL. Lo Stato membro interessato era infatti
         legittimato a privilegiare le considerazioni collegate alla struttura del regime fiscale considerato, rispetto agli obiettivi
         ambientali perseguiti. La circostanza, dedotta dalla ricorrente, che altri Stati membri effettuino scelte diverse è priva
         di rilevanza. 
      
      154    Ne deriva che la Commissione non è incorsa in errori manifesti di valutazione constatando, nella decisione impugnata, che
         l’esenzione delle esportazioni non era costitutiva di un aiuto di Stato. 
      
      155    Peraltro, per quanto riguarda la motivazione della decisione impugnata, la Commissione, fondandosi sulla struttura dell’AGL,
         ha giustificato in modo giuridicamente sufficiente il rigetto delle censure sollevate dalla ricorrente nella sua denuncia,
         per quanto riguarda il vantaggio selettivo asseritamente conferito agli esportatori con l’esenzione delle esportazioni.
      
      156    Per l’insieme dei motivi che precedono, i motivi vertenti sulla violazione dell’art. 87, n. 1, CE e sul difetto di motivazione
         devono essere respinti. 
      
       Sul motivo vertente sulla violazione dell’obbligo di avviare il procedimento di indagine formale 
       Argomenti delle parti
      157    La ricorrente sostiene che le allegate incoerenze nella delimitazione dell’ambito di applicazione dell’AGL conducono inevitabilmente
         alla conclusione che la qualificazione dell’AGL sollevava serie difficoltà. Tali difficoltà sarebbero state ulteriormente
         rafforzate dagli importanti sviluppi che sono stati apportati dalla High Court of Justice, nella menzionata sentenza 19 aprile
         2002, nonché dalle dichiarazioni delle autorità del Regno Unito secondo cui l’ambito di applicazione dell’AGL sarebbe stato
         determinato in modo da tutelare la competitività internazionale dei settori esentati. Inoltre, l’esenzione dello scisto e
         dell’ardesia nonché delle esportazioni sarebbe stata contraria al principio «chi inquina paga». La Commissione avrebbe del
         resto ammesso essa stessa, nel suo controricorso, che la qualificazione dell’AGL alla luce dell’art. 87, n. 1, CE sollevava
         numerose questioni complesse, in particolare per quanto riguarda la delimitazione del mercato interessato. 
      
      158    Inoltre, il documento di consultazione pubblicato il 9 dicembre 2002 dalle autorità del Regno Unito indicherebbe che queste
         ebbero talune difficoltà per quanto riguarda la coerenza dell’ambito di applicazione dell’AGL con gli obiettivi ambientali
         perseguiti. 
      
      159    Peraltro, la deduzione nel controricorso dell’interesse dello Stato membro interessato ad ottenere rapidamente una decisione
         nonché del rischio di disfunzione del sistema di controllo degli aiuti di Stato dimostrerebbe che la Commissione si è fondata
         su altri criteri rispetto a quello relativo alle «serie difficoltà». 
      
      160    In tali circostanze, anche a voler supporre che la decisione impugnata non sia inficiata da un errore manifesto di valutazione,
         cosa che la ricorrente contesta, questa sarebbe comunque infirmata da una violazione dell’art. 88, n.3, CE che avrebbe imposto
         alla Commissione di avviare il procedimento d’indagine formale. 
      
      161    La Commissione obietta che era chiaro che l’AGL costituiva un onere fiscale eccezionale non riconducibile alle norme relative
         agli aiuti di Stato, che l’esclusione dei surrogati dalla categoria degli aggregati vergini era giustificata dalla natura
         o dalla struttura generale del sistema e che il meccanismo consueto applicabile alle tasse indirette al consumo non rientrava
         nell’ambito degli aiuti di Stato. 
      
      162    L’interveniente precisa che la consultazione sugli aggregati provenienti dagli scarti, avviata il 9 dicembre 2002, mirava
         a raccogliere informazioni riguardanti gli aggregati, al fine di esaminare se occorreva esentarli e se una tale esenzione
         era vantaggiosa per l’industria e poteva essere effettuata senza oneri eccessivi per le imprese né rischio di abuso. Il documento
         di consultazione dedotto dalla ricorrente non suggeriva che il trattamento degli scarti era incompatibile con gli obiettivi
         della tassa. 
      
       Giudizio del Tribunale
      163    Occorre esaminare in via preliminare l’argomento della Commissione secondo cui, contrariamente alla tesi della ricorrente,
         fondata sulla giurisprudenza anteriore all’entrata in vigore del regolamento n. 659/1999, nell’aprile 1999, la presenza di
         serie difficoltà di valutazione di una misura d’aiuto non le impone più di avviare il procedimento d’indagine formale. La
         Commissione afferma in particolare che, nel caso di un aiuto non notificato, essa è legittimata, senza avviare il procedimento
         previsto dall’art. 88, n. 2, CE, ad ottenere in via preliminare le informazioni necessarie dallo Stato membro interessato
         ai sensi dell’art. 10, n. 2, del regolamento n. 659/1999. 
      
      164    Nel caso di specie, il Tribunale rileva che il provvedimento statale controverso era stato notificato unicamente nella parte
         in cui prevedeva un’esenzione a favore dell’Irlanda del Nord, e non per quanto riguarda la definizione dell’ambito di applicazione
         dell’AGL, l’unica in questione nel presente caso.
      
      165    A tale riguardo, occorre sottolineare che l’obbligo della Commissione di esaminare in via preliminare un eventuale aiuto illegittimo
         con lo Stato membro interessato, se del caso chiedendogli informazioni (sentenza della Corte 10 maggio 2005, causa C-400/99,
         Italia/Commissione, Racc. pag. I‑3657, punti 29 e 30), non può esentare tale istituzione dall’obbligo di avviare il procedimento
         d’indagine formale, in particolare se, alla luce delle informazioni ottenute, permangono serie difficoltà di valutazione della
         misura considerata. Un tale obbligo risulta infatti direttamente dall’art. 88, n. 3, CE, come è stato interpretato dalla giurisprudenza,
         ed è del resto espressamente confermato dal combinato disposto dell’art. 4, n. 4, e dell’art. 13, n. 1, del regolamento n. 659/1999,
         quando la Commissione constata, dopo un esame preliminare, che la misura illegittima suscita dubbi in merito alla sua compatibilità
         (sentenza del Tribunale 30 aprile 2002, cause riunite T-195/01 e T-207/01, Governo di Gibilterra/Commissione, Racc. pag. II-2309,
         punti 69 e 72). 
      
      166    Infatti, secondo una giurisprudenza costante, il procedimento dell’art. 88, n. 2, CE risulta indispensabile quando la Commissione
         incontra serie difficoltà per valutare se un aiuto sia compatibile con il mercato comune. La Commissione può quindi limitarsi
         alla fase preliminare di cui all’art. 88, n. 3, per adottare una decisione favorevole a una misura statale solo se essa è
         in grado di acquisire, al termine di un primo esame, la convinzione che tale misura non costituisce un aiuto ai sensi dell’art. 87,
         n. 1, CE, o, se essa è qualificata come aiuto, che è compatibile con il mercato comune. Se invece questo primo esame ha indotto
         la Commissione a convincersi del contrario, o non le ha consentito di risolvere tutti i problemi della valutazione della compatibilità
         dell’aiuto con il mercato comune, la Commissione deve munirsi di tutti i pareri necessari e iniziare, a tale scopo, il procedimento
         ex art. 88, n. 2, CE (sentenze Matra/Commissione, cit., punto 33, e Commissione/Sytraval e Brink’s France, cit., punto 39;
         sentenze del Tribunale 10 maggio 2000, causa T‑46/97, SIC/Commissione, Racc. pag. II‑2125, punto 71, e 15 marzo 2001, causa
         T‑73/98, Prayon-Rupel/Commissione, Racc. pag. II‑867, punto 42).
      
      167    Tale obbligo di avviare il procedimento d’indagine formale si impone in particolare quando la Commissione, dopo aver proceduto,
         sulla base delle informazioni comunicate dallo Stato membro interessato, ad un esame sufficiente del provvedimento statale
         controverso, conserva dubbi sull’esistenza di elementi di aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE nonché sulla loro compatibilità
         con il mercato comune (sentenza 10 maggio 2005, Italia/Commissione, cit., punti 47 e 48). 
      
      168    Nel caso di specie, occorre rilevare che, contrariamente alle affermazioni della ricorrente, la circostanza che la Commissione
         abbia tenuto conto dell’interesse dello Stato membro interessato ad ottenere una decisione rapidamente non permette di per
         sé di presumere che tale istituzione si sia fondata su criteri diversi rispetto a quello relativo alla mancanza di serie difficoltà
         di valutazione per decidere di non avviare il procedimento d’indagine formale. 
      
      169    Quanto al documento di consultazione 9 dicembre 2002, successivo all’adozione della decisione impugnata, non può essere preso
         in considerazione ai fini della valutazione della legittimità di tale decisione. Infatti, secondo una giurisprudenza ben consolidata,
         nell’ambito di un ricorso di annullamento, le complesse valutazioni operate dalla Commissione devono essere esaminate alla
         luce dei soli elementi di cui essa disponeva quando le ha effettuate (sentenze del Tribunale 6 ottobre 1999, causa T‑110/97,
         Kneissl Dachstein/Commissione, Racc. pag. II‑2881, punto 47, e causa T‑123/97, Salomon/Commissione, Racc. pag. II‑2925, punto
         48).
      
      170    Ne risulta che i soli argomenti utilmente fatti valere dalla ricorrente a sostegno del presente motivo, relativi alle presunte
         incoerenze nella delimitazione dell’ambito di applicazione dell’AGL, riprendono quelli che essa aveva dedotto nell’ambito
         del motivo relativo alla violazione dell’art. 87, n. 1, CE. 
      
      171    Orbene, come il Tribunale ha già stabilito, la delimitazione dell’ambito di applicazione ratione materiae di un’ecotassa,
         come l’AGL, rientrava nella competenza dello Stato membro interessato, libero di stabilire le sue priorità in materia di politica
         ambientale (v. punti 115 e 116 sopra). In tale contesto, deriva dalle considerazioni che precedono (v. punti 138 e 139 sopra)
         che la Commissione ha potuto ritenere, senza commettere errori manifesti di valutazione, che non vi fosse alcun dubbio che
         la delimitazione dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL non comportava elementi d’aiuto di Stato. Peraltro,
         l’esenzione delle esportazioni poteva incontestabilmente giustificarsi con la natura di tassa indiretta dell’AGL (v. punti
         152 e 153 sopra). In queste circostanze, né le osservazioni contenute nella sentenza della High Court of Justice 19 aprile
         2002, né le dichiarazioni dell’interveniente che spiegavano la sua scelta di non assoggettare all’AGL taluni materiali nell’ottica
         di tutelare la competitività internazionale dei settori interessati, né l’asserita complessità della delimitazione del mercato
         interessato, dedotte dalla ricorrente, rivelavano l’esistenza di serie difficoltà per quanto riguarda la qualificazione dell’AGL
         rispetto al criterio della selettività. 
      
      172    In tali circostanze, è necessario constatare che la Commissione non ha ecceduto i limiti del suo potere discrezionale ritenendo
         che il controllo, rispetto all’art. 87, n. 1, CE, sia della delimitazione dell’ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL
         sia dell’esenzione delle esportazioni non presentasse alcuna seria difficoltà che le imponesse l’obbligo di avviare il procedimento
         d’indagine formale.
      
      173    Ne deriva che il motivo relativo alla violazione dell’obbligo di avviare il procedimento formale d’indagine deve essere respinto.
         
      
       Sul motivo vertente sulla violazione da parte della Commissione dei suoi obblighi in sede di esame preliminare 
       Argomenti delle parti
      174    La ricorrente sostiene che la Commissione non ha proceduto ad un esame diligente e imparziale della sua denuncia. La Commissione
         avrebbe del resto ammesso, nel suo controricorso, di avere adottato rapidamente la decisione impugnata, su domanda dell’interveniente.
         
      
      175    Peraltro, nella decisione impugnata, la Commissione avrebbe omesso di esporre in modo sufficiente i motivi del rigetto della
         sua denuncia. Essa non affronterebbe le incoerenze messe in evidenza dalla ricorrente nella sua denuncia, come la tassazione
         di materiali secondari generati dalla produzione di calcare non tassato e la non tassazione dello scisto estratto in vista
         di un utilizzo come aggregato. Del resto, per quanto riguarda le esportazioni, la decisione impugnata non esaminerebbe la
         questione dell’esenzione delle esportazioni di materiali di qualità inferiore. 
      
      176    La Commissione respinge tale argomento. Essa obietta che tutte le questioni sollevate in tale denuncia, peraltro identiche
         a quelle che erano state dedotte nella prima denuncia, sono state esaminate nella decisione impugnata. Soltanto il calendario
         spiegherebbe la mancata menzione della denuncia della ricorrente, al ‘considerando’ 3 della decisione impugnata che si riferisce
         alla prima denuncia. 
      
       Giudizio del Tribunale
      177    Secondo la giurisprudenza, quando i terzi interessati hanno sottoposto alla Commissione denunce relative a provvedimenti statali
         che non erano stati oggetto di una notifica ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE, per applicare correttamente le norme fondamentali
         del Trattato relative agli aiuti di Stato tale istituzione è tenuta, nell’ambito della fase preliminare prevista da detta
         disposizione, a procedere ad un esame diligente ed imparziale delle denunce (sentenze Commissione/Sytraval e Brink’s France,
         cit., punto 62, e SIC/Commissione, cit., punto 105).
      
      178    Nel caso di specie, la ricorrente non deduce alcun serio elemento che permetta di ritenere che la Commissione non abbia proceduto
         ad un’istruttoria sufficiente del caso. Al contrario, risulta dagli atti che tale istituzione ha invitato le autorità del
         Regno Unito a presentare le loro osservazioni sulle principali censure che figurano nella prima denuncia, essenzialmente analoghe
         alle censure che risultano nella denuncia della ricorrente, e che essa ha domandato loro dei supplementi d’informazione, che
         sono stati forniti nella menzionata lettera del 19 febbraio 2002. In queste circostanze, in mancanza di qualsiasi altro indizio,
         la sola circostanza che la decisione impugnata sia stata adottata rapidamente non consente di affermare che vi è stata un’istruttoria
         insufficiente.
      
      179    Peraltro, occorre rilevare che la Commissione ha comunicato alla ricorrente la decisione impugnata, destinata allo Stato membro
         interessato, in conformità del principio di buona amministrazione. Orbene, tale decisione espone in modo sufficiente le ragioni
         del rigetto delle censure enunciate nella denuncia della ricorrente, come già dichiarato (v. punti 144, 145 e 155 sopra).
      
      180    Ne deriva che il motivo relativo alla violazione, da parte della Commissione, dei suoi obblighi in sede di esame preliminare
         deve essere respinto. 
      
      181    Per tutti questi motivi, il ricorso deve essere respinto nella sua interezza. 
      
       Sulle spese
      182    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, va condannata alle spese.
      
      183     Ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, gli Stati membri intervenuti nella causa sopportano
         le proprie spese. Ne deriva che il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporterà le proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione ampliata)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente sopporterà, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dalla Commissione. 
      3)      L’interveniente sopporterà le proprie spese.
      
               Pirrung 
            
            
                Meij 
            
            
                Forwood
            
         
               Pelikánová 
            
             
            
                      Papasavvas
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 13 settembre 2006.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      J. Pirrung
            
         Indice
      
      Fatti all’origine della controversia
      Finance Act 2001
      Procedimento amministrativo e contenzioso dinanzi al giudice nazionale
      Decisione impugnata
      Procedimento
      Conclusioni delle parti
      Sulla ricevibilità
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Nel merito
      Sui motivi vertenti sulla violazione dell’art. 87, n. 1, CE e sul difetto di motivazione
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      – Ambito di applicazione ratione materiae dell’AGL
      – Esenzione delle esportazioni
      Sul motivo vertente sulla violazione dell’obbligo di avviare il procedimento di indagine formale
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul motivo vertente sulla violazione da parte della Commissione dei suoi obblighi in sede di esame preliminare
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulle spese
      * Lingua processuale: l'inglese.