CELEX: 62007CJ0202
Language: it
Date: 2009-04-02
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 2 aprile 2009. # France Télécom SA contro Commissione delle Comunità europee. # Impugnazione - Abuso di posizione dominante - Mercato dei servizi d’accesso ad Internet ad alta velocità - Prezzi predatori - Recupero delle perdite - Diritto all’adeguamento. # Causa C-202/07 P.

Causa C‑202/07 P
      France Télécom SA
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Impugnazione — Abuso di posizione dominante — Mercato dei servizi d’accesso ad Internet ad alta velocità — Prezzi predatori — Recupero delle perdite — Diritto all’adeguamento»
      Massime della sentenza
      1.        Procedura — Motivazione delle sentenze — Portata 
      (Statuto della Corte di giustizia, art. 36)
      2.        Impugnazione — Motivi di ricorso — Impossibilità di dedurre motivi che siano stati oggetto di rinuncia in primo grado o di
            una dichiarazione di irricevibilità non contestata
      (Statuto della Corte di giustizia, art. 58)
      3.        Concorrenza — Posizione dominante — Abuso — Pratica di prezzi inferiori a un determinato livello di costi 
      (Art. 82 CE)
      1.        L’obbligo per il Tribunale di motivare le proprie decisioni non può essere interpretato nel senso che esso implica che il
         Tribunale sia tenuto a rispondere dettagliatamente a ciascun argomento dedotto dal ricorrente, in particolare qualora esso
         non rivesta un carattere sufficientemente chiaro e preciso e non si fondi su elementi di prova circostanziati.
      
      (v. punti 30, 117)
      2.        In sede di impugnazione il ricorrente non è legittimato ad avvalersi di motivi che il Tribunale abbia dichiarato irricevibili
         qualora tale dichiarazione d’irricevibilità non sia messa in discussione.
      
      (v. punto 93)
      3.        La possibilità di recupero delle perdite sofferte per l’applicazione, da parte di un’impresa in posizione dominante, di prezzi
         inferiori a un determinato livello di costi non costituisce un presupposto necessario per dimostrare il carattere abusivo
         di una siffatta politica in materia di prezzi. Ciò non esclude che la Commissione possa considerare una siffatta possibilità
         di recupero delle perdite come elemento rilevante in sede di valutazione della natura abusiva della pratica in questione in
         quanto, per esempio, essa può contribuire ad escludere, in caso di applicazione di prezzi inferiori alla media dei costi variabili,
         giustificazioni economiche diverse dall’eliminazione di un concorrente, oppure a dimostrare, in caso di applicazione di prezzi
         inferiori alla media dei costi totali ma superiori alla media dei costi variabili, l’esistenza di un piano avente lo scopo
         di eliminare un concorrente. Del resto, la mancanza di qualsiasi possibilità di recupero delle perdite non può bastare ad
         escludere che l’impresa in questione giunga a rafforzare la sua posizione dominante in seguito, in particolare, all’uscita
         dal mercato di uno o più tra i suoi concorrenti, di modo che il grado di concorrenza esistente sul mercato, già indebolito
         proprio a causa della presenza dell’impresa in questione, risulti ancor più diminuito e che i consumatori subiscano un danno
         derivante dalla limitazione delle loro possibilità di scelta.
      
      (v. punti 110‑112)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      2 aprile 2009 (*)
      
      «Impugnazione – Abuso di posizione dominante – Mercato dei servizi d’accesso ad Internet ad alta velocità – Prezzi predatori – Recupero delle perdite – Diritto all’adeguamento»
      Nel procedimento C‑202/07 P,
      avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 10 aprile 2007,
      France Télécom SA, con sede in Parigi (Francia), rappresentata dagli avv.ti J. Philippe, H. Calvet, O.W. Brouwer e T. Janssens, avocats,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. E. Gippini Fournier, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. M. Ilešič, A. Tizzano (relatore), A. Borg Barthet e J.‑J. Kasel,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig. M.-A. Gaudissart, capounità
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 3 aprile 2008,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 25 settembre 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso d’impugnazione, la France Télécom SA (in prosieguo: la «France Télécom») chiede alla Corte di annullare
         la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 30 gennaio 2007, causa T‑340/03, France Télécom/Commissione
         (Racc. pag. II‑107; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale il Tribunale ha respinto il suo ricorso, diretto
         all’annullamento della decisione della Commissione 16 luglio 2003 relativa ad un procedimento di applicazione dell’art. 82 CE
         (caso COMP/38.233 – Wanadoo Interactive; in prosieguo: la «decisione controversa»).
      
       Fatti, procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata 
      2        La Wanadoo Interactive SA (in prosieguo: la «WIN») era, all’epoca dei fatti controversi, una società del gruppo France Télécom
         operante in Francia nel settore dei servizi di accesso ad Internet, ivi compresi i servizi ADSL (Asymmetric Digital Subscriber
         Line, linea digitale asimmetrica per l’abbonato). 
      
      3        Ai sensi dell’art. 1 della decisione controversa, la Commissione delle Comunità europee ha accertato che, nel periodo marzo
         2001 - ottobre 2002, la WIN «ha violato l’art. [82 CE], praticando per i suoi servizi eXtense e Wanadoo ADSL prezzi predatori
         che non le hanno permesso di coprire i suoi costi variabili fino all’agosto 2001 e che non le hanno permesso di coprire i
         suoi costi totali a partire dall’agosto 2001, nell’ambito di un disegno diretto ad appropriarsi prioritariamente del mercato
         dell’accesso ad Internet ad alta velocità in una fase importante del suo sviluppo». Di conseguenza, con l’art. 2 della detta
         decisione, la Commissione le ha imposto di porre fine a tale violazione e, con l’art. 4 della medesima, le ha inflitto un’ammenda
         pari ad EUR 10,35 milioni.
      
      4        Il 2 ottobre 2003, la WIN, cui è subentrata la France Télécom in seguito ad un’operazione di fusione avvenuta il 1° settembre
         2004, ha proposto al Tribunale un ricorso diretto all’annullamento della decisione controversa. Questo ricorso è stato respinto
         con la sentenza impugnata.
      
      5        Con la sua domanda di annullamento la WIN ha sollevato, in particolare, una censura relativa alla violazione, da parte della
         Commissione, dell’art. 82 CE. In una parte di questa censura, la WIN ha sostenuto che la Commissione non aveva adeguatamente
         dimostrato l’abuso di posizione dominante da essa commesso sotto forma di applicazione di prezzi predatori per i servizi in
         questione nel periodo marzo 2001 - ottobre 2002, e che aveva commesso una serie di errori di diritto.
      
      6        Il motivo in questione era composto di due gruppi di argomenti relativi, rispettivamente, al metodo seguito dalla Commissione
         per il calcolo del tasso di copertura dei costi e all’applicazione fatta da quest’ultima del test sulla strategia predatoria.
      
      7        Per quanto riguarda gli argomenti relativi al metodo di calcolo del tasso di copertura dei costi, il Tribunale ha ricordato
         preliminarmente, nei punti 129 e 130 della sentenza impugnata, l’ampio potere discrezionale attribuito alla Commissione in
         materia di valutazioni economiche complesse, nonché i criteri ricavati dalla giurisprudenza per considerare un prezzo come
         predatorio.
      
      8        Facendo richiamo, in particolare, alle sentenze 3 luglio 1991, causa C‑62/86, AKZO/Commissione (Racc. pag. I‑3359), e 14 novembre
         1996, causa C‑333/94 P, Tetra Pak/Commissione (Racc. pag. I‑5951), il Tribunale, nel punto 130 della sentenza impugnata, ha
         ricordato che «da un lato, prezzi inferiori alla media dei costi variabili permettono di presumere il carattere eliminatorio
         di una pratica di prezzi e che, dall’altro, prezzi inferiori alla media dei costi totali, ma superiori alla media dei costi
         variabili, sono da considerarsi illeciti allorché sono fissati nell’ambito di un disegno inteso a eliminare un concorrente».
      
      9        Ciò premesso, il Tribunale ha constatato anzitutto che, nel caso di specie, la Commissione, al fine di calcolare il tasso
         di copertura dei costi, aveva scelto il metodo di calcolo dei costi rettificati. Questo metodo è descritto nel punto 132 della
         sentenza impugnata nei termini seguenti:
      
      «(...) Secondo il principio dell’ammortamento di un’immobilizzazione, la Commissione ha considerato l’ipotesi di spalmare
         i costi di acquisizione della clientela su 48 mesi. Su tale fondamento, essa ha esaminato separatamente la copertura dei costi
         variabili rettificati e quella dei costi totali rettificati, affermando che la Corte prevede due test di copertura dei costi
         a seconda che i comportamenti dell’impresa dominante si iscrivano o meno nell’ambito di un disegno finalizzato ad escludere
         i concorrenti. (...)».
      
      10      Applicando il suddetto metodo dei costi rettificati, la Commissione ha concluso, come rilevato dal Tribunale nel punto 138
         della sentenza impugnata, nel senso che:
      
      «(…) I prezzi praticati dalla WIN non le permette[vano] di coprire i suoi costi variabili fino all’agosto 2001, né i suoi
         costi totali dal gennaio 2001 all’ottobre 2002 (…), mentre non vi erano dubbi sulla mancata copertura dei costi totali fino
         all’agosto 2001, considerato il livello di copertura dei costi variabili».
      
      11      Nel respingere poi le asserzioni della WIN, dirette a dimostrare che il metodo scelto dalla Commissione fosse statico e non
         tenesse in considerazione le variazioni dei costi lungo tutto il periodo di 48 mesi preso in considerazione, il Tribunale,
         nel punto 143 della sentenza impugnata, ha osservato che la Commissione aveva correttamente integrato, per ciascun periodo
         dell’infrazione preso in considerazione nonché per l’insieme degli abbonati, le riduzioni delle tariffe succedutesi durante
         il periodo di durata dell’infrazione e che essa aveva strutturato la sua analisi in funzione delle dette riduzioni.
      
      12      Inoltre, nel punto 152 della sentenza impugnata, il Tribunale ha giudicato che la Commissione aveva ritenuto giustamente che
         i ricavi e i costi successivi all’ottobre 2002 e, di conseguenza, posteriori all’infrazione non potessero essere presi in
         considerazione per valutare il tasso di copertura dei costi durante il detto periodo.
      
      13      Infine, nel punto 153 della sentenza impugnata, il Tribunale ha giudicato che, anche ipotizzando, come sosteneva la WIN, che
         sarebbe stato opportuno applicare nel caso di specie un altro metodo di calcolo, in particolare quello diretto a calcolare
         il valore netto attualizzato degli abbonati, tale circostanza non poteva bastare per dimostrare l’illegalità del metodo seguito
         in ultima analisi dalla Commissione.
      
      14      La WIN, in primo grado, ha criticato anche la rilevanza data dalla Commissione a certi elementi errati, in sede di applicazione
         del metodo scelto per la determinazione del tasso di copertura dei costi.
      
      15      A questo proposito, il Tribunale, nei punti 165 e 169 della sentenza impugnata, ha giudicato che, a prescindere dalla ricevibilità
         dell’argomento, anche senza prendere in considerazione i detti elementi errati, i ricavi generati dai servizi di cui trattasi,
         come ammesso dalla stessa WIN, sarebbero stati comunque inferiori ai costi completi dei medesimi. Questa circostanza avrebbe
         consentito già da sola di respingere tale argomento, in quanto ininfluente. 
      
      16      Per quanto riguarda gli argomenti relativi al test sulla strategia predatoria, in primo luogo il Tribunale ha respinto, nei
         punti 182-186 della sentenza impugnata, gli argomenti dedotti dalla WIN riguardanti l’esistenza di un diritto assoluto dell’operatore
         economico di uniformarsi in buona fede ai prezzi precedentemente praticati da un suo concorrente quando questi prezzi siano
         inferiori ai costi del detto operatore.
      
      17      Infatti, dopo aver rilevato che né la prassi della Commissione né la giurisprudenza comunitaria riconoscono a un’impresa in
         posizione dominante un siffatto diritto assoluto, il Tribunale ha ricordato che le imprese dominanti hanno obblighi specifici
         e, di conseguenza, possono venire private del diritto di adottare comportamenti che non siano di per sé abusivi e che sarebbero
         tollerabili se fossero adottati da un’impresa non dominante.
      
      18      Da ciò il Tribunale ha tratto le seguenti conclusioni (punto 187 della sentenza impugnata):
      
      «La WIN non può dedurre un diritto assoluto ad allinearsi ai prezzi dei concorrenti per giustificare il proprio comportamento.
         Benché sia vero che l’allineamento da parte dell’impresa dominante ai prezzi dei concorrenti non è in sé abusivo o condannabile,
         non può essere escluso che esso lo divenga qualora non sia diretto solo a proteggere i propri interessi, ma abbia per obiettivo
         di rafforzare tale posizione dominante e di abusarne».
      
      19      In secondo luogo, il Tribunale ha respinto l’asserzione della WIN, secondo la quale quest’ultima non aveva una strategia predatoria
         e di riduzione della concorrenza.
      
      20      Secondo la WIN, la Commissione ha commesso una grave violazione dell’art. 82 CE, considerando accertata l’esistenza di un
         piano di eliminazione dei suoi concorrenti. Infatti, un piano siffatto non sarebbe stato razionalmente concepibile nelle condizioni
         del mercato di cui trattasi, in particolare in considerazione della fragilità delle barriere d’ingresso in quest’ultimo.
      
      21      A questo proposito, il Tribunale ha anzitutto ricordato, nei punti 195‑198 della sentenza impugnata, che, secondo la giurisprudenza,
         la Commissione, per poter concludere nel senso dell’esistenza di una prassi di prezzi predatori, ha l’obbligo di fornire indizi
         seri in merito all’esistenza di una strategia di «appropriazione prioritaria» del mercato, quando i prezzi applicati da un’impresa
         in posizione dominante non siano sufficienti a coprire i suoi costi integrali. Successivamente, dopo aver constatato che la
         Commissione aveva fornito indizi di tal genere, esso, nel punto 204 della medesima sentenza, ha giudicato che il ricorso della
         WIN faceva riferimento ad elementi troppo generici per consentire al Tribunale di pronunciarsi su questo argomento, che di
         conseguenza esso ha respinto. In via ultronea, il Tribunale ha dichiarato, nei punti 206‑215 della detta sentenza, che gli
         indizi sui quali la Commissione si era basata erano sufficientemente seri, nonché corroborati da altri elementi di fatto,
         di modo che quest’ultima poteva giustamente concludere nel senso dell’esistenza di una strategia di «appropriazione prioritaria»
         del mercato durante tutta la durata dell’infrazione.
      
      22      In terzo luogo, secondo la WIN, la Commissione ha commesso un errore di diritto, giudicando superflua la dimostrazione della
         possibilità di recupero delle perdite da essa subite in seguito all’applicazione della sua politica in materia di prezzi.
         La WIN ha sostenuto anche che la Commissione ha commesso un errore manifesto di valutazione e un errore di diritto, ritenendo
         di aver fornito la prova di una siffatta possibilità.
      
      23      Facendo riferimento alle citate sentenze AKZO/Commissione e Tetra Pak/Commissione, il Tribunale, nel punto 228 della sentenza
         impugnata, ha escluso che una prova siffatta fosse richiesta dalla Commissione. Infatti, quando i prezzi praticati da un’impresa
         in posizione dominante sono inferiori solo ai costi totali di quest’ultima, la Commissione, pur essendo obbligata a fornire
         la prova di un elemento ulteriore, ossia l’esistenza di un piano diretto all’«appropriazione prioritaria» del mercato, non
         sarebbe obbligata a fornire anche la dimostrazione della possibilità di recupero delle perdite.
      
       Conclusioni delle parti
      24      Con il suo ricorso d’impugnazione, la France Télécom chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata e, di conseguenza, 
      –        rinviare la causa dinanzi al Tribunale, oppure 
      –        statuire essa stessa in via definitiva, annullando la decisione controversa, accogliendo pertanto le domande formulate dalla
         ricorrente in primo grado, e 
      
      –        condannare la Commissione alle spese.
      25      La Commissione chiede che la Corte voglia respingere l’impugnazione e condannare la ricorrente alle spese.
      
       Sull’impugnazione
       Sul primo motivo, relativo a un vizio di motivazione della sentenza impugnata 
      26      Con il suo primo motivo, la ricorrente lamenta un vizio di motivazione della sentenza impugnata. Questo motivo si divide in
         due parti.
      
       Sulla prima parte del primo motivo, relativa alla necessità di dimostrare la possibilità di recupero delle perdite 
      –       Argomenti delle parti
      27      A sostegno della prima parte del primo motivo, la ricorrente asserisce che la Corte, nella sua citata sentenza Tetra Pak/Commissione,
         ha dichiarato che una dimostrazione della possibilità di recuperare le perdite subite dall’impresa in posizione dominante
         in seguito all’applicazione della sua politica in materia di prezzi non era necessaria nelle circostanze specifiche della
         causa sfociata in tale sentenza. Poiché il Tribunale si è rifatto al ragionamento seguito nella citata sentenza Tetra Pak/Commissione,
         esso avrebbe dovuto spiegare le ragioni per cui le circostanze del caso di specie fossero, o meno, analoghe a quelle della
         causa che aveva portato alla detta sentenza, o giustificassero la stessa soluzione accolta nel citato provvedimento. 
      
      28      La Commissione asserisce, in sostanza, che la giurisprudenza non richiede alla Commissione nessuna dimostrazione della possibilità
         di recupero delle perdite e che il Tribunale ha sufficientemente motivato la sentenza impugnata a tale proposito.
      
      –       Giudizio della Corte
      29      In via preliminare occorre ricordare che, in base ad una giurisprudenza consolidata, la motivazione di una sentenza deve far
         risultare in modo chiaro e inequivocabile il ragionamento seguito dal Tribunale, in modo da consentire agli interessati di
         conoscere le giustificazioni della decisione adottata ed alla Corte di esercitare il suo sindacato giurisdizionale (v., in
         particolare, sentenze 14 maggio 1998, causa C‑259/96 P, Consiglio/de Nil e Impens, Racc. pag. I‑2915, punti 32 e 33, nonché
         17 maggio 2001, causa C‑449/98 P, IECC/Commissione, Racc. pag. I‑3875, punto 70).
      
      30      Tuttavia, come la Corte ha parimenti precisato, l’obbligo per il Tribunale di motivare le proprie decisioni non può essere
         interpretato nel senso che esso implichi che quest’ultimo sia tenuto a rispondere dettagliatamente a ciascun argomento dedotto
         da una parte, in particolare qualora esso non rivesta un carattere sufficientemente chiaro e preciso e non si fondi su elementi
         di prova circostanziati (sentenze 6 marzo 2001, causa C‑274/99 P, Connolly/Commissione, Racc. pag. I‑1611, punto 121, ed 11
         settembre 2003, causa C‑197/99 P, Belgio/Commissione, Racc. pag. I‑8461, punto 81).
      
      31      Pertanto, è alla luce di questi principi che occorre esaminare la prima parte del primo motivo.
      
      32      Orbene, è giocoforza constatare che, nel caso di specie, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, il Tribunale
         ha motivato sufficientemente le ragioni per le quali la Commissione non era tenuta a dimostrare che la WIN avesse la possibilità
         di recuperare le proprie perdite.
      
      33      Infatti, nel punto 224 della sentenza impugnata, il Tribunale innanzitutto ha ricordato che, nelle citate sentenze AKZO/Commissione
         (punti 71 e 72) nonché Tetra Pak/Commissione (punto 41), la Corte ha dichiarato che, da un lato, i prezzi inferiori alla media
         dei costi variabili devono sempre essere considerati abusivi e, dall’altro, i prezzi inferiori alla media dei costi totali,
         ma superiori alla media dei costi variabili, presentano carattere abusivo solo quando può essere dimostrato un piano di eliminazione.
      
      34      Il Tribunale ha poi ricordato, nel punto 225 della sentenza impugnata, le circostanze della causa sfociata nella citata sentenza
         Tetra Pak/Commissione. In particolare, esso ha fatto richiamo ai punti 42 e 43 di tale sentenza, dove la Corte aveva spiegato
         specificamente che:
      
      «42      (...) Per quanto riguarda i cartoni non asettici, in Italia, tra il 1976 e il 1981, [il Tribunale] ha rilevato che i prezzi
         erano largamente inferiori alla media dei costi variabili. Non era dunque necessaria la prova dell’intento di eliminazione
         dei concorrenti. Nel 1982 il prezzo dei cartoni si situava tra la media dei costi variabili e la media dei costi totali. Per
         questo motivo, al punto 151 della sentenza impugnata, il Tribunale ha cercato di dimostrare, senza peraltro essere criticato
         a questo proposito dalla ricorrente, che la Tetra Pak [International SA] intendeva eliminare un concorrente.
      
      43      Parimenti a giusto titolo il Tribunale, ai punti 189-191 della sentenza impugnata, ha svolto esattamente lo stesso ragionamento
         riguardo alle vendite di macchine non asettiche nel Regno Unito tra il 1981 e [il] 1984».
      
      35      Infine il Tribunale, nel punto 226 della sentenza impugnata, ha citato il punto 44 della menzionata sentenza Tetra Pak/Commissione,
         dove la Corte aveva concluso nel senso che, alla luce degli accertamenti illustrati nei punti 42 e 43 della detta sentenza,
         non era opportuno richiedere, a titolo di prova supplementare, la dimostrazione che la Tetra Pak International SA avesse un’effettiva
         possibilità di recuperare le proprie perdite.
      
      36      Pertanto, è proprio applicando al caso di specie il ragionamento seguito dalla Corte nella citata sentenza Tetra Pak/Commissione,
         quale sintetizzato nei punti precedenti, che il Tribunale, nel punto 227 della sentenza impugnata, ha concluso che la Commissione
         poteva presumere giustamente il carattere eliminatorio della prassi in materia di prezzi di cui trattasi, in quanto i prezzi
         applicati dalla WIN erano, proprio come nella causa che aveva portato alla menzionata sentenza Tetra Pak/Commissione, inferiori
         alla media dei costi variabili e che, per quanto riguarda i costi totali, essa doveva fornire in più la prova che la prassi
         in materia di prezzi adottata dalla WIN si inseriva nel quadro di un disegno diretto all’«appropriazione prioritaria» del
         mercato.
      
      37      Alla luce di ciò, occorre constatare che la sentenza impugnata espone con chiarezza sufficiente le ragioni che hanno indotto
         il Tribunale a considerare le circostanze all’origine della presente causa, in particolare il rapporto esistente tra il livello
         dei prezzi praticati dalla WIN e la media dei costi variabili e totali sostenuti da quest’ultima, come analoghe a quelle che
         hanno portato alla citata sentenza Tetra Pak/Commissione ed a concludere, di conseguenza, che la dimostrazione di un recupero
         delle perdite non costituiva un presupposto necessario all’accertamento di una prassi di prezzi predatori.
      
      38      Di conseguenza, la prima parte del primo motivo dev’essere respinta.
      
       Sulla seconda parte del primo motivo, relativa al diritto di un’impresa in posizione dominante di conformare i suoi prezzi
         a quelli dei propri concorrenti 
      
      –       Argomenti delle parti
      39      Con la seconda parte del presente motivo, la ricorrente critica il Tribunale per non aver motivato il rigetto dei suoi argomenti
         a sostegno di un diritto a conformare i suoi prezzi a quelli dei propri concorrenti. In particolare, essa rimprovera al Tribunale
         di essersi limitato ad affermare, nel punto 187 della sentenza impugnata, che, benché l’allineamento ai prezzi dei concorrenti
         non sia di per sé abusivo, non si può escludere che esso lo divenga quando ha lo scopo di rafforzare una posizione dominante
         e di abusarne, senza specificare assolutamente se la WIN avesse, nel caso di specie, l’intento di rafforzare la sua posizione
         dominante o di abusarne.
      
      40      La Commissione sostiene che la ricorrente si era limitata, in primo grado, a lamentare una violazione, da parte della Commissione,
         del diritto assoluto di cui disporrebbe qualsiasi impresa di conformare i suoi prezzi a quelli dei propri concorrenti, persino
         quando quest’ultima goda di una posizione dominante sul mercato e persino qualora un siffatto allineamento si traduca nell’applicazione
         di un livello di prezzi inferiore ai costi. La Commissione ritiene che, di conseguenza, il Tribunale si sia giustamente limitato
         ad escludere l’esistenza in diritto comunitario di un siffatto diritto assoluto.
      
      –       Giudizio della Corte
      41      Occorre ricordare che, in sede di impugnazione, il controllo da parte della Corte ha lo scopo, in particolare, di verificare
         se il Tribunale abbia adeguatamente risposto al complesso degli argomenti dedotti dal ricorrente (v., in tal senso, sentenze
         17 dicembre 1998, causa C‑185/95 P, Baustahlgewebe/Commissione, Racc. pag. I‑8417, punto 128; 29 aprile 2004, causa C‑359/01
         P, British Sugar/Commissione, Racc. pag. I‑4933, punto 47, nonché 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P, da
         C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione, Racc. pag. I‑5425, punto 244).
      
      42      Orbene, è giocoforza constatare che, come sostenuto dalla Commissione, nel caso di specie il Tribunale ha ampiamente risposto
         all’argomento dedotto dalla WIN in primo grado, diretto, in sostanza, a giustificare la prassi in materia di prezzi di cui
         trattasi sul fondamento del diritto di un qualsiasi operatore economico, a prescindere dalla sua posizione sul mercato, di
         conformare i suoi prezzi a quelli dei propri concorrenti.
      
      43      Così, nel punto 176 della sentenza impugnata, il Tribunale ha precisato anzitutto che la decisione controversa (punto 315)
         nega il diritto della WIN di conformare i suoi prezzi a quelli praticati dai propri concorrenti solo in quanto l’esercizio
         di una siffatta facoltà «implichi per l’impresa dominante una mancata copertura dei costi del servizio in questione».
      
      44      Il Tribunale ha poi spiegato, nei punti 178‑182 della sentenza impugnata, le ragioni per cui un siffatto diritto all’allineamento
         non poteva essere basato né sulla decisione della Commissione 29 luglio 1983, 83/462/CEE, relativa ad una procedura in applicazione
         dell’art. [82 CE] (IV/30.698 – ECS/Akzo – Provvedimenti provvisori) (GU L 252, pag. 13), né sulla citata sentenza AKZO/Commissione,
         invocata dalla ricorrente.
      
      45      Infine, il Tribunale ha verificato se la limitazione del diritto della WIN di conformare i suoi prezzi a quelli dei propri
         concorrenti, comportando «una mancata copertura dei costi del servizio in questione da parte dell’impresa dominante», fosse
         compatibile con il diritto comunitario.
      
      46      A tal fine, nei punti 185 e 186 della sentenza impugnata il Tribunale ha fatto riferimento alla giurisprudenza comunitaria,
         secondo la quale l’art. 82 CE impone obblighi specifici alle imprese in posizione dominante. In particolare, il Tribunale
         ha ricordato che, benché una posizione dominante non possa privare un’impresa che si trovi in tale situazione del diritto
         di tutelare i propri interessi commerciali quando questi siano minacciati, e benché occorra riconoscerle, in misura ragionevole,
         la facoltà di realizzare gli atti che essa ritenga idonei alla tutela dei detti interessi, siffatti comportamenti non possono
         però essere ammessi quando abbiano proprio lo scopo di rafforzare questa posizione dominante e di abusarne.
      
      47      Pertanto, è in applicazione di questa giurisprudenza che il Tribunale, nel punto 187 della sentenza impugnata, ha concluso
         che la WIN non può avvalersi di nessun diritto assoluto di conformare i suoi prezzi a quelli dei propri concorrenti per giustificare
         il suo comportamento, quando quest’ultimo costituisca un abuso della sua posizione dominante.
      
      48      La ricorrente non può nemmeno criticare il Tribunale per il fatto di essersi limitato a denunciare una siffatta conclusione
         senza verificare se, nel caso di specie, il comportamento della WIN presentasse carattere abusivo. Infatti, il Tribunale ha
         proprio respinto, in particolare nei punti 195‑218 e 224‑230 della sentenza impugnata, il complesso degli argomenti della
         ricorrente diretti a rimettere in discussione l’esistenza di un siffatto comportamento abusivo, quale accertato dalla decisione
         controversa.
      
      49      Di conseguenza, occorre parimenti respingere la seconda parte del primo motivo e, pertanto, il primo motivo nella sua integralità.
      
       Sul secondo motivo, relativo ad una violazione, da parte del Tribunale, dell’art. 82 CE, in quanto quest’ultimo avrebbe negato
            alla WIN il diritto di conformare in buona fede i suoi prezzi a quelli dei propri concorrenti
       Argomenti delle parti
      50      Con il suo secondo motivo la ricorrente sottolinea anzitutto che il Tribunale ha riconosciuto che essa si è limitata a conformare
         i suoi prezzi a quelli di alcuni fra i suoi concorrenti. Essa poi sostiene che un diritto all’allineamento ai prezzi dei concorrenti
         è stato sancito dalla prassi della Commissione in materia di decisioni, dalla giurisprudenza della Corte e dalla dottrina.
         Infine, essa critica il Tribunale per il fatto di non aver verificato, come sarebbe richiesto da una consolidata giurisprudenza,
         se le misure che essa ha adottato per conformare i suoi prezzi a quelli dei propri concorrenti fossero, come da essa affermato,
         proporzionati e ragionevoli.
      
      51      La Commissione obietta che la ricorrente non lamenta né un errore di diritto commesso dal Tribunale nell’analisi degli argomenti
         riguardanti il presunto diritto della WIN di conformare i suoi prezzi a quelli dei propri concorrenti, né una motivazione
         contraddittoria. In realtà, la ricorrente solleverebbe per la prima volta in sede di impugnazione argomenti consistenti nell’addebitare
         alla Commissione il fatto di non aver verificato se le misure adottate dalla WIN fossero proporzionate e ragionevoli.
      
      52      Ad ogni modo, la ricorrente censurerebbe un solo punto della sentenza impugnata, ossia il punto 187 della medesima, secondo
         il quale «non può essere escluso» che la facoltà di conformare i propri prezzi a quelli dei concorrenti sia negata a un’impresa,
         quando un siffatto allineamento abbia lo scopo di rafforzare la posizione dominante di quest’ultima o di abusarne. Ebbene,
         secondo la Commissione il divieto di un siffatto allineamento, quando quest’ultimo possa comportare l’applicazione da parte
         dell’impresa in posizione dominante di prezzi inferiori ai suoi costi, è pienamente conforme ai principi su cui si fonda l’art. 82 CE.
         In via subordinata, la Commissione sottolinea che la WIN non si è limitata a conformare i suoi prezzi a quelli dei propri
         concorrenti bensì, al contrario, ha obbligato i suoi concorrenti a conformare i loro prezzi ai propri.
      
       Giudizio della Corte
      53      A sostegno del presente motivo, la ricorrente deduce due argomenti. 
      
      54      Da un lato, essa accusa il Tribunale di aver violato l’art. 82 CE sostanzialmente per non averle riconosciuto un diritto a
         conformare i suoi prezzi a quelli dei propri concorrenti.
      
      55      A questo proposito, occorre ricordare che, conformemente agli artt. 58 dello Statuto della Corte di giustizia, e 112, n. 1,
         lett. c), del regolamento di procedura, un ricorso d’impugnazione deve indicare in modo preciso gli elementi censurati della
         sentenza di cui si chiede l’annullamento, nonché gli argomenti in diritto su cui si fonda specificamente tale domanda.
      
      56      Orbene, nel caso di specie, come rilevato dall’avvocato generale nel paragrafo 83 delle sue conclusioni, la ricorrente non
         spiega assolutamente le ragioni per le quali il Tribunale avrebbe violato l’art. 82 CE quando ha espressamente esaminato,
         come ricordato nel punto 44 della presente motivazione, la prassi della Commissione in materia di decisioni e la giurisprudenza
         della Corte richiamate dalla WIN in primo grado, deducendone che il detto articolo non può essere interpretato nel senso che
         esso garantisca a un’impresa in posizione dominante un diritto assoluto all’allineamento dei suoi prezzi a quelli dei propri
         concorrenti.
      
      57      Ne deriva che quest’argomento è irricevibile. 
      
      58      La ricorrente critica inoltre il Tribunale per aver omesso di analizzare il carattere ragionevole e proporzionato del comportamento
         della WIN.
      
      59      Orbene, questo secondo argomento è parimenti irricevibile, in quanto la ricorrente non l’aveva sollevato in primo grado.
      
      60      Infatti, secondo una giurisprudenza consolidata, consentire a una parte di sollevare per la prima volta dinanzi alla Corte
         un motivo da essa non dedotto dinanzi al Tribunale equivarrebbe a consentirle di investire la Corte, la cui competenza in
         sede di impugnazione è limitata, di una controversia più ampia di quella portata a conoscenza del Tribunale. In sede di impugnazione,
         la competenza della Corte è limitata pertanto alla valutazione della soluzione in diritto data ai motivi discussi dinanzi
         ai giudici di primo grado (v., in particolare, sentenze 11 novembre 2004, cause riunite C‑186/02 P e C‑188/02 P, Ramondín
         e a./Commissione, Racc. pag. I‑10653, punto 60, nonché 26 ottobre 2006, causa C‑68/05 P, Koninklijke Coöperatie Cosun/Commissione,
         Racc. pag. I‑10367, punto 96).
      
      61      Ne deriva che il secondo motivo dev’essere dichiarato irricevibile.
      
       Sul terzo motivo, relativo ad un errore commesso dal Tribunale in sede di valutazione della legalità del metodo utilizzato
            dalla Commissione per calcolare il tasso di copertura dei costi 
       Argomenti delle parti
      62      Con il suo terzo motivo, la ricorrente asserisce che, non criticando il metodo utilizzato dalla Commissione per calcolare
         il tasso di copertura dei costi, il Tribunale ha snaturato il test sulla strategia predatoria delineato dalla citata sentenza
         AKZO/Commissione e, di conseguenza, ha violato l’art. 82 CE. Infatti, il Tribunale avrebbe convalidato illegalmente l’errata
         applicazione di questo test da parte della Commissione sia riguardo ai costi variabili, sia riguardo a quelli totali.
      
      63      Per quanto riguarda i costi variabili, la ricorrente asserisce che, affinché prezzi inferiori alla media dei costi variabili
         possano essere qualificati abusivi, il metodo di calcolo applicato deve dimostrare che i servizi in questione siano stati
         forniti generando perdite.
      
      64      Ebbene, dato che la WIN, nel suo ricorso in primo grado, aveva sottolineato che tutti gli abbonati, durante la quasi totalità
         del periodo di durata dell’infrazione, avevano generato singolarmente un utile, il Tribunale non avrebbe potuto esimersi,
         senza violare l’art. 82 CE, dal verificare se la Commissione avesse dimostrato che il bilancio di ogni abbonamento avesse
         rappresentato o meno una perdita per la WIN. Viceversa, il Tribunale avrebbe convalidato il metodo seguito dalla Commissione,
         consistente in un’analisi periodo per periodo, che non fornirebbe una visione completa della redditività di ogni abbonamento.
      
      65      Per quanto riguarda i costi totali la ricorrente, facendo riferimento a quanto da essa dedotto in relazione ai costi variabili,
         sostiene che il Tribunale ha snaturato il test sulla strategia predatoria, non cercando di verificare se fosse stato dimostrato
         che i costi totali degli abbonati non fossero stati coperti.
      
      66      La Commissione ribatte anzitutto che il metodo applicato al caso di specie è non solo lo stesso metodo da essa seguito nelle
         cause sfociate nelle citate sentenze AKZO/Commissione e Tetra Pak/Commissione, dove ha tenuto conto dei costi per come essi
         risultavano dalla contabilità annuale dell’impresa, ma che il detto metodo è stato persino adeguato in senso favorevole alla
         ricorrente, di modo che il livello dei costi preso in considerazione nel calcolo sarebbe in realtà inferiore a quello dei
         costi effettivi della WIN.
      
      67      La Commissione inoltre rileva che la ricorrente non addebita al Tribunale nessun errore di valutazione o nessuno snaturamento
         dei fatti nell’analisi del motivo riguardante il metodo di calcolo statico applicato dalla Commissione. Parimenti, essa non
         denuncerebbe nessun errore di diritto per quanto concerne l’analisi, svolta dal Tribunale, del diniego, da parte della Commissione,
         di adottare il metodo alternativo di calcolo dei costi proposto dalla WIN.
      
      68      Per quanto riguarda la necessità di prendere in considerazione l’abbonamento per tutti i suoi 48 mesi di durata, la Commissione
         ritiene che, con tassi di copertura inferiori al 100% su tutti i periodi brevi successivi esaminati nella decisione controversa,
         pari in totale a circa un anno e mezzo, il tasso di copertura sarebbe stato necessariamente inferiore al 100% anche per tutta
         la durata media di vita d’un abbonamento, ossia 48 mesi. A questo riguardo, la Commissione rileva che questo tasso di copertura
         potrebbe superare il 100% su un periodo più lungo solo qualora si ipotizzasse che le condizioni posteriori al periodo di durata
         dell’infrazione avrebbero consentito all’impresa di conseguire in modo duraturo margini di utile per abbonato abbondantemente
         sovraconcorrenziali. 
      
       Giudizio della Corte
      69      Occorre anzitutto ricordare che, secondo la giurisprudenza della Corte, un’impugnazione non può limitarsi a riproporre i motivi
         e gli argomenti già dedotti dinanzi al Tribunale, senza addurre argomenti diretti a dimostrare che quest’ultimo abbia commesso
         un errore di diritto (v. ordinanza 5 febbraio 1998, causa C‑30/96 P, Abello e‑a./Commissione, Racc. pag. I‑377, punto 45,
         nonché, in tal senso, sentenza 8 gennaio 2002, causa C‑248/99 P, Francia/Monsanto e Commissione, Racc. pag. I‑1, punto 69).
         
      
      70      Orbene, nei punti 129‑156 della sentenza impugnata, il Tribunale ha risposto ampiamente agli argomenti della ricorrente, secondo
         i quali il metodo di calcolo del tasso di copertura dei costi impiegato dalla Commissione non consentiva di prendere in considerazione
         un livello adeguato dei costi sostenuti dalla WIN.
      
      71      In particolare, il Tribunale ha rilevato, da un lato, nel punto 138 della sentenza impugnata, che, contrariamente a quanto
         sostenuto dalla ricorrente, l’applicazione del metodo di calcolo scelto dalla Commissione consentiva a quest’ultima di concludere
         che la WIN aveva praticato prezzi inferiori ai suoi costi. Dall’altro, il Tribunale, analizzando la legalità di questo metodo,
         nei punti 144 e 145 di questa sentenza ha spiegato le ragioni per le quali l’analisi periodo per periodo, svolta dalla Commissione,
         consentiva di prendere in considerazione le variazioni delle tariffe avvenute durante la durata dell’infrazione e, di conseguenza,
         di avere una visione sufficientemente completa della redditività di un abbonamento.
      
      72      Ebbene, è giocoforza constatare che in realtà, con il motivo in esame, la ricorrente non individua nessun errore di diritto
         che il Tribunale avrebbe commesso nell’ambito dell’analisi ricordata nei punti precedenti della presente motivazione, bensì
         si limita a riproporre gli argomenti da essa già dedotti in primo grado a carico del metodo adottato dalla Commissione nella
         decisione controversa.
      
      73      Di conseguenza, occorre dichiarare irricevibile il terzo motivo.
      
       Sul quarto motivo, relativo ad un errore di diritto e ad una violazione dell’obbligo di motivazione commessi dal Tribunale,
            poiché quest’ultimo ha giudicato che i costi e gli utili successivi al periodo di durata della presunta infrazione non devono
            essere presi in considerazione in sede di calcolo del tasso di copertura dei costi 
       Argomenti delle parti
      74      In relazione al suo quarto motivo, la ricorrente critica il Tribunale per aver convalidato l’analisi della Commissione, che
         escludeva dal calcolo per la valutazione del tasso di copertura dei costi i ricavi e i costi successivi alla presunta infrazione,
         ossia posteriori al 15 ottobre 2002. A questo riguardo essa sostiene, in particolare, che il Tribunale non poteva confermare,
         senza contraddirsi e violare l’art. 82 CE, il metodo adottato dalla Commissione, consistente nel contempo, da un lato, nell’escludere
         dal calcolo del detto tasso di copertura i ricavi e i costi successivi alla presunta infrazione, anche se compresi nei 48
         mesi di durata di un abbonamento, e, dall’altro, nel riconoscere che, nel caso degli abbonamenti, i costi e i ricavi sono
         correttamente distribuiti nell’arco di 48 mesi.
      
      75      Secondo la Commissione, questo motivo è semplicemente un’estensione del terzo e deriva da una confusione. Infatti, applicando
         il metodo seguito dalla Commissione e convalidato dal Tribunale, solo i costi non ricorrenti, ossia quelli «di cattura» o
         «acquisto della clientela», dovrebbero essere distribuiti in base al principio dell’ammortamento. Viceversa, i ricavi e i
         costi ricorrenti, quali quelli successivi all’infrazione, non dovrebbero essere distribuiti.
      
      76      La Commissione sostiene poi che è errato comprendere nel calcolo del tasso di copertura dei costi le proiezioni riguardanti
         margini di utile futuri. Proiezioni positive di tal genere si baserebbero sulla circostanza che la WIN aveva deciso di non
         ripercuotere sui propri prezzi la riduzione delle tariffe d’accesso alla rete della France Télécom accessibile a tutti i concorrenti.
         In realtà, secondo la Commissione, ipotesi di margine di tal genere possono realizzarsi solo in un contesto di concorrenza
         indebolita.
      
      77      Infine, la Commissione ricorda che, comunque, le estrapolazioni della ricorrente non conducono a un tasso di copertura dei
         costi totali positivo e che, anche accettando le proiezioni proposte dalla ricorrente, di margini di utile estremamente elevati
         per i 48 mesi di durata di un abbonamento, margini siffatti potrebbero giustificarsi solo in una situazione di concorrenza
         indebolita.
      
       Giudizio della Corte
      78      Occorre ricordare che il Tribunale, nei punti 136 e 137 della sentenza impugnata, ha spiegato che il metodo seguito dalla
         Commissione consisteva nel distribuire lungo la durata media di un abbonamento, pari a 48 mesi, unicamente i costi variabili
         non ricorrenti, ossia i costi di acquisto della clientela. Infatti, secondo il metodo adottato dalla Commissione nella decisione
         controversa, lo scopo dell’impresa non era quello di conseguire immediatamente un risultato contabile positivo istantaneo
         bensì, come risulta dal punto 76 della motivazione della menzionata decisione, citato dal Tribunale nel punto 136 della sentenza
         impugnata, «di raggiungere un livello di copertura dei costi ricorrenti (costi di rete e costi di produzione) sufficiente
         affinché il margine risultante su tali costi ricorrenti coprisse, in un orizzonte di tempo ragionevole, i costi variabili
         non ricorrenti investiti nello sviluppo commerciale dei prodotti in questione».
      
      79      In applicazione di questo metodo, la Commissione ha analizzato la politica in materia di prezzi seguita dalla WIN tra il gennaio
         2001 e l’ottobre 2002 ed ha concluso che, in tale periodo, la WIN aveva applicato prezzi inferiori a un determinato livello
         dei suoi costi rielaborati.
      
      80      Ne consegue che la mancata presa in considerazione dei costi e degli utili successivi al periodo di durata dell’infrazione,
         ma compresi nei 48 mesi in questione, derivava direttamente dall’applicazione al caso di specie del metodo di calcolo del
         tasso di copertura dei costi scelto dalla Commissione, di cui la ricorrente non è riuscita a dimostrare l’illegalità né in
         primo grado, come si evince dal punto 154 della sentenza impugnata, né nell’ambito del presente giudizio di impugnazione,
         come risulta dai punti 69‑73 della presente motivazione.
      
      81      Pertanto, il Tribunale non ha commesso nessun errore di diritto quando ha dichiarato, nel punto 152 della sentenza impugnata,
         che «è a giusto titolo che la Commissione considera che i ricavi e i costi successivi all’infrazione non possono entrare nel
         calcolo per valutare il tasso di copertura dei costi durante il periodo considerato».
      
      82      Ne consegue che il quarto motivo dev’essere respinto.
      
       Sul quinto motivo, relativo a un errore di diritto e a una violazione dell’obbligo di motivazione commessi dal Tribunale,
            in quanto quest’ultimo ha dichiarato che può ritenersi predatorio un prezzo che provochi una diminuzione della quota di mercato
            dell’impresa 
       Argomenti delle parti
      83      Secondo la ricorrente, il Tribunale, benché abbia ammesso che la quota di mercato della WIN fosse diminuita a partire dall’agosto
         2002, ha giudicato erroneamente che la presunta infrazione fosse continuata sino al 15 ottobre 2002. In realtà, la strategia
         predatoria presupporrebbe una diminuzione significativa della concorrenza e pertanto sarebbe esclusa nell’ipotesi di un rafforzamento
         della concorrenza stessa. 
      
      84      La Commissione preliminarmente ribatte che la WIN aveva dedotto questo argomento in primo grado solo per negare l’esistenza
         della sua posizione dominante, nonché per chiedere una diminuzione dell’ammenda. Ebbene, questo argomento sarebbe sollevato
         per la prima volta in sede di impugnazione per negare l’esistenza dell’abuso di posizione dominante e sarebbe di conseguenza
         irricevibile.
      
      85      Per quanto riguarda la fondatezza del quinto motivo, la Commissione sottolinea, in subordine, che, in base alle informazioni
         a sua disposizione, la quota di mercato della WIN è costantemente aumentata sino all’agosto 2002. Di conseguenza, qualsiasi
         eventuale flessione della quota di mercato della WIN durante l’ultimo mese e mezzo di durata dell’infrazione sarebbe dovuto
         semplicemente alla diminuzione delle tariffe all’ingrosso della France Télécom per l’accesso alla rete che la WIN, contrariamente
         ai suoi concorrenti, ha deciso di non trasferire sui propri prezzi, interrompendo così l’infrazione il 15 ottobre 2002. In
         via ultronea, la Commissione sostiene che una siffatta flessione non può rimettere in discussione la legittimità della decisione
         controversa, ma potrebbe eventualmente incidere solo sulla durata dell’infrazione, senza che ciò possa avere del resto un
         impatto sull’importo della sanzione, dal momento che una revisione di quest’ultima non è stata chiesta dalla ricorrente.
      
       Giudizio della Corte
      86      A questo proposito basta constatare che, nel caso di specie, come giustamente sostenuto dalla Commissione e come rilevato
         dall’avvocato generale nel paragrafo 121 delle sue conclusioni, la ricorrente non ha censurato in primo grado la decisione
         controversa sotto questo profilo. Infatti, benché essa abbia fatto menzione della diminuzione della sua quota di mercato al
         fine, da un lato, di negare l’esistenza di una posizione dominante e, dall’altro, di chiedere una diminuzione dell’importo
         dell’ammenda, tuttavia la ricorrente, a differenza del presente motivo, non ha dedotto tale argomento per negare l’esistenza
         dell’infrazione.
      
      87      Ne consegue che, in forza della giurisprudenza ricordata nel punto 60 della presente motivazione, il quinto motivo dev’essere
         dichiarato irricevibile.
      
       Sul sesto motivo, relativo a uno snaturamento degli elementi di prova e ad un errore di diritto commessi dal Tribunale in
            sede di valutazione dell’esistenza di una strategia predatoria 
      88      Il sesto motivo si compone di due parti.
      
       Sulla prima parte del sesto motivo, relativa allo snaturamento degli elementi di prova 
      –       Argomenti delle parti
      89      Con la prima parte del motivo in esame, la ricorrente asserisce che il Tribunale ha snaturato gli elementi di prova sui quali
         esso ha basato la sua analisi dell’esistenza di una strategia predatoria da parte della WIN. Infatti, esso si sarebbe fondato
         unicamente su alcuni documenti della WIN che riflettevano semplicemente, secondo i termini utilizzati dallo stesso Tribunale
         nel punto 214 della sentenza impugnata, alcuni «obiettivi commerciali alquanto ambiziosi», nonché su una lettura gravemente
         inesatta di una serie di documenti interni che impiegavano, in particolare, termini del tipo «appropriazione prioritaria»
         o «appropriarsi prioritariamente».
      
      90      Secondo la Commissione, la prima parte del sesto motivo sarebbe irricevibile in quanto, da un lato, essa mira a fare riesaminare
         in sede di impugnazione un motivo dichiarato irricevibile dal Tribunale, senza però censurare il fatto che quest’ultimo l’abbia
         dichiarato tale. Dall’altro, la ricorrente non fornirebbe nessun argomento per suffragare l’asserito snaturamento, mentre
         spetta al Tribunale valutare sovranamente il valore da attribuire agli elementi di prova prodotti dinanzi ad esso.
      
      –       Giudizio della Corte
      91      Occorre rilevare che, come si evince dal punto 192 della sentenza impugnata, la ricorrente ha già lamentato dinanzi al Tribunale
         lo snaturamento degli elementi di prova commesso dalla Commissione, quando ha affermato che quest’ultima si era basata ingiustamente
         su documenti interni al fine di concludere nel senso dell’esistenza di una strategia predatoria.
      
      92      Tuttavia, prima di dedicarsi, in via ultronea, alla valutazione di questi documenti, censurata dalla ricorrente nell’ambito
         della presente impugnazione, il Tribunale, nei punti 204 e 205 della sentenza impugnata, ha dichiarato anzitutto questo motivo
         irricevibile, poiché esso non soddisfaceva i requisiti di precisione e specificità imposti dalla giurisprudenza comunitaria.
      
      93      Orbene, in sede di impugnazione il ricorrente non è legittimato ad avvalersi di motivi che il Tribunale abbia dichiarato irricevibili
         qualora tale dichiarazione d’irricevibilità non sia messa in discussione (sentenza 22 dicembre 1993, causa C‑354/92 P, Eppe/Commissione,
         Racc. pag. I‑7027, punto 13).
      
      94      Di conseguenza, la prima parte del sesto motivo dev’essere dichiarata irricevibile.
      
       Sulla seconda parte del sesto motivo, relativa alla violazione dell’art. 82 CE 
      –       Argomenti delle parti
      95      Con la seconda parte di questo motivo, la ricorrente asserisce che il Tribunale ha violato l’art. 82 CE quando ha giudicato
         esistente una strategia predatoria esclusivamente in base ad elementi soggettivi, mentre invece il detto articolo richiederebbe
         la prova di un piano di eliminazione dei concorrenti oggettivamente individuabile, basata su indizi obiettivi quali, in particolare,
         minacce ai concorrenti o sconti selettivi nei confronti dei clienti di questi ultimi.
      
      96      La Commissione ribatte che, da un lato, l’elemento intenzionale dell’abuso di posizione dominante è necessariamente soggettivo
         e che, dall’altro, l’obbligo di dimostrare l’esistenza di un piano di eliminazione della concorrenza in base ad indizi obiettivi,
         quali quelli indicati dalla ricorrente, non trova nessun appiglio nella giurisprudenza.
      
      –       Giudizio della Corte
      97      È sufficiente rilevare che la ricorrente sostiene ingiustamente che il Tribunale, al fine di dimostrare l’esistenza di una
         strategia predatoria, si sia basato unicamente su elementi soggettivi. 
      
      98      Infatti, dai punti 199 e 215 della sentenza impugnata si ricava che, sebbene il Tribunale abbia fatto riferimento ad una «strategia
         di appropriazione prioritaria» del mercato da parte della WIN, esso ha dedotto tuttavia quest’ultima da elementi obiettivi,
         quali taluni documenti interni della detta impresa.
      
      99      Di conseguenza, poiché la seconda parte del presente motivo non è fondata, il sesto motivo dev’essere integralmente respinto.
      
       Sul settimo motivo, relativo ad una violazione dell’art. 82 CE da parte del Tribunale, dovuta al fatto che quest’ultimo si
            è rifiutato di prendere in considerazione l’impossibilità di recuperare le perdite 
      100    Anche il settimo motivo è diviso in due parti.
      
       Sulla prima parte del settimo motivo, relativa alla necessità di dimostrare la possibilità di recupero delle perdite 
      –       Argomenti delle parti
      101    Con la prima parte del settimo motivo, la ricorrente sostiene che il Tribunale ha violato l’art. 82 CE, giudicando che la
         dimostrazione della possibilità di recuperare le perdite non debba precedere l’accertamento di una pratica di prezzi predatori.
         In realtà, la giurisprudenza comunitaria richiederebbe sempre una siffatta dimostrazione, senza la quale non è concepibile
         nessuna strategia predatoria, dal momento che non sarebbe economicamente razionale per un’impresa dedicarsi a una pratica
         siffatta. Del resto, questa posizione sarebbe condivisa da numerosi giudici e autorità di vigilanza sulla concorrenza, nonché
         da gran parte della dottrina.
      
      102    La Commissione ribatte anzitutto che la dimostrazione della possibilità di recupero delle perdite non è richiesta dalla giurisprudenza
         della Corte. Del resto, una dimostrazione siffatta, richiesta dai giudici statunitensi, si fonderebbe su una logica economica
         estranea al diritto comunitario. Infatti, secondo la Commissione, contrariamente all’impostazione dell’ordinamento nordamericano,
         l’analisi dell’abuso ex art. 82 CE presuppone che l’impresa in questione goda di una posizione dominante. Ebbene, l’esistenza
         di una siffatta posizione sarebbe sufficiente, di per sé, a determinare la possibilità di recupero delle perdite. Infine,
         nel caso di specie, lo stato di crescita esponenziale del mercato di cui trattasi avrebbe reso probabile un recupero siffatto.
      
      –       Giudizio della Corte
      103    Al fine di valutare la fondatezza della prima parte del presente motivo, occorre ricordare preliminarmente che, in base a
         una giurisprudenza consolidata, l’art. 82 CE è espressione dello scopo generale assegnato dall’art. art. 3, n. 1, lett. g),
         CE all’azione della Comunità europea, ossia l’instaurazione di un regime che garantisca una concorrenza leale all’interno
         del mercato comune. Pertanto, la posizione dominante ex art. 82 CE riguarda una posizione di potenza economica detenuta da
         un’impresa, che conferisca a quest’ultima il potere di impedire la sussistenza di una concorrenza effettiva sul mercato in
         questione, fornendole la possibilità di comportamenti notevolmente indipendenti nei confronti dei propri concorrenti, dei
         propri clienti e, in ultimo, dei consumatori (sentenza 13 febbraio 1979, causa 85/76, Hoffmann-La Roche/Commissione, Racc. pag. 461,
         punto 38).
      
      104    In una cornice del genere, vietando lo sfruttamento abusivo di una posizione dominante sul mercato, qualora ciò possa incidere
         sul commercio tra Stati membri, l’art. 82 CE mira ai comportamenti tali da influenzare la struttura di quel mercato dove,
         proprio in conseguenza della presenza dell’impresa in questione, il livello della concorrenza sia già indebolito e che abbiano
         l’effetto di impedire, mediante il ricorso a mezzi diversi da quelli che reggono una normale competizione fra i prodotti o
         i servizi in base alle prestazioni degli operatori economici, il mantenimento del livello di concorrenza ancora esistente
         sul mercato o lo sviluppo della medesima (sentenze Hoffman-La Roche/Commissione, cit., punto 91; 9 novembre 1983, causa 322/81,
         Nederlandsche Banden-Industrie-Michelin/Commissione, Racc. pag. 3461, punto 70; AKZO/Commissione, cit., punto 69, e 15 marzo
         2007, causa C‑95/04 P, British Airways/Commissione, Racc. pag. I‑2331, punto 66).
      
      105    Di conseguenza, poiché l’art. 82 CE riguarda non solo le pratiche che possono provocare un danno immediato ai consumatori,
         ma anche quelle che li danneggiano pregiudicando la sussistenza di una concorrenza effettiva (sentenza 21 febbraio 1973, causa
         6/72, Europemballage e Continental Can/Commissione, Racc. pag. 215, punto 26), è all’impresa che detiene una posizione dominante
         che incombe la responsabilità particolare di non pregiudicare, con il suo comportamento, una concorrenza effettiva e leale
         all’interno del mercato comune (sentenza Nederlandsche Banden-Industrie-Michelin/Commissione, cit., punto 57).
      
      106    Come già precisato dalla Corte, da ciò discende che l’art. 82 CE vieta a un’impresa in posizione dominante di eliminare un
         concorrente e di rafforzare in tal modo la propria posizione, facendo ricorso a mezzi diversi da quelli propri di una concorrenza
         basata sui meriti. In questa prospettiva, non si può considerare legale una qualsiasi forma di concorrenza realizzata tramite
         i prezzi (sentenza AKZO/Commissione, cit., punto 70).
      
      107    In particolare, occorre giudicare che sfrutta abusivamente la propria posizione dominante un’impresa che, in un mercato in
         cui le condizioni della concorrenza siano già indebolite proprio a causa della sua presenza, attui una politica in materia
         di prezzi che persegua l’unico scopo economico di eliminare i suoi concorrenti, per poter poi trarre profitto dalla diminuzione
         del livello di concorrenza ancora esistente sul mercato. 
      
      108    Ebbene, per valutare la correttezza della politica in materia di prezzi applicata da un’impresa dominante, la Corte, nel punto
         74 della citata sentenza AKZO/Commissione, ha fatto riferimento a criteri relativi ai prezzi basati sui costi sostenuti dall’impresa
         dominante e sulla strategia di quest’ultima. 
      
      109    La Corte ha così precisato, da un lato, che i prezzi inferiori alla media dei costi variabili devono essere considerati in
         via di principio abusivi in quanto, applicando prezzi di tal genere, si presume che un’impresa in posizione dominante persegua
         l’unico scopo economico di eliminare i propri concorrenti. Dall’altro, i prezzi inferiori alla media dei costi totali, ma
         superiori alla media dei costi variabili devono essere considerati abusivi solo quando sono stabiliti nel quadro di un piano
         avente lo scopo di eliminare un concorrente (v. citate sentenze AKZO/Commissione, punti 70 e 71, nonché Tetra Pak/Commissione,
         punto 41).
      
      110    Di conseguenza, contrariamente a quanto afferma la ricorrente, dalla giurisprudenza della Corte non si evince che la prova
         della possibilità di recupero delle perdite sofferte per l’applicazione, da parte di un’impresa in posizione dominante, di
         prezzi inferiori a un determinato livello di costi costituisca un presupposto necessario per dimostrare il carattere abusivo
         di una siffatta politica in materia di prezzi. In particolare, la Corte ha avuto occasione di escludere la necessità di una
         prova del genere in circostanze in cui l’intento eliminatorio dell’impresa in questione poteva essere presunto alla luce dell’applicazione,
         effettuata da quest’ultima, di prezzi inferiori alla media dei costi variabili (v., in tal senso, sentenza Tetra Pak/Commissione,
         cit., punto 44).
      
      111    Ovviamente, quest’interpretazione non esclude che la Commissione possa considerare una siffatta possibilità di recupero delle
         perdite come elemento rilevante in sede di valutazione della natura abusiva della pratica in questione in quanto, per esempio,
         essa può contribuire ad escludere, in caso di applicazione di prezzi inferiori alla media dei costi variabili, giustificazioni
         economiche diverse dall’eliminazione di un concorrente, oppure a dimostrare, in caso di applicazione di prezzi inferiori alla
         media dei costi totali ma superiori alla media dei costi variabili, l’esistenza di un piano avente lo scopo di eliminare un
         concorrente. 
      
      112    Del resto, la mancanza di qualsiasi possibilità di recupero delle perdite non può bastare ad escludere che l’impresa in questione
         giunga a rafforzare la sua posizione dominante in seguito, in particolare, all’uscita dal mercato di uno o più tra i suoi
         concorrenti, di modo che il grado di concorrenza esistente sul mercato, già indebolito proprio a causa della presenza dell’impresa
         in questione, risulti ancor più diminuito e che i consumatori subiscano un danno derivante dalla limitazione delle loro possibilità
         di scelta.
      
      113    Di conseguenza, il Tribunale ha concluso giustamente, nel punto 228 della sentenza impugnata, che la dimostrazione della possibilità
         di un recupero delle perdite non deve necessariamente precedere l’accertamento di una pratica di prezzi predatori.
      
      114    Ne deriva che la prima parte del presente motivo è infondata.
      
       Sulla seconda parte del settimo motivo, riguardante la prova offerta dall’impresa dominante dell’impossibilità di recupero
         delle perdite 
      
      –       Argomenti delle parti
      115    Con la seconda parte del settimo motivo, la ricorrente asserisce di aver fornito la prova che il recupero delle perdite fosse
         impossibile nel caso di specie. Il Tribunale avrebbe dovuto pronunciarsi, di conseguenza, sulla questione della possibilità,
         per la Commissione, di ignorare questa prova quando quest’ultima è fornita dall’impresa convenuta.
      
      116    La Commissione replica che, in primo grado, la ricorrente non ha dedotto nessun motivo vertente sulla questione della possibilità
         o meno per la Commissione di ignorare una prova siffatta fornita dalla convenuta. Ad ogni modo, dai punti 103‑121 e 261‑267
         della sentenza impugnata si ricaverebbe un implicito rigetto di questo argomento. Infine, la Commissione sottolinea che, nella
         decisione controversa, essa ha analizzato, in subordine, la possibilità di recupero delle perdite e l’ha ritenuta possibile
         nel caso di specie.
      
      –       Giudizio della Corte
      117    Come ricordato nel punto 30 della presente motivazione, l’obbligo del Tribunale di motivare le proprie decisioni non può essere
         interpretato nel senso che implichi che esso sia tenuto a rispondere dettagliatamente a ciascun argomento dedotto da una parte,
         in particolare qualora esso non rivesta un carattere sufficientemente chiaro e preciso e non si fondi su elementi di prova
         circostanziati.
      
      118    Ebbene, basti constatare che, in primo grado, la ricorrente non ha dedotto nessun motivo diretto a denunciare specificamente
         la circostanza che la Commissione avrebbe illegalmente ignorato la prova, asseritamente fornita dalla WIN, dell’impossibilità
         di recupero delle perdite nel caso di specie.
      
      119    Ciò posto, poiché nemmeno la seconda parte del settimo motivo è fondata, detto motivo dev’essere integralmente respinto.
      
      120    In base a tutto quanto sin qui esposto, l’impugnazione dev’essere dichiarata parzialmente irricevibile e parzialmente infondata.
      
       Sulle spese
      121    Ai sensi dell’art. 122, primo comma, del regolamento di procedura, quando l’impugnazione è infondata la Corte statuisce sulle
         spese.
      
      122    Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del medesimo regolamento, applicabile al giudizio di impugnazione in forza dell’art. 118 di quest’ultimo,
         la parte soccombente è condannata alle spese, se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la ricorrente,
         rimasta soccombente, va condannata alle spese del presente grado di giudizio.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      L’impugnazione è respinta.
      2)      La France Télécom SA è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.