CELEX: 51991PC0301
Language: it
Date: 1991-11-12
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO relativa alla libertà di gestione e di investimento dei fondi detenuti da enti di previdenza

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                   C0MC91) 301 def. - SYN 363
                                   Bruxelles, 12 novembre 1991
                          Proposta di
                    DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
     relativa alla libertà di gestione e di investimento
           dei fondi detenuti da enti di previdenza
                (presentata dalla Commissione)
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                                        RELAZIONE
   I. INTRODUZIONE - CONSIDERAZIONI GENERALI
      Per una serie di fattori        che si sono accumulati       in anni recenti il
      sistema   pensionistico è divenuto oggetto          di  grande    interesse  e di
      accesi dibattiti.
      Il fattore più importante è forse costituito dai mutamenti              sociali e
      demografici comuni a quasi tutti gli Stati membri della Comunità, che
      probabilmente provocheranno nei prossimi          20-30 anni un significativo
      aumento del rapporto tra pensionati e popolazione attiva. La presente
      proposta    di   direttiva,    pur   non   vertendo    direttamente    su   questi
      sviluppi, va vista comunque su questo sfondo.
      Nel contempo i cambiamenti all'interno della Comunità e la progressiva
      realizzazione del mercato u n i c o - in particolare con l'adozione della
      direttiva sulla libera circolazione dei capitali           (88/361/CEE) e della
      2a direttiva    sull'assicurazione     vita   (90/619/CEE) -     hanno messo    in
      rilievo vari problemi esistenti nei regimi pensionistici professionali
      a Iivello europeo.
      Alle istituzioni per      l'erogazione di prestazioni pensionistiche ed ai
       loro membri    spettano   vari   diritti   che  discendono    direttamente    dal
      trattato   ovvero    dal   diritto    comunitario    esistente.    Sebbene   siano
      relativamente poco numerosi       i testi   legislativi a livello comunitario
      che    ad    esse    si    riferiscono     specificamente,       le    istituzioni
      pensionistiche sono naturalmente        interessate in maniera diretta dalle
      disposizioni del trattato sulla libera circolazione dei servizi e dei
      capitali,    nonché    dalla    direttiva    sulla    libera   circolazione    dei
      capitali.
      D'altra parte, dette istituzioni sono indirettamente interessate dalle
      varie direttive che disciplinano le altre istituzioni finanziarie che
       intervengono    nei   loro   confronti    come   prestatori    di   servizi,    in
i)
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particolare     offrendo     servizi     di    gestione    degli    investimenti       e   di
custodia delle attività patrimoniali. Un confronto con le disposizioni
di   queste   direttive    appare      inevitabile     anche   perché     le   prestazioni
erogate dalle      istituzioni pensionistiche possono spesso essere fornite
anche   da   istituzioni     finanziarie      d'altro    tipo,   in particolare        dalle
società di assicurazione sulla vita.
Le principali disposizioni della presente proposta di direttiva tendono
a   garantire     l'applicazione      effettiva      dei   diritti   che     in   linea    di
principio sono già riconosciuti             dal   trattato e dalla      legislazione        in
vigore.
Nel l'esaminare i problemi che si pongono nella Comunità in generale, i
servizi    della    Commissione      hanno     identificato    tre   grandi     obiettivi,
esposti ed analizzati        in un documento di        lavoro distribuito agli Stati
membri   nell'ottobre 1990 e         successivamente       discusso    in una     serie di
riunioni    di   consultazione      con   gli    esperti   degli   Stati     membri.     Tali
obiettivi    riguardano l'applicazione effettiva della duplice                   libertà di
pretazione     dei   servizi   e   di   circolazione      dei  capitali,      sancita     dal
trattato, per       le  istituzioni     che offrono prestazioni          pensionistiche.
Detti obiettivi sono stati esaminati nelle seguenti rubriche:
- libertà di gestione transfrontaliera degli                investimenti
- libertà di investimenti transfrontalieri
- libertà       di     appartenenza         transfrontaliera        alle        istituzioni
   pensionist iche.
Questi   obiettivi      sono   semplicemente        l'espressione    dei     principi      âç\
trattato    in ordine alla       libera prestazione dei         servizi    e alla     libera
circolazione dei       capitali. Nel      corso della discussione sono             peraltro
emersi    vari    problemi    pratici,       in   particolare    per   quanto      riguarda
 l'applicazione del terzo fra gli obiettivi sopra citati; detti problemi
non possono peraltro comportare una limitazione delle libertà conferite
dal trattato.
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I sistemi     pensionistici        hanno     alle   spalle una       lunga  storia     e  hanno
subito evoluzioni        diverse nei vari         Stati membri       della Comunità,       come
risulta     chiaramente       dalla      diversità      delle     quote     di     prestazioni
pensionistiche        erogate       dalle      diverse      fonti:      regimi      nazionali,
professionali o privati, ad accumulazione o a ripartizione, a gestione
pubblica    o privata, obbligatori             o  volontari.      I regimi      professionali
possono    essere     organizzati       su    base   aziendale      o   settoriale      secondo
modalità diverse: possono essere costituiti                   per effetto dei         contratti
collettivi, ad opera dei singoli datori di lavoro, di gruppi o in altro
modo.   Le   origini     di    tali    differenze      vanno    ricercate      nelle    diverse
culture nazionali e nei diversi sistemi economici ed un'armonizzazione
a livello comunitario non é né necessaria né auspicabile.
In particolare non é necessario armonizzare i livelli delle prestazioni
che sono fornite o da singole componenti                   del sistema pensionistico o
dal   sistema     nel   suo     insieme.      Le   azioni    comunitarie      devono     essere
soppesate     attentamente       in modo       tale   da   non   sconvolgere       o   alterare
 l'equilibrio     che   si   é stabilito        a   livello   nazionale.       In effetti     la
Commissione      nel    suo    documento       SEC(91)500      "Primi     contributi      della
Commissione      alla     Conferenza        intergovernativa       sull'Unione        politica"
richiama      l'attenzione        sul     fatto     che    non    si     ripropone      affatto
un'armonizzazione generale del sistemi esìstenti. Va altresì                          ricordato
che    la    Conferenza        intergovernativa         sta    esaminando        il    processo
decisionale in relazione all'articolo 51 del trattato.
Vi    sono     tuttavia       alcuni       aspetti      transfrontalieri          dei    regimi
pensionistici         che       possono        ostacolare        significativamente           la
realizzazione delle libertà fondamentali dei trattati comunitari.
Man   mano    che   si    sviluppa      il   mercato    unico     le   imprese     organizzano
 infatti sempre più la loro attività su base transnazionale,                         impiegando
personale     residente      in più di uno Stato membro               e questo      fenomeno   é
destinato     a   rafforzarsi        col    procedere     dell'integrazione          economica.
Diventano     quindi     sempre     più    evidenti     le molte      difficoltà      che   pone
 l'organizzazione di sistemi pensionistici professionali o aziendali                          su
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basi    compatibili       dal    punto di     vista     tanto del     lavoratori       che  delle
imprese comprese numerose piccole imprese che operano ad esempio nelle
zone di front iera.
Queste difficoltà sono immediatamente evidenti nel caso dei                            lavoratori
migranti       che    abbiano       lavorato     in    più    di   uno    Stato      membro,   ir.
particolare       quando siano stati           permanentemente occupati            dal   medesimo
datore di       lavoro o più in generale dallo stesso gruppo di                      imprese. In
tali     casi     é   spesso       impossibile       organizzare      il     loro    trattamento
pensionistico        in maniera        coerente     e   conveniente     dal    punto    di  vista
fiscale      e   ciò    può    rappresentare        un   notevole    ostacolo       alla   libera
circolazione        dei     lavoratori.       Tali     problemi    che     si    presentano    in
relazione agli organismi pensionistici sono stati evidenziati anche dai
progressi effettuati nella realizzazione del mercato unico nel settore
delle     assicurazioni        sulla     vita   ed    in particolar      modo     dall'adozione
della       seconda      direttiva        relativa       all'assicurazione          sulla    vita
(90/619/CEE),          che      contempla       anche      le    polizze        collettive     di
assicurazione        sulla    vita. Tali       polizze     vengono spesso         impiegate   per
fornire prestazioni           pensionistiche e potranno costituire un mezzo per
garantire prestazioni pensionistiche di tipo professionale o aziendale
al   di    là dei     confini     nazionali. La Commissione             ha   anche     intrapreso
azioni      in conformità dell'articolo 169 del                trattato per eliminare gli
ostacoli      fiscali a tali regimi. L'alternativa, spesso più diretta, di
costituire un'apposita             istituzione per        l'erogazione delle prestazioni
pensionistiche         rimane     tuttavia     estremamente      difficile      da   realizzare,
mentre      questi    metodi     alternativi       di   finanziamento       dovrebbero     essere
posti     su un piede di          parità. La diversità dei            sistemi      nazionali   di
finanziamento        delle      prestazioni      pensionistiche        pone     molti    problemi
pratici sotto questo profilo.
Nonostante questi diversi problemi, va sottolineato che le istituzioni
per l'erogazione dì prestazioni pensionistiche e i loro membri non sono
privi      di   diritti,      che     in   molti     casi   discendono       direttamente     dal
trattato o dal diritto derivato in vigore. La rimozione delle barriere
che restano non é oggetto della presente proposta di direttiva, ma la
Commissione       sta procedendo ad un esame dei                 problemi      in materia, con
 l'intento di presentare ulteriori proposte o di                      intraprendere a tempo
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debito     nuove    inziative,    per    agevolare      la   libera   circolazione       delle
persone e dei servizi. Al proposito la Commissione ha già adottato, in
data    17 luglio 1991,      una     comunicazione       al   Consiglio    sul     ruolo   dei
regimi      pensionistici      professionali        nella      protezione      sociale     dei
lavoratori     e   sulle    conseguenze      per   la    libertà    di   circolazione.      La
presente      proposta     é   coerente      con     tale     comunicazione,       come    non
mancheranno di esserlo eventuali proposte future.
Le    organizzazioni        rappresentative        dei      consumatori      chiedono      con
insistenza     la presentazione di ulteriori             proposte che conferiscano ai
consumatori stessi maggiore libertà. La presente proposta può apparire
come    non   equilibrata,     da    questo    punto    di   vista,     in quanto     agevola
l'esercizio      di   talune    libertà     riconosciute       alle    istituzioni,      senza
garantire ai consumatori           (nella fattispecie:         i membri o     i beneficiari
delle    istituzioni pensionistiche)            la libertà di restare membri             di un
unico    e   stesso    regime   esercitando      nel    contempo     la   loro    libertà   di
 lavorare     in   diversi     Stati     membri.     Quest'opportunità         va    tuttavia
considerata      alla    luce   dell'esigenza        di    garantire     che    ogni    futura
proposta non rimetta in questione i regimi pensionistici complementari
obbligatori      che   funzionano      in base    al   principio     della    ripartizione,
adempiendo una funzione di "solidarietà sociale".
 I   problemi       pratici     riguardanti        l'obiettivo       di    un'appartenenza
transfrontaliera alle istituzioni pensionistiche richiedono, in questa
fase, di essere ulteriormente approfonditi prima che si possa proporre
una    qualsiasi      legislazione      supplementare.        La  presente      proposta    di
direttiva      tratta    perciò     essenzialmente        l'aspetto     delle     istituzioni
pensionistiche       in quanto      istituzioni    finanziarie,       limitandosi     cioè ai
primi    due dei     tre obiettivi      sopra citati        e trascurando      il terzo. Le
 istituzioni      in   parola    rappresentano        infatti    alcune    delle     maggiori
 istituzioni     finanziarie      dei la Comunità,        in relazione      all'entità     del
patrimonio che è sotto il loro controllo.
Tuttavia l'entità di tale patrimonio varia notevolmente a seconda degli
Stati membri e dei diversi sistemi pensionistici. Laddove le passività
relative      alle    prestazioni      pensionistiche        sono    coperte     da    riserve
contabili     iscritte nello stato patrimoniale di un datore di lavoro, non
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esiste   un'istituzione        finanziaria       nel   senso      sopra    descritto:     tali
sistemi   non    rientrano dunque nel         campo d'applicazione della              presente
proposta.     In   realtà    gli    obblighi     previsti      dalla     presente     proposta
avrebbero     ben    poco   significato       in   un    simile      caso.   Considerazioni
analoghe valgono per         i sistemi    di ripartizione nei quali               le pensioni
vengono pagate direttamente           con   i proventi       dei    contributi;      tuttavia,
nella  misura      in cui    accantonano      riserve     e   le   investono     in   attività
finanziarie, tali sistemi           possono essere chiaramente considerati                come
istituzioni      finanziarie      per   le   quali     gli    obblighi      della     presente
proposta    possono     avere    un   significato       e   che     rientrerebbero      quindi
opportunamente nel suo campo di applicazione.
La massima parte delle attività finanziarie considerate nella presente
proposta     sono     tuttavia     detenute      dalle      istituzioni      pensionistiche
costituite con sistemi di accumulazione, nei quali                      le attività vengono
capitalizzate       non   solo    per   coprire       le    passività      derivanti     dalle
prestazioni pensionistiche attuali ma anche da quelle future. Per tali
 istituzioni ò chiaro che          la tutela dei diritti a pensione dei                 membri
 impone che le attività vengano investite prudentemente. Le disposizioni
della   direttiva      sulla   libera    circolazione        dei    capitali     (88/361/CEE)
hanno   una    chiara    incidenza     sulle     istituzioni       pensionistiche      ma   non
pregiudicano       il   diritto     degli    Stati     membri      di    adottare     tutti   i
provvedimenti      indispensabili per impedire le infrazioni alle leggi e ai
regolamenti      interni, tra      l'altro ai      fini   della vigilanza          prudenziale
sugli   istituti finanziari        (art. 4 ) .
Affinché    le istituzioni per        l'erogazione di prestazioni             pensionistiche
possano    pienamente      beneficiare       della     libertà       di   circolazione      dei
servizi e dei capitali occorre quindi definire accuratamente la portata
e il tipo delle regole prudenziali              in ordine agli         investimenti, regole
che non possono essere           finalizzate ad altri           obiettivi. Dette        regole
devono    essere      giustificate       dall'interesse          generale      e    permettere
pertanto    alle     autorità    competenti      degli    Stati      membri   di    esercitare
sulle     istituzioni      pensionistiche         un     controllo        commisurato      agli
obiettivi prudenziali che possono legittimamente perseguire.
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Di conseguenza,       la presente proposta di direttiva fissa, da un                  lato,
dei   limiti   circa    il tipo di restrizioni          che gli Stati membri        possono
imporre per motivi prudenziali, laddove restrizioni siffatte sarebbero
incompatibili      con    i principi     del   trattato. Essa       stabilisce,     d'altra
parte,    in ordine      agli    investimenti,     alcuni    principi    prudenziali    che
dovranno essere seguiti da tutte              le istituzioni pensionistiche. Senza
privare gli Stati membri della facoltà di applicare altre norme sugli
investimenti, eventualmente           più   particolareggiate, coerenti           con  tali
principi,     la   proposta      offre   un   criterio     di   paragone     per   valutare
eventuali norme complementari           in materia.
Nel l'elaborare     le sue proposte        in merito all'investimento prudenziale
delle    attività     la    Commissione     ha   tenuto    conto    delle    proposte   già
presentate per      le imprese di assicurazione,             in particolare per quanto
riguarda l'assicurazione sulla vita. In alcuni casi                  il testo proposto è
anzi   identico: cosi è per         i limiti al tipo di restrizioni che possono
essere     imposte,    riguardo      per   esempio     al    luogo   di   investimento     o
all'investimento       in    determinate     categorie     di   attività.      La  proposta
tiene peraltro conto delle differenze fra istituzioni pensionistiche e
 imprese di assicurazione, riguardo sia alla natura delle loro passività
che all'entità dell'armonizzazione necessaria. In particolare, giacché
 la   presente     proposta      non   considera       l'obiettivo      dell'appartenenza
transfrontaliera         ad     un'istituzione,       non     comporta      il    reciproco
riconoscimento dei sistemi di vigilanza degli Stati membri. E' pertanto
opportuno che l'armonizzazione proposta per                 le norme prudenziali sugli
 investimenti sia meno comprensiva che nel caso dell'assicurazione sulla
vita.
La proposta è volta ad agevolare, per                 le istituzioni      pensionistiche,
 l'esercizio     delle     libertà   sancite     dal   trattato    per   quanto    riguarda
 l'investimento delle         loro attività e la scelta del responsabile della
gestione dei loro investimenti. Non esisterà naturalmente alcun obbligo
di   avvalersi     di   queste     maggiori     libertà.    La   proposta     non  modifica
affatto     le procedure di decisione           in ordine agli       investimenti o alla
 loro   gestione      nell'ambito        delle     istituzioni      pensionistiche.       In
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    particolare, non altera         affatto    la portata o       la natura     di  eventuali
    disposizioni    in merito alla partecipazione di rappresentanti dei membri
    alle decisioni suddette.
    In sintesi,     l'obiettivo     essenziale     della    proposta    è di    precisare   le
    modalità  di   applicazione      dei  principi     fondamentali      del   trattato   alle
    istituzioni       pensionistiche.          Instaurando         una      struttura      per
    l'applicazione     delle  norme     prudenziali      di   investimento,      la  proposta
    permetterà   di valutare assai        più agevolmente se singole regole degli
    Stati  membri     siano  o    meno   coerenti      con    le   libertà    garantite    dal
    trattato. Analogamente,        in relazione all'applicazione della             libertà di
    prestazione    dei   servizi     garantita      a  tali    istituzioni,      la  proposta
    fornisce   una    maggiore      certezza     giuridica,      senza     introdurre   alcun
    principio fondamentalmente nuovo.
II. COMMENTO AGLI ARTICOLI
    Articolo 1 - Definizioni
    Il presente articolo contiene           le definizioni       di alcuni     termini  usati
    nella proposta di direttiva, di cui viene precisato                   il significato ai
    fini di una migliore comprensione della direttiva stessa.
    I termini   "istituzione per       l'erogazione di prestazioni           pensionistiche"
    e "prestazioni     pensionistiche" sono definiti            in modo ampio al fine di
    includere   nel    campo   di    applicazione      della     direttiva    vari   tipi   di
    istituzioni che hanno in comune           il fatto di detenere attività ai fini
    dell'erogazione di      prestazioni      pensionistiche o di         altre    prestazioni
    sociali nel contesto di una situazione professionale od occupazionale.
    I regimi   di    sicurezza    sociale     di   base   previsti     dalla    legislazione,
    quali   definiti     dal   regolamento        n. 1408/71,       sono    specificatamente
    esclusi dal campo d'applicazione della direttiva.
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Articolo 2 - Campo di applicazione
Il presente articolo si basa sulle definizioni contenute all'articolo 1
per specificare       il campo di applicazione della proposta di direttiva.
Quest'ultimo è più vasto di quello che sarebbe adeguato nel caso di una
direttiva     che      comprendesse        anche     l'obiettivo      dell'appartenenza
transfrontaliera       alle    istituzioni      pensionistiche:     in particolare,       vi
rientrano anche       le istituzioni       che operano essenzialmente          in base al
principio della ripartizione, con appartenenza obbligatoria e riserve
limitate.      Il     principio      dell'appartenenza         obbligatoria       a     tali
istituzioni     non è assolutamente           rimesso   in questione      dalla   presente
proposta né s'intende farlo in eventuali proposte future.
Il   paragrafo      2   chiarisce     che      la  proposta    non    si    applica     alle
istituzioni     finanziarie che sono già disciplinate               da altre     direttive
nei settori connessi. Questa precisazione è necessaria alla luce delle
strette   relazioni      e della    sovrapposizione       delle   attività     svolte    dai
diversi tipi di istituzioni          finanziarie.
Articolo 3 - Gestione delle risorse investite e servizi di custodia
L'esercizio effettivo del diritto alla libera prestazione dei servizi,
nella   fattispecie       i servizi       di    gestione   delle    risorse     investite,
presuppone non soltanto che i prestatori di un servizio siano liberi di
offrirlo    in    tutta    la   Comunità,      ma  anche   che   i richiedenti       di   un
servizio siano liberi di scegliere un prestatore che non sia stabilito
nel   loro  Stato      membro.    Mentre     altre   normative    comunitarie,      già    in
vigore   o   proposte,      vertono     sull'autorizzazione       e  sull'attività       dei
prestator i dei servizi di gestione degli               investimenti,      il paragrafo 1
di   questo    articolo       è   finalizzato      a   garantire     la    libertà    delle
 istituzioni    pensionistiche       in quanto dest inatarle di          tali  servizi    di
scegliere     liberamente       tra   i   soggetti     autorizzati     a   prestarlo.      Il
paragrafo 3 persegue il medesimo obiettivo relativamente ai servizi di
custodia, in ordine cioè alla scelta del depositario delle attività di
tali   istituzioni. Le disposizioni             di questi   paragrafi     sono dirette a
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chiarire     la situazione       in proposito, ma        le libertà      in materia sono in
linea di principio già garantite per applicazione diretta del trattato.
Il    paragrafo        2    verte     sulla     situazione       in    cui     un'istituzione
pensionistica gestisca i propri              investimenti o quelli di un'istituzione
associata all'interno di un gruppo di                  imprese. Sebbene non tutti            gii
Stati   membri      ammettano      questa    possibilità,     è necessario        che   laddove
tale     libertà      è    prevista      essa    non    provochi      discriminazioni,        in
particolar       modo    nei   casi    in cui    un'impresa     o   un   gruppo    di   imprese
abbiano dovuto costituire organismi separati per i propri dipendenti in
diversi    Stati membri. Tali organismi              dovrebbero poter operare ai fini
della    scelta      del    gestore     degli    investimenti      come    se   costituissero
un'unica istituzione, in particolare per quanto riguarda la gestione in
proprio degli        investimenti.
 Il  ricorso      ad   una    sola   e   stessa     istituzione     pensionistica       per    la
gestione      degli      investimenti     di   istituzioni      separate      associate     allo
stesso gruppo         di   imprese    non   comporta     peraltro    una messa       in  comune
delle attività         delle    istituzioni     stesse, né una qualunque            differenza
nel    trattamento        loro   applicabile      a   fini   fiscali.      Sarà    in   pratica
necessario        identificare       separatamente        le   attività      appartenenti       a
ciascuna     istituzione, per vari motivi fra cui, per esempio,                      l'esigenza
di rispettare         i diritti     dei membri     a partecipare alla gestione            delle
 ist ituzioni.
Articolo 4 - Investimento delle attività
Quest'articolo         fissa una serie di principi            prudenziali       da  rispettare
nell'investimento           delle    attività     delle     istituzioni       pensionistiche.
 Inoltre    limita     la facoltà per gli Stati membri di applicare norme che
 riducano      la   libertà     in materia,       in particolare        fissando    una   quota
minima     obbligatoria         di    investimenti       in   determinate       categorie     di
attività o norme sulla             localizzazione delle attività e              in materia di
congruenza        valutaria       che    potrebbero       limitare      la   possibilità       di
 investire oltre frontiera. Sotto questo profilo le regole proposte sono
coerenti       con    quelle     che    sono   state     proposte      per    le   imprese     di
assicurazioni. Tuttavia            la presente proposta fa una distinzione tra le
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    istituzioni    le cui passività sono definite in termini monetari e quelle
    le cui passività sono invece determinate da altri fattori, ad esempio i
    livelli   futuri   dei    salari:   in quest'ultimo     caso    il principio     della
    congruenza valutaria non va applicato nella stessa maniera poiché una
    diversificazione      valutaria   può   essere   anzi  un   aspetto    importante   ai
    fini di una gestione prudente degli           investimenti. E' quindi       opportuno
    prevedere regole meno restrittive in materia di congruenza valutaria.
    Il paragrafo 5 di questo articolo stabilisce che gli Stati membri                 sono
    liberi    di    emanare     norme    più   particolareggiate        in   materia    di
    investimenti     delle    attività    delle    istituzioni    stabilite     sul   loro
    territorio.      Tali     norme    più    dettagliate      non     devono     tuttavia
    contravvenire ai principi fissati nell'articolo stesso.
    Nella presente fase non occorre spingere oltre              l'armonizzazione delle
    norme   a   livello    comunitario    poiché,    in  assenza   di    disposizioni    in
    ordine       all'appartenenza         transfrontaliera         alle       istituzioni
    pensionistiche,      la presente    proposta    non   comporta    il   riconoscimento
    reciproco dei sistemi di vigilanza dei diversi Stati membri.
Articoli 5-7 - Attuazione della direttiva
Questi articoli contengono le disposizioni          finali.
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                                      Proposta di
                              DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
              relativa alla libertà di gestione e di investimento
                    dei fondi detenuti da enti di previdenza
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ' EUROPEE,
visto   il   trattato   che   istituisce      la   Comunità   economica     europea,   in
particolare l'articolo 57, paragrafo 2 e l'articolo 66,
vista la proposta della Commissione,
in cooperazione con il Parlamento europeo,
visto il parere del Comitato economico e sociale,
considerando    che gli   enti   di   previdenza    presentano     caratteristiche   "sui
generis",   rientrano per     dimensioni     ed   importanza    tra   i principali   enti
finanziari della Comunità e rappresentano spesso uno strumento alternativo
per fornire    le stesse prestazioni offerte da altri enti finanziari               con i
quali sono in concorrenza;
considerando che     l'erogazione di prestazioni        integrative da parte di enti
di  previdenza    riveste notevole      importanza    per  la politica sociale della
Comunità   e   rappresenta   una    parte   della   struttura     generale   del  sistema
previdenziale, le cui componenti variano considerevolmente a seconda degli
Stati  membri,    in particolare per      quanto riguarda       il   livello e   la forma
delle prestazioni     fornite dai regimi      legali di sicurezza sociale; che non
sussiste    affatto     l'intenzione     di    modificare     a     livello   comunitario
 l'equilibrio che si     è  instaurato nei       singoli   Stati    membri  sotto  questo
profilo;   che    l'erogazione    di   prestazioni     integrative     può  agevolare   la
disponibilità effettiva di un soddisfacente livello di reddito complessivo
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di pensione; che        la tutela dei         diritti     alle prestazioni        previdenziali      è
perciò oggetto di giusta preoccupazione e riveste grande importanza per gii
Stat i membri ;
considerando che       le disposizioni          della presente direttiva si applicano a
molti   tipi   diversi      di  enti     di    previdenza,       fra   cui   alcuni    che    operano
pienamente per mezzo di un fondo di capitalizzazione, ma anche altri                               che
operano    invece    soprattutto       in     base    al   principio      di   ripartizione,       con
partecipazione      obbligatoria       e    riserve      limitate     secondo    il   principio     di
compensazione     tra    generazioni;        che    tali    enti   presentano      caratteristiche
peculiari    per   vari    rispetti; che occorre             tenere conto delle          specificità
necessarie per la stabilità degli enti stessi;
considerando che       la libertà di prestazione dei servizi                   riguarda anche la
fornitura agli enti di previdenza di servizi di gestione degli                         investimenti
e di custodia delle attività; che una normativa che imponga a tali enti di
ricorrere    solo    a   gestori     o    depositari       di    investimenti     stabi iti     in  un
particolare    Stato membro        è   incompatibile         con    il principio      della    libera
prestazione    dei    servizi; che          i requisiti       di   autorizzazione      e    reciproco
riconoscimento dei prestatori              di   tali servizi       sono stabiliti       dalla    legge
applicabile ai prestatori stessi;
considerando      che      gli    enti       di     previdenza       rappresentano         importanti
accumulazioni     di capitale all'interno della Comunità; che                      le disposizioni
                                                               (1)
della direttiva del Consiglio n. 88/361/CEE                          sulla   libera circolazione
dei   capitali    hanno     una  manifesta         incidenza     su   tali   enti    pur    lasciando
 impregiudicato il diritto degli Stati membri di adottare le misure atte ad
 impedire violazioni delle loro leggi e regolamenti, fra l'altro nel settore
della   vigilanza     a   fini   prudenziali         sugli    enti   finanziari;      che   è  quindi
necessario      definire       più     dettagliatamente            le    regole     d'investimento
prudenziali compatibili con la libera circolazione dei capitali e la libera
prestazione dei servizi; che l'adozione di principi comuni di                           investimento
 informati   a   criteri     prudenziali         agevolerà      l'esercizio     della     libertà   di
stabilimento per gli enti di previdenza;
 (1)     GU n. L 178 del I'8.7.1988, pag. 5
 ---pagebreak---                                                15 -
considerando che ai         fini   della    tutela dei        diritti     dei    partecipanti     le
attività    degli    enti    di  previdenza       devono     essere     investite       in maniera
prudente; che la circolazione dei capitali all'interno della Comunità non
deve creare una situazione           in cui una maggiore entità dei                  rischi    possa
compromettere tali diritti; che pertanto in tali circostanze                           le attività
degli enti di previdenza devono essere                 investite con tutta           l'attenzione,
l'abilità,     la prudenza e       la diligenza che una persona prudente con un
simile    incarico     ed   esperta     in   materia      userebbe       nella     conduzione     di
un'impresa      di     carattere      e    scopi       analoghi;        che      i    responsabili
dell'investimento       delle    attività     di    un   ente    di    previdenza,       quali   gli
amministratori o i fiduciari di dette istituzioni e i loro delegati, o i
direttori finanziari e i consulenti esterni o interni, devono collaborare
nell'esclusivo       interesse    dei   partecipanti        e   dei    beneficiari       del   piano
pensioni; che nessun          investimento deve essere effettuato                   nell'interesse
privato di uno degli amministratori o amministratori fiduciari o dei loro
delegati     né    nell'interesse       esclusivo        dell'impresa        o     delle     imprese
promotrici     dell'ente;     che   l'investimento delle            attività      di   un ente di
previdenza     deve    ispirarsi    ai   principi      di    sufficiente       diversificazione,
qualità e liquidità, con esclusione dell'investimento nell'impresa o nelle
 imprese promotrici; che gli           investimenti       delle predette attività             devono
essere considerati e valutati nel contesto dell'insieme del portafoglio e
degli   obiettivi      di    rendimento     e    del    livello      di    rischio      ammissibile
dell'ente e non prendendoli in esame singolarmente;
considerando che        la previdenza      integrativa è spesso organizzata su base
aziendale o di categoria, con riferimento ad un determinato settore o a
determinate     imprese; che      in seguito ai progressi             verso     il mercato unico
tali    imprese     sono    spesso    strutturate        su    una    base     transnazionale       e
desiderano      poter     organizzare      le    prestazioni        previdenziali         in   forma
coerente; che notevoli ostacoli diretti e indiretti continuano a frapporsi
alla   libera prestazione di servizi              da parte degli enti di previdenza a
 livello   transfrontaliero; che         a questo        proposito      si   è    in presenza      di
richieste     da   parte    dei   rappresentanti         dei    consumatori        affinché    nello
sviluppo    della     previdenza     integrativa       si   tenga     conto    della     dimensione
comunitaria; che quest'ultima potrebbe, a certe condizioni, contribuire
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alla mobilità transnazionale dei lavoratori; che occorre portare avanti ed
approfondire i lavori in materia, tenendo conto delle differenze tra i vari
tipi di enti di previdenza, senza rimettere in causa il funzionamento degli
enti a partecipazione obbligatoria,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
                                   Articolo 1
1.   La presente direttiva si applica agli enti di previdenza, al fine di
     garantire talune libertà in materia di gestione e d'investimento delle
     loro attività patrimoniali.
2.   La   presente direttiva  non   si  applica   alle  istituzioni  finanziarie
     disciplinate dalle direttive seguenti:
     Direttiva del Consiglio n. 89/646/CEE <2>
     Direttiva                (3a direttiva assicurazione sulla vita)
     Direttiva                (3a direttiva assicurazione diversa da quella
                              sul la vita)
     Direttiva del Consiglio n. 85/611/CEE <3>
     Direttiva                (direttiva servizi di investimento)
                                   Articolo 2
Ai fini della presente direttiva si intende per:
a)   "ente di previdenza": un ente distinto da qualsiasi impresa promotrice,
     avente lo scopo di finanziare prestazioni previdenziali a beneficio di
     una collettività   di  persone   individuata   in base ad un   rapporto di
      lavoro, professionale, o simile. Rientrano      in questa definizione gli
(2)      GU n. L 386 del 30.12.1989, pag. 1
 (3)     GU n. L 375 del 31.12.1985, pag. 3
 ---pagebreak---                                            - 17 -
     enti     diversi     dalle    "istituzioni         competenti"      ai     sensi     del
                                               4
     regolamento (CEE)         n. 1408/71 * ) ,         che      erogano        prestazioni
     previdenziali    stabilite o previste dalla           legislazione      in materia di
     sicurezza sociale;
b)   "prestazioni     previdenziali":       prestazioni     erogate     sotto     forma    di
     pensione a carattere vitalizio o temporaneo, o di indennità liquidata
     in   caso di morte, invalidità, cessazione del rapporto di lavoro o al
     raggiungimento     di   un'età    di   collocamento     a  riposo     predeterminata,
     nonché le prestazioni in caso di malattia o di stato di bisogno quando
     siano complementari rispetto alle prestazioni menzionate. Rientrano in
     questa    definizione    le prestazioni        sostitutive    delle   prestazioni     di
     sicurezza sociale di cui sopra;
e)   "impresa promotrice": un'impresa o altro organismo che versa contributi
     a un ente di previdenza.
                                        Articolo 3
     Gli Stati membri che consentono la gestione esterna degli investimenti
     di determinate forme di enti di previdenza si astengono dal limitare la
      libertà di tali enti di scegliere, per una parte o per                    la totalità
     delle    loro attività, un gestore degli            investimenti     stabilito    in un
     altro Stato membro e debitamente autorizzato                 all'esercizio di       tale
     attività,     ai    sensi    della      direttiva                 (terza      direttiva
     sull'assicurazione      vita),    della     direttiva                  (direttiva sui
     servizi d'investimento) o della direttiva 89/646/CEE.
     Gli   Stati membri     autorizzano gli enti di previdenza              le cui    imprese
     promotrici    appartengono     ad    un   gruppo    d'imprese    ad   organizzare      la
     gestione dei loro investimenti su una base di gruppo, per il tramite di
     uno   di   tali  enti.    Resta    salvo     il  diritto   degli    Stati    membri    di
      stabilire che gli      enti   di   previdenza     siano gestiti      da una    persona
     giur idica dist inta.
 (4)     GU n. L 149 del 5.7.1971, pag. 2
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3. Gli  Stati membri     che consentono o prescrivono che           le attività di un
   ente di previdenza siano affidate ad un depositario si astengono dal
   limitare la libertà di tali enti di scegliere, per una parte o per la
   totalità   delle    loro attività, un      depositario      stabilito    in un   altro
   Stato   membro    e   debitamente    autorizzato      ai   sensi   della     direttiva
   89/646/CEE     o    della    direttiva                   (direttiva     sui    servizi
   d'investimento)      ovvero   accettato     come    depositario     ai    fini   della
   direttiva 85/611/CEE.
                                     Articolo 4
1. Gli Stati membri      impongono agli enti di previdenza stabiliti sul              loro
   territorio di investire tutte le attività da essi detenute a copertura
   dei  pagamenti    futuri   di  prestazioni     previdenziali     in conformità      dei
   seguenti principi:
   a) Le attività devono essere investite in maniera adeguata alla natura
       e alla durata delle passività corrispondenti e al                loro   livello di
       copertura    tenendo    conto   dei    requisiti      di   sicurezza,     qualità,
       liquidità e redditività del portafoglio dell'ente nel suo complesso.
   b) Le attività devono essere sufficientemente diversificate per evitare
       che  nel   portafoglio    complessivamente      considerato     vi   siano   forti
       concentrazioni del rischio.
   e) Gli   investimenti     nell'impresa    o   nelle    imprese   promotrici     devono
       essere limitati ad un livello prudenziale.
       Nell'applicazione     di  questi   principi    si    tiene conto di      eventuali
       assicurazioni     contro  il rischio d'insolvenza         o di    garanzie   dello
       Stato.
2. Gli Stati membri si astengono dal l'imporre agli enti di previdenza di
    investire    in    particolari    categorie     di    attività     o    in   attività
    localizzate in un determinato Stato membro.
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3. Gli Stati membri non impongono in nessun caso agli enti di previdenza
   di detenere più dell'80% delle              loro attività      in valuta congruente,
   tenuto   conto    dell'effetto       degli    strumenti     di   copertura     valutaria
   detenuti   dall'ente     stesso. Per gli         enti   le cui    passività    non sono
   definite    in termini     monetari, ma sono ad esempio              legate ai     futuri
   livelli dei salariali, tale percentuale é ridotta al 60%.
   Le attività denominate        in ECU sono considerate congruenti rispetto a
   qualsiasi moneta comunitaria.
4. Gli   Stati   membri     si   astengono      dal l'assoggettare       le   decisioni   di
   investimento    di    un    ente    di   previdenza     o   del    suo    gestore   degli
    investimenti   a   qualsiasi     obbligo      di  approvazione      preliminare    o di
   notificazione sistematica.
5. Gli   Stati   membri      possono     stabilire     regole     più   particolareggiate
   conformi alle disposizioni dei paragrafi da 1 a 4.
                                        Articolo 5
1. Gli   Stati   membri     mettono      in   vigore    le   disposizioni      legislative,
   regolamentari      ed   amministrative         necessarie     per    conformarsi     alla
   presente    direttiva     entro     il   31   dicembre    1992.    Essi    ne   informano
    immediatamente la Commissione.
   Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono
   un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto
   riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale
   riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle principali
   disposizioni    essenziali       di    diritto    interno    che   essi    adottano   nel
   settore   disciplinato       dalla     presente    direttiva.      La    Commissione    ne
    informa gli altri Stati membri.
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                                 Artico^ g
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva
Fatto a Bruxelles, addi
                                                 Per 11 Consigi io
                                                 II Presidente
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                       SCHEDA DI VALUTAZIONE DELL'IMPATTO
                      IMPATTO DELLA PROPOSTA SULLE IMPRESE
           CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Titolo della proposta:     Proposta di direttiva del Consiglio che coordina le
                           disposizioni    legislative,     regolamentari     ed
                           amministrative riguardanti la libertà di gestione e
                           d'investimento dei fondi detenuti dalle istituzioni
                           per l'erogazione di prestazioni pensionistiche
N. di riferimento: COM(91)
La proposta
1. Motivi di una legislazione comunitaria in questo campo e suoi obiettivi
    principali tenuto conto del principio di sussidiarietà
    La direttiva è intesa principalmente a:
    1.  definire il livello e il tipo di regole d'investimento prudenziali,
        compatibili con la libera prestazione dei servizi e la libera
        circolazione     dei    capitali,    applicabili    alle     istituzioni
        pens ionistiche;
    2.  eliminare gli ostacoli alla libera prestazione dei servizi di
        gestione degli investimenti e custodia delle attività sopprimendo le
        restrizioni imposte alle istituzioni pensionistiche nella libera
        scelta dei prestatori di tali servizi.
        Poiché    gli   obiettivi   principali   della   direttiva    comportano
         l'eliminazione degli ostacoli alla prestazione transfrontaliera dei
        servizi e all'investimento transfrontaliere delle attività, è
        necessaria una legislazione a livello comunitario. Si riconosce
        tuttavia che il principio di sussidiarietà applicabile al settore
        pensionistico esige che gli Stati membri mantengano un'ampia libertà
        nella scelta dei sistemi         di finanziamento delle prestazioni
        pensionistiche e soprattutto del livello delle prestazioni. Questa
         libertà è perfettamente rispettata nella presente proposta di
        dirett iva.
 Impatto sulle Imprese
2. Imprese interessate dalla proposta
    -   Settori di attività
        Si avrà un effetto indiretto sulle imprese di tutti i settori, nella
        misura in cui tali imprese versano contributi alle istituzioni
        pensionistiche istituite a beneficio dei          loro dipendenti. Le
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       istituzioni stesse non sono imprese nell'accezione corrente del
       termine, benché per certi aspetti della loro attività possano agire
       come tali.
       Dimensioni delle imprese (concentrazione di piccole e medie imprese)
       Indirettamente possono essere interessate imprese di tutte le
       dimensioni, anche se è probabile che, in proporzione, lo siano
       maggiormente le grandi imprese poiché, laddove è possibile scegliere
       il livello delle prestazioni pensionistiche fornite e il modo di
       finanziarle, saranno verosimilmente le grandi imprese ad optare per
       l'istituzione di un organismo pensionistico, mentre le piccole
       imprese tenderanno piuttosto a scegliere la formula dei contratti di
       assicurazione sulla vita.
       Aree geografiche particolari della Comunità in cui si trovano tali
       istituzioni
       Vi è una concentrazione particolare di istituzioni per l'erogazione
       di prestazioni pensionistiche, quali definite nella proposta di
       direttiva, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi e, in misura minore, in
       Irlanda, almeno per quanto riguarda la consistenza delle attività
       patrimoniali.    Il    livello   delle  attività   delle  istituzioni
       pensionistiche di altri Stati membri è molto inferiore, anche se può
       essere rilevante in termini assoluti.
3. Iniziative delle imprese per conformarsi alla direttiva
   Da parte delle imprese non sarà necessaria alcuna azione diretta. Solo i
   legislatori nazionali e gli organi di vigilanza dovranno adottare
   disposizioni    per conformarsi    alla direttiva. Per     le istituzioni
   pensionistiche ciò comporterà comunque la possibilità di avvalersi di
   una maggiore libertà. Nella misura in cui le istituzioni stesse possono
   essere considerate imprese o le imprese partecipare all'amministrazione
   di tali istituzioni, sono possibili effetti indiretti sulle imprese.
4. Prevedibili effetti economici della proposta
       Sugli investimenti e sull'istituzione di nuove imprese
       Sopprimendo le restrizioni agli investimenti delle attività delle
        istituzioni pensionistiche, la proposta dovrebbe contribuire a
       migliorare la redditività degli investimenti e ad incanalare le
       risorse    verso    investimenti   più  produttivi,   che  potrebbero
       comprendere la creazione di nuove imprese.
       Sulla posizione concorrenziale delle imprese
        In molti casi i piani pensionistici prevedono prestazioni ben
       definite e l'assunzione da parte delie imprese dell'impegno di
       accollarsi    le spese eccedenti     i contributi fissi dei membri.
       Qualsiasi aumento della redditività dell'investimento delle relative
       attività potrebbe ridurre perciò direttamente per le imprese le
       spese derivanti da tale impegno e migliorare cosi la loro posizione
       concorrenziale.
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5. Misure che tengano conto della situazione         specifica  delle  PMI
   (condizioni agevolate o particolari, ecc.)
   Tali misure non sono state ritenute necessarie dato il carattere della
   proposta, diretta a ridurre le restrizioni per           le istituzioni
   pensionistiche e perciò indirettamente per le imprese di tutte le
   dimensioni.
Consultazione,
6. Organizzazioni consultate sulla proposta e loro posizione
   Federazione europea per le prestazioni pensionistiche (FEPP)
   La FEPP sostiene la proposta soprattutto per quanto riguarda la libertà
   d'investimenti   transfrontalieri, ma anche     in merito a principi
   prudenziali comuni per l'investimento delle attività.
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                                                              COM(91) 301 def.
                                                           DOCUMENTI
rr                                                                              05
                                          N. di catalogo : CB-CO-91-491-IT-C
                                                               i
                                                             ISBN 92-77-77258-1
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo