CELEX: 62008CO0114
Language: it
Date: 2008-07-17
Title: Ordinanza del presidente della Corte del 17 luglio 2008. # Rosario Maria Pellegrini contro Commissione delle Comunità europee. # Impugnazione - Procedimento sommario - Responsabilità extracontrattuale della Comunità - Inerzia della Commissione - Pagamento a titolo di provvisionale dell’indennizzo chiesto in via principale - Insussistenza di fumus boni iuris. # Causa C-114/08 P(R).

ORDINANZA DEL PRESIDENTE DELLA CORTE
      17 luglio 2008 (*)
      
      «Impugnazione – Procedimento sommario – Responsabilità extracontrattuale della Comunità – Inerzia della Commissione – Pagamento a titolo di provvisionale dell’indennizzo chiesto in via principale – Mancanza di fumus boni iuris»
      Nel procedimento C‑114/08 P(R),
      avente ad oggetto un’impugnazione ai sensi dell’art. 57, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il
         14 marzo 2008,
      
      Rosario Maria Pellegrini, residente in Genova, rappresentato dall’avv. L. Sulfaro,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Commissione delle Comunità europee,
      resistente in primo grado,
      IL PRESIDENTE DELLA CORTE,
      sentito l’avvocato generale, sig. M. Poiares Maduro, 
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
      1        Con la sua impugnazione, il ricorrente chiede l’annullamento dell’ordinanza del presidente del Tribunale di primo grado delle
         Comunità europee 7 gennaio 2007, causa T‑375/07 R, Pellegrini/Commissione (in prosieguo: l’«ordinanza impugnata»), con la
         quale quest’ultimo ha respinto la sua richiesta di condanna della Commissione delle Comunità europee a risarcire, a titolo
         di provvisionale, il danno economico asseritamente subito dal ricorrente per avere la citata istituzione omesso di vigilare
         sulla piena applicazione e sulla corretta interpretazione delle disposizioni comunitarie che disciplinano le attività degli
         intermediari finanziari.
      
       Fatti all’origine della controversia e procedimento dinanzi al Tribunale
      2        Ai punti 1‑8 dell’ordinanza impugnata, il presidente del Tribunale ha così riassunto i fatti all’origine della controversia:
      
      «1      Il ricorrente, sig. Rosario Maria Pellegrini, ha sottoscritto in data 2 dicembre 1998 con l’agente di cambio sig. B. un contratto
         di diritto italiano in particolare per svolgere operazioni finanziarie c.d. di “riporto” sui titoli del suo portafoglio.
      
      2      Il 16 febbraio 1999 i promotori finanziari del sig. B. hanno comunicato al ricorrente la scadenza dei suoi riporti, pretendendo
         il pagamento del suo debito per un importo che, secondo il ricorrente, superava di EUR 107 500 quello effettivamente dovuto.
      
      3      Dopo aver invano sottoposto la questione a svariati organi amministrativi e giurisdizionali della Repubblica italiana, con
         lettera del 27 agosto 2002 il ricorrente ha presentato una petizione al Parlamento europeo, che l’ha registrata con il n. 1185/2002.
      
      4      In tale sede il ricorrente ha in particolare fatto valere la seconda direttiva del Consiglio 15 dicembre 1989, 89/646/CEE,
         relativa al coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti l’accesso all’attività
         degli enti creditizi e il suo esercizio e recante modifica della direttiva 77/780/CEE (GU L 386, pag. 1), la direttiva del
         Consiglio 10 maggio 1993, 93/22/CEE, relativa ai servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari (GU L 141, pag. 27),
         la direttiva del Consiglio 15 marzo 1993, 93/6/CEE, relativa all’adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e
         degli enti creditizi (GU L 141, pag. 1), e la direttiva del Consiglio 5 aprile 1993, 93/13/CEE, concernente le clausole abusive
         nei contratti stipulati con i consumatori (GU L 95, pag. 29) (…).
      
      5      Poiché la petizione è stata considerata ricevibile, la Commissione è stata invitata a fornire informazioni, ai sensi dell’art. 175,
         n. 4, del regolamento interno del Parlamento.
      
      6      Il 3 febbraio 2006, sulla base degli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria della vicenda, la Commissione ha emesso
         il proprio parere (in prosieguo: il «parere 3 febbraio 2006»), nel quale ha proposto di archiviare la petizione, non consentendo
         il fascicolo di rilevare alcuna violazione del diritto comunitario. La Commissione ha in particolare sottolineato che la direttiva
         93/22 non si applicava agli agenti di cambio. Essa ha peraltro indicato che la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa
         (Consob), l’autorità italiana preposta alla disciplina dei mercati dei valori mobiliari, aveva riconosciuto l’esistenza di
         una differenza fra i calcoli del sig. B. e i propri calcoli relativi al debito del ricorrente.
      
      7      Con lettera del 5 aprile 2006 il Parlamento ha comunicato al ricorrente l’archiviazione della petizione, conformemente al
         parere 3 febbraio 2006.
      
      8      Avendo il ricorrente contestato, con lettera del 10 maggio 2007, le conclusioni alle quali era pervenuta la Commissione, quest’ultima,
         con lettera del 9 luglio 2007, ha confermato il parere 3 febbraio 2006. Il ricorrente ha risposto a tale lettera in data 11
         agosto 2007, lamentando ancora una volta l’inerzia della Commissione».
      
      3        Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 27 settembre 2007, il ricorrente ha proposto un ricorso
         diretto ad ottenere la condanna della Commissione al risarcimento del danno materiale e morale che egli avrebbe subito a seguito,
         in particolare, dell’omissione, da parte della citata istituzione, di vigilare sulla piena applicazione e sulla corretta interpretazione
         delle direttive interessate. Con atto separato, depositato nella detta cancelleria il 3 dicembre 2007, il ricorrente ha proposto
         una domanda di provvedimenti provvisori, in cui ha chiesto che il presidente del Tribunale volesse:
      
      –        accertare e dichiarare la violazione, da parte della Commissione, dell’art. 211 CE;
      –        di conseguenza, condannare la Commissione, in via provvisoria e d’urgenza, al pagamento di una provvisionale pari ad EUR 2 002 538,03
         o dell’importo considerato più corrispondente al danno economico diretto sofferto dal ricorrente per la mancata applicazione
         del diritto comunitario;
      
      –        condannare la Commissione alle spese.
       Ordinanza impugnata 
      4        Tenuto conto degli elementi del fascicolo, il presidente del Tribunale ha ritenuto di disporre di tutti gli elementi necessari
         per pronunciarsi sulla domanda di provvedimenti provvisori, senza che occorresse invitare la Commissione a presentare le proprie
         osservazioni scritte o sentire i chiarimenti orali delle parti.
      
      5        Statuendo sulla ricevibilità della domanda di provvedimenti provvisori, il presidente del Tribunale ha rilevato che il ricorrente
         espone in modo confuso i motivi che giustificherebbero prima facie l’adozione del provvedimento provvisorio richiesto. Egli
         ha pertanto considerato che non risulta con sufficiente chiarezza da tale domanda se il ricorrente contesti un’erronea applicazione,
         da parte delle autorità italiane, delle disposizioni nazionali di trasposizione delle direttive interessate ovvero se addebiti
         alla Commissione di non aver adottato le misure necessarie affinché dette autorità garantissero la corretta applicazione del
         diritto comunitario.
      
      6        Il presidente del Tribunale ha poi respinto la domanda di provvedimenti provvisori del ricorrente nella parte in cui le censure
         di quest’ultimo sono dirette contro le autorità nazionali, essendo il Tribunale competente soltanto per conoscere dei ricorsi
         per il risarcimento dei danni causati dalle istituzioni comunitarie o dai loro agenti nell’esercizio delle loro funzioni.
         Per contro, laddove la domanda di provvedimenti provvisori possa essere intesa nel senso che riguarda il comportamento della
         Commissione, il presidente del Tribunale ha ritenuto, nelle circostanze del caso di specie, maggiormente conforme alle esigenze
         di una buona amministrazione della giustizia non pronunciarsi sulla ricevibilità e verificare se siano soddisfatte le condizioni
         necessarie per la concessione di provvedimenti provvisori. 
      
      7        Esaminando il fumus boni iuris, il presidente del Tribunale ha rammentato che, secondo una giurisprudenza costante, affinché
         sorga la responsabilità extracontrattuale della Comunità ai sensi degli artt. 235 CE e 288, secondo comma, CE, occorre che
         il ricorrente dimostri l’illegittimità del comportamento addebitato all’istituzione interessata, la sussistenza del danno
         e l’esistenza di un nesso di causalità fra tale comportamento e il danno lamentato. Per quanto riguarda la prima condizione,
         il comportamento illegittimo contestato a un’istituzione comunitaria deve consistere in una violazione sufficientemente qualificata
         di una norma giuridica preordinata a conferire diritti ai singoli.
      
      8        A tale proposito, il presidente del Tribunale ha constatato che l’art. 211 CE, che assegna alla Commissione il ruolo di custode
         del Trattato e di cui il ricorrente lamenta la violazione, ha natura istituzionale e non costituisce una norma giuridica preordinata
         a conferire diritti ai singoli.
      
      9        Egli ha poi interpretato utilmente i motivi invocati dal ricorrente, ritenendo pertanto che quest’ultimo in realtà addebitasse
         alla Commissione di non aver avviato il procedimento previsto dall’art. 226 CE nei confronti della Repubblica italiana. Egli
         ha rilevato che, se è vero che alla Commissione certamente compete rispettare le garanzie riconosciute dall’ordinamento giuridico
         comunitario nei procedimenti amministrativi, come in particolare l’obbligo per l’istituzione competente di valutare, in modo
         accurato e imparziale, tutti gli elementi rilevanti della fattispecie, il diritto dell’interessato di manifestare il suo punto
         di vista e quello di ottenere una decisione sufficientemente motivata, nondimeno la Commissione, prima facie, ha trattato
         la denuncia del ricorrente con diligenza.
      
      10      In ogni caso, il presidente del Tribunale ha considerato che, secondo una giurisprudenza costante, la Commissione non è obbligata
         ad avviare un procedimento ai sensi dell’art. 226 CE, ma dispone di un potere di valutazione discrezionale che esclude il
         diritto dei singoli di esigere che essa decida in un senso determinato.
      
      11      Il presidente del Tribunale ne ha concluso che l’argomentazione dedotta dal ricorrente non era, prima facie, atta a dimostrare
         che la Commissione avesse commesso una violazione sufficientemente qualificata di una norma giuridica preordinata a conferire
         diritti ai singoli e che, pertanto, nella fattispecie non risultava soddisfatta la condizione relativa all’esistenza di un
         fumus boni iuris. Tanto più che, secondo la giurisprudenza, quando una domanda di provvedimenti urgenti riguarda il pagamento
         a titolo provvisorio di un importo pari a quello richiesto in via principale, la concessione della misura in parola può essere
         considerata soltanto qualora i motivi e gli argomenti fatti valere dal ricorrente a sostegno della sua domanda appaiano prima
         facie particolarmente solidi.
      
       Il ricorso
      12      Nella sua impugnazione il ricorrente chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare totalmente l’ordinanza impugnata;
      –        accertare e dichiarare la violazione da parte della Commissione del diritto comunitario e dell’art. 211 CE e quindi, accertata
         la fondatezza del ricorso di provvedimenti provvisori presentato dal ricorrente e la sussistenza dei motivi d’urgenza sui
         quali è fondato, richiamati nelle premesse dello stesso ricorso, condannare la Commissione europea, in via provvisoria e d’urgenza,
         al pagamento di una provvisionale pari ad EUR 2 002 538,03 o della somma meglio rappresentativa del danno economico diretto
         sofferto dal ricorrente in conseguenza della mancata applicazione del diritto comunitario;
      
      –        condannare la Commissione alle spese del doppio grado di giudizio.
      13      Tenuto conto degli elementi del fascicolo, è d’uopo statuire sull’impugnazione in sede di procedimento sommario senza che
         occorra invitare la Commissione a presentare le sue osservazioni scritte o sentire i chiarimenti orali delle parti.
      
       Sull’impugnazione
      14      Dalla presente impugnazione potrebbero dedursi due motivi, relativi, da un lato, all’erronea comprensione e interpretazione
         della domanda di provvedimenti provvisori da parte del presidente del Tribunale e, dall’altro, alla carenza di motivazione
         dell’ordinanza impugnata.
      
      15      In primo luogo, il ricorrente chiarisce che, nella sua domanda di provvedimenti provvisori, egli non censurava affatto il
         comportamento adottato dallo Stato italiano dinanzi al giudice comunitario né l’inerzia e/o l’omissione della Commissione
         nell’avviare un eventuale procedimento per infrazione a carico di tale Stato membro.
      
      16      Egli specifica che la sua censura riguardava la palese, continua e illegittima violazione, da parte della Commissione, dei
         compiti istituzionali che le sono attribuiti, nei rapporti con le altre istituzioni europee, di garante dell’osservanza piena
         e precisa del diritto comunitario. Egli così addebita alla Commissione di non aver ravvisato in quanto tale alcuna violazione
         delle disposizioni comunitarie citate dal ricorrente, ossia gli artt. 153 CE e 3 della direttiva 89/646 e, più in generale,
         alcuna violazione delle direttive 93/6, 93/22 e 93/13.
      
      17      Anzitutto occorre rammentare che il combinato disposto degli artt. 235 CE e 288, secondo comma, CE attribuisce alla Corte
         soltanto la competenza per risarcire i danni causati dalle istituzioni europee o dai loro agenti nell’esercizio delle loro
         funzioni, vale a dire per risarcire i danni che possono far entrare in gioco la responsabilità extracontrattuale della Comunità.
         Viceversa, per i danni causati dagli organi nazionali sono responsabili unicamente gli organi stessi e i giudici nazionali
         sono competenti in via esclusiva per garantirne il risarcimento (v., segnatamente, sentenza 7 luglio 1987, cause riunite 89/86
         e 91/86, L’Étoile commerciale e CNTA/Commissione, Racc. pag. 3005, punto 17).
      
      18      Nella specie, se il ricorrente contesta alla Commissione un’eventuale inerzia, è pacifico che il danno lamentato scaturisce,
         come egli stesso specifica nel suo ricorso, dall’inerzia e dalle erronee interpretazioni delle autorità amministrative e giudiziarie
         italiane. Pertanto il ricorrente non può tentare di far entrare in gioco, in base agli artt. 235 CE e 288 CE, la responsabilità
         della Comunità.
      
      19      La situazione sarebbe diversa solo nel caso in cui il ricorrente potesse dimostrare che la Commissione, agendo come ha fatto,
         è venuta meno ad un obbligo di vigilanza specifico, inesistente nella specie (v., in tal senso, sentenza 2 marzo 1978, cause
         riunite 12/77, 18/77 e 21/77, Debayser e a./Commissione, Racc. pag. 553).
      
      20      Quindi, se il ricorrente chiede il risarcimento del danno che gli avrebbe causato l’inerzia della Commissione nell’esercizio
         del suo potere di controllo, ciò può essere inteso, nella specie, soltanto come domanda volta a coinvolgere la responsabilità
         della Comunità a causa del mancato avvio di una procedura per inadempimento ai sensi dell’art. 226 CE contro lo Stato membro
         interessato.
      
      21      Infatti, in un simile contesto, allorché si chiede alla Commissione di pronunciarsi su una asserita violazione del diritto
         comunitario, l’unica possibilità di cui essa dispone, in base al sistema giurisdizionale instaurato dal Trattato CE, per porre
         rimedio a tale violazione, è quella di avviare il procedimento per inadempimento, previsto dall’art. 226 CE, nei confronti
         dello Stato membro interessato.
      
      22      Orbene, secondo una giurisprudenza costante, nell’esaminare la questione se lo Stato membro sia venuto meno ai suoi obblighi,
         la Commissione dispone di un potere di valutazione discrezionale, che esclude il diritto dei singoli di esigere dalla stessa
         di decidere in un senso determinato (v., segnatamente, sentenza 14 febbraio 1989, causa 247/87, Star Fruit/Commissione, Racc. pag. 291,
         punto 11).
      
      23      Di conseguenza, anche ammettendo che l’affermazione sottesa al primo motivo del ricorrente, secondo la quale la Commissione
         avrebbe dovuto rilevare una violazione del diritto comunitario, fosse dimostrata, tale motivo non sarebbe in grado di condurre
         all’annullamento dell’ordinanza impugnata e deve pertanto essere respinto in quanto manifestamente inoperante.
      
      24      In secondo luogo, il ricorrente fa valere che il presidente del Tribunale non ha sufficientemente motivato la valutazione
         secondo cui la Commissione ha trattato la sua denuncia con diligenza.
      
      25      Egli non espone tuttavia alcun preciso elemento atto a mettere in discussione la valutazione effettuata dal presidente del
         Tribunale degli atti del fascicolo, in particolare del parere 3 febbraio 2006 né la sua conclusione secondo cui, prima facie,
         la Commissione ha trattato con diligenza la sua denuncia.
      
      26      Infatti, il ricorrente si limita ad asserire che il presidente del Tribunale non offre «nessuna argomentazione, prima ancora
         che valida, (…) a sostegno del proprio apodittico convincimento, per giustificare il comportamento viceversa palesemente omissivo
         e illegittimo della Commissione, rispetto alla normativa che le attribuisce invece precisi compiti istituzionali».
      
      27      Orbene, da tale affermazione, come pure dagli altri elementi presentati dal ricorrente a sostegno del suo ricorso, risulta
         che la sua argomentazione riguarda piuttosto la valutazione da parte della Commissione secondo cui, nella specie, non sussisteva
         alcuna violazione del diritto comunitario da parte delle autorità italiane, valutazione che, come evidenziato al punto 19
         della presente ordinanza, non è passibile di contestazione dinanzi al giudice comunitario. 
      
      28      Da quanto precede discende che il ricorrente non ha dimostrato sotto quale profilo l’ordinanza impugnata sia viziata da un
         errore di diritto. Il ricorso deve pertanto essere respinto.
      
       Sulle spese
      29      Ai sensi dell’art. 69, n. 1, del regolamento di procedura, si provvede sulle spese con l’ordinanza che pone fine alla causa.
         Nella specie, poiché la presente ordinanza è stata adottata senza che l’impugnazione sia stata notifica alla controparte e,
         pertanto, senza che questa abbia potuto sostenere spese, è d’uopo decidere che il ricorrente sopporterà le proprie spese.
      
      Per questi motivi, il presidente della Corte così provvede:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      Il sig. Rosario Maria Pellegrini sopporterà le proprie spese inerenti al presente procedimento.
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.