CELEX: 62009CN0080
Language: it
Date: 2009-02-23 00:00:00
Title: Causa C-80/09 P: Impugnazione proposta il 23 febbraio 2009 dai consulenti in materia di brevetti Volker Mergel, Klaus Kampfenkel, Burkart Bill e Andreas Herden avverso la sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) 16 dicembre 2008 , causa T-335/07, Volker Mergel e a./Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)

18.4.2009   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 90/19
            
         Impugnazione proposta il 23 febbraio 2009 dai consulenti in materia di brevetti Volker Mergel, Klaus Kampfenkel, Burkart Bill e Andreas Herden avverso la sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) 16 dicembre 2008, causa T-335/07, Volker Mergel e a./Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)
   (Causa C-80/09 P)
   2009/C 90/29
   Lingua processuale: il tedesco
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Volker Mergel, Klaus Kampfenkel, Burkart Bill, Andreas Herden (rappresentante: avv. G.P. Friderichs, Rechtsanwalt)
   
      Altra parte nel procedimento: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)
   
      Conclusioni dei ricorrenti
   
   
               —
            
            
               Annullare la sentenza della Seconda Sezione del Tribunale di primo grado 16 dicembre 2008, causa T-335/07-33, notificata ai ricorrenti per telefax il 18 dicembre 2008;
            
         
               —
            
            
               annullare la decisione della quarta commissione di ricorso del convenuto 25 giugno 2007, procedimento R 299/2007-4;
            
         
               —
            
            
               condannare il convenuto alle spese.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   Oggetto della controversia è la questione se il termine «Patentconsult» sia atto ad essere tutelato come marchio per servizi delle classi 35, 41 e 42. Il Tribunale di primo grado ha ritenuto che «Patentconsult» sia un’indicazione che descrive immediatamente e concretamente i servizi menzionati.
   A sostegno della loro impugnazione i ricorrenti deducono l’erronea interpretazione ed applicazione dell’art. 7, n. 1, lett. b) e c), del regolamento n. 40/94.
   Con il primo motivo i ricorrenti affermano che il Tribunale ha erroneamente classificato il marchio in questione come un neologismo che non presenterebbe alcuna rilevante differenza rispetto alla semplice giustapposizione degli elementi descrittivi. Il Tribunale avrebbe motivato la mancanza di distinzione del marchio in questione affermando che il marchio «Patentconsult» segue la consueta struttura di denominazioni simili come «patent consulting» o «patent consultancy». Tale qualificazione sarebbe tuttavia errata, in quanto «Patentconsult», proprio all’opposto, non seguirebbe la consueta struttura, grammaticalmente corretta, ma vi si scosterebbe, costituendo un inconsueto neologismo, che presenterebbe una sensibile differenza rispetto alla semplice giustapposizione degli elementi «patent» e «consult».
   Con il secondo motivo si fa valere che il Tribunale avrebbe errato nel qualificare il carattere esclusivamente descrittivo del marchio «Patentconsult». Esso avrebbe ritenuto che ai fini del carattere descrittivo sia irrilevante se altri termini possono essere impiegati per i servizi tutelati. I ricorrenti ritengono, invece, che è proprio un termine diverso da «Patentconsult», che si deve impiegare, per far valere l’imperativo di disponibilità. Non sarebbe affatto idoneo il termine «Patentconsult», grammaticalmente scorretto.
   Con il terzo motivo si sostiene, infine, che il Tribunale ha errato non ritenendo pertinenti la precedente decisione adottata dal convenuto relativamente al marchio «Netmeeting» né la sentenza della Corte relativa al marchio «Baby-dry», causa C-383/99 P. Secondo la sentenza da ultimo citata uno scostamento percettibile nella formulazione rispetto alla terminologia impiegata, nel linguaggio corrente della categoria interessata di consumatori, sarebbe atto ad affermare il necessario carattere distintivo. Questa giurisprudenza dovrebbe essere rispettata per garantire la coerenza e l’affidabilità delle decisioni dei giudici comunitari.