CELEX: 51998PC0370
Language: it
Date: 1998-07-16
Title: Proposta di Regolamento (CE) del Consiglio relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo

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51998PC0370

Proposta di Regolamento (CE) del Consiglio relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo  /* COM/98/0370 def. - CNS 98/0126 */  

Gazzetta ufficiale n. C 271 del 31/08/1998 pag. 0021

Proposta di regolamento del Consiglio relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo (98/C 271/02) COM(98) 370 def. - 98/0126 (CNS)(Presentata dalla Commissione il 16 luglio 1998)IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare gli articoli 42 e 43,vista la proposta della Commissione,visto il parere del Parlamento europeo,visto il parere del Comitato economico e sociale,visto il parere del Comitato delle regioni,(1) considerando che al funzionamento e allo sviluppo del mercato comune dei prodotti agricoli deve accompagnarsi l'instaurazione di una politica agricola comune e che quest'ultima deve comportare, in particolare, un'organizzazione comune di mercati agricoli che possa assumere forme diverse a seconda dei prodotti;(2) considerando che la politica agricola comune ha per scopo l'attuazione degli obiettivi dell'articolo 39 del trattato e in particolare, nel settore vitivinicolo, la stabilizzazione dei mercati e l'assicurazione di un equo tenore di vita per la popolazione agricola interessata; che questi obiettivi possono essere raggiunti adattando le risorse ai fabbisogni, in particolare attuando una politica di adeguamento del potenziale viticolo e di valorizzazione della qualità;(3) considerando che la vigente organizzazione comune del mercato vitivinicolo è stata istituita dal regolamento (CEE) n. 822/87 del Consiglio (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2087/97 (2); che, alla luce dell'esperienza acquisita, è opportuno sostituirla per far fronte all'attuale situazione del settore, caratterizzata da una minore frequenza di eccedenze strutturali ma anche dalla persistente possibilità di eccedenze su base pluriennale, in particolare a causa delle notevoli fluttuazioni della produzione che possono manifestarsi da un raccolto all'altro;(4) considerando che l'attuazione degli accordi dell'Uruguay Round nel 1995 ha condotto a una maggiore apertura del mercato comunitario, sottraendo alle tradizionali misure d'intervento gran parte dell'impatto potenziale, e ha ridotto l'ambito di applicazione delle sovvenzioni all'esportazione, per cui i produttori comunitari devono potenziare la propria competitività; che la maggior parte delle esportazioni vengono già effettuate senza sovvenzioni;(5) considerando che il principale problema di mercato cui devono far fronte alcuni comparti del settore vitivinicolo comunitario è la loro limitata capacità di adeguarsi con sufficiente rapidità ai mutamenti competitivi che si manifestano tanto sul mercato interno che su quello esterno; che l'attuale organizzazione comune del mercato non è stata in grado di offrire soluzioni per le zone viticole la cui produzione non riesce a trovare uno sbocco remunerativo; che per le zone con mercati in espansione è mancata la flessibilità sufficiente a permettere margini di sviluppo;(6) considerando che, nel 1994, la Commissione ha presentato una proposta per la riforma dell'organizzazione comune del mercato vitivinicolo, che non è stata poi adottata; che la situazione del mercato si è nel frattempo modificata;(7) considerando che occorre pertanto procedere a una riforma dell'organizzazione del mercato vitivinicolo che garantisca la flessibilità necessaria per adeguare agevolmente il settore ai nuovi sviluppi, con i seguenti obiettivi generali: conservare i miglioramenti realizzati nell'equilibrio tra l'offerta e la domanda sul mercato comunitario e consentire ai produttori di beneficiare dei vantaggi provenienti dai mercati in espansione, rendere il settore più competitivo a lungo termine, eliminare il ricorso ai meccanismi di intervento come sbocco artificiale per la produzione eccedentaria, conservare tutti gli sbocchi tradizionali dell'alcole per uso alimentare e di prodotti della vite; tener conto delle diversità regionali, formalizzare il ruolo potenziale delle organizzazioni di produttori e di quelle interprofessionali od equivalenti;(8) considerando che il regolamento (CEE) n. 822/87 è stato integrato e attuato dai regolamenti del Consiglio (CEE) n. 346/79 (3), (CEE) n. 351/79 (4), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1029/91 (5), (CEE) n. 460/79 (6), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 3805/85 (7), (CEE) n. 456/80 (8), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1597/83 (9), (CEE) n. 457/80 (10), (CEE) n. 458/80 (11), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 596/91 (12), (CEE) n. 1873/84 (13), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2612/97 (14), (CEE) n. 895/85 (15), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 3768/85 (16), (CEE) n. 823/87 (17), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1426/96 (18), (CEE) n. 1442/88 (19), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 191/98 (20), (CEE) n. 3877/88 (21), (CEE) n. 4252/88 (22), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1419/97 (23), (CEE) n. 2046/89 (24), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2468/96 (25), (CEE) n. 2048/89 (26), (CEE) n. 2389/89 (27), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2611/97 (28), (CEE) n. 2391/89 (29), (CEE) n. 2392/89 (30), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1427/96 (31), (CEE) n. 3677/89 (32), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2796/94 (33), (CEE) n. 3895/91 (34), (CEE) n. 2332/92 (35), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1419/97 e (CEE) n. 2333/92 (36), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1429/96 (37); che tali regolamenti sono stati modificati più volte e in modo sostanziale; che in occasione dell'introduzione di nuove modificazioni è opportuno procedere alla loro rifusione in un unico testo, a fini di chiarezza;(9) considerando che il regolamento (CEE) n. 822/87 ha conferito al Consiglio le relative competenze d'esecuzione; che ciò ha dato origine a una complessa struttura normativa stratificata; che i regolamenti sopra citati contengono un gran numero di dati tecnici che richiedono frequenti modificazioni; che il presente regolamento deve pertanto contenere criteri generali d'applicazione; che il Consiglio deve conferire alla Commissione le necessarie competenze di esecuzione conformemente all'articolo 155 del trattato;(10) considerando che le norme sull'organizzazione comune del mercato vitivinicolo sono estremamente complesse; che in alcuni casi non tengono sufficientemente conto delle diversità regionali; che, nella misura del possibile, tali norme devono essere pertanto semplificate e la politica nel settore deve essere sviluppata e applicata al livello più vicino possibile al produttore nel contesto comunitario;(11) considerando che, per fruire del migliore equilibrio del mercato e per consolidarlo, nonché per ravvicinare ancor più l'offerta alla domanda dei diversi tipi di prodotto, è necessario un complesso di misure per la gestione del potenziale viticolo comprendenti restrizioni sull'impianto di viti a medio termine, premi per l'abbandono definitivo della viticoltura e un sostegno alla riconversione dei vigneti;(12) considerando che le misure strutturali non direttamente connesse alla produzione di vino rientrano nel campo d'applicazione del regolamento (CE) n. . . . del Consiglio sul sostegno allo sviluppo agricolo da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) (38); che le misure promozionali costituiscono un importante contributo alla competitività del settore e che deve essere incentivata in particolare la promozione del vino comunitario sui mercati dei paesi terzi; che tuttavia, per garantire la coerenza con la politica generale di promozione della Comunità, le misure connesse al settore vitivinicolo devono rientrare nell'ambito del regolamento (CE) n. . . . del Consiglio [regolamento orizzontale sulla promozione] (39);(13) considerando che il miglioramento nell'equilibrio del mercato è stato realizzato con relativa lentezza e con difficoltà; che le restrizioni vigenti sull'impianto di viti si sono rivelate la componente essenziale di tale risultato; che, alla luce dell'esperienza acquisita, non sembra possibile ricorrere ad altre misure per fruire del migliore equilibrio del mercato e per consolidarlo; che sembra pertanto necessario controllare in questo modo, conforme all'interesse generale, l'esercizio della proprietà da parte dei produttori;(14) considerando che le attuali restrizioni sull'impianto di viti devono quindi restare in vigore per un periodo limitato al medio termine, così da consentire all'intero complesso di misure strutturali di produrre effetti; che ogni nuovo impianto di viti deve essere pertanto proibito fino al 31 luglio 2010, salvo disposizione contraria del presente regolamento;(15) considerando che l'attuale autorizzazione di nuovi impianti per quanto riguarda le viti madri di portinnesto, le misure di ricomposizione o di esproprio per motivi di pubblica utilità, la sperimentazione viticola, la produzione non commercializzata e i vivai di barbatelle, non sembra perturbare indebitamente il mercato vinicolo e va pertanto conservata, sia pure con i necessari controlli;(16) considerando che l'attuale autorizzazione di nuovi impianti per la produzione di vini di qualità prodotti in regioni determinate («v.q.p.r.d.») e vini da tavola designati mediante un'indicazione geografica si è rivelata un'utile componente della politica di qualità intesa a migliorare la corrispondenza tra l'offerta e la domanda; che tuttavia tale obiettivo dovrebbe essere realizzato con il sistema di una riserva di diritti di impianto, una volta reso operativo; che le autorizzazioni attuali devono essere quindi mantenute, con i necessari controlli, per un periodo transitorio sino al 1° luglio 2003, al termine del quale il sistema di una riserva dovrebbe risultare pienamente operativo;(17) considerando che l'attuale autorizzazione per il reimpianto di viti serve a consentire il normale rinnovo dei vigneti esauriti; che il sistema attuale deve essere pertanto conservato, con i necessari controlli; che, ai fini di una maggiore flessibilità, il sistema deve inoltre permettere, fatti salvi i necessari controlli, l'acquisizione e l'uso di diritti di reimpianto prima che sia effettuata la corrispondente estirpazione; che i diritti di reimpianto acquisiti in forza della normativa comunitaria o nazionale vigente devono essere rispettati; che deve essere inoltre possibile trasferire ad un'altra azienda i diritti di reimpianto, effettuando rigidi controlli, purché gli obiettivi di tale trasferimento non turbino indebitamenti i mercati, perseguano una politica di qualità o siano connessi al trasferimento di una parte dell'azienda;(18) considerando che, per migliorare la gestione del potenziale viticolo e promuovere un uso efficiente dei diritti di impianto, attenuando in tal modo ulteriormente l'effetto delle restrizioni sugli impianti di viti, occorre predisporre un sistema di riserve nazionali o regionali;(19) considerando che agli Stati membri deve essere concesso un ampio margine di discrezionalità nella gestione delle riserve, fatti salvi i necessari controlli, per consentire loro di adeguare opportunamente alle esigenze locali l'uso dei diritti della riserva; che tale margine deve includere la possibilità di acquistare diritti di impianto per la costituzione della riserva e di vendere tali diritti a partire dalla riserva stessa;(20) considerando che la concessione di vantaggi specifici ai giovani produttori potrebbe agevolare non solo il loro insediamento ma anche l'adeguamento strutturale delle rispettive aziende dopo la fase iniziale di insediamento; che essi devono pertanto poter beneficiare della concessione gratuita di diritti provenienti dalle riserve;(21) considerando che per garantire un uso ottimale delle risorse e per migliorare l'adeguamento dell'offerta alla domanda, i diritti di impianto devono essere utilizzati dai titolari entro termini ragionevoli o, dove ciò non avvenga, essere assegnati alle riserve; che, per gli stessi motivi, i diritti assegnati alle riserve devono essere concessi entro termini ragionevoli;(22) considerando che, alle luce del migliorato equilibrio di mercato e dell'espansione dei mercati mondiali, un aumento dei diritti di impianto può essere giustificato e che tali diritti devono essere assegnati alle riserve, purché la relativa produzione risponda alla domanda; che tale aumento deve essere ridimensionato nella misura in cui siano stati autorizzati in altro modo diritti di nuovo impianto e venga regolarizzata la situazione delle superfici piantate illegalmente;(23) considerando che alcune superfici sono state piantate contravvenendo alle restrizioni vigenti; che le attuali sanzioni, intese a garantire che i prodotti di tali superfici non turbino il mercato vitivinicolo, sono risultate di difficile applicazione; che le superfici in oggetto devono essere pertanto estirpate; che detta sanzione deve applicarsi ad ogni impianto effettuato illegalmente dopo la pubblicazione della proposta del presente regolamento, grazie alla quale i produttori possono venire a conoscenza della prevista introduzione di tale sanzione;(24) considerando che, salve eventuali misure nazionali, per ragioni di certezza del diritto non è possibile imporre a livello comunitario l'estirpazione sulle superfici piantate in violazione delle restrizioni di cui sopra prima della pubblicazione della proposta relativa al presente regolamento; che pertanto, ai fini di un migliore controllo del potenziale viticolo, nel corso di un periodo determinato, gli Stati membri devono poter regolarizzare la posizione di tali superfici; che, nell'ambito di tale regolarizzazione, può essere fatta una distinzione tra le superfici illegalmente reimpiantate e quelle illegalmente sottoposte a nuovo impianto, dato che soprattutto queste ultime potrebbero condurre ad un aumento della produzione;(25) considerando che gli Stati membri devono poter tener conto delle condizioni locali e imporre pertanto, ove del caso, norme più severe riguardo ai nuovi impianti ed ai reimpianti;(26) considerando che esistono zone la cui produzione non risulta adeguata alla domanda; che al fine di favorire un maggiore adeguamento del settore nel suo insieme, in tali zone deve essere incoraggiato l'abbandono definitivo della viticoltura; che a tal fine deve essere pertanto concesso un premio specifico; che la gestione di tale premio deve essere affidata agli Stati membri, in un contesto comunitario e fatti salvi i necessari controlli, così da concentrare principalmente il premio sulle regioni interessate; che in particolare gli Stati membri devono essere in grado di designare le regioni interessate e definire i livelli di premio, servendosi di criteri obiettivi ed entro i limiti di un tetto globale;(27) considerando che la produzione di vino degli Stati membri che non superano i 25 000 ettolitri all'anno non ha un'incidenza rilevante sull'equilibrio del mercato; che tali Stati membri devono essere pertanto esentati dalle restrizioni sugli impianti, ma vanno altresì esclusi dal premio per l'abbandono definitivo della viticoltura;(28) considerando che esistono altre zone in cui la produzione non è adeguata alla domanda ma dove tale situazione potrebbe migliorare con la ristrutturazione dei vigneti tramite la riconversione varietale, il trasferimento di vigneti o il miglioramento delle tecniche di gestione; che a tal fine occorre prevedere un apposito sostegno, soggetto ai necessari controlli;(29) considerando che tale riconversione, perché avvenga in maniera controllata, deve essere oggetto di una pianificazione; che l'elaborazione dei piani deve essere realizzata al livello più vicino possibile al produttore per tener conto delle diversità regionali, e dunque essere affidata agli Stati membri, alle regioni, alle organizzazioni interprofessionali o alle associazioni di produttori; che spetta tuttavia agli Stati membri garantire la conformità dei piani con la normativa comunitaria;(30) considerando che la ristrutturazione ha un duplice e importante impatto finanziario sul produttore, segnatamente la perdita di entrate nel corso del periodo di riconversione e i costi dei materiali connessi alla riconversione stessa; che il sostegno deve pertanto tener conto dei due aspetti;(31) considerando che, ai fini di una migliore gestione del potenziale viticolo, gli Stati membri devono compilare un inventario di tale potenziale; che al fine di incoraggiare gli Stati membri a compilare l'inventario, la possibilità di regolarizzare le superfici piantate illegalmente, l'aumento dei diritti di impianto e il sostegno alla riconversione devono essere subordinati a detta compilazione;(32) considerando che la classificazione delle varietà di viti deve essere effettuata al livello più vicino possibile al produttore; che tale compito deve pertanto passare dalla Comunità agli Stati membri;(33) considerando che il regolamento (CEE) n. 2392/86 del Consiglio (40), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1596/96 (41), sullo schedario viticolo comunitario deve restare in vigore per consentire agli Stati membri in cui la sua compilazione è ancora in corso di completare tale esercizio; che occorre tuttavia provvedere alla successiva modificazione o abrogazione di tali norme;(34) considerando che, per salvaguardare l'equilibrio del mercato, occorre introdurre un aiuto al magazzinaggio privato per i vini da tavola e alcuni tipi di mosti di uve; che detta misura deve assicurare un massimo di flessibilità e adattabilità in funzione dei movimenti di mercato; che, soprattutto a tal fine, la sua applicazione deve poter cessare con un breve preavviso;(35) considerando che, al fine di eliminare il ricorso ai meccanismi d'intervento come sbocco artificiale della produzione eccedentaria continuando tuttavia a mantenere l'insieme degli sbocchi tradizionali dell'alcole per uso alimentare e dei prodotti della vite, occorre modificare il sistema di distillazione; che occorre pertanto prevedere le forme di distillazione seguenti: distillazione obbligatoria dei sottoprodotti della vinificazione, distillazione obbligatoria dei vini provenienti da uve non classificate unicamente come varietà di uve da vino, distillazione destinata ad approvvigionare il mercato dell'alcole per uso alimentare e distillazione di crisi; che le altre forme di distillazione devono essere abbandonate; che le misure di cui sopra devono garantire un massimo di flessibilità per rispondere alle esigenze del mercato e alle specifiche condizioni regionali;(36) considerando che, data la qualità scadente dei vini ottenuti per sovrappressione, è opportuno vietare tale pratica e, per evitarla, prevedere la distillazione obbligatoria delle vinacce e delle fecce e l'obbligo di far distillare o, in taluni casi, di far ritirare sotto controllo i sottoprodotti della vinificazione;(37) considerando che la produzione di vini provenienti da uve non classificate unicamente come varietà di uve da vino deve essere orientata in primo luogo verso usi tradizionali nel settore delle bevande alcoliche e altri sbocchi tradizionali; che occorre prevedere la distillazione obbligatoria della produzione vinicola di questo tipo che risulti eccedentaria rispetto ai quantitativi normalmente orientati verso tali usi;(38) considerando che il mercato dell'alcole per uso alimentare costituisce uno sbocco tradizionale importante del vino e dei prodotti della vite; che, al fine di alimentare tale mercato, la Comunità deve pertanto prevedere un sostegno per la distillazione di vini da tavola e vini atti a diventare vini da tavola sotto forma di un aiuto primario per la distillazione e di un aiuto secondario per il magazzinaggio del distillato risultante;(39) considerando che, nel caso di eccezionali turbative del mercato e di gravi problemi in materia di qualità, occorre prevedere una misura di distillazione di crisi; che il livello e la forma dell'aiuto vanno determinati dalla Commissione in modo da tener conto di situazioni specifiche; che, per i produttori, tale misura deve essere facoltativa;(40) considerando che l'alcole ottenuto per distillazione deve essere smaltito in modo da consentire una maggiore trasparenza e un maggior controllo ed evitando di turbare i mercati tradizionali dell'alcole;(41) considerando che attualmente l'aumento del titolo alcolometrico volumico naturale non è effettuato da tutti i produttori comunitari nelle stesse condizioni economiche a causa delle diverse pratiche enologiche ammesse dal regolamento in vigore; che per eliminare questa discriminazione è opportuno incoraggiare l'impiego dei prodotti della vite per l'arricchimento, aumentando nel contempo i loro sbocchi e contribuendo ad evitare la creazione di eccedenze di vino; che a tale fine occorre allineare i prezzi dei diversi prodotti impiegati per l'arricchimento; che questo risultato può essere raggiunto istituendo un regime di aiuto a favore dei mosti di uve concentrati e dei mosti di uve concentrati rettificati utilizzati per l'arricchimento provenienti da determinate regioni;(42) considerando che, per rendere più stabile l'equilibrio tra la produzione e gli impieghi, è tuttavia necessario potenziare l'impiego dei prodotti della vite; che si ritiene opportuno intervenire anche a monte della fase di produzione dei vini da tavola, favorendo la lavorazione dei mosti a fini diversi dalla vinificazione per mezzo di un aiuto inteso a garantire che i prodotti del settore del vino della Comunità possano mantenere i propri sbocchi tradizionali di mercato; che tale misura deve essere applicata in modo da evitare distorsioni della concorrenza, tenendo conto dei metodi di produzione tradizionali;(43) considerando che i produttori che non hanno rispettato gli obblighi imposti dalle misure di distillazione obbligatoria devono essere esclusi dal beneficio di ogni altra misura d'intervento;(44) considerando che anche nel caso di prezzi elevati sul mercato comunitario è opportuno prevedere opportune misure;(45) considerando che, date le particolari caratteristiche del mercato vitivinicolo, la costituzione di organizzazioni di produttori i cui aderenti siano obbligati al rispetto di determinate regole, in particolare in materia di smercio, può contribuire al conseguimento degli obiettivi dell'organizzazione comune del mercato; che occorre prevedere opportune misure intese a riconoscere tali organizzazioni; che dette organizzazioni devono essere costituite a titolo volontario e devono dimostrare la propria utilità in base alla portata e all'efficacia dei servizi offerti ai propri aderenti;(46) considerando che, per potenziare ulteriormente l'attività delle organizzazioni di produttori e delle relative associazioni e per garantire al mercato l'auspicabile stabilità, è opportuno consentire agli Stati membri, nel rispetto di talune condizioni, di estendere a tutti i produttori non aderenti di una regione le regole adottate per i propri aderenti dall'organizzazione o dall'associazione della regione di cui trattasi, in particolare in materia di produzione, smercio e tutela ambientale; che, ove si apportino documenti giustificativi, alcune spese determinate dall'estensione delle regole devono poter essere imputate ai produttori interessati per i quali l'estensione ha ricadute vantaggiose;(47) considerando che le organizzazioni interprofessionali (o equivalenti) costituite per iniziativa di operatori, singoli o associati, e rappresentative di una parte significativa delle varie categorie professionali del settore del vino, possono contribuire a una migliore percezione della realtà del mercato e facilitare un'evoluzione dei comportamenti economici che migliorerà la conoscenza della produzione, segnatamente la sua organizzazione, la presentazione dei prodotti ed il loro smercio; che, in considerazione del contributo globale che le attività di queste organizzazioni possono dare al conseguimento degli obiettivi dell'articolo 39 del trattato, e in particolare di quelli del presente regolamento, è opportuno, previa definizione del tipo di attività interessate, accordare agli Stati membri la facoltà di concedere un riconoscimento specifico alle organizzazioni che comprovino una sicura rappresentatività e conducano iniziative riguardo ai suddetti obiettivi;(48) considerando che le disposizioni relative all'estensione delle regole adottate dalle organizzazioni di produttori e dalle loro associazioni e quelle relative alla ripartizione delle spese determinate da tale estensione devono applicarsi anche alle organizzazioni interprofessionali (o equivalenti), data l'analogia delle finalità perseguite;(49) considerando che, ai fini di una politica di qualità, occorre definire a livello comunitario le pratiche e i trattamenti enologici autorizzati, che dovranno essere gli unici a poter essere utilizzati nella fabbricazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento; che, per ragioni analoghe, solo le varietà di uve da vino devono essere utilizzate per la produzione di vini destinati al consumo umano; che, per ragioni analoghe, occorre definire delle specifiche per i prodotti destinati al consumo umano;(50) considerando che talune pratiche e processi enologici, in particolare l'arricchimento, l'acidificazione e la disacidificazione, devono essere disciplinati dal presente regolamento; che lo stesso vale per determinate specifiche dei prodotti; che gli altri processi, pratiche e specifiche dello stesso genere devono essere disciplinati nelle modalità di applicazione, al fine di agevolare le eventuali modificazioni alla luce dell'esperienza e del progresso tecnologico;(51) considerando che è opportuno prevedere metodi autorizzati di analisi per i prodotti del settore vitivinicolo;(52) considerando che la designazione, denominazione e presentazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento possono avere effetti significativi sullo smercio degli stessi; che occorre pertanto prevedere norme intese a disciplinare tali aspetti, tenendo conto dei legittimi interessi di consumatori e produttori, nonché a promuovere l'agevole funzionamento del mercato interno e la produzione di prodotti di qualità;(53) considerando che le norme pertinenti in vigore sono contenute in un gran numero di regolamenti e mancano di chiarezza e coerenza; che, per motivi di chiarezza, semplicità e coerenza, tali norme andrebbero inserite in modalità di applicazione soggette a principi di base che includano l'uso obbligatorio di determinati termini, così da identificare il prodotto, e l'uso facoltativo di altri, soggetti a norme comunitarie o per i quali vengano fornite prove che ne attestino l'esattezza;(54) considerando che il diritto di utilizzare indicazioni geografiche e altri termini tradizionali ha un valore economico; che tale diritto va quindi disciplinato con apposite norme e che i termini in oggetto devono essere tutelati; che, al fine di promuovere una leale concorrenza e non trarre in inganno i consumatori, deve essere possibile estendere questa tutela ai prodotti non disciplinati dal presente regolamento, inclusi quelli non compresi nell'allegato II del trattato;(55) considerando che, tenuto conto dell'interesse dei consumatori e dell'opportunità di ottenere un trattamento equivalente per i v.q.p.r.d. nei paesi terzi, è opportuno prevedere, nell'ambito di una reciprocità di impegni, la possibilità che i vini importati destinati al consumo umano diretto, designati mediante un'indicazione geografica e venduti nella Comunità, possano beneficiare della protezione e del controllo previsti per i v.q.p.r.d.;(56) considerando che, per tener conto degli obblighi che scaturiscono in particolare dagli articoli 23 e 24 dell'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, accordo che è parte integrante dell'accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio, approvato dalla decisione del Consiglio 94/800/CE (42), occorre prevedere il diritto delle parti interessate di impedire, a determinate condizioni, l'uso illegittimo di indicazioni geografiche protette da parte di un paese terzo membro dell'Organizzazione mondiale del commercio;(57) considerando che lo sviluppo di una politica di qualità nel settore agricolo, e in particolare nel settore del vino, non può che contribuire al miglioramento delle condizioni del mercato e, di conseguenza, all'incremento degli sbocchi; che l'adozione di norme comuni complementari relative alla produzione e al controllo dei v.q.p.r.d. rientra nell'ambito della politica summenzionata e può contribuire al conseguimento di tali obiettivi;(58) considerando che, per mantenere un livello qualitativo minimo dei v.q.p.r.d., evitare un'estensione incontrollabile della produzione di questi vini e armonizzare le disposizioni degli Stati membri in modo da creare condizioni di equa concorrenza nella Comunità, è opportuno fissare un sistema di norme comunitarie in materia di produzione e di controllo di questi vini cui dovrebbero conformarsi le disposizioni specifiche emanate dagli Stati membri;(59) considerando che, tenuto conto delle condizioni tradizionali di produzione, occorre elencare e definire esattamente la natura e la portata degli elementi che consentono di caratterizzare ciascuno dei v.q.p.r.d.; che occorre tuttavia compiere uno sforzo comune di armonizzazione per quanto riguarda le esigenze di qualità; che tali elementi dovrebbero includere la delimitazione della zona di produzione, le varietà di viti, le pratiche colturali, i metodi di vinificazione, il titolo alcolometrico volumico naturale minimo, la resa per ettaro, l'analisi e valutazione delle caratteristiche organolettiche; che norme specifiche devono essere definite per i vini liquorosi di qualità prodotti in regioni determinate («v.l.q.p.r.d.»), i vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate («v.s.q.p.r.d.»), data la particolare natura di questi prodotti;(60) considerando che, in base all'esperienza acquisita, è necessario stabilire norme precise per il declassamento dei v.q.p.r.d. a vini da tavola e prevedere i casi in cui il produttore può non richiedere la classificazione come v.q.p.r.d. di un prodotto che figura nella sua dichiarazione di raccolto o di produzione come prodotto atto a diventare un v.q.p.r.d.;(61) considerando che, per conservare il carattere qualitativo particolare dei v.q.p.r.d., gli Stati membri devono essere autorizzati ad applicare norme complementari o più rigorose in materia di produzione e di immissione in circolazione dei v.q.p.r.d., tenuto conto delle pratiche leali e costanti;(62) considerando che la realizzazione del mercato interno nel settore vitivinicolo implica l'instaurazione di un regime unico degli scambi alle frontiere esterne della Comunità; che un regime degli scambi che comporti un sistema di dazi doganali all'importazione e restituzioni all'esportazione in aggiunta alle misure del mercato interno dovrebbe, in linea di massima, stabilizzare il mercato comunitario; che il regime degli scambi deve basarsi sugli impegni assunti nell'ambito dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round;(63) considerando che, per controllare il volume degli scambi di vino con i paesi terzi, occorre instaurare per taluni prodotti un regime di titoli di importazione e di esportazione, che preveda la costituzione di una cauzione volta a garantire l'effettiva realizzazione delle operazioni per le quali detti titoli vengono rilasciati;(64) considerando che, per evitare o neutralizzare eventuali effetti pregiudizievoli sul mercato comunitario conseguenti alle importazioni di taluni prodotti agricoli, l'importazione di uno o più di tali prodotti deve essere soggetta al pagamento di un dazio addizionale, purché sussistano determinati presupposti;(65) considerando che, ove ricorrano determinati presupposti, è opportuno attribuire alla Commissione la competenza di aprire e gestire i contingenti tariffari derivanti da accordi internazionali conclusi in conformità del trattato o da altri atti del Consiglio;(66) considerando che la possibilità di concedere, all'esportazione verso i paesi terzi, una restituzione basata sulla differenza tra i prezzi praticati nella Comunità e quelli praticati sul mercato mondiale, entro i limiti dell'accordo OMC sull'agricoltura, è finalizzata a salvaguardare la partecipazione della Comunità al commercio internazionale del vino; che tale restituzione deve essere soggetta a limiti di quantità e di valore;(67) considerando che il rispetto dei limiti di valore deve essere accertato, al momento della fissazione delle restituzioni, mediante un controllo dei pagamenti secondo la disciplina del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia; che il controllo può essere agevolato dall'obbligo di fissare in anticipo l'entità delle restituzioni, pur ammettendo la possibilità che, in caso di restituzioni differenziate, venga modificata la specifica destinazione all'interno di una zona geografica nella quale si applica un unico tasso di restituzione; che, in caso di cambiamento di destinazione, deve essere versata la restituzione da applicare per l'effettiva destinazione, senza tuttavia superare l'importo previsto per la destinazione cui si riferiva la fissazione anticipata;(68) considerando che, per garantire il rispetto dei limiti quantitativi, è necessario introdurre un sistema di controllo affidabile ed efficace; che, a tale scopo, occorre vincolare la concessione di restituzioni ad un titolo di esportazione; che le restituzioni devono essere concesse entro i limiti disponibili, in funzione della specifica situazione di ciascun prodotto interessato; che deve essere possibile derogare a questa norma soltanto in caso di iniziative di aiuto alimentare, esenti da qualsiasi limite; che il controllo dei quantitativi esportati con il beneficio di restituzioni durante le campagne di commercializzazione secondo quanto previsto dall'accordo OMC sull'agricoltura deve essere svolto in base ai titoli di esportazione rilasciati per ciascuna campagna;(69) considerando che, a complemento del sistema sopra descritto, è opportuno prevedere, nella misura necessaria alla sua corretta esecuzione, la possibilità di disciplinare il ricorso al regime di perfezionamento attivo e, nella misura richiesta dalla situazione del mercato, il divieto di tale ricorso;(70) considerando che il regime di dazi doganali consente di rinunciare a qualsiasi altra misura di protezione alle frontiere esterne della Comunità; che tuttavia, in circostanze eccezionali, il meccanismo del mercato interno e dei dazi potrebbe non operare adeguatamente; che, per non lasciare in tali casi il mercato comunitario senza difesa contro le turbative che potrebbero derivarne, è opportuno permettere alla Comunità di adottare rapidamente tutte le misure necessarie; che tali misure devono essere conformi agli obblighi derivanti dai pertinenti accordi OMC;(71) considerando che è necessario sottoporre i prodotti importati dai paesi terzi a talune norme sulle specifiche dei prodotti che consentano di garantire un certo equilibrio con i vini comunitari; che tali prodotti devono inoltre osservare le norme dei rispettivi paesi di origine ed essere accompagnati, ove del caso, da un bollettino di analisi;(72) considerando che è opportuno disporre che tutti i prodotti di cui al presente regolamento che circolano all'interno della Comunità siano provvisti di un documento di accompagnamento;(73) considerando che la realizzazione del mercato interno potrebbe essere compromessa dalla concessione di determinati aiuti; che è quindi necessario che le disposizioni del trattato che permettono di valutare gli aiuti concessi dagli Stati membri e di proibire quelli incompatibili con il mercato comune possano essere applicate nell'ambito dell'organizzazione comune del mercato vitivinicolo; che le disposizioni relative ai premi per l'abbandono definitivo della viticoltura non dovrebbero in quanto tali precludere la concessione di aiuti nazionali destinati agli stessi fini;(74) considerando che, data l'inevitabile complessità delle norme relative al settore vitivinicolo, le autorità dello Stato membro devono garantirne l'osservanza; che la Commissione deve essere in grado di controllare e garantire tale osservanza tramite i propri ispettori;(75) considerando che gli Stati membri e la Commissione devono fornirsi le informazioni necessarie all'applicazione del presente regolamento; che i produttori di uve destinate alla vinificazione, nonché i produttori di mosto e di vino, devono redigere una dichiarazione di raccolto, poiché essa costituisce un'informazione necessaria; che gli Stati membri devono essere in grado di richiedere ulteriori informazioni ai produttori; che la Commissione deve poter valutare ogni tipo di dato, se del caso avvalendosi di un aiuto esterno;(76) considerando che, per agevolare l'esecuzione del presente regolamento, è opportuno prevedere una procedura di stretta cooperazione tra gli Stati membri e la Commissione nell'ambito di un comitato di gestione;(77) considerando che le spese sostenute dagli Stati membri a causa degli obblighi derivanti dal presente regolamento devono essere finanziate dalla Comunità conformemente al regolamento (CE) n. . . . del Consiglio [relativo al finanziamento della politica agricola comune] (43);(78) considerando che l'organizzazione comune del mercato vitivinicolo deve tener conto, parallelamente e in modo adeguato, degli obiettivi di cui agli articoli 39 e 110 del trattato;(79) considerando che l'organizzazione comune del mercato vitivinicolo deve essere applicata tenendo conto altresì degli accordi conclusi conformemente all'articolo 228, paragrafo 2, del trattato, in particolare di quelli che rientrano nell'accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio, come l'accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi;(80) considerando che il passaggio dalla vigente disciplina nel settore vitivinicolo a quella introdotta dal presente regolamento può dar luogo a difficoltà non previste da quest'ultimo; che, per far fronte a tale eventualità, la Commissione deve avere il potere di adottare le necessarie misure transitorie; che la Commissione deve essere inoltre autorizzata a risolvere specifici problemi pratici;HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:TITOLO I CAMPO DI APPLICAZIONE Articolo 1 1. L'organizzazione comune dei mercati nel settore vitivinicolo comprende norme relative al potenziale viticolo, ai meccanismi di mercato, alle organizzazioni di produttori e alle organizzazioni interprofessionali, alle pratiche e ai trattamenti enologici, alle specifiche dei prodotti, alla loro designazione, denominazione, presentazione e protezione, ai vini di qualità prodotti in regioni determinate («v.q.p.r.d.») e al commercio con i paesi terzi.2. Essa disciplina i seguenti prodotti:>SPAZIO PER TABELLA>3. Nell'allegato I sono definiti i prodotti menzionati nel presente regolamento, nell'allegato II i titoli alcolometrici e nell'allegato III le zone viticole. Le modalità d'applicazione di detti allegati sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.4. La campagna di commercializzazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento (in prosieguo: «la campagna viticola») inizia il 1° agosto di ogni anno e si conclude il 31 luglio dell'anno successivo.TITOLO II POTENZIALE VITICOLO CAPO I IMPIANTO DI VITI Articolo 2 1. L'impianto di viti classificate come varietà di uve da vino è vietato fino al 31 luglio 2010, salvo se eseguito in forza dei seguenti diritti:a) diritto di nuovo impianto,b) diritto di reimpianto,c) diritto di impianto ottenuto da una riserva.2. Per quanto concerne le superfici sulle quali sono state piantate viti anteriormente al 1° agosto 1998 contravvenendo alle disposizioni comunitarie o nazionali in materia di impianti, lo Stato membro che abbia compilato l'inventario del potenziale viticolo di cui all'articolo 16 per l'intero suo territorio le regolarizza come segue anteriormente al 31 luglio 2002:a) mediante concessione a posteriori di diritti di impianto per la superficie interessata, a condizione che il produttore abbia prima estirpato altre viti su una superficie equivalente oppureb) autorizzando il produttore a valersi di diritti di reimpianto ottenuti entro un periodo da fissare successivo all'impianto sulla superficie interessata.Le uve ottenute dalle superfici non regolarizzate a norma del primo comma non possono essere utilizzate per la produzione di vino da tavola. I prodotti ottenuti da queste uve possono essere messi in circolazione soltanto se sono destinati a distillerie. Tuttavia, non si può distillare da questi prodotti un alcole con titolo alcolometrico volumico effettivo pari o inferiore a 80 % vol.3. Le viti piantate a decorrere dal 1° agosto 1998 contravvenendo alle disposizioni comunitarie o nazionali in materia di impianti devono essere estirpate e le spese connesse a tale estirpazione sono a carico del produttore interessato. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per l'applicazione del presente paragrafo.4. Quando uno Stato membro ha assegnato ad una o più riserve i nuovi diritti d'impianto di cui all'articolo 6, l'eventuale successiva regolarizzazione di una superficie a norma del paragrafo 2, primo comma, implica l'estinzione di un diritto di impianto equivalente assegnato alla riserva o alle riserve per la regione in oggetto. Qualora la riserva o le riserve suddette non dispongano di sufficienti diritti di impianto, la regolarizzazione non può essere effettuata.Articolo 3 1. Gli Stati membri possono concedere diritti di nuovo impianto ai produttori per le superfici seguenti:a) le superfici destinate alla coltura delle viti madri di portinnesto;b) le superfici destinate a nuovi impianti nell'ambito di provvedimenti di ricomposizione o di esproprio per motivi di pubblica utilità, emanati in forza delle normative nazionali vigenti;c) le superfici destinate alla sperimentazione viticola;d) le superfici i cui prodotti viticoli non sono destinati alla commercializzazione;e) le superfici destinate a vivai di barbatelle, purché le uve provenienti da queste viti non siano raccolte o, se raccolte, siano distrutte.2. Gli Stati membri possono inoltre concedere diritti di nuovo impianto da esercitare entro il 31 luglio 2003 per superfici destinate alla produzione di v.q.p.r.d. o di un vino da tavola designato mediante un'indicazione geografica qualora sia stato riconosciuto che la rispettiva produzione, a causa delle caratteristiche qualitative, è largamente inferiore alla domanda.3. Il produttore che ha ottenuto diritti di nuovo impianto, se ne avvale per le superfici e le finalità per le quali sono stati concessi.4. I diritti di nuovo impianto sono esercitati entro la fine della seconda campagna viticola successiva a quella in cui sono stati concessi. Se non sono esercitati entro tale periodo, vengono assegnati ad una riserva secondo il disposto dell'articolo 5, paragrafo 2, lettera a).5. Quando uno Stato membro ha assegnato ad una o più riserve i nuovi diritti d'impianto di cui all'articolo 6, l'eventuale successiva concessione di un diritto di nuovo impianto implica l'estinzione di un diritto di impianto equivalente assegnato alla riserva o alle riserve suddette per la regione in causa. Qualora la riserva o le riserve non dispongano di sufficienti diritti di impianto, non possono essere concessi diritti di nuovo impianto.Articolo 4 1. I diritti di reimpianto sono i seguenti:a) i diritti di reimpianto concessi a norma del paragrafo 2, oppureb) diritti equivalenti acquisiti in forza di una previgente normativa comunitaria o nazionale.2. Gli Stati membri concedono diritti di reimpianto ai produttori che si impegnano ad estirpare una superficie piantata a vite. I diritti di reimpianto riguardano una superficie equivalente, in coltura pura, a quella in cui ha avuto luogo l'estirpazione.3. I diritti di reimpianto sono esercitati nell'azienda per la quale sono stati concessi. Gli Stati membri possono stabilire che siano esercitati solo sulla superficie in cui ha avuto luogo l'estirpazione.4. In deroga al paragrafo 3, i diritti di reimpianto possono essere parzialmente o totalmente trasferiti ad un'altra azienda qualora una parte dell'azienda interessata venga trasferita all'altra azienda. In tal caso possono essere esercitati su una superficie di quest'ultima non superiore alla superficie trasferita.I diritti di reimpianto possono essere parzialmente o totalmente trasferiti ad altra azienda anche qualora le superfici di questa siano destinate alla produzione di v.q.p.r.d. o vini da tavola designati mediante un'indicazione geografica, alla coltura di viti madri di portinnesto o a vivai di barbatelle, a condizione che le uve provenienti da queste viti non siano raccolte o, se raccolte, siano distrutte. In tal caso il diritto può essere fatto valere soltanto per le superfici e le finalità per le quali è stato concesso.5. I diritti di reimpianto acquisiti in base alla normativa comunitaria sono esercitati prima della fine della quinta campagna viticola successiva a quella in cui ha avuto luogo l'estirpazione. I diritti di reimpianto non utilizzati entro tale periodo sono attribuiti alla riserva a norma dell'articolo 5, paragrafo 2, lettera a).6. Nel caso di diritti di reimpianto trasferiti ad un'altra azienda, gli Stati membri provvedono affinché il luogo in cui sono esercitati, le varietà utilizzate e le tecniche colturali impiegate garantiscano che la produzione ottenuta risponda alla domanda del mercato e che la resa non sia superiore alla resa media della regione in cui si effettua il reimpianto.Articolo 5 1. Per migliorare la gestione del potenziale viticolo, a livello nazionale o regionale, gli Stati membri istituiscono una riserva nazionale o, se del caso, riserve regionali di diritti di impianto.2. Alla riserva o alle riserve sono assegnati i seguenti diritti:a) diritti di nuovo impianto, diritti di reimpianto e diritti di impianto attinti dalla riserva e non utilizzati entro i termini indicati rispettivamente all'articolo 3, paragrafo 4, all'articolo 4, paragrafo 5 e al paragrafo 6 del presente articolo;b) i diritti di reimpianto conferiti alla riserva dai produttori che li detengono, eventualmente contro pagamento da parte dello Stato membro, che ne stabilirà l'importa e le modalità connesse tenendo conto dei legittimi interessi delle parti;c) i nuovi diritti d'impianto di cui all'articolo 6.3. Gli Stati membri possono concedere i diritti assegnati alla riserva secondo le seguenti modalità:a) a titolo gratuito, ai produttori di età inferiore a quarant'anni dotati di una sufficiente capacità professionale che si insediano per la prima volta in un'azienda vitivinicola in qualità di capo dell'azienda, oppureb) dietro corrispettivo versato all'erario, ai produttori che intendono avvalersi di tali diritti per piantare vigneti la cui produzione abbia sicure possibilità di smercio. Gli Stati membri definiscono i criteri per determinare l'importo del corrispettivo, che può variare in funzione del prodotto finale previsto dei vigneti suddetti.4. Gli Stati membri provvedono affinché il luogo di esercizio dei diritti di impianto attinti da una riserva, le varietà utilizzate e le tecniche colturali impiegate garantiscano che la produzione ottenuta risponda alla domanda del mercato e che la resa non sia superiore alla resa media nella regione in oggetto.5. I diritti di reimpianto attinti da una riserva possono essere concessi non oltre la fine della quinta campagna viticola successiva a quella durante la quale sono stati assegnati alla stessa. I diritti di reimpianto non concessi si estinguono.6. I diritti di impianto attinti da una riserva sono esercitati entro la fine della seconda campagna viticola successiva a quella in cui sono stati concessi. Se non sono esercitati entro tale periodo, vengono riassegnati ad una riserva secondo il disposto del paragrafo 2, lettera a).7. Lo Stato membro che istituisce riserve regionali può emanare norme per trasferire diritti d'impianto tra le riserve regionali. Tali trasferimenti possono essere subordinati ad un coefficiente di riduzione.Articolo 6 1. I nuovi diritti d'impianto sono calcolati come segue, il giorno della loro assegnazione alla riserva o alle riserve:a) come una superficie pari all'1 % della superficie totale piantata a vite dello Stato membro considerato (escludendo da questa superficie totale le eventuali superfici piantate in violazione delle norme comunitarie o nazionali in materia di impianto, che siano state o meno regolarizzate secondo l'articolo 2, paragrafo 2, primo comma);b) diminuita della superficie totale delle Stato membro considerato piantata a vite anteriormente al 1° agosto 1998 in violazione delle norme comunitarie o nazionali in materia di nuovi impianti, che sia stata o meno regolarizzata secondo l'articolo 2, paragrafo 2, primo comma, nonché delle superfici per le quali sono stati concessi diritti di nuovo impianto.2. I nuovi diritti d'impianto possono essere assegnati alla riserva o alle riserve soltanto se lo Stato membro ha compilato l'inventario del potenziale viticolo di cui all'articolo 16 per l'intero suo territorio.3. L'assegnazione dei nuovi diritti d'impianto alla riserva o alle riserve può essere effettuata una sola volta.Articolo 7 1. Ai fini del presente capo valgono le definizioni seguenti:a) «estirpazione»: eliminazione totale dei ceppi che si trovano su un terreno piantato a vite;b) «impianto»: la messa a dimora definitiva di barbatelle di vite o parti di barbatelle di vite, innestate o non innestate, per la produzione di uve o per la costituzione di un vigneto di piante madri di portinnesto.2. Le modalità di applicazione del presente capo, comprese quelle relative al riconoscimento di cui all'articolo 3, paragrafo 2 e all'applicazione del coefficiente di riduzione di cui all'articolo 5, paragrafo 7, sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.CAPO II PREMIO PER L'ABBANDONO DELLA VITICOLTURA Articolo 8 1. Può essere concesso un premio per l'abbandono definitivo della viticoltura in una zona determinata.Possono beneficiare del premio, in conformità del presente capo, i produttori di superfici viticole destinate alla produzione di uve da vino. Le superfici interessate non possono essere inferiori a 10 are.2. Gli Stati membri possono specificare in quali zone può essere concesso il premio. Essi possono inoltre subordinare tale provvedimento a determinate condizioni, intese tra l'altro a garantire un equilibrio tra produzione e ambiente nelle regioni interessate.3. La concessione del premio implica per il produttore la decadenza dai diritti di reimpianto relativamente alla superficie per la quale è concesso il premio.4. Gli Stati membri fissano il livello del premio per ettaro tenendo conto dei seguenti elementi:a) resa agricola o capacità di produzione dell'azienda;b) metodo di produzione;c) superficie interessata rispetto alla superficie dell'azienda;d) tipo di vino prodotto;e) esistenza di colture associate.5. L'importo del premio non può superare livelli massimi da determinare.Articolo 9 Non danno diritto al premio le superfici viticole seguenti:a) le superfici per le quali sono state constate violazioni delle norme comunitarie o nazionali in materia di impianto nel corso delle cinque campagne viticole precedenti;b) le superfici che non vengono più curate;c) le superfici piantate nel corso delle cinque campagne viticole precedenti;d) le superfici destinatarie di finanziamenti per la loro riconversione nel corso delle cinque campagne viticole precedenti.Articolo 10 Le modalità d'applicazione del presente capo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse possono concernere in particolare quanto segue:a) le date per la presentazione delle domande e per l'esecuzione dell'estirpazione;b) le condizioni per il versamento dei pagamenti;c) i livelli massimi del premio di cui all'articolo 8, paragrafo 5;d) gli aspetti ambientali.CAPO III RICONVERSIONE Articolo 11 1. È istituito un regime per la riconversione dei vigneti.2. Il regime è inteso ad adeguare la produzione alla domanda del mercato e ad incentivare quanto segue:a) la conservazione e la promozione di una viticoltura sostenibile;b) forme di conduzione dei terreni agricoli compatibili con la tutela e con il miglioramento dell'ambiente, dello spazio naturale e delle sue caratteristiche, delle risorse naturali, del suolo e della diversità genetica;c) una viticoltura estensiva favorevole all'ambiente;d) il ricorso alla pianificazione ambientale nell'ambito delle viticoltura.3. Il regime si applica a quanto segue:a) la conversione varietale;b) il trasferimento di vigneti;c) miglioramenti delle tecniche di gestione dei vigneti attinenti alle finalità del regime.Il regime non si applica al rinnovo normale dei vigneti giunti al termine della loro vita naturale.4. Il regime si applica soltanto nelle regioni per le quali lo Stato membro interessato ha compilato l'inventario del potenziale viticolo di cui all'articolo 16.Articolo 12 1. I piani di riconversione proposti possono essere elaborati dai seguenti soggetti:a) Stati membri;b) regioni di Stati membri;c) organizzazioni di produttori;d) organizzazioni interprofessionali.2. Se un piano non è stato elaborato da uno Stato membro, spetta a quest'ultimo approvarlo o rifiutarlo.3. I piani devono rispettare le disposizioni del presente capo e della normativa di applicazione.Articolo 13 1. Possono fruire di un sostegno alla riconversione soltanto i piani che sono già stati elaborati e, se del caso, approvati. Il sostegno viene erogato nelle forme seguenti:a) indennizzo dei produttori per la perdita di entrate conseguente all'esecuzione del piano;b) contributo ai costi materiali della riconversione.2. L'indennizzo dei produttori per la perdita di entrate può assumere le forme seguenti:a) autorizzazione alla coesistenza di viti vecchie e viti nuove per un periodo fissato non superiore a tre anni, salvo il disposto del capo I del presente titolo, oppureb) contributo finanziario erogato dalla Comunità.3. Il contributo comunitario ai costi per i materiali connessi alla riconversione non può superare il 50 % di tali costi. Tuttavia, nelle regioni classificate come regioni dell'obiettivo 1 ai sensi del regolamento (CE) n. . . . del Consiglio [recante disposizioni generali sui Fondi strutturali] (44), il contributo comunitario può giungere al 75 %. In entrambi i casi gli Stati membri non possono partecipare al finanziamento.Articolo 14 1. La Commissione assegna ogni anno agli Stati membri una dotazione iniziale secondo criteri oggettivi che tengano conto delle situazioni e delle esigenze specifiche nonché degli sforzi da compiere in funzione degli obiettivi del regime.2. La dotazione iniziale è modificata in funzione delle spese effettive e in base a previsioni di spesa rivedute presentate dagli Stati membri, tenendo presenti gli obiettivi del regime e nei limiti dei fondi disponibili.Articolo 15 Le modalità d'applicazione del presente capo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse possono concernere in particolare quanto segue:a) la dimensione minima dei vigneti interessati;b) disposizioni sull'esercizio dei diritti di reimpianto istituiti in applicazione dei piani;c) disposizioni intese a prevenire un incremento della produzione a seguito dell'applicazione del presente capo;d) gli importi massimi di sostegno per ettaro.CAPO IV INFORMAZIONI E DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 16 L'inventario del potenziale viticolo contiene i dati seguenti:a) le superfici a vigneto nel territorio dello Stato membro in oggetto;b) le varietà interessate;c) l'assegnazione dei diritti d'impianto e di reimpianto ai produttori e alle riserve;d) le disposizioni nazionali emanate in applicazione del capo I del presente titolo.Articolo 17 1. La Commissione può valutare quanto segue:a) la produzione dei diversi prodotti vitivinicoli;b) gli impieghi industriali di tali prodotti;c) l'evoluzione del consumo dei vini e degli altri prodotti del settore consumabili come tali;d) qualsiasi altra forma di gestione del mercato o la necessità di adeguamenti dell'offerta.2. Per la valutazione suddetta la Commissione può valersi di un aiuto esterno.Articolo 18 1. I produttori di uve destinate alla vinificazione nonché i produttori di mosto e di vino dichiarano ogni anno i quantitativi di prodotti dell'ultimo raccolto.2. I produttori di mosto e di vino e i commercianti che non siano rivenditori al minuto dichiarano ogni anno i quantitativi di mosto e di vino da essi detenuti, che provengano sia dal raccolto della campagna viticola in corso sia da raccolti precedenti. Il mosto ed i vini importati da paesi terzi sono menzionati a parte.Articolo 19 1. Gli Stati membri procedono alla classificazione delle varietà di viti. Le varietà classificate appartengono alla specie Vitis vinifera o provengono da un incrocio tra questa specie e altre specie del genere Vitis.2. Nella classificazione gli Stati membri indicano la varietà di viti atte alla produzione di ciascuno dei v.q.p.r.d. prodotti nel loro territorio. Tali varietà devono appartenere alla specie Vitis vinifera.3. Salvo disposizioni comunitarie più restrittive, soltanto le varietà di viti menzionate nella classificazione possono essere impiantate, reimpiantate o innestate nella Comunità.4. Le superfici piantate con varietà di viti non menzionate nella classificazione devono essere estirpate, tranne se la produzione di tali superfici è destinata esclusivamente al consumo familiare del viticoltore. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per sorvegliare tale deroga.5. Qualora una varietà di vite venga eliminata dalla classificazione, le relative operazioni di estirpazione vengono eseguite entro quindici anni dalla sua eliminazione.Articolo 20 Le norme che disciplinano lo schedario viticolo comunitario sono quelle di cui al regolamento (CEE) n. 2392/86.Articolo 21 I capi I e II del presente titolo non si applicano negli Stati membri la cui produzione di vini non supera i venticinquemila ettolitri per campagna viticola. La produzione è calcolata sulla base della produzione media delle cinque campagne viticole precedenti.Articolo 22 Gli Stati membri possono emanare norme nazionali più restrittive in materia di nuovi impianti o reimpianti di viti.Essi possono esigere che le domande e le informazioni previste dal presente titolo siano completate da altre informazioni necessarie per controllare l'evoluzione del potenziale viticolo.Articolo 23 1. Le modalità d'applicazione del presente capo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse possono concernere in particolare quanto segue:a) la presentazione e il livello di dettaglio delle informazioni richieste per l'inventario di cui all'articolo 16;b) la gestione della classificazione delle varietà di viti.2. Secondo la procedura di cui all'articolo 75 possono essere adottate disposizioni sul documento d'accompagnamento dei materiali per la moltiplicazione vegetativa della vite e le relative modalità d'applicazione, comprese quelle concernenti il controllo.3. Secondo la procedura di cui all'articolo 75 può essere modificato o abrogato il regolamento (CEE) n. 2392/86.4. Secondo la procedura di cui all'articolo 75 viene adottata la decisione che stabilisce se uno Stato membro ha compilato l'inventario di cui all'articolo 16 nonché la revoca di tale decisione in casi particolari, ad esempio quando uno Stato membro non ha proceduto al prescritto aggiornamento dell'inventario.TITOLO III MECCANISMI DI MERCATO CAPO I AIUTI AL MAGAZZINAGGIO PRIVATO Articolo 24 1. È istituito un aiuto per il magazzinaggio privato di quanto segue:a) vino da tavola;b) mosto di uve, mosto di uve concentrato e mosto di uve concentrato rettificato.2. La concessione dell'aiuto è subordinata alla conclusione con gli organismi d'intervento, per il periodo dal 16 dicembre al 15 febbraio successivo e secondo modalità da determinare, di un contratto di magazzinaggio di lunga durata.3. I contratti di magazzinaggio di lunga durata sono conclusi per un periodo avente termine alle seguenti date:a) per i vini da tavola, non prima del 1° settembre successivo alla loro conclusione e per i mosti di uve, i mosti di uve concentrati e i mosti di uve concentrati rettificati, non prima del 1° agosto successivo alla loro conclusione;b) non oltre il 30 novembre successivo alla loro conclusione.Articolo 25 1. La conclusione di magazzinaggio è subordinata ad alcune condizioni relative, in particolare, alla qualità dei prodotti di cui trattasi.2. Per il vino da tavola i contratti di magazzinaggio prevedono la cessazione del versamento dell'aiuto e dei relativi obblighi del produttore per tutti i quantitativi immagazzinati o per parte di essi, qualora il prezzo di mercato del tipo di vino da tavola in oggetto superi un livello da stabilirsi.3. L'importo dell'aiuto al magazzinaggio privato può compensare solo le spese tecniche di magazzinaggio e gli interessi, determinati entrambi forfettariamente.4. Per i mosti d'uva concentrati può essere applicato a tale importo un coefficiente corrispondente al tasso di concentrazione del prodotto.Articolo 26 1. Le modalità d'applicazione del presente capo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse possono stabilire in particolare quanto segue:a) la fissazione del livello dell'importo forfettario e del coefficiente di cui all'articolo 25, paragrafo 2;b) che i contratti di magazzinaggio di lunga durata per il vino da tavola possano essere conclusi soltanto per determinati vini da tavola;c) che i mosti di uve oggetto di un contratto di magazzinaggio di lunga durata possano essere convertiti, totalmente o parzialmente, in mosti di uve concentrati o in mosti di uve concentrati rettificati in vigenza del contratto;d) la cessazione del versamento dell'aiuto di cui all'articolo 25, paragrafo 2;e) che i mosti di uve e mosti di uve concentrati destinati all'elaborazione di succhi di uve non possano formare oggetto di contratti di magazzinaggio di lunga durata;f) la durata effettiva dei contratti.2. Secondo la procedura di cui all'articolo 75 può essere disposto quanto segue:a) che il regime di aiuti al magazzinaggio privato non venga applicato qualora sia evidente che la situazione del mercato non lo giustifica;b) che la possibilità di concludere ulteriori contratti di magazzinaggio di lunga durata cessi in qualsiasi momento qualora lo giustifichi la situazione del mercato e in particolare il numero di contratti già conclusi.CAPO II DISTILLAZIONE Articolo 27 1. Sono vietate la sovrappressione delle uve, pigiate o non, e la pressatura delle fecce di vino. È parimenti vietata la rifermentazione delle vinacce per scopi diversi dalla distillazione.2. La filtrazione e la centrifugazione delle fecce di vino non sono considerate pressatura in presenza delle seguenti condizioni:a) se i prodotti ottenuti sono di qualità sana, leale e mercantile;b) se le fecce così trattate non sono ridotte allo stato secco.3. Le persone fisiche o giuridiche ovvero le associazioni di persone che abbiano proceduto alla vinificazione consegnano alla distillazione la totalità dei sottoprodotti ottenuti dalla vinificazione stessa. Una deroga totale o parziale può essere concessa ai produttori che provino di aver concluso contratti di magazzinaggio di lunga durata con i fabbricanti di vino aromatizzato.4. Il quantitativo d'alcole contenuto nei sottoprodotti, rispetto al volume di alcole contenuto nel vino prodotto, è almeno pari al 10 % se il vino è stato ottenuto mediante vinificazione diretta di uve. Non può essere inferiore al 5 % se il vino è stato ottenuto mediante vinificazione di mosti di uve, di mosti di uve parzialmente fermentate o di vino nuovo ancora in fermentazione.Qualora tali percentuali non vengano raggiunte, i soggetti obbligati consegnano una quantità di vino di loro produzione per rispettare dette percentuali.5. L'obbligo di consegna di cui al paragrafo 3 può essere adempiuto anche con la consegna ad un fabbricante di aceto autorizzato.6. Le persone fisiche o giuridiche ovvero le associazioni di persone che detengano sottoprodotti provenienti da una trasformazione di uve diversa dalla vinificazione li consegnano alla distillazione.7. Gli Stati membri possono disporre che, per alcuni o per tutti i loro produttori, l'obbligo di distillazione di cui ai paragrafi 3, 4 e 5 sia sostituito da un sistema controllato di ritiro dei sottoprodotti o da altri sistemi atti a garantire che i sottoprodotti non siano utilizzati nel settore del vino. Detti sistemi devono essere predisposti sulla base di criteri oggettivi. Nel caso vengano applicati, gli Stati membri interessati comunicano alla Commissione i provvedimenti adottati.8. Il prezzo d'acquisto delle vinacce di uve, delle fecce di vino e del vino consegnati alla distillazione è pari a 0,995 ECU per % vol/hl.9. Il prezzo pagato dal distillatore non può essere inferiore al prezzo d'acquisto.10. Il distillatore ha la seguente alternativa:a) beneficiare di un aiuto per il prodotto da distillare, a condizione che il prodotto ottenuto dalla distillazione abbia un titolo alcolometrico di almeno 52 % vol,b) consegnare all'organismo d'intervento il prodotto ottenuto dalla distillazione, purché abbia un titolo alcolometrico di almeno 92 % vol.11. Può essere deciso che la consegna all'organismo d'intervento possa essere sostituita dalla consegna ad un operatore che abbia presentato un'offerta nell'ambito di vendite organizzate per lo smercio dei prodotti della distillazione.12. I paragrafi da 1 a 11 non si applicano ai succhi di uve e ai succhi di uve concentrati né ai mosti di uve e ai mosti di uve concentrati destinati alla preparazione di succhi di uve.Articolo 28 1. I vini ottenuti da uve di varietà che figurano nella classificazione, per la stessa unità amministrativa, sia come varietà di uve da vino che come varietà destinate ad altro uso, che superano i quantitativi normalmente vinificati e che non sono esportati durante la campagna viticola in corso sono distillati entro una data da determinare. Salvo deroga, tali vini possono circolare soltanto se sono destinati ad una distilleria.2. Ai fini della determinazione dei quantitativi normalmente vinificati si tiene conto di quanto segue:a) dei quantitativi vinificati durante un periodo di riferimento da determinare;b) dei quantitativi di vino riservati alle destinazioni tradizionali.3. Il prezzo d'acquisto del vino consegnato alla distillazione a norma del presente articolo è di 1,34 ECU per % vol/hl.4. Il prezzo pagato dal distillatore non può essere inferiore al prezzo d'acquisto.5. Il distillatore ha la seguente alternativa:a) beneficiare di un aiuto per il prodotto da distillare, a condizione che il prodotto ottenuto dalla distillazione abbia un titolo alcolometrico di almeno 52 % vol;b) consegnare all'organismo d'intervento il prodotto ottenuto dalla distillazione, purché abbia un titolo alcolometrico di almeno 92 % vol.6. Può essere deciso che la consegna all'organismo d'intervento possa essere sostituita dalla consegna ad un operatore che abbia presentato un'offerta nell'ambito di vendite organizzate per lo smercio dei prodotti della distillazione.7. Il presente articolo si applica in deroga all'articolo 1, paragrafo 2.Articolo 29 1. La Comunità può fornire un sostegno alla distillazione di vini da tavola e vini atti a diventare vini da tavola per conservare il rifornimento tradizionale di vino al settore dell'alcole per usi commestibili.2. Il sostegno può essere concesso in forma di un aiuto primario e di un aiuto secondario versati ai distillatori.3. L'aiuto primario è versato in base al volume di vino da tavola e vino atto a diventare vino da tavola sottoposto a distillazione.4. Il livello dell'aiuto primario riflette quanto segue:a) l'esigenza che i distillatori corrispondano ai produttori di vino un pagamento medio di 2,488 ECU per % vol/hl;b) l'esigenza di conservare il rifornimento a prezzi competitivi degli sbocchi tradizionali nel settore dell'alcole per uso alimentare.5. L'aiuto primario viene attuato tramite un sistema di contratti conclusi tra i distillatori e i produttori di vino.6. L'aiuto secondario consiste in un pagamento per il magazzinaggio del distillato ottenuto. Il suo scopo è di agevolare la gestione del sistema dell'aiuto primario.Articolo 30 1. Può essere decisa una distillazione di crisi in casi eccezionali di turbativa del mercato dovuta ad una notevole eccedenza o a causa di problemi di qualità.2. Il provvedimento di distillazione di crisi ha gli scopi seguenti:a) eliminare rimanenze specifiche di eccedenze;b) garantire la continuità di rifornimento da un raccolto all'altro.3. Il provvedimento è facoltativo per i produttori.4. Il provvedimento può essere limitato a determinate categorie di vino o a determinate zone di produzione.Articolo 31 L'alcole preso in consegna dagli organismi d'intervento viene smerciato mediante vendita all'asta o mediante procedura di gara. Esso non può essere smerciato nel settore dell'alcole destinato ad usi alimentari.Tuttavia, qualora il rifornimento della parte di tale settore in cui è obbligatorio l'impiego dell'alcole di vino non sia garantito dall'applicazione dell'articolo 29, può essere deciso l'eventuale smercio dell'alcole suddetto nel settore in oggetto.Articolo 32 PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 598PC0370.11. Per i vini ottenuti da produttori che hanno aumentato il titolo alcolometrico mediante l'aggiunta di saccarosio o di mosto per il quale hanno beneficiato dell'aiuto di cui all'articolo 34, il prezzo d'acquisto fissato per ciascuna distillazione, salvo quella di cui all'articolo 27, è ridotto, all'interno di ciascuna area viticola, di uno stesso importo forfettario calcolato sulla base del livello di aiuto di cui all'articolo 34 e dell'aumento del titolo alcolometrico previsto per la zona viticola di cui trattasi.2. Su richiesta del produttore, la riduzione si applica soltanto nei limiti dei quantitativi oggetto dell'aumento del titolo alcolometrico di cui al paragrafo 1.Articolo 33 1. Le modalità di applicazione del presente capo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse possono concernere in particolare quanto segue:a) le deroghe di cui al presente capo;b) riguardo agli articoli 27 e 28, le modalità di esecuzione della distillazione, la valutazione del volume di alcole contenuto nel vino prodotto, le condizioni per la consegna dei prodotti agli organismi d'intervento e i prezzi di acquisto dei prodotti della distillazione che possono essere presi in consegna dagli organismi d'intervento nonché i criteri per la fissazione di tali prezzi;c) i requisiti minimi cui devono conformarsi le fecce di vino e le vinacce;d) le condizioni del ritiro controllato di cui all'articolo 27, paragrafo 7;e) i quantitativi normalmente vinificati di cui all'articolo 28, paragrafo 2;f) il disposto dell'articolo 30, compresi i prodotti cui questo si riferisce, e il flusso dei prodotti della distillazione, in particolare per evitare turbative del mercato dell'alcole e delle bevande alcoliche.2. Secondo la procedura di cui all'articolo 75 sono determinati l'importo degli aiuti di cui agli articoli 27 e 28 che consentono lo smercio dei prodotti ottenuti, l'importo degli aiuti di cui all'articolo 29 e le regole che definiscono i presupposti del provvedimento di cui all'articolo 30 nonché l'entità e la forma della partecipazione finanziaria della Comunità a tale provvedimento.CAPO III AIUTI PER IMPIEGHI DI MOSTI DI UVE Articolo 34 1. È istituito un aiuto per l'impiego di quanto segue:a) mosti di uve concentrati,b) mosti di uve concentrati rettificati,purché siano prodotti nella Comunità e siano utilizzati per aumentare i titoli alcolometrici di cui alla sezione C dell'allegato IV e alla sezione F dell'allegato V.2. La concessione dell'aiuto può essere riservata ai prodotti ottenuti nelle zone viticole C III qualora, senza tale misura, non sia possibile salvaguardare le correnti di scambio dei mosti e dei vini da taglio.3. L'importo dell'aiuto è fissato in ECU per % vol in titolo alcolometrico e per ettolitro di mosti di uve concentrati o di mosti di uve concentrati rettificati, tenuto conto delle differenze tra i costi dell'arricchimento ottenuto con detti prodotti e con il saccarosio.Articolo 35 1. È istituito un aiuto per l'impiego di quanto segue:a) mosti di uve e mosti di uve concentrati prodotti nella Comunità per la fabbricazione di succhi di uve o per la fabbricazione di altri prodotti a partire da tali succhi di uve;b) mosti di uve e mosti di uve concentrati prodotti nelle zone viticole C III, per la fabbricazione nel Regno Unito e in Irlanda dei prodotti del codice NC 2206 00, per i quali possa essere ammesso da tali Stati membri, secondo norme adottate in forza dell'articolo 51, l'uso di una denominazione composta recante il termine «vino»;c) mosti di uve concentrati prodotti nella Comunità, in quanto elemento principale di un insieme di prodotti immessi in vendita nel Regno Unito e in Irlanda con chiare istruzioni per l'elaborazione e il consumo da parte di privati di una bevanda che imiti il vino.2. In deroga al paragrafo 1, lettera b), qualora la restrizione di ordine geografico relativa alla produzione di mosti di uve e di mosti di uve concentrati di cui a detta norma, determini distorsioni di concorrenza, può essere deciso di estendere la concessione di tale aiuto ai mosti di uve e ai mosti di uve concentrati prodotti in regioni della Comunità al di fuori delle zone C III.3. Gli aiuti di cui al paragrafo 1 sono riservati all'impiego di prodotti ottenuti da varietà di viti classificate esclusivamente come varietà di uve da vino o al tempo stesso come varietà di uve da vino e come varietà destinate ad altro impiego; possono inoltre essere concessi per le uve di origine comunitaria ottenute dalle stesse varietà.4. Gli importi degli aiuti vengono fissati in modo che i prezzi di costo dei mosti di uve e dei mosti di uve concentrati, originari della Comunità, siano idonei a salvaguardare le possibilità di smercio tradizionali.5. Una parte da determinare dell'aiuto di cui al paragrafo 1, lettera a), è destinata all'organizzazione di campagne promozionali a favore del consumo di succo d'uva. Ai fini dell'organizzazione di tali campagne, l'importo dell'aiuto può essere fissato ad un livello superiore a quello risultante dall'applicazione del paragrafo 4.Articolo 36 Le modalità d'applicazione del presente capo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse riguardano in particolare quanto segue:a) le condizioni per la concessione dell'aiuto di cui all'articolo 34, paragrafo 1;b) le misure necessarie per controllare l'impiego dei prodotti di cui all'articolo 35, paragrafo 1;c) l'importo degli aiuti di cui agli articoli 34 e 35 da fissare prima dell'avvio di ciascuna campagna viticola;d) la decisione di cui all'articolo 35, paragrafo 2, primo comma.CAPO IV DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 37 I produttori soggetti agli obblighi di cui agli articoli 27 e 28 possono beneficiare delle misure d'intervento previste dal presente titolo, se hanno adempiuto detti obblighi per un periodo di riferimento da determinare. Tale periodo e le modalità d'applicazione del presente articolo sono decisi secondo la procedura di cui all'articolo 75.Articolo 38 1. Quando si rilevano sul mercato comunitario prezzi eccessivamente elevati per un tipo di vino e tale situazione rischia di persistere, con conseguente turbativa del mercato, la Commissione può prendere le misure necessarie.2. Nella misura necessaria per sostenere il mercato dei vini da tavola possono essere adottate, secondo la procedura di cui all'articolo 75, misure d'intervento per i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b), tranne i vini da tavola.TITOLO IV ORGANIZZAZIONI DI PRODUTTORI E ORGANIZZAZIONI INTERPROFESSIONALI CAPO I ORGANIZZAZIONI DI PRODUTTORI Articolo 39 1. Ai fini del presente regolamento si intende per «organizzazione di produttori» una persona giuridica:a) costituita per iniziativa dei produttori di prodotti disciplinati dal presente regolamento;b) che ha in particolare lo scopo:i) di assicurare la programmazione della produzione e l'adeguamento della stessa alla domanda, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo;ii) di promuovere la concentrazione dell'offerta e l'immissione sul mercato della produzione degli aderenti;iii) di ridurre i costi di produzione e di regolarizzare i prezzi alla produzione;iv) di promuovere pratiche colturali e tecniche di produzione e di gestione dei rifiuti che rispettino l'ambiente, in particolare per tutelare la qualità delle acque, dei suoli e del paesaggio e per preservare o favorire la biodiversità;c) il cui statuto obbliga i produttori associati, in particolare, a quanto segue:i) applicare, in materia di conoscenza della produzione, di produzione, di commercializzazione e di tutela ambientale, le regole dell'organizzazione di produttori;ii) aderire, per quanto riguarda la produzione di uno dei prodotti soggetti al presente regolamento di una data azienda, ad una sola organizzazione di produttori di cui alla lettera a);iii) vendere tutta la loro produzione per il tramite dell'organizzazione di produttori in questione. Tuttavia, previa autorizzazione dell'organizzazione stessa e fatto salvo il rispetto delle condizioni da questa stabilite, i produttori associati possono:- procedere, presso la propria azienda, a vendite dirette al consumatore, per il suo fabbisogno personale, fino al 25 % della produzione e, inoltre,- commercializzare essi stessi, o per il tramite di un'altra organizzazione di produttori determinata dall'organizzazione cui aderiscono, i prodotti che rappresentano un volume marginale rispetto al volume commercializzabile dalla loro organizzazione,- commercializzare, per il tramite di un'altra organizzazione di produttori determinata dall'organizzazione cui aderiscono, i prodotti che, per caratteristiche intrinseche, non rientrano «a priori» nelle attività commerciali della loro organizzazione;iv) fornire le informazioni richieste dall'organizzazione di produttori a fini statistici e riguardanti, in particolare, le superfici, i raccolti, le rese e le vendite dirette;d) il cui statuto contiene disposizioni concernenti:i) le modalità di determinazione, approvazione e modificazione delle regole di cui alla lettera c), punto i);ii) l'imposizione ai soci di contributi finanziari necessari al finanziamento dell'organizzazione di produttori;iii) le regole atte a garantire ai produttori aderenti il controllo democratico della loro organizzazione e l'assunzione autonoma delle decisioni da essa prese;iv) le sanzioni in caso di inosservanza degli obblighi statutari, e in particolare di mancato pagamento dei contributi finanziari, o delle regole fissate dall'organizzazione di produttori;v) le regole relative all'ammissione di nuovi soci, e in particolare la durata minima d'adesione;vi) le regole contabili e di bilancio necessarie per l'attività dell'organizzazione;e) che è stata riconosciuta dallo Stato membro interessato nel rispetto delle condizioni indicate al paragrafo 2.2. Gli Stati membri riconoscono quali organizzazioni di produttori a norma del presente regolamento le associazioni di produttori che ne facciano domanda a condizione che:a) rispondano ai requisiti previsti al paragrafo 1 e a tal fine comprovino, tra l'altro, che rappresentano un numero minimo di produttori e un volume minimo di produzione commercializzabile, da determinare secondo la procedura di cui all'articolo 75;b) offrano sufficienti garanzie circa la realizzazione, la durata e l'efficienza della loro attività;c) mettano effettivamente in grado i loro soci di usufruire dell'assistenza tecnica necessaria per poter applicare pratiche colturali rispettose dell'ambiente;d) mettano effettivamente a disposizione dei loro soci i mezzi tecnici necessari per il magazzinaggio, il confezionamento e l'immissione in commercio dei prodotti e garantiscano altresì una gestione commerciale, contabile e di bilancio adeguata ai compiti che intendono svolgere.Articolo 40 1. Gli Stati membria) decidono in merito alla concessione del riconoscimento ad un'organizzazione di produttori entro tre mesi dalla presentazione della domanda corredata di tutti i pertinenti documenti giustificativi;b) eseguono controlli a intervalli regolari per accertare il rispetto, da parte delle organizzazioni di produttori, delle condizioni del riconoscimento, in caso di mancato rispetto di tali condizioni comminano le sanzioni da applicare alle organizzazioni medesime e decidono, se necessario, la revoca del riconoscimento;c) comunicano alla Commissione, entro due mesi, le decisioni di concessione, diniego o revoca del riconoscimento.2. La Commissione accerta l'osservanza dell'articolo 39 e del paragrafo 1, lettera b) del presente articolo procedendo a controlli e, a seguito di tali controlli, chiede eventualmente agli Stati membri la revoca del riconoscimento.Articolo 41 1. Nel caso in cui un'organizzazione di produttori o un'associazione di organizzazioni di produttori che abbia adottato le stesse regole, attiva in una determinata circoscrizione economica, sia considerata, per un dato prodotto, rappresentativa della produzione e dei produttori di tale circoscrizione, lo Stato membro interessato può, su richiesta di questa organizzazione o associazione, rendere obbligatorie per i produttori stabiliti nella circoscrizione e non aderenti a una delle organizzazioni sopra citate le regole di cui all'articolo 39, paragrafo 1, lettera c), punto i).2. Ai fini del presente articolo, per «circoscrizione economica» si intende una zona geografica costituita da regioni di produzione limitrofe o vicine nelle quali le condizioni di produzione e di commercializzazione sono omogenee.3. Un'organizzazione di produttori o un'associazione di organizzazioni di produttori è considerata rappresentativa ai fini del paragrafo 1 qualora raggruppi almeno due terzi dei produttori della circoscrizione economica in cui opera e totalizzi almeno due terzi della produzione di tale circoscrizione.4. Le regole che sono rese obbligatorie per tutti i produttori di una determinata circoscrizione economica:a) non devono arrecare pregiudizio agli altri produttori dello Stato membro, da un lato, e della Comunità, dall'altro;b) non si applicano, salvo che siano ad essi specificatamente destinate, ai prodotti consegnati per la trasformazione nell'ambito di un contratto firmato prima dell'inizio della campagna viticola, fatte salve le regole di conoscenza della produzione;c) non possono essere in contrasto con la vigente normativa comunitaria e nazionale.5. Gli Stati membri comunicano senza indugio alla Commissione le regole da essi rese obbligatorie per l'insieme dei produttori di una determinata circoscrizione economica. Tali regole sono pubblicate nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, serie C.6. La Commissione decide che lo Stato membro sopprima l'estensione delle regole da esso stabilite:a) qualora accerti che a causa di tale estensione ad altri produttori viene eliminata la concorrenza in una parte sostanziale del mercato interno o è lesa la libertà degli scambi, oppure siano messi in pericolo gli obiettivi dell'articolo 39 del trattato;b) qualora accerti che l'articolo 85, paragrafo 1, del trattato si applica all'accordo, alla decisione o alla pratica concordata di cui sia decisa l'estensione; la decisione della Commissione adottata in merito a tale accordo, decisione o pratica concordata si applica soltanto a decorrere dalla data di accertamento;c) qualora accerti, a seguito dei controlli a posteriori, l'inosservanza delle disposizioni del presente articolo.7. Per quanto riguarda l'applicazione del paragrafo 1, sulla base di documenti giustificativi, lo Stato membro interessato può decidere che i produttori non aderenti siano tenuti a versare all'organizzazione, o eventualmente all'associazione di organizzazioni, la parte dei contributi finanziari versati dai produttori aderenti destinata a coprire:a) le spese amministrative risultanti dall'applicazione del paragrafo 1;b) le spese risultanti dalle attività di ricerca, di studio del mercato e di promozione delle vendite svolte dall'organizzazione o dall'associazione di organizzazioni a beneficio dell'insieme della produzione della circoscrizione.8. Gli Stati membri comunicano alla Commissione l'elenco delle circoscrizioni economiche di cui al paragrafo 2. Entro un mese dalla comunicazione, la Commissione approva l'elenco o decide, sentito lo Stato membro interessato, le modificazioni che questo deve apportarvi. L'elenco approvato è pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, serie C.CAPO II ORGANIZZAZIONI INTERPROFESSIONALI Articolo 42 1. Ai fini del presente regolamento si intende per «organizzazione interprofessionale riconosciuta» (in prosieguo: «l'organizzazione interprofessionale»), una persona giuridica:a) che raggruppa rappresentanti delle attività economiche connesse con la produzione, il commercio o la trasformazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento;b) che è costituita per iniziativa di tutte o di una parte delle organizzazioni o associazioni che la compongono;c) che svolge, in una o più regioni della Comunità, alcune delle attività seguenti, tenendo conto degli interessi dei consumatori:i) migliorare la conoscenza e la trasparenza della produzione e del mercato;ii) contribuire ad un migliore coordinamento dell'immissione sul mercato, in particolare attraverso ricerche o studi di mercato;iii) elaborare contratti tipo compatibili con la normativa comunitaria;iv) valorizzare il potenziale produttivo;v) fornire le informazioni e svolgere le ricerche necessarie per orientare la produzione verso prodotti più adatti al fabbisogno del mercato e ai gusti e alle aspirazioni dei consumatori, soprattutto per quanto riguarda la qualità dei prodotti e la tutela dell'ambiente;vi) ricercare metodi atti a limitare l'impiego di prodotti fitosanitari e di altri fattori di produzione e a garantire la qualità dei prodotti nonché la salvaguardia dei suoli e delle acque;vii) mettere a punto metodi e strumenti per migliorare la qualità dei prodotti in tutte le fasi della produzione, della vinificazione e della commercializzazione;viii) valorizzare e tutelare l'agricoltura biologica e le denominazioni d'origine, i marchi di qualità e le indicazioni geografiche;ix) promuovere la produzione integrata o altri metodi di produzione rispettosi dell'ambiente;d) che è stata riconosciuta dallo Stato membro interessato nel rispetto delle condizioni indicate al paragrafo 2.2. Se le strutture dello Stato membro lo giustificano, gli Stati membri possono riconoscere quali organizzazioni interprofessionali a norma del presente regolamento le organizzazioni stabilite sul loro territorio che ne facciano domanda, a condizione che:a) esercitino la loro attività in una o più regioni nell'ambito di detto territorio;b) rappresentino una parte significativa della produzione e/o del commercio e/o della trasformazione di prodotti disciplinati dal presente regolamento nella regione o nelle regioni di cui trattasi e, qualora operino in varie regioni, dimostrino di possedere una rappresentatività minima, per ciascuno dei comparti raggruppati, in ognuna delle regioni interessate;c) svolgano varie attività fra quelle menzionate al paragrafo 1, lettera c);d) non si occupino, come tali, né della produzione né della trasformazione né della commercializzazione di prodotti disciplinati dal presente regolamento;e) non compromettano il corretto funzionamento dell'organizzazione del mercato e non svolgano le attività di cui all'articolo 43, paragrafo 1.3. Prima di concedere il riconoscimento, gli Stati membri notificano alla Commissione le organizzazioni interprofessionali che ne hanno fatto domanda, fornendo tutte le informazioni utili relative alla loro rappresentatività e alle loro attività, nonché tutti gli altri elementi di valutazione necessari. La Commissione può opporsi al riconoscimento entro due mesi dalla notificazione.4. Gli Stati membri:a) decidono in merito alla concessione del riconoscimento entro tre mesi dalla presentazione della domanda corredata di tutti i pertinenti documenti giustificativi;b) eseguono controlli ad intervalli regolari per accertare il rispetto, da parte delle organizzazioni interprofessionali, delle condizioni del riconoscimento, in caso di mancato rispetto di tali condizioni comminano le sanzioni pertinenti alle organizzazioni medesime e decidono, se necessario, la revoca del riconoscimento;c) revocano il riconoscimento se:i) sono venute meno le condizioni del riconoscimento previste dal presente regolamento;ii) l'organizzazione interprofessionale contravviene a dei divieti previsti all'articolo 43, paragrafo 1, fatte salve le conseguenze penali cui potrebbe peraltro essere esposta a norma della legislazione nazionale;d) comunicano alla Commissione, entro due mesi, le decisioni di concessione, diniego o revoca del riconoscimento.5. Soltanto un'organizzazione di produttori può essere riconosciuta per la produzione di v.q.p.r.d. in una regione specifica.6. La Commissione accerta l'osservanza del paragrafo 2 e del paragrafo 4, lettera b), procedendo a controlli e, a seguito di tali controlli, chiede eventualmente agli Stati membri la revoca del riconoscimento.7. Il riconoscimento equivale ad un'autorizzazione a svolgere le attività di cui al paragrafo 1, lettera c), alle condizioni previste dal presente regolamento.8. La Commissione pubblica nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, serie C, l'elenco delle organizzazioni interprofessionali riconosciute, indicandone la circoscrizione economica o la zona di attività, nonché le azioni intraprese a norma dell'articolo 44. Sono pubblicate anche le revoche del riconoscimento.Articolo 43 1. In deroga all'articolo 1 del regolamento n. 26 del Consiglio (45), l'articolo 85, paragrafo 1, del trattato non si applica agli accordi, alle decisioni e alle pratiche concordate delle organizzazioni interprofessionali riconosciute, finalizzati alla realizzazione delle attività di cui all'articolo 42, paragrafo 1, lettera c), purché siano conformi a quanto segue:a) non prevedono la determinazione di prezzi, salve le misure adottate dalle organizzazioni interprofessionali in applicazione di specifiche disposizioni comunitarie,b) non causano una qualsiasi forma di compartimentazione dei mercati all'interno della Comunità,c) non creano discriminazioni o non eliminano la concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti di cui trattasi, ed) non creano distorsioni di concorrenza che non siano necessarie per raggiungere gli obiettivi della politica agricola comune perseguiti dall'attività dell'organizzazione interprofessionale.2. La decisione con cui la Commissione dichiari che l'articolo 85, paragrafo 1, del trattato si applica all'accordo, alla decisione o alla pratica concordata non ha effetto prima della sua notificazione all'organizzazione interprofessionale interessata.Articolo 44 1. Qualora un'organizzazione interprofessionale attiva in una o più regioni determinate di uno Stato membro sia considerata, con riguardo ad un dato prodotto, rappresentativa della produzione, del commercio o della trasformazione del medesimo prodotto, lo Stato membro interessato può disporre, su richiesta di tale organizzazione, che alcuni degli accordi, decisioni o pratiche concordate convenuti in seno a quest'ultima siano resi obbligatori, per un periodo limitato, nei confronti degli operatori attivi, individualmente o non, nella regione o nelle regioni di cui trattasi e non aderenti alla suddetta organizzazione.2. Un'organizzazione interprofessionale è considerata rappresentativa ai fini del paragrafo 1 qualora rappresenti almeno due terzi della produzione, del commercio o della trasformazione del prodotto o dei prodotti interessati nella regione o nelle regioni di cui trattasi di uno Stato membro. Qualora la domanda di estendere ad altri operatori l'efficacia delle regole riguardi più regioni, l'organizzazione interprofessionale deve comprovare una rappresentatività minima per ciascuno dei comparti raggruppati e in ognuna delle regioni di cui trattasi.3. Le regole delle quali può essere chiesta l'estensione ad altri operatori vertono su uno dei seguenti settori:a) conoscenza della produzione e del mercato;b) regole di produzione più restrittive dell'eventuale normativa comunitaria e nazionale in materia;c) elaborazione di contratti tipo compatibili con la normativa comunitaria;d) regole di commercializzazione;e) regole di tutela ambientale;f) iniziative di promozione e di valorizzazione del potenziale produttivo;g) iniziative di tutela dell'agricoltura biologica e delle denominazioni d'origine, dei marchi di qualità e delle indicazioni geografiche.Dette regole devono essere vigenti da almeno una campagna viticola, possono essere rese obbligatorie per un massimo di tre campagne viticole e non arrecano pregiudizio agli altri operatori dello Stato membro, da un lato, e della Comunità, dall'altro.Articolo 45 1. Gli Stati membri comunicano senza indugio alla Commissione le regole da essi rese obbligatorie per tutti gli operatori di una o più regioni determinate. Tali regole sono pubblicate nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, serie C.2. Prima della pubblicazione, la Commissione informa il comitato di cui all'articolo 74 di qualsiasi notificazione relativa all'estensione di accordi interprofessionali.3. La Commissione decide che lo Stato membro sopprima l'estensione delle regole da esso decisa, nelle circostanze di cui all'articolo 41, paragrafo 6.4. Nel caso di estensione delle regole per uno o più prodotti e qualora una o più delle iniziative di cui all'articolo 44, paragrafo 3, primo comma, eseguite da un'organizzazione interprofessionale riconosciuta siano di interesse economico generale per gli operatori economici le cui attività sono legate a tali prodotti, lo Stato membro che ha accordato il riconoscimento può decidere che gli operatori individuali o le associazioni non aderenti all'organizzazione che fruiscono di dette iniziative debbano corrispondere all'organizzazione la totalità o parte dei contributi finanziari versati dagli aderenti, nei limiti in cui siano destinati a coprire le spese direttamente conseguenti all'esecuzione delle iniziative in oggetto.TITOLO V PRATICHE E TRATTAMENTI ENOLOGICI E SPECIFICHE DEI PRODOTTI; DESIGNAZIONE, DENOMINAZIONE, PRESENTAZIONE E PROTEZIONE CAPO I PRATICHE E TRATTAMENTI ENOLOGICI E SPECIFICHE DEI PRODOTTI Articolo 46 1. Sono istituiti pratiche e trattamenti enologici comunitari autorizzati per l'elaborazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento, esclusi i succhi di uve e i succhi di uve concentrati nonché i mosti di uve e i mosti di uve concentrati destinati alla preparazione dei succhi di uve.2. Le pratiche e i trattamenti enologici possono essere impiegati soltanto per una buona vinificazione, una buona conservazione e un buon invecchiamento dei prodotti.3. Le pratiche e i trattamenti enologici autorizzati escludono l'aggiunta di acqua, a meno che non sia richiesta da esigenze tecniche particolari, e l'aggiunta di alcole, tranne per il mosto di uve fresche mutizzato con alcole, il vino liquoroso, il vino spumante, il vino frizzante e il vino alcolizzato.4. Per quanto concerne le pratiche e i trattamenti enologici e le specifiche dei prodotti, gli Stati membri possono imporre condizioni più severe per garantire la conservazione delle caratteristiche essenziali dei v.q.p.r.d., dei vini da tavola designati mediante un'indicazione geografica prodotti nel loro territorio, dei vini spumanti e dei vini liquorosi. Essi comunicano tali condizioni alla Commissione, che ne informa gli altri Stati membri.5. Salvo altrimenti disposto, soltanto uve appartenenti alle varietà che figurano come varietà di uve da vino nella classificazione compilata a norma dell'articolo 19, nonché i prodotti che ne derivano, possono essere utilizzati nella Comunità per l'elaborazione di quanto segue:a) mosto di uve mutizzato con alcole;b) mosto di uve concentrato;c) mosto di uve concentrato rettificato;d) vino atto a diventare vino da tavola;e) vino da tavola;f) v.q.p.r.d.;g) vino liquoroso;h) mosto di uve parzialmente fermentato, ottenuto con uve parzialmente appassite.Articolo 47 1. Le pratiche e i trattamenti enologici autorizzati riguardanti l'arricchimento, l'acidificazione, la disacidificazione e la dolcificazione nonché le norme relative al tenore di anidride solforosa, e al tenore massimo di acidità volatile figurano nell'allegato IV, sezioni da A a G.2. Le pratiche e i trattamenti enologici autorizzati nonché le norme relative alla produzione di vino spumante figurano nell'allegato IV, sezione H. Tali norme non si applicano al vino spumante dietetico.3. Le pratiche e i trattamenti enologici autorizzati nonché le norme relative alla produzione di vini liquorosi figurano nell'allegato IV, sezione I.Articolo 48 1. Per quanto riguarda i prodotti dei codici NC 2204 10, 2204 21 e 2204 29 della nomenclatura combinata, solo i vini liquorosi, i vini spumanti, i vini spumanti gassificati, i vini frizzanti, i vini frizzanti gassificati, i v.q.p.r.d. e, eventualmente, in deroga all'articolo 49, paragrafo 1, i vini legalmente importati e i vini da tavola possono essere offerti o consegnati per il consumo umano diretto all'interno della Comunità.2. Salvo deroga per i vini in bottiglia per i quali può essere provato che l'imbottigliamento è anteriore al 1° settembre 1971, il vino diverso da un v.q.p.r.d. proveniente dalle varietà di viti di cui all'articolo 46, paragrafo 5, ma non rispondente alle definizioni di cui ai punti da 12 a 18 dell'allegato I, può essere utilizzato soltanto per il consumo familiare del singolo viticoltore, per la produzione di aceto di vino o per la distillazione.3. Durante le annate caratterizzate da condizioni climatiche sfavorevoli, può essere deciso che i prodotti delle zone viticole A e B non aventi il titolo alcolometrico volumico naturale minimo fissato per la zona viticola in oggetto possano essere utilizzati nella Comunità per la produzione di vini spumanti o vini spumanti gassificati, purché tali vini raggiungano un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 8,5 % vol, oppure per la produzione di vini frizzanti gassificati. In tal caso, l'arricchimento è effettuato entro i limiti di cui all'allegato IV, sezione D, punto 5.4. Salvo disposizioni più restrittive che gli Stati membri possono applicare per l'elaborazione nel loro territorio di prodotti non compresi nei codici NC 2204 10, 2204 21 e 2204 29, il mosto di uve fresche mutizzato con alcole può essere impiegato soltanto per l'elaborazione di tali prodotti.5. Il succo di uve e il succo di uve concentrato non possono formare oggetto di vinificazione o essere impiegati nella vinificazione. La destinazione di tali prodotti è sottoposta a controllo. È vietato mettere in fermentazione alcolica questi prodotti nel territorio geografico della Comunità.6. Le disposizioni dei paragrafi 4 e 5 non si applicano ai prodotti destinati all'elaborazione nel Regno Unito e in Irlanda di prodotti del codice NC 2206 00 per i quali, in applicazione dell'articolo 51, può essere ammesso dagli Stati membri l'uso di una denominazione composta recante il termine «vino».7. I vini atti a diventare vini da tavola che non raggiungono il titolo alcolometrico volumico effettivo minimo dei vini da tavola possono essere messi in circolazione soltanto per l'elaborazione di vini spumanti o se sono destinati agli acetifici, alle distillerie e ad altri usi industriali. L'arricchimento di tali vini e il taglio degli stessi con un vino da tavola onde portarne il titolo alcolometrico volumico effettivo al livello prescritto per un vino da tavola possono aver luogo soltanto negli impianti del vinificatore o per conto di quest'ultimo.8. Le fecce di vino e le vinacce non possono essere impiegate per ottenere vino o bevande destinate al consumo umano diretto, salvo alcole, acquavite o vinello.9. Il vinello, sempreché lo Stato membro interessato ne autorizzi la fabbricazione, può essere utilizzato soltanto per la distillazione o per il consumo familiare del singolo viticoltore.10. Il vino alcolizzato può essere utilizzato soltanto per la distillazione. Tuttavia, il vino alcolizzato importato può essere utilizzato per l'elaborazione di acquavite.11. Il mosto di uve parzialmente fermentato, ottenuto con uve parzialmente appassite, può essere messo in circolazione per l'elaborazione di vini liquorosi e unicamente nelle regioni viticole dove tale uso era tradizionale alla data del 1° gennaio 1985.Articolo 49 I seguenti prodotti non possono essere offerti o avviati al consumo umano diretto:a) i prodotti dei codici NC 2204 10, 2204 21, 2204 29 e 2204 30 10, importati o no, che siano stati sottoposti a pratiche enologiche non ammesse dalla normativa comunitaria oppure, ove ciò sia consentito, dalle normative nazionali;b) i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettere a), b) e c), che non siano di qualità sana, leale o mercantile;c) ai prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, che non rispondano alle definizioni contenute nell'allegato I.Articolo 50 1. Le modalità di applicazione del presente capo e dell'allegato IV sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse riguardano in particolare quanto segue:a) per la sezione A dell'allegato IV, le misure transitorie relative ai vini prodotti anteriormente al 1° settembre 1986 e le modificazioni degli elenchi di vini di cui al punto 2;b) le decisioni, le eccezioni, le deroghe, le condizioni e gli elenchi di cui al presente capo e all'allegato IV;c) l'applicazione delle sezioni da C a G dell'allegato IV ai prodotti raccolti nelle regioni comunitarie non comprese nelle zone viticole elencate nell'allegato IV;d) per la sezione I dell'allegato IV, gli elenchi di cui al punto 2, lettera b) e al punto 6, le deroghe di cui al punto 4, lettera b) e le modalità di dichiarazione e registrazione di cui al punto 6.2. Secondo la procedura di cui all'articolo 75 sono adottate le seguenti disposizioni:a) la pratiche e i trattamenti enologici autorizzati, diversi da quelli stabiliti nelle sezioni da C a I dell'allegato IV, per l'elaborazione e la conservazione dei prodotti di cui all'articolo 46, paragrafo 1;b) le disposizioni che disciplinano la miscelazione e il taglio dei mosti e dei vini; qualora sia prevista la miscelazione di vini bianchi e di vini rossi, la percentuale di vino bianco nel prodotto finale non può superare il 10 %;c) i requisiti di purezza e identità delle sostanze da impiegare nelle pratiche enologiche;d) le disposizioni amministrative concernenti le pratiche e i trattamenti enologici autorizzati, le quali disposizioni possono prevedere che talune pratiche e taluni trattamenti enologici siano eseguiti unicamente sotto la responsabilità di persone riconosciute dallo Stato membro e dotate di conoscenze sufficienti a garantire la qualità, l'igiene e la salubrità del prodotto;e) le condizioni di detenzione, circolazione e impiego dei prodotti di cui all'articolo 49 o gli elenchi di prodotti esentati dai requisiti previsti in detto articolo, nonché la determinazione dei criteri atti ad evitare un eccessivo rigore in casi individuali, le condizioni alle quali gli Stati membri possono autorizzare la detenzione, la circolazione e l'impiego di prodotti non conformi alle disposizioni del presente regolamento, diverse da quelle di cui all'articolo 49, lettera a), o alle norme d'applicazione del medesimo;f) le condizioni per l'utilizzazione in via sperimentale di pratiche e trattamenti enologici non autorizzati.3. I metodi d'analisi per individuare i componenti dei prodotti disciplinati dal presente regolamento e le regole per stabilire se tali prodotti sono stati sottoposti a trattamenti in violazione delle pratiche enologiche autorizzate sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.Secondo la stessa procedura sono adottati, se necessario, i limiti espressi in cifre degli elementi che caratterizzano l'applicazione di determinate pratiche enologiche e le tabelle per il confronto dei dati analitici.Tuttavia, qualora non siano previsti metodi di analisi comunitari o regole di cui al primo comma per individuare e quantificare le sostanze ricercate nel prodotto in questione, si applicano i metodi seguenti:a) i metodi di analisi riconosciuti dall'assemblea generale dell'Ufficio internazionale della vigna e del vino (OIV) e pubblicati a cura di questo, oppureb) qualora tra i metodi di analisi di cui alla lettera a) non figuri un metodo appropriato, un metodo di analisi conforme alle norme raccomandate dall'Organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO), oppurec) in mancanza di uno dei metodi di cui alle lettere a) e b) e in funzione della sua esattezza, della sua ripetibilità e della sua riproducibilità:i) un metodo di analisi ammesso dallo Stato membro interessato oii) se necessario, qualsiasi altro metodo di analisi appropriato.Sono considerati equivalenti ai metodi di analisi comunitari di cui al primo comma i metodi di analisi automatizzati impiegati in luogo di un metodo di analisi comunitario, a condizione che sia stato stabilito, secondo la stessa procedura, che i risultati ottenuti sono almeno uguali ai risultati ottenuti con il corrispondente metodo comunitario per quanto concerne l'esattezza, la ripetibilità e la riproducibilità.CAPO II DESIGNAZIONE, DENOMINAZIONE, PRESENTAZIONE E PROTEZIONE Articolo 51 1. Sono definite disposizioni sulla designazione, la denominazione e la presentazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento. Tali disposizioni tengono conto, in particolare, dei seguenti obiettivi:a) tutela dei legittimi interessi dei consumatori;b) tutela dei legittimi interessi dei produttori;c) buon funzionamento del mercato interno;d) promozione dei prodotti di qualità.2. Le disposizioni riguardano in particolare quanto segue:a) l'obbligo di utilizzare alcuni termini;b) l'autorizzazione ad utilizzare alcuni termini a determinate condizioni;c) l'autorizzazione ad utilizzare alcuni termini, di cui l'utente possa provare l'esattezza;d) la disciplina dell'impiego di indicazioni geografiche e termini tradizionali per i v.q.p.r.d. e per taluni vini da tavola;e) modalità di protezione e di controllo per alcuni termini, compresi quelli utilizzati per i v.q.p.r.d.; tale protezione può estendersi al di là di prodotti elencati all'articolo 1, paragrafo 2.3. I vini importati destinati al consumo umano diretto e designati mediante un'indicazione geografica possono beneficiare, ai fini del commercio nella Comunità e su riserva di reciprocità, del controllo e della protezione di cui al paragrafo 2, lettera e).4. La disposizione di cui al paragrafo 3 viene attuata tramite accordi negoziati e conclusi con i paesi terzi interessati secondo la procedura prevista dall'articolo 113 del trattato.Articolo 52 1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire agli interessati di impedire, secondo le modalità previste dagli articoli 23 e 24 dell'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale pertinenti al commercio, l'utilizzazione nella Comunità di un'indicazione geografica volta ad identificare i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b), per prodotti che non sono originari del luogo designato dall'indicazione geografica in questione, anche qualora la vera origine del prodotto sia indicata oppure l'indicazione geografica sia utilizzata in una traduzione o sia corredata di menzioni quali «genere», «tipo», «stile», «imitazione» o simili.2. Ai fini del presente articolo per «indicazione geografica» si intende l'indicazione che serve a identificare un prodotto come originario del territorio di un paese terzo membro dell'Organizzazione mondiale del commercio, oppure di una regione o di una località di questo territorio, qualora una determinata qualità, rinomanza o altra caratteristica del prodotto possa essere attribuita essenzialmente a tale origine geografica.3. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 si applicano in deroga ad altre disposizioni speciali contenute nella legislazione comunitaria che stabiliscono le norme per la denominazione e la presentazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento.Articolo 53 Le modalità d'applicazione del presente capo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.TITOLO VI VINI DI QUALITÀ PRODOTTI IN REGIONI DETERMINATE Articolo 54 1. Per v.q.p.r.d. si intendono i vini conformi alle disposizioni del presente titolo.2. La categoria v.q.p.r.d. comprende le seguenti sottocategorie di vini di qualità:a) «vini liquorosi di qualità prodotti in regioni determinate» (in prosieguo: «v.l.q.p.r.d.»), rispondenti alla definizione di vino liquoroso;b) «vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate» (in prosieguo: «v.s.q.p.r.d.»), rispondenti alla definizione di vino spumante, compresi i vini spumanti di qualità del tipo aromatico;c) «vini frizzanti di qualità prodotti in regioni determinate» (in prosieguo: «v.f.q.p.r.d»), rispondenti alla definizione di vino frizzante;d) altri v.q.p.r.d.3. I prodotti atti a diventare v.q.p.r.d. sono i seguenti:a) varietà di viti;b) uve fresche;c) mosti di uve;d) mosti di uve parzialmente fermentati;e) vini nuovi ancora in fermentazione;f) vino.4. Per vini spumanti di qualità si intendono i vini spumanti, che non sono v.s.q.p.r.d., conformi ai requisiti della sezione K dell'allegato V.5. Gli Stati membri trasmettono alla Commissione l'elenco dei v.q.p.r.d. da essi riconosciuti, fornendo per ciascuno informazioni sulle norme nazionali che ne disciplinano la produzione e l'elaborazione.6. La Commissione pubblica l'elenco nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, serie C.Articolo 55 1. Oltre alle norme nazionali adottate in forza dell'articolo 57, paragrafo 1, lettera a), e tenute presenti le condizioni tradizionali di produzione dei v.q.p.r.d., che non pregiudichino la politica di qualità e la realizzazione del mercato interno, le disposizioni che disciplinano la produzione dei v.q.p.r.d. sono basate sugli elementi seguenti:a) delimitazione della zona di produzione;b) varietà di vite;c) pratiche colturali;d) metodi di vinificazione;e) titolo alcolometrico volumico naturale minimo;f) resa per ettaro;g) analisi e valutazione delle caratteristiche organolettiche.2. Le disposizioni di cui al paragrafo 1 figurano nell'allegato V, sezioni da A a J.3. Le disposizioni dell'allegato V, sezione K, si applicano soltanto ai vini spumanti di qualità e ai v.s.q.p.r.d. Le disposizioni dell'allegato V, sezione L, si applicano soltanto ai v.l.q.p.r.d.Articolo 56 1. Gli Stati membri decidono le regole in base alle quali, nella fase di produzione:a) un produttore può:i) non chiedere la classificazione come v.q.p.r.d. di un prodotto che nella sua dichiarazione di raccolto o di produzione non figura come un prodotto atto a diventare v.q.p.r.d.;ii) declassare un v.q.p.r.d., in particolare a vino da tavola;b) l'organismo competente che lo Stato membro deve designare può declassare un v.q.p.r.d.2. Il declassamento di un v.q.p.r.d. nella fase di commercializzazione viene eseguito dai seguenti organismi:a) dall'organismo dello Stato membro nel cui territorio si trova il vino;i) se il vino è originario di tale Stato membro, oppureii) nel caso di piccoli quantitativi che il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, stabilirà su proposta della Commissione;b) dall'organismo competente dello Stato membro di origine del vino nei casi non contemplati dalla lettera a).3. Il declassamento di cui al paragrafo 2 viene deciso in particolare quando l'organismo competente ha accertato quanto segue:a) nel corso del magazzinaggio o del trasporto il v.q.p.r.d. ha subito un cambiamento che ha provocato un deterioramento o un'alterazione delle sue caratteristiche;b) il vino è sottoposto a trattamenti vietati o non è descritto a norma di legge come v.q.p.r.d.Articolo 57 1. Oltre agli elementi di cui all'articolo 55 e tenuto conto degli usi leali e tradizionali, gli Stati membri possono definire altre caratteristiche e condizioni di produzione obbligatorie per i v.q.p.r.d.In aggiunta alle altre disposizioni del presente regolamento, e tenuto conto degli usi leali e tradizionali, essi possono definire caratteristiche o condizioni di produzione, di elaborazione e di commercializzazione complementari o più severe per i v.q.p.r.d. prodotti nel loro territorio.2. In applicazione del paragrafo 1, secondo comma, gli Stati membri possono in particolare limitare il tenore massimo di zucchero residuo di un v.q.p.r.d., segnatamente per quanto concerne la relazione tra il titolo alcolometrico volumico effettivo e lo zucchero residuo.Articolo 58 Le modalità d'applicazione del presente titolo e dell'allegato V sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse comprendono in particolare quanto segue:a) le decisioni, le eccezioni, le deroghe e gli elenchi ivi menzionati;b) la delimitazione delle zone situate nelle immediate vicinanze di una regione determinata, tenendo conto in particolare della situazione geografica e delle strutture amministrative;c) la destinazione dei v.q.p.r.d. declassati e le condizioni a cui tale destinazione è subordinata;d) le disposizioni opportune sull'applicazione sistematica e generalizzata delle analisi organolettiche, sulla destinazione dei vini non conformi ai requisiti delle analisi e sulle condizioni a cui tale destinazione è subordinata;e) le norme relative alla produzione dei vini spumanti di qualità del tipo aromatico e dei s.v.q.p.r.d. del tipo aromatico.TITOLO VII SCAMBI CON I PAESI TERZI Articolo 59 1. L'importazione nella Comunità dei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettere a) e b), è subordinata alla presentazione di un titolo d'importazione. L'importazione degli altri prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2 e l'esportazione dei prodotti ivi contemplati possono essere subordinate alla presentazione di un titolo d'importazione o d'esportazione.2. Il titolo è rilasciato dagli Stati membri a chi ne faccia richiesta, indipendentemente dal suo luogo di stabilimento nella Comunità, fatte salve le norme d'applicazione degli articoli 62 e 63.Il titolo è valido in tutta la Comunità.Il rilascio del titolo è subordinato alla costituzione di una cauzione che garantisca l'impegno di importare o di esportare durante il periodo di validità del titolo e che, salvo in casi di forza maggiore, resta acquisita, in tutto o in parte, qualora l'operazione non sia eseguita entro tale termine o sia eseguita solo parzialmente.3. Secondo la procedura di cui all'articolo 75 viene deciso quanto segue:a) l'elenco dei prodotti per i quali sono richiesti titoli di importazione o di esportazione;b) il periodo di validità dei titoli e le altre modalità di applicazione del presente articolo.Articolo 60 1. Salvo altrimenti disposto dal presente regolamento, ai prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, si applicano le aliquote dei dazi della tariffa doganale comune.2. Per i succhi e i mosti dei codici CN 2009 60 e 2204 30 per i quali l'applicazione dei dazi della tariffa doganale comune dipende dal prezzo all'importazione del prodotto importato, l'esattezza di questo prezzo viene verificata mediante il controllo di ciascun lotto o mediante un valore forfettario all'importazione, calcolato dalla Commissione in base alle quotazioni degli stessi prodotti nei paesi d'origine.Qualora il prezzo di entrata dichiarato del lotto interessato sia superiore al valore forfettario all'importazione, ove questo sia applicato, aumentato di un margine fissato a norma del paragrafo 3 e che non può superare il valore forfettario di più del 10 %, è richiesto il deposito di una cauzione pari ai dazi all'importazione determinata sulla base del valore forfettario all'importazione.Se, nel caso di cui al secondo comma, al passaggio in dogana non viene dichiarato il prezzo d'entrata del lotto interessato, l'applicazione della tariffa doganale comune dipende dal valore forfettario all'importazione o dall'applicazione delle pertinenti disposizioni della legislazione doganale, secondo modalità decise conformemente al paragrafo 3.3. Le modalità di applicazione del presente articolo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse riguardano in particolare la fissazione dei criteri volti a determinare quale regime di controllo si debba applicare e gli elementi da considerare per il calcolo dei valori forfettari all'importazione.Articolo 61 1. Per evitare o reprimere eventuali effetti negativi sui mercati comunitari imputabili a importazioni di taluni prodotti agricoli di cui all'articolo 1, paragrafo 2, l'importazione all'aliquota del dazio prevista dalla tariffa doganale comune di uno o più di tali prodotti può essere subordinata al pagamento di un dazio all'importazione addizionale, se sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 5 dell'accordo sull'agricoltura concluso conformemente all'articolo 228 del trattato nell'ambito dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round, tranne qualora le importazioni non rischino di turbare il mercato comunitario o gli effetti siano sproporzionati rispetto all'obiettivo perseguito.2. I prezzi d'intervento sotto i quali può essere imposto un dazio addizionale all'importazione sono quelli trasmessi dalla Comunità all'Organizzazione mondiale del commercio.I volumi d'intervento che devono essere superati ai fini dell'imposizione di un dazio addizionale all'importazione sono determinati segnatamente in base alle importazioni nella Comunità nei tre anni che precedono quello in cui gli effetti negativi di cui al paragrafo 1 si verificano o rischiano di verificarsi.3. I prezzi d'importazione da considerare ai fini dell'imposizione di un dazio addizionale all'importazione sono determinati in base ai prezzi d'importazione «cif» della spedizione in oggetto.I prezzi d'importazione «cif» sono verificati a tal fine sulla base dei prezzi rappresentativi per il prodotto in oggetto sul mercato mondiale o sul mercato d'importazione comunitario.4. La Commissione decide le modalità d'applicazione del presente articolo secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse comprendono in particolare quanto segue:a) la determinazione dei prodotti cui sono applicati dazi addizionali all'importazione a norma dell'articolo 5 dell'accordo sull'agricoltura;b) gli altri criteri necessari per garantire l'applicazione del paragrafo 1 in conformità dell'articolo 5 di detto accordo.Articolo 62 1. I contingenti tariffari per i prodotti disciplinati dal presente regolamento, istituiti in virtù di accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato o in virtù di qualsiasi altro atto del Consiglio, vengono aperti e gestiti dalla Commissione in base a modalità adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.2. La gestione dei contingenti può essere effettuata attraverso l'applicazione di uno dei metodi seguenti o di una loro combinazione:a) metodo fondato sull'ordine cronologico di presentazione delle domande (secondo la regola «primo arrivato, primo servito»);b) metodo di ripartizione in proporzione ai quantitativi richiesti all'atto della presentazione delle domande (metodo dell'«esame simultaneo»);c) metodo fondato sulla considerazione delle correnti commerciali tradizionali (metodo «importatori tradizionali/nuovi arrivati»).Possono essere adottati altri metodi appropriati. Essi devono evitare qualsiasi discriminazione tra gli operatori interessati.3. Il metodo di gestione adottato tiene conto, ove occorra, dei bisogni di approvvigionamento del mercato comunitario e della necessità di salvaguardarne l'equilibrio, pur potendo ispirarsi ai metodi eventualmente applicati in passato ai contingenti corrispondenti a quelli di cui al paragrafo 1, fatti salvi i diritti derivanti dagli accordi conclusi nell'ambito dei negoziati commerciali dell'Uruguay Round.4. Le modalità di cui al paragrafo 1 prevedono l'apertura dei contingenti annui, all'occorrenza adeguatamente scaglionati nel corso dell'anno, determinano il metodo di gestione da applicare nonché, eventualmente, quanto segue:a) disposizioni che garantiscono la natura, la provenienza e l'origine del prodotto;b) condizioni di riconoscimento del documento che consentirà di verificare l'osservanza delle disposizioni di cui alla lettera a);c) condizioni di rilascio e il periodo di validità dei titoli d'importazione.Articolo 63 1. Nella misura necessaria per permettere l'esportazionea) dei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettere a), b) e c);b) degli zuccheri del codice NC 1701, del glucosio e dello sciroppo di glucosio dei codici NC 1702 30 91, 1702 30 99, 1702 40 90 e 1702 90 50, anche sotto forma dei prodotti dei codici NC 1702 30 51 e 1702 30 59, incorporati nei prodotti dei codici NC 2009 60 11, 2009 60 71, 2009 60 79 e 2204 30 99;sulla base dei prezzi di questi prodotti nel commercio internazionale ed entro i limiti risultanti dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato, la differenza tra questi prezzi e i prezzi nella Comunità può essere compensata da una restituzione all'esportazione.2. Per quanto riguarda l'attribuzione della quantità esportabili con restituzione, si adotta il metodo:a) più idoneo alla natura del prodotto e alla situazione del mercato in questione, che consenta l'utilizzazione più efficace delle risorse disponibili e che tenga conto dell'efficacia e della struttura delle esportazioni della Comunità, senza tuttavia creare discriminazioni tra piccoli e grandi operatori;b) meno gravoso dal punto di vista amministrativo per gli operatori, tenuto conto delle esigenze di gestione;c) in grado di evitare qualsiasi discriminazione tra gli operatori interessati.3. La restituzione è la stessa per tutta la Comunità. Essa può essere differenziata secondo le destinazioni quando la situazione del commercio internazionale o le esigenze specifiche di taluni mercati lo rendano necessario.Le restituzioni di cui al paragrafo 1, lettera a), sono fissate secondo la procedura di cui all'articolo 75. La fissazione delle restituzioni ha luogo periodicamente.In caso di necessità la Commissione, su domanda di uno Stato membro o di propria iniziativa, può modificare nell'intervallo le restituzioni fissate periodicamente.Le disposizioni dell'articolo 64 relative ai prodotti ivi contemplati si applicano a titolo complementare.4. La restituzione è concessa solo su domanda e su presentazione del relativo titolo di esportazione.5. L'importo della restituzione per l'esportazione dei prodotti di cui all'articolo 1 è quello applicabile il giorno della domanda del titolo e, nel caso di una restituzione differenziata, quello applicabile non in detta data alle destinazioni seguenti:a) alla destinazione indicata nel titolo o, eventualmente,b) alla destinazione reale, se diversa dalla destinazione indicata sul titolo, nel qual caso l'importo applicabile non può superare quello relativo alla destinazione indicata sul titolo.Possono essere adottate le misure opportune per evitare l'utilizzazione abusiva della flessibilità prevista dal presente paragrafo.6. È possibile derogare ai paragrafi 4 e 5 per i prodotti di cui all'articolo 1 che beneficiano delle restituzioni nel quadro di azioni di aiuto alimentare, secondo la procedura di cui all'articolo 75.7. Il rispetto dei limiti di volume che scaturiscono dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228 del trattato è garantito in base ai titoli di esportazione rilasciati per i periodi di riferimento ivi previsti, applicabili ai prodotti in questione.Per quanto riguarda il rispetto degli obblighi risultanti dagli accordi conclusi nel quadro dei negoziati commerciali dell'Uruguay Round, il termine di un periodo di riferimento non pregiudica la validità di esportazione.8. Le modalità di applicazione del presente articolo, comprese norme sulla ridistribuzione dei quantitativi esportabili non attribuiti o inutilizzati, sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.Articolo 64 1. Il presente articolo si applica alle restituzioni di cui all'articolo 63, paragrafo 1.2. L'importo della restituzione per i prodotti di cui all'articolo 63, paragrafo 1, lettera b), è pari:a) nel caso dello zucchero greggio e dello zucchero bianco, l'importo della restituzione per l'esportazione di questi prodotti come tali, fissato in conformità dell'articolo 17 del regolamento (CEE) n. 1785/81 del Consiglio (46), e relative norme di applicazione;b) nel caso del glucosio e dello sciroppo di glucosio, all'importo della restituzione per l'esportazione di questi prodotti come tali, fissato in conformità dell'articolo 13 del regolamento (CEE) n. 1766/92 del Consiglio (47), e relative norme di applicazione.Per poter beneficiare della restituzione, i prodotti trasformati debbono essere accompagnati, al momento dell'esportazione, da una dichiarazione dell'interessato indicante i quantitativi di zucchero greggio, di zucchero bianco, di glucosio o di sciroppo di glucosio incorporati nei prodotti stessi.L'esattezza della suddetta dichiarazione è verificata dalle autorità competenti dello Stato membro interessato.3. Le restituzioni sono fissate tenendo conto dei seguenti elementi:a) la situazione e le prospettive di evoluzione:i) sul mercato della Comunità, dei prezzi dei prodotti di cui all'articolo 63, paragrafo 1, e delle disponibilità;ii) nel commercio internazionale, dei prezzi di tali prodotti;b) le spese di commercializzazione e le spese di trasporto più favorevoli dai mercati della Comunità fino ai porti o altri luoghi di esportazione della Comunità, nonché le spese di inoltro verso i paesi di destinazione;c) gli obiettivi dell'organizzazione comune dei mercati nel settore vitivinicolo, volti ad assicurare a questi mercati una situazione equilibrata ed uno sviluppo naturale sul piano dei prezzi e degli scambi;d) limiti derivanti dagli accordi conclusi a norma dell'articolo 228 del trattato;e) l'esigenza di evitare turbative del mercato della Comunità;f) l'aspetto economico delle esportazioni previste.4. I prezzi sul mercato della Comunità di cui all'articolo 63, paragrafo 1, sono determinati tenendo conto dei prezzi praticati che si rivelino più favorevoli ai fini dell'esportazione.I prezzi nel commercio internazionale di cui all'articolo 63, paragrafo 1, sono determinati tenendo conto di quanto segue:a) dei prezzi rilevanti sui mercati dei paesi terzi;b) dei prezzi più favorevoli per le importazioni in provenienza dai paesi terzi, nei paesi terzi di destinazione;c) dei prezzi alla produzione rilevati nei paesi terzi esportatori tenuto conto, se del caso, delle sovvenzioni accordate da questi paesi;d) dei prezzi d'offerta franco frontiera della Comunità.5. Salvo il disposto dell'articolo 63, paragrafo 3, terzo comma, la periodicità secondo cui sono fissati l'elenco dei prodotti per cui una restituzione è effettivamente accordata e l'importo di tale restituzione, sono determinati secondo la procedura di cui all'articolo 75.6. La restituzione è pagata quando è fornita la prova che i prodotti:a) sono di origine comunitaria,b) sono esportati fuori dalla Comunità, ec) nel caso di una restituzione differenziata, hanno raggiunto la destinazione indicata sul titolo o un'altra destinazione per la quale è stata fissata una restituzione, fatto salvo l'articolo 63, paragrafo 5, lettera b). Tuttavia, possono essere previste eccezioni a tale norma, secondo la procedura di cui all'articolo 75, purché siano decise condizioni che offrano garanzie equivalenti.Disposizioni complementari possono essere adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.7. Salvo il disposto del paragrafo 6, lettera a), in assenza di deroghe concesse secondo la procedura di cui all'articolo 75, non viene erogata alcuna restituzione per i prodotti importati da paesi terzi e riesportati verso paesi terzi.Articolo 65 1. Nella misura necessaria al buon funzionamento dell'organizzazione comune dei mercati nel settore vitivinicolo, il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può, in casi particolari, escludere totalmente o parzialmente il ricorso al regime del perfezionamento attivo per i prodotti di cui all'articolo 1.2. In deroga al paragrafo 1, se la situazione di cui al medesimo si presenta eccezionalmente urgente e il mercato comunitario è perturbato o rischia di esserlo dal regime di perfezionamento attivo o passivo, la Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide le misure necessarie, che vengono comunicate al Consiglio e agli Stati membri, la cui validità non può superare sei mesi, e che sono d'applicazione immediata. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro una settimana dalla data di ricezione della domanda.3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la decisione della Commissione entro una settimana dalla sua notificazione. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può confermare, modificare o abrogare la decisione della Commissione. Se il Consiglio non ha deciso entro tre mesi, la decisione della Commissione si considera abrogata.Articolo 66 1. Per la classificazione dei prodotti disciplinati dal presente regolamento si applicano le norme generali relative all'interpretazione della nomenclatura combinata, nonché le relative modalità di attuazione; la nomenclatura tariffaria risultante dall'applicazione del presente regolamento viene inserita nella tariffa doganale comune.2. Salvo disposizione contraria prevista dal presente regolamento o adottata in forza del medesimo, nel commercio con i paesi terzi è vietato quanto segue:a) la riscossione di qualsiasi tassa avente effetto equivalente a un dazio doganale;b) l'applicazione di qualsiasi restrizione quantitativa o misura di effetto equivalente.Articolo 67 1. È vietata l'importazione di prodotti disciplinati dal presente regolamento ai quali sia stato aggiunto alcole, ad eccezione di quelli corrispondenti ai prodotti originari della Comunità per i quali tale aggiunta è consentita.2. Le modalità di applicazione del presente articolo, in particolare le condizioni relative alla corrispondenza dei prodotti e le deroghe al paragrafo 1, sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.Articolo 68 1. I prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettere a) e b), possono essere importati soltanto se rispondono ai seguenti requisiti:a) tutti i prodotti devono:i) essere conformi alle norme che disciplinano la produzione, l'immissione in circolazione e, se del caso, il consumo umano diretto nei paesi terzi di cui sono originari; la prova che tale condizione è soddisfatta viene fornita mediante un attestato rilasciato da un organismo competente del paese terzo di cui il prodotto è originario, indicato in un elenco da stabilire;ii) essere scortati, quando sono destinati al consumo umano diretto, da un bollettino d'analisi redatto da un organismo o servizio designato dal paese terzo di cui il prodotto è originario;b) i vini destinati al consumo umano diretto, esclusi i vini liquorosi e i vini spumanti, devono avere:i) un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 9 % vol e un titolo alcolometrico volumico totale non superiore a 15 % vol;ii) un'acidità totale espressa in acido tartarico non inferiore a 4,5 g/l, pari a 60 milliequivalenti/litro;c) i vini liquorosi destinati al consumo umano diretto devono avere un titolo alcolometrico volumico effettivo superiore o uguale a 15 % vol ed inferiore o uguale a 22 % vol.2. Secondo la procedura di cui all'articolo 75 può essere deciso quanto segue:a) deroghe al paragrafo 1, lettere b) e c);b) che alcuni prodotti cui si applica il paragrafo 1, trasportati in quantità limitate e condizionati in piccoli recipienti, siano esentati dalla presentazione dell'attestato e del bollettino d'analisi di cui al paragrafo 1, lettera a);c) che alcuni vini accompagnati da un certificato di denominazione d'origine o da un certificato d'origine possano essere esentati parzialmente o totalmente dall'obbligo di fornire gli elementi che figurano nell'attestato o nel bollettino d'analisi di cui al paragrafo 1.3. Le modalità d'applicazione del presente articolo cono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.Articolo 69 1. Qualora per effetto delle importazioni o delle esportazioni, il mercato comunitario di uno o più prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, subisca o rischi di subire turbative gravi che possano compromettere il conseguimento degli obiettivi enunciati all'articolo 39 del trattato, si possono applicare misure adeguate negli scambi con i paesi terzi, fintantoché sussista la suddetta turbativa o minaccia di turbativa.Per valutare se la situazione giustifichi l'applicazione di tali misure, si tiene conto in particolare:a) dei quantitativi per i quali sono stati rilasciati o richiesti titoli di importazione e dei dati che figurano nel bilancio di previsione;b) se del caso, della rilevanza dell'intervento.Il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, adotta le regole generali di applicazione del presente paragrafo e definisce i casi e i limiti entro cui gli Stati membri possono adottare misure cautelative.2. Qualora si delinei la situazione descritta al paragrafo 1, la Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, decide le misure necessarie, che vengono comunicate agli Stati membri e sono d'applicazione immediata. Ove tali misure siano state richieste da uno Stato membro, la Commissione decide al riguardo entro tre giorni lavorativi dalla data di ricezione della domanda.3. Ogni Stato membro può deferire al Consiglio la misura decisa dalla Commissione, entro tre giorni lavorativi dalla sua notificazione. Il Consiglio si riunisce senza indugio e, deliberando a maggioranza qualificata, può modificare o annullare la misura stessa.4. Nell'applicazione del presente articolo occorre tener conto degli obblighi derivanti dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228, paragrafo 2, del trattato.TITOLO VIII DISPOSIZIONI GENERALI, TRANSITORIE E FINALI Articolo 70 1. I prodotti disciplinati dal presente regolamento possono circolare nella Comunità soltanto se accompagnati da un documento controllato dall'amministrazione.2. Le persone fisiche o giuridiche o le associazioni di persone che detengono tali prodotti per l'esercizio della loro professione, in particolare i produttori, gli imbottigliatori, i trasformatori e i negozianti da determinare, hanno l'obbligo di tenere registri nei quali devono essere fra l'altro indicate le entrate e le uscite dei prodotti in oggetto.3. Le modalità d'applicazione del presente articolo, in particolare la natura e il tipo di documento di cui al paragrafo 1, nonché le deroghe al presente articolo, sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.Articolo 71 1. Salvo altrimenti disposto dal presente regolamento, gli articoli 92, 93 e 94 del trattato si applicano alla produzione e al commercio dei prodotti disciplinati dal presente regolamento.2. Il capo II del titolo II non osta alla concessione di aiuti nazionali destinati al conseguimento di obiettivi analoghi a quelli perseguiti da tale capo. A tali aiuti si applica comunque il paragrafo 1.Articolo 72 1. Gli Stati membri designano uno o più organismi incaricati di controllare l'osservanza della norme comunitarie nel settore vitivinicolo. Essi designano inoltre i laboratori autorizzati ad eseguire analisi ufficiali in tale settore.2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il nome e l'indirizzo degli organismi e dei laboratori suddetti. La Commissione ne informa gli altri Stati membri.3. La Commissione può designare ispettori incaricati di controllare l'osservanza delle norme comunitarie nel settore vitivinicolo.4. Le modalità d'applicazione del presente articolo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75. Esse riguardano in particolare quanto segue:a) la garanzia dell'applicazione uniforme delle norme comunitarie nel settore del vitivinicolo, in particolare per quanto concerne il controllo;b) i rapporti tra gli organismi designati;c) la disciplina finanziaria specifica ai fini del miglioramento dei controlli;d) le sanzioni;e) i poteri e gli obblighi degli ispettori designati.Articolo 73 Gli Stati membri e la Commissione si comunicano reciprocamente i dati necessari ai fini dell'applicazione del presente regolamento. Le modalità della comunicazione, compresi la natura e il tipo di dati da trasmettere, e dei termini della comunicazione nonché della diffusione dei dati raccolti sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 75.Articolo 74 È istituito un comitato di gestione per i vini (in prosieguo: «il comitato») composto di rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un rappresentante della Commissione.Articolo 75 1. Nei casi in cui si fa riferimento alla procedura definita nel presente articolo, il comitato è adito dal suo presidente, su iniziativa di quest'ultimo o su richiesta del rappresentante di uno Stato membro.2. Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto delle misure da adottare. Il comitato formula il suo parere sul progetto entro un termine che il presidente può fissare in funzione dell'urgenza della questione in esame. Il parere è formulato alla maggioranza prevista dall'articolo 148, paragrafo 2, del trattato per l'adozione delle decisioni che il Consiglio deve prendere su proposta della Commissione. Nelle votazioni in seno al comitato ai voti dei rappresentanti degli Stati membri è attribuita la ponderazione fissata nell'articolo precitato. Il presidente non partecipa al voto.La Commissione adotta misure che sono immediatamente applicabili. Tuttavia, se tali misure non sono conformi al parere espresso dal comitato, la Commissione le comunica immediatamente al Consiglio. In tal caso, la Commissione può differire di un mese al massimo, a decorrere da tale comunicazione, l'applicazione delle misure da essa decise.Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può prendere una decisione diversa entro un mese.Articolo 76 Il comitato può prendere in esame qualsiasi altra questione sollevata dal suo presidente, sia su iniziativa di quest'ultimo, sia a richiesta del rappresentante di uno Stato membro.Articolo 77 1. Il presente regolamento si applica tenendo conto, parallelamente e in modo adeguato, degli obiettivi di cui agli articoli 39 e 110 del trattato.2. Il presente regolamento si applica nel rispetto degli obblighi derivanti dagli accordi conclusi conformemente all'articolo 228, paragrafo 2, del trattato.Articolo 78 1. Ai prodotti disciplinati dal presente regolamento si applica il regolamento (CE) n. . . . . [relativo al finanziamento della politica agricola comune] con le relative norme di attuazione.2. Il premio di cui al capo II del titolo II, il sostengo di cui al capo II del titolo II, gli aiuti di cui al capo I del titolo III, gli acquisti e il sostegno di cui al capo II del titolo III e gli aiuti di cui al capo III del titolo III sono considerati interventi destinati a stabilizzare i mercati agricoli a norma dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. . . . . [finanziamento politica agricola comune].3. Ferme restando eventuali norme più restrittive, il sostegno comunitario in forza del titolo III può essere concesso soltanto per i prodotti elaborati nella Comunità a partire da prodotti raccolti nella Comunità stessa.Articolo 79 Secondo la procedura di cui all'articolo 75 sono adottate le seguenti disposizioni:a) disposizioni intese ad agevolare la transizione dal regime previsto nei regolamenti citati all'articolo 80 al regime istituito dal presente regolamento;b) disposizioni necessarie per risolvere problemi pratici specifici. Tali misure, se debitamente giustificate, possono derogare a talune disposizioni del presente regolamento.Articolo 80 I regolamenti (CEE) n. 346/79, (CEE) n. 351/79, (CEE) n. 460/79, (CEE) n. 456/80, (CEE) n. 457/80, (CEE) n. 458/80, (CEE) n. 1873/84, (CEE) n. 895/85, (CEE) n. 822/87, (CEE) n. 823/87, (CEE) n. 1442/88, (CEE) n. 3877/88, (CEE) n. 4252/88, (CEE) n. 2046/89, (CEE) n. 2048/89, (CEE) n. 2389/89, (CEE) n. 2390/89, (CEE) n. 2391/89, (CEE) n. 2392/89, (CEE) n. 3677/89, (CEE) n. 3895/91, (CEE) n. 2332/92 e (CEE) n. 2333/92 del Consiglio sono abrogati.Articolo 81 Il presente regolamento entra in vigore il settimo giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Esso si applica a decorrere dal 1° agosto 2000.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.(28) GU L 292 del 25.10.1997, pag. 3.(29) GU L 232 del 9.8.1989, pag. 7.(1) GU L 84 del 27.3.1987, pag. 1.(2) GU L 292 del 25.10.1997, pag. 1.(3) GU L 54 del 5.3.1979, pag. 72.(4) GU L 54 del 5.3.1979, pag. 90.(5) GU L 106 del 26.4.1991, pag. 6.(6) GU L 58 del 9.3.1979, pag. 1.(7) GU L 367 del 31.12.1985, pag. 39.(8) GU L 57 del 29.2.1980, pag. 16.(9) GU L 163 del 22.6.1983, pag. 52.(10) GU L 57 del 29.2.1980, pag. 23.(11) GU L 57 del 29.2.1980, pag. 27.(12) GU L 67 del 14.3.1991, pag. 16.(13) GU L 176 del 3.7.1984, pag. 6.(14) GU L 353 del 24.12.1997, pag. 2.(15) GU L 97 del 4.4.1985, pag. 2.(16) GU L 362 del 31.12.1985, pag. 8.(17) GU L 84 del 27.3.1987, pag. 59.(18) GU L 184 del 24.7.1996, pag. 1.(19) GU L 132 del 28.5.1998, pag. 3.(20) GU L 20 del 27.1.1998, pag. 15.(21) GU L 346 del 15.12.1988, pag. 7.(22) GU L 373 del 31.12.1988, pag. 59.(23) GU L 196 del 24.7.1997, pag. 13.(24) GU L 202 del 14.7.1989, pag. 14.(25) GU L 335 del 24.12.1996, pag. 7.(26) GU L 202 del 14.7.1989, pag. 32.(27) GU L 232 del 9.8.1989, pag. 1.(28) GU L 353 del 24.12.1997, pag. 1.(29) GU L 232 del 9.8.1989, pag. 10.(30) GU L 232 del 9.8.1989, pag. 13.(31) GU L 184 del 24.7.1996, pag. 3.(32) GU L 360 del 9.12.1989, pag. 1.(33) GU L 297 del 18.11.1994, pag. 1.(34) GU L 368 del 31.12.1991, pag. 1.(35) GU L 231 del 13.8.1992, pag. 1.(36) GU L 231 del 13.8.1992, pag. 9.(37) GU L 184 del 24.7.1996, pag. 9.(38) GU L. . .(39) GU L. . .(40) GU L 208 del 31.7.1986, pag. 1.(41) GU L 206 del 16.8.1996, pag. 38.(42) GU L 336 del 23.12.1994, pag. 1.(43) GU L . . .(44) GU L . . .(45) GU 30 del 20.4.1962, pag. 993/62.(46) GU L 177 dell'1.7.1981, pag. 4.(47) GU L 181 dell'1.7.1992, pag. 21.ALLEGATO I DEFINIZIONI DEI PRODOTTI 1. «Uve fresche»: il frutto della vite utilizzato nella vinificazione, maturo o anche leggermente appassito, tale da consentire la pigiatura o la torchiatura con gli ordinari mezzi di cantina e da ingenerare una fermentazione alcolica spontanea.2. «Mosto di uve»: il prodotto liquido ottenuto naturalmente o con procedimenti fisici da uve fresche. Per il mosto di uve è ammesso un titolo alcolometrico effettivo pari o inferiore a 1 % vol.3. «Mosto di uve parzialmente fermentato»: il prodotto proveniente dalla fermentazione di mosto di uve e avente un titolo alcolometrico volumico effettivo superiore a 1 % vol ed inferiore ai tre quinti del suo titolo alcolometrico volumico totale; tuttavia, taluni v.q.p.r.d., il cui titolo alcolometrico volumico effettivo è inferiore ai tre quinti del loro titolo alcolometrico volumico totale, ma non inferiore a 5,5 % vol, non sono considerati come mosti di uve parzialmente fermentati.4. «Mosto di uve parzialmente fermentato, ottenuto con uve parzialmente appassite»: il prodotto della fermentazione parziale di uve, ottenuto con uve parzialmente appassite, avente un tenore totale di zucchero minimo, prima della fermentazione, di 272 g/l e un titolo alcolometrico volumico naturale ed effettivo non inferiore a 8 % vol.5. «Mosto di uve fresche mutizzato con alcole»: il prodotto- avente un titolo alcolometrico volumico effettivo pari o superiore a 12 % vol e inferiore a 15 % vol;- ottenuto mediante aggiunta, ad un mosto di uve non fermentato avente un titolo alcolometrico volumico naturale non inferire a 8,5 % vol e proveniente esclusivamente dalle varietà di viti di cui all'articolo 46, paragrafo 5:- di alcole neutro di origine vinica, compreso l'alcole proveniente dalla distillazione delle uve secche, avente un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 95 % vol,- o di un prodotto non rettificato proveniente dalla distillazione di vino avente un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 52 % vol e non superiore a 80 % vol.6. «Mosto di uve concentrato»: il mosto di uve non caramellizzato- ottenuto mediante disidratazione parziale del mosto di uve effettuata con qualsiasi metodo autorizzato, escluso il fuoco diretto, in modo che la lettura a 20 °C al rifrattometro, utilizzato secondo un metodo da stabilirsi, non sia inferiore a 50,9 %;- proveniente esclusivamente dalle varietà di viti di cui all'articolo 46, paragrafo 5;- ottenuto da mosto di uve avente almeno il titolo alcolometrico volumico naturale minimo fissato per la zona viticola in cui le uve sono state raccolte.Per il mosto di uve concentrato è ammesso un titolo alcolometrico effettivo pari o inferiore a 1 % vol.7. «Mosto di uve concentrato rettificato»: il prodotto liquido non caramellizzato:- ottenuto mediante disidratazione parziale del mosto di uve effettuata con qualsiasi metodo autorizzato, escluso il fuoco diretto, in modo che la lettura a 20 °C al rifrattometro, utilizzato secondo un metodo da stabilirsi, non sia inferiore a 61,7 %;- che ha subito trattamenti autorizzati di disacidificazione e di eliminazione dei componenti diversi dallo zucchero;- che presenta le seguenti caratteristiche:- pH non superiore a 5 per un valore di 25 Brix,- densità ottica a 425 nm sotto spessore di 1 cm non superiore a 0,100 su mosto di uve concentrato a 25° Brix,- tenore di saccarosio non rivelabile con metodo analitico da stabilirsi,- indice Foli-Ciocalteau non superiore a 6 per un valore di 25° Brix,- acidità titolata non superiore a 15 milliequivalenti/kg di zuccheri totali,- tenore di anidride solforosa non superiore a 25 mg/kg di zuccheri totali,- tenore di cationi totali non superiore a 8 milliequivalenti/kg di zuccheri totali,- conduttività non superiore a 120 ìS/cm a 20 °C e a 25° Brix,- tenore di idrossimetilfurfurolo non superiore a 25 mg/kg di zuccheri totali,- presenza di mesoinositolo,- proveniente esclusivamente dalle varietà di viti di cui all'articolo 46, paragrafo 5,- ottenuto con mosto di uve avente almeno il titolo alcolometrico volumico naturale minimo fissato per la zona viticola in cui le uve sono state raccolte.Per il mosto di uve concentrato rettificato è ammesso un titolo alcolometrico effettivo pari o inferiore a 1 % vol.8. «Succo di uve»: il prodotto liquido non fermentato ma fermentescibile ottenuto con trattamenti appropriati per essere consumato come tale; esso è ottenuto:a) dall'uva fresca o dal mosto di uve, ob) mediante ricostituzione:- dal mosto di uve concentrato, o- dal succo di uve concentrato.Per il succo di uve è ammesso un titolo alcolometrico effettivo pari o inferiore a 1 % vol.9. «Succo di uve concentrato»: il succo di uve non caramellizzato ottenuto mediante disidratazione parziale del succo di uve effettuata con qualsiasi metodo autorizzato, escluso il fuoco diretto, in modo che la lettura a 20 °C al rifrattometro, utilizzato secondo un metodo da stabilirsi, non sia inferiore a 50,9 %.Per il succo di uve concentrato è ammesso un titolo alcolometrico effettivo pari o inferiore a 1 % vol.10. «Vino»: il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche, pigiate o no, o di mosti di uve.11. «Vino nuovo ancora in fermentazione»: il vino la cui fermentazione alcolica non è ancora terminata e che non è ancora separato dalle fecce.12. «Vino atto a diventare vino da tavola»: il vino- proveniente esclusivamente dalle varietà di viti di cui all'articolo 46, paragrafo 5;- prodotto nella Comunità;- avente almeno il titolo alcolometrico volumico naturale minimo fissato per la zona viticola in cui è stato prodotto.13. «Vino da tavola»: il vino diverso dai v.q.p.r.d.:- proveniente esclusivamente dalle varietà di viti di cui all'articolo 46, paragrafo 5;- prodotto nella Comunità;- avente, dopo le eventuali operazioni menzionate all'allegato IV, sezione D, un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 8,5 % vol, purché tale vino sia prodotto esclusivamente con uve raccolte nelle zone viticole A e B, e non inferiore a 9 % vol per le altre zone viticole, nonché un titolo alcolometrico volumico totale non superiore a 15 % vol;- fatte salve eventuali deroghe che potranno essere adottate, avente inoltre un'acidità totale espressa in acido tartarico non inferiore a 4,5 g/l, ossia 60 milliequivalenti per litro.Tuttavia, per i vini prodotti su talune aree viticole da stabilirsi, ottenuti senza alcun arricchimento e non contenenti più di 5 grammi di zuccheri residui, il titolo alcolometrico volumico totale può essere portate a un massimo di 17 % vol.Il vino da tavola «retsina» è il vino da tavola oggetto dell'aggiunta di resina di pino di Aleppo, a condizioni da stabilirsi.14. «Vino liquoroso»: il prodotto:A. avente:- un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 15 % vol e non superiore a 22 % vol;- un titolo alcolometrico volumico totale non inferiore a 17,5 % vol, fatta eccezione per determinati vini liquorosi di qualità prodotti in regioni determinate (v.l.q.p.r.d.) i quali figurano in un elenco che sarà adottato;B. ottenuto:a) da:- mosto di uve parzialmente fermentato,- o da vino,- o da una miscela dei prodotti suddetti,- o, per taluni v.l.q.p.r.d. da determinare, da mosto di uve o dalla miscela di questo prodotto con vino;tutti i prodotti succitati devono, per i vini liquorosi e i v.l.q.p.r.d.:- provenire da varietà di viti che sono scelte tra quelle menzionate all'articolo 46, paragrafo 5, e- avere, fatta eccezione per taluni v.l.q.p.r.d. compresi in un elenco che sarà adottato, un titolo alcolometrico volumico naturale iniziale non inferiore a 12 % vol;b) e mediante aggiunta:i) da soli o miscelati:- di alcole neutro di origine vinica, compreso l'alcole ricavato dalla distillazione di uve secche con un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 96 % vol,- di distillato di vino o di uve secche con un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 52 % vol e non superiore a 86 % vol;ii) nonché, eventualmente, di uno o più d'uno dei prodotti seguenti:- mosto di uve concentrato,- miscela di uno dei prodotti di cui al punto i) con un mosto di uve di cui alla lettera a), primo e quarto trattino;iii) per taluni v.l.q.p.r.d. compresi in un elenco che sarà adottato:- dei prodotti di cui al punto i), da soli o miscelati,- oppure di uno o più dei prodotti seguenti:- alcole di vino o di uve secche con un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 95 % vol e non superiore a 96 % vol,- acquavite di vino o di vinaccia con un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 52 % vol e non superiore a 86 % vol,- acquavite di uve secche con un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 52 % vol e inferiore a 94,5 % vol;- nonché, eventualmente, di uno o più dei prodotti seguenti:- mosto di uve parzialmente fermentato ottenuto con uve parzialmente appassite,- mosto di uve concentrato ottenuto con l'azione del fuoco diretto, il quale, salvo per questa operazione, risponde alla definizione di mosto di uve concentrato,- mosto di uve concentrato,- miscela di uno dei prodotti di cui al secondo trattino con un mosto di uve di cui alla lettera a), primo e quarto trattino.15. «Vino spumante»: salvo deroga di cui all'articolo 48, paragrafo 3, il prodotto ottenuto dalla prima o seconda fermentazione alcolica:- di uve fresche,- di mosto di uve,- di vino, atto a diventare vino da tavola,- di vino da tavola,- di v.q.p.r.d,caratterizzato alla stappatura del recipiente da uno sviluppo di anidride carbonica proveniente esclusivamente dalla fermentazione e che, conservato alla temperatura di 20 °C in recipienti chiusi, presenta una sovrappresione dovuta all'anidride carbonica in soluzione e non inferiore a 3 bar.16. «Vino spumante gassificato»: il prodotto:- ottenuto da vino da tavola, o da vino equivalente originario di paesi terzi,- caratterizzato all'atto della stappatura del recipiente da uno sviluppo di anidride carbonica proveniente, in tutto o in parte, dall'aggiunta di tale gas, e- che, conservato a 20 °C in recipienti chiusi, presenta una sovrappressione dovuta all'anidride carbonica in soluzione e non inferiore a 3 bar.17. «Vino frizzante»: il prodotto- ottenuto da vino da tavolo o da v.q.p.r.d. o da prodotti atti a diventare vino da tavola o v.q.p.r.d., purché tali vini o prodotti presentino un titolo alcolometrico totale non inferiore a 9 % vol, o da vino equivalente originario di paesi terzi;- avente un titolo alcolometrico effettivo non inferiore a 7 % vol;- che, conservato a 20 °C in recipienti chiusi, presenta una sovrappressione dovuta all'anidride carbonica endogena in soluzione non inferiore a 1 bar e non superiore a 2,5 bar;- presentato in recipienti di 60 litri o meno.18. «Vino frizzante gassificato»: il prodotto:- ottenuto da vino da tavola, da v.q.p.r.d. o da prodotti atti a diventare vino da tavola o v.q.p.r.d., o da vino equivalente originario di paesi terzi;- avente un titolo alcolometrico effettivo non inferiore a 7 % vol e un titolo alcolometrico totale non inferiore a 9 % vol;- che, conservato a 20 °C in recipienti chiusi, presenta una sovrappressione dovuta all'anidride carbonica in soluzione totalmente o parzialmente aggiunta non inferiore a 1 bar e non superiore a 2,5 bar;- presentato in recipienti di 60 litri o meno.19. «Aceto di vino»: l'aceto:- ottenuto esclusivamente dalla fermentazione acetica di vino;- avente un tenore di acidità totale espressa in acido acetico non inferiore a 60 g/l.20. «Feccia di vino»: il residuo che si deposita nei recipienti contenenti vino, dopo la fermentazione, durante l'immagazzinamento o dopo trattamento autorizzato, nonché quello ottenuto dalla filtrazione o dalla centrifugazione di questo prodotto.Sono considerati feccia di vino anche:- il residuo che si deposita nei recipienti contenenti mosto di uve durante l'immagazzinamento o dopo trattamento autorizzato;- il residuo ottenuto dalla filtrazione o dalla centrifugazione del prodotto.21. «Vinaccia»: il residuo della torchiatura delle uve fresche, fermentato o no.22. «Vinello»: il prodotto ottenuto:- dalla fermentazione delle vinacce vergini macerate nell'acqua, o- mediante esaurimento con acqua delle vinacce fermentate.23. «Vino alcolizzato»: il prodotto:- avente un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 18 % vol e non superiore a 24 % vol;- ottenuto esclusivamente mediante aggiunta di un prodotto non rettificato, proveniente dalla distillazione di vino e avente un titolo alcolometrico volumico effettivo massimo di 86 % vol, a un vino non contenente zucchero residuo;- avente un'acidità volatile massima espressa in acido acetico di 1,5 g/l.24. «Vino di uve stramature»: il prodotto:- ottenuto nella Comunità, senza alcun arricchimento, da uve raccolte nella Comunità, provenienti dalla varietà di viti di cui all'articolo 46, paragrafo 5 e comprese in un elenco che sarà adottato;- avente un titolo alcolometrico naturale superiore a 15 % vol;- avente un titolo alcolometrico totale non inferiore a 17 % vol e un titolo alcolometrico effettivo non inferiore a 12 % vol;- sottoposto a invecchiamento per almeno due anni, calcolati a partire dal 1° gennaio successivo alla raccolta delle uve considerate.ALLEGATO II TITOLI ALCOLOMETRICI 1. Titolo alcolometrico volumico effettivo: il numero di parti in volume di alcole puro ad una temperatura di 20 °C, contenute in 100 parti in volume del prodotto considerato a quella temperatura.2. Titolo alcolometrico volumico potenziale: il numero di parti in volume di alcole puro ad una temperatura di 20 °C, che possono essere prodotte dalla fermentazione totale degli zuccheri contenuti in 100 parti in volume del prodotto considerato a quella temperatura.3. Titolo alcolometrico volumico totale: la somma dei titoli alcolometrici volumici effettivi e potenziali.4. Titolo alcolometrico volumico naturale: il titolo alcolometrico volumico totale del prodotto considerato prima di qualsiasi arricchimento.5. Titolo alcolometrico massico effettivo: il numero di kg di alcole puro contenuti in 100 kg di prodotto.6. Titolo alcolometrico massico potenziale: il numero di kg di alcole puro che possono essere prodotti dalla fermentazione totale degli zuccheri contenuti in 100 kg di prodotto.7. Titolo alcolometrico massico totale: la somma dei titoli alcolometrici massici effettivi e potenziali.ALLEGATO III ZONE VITICOLE 1. La zona viticola A comprende:a) in Germania: le superfici vitate non comprese nella zona viticola B;b) in Belgio: l'area viticola belga;c) nel Lussemburgo: la regione viticola lussemburghese;d) nei Paesi Bassi: l'area viticola olandese;e) nel Regno Unito: l'area viticola britannica.2. La zona viticola B comprende:a) in Germania, le superfici vitate nella regione di Baden;b) in Francia, le superfici vitate nei dipartimenti non menzionati nel presente allegato e nei dipartimenti seguenti:- nell'Alsace: Bas-Rhin, Haut-Rhin,- nella Lorraine: Meurthe-et-Moselle, Meuse, Moselle, Vosges,- nella Champagne: Aisne, Aube, Marne, Haute-Marne, Seine-et-Marne,- nel Jura: Ain, Doubs, Jura, Haut-Saône,- nella Savoie: Savoie, Haute-Savoie,- nella Val de Loire: Cher, Deux-Sèvres, Indre, Indre-et-Loire, Loir-et-Cher, Loire-Atlantique, Loiret, Maine-et-Loire, Sarthe, Vendée, Vienne, nonché le superfici vitate del circondario di Cosne-sur-Loire nel dipartimento di Niévre;c) in Austria: l'area viticola austriaca.3. La zona viticola C I a) comprende le seguenti superfici vitate:a) in Francia:- nei dipartimenti seguenti:Allier, Alpes-de-Haute-Provence, Hautes-Alpes, Alpes-Maritimes, Ariège, Aveyron, Cantal, Charente, Charente-Maritime, Corrèze, Côte-d'Or, Dordogne, Haute-Garonne, Gers, Gironde, Isère, Landes, Loire, Haute-Loire, Lot, Lot-et-Garonne, Lozère, Nièvre (escluso il circondario di Cosne-sur-Loire), Puy-de-Dôme, Pyrénées-Atlantiques, Hautes-Pyrénées, Rhône, Saône-et-Loire, Tarn, Tarn-et-Garonne, Haute-Vienne, Yonne;PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 598PC0370.2- nei circondari di Valence e Die del dipartimento della Drôme (esclusi i cantoni di Dieulefit, Loriol, Marsanne e Montélimar);- nel dipartimento dell'Ardèche, l'intero circondario di Touron e i cantoni di Antraigues, Buzet, Coucouron, Montpezat-sous-Bauzon, Privas, Saint-Étienne de Lugdarès, Saint-Pierreville, Valgorge e La Voulte-sur-Rhône;b) in Spagna, nelle province di Asturias, Cantabria, Guipúzcoa, La Coruña e Vizcaya;c) in Portogallo, nella parte della regione Norte che corrisponde alla zona viticola determinata di «Vinho Verde».4. La zona viticola C I b) comprende in Italia le superfici vitate nella regione Valle d'Aosta, nonché nelle province di Sondrio, Bolzano, Trento e Belluno.5. La zona viticola C II comprende:a) in Francia, le superfici vitate:- nei dipartimenti seguenti: Aude, Bouches-du Rhône, Gard, Herault, Pyrénées-Orientales (esclusi i cantoni di Olette e Arles-sur-Tech), Vaucluse;- nella parte del dipartimento del Var che confina a sud con il limite settentrionale dei comuni di Evenos, Le Beausset, Sollies-Toucas, Cuers, Puget-Ville, Collobrières, La Garde-Freinet, Plan-de-la Tour e Saint-Maxime;- nel circondario di Nyons e nei cantoni di Dieulefit, Loriot, Marsanne e Montélimar del dipartimento della Drôme;- nelle parti del dipartimento dell'Ardèche che non figurano al punto 3, lettera a);b) in Italia, le superfici vitate nelle seguenti regioni: Abruzzi, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia (esclusa la provincia di Sondrio), Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto (esclusa la provincia di Belluno), comprese le isole appartenenti a tali regioni, come l'isola d'Elba e le altre isole dell'arcipelago toscano, le isole dell'arcipelago ponziano, Capri e Ischia;c) in Spagna, le superfici vitate:- nelle province seguenti:- Lugo, Orense, Pontevedra,- Ávila (ad eccezione dei comuni che corrispondono alla comarca viticola determinata di Cebreros), Burgos, León, Palencia, Salamanca, Segovia, Soria, Valladolid, Zamora,- La Rioja,- Álava,- Navarra,- Huesca,- Barcelona, Gerona, Lèrida;- nella parte della provincia di Zaragoza situata a nord del fiume Ebro;- nei comuni della provincia di Tarragona compresi nella denominazione Penedès;- nella parte della provincia di Tarragona che corrisponde alla comarca viticola determinata di Conca de Barberà;d) in Portogallo, le superfici vitate non comprese nelle zone C I a) e C III.6. La zona viticola C III a) comprende in Grecia le superfici vitate nei seguenti nomoi: Florina, Imathia, Kilkís, Grevená, Larissa, Ioannina, Leucade, Acaia, Messinia, Arcadia, Corinthia, Iraklion, Chania, Rethimno, Samos, Lassithi, nonché nell'isola di Thira (Santorini).7. La zona viticola C III b) comprende:a) in Francia, le superfici vitate:- nei dipartimenti della Corsica;- nella parte del dipartimento del Var situata tra il mare e il limite dei comuni (anch'essi compresi) di Evenos, Le Beausset, Solliès-Toucas, Cuers, Puget-Ville, Collobrieres, La Garde-Freinet, Plan-de-la-Tour e Saint-Maxime;- nei cantoni di Olette e Arles-sur-Tech del dipartimento dei Pyrénées-Orientales;b) in Italia, le superfici vitate nelle seguenti regioni: Calabria, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia, comprese le isole appartenenti a tali regioni, come l'isola di Pantelleria, le isole Eolie, Egadi e Pelagie;c) in Grecia le superfici vitate che non figurano al punto 6;d) in Spagna, le superfici vitate che non figurano al punto 3, lettera b), né al punto 5, lettera c);e) in Portogallo, le superfici vitate nelle seguenti regioni: Alentjeo, Algarve.8. La delimitazione dei territori coperti dalle unità amministrative menzionate nel presente allegato è quella risultante dalle disposizioni nazionali vigenti in data 15 dicembre 1981 nonché, per quanto riguarda la Spagna, dalle disposizioni nazionali vigenti in data 1° marzo 1986 e, per quanto riguarda il Portogallo, dalle disposizioni nazionali vigenti in data 1° marzo 1998.ALLEGATO IV PRATICHE E TRATTAMENTI ENOLOGICI E SPECIFICHE DEI PRODOTTI A. Tenore di anidride solforosa 1. Il tenore totale di anidride solforosa dei vini, diversi dai vini spumanti e dai vini liquorosi non può superare, al momento dell'immissione al consumo umano diretto:a) 160 mg/l per i vini rossi,b) 210 mg/l per i vini bianchi e rosati.2. In deroga al punto 1, lettere a) e b), il tenore massimo di anidride solforosa, per quanto riguarda i vini aventi un tenore di zuccheri residui, espresso in zucchero invertito, non inferiore a 5 g/l, è portato a:a) 210 mg/l per i vini rossi e 260 mg/l per i vini bianchi e rosati;b) 300 mg/l per:- i vini aventi diritto alla designazione «Spätlese» conformemente alle disposizioni comunitarie;- i v.q.p.r.d. bianchi aventi diritto alle denominazioni di origine controllata «Bordeaux supérieur», «Graves de Vayres», «Côtes de Bordeaux», «St Macaire», «Premières Côtes de Bordeaux», «Ste-Foy Bordeaux», «Côtes de Bergerac» (seguita o meno dalla designazione «Côtes de Saussignac»), «Haut Montravel», «Côtes de Montravel» e «Rosette»;- i v.q.p.r.d. bianchi aventi diritto alle denominazioni di origine «Allela», «La Mancha», «Navarra», «Penedés», «Rioja», «Rueda», «Tarragona» e «Valencia»;- i v.q.p.r.d. bianchi originari del Regno Unito, designati e presentati conformemente alla normativa britannica con il termine «botrytis» o con altri termini equivalenti, quali «noble harvest», «noble late Harvested» o «special late harvested»;c) 350 mg/l per i vini aventi diritto alla designazione «Auslese», conformemente alle disposizioni comunitarie, e per i vini bianchi designati come «vino superiore a denominazione di origine», conformemente alla legislazione rumena, e aventi diritto a uno dei nomi seguenti: Murfatlar, Cotnari, Tirnave, Pietroasele, Valea Calugareasca;d) 400 mg/l per i vini aventi diritto alle designazioni «Beerenauslese», «Ausbruch», «Ausbruchwein», «Trockenbeerenauslese» e «Eiswein», conformemente alle disposizioni comunitarie, e per i v.q.p.r.d. bianchi aventi diritto alle denominazioni di origine controllata «Sauternes», «Barsac», «Cadillac», «Cérons», «Loupiac», «Sainte-Croix-du-Mont», «Monbazillac», «Bonnezeaux», «Quarts de Chaume», «Coteaux du Layon», «Coteaux de l'Aubance», «Graves Supérieures» e «Jurançon».3. Qualora le condizioni climatiche lo richiedano, per talune zone viticole della Comunità può essere concessa agli Stati membri la facoltà di autorizzare, per i vini prodotti nel loro territorio, un aumento di non oltre 40 mg/l dei tenori massimi totali di anidride solforosa inferiori a 300 mg/l previsti nella presente sezione.4. Gli Stati membri possono adottare disposizioni più restrittive per i vini prodotti nel loro territorio.B. Tenore di acidità volatile 1. Il tenore massimo di acidità volatile non può superare:a) 18 milliequivalenti per litro per i mosti di uve parzialmente fermentati;b) 18 milliequivalenti per litro per i vini bianchi e rosati nonché, fino al 31 dicembre 1989, per i prodotti ottenuti dal taglio di vino bianco con vino rosso nel territorio spagnolo;c) 20 milliequivalenti per litro per i vini rossi.2. I tenori di cui al punto 1 sono validi:- per i prodotti ottenuti dalle uve raccolte nella Comunità, nella fase della produzione e in tutte le fasi di commercializzazione;- per i mosti di uve parzialmente fermentati e per i vini originari di paesi terzi, in tutte le fasi successive alla loro entrata nel territorio geografico della Comunità.3. Possono essere previste deroghe al punto 1:a) per alcuni v.q.p.r.d. e alcuni vini da tavola designati mediante un'indicazione geografica, quando- hanno subito un periodo di invecchiamento di almeno due anni, oppure- siano elaborati secondo metodi particolari;b) per i vini con un titolo alcolometrico volumico totale non inferiore a 13 % vol.C. Limiti di arricchimento 1. È consentito un aumento del titolo alcolometrico volumico naturale (effettivo o potenziale) delle uve fresche, del mosto di uve, del mosto di uve parzialmente fermentato e del vino nuovo ancora in fermentazione, ottenuti dalle varietà di viti di cui all'articolo 46, paragrafo 5, del vino atto a diventare vino da tavola e del vino da tavola.2. Per i prodotti di cui al punto 1, il titolo alcolometrico volumico naturale può essere aumentato soltanto se il titolo alcolometrico volumico naturale minimo degli stessi è:a) nella zona viticola A: 5 % vol.,b) nella zona viticola B: 6 % vol,c) nella zona viticola C I a): 7,5 % vol,d) nella zona viticola C I b): 8 % vol,e) nella zona viticola C II: 8,5 % vol,f) nella zona viticola C III: 9 % vol.3. L'aumento del titolo alcolometrico volumico naturale minimo ha luogo secondo le pratiche enologiche di cui alla sezione D e non può superare i limiti seguenti:a) nella zona viticola A: 2 % vol,b) nella zona viticola B: 1,5 % vol,c) nella zona viticola C: 1 % vol.4. Qualora le condizioni climatiche lo richiedano, gli Stati membri possono aumentare tali limiti fino ai livelli seguenti:a) nella zona viticola A: 3,5 % vol,b) nella zona viticola B: 2,5 % vol,c) nella zona viticola C: 2 % vol.5. Nelle annate caratterizzate da condizioni climatiche eccezionalmente sfavorevoli, l'aumento del titolo alcolometrico volumico di cui al punto 4 può essere portato ai limiti seguenti:a) nella zona viticola A: 4,5 % vol,b) nella zona viticola B: 3,5 % vol.D. Operazioni di arricchimento 1. L'aumento del titolo alcolometrico volumico naturale di cui alla sezione C può essere ottenuto esclusivamente:a) per quanto riguarda le uve fresche, il mosto di uve parzialmente fermentato e il vino nuovo ancora in fermentazione, mediante aggiunta di saccarosio, di mosto di uve concentrato o di mosto di uve concentrato rettificato;b) per quanto riguarda il mosto di uve, mediante l'aggiunta di saccarosio, di mosto di uve concentrato o di mosto di uve concentrato rettificato, o mediante concentrazione parziale;c) per quanto riguarda il vino atto a diventare vino de tavola e il vino da tavola, mediante concentrazione parziale a freddo.2. Ciascuna delle operazioni di cui al punto 1 esclude il ricorso alle altre.3. L'aggiunta di saccarosio di cui al punto 1, lettere a) e b), può effettuarsi soltanto mediante zuccheraggio a secco e unicamente:a) nella zona viticola A,b) nella zona viticola B,c) nella zona viticola C, ad eccezione delle superfici vitate dell'Italia, della Grecia, della Spagna e del Portogallo, nonché nei dipartimenti francesi soggetti alla giurisdizione delle corti d'appello di:- Aix en Provence- Nîmes- Montpellier- Toulouse- Agen- Pau- Bordeaux- Bastia.4. L'aggiunta di mosto di uve concentrato o di mosto di uve concentrato rettificato non può avere l'effetto di aumentare il volume iniziale delle uve fresche pigiate, del mosto di uve, del mosto di uve parzialmente fermentato o del vino nuovo ancora in fermentazione di oltre l'11 % nella zona viticola A, l'8 % nella zona viticola B e il 6,5 % nella zona viticola C.5. In caso di applicazione delle disposizioni della sezione C, punto 5, i limiti dell'aumento di volume sono portati rispettivamente al 15 % nella zona viticola A e all'11 % nella zona viticola B.6. La concentrazione non può avere l'effetto di ridurre di oltre il 20 % il volume iniziale e in nessun caso di aumentare di oltre 2 % vol il titolo alcolometrico volumico naturale del mosto di uve, del vino atto a diventare vino da tavola o del vino da tavola oggetto di tali operazioni.7. In nessun caso le suddette operazioni possono avere l'effetto di portare a oltre 11,5 % vol nella zona viticola A, 12 % vol nella zona viticola B, 12,5 % vol nelle zone viticole C I a) e C I b), 13 % vol nella zona viticola C II e 13,5 % vol nelle zone viticole C III il titolo alcolometrico volumico totale delle uve fresche, del mosto di uve, del mosto di uve parzialmente fermentato, del vino nuovo ancora in fermentazione, del vino atto a diventare vino da tavola o del vino da tavola oggetto di tali operazioni.8. Tuttavia, per il vino rosso, il titolo alcolometrico volumico totale dei prodotti di cui al punto 7 può essere portato a 12 % vol nella zona viticola A e a 12,5 % vol nella zona viticola B.9. Il vino atto a diventare vino da tavola e il vino da tavola non possono essere concentrati qualora i prodotti dai quali sono stati ottenuti siano stati a loro volta oggetto di una delle operazioni di cui al punto 1, lettere a) e b).E. Acidificazione e disacidificazione 1. Le uve fresche, il mosto di uve, il mosto di uve parzialmente fermentato, il vino nuovo ancora in fermentazione e il vino possono formare oggetto:a) nelle zone viticole A, B, C I a) e C I b), di una disacidificazione parziale;b) nelle zone viticole C II e C III a), fatte salve le disposizioni del punto 3, di un'acidificazione e di una disacidificazione;c) nella zona viticola C III b), di un'acidificazione.2. L'acidificazione dei prodotti diversi dal vino di cui al punto 1 può essere effettuata soltanto entro un limite massimo, espresso in acido tartarico, di 1,50 g/l, ossia di 20 milliequivalenti per litro.3. L'acidificazione dei vini può essere effettuata soltanto entro un limite massimo, espresso in acido tartarico, di 2,50 g/l, ossia di 33,3 milliequivalenti per litro.4. La disacidificazione dei vini può essere effettuata soltanto entro un limite massimo, espresso in acido tartarico, di 1 g/l, ossia di 13,3 milliequivalenti per litro.5. Inoltre, il mosto di uva destinato alla concentrazione può essere sottoposto a disacidificazione parziale.6. Nelle annate caratterizzate da condizioni climatiche eccezionali, gli Stati membri possono autorizzare l'acidificazione dei prodotti di cui al punto 1 nelle zone viticole C I a) e C I b), alle condizioni contemplate al punto 1 per quanto riguarda le zone C II, C III a) e C III b).7. L'acidificazione e l'arricchimento, salvo deroga da decidersi caso per caso, nonché l'acidificazione e la disacidificazione di uno stesso prodotto, sono operazioni che si escludono a vicenda.F. Dolcificazione 1. La dolcificazione del vino da tavola è autorizzata:a) quando le uve fresche, il mosto di uve, il mosto di uve parzialmente fermentato, il vino nuovo ancora in fermentazione, il vino atto a diventare vino da tavola o il vino da tavola sono stati sottoposti ad una delle operazioni di cui alla sezione D, punto 1, soltanto con mosto di uva avente al massimo lo stesso titolo alcolometrico volumico totale del vino da tavola in questione;b) quando i prodotti di cui alla lettera a) non sono stati sottoposti ad una delle operazioni di cui alla sezione D, punto 1, soltanto con mosto di uve concentrato o mosto di uve concentrato rettificato o mosto di uve, purché il titolo alcolometrico volumico totale del vino da tavola in questione non venga aumentato di oltre 2 % vol.2. Nel territorio della Comunità è vietata la dolcificazione dei vini importati destinati al consumo umano diretto e designati da un'indicazione geografica.3. La dolcificazione dei vini importati diversi da quelli di cui al punto 2 è subordinata a norme da stabilirsi.G. Trattamenti 1. Ciascuna delle operazioni di cui alle sezioni D ed E, ad eccezione dell'acidificazione e della disacidificazione dei vini, è autorizzata soltanto se effettuata in una sola volta al momento in cui le uve fresche, il mosto di uve, il mosto di uve parzialmente fermentato o il vino nuovo ancora in fermentazione sono trasformati in vino atto a diventare vino da tavola, in vino da tavola o in altra bevanda destinata al consumo umano diretto di cui all'articolo 1, paragrafo 2, diversa dal vino spumante o dal vino spumante gassificato, nella zona viticola in cui sono state raccolte le uve fresche utilizzate.2. Lo stesso vale per la concentrazione, l'acidificazione e la disacidificazione dei vini atti a diventare vini da tavola.3. La concentrazione dei vini da tavola deve essere effettuata nella zona viticola in cui sono state raccolte le uve fresche utilizzate.4. L'acidificazione e la disacidificazione dei vini possono essere effettuate solo nell'azienda di vinificazione e nella zona viticola in cui sono state raccolte le uve utilizzate per l'elaborazione del vino.5. Ciascuna delle operazioni di cui ai punti da 1 a 4 deve essere dichiarata alle autorità competenti. Lo stesso vale per i quantitativi di saccarosio, di mosto di uve concentrato o di mosto di uve concentrato rettificato detenuti, per l'esercizio della professione, da persone fisiche o giuridiche o da associazioni di persone, in particolare dai produttori, dagli imbottigliatori, dai trasformatori, nonché da negozianti da determinare, contemporaneamente e nello stesso luogo delle uve fresche, del mosto di uve parzialmente fermentato o del vino sfuso. La dichiarazione di questi quantitativi può tuttavia essere sostituita da una loro iscrizione sul registro di carico e di utilizzazione.6. Ciascuna delle operazioni di cui alla sezione E deve essere iscritta sul documento di accompagnamento controllato dall'amministrazione, sotto la cui scorta i prodotti così trattati sono messi in circolazione.7. Salvo deroghe motivate da condizioni climatiche eccezionali, tali operazioni possono essere effettuate soltanto:a) anteriormente al 1° gennaio, nelle zone viticole C,b) anteriormente al 16 marzo, nelle zone viticole A e B e unicamente per i prodotti provenienti dalla vendemmia immediatamente precedente a tali date.8. Tuttavia la concentrazione a freddo, l'acidificazione e la disacidificazione dei vini possono essere praticate durante tutto l'anno.H. Vino spumante 1. Ai fini del presente allegato, si intende per:a) partita (cuvée):- il mosto di uve,- il vino, o- la miscela di mosti di uve o di vini con caratteristiche diverse,destinati all'elaborazione di un tipo specifico di vino spumante;b) sciroppo zuccherino (liqueur de tirage):il prodotto destinato ad essere aggiunto alla partita per provocare la formazione di spuma;c) sciroppo di dosaggio (liqueur d'expédition):il prodotto destinato ad essere aggiunto ai vini spumanti per conferire loro caratteristiche gustative particolari.2. Lo sciroppo di dosaggio può contenere soltanto:- saccarosio,- mosto di uve,- mosto di uve parzialmente fermentato,- mosto di uve concentrato,- mosto di uve concentrato rettificato,- vino, o- una miscela di questi prodotti,eventualmente addizionati di distillato di vino.3. Fatto salvo l'arricchimento dei componenti della partita autorizzato a norma del presente regolamento, è vietato qualsiasi arricchimento della partita.4. Tuttavia, ogni Stato membro può autorizzare, per le regioni e le varietà per le quali sia giustificato dal punto di vista tecnico e secondo condizioni da stabilirsi, l'arricchimento della partita nel luogo di elaborazione dei vini spumanti.5. L'aggiunta di sciroppo zuccherino e di sciroppo di dosaggio non è considerata un arricchimento né una dolcificazione. L'aggiunta di sciroppo zuccherino non può provocare un aumento del titolo alcolometrico volumico totale della partita superiore a 1,5 % vol. Tale aumento viene misurato calcolando la differenza tra il titolo alcolometrico volumico totale della partita e il titolo alcolometrico volumico totale del vino spumante prima dell'aggiunta dello sciroppo di dosaggio.6. L'aggiunta di sciroppo di dosaggio viene effettuata in modo da non aumentare di oltre 0,5 % vol il titolo alcolometrico volumico effettivo del vino spumante.7. È vietata la dolcificazione della partita e dei suoi componenti.8. Oltre alle eventuali acidificazioni o disacidificazioni effettuate sui componenti della partita a norma delle altre disposizioni del presente allegato, la partita può essere oggetto di acidificazione o disacidificazione. L'acidificazione e la disacidificazione della partita si escludono reciprocamente. L'acidificazione può essere effettuata soltanto entro il limite massimo, espresso in acido tartarico, di 1,5 g/l, ossia 20 milliequivalenti per litro.9. Nelle annate caratterizzate da condizioni climatiche eccezionali, il limite massimo di 1,5 g/l, ossia 20 milliequivalenti per litro, può essere portato a 2,5 g/l, ossia 34 milliequivalenti per litro, purché l'acidità naturale dei prodotti, espressa in acido tartarico, non sia inferiore a 3 g/l, ossia 40 milliequivalenti per litro.10. L'anidride carbonica contenuta nei vini spumanti può provenire soltanto dalla fermentazione alcolica della partita da cui sono ottenuti i vini in questione.11. Per quanto riguarda i vini spumanti diversi dai vini spumanti di qualità e dai v.s.q.p.r.d.:a) il titolo alcolometrico volumico totale delle partite destinate alla loro elaborazione non dev'essere inferiore a 8,5 % vol;b) il loro sciroppo zuccherino può contenere soltanto:- mosto di uve,- mosto di uve parzialmente fermentato,- mosto di uve concentrato,- mosto di uve concentrato rettificato, o- saccarosio e vino;c) fatto salvo l'articolo 48, paragrafo 3, il loro titolo alcolometrico volumico effettivo, compreso l'alcole contenuto nello sciroppo di dosaggio eventualmente aggiunto, non dev'essere inferiore a 9,5 % vol;d) ferme restando eventuali disposizioni più restrittive che possono essere applicate dagli Stati membri ai vini spumanti prodotti nel proprio territorio, il loro tenore totale di anidride solforosa non può essere superiore a 235 mg/l, salvo deroghe da stabilirsi.I. Vino liquoroso 1. Per l'elaborazione dei vini liquorosi si utilizzano i seguenti prodotti:- mosto di uve parzialmente fermentato,- vino,- una miscela dei prodotti di cui ai precedenti trattini, o- mosto di uve o una miscela di questo prodotto con vino per taluni v.l.q.p.r.d. compresi in un elenco che sarà adottato.2. Sono inoltre addizionati:a) per quanto riguarda i vini liquorosi e i v.l.q.p.r.d. diversi da quelli di cui alla lettera b):i) i seguenti prodotti, da soli o miscelati:- alcole neutro ottenuto dalla distillazione di prodotti vitivinicoli, comprese le uve secche, avente un titolo alcolometrico non inferiore a 96 % vol e rispondente ai requisiti previsti dalle disposizioni comunitarie;- distillato di vino o di uve secche, avente un titolo alcolometrico non inferiore a 52 % vol e non superiore a 86 % vol, e rispondente ai requisiti previsti nell'allegato I;ii) nonché, eventualmente, uno o più dei prodotti seguenti:- mosto di uve concentrato,- prodotto ottenuto dalla miscela di uno dei prodotti di cui al primo trattino con un mosto di uve di cui al punto 1, primo o quarto trattino;b) per quanto riguarda taluni v.l.q.p.r.d. compresi in un elenco che sarà adottato:i) i prodotti di cui alla lettera a), primo trattino, da soli o miscelati,ii) oppure uno o più dei prodotti seguenti:- alcole di vino o di uve secche, avente un titolo alcolometrico non inferiore a 95 % vol e non superiore a 96 % vol e rispondente ai requisiti previsti dalle disposizioni comunitarie o, in mancanza di queste, dalle disposizioni nazionali in materia;- acquavite di vino o di vinaccia, avente un titolo alcolometrico non inferiore a 52 % vol e non superiore a 86 % vol e rispondente ai requisiti previsti dalle disposizioni comunitarie o, in mancanza di queste, dalle disposizioni nazionali in materia;- acquavite di uve secche, avente un titolo alcolometrico non inferiore a 52 % vol e non superiore a 94,5 % vol e rispondente ai requisiti previsti dalle disposizioni comunitarie o, in mancanza di queste, dalle disposizioni nazionali in materia;iii) nonché, eventualmente, uno o più dei prodotti seguenti:- mosto di uve parzialmente fermentato ottenuto con uve parzialmente appassite,- mosto di uve concentrato ottenuto con l'azione del fuoco diretto e che, salvo per questa operazione, risponde alla definizione di mosto di uve concentrato,- mosto di uve concentrato,- prodotto ottenuto dalla miscela di uno dei prodotti di cui al secondo trattino con un mosto di uve di cui al punto 1, primo o quarto trattino.3. I prodotti di cui al punto 1 utilizzati per l'elaborazione dei vini liquorosi e dei v.l.q.p.r.d. possono aver subito, se del caso, soltanto le pratiche e i trattamenti enologici di cui al presente regolamento.4. Tuttavia:a) l'aumento del titolo alcolometrico volumico naturale può risultare soltanto dall'utilizzazione dei prodotti di cui al punto 2;b) laddove esista una pratica tradizionale, possono essere adottate deroghe relative a prodotti specifici per consentire allo Stato membro interessato di autorizzare l'impiego di solfato di calcio, purché il tenore di solfato del prodotto così trattato, espresso in solfato di potassio, non sia superiore a 2,5 g/l. Tali prodotti possono inoltre essere sottoposti a un'acidificazione supplementare con acido tartarico, nel limite massimo di 1,5 g/l.5. Fatte salve le disposizioni più restrittive che gli Stati membri possono adottare per i vini liquorosi e i v.l.q.p.r.d. elaborati nel loro territorio, sono autorizzati su questi prodotti le pratiche e i trattamenti enologici previsti dal presente regolamento.6. Sono inoltre autorizzati:a) la dolcificazione, soggetta a dichiarazione e registrazione, purché i prodotti utilizzati non siano stati arricchiti con mosto di uve concentrato, per mezzo di:- mosto di uve concentrato o mosto di uve concentrato rettificato, a condizione che l'aumento del titolo alcolometrico volumico totale del vino in questione non sia superiore a 3 % vol;- mosto di uve concentrato, mosto di uve concentrato rettificato o mosto di uve parzialmente fermentato, ottenuto con uve parzialmente appassite, per prodotti da stabilire e a condizione che l'aumento del titolo alcolometrico volumico totale del vino in questione non sia superiore a 8 % vol;- mosto di uve concentrato o mosto di uve concentrato rettificato, per vini da stabilire e a condizione che l'aumento del titolo alcolometrico volumico totale del vino in questione non sia superiore a 8 % vol;b) l'aggiunta di alcole, distillato o acquavite, di cui ai punti 1 e 2, per compensare le perdite dovute all'evaporazione durante l'invecchiamento;c) l'invecchiamento in recipienti posti ad una temperatura non superiore a 50 °C, per prodotti da stabilire.7. Fatte salve le disposizioni più restrittive che gli Stati membri possono adottare per i vini liquorosi e i v.l.q.p.r.d. elaborati nel loro territorio, il tenore totale di anidride solforosa di tali vini non può superare al momento della loro immissione al consumo umano diretto:a) 150 mg/l se il tenore di zuccheri residui è inferiore a 5 g/l,b) 200 mg/l se il tenore di zuccheri residui è superiore a 5 g/l.8. Le varietà di viti da cui sono ottenuti i prodotti di cui al punto 1, utilizzate per l'elaborazione di vini liquorosi e di v.l.q.p.r.d., sono scelte tra quelle di cui all'articolo 46, paragrafo 5.9. Il titolo alcolometrico volumico naturale dei prodotti di cui al punto 1 utilizzati per l'elaborazione di un vino liquoroso diverso dai v.l.q.p.r.d. non può essere inferiore a 12 % vol.ALLEGATO V VINI DI QUALITÀ PRODOTTI IN REGIONI DETERMINATE (V.Q.P.R.D.) A. Regioni determinate 1. Per «regione determinata» si intende un'area o un complesso di aree viticole che producono vini con particolari caratteristiche qualitative e il cui nome viene utilizzato per designare v.q.p.r.d.2. Ogni regione determinata forma oggetto di una delimitazione precisa, per quanto possibile in base alla particella o all'appezzamento vitato. Tale delimitazione viene effettuata da ciascuno degli Stati membri interessati e tiene conto dei fattori che contribuiscono alla qualità dei vini prodotti in detta regione, quali la natura del terreno e del sottosuolo, il clima e la situazione delle particelle e degli appezzamenti vitati.B. Varietà di viti 1. Ogni Stato membro compila un elenco delle varietà di viti atte alla produzione di ciascuno dei v.q.p.r.d. prodotti nel suo territorio, varietà che possono essere solo della specie Vitis vinifera e che devono appartenere alle categorie raccomandate o autorizzate di cui all'articolo 19.2. Le varietà di viti non comprese nell'elenco di cui al paragrafo 1 sono eliminate dalle particelle o dagli appezzamenti vitati destinati alla produzione di v.q.p.r.d.3. Tuttavia, in deroga al punto 2, la presenza di una varietà di vite che non figura nell'elenco può essere autorizzata da uno Stato membro per un periodo di tre anni dalla data in cui ha effetto la delimitazione di una regione determinata, se tale delimitazione è stata effettuata dopo il 31 dicembre 1979, purché la varietà di vite in questione sia della specie Vitis vinifera e non costituisca più del 20 % delle varietà di viti coltivate nella particella o nell'appezzamento vitato in questione.4. Entro la fine del periodo di cui al punto 3, ogni particella o appezzamento vitato destinato alla produzione di v.q.p.r.d. può contenere soltanto varietà di viti comprese nell'elenco di cui al punto 1. Qualora tale disposizione non sia rispettata, nessuno dei vini ottenuti da uve raccolte nella particella o nell'appezzamento in questione ha diritto alla denominazione «v.q.p.r.d.».C. Pratiche colturali 1. Ogni Stato membro stabilisce le disposizioni opportune sulle pratiche colturali necessarie per garantire la qualità ottimale dei v.q.p.r.d.2. In una zona viticola l'irrigazione può essere effettuata soltanto qualora lo Stato membro interessato l'abbia autorizzata. Tale autorizzazione può essere concessa soltanto se le condizioni ecologiche la giustificano.D. Zone di trasformazione 1. I v.q.p.r.d. possono essere elaborati soltanto:a) a partire da uve provenienti da varietà di viti che figurano nell'elenco di cui alla sezione B, punto 1, e raccolte nella regione determinata;b) mediante trasformazione delle uve di cui alla lettera a) in mosti di uve e dei mosti così ottenuti in vino, nonché mediante elaborazione di tale vino, nella regione determinata in cui sono state raccolte le uve utilizzate.2. In deroga al punto 1, lettera b), un v.q.p.r.d. può essere elaborato in una zona situata nelle immediate vicinanze della regione determinata in questione, qualora lo Stato membro interessato lo abbia esplicitamente autorizzato e a determinate condizioni.3. Inoltre, gli Stati membri possono consentire, con autorizzazioni individuali e con riserva di un controllo adeguato, che un v.q.p.r.d. sia ottenuto trasformando le uve in mosto e il mosto in vino, nonché elaborando tale vino, anche al di fuori di una zona situata nelle immediate vicinanze della regione determinata in questione:a) nel caso di una pratica tradizionale, purché tale pratica:- fosse in uso prima del 1° settembre 1970 oppure, per quanto riguarda gli Stati membri che hanno aderito alla Comunità dopo tale data, anteriormente alla data effettiva di adesione,- non sia stata interrotta dopo tali date,- riguardi quantitativi che, presso il trasformatore in questione, non hanno da allora subito aumenti superiori a quelli corrispondenti all'evoluzione generale del mercato;b) negli altri casi e se si tratta di una pratica in uso prima del 1° settembre 1989, per un periodo transitorio che termina al più tardi il 31 agosto 1992.4. Qualsiasi persona fisica o giuridica ovvero associazione di persone che disponga di uve o mosti che soddisfino i requisiti per l'ottenimento di un v.q.p.r.d. nonché di altre uve o mosti, ne garantisce una vinificazione e un magazzinaggio distinti; in caso contrario, il vino ottenuto non può essere considerato v.q.p.r.d.5. Le disposizioni della presente sezione, ad eccezione di quelle del punto 4, non si applicano ai v.l.q.p.r.d.E. Titolo alcolometrico minimo 1. Ogni Stato membro fissa un titolo alcolometrico volumico minimo naturale per ciascuno dei v.q.p.r.d. ottenuti nel suo territorio. Per la fissazione di tale titolo alcolometrico volumico minimo naturale, si tiene conto in particolare dei titoli alcolometrici constatati nei dieci anni precedenti, prendendo in considerazione soltanto i raccolti di qualità soddisfacente ottenuti dai terreni più rappresentativi della regione determinata.2. Il titolo alcolometrico volumico minimo naturale di cui al punto 1 può essere fissato a livelli diversi per lo stesso v.q.p.r.d., in base ai seguenti elementi:a) la subregione, il comune o la frazione,b) la varietà o le varietà di viti,da cui provengono le uve utilizzate.3. Salvo diversa disposizione, e tranne per i v.s.q.p.r.d. e i v.l.q.p.r.d., i titoli alcolometrici di cui al punto 1 non possono essere inferiori a:a) 6,5 % vol nella zona A, tranne nelle regioni determinate «Mosel-Saar-Ruwer», «Ahr», «Mittelrhein», «Sachsen», «Saale-Unstrut», «Moselle luxembourgeoise», «England» e «Wales», per le quali tale titolo alcolometrico è fissato a 6 % vol,b) 7,5 % vol nella zona B,c) 8,5 % vol nella zona C I a),d) 9 % vol nella zona C I b),e) 9,5 % vol nella zona C II,f) 10 % vol nella zona C III.F. Metodi di vinificazione e di elaborazione 1. Gli Stati membri stabiliscono metodi specifici di vinificazione e di elaborazione per ciascun v.q.p.r.d.2. Qualora le condizioni climatiche lo richiedano in una delle zone viticole di cui alla sezione E, gli Stati membri interessati possono autorizzare un aumento del titolo alcolometrico volumico naturale (effettivo o potenziale) delle uve fresche, del mosto di uve, del mosto di uve parzialmente fermentato, del vino nuovo ancora in fermentazione e del vino, atti a diventare v.q.p.r.d., ad eccezione dei prodotti destinati ad essere trasformati in v.l.q.p.r.d. L'aumento non può superare i limiti di cui all'allegato IV, sezione C, punto 4.3. Nelle annate caratterizzate da condizioni climatiche eccezionalmente sfavorevoli, l'aumento del titolo alcolometrico di cui al punto 2, può essere portato fino ai limiti di cui all'allegato IV, sezione C, punto 5. Tale autorizzazione non pregiudica la possibilità di un'autorizzazione analoga per i vini da tavola di cui allo stesso punto.4. L'aumento del titolo alcolometrico volumico naturale può essere effettuato secondo i metodi e le condizioni di cui all'allegato IV, sezione D, escluso il punto 7. Tuttavia, gli Stati membri possono escludere l'utilizzazione di mosto di uve concentrato.5. Il titolo alcolometrico volumico totale dei v.q.p.r.d. non deve essere inferiore a 9 % vol. Tuttavia, per alcuni v.q.p.r.d. bianchi compresi in un elenco da stabilire, che non sono stati oggetto di alcun arricchimento, il titolo alcolometrico volumico totale minimo deve essere di 8,5 % vol. Le disposizioni del presente punto non si applicano ai v.s.q.p.r.d. né ai v.l.q.p.r.d.G. Acidificazione, disacidificazione e dolcificazione 1. Le condizioni e i limiti per l'acidificazione e la disacidificazione delle uve fresche, del mosto di uve, del mosto di uve parzialmente fermentato, del vino nuovo ancora in fermentazione e del vino, atti a diventare v.q.p.r.d., nonché la procedura per la concessione di autorizzazioni e deroghe, sono stabiliti all'allegato IV, sezione E.2. La dolcificazione di un v.q.p.r.d. può essere autorizzata da uno Stato membro soltanto se effettuata:a) conformemente alle condizioni e ai limiti di cui all'allegato IV, sezione F;b) nella regione determinata in cui è stato elaborato il v.q.p.r.d. o in una zona situata nelle immediate vicinanze, salvo eccezioni da determinare;c) con uno o più dei prodotti seguenti:- mosto di uve,- mosto di uve concentrato,- mosto di uve concentrato rettificato.3. Il mosto di uve e il mosto di uve concentrato di cui al punto 2, lettera c), devono provenire dalla stessa regione determinata in cui è stato ottenuto il vino per la cui dolcificazione sono utilizzati.4. Le disposizioni della presente sezione non si applicano ai v.s.q.p.r.d. né ai v.l.q.p.r.d.H. Operazioni di arricchimento, di acidificazione e di disacidificazione 1. Ciascuna operazione di arricchimento, di acidificazione e di disacidificazione di cui alla sezione F e alla sezione G, punto 1, è autorizzata soltanto se effettuata alle condizioni previste all'allegato IV, sezione G.2. Fatte salve le disposizioni della sezione D, punto 4, tali operazioni possono essere effettuate soltanto nella regione determinata in cui sono state raccolte le uve fresche utilizzate.I. Rese 1. Per ogni v.q.p.r.d., lo Stato membro interessato fissa una resa per ettaro espressa in quantità di uve, di mosto di uve o di vino.2. Nel fissare tale resa, si tiene conto in particolare delle rese ottenute nei dieci anni precedenti, prendendo in considerazione soltanto i raccolti di qualità soddisfacente ottenuti dai terreni più rappresentativi della regione determinata.3. La resa per ettaro può essere fissata a livelli diversi per lo stesso v.q.p.r.d., in base ai seguenti elementi:a) la subregione, il comune o la frazione,b) la varietà o le varietà di viti,da cui provengono le uve utilizzate.4. La resa così fissata può essere modificata dallo Stato membro interessato.5. Il superamento della resa di base fissata determina il divieto di utilizzare, per l'intero raccolto, la denominazione richiesta.6. Tuttavia, l'autorità competente designata dallo Stato membro interessato può permettere l'uso di tale denominazione anche in caso di superamento della resa, purché:a) il clima sia stato particolarmente favorevole alla produzione di uve, specialmente per quanto riguarda la loro qualità;b) il superamento sia inferiore o uguale al 20 % della resa di base;c) un quantitativo corrispondente a quello di superamento della resa sia distillato senza alcun contributo pubblico.7. Gli Stati membri possono stabilire che metà del quantitativo di superamento della resa sia immagazzinato senza possibilità di commercializzazione nel corso della campagna viticola di produzione. Tale volume può essere riconosciuto a titolo del raccolto successivo o dei raccolti successivi, possibilmente previa miscela con i relativi v.q.p.r.d.J. Esami organolettici 1. I produttori sono tenuti a sottoporre i vini per i quali chiedono la denominazione «v.q.p.r.d.» ad un esame analitico e ad un esame organolettico;a) l'esame analitico riguarda almeno i valori degli elementi caratteristici dei v.q.p.r.d. di cui all'allegato I; i valori limite di tali elementi sono stabiliti dallo Stato membro produttore per ciascun v.q.p.r.d.;b) l'esame organolettico riguarda il colore, la limpidezza, l'odore e il sapore.2. In attesa dell'adozione di adeguate disposizioni relative alla loro applicazione sistematica e generale, le prove di cui al punto 1 possono essere effettuate su campioni dall'organismo competente designato da ciascuno degli Stati membri.K. Vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate (v.s.q.p.r.d.) 1. Il titolo alcolometrico volumico totale:a) delle partite destinate all'elaborazione di vini spumanti di qualità dev'essere di almeno 9 % vol;b) delle partite destinate all'elaborazione di v.s.q.p.r.d. deve essere di almeno:- 9,5 % vol nelle zone viticole C III,- 9 % vol nelle altre zone viticole.2. Tuttavia, le partite destinate all'elaborazione di alcuni v.s.q.p.r.d. compresi in un elenco da stabilirsi ed elaborati a partire da una sola varietà di vite possono avere un titolo alcolometrico volumico totale non inferiore a 8,5 % vol.3. Viene stabilito un elenco dei v.s.q.p.r.d. di cui al punto 2.4. Il titolo alcolometrico volumico effettivo dei vini spumanti di qualità e dei v.s.q.p.r.d., compreso l'alcole contenuto nello sciroppo di dosaggio eventualmente aggiunto, deve essere di almeno 10 % vol.5. Lo sciroppo zuccherino per i vini spumanti di qualità può contenere soltanto:a) saccarosio,b) mosto di uve concentrato,c) mosto di uve concentrato rettificato,d) mosto di uve o mosto di uve parzialmente fermentato, da cui si possa ottenere un vino atto a diventare vino da tavola,e) vino atto a diventare vino da tavola,f) vino da tavola, oppureg) v.q.p.r.d.6. Lo sciroppo zuccherino per i v.s.q.p.r.d. può contenere soltanto:a) saccarosio,b) mosto di uve concentrato,c) mosto di uve concentrato rettificato,d) mosto di uve,e) mosto di uve parzialmente fermentato,f) vino,g) v.q.p.r.d.,atti a diventare lo stesso v.s.q.p.r.d. ottenuto con l'aggiunta di sciroppo zuccherino.7. In deroga all'allegato I, punto 15, i vini spumanti di qualità e i v.s.q.p.r.d., contenuti in recipienti chiusi alla temperatura di 20 °C, devono avere una sovrappressione non inferiore a 3,5 bar. Tuttavia, per i vini spumanti di qualità e i v.s.q.p.r.d. contenuti in recipienti di capacità inferiore a 25 cl, la sovrappressione minima è di 3 bar.8. Ferme restando le disposizioni più restrittive che possono essere applicate dagli Stati membri ai vini spumanti di qualità e ai v.s.q.p.r.d. prodotti nel loro territorio, e salvo deroghe adottate qualora le condizioni climatiche lo richiedano in talune aree viticole della Comunità, il tenore totale di anidride solforosa di questi vini spumanti non può superare 185 mg/l.9. La durata di elaborazione dei vini spumanti di qualità e dei v.s.q.p.r.d., compreso l'invecchiamento nelle aziende di produzione e calcolata dall'inizio della fermentazione destinata a renderli spumanti, non può essere:a) inferiore a sei mesi quando la fermentazione destinata a renderli spumanti si effettua in recipiente chiuso;b) inferiore a nove mesi quando la fermentazione destinata a renderli spumanti si effettua in bottiglia.10. La durata della fermentazione destinata a rendere spumante la partita e la durata della permanenza della medesima sulle fecce non può essere inferiore a:- novanta giorni,- trenta giorni se la fermentazione avviene in recipienti provvisti di dispositivi agitatori.L. Vini liquorosi di qualità prodotti in regioni determinate (v.l.q.p.r.d.) 1. Salvo deroghe, i prodotti di cui all'allegato IV, sezione I, punto 1, come pure il mosto di uve concentrato e il mosto di uve parzialmente fermentato ottenuti dalle uve parzialmente appassite di cui al punto 2 della stessa sezione, utilizzati per l'elaborazione di un v.l.q.p.r.d., devono essere ottenuti nella regione determinata di cui il v.l.q.p.r.d. in questione reca il nome.2. Salvo deroghe, le operazioni di cui all'allegato IV, sezione I, punti da 3 a 6, destinate all'elaborazione di v.l.q.p.r.d. possono essere effettuate soltanto nella regione determinata di cui al punto 1.3. Fatte salve le disposizioni più restrittive che gli Stati membri possono adottare per i v.l.q.p.r.d. elaborati nel loro territorio:a) il titolo alcolometrico volumico naturale dei prodotti di cui all'allegato IV, sezione I, punto 1, utilizzati per l'elaborazione di un v.l.q.p.r.d. non può essere inferiore a 12 % vol; tuttavia, alcuni v.l.q.p.r.d. compresi in un elenco da compilare possono essere ottenuti:i) da mosto di uve con un titolo alcolometrico volumico naturale non inferiore a 10 % vol, se si tratta di v.l.q.p.r.d. ottenuti mediante l'aggiunta di acquavite di vino o di vinaccia a denominazione di origine controllata e proveniente eventualmente dalla stessa azienda, oppureii) da mosti di uve in corso di fermentazione o, nel caso del secondo sottotrattino seguente, da vino con un titolo alcolometrico volumico naturale iniziale non inferiore a:- 11 % vol nel caso di v.l.q.p.r.d. ottenuti mediante l'aggiunta di alcole neutro o di un distillato di vino con un titolo alcolometrico volumico effettivo non inferiore a 70 % vol, o di acquavite di origine vinica;- 10,5 % vol per i vini compresi in un elenco da stabilire, ottenuti da mosto di uve bianche;- 9 % vol nel caso di un v.l.q.p.r.d. la cui produzione è tradizionale e consuetudinaria secondo leggi nazionali che lo prevedano esplicitamente per tale vino;b) il titolo alcolometrico volumico effettivo di un v.l.q.p.r.d. non può essere inferiore a 15 % vol né superiore a 22 % vol;c) il titolo alcolometrico volumico totale di un v.l.q.p.r.d. non può essere inferiore a 17,5 % vol.4. Tuttavia, il titolo alcolometrico volumico totale può essere inferiore a 17,5 % vol, ma non inferiore a 15 % vol, per alcuni v.l.q.p.r.d. compresi in un elenco da compilare, se esplicitamente previsto dalla legislazione nazionale agli stessi applicabile anteriormente al 1° gennaio 1985.