CELEX: 61995CC0163
Language: it
Date: 1996-05-14 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Jacobs del 14 maggio 1996. # Elsbeth Freifrau von Horn contro Kevin Cinnamond. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: House of Lords - Regno Unito. # Convenzione di Bruxelles - Art. 21 - Litispendenza - Convenzione di adesione di San Sebastián - Art. 29 - Disposizioni transitorie. # Causa C-163/95.

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61995C0163

Conclusioni dell'avvocato generale Jacobs del 14 maggio 1996.  -  Elsbeth Freifrau von Horn contro Kevin Cinnamond.  -  Domanda di pronuncia pregiudiziale: House of Lords - Regno Unito.  -  Convenzione di Bruxelles - Art. 21 - Litispendenza - Convenzione di adesione di San Sebastián - Art. 29 - Disposizioni transitorie.  -  Causa C-163/95.  

raccolta della giurisprudenza 1997 pagina I-05451

Conclusioni dell avvocato generale

1 La questione sottoposta alla Corte dalla House of Lords nel presente procedimento riguarda due cause tra le stesse parti, aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo, attualmente pendenti dinanzi ai giudici in due Stati (Portogallo e Regno Unito) oggi aderenti alla Convenzione di Bruxelles del 1968 (in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles» o la «Convenzione») (1). La prima di tali cause era stata intentata in Portogallo prima dell'entrata in vigore della Convenzione tra la Repubblica portoghese ed il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, mentre la seconda era stata intentata nel Regno Unito dopo l'entrata in vigore fra i due Stati della Convenzione stessa. La House of Lords intende sapere se, in un caso del genere, il giudice adito per secondo (cioè il giudice del Regno Unito) possa o debba sospendere il giudizio o declinare la propria competenza e se, per decidere se sospendere il giudizio o declinare la propria competenza, esso sia tenuto o autorizzato a verificare la base sulla quale il giudice adito per primo (il giudice portoghese) si è dichiarato competente.Disposizioni pertinenti delle convenzioni di Bruxelles e di San Sebastián 2 Il titolo II della Convenzione contiene norme generali e speciali che disciplinano la competenza dei giudici degli Stati contraenti. Ai sensi dell'art. 2: «Salve le disposizioni della presente Convenzione, le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti agli organi giurisdizionali di tale Stato. Alle persone che non sono in possesso della cittadinanza dello Stato nel quale esse hanno il domicilio, si applicano le norme sulla competenza vigenti per i cittadini». 3 Nella sezione 8 del titolo II della Convenzione, dal titolo «Litispendenza e connessione», si trova l'art. 21, che, così come modificato dall'art. 8 della convenzione di San Sebastián del 26 maggio 1989 (2), dispone: «Qualora davanti a giudici di Stati contraenti differenti e tra le stesse parti siano state proposte domande aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo, il giudice successivamente adito sospende d'ufficio il procedimento finché sia stata accertata la competenza del giudice preventivamente adito. Se la competenza del giudice preventivamente adito è stata accertata, il giudice successivamente adito dichiara la propria incompetenza a favore del giudice preventivamente adito». 4 Il titolo III della Convenzione riguarda il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni rese in altri Stati contraenti. L'art. 26 stabilisce la regola generale secondo la quale una decisione resa in uno Stato contraente va riconosciuta negli altri Stati contraenti senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento. L'art. 27 elenca un certo numero di casi in cui una decisione non va riconosciuta, compreso, al punto 3, il caso in cui: «la decisione è in contrasto con una decisione resa tra le medesime parti nello Stato richiesto». 5 Nella sentenza Overseas Union Insurance e a. (3) la Corte, facendo riferimento alla sua sentenza nella causa Gubisch Maschinenfabrik (4), ha dichiarato che l'art. 21 della Convenzione era volto: «ad escludere, per quanto possibile e sin dall'inizio, una situazione come quella contemplata dall'art. 27, punto 3, vale a dire il mancato riconoscimento di una decisione in quanto contrastante con una decisione pronunciata tra le stesse parti nello Stato richiesto. Ne consegue che, per raggiungere questi scopi, l'art. 21 deve costituire oggetto di un'interpretazione ampia, che ricomprenda, in linea di massima, tutte le situazioni di litispendenza dinanzi a giudici di Stati contraenti, indipendentemente dal domicilio delle parti». 6 La Corte ha poi affermato che, salvo il caso in cui il giudice adito per secondo avesse una competenza esclusiva contemplata dalla Convenzione, l'art. 21 della Convenzione stessa impediva al giudice adito per secondo di accertare la competenza del giudice adito per primo qualora la competenza di quest'ultimo fosse contestata; nel caso in cui non si dichiarasse incompetente, il giudice adito per secondo poteva soltanto sospendere il procedimento. 7 L'art. 29 della convenzione di San Sebastián recita: «1. La convenzione del 1968 ed il protocollo del 1971, modificati dalla convenzione del 1978, dalla convenzione del 1982 e dalla presente convenzione, si applicano solo alle azioni giudiziarie proposte ed agli atti autentici ricevuti posteriormente all'entrata in vigore della presente convenzione nello Stato di origine e, quando è chiesto il riconoscimento o l'esecuzione di una decisione o di un atto autentico, nello Stato richiesto. 2. Tuttavia le decisioni rese dopo la data dell'entrata in vigore della presente convenzione nelle relazioni tra lo Stato di origine e lo Stato richiesto, a seguito di azioni proposte prima di tale data, sono riconosciute ed eseguite conformemente alle disposizioni del titolo III della convenzione del 1968, modificata dalla convenzione del 1978, dalla convenzione del 1982 e dalla presente convenzione, se la competenza era fondata su norme conformi alle disposizioni del titolo II della convenzione del 1968 modificata o alle disposizioni previste da una convenzione già in vigore tra lo Stato di origine e lo Stato richiesto, al momento della proposizione dell'azione». I fatti e le questioni del giudice nazionale 8 La signora von Horn è una cittadina tedesca residente in Portogallo. Il signor Cinnamond è un direttore di società residente in Inghilterra. Le due cause trovano origine, in primo luogo, in un contratto, stipulato il 19 dicembre 1989 o all'incirca a tale data, tra la signora von Horn e il signor Cinnamond, con il quale quest'ultimo acconsentiva a pagare alla signora von Horn un importo di 600 000 UKL, pari al saldo dovuto alla signora von Horn in considerazione della vendita da parte di quest'ultima di azioni di una società portoghese ad una società di Gibilterra, e, in secondo luogo, in una successiva promessa di pagamento per lo stesso importo effettuata il 23 aprile 1990. Di fatto il signor Cinnamond omise di pagare alla signora von Horn l'importo di cui trattasi. 9 Il 27 agosto 1991 il signor Cinnamond intentò un'azione contro la signora von Horn dinanzi ad un giudice portoghese chiedendo una declaratoria da cui risultasse che egli non era tenuto a versare la somma di 600 000 UKL o l'equivalente somma in escudos alla signora von Horn. Il 9 marzo 1992 la signora von Horn notificò una comparsa di risposta e una domanda riconvenzionale chiedendo una declaratoria da cui risultasse che il signor Cinnamond era tenuto a pagarle la somma controversa e l'emissione di un'ingiunzione di pagamento. 10 La signora von Horn intentò poi una causa in Inghilterra, presentando, il 9 novembre 1992, una citazione notificata al convenuto il 18 novembre 1992. Il signor Cinnamond propose allora una domanda diretta ad ottenere una declaratoria di incompetenza del giudice inglese; in quanto giudice adito per secondo, esso avrebbe dovuto sospendere il giudizio e, a tempo debito, declinare la competenza ai sensi dell'art. 21 della Convenzione. 11 E' pacifico che le due domande sono state proposte tra le stesse parti e hanno il medesimo oggetto e il medesimo titolo ai sensi dell'art. 21. Nel caso di specie il problema discende dal fatto che l'adesione della Repubblica portoghese alla Convenzione, ai sensi della convenzione di San Sebastián, non divenne effettiva sino al 1_ luglio 1992, vale a dire dopo la proposizione dell'azione portoghese (ma prima della proposizione dell'azione inglese). 12 Il 5 marzo 1993 il giudizio dinanzi alla High Court inglese venne sospeso con ordinanza emessa da un «Master», ma il ricorso della signora von Horn contro tale ordinanza venne accolto da un giudice. Il signor Cinnamond propose appello alla Court of Appeal con esito negativo e successivamente venne autorizzato a presentare il ricorso dinanzi alla House of Lords, che ha deciso di sottoporre alla Corte di giustizia le seguenti questioni pregiudiziali: «Nel caso in cui: a) in due diversi Stati contraenti siano pendenti tra le stesse parti domande aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo; b) la prima di tali domande sia stata proposta nello Stato contraente A prima che la Convenzione di Bruxelles e/o qualsiasi convenzione di adesione applicabile fosse entrata in vigore in tale Stato; c) la seconda di tali domande sia stata proposta nello Stato contraente B ai sensi dell'art. 2 della Convenzione di Bruxelles dopo l'entrata in vigore, sia nello Stato A sia nello Stato B, della Convenzione di Bruxelles e/o di qualsiasi convenzione di adesione applicabile; e, in considerazione dell'art. 29, n. 1, della convenzione di San Sebastián e degli articoli corrispondenti di qualsiasi altra convenzione di adesione applicabile nonché dell'art. 21 della Convenzione di Bruxelles (come modificata): 1) se la Convenzione di Bruxelles (come modificata) e/o qualsiasi convenzione di adesione applicabile preveda, e in caso affermativo quali, norme che stabiliscano se il giudizio nello Stato B possa o debba essere sospeso, o la competenza debba essere declinata, a motivo del giudizio pendente nello Stato A, e in particolare 2) se il giudice adito per secondo debba o possa, al fine di decidere se dichiararsi o meno incompetente relativamente al giudizio dinanzi a esso pendente o sospenderlo, avviare un esame, e in caso affermativo quale, circa la base sulla quale il giudice adito per primo si sia dichiarato competente». Gli argomenti esposti dinanzi alla Corte 13 La tesi sostenuta in via principale dal signor Cinnamond è che, malgrado l'art. 29, n. 1, della convenzione di San Sebastián, l'art. 21 della Convenzione di Bruxelles si applica nel caso in esame e che il giudice inglese deve pertanto dichiararsi incompetente. Secondo il signor Cinnamond, l'art. 29, n. 1, della convenzione di San Sebastián non osta a tale interpretazione poiché la domanda portoghese può essere ancora considerata «proposta» ai sensi dell'art. 21 anche se essa non è un'azione giudiziaria cui «si applica» la Convenzione ai sensi dell'art. 29, n. 1. Il signor Cinnamond ritiene che il proprio punto di vista sia conforme all'economia e allo spirito delle disposizioni pertinenti. Dato che a norma dell'art. 29, n. 2, ogni sentenza nel giudizio portoghese sarà riconosciuta ed eseguita negli altri Stati contraenti conformemente al titolo III della Convenzione, l'art. 21 dev'essere applicato al fine di evitare il rischio di sentenze contrastanti nell'ambito di applicazione della Convenzione. 14 Nelle sue osservazioni scritte, il signor Cinnamond adduce, in via subordinata, altri due argomenti. Il primo di essi è che la regola di litispendenza contenuta all'art. 21 è espressione particolare di un più generale principio di diritto che deve, o quanto meno può, essere applicato da un giudice di uno Stato contraente nel caso di un'azione giudiziaria parallela intentata in un altro Stato contraente. La regola di cui all'art. 21 pertanto deve o può essere applicata per analogia. Il giudice adito per secondo è libero di esaminare se la base della competenza in ordine all'azione giudiziaria proposta dinanzi al giudice adito per primo fosse conforme alle disposizioni del titolo II della Convenzione. 15 Il secondo argomento addotto in via subordinata dal signor Cinnamond è che, nel caso in cui la regola di litispendenza contenuta nella Convenzione non si applichi, direttamente o per analogia, né la Convenzione né alcuna convenzione di adesione impediscono al giudice di uno Stato contraente di sospendere il giudizio o di declinare la propria competenza in un caso come quello di specie, in conformità delle sue norme di procedura nazionali, facendo valere il forum non conveniens o la lis alibi pendens. 16 La signora von Horn, il Regno Unito e la Commissione sostengono tutti che l'art. 21 non si applica al caso di specie in quanto l'azione giudiziaria portoghese non è una domanda proposta davanti ai giudici di uno Stato contraente ai sensi di tale norma. L'art. 21 regola la competenza tra due giudici che siano entrambi vincolati dalle norme della Convenzione. Qualora il giudice adito per primo abbia dichiarato la propria competenza in base a norme applicabili prima che la Convenzione entrasse in vigore, esso può aver dichiarato propria una competenza considerata esorbitante dalla Convenzione; in tali casi non vi sarebbe alcuna giustificazione per ritenere il giudice adito per secondo - che, se non fosse per l'art. 21, avrebbe titolo per dichiararsi competente in conformità delle norme della Convenzione - tenuto a declinare la propria competenza. Il Regno Unito aggiunge che una sentenza del giudice adito per primo ben potrebbe non essere eseguibile dinanzi ai giudici degli Stati contraenti dato che l'art. 29, n. 2, della convenzione di San Sebastián non imporrebbe l'esecuzione in un caso siffatto; l'applicazione dell'art. 21 in casi del genere potrebbe pertanto condurre ad un diniego di giustizia. Per rispondere su tale punto, il signor Cinnamond ha ammesso all'udienza che l'art. 21 non si applicava ad azioni giudiziarie non idonee a dar luogo ad una sentenza eseguibile negli altri Stati contraenti perché il giudice adito per primo non aveva dichiarato la propria competenza su una base conforme alle norme della Convenzione o ad una convenzione in vigore al momento che viene in rilievo tra lo Stato di origine e lo Stato richiesto come previsto dall'art. 29, n. 2, della convenzione di San Sebastián. 17 La Commissione rileva che, benché la disposizione transitoria di cui all'art. 29, n. 2, della convenzione di adesione permetta al giudice dello Stato richiesto di esaminare su quale base il giudice dello Stato d'origine abbia dichiarato la propria competenza, nessuna disposizione del genere esiste in relazione alla litispendenza. La spiegazione, essa sostiene, risiede nel fatto che non è sempre possibile per il giudice adito per secondo verificare se il giudice adito per primo abbia dichiarato la propria competenza in base a motivi compatibili con la Convenzione; l'applicazione dell'art. 29, n. 2, è meno problematica sotto tale profilo, dal momento che il giudice dinanzi al quale viene richiesta l'esecuzione ha a disposizione una sentenza sulla base della quale esso può verificare i motivi per i quali era stata fondata la competenza. 18 Pur considerando inapplicabile l'art. 21 della Convenzione, il Regno Unito ha affermato, nelle sue osservazioni scritte, che l'obbligo, imposto in taluni casi agli Stati contraenti dall'art. 29, n. 2, della convenzione di San Sebastián, di riconoscere ed eseguire una sentenza emanata dopo la data di entrata in vigore della Convenzione in un giudizio instaurato prima di tale data era rilevante al fine di risolvere la questione se, nei casi ipotizzati dal giudice proponente, il giudice adito per secondo debba esercitare la propria competenza per decidere la controversia. 19 In riferimento a tale affermazione, la Corte ha rivolto un quesito scritto alla signora von Horn, al signor Cinnamond, al Regno Unito e alla Commissione, chiedendo se, ove non si applichi l'art. 21 della Convenzione, possa dedursi dall'art. 29, n. 2, della convenzione di San Sebastián che, per evitare di ostacolare l'applicazione di tale disposizione emanando una sentenza che potrebbe essere incompatibile con quella del giudice adito per primo, il giudice adito per secondo fosse tenuto, in casi come quello in esame, a valutare se il giudice adito per primo si fosse dichiarato competente sulla base di norme conformi alla Convenzione di Bruxelles e, ove così risultasse, ad astenersi dal pronunciarsi in pendenza del giudizio dinanzi al giudice adito per primo. 20 Nella sua risposta scritta a tale quesito e anche all'udienza, il Regno Unito ha dichiarato che, dopo aver ulteriormente esaminato la materia, esso era giunto a ritenere che dall'art. 29, n. 2, derivasse un obbligo implicito di non compiere atti che potessero ostacolare l'efficacia dell'art. 29, n. 2, e pertanto impedire, in parte, il conseguimento degli obiettivi della convenzione di San Sebastián. Ciò si verificherebbe se, nelle circostanze ipotizzate dal giudice proponente, il giudice adito per secondo dovesse esercitare la propria competenza. La sentenza emanata da tale giudice potrebbe essere incompatibile con la sentenza del giudice adito per primo, impedendo così un riconoscimento di quest'ultima sentenza nello Stato del giudice adito per secondo. 21 La Commissione, pur riconoscendo all'udienza che la soluzione suggerita dal Regno Unito in risposta al quesito della Corte risolverebbe in larga parte i problemi teorici e pratici nel caso di specie, ritiene che la soluzione più appropriata sia quella di trattare il Portogallo come uno Stato non contraente ai fini del caso in esame. A suo parere, la sola possibile interpretazione della Convenzione che permetta di evitare conseguenze indesiderabili senza pregiudicare la sua efficacia è quella di applicare per «effet réflexe» le deroghe contenute nella Convenzione agli Stati non contraenti. Un esempio dell'asserito «effet réflexe» sarebbe il fatto che la competenza esclusiva attribuita ai giudici di Stati contraenti in casi particolari dall'art. 16 della Convenzione potrebbe avere un «effet réflexe» nei confronti dei giudici di paesi terzi: così i giudici di uno Stato contraente dovrebbero dichiararsi incompetenti nel caso di un convenuto residente in tale Stato qualora il giudizio riguardi, ad esempio, un bene immobile situato in uno Stato non contraente. L'art. 16 riconosce che, qualora siano soddisfatte le condizioni da esso stabilite, la competenza attribuita in base all'art. 2 è spostata. A parere della Commissione, la Convenzione consente tali deroghe a favore di uno Stato non contraente qualora le condizioni siano soddisfatte in tale Stato, colmando così la lacuna provocata dal fatto che la Convenzione si riferisce solo agli Stati contraenti. La conseguenza dell'«effet réflexe» in un caso del genere, tuttavia, è quella di autorizzare - anziché obbligare - i giudici degli Stati contraenti a dichiararsi incompetenti ove siano soddisfatte le condizioni nello Stato non contraente. La Commissione ritiene che la questione della litispendenza in uno Stato non contraente dovrebbe essere trattata allo stesso modo. Qualora la competenza sia basata su una materia ordinaria in uno Stato contraente, i giudici di tale Stato possono dichiararsi incompetenti, come se vi fosse litispendenza in uno Stato contraente, qualora le condizioni previste agli artt. 21-23 siano soddisfatte in uno Stato non contraente. 22 All'udienza, il Regno Unito ha sostenuto che tale tesi, basata sull'«effet réflexe» della Convenzione, si prestava ad obiezioni per una serie di motivi: in primo luogo, la Convenzione era diretta a regolare la competenza tra Stati contraenti e non i rapporti con gli Stati non contraenti; in secondo luogo, essa comporterebbe una riformulazione radicale della Convenzione e una massiccia estensione delle sue disposizioni; in terzo luogo, essa porterebbe all'incertezza del diritto, con ciò compromettendo uno dei principali obiettivi della Convenzione. Valutazione dei problemi sollevati L'efficacia dell'art. 21 della Convenzione 23 Non condivido il punto di vista del signor Cinnamond secondo cui l'art. 21 della Convenzione si applica al caso di specie. L'art. 21 stabilisce che, «qualora davanti a giudici di Stati contraenti differenti (...) siano state proposte domande (...) il giudice successivamente adito (...) sospende (...) il procedimento». Per la verità tale formulazione non impedisce del tutto l'interpretazione del signor Cinnamond. Come asserisce il signor Cinnamond, sarebbe possibile interpretare l'art. 21 nel senso che prescriva soltanto che al momento in cui l'art. 21 diventa applicabile (ossia nel momento in cui viene avviato il nuovo giudizio) debba essere pendente in un altro Stato contraente, tra le stesse parti, una domanda avente il medesimo oggetto e il medesimo titolo, anche se la Convenzione nel suo insieme non si applica a tale domanda. 24 Mi sembra tuttavia che un'interpretazione più naturale dell'art. 21 consista nell'affermare che il giudizio avviato dinanzi al giudice adito per primo deve essere un giudizio cui si applica la Convenzione. Dato che, in forza dell'art. 29, n. 1, della convenzione di San Sebastián, la Convenzione di Bruxelles non si applica al giudizio portoghese, nel caso di specie l'art. 21 è inapplicabile. La formulazione dell'art. 21 [«Qualora davanti a giudici di Stati contraenti differenti (...) siano state proposte domande»] lascia intendere che il giudizio deve essere stato avviato dinanzi al giudice adito per primo dopo l'entrata in vigore della Convenzione. Ciò corrisponde alle altre versioni linguistiche della Convenzione. Solo le versioni olandese e tedesca usano, all'art. 21, termini («aanhangig zijn», «anhängig gemacht») che potrebbero ritenersi avere una connotazione leggermente diversa. Contrariamente a quanto afferma il signor Cinnamond, non giova opporre il tenore dell'art. 21 della Convenzione a quello dell'art. 54, che contiene una norma transitoria analoga a quella figurante all'art. 29 della convenzione di San Sebastián. La maggior parte delle versioni linguistiche sembrano usare termini che sono praticamente sinonimi nei due articoli. 25 L'inapplicabilità dell'art. 21 nel caso di specie deriva pure dall'economia di tale disposizione. 26 Nella causa Overseas Union Insurance e a. (5), la Corte di giustizia ha affermato che, salvo il caso in cui il giudice adito per secondo avesse una competenza esclusiva a norma della Convenzione, l'art. 21 della stessa impediva al giudice adito per secondo di accertare la competenza del giudice adito per primo, qualora la competenza di quest'ultimo fosse contestata. La Corte ha basato tale conclusione innanzi tutto sul tenore dell'art. 21, che ha stabilito una sola eccezione all'obbligo di dichiararsi incompetente, nel senso che il giudice adito per secondo dovrebbe sospendere il giudizio finché non sia stata accertata la competenza del primo giudice. Essa ha poi aggiunto che il giudice adito per secondo non era in nessun caso più qualificato: «del giudice adito per primo a pronunciarsi sulla competenza di quest'ultimo. Infatti tale competenza è determinata direttamente dalle norme della convenzione, che valgono per entrambi i giudici e che possono venir interpretate ed applicate con pari autorità da ciascuno di essi, oppure risulta, ai sensi dell'art. 4 della convenzione, dalla legge dello Stato del giudice adito per primo, che quindi sarà incontestabilmente più qualificato a pronunciarsi sulla propria competenza. D'altro canto, le ipotesi nelle quali il giudice di uno Stato contraente può sindacare la competenza del giudice di un altro Stato contraente sono elencate tassativamente negli artt. 28 e 34, secondo comma, della convenzione. Queste ipotesi riguardano solo la fase del riconoscimento o dell'esecuzione e si riferiscono solo a talune norme di competenza speciale o esclusiva aventi indole tassativa o di ordine pubblico. Ne consegue che, salvo queste limitate eccezioni, la convenzione non autorizza il sindacato della competenza di un giudice da parte di un giudice di un altro Stato contraente» (6). 27 Così, il presupposto su cui si basa l'art. 21 è che il giudice adito per primo abbia dichiarato la propria competenza in base alle norme della Convenzione (o in base alle norme di legge nazionali nei casi in cui ciò è espressamente previsto dalla Convenzione); se necessario, la sua competenza può essere contestata in conformità delle procedure stabilite dalla legge dello Stato del giudice adito per primo. Su tale presupposto non è necessario che il giudice adito per secondo accerti su quale base il giudice adito per primo abbia dichiarato la propria competenza. Di conseguenza, contrariamente all'art. 28 e all'art. 34, secondo comma, l'art. 21 nulla dispone in ordine ad un siffatto accertamento. 28 Così come la signora von Horn, il Regno Unito e la Commissione mettono in rilievo che il presupposto su cui si basa l'art. 21 non vale qualora la Convenzione non fosse in vigore al momento della proposizione della prima azione giudiziaria. In tale caso, il giudice adito per primo non sarebbe vincolato dalle norme della Convenzione in materia di competenza e potrebbe dichiararsi competente su una base che la Convenzione considera esorbitante. Per giunta, come rileva il Regno Unito, una sentenza del giudice adito per primo potrebbe non essere eseguibile dinanzi ai giudici degli Stati contraenti. 29 Come già osservato in precedenza, il signor Cinnamond, in risposta a tale argomento, ha ammesso all'udienza che l'art. 21 si applica soltanto qualora la sentenza del giudice adito per primo possa essere riconosciuta ed eseguita negli Stati contraenti. Tale ammissione tuttavia non permette di superare la difficoltà per cui l'art. 21, quale interpretato dalla Corte di giustizia nella causa Overseas Union Insurance e a., non consente al giudice adito per secondo di accertare la base su cui il giudice adito per primo ha dichiarato la propria competenza. Il signor Cinnamond ha cercato di parare tale obiezione sostenendo che, mentre le considerazioni politiche sottostanti a tale norma erano perfettamente comprensibili nel contesto della normale applicazione dell'art. 21, nella fattispecie la situazione era diversa, dato che il giudice adito per primo non si era dichiarato competente sulla base della Convenzione. Accertando la base sulla quale il giudice adito per primo ha dichiarato la propria competenza, il giudice adito per secondo non sindacherebbe la competenza del giudice adito per primo al fine di verificare che essa sia corretta, ma si limiterebbe a verificare la base su cui è stata dichiarata la competenza al fine di stabilire se la sua sentenza potesse essere riconosciuta ed eseguita negli Stati contraenti. 30 Tale argomento può parzialmente concordare con il ragionamento della Corte di giustizia nella sentenza Overseas Union Insurance e a., secondo cui cioè entrambi i giudici interpretano e applicano la Convenzione con pari autorità e il giudice adito per primo è più qualificato ad interpretare la propria legge nazionale nei casi in cui si applica l'art. 4. Anche su questo punto, tuttavia, si può replicare che la Corte stava semplicemente esponendo le ragioni della mancata previsione, all'art. 21, di disposizioni in ordine all'accertamento della competenza; il fatto che tali ragioni non valgano nella fattispecie serve semplicemente a dimostrare che l'art. 21 non era diretto a disciplinare un caso come quello in esame. Comunque, il resto del ragionamento della Corte, basato sulla formulazione dell'art. 21 e sull'espressa previsione di un accertamento della competenza all'art. 28 e all'art. 34, secondo comma, si applica con pari efficacia. L'interpretazione dell'art. 21 operata dal signor Cinnamond, come da lui modificata, è difficile da conciliare con la lettera di tale norma. 31 Ritengo pertanto che l'art. 21 non si applichi. L'efficacia dell'art. 29, n. 2, della convenzione di San Sebastián 32 Contrariamente al parere della Commissione, non penso tuttavia che sia possibile ignorare, ai fini della presente controversia, il fatto che il Portogallo ha aderito alla Convenzione prima che fosse avviato il giudizio inglese; infatti è tale adesione che ha dato origine al problema centrale che si pone nel caso in esame. L'art. 29, n. 2, della convenzione di San Sebastián impone il riconoscimento e l'esecuzione nel Regno Unito, conformemente alle disposizioni del titolo III della Convenzione, delle sentenze pronunciate da giudici portoghesi dopo la data di entrata in vigore della Convenzione tra il Portogallo e il Regno Unito in giudizi avviati prima di tale data qualora la competenza del giudice portoghese fosse fondata su norme conformi alle disposizioni del titolo II della Convenzione, presupposto che ricorre nella fattispecie. Così, pur non applicandosi al giudizio portoghese nel caso in esame a norma dell'art. 29, n. 1, la Convenzione si applicherà alla sentenza pronunciata in tale giudizio. 33 E' vero, come mette in rilievo la Commissione, che l'art. 29, n. 2, non è, di per sé, una disposizione in materia di litispendenza. Tuttavia, mi sembra che inevitabilmente esso abbia qualche rapporto con i provvedimenti che il giudice adito per secondo deve adottare in casi come quello in esame. L'art. 27, punto 3, della Convenzione, contenuto nel titolo III cui fa riferimento l'art. 29, n. 2, dispone che una decisione non dev'essere riconosciuta se è in contrasto con una decisione resa tra le medesime parti nello Stato richiesto. Come rileva il Regno Unito, se, in casi come quello in esame, il giudice adito per secondo dovesse esercitare la propria competenza senza tener conto del giudizio già pendente dinanzi al giudice adito per primo, la sua sentenza potrebbe risultare in contrasto con la sentenza successivamente emanata dal giudice adito per primo, il che impedirebbe così un riconoscimento di quest'ultima sentenza ai sensi dell'art. 29, n. 2. Tale conseguenza sarebbe impropria qualora il giudice adito per secondo fosse al corrente dell'esistenza di un giudizio pendente dinanzi al giudice adito per primo che potesse dar luogo ad una sentenza che necessiterebbe per il resto di riconoscimento e di esecuzione nel Regno Unito e negli altri Stati contraenti. Condivido il punto di vista del Regno Unito secondo cui in un caso del genere l'art. 29, n. 2, della convenzione di San Sebastián impone implicitamente al giudice adito per secondo un obbligo di non compiere atti che possano impedire l'efficacia della disposizione transitoria di cui all'art. 29, n. 2. 34 Per rispettare tale obbligo sembrerebbe corretto (come proposto dal Regno Unito nella sua risposta al quesito scritto posto dalla Corte di giustizia) che il giudice adito per secondo procedesse in questo modo: 1) Il giudice adito per secondo dovrebbe cercare di verificare su quale base il giudice adito per primo si sia dichiarato competente e, qualora accerti che la sua competenza era fondata su una base conforme alle norme della Convenzione (o di altra convenzione tra gli Stati interessati applicabile al momento dei fatti), esso dovrebbe declinare la propria competenza. 2) Ove il giudice adito per secondo non sia ancora in grado di verificare su quale base il giudice adito per primo abbia dichiarato la propria competenza, esso dovrebbe sospendere il giudizio sino alla pronuncia della decisione del giudice adito per primo, dopo di che la soluzione della controversia dipenderà dalla base sulla quale il giudice adito per primo ha esercitato la propria competenza. 35 Tale soluzione supera la difficoltà, rilevata dalla Commissione, per cui il giudice adito per secondo può non essere in grado di verificare su quale base il giudice adito per primo abbia dichiarato la propria competenza in assenza di una decisione da parte di quest'ultimo. Per giunta, come il Regno Unito ha osservato all'udienza, essa ha il merito di raggiungere un risultato conforme agli obiettivi della Convenzione, evitando le indesiderabili conseguenze che deriverebbero dalla diretta applicazione dell'art. 21 a casi in cui la Convenzione non fosse in vigore al momento della proposizione della prima azione giudiziaria. Essa è altresì in armonia con il principio di legalità. Essa non comporta un'interpretazione forzata della formulazione della Convenzione o della convenzione di San Sebastián. Per giunta essa è conforme alle norme del diritto internazionale pubblico. L'art. 26 della convenzione di Vienna del 22 maggio 1969 sul diritto dei trattati sancisce il principio, universalmente riconosciuto, secondo cui i trattati debbono essere eseguiti dalle parti secondo buona fede; e l'art. 18 di tale convenzione, che impone un obbligo di buona fede ai firmatari di un trattato ancor prima della sua entrata in vigore, vieta agli Stati di compiere «atti che vanifichino l'oggetto e lo scopo di un Trattato» (7). 36 La soluzione di cui sopra è altresì in conformità con quella, adottata dalle norme generali in materia di litispendenza vigenti in diversi Stati membri (8), per la quale il giudice adito per secondo deve valutare se il giudizio pendente all'estero possa dar luogo ad una decisione riconoscibile nello Stato di tale giudice. 37 Di conseguenza, non ritengo necessario, nel caso di specie, esaminare la questione, sollevata dalla Commissione, dei possibili effetti della Convenzione nei rapporti con Stati non contraenti. Tale questione solleva comunque problemi di più ampia portata che non sono stati pienamente dibattuti nel presente procedimento. Conclusione 38 Di conseguenza sono del parere che la Corte di giustizia debba risolvere nel modo seguente le questioni sollevate dalla House of Lords: «1) Nell'ipotesi in cui in due Stati firmatari della Convenzione di Bruxelles vi siano domande pendenti tra le stesse parti e aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo e la Convenzione di Bruxelles sia entrata in vigore nel primo Stato in forza della convenzione di San Sebastián dopo l'avvio del giudizio nel primo Stato, ma prima dell'avvio del giudizio nel secondo Stato, l'art. 29, n. 2, della convenzione di San Sebastián impone implicitamente al giudice adito per secondo un obbligo di non esercitare la propria competenza in modo tale da vanificare l'efficacia di tale disposizione. 2) In tal caso:  a) Il giudice adito per secondo dovrebbe cercare di accertare su quale base il giudice adito per primo si sia dichiarato competente e, qualora accerti che la sua competenza era fondata su una base conforme alle norme della Convenzione (o di altra convenzione tra gli Stati interessati applicabile al momento dei fatti), esso dovrebbe declinare la propria competenza.  b) Ove il giudice adito per secondo non fosse ancora in grado di accertare su quale base il giudice adito per primo abbia dichiarato la propria competenza, esso dovrebbe sospendere il giudizio in attesa della decisione del giudice adito per primo, dopo di che la soluzione della controversia dipenderà dalla base sulla quale il giudice adito per primo ha esercitato la propria competenza». (1) - Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. (2) - Convenzione relativa all'adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese alla convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, nonché al protocollo relativo alla sua interpretazione da parte della Corte di giustizia, con gli adattamenti ad essi apportati dalla convenzione relativa all'adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e dalla convenzione relativa all'adesione della Repubblica ellenica (GU L 285, pag. 1). (3) - Sentenza 27 giugno 1991, causa C-351/89 (Racc. pag. I-3317, punto 16). (4) - Sentenza 8 dicembre 1987, causa 144/86 (Racc. pag. 4861). (5) - Citata alla nota 3. (6) - Punti 23 e 24 della sentenza. (7) - Per una disamina degli artt. 18 e 26 della convenzione di Vienna, v. Sinclair, The Vienna Convention on the Law of Treaties, seconda edizione, Manchester University Press, 1983, in particolare pagg. 83, 84, 86 e 99. (8) - V., ad esempio, art. 7, n. 1, della legge italiana 31 maggio 1995, n. 218 (Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana del 3 giugno 1995) ai sensi del quale: «Quando, nel corso del giudizio, sia eccepita la previa pendenza tra le stesse parti di una domanda avente il medesimo oggetto e il medesimo titolo dinanzi a un giudice straniero, il giudice italiano, se ritiene che il provvedimento straniero possa produrre effetto per l'ordinamento italiano, sospende il giudizio (...)». V., altresì, sul diritto tedesco, Haimo Schack, Internationales Zivilverfahrensrecht, seconda edizione, Verlag C.H. Beck, Monaco di Baviera, 1996, pag. 293 e seguenti; e, sul diritto francese, Batiffol e Lagarde, Droit international privé, settima edizione, vol. II, Librairie générale de droit et de jurisprudence, Parigi, 1983, pagg. 467 e 468.