CELEX: 62017CN0325
Language: it
Date: 2017-05-31 00:00:00
Title: Causa C-325/17 P: Impugnazione proposta il 31 maggio 2017 dalla Windrush Aka LLP avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione) del 22 marzo 2017, causa T-336/15, Windrush Aka LLP/EUIPO

16.10.2017   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 347/2
            
         Impugnazione proposta il 31 maggio 2017 dalla Windrush Aka LLP avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione) del 22 marzo 2017, causa T-336/15, Windrush Aka LLP/EUIPO
   (Causa C-325/17 P)
   (2017/C 347/02)
   Lingua processuale: l'inglese
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Windrush Aka LLP (rappresentanti: S. Britton, Solicitor, S. Malynicz QC, S. Tregear, Solicitor)
   
      Altre parti nel procedimento: Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), Jerry Dammers
   
      Conclusioni della ricorrente
   
   La ricorrente chiede che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               annullare la sentenza del Tribunale del 22 marzo 2017 nella causa T-366/15;
            
         
               —
            
            
               condannare l’EUIPO e il sig. Jerry Dammers (titolare del marchio dell’Unione europea) a sopportare le loro spese nonché quelle della ricorrente.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   
               1.
            
            
               In primo luogo, il Tribunale avrebbe snaturato gli elementi probatori e non avrebbe correttamente valutato i fatti, e la sua decisione conterrebbe un’inesattezza materiale delle constatazioni che risulta dai documenti del fascicolo ad esso sottoposti.
            
         
               2.
            
            
               In secondo luogo, il Tribunale, rifiutandosi di tenere un’udienza alla luce della rinuncia, da parte del titolare del marchio dell’Unione europea, a elementi sostanziali della presunta prova dell’uso del marchio dell’Unione europea contestato a seguito dell’udienza, avrebbe violato l’articolo 113 del regolamento di procedura del Tribunale del 4 marzo 2015 (GU 2015, L 105, pag. 1).
            
         
               3.
            
            
               In terzo luogo, il Tribunale avrebbe erroneamente sostenuto che la ricorrente ha dedotto un nuovo motivo per la prima volta in udienza.
            
         
               4.
            
            
               In quarto luogo, il Tribunale non avrebbe valutato l’effetto giuridico di una cessione del diritto al nome, nel senso che la cessione priva il cedente (ossia il titolare del marchio dell’Unione europea) del diritto di ulteriormente accordare o rifiutare il consenso all’uso del nome (ossia il marchio dell’Unione europea contestato), cosicché non vi è più consenso, ai sensi del diritto dell’Unione europea, dopo la data della cessione.