CELEX: E2011C0057
Language: it
Date: 2011-03-02 00:00:00
Title: Decisione dell’Autorità di vigilanza EFTA n. 57/11/COL, del 2 marzo 2011 , che modifica per l’ottantaduesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato introducendo un nuovo capitolo sull’applicazione, dal 1 °gennaio 2011 , delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria

15.12.2011   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               L 332/20
            
         DECISIONE DELL’AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA
   N. 57/11/COL
   del 2 marzo 2011
   che modifica per l’ottantaduesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato introducendo un nuovo capitolo sull’applicazione, dal 1o gennaio 2011, delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria
   L’AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA («l’Autorità»),
   VISTO l’accordo sullo Spazio economico europeo («l’accordo SEE»), in particolare l’articolo 61,
   VISTO l’accordo tra gli Stati EFTA sull’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («l’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte»), in particolare l’articolo 24 e l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b),
   CONSIDERANDO che, ai sensi dell’articolo 24 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte, l’Autorità rende esecutive le disposizioni dell’accordo SEE in materia di aiuti di Stato,
   CONSIDERANDO che, a norma dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte, l’Autorità formula comunicazioni e orientamenti sulle materie oggetto dell’accordo SEE, sempre che tale accordo o l’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte lo preveda esplicitamente e l’Autorità lo consideri necessario,
   CONSIDERANDO che il 1o dicembre 2010 la Commissione europea ha adottato una comunicazione relativa all’applicazione, dal 1o gennaio 2011, delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria (1),
   CONSIDERANDO che detta comunicazione è rilevante anche ai fini dello Spazio economico europeo,
   CONSIDERANDO che si deve garantire l’applicazione uniforme in tutto lo Spazio economico europeo delle norme SEE in materia di aiuti di Stato conformemente all’obiettivo di omogeneità di cui all’articolo 1 dell’accordo SEE,
   CONSIDERANDO che, ai sensi del punto II del capo «DISPOSIZIONI GENERALI» a pagina 11 dell’allegato XV all’accordo SEE, l’Autorità, dopo aver consultato la Commissione, deve adottare gli atti corrispondenti a quelli della Commissione europea,
   VISTO il parere della Commissione europea,
   PREVIA consultazione in merito degli Stati EFTA con lettere del 10 febbraio 2011,
   HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
   Articolo 1
   La guida sugli aiuti di Stato è modificata mediante l’introduzione di un nuovo capitolo sull’applicazione, dal 1o gennaio 2011, delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria.
   Il testo del nuovo capitolo è riportato nell’allegato della presente decisione.
   Articolo 2
   Il testo in lingua inglese è il solo facente fede.
   
      Fatto a Bruxelles, il 2 marzo 2011
      
         
            Per l’Autorità di vigilanza EFTA
         
         Per SANDERUD
         
            Presidente
         
         Sabine MONAUNI-TÖMÖRDY
         
            Membro del Collegio
         
      
   
   
      (1)  GU C 329 del 7.12.2010, pag. 7.
   
      ALLEGATO
      
         APPLICAZIONE, DAL 1o GENNAIO 2011, DELLE NORME IN MATERIA DI AIUTI DI STATO ALLE MISURE DI SOSTEGNO ALLE BANCHE NEL CONTESTO DELLA CRISI FINANZIARIA
      
      1.   Introduzione
      
      
                  1.
               
               
                  Dall’autunno 2008, quando è iniziata la crisi finanziaria mondiale, l’Autorità di vigilanza EFTA («l’Autorità») ha adottato quattro serie di orientamenti (1) che contengono indicazioni dettagliate sui criteri per la valutazione della compatibilità del sostegno pubblico alle istituzioni finanziarie (2) con il disposto dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo sullo Spazio economico europeo («l’accordo SEE»). Gli orientamenti in questione riguardano l’applicazione delle regole in materia di aiuti di Stato alle misure adottate per le istituzioni finanziarie (3) («gli orientamenti sul settore bancario»), la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie nel contesto dell’attuale crisi finanziaria (4) («gli orientamenti sulla ricapitalizzazione»), il trattamento delle attività che hanno subito una riduzione di valore nel settore bancario del SEE (5) («gli orientamenti sulle attività deteriorate») e il ripristino della redditività e la valutazione delle misure di ristrutturazione del settore finanziario nel contesto dell’attuale crisi in conformità alle norme sugli aiuti di Stato (6) («gli orientamenti sulla ristrutturazione»). Tre di questi quattro orientamenti, cioè quelli sul settore bancario, sulla ricapitalizzazione e sulle attività deteriorate, stabiliscono le condizioni essenziali per la compatibilità dei principali tipi di assistenza concessi dagli Stati EFTA (garanzie sulle passività, ricapitalizzazioni e misure di sostegno a fronte di attività deteriorate), mentre gli orientamenti sulla ristrutturazione indicano le caratteristiche particolari che un piano di ristrutturazione (o un piano di redditività) deve presentare nello specifico contesto degli aiuti di Stato collegati alla crisi concessi alle istituzioni finanziarie in base all’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE.
               
            
                  2.
               
               
                  Tutti e quattro gli orientamenti sottolineano la natura temporanea dell’accettabilità di queste misure di aiuto; ciascun capitolo precisa che tali misure di aiuto possono essere giustificate unicamente come risposta di emergenza a uno stress senza precedenti sui mercati finanziari e solo per la durata di queste circostanze eccezionali. Gli orientamenti sulla ristrutturazione si applicano agli aiuti alla ristrutturazione notificati entro il 31 dicembre 2010, mentre gli altri non hanno una data di scadenza.
               
            
                  3.
               
               
                  I presenti orientamenti stabiliscono i parametri per l’accettabilità temporanea dell’assistenza collegata alla crisi fornita alle banche dal 1o gennaio 2011.
               
            2.   Mantenimento dell’applicabilità dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE e proroga degli orientamenti sulla ristrutturazione
      
      
                  4.
               
               
                  La base giuridica degli orientamenti dell’Autorità sugli aiuti collegati alla crisi forniti alle banche e delle singole decisioni sulle misure e sui regimi di aiuto che rientrano nel loro ambito è l’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE, che autorizza in via eccezionale gli aiuti destinati a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato EFTA. Nella fase più acuta della crisi, la condizione relativa al grave turbamento risultava indiscutibilmente soddisfatta in tutto il SEE a causa dello stress eccezionale presente sui mercati finanziari, successivamente aggravato da una contrazione eccezionalmente grave dell’economia reale.
               
            
                  5.
               
               
                  L’economia, che è ripartita lentamente dall’inizio del 2010, cresce un po’ più rapidamente di quanto all’epoca previsto. Anche se la ripresa è ancora fragile e disomogenea nel SEE, alcuni Stati registrano tassi di crescita moderati o anche più elevati. Inoltre, nonostante alcune sacche di vulnerabilità, lo stato di salute generale del settore bancario è migliorato rispetto alla situazione di un anno fa. Di conseguenza, l’esistenza di un grave turbamento dell’economia di tutti gli Stati EFTA non è più inconfutabile come nelle fasi iniziali della crisi. Pur essendo consapevole di questi sviluppi, l’Autorità ritiene che le condizioni per l’approvazione degli aiuti di Stato a norma dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE sussistano ancora in considerazione della situazione tuttora precaria dei mercati finanziari e del rischio di ricadute negative più ampie, per i motivi indicati nei presenti orientamenti.
               
            
                  6.
               
               
                  Il riemergere di tensioni sui mercati del debito sovrano evidenzia in modo eclatante la persistente volatilità dei mercati finanziari. L’elevato livello di interconnessione e di interdipendenza che caratterizza il settore finanziario del SEE ha fatto sì che venisse percepito un rischio di contagio. La grande instabilità dei mercati finanziari e l’incertezza sulle prospettive economiche giustificano il mantenimento della rete di sicurezza costituita dalla possibilità per gli Stati EFTA di addurre la necessità di ricorrere a misure di sostegno collegate alla crisi a norma dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE.
               
            
                  7.
               
               
                  Ciò significa che gli orientamenti sul settore bancario, sulla ricapitalizzazione e sulle attività deteriorate che forniscono indicazioni sui criteri per valutare la compatibilità degli aiuti collegati alla crisi forniti alle banche a norma dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE — essenzialmente sotto forma di garanzie pubbliche, ricapitalizzazioni e misure di sostegno a fronte di attività deteriorate — devono rimanere in vigore anche dopo il 31 dicembre 2010. Ciò vale anche per gli orientamenti sulla ristrutturazione, che riguardano il follow-up di queste misure di sostegno. Occorre quindi estendere la validità degli orientamenti sulla ristrutturazione, gli unici per i quali sia stata specificata una data di scadenza, vale a dire il 31 dicembre 2010, agli aiuti alla ristrutturazione notificati entro il 31 dicembre 2011.
               
            
                  8.
               
               
                  Gli orientamenti suddetti, tuttavia, devono essere adattati per preparare la transizione al quadro normativo post-crisi. Parallelamente, occorrerà definire nuove norme permanenti in materia di aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle banche in condizioni di mercato normali; dette norme dovrebbero applicarsi dal 1o gennaio 2012, sempre che le condizioni del mercato lo permettano. Questo obiettivo va tenuto presente nel valutare l’eventuale necessità di mantenere gli aiuti di Stato straordinari concessi al settore finanziario a seguito della crisi. A tal fine occorre stabilire i criteri di compatibilità di tale assistenza nel modo più atto a preparare il nuovo quadro normativo per il salvataggio e la ristrutturazione delle banche in forza dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE.
               
            3.   Avanzamento del processo di uscita
      
      
                  9.
               
               
                  Il mantenimento della possibilità di beneficiare di misure di aiuto a norma dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE in presenza di condizioni di mercato eccezionali non deve ostacolare il processo di abbandono graduale delle misure di sostegno temporaneo straordinario alle banche. Il Consiglio Ecofin del 2 dicembre 2009 ha riconosciuto la necessità di definire una strategia per la riduzione graduale delle misure di sostegno, strategia che dovrebbe essere trasparente e debitamente coordinata tra gli Stati membri UE per evitare ricadute negative, tenendo però conto delle specificità di ciascun paese (7). Nelle conclusioni si precisava inoltre che, in linea di massima, il processo di riduzione graduale delle diverse forme di assistenza alle banche dovrebbe iniziare dai regimi di garanzie pubbliche, incentivando l’uscita delle banche in posizione solida e stimolando le altre ad affrontare le loro debolezze.
               
            
                  10.
               
               
                  Nei paragrafi seguenti, l’Autorità definisce le fasi di una graduale riduzione delle misure di ricapitalizzazione e di sostegno a fronte di attività deteriorate.
               
            3.1.   Condizioni più rigorose per valutare la compatibilità delle garanzie pubbliche a norma dell’articolo 61, paragrafo3, lettera b), dell’accordo SEE
      
      
                  11.
               
               
                  Dal 1o gennaio 2011 l’Autorità applicherà condizioni più rigorose per valutare la compatibilità delle garanzie pubbliche a norma dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE mediante l’introduzione di una commissione di garanzia maggiorata e del nuovo obbligo di presentare un piano di redditività per i beneficiari che si avvalgono delle nuove garanzie e superano una certa soglia relativa a tutte le passività in essere garantite, sia in termini assoluti che in relazione alle passività totali (8). Considerata l’attuale situazione del mercato, ora come ora si ritiene che queste condizioni siano indispensabili. I regimi di garanzie pubbliche possono pertanto essere autorizzati fino al 30 giugno 2011, alle condizioni introdotte dal 1o gennaio 2011. Nella prima metà del 2011 l’Autorità valuterà nuovamente le condizioni di compatibilità delle garanzie pubbliche oltre il 30 giugno 2011.
               
            3.1.1.   Condizioni tariffarie
      
                  12.
               
               
                  L’accesso alle garanzie pubbliche è soggetto ad una commissione, che è determinata in base alle raccomandazioni della BCE. Nel caso di un’obbligazione con scadenza superiore ad un anno, la commissione comprende un importo forfettario di 50 punti base maggiorato della mediana dello spread dei CDS (credit default swap) relativo al debito di primo rango a cinque anni di ogni banca calcolato sul periodo tra il 1o gennaio 2007 e il 31 agosto 2008 (9).
               
            
                  13.
               
               
                  L’elemento di rischio di credito dell’attuale modello tariffario si basa su dati anteriori alla fase più acuta della crisi nel 2008. Attualmente le differenze dello spread dei CDS tra banche sono molto più elevate rispetto al periodo precedente la crisi ed è probabile che lo rimarranno. Finora, questo stato di cose era considerato necessario per agevolare l’accesso delle banche al finanziamento esterno e salvaguardare così la stabilità finanziaria. Tuttavia, non si è tenuto conto dell’evoluzione del mercato finanziario nei due anni trascorsi dal 31 agosto 2008, e soprattutto dei cambiamenti relativi al merito creditizio delle banche. Così, anche se in generale l’accesso al finanziamento sul mercato è migliorato, le banche che sono state declassate beneficiano ancora del rating di credito loro attribuito prima della crisi e della percezione che si aveva della loro solvibilità in quel momento. In questo modo aumentano le possibilità di distorsione della concorrenza. È dimostrato che le banche con un rating basso beneficiano molto più delle garanzie rispetto alle banche con un rating più alto, poiché di norma dovrebbero pagare un prezzo più elevato sul mercato in ragione del loro rating basso.
               
            
                  14.
               
               
                  Per tenere conto di queste distorsioni, il costo del sostegno pubblico dovrebbe essere ravvicinato alle condizioni di mercato del momento, per riflettere meglio la solvibilità attuale delle banche. Ne consegue la necessità di aumentare la commissione di garanzia pagabile dalle istituzioni beneficiarie.
               
            
                  15.
               
               
                  Un approccio coordinato tra Stati EFTA dovrebbe promuovere una soppressione progressiva dei regimi di garanzia permettendo di conservare una certa flessibilità per tenere conto delle diverse situazioni degli Stati EFTA e delle loro banche. A tal fine, l’Autorità considera opportuno procedere ad un aumento minimo della commissione di garanzia, che dovrebbe essere differenziata in funzione della solvibilità della banca beneficiaria. Questa differenziazione basata sulla solvibilità rafforza il segnale di prezzo per le banche più deboli e permette di allineare meglio il costo delle garanzie al profilo di rischio dell’istituzione beneficiaria, limitando così le distorsioni di concorrenza tra istituzioni e contribuendo ad assicurare condizioni uguali per tutte le banche del mercato unico.
               
            
                  16.
               
               
                  Affinché la proroga del regime di garanzia (10) oltre il 1o gennaio 2011 sia approvata, occorre pertanto che la commissione per la garanzia pubblica (11) sia superiore a quella proposta nel quadro della formula tariffaria raccomandata dalla BCE nell’ottobre 2008, di almeno:
                  
                              —
                           
                           
                              20 punti base per le banche con un rating A + o A (12),
                           
                        
                              —
                           
                           
                              30 punti base per le banche con un rating A- (13), e
                           
                        
                              —
                           
                           
                              40 punti base per le banche con un rating inferiore a A-. Le banche sprovviste di rating saranno considerate appartenenti alla categoria di banche con un rating BBB (14).
                           
                        
            
                  17.
               
               
                  Gli Stati EFTA avrebbero la possibilità di andare al di là di queste esigenze minime nel fissare le maggiorazioni per la commissione di garanzia. Come ulteriore elemento di flessibilità che consentirebbe agli Stati EFTA di adattare le condizioni alle circostanze specifiche prevalenti nel loro settore finanziario, l’Autorità accetterebbe un modello diverso per il calcolo dell’aumento della commissione, purché si dimostrasse inequivocabilmente che con tale formula si ottiene almeno l’aumento minimo sopra indicato per le banche in questione (15).
               
            3.1.2.   Esame della redditività delle banche che dipendono ancora da garanzie pubbliche sui debiti
      
                  18.
               
               
                  Tenuto conto della situazione attuale, l’accesso alla liquidità sul mercato non costituisce più, come nella fase più acuta della crisi, un grave ostacolo per le banche. Di conseguenza, appare giustificato differenziare le condizioni per l’uso delle garanzie pubbliche in funzione del grado di dipendenza delle banche da queste ultime. Anche se un ricorso limitato alle garanzie potrebbe non comportare un esame approfondito, un loro uso più massiccio, sia in termini assoluti che proporzionalmente all’importo totale delle passività della banca, dovrebbe far scattare l’obbligo di un esame della redditività per stabilire la conformità dell’ulteriore proroga dei regimi di garanzia con l’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE. Un’incapacità persistente nell’ottenere una percentuale considerevole del finanziamento necessario senza garanzie pubbliche potrebbe indicare una mancanza di fiducia nella redditività del modello aziendale di una banca. Bisognerebbe evitare che una banca continui a dipendere pesantemente da regimi di garanzia pensati per rimediare a difficoltà senza precedenti in materia di accesso al finanziamento anche quando queste difficoltà sono state superate, per non incoraggiarla a rimandare i necessari adeguamenti strutturali.
               
            
                  19.
               
               
                  L’Autorità ritiene pertanto opportuno che i regimi di garanzia prorogati oltre il 1o gennaio 2011 prevedano una soglia relativa al rapporto tra tutte le passività in essere garantite e le passività totali di una banca, nonché al totale assoluto delle passività garantite, soglia che, se superata, impone alla banca l’obbligo di sottoporsi ad un esame della redditività. Se una banca, nel quadro di un regime, chiede una garanzia pubblica su un debito nuovo o rinnovato da emettere a partire dal 1o gennaio 2011 che porta o mantiene l’importo complessivo delle passività in essere garantite al di là di questa soglia (in termini assoluti e relativi) (16), lo Stato EFTA in questione sarebbe tenuto a presentare all’Autorità, entro tre mesi dalla concessione della garanzia, un’analisi che dimostri la redditività della banca a lungo termine.
               
            
                  20.
               
               
                  Questo meccanismo non si applica alle banche che sono già in fase di ristrutturazione o che sono obbligate a presentare un piano di ristrutturazione oppure che in quel momento sono già in attesa di un esame della redditività. In questi casi, la concessione di un aiuto di Stato supplementare dovrà essere considerata nel quadro del processo di ristrutturazione/esame di redditività in corso (17).
               
            
                  21.
               
               
                  La soglia è fissata al 5 % per il rapporto tra le passività in essere garantite e le passività totali e a 500 milioni di EUR per l’importo totale di debito garantito. La determinazione di questa soglia si basa su un’analisi comparativa che dimostra che la maggior parte delle banche che ricorre alle garanzie senza essere attualmente soggetta ad un obbligo di ristrutturazione (e persino una percentuale considerevole di banche soggette a tale obbligo) rimane ben al di sotto di questo livello. Per il piccolo ma non trascurabile gruppo di banche che supera questo limite, è legittimo esaminare se la loro dipendenza considerevole dalle garanzie per il finanziamento sia il segno di una debolezza più strutturale del loro modello aziendale. Questa soglia spinge le banche sane a impegnarsi in un processo di ritorno rapido a un finanziamento essenzialmente o esclusivamente assicurato alle condizioni del mercato, senza distorsione di concorrenza. Per quanto riguarda tutte le banche sottoposte ad un esame della redditività approfondito: o la loro redditività a lungo termine sarà confermata, oppure i dubbi emersi in proposito indicheranno la necessità di procedere ad una ristrutturazione profonda.
               
            
                  22.
               
               
                  Per quanto riguarda gli elementi da fornire nel quadro di un esame della redditività, si può fare riferimento agli orientamenti sulla ristrutturazione, che stabiliscono che i principi alla base dell’analisi della situazione di una banca in vista del ripristino della sua redditività a lungo termine nel quadro di un piano di ristrutturazione si applicano per analogia ai casi in cui il beneficiario dell’aiuto, pur non essendo soggetto ad un obbligo formale di presentare un piano di ristrutturazione, è tenuto nondimeno a dimostrare la sua redditività lungo termine. In particolare, la banca dovrà dimostrare la solidità delle sue capacità di finanziamento e, se necessario, sottoporsi ad un test di liquidità (18). Un esame della redditività deve tenere inoltre conto di ogni fattore specifico delle istituzioni finanziarie beneficiarie (19) e dello Stato EFTA in questione (20), nonché della situazione dei mercati finanziari di quest’ultimo che hanno un impatto sull’esame della redditività e sul valore indicativo del rapporto tra le passività garantite e le passività totali. Generalmente, più la dipendenza dalle garanzie pubbliche è forte e più è associata ad altre forme di aiuto di Stato e/o ad una scarsa solvibilità (21), più si fa sentire la necessità di modificare il modello aziendale per assicurare la redditività della banca a lungo termine.
               
            
                  23.
               
               
                  Il meccanismo che fa scattare l’obbligo di sottoporsi a un esame della redditività serve ad inviare alle banche un segnale secondo cui esse devono prepararsi a ritornare ai meccanismi normali del mercato senza il sostegno dello Stato, tenuto conto che il settore finanziario sta uscendo progressivamente dalla crisi. Spinge inoltre le singole istituzioni a ridurre la loro dipendenza dalle garanzie pubbliche o a rinunciarvi completamente. Nel contempo, questo meccanismo offre la flessibilità sufficiente per tenere debito conto delle circostanze potenzialmente diverse che condizionano la situazione di una banca o di un mercato finanziario nazionale e contempla anche l’ipotesi di un deterioramento globale della stabilità finanziaria, che non può attualmente essere escluso, tenuto conto della ripresa ancora fragile dei mercati finanziari.
               
            4.   Eliminazione della distinzione tra banche sane e banche in difficoltà ai fini della presentazione di un piano di ristrutturazione
      
      
                  24.
               
               
                  All’inizio della crisi, l’Autorità ha fatto una distinzione tra le istituzioni finanziarie non sane/in difficoltà e quelle fondamentalmente sane, vale a dire tra le istituzioni finanziarie che risentono di problemi strutturali endogeni legati, ad esempio, al loro particolare modello aziendale o alla loro strategia di investimento e le istituzioni finanziarie i cui problemi derivano per lo più da una situazione gravissima nel contesto della crisi finanziaria e non dalla solidità del loro modello commerciale, da inefficienze o da un comportamento eccessivamente imprudente. Questa distinzione si basa, in particolare, su una serie di indicatori definiti negli orientamenti sulla ricapitalizzazione: adeguatezza patrimoniale, attuale spread dei CDS, rating attuale della banca e relative prospettive, tra cui l’entità relativa della ricapitalizzazione. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, l’Autorità ritiene che gli aiuti ricevuti sotto forma di ricapitalizzazione e di misure di sostegno a fronte di attività deteriorate che superano il 2 % delle attività delle banche ponderate per il rischio possano fungere da indicatore per distinguere le banche fondamentalmente sane da quelle in difficoltà. La ricapitalizzazione di una banca in difficoltà comporta l’obbligo di presentare un piano di ristrutturazione all’Autorità, mentre per la ricapitalizzazione di una banca sana occorre presentare un piano di redditività.
               
            
                  25.
               
               
                  La motivazione iniziale all’origine di tale distinzione e della fissazione di una serie di indicatori, tra cui una soglia del 2 % delle attività delle banche ponderate per il rischio, era il timore che il fabbisogno di capitale derivante dal deterioramento delle attività, dalle maggiori aspettative dei mercati riguardo ai livelli patrimoniali delle banche e dalle difficoltà temporanee di reperimento di capitali sui mercati inducesse le banche sane a ridurre i prestiti all’economia reale per evitare di dover presentare un piano di ristrutturazione al momento di ricorrere alle risorse statali. Attualmente, tuttavia, il settore bancario ha in generale meno problemi a reperire capitale o sui mercati o, tra l’altro, attraverso una non distribuzione degli utili (22), e può pertanto soddisfare il proprio fabbisogno di capitale senza ricorrere agli aiuti di Stato (23). L’ammontare del capitale reperito dalle istituzioni finanziarie sul mercato è notevolmente aumentato nel 2009 e nel 2010, a dimostrazione del rinnovato accesso delle istituzioni finanziarie ai mercati dei capitali e in preparazione ai nuovi requisiti normativi (24).
               
            
                  26.
               
               
                  Si ritiene pertanto che la distinzione tra banche sane e banche in difficoltà non sia più pertinente per individuare le banche che devono discutere con l’Autorità in merito alla loro ristrutturazione. Di conseguenza, alle banche che nel 2011 ricorreranno ancora allo Stato per il reperimento di capitale o per misure di sostegno a fronte di attività deteriorate dovrebbe essere imposto di presentare all’Autorità un piano di ristrutturazione da cui risulti che sono fermamente decise a intraprendere gli sforzi di ristrutturazione necessari e a ripristinare la redditività senza indebiti ritardi. A decorrere dal 1o gennaio 2011, pertanto, tutti i beneficiari di nuove ricapitalizzazioni o di misure di sostegno a fronte di attività deteriorate saranno tenuti a presentare un piano di ristrutturazione (25).
               
            
                  27.
               
               
                  Nel valutare le esigenze di ristrutturazione delle banche, l’Autorità terrà conto della situazione specifica di ciascuna istituzione, della misura in cui tale ristrutturazione è necessaria per ripristinare la redditività senza un ulteriore sostegno statale e della precedente dipendenza dagli aiuti di Stato. In linea generale, il bisogno di ricorrere ad aiuti di Stato è direttamente proporzionale alla necessità di effettuare una ristrutturazione approfondita per garantire la redditività a lungo termine. Inoltre, la valutazione individuale terrà conto di qualsiasi situazione specifica sui mercati e applicherà il quadro di ristrutturazione con la debita flessibilità nel caso di una grave crisi che rischi di compromettere la stabilità finanziaria in uno o più Stati EFTA.
               
            
                  28.
               
               
                  Chiedendo alle banche che beneficiano di aiuti strutturali (misure di ricapitalizzazione e/o misure di sostegno a fronte di attività deteriorate) di presentare un piano di ristrutturazione, accettando al tempo stesso che il semplice uso di garanzie di rifinanziamento non determini l’obbligo di presentare tale piano, si indica alle banche che devono prepararsi a ritornare a normali meccanismi di mercato senza sostegno da parte dello Stato a mano a mano che il settore finanziario emerge dalla crisi. Questo costituisce un incentivo per le singole istituzioni che hanno ancora bisogno di aiuti ad accelerare la necessaria ristrutturazione, consentendo al tempo stesso una flessibilità sufficiente per tenere debitamente conto di circostanze potenzialmente diverse che incidano sulla situazione di varie banche o di mercati finanziari nazionali. Si contempla inoltre la possibilità di un deterioramento generale o nazionale della stabilità finanziaria, che al momento non può essere escluso considerata la fragilità che ancora caratterizza la situazione dei mercati finanziari.
               
            5.   Durata e quadro generale
      
      
                  29.
               
               
                  Il mantenimento dell’applicabilità dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE e la proroga degli orientamenti sulla ristrutturazione hanno validità dal 1o gennaio 2011 al 31 dicembre 2011 (26). Questa proroga in presenza di mutate condizioni va vista anche nel contesto di un graduale passaggio a un regime più permanente di orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle banche basato sull’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE, che dovrebbe applicarsi dal 1o gennaio 2012, sempre che le condizioni del mercato lo consentano.
               
            
         (1)  Guida all’applicazione e all’interpretazione degli articoli 61 e 62 dell’accordo SEE e dell’articolo 1 del protocollo 3 all’accordo che istituisce un’Autorità di vigilanza e una Corte di giustizia, adottata dall’Autorità il 19.1.1994, pubblicata nella GU L 231 del 3.9.1994, pag. 1, e supplemento SEE n. 32 del 3.9.1994, pag. 1. La guida («guida sugli aiuti di Stato») è stata modificata da ultimo il 17 dicembre 2008. La versione aggiornata della guida sugli aiuti di Stato è pubblicata sul sito internet dell’Autorità al seguente indirizzo:
      http://www.eftasurv.int/state-aid/legal-framework/state-aid-guidelines/
      
         (2)  Per facilità di lettura, nel presente documento le istituzioni finanziarie vengono semplicemente denominate «banche».
      
         (3)  Decisione 28/09/COL del 29.1.2009.
      
         (4)  Decisione 28/09/COL del 29.1.2009.
      
         (5)  Decisione 191/09/COL del 22.4.2009.
      
         (6)  Decisione 472/09/COL del 25.11.2009.
      
         (7)  Queste conclusioni sono state avallate dal Consiglio europeo dell’11 dicembre 2009. Nello stesso ordine di idee, nella risoluzione del 9 marzo 2010 concernente la relazione sulla politica di concorrenza 2008
      (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&language=IT&reference=P7-TA-2010-0050), il Parlamento europeo ha insistito sul fatto che l’intervento statale non deve prolungarsi oltre misura e che è necessario elaborare quanto prima possibile delle strategie di uscita.
      
         (8)  Con una clausola di flessibilità che consenta di riesaminare la situazione e di adottare misure correttive adeguate nel caso di una nuova grave crisi dei mercati finanziari in tutto il SEE o in uno o più Stati EFTA.
      
         (9)  Cfr. http://www.ecb.int/pub/pdf/other/recommendations_on_guaranteesen.pdf
      
         (10)  Per le notifiche individuali di garanzie pubbliche non facenti parti di un regime di garanzia sarà richiesta generalmente una commissione di garanzia secondo gli stessi principi. Se il beneficiario è soggetto ad un obbligo di ristrutturazione e le circostanze giustificano una commissione d’importo inferiore, è opportuno tenere conto di questa deroga nella valutazione globale della ristrutturazione e per le misure necessarie per minimizzare le distorsioni di concorrenza.
      
         (11)  Si tratta di garanzie relative a passività con scadenza pari o inferiore ad un anno.
      
         (12)  Oppure A1 e A2 in funzione del sistema di rating utilizzato.
      
         (13)  Oppure A3 in funzione del sistema di rating utilizzato.
      
         (14)  Se le valutazioni delle diverse agenzie di rating non corrispondono, per calcolare l’aumento della commissione sarebbe opportuno considerare il rating più elevato. Per stabilire la data del rating da applicare ai fini della fissazione della commissione di garanzia, si considera il giorno in cui la garanzia è accordata previa emissione di un’obbligazione specifica da parte del beneficiario.
      
         (15)  Per esempio, un aggiornamento del periodo di riferimento dei CDS stipulato nelle raccomandazioni della BCE dell’ottobre 2008 che determini chiaramente un aumento di almeno 20 punti base per le banche con un rating A + e A, 30 punti base per le banche con un rating A- e 40 punti base per le banche con un rating inferiore a A-.
      
         (16)  La valutazione sarà effettuata quando lo Stato EFTA riceve la domanda per l’approvazione di garanzie per l’emissione di un debito nuovo o rinnovato a partire dal 1o gennaio 2011 e includerà l’importo del debito da coprire con le garanzie richieste, nonché tutte le passività in essere garantite rispetto al totale delle passività/bilancio alla data della valutazione. Le passività in essere che superano la soglia a causa delle emissioni precedenti al 1o gennaio 2011 non fanno scattare l’obbligo di un esame della redditività, a meno che la banca non ricorra all’emissione di un nuovo debito mantenendo le passività garantite al di sopra della soglia.
      
         (17)  Per esempio, se per una banca è già in corso un esame della redditività per via di una ricapitalizzazione e la soglia di garanzia è superata, l’esame deve vertere anche sulle ragioni per cui la banca continua a dipendere dalle garanzie pubbliche e deve includere un test di liquidità. L’esame deve valutare anche se la banca prevede di usare ulteriori garanzie pubbliche ed eventualmente in quale misura intende farlo.
      
         (18)  Orientamenti sulla ristrutturazione, punto 8 e sezione 2, nonché sezione del punto 40 degli orientamenti sulla ricapitalizzazione e allegato V degli orientamenti sulle attività deteriorate.
      
         (19)  Incluso, per esempio, un tasso più elevato del debito garantito che si spiega con uno sforzo particolare per mantenere o aumentare i prestiti all’economia reale nell’interesse pubblico e con il sostegno dello Stato EFTA interessato, purché questa situazione sia compatibile con il mercato comune.
      
         (20)  Tenendo debito conto della situazione macroeconomica dello Stato EFTA in generale e in particolare degli elementi, quali il rischio sovrano, che hanno un effetto diretto sulle condizioni di accesso al finanziamento delle banche situate nello Stato EFTA
      
         (21)  Quale espressa nel rating del beneficiario o spread dei CDS.
      
         (22)  Per aumentare i buffer di capitale, le banche hanno deciso di vendere attività non strategiche, quali le partecipazioni industriali, o di concentrarsi su settori geografici specifici. Su questo punto si veda BCE, EU Banking Sector Stability, settembre 2010.
      
         (23)  Secondo la BCE, nel 2009 il coefficiente di solvibilità generale delle banche è notevolmente aumentato in tutti gli Stati membri dell’UE. Dalle informazioni relative a un campione di grandi banche dell’UE risulta inoltre che il miglioramento dei coefficienti patrimoniali è proseguito nel primo semestre del 2010, sostenuto da un incremento degli utili non distribuiti e, per alcune banche, dal maggiore reperimento di capitale privato e da ulteriori conferimenti di capitale pubblico. Si veda BCE: EU Banking Sector Stability, settembre 2010.
      
      
         (24)  Il futuro contesto normativo stabilito dal comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Basel Committee on Banking Supervision — BCBS), il cosiddetto Basilea III, fornisce indicazioni per l’applicazione delle nuove norme patrimoniali che dovrebbero permettere alle banche di soddisfare, col tempo, il nuovo fabbisogno di capitale. In tale contesto, va sottolineato che negli ultimi due anni la maggior parte delle principali banche dell’Unione europea ha rafforzato i propri buffer di capitale per aumentare la propria capacità di assorbimento delle perdite e che le altre banche dell’UE dovrebbero disporre di tempo sufficiente (fino al 2019) per costituire il proprio buffer di capitale utilizzando, tra l’altro, gli utili non distribuiti. Va osservato anche che il «regime transitorio» previsto dal nuovo quadro normativo ha fissato un periodo di «grandfathering» fino al 1o gennaio 2018 per gli attuali conferimenti di capitale del settore pubblico. Inoltre, una valutazione d’impatto quantitativo effettuata dal comitato di Basilea, e confermata dai calcoli della Commissione, indica un’incidenza abbastanza moderata sui prestiti bancari. Di conseguenza, i nuovi requisiti patrimoniali non dovrebbero avere alcuna incidenza sulla proposta contenuta nei presenti orientamenti.
      
         (25)  Questa disposizione si applicherà a tutte le misure di ricapitalizzazione o di sostegno a fronte di attività deteriorate, a prescindere dal fatto che siano concepite come misure individuali o concesse nell’ambito di un regime.
      
         (26)  I regimi esistenti o nuovi di sostegno alle banche (a prescindere dagli strumenti di sostegno che contengono, cioè garanzie, ricapitalizzazione, liquidità, sostegno a fronte di attività deteriorate ecc.) saranno prorogati/approvati solo per un periodo di sei mesi onde consentire di apportare gli ulteriori adeguamenti eventualmente necessari a metà del 2011.