CELEX: 52000PC0271(01)
Language: it
Date: 2000-05-08
Title: Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di trasferta dei lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo nell'ambito di una prestazione di servizi oltrefrontiera

Avis juridique important

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52000PC0271(01)

Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di trasferta dei lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo nell'ambito di una prestazione di servizi oltrefrontiera  /* COM/2000/0271 def. - COD 1999/0012 */  

Gazzetta ufficiale n. C 311 E del 31/10/2000 pag. 0187 - 0196

Proposta modificata di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa alle condizioni di trasferta dei lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo nell'ambito di una prestazione di servizi oltrefrontiera (presentate dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE)RELAZIONE1. antefattiIl 27 gennaio 1999 la Commissione ha adottato le seguenti due proposte di direttiva [1]:[1]  COM (1999) 3 def. del 27.1.1999.* la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di trasferta dei lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo nell'ambito di una prestazione di servizi oltrefrontiera (qui di seguito "la prima proposta") [2];[2]  GU C 67 del 10.3.1999, pag. 12.* la proposta di direttiva del Consiglio che estende ai cittadini di un paese terzo stabiliti all'interno della Comunità la libertà di prestare servizi oltefrontiera  (qui di seguito "la seconda proposta") [3].[3]  GU C 67 del 10.3.1999, pag. 17.Le proposte sono state trasmesse al Parlamento e al Consiglio il 12 febbraio 1999.  Il 26 maggio 1999 il Comitato economico e sociale ha emesso un parere su entrambe le proposte [4]. Per quanto riguarda la prima proposta, il Parlamento europeo è stato consultato nell'ambito della procedura di codecisione. Per quanto riguarda la seconda proposta, è stato consultato dal Consiglio il 25 gennaio 2000.[4]  GU C 209 del 22.7.1999, pag. 5.Il Parlamento ha affidato l'esame delle due proposte alla commissione giuridica e per il mercato interno (responsabile della relazione), alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali, alla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini e alla commissione per i bilanci (consultate per parere). La commissione giuridica e per il mercato interno, esaminati i pareri delle tre altre commissioni (adottati rispettivamente il 23 novembre 1999, il 29 novembre 1999, il 31 marzo 1999 ) ha votato la propria relazione [5] l'11 gennaio 2000. Riunito in sessione plenaria il 3 febbraio 2000, il Parlamento ha adottato il parere che approva le proposte della Commissione con riserva delle modifiche apportate e che invita la Commissione a modificare di conseguenza le sue proposte, ai sensi dell'articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE.[5]  Relazioni del PE del 2 febbraio 2000 (A5-0007/2000 e A5-0012/2000).2. la proposta modificataIl Parlamento europeo sostiene l'orientamento principale delle proposte della Commissione, compresa la necessità di istituire una «carta CE di prestazione di servizi». Il sostegno riguarda anche la base giuridica delle proposte, che secondo la Commissione attengono al principio della libera circolazione dei servizi.Le modifiche proposte dal Parlamento da una parte sono di carattere tecnico e, dall'altra, mirano a completare il meccanismo del rilascio della «carta CE di prestazione di servizi». La Commissione ha accettato la metà degli emendamenti, in alcuni casi ristrutturandoli modificandone la formulazione, pur mantenendo lo spirito auspicato dal Parlamento e la coerenza necessaria tra le modifiche delle due proposte.3. la prima proposta3.1. Gli emendamenti accettati dalla Commissione in tutto o in parte3.1.1. I considerandoIl sesto considerando è stato modificato per includervi l'emendamento 2, che sottolinea il fatto che tutti gli elementi della proposta attengono al principio della libera circolazione dei servizi. Per ragioni redazionali, il sesto considerando originario è stato scisso in due (n. 6 e n. 6bis). Le modifiche degli altri considerando riprendono le modifiche degli articoli corrispondenti (si veda oltre).3.1.2. Il dispositivoArticolo 2, paragrafo 1La nuova versione tiene conto degli emendamenti 7, 9 e 10. Il Parlamento chiede che la definizione di « trasferta del lavoratore » non rimandi alla direttiva 96/71/CE. Inoltre, è stata introdotta una maggiore flessibilità per il regime della carta di prestazione di servizi: il prestatore di servizi può chiedere non soltanto una carta valida  per tutta la Comunità, ma anche per uno o alcuni Stati membri.Articolo 2, paragrafo 1bisIn primo luogo, è esplicitamente precisato in quali situazioni un prestatore di servizi può inviare in trasferta un lavoratore; lo Stato membro in cui il prestatore è stabilito controlla così, all'atto del rilascio della carta, che non si tratta di un'impresa di lavoro temporaneo che si limita a mettere il lavoratore a disposizione di un'impresa utilizzatrice. Gli emendamenti 7 e 8 sono ripresi, affinché lo Stato membro in cui il fornitore è stabilito garantisca una corretta applicazione del regime della carta e affinché il riconoscimento della carta da parte degli altri Stati membri sia disciplinato da norme chiare.Inoltre, la Commissione ha accolto alcuni elementi dell'emendamento 10, quali:* la condizione di una « residenza abituale », intendendola come residenza regolare durante 12 mesi o più e precisando l'esclusione dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è soltanto tollerato, ma non autorizzato;* le modifiche redazionali riguardanti la copertura contro i rischi di malattia e d'infortunio sul lavoro.Articolo 2, paragrafi 2 e 3Queste disposizioni tengono conto dell'emendamento 11, che suggerisce di legare più strettamente la durata dell'occupazione regolare prima del rilascio della carta al periodo di validità della carta.È stata inoltre chiarita la definizione di «occupazione regolare». Tuttavia, la Commissione non può accettare un minimo di 3 mesi per un'occupazione regolare prima che la carta possa essere rilasciata (emendamento 11). Questa durata aprirebbe la possibilità di assumere cittadini di uno Stato terzo nel loro paese d'origine per trasferirli quasi immediatamente in altri Stati membri. Di conseguenza, la proposta che prevede una durata di 6 mesi è mantenuta.Articolo 2, paragrafo 3bisIn seguito all'emendamento 10, occorre chiarire le conseguenze nel caso in cui le condizioni per il rilascio della carta vengano meno improvvisamente, per es. in caso di risoluzione del contratto di lavoro tra il prestatore di servizi e il lavoratore in trasferta. L'emendamento 10  vi è di conseguenza integrato.Articolo 2, paragrafo 4In seguito all'emendamento 10, la Commissione ha accettato di determinare gli obblighi del prestatore di servizi quando la carta cessa di essere valida. A tale riguardo, una soluzione è suggerita per tutti i casi specifici, compreso il caso della scadenza regolare del periodo di validità della carta.Articolo 2, paragrafo 5 (e 8° considerando)Le modifiche includono la prima parte dell'emendamento 15, riguardante la relazione tra lo Stato membro d'emissione della carta, il prestatore di servizi e il lavoratore in trasferta in caso di risoluzione del contratto di lavoro. La seconda parte dell'emendamento 15 riguarda la relazione tra i privati interessati e lo Stato membro in cui ha luogo una prestazione di servizi; pertanto, essa è ripresa nell'articolo 3, paragrafo 3 della proposta modificata (si veda oltre).Articolo 3, paragrafo 1L'aggiunta integra l'emendamento 16. Tuttavia, si ritiene necessario sostituire l'esigenza di una semplice copia di una dichiarazione del prestatore di servizi giunta alle autorità dello Stato membro ospitante con la condizione di una conferma propria.Articolo 3, paragrafo 3 (e 9° considerando)L'aggiunta precisa gli obblighi dei prestatori di servizi nei riguardi dello Stato membro ospitante in caso di risoluzione del contratto di lavoro (si veda sopra, articolo 2, paragrafo 5).Articolo 5bis (e considerando n. 13bis)Nell'emendamento 14 il Parlamento propone di istituire un comitato consultivo che assista la Commissione per l'adozione del regolamento d'esecuzione e di tener conto dei nuovi diritti del Parlamento a seguito dell'adozione della decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione.Il primo punto non è accolto. La proposta ha previsto l'adozione di una sola misura d'esecuzione. La creazione di un comitato appare sproporzionata.Il nuovo articolo 5bis garantisce per contro il rispetto dei nuovi diritti del Parlamento nel quadro della codecisione, conformemente alla decisione 1999/468/CE, in particolare all'articolo 8 di essa.3.2. Gli emendamenti respinti dalla Commissione3.2.1. Denominazione della cartaSecondo l'emendamento 1, la denominazione dovrebbe essere «carta UE di prestazione di servizi». Trattandosi però di un documento di pertinenza del diritto comunitario con effetti vincolanti per i privati e per le autorità degli Stati membri, il trattato CE non consente tale denominazione.3.2.2. I considerandoL'emendamento 4 propone di sopprimere la giustificazione di un titolo temporaneo di soggiorno nello Stato membro ospitante nel 10° considerando quando il dispositivo in questione non è soppresso. L'emendamento 6 riguardante il 15° considerando introduce una precisazione superflua sui controlli « a posteriori » possibili nello Stato membro ospitante e non può quindi essere accettato.3.2.3. Il dispositivoArticolo 2, paragrafo 1, secondo commaAlcune parti dell'emendamento 10 sono state accettate dalla Commissione (si veda sopra). Tuttavia, quest'emendamento prevede anche come condizioni di rilascio della carta:* la regolarità della situazione del lavoratore da inviare in trasferta nello Stato membro in cui il prestatore è stabilito dovrebbe avere una durata superiore di tre mesi al periodo di validità della carta;* un controllo d'ufficio dello Stato membro in cui il prestatore è stabilito quanto ai problemi eventuali d'ordine pubblico, di sicurezza pubblica e di sanità pubblica, di cui alla direttiva 64/221/CEE, negli altri Stati membri interessati;* in pari tempo, un diritto d'opposizione degli altri Stati membri contro ogni condizione di rilascio della carta (comprese quelle di cui sopra). Essendo questo diritto illimitato nel tempo, potrebbe essere esercitato prima e dopo il rilascio della carta.La Commissione propone invece quanto segue:* la durata dell'occupazione regolare del cittadino di un paese terzo nello Stato membro in cui il prestatore è stabilito non può superare il periodo di validità della carta;* lo Stato membro in cui il prestatore di servizi è stabilito e il lavoratore da inviare in trasferta risiede attesta la regolarità della situazione sul suo territorio; quest'esame sarebbe compiuto, secondo questa proposta modificata, in condizioni ancora più precise;* Lo Stato membro in cui ha luogo una prestazione di servizi riconosce la carta, ma può imporre al prestatore di segnalare, prima di una trasferta, alle autorità di tale Stato i dettagli della prestazione di servizi e della persona da inviare in trasferta. Questo per permettere a tale Stato di controllare, in generale, il movimento delle persone sul suo territorio, indipendentemente dalla situazione relativa alle frontiere interne della Comunità, e, se del caso, di derogare alla direttiva per le ragioni d'ordine pubblico, di sicurezza pubblica, e di sanità pubblica, di cui alla Direttiva 64/221/CEE.Il rigetto di questi aspetti dell'emendamento 10 non è motivato da questioni di fondo, ma dagli strumenti suggeriti. La Commissione concorda sull'opportunità di attribuire un ruolo agli Stati membri, in particolare alla luce delle loro considerazioni d'ordine pubblico. Tuttavia, le proposte del Parlamento non sono praticabili per le autorità competenti e i privati interessati.L'accordo del Parlamento sull'applicabilità della direttiva 64/221/CEE dimostra che non ci sono divergenze di sostanza con la Commissione. D'altra parte, la durata in questione di 3 mesi supplementari determinerebbe una situazione nella quale il cittadino di un paese terzo disporrebbe de facto di un periodo di 3 mesi per rientrare nello Stato membro in cui il prestatore di servizi è stabilito, mentre  dovrebbe ritornarvi immediatamente al termine di una prestazione di servizi in un altro Stato membro. Il suo ritorno è in particolare garantito dalla regola di riammissione di cui all'articolo, 2 paragrafo 5 della proposta.Articolo 2, paragrafo 4, primo commaL'emendamento 13 deve essere respinto per quanto riguarda il dato da aggiungere sulla «natura dell'attività». Non risulta né dal testo dell'emendamento né dalla giustificazione data dal Parlamento se questa precisazione debba riguardare l'attività del prestatore di servizi o del lavoratore in trasferta.Articolo 3 paragrafo 3 (e 9° considerando)Gli emendamenti 3 e 17 mirano a limitare la possibilità per uno Stato membro ospitante di imporre al prestatore l'obbligo di segnalare la trasferta di un lavoratore dipendente cittadino di uno Stato terzo prima della sua entrata al caso in cui il lavoratore non sia in possesso di una carta valida.Questi emendamenti sono inaccettabili perché ne risulterebbe che una trasferta diverrebbe più facile in mancanza della carta e che lo Stato membro ospitante si vedrebbe privato di qualsiasi controllo della regolarità della situazione nello Stato membro in cui il prestatore è stabilito. Inoltre, l'obiettivo della proposta di direttiva è di stabilire un coordinamento tra gli Stati membri nel quadro del regime della carta di prestazione di servizi e non di trattare di altre situazioni che si presentano quando un prestatore di servizi non intende utilizzare il regime della carta.Articolo 4Nel nuovo articolo 4, paragrafo 2bis, si suggerisce di rendere integralmente applicabile la direttiva 96/71/CE del 16.12.1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi. Come la Commissione ha già confermato nella sua proposta iniziale, questa direttiva si applica già ai cittadini di paesi terzi in trasferta nell'ambito di una prestazione di servizi. L'emendamento 18 è quindi superfluo.Articolo 5, paragrafi 1- 3L'emendamento 19 propone misure di cooperazione tra gli Stati membri che si basano sul principio che non è necessario identificare le autorità competenti nello Stato membro in cui può essere effettuata una prestazione di servizi, essendo quest'ultimo anche responsabile dell'applicazione della presente direttiva. Ciò si colloca nella linea già sostenuta negli emendamenti 10 e 17 (si veda sopra). L'emendamento 19, di conseguenza, non è accettabile per le stesse ragioni. Il ruolo delle autorità resta fondamentale per una corretta applicazione della direttiva.4. La seconda proposta4.1. Gli emendamenti accettati dalla Commissione in tutto o in parte4.1.1. Articolo 1, paragrafo 3, lettera a), articolo 2, paragrafo 2 e considerando 5bisIl Parlamento ha voluto escludere i cosiddetti «falsi autonomi», cioè i lavoratori indipendenti che, secondo una tradizione o legislazione specifica in molti Stati membri, godono formalmente di uno statuto d'indipendente, ma dovrebbero, in realtà, essere considerati come lavoratori che prestano la loro attività per un'impresa a cui sono legati da un rapporto di dipendenza e di subordinazione.La Commissione condivide la necessità di un chiarimento per evitare il rischio di abusi riguardanti i «veri beneficiari» della presente direttiva, ma non è favorevole alla soluzione prevista dagli emendamenti 9 e 15. Questi avrebbero lasciato un diritto d'opposizione agli Stati membri in cui ha luogo una prestazione di servizi ; questo diritto sarebbe instaurato per potere derogare alla direttiva «in casi particolari, se l'attività del prestatore di servizi si discosta considerevolmente dalle disposizioni nazionali applicabili in materia».La soluzione suggerita dal Parlamento manca di chiarezza e di certezza giuridica, sia per i beneficiari della presente direttiva, che non conoscerebbero il valore concreto della carta rilasciata, sia per le autorità degli Stati membri chiamate a riconoscere la carta. È preferibile precisare la definizione del prestatore di servizi di cui all'articolo 1. Questa precisazione tiene conto del fatto che praticamente in tutti gli Stati membri si suppone che un lavoratore dipendente abbia rapporti con una sola impresa, rapporti nei quali il grado di dipendenza e di subordinazione determina se si tratta o no di un'attività dipendente. Quando un lavoratore autonomo ha rapporti con più di un'impresa nel tempo, non sono più giustificabili dubbi suo statuto di autonomo.La Commissione propone, di conseguenza, che il mantenimento di uno stabilimento principale richieda rapporti contrattuali nei confronti di almeno due destinatari di servizi da 12 mesi (si veda  l'articolo 1, paragrafo 3, lettera a) e che un cittadino di paesi terzi non possa ottenere una carta di prestazione di servizi in mancanza di attività continue nello Stato membro in cui ha il suo stabilimento principale (si veda  l'articolo 2 paragrafo 2).  Il nuovo considerando 5 bis ne spiega le ragioni.4.1.2. I punti identici alla prima direttivaPer le stesse ragioni valide per la prima direttiva, sono state integrate le modifiche agli articoli seguenti:Articolo 1, paragrafo 3, lettera b) sulla residenza (emendamento 7);Articolo 2, paragrafo 1, secondo comma; paragrafo 1bis e paragrafo 2bis e ter (emendamento 9 in parte);Articolo 2, paragrafo 3, primo comma (emendamento 9 in parte ed emendamento 10), compresa la natura dell'attività del prestatore di servizi, aggiunta come dato che deve figurare sulla carta di prestazione di servizi;Articolo 3, paragrafo 1, optando per una soluzione coerente con la prima direttiva (emendamento 12);Articolo 5bis per quanto riguarda i diritti d'informazione del Parlamento (emendamento 11 in parte).4.2. Gli emendamenti respinti dalla Commissione4.2.1. Emendamenti accettabili per la prima direttiva, ma non per la seconda direttivaIl Parlamento ha suggerito emendamenti identici per la prima e per la seconda direttiva, benché non esistano ragioni per una loro integrazione nella seconda:Considerando 7 (emendamento 2) : l'eliminazione delle incertezze giuridiche è stata anche suggerita come obiettivo della seconda direttiva anche se questa misura non si iscrive nella situazione esistente, ma si propone di creare nuovi diritti per una certa categoria di cittadini di Stati terzi.Articolo 5bis, paragrafo 2:gli emendamenti 4 e 11 hanno previsto una procedura per l'adozione della misura d'esecuzione che sarebbe identica a quella della prima direttiva. Ma poiché l'adozione della seconda direttiva è di competenza esclusiva del Consiglio, una misura d'esecuzione non può pregiudicare la procedura di codecisione di cui all'articolo 251 del trattato. I diritti del Parlamento in fatto di codecisione non sono quindi lesi perché l'articolo 8 della decisione 1999/468/CE non si applica.4.2.2. Emendamenti respinti per ragioni identiche a quelle addotte in relazione alla prima direttivaLa Commissione non può accettare per la seconda direttiva emendamenti che sono pressoché identici a quelli che non ha potuto accettare per la prima direttiva. Si rimanda quindi alle motivazioni già esposte in relazione alla prima direttiva. Ciò riguarda, più precisamente, la denominazione della carta (emendamento 1), l'articolo 2, paragrafo 1, secondo comma (la parte inaccettabile dell'emendamento 9), l'articolo 3, paragrafo 3 e il 10° considerando (emendamenti 3 e 14) e l'articolo 5 (emendamento 16).4.2.3. Altri emendamenti respintiGli emendamenti 5, 6 e 7 prevedono modifiche puramente redazionali per l'articolo 1. Poiché la formulazione della proposta iniziale è chiara, la Commissione non vede motivi che giustifichino una modifica della sua proposta.1999/0012 (COD)Proposta modificata di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa alle condizioni di trasferta dei lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo nell'ambito di una prestazione di servizi oltrefrontieraIL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 47, paragrafo 2 e l'articolo 55,vista la proposta della Commissione [6],[6]  GU C 67 del 10.3.1999, pag. 12.visto il parere del Comitato economico e sociale [7],[7]   GU C 209 del 22.7.1999, pag. 5.deliberando in base alla procedura di cui all'articolo 251 del trattato,considerando quanto segue :(1) a norma dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera c) del trattato, l'eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione dei servizi costituisce uno degli obiettivi della Comunità;(2)  nella libera circolazione di servizi rientra il diritto del prestatore di servizi di inviare in trasferta il suo personale, anche se si tratta di persone che non sono cittadini dell'Unione, bensì cittadini di un paese terzo legalmente presenti all'interno della Comunità; tale personale include anche i dirigenti d'azienda;(3) la libera prestazione di servizi non istituisce diritti diretti a favore dei lavoratori dipendenti interessati, ma non incide neppure sui diritti già riconosciuti a livello comunitario, nazionale o in virtù di accordi internazionali, compresi quelli garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, in particolare per quanto riguarda la vita familiare;(4) i prestatori di servizi che devono inviare in trasferta un lavoratore dipendente, cittadino di un paese terzo, incontrano difficoltà tali che spesso sono costretti a rinunciare alla prestazione prevista o devono far fronte a ritardi tali da recar loro pregiudizio; i controlli preventivi effettuati prima di qualsiasi trasferta dagli Stati membri in cui hanno luogo le prestazioni costituiscono un doppione dei controlli a posteriori e dei controlli effettuati nel paese di stabilimento;(5) che le autorità di uno Stato membro in cui ha luogo una prestazione di servizi non dispongono, nello Stato membro di stabilimento del prestatore, di garanzie relative alla regolarità della situazione del prestatore di servizi e del suo lavoratore dipendente da inviare in trasferta; gli Stati membri non dispongono neppure di garanzie che al termine della prestazione i lavoratori in trasferta ritornino nello Stato membro in cui hanno la loro occupazione principale;(6) un documento denominato carta CE di prestazione di servizi, che deve essere rilasciato dallo Stato membro di stabilimento del prestatore di servizi, deve avere lo scopo di eliminare le incertezze giuridiche nell'ambito delle trasferte e di facilitare la libera circolazione dei servizi; il prestatore di servizi deve avere la possibilità di richiedere una carta nello Stato membro in cui è stabilito in vista di una o più prestazioni di servizi in altri Stati membri; la carta deve essere valida, in funzione della richiesta, in uno, più o tutti gli altri Stati membri;(6bis) la presente direttiva deve far salvi gli obblighi assunti dalla Comunità e dagli Stati membri nell'ambito dell'Accordo generale sul commercio dei servizi [8]; lo strumento costituito dalla carta CE di prestazione di servizi deve includere soltanto i dati necessari per rispettare le disposizioni della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati [9];[8]   GU L 336 del 23.12.1994, pag. 190.[9]   GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.(7) o Stato membro che rilascia la carta CE di prestazione di servizi deve tenere conto delle considerazioni di ordine pubblico volte a combattere l'immigrazione clandestina, attestando la regolarità della situazione del cittadino di un paese terzo nello Stato membro in cui il prestatore di servizi lo impiega; tale strumento deve garantire che l'attività principale del lavoratore dipendente in trasferta si svolga all'interno dello Stato membro di stabilimento del prestatore di servizi; tale documento va protetto dalla possibilità di falsificazione; viene pertanto meno la necessità di esigere un visto di ingresso;(8) la carta CE di prestazione di servizi, rilasciata da uno Stato membro, deve fornire la garanzia necessaria affinché qualsiasi altro Stato membro in cui avrà luogo una prestazione di servizi consenta l'ingresso e il soggiorno della persona interessata finalizzati ad una o più prestazioni di servizi, cioè il soggiorno durante ed in occasione della prestazione di servizi; tale garanzia deve comprendere l'obbligo di non considerare la trasferta come un'interruzione del soggiorno e dell'attività dipendente ammessa e, in particolare, di riammettere in qualsiasi circostanza la persona in trasferta, per esempio in caso di risoluzione del contratto di lavoro con il prestatore di servizi; lo Stato membro in cui ha luogo la prestazione non potrà più imporre di conseguenza le proprie condizioni per quanto riguarda l'ingresso, il soggiorno e l'accesso ad un'attività dipendente temporanea; la presente direttiva deve far salve le norme imperative riguardanti le condizioni di lavoro e di occupazione previste dalla direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi [10], che devono essere rispettate nello Stato membro in cui ha luogo la prestazione;[10]   GU L 18 del 21.1.1997, pag. 1.(9) ogni Stato membro in cui ha luogo una prestazione di servizi deve poter imporre l'obbligo di segnalare, prima dell'ingresso del lavoratore dipendente in trasferta sul territorio, la sua presenza e le prestazioni di servizi per le quali è stato distaccato; un obbligo di dichiarazione preventiva deve consentire a tale Stato membro all'occorrenza di prendere le misure necessarie per motivi di ordine pubblico, di sicurezza pubblica e di sanità pubblica, nei limiti previsti dalla presente direttiva; lo stesso vale anche nel caso in cui il rapporto di lavoro cessi improvvisamente e, pertanto, il soggiorno del lavoratore in trasferta sul territorio di tale Stato non rientri più in una prestazione di servizi; ogni Stato membro in cui ha luogo una prestazione di servizi deve poter imporre anche l'obbligo di ottenere, in seguito all'entrata, un titolo temporaneo di soggiorno, se nell'arco di dodici mesi le prestazioni di servizi richiedono un soggiorno del lavoratore dipendente in trasferta di durata superiore a sei mesi;(10) ogni Stato membro deve pertanto essere in grado di controllare, in particolare in occasione del rilascio di un titolo temporaneo di soggiorno, che il soggiorno del lavoratore dipendente in trasferta sia effettivamente motivato da una prestazione di servizi in tale Stato membro; la libertà di prestazione di servizi di cui alla presente direttiva deve rivestire sempre un carattere temporaneo che è opportuno determinare in base alla continuità, frequenza e durata della prestazione; la validità del titolo temporaneo di soggiorno deve poter essere limitata al periodo di validità della carta CE di prestazione di servizi, in considerazione del fatto lo Stato membro intende rilasciare, conformemente al principio della libera prestazione di servizi, un titolo di soggiorno mediante i propri strumenti nazionali relativi alle trasferte di durata superiore a sei oppure dodici mesi;(11) ai fini dell'effetto utile della presente direttiva, occorre garantire anche la parità di trattamento tra cittadini di paesi terzi e cittadini dell'Unione in trasferta in quanto lavoratori dipendenti nell'ambito del riconoscimento dei diplomi, certificati e altri titoli acquisiti all'interno della Comunità; tale parità di trattamento deve poter essere invocata, sulla base della presente direttiva, soltanto dal prestatore di servizi che è il datore di lavoro del lavoratore dipendente cittadino di un paese terzo; essa non deve comprendere diplomi, certificati e altri titoli acquisiti in un paese terzo e meramente riconosciuti in un paese membro;(12) gli Stati membri non devono poter accordare un trattamento più favorevole ai prestatori di servizi stabiliti all'esterno della Comunità rispetto a quelli stabiliti al suo interno; gli Stati membri devono poter derogare alla presente direttiva per motivi di ordine pubblico, di sicurezza pubblica e di sanità pubblica; i limiti di tale deroga devono essere determinati nei confronti dei prestatori di servizi nella loro qualità di datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti cittadini di paesi terzi, in base al coordinamento previsto dalla direttiva 64/221/CEE [11] del Consiglio del 25 febbraio 1964 per il coordinamento dei provvedimenti speciali riguardanti il trasferimento e il soggiorno degli stranieri, giustificati da motivi d'ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, modificata da ultimo dalla direttiva 75/35/CEE [12] e ciò allo scopo di stabilire un quadro uniforme per i prestatori di servizi, indipendentemente dalla cittadinanza dei loro dipendenti;[11]   GU 56 del 4.4.1964, pag. 850.[12]   GU L 14 del 20.1.1975, pag. 14.(13) ai fini dell'applicazione della presente direttiva, è indispensabile garantire una cooperazione stretta tra le autorità competenti degli Stati membri; per le autorità degli Stati membri è utile adottare un modello uniforme di carta CE di prestazione di servizi; è opportuno conferire alla Commissione il potere di decidere sul modello e sulle altre modalità relative alla carta CE di prestazione di servizi, secondo la procedura prevista dal regolamento (CE) n. 1683/95 del Consiglio, del 29 maggio 1995, che istituisce un modello uniforme per i visti [13];[13]   GU L 164 del 14. 7.1995, pag. 1.(13a)  poiché le misure necessarie per l'applicazione della presente direttiva sono misure di portata generale ai sensi dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [14], è opportuno che tali misure siano adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 di detta decisione;[14]    GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23(14)  la presente direttiva deve far salva la competenza degli Stati membri di determinare quali cittadini di paesi terzi ammettere all'esercizio di un'attività dipendente, le condizioni che consentono di prolungare il soggiorno e le attività professionali da disciplinare sul territorio nazionale;(15) conformemente al principio di proporzionalità di cui all'articolo 5, terzo comma del trattato CE, la presente direttiva si limita alle misure necessarie per raggiungere l'obiettivo della libera circolazione dei servizi; si limita ai controlli precedenti alla realizzazione di una prestazione oltrefrontiera di servizi, ma non riguarda i controlli a posteriori nello Stato membro in cui ha luogo la prestazione; si limita alle trasferte di durata in ogni caso non superiore a dodici mesi, nonché al riconoscimento dei diplomi, certificati e altri titoli acquisiti all'interno della Comunità;(16) ai fini dell'applicazione della presente direttiva, gli Stati membri devono istituire un regime di sanzioni adeguate;(17) che entro i quattro anni successivi al termine d'attuazione della presente direttiva la Commissione deve verificare l'applicazione della presente direttiva in modo da proporre le modificazioni eventualmente necessarie;HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1La presente direttiva si applica ai prestatori di servizi stabiliti in uno Stato membro che, nell'ambito di una prestazione oltrefrontiera di servizi, inviano in trasferta lavoratori dipendenti cittadini di un paese terzo sul territorio di un altro Stato membro.Articolo 21. Se un prestatore di servizi intende inviare in trasferta, nell'ambito delle sue attività ordinarie, un lavoratore dipendente, proveniente da un paese terzo, per una o più prestazioni di servizi da effettuare in uno, più o tutti gli altri Stati membri , lo Stato membro in cui il prestatore è stabilito gli rilascia, qualora ne faccia domanda, un documento denominato "carta CE di prestazione di servizi".1bis. È considerato in trasferta il lavoratore dipendente che il prestatore intende inviare in trasferta, per proprio conto e sotto la propria direzione, o in vista di uno o più contratti con uno o più destinatari dei servizi operanti in un altro Stato membro, o in uno stabilimento o in un'impresa appartenente allo stesso gruppo, ma stabilita sul territorio di un altro Stato membro. La carta può essere rilasciata solo se il prestatore è in grado di dimostrarea) che non è un'impresa di lavoro temporaneo che mette il lavoratore a disposizione di un'altra impresa utilizzatrice;b) che il lavoratore dipendente risiede in tale Stato membro, in conformità della legislazione nazionale, per un periodo pari o superiore a 12 mesi, escluse le persone in possesso soltanto di documenti attestanti che la loro presenza è tollerata in attesa del loro allontanamento;c)  che il lavoratore dipendente è assicurato contro i rischi di malattia e d'infortunio sul lavoro in occasione della trasferta nello Stato membro o negli Stati membri interessati, presso l'ente previdenziale dello Stato membro in cui il prestatore è stabilito o presso un'assicurazione privata.2. La carta CE di prestazione di servizi è rilasciata per un periodo di validità durante il quale il lavoratore dipendente ha un'occupazione regolare. La durata di validità non può superare la durata di una occupazione regolare precedente il rilascio della carta e non può in ogni caso eccedere i dodici mesi. La durata dell'occupazione regolare precedente non può essere inferiore a sei mesi.Si considera occupazione regolare  l'attività dipendente che può essere esercitata, in virtù di una disposizione del diritto comunitario o di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative dello Stato membro in cui è stabilito il prestatore di servizi, dal lavoratore dipendente che risiede in tale Stato membro, escluse le persone in possesso soltanto di documenti attestanti che la loro presenza è tollerata in attesa del loro allontanamento.3. La carta CE di prestazione di servizi è rinnovabile soltanto se sussistono nuovamente i requisiti per il rilascio di cui ai paragrafi 1, 1bis e 2.3bis. La validità della carta CE di prestazione di servizi cessa se uno dei requisiti di cui ai paragrafi 1, 1bis e 2 non sussiste più in conseguenza di eventi verificatisi successivamente al rilascio della carta.4. La carta CE di prestazione di servizi costituisce un documento distinto, il cui titolare è il prestatore di servizi, e che questi mette a disposizione del lavoratore dipendente in trasferta che figura sul documento. Se la carta non è più valida, lo Stato membro in cui il prestatore è stabilito gli impone di restituire immediatamente la carta alle autorità competenti. La carta contiene le seguenti indicazioni:a) i dati relativi al prestatore di servizi e al lavoratore dipendente in trasferta,b) il periodo di validità,c) l'autorità e lo Stato membro d'emissione,d) lo Stato membro o gli Stati membri per i quali la carta è valida.4bis. L'esatto formato dei dati, il modello uniforme del documento da rilasciare e le prescrizioni tecniche volte ad impedire una falsificazione del documento sono decisi secondo la procedura di cui all'articolo 5bis, paragrafo 2.5. Lo Stato membro d'emissione della carta CE di prestazione di servizi non può considerare la trasferta finalizzata alla prestazione di servizi in un altro Stato membro come un'interruzione del soggiorno o dell'attività dipendente del lavoratore dipendente in trasfertaLo Stato membro di emissione non può rifiutare la successiva riammissione nel suo territorio del lavoratore dipendente in trasferta in forza di norme nazionali, qualunque siano i motivi di tale rifiuto, anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro tra il prestatore di servizi e il lavoratore.Articolo 31. Ogni Stato membro in cui viene eseguita una prestazione di servizi consente l'ingresso ed il soggiorno del lavoratore dipendente cittadino di un paese terzo sul suo territorio ai fini di una o più prestazioni di servizi, a condizione che questi sia munito della carta CE di prestazione di servizi, di una carta di identità o di un passaporto validi per la durata della prestazione di servizi e d'una conferma del prestatore di servizi che lo incarica di eseguire una prestazione di servizi precisa, indicante la durata probabile del soggiorno.2. Ogni Stato membro in cui viene eseguita una prestazione di servizi non può imporre né al lavoratore in trasferta né al prestatore di servizi nella sua qualità di datore di lavoro:a) alcun visto di ingresso o di uscita,b) alcun titolo o permesso di soggiorno ad eccezione di quello previsto dal paragrafo 3,c) alcuna autorizzazione o permesso di lavoro relativo all'accesso ad un'occupazione,d) qualsiasi altro obbligo equivalente a quelli di cui alle lettere a), b) e c).3. Ogni Stato membro in cui viene eseguita una prestazione di servizi può imporre al prestatore di segnalare la presenza del lavoratore dipendente in trasferta, la durata prevista del soggiorno e la o le prestazioni di servizi che motivano la trasferta, prima che l'interessato entri nel suo territorio; tale Stato può inoltre imporre al prestatore di segnalare immediatamente la cessazione del rapporto di lavoro.Se la durata totale della o delle prestazioni di servizi previste è superiore a sei mesi in un arco di tempo di dodici mesi, lo Stato membro rilascia, successivamente all'ingresso del lavoratore dipendente in trasferta, un titolo temporaneo attestante l'ammissione al soggiorno.4. Per agevolare la prestazione di servizi, ogni Stato membro in cui viene eseguita la prestazione garantisce la parità di trattamento tra cittadini di paesi terzi e cittadini dell'Unione, in trasferta come lavoratori dipendenti ai fini di una prestazione di servizi, riguardo al riconoscimento dei diplomi, certificati e altri titoli che l'interessato ha acquisito all'interno della Comunità allo scopo di esercitare l'attività corrispondente, rilasciati da un'autorità competente di uno Stato membro. Lo Stato membro garantisce che il prestatore di servizi, in qualità di datore di lavoro, disponga di un diritto di ricorso giurisdizionale di diritto interno contro le decisioni che non rispettino tale parità di trattamento.Articolo 41. Gli Stati membri non accordano ai prestatori di servizi stabiliti all'esterno della Comunità un trattamento più favorevole di quello riservato ai prestatori di servizi stabiliti all'interno della Comunità.2. Gli Stati membri non possono derogare alle disposizioni della presente direttiva se non per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica; in questo caso, la direttiva 64/221/CEE si applica in quanto compatibile.Articolo 51. Gli Stati membri determinano le autorità competenti per il rilascio della carta CE di prestazione di servizi e del titolo temporaneo di soggiorno, nonché per ricevere le informazioni di cui all'articolo 3, paragrafo 3, e le comunicano alla Commissione e agli altri Stati membri. Essi adottano i provvedimenti necessari per semplificare il più possibile le formalità, i termini e le procedure per ottenere i titoli suddetti, che vengono rilasciati gratuitamente o contro pagamento di una somma che non supera i diritti e le tasse richiesti per il rilascio delle carte di identità ai propri cittadini.2. Gli Stati membri prevedono una cooperazione tra le amministrazioni pubbliche che, conformemente alla legislazione nazionale, sono competenti per le questioni relative all'applicazione della presente direttiva.La cooperazione consiste in particolare nel rispondere a ogni domanda motivata di informazioni. Essa è fornita a titolo gratuito ed in tempi brevi.Articolo 5bis1. La Commissione è assistita dal comitato istituito dall'articolo 6 del regolamento (CE) n. 1683/95.2. Qualora si faccia riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, nel rispetto delle disposizioni dell'articolo 7, paragrafo 3 e dell'articolo 8 di tale decisione.3. Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è fissato in tre mesi.Articolo 6Gli Stati membri determinano le sanzioni da irrogare in caso di violazione delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva e adottano tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano tali disposizioni alla Commissione, entro il termine di cui all'articolo 8, nonché quanto prima possibile, le modificazioni che le riguardano.Articolo 7Entro i quattro anni successivi alla data di cui all'articolo 8 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio un rapporto sull'applicazione della presente direttiva negli Stati membri e propone, se del caso, le necessarie modificazioni.Articolo 8Gli Stati membri adottano e pubblicano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 30 giugno 2002. Essi ne informano immediatamente la Commissione.Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.Articolo 9La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 10Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Bruxelles, ilPer il Parlamento europeo Per il ConsiglioLa Presidente Il Presidente