CELEX: 62003CJ0138
Language: it
Date: 2005-11-24
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 24 novembre 2005. # Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee. # Ricorso di annullamento - Fondi strutturali - Cofinanziamento - Regolamenti (CE) nn. 1260/1999 e1685/2000 - Condizioni di ammissibilità degli anticipi erogati da organismi nazionali nell'ambito di regimi di aiuti di Stato. # Cause riunite C-138/03, C-324/03 e C-431/03.

Cause riunite C-138/03, C-324/03 e C-431/03
      Repubblica italiana
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Ricorso di annullamento — Fondi strutturali — Cofinanziamento — Regolamenti (CE) nn. 1260/1999 e 1685/2000 — Condizioni di ammissibilità degli anticipi erogati da organismi nazionali nell’ambito di regimi di aiuti di Stato»
      Conclusioni dell’avvocato generale J. Kokott, presentate il 16 giugno 2005 
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 24 novembre 2005 
      Massime della sentenza
      1.     Ricorso di annullamento — Ricorso diretto avverso una decisione — Adozione, in pendenza di giudizio, di una decisione che
            equivale all’annullamento della decisione impugnata — Ricorso divenuto privo di oggetto — Non luogo a provvedere 
      (Art. 230 CE)
      2.     Ricorso di annullamento — Atti impugnabili — Lettera della Commissione, indirizzata a uno Stato membro, concernente le condizioni
            per la concessione di un contributo comunitario a copertura degli acconti versati da enti nazionali a titolo di aiuti di Stato
      (Art. 230 CE)
      3.     Coesione economica e sociale — Interventi strutturali — Finanziamento comunitario — Copertura, mediante contributo, di spese
            effettuate dagli enti nazionali — Presupposto — Prova dell’utilizzo delle spese nell’ambito del progetto finanziato — Eccezione
            — Acconti che non superano un determinato importo
      [Regolamento (CE) del Consiglio n. 1260/1999, art. 32, n. 2; regolamento (CE) della Commissione n. 1685/2000, allegato, norma
            n. 1, punti 1 e 2]
      4.     Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata 
      (Art. 253 CE)
      5.     Procedura — Eccezione di litispendenza — Identità di parti, oggetto e motivi tra due ricorsi — Irricevibilità del ricorso
            proposto successivamente al primo
      1.     Con l’annullamento, in pendenza di giudizio, di una decisione impugnata, il ricorrente ottiene l’unico risultato che il suo
         ricorso ex art. 230 CE possa procurargli e, di conseguenza, non vi è più materia di decisione per la Corte. Infatti, nel contesto
         di un ricorso siffatto, la Corte può solo dichiarare l’annullamento dell’atto che ne forma oggetto. Di conseguenza, il ricorso
         diviene privo di oggetto e non vi è luogo a provvedere.
      
      (v. punti 25, 26)
      2.     L’azione di annullamento deve potersi esperire nei confronti di qualsiasi provvedimento adottato dalle istituzioni, indipendentemente
         dalla sua natura e dalla sua forma, che miri a produrre effetti giuridici. Tale è il caso di una lettera della Commissione
         diretta a uno Stato membro e il cui scopo sia quello di far conoscere il punto di vista di tale istituzione quanto all’inesistenza
         delle condizioni per la concessione di un contributo dei Fondi strutturali a copertura di taluni anticipi erogati dagli Stati
         membri a titolo di aiuto di Stato.
      
      Se è vero che, nella prima parte della detta lettera, la Commissione ha riaffermato la sua posizione relativa all’inesistenza
         delle condizioni per la concessione di un contributo dei Fondi strutturali a copertura degli anticipi erogati dagli Stati
         membri, quale espressa nella nota interpretativa relativa all’art. 32, n. 1, terzo comma, del regolamento n. 1260/1999, recante
         disposizioni generali sui Fondi strutturali, non è meno vero che, al fine di giustificare il rimborso degli anticipi concessi
         sino a una certa data sulla base della tutela delle legittime aspettative degli Stati membri, essa si riferisce esplicitamente,
         nella sua seconda parte, ai dubbi che potevano sorgere a proposito dello statuto preciso delle norme in vigore. Non avendo
         quindi carattere unicamente confermativo della nota interpretativa, questa lettere dev’essere considerata come il risultato
         definitivo di un riesame della situazione.
      
      (v. punti 32, 33, 36, 37)
      3.     Il sistema di versamenti a titolo di aiuti di Stato istituito dall’art. 32 del regolamento n. 1260/1999, recante disposizioni
         generali sui Fondi strutturali, nonché dalla norma n. 1 dell’allegato al regolamento n. 1685/2000, recante disposizioni di
         applicazione del detto regolamento n. 1260/1999, si basa sul principio del rimborso delle spese. Ciò implica che, in linea
         di principio, la concessione di un contribuito dei Fondi strutturali a copertura delle spese effettuate dagli organismi nazionali
         sia subordinata alla presentazione ai servizi della Commissione di una prova del loro utilizzo nell’ambito del progetto finanziato
         dall’Unione europea.
      
      Solo nel caso del pagamento da parte della Commissione, a titolo di acconto, di un importo pari al 7% della partecipazione
         dei Fondi strutturali all’intervento in questione, previsto dall’art. 32, n. 2, del regolamento n. 1260/1999, le autorità
         nazionali non sono tenute a presentare, già in questa fase, documenti giustificativi delle spese effettuate. Gli anticipi
         versati dagli organismi nazionali che non eccedono l’ammontare del 7% della partecipazione dei detti Fondi possono così essere
         concessi senza alcuna condizione relativa alla prova di utilizzo. Al contrario, se tali anticipi superano il detto ammontare,
         il loro rimborso a posteriori da parte della Commissione dipenderà dalla presentazione di fatture quietanziate o, ove ciò
         si rilevi impossibile, di documenti contabili di valore probatorio equivalente. In quest’ultima ipotesi, il pagamento da effettuare
         ad opera della Commissione non assumerà più la forma di acconto, ma piuttosto quella di pagamento intermedio o pagamento del
         saldo, ai sensi del citato art. 32, richiedendo, di conseguenza, la presentazione dei documenti giustificativi dell’utilizzo
         delle somme in questione.
      
      (v. punti 45-49)
      4.     La motivazione prescritta dall’art. 253 CE dev’essere adeguata alla natura dell’atto di cui trattasi e deve far apparire in
         forma chiara e non equivoca l’iter logico seguito dall’istituzione da cui esso promana, in modo da consentire agli interessati
         di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al giudice competente di esercitare il proprio controllo.
      
      Quest’obbligo dev’essere valutato in funzione delle circostanze del caso, in particolare del contenuto dell’atto, della natura
         dei motivi esposti e dell’interesse che i destinatari dell’atto o altre persone che quest’ultimo riguarda direttamente e individualmente
         possano avere a ricevere spiegazioni. La motivazione non deve necessariamente specificare tutti gli elementi di fatto e di
         diritto pertinenti, in quanto l’accertamento se la motivazione di un atto soddisfi gli obblighi di cui all’art. 253 CE va
         effettuato alla luce non solo del suo tenore, ma anche del suo contesto e del complesso delle norme giuridiche che disciplinano
         la materia interessata.
      
      (v. punti 54, 55)
      5.     Un ricorso proposto successivamente ad un altro, che oppone le stesse parti, è fondato sugli stessi motivi ed è volto all’annullamento
         dello stesso atto giuridico dev’essere dichiarato irricevibile per litispendenza.
      
      (v. punto 64)
      
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      24 novembre 2005 (*)
      
      «Ricorso di annullamento – Fondi strutturali – Cofinanziamento – Regolamenti (CE) nn. 1260/1999 e1685/2000 – Condizioni di ammissibilità degli anticipi erogati da organismi nazionali nell’ambito di regimi di aiuti di Stato»
      Nelle cause riunite C-138/03, C-324/03 e C-431/03,
      aventi ad oggetto ricorsi di annullamento ai sensi dell’art. 230 CE, proposti il 27 marzo 2003 (causa C‑138/03), il 24 luglio
         2003 (causa C‑324/03) e il 9 ottobre 2003 (causa C‑431/03),
      
      Repubblica italiana, rappresentata dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. A. Cingolo, avvocato dello Stato, con domicilio
         eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. E. de March e L. Flynn, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. A. Dal Ferro, con domicilio eletto
         in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dal sig. K. Schiemann, dalla sig.ra N. Colneric, dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues
         (relatore), ed E. Levits, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 21 aprile 2005,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, pronunciate all’udienza del 16 giugno 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       Con i presenti ricorsi, la Repubblica italiana chiede l’annullamento:
      –       della lettera della Commissione delle Comunità europee 20 gennaio 2003, diretta a defalcare una parte delle somme richieste
         per il regime di aiuti nell’ambito del programma operativo «Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico, alta formazione» (in
         prosieguo: l’«impugnata lettera 20 gennaio 2003»);
      
      –       della lettera della Commissione 3 marzo 2003, che stabilisce l’importo definitivo della detta deduzione (in prosieguo: l’«impugnata
         lettera 3 marzo 2003»);
      
      –       della lettera della Commissione 14 maggio 2003, in quanto con essa viene rifiutata l’ammissibilità al contributo dei Fondi
         strutturali degli anticipi erogati in relazione ad aiuti di Stato dopo il 19 febbraio 2003 (in prosieguo: l’«impugnata lettera
         14 maggio 2003»);
      
      –       della lettera della Commissione 29 luglio 2003, con cui viene rifiutata l’ammissibilità al contributo dei Fondi strutturali
         degli anticipi erogati in relazione ad aiuti di Stato dopo il 19 febbraio 2003 (in prosieguo: l’«impugnata lettera 29 luglio
         2003»).
      
       Ambito normativo
      2       Il quarantaduesimo e il quarantatreesimo ‘considerando’ del regolamento (CE) del Consiglio 21 giugno 1999, n. 1260, recante
         disposizioni generali sui Fondi strutturali (GU L 161, pag. 1), recitano:
      
      «(42) (…) i pagamenti devono essere corrisposti sotto forma di un anticipo e di successivi rimborsi delle spese effettuate; (…)
      (43)      (…) occorre garantire una sana gestione finanziaria, verificando la giustificazione e la certificazione delle spese (…)».
      3       L’art. 9 del detto regolamento dispone:
      «(…)
      Ai fini del presente regolamento si intende per:
      1)      beneficiari finali: gli organismi e le imprese pubbliche o private responsabili della committenza delle operazioni; nel caso
         dei regimi di aiuto ai sensi dell’articolo 87 del Trattato e di aiuti concessi da organismi designati dagli Stati membri,
         i beneficiari finali sono gli organismi che concedono gli aiuti;
      
      (…)
      o)      autorità di pagamento: una o più autorità o organismi nazionali, regionali o locali incaricati dallo Stato membro di elaborare
         e presentare le richieste di pagamento e di ricevere i pagamenti della Commissione. Lo Stato membro fissa tutte le modalità
         dei suoi rapporti con l’autorità di pagamento e dei rapporti di quest’ultima con la Commissione».
      
      4       L’art. 32, n. 1, terzo comma, dello stesso regolamento prevede:
      «Il pagamento può assumere la forma di acconti, di pagamenti intermedi o di pagamenti del saldo. I pagamenti intermedi e i
         pagamenti del saldo si riferiscono alle spese effettivamente sostenute, che devono corrispondere a pagamenti effettuati dai
         beneficiari finali e giustificati da fatture quietanzate o da documenti contabili di valore probatorio equivalente».
      
      5       Ai sensi dell’art. 32, n. 2, primo comma, del regolamento n. 1260/1999, «[a]ll’atto del primo impegno, la Commissione versa
         un acconto all’autorità di pagamento. L’acconto è pari al 7% della partecipazione dei Fondi all’intervento in questione (…)».
      
      6       L’allegato del regolamento (CE) della Commissione 28 luglio 2000, n. 1685, recante disposizioni di applicazione del regolamento
         (CE) n. 1260/1999 del Consiglio per quanto riguarda l’ammissibilità delle spese concernenti le operazioni cofinanziate dai
         Fondi strutturali (GU L 193, pag. 39), dispone:
      
      «Norma n° 1 – Spese effettivamente sostenute
      1.       Pagamenti effettuati dai beneficiari finali 
      1.1.      I pagamenti effettuati dai beneficiari finali di cui all’art. 32, paragrafo 1, terzo comma, del regolamento (…) n. 1260/1999
         (…) devono essere effettuati in denaro fatte salve le deroghe di cui al punto 1.4.
      
      1.2.      Nel caso dei regimi di aiuto ai sensi dell’articolo 87 del Trattato e dell’aiuto concesso da organismi designati dagli Stati
         membri, per “pagamenti effettuati dai beneficiari finali” si intendono finanziamenti versati ai singoli destinatari ultimi
         dagli organismi che concedono l’aiuto. I pagamenti dell’aiuto effettuati dai beneficiari finali devono essere giustificati
         con riferimento alle condizioni e obiettivi dell’aiuto. 
      
      1.3.      Nei casi diversi da quelli indicati al punto 1.2, per “pagamenti effettuati dai beneficiari finali” si intendono i pagamenti
         effettuati dagli organismi o dalle imprese pubbliche o private del tipo definito nel complemento di programmazione ai sensi
         dell’articolo 18, paragrafo 3, lettera b), del regolamento generale [n. 1260/19999], direttamente responsabili della attuazione
         dell’operazione specifica. 
      
      (…)
      2.       Prova della spesa 
      Di norma, i pagamenti effettuati dai beneficiari finali devono essere comprovati da fatture quietanzate. Ove ciò non sia possibile,
         tali pagamenti devono essere comprovati da documenti contabili aventi forza probatoria equivalente.
      
      Inoltre, quando l’esecuzione delle operazioni non è soggetta ad una gara di appalto, i pagamenti effettuati dai beneficiari
         finali devono essere giustificati dalle spese effettivamente sostenute (incluse le spese di cui al punto 1.4) dagli organismi
         o delle imprese pubbliche o private implicate nell’esecuzione dell’operazione.
      
      (…)»
       Fatti all’origine della controversia
      7       L’8 agosto 2000 la Commissione ha approvato il programma operativo «Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico, alta formazione»
         (in prosieguo: il «programma»), che si integra nel quadro comunitario di sostegno per gli interventi strutturali nelle regioni
         italiane interessate dall’obiettivo n. 1 del regolamento n. 1260/1999.
      
      8       Il 7 settembre 2001 la Commissione ha inviato alla Repubblica italiana una nota interpretativa sull’art. 32, n. 1, terzo comma,
         del regolamento n. 1260/1999 (in prosieguo: la «nota interpretativa»). Nella lettera di trasmissione, la detta istituzione
         precisa che «scopo della nota è di chiarire certi quesiti posti alla Commissione relativamente alle nozioni di “spese effettivamente
         sostenute” e “pagamenti effettuati dai beneficiari finali”». Nel caso in cui il beneficiario finale non coincidesse con il
         destinatario ultimo dei fondi comunitari, la nota interpretativa esamina l’ammissibilità al cofinanziamento degli «acconti
         sulle sovvenzioni», vale a dire degli anticipi sugli aiuti che i beneficiari finali versano ai destinatari ultimi. Sottolineando
         la necessità di vigilare affinché le spese dichiarate siano effettive e accompagnate da documenti giustificativi, la Commissione
         conclude che «i pagamenti di acconti da parte del beneficiario finale non possono essere inclusi nelle spese dichiarate alla
         Commissione, a meno che tale beneficiario non abbia potuto stabilire che il destinatario ultimo ha utilizzato questo acconto
         per coprire spese effettive».
      
      9       Con l’impugnata lettera 20 gennaio 2003, diretta alla Repubblica italiana, la Commissione ha deciso di defalcare gli importi
         relativi agli anticipi e di interrompere la procedura di pagamento su presentazione delle certificazioni delle spese relative
         al programma.
      
      10     Con l’impugnata lettera 3 marzo 2003, la Commissione ha specificato di avere ordinato il pagamento di una somma inferiore
         a quella che aveva formato oggetto della domanda, tenuto conto in particolare della deduzione della somma di EUR 3 163 570,18
         relativa ai detti anticipi.
      
      11     Parallelamente a questi fatti è stata avviata una procedura di consultazione in seno al comitato per lo sviluppo e la riconversione
         delle regioni (in prosieguo: il «comitato»), allo scopo di definire modalità di semplificazione della gestione dei Fondi strutturali.
         Per quanto riguarda, in particolare, la gestione finanziaria, il comitato ha esaminato la questione relativa all’ammissibilità
         degli anticipi nell’ambito dei regimi di aiuti. In quanto, secondo la Commissione, le disposizioni di regolamento vigenti
         escludevano tale ammissibilità, quest’ultima istituzione ha sottoposto al comitato un progetto di modifica del regolamento
         n. 1685/2000 che riformulava, tra l’altro, la norma n. 1 sulle spese effettivamente sostenute figurante in allegato a tale
         regolamento. Non essendo stato raggiunto alcun accordo con gli Stati membri nel corso della settantatreesima riunione del
         comitato, il 19 febbraio 2003, la Commissione ha deciso di abbandonare il detto progetto.
      
      12     Con l’impugnata lettera 14 maggio 2003, la Commissione ha informato la Repubblica italiana dell’esito della discussione svoltasi
         in seno al comitato, confermando che la sua posizione relativa agli anticipi erogati nell’ambito di un regime di aiuti restava
         quella espressa nella nota interpretativa. Tuttavia, riferendosi ai dubbi che potevano sorgere in ordine allo statuto preciso
         delle norme in vigore e per non eludere le aspettative che il dibattito conclusosi il 19 febbraio 2003 aveva potuto legittimamente
         suscitare, la Commissione si è dichiarata disposta a considerare ammissibili gli anticipi per i quali la decisione di erogazione
         o la conclusione di una procedura di gara fosse anteriore alla detta data.
      
      13     Così, con lettera 23 maggio 2003, la Commissione ha informato le autorità italiane del fatto di aver avviato la procedura
         di pagamento della somma che era stata defalcata con le impugnate lettere 20 gennaio e 3 marzo 2003, lettere che venivano
         di conseguenza annullate. Il pagamento della somma di EUR 3 163 570,18 è avvenuto il 5 giugno 2003.
      
      14     La Commissione ha infine trasmesso al governo italiano l’impugnata lettera 29 luglio 2003, nella quale essa precisava che
         era stata redatta una nuova versione dell’impugnata lettera 14 maggio 2003 per eliminare alcuni errori di traduzione. Tale
         nuova versione differiva dalla precedente per un solo passaggio e sostituiva quest’ultima.
      
       Conclusioni delle parti e procedimento dinanzi alla Corte
       Causa C‑138/03
      15     La Repubblica italiana chiede che la Corte voglia:
      –       annullare le impugnate lettere 20 gennaio e 3 marzo 2003, nonché tutti gli atti connessi e presupposti;
      –       condannare la Commissione alle spese.
      16     La Commissione chiede che la Corte voglia:
      –       disporre la cancellazione della causa dal ruolo.
       Causa C‑324/03
      17     La Repubblica italiana chiede che la Corte voglia:
      –       annullare l’impugnata lettera 14 maggio 2003, nella parte in cui nega l’ammissibilità al contributo dei Fondi strutturali
         degli anticipi erogati in relazione ad aiuti di Stato dopo il 19 febbraio 2003, nonché tutti gli atti connessi e presupposti;
      
      –       condannare la Commissione alle spese.
      18     La Commissione chiede che la Corte voglia:
      –       dichiarare il ricorso irricevibile o, in subordine, respingerlo in quanto infondato;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       Causa C‑431/03
      19     La Repubblica italiana chiede che la Corte voglia:
      –       annullare l’impugnata lettera 29 luglio 2003, nonché tutti gli atti connessi e presupposti;
      –       condannare la Commissione alle spese.
      20     La Commissione chiede che la Corte voglia:
      –       dichiarare il ricorso irricevibile o, in subordine, respingerlo in quanto infondato;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
      21     Con ordinanza del presidente della Corte 26 gennaio 2004, le cause C‑138/03, C‑324/03 e C‑431/03 sono state riunite ai fini
         della trattazione orale e della sentenza.
      
       Causa C‑138/03
      22     Con il suo ricorso, la Repubblica italiana chiede l’annullamento delle impugnate lettere 20 gennaio e 3 marzo 2003, dirette,
         rispettivamente, a rifiutare il rimborso degli anticipi erogati dalle autorità italiane nell’ambito del programma e a fissare
         in EUR 3 163 570,18 l’importo della deduzione corrispondente.
      
      23     È tuttavia pacifico che, con decisione del 23 maggio 2003, la Commissione ha informato il governo italiano del fatto che la
         decisione di rifiutare il rimborso degli anticipi era stata annullata e che era stata avviata la procedura di pagamento della
         relativa somma.
      
      24     È altresì pacifico che il pagamento dell’importo di EUR 3 163 570,18 alla Repubblica italiana è avvenuto il 5 giugno 2003.
      25     È giocoforza constatare che, con l’annullamento delle impugnate lettere 20 gennaio e 3 marzo 2003, la ricorrente ha ottenuto
         il solo risultato che il ricorso abbia potuto procurarle e non vi è quindi più materia di decisione per la Corte. Infatti,
         nel contesto di un ricorso introdotto ai sensi dell’art. 230 CE, la Corte può solo dichiarare l’annullamento dell’atto che
         ne forma oggetto (ordinanza 8 marzo 1993, causa C‑123/92, Lezzi Pietro/Commissione, Racc. pag. I‑809, punto 10).
      
      26     Ne consegue che il ricorso nella causa C‑138/03 è divenuto privo di oggetto e che non vi è luogo a provvedere.
       Causa C‑324/03
       Sulla ricevibilità del ricorso
      27     La Commissione ha sollevato un’eccezione di irricevibilità motivandola con il fatto che l’impugnata lettera 14 maggio 2003
         non costituirebbe un atto impugnabile ai sensi dell’art. 230 CE.
      
       Argomenti delle parti
      28     La Commissione fa valere, da una parte, che l’impugnata lettera 14 maggio 2003 si limita a fornire un’interpretazione di talune
         regole di ammissibilità al finanziamento dei Fondi strutturali, non producendo a tale titolo alcun effetto giuridico nei confronti
         della Repubblica italiana. Effetti del genere potrebbero essere prodotti solo dalle decisioni che la Commissione adottasse
         successivamente sulla base di domande di pagamento specifiche.
      
      29     D’altra parte, la Commissione asserisce che la detta lettera non ha che un carattere meramente confermativo della posizione
         da lei espressa nella nota interpretativa.
      
      30     La Repubblica italiana ribatte che la posizione espressa dalla Commissione nell’impugnata lettera 14 maggio 2003 rappresenta
         in realtà un atto che introduce un elemento nuovo nel regime in vigore in materia di ammissibilità delle spese, ossia la non
         ammissibilità al cofinanziamento comunitario degli anticipi erogati nell’ambito dei regimi di aiuti, e che, proprio in ragione
         della sua portata innovativa, è idoneo a produrre effetti diretti nella sfera giuridica della ricorrente.
      
      31     Il governo italiano sostiene altresì che l’impugnata lettera 14 maggio 2003 non costituisce un atto meramente confermativo
         della posizione espressa dalla Commissione nella nota interpretativa, dato che essa è il risultato di un dibattito istituzionale
         in seno al comitato diretto alla modifica del regolamento n. 1685/2000.
      
       Giudizio della Corte
      32     Secondo una giurisprudenza costante, l’azione di annullamento deve potersi esperire nei confronti di qualsiasi provvedimento
         adottato dalle istituzioni, indipendentemente dalla sua natura e dalla sua forma, che miri a produrre effetti giuridici (sentenze
         31 marzo 1971, causa 22/70, Commissione/Consiglio, Racc. pag. 263, punto 42, e 16 giugno 1993, causa C‑325/91, Francia/Commissione,
         Racc. pag. I‑3283, punto 9).
      
      33     Nella fattispecie, si tratta di una lettera della Commissione diretta alla Repubblica italiana e il cui scopo è quello di
         far conoscere il punto di vista di tale istituzione quanto alla non ammissibilità al contributo dei Fondi strutturali di taluni
         anticipi erogati dagli Stati membri.
      
      34     Al fine di verificare se tale lettera si limiti a tradurre un’opinione della Commissione senza modificare l’ambito di applicazione
         della normativa comunitaria o se, invece, essa possa produrre effetti giuridici, creando nuovi obblighi a carico degli Stati
         membri, occorre esaminare il contenuto di tale atto.
      
      35     La valutazione della fondatezza dell’argomento della Commissione deve pertanto essere effettuata assieme alle questioni di
         merito sollevate dalla controversia (v., in questo senso, sentenza 20 marzo 1997, causa C‑57/95, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑1627,
         punti 9 e 10).
      
      36     D’altro canto, se è vero che, nella prima parte dell’impugnata lettera 14 maggio 2003, la Commissione ha riaffermato la sua
         posizione relativa alla non ammissibilità al contributo dei Fondi strutturali degli anticipi erogati dagli Stati membri, quale
         espressa nella nota interpretativa, non è meno vero che, al fine di giustificare il rimborso degli anticipi concessi sino
         al 19 febbraio 2003 sulla base della tutela delle legittime aspettative degli Stati membri, essa si riferisce esplicitamente,
         nella sua seconda parte, ai dubbi che avrebbero potuto sorgere a proposito dello statuto preciso delle norme in vigore.
      
      37     Non avendo quindi carattere unicamente confermativo della nota interpretativa, l’impugnata lettera 14 maggio 2003 dev’essere
         considerata come il risultato definitivo di un riesame della situazione (v., in questo senso, sentenza 9 marzo 1978, causa
         54/77, Herpels/Commissione, Racc. pag. 585, punto 14)
      
      38     Risulta da quanto precede che il ricorso nella causa C‑324/03 è ricevibile.
       Sul merito
       Sul primo motivo, relativo alla violazione dell’art. 32 del regolamento n. 1260/1999 nonché della norma n. 1, punti 1 e 2,
         dell’allegato del regolamento n. 1685/2000
      
      –       Argomenti delle parti
      39     La Repubblica italiana considera che nessuna delle disposizioni contenute nei regolamenti nn. 1260/1999 e 1685/2000 consente
         di riconoscere alle attività dei destinatari ultimi del finanziamento una pertinenza per l’ammissibilità delle spese effettuate
         dal beneficiario finale nell’ambito del regime degli aiuti di Stato.
      
      40     Questa interpretazione sarebbe confermata, in primo luogo, dall’art. 32 del regolamento n. 1260/1999, articolo che prevede
         che i pagamenti effettuati dai beneficiari finali debbano essere giustificati producendo, quando è possibile, fatture quietanzate
         e, in tutti gli altri casi, documenti contabili di valore probatorio equivalente. In secondo luogo, sarebbe previsto al punto
         1.2 della norma n. 1 figurante nell’allegato del regolamento n. 1685/2000 che i pagamenti degli aiuti effettuati dai beneficiari
         finali devono essere giustificati con riferimento alle condizioni e agli obiettivi dei detti aiuti. Ciò escluderebbe, di conseguenza,
         ogni altra condizione quanto alla documentazione delle spese corrispondenti effettuate dal destinatario ultimo del finanziamento.
         In terzo luogo, il punto 2 della detta norma n. 1 ammetterebbe che, qualora non sia possibile produrre fatture quietanzate,
         i pagamenti possano essere accompagnati da documenti contabili aventi forza probatoria equivalente.
      
      41     Secondo la Commissione, per «documenti contabili di valore probatorio equivalente», ai sensi del regolamento n. 1260/1999,
         debbono intendersi i documenti giustificativi di pagamento che la Commissione riconosce e accetta nei casi in cui, in base
         alle disposizioni fiscali e contabili dello Stato membro interessato, non si faccia luogo all’emissione di una fattura a fronte
         di un esborso di denaro. Non vi sarebbe ragione di assumere che essi si riferiscano specificamente ai regimi di aiuto e, anche
         nell’ambito di tali regimi, potrebbero sussistere fatture quietanzate a fronte delle singole operazioni di attuazione.
      
      42     Inoltre, per quanto riguarda il fatto che l’art. 32 del regolamento n. 1260/1999 non menziona i destinatari ultimi del finanziamento,
         la Commissione sostiene che il governo italiano trascura la competenza, attribuita dall’art. 30 di tale regolamento alla Commissione,
         di decidere, ove ne ravvisi la necessità, norme comuni di ammissibilità delle spese. Non sarebbe possibile rinvenire nel regolamento
         n. 1260/1999 una disciplina esaustiva sulle condizioni di ammissibilità delle dette spese.
      
      43     La Commissione precisa che il punto 1.2 della norma n. 1 dell’allegato del regolamento n. 1685/2000 dev’essere inteso nel
         senso che esige che venga data dimostrazione dell’utilizzo effettivo dei finanziamenti per la realizzazione di progetti rispondenti
         alle finalità per cui è stato concesso l’aiuto. Tale condizione potrebbe essere da lei verificata efficacemente solo con riferimento
         alla fase finale di utilizzo dell’aiuto, quella cioè che coinvolge i destinatari ultimi del finanziamento, quali esecutori
         dei singoli interventi od operazioni sul campo.
      
      –       Giudizio della Corte
      44     Dal quarantatreesimo ‘considerando’ del regolamento n. 1260/1999 risulta che uno degli obiettivi di quest’ultimo è quello
         di garantire una sana gestione finanziaria verificando la giustificazione e la certificazione delle spese.
      
      45     A tal fine, il sistema istituito dall’art. 32 del regolamento n. 1260/1999 nonché dalla norma n. 1 dell’allegato del regolamento
         n. 1685/2000 si basa sul principio del rimborso delle spese.
      
      46     Ciò implica che, in linea di principio, l’ammissibilità al contributo dei Fondi strutturali delle spese effettuate dagli organismi
         nazionali sia subordinata alla presentazione ai servizi della Commissione di una prova del loro utilizzo nell’ambito del progetto
         finanziato dall’Unione europea. Tale prova può risolversi in fatture quietanzate o, ove ciò si riveli impossibile, in documenti
         contabili di valore probatorio equivalente.
      
      47     Solo nel caso del pagamento da parte della Commissione, a titolo di acconto, di un importo pari al 7% della partecipazione
         dei Fondi strutturali all’intervento in questione, previsto all’art. 32, n. 2, del regolamento n. 1260/19999, le autorità
         nazionali non sono tenute a presentare, già in questa fase, documenti giustificativi delle spese effettuate.
      
      48     Gli anticipi versati dagli organismi nazionali che non eccedono l’ammontare del 7% della partecipazione dei detti Fondi possono
         così essere concessi senza alcuna condizione relativa alla prova di utilizzo. Al contrario, se, come nel caso di specie, tali
         anticipi superano il detto ammontare, il loro rimborso a posteriori da parte della Commissione dipenderà dal compimento delle
         formalità menzionate al punto 46 della presente sentenza.
      
      49     In quest’ultimo caso di specie, il pagamento da effettuare ad opera della Commissione non assumerà più la forma di acconto,
         ma piuttosto quella di pagamento intermedio o di pagamento del saldo, ai sensi dell’art. 32 del regolamento n. 1260/1999,
         richiedendo, di conseguenza, la presentazione dei documenti giustificativi dell’utilizzo delle somme in questione.
      
      50     L’impugnata lettera 14 maggio 2003, secondo la quale gli anticipi erogati dagli Stati membri nell’ambito di un regime di aiuti
         non sono ammissibili al contributo dei Fondi strutturali, a meno che non siano presentati documenti giustificativi, è pertanto
         conforme all’art. 32 del regolamento n. 1260/1999 nonché alla norma n. 1, punti 1 e 2, dell’allegato del regolamento n. 1685/2000.
      
      51     Pertanto, il primo motivo dedotto dalla Repubblica italiana non è fondato e  dev’essere respinto.
       Sul secondo motivo, relativo alla violazione delle forme sostanziali
      –       Argomenti delle parti
      52     Secondo il governo italiano, l’impugnata lettera 14 maggio 2003 non contiene alcun elemento di motivazione che giustifichi
         la posizione adottata in tale occasione. La motivazione della detta lettera sarebbe insufficiente e contraddittoria.
      
      53     La Commissione ritiene che questo motivo sia privo di fondamento, dato che la cronologia degli avvenimenti presentata nell’impugnata
         lettera 14 maggio 2003 contiene tutti gli elementi necessari per comprendere le due prese di posizione espresse dalla Commissione.
         D’altro canto, non esisterebbe alcuna contraddizione nel fatto che tale lettera confermi la regola della non ammissibilità
         degli anticipi considerando nel contempo ammissibili quelli erogati entro il 19 febbraio 2003. Queste due posizioni corrisponderebbero
         rispettivamente alla regola generale e all’eccezione.
      
      –       Giudizio della Corte
      54     Si deve ricordare che, in forza di una giurisprudenza costante, la motivazione prescritta dall’art. 253 CE dev’essere adeguata
         alla natura dell’atto di cui trattasi e deve far apparire in forma chiara e non equivoca l’iter logico seguito dall’istituzione
         da cui esso promana, in modo da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al giudice
         competente di esercitare il proprio controllo (v., in particolare, sentenze 11 settembre 2003, causa C‑445/00, Austria/Consiglio,
         Racc. pag. I‑8549, punto 49, e 9 settembre 2004, causa C‑304/01, Spagna/Commissione, Racc. pag. I‑7655, punto 50).
      
      55     Tale requisito dev’essere valutato in funzione delle circostanze del caso, in particolare del contenuto dell’atto, della natura
         dei motivi esposti e dell’interesse che i destinatari dell’atto o altre persone da questo riguardate direttamente e individualmente
         possano avere a ricevere spiegazioni. La motivazione non deve necessariamente specificare tutti gli elementi di fatto e di
         diritto pertinenti, in quanto l’accertamento se la motivazione di un atto soddisfi i requisiti di cui all’art. 253 CE va effettuato
         alla luce non solo del suo tenore, ma anche del suo contesto e del complesso delle norme giuridiche che disciplinano la materia
         (v. sentenze 22 marzo 2001, causa C‑17/99, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑2481, punto 36, e 7 marzo 2002, causa C‑310/99,
         Italia/Commissione, Racc. pag. I‑2289, punto 48).
      
      56     Alla luce di questa giurisprudenza, non risulta che la Commissione sia venuta meno al suo obbligo di motivare in maniera sufficiente
         l’impugnata lettera 14 maggio 2003.
      
      57     Infatti, in tale lettera, essa precisa chiaramente e in maniera inequivocabile i motivi che sono stati alla base, rispettivamente,
         della riaffermazione della sua posizione relativa alla non ammissibilità al contributo dei Fondi strutturali di taluni anticipi
         erogati dagli Stati membri nonché della decisione di accettare il rimborso degli anticipi concessi sino al 19 febbraio 2003,
         e cioè:
      
      –       la mancanza di un accordo in seno al comitato ai fini della modifica del regolamento n. 1685/2000;
      –       la tutela delle legittime aspettative degli Stati membri. 
      58     Il motivo relativo ad una violazione delle forme sostanziali dev’essere quindi respinto in quanto infondato.
      59     Poiché nessuno dei motivi fatti valere dalla Repubblica italiana può essere accolto, il ricorso nella causa C‑324/03 dev’essere
         respinto in toto.
      
       Causa C‑431/03
       Sulla ricevibilità del ricorso
      60     La Commissione eccepisce l’irricevibilità del ricorso nella causa C‑431/03, in quanto è identico al ricorso nella causa C‑324/03.
       Argomenti delle parti
      61     Secondo la Commissione, un ricorso proposto posteriormente ad un altro, che vede contrapposte le stesse parti, ha lo stesso
         oggetto ed è formulato sul fondamento degli stessi motivi dev’essere dichiarato irricevibile.
      
      62     Il governo italiano ribatte che le impugnate lettere 14 maggio 2003, pur presentando evidenti elementi di connessione dal
         punto di vista contenutistico e funzionale, costituiscono atti formalmente distinti.
      
       Giudizio della Corte
      63     Con il suo ricorso, la Repubblica italiana mira all’annullamento dell’impugnata decisione 29 luglio 2003, che ha sostituito
         l’impugnata lettera 14 maggio 2003 a decorrere dal giorno della sua adozione.
      
      64     Secondo una giurisprudenza costante, un ricorso proposto successivamente ad un altro, che oppone le stesse parti, è fondato
         sugli stessi motivi ed è volto all’annullamento dello stesso atto giuridico dev’essere dichiarato irricevibile per litispendenza
         (v., in particolare, sentenza 22 settembre 1988, cause riunite 358/85 e 51/86, Francia/Parlamento, Racc. pag. 4821, punto 12).
      
      65     Nelle circostanze del caso di specie, il ricorso nella causa C‑431/03 oppone le stesse parti ed è fondato sugli stessi motivi
         del ricorso nella causa C‑324/03.
      
      66     D’altro canto, com’è stato rilevato dall’avvocato generale al punto 15 delle sue conclusioni, dall’impugnata lettera 29 luglio
         2003 risulta che quest’ultima ha avuto come obiettivo solo la rettifica di alcuni errori di traduzione apparsi nell’impugnata
         lettera 14 maggio 2003, lettera che non è stata annullata e i cui effetti giuridici continuano a prodursi a partire dalla
         data della sua adozione. Per giunta, la Repubblica italiana non ha contestato, in sé stessa, la detta rettifica.
      
      67     L’oggetto del presente ricorso è quindi esattamente identico a quello della causa C‑324/03, vale a dire l’annullamento dell’impugnata
         lettera 14 maggio 2003 in cui la Commissione, pur riaffermando la non ammissibilità al contributo dei Fondi strutturali degli
         anticipi erogati dagli organismi designati dagli Stati membri, ammette l’ammissibilità di tali anticipi qualora la decisione
         definitiva di erogazione dell’aiuto ai destinatari interessati sia stata adottata entro il 19 febbraio 2003.
      
      68     Pertanto, il ricorso nella causa C‑431/03 dev’essere dichiarato irricevibile.
       Sulle spese
      69     Ai sensi dell’art. 69, n. 6, del regolamento di procedura, in caso di non luogo a provvedere, la Corte decide sulle spese
         in via equitativa. Nel caso di specie, se la Corte ha ritenuto che non vi fosse luogo a provvedere nell’ambito della causa
         C‑138/03 a seguito dell’annullamento da parte della Commissione delle decisioni la cui revoca è stata chiesta dalla Repubblica
         italiana, occorre tener conto del fatto che tale annullamento è intervenuto solo dopo la proposizione del ricorso e ha quindi
         comportato per la ricorrente spese inutili. Appare dunque appropriato condannare la Commissione a sopportare le spese.
      
      70     Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione, nelle cause C‑324/03 e C‑431/03, ha chiesto la condanna della Repubblica italiana, quest’ultima,
         rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Non vi è luogo a provvedere sul ricorso nella causa C‑138/03.
      2)      Il ricorso nella causa C-324/03 è respinto.
      3)      Il ricorso nella causa C‑431/03 è irricevibile.
      4)      La Commissione delle Comunità europee è condannata alle spese relative alla causa C‑138/03.
      5)      La Repubblica italiana è condannata alle spese relative alle cause C‑324/03 e C‑431/03.
      Firme
      * Lingua processuale: l'italiano.