CELEX: 62007CJ0118
Language: it
Date: 2009-11-19 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 19 novembre 2009.#Commissione delle Comunità europee contro Repubblica di Finlandia.#Inadempimento di uno Stato - Art. 307, secondo comma, CE - Mancata adozione delle misure atte ad eliminare le incompatibilità tra gli accordi bilaterali conclusi con Stati terzi prima dell’adesione dello Stato membro all’Unione europea e il Trattato CE - Accordi bilaterali conclusi dalla Repubblica di Finlandia con la Federazione russa, la Repubblica di Bielorussia, la Repubblica popolare cinese, la Malaysia, la Repubblica democratica socialista di Sri Lanka e la Repubblica dell’Uzbekistan in materia di investimenti.#Causa C-118/07.

Causa C‑118/07
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Repubblica di Finlandia
      «Inadempimento di uno Stato — Art. 307, secondo comma, CE — Mancata adozione delle misure atte ad eliminare le incompatibilità tra gli accordi bilaterali conclusi con Stati terzi prima
         dell’adesione dello Stato membro all’Unione europea e il Trattato CE — Accordi bilaterali conclusi dalla Repubblica di Finlandia con la Federazione russa, la Repubblica di Bielorussia, la Repubblica
         popolare cinese, la Malaysia, la Repubblica democratica socialista di Sri Lanka e la Repubblica dell’Uzbekistan in materia
         di investimenti»
      
      Massime della sentenza
      Accordi internazionali — Accordi degli Stati membri — Accordi anteriori al Trattato CE
      (Artt. 57, n. 2, CE, 59 CE, 60, n. 1, CE e 307, secondo comma, CE)
      Viene meno agli obblighi ad esso incombenti in forza dell’art. 307, secondo comma, CE lo Stato membro che omette di avvalersi
         dei mezzi atti ad eliminare le incompatibilità con il Trattato relative alle disposizioni in materia di trasferimento di capitali
         contenute negli accordi bilaterali di investimento riguardanti l’incentivazione e la tutela reciproca degli investimenti conclusi
         da tale Stato membro con Stati terzi.
      
      Infatti, l’art. 307, secondo comma, CE obbliga gli Stati membri a ricorrere a tutti i mezzi atti ad eliminare le incompatibilità
         constatate tra le convenzioni concluse anteriormente alla loro adesione e il diritto comunitario.
      
      Orbene, le disposizioni degli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1, CE conferiscono al Consiglio la competenza a limitare,
         in taluni casi ben determinati, i movimenti di capitali e i pagamenti tra Stati membri e Stati terzi. Per garantire l’effetto
         utile di dette disposizioni è necessario che, in caso di una loro adozione da parte del Consiglio, le misure limitative della
         libera circolazione dei capitali possano essere immediatamente applicate nei confronti degli Stati cui esse si riferiscono.
         
      
      Qualora un accordo non preveda disposizioni che consentono allo Stato membro interessato di esercitare i propri diritti e
         di soddisfare i propri obblighi in quanto membro della Comunità, e ciò non sia consentito neppure da un meccanismo di diritto
         internazionale e qualora tale Stato membro non intraprenda alcuna iniziativa nei confronti dello Stato terzo interessato per
         eliminare il rischio di conflitto, eventualmente derivante dall’applicazione dell’accordo di cui trattasi, con le misure che
         il Consiglio può adottare in forza degli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1, CE e non si avvalga di alcun meccanismo idoneo
         a permettergli di adempiere i suoi obblighi comunitari, l’esercizio delle competenze attribuite al Consiglio nell’ambito della
         circolazione dei capitali potrebbe essere ostacolato dall’esistenza stessa degli accordi bilaterali di cui trattasi e dei
         termini in cui sono redatti.
      
      (v. punti 28-33, 49-50 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      19 novembre 2009 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Art. 307, secondo comma, CE – Mancata adozione delle misure atte ad eliminare le incompatibilità tra gli accordi bilaterali conclusi con Stati terzi prima
         dell’adesione dello Stato membro all’Unione europea e il Trattato CE – Accordi bilaterali conclusi dalla Repubblica di Finlandia con la Federazione russa, la Repubblica di Bielorussia, la Repubblica
         popolare cinese, la Malaysia, la Repubblica democratica socialista di Sri Lanka e la Repubblica dell’Uzbekistan in materia
         di investimenti»
      
      Nella causa C‑118/07,
      avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 20 febbraio 2007,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. M. Huttunen, H. Støvlbæk e B. Martenczuk, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Repubblica di Finlandia, rappresentata dal sig. J. Heliskoski, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      sostenuta da:
      Repubblica federale di Germania, rappresentata dai sigg. M. Lumma e C. Blaschke, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      Repubblica di Ungheria, rappresentata dalla sig.ra J. Fazekas, in qualità di agente,
      
      Repubblica di Lituania, rappresentata dal sig. D. Kriaučiūnas, in qualità di agente,
      
      Repubblica d’Austria, rappresentata dalla sig.ra C. Pesendorfer, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      intervenienti,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. J.-C. Bonichot (relatore), presidente della Quarta Sezione, facente funzione di presidente della Seconda
         Sezione, dalla sig.ra C. Toader, dai sigg. C.W.A. Timmermans, K. Schiemann e L. Bay Larsen, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
      cancelliere: sig. R. Grass
      vista la fase scritta del procedimento,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 10 settembre 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che, avendo omesso di avvalersi dei mezzi atti ad eliminare
         le incompatibilità, riguardo al Trattato CE in materia di trasferimento di capitali, relative alle disposizioni contenute
         negli accordi bilaterali di investimento riguardanti l’incentivazione e la tutela reciproca degli investimenti conclusi dalla
         Repubblica di Finlandia con, rispettivamente, l’ex Unione delle repubbliche socialistiche sovietiche cui è succeduta la Federazione
         russa (accordo firmato l’8 febbraio 1989, SopS 58/1991), la Repubblica di Bielorussia (accordo firmato il 28 ottobre 1992,
         SopS 89/1994), la Repubblica popolare cinese (accordo firmato il 4 settembre 1984, SopS 4/1986), la Malaysia (accordo firmato
         il 15 aprile 1985, SopS 79/1987), la Repubblica democratica socialista di Sri Lanka (accordo firmato il 27 aprile 1985, SopS
         54/1987) e la Repubblica dell’Uzbekistan (accordo firmato il 1° ottobre 1992, SopS 74/1993; in prosieguo, collettivamente,
         gli «accordi bilaterali controversi»), la Repubblica di Finlandia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
         dell’art. 307, secondo comma, CE.
      
       Contesto normativo
      2        Il Regno di Finlandia ha concluso gli accordi bilaterali controversi prima della sua adesione all’Unione europea. 
      
      3        Tali accordi sono entrati in vigore, rispettivamente, nei confronti della Federazione russa il 15 agosto 1991, della Repubblica
         di Bielorussia l’11 dicembre 1994, della Repubblica popolare cinese il 26 gennaio 1986, della Malaysia il 3 gennaio 1988,
         della Repubblica democratica socialista di Sri Lanka il 25 ottobre 1987 e, infine, della Repubblica dell’Uzbekistan il 22
         ottobre 1993.
      
      4        Tali accordi garantiscono agli investitori di ciascuna Parte contraente la libertà di trasferimento dei pagamenti correlati
         a un investimento in valute liberamente convertibili. 
      
      5        Tutti questi accordi, ad eccezione di quello concluso con la Federazione russa, contengono una clausola che garantisce la
         tutela degli investimenti nei limiti consentiti dalla normativa della Parte contraente. A titolo di esempio, l’accordo concluso
         con la Repubblica democratica socialista di Sri Lanka contiene la clausola seguente: «Ciascuna Parte contraente garantisce
         in ogni caso, entro i limiti consentiti dalle proprie leggi e dai propri decreti, e conformemente al diritto internazionale,
         un trattamento ragionevole ed adeguato degli investimenti effettuati dai cittadini o dalle imprese dell’altra Parte contraente».
      
       La procedura precontenziosa
      6        Il 7 maggio 2004, ritenendo che gli accordi bilaterali controversi potessero essere d’ostacolo all’applicazione di restrizioni
         ai movimenti di capitali e ai pagamenti che il Consiglio dell’Unione europea può adottare in forza degli artt. 57, n. 2, CE,
         59 CE e 60, n. 1, CE, la Commissione ha inviato alla Repubblica di Finlandia una lettera di diffida.
      
      7        Con lettera 7 luglio 2004 tale Stato membro ha trasmesso alla Commissione le sue osservazioni in merito alla lettera di diffida.
         Esso ha sostenuto che le clausole controverse di detti accordi non ostavano al rispetto degli obblighi che gli derivavano
         dagli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1, CE.
      
      8        La Commissione, considerando che gli argomenti addotti dalla Repubblica di Finlandia erano insufficienti, il 16 marzo 2005
         le ha inviato un parere motivato. 
      
      9        Con lettera 19 maggio 2005, la Repubblica di Finlandia ha trasmesso alla Commissione le sue osservazioni in risposta a detto
         parere motivato. Essa ha tenute ferme le argomentazioni esposte in precedenza.
      
      10      La Commissione, ritenendo che tali argomentazioni non fossero in grado di confutare le censure formulate nel parere motivato,
         ha deciso di proporre il ricorso in esame. 
      
      11      Con ordinanza del presidente della Corte in data 9 luglio 2007, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Lituania,
         la Repubblica di Ungheria e la Repubblica d’Austria sono state ammesse ad intervenire a sostegno delle conclusioni della Repubblica
         di Finlandia.
      
       Sul ricorso
      12      In via preliminare, si deve osservare che uno degli accordi bilaterali non contiene una clausola particolare del tipo di quella
         menzionata al punto 5 della presente sentenza che, secondo la Repubblica di Finlandia, le consentirebbe comunque di adempiere
         i suoi obblighi comunitari. Gli altri cinque accordi contengono una clausola di questo tipo.
      
      13      In tale contesto occorre esaminare il ricorso della Commissione in relazione anzitutto all’accordo che non contiene tale clausola
         e quindi, in secondo luogo, in relazione a quelli che la contengono.
      
      14      Occorrerà in terzo luogo esaminare l’argomentazione generale delle parti che si riferisce al principio di non discriminazione
         e all’ambito di applicazione dell’art. 307, secondo comma, CE. 
      
       Sugli accordi conclusi con la Federazione russa 
       Argomenti delle parti
      15      Secondo la Commissione, la mancanza, in particolare nell’accordo di cui trattasi, di qualsiasi disposizione che consenta alla
         Repubblica di Finlandia di applicare restrizioni ai movimenti di capitali e ai pagamenti che potrebbero eventualmente essere
         decise dal Consiglio in base agli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1, CE può indurre tale Stato a violare i suoi obblighi
         comunitari. La Commissione ritiene altresì che tale Stato sia venuto meno agli obblighi impostigli dall’art. 307, secondo
         comma, CE, poiché non ha fatto ricorso a mezzi atti ad eliminare qualsiasi situazione di incompatibilità con il Trattato.
      
      16      La Repubblica di Finlandia e gli Stati membri intervenuti a sostegno delle sue conclusioni affermano che, in mancanza di qualsiasi
         provvedimento restrittivo adottato dal Consiglio rispetto agli Stati terzi con cui essa aveva concluso accordi di investimento,
         la questione della compatibilità dell’accordo di cui trattasi con una disposizione del Trattato che non è stata oggetto di
         alcuna applicazione non si pone dal momento che non vi sarebbero «incompatibilità constatate» ai sensi dell’art. 307, secondo
         comma, CE. Di conseguenza, l’inadempimento asserito dalla Commissione sarebbe di natura puramente ipotetica. Pertanto, l’obbligo
         a carico degli Stati membri di ricorrere a tutti i mezzi atti ad eliminare tali «incompatibilità constatate» esisterebbe solo
         a partire dal momento in cui la Corte abbia preliminarmente accertato l’esistenza di tali incompatibilità.
      
      17      Inoltre, gli Stati intervenienti sostengono che le misure di salvaguardia di cui agli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1,
         CE possono essere attuate solo in casi eccezionali che non potevano essere previsti al momento della conclusione dell’accordo
         di cui trattasi. Ne consegue che la Repubblica di Finlandia potrebbe avvalersi del principio rebus sic stantibus e sospendere
         provvisoriamente le disposizioni contestate relative alla libertà di trasferimento nell’ipotesi in cui la Comunità adottasse
         misure di salvaguardia.
      
       Giudizio della Corte
      18      L’accordo bilaterale di investimento di cui trattasi, concluso dalla Repubblica di Finlandia, contiene clausole che garantiscono
         la libertà del trasferimento, senza indebito ritardo, dei pagamenti correlati ad un investimento in valute liberamente convertibili.
      
      19      In particolare, si garantiscono in tal modo la libertà di trasferire fondi ai fini della realizzazione di un investimento,
         della gestione e dell’ampliamento di quest’ultimo, la libertà di rimpatriare gli introiti che tale investimento avrà procurato,
         nonché la libertà di trasferire i fondi necessari alla restituzione di prestiti e quelli provenienti dalla liquidazione o
         dalla cessione di detto investimento. 
      
      20      Sotto tale profilo, tale accordo è conforme alla lettera dell’art. 56, n. 1, CE, in base al quale «(…) sono vietate tutte
         le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri, nonché tra Stati membri e paesi terzi», e a quella dell’art. 56,
         n. 2, CE, secondo cui «(…) sono vietate tutte le restrizioni sui pagamenti tra gli Stati membri, nonché tra Stati membri e
         paesi terzi».
      
      21      È vero che le disposizioni del Trattato considerate dal ricorso in esame della Commissione conferiscono al Consiglio il potere
         di limitare, in alcuni casi, i movimenti di capitali e i pagamenti tra gli Stati membri e gli Stati terzi, tra i quali figurano
         i movimenti considerati dalle clausole sul trasferimento in questione. 
      
      22      Le disposizioni di cui trattasi, contenute negli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1, CE, al fine di tutelare l’interesse
         generale della Comunità e di consentirle di soddisfare, se del caso, i suoi obblighi internazionali e quelli degli Stati membri,
         introducono eccezioni al principio della libera circolazione dei capitali e dei pagamenti tra gli Stati membri e gli Stati
         terzi. 
      
      23      L’art. 57, n. 2, CE consente al Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, di adottare
         talune misure restrittive concernenti i movimenti di capitali in relazione, in particolare, agli investimenti diretti provenienti
         da Stati terzi o ad essi rivolti. È richiesta l’unanimità qualora tali misure comportino «un regresso» della legislazione
         comunitaria per quanto riguarda la liberalizzazione dei movimenti di capitali provenienti da Stati terzi o ad essi diretti.
      
      24      L’art. 59 CE autorizza il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, ad
         adottare misure di salvaguardia qualora i movimenti di capitali provenienti da Stati terzi o ad essi diretti «causino o minaccino
         di causare difficoltà gravi per il funzionamento dell’Unione economica e monetaria», purché tali misure siano strettamente
         necessarie e riguardino un periodo «non superiore a sei mesi». 
      
      25      L’art. 60, n. 1, CE consente al Consiglio di adottare, su proposta della Commissione, al fine di attuare una posizione o un’azione
         comuni nel settore della politica estera e di sicurezza comune, le «misure urgenti necessarie» in materia di movimenti di
         capitali e di pagamenti. Un’azione siffatta può essere necessaria, per esempio, per dare esecuzione ad una risoluzione del
         Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
      
      26      È pacifico che l’accordo bilaterale di cui trattasi non contiene alcuna disposizione che riservi queste possibilità di limitazione,
         da parte della Comunità, dei movimenti di fondi correlati ad investimenti. Occorre, dunque, verificare se la Repubblica di
         Finlandia fosse tenuta, per tale motivo, a ricorrere ai mezzi appropriati cui si riferisce l’art. 307, secondo comma, CE.
         
      
      27      In forza dell’art. 307, primo comma, CE, i diritti e gli obblighi derivanti da una convenzione conclusa anteriormente alla
         data di adesione di uno Stato membro tra quest’ultimo e uno Stato terzo non sono pregiudicati dalle disposizioni del Trattato.
         Tale disposizione è volta a precisare, conformemente ai principi del diritto internazionale, che l’applicazione del Trattato
         non pregiudica l’impegno assunto dallo Stato membro interessato di rispettare i diritti dei paesi terzi derivanti da una convenzione
         antecedente e di attenersi agli obblighi corrispondenti (v. sentenze 14 ottobre 1980, causa 812/79, Burgoa, Racc. pag. 2787,
         punto 8; 4 luglio 2000, causa C‑84/98, Commissione/Portogallo, Racc. pag. I‑5215, punto 53, nonché 18 novembre 2003, causa
         C‑216/01, Budĕjovický Budvar, Racc. pag. I‑13617, punti 144 e 145). 
      
      28      Tuttavia, l’art. 307, secondo comma, CE obbliga gli Stati membri a ricorrere a tutti i mezzi atti ad eliminare le incompatibilità
         constatate tra le convenzioni concluse anteriormente alla loro adesione e il diritto comunitario. In base a tale disposizione,
         ove occorra, gli Stati membri si forniscono reciproca assistenza per raggiungere tale scopo, assumendo eventualmente una comune
         linea di condotta.
      
      29      Le disposizioni degli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1, CE conferiscono al Consiglio la competenza a limitare, in taluni
         casi ben determinati, i movimenti di capitali e i pagamenti tra Stati membri e Stati terzi.
      
      30      Per garantire l’effetto utile di dette disposizioni è necessario che, in caso di una loro adozione da parte del Consiglio,
         le misure limitative della libera circolazione dei capitali possano essere immediatamente applicate nei confronti degli Stati
         cui esse si riferiscono.
      
      31      Di conseguenza, e come ha dichiarato la Corte nelle sue sentenze 3 marzo 2009, causa C‑205/06, Commissione/Austria (Racc. pag. I‑1301,
         punto 37), e causa C‑249/06, Commissione/Svezia (Racc. pag. I‑1335, punto 38), queste competenze del Consiglio, che consistono
         nell’adottare unilateralmente misure restrittive nei confronti di Stati terzi in una materia identica o connessa a quella
         disciplinata da un accordo anteriore concluso tra uno Stato membro e uno Stato terzo, evidenziano un’incompatibilità con detto
         accordo qualora, da un lato, quest’ultimo non preveda disposizioni che consentano allo Stato membro interessato di esercitare
         i propri diritti e di soddisfare i propri obblighi in quanto membro della Comunità e, dall’altro, non lo consenta neppure
         un meccanismo di diritto internazionale. 
      
      32      Orbene, la Repubblica di Finlandia rispetto all’accordo summenzionato non si avvale di alcun meccanismo idoneo a permetterle
         di adempiere i suoi obblighi comunitari. Inoltre, e in ogni caso, la possibilità invocata dagli Stati intervenienti di avvalersi
         di altri mezzi offerti dal diritto internazionale come la sospensione, se non addirittura la denuncia, dell’accordo di cui
         trattasi o di talune sue clausole è troppo incerta nei suoi effetti per garantire che le misure adottate dal Consiglio possano
         essere utilmente applicate ed entro i termini previsti. 
      
      33      È pacifico che, nel caso contemplato, la Repubblica di Finlandia non ha intrapreso, entro il termine impartito da tale istituzione
         nel suo parere motivato, alcuna iniziativa nei confronti dello Stato terzo interessato per eliminare il rischio di conflitto,
         eventualmente derivante dall’applicazione dell’accordo di cui trattasi, con le misure che il Consiglio può adottare in forza
         degli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1, CE.
      
      34      È necessario aggiungere che, come è stato dichiarato nelle cause decise con le sentenze precedentemente citate, Commissione/Austria
         e Commissione/Svezia, le incompatibilità con il Trattato determinate dagli accordi sugli investimenti con Stati terzi e che
         ostano all’applicazione delle restrizioni ai movimenti di capitali e ai pagamenti che il Consiglio può adottare in forza degli
         artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60, n. 1, CE non si limitano allo Stato membro convenuto nella presente causa. 
      
      35      Di conseguenza, occorre rilevare che, conformemente all’art. 307, secondo comma, CE, ove occorra, gli Stati membri si forniscono
         reciproca assistenza per eliminare le incompatibilità constatate tra le convenzioni concluse dagli Stati membri anteriormente
         alla loro adesione e il diritto comunitario, assumendo eventualmente una comune linea di condotta. Nell’ambito della responsabilità
         che incombe alla Commissione, ai sensi dell’art. 211 CE, di vigilare sull’applicazione delle disposizioni del Trattato, spetta
         a quest’ultima prendere qualsiasi iniziativa atta ad agevolare la reciproca assistenza fra gli Stati membri interessati nonché
         l’assunzione da parte di detti Stati membri di una comune linea di condotta.
      
       Sugli accordi conclusi con la Repubblica di Bielorussia, con la Repubblica popolare cinese, con la Malaysia, con la Repubblica
            democratica socialista di Sri Lanka e con la Repubblica dell’Uzbekistan
       Argomenti delle parti
      36      La Commissione sostiene che le disposizioni particolari, come quelle contenute nella clausola menzionata al punto 5 della
         presente sentenza e di cui si avvale la Repubblica di Finlandia per quanto riguarda gli accordi summenzionati, rinviano alle
         disposizioni legislative e regolamentari degli Stati parti di tali accordi quali erano in vigore al momento in cui tali accordi
         sono stati conclusi, vale a dire, nella fattispecie, prima dell’adesione della Repubblica di Finlandia all’Unione. La Commissione
         ritiene pertanto che tali disposizioni non offrano, di per sè, a tale Stato membro la possibilità di attuare senza indugio
         misure restrittive che la Comunità potrebbe essere indotta ad adottare.
      
      37      La Repubblica di Finlandia e la Repubblica di Lituania affermano al contrario che tali disposizioni possono essere applicate
         giacché le misure restrittive adottate dal Consiglio, in virtù dell’effetto diretto del diritto comunitario, farebbero parte
         della normativa finlandese ai sensi di tali disposizioni. Pertanto, non vi sarebbe incompatibilità con il Trattato ai sensi
         dell’art. 307, secondo comma, CE.
      
       Giudizio della Corte
      38      Si deve rilevare che, come giustamente afferma la Repubblica di Finlandia, le misure restrittive che potrebbero essere adottate
         dal Consiglio sulla base degli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE e 60 CE faranno parte dell’ordinamento giuridico finlandese. Tuttavia,
         non risulta chiaramente se tali misure potranno essere considerate come parte della normativa finlandese laddove si riferiscano
         agli accordi bilaterali di investimento di cui trattasi. 
      
      39      Infatti, in conformità di una costante giurisprudenza, un trattato internazionale deve essere interpretato non soltanto alla
         stregua dei termini in cui è redatto, ma anche alla luce dei suoi obiettivi. Gli artt. 31 delle Convenzioni di Vienna 23 maggio
         1969, sul diritto dei trattati, e 21 marzo 1986, sul diritto dei trattati tra Stati ed organizzazioni internazionali o tra
         organizzazioni internazionali, che costituiscono, in tal senso, un’espressione del diritto internazionale generale consuetudinario,
         precisano, a questo proposito, che un trattato dev’essere interpretato in buona fede, secondo il senso comune da attribuire
         ai suoi termini nel loro contesto ed alla luce del suo oggetto e del suo scopo (v., in tal senso, sentenze 20 novembre 2001,
         causa C‑268/99, Jany e a., Racc. pag. I‑8615, punto 35, nonché 10 gennaio 2006, causa C‑344/04, IATA e ELFAA, Racc. pag. I‑403,
         punto 40).
      
      40      Da tale punto di vista, occorre rilevare che le disposizioni degli accordi bilaterali di cui trattasi, contestate dalla Commissione
         nel suo ricorso per inadempimento, sono dirette anche a garantire la libertà dei pagamenti correlati ad investimenti e ciò
         nel più breve tempo possibile.
      
      41      In tale contesto la questione se la clausola che garantisce la tutela degli investimenti nei limiti autorizzati dalla normativa
         della Parte contraente, contenuta negli accordi bilaterali di cui trattasi, consentirebbe all’una o all’altra parte di limitare
         le facilitazioni di pagamento in applicazione di decisioni – nazionali o ad altro livello – adottate dopo l’entrata in vigore
         degli accordi, si presta per lo meno a discussione, tanto più che per taluni accordi viene altresì precisato che ciascuna
         Parte contraente deve agire «conformemente al diritto internazionale». 
      
      42      Pertanto, le disposizioni degli accordi bilaterali di cui trattasi su cui si fonda la Repubblica di Finlandia per sostenere
         che, contrariamente a quanto fa valere la Commissione, essa sarebbe in grado di soddisfare pienamente, laddove fosse necessario,
         agli obblighi comunitari che potrebbero derivarle dall’adozione da parte del Consiglio di provvedimenti restrittivi della
         libera circolazione dei capitali, non sembrano garantire che sia effettivamente così, poiché l’interpretazione di tali previsioni
         è troppo incerta e, di conseguenza, anche quella della loro portata e dei loro effetti.
      
      43      Ne consegue che le disposizioni degli accordi bilaterali di cui trattasi invocate dalla Repubblica di Finlandia non bastano
         ad assicurare la compatibilità degli accordi contestati dalla Commissione con l’art. 307 CE.
      
       Sul principio di non discriminazione e sulla sfera di applicazione dell’art. 307, secondo comma, CE 
       Argomenti delle parti
      44      La Repubblica federale di Germania e la Repubblica d’Ungheria affermano che la declaratoria di un’incompatibilità degli accordi
         bilaterali controversi con il Trattato, ai sensi dell’art. 307, secondo comma, CE, sarebbe contraria al «principio di concorrenza
         sul mercato interno e al principio di non discriminazione», poiché la Repubblica di Finlandia e i cittadini e le imprese dell’Unione
         che rientrano negli accordi conclusi da tale Stato membro sarebbero svantaggiati rispetto agli altri Stati membri e ai cittadini
         e imprese compresi nell’ambito di applicazione di convenzioni di investimento non criticate dalla Commissione.
      
      45      La Commissione sostiene che il confronto effettuato con accordi di investimento conclusi da altri Stati membri non è pertinente,
         poiché, secondo costante giurisprudenza della Corte, uno Stato membro non può giustificare la mancata esecuzione degli obblighi
         che gli incombono in forza del diritto comunitario adducendo la circostanza che altri Stati membri, a loro volta, avrebbero
         violato i loro obblighi.
      
      46      La Repubblica di Finlandia, sostenuta dalla Repubblica di Ungheria, insiste, infine, sulle gravi conseguenze che possono derivare
         dalla posizione della Commissione, qualora consentisse di constatare un inadempimento ai sensi dell’art. 307, secondo comma,
         CE in tutti i casi in cui un accordo concluso con uno Stato terzo prima dell’entrata in vigore del Trattato o dell’adesione
         dello Stato membro interessato si applichi in un settore ove la Comunità non ha ancora esercitato le competenze di cui dispone
         in forza del Trattato. Un’interpretazione siffatta conferirebbe una portata illimitata all’art. 307, secondo comma, CE, il
         che sarebbe censurabile tanto sotto l’aspetto della certezza del diritto quanto sotto quello della ripartizione delle competenze
         tra la Comunità e gli Stati membri, e romperebbe l’equilibrio creato dall’art. 307, primo e secondo comma, CE. 
      
      47      La Commissione afferma che essa non ha mai asserito che gli Stati membri debbano ricorrere a provvedimenti ai sensi dell’art. 307 CE
         in tutti i settori in cui la Comunità potrebbe adottare provvedimenti legislativi in futuro. Essa ammette che una simile pretesa
         da parte sua sarebbe d’altronde impossibile, poiché il contenuto degli atti normativi che possono essere adottati nei diversi
         settori non può, per definizione, essere previsto. Essa sostiene tuttavia che ciò non vale per gli artt. 57, n. 2, CE, 59 CE
         e 60, n. 1, CE, che attribuiscono al Consiglio una competenza definita in modo assolutamente preciso in materia di restrizioni
         dei movimenti di capitali e delle operazioni di pagamento rispetto agli Stati terzi e che obbligano gli Stati membri, laddove
         siffatte misure siano adottate, ad applicarle immediatamente. 
      
       Giudizio della Corte
      48      In primo luogo, si deve osservare che uno Stato membro non può giustificare il mancato assolvimento degli obblighi che gli
         incombono in forza del Trattato con la circostanza che altri Stati membri trasgrediscono del pari i loro obblighi. Infatti,
         nell’ordinamento giuridico comunitario istituito dal Trattato, l’applicazione del diritto comunitario da parte degli Stati
         membri non può essere soggetta ad una condizione di reciprocità. Gli artt. 226 CE e 227 CE contemplano le vie di ricorso idonee
         per fronteggiare i casi in cui gli Stati membri non rispettano gli obblighi che loro incombono in forza del Trattato (v. sentenze
         11 gennaio 1990, causa C‑38/89, Blanguernon, Racc. pag. I‑83, punto 7, e 29 marzo 2001, causa C‑163/99, Portogallo/Commissione,
         Racc. pag. I‑2613, punto 22).
      
      49      Per quanto riguarda, in secondo luogo, l’argomento secondo cui accogliere il ricorso della Commissione significherebbe attribuire
         all’art. 307, secondo comma, CE una portata eccessivamente restrittiva, è sufficiente constatare che la presente sentenza
         non incide affatto sugli obblighi degli Stati membri in altre circostanze e si limita a dichiarare che, come è stato esposto
         in precedenza, l’esercizio delle competenze attribuite al Consiglio nell’ambito della circolazione dei capitali potrebbe essere
         ostacolato dall’esistenza stessa degli accordi bilaterali di cui trattasi e dei termini in cui sono redatti. 
      
      50      Sulla base delle considerazioni che precedono si deve dichiarare che, non essendosi avvalsa dei mezzi atti ad eliminare le
         incompatibilità con il Trattato relative alle disposizioni di trasferimento di capitali contenute negli accordi bilaterali
         controversi, la Repubblica di Finlandia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’art. 307, secondo comma,
         CE. 
      
       Sulle spese
      51      A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica di Finlandia, rimasta soccombente, dev’essere condannata
         alle spese. 
      
      52      Ai sensi del n. 4, primo comma, dello stesso articolo, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Lituania, la Repubblica
         di Ungheria e la Repubblica d’Austria, intervenuti nella lite in esame, sopporteranno le proprie spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Non essendosi avvalsa dei mezzi atti ad eliminare le incompatibilità con il Trattato relative alle disposizioni in materia
            di trasferimento di capitali contenute negli accordi bilaterali di investimento riguardanti l’incentivazione e la tutela reciproca
            degli investimenti conclusi dalla Repubblica di Finlandia con, rispettivamente, l’ex Unione delle repubbliche socialiste sovietiche
            cui è succeduta la Federazione russa (accordo firmato l’8 febbraio 1989), la Repubblica di Bielorussia (accordo firmato il
            28 ottobre 1992), la Repubblica popolare cinese (accordo firmato il 4 settembre 1984), la Malaysia (accordo firmato il 15
            aprile 1985), la Repubblica democratica socialista di Sri Lanka (accordo firmato il 27 aprile 1985) e la Repubblica dell’Uzbekistan
            (accordo firmato il 1° ottobre 1992), la Repubblica di Finlandia è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza dell’art. 307,
            secondo comma, CE.
      2)      La Repubblica di Finlandia è condannata alle spese. 
      3)      La Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Lituania, la Repubblica di Ungheria e la Repubblica d’Austria sopporteranno
            le proprie spese. 
      Firme
      * Lingua processuale: il finlandese.