CELEX: 62005CJ0366
Language: it
Date: 2007-06-21
Title: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 21 giugno 2007. # Optimus - Telecomunicações SA contro Fazenda Pública. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Supremo Tribunal Administrativo - Portogallo. # Imposte indirette sulla raccolta di capitali - Direttiva 69/335/CEE, come modificata dalla direttiva 85/303/CEE - Articolo 7, n. 1 - Imposta sui conferimenti - Esenzione - Presupposti - Situazione al 1º luglio 1984. # Causa C-366/05.

Causa C-366/05
      Optimus - Telecomunicações SA
      contro
      Fazenda Pública
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Supremo Tribunal Administrativo)
      «Imposte indirette sulla raccolta di capitali — Direttiva 69/335/CEE, come modificata dalla direttiva 85/303/CEE — Art. 7, n. 1 — Imposta sui conferimenti — Esenzione — Presupposti — Situazione al 1° luglio 1984»
      Conclusioni dell’avvocato generale E. Sharpston, presentate il 25 gennaio 2007 
      Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 21 giugno 2007 
      Massime della sentenza
      1.     Disposizioni tributarie — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte indirette sulla raccolta di capitali — Imposta sui conferimenti
            gravante sulle società di capitali 
      (Direttiva del Consiglio 69/335, art. 7, n. 1)
      2.     Disposizioni tributarie — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte indirette sulla raccolta di capitali — Imposta sui conferimenti
            gravante sulle società di capitali 
      (Direttiva del Consiglio 69/335, artt. 7, n. 1, e 10)
      1.     L’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335, concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali, come modificata dalla
         direttiva 85/303, deve essere interpretato nel senso che, nel caso di uno Stato che ha aderito alle Comunità europee con effetto
         dal 1° gennaio 1986, in mancanza di disposizioni derogatorie nell’atto di adesione di tale Stato o in un altro atto comunitario,
         l’esenzione obbligatoria prevista in tale disposizione vale per tutte le operazioni rientranti nell’ambito di applicazione
         della direttiva 69/335 che, al 1° luglio 1984, erano esentate in tale Stato dall’imposta sui conferimenti o che erano soggette
         a tale imposta con un’aliquota ridotta inferiore o pari allo 0,50%.
      
      L’obbligo chiaro e incondizionato degli Stati membri di esentare dall’imposta sui conferimenti le dette operazioni vincola
         anche lo Stato membro interessato a partire dal 1° gennaio 1986, data della sua adesione alle Comunità, la quale coincide
         con la scadenza fissata per il recepimento delle modifiche sostanziali apportate alla direttiva 69/335 dalla direttiva 85/303,
         cosicché l’unica versione della direttiva 69/335 valida per tale Stato membro è quella stabilita dalla direttiva 85/303.
      
      La data del 1° luglio 1984, presa come data di riferimento in forza del richiamato art. 7, n. 1, è valida anche per tale Stato
         membro. Infatti, in caso di adesione, un rinvio ad una data prevista nel diritto comunitario, in assenza di una disposizione
         contraria nell’atto di adesione o in qualunque altro atto comunitario, vale anche per lo Stato che aderisce, anche se tale
         data è anteriore a quella dell’adesione.
      
      (v. punti 28, 30, 32-33, dispositivo 1)
      2.     Nel caso di uno Stato che ha aderito alle Comunità europee con effetto dal 1° gennaio 1986, gli artt. 7, n. 1, e 10 della
         direttiva 69/335, riguardante le imposte indirette sulla raccolta di capitali, come modificata dalla direttiva 85/303, vietano
         l’introduzione dopo il 1° gennaio 1986 di un’imposta di bollo su un’operazione di aumento del capitale sociale rientrante
         nell’ambito di applicazione della direttiva 69/335, che, al 1° luglio 1984, era esentata da tale imposta in forza del diritto
         nazionale.
      
      (v. punto 46, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
      21 giugno 2007 (*)
      
      «Imposte indirette sulla raccolta di capitali – Direttiva 69/335/CEE, come modificata dalla direttiva 85/303/CEE – Art. 7, n. 1 – Imposta sui conferimenti – Esenzione – Presupposti – Situazione al 1° luglio 1984»
      Nel procedimento C‑366/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Supremo Tribunal
         Administrativo (Portogallo), con decisione 6 luglio 2005, pervenuta in cancelleria il 29 settembre 2005, nella causa tra
      
      Optimus – Telecomunicações SA
      e
      Fazenda Pública,
      in presenza di:
      Ministério Público,
      LA CORTE (Quarta Sezione),
      composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dal sig. E. Juhász (relatore), dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai
         sigg. G. Arestis e T. von Danwitz, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 26 ottobre 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per la Optimus – Telecomunicações SA, dai sigg. J. Vieira Peres e C. Botelho Moniz, advogados;
      –       per il governo portoghese, dai sigg. L. Fernandes e S. Vasques nonché dalla sig.ra A. Ferreira, in qualità di agenti;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. R. Lyal e dalla sig.ra M. Afonso, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 25 gennaio 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 7, n. 1, della direttiva del Consiglio 17 luglio
         1969, 69/335/CEE, concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali (GU L 249, pag. 25), come modificata dalla direttiva
         del Consiglio 10 giugno 1985, 85/303/CEE (GU L 156, pag. 23; in prosieguo: la «direttiva 69/335»).
      
      2       Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia tra la Optimus – Telecomunicações SA (in prosieguo: la «Optimus»)
         e le autorità fiscali portoghesi, relativamente al pagamento di un tributo chiamato «imposta di bollo» richiesto in ragione
         di un aumento del capitale sociale effettuato in contanti.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3       Ai sensi del suo primo ‘considerando’ la direttiva 69/335 ha per obiettivo di promuovere la libera circolazione dei capitali,
         considerata come libertà fondamentale essenziale per la creazione di un mercato interno. Nell’ambito di tale obiettivo, come
         emerge dal sesto‑ottavo ‘considerando’ di tale direttiva, essa è diretta ad armonizzare l’imposta alla quale sono sottoposti
         i conferimenti a società nella Comunità economica europea con l’introduzione di un’imposta unica sulla raccolta di capitali
         applicabile una sola volta nel mercato comune e con la soppressione di tutte le altre imposte indirette aventi le stesse caratteristiche
         di tale imposta unica.
      
      4       A tal fine gli artt. 1‑9 della direttiva 69/335 prevedono la riscossione di un’imposta armonizzata sui conferimenti versati
         a società di capitali, chiamata «imposta sui conferimenti».
      
      5       L’art. 4, n. 1, di tale direttiva contiene un elenco di operazioni che gli Stati membri devono assoggettare all’imposta sui
         conferimenti. In tale elenco figurano, alla lett. c), «l’aumento del capitale sociale di una società di capitali mediante
         conferimento di beni di qualsiasi natura». Lo stesso art. 4 contiene, al n. 2, un elenco di operazioni che gli Stati membri
         possono sottoporre all’imposta sui conferimenti. Gli Stati membri avevano anche la facoltà, conformemente all’art. 7, n. 4,
         della direttiva 69/335, nella sua versione iniziale, di applicare alle operazioni rientranti nell’art. 4, n. 2, un’aliquota
         ridotta dell’imposta sui conferimenti. 
      
      6       Le aliquote dell’imposta sui conferimenti sono stabilite all’art. 7 della direttiva 69/335. Tale articolo della direttiva
         69/335, nella sua versione iniziale, prevedeva, al suo n. 1, lett. a), che l’aliquota dell’imposta sui conferimenti «non può
         superare il 2%, né essere inferiore all’1%» e, alla lett. b), che «tale aliquota è ridotta del 50% almeno quando una o più
         società di capitali conferiscono la totalità dei loro patrimoni, o uno o più rami della loro attività, ad una o più società
         di capitali in via di creazione o già esistenti». In quest’ultimo caso, si tratta di operazioni di concentrazione di imprese
         e la riduzione dell’aliquota dell’imposta sui conferimenti è sottoposta a talune condizioni. 
      
      7       L’art. 8 della direttiva 69/335 consente agli Stati membri di esentare totalmente o parzialmente dall’imposta sui conferimenti
         le operazioni previste all’art. 4, nn. 1 e 2, concernenti le società di capitali che forniscono servizi di utilità pubblica,
         a condizione che lo Stato o altri enti locali possiedano almeno la metà del capitale sociale, e le società di capitali che
         perseguono unicamente e direttamente obiettivi culturali, di beneficenza, di assistenza o di educazione.
      
      8       L’art. 9 della direttiva 69/335 contiene una clausola d’eccezione generale, secondo cui «[t]alune categorie di operazioni
         o di società di capitali possono essere oggetto di esenzioni, riduzioni o maggiorazioni delle aliquote per motivi di equità
         fiscale o di ordine sociale ovvero per permettere ad uno Stato membro di far fronte a situazioni particolari».
      
      9       Infine, l’art. 10 della direttiva 69/335 dispone quanto segue:
      «Oltre all’imposta sui conferimenti, gli Stati membri non applicano, per quanto concerne le società, associazioni o persone
         giuridiche che perseguono scopi di lucro, nessuna altra imposizione, sotto qualsiasi forma
      
      a)      per le operazioni previste all’articolo 4;
      (…)
      c)      per l’immatricolazione o per qualsiasi altra formalità preliminare all’esercizio di un’attività, alla quale una società, associazione
         o persona giuridica che persegue scopi di lucro può essere sottoposta in ragione della sua forma giuridica».
      
      10     La direttiva del Consiglio 9 aprile 1973, 73/79/CEE (GU L 103, pag. 13), ha esteso l’ambito di applicazione delle aliquote
         ridotte dell’imposta sui conferimenti. Essa ha inserito un punto b) bis all’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335 nella sua
         versione iniziale, lasciando agli Stati membri la possibilità di riservare lo stesso trattamento delle operazioni di concentrazione
         d’imprese, ossia la riduzione del 50% o più dell’aliquota dell’imposta sui conferimenti, «quando una società di capitali in
         via di costituzione o già esistente ottiene quote rappresentanti almeno il 75% del capitale sociale precedentemente emesso
         da un’altra società di capitali». Tale riduzione dell’aliquota dell’imposta sui conferimenti o tale esenzione da siffatta
         imposta era subordinata a talune condizioni. 
      
      11     La direttiva del Consiglio 9 aprile 1973, 73/80/CEE, che fissa le aliquote comuni dell’imposta sui conferimenti (GU L 103,
         pag. 15), ha introdotto, a partire dal 1° gennaio 1976, una riduzione generale delle aliquote dell’imposta sui conferimenti.
         Pertanto, l’aliquota generale è stata fissata all’1% e gli Stati membri avevano la facoltà di stabilire le aliquote ridotte
         previste dall’art. 7, n. 1, lett. b) e b) bis, della direttiva 69/335, come modificata dalla direttiva 73/79, dallo 0% allo
         0,50%.
      
      12     In ultimo luogo, la direttiva 85/303 ha apportato talune modifiche sostanziali alla direttiva 69/335. La direttiva 85/303
         è fondata sulla constatazione che l’imposta sui conferimenti comporta effetti economici sfavorevoli al raggruppamento e allo
         sviluppo delle imprese particolarmente sensibili nella congiuntura di quel tempo, che necessitava il rilancio degli investimenti.
         Il terzo, quarto e quinto ‘considerando’ di tale direttiva affermano: 
      
      «considerando che la migliore soluzione per realizzare tali obiettivi consisterebbe nel sopprimere l’imposta sui conferimenti;
         che, peraltro, la diminuzione del gettito fiscale che ne deriverebbe risulta inaccettabile per alcuni Stati membri; che si
         deve quindi lasciare agli Stati membri la possibilità di esentare o di assoggettare all’imposta sui conferimenti, totalmente
         o parzialmente, le operazioni che rientrano nel campo d’applicazione di tale imposta (…); 
      
      considerando che è opportuno esentare obbligatoriamente le operazioni attualmente soggette all’aliquota ridotta dell’imposta
         sui conferimenti;
      
      considerando che al 1° luglio 1984 non esisteva in Grecia un’imposta sui conferimenti; che dunque occorre prevedere la facoltà
         di introdurre in Grecia un’imposta di questo tipo e di esentare da essa talune operazioni».
      
      13     Conformemente all’art. 1 della direttiva 85/303, le modifiche apportate alla direttiva 69/335 sono le seguenti: 
      «all’articolo 4, paragrafo 2: 
      –       il testo della frase introduttiva è sostituito dal testo seguente:
      “2. Le seguenti operazioni possono continuare ad essere assoggettate all’imposta sui conferimenti se, alla data del 1° luglio
         1984, l’aliquota ad esse applicabile era dell’1%”; 
      
      –       alla fine, è aggiunto il comma seguente:
      “Tuttavia la Repubblica ellenica stabilisce quali tra le operazioni suddette essa assoggetta all’imposta sui conferimenti”.
      2) il testo dell’articolo 7 è sostituito dal testo seguente:
      “Articolo 7
      1.      Gli Stati membri esentano dall’imposta sui conferimenti le operazioni diverse da quelle di cui all’articolo 9 e che, alla
         data del 1° luglio 1984, erano esentate o assoggettate ad un’aliquota pari o inferiore a 0,50%.
      
      L’esenzione è sottoposta alle condizioni che a tale data erano applicabili per la concessione dell’esenzione o, se del caso,
         per l’assoggettamento ad un’aliquota pari o inferiore a 0,50%.
      
      La Repubblica ellenica stabilisce le operazioni che essa esenta dall’imposta sui conferimenti.
      2.      Gli Stati membri possono esentare dall’imposta sui conferimenti o assoggettare ad un’unica aliquota non superiore all’1% le
         operazioni diverse da quelle di cui al paragrafo 1.
      
      (…)”
      3)      il testo della frase introduttiva dell’articolo 8 è sostituito dal testo seguente:
      “Con riserva dell’articolo 7, paragrafo 1, gli Stati membri possono esentare dall’imposta sui conferimenti le operazioni di
         cui all’articolo 4, paragrafi 1 e 2, concernenti (…)”». 
      
      14     Il termine per il recepimento della direttiva 85/303 era stato fissato al 1° gennaio 1986.
       La normativa nazionale
      15     Dal fascicolo sottoposto alla Corte risulta che la normativa della Repubblica portoghese riguardo alla tassazione delle società
         di capitali (tariffa generale dell’imposta di bollo, allegata al Codice sull’imposta di bollo), come modificata dal decreto
         legge 1° settembre 1981, n. 257/81, assoggettava le operazioni di rafforzamento o di aumento del capitale delle società di
         capitali a un tributo, chiamato «imposta di bollo», equivalente all’1% dell’importo in questione. 
      
      16     Il decreto legge 16 maggio 1984, n. 154/84, entrato in vigore il 21 maggio 1984, ha introdotto una deroga a favore delle operazioni
         di aumento del capitale sociale effettuate in contanti, prevedendo la loro esenzione dall’imposta di bollo. 
      
      17     In ultimo luogo, il decreto legge 14 dicembre 2001, n. 322‑B/2001, entrato in vigore il 1° gennaio 2002, ha reintrodotto l’imposizione
         generalizzata delle operazioni di aumento di capitale delle società di capitali mediante conferimento di beni di ogni natura
         ad un’aliquota dello 0,40% del valore reale netto dei beni conferiti o da conferire da parte dei soci. 
      
      18     La Repubblica portoghese ha aderito alle Comunità europee il 1° gennaio 1986.
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      19     La Optimus, la cui sede è in Portogallo, ha proceduto ad un aumento di EUR 100 000 000 del suo capitale sociale, effettuata
         interamente in contanti. Al momento della redazione, il 12 novembre 2002, dell’atto notarile con cui si registrava tale aumento
         di capitale, la detta società doveva pagare un’imposta di bollo dello 0,40%, ossia EUR 400 000, conformemente al decreto legge
         n. 322‑B/2001.
      
      20     La Optimus impugnava dinanzi al Tribunal Tributário de Primeira Instância do Porto (Tribunale tributario di primo grado di
         Porto), al quale successivamente succedeva il Tribunal administrativo e fiscal do Porto (Tribunale amministrativo e tributario
         di Porto), l’atto di liquidazione dell’imposta di bollo in questione, facendo valere che essa era contraria alle disposizioni
         dell’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335. Infatti, l’obbligo previsto da tale disposizione impedirebbe alla Repubblica portoghese
         di assoggettare ad imposta, in applicazione del decreto legge n. 322‑B/2001, l’aumento di capitale sociale in causa, poiché,
         al 1° luglio 1984, data di riferimento stabilita nella disposizione comunitaria in questione, la normativa portoghese esentava
         dall’imposta di bollo le operazioni di aumento di capitale delle società commerciali effettuate in contanti. 
      
      21     Il Tribunal administrativo e fiscal do Porto rigettava il ricorso per il motivo che l’obbligo previsto all’art. 7, n. 1, della
         direttiva 69/335 non si applica alle operazioni di cui all’art. 4, n. 1, di tale direttiva, ma unicamente alle operazioni
         di cui all’art. 4, nn. 2 e 8, di questa. Adito con ricorso proposto dalla Optimus contro tale decisione, il Supremo Tribunal
         Administrativo (Corte amministrativa suprema) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali: 
      
      «1)      Se l’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335 (…), nella versione risultante dalla direttiva 85/303 (…), debba essere interpretato
         restrittivamente, nel senso che impone, come condizione dell’obbligo ivi imposto agli Stati membri, di esentare determinate
         operazioni di raccolta dei capitali, che si tratti di operazioni che ai sensi della versione della direttiva vigente prima
         del 1985 potevano essere esenti dall’imposta o soggette ad un’aliquota ridotta – vale a dire solo quelle previste dagli artt. 4,
         n. 2, e 8 – e che, inoltre, al 1° luglio 1984 si trovavano in tale situazione.
      
      2)      Se gli artt. 7, n. 1, e 10 della direttiva 69/335 (…), nella versione risultante dalla direttiva 85/303 (…), debbano essere
         interpretati nel senso che vietano l’applicazione dell’imposta di bollo previsto da una norma nazionale come quella del decreto
         legge 14 dicembre 2001, n. 322‑B, che ha inserito il punto 26 (“conferimenti di capitale”) nella Tariffa generale relativa
         all’imposta di bollo, ad una società per azioni di diritto portoghese per un aumento del capitale sociale effettuato in contanti,
         quando al 1° luglio 1984 tale operazione era sì soggetta a quell’imposta, ma ne risultava esente».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      22     Con tale questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335 debba essere interpretato
         nel senso che l’esenzione obbligatoria ivi prevista riguarda solo le operazioni rientranti negli artt. 4, n. 2, e 8 di tale
         direttiva e nei limiti in cui tali operazioni erano esentate o assoggettate ad imposta ad un’aliquota inferiore o uguale allo
         0,50% alla data del 1° luglio 1984. 
      
      23     Il governo portoghese, seguito dalla Commissione delle Comunità europee, sostiene a tale riguardo che l’art. 4 della direttiva
         69/335, nella sua versione iniziale, distingueva tra le operazioni rientranti nel n. 1, che erano obbligatoriamente soggette
         all’imposta sui conferimenti, e quelle rientranti nel n. 2, che erano soggette solo facoltativamente a tale imposta. Pertanto,
         l’obbligo di esenzione previsto all’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335, come modificato dalla direttiva 85/303, varrebbe
         solo per le operazioni che prima dell’entrata in vigore di quest’ultima direttiva potevano beneficare di un’esenzione o di
         un’imposizione ad aliquota ridotta, ossia le operazioni rientranti nell’art. 4, n. 2, della direttiva 69/335. 
      
      24     La Optimus sostiene al contrario che, oramai, a seguito delle modifiche apportate dalla direttiva 85/303, l’obiettivo principale
         della direttiva 69/335 è l’eliminazione dell’imposta sui conferimenti e non semplicemente l’armonizzazione dei regimi nazionali.
         Pertanto, alla luce di tale obiettivo e del principio della libera circolazione dei capitali, siffatto art. 7, n. 1, dovrebbe
         essere oggetto di un’interpretazione ampia, nel senso che l’obbligo di esenzione ivi previsto varrebbe anche per le operazioni
         rientranti nell’art. 4, n. 1, della direttiva 69/335 che, come quella in questione nella causa principale, erano esentate
         dall’imposta sui conferimenti al 1° luglio 1984. Tale interpretazione risulterebbe inoltre dal testo di tale art. 7, n. 1,
         il quale determinerebbe a tale riguardo un obbligo chiaro e incondizionato in capo agli Stati membri. 
      
      25     Al fine di risolvere questa questione del giudice del rinvio, occorre tener conto, quanto all’interpretazione e all’applicazione
         della direttiva 69/335, della situazione particolare di uno Stato, come la Repubblica portoghese, che è divenuto membro delle
         Comunità europee con effetto dal 1° gennaio 1986. 
      
      26     Deriva, in primo luogo, da tale constatazione che la direttiva 69/335 non era applicabile in detto Stato prima di tale data.
         Ogni misura in materia di imposizione o di esenzione delle operazioni rientranti nella nozione di raccolta di capitali era
         adottata nell’ordinamento giuridico portoghese, prima della summenzionata data, sulla base esclusivamente del diritto nazionale.
         
      
      27     In secondo luogo, ne risulta che, ai fini dell’interpretazione e dell’applicazione della direttiva 69/335 per quanto concerne
         la Repubblica portoghese, un’interpretazione storica degli obiettivi di tale direttiva non può influenzare l’interpretazione
         della stessa come in vigore dopo l’adesione di detto Stato. In tale contesto le ragioni di bilancio che hanno impedito a taluni
         Stati membri, prima del 1° gennaio 1986, di consentire l’eliminazione dell’imposta sui conferimenti non possono essere fatte
         valere nel caso della Repubblica portoghese. 
      
      28     Occorre poi constatare che la data di adesione della Repubblica portoghese alle Comunità, ossia il 1° gennaio 1986, coincide
         con la scadenza fissata per il recepimento delle modifiche sostanziali apportate alla direttiva 69/335 dalla direttiva 85/303.
         Peraltro, nessuna disposizione dell’Atto relativo alle condizioni d’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese
         e agli adattamenti dei Trattati (GU 1985, L 302, pag. 23), né di alcun altro atto, fissa per tale ultimo Stato un termine
         diverso per il recepimento della direttiva 85/303. Di conseguenza, l’unica versione della direttiva 69/335 valida per la Repubblica
         portoghese è quella stabilita dalla direttiva 85/303. 
      
      29     Tale constatazione è corroborata dal fatto che gli artt. 4, n. 2, e 7, n. 1, terzo comma, della direttiva 69/335 comportano
         deroghe a favore della Repubblica ellenica riguardo all’applicazione di tale direttiva. Orbene, deroghe di tal genere non
         sono previste per la Repubblica portoghese. 
      
      30     L’art. 7, n. 1, primo comma, della direttiva 69/335 prevede l’obbligo chiaro e incondizionato degli Stati membri di esentare
         dall’imposta sui conferimenti le operazioni che, al 1° luglio 1984, erano esentate o assoggettate ad imposta ad un’aliquota
         pari o inferiore allo 0,50%. Tale obbligo, il cui significato è privo di ambiguità, vincola anche la Repubblica portoghese
         a partire dal 1° gennaio 1986. 
      
      31     Tale interpretazione corrisponde non solo alla chiara lettera del detto art. 7, n. 1, ma anche allo spirito e all’obiettivo
         primario della direttiva 69/335, che, come fa osservare in modo pertinente l’avvocato generale al punto 59 delle sue conclusioni,
         è volto a limitare il più possibile gli effetti dell’imposta sui conferimenti sulla libera circolazione dei capitali (v.,
         in tal senso, sentenza 12 gennaio 2006, causa C‑494/03, Senior Engineering Investments, Racc. pag. I‑525, punto 43). 
      
      32     Occorre rilevare, infine, che la data del 1° luglio 1984, presa come data di riferimento in forza del richiamato art. 7, n. 1,
         della direttiva 69/335, è anche valida per la Repubblica portoghese. Infatti, in caso di adesione, un rinvio ad una data prevista
         nel diritto comunitario, in assenza di una disposizione contraria nell’atto di adesione o in qualunque altro atto comunitario,
         vale anche per lo Stato che aderisce, anche se tale data è anteriore a quella dell’adesione. Orbene, per ciò che riguarda
         la Repubblica portoghese non vi è a tale riguardo alcuna disposizione diversa né nell’atto di adesione né in un altro atto.
         Una tale disposizione sarebbe peraltro stata possibile, come lo dimostrano le norme derogatorie a favore della Repubblica
         ellenica. 
      
      33     Da quanto precede risulta che nel caso di uno Stato, come la Repubblica portoghese, che ha aderito alle Comunità europee con
         effetto dal 1° gennaio 1986, in mancanza di disposizioni derogatorie nell’atto di adesione di tale Stato o in un altro atto
         comunitario, l’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335 deve essere interpretato nel senso che l’esenzione obbligatoria ivi prevista
         vale per tutte le operazioni rientranti nell’ambito di applicazione di tale direttiva che, al 1° luglio 1984, erano esentate
         in tale Stato dall’imposta sui conferimenti o che erano soggette a tale imposta con un’aliquota ridotta inferiore o pari allo
         0,50%.
      
       Sulla seconda questione
      34     Con la sua seconda questione il giudice del rinvio chiede in sostanza se nel caso di uno Stato, come la Repubblica portoghese,
         che ha aderito alle Comunità con effetto dal 1° gennaio 1986, gli artt. 7, n. 1, e 10 della direttiva 69/335 devono essere
         interpretati nel senso che vietano l’introduzione, dopo il 1° gennaio 1986, di un’imposta di bollo su un’operazione di aumento
         del capitale sociale rientrante nell’ambito di applicazione di tale direttiva che, al 1° luglio 1984, era esentata da tale
         imposta in forza del diritto nazionale.
      
      35     È accertato che, al 1° luglio 1984, un aumento del capitale sociale effettuato in contanti era, ai sensi del diritto portoghese,
         esentato dall’imposta di bollo normalmente richiesta per gli aumenti di capitale sociale effettuati con altri mezzi. 
      
      36     Il governo portoghese afferma tuttavia che tale imposta di bollo non costituiva l’unico strumento d’imposizione delle operazioni
         di raccolta dei capitali esistente all’epoca nell’ordinamento giuridico portoghese. Tali operazioni sarebbero state, infatti,
         anche sottoposte in modo cumulativo a spese di registrazione e a spese notarili. Le prime di tali spese, ossia quelle richieste
         per l’iscrizione dell’atto relativo all’operazione in questione nel registro di commercio, costituirebbero una tassazione
         progressiva la cui aliquota sarebbe variata dall’1%, per le operazioni non superiori a PTE 200 000, allo 0,30% per quelle
         il cui importo eccedeva PTE 10 000 000. Le spese notarili presenterebbero lo stesso carattere progressivo. 
      
      37     Pertanto, secondo l’argomento del governo portoghese, le spese di registrazione e le spese notarili, in virtù del loro effetto
         cumulativo, rappresentavano, al 1° luglio 1984, un onere equivalente allo 0,60% degli importi in questione ed eccedevano pertanto
         il limite dello 0,50% previsto all’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335. Di conseguenza, dato che, conformemente alla giurisprudenza
         della Corte, tali spese costituivano imposizioni aventi le medesime caratteristiche dell’imposta sui conferimenti, le autorità
         portoghesi avrebbero potuto reintrodurre, dopo il 1° gennaio 1986, un’imposta di bollo equivalente all’imposta sui conferimenti.
         
      
      38     Tale argomento non può essere accolto.
      39     A questo riguardo, occorre ricordare che, come risulta dai suoi secondo, sesto, settimo e ottavo ‘considerando’, la direttiva 69/335
         ha per obiettivo, sin dalla sua versione iniziale, di introdurre al posto dell’imposta sui conferimenti e dell’imposta di
         bollo in vigore negli Stati membri un’imposta unica e armonizzata sulle operazioni di raccolta di capitali in seno al mercato
         comune nonché la soppressione di ogni altra imposta indiretta che presenti le stesse caratteristiche dell’imposta sui conferimenti
         o dell’imposta di bollo. 
      
      40     Tale distinzione netta tra l’imposta sui conferimenti, applicata ad aliquote armonizzate, e gli altri tributi che presentano
         le stesse caratteristiche di tale imposta, che sono vietati, è inequivocabilmente esplicitata nelle disposizioni della direttiva 69/335
         sin dalla sua adozione. Pertanto, il suo art. 4 elenca le operazioni che devono o possono essere sottoposte all’imposta sui
         conferimenti e il suo art. 10 vieta agli Stati membri di percepire, oltre all’imposta sui conferimenti, qualsiasi altro tributo,
         sotto qualsiasi forma. 
      
      41     La distinzione in questione è stata chiaramente osservata durante tutte le fasi dell’evoluzione legislativa della direttiva
         69/335. Pertanto, la direttiva 73/79 ha esteso l’ambito di applicazione delle aliquote ridotte dell’imposta sui conferimenti,
         la direttiva 73/80 ha comportato una diminuzione generale delle aliquote di tale imposta e la direttiva 85/303 denota una
         tendenza netta a estendere l’esenzione dell’imposta sui conferimenti al maggior numero possibile d’operazioni che rientrano
         nell’ambito di applicazione di tale imposta. Al contrario, tale evoluzione legislativa non ha per nulla modificato l’obiettivo
         iniziale consistente nella soppressione e nella proibizione totale di ogni altro tributo avente le stesse caratteristiche
         dell’imposta sui conferimenti.
      
      42     Occorre rilevare, inoltre, che l’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335 è dedicato unicamente alla regolamentazione concernente
         l’applicazione dell’imposta sui conferimenti o dell’imposta di bollo, e non all’applicazione di tributi diversi da tali imposte.
         Pertanto, quando tale disposizione si riferisce alle operazioni «che, alla data del 1° luglio 1984, erano esentate o assoggettate
         ad un’aliquota pari o inferiore a 0,50%», essa si riferisce alle operazioni che, a tale data, erano esentate dall’imposta
         sui conferimenti o dall’imposta di bollo o soggette a tali imposte ad un’aliquota inferiore allo 0,50%.
      
      43     Nella fattispecie è certo che le spese di registrazione e le spese notarili cui fa riferimento il governo portoghese non costituiscono
         un’imposta sui conferimenti, né un’imposta di bollo, ma un altro tipo di tributi. 
      
      44     Occorre evidenziare, a tale riguardo, che, nella sentenza 21 giugno 2001, causa C‑206/99, SONAE (Racc. pag. I‑4679), e nell’ordinanza
         24 gennaio 2002, causa C‑45/00, SONAE Turismo (non pubblicata nella Raccolta), la Corte ha dichiarato che gli emolumenti richiesti
         in Portogallo per l’iscrizione nel registro nazionale del commercio di un aumento del capitale sociale di una società di capitali
         rientrante nella direttiva 69/335 costituivano un’imposizione ai sensi di tale direttiva e che, per tale ragione, erano vietati
         ai sensi del suo art. 10, lett. c). Nelle sentenze 29 settembre 1999, causa C‑56/98, Modelo (Racc. pag. I‑6427), e 21 settembre
         2000, causa C‑19/99, Modelo (Racc. pag. I‑7213), la Corte è giunta alla stessa conclusione riguardo agli onorari richiesti
         in Portogallo per la redazione di un atto notarile attestante un aumento di capitale che rientra nella direttiva 69/335. 
      
      45     Sarebbe dunque contrario al testo dell’art. 7, n. 1, della direttiva 69/335 nonché al suo obiettivo reintrodurre nell’ordinamento
         giuridico portoghese, dopo il 1° gennaio 1986, un’imposta di bollo sugli aumenti del capitale sociale delle società di capitali,
         ai sensi della direttiva 69/335, effettuati in contanti, dal momento che una tale imposta non gravava su tali operazioni al
         1° luglio 1984, facendo valere come giustificazione di tale reintroduzione il fatto che in tale Stato membro, a quest’ultima
         data, tali operazioni davano luogo alla riscossione di emolumenti che sono stati considerati dalla Corte proibiti in forza
         della direttiva 69/335. 
      
      46     Da quanto precede risulta, pertanto, che nel caso di uno Stato, come la Repubblica portoghese, che ha aderito alle Comunità
         europee con effetto dal 1° gennaio 1986, gli artt. 7, n. 1, e 10 della direttiva 69/335 vietano l’introduzione dopo il 1° gennaio
         1986 di un’imposta di bollo su un’operazione di aumento del capitale sociale rientrante nell’ambito di applicazione di tale
         direttiva, che, al 1° luglio 1984, era esentata da tale imposta in forza del diritto nazionale. 
      
       Sulle spese
      47     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione. 
      
      Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
      1)      Nel caso di uno Stato, come la Repubblica portoghese, che ha aderito alle Comunità europee con effetto dal 1° gennaio 1986,
            in mancanza di disposizioni derogatorie nell’atto di adesione di tale Stato o in un altro atto comunitario, l’art. 7, n. 1,
            della direttiva del Consiglio 17 luglio 1969, 69/335/CEE, concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali, come
            modificata dalla direttiva del Consiglio 10 giugno 1985, 85/303/CEE, deve essere interpretato nel senso che l’esenzione obbligatoria
            ivi prevista vale per tutte le operazioni rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 69/335 che, al 1° luglio
            1984, erano esentate in tale Stato dall’imposta sui conferimenti o che erano soggette a tale imposta con un’aliquota ridotta
            inferiore o pari allo 0,50%.
      2)      Nel caso di uno Stato, come la Repubblica portoghese, che ha aderito alle Comunità europee con effetto dal 1° gennaio 1986,
            gli artt. 7, n. 1, e 10 della direttiva 69/335, come modificata dalla direttiva 85/303, vietano l’introduzione dopo il 1° gennaio
            1986 di un’imposta di bollo su un’operazione di aumento del capitale sociale rientrante nell’ambito di applicazione della
            direttiva 69/335, che, al 1° luglio 1984, era esentata da tale imposta in forza del diritto nazionale. 
      Firme
      * Lingua processuale: il portoghese.