CELEX: 62017CC0441
Language: it
Date: 2018-02-20
Title: Conclusioni dell’avvocato generale Y. Bot, presentate il 20 febbraio 2018.#Commissione europea contro Repubblica di Polonia.#Inadempimento di uno Stato – Ambiente – Direttiva 92/43/CEE – Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche – Articolo 6, paragrafi 1 e 3 – Articolo 12, paragrafo 1 – Direttiva 2009/147/CE – Conservazione degli uccelli selvatici – Articoli 4 e 5 – Sito Natura 2000 “Puszcza Białowieska” – Modifica del piano di gestione forestale – Aumento del volume di legname sfruttabile – Piano o progetto non direttamente necessario alla gestione del sito che può avere incidenze significative su tale sito – Opportuna valutazione dell’incidenza sul sito – Pregiudizio all’integrità del sito – Attuazione effettiva delle misure di conservazione – Effetti sui siti di riproduzione e sulle aree di riposo delle specie protette.#Causa C-441/17.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      YVES BOT
      presentate il 20 febbraio 2018 (
            1
         )
      
         Causa C‑441/17
      
      Commissione europea
      contro
      Repubblica di Polonia
      «Inadempimento di uno Stato – Ambiente – Direttiva 92/43/CEE – Articolo 6, paragrafi 1 e 3 – Articolo 12, paragrafo 1 – Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche – Direttiva 2009/147/CE Articoli 4 e 5 – Conservazione degli uccelli selvatici – Modifica del piano di gestione forestale – Sito Natura 2000 Puszcza Białowieska (Polonia) – Zone speciali di conservazione»
      
               1. 
            
            
               Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che:
               
                        –
                     
                     
                        avendo adottato un allegato al piano di gestione forestale del distretto forestale di Białowieża (Polonia) senza assicurarsi che tale allegato non avrebbe pregiudicato l’integrità del sito di importanza comunitaria (in prosieguo: il «SIC») e della zona di protezione speciale (in prosieguo: la «ZPS») PLC200004 Puszcza Białowieska, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE (
                              2
                           );
                     
                  
                        –
                     
                     
                        non avendo stabilito le misure di conservazione necessarie conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato I e delle specie di cui all’allegato II della direttiva «habitat» nonché delle specie di uccelli di cui all’allegato I della direttiva 2009/147/CE (
                              3
                           ) e delle specie migratrici non menzionate in detto allegato che ritornano regolarmente, per i quali sono stati designati il SIC e la ZPS PLC200004 Puszcza Białowieska, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat» e dell’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli»;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        non avendo assicurato una rigorosa tutela dei coleotteri saproxilici [Cucujus cinnaberinus, bupreste splendente (Buprestis splendens), Phryganophilus ruficollis e Pytho kolwensis (
                              4
                           )] indicati all’allegato IV della direttiva «habitat», ossia non avendo vietato che tali specie venissero deliberatamente uccise o disturbate e che i loro siti di riproduzione venissero deteriorati o distrutti nel distretto forestale di Białowieża, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza dell’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e d), della direttiva «habitat», e
                     
                  
                        –
                     
                     
                        non avendo assicurato la protezione delle specie di uccelli di cui all’articolo 1 della direttiva «uccelli», in particolare il picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotos), il picchio tridattilo (Picoides tridactylus), la civetta nana (Glaucidium passerinum) e la civetta capogrosso (Aegolius funereus), ossia non avendo vigilato affinché tali specie non venissero uccise o disturbate durante il periodo di riproduzione e di dipendenza e i loro nidi e le loro uova non venissero deliberatamente distrutti, danneggiati o asportati nel distretto forestale di Białowieża, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza dell’articolo 5, lettere b) e d), della direttiva «uccelli».
                     
                  
         
               2. 
            
            
               La presente causa, da un lato, costituirà per la Corte una nuova occasione per sottolineare ciò che distingue i piani che riguardano un sito Natura 2000, che rientrano nell’ambito dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat», da quelli che non sono direttamente connessi o necessari alla gestione del sito, ma che possono avere su di esso incidenze significative, come disposto dal paragrafo 3 di tale articolo. Dall’altro, tale causa porterà a rammentare il livello di rigore che si impone agli Stati membri al momento della concezione e dell’attuazione di tali piani o progetti, tenuto conto dei requisiti particolarmente rigorosi che risultano dalle disposizioni delle direttive invocate dalla Commissione, come interpretate dalla Corte.
            
         
               3. 
            
            
               Nelle presenti conclusioni, esporrò le ragioni per cui ritengo che tale ricorso per inadempimento sia ricevibile e debba essere accolto.
            
         
         I. Contesto normativo
      
      
         
            A.
          
            
               Direttiva
               «habitat
               »
            
         
      
      
               4.
            
            
               I considerando primo, terzo, sesto, decimo e quindicesimo della direttiva «habitat» sono formulati come segue:
               «considerando che la salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche, costituiscono un obiettivo essenziale di interesse generale perseguito dalla Comunità conformemente all’articolo 130 R del trattato [divenuto articolo 174 CE, poi articolo 191 TFUE];
               (…)
               considerando che la presente direttiva, il cui scopo principale è promuovere il mantenimento della biodiversità, tenendo conto al tempo stesso delle esigenze economiche, sociali, culturali e regionali, contribuisce all’obiettivo generale di uno sviluppo durevole; che il mantenimento di detta biodiversità può in taluni casi richiedere il mantenimento e la promozione di attività umane
               (…)
               considerando che, per assicurare il ripristino o il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di interesse comunitario in uno Stato di conservazione soddisfacente, occorre designare zone speciali di conservazione per realizzare una rete ecologica europea coerente secondo uno scadenzario definito;
               (…)
               considerando che qualsiasi piano o programma che possa avere incidenze significative sugli obiettivi di conservazione di un sito già designato o che sarà designato deve formare oggetto di una valutazione appropriata;
               (…)
               considerando che a completamento della direttiva 79/409/CEE [ (
                     5
                  )] è necessario istituire un sistema generale di protezione di talune specie di fauna e di flora; che si devono prevedere misure di gestione per talune specie, qualora il loro stato di conservazione lo giustifichi, compreso il divieto di taluni modi di cattura o di uccisione, pur prevedendo la possibilità di deroghe, subordinate a talune condizioni;
               (…)».
            
         
               5.
            
            
               L’articolo 1 di tale direttiva così recita:
               «Ai fini della presente direttiva si intende per:
               
                        a)
                     
                     
                        
                           Conservazione: un complesso di misure necessarie per mantenere o ripristinare gli habitat naturali e le popolazioni di specie di fauna e flora selvatiche in uno stato soddisfacente ai sensi delle lettere e) e i).
                     
                  
                        b)
                     
                     
                        
                           Habitat naturali: zone terrestri o acquatiche che si distinguono grazie alle loro caratteristiche geografiche, abiotiche e biotiche, interamente naturali o seminaturali.
                     
                  (…)
               
                        d)
                     
                     
                        
                           Tipi di habitat naturali prioritari: i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire nel territorio di cui all’articolo 2 e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare a causa dell’importanza della parte della loro area di distribuzione naturale compresa nel territorio di cui all’articolo 2. Tali tipi di habitat naturali prioritari sono contrassegnati da un asterisco (*) nell’allegato I.
                     
                  
                        e)
                     
                     
                        
                           Stato di conservazione di un habitat naturale: l’effetto della somma dei fattori che influiscono sull’habitat naturale in causa, nonché sulle specie tipiche che in esso si trovano, che possono alterare a lunga scadenza la sua ripartizione naturale, la sua struttura e le sue funzioni, nonché la sopravvivenza delle sue specie tipiche nel territorio di cui all’articolo 2.
                        Lo “stato di conservazione” di un habitat naturale è considerato “soddisfacente” quando
                        
                                 –
                              
                              
                                 la sua area di ripartizione naturale e le superfici che comprende sono stabili o in estensione,
                              
                           
                                 –
                              
                              
                                 la struttura e le funzioni specifiche necessarie al suo mantenimento a lungo termine esistono e possono continuare ad esistere in un futuro prevedibile e
                              
                           
                                 –
                              
                              
                                 lo stato di conservazione delle specie tipiche è soddisfacente ai sensi della lettera i).
                              
                           
                  (…)
               
                        g)
                     
                     
                        
                           Specie di interesse comunitario: le specie che nel territorio di cui all’articolo 2:
                        
                                 i)
                              
                              
                                 sono in pericolo (…) oppure
                              
                           
                                 ii)
                              
                              
                                 sono vulnerabili, vale a dire che il loro passaggio nella categoria delle specie in pericolo è ritenuto probabile in un prossimo futuro, qualora persistano i fattori alla base di tale rischio, oppure
                              
                           
                                 iii)
                              
                              
                                 sono rare, vale a dire che le popolazioni sono di piccole dimensioni e che, pur non essendo attualmente in pericolo né vulnerabili, rischiano di diventarlo. Tali specie sono localizzate in aree geografiche ristrette o sparpagliate su una superficie più ampia, oppure
                              
                           
                                 iv)
                              
                              
                                 sono endemiche e richiedono particolare attenzione, data la specificità del loro habitat e/o le incidenze potenziali del loro sfruttamento sul loro stato di conservazione.
                              
                           Queste specie figurano o potrebbero figurare nell’allegato II e/o IV o V.
                     
                  
                        h)
                     
                     
                        
                           Specie prioritarie: le specie di cui alla lettera g), punto i), per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare a causa dell’importanza della parte della loro area di distribuzione naturale compresa nel territorio di cui all’articolo 2. Tali specie prioritarie sono contrassegnate da un asterisco (*) nell’allegato II.
                     
                  
                        i)
                     
                     
                        
                           Stato di conservazione di una specie: l’effetto della somma dei fattori che, influendo sulle specie in causa, possono alterare a lungo termine la ripartizione e l’importanza delle sue popolazioni nel territorio di cui all’articolo 2;
                        Lo “stato di conservazione” è considerato “soddisfacente”, quando:
                        
                                 –
                              
                              
                                 i dati relativi all’andamento delle popolazioni della specie in causa indicano che tale specie continua e può continuare a lungo termine ad essere un elemento vitale degli habitat naturali cui appartiene,
                              
                           
                                 –
                              
                              
                                 l’area di ripartizione naturale di tale specie non è in declino né rischia di declinare in un futuro prevedibile e
                              
                           
                                 –
                              
                              
                                 esiste e continuerà probabilmente ad esistere un habitat sufficiente affinché le sue popolazioni si mantengano a lungo termine.
                              
                           
                  
                        j)
                     
                     
                        
                           Sito: un’area geograficamente definita, la cui superficie sia chiaramente delimitata.
                     
                  
                        k)
                     
                     
                        
                           Sito di importanza comunitaria: un sito che, nella o nelle regioni biogeografiche cui appartiene, contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale di cui all’allegato I o una specie di cui all’allegato II in uno stato di conservazione soddisfacente e che può inoltre contribuire in modo significativo alla coerenza di Natura 2000 di cui all’articolo 3, e/o che contribuisce in modo significativo al mantenimento della diversità biologica nella regione biogeografica o nelle regioni biogeografiche in questione.
                        Per le specie animali che occupano ampi territori, i siti di importanza comunitaria corrispondono ai luoghi, all’interno dell’area di ripartizione naturale di tali specie, che presentano gli elementi fisici o biologici essenziali alla loro vita e riproduzione.
                     
                  
                        l)
                     
                     
                        
                           Zona speciale di conservazione: un sito di importanza comunitaria designato dagli Stati membri mediante un atto regolamentare, amministrativo e/o contrattuale in cui sono applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e/o delle popolazioni delle specie per cui il sito è designato.
                     
                  (…)».
            
         
               6.
            
            
               L’articolo 2 della suddetta direttiva è formulato come segue:
               «1.   Scopo della presente direttiva è contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato.
               2.   Le misure adottate a norma della presente direttiva sono intese ad assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e delle specie di fauna e flora selvatiche di interesse comunitario.
               3.   Le misure adottate a norma della presente direttiva tengono conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali».
            
         
               7.
            
            
               L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva «habitat» così dispone:
               «1.   È costituita una rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione, denominata Natura 2000. Questa rete, formata dai siti in cui si trovano tipi di habitat naturali elencati nell’allegato I e habitat delle specie di cui all’allegato II, deve garantire il mantenimento ovvero, all’occorrenza, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, dei tipi di habitat naturali e degli habitat delle specie interessati nella loro area di ripartizione naturale.
               La rete “Natura 2000” comprende anche le [ZPS] classificate dagli Stati membri a norma della direttiva 79/409(…)».
            
         
               8.
            
            
               L’articolo 4 di tale direttiva enuncia, al paragrafo 2, terzo comma, e ai paragrafi 4 e 5, quanto segue:
               «2.   (…)
               L’elenco dei siti selezionati come [SIC] in cui sono evidenziati i siti in cui si riscontrano uno o più tipi di habitat naturali prioritari o una o più specie prioritarie è fissato dalla Commissione secondo la procedura di cui all’articolo 21.
               (…)
               4.   Quando un [SIC] è stato scelto a norma della procedura di cui al paragrafo 2, lo Stato membro interessato designa tale sito come zona speciale di conservazione il più rapidamente possibile e entro un termine massimo di sei anni, stabilendo le priorità in funzione dell’importanza dei siti per il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, di uno o più tipi di habitat naturali di cui all’allegato I o di una o più specie di cui all’allegato II e per la coerenza di Natura 2000, nonché alla luce dei rischi di degrado e di distruzione che incombono su detti siti.
               5.   Non appena un sito è iscritto nell’elenco di cui al paragrafo 2, terzo comma, esso è soggetto alle disposizioni dell’articolo 6, paragrafi 2, 3 e 4».
            
         
               9.
            
            
               L’articolo 6 della direttiva in parola così dispone:
               «1.   Per le zone speciali di conservazione, gli Stati membri stabiliscono le misure di conservazione necessarie che implicano all’occorrenza appropriati piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato I e delle specie di cui all’allegato II presenti nei siti.
               2.   Gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare nelle zone speciali di conservazione il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi della presente direttiva.
               3.   Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell’incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell’opinione pubblica.
               4.   Qualora, nonostante conclusioni negative della valutazione dell’incidenza sul sito e in mancanza di soluzioni alternative, un piano o progetto debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, lo Stato membro adotta ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale di Natura 2000 sia tutelata. Lo Stato membro informa la Commissione delle misure compensative adottate.
               Qualora il sito in causa sia un sito in cui si trovano un tipo di habitat naturale e/o una specie prioritari, possono essere addotte soltanto considerazioni connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente ovvero, previo parere della Commissione, altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico».
            
         
               10.
            
            
               L’articolo 7 della direttiva «habitat» indica quanto segue:
               «Gli obblighi derivanti dall’articolo 6, paragrafi 2, 3 e 4[,] della presente direttiva sostituiscono gli obblighi derivanti dall’articolo 4, paragrafo 4, prima frase, della direttiva 79/409(…), per quanto riguarda le zone classificate a norma dell’articolo 4, paragrafo 1, o analogamente riconosciute a norma dell’articolo 4, paragrafo 2[,] di detta direttiva a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente direttiva o dalla data di classificazione o di riconoscimento da parte di uno Stato membro a norma della direttiva 79/409(…) qualora essa sia posteriore».
            
         
               11.
            
            
               L’articolo 12 di tale direttiva, rubricato «Tutela delle specie», prevede, al paragrafo 1, che:
               «1.   Gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari atti ad istituire un regime di rigorosa tutela delle specie animali di cui all’allegato IV, lettera a), nella loro area di ripartizione naturale, con il divieto di:
               
                        a)
                     
                     
                        qualsiasi forma di cattura o uccisione deliberata di esemplari di tali specie nell’ambiente naturale;
                     
                  
                        b)
                     
                     
                        perturbare deliberatamente tali specie, segnatamente durante il periodo di riproduzione, di allevamento, di ibernazione e di migrazione;
                     
                  (…)
               
                        d)
                     
                     
                        deterioramento o distruzione dei siti di riproduzione o delle aree di riposo».
                     
                  
         
               12.
            
            
               L’articolo 16, paragrafo 1, della medesima direttiva così dispone:
               «1.   A condizione che non esista un’altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella sua area di ripartizione naturale, gli Stati membri possono derogare alle disposizioni previste dagli articoli 12, 13, 14 e 15, lettere a) e b):
               (…)
               
                        b)
                     
                     
                        per prevenire gravi danni, segnatamente alle colture, all’allevamento, ai boschi, al patrimonio ittico e alle acque e ad altre forme di proprietà;
                     
                  
                        c)
                     
                     
                        nell’interesse della sanità e della sicurezza pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, e motivi tali da comportare conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente;
                     
                  (…)».
            
         
               13.
            
            
               Nell’allegato I della direttiva «habitat», intitolato «Tipi di habitat naturali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di aree speciali di conservazione», sono menzionati, al punto 9, relativo alle «Foreste (sub)naturali di specie indigene di impianto più o meno antico (fustaia), comprese le macchie sottostanti con tipico sottobosco, rispondenti ai seguenti criteri: rare o residue, e/o caratterizzate dalla presenza di specie d’interesse comunitario», e al titolo 91, relativo alle «Foreste dell’Europa temperata», i querceti di rovere subcontinentali (querceti di rovere del Galio-Carpinetum, codice Natura 2000 9170) nonché le torbiere boscose (codice Natura 2000 91D0) e le foreste alluvionali di salici, pioppi, ontani e frassini [foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae), codice Natura 2000 91E0], foreste, queste ultime due, specificatamente designate come tipi di habitat prioritari.
            
         
               14.
            
            
               Gli allegati II e IV di tale direttiva sono intitolati, rispettivamente, «Specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione» e «Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa». Alla lettera a) di ciascuno di tali allegati, che riguarda gli «animali»«invertebrati», figura un elenco di specie di «insetti», fra cui quelle di coleotteri, fra i quali sono compresi, in particolare, il bupreste splendente, il Cucujus cinnaberinus, il Pytho kolwensis e il Phryganophilus ruficollis, con la precisazione, inserita nell’allegato II, che tale ultima specie è prioritaria. All’interno di tale medesimo allegato figurano altresì il Rhysodes sulcatus e il Boros schneideri (
                     6
                  ).
            
         
         
            B.
          
            Direttiva «uccelli»
         
      
      
               15.
            
            
               I considerando 6 e 8 della direttiva «uccelli» così recitano:
               
                        «(6)
                     
                     
                        Le misure da prendere devono riguardare i diversi fattori che possono influire sull’entità della popolazione aviaria, e cioè le ripercussioni delle attività umane, in particolare la distruzione e l’inquinamento degli habitat, la cattura e l’uccisione da parte dell’uomo e il commercio che ne consegue; nel quadro di una politica di conservazione bisogna adeguare la severità di tali misure alla situazione delle diverse specie.
                     
                  (…)
               
                        (8)
                     
                     
                        La preservazione, il mantenimento o il ripristino di una varietà e di una superficie sufficienti di habitat sono indispensabili alla conservazione di tutte le specie di uccelli. Talune specie di uccelli devono essere oggetto di speciali misure di conservazione concernenti il loro habitat per garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro area di distribuzione. Tali misure devono tener conto anche delle specie migratrici ed essere coordinate in vista della costituzione di una rete coerente».
                     
                  
         
               16.
            
            
               L’articolo 1 di tale direttiva così dispone:
               «1.   La presente direttiva concerne la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato. Essa si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione di tali specie e ne disciplina lo sfruttamento.
               2.   La presente direttiva si applica agli uccelli, alle uova, ai nidi e agli habitat».
            
         
               17.
            
            
               L’articolo 2 di tale direttiva stabilisce quanto segue:
               «Gli Stati membri adottano le misure necessarie per mantenere o adeguare la popolazione di tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1 a un livello che corrisponde in particolare alle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, pur tenendo conto delle esigenze economiche e ricreative».
            
         
               18.
            
            
               L’articolo 3 della direttiva «uccelli» prevede quanto segue:
               «1.   Tenuto conto delle esigenze di cui all’articolo 2, gli Stati membri adottano le misure necessarie per preservare, mantenere o ristabilire, per tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1, una varietà e una superficie sufficienti di habitat.
               2.   La preservazione, il mantenimento e il ripristino dei biotopi e degli habitat comportano anzitutto le seguenti misure:
               
                        a)
                     
                     
                        istituzione di zone di protezione;
                     
                  
                        b)
                     
                     
                        mantenimento e sistemazione conforme alle esigenze ecologiche degli habitat situati all’interno e all’esterno delle zone di protezione;
                     
                  
                        c)
                     
                     
                        ripristino dei biotopi distrutti;
                     
                  (…)».
            
         
               19.
            
            
               L’articolo 4, paragrafi 1, 2 e 4, della direttiva «uccelli» così dispone:
               «1.   Per le specie elencate nell’allegato I sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l’habitat, per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella loro area di distribuzione.
               A tal fine si tiene conto:
               
                        a)
                     
                     
                        delle specie minacciate di sparizione;
                     
                  
                        b)
                     
                     
                        delle specie che possono essere danneggiate da talune modifiche del loro habitat;
                     
                  
                        c)
                     
                     
                        delle specie considerate rare in quanto la loro popolazione è scarsa o la loro ripartizione locale è limitata;
                     
                  
                        d)
                     
                     
                        di altre specie che richiedono una particolare attenzione per la specificità del loro habitat.
                     
                  Per effettuare le valutazioni si terrà conto delle tendenze e delle variazioni dei livelli di popolazione.
               Gli Stati membri classificano in particolare come [ZPS] i territori più idonei in numero e in superficie alla conservazione di tali specie nella zona geografica marittima e terrestre a cui si applica la presente direttiva.
               2.   Gli Stati membri adottano misure analoghe per le specie migratrici non menzionate all’allegato I che ritornano regolarmente, tenuto conto delle esigenze di protezione nella zona geografica marittima e terrestre a cui si applica la presente direttiva per quanto riguarda le aree di riproduzione, di muta e di svernamento e le zone in cui si trovano le stazioni lungo le rotte di migrazione. (…)
               (…)
               4.   Gli Stati membri adottano misure idonee a prevenire, nelle zone di protezione di cui ai paragrafi 1 e 2, l’inquinamento o il deterioramento degli habitat, nonché le perturbazioni dannose agli uccelli che abbiano conseguenze significative in considerazione degli obiettivi del presente articolo. Gli Stati membri cercano inoltre di prevenire l’inquinamento o il deterioramento degli habitat al di fuori di tali zone di protezione».
            
         
               20.
            
            
               L’articolo 5 di tale direttiva prevede quanto segue:
               «Fatti salvi gli articoli 7 e 9, gli Stati membri adottano le misure necessarie per instaurare un regime generale di protezione di tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1, che comprenda in particolare il divieto:
               (…)
               
                        b)
                     
                     
                        di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi;
                     
                  (…)
               
                        d)
                     
                     
                        di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione degli obiettivi della presente direttiva;
                     
                  (…)».
            
         
               21.
            
            
               L’articolo 9 della direttiva di cui trattasi così dispone:
               «1.   Sempre che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti, gli Stati membri possono derogare agli articoli da 5 a 8 per le seguenti ragioni:
               
                        a)
                     
                     
                        – nell’interesse della salute e della sicurezza pubblica,
                        (…)
                        
                                 –
                              
                              
                                 per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque,
                              
                           
                  (…)
               2.   Le deroghe di cui al paragrafo 1 devono menzionare:
               
                        a)
                     
                     
                        le specie che formano oggetto delle medesime;
                     
                  (…)
               
                        c)
                     
                     
                        le condizioni di rischio e le circostanze di tempo e di luogo in cui esse possono essere applicate;
                     
                  
                        d)
                     
                     
                        l’autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono soddisfatte e a decidere quali mezzi, impianti o metodi possano essere utilizzati, entro quali limiti e da quali persone;
                     
                  
                        e)
                     
                     
                        i controlli che saranno effettuati.
                     
                  3.   Gli Stati membri inviano ogni anno alla Commissione una relazione sull’applicazione dei paragrafi 1 e 2.
               4.   In base alle informazioni di cui dispone, in particolare quelle comunicatele ai sensi del paragrafo 3, la Commissione vigila costantemente affinché le conseguenze delle deroghe di cui al paragrafo 1 non siano incompatibili con la presente direttiva. Essa prende adeguate iniziative in merito».
            
         
               22.
            
            
               Fra le diverse specie di cui all’allegato I della direttiva «uccelli» figurano il picchio dorsobianco, il picchio tridattilo, la civetta nana, la civetta capogrosso, il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), il pigliamosche pettirosso (Ficedula parva) e la balia dal collare (Ficedula albicollis).
            
         
         II. Fatti
      
      
         
            A.
          
            Fatti all’origine della controversia
         
      
      
               23.
            
            
               Con la decisione 2008/25/CE, del 13 novembre 2007, che stabilisce, ai sensi della direttiva [«habitat»], un primo elenco aggiornato di siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale (
                     7
                  ), in seguito alle proposte degli Stati membri, la Commissione ha approvato la designazione del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska (Polonia), in conformità dell’articolo 4, paragrafo 2, terzo comma, della direttiva «habitat», in quanto SIC, recante codice PLC200004, per via della presenza di habitat naturali e di habitat di talune specie di animali prioritarie. Detto sito, che è stato creato per tutelare dieci tipi di habitat naturali e 55 specie vegetali e animali, costituisce anche una ZPS designata conformemente alla direttiva «uccelli».
            
         
               24.
            
            
               Il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska è una delle foreste naturali meglio conservate in Europa, caratterizzata da grandi quantità di legno morto e di vecchi alberi, in particolare centenari. Esso annovera, nel suo territorio, habitat naturali definiti «prioritari», ai sensi dell’allegato I della direttiva «habitat», quali torbiere boscose (codice Natura 2000 91D0) e foreste alluvionali di salici, pioppi, ontani e frassini (codice Natura 2000 91E0), nonché altri habitat di «importanza comunitaria», fra cui, segnatamente, querceti di rovere subcontinentali (code Natura 2000 9170). La Commissione ha precisato che, secondo una relazione di Forest Europe, nel 2015, le foreste non intaccate dall’uomo costituivano in Europa solo il 3% circa della superficie forestale totale e che, in Polonia, esse costituivano lo 0,63% della superficie forestale totale (
                     8
                  ).
            
         
               25.
            
            
               Nel territorio del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska si trovano numerose specie di coleotteri saproxilici, che figurano nell’allegato II della direttiva «habitat», segnatamente, il Boros schneideri e il Rhysodes sulcatus, e anche quelle che sono comprese nell’allegato IV, lettera a), della medesima direttiva, in quanto specie che richiedono una protezione rigorosa, come il Cucujus cinnaberinus, il bupreste splendente, il Phryganophilus ruficollis e il Pytho kolwensis. Sono altresì presenti specie di uccelli elencate, da una parte, all’allegato I della direttiva «uccelli», il cui habitat è costituito da abeti rossi moribondi e morti, compresi quelli colonizzati dal bostrico tipografo (Ips typographus), quali, in particolare, il falco pecchiaiolo, il pigliamosche pettirosso, la balia dal collare, il picchio dorsobianco, il picchio tridattilo, la civetta nana, la civetta capogrosso e, dall’altra, all’allegato II, parte B, di tale direttiva, quali la colombella (Columba oenas), specie migratrice che rientra nell’ambito dell’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva menzionata.
            
         
               26.
            
            
               Tenuto conto del suo valore naturale, la Puszcza Białowieska (in prosieguo: la «foresta di Białowieża») è anche inserita nella lista dei siti del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco).
            
         
               27.
            
            
               Il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, che si estende su 63147,58 ettari, è amministrato da due autorità diverse. Una di esse è incaricata della gestione del Białowieski Park Narodowy (parco nazionale di Białowieża, Polonia), vale a dire un territorio che rappresenta circa il 17% della superficie totale di tale sito Natura 2000, ovvero circa 10500 ettari. L’altra autorità, i Lasy Państwowe (Ufficio delle foreste demaniali, Polonia) (
                     9
                  ), gestisce, su 52646,88 ettari, i tre distretti forestali di Białowieża (12586,48 ettari), di Browsk (20419,78 ettari) e di Hajnówka (19640,62 ettari) (
                     10
                  ). Il distretto forestale di Białowieża rappresenta il 20% circa della superficie totale del sito di cui si tratta, vale a dire una superficie equivalente a quella del parco nazionale, che corrisponde al 24% circa della superficie dei tre distretti forestali riuniti.
            
         
               28.
            
            
               In data 17 maggio 2012, il Minister Środowiska (Ministro dell’Ambiente, Polonia) ha emanato una raccomandazione che esclude le misure di gestione all’interno dei popolamenti forestali che abbiano più di 100 anni. Secondo la Repubblica di Polonia, tale raccomandazione avrebbe impedito, nella pratica, l’esecuzione di efficaci operazioni di conservazione all’interno di tali popolamenti, consistenti nell’asportare in tempo utile il legno di abete rosso colonizzato dal bostrico tipografo e nel portarlo al di fuori della zona minacciata in un volume idoneo a ostacolare le possibilità di reazione rapida alla propagazione crescente del bostrico tipografo.
            
         
               29.
            
            
               In data 9 ottobre 2012, il Ministro dell’Ambiente ha approvato, su richiesta della Regionalna Dyrekcja Lasów Państwowych w Białymstoku (direzione regionale dell’Ufficio forestale di Białystok, Polonia), e in risposta a un’indagine pre-infrazione EU Pilot (
                     11
                  ) avviata dalla Commissione nel giugno 2011, il Plan Urządzenia Lasu (piano di gestione forestale), accompagnato dalle previsioni relative all’impatto ambientale (in prosieguo: il «PGF del 2012»).
            
         
               30.
            
            
               Tale piano comprendeva, per il distretto forestale di Bialowieża, una descrizione delle foreste e dei terreni destinati all’imboschimento di una superficie totale di 12592,71 ettari, un’analisi dell’economia forestale, un programma di tutela della natura e una definizione delle missioni riguardanti:
               
                        –
                     
                     
                        il volume dei prodotti forestali (derivanti da tagli anteriori all’abbattimento e da tagli da abbattimento) pari a 63471 m3 di legname da costruzione netto;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        la superficie prevista di imboschimento e di riforestazione (vale a dire 12,77 ettari);
                     
                  
                        –
                     
                     
                        la superficie prevista per la gestione forestale (vale a dire 2904,99 ettari);
                     
                  
                        –
                     
                     
                        la protezione delle foreste, fra cui le misure di protezione contro gli incendi;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        l’economia della caccia, e
                     
                  
                        –
                     
                     
                        le esigenze in materia di infrastrutture tecniche.
                     
                  
         
               31.
            
            
               Tale piano, che riduceva il volume di estrazione di legname autorizzato per i tre distretti forestali a circa 470000 m3 in dieci anni, in misura significativa rispetto ai 1500000 m3 di legname estratti fra il 2003 e il 2012, ha così fissato a 63471 m3 il limite per il distretto forestale di Białowieża (
                     12
                  ).
            
         
               32.
            
            
               Tuttavia, è pacifico che, a causa dell’estrazione massiccia di legname realizzata fra il 2012 e il 2015, nel distretto forestale di Białowieża il volume massimo autorizzato nel PGF del 2012 per un periodo di dieci anni è stato raggiunto in quasi tre anni. Parallelamente, l’Ufficio forestale ha constatato, nel corso di tale periodo, una propagazione del bostrico tipografo.
            
         
               33.
            
            
               In data 6 novembre 2015, il Regionalny Dyrektor Ochrony Środowiska w Białymstoku (direttore regionale della tutela dell’ambiente di Białystok, Polonia) ha adottato un Plan Zadań Ochronnych (piano di gestione) (
                     13
                  ) (in prosieguo: il «PZO del 2015») (
                     14
                  ), che fissa gli obiettivi di conservazione e stabilisce le misure di conservazione relative al sito Natura 2000 Puszcza Białowieska per il territorio dei tre distretti forestali di Białowieża, di Browsk e di Hajnówka, in conformità agli obiettivi di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat». Il PZO del 2015 è un atto di diritto locale e deve essere considerato, secondo la Commissione, come un piano «necessario alla gestione del sito» ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat».
            
         
               34.
            
            
               All’allegato 3 del PZO del 2015, le autorità polacche hanno precisato, a seconda degli habitat naturali e degli habitat di specie di animali e di uccelli di cui all’allegato I della direttiva «habitat» nonché degli habitat delle specie di animali di cui all’allegato II di tale direttiva e di uccelli di cui all’allegato I della direttiva «uccelli», le pratiche di gestione forestale che costituiscono potenziali pericoli per il mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat nel sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Al riguardo, sono stati considerati, in particolare, l’abbattimento degli alberi all’interno di popolamenti ultracentenari di due tipi di habitat (querceti di rovere e foreste alluvionali), la rimozione degli alberi morti o moribondi, o infestati da scolitidi (pini o abeti rossi colonizzati dal bostrico tipografo) di oltre 100 anni, nonché i tagli forestali, il rinnovamento delle foreste e delle foreste miste attraverso operazioni di gestione forestale.
            
         
               35.
            
            
               L’allegato 5 del PZO del 2015 stabilisce le misure di conservazione volte a prevenire i pericoli potenziali indicati nell’allegato 3 di tale PZO per gli habitat e le specie protette presenti nei tre distretti forestali come segue:
               
                        –
                     
                     
                        esclusione delle operazioni di gestione forestale (come l’abbattimento, il rimboschimento, la gestione) in tutti i popolamenti di alberi negli habitat 91D0 (torbiere boscose) e 91E0 (foreste alluvionali di salici, pioppi, ontani e frassini);
                     
                  
                        –
                     
                     
                        esclusione delle operazioni di gestione forestale in tutti i popolamenti di una specie composti da almeno il 10% di esemplari centenari nell’habitat 9170 (querceti di rovere subcontinentali), negli habitat del falco pecchiaiolo, del picchio dorsobianco, del picchio tridattilo, del pigliamosche pettirosso e della balia dal collare, del bupreste splendente e del Cucujus cinnaberinus, del Boros Schneideri e dell’Osmoderma eremita;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        esclusione delle operazioni di gestione forestale in tutti i popolamenti di una specie composta da almeno il 10% di esemplari centenari (popolamenti di abeti rossi, di pini, o combinazione di abeti rossi e pini) per gli habitat della civetta nana e della civetta capogrosso;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        ai fini della conservazione degli habitat del Pytho Kolwensis, del Phryganophilus ruficollis e del Rhysodes sulcatus, conservazione degli alberi morti nei popolamenti forestali sfruttati, in particolare tramite il mantenimento di tutti gli abeti rossi ultracentenari morti sino alla loro completa mineralizzazione, salvo in caso di minaccia per la sicurezza pubblica.
                     
                  
         
               36.
            
            
               In data 25 marzo 2016, il Ministro dell’Ambiente ha approvato, su richiesta del direttore generale dell’Ufficio forestale, un allegato al PGF del 2012 (in prosieguo: l’«allegato del 2016») istituito dalla direzione regionale dell’Ufficio forestale a Białystok, che modifica le parti del PGF del 2012 relative, anzitutto, alla superficie totale di foreste e di terreni destinati all’imboschimento, in funzione dello stato al 1o gennaio 2016, pari (in seguito alla modifica) a 12585,30 ettari, poi, al volume di sfruttamento dei principali prodotti forestali (risultante da tagli anteriori all’abbattimento e da tagli da abbattimento), pari (in seguito a modifica) a 188000 m3 di legname da costruzione netti e, infine, alla superficie prevista per l’imboschimento e la riforestazione, pari (in seguito a modifica) a 28,63 ettari.
            
         
               37.
            
            
               L’approvazione dell’allegato del 2016 è giustificata dall’«insorgenza di gravi danni all’interno dei popolamenti forestali, a seguito della propagazione costante del bostrico [tipografo] dell’abete rosso, che comporta (nel corso del periodo di attuazione del PGF [del 2012]) la necessità di aumentare lo sfruttamento del legname (prodotti occasionali) al fine di mantenere le foreste in uno stato sanitario adeguato, di garantire la sostenibilità degli ecosistemi forestali, di interrompere il deterioramento e di intraprendere un processo di rigenerazione degli habitat naturali, inclusi gli habitat di interesse comunitario».
            
         
               38.
            
            
               In tale allegato viene precisato che esso «riguarda anzitutto la rimozione di abeti rossi colonizzati, nella prospettiva di limitare la propagazione del bostrico tipografo (necessità di effettuare tagli sanitari)».
            
         
               39.
            
            
               Viene inoltre precisato che si procederà «alla rimozione di alberi al fine di garantire la sicurezza delle persone presenti nella foresta di Białowieża, in quanto l’accumulazione di alberi moribondi costituisce un pericolo pubblico», sui «percorsi turistici nonché nelle aree di riposo e di ricreazione nella foresta».
            
         
               40.
            
            
               In tale allegato viene infine rilevato che «la siccità nel corso degli ultimi anni ha accresciuto il deperimento degli alberi e dei popolamenti di abeti rossi, determinando quindi un aumento del rischio di incendio nella foresta di Bialowieża».
            
         
               41.
            
            
               Pertanto, l’allegato del 2016 consente praticamente di triplicare lo sfruttamento del legname nel distretto forestale di Białowieża, passando da 63471 m3 a 188000 m3 per il periodo compreso tra il 2012 e il 2021, e di effettuare operazioni di gestione forestale attiva, come i tagli sanitari, il rimboschimento e i tagli di rinnovamento, nelle zone in cui fino a quel momento era escluso qualsiasi intervento.
            
         
               42.
            
            
               Come al momento dell’adozione del PGF del 2012, è stato ottenuto il parere positivo del direttore regionale per la tutela dell’ambiente di Białystok. Inoltre, è pacifico che, ai fini dell’adozione dell’allegato del 2016, la direzione regionale dell’Ufficio forestale di Białystok ha proceduto, nel 2015, a una valutazione dell’incidenza sull’ambiente delle misure previste, dalla quale è emerso che esse non hanno «alcuna incidenza negativa significativa sull’ambiente né, in particolare, sugli obiettivi di conservazione e sull’integrità del sito Natura 2000».
            
         
               43.
            
            
               Con un documento anch’esso datato 25 marzo 2016, il Ministro dell’Ambiente e il direttore generale dell’Ufficio forestale, nel perseguimento dell’obiettivo di risolvere le divergenze di opinione sulla modalità di gestione della foresta di Bialowieża «basandosi su conoscenze scientifiche», hanno elaborato un programma di risanamento, dal titolo «programma relativo alla foresta di Bialowieża in quanto patrimonio culturale e naturale dell’Unesco e in quanto sito che rientra nella rete Natura 2000». Tale programma è inteso a «documentare in modo rigoroso i diversi punti di vista, nonché a determinare la responsabilità di soggetti concreti, per quanto riguarda le decisioni adottate». A tal fine è stato deciso di:
               
                        –
                     
                     
                        «realizzare e mettere a disposizione dell’opinione pubblica» i documenti scientifici e giuridici relativi alla foresta di Bialowieża;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        attuare un programma di studio e di controllo che comprenda un’identificazione e una descrizione delle parcelle che hanno formato oggetto di un popolamento umano e di misure di gestione forestale, tenendo conto di taluni habitat e specie protetti. All’interno di ogni popolamento forestale, verrà, da una parte, calcolato il numero e il volume di alberi morti, e, dall’altra, misurato il tenore di carbonio organico della lettiera forestale nonché del profilo del suolo, e
                     
                  
                        –
                     
                     
                        raccogliere una documentazione fotografica.
                     
                  
         
               44.
            
            
               In tale programma è stato altresì previsto, al fine di porre fine alla controversia scientifica relativa all’opportunità di un intervento umano e dell’abbattimento degli alberi, di condurre un esperimento a lungo termine, consistente nel riservare un terzo della superficie dei distretti forestali nel quale saranno valutati gli effetti dell’assenza di attuazione di misure di gestione forestale al fine di metterli a confronto con quelli delle «operazioni di taglio e di sfruttamento degli alberi (tra le altre)» previste fin dal 2016 che avranno luogo nell’altra parte. È inoltre prevista un’analisi delle incidenze economiche.
            
         
               45.
            
            
               Il 31 marzo 2016, il direttore generale dell’Ufficio forestale ha adottato, conformemente al suo mandato e «tenendo conto degli imperativi connessi alla diversificazione dei rischi di alterazione considerevole degli habitat naturali e di scomparsa della biodiversità, a causa di una delle più vaste propagazioni del bostrico tipografo della storia, nel territorio della foresta di Białowieża», la decisione n. 52 con la quale sono state stabilite «zone funzionali di riferimento» nel territorio dei distretti forestali di Białowieża e di Browsk. Esse rappresentano il 33% circa della superficie del distretto forestale di Białowieża, vale a dire 4137,28 ettari, e sono gestite in conformità delle misure definite nel PGF del 2012. Tale decisione n. 52 prevede che, all’interno di tali zone di riferimento, a decorrere dal 1o aprile 2016 e tenendo conto dei piani di gestione forestale in vigore in tali distretti, sarà esercitata «una gestione forestale volta a massimizzare gli effetti della formazione della biodiversità, (in pratica) esclusivamente a seguito di processi naturali». Nella decisione di cui trattasi è precisato che tale attività di gestione si limiterà:
               
                        «1)
                     
                     
                        al taglio di alberi che costituiscono un pericolo per la sicurezza pubblica nonché un rischio di incendio, connesso all’abbandono degli alberi tagliati in loco;
                     
                  
                        2)
                     
                     
                        a lasciare che le zone summenzionate si rinnovino naturalmente, secondo le regole relative alla silvicoltura;
                     
                  
                        3)
                     
                     
                        a mantenere le risorse forestali in uno stato che limita al massimo la penetrazione delle foreste da parte dell’uomo, al fine di impedire un’alterazione dei processi naturali summenzionati, fatto salvo l’accesso alla foresta di cui al punto 4;
                     
                  
                        4)
                     
                     
                        alla realizzazione delle funzioni non produttive della foresta, come terreno messo a disposizione per la realizzazione di studi scientifici e di azioni analoghe;
                     
                  
                        5)
                     
                     
                        alla creazione di una cintura di protezione, lungo i limiti di tali zone, installando trappole a feromoni, vale a dire soluzioni volte a impedire il passaggio da (e verso) tali zone di organismi nocivi in misura tale da minacciare la sopravvivenza delle foreste».
                     
                  La decisione n. 52 prevede che le zone così individuate non includano, tuttavia, le riserve naturali.
            
         
               46.
            
            
               Nella sezione 2 di tale decisione è previsto che, nelle foreste che rientrano nei distretti forestali di Białowieża e di Browsk situate al di fuori delle zone di riferimento, l’attività di gestione fondata sui piani di gestione forestale si eserciti in conformità ai principi di gestione forestale durevole. È precisato che, «tuttavia, tale gestione si eserciterà in modo tale da assicurare, nei fatti, la tutela della natura, applicando metodi di gestione forestale».
            
         
               47.
            
            
               Ai sensi della sezione 3 della suddetta decisione, «le operazioni nell’ambito territoriale dei distretti forestali di Białowieża e di Browsk che attengono all’inventario della ricchezza naturale, al controllo della biodiversità, dello stato degli habitat naturali e del bilancio di carbonio degli ecosistemi forestali, nonché alla raccolta di qualsiasi documentazione fattuale, sono disciplinate da una distinta ordinanza del direttore generale dell’Ufficio forestale, relativa all’inventario naturale di tutti i terreni gestiti dal detto Ufficio». Il direttore regionale dell’Ufficio forestale di Białystok, in conformità del paragrafo 2 di tale sezione, presenterà ogni due anni una relazione (a partire dal 31 gennaio 2017) relativa al controllo delle operazioni e allo stato di conservazione della biodiversità all’interno della foresta di Białowieża.
            
         
               48.
            
            
               In virtù della sezione 4, lettera b), della decisione n. 52, è possibile derogare all’esclusione di tali superfici dalle operazioni di gestione forestale attiva in caso di «realizzazione di lavori, laddove l’obbligo di realizzare tali lavori discenda da disposizioni giuridiche di applicazione generale, compreso il PZO relativo al sito Natura 2000».
            
         
               49.
            
            
               Il 17 febbraio 2017 (
                     15
                  ), il direttore generale dell’Ufficio forestale ha adottato, per i tre distretti forestali, la decisione n. 51 «relativa all’abbattimento degli alberi colonizzati dal bostrico tipografo e alla raccolta degli alberi che costituiscono una minaccia per la sicurezza pubblica e che comportano un rischio di incendio, in tutte le classi di età dei popolamenti forestali dei distretti forestali di Białowieża, di Browsk e di Hajnówka» (
                     16
                  ).
            
         
               50.
            
            
               L’articolo 1 di tale decisione dispone che, «[v]ista la situazione straordinaria e catastrofica causata dalla propagazione del bostrico tipografo nel sito di Puszcza Białowieska, il direttore della direzione regionale dell’Ufficio forestale di Białystok e gli ispettori forestali dei distretti forestali di Białowieża, di Browsk e di Hajnówka sono tenuti:
               
                        1.
                     
                     
                        a procedere, senza indugio, nelle foreste gestite dall’Ufficio forestale, all’abbattimento degli alberi che minacciano la sicurezza pubblica, in primo luogo lungo le vie di comunicazione e gli itinerari turistici, vigilando in maniera essenziale e prioritaria al rispetto della sicurezza pubblica;
                     
                  
                        2.
                     
                     
                        a procedere alla rimozione continua degli alberi secchi, nonché dei residui dopo la raccolta, in conformità alle disposizioni applicabili in materia di prevenzione degli incendi boschivi, anche tramite trasporto o taglio e trasporto;
                     
                  
                        3.
                     
                     
                        a procedere all’abbattimento continuo e in tempo utile degli alberi colonizzati dal bostrico tipografo, in tutte le classi di età dei popolamenti forestali, nonché alla raccolta del legname e al suo trasporto in tempo utile (o al suo scortecciamento e stoccaggio);
                     
                  
                        4.
                     
                     
                        a procedere – utilizzando i risultati dell’inventario naturale delle foreste di Puszcza Białowieska effettuato dall’Ufficio forestale nel 2016 – all’attuazione e all’attualizzazione costante delle strategie di ripristino dei popolamenti forestali dopo la propagazione del bostrico tipografo nel massiccio forestale di Puszcza Białowieska, facendo ricorso a diversi metodi di rinnovamento (rigenerazione naturale, riforestazione tramite semina o piantatura) e di protezione, per ricostituire e ripristinare le fitocenosi e, in particolare, per tutelare i preziosi habitat naturali che rientrano nella tutela del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, e, in caso di necessità di rigenerazione artificiale, utilizzare gli alberi e gli arbusti originari di Puszcza Białowieska;
                     
                  
                        5.
                     
                     
                        a procedere al controllo degli effetti di cui al punto 4, effettuando regolarmente l’inventario dello stato delle foreste e la valutazione della biodiversità, anche facendo ricorso a una rete di superfici di inventariazione naturale su larga scala;
                     
                  
                        6.
                     
                     
                        a integrare il legname raccolto dopo i tagli di cui ai punti da 1 a 3 nella realizzazione del progetto Leśne Gospodarstwa Węglowe (aziende forestali a carbone), di cui al provvedimento n. 2 del direttore generale del 17 gennaio 2017 [progetto volto ad aumentare il livello di assorbimento di CO2 e di altri gas a effetto serra grazie alle foreste]. Il legno secco non colonizzato [dal bostrico tipografo] (legno morto sterile) può essere stoccato in impianti temporanei situati negli spazi divenuti vuoti e sui terreni aperti. Il legno colonizzato (da scolitidi) necessita di uno scortecciamento e di uno stoccaggio in conformità delle norme previste dalle istruzioni sulla tutela delle foreste. Le zone di stoccaggio del legname sono protette contro l’incendio;
                     
                  
                        7.
                     
                     
                        a organizzare un sistema di vendita del legname raccolto grazie ai tagli di cui ai punti da 1 a 3 al fine di soddisfare i bisogni degli abitanti dei comuni situati nella zona territoriale di Puszcza Białowieska».
                     
                  
         
               51.
            
            
               L’articolo 2 di tale decisione prevede che «si deroga, per i tagli di cui all’articolo 1, alle restrizioni attinenti all’età degli alberi e alla funzione dei popolamenti forestali per le foreste gestite dall’Ufficio delle foreste demaniali nella zona di Puszcza Białowieska».
            
         
               52.
            
            
               È pacifico che, in seguito all’adozione della decisione n. 51, si è proceduto alla rimozione di alberi secchi e di alberi colonizzati dal bostrico tipografo nei tre distretti forestali di Białowieża, di Browsk e di Hajnówka, in una «zona di ripristino forestale» di circa 34000 ettari, che rappresenta quasi il 54% della superficie del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               53.
            
            
               Inoltre, secondo la Commissione, che si basa sui dati provenienti dall’Ufficio forestale, i tagli nella foresta di Białowieża, realizzati a partire dall’inizio del 2017, rappresenterebbero in totale più di 35000 m3 di legname, di cui 29000 m3 di abete rosso (vale a dire circa 29000 alberi). Secondo le informazioni fornite da organizzazioni non governative, che hanno utilizzato i dati dell’Ufficio forestale, i tagli di popolamenti ultracentenari realizzati fino al mese di maggio 2017 avrebbero prodotto 2385,13 m3 di legname nel distretto forestale di Białowieża, 1874 m3 in quello di Browsk e 6540 m3 in quello di Hajnówka.
            
         
         
            B.
          
            Procedimento precontenzioso
         
      
      
               54.
            
            
               Dopo essere stata informata dell’approvazione dell’allegato del 2016, la Commissione ha inviato alle autorità polacche, in data 7 aprile 2016, attraverso il sistema elettronico di comunicazione pre-infrazione EU Pilot (
                     17
                  ), una domanda di chiarimenti su una serie di questioni relative all’incidenza dell’aumento dell’estrazione di legname nel distretto forestale di Białowieża sullo stato di conservazione degli habitat naturali e delle specie della fauna selvatica di interesse comunitario nel sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               55.
            
            
               Nella loro risposta del 18 aprile 2016, le autorità polacche hanno giustificato l’aumento del volume di legname estratto adducendo una propagazione senza precedenti del bostrico tipografo.
            
         
               56.
            
            
               Il 9 e il 10 giugno 2016, i servizi della Commissione si sono recati nella foresta di Białowieża per effettuare indagini su una decina di settori diversi del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               57.
            
            
               In data 17 giugno 2016, la Commissione ha inviato alle autorità polacche, conformemente all’articolo 258 TFUE, una lettera di diffida motivata dal fatto che le misure approvate nell’allegato del 2016 non erano giustificate, che tali autorità non si erano assicurate che tali misure non avrebbero pregiudicato l’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska e che, autorizzando un aumento dell’estrazione di legname, tali autorità erano venute meno agli obblighi a esse incombenti in virtù delle direttive «habitat» e «uccelli».
            
         
               58.
            
            
               Con lettera del 27 giugno 2016, inviata al commissario europeo per l’Ambiente, il Ministro polacco dell’Ambiente ha riferito che erano necessari elementi di informazione supplementari riguardanti gli habitat e le specie presenti sul sito Natura 2000 Puszcza Białowieska e che il loro inventario era in corso di realizzazione.
            
         
               59.
            
            
               Le autorità polacche hanno risposto alla lettera di diffida, in data 18 luglio 2016, respingendo integralmente gli addebiti della Commissione.
            
         
               60.
            
            
               Fra il mese di febbraio e il mese di marzo 2017 ha avuto luogo uno scambio di corrispondenza fra il Ministro polacco dell’Ambiente e il commissario europeo per l’Ambiente. Il Ministro dell’Ambiente ha indicato che i primi risultati dell’inventario erano già noti e che, su tale base, aveva deciso di iniziare i tagli di cui all’allegato del 2016.
            
         
               61.
            
            
               Con lettera del 28 aprile 2017, la Commissione ha inviato un parere motivato alla Repubblica di Polonia, contestandole il fatto di essere venuta meno agli obblighi di cui all’articolo 6, paragrafi 1 e 3, e all’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva «habitat» nonché all’articolo 4, paragrafi 1 e 2, e all’articolo 5, lettere b) e d), della direttiva «uccelli». La Commissione invitava le autorità polacche a conformarsi a tale parere motivato entro il termine di un mese a decorrere dalla sua ricezione. Essa giustificava tale termine, in particolare, sulla base dell’informazione secondo la quale i tagli erano cominciati e sulla base del rischio diretto che il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska subisse, di conseguenza, un danno grave ed irreparabile.
            
         
               62.
            
            
               In data 26 maggio 2017, la Repubblica di Polonia ha risposto al parere motivato sostenendo l’infondatezza degli inadempimenti contestati.
            
         
               63.
            
            
               Non essendo soddisfatta di tale risposta, la Commissione ha proposto il presente ricorso.
            
         
         
            C.
          
            Procedimento dinanzi alla Corte
         
      
      
               64.
            
            
               Con atto separato, depositato in cancelleria il 20 luglio 2017, la Commissione ha presentato una domanda di provvedimenti provvisori ai sensi dell’articolo 279 TFUE e dell’articolo 160, paragrafo 2, del regolamento di procedura della Corte di giustizia, volta a ingiungere alla Repubblica di Polonia, in attesa della sentenza della Corte sul merito, da una parte, la cessazione, salvo il caso di minaccia per la sicurezza pubblica, delle operazioni di gestione forestale attiva negli habitat 91D0 (torbiere boscose) e 91E0 (foreste alluvionali di salici, pioppi, ontani e frassini), e nei popolamenti forestali centenari dell’habitat 9170 (querceti di rovere subcontinentali), nonché negli habitat del picchio dorsobianco, del picchio tridattilo, della civetta nana, della civetta capogrosso, del falco pecchiaiolo, del pigliamosche pettirosso, della balia dal collare e della colombella, e negli habitat dei coleotteri saproxilici, vale a dire il Cucujus cinnaberinus, il Boros schneideri, il Phryganophilus ruficollis, il Pytho kolwensis, il Rhysodes sulcatus e il bupreste splendente, e, dall’altra, la cessazione della rimozione di abeti rossi centenari morti e l’abbattimento di alberi nell’ambito dell’aumento del volume dell’area forestale sfruttabile all’interno del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, operazioni che discendono dall’allegato del 2016 e dalla decisione n. 51.
            
         
               65.
            
            
               La Commissione chiedeva altresì, in virtù dell’articolo 160, paragrafo 7, del regolamento di procedura della Corte, la concessione dei provvedimenti provvisori summenzionati ancor prima della presentazione da parte della convenuta delle proprie osservazioni a causa del rischio di danni gravi e irreparabili per gli habitat e l’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               66.
            
            
               Con ordinanza del 27 luglio 2017 (
                     18
                  ), il vicepresidente della Corte ha provvisoriamente accolto tale domanda fino alla pronuncia dell’ordinanza che avrebbe posto fine al procedimento sommario.
            
         
               67.
            
            
               In data 13 settembre 2017, la Commissione ha integrato la sua domanda di provvedimenti provvisori, chiedendo alla Corte di disporre, inoltre, che la Repubblica di Polonia versi una penalità di mora ove essa non si dovesse conformare alle ingiunzioni pronunciate nell’ambito del procedimento.
            
         
               68.
            
            
               In data 28 settembre 2017, la Repubblica di Polonia ha chiesto l’attribuzione della causa alla Grande Sezione della Corte. In applicazione dell’articolo 161, paragrafo 1, del regolamento di procedura, il vicepresidente della Corte ha deferito la causa alla Corte che, tenuto conto della sua importanza, l’ha attribuita, conformemente all’articolo 60, paragrafo 1, di detto regolamento, alla Grande Sezione.
            
         
               69.
            
            
               Con ordinanza del 20 novembre 2017 (
                     19
                  ), la Corte ha accolto la domanda della Commissione, sino alla pronuncia della sentenza definitiva nella presente causa, pur autorizzando, a titolo eccezionale, la Repubblica di Polonia ad attuare le operazioni di cui all’allegato del 2016 e alla decisione n. 51 quando queste siano strettamente necessarie, e nei limiti in cui siano proporzionate, per garantire, in maniera diretta e immediata, la sicurezza pubblica delle persone, e ciò a condizione che altre misure meno radicali non siano possibili per ragioni oggettive. La Corte ha altresì disposto che la Polonia comunichi alla Commissione, entro quindici giorni dalla notifica di tale ordinanza, tutti i provvedimenti adottati per rispettarla pienamente, precisando, in maniera motivata, le operazioni di gestione forestale attiva che essa intende proseguire a causa della loro necessità al fine di garantire la sicurezza pubblica. La Corte si è riservata di decidere sulla domanda complementare della Commissione volta a far disporre il versamento di una penalità di mora (
                     20
                  ).
            
         
               70.
            
            
               Inoltre, con atto depositato in cancelleria il 7 agosto 2017, la Commissione ha chiesto la trattazione in via prioritaria della presente causa, conformemente all’articolo 53, paragrafo 3, del regolamento di procedura della Corte. Con decisione del 9 agosto 2017, il presidente della Corte ha accolto tale istanza. Tuttavia, con ordinanza dell’11 ottobre 2017 (
                     21
                  ), il presidente della Corte ha deciso d’ufficio di trattare la presente causa con procedimento accelerato ai sensi dell’articolo 23 bis dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea e dell’articolo 133 del regolamento di procedura della Corte.
            
         
         III. Argomenti delle parti
      
      
         
            A.
          
            Sulla ricevibilità
         
      
      
               71.
            
            
               La Repubblica di Polonia invoca l’irricevibilità delle censure seconda, terza e quarta sollevate dalla Commissione, nei limiti in cui esse riguardano le operazioni attuate nei territori dei distretti forestali di Browsk e di Hajnówka, di cui alla decisione n. 51. Da un lato, infatti, tali censure amplierebbero in modo ingiustificato la portata delle censure definite nel parere motivato, atteso che queste ultime si riferiscono unicamente alle conseguenze dell’adozione dell’allegato del 2016 relativo al distretto forestale di Białowieża. Pertanto, l’oggetto della controversia si amplierebbe non solo ratione loci, ma anche ratione materiae, in quanto le operazioni di cui alla decisione n. 51 sarebbero diverse da quelle definite nell’allegato del 2016. D’altro lato, la formulazione di tali censure sarebbe oscura, in particolare per quanto riguarda la questione se tali censure siano connesse esclusivamente all’adozione dell’allegato del 2016 o se riguardino anche le operazioni di cui alla decisione n. 51.
            
         
               72.
            
            
               A sostegno della ricevibilità di tutte le sue censure, la Commissione ha esposto, in sede di udienza, che da una giurisprudenza costante della Corte risulta che fra la fase precontenziosa e quella contenziosa l’oggetto della controversia può essere ampliato, purché i fatti contestati siano della medesima natura e siano costitutivi di uno stesso comportamento. Dai documenti del fascicolo emerge, secondo la Commissione, che i fatti contestati alla Repubblica di Polonia nel parere motivato riguardavano unicamente il distretto forestale di Białowieża, in quanto le misure adottate dalle autorità polacche, a tale data, riguardavano solamente tale distretto. Tuttavia, la Commissione sottolinea che le stesse misure sono state adottate dalla Repubblica di Polonia anche per gli altri due distretti forestali che fanno parte del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Considerato che si tratta di fatti identici, costitutivi di un medesimo comportamento, essa ritiene giustificato che il ricorso per inadempimento verta su tutto il territorio interessato dalle misure controverse al giorno in cui è adita la Corte. Inoltre, la Commissione sostiene che non ammettere la ricevibilità del suo ricorso, per il motivo che il parere motivato non si riferiva a fatti a esso posteriori, renderebbe estremamente difficile, se non impossibile, l’esercizio del suo diritto di agire in giudizio. Al riguardo, la Commissione rileva che l’estensione geografica operata fra il parere motivato e il ricorso per inadempimento non è altro che la conseguenza della scelta delle stesse autorità polacche di adottare decisioni della medesima natura nel corso del procedimento precontenzioso e di renderle pubbliche tardivamente, il che escluderebbe che tale estensione possa essere considerata motivo di irricevibilità del suo ricorso.
            
         
         
            B.
          
            Nel merito
         
      
      
         1. La Commissione
      
      
               73.
            
            
               Con la sua prima censura, la Commissione adduce che la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», in quanto ha approvato l’allegato del 2016 e ha attuato le operazioni di gestione forestale in esso previste, senza assicurarsi che ciò non avrebbe pregiudicato l’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               74.
            
            
               Secondo la Commissione, l’allegato del 2016, laddove modifica il PGF del 2012, costituisce un piano o progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, ma che può avere incidenze significative su tale sito a causa della triplicazione della cubatura di legname sfruttabile nel distretto forestale di Białowieża che esso prevede. A differenza dei PZO, i PGF non sarebbero, infatti, piani di gestione, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat», in quanto non fissano gli obiettivi e le misure di conservazione necessarie per i siti Natura 2000. I PGF hanno come principale oggetto di disciplinare le pratiche di gestione forestale fissando, in particolare, il volume massimo di legname che può essere estratto e stabilendo misure di tutela delle foreste. Pertanto, prima della loro adozione o modifica, sarebbe opportuno procedere a una valutazione adeguata delle loro incidenze sul sito Natura 2000 di cui trattasi alla luce degli obiettivi di conservazione di tale sito, in conformità all’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», il che, peraltro, sarebbe avvenuto nel caso di specie, in quanto la Repubblica di Polonia avrebbe condotto una siffatta valutazione dell’incidenza del progetto di allegato del 2016 sulla conservazione del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska nel 2015.
            
         
               75.
            
            
               La Commissione ritiene, tuttavia, che le autorità polacche non si siano assicurate che l’allegato del 2016 non avrebbe pregiudicato l’integrità di tale sito Natura 2000, il che implica il mantenimento durevole delle sue caratteristiche costitutive, connesse alla presenza di un habitat naturale il cui obiettivo di preservazione ha giustificato la designazione di tale sito come SIC e ZPS. Nella fattispecie, le caratteristiche dell’integrità di detto sito Natura 2000 sarebbero le seguenti: i processi ecologici naturali che vi si svolgono (rigenerazione naturale degli alberi, selezione naturale delle specie, successione ecologica naturale), la diversità della composizione delle specie e la struttura dell’età dei suoi popolamenti forestali, che comprendono, in particolare, una proporzione importante di alberi in fase ottimale o terminale, l’abbondanza di legno morto e la presenza di specie tipiche delle foreste naturali non intaccate dall’uomo e che vivono negli habitat naturali menzionati supra.
            
         
               76.
            
            
               La Commissione sostiene, essenzialmente, che le autorità polacche non potevano escludere l’esistenza di dubbi scientifici riguardanti l’assenza di effetti pregiudizievoli sull’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska fondandosi sulla valutazione dell’incidenza sull’ambiente preparata nel 2015 per la predisposizione dell’allegato del 2016, per il motivo che tale valutazione si basava su quella condotta nel 2012, per l’adozione del PGF del 2012, e si concentrava sui popolamenti colonizzati dal bostrico tipografo. Essa sostiene altresì che neppure la definizione successiva di superfici di riferimento e di lavori di inventario può apportare le certezze necessarie per l’autorizzazione dei lavori di gestione forestale.
            
         
               77.
            
            
               La Commissione rileva, più in particolare, che le misure di rimozione degli alberi morti e moribondi, di gestione forestale in forma di tagli sanitari, di abbattimento di alberi nel caso di popolamenti ultracentenari in querceti di rovere subcontinentali e in foreste alluvionali, nonché di rimozione di abeti rossi ultracentenari moribondi o morti colonizzati dal bostrico tipografo, di cui all’allegato del 2016, costituirebbero «potenzial[i] pericol[i]» per gli habitat naturali e per gli habitat delle specie di cui si tratta, indicati nel PZO del 2015. L’azione del bostrico tipografo non sarebbe, invece, considerata come «potenziale pericolo» in quanto sarebbe, al contrario, la rimozione degli abeti rossi colonizzati dal bostrico tipografo ad essere espressamente considerata, all’allegato 3 del PZO del 2015, come minaccia per gli habitat di tre specie di uccelli protetti.
            
         
               78.
            
            
               La Commissione sottolinea, inoltre, che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, le fasi di propagazione del bostrico tipografo farebbero parte dei cicli naturali che, in tali tipi di foreste, si osservano regolarmente. Peraltro, essi non sarebbero oggetto di alcun controllo all’interno del parco nazionale di Białowieża, dove lo stato di conservazione degli habitat sarebbe migliore di quello dei distretti forestali gestiti dall’Ufficio forestale nei quali sono stati effettuati tagli sanitari. Studi scientifici attesterebbero altresì il migliore stato di conservazione degli habitat della foresta di Białowieża che sono esclusi da qualsiasi intervento umano. Gli scienziati avrebbero inoltre il timore che la rimozione degli alberi morti o moribondi possa disequilibrare la struttura d’età dei popolamenti forestali, impoverire la diversità delle specie e degli habitat tutelati e far scomparire importanti fonti di nutrimento per numerose specie animali protette. La rimozione del legno morto nell’ambito dei tagli sanitari sarebbe quindi incompatibile con gli obiettivi di conservazione delle zone tutelate, in quanto il mantenimento del legno morto nella foresta è necessario per preservare la biodiversità.
            
         
               79.
            
            
               Secondo la Commissione, dalla risposta delle autorità polacche alla domanda EU Pilot emerge altresì che le misure approvate nell’allegato del 2016 saranno attuate su di una superficie di 5100 ettari, il che rappresenterebbe il 58% del distretto forestale di Białowieża e l’8% della superficie del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. La Commissione rileva, al riguardo, che, nella loro risposta al parere motivato, le autorità polacche hanno indicato che, in seguito alla considerazione delle superfici di riferimento, la zona di applicazione dell’allegato del 2016 si estenderà su 3401 ettari, vale a dire il 5,4% della superficie del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. La Commissione sottolinea che le misure così attuate avranno in realtà un’incidenza ben maggiore, posto che le stesse autorità polacche avrebbero riconosciuto che le operazioni volte a impedire la propagazione del bostrico tipografo si estenderanno su una superficie totale di 34000 ettari, mentre le superfici di riferimento sulle quali tali misure non saranno attuate coprono 17000 ettari. Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che le incidenze di tali misure sulla tutela dell’ambiente non possano essere presentate come trascurabili, considerato inoltre che, nel fissare, nel PGF del 2012, un volume di legname sfruttabile pari a 63471 m3 fino al 2021, le autorità competenti avevano trovato, in seguito alla valutazione dell’incidenza sull’ambiente, un livello di sfruttamento equilibrato rispetto agli obiettivi di conservazione di tale sito Natura 2000.
            
         
               80.
            
            
               La Commissione ritiene che le autorità polacche non abbiano tenuto conto, in nessun momento del processo decisionale, delle riserve e dei pareri adottati dagli organismi scientifici. Al riguardo, la valutazione dell’incidenza sull’ambiente del 2015 sarebbe fondata, da una parte, su un metodo errato, in quanto non si riferisce agli obiettivi particolari della conservazione degli habitat e delle specie animali che hanno formato l’oggetto del PZO del 2015, e, dall’altra, su una valutazione che risale al 2012, e si concentrerebbe sui popolamenti colonizzati dal bostrico tipografo. Tale valutazione non definirebbe neppure ciò che l’integrità del sito Natura 2000 in questione comporta né indicherebbe in che modo le operazioni previste possano pregiudicarlo. Esisterebbe il rischio che le operazioni di gestione forestale previste vengano eseguite senza tenere sufficientemente conto delle necessità e degli obiettivi di conservazione di tali habitat e di tali specie. Inoltre, l’allegato del 2016 non sarebbe stato adottato sulla base di informazioni aggiornate, in quanto al momento dell’emissione del parere motivato i risultati dell’inventario del sito, effettuato dalle autorità polacche nel 2016 per meglio conoscere i luoghi di ripartizione di tali specie, non erano definitivi.
            
         
               81.
            
            
               A sostegno di quest’ultimo argomento, la Commissione rammenta che, secondo la giurisprudenza della Corte, è al momento in cui viene adottata la decisione che autorizza la realizzazione del progetto che non deve sussistere alcun ragionevole dubbio scientifico circa l’assenza di effetti pregiudizievoli per l’integrità del sito interessato (
                     22
                  ). Pertanto, la Repubblica di Polonia avrebbe violato l’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», se non altro per la semplice ragione che, nell’approvare l’allegato del 2016, il Ministro dell’Ambiente non poteva essere certo che le operazioni previste in tale allegato non avrebbero avuto effetti pregiudizievoli sull’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Ne deriverebbe altresì che nessuna misura può porre rimedio alla violazione di tale disposizione, neppure qualora successivamente si accertasse l’assenza di effetti pregiudizievoli, in quanto, al momento dell’approvazione dell’allegato, le condizioni per l’adozione di una decisione positiva non erano soddisfatte.
            
         
               82.
            
            
               La Commissione sostiene che, di conseguenza, la fissazione di «superfici di riferimento», sul 33% del territorio di tale sito Natura 2000, non può essere considerata come una misura che attenua gli effetti pregiudizievoli dell’attuazione dell’allegato del 2016. Da una parte, tali superfici non sarebbero state oggetto della valutazione dell’incidenza sull’ambiente effettuata nel 2015. Dall’altra, la fissazione di tali superfici non consentirebbe di evitare o di ridurre gli effetti pregiudizievoli causati dall’attuazione di tale allegato. Esse si limiterebbero, infatti, a preservare la situazione precedente in una parte del distretto forestale di Białowieża, ma non conterrebbero gli effetti pregiudizievoli che derivano dalle operazioni di cui all’allegato del 2016 nel resto del territorio di tale distretto, la cui estensione è maggiore. Le «superfici di riferimento» sarebbero inoltre state designate in modo arbitrario. In realtà, poiché la designazione di tali superfici non incide sul volume massimo totale di estrazione del legname fissato nell’allegato, la determinazione di tali zone comporterebbe un’intensificazione dell’abbattimento nel resto del territorio del distretto forestale di Białowieża.
            
         
               83.
            
            
               Peraltro, la Commissione rileva che sarebbe possibile derogare all’esclusione di tali superfici, in quanto la decisione n. 52 consentirebbe, al suo paragrafo 4, lettera b), di ignorare i limiti ammessi in tali superfici di riferimento, e la decisione n. 51 imporrebbe di abbattere e rimuovere gli alberi secchi nonché gli alberi di tutte le classi di età colonizzati dal bostrico tipografo senza tenere conto di tali superfici.
            
         
               84.
            
            
               Con la sua seconda censura, la Commissione sostiene che, attuando le operazioni di gestione forestale di cui all’allegato del 2016 e di cui alla decisione n. 51, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi derivanti dall’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat» e dall’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli».
            
         
               85.
            
            
               Essa adduce che, conformemente all’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli», per le specie di uccelli elencate nell’allegato I di tale direttiva che hanno dato luogo alla designazione di una ZPS e per le specie migratrici non menzionate in tale allegato, gli Stati membri dovrebbero adottare speciali misure di conservazione concernenti il loro habitat naturale, per garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro area di distribuzione. Il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska riguarderebbe, in conformità dell’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva «uccelli», in particolare, le seguenti specie: il falco pecchiaiolo, il picchio dorsobianco, il picchio tridattilo, la civetta nana, la civetta capogrosso, il pigliamosche pettirosso e la balia dal collare. La colombella rientrerebbe nelle specie migratrici di cui all’articolo 4, paragrafo 2, di tale direttiva.
            
         
               86.
            
            
               La Commissione sottolinea che l’obiettivo delle direttive «uccelli» e «habitat» è quello di consentire il mantenimento o il ripristino in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat di tali specie e non solamente quello di prevenirne l’estinzione. L’argomento secondo cui l’intensificazione dei tagli sarebbe conforme alle disposizioni relative alla conservazione degli uccelli, in quanto nel sito di cui si tratta si manterrebbe il numero minimo di coppie di picchi, sarebbe dunque infondato.
            
         
               87.
            
            
               La Commissione sostiene, inoltre, che il mero inserimento delle misure di conservazione del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska nel PZO del 2015, senza un’effettiva possibilità di applicarle, non basta per considerare soddisfatto l’obbligo di fissare le misure di conservazione necessarie, di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat». Tale «fissazione» implicherebbe, infatti, che tali misure possano essere effettivamente applicate e che abbiano quindi un effetto utile. Tale interpretazione varrebbe anche per l’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli».
            
         
               88.
            
            
               Orbene, l’esecuzione di operazioni di gestione forestale attiva, come l’abbattimento, i tagli sanitari e il rimboschimento, in habitat il cui mantenimento dello stato di conservazione esclude formalmente siffatte attività, equiparandole a delle minacce, sarebbe incompatibile con le misure di conservazione volte, in particolare, a «escludere dalle operazioni di gestione forestale tutti i popolamenti di una specie composti da almeno il 10% di esemplari centenari e ultracentenari», a «conservare gli alberi morti» nonché a «mantenere tutti gli abeti rossi centenari morti sino alla loro completa mineralizzazione». Al riguardo, i luoghi in cui tali operazioni sono pianificate coinciderebbero con i siti dei popolamenti forestali centenari e con gli habitat dei coleotteri saproxilici, essenzialmente il Cucujus cinnaberinus e il Boros schneideri. Inoltre, la triplicazione dello sfruttamento della foresta entro il 2021 e la rimozione degli alberi che questa implica sarebbero contrari alle misure di conservazione e ostacolerebbero a tali misure di produrre il loro effetto utile. Tali operazioni costituirebbero, per la loro natura, delle minacce per gli habitat naturali e per gli habitat delle specie di uccelli e di coleotteri saproxilici, come quelle indicate all’allegato 3 del PZO del 2015.
            
         
               89.
            
            
               Pertanto, dette operazioni non solo rafforzerebbero tali minacce, ma, inoltre, complicherebbero ancora di più l’attuazione delle misure di conservazione stabilite nel PZO del 2015. Esse potrebbero peraltro avere un effetto pregiudizievole sullo stato generale di conservazione di talune specie di coleotteri saproxilici, in particolare il Phryganophilus ruficollis e il bupreste splendente, in Polonia e in Europa, dal momento che il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska costituisce una delle loro ultime o più importanti aree di distribuzione all’interno dell’Unione.
            
         
               90.
            
            
               Con la sua terza censura, la Commissione sostiene che, avendo attuatole operazioni di gestione forestale di cui all’allegato del 2016 e alla decisione n. 51, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in applicazione dell’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e d), della direttiva «habitat», in quanto tali operazioni non consentirebbero di evitare il deterioramento o la distruzione dei siti di riproduzione o delle aree di riposo di coleotteri saproxilici che figurano nell’allegato IV, lettera a), di tale direttiva, vale a dire il Cucujus cinnaberinus, il bupreste splendente, il Phryganophilus ruficollis e il Pytho kolwensis, e costituirebbero, di conseguenza, una seria minaccia per la loro sopravvivenza.
            
         
               91.
            
            
               L’articolo 12 della direttiva «habitat» imporrebbe agli Stati membri sia l’adozione di un quadro legislativo completo sia l’attuazione di misure concrete per frenare il declino delle popolazioni delle specie di cui a tale allegato. Un sistema di tutela rigorosa presupporrebbe l’adozione di misure coerenti e coordinate di carattere preventivo idonee a consentire di evitare effettivamente il deterioramento o la distruzione dei siti di riproduzione o delle aree di riposo di tali specie (
                     23
                  ).
            
         
               92.
            
            
               La Commissione adduce che tutte le specie di coleotteri saproxilici interessate da tale rigorosa tutela necessiterebbero, nel corso del loro ciclo di vita, di alberi moribondi o morti, in piedi o a terra. Diversi studi scientifici confermerebbero che gli abeti rossi morti formano l’habitat principale del Cucujus cinnaberinus e costituiscono un elemento primordiale del suo ciclo di vita. Due o tre anni dopo la morte dell’abete rosso o in una fase successiva della sua decomposizione, l’albero sarebbe occupato da altre specie di coleotteri saproxilici, fra cui il Pytho kolwensis e il Phryganophilus ruficollis. Inoltre, l’intensificazione dei tagli di popolamenti, in particolare di abeti rossi, e la rimozione del legno morto e degli alberi moribondi colonizzati dal bostrico tipografo condurrebbe alla morte di tali specie rigorosamente tutelate e alla distruzione dei loro siti di riproduzione e delle loro aree di riposo. Poiché tali specie vivono nei ceppi e sotto la corteccia degli alberi e sono poco visibili, sarebbe impossibile scegliere misure palliative efficaci, come, ad esempio, l’abbattimento selettivo. La sola misura pertinente, idonea a prevenire il deterioramento dei siti di riproduzione o di riposo di tali specie, sarebbe quella di non intervenire negli habitat in cui la loro presenza è nota.
            
         
               93.
            
            
               I divieti di cui all’articolo 12 della direttiva «habitat» sarebbero assoluti, indipendentemente dal numero e dalla presenza di esemplari delle specie animali per le quali sono previste misure rigorose di conservazione. La presenza ampiamente diffusa del Cucujus cinnaberinus non può pertanto giustificare l’intensificazione delle operazioni di gestione forestale che possono condurre a una violazione di tali divieti. Inoltre, il Phryganophilus ruficollis sarebbe una specie straordinariamente rara per la quale in Polonia esistono solo quattro habitat conosciuti, di cui due nel distretto forestale di Białowieza, al punto che la perdita di un solo habitat potrebbe avere un effetto pregiudizievole considerevole sul mantenimento del suo stato di conservazione in Europa. Per quanto riguarda il bupreste splendente, esso sarebbe presente in Polonia solo nel sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Infine, tale sito sarebbe l’ultimo e anche il più importante habitat del Pytho kolwensis in Polonia, tenendo presente peraltro che, nell’Unione, esso è presente solo in Svezia e in Finlandia.
            
         
               94.
            
            
               Con la sua quarta censura, la Commissione sostiene che, non avendo stabilito un regime generale di conservazione idoneo a prevenire, in particolare, la distruzione deliberata dei nidi e la perturbazione nel sito Natura 2000 Puszcza Białowieska del picchio dorsobianco, del picchio tridattilo, della civetta nana nonché della civetta capogrosso, specie che figurano nell’allegato I della direttiva «uccelli», la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi derivanti dall’articolo 5, lettere b) e d), di tale direttiva.
            
         
               95.
            
            
               La Commissione adduce che, come l’articolo 12 della direttiva «habitat», l’articolo 5 della direttiva «uccelli» imporrebbe agli Stati membri non soltanto di stabilire un quadro legislativo completo, ma anche di adottare misure di conservazione concrete e dettagliate, fra le quali misure di esecuzione efficaci. Tale regime risulterebbe dall’obbligo di frenare in modo efficace il declino di tali specie di uccelli. Orbene, sarebbe evidente che l’imponente intensificazione dell’estrazione di legname negli habitat che rivestono un’importanza capitale per la riproduzione e il riposo delle specie che vivono naturalmente allo stato selvatico nel sito Natura 2000 di cui si tratta aumenterebbe il rischio di distruzione dei loro nidi e di perturbazione deliberata, anche nel periodo della loro riproduzione.
            
         
               96.
            
            
               Il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska costituirebbe, infatti, in Polonia, la zona più importante per quanto riguarda la presenza del picchio dorsobianco e del picchio tridattilo. Gli alberi moribondi e morti, e in particolare gli abeti rossi centenari, costituirebbero i luoghi di alimentazione e di riproduzione più importanti per queste due specie di picchi. La soppressione di migliaia di alberi colonizzati dal bostrico tipografo comporterebbe la distruzione deliberata degli habitat di tali picchi nonché una perturbazione su larga scala di tali specie. Al riguardo, le autorità polacche non avrebbero presentato alcuna prova che dimostri che queste due specie di picchi traggono beneficio dall’intensificazione dell’abbattimento degli alberi nei loro habitat, laddove, al contrario, essa sarebbe tale da accelerare la diminuzione di tali specie. Per di più, non esisterebbero dati che indichino se, dopo la fine della propagazione del bostrico tipografo, la popolazione di tali specie di picchi possa ritrovare un livello più o meno elevato. Occorrerebbero decenni per ritornare, piantando giovani abeti rossi, a uno stato di habitat soddisfacente per i picchi come quello costituito dai vecchi popolamenti, in particolare centenari. Infine, occorrerebbe tenere presente che nelle zone attaccate dal bostrico tipografo gli abeti rossi si rigenererebbero da sé, senza bisogno dell’intervento umano.
            
         
               97.
            
            
               La Commissione sostiene altresì che gli alberi moribondi e morti costituirebbero anche importanti siti di nidificazione della civetta nana e della civetta capogrosso, che dipendono dalla presenza di cavità formate dai picchi. L’eliminazione su larga scala degli abeti rossi colonizzati dal bostrico tipografo sarebbe un principale fattore di distruzione della loro area di riproduzione. Orbene, il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska costituirebbe una delle aree di ripartizione fra le più dense della civetta nana e della civetta capogrosso. Il fatto che la concentrazione di civetta nana sia qui più elevata della sua concentrazione media in Polonia non giustificherebbe che si proceda a operazioni di gestione attiva tali da perturbare esemplari e distruggere i nidi di tale specie.
            
         
               98.
            
            
               Dalle informazioni ottenute risulterebbe altresì che la rimozione e l’abbattimento sono stati eseguiti durante il periodo di riproduzione delle quattro specie di picchi e di civette in questione. Orbene, l’allegato del 2016 e la decisione n. 51 autorizzerebbero l’abbattimento senza limiti nel tempo. Non può pertanto escludersi una violazione del divieto di perturbare tali specie durante il periodo di riproduzione.
            
         
         2. La Repubblica di Polonia
      
      
               99.
            
            
               Quanto alla prima censura attinente alla violazione dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», la Repubblica di Polonia adduce, anzitutto, con riferimento allo status dell’allegato del 2016, che il PGF del 2012, così come tale allegato, è un «piano di gestione», ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat». Secondo la Repubblica di Polonia, infatti, il PGF costituirebbe uno strumento tecnico di attuazione del PZO. Poiché il PZO non si riferirebbe a un volume di estrazione di legname nel territorio dei diversi distretti forestali, ma si limiterebbe a indicare i luoghi di realizzazione di operazioni necessarie alle esigenze della conservazione di specie e di habitat, in assenza di un PGF la sua applicazione non sarebbe possibile. La Repubblica di Polonia sottolinea, poi, che la valutazione strategica delle incidenze sull’ambiente realizzata nel 2015 ha dimostrato che l’attuazione delle misure di gestione forestale di cui all’allegato del 2016 non avrebbe alcuna incidenza negativa sulle specie e sugli habitat tutelati del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska né sulla sua coerenza e integrità.
            
         
               100.
            
            
               Nel caso di specie, la necessità di aumentare il volume di legname sfruttabile menzionato nel PGF del 2012 deriverebbe, in particolare, dall’impossibilità di realizzare a pieno le misure di conservazione previste all’epoca nel progetto di PZO. L’allegato del 2016 consentirebbe quindi di adempiere alle missioni di conservazione consistenti nel limitare la propagazione del bostrico tipografo. Al riguardo, sarebbe opportuno sottolineare che il livello di sfruttamento del legname di cui all’allegato del 2016, vale a dire 188000 m3, è nettamente inferiore ai livelli indicati nel PGF relativi ai periodi 1992-2001 (308000 m3) e 2002-2011 (302000 m3). La Commissione non specificherebbe il motivo per cui, in precedenza, lo sfruttamento del legname a un livello nettamente più elevato fosse ammissibile alla luce degli obiettivi di conservazione di tale sito Natura 2000.
            
         
               101.
            
            
               Per quanto riguarda l’argomento della Commissione secondo cui l’assenza di incidenze pregiudizievoli dell’allegato del 2016 sull’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska non sarebbe stata valutata, la Repubblica di Polonia indica che, conformemente all’ustawa o udostępnianiu informacji o środowisku i jego ochronie, udziale społeczeństwa w ochronie środowiska oraz o ocenach oddziaływania na środowisko (legge sull’accesso alle informazioni relative all’ambiente e alla sua tutela, sulla partecipazione della società alla tutela dell’ambiente e sulle valutazioni delle incidenze sull’ambiente), del 3 ottobre 2008 (
                     24
                  ), una valutazione strategica delle incidenze di tale allegato sull’ambiente si è rivelata necessaria atteso che il direttore regionale responsabile della tutela dell’ambiente di Białystok ha ritenuto probabile che l’attuazione di tale allegato possa avere un impatto potenziale sul sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Di conseguenza, l’allegato del 2016 poteva essere autorizzato solo dopo essersi assicurati che le operazioni previste non avrebbero avuto alcun impatto negativo su tale sito. In seguito alla valutazione dell’incidenza sull’ambiente, infatti, il primo progetto di allegato, che portava il volume di sfruttamento di legname a 317894 m3, è stato scartato a causa del parere negativo del direttore regionale responsabile della tutela dell’ambiente di Białystok. Lo sfruttamento di legname è stato alla fine limitato a 129000 m3 nell’allegato del 2016, in seguito a una nuova valutazione dalla quale sarebbe emersa l’assenza di incidenza negativa significativa sull’integrità di tale sito. Di conseguenza, come riconosciuto dalla Commissione, una valutazione è stata effettuata. L’allegato del 2016 avrebbe addirittura un impatto positivo significativo, almeno a medio termine, su una serie di elementi previsti nel PZO del 2015, in quanto la modifica del volume di sfruttamento sarebbe indispensabile per l’attuazione delle misure di conservazione previste da quest’ultimo. Inoltre, tale allegato non prevedrebbe di uccidere deliberatamente o di catturare o, ancora, di perturbare gli animali. Lo stato attuale di conservazione dei siti di riproduzione e delle aree di riposo sarebbe preservato, in conformità delle disposizioni del PZO del 2015.
            
         
               102.
            
            
               La Repubblica di Polonia sostiene altresì che la Commissione ha, in realtà, erroneamente presunto che le misure elencate nell’allegato del 2016 comportassero, di per sé, un rischio di effetti pregiudizievoli per l’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Al riguardo, la Commissione non avrebbe preso in considerazione, insieme alla valutazione strategica delle incidenze dell’allegato del 2016, realizzata in conformità all’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», l’insieme dei dati empirici e i documenti scientifici e storici relativi a tale sito Natura 2000 nonché l’aspetto più importante del sito Natura 2000 in questione. Si tratterebbe della constatazione secondo cui l’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska è stata forgiata per secoli dalla mano dell’uomo, per effetto di uno sfruttamento sostenibile delle foreste. In particolare, lo stato e la percentuale di copertura degli habitat e delle specie presenti al momento della designazione del sito PLC200004 Puszcza Białowieska in quanto elemento della rete Natura 2000 sarebbero il risultato dello sfruttamento anteriore della foresta di Białowieża, vale a dire dell’estrazione del legname in popolamenti forestali piantati in passato. In realtà, a causare un deperimento dei popolamenti forestali, in particolare degli abeti rossi, sarebbe stata la diminuzione drastica, sotto la pressione esercitata dalla Commissione, dello sfruttamento del legname in seno ai popolamenti forestali che invecchiano nel PGF del 2012. L’interruzione di una gestione sostenibile delle risorse della foresta di Białowieża avrebbe favorito la propagazione del bostrico tipografo. Di conseguenza, gli habitat protetti avrebbero cominciato a subire delle modifiche. Ad esempio, il querceto di rovere, vale a dire l’habitat dominante, avrebbe cominciato a trasformarsi in paludi o in prati. Le autorità polacche avrebbero, quindi, elaborato un programma correttivo volto a fare fronte alla propagazione del bostrico tipografo, il cui punto di partenza è costituito dall’inventario globale dello stato degli habitat e delle specie del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, i cui risultati non erano ancora disponibili alla data del deposito del controricorso della Repubblica di Polonia. L’adozione dell’allegato del 2016 costituirebbe dunque un tentativo di tornare al vecchio metodo di gestione.
            
         
               103.
            
            
               Ciò detto, a mettere in pericolo l’integrità di tale sito Natura 2000 e la continuità degli habitat che vi si trovano sarebbe l’interruzione delle misure di conservazione. Pertanto, fondandosi sul carattere primario della foresta di Białowieża e affermando che le specie presenti in tale foresta sono tipiche delle zone non intaccate dall’uomo, la Commissione avrebbe commesso un errore. Ad esempio, una specie come la farfalla Euphydryas aurinia, che era presente in passato a causa del pascolo regolare del bestiame, non sarebbe più presente da quando tali pascoli sono stati interrotti.
            
         
               104.
            
            
               La scelta di una gestione forestale attiva sarebbe inoltre contemplata all’interno di altri Stati membri. In tal senso, nella Repubblica d’Austria, sarebbe stato avviato un programma relativo alla limitazione della propagazione del bostrico tipografo nei parchi nazionali e sui terreni ad elevato valore naturale, nell’ambito del quale il divieto di effettuare lavori è stato mantenuto nei «centri di biodiversità», proteggendo simultaneamente le foreste di produzione limitrofe facendo uso di tecniche di gestione forestale. In linea generale, si raccomanderebbe che i terreni nei quali i processi naturali sono tutelati, come i parchi naturali, siano chiaramente divisi in una zona libera dall’intervento e in zone periferiche, dove saranno intraprese operazioni volte a ridurre la propagazione del bostrico tipografo. Con la creazione di zone di riferimento, la Repubblica di Polonia avrebbe messo in atto un approccio identico. Peraltro, secondo tale Stato membro, anche qualora dovessero esistere effetti negativi sulla dimensione delle popolazioni dei picchi causati dalle operazioni di gestione forestale, il loro impatto sarebbe limitato in quanto il numero di picchi potrebbe mantenersi a un livello relativamente elevato, in conformità del PZO per il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Inoltre, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, l’introduzione di superfici di riferimento non potrebbe in alcun caso essere considerata come un’ammissione dell’esistenza di incidenze negative delle operazioni intraprese sull’ambiente o come un tentativo di attenuazione degli effetti di tali incidenze.
            
         
               105.
            
            
               La Repubblica di Polonia sostiene altresì che le operazioni di cui all’allegato del 2016 sono conformi al PZO del 2015. Infatti, conformemente a tale piano, le operazioni di gestione, quali gli abbattimenti e i tagli precedenti l’abbattimento, sarebbero escluse nei popolamenti di una specie composti da almeno il 10% di esemplari centenari e ultracentenari. In tali popolamenti forestali, al fine di eliminare il legno di abete rosso colonizzato dal bostrico tipografo verrebbero eseguiti solo tagli sanitari. Il legno secco non verrebbe rimosso. Inoltre, nessun taglio sanitario sarebbe effettuato nelle riserve naturali e negli habitat paludosi e umidi. Le aree non interessate dai tagli sanitari rappresenterebbero 7123 ettari, vale a dire il 58% della superficie del distretto forestale di Białowieża. La Repubblica di Polonia sottolinea che il fatto che le operazioni di cui all’allegato del 2016 riguardino unicamente il 5,4% (vale a dire 3401 ettari) della superficie del sito di cui si tratta è stato preso in considerazione al fine di decidere di attuare tali operazioni. Ciò posto, la valutazione dell’incidenza sull’ambiente condotta nel 2015, in virtù dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», avrebbe escluso la possibilità di una minaccia potenziale, identificata nel PZO del 2015, connessa alla rimozione degli alberi morti e moribondi.
            
         
               106.
            
            
               La Repubblica di Polonia sottolinea altresì, con riferimento ai coleotteri saproxilici, che non si procederà alla rimozione dei pini morti che costituiscono l’habitat del bupreste splendente. Per quanto riguarda le popolazioni di Cucujus cinnaberinus, esse si concentrerebbero sul pioppo tremulo e sul frassino, secondo gli studi condotti fra il 2016 e il 2017 su circa 12000 alberi analizzati.
            
         
               107.
            
            
               Al riguardo, la Repubblica di Polonia adduce che l’inventario realizzato a partire dall’aprile 2016 costituirebbe il primo progetto di tale natura, nell’ambito del quale diversi elementi costitutivi della biodiversità sono stati valutati in modo obiettivo e con verifiche statistiche, su 1400 aree ripartite all’interno di una rete regolare, che si estende sulla totalità del sito della foresta di Białowieża. Per quanto riguarda il Boros schneideri, la minaccia più importante sarebbe segnatamente costituita dal declino dei pini nella ZPS del parco nazionale. Quanto al Pytho kolwensis, al Phryganophilus ruficollis e al Rhysodes sulcatus, la minaccia più grave deriverebbe dall’interruzione dell’afflusso continuo di legno morto di grande dimensione che sarebbe la conseguenza del veloce deperimento dei popolamenti più vecchi di abeti rossi a causa della propagazione del bostrico tipografo.
            
         
               108.
            
            
               Peraltro, l’esecuzione di tagli connessi alla rimozione di abeti rossi morti avrebbe un impatto positivo sull’habitat dello scarabeo eremita e del bupreste splendente in quanto aumenterebbe l’esposizione della foresta alla luce. Per quanto riguarda le altre specie (il Cucujus cinnaberinus, il Boros schneideri e il Rhysodes sulcatus), l’abete rosso non costituirebbe la loro specie di habitat prediletta. Al momento, nella foresta di Białowieża, si conterebbero in media circa 64 m3 di legno morto per ettaro. Tenuto conto della continua comparsa di legno morto nella zona, tale elemento garantirebbe a pieno la sicurezza degli habitat delle specie di coleotteri in questione. La Repubblica di Polonia precisa che, nel corso del processo di valutazione strategica delle incidenze sull’ambiente, sarebbe stato valutato l’impatto delle operazioni previste su tutti gli elementi protetti all’interno del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               109.
            
            
               Secondo la Repubblica di Polonia, occorre anche tenere conto delle superfici di riferimento, che non sarebbero volte in alcun modo a compensare o ad attenuare l’incidenza asseritamente negativa delle operazioni di gestione attiva di cui si tratta. Tali zone sarebbero state istutuite conformemente al principio di leale cooperazione, di cui all’articolo 4, paragrafo 3, TUE, per fini comparatistici rispetto alle altre zone della foresta di Białowieża. Inoltre, tali zone di riferimento non sarebbero state affatto delimitate casualmente. La loro ubicazione sarebbe connessa allo stato di conservazione degli habitat naturali e all’assenza di necessità di effettuare missioni di conservazione che discenderebbero dal PZO del 2015. La Commissione non può contestare alle autorità polacche neppure il fatto che queste ultime non abbiano sottoposto le superfici di riferimento a una valutazione dell’incidenza sull’ambiente. Seguendo un tale ragionamento, infatti, dovrebbe essere mossa una critica analoga per quanto riguarda l’interruzione dello sfruttamento, chiesta dalla Commissione, in tutta la foresta di Białowieża.
            
         
               110.
            
            
               Al riguardo, la Commissione sbaglierebbe a ritenere che l’inazione abbia un impatto positivo sulla biodiversità. Dai risultati dell’inventario realizzato a partire dall’aprile 2016 risulterebbe, invero, che, ad esempio, nella zona di rigorosa tutela del parco nazionale di Białowieża, si è constatata la presenza di una sola colonia di Boros schneideri, mentre nel territorio dei distretti forestali di Białowieża, una siffatta presenza è stata constatata 70 volte. Tutta una serie di altre specie si troverebbero in una situazione analoga.
            
         
               111.
            
            
               Per quanto riguarda il fatto di aver tenuto conto delle migliori conoscenze scientifiche disponibili, la Repubblica di Polonia rileva che, secondo l’interpretazione che essa attribuisce a tale nozione, essa si è riferita alle circostanze concrete della causa, prendendo in considerazione tutte le posizioni e tenendo conto dei vincoli propri del sito di cui si tratta. Prima di attuare le misure di conservazione, essa ha inoltre tenuto conto dei dati che risultano dalla valutazione strategica delle incidenze sull’ambiente. Poiché si tratta di un processo dinamico, le conoscenze al riguardo sarebbero in continua acquisizione.
            
         
               112.
            
            
               La Repubblica di Polonia precisa, al riguardo, che la foresta di Białowieża è un ecosistema talmente specifico e unico che i risultati degli studi, relativi all’interdipendenza fra i diversi organismi, realizzati in altri ecosistemi, non potrebbero essere semplicemente trasposti alla situazione della foresta in questione. Sebbene, infatti, la Repubblica di Polonia ammetta che una parte del mondo scientifico si oppone al trattamento della propagazione del bostrico tipografo tramite l’abbattimento degli alberi colonizzati, essa ricorda però anche l’esistenza di una serie di lavori scientifici secondo i quali l’assenza di intervento contro il bostrico tipografo, nella foresta di Białowieża, avrebbe proprio come conseguenza molto probabile l’insorgere di effetti gravi e irreparabili a danno degli habitat naturali e degli habitat delle specie animali per la cui conservazione è stato designato il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Inoltre, essa cita una pubblicazione (
                     25
                  ) secondo la quale «dagli studi pluriennali condotti nelle aree di studio permanenti del parco nazionale di Białowieża emerge chiaramente che la tutela rigorosa dovrebbe costituire solo un complemento e non l’elemento principale della strategia di conservazione e di mantenimento di un alto livello di biodiversità».
            
         
               113.
            
            
               Per quanto riguarda la seconda censura attinente alla violazione dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat» e dell’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli», la Repubblica di Polonia sostiene che l’allegato del 2016 è conforme al PZO del 2015, il quale corrisponde all’esecuzione dell’obbligo di stabilire le misure di conservazione necessarie, in conformità all’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat». L’allegato del 2016 costituirebbe l’attuazione pratica di tali misure di conservazione. Esso assicurerebbe il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali o delle specie per le quali è stato designato il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. L’assenza di attuazione di tali misure porterebbe al degrado di preziosi habitat naturali tutelati.
            
         
               114.
            
            
               Le misure di conservazione attiva di cui al PZO del 2015 per l’habitat «querceti di rovere subcontinentali» consisterebbero, infatti, in particolare, nell’adattare la composizione del popolamento forestale in un modo che sia conforme con l’habitat naturale all’interno dei popolamenti forestali dominati dai pioppi tremuli, dalle betulle, dai pini e, più raramente, dagli abeti rossi. Tali misure consisterebbero inoltre nella realizzazione di cure silvicole e di conservazione, volte a rivelare e a curare i germogli e gli alberi cresciuti fuori del bosco appartenenti a specie frondose. Tali misure sarebbero state trasposte direttamente nel PGF del 2012. Orbene, l’esecuzione di tali misure di conservazione attiva sarebbe correlata all’estrazione di una massa di legname.
            
         
               115.
            
            
               Le affermazioni della Commissione sull’assenza di fondamento dell’argomento relativo al mantenimento della popolazione della specie di cui si tratta al livello indicato nel formulario standard dei dati del 2007 (in prosieguo: il «FSD») e nel PZO del 2015 sarebbero contrarie ai fondamenti del «sapere ecologico» e al buon senso. Infatti, se il livello quantitativo di ciascuna specie protetta in un determinato sito Natura 2000 dovesse aumentare costantemente al di sopra del livello indicato nel FSD, ne risulterebbe, nel territorio di cui si tratta, un’alterazione imprevedibile del sistema ecologico. Si porrebbe allora la questione del livello accettabile.
            
         
               116.
            
            
               I cambiamenti quantitativi osservati all’interno di una parte delle popolazioni di specie tutelate nella foresta di Białowieża sarebbero il risultato di un maggiore accesso al nutrimento, connesso a una perturbazione di breve termine, vale a dire una propagazione su larga scala del bostrico tipografo. A più lungo termine, la naturale conseguenza di tale situazione sarebbe un brusco declino. La dimensione delle popolazioni di picchi tridattili e di picchi dorsobianco si manterrebbe a un livello relativamente elevato. Non vi sarebbe alcun cambiamento quantitativo brusco alle frontiere del parco nazionale, in quanto la propagazione del bostrico tipografo non vi presenterebbe un carattere massiccio. Tale situazione risulterebbe sia dalla scarsità degli abeti rossi in seno a tali popolamenti forestali sia dalla diversa natura degli habitat forestali. Ne risulterebbe che, negli habitat caratterizzati da parametri diversi, che condizionano la loro propensione a subire una propagazione massiccia del bostrico tipografo, l’equilibrio dinamico potrebbe essere mantenuto grazie a selezionate misure di gestione forestale.
            
         
               117.
            
            
               L’allegato del 2006 e la decisione n. 51 non avrebbero un effetto pregiudizievole neppure sullo stato di conservazione di talune specie di coleotteri saproxilici. Infatti, il pericolo per le specie come il Phryganophilus ruficollis e il bupreste splendente risulterebbe essenzialmente dalla limitazione e dalla soppressione degli effetti degli incendi. Altre specie, come, ad esempio, il Cucujus cinnaberinus e il Boros schneideri, troverebbero nella foresta di Białowieża buone condizioni di sviluppo. Riguardo al Boros schneideri, la minaccia a lungo termine risulterebbe dall’assenza di rinnovamento del pino nel parco nazionale di Białowieża.
            
         
               118.
            
            
               Con riferimento alla terza censura attinente alla violazione dell’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e d), della direttiva «habitat», la Repubblica di Polonia sostiene che tutte le specie di coleotteri saproxilici presenti nel sito Natura 2000 Puszcza Białowieska hanno bisogno, nel corso del loro ciclo di vita, di alberi morti o moribondi e che è impossibile constatare la presenza dei loro stadi larvali senza compromettere tale habitat. Per assicurare uno stato adeguato di protezione, le autorità polacche avrebbero adottato un sistema di conservazione a lungo termine della continuità dell’habitat di tali specie nella forma di una rete di isole di afforestamento nelle riserve e di zone di protezione intorno alle specie tutelate, negli habitat umidi, nella zona di riferimento e nella parte permanente e naturale di alberi morti in tutti i popolamenti della foresta di Białowieża. L’efficacia di tale operazione sarebbe dimostrata dai risultati dell’inventario effettuato nel 2016 dall’Instytut Badawczy Leśnictwa (Istituto di studi forestali, Polonia).
            
         
               119.
            
            
               Da tali risultati risulterebbe che il Cucujus cinnaberinus è una specie comune in tutto il sito della foresta di Białowieża, meno disposta a occupare l’abete rosso rispetto ad altre specie di alberi e per la quale gli alberi morti o moribondi non costituiscono un habitat essenziale. Con riferimento al Boros schneideri, tali medesimi risultati proverebbero che si tratta di una specie che predilige il pino, per la quale gli abeti rossi morti o moribondi non sono un habitat essenziale e che, inoltre, è diffusa in tutta la foresta di Białowieża. La sola ubicazione controllata nel sito della foresta di Białowieża del Rhysodes sulcatus sarebbe il parco nazionale di Białowieża. Tutte le ubicazioni del Phryganophilus ruficollis si troverebbero all’interno del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, in quanto la zona essenziale si trova nel parco nazionale di Białowieża. Peraltro, le ubicazioni all’interno delle foreste sfruttate, definite sulla base di informazioni storiche, si troverebbero nella zona di riferimento. Inoltre, la causa essenziale della scomparsa del Phryganophilus ruficollis sarebbe l’assenza di legno bruciato. Parimenti, la presenza del Pytho kolwensis non sarebbe stata segnalata al di fuori del parco nazionale. L’attività del bostrico tipografo potrebbe, per contro, minacciare la continuità degli ambienti occupati da tale specie, vale a dire gli abeti rossi morti, vecchi, abbattuti, negli habitat umidi. Infine, per quanto riguarda il bupreste splendente, la causa principale della sua scomparsa in Europa sarebbe l’assenza di vecchi pini morti in seguito a incendi, che costituiscono il suo habitat privilegiato. A causa dell’assenza di rinnovamento del pino, all’interno di detto parco nazionale, il futuro di tale specie potrebbe essere assicurato solo nelle foreste sfruttate, nelle quali il pino è stato rinnovato artificialmente.
            
         
               120.
            
            
               Per tutte queste ragioni, le operazioni di cui all’allegato del 2016 non avrebbero un’incidenza negativa significativa sulla popolazione di tali specie. Il mantenimento di queste ultime andrebbe di pari passo con la continuità di taluni habitat derivante da perturbazioni, come gli incendi. In assenza di tali perturbazioni, l’habitat di tali specie potrebbe essere preservato solo tramite interventi di protezione attiva.
            
         
               121.
            
            
               Per quanto riguarda la quarta censura attinente alla violazione dell’articolo 5, lettere b) e d), della direttiva «uccelli», la Repubblica di Polonia adduce che la valutazione strategica delle incidenze sull’ambiente dell’allegato del 2016 ha fatto emergere che erano state adottate le misure necessarie per instaurare un regime generale di tutela di tutte le specie di uccelli che vivono naturalmente allo stato selvatico, comprendenti, inter alia, il divieto di distruggere o danneggiare deliberatamente i loro nidi e le loro uova e di asportate i loro nidi e di disturbarli deliberatamente, in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza, quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione degli obiettivi della direttiva «habitat». Delle quattro specie di uccelli cui si riferisce la Commissione risulterebbe un numero di esemplari, constatato nel sito della foresta di Białowieża, nell’ambito dei dati che figurano nel FSD, la cui presenza e il cui stile di vita non sarebbero minacciati. Peraltro, le autorità polacche si sarebbero impegnate a mantenere almeno 60 coppie di ciascuna di tali specie. Inoltre, è possibile constatare, nell’insieme dei siti Natura 2000 della Polonia, un numero di esemplari delle due specie di picchi più elevato di quello che figura nel FSD.
            
         
               122.
            
            
               In particolare, il valore dell’indice globale di abbondanza delle popolazioni di uccelli forestali sarebbe aumentata del 25% nel corso del periodo 2000-2014. Infatti, conformemente ai principi silvicoli e agli orientamenti per la conservazione delle foreste in vigore, gli effetti negativi delle attività commerciali sulla biodiversità sarebbero ridotti. Pertanto, la scelta di lasciare fasci di vecchi alberi sugli spazi sgomberi, di conservare alberi da biocenosi, di eseguire tagli complessi, di lasciare portasemi negli spazi sgomberi e utilizzare il più possibile la rigenerazione naturale sarebbe benefico per gli uccelli. Tali principi sarebbero applicati in tutti i distretti forestali dell’Ufficio forestale. Da taluni studi risulterebbe che i tagli sanitari non avrebbero, in linea generale, alcuna incidenza negativa sulle specie che vivono nelle cavità degli alberi e sulle altre specie forestali di animali vertebrati.
            
         
               123.
            
            
               Secondo la Repubblica di Polonia, l’incidenza positiva della propagazione su larga scala del bostrico tipografo sulla sopravvivenza e sulla riproduzione dei picchi sarebbe solo temporanea, in quanto, a lungo termine, essa porterebbe alla scomparsa degli strati di torbiera più vecchi. I dati disponibili indicherebbero una perdita di diversità e una diminuzione del numero di esemplari delle specie che popolano gli alberi cavi nelle condizioni di mortalità degli alberi che va dal 70 al 100% nelle foreste di conifere. D’altro canto, nelle foreste miste, gli effetti negativi sulla mortalità delle conifere rifletterebbero un grado meno elevato. La riduzione constante della propagazione del bostrico tipografo potrebbe essere un fattore di mantenimento di una situazione relativamente stabile con riferimento alle popolazioni di picchi.
            
         
               124.
            
            
               La Repubblica di Polonia sostiene, inoltre, che il fenomeno costituito dal crollo delle popolazioni di carnivori a causa della penuria di cibo è un fatto scientifico. Orbene, la Commissione non avrebbe presentato dati scientifici che mettano in questione lo scenario illustrato di trasformazione dell’ambiente dopo la propagazione del bostrico tipografo. L’unico aspetto impossibile da prevedere sarebbe la misura della trasformazione, vale a dire quella che consente di sapere se la diminuzione del numero di esemplari delle specie che beneficiano della proliferazione di una specie precisa di insetti si limiti al ritorno alla situazione anteriore alla propagazione oppure se, tenuto conto della scomparsa di risorse alimentari e dell’impossibilità per gli scolitidi di colonizzare altri alberi, il numero di esemplari dei picchi dopo tale diminuzione sia più debole rispetto a quello descritto negli obiettivi di conservazione del sito nel piano delle operazioni di protezione.
            
         
               125.
            
            
               La Commissione ignorerebbe il fatto che i processi naturali che si svolgono nei siti Natura 2000 sono processi a lungo termine. Orbene, una limitazione permanente della propagazione del bostrico tipografo, vale a dire una limitazione del territorio da essa interessato o il mantenimento di un’elevata parte di abeti rossi nei popolamenti, potrebbe costituire un’operazione di protezione attiva che mantiene una situazione relativamente stabile rispetto alle popolazioni di picchi, in una prospettiva a lungo termine. Nonostante gli effetti negativi potenziali sulle popolazioni di picchi causati dalle operazioni di gestione forestale di cui si tratta, la dimensione della popolazione si manterrebbe a un livello relativamente elevato, in conformità al PZO del 2015, e le eventuali modifiche delle aree di ripartizione delle specie di uccelli, che derivano dai modelli predittivi di cambiamento climatico, avverrebbero nel tempo in modo graduale. Di conseguenza, l’effetto finale delle operazioni temporanee attuate con i metodi applicati nella gestione forestale potrebbe consentire di porre rimedio alla forte diminuzione anteriore del numero di esemplari di picchi.
            
         
               126.
            
            
               Per quanto riguarda la civetta nana, la perdita di luoghi di riproduzione a causa della soppressione di abeti rossi sul 5% del sito sarebbe illusoria. Infatti, tale specie, che nidifica nelle cavità scavate dai picchi, in generale, il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), una specie il cui numero di esemplari è elevato, non manifesta alcuna preferenza quanto alla specie di albero nella quale riprodursi. Inoltre, la civetta nana apparirebbe spesso in ambienti degradati. La sua presenza sarebbe pertanto più frequente nella parte gestita della foresta di Białowieża piuttosto che nella riserva al di fuori dell’ambiente forestale, il che consentirebbe di raggiungere l’obiettivo del PZO del 2015, anche se l’inventario nel corso della stagione 2016 dovesse rivelare una ripartizione diseguale nel distretto forestale di Browsk rispetto agli altri due. Parimenti, per quanto riguarda la civetta capogrosso, tale specie pare spesso occupare le cavità scavate dal picchio nero (Dryocopus martius). L’eventuale impatto derivante dalla soppressione degli abeti rossi sul 5% del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska potrebbe quindi essere ritenuto inesistente per il numero di esemplari che occupano la foresta di Białowieża.
            
         
               127.
            
            
               Peraltro, secondo dati finlandesi, la gestione forestale tramite lo sgombero di spazi, a condizione che la porzione abbattuta non ecceda il 50% dello spazio forestale in una prospettiva a lungo temine, non solo non avrebbe alcuna incidenza negativa su tali spazi, ma, aumentando l’accesso alle risorse alimentari, condurrebbe a un incremento della riproduzione. Inoltre, la dimensione delle popolazioni di tali specie aumenterebbe e si estenderebbe a nuove zone. Gli aspetti positivi della gestione forestale sarebbero menzionati fra le cause di tale fenomeno. Gli alberi detti «da biocenosi», fra cui gli alberi cavi, sarebbero lasciati alla loro morte biologica. Di conseguenza, i potenziali luoghi di nidificazione delle civette nana e capogrosso resterebbero accessibili, tanto più che il PZO del 2015 prevede operazioni che consistono nel «conservare, nel corso degli interventi di gestione, tutti i pini e abeti che hanno cavità apparenti, salvo il caso di pericolo per il pubblico».
            
         
         IV. Analisi
      
      
               128.
            
            
               Dopo aver esaminato la ricevibilità del presente ricorso per inadempimento, proporrò alla Corte di analizzare congiuntamente la prima e la seconda censura sollevate dalla Commissione e, in seguito, sempre congiuntamente, la terza e la quarta censura che da esse dipendono.
            
         
         
            A.
          
            Sulla ricevibilità del ricorso
         
      
      
               129.
            
            
               La Repubblica di Polonia ha contestato, nelle sue osservazioni scritte, la ricevibilità delle censure seconda, terza e quarta del ricorso per inadempimento, argomentando che la Commissione avrebbe, nel suo atto introduttivo, ampliato l’oggetto della controversia rispetto a quanto invocato nel corso della fase precontenziosa e, più in particolare, nel parere motivato.
            
         
               130.
            
            
               È pacifico che la fase precontenziosa riguardava solo la decisione adottata dalle autorità polacche al momento dell’invio del parere motivato, vale a dire l’allegato del 2016 relativo alle misure di gestione forestale limitate al distretto forestale di Białowieża, mentre il ricorso per inadempimento riguarda il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska nel suo complesso e, dunque, i tre distretti forestali di Białowieża, Browsk e di Hajnówka, nei quali, con la decisione n. 51 del 17 febbraio 2017, sono state estese le misure di gestione forestale.
            
         
               131.
            
            
               Tuttavia, per dedurre la ricevibilità del ricorso, la Corte ha già avuto modo di precisare che l’oggetto della controversia può estendersi a fatti all’origine dell’inadempimento successivi al parere motivato, purché questi abbiano la stessa natura di quelli considerati in tale parere e siano costitutivi dello stesso comportamento (
                     26
                  ).
            
         
               132.
            
            
               Nella fattispecie, dal fascicolo risulta che le misure adottate dalle autorità polacche nell’allegato del 2016 e nella decisione n. 51 hanno la stessa natura, in quanto consistono nell’autorizzare l’abbattimento e la rimozione di alberi nell’obiettivo, segnatamente, di combattere la propagazione del bostrico tipografo il tutto il sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               133.
            
            
               Di conseguenza, sebbene il parere motivato del 28 aprile 2017 riguardi unicamente l’allegato del 2016, approvato il 25 marzo 2016, relativo a misure di gestione forestale limitate al solo distretto forestale di Białowieża, occorre riconoscere la ricevibilità del ricorso della Commissione che riguarda anche la decisione n. 51 del 17 febbraio 2017, in quanto essa ha esteso agli altri distretti forestali di Browsk e di Hajnówka l’attuazione di misure della stessa natura e costitutive dello stesso comportamento (
                     27
                  ).
            
         
         
            B.
          
            Sulla fondatezza del ricorso
         
      
      
               134.
            
            
               In via preliminare, occorre rilevare che il dibattito non può vertere sul carattere primario o naturale delle foreste del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, in quanto è pacifico che tale sito è stato classificato, su proposta della Repubblica di Polonia, come SIC, in applicazione della direttiva «habitat» (
                     28
                  ), con la decisione 2008/25, adottata dalla Commissione in data 13 novembre 2007, e costituisce altresì una ZPS degli uccelli designata in conformità alla direttiva «uccelli». Inoltre, i dati quantitativi ufficiali, che fungono da riferimento nella discussione relativa agli habitat e alle specie esistenti in tali zone, sono stati forniti dalla Repubblica di Polonia nel FSD. Pertanto, le direttive «habitat» e «uccelli» sono applicabili alla controversia, a prescindere dalla qualificazione delle foreste del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, e disciplinano obbligatoriamente la gestione forestale di quest’ultimo.
            
         
               135.
            
            
               Il presente ricorso fornisce nuovamente alla Corte l’occasione di precisare gli obblighi che derivano da tali direttive, in particolare, a seconda che i piani o progetti rientrino nell’ambito dell’articolo 6, paragrafo 1, o dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat».
            
         
         1. Sulla prima e sulla seconda censura
      
      
               136.
            
            
               Con le sue censure prima e seconda, la Commissione sostiene che la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in virtù dell’articolo 6, paragrafi 1 e 3, della direttiva «habitat» nonché dell’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli».
            
         
               137.
            
            
               Per valutare la fondatezza di tali due censure, la Corte dovrà pronunciarsi sulla questione se le operazioni di gestione forestale di cui si tratta rientrino nell’ambito dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat» o dell’articolo 6, paragrafo 3, di tale direttiva, e se, con l’adozione e l’attuazione delle misure di gestione forestale di cui alle decisioni controverse, la convenuta abbia effettivamente stabilito le misure di conservazione prescritte dall’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat» e dall’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli».
            
         
               138.
            
            
               La Repubblica di Polonia ha infatti, anzitutto, addotto che le misure di cui all’allegato del 2016 e alla decisione n. 51 costituiscono misure di conservazione, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat», prima di sostenere anche, pare in subordine, che tali misure possono rientrare nel paragrafo 3 di tale articolo.
            
         
               139.
            
            
               Orbene, la scelta di una qualificazione delle decisioni controverse esclude l’altra. Infatti, mentre l’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat» prevede che gli Stati membri fissino misure di conservazione necessarie alle zone speciali di conservazione, il paragrafo 3 di tale disposizione fissa le condizioni relative ai piani o progetti non direttamente connessi o necessari alla gestione dei siti protetti, ma che su tali siti possono avere incidenze significative, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti. Inoltre, la Corte ha già avuto l’occasione di pronunciarsi sul rispettivo ambito di applicazione di tali disposizioni.
            
         
               140.
            
            
               Preliminarmente, occorre pertanto ricordare che, secondo l’articolo 1, lettera e), della direttiva «habitat», lo stato di conservazione di un habitat naturale è considerato soddisfacente segnatamente quando la sua area di ripartizione naturale e le superfici che comprende sono stabili o in estensione e la struttura e le funzioni specifiche necessarie al suo mantenimento a lungo termine esistono e possono continuare ad esistere in un futuro prevedibile. A tale proposito, la Corte ha quindi dichiarato che le disposizioni della direttiva «habitat» mirano a che gli Stati membri adottino misure di salvaguardia appropriate al fine di mantenere le caratteristiche ecologiche dei siti che ospitano tale tipo di habitat naturali (
                     29
                  ). Per quanto attiene, più in particolare, all’articolo 6 di tale direttiva, la Corte ha ritenuto che, in mancanza di prescrizioni dettagliate contenute in tale disposizione, quest’ultima imponga agli Stati membri una serie di obblighi e di procedure specifiche intesi ad assicurare il mantenimento o, se del caso, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e, in particolare, delle zone speciali di conservazione (
                     30
                  ).
            
         
               141.
            
            
               La Corte ha altresì precisato che le disposizioni dell’articolo 6 della menzionata direttiva devono essere interpretate come un insieme coerente alla luce degli obiettivi di conservazione enunciati, in quanto i paragrafi 2 e 3 di tale articolo sono diretti ad assicurare uno stesso livello di protezione degli habitat naturali e degli habitat di specie, mentre il paragrafo 4 di detto articolo costituisce soltanto una disposizione derogatoria al paragrafo 3 (
                     31
                  ).
            
         
               142.
            
            
               È pertanto alla luce di tali principi che occorre qualificare le misure di cui all’allegato del 2016 e alla decisione n. 51, che consistono, in particolare, nell’abbattere e nel rimuovere alberi morti o moribondi.
            
         
               143.
            
            
               Al riguardo, occorre ricordare, in primo luogo, che è pacifico che i distretti forestali interessati da dette misure sono zone speciali di conservazione nonché SIC, designati dalla Repubblica di Polonia, nelle quali devono essere applicate le misure necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e/o delle popolazioni delle specie per le quali il sito è stato designato, ai sensi della direttiva «habitat» (
                     32
                  ).
            
         
               144.
            
            
               In secondo luogo, è altresì pacifico che le misure di cui si tratta hanno comportato la perdita di una parte di popolamenti forestali (
                     33
                  ). Ne consegue che siffatte misure, per la loro stessa natura, non possono costituire misure che assicurano la conservazione del sito Natura 2000 di cui si tratta. Tuttavia, per giustificare le decisioni adottate a partire dall’anno 2016, la Repubblica di Polonia adduce circostanze particolari, vale a dire una propagazione senza precedenti del bostrico tipografo, tale da pregiudicare l’integrità di tale sito Natura 2000.
            
         
               145.
            
            
               Orbene, dai termini della controversia risulta che la questione se le misure così intraprese, da una parte, avranno un effetto sulla propagazione del bostrico tipografo e, dall’altra, costituiscano una modalità di conservazione adeguata degli habitat tutelati resta scientificamente controversa. Al riguardo, si può rilevare che il programma di risanamento del 25 marzo 2016, intitolato «programma relativo alla foresta di Białowieża in quanto patrimonio culturale e naturale dell’Unesco e in quanto sito che rientra nella rete Natura 2000», illustra espressamente le divergenze di opinione su tale punto.
            
         
               146.
            
            
               Inoltre, se è vero che le autorità polacche hanno adottato un PZO nel 2015, volto a disporre le misure necessarie alla conservazione del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, dagli atti del fascicolo risulta tuttavia che, contrariamente a quanto sostiene la Repubblica di Polonia, l’allegato del 2016 non può costituire l’attuazione concreta del PZO in quanto prevede misure che sono considerate, da tale PZO, come potenziali pericoli per la conservazione degli habitat e delle specie tutelate. Infatti, dalle osservazioni della Commissione, che non viene smentita dalla Repubblica di Polonia su tale punto, risulta che, sebbene la propagazione del bostrico tipografo non sia stata identificata come attuale o potenziale pericolo per il mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat naturali e degli habitat delle specie di animali e di uccelli di cui all’allegato 3 del PZO, la rimozione degli abeti rossi colonizzati dal bostrico tipografo è, invece, considerata in modo esplicito, in tale allegato, come pericolo potenziale per il mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e in particolare per la protezione della civetta nana, della civetta capogrosso e del picchio tridattilo.
            
         
               147.
            
            
               Pertanto, le misure derivanti dall’allegato del 2016 e dalla decisione n. 51 non possono essere definite come misure attuative del PZO del 2015. Paradossalmente, le loro conseguenze potrebbero essere quelle di privare quest’ultimo di effetto utile o addirittura di consentire alle autorità polacche di violarne le prescrizioni (
                     34
                  ).
            
         
               148.
            
            
               Ne consegue che siffatte misure non possono in alcun caso essere considerate misure di conservazione, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat». Pertanto, la Repubblica di Polonia non ha attuato le misure necessarie alla conservazione del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska in seguito all’adozione del PZO del 2015. Alla luce di ciò, occorre proporre alla Corte di constatare che la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza sia dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat» sia dell’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli» e, di conseguenza, di dichiarare fondata la seconda censura sollevata dalla Commissione.
            
         
               149.
            
            
               Per quanto riguarda la prima censura sollevata dalla Commissione, essa dovrà, in ogni caso, essere esaminata dalla Corte, in quanto anche la Repubblica di Polonia ha sostenuto che le misure di gestione forestale previste nell’allegato del 2016 rappresentavano piani o progetti, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», per la cui adozione essa aveva proceduto, nel 2015, a una valutazione dell’incidenza di tali misure sull’ambiente.
            
         
               150.
            
            
               Al fine di determinare se le misure di cui all’allegato del 2016 e alla decisione n. 51 siano state adottate e attuate in conformità dei requisiti di cui all’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», risulta opportuno ricordare, in primo luogo, che tale disposizione prevede una procedura di valutazione volta a garantire, mediante un controllo preventivo, che un piano o un progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione del sito interessato, ma che può avere incidenze significative sullo stesso, sia autorizzato solo se non pregiudicherà l’integrità di tale sito (
                     35
                  ).
            
         
               151.
            
            
               In secondo luogo, come sottolineato dalla Corte, detta disposizione prevede due fasi. La prima richiede che gli Stati membri effettuino un’opportuna valutazione dell’incidenza di un piano o di un progetto su un sito protetto quando è probabile che tale piano o progetto pregiudichi significativamente il sito di cui si tratta (
                     36
                  ). In particolare, si deve ritenere che un piano o un progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione di un sito, qualora rischi di comprometterne gli obiettivi di conservazione, possa pregiudicare significativamente tale sito. La valutazione di tale rischio va effettuata segnatamente alla luce delle caratteristiche e delle condizioni ambientali specifiche di detto sito (
                     37
                  ).
            
         
               152.
            
            
               La seconda fase, di cui all’articolo 6, paragrafo 3, seconda frase, della direttiva «habitat», che interviene una volta effettuata la valutazione opportuna descritta al paragrafo precedente delle presenti conclusioni, subordina l’autorizzazione del piano o del progetto alla condizione che lo stesso non pregiudichi l’integrità del sito interessato, fatte salve le disposizioni del paragrafo 4 di tale articolo (
                     38
                  ).
            
         
               153.
            
            
               La Corte ha dunque dichiarato che il fatto di non pregiudicare l’integrità di un sito nella sua qualità di habitat naturale, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, seconda frase, di tale direttiva, presuppone di preservarlo in uno stato di conservazione soddisfacente, il che implica il mantenimento sostenibile delle caratteristiche costitutive del sito interessato, connesse alla presenza di un tipo di habitat naturale il cui obiettivo di preservazione ha giustificato la sua designazione nella lista dei SIC, conformemente a detta direttiva (
                     39
                  ).
            
         
               154.
            
            
               Occorre inoltre ricordare che la Corte ha dichiarato che la valutazione effettuata ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat» non può comportare lacune e deve contenere rilievi e conclusioni completi, precisi e definitivi atti a dissipare qualsiasi ragionevole dubbio scientifico in merito agli effetti dei lavori previsti sul sito protetto in questione (
                     40
                  ). La Corte ha inoltre dichiarato che tale opportuna valutazione dell’incidenza di un piano o progetto sul sito interessato implica che debbano essere individuati, alla luce delle migliori conoscenze scientifiche in materia, tutti gli aspetti del piano o progetto in esame che possano, da soli o in combinazione con altri piani o progetti, pregiudicare gli obiettivi di conservazione del sito (
                     41
                  ).
            
         
               155.
            
            
               La Corte ha anche rilevato che, per regola generale, gli eventuali effetti positivi dello sviluppo futuro di un nuovo habitat, che mira a compensare la perdita di superficie e di qualità dello stesso tipo di habitat su un sito protetto, sono solo difficilmente prevedibili e, comunque, sono visibili solo dopo alcuni anni (
                     42
                  ).
            
         
               156.
            
            
               Pertanto, occorre esaminare, alla luce della menzionata giurisprudenza, se i fatti che giustificano il ricorso siano suffragati in maniera sufficiente. A mio avviso, dal semplice esame della cronologia delle decisioni controverse e dalla coerenza dei documenti giustificativi che sono stati prodotti risulta che non si è potuto procedere alla valutazione richiesta dall’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat».
            
         
               157.
            
            
               In primo luogo, dagli atti di causa emerge che, poco prima dell’adozione dell’allegato del 2016 modificativo del PGF del 2012, le autorità polacche avevano adottato il PZO del 2015, dal quale risulta che l’abbattimento e la rimozione di alberi colonizzati dal bostrico tipografo rappresentavano un potenziale pericolo rispetto alla conservazione del sito Natura 2000 di cui si tratta.
            
         
               158.
            
            
               Sebbene dalle discussioni in sede di udienza risulti che si debba trovare un certo equilibrio fra le misure di gestione attiva e le misure di gestione passiva volte a contrastare la propagazione del bostrico tipografo al fine di soddisfare gli obiettivi di conservazione di cui alle direttive «habitat» e «uccelli», tale contemperamento non si riscontra però in alcun modo nelle prescrizioni della decisione n. 51, in quanto essa consente di attuare misure di abbattimento e di rimozione di popolamenti forestali senza restrizione.
            
         
               159.
            
            
               Inoltre, dagli elementi comunicati dalla Repubblica di Polonia risulta che, il giorno stesso dell’adozione dell’allegato del 2016, le autorità polacche hanno anche adottato un programma di risanamento, intitolato «programma relativo alla foresta di Białowieża in quanto patrimonio culturale e naturale dell’Unesco e in quanto sito che rientra nella rete Natura 2000», che, come confermato in sede di udienza, si poneva essenzialmente come obiettivo di valutare, per il futuro, le incidenze delle misure adottate sulla conservazione del sito, prevedendo, in particolare, zone di riferimento all’interno delle quali non si dovrebbe attuare alcuna misura di gestione forestale.
            
         
               160.
            
            
               In secondo luogo, sebbene la Repubblica di Polonia abbia sostenuto, nelle sue osservazioni scritte, oltreché in sede di udienza, che la propagazione del bostrico tipografo fra il 2012 e il 2015 è dovuta alla diminuzione dei volumi di sfruttamento decisa al momento dell’adozione del PGF del 2012, dagli elementi del fascicolo risulta tuttavia che i volumi di sfruttamento constatati fra il 2012 e il 2015 sono stati identici a quelli degli anni precedenti e che la cubatura di legno prelevato dal distretto di Białowieża è, in realtà, rimasta stabile durante tale periodo. Pertanto, non si può validamente sostenere che la propagazione del bostrico tipografo sarebbe dovuta alla riduzione dei volumi di legname sfruttato fra il 2012 e il 2015.
            
         
               161.
            
            
               In terzo luogo, sebbene le autorità polacche adducano di aver effettuato un’opportuna valutazione dell’incidenza dell’allegato del 2016 sull’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, in conformità dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», dagli atti di causa emerge tuttavia che tale valutazione ha effettivamente avuto luogo nel corso del 2015, ma che essa ha riguardato solo le misure previste all’allegato del 2016, concernenti solo il distretto forestale di Białowieża e non anche, di conseguenza, quelle contenute nella decisione n. 51 adottata in data 17 febbraio 2017 al fine di estendere, geograficamente e quantitativamente, le misure di abbattimento e di rimozione degli alberi all’insieme dei tre distretti forestali della foresta di Białowieża. Occorre pertanto constatare che le incidenze delle misure di gestione forestale, adottate nella decisione n. 51, sulla conservazione e l’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska nel suo complesso non hanno formato oggetto di alcuna valutazione. Parimenti, da nessun atto di causa risulta che gli eventuali effetti cumulativi dell’allegato del 2016 e della decisione n. 51 sono stati presi in considerazione e valutati dalle autorità polacche (
                     43
                  ).
            
         
               162.
            
            
               Inoltre, dagli stessi termini di tale valutazione dell’incidenza dell’allegato del 2016 sull’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska risulta che essa è stata condotta sulla base di dati che risalgono al 2012 e non sulla base di dati aggiornati al 2015, come viene invece richiesto dall’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», come interpretato dalla Corte (
                     44
                  ). Infatti, al punto 4.2 di tale documento viene precisato che «[le] disposizioni relative alle incidenze sul sito Natura 2000 figuranti nella “valutazione dell’incidenza sull’ambiente” per gli anni dal 2012 al 2021 non devono, in linea di principio, essere aggiornate. Tuttavia, occorre rilevare che le operazioni riguarderanno principalmente i popolamenti forestali degradati».
            
         
               163.
            
            
               Infine, dalle osservazioni scritte della Repubblica di Polonia risulta che, al momento in cui è stata adottata l’ultima decisione controversa e nel corso della fase precontenziosa, era ancora in corso un inventario della biodiversità presente nel sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               164.
            
            
               Alla luce dell’insieme di tali elementi, non si può ritenere che le autorità polacche si siano assicurate, per lo meno fino al giorno dell’approvazione dell’allegato del 2016, che le misure che esso conteneva non avrebbero avuto incidenze sull’integrità di tale sito Natura 2000 e questo basta per considerare fondata la prima censura.
            
         
               165.
            
            
               Tuttavia, preciserò inoltre ciò che, a mio parere, giustifica anche l’esclusione degli altri argomenti avanzati dalla Repubblica di Polonia. Occorre infatti ricordare, in primo luogo, che secondo la giurisprudenza della Corte le valutazioni delle incidenze dei piani o dei progetti sull’integrità dei siti interessati devono essere condotte alla luce delle migliori conoscenze scientifiche disponibili al momento dell’adozione della decisione (
                     45
                  ). Orbene, dagli atti di causa nonché dalla discussione svoltasi all’udienza risulta che alla data dell’adozione delle decisioni controverse esisteva ancora una diatriba scientifica sui metodi più appropriati per contrastare la propagazione del bostrico tipografo. Occorre inoltre notare che tale divergenza di pareri scientifici riguardava addirittura la stessa opportunità di contrastare la propagazione del bostrico tipografo (
                     46
                  ), e che, secondo alcuni di essi, si tratterebbe di un ciclo naturale corrispondente a tendenze periodiche proprie delle caratteristiche del sito il cui obiettivo di preservazione ha giustificato la sua designazione nell’elenco dei SIC e in quanto ZPS.
            
         
               166.
            
            
               Per tali ragioni, non si può validamente sostenere neppure che la valutazione dell’incidenza sull’ambiente condotta prima dell’adozione delle misure controverse rispondeva ai requisiti di cui all’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», come interpretati dalla Corte.
            
         
               167.
            
            
               In secondo luogo, la Corte ha ritenuto che l’articolo 6, paragrafo 3, di tale direttiva integri anche il principio di precauzione e consenta di prevenire efficacemente i pregiudizi all’integrità dei siti protetti dovuti a piani o progetti previsti dalle autorità competenti per autorizzare la realizzazione delle misure che essi contengono. Al riguardo, la Corte ha statuito che un criterio di autorizzazione meno rigoroso di quello previsto da tale disposizione non può garantire in modo altrettanto efficace la realizzazione dell’obiettivo di protezione dei siti cui tende detta disposizione (
                     47
                  ). L’applicazione di tale principio nell’ambito dell’attuazione dell’articolo 6, paragrafo 3, di detta direttiva esige che l’autorità competente valuti le incidenze del progetto sul sito interessato, alla luce degli obiettivi di conservazione e tenendo conto delle misure di tutela integrate in tale progetto, tendenti ad evitare o a ridurre gli eventuali effetti pregiudizievoli direttamente causati da quest’ultimo, al fine di assicurarsi che esso non pregiudichi l’integrità di tale sito (
                     48
                  ).
            
         
               168.
            
            
               Nella fattispecie, tale valutazione non poteva essere finalizzata tenuto conto della persistente controversia scientifica, delle misure di inventario ancora in corso al momento dell’adozione delle decisioni, nonché dell’oggetto della decisione n. 52, consistente nella fissazione di superfici di riferimento con l’obiettivo, secondo le osservazioni orali della Repubblica di Polonia espresse in sede di udienza, di valutare l’evoluzione delle caratteristiche del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska anche al di fuori di qualsiasi intervento umano.
            
         
               169.
            
            
               Giacché, al momento dell’adozione delle decisioni controverse, la realtà e la gravità dei rischi potenziali di pregiudizio alla conservazione e all’integrità di tale sito Natura 2000 non erano del tutto individuate, valutate e, se del caso, escluse, le autorità polacche non potevano adottare né l’allegato del 2016 né la decisione n. 51, senza violare, anche, il principio di precauzione.
            
         
               170.
            
            
               In terzo luogo, per quanto riguarda l’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva «habitat», invocato dalla Repubblica di Polonia con riferimento alle sfide per la sicurezza pubblica che sarebbero alla base dell’adozione delle decisioni controverse, occorre ricordare che, in quanto deroga, tale disposizione deve essere interpretata in modo restrittivo e può trovare applicazione solo dopo che le incidenze di un piano o di un progetto siano state esaminate conformemente alle disposizioni del paragrafo 3 di tale articolo (
                     49
                  ).
            
         
               171.
            
            
               Infatti, al fine di poter stabilire la natura delle eventuali misure compensative da adottare, i pregiudizi al sito interessato devono essere identificati con precisione. La conoscenza delle incidenze di un piano o di un progetto, con riferimento agli obiettivi di conservazione relativi al sito in questione, costituisce un presupposto imprescindibile ai fini dell’applicazione dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva «habitat», dato che, in assenza di tali elementi, non può essere valutato alcun requisito di applicazione di tale disposizione di deroga. L’esame di eventuali motivi imperativi di rilevante interesse pubblico e quello dell’esistenza di alternative meno dannose richiedono un confronto con i danni che il piano o il progetto in questione cagiona a tale sito (
                     50
                  ).
            
         
               172.
            
            
               Pertanto, in conformità dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva «habitat», nel caso in cui, nonostante conclusioni negative nella valutazione effettuata conformemente all’articolo 6, paragrafo 3, prima frase, di tale direttiva, un piano o un progetto debba essere comunque realizzato, per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, e in mancanza di soluzioni alternative, lo Stato membro interessato adotta ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale di Natura 2000 sia tutelata. Pertanto, le autorità competenti possono, in tale contesto, concedere un’autorizzazione ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 4, di detta direttiva solo se vengono soddisfatte le condizioni ivi stabilite (
                     51
                  ).
            
         
               173.
            
            
               Nella fattispecie, sia dalle constatazioni che precedono sul mancato rispetto della fase preliminare di valutazione, fondato sulle disposizioni dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», sia dall’assenza di altri particolari elementi del fascicolo risulta che le autorità polacche non hanno valutato il ricorso a misure alternative o compensative (
                     52
                  ) rispetto alle misure di gestione forestale adottate e attuate sulla base dell’allegato del 2016 e della decisione n. 51. Di conseguenza, si può altresì constatare che, sebbene le autorità polacche abbiano invocato motivi di sicurezza pubblica nell’intento di giustificare l’adozione e l’attuazione delle misure controverse, le cui incidenze negative sono quindi implicitamente ammesse, resta il fatto che le prescrizioni derogatorie dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva «habitat» non sono state rispettate.
            
         
               174.
            
            
               Per tutti i motivi sopra esposti, occorre proporre alla Corte di considerare fondata la prima censura sollevata dalla Commissione, così come la seconda, in quanto, non avendo rispettato le prescrizioni dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», e avendo attuato le misure così decise, che non possono costituire un piano di conservazione ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, di tale direttiva, le autorità polacche sono venute meno agli obblighi che derivano da tali disposizioni nonché dall’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva «uccelli».
            
         
         2. Sulla terza e quarta censura
      
      
               175.
            
            
               Con le sue censure terza e quarta, la Commissione adduce che la Repubblica di Polonia è altresì venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza, rispettivamente, dell’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e d), della direttiva «habitat» e dell’articolo 5, lettere b) e d), della direttiva «uccelli», circostanza che porterà la Corte a interrogarsi sulla questione se le operazioni di gestione forestale controverse siano tali da deteriorare o distruggere i siti di riproduzione delle specie di coleotteri saproxilici e di uccelli selvatici specificatamente tutelati da tali direttive.
            
         
               176.
            
            
               Le constatazioni e le considerazioni che precedono relative alle censure prima e seconda mi portano a concludere che le operazioni di gestione forestale di cui si tratta sono necessariamente tali da portare a un deterioramento dei siti di riproduzione delle specie protette che vivono nel sito Natura 2000 Puszcza Białowieska.
            
         
               177.
            
            
               Pertanto, si propone alla Corte di considerare fondate le censure terza e quarta sollevate dalla Commissione.
            
         
               178.
            
            
               Di conseguenza, alla luce di tutto quanto precede propongo alla Corte di constatare che, avendo adottato e attuato le misure di gestione forestale contenute nell’allegato del 2016 e nella decisione n. 51 senza assicurarsi che tali misure non avrebbero pregiudicato l’integrità del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska, e non avendo assicurato la conservazione e la protezione degli habitat e delle specie protette, indicati nel ricorso della Commissione e per i quali tale sito è stato designato come sito di importanza comunitaria e ZPS, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza dell’articolo 6, paragrafi 1 e 3, e dell’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e d), della direttiva «habitat», nonché dell’articolo 4, paragrafi 1 e 2, e dell’articolo 5, lettere b) e d), della direttiva «uccelli».
            
         
         V. Sulle spese
      
      
               179.
            
            
               Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte di giustizia, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. La Repubblica di Polonia, rimasta soccombente, deve essere condannata alle spese, conformemente alla domanda della Commissione.
            
         
         VI. Conclusione
      
      
               180.
            
            
               Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di statuire come segue:
               
                        1)
                     
                     
                        Avendo adottato e attuato le misure di gestione forestale contenute nell’allegato al piano di gestione forestale del distretto forestale di Białowieża del 9 ottobre 2012, approvato, il 25 marzo 2016, dal Minister Środowiska (Ministro dell’Ambiente, Polonia), nonché nella decisione n. 51 del Dyrektor Generalny Lasów Państwowych (direttore generale dell’Ufficio forestale, Polonia), del 17 febbraio 2017, relativa all’abbattimento degli alberi colonizzati dal bostrico tipografo e alla raccolta degli alberi che costituiscono una minaccia per la sicurezza pubblica e che comportano un rischio di incendio, in tutte le classi di età dei popolamenti forestali dei distretti forestali di Białowieża, di Browsk e di Hajnówka, senza assicurarsi che tali misure non avrebbero pregiudicato l’integrità del sito Natura 2000 PLC200004 Puszcza Białowieska (Polonia), e non avendo assicurato la conservazione nonché la protezione degli habitat e delle specie tutelate, indicati nel ricorso della Commissione e per i quali tale sito è stato designato come sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza dell’articolo 6, paragrafi 1 e 3, e dell’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e d), della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, nonché dell’articolo 4, paragrafi 1 e 2, e dell’articolo 5, lettere b) e d), della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
                     
                  
                        2)
                     
                     
                        La Repubblica di Polonia è condannata alle spese.
                     
                  
         (
            1
         )	Lingua originale: il francese.
      (
            2
         )	Direttiva del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU 1992, L 206, pag. 7), come modificata, da ultimo, dalla direttiva 2013/17/UE del Consiglio, del 13 maggio 2013 (GU 2013, L 158, pag. 193) (in prosieguo: la «direttiva “habitat”»).
      (
            3
         )	Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (GU 2010, L 20, pag. 7), come modificata dalla direttiva 2013/17 (in prosieguo: la «direttiva “uccelli”»).
      (
            4
         )	Traduzioni in lingua italiana non disponibili.
      (
            5
         )	Direttiva del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (GU 1979, L 103, pag. 1).
      (
            6
         )	Traduzione in lingua italiana non disponibile.
      (
            7
         )	GU 2008, L 12, pag. 383.
      (
            8
         )	State of Europe’s forests 2015, Forest Europe, 2015, allegato 8, tabella n. 28, pag. 274.
      (
            9
         )	In prosieguo: l’«Ufficio forestale».
      (
            10
         )	Come emerge dall’allegato 1 della decisione del Dyrektora Generalny Lasów Państwowych (direttore generale dell’Ufficio forestale, Polonia), del 31 marzo 2016 (in prosieguo: la «decisione n. 52»).
      (
            11
         )	Fascicolo EU Pilot n. 2210/11/ENVI.
      (
            12
         )	I limiti sono stati fissati a 214218 m3 per il distretto forestale di Browsk e a 192291 m3 per il distretto forestale di Hajnówka.
      (
            13
         )	In prosieguo: un «PZO».
      (
            14
         )	Il parco nazionale di Białowieża forma oggetto di un distinto PZO, adottato in data 7 novembre 2014 dal Ministro dell’Ambiente.
      (
            15
         )	Il procedimento precontenzioso comincia in data 7 aprile 2016, v. infra paragrafi 54 e segg. delle presenti conclusioni. Secondo la Commissione, tale decisione è stata pubblicata solo nel giugno 2017 nel Biuletyn Informacyjny Lasów Państwowych (Bollettino dell’Ufficio forestale) n. 6 (294).
      (
            16
         )	In prosieguo: la «decisione n. 51».
      (
            17
         )	Fascicolo EU Pilot n. 8460/16/ENVI.
      (
            18
         )	Ordinanza del vicepresidente della Corte del 27 luglio 2017, Commissione/Polonia (C‑441/17 R, non pubblicata, EU:C:2017:622).
      (
            19
         )	Ordinanza del 20 novembre 2017, Commissione/Polonia (C‑441/17 R, EU:C:2017:877).
      (
            20
         )	Al punto 118, la Corte ha dichiarato che, «[o]ve la violazione dovesse essere accertata, [essa] [condannerebbe] la Repubblica di Polonia a versare alla Commissione una penalità di mora di almeno 100000 EUR giornalieri, e ciò a partire dal giorno della notifica [di tale] ordinanza alla Repubblica di Polonia sino al momento in cui tale Stato membro rispetti la medesima o sino alla pronuncia della sentenza definitiva nella causa».
      (
            21
         )	Ordinanza del presidente della Corte dell’11 ottobre 2017, Commissione/Polonia (C‑441/17, non pubblicata, EU:C:2017:794).
      (
            22
         )	Sentenza del 26 aprile 2017, Commissione/Germania (C‑142/16, EU:C:2017:301, punto 42).
      (
            23
         )	Sentenza del 9 giugno 2011, Commissione/Francia (C‑383/09, EU:C:2011:369, punti da 18 a 21).
      (
            24
         )	Dz. U. del 2008, n. 199, posizione 1227.
      (
            25
         )	B. Brzeziecki, «Dynamique pluriannuelle des peuplements forestiers de la forêt de Białowieża (dans des conditions de protection stricte)», Stan Ekosystemów leśnysh Puszczy Białowieskiej, Centrum Informacyjne Lasów Państwowych, Varsavia, 2016, pagg. da 45 a 58.
      (
            26
         )	Sentenze del 4 febbraio 1988, Commissione/Italia (113/86, EU:C:1988:59, punto 11), e del 9 novembre 2006, Commissione/Regno Unito (C‑236/05, EU:C:2006:707, punto 12).
      (
            27
         )	V., per analogia, sentenza del 5 aprile 2017, Commissione/Bulgaria (C‑488/15, EU:C:2017:267, punto 46).
      (
            28
         )	V., in particolare, i considerando 1, 8 e 9 nonché l’allegato di tale decisione (pag. 645), che attribuisce a tale sito il codice SIC PLC200004 Puszcza Białowieska.
      (
            29
         )	Sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a. (C‑258/11, EU:C:2013:220, punti 37 e 38), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punti 35 e 36).
      (
            30
         )	Sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a. (C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 36), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 31).
      (
            31
         )	Sentenza del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 32 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            32
         )	V. le definizioni che figurano all’articolo 1, lettere k) e l), di tale direttiva.
      (
            33
         )	V. paragrafo 52 delle presenti conclusioni.
      (
            34
         )	Si può inoltre rilevare che ammettere la conformità delle misure derivanti dall’allegato del 2016 e dalla decisione n. 51 al PZO del 2015 equivarrebbe ad accettare che le autorità polacche possano modificare tale PZO senza tenere conto degli obiettivi di conservazione che, in linea generale, devono essere soddisfatti da un tale atto.
      (
            35
         )	Sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a. (C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 28), nonché del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 43).
      (
            36
         )	Sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a. (C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 29), nonché del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 44).
      (
            37
         )	Sentenze del 15 maggio 2014, Briels e a. (C‑521/12, EU:C:2014:330, punto 20), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 45).
      (
            38
         )	Sentenza del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 46).
      (
            39
         )	Sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a. (C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 39), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 47).
      (
            40
         )	Sentenze del 24 novembre 2011, Commissione/Spagna (C‑404/09, EU:C:2011:768, punto 100); dell’11 aprile 2013, Sweetman e a. (C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 44), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 50 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            41
         )	Sentenza del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 51 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            42
         )	Sentenza del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 52 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            43
         )	V., a titolo di illustrazione di tale requisito, sentenza del 26 aprile 2017, Commissione/Germania (C‑142/16, EU:C:2017:301, punti 61 e 62).
      (
            44
         )	V. sentenza del 26 aprile 2017, Commissione/Germania (C‑142/16, EU:C:2017:301, punto 42).
      (
            45
         )	Sentenza del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 51 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            46
         )	V., in tal senso, in particolare, il programma di risanamento, intitolato «programma relativo alla foresta di Białowieża in quanto patrimonio culturale e naturale dell’Unesco e in quanto sito che rientra nella rete Natura 2000», stabilito dal ministro dell’Ambiente e dal direttore generale dell’Ufficio delle foreste, in data 25 marzo 2016.
      (
            47
         )	Sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a. (C‑258/11, EU:C:2013:220, punti da 41 a 43 e giurisprudenza ivi citata), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 53 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            48
         )	Sentenze del 15 maggio 2014, Briels e a. (C‑521/12, EU:C:2014:330, punto 28); del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 54), e del 26 aprile 2017, Commissione/Germania (C‑142/16, EU:C:2017:301, punto 34).
      (
            49
         )	Sentenze del 15 maggio 2014, Briels e a. (C‑521/12, EU:C:2014:330, punto 35), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 60 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            50
         )	Sentenze dell’11 settembre 2012, Nomarchiaki Aftodioikisi Aitoloakarnanias e a. (C‑43/10, EU:C:2012:560, punti 114 e 115), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 61 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            51
         )	Sentenze del 15 maggio 2014, Briels e a. (C‑521/12, EU:C:2014:330, punto 37), e del 21 luglio 2016, Orleans e a. (C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 63).
      (
            52
         )	Oltre alla posa di trappole a feromoni la cui inefficacia è stata rilevata.