CELEX: 32019H0905(20)
Language: it
Date: 2019-07-09 00:00:00
Title: Raccomandazione del Consiglio, del 9 luglio 2019, sul programma nazionale di riforma 2019 dell’Austria e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2019 dell’Austria

5.9.2019   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 301/117
            
         
      RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
      del 9 luglio 2019
      sul programma nazionale di riforma 2019 dell’Austria e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2019 dell’Austria
      (2019/C 301/20)
      Il CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
      visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 121, paragrafo 2, e l’articolo 148, paragrafo 4,
      visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche (1), in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,
      vista la raccomandazione della Commissione europea,
      viste le risoluzioni del Parlamento europeo,
      viste le conclusioni del Consiglio europeo,
      visto il parere del comitato per l’occupazione,
      visto il parere del comitato economico e finanziario,
      visto il parere del comitato per la protezione sociale,
      visto il parere del comitato di politica economica,
      considerando quanto segue:
      
                  (1)
               
               
                  Il 21 novembre 2018 la Commissione ha adottato l’analisi annuale della crescita, segnando l’inizio del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche 2019. Essa ha tenuto debitamente conto del pilastro europeo dei diritti sociali, proclamato dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione il 17 novembre 2017. Il Consiglio europeo del 21 marzo 2019 ha approvato le priorità indicate nell’analisi annuale della crescita. Il 21 novembre 2018 la Commissione ha anche adottato, sulla base del regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio (2), la relazione sul meccanismo di allerta, in cui l’Austria non è stata annoverata tra gli Stati membri da sottoporre a esame approfondito. Lo stesso giorno la Commissione ha altresì adottato una raccomandazione di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro, che è stata approvata dal Consiglio europeo del 21 marzo 2019. Il 9 aprile 2019 il Consiglio ha adottato la raccomandazione sulla politica economica della zona euro (3) («raccomandazione del 2019 per la zona euro»), che formula cinque raccomandazioni per la zona euro («raccomandazioni per la zona euro»).
               
            
                  (2)
               
               
                  In quanto Stato membro la cui moneta è l’euro e considerate le strette correlazioni fra le economie nell’Unione economica e monetaria, l’Austria dovrebbe assicurare l’attuazione piena e tempestiva della raccomandazione del 2019 per la zona euro, come riflessa nelle raccomandazioni di cui ai punti da 1 a 3. In particolare, una politica economica più mirata per quanto riguarda gli investimenti nei settori specificati contribuirà a dar seguito alla seconda raccomandazione per la zona euro in materia di sostegno agli investimenti, mentre la raccomandazione che prevede di alleggerire la tassazione sul lavoro si ricollega alla terza raccomandazione della zona euro relativa al funzionamento del mercato del lavoro.
               
            
                  (3)
               
               
                  Il 27 febbraio 2019 è stata pubblicata la relazione per paese relativa all’Austria 2019, nella quale sono valutati i progressi compiuti dal paese nel dar seguito alle raccomandazioni specifiche per paese adottate dal Consiglio il 13 luglio 2018 (4), il seguito dato alle raccomandazioni adottate negli anni precedenti e i progressi verso il conseguimento degli obiettivi nazionali di Europa 2020.
               
            
                  (4)
               
               
                  L’Austria ha presentato il programma nazionale di riforma 2019 e il programma di stabilità 2019 il 24 aprile 2019. I due programmi sono stati valutati contemporaneamente onde tener conto delle loro correlazioni.
               
            
                  (5)
               
               
                  La programmazione dei fondi strutturali e d’investimento europei («fondi SIE») per il periodo 2014-2020 ha tenuto conto delle pertinenti raccomandazioni specifiche per paese. Come previsto dall’articolo 23 del regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (5), ove necessario per sostenere l’attuazione delle raccomandazioni pertinenti del Consiglio la Commissione può chiedere allo Stato membro di rivedere e proporre di modificare il suo accordo di partenariato e i programmi rilevanti. La Commissione ha precisato i modi in cui conta di valersi di tale possibilità negli orientamenti sull’applicazione delle misure per collegare l’efficacia dei fondi SIE a una sana gestione economica.
               
            
                  (6)
               
               
                  L’Austria è attualmente nel braccio preventivo del patto di stabilità e crescita ed è soggetta alla regola del debito. Nel suo programma di stabilità 2019 il governo prevede un miglioramento del saldo nominale che passerà da un avanzo dello 0,1 % del prodotto interno lordo (PIL) nel 2018 a un avanzo dello 0,3 % del PIL nel 2019 e scenderà gradualmente a un pareggio di bilancio nel 2023. Sulla base del saldo strutturale ricalcolato (6), l’obiettivo di bilancio a medio termine, ossia un disavanzo strutturale pari allo 0,5 % del PIL, continuerà ad essere superato durante l’intero periodo di riferimento del programma. Secondo il programma di stabilità, il rapporto debito pubblico/PIL diminuirà progressivamente passando dal 73,8 % del PIL nel 2018 al 59,8 % del PIL nel 2023. Lo scenario macroeconomico su cui si fondano tali proiezioni di bilancio è favorevole. I rischi associati alla programmazione di bilancio a medio termine appaiono moderati e riguardano principalmente l’annunciata attuazione di riduzioni dei costi dell’amministrazione pubblica da utilizzare per finanziare la prevista riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle società.
               
            
                  (7)
               
               
                  Il 13 luglio 2018, il Consiglio ha raccomandato all’Austria di raggiungere il suo obiettivo di bilancio a medio termine nel 2019, tenuto conto della tolleranza relativa ad eventi inconsueti per i quali è stata accordata una deviazione temporanea. Ciò è in linea con un tasso massimo di crescita nominale della spesa pubblica primaria netta (7) del 2,9 %, corrispondente a un miglioramento del saldo strutturale dello 0,3 % del PIL. Secondo le previsioni di primavera 2019 della Commissione, il saldo strutturale migliorerà passando dal –0,1 % del PIL nel 2019 allo 0,0 % del PIL nel 2020, superando l’obiettivo di bilancio a medio termine. Si prevede che l’Austria rispetterà la regola del debito nel 2019 e nel 2020. Nel complesso il Consiglio è del parere che l’Austria rispetterà le disposizioni del patto di stabilità e crescita nel 2019 e nel 2020.
               
            
                  (8)
               
               
                  L’Austria si trova a far fronte a rischi medi per la sostenibilità di bilancio a lungo termine a causa dell’aumento previsto della spesa pubblica per l’assistenza sanitaria, l’assistenza a lungo termine e le pensioni. Sebbene la copertura dei servizi di assistenza sanitaria sia generalmente elevata nel paese, si prevede un aumento di 1,3 punti percentuali della spesa pubblica per l’assistenza sanitaria che passerà all’8,3 % del PIL entro il 2070, superando quindi la media dell’Unione di 0,9 punti percentuali. Entro il 2070 è previsto un raddoppiamento della spesa pubblica per l’assistenza a lungo termine, che dall’1,9 % passerà al 3,8 % del PIL. Con l’introduzione di massimali di spesa attraverso la legge di perequazione finanziaria del 2017 e la riforma dell’assistenza sanitaria di base, finalizzata a ridurre il ricorso eccessivo al settore ospedaliero, l’Austria ha iniziato ad affrontare la questione della sostenibilità. La legge sull’organizzazione della previdenza sociale, di recente adozione, può comportare risparmi relativi ai costi amministrativi e di governance, ma genererà costi iniziali. La qualità e l’efficienza in termini di costi sarebbero ulteriormente favorite da appalti pubblici più efficaci (ad esempio appalti a livello dell’Unione, il ricorso a criteri di aggiudicazione diversi dal prezzo e l’aggregazione di appalti tra le regioni) e da un più ampio ricorso a soluzioni di sanità elettronica. Si prevede che nel settore dell’assistenza a lungo termine, le recenti misure d’intervento, quali la decisione di abolire l’obbligo per i pazienti di ricorrere al patrimonio privato per finanziare l’assistenza ospedaliera di lunga durata, comporteranno un aumento della spesa, invece di contenerla.
               
            
                  (9)
               
               
                  La spesa per le pensioni toccherà i massimi livelli nel 2036, raggiungendo 1,2 punti percentuali del PIL in più rispetto al valore di riferimento per il 2016. Le riforme attuate in passato sono state efficaci nel fornire incentivi per andare in pensione più tardi (tra il 2014 e il 2017 l’età effettiva di uscita dal mercato del lavoro è aumentata, secondo le stime, di 1,5 anni per gli uomini e di un anno per le donne). Tuttavia, il divario da colmare tra l’età pensionabile prevista per legge e l’età effettiva di pensionamento resta una sfida e sarebbe auspicabile promuovere una vita lavorativa più lunga. Inoltre, considerato l’invecchiamento della società, l’adeguamento dell’età minima per il pensionamento anticipato e dell’età pensionabile minima prevista per legge contribuirà in modo più efficace a migliorare la sostenibilità a lungo termine. In futuro, l’introduzione di un nesso automatico tra l’età pensionabile stabilita dalla legge e l’aumento della speranza di vita determinerà una riduzione della spesa pensionistica pubblica di circa 2,4 punti percentuali del PIL nel 2016-2070, compensando così l’aumento che risulterebbe invece da una politica invariata.
               
            
                  (10)
               
               
                  Il federalismo austriaco in materia di bilancio comporta un notevole squilibrio tra spesa e creazione del gettito a livello subnazionale. Anziché fare affidamento sull’autonomia fiscale, i bilanci subnazionali sono alimentati da un sistema complesso di condivisione delle imposte e di trasferimenti intergovernativi, che ostacola sia la trasparenza fiscale sia la responsabilità politica e non è di grande incentivo a una spesa pubblica efficiente. La legge sulle relazioni di natura tributaria tra le diverse amministrazioni del 2017 ha introdotto una serie di modifiche per razionalizzare tali relazioni tra i diversi livelli di governo. Tra le modifiche vi sono la semplificazione della distribuzione delle imposte comuni, l’assegnazione di una fonte propria di entrate ai Länder e il raggiungimento di un accordo su ulteriori riforme a favore di una ripartizione più trasparente delle responsabilità legislative ed esecutive tra i livelli di governo. Per quanto riguarda quest’ultima, il Kompetenzbereinigungspaket costituisce un primo passo verso la separazione delle responsabilità, in quanto riassegna la competenza in settori di intervento condivisi (esclusivamente) a livello federale o dei Länder, e riduce i reciproci diritti di esprimere un parere favorevole. Tuttavia, la legge riguarda solo un numero limitato di settori.
               
            
                  (11)
               
               
                  La struttura dell’imposizione fiscale dell’Austria grava in particolar modo sul lavoro (imposte sui salari e contributi sociali), un onere destinato ad aumentare nel tempo qualora gli scaglioni di imposta non siano indicizzati all’inflazione. Nel 2017 la percentuale delle imposte sul lavoro rispetto al gettito fiscale totale era una delle più elevate dell’UE e raggiungeva il 55,3 % (contro una media dell’Unione del 49,7 %). Le recenti riforme, come la riduzione dei contributi di previdenza sociale per i lavoratori a basso reddito e i datori di lavoro, nonché gli sgravi fiscali a favore dei genitori che lavorano previsti dal nuovo sistema Familienbonus Plus, hanno contribuito a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro. Vi è ancora margine per modificare la gamma delle misure tributarie a vantaggio di fonti che favoriscono una crescita più inclusiva e sostenibile. In particolare, le imposte patrimoniali ricorrenti sono considerate relativamente favorevoli alla crescita e progressive, in quanto i percettori di redditi più elevati hanno probabilmente un patrimonio immobiliare più consistente. Tuttavia, a causa di una base imponibile in gran parte obsoleta, le entrate derivanti dalle imposte patrimoniali ricorrenti in Austria restano basse e ben al di sotto della media dell’Unione. Una rivalutazione della base imponibile contribuirebbe a generare maggiori entrate e a risolvere i problemi di equità che sorgono quando i valori fondiari/immobiliari sono disaccoppiati dai prezzi di mercato. Una tassazione del patrimonio efficace e ben strutturata potrebbe inoltre rendere il sistema fiscale più equo, in particolare alla luce della forte disparità in termini di ricchezza che caratterizza l’Austria e dell’assenza di imposte sulle successioni e sulle donazioni. Infine, le imposte ambientali contribuiscono a internalizzare esternalità negative dell’uso delle risorse e delle attività inquinanti sulla salute e sul clima. In tale contesto, sarebbe opportuno riconsiderare il trattamento fiscale preferenziale di cui godono attualmente tali attività.
               
            
                  (12)
               
               
                  Il mercato del lavoro sta migliorando; tuttavia, il potenziale di capitale umano inutilizzato nuoce alla produttività e alla crescita a lungo termine e rende particolarmente necessario un cambiamento per quanto riguarda le donne, i lavoratori poco qualificati, i lavoratori più anziani e le persone provenienti da contesti migratori. Nonostante il tasso di occupazione femminile sia complessivamente elevato (nel 2018 in Austria era pari al 71,7 % contro una media dell’Unione del 67,4 %), il numero di posti di lavoro a tempo pieno rimane piuttosto basso. L’occupazione femminile a tempo parziale è di gran lunga superiore alla media dell’Unione (nel 2018 in Austria era al 47,6 % contro una media dell’Unione del 30,8 %) ed è principalmente legata all’insufficienza di strutture di assistenza all’infanzia e a una percentuale elevata di donne che svolgono mansioni di assistenza non retribuite. L’attuale impostazione dei servizi di assistenza all’infanzia e dei congedi per motivi familiari non contribuisce in misura sufficiente a creare condizioni di pari opportunità per uomini e donne sul mercato del lavoro. Maggiori investimenti in servizi di assistenza all’infanzia a tempo pieno e a prezzi accessibili e scuole a tempo pieno aiuterebbero un numero maggiore di donne a lavorare a tempo pieno, a sfruttare maggiormente il potenziale femminile del mercato del lavoro e a migliorare la produttività e la crescita inclusiva a lungo termine. L’occupazione femminile a tempo parziale spiega anche una parte consistente del divario retributivo di genere non corretto, che rimane visibilmente al di sopra della media dell’Unione (nel 2017 in Austria era pari al 19,9 % contro una media dell’Unione del 16,0 %). Altri fattori importanti che determinano tale divario sono la sovrarappresentazione delle donne nei settori a bassa retribuzione, la segregazione connessa alla scelta dell’istruzione, la sottorappresentazione delle donne nelle posizioni dirigenziali e di supervisione e le interruzioni di carriera. Nel complesso, il notevole divario nel reddito pensionistico percepito rispettivamente dagli uomini e dalle donne (nel 2017 in Austria era pari al 40,5 % contro una media dell’Unione del 35,2 %) è in gran parte dovuto alle disparità di reddito legate al genere che si sono prodotte nel corso della vita lavorativa. Inoltre, i lavoratori marginali, per la maggior parte donne, non beneficiano dell’indennità di disoccupazione. Elevati tassi di disoccupazione tra i lavoratori scarsamente qualificati evidenziano la presenza di un potenziale del mercato del lavoro non pienamente sfruttato. Oltre il 44 % dei disoccupati ha terminato soltanto l’istruzione di base (fino alla scuola secondaria di primo grado, «Pflichtschule»). Politiche attive del mercato del lavoro che incoraggino un maggior numero di persone a lavorare o a cercare lavoro, comprese le opportunità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita, restano fondamentali per realizzare il potenziale occupazionale dei lavoratori provenienti da contesti migratori e degli adulti scarsamente qualificati. Il coinvolgimento delle parti sociali nel processo decisionale che riguarda queste politiche, pur essendo tradizionalmente forte, è stato messo in discussione.
               
            
                  (13)
               
               
                  La carenza di manodopera qualificata indica la necessità di maggiori investimenti nell’istruzione generale e nella formazione. I risultati scolastici degli studenti svantaggiati non sono migliorati. Permane un ampio divario tra gli studenti provenienti da un contesto migratorio e gli altri. Nel 2016 i test nazionali hanno mostrato l’esistenza di un problema legato al livello delle competenze di base, in quanto circa un quarto degli alunni dell’ultimo anno dell’istruzione secondaria di primo grado non soddisfa, o soddisfa solo in parte, gli standard educativi in tedesco. A livello nazionale sono stati registrati scarsi miglioramenti dei risultati degli studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati e/o da contesti migratori. Recentemente i test internazionali hanno inoltre confermato carenze crescenti nella lettura di questi studenti. Nel programma per la valutazione internazionale degli studenti, i risultati ottenuti dagli alunni nati in Austria superano quelli dei migranti di prima generazione di un livello pari a tre anni di scolarizzazione. Le recenti riforme dell’istruzione pregiudicano in parte i precedenti sforzi di riforma e non sono in linea con le migliori pratiche dell’Unione e dell’OCSE. In questo contesto, la diffusione della scuola a tempo pieno ha subito un rallentamento e il monitoraggio del rendimento degli studenti e la differenziazione precoce dei percorsi di istruzione vanno intensificandosi. Servono investimenti per far fronte alla disparità di risultati nell’istruzione dovuta all’estrazione socioeconomica degli studenti o alla provenienza da contesti migratori. Se è vero che l’Austria si colloca al di sopra della media dell’Unione per quanto riguarda le competenze digitali dei suoi cittadini, essa è in ritardo rispetto ai paesi con i migliori risultati. Vi è una crescente carenza di lavoratori informatici qualificati nell’economia, dato che l’aumento della domanda non è soddisfatto da un numero sufficiente di laureati nel settore.
               
            
                  (14)
               
               
                  L’Austria investe massicciamente nella ricerca e nello sviluppo, fissando ambiziosi obiettivi nazionali, tuttavia i risultati in campo scientifico e dell’innovazione non sono a livello di quelli dei leader dell’innovazione dell’Unione (8). I maggiori investimenti nella ricerca e nello sviluppo non si traducono interamente in innovazione e aumento della produttività. In particolare, i risultati dell’Austria sono scadenti per quanto riguarda l’occupazione nelle imprese innovative in rapida crescita. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sarebbero più efficaci se si traducessero pienamente in un settore scientifico di eccellenza e in un’innovazione di portata rivoluzionaria. A tal fine, le connessioni tra scienza e impresa dovrebbero essere migliorate e incrementate, così come dovrebbe essere incoraggiata la cooperazione tra le diverse regioni e con gli altri paesi su aspetti prioritari della specializzazione intelligente. Inoltre, ulteriori investimenti potrebbero generare importanti vantaggi in termini di produttività e produrre risultati in ambiti come l’ecoinnovazione, la capacità di innovazione delle piccole e medie imprese (PMI) e le attività immateriali complementari.
               
            
                  (15)
               
               
                  Se è vero che l’Austria registra complessivamente risultati migliori rispetto alla media dell’Unione nell’ambito della digitalizzazione, il paese non raggiunge i livelli dei «leader dell’innovazione» dell’Unione per quanto riguarda non solo l’uso, ma anche lo sviluppo delle tecnologie digitali. Il settore dell’informatica e delle tecnologie austriaco è relativamente piccolo e non ha conosciuto la stessa crescita di settori analoghi nei paesi «leader dell’innovazione». Inoltre, le zone rurali non dispongono di una connettività ad alta velocità, determinando un crescente divario tra le regioni in termini di digitalizzazione e capacità di innovazione. Esistono lacune significative anche per quanto riguarda l’infrastruttura digitale nelle scuole, ad esempio nella diffusione delle reti locali senza fili. L’Austria ha introdotto alcuni programmi di finanziamento tesi a migliorare la connettività Internet ad alta velocità in tutto il paese. Il rilancio della strategia globale per la digitalizzazione dell’Austria offre l’opportunità di adottare obiettivi e indicatori e di monitorare i progressi compiuti negli investimenti pubblici e privati necessari nella digitalizzazione.
               
            
                  (16)
               
               
                  L’aumento dell’efficienza energetica e della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili rafforzerebbe il potenziale di crescita sostenibile del paese, contribuendo al conseguimento degli obiettivi nazionali in materia di clima ed energia per il 2030, ma saranno necessari ulteriori sforzi per raggiungere tali obiettivi. Inoltre, gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo nel settore dell’ambiente e dell’energia sono inferiori alla media dell’Unione. Migliorando l’efficienza energetica e l’uso di energia da fonti rinnovabili nelle PMI sarebbe possibile contribuire a ridurre il consumo energetico. Investimenti nella ristrutturazione degli immobili, nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e nella mobilità sostenibile potrebbero dare un notevole impulso all’economia austriaca. Una transizione verso un’economia circolare richiede una strategia globale e un aumento degli investimenti da parte delle imprese.
               
            
                  (17)
               
               
                  Nonostante i recenti miglioramenti legati al clima economico favorevole, l’Austria non è ancora riuscita a rilanciare la crescita della produttività totale dei fattori e a uscire dalla stagnazione decennale che caratterizza questo elemento chiave della crescita economica e della competitività. Tra le leve per sostenere la crescita della produttività vi sono la digitalizzazione delle imprese, la crescita delle imprese e la concorrenza nel settore dei servizi. Mentre le grandi imprese austriache adottano modelli imprenditoriali e tecnologie digitali a un buon ritmo, le imprese più piccole sono in ritardo. La digitalizzazione delle piccole e micro imprese è particolarmente importante in quanto costituiscono la spina dorsale dell’economia austriaca. La notevole diffusione del programma «KMU Digital» dimostra la domanda e l’interesse delle PMI a ottenere consulenza in materia di digitalizzazione. Sarebbe utile prolungare ed estendere tale programma, così come concentrare maggiormente gli interventi strategici sulla digitalizzazione delle imprese nell’ambito della strategia globale per la digitalizzazione dell’Austria.
               
            
                  (18)
               
               
                  In Austria, l’avviamento e l’espansione di imprese continuano a scontrarsi con sfide strutturali, soprattutto per quanto riguarda le imprese altamente innovative. Se si considera l’occupazione nelle imprese innovative in rapida crescita il paese è in ritardo rispetto agli Stati membri comparabili, il che evidenzia la necessità di migliorare le condizioni per espandere le imprese innovative, che continuano a essere frenate da fattori come il panorama del venture capital, meno sviluppato e diversificato rispetto ai paesi «leader dell’innovazione». Vi sono strozzature per quanto riguarda il finanziamento delle fasi più avanzate di espansione di tali imprese, ad esempio sotto forma di venture capital e di accesso ai mercati pubblici dei capitali. Il nuovo segmento delle PMI di recente creazione presso la borsa di Vienna è un passo nella giusta direzione. Le imprese a forte crescita, tra cui quelle digitali, sono fondamentali per la diffusione di nuove tecnologie e di nuovi modelli imprenditoriali e quindi per la crescita della produttività.
               
            
                  (19)
               
               
                  L’Austria presenta norme restrittive e ostacoli all’accesso importanti per quanto riguarda l’offerta di servizi alle imprese e le professioni regolamentate. Tra tali norme e ostacoli rientrano requisiti specifici in materia di partecipazioni, un ampio ventaglio di attività riservate e restrizioni interdisciplinari. Gli ostacoli normativi, in particolare per quanto riguarda la gestione quotidiana dei negozi, contribuiscono a uno sviluppo relativamente debole del settore del commercio al dettaglio in Austria e gli elevati oneri amministrativi continuano a essere una preoccupazione pressante per le imprese austriache. Uno sforzo costante per ridurre gli oneri e il previsto riesame della legge austriaca sulle licenze commerciali (Gewerbeordnung) sono strumenti importanti per migliorare il contesto in cui operano le imprese. Una maggiore concorrenza nel settore dei servizi permetterebbe all’Austria di affrontare meglio le sfide legate alla diffusione delle tecnologie digitali e dei modelli imprenditoriali.
               
            
                  (20)
               
               
                  La programmazione dei fondi dell’Unione per il periodo 2021-2027 potrebbe contribuire a colmare alcune delle lacune individuate nelle raccomandazioni, in particolare nei settori di cui all’allegato D della relazione per paese 2019, consentendo all’Austria di impiegare al meglio tali fondi per i settori individuati, tenendo conto delle disparità regionali.
               
            
                  (21)
               
               
                  Nell’ambito del semestre europeo 2019, la Commissione ha effettuato un’analisi completa della politica economica dell’Austria, che ha pubblicato nella relazione per paese 2019. Ha altresì valutato il programma di stabilità 2019, il programma nazionale di riforma 2019 e il seguito dato alle raccomandazioni rivolte all’Austria negli anni precedenti. La Commissione ha tenuto conto non soltanto della loro pertinenza ai fini della sostenibilità della politica di bilancio e della politica socioeconomica dell’Austria, ma anche della loro conformità alle norme e agli orientamenti dell’Unione, alla luce della necessità di rafforzare la governance economica dell’Unione nel suo insieme offrendo un contributo a livello dell’Unione per le future decisioni nazionali.
               
            
                  (22)
               
               
                  Alla luce di tale valutazione, il Consiglio ha esaminato il programma di stabilità 2019 ed è del parere (9) che l’Austria rispetterà il patto di stabilità e crescita,
               
            RACCOMANDA che l’Austria adotti provvedimenti nel 2019 e nel 2020 al fine di:
      
         1.   
         
            garantire la sostenibilità dell’assistenza sanitaria, dell’assistenza a lungo termine e dei sistemi pensionistici, anche adeguando l’età pensionabile prevista per legge in considerazione dell’aumento della speranza di vita; semplificare e razionalizzare le relazioni e le responsabilità in materia di bilancio tra i vari livelli di governo e allineare le responsabilità di finanziamento e di spesa;
         
      
      
         2.   
         
            trasferire l’onere fiscale sul lavoro ad altre fonti con minor incidenza negativa sulla crescita inclusiva e sostenibile; sostenere l’occupazione a tempo pieno delle donne, anche migliorando i servizi di assistenza all’infanzia, e migliorare i risultati dei lavoratori scarsamente qualificati nel mercato del lavoro, collaborando costantemente con le parti sociali; innalzare il livello delle competenze di base dei gruppi svantaggiati, compreso quello delle persone provenienti da un contesto migratorio;
         
      
      
         3.   
         
            orientare la politica economica connessa agli investimenti verso ricerca e sviluppo, innovazione, digitalizzazione e sostenibilità, tenendo conto delle disparità regionali; sostenere la crescita della produttività stimolando la digitalizzazione delle imprese e la crescita delle società e riducendo gli ostacoli normativi nel settore dei servizi.
         
      
      
         Fatto a Bruxelles, il 9 luglio 2019
         
            
               Per il Consiglio
            
            
               Il presidente
            
            M. LINTILÄ
         
      
      
         (1)  GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
      
         (2)  Regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici (GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25).
      
         (3)  GU C 136 del 12.4.2019, pag. 1.
      
         (4)  GU C 320 del 10.9.2018, pag. 84.
      
         (5)  Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).
      
         (6)  Saldo corretto per il ciclo al netto delle misure una tantum e temporanee, ricalcolato dalla Commissione utilizzando la metodologia concordata.
      
         (7)  La spesa pubblica primaria netta si compone della spesa pubblica totale al netto della spesa per interessi, della spesa relativa a programmi dell’Unione interamente coperta da entrate provenienti da fondi dell’Unione e delle modifiche non discrezionali nella spesa per le indennità di disoccupazione. La formazione lorda di capitale fisso finanziata a livello nazionale è spalmata su un periodo di quattro anni. Rientrano nel calcolo le misure discrezionali in materia di entrate o gli aumenti delle entrate obbligatori per legge, mentre sono escluse le misure una tantum sia per quanto riguarda le entrate che per quanto riguarda la spesa.
      
         (8)  Conformemente alla definizione del quadro europeo di valutazione dell’innovazione 2018 – Leader dell’innovazione: SE, DK, FI, NL, UK, LU Innovatori forti: DE, BE, IE, AT, FR, SI.
      
         (9)  A norma dell’articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1466/97.