CELEX: 52011PC0862
Language: it
Date: 2011-12-07
Title: Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo ai fondi europei per l’imprenditoria sociale

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		52011PC0862
		
			Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo ai fondi europei per l’imprenditoria sociale /* COM/2011/0862 definitivo - 2011/0418 (COD) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE

1.                      
CONTESTO DELLA PROPOSTA

L’obiettivo principale della presente proposta
è quello di sostenere il mercato delle imprese sociali migliorando l’efficacia
della raccolta di capitali mediante fondi di investimento destinati a tali
imprese. 
Le imprese sociali[1], ovvero le imprese il cui
obiettivo primario è quello di conseguire degli effetti sociali piuttosto che
generare profitti per gli azionisti o per altri soggetti interessati,
rappresentano un settore emergente nell’UE. Per conseguire effetti sociali, le
imprese sociali cercano di basare il proprio operato su tecniche aziendali –
inclusa la finanza aziendale. Benché nuovo, il settore è caratterizzato da una
rapida crescita. Secondo la Relazione 2009 di Global Enterprise Monitor, in
alcuni Stati membri dell’Unione tra il 3% e il 7,5% della forza lavoro era
impiegato in varie forme di imprese sociali. 
Le imprese sociali sono quasi esclusivamente
PMI. La missione sociale delle imprese sociali è correlata a una marcata enfasi
sullo sviluppo sostenibile o inclusivo e sulle sfide sociali dell’Unione: ciò
significa che gli investimenti nelle imprese sociali hanno buone probabilità di
conseguire degli effetti sociali positivi maggiori di quelli relativi agli
investimenti nelle PMI più in generale. Alcune stime, come quelle redatte da J.
P. Morgan, suggeriscono che gli investimenti sociali potrebbero crescere
rapidamente fino a diventare un mercato superiore a 100 miliardi di Euro,
sottolineando così le potenzialità di questo settore emergente[2].
Assicurare che questo settore continui a
crescere e prosperare sarebbe quindi un contributo prezioso alla realizzazione
degli obiettivi della Strategia Europa 2020.
Le imprese sociali derivano porzioni ingenti
dei propri finanziamenti da sovvenzioni provenienti da fondazioni, da persone
fisiche o dal settore pubblico. Essendo comunque delle imprese, la loro
crescita sostenibile dipende dalla possibilità di attingere a una più ampia
gamma di investimenti e fonti di finanziamento. Al riguardo, il mercato UE per
i fondi di investimento ha iniziato ad assumere un ruolo significativo. Ha
preso forma un mercato per i fondi di investimento il cui obiettivo principale
è di investire in imprese sociali. Per distinguere questi fondi dedicati dai
fondi d’investimento sociale più in generale, nella presente proposta tali
fondi dedicati sono indicati come fondi per l’imprenditoria sociale. La
crescita dei fondi per l’imprenditoria sociale riflette il crescente interesse
di molti investitori nell’effettuare investimenti – generalmente nell’ambito di
un portafoglio più ampio – volti a conseguire effetti sociali positivi al di là
della ricerca di un profitto finanziario. 
L’evidenza di carenze normative e di mercato
denota due problemi che limitano la crescita dei fondi per l’imprenditoria
sociale. 
In primo luogo, i requisiti normativi a
livello unionale e nazionale non sono concepiti espressamente per facilitare la
raccolta di capitali attraverso questa tipologia di fondi. La raccolta di
capitali su base transfrontaliera è costosa e complessa a causa della
frammentazione delle regolamentazioni nazionali che governano i collocamenti
privati[3]
all’estero. La necessità di adempiere alle varie normative nazionali che
disciplinano l’attività di collocamento privato presso gruppi di investitori
selezionati determina un aumento del costo del capitale per questi fondi.
Inoltre, i fondi per l’imprenditoria sociale non sono fiorenti in tutti gli
Stati membri e al momento la loro distribuzione geografica non è uniforme.
Dalle consultazioni con gli Stati membri,
risulta evidente che tali fondi per l’imprenditoria sociale sono regolati,
nella maggioranza dei casi, dalle norme nazionali generali applicabili ai
collocamenti privati o, in alternativa, da disposizioni giuridiche specifiche
introdotte per il venture capital o il private equity. In una minoranza di
Stati membri risultano essere in vigore, inoltre, delle norme speciali per
categorie più ampie di fondi d’investimento sociale, aperte anche a investitori
al dettaglio. Tali più ampi fondi d’investimento sociale non necessariamente
destinano i propri investimenti esclusivamente a imprese sociali. Nella
valutazione dell’impatto, l’evidenza mostra che la frammentazione delle
normative nazionali sui fondi per l’imprenditoria sociale e la loro mancanza di
specificità rispetto alle esigenze di tali fondi ha determinato aggravi di
costi e ha ridotto l’accesso efficiente ai mercati dei capitali per tali fondi.
Nonostante il forte interesse degli investitori nelle strategie di investimento
sociale, questi oneri normativi ostacolano la creazione di fondi per l’imprenditoria
sociale che abbiano una dimensione tale da garantirne l’efficienza (in media,
le attività gestite da un fondo per l’imprenditoria sociale raramente superano
i 20 milioni di EUR). 
In secondo luogo, i potenziali investitori nei
fondi per l’imprenditoria sociale devono affrontare una vasta gamma di diverse
proposte di investimento sociale, caratterizzate da diversi livelli di
informazione sugli investimenti, la scelta e la cernita delle imprese sociali
nonché le metodologie di misurazione dei loro risultati sociali. Gli stessi
fondi e le imprese sociali cui essi sono destinati possono dover sostenere
costi derivanti dall’esistenza di norme di autoregolamentazione che sono in
sovrapposizione o in concorrenza riguardo alle problematiche sopra indicate.
Sicurezza e fiducia risultano minate agli occhi degli investitori.
Queste difficoltà ostacolano l’efficiente
flusso di capitali verso i fondi per l’imprenditoria sociale, e quindi il
flusso di capitali verso le imprese sociali stesse, e costituiscono una
barriera allo sviluppo di un mercato unico degli investimenti nel settore. 
In tali circostanze, la Commissione, nell’Atto
per il mercato unico[4], si è impegnata ad avviare diverse misure volte a garantire lo
sviluppo delle imprese sociali dell’Unione, affrontando anche tali debolezze
finanziarie. L’attuale proposta di un quadro europeo per i fondi per l’imprenditoria
sociale è un’iniziativa che adempie a tale impegno; essa fa parte della “Iniziativa
per l’imprenditoria sociale” (COM(2011) 682/2) della Commissione che si
prefigge di affrontare le problematiche più ampie di questo settore.
Lo scopo del regolamento proposto è di creare
un quadro legislativo specifico per le esigenze delle imprese sociali, degli
investitori che cercano di finanziare tali imprese e dei fondi di investimento
specializzati che cercano di intermediare. Esso si prefigge di raggiungere un
elevato livello di chiarezza per quanto riguarda le caratteristiche che
distinguono i fondi per l’imprenditoria sociale dalla più ampia categoria di
fondi d’investimento alternativi. Solo i fondi aventi tali caratteristiche sono
idonei a raccogliere capitali in virtù del quadro europeo proposto per i fondi
per l’imprenditoria sociale. 
Il regolamento proposto affronta questi
problemi. Introduce requisiti uniformi per i gestori di organismi di
investimento collettivo che operano sotto la denominazione di “Fondo europeo
per l’imprenditoria sociale”, nonché requisiti inerenti al portafoglio di investimenti,
alle tecniche d’investimento, e alle imprese a cui può essere destinato un fondo
per l’imprenditoria sociale qualificato. Introduce, inoltre, regole uniformi
sulle categorie di investitori a cui può essere rivolto un fondo per l’imprenditoria
sociale qualificato e sull’organizzazione interna dei gestori che
commercializzano tali fondi qualificati. In qualità di gestori di organismi di
investimento collettivo che operano sotto la denominazione di “Fondo europeo
per l’imprenditoria sociale”, essi saranno soggetti a norme sostanziali
identiche in tutta l’UE, beneficeranno di requisiti uniformi per la
registrazione e di un passaporto europeo che contribuirà a creare una parità di
condizioni per tutti gli operatori di mercato nel settore dei finanziamenti agli
imprenditori sociali. 
Il regolamento proposto sui fondi europei per
l’imprenditoria sociale (FEIS) è complementare al regolamento proposto […] sui fondi
di venture capital. Entrambe le proposte si prefiggono di raggiungere obiettivi
diversi ed entrambe le proposte, se adottate, coesisteranno come atti legali
autonomi reciprocamente indipendenti. 
I fondi di venture capital si concentrano sul
finanziamento delle PMI tramite equity, ma generalmente non raggiungono quella
soglia di attività che rende il passaporto disponibile per i gestori di grandi
fondi ai sensi della direttiva 2011/61/UE (sui gestori di fondi d’investimento
alternativi). Siccome anche le imprese sociali sono PMI, e anche i fondi
destinati alle imprese sociali operano al disotto della soglia di attività
prevista dalla direttiva 2011/61/UE, la gamma di strumenti di
finanziamento ammissibili proposti nel regolamento relativo ai fondi europei per
l’imprenditoria sociale va oltre il finanziamento tramite equity – lo strumento
tipico per le nuove imprese nel settore della tecnologia. Oltre al
finanziamento tramite equity, le imprese sociali possono anche ricorrere ad
altre forme di finanziamento, utilizzando finanziamenti del settore pubblico e
privato, strumenti di debito o piccoli prestiti. Le norme proposte sui fondi
per l’imprenditoria sociale prevedono, quindi, una gamma più ampia di strumenti
d’investimento ammissibili rispetto a quelli disponibili per i fondi di venture
capital. 
Inoltre, le problematiche sulla trasparenza
sollevate dagli investimenti nelle imprese sociali sono diverse dagli obblighi
generali di rendicontazione previsti per il settore del venture capitale: gli
investimenti nell’imprenditoria sociale mirano a una forma di “rendimento
sociale” o a un impatto sociale positivo. Le norme proposte contengono delle
sezioni speciali che riguardano le informazioni relative agli effetti sociali,
alla loro misurazione e alle strategie adottate per favorirne il
raggiungimento. 
Per queste ragioni, l’opzione preferita è che
siano presenti due quadri UE, uno sul venture capital e uno sull’imprenditoria
sociale, che operino indipendentemente l’uno dall’altro. 
Sarebbero necessari ulteriori lavori diretti a
garantire che i diritti conferiti dal presente regolamento ai gestori del FEIS
e al FEIS che essi gestiscono non siano compromessi da ostacoli di natura
fiscale. Norme fiscali appropriate, benché indipendenti dal presente
regolamento, rappresentano un importante complemento a esso, e sostengono lo
sviluppo di un mercato perfettamente funzionale per il FEIS nell’UE. Esse
potrebbero assicurare efficienti afflussi di capitali al FEIS e, in definitiva,
alle imprese di portafoglio ammissibili in cui investono i fondi.

2.                      
RISULTATI DELLE CONSULTAZIONI DELLE PARTI INTERESSATE E VALUTAZIONE
D’IMPATTO
2.1.                
Consultazione con le parti interessate

Il 13 luglio 2011, i servizi della Commissione
hanno indetto una consultazione pubblica sulle possibili misure per migliorare
l’accesso delle imprese sociali ai finanziamenti attraverso i fondi di
investimento, chiusa il 14 settembre 2011[5]. In totale
sono stati ricevuti 67 contributi che possono essere consultati sul sito web:
http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2011/social_investment_funds_en.htm.
Inoltre, regolatori e autorità di vigilanza
sono stati consultati anche attraverso il comitato europeo dei valori mobiliari
(CEVM) e attraverso un questionario che richiedeva dettagli sui regimi
nazionali esistenti per i fondi d’investimento sociale, includendo in senso più
ampio i fondi per l’imprenditoria sociale.
Ciò rientra nel più ampio contesto del lavoro
e delle consultazioni sull’Atto per il mercato unico della Commissione in cui
sono stati identificati ed esplorati, con i soggetti interessati e i
partecipanti alla consultazione, il ruolo delle imprese sociali e le loro fonti
di finanziamento. Successivamente, la Commissione ha lanciato una “Iniziativa
per l’imprenditoria sociale” indipendente che ha offerto ulteriori opportunità
di discussione con i soggetti interessati, anche attraverso un workshop
tenuto nel maggio 2011.

2.2.                
Valutazione d’impatto

In linea con la propria politica volta a
garantire una migliore legiferazione, la Commissione ha condotto una valutazione
d’impatto su diverse politiche alternative.
L’analisi ha identificato due problemi
principali: da un lato, le informazioni rese disponibili agli investitori
relativamente alle imprese sociali, alle politiche d’investimento e alle
procedure di selezione adottate dai fondi per l’imprenditoria sociale, nonché
la misurazione degli effetti sociali sono insufficienti o non sono state
presentate in modo comparabile. Dall’altro lato, gli approcci normativi alla
raccolta di capitale di organizzazioni specializzate in investimenti in imprese
sociali non sono sufficientemente rispondenti alle esigenze specifiche dei
fondi per l’imprenditoria sociale. 
Primo, gli operatori di mercato non hanno
fiducia nelle informazioni disponibili, non sono in grado di identificare
prontamente i fondi destinati alle imprese sociali e non sono sicuri dell’impatto
sociale che possono ottenere investendo in tali fondi. Il secondo problema
afferisce alle debolezze normative: i sistemi nazionali che regolamentano la
raccolta di capitali al di fuori dei mercati aperti (collocamenti privati) sono
divergenti e non sono espressamente concepiti per soddisfare le esigenze dei
fondi per l’imprenditoria sociale e dei loro gestori. Questo significa che la
raccolta di capitali transfrontalieri è complessa e segnata da divergenze
normative. In mancanza di norme uniformi a livello dell’UE, è probabile che la
raccolta di capitali sociali da parte dei fondi per l’imprenditoria sociale
rimanga in ambito nazionale.
L’analisi identifica tre obiettivi principali:
il miglioramento della chiarezza e della comparabilità dei fondi di
investimento destinati alle imprese sociali; il miglioramento degli strumenti
di valutazione e analisi degli effetti sociali; e una maggiore rispondenza alle
esigenze dei fondi per l’imprenditoria sociale delle norme a essi applicabili
in tutta l’Unione.
Rispetto a questi obiettivi, è stata vagliata
un’ampia gamma di opzioni.
Per quanto riguarda il miglioramento della
chiarezza e della comparabilità dei fondi per l’imprenditoria sociale, la
valutazione d’impatto esplora diverse opzioni volte ad agevolare la trasparenza
attraverso l’autoregolamentazione (codici di condotta), l’istituzione di un
nuovo marchio UE con misure armonizzate e vincolanti per far rispettare la
conformità. Per migliorare gli strumenti di valutazione o di analisi degli
effetti sociali, sono state prese in esame diverse opzioni, dalla creazione di forum
di discussione dei soggetti interessati al lancio di un ulteriore studio sulle
possibili modalità di armonizzazione degli strumenti di valutazione a livello
dell’UE. In relazione al miglioramento della raccolta di capitali
transfrontaliera attraverso tali fondi e all’ambiente normativo che disciplina
i collocamenti privati all’estero, le opzioni spaziavano dal miglioramento del
riconoscimento reciproco tra le norme nazionali sui collocamenti privati all’utilizzo
delle norme sul venture capital anche per favorire la raccolta di capitali da
parte dei fondi per l’imprenditoria sociale, dalla creazione di un sistema di
raccolta di capitali personalizzato per tali fondi alla creazione di un quadro
europeo autonomo per tali fondi. 
La valutazione d’impatto si è conclusa in
favore di un quadro autonomo per la definizione dei fondi e delle norme
applicabili, così da facilitare la raccolta di capitali nazionale e
transfrontaliera, incluso lo sviluppo di un “marchio” europeo dei fondi per l’imprenditoria
sociale sostenuto da misure incisive sulla trasparenza.
L’impatto delle varie opzioni è stato valutato
includendo benefici e costi per il settore dei fondi, gli investitori, le
imprese sociali, la società, le autorità di vigilanza e gli altri soggetti
interessati. Si è ritenuto che l’opzione prescelta fosse dotata del massimo
potenziale per affrontare i problemi individuati, pur essendo proporzionata in
relazione ai costi di conformità sostenuti da coloro che vogliono beneficiare
del nuovo quadro.
Nella relazione sulla valutazione d’impatto
sono stati considerati i commenti espressi dal comitato per la valutazione d’impatto
nell’opinione del 18 novembre 2011. Il più ampio contesto per questa iniziativa
è stato ulteriormente chiarito evidenziando come le diverse iniziative della
Commissione nel settore delle imprese sociali siano collegate per formare una
strategia coerente. L’analisi dei problemi è stata ulteriormente avvalorata
inserendo una spiegazione più chiara dei motivi per cui l’iniziativa sui fondi
di venture capital non sarà in grado di risolvere i problemi legati ai fondi
per l’imprenditoria sociale. Sono state ulteriormente chiarite la logica d’intervento
e l’analisi delle diverse opzioni, con particolare riguardo alle possibili
categorie di investitori. È stato esposto con maggiore chiarezza il contenuto
delle misure previste attualmente e delle misure che potrebbero essere
necessarie in uno stadio successivo. È stata migliorata la valutazione degli
impatti, includendo una valutazione dell’interdipendenza delle misure in
termini della loro probabile efficacia. Infine, sono state illustrate più
ampiamente le questioni relative al monitoraggio e alla conformità.

3.                      
ELEMENTI GIURIDICI DELLA PROPOSTA
3.1.                
Base giuridica

La proposta si basa sull’articolo 114 del
trattato sul funzionamento dell’Unione europea, la base giuridica più
appropriata in questo settore. Essa si prefigge principalmente di incrementare
l’affidabilità e la certezza giuridica delle attività di commercializzazione
intraprese dagli operatori utilizzando la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale”. Nel perseguire tale obiettivo, la proposta introduce principi
uniformi riguardanti la composizione del portafoglio, gli strumenti e obiettivi
d’investimento ammissibili dei fondi di investimento collettivo che operano
sotto tale denominazione. La proposta introduce, inoltre, delle norme sulle
categorie di investitori considerati idonei a investire in tali fondi di
investimento. 
Un regolamento è considerato lo strumento
giuridico più appropriato per introdurre requisiti uniformi rivolti a tutti gli
operatori del mercato della raccolta di capitali per le imprese sociali: investitori,
fondi per l’imprenditoria sociale e le imprese cui sono destinati i
finanziamenti per l’imprenditoria sociale. Inoltre, un regolamento è
considerato come lo strumento più appropriato per creare norme uniformi in
merito a chi può investire in un fondo per l’imprenditoria sociale, a chi può
adottare la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” e alle
tipologie di imprese che possono ricevere finanziamenti da tali fondi qualificati.
Infine, un regolamento è considerato lo strumento più appropriato per garantire
che tutti gli operatori siano soggetti a requisiti uniformi riguardo alla
sottoscrizione ai fondi europei per l’imprenditoria sociale nonché alle
strategie d’investimento perseguite e agli strumenti d’investimento utilizzati
da tali fondi.
Inoltre, gli obiettivi del presente
regolamento attengono ai requisiti uniformi sulla trasparenza in relazione agli
impatti sociali, inclusa la rendicontazione e le valutazioni del risultato
sociale. A tal fine, sono necessari requisiti uniformi – per es., dettagli sul
modo in cui presentare le informazioni sul risultato sociale. Se la scelta
delle misure più precise per la standardizzazione di questi requisiti fosse
lasciata alla legislazione nazionale degli Stati membri, si rischierebbe di
avere requisiti divergenti tra i vari Stati membri. Ciò comporterebbe principi
non uniformi in un settore cruciale per l’evoluzione del mercato dei fondi d’investimento
destinati alle imprese sociali. Principi non uniformi inciderebbero
negativamente sull’obiettivo di garantire la fiducia degli investitori in
questo mercato. Pertanto, per accrescere la fiducia degli investitori, è
necessario garantire che i gestori dei fondi seguano tutti le stesse norme in
questo settore fondamentale.

3.2.                
Sussidiarietà e proporzionalità

La proposta si prefigge essenzialmente di
creare un ambiente affidabile, sicuro e giuridicamente stabile per la
commercializzazione dei fondi europei per l’imprenditoria sociale. La
determinazione delle caratteristiche essenziali di tale tipo di fondo, in
termini di composizione del portafoglio, di strumenti d’investimento, di
obiettivi d’investimento e di gruppi di investitori idonei, non può essere
lasciata alla discrezione degli Stati membri, in quanto questi requisiti fondamentali
verrebbero applicati in modo diversificato e non coerente nell’ambito dell’UE.
L’uniformità delle definizioni e dei requisiti operativi deve pertanto svolgere
un ruolo cruciale nel definire una serie di norme comuni per il mercato europeo
per questi fondi e per i loro gestori. Inoltre, tutti i gestori di fondi di
investimento collettivi che operano in questo mercato utilizzando la
denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” devono rispettare
gli stessi requisiti organizzativi, di conduzione degli affari e di
trasparenza. 
Per quanto riguarda la registrazione e la
vigilanza dei gestori di fondi europei per l’imprenditoria sociale la proposta
intende trovare il giusto equilibrio tra la necessità di una vigilanza
efficace, l’interesse delle autorità nazionali competenti in cui tali fondi
sono domiciliati o offerti alle categorie di investitori idonei e il ruolo di
coordinamento dell’AESFEM. Per creare un processo di vigilanza continuo, l’autorità
competente nello Stato membro in cui è domiciliato il gestore del fondo europeo
per l’imprenditoria sociale qualificato verificherà i documenti di
registrazione presentati dal gestore richiedente e lo registrerà dopo aver
valutato se il richiedente fornisce garanzie sufficienti in merito alla
capacità di ottemperare ai requisiti del presente regolamento. Ai fini della
vigilanza del gestore registrato, l’autorità competente che ha registrato il
gestore collaborerà con le autorità competenti degli Stati membri in cui viene
commercializzato il fondo qualificato. L’AESFEM gestirà una base di dati
centrale di tutti i gestori registrati autorizzati a utilizzare la
denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale”.
Per quanto riguarda il principio di
proporzionalità, la proposta trova il giusto equilibrio tra l’interesse
pubblico di promuovere lo sviluppo di mercati più efficienti per il “Fondo
europeo per l’imprenditoria sociale” e l’efficienza in termini di costi delle
misure proposte. Per assicurare la semplicità del sistema di registrazione, la
proposta ha considerato appieno la necessità di bilanciare la sicurezza e l’affidabilità
legate all’utilizzo della denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale”, con l’ottimizzazione del funzionamento del mercato e dei costi per i
vari soggetti interessati.

3.3.                
Conformità con gli articoli 290 e 291 del trattato
sul funzionamento dell’Unione europea

Il 23 settembre 2009 la Commissione ha
adottato le proposte relative ai regolamenti istitutivi dell’Autorità bancaria
europea (ABE), dell’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni
aziendali e professionali (AEAP) e dell’Autorità europea degli strumenti
finanziari e dei mercati (AESFEM). A tale riguardo la Commissione richiama le
dichiarazioni relative agli articoli 290 e 291 del TFUE rilasciate in occasione
dell’adozione dei regolamenti istitutivi delle autorità europee di vigilanza,
secondo cui: “Per quanto riguarda la
procedura per l’adozione delle norme di regolamentazione la Commissione
sottolinea l’originalità del settore dei servizi finanziari, derivante dalla
struttura Lamfalussy, che è stata riconosciuta esplicitamente nella
Dichiarazione 39 allegata al TFUE. La Commissione ha tuttavia seri dubbi sul
fatto che le restrizioni al suo ruolo in materia di adozione di atti delegati e
misure di esecuzione siano in linea con gli articoli 290 e 291 del TFUE.”

3.4.                
Presentazione della proposta

Articolo 1 - Oggetto
L’articolo 1
delinea l’oggetto del regolamento previsto. L’articolo chiarisce che la
denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” (FEIS) è riservata
ai gestori di fondi che ottemperano ai criteri uniformi di qualità vigenti per
la commercializzazione dei propri fondi nell’Unione. Al riguardo, l’articolo 1
sottolinea l’obiettivo di stabilire un concetto uniforme di cosa rappresenti un
FEIS. Tale concetto viene sviluppato per assicurare l’agevole
commercializzazione di tali fondi nell’Unione.
Articolo 2 –
Ambito di applicazione
L’articolo 2
specifica che il presente regolamento si applica ai gestori di organismi di
investimento collettivo secondo quanto definito nell’articolo 3, paragrafo 1,
lettera b), del presente regolamento, che sono stabiliti nell’Unione e che sono
tenuti alla registrazione presso le autorità competenti nei propri Stati membri
d’origine ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2011/61/UE,
purché essi gestiscano portafogli di FEIS, le cui attività in gestione non
superino complessivamente la soglia di 500 milioni di EUR.
Articolo 3 - Definizioni
L’articolo 3
contiene le definizioni essenziali che delineano l’ambito di applicazione del
regolamento proposto. Sono definiti i concetti fondamentali, quali il FEIS
stesso, il gestore del FEIS, gli strumenti e obiettivi d’investimento
ammissibili. Sostanzialmente, queste definizioni intendono tracciare una linea
di demarcazione netta tra un FEIS e gli altri fondi che possono perseguire
strategie d’investimento analoghe ma che non sono espressamente destinati alle
imprese sociali. 
In linea con l’obiettivo di circoscrivere con
precisione i fondi soggetti al presente regolamento, l’articolo 3, paragrafo
1, lettera a), sancisce che un FEIS è un fondo che destina almeno il 70 per
cento dell’aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale
impegnato non richiamato a investimenti che sono imprese di portafoglio
ammissibili. Ciò implica che, per esempio, i costi operativi da addebitare al FEIS,
secondo quanto concordato con gli investitori, devono rientrare nel restante 30
per cento dei conferimenti di capitale impegnato. 
Il presente regolamento considera anche le
caratteristiche peculiari delle imprese sociali. L’obiettivo primario delle
imprese sociali è di conseguire un impatto sociale positivo. Pertanto, il
presente regolamento dispone che un’impresa di portafoglio ammissibile abbia un impatto sociale misurabile e positivo, utilizzi i propri
profitti per realizzare il suo obiettivo primario e sia gestita in modo
responsabile e trasparente. L’articolo 3 specifica inoltre
le regole e le procedure da attuare per contemplare le circostanze in cui un’impresa
di portafoglio ammissibile desideri distribuire parte dei propri profitti ai soci
e agli azionisti. Come illustrato nel considerando, è necessario che tali
distribuzioni non pregiudichino l’effettivo conseguimento dell’obiettivo principale
dell’impresa.
Prendendo in considerazione le esigenze di
finanziamento di tali imprese, sono ugualmente definiti gli strumenti d’investimento
ammissibili. Essi comprendono strumenti rappresentativi di equity, strumenti di
debito, investimenti in altri FEIS e finanziamenti a lungo e medio termine. 
Articolo 4 – Utilizzo della denominazione
di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” 
L’articolo 4
contiene il principio fondamentale secondo il quale solo i fondi che rispettano
i criteri uniformi stabiliti dal presente regolamento sono autorizzati a
utilizzare la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” per
commercializzare i FEIS in tutta l’Unione. 
Articolo 5 – Composizione del portafoglio
L’articolo 5
contiene una disposizione dettagliata sulla composizione del portafoglio che
caratterizza un FEIS. Al riguardo, l’articolo 5 sancisce norme uniformi sugli
obiettivi d’investimento del FEIS, sugli strumenti d’investimento ammissibili,
sulle norme relative ai limiti entro cui il gestore di un FEIS può incrementare
la propria esposizione. Per consentire ai FEIS una certa flessibilità nella
gestione degli investimenti e della liquidità, altre tipologie di investimento,
che non devono necessariamente rappresentare investimenti ammissibili, sono
consentite entro la soglia massima del 30 per cento dell’aggregato dei
conferimenti di capitale e degli investimenti di capitale non richiamato.
Articolo 6 – Investitori idonei
L’articolo 6
contiene disposizioni dettagliate sugli investitori idonei a investire nei FEIS:
secondo quest’articolo, i FEIS possono essere commercializzati solo presso
investitori riconosciuti come investitori professionali ai sensi della
direttiva 2004/39/CE. La commercializzazione ad altri
investitori, come alcuni investitori privati facoltosi con ampie disponibilità
patrimoniali, è consentita solo nel caso in cui questi ultimi s’impegnino a
versare nel fondo un importo minimo di 100 000 EUR e se il gestore del
fondo segue determinate procedure, in modo da essere ragionevolmente sicuro che
tali investitori siano in grado di assumere le proprie decisioni d’investimento
e di comprenderne i rischi connessi. 
Articolo 7 – Norme di condotta 
L’articolo 7
contiene principi generali che disciplinano il comportamento del gestore di un FEIS,
in particolare per quanto riguarda la conduzione delle attività e i rapporti
con gli investitori. 
Articolo 8 – Conflitti di interesse 
L’articolo 8
contiene delle norme per la gestione dei conflitti di interesse da parte del
gestore del FEIS. Queste norme stabiliscono anche che il gestore deve disporre
di strutture organizzative e amministrative atte a garantire la corretta
gestione dei conflitti di interesse. 
Articolo 9 – Misurazione degli effetti sociali
positivi
L’articolo 9
richiede ai gestori dei FEIS di disporre delle procedure necessarie per
misurare e monitorare gli effetti sociali positivi che le imprese di
portafoglio ammissibili si sono impegnate a conseguire. 
Articolo 10 – Requisiti organizzativi
L’articolo 10
dispone che il gestore di un FEIS debba detenere risorse umane e tecniche
adeguate, nonché fondi propri in misura sufficiente, per la corretta gestione
dei FEIS. 
Articolo 11 – Valutazione
L’articolo 11
riguarda la valutazione delle attività di un FEIS. Le norme pertinenti dovrebbero
essere stabilite nei documenti statutari di ciascun FEIS.
Articolo 12 – Relazioni annuali 
L’articolo 12
contiene norme sulle relazioni annuali che i gestori di FEIS dovrebbero
predisporre in merito al FEIS gestito. La relazione descriverà la composizione
del portafoglio del fondo e le attività dell’esercizio concluso. Conterrà anche
informazioni sull’impatto sociale conseguito dalla politica di investimento del
fondo.
Articolo 13
– Informazioni agli investitori
L’articolo 13 contiene alcuni requisiti informativi fondamentali cui il gestore di un
FEIS deve adempiere in relazione ai propri investitori. Tali requisiti
contengono obblighi informativi generali pre-contrattuali relativi alla
strategia di investimento e agli obiettivi del FEIS, alle informazioni sui
costi e sugli oneri associati, nonché al profilo di rischio/rendimento dell’investimento
proposto dal FEIS. Essi includono, inoltre, informazioni sulle modalità di
calcolo della retribuzione del gestore del FEIS. Al contempo, questi requisiti
intendono assicurare la trasparenza sulla natura specifica dei FEIS, in
particolare per quanto riguarda il risultato sociale positivo che sarà
conseguito dalla politica d’investimento. 
Articolo 14 – Vigilanza 
L’articolo 14
stabilisce che, al fine di garantire che l’autorità competente dello Stato
membro d’origine sia in grado di vigilare sulla conformità del gestore del FEIS
ai requisiti uniformi previsti dal presente regolamento, il gestore del FEIS
deve informare l’autorità competente della propria intenzione di
commercializzare il FEIS con la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale”. Il gestore deve inoltre fornire le informazioni necessarie, incluse
quelle relative ai mezzi con cui intende adempiere alle disposizioni del
presente regolamento e ai fondi che intende commercializzare. L’autorità
competente registrerà il gestore del FEIS quando si riterrà soddisfatta in
merito alla completezza delle informazioni richieste e all’adeguatezza dei
mezzi previsti per adempiere alle disposizioni del presente regolamento. La
registrazione sarà valida in tutta l’Unione e consente al gestore del FEIS di
commercializzare il FEIS con la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale”.
Articolo 15 – Aggiornamento delle
informazioni 
L’articolo 15 contiene
norme sulle circostanze in cui sia necessario aggiornare le informazioni
fornite all’autorità competente nello Stato membro d’origine. 
Articolo 16 – Notifiche transfrontaliere
L’articolo 16
descrive il processo di notifica transfrontaliera tra le autorità di vigilanza
competenti che viene attivato dalla registrazione del gestore del FEIS. 
Articolo 17 – Base di dati dell’AESFEM
L’articolo 17
affida all’AESFEM il compito di gestire una base di dati centrale contenente
tutti i FEIS registrati nell’Unione. 
Articolo 18 – Vigilanza da parte dell’autorità
competente
L’articolo 18 stabilisce che l’autorità
competente dello Stato membro d’origine vigili sul rispetto delle disposizioni di
cui al presente regolamento.
Articolo 19 – Poteri di vigilanza
L’articolo 19
specifica un elenco dei poteri di vigilanza di cui le autorità competenti
disporranno per garantire la conformità ai criteri uniformi contenuti nel
regolamento. 
Articolo 20
– Sanzioni
L’articolo 20
contiene disposizioni sulle sanzioni per garantire la corretta applicazione dei
requisiti del presente regolamento. 
Articolo 21 – Violazione di disposizioni
fondamentali
L’articolo 21
specifica che la violazione di disposizioni fondamentali del presente
regolamento, quali quelle relative alla composizione del portafoglio, agli
investitori idonei e all’utilizzo della denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale”, dovrebbe essere sanzionata con il divieto di utilizzo della
denominazione e la radiazione del gestore del FEIS.
Articolo 22 – Cooperazione a fini di
vigilanza
L’articolo 22
contiene norme sullo scambio di informazioni a fini di vigilanza tra le
autorità competenti negli Stati membri d’origine e ospitanti e l’AESFEM.
Articolo 23 – Segreto professionale
L’articolo 23
contiene disposizioni sul livello di segreto professionale richiesto a tutte le
autorità nazionali competenti e all’Autorità europea degli strumenti finanziari
e dei mercati (AESFEM). 
Articolo 24 – Condizioni per l’abilitazione
della Commissione ad adottare atti delegati
L’articolo 24
stabilisce le condizioni a cui la Commissione è abilitata ad adottare gli atti
delegati.
Articolo 25 - Riesame 
L’articolo 25
contiene delle clausole sul riesame del regolamento proposto e sulle possibili
proposte di modifica della Commissione. 

4.                      
INCIDENZA SUL BILANCIO

Non sono previsti impatti sul bilancio.
2011/0418 (COD)
Proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
relativo ai fondi europei per l’imprenditoria
sociale
(Testo rilevante ai fini del SEE)
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO
DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione
europea, e in particolare l’articolo 114,
vista la proposta della Commissione europea,
previa trasmissione del progetto di atto
legislativo ai parlamenti nazionali,
visto il parere della Banca centrale europea[6],
visto il parere del Comitato economico e
sociale europeo[7],
deliberando secondo la procedura legislativa
ordinaria,
considerando quanto segue:
(1)              
Poiché gli investitori perseguono anche fini
sociali e non solo un ritorno in termini finanziari, sta emergendo nell’ambito
dell’UE un mercato dell’investimento sociale in parte rappresentato da fondi di
investimento destinati alle imprese sociali. Tali fondi di investimento assicurano
finanziamenti alle imprese che inducono cambiamenti sociali proponendo
soluzioni innovative ai problemi sociali e apportando un contributo prezioso al
raggiungimento degli obiettivi della Strategia Europa 2020.
(2)              
È necessario stabilire un quadro comune di norme
riguardo all’utilizzo della denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale”, con particolare riferimento alla composizione del portafoglio dei
fondi che operano sotto tale denominazione, agli obiettivi di investimento
ammissibili, agli strumenti di investimento che essi possono impiegare e alle
categorie di investitori che possono investire in tali fondi in virtù di norme
uniformi nell’Unione. In assenza di tale quadro comune, c’è il rischio che gli
Stati membri adottino misure divergenti a livello nazionale, che si ripercuotono
direttamente, ostacolandolo, sul buon funzionamento del mercato interno, poiché
i fondi che desiderano operare in tutta l’Unione sarebbero soggetti a norme
diverse nei diversi Stati membri. Inoltre, la presenza di requisiti qualitativi
divergenti sulla composizione del portafoglio, sugli obiettivi di investimento ammissibili
e sugli investitori idonei potrebbe determinare diversi livelli di protezione
degli investitori e generare confusione riguardo alla proposta di investimento
associata ai fondi europei per l’imprenditoria sociale (FEIS). Ancora, è
opportuno che gli investitori siano in grado di confrontare le proposte di
investimento di FEIS diversi. È necessario eliminare gli ostacoli significativi
alla raccolta di capitali transfrontaliera da parte dei FEIS ed evitare
distorsioni competitive tra tali fondi; occorre inoltre impedire la comparsa,
in futuro, di ulteriori possibili ostacoli agli scambi e di distorsioni
competitive rilevanti. Di conseguenza, la base giuridica appropriata è l’articolo
114 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, interpretato ai sensi
della relativa giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.
(3)              
È necessario adottare un regolamento che stabilisca
norme uniformi applicabili ai FEIS che desiderano raccogliere capitale in tutta
l’Unione sotto la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale”,
e che imponga obblighi corrispondenti ai loro gestori in tutti gli Stati membri.
È necessario che tali disposizioni assicurino la fiducia degli investitori che
desiderano investire in tali fondi. 
(4)              
La definizione di requisiti qualitativi per l’utilizzo
della denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” sotto forma
di regolamento assicurerebbe l’applicazione diretta di tali requisiti ai gestori
di organismi di investimento collettivo che raccolgono capitali utilizzando
tale denominazione. Ciò garantirebbe condizioni uniformi per l’utilizzo di tale
denominazione, atte a impedire l’insorgere di requisiti nazionali contrastanti
a seguito del recepimento di una direttiva. Il regolamento dovrebbe prevedere
che i gestori di organismi di investimento collettivo che utilizzano tale
denominazione debbano rispettare le stesse regole in tutta l’Unione, incrementando
così anche la fiducia degli investitori che desiderano investire in fondi
destinati alle imprese sociali. Un regolamento ridurrebbe anche la complessità
normativa e il costo, a carico del gestore, connesso alla conformità alle
spesso contrastanti normative nazionali che disciplinano tali fondi,
soprattutto con riferimento a quei gestori che desiderano raccogliere capitali su
base transfrontaliera. Un regolamento contribuirebbe anche all’eliminazione di
distorsioni competitive. 
(5)              
Per chiarire la relazione tra il presente
regolamento e le norme generali dell’Unione sugli organismi di investimento
collettivo e sui loro gestori, è necessario stabilire che il presente
regolamento sia applicato solo ai gestori di organismi di investimento
collettivo diversi dagli OICVM di cui all’articolo 1 della direttiva 2009/65/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009 concernente il
coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in
materia di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM)[8], che sono stabiliti nell’Unione
e sono registrati presso l’autorità competente nel proprio Stato membro d’origine
ai sensi della direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8
giugno 2011 sui gestori di fondi di
investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i
regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010[9]. Inoltre, è opportuno che il presente regolamento sia applicato solo
ai gestori di portafogli di FEIS le cui attività gestite non superino
complessivamente la soglia di 500 milioni di EUR. Per rendere operativo il
calcolo di tale soglia, occorre che sia delegato alla Commissione il potere di
adottare atti ai sensi dell’articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione
europea relativamente alla definizione del calcolo di detta soglia. Nell’esercizio
di tale potere, è necessario che la Commissione, per assicurare la coerenza
delle norme sugli organismi di investimento collettivi, prenda in
considerazione le misure da essa adottate in conformità dell’articolo
3, paragrafo 6, lettera a), della
direttiva 2011/61/UE.
(6)              
Il presente regolamento non si applica qualora i
gestori di organismi di investimento collettivo non desiderino utilizzare la
denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale”. In tali casi, è
opportuno continuare ad applicare le norme nazionali e le norme generali dell’Unione
esistenti.
(7)              
È necessario che il presente regolamento stabilisca
norme uniformi sulla natura dei FEIS, in particolare sulle imprese di
portafoglio in cui possono investire e sugli strumenti di investimento da
utilizzare. Per garantire la chiarezza e la certezza necessarie, occorre anche
che il presente regolamento stabilisca criteri uniformi per identificare le
imprese sociali come imprese di portafoglio ammissibili.
Il principale obiettivo delle imprese sociali è la realizzazione di un impatto
sociale positivo piuttosto che la massimizzazione dei profitti. Pertanto, è
necessario che il presente regolamento sancisca che un’impresa
di portafoglio ammissibile abbia come obiettivo primario la realizzazione di un
impatto sociale misurabile e positivo, che utilizzi i profitti per realizzare
il proprio obiettivo primario e che sia gestita in modo responsabile e
trasparente. Nei casi in genere eccezionali in cui un’impresa di portafoglio
ammissibile desideri distribuire i profitti agli azionisti o ai soci, è
necessario che essa disponga di procedure e regole predefinite circa le
modalità di tale distribuzione. È opportuno che tali regole specifichino che la
distribuzione dei profitti non deve pregiudicare l’obiettivo sociale principale.
(8)              
Le imprese sociali comprendono un’ampia gamma di
imprese, costituite in forme giuridiche diverse, che forniscono servizi o merci
sociali a persone vulnerabili o emarginate. Tali servizi potrebbero riguardare
l’accesso ad alloggi abitativi, l’assistenza sanitaria, l’assistenza per
persone anziane o disabili, l’assistenza ai bambini, l’accesso al lavoro e alla
formazione nonché la gestione delle dipendenze. Sono considerate imprese
sociali anche le imprese che impiegano un metodo di produzione di merci o
servizi con un obiettivo sociale ma le cui attività possono esulare dall’ambito
della fornitura di merci o servizi sociali. Tali attività includono l’integrazione
sociale e professionale per mezzo dell’accesso al mondo del lavoro per le
persone svantaggiate, in particolare a causa di qualifiche insufficienti o di
problemi sociali o professionali che determinano l’esclusione o l’emarginazione.
(9)              
In considerazione delle esigenze di finanziamento
specifiche delle imprese sociali, è necessario fare chiarezza sui tipi di
strumenti che un FEIS deve utilizzare per tali finanziamenti. Pertanto, è
necessario che il presente regolamento stabilisca norme uniformi sugli
strumenti d’investimento ammissibili per un FEIS, tra cui strumenti
rappresentativi di equity, strumenti di debito, investimenti in altri FEIS e
finanziamenti a breve e medio termine.
(10)          
Per assicurare la necessaria flessibilità nel
portafoglio d’investimenti, i FEIS possono anche investire in attività diverse
dagli investimenti ammissibili, sempre che tali investimenti non superino i
limiti fissati dal presente regolamento per gli investimenti non ammissibili. È
opportuno che le attività a breve termine, quali la cassa e le altre disponibilità
liquide, non siano prese in considerazione ai fini del calcolo dei limiti
fissati per gli investimenti non ammissibili di cui al presente regolamento.
(11)          
Per garantire che la denominazione di “Fondo
europeo per l’imprenditoria sociale” sia affidabile e facilmente riconoscibile
per gli investitori dell’Unione, è necessario che il presente regolamento
stabilisca che solo i gestori di FEIS che rispettino i criteri qualitativi
uniformi in esso sanciti saranno autorizzati a utilizzare questa denominazione
quando commercializzano i FEIS nell’’Unione.
(12)          
Per garantire che i FEIS abbiano un profilo
distinto e identificabile idoneo al loro scopo, occorre che vi siano norme
uniformi sulla composizione del portafoglio e sulle tecniche d’investimento
consentite per tali fondi. 
(13)          
Per garantire che i FEIS non contribuiscano allo
sviluppo di rischi sistemici, e quindi assicurare che tali fondi si
concentrino, nelle loro attività di investimento, sul sostegno finanziario a
società di portafoglio ammissibili, è necessario che non siano consentiti l’assunzione
di prestiti e l’operatività con leva finanziaria. Tuttavia, per permettere al
fondo di coprire le esigenze di liquidità straordinarie che potrebbero
verificarsi tra i richiami di capitale impegnato dagli investitori e l’effettivo
versamento del capitale sui conti del fondo, è necessario consentire l’assunzione
di prestiti a breve termine.
(14)          
Per garantire che i FEIS siano commercializzati presso
investitori che abbiano la competenza, l’esperienza e la capacità di assumere i
rischi inerenti a tali fondi, e per conservare la fiducia degli investitori nei
FEIS, occorre che siano stabilite misure specifiche di salvaguardia. Pertanto,
è necessario che i FEIS siano in genere commercializzati solo presso
investitori professionali o che possano essere trattati come clienti
professionali ai sensi della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 21 aprile 2004 relativa ai mercati degli strumenti finanziari,
che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del Consiglio e la direttiva 2000/12/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 93/22/CEE del
Consiglio[10].
Tuttavia, per poter disporre di una base di investitori sufficientemente ampia
per gli investimenti nei FEIS, è auspicabile che anche altri investitori
possano avere accesso a tali fondi, inclusi gli investitori privati facoltosi
con ampie disponibilità patrimoniali. Per tali
investitori, occorre che siano sancite misure di salvaguardia specifiche volte
a garantire che i FEIS siano commercializzati solo presso gli investitori che
presentano un profilo appropriato per effettuare tali investimenti. È
necessario che tali misure di salvaguardia escludano la commercializzazione
attraverso l’utilizzo di piani di risparmio periodici. 
(15)          
Per garantire che solo i gestori di FEIS che
soddisfano criteri qualitativi uniformi riguardo al proprio comportamento nel
mercato possano utilizzare la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale”, è necessario che il presente regolamento stabilisca norme relative
alla conduzione degli affari e ai rapporti del gestore del FEIS con i suoi
investitori. Per lo stesso motivo, occorre che il presente regolamento
sancisca, inoltre, condizioni uniformi riguardanti la gestione di conflitti di
interesse da parte di tali gestori. È necessario che tali norme richiedano
anche che il gestore disponga di adeguate strutture organizzative e
amministrative volte ad assicurare una corretta gestione dei conflitti di
interesse.
(16)          
La creazione di impatti sociali positivi in
aggiunta alla generazione di rendimenti finanziari per gli investitori è una
caratteristica fondamentale dei fondi di investimento destinati alle imprese
sociali, che li distingue da altre tipologie analoghe di fondi di investimento.
È necessario, pertanto, che il presente regolamento disponga che i gestori di FEIS
attivino procedure per il monitoraggio e la misurazione degli effetti sociali
positivi che devono essere conseguiti attraverso investimenti in imprese di
portafoglio ammissibili.
(17)          
Per garantire l’integrità della denominazione di “Fondo
europeo per l’imprenditoria sociale”, è necessario che il presente regolamento
contenga anche criteri qualitativi riguardo all’organizzazione del gestore di FEIS.
Pertanto, è necessario che il presente regolamento sancisca requisiti uniformi
e proporzionati all’esigenza di assicurare adeguate risorse tecniche e umane
nonché fondi propri sufficienti per la corretta gestione dei FEIS. 
(18)          
Per tutelare gli investitori, è necessario
assicurare una corretta valutazione delle attività gestite dai FEIS. Pertanto,
occorre che i documenti statutari dei FEIS contengano norme sulla valutazione
delle attività. Questo dovrebbe garantire l’integrità e la trasparenza della
valutazione.
(19)          
Per garantire che i gestori di FEIS che utilizzano
la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” forniscano
resoconti sufficienti in merito alle proprie attività, occorre che siano
stabilite norme uniformi sulle relazioni annuali. 
(20)          
Per assicurare l’integrità della denominazione di “Fondo
europeo per l’imprenditoria sociale” agli occhi degli investitori, è necessario
che questa denominazione sia utilizzata solo da gestori di fondi che agiscono
nella totale trasparenza in termini di politica d’investimento e di obiettivi d’investimento.
Occorre, pertanto, che il presente regolamento sancisca norme uniformi sui
requisiti informativi nei confronti degli investitori cui è tenuto il gestore
di un FEIS. Questi requisiti includono elementi che sono specifici degli
investimenti in imprese sociali, in maniera tale da ottenere una maggiore
coerenza e comparabilità di tali informazioni. Sono incluse informazioni sui
criteri e sulle procedure utilizzati per selezionare particolari imprese di
portafoglio ammissibili come obiettivi d’investimento.
Sono inoltre incluse informazioni sull’impatto sociale positivo che la politica
d’investimento intende conseguire e le modalità di monitoraggio e valutazione.
Per assicurare la necessaria fiducia degli investitori in questo tipo di
investimenti, sono inoltre incluse informazioni sulle attività del FEIS non
investite in imprese di portafoglio ammissibili e sul modo in cui queste sono
selezionate.
(21)          
Per assicurare una vigilanza efficace sul rispetto
dei requisiti uniformi contenuti nel presente regolamento, è necessario che l’autorità
competente dello Stato membro d’origine vigili sulla conformità del gestore di FEIS
ai requisiti uniformi sanciti nel presente regolamento. A tale scopo, è
necessario che il gestore di FEIS che intenda commercializzare i propri fondi
con la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditorialità sociale” informi
delle proprie intenzioni l’autorità competente del proprio Stato membro d’origine.
Occorre che l’autorità competente registri il gestore di fondi se sono state
fornite tutte le informazioni necessarie e se sussistono mezzi e strutture
adeguate che consentano di ottemperare ai requisiti del presente regolamento, e
occorre che la registrazione sia valida in tutta l’Unione. 
(22)          
Per assicurare una vigilanza efficace sulla
conformità ai criteri uniformi sanciti, è necessario che il presente
regolamento contenga regole in merito alle circostanze in cui è necessario
aggiornare le informazioni fornite all’autorità competente nello Stato membro d’origine.
(23)          
Per una vigilanza efficace sui requisiti sanciti,
occorre che il presente regolamento stabilisca anche un processo per le
notifiche transfrontaliere tra le autorità di vigilanza competenti, che debba
essere attivato al momento della registrazione del gestore di FEIS nel suo
Stato membro d’origine.
(24)          
Per assicurare condizioni di trasparenza nella
commercializzazione dei FEIS in tutta l’Unione, occorre che l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (AESFEM) sia incaricata di gestire una base di dati centrale con tutti i FEIS
registrati in conformità al presente regolamento.
(25)          
Per garantire una vigilanza efficace sul rispetto
dei criteri uniformi sanciti, è necessario che il regolamento contenga un
elenco dei poteri di vigilanza a disposizione delle autorità competenti. 
(26)          
Per assicurare che il presente regolamento sia correttamente
applicato, occorre che esso preveda sanzioni in caso di violazione delle sue
disposizioni fondamentali, vale a dire le norme sulla composizione del
portafoglio, sulle misure di salvaguardia relative all’identità degli investitori
idonei e sull’utilizzo della denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale” esclusivamente da parte dei gestori di FEIS registrati. Occorre che si
stabilisca che la violazione di tali disposizioni fondamentali implica il
divieto dell’uso della denominazione e la radiazione del gestore del fondo. 
(27)          
È opportuno che vi sia uno scambio di informazioni a
fini di vigilanza tra le autorità competenti degli Stati membri d’origine e
ospitanti e l’AESFEM. 
(28)          
Un’efficace cooperazione normativa tra le entità
incaricate di vigilare sulla conformità ai criteri uniformi sanciti nel
presente regolamento impone che un alto grado di segreto professionale sia richiesto
a tutte le autorità nazionali pertinenti e all’AESFEM.
(29)          
È necessario che le norme tecniche nei servizi
finanziari garantiscano un’armonizzazione coerente e un alto livello di
vigilanza in tutta l’Unione. Sarebbe efficiente e opportuno affidare all’AESFEM,
in quanto organismo con competenze altamente specialistiche, l’elaborazione dei
progetti di norme tecniche di attuazione da presentare alla Commissione,
qualora queste non implichino scelte politiche.
(30)          
Occorre che alla Commissione sia conferito il
potere di adottare norme tecniche di attuazione attraverso atti di esecuzione
ai sensi dell’articolo 291 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e
ai sensi dell’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 24 novembre 2010 che istituisce l’Autorità europea
di vigilanza (Autorità
europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione
n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione[11]. È opportuno che l’AESFEM sia incaricata di elaborare i progetti delle
norme tecniche di attuazione per il formato e il metodo della procedura di
notifica di cui all’articolo 16.
(31)          
Per specificare i requisiti sanciti nel presente
regolamento, occorre che sia delegato alla Commissione il potere di adottare
atti ai sensi dell’articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione
europea, in merito alla definizione dei metodi da utilizzare per il calcolo e
il controllo della soglia di cui al presente regolamento, alla definizione dei
dettagli per l’identificazione delle imprese di portafoglio ammissibili, dei
tipi di conflitti di interesse che i gestori di FEIS devono evitare e delle
misure da adottare al riguardo, dei dettagli delle procedure di misurazione
degli impatti sociali che le imprese di portafoglio ammissibili devono
realizzare e dei dettagli per la definizione dei requisiti di trasparenza. È particolarmente importante che la Commissione conduca consultazioni
adeguate nel corso dei suoi lavori preparatori, anche a livello di esperti. È opportuno che tale lavoro tenga anche conto di iniziative di
autoregolamentazione e codici di condotta. 
(32)          
Occorre che la Commissione, al momento della
preparazione e della redazione degli atti delegati, garantisca una trasmissione
simultanea, tempestiva e appropriata dei documenti pertinenti al Parlamento
europeo e al Consiglio. 
(33)          
Al massimo entro quattro anni dalla data in cui
esso diviene applicabile, occorre sottoporre il presente regolamento a riesame,
al fine di tenere conto dell’evoluzione del mercato dei FEIS. Sulla base di
tale riesame, è necessario che la Commissione presenti una relazione al
Parlamento europeo e al Consiglio, corredata, se opportuno, di proposte di modifiche
legislative.
(34)          
Il presente regolamento rispetta i diritti
fondamentali e osserva i principi riconosciuti, in particolare, dalla Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione europea, incluso il diritto di rispetto per la
vita privata e familiare e la libertà d’impresa.
(35)          
La direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 24 ottobre 1995 relativa alla tutela delle persone fisiche con
riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di
tali dati[12]
disciplina il trattamento dei dati personali svolto negli Stati membri nel
contesto del presente regolamento e sotto la vigilanza delle autorità
competenti degli Stati membri, in particolare delle autorità pubbliche
indipendenti designate dagli Stati membri. Il regolamento (UE) n. 45/2001 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2000 concernente la tutela
delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte
delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione
di tali dati[13]
disciplina il trattamento dei dati personali svolto dall’AESFEM nell’ambito del
presente regolamento e sotto la vigilanza del Garante europeo della protezione
dei dati.
(36)          
L’obiettivo del presente regolamento, che consiste
nello sviluppare un mercato interno per i FEIS istituendo un quadro per la
registrazione dei gestori di FEIS che agevoli la commercializzazione dei FEIS
in tutta l’Unione, può essere raggiunto solo a livello unionale. L’Unione
europea può adottare misure conformi al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo
5 del trattato sull’Unione europea. Il presente regolamento non va al di là di quanto necessario per realizzare tali obiettivi in
ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,
HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
CAPO I
OGGETTO, AMBITO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI
Articolo 1
Il presente regolamento sancisce requisiti
uniformi per i gestori di organismi di investimento collettivo che intendono utilizzare
la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” (FEIS) e le
condizioni per la commercializzazione, sotto questa denominazione, di organismi
di investimento collettivo nell’Unione, contribuendo così al buon funzionamento
del mercato interno. 
Il presente regolamento, inoltre, stabilisce
norme uniformi per la commercializzazione dei FEIS, da parte dei loro gestori,
a investitori idonei in tutta l’Unione, per la composizione del portafoglio dei
FEIS, per gli strumenti e le tecniche d’investimento ammissibili nonché norme
su organizzazione, trasparenza e condotta dei gestori di FEIS che
commercializzano i FEIS in tutta l’Unione. 
Articolo 2
1.                      
Il presente regolamento si applica ai gestori di
organismi di investimento collettivo secondo la definizione di cui all’articolo
3, paragrafo 1, lettera b), che sono stabiliti nell’Unione e sono tenuti alla
registrazione presso le autorità competenti del proprio Stato membro d’origine
in conformità dell’articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2011/61/UE,
purché tali gestori gestiscano portafogli di FEIS le cui attività in gestione
non superino complessivamente la soglia di 500 milioni di EUR o, negli Stati
membri dove l’euro non è la moneta ufficiale, il corrispondente valore nella
moneta nazionale alla data di entrata in vigore del presente regolamento.
2.                      
Ai fini del calcolo della soglia di cui al
paragrafo 1, i gestori di organismi di investimento collettivo che gestiscono
fondi diversi dai FEIS non tengono conto delle attività gestite in tali fondi.
3.                      
Alla Commissione è conferito il potere di adottare
atti delegati in conformità all’articolo 24 che specificano i metodi di calcolo
della soglia di cui al paragrafo 1 del presente articolo e i metodi per il
controllo continuativo della conformità a tale soglia. 
Articolo 3
1.                      
Ai fini del presente regolamento, si applicano le
seguenti definizioni:
(a)         
“fondo europeo per l’imprenditoria sociale” (FEIS):
un organismo di investimento collettivo che investe almeno il 70 per cento dell’aggregato
dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato in
attività che sono investimenti ammissibili; 
(b)         
“organismo di investimento collettivo”: un’impresa
che raccoglie capitali da una serie di investitori, nell’intento di investirli
in linea con una politica d’investimento definita a beneficio di tali
investitori e che non necessita di autorizzazione ai sensi dell’articolo 5
della direttiva 2009/65/CE;
(c)         
“investimenti ammissibili”: gli strumenti indicati
di seguito: 
i)        uno strumento rappresentativo di equity
che sia: 
–              
emesso da un’impresa di portafoglio ammissibile e
acquisito dal FEIS direttamente dall’impresa di portafoglio ammissibile, o 
–              
emesso da un’impresa di portafoglio ammissibile in
cambio di un titolo di equity emesso dall’impresa di portafoglio ammissibile, o

–              
emesso da un’impresa di cui l’impresa di
portafoglio ammissibile sia una società controllata con una partecipazione di
maggioranza e che sia acquisito dal FEIS in cambio di uno strumento
rappresentativo di equity emesso dall’impresa di portafoglio ammissibile; 
ii)       strumenti di debito cartolarizzati e
non cartolarizzati, emessi da un’impresa di portafoglio ammissibile;
iii)      quote o azioni di uno o diversi altri FEIS;
iv)      prestiti a medio e lungo termine erogati
dal FEIS ad imprese di portafoglio ammissibili;
v)       qualsiasi altro tipo di partecipazione
in un’impresa di portafoglio ammissibile; 
(d)         
“impresa di portafoglio ammissibile”: un’impresa
che, al momento dell’investimento da parte del FEIS, non è quotata su un mercato
regolamentato secondo quanto definito all’articolo 4, paragrafo 1, punto 14 della
direttiva 2004/39/CE, ha un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di EUR
o un bilancio annuale totale non superiore a 43 milioni di EUR e che in sé non
è un organismo di investimento collettivo e che:
i)        ha come obiettivo primario il
raggiungimento di impatti sociali positivi misurabili in conformità all’atto di
costituzione, allo statuto o a qualsiasi altro documento costitutivo dell’azienda,
laddove:
–              
l’impresa fornisca servizi o merci a persone
vulnerabili o emarginate; o
–              
l’impresa impieghi un metodo di produzione di merci
o servizi che incorpora il proprio obiettivo sociale; 
ii)       utilizza i propri profitti per
raggiungere il proprio obiettivo primario invece di distribuirli e ha posto in
essere procedure e regole predefinite per quelle circostanze in cui i profitti
sono distribuiti ad azionisti e soci;
iii)      è gestita in modo responsabile e
trasparente, in particolare coinvolgendo dipendenti, clienti e soggetti
interessati dalle sue attività;
(e)         
“equity”: l’interessenza partecipativa in un’impresa,
rappresentata da azioni o da altra forma di partecipazione al capitale dell’impresa
di portafoglio ammissibile emessa per gli investitori;
(f)           
“commercializzazione”: un’offerta o un collocamento
diretto o indiretto a/presso investitori domiciliati o con sede legale nell’Unione
su iniziativa del gestore di FEIS, o per suo conto, di quote o azioni di un FEIS
che egli gestisce;
(g)         
“capitale impegnato”: qualsiasi impegno in base al
quale una persona è obbligata ad acquisire un’interessenza nel FEIS o a
conferire capitali nel FEIS;
(h)         
“gestore di FEIS”: una persona giuridica la cui
regolare attività è la gestione di almeno un FEIS;
(i)           
“Stato membro d’origine”: lo Stato membro dove il
gestore di FEIS è stabilito o ha la propria sede legale;
(j)           
“Stato membro ospitante”: lo Stato membro, diverso
dallo Stato membro d’origine, dove il gestore di FEIS commercializza i FEIS in
conformità al presente regolamento;
(k)         
“autorità competente”: l’autorità nazionale che lo
Stato membro d’origine incarica, per legge o regolamento, di effettuare la
registrazione dei gestori di organismi di investimento collettivo secondo
quanto indicato all’articolo 2, paragrafo 1. 
2.                      
Alla Commissione è conferito il potere di adottare
atti delegati, ai sensi dell’articolo 24, che specifichino le tipologie di
servizi o merci e i metodi di produzione di servizi o merci che incorporano un
obiettivo sociale secondo quanto indicato al paragrafo 1, lettera d), punto i) del
presente articolo, considerando le varie tipologie di imprese di portafoglio
ammissibili e le circostanze in cui i profitti possono essere distribuiti a soci
e investitori.
CAPO II
CONDIZIONI PER L’USO DELLA DENOMINAZIONE DI “FONDO EUROPEO PER L’IMPRENDITORIA
SOCIALE”
Articolo 4
I gestori di FEIS che ottemperano ai requisiti
sanciti nel presente capo sono autorizzati a utilizzare la denominazione di “Fondo
europeo per l’imprenditoria sociale” in relazione alla commercializzazione di FEIS
in tutta l’Unione.
Articolo 5
1.                      
Il gestore di FEIS ha facoltà di utilizzare non
oltre il 30 per cento dell’aggregato dei conferimenti di capitale e del
capitale impegnato non richiamato del FEIS per l’acquisizione di attività che
non sono investimenti ammissibili; la detenzione a breve termine di cassa e
altre disponibilità liquide non è considerata ai fini del calcolo di tale
limite.
2.                      
Il gestore di FEIS non può contrarre prestiti,
emettere strumenti rappresentativi di debito, o fornire garanzie a livello del FEIS,
né può applicare metodi, a livello del FEIS, che possono aumentarne l’esposizione,
sia attraverso l’assunzione di prestiti di contante o titoli, sia assumendo
posizioni in strumenti derivati o attraverso altri mezzi.
3.                      
Il divieto stabilito al paragrafo 2 non si applica all’assunzione
di prestiti per un periodo non rinnovabile non superiore a 120 giorni di
calendario volti a fornire liquidità tra un richiamo di capitale impegnato
dagli investitori e il suo effettivo ricevimento.
Articolo 6
I gestori di FEIS commercializzano le quote e
le azioni dei FEIS gestiti esclusivamente presso gli investitori che sono
considerati investitori professionali in conformità alla sezione I dell’allegato
II della direttiva 2004/39/CE o che possono, su richiesta, essere trattati come
investitori professionali in conformità alla sezione II dell’allegato II della
direttiva 2004/39/CE, oppure presso altri investitori qualora:
(a)         
i suddetti altri investitori si impegnino a
investire almeno 100 000 EUR;
(b)         
i suddetti altri investitori dichiarino per
iscritto, in un documento separato dal contratto da stipulare per l’impegno a
investire, di essere consapevoli dei rischi connessi all’impegno previsto;
(c)         
il gestore di FEIS effettui una valutazione della
competenza, esperienza e conoscenza dell’investitore, senza presumere a priori che
l’investitore possieda la conoscenza e l’esperienza del mercato propria dei
soggetti elencati nella sezione I dell’allegato II della direttiva 2004/39/CE;
(d)         
il gestore di FEIS sia ragionevolmente sicuro, alla
luce della natura dell’impegno previsto, che l’investitore è in grado di
assumere decisioni autonome di investimento e di comprenderne i rischi
connessi, e che un impegno del genere sia appropriato per il suddetto
investitore;
(e)         
il gestore di FEIS confermi per iscritto di aver
effettuato la valutazione di cui alla lettera c), e di essere giunto alla
conclusione di cui alla lettera d).
Articolo 7
In relazione ai
FEIS da loro gestiti, i gestori:
(a)         
agiscono con la dovuta competenza, cura e diligenza
nella conduzione delle proprie attività;
(b)         
applicano politiche e procedure idonee per
prevenire pratiche irregolari, per le quali sia ragionevole supporre che
potrebbero incidere sugli interessi degli investitori e delle imprese di
portafoglio ammissibili;
(c)         
conducono gli affari in modo da favorire i migliori
interessi dei FEIS che gestiscono e degli investitori in detti FEIS, nonché l’integrità
del mercato;
(d)         
applicano un livello elevato di diligenza nella
selezione e nel controllo continuo degli investimenti in imprese di portafoglio
ammissibili;
(e)         
possiedono una conoscenza e una comprensione
adeguate delle imprese di portafoglio ammissibili in cui investono.
Articolo 8
1.                      
I gestori di FEIS identificano ed evitano i
conflitti di interesse e, qualora non fosse possibile evitarli, li gestiscono,
li controllano e, conformemente al paragrafo 4, li indicano, per impedire che
essi incidano negativamente sugli interessi dei FEIS e dei loro investitori e
per assicurare che i FEIS che essi gestiscono siano trattati equamente.
2.                      
I gestori di FEIS identificano, in particolare, i
conflitti di interesse che possono insorgere tra
(a)         
i gestori di FEIS, le persone che svolgono
effettivamente l’attività di gestore di FEIS, i dipendenti o altre persone che,
direttamente o indirettamente, controllano o sono controllate dal gestore di FEIS,
da un lato, e i FEIS gestiti dal gestore di FEIS o gli investitori in tali FEIS,
dall’altro;
(b)         
il FEIS o gli investitori in tale FEIS, da un lato,
e un altro FEIS gestito dallo stesso gestore di FEIS o gli investitori in tale altro
FEIS, dall’altro.
3.                      
I gestori di FEIS dispongono e gestiscono strutture
organizzative e amministrative efficaci per ottemperare ai requisiti sanciti
nei paragrafi 1 e 2.
4.                      
Sono fornite informazioni sui conflitti di
interesse di cui al paragrafo 1 qualora le strutture organizzative adottate dal
gestore di FEIS per identificare, prevenire, gestire e controllare i conflitti
di interesse non siano sufficienti ad assicurare, con ragionevole sicurezza, la
prevenzione di rischi lesivi degli interessi degli investitori. I gestori di FEIS
indicano chiaramente agli investitori la natura generale o le fonti dei
conflitti di interesse prima di intraprendere attività per loro conto.
5.                      
Alla Commissione è conferito il potere di adottare
atti delegati ai sensi dell’articolo 24 che specificano:
(a)         
i tipi di conflitti di interessi di cui al
paragrafo 2;
(b)         
le misure che ci si attende dai gestori di FEIS, in
termini di strutture e procedure organizzative e amministrative, per
identificare, prevenire, gestire, controllare e indicare i conflitti di
interesse.
Articolo 9
1.                      
Per ogni FEIS che gestiscono, i gestori di FEIS
impiegano procedure per misurare e controllare in quale misura le imprese di
portafoglio ammissibili in cui investe il FEIS raggiungono l’impatto sociale
positivo prefisso.
2.                      
Alla Commissione è conferito il potere di adottare
atti delegati ai sensi dell’articolo 24 che specificano i dettagli delle
procedure di cui al paragrafo 1 del presente articolo in relazione alle diverse
imprese di portafoglio ammissibili.
Articolo 10
I gestori di FEIS dispongono in ogni momento
di fondi propri sufficienti e utilizzano risorse umane e tecniche adeguate e
appropriate per la corretta gestione dei FEIS.
Articolo 11
Le regole per la valutazione delle attività
sono indicate nei documenti statutari del FEIS. 
Articolo 12
1.                      
Il gestore di FEIS presenta una relazione annuale
all’autorità competente dello Stato membro d’origine per ciascun FEIS gestito
entro 6 mesi dalla data di chiusura dell’esercizio. La relazione descrive la
composizione del portafoglio del FEIS e le attività condotte nell’esercizio
concluso. Tale relazione riporta i conti finanziari sottoposti a revisione del FEIS.
Essa è prodotta in conformità ai principi di presentazione del bilancio
esistenti e alle condizioni concordate tra il gestore di FEIS e gli
investitori. Il gestore di FEIS presenta la relazione agli investitori su
richiesta. Il gestore di FEIS e gli investitori possono concordare insieme la
pubblicazione di informazioni integrative.
2.                      
La relazione annuale include almeno i seguenti
elementi:
(a)         
tutti i dettagli utili sui risultati sociali
complessivi realizzati dalla politica di investimento e sul metodo impiegato
per misurare tali risultati;
(b)         
un prospetto di tutti i disinvestimenti
verificatisi in relazione alle imprese di portafoglio ammissibili;
(c)         
una descrizione del fatto che disinvestimenti relativi
alle altre attività del FEIS non investite in imprese di portafoglio
ammissibili siano avvenuti o meno sulla base dei criteri di cui all’articolo 13,
paragrafo 1, lettera e);
(d)         
un riepilogo delle attività che il gestore di FEIS
ha intrapreso in relazione alle imprese di portafoglio ammissibili di cui all’articolo
13, paragrafo 1, lettera k).
3.                      
Qualora il gestore di FEIS sia tenuto a pubblicare
una relazione finanziaria annuale ai sensi dell’articolo 4 della direttiva 2004/109/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio[14]
in relazione al FEIS, le informazioni indicate ai paragrafi 1 e 2 del presente
articolo possono essere fornite separatamente o in forma di supplemento alla
relazione finanziaria annuale.
Articolo 13
1.                      
I gestori di FEIS comunicano ai propri investitori,
prima della loro decisione di investimento, almeno i seguenti elementi:
(a)         
l’identità del gestore di FEIS e degli altri
fornitori di servizi ai quali ricorre il gestore di FEIS ai fini della gestione
del FEIS, nonché una descrizione dei loro compiti;
(b)         
una descrizione della strategia e degli obiettivi di
investimento del FEIS, inclusa una descrizione dei tipi di imprese di
portafoglio ammissibili nonché dei processi e dei criteri utilizzati per
identificarli, delle tecniche di investimento che il fondo può impiegare e
delle restrizioni applicabili agli investimenti;
(c)         
l’impatto sociale positivo previsto dalla politica
di investimento del FEIS, incluse, se pertinenti, proiezioni ragionevoli in
merito a tali risultati e informazioni sui precedenti risultati nel settore;
(d)         
le metodologie da utilizzare per misurare gli effetti
sociali;
(e)         
una descrizione delle attività diverse dalle imprese
di portafoglio ammissibili nonché dei processi e dei criteri adottati per
selezionare tali attività, a meno che non si tratti di cassa o altre disponibilità
liquide;
(f)           
una descrizione del profilo di rischio del FEIS e
di tutti i rischi associati alle attività in cui il fondo può investire o delle
tecniche di investimento che possono essere impiegate;
(g)         
una descrizione della procedura di valutazione del FEIS
e della metodologia di determinazione del prezzo per la valutazione delle
attività, inclusi i metodi impiegati per la valutazione delle imprese di
portafoglio ammissibili;
(h)         
una descrizione di tutti i diritti, gli oneri e i costi,
e dei loro importi massimi, direttamente o indirettamente imputati agli
investitori;
(i)           
una descrizione del modo in cui viene calcolata la
retribuzione del gestore del FEIS; 
(j)           
laddove disponibili, i rendimenti storici del FEIS;
(k)         
i servizi di sostegno alle imprese e le altre
attività di sostegno fornite o disposte dal gestore di FEIS tramite terzi per
facilitare lo sviluppo, la crescita o, sotto altri aspetti, le operazioni in
corso delle imprese di portafoglio ammissibili in cui investe il FEIS, oppure,
qualora tali servizi o attività non siano previsti, una spiegazione di tale
fatto;
(l)           
una descrizione delle procedure con cui il FEIS può
modificare la propria strategia o politica di investimento, o entrambe.
2.                      
Tutte le informazioni indicate al paragrafo 1 sono
corrette, chiare e non fuorvianti. Sono aggiornate e sottoposte regolarmente a
riesame.
3.                      
Qualora il gestore di un FEIS sia tenuto a
pubblicare un prospetto relativo al FEIS secondo quanto sancito dalla direttiva
2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio[15] o dalla legislazione
nazionale, le informazioni di cui al paragrafo 1 possono essere fornite
separatamente o nell’ambito del prospetto.
4.                      
Alla Commissione è conferito il potere di adottare
atti delegati ai sensi dell’articolo 24, che specifichino:
(a)         
il contenuto delle informazioni di cui al paragrafo
1, lettere da b), a e), e k);
(b)         
come presentare in modo uniforme le informazioni di
cui al paragrafo 1, lettere da b), a e), e k), per assicurare il massimo
livello di comparabilità possibile.
CAPO III
VIGILANZA E COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA
Articolo 14
1.                      
I gestori di FEIS che, per la commercializzazione
del proprio FEIS, intendono utilizzare la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale”, informano di tale intenzione le autorità competenti del proprio Stato
membro d’origine, fornendo le seguenti informazioni: 
(a)         
l’identità delle persone che effettivamente
svolgono l’attività di gestione dei FEIS; 
(b)         
l’identità dei FEIS le cui quote o azioni sono
commercializzate e le rispettive strategie di investimento;
(c)         
informazioni sui dispositivi adottati per ottemperare
ai requisiti di cui al capo II;
(d)         
un elenco degli Stati membri in cui il gestore di FEIS
intende commercializzare ciascun FEIS.
2.                      
L’autorità competente dello Stato membro d’origine
registra il gestore di FEIS solo se ha accertato che sono soddisfatte le
seguenti condizioni:
(a)         
le informazioni di cui al paragrafo 1 sono
complete;
(b)         
i dispositivi notificati secondo quanto stabilito
al paragrafo 1, lettera c), sono idonei ad adempiere ai requisiti del capo II.
3.                      
La registrazione è valida per l’intero territorio
dell’Unione e consente ai gestori di FEIS di commercializzare in tutta l’Unione
i FEIS utilizzando la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditorialità
sociale”.
Articolo 15
Il gestore di FEIS aggiorna le informazioni
fornite all’autorità competente dello Stato membro d’origine qualora esso
intenda commercializzare:
(a)         
un nuovo FEIS; 
(b)         
un FEIS esistente in uno Stato membro non indicato
nell’elenco di cui all’articolo14, paragrafo 1, lettera d).
Articolo 16
1.                      
Subito dopo la registrazione di un gestore di FEIS,
l’autorità competente dello Stato membro d’origine inoltra rispettiva notifica
agli Stati membri indicati in conformità all’articolo 14, paragrafo 1, lettera
d), e all’AESFEM.
2.                      
Gli Stati membri ospitanti indicati in conformità
all’articolo 14, paragrafo 1, lettera d), non impongono al gestore di FEIS
registrato in conformità all’articolo 14 requisiti o procedure amministrative
relativi alla commercializzazione dei suoi FEIS, né prescrivono un obbligo di
approvazione prima dell’inizio di detta commercializzazione.
3.                      
Per assicurare l’applicazione uniforme del presente
articolo, l’AESFEM elabora progetti di norme tecniche di attuazione per
stabilire il formato della notifica.
4.                      
L’AESFEM presenta tali progetti di norme tecniche
di attuazione alla Commissione entro [inserire data].
5.                      
Alla Commissione è conferito il potere di adottare
le norme tecniche di attuazione di cui al paragrafo 3 in conformità alla
procedura specificata nell’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010[16].
Articolo 17
L’AESFEM gestisce una base di dati centrale,
accessibile pubblicamente da Internet, di tutti i gestori di FEIS registrati
nell’Unione conformemente al presente regolamento.
Articolo 18
L’autorità competente dello Stato membro d’origine
vigila sul rispetto delle disposizioni di cui al presente regolamento.
Articolo 19
Le autorità competenti, in conformità alle
leggi nazionali, detengono tutti i poteri di vigilanza e di indagine necessari
per l’esercizio delle loro funzioni. In particolare, hanno il potere di:
(a)         
chiedere l’accesso a qualsiasi documento in
qualsiasi forma, e di ricevere o acquisire copia degli stessi;
(b)         
imporre al gestore di FEIS di fornire informazioni
immediatamente; 
(c)         
esigere da qualsiasi persona informazioni relative
alle attività del gestore del FEIS o del FEIS;
(d)         
eseguire ispezioni in loco con o senza preavviso;
(e)         
adottare misure atte ad assicurare che il gestore
di FEIS continui ad adempiere alle disposizioni di cui al presente regolamento;
(f)           
emettere un’ordinanza per assicurare che il gestore
di FEIS adempia alle disposizioni di cui al presente regolamento e desista dal
reiterare qualsiasi comportamento che possa consistere in una violazione dello
stesso. 
Articolo 20
1.                      
Gli Stati membri stabiliscono le norme sulle misure
amministrative e le sanzioni applicabili alle violazioni delle disposizioni del
presente regolamento e adottano tutte le misure necessarie a garantire che
queste vengano attuate. Le misure e le sanzioni previste sono efficaci,
proporzionate e dissuasive.
2.                      
Entro [24 mesi dall’entrata in vigore del presente
regolamento] gli Stati membri comunicano le norme di cui al paragrafo 1 alla
Commissione e all’AESFEM. Essi informano immediatamente la Commissione e l’AESFEM
di tutte le successive modifiche.
Articolo 21
1.                      
L’autorità competente dello Stato membro d’origine
adotta le opportune misure di cui al paragrafo 2 qualora un gestore di FEIS: 
(a)         
non adempia alle disposizioni che si applicano alla
composizione del portafoglio in virtù dell’articolo 5;
(b)         
non commercializzi il FEIS a investitori idonei ai
sensi dell’articolo 6;
(c)         
utilizzi la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria
sociale” senza essere registrato presso l’autorità competente del proprio Stato
membro d’origine, violando le disposizioni dell’articolo 14.
2.                      
Nei casi indicati al paragrafo 1, l’autorità
competente dello Stato membro d’origine adotta le seguenti misure, come
opportuno: 
(a)         
proibisce l’utilizzo della denominazione di “Fondo
europeo per l’imprenditoria sociale” per la commercializzazione di uno o più FEIS
del gestore di FEIS;
(b)         
radia il gestore di FEIS dal registro.
3.                      
Le autorità competenti dello Stato membro d’origine
informano le autorità competenti degli Stati membri ospitanti indicati in
conformità all’articolo 14, paragrafo 1, lettera d), della radiazione del
gestore di FEIS dal registro di cui al paragrafo 1, lettera b), del presente
articolo.
4.                      
Il diritto di commercializzare uno o più FEIS con
la denominazione di “Fondo europeo per l’imprenditoria sociale” nell’Unione
decade con effetto immediato dalla data della decisione dell’autorità
competente di cui al paragrafo 2, lettera a), o b).
Articolo 22
1.                      
Le autorità competenti e l’AESFEM collaborano
quando necessario per espletare i propri compiti a norma del presente
regolamento.
2.                      
Esse si scambiano tutte le informazioni e la
documentazione necessarie per identificare e sanare violazioni del presente
regolamento. 
Articolo 23
1.                      
Tutte le persone che lavorano o hanno lavorato per
le autorità competenti o l’AESFEM, nonché i revisori ed esperti incaricati dalle
autorità competenti o dall’AESFEM, sono tenuti all’obbligo del segreto professionale.
Nessuna informazione riservata ricevuta da tali persone nell’esercizio delle
loro funzioni è divulgata in alcun modo ad altre persone o autorità, se non in
forma riepilogativa o aggregata, cosicché non si possano individuare i singoli
gestori di FEIS e i singoli FEIS, salvo che nei casi rilevanti per il diritto
penale e nei procedimenti previsti dal presente regolamento.
2.                      
Alle autorità competenti degli Stati membri o all’AESFEM
non è impedito di scambiarsi informazioni in conformità al presente regolamento
o ad altre disposizioni del diritto dell’Unione applicabili ai gestori di FEIS
e ai FEIS.
3.                      
Qualora le autorità competenti e l’AESFEM ricevano
informazioni riservate in conformità al paragrafo 1, possono servirsene
soltanto nell’esercizio delle proprie funzioni e ai fini di procedimenti
amministrativi e giudiziari.
CAPO IV
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
Articolo 24
1.                      
Il potere di adottare atti delegati è conferito
alla Commissione subordinatamente alle condizioni stabilite al presente
articolo.
2.                      
La delega di poteri di cui all’articolo 2,
paragrafo 3, all’articolo 3, paragrafo 2, all’articolo 8, paragrafo 5, all’articolo
9, paragrafo 2, e all’articolo 13, paragrafo 4 è conferita alla Commissione per
un periodo di quattro anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del
presente regolamento. La Commissione redige una relazione sulla delega di
poteri al più tardi nove mesi prima del termine dei quattro anni. La delega di
poteri è prorogata tacitamente per periodi di durata identica, a meno che il
Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano al più tardi tre mesi prima
della fine di ciascun periodo. 
3.                      
La delega di poteri di cui all’articolo 2,
paragrafo 3, all’articolo 3, paragrafo 2, all’articolo 8, paragrafo 5, all’articolo
9, paragrafo 2 e all’articolo 13, paragrafo 4 può essere revocata in qualsiasi
momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone
fine alla delega dei poteri specificati nella decisione medesima. Gli effetti
della decisione decorrono dal giorno successivo a quello della pubblicazione
della decisione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o da una data
successiva ivi precisata. La decisione di revoca lascia impregiudicata la
validità degli atti delegati già in vigore.
4.                      
Non appena adotta un atto delegato, la Commissione
lo notifica contemporaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.
5.                      
Un atto delegato adottato entra in vigore solo se il
Parlamento europeo o il Consiglio non sollevano obiezioni entro due mesi dalla
sua notifica a queste due istituzioni, oppure se, prima della scadenza di tale
termine, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi comunicato alla
Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale periodo è prorogato di
due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
Articolo 25
1.                      
Al massimo entro 4 anni dalla data di applicazione,
la Commissione riesamina il presente regolamento. Tale riesame prevede uno
studio generale sul funzionamento delle norme del presente regolamento e sull’esperienza
acquisita nell’applicarle, in particolare:
(a)         
sulla misura in cui la denominazione di “Fondo
europeo per l’imprenditoria sociale” è stata utilizzata dai gestori di FEIS in
diversi Stati membri, internamente o su base transfrontaliera; 
(b)         
sull’uso dei diversi investimenti ammissibili da
parte dei FEIS e il modo in cui questo ha inciso sullo sviluppo delle imprese
sociali nell’Unione;
(c)         
sull’applicazione pratica dei criteri per l’identificazione
delle imprese di portafoglio ammissibili e il relativo impatto sullo sviluppo
delle imprese sociali nell’Unione;
(d)         
sull’ambito di applicazione del presente regolamento,
inclusa la soglia di 500 milioni di EUR. 
2.                      
Dopo aver consultato l’AESFEM,
la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio
corredandola, se opportuno, di una proposta legislativa.
Articolo 26
Il presente regolamento entra in vigore il
ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea. Si applica dal 22 luglio 2013, ad eccezione dell’articolo 2,
paragrafo 3, dell’articolo 3, paragrafo 2, dell’articolo 8, paragrafo 5, dell’articolo
9, paragrafo 2 e dell’articolo 13, paragrafo 4, che si applicano dalla data di
entrata in vigore del presente regolamento.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
Per il Parlamento europeo                            Per
il Consiglio
Il presidente                                                   Il
presidente
[1]               I termini inglesi “social businesses”, “social
undertakings” e “social enterprises” sono sinonimi ai fini del
presente regolamento e sono tradotti con il termine italiano “imprese sociali”.
[2]               Vedere
J.P.Morgan, Impact Investments: An Emerging Asset Class, 2011. 
[3]               È possibile descrivere il collocamento privato (private
placement) come la vendita di strumenti finanziari a un numero
relativamente ristretto di investitori selezionati, nell’intento di raccogliere
capitali. Gli investitori che partecipano ai collocamenti privati sono generalmente
grandi istituti bancari, fondi comuni d’investimento, compagnie di
assicurazione e fondi pensione. Il collocamento privato è l’opposto di
un’emissione pubblica, in cui gli strumenti finanziari sono resi disponibili
per la vendita sul mercato aperto.
[4]               http://ec.europa.eu/internal_market/smact/docs/20110413-communication_en.pdf
[5]               Vedere http://ec.europa.eu/internal_market/investment/social_investment_funds_en.htm.
[6]               GU C [...] del [...], pag.
[7]               GU C [...] del [...], pag.
[8]               GU L 302 del 17.11.2009, pag. 32.
[9]               GU L 174 dell’1.7.2011, pag. 1.
[10]             GU L 145 del 30.4.2004, pag. 1.
[11]             GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.
[12]             GU L 281 del 23.11.1995 pag. 31.
[13]             GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1.
[14]             GU L 390 del 31.12.2004, pag. 38.
[15]             GU L 345 del 31.12.2003, pag. 64.
[16]             GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.