CELEX: 62021TN0724
Language: it
Date: 2021-11-11 00:00:00
Title: Causa T-724/21: Ricorso proposto l’11 novembre 2021 — IL e a. / Parlamento

4.4.2022   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 148/29
            
         
      Ricorso proposto l’11 novembre 2021 — IL e a. / Parlamento
      (Causa T-724/21)
      (2022/C 148/40)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: IL e altri 81 ricorrenti (rappresentanti: P. de Bandt, M. Gherghinaru e L. Panepinto, avvocati)
      
         Convenuto: Parlamento europeo
      
         Conclusioni
      
      I ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  pronunciare l’annullamento della decisione dell'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo del 27 ottobre 2021 recante norme eccezionali in materia di sanità e sicurezza disciplinanti l’accesso agli edifici del Parlamento europeo nei suoi tre luoghi di lavoro.
               
            
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                  condannare il convenuto al pagamento della totalità delle spese, incluse quelle relative al ricorso diretto alla sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, i ricorrenti deducono tre motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sull’assenza di fondamento della decisione impugnata su una base giuridica valida per consentire il trattamento di dati sanitari dei ricorrenti. I ricorrenti contestano che l’articolo 1 sexies, paragrafo 2, dello Statuto dei funzionari, nonché l’articolo 10, paragrafo 1, l’articolo 80, paragrafo 4, e l’articolo 126, paragrafo 2, del regime applicabile agli altri agenti dell'Unione europea costituiscano una base giuridica valida per fondare l’adozione della decisione impugnata e, pertanto, imporre la misura contestata nei loro confronti. Inoltre, sostengono che una decisione dell’Ufficio di presidenza, come la decisione impugnata, non potrebbe costituire il fondamento di misure che implicano il trattamento di dati molto sensibili in quanto, conformemente all’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), gli elementi essenziali di un siffatto trattamento dei dati dovrebbero essere previsti da una «legge», il che non avverrebbe nel caso di una decisione dell’Ufficio di presidenza del Parlamento.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sulla violazione dei principi generali relativi al trattamento dei dati personali. Tale motivo si articola in due parti.
                  
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                              Prima parte, vertente su una violazione del principio di limitazione delle finalità del trattamento dei dati e del principio di legalità. Infatti, affinché i dati personali contenuti nei certificati COVID digitali dell’UE dei ricorrenti possano essere utilizzati per concedere loro l’accesso agli edifici del Parlamento, sarebbe giuridicamente necessario che detti dati siano stati raccolti a tal fine. In mancanza di una base giuridica che autorizzi espressamente il trattamento dei dati sanitari relativi alla vaccinazione, ai test o alla guarigione al fine di subordinare l’accesso al luogo di lavoro e alle assemblee parlamentari, in nessun caso spetterebbe all’Ufficio di presidenza del Parlamento autorizzare un siffatto trattamento di dati, a fortiori tramite un atto che non è una legge nel senso formale del termine.
                           
                        
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                              Seconda parte, vertente su una violazione dei principi di lealtà, trasparenza e minimizzazione dal momento che, in fase di raccolta dei loro dati personali, i ricorrenti non sarebbero stati informati del fatto che tali dati sarebbero stati utilizzati per consentire o rifiutare loro l’accesso al luogo di lavoro.
                           
                        
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sul fatto che la decisione impugnata violerebbe, in modo ingiustificato, il diritto alla vita privata e ai dati personali, il diritto all’integrità fisica, il diritto alla libertà e alla sicurezza nonché il diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione. Tale motivo si articola in due parti.
                  
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                              Prima parte, vertente su una violazione dei diritti all’integrità fisica dei ricorrenti, del loro diritto alla libertà e alla sicurezza, del loro diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione nonché dei loro diritti al rispetto della vita privata e dei loro dati personali.
                           
                        
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                              Seconda parte, vertente sul fatto che la violazione arrecata dalla decisione impugnata ai diritti e ai principi di cui alla prima parte contravverrebbe al principio di proporzionalità previsto dall’articolo 52, paragrafo 1, della Carta, in quanto la misura contestata non sarebbe necessaria, adeguata e proporzionata per raggiungere gli obiettivi perseguiti.