CELEX: 31993D0349
Language: it
Date: 1993-03-09 00:00:00
Title: 93/349/CEE: Decisione della Commissione, del 9 marzo 1993, concernente gli aiuti concessi dal governo del Regno Unito a British Aerospace per l'acquisto di Rover Group Holdings in aggiunta agli aiuti autorizzati con la decisione 89/58/CEE della Commissione che ne stabiliva l'importo massimo e le condizioni cui erano subordinati (Il testo in lingua inglese è il solo facente fede)

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31993D0349

93/349/CEE: Decisione della Commissione, del 9 marzo 1993, concernente gli aiuti concessi dal governo del Regno Unito a British Aerospace per l'acquisto di Rover Group Holdings in aggiunta agli aiuti autorizzati con la decisione 89/58/CEE della Commissione che ne stabiliva l'importo massimo e le condizioni cui erano subordinati (Il testo in lingua inglese è il solo facente fede)  

Gazzetta ufficiale n. L 143 del 15/06/1993 pag. 0007 - 0016

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 9 marzo 1993 concernente gli aiuti concessi dal governo del Regno Unito a British Aerospace per l'acquisto di Rover Group Holdings in aggiunta agli aiuti autorizzati con la decisione 89/58/CEE della Commissione che  ne stabiliva l'importo massimo e le condizioni cui erano subordinati (Il testo in lingua inglese è il solo facente fede)(93/349/CEE)LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il Trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,  dopo aver invitato, ai sensi del suddetto articolo, i terzi interessati a presentare le loro osservazioni,  considerando quanto segue:  I  Il 28 aprile 1992 la Commissione ha avviato la procedura (1) di cui all'articolo 93, paragrafo 2 nei confronti delle misure prese dal governo del Regno Unito in aggiunta a quelle autorizzate con la decisione 89/58/CEE della Commissione (2) («  decisione del 1988 »). La Commissione ritiene infatti che tali misure costituiscano aiuti di Stato, ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE, concessi a British Aerospace (BAe) per l'acquisto di Rover Group; esse sono inoltre illegali in  quanto violano la decisione del 1988 e non sono state notificate alla Commissione.  Le misure prese dal governo britannico citate nella lettera di avvio della procedura erano già state oggetto di una decisione della Commissione in data 17 luglio 1990 (3) (« decisione del 1990 »). Con sentenza del 4 febbraio 1992 (4) la Corte di  giustizia delle Comunità europee ha annullato la decisione del 1990 nella parte in cui intimava al governo britannico di chiedere a BAe il rimborso dell'aiuto di Stato che, secondo la Commissione, era contenuto in dette misure. La sentenza della Corte è  stata pronunciata a seguito del ricorso proposto da BAe avverso la decisione del 1990. Detto ricorso è stato accolto in quanto invocava un vizio di procedura, insito nel fatto che nell'adottare la decisione del 1990 la Commissione non aveva osservato le  disposizioni procedurali contenute nell'articolo 93, paragrafo 2 del Trattato CEE. La Corte non si è pronunciata sul merito della decisione del 1990.  Con lettea in data 13 luglio 1992 il governo britannico ha confermato che non aveva osservazioni da formulare sulla lettera del 28 aprile 1992 che iniziava la presente procedura. Alla Commissione sono invece pervenute, il 18 giugno 1992, delle  osservazioni di BAe. Dette osservazioni, che sono riassunte nella parte VIII ed esaminate nella parte IX della presente motivazione, sono state comunicate il 23 giugno 1992 al governo britannico, il quale si è astenuto dal commentarle.  Nel quadro della procedura già iniziata con la lettera del 28 aprile 1992 la Commissione, con lettera in data 30 luglio 1992, ha richiamato l'attenzione del Regno Unito sul fatto che, qualora fosse stata accertata l'incompatibilità con il mercato comune  degli aiuti in questione, avrebbe dovuto a tempo debito, ossia dopo l'adozione di una decisione negativa definitiva, chiedere anche il rimborso degli interessi sul capitale corrispondente al loro ammontare a decorrere dalla data di versamento effettivo  degli aiuti, in modo da annullare qualsiasi vantaggio indebitamente tratto da detti aiuti da BAe e Rover Group. Copia di detta lettera è stata inviata alla stessa data a BAe come pure a Rover Group.  Il governo del Regno Unito ha risposto alla lettera della Commissione del 28 aprile 1992 con lettera del 25 settembre 1992, il cui contenuto è sintetizzato nella parte X della presente motivazione. BAe ha risposto alla lettera della Commissione del 30  luglio 1992 con una lettera in data 26 agosto 1992, riassunta nella parte VIII, punti da ix) a xii) della presente motivazione. Copia di detta lettera è stata trasmessa al governo britannico, che si è astenuto dal commentarla.  II  La decisione del 1988 è stata adottata a seguito della notifica da parte del governo del Regno Unito della sua intenzione di procedere all'apporto di nuovo capitale, per un importo di 800 milioni di UKL, a Rover Group allo scopo di ripianarne i  debiti nel quadro della sua vendita dallo Stato a BAe. La suddetta decisione descrive analiticamente le circostanze che hanno portato alla notifica, il contesto della vendita a BAe nonché i criteri e la logica cui si ispirano la decisione della  Commissione e le condizioni da questa imposte. Gli elementi essenziali di detta decisione - mai contestata né dal governo del Regno Unito, né da alcuna altra parte - pertinenti ai fini della presente decisione possono essere riassunti come segue:  - il ripianamento del debito per 800 milioni di UKL previsto dal governo britannico era superiore al prezzo di acquisto di 150 milioni di UKL offerto da BAe per Rover Group; di conseguenza, lo Stato avrebbe di fatto venduto Rover Group ad un prezzo  negativo di 650 milioni di UKL, il che costituiva un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE;  - la Commissione aveva accertato che l'indebitamento netto di Rover Group al 30 giugno 1988 ammontava in realtà a soli 569,2 milioni di UKL e non a 801,1 milioni come sosteneva il governo britannico; quest'ultima cifra comprendeva 231,9 milioni di  capitale di esercizio che non potevano essere considerati come un debito finanziario;  - la Commissione ammetteva che il prezzo di 150 milioni di UKL che sarebbe stato pagato da British Aerospace per Rover Group era congruo al valore reale netto della società sul mercato;  - gli aiuti alla ristrutturazione di Rover potevano essere considerati compatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del Trattato CEE alla luce, fra l'altro, del piano aziendale di Rover Group per il periodo  1988-1992 e dell'impegno degli acquirenti a realizzare integralmente il piano di ristrutturazione; tali aiuti dovevano tuttavia essere subordinati a una serie di condizioni rigorose;  - l'importo degli aiuti alla ristrutturazione, considerato l'insieme degli elementi pertinenti, fra cui il costo del piano di ristrutturazione, avrebbe dovuto essere limitato a 469 milioni di UKL per soddisfare il criterio della proporzionalità rispetto  ai problemi che erano intesi a risolvere; qualsiasi aiuto al di là di detto importo non sarebbe stato compatibile con il mercato comune in quanto avrebbe messo Rover in una posizione finanziaria più favorevole di quella dei suoi concorrenti comunitari.   Su questa base la Commissione aveva autorizzato aiuti di Stato a Rover Group per un importo massimo di 469 milioni di UKL. Di conseguenza il governo del Regno Unito avrebbe, di fatto, potuto vendere la società ad un prezzo negativo di 319 milioni di  UKL, corrispondente alla differenza tra i 469 milioni di debiti ripianati e il prezzo di acquisto di 150 milioni di UKL. Detta autorizzazione era subordinata a sei condizioni specifiche:  - le condizioni della cessione di Rover Group a BAe non dovevano essere modificate rispetto a quelle dichiarate nella notifica;  - l'aiuto doveva essere destinato unicamente al ripianamento dei debiti finanziari di Rover Group;  - nessun ulteriore aiuto doveva essere erogato a Rover prima della fine del 1992, ad eccezione di aiuti regionali per un massimo di 78 milioni di UKL;  - il piano aziendale di Rover doveva essere realizzato entro la fine del 1992 conformemente al programma comunicato alla Commissione;  - qualora fossero state sostenute spese inferiori o alcune voci del debito fossero risultate sopravvalutate rispetto a quanto comunicato alla Commissione, le somme corrispondenti avrebbero dovuto essere restituite al governo britannico al più tardi  all'atto del completamento del piano aziendale;  - dovevano essere ritirate le assicurazioni date in sede parlamentare a beneficio di Rover Group e non doveva più essere prestata alcuna garanzia per gli impegni successivamente assunti dalla società.  III  La decisione del 1990 si fondava su fatti emersi dopo l'adozione della decisione del 1988. Era infatti venuto alla luce che, contrariamente a quanto disposto in quest'ultima, il governo del Regno Unito aveva modificato le condizioni di vendita di  Rover Group in modo tale da erogare aiuti supplementari per un importo di 44,4 milioni di UKL a beneficio di BAe e di Rover Group. I termini della questione sono esposti nella parte IV.  Nella decisione del 1990 veniva inoltre compiuta una nuova valutazione del prezzo di acquisto pagato da BAe per Rover Group alla luce di nuove informazioni in materia che si erano rese disponibili ed erano state comunicate dal governo britannico. Dette  informazioni comprendevano la corrispondenza di altri interessati con il Department of Trade and Industry (DTI), i pareri resi al governo da consulenti in merito all'operazione di vendita di Rover Group, una corrispondenza con le autorità tributarie  britanniche, un rendiconto finanziario di Rover Group al 30 giugno 1988 e previsioni relative ai profitti e ai flussi finanziari elaborate in precedenza. La Commissione ne ha concluso che, anche se omettendo di comunicare alla Commissione tali  informazioni al momento della decisione del 1988, il governo britannico aveva mancato all'obbligo di cooperazione, le informazioni stesse non comportavano elementi che la inducessero a ritenere che il prezzo negativo di 319 milioni di UKL risultante  dalla decisione del 1988 non fosse un prezzo congruo tanto per il venditore, quanto per l'acquirente, considerati, fra l'altro, l'impegno a ristrutturare il gruppo e l'obbligo di non rivendere le attività essenziali di Rover Group per cinque anni. Detto  obbligo giustificava un forte sconto sul prezzo.  IV  Il 21 novembre 1989 è stato pubblicato un rapporto del Comptroller and Auditor General del National Audit Office (NAO) britannico, cui era allegato un memorandum segreto dello stesso NAO, che rivelava che il governo britannico aveva fatto ulteriori  concessioni finanziarie a BAe al di là e in aggiunta a quelle autorizzate dalla decisione del 1988. Il NAO stimava il valore di dette concessioni a 38 milioni di UKL. La principale conclusione del rapporto del NAO era che il prezzo di acquisizione di  Rover Group era inferiore al valore reale della società. Il memorandum rivelava inoltre l'esistenza di lettere accessorie al contratto, l'identità di altri candidati all'acquisto e l'esistenza di stime del valore di Rover Group elaborate dalla banca  d'affari che aveva consigliato il governo in occasione della vendita.  A seguito di tale pubblicazione, tra la Commissione e le autorità britanniche è intercorsa una corrispondenza e si sono svolte riunioni nel corso delle quali la documentazione citata nel memorandum del NAO e ulteriori documenti e informazioni sono stati  messi a disposizione della Commissione. Sono emersi i seguenti elementi, che costituiscono oggetto della presente decisione:  a) Il governo britannico ha erogato a BAe una sovvenzione di 9,5 milioni di UKL a parziale copertura dei 13,6 milioni di UKL spesi da Rover per l'acquisto delle quote di minoranza di Rover.  L'importo di 9,5 milioni è stato fissato per non superare la soglia dei 10 milioni, al di là della quale è necessaria un'approvazione parlamentare a norma dell'Industrial Development Act del 1982. Il presidente di BAe è stato informato di questa  sovvenzione e dei motivi della sua concessione dal Ministro del Commercio e dell'Industria con lettera del 14 luglio 1988. Secondo le autorità britanniche la Commissione è stata informata verbalmente di questa concessione al momento della decisione del  1988.  b) Il governo britannico ha versato a Rover Group 1,5 milioni di UKL a copertura di spese di consulenza sostenute dalla società in occasione della cessione.  A suo tempo le autorità britanniche avevano sostenuto che tale somma corrispondeva al costo delle consulenze legali ed economiche a Rover Group in relazione alla cessione e non costituiva un aiuto tale da incidere sulla posizione competitiva di Rover  Group. Il presidente di BAe è stato informato di tale concessione con lettera del Ministro del Commercio e dell'Industria in data 14 luglio 1988.  c) Il pagamento del prezzo di 150 milioni di UKL per l'acquisto di Rover Group è stato differito dal 12 agosto 1988 al 30 marzo 1990, con un risparmio netto per BAe, secondo le autorità britanniche, di 22 milioni.  Secondo le autorità britanniche tale concessione è stata motivata dalla difficoltà di determinare con certezza l'uso che BAe avrebbe potuto fare delle agevolazioni fiscali di Rover Group. Le autorità britanniche hanno comunicato il loro benestare alla  proposta di BAe di differire il pagamento con lettera in data 14 luglio 1988 del Ministro del Commercio e dell'Industria al presidente di BAe. Il valore del differimento è stato calcolato ipotizzando che in mancanza di tale concessione BAe avrebbe  dovuto prendere a prestito i 150 milioni di UKL a tasso d'interesse di base. Tuttavia le autorità britanniche hanno sostenuto che dal beneficio lordo di 33,4 milioni risultante da questo calcolo si dovrebbero dedurre le imposte che BAe avrebbe pagato in  più sui più alti profitti realizzati grazie al differimento del pagamento.  V  La Commissione ha proceduto ad una nuova valutazione dell'insieme degli elementi di cui sopra, giungendo alla conclusione che ciascuno di essi contiene un elemento di aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE,  incompatibile con il mercato comune.  Prima di passare all'esame di ciascuna delle concessioni di cui sopra la Commissione tiene a formulare un'osservazione generale: la conclusione essenziale della decisione del 1988 in merito agli aiuti di Stato inclusi nella vendita di Rover Group a BAe  era che, poiché Rover - che aveva un valore contabile positivo - veniva venduta a BAe ad un prezzo negativo in esito a trattative esclusive, le condizioni di vendita comportavano per definizione un aiuto di Stato concesso dal venditore al compratore. Di  conseguenza qualsiasi successiva modifica delle condizioni di vendita che comportasse oneri finanziari a carico del solo venditore avrebbe aumentato il prezzo negativo, configurandosi così come un nuovo aiuto di Stato.  Per quanto riguarda le singole concessioni:  a) la sovvenzione di 9,5 milioni di UKL versata a BAe costituisce un aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE. Detto versamento è stato finanziato, come riconosciuto nella lettera del 12 luglio 1988 del ministro del Commercio e  dell'Industria al presidente di BAe, « mediante una sovvenzione diretta a BAe a norma della sezione 8 dell'Industrial Development Act del 1982 ». In altri termini, esso è stato finanziato nel quadro di un regime di aiuti autorizzato. Qualsiasi pagamento  del genere costituisce per definizione un aiuto di Stato. Inoltre, modificando ad esclusivo beneficio finanziario di BAe le condizioni di vendita di Rover a BAe autorizzate dalla Commissione, il versamento è venuto ad aggiungersi all'aiuto di Stato  insito in dette condizioni.  Questo aiuto supplementare non costituiva parte delle condizioni di vendita notificate e si configura quindi come una modifica delle condizioni di vendita previste, in violazione della prima condizione di cui all'articolo 1 della decisione del 1988.  L'asserzione del governo britannico secondo cui la Commissione era stata informata della concessione non risponde al vero. Una proposta in tal senso era stata avanzata dal ministro del Commercio e dell'Industria al membro della Commissione allora  competente per la concorrenza, ma questi l'aveva fermamente respinta. Nella lettera del 12 luglio 1988 del ministero del Commercio e dell'Industria (DTI) a BAe si raccomandava di fissare l'aiuto a 9,5 milioni di UKL anziché a 13,5 milioni,  corrispondenti al costo reale, in quanto una sovvenzione superiore a 10 milioni avrebbe dovuto essere approvata dal Parlamento e ci si sarebbe quindi esposti a « un maggior rischio di contestazione e, di conseguenza, a una domanda di rimborso ».  b) Il pagamento a Rover Group di 1,5 milioni di UKL a titolo di spese di consulenza costituisce un aiuto a Rover Group ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE. Tali spese costituiscono infatti un normale costo di transazione che dovrebbe  essere compreso nel prezzo di vendita finale. Il pagamento ha comportato un beneficio finanziario per Rover Group e, come la sovvenzione di cui alla lettera a), si è aggiunto all'aiuto di Stato autorizzato con la decisione del 1988.  c) Il differimento di 20 mesi del versamento del prezzo d'acquisto, che ha fruttato a BAe circa 33,4 milioni di UKL, costituisce un aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE. Il termine di pagamento del prezzo, in un'operazione quale  l'acquisto di Rover Group da parte di BAe, è evidentemente uno degli elementi essenziali delle condizioni di vendita. Come gli elementi di cui alle lettere a) e b), tale differimento ha comportato un beneficio finanziario per BAe e si è aggiunto  all'aiuto di Stato autorizzato con la decisione del 1988.  Nel calcolare il valore per BAe del differimento di 20 mesi del pagamento del prezzo d'acquisto la Commissione aveva in precedenza accettato, all'atto di stendere la decisione del 1990, il metodo proposto dalle autorità del Regno Unito. Tale metodo  prendeva come base di calcolo l'interesse virtuale che BAe avrebbe dovuto pagare su un prestito di 150 milioni di UKL per 20 mesi, ipotizzando che a BAe sarebbe stato addebitato il tasso d'interesse di base se avesse contratto un prestito a breve  termine con una banca privata. Ne risulta un valore di 33,4 milioni di UKL. La Commissione ammette che BAe avrebbe potuto finanziarsi anche in altri modi, per esempio attingendo alle disponibilità di cassa interne, contraendo un prestito a più lungo  termine a condizioni più favorevoli ecc. Di fatto BAe sostiene che avrebbe potuto e avrebbe scelto di raccogliere i fondi necessari emettendo obbligazioni a lungo termine, di durata venticinquennale, ad un costo per l'emittente pari al 10,97 %. In  questo modo, si afferma, il costo per i primi 20 mesi sarebbe stato di 26,8 milioni anziché di 33,4 milioni come calcolato dal governo britannico. Il calcolo di BAe si fonda sull'ipotesi che nel periodo in questione sarebbero maturati tre pagamenti  semestrali di interessi, ma ignora tutte le altre conseguenze dell'assunzione di un prestito a 25 anni per far fronte a un impegno della durata di 20 mesi, ossia tutti gli interessi dovuti per i rimanenti 280 mesi di durata del prestito, il rischio di  tasso d'interesse e le variazioni del tasso d'inflazione. La Commissione non può ammettere che questo metodo di calcolo artificioso dia come risultato una misura attendibile del valore per BAe del differimento di 20 mesi del termine di pagamento.  Comunque, la tesi di BAe è essenzialmente che, grazie al differimento del pagamento concesso dal governo, ha potuto fare a meno di contrarre immediatamente un prestito venticinquennale. Ma il valore di detto differimento non è commisurato alle  condizioni reali che sarebbero state stabilite per un simile prestito. Se la concessione ha solo differito l'assunzione del prestito, la Commissione non può che considerare che il valore del differimento è pari all'interesse virtuale che sarebbe  maturato su un prestito contratto per il periodo di 20 mesi in questione. La proposta delle autorità britanniche di considerare che tale interesse virtuale equivale al tasso di base costituisce la soluzione più logica e realistica in quanto esso  rappresenta il « prime rate », ossia il tasso applicato dalle banche del Regno Unito alla loro migliore clientela per prestiti a breve. Di conseguenza la Commissione conclude che il valore dell'aiuto di Stato insito nel differimento del pagamento è di  33,4 milioni di UKL.  La Commissione non può accettare la tesi sostenuta dalle autorità britanniche al momento di ammettere l'esistenza dell'aiuto, e cioè che l'importo « lordo » dell'aiuto dovrebbe essere ridotto di 11,4 milioni di UKL per tener conto del fatto che gli  oneri finanziari risultanti dall'assunzione di un prestito avrebbero ridotto i profitti di BAe e quindi le imposte da essa dovute (imposta sulle società all'aliquota del 35 %), giungendo dunque ad un importo « netto » di 22 milioni di UKL. Il presente  caso può essere considerato analogo a quelli in cui occorre determinare l'elemento di aiuto incorporato in prestiti a tasso agevolato o a tasso zero. In tali casi la Commissione considera sempre che l'elemento di aiuto di Stato contenuto nel prestito è  pari all'intero valore lordo della riduzione del tasso d'interesse. Di conseguenza la Commissione si attiene, nel presente caso, ad una prassi consolidata quando ritiene che l'aiuto di Stato corrisponda al valore lordo del differimento del pagamento. Il  valore dell'aiuto di Stato in esame va quindi fissato a 33,4 milioni di UKL.  La decisione del 1988 dichiarava che gli aiuti a Rover Group che venivano autorizzati - e a maggior ragione gli aiuti non notificati per la stessa operazione - falsavano la concorrenza e incidevano sugli scambi tra Stati membri e costituivano quindi  aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE. Il fatto che l'effettivo beneficiario della maggior parte di detti aiuti, ossia BAe, eserciti anche numerose altre attività in altri settori, su scala comunitaria e mondiale, non  modifica questa conclusione. A partire dal momento dell'acquisto di Rover, BAe ha esercitato direttamente un'attività di commercio di autoveicoli tra Stati membri in quanto sola proprietaria dell'entità economica Rover Group, che continuava a sussistere  come tale.  VI  Gli aiuti di cui sopra, che non erano compresi nell'originaria notifica del ripianamento del debito di 800 milioni di Rover Group, avrebbero dovuto essere notificati alla Commissione a norma dell'articolo 93, paragrafo 3 del Trattato CEE. Poiché il  governo britannico ha omesso di notificare in via preliminare la sua intenzione di concedere tali aiuti aggiuntivi, la Commissione non ha avuto la possibilità di prendere posizione in merito alle misure previste prima della loro messa in atto. Gli aiuti  sono quindi illegali in quanto concessi in violazione dell'articolo 93, paragrafo 3 del Trattato.  A questo proposito va ricordato che - data la natura imperativa delle disposizioni dell'articolo 93, paragrafo 3 del Trattato CEE in merito alla procedura, che sono rilevanti anche ai fini dell'ordine pubblico e la cui efficacia diretta è stata  riconosciuta dalla Corte di giustizia nella sentenza del 19 giugno 1973 nella causa 77/72 (5) - non è possibile sanare a posteriori all'illegalità dell'aiuto di cui trattasi.  VII  Nel valutare la compatibilità con il mercato comune dei tre aiuti di Stato di cui sopra la Commissione deve tener conto di tutti gli elementi pertinenti, compresi il contesto economico e di mercato già preso in considerazione nella decisione del  1988 e le condizioni imposte dalla decisione stessa (si veda il punto 20 della sentenza della Corte del 3 ottobre 1991 nella causa C-261/89, Italia/Commissione) (6). In questo contesto va ricordato che l'oggetto e l'effetto delle tre misure aggiuntive  di aiuto concesse dal governo del Regno Unito a BAe era di rendere le condizioni di acquisto di Rover Group più vantaggiose per BAe rispetto a quelle autorizzate dalla Commissione con la decisione del 1988 in quanto compatibili con il mercato comune a  norma dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c), subordinatamente alle condizioni ivi stabilite. Le condizioni dettate dalla Commissione definivano l'ammontare massimo dell'aiuto che poteva essere considerato compatibile a norma dell'articolo 92,  paragrafo 3, lettera c) del Trattato CEE alla luce degli impegni assunti nel piano di ristrutturazione 1988-1992. La realizzazione di detto piano costituisce tuttora lo sfondo sul quale deve essere valutata la compatibilità dell'aiuto autorizzato di 469  milioni e dell'aiuto non autorizzato di 44,4 milioni di UKL. Tuttavia la Commissione non ha riscontrato alcun mutamento delle circostanze e dei fatti che giustifichi un cambiamento della conclusione cui era giunta nella decisione del 1988, e cioè che  l'importo di 469 milioni di UKL è il livello massimo dell'aiuto di Stato a favore dell'operazione in esame che possa essere ritenuto compatibile con il mercato comune. Del resto né il governo del Regno Unito, né BAe hanno presentato alcuna  argomentazione in tal senso. Si deve quindi concludere che tutti gli aiuti aggiuntivi concessi a BAe per il suo acquisto di Rover Group dopo la decisione del 1988 sono incompatibili con il mercato comune.  VIII  Le osservazioni presentate da BAe possono essere sintetizzate come segue:  i) le concessioni aggiuntive del governo britannico a BAe (i benefici) non hanno comportato la vendita di Rover Group a BAe a un valore inferiore a quello reale;  ii) i benefici non hanno né avrebbero potuto influire sull'attività di Rover Group dopo la vendita a BAe, né avrebbero potuto provocare distorsioni degli scambi;  iii) BAe e Rover Group sono prive di qualsiasi colpa ed hanno sempre agito in buona fede;  iv) senza i benefici BAe non avrebbe acquistato Rover Group e « la realizzazione degli obiettivi della Commissione sarebbe stata pregiudicata »;  v) il recupero dei benefici penalizzerebbe BAe e Rover Group e premierebbe indebitamente sotto il profilo finanziario il governo britannico;  vi) i benefici non costituiscono un aiuto di Stato: un investitore privato nella situazione del governo britannico al momento della vendita avrebbe acconsentito a fare le tre concessioni, specie se avesse tenuto a non mettere in pericolo la vendita e  avesse avuto una coscienza sociale per quanto riguarda la sorte degli azionisti di minoranza;  vii) non vi è alcuna prova che i benefici abbiano influito sul commercio nella Comunità; non è dimostrabile che essi abbiano influenzato la condotta di BAe o una qualsiasi delle sue attività dopo la loro concessione da parte del governo britannico;  viii) ammesso che i benefici siano da considerare come un aiuto di Stato, essi non sono stati correttamente quantificati per tre motivi: primo, la Commissione avrebbe dovuto ripartirli tra le diverse attività di BAe; secondo, la Commissione ha  sopravvalutato il valore del differimento del pagamento del prezzo d'acquisto di Rover Group scegliendo di applicare a tal fine il tasso indicato dal governo britannico; terzo, se dovesse ordinare il rimborso dell'aiuto, la Commissione dovrebbe tener  conto dell'incidenza della tassazione sui benefici finanziari tratti da BAe dal differimento del pagamento stesso;  ix) se la decisione della Commissione del 1990 non fosse stata illegittima, la misura degli interessi da recuperare sarebbe stata determinata sulla base della prassi della Commissione vigente nel 1990, ossia a decorrere dalla data stabilita per il  rimborso dell'aiuto, come prospettato nella comunicazione di avvio della procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del Trattato CEE. La Commissione non può quindi far carico a BAe e a Rover dei vizi della sua decisione del 1990, aggravando l'onere  ad esse imposto mediante applicazione di una prassi amministrativa introdotta successivamente;  x) è un principio ormai consolidato dei sistemi giuridici avanzati che le modifiche non solo della legislazione, ma anche della prassi amministrativa non possono avere efficacia retroattiva. La stessa Corte di giustizia delle Comunità europee, con la  sentenza nella causa 344/85 (7), ha annullato una decisione della Commissione perché questa non aveva seguito la prassi vigente al momento dei fatti, bensì quella, diversa, del momento in cui la decisione controversa era stata adottata;  xi) le sentenze della Corte di giustizia citate nella lettera del 30 luglio 1992 non suffragano la tesi che gli interessi debbano sempre decorrere dalla data di concessione degli aiuti illegali. La Corte non ha affermato tale principio in alcuna delle  due cause. La decisione della Commissione di cui si trattava nella causa Tubemeuse (8) non ordinava il recupero di interessi e le circostanze della causa FNCEPA (9) erano ancor più diverse da quelle del caso in esame;  xii) seguendo la sua nuova prassi per quanto riguarda il differimento del pagamento, la Commissione moltiplicherebbe l'onere imposto a BAe. Infatti questa dovrebbe pagare una penale sulla penale, mentre il governo britannico sarebbe inopinatamente  premiato per i suoi atti illegali. Questo perché la richiesta di pagare interessi a decorrere dalla data effettiva di ricevimento degli aiuti aggraverebbe la posizione di BAe rispetto a quella in cui essa si sarebbe trovata se il governo britannico e  BAe non avessero convenuto il differimento del pagamento del prezzo di acquisto di Rover Group. Un ulteriore onere verrebbe infatti aggiunto a quello derivante dal fatto che la Commissione, nel calcolare l'interesse virtuale corrispondente al valore del  differimento del pagamento del prezzo d'acquisto, non ha tenuto conto del tasso d'interesse che BAe sarebbe riuscita di fatto a spuntare sul mercato monetario nel 1988 e della diversa incidenza della tassazione britannica sull'aiuto e sul suo rimborso.   Questi argomenti sono considerati nell'ordine nella seguente parte IX.  IX  BAe sostiene (i) che risulta evidente dall'avvio stesso della presente procedura a norma dell'articolo 93, paragrafo 2 che « la Commissione presuppone che, a causa dei benefici, il governo del Regno Unito ha venduto Rover Group a BAe ad un prezzo  inferiore al valore reale ». Ciò non corrisponde al vero. La Commissione ha già precisato nella decisione del 1990 che aveva proceduto ad una nuova valutazione del prezzo pagato da BAe per Rover alla luce di tutta la documentazione resasi disponibile  dopo la decisione del 1988, ma che era giunta alla conclusione che gli elementi ivi contenuti non modificavano la validità della sua conclusione originaria, secondo la quale il prezzo d'acquisto di 150 milioni di UKL in contanti, ovvero il prezzo  negativo di 319 milioni al quale il governo aveva venduto Rover Group se si tiene conto del ripianamento di debiti per 469 milioni, rappresentava un prezzo equo tanto per il venditore, quanto per l'acquirente alla luce del complesso delle condizioni  della vendita. Sostenere, come fa BAe, che la Commissione è stata fallacemente indotta dal governo del Regno Unito a credere che BAe fosse disposta a comprare alle condizioni specificate nella decisione del 1988 è irrilevante. Nell'adottare le sue  decisioni, la Commissione non si chiede se il loro tenore sia accettabile per le parti interessate, ma mira ad assicurare la conformità delle misure di aiuto ai criteri stabiliti dal Trattato per quanto riguarda la loro compatibilità con il mercato  comune. Nel caso in esame, la decisione del 1988 stabiliva l'ammontare massimo dell'aiuto che poteva essere considerato compatibile.  L'argomento ii) di BAe è che non può esservi alcun nesso causale tra i benefici e la condotta degli affari di Rover Group: « una volta che BAe aveva acquistato Rover, la somma in questione era "acqua passata" ». La Commissione non può ammettere che le  sia fatto obbligo di indicare come la condotta commerciale di un'impresa che ha beneficiato di un aiuto di Stato differisca da quella che avrebbe tenuto se l'aiuto non fosse stato concesso. Sarebbe manifestamente assurdo imporre siffatto obbligo, che  pregiudicherebbe la possibilità stessa della Commissione di controllare gli aiuti di Stato in quanto incidono sugli scambi tra Stati membri. È comunque ormai assodato che la concessione di un aiuto a un'impresa che esercita un'attività commerciale nella  Comunità, per il fatto stesso di migliorare la situazione finanziaria dell'impresa in questione, incide sul commercio intracomunitario e falsa la concorrenza.  Per quanto riguarda l'argomento iii), la Commissione ritiene che, a prescindere dalle particolari circostanze del presente caso, per giustificare un ordine di rimborso di un aiuto di Stato illegale e incompatibile non è necessario che risulti che  l'impresa beneficiaria abbia avuto una qualche responsabilità o non abbia agito in buona fede [cfr. per esempio la decisione 92/11/CEE della Commissione - Toyota (10)]. In realtà, dagli accertamenti sul presente caso è emerso che tanto il governo del  Regno Unito, quanto BAe erano pienamente consapevoli delle difficoltà che i benefici concessi dal governo avrebbero potuto suscitare sotto il profilo dell'articolo 92 del Trattato CEE. La lettera del ministro del Commercio e dell'Industria al presidente  di BAe in data 12 luglio 1988 non conforta la tesi che il governo del Regno Unito e BAe ignoravano che le concessioni allora in corso di negoziazione avrebbero potuto dare adito a gravi problemi con la Commissione qualora fossero venute alla luce. Nella  lettera il ministro prospettava tre possibilità di modificare le condizioni di vendita notificate attraverso il differimento del pagamento del prezzo di 150 milioni di UKL nei seguenti termini: « per quanto riguarda il differimento del pagamento del  prezzo di 150 milioni posso prospettare tre possibilità, in ordine crescente di rischio che il differimento sia contestato dalla Commissione europea, che potrebbe chiedere il rimborso dell'interesse virtuale risparmiato . . . Sono pronto a scegliere  l'opzione da voi preferita. » Con l'argomento iv), BAe sostiene che il rimborso dei benefici da parte di BAe pregiudicherebbe « gli obiettivi della Commissione ». BAe ritiene, a torto, che nella sua valutazione del caso la Commissione abbia mirato a due obiettivi: primo, che Rover  Group non rimanesse in mani pubbliche ma fosse venduto a privati; secondo, che Rover Group fosse venduto a BAe piuttosto che a uno dei concorrenti di Rover. Così non è: l'unico obiettivo della Commissione era di assicurare il rispetto dei criteri e  degli obiettivi enunciati dall'articolo 92 del Trattato. L'opportunità o meno di privatizzare Rover Group era una questione di esclusiva competenza del governo del Regno Unito. Sul secondo punto, l'ipotetica vendita di Rover Group a un concorrente  avrebbe certamente potuto dare luogo, come suggerito da BAe, a problemi sotto il profilo concorrenziale molto diversi da quelli provocati dalla vendita a BAe, ma tali problemi non sarebbero rientrati nel campo d'applicazione dell'articolo 92 del  Trattato CEE.  Per quanto riguarda gli argomenti v), la Commissione non può ammettere che, nel valutare fino a che punto degli aiuti di Stato siano compatibili con il mercato comune, debba astenersi dal prendere una decisione che risulti inaccettabile per le parti  direttamente interessate o debba far sì che il tenore della decisione sia tale da assicurare che il progetto notificato sia realizzato. Contrariamente a quanto afferma BAe, la Commissione non sta tentando di « modificare i termini di un contratto a  favore di una parte e a grave pregiudizio dell'altra, che ha sempre agito in buona fede ». La Commissione si è fondata, nell'adottare la decisione del 1988, sulle condizioni di vendita di Rover Group che erano state notificate. Le condizioni modificate  non sono state notificate alla Commissione. Al contrario, esse le sono state deliberatamente occultate, tanto che BAe non ha nessun motivo di rimostrare alla Commissione per le conclusioni cui questa è pervenuta esaminando dette condizioni modificate,  quali sono finalmente state rivelate dall'inchiesta del NAO. Analogamente, la pretesa ingiustizia che verrebbe commessa concedendo al governo britannico il beneficio finanziario derivante dal rimborso dell'aiuto da parte di BAe è irrilevante sotto il  profilo dell'articolo 92 del Trattato CEE. Il rimborso degli aiuti di Stato illegali ha come obiettivo essenziale il ripristino della situazione anteriore alla loro concessione e la contestuale eliminazione della distorsione delle condizioni di  concorrenza.  Con l'argomento vi) BAe pretende che un venditore privato, messo nella posizione del governo britannico al momento della cessione, avrebbe di fatto accettato ciascuna delle tre concessioni fatte a BAe, cosicché queste non si configurano come aiuti di  Stato. BAe sostiene che le concessioni sono state tutte stabilite mediante clausole valide di un contratto vincolante tra BAe stessa e il governo, che BAe ha fornito contro prestazioni adeguate (ha cioè proceduto all'acquisto) e che ciascuna delle tre  concessioni rappresentava una normale clausola commerciale che anche un venditore privato, nella situazione del governo britannico, avrebbe verosimilmente accettato. Da parte sua la Commissione considera irrilevante, sotto il profilo della loro  valutazione come aiuti di Stato, il fatto che le concessioni fossero o meno legalmente vincolanti per le parti a norma della legislazione nazionale britannica. Nell'esercizio della sua attività di controllo degli aiuti di Stato la Commissione non può  essere frenata dalla presunta natura vincolante degli atti soggetti al suo esame, specie quando non è stata preliminarmente messa a conoscenza degli stessi.  La Commissione comprende perfettamente i motivi che hanno indotto le parti a concordare tali concessioni, ossia evitare il pieno impatto delle conclusioni della Commissione sulle condizioni di vendita di Rover Group; ciò risulta evidente dalla lettera  del 6 luglio 1988 del presidente di BAe al ministro del Commercio e dell'Industria. Non si può tuttavia sostenere che BAe abbia fornito prestazioni adeguate a fronte di tali concessioni. Queste si configurano, rispetto alle condizioni di vendita  notificate, come « condizioni modificate per l'acquisto di Rover Group » (lettera del 6 luglio 1988), stabilite unilateralmente dal governo del Regno Unito e tutte a suo esclusivo svantaggio. Anche ammettendo che un venditore privato avrebbe  acconsentito, seconda una « prassi normale », a queste concessioni se gli fossero state chieste dall'acquirente all'ultimo momento, rimane il fatto che esse costituiscono una modifica assai sostanziale dei termini del contratto rispetto a quelli  notificati alla Commissione. Poiché le condizioni notificate contenevano già un elemento alquanto rilevante di aiuto di Stato, qualsiasi modifica di dette condizioni che comportasse concessioni finanziarie unilaterali a favore di BAe doveva  automaticamente costituire un ulteriore aiuto di Stato. La natura di aiuto di Stato di dette concessioni è ulteriormente messa in evidenza dall'argomentazione delle stessa BAe secondo cui la vendita non avrebbe avuto luogo in loro mancanza.  Per quanto concerne l'argomento vii), la posizione della Commissione in merito all'incidenza delle misure di aiuto sul commercio intracomunitario è esposta nella parte V, ultimo comma.  Per quanto riguarda l'argomento viii), la Commissione ha già chiarito sopra (parte V) perché non sia necessario mettere gli aiuti in relazione con o « ripartirli » tra le diverse attività commerciali di BAe. Essa ha inoltre illustrato il modo in cui ha  calcolato il valore dell'aiuto di Stato contenuto nel differimento del pagamento del prezzo di acquisto. La Commissione non ritiene di dover tenere conto a tal fine dell'incidenza fiscale di detto riferimento e neppure dell'invito a recuperare l'aiuto  successivamente rivolto al governo. Il trattamento previsto in casi del genere dai regimi fiscali nazionali è materia di competenza delle autorità nazionali. Non spetta alla Commissione intervenire o tener conto del regime applicato, a meno che questo  non venga adattato in modo da riservare un trattamento particolarmente favorevole a singole imprese e diventi di per sé atto a incorporare un elemento di aiuti di Stato e quindi a falsare direttamente la concorrenza tra imprese di diversi Stati membri.  Nel caso in esame ciò non è avvenuto. La Commissione tiene conto dell'incidenza sotto il profilo fiscale delle misure di aiuto quando calcola l'equivalente sovvenzione lordo e netto dei singoli aiuti nel quadro della valutazione della loro  compatibilità, ma resta fermo il principio che l'aiuto è costituito dall'importo lordo.  In risposta agli argomenti ix), x) e xi) va rilevato, in ordine all'asserzione che la posizione di BAe verrebbe ora aggravata da un'espressa richiesta di ripetere anche gli interessi, che la decisione della Commissione del 1990 esigeva solo il rimborso  del totale degli aiuti ricevuti per un importo di 44,4 milioni di UKL ma non imponeva espressamente il recupero degli interessi su tale capitale. Da detta decisione non si può però neppure inferire che non andavano addebitati interessi, vale a dire che,  se la decisione fosse stata applicata, non avrebbe dovuto essere riscosso alcun interesse. Nella logica economica della sentenza della Corte del 21 marzo 1990 (cosiddetta causa « Tubemeuse », già citata al punto xi) della parte VIII) il recupero degli  interessi è necessario quanto il recupero dell'importo in conto capitale per ripristinare lo status quo ante (punto 66 della motivazione); altrimenti il beneficiario di un aiuto illegale godrebbe di un indebito vantaggio finanziario, ossia di un aiuto  aggiuntivo ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE, che potrebbe essere accresciuto ritardando la data effettiva di versamento del rimborso, previo ricorso alla Corte di giustizia, come nel presente caso. Inoltre BAe e Rover Group hanno  potuto beneficiare nel frattempo di un vantaggio finanziario di cui, secondo la Commissione, non avrebbero mai dovuto godere. Infine va rilevato che la sentenza della Corte nella causa « Tubemeuse » è stata pronunciata prima che la Commissione adottasse  la decisione del 17 luglio 1990 nel presente caso e che detta sentenza conferma una giurisprudenza costante in merito agli obiettivi e alla necessità del recupero degli aiuti di Stato concessi illegalmente.  BAe sostiene - argomento ix) - che se la decisione del 1990 non fosse stata illegittima l'ammontare degli interessi da recuperare sarebbe stato determinato secondo la prassi vigente nel 1990, ossia a decorrere dalla data fissata per il rimborso  dell'aiuto nella lettera della Commissione in data 17 luglio 1990 con la quale questa notificava alle autorità britanniche la sua decisione negativa ed esigeva il rimborso di 44,4 milioni di UKL, cioè il 18 agosto 1990. Questo è esatto: la prassi  costante della Commissione in quel momento era di esigere, nelle sue decisioni che chiedevano il recupero degli aiuti di Stato versati illegalmente, che gli aiuti stessi venissero recuperati a norma della legislazione nazionale in materia, anche per  quanto riguarda l'interesse di mora dovuto per il ritardato pagamento dei debiti verso lo Stato. Le disposizioni vigenti in materia nel Regno Unito erano - e sono tuttora - le seguenti:  a) in procedimenti dinanzi alla High Court per il recupero di un credito o il risarcimento di un danno possono essere inclusi in qualsiasi somma determinata nella sentenza interessi semplici, al tasso che la Corte ritenga congruo o che sia stabilito  dalle regole della Corte e a decorrere dalla data in cui hanno avuto luogo i fatti che hanno dato origine all'azione [sezione 35A del Supreme Court Act, 1981];  b) una parte deve avanzare espressamente la richiesta di interessi ai sensi della suddetta sezione 35A [Supreme Court Rules, Order 18, Rule 8 (4)];  c) tali interessi decorreranno in ogni caso dalla data della sentenza, ossia della sua pronuncia, e si applicheranno a tutti i debiti e crediti della Corona [Sezione 24, sottosezioni (1) e (2); Crown Proceedings Act, 1947].  In un momento successivo alla decisione del 1990, ossia nel marzo del 1991, la Commissione ha modificato (dandone debita comunicazione agli Stati membri) la sua prassi nel senso di esigere, nelle sue decisioni relative al rimborso di aiuti di Stato  illegalmente concessi, che gli interessi sull'importo dell'aiuto da rimborsare siano calcolati a decorrere dalla data dell'effettivo versamento degli aiuti stessi. Questa prassi è dunque posteriore alla decisione del 1990: la Commissione ammette quindi  che, come hanno sostenuto sia le autorità del Regno Unito che BAe, essa non possa essere applicata retroattivamente nel caso in esame, in particolare per quanto riguarda la data di decorrenza degli interessi. Ne consegue che gli interessi vanno  calcolati a partire dalla data prevista dalla normativa nazionale vigente al momento dei fatti, ossia al momento in cui è stata adottata la decisione del 1990. Ne consegue altresì che la situazione finanziaria di BAe e di Rover Group non sarebbe resa  più difficile, rispetto a quella esistente nel luglio del 1990, dalla richiesta di pagare interessi sul capitale in questione a decorrere dalla data in cui il capitale stesso avrebbe dovuto essere restituito ai sensi della decisione del 1990, e cioè  entro il 17 agosto 1990.  A questo proposito va ricordato che in risposta alla decisione del 1990, il governo del Regno Unito aveva fatto sapere alla Commissione che intendeva ottemperare alle disposizioni della decisione stessa e aveva a tal fine promosso dinanzi alla High  Court delle azioni nei confronti di BAe e di Rover Group, chiedendo alla prima un importo di 42,9 milioni di UKL e alla seconda un importo di 1,5 milioni di UKL. In entrambi i casi l'attore (il DTI) ha chiesto nell'atto di citazione in giudizio « . . .  interessi ai sensi della sezione 35A . . . al tasso che la Corte ritenga congruo per il periodo dal 18 agosto 1990 alla data della presente citazione e per il periodo da detta data a quella sentenza o del pagamento, se anteriore ». Di conseguenza spetta  alle autorità del Regno Unito determinare il tasso al quale gli interessi di cui sopra vanno calcolati in base alla legge e alla prassi normalmente applicate, al momento dei fatti, in caso di recupero di crediti dello Stato di natura simile o  eventualmente identica nel Regno Unito.  In risposta all'argomento sintetizzato al punto xii) basti ricordare che la Commissione, considerate le osservazioni delle parti, non chiede più gli interessi a decorrere dalla data effettiva di ricevimento degli aiuti in questione ma solo dalla data in  cui il capitale avrebbe dovuto essere rimborsato in virtù della decisione del 1990 se questa non fosse stata dichiarata nulla dalla Corte per vizio di procedura. Va inoltre rilevato che nel corso dell'iter di adozione della presente decisione, intesa a  sanare detto vizio di procedura, tutte le parti interessate hanno avuto occasione di presentare alla Commissione le loro osservazioni; in tal modo tanto BAe, quanto Rover Group hanno potuto beneficiare della sentenza della Corte di giustizia del 4  febbraio 1992 (citata nel secondo comma della sezione I). In ogni caso le argomentazioni riassunte sotto questo punto poggiano su un errore, in quanto BAe confonde la quantificazione dell'importo in capitale di uno degli aiuti (33,4 milioni di UKL,  corrispondenti al valore del pagamento differito del prezzo di acquisto di Rover Group) con l'interesse da pagare su tale capitale, una volta quantificato. Ambedue vengono impropriamente definiti « penali ». La Commissione ha già discusso la questione  della quantificazione dell'importo di cui trattasi [al punto c) della parte V e al punto viii) della presente parte] e continua a ritenere che il metodo da essa scelto dia un risultato equo. Non si tratta quindi di una « penale », né costituisce una «  penale » esigere che vengano pagati interessi sul capitale corrispondente all'importo quantificato, dato che in caso contrario BAe e Rover Group beneficerebbero di un indebito vantaggio finanziario.  X  Nella sua lettera alla Commissione del 25 settembre 1992 il governo del Regno Unito ribadisce la sua intenzione di ottemperare e di dare esecuzione ad una nuova decisione della Commissione che ordini il recupero dell'aiuto di 44,4 milioni di UKL che  ha accompagnato la vendita di Rover Group nel 1988, a condizione però che gli interessi decorrano da una data da specificarsi, successiva alla pubblicazione della decisione. Le condizioni prospettate dalla Commissione nella sua lettera del 30 luglio  1992 di fatto punirebbero, si insiste, BAe e Rover Group per avere contestato con successo la decisione del 1990 e questo non può essere considerato né equo, né ragionevole. Infine ciò renderebbe più difficile per il governo del Regno Unito il compito  di provvedere al recupero dell'aiuto da BAe e da Rover Group.  Gli elementi di fatto e giuridici delle osservazioni del Regno Unito sono stati discussi sopra. Per quanto riguarda le considerazioni in materia di equità, va rilevato che consentire al beneficiario di aiuti di Stato illegali di godere dei vantaggi  finanziari risultanti dall'aver trattenuto l'ammontare degli aiuti stessi per un significativo periodo di tempo non è solo illegittimo, ma anche non equo, in particolare nei confronti dei concorrenti che non hanno beneficiato di alcun aiuto di Stato  ingiustificato in un settore industriale sensibile.  XI  Qualora vengano erogati aiuti incompatibili con il mercato comune, la Commissione - avvalendosi dei poteri ad essa conferiti dall'articolo 93, paragrafo 2 del Trattato CEE e sanciti dalla Corte di giustizia nella sentenza del 12 luglio 1973 nella  causa 70/72 (11), confermata dalla sentenza del 24 febbraio 1987 nella causa 310/85 (12) - può esigere che gli Stati membri ripetano dai beneficiari gli aiuti versati. A tal fine è indispensabile che le autorità del Regno Unito recuperino immediatamente  i 44,4 milioni di UKL di aiuti incompatibili concessi a British Aerospace e a Rover Group dal governo del Regno Unito, applicando le disposizioni nazionali che disciplinavano il recupero dei crediti dello Stato al momento dei fatti.  HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:  Articolo 1  Gli aiuti di Stato concessi dal governo del Regno Unito a British Aerospace per l'acquisto di Rover Group in aggiunta a quelli autorizzati con la decisione 89/58/CEE per un ammontare di 44,4 milioni di UKL, sono illegali in quanto  corrisposti in violazione dell'articolo 93, paragrafo 3 del Trattato CEE. Essi sono altresì incompatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del Trattato CEE.  Articolo 2  Il governo del Regno Unito è tenuto a provvedere alla revoca dell'aiuto di cui all'articolo 1, esigendo il rimborso, da parte di British Aerospace e Rover Group, della somma di 44,4 milioni di UKL. Detto importo va maggiorato in misura  corrispondente all'utile d'interessi di cui British Aerospace e Rover Group hanno beneficiato; detti interessi vanno calcolati per entrambe a decorrere dal 18 agosto 1990, ad un tasso da determinare in conformità delle disposizioni nazionali del Regno  Unito che disciplinavano il recupero dei crediti dello Stato al 18 agosto 1990.  Articolo 3  Il governo del Regno Unito informerà la Commissione delle misure adottate per conformarsi alla presente decisione entro un mese dalla sua notifica.  Articolo 4  Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è destinatario della presente decisione.  Fatto a Bruxelles, il 9 marzo 1993.  Per la Commissione Karel VAN MIERT Membro della Commissione (1) GU n. C 122 del 14. 5. 1992, pag. 3.  (2) GU n. L 25 del 28. 1. 1989, pag. 92.  (3) GU n. C 21 del 29. 1. 1991, pag. 2.  (4) Causa C-294/90, British Aerospace and Rover group Holdings c/ Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1992, pag. I-493.  (5) Capolongo c/Maya, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1973, pag. 611.  (6) Raccolta della giurisprudenza della Corte 1991, pag. I-4437.  (7) Sentenza del 12 novembre 1987, causa 344/85, Ferriere San Carlo/Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1987, pag. 4435.  (8) Sentenza del 21 marzo 1990, causa C-142/87, Belgio/Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1990, pag. I-959.  (9) Sentenza del 21 novembre 1991, causa 354/90, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1991, pag. I-5505.  (10) GU n. L 6 dell'11. 1. 1992, pag. 36.  (11) Commissione c/Germania, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1973, pag. 813.  (12) Deufil c/Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte, 1987, pag. 901.