CELEX: 61982CC0342
Language: it
Date: 1983-10-27
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Sir Gordon Slynn del 27 ottobre 1983. # Hartog Cohen contro Commissione delle Comunità europee. # Dipendenti - Invalidità - Atto di abnegazione. # Causa 342/82.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE
   SIR GORDON SLYNN
   DEL 27 OTTOBRE 1983 (
         1
      )
   
      Signor Presidente,
   
   
      signori Giudici,
   
   Il 27 novembre 1981 la commissione d'invalidità nominata a norma dell'art. 9, dell'allegato II dello Statuto del personale, accertava che il sig. Cohen, allora in servizio presso la Commissione col grado LA/4, era colpito da invalidità permanente totale che gli impediva di svolgere le mansioni corrispondenti'a un posto della sua carriera ai sensi dell'art. 78 dello Statuto stesso. La commissione dichiarava inoltre che l'invalidità non eradovuta ad alcuna delle cause menzionate nel 2o comma di detto articolo. La Commissione emetteva quindi una decisione in data 11 dicembre 1981, nel senso che doveva essere collocato a riposo dal 1o gennaio 1982 a norma dell'art. 53 dello Statuto. L'entità della pensione veniva fissata a norma del 3o comma dell'art. 78 con riferimento alla pensione che gli sarebbe spettata all'età di 65 anni se fosse rimasto in servizio. Tale importo è inferiore a quello che si sarebbe avuto applicando il 2o comma dell'art. 78. Il Cohen proponeva un reclamo contro la decisione della Commissione che veniva da questa respinto il 5 ottobre 1982. Egli chiede ora l'annullamento della parte della decisione della commissione di invalidità in cui si dichiara che l'invalidità non è dovuta da un atto di abnegazione compiuto nell'interesse pubblico, della decisione della Commissione 11 dicembre 1981 nonché della decisione con cui la Commissione ha respinto il reclamo, deducendo vari mezzi attinenti alla sostanza ed alla forma. In subordine egli chiede che dichiariate che l'art. 78, 2o comma va inteso nel senso che la pensione maggiore va liquidata per gli atti di abnegazione compiuti prima dell'entrata in servizio presso la Commissione. Egli chiede che sia convocata una nuova commissione d'invalidità, in subordine che sia accertato se detta commissione abbia preso in considerazione il nesso causale tra le sue attuali condizioni e gli atti che invoca.
   La tesi del Cohen si basa sul presupposto che la sua invalidità deriva dalle attività da lui svolte nella resistenza olandese durante la guerra 1939-1945 e che queste gli danno diritto alla maggiore percentuale di pensione contemplata dall'art. 78, 2o comma.
   A tale scopo egli si richiama ad un certificato del proprio medico curante, dott. Gohdes, che era stato da lui designato come membro della commissione d'invalidità e che reca la stessa data della relazione della commissione stessa. Questo certificato dichiara essere molto probabile che vi sia un nesso fra le condizioni di salute del Cohen e gli anni che aveva trascorso nella resistenza olandese. Nello stesso sènso si esprime un certificato, in data 2 febbraio 1982, del neurochirurgo dott. Langie, in cui è detto essere probabile che le condizioni ivi descritte siano collegate con la vita condotta dal Cohen nella resistenza. Il Cohen deduce pure il fatto che la sua domanda di pensione speciale a carico dello Stato olandese, a causa del coraggio dimostrato nella resistenza e delle condizioni di salute conseguitene, era stata accolta il 6 dicembre 1982.
   Egli si duole che, trasgredendo l'art. 25, 2o comma, dello Statuto, la commissione d'invalidità e la Commissione non abbiano motivato le decisioni adottate a suo carico. Egli sostiene inoltre che non sono stati osservati l'art. 78 e determinati principi generali del diritto relativi all'obbligo di motivare. La commissione d'invalidità non avrebbe accertato le cause della sua malattia e non l'avrebbe nemmeno interrogato in proposito. La decisione della commissione d'invalidità non consentirebbe di stabilire se essa ignorasse l'atto di abnegazione da lui invocato, se abbia ritenuto che un atto del genere non sussistesse o non ne abbia tenuto conto in quanto giuridicamente irrilevante. La commissione d'invalidità avrebbe commesso un errore di fatto negando il nesso causale fra la sua attività e le sue condizioni; avrebbe commesso un errore di diritto se avesse omesso di tenerne conto in quanto precendente all'entrata in servizio.
   La Commissione ribatte che la commissione d'invalidità, tenuto conto del fatto che l'art. 9, 3o comma, dell'allegato II dello Statuto stabilisce che i lavori della commissione stessa sono segreti, non era tenuta a motivare più di quanto abbia fatto. Essa sostiene inoltre che dato che l'attenzione del dott. Gohdes era stata attirata in particolare sull'art. 78, 2o comma, la commissione d'invalidità aveva espressamente stabilito che non v'era alcun nesso fra l'atto di abnegazione e le condizioni di salute e che questa decisione non poteva essere modificata. Sarebbe irrilevante il fatto che altri certificati medici possano contraddire la commissione d'invalidità. In ogni caso atti del genere non potrebbero esser fatti valere sotto il profilo giuridico a causa del tempo in cui erano avvenuti; la partecipazione alla resistenza non andrebbe considerata come un atto di abnegazione compiuto nell'interesse pubblico ai sensi dello Statuto.
   Concordo con la Commissione nel ritenere che la domanda di annullamento della decisione con cui è stato respinto il reclamo non può essere accolta. Ciò lascia tuttavia intatta la questione essenziale, cioè se la decisione della commissione d'invalidità e la prima decisione della Commissione siano valide.
   La dichiarazione della commissione d'invalidità secondo cui l'invalidità non era dovuta ad un infortunio avvenuto durante lo svolgimento delle sue mansioni né a malattia professionale, né ad un atto di abnegazione compiuto nell'interesse pubblico o al fatto di aver rischiato la propria vita per salvare quella altrui è molto generica. Essa non indica che la commissione d'invalidità abbia preso in considerazione le attività durante il periodo bellico o il problema del nesso causale fra esse e l'invalidità. Non vi sono prove che la commissione d'invalidità sia stata espressamente richiesto di farlo, né è stato prodotto alcun documento atto a dimostrare che la questione sia stata sollevata. Se non era stata sollevata, e non v'era nulla che inducesse a farlo, la commissione d'invalidità era secondo me autorizzata ad, esprimersi in termini generali come ha fatto (vedi per analogia la sentenza 257/81 K/Consiglio,12. 1. 1983; non ancora pubblicata). Se invece il punto era stato sollevato, ritengo che la commissione d'invalidità avrebbe dovuto dichiarare se vi fosse un nesso causale fra le attività e lo stato di salute. Non ammetto l'argomento della Commissione secondo cui il segreto dei lavori della commissione d'invalidità autorizzasse la commissione stessa a non farlo. Il nesso causale può facilmente essere accertato senza venir meno al segreto medico. Nemmeno mi persuade l'assunto della Commissione secondo cui, dato che il medico curante, che era membro della commissione d'invalidità, sapeva delle attività, la commissione doveva essersi occupata della questione. Così pure non mi persuade la tesi della Commissione secondo cui è un rimedio sufficiente per il Cohen il fatto di poter parlare del problema al medico da lui designato.
   Comunque lasciando da parte tali questioni, il problema essenziale resta quello se gli atti compiuti prima di essere assunti possono essere invocati ai fini dell'art. 78, 2o comma. Neil'esaminare la questione parto dal presupposto che gli atti di cui trattasi fossero atti di abnegazione compiuti nell'interesse pubblico e che vi fosse un nesso causale fra essi e lo stato di salute.
   Si tratta quindi di una questione d'interpretazione. Respingo l'argomento del Cohen secondo cui la lettera della disposizione è così chiara, che rende possibile intendere la disposizione stessa solo in un modo con la conseguenza che non v'è affatto bisogno d'interpretazione. Secondo me v'è un'ambiguità insita nella lettera che dev'essere eliminata. Non terrei tuttavia conto della proposta di regolamento fatta dalla Commissione, proposta alla quale il suo patrono si è riferito. Mi sembra che la cosa essenziale da fare sia considerare la lettera nel contesto del regolamento e chiedersi se un atto di abnegazione, dal punto di vista interpretativo, possa esser stato compiuto in qualsiasi momento o soltanto durante il periodo di servizio.
   Va rilevato che la prima categoria di atti contemplati nel 2o comma dell'art. 78 è quella degli infortuni avvenuti «nell'esercizio o in occasione dell'esercizio delle proprie funzioni». Questa disposizione chiaramente si riferisce solo ai fatti accaduti durante il periodo del servizio. Secondo me, questa disposizione espressa mira tuttavia ad escludere gli infortuni avvenuti in situazioni non connesse al servizio, piuttosto che a definire il periodo rilevante. Non mi pare che ne consegua, dato che v'è un'espressa limitazione della prima categoria, che la mancanza di limitazione per le altre significhi che vanno intese senza limitazione di tempo.
   La seconda categoria nel 2o comma è la «malattia professionale.» che provoca l'invalidità e la terza un atto di abnegazione compiuto nell'interesse pubblico o il fatto di aver rischiato la propria vita per salvare quella altrui. Infine, nel 3o comma viene l'invalidità dovuta ad altra causa. In nessuna di queste è indicato specificamente il periodo. Va cionondimeno rilevato che, a differenza dell'art. 73 del regolamento, dove si tratta delle prestazioni per malattia professionale o per infortunio, l'art. 78 stabilisce che l'invalidità deve impedire al dipendente di svolgere le sue mansioni. Va quindi considerata nel contesto di un periodo di servizio.
   Ovviamente, come il Cohen sostiene, la qualità dell'atto può essere la stessa indipendentemente dal periodo in cui avviene. Un atto compiuto prima dell'assunzione può anche essere più meritorio di un altro atto compiuto durante il servizio. Questo non è tuttavia il criterio. L'unica questione è quella del momento in cui gli atti devono accadere per essere rilevanti.
   Grosso modo, la pensione versata ad un impiegato serve a compensare quello che viene fatto o quello che accade durante il servizio. La pensione d'anzianità riguarda un periodo di servizio prestato ed è una forma di retribuzione differita. La pensione d'invalidità viene versata per compensare l'invalidità insorta durante il servizio. Mi sembra che, in sede interpretativa, la causa determinante dell'invalidità, ai fini dell'art. 78, 2o comma, deve del pari intervenire durante il periodo di servizio. La causa dell'invalidità può essere un evento oppure l'aggravarsi di una situazione preesistente. Se un evento viene indicato come attributivo di un diritto, senza alcuna precisazione circa il momento in cui l'evento deve verificarsi, secondo me esso deve accadere durante il periodo di servizio. Quindi, se il 2o comma si fosse limitato a stabilire che la pensione maggiore è dovuta se l'invalidità deriva da infortunio, senza ulteriore specificazione, avrei interpretato ciò nel senso che deve trattarsi di un infortunio accaduto durante il servizio. Il peggioramento di una situazione preesistente in seguito dell'infortunio che abbia provocato l'invalidità durante il servizio, secondo me costituirebbe giuridicamente una «altra causa» ai sensi dell'art. 78, 3o comma, anche se l'infortunio iniziale fosse anteriore all'entrata in servizio. Nello stesso modo, l'atto di abnegazione nell'interesse pubblico, o l'aver rischiato la vita per salvare altri, devono secondo me avvenire durante il servizio. Il peggioramento durante il servizio di una situazione preesistente dovuto ad un atto di abnegazione compiuto anteriormente all'entrata in servizio, peggioramento che provochi l'invalidità durante il servizio, è di nuovo dovuto a «altra causa» e quindi ricade sotto il 3o comma dell'articolo.
   Sono pertanto del parere che i fatti di cui trattasi nella presente causa — ammesso che costituiscano un atto di abnegazione compiuto nell'interesse pubblico — dato che non sono avvenuti durante il servizio, non possono essere fatti valere ai fini dell'art. 78, 2o comma. Dato che non sono stati allegati altri fatti accaduti durante il servizio, la commissione d'invalidità e la Commissione sono giunte alla sola conclusione giuridicamente possibile.
   Secondo me il ricorso va perciò respinto e ciascuna parte deve sopportare le proprie spese.
   (
         1
      )	Traduzione dall'inglese