CELEX: 62004TJ0034
Language: it
Date: 2005-06-22 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 22 giugno 2005. # Plus Warenhandelsgesellschaft mbH contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Richiesta di marchio comunitario figurativo contenente l'elemento denominativo "Turkish Power" - Marchio denominativo anteriore POWER - Procedimento d'opposizione - Rischio di confusione eventuale - Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94. # Causa T-34/04.

Causa T‑34/04
      Plus Warenhandelsgesellschaft mbH
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Marchio comunitario — Domanda di marchio comunitario figurativo contenente l’elemento denominativo “Turkish Power” — Marchio denominativo anteriore POWER — Procedimento di opposizione — Rischio di confusione eventuale — Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
      Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 22 giugno 2005 
      Massime della sentenza
      Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Rischio
            di confusione con il marchio anteriore — Marchio figurativo Turkish Power e marchio denominativo POWER 
      [Regolamento (CE) del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      Non esiste, per il pubblico tedesco, rischio di confusione tra il segno figurativo composto dai due vocaboli «Turkish» e «power»
         separati da una testa di leone ruggente dalla criniera fiammeggiante, di cui è chiesta la registrazione come marchio comunitario
         per svariati prodotti comprendenti «tabacco, articoli per fumatori, fiammiferi» rientranti nella classe 34 ai sensi dell’Accordo
         di Nizza, e il marchio denominativo POWER, registrato anteriormente in Germania per «tabacco, articoli per fumatori, (...);
         fiammiferi» rientranti nella medesima classe, in quanto non risulta che l’elemento «power», comune ai due segni, costituisca
         la componente dominante del segno richiesto né che esso determini l’impressione generale che emerge da quest’ultimo al punto
         da consentire la caratterizzazione di un rischio di confusione nella mente del pubblico di riferimento, cosicché, alla luce
         delle differenze peraltro esistenti tra i due segni in conflitto sul piano visivo, fonetico e concettuale, e nonostante l’identità
         dei prodotti da questi designati e la presenza del citato elemento denominativo comune, il pubblico destinatario, avveduto,
         che manifesta un elevato grado di attenzione ed è fedele ai suoi marchi tradizionali, non può credere che i prodotti in questione
         provengano dalla medesima impresa o, eventualmente, da imprese collegate economicamente.
      
      (v. punti 49, 71‑72)
      
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      22 giugno 2005 (*)
      
      «Marchio comunitario – Richiesta di marchio comunitario figurativo contenente l’elemento denominativo “Turkish Power” – Marchio denominativo anteriore POWER – Procedimento di opposizione – Rischio di confusione eventuale – Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
      Nella causa T-34/04,
      Plus Warenhandelsgesellschaft mbH, con sede in Mühlheim (Germania), rappresentata dall’avv. B. Piepenbrink, 
      
      ricorrente,
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)      (UAMI), rappresentato dal sig. G. Schneider, in qualità di agente,
      
      convenuto,
      controinteressati nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI:
      Joachim Bälz  e Friedmar Hiller, residenti in Stoccarda (Germania), 
      
      avente ad oggetto un ricorso proposto contro la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI 25 novembre 2003
         (procedimento R 620/2002-2), relativo ad un procedimento d’opposizione tra la società Tengelmann Warenhandelsgesellschaft
         e i sigg. Bälz e Hiller,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO
      DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
      composto dal sig. H Legal, presidente, dalla sig.ra P. Lindh e dal sig. V. Vadapalas, giudici,
      cancelliere: sig.ra C. Kristensen, amministratore
      visto il ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 28 gennaio 2004,
      visto il controricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 18 giugno 2004,
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 24 febbraio 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Antefatti della controversia
      1       Il 26 settembre 2000 i sigg. Joachim Balz e Friedmar Hiller hanno presentato una domanda di marchio comunitario figurativo
         presso l’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) ai sensi del regolamento (CE)
         del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario (GU L 11, pag. 1), come modificato.
      
      2       Il marchio la cui registrazione è stata richiesta è il segno qui riprodotto:
      
         
      3       I prodotti per i quali viene richiesta la registrazione sono diversi prodotti compresi nelle classi 3, 25, 28, 32, 33 e 34
         dell’Accordo di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della
         registrazione dei marchi, come riveduto e modificato.
      
      4       La domanda di marchio comunitario è stata pubblicata nel Bollettino dei marchi comunitari 14 maggio 2001, n. 43. 
      
      5       Con lettera 6 agosto 2001, la società Tengelmann Warenhandelsgesellschaft ha proposto un’opposizione contro tale domanda di
         registrazione, facendo valere l’esistenza di un rischio di confusione, ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento
         n. 40/94, tra il segno richiesto e il suo marchio denominativo tedesco anteriore POWER, registrato il 14 aprile 1994 per i
         prodotti «tabacco, articoli per fumatori, vale a dire tabacchiere, portasigari e portasigarette, astucci per sigari e sigarette,
         posacenere, tutti prodotti summenzionati non in metalli preziosi, in lega o placcati, portapipe, nettapipe, tagliasigari,
         pipe, accendini, apparecchi tascabili per arrotolare sigarette, carta da sigarette, filtri per sigarette, fiammiferi», rientranti
         nella classe 34.
      
      6       L’opposizione è diretta contro una parte dei prodotti specificati nella domanda di marchio comunitario, vale a dire «tabacco,
         articoli per fumatori, fiammiferi», rientranti nella classe 34.
      
      7       Questa opposizione è stata respinta il 27 maggio 2002 dalla divisione d’opposizione, a motivo dell’assenza di rischio di confusione
         tra i due segni in esame.
      
      8       Il 25 luglio 2002 l’opponente ha contestato tale decisione dinanzi alla seconda commissione di ricorso dell’UAMI, sostenendo
         che l’impressione complessiva prodotta dal segno richiesto era determinata dall’elemento distintivo «power», mentre gli altri
         suoi elementi erano privi di carattere distintivo. Essa sosteneva che, poiché l’elemento dominante «power» era presente in
         entrambi i marchi, l’opposizione avrebbe dovuto essere accolta.
      
      9       Il 1º ottobre 2003 la società Plus Warenhandelsgesellschaft mbH è stata iscritta nel registro tedesco dei marchi in qualità
         di nuovo titolare del marchio nazionale anteriore POWER.
      
      10     Con decisione 25 novembre 2003 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), la seconda commissione di ricorso dell’UAMI ha respinto
         il ricorso, a motivo dell’assenza di rischio di confusione sul territorio rilevante, a causa delle differenze visive, fonetiche
         e concettuali esistenti tra i due segni in conflitto. Essa ha considerato che, contrariamente al parere dell’opponente, l’elemento
         denominativo «Turkish» del segno richiesto e il suo elemento figurativo consistente in una testa di leone non potevano essere
         ignorati e che, anche se la testa di leone faceva allusione al concetto di forza, non si trattava di una trasposizione pura
         e semplice di tale nozione. Essa ha inoltre rilevato che nemmeno l’elemento «Turkish» poteva essere trascurato, poiché rivestiva
         un’importanza sul piano visivo e fonetico, e che il significato complessivo dei termini «Turkish power» differiva da quello
         del termine «power».
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      11     In tale contesto la ricorrente, cessionaria del diritto al marchio nazionale anteriore, ha proposto il presente ricorso contro
         la decisione della commissione di ricorso.
      
      12     La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata;
      –       in subordine, darle la possibilità di completare per iscritto, entro un termine ragionevole, gli elementi che il Tribunale
         consideri insufficienti per quanto riguarda i fatti e le loro conseguenze giuridiche;
      
      –       condannare l’UAMI alle spese.
      13     Durante l’udienza, la ricorrente ha rinunciato a un capo di conclusioni da essa previamente presentato e con il quale essa
         chiedeva al Tribunale di disporre la cancellazione del marchio richiesto.
      
      14     L’UAMI chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       Sulla ricevibilità del ricorso
      15     L’UAMI osserva che la ricorrente, benché cessionaria del marchio nazionale anteriore, non è stata parte del procedimento dinanzi
         alla commissione di ricorso. Tuttavia, l’UAMI sostiene che l’art. 63, n. 4, del regolamento n. 40/94 deve essere interpretato
         nel senso che la nozione di «parti nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso» che possono proporre il ricorso dinanzi
         al Tribunale comprende anche gli aventi causa del titolare di un marchio in conflitto con un segno di cui viene richiesta
         la registrazione come marchio comunitario.
      
      16     È costantemente affermato, e peraltro non è stato contestato, che il trasferimento del marchio nazionale alla ricorrente da
         parte del suo ex titolare, la società Tengelmann Warenhandelsgesellschaft, è avvenuto durante il procedimento dinanzi all’UAMI.
         Tale circostanza comporta la sostituzione della ricorrente alla società cedente nella sua qualità di parte del procedimento
         dinanzi alla commissione di ricorso.
      
      17     Ciò premesso, la ricorrente è legittimata a chiedere l’annullamento della decisione impugnata.
       Nel merito
       Sul primo motivo, relativo alla violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94
       Argomenti delle parti
      18     La ricorrente rileva che i prodotti «tabacco, articoli per fumatori, fiammiferi», rientranti nella classe 34 e designati nella
         domanda di registrazione, e i prodotti designati dal marchio anteriore sono parzialmente identici o molto simili.
      
      19     Il termine «power» sarebbe l’elemento esclusivo del marchio anteriore e avrebbe un carattere distintivo rafforzato da un uso
         esteso a titolo di marchio. Il marchio anteriore non verrebbe utilizzato solo per descrivere i prodotti, in quanto la categoria
         di consumatori e di operatori economici destinatari non sarebbe indotta a considerare il termine «power» come indicazione
         di una qualità dei prodotti per fumatori in questione, contrariamente all’indicazione che potrebbero fornire termini come
         «full flavour», «light» o «gold».
      
      20     Il termine «power» sarebbe peraltro l’elemento caratteristico esclusivo del segno richiesto, in quanto solo i nomi, ad esclusione
         degli aggettivi, verrebbero impiegati per designare le cose, in applicazione delle regole grammaticali tedesche e inglesi.
         L’aggettivo inglese «Turkish» non sarebbe quindi interessante ai fini di un paragone dei segni, poiché indichederebbe ai clienti
         interessati solo che i prodotti di cui trattasi hanno origine turca e non potrebbe essere percepito dal pubblico destinatario
         come aggettivo che identifica l’impresa da cui provengono.
      
      21     Quando i prodotti designati non sono messi in commercio nei self-service, l’acquirente è costretto a pronunciare il nome del
         marchio, che è il modo di designazione più semplice del prodotto. Orbene, nell’ambito di un paragone dei due segni in conflitto
         sul piano fonetico, la rappresentazione grafica del segno richiesto non avrebbe alcuna importanza.
      
      22     L’immagine di una testa di leone posta tra i termini «Turkish» e «power» non influenzerebbe, di per sé, l’impressione visiva
         globale prodotta dal segno richiesto perché essa serve solo a rafforzare il senso dell’elemento «power», conosciuto dalla
         clientela interessata come elemento costitutivo del marchio della ricorrente.
      
      23     Con riferimento, da una parte, alla somiglianza tra i due segni in conflitto, identici nel loro elemento dominante, e, dall’altra,
         all’impressione generale che essi producono sul pubblico tedesco, vi sarebbe quindi un rischio di confusione, dato che il
         pubblico potrebbe credere che i prodotti in questione provengano dalla medesima impresa o da imprese economicamente collegate.
      
      24     L’UAMI rileva, in primo luogo, che, poiché il marchio anteriore era tutelato in Germania, occorre fare riferimento alla percezione
         dei segni in conflitto da parte del pubblico tedesco, il quale sarebbe stato correttamente considerato dalla commissione di
         ricorso come normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto.
      
      25     L’UAMI osserva, in secondo luogo, che i prodotti a cui è diretta l’opposizione, vale a dire «tabacco, articoli per fumatori,
         fiammiferi», sono tutti protetti dal marchio anteriore e che i prodotti interessati dai segni in conflitto sono quindi identici.
         
      
      26     L’UAMI ricorda, in terzo luogo, che la valutazione della somiglianza dei segni in conflitto deve essere basata sulla loro
         concordanza visiva, fonetica e concettuale e che occorre esaminarli nel loro complesso, in quanto i loro elementi dominanti
         e distintivi sono determinanti.
      
      27     Il termine «power», che è l’elemento costitutivo esclusivo del marchio anteriore, non sarebbe descrittivo di alcun prodotto
         interessato. Pur ritenendo che il carattere distintivo di tale elemento sia relativamente debole, con riferimento ai prodotti
         designati, la commissione di ricorso avrebbe presunto a vantaggio dell’opponente che il suo marchio possedeva un carattere
         distintivo medio.
      
      28     Il segno richiesto sarebbe composto dagli elementi «Turkish» e «power», nonché dall’elemento figurativo che li separa e che
         rappresenta una testa di leone. La valutazione degli elementi distintivi di tale segno dovrebbe basarsi sul fatto che sia
         l’elemento «power» sia l’elemento figurativo, la testa di leone, e infine l’aggettivo «Turkish», sono distintivi e non descrittivi
         e che tale segno, considerato complessivamente, produce un’impressione diversa da quella del marchio POWER. 
      
      29     Al punto 26 della decisione impugnata, la commissione di ricorso avrebbe ammesso la possibilità che una parte del pubblico
         tedesco percepisca l’elemento «Turkish» come un’indicazione della provenienza geografica dei prodotti. Essa avrebbe tuttavia
         rilevato anche che, nel complesso, «Turkish Power» ha un contenuto semantico diverso da quello dell’elemento «power» considerato
         isolatamente. L’elemento «Turkish» non potrebbe quindi essere trascurato nel valutare la somiglianza.
      
      30     La ricorrente sosterrebbe erroneamente che solo i sostantivi, ad esclusione degli aggettivi, possono caratterizzare un marchio.
         L’argomento secondo cui gli aggettivi, per definizione, verrebbero usati sempre a fini descrittivi sarebbe esatto solo per
         quanto riguarda la loro funzione grammaticale. Invece, un aggettivo usato in un marchio non sarebbe descrittivo per natura.
         La questione se un aggettivo sia descrittivo ai sensi del diritto dei marchi dipenderebbe dal suo significato, nonché dai
         prodotti e servizi contrassegnati dal marchio. 
      
      31     La commissione di ricorso, al punto 26 della decisione impugnata, avrebbe affermato che il consumatore tedesco percepisce
         la combinazione «Turkish Power» come un insieme che comporta altre connotazioni oltre al semplice riferimento a prodotti di
         un marchio Power di origine turca. A causa dello stretto collegamento fra le sue due componenti, il sintagma «Turkish Power»
         produrrebbe un effetto suggestivo indipendente dal termine «power», in quanto evoca un sentimento legato alla percezione della
         cultura e della storia turche.
      
      32     Un marchio denominato «Indian Summer» e relativo a bevande sarebbe, dal punto di vista concettuale, del tutto diverso da un
         marchio denominato «Summer» per gli stessi prodotti. La ricorrente non può invocare utilmente la causa che ha dato luogo alla
         sentenza del Tribunale 18 febbraio 2004, causa T-10/03, Koubi/UAMI – Flabesa (CONFORFLEX) (Racc. pag. II-719), in quanto in
         tale causa manca proprio un concetto globale evidente inerente al termine «conforflex». Il concetto «conforflex» non avrebbe
         alcun significato proprio, in quanto il consumatore associa direttamente l’elemento «confor» ai prodotti.
      
      33     Sul piano visivo, solo l’elemento «power» del segno richiesto sarebbe identico al marchio anteriore. L’esperienza avrebbe
         dimostrato che gli elementi posti davanti ai marchi semi-figurativi rivestono un’importanza maggiore, poiché l’attenzione
         del pubblico è generalmente attratta da tali elementi.
      
      34     La commissione di ricorso avrebbe osservato che l’elemento figurativo del segno richiesto costituito dalla grande testa di
         leone ruggente con una criniera elaborata non era solo una trasposizione integrale e irrilevante del concetto di forza. Dato
         che il leone ruggente traduce una certa aggressività, lo stile e l’elaboratezza della testa attribuirebbero al marchio richiesto
         un carattere proprio cha supera il messaggio veicolato dal termine «power». A tal riguardo, l’aggiunta di una testa di leone
         ruggente conferirebbe al segno richiesto anche un particolare senso suggestivo, diverso da quello dell’elemento «power» considerato
         isolatamente.
      
      35     I due segni in conflitto si distinguerebbero sul piano concettuale, poiché il termine «power» ha, di per sé, un significato
         e un impatto diverso dal sintagma «Turkish Power» contenente una testa di leone. La concordanza rilevata a titolo dell’elemento
         «power» non potrebbe giustificare da sola una somiglianza concettuale.
      
      36     Nel complesso, quindi, al massimo vi sarebbero talune somiglianze visive e fonetiche tra i due segni in conflitto.
      37     Dall’esame di tali aspetti particolari emergerebbe che i prodotti sono identici e che i segni concordano nel loro elemento
         denominativo «power». Si rileverebbe peraltro la presenza di un vocabolo dotato di carattere distintivo proprio nel segno
         richiesto, la diversa percezione concettuale dei due segni e la presenza di un elemento figurativo distintivo. 
      
      38     L’UAMI conclude quindi per l’assenza di un rischio di confusione.
       Giudizio del Tribunale
      39     Ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, costituisce un rischio di confusione la possibilità che il
         pubblico creda che i prodotti o i servizi in questione provengano dalla stessa impresa o, eventualmente, da imprese economicamente
         collegate e tale rischio deve essere valutato globalmente, prendendo in considerazione tutti i fattori pertinenti del caso
         di specie. 
      
      40     Questa valutazione globale implica una certa interdipendenza tra i fattori che entrano in considerazione e, in particolare,
         tra la somiglianza dei marchi e quella dei prodotti o dei servizi designati. Così, un tenue grado di somiglianza tra i prodotti
         o i servizi designati può essere compensato da un elevato grado di somiglianza tra i marchi e viceversa [sentenza del Tribunale
         23 ottobre 2002, causa T-388/00, Institut für Lernsysteme/UAMI – Educational Services (ELS), Racc. pag. II-4301, punto 46].
      
      41     La valutazione globale del rischio di confusione fondata sull’impressione complessiva prodotta dai segni in conflitto deve
         tenere in considerazione, in particolare, gli elementi distintivi e dominanti dei medesimi (v., per analogia, sentenze della
         Corte 11 novembre 1997, causa C-251/95, SABEL, Racc. pag. I‑6191, punto 23, e 22 giugno 1999, causa C-342/97, Llyod Schuhfabrik
         Meyer, Racc. pag. I‑3819, punto 25). 
      
      42     Il rischio di confusione è tanto più elevato quanto più rilevante è il carattere distintivo del marchio anteriore (v., per
         analogia, Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 20).
      
      43     In via generale, due marchi sono simili quando, dal punto di vista del pubblico destinatario, esiste tra loro un’uguaglianza
         almeno parziale per quanto riguarda uno o più aspetti pertinenti [sentenza del Tribunale 23 ottobre 2002, causa T-6/01, Matratzen
         Concord/UAMI – Hukla Germany (MATRATZEN), Racc. pag. II‑4335, punto 30], vale a dire gli aspetti visivi, fonetici e concettuali.
         
      
      44     Nella fattispecie, i prodotti a cui si riferisce l’opposizione, vale a dire «tabacco, articoli per fumatori, fiammiferi»,
         sono designati dai due segni in conflitto. I prodotti in questione devono essere considerati identici, come l’UAMI ha peraltro
         rilevato nel suo controricorso. 
      
      45     Il marchio nazionale anteriore POWER è registrato in Germania, che costituisce così il territorio rilevante ai fini dell’applicazione
         dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
      
      46     Dato che il marchio anteriore è protetto in Germania, occorre fare riferimento alla percezione del pubblico tedesco per valutare
         il rischio di confusione. A tale riguardo, la divisione d’opposizione e la commissione di ricorso hanno rilevato, senza essere
         contestati su tale punto dalla ricorrente, che i compratori dei prodotti rientranti nella classe 34 manifestavano generalmente
         un alto livello di attenzione al momento dei loro acquisti, in ragione della loro fedeltà ai marchi.
      
      47     Alla luce di tali osservazioni va esaminato se la commissione di ricorso non abbia commesso un errore di diritto ritenendo
         che tra il segno figurativo richiesto e il marchio denominativo anteriore vi fossero differenze sufficienti per escludere,
         nella mente del pubblico destinatario tedesco, un rischio di confusione, con riferimento ai prodotti designati dai due segni
         in conflitto.
      
      48     È pacifico che il pubblico destinatario tedesco è in grado di capire sia l’elemento denominativo comune ai due segni in conflitto
         «power», sia il vocabolo «Turkish» proprio del segno richiesto.
      
      49     Il marchio nazionale anteriore è un marchio denominativo, mentre il segno concorrente è stato oggetto di una domanda di registrazione
         come marchio comunitario figurativo composto dai due vocaboli «Turkish» e «power» separati da una testa di leone ruggente
         dalla criniera fiammeggiante.
      
      50     Il termine «power» è al contempo il solo elemento del marchio anteriore e una delle tre componenti del segno richiesto. 
      51     Tenuto conto dell’identità dei prodotti in questione, il Tribunale considera che occorrerebbe concludere per l’esistenza di
         un rischio di confusione nella mente del pubblico destinatario tedesco nel caso in cui la componente comune ai due segni,
         «power», dovesse essere considerata come l’elemento dominante del segno richiesto.
      
      52     I due segni in conflitto si distinguono facilmente sul piano visivo in quanto il segno richiesto è il solo a presentarsi sotto
         forma di un segno complesso che unisce al sintagma «Turkish Power» un elemento figurativo avente la forma della testa di un
         leone ruggente dalla criniera fiammeggiante.
      
      53     A causa della sua posizione centrale, tale elemento figurativo imprime al segno richiesto una struttura ottica del tutto diversa
         da quella del marchio nazionale anteriore.
      
      54     L’elemento figurativo domina addirittura, per le sue dimensioni, la sua originalità e l’elaboratezza della sua riproduzione,
         gli elementi verbali del segno richiesto, per cui i due segni in esame presentano differenze molto marcate dal punto di vista
         visivo. 
      
      55     Tale scarto è accentuato ulteriormente dall’aggiunta all’elemento «power» del vocabolo «Turkish», che funge da contrappeso
         a «power» in quanto è situato all’inizio del segno richiesto e dalla parte dell’elemento grafico opposta a quella occupata
         da «power» alla fine del segno richiesto.
      
      56     La presenza dell’elemento «Turkish» all’inizio del segno richiesto consente al medesimo di essere percepito immediatamente
         dal pubblico destinatario, e pone così in secondo piano l’elemento «power» nella memoria visiva degli interessati.
      
      57     I due segni in conflitto contengono anche differenze fonetiche rilevanti. Sebbene l’elemento figurativo non abbia naturalmente
         alcuna importanza da tale punto di vista, l’elemento denominativo «Turkish» del segno richiesto concorre tuttavia incontestabilmente
         a differenziare foneticamente i due segni contrapposti.
      
      58     A tal riguardo la ricorrente non ha dimostrato che il pubblico tedesco di riferimento omette completamente l’elemento denominativo
         «Turkish» quando indica oralmente il segno richiesto. La marcata somiglianza tra tale elemento denominativo espresso in lingua
         inglese e il suo equivalente tedesco, invece, può facilitare maggiormente la sua memorizzazione ed enunciazione da parte degli
         interessati in quanto esso è l’elemento costitutivo del segno richiesto che viene visualizzato per primo.
      
      59     Quando i prodotti in questione vengono acquistati in punti vendita diversi dai self-service, l’atto d’acquisto presuppone
         necessariamente la pronuncia delle due componenti fonetiche del segno richiesto, come la ricorrente ha peraltro rilevato.
      
      60     Sul piano concettuale, l’anteriorità dell’aggettivo «Turkish» rispetto al sostantivo «power» discende naturalmente dalle regole
         grammaticali inglesi, per cui l’elemento «Turkish» non sarà necessariamente concettualizzato prioritariamente dal pubblico
         destinatario, la cui lingua contiene la stessa regola, contrariamente a quanto sostiene l’UAMI.
      
      61     Peraltro, la commissione di ricorso stessa ha ammesso che i segni in conflitto presentavano una somiglianza per quanto riguarda
         il loro significato in quanto contengono entrambi il concetto di forza, di modo che taluni compratori potrebbero percepire
         l’elemento «Turkish» come un’indicazione della provenienza geografica dei prodotti in questione.
      
      62     Tuttavia, l’elemento figurativo che riproduce la testa del leone, a causa delle caratteristiche della sua riproduzione rilevate
         sopra, può neutralizzare ampiamente la somiglianza concettuale relativa dei due segni in conflitto derivante dalla presenza
         della loro componente comune «power».
      
      63     Infatti, la testa del leone ruggente aggiunge una connotazione distinta di aggressività al concetto di potenza veicolato dall’elemento
         denominativo «power» del marchio nazionale anteriore.
      
      64     E inoltre, come correttamente rilevato dall’UAMI nelle sue memorie, da «Turkish Power» si evince un effetto suggestivo indipendente
         dal vocabolo «power», in quanto il sintagma associa i prodotti designati alla cultura e alla storia turche nella mente del
         pubblico destinatario tedesco.
      
      65     Quindi la commissione di ricorso ha correttamente osservato che l’elemento figurativo del segno richiesto non si riduceva
         ad una trasposizione pura e semplice del concetto di forza. 
      
      66     Inoltre, le differenze visive e fonetiche rilevate sopra tra i due segni in conflitto contribuiscono ad attenuare l’effetto
         della somiglianza concettuale relativa derivante dalla presenza del elemento comune «power».
      
      67     In particolare, va sottolineato che il grado di somiglianza concettuale tra due segni ha un’importanza ridotta nel caso in
         cui il pubblico destinatario è indotto a vedere il nome di un marchio apposto sul prodotto che esso acquista.
      
      68     L’importanza della somiglianza concettuale tra due segni è attenuata anche quando, come nella fattispecie, il pubblico destinatario
         è indotto a pronunciare interamente il sintagma che compone il segno quando diventa acquirente dei prodotti interessati nei
         circuiti di distribuzione diversi dai self-service.
      
      69     A maggior ragione ne deriva che va considerato che il pubblico destinatario, come è stato rilevato sopra, manifesta nella
         fattispecie una fedeltà ai suoi marchi tradizionali e, di conseguenza, un elevato grado di attenzione nello scegliere i prodotti
         in questione.
      
      70     Ciò posto, la commissione di ricorso non ha commesso un errore di valutazione osservando che, nel suo complesso, il significato
         del segno «Turkish Power» si discostava dal messaggio contenuto nel solo elemento denominativo «power» del marchio nazionale
         anteriore.
      
      71     Non sembra quindi che l’elemento «power» costituisca, come sostiene la ricorrente, la componente dominante del segno richiesto
         né che esso determini l’impressione generale che emerge da quest’ultimo al punto da consentire la caratterizzazione di un
         rischio di confusione nella mente del pubblico destinatario tedesco. 
      
      72     Da tutte le considerazioni che precedono risulta che, nonostante l’identità dei prodotti designati dai due segni in conflitto
         e la presenza del loro elemento denominativo comune «power», la commissione di ricorso ha potuto legittimamente osservare
         che il pubblico destinatario tedesco, avveduto, che manifesta un elevato grado di attenzione ed è fedele ai suoi marchi tradizionali,
         non poteva credere che i prodotti in questione provenissero dalla medesima impresa o, eventualmente, da imprese collegate
         economicamente, con riferimento peraltro alle differenze constatate tra i due segni in conflitto sul piano visivo, fonetico
         e concettuale.
      
      73     Ciò premesso, la valutazione effettuata dalla commissione di ricorso sul rischio di confusione non può essere rimessa in questione
         dal carattere distintivo del marchio nazionale anteriore che il ricorrente intende dedurre dalle sue statistiche di vendita.
         
      
      74     Del resto, dal fascicolo del procedimento dinanzi all’UAMI non risulta che gli organi di questo abbiano avuto a disposizione
         statistiche di vendita delle sigarette della marca POWER che la ricorrente ha citato nel suo ricorso per dimostrare la notorietà
         del suo marchio nazionale. Inoltre, alcuni dei dati forniti afferiscono a periodi di riferimento successivi al deposito della
         memoria che espone i motivi del ricorso proposto dinanzi alla commissione di ricorso.
      
      75     Ciò posto tali statistiche possono incidere sulla legittimità della decisione impugnata solo se l’UAMI avesse dovuto prenderle
         in considerazione d’ufficio [sentenza del Tribunale 12 dicembre 2002, causa T‑247/01, eCopy/UAMI (ECOPY), Racc. pag. II‑5301,
         punto 46]. 
      
      76     Orbene, ciò non si è verificato nella fattispecie poiché, a termini dell’art. 74, n. 1, in fine, del regolamento n. 40/94,
         nel corso di una procedura avente ad oggetto, come nella fattispecie, gli impedimenti relativi alla registrazione, l’esame
         dell’UAMI si limita ai motivi invocati e alle richieste presentate dalle parti.
      
      77     Va dunque respinto il primo motivo relativo all’erronea applicazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
       Sul secondo motivo, relativo alla privazione della ricorrente dei suoi diritti di proprietà intellettuale 
      78     La ricorrente fa valere che la Comunità non è competente per privarla dei suoi diritti di proprietà intellettuale, esponendo
         il suo marchio anteriore al rischio di imitazioni e contraffazioni mediante la presa in prestito del suo segno da parte del
         segno richiesto.
      
      79     Alla ricorrente verrebbe impedito in modo illegittimo, in violazione del suo diritto nazionale, di esercitare i diritti di
         proprietà intellettuale che essa ha regolarmente acquisito nel suo paese di stabilimento. 
      
      80     L’UAMI considera la censura priva di rilevanza, poiché il procedimento amministrativo, il cui oggetto è di determinare se
         il marchio comunitario richiesto possa essere registrato, non riguarda affatto la validità del marchio nazionale anteriore.
      
      81     Al Tribunale basta rilevare che il marchio nazionale anteriore della ricorrente non può essere in alcun caso privato di validità
         dall’eventuale registrazione come marchio comunitario del segno richiesto. 
      
      82     Infatti, da quanto precede emerge che la registrazione in questione non può creare un rischio di confusione nella mente del
         pubblico tedesco tra il marchio comunitario figurativo richiesto e il marchio nazionale denominativo anteriore della ricorrente.
      
      83     La ricorrente invoca quindi erroneamente la privazione dei diritti di proprietà intellettuale collegati al suo marchio nazionale
         anteriore.
      
      84     Va dunque respinto il secondo motivo.
      85     Da tutte le considerazioni che precedono emerge che il ricorso deve essere interamente respinto.
      86     Dato che il Tribunale si ritiene sufficientemente informato, non occorre accogliere le conclusioni presentate in subordine
         dalla ricorrente.
      
       Sulle spese
      87     Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda.
      
      88     La ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese sostenute dall’UAMI, conformemente alle conclusioni di
         quest’ultimo.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente è condannata alle spese.
      
               Legal 
            
            
               Lindh 
            
            
               Vadapalas 
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 22 giugno 2005.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               H. Jung 
            
             
            
                     H. Legal
            
         * Lingua processuale: il tedesco.