CELEX: 62006FJ0041
Language: it
Date: 2008-11-04 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale della funzione pubblica (Prima Sezione) del 4 novembre 2008.#Luigi Marcuccio contro Commissione europea.#Causa F-41/06.

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA 
      (Prima Sezione)
      4 novembre 2008 
      Causa F‑41/06
      Luigi Marcuccio
      contro
      Commissione delle Comunità europee 
      «Funzione pubblica – Funzionari – Previdenza sociale – Assicurazione infortuni e malattie professionali – Invalidità – Collocamento a riposo per invalidità – Motivazione – Annullamento»
      Oggetto: Ricorso, proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA, con il quale il sig. Marcuccio chiede, da una parte, l’annullamento
         della decisione della Commissione con cui è stato collocato a riposo per invalidità nonché di una serie di atti connessi a
         tale decisione e, dall’altra, la condanna della Commissione a versargli un risarcimento danni.
      
      Decisione: La decisione della Commissione 30 maggio 2005 di collocare il ricorrente a riposo per invalidità è annullata. La Commissione
         è condannata a versare al ricorrente la somma di EUR 3 000. Per il resto, il ricorso è respinto. La Commissione sopporterà,
         oltre alle proprie spese, i due terzi delle spese del ricorrente. Il ricorrente sopporterà un terzo delle proprie spese.
      
      Massime
      Funzionari – Invalidità – Commissione di invalidità – Parere – Obbligo di motivazione – Oggetto
      (Statuto dei funzionari, artt. 25, 53 e 78, primo comma)
      Lo scopo delle disposizioni concernenti la commissione medica e la commissione di invalidità è di affidare a periti medici
         la valutazione definitiva di tutte le questioni di ordine sanitario. Il sindacato giurisdizionale non può estendersi alle
         valutazioni mediche propriamente dette, che devono essere considerate definitive qualora siano state regolarmente adottate.
         Invece il sindacato giurisdizionale può estendersi alla regolarità della costituzione e dell’attività delle dette commissioni,
         nonché alla regolarità dei pareri da esse emessi. Sotto questo aspetto, il giudice comunitario è competente ad esaminare se
         il parere contiene una motivazione che permetta di valutare le considerazioni su cui sono basate le conclusioni contenute
         nello stesso e se ha stabilito un nesso comprensibile tra gli accertamenti medici in esso contenuti e le conclusioni alle
         quali perviene la commissione.
      
      È manifestamente privo di ogni motivazione il parere di una commissione di invalidità che si limiti puramente e semplicemente
         a constatare e, nello stesso tempo, a concludere che il funzionario è affetto da un’invalidità considerata totale che lo pone
         nell’impossibilità di esercitare le sue funzioni. La semplice menzione, nel verbale della commissione di invalidità, che il
         funzionario soffre di una sindrome ansio-depressiva non permette al giudice comunitario di conoscere e di verificare le considerazioni
         sulle quali sono basate le conclusioni ivi contenute e se detto verbale ha stabilito un nesso comprensibile tra gli accertamenti
         medici in esso contenuti e le conclusioni a cui è pervenuta la commissione. Infatti, una sindrome ansio-depressiva può manifestarsi
         secondo modalità e gradi molto diversi e non implica che la persona che ne soffre sia necessariamente considerata affetta
         da invalidità permanente totale che la pone nell’impossibilità di esercitare funzioni corrispondenti ad un impiego del suo
         gruppo di funzioni.
      
      (v. punti 64, 65 e 67)
      Riferimento:
      Corte: 10 dicembre 1987, causa 277/84, Jänsch/Commissione (Racc. pag. 4923, punto 15)
      Tribunale di primo grado: 27 febbraio 1992, causa T‑165/89, Plug/Commissione (Racc. pag. II‑367, punto 75); 15 dicembre 1999,
         causa T‑27/98, Nardone/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑267 e II‑1293, punto 87)
      
SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione)
      4 novembre 2008 (*)
      
      «Funzione pubblica – Funzionari – Previdenza sociale – Assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali – Invalidità – Collocamento a riposo per invalidità – Motivazione – Annullamento»
      Nella causa F‑41/06,
      avente ad oggetto il ricorso proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA,
      Luigi Marcuccio, ex funzionario della Commissione delle Comunità europee, residente in Tricase, rappresentato dall’avv. L. Garofalo,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. J. Currall e dalla sig.ra C. Berardis-Kayser, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. A. Dal Ferro
      
      convenuta,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione),
      composto dal sig. H. Kreppel (relatore), presidente, dai sigg. H. Tagaras e S. Gervasoni, giudici
      cancelliere: sig.ra C. Schilhan, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 27 novembre 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con atto introduttivo pervenuto presso la cancelleria del Tribunale il 12 aprile 2006 (il deposito dell’atto originale è avvenuto
         il 13 aprile successivo), il sig. Marcuccio chiede, da un lato, l’annullamento della decisione con la quale la Commissione
         delle Comunità europee lo ha collocato a riposo per invalidità nonché di una serie di atti connessi alla detta decisione e,
         dall’altro, la condanna della Commissione al risarcimento dei danni.
      
       Contesto normativo
      2        L’art. 53 dello Statuto dei funzionari delle Comunità europee (in prosieguo: lo «Statuto») prevede quanto segue:
      
      «Il funzionario, che a giudizio della commissione di invalidità si trovi nelle condizioni previste dall’articolo 78, è collocato
         a riposo d’ufficio l’ultimo giorno del mese nel corso del quale viene adottata la decisione dell’autorità che ha il potere
         di nomina con cui si constata l’incapacità definitiva del funzionario di esercitare le proprie funzioni».
      
      3        L’art. 78, primo comma, dello Statuto così dispone:
      
      «Alle condizioni previste dagli articoli 13, 14, 15 e 16 dell’allegato VIII, il funzionario ha diritto ad una pensione di
         invalidità allorché sia colpito da invalidità permanente riconosciuta come tale che lo ponga nell’impossibilità di esercitare
         funzioni corrispondenti ad un impiego della sua carriera».
      
      4        A tenore dell’art. 7 dell’allegato II dello Statuto:
      
      «La commissione d’invalidità è composta di tre medici designati:
      –        il primo dall’istituzione da cui dipende il funzionario interessato,
      –        il secondo dall’interessato,
      –        il terzo d’intesa tra i due medici suddetti.
      In caso di carenza del funzionario interessato, un medico è assegnato d’ufficio dal presidente della Corte di giustizia delle
         Comunità europee.
      
      Se entro due mesi dalla designazione del secondo medico, non vi è accordo sulla designazione del terzo medico, questi viene
         assegnato d’ufficio dal presidente della Corte di giustizia delle Comunità europee su iniziativa di una delle parti».
      
      5        L’art. 9, primo comma, dell’allegato II dello Statuto così dispone:
      
      «Il funzionario può sottoporre alla commissione di invalidità qualsiasi referto o certificato del suo medico curante o dei
         medici che ha ritenuto opportuno consultare».
      
      6        L’art. 15 dell’allegato VIII dello Statuto dispone:
      
      «Fino a quando l’ex funzionario, che beneficia di una indennità di invalidità, non abbia compiuto l’età di 63 anni, l’istituzione
         può sottoporlo periodicamente a visita medica per accertarsi che si trovi ancora nelle condizioni richieste per beneficiare
         della indennità».
      
       I fatti all’origine della controversia
      7        Il ricorrente, dipendente del grado A 7 della direzione generale (DG) «Sviluppo» della Commissione, è stato assegnato a Luanda
         in seno alla delegazione della Commissione in Angola come dipendente in prova a partire dal 16 giugno 2000, successivamente,
         come dipendente di ruolo a partire dal 16 marzo 2001.
      
      8        Il 29 ottobre 2001, mentre apriva della corrispondenza pervenuta alla delegazione con valigia diplomatica e proveniente dalla
         sede della Commissione in Bruxelles, essendo venuto in contatto con una polvere bianca che conteneva, a suo dire, tracce del
         bacillo dell’antrace, il 3 dicembre 2002 il ricorrente adiva l’autorità con il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN») con
         una domanda intesa ad ottenere il riconoscimento di tale incidente ai sensi dell’art. 73 dello Statuto. Un ricorso proposto
         avverso il rigetto implicito di tale domanda veniva respinto dal Tribunale di primo grado delle Comunità europee con sentenza
         5 luglio 2005, causa T‑9/04, Marcuccio/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑195 e II‑881).
      
      9        A partire dal 4 gennaio 2002 il ricorrente è stato in congedo per malattia presso il suo domicilio in Tricase.
      
      10      Con decisione 18 marzo 2002 l’APN riassegnava il ricorrente alla sede della DG «Sviluppo» a Bruxelles.
      
      11      A seguito delle prolungate assenze del ricorrente per malattia, la Commissione, con decisione 14 febbraio 2003, notificatagli
         con lettera del 20 febbraio successivo, sottoponeva alla commissione di invalidità il caso dell’interessato in applicazione
         dell’art. 59, n. 1, dello Statuto (in prosieguo: la «decisione 14 febbraio 2003»).
      
      12      Con lettera del 27 marzo 2003, pervenuta alla Commissione il 15 aprile 2003, il ricorrente designava il dott. U. a rappresentarlo
         nell’ambito della commissione di invalidità.
      
      13      Con lettera del 26 maggio 2003, ricevuta dal ricorrente il 30 maggio successivo, quest’ultimo veniva informato della designazione
         del dott. M., quale incaricato di rappresentare la Commissione nell’ambito della commissione di invalidità.
      
      14      Il 14 luglio 2003 il ricorrente informava l’APN, tramite il direttore generale della DG «Sviluppo» della Commissione, del
         suo nuovo indirizzo, Lungomare Cristoforo Colombo, n. 10, I‑73030 Tricase, chiedendo tuttavia che qualsiasi atto della Commissione
         continuasse ad essergli notificato al suo vecchio indirizzo, via Palestrina, n. 4, I‑73039 Tricase.
      
      15      Con nota del 14 ottobre 2003, che il ricorrente riconosce di aver ricevuto, la Commissione lo informava che il dott. M. aveva
         preso contatto con il dott. U. per accordarsi sulla nomina del terzo medico e lo invitava ad astenersi da qualsiasi atto idoneo
         a ritardare o ostacolare il procedimento di costituzione della commissione di invalidità. Lo informava altresì che, in assenza
         di accordo sulla designazione del terzo medico, la Commissione avrebbe adito la Corte affinché il suo presidente incaricasse
         d’ufficio un medico.
      
      16      Con lettera del servizio medico della Commissione (in prosieguo: il «servizio medico») del 6 febbraio 2004 il ricorrente veniva
         informato che sarebbe stato sottoposto ad un esame medico-legale. A tale lettera era allegata la copia di un’altra lettera,
         datata ugualmente 6 febbraio 2004, il cui originale era stato indirizzato al dott. C., direttore dell’Azienda U.S.L. LE/2
         di Maglie (facente capo al servizio sanitario nazionale, Regione Puglia), e che descriveva dettagliatamente l’esame medico
         cui tale medico era invitato a procedere (in prosieguo: la «lettera indirizzata al direttore dell’Azienda U.S.L. LE/2 di Maglie»).
      
      17      Poiché il dott. M. e il dott. U. non erano riusciti a pervenire ad un accordo per designare il terzo medico della commissione
         di invalidità, in data 14 luglio 2004 il presidente della Corte, su domanda della Commissione, incaricava d’ufficio il dott. Ba.
         quale terzo membro della commissione di invalidità.
      
      18      Con lettera 11 ottobre 2004 il servizio medico convocava il ricorrente presso lo studio del dott. Ba. in Roma  affinché fosse
         ivi sottoposto a visita dalla commissione di invalidità il 4 novembre 2004. Tale visita non ha tuttavia avuto luogo, poiché
         il dott. U. aveva presentato le dimissioni con lettera 26 ottobre 2004 trasmessa via fax alla Commissione il 3 novembre successivo.
         Inoltre, il ricorrente, che afferma di aver ricevuto la convocazione per tale esame medico solo l’8 novembre 2004, era assente
         dal luogo ove avrebbe dovuto tenersi tale esame.
      
      19      Con lettera 17 novembre 2004 la Commissione informava il ricorrente che a seguito delle dimissioni del dott. U., spettava
         a lui designare un altro medico per rappresentarlo in seno alla commissione di invalidità (in prosieguo: la «lettera 17 novembre
         2004»). Il ricorrente afferma di non aver ricevuto tale lettera.
      
      20      Con lettera 4 gennaio 2005 il ricorrente veniva nuovamente convocato per un esame medico da tenersi il 20 gennaio 2005 presso
         il servizio medico di Bruxelles. Tuttavia, con lettera 13 gennaio 2005, inviata alla Commissione il 17 gennaio successivo
         e ad essa pervenuta il 21 gennaio successivo, il ricorrente informava il servizio medico che non poteva, per ragioni mediche,
         recarsi a tale esame. Alla suddetta lettera era allegato un certificato medico del 13 gennaio 2005 secondo il quale l’interessato
         era impossibilitato a spostarsi per un periodo stimato in 10 giorni.
      
      21      Il 25 febbraio 2005, il dott. Bi., del servizio medico, visitava il ricorrente presso il suo domicilio di Tricase, senza però
         effettuare un esame medico dell’interessato.
      
      22      Il 7 marzo 2005, essendo il dott. M., medico designato dalla Commissione, impossibilitato a continuare il suo incarico, per
         ragioni mediche, la Commissione lo sostituiva nominando il dott. Bi.
      
      23      Con lettera 15 aprile 2005, che il ricorrente afferma aver ricevuto il 23 maggio successivo, la Commissione lo informava che
         la Corte aveva incaricato d’ufficio il professor S. a rappresentarlo quale secondo medico «per una nuova commissione di invalidità».
      
      24      Secondo la Commissione, i due medici così designati, cioè il dott. Bi. e il professor S., si sarebbero accordati, il 27 aprile
         2005, sulla designazione del dott. Ma. quale terzo medico della commissione di invalidità.
      
      25      Con lettera raccomandata 3 maggio 2005, della quale è stato inviato un esemplare a ciascuno dei due indirizzi indicati dal
         ricorrente nella lettera 14 luglio 2003, cioè, da un lato, via Palestrina, n. 4, I‑73039 Tricase, e dall’altro, Lungomare
         Cristoforo Colombo, n. 10, I‑73030 Tricase, la commissione di invalidità invitava nuovamente, il sig. Marcuccio a sottoporsi
         ad un esame medico che avrebbe dovuto aver luogo il 27 maggio 2005 presso lo studio del professor S. in Lecce. Secondo la
         Commissione, l’esemplare della lettera 3 maggio 2005 inviato al primo indirizzo sarebbe stato consegnato al ricorrente l’8
         giugno 2005, mentre l’esemplare inviato al secondo indirizzo non avrebbe potuto essere recapitato e sarebbe stato rinviato
         al mittente. Tuttavia, sempre secondo la Commissione, fin dall’11 maggio 2005 l’interessato sarebbe stato informato del fatto
         che l’esemplare inviato a questo secondo indirizzo sarebbe stato depositato presso l’ufficio postale di Tricase.
      
      26      Con lettera 6 maggio 2005, il ricorrente informava la Commissione del suo nuovo indirizzo di residenza, in via delle Conce
         n. 5bis, I‑73039 Tricase. Precisava tuttavia che la Commissione, qualora lo ritenesse opportuno, poteva continuare a inviargli
         la corrispondenza all’indirizzo di via Palestrina n. 4, I‑73039 Tricase  a meno che tali plichi non fossero urgenti, nel qual
         caso avrebbero dovuto essergli inviati al suo nuovo indirizzo.
      
      27      Con lettera 23 maggio 2005 il ricorrente contestava in particolare la nomina del professor S. a rappresentarlo (in prosieguo:
         la «lettera 23 maggio 2005»).
      
      28      Poiché il ricorrente non si presentava all’esame medico che avrebbe dovuto aver luogo il 27 maggio 2005 in Lecce, la commissione
         di invalidità si recava lo stesso giorno a Tricase allo scopo di incontrare l’interessato nel suo domicilio. Poiché tale tentativo
         non sortiva esito alcuno, la commissione di invalidità redigeva un verbale in cui constatava l’impossibilità di procedere
         all’esame del ricorrente pur formulando l’ipotesi che questi fosse affetto da una sindrome ansio-depressiva (in prosieguo:
         il «verbale del 27 maggio 2005»). La commissione di invalidità procedeva parimenti alla valutazione dello stato di salute
         dell’interessato basandosi sul fascicolo medico prodotto durante il procedimento e riteneva, nel parere 27 maggio 2005, che
         egli dovesse essere considerato affetto da invalidità permanente totale (in prosieguo: il «parere della commissione di invalidità»).
      
      29      La prima pagina del parere della commissione di invalidità è così formulata: 
      
      «La commissione d’invalidità composta dal:
      1°Dr[ssa] [Bi.]          designata dalla [Commissione]
      2°Prof. [S.]          designato dalla Corte (…),
      3°Dr [Ma.]          [designato di comune accordo dal dott. Bi. e dal                                      professor S.],
      ha deciso durante la riunione del 27 maggio 2005, dopo esame [della documentazione] del sig. Luigi MARCUCCIO, nato il 7 [luglio]
         1965, funzionario presso la Commissione europea, che 
      
      è affetto/(…)
      da un’invalidità permanente riconosciuta come totale che lo pone nell’impossibilità di esercitare funzioni corrispondenti
         a un impiego della sua carriera e che per questo motivo è tenuto:
      
      – a sospendere la sua attività alla Commissione, 
      (…)
      La commissione d’invalidità dichiara che l’invalidità del sig. Luigi MARCUCCIO
      (…)/non è determinata
      – da infortunio sopravvenuto nell’esercizio delle proprie funzioni, 
      – da atto di sacrificio personale compiuto nell’interesse pubblico o
      – dal fatto di aver rischiato la propria vita per salvare quella altrui
      [firma dei tre membri della commissione di invalidità]».
      30      La menzione «della documentazione» alla luce della quale sarebbe stato esaminato lo stato di salute del ricorrente è stata
         apposta a mano sul testo dattiloscritto del parere.
      
      31      Con decisione 30 maggio 2005, notificata al ricorrente con lettera in pari data e alla quale era allegato il parere della
         commissione di invalidità, l’APN, in applicazione dell’art. 53 dello Statuto, collocava il ricorrente a riposo a partire dal
         31 maggio 2005 e gli concedeva il beneficio di un’indennità d’invalidità fissata in conformità all’art. 78, n. 3, dello Statuto
         (in prosieguo: la «decisione 30 maggio 2005»).
      
      32      La decisione 30 maggio 2005 era così formulata:
      
      «Visto lo Statuto (…), in particolare l’art. 53;
      vista la decisione della Commissione del 28 aprile 2004 relativa all’esercizio dei poteri demandati dallo Statuto all’[APN];
      vista la decisione adottata il 14 febbraio 2005 dell’[APN] di sottoporre alla commissione d’invalidità il caso del sig. Luigi
         MARCUCCIO, funzionario di grado A*8 presso la Direzione generale sviluppo;
      
      viste le conclusioni della commissione d’invalidità del 27 maggio 2005 in cui si constata che il sig. Luigi MARCUCCIO è affetto
         da invalidità permanente riconosciuta come totale, che lo pone nell’impossibilità di esercitare funzioni corrispondenti ad
         un impiego del suo grado;
      
      (…)».
      33      Con lettera 8 giugno 2005, ricevuta dalla commissione di invalidità il 21 giugno successivo, il ricorrente si lamentava di
         non aver ricevuto la convocazione per l’esame medico previsto per il 27 maggio 2005.
      
      34      Con lettera 10 giugno 2005 il servizio medico della Commissione respingeva le censure che il ricorrente aveva formulato nella
         lettera 23 maggio 2005 (in prosieguo: la «lettera 10 giugno 2005»).
      
      35      Il 2 agosto 2005 il ricorrente presentava un reclamo inteso, da un lato, all’annullamento della decisione 30 maggio 2005 nonché
         degli atti di designazione dei membri della commissione di invalidità, e, dall’altro, ad ottenere il rimborso del danno asseritamente
         subito. Nel reclamo, il ricorrente censura, tra l’altro, il difetto di motivazione che inficia la decisione 30 maggio 2005.
         Il 20 agosto 2005 il ricorrente presentava un’integrazione di tale reclamo.
      
      36      Con lettera 18 novembre 2005 il ricorrente chiedeva che gli fosse fornita una motivazione più concreta circa il parere della
         commissione di invalidità.
      
      37      Con decisione 16 dicembre 2005, comunicata al ricorrente in francese mediante nota in pari data, l’APN respingeva il reclamo
         2 agosto 2005 in toto. Il 22 dicembre 2005 veniva egualmente adottata una decisione di rigetto dell’integrazione del reclamo.
      
      38      Con sentenza 24 novembre 2005, causa T‑236/02, Marcuccio/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑365 e II‑1621), il Tribunale di primo
         grado respingeva il ricorso diretto all’annullamento della decisione di riassegnazione 18 marzo 2002. Su impugnazione del
         ricorrente, la Corte, con sentenza 6 dicembre 2007, causa C‑59/06 P, Marcuccio/Commissione (Racc. pag. I‑182*), annullava
         la citata sentenza del Tribunale di primo grado 24 novembre 2005, Marcuccio/Commissione, e rinviava la causa dinanzi allo
         stesso.
      
      39      Su domanda del ricorrente, con lettera del 19 gennaio 2006, veniva trasmessa al ricorrente una versione in italiano della
         decisione 16 dicembre 2005 recante rigetto del reclamo. 
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      40      Con atto introduttivo pervenuto alla cancelleria del Tribunale il 12 aprile 2006, il ricorrente ha proposto il presente ricorso.
      
      41      Con istanza pervenuta alla cancelleria del Tribunale il 19 febbraio 2007 via fax (il deposito dell’originale è avvenuto il
         27 febbraio successivo), il ricorrente ha chiesto di essere ammesso al beneficio del gratuito patrocinio. Tale domanda è stata
         respinta con ordinanza del presidente della Prima Sezione del Tribunale 24 maggio 2007, notificata al ricorrente il 25 maggio
         successivo.
      
      42      Il ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare ognuno degli atti che gli sono stati trasmessi, tutti, il 6 luglio 2005, cioè:
      –        la decisione 30 maggio 2005;
      –        nella misura di quanto necessario, la nota datata 30 maggio 2005;
      –        il «presunto» parere della commissione d’invalidità senza numero di riferimento alcuno né data né luogo di sottoscrizione;
      –        annullare, nella misura di quanto necessario, la decisione 16 dicembre 2005 che respinge il suo reclamo proposto avverso gli
         atti di cui con il presente ricorso viene chiesto l’annullamento e che gli è stata comunicata il 20 gennaio 2006 (in prosieguo:
         la «decisione di rigetto del reclamo»), compiegata ad una nota di trasmissione datata 16 dicembre 2005, avente lo stesso numero
         di riferimento del rigetto del reclamo;
      
      –        annullare, nella misura di quanto necessario, la nota di trasmissione datata 16 dicembre 2005;
      –        annullare, nella misura di quanto necessario, la nota datata 19 gennaio 2006 e il suo allegato, vale a dire, secondo il firmatario
         della detta nota, la «traduzione in lingua italiana del rigetto del reclamo», pervenutigli in data 31 gennaio 2006;
      
      –        annullare, nella misura di quanto necessario, la decisione 22 dicembre 2005 pervenutagli in data 20 gennaio 2006, con la quale
         è stato informato che ad un’integrazione del reclamo, dallo stesso inviata all’APN, non sarebbe stato riservato alcun seguito
         (in prosieguo: la «decisione di rigetto dell’integrazione del reclamo»);
      
      –        annullare le lettere datate 6 febbraio 2004, pervenutegli la prima in copia non autentica e la seconda in originale, in data
         17 febbraio 2004;
      
      –        annullare il «verbale del 27 maggio 2005» (sic al terzo paragrafo della pagina 7 della traduzione del rigetto del reclamo),
         non conosciuto né nei suoi estremi né nelle sue sottoscrizioni né nel suo contenuto effettivo ovvero allegato dalla convenuta,
         eccezion fatta per le allegazioni della Commissione in proposito che si leggono nella citata traduzione;
      
      –        annullare qualsiasi altro atto emanato dalla Commissione e presupposto, consequenziale ovvero comunque connesso a quelli menzionati;
      –        condannare la Commissione alla corresponsione in suo favore, a titolo di risarcimento del danno materiale, del danno morale
         e del danno esistenziale da lui subiti a causa dell’emissione, dell’efficacia esecutiva, dell’esecuzione e della attuale vigenza
         della decisione 30 maggio 2005, della lettera indirizzata al direttore dell’Azienda U.S.L. LE/2 di Maglie e infine della decisione
         di rigetto del reclamo nonché a causa dell’emanazione degli atti illegittimi che ha avuto il suo epilogo con la decisione
         30 maggio 2005, delle seguenti somme, con riserva di aumento nelle more della conclusione del ricorso:
      
      –        a)      EUR 150 000 (cento cinquanta mila), e inoltre;
      –        b)      la somma corrispondente alla differenza tra gli emolumenti mensili riconosciutigli a seguito dell’esecuzione della decisione
         30 maggio 2005 e quelli che avrebbe percepito in assenza di tale decisione e altresì se la decisione oggetto della sentenza
         del Tribunale di primo grado 24 novembre 2005, Marcuccio/Commissione, sentenza oggetto di impugnazione, con il numero C‑59/06 P,
         dinanzi alla Corte, non fosse stata emanata;
      
      –        condannare la Commissione alla corresponsione a suo favore di quanto il Tribunale riterrà giusto ed equo, a titolo di risarcimento
         del danno morale e del danno esistenziale da lui subiti a causa dei comportamenti commissivi, ancorché differenti dalle decisioni
         di cui si chiede l’annullamento con il presente ricorso, nonché dei comportamenti omissivi, entrambi posti in essere dalla
         convenuta nell’ambito del procedimento de quo e inscindibili dagli atti di cui è chiesto l’annullamento con questo ricorso,
         incluse le affermazioni altamente lesive del suo onore e della sua dignità contenute negli atti del procedimento de quo;
      
      –        condannare la Commissione alla corresponsione in suo favore degli interessi legali sulle differenze tra gli emolumenti mensili,
         nella misura del 10% all’anno e con capitalizzazione annuale, a far tempo dalla data (dies a quo) in cui ogni differenza sugli
         emolumenti mensili avrebbe dovuto essere erogata al ricorrente, fino alla data (dies ad quem) dell’effettiva corresponsione;
      
      –        condannare la Commissione alla corresponsione in suo favore degli interessi legali, nella misura del 10% all’anno, con capitalizzazione
         annuale, a far tempo dalla data (dies a quo) in cui il reclamo è pervenuto alla convenuta e fino alla data (dies ad quem)
         dell’effettiva corresponsione sulla suddetta somma di EUR 150 000;
      
      –        condannare la Commissione alla rifusione in suo favore di tutte le spese del procedimento.
      43      La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso come infondato e parzialmente irricevibile;
      –        statuire sulle spese come di diritto.
      44      A titolo di misure di istruzione, il ricorrente ha chiesto, da un lato, di ottenere il testo della «decisione della Commissione
         del 28 aprile 2004 relativa all’esercizio dei poteri demandati dallo [s]tatuto all’[APN]», dall’altro, che sia disposta una
         perizia grammaticale sulla lettera del 17 novembre 2004 al fine di verificarne l’esatto contenuto. Il ricorrente ha altresì
         chiesto di essere ammesso a dimostrare mediante testimoni le circostanze di fatto relative alla visita del dott. Bi., al suo
         domicilio, il 25 febbraio 2005.
      
      45      Le parti sono state invitate ad una riunione informale che doveva tenersi il 16 ottobre 2006, la quale non ha tuttavia potuto
         portare ad una composizione amichevole della controversia.
      
      46      Le parti sono state sentite circa l’eventualità che il Tribunale statuisca senza fase orale. Con lettera 30 luglio 2007, depositata
         presso la cancelleria del Tribunale il 1° agosto successivo, la Commissione ha informato il Tribunale che non aveva obiezioni
         da formulare circa tale eventualità. Per contro, con memoria 28 agosto 2007, pervenuta via fax alla cancelleria del Tribunale
         il 29 agosto 2007 (l’originale è stato depositato il 3 settembre successivo), il ricorrente vi si è opposto nonostante il
         fatto che, in una precedente lettera del 18 luglio 2006, con la quale aveva chiesto l’autorizzazione a depositare una memoria
         di replica, avesse indicato di non opporsi, in assenza di successive modifiche delle circostanze, a che il Tribunale statuisse
         senza fase orale.
      
      47      Le difese orali svolte dalle parti e le loro risposte ai quesiti rivolti dal Tribunale sono state sentite nel corso della
         pubblica udienza del 27 novembre 2007. Un nuovo tentativo di composizione amichevole, tenuta nell’ambito della pubblica udienza,
         è rimasto infruttuoso.
      
      48      Con atto datato 25 marzo 2008 il ricorrente, in sostanza, ha chiesto al Tribunale che fosse versato agli atti di causa un
         insieme di documenti le cui copie erano allegate al detto atto, in particolare la denuncia che aveva depositato il 18 febbraio
         2008 presso il commissariato di polizia di Taurisano (Italia) nei confronti dei tre membri della commissione di invalidità
         che si era riunita il 27 maggio 2005. Il ricorrente chiedeva altresì in tale atto che fossero trasmessi alle competenti autorità
         giudiziarie italiane i documenti di causa nonché il verbale della riunione della commissione di invalidità del 27 maggio 2005.
         Infine, veniva chiesto al Tribunale se fosse il caso di sospendere il procedimento almeno fino alla chiusura dell’indagine
         preliminare che doveva essere aperta a seguito della sua denuncia. Inoltre, con atto 20 luglio 2008, il ricorrente ha ribadito
         la domanda, già formulata nell’atto 25 marzo 2008, diretta a che il Tribunale sospendesse il presente procedimento, deducendo
         che l’inchiesta preliminare avviata dall’autorità giudiziaria italiana a seguito della sua denuncia si sarebbe dovuta concludere
         entro un termine di circa tre mesi.
      
       In diritto
       Sulle domande di annullamento
       Sull’oggetto delle domande di annullamento
      49      Dalle conclusioni del ricorso, quali sopra riportate, risulta che il ricorrente chiede l’annullamento:
      
      –        della lettera del 6 febbraio 2004 con la quale veniva informato che sarebbe stato sottoposto ad un esame medico (in prosieguo:
         la «nota del 6 febbraio 2004»);
      
      –        della lettera indirizzata al direttore dell’Azienda U.S.L. LE/2 di Maglie;
      –        del verbale della riunione, tenutasi  il 27 maggio 2005, della commissione di invalidità (in prosieguo: il «verbale 27 maggio
         2005»);
      
      –        del parere della commissione di invalidità;
      –        della decisione 30 maggio 2005;
      –        della lettera del 30 maggio 2005 con la quale veniva comunicata al ricorrente la decisione 30 maggio 2005 (in prosieguo: la
         «nota 30 maggio 2005»);
      
      –        della decisione di rigetto del reclamo;
      –        della decisione di rigetto dell’integrazione del reclamo;
      –        della lettera del 16 dicembre 2005 con la quale veniva comunicata al ricorrente la versione in lingua francese della decisione
         di rigetto del reclamo (in prosieguo: la «nota del 16 dicembre 2005»);
      
      –        della lettera del 19 gennaio 2006;
      –        di ogni altro atto emanato dalla Commissione e presupposto, consequenziale ovvero comunque connesso a quelli menzionati.
      50      Si deve tuttavia ricordare che, secondo costante giurisprudenza, una domanda di annullamento di una decisione di rigetto di
         un reclamo comporta che il giudice comunitario sia chiamato a conoscere dell’atto recante pregiudizio che è stato oggetto
         del reclamo (sentenza della Corte 17 gennaio 1989, causa 293/87, Vainker/Parlamento, Racc. pag. 23, punto 8; sentenze del
         Tribunale di primo grado 23 marzo 2004, causa T‑310/02, Theodorakis/Consiglio, Racc. PI pagg. I‑A‑95 e II‑427, punto 19, e
         9 giugno 2005, causa T‑80/04, Castets/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑161 e II‑729, punto 15). Ciò considerato le domande
         dirette all’annullamento della decisione di rigetto del reclamo e della decisione di rigetto dell’integrazione del reclamo
         si confondono con quelle dirette all’annullamento della decisione 30 maggio 2005.
      
       Sulla ricevibilità
      –       Argomenti delle parti
      51      La Commissione sostiene, in sostanza, che, tra i vari atti di cui il ricorrente chiede l’annullamento, soltanto la decisione
         30 maggio 2005 costituirebbe un atto recante pregiudizio ai sensi dell’art. 91, n. 1, dello Statuto. Ciò considerato, le conclusioni
         dirette all’annullamento sarebbero nel loro complesso irricevibili, fatta eccezione per quelle riguardanti la decisione 30
         maggio 2005.
      
      52      Il ricorrente replica che tutte le domande di annullamento contenute nell’atto introduttivo di ricorso sarebbero ricevibili,
         in quanto riguardano atti illegittimi e per di più recantigli pregiudizio.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      53      Si deve in limine ricordare che, secondo costante giurisprudenza, costituiscono atti o decisioni impugnabili con ricorso d’annullamento
         solo i provvedimenti che producono effetti giuridici vincolanti tali da incidere sugli interessi del ricorrente, modificando
         notevolmente,  la sua situazione giuridica  (sentenza della Corte 11 novembre 1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639,
         punto 9; sentenze del Tribunale di primo grado 15 giugno 1994, causa T‑6/93, Pérez Jiménez/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑155
         e II‑497, punto 34, e 22 marzo 1995, causa T‑586/93, Kotzonis/CES, Racc. pag. II‑665, punto 28). Quando si tratta di atti
         o di decisioni elaborati in più fasi, segnatamente nel corso di un procedimento interno, da questa medesima giurisprudenza
         risulta che in linea di principio sono impugnabili solo i provvedimenti che stabiliscono definitivamente la posizione dell’istituzione
         al termine di detto procedimento, ad esclusione dei provvedimenti intermedi aventi lo scopo di preparare la decisione finale.
         Inoltre, in materia di ricorso di dipendenti, gli atti preparatori di una decisione non arrecano pregiudizio ai sensi dell’art. 90,
         n. 2, dello Statuto e possono essere contestati solo incidentalmente nell’ambito di un ricorso contro gli atti impugnabili
         (sentenze Pérez Jiménez/Commissione, cit., punti 34 e 35, nonché Kotzonis/CES, cit., punto 29).
      
      54      Nella specie, se la decisione 30 maggio 2005 costituisce un atto recante pregiudizio ai sensi dell’art. 91, n. 1, dello Statuto,
         non è così nel caso della lettera 6 febbraio 2004, della lettera indirizzata al direttore dell’Azienda U.S.L. LE/2 di Maglie,
         del verbale 27 maggio 2005 nonché del parere della commissione di invalidità, essendo questi solo atti preparatori della decisione
         del 30 maggio 2005. Parimenti non costituiscono atti arrecanti pregiudizio nemmeno le note 30 maggio 2005, 16 dicembre 2005
         e 19 gennaio 2006, con le quali l’APN ha comunicato al ricorrente la decisione 30 maggio 2005 come pure le versioni in francese
         e italiano della decisione di rigetto del reclamo.
      
      55      Si deve infine sottolineare che la domanda di annullamento di «ogni atto emanato dalla [convenuta] presupposto, consequenziale
         ovvero comunque connesso a quelli menzionati» è priva di ogni precisazione che consenta di identificare l’atto o gli atti
         di cui trattasi.
      
      56      Ne consegue che sono ricevibili soltanto le conclusioni dirette all’annullamento della decisione 30 maggio 2005.
      
       Nel merito
      57      A sostegno del ricorso di annullamento, il ricorrente solleva cinque motivi, qualificati «motivi del ricorso», e che deducono:
      
      –        l’«[a]ssoluta carenza di motivazione anche per illogicità, tautologia, contraddittorietà ed incoerenza»;
      –        la «[v]iolazione del diritto alla difesa e dell’art. 9 dell’[a]llegato II allo Statuto»;
      –        l’esistenza di «[v]izi di procedura, violazione di legge e violazione di norme sostanziali»;
      –        la «[v]iolazione del dovere di sollecitudine e del dovere di buona amministrazione»;
      –        lo «sviamento di potere e [la] violazione del principio del “neminem laedere”».
      58      Occorre esaminare il primo motivo.
      
      –       Argomenti delle parti
      59      A sostegno del primo motivo, il ricorrente afferma, in particolare, che la Commissione ha violato il principio fondamentale
         del diritto comunitario che obbliga le istituzioni comunitarie di rendere chiari e trasparenti i presupposti di fatto e di
         diritto del provvedimento da esse adottato. Infatti, secondo l’interessato, i motivi alla base del parere della commissione
         di invalidità sono molto imprecisi e non consentono di stabilire un nesso logico e comprensibile tra le constatazioni della
         commissione di invalidità e le conclusioni cui essa è giunta.
      
      60      La Commissione replica che la decisione 30 maggio 2005 sarebbe sufficientemente motivata, grazie ai richiami precisi alle
         disposizioni applicate nella specie. Del resto, tale decisione sarebbe stata trasmessa al ricorrente unitamente al parere
         della commissione di invalidità. La Commissione infine ricorda che, secondo la giurisprudenza, un atto dell’istituzione è
         sufficientemente motivato allorché è stato emanato in un contesto noto al dipendente interessato tale da consentirgli di comprendere
         la portata del provvedimento adottato nei suoi confronti (sentenza del Tribunale di primo grado 22 gennaio 1998, causa T‑98/96,
         Costacurta/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑21 e II‑49, punti 86-90). Orbene, nella specie, la decisione 30 maggio 2005 sarebbe
         stata comunicata all’interessato in un contesto ad esso ben conosciuto, tenuto conto della durata del procedimento di collocazione
         in invalidità.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      61      Si deve innanzi tutto ricordare che la condizione posta dall’art. 253 CE, prevista anche nell’art. 25, secondo comma, dello
         Statuto, ha lo scopo di consentire al giudice comunitario di esercitare il suo controllo sulla legittimità delle decisioni
         recanti pregiudizio e di fornire agli interessati indicazioni sufficienti per stabilire se le decisioni siano fondate o se
         siano inficiate da un vizio che permetta di contestarne la legittimità. Ne deriva che la motivazione deve, in via di principio,
         essere comunicata all’interessato contemporaneamente alla decisione che gli arreca pregiudizio e che la mancanza di motivazione
         non può essere sanata dal fatto che l’interessato viene a conoscenza dei motivi della decisione nel corso del procedimento
         dinanzi al giudice comunitario (v. sentenze della Corte 26 novembre 1981, causa 195/80, Michel/Parlamento, Racc. pag. 2861,
         punto 22, e 28 febbraio 2008, causa C‑17/07 P, Neirinck/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 50).
      
      62      Nella specie, è giocoforza innanzi tutto constatare che, pur se la decisione 30 maggio 2005 fa riferimento, nei suoi primi
         tre «visto», alle pertinenti norme giuridiche applicate, in particolare all’art. 53 dello Statuto, essa non contiene alcun
         elemento di fatto inerente alla concreta situazione del ricorrente.
      
      63      Il quarto e ultimo punto del preambolo della decisione 30 maggio 2005 si riferisce ciò nondimeno al parere della commissione
         di invalidità. Si deve pertanto esaminare se le conclusioni della detta commissione figuranti in tale parere sono sufficientemente
         motivate.
      
      64      A questo proposito, dalla costante giurisprudenza risulta che lo scopo delle disposizioni concernenti la commissione medica
         e la commissione di invalidità è quello di affidare a periti medici la valutazione definitiva di tutte le questioni di ordine
         sanitario. Il sindacato giurisdizionale non può estendersi alle valutazioni mediche propriamente dette, che devono essere
         considerate definitive qualora siano state regolarmente adottate. Invece il sindacato giurisdizionale può estendersi alla
         regolarità della costituzione e dell’attività delle dette commissioni, nonché alla regolarità dei pareri da esse emessi. Sotto
         questo aspetto, il Tribunale è competente ad esaminare se il parere contiene una motivazione che permetta di valutare le considerazioni
         su cui sono fondate le conclusioni contenute nello stesso e se il parere ha stabilito un nesso comprensibile tra gli accertamenti
         medici in esso contenuti e le conclusioni alle quali perviene la commissione (sentenza della Corte 10 dicembre 1987, causa
         277/84, Jänsch/Commissione, Racc. pag. 4923, punto 15; sentenze del Tribunale di primo grado 27 febbraio 1992, causa T‑165/89,
         Plug/Commissione, Racc. pag. II‑367, punto 75, e 15 dicembre 1999, causa T‑27/98, Nardone/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑267
         e II‑1293, punto 87).
      
      65      Si deve nella specie rilevare che il parere della commissione di invalidità è, manifestamente, privo di ogni motivazione in
         quanto si limita puramente e semplicemente a constatare e, nello stesso tempo a concludere, che il ricorrente è affetto da
         un’invalidità considerata totale che lo pone nell’impossibilità di esercitare le sue funzioni. Di conseguenza, non è possibile,
         alla sola lettura di tale parere, verificare l’esistenza di un nesso comprensibile tra gli accertamenti medici effettuati
         dalla commissione di invalidità e le conclusioni cui essa è pervenuta.
      
      66      Certo, secondo costante giurisprudenza, un eventuale difetto di motivazione può essere sanato con una motivazione adeguata
         fornita nella fase della risposta al reclamo, poiché quest’ultima motivazione si presume coincida con la motivazione della
         decisione contro la quale era diretto il reclamo (sentenza del Tribunale di primo grado 18 settembre 2003, causa T‑221/02,
         Lebedef e a./Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑211 e II‑1037, punto 62; sentenze del Tribunale 7 novembre 2007, causa F‑57/06,
         Hinderyckx/Consiglio, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 25, e 8 aprile 2008, causa F‑134/06, Bordini/Commissione,
         non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 63). Tuttavia, nella specie, la decisione di rigetto del reclamo non fornisce
         alcun elemento che consenta di comprendere i motivi per i quali, a parere della commissione di invalidità, il ricorrente doveva
         essere collocato a riposo per invalidità. In particolare, il riferimento figurante in tale decisione alla perizia medica che
         il dott. U. avrebbe effettuato il 25 gennaio 2004 non può essere considerato, in assenza di qualsiasi precisazione circa il
         contenuto di tale perizia, come adeguata motivazione ai sensi della citata giurisprudenza.
      
      67      Ad ogni modo, il verbale 27 maggio 2005, in cui si indica che il ricorrente soffrirebbe di una sindrome ansio-depressiva,
         non consente al Tribunale di conoscere e di verificare le considerazioni sulle quali sono basate le conclusioni ivi contenute
         e se il citato verbale abbia stabilito un nesso comprensibile tra gli accertamenti medici in esso contenuti e le conclusioni
         cui la commissione è pervenuta. Infatti, una sindrome ansioso-depressiva può manifestarsi secondo modalità e gradi molto diversi
         e non implica che la persona che ne soffre venga necessariamente considerata affetta da invalidità permanente totale che la
         pone nell’impossibilità di esercitare funzioni corrispondenti ad un impiego del suo gruppo di funzioni.
      
      68      Non può essere accolto l’argomento della Commissione relativo al fatto che  il ricorrente avrebbe avuto conoscenza del «contesto»
         nel quale è intervenuto il suo collocamento in invalidità e che, pertanto, una motivazione specifica non sarebbe necessaria.
         Infatti, la Commissione non fornisce alcuna precisazione circa la natura e la portata di tale asserita conoscenza e non dimostra,
         comunque, che una siffatta conoscenza avrebbe consentito al ricorrente di valutare le considerazioni mediche che hanno indotto
         la commissione di invalidità a constatare la sua invalidità permanente e totale. Orbene, l’imprecisione di una siffatta conoscenza
         non può sostituire l’obbligo di motivazione dell’atto impugnato, tanto più che  l’atto di cui trattasi è una decisione che
         colloca un dipendente, contro la sua volontà, a riposo per invalidità.
      
      69      Si deve infine sottolineare che, con lettera 18 novembre 2005, il ricorrente ha espressamente chiesto che gli fosse fornita
         una motivazione più concreta della decisione 30 maggio 2005, richiesta cui la Commissione non ha risposto.
      
      70      Poiché la decisione 30 maggio 2005 è affetta da difetto di motivazione, il primo motivo va pertanto accolto.
      
      71      Quindi, senza che si renda necessario pronunciarsi sulle altre censure e motivi sollevati dal ricorrente a sostegno delle
         sue conclusioni dirette all’annullamento, in particolare quelli relativi alla regolarità della composizione della commissione
         di invalidità, la decisione 30 maggio 2005 dev’essere annullata.
      
       Sulla domanda di risarcimento danni
       Argomenti delle parti
      72      Il ricorrente in sostanza chiede il risarcimento dei danni che deriverebbero, in primo luogo, dalla decisione 30 maggio 2005,
         in secondo luogo, dagli atti che hanno portato alla sua emanazione e, in terzo luogo, dagli atti di esecuzione della detta
         decisione nonché dai «commissivi ancorché differenti dalle decisioni di cui si chiede l’annullamento con il presente ricorso».
         In quarto luogo, il ricorrente chiede che le somme che dovrebbero essergli pagate siano maggiorate degli interessi al tasso
         legale, con capitalizzazione degli interessi.
      
      73      Il ricorrente sostiene che, a causa dell’insieme degli atti della Commissione di cui viene chiesto l’annullamento nel presente
         ricorso, avrebbe subito un danno materiale data la perdita di reddito e di altri benefici ai quali un dipendente delle Comunità
         europee in attività ha diritto come, per esempio, l’assicurazione contro gli infortuni, nonché un danno morale, a motivo dell’inattività
         forzata, della perdita di «chances» e della perdita di «status». Il danno sarebbe esistenziale, considerati il suo disappunto
         e la delusione che avrebbe provato a seguito degli atti controversi nonché il sensibile peggioramento della sua qualità di
         vita. Il ricorrente aggiunge che la decisione di rigetto del reclamo conterrebbe affermazioni altamente  lesive del suo onore
         e della sua dignità.
      
      74      Per contro, la Commissione sottolinea che il ricorrente non avrebbe fornito la prova né degli illeciti né degli asseriti pregiudizi.
      
       Giudizio del Tribunale
      75      Secondo una costante giurisprudenza, perché sussista responsabilità extracontrattuale della Comunità, in particolare nelle
         controversie vertenti sulle relazioni tra la detta Comunità e i suoi agenti, occorre siano soddisfatte tre condizioni, cioè
         l’illegittimità del comportamento addebitato alle istituzioni, l’effettività del danno lamentato e l’esistenza di un nesso
         di causalità tra il comportamento e il danno fatto valere. Queste tre condizioni che impegnano la responsabilità della Comunità
         sono cumulative, il che significa che non può sussistere la responsabilità della Comunità quando anche una sola di esse non
         è soddisfatta (v. in particolare, sentenza del Tribunale di primo grado 12 settembre 2007, causa T‑249/04, Combescot/Commissione,
         non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 49, oggetto di impugnazione dinanzi alla Corte, causa C‑525/07 P; sentenze del
         Tribunale 2 maggio 2007, causa F‑23/05, Giraudy/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 88, e 9 ottobre 2007,
         causa F‑85/06, Bellantone/Corte dei conti, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 87 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      76      Le conclusioni relative al risarcimento del danno vanno pertanto esaminate alla luce di tali principi.
      
      –       Sulle conclusioni intese al risarcimento dell’asserito danno derivante dalla decisione 30 maggio 2005
      77      Nella specie, il ricorrente chiede la condanna della Commissione a pagargli, in primo luogo, la somma di EUR 150 000, in secondo
         luogo, una somma pari alla differenza tra i redditi che egli percepisce con il suo collocamento in invalidità e quelli di
         cui avrebbe beneficiato  se non fosse stato oggetto di una siffatta misura.
      
      78      Per quanto riguarda le conclusioni intese a sentir condannare la Commissione a pagare al ricorrente una somma pari alla differenza
         tra i redditi che egli percepisce dal suo collocamento in invalidità e quelli di cui avrebbe fruito se non fosse stato oggetto
         di una siffatta misura, va ricordato che, anche qualora sia dimostrato l’illecito di un’istituzione, la responsabilità della
         Comunità sorge effettivamente solo quando sono dimostrate la sussistenza e la consistenza del danno (sentenza del Tribunale
         di primo grado 12 dicembre 1996, causa T‑99/95, Stott/Commissione, Racc. pag. II‑2227, punto 72).
      
      79      Orbene, allo stato, il Tribunale non è in grado di valutare né la sussistenza né la consistenza degli asseriti elementi del
         danno, dal momento che la Commissione deve ancora adottare le misure di esecuzione della presente sentenza di annullamento,
         conformemente alle disposizioni di cui all’art. 233 CE (v. sentenza del Tribunale di primo grado 8 giugno 2006, causa T‑156/03,
         Pérez-Díaz/Commissione, Racc. FP pag. II‑A‑2‑649, punto 75).
      
      80      Le conclusioni in materia di risarcimento danni devono pertanto in tale misura essere respinte in quanto premature.
      
      81      Per quanto riguarda le conclusioni intese a sentir condannare la Commissione a pagare al ricorrente la somma di EUR 150 000
         – conclusioni che si devono interpretare come dirette al risarcimento del danno morale che sarebbe derivato dalla decisione
         30 maggio 2005 –, si deve ricordare che, secondo la costante giurisprudenza, l’annullamento di un atto impugnato può costituire,
         di per sé, un risarcimento adeguato e, in linea di principio, cioè in assenza nel detto atto di ogni valutazione espressamente
         negativa delle capacità del ricorrente idonea ad offenderlo, sufficiente di ogni danno morale che egli possa aver subito (sentenza
         del Tribunale di primo grado 8 luglio 2004, causa T‑136/03, Schochaert/Consiglio, Racc. PI pagg. I‑A‑215 e II‑957, punto 34).
      
      82      Nella specie, la decisione 30 maggio 2005, nella misura in cui conclude per l’invalidità totale e permanente del ricorrente
         e per la sua incapacità di svolgere le mansioni relative alle sue funzioni, comporta una valutazione negativa delle sue capacità.
         L’annullamento della decisione 30 maggio 2005 non può pertanto costituire, di per sé, una riparazione adeguata del danno morale
         subito dal ricorrente.
      
      83      Tuttavia, poiché la decisione 30 maggio 2005 è stata annullata solo a motivo di un difetto di motivazione, resta aperta la
         questione se l’interessato sia o meno affetto da una invalidità permanente considerata totale, che lo pone nell’impossibilità
         di esercitare funzioni corrispondenti a un impiego del suo gruppo di funzioni. Il solo danno morale che può pertanto invocare
         il ricorrente è quello derivante dalla violazione da parte della Commissione dell’obbligo di motivazione cui essa era tenuta.
      
      84      Del resto, si deve tener conto del fatto che il Tribunale nell’ordinanza 6 dicembre 2007, causa F‑40/06, Marcuccio/Commissione
         (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 50) nonché il Tribunale di primo grado nell’ordinanza 17 maggio 2006, causa T‑241/03,
         Marcuccio/Commissione (Racc. FP pag. II‑A‑2‑517, punto 65) hanno già constatato che il ricorrente si è ostinato a dar prova
         di ostruzionismo nei confronti della Commissione rifiutando di cooperare con essa. La presente causa costituisce la continuazione
         di tale approccio in quanto il ricorrente ha tentato di fare ostruzionismo all’ordine della commissione di invalidità rifiutando
         di cooperare con questa. Pertanto il ricorrente stesso ha contribuito al prolungamento di tale situazione di incertezza nella
         quale lo hanno posto il procedimento di invalidità e il suo collocamento in invalidità.
      
      85      Ciò considerato, alla luce delle particolari circostanze della specie, si ottiene una giusta riparazione del danno morale
         subito dal ricorrente condannando la Commissione a pagargli soltanto la somma di EUR 3 000, ivi compresi tutti gli interessi
         maturati fino al giorno della presente sentenza.
      
      –       Sulle conclusioni intese al risarcimento del preteso danno derivante dagli atti che hanno avuto il loro epilogo nell’emanazione
         della decisione 30 maggio 2005
      
      86      Si deve ricordare che, nel caso in cui il ricorso sia inteso al risarcimento di un presunto danno causato da un comportamento
         dell’amministrazione privo di carattere decisionale, il procedimento amministrativo deve iniziare, conformemente all’art. 90,
         n. 1, dello Statuto, con una domanda dell’interessato che invita l’APN a risarcire tale pregiudizio. Solo avverso la decisione
         di rigetto di tale domanda l’interessato può adire l’amministrazione con un reclamo, conformemente al n. 2 di tale articolo
         (sentenza del Tribunale di primo grado 10 giugno 2004, cause riunite T‑153/01 e T‑323/01, Alvarez Moreno/Commissione, Racc.
         PI pagg. I‑A‑161 e II‑719, punto 99).
      
      87      Nella specie, dal momento che l’asserito pregiudizio di cui il ricorrente, con le sopra menzionate conclusioni, chiede il
         risarcimento trova la sua origine negli atti preparatori della decisione 30 maggio 2005, che debbono essere considerati, come
         è stato ricordato supra al punto 86, come comportamenti dell’amministrazione privi di carattere decisionale, il procedimento
         amministrativo che precede l’introduzione del ricorso sarebbe dovuto obbligatoriamente iniziare con una domanda con la quale
         l’interessato invitava l’APN a risarcire tale danno, seguita, se del caso, da un reclamo contro la decisione che respingeva
         la detta domanda. Poiché tale non è stato il caso, le suddette conclusioni devono essere dichiarate irricevibili.
      
      –       Sulle conclusioni intese al risarcimento dell’asserito danno derivante dagli atti di esecuzione della decisione 30 maggio
         2005 nonché da «comportamenti commissivi, ancorché differenti dalle decisioni di cui si chiede l’annullamento con il presente
         ricorso»
      
      88      Si deve rilevare che le sopra menzionate conclusioni non sono corredate di alcuna precisazione che consenta di stabilire con
         certezza gli atti e i comportamenti denunciati dal ricorrente. Ciò vale in particolare per il riferimento ad asseriti «comportamenti
         commissivi ancorché differenti dalle decisioni di cui si chiede l’annullamento con il presente ricorso». Ciò considerato,
         tali conclusioni, che non rispondono agli obblighi derivanti dall’art. 21 dello Statuto della Corte, sono irricevibili.
      
      89      Da tutto quanto precede consegue che la Commissione dev’essere condannata a versare al ricorrente la somma di EUR 3 000.
      
       Sulle misure di istruzione
      90      A titolo di misure di istruzione, il ricorrente chiede innanzitutto che gli venga comunicato il testo della «decisione della
         Commissione del 28 aprile 2004 relativa all’esercizio dei poteri demandati dallo Statuto all’[APN]». Si deve tuttavia constatare
         che la Commissione ha allegato al suo controricorso il testo di tale decisione. La suddetta domanda è pertanto divenuta priva
         di oggetto.
      
      91      Il ricorrente chiede altresì di essere ammesso a provare, mediante testimoni, le circostanze della visita del 25 febbraio
         2005 del dott. Bi. al suo domicilio. Poiché tali circostanze non hanno effetti sulla decisione del Tribunale, detta domanda
         va respinta.
      
      92      Infine, la domanda del ricorrente intesa a che venga disposta una perizia grammaticale della lettera 17 novembre 2004, al
         fine, secondo l’interessato, «di appurare che in essa si legge non già che il [dott. U.] avrebbe rassegnato le sue dimissioni
         da membro della commissione d’invalidità ma bensì che [lo stesso] avrebbe informato il Servizio medico della [Commissione]
         che il ricorrente aveva rassegnato le proprie dimissioni». In effetti, poiché il ricorrente non è membro della commissione
         di invalidità, egli non avrebbe potuto, di conseguenza, esserne dimissionario.
      
      93      Si deve pertanto respingere l’insieme delle domande intese a che siano disposte misure di istruzione.
      
       Sulla domanda di sospensione del procedimento
      94      Con atto 25 marzo 2008, confermato con atto 20 luglio 2008, il ricorrente ha chiesto al Tribunale di disporre la sospensione
         del presente procedimento fino a quando non sarà intervenuta la chiusura dell’inchiesta preliminare avviata dalle autorità
         giudiziarie italiane a seguito della denuncia che egli aveva depositato il 18 febbraio 2008 contro tre membri della commissione
         di invalidità che si era riunita il 27 maggio 2005. Tuttavia, il Tribunale è del parere che il procedimento promosso dal ricorrente
         presso le autorità giudiziarie italiane non abbia, quantomeno in tale fase, alcuna incidenza sulla presente causa. Ciò considerato,
         la domanda sopra menzionata va respinta.
      
       Sulle spese
      95      A norma dell’art. 122 del regolamento di procedura, le disposizioni del capo ottavo del secondo titolo del detto regolamento,
         relative alle spese di giustizia, si applicano alle cause proposte dinanzi al Tribunale a partire dall’entrata in vigore di
         tale regolamento di procedura, cioè dal 1° novembre 2007. Le disposizioni del regolamento di procedura del Tribunale di primo
         grado pertinenti in materia continuano ad applicarsi mutatis mutandis alle cause pendenti dinanzi al Tribunale prima di tale
         data.
      
      96      A tenore dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale di primo grado, la parte soccombente è condannata
         alle spese se ne è stata fatta domanda. Tuttavia, ai sensi dell’art. 88 del medesimo regolamento, nelle cause tra le Comunità
         e i loro dipendenti, le spese sostenute dalle istituzioni restano a loro carico. Tuttavia, se le parti soccombono rispettivamente
         su uno o più capi, il Tribunale può, in applicazione dell’art. 87, n. 3, primo comma, del medesimo regolamento di procedura,
         ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese.
      
      97      Poiché nella specie il ricorso è stato parzialmente accolto, sia nelle conclusioni dirette all’annullamento come pure nelle
         conclusioni dirette al risarcimento, viene operata una giusta valutazione delle circostanze della causa decidendo che la Commissione
         sopporterà le proprie spese nonché due terzi delle spese sostenute dal ricorrente.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione della Commissione delle Comunità europee 30 maggio 2005 di collocare il sig. Marcuccio a riposo per invalidità
            è annullata.
      2)      La Commissione delle Comunità europee è condannata a versare al sig. Marcuccio la somma di EUR 3 000.
      3)      Il ricorso è respinto quanto al resto.
      4)      La Commissione delle Comunità europee sopporterà, oltre alle proprie spese, due terzi delle spese del sig. Marcuccio.
      5)      Il sig. Marcuccio sopporterà un terzo delle proprie spese.
      
               Kreppel 
            
            
                Tagaras 
            
            
                Gervasoni
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 4 novembre 2008.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               W. Hakenberg 
            
             
            
                      S. Gervasoni
            
         * Lingua processuale: l'italiano.