CELEX: 62002CJ0087
Language: it
Date: 2004-06-10
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 10 giugno 2004. # Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana. # Inadempimento di uno Stato - Ambiente - Direttiva 85/337/CEE - Valutazione dell'impatto di taluni progetti pubblici o privati - Progetto "Lotto zero". # Causa C-87/02.

Causa C-87/02
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Repubblica italiana
      «Inadempimento di uno Stato — Ambiente — Direttiva 85/337/CEE — Valutazione dell’impatto di taluni progetti pubblici o privati
         — Progetto “Lotto zero”»
      
      Massime della sentenza
      1.        Stati membri — Obblighi — Esecuzione delle direttive — Inadempimento — Giustificazione fondata sull’imputabilità dell’inadempimento
            ad autorità locali — Inammissibilità
      (Art. 226 CE)
      2.        Ricorso per inadempimento — Misure nazionali incompatibili con il diritto comunitario — Esistenza di rimedi giurisdizionali
            nazionali — Irrilevanza riguardo alla presentazione di un ricorso per inadempimento
      (Art. 226 CE)
      3.        Ambiente — Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti — Direttiva 85/337 — Assoggettamento a valutazione
            dei progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato II — Potere discrezionale degli Stati membri — Portata e limiti
      (Direttiva del Consiglio 85/337/CEE, art. 4, n. 2)
      1.        La circostanza che uno Stato membro abbia affidato alle proprie regioni l’attuazione di direttive non può avere alcuna influenza
         sull’applicazione dell’art. 226 CE. Infatti, gli Stati membri non possono richiamarsi a situazioni del loro ordinamento interno
         per giustificare l’inosservanza degli obblighi e dei termini stabiliti dalle direttive comunitarie. Sebbene ogni Stato membro
         sia libero di ripartire come crede opportuno le competenze normative sul piano interno, tuttavia, a norma dell’art. 226 CE,
         esso resta il solo responsabile, nei confronti della Comunità, del rispetto degli obblighi derivanti dal diritto comunitario.
      
      (v. punto 38)
      2.        La proposizione di un ricorso, dinanzi ad un giudice nazionale, contro il provvedimento di un’autorità nazionale oggetto di
         un ricorso per inadempimento e la decisione di tale giudice di non sospendere l’esecuzione del detto provvedimento non possono
         avere rilevanza sulla ricevibilità del ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione. Infatti, l’esistenza di azioni
         esperibili dinanzi ai giudici nazionali non può impedire l’esercizio del ricorso contemplato dall’art. 226 CE, dato che le
         due azioni perseguono scopi ed hanno effetti diversi.
      
      (v. punto 39)
      3.        L’art. 4, n. 2, secondo comma, della direttiva 85/337, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti
         pubblici e privati, menziona, a titolo indicativo, i metodi cui gli Stati membri possono ricorrere per determinare quali dei
         progetti appartenenti all’allegato II della direttiva debbano essere sottoposti ad una valutazione ai sensi della medesima.
      
      Di conseguenza, la direttiva 85/337 conferisce in proposito agli Stati membri un margine di discrezionalità e non osta, quindi,
         a che essi impieghino altri metodi per specificare i progetti che richiedono una valutazione d’impatto ambientale conformemente
         alla direttiva. Pertanto, la direttiva non esclude affatto dal novero di tali metodi quello consistente nel dichiarare, sulla
         base d’un esame caso per caso di ciascun progetto considerato oppure in forza d’un atto legislativo nazionale, che uno specifico
         progetto, contemplato dall’allegato II della direttiva, non è soggetto alla procedura di valutazione d’impatto ambientale.
      
      Tuttavia, il fatto che gli Stati membri dispongano di un margine di discrezionalità non è da solo sufficiente ad escludere
         un determinato progetto dalla procedura di valutazione di cui alla direttiva. Diversamente, il margine di discrezionalità
         che l’art. 4, n. 2, della direttiva 85/337 riconosce agli Stati membri potrebbe da questi essere utilizzato per sottrarre
         uno specifico progetto all’obbligo di valutazione anche quando esso potrebbe, per la sua natura, dimensione o ubicazione,
         avere un impatto ambientale significativo.
      
      Ne consegue che, qualunque sia il metodo adottato da uno Stato membro per stabilire se uno specifico progetto richieda o meno
         una valutazione d’impatto ambientale, vale a dire la sua individuazione per via legislativa o in seguito ad un esame caso
         per caso, tale metodo non deve ledere l’obiettivo perseguito dalla direttiva, con la quale si vuole fare in modo che non sfugga
         alla valutazione d’impatto nessun progetto idoneo ad avere un notevole impatto sull’ambiente ai sensi della direttiva, a meno
         che lo specifico progetto esonerato potesse essere ritenuto, in base ad una valutazione complessiva, inidoneo ad avere ripercussioni
         ambientali importanti.
      
      A tal proposito, una decisione con la quale l’autorità competente consideri che le caratteristiche di un progetto non richiedano
         che esso sia sottoposto ad una valutazione dell’impatto ambientale deve contenere o essere accompagnata da tutti gli elementi
         che consentano di controllare che essa è fondata su una previa verifica adeguata, effettuata secondo gli obblighi imposti
         dalla direttiva 85/337.
      
      (v. punti 41-44, 49)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)10 giugno 2004(1)
         
         
               «Inadempimento di uno Stato  –  Ambiente  –  Direttiva 85/337/CEE  –  Valutazione dell'impatto di taluni progetti pubblici o privati  –  Progetto “Lotto zero”»
               
             Nella causa C-87/02,
            
            
            Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. M. van Beek e R. Amorosi, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            
            ricorrente,
            
            contro
            Repubblica italiana, rappresentata dal sig. M. Massella Ducci Teri, avvocato dello Stato,  con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            convenuta,
            
             avente ad oggetto un ricorso diretto a far dichiarare che, non avendo la Regione Abruzzo verificato se il progetto di costruzione
            di una strada extraurbana tangenziale a Teramo (progetto conosciuto con il nome di «Lotto zero – Variante, tra Teramo e Giulianova,
            alla strada statale SS 80»), rientrante tra quelli enumerati all'allegato II della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985,
            85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag.
            40), richiedesse una valutazione dell'impatto ambientale, ai sensi degli artt. 5-10 della stessa direttiva, la Repubblica
            Italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti a norma dell'art. 4, n. 2, di tale direttiva,
            
            
            LA CORTE (Prima Sezione),,
            
             composta dal sig. P. Jann, presidente di Sezione, dai sigg. A. Rosas (relatore) e A. La Pergola, dalla sig.ra  R. Silva de
            Lapuerta e dal sig. K. Lenaerts, giudici, 
            
             avvocato generale: sig. D. Ruiz-Jarabo Colomercancelliere: sig. R. Grass
            
            
            
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza dell'8 gennaio 2004,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria della Corte il 13 marzo 2002, la Commissione delle Comunità europee
         ha proposto, ai sensi dell’art. 226 CE, un ricorso diretto a far dichiarare che, non avendo la Regione Abruzzo verificato
         se il progetto di costruzione di una strada extraurbana tangenziale a Teramo (progetto conosciuto con il nome di «Lotto zero
         – Variante, tra Teramo e Giulianova, alla strada statale SS 80»; in prosieguo: il progetto «Lotto zero»), rientrante tra quelli
         enumerati all’allegato II della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto
         ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40), richiedesse una valutazione dell’impatto ambientale,
         ai sensi degli artt. 5-10 della stessa direttiva, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti a
         norma dell’art. 4, n. 2, di tale direttiva.
         
         
            
               Contesto normativo
            Normativa comunitaria
         
         2
            
          Ai sensi del suo art. 1, n. 1, la direttiva 85/337 attiene alla valutazione dell’impatto ambientale dei progetti pubblici
         e privati che possano presentare un impatto ambientale importante.
         
         
         
         3
            
          Conformemente al n. 2 dello stesso articolo si intende per «progetto»:
         
         «–
            la realizzazione di lavori di costruzione o di altri impianti od opere,
         
         
         –
            altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo».
         
         
         
         
         4
            
          L’art. 2, n. 1, della direttiva così recita:
         «Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell’autorizzazione, i progetti per i quali
         si prevede un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, formino
         oggetto di una valutazione del loro impatto. 
          Detti progetti sono definiti nell’articolo 4».
         
         
         
         5
            
          L’art. 4 della direttiva 85/337 così dispone:
         «1.     Fatto salvo l’articolo 2, paragrafo 3, i progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato I formano oggetto di valutazione
         ai sensi degli articoli da 5 a 10.
          2.       I progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato II formano oggetto di una valutazione ai sensi degli articoli da
         5 a 10 quando gli Stati membri ritengono che le loro caratteristiche lo richiedano.
          A tal fine, gli Stati membri possono, tra l’altro, specificare alcuni tipi di progetti da sottoporre ad una valutazione d’impatto
         o fissare criteri e/o soglie limite per determinare quali dei progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato II
         debbano formare oggetto di una valutazione ai sensi degli articoli da 5 a 10».
         
         
         
         6
            
          L’allegato II della direttiva 85/337, relativa ai progetti di cui all’art. 4, n. 2, della stessa, menziona nel suo punto 10,
         intitolato «Progetti d’infrastruttura», alla lett. d):
         «Costruzione di strade, porti, compresi i porti di pesca, e aeroporti (progetti non contemplati dall’allegato I)».
         
         
         
         7
            
          L’art. 5 della direttiva precisa, sostanzialmente, le informazioni minime che il committente deve fornire. L’art. 6 impone
         agli Stati membri di adottare le misure necessarie affinché le autorità ed il pubblico interessato siano informati e possano
         esprimere il proprio parere prima dell’avvio del progetto. L’art. 8 impone alle autorità competenti l’obbligo di tener conto
         delle informazioni raccolte ai sensi degli artt. 5 e 6, e l’art. 9 istituisce l’obbligo per le autorità competenti di informare
         il pubblico in merito alla decisione presa ed alle condizioni che eventualmente l’accompagnano.
         
         
         
         8
            
          La direttiva 85/337 prevede, al suo art. 12, che gli Stati membri prendano le misure necessarie per conformarsi alla direttiva
         nel termine di tre anni a decorrere dalla sua notifica. La direttiva è stata notificata agli Stati membri il 3 luglio 1985.
         
         
         
         9
            
          Tale direttiva è stata modificata mediante la direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE (GU L 73, pag. 5), il cui art. 3,
         n. 1, ne prevede la trasposizione entro il 14 marzo 1999. La direttiva 97/11 non era quindi applicabile all’epoca dei fatti
         controversi nella presente causa.
         
         
         
         10
            
          L’art. 4, nn. 2 e segg., della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 97/11, così dispone:
         «2.     Fatto salvo il paragrafo 3 dell’articolo 2 per i progetti elencati nell’allegato II gli Stati membri determinano, mediante
          a)       un esame del progetto caso per caso; 
                    o
          b)       soglie o criteri fissati dagli Stati membri,
          se il progetto debba essere sottoposto a valutazione a norma degli articoli da 5 a 10.
          Gli Stati membri possono decidere di applicare entrambe le procedure di cui alle lettere a) e b).
          3.       Nell’esaminare caso per caso o nel fissare soglie o criteri ai fini del paragrafo 2 si tiene conto dei relativi criteri di
         selezione riportati nell’allegato III.
          4.       Gli Stati membri provvedono affinché le decisioni adottate dall’autorità competente di cui al paragrafo 2 siano messe a disposizione
         del pubblico».
         
         Normativa nazionale
         
         11
            
          Il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, intitolato «Atto di indirizzo e coordinamento per l’attuazione
         dell’art. 40, comma 1, della L. 22 febbraio 1994, n. 146, concernente disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale»
         (GURI n. 210 del 7 settembre 1996, pag. 28; in prosieguo: il «decreto 12 aprile 1996»), così prevede al suo art. 1:
         «1.     Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano assicurano che l’attuazione della procedura di valutazione di impatto
         ambientale per i progetti indicati negli allegati A e B avvenga nel rispetto delle disposizioni della direttiva 85/337/CEE
         secondo gli indirizzi contenuti nel presente atto. (…)
         (…)
          4.       Sono assoggettati alla procedura di valutazione d’impatto ambientale i progetti di cui all’allegato B che ricadono, anche
         parzialmente, all’interno di aree naturali protette come definite dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394.
         (…)
          6.       Per i progetti elencati nell’allegato B, che non ricadono in aree naturali protette, l’autorità competente verifica, secondo
         le modalità di cui all’art. 10 e sulla base degli elementi indicati nell’allegato D, se le caratteristiche del progetto richiedono
         lo svolgimento della procedura di valutazione d’impatto ambientale».
         
         
         
         12
            
          L’art. 10, commi 1 e 2, del decreto 12 aprile 1996 dispone quanto segue:
         «1.     Per i progetti di cui all’art. 1, comma 6, il committente, o l’autorità proponente, richiede la verifica di cui al medesimo
         comma. Le informazioni che il committente o l’autorità proponente deve fornire per la predetta verifica riguardano una descrizione
         del progetto ed i dati necessari per individuare e valutare i principali effetti che il progetto può avere sull’ambiente.
          2.       L’autorità competente si pronuncia entro i successivi sessanta giorni sulla base degli elementi di cui all’allegato D, individuando
         eventuali prescrizioni per la mitigazione degli impatti e monitoraggio delle opere e/o degli impianti. Trascorso il termine
         suddetto, in caso di silenzio dell’autorità competente, il progetto si intende escluso dalla procedura. Le regioni e le province
         autonome di Trento e di Bolzano […] provvedono affinché l’elenco [dei progetti] per i quali sia stata chiesta la verifica
         ed i relativi esiti siano resi pubblici».
         
         
         
         13
            
          L’allegato B di tale decreto 12 aprile 1996, relativo alle tipologie progettuali di cui all’art. 1, comma 4, di tale decreto,
         menziona al punto 7, lett. g) e h):
         «g)     strade extraurbane secondarie; 
          h)       costruzione di strade di scorrimento in area urbana o potenziamento di esistenti a quattro o più corsie con lunghezza, in
         area urbana, superiore a 1 500 metri».
         
         
         
         14
            
          L’allegato D del decreto 12 aprile 1996 enumera gli elementi di cui devono tener conto le autorità competenti nell’esaminare
         le caratteristiche e l’ubicazione del progetto nell’ambito della verifica prevista all’art. 1, sesto comma, dello stesso decreto.
         
         
         
         15
            
          La Regione Abruzzo ha trasposto il decreto 12 aprile 1996 con legge regionale 23 settembre 1997, n. 112, intitolata «Norme
         urgenti per il recepimento del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996».
         
         Procedimento precontenzioso
         
         16
            
          Risulta dall’atto introduttivo del ricorso presentato dalla Commissione che l’11 maggio 1998 tale istituzione ha chiesto alle
         autorità italiane di fornirle informazioni sul progetto Lotto zero. Secondo le informazioni di cui disponeva all’epoca la
         Commissione, tale progetto sarebbe stato autorizzato senza essere stato sottoposto alla procedura di valutazione di impatto
         ambientale e senza essere stato oggetto di una previa verifica diretta a stabilire la necessità di una valutazione di impatto
         ambientale.
         
         
         
         17
            
          La Commissione era stata informata, nell’ambito di una questione posta da un membro del Parlamento europeo, del fatto che
         il progetto consisteva nella costruzione di una strada costituita da un tratto a scorrimento rapido, di 10,50 metri di larghezza,
         comportante quattro viadotti e quattro gallerie. La strada, che avrebbe traversato una zona prossima all’abitato a pochi metri
         dal centro storico del Comune di Teramo, in Abruzzo, avrebbe interessato l’alveo del fiume Tordino, oggetto di un progetto
         di valorizzazione ambientale finanziato dalla Comunità, denominato «Fiume Tordino medio corso». Tale area sarebbe stata proposta
         dalla Repubblica italiana quale sito di importanza comunitaria nell’ambito della procedura volta a costituire la rete ecologica
         europea denominata «Natura 2000», ai sensi della direttiva del Consiglio 21 maggio 1992, 92/43/CEE, relativa alla conservazione
         degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206, pag. 7).
         
         
         
         18
            
          Con lettera 23 luglio 1998 la Repubblica italiana ha confermato alla Commissione che il progetto riguardava effettivamente
         la costruzione di una strada a due corsie di un’ampiezza di 10,50 metri e di lunghezza non precisata, il cui tratto traversante
         il territorio del Comune di Teramo interessava la destra idrografica del fiume Tordino e misurava 5 440 metri di lunghezza,
         di cui 2 260 metri di viadotto e 930 metri di galleria.
         
         
         
         19
            
          Dallo scambio epistolare tra la Commissione, il Ministero italiano dell’Ambiente e la Rappresentanza permanente risulta che,
         il 12 marzo 1999, la Regione Abruzzo avrebbe dato il proprio accordo per la realizzazione dell’opera e che il commissario
         straordinario nominato per la detta opera aveva deciso di non sottoporre l’intervento né ad una valutazione d’impatto ambientale
         né ad una previa verifica.
         
         
         
         20
            
          Con lettera 21 maggio 1999 il suddetto Ministero avrebbe ricordato i requisiti fissati dal decreto 12 aprile 1996 e avrebbe
         invitato il commissario straordinario per la realizzazione del progetto e la Regione Abruzzo a motivare la decisione di non
         sottoporre il detto progetto né ad una valutazione d’impatto ambientale né ad una previa verifica. Il commissario straordinario
         avrebbe allora chiesto alla Regione Abruzzo di avviare le procedure regionali previste per la verifica della compatibilità
         ambientale, ai sensi del decreto 12 aprile 1996.
         
         
         
         21
            
          Il progetto sarebbe stato sottoposto alla procedura destinata a verificare se dovesse formare oggetto di una valutazione di
         impatto ambientale. La Regione Abruzzo, considerando, in particolare, che l’area di cui trattasi non rientrasse tra le aree
         protette ai sensi della legge n. 394/91 e della legge regionale n. 38/96 avrebbe deciso, con decreto regionale 15 novembre
         1999, n. 25/99, prot. n. 3624, di emanare un parere favorevole riguardo alla verifica della compatibilità ambientale e quindi
         di esonerare il progetto dalla valutazione di impatto ambientale.
         
         
         
         22
            
          Con lettera 30 maggio 2000, trasmessa alla Commissione con nota della Rappresentanza permanente in data 16 giugno 2000, il
         Ministero italiano dell’Ambiente ha precisato che il decreto regionale n. 25/99 era stato adottato dietro parere favorevole
         del Comitato di Coordinamento Regionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale (in prosieguo: il «comitato di coordinamento»)
         datato 22 ottobre 1999, n. 3/76, che a sua volta rinviava ad un parere del Genio civile del quale non era fatta alcuna menzione
         nel decreto regionale n. 25/99. Il decreto non avrebbe in alcun modo spiegato tale omissione e non fornirebbe alcun argomento
         a sostegno della decisione presa dall’amministrazione regionale.
         
         
         
         23
            
          Il 24 ottobre 2000 la Commissione ha inviato una lettera di diffida alla Repubblica italiana, nella quale enunciava che dagli
         elementi in suo possesso non risultava che la Regione Abruzzo avesse sottoposto il progetto di cui trattasi, rientrante nell’allegato
         II della direttiva 85/337, ad una verifica destinata a stabilire se le sue caratteristiche richiedessero una valutazione ai
         sensi degli artt. 5-10 di tale direttiva.
         
         
         
         24
            
          Non avendo considerato soddisfacenti le diverse risposte fornite dalle autorità italiane a tale lettera di diffida, la Commissione,
         con lettera 18 luglio 2001, ha inviato alla Repubblica italiana un parere motivato che fissava un termine di due mesi per
         adottare le misure necessarie a conformarvisi.
         
         Procedimento dinanzi alla Corte
         
         25
            
          La Corte ha deciso di porre diversi quesiti alla Repubblica italiana e alla Commissione e di chiedere loro di produrre numerosi
         documenti. In particolare, ha chiesto alla Repubblica italiana di produrre il parere del Genio civile menzionato nell’ambito
         del procedimento precontenzioso. Dopo aver esaminato le risposte e i documenti, ai sensi dell’art. 44 bis del regolamento
         di procedura, ha deciso di pronunciarsi senza udienza.
         
         Nel meritoArgomenti delle parti
         
         26
            
          La Commissione ricorda che, ai sensi dell’art. 4, n. 2, primo comma, della direttiva 85/337, i progetti appartenenti alle
         classi elencate nell’allegato II formano oggetto di una valutazione ai sensi degli artt. 5-10 quando gli Stati membri ritengono
         che le loro caratteristiche lo richiedano. L’art. 4, n. 2, secondo comma, della direttiva 85/337 autorizza, in particolare,
         gli Stati membri a fissare criteri o soglie limite per determinare quali dei progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato
         II debbano formare oggetto di una valutazione ai sensi degli artt. 5-10.
         
         
         
         27
            
          La Commissione precisa che, come risulta dalla sentenza 16 settembre 1999, causa C‑435/97, WWF e a. (Racc. pag. I‑5613), in
         mancanza di un atto legislativo che specifichi, a priori e globalmente, i progetti che vanno sottoposti ad una procedura di
         valutazione dell’impatto ambientale, gli Stati membri possono dispensare un progetto determinato da tale procedura solo a
         seguito di un esame in concreto dello stesso che spieghi, in base ad una valutazione complessiva, i motivi per i quali tale
         progetto non è atto ad avere un impatto sull’ambiente.
         
         
         
         28
            
          Con il decreto 12 aprile 1996, la Repubblica italiana non avrebbe precisato, a priori e globalmente, a norma dell’art. 4,
         n. 2, secondo comma, della direttiva 85/337, quali progetti dovevano essere sottoposti ad una valutazione d’impatto ambientale,
         ma si sarebbe limitata a designare i progetti passibili di verifica destinata a determinare la necessità di effettuare una
         valutazione d’impatto ambientale. Sarebbero tali i progetti di cui all’allegato B del decreto 12 aprile 1996, in particolare
         al punto 7, lett. g) (strade secondarie extraurbane) o lett. h) (costruzione di strade di scorrimento in area urbana o potenziamento
         di esistenti a quattro o più corsie con lunghezza, in area urbana, superiore a 1 500 metri), corrispondenti ai progetti enumerati
         all’allegato II della direttiva 85/337, in particolare al punto 10, lett. d) ed e) (costruzione di strade, porti, compresi
         i porti di pesca, e aeroporti).
         
         
         
         29
            
          Secondo la Commissione, poiché corrisponde ai progetti previsti da tali disposizioni, il progetto Lotto avrebbe dovuto essere
         sottoposto ad una verifica e la decisione di non procedere ad una valutazione ai sensi degli artt. 5-10 della direttiva 85/337
         avrebbe dovuto essere motivata in termini chiari e precisi. La decisione di non sottoporre tale progetto ad una valutazione
         non menzionerebbe alcun criterio di valutazione determinato in precedenza e neppure chiarirebbe se sia stata effettuata la
         verifica di cui all’art. 1, comma 6, del decreto 12 aprile 1996, né, per l’ipotesi in cui essa sia stata effettuata, ne preciserebbe
         le modalità. La maniera in cui è motivato il decreto regionale n. 25/99 farebbe quindi ritenere che la Regione Abruzzo non
         abbia verificato se fosse necessario sottoporre il progetto ad una valutazione a norma degli artt. 5-10 della direttiva 85/337.
         Nella sua memoria di replica, la Commissione precisa che il parere del comitato di coordinamento, cui fa riferimento il decreto
         n. 25/99, non le è mai stato comunicato. 
         
         
         
         30
            
          Essa sottolinea che, anche se il contenuto e il meccanismo della verifica di cui all’art. 4, n. 2, della direttiva 85/337
         sono stati elaborati solo dalla direttiva 97/11, che modifica la direttiva 85/337 ma non è applicabile nella fattispecie,
         non è ammissibile che essi siano completamente ignorati e che la decisione non contenga alcuna motivazione.
         
         
         
         31
            
          Peraltro, la tesi secondo cui il rigetto, da parte dei giudici nazionali, di ricorsi presentati dalle associazioni per la
         protezione dell’ambiente impedirebbe alla Commissione di verificare se uno Stato membro abbia onorato gli obblighi derivanti
         dalla direttiva sarebbe priva di qualsiasi fondamento e contraria alla giurisprudenza della Corte. Risulterebbe, in effetti,
         dalla citata sentenza WWF e a., che è compito del giudice nazionale verificare se le autorità competenti abbiano correttamente
         valutato la rilevanza dell’impatto di un progetto sull’ambiente. Ciò non escluderebbe tuttavia che la Corte possa pronunciarsi
         sugli obblighi degli Stati membri derivanti dall’art. 4, n. 2, della direttiva 85/337 e che pertanto la Commissione abbia,
         in base ai poteri conferitile dall’art. 226 CE, il dovere di intervenire per denunciare la violazione di una disposizione
         del diritto comunitario.
         
         
         
         32
            
          La Commissione sottolinea infine che uno Stato membro deve rispondere non solo degli inadempimenti del suo governo centrale,
         ma anche di quelli delle sue amministrazioni locali e decentrate. 
         
         
         
         33
            
          La Repubblica italiana ricorda le circostanze relative all’adozione del decreto 15 novembre 1999, n. 25/99, da parte della
         Regione Abruzzo.
         
         
         
         34
            
          Riguardo alla motivazione di tale decisione, essa sostiene che l’art. 4, n. 2, della direttiva 85/337 consente di verificare
         caso per caso se un progetto debba essere sottoposto a valutazione. Tale direttiva prevederebbe così l’adozione di una misura
         esplicita prima di sottoporre un progetto a valutazione. Sarebbe pertanto giustificato consentire alle autorità competenti
         di mantenere il silenzio laddove non sia necessaria una valutazione e imporre loro di provvedere formalmente solo laddove
         un progetto debba essere sottoposto a valutazione dell’impatto ambientale.
         
         
         
         35
            
          Tale sarebbe la modalità prevista dall’art. 10, secondo comma, del decreto 12 aprile 1996 secondo cui, nel caso in cui non
         ritenga necessario procedere ad una valutazione, l’autorità competente può mantenere il silenzio, il che equivale ad una decisione
         di conclusione della procedura di verifica.
         
         
         
         36
            
          La Repubblica italiana contesta in ogni caso l’inadempimento dedotto, poiché l’autorità nazionale competente ha adottato un
         provvedimento espresso, vale a dire il decreto n. 25/99, motivato mediante un riferimento al parere del comitato di coordinamento.
         
         
         
         37
            
          Essa ricorda che, come risulta dalla citata sentenza WWF e a., è compito del giudice nazionale verificare se le autorità competenti
         abbiano correttamente valutato la rilevanza dell’impatto di un progetto sull’ambiente. Nella fattispecie, il progetto Lotto
         zero sarebbe stato sottoposto al sindacato del Tribunale amministrativo regionale del Lazio a seguito di un ricorso proposto
         dall’Associazione Italia Nostra-Onlus e dall’Associazione Italiana per il World Wildlife Fund. Con ordinanza 21 giugno 2000,
         tale giudice avrebbe respinto la domanda di sospensione dell’esecuzione delle decisioni impugnate relative al detto progetto.
         
         Giudizio della Corte
         
         38
            
          In via preliminare, si deve ricordare che la circostanza che uno Stato membro abbia affidato alle proprie regioni l’attuazione
         di direttive non può avere alcuna influenza sull’applicazione dell’art. 226 CE. Risulta infatti da una giurisprudenza costante
         che gli Stati membri non possono richiamarsi a situazioni del loro ordinamento interno per giustificare l’inosservanza degli
         obblighi e dei termini stabiliti dalle direttive comunitarie. Sebbene ogni Stato membro sia libero di ripartire come crede
         opportuno le competenze normative sul piano interno, tuttavia, a norma dell’art. 226 CE, esso resta il solo responsabile,
         nei confronti della Comunità, del rispetto degli obblighi derivanti dal diritto comunitario (sentenza 13 dicembre 1991, causa
         C‑33/90, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑5987, punto 24; in questo senso, v., del pari, ordinanza 1º ottobre 1997, causa
         C‑180/97, Regione Toscana/Commissione, Racc. pag. I‑5245, punto 7). Non rileva pertanto, nella fattispecie, che l’inadempimento
         risulti da una decisione della Regione Abruzzo.
         
         
         
         39
            
          D’altro canto, la proposizione di un ricorso dinanzi ad un giudice nazionale contro il provvedimento di un’autorità nazionale
         oggetto di un ricorso per inadempimento e la decisione di tale giudice di non sospendere l’esecuzione del detto provvedimento
         non possono avere rilevanza sulla ricevibilità del ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione. Infatti, l’esistenza
         di azioni esperibili dinanzi ai giudici nazionali non può impedire l’esercizio del ricorso contemplato dall’art. 226 CE, dato
         che le due azioni perseguono scopi ed hanno effetti diversi (v. sentenze della Corte 17 febbraio 1970, causa 31/69, Commissione/Italia,
         Racc. pag. 25, punto 9, e 18 marzo 1986, causa 85/85, Commissione/Belgio, Racc. pag. 1149, punto 24).
         
         
         
         40
            
          Riguardo al ricorso in esame, occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 4, n. 2, primo comma, della direttiva 85/337, i progetti
         appartenenti alle classi elencate nell’allegato II formano oggetto di una valutazione ai sensi degli artt. 5-10 quando gli
         Stati membri ritengono che le loro caratteristiche lo richiedano. L’art. 4, n. 2, secondo comma, della stessa direttiva dispone
         che «gli Stati membri possono, tra l’altro, specificare alcuni tipi di progetti da sottoporre ad una valutazione d’impatto
         o fissare criteri e/o soglie limite per determinare quali dei progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato II
         debbano formare oggetto di una valutazione ai sensi degli articoli da 5 a 10».
         
         
         
         41
            
          La Corte ha già statuito che l’art. 4, n. 2, secondo comma, della direttiva 85/337 menziona, a titolo indicativo, i metodi
         cui gli Stati membri possono ricorrere per determinare quali dei progetti appartenenti all’allegato II debbano essere sottoposti
         ad una valutazione ai sensi della direttiva 85/337 (sentenza WWF e a., cit., punto 42). 
         
         
         
         42
            
          Di conseguenza, la direttiva conferisce in proposito agli Stati membri un margine di discrezionalità e non osta, quindi, a
         che essi impieghino altri metodi per specificare i progetti che richiedono una valutazione d’impatto ambientale conformemente
         alla direttiva. Pertanto, la direttiva non esclude affatto dal novero di tali metodi quello consistente nel dichiarare, sulla
         base d’un esame caso per caso di ciascun progetto considerato oppure in forza d’un atto legislativo nazionale, che uno specifico
         progetto, contemplato dall’allegato II della direttiva, non è soggetto alla procedura di valutazione d’impatto ambientale
         (sentenza WWF e a., cit., punto 43).
         
         
         
         43
            
          Tuttavia, il fatto che gli Stati membri dispongano del margine di discrezionalità ricordato al punto precedente non è da solo
         sufficiente ad escludere un determinato progetto dalla procedura di valutazione di cui alla direttiva. Diversamente, il margine
         di discrezionalità che l’art. 4, n. 2, della direttiva riconosce agli Stati membri potrebbe da questi essere utilizzato per
         sottrarre uno specifico progetto all’obbligo di valutazione anche quando esso potrebbe, per la sua natura, dimensione o ubicazione,
         avere un impatto ambientale significativo (sentenza WWF e a., cit., punto 44).
         
         
         
         44
            
          Ne consegue che, qualunque sia il metodo adottato da uno Stato membro per stabilire se uno specifico progetto richieda o meno
         una valutazione d’impatto ambientale, vale a dire la sua individuazione per via legislativa o in seguito ad un esame caso
         per caso, tale metodo non deve ledere l’obiettivo perseguito dalla direttiva, con la quale si vuole fare in modo che non sfugga
         alla valutazione d’impatto nessun progetto idoneo ad avere un notevole impatto sull’ambiente ai sensi della direttiva, a meno
         che lo specifico progetto esonerato potesse essere ritenuto, in base ad una valutazione complessiva, inidoneo ad avere ripercussioni
         ambientali importanti (sentenza WWF e a., cit., punto 45).
         
         
         
         45
            
          Nella fattispecie, l’inadempimento riguarda un progetto di costruzione di una strada che, ai sensi della normativa italiana
         di trasposizione della direttiva 85/337 e ai sensi della direttiva stessa, avrebbe dovuto formare oggetto di una previa verifica
         della necessità di sottoporlo ad una valutazione. La Commissione imputa essenzialmente alla Repubblica italiana il fatto che,
         nella decisione della Regione Abruzzo di non procedere a una valutazione d’impatto ambientale, non compare alcuna motivazione,
         il che lascia supporre che la previa verifica non sia stata effettuata.
         
         
         
         46
            
          Dall’esame dei documenti prodotti risulta che il decreto n. 25/99, con il quale la Regione Abruzzo esprime un parere favorevole
         sull’esito della procedura di previa verifica e decide di sottrarre il progetto alla procedura di valutazione, è motivato
         solo per sommi capi e si limita a rinviare al parere favorevole del comitato di coordinamento. Quest’ultimo parere, che è
         formato dal verbale manoscritto della riunione del detto comitato, tenutasi il 22 ottobre 1999, consiste in una frase che
         esprime il parere favorevole e indica che, per la sua adozione, il comitato disponeva del parere del Genio civile 6 luglio
         1999, n. 8634. 
         
         
         
         47
            
          Come rileva giustamente l’avvocato generale al paragrafo 33 delle sue conclusioni, tale parere del servizio del Genio civile
         di Teramo, prodotto su domanda della Corte, non costituisce un parere sull’impatto ambientale del progetto, ma solo un’autorizzazione
         ai «soli fini idraulici» ad attraversare il fiume Tordino e a realizzare alcuni lavori. Riguardo al documento allegato dalla
         Repubblica italiana al suo controricorso e la cui pagina iniziale, contenente le necessarie precisazioni circa la natura del
         documento, è stata prodotta su domanda della Corte, non risulta che esso sia previsto dalla legge nell’ambito della procedura
         di previa verifica. La Corte non dispone peraltro di elementi che consentano di concludere che esso sia stato utilizzato dall’autorità
         competente a fondamento della sua decisione.
         
         
         
         48
            
          Risulta da questi elementi che la previa verifica della necessità di sottoporre il progetto Lotto zero ad uno studio sull’impatto
         ambientale non è stata effettuata e che l’inadempimento come formulato dalla Commissione nelle sue conclusioni è dimostrato.
         
         
         
         49
            
          Occorre tuttavia rilevare che, se tale parere del Genio civile non fosse stato prodotto, su domanda della Corte, sarebbe stato
         impossibile controllare se la previa verifica fosse stata o meno effettuata. In proposito è importante sottolineare che una
         decisione con la quale l’autorità competente consideri che le caratteristiche di un progetto non richiedano che esso sia sottoposto
         ad una valutazione dell’impatto ambientale deve contenere o essere accompagnata da tutti gli elementi che consentano di controllare
         che essa è fondata su una previa verifica adeguata, effettuata secondo i requisiti posti dalla direttiva 85/337.
         
         
         
         50
            
          In conclusione, occorre dichiarare che, non avendo la Regione Abruzzo verificato se il progetto di costruzione di una strada
         extraurbana tangenziale a Teramo (progetto conosciuto con il nome di «Lotto zero – Variante, tra Teramo e Giulianova, alla
         strada statale SS 80»), rientrante tra quelli enumerati all’allegato II della direttiva 85/337, richiedesse una valutazione
         dell’impatto ambientale, ai sensi degli artt. 5-10 della stessa direttiva, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi
         che le incombono a norma dell’art. 4, n. 2, di tale direttiva.
         
         
         Sulle spese
         51
            
          Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle
         spese.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            LA CORTE (Prima Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce:
         
            
            
            
               1)
                  Non avendo la Regione Abruzzo verificato se il progetto di costruzione di una strada extraurbana tangenziale a Teramo (progetto
                     conosciuto con il nome di «Lotto zero – Variante, tra Teramo e Giulianova, alla strada statale SS 80»), rientrante tra quelli
                     enumerati all’allegato II della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto
                     ambientale di determinati progetti pubblici e privati, richiedesse una valutazione dell’impatto ambientale, ai sensi degli
                     artt. 5-10 della stessa direttiva, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che le incombono a norma dell’art. 4,
                     n. 2, di tale direttiva.
                  
               
            
            
            
            
               2)
                  La Repubblica italiana è condannata alle spese.
               
            
            
                  Jann
               
               
                  Rosas
               
               
                  La Pergola
               
            
                  Silva de Lapuerta
               
               
                  
               
               
                  Lenaerts
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 10 giugno 2004.
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente della Prima Sezione
               
            
         
         
         
                  R. Grass
               
               
                  P. Jann
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'italiano.