CELEX: C2006/048/37
Language: it
Date: 2006-02-25 00:00:00
Title: Causa C-3/06 P: Ricorso del Gruppo Danone contro la sentenza pronunciata il  25 ottobre 2005  dal Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quinta Sezione) nella causa T-38/02 tra il Gruppo Danone e la Commissione delle Comunità europee, presentato il  4 gennaio 2006

25.2.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 48/19
            
         Ricorso del Gruppo Danone contro la sentenza pronunciata il 25 ottobre 2005 dal Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quinta Sezione) nella causa T-38/02 tra il Gruppo Danone e la Commissione delle Comunità europee, presentato il 4 gennaio 2006
   (Causa C-3/06 P)
   (2006/C 48/37)
   Lingua processuale: il francese
   Il 4 gennaio 2006 il Gruppo Danone, rappresentato dagli avv. A. Winckler e S. Sorinas, ha presentato alla Corte di giustizia della Comunità europee un ricorso contro la sentenza pronunciata il 25 ottobre 2005 dal Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Quinta Sezione) nella causa T-38/02 fra il Gruppo Danone e la Commissione delle Comunità europee.
   Il ricorrente conclude che la Corte voglia:
   
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               annullare parzialmente, in base all'art. 225, n. 1, CE, e dell'art. 61 dello Statuto, la sentenza pronunciata dal Tribunale il 25 ottobre 2005 nella causa T-38/02, gruppo Danone/Commissione delle Comunità europee, in quanto (i) respinge il motivo relativo all'infondata presa in considerazione della circostanza aggravante della recidiva nei confronti del ricorrente e (ii) riforma il sistema di calcolo dell'ammenda utilizzato dalla Commissione;
            
         
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               accogliere le conclusioni presentate dal Gruppo Danone in primo grado quanto al motivo relativo all'infondata presa in considerazione della circostanza aggravante della recidiva, e ridurre di conseguenza, in base agli artt. 229 CE e 17 del regolamento n. 17 (1), l'ammenda inflitta dalla Commissione;
            
         
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               ridurre, in base agli artt. 229 CE e 17 del regolamento n. 17, l'importo dell'ammenda in proporzione alla diminuzione della riduzione per le circostanze attenuanti decisa dal Tribunale;
            
         
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               condannare la Commissione alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti:
   A sostegno dell'impugnazione in esame, il ricorrente adduce cinque motivi miranti all'annullamento parziale della sentenza impugnata. Tali motivi riguardano, da un lato, un'errata valutazione della nozione di «recidiva» da parte del Tribunale e, dall'altro, la manifesta illegittimità della modifica del sistema di calcolo dell'ammenda che ha comportato una diminuzione della riduzione d'ammenda accordata per circostanze attenuanti e, pertanto, un aumento dell'importo dell'ammenda rispetto all'importo che sarebbe stato applicato se il Tribunale avesse ridotto l'aumento per circostanze aggravanti dal 50 % al 40 %, senza modificare il sistema di calcolo dell'ammenda adottato dalla Commissione.
   A sostegno della sua argomentazione quanto all'errata valutazione della nozione di recidiva, il ricorrente adduce tre motivi distinti.
   
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               Con il primo motivo, il ricorrente fa valere che il Tribunale ha violato il principio di legittimità dei delitti e delle pene e il suo corollario, vale a dire il principio di irretroattività delle leggi penali meno favorevoli al reo, confermando l'aumento dell'ammenda della ricorrente per la circostanza aggravante della recidiva, in mancanza di base legale chiara e sufficientemente prevedibile.
            
         
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               Con il secondo motivo il ricorrente considera che il Tribunale ha applicato erroneamente il principio della certezza di diritto, rifiutandogli di limitare l'applicazione della recidiva nel tempo, in contraddizione con la giurisprudenza della Corte.
            
         
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               Infine, con il terzo motivo, il ricorrente sostiene che la sentenza è viziata da motivazione contraddittoria, costitutiva di un difetto di motivazione quanto alla valutazione del nesso fra recidiva e la necessità di garantire alle ammende un effetto sufficientemente dissuasivo.
            
         Il ricorrente adduce inoltre due motivi a sostegno della sua argomentazione quanto al carattere manifestamente illegittimo dell'aumento dell'importo dell'ammenda deciso dal Tribunale in seguito alla riforma dell'imputazione del coefficiente correttore per circostanze attenuanti. Il motivo principale riguarda l'eccesso di potere, l'incompetenza e la violazione degli artt. 229 e 230 CE di cui si è reso colpevole il Tribunale. Tale motivo è diviso in due parti.
   
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               Il primo motivo riguarda il fatto che il Tribunale ha oltrepassato i limiti della sua competenza ex artt. 229 e 230 CE riformando la decisione della Commissione quanto al sistema di calcolo dell'ammenda.
            
         
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               Con la seconda parte il ricorrente adebita al Tribunale di aver statuito ultra petita modificando l'imputazione della percentuale di riduzione per circostanze attenuanti, e, di conseguenza, aumentando l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente.
            
         In subordine, la ricorrente adduce un secondo motivo relativo ad una violazione dei diritti della difesa e del principio di ineretroattività delle pene. Omettendo di presentare la sua intenzione di riformare il sistema di calcolo dell'ammenda e di aumentare l'importo dell'ammenda nel corso della discussione in contraddittorio, il Tribunale infatti ha violato un principio fondamentale di diritto comunitario con una concreta incidenza sulla capacità del ricorrente di difendersi. Il Tribunale ha del pari applicato retroattivamente alla decisione «Bière belge» del 2001 una giurisprudenza che data dal 2003, chiarendo il sistema di imputazione del coefficiente per circostanze attenuanti nel sistema di calcolo dell'ammenda.
   
      (1)  Regolamento n. 17: Primo regolamento d'attuazione degli art. 85 e 86 del Trattato (GU 13, del 21.02.1962, pag. 204).