CELEX: 62002CO0172
Language: it
Date: 2004-04-30
Title: Ordinanza della Corte (Terza Sezione) del 30 aprile 2004.#Robert Bourgard contro Institut national d'assurances sociales pour travailleurs indépendants (Inasti).#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Cour de cassation - Belgio.#Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura - Politica sociale - Parità di trattamento fra uomini e donne in materia di previdenza sociale - Direttiva 79/7/CEE - Lavoratori autonomi - Deroga ammessa in materia di fissazione dell'età pensionabile - Possibilità per i lavoratori di sesso maschile di far valere il diritto anticipato alla pensione di vecchiaia - Limitazione alle sole discriminazioni necessariamente ed oggettivamente collegate alla differenza dell'età pensionabile - Metodo di calcolo - Riduzione a causa di anticipazione.#Causa C-172/02.

Causa C-172/02 
      Robert Bourgard
      contro
      Institut national d’assurances sociales pour travailleurs indépendants (Inasti)
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour de cassation (Belgio)]
      «Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura — Politica sociale — Parità di trattamento fra uomini e donne in materia di previdenza
         sociale — Direttiva 79/7/CEE — Lavoratori autonomi — Deroga ammessa in materia di fissazione dell’età pensionabile – Possibilità per i lavoratori di sesso maschile di far valere il diritto anticipato alla pensione di vecchiaia — Limitazione
         alle sole discriminazioni collegate necessariamente e oggettivamente alla differenza dell’età pensionabile — Metodo di calcolo
         — Riduzione a causa di anticipazione»
      
      Massime dell’ordinanza
      Politica sociale — Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di previdenza sociale — Direttiva 79/7 — Deroga ammessa
            in materia di fissazione dell’età pensionabile legale — Portata — Limitazione alle sole discriminazioni collegate necessariamente
            e obiettivamente alla differenza dell’età pensionabile — Metodo di calcolo differente delle pensioni di vecchiaia — Riduzione
            dell’importo in caso di pensione di vecchiaia anticipata — Ammissibilità
      [Direttiva del Consiglio 79/7/CEE, artt. 4, n. 1, e 7, n. 1, lett. a)]
      L’art. 4, n. 1, della direttiva 79/7, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini
         e le donne in materia di sicurezza sociale, letto in combinato disposto con l’art. 7, n. 1, lett. a), della medesima direttiva
         va interpretato nel senso che non osta, qualora la normativa nazionale di uno Stato membro abbia mantenuto una differenza
         di età pensionabile tra i lavoratori di sesso maschile ed i lavoratori di sesso femminile, a che tale Stato membro calcoli
         l’importo della pensione di vecchiaia diversamente a seconda del sesso del lavoratore ed applichi ai lavoratori di sesso maschile,
         i soli ad avere il diritto di chiedere il beneficio della pensione di vecchiaia con anticipazione nei cinque anni precedenti
         la normale età pensionabile, una riduzione del 5% per ogni anno di anticipazione.
      
      (v. punto 47 e dispositivo)
      
      
      
      
      
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            ORDINANZA DELLA CORTE (Terza Sezione)30 aprile 2004(1)
            
            
         
            «Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura  –  Politica sociale  –  Parità di trattamento fra uomini e donne in materia di previdenza sociale  –  Direttiva 79/7/CEE  –  Lavoratori autonomi  –  Deroga ammessa in materia di fissazione dell'età pensionabile  –  Possibilità per i lavoratori di sesso maschile di far valere il diritto anticipato alla pensione di vecchiaia  –  Limitazione alle sole discriminazioni necessariamente ed oggettivamente collegate alla differenza dell'età pensionabile  –  Metodo di calcolo  –  Riduzione a causa di anticipazione»
            
          Nel procedimento C-172/02,
          avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, dalla Cour de cassation
         (Belgio) nella causa dinanzi ad essa pendente tra
         
         
         
         Robert Bourgard
         
         e
         
         Institut national d'assurances sociales pour travailleurs indépendants (Inasti),
         
          domanda vertente sull'interpretazione dell'art. 7, n. 1, lett. a), della direttiva del Consiglio 19 dicembre 1978, 79/7/CEE,
         relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza
         sociale (GU 1979, L 6, pag. 24), 
         
         
         
         
         LA CORTE (Terza Sezione),
         
          composta dal sig. A. Rosas (relatore), presidente di sezione, dal sig. R. Schintgen e dalla sig.ra  N. Colneric, giudici,
         
          avvocato generale: sig.ra J. Kokottcancelliere: sig. R. Grass
          atteso che il giudice di rinvio è stato informato che la Corte intende statuire con ordinanza motivata conformemente all'art.
         104, n. 3, del regolamento di procedura,atteso che gli interessati di cui all'art. 23 dello Statuto della Corte di giustizia sono stati invitati a presentare eventuali
         osservazioni al riguardo,sentito l'avvocato generale, 
         ha emesso la seguente
         
         
         Ordinanza
         1
            
          Con sentenza 29 aprile 2002, pervenuta in cancelleria il 10 maggio successivo, la Cour de cassation ha sottoposto alla Corte,
         ai sensi dell’art. 234 CE, una questione pregiudiziale sull’interpretazione dell’art. 7, n. 1, lett. a), della direttiva del
         Consiglio 19 dicembre 1978, 79/7/CEE, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini
         e le donne in materia di sicurezza sociale (GU 1979, L 6, pag. 24).
         
         
         
         2
            
          Tale questione è stata sollevata nell’ambito di una controversia tra il sig. Bourgard e l’Institut national d’assurances sociales
         pour travailleurs indépendants (in prosieguo: l’«Inasti») riguardo al calcolo della pensione che quest’ultimo gli ha versato.
         
         
            
               Contesto normativo
            La normativa comunitaria
         
         3
            
          Conformemente all’art. 2 della direttiva 79/7, essa si applica alla popolazione attiva, compresi i lavoratori autonomi.
         
         
         
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          L’art. 3, n. 1, lett. a), prevede che essa si applica ai regimi legali che assicurano una protezione contro, segnatamente,
         il rischio di vecchiaia.
         
         
         
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          L’art. 4, n. 1, vieta qualsiasi discriminazione direttamente o indirettamente fondata sul sesso, per quanto riguarda il calcolo
         dei contributi ed il calcolo delle prestazioni.
         
         
         
         6
            
          Tuttavia l’art. 7, n. 1, lett. a), di detta direttiva, che introduce deroghe a tale principio, recita: 
         «1.     La (...) direttiva non pregiudica la facoltà degli Stati membri di escludere dal suo campo di applicazione:
         
         a)
            la fissazione del limite di età per la concessione della pensione di vecchiaia e di fine lavoro e le conseguenze che possono
               derivarne per altre prestazioni;».
            
         
         
         La legislazione nazionale
         
         7
            
          Il regio decreto 10 novembre 1967, n. 72, relativo alla pensione di vecchiaia e superstiti dei lavoratori autonomi, come modificato
         dal regio decreto 16 luglio 1986 (Moniteur belge del 30 luglio 1986, pag. 10699; in prosieguo: il «regio decreto n. 72»), fissa la normale età pensionabile a 65 anni per
         gli uomini e a 60 anni per le donne.
         
         
         
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          A norma dell’art. 3, n. 1, di tale decreto la pensione di vecchiaia può, per quanto riguarda gli uomini, avere inizio, per
         scelta e previa domanda dell’interessato, nei cinque anni precedenti la normale età pensionabile. In tal caso essa è ridotta
         del 5% per ogni anno di anticipazione.
         
         
         
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          Dagli atti di causa emerge che, a norma del regio decreto n. 72, prima della sua modifica con il regio decreto n. 416, i lavoratori
         di sesso femminile potevano andare in pensione a partire dall’età di 55 anni con una riduzione del 5% per ogni anno di anticipazione.
         La possibilità di fruire di una pensione di vecchiaia prima dell’età di 60 anni è stata tuttavia soppressa, con effetto 1°
         gennaio 1987, dall’art. 1 del regio decreto n. 416. I lavoratori di sesso maschile, dal canto loro, conservavano la facoltà
         di anticipare l’inizio della pensione di vecchiaia tra i 60 ed i 65 anni.
         
         
         
         10
            
          L’art. 16 bis, n. 1, del regio decreto n. 72 prevede che la pensione di vecchiaia dei lavoratori autonomi venga calcolata
         sulla base di una carriera professionale la cui entità è espressa in quarantacinquesimi o in quarantesimi, a seconda che si
         tratti di un uomo o di una donna.
         
         Controversia principale e questione pregiudiziale
         
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          All’età di 60 anni il sig. Bourgard, lavoratore autonomo, ha chiesto all’Inasti di fruire della sua pensione di vecchiaia.
         Egli chiedeva la sua pensione con anticipazione, cioè cinque anni prima della normale età pensionabile fissata dal regio decreto
         n. 72 a 65 anni per quanto riguarda i lavoratori autonomi di sesso maschile ed a 60 anni per quelli di sesso femminile.
         
         
         
         12
            
          Con decisione 9 gennaio 1995 l’Inasti ha erogato al sig. Bourgard una pensione di vecchiaia, quale lavoratore autonomo, di
         un importo annuo di BEF 182 273 (EUR 4 518,43). Tale pensione è stata calcolata sulla base di una frazione rappresentativa
         della carriera pari a 34/45 e sottoposta ad una riduzione del 25%, cioè 5% per ogni anno di anticipazione rispetto alla normale
         età pensionabile.
         
         
         
         13
            
          Ritenendo di subire una discriminazione fondata sul sesso rispetto ai lavoratori autonomi di sesso femminile, i quali per
         far decorrere la loro pensione di vecchiaia all’età di 60 anni non dovevano subire una riduzione a causa di anticipazione,
         il 1° febbraio 1995 il sig. Bourgard ha proposto un ricorso contro tale decisione dinanzi al Tribunal du travail (Tribunale
         del lavoro) di Verviers (Belgio). Egli sosteneva che sussisteva inoltre una discriminazione in quanto tale pensione veniva
         calcolata sulla base di una carriera professionale normale equivalente a 45 anni trattandosi dei lavoratori autonomi di sesso
         maschile, mentre la carriera di quelli di sesso femminile era basata su una durata normale di 40 anni.
         
         
         
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          Con sentenza 21 novembre 1997 il Tribunal du travail ha dichiarato infondato il ricorso. Tale sentenza è stata confermata
         in seguito all’appello dalla sentenza della Cour du travail (Corte del lavoro) di Liegi (Belgio) dell’8 maggio 2001.
         
         
         
         15
            
          La Cour de cassation, adita con ricorso dal sig. Bourgard, ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte
         la seguente questione pregiudiziale:
         «Se l’art. 7, n. 1, lett. a), della direttiva del Consiglio 19 dicembre 1978, 79/7/CEE, autorizzi uno Stato membro che ha
         fissato l’età pensionabile dei lavoratori autonomi di sesso maschile a 65 anni e quella dei lavoratori autonomi di sesso femminile
         a 60 anni, con la conseguenza che la pensione di vecchiaia dei lavoratori di sesso maschile è calcolata sulla base di una
         carriera professionale la cui entità viene espressa da una frazione avente 45 al denominatore mentre il denominatore di tale
         frazione è 40 per i lavoratori di sesso femminile, ad applicare ai lavoratori di sesso maschile – i soli ad avere diritto
         di chiedere di fruire anticipatamente della pensione di vecchiaia nei cinque anni che precedono la normale età pensionabile
         – una riduzione dell’importo della pensione del 5% per ogni anno di anticipazione».
         
         Sulla questione pregiudiziale Le osservazioni presentate alla Corte
         
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          Il sig. Bourgard considera che gli elementi del regime delle pensioni di vecchiaia dei lavoratori autonomi descritti nell’ordinanza
         di rinvio siano contrari alla direttiva 79/7. L’Inasti, i governi belga e tedesco nonché la Commissione delle Comunità europee
         sostengono la tesi opposta.
         
         
         
         17
            
          Il sig. Bourgard ritiene che la riduzione del 5% dell’importo della pensione di vecchiaia per ogni anno di anticipazione è
         contrario al principio di parità di trattamento consacrato all’art. 4 della direttiva 79/7. Tale discriminazione non potrebbe
         giustificarsi a norma dell’art. 7, n. 1, lett. a), di tale direttiva. Secondo la giurisprudenza consolidata tale disposizione
         andrebbe interpretata in modo restrittivo (v., segnatamente, sentenza 26 febbraio 1986, causa 152/84, Marshall, Racc. pag. 723,
         punto 36). Non sussisterebbe nel caso in esame alcun elemento che permetta di considerare che la discriminazione di cui trattasi
         sia necessariamente ed obiettivamente collegata alle differenze dell’età di pensionamento (v., in tal senso, sentenza 30 marzo
         1993, causa C‑328/91, Thomas e a., Racc. pag. I‑1247, punto 20).
         
         
         
         18
            
          Il sig. Bourgard afferma che, indipendentemente dalla suddetta riduzione, il calcolo dell’importo della pensione differisce
         già necessariamente a seconda del sesso del lavoratore autonomo, poiché il denominatore per quelli di sesso maschile è 45
         e per quelli di sesso femminile è 40. Egli ricorda inoltre che la riduzione a causa di anticipazione è stata soppressa, totalmente
         o parzialmente, per i beneficiari di uno statuto riconosciuto a livello nazionale.
         
         
         
         19
            
          L’Inasti, i governi belga e tedesco nonché la Commissione sostengono che gli elementi del regime delle pensioni di vecchiaia
         dei lavoratori autonomi descritti nell’ordinanza di rinvio sono giustificati dall’art. 7, n. 1, lett. a), della direttiva
         79/7. La riduzione dell’importo della pensione a causa di anticipazione da parte di un lavoratore autonomo maschile tra i
         60 e i 65 anni sarebbe necessariamente ed obiettivamente collegata alla fissazione di un’età pensionabile diversa per gli
         uomini e per le donne (v., in tal senso, sentenze 7 luglio 1992, causa C‑9/91, Equal Opportunities Commission, Racc. pag. I‑4297,
         punto 20; 19 ottobre 1995, causa C‑137/94, Richardson, Racc. pag. I‑3407, punto 18, e 30 aprile 1998, cause riunite da C‑377/96
         a C‑384/96, De Vriendt e a., Racc. pag. I‑2105).
         
         
         
         20
            
          Ciò varrebbe per quanto riguarda il metodo di calcolo della carriera professionale, basato su una carriera normale equivalente
         a 45 anni lavorativi per gli uomini e a 40 anni per le donne (v. sentenze De Vriendt, cit., e 22 ottobre 1998, causa C‑154/96,
         Wolfs, Racc. pag. I‑6173).
         
         
         
         21
            
          L’Inasti, i governi belga e tedesco nonché la Commissione sottolineano l’importanza di salvaguardare il fragile equilibrio
         finanziario dei sistemi di pensione nazionali. Essi sostengono che tale equilibrio può essere garantito da una riduzione dell’importo
         delle pensioni in caso di anticipazione del beneficio della pensione. Secondo la Commissione spetta al giudice nazionale esaminare
         se il livello della riduzione operata, cioè il 5% per ogni anno di anticipazione, sia strettamente necessario per la preservazione
         di tale equilibrio.
         
         
         
         22
            
          Vari intervenienti sostengono che il sig. Bourgard non rientra nella categoria «trattata meno favorevolmente» dato che soltanto
         i lavoratori autonomi di sesso maschile possono fruire di una pensione di vecchiaia anticipata.
         
         Risposta della Corte
         
         23
            
          Con la sua questione il giudice nazionale chiede in sostanza se l’art. 7, n. 1, lett. a), della direttiva 79/7 vada interpretato
         nel senso di lasciare ad uno Stato membro la facoltà, da una parte, di calcolare l’importo della pensione di vecchiaia dei
         lavoratori autonomi diversamente a seconda del sesso di questi ultimi e, dall’altra, di applicare ai lavoratori autonomi di
         sesso maschile – i soli ad avere diritto di chiedere il beneficio anticipato della pensione di vecchiaia nei cinque anni precedenti
         la normale età pensionabile – una riduzione del 5% per ogni anno di anticipazione.
         
         
         
         24
            
          Va preliminarmente rilevato che, in applicazione dell’art. 54 bis del regolamento di procedura, al governo belga sono stati
         posti quesiti circa le ragioni per cui la riduzione a causa di anticipazione era stata soppressa, totalmente o parzialmente,
         in altri regimi di pensione e circa il fondamento dell’applicazione di un tasso di riduzione del 5% per ogni anno di anticipazione
         nel regime dei lavoratori autonomi.
         
         
         
         25
            
          Nella risposta del 13 novembre 2003 tale governo ha esposto le ragioni per cui non si potrebbe operare un raffronto tra il
         regime di previdenza sociale dei lavoratori subordinati e quello dei lavoratori autonomi. Esso ha chiarito, con l’aiuto di
         calcoli, le differenze fra tali due regimi quanto alla loro portata ed ai mezzi di cui dispongono. Da tali differenze deriverebbero
         inevitabilmente conseguenze in ordine ai metodi di calcolo degli importi attribuiti in materia di pensioni. Per quanto riguarda
         il tasso della riduzione a causa di anticipazione, studi attuariali dimostrerebbero che, al fine di neutralizzare totalmente
         l’effetto di bilancio di un’anticipata decorrenza della pensione, la riduzione annua dovrebbe in realtà essere più del 5%.
         
         
         
         26
            
          La Corte, considerando che la soluzione della questione sollevata dal giudice a quo, da un lato, può essere chiaramente desunta
         dalla sua giurisprudenza e, dall’altro, non dà adito ad alcun ragionevole dubbio, conformemente all’art. 104, n. 3, del regolamento
         di procedura ha informato il giudice a quo della sua intenzione di statuire con ordinanza motivata e ha invitato gli interessati
         di cui all’art. 23 dello Statuto CE della Corte di giustizia a presentare le loro eventuali osservazioni al riguardo.
         
         
         
         27
            
          I governi belga e tedesco nonché la Commissione non hanno formulato alcuna obiezione circa l’intenzione della Corte di statuire
         con ordinanza motivata. Il sig. Bourgard non ha presentato osservazioni in merito.
         
         
         
         28
            
          Va ricordato che, secondo la giurisprudenza consolidata, la possibilità di deroga prevista all’art. 7, n. 1, lett. a), della
         direttiva 79/7 dev’essere interpretata restrittivamente (v., segnatamente, sentenza Thomas e a., cit., punto 8). Così, nel
         caso in cui ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. a), della direttiva 79/7 uno Stato membro preveda un’età di pensionamento diversa
         per gli uomini e per le donne per la concessione delle pensioni di vecchiaia e di fine lavoro, l’ambito della deroga consentita
         è limitato alle discriminazioni che sono necessariamente ed obiettivamente collegate alle differenze dell’età di pensionamento
         (citate sentenze Thomas e a., punti 10 e 20, e Richardson, punto 18).
         
         
         
         29
            
          Risulta dalla natura delle deroghe che figurano all’art. 7, n. 1, della direttiva 79/7 che il legislatore comunitario ha inteso
         autorizzare gli Stati membri a mantenere temporaneamente, in materia di pensioni, i benefici riconosciuti alle donne, al fine
         di consentire agli stessi di procedere gradualmente ad una modifica dei sistemi pensionistici su tale punto senza perturbare
         il complesso equilibrio finanziario di questi sistemi (sentenza Equal Opportunities/Commissione, cit., punto 15).
         
         
         
         30
            
          E’ pacifico che la legislazione di cui trattasi nella causa principale ha mantenuto una differenza quanto all’età pensionabile
         tra i lavoratori autonomi di sesso maschile e quelli di sesso femminile. Emerge dagli atti di causa e segnatamente dalla relazione
         del Re relativa al regio decreto n. 416 che il mantenimento di tale differenza corrisponde alla volontà del legislatore belga
         di pervenire gradualmente alla perfetta parità di trattamento fra uomini e donne. La Commissione menziona tale obiettivo nella
         sua relazione 16 dicembre 1998, concernente l’applicazione della direttiva 79/7, redatta in forza dell’art. 9 della medesima.
         
         
         
         31
            
          Stando alle indicazioni emergenti dal fascicolo, la differenza quanto all’età pensionabile degli uomini e delle donne è stata
         mantenuta, nel regime dei lavoratori autonomi, sino all’adozione del regio decreto 30 gennaio 1997, che definisce le tappe
         finali del processo diretto alla perfetta parità di trattamento fra uomini e donne in materia di pensioni. Nell’ambito di
         tale processo è previsto che la parità sarà pienamente realizzata il 1° gennaio 2009, quando la normale età pensionabile degli
         uomini e delle donne sarà fissata a 65 anni, la possibilità di beneficiare di una pensione di vecchiaia con anticipazione
         tra i 60 e i 65 anni sarà data agli uomini ed alle donne e ad entrambi verrà applicata una riduzione dell’importo della prestazione
         pensionistica del 5% per ogni anno di anticipazione.
         
         
         
         32
            
          Trattandosi in primo luogo del metodo di calcolo della pensione di vecchiaia, va ricordato che tale pensione viene calcolata
         sulla base di una carriera professionale la cui importanza viene espressa in quarantacinquesimi o in quarantesimi a seconda
         che si tratti di un lavoratore autonomo di sesso maschile o di un lavoratore autonomo di sesso femminile.
         
         
         
         33
            
          Occorre determinare se il mantenimento di tale disparità sia necessariamente ed obiettivamente collegato al mantenimento di
         disposizioni nazionali che fissano l’età pensionabile in maniera diversa a seconda del sesso.
         
         
         
         34
            
          A tale proposito la Corte ha già avuto l’occasione di pronunciarsi sull’interdipendenza tra, da un lato, la fissazione della
         normale età pensionabile e, dall’altro, il metodo di calcolo della pensione di vecchiaia, per quanto riguarda il regime dei
         lavoratori subordinati, nella sua sentenza 1° luglio 1993, causa C‑154/92, Van Cant (Racc. pag. I‑3811), e nelle citate sentenze
         De Vriendt e a. e Wolfs.
         
         
         
         35
            
          La Corte ha rilevato, al punto 28 della citata sentenza Wolfs, che la fissazione dell’età pensionabile determina effettivamente
         la durata del periodo in cui gli interessati possono versare contributi pensionistici.
         
         
         
         36
            
          Essa ha concluso, al punto 29 di tale sentenza, che, in un’ipotesi del genere, una discriminazione nel modo di calcolo delle
         pensioni, quale quella risultante dalla normativa nazionale di cui trattasi, sarebbe necessariamente e obiettivamente collegata
         al mantenimento in vigore della differenza nella determinazione dell’età pensionabile. 
         
         
         
         37
            
          Una constatazione siffatta, effettuata relativamente al regime di pensione dei lavoratori subordinati, vale anche per quello
         dei lavoratori autonomi.
         
         
         
         38
            
          In secondo luogo, quanto alla riduzione del 5% per ogni anno di anticipazione, è necessario ricordare che essa è applicata
         soltanto ai lavoratori di sesso maschile. In effetti il diritto di sollecitare il beneficio della pensione di vecchiaia con
         anticipazione spetta solo a tali lavoratori tra i 60 e i 65 anni, mentre una possibilità siffatta è esclusa per i lavoratori
         autonomi di sesso femminile, la cui normale età pensionabile è di 60 anni.
         
         
         
         39
            
          Va esaminato se tale riduzione sia necessariamente ed obiettivamente collegata al mantenimento di disposizioni nazionali che
         fissano l’età pensionabile in maniera diversa a seconda del sesso.
         
         
         
         40
            
          Dall’ordinanza di rinvio, nonché da numerose osservazioni presentate alla Corte, emerge che la possibilità di fruire di una
         pensione di vecchiaia prima dell’età di 60 anni è stata soppressa con effetto 1° gennaio 1987 dall’art. 1 del regio decreto
         n. 416. In seguito a tale modifica i lavoratori di sesso femminile hanno cessato di poter anticipare la loro pensione tra
         i 55 e i 60 anni. La soppressione di tale possibilità si riferiva alla volontà del legislatore di pervenire a un’età pensionabile
         uniforme di 65 anni per i lavoratori autonomi sia di sesso maschile, sia quelli di sesso femminile.
         
         
         
         41
            
          Esiste quindi un’interdipendenza tra, da un lato, la circostanza che i lavoratori di sesso maschile abbiano la possibilità
         di anticipare l’età per il pensionamento e la relativa riduzione a causa di anticipazione e, dall’altro, il mantenimento di
         una disparità quanto all’età pensionabile a seconda del sesso.
         
         
         
         42
            
          E’ incontestabile che il beneficio della pensione di vecchiaia con anticipazione implica ripercussioni finanziarie sul regime
         di pensione interessato, a causa, da un lato, della diminuzione dell’importo delle entrate percepite quali contributi sociali
         e, dall’altro, di un aumento delle spese esposte in base alle pensioni supplementari da versare. Ne risulta quindi che un
         sistema di riduzione a causa di anticipazione tende a compensare un impatto finanziario siffatto. I calcoli ed altre indicazioni
         forniti dal governo belga dimostrano che la soppressione di tale sistema non sarebbe realizzabile senza compromettere l’equilibrio
         finanziario del regime di pensione interessato.
         
         
         
         43
            
          Trattandosi più particolarmente del tasso di riduzione a causa di anticipazione applicato nella causa principale, cioè il
         5% per ogni anno di anticipazione, occorre sottolineare che gli Stati membri dispongono di un ampio margine discrezionale
         nell’attuazione degli strumenti destinati a preservare l’equilibrio finanziario dei regimi di previdenza sociale e, segnatamente,
         pensionistici. Le indicazioni contenute nel fascicolo non permettono di stabilire che, nel caso di specie, il tasso di riduzione
         sia stato fissato ad un livello non ragionevole.
         
         
         
         44
            
          Inoltre, come la Commissione giustamente rileva al punto 26 delle sue osservazioni, è normale che la possibilità offerta di
         anticipare la decorrenza della pensione sia accompagnata da conseguenze finanziarie.
         
         
         
         45
            
          Tali considerazioni non sono infirmate dal fatto che la riduzione a causa di anticipazione è stata soppressa, totalmente o
         parzialmente, in altri regimi nazionali pensionistici e, più particolarmente, nel regime dei lavoratori subordinati. Come
         risulta dalla risposta del governo belga, ricordata al punto 25 della presente ordinanza, tra i due regimi esistono differenze
         quanto alla loro portata ed ai mezzi di cui dispongono che spiegano le disparità esistenti nel regime di riduzione.
         
         
         
         46
            
          Alla luce di quanto precede, una riduzione a causa di anticipazione come quella di cui alla causa principale è obiettivamente
         collegata al mantenimento delle disposizioni nazionali che fissano l’età pensionabile in maniera diversa a seconda del sesso.
         
         
         
         47
            
          Occorre quindi risolvere la questione sollevata dichiarando che l’art. 4, n. 1, della direttiva 79/7, letto in combinato disposto
         con l’art. 7, n. 1, lett. a), di tale stessa direttiva, va interpretato nel senso che non osta, qualora la normativa nazionale
         di uno Stato membro abbia mantenuto una differenza di età pensionabile tra i lavoratori di sesso maschile ed i lavoratori
         di sesso femminile, a che tale Stato membro, in circostanze come quelle di cui alla causa principale, calcoli l’importo della
         pensione di vecchiaia diversamente a seconda del sesso del lavoratore ed applichi ai lavoratori di sesso maschile – i soli
         ad avere diritto di chiedere il beneficio della pensione di vecchiaia con anticipazione nei cinque anni precedenti la normale
         età pensionabile – una riduzione del 5% per ogni anno di anticipazione.
         
         
         Sulle spese
         48
            
          Le spese sostenute dai governi belga e tedesco e dalla Commissione, che hanno presentato osservazioni alla Corte, non possono
         dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente
         sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            LA CORTE (Terza Sezione),
         
         
          statuendo sulla questione sottopostale dalla Cour de cassation, con sentenza 29 aprile 2002, dichiara:
         
            
            
            
               1)
                  L’art. 4, n. 1, della direttiva del Consiglio 19 dicembre 1978, 79/7/CEE, relativa alla graduale attuazione del principio
                     di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale, letto in combinato disposto con l’art. 7,
                     n. 1, lett. a), della medesima direttiva va interpretato nel senso che non osta, qualora la normativa nazionale di uno Stato
                     membro abbia mantenuto una differenza di età pensionabile tra i lavoratori di sesso maschile ed i lavoratori di sesso femminile,
                     a che tale Stato membro, in circostanze come quelle di cui alla causa principale, calcoli l’importo della pensione di vecchiaia
                     diversamente a seconda del sesso del lavoratore ed applichi ai lavoratori di sesso maschile, i soli ad avere il diritto di
                     chiedere il beneficio della pensione di vecchiaia con anticipazione nei cinque anni precedenti la normale età pensionabile,
                     una riduzione del 5% per ogni anno di anticipazione.
                  
               
            
             Lussemburgo, il 30 aprile 2004
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente della Terza Sezione
               
            
         
         
         
                  R. Grass
               
               
                  A. Rosas
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: il francese.