CELEX: 31989R2140
Language: it
Date: 1989-07-12 00:00:00
Title: REGOLAMENTO (CEE) N. 2140/89 DELLA COMMISSIONE del 12 luglio 1989 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lettori di dischi compact originari del Giappone e della Corea del Sud #

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31989R2140

REGOLAMENTO (CEE) N. 2140/89 DELLA COMMISSIONE del 12 luglio 1989 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lettori di dischi compact originari del Giappone e della Corea del Sud  -   

Gazzetta ufficiale n. L 205 del 18/07/1989 pag. 0005 - 0021

*****REGOLAMENTO  (CEE) N. 2140/89 DELLA COMMISSIONE  del 12 luglio 1989  che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lettori di dischi compact originari del Giappone e della Corea del Sud  LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,  visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,  previe consultazioni in seno al comitato consultivo istituito dal suddetto regolamento,  considerando quanto segue:  A. PROCEDURA  (1) Nel giugno 1987 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal Committee of Mechophonics Producers and Connected Technologies (comitato Compact) a nome dei fabbricanti che rappresentano la maggior parte della produzione comunitaria di lettori di dischi compact. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping e al pregiudizio sostanziale da esse derivante ritenuti sufficienti per giustificare un'inchiesta. La Commissione, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), ha annunciato l'avvio di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di lettori di dischi compact (CDP), di cui al codice NC 8519 99 10, originari del Giappone e della Corea del Sud ed ha iniziato un'inchiesta.  (2) L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo 1o giugno 1986 - 31 maggio 1987.  (3) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i ricorrenti ed ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di rendere note per iscritto le loro osservazioni e di essere intese.  Quasi tutti gli esportatori giapponesi e coreani, alcuni importatori e la maggior parte dei produttori comunitari hanno reso note per iscritto le loro osservazioni. Tutti gli esportatori e la maggior parte degli importatori noti hanno chiesto ed ottenuto di essere intesi.  (4) La Commissione ha chiesto e ricevuto relazioni scritte particolareggiate da parte dei produttori comunitari ricorrenti, degli esportatori e di alcuni importatori. Quindici esportatori giapponesi hanno creato un « comitato dumping CDP » ed hanno presentato relazioni comuni in materia di pregiudizio e di interesse della Comunità.  (5) La Commissione ha controllato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni preliminari ed ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:  a) Produttori CEE:  Philips, Eindhoven, Paesi Bassi  Bang & Olufsen, Struer, Danimarca  Grundig, Fuerth, Repubblica federale di Germania  b) Produttori/esportatori giapponesi:  Nippon Columbia Co. Ltd (Denon), Tokio  Funai Electric Trading Co. Ltd, Osaka  Kenwood Corporation, Tokio  Lux Corporation, Tokio / Alpine Electronics Inc., Tokio  Marantz Japan Inc., Tokio  Matsushita Electric Industrial Co. Ltd, Osaka  Onkyo Corporation, Osaka  Pioneer Electronic Corporation, Tokio  Sansui Electronic Co. Ltd, Tokio  Sanyo Electric Co. Ltd, Osaka  Sony Corporation, Tokio  Teac Corporation, Tokio  Victor Company of Japan (JVC), Tokio  Nippon Gakki Corporation (Yamaha), Hamamatsu  c) Produttori/esportatori coreani:  Inkel Corporation Ltd, Seul  Goldstar Co. Ltd, Seul  Samsung Electronics Co. Ltd, Seul  Haitai Electronics Co. Ltd, Seul  d) Importatori nella Comunità:  Denon Electronic GmbH, Repubblica federale di Germania  Hayden Laboratories Ltd, Regno Unito  Funai Electronics Int. GmbH, Repubblica federale di Germania  Goldstar Deutschland GmbH, Repubblica federale di Germania  Hitachi Sales UK Ltd, Regno Unito  Hitachi Sales Europe GmbH, Repubblica federale di Germania  Kenwood Electronics GmbH, Repubblica federale di Germania  Trio - Kenwood, Francia  Alpine Electronics, Francia  Panasonic France SA, Francia  Panasonic Deutschland GmbH, Repubblica federale di Germania  Panasonic UK Ltd, Regno Unito  Panasonic Italia SpA, Italia  Pioneer High Fidelity (GB) Ltd, Regno Unito  Pioneer Electronics Europe NV, Belgio  Pioneer Electronics (Italia) SpA, Italia  Onkyo Deutschland, Repubblica federale di Germania  Fisher Hi-Fi Europe Vertriebs - GmbH, Repubblica federale di Germania  Sanyo Marubeni (UK) Ltd, Regno Unito  Sony Deutschland GmbH, Repubblica federale di Germania  Sony France SA, Francia  Sony UK Ltd, Regno Unito  JVC Audio France SA, Francia  JVC (UK) Limited, Regno Unito  JVC Deutschland GmbH, Repubblica federale di Germania  Yamaha Electronic Europe GmbH, Repubblica federale di Germania.  (6) Il periodo dell'inchiesta è stato più lungo del normale a causa dell'elevato numero di esportatori e di importatori interessati, della vasta gamma di modelli di CDP venduti sul mercato comunitario e sul mercato interno degli esportatori, nonché della varietà e della complessità dei sistemi di distribuzione delle singole società sui diversi mercati.  B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE  (7) I prodotti in esame sono gli apparecchi di riproduzione del suono «stand alone » con un sistema di lettura ottica laser e in particolare i riproduttori « stand alone » per abitazione, eventualmente combinati con altri apparecchi in un sistema rack, purché abbiano un'alimentazione e comandi indipendenti.  (8) I lettori multidisco, nei quali è possibile inserire più di 10 CD contemporaneamente, gli apparecchi da installare nelle autovetture e i modelli portatili non sono considerati CDP « stand alone » ai sensi del paragrafo 7 e pertanto sono esclusi dalla presente procedura. Questi diversi modelli di CDP presentano infatti sostanziali differenze fisiche (capacità, dimensioni, funzionamento a batteria) rispetto agli apparecchi per abitazione e sono destinati ad impieghi specifici (uso professionale per i multidisco, impiego specifico per gli autoveicoli e funzionamento autonomo per i portatili).  (9) I CDP « stand alone » presentano diverse caratteristiche (telecomando, uscite numeriche, programmazione e memorizzazione) con differenti combinazioni di caratteristiche. Sul mercato comunitario sono venduti circa 300 modelli e l'industria della CEE produce praticamente l'intera gamma di modelli con le diverse combinazioni di caratteristiche.  (10) Due esportatori hanno affermato che alcuni modelli di CDP « stand alone » non potevano essere considerati prodotti simili in considerazione delle differenze relative alle specificazioni tecniche e alla sofisticata tecnologia delle caratteristiche.  (11) Alla luce di tali elementi la Commissione ha preso in esame la possibilità di tracciare una netta linea di demarcazione tra i numerosissimi modelli disponibili. A questo proposito la Commissione ha osservato che tutti i modelli sul mercato hanno essenzialmente le stesse caratteristiche fisiche e tecniche e non differiscono sostanzialmente in termini di applicazioni e di impieghi. Le differenze relative ad alcune caratteristiche, all'aspetto esteriore e alla qualità della riproduzione del suono sono nettamente compensate dall'analogia delle caratteristiche fisiche di base e delle funzioni. Si può pertanto ritenere che tutti i modelli di CDP « stand alone » siano praticamente intercambiabili dal punto di vista del consumatore. Non è stato quindi possibile tracciare alcuna linea di demarcazione. Un'eventuale distinzione all'interno della vasta gamma di CDP « stand alone », volta a definire diversi tipi di prodotti simili, sarebbe pertanto arbitraria, complessa e probabilmente inattuabile, oltre ad offrire le possibilità di eludere le misure antidumping.  (12) La Commissione ha pertanto concluso che i CDP « stand alone » presentano sufficienti caratteristiche analoghe per essere considerati come prodotto simile nell'ambito della presente procedura. Di conseguenza, ai fini delle conclusioni preliminari della Commissione, tutti i CDP « stand alone » prodotti nella Comunità sono considerati come prodotto simile ai CDP « stand alone » esportati dal Giappone e dalla Corea.  C. PREZZO ALL'ESPORTAZIONE  a) Vendite ad importatori indipendenti  (13) I prezzi delle vendite all'esportazione effettuate direttamente dai produttori giapponesi e coreani ad importatori indipendenti nella Comunità sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per i prodotti destinati all'esportazione nella Comunità.  b) Vendite ad importatori collegati  (14) Quando le vendite all'esportazione sono state effettuate a società consociate che hanno importato il prodotto nella Comunità è stato ritenuto opportuno, in considerazione del rapporto esistente tra l'esportatore e l'importatore, costruire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi netti, dopo aver dedotto sconti e riduzioni, ai quali i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad un acquirente indipendente. A questo proposito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, per ciascun esportatore interessato la Commissione ha basato i propri calcoli sul 70 % circa del volume delle transazioni effettuate nella Comunità dagli importatori collegati.  (15) Per costruire i prezzi all'esportazione si è tenuto conto di tutti i costi effettivamente sostenuti tra l'importazione e la rivendita. Quando lo si è ritenuto necessario è stata effettuata una ripartizione dei costi, in linea di massima in base al giro d'affari, impiegando a tal fine i dati relativi all'ultimo esercizio finanziario degli importatori collegati. Eventuali metodi alternativi sono stati applicati unicamente quando le parti hanno potuto dimostrare che il metodo proposto era più adatto per determinare i costi sostenuti.  (16) Dall'inchiesta svolta presso la Matsushita Italia sono emerse significative divergenze tra le informazioni fornite dalla società nella risposta al questionario e i dati registrati nei documenti interni riguardo al giro d'affari complessivo, alle vendite globali di CDP e a determinate spese. È stato infatti accertato che non erano stati registrati sconti di cassa per un importo rilevante e determinate spese di vendita relative a materiale d'informazione e pubblicitario. Dato che la società non ha fornito le informazioni richieste, la Commissione ha calcolato gli importi in questione in base agli elementi disponibili. Per tutti i modelli esaminati sono stati dedotti importi pari in media al 16 % del prezzo di rivendita.  (17) In funzione dei dati disponibili, la Commissione ha stabilito che, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, un margine di profitto equo per gli importatori collegati era pari al 5 %. Tale conclusione è stata contestata da due esportatori che tuttavia non hanno presentato elementi di prova soddisfacenti a sostegno di un margine di profitto alternativo.  (18) Nelle risposte al questionario, la Funai Japan ha dichiarato che tutti i prodotti esportati nella Comunità erano venduti a clienti indipendenti. Dall'inchiesta è emerso, tuttavia, che la Funai Japan controlla una società tedesca, la Funai Electric Trading (Europe) GmbH che, secondo i dati contabili, ha acquistato e rivenduto i CDP a clienti nella Comunità. La Funai Japan ha affermato che la Funai Electric Trading (Europe) GmbH dovrebbe essere considerata come un agente in quanto non tiene scorte e opera con un margine di profitto fisso. È stato accertato, tuttavia, che la Funai Japan ha inviato fatture alla Funai Electric Trading (Europe) GmbH, che a sua volta ha ricevuto ordinazioni ed ha negoziato e concluso contratti di vendita con clienti europei per proprio conto. A favore della Funai Electric Trading (Europe) sono state inoltre emesse le lettere di credito per il pagamento delle merci. Secondo la Commissione, la società ha pertanto svolto la normale funzione di società consociata importatrice nella Comunità.  c) Categorie di clienti  (19) Numerosi esportatori hanno affermato di aver effettuato vendite all'esportazione a società OEM (original equipment manufacturers) oppure ad altre categorie di clienti (distributori nazionali o regionali), diverse da quelle a cui erano destinate le vendite sul mercato interno, ed hanno pertanto chiesto di tenere conto di tali differenze nel livello commerciale.  (20) A questo proposito la Commissione ha verificato se, in base agli elementi di prova presentati dagli esportatori, fosse possibile individuare il ruolo dei relativi clienti e ha dimostrato che, per il mercato in questione, esso si rifletteva chiaramente nei quantitativi venduti e nella struttura dei prezzi imposti. La Commissione ha dovuto tener conto del fatto che i prezzi all'esportazione, effettivamente pagati o costruiti, possono corrispondere a qualsiasi livello di attività commerciale (OEM, piccoli o grandi distributori oppure rivenditori).  (21) È stato deciso di trattare separatamente le vendite alle OEM, in quanto è stato dimostrato che tali transazioni sono nettamente distinte dalle altre vendite. I prodotti destinati alle OEM sono infatti conformi alle specificazioni dell'acquirente che li vende con il proprio marchio di fabbrica. La specificità di tali transazioni era inoltre espressa nei quantitativi venduti e nei prezzi applicati per la marca in questione. Per tali vendite sono stati pertanto stabiliti prezzi all'esportazione distinti, in base ai prezzi applicati dal produttore al momento della vendita all'esportazione alle OEM.  (22) Riguardo agli esportatori che hanno affermato di aver effettuato vendite all'esportazione a distributori, la Commissione ha concluso, a titolo provvisorio, che la richiesta della Sony era giustificata, in quanto la società aveva presentato sufficienti elementi di prova per dimostrare che il ruolo di tali clienti si rifletteva chiaramente, per i mercati in questione, nei quantitativi venduti e nella struttura dei prezzi. Per ciò che riguarda gli altri esportatori, gli elementi di prova presentati non erano sufficienti a giustificare le loro richieste.  (1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1.  (2) GU n. C 178 del 7. 7. 1987, pag. 7.  D. VALORE NORMALE  a) Prezzi vigenti sul mercato interno  (23) In linea di massima, nei confronti dei produttori/esportatori interessati, il valore normale è stato determinato in base alla media ponderata dei prezzi vigenti sul mercato interno per tutte le vendite ad acquirenti indipendenti. Da tali prezzi sono stati dedotti tutti gli sconti e le riduzioni direttamente collegati alle vendite di CDP.  (24) La Matsushita non ha collaborato in misura sufficiente durante l'inchiesta in loco. La società non aveva infatti preparato l'elenco delle singole transazioni per le vendite di CDP sul mercato interno, come era stato chiesto dalla Commissione nel questionario inviato alle parti interessate. La Commissione non ha potuto quindi controllare le fatture relative alle vendite del prodotto in questione. Durante l'inchiesta in loco, inoltre, sono state fornite alla Commissione informazioni contraddittorie sugli sconti accordati ad acquirenti indipendenti. La Commissione non ha potuto pertanto applicare le normali procedure di controllo ed ha valutato gli sconti in base agli elementi disponibili.  (25) La Commissione non ha accolto l'obiezione di un esportatore coreano, secondo il quale il mercato coreano dei CDP sarebbe stato troppo limitato, in termini relativi o assoluti, per rappresentare un adeguato termine di confronto.  (26) Lo stesso esportatore ha sostenuto che le vendite dei suoi prodotti sul mercato interno erano irrilevanti in termini assoluti e che pertanto non avrebbero dovuto essere considerate come svolte nel corso di normali operazioni commerciali anche se, in termini relativi, tali vendite rappresentavano oltre il 5 % delle vendite all'esportazione nella Comunità dei modelli in questione.  (27) Secondo la Commissione uno scarso volume di vendite sul mercato interno, in termini assoluti, non rappresenta di per sé stesso un valido motivo per concludere che le vendite non siano state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali e non giustifica una deviazione dalla normale procedura, secondo la quale i valori normali sono determinati in base alle vendite sul mercato interno che in termini quantitativi superano il 5 % delle vendite all'esportazione nella Comunità.  b) Categorie di clienti  i) Valore normale distinto - OEM  (28) Per le vendite alle OEM sono stati determinati valori normali distinti, in quanto la Commissione ha accolto l'obiezione secondo la quale tali clienti svolgevano funzioni nettamente diverse da quelle di altre categorie di acquirenti indipendenti. Tali funzioni erano inoltre chiaramente espresse, per il mercato in questione, nei quantitativi venduti e nella struttura dei prezzi applicati per le singole marche.  ii) Valore normale distinto - Vendite di CDP con la marca del produttore  (29) La Sony ha chiesto di effettuare una distinzione tra le categorie dei primi acquirenti indipendenti, affermando tra l'altro che i distributori indipendenti avevano funzioni nettamente distinte rispetto a quelle di altre categorie di clienti e che tali differenti funzioni erano espresse chiaramente nel volume dei quantitativi venduti, nella politica dei prezzi e nella struttura dei prezzi vigenti sul mercato.  (30) Durante l'inchiesta in loco, la Commissione ha accertato che nel sistema di distribuzione della Sony i distributori indipendenti svolgevano funzioni diverse da quelle di altre categorie di acquirenti indipendenti, in quanto vendevano i prodotti unicamente ad altre categorie di clienti, quali i rivenditori e gli utilizzatori finali. La Commissione ha inoltre confrontato i quantitativi venduti, la politica dei prezzi e il livello dei prezzi applicati a distributori indipendenti con i prezzi vigenti nei confronti di altre categorie di clienti indipendenti. Dal confronto è emersa una netta distinzione in termini di quantitativi venduti e di politica dei prezzi, con una corrispondente struttura dei prezzi che riflette le funzioni specifiche dei distributori rispetto ad altri clienti indipendenti.  (31) In considerazione di tali elementi di prova la Commissione ha concluso che le vendite della Sony a distributori indipendenti sono state effettuate ad un livello commerciale diverso da quello delle vendite ad altre categorie di clienti. La Commissione ha inoltre riconosciuto che le vendite ai distributori sul mercato interno rappresentavano il livello commerciale più adeguato per il confronto con le vendite all'esportazione ed ha pertanto deciso di determinare il valore normale relativo a tale esportatore in base alla media ponderata dei prezzi interni dei prodotti venduti ai distributori indipendenti sul mercato interno.  (32) Alcuni esportatori hanno inoltre affermato che il valore normale determinato nei loro confronti in base a tutte le vendite ad acquirenti indipendenti sul mercato interno non è paragonabile al prezzo all'esportazione, in quanto quest'ultimo si riferisce ai distributori, mentre le vendite sul mercato interno vengono effettuate ad altre categorie di clienti, quali gli operatori commerciali e gli utiliz zatori finali. Per correggere le presunte differenze in termini di livello commerciale, gli esportatori in questione hanno chiesto di tener conto delle differenze nei costi dovute alla vendita a diverse categorie di clienti.  (33) Dopo un esame accurato la Commissione ha concluso, a titolo preliminare, che tali richieste sono ingiustificate. Gli elementi di prova forniti non erano sufficienti a identificare il livello commerciale all'esportazione oppure sul mercato interno. Gli esportatori coinvolti non hanno quindi potuto dimostrare che i prezzi interni e all'esportazione corrispondono a diversi livelli dell'attività commerciale e che le presunte differenze incidono sulla comparabilità dei prezzi.  (34) Per quanto riguarda la richiesta di tener conto delle differenze nei costi, la Commissione ritiene che tali differenze non possano in alcun caso essere attribuite alla diversità di livello commerciale, né essere valutate alla stregua di differenze di prezzo corrispondenti alla presunta disparità nel livello commerciale. In primo luogo le differenze nei costi possono essere dovute a motivi del tutto diversi dalla disparità nel livello commerciale e, in secondo luogo, le differenze nei costi non sono necessariamente espresse in termini di prezzi, in modo da incidere sulla comparabilità di questi ultimi.  (35) A titolo provvisorio la Commissione ha concluso che per calcolare il valore normale nei confronti degli esportatori interessati non è possibile individuare o stabilire una base più adeguata della media dei prezzi di tutte le vendite ad acquirenti indipendenti.  c) Prezzi di trasferimento  (36) Contrariamente alle affermazioni di alcuni esportatori, nel caso in esame la Commissione non ritiene opportuno tener conto di eventuali prezzi di trasferimento tra società collegate o filiali degli esportatori per determinare il valore normale in riferimento ai prezzi vigenti sul mercato interno. I valori normali sono stati pertanto determinati in base ai prezzi applicati nelle transazioni tra gli uffici vendite del produttore oppure tra le filiali di vendita collegate e gli acquirenti indipendenti.  i) Prezzi di trasferimento - Entità economica  (37) Un esportatore ha chiesto di determinare il valore normale in base ai prezzi di trasferimento tra l'ufficio vendite della società produttrice e le filiali di vendita, in quanto il produttore svolge quasi tutte le funzioni di vendita, lasciando pochissime operazioni alle filiali. L'esportatore ha inoltre affermato che la società produttrice vende CDP attraverso 77 filiali sul mercato interno e che pertanto non si può ritenere che filiali di vendita eseguano le stesse funzioni di un normale ufficio vendite.  (38) La Commissione ritiene che, nonostante la divisione specifica delle attività di produzione e di vendita all'interno di un gruppo costituito da diverse persone giuridiche, il gruppo rimanga comunque un'unica entità economica che, con risorse adeguate per operare in modo concorrenziale, svolge le attività di produzione e di vendita al primo acquirente indipendente che, in altri casi, sono effettuate da singole persone giuridiche.  (39) Riguardo alle funzioni di vendita, il numero delle filiali e la ripartizione specifica delle operazioni tra l'ufficio vendite della società produttrice e le filiali di vendita dipende da accordi aziendali interni. Anche se il produttore assume parzialmente oppure quasi totalmente le funzioni di vendita, queste ultime sono comunque svolte parallelamente alle attività delle società necessarie per effettuare le normali transazioni con il primo acquirente indipendente. Sarebbe infatti assurdo duplicare tali attività. Non è stato inoltre né affermato, né provato che tali operazioni non fossero necessarie per vendere il prodotto in questione al primo acquirente indipendente.  (40) Indipendentemente dalla ripartizione, dal volume o dall'organizzazione delle attività di produzione e di vendita, l'unico elemento determinante per limitare l'ambito dell'entità economica è la funzione di vendere al primo acquirente indipendente in un contesto concorrenziale e con le risorse corrispondenti alle condizioni specifiche del mercato.  (41) La Commissione ha pertanto concluso, a titolo provvisorio, che le attività e le funzioni delle diverse parti che costituiscono l'entità economica debbano essere considerate nel loro complesso e che il valore normale relativo all'esportatore in questione debba essere determinato in base a tutte le vendite ad acquirenti indipendenti.  ii) Prezzi di trasferimento - Articolo 2, paragrafo 7  (42) Tre esportatori hanno inoltre chiesto di tener conto del prezzo di trasferimento tra la società di produzione e le filiali di vendita ai fini del calcolo del valore normale, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento (CEE) n. 2423/88, in quanto i prezzi di trasferimento corrisponderebbero a quelli applicati nei confronti di acquirenti indipendenti.  (43) Riguardo a uno degli esportatori in questione la Commissione ha accertato che il 99,3 % delle vendite di CDP sul mercato interno viene effettuato attraverso 77 filiali di vendita e soltanto lo 0,7 % delle vendite si svolge attraverso due società indipendenti. Il secondo esportatore ha effettuato tutte le vendite sul mercato interno attraverso 20 filiali. Nei due casi i prezzi e i costi delle transazioni non possono essere confrontati con quelli delle vendite a società indipendenti, in quanto queste ultime sono praticamente inesistenti. In tali circostanze non si può considerare che le transazioni tra società collegate siano effettuate nel corso di normali operazioni commerciali. Per quanto riguarda il terzo esportatore, la Commissione non dispone di elementi di prova sufficienti per concludere che i prezzi e i costi inerenti alle vendite a società di distribuzione collegate sono paragonabili ai prezzi e ai costi relativi alle vendite a distributori indipendenti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7.  (44) La Commissione ritiene comunque che non sarebbe coerente applicare l'articolo 2, paragrafo 7 nei casi in cui le organizzazioni di vendita siano parte integrante di un'entità economica, in conformità dei paragrafi da 37 a 41 precedenti.  (45) Ai fini del calcolo del valore normale relativo ai tre esportatori in questione le vendite alle società collegate non sono state considerate come effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.  d) Valori costruiti  (46) Quando, nel periodo di riferimento, non sono state effettuate vendite dei modelli analoghi a quelli venduti all'esportazione, oppure quando il volume di tali vendite era insufficiente o quando i prezzi corrispondenti non erano remunerativi, la Commissione ha determinato il valore normale in base al valore costruito.  (47) I valori sono stati calcolati tenendo conto di tutti i costi, fissi e variabili, sostenuti nel paese di origine nel corso di normali operazioni commerciali, per i materiali e la produzione, più un importo per le spese di vendita e di gestione, nonché per le altre spese generali e un equo margine di profitto. L'eventuale ripartizione dei costi è stata attuata in linea di massima in base al giro d'affari complessivo per i CDP, in conformità del più recente bilancio certificato dell'esportatore. I metodi alternativi sono stati applicati soltanto quando è stato dimostrato che erano più adeguati al caso in esame.  (48) Quando non sono state effettuate vendite sul mercato interno oppure quando il volume di tali vendite era insufficiente (inferiore al 5 % dei quantitativi esportati), ai fini del calcolo dei valori costruiti gli importi relativi alle spese di vendita e di gestione e alle spese generali corrispondevano alle medie ponderate delle spese sostenute e dei profitti realizzati dal produttore o dall'esportatore in questione sulle vendite remunerative di altri modelli sul mercato interno. Quando il produttore o l'esportatore non ha effettuato vendite di altri modelli, gli importi sono stati determinati in base alle media ponderata delle spese sostenute e dei profitti realizzati da tutti gli altri produttori ed esportatori sulle vendite redditizie di CDP sul mercato interno.  (49) Quando le vendite di un produttore o di un esportatore sul mercato interno erano effettuate in quantitativi sufficienti, ma a prezzi non remunerativi, l'importo relativo alle spese di vendita e alle spese generali impiegato nel calcolo del valore costruito corrispondeva alle spese sostenute per le vendite sul mercato interno, mentre per il profitto è stata utilizzata la media ponderata calcolata per altri esportatori.  (50) Uno degli esportatori coreani ha affermato che la Commissione, per determinare il valore normale costruito, non doveva applicare il margine di profitto medio realizzato sulle vendite redditizie dato che i quantitativi, pur superando il 5 % delle vendite all'esportazione, sono relativamente ridotti e pertanto il profitto realizzato non è attendibile e adeguato. La Commissione ha tuttavia ritenuto opportuno applicare l'effettivo profitto realizzato sulle vendite effettuate in quantitativi sufficienti ai modelli per i quali era necessario calcolare il valore costruito.  (51) È stato accertato che gli esportatori coreani non avevano effettuato vendite a clienti OEM sul mercato interno, mentre due società avevano venduto prodotti all'esportazione a società OEM nella Comunità. Dato che nel corso della presente inchiesta la Commissione ha concluso che le OEM rappresentano senza eccezioni una categoria nettamente distinta di clienti, è stato considerato opportuno stimare le differenze che sussiterebbero tra i prezzi dei prodotti di marca e i prezzi OEM se sul mercato coreano si fossero svolte transazioni di questo tipo.  (52) Nel calcolo del valore normale costruito relativo alle vendite OEM sul mercato coreano, la Commissione ha applicato un margine di profitto corrispondente soltanto al 30 % del profitto realizzato sulle vendite dei prodotti di marca dell'esportatore oppure, quando quest'ultimo non aveva venduto i prodotti in questione sul mercato interno, al 30 % del profitto medio realizzato da altri esportatori.  E. CONFRONTO  (53) Ai fini di un adeguato confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione si è tenuto debitamente conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, apportando adeguamenti al prezzo all'esportazione a al valore normale in conformità dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88.  (54) In termini di caratteristiche fisiche dei prodotti, è stato chiesto di tener conto di alcune differenze nelle specificazioni tecniche e nelle prestazioni tra alcuni modelli venduti sul mercato interno e quelli destinati all'esportazione. Sono stati apportati adeguamenti nei casi in cui è stata dimostrata l'incidenza di tali differenze sui valori di mercato.  (55) Alcune società hanno chiesto di apportare adeguamenti al valore normale riguardo a tutte le spese generali e amministrative, oppure ad una parte di esse, sostenute dagli uffici o dalle filiali di vendita sul mercato interno. È stato inoltre chiesto di tener conto di spese inerenti ad attività promozionali (compresi il materiale di informazioni e pubblicitario), nonché ad ammortamenti, spese di viaggio di venditori e simili. Non sono stati apportati adeguamenti per le spese che non rientrano nelle categorie di cui all'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88.  (56) Matsushita e Sony hanno chiesto di apportare adeguamenti per le spese sostenute dalle filiali per le garanzie e l'assistenza ai clienti. Come è stato accertato, la maggior parte di tali spese non erano in rapporto diretto con le vendite di CDP. Riguardo alla Matsushita è stato accertato che tali spese non erano state inserite nei costi complessivi di produzione presentati per ciascun modello. Le due società non hanno inoltre adeguamente quantificato le spese in questione. La Commissione ha pertanto stimato tutte le spese di questo tipo in base ai dati disponibili ed ha applicato adeguamenti soltanto quando esse rappresentavano costi diretti per la fornitura di garanzie, assistenza tecnica e servizi.  (57) La richiesta di adeguamenti della Teac è stata respinta a titolo provvisorio in quanto la società non ha fornito dati comprensibili da poter impiegare come tali oppure come base per stimare l'importo delle spese in questione.  (58) Alcuni esportatori hanno chiesto di tener conto delle remunerazioni degli operatori commerciali insieme con i costi sostenuti per il personale non direttamente impegnato in attività di vendita. L'importo degli adeguamenti è stato quindi in ciascun caso stimato in base agli elementi disponibili.  (59) Alcune parti hanno sostenuto che, dato che nel calcolo del prezzo all'esportazione costruito si tiene conto di tutti i costi della società importatrice consociata, si dovrebbe seguire un'impostazione analoga per una parte delle spese sostenute dal produttore oppure dall'esportatore sul mercato interno, anche quando le vendite su tale mercato sono effettuate attraverso una società di vendita consociata. Tale argomentazione confonde due questioni diverse, vale a dire la determinazione dei prezzi interni e dei prezzi all'esportazione e i successivi adeguamenti da apportare per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi. Per costruire il prezzo all'esportazione, a norma del regolamento (CEE) n. 2423/88 vengono dedotti tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita. Si determina in tal modo un prezzo all'esportazione non influenzato dal rapporto esistente tra la società esportatrice e l'importatore associato, che si trova quindi sullo stesso piano di un importatore indipendente (paragrafi 14, 15 e 17). Il valore normale viene determinato in funzione del prezzo comparabile applicato nel corso di normali operazioni commerciali (paragrafi 23, 28 e 31) oppure viene costruito in mancanza di prezzi comparabili (paragrafi da 46 a 52). Al successivo confronto tra valore normale e prezzo all'esportazione si applicano altre norme in base alle quali vengono apportati adeguamenti ai prezzi per tener conto di differenze inerenti a determinate spese. Nella presente fase si applicano gli stessi criteri, indipendentemente dal fatto che gli elementi da prendere in esame riguardino le vendite nel mercato interno oppure all'esportazione, come risulta dai paragrafi da 53 a 58 precedenti.  (60) Alcuni esportatori hanno chiesto di tener conto di presunte differenze tra i costi sostenuti nelle vendite a diverse categorie di clienti sul mercato interno e nei mercati di esportazione. Gli aspetti relativi alle vendite a diverse categorie di clienti messi in evidenza dagli esportatori sono stati essenzialmente trattati nei paragrafi da 19 a 22 e da 28 a 35. Sono stati inoltre apportati adeguamenti relativi a differenze nelle spese di vendita in conformità dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88.  F. MARGINI DI DUMPING  (61) I valori normali sono stati confrontati con i prezzi all'esportazione prendendo in esame transazione per transazione. Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping riguardo alle importazioni di lettori di compact disc originari del Giappone e della Corea per tutti gli esportatori sottoposti all'inchiesta, con un margine di dumping pari all'importo per il quale il valore normale determinato in precedenza supera il prezzo all'esportazione nella Comunità. (62) I margini di dumping variano a seconda dell'esportatore, con la seguente media ponderata.  Esportatori giapponesi  Nippon Columbia Co. Ltd (Denon), Tokio: 17,59 %  Funai Electric Trading Co. Ltd, Osaka: 8,49 %  Kenwood Corporation, Tokio: 20,05 %  Lux Corporation, Tokio/Alpine Electronics Ltd, Tokio: 1,54 %  Marantz Japan Inc., Tokio: 2,29 %  Matsushita Electric Industrial Co. Ltd, Osaka: 42,61 %  Onkyo Corporation, Osaka: 8,57 %  Pioneer Electronic Corporation, Tokio: 34,56 %  Sanyo Electric Co. Ltd, Osaka: 27,82 %  Sony Corporation, Tokio: 15,97 %  Teac Corporation, Tokio: 18,34 %  Victor Company of Japan (JVC), Tokio: 20,98 %  Nippon Gakki Corporation, Yamaha Hamamatsu: 45,57 %  Esportatori coreani  Inkel Corp. Ltd, Seul: 20,10 %  Goldstar Co. Ltd, Seul: 32,56 %  Samsung Electronics Co. Ltd, Seul: 23,07 %  Haitai Electronics, Co. Ltd, Seul: 21,34 %  (63) La SHARP ha comunicato le proprie osservazioni, ma ha rifiutato di rispondere al questionario della Commissione per gli esportatori e gli importatori collegati.  (64) La Chou-Denki ha risposto soltanto parzialmente al questionario e quindi non ha fornito alla Commissione le informazioni necessarie.  (65) La NEC ha rifiutato alla Commissione l'autorizzazione di svolgere un'inchiesta presso la sede della società in Giappone.  (66) La Toshiba ha negato alla Commissione l'autorizzazione di svolere un'inchiesta presso le sedi di due delle sue consociate di vendita nella Comunità.  (67) Nella risposta al questionario la Hitachi non ha fornito le informazioni richieste sulle spese generali, amministrative e di vendita, né sulle spese sostenute dai suoi distributori collegati per le vendite al primo acquirente indipendente sul mercato interno, che rappresentavano il 60 % di tutte le vendite del prodotto simile sul mercato nazionale. Nonostante una successiva richiesta della Commissione, l'esportatore non ha comunicato tali dati, sostenendo  a) di avere alcune difficoltà nella elaborazione elettronica dei dati e  b) di non essere d'accordo sul fatto che la Commissione utilizzi i prezzi applicati dai distributori collegati per determinare il valore normale.  Riguardo alla prima affermazione, occorre rilevare che l'esportatore non ha fatto riferimento a tali difficoltà entro i termini chiaramente indicati nel questionario. La Commissione è stata informata del problema sei mesi dopo aver ricevuto la risposta al questionario.  Riguardo alla seconda asserzione, le autorità comunitarie non accettano di norma di calcolare il valore normale in base ai prezzi di trasferimento tra lo stabilimento di produzione e le società di vendita o i distributori quando, come nel caso in esame, le funzioni di produzione e di vendita sono divise tra diverse entità dello stesso gruppo (paragrafi 38, 39 e 40). Nella fase dell'inchiesta relativa all'accertamento dei fatti non è inoltre ammissibile che soltanto una parte interessata fornisca le informazioni da essa ritenute necessarie oppure fissi le condizioni per fornire tali informazioni.  (68) Per gli esportatori suddetti (paragrafi da 63 a 67) e per gli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il dumping è stato determinato in base agli elementi disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.  (69) A questo proposito la Commissione ritiene che i risultati dell'inchiesta costituiscano la base più idonea per determinare il margine di dumping e che si premierebbe la mancanza di collaborazione, oltre a fornire la possibilità di eludere il dazio, se si attribuisse agli esportatori in questione un margine di dumping inferiore al margine massimo stabilito per un esportatore che ha collaborato all'inchiesta. Si ritiene pertanto opportuno applicare al suddetto gruppo di esportatori quest'ultimo margine di dumping.  G. INDUSTRIA DELLA COMUNITÀ  (70) L'industria comunitaria dei CDP rappresentata dal comitato Compact è costituita da tre società, vale a dire Philips, Grundig e Bang & Olufsen. La Philips è di gran lunga la società principale in termini di volume di produzione e di quota di mercato in tutti gli Stati membri della Comunità. I tre produttori suddetti rappresentano oltre il 90 % della produzione comunitara complessiva di CDP.  (71) La Philips ha una partecipazione azionaria del 50 % nella Marantz in Giappone, che per il restante 50 % è controllata da diverse società giapponesi. La Marantz è soltanto una delle numerose partecipazioni azionarie della Philips in campo mondiale, non sussistono elementi per affermare che l'interesse della Philips nella Marantz abbia sostanzialmente modificato gli orientamenti generali della società a livello industriale e commerciale.  (72) Nel periodo dell'inchiesta Philips e Grundig hanno importato CDP dal Giappone. La Philips ha importato i prodotti della Marantz e la Grundig ha acquistato apparecchi dalla Sanyo e dalla Toshiba. I quantitativi importati dalla Philips corrispondono al 2 % circa delle vendite complessive della società stessa nella Comunità nel periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo, la Grundig ha importato con transazioni OEM circa un quarto dei prodotti complessivamente venduti nella Comunità. Per stabilire se sia opportuno escludere un produttore comunitario dall'industria della Comunità, la Commissione ha preso in esame le importazioni dei prodotti in dumping e le corrispondenti vendite sul mercato comunitario per stabilire se, in base al volume delle importazioni, alle ragioni che le hanno motivate oppure ad altre circostanze, tali operazioni potevano essere considerate normali e corrette pratiche commerciali. La Commissione ha ritenuto a questo proposito che la Philips, avendo importato un quantitativo limitato di prodotti, non abbia tratto indebito beneficio dalle pratiche di dumping della Marantz, nei cui confronti è stato comunque accertato un margine di dumping estremamente basso. La Grundig ha importato CDP giapponesi con contratti OEM esclusivamente o principalmente per colmare le lacune della propria produzione e per completare la gamma dei prodotti da distribuire. Con l'inserimento di alcuni modelli giapponesi nella propria gamma di prodotti la società intendeva salvaguardare la sua posizione tanto sul mercato dei CDP quanto in quello più vasto degli apparecchi di riproduzione del suono. La Grundig, pur essendo in grado sul piano tecnico e commerciale di produrre e distribuire tutti i modelli di CDP, è stata costretta ad importare determinati tipi di apparecchi dal Giappone per far fronte alla pressione delle importazioni giapponesi e coreane che incidevano sulla redditività della sua produzione. Tali importazioni possono quindi essere considerate uno strumento di autodifesa.  (73) La Commissione ha pertanto concluso che Philips e Grundig non dovevano essere escluse dalla presente procedura e che pertanto i tre produttori comunitari costituiscono l'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2923/88.  H. PREGIUDIZIO  a) Evoluzione del mercato comunitario  (74) Il mercato della Comunità ha avuto una rapidissima espansione passando, rispetto ad un indice 100 nel 1984, a 344 nel 1985, 1 145 nel 1986 e a 1 982 circa nel 1987. Il mercato tedesco rappresenta il 30 % circa dell'intero mercato comunitario, mentre e la Repubblica federale di Germania, la Francia e il Regno Unito considerati complessivamente rappresentano il 70 % circa del mercato comunitario globale.  b) Volume e quote di mercato delle importazioni in dumping dal Giappone e dalla Corea  i) Volume e quote di mercato delle importazioni in dumping dal Giappone  (75) Il volume del CDP importati dal Giappone corrispondeva a 97 924 unità nel 1984, 528 912 unità nel 1985, 1 546 305 unità nel 1986 e 2 289 912 unità nel 1987. Durante il periodo dell'inchiesta (maggio 1986 - giugno 1987) le importazioni erano di 1 727 670 unità.  (76) Nel 1984, i produttori giapponesi hanno iniziato ad esportare CDP nella Comunità, nell'ipotesi che tutti i prodotti importati dalle società collegate siano stati effettivamente rivenduti, la quota di mercato comunitario dei CDP giapponesi era inferiore al 50 %. Nel 1985 e nel 1987 la corrispondente quota di mercato era salita rispettivamente al 64 % e al 70 % circa.  ii) Volume e quote di mercato delle importazioni in dumping dalla Corea  (77) Il volume di CDP importati dalla Corea era di 12 unità nel 1984, 1 526 unità nel 1985, 33 321 unità nel 1986, 141 882 unità nel 1987 e 63 964 unità per il primo trimestre del 1988, rispetto a 36 737 unità per i primi tre mesi del 1987. Nel periodo dell'inchiesta tale volume era di 89 478 unità.  (78) Nel 1985, quando i produttori coreani hanno iniziato ad esportare CDP nella Comunità, supponendo che tutti i prodotti importati dalle società collegate siano stati effettivamente rivenduti, la quota di mercato dei prodotti coreani era inferiore all'1 % del mercato comunitario. Nel 1986 e nel 1987 le percentuali corrispondenti sono salite al 2 % e al 5 %.  (79) Benché la quota di mercato del CDP originari della Corea, come risulta dai dati precedentemente indicati, non abbia raggiunto livelli significativi rispetto a quella del Giappone, occorre tener conto del fatto che le importazioni nella Comunità sono iniziate soltanto nel 1985 e su scala molto limitata. Come risulta inoltre dalle cifre suddette, le importazioni coreane aumentano ad un ritmo molto rapido.  iii) Quota di mercato complessiva delle importazioni in dumping dal Giappone a dalla Corea  (80) La quota di mercato di tutti gli esportatori interessati, inferiore al 50 % nel 1984, era pari al 65 % circa nel 1985 e al 75 % circa nel 1987.  c) Volumi e quote di mercato dell'industria comunitaria  (81) Il numero di CDP prodotti nella Comunità, rispetto a un indice 100 nel 1984, è passato a un indice 713 nel 1986 ed è sceso a 507,7 nel 1987. L'incremento registrato è nettamente inferiore all'espansione del mercato (vedi paragrafo 74).  (82) In base ai quantitativi venduti è stato stimato che la quota di mercato è scesa dal 50 % a meno di un terzo del mercato complessivo tra il 1984 e il 1985. Nel 1986 si è registrato un leggero aumento rispetto all'anno precedente. Nel 1987 la quota di mercato dell'industria comunitaria ha subito una sostanziale flessione scendendo a meno del 18 %.  d) Prezzi  i) Evoluzione globale tra i prezzi di mercato  (83) Dopo una fase iniziale caratterizzata dalla presenza di pochissimi produttori, i prezzi sono rapidamente diminuiti in seguito all'espansione della produzione e all'ingresso sul mercato di nuove aziende. I prezzi dei modelli di base sono rapidamente scesi ad un livello appena superiore ai costi di produzione e la concorrenza si è spostata verso i CDP con caratteristiche e design più sofisticati. Nella fascia più bassa del mercato, dove sono presenti numerosi produttori, la concorrenza si esercita quasi esclusivamente in termini di prezzo, con prodotti di tecnologia standard, privi di differenze significative nelle caratteristiche e nella qualità.  ii) Prezzi delle importazioni in dumping e livello globale dei prezzi  (84) L'andamento relativo dei prezzi dei modelli prodotti nella Comunità e dei modelli importati è stato calcolato con una buona approssimazione in base ad un confronto globale tra l'andamento medio dei prezzi di mercato e i prezzi medi della Philips, in considerazione dell'altissima quota di mercato dei CDP importati e della predominanza della produzione Philips nell'industria comunitaria. Il confronto è stato effettuato in base ai dati disponibili provenienti da indagini di mercato indipendenti svolte nella Repubblica federale di Germania, in Francia, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi.  (85) La Commissione ha accertato che l'industria comunitaria è più presente sul mercato di massa che non nella fascia più alta di consumo. Nel periodo in questione non sono stati rilevati mutamenti sostanziali rispetto a tale situazione generale. Il prezzo medio unitario dell'industria comunitaria è quindi in linea di massima inferiore al prezzo unitario medio del mercato.  (86) Nel periodo aprile-maggio 1986 i prezzi dei modelli giapponesi sono diminuiti più rapidamente del prezzo medio dei modelli comunitari e quindi la suddetta differenza tra i livelli dei prezzi preesistente si è sensibilmente ridotta. L'industria comunitaria ha reagito a tale flessione, riuscendo tuttavia a ripristinare soltanto parzialmente la differenza tra i prezzi registrata nel 1985 e all'inizio del 1986.  (87) Per determinare se il calo dei prezzi delle importazioni giapponesi fosse provocato da una tendenza generale di tutto il settore, la Commissione ha confrontato il prezzo medio dei CDP in Giappone con il corrispondente prezzo medio all'esportazione. Nel 1986, quando sul mercato della Comunità si è verificato un sensibile calo dei prezzi medi, il mercato giapponese dei CDP attraversava un periodo di netta stabilità e addirittura registrava un lieve aumento dei prezzi.  iii) Sottoquotazione dei prezzi  (88) Per valutare il margine di sottoquotazione dei prezzi la Commissione ha confrontato i prezzi dei produttori comunitari con quelli degli esportatori sottoposti alla procedura nei tre principali mercati della Comunità, il Regno Unito, la Repubblica federale di Germania e la Francia, che rappresentano complessivamente oltre il 70 % del mercato comunitario in volume e che assorbono oltre il 75 % delle esportazioni in questione.  (89) La Commissione ha esaminato i prezzi degli esportatori e dei produttori comunitari a due livelli: per gli esportatori che non hanno collaborato nel corso della procedura sono stati presi in considerazione i prezzi agli utilizzatori finali in base a inchieste di mercato indipendenti e rappresentative, mentre per gli esportatori che hanno collaborato e per i produttori comunitari si è tenuto conto dei prezzi agli operatori commerciali (distributori o altri operatori), in base alle risposte al questionario.  (90) Data la grande varietà di modelli presenti sul mercato non è possibile confrontare modelli identici. Ai fini del confronto la Commissione ha scelto i quattro modelli comunitari più venduti che rappresentano oltre il 60 % delle vendite complessive dei produttori comunitari nei tre mercati suddetti.  (91) Ai fini del confronto sono stati scelti modelli importati che, agli occhi del consumatore, hanno le stesse funzioni, caratteristiche e specificazioni. La Commissione ha quindi redatto un elenco di modelli importati abbastanza simili per essere considerati direttamente concorrenziali rispetto a ciascuno dei modelli comunitari selezionati. Non è stato quindi necessario apportare adeguamenti per tener conto di differenze nelle caratteristiche fisiche.  (92) La Commissione si è avvalsa della collaborazione di un esperto indipendente nominato con l'accordo degli esportatori e dei produttori comunitari interessati. Dato che il numero dei diversi modelli importati era nettamente superiore a quello dei modelli prodotti nella Comunità, in base allo studio dell'esperto è stato redatto un elenco di modelli importati analoghi a ciascun modello prodotto dall'industria comunitaria. (93) Gli esportatori hanno venduto a clienti indipendenti nella Comunità direttamente oppure attraverso le rispettive filiali di vendita. Per confrontare tali prezzi di vendita con quelli dei produttori comunitari, la Commissione ha calcolato la media ponderata dei prezzi di vendita netti per ciascun modello e per i diversi canali di vendita, prendendo in esame le transazioni relative alle OEM, le vendite degli importatori collegati agli operatori commerciali e le vendite dirette ai distributori indipendenti.  (94) La Commissione ha effettuato 76 confronti sul mercato della Repubblica federale di Germania per i quattro modelli più venduti nella Comunità. In 62 casi è emerso che i prodotti giapponesi e sudcoreani erano venduti a prezzi inferiori a quelli dei modelli comunitari comparabili, con una differenza compresa tra l'1 % ed il 53 %. Sui 66 confronti effettuati sul mercato del Regno Unito è emerso in 17 casi che i prezzi dei modelli importati erano inferiori di un margine compreso tra il 2 % e il 22 % ai prezzi dei modelli comunitari analoghi. Sul mercato francese, per il quale sono stati effettuati 51 confronti, è risultato in 29 casi che i prezzi dei modelli importati erano inferiori di un margine del 3 % - 47 % ai prezzi dei modelli comunitari comparabili.  (95) Dagli elementi di prova di cui dispone la Commissione risulta una notevole sottoquotazione dei prezzi dei CDP anche da parte degli esportatori/produttori che non hanno collaborato nel corso della procedura. Gli elementi di prova relativi a questi ultimi si basano unicamente sulle inchieste di mercato, dato che le società in questione non hanno risposto al questionario della Commissione.iv) Vendite sottocosto  (96) Dato che i prezzi dei prodotti giapponesi e sudcoreani hanno depresso i prezzi dei produttori comunitari (paragrafi da 84 a 87), la Commissione ha ritenuto opportuno determinare l'importo del sottocosto. A tal fine i prezzi di vendita dei CDP importati sono stati confrontati in ciascun caso con un prezzo di vendita indicativo del corrispondente prodotto comunitario. Il prezzo di vendita indicativo è stato calcolato tenendo conto del costo di produzione di ciascun produttore comunitario per ogni modello, comprese le spese di vendita e di gestione, nonché le altre spese generali e un indice di redditività delle vendite che a titolo di prova è stato fissato al 10 % (vedi paragrafo 145). Il prezzo indicativo è stato calcolato per ciascuna società e per ogni Stato membro, in base ai costi ivi sostenuti.  (97) La Commissione ha così accertato che, sui 76 confronti relativi al mercato della Repubblica federale di Germania, in 74 casi i modelli giapponesi e sudcoreani erano venduti a prezzi inferiori al prezzo indicativo dei modelli comunitari comparabili, con un margine compreso tra il 3 % ed il 64 %. Da tutti i 66 confronti effettuati sul mercato del Regno Unito risultava che i modelli importati erano venduti a prezzi inferiori a quelli del prezzo indicativo dei modelli comunitari analoghi con un margine del 5 % - 49 %. Da 63 dei 66 confronti relativi al mercato francese risultava che i modelli importati erano venduti a prezzi inferiori di 10 % - 65 % al prezzo indicativo dei modelli comunitari analoghi.  e) Altri indicatori economici  i) Capacità produttiva, utilizzazione degli impianti e consistenza delle scorte  (98) La Commissione ha accertato che l'effettiva capacità di produzione è passata da un indice 100 nel 1983 a un indice 1 000 nel 1987, mentre nello stesso periodo l'indice di sfruttamento degli impianti è sceso del 25 % circa.  (99) Dai paragrafi 74, 81 e 82 risulta che, nonostante l'espansione del mercato, i produttori comunitari hanno subito una perdita rilevante in termini di quota di mercato il cui volume, in particolare alla fine del 1986, ha provocato una accumulazione delle scorte che, rispetto a un indice 75 nel 1984, è passato a un indice 1 700 nel 1985 e a 1 225 nel 1986. I produttori comunitari nel 1987 non hanno quindi ulteriormente aumentato la capacità produttiva. L'indice di sfruttamento degli impianti tra il 1986 e il 1987 è tuttavia sceso da oltre il 50 % a meno del 40 %. L'incremento delle esportazioni, passate da un indice 100 nel 1984 ad un indice 756 nel 1987, non ha quindi impedito l'ulteriore calo dell'indice di utilizzazione degli impianti.  ii) Redditività  (100) La Commissione ha accertato che l'industria comunitaria aveva subito perdite nella fase iniziale della produzione, dal 1983 al 1985 e che soltanto all'inizio del 1986 sono stati ottenuti risultati positivi. Nel periodo aprile-maggio 1986 sono state registrate nuove perdite in seguito all'aumento delle scorte e alla diminuzione dei prezzi al di sotto del costo di produzione. Nel periodo di riferimento le perdite subite ammontavano a circa 30 % del giro d'affari. Soltanto una parte limitatissima dell'industria comunitaria, specializzata nelle fasce superiori del mercato, è riuscita a mantenere risultati finanziari positivi.  iii) Occupazione  (101) L'industria comunitaria occupa circa 7 000 persone nelle attività di sviluppo, produzione e vendita di CDP. In seguito alle gravi perdite subite dall'industria comunitaria del settore, tali posti di lavoro sono ora minacciati. f) Conclusioni  (102) I produttori comunitari, che hanno subito perdite rilevanti nelle quote di mercato in un periodo di rapida espansione della domanda, hanno avuto un volume di produzione inferiore e pertanto non hanno potuto beneficiare interamente delle economie di scala. Si sono verificate sottoquotazioni dei prezzi e sono state effettuate numerose vendite sottocosto, almeno per i modelli più venduti. Le vendite a prezzi eccessivamente bassi, talvolta inferiori ai costi di produzione, hanno provocato perdite finanziarie crescenti. L'aumento della capacità di produzione complessiva e dell'occupazione sino al 1987 è stato inferiore all'espansione del mercato. Le costanti perdite finanziarie rappresentano inoltre una minaccia per la futura sopravvivenza dell'industria nella Comunità.  (103) Sulla base delle risultanze provvisorie la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria del CDP ha subito un pregiudizio sostanziale.  I. PREGIUDIZIO PROVOCATO DALLE IMPORTAZIONI IN DUMPING  a) Cumulo  (104) Alcuni esportatori hanno affermato di non aver provocato pregiudizio sostanziale, in quanto la loro quota di mercato, considerata singolarmente, era estremamente bassa. La Commissione intende tuttavia evitare che tali importazioni, che considerate isolatamente non provocano pregiudizio sostanziale, siano escluse dalla procedura antidumping, in quanto i loro effetti cumulativi avrebbero potuto provocare un pregiudizio sostanziale. La Commissione, secondo la prassi normalmente seguita e in conformità degli obiettivi del regolamento (CEE) n. 2423/88, ritiene che l'incidenza complessiva delle importazioni in questione sull'industria comunitaria debba essere valutata in modo cumulativo.  (105) La Commissione ha inoltre concluso che le conseguenze delle importazioni coreane e giapponesi dovevano essere analizzate in modo cumulativo. Benché i produttori coreani abbiano offerto una gamma limitata di CDP nella fascia più bassa del mercato, non è possibile considerare singolarmente le conseguenze delle importazioni coreane e giapponesi, in quanto i prodotti in questione sono stati commercializzati nella Comunità nello stesso periodo e i modelli coreani erano in concorrenza con modelli simili importati dal Giappone e da altri paesi, nonché con i modelli prodotti nella Comunità.  b) Conseguenze delle importazioni in dumping in termini di prezzi, quote di mercato e redditività  (106) Per determinare la causa del pregiudizio, la Commissione ha esaminato se l'incremento delle importazioni in dumping, la perdita della quota di mercato e la diminuzione della redditività dei produttori comunitari fossero concomitanti.  i) Prezzi delle importazioni in dumping e quote di mercato  (107) Come risulta dal paragrafo 83 precedente, nella fascia più bassa del mercato (mercato di massa) la concorrenza tra i modelli a basso costo si esercita quasi unicamente sui prezzi. Su tale fascia di mercato i CDP prodotti nella Comunità hanno subito le gravi conseguenze delle sottoquotazioni e delle vendite sottocosto delle importazioni in dumping (paragrafi da 88 a 97). Per salvaguardare la propria posizione, anche l'industria comunitaria ha diminuito i propri prezzi (paragrafo 86), senza riuscire tuttavia a limitare la flessione delle quote di mercato (paragrafi da 75 a 82 precedenti).  (108) La Commissione ha riscontrato che, nei segmenti superiori del mercato, la concorrenza si esercita in misura crescente su elementi non collegati al prezzo, quali marca, caratteristiche e aspetti estetici. I consumatori sono attratti da un modello in base a considerazioni relative ad elementi quali prezzo, marca e caratteristiche, senza un preciso ordine di precedenza. Una netta diminuzione del prezzo di un determinato modello può quindi ancora modificare sostanzialmente la sua capacità di attrazione rispetto ad un altro modello direttamente concorrenziale. La difesa delle quote di mercato dell'industria comunitaria contro le importazioni in dumping non si è quindi limitata ai modelli importati i cui prezzi erano sottoquotati, ma si è estesa a qualsiasi elemento tale da alterare l'equilibrio tra prezzi, marca e caratteristiche che determina normalmente la quota di mercato, come una significativa diminuzione dei prezzi.  (109) Di conseguenza la Commissione ha concluso che tanto le sottoquotazioni dei prezzi, quanto la diminuzione generale del livello dei prezzi dei modelli direttamente concorrenziali hanno provocato la flessione generale dei prezzi dei produttori comunitari nel periodo dell'inchiesta.  ii) Conseguenze delle importazioni in dumping sulla redditività  (110) La Commissione ha accertato che i produttori comunitari, per far fronte alle pratiche di dumping degli esportatori coreani e giapponesi sono stati costretti, per salvaguardare le proprie quote di mercato, a ridurre i prezzi che, nella maggior parte dei casi, sono scesi a livelli inferiori ai costi di produzione. A causa della flessione dei prezzi e della diminuzione delle quote di mercato quasi tutta la produzione comunitaria di CDP ha registrato gravi perdite finanziarie.  c) Argomentazioni degli esportatori giapponesi e coreani  i) Pregiudizio provocato dall'industria comunitaria stessa  (111) Gli esportatori giapponesi hanno affermato che l'industria comunitaria, non tenendo conto del fatto che le quote di mercato delle aziende che per prime hanno lanciato un prodotto tendono inevitabilmente a diminuire, ha deciso di aumentare la capacità produttiva in misura conforme all'espansione del mercato. A causa della capacità in eccesso l'industria comunitaria avrebbe quindi venduto quantitativi maggiori a prezzi più bassi nel vano tentativo di invertire la naturale tendenza della quota di mercato. Tale atteggiamento, secondo gli esportatori giapponesi, rivela una grave incomprensione della natura dei mercati concorrenziali ed implica che l'industria comunitaria è l'unica responsabile del pregiudizio da essa subito, avendo preso decisioni sbagliate in materia di produzione e di marketing.  (112) Per valutare la pertinenza di tali argomentazioni la Commissione ha esaminato se l'industria comunitaria abbia reagito troppo tardi all'evoluzione del mercato. La valutazione di diversi elementi quali la programmazione della produzione, la capacità produttiva, i volumi prodotti e la redditività riguarda unicamente il periodo compreso tra l'inizio della produzione di CDP nella Comunità e le prime pratiche di dumping, registrate tra aprile e maggio 1986, che hanno successivamente turbato l'equilibrio del mercato. Da tale valutazione non risulta che i produttori comunitari abbiano commesso errori sostanziali sul piano della strategia.  (113) L'industria comunitaria ha sostenuto di aver in seguito perduto quote di mercato a favore delle importazioni in dumping, con conseguenti svantaggi in termini di economie di scala che, nel settore dell'elettronica di consumo, sono estremamente elevate.  (114) Per quanto riguarda la presunta superiorità degli esportatori giapponesi in materia di marketing e di programmazione della produzione, la Commissione non ha ricevuto né riscontrato elementi di prova a sostegno di tale affermazione.  ii) Rapporto tra prezzi e quote di mercato  (115) Gli esportatori giapponesi hanno affermato che non esiste un rapporto diretto tra i prezzi e la quota di mercato e che pertanto un eventuale accertamento di pratiche di dumping non potrebbe spiegare la diminuzione della quota di mercato dell'industria comunitaria. A sostegno di tale affermazione gli esportatori hanno fornito elementi di prova dell'assenza di qualsiasi tipo di rapporto tra i prezzi di alcuni modelli e/o marche specifiche e le corrispondenti quote di mercato. Gli esportatori hanno affermato che la mancanza di tale rapporto rappresenta un elemento essenziale ai fini della valutazione della causa del pregiudizio attribuito alle importazioni in dumping.  (116) Secondo la Commissione tali argomentazioni confondono due questioni diverse. Un confronto diretto tra un determinato modello di prezzo elevato e un modello a basso prezzo e tra le rispettive quote di mercato non permette di trarre una conclusione generale sul rapporto tra la quota di mercato e la relativa evoluzione dei prezzi di modelli concorrenziali. In realtà, il fatto che un modello poco costoso non raggiunga una quota di mercato considerevole oppure che un modello costoso possa conquistare quote di mercato significative è irrilevante rispetto alla questione di determinare se la diminuzione del prezzo di un modello specifico possa incidere sulla relativa quota di mercato rispetto a quella dei modelli direttamente concorrenziali. Soltanto l'assenza di qualsiasi incremento relativo delle quote di mercato, di cui non è stata fornita alcuna prova, potrebbe dimostrare la mancanza di un rapporto diretto tra prezzi e quote di mercato.  iii) Aumento dei prezzi delle importazioni di origine giapponese  (117) Alcuni esportatori giapponesi hanno affermato che all'inizio del 1987 i loro prezzi all'esportazione nella Comunità sono aumentati, mentre quelli dei produttori comunitari sono rimasti invariati. Secondo gli esportatori in questione tale elemento è sufficiente per dimostrare che l'industria della Comunità ha costantemente applicato prezzi inferiori a quelli dei concorrenti. Dagli elementi di prova di cui dispone la Commissione risulta che numerosi produttori/esportatori giapponesi hanno effettivamente aumentato il livello dei prezzi all'esportazione nella Comunità all'inizio del 1987. Tali aumenti, tuttavia, riguardavano principalmente nuovi modelli con diverse combinazioni di caratteristiche e non sono stati sufficienti per eliminare la generale tendenza alla diminuzione dei prezzi. Gli effetti degli aumenti a livello dei rivenditori e dei consumatori sono stati inoltre differiti a causa delle consistenti scorte dei modelli precedenti che si erano accumulate presso gli operatori commerciali e che sono state vendute ai consumatori a prezzi ridotti per parecchi mesi dopo l'introduzione dei nuovi modelli a prezzi maggiorati. In molti casi i produttori comunitari hanno ottenuto solo con grandi difficoltà incrementi di prezzo anche minimi dai loro principali clienti, quando non hanno dovuto rinunciare a qualsiasi aumento, poiché i prezzi di quasi tutti i loro modelli erano superiori a quelli di modelli importati abbastanza simili per essere considerati in concorrenza diretta con gli apparecchi prodotti nella Comunità.  d) Altri fattori e conclusioni  (118) Per valutare se il pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria sia stato provocato dalle conseguenze delle importazioni in dumping ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha accertato che il livello eccessivamente basso dei prezzi era dovuto alla diminuzione dei prezzi delle importazioni in dumping e che la perdita della quota di mercato, lo scarso incremento o la diminuzione dei quantitativi prodotti, il calo dei prezzi di mercato al di sotto dei costi di produzione e le perdite finanziarie oppure la diminuzione della redditività dell'industria comunitaria coincidevano con l'aumento del volume delle importazioni in dumping di CDP originari del Giappone e della Corea.  (119) Da altri elementi, quali l'utilizzazione degli impianti, il costo di produzione e la consistenza delle scorte, determinati in base alle medie ponderate e in rapporto al consumo totale, emerge che nel 1984 e nel 1985 i risultati dell'industria comunitaria erano sensibilmente migliori di quelli del 1986, quando sono state accertate pratiche di dumping.  (120) La Commissione non ha riscontrato altri elementi che possano giustificare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. In base a tali considerazioni la Commissione ha concluso che le conseguenze delle importazioni in dumping di CDP originari del Giappone e della Corea, considerate isolatamente, hanno provocato pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.  J. INTERESSE DELLA COMUNITÀ  a) Considerazioni generali  (121) L'obiettivo dei dazi antidumping è di eliminare le pratiche di dumping che provocano pregiudizio all'industria comunitaria, per ripristinare una situazione di aperta e leale concorrenza sul mercato comunitario, nell'interesse generale della Comunità.  (122) La Commissione, pur riconoscendo che l'istituzione di dazi antidumping inciderà sui livelli dei prezzi degli esportatori in questione, con eventuali conseguenze sulla competitività relativa dei loro prodotti, non prevede che la concorrenza tra le società che vendono CDP sul mercato comunitario possa essere sostanzialmente ridotta. Gli esportatori in questione saranno ancora in grado di vendere i loro prodotti sul mercato a condizioni concorrenziali e sarà salvaguardata la diversificazione dell'offerta. L'unica conseguenza sulla concorrenza tra i produttori sarà l'eliminazione degli svantaggi sleali ottenuti con le pratiche di dumping.  (123) La Commissione ha inoltre preso in esame le conseguenze dei dazi antidumping sulle importazioni di CDP provenienti dal Giappone e dalla Corea del Sud relativamente agli interessi specifici dell'industria comunitaria e delle altre parti interessate, compresi i consumatori.  b) Interesse dell'industria comunitaria  (124) Per valutare gli interessi dei produttori comunitari, la Commissione ha considerato che la sopravvivenza stessa dell'industria della Comunità sia minacciata in seguito alle gravi perdite finanziarie da essa subite.  (125) La scomparsa della produzione comunitaria di CDP potrebbe inoltre incidere sulla produzione degli altri apparecchi elettronici di consumo, dato il rapporto di stretta interdipendenza esistente tra le tecnologie dell'intero settore. La rinuncia al know-how ed ai progressi tecnologici nel settore dei CDP implicherebbe la perdita di un vantaggio concorrenziale globale.  (126) L'abbandono della produzione di CDP da parte dell'industria ricorrente provocherebbe la perdita di alcune migliaia di posti di lavoro nell'industria stessa, tra i fornitori e nelle industrie collegate (vedi paragrafo 101).  (127) Gli esportatori e gli importatori hanno affermato che l'industria comunitaria non sarebbe in grado di soddisfare la crescente domanda se l'offerta dei produttori giapponesi dovesse diminuire. Anche per l'industria comunitaria stessa i vantaggi a breve termine di eventuali dazi antidumping potrebbero essere annullati da effetti negativi a lungo termine, come la perdita di competitività sui mercati mondiali.  (128) La Commissione non ritiene che i quantitativi esportati dai produttori giapponesi e sudcoreani possano diminuire in misura rilevante, dato che il mercato comunitario dei CDP è lontano dalla saturazione e secondo le previsioni dovrebbe continuare a crescere. I dazi non impediranno agli esportatori giapponesi e sudcoreani di trarre vantaggio da tale espansione.  (129) Dagli elementi di prova di cui dispone la Commissione risulta che l'industria comunitaria è in grado di soddisfare un eventuale incremento della domanda in seguito al ripristino di normali condizioni concorrenziali.  (130) La Commissione infine non condivide l'argomentazione secondo la quale la difesa contro le importazioni in dumping potrebbe incidere negativamente sulla competitività dell'industria comunitaria sul piano mondiale. Quando gli esportatori giapponesi e coreani non potranno più trarre vantaggio dalle pratiche di dumping, l'industria comunitaria potrà recuperare quote di mercato e sfruttare le economie di scala, diventando in tal modo più competitiva. c) Interesse di altre parti  (131) È stato affermato che l'istituzione di dazi provocherebbe incrementi di prezzi, ridurrebbe la scelta dei consumatori e danneggerebbe l'attività di altri operatori della Comunità, quali i produttori di CD, i musicisti, gli esecutori ed altri artisti i cui redditi futuri dipendono dalla diffusione dei CDP.  i) Interesse dei consumatori comunitari  (132) La Commissione non prevede una sensibile riduzione della gamma di prodotti offerti ai consumatori (vedi paragrafo 123 precedente). Nel 1987 erano commercializzati sul mercato comunitario 250 modelli di CDP, contro 70 modelli nel 1985 e, secondo la Commissione, tale tendenza dovrebbe continuare.  (133) Riguardo all'incremento dei prezzi, secondo la Commissione, l'eventuale svantaggio a breve termine per i consumatori relativamente all'aumento dei prezzi dei CDP in seguito all'istituzione di dazi antidumping sarà controbilanciato da vantaggi quali la salvaguardia dell'occupazione e il mantenimento di una posizione sicura in un importante settore tecnologico.  (134) I consumatori della Comunità non possono continuare a beneficiare di prezzi vantaggiosi dovuti a concorrenza sleale, né, d'altra parte, hanno alcuna garanzia sul futuro andamento dei prezzi. Gli interessi dei consumatori sono tutelati infatti a lungo termine dalla salvaguardia della concorrenza tra i produttori della Comunità e quelli di paesi terzi.  (135) Il mantenimento, in condizioni di normale concorrenza, della produzione comunitaria di CDP tutela il consumatore comunitario contro eventuali azioni concertate che potrebbero essere attuate da produttori stranieri in posizione dominante sul mercato comunitario.  (136) Il rischio più grave per gli interessi dei consumatori comunitari sarebbe la scomparsa dell'industria della Comunità, che si verificherebbe se in seguito alla presente procedura non venissero presi provvedimenti antidumping.  ii) Altre parti  (137) Riguardo agli altri settori di attività citati nel paragrafo 131 precedente, non sono previsti effetti negativi di rilievo, dato che i dazi non ostacoleranno l'espansione costante del mercato comunitario dei CDP (paragrafo 128).  d) Conclusioni  (138) Dopo aver preso in esame le diverse argomentazioni delle parti e l'interesse generale della Comunità, la Commissione ha concluso che nell'interesse a lungo termine della Comunità è necessario eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria del settore a causa delle importazioni in dumping e che i vantaggi a lungo termine di tali misure di difesa compensano chiaramente eventuali conseguenze a breve termine, in particolare sui prezzi, che potrebbero essere in contrasto con gli interessi dei consumatori.  K. DAZIO  (139) Per calcolare l'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio, la Commissione ha dovuto tener conto del fatto che anche nelle attuali circostanze l'industria comunitaria nel suo complesso non realizza utili. L'industria comunitaria ha subito gravi perdite e soltanto alcuni produttori comunitari hanno realizzato profitti o raggiunto il punto di pareggio.  (140) Per eliminare le perdite la Commissione ritiene che il dazio debba essere pari alla differenza tra i prezzi di vendita e il costo complessivo di produzione dei produttori comunitari.  (141) L'industria comunitaria ha affermato che, per operare in modo competitivo, era necessario realizzare un indice di redditività delle vendite di CDP nella Comunità compreso tra 12 % e 15 %, tenendo conto delle spese per le attività di ricerca e sviluppo, l'automazione degli impianti e la pubblicità, nonché dei costi del finanziamento nella Comunità.  (142) La Commissione ha ritenuto che era necessario un adeguato margine di profitto per consentire all'industria comunitaria di effettuare investimenti relativi all'automazione degli impianti, all'attività di ricerca e sviluppo e al design di nuovi prodotti. Se si tiene conto delle esigenze del settore in esame in materia di investimenti e di ricerca e sviluppo, ai fini della determinazione preliminare si può considerare che un indice di redditività delle vendite di 10 % sia un adeguato margine minimo.  (143) Per ciascun modello di CDP importato nella Comunità, la Commissione, con la collaborazione dell'esperto citato nel paragrafo 92 e in funzione degli stessi criteri enunciati nel paragrafo 91, ha individuato il modello simile prodotto dall'industria comunitaria che poteva essere considerato direttamente concorrenziale.  (144) La Commissione, in base ai singoli modelli, ha calcolato l'incremento dei prezzi che sarebbe necessario per permettere all'industria comunitaria ricorrente di recuperare tutti i costi e di ottenere un profitto del 10 % al lordo delle imposte.  (145) Affinché l'industria comunitaria possa aumentare i prezzi dell'importo necessario per eliminare il pregiudizio, i prezzi dei modelli direttamente concorrenziali devono aumentare dello stesso importo. A tutti i modelli di ciascun esportatore è stato quindi aggiunto l'importo necessario per eliminare il pregiudizio subito dai modelli prodotti nella Comunità direttamente concorrenziali. Quando il modello importato era considerato analogo a più di un modello prodotto nella Comunità, l'aumento relativo a ciascun modello comunitario è stato ponderato per i corrispondenti quantitativi venduti. Successivamente gli aumenti relativi a ciascun modello di ogni esportatore/produttore sono stati ponderati per i corrispondenti quantitativi importati ed è stata così calcolata, per i singoli esportatori/produttori, la percentuale media di incremento dei prezzi necessaria per eliminare il pregiudizio. Nel calcolo non si è tenuto conto di eventuali incrementi delle vendite da parte dei produttori comunitari.  (146) Nella presente fase provvisoria e in considerazione degli ulteriori controlli da effettuare per le informazioni presentate dall'industria comunitaria in merito alle vendite realizzate durante il periodo dell'inchiesta, si è ritenuto opportuno limitare i calcoli a tutte le vendite OEM e alle vendite dei prodotti commercializzati con il marchio del produttore sul mercato tedesco, il quale rappresenta approssimativamente il 30 % del mercato comunitario complessivo.  (147) I prezzi di vendita medi di tutti i prodotti venduti da ciascun esportatore a diversi livelli commerciali sono stati messi in relazione con il valore cif dei prodotti al momento dell'importazione. È stato accertato che il prezzo di vendita, espresso in percentuale del valore cif, al primo acquirente indipendente nella Comunità era in media di 143,67 % per gli esportatori coreani e di 135,85 % per gli esportatori giapponesi.  (148) Per determinare l'aliquota del dazio da istituire a titolo provvisorio, la Commissione ha dovuto esprimere il fattore di incremento dei prezzi di cui al paragrafo 145 in percentuale del valore cif delle importazioni di CDP dalla Corea e dal Giappone. In base a tale calcolo è stato ottenuto un aumento che, secondo l'esportatore/produttore interessato, è compreso tra lo 0,75 % e il 68,23 %. Per eliminare il pregiudizio è quindi necessario aggiungere al prezzo franco frontiera comunitaria il margine di aumento così calcolato.  (149) L'importo del dazio provvisorio da istituire deve essere pari alla percentuale determinata con il metodo di cui al paragrafo 148 per le esportazioni di tutte le società nei confronti delle quali è stato accertato un margine di dumping pari o superiore a tale percentuale. Per le altre società il dazio antidumping provvisorio dovrebbe essere pari ai margini di dumping accertati.  (150) L'aliquota del dazio accertata nei confronti delle società Lux Corporation, Tokyo, Alpine Electronics Inc., Tokyo e Marantz Japan Inc., Tokyo era insignificante e non giustifica l'adozione di misure di difesa.  (151) Nei confronti delle società che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono altrimenti manifestate oppure che hanno rifiutato l'accesso alle informazioni ritenute necessarie dalla Commissione per il controllo dei documenti della società, la Commissione ritiene opportuno istituire il dazio di dumping massimo calcolato, vale a dire il 33,9 % per i prodotti originari del Giappone e il 32,5 % per i prodotti originari della Corea. Si premierebbe infatti la mancata collaborazione se i dazi relativi a tali produttori/esportatori fossero inferiori al margine di dumping massimo accertato.  (152) Il dazio antidumping provvisorio deve essere applicato a tutti i CDP originari del Giappone e della Corea.  (153) È necessario fissare un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni e chiedere di essere intese, fermo restando che tutte le conclusioni elaborate nel presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini della determinazione del dazio definitivo, di cui la Commissione potrebbe proporre l'istituzione,  HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:  Articolo 1  1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di lettori di compact disc di cui al codice Taric ex 8519 99 10 10 (1), vale a dire gli apparecchi di riproduzione del suono « stand alone » con un sistema di lettura ottica laser e con dimensioni esterne di almeno 261 × 45 × 150 mm, nei quali è possibile inserire un numero massimo di dieci compact disc, compresi gli apparecchi di riproduzione del suono che possono essere incorporati in un sistema rack, a condizione che possano funzionare autonomamente con alimentazione e comandi indipendenti, con alimentazione a corrente alternata di 110/120/220/240 V, esclusi gli apparecchi funzionanti con un'alimentazione pari o inferiore a DC 12 V, originari del Giappone e della Repubblica di Corea.  2. Per i prodotti originari del Giappone (codice addizionale Taric: 8279) e per i prodotti originari della Corea (codice addizionale Taric: 8285) l'aliquota del dazio è pari rispettivamente al 33,9 % e al 32,5 % del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, ad eccezione delle importazioni degli apparecchi di cui al paragrafo 1 del presente articolo che sono prodotti o esportati dalle seguenti società, alle quali si applicano le aliquote del dazio sottoindicate, espresse in percentuale del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto:  1.2.3 //  //  //  //  // Dazio (in %)   // Codice addizionale Taric   //    //   //   // Giappone   //   //   // Nippon Columbia Co. Ltd (Denon), Tokio   // 17,5   // 8267   // Funai Electric Trading Co. Ltd, Osaka   // 8,4   // 8268   // Kenwood Corporation, Tokio   // 19,3   // 8269   // Matsushita Electric Industrial Co. Ltd, Osaka   // 33,9   // 8270   // Onkyo Corporation, Osaka   // 8,5   // 8271   // Pioneer Electronic Corporation, Tokio   // 28,8   // 8272   // Sanyo Electric Co. Ltd, Osaka   // 27,8   // 8273   // Sony Corporation, Tokio  // 15,9   // 8274   // Teac Corporation, Tokio   // 6,4  // 8275   // Victor Company of Japan (JVC), Tokio   // 20,9  // 8276   // Yamaha Corporation, Hamamatsu   // 23,7   // 8277   // Corea   //   //   // Inkel Corp. Ltd, Seul   // 20,1  // 8281   // Goldstar Co. Ltd, Seul   // 32,5   // 8282  // Samsung Electronics Co. Ltd, Seul   // 23,0   // 8283  // Haitai Electronics Co. Ltd, Seul   // 21,3   // 8284   //  //   //  Quando i prodotti sono esportati da una società diversa dal produttore, si applica l'aliquota del dazio relativa a quest'ultimo.  3. Il dazio non si applica alle importazioni degli apparecchi di cui al paragrafo 1 del presente articolo prodotti dalla Lux Corporation, Tokio, Alpine Electronics Inc., Tokio e dalla Marantz Japan Inc., Tokio (codice addizionale Taric: 8278).  4. Si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.  5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.  Articolo 2  Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare per iscritto le loro osservazioni e chiedere di essere intese dalla Commissione.  Articolo 3  Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.  Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento è applicabile per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non approvi misure definitive prima della scadenza di detto periodo.  Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.  Fatto a Bruxelles, il 12 luglio 1989.  Per la Commissione  Frans ANDRIESSEN  Vicepresidente  (1) I codici Taric sono quelli applicabili alla data dell'entrata in vigore del presente regolamento.