CELEX: 62010TJ0262
Language: it
Date: 2011-10-25
Title: Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione ampliata) del 25 ottobre 2011.#Microban International Ltd e Microban (Europe) Ltd contro Commissione europea.#Sanità pubblica — Elenco degli additivi utilizzabili nella fabbricazione di materiali e oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari — Ritiro, da parte del richiedente iniziale, della domanda di iscrizione di un additivo nell’elenco — Decisione della Commissione di non iscrivere il 2,4,4’-tricloro-2’-idrossibifenil etere nell’elenco — Ricorso di annullamento — Ricevibilità — Atto regolamentare — Incidenza diretta — Mancanza di misure di esecuzione — Fondamento giuridico.#Causa T-262/10.

Causa T‑262/10
      Microban International Ltd e
      Microban (Europe) Ltd
      contro
      Commissione europea
      «Sanità pubblica — Elenco degli additivi utilizzabili nella fabbricazione di materiali e oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto
         con i prodotti alimentari — Ritiro, da parte del richiedente iniziale, della domanda di iscrizione di un additivo nell’elenco — Decisione della Commissione di non iscrivere il 2,4,4’-tricloro-2’-idrossibifenil etere nell’elenco — Ricorso di annullamento — Ricevibilità — Atto regolamentare — Incidenza diretta — Mancanza di misure di esecuzione — Fondamento giuridico»
      
      Massime della sentenza
      1.      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Nozione di atto regolamentare ai sensi dell’art. 263, quarto comma,
            TFUE — Qualsiasi atto di portata generale ad eccezione degli atti legislativi
      (Art. 263, quarto comma, TFUE)
      2.      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente — Incidenza
            diretta — Criteri
      (Art. 230, quarto comma, CE; art. 263, quarto comma, TFUE)
      3.      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente — Decisione della Commissione
            concernente la non iscrizione di un additivo nell’elenco degli additivi autorizzati previsto dalla direttiva 2002/72 — Ricorso
            proposto da imprese che utilizzano l’additivo di cui trattasi per la fabbricazione dei loro prodotti — Ricevibilità
      (Art. 263, quarto comma, TFUE)
      4.      Ravvicinamento delle legislazioni — Materiali e oggetti destinati a venire in contatto con i prodotti alimentari — Decisione
            della Commissione concernente la non iscrizione di un additivo nell’elenco degli additivi autorizzati previsto dalla direttiva
            2002/72 — Fondamento giuridico — Art. 11, n. 3, del regolamento n. 1935/2004 — Inammissibilità
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1935/2004, art. 11, n. 3; direttiva della Commissione 2002/72)
      5.      Ravvicinamento delle legislazioni — Materiali e oggetti destinati a venire in contatto con i prodotti alimentari — Decisione
            della Commissione concernente la non iscrizione di un additivo nell’elenco degli additivi autorizzati previsto dalla direttiva
            2002/72 — Adozione della decisione a seguito del ritiro della domanda di iscrizione da parte del richiedente iniziale
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1935/2004; direttiva della Commissione 2002/72)
      1.      La nozione di atto regolamentare ai sensi dell’art. 263, quarto comma, TFUE deve essere interpretata nel senso che include
         qualsiasi atto di portata generale ad eccezione degli atti legislativi.
      
      A tale riguardo, una decisione della Commissione concernente la non iscrizione di un additivo nell’elenco degli additivi che,
         conformemente alla direttiva 2002/72, relativa ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto
         con i prodotti alimentari, possono essere utilizzati per la fabbricazione di siffatti materiali ed oggetti, adottata sulla
         base dell’art. 11, n. 3, del regolamento n. 1935/2004, riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto
         con i prodotti alimentari e che abroga le direttive 80/590 e 89/109, costituisce un atto regolamentare ai sensi dell’art. 263,
         quarto comma, TFUE. Infatti, una simile decisione è adottata dalla Commissione nell’esercizio di competenze di esecuzione,
         e non nell’esercizio di competenze legislative. Inoltre, dato che detta decisione si applica a tutte le persone fisiche o
         giuridiche la cui attività consiste nella produzione e/o commercializzazione di tale additivo nonché degli oggetti e dei materiali
         contenenti tale sostanza, essa ha portata generale, in quanto si applica a situazioni determinate obiettivamente e produce
         effetti giuridici nei confronti di una categoria di persone considerate in modo generale ed astratto.
      
      (v. punti 21-25)
      2.      Ai sensi dell’art. 263, quarto comma, TFUE, qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre un ricorso contro gli atti adottati
         nei suoi confronti o che la riguardano direttamente e individualmente, nonché contro gli atti regolamentari che la riguardano
         direttamente e non comportano alcuna misura d’esecuzione.
      
      Per quanto riguarda la nozione di incidenza diretta, l’espressione «che la riguardano direttamente» compare due volte nell’art. 263,
         quarto comma, TFUE. Da un lato, tale disposizione riprende i termini dell’art. 230, quarto comma, CE e fa riferimento agli
         «atti (…) che la riguardano direttamente». Dall’altro, l’art. 263, quarto comma, TFUE introduce la nozione di «atti regolamentari
         che la riguardano direttamente e che non comportano alcuna misura d’esecuzione».
      
      La condizione dell’incidenza diretta, quale figurava nell’art. 230, quarto comma, CE, esigeva che il provvedimento contestato,
         in primo luogo, producesse direttamente effetti sulla situazione giuridica del singolo e, in secondo luogo, non lasciasse
         ai propri destinatari alcun potere discrezionale quanto alla sua applicazione, avente carattere meramente automatico e derivante
         dalla sola normativa contestata, senza intervento di altre norme intermedie. Consentendo ad una persona fisica o giuridica
         di proporre un ricorso contro gli atti regolamentari che la riguardano direttamente e non comportano alcuna misura d’esecuzione,
         l’art. 263, quarto comma, TFUE persegue un obiettivo di apertura delle condizioni per la presentazione dei ricorsi diretti.
         Pertanto, la nozione di incidenza diretta, quale nuovamente introdotta in tale disposizione, non può comunque formare oggetto
         di un’interpretazione più restrittiva rispetto alla nozione di incidenza diretta quale figurava all’art. 230, quarto comma, CE.
         Quindi, qualora si accerti che un ricorrente è direttamente interessato da una decisione della Commissione, conformemente
         alla nozione di incidenza diretta quale figurava all’art. 230, quarto comma, CE, si deve ritenere che egli sia direttamente
         interessato da detta decisione anche conformemente alla nozione di incidenza diretta quale nuovamente introdotta all’art. 263,
         quarto comma, TFUE.
      
      (v. punti 18, 26-27, 32)
      3.      Deve ritenersi che una decisione della Commissione concernente la non iscrizione di un additivo nell’elenco degli additivi
         che, conformemente alla direttiva 2002/72, relativa ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto
         con i prodotti alimentari, possono essere utilizzati per la fabbricazione di siffatti materiali e oggetti, decisione che comporta
         il divieto di commercializzazione dei materiali e degli oggetti contenenti tale additivo, produca direttamente effetti sulla
         situazione giuridica delle imprese che acquistano detto additivo e lo utilizzano per fabbricare un prodotto dalle proprietà
         antibatteriche e antimicrobiche, che viene successivamente rivenduto per essere utilizzato nella fabbricazione di materiali
         e oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.
      
      (v. punti 28, 30)
      4.      Una decisione della Commissione concernente la non iscrizione di un additivo nell’elenco degli additivi che, conformemente
         alla direttiva 2002/72, relativa ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti
         alimentari, possono essere utilizzati per la fabbricazione di siffatti materiali e oggetti, con la quale la Commissione ha
         vietato la commercializzazione di un particolare additivo in quanto additivo utilizzato per la fabbricazione di materiali
         ed oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti e, a tal fine, ha rifiutato di iscrivere detto additivo nell’elenco
         positivo e ha proceduto alla cancellazione di tale sostanza dall’elenco provvisorio, non può essere fondata sull’art. 11,
         n. 3, del regolamento n. 1935/2004, riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari
         e che abroga le direttive 80/590 e 89/109. Infatti, l’art. 11, n. 3, del regolamento n. 1935/2004 riguarda solo i casi in
         cui la Commissione intende autorizzare l’impiego e la commercializzazione nell’Unione di una sostanza contenuta in materiali
         ed oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari.
      
      (v. punti 46-48)
      5.      La Commissione viola la procedura prevista dal regolamento n. 1935/2004, riguardante i materiali e gli oggetti destinati a
         venire a contatto con i prodotti alimentari e che abroga le direttive 80/590 e 89/109, e dalla direttiva 2002/72, relativa
         ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari, qualora, a seguito
         del ritiro, da parte del richiedente iniziale, della sua domanda di iscrizione di un additivo nell’elenco degli additivi autorizzati,
         essa adotti una decisione concernente la non iscrizione di detto additivo nell’elenco degli additivi che, conformemente alla
         direttiva 2002/72, possono essere utilizzati per la fabbricazione di materiali ed oggetti di materia plastica destinati a
         venire a contatto con i prodotti alimentari, in mancanza di una decisione di gestione del rischio, ai sensi del quattordicesimo
         ‘considerando’ del regolamento n. 1935/2004.
      
      (v. punti 67, 69)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione ampliata)
      25 ottobre 2011 (*)
      
      «Sanità pubblica – Elenco degli additivi utilizzabili nella fabbricazione di materiali e oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto
         con i prodotti alimentari – Ritiro, da parte del richiedente iniziale, della domanda di iscrizione di un additivo nell’elenco – Decisione della Commissione di non iscrivere il 2,4,4’-tricloro-2’-idrossibifenil etere nell’elenco – Ricorso di annullamento – Ricevibilità – Atto regolamentare – Incidenza diretta – Mancanza di misure di esecuzione – Fondamento giuridico»
      
      Nella causa T‑262/10,
      Microban International Ltd, con sede in Huntersville, Carolina del Nord (Stati Uniti),
      
      Microban (Europe) Ltd, con sede in Cannock (Regno Unito),
      
      rappresentate dall’avv. M. Sánchez Rydelski,
      ricorrenti,
      contro
      Commissione europea, rappresentata dalla sig.ra L. Pignataro e dal sig. T. Scharf, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione della Commissione 19 marzo 2010, 2010/169/UE, concernente la
         non iscrizione del 2,4,4’-tricloro-2’-idrossibifenil etere nell’elenco dell’Unione degli additivi utilizzabili nella fabbricazione
         di materiali e oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari a norma della direttiva
         2002/72/CE (GU L 75, pag. 25),
      
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione ampliata),
      composto dalla sig.ra I. Pelikánová, presidente, dal sig. V. Vadapalas, dalla sig.ra K. Jürimäe (relatore), dai sigg. K. O’Higgins
         e M. van der Woude, giudici,
      
      cancelliere: sig. N. Rosner, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 28 settembre 2011,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti della controversia
      1        La Microban International Ltd e la Microban (Europe) Ltd, ricorrenti, operano nella produzione e vendita di additivi antimicrobici
         e antibatterici destinati a fornire una protezione antibatterica ed antimicrobica ad un’ampia gamma di prodotti. La Microban
         International produce i suddetti additivi e li commercializza in tutto il mondo. La Microban (Europe) è incaricata della commercializzazione
         nell’Unione europea degli additivi prodotti dalla Microban International.
      
      2        Il 23 marzo 1998 la RCC Registration and Consulting Company Ltd depositava presso la Commissione europea, a nome della Ciba
         Inc., una domanda di iscrizione dell’additivo 2,4,4’-tricloro-2’-idrossibifenil etere (in prosieguo: il «triclosan») nell’elenco
         degli additivi autorizzati dalla direttiva della Commissione 23 febbraio 1990, 90/128/CEE, relativa ai materiali e oggetti
         di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari (GU L 75, pag. 19).
      
      3        Il 22 giugno 2000 il comitato scientifico per l’alimentazione umana, la cui consultazione da parte della Commissione era prevista
         dall’art. 3, n. 3, della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/109/CEE, relativa al ravvicinamento delle legislazioni
         degli Stati membri concernenti i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari (GU 1989,
         L 40, pag. 38), adottava un parere relativo a vari monomeri e additivi per i materiali a contatto con i prodotti alimentari.
         Con tale parere, il suddetto comitato ha in particolare deciso che, sebbene il triclosan fosse una sostanza per la quale non
         poteva essere determinata alcuna dose giornaliera ammissibile o tollerabile, nondimeno poteva esserne autorizzato l’impiego.
      
      4        Il 15 novembre 2002, a seguito dell’aggiornamento delle proprie direttive da parte del comitato per l’alimentazione umana,
         la Ciba presentava una domanda di nuova valutazione del triclosan.
      
      5        Il 15 marzo 2004, a seguito della nuova valutazione del triclosan, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) –
         che ha sostituito il comitato scientifico per l’alimentazione umana conformemente all’art. 62 del regolamento (CE) del Parlamento
         europeo e del Consiglio 28 gennaio 2002, n. 178, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare,
         istituisce l’EFSA e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31, pag. 1) – adottava un parere con cui confermava
         l’opinione espressa dal comitato scientifico per l’alimentazione umana nel suo parere del 22 giugno 2000.
      
      6        Il 10 aprile 2008 il triclosan veniva iscritto nell’elenco provvisorio degli additivi (in prosieguo: l’«elenco provvisorio»)
         di cui all’art. 4 bis, n. 3, della direttiva della Commissione 6 agosto 2002, 2002/72/CE, relativa ai materiali e agli oggetti
         di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari (GU L 220, pag. 18), come modificata. Ai sensi
         dell’art. 4 bis, n. 4, di tale direttiva, gli additivi non inseriti nell’elenco degli additivi autorizzati a livello dell’Unione
         (in prosieguo: l’«elenco positivo», conformemente alla denominazione utilizzata all’art. 4, n. 1, terzo comma, della medesima
         direttiva) possono continuare ad essere utilizzati nel rispetto della legislazione nazionale fintanto che figurino nell’elenco
         provvisorio.
      
      7        Il 21 aprile 2009 la Ciba informava la Commissione che aveva deciso di ritirare la propria domanda diretta ad ottenere l’autorizzazione
         all’impiego del triclosan come additivo nella produzione di oggetti e materiali di materia plastica destinati a venire a contatto
         con i prodotti alimentari.
      
      8        Il 19 marzo 2010 la Commissione adottava la decisione 2010/169/UE, concernente la non iscrizione del triclosan nell’elenco
         dell’Unione degli additivi utilizzabili nella fabbricazione di materiali e oggetti di materia plastica destinati a venire
         a contatto con i prodotti alimentari a norma della direttiva 2002/72 (GU L 75, pag. 25; in prosieguo: la «decisione impugnata»).
         Il fondamento giuridico indicato dalla Commissione in detta decisione è l’art. 11, n. 3, del regolamento (CE) del Parlamento
         europeo e del Consiglio 27 ottobre 2004, n. 1935, riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con
         i prodotti alimentari e che abroga le direttive 80/590/CEE e 89/10/CEE (GU L 338, pag. 4), come modificato.
      
      9        Nella decisione impugnata, la Commissione ha rilevato che la Ciba l’aveva informata della sua decisione di ritirare la domanda
         diretta ad ottenere l’autorizzazione all’impiego del triclosan come additivo utilizzabile nella fabbricazione di oggetti e
         materiali di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari. Poiché l’impiego del triclosan come
         additivo nelle plastiche destinate a venire a contatto con i prodotti alimentari non formava più oggetto di una domanda valida,
         la Commissione ha concluso che occorreva non iscrivere tale sostanza nell’allegato III della direttiva 2002/72 contenente
         l’elenco positivo. Conseguentemente, la Commissione ha precisato che occorreva cancellare la sostanza in questione dall’elenco
         provvisorio. Essa ha tuttavia ritenuto necessario prevedere un periodo transitorio in cui la commercializzazione dei materiali
         e degli oggetti di materia plastica contenenti triclosan potesse continuare ad essere autorizzata dagli Stati membri.
      
      10      Il dispositivo della decisione impugnata così recita:
      
      «Articolo 1
      Il [triclosan] (CAS n. 0003380-34-5, rif. n. 93930) non è iscritto nell’allegato III della direttiva 2002/72 (…)
      Articolo 2
      I materiali e oggetti di materia plastica fabbricati con [triclosan] e commercializzati prima del 1° novembre 2010 possono
         continuare a essere commercializzati fino al 1° novembre 2011, nel rispetto della legislazione nazionale.
      
      Articolo 3
      Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione».
       Procedimento e conclusioni delle parti
      11      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 7 giugno 2010 le ricorrenti hanno proposto il presente
         ricorso.
      
      12      Il 31 marzo 2011 le ricorrenti hanno depositato una domanda di trattamento prioritario a norma dell’art. 55, n. 2, del regolamento
         di procedura del Tribunale.
      
      13      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale ha deciso di aprire la fase orale e di concedere il trattamento prioritario
         della causa ai sensi dell’art. 55, n. 2, del regolamento di procedura.
      
      14      Le difese svolte dalle parti e le risposte ai quesiti orali loro rivolti dal Tribunale sono state sentite nel corso dell’udienza
         del 28 settembre 2011.
      
      15      Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata;
      –        condannare la Commissione alle spese.
      16      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare il ricorso irricevibile;
      –        in via subordinata, dichiarare il ricorso infondato e respingerlo;
      –        condannare le ricorrenti alle spese.
       Sulla ricevibilità
      17      Pur senza sollevare formalmente un’eccezione di irricevibilità, la Commissione sostiene che il ricorso è irricevibile, in
         quanto la decisione impugnata non è un atto regolamentare che non comporta alcuna misura d’esecuzione, ai sensi dell’art. 263,
         quarto comma, TFUE, e non riguarda le ricorrenti individualmente.
      
      18      Ai sensi dell’art. 263, quarto comma, TFUE, qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre un ricorso contro gli atti adottati
         nei suoi confronti o che la riguardano direttamente e individualmente, nonché contro gli atti regolamentari che la riguardano
         direttamente e non comportano alcuna misura d’esecuzione.
      
      19      Nella specie è pacifico che la decisione impugnata non è rivolta alle ricorrenti, le quali non sono quindi destinatarie di
         tale atto. Pertanto, ai sensi dell’art. 263, quarto comma, TFUE, le ricorrenti possono proporre un ricorso di annullamento
         contro detto atto solo a condizione che esso costituisca un atto regolamentare che le riguarda direttamente e non comporta
         alcuna misura d’esecuzione, o che le riguarda direttamente e individualmente.
      
      20      In primo luogo, occorre verificare se la decisione impugnata costituisca un atto regolamentare ai sensi dell’art. 263, quarto
         comma, TFUE.
      
      21      A tale proposito si deve ricordare che, secondo la giurisprudenza, la nozione di «atto regolamentare» ai sensi dell’art. 263,
         quarto comma, TFUE deve essere interpretata nel senso che include qualsiasi atto di portata generale ad eccezione degli atti
         legislativi (ordinanza del Tribunale 6 settembre 2011, causa T‑18/10, Inuit Tapiriit Kanatami e a./Parlamento e Consiglio,
         non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 56).
      
      22      Nella specie, il fondamento giuridico indicato dalla decisione impugnata è l’art. 11, n. 3, del regolamento n. 1935/2004.
         Tale articolo prevede che le misure prese dalla Commissione sul suo fondamento siano adottate secondo la procedura di cui
         all’art. 5 bis, nn. 1‑4 e 5, lett. b), della decisione del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/468/CE, recante modalità per l’esercizio
         delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (GU L 184, pag. 23), come modificata. Pertanto, la decisione impugnata
         è stata adottata dalla Commissione nell’esercizio di competenze di esecuzione, e non nell’esercizio di competenze legislative.
      
      23      Inoltre, la decisione impugnata possiede portata generale, in quanto si applica a situazioni determinate obiettivamente e
         produce effetti giuridici nei confronti di una categoria di persone considerate in modo generale ed astratto.
      
      24      Infatti, come risulta dal precedente punto 9, la decisione impugnata ha per oggetto la non iscrizione del triclosan nell’elenco
         positivo. In applicazione dell’art. 4 bis, n. 6, lett. b), della direttiva 2002/72, a seguito di tale non iscrizione, il triclosan
         è stato anche cancellato dall’elenco provvisorio. Pertanto, la conseguenza diretta della non iscrizione nell’elenco positivo
         e della cancellazione dall’elenco provvisorio è che il triclosan non potrà più essere commercializzato nell’Unione dopo il
         1° novembre 2011. La decisione impugnata si applica quindi a tutte le persone fisiche o giuridiche la cui attività consiste
         nella produzione e/o commercializzazione del triclosan, nonché degli oggetti e dei materiali contenenti tale sostanza.
      
      25      Ne consegue che si deve ritenere che la decisione impugnata costituisca un atto regolamentare ai sensi dell’art. 263, quarto
         comma, TFUE.
      
      26      In secondo luogo, per quanto riguarda la nozione di incidenza diretta, si deve rilevare che l’espressione «che la riguardano
         direttamente» compare due volte nell’art. 263, quarto comma, TFUE. Da un lato, tale disposizione riprende i termini dell’art. 230,
         quarto comma, CE e fa riferimento agli «atti (…) che la riguardano direttamente». Dall’altro, l’art. 263, quarto comma, TFUE
         introduce la nozione di «atti regolamentari che la riguardano direttamente e che non comportano alcuna misura d’esecuzione».
      
      27      Anzitutto, per quanto riguarda la condizione dell’incidenza diretta quale figurava nell’art. 230, quarto comma, CE, è stato
         dichiarato che tale condizione esige che il provvedimento contestato, in primo luogo, produca direttamente effetti sulla situazione
         giuridica del singolo e, in secondo luogo, non lasci ai propri destinatari alcun potere discrezionale quanto alla sua applicazione,
         la quale ha carattere meramente automatico e deriva dalla sola normativa contestata, senza intervento di altre norme intermedie
         (sentenze della Corte 5 maggio 1998, causa C‑386/96 P, Dreyfus/Commissione, Racc. pag. I‑2309, punto 43, e 10 settembre 2009,
         cause riunite C‑445/07 P e C‑455/07 P, Commissione/Ente per le Ville vesuviane ed Ente per le Ville vesuviane/Commissione,
         Racc. pag. I‑7993, punto 45).
      
      28      Nella specie, come si è rilevato supra al punto 24, la decisione impugnata comporta il divieto di commercializzazione dei
         materiali e degli oggetti contenenti triclosan destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari. Poiché, come è stato
         precisato in udienza, le ricorrenti acquistano triclosan e lo utilizzano per fabbricare un prodotto dalle proprietà antibatteriche
         e antimicrobiche, che viene successivamente rivenduto per essere utilizzato nella fabbricazione di materiali e oggetti di
         materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari, la decisione impugnata produce effetti direttamente
         sulla loro situazione giuridica.
      
      29      Inoltre, si deve constatare che la decisione impugnata non lascia alcun potere discrezionale agli Stati membri, che ne sono
         i destinatari e, in quanto tali, sono incaricati della sua attuazione. Certamente, dall’art. 2 di detta decisione emerge che
         la commercializzazione dei materiali e degli oggetti contenenti triclosan può proseguire fino al 1° novembre 2011, nel rispetto
         della legislazione nazionale, il che significa che gli Stati membri possono vietare la commercializzazione di tali materiali
         e oggetti prima della suddetta data. Se è vero che gli Stati membri dispongono quindi di un certo potere discrezionale per
         quanto riguarda la data in cui intendono vietare la commercializzazione del triclosan, tuttavia l’applicazione di tale divieto
         è automatica ed obbligatoria a partire dal 1° novembre 2011. Inoltre, si deve rilevare che il periodo transitorio previsto
         dall’art. 2 della decisione impugnata è inteso ad agevolare l’attuazione del provvedimento di non iscrizione del triclosan
         nell’elenco positivo ed è quindi accessorio rispetto a tale provvedimento.
      
      30      Ne consegue che le ricorrenti devono essere ritenute direttamente interessate dalla decisione impugnata, conformemente alla
         nozione di incidenza diretta quale figurava nell’art. 230, quarto comma, CE.
      
      31      Per quanto attiene poi alla nozione di incidenza diretta, quale nuovamente introdotta all’art. 263, quarto comma, TFUE, è
         lecito chiedersi se tale nozione debba ricevere un’interpretazione diversa da quella elaborata nell’ambito della giurisprudenza
         richiamata supra al punto 27.
      
      32      Tuttavia, si deve rilevare che, secondo la giurisprudenza, consentendo ad una persona fisica o giuridica di proporre un ricorso
         contro gli atti regolamentari che la riguardano direttamente e non comportano alcuna misura d’esecuzione, l’art. 263, quarto
         comma, TFUE persegue un obiettivo di apertura delle condizioni per la presentazione dei ricorsi diretti (v., in tal senso,
         ordinanza Inuit Tapiriit Kanatami e a./Parlamento e Consiglio, cit. al punto 21 supra, punto 50). Pertanto, la nozione di
         incidenza diretta, quale nuovamente introdotta in tale disposizione, non può comunque formare oggetto di un’interpretazione
         più restrittiva rispetto alla nozione di incidenza diretta quale figurava all’art. 230, quarto comma, CE. Dal momento che
         si è stabilito, al precedente punto 30, che le ricorrenti erano direttamente interessate dalla decisione impugnata, conformemente
         alla nozione di incidenza diretta quale figurava all’art. 230, quarto comma, CE, si deve ritenere che esse siano direttamente
         interessate dalla decisione impugnata anche conformemente alla nozione di incidenza diretta quale nuovamente introdotta all’art. 263,
         quarto comma, TFUE.
      
      33      Oltre a ciò, per quanto riguarda la questione se la decisione impugnata comporti o meno misure d’esecuzione, ai sensi dell’art. 263,
         quarto comma, TFUE, occorre ribadire che, come si è già rilevato supra ai punti 24 e 28, detta decisione aveva per oggetto
         la non iscrizione del triclosan nell’elenco positivo. Di conseguenza, in applicazione dell’art. 4 bis, n. 6, lett. b), della
         direttiva 2002/72, la decisione impugnata ha anche cancellato tale sostanza dall’elenco provvisorio. Inoltre, per agevolare
         l’attuazione della non iscrizione nell’elenco positivo e la conseguente cancellazione dall’elenco provvisorio, la decisione
         impugnata ha previsto, in via accessoria, un periodo transitorio durante il quale poteva essere autorizzata la commercializzazione
         dei materiali e degli oggetti contenenti triclosan e la cui scadenza era fissata al 1° novembre 2011.
      
      34      A tal riguardo, in primo luogo, si deve constatare che né la non iscrizione nell’elenco positivo né la cancellazione dall’elenco
         provvisorio richiedono misure di esecuzione da parte degli Stati membri. Infatti, ai sensi dell’art. 4 bis, n. 4, della direttiva
         2002/72, solo gli additivi inclusi nell’elenco provvisorio possono continuare ad essere utilizzati dopo il 1° gennaio 2010.
         Inoltre, a termini dell’art. 4 bis, n. 6, lett. b), della direttiva 2002/72, un additivo viene cancellato dall’elenco provvisorio
         qualora la Commissione decida di non includerlo nell’elenco positivo. Pertanto, la decisione di non iscrizione ha avuto come
         conseguenza immediata la cancellazione dall’elenco provvisorio e il divieto di commercializzazione del triclosan, senza che
         fosse necessario per gli Stati membri adottare una qualsiasi misura di esecuzione.
      
      35      Si deve inoltre sottolineare, al pari delle ricorrenti, che la direttiva della Commissione 1° marzo 2004, 2004/19/CE, che
         modifica la direttiva 2002/72 (GU L 71, pag. 8), nonché la direttiva della Commissione 6 marzo 2008, 2008/39/CE, che modifica
         la direttiva 2002/72 (GU L 63, pag. 6), hanno introdotto nella direttiva 2002/72, rispettivamente, l’art. 4 bis, n. 4, e l’art. 4
         bis, n. 6, lett. b). Orbene, dall’applicazione dell’art. 2 della direttiva 2004/19 e dell’art. 2 della direttiva 2008/39 risulta
         che, rispettivamente, l’art. 4 bis, n. 4, e l’art. 4 bis, n. 6, lett. b), della direttiva 2002/72 sono stati oggetto di una
         trasposizione negli Stati membri. Pertanto, non si può ritenere che il divieto di commercializzazione del triclosan, conseguente
         alla sua non iscrizione nell’elenco positivo e alla sua cancellazione dall’elenco provvisorio, richiedesse l’adozione di misure
         d’esecuzione.
      
      36      In secondo luogo, la misura transitoria, consentendo di prorogare la possibilità di commercializzare il triclosan fino al
         1° novembre 2011, non richiede di per sé alcuna misura di esecuzione da parte degli Stati membri, il cui eventuale intervento
         al fine di anticipare il termine del 1° novembre 2011 è puramente facoltativo.
      
      37      In terzo luogo, sebbene, in quest’ultima ipotesi, la misura transitoria possa dare luogo a misure di esecuzione da parte degli
         Stati membri, occorre ribadire che essa è destinata ad agevolare l’attuazione della decisione impugnata, nella parte in cui
         ha l’effetto di vietare la commercializzazione del triclosan, in modo che le persone fisiche o giuridiche interessate da tale
         divieto possano prendere i necessari provvedimenti. Si tratta quindi di un elemento accessorio rispetto all’oggetto principale
         della decisione impugnata costituito dal divieto di commercializzazione del triclosan, che, a decorrere dal 1° novembre 2011,
         sarà applicabile senza che sia necessaria alcuna misura di esecuzione.
      
      38      Alla luce delle suesposte considerazioni, non si può ritenere che la decisione impugnata comporti misure di esecuzione.
      
      39      Ne consegue che la detta decisione costituisce un atto regolamentare che riguarda direttamente le ricorrenti e non comporta
         misure di esecuzione. Pertanto, l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione deve essere respinta, senza che
         occorra esaminare l’eventuale incidenza individuale sulle ricorrenti.
      
       Nel merito
      40      A sostegno del presente ricorso le ricorrenti deducono quattro motivi. Essi vertono, il primo, su un errore di diritto nella
         scelta del fondamento normativo della decisione impugnata, il secondo, su una violazione della procedura prevista dal regolamento
         n. 1935/2004 e dalla direttiva 2002/72, il terzo, su una violazione del principio di tutela del legittimo affidamento e, il
         quarto, su una violazione dei principi di buona amministrazione, di trasparenza e di certezza del diritto.
      
       Sul primo motivo, concernente un errore di diritto nella scelta del fondamento normativo
      41      Nell’ambito del primo motivo le ricorrenti sostengono, in sostanza, che la Commissione ha commesso un errore di diritto nel
         fondare la decisione impugnata sull’art. 11, n. 3, del regolamento n. 1935/2004. Infatti, tale disposizione riguarderebbe
         le autorizzazioni per la commercializzazione di sostanze contenute nei materiali o negli oggetti destinati a venire a contatto
         con i prodotti alimentari, a livello dell’Unione, mentre la decisione impugnata non conterrebbe una tale autorizzazione, anzi
         disporrebbe che una sostanza non venga iscritta nell’allegato III della direttiva 2002/72 e costituirebbe quindi una misura
         che vieta l’impiego del triclosan come additivo nei materiali e negli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti.
      
      42      A tal riguardo occorre rammentare che, secondo una giurisprudenza costante, la scelta del fondamento normativo di un atto
         dell’Unione deve basarsi su elementi oggettivi, suscettibili di sindacato giurisdizionale, tra i quali figurano, in particolare,
         lo scopo e il contenuto dell’atto (sentenza della Corte 23 ottobre 2007, causa C‑440/05, Commissione/Consiglio, Racc. pag.
         I‑9097, punto 61).
      
      43      Inoltre, se l’esame di un atto dell’Unione dimostra che esso persegue una duplice finalità o che ha una doppia componente
         e se una di queste è identificabile come principale o preponderante, mentre l’altra è solo accessoria, l’atto deve fondarsi
         su un solo fondamento normativo, ossia quello richiesto dalla finalità o componente principale o preponderante (sentenza della
         Corte 20 maggio 2008, causa C‑91/05, Commissione/Consiglio, Racc. pag. I‑3651, punto 73).
      
      44      Nella specie, l’art. 11, n. 3, del regolamento n. 1935/2004 è così formulato:
      
      «L’autorizzazione comunitaria sotto forma di misura specifica, di cui al paragrafo 1, è adottata dalla Commissione. Tale misura,
         intesa a modificare elementi non essenziali del presente regolamento completandolo, è adottata secondo la procedura di regolamentazione
         con controllo di cui all’articolo 23, paragrafo 4».
      
      45      Il n. 1 di questa stessa disposizione enuncia quanto segue:
      
      «L’autorizzazione comunitaria di una o più sostanze avviene sotto forma di adozione di una misura specifica (…)».
      46      Tenuto conto dei termini di tali disposizioni, l’art. 11, n. 3, del regolamento n. 1935/2004 riguarda solo i casi in cui la
         Commissione intende autorizzare l’impiego e la commercializzazione nell’Unione di una sostanza contenuta in materiali e oggetti
         destinati a venire a contatto con prodotti alimentari.
      
      47      Orbene, nella specie, con la decisione impugnata la Commissione ha vietato la commercializzazione del triclosan in quanto
         additivo utilizzato per la fabbricazione di materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti. A tal fine,
         nella decisione impugnata la Commissione ha, da un lato, rifiutato di iscrivere il triclosan nell’elenco positivo e, dall’altro,
         proceduto alla cancellazione di tale sostanza dall’elenco provvisorio.
      
      48      Ne consegue che la decisione impugnata, avendo per oggetto il divieto di commercializzazione del triclosan nell’Unione, non
         può essere fondata sull’art. 11, n. 3, del regolamento n. 1935/2004, che riguarda, al contrario, le autorizzazioni all’immissione
         in commercio.
      
      49      Tale conclusione non può essere rimessa in discussione dall’argomento della Commissione secondo cui la decisione impugnata
         dovrebbe anche essere considerata come una decisione che autorizza, fino al 1° novembre 2011, la commercializzazione dei materiali
         e degli oggetti fabbricati con triclosan e immessi in commercio anteriormente al 1° novembre 2010.
      
      50      Infatti, si è già rilevato supra, al punto 29, che il periodo transitorio previsto dall’art. 2 della decisione impugnata,
         durante il quale continuava ad essere autorizzata la commercializzazione del triclosan, nel rispetto della legislazione nazionale,
         era destinato esclusivamente ad agevolare l’attuazione del provvedimento che vieta la commercializzazione della suddetta sostanza,
         fermo restando che tale divieto era la conseguenza diretta dell’oggetto principale della decisione impugnata, vale a dire
         la non iscrizione nell’elenco positivo. Ne consegue che il provvedimento diretto a introdurre un periodo transitorio deve
         essere considerato accessorio, ai sensi della giurisprudenza citata supra al punto 43, rispetto all’obiettivo principale della
         decisione impugnata.
      
      51      Pertanto, occorre accogliere il primo motivo e annullare la decisione impugnata a causa della scelta del fondamento normativo
         errato.
      
      52      Sebbene la scelta del fondamento normativo errato da parte della Commissione giustifichi l’annullamento della decisione impugnata,
         il Tribunale ritiene comunque opportuno esaminare il secondo motivo, ad abundantiam, in quanto detto motivo solleva sostanzialmente
         la questione se esista o meno un fondamento normativo sul quale la Commissione avrebbe potuto validamente fondare la decisione
         impugnata.
      
       Sul secondo motivo, concernente una violazione della procedura prevista dal regolamento n. 1935/2004 e dalla direttiva 2002/72
      53      Nell’ambito del secondo motivo le ricorrenti sostengono sostanzialmente che, in mancanza di una decisione di gestione del
         rischio, ai sensi del quattordicesimo ‘considerando’ del regolamento n. 1935/2004, la Commissione, adottando una decisione
         di non iscrizione di un additivo nell’elenco positivo, ha violato la procedura prevista da detto regolamento e dalla direttiva
         2002/72. In particolare, invocando lo spirito della procedura prevista da tale regolamento e da tale direttiva, le ricorrenti
         affermano che, in caso di ritiro da parte del richiedente iniziale di una domanda di iscrizione di un additivo nell’elenco
         positivo, la Commissione dovrebbe concedere agli interessati la possibilità di mantenere la domanda al fine di poter adottare
         siffatta decisione di gestione del rischio.
      
      54      A tale riguardo, è pacifico che né il regolamento n. 1935/2004 né la direttiva 2002/72 precisano quale procedura debba seguire
         la Commissione quando il richiedente iniziale decida di ritirare la propria domanda di iscrizione di un additivo nell’elenco
         positivo. Pertanto, occorre verificare se la procedura cui la Commissione deve attenersi in tale ipotesi possa essere dedotta
         dall’obiettivo e dalla ratio di questi due atti, nonché dalla procedura prevista da altri atti dell’Unione, i quali, pur riguardando
         altri tipi di sostanze, perseguono un obiettivo simile, che mirano a conseguire mediante procedure parimenti comparabili.
      
      55      In limine, va ricordato che il regolamento n. 1935/2004 costituisce il regolamento quadro per quanto riguarda i materiali
         e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari e che la direttiva 2002/72 è una direttiva specifica,
         che riguarda, in particolare, i materiali e gli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.
      
      56      In primo luogo, per quanto riguarda l’obiettivo perseguito da questi due atti, occorre fare riferimento ai termini dell’art. 1
         del regolamento n. 1935/2004, qui di seguito riprodotti:
      
      «Il presente regolamento mira a garantire il funzionamento efficace del mercato interno per quanto attiene all’immissione
         sul mercato comunitario dei materiali e degli oggetti destinati a venire a contatto direttamente o indirettamente con i prodotti
         alimentari, oltre a costituire la base per assicurare un elevato livello di tutela della salute umana e degli interessi dei
         consumatori».
      
      57      Le procedure previste dalla direttiva 2002/72 sono volte a far prevalere tale obiettivo di tutela della salute umana, con
         specifico riferimento agli additivi utilizzati nella produzione dei materiali e degli oggetti di materia plastica. Infatti,
         ai sensi dell’art. 4, n. 1, terzo comma, di tale direttiva, a decorrere dal 1° gennaio 2010 solo gli additivi che figurano
         nell’elenco positivo possono essere utilizzati per la produzione di materiali ed oggetti di materia plastica. A termini dell’art. 4
         bis, n. 1, della medesima direttiva, un nuovo additivo può essere inserito nell’elenco positivo solo dopo previa valutazione
         della sua sicurezza da parte dell’EFSA. Infine, dall’art. 4 bis, nn. 3 e 4, di detta direttiva risulta che una sostanza non
         inclusa nell’elenco positivo, ma di cui sia in corso la valutazione da parte dell’EFSA, è inserita in un elenco provvisorio,
         il che consente di continuare ad utilizzarla, conformemente alla legislazione nazionale. In altre parole, se l’EFSA non si
         è ancora pronunciata sulla sicurezza di una sostanza, l’onere di valutare la compatibilità della sua commercializzazione con
         la tutela della salute umana incombe alle autorità nazionali.
      
      58      Poiché la decisione della Commissione di non inserire il triclosan nell’elenco positivo era motivata dal fatto che la Ciba
         aveva ritirato la propria domanda di autorizzazione, non si può ritenere che detta decisione mirasse a conseguire l’obiettivo
         di tutela della salute umana. Tale conclusione è rafforzata dalla circostanza che la decisione impugnata era stata preceduta
         da due pareri scientifici adottati, il primo, il 22 giugno 2000 dal comitato scientifico per l’alimentazione umana e, il secondo,
         il 15 marzo 2004 dall’EFSA, che non sollevavano alcuna obiezione alla commercializzazione del triclosan.
      
      59      In secondo luogo, per quanto attiene alla ratio del regolamento n. 1935/2004 e della direttiva 2002/72, si deve rilevare in
         primo luogo che, sebbene ai sensi dell’art. 8 di detto regolamento la richiesta di autorizzazione di una nuova sostanza debba
         essere presentata dal soggetto che intende ottenere tale autorizzazione, la concessione di quest’ultima mediante inclusione
         nell’elenco positivo non arreca beneficio solo al richiedente, ma anche a tutti gli utilizzatori della sostanza per la quale
         viene chiesta l’autorizzazione.
      
      60      Infatti, dall’art. 11, n. 4, del regolamento n. 1935/2004 risulta che, quando la sostanza sia stata autorizzata, l’operatore
         economico che impiega la sostanza stessa o i materiali o gli oggetti che la contengono si conforma alle condizioni o restrizioni
         inerenti all’autorizzazione. Inoltre, ai sensi dell’art. 11, n. 5, di tale regolamento, il richiedente o l’operatore economico
         che impiega la sostanza autorizzata o i materiali o gli oggetti che la contengono comunica immediatamente alla Commissione
         ogni nuova informazione scientifica o tecnica che possa influire sulla valutazione della sicurezza della sostanza autorizzata
         per quanto riguarda la salute umana. Inoltre, l’art. 12 del regolamento n. 1935/2004 prevede che il richiedente o l’operatore
         economico che impiega la sostanza autorizzata o i materiali o gli oggetti che la contengono può chiedere una modifica dell’autorizzazione.
         Infine, a contrario, l’art. 5, n. 1, lett. n), del regolamento n. 1935/2004 rinvia, a titolo eccezionale, ad una procedura
         per una singola autorizzazione di una sostanza, procedimento, materiale od oggetto, con decisione rivolta ad un richiedente.
      
      61      In secondo luogo, come si è già osservato supra al punto 57, dall’art. 4 bis, nn. 3 e 4, della direttiva 2002/72 risulta che
         una sostanza non inclusa nell’elenco positivo, ma di cui sia in corso la valutazione da parte dell’EFSA, è inserita in un
         elenco provvisorio. Inoltre, a termini dell’art. 4 bis, n. 6, della medesima direttiva, un additivo è cancellato dall’elenco
         provvisorio quando venga inserito nell’elenco positivo, o la Commissione decida di non includerlo nell’elenco positivo oppure
         quando, durante la valutazione della sostanza da parte dell’EFSA, non venga dato seguito ad una richiesta di informazioni
         formulata da quest’ultima. Infine, dal quattordicesimo ‘considerando’ del regolamento n. 1935/2004 risulta che la valutazione
         della sicurezza delle sostanze dev’essere seguita da una decisione di gestione del rischio che valuti l’opportunità di inserirle
         nell’elenco positivo.
      
      62      Da tali disposizioni si può dedurre che la cancellazione dall’elenco positivo consegue o ad una decisione di gestione del
         rischio della Commissione, consistente nell’inserire o meno una sostanza nell’elenco positivo, o al rifiuto del richiedente
         di collaborare con l’EFSA nell’ambito della procedura di valutazione della sicurezza della sostanza.
      
      63      Orbene, nella specie, il fatto di non aver inserito il triclosan nell’elenco positivo ha avuto quale conseguenza immediata,
         ai sensi dell’art. 4 bis, n. 6, lett. b), della medesima direttiva, la cancellazione di detta sostanza dall’elenco provvisorio,
         per cui tale cancellazione non è stata la conseguenza di una decisione di gestione del rischio o del rifiuto del richiedente
         iniziale di collaborare con l’EFSA, dato che quest’ultima aveva già espresso un parere scientifico.
      
      64      In terzo luogo, si deve rilevare che, se, come sottolineato dalla Commissione, le ricorrenti fossero state in grado di presentare
         una nuova domanda di autorizzazione, in applicazione dell’art. 8 del regolamento n. 1935/2004, dai termini della direttiva
         2002/72 non emerge chiaramente che tale domanda avrebbe comportato la reiscrizione del triclosan nell’elenco provvisorio.
         Infatti, l’art. 4 bis, n. 5, della direttiva 2002/72/CE è così formulato:
      
      «L’inserimento di un additivo nell’elenco provvisorio è subordinato alle seguenti condizioni:
      a) l’additivo deve essere ammesso in uno o più Stati membri entro il 31 dicembre 2006;
      b) i dati di cui al paragrafo 2 relativi all’additivo devono essere stati forniti in conformità alle prescrizioni dell’[EFSA]
         entro il 31 dicembre 2006».
      
      65      Orbene, a termini dell’art. 4 bis, n. 2, della medesima direttiva, chiunque sia interessato all’inserimento di un additivo
         nell’elenco positivo presenta entro il 31 dicembre 2006 i dati necessari alla valutazione della sua sicurezza da effettuarsi
         dall’EFSA. Nella specie, la presentazione da parte delle ricorrenti dei dati necessari alla valutazione da effettuarsi dall’EFSA
         non poteva avere luogo prima del 31 dicembre 2006.
      
      66      Inoltre, sebbene il regolamento n. 1935/2004 preveda, all’art. 11, n. 5, e all’art. 12, la possibilità di una nuova valutazione
         della sostanza in questione da parte dell’EFSA quando siano trasmesse a quest’ultima nuove informazioni, si deve sottolineare
         che né il regolamento n. 1935/2004 né la direttiva 2002/72 prevedono la possibilità di procedere a tale nuova valutazione
         in mancanza di nuovi dati atti a modificare la valutazione iniziale e qualora non sia stata ancora concessa alcuna autorizzazione.
         Inoltre, dal documento intitolato «EFSA’s note for guidance for petitioners presenting an application for the safety assessment
         of a substance to be used in food contact materials prior to its authorisation» (istruzioni dell’EFSA all’attenzione dei richiedenti
         valutazione di una sostanza utilizzabile per la fabbricazione di materiali destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari)
         risulta che, nel caso in cui l’EFSA abbia effettuato una prima valutazione di una sostanza – anche qualora, a seguito di detta
         valutazione, essa abbia concluso che la sostanza non doveva essere autorizzata –, è possibile chiedere una nuova valutazione
         solo se i dati complementari possono indurla a modificare tale valutazione. Nella specie, poiché l’EFSA ha già espresso un
         parere positivo sulla base delle informazioni trasmesse dalla Ciba, un’eventuale nuova domanda di valutazione da parte delle
         ricorrenti non avrebbe affatto lo scopo di ottenere una modifica della valutazione iniziale. Inoltre, è probabile che le ricorrenti
         formulino la propria domanda di autorizzazione sulla base delle stesse informazioni fornite inizialmente dalla Ciba, cosicché
         tali dati non presenterebbero alcun carattere di novità. Ne consegue che, in un caso come quello di specie, la normativa non
         prevede la possibilità per le ricorrenti di presentare una nuova domanda di valutazione della sostanza in questione, il che
         tende a dimostrare che la Commissione è tenuta ad adottare una decisione di gestione del rischio sulla base della valutazione
         iniziale dell’EFSA.
      
      67      Tenuto conto della ratio del regolamento n. 1935/2004 e della direttiva 2002/72, il ritiro della domanda di autorizzazione
         da parte del richiedente non può essere considerato un motivo sufficiente per non proseguire la procedura volta all’adozione
         di una decisione di gestione del rischio di iscrizione o di non iscrizione della sostanza di cui trattasi, fermo restando
         che dai termini di questi due atti non risulta che le ricorrenti potrebbero ottenere, da un lato, la reiscrizione del triclosan
         nell’elenco provvisorio e, dall’altro, una nuova valutazione di tale sostanza da parte dell’EFSA.
      
      68      In terzo luogo, per quanto riguarda altri atti dell’Unione che potrebbero essere pertinenti nel caso di specie, occorre fare
         riferimento, al pari delle ricorrenti, al regolamento (CE) della Commissione 4 dicembre 2007, n. 1451, concernente la seconda
         fase del programma di lavoro decennale di cui all’articolo 16, paragrafo 2, della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo
         e del Consiglio relativa all’immissione sul mercato dei biocidi (GU L 325, pag. 3). Tale regolamento prevede specificamente,
         agli artt. 11 e 12, che, in caso di ritiro di una domanda di iscrizione nell’elenco dei biocidi autorizzati, un nuovo richiedente
         può subentrare al richiedente iniziale.
      
      69      Alla luce del complesso delle suesposte considerazioni, si deve concludere che la Commissione, avendo adottando una decisione
         di non iscrizione di un additivo esclusivamente sulla base del ritiro della domanda iniziale di iscrizione del triclosan nell’elenco
         positivo, ha violato il regolamento n. 1935/2004 e la direttiva 2002/72, dal momento che non esiste alcun fondamento normativo
         che consenta di adottare una tale decisione. Pertanto, si deve accogliere anche il secondo motivo e, di conseguenza, annullare
         la decisione impugnata, senza che occorra esaminare il terzo e il quarto motivo.
      
       Sulle spese
      70      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché le ricorrenti ne hanno fatto domanda, la Commissione, rimasta soccombente, va condannata alle spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione ampliata)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione della Commissione 19 marzo 2010, 2010/169/UE, concernente la non iscrizione del 2,4,4’-tricloro-2’-idrossibifenil
            etere nell’elenco dell’Unione degli additivi utilizzabili nella fabbricazione di materiali e oggetti di materia plastica destinati
            a venire a contatto con i prodotti alimentari a norma della direttiva 2002/72/CE, è annullata.
      2)      La Commissione europea sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Microban International Ltd e dalla Microban
            (Europe) Ltd.
      
               Pelikánová 
            
            
               Vadapalas
            
            
               Jürimäe
            
         
               O’Higgins
            
             
            
                     Van der Woude
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 25 ottobre 2011.
      Firme
      * Lingua processuale: l’inglese.