CELEX: 62009CJ0148
Language: it
Date: 2011-09-22 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 22 settembre 2011.#Regno del Belgio contro Deutsche Post AG e DHL International.#Impugnazione - Ricorso di annullamento - Aiuti di Stato - Art. 88, n. 3, CE - Regolamento (CE) n. 659/1999 - Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni - Nozione di ‘dubbi’ - Servizi di interesse economico generale.#Causa C-148/09 P.

Causa C‑148/09 P
      Regno del Belgio
      contro
      Deutsche Post AG
      e
      DHL International
      «Impugnazione — Ricorso di annullamento — Aiuti di Stato — Art. 88, n. 3, CE — Regolamento (CE) n. 659/1999 — Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni — Nozione di “dubbi” — Servizi di interesse economico generale»
      Massime della sentenza
      1.        Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente — Decisione
            della Commissione che dichiara un aiuto di Stato compatibile con il mercato comune senza avviare il procedimento d’indagine
            formale — Ricorso degli interessati ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE — Ricevibilità — Presupposti
      [Artt. 88, n. 2, CE e 230, quarto comma, CE; regolamento del Consiglio n. 659/1999, artt. 1, lett. h), 4, n. 3, e 6, n. 1]
      2.        Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente — Decisione
            della Commissione che dichiara un aiuto di Stato compatibile con il mercato comune senza avviare il procedimento d’indagine
            formale — Ricorso degli interessati ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE — Identificazione dell’oggetto del ricorso
      [Artt. 88, n. 2, CE e 230, quarto comma, CE; regolamento del Consiglio n. 659/1999, artt. 1, lett. h), 4, n. 3, e 6, n. 1]
      3.        Aiuti concessi dagli Stati — Progetti di aiuti — Esame da parte della Commissione — Fase preliminare e fase contraddittoria
            — Compatibilità di un aiuto con il mercato comune — Difficoltà di valutazione — Obbligo della Commissione di avviare il procedimento
            in contraddittorio — Nozione di dubbi — Natura obiettiva
      (Art. 88, n. 2, CE; regolamento del Consiglio n. 659/1999, artt. 4, nn. 3, 4 e 5, e 6, n. 1)
      1.        Nel settore degli aiuti di Stato, la legittimità di una decisione della Commissione di non sollevare obiezioni fondata sull’art. 4,
         n. 3, del regolamento n. 659/1999, recante modalità di applicazione dell’art. 88 CE, dipende dall’esistenza di dubbi circa
         la compatibilità dell’aiuto con il mercato comune. Dal momento che siffatti dubbi devono dar luogo all’avvio di un procedimento
         d’indagine formale, al quale possono partecipare gli interessati contemplati dall’art. 1, lett. h), di detto regolamento,
         deve ritenersi che ogni interessato ai sensi di quest’ultima disposizione è direttamente ed individualmente toccato da siffatta
         decisione. In effetti, i beneficiari delle garanzie procedurali previste all’art. 88, n. 2, CE e all’art. 6, n. 1, del regolamento
         n. 659/1999 possono ottenerne il rispetto solo se hanno la possibilità di contestare la decisione di non sollevare obiezioni
         dinanzi al giudice dell’Unione.
      
      (v. punto 54)
      2.        Nel settore degli aiuti di Stato, un ricorrente che contesti la decisione della Commissione di non avviare il procedimento
         d’indagine formale può invocare qualsiasi motivo idoneo a dimostrare che la valutazione delle informazioni e degli elementi
         di cui la Commissione disponeva, all’atto della fase preliminare di esame della misura notificata, avrebbe dovuto suscitare
         dubbi circa la sua compatibilità con il mercato comune. L’utilizzo di siffatti argomenti non può tuttavia avere la conseguenza
         di trasformare l’oggetto del ricorso né di modificarne i presupposti di ricevibilità. Al contrario, l’esistenza di dubbi circa
         tale compatibilità è proprio la prova che deve essere fornita per dimostrare che la Commissione era tenuta ad avviare il procedimento
         d’indagine formale di cui all’art. 88, n. 2, CE, nonché all’art. 6, n. 1, del regolamento n. 659/1999, recante modalità di
         applicazione dell’art. 88 CE.
      
      Non spetta al giudice dell’Unione interpretare il ricorso di un ricorrente che metta in discussione esclusivamente la fondatezza
         di una decisione di valutazione dell’aiuto in quanto tale come mirante in realtà a tutelare i diritti procedurali che il ricorrente
         trae dagli artt. 88, n. 2, CE e 6, n. 1, del regolamento n. 659/1999, quando il ricorrente non abbia espressamente dedotto
         alcun motivo che persegua tale fine. In una simile ipotesi, l’interpretazione del motivo condurrebbe di fatto ad una riqualificazione
         dell’oggetto del ricorso.
      
      (v. punti 55, 58)
      3.        Dall’art. 4, n. 4, del regolamento n. 659/1999, recante modalità di applicazione dell’art. 88 CE, risulta che, se la Commissione
         constata, previo esame preliminare, che il progetto di aiuto suscita dubbi quanto alla sua compatibilità col mercato comune,
         essa è tenuta ad adottare una decisione di avvio del procedimento di indagine formale di cui all’art. 88, n. 2, CE e all’art. 6,
         n. 1, del detto regolamento.
      
      Dato che la nozione di dubbi di cui all’art. 4, n. 4, del regolamento n. 659/1999 riveste natura oggettiva, l’esistenza di
         detti dubbi dev’essere ricercata non solo nelle circostanze dell’adozione dell’atto impugnato, ma anche nelle valutazioni
         sulle quali si è fondata la Commissione.
      
      Quanto alla durata e alle circostanze del procedimento di esame preliminare, anche se una durata eccedente il termine di due
         mesi di cui all’art. 4, n. 5, del regolamento n. 659/1999 nonché il numero di domande di informazioni inviate allo Stato membro
         interessato non consentono, di per sé, di dedurre che la Commissione avrebbe dovuto avviare il procedimento d’indagine formale,
         è pur vero che detti elementi possono costituire indizi del fatto che la Commissione può aver nutrito dubbi per quanto concerne
         la compatibilità dell’aiuto di cui trattasi con il mercato comune.
      
      (v. punti 77, 79, 81)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      22 settembre 2011 (*)
      
      «Impugnazione – Ricorso di annullamento – Aiuti di Stato – Art. 88, n. 3, CE – Regolamento (CE) n. 659/1999 – Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni – Nozione di ‘dubbi’ – Servizi di interesse economico generale»
      Nel procedimento C‑148/09 P,
      avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 24 aprile 2009,
      Regno del Belgio, rappresentato dall sig.ra C. Pochet e dal sig. T. Materne, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. J. Meyers, advocaat,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui le altre parti sono:
      Deutsche Post AG, con sede in Bonn (Germania), rappresentata dagli avv.ti T. Lübbig e J. Sedemund, Rechtsanwälte,
      
      DHL International, con sede in Diegem (Belgio), rappresentata dagli avv.ti T. Lübbig e J. Sedemund, Rechtsanwälte,
      
      ricorrenti in primo grado,
      Commissione europea, rappresentata dal sig. B. Martenczuk e dal sig. D. Grespan, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. A. Tizzano, presidente di sezione, dai sigg. J.-J. Kasel, A. Borg Barthet, E. Levits (relatore) e M. Safjan,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. N. Jääskinen
      cancelliere: sig. B. Fülöp, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 7 settembre 2010,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 2 dicembre 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con la presente impugnazione il Regno del Belgio, sostenuto dalla Commissione europea, chiede l’annullamento della sentenza
         del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 10 febbraio 2009, causa T‑388/03, Deutsche Post e DHL International/Commissione
         (Racc. pag. II‑199; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con cui il Tribunale ha annullato la decisione della Commissione
         23 luglio 2003 di non sollevare obiezioni a seguito del procedimento preliminare di esame ai sensi dell’art. 88, n. 3, CE,
         con riferimento a varie misure assunte dalle autorità belghe a vantaggio di La Poste SA, impresa pubblica postale belga [C(2003)
         2508 def.] (in prosieguo: la «decisione controversa»).
      
       Contesto normativo
      2        Dal secondo ‘considerando’ del regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell’articolo
         [88] del Trattato CE (GU L 83, pag. 1), risulta che questo regolamento è inteso a codificare e a stabilizzare la prassi costante
         della Commissione nell’applicazione dell’art. 88 CE, in conformità con la giurisprudenza della Corte.
      
      3        L’art. 1 di detto regolamento dispone: 
      
      «Ai fini del presente regolamento, si intende per:
      (...)
      h) “interessati”: qualsiasi Stato membro e qualsiasi persona, impresa o associazione d’imprese i cui interessi possono essere
         lesi dalla concessione di aiuti, in particolare il beneficiario, le imprese concorrenti e le organizzazioni professionali».
      
      4        L’art. 4, nn. 2 e 4, dello stesso regolamento, intitolato «Esame preliminare della notifica e decisioni della Commissione»,
         dispone:
      
      «2. La Commissione, se dopo un esame preliminare constata che la misura notificata non costituisce aiuto, lo dichiara mediante
         una decisione.
      
      3. La Commissione, se dopo un esame preliminare constata che non sussistono dubbi in ordine alla compatibilità con il mercato
         comune della misura notificata, nei limiti in cui essa rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo [87], paragrafo 1,
         [CE], la dichiara compatibile con il mercato comune (in seguito denominata “decisione di non sollevare obiezioni”). La decisione
         specifica quale sia la deroga applicata a norma del Trattato.
      
      4. La Commissione, se dopo un esame preliminare constata che sussistono dubbi in ordine alla compatibilità con il mercato
         comune della misura notificata, decide di avviare il procedimento ai sensi dell’articolo [88], paragrafo 2, [CE] (in seguito
         denominata “decisione di avviare il procedimento d’indagine formale”)».
      
      5        Ai sensi dell’art. 6, n. 1, del regolamento n. 659/1999:
      
      «La decisione di avvio del procedimento d’indagine formale espone sinteticamente i punti di fatto e di diritto pertinenti,
         contiene una valutazione preliminare della Commissione relativa al carattere di aiuto della misura prevista ed espone i dubbi
         attinenti alla sua compatibilità con il mercato comune. La decisione invita lo Stato membro e tutti gli altri interessati
         a formulare le loro osservazioni entro un termine stabilito, di norma non superiore a un mese. In casi debitamente giustificati
         la Commissione può prorogare tale termine».
      
       Fatti
      6        La Poste SA (in prosieguo: «La Poste») è stata trasformata in società per azioni di diritto pubblico nel 1992, ma rimane l’operatore
         del servizio postale universale in Belgio e deve rispondere a obblighi specifici nell’ambito di servizi di interesse economico
         generale (in prosieguo: i «SIEG»). Le modalità di compensazione del costo aggiuntivo netto dei SIEG sono determinate nel contratto
         di gestione concluso con lo Stato belga.
      
      7        Il settore dei colli espressi rappresenta il 4% del fatturato di La Poste, il che corrisponde a una quota di mercato in tale
         settore pari al 18%. La Deutsche Post AG (in prosieguo: la «Deutsche Post») e la sua controllata belga DHL International detengono
         una quota che va dal 35 al 45% del mercato in questo stesso settore.
      
      8        Con lettera del 3 dicembre 2002 le autorità belghe notificavano alla Commissione un progetto di aumento del capitale di La
         Poste per un importo di EUR 297,5 milioni.
      
      9        Il 22 luglio 2003 le ricorrenti rivolgevano alla Commissione una domanda di informazioni sullo stato del procedimento d’esame
         della misura notificata allo scopo di prendervi eventualmente parte.
      
      10      Il 23 luglio 2003, ritenendo che l’aumento di capitale notificato non costituisse aiuto di Stato, la Commissione adottava
         la decisione controversa, al termine del procedimento preliminare di esame previsto dall’art. 88, n. 3, CE.
      
       Il procedimento dinanzi alla Commissione e la decisione controversa
      11      Dopo tre riunioni con le autorità belghe nonché vari scambi di lettere, la Commissione ha considerato che l’apporto in capitale
         notificato da dette autorità era compatibile con il mercato comune.
      
      12      A tale scopo la Commissione ha preliminarmente esaminato sei misure non notificate di cui ha beneficiato La Poste dopo la
         sua trasformazione in impresa pubblica autonoma, ritenendo che esse condizionassero la legittimità dell’aumento di capitale
         notificato.
      
      13      La prima misura consisteva in un’esenzione dal pagamento dell’imposta sulle società. Dal momento che La Poste aveva subìto
         una perdita netta cumulativa di EUR 238,4 milioni dal 1992 al 2002, la Commissione ha considerato che tale esenzione non aveva
         comportato alcun trasferimento di risorse statali.
      
      14      La seconda misura consisteva nella cessione da parte dello Stato belga degli immobili necessari al servizio pubblico a favore
         di La Poste in contropartita della cancellazione del fondo pensioni di un importo di EUR 100 milioni costituito da La Poste.
         La Commissione ha ritenuto che detta misura non avesse procurato alcun vantaggio a quest’ultima.
      
      15      La terza misura consisteva in una garanzia statale per i prestiti contratti. La Commissione, avendo constatato che La Poste
         non aveva mai fatto ricorso a tale garanzia, ha considerato che non si trattava di un aiuto di Stato.
      
      16      La quarta misura consisteva in un’esenzione dall’acconto immobiliare per gli immobili destinati ad un servizio pubblico. La
         Commissione ha considerato che tale misura poteva costituire un aiuto di Stato.
      
      17      La quinta misura consisteva in una sovracompensazione dei servizi finanziari di interesse generale per il periodo 1992‑1997.
         La Commissione ha considerato che tale misura poteva costituire un aiuto di Stato.
      
      18      La sesta misura consisteva in due aumenti di capitale, intervenuti nel marzo e nel dicembre 1997 per un importo complessivo
         di EUR 62 milioni e destinati ad equilibrare una compensazione insufficiente dei SIEG. La Commissione ha considerato che tale
         misura poteva costituire un aiuto di Stato.
      
      19      Per quanto attiene alle misure quarta, quinta e sesta non notificate, nonché quanto alla misura notificata, la Commissione
         ha considerato che, anche ammesso che tali misure contengano elementi di aiuto, esse sono compatibili con il mercato comune
         ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE, in quanto non comportano una sovracompensazione del costo aggiuntivo netto dei SIEG.
      
      20      Infine, la Commissione ha affermato che la misura notificata consistente in un aumento di capitale di EUR 297,5 milioni era
         di importo inferiore alla sottocompensazione storica del costo aggiuntivo netto delle attività dei SIEG, di modo che essa
         non costituiva un «aiuto di Stato» ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.
      
       Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      21      Le ricorrenti hanno proposto un ricorso di annullamento contro la decisione controversa facendo valere sette motivi a suo
         sostegno. La Commissione ha sollevato un’eccezione di irricevibilità basata sulla mancanza di legittimazione e di interesse
         ad agire delle ricorrenti.
      
      22      Con ordinanza del Tribunale 15 dicembre 2004, la richiesta di statuire sull’irricevibilità è stata riunita al merito.
      
      23      Quanto alla ricevibilità, il Tribunale ha proceduto ad un esame nell’ordine della legittimazione e dell’interesse ad agire
         delle ricorrenti.
      
      24      In primo luogo, esso ha osservato che, per giurisprudenza costante, i beneficiari delle garanzie procedurali di cui all’art. 88,
         n. 2, CE possono ottenerne il rispetto solamente ove abbiano la possibilità di contestare dinanzi al giudice dell’Unione la
         decisione della Commissione, adottata in base al n. 3 dello stesso articolo, di dichiarare un aiuto compatibile con il mercato
         comune senza avviare il procedimento di indagine formale.
      
      25      Al punto 43 della sentenza impugnata il Tribunale ha sottolineato che i beneficiari di dette garanzie sono le parti interessate
         ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, vale a dire, in particolare, le imprese concorrenti dei beneficiari degli aiuti controversi.
      
      26      Ricordando che la legittimazione ad agire può essere ammessa nel contesto in esame soltanto quando le parti interessate mirano
         con il loro ricorso a salvaguardare le loro garanzie procedurali e non quando mettono in discussione la fondatezza di una
         decisione adottata in base all’art. 88, n. 3, CE, il Tribunale ha proceduto ad un’analisi dei motivi di ricorso addotti dalle
         ricorrenti e ha constatato che questi ultimi erano di due tipi.
      
      27      Per quanto concerne i motivi contro la fondatezza della decisione impugnata, il Tribunale ha considerato, al punto 49 della
         sentenza impugnata, che le ricorrenti non avevano dimostrato che l’aiuto oggetto della decisione controversa ledesse sostanzialmente
         la loro posizione concorrenziale sul mercato. Ha dichiarato pertanto che le ricorrenti non disponevano della legittimazione
         ad agire per rimettere in discussione la fondatezza della decisione controversa.
      
      28      Per quanto riguarda i motivi diretti alla salvaguardia delle loro garanzie procedurali esso ha affermato, al punto 52 della
         sentenza impugnata, che le ricorrenti, in quanto concorrenti dirette di La Poste, dispongono della qualità di interessate
         ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE. Al riguardo, da un lato, il Tribunale ha individuato, al punto 55 della sentenza impugnata,
         il secondo motivo come motivo che mette espressamente in discussione la violazione dei diritti procedurali delle ricorrenti.
         D’altro canto, ha considerato, al punto 56 della stessa sentenza, che il terzo, il quarto, il quinto e il settimo motivo fornivano
         elementi a sostegno del secondo motivo. Pertanto ha constatato la legittimazione ad agire delle ricorrenti, nonché la ricevibilità
         del secondo motivo e degli argomenti presentati a suo sostegno.
      
      29      In secondo luogo, il Tribunale ha affermato, al punto 62 della sentenza impugnata, che le ricorrenti, nella loro veste di
         interessate ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, disponevano di un interesse ad ottenere l’annullamento della decisione controversa,
         in quanto tale annullamento avrebbe imposto alla Commissione di avviare il procedimento formale di esame.
      
      30      Pertanto, il Tribunale ha respinto l’eccezione di irricevibilità presentata dalla Commissione.
      
      31      Riguardo al merito, dopo aver rammentato che la nozione di gravi difficoltà, in presenza delle quali la Commissione deve,
         in occasione dell’esame di una misura di aiuto, avviare il procedimento formale, riveste natura oggettiva, il Tribunale ha
         individuato, ai punti 96‑107 della sentenza impugnata, gli indizi a dimostrazione dell’esistenza di siffatte gravi difficoltà
         in occasione dell’esame di un aiuto, vale a dire la durata e le circostanze dell’esame, il carattere insufficiente e incompleto
         dell’esame stesso e il contenuto della decisione controversa.
      
      32      In primo luogo, il Tribunale ha innanzitutto constatato che erano trascorsi sette mesi tra la notifica dell’aiuto notificato
         e l’adozione della decisione controversa, vale a dire un termine di gran lunga superiore a quello di due mesi previsto per
         un esame preliminare ai sensi dell’art. 4, n. 5, del regolamento n. 659/1999.
      
      33      Inoltre, nel corso del procedimento si sono svolte tre riunioni tra le autorità belghe e la Commissione, nonché vi sono state
         varie domande di informazioni in occasione delle quali la Commissione non ha mancato di sottolineare la complessità del caso
         e l’ampio campo d’indagine di cui doveva occuparsi, con la consapevolezza che essa ha fatto dipendere la compatibilità della
         misura notificata da quella delle sei misure non notificate.
      
      34      Infine, il Tribunale ha sottolineato, al punto 103 della sentenza impugnata, che la Commissione aveva esitato in ordine alla
         scelta del fondamento normativo per l’adozione della decisione controversa tra un approccio basato sull’art. 87 CE e un approccio
         basato sull’art. 86, n. 2, CE.
      
      35      Il Tribunale ne ha concluso, al punto 106 della sentenza impugnata, che il procedimento svolto dalla Commissione è andato
         significativamente oltre quanto normalmente implicato da un primo esame in base all’art. 88, n. 3, CE. 
      
      36      In secondo luogo, il Tribunale ha verificato se taluni elementi relativi al contenuto della decisione impugnata potessero
         anch’essi rappresentare indizi da cui risultasse che la Commissione avrebbe incontrato gravi difficoltà nell’esame delle misure
         in questione.
      
      37      In tale contesto, il Tribunale, da un lato, ha constatato che l’esame da parte della Commissione della seconda misura non
         notificata a favore di La Poste, vale a dire la cancellazione del fondo pensioni, era insufficiente, in quanto la Commissione
         non disponeva degli elementi necessari per valutare il vantaggio procurato con la messa a disposizione gratuita di immobili
         da parte dello Stato belga.
      
      38      D’altro lato, dopo aver ricordato che, ai termini del punto 93 della sentenza 24 luglio 2003, causa C‑280/00, Altmark Trans
         e Regierungspräsidium Magdeburg (Racc. pag. I‑7747), pronunciata successivamente all’adozione della decisione controversa,
         la Commissione deve esaminare se i costi dei SIEG compensati dallo Stato fossero equivalenti o inferiori a quelli di un’impresa
         media gestita in modo efficiente (criterio del «benchmarking»), il Tribunale ha constatato che tale verifica non era stata
         effettuata nella specie. Esso pertanto ne concludeva che l’esame della misura notificata era incompleto.
      
      39      Di conseguenza, il Tribunale ha annullato la decisione controversa.
      
       Procedimento dinanzi alla Corte
      40      Con il suo ricorso il Regno del Belgio, sostenuto dalla Commissione, chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata, e 
      –        condannare la Deutsche Post e la DHL International alle spese.
      41      La Deutsche Post e la DHL International chiedono che la Corte voglia:
      
      –        respingere l’impugnazione;
      –        condannare il Regno del Belgio e la Commissione alle spese.
      Sull’impugnazione
      42      Il Regno del Belgio adduce tre motivi a sostegno della sua impugnazione relativi, in primo luogo, ad un’errata qualificazione
         delle circostanze nel caso di specie, in secondo luogo, al fatto che il Tribunale ha commesso un errore di diritto e, in terzo
         luogo, ad una violazione del principio della certezza del diritto. La Commissione, che sostiene il Regno del Belgio nelle
         sue conclusioni, solleva, inoltre, un motivo autonomo sostenendo che il Tribunale ha violato l’art. 230, quarto comma, CE.
      
      43      Occorre innanzitutto esaminare i motivi con i quali il Regno del Belgio e la Commissione mettono in discussione la valutazione
         da parte del Tribunale della ricevibilità del ricorso di primo grado nonché di quella di taluni motivi che ha accolto.
      
       Sul secondo motivo dell’impugnazione e sul motivo autonomo della Commissione
       Argomenti delle parti
      44      Il Regno del Belgio sostiene che il Tribunale ha commesso un errore di diritto dichiarando la ricevibilità del quarto e del
         settimo motivo del ricorso di primo grado, anche se con i suddetti motivi le ricorrenti in primo grado avrebbero messo in
         discussione la fondatezza della decisione controversa.
      
      45      Secondo la Commissione, il Tribunale ha violato l’art. 230, quarto comma, CE per aver dichiarato il ricorso delle ricorrenti
         in primo grado ricevibile in quanto queste ultime invocano la tutela delle garanzie procedurali di cui all’art. 88, n. 2,
         CE. Infatti siffatta pretesa non risulterebbe in alcuno dei motivi di ricorso formulati dalle ricorrenti, di modo che toccherebbe
         alla Corte annullare d’ufficio la sentenza impugnata su tale fondamento.
      
      46      Inoltre, in tal modo, il Tribunale avrebbe pregiudicato la questione della legittimità dell’aiuto contestato.
      
      47      La Deutsche Post e la DHL International fanno valere, in limine, l’irricevibilità del motivo autonomo sollevato dalla Commissione.
      
      48      Quanto al merito, esse rilevano che il Tribunale si è limitato a prendere in considerazione tutti gli elementi pertinenti
         per valutare l’eventuale esistenza di gravi difficoltà. Inoltre, la Commissione fraintenderebbe ove ritiene che il motivo
         relativo alla tutela dei diritti procedurali non sia stato invocato in primo grado. Le ricorrenti elencano, al riguardo, i
         vari passaggi del loro ricorso in merito a tale problema.
      
       Giudizio della Corte
      –       Ricevibilità del motivo autonomo della Commissione
      49      In limine, occorre esaminare la ricevibilità dinanzi alla Corte del motivo autonomo della Commissione relativo ad una violazione
         da parte del Tribunale dell’art. 230, quarto comma, CE.
      
      50      Al riguardo si deve ricordare che, in forza dell’art. 56, n. 2, dello Statuto della Corte di giustizia, un’impugnazione può
         essere proposta dinanzi ad essa da qualsiasi parte rimasta parzialmente o totalmente soccombente nelle sue conclusioni dinanzi
         al Tribunale. Essendo stata la Commissione parte convenuta dinanzi al Tribunale, essa può, in forza dell’art. 115, n. 1, del
         regolamento di procedura della Corte, presentare una comparsa di risposta nel termine di due mesi a decorrere dalla notifica
         dell’atto di impugnazione, conformemente a quanto stabilito dal n. 2 di questo articolo, nonché dall’art. 116 dello stesso
         regolamento. 
      
      51      Di conseguenza, il motivo autonomo della Commissione deve essere dichiarato ricevibile.
      
      –       Nel merito
      52      Nel merito, la Commissione fa valere una violazione dell’art. 230, quarto comma, CE, in quanto, costruendo artificialmente
         in base agli argomenti del ricorso un motivo relativo alla violazione dei diritti procedurali, il Tribunale ha proceduto ad
         una riqualificazione del ricorso di primo grado che era diretto contro la fondatezza della decisione controversa. Il Regno
         del Belgio rileva del pari che le ricorrenti, col loro quarto e settimo motivo, hanno contestato unicamente la fondatezza
         di detta decisione, di modo che il Tribunale ha dichiarato, a torto, gli stessi motivi ricevibili.
      
      53      Per quanto riguarda, in primo luogo, la censura relativa ad una violazione dei presupposti dell’art. 230, quarto comma, CE,
         si deve anzitutto ricordare che l’art. 4 del regolamento n. 659/1999 istituisce una fase preliminare di esame delle misure
         di aiuto notificate che ha lo scopo di consentire alla Commissione di formarsi una prima opinione circa la compatibilità con
         il mercato comune dell’aiuto di cui trattasi. A conclusione di tale fase, la Commissione constata o che tale misura non costituisce
         un aiuto, oppure che rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 87, n. 1, CE. In quest’ultima ipotesi, la predetta misura
         può non sollevare dubbi circa la sua compatibilità con il mercato comune o, al contrario, può sollevarne (sentenza 24 maggio
         2011, causa C‑83/09 P, Commissione/Kronoply e Kronotex, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 43).
      
      54      Nella fattispecie, la decisione controversa è una decisione di non sollevare obiezioni fondata sull’art. 4, n. 3, del regolamento
         n. 659/1999 la cui legittimità dipende dall’esistenza di dubbi circa la compatibilità dell’aiuto con il mercato comune. Dal
         momento che siffatti dubbi devono dar luogo all’avvio di un procedimento d’indagine formale al quale possono partecipare gli
         interessati contemplati dall’art. 1, lett. h), del regolamento n. 659/1999, deve ritenersi che ogni interessato ai sensi di
         quest’ultima disposizione è direttamente ed individualmente toccato da siffatta decisione. In effetti, i beneficiari delle
         garanzie procedurali previste all’art. 88, n. 2, CE e all’art. 6, n. 1, del regolamento n. 659/1999 possono ottenerne il rispetto
         solo se hanno la possibilità di contestare la decisione di non sollevare obiezioni dinanzi al giudice dell’Unione (v., in
         tal senso, sentenza Commissione/Kronoply e Kronotex, cit., punto 47 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      55      Chiedendo l’annullamento della decisione controversa di non sollevare obiezioni, un ricorrente mette in discussione essenzialmente
         il fatto che la decisione adottata dalla Commissione a proposito dell’aiuto di cui trattasi è stata adottata senza che tale
         istituzione avviasse il procedimento d’indagine formale, violando così i suoi diritti procedurali. Affinché la sua domanda
         di annullamento venga accolta, il ricorrente può invocare qualsiasi motivo idoneo a dimostrare che la valutazione delle informazioni
         e degli elementi di cui la Commissione dispone, all’atto della fase preliminare di esame della misura notificata, avrebbe
         dovuto suscitare dubbi circa la sua compatibilità con il mercato comune. L’utilizzo di siffatti argomenti non può tuttavia
         avere la conseguenza di trasformare l’oggetto del ricorso né di modificarne i presupposti di ricevibilità. Al contrario, l’esistenza
         di dubbi circa tale compatibilità è proprio la prova che deve essere fornita per dimostrare che la Commissione era tenuta
         ad avviare il procedimento d’indagine formale di cui all’art. 88, n. 2, CE, nonché all’art. 6, n. 1, del regolamento n. 659/1999
         (v. sentenza Commissione/Kronoply e Kronotex, cit., punto 59).
      
      56      È alla luce di tali principi che occorre esaminare la valutazione effettuata dal Tribunale circa la ricevibilità dei motivi
         del ricorso di annullamento.
      
      57      Nella fattispecie, il Tribunale ha constatato, al punto 45 della sentenza impugnata, che il secondo motivo del ricorso di
         primo grado era basato sulla violazione delle disposizioni dell’art. 88, n. 3, CE, in quanto la Commissione aveva deciso di
         non avviare il procedimento previsto dall’art. 88, n. 2, CE, pur avendo dovuto incontrare gravi difficoltà nella sua valutazione
         della compatibilità degli aiuti di Stato con il mercato comune. 
      
      58      Il Tribunale ha così giustamente rilevato, al punto 54 della sentenza impugnata, che non spetta al giudice dell’Unione interpretare
         il ricorso di un ricorrente che metta in discussione esclusivamente la fondatezza di una decisione di valutazione dell’aiuto
         in quanto tale come mirante in realtà a tutelare i diritti procedurali che il ricorrente trae dagli artt. 88, n. 2, CE e 6,
         n. 1, del regolamento n. 659/1999, quando il ricorrente non abbia espressamente dedotto alcun motivo che persegua tale fine.
         In una simile ipotesi, l’interpretazione del motivo condurrebbe di fatto ad una riqualificazione dell’oggetto del ricorso
         (v., in tal senso, sentenze 29 novembre 2007, causa C‑176/06 P, Stadtwerke Schwäbisch Hall e a./Commissione, punto 25, nonché
         Commissione /Kronoply e Kronotex, cit., punto 55).
      
      59      Di conseguenza il Tribunale ha concluso, al punto 55 della sentenza impugnata, che le ricorrenti hanno sostenuto esplicitamente,
         col loro secondo motivo, che i diritti procedurali loro derivanti dall’art. 88, n. 2, CE sono stati violati in sede di adozione
         della decisione impugnata.
      
      60      Così facendo, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto.
      
      61      Infatti, da un lato, è pacifico che l’oggetto del ricorso delle ricorrenti in primo grado mira effettivamente all’annullamento
         di una decisione della Commissione di non avviare il procedimento di indagine formale di cui agli artt. 88, n. 2, CE e 6,
         n. 1, del regolamento n. 659/1999.
      
      62      D’altro lato, anche se il ricorso di primo grado non presenta in modo particolarmente chiaro i motivi delle ricorrenti e specificamente
         un motivo distintamente individuabile nel senso che esso riguarda la tutela dei diritti procedurali che esse basano sugli
         artt. 88, n. 2, CE e 6, n. 1, del regolamento n. 659/1999, è pur vero che, secondo il tenore stesso di detto ricorso, le ricorrenti
         fanno valere che il mancato avvio del procedimento d’indagine ha impedito loro di beneficiare delle tutele procedurali cui
         esse hanno diritto in forza di dette disposizioni, così che esse presentano gli argomenti volti a dimostrare che la Commissione
         avrebbe dovuto avviare il procedimento ivi previsto.
      
      63      In tali circostanze, il Tribunale ha potuto giustamente considerare che il ricorso conteneva un motivo con cui le ricorrenti
         intendevano difendere i diritti procedurali ex artt. 88, n. 2, CE e 6, n. 1, del regolamento n. 659/1999, senza per questo
         violare l’art. 230, quarto comma, CE.
      
      64      In secondo luogo, non si può addebitare al Tribunale di aver preso in considerazione, nell’ambito del secondo motivo, gli
         elementi del ricorso di primo grado con cui le ricorrenti mirano a dimostrare che la Commissione avrebbe dovuto nutrire dubbi
         quanto alla compatibilità con il mercato comune delle misure impugnate.
      
      65      Al riguardo, il Tribunale ha sottolineato, al punto 45 della sentenza impugnata, che nel quarto e settimo motivo le ricorrenti
         sostenevano che sarebbe stato insufficiente e incompleto l’esame da parte della Commissione delle misure che costituivano
         le misure impugnate. Così, dopo avere giudicato, al punto 52 della sentenza impugnata, che le ricorrenti, nella loro veste
         di concorrenti dirette di La Poste sul mercato della spedizione espressa di colli, avevano soltanto la legittimazione ad agire
         in qualità di interessate ai sensi degli artt. 88, n. 2, CE e 1, lett. h), del regolamento n. 659/1999, il Tribunale a buon
         diritto ha considerato, al punto 69 della sentenza impugnata, che poteva esaminare in particolare il quarto e il settimo motivo
         del ricorso, unicamente in quanto essi mirano a stabilire che la Commissione avrebbe dovuto avviare la fase formale di indagine.
      
      66      In tali circostanze, non si può neanche addebitare al Tribunale di avere dichiarato ricevibili i motivi con cui le ricorrenti
         adducevano che la Commissione aveva commesso un errore ritenendo non costitutive di aiuti di Stato le misure esaminate. Al
         contrario, il Tribunale ha espressamente dichiarato detti motivi irricevibili al punto 67 della sentenza impugnata.
      
      67      Pertanto, si devono dichiarare infondati il secondo motivo del Regno del Belgio nonché il motivo autonomo della Commissione.
      
       Sul primo e sul terzo motivo
       Argomenti delle parti
      68      Il Regno del Belgio fa valere, con il primo motivo, che il Tribunale ha effettuato una qualificazione errata delle circostanze
         del caso di specie.
      
      69      Nella fattispecie, riguardo alle circostanze in cui si è svolto il procedimento di indagine, il termine di riferimento di
         due mesi considerato dal Tribunale sarebbe soltanto indicativo, di modo che il relativo superamento non può significare automaticamente
         che la Commissione ha incontrato gravi difficoltà. La Commissione aggiunge che, viste le circostanze specifiche del caso di
         specie, la durata dell’esame preliminare non sarebbe stata eccessiva.
      
      70      Inoltre, secondo il Regno del Belgio, il Tribunale non ha identificato un nesso tra il vasto ambito di indagine che comportava
         l’esame delle misure impugnate unitamente alla sua evidente complessità e alla presenza di gravi difficoltà. Secondo la Commissione,
         le difficoltà di fatto non portano necessariamente all’esistenza di gravi difficoltà.
      
      71      Infine, il Regno del Belgio sottolinea che l’esitazione sul fondamento giuridico indicherebbe invece l’opzione di cui disponeva
         la Commissione per chiudere il caso e non le gravi difficoltà. Di fatto, la Commissione fa valere che, indipendentemente dal
         fondamento normativo, la decisione finale sarebbe stata la stessa.
      
      72      Per quanto concerne il contenuto della decisione controversa, il Regno del Belgio considera che, nella sua analisi del carattere
         sufficiente dell’indagine delle misure impugnate, il Tribunale perviene ad un risultato diverso nel merito rispetto a quello
         adottato dalla Commissione. Orbene, siffatta discrepanza non consentirebbe di stabilire la presenza di gravi difficoltà. In
         ogni caso, tale circostanza non può portare a considerare che l’esame effettuato dalla Commissione sia incompleto.
      
      73      Inoltre, il Regno del Belgio e la Commissione sostengono, con il terzo motivo, che il Tribunale ha violato il principio della
         certezza del diritto applicando retroattivamente il quarto criterio della citata sentenza Altmark Trans e Regierungspräsidium
         Magdeburg. 
      
      74      A questo proposito, la Commissione aggiunge, peraltro, che l’esame del criterio denominato «benchmarking» menzionato nella
         citata sentenza Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg non è pertinente nell’ambito del controllo della tutela delle
         garanzie procedurali di cui all’art. 88, n. 2, CE.
      
      75      Sotto un profilo generale, la Deutsche Post e la DHL International ritengono che i procedimenti d’indagine della Commissione
         avviati nell’ambito della privatizzazione di imprese postali statali siano di norma trattati dalla Commissione in seno a un
         procedimento d’indagine formale. Invero, tali operazioni sarebbero caratterizzate da un quadro fattuale complesso che comporta
         necessariamente la presenza di gravi difficoltà.
      
      76      In particolare, le ricorrenti in primo grado rammentano innanzi tutto che, in occasione del procedimento d’indagine, la Commissione
         stessa ha evidenziato la complessità del caso che le è stato presentato. Il Regno del Belgio non avrebbe poi risposto alle
         constatazioni del Tribunale secondo cui la Commissione non avrebbe disposto di tutte le informazioni sui fatti per esaminare
         la cessione dei beni immobili e la cancellazione del fondo pensioni. Infine, le ricorrenti ricordano che il «benchmarking»
         dei costi dei SIEG ai sensi del quarto criterio stabilito dalla citata sentenza Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg
         corrispondeva all’epoca ad un’aspettativa, in particolare da parte della stessa Commissione.
      
       Giudizio della Corte
      77      Anzitutto, occorre ricordare come dall’art. 4, n. 4, del regolamento n. 659/1999 risulti che, se la Commissione constata,
         previo esame preliminare, che la misura impugnata suscita dubbi quanto alla sua compatibilità col mercato comune, essa è tenuta
         ad adottare una decisione di avvio del procedimento di indagine formale di cui all’art. 88, n. 2, CE e all’art. 6, n. 1, del
         detto regolamento (v. sentenza Commissione/Kronoply e Kronotex, cit., punto 46).
      
      78      Nella fattispecie, la decisione controversa è una decisione di non sollevare obiezioni basata sull’art. 4, n. 3, del regolamento
         n. 659/1999, la cui legittimità dipende dalla questione se esistano dubbi quanto alla compatibilità dell’aiuto di cui trattasi
         con il mercato comune.
      
      79      Atteso che la nozione di «dubbi» di cui all’art. 4, n. 4, del regolamento n. 659/1999 riveste natura oggettiva, l’esistenza
         di detti dubbi dev’essere ricercata non solo nelle circostanze dell’adozione dell’atto impugnato, ma anche nelle valutazioni
         sulle quali si è fondata la Commissione (v., in tal senso, sentenza 2 aprile 2009, causa C‑431/07 P, Bouygues e Bouygues Télécom/Commissione,
         Racc. pag. I‑2665, punto 63).
      
      80      Nella fattispecie, anzitutto, il Tribunale ha esaminato la durata e le circostanze del procedimento di esame preliminare,
         ai punti 96‑107 della sentenza impugnata. Inoltre, nell’ambito dell’esame degli elementi relativi al contenuto della decisione
         controversa, il Tribunale ha constatato, da un lato, ai punti 108‑110 di detta sentenza, l’insufficienza dell’esame della
         cancellazione del fondo pensioni e, dall’altro, ai punti 111‑117 della stessa sentenza, l’incompletezza dell’esame del costo
         della fornitura dei SIEG. Infine ha concluso, al punto 118 della sentenza impugnata, che tutti questi elementi costituivano
         indizi oggettivi e concordanti attestanti che la Commissione avrebbe dovuto avviare il procedimento d’indagine formale.
      
      81      Quanto, in primo luogo, alla durata e alle circostanze del procedimento di esame preliminare, anche se una durata eccedente
         il termine di due mesi di cui all’art. 4, n. 5, del regolamento n. 659/1999 nonché il numero di domande di informazioni inviate
         alle autorità belghe non consentono, di per sé, di dedurre che la Commissione avrebbe dovuto avviare il procedimento d’indagine
         formale, è pur vero che, come ha sottolineato il Tribunale al punto 106 della sentenza impugnata, detti elementi possono costituire
         indizi del fatto che la Commissione può aver nutrito dubbi per quanto concerne la compatibilità dell’aiuto di cui trattasi
         con il mercato comune.
      
      82      A questo proposito occorre, in particolare, rilevare che la Commissione ha dovuto procedere, per dichiarare la misura notificata
         compatibile con il mercato comune, all’esame della compatibilità di sei misure non notificate adottate tra il 1992 e il 1997.
      
      83      Quanto, in secondo luogo, al contenuto della decisione controversa, il Tribunale ha in particolare fatto valere che esso attestava
         un esame insufficiente delle misure impugnate.
      
      84      Così, il Tribunale ha considerato, al punto 109 della sentenza impugnata, che la Commissione ha adottato la decisione controversa
         senza disporre di elementi che avrebbero potuto consentirle di valutare il vantaggio procurato dalla disponibilità a titolo
         gratuito di immobili come contropartita della cancellazione del fondo pensioni. 
      
      85      A questo proposito, dalla decisione controversa risulta che, per coprire i diritti pensionistici dei suoi dipendenti di ruolo,
         La Poste ha costituito, nel 1992, una copertura di EUR 100 milioni in occasione della sua trasformazione in impresa autonoma
         che è stata cancellata nel 1997. La contropartita di detta copertura consisteva nella cessione di immobili necessari al servizio
         pubblico.
      
      86      In tali circostanze, il Tribunale ha potuto giustamente considerare che la Commissione avrebbe dovuto chiedere precisazioni
         alle autorità belghe, in particolare per quanto concerne il valore del parco immobiliare messo gratuitamente a disposizione
         di La Poste da parte dello Stato belga.
      
      87      Infatti, non si può addebitare al Tribunale di aver considerato che siffatta circostanza possa costituire un indizio del fatto
         che la Commissione avrebbe dovuto nutrire dubbi quanto alla compatibilità della misura impugnata col mercato comune. Infatti,
         non è escluso che, in funzione del valore dei beni immobili messi a disposizione, La Poste tragga un vantaggio economico sostanziale
         da detta operazione costitutiva di un aiuto di Stato. Orbene, per essere certi del contrario, la Commissione avrebbe dovuto
         quantomeno disporre delle valutazioni circa il vantaggio finanziario costituito per La Poste da tale disponibilità.
      
      88      Per quanto riguarda il terzo motivo relativo all’asserita violazione del principio della certezza del diritto, occorre rilevare
         che, come risulta dai punti 81 e 87 della presente sentenza, l’analisi da parte del Tribunale delle circostanze dell’adozione
         nonché del contenuto della decisione controversa ha evidenziato i dubbi che avrebbe dovuto nutrire la Commissione quanto alla
         compatibilità della misura notificata con il mercato comune, dubbi che sono sufficienti a suffragare la conclusione che essa
         avrebbe dovuto avviare la fase formale di esame di cui agli artt. 88, n. 2, CE e 6, n. 1, del regolamento n. 659/1999.
      
      89      In tali circostanze, non si deve esaminare tale motivo.
      
      90      Dalle considerazioni che precedono risulta che occorre respingere il primo motivo in quanto infondato e il terzo in quanto
         inoperante.
      
      91      Ne consegue che l’impugnazione dev’essere interamente respinta.
      
       Sulle spese
      92      Ai termini dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura della Corte, applicabile al procedimento di impugnazione in forza
         dell’art. 118 di detto regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Il Regno del
         Belgio e la Commissione, essendo rimasti soccombenti, devono essere condannati alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      L’impugnazione è respinta.
      2)      Il Regno del Belgio nonché la Commissione europea sono condannati alle spese.
      Firme
      *Lingua processuale: il tedesco.