CELEX: 51997PC0042(09)
Language: it
Date: 1997-02-05
Title: Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO che autorizza il Granducato di Lussemburgo ad applicare una misura di deroga all'articolo 9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                            Bruxelles, 05.02.1997
                                            COM(97) 42 def.
                               Proposte di
                     DECISIONI DEL CONSIGLIO
che autorizza i 15 Stati membri ad applicare una misura di deroga
 all'articolo 9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di
  armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle
                       imposte sulla cifra d'affari
                     (presentate dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                       Proposta di
                           DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza il Regno del Belgio ad applicare una misura di deroga all'articolo 9
    della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
      legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                            (presentata dalla Commissione)
                                               1-
 ---pagebreak---                                               RELAZIONE
Con lettera registrata il 10 settembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo del Regno del Belgio ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della sesta
direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle
legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda del Regno del Belgio con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domandarientranel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
 emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
 prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, di ricorrere ad una rete di sua proprietà o
 ad altra forma di stabilimento fisso. Questa evoluzione si traduce in perdite di gettito fiscale per
 lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
 di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
 fenomeni di evasione fiscale in questo settore d'attività.
 Al fine di porrerimedioa questa situazione il Regno del Belgio desidera poter applicare norme
 diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario ha
 fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per il
 quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
 stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
 dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
 completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
 Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
 deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
                                                      GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva
          modificata da ultimo dalla direttiva %/95/CE (GU L 338 del 28.12.19%, pag. 89).
                                                     3>
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi fomiti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
 riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 internazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
 Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
 anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
 diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
 concorrenza. È pertanto preferibile distinguerefrail trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
 La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
 Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                    4-
 ---pagebreak---                                              Proposta di
                                  DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA EL REGNO DEL BELGIO AD APPLICARE UNA MISURA DI
DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE; SULLA CIFRA DI AFFARI
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 10 settembre 1996 , il Regno
del Belgio ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga all'articolo 9 della
direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dal Regno del Belgio;
 considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
 consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
 dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
 di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
 considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                               Articolo 1
                                                          :b
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE il Regno del Belgio è
autorizzato ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
Il Regno del Belgio è destinatario/a della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                        - 4
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                   -T-
 ---pagebreak---                                        Proposta di
                            DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza il Regno di Danimarca ad applicare una misura di deroga all'articolo
    9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
       legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                             (presentata dalla Commissione)
                                                   8
 ---pagebreak---                                             RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo del Regno di Danimarca ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della sesta
direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle
legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda del Regno di Danimarca con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, diricorreread una rete di sua proprietà o
 ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
 di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
 fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
 Al fine di porre rimedio a questa situazione il Regno di Danimarca desidera poter applicare
 norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario
 hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per
 il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
 stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
 dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
 completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
 Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
 deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                     ~ °l ~
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 internazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
 Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
 anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
 diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
 concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
 La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
 Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                       - IO
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA IL REGNO DI DANIMARCA AD APPLICARE UNA MISURA
DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, il Regno di
Danimarca ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga all'articolo 9 della
direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dal Regno di Danimarca;
considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                                          u
 ---pagebreak---                                                Articolo 1
In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE il Regno di Danimarca è
autorizzato ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
Il Regno di Danimarca è destinatario/a della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                        - 12
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                     - l2>
 ---pagebreak---                                      Proposta di
                          DECISIONE DEL CONSIGLIO
  che autorizza la Repubblica federale di Germania ad applicare una misura di
    deroga all'articolo 9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra
                                       d'affari
                           (presentata dalla Commissione)
                                                   H
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo della Repubblica federale di Germania ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo
27 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una
misura di deroga dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda della Repubblica federale di Germania con lettera del 20 dicembre
 1996.
Tale domandarientranel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore ha fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, diricorreread una rete di sua proprietà o
ad altra forma di stabilimento fisso. Questa evoluzione si traduce in perdite di gettito fiscale per
lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
fenomeni di evasione fiscale in questo settore d'attività.
 Al fine di porre rimedio a questa situazione la Repubblica federale di Germania desidera poter
 applicare norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il
 destinatario ha fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di
 attività stabile per il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di
 tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal
 modo l'obiettivo dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità,
 sarebbe completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 de! 28.12.1996, pag. 89).
                                                           t^
 ---pagebreak--- Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso di ricorrere ad un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle nonne dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
internazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono fomiti in
quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere fomiti
anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
                                                      - Ib
 ---pagebreak--- La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                      rv-
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA LA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA AD
APPLICARE UNA MISURA DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA
DIRETTIVA (77/388/CEE) IN MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE
LEGISLAZIONI DEGLI STATI MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA
CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, la
Repubblica federale di Germania ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di
deroga all'articolo 9 della direttiva 77/388/CEE;
 considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
 presentata dalla Repubblica federale di Germania;
 considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
 consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
 dal fatto che siano o non siano soggetto passivo aifinidell'IVA, si approvvigionano in servizi
 di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
 considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                                          l&
 ---pagebreak---                                                 Articolo
In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE la Repubblica federale di
Germania è autorizzata ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2,
lettera e) della stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella
Comunità a destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di
questa facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera
b) della direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                                Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                                Articolo 3
 La Repubblica federale di Germania è destinataria della presente decisione.
 Fatto a Bruxelles,
                                                                                     Per il Consiglio
                                                                                        Il Presidente
                                                       - n-
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                 - lo
 ---pagebreak---                                        Proposta di
                            DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza la Repubblica ellenica ad applicare una misura di deroga all'articolo 9
     della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
       legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                             (presentata dalla Commissione)
                                                 2\-
 ---pagebreak---                                             RELAZIONE
Con lettera registrata il 2 settembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo della Repubblica ellenica ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della sesta
direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle
legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda della Repubblica ellenica con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, diricorreread una rete di sua proprietà o
ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
 di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
 Al fine di porre rimedio a questa situazione la Repubblica ellenica desidera poter applicare
 norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario
 hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per
 il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
 stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
 dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
 completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
 Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
 deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                    2JL'
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi fomiti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
 meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
 all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
 della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
 rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
 che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
 Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
 che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
 diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
 riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
 telecomunicazioni fomiti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
  Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
  definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
  anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
  diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischerebbe di provocare distorsioni di
  concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
  La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
  Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                     22>-
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA LA REPUBBLICA ELLENICA AD APPLICARE UNA MISURA
DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
la riscossione dell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 2 settembre 1996, la
Repubblica ellenica ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga
all'articolo 9 della direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dalla Repubblica ellenica;
 considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
 consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
 dal fatto che siano o non siano soggetto passivo aifinidell'IVA, si approvvigionano in servizi
 di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
 considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                                Articolo 1
                                                       ^
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE la Repubblica ellenica è
autorizzata ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
 La Repubblica ellenica è destinataria della presente decisione.
 Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                      - a^
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                    -2fe» -
 ---pagebreak---                                       Proposta di
                           DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza il Regno di Spagna ad applicare una misura di deroga all'articolo 9
    della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
      legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                            (presentata dalla Commissione)
                                                    n
 ---pagebreak---                                             RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo del Regno di Spagna ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della sesta
direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle
legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda del Regno di Spagna con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
 prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, di ricorrere ad una rete di sua proprietà o
 ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
 lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
 di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
 fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
 Alfinedi porrerimedioa questa situazione il Regno di Spagna desidera poter applicare norme
 diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario ha
 fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per il
 quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
 stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
 dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
 completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
 Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
 deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                      -2%
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismo fiscale già
noto e pertanto di facile applicazione.
 In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
 da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
 all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
 Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
 meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
 all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regime fiscale da adottare nel quadro
 della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
 rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
 che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
 Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
 che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
 diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
 riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
 telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
  Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
  resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
  questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
  intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
  Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono fomiti in
  quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
  definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
  anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
  diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
  concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
  La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
  Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                        i<\
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA IL REGNO DI SPAGNA AD APPLICARE UNA MISURA DI
DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, il Regno di
Spagna ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga all'articolo 9 della
direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dal Regno di Spagna;
 considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
 consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
 dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
 di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
 considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                               Articolo 1
                                                        3o -
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE il Regno di Spagna è
autorizzato ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
Il Regno di Spagna è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                          i\-
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                 -22-
 ---pagebreak---                                        Proposta di
                            DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza la Repubblica francese ad applicare una misura di deroga all'articolo
    9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
       legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                             (presentata dalla Commissione)
                                             3,3»
 ---pagebreak---                                             RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo della Repubblica francese ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della
sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione
delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda della Repubblicafrancesecon lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
 Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
 cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
 prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
 europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
 tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
 comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
 pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
 emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
 prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, diricorreread una rete di sua proprietà o
 ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
 lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
 di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
 fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
  Al fine di porre rimedio a questa situazione la Repubblica francese desidera poter applicare
  norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario
  hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per
  il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
  stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
  dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
  completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
  Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
  deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
           GU L 145 de! 13.6.1977, pag. 1. Dirclliva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
           338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                         y\
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
 all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
 della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
 rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
 che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
 Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
 che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
 diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
 riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
 telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
  Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono fomiti in
  quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
  definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere fomiti
  anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
  diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
  concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
  La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
  Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                        ss
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA LA REPUBBLICA FRANCESE AD APPLICARE UNA MISURA
DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, la
Repubblica francese ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga
all'articolo 9 della direttiva 77/388/CEE;
 considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
 presentata dalla Repubblica francese;
 considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
 consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
 dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
 di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
 considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                                Articolo 1
                                                          y°
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE la Repubblica francese è
autorizzata ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
La Repubblicafranceseè destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                          il
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                    3ft
 ---pagebreak---                                      Proposta di
                          DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza l'Irlanda ad applicare una misura di deroga all'articolo 9 della sesta
 direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle legislazioni degli
               Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                           (presentata dalla Commissione)
                                              3°l-
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo dell'Irlanda ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della sesta direttiva
77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni
degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di imposta sul
valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga dell'articolo 9
della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda dell'Irlanda con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, diricorreread una rete di sua proprietà o
ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
Alfinedi porrerimedioa questa situazione l'Irlanda desidera poter applicare norme diverse per
quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario ha fissato la sede
della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per il quale viene
resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività stabile, il
luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo dell'IVA, che è di
tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe completamente realizzato per
quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
         GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
         338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                       - LVO-
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso di ricorrere ad un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi fomiti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
 che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
 diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
 riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
 telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
 Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
 anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
 diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
 concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
  La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
  Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                      -   Mr\
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA L'IRLANDA AD APPLICARE UNA MISURA DI DEROGA
ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN MATERIA DI
ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI MEMBRI
RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo I della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
 considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembe 1996 l'Irlanda ha
 sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga all'articolo 9 della direttiva
 77/388/CEE;
 considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
 presentata dall'Irlanda;
 considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
 consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
 dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
 di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
 considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                                Articolo 1
                                                         ^2-
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE l'Irlanda è autorizzata ad
includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della stessa direttiva i
servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a destinatari stabiliti
nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa facoltà, applica inoltre a
questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione ericezionedi segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                              Artiçpjo.2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                              Articolo 3
 L'Irlanda è destinataria della presente decisione.
 Fatto a Bruxelles,
                                                                                       Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                         <\l
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                   !4H
 ---pagebreak---                                        Proposta di
                            DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza la Repubblica italiana ad applicare una misura di deroga all'articolo 9
     della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
       legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                             (presentata dalla Commissione)
                                                   1_V^>
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo della Repubblica italiana ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della sesta
direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle
legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda della Repubblica italiana con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
 prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, di ricorrere ad una rete di sua proprietà o
 ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
 lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
 di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
 fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
 Al fine di porre rimedio a questa situazione la Repubblica italiana desidera poter applicare
 norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario
 hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per
 il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
 stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
 dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
 completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
 Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
 deroga stessa sollecitata da tutti gli Stali membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificala da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                    - H-G
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fìssati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
 Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
 anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
 diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischerebbe di provocare distorsioni di
 concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
 La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
 Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                           <-v>-
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA LA REPUBBLICA ITALIANA AD APPLICARE UNA MISURA
DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta 0 di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, la
Repubblica italiana ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga all'articolo
9 della direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dalla Repubblica italiana;
considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
sulla base della proposta della Commissione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                               Articolo
                                                     ^
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE la Repubblica italiana è
autorizzata ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione ericezionedi segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Artjçojo.!
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                 - v\-
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                 - t>0
 ---pagebreak---                                        Proposta di
                            DECISIONE DEL CONSIGLIO
 che autorizza il Granducato di Lussemburgo ad applicare una misura di deroga
all'articolo 9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione
    delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                             (presentata dalla Commissione)
                                                 •si
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo del Granducato di Lussemburgo ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27
della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una
misura di deroga dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda del Granducato di Lussemburgo con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, di ricorrere ad una rete di sua proprietà o
ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
Al fine di porre rimedio a questa situazione il Granducato di Lussemburgo desidera poter
applicare norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il
destinatario ha fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di
attività stabile per il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal
modo l'obiettivo dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità,
sarebbe completamente realizzato per quanto riguarda i servizi di telecomunicazioni.
Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
         GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
         338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                     52-
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
 meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
 all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
 della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
 rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
 che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
 Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
 che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
 diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
 riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quanto riguarda i servizi di
 telecomunicazioni fomiti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
  Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
  anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
  diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzatorischierebbedi provocare distorsioni di
  concorrenza. E pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
  La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
  Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                      S3,
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA EL GRANDUCATO DI LUSSEMBURGO AD APPLICARE UNA
MISURA DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA
(77/388/CEE) IN MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI
DEGLI STATI MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, il
Granducato di Lussemburgo ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga
all'articolo 9 della direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dal Granducato di Lussemburgo;
considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
sulla base della proposta della Commissione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE
                                               Articolo
                                                      si*-
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE il Granducato di Lussemburgo
è autorizzato ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
Il Granducato di Lussemburgo è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                       SS
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                  Sk-
 ---pagebreak---                                        Proposta di
                            DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza il Regno dei Paesi Bassi ad applicare una misura di deroga all'articolo
    9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
       legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                             (presentata dalla Commissione)
                                        - 5"^
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 30 settembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
govemo del Regno dei Paesi Bassi ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della
sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione
delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda del Regno dei Paesi Bassi con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
 comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
 pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, di ricorrere ad una rete di sua proprietà o
 ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
 lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
 di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
 fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
 Al fine di porre rimedio a questa situazione il Regno dei Paesi Bassi desidera poter applicare
 norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario
 hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per
 il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
 stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
 dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
 completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                       5%
 ---pagebreak--- Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
 Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
 anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
                                                  ^c\
 ---pagebreak--- La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                          - GO -
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA IL REGNO DEI PAESI BASSI AD APPLICARE UNA MISURA
DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 30 settembre 1996, il Regno
dei Paesi Bassi ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga all'articolo 9
della direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dal Regno dei Paesi Bassi;
considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
sulla base della proposta della Commissione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                               Articolo 1
                                                - 4i-
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE il Regno dei Paesi Bassi è
autorizzato ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
Il Regno dei Paesi Bassi è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                 - (ol~
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                 £3-
 ---pagebreak---                                         Proposta di
                             DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza la Repubblica d'Austria ad applicare una misura di deroga all'articolo
     9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
        legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                              (presentata dalla Commissione)
                                           - £4-
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 settembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo della Repubblica d'Austria ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della
sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione
delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda della Repubblica d'Austria con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, di ricorrere ad una rete di sua proprietà o
ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
 Al fine di porre rimedio a questa situazione la Repubblica d'Austria desidera poter applicare
 norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario
 hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per
 il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
 stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
 dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
 completamente realizzato per quanto riguarda i servizi di telecomunicazioni.
 Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
 deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificala da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                      G'S~~
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi fomiti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
 anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
 diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
 concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
 La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
 Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                     (o\o
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                  DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA LA REPUBBLICA D'AUSTRIA AD APPLICARE UNA MISURA
DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 settembre 1996, la
Repubblica d'Austria ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga
all'articolo 9 della direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dalla Repubblica d'Austria;
considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                               Articolo 1
                                                       É.T-
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE la Repubblica d'Austria è
autorizzata ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
La Repubblica d'Austria è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                   <c&
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                              -  ^
 ---pagebreak---                                        Proposta di
                            DECISIONE DEL CONSIGLIO
  che autorizza la Repubblica del Portogallo ad applicare una misura di deroga
all'articolo 9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione
    delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                             (presentata dalla Commissione)
                                          - ^o
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo della Repubblica del Portogallo ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27
della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una
misura di deroga dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda della Repubblica del Portogallo con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, diricorreread una rete di sua proprietà o
ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
Al fine di porre rimedio a questa situazione la Repubblica del Portogallo desidera poter
applicare norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il
destinatario ha fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di
attività stabile per il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal
modo l'obiettivo dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità,
 sarebbe completamente realizzato per quantoriguardai servizi di telecomunicazioni.
 Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
 deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
         GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
         338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                  M'
 ---pagebreak--- effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
 che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
 diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
 riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
 telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
 Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono fomiti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere fomiti
 anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
 diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzato rischierebbe di provocare distorsioni di
 concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
 La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
 Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                 12'
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA LA REPUBBLICA DEL PORTOGALLO AD APPLICARE UNA
MISURA DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA
(77/388/CEE) IN MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI
DEGLI STATI MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, la
Repubblica del Portogallo ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga
all'articolo 9 della direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dalla Repubblica del Portogallo;
 considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
 consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
 dal fatto che siano o non siano soggetto passivo aifinidell'IVA, si approvvigionano in servizi
 di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
 considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
 permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
 sulla base della proposta della Commissione,
 HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                               Articolo I
                                                  13>-
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE la Repubblica del Portogallo è
autorizzata ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della
stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
La Repubblica del Portogallo è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                - ^      -
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                 - ^   -
 ---pagebreak---                                          Proposta di
                              DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza la Repubblica di Finlandia ad applicare una misura di deroga all'articolo
9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle legislazioni
                degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                               (presentata dalla Commissione)
                                            :
                                              fe-
 ---pagebreak---                                                RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo della Repubblica di Finlandia ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della sesta
direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle
legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di imposta
sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga dell'articolo 9
della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda della Repubblica di Finlandia con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione per la
prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore ha fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di tale
centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il cui
consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le prestazioni di
servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione europea sono
escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di tale prestazione
avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori comunitari fa ricorso
a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il pagamento dell'IVA. Il
problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è emerso con lo sviluppo delle
possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il prestatore non ha più bisogno, nel
paese del cliente, di ricorrere ad una rete di sua proprietà o ad altra forma di stabilimento fisso.
Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper lefinanzepubbliche degli Stati membri,
influendo al contempo sulla competitività delle imprese di telecomunicazioni europee, così che la
situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di fenomeni di evasione fiscale in questo settore
d'attività.
 Al fine di porre rimedio a questa situazione la Repubblica di Finlandia desidera poter applicare
norme diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario ha
fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per il quale
viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività stabile, il
 luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo dell'IVA, che è di
 tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe completamente realizzato per
 quanto riguarda i servizi di telecomunicazioni.
 Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la deroga
 stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un effetto
           GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L 338 del
           28.12.1996, pag. 89).
                                                        11
 ---pagebreak--- equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere attuata solo in
conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del Parlamento europeo
e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in questione può essere
accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli interessi legittimi degli Stati
membri, ossia la lotta all'evasionefiscalee in attesa dell'approvazione di una proposta di direttiva che
modifica la sesta direttiva, presentata alla stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della
deroga va limitata nel tempo tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa
comunitaria e del suo recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di
circa due anni, che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto strettamente
necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di direttiva che modifica la
sesta direttiva IVA, è il caso di ricorrere ad un meccanismo fiscale già noto e pertanto di facile
applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti da un
prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi all'imposizione e
danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un meccanismo
che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito all'esterno della Comunità,
evitando così di pregiudicare il regime fiscale da adottare nel quadro della modifica della sesta
direttiva D modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è rappresentato dal ricorso alle norme
dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva, che consiste nel rendere debitore
dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi, che
graverebbe unicamente sul consumo finale dei soggetti passivi che non beneficiano di pieno diritto a
deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non riguarderebbe i
servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere obbligatoria l'applicazione
dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quanto riguarda i servizi di telecomunicazioni forniti a
persone che non sono soggetto passivo.
Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni resi da
prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in questione. La
soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello intemazionale, che è
quella della convenzione di Melbourne.
Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in quantità
crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella definizione dei
servizi di telecomunicazioni, poiché infatti tali servizi possono essere forniti anche con mezzi diversi
dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive diverse a seconda del mezzo di
trasmissione utilizzato riserverebbe di provocare distorsioni di concorrenza. E pertanto preferibile
distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                                    32
 ---pagebreak---                                                 Proposta di
                                     DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA LA REPUBBLICA DI FINLANDIA AD APPLICARE UNA
MISURA DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE)
IN MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                      (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione
delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro a
mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare la
riscossione dell'imposta o di evitare talune frodi o evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, la Repubblica di
Finlandia ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga all'articolo 9 della
direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dalla Repubblica di Finlandia;
considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere dal
fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi di
telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solo fine di evitare il pagamento dell'IVA;
considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario sulla
base della proposta della Commissione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                                 Articolo 1
                                                     ^      -
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE la Repubblica di Finlandia è
autorizzata ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della stessa
direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a destinatari
stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa facoltà, applica
inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della direttiva
77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per filo,
per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e concessione di
un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo.3
La Repubblica di Finlandia è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                        Per il Consiglio
                                                                                           Il Presidente
                                                -1?D-
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento della
base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione delle
telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo tipo di
servizi all'interno dell'Unione europea
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle risorse
proprie.
                                              -s\ -
 ---pagebreak---                                      Proposta di
                          DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza il Regno di Svezia ad applicare una misura di deroga all'articolo 9
   della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di armonizzazione delle
     legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari
                           (presentata dalla Commissione)
                                             82
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo del Regno di Svezia ha chiesto l'autorizzazione, ai sensi dell'articolo 27 della sesta
direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle
legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari - sistema comune di
imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad applicare una misura di deroga
dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda del Regno di Svezia con lettera del 20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. Il problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, diricorreread una rete di sua proprietà o
ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
Alfinedi porrerimedioa questa situazione il Regno di Svezia desidera poter applicare norme
diverse per quanto riguarda il luogo di imposizione, ossia il luogo in cui il destinatario ha
fissato la sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività stabile per il
quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale sede o di tale centro di attività
stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale. In tal modo l'obiettivo
dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella Comunità, sarebbe
completamente realizzato per quanto riguarda i servizi di telecomunicazioni.
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                    <S3
 ---pagebreak--- Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso diricorreread un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
 che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
 diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
 riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
 obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
 telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 intemazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
 Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
                                                  &v
 ---pagebreak--- anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzatorischierebbedi provocare distorsioni di
concorrenza. E pertanto preferibile distinguerefrail trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                              g^
 ---pagebreak---                                               Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA IL REGNO DI SVEZIA AD APPLICARE UNA MISURA DI
DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN
MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI
MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA CIFRA DI AFFARI
                                    (presentata dalla Commissione)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talunefrodio evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996, il Regno di
Svezia ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una misura di deroga all'articolo 9 della
direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dal Regno di Svezia;
considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
sulla base della proposta della Commissione,
 ---pagebreak--- HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                               Articolo 1
In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE il Regno di Svezia è autorizzato
ad includere nel campo di applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della stessa
direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori non stabiliti nella Comunità a
destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato membro si avvalga di questa
facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b) della
direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                               Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                               Articolo 3
Il Regno di Svezia è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                      Per il Consiglio
                                                                                          Il Presidente
                                                sv
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
 ---pagebreak---                                       Proposta di
                           DECISIONE DEL CONSIGLIO
che autorizza il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ad applicare una
misura di deroga all'articolo 9 della sesta direttiva IVA (77/388/CEE) in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra
                                        d'affari
                            (presentata dalla Commissione)
                                           s°\
 ---pagebreak---                                              RELAZIONE
Con lettera registrata il 6 dicembre 1996 presso il segretariato generale della Commissione, il
governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha chiesto l'autorizzazione, ai
sensi dell'articolo 27 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in
materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra
d'affari - sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme1, ad
applicare una misura di deroga dell'articolo 9 della suddetta direttiva.
Conformemente all'articolo 27, paragrafo 3 della sesta direttiva, gli altri Stati membri sono stati
informati della domanda del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord con lettera del
20 dicembre 1996.
Tale domanda rientra nel quadro di una modifica delle norme relative al luogo di imposizione
per la prestazione di servizi di telecomunicazioni.
In applicazione della normativa in vigore, conformemente all'articolo 9, paragrafo 1 della sesta
direttiva si considera luogo di una prestazione di servizi di telecomunicazioni il luogo in cui il
prestatore hafissatola sede della propria attività economica o ha costituito un centro di attività
stabile a partire dal quale la prestazione di servizi viene resa o, in mancanza di tale sede o di
tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
Questa norma dà luogo a problemi per l'imposizione effettiva dei servizi di telecomunicazioni il
cui consumo avviene all'interno della Comunità: dalla sua applicazione risulta infatti che le
prestazioni di servizi di telecomunicazioni rese da un prestatore stabilito all'esterno dell'Unione
europea sono escluse dal campo d'applicazione dell'imposta anche se il consumo effettivo di
tale prestazione avviene all'interno dell'Unione. Un numero sempre più elevato di consumatori
comunitari fa ricorso a prestatori di servizi stabiliti all'esterno dell'Unione europea per evitare il
pagamento dell'IVA. 11 problema di un'imposizione efficace dei servizi di telecomunicazioni è
emerso con lo sviluppo delle possibilità tecniche di prestazione di tali servizi, grazie al quale il
prestatore non ha più bisogno, nel paese del cliente, di ricorrere ad una rete di sua proprietà o
 ad altra forma di stabilimentofisso.Questa evoluzione si traduce in perdite di gettitofiscaleper
 lefinanzepubbliche degli Stati membri, influendo al contempo sulla competitività delle imprese
 di telecomunicazioni europee, così che la situazione risulta caratterizzata dall'esistenza di
 fenomeni di evasionefiscalein questo settore d'attività.
 Al fine di porre rimedio a questa situazione il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del
Nord desidera poter applicare norme diverse per quantoriguardail luogo di imposizione, ossia
 il luogo in cui il destinatario ha fissato la sede della propria attività economica o ha costituito
 un centro di attività stabile per il quale viene resa la prestazione di servizi o, in mancanza di tale
 sede o di tale centro di attività stabile, il luogo del suo domicilio o della sua residenza abituale.
 In tal modo l'obiettivo dell'IVA, che è di tassare l'insieme del consumo avvenuto nella
 Comunità, sarebbe completamente realizzato per quanto riguarda i servizi di
 telecomunicazioni.
          GU L 145 del 13.6.1977, pag. I. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 96/95/CE (GU L
          338 del 28.12.1996, pag. 89).
                                                     °iO
 ---pagebreak--- Poiché l'oggetto della deroga richiesta è la modifica del luogo d'imposizione, ed essendo la
deroga stessa sollecitata da tutti gli Stati membri, l'autorizzazione del Consiglio avrebbe un
effetto equivalente ad una modifica della sesta direttiva, modifica che, tuttavia, può essere
attuata solo in conformità delle norme del trattato che salvaguardano segnatamente i diritti del
Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale. In queste circostanze la misura in
questione può essere accordata unicamente in quanto misura provvisoria che rispetta gli
interessi legittimi degli Stati membri, ossia la lotta all'evasione fiscale e in attesa
dell'approvazione di una proposta di direttiva che modifica la sesta direttiva, presentata alla
stessa data al Consiglio. Nello stesso spirito, la durata della deroga va limitata nel tempo
tenendo conto del termine necessario per l'adozione di una normativa comunitaria e del suo
recepimento nel diritto nazionale. In tal senso risulta sufficiente un termine di circa due anni,
che limiti la validità della deroga al 31 dicembre 1998.
Trattandosi di una misura di salvaguardia, è opportuno che essa sia limitata a quanto
strettamente necessario per la lotta contro l'evasione fiscale e, nonostante la proposta di
direttiva che modifica la sesta direttiva IVA, è il caso di ricorrere ad un meccanismofiscalegià
noto e pertanto di facile applicazione.
In questa logica occorre innanzitutto limitare gli effetti dell'autorizzazione ai soli servizi forniti
da un prestatore stabilito all'esterno della Comunità, poiché solo questi sfuggono oggi
all'imposizione e danno luogo all'elusione fiscale.
Per quanto riguarda la definizione del luogo d'imposizione, è opportuno scegliere un
meccanismo che riduca al minimo gli obblighi fiscali specifici per il prestatore stabilito
all'esterno della Comunità, evitando così di pregiudicare il regimefiscaleda adottare nel quadro
della modifica della sesta direttiva. Il modo migliore di realizzare gli obiettivi fissati è
rappresentato dal ricorso alle norme dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera e) della sesta direttiva,
che consiste nel rendere debitore dell'imposta il soggetto passivo destinatario del servizio.
Non basta però predisporre una soluzione impositiva per i soli servizi resi ai soggetti passivi,
che graverebbe unicamente sul consumofinaledei soggetti passivi che non beneficiano di pieno
diritto a deduzione e dunque, in particolare, delle banche e delle assicurazioni, ma non
riguarderebbe i servizi acquistati da privati. Per colmare tale lacuna occorre rendere
obbligatoria l'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3, lettera b), per quantoriguardai servizi di
telecomunicazioni forniti a persone che non sono soggetto passivo.
 Se si vuole istituire una norma specifica per la localizzazione dei servizi di telecomunicazioni
 resi da prestatori stabiliti all'esterno della Comunità è indispensabile definire i servizi in
 questione. La soluzione migliore consiste nel ricorso a una definizione già acquisita a livello
 internazionale, che è quella della convenzione di Melbourne.
 Anche se oggi certi servizi (pubblicitari, informativi, ricreativi, di svago) vengono forniti in
 quantità crescente tramite reti di telecomunicazioni, non è tuttavia opportuno integrarli nella
 definizione dei servizi di telecomunicazioni: poiché infatti tali servizi possono essere forniti
 anche con mezzi diversi dalle reti di telecomunicazioni, l'elaborazione di norme impositive
 diverse a seconda del mezzo di trasmissione utilizzatorischierebbedi provocare distorsioni di
 concorrenza. È pertanto preferibile distinguere fra il trasporto dei messaggi e il loro contenuto.
                                                    'W
 ---pagebreak--- La presente proposta di decisione del Consiglio è identica alle proposte presentate dalla
Commissione al Consiglio alla stessa data a favore degli altri 14 Stati membri.
                                               - ii-
 ---pagebreak---                                              Proposta di
                                   DECISIONE DEL CONSIGLIO
CHE AUTORIZZA EL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL
NORD AD APPLICARE UNA MISURA DI DEROGA ALL'ARTICOLO 9 DELLA
SESTA DIRETTIVA (77/388/CEE) IN MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DELLE
LEGISLAZIONI DEGLI STATI MEMBRI RELATIVE ALLE IMPOSTE SULLA
CIFRA DI AFFARI
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
vista la sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari -
sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, e in particolare
l'articolo 27,
vista la proposta della Commissione,
considerando che ai sensi dell'articolo 27, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro
a mantenere o a introdurre misure particolari di deroga alla direttiva, allo scopo di semplificare
lariscossionedell'imposta o di evitare talune frodi o evasioni fiscali;
considerando che, con lettera registrata presso la Commissione il 6 dicembre 1996 , il Regno
Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha sollecitato l'autorizzazione ad introdurre una
misura di deroga all'articolo 9 della direttiva 77/388/CEE;
considerando che gli altri Stati membri sono stati informati il 20 dicembre 1996 della richiesta
presentata dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord;
considerando che tale misura risulta necessaria per contrastare gli effetti di evasione fiscale
consistenti nel fatto che un numero crescente di persone stabilite nella Comunità, a prescindere
dal fatto che siano o non siano soggetto passivo ai fini dell'IVA, si approvvigionano in servizi
di telecomunicazioni all'esterno della Comunità al solofinedi evitare il pagamento dell'IVA;
considerando che è auspicabile che la deroga sia accordata fino al 31 dicembre 1998, così da
permettere al Consiglio di adottare una soluzione generale e definitiva a livello comunitario
sulla base della proposta della Commissione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                              Articolo
                                                      ^2>
 ---pagebreak--- In deroga all'articolo 9, paragrafo 1 della direttiva 77/388/CEE il Regno Unito di Gran
Bretagna e Irlanda del Nord è autorizzato ad includere nel campo di applicazione dell'articolo
9, paragrafo 2, lettera e) della stessa direttiva i servizi di telecomunicazioni resi da prestatori
non stabiliti nella Comunità a destinatari stabiliti nella Comunità. Nel caso in cui tale Stato
membro si avvalga di questa facoltà, applica inoltre a questi servizi la disposizione dell'articolo
9, paragrafo 3, lettera b) della direttiva 77/388/CEE.
Sono considerati come servizi di telecomunicazioni i servizi aventi ad oggetto la trasmissione,
emissione e ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura, per
filo, per radio, per mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici, ivi comprese la cessione e
concessione di un diritto di utilizzazione dei mezzi per una tale trasmissione, emissione o
ricezione.
                                              Articolo 2
L'autorizzazione di cui alla presente decisione scade il 31 dicembre 1998.
                                              Articolo 3
Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles,
                                                                                  Per il Consiglio
                                                                                      Il Presidente
                                                   - <H
 ---pagebreak---                                      SCHEDA FINANZIARIA
Una volta adottata, la presente proposta di decisione del Consiglio porterà ad un incremento
della base di risorse proprie IVA della Comunità, poiché la modifica del luogo di imposizione
delle telecomunicazioni dovrà permettere di tassare più compiutamente il consumo di questo
tipo di servizi all'interno dell'Unione europea.
Risulta nondimeno impossibile dare una valutazione quantitativa di questo aumento delle
risorse proprie.
                                                 ~ÌS-
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                                                             COM(97) 42 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                                  09 06 10
                                            N. di catalogo : CB-CO-97-038-IT-C
                                                             ISBN 92-78-15523-3
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo