CELEX: 51990PC0613
Language: it
Date: 1991-01-18
Title: 

28. 2. 91                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                              N. C 53/1
                                                                II
                                                      (Atti preparatori)
                                                COMMISSIONE
           Proposta di decisione del Consiglio che adotta la relazione annuale 1990/1991 sulla situazione
           economica della Comunità e che fissa gli orientamenti di politica economica da seguire nella Comunità
                                 nel 1991. Relazione economica annuale per il 1990/1991
                                                     COM(90)       613 def.
                                                        (91/C 53/01)
          IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
          visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
          vista la decisione 90/141/CEE del Consiglio, del 12 marzo 1990, relativa alla realizzazione di una
          convergenza progressiva delle politiche e dei risultati economici durante la prima fase dell'unione
          economica e monetaria ('), in particolare l'articolo 4,
          vista la proposta della Commissione,
          visto il parere del Parlamento europeo,
          visto il parere del Comitato economico e sociale,
          HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                                          Articolo    1
          E adottata la relazione annuale 1990/1991 acclusa alla presente decisione e sono adottati gli
          orientamenti di politica economica da seguire nella Comunità nel 1991, enunciati nel rapporto
          summenzionato.
                                                          Articolo   2
          Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione .
          C ) GU n. L 78 del 24. 3. 1990, pag. 24.
 ---pagebreak--- N. C 53/2                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         28. 2. 91
                               RELAZIONE ECONOMICA ANNUALE PER IL 1990/1991
                                        LA COMUNITÀ EUROPEA NEGLI ANNI '90:
                                     VERSO L'UNIONE ECONOMICA E MONETARIA
                                                             SOMMARIO
                                                                                                                      Pagina
          Introduzione                                                                                                     3
           I. Nubi sulle prospettive a breve termine                                                                       4
              A . La crescita della Comunità rallenta nel ,1990                                                           5
                   1. Crescita più lenta quasi ovunque                                                                    5
                   2 . Prosegue tuttavia la vigorosa espansione tedesca                                                   6
              B. U n contesto internazionale sfavorevole                                                                  1
                   1. Conseguenze economiche dell'aumento del prezzo del petrolio                                         7
                   2 . Crescita lenta negli Stati Uniti e vigorosa, ma in rallentamento, in Giappone                    10
                   3 . Rallentamento del commercio mondiale                                                              10
              C . Prospettive per il 1991 ed il 1992                                                                     11
          II. Obiettivi di politica economica nel corso della prima fase dell' unione economica e monetaria              11
              A . Mantenere u n clima favorevole alla stabilità e alla crescita                                         12
                   1. Evitare una spirale inflazionistica                                                                12
                   2 . Salvaguardare i presupposti fondamentali di una crescita sostenuta e generatrice d'occupazione   14
               B.  Sviluppo del potenziale comunitario                                                                   15
                   1. Realizzare appieno il mercato interno                                                              15
                   2 . Migliorare la coesione economica e sociale                                                        16
                   3 . Adeguamenti strutturali e flessibilità del mercato del lavoro                                     16 '
                   4 . La sfida ambientale                                                                               17
               C . Politiche atte a realizzare una maggiore convergenza                                                  18
                   1. Convergenza dei prezzi e dei costi                                                                 18
                   2 . Convergenza delle politiche finanziarie                                                           20
                   3 . Convergenza dei saldi della bilancia dei pagamenti                                               22
 ---pagebreak--- 28. 2. 91                                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                      N . C 53/3
                                          LA COMUNITÀ EUROPEA NEGLI ANNI '90:
                                       VERSO L'UNIONE ECONOMICA E MONETARIA
                      INTRODUZIONE                                      in modo significativo ad espandere il potenziale di crescita
                                                                        della Comunità nel suo insieme. Tenuto conto del divario
                                                                        esistente, il processo di recupero dev'essere sostenuto da un
Il 1° luglio 1990 la Comunità ha dato inizio alla prima fase            impegno di lungo periodo. Nonostante i recenti migliora­
dell'unione economica e monetaria. Il successo di tale fase
                                                                        menti delle politiche strutturali, il raddoppio delle risorse
riveste un'importanza cruciale per la realizzazione dell'
                                                                        assegnate ai fondi strutturali ed il contemporaneo consolida­
unione economica e monetaria; per renderla possibile,
                                                                        mento dei dispositivi finanziari, i paesi in questione conti­
nonostante il deterioramento delle prospettive a breve termi­
                                                                        nueranno comunque ad essere i principali responsabili del
ne per l'economia della Comunità, occorre coordinare in
                                                                        proprio sviluppo; per espletare con successo tale compito essi
modo più rigoroso le politiche degli Stati membri, così da
                                                                        dovranno seguire politiche economiche e sociali atte a fornire
favorire una crescita sostenibile ed una maggiore convergen­
                                                                        la base per una crescita vigorosa e sostenibile del PIL in
za, tanto nominale quanto reale. Considerando la portata
                                                                        termini reali senza determinare pressioni inflazionistiche o
degli adeguamenti necessari per arrivare al miglior livello
                                                                        squilibri interni ed esterni insostenibili.
possibile di convergenza, occorre intensificare già ora il
processo in corso.                                                      Sotto il profilo macroeconomico, affinché questo processo di
                                                                        recupero ed il programma riguardante il mercato interno
L'Europa si trova ad affrontare gli anni '90 in una situazione          siano coronati da successo è indispensabile riuscire a conso­
ambigua. Da un lato il clima economico mondiale mostra                  lidare la crescita delle economie più progredite e successiva­
chiari segni di deterioramento; Stati Uniti e Regno Unito               mente ad accelerarla senza indurre pressioni inflazionistiche.
devono addirittura far fronte ad una recessione. La crisi del           A questo proposito si è manifestato nella Comunità un
Golfo aggrava i sintomi d'incertezza e le pressioni inflazio­           notevole consenso per una politica economica incentrata su
                                                                        un'ulteriore rivitalizzazione della crescita della Comunità
nistiche, cosicché crescita ed investimenti stanno rallentando
                                                                        europea in un approccio di economia dell'offerta, in condi­
in molti paesi, soprattutto in quelli che non sono riusciti ad
                                                                        zioni di stabilità dei prezzi. Per ottenere tale risultato si
imbrigliare l'inflazione. Il commercio mondiale è in fase di            dovranno perseguire una politica monetaria rigofosa, il
decelerazione in un momento in cui il forte calo del dollaro            progressivo rafforzamento delle finanze pubbliche, una
già riduce la concorrenzialità delle industrie della Comunità.          maggiore flessibilità delle condizioni produttive, il conteni­
Benché le prospettive meno favorevoli in materia di crescita            mento della dinamica salariale in termini reali ed un
possano provocare un temporaneo arresto nel calo dei livelli            maggiore coordinamento delle politiche nell'ambito della
di disoccupazione, la Comunità può, d'altra parte, avere una            vigilanza multilaterale prevista per la prima fase dell'unione
fiducia molto maggiore nella solidità delle proprie basi                economica e monetaria.
economiche. Nonostante l'imminente rallentamento della
crescita, le prospettive a medio termine rimangono dunque               La recente distensione tra Est e Ovest comporta infine
promettenti: si può constatare un significativo miglioramen­            conseguenze di rilievo per le aspettative di crescita a medio
to dei fattori determinanti ai fini della crescita economica e le       termine. Giacché s'intende reintegrare i paesi a commercio di
prospettive aperte dall'aspettativa di una rapida realizzazio­          Stato nella divisione internazionale del lavoro, le relazioni
ne del mercato interno rendono ulteriormente dinamica la                con tali paesi sono attualmente ad una svolta decisiva:
situazione.                                                             benché nel breve termine la trasformazione delle economie
                                                                        dirigistiche dell'Europa centrale ed orientale in economie di
Sul piano mondiale la Comunità risulta ancora svantaggiata
                                                                        mercato costituisca un ulteriore fattore di disturbo atto ad
nei confronti dei suoi concorrenti dalla frammentazione del
                                                                        indurre un deterioramento a breve termine delle prospettive
suo mercato, ed è precisamente con l'obiettivo di garantire il
                                                                        commerciali, non va dimenticato che più a lungo termine
proprio futuro economico che essa ha lanciato un program­               l'Europa centrale ed orientale rappresenta un mercato poten­
ma volto a realizzare un mercato di dimensioni continentali,            ziale di più di 400 milioni di consumatori, situato proprio
programma che contribuisce già adesso in misura notevole                alle porte della Comunità. Ciò aumenta l'interesse che la
alle prospettive di crescita della Comunità europea. Il                 Comunità può avere ad aiutare tali paesi, ma determina al
coronamento del mercato interno ormai completo con una                  tempo stesso un'accresciuta domanda di risparmio a livello
moneta comune nel prossimo futuro darà ulteriori impulsi al             mondiale.
clima imprenditoriale, già positivo. Tutto ciò determina
grandi aspettative, che non devono venire frustrate: gli Stati          L'effetto immediato di maggior rilievo della liberalizzazione
membri devono accelerare l'attuazione delle proposte conte­             dell'Europa centrale ed orientale è costituito dall'unificazio­
nute nel libro bianco per rispettare la scadenza del 1 ° gennaio        ne tedesca, che si è verificata con grande rapidità e riveste una
1993. La riduzione dei differenziali nelle imposte indirette            notevole importanza diretta per la Comunità. L'unificazione
costituisce in particolare un importante presupposto per                sarà accompagnata da un rafforzamento della crescita in
riuscire ad eliminare i controlli alle frontiere.                       Germania e determinerà la riduzione — se non addirittura la
                                                                        scomparsa — del saldo attivo delle partite correnti e la
Un secondo fattore che influenza positivamente le prospet­              trasformazione della Germania orientale in un'economia di
tive a medio termine è il passo sempre più rapido con cui i             mercato. Ciò renderà ancora più acuta la scarsezza di capitali
paesi e le regioni più svantaggiati recuperano terreno: la              a livello europeo, rendendo necessario uno sforzo sul piano
crescita superiore alla media constatata negli ultimi anni              comunitario per ridurre il divario tra offerta e domanda di
segnatamente in Spagna, Irlanda e Portogallo ha contribuito             risparmio nella Comunità europea.
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N. C 53/4                                      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                        28. 2. 91
Dato che l'economia della Comunità funziona meglio e le                  sperare che l'aumento di prezzo avrà proporzioni molto più
basi della crescita non sono state intaccate, sembra impro­              ridotte. Inoltre la dipendenza del settore produttivo dal
babile che la tendenza di lungo periodo della cresdta                    petrolio è diminuita di circa un terzo dalla fine degli anni '70,
economica della Comunità sia destinata a subire una brusca               sebbene persistano notevoli differenze tra gli Stati membri:
battuta d'arresto. A livello mondiale si constata peraltro la            l'aumento della fattura petrolifera è particolarmente pesante
presenza di diversi fattori negativi: l'economia statunitense fa         per Portogallo, Grecia e Spagna. Per di più, la situazione
registrare risultati mediocri e l'ultimo aumento dei prezzo del          generale delle nostre economie ha subito notevoli migliora­
petrolio, per quanto limitato, deprimerà ulteriormente la                menti. Nell'ambito della prima fase dell'unione economica
crescita dell'attività economica. II calo del dollaro allevia le         monetaria, infine, sono previste procedure per migliorare il
pressioni inflazionistiche indotte dal petrolio sull'economia            coordinamento delle politiche perseguite, procedure che
della Comunità e, purché l'aumento del prezzo dei petrolio               andrebbero sfruttate a fondo.
venga fronteggiato con politiche che impediscano al salto                A più breve termine, sarà d'importanza cruciale evitare gli
iniziale dei prezzi d'innescare una spirale d'aumenti salariali,         errori fatti in passato nel rispondere al nuovo incremento del
sembra da escludere che una contrazione del commercio                    prezzo del petrolio. I precedenti shocks petroliferi sono stati
mondiale associata ad una recessione negli Stati Uniti                   affrontati con politiche ed atteggiamenti estremamente diver­
indebolisca in misura eccessiva la fiducia del settore privato.          genti, ma nel complesso insufficientemente restrittivi, che
Nonostante il rallentamento della crescita registrato in                 hanno permesso di mantenere ritmi elevati di aumenti
diversi paesi della Comunità europea, lo stato fondamental­              salariali in termini reali, nonostante il peggioramento delle
mente sano dell'economia della Comunità ed il fattore                    ragioni di scambio dovuto al prezzo del petrolio. Si è così
corroborante rappresentato dall'unificazione tedesca indu­               ottenuto il risultato ultimo d'intensificare la lotta per la
cono a ritenere che il processo di crescita della Comunità               distribuzione dei redditti, che ha costituito la causa princi­
europea                                                                  pale della debole crescita e dell'aumento della divergenza
10 stesso mantenga    il proprio
          sembra potersi    dire dinamismo
                                 del Giappone nelemedio   termine;
                                                    del bacino  del      riscontrabili nella Comunità europea nei corso degli anni '70.
Pacifico meridionale, per i quali le prospettive di crescita             Per evitare di ripetere questi errori la politica monetaria
continuano ad essere ampiamente soddisfacenti. Un esito                  dovrà mantenere e rafforzare, laddove necessario, l'impegno
positivo dell'Uruguay Round è essenziale per una ripresa
                                                                         antinflazionistico: non deve esservi alcun dubbio circa
dell'espansione del commercio mondiale e la Comunità, che è
                                                                         l'intenzione delle autorità monetarie di rifiutare una politica
11 maggior blocco commerciale del mondo, ha un naturale
                                                                         di accomodamento con l'inflazione. La politica fiscale dal
interesse a che i negoziati vengano conclusi con successo.
                                                                         canto suo dovrà continuare a perseguire un consolidamento a
A prim'è vista si può temere che la crisi del Golfo sia in grado
di modificare in modo significativo questo quadro, mettendo              medio termine del bilancio, senza tentare di compensare
in pericolo la realizzazione dell'unione economica e moneta­             l'inevitabile perdita di reddito derivante dallo shock petroli­
ria; i due precedenti shock petroliferi effettivamente hanno             fero. II mantenimento di questi indirizzi di politica economi­
seriamente compromesso la convergenza nella Comunità.                    ca è importante anche perché si possa passare con successo
Nel momento attuale prevalgono però circostanze economi­                 alla seconda fase dell'unione economica e monetaria entro il
che più favorevoli: nel 1973 il prezzo del petrolio è quadru­            1 ° gennaio 1994 e, in ultima analisi, affinché la realizzazione
plicato e nel 1979 è triplicato, mentre attualmente si può               stessa dell'unione economica e monetaria sia un'impresa
                                                                         realistica.
                                          I. NUBI SULLE PROSPETTIVE A BREVE TERMINE
               Dopo diversi anni caratterizzati da forte espansione, livello degli investimenti in aumento, rapida
               creazione di posti di lavoro e miglioramento della convergenza, nel 1990 le prospettive a breve termine
               per l'economia della Comunità si sono fatte meno favorevoli. Ciò è parzialmente dovuto a fattori
               interni le cui ripercussioni sono state amplificate da eventi esterni quali l'aumento del prezzo del
               petrolio, il calo del dollaro ed il rallentamento della crescita registrato negli Stati Uniti e generalmente
               nel commercio mondiale.
               Nel 1991 si prospetta per la Comunità un ulteriore rallentamento della crescita e della dinamica
               occupazionale, nonché un'accelerazione dell'inflazione in termini di prezzi al consumo. La portata e la
               durata di questi fenomeni dipenderanno in larga misura dalle politiche perseguite: qualora si adottino
               politiche appropriate, per le quali la prima fase dell'unione economica e monetaria può fornire il
               necessario quadro di riferimento, la Comunità potrà già nel 1992 tornare ad una crescita più sostenuta
               in un clima d'inflazione in declino.
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           A. La crescita della Comunità r<dlenta nel 1990
           Già prima che intervenisse la crisi del Golfo la crescita della Comunità accusava una certa perdita di
           slancio e si prevedeva che in termini reali il tasso di crescita passasse dal 3,8 % del 1988 al 3,3 % nel
           1989 ed al 2,9 % nel 1990. Ciò era dovuto in particolare ad una crescita più debole del previsto nel
           Regno Unito, ma anche ad un rallentamento della crescita di Francia, Italia e Spagna, compensato
           solo parzialmente dal rafforzamento della fase espansiva dell'economia tedesca in seguito all'unifi­
           cazione ed alla riforma fiscale (vedi il riquadro sul trattamento particolare da riservare ai dati relativi
           alla Germania) e dalle sue ricadute positive sui paesi del Benelux e sulla Danimarca.
                                                             TABELLA 1
                                    L'economia della Comunità europea all'inizio del nuovo decennio
                                                                                             (Variazioni annuali in percentuale)
                                             1982-1985  1986-1987     1988-1990        1989           1990         1991 (»)
          PIL in termini reali                 -Hi,8       + 2,7        + 3,3          + 3,3         + 2,9          + 2,2
          Occupazione                          -0,2        + 1,0        + 1,5          + 1,6         + 1,7          + 0,6
          Inflazione (^)                       + 8,1       + 3,6        + 4,6          + 4,9         + 5,1          + 5,3
          Investimenti                         + 0,4       + 4,6        + 6,5          + 6,5         + 4,4          + 2,9
          di cui attrezzature                  + 3,2       + 5,9        + 8,9          + 8,9         + 5,1          + 3,7
          Costo unitario del lavoro
          in termini reali
                                               -1,3        -0,6         -0,5           -0,8          + 0,4          -0,2
          {') Dati previsionali.
          (^) Deflatore dei prezzi al consumo.
          L'occupazione ha continuato a crescere ad un ritmo sostenuto, ma si è anche registrato un risveglio
          dell'inflazione nell'intera Comunità. Questo fenomeno rispecchia il rapido incremento dei salari prò
          Càpite, che si prevede sia pari al 7,5 % in termini nominali ed a più del 2 % in termini reali, uno tra i più
          elevati tassi di crescita reale dalla fine degli anni '70 in poi, segnando la fine dell'aumento continuo
          della redditività rilevato dal 1981. Nel secondo semestre del 1990 l'aumento del prezzo del petrolio ha
          dato ulteriore impulso all'inflazione.
          1)   Crescita    più lenta quasi dovunque
               Il rallentamento registrato nei maggiori paesi della Comunità (ad eccezione della Germania) fa
               capo in particolare alle esportazioni, che risentono della minore vivacità degli scambi a livello
               mondiale, ed agli investimenti fissi lordi; al tempo stesso in questi paesi si può peraltro rilevare un
               aumento relativamente rapido dei costi salariali nel corso degli ultimi due anni. Finora una
               domanda sostenuta ha consentito di scaricare sui prezzi l'aumento dei costi, a detrimento peraltro
               delle esportazioni e degli investimenti. Gli investimenti, in particolare nel settore dell'edilizia,
               hanno subito anche le ripercussioni dell'adozione di una politica monetaria più rigorosa e del
               conseguente aumento dei tassi d'interesse in termini reali.
 ---pagebreak--- N. C 53/6                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                28. 2 . 91
                                             Problemi statistici relativi alla Germania
                 Tutti i dati presentati nella relazione economica annuale per quest'anno riguardano la
                 Repubblica federale di Germania prima dell'unificazione tedesca; seri problemi statistici
                 rendono per il momento impossibile fornire dati attendibili per il nuovo Stato tedesco.
                 I problemi statistici sono molteplici; ma fondamentalmente fanno tutti capo al fatto che la ex
                 Repubblica democratica tedesca era un'economica pianificata, cosicché i concetti statistici ivi
                 utilizzati erano, come nelle altre economie dello stesso tipo, molto differenti da quelli della
                 contabilità nazionale normalmente impiegata nel resto dell'Europa. Dal concetto di prodotto
                 fisico netto (PFN) esulano, diversamente da quanto avviene con il prodotto interno lordo
                 (PIL) al quale siamo abituati, tutti i servizi «intangibili» (assistenza sanitaria, pubblica
                 istruzione, servizi finanziari). Inoltre i valori indicati nelle statistiche della ex Repubblica
                 democratica tedesca hanno scarso significato economico, poiché l'intera struttura dei prezzi
                 risultava distorta e la relazione dei prezzi con la scarsità relativa dei beni era di conseguenza
                 estremamente tenue. Risulta parimenti difficile attribuire prezzi corretti alle quantità fisiche
                 di beni prodotti, poiché la maggior parte di taU beni non sarebbero stati in grado di soddisfare
                 le norme vigenti sul mercato occidentale e ciò rende praticamente impossibile stimare un
                 prezzo realistico.
                 Nelle suddette circostanze risulta estremamente difficile e piuttosto privo di senso compiere
                 attualmente una stima del PIL della Germania orientale prima dell'unificazione. E in corso
                 l'elaborazione di nuove statistiche comparabili a quelle delle altre economie della Comunità,
                 ma questo processo richiede tempo; per il momento tutto ciò di cui si dispone sono stime
                 altamente congetturali degli aggregati economici di maggior rilievo, che vanno trattate con
                 l'opportuna prudenza.
                 Si prevede che l'economia della Germania orientale sia destinata a subire un drastico processo
                 di riassestamento che comporterà un forte calo della produzione industriale, soprattutto nel
                 secondo semestre del 1990, dovuto all'arresto della produzione di beni non concorrenziali,
                 cosicché il prodotto interno lordo in termini reali potrà accusare una marcata flessione.
                 Questa fase di declino dell'attività produttiva dovrebbe raggiungere il punto piìi basso nel
                 primo semestre del 1991 ed essere seguita da una ripresa che continuerà nel 1992, anno nel
                 quale la crescita del PIL per l'intera Germania potrà risultare superiore a quella relativa alla
                 vecchia Repubblica federale. Includendo le summenzionate stime congetturali riguardanti la
                 Germania orientale nelle previsioni relative all'intera Comunità, la crescita del PIL
                 comunitario risulterebbe leggermente inferiore nel 1990 e nel 1991 e leggermente superiore
                 nel 1992.
                  Si prevede che nel 1991 e. nel 1992 la Germania orientale arrivi ad avere 1,5 milioni di
                  disoccupati; l'attività lavorativa ad orario ridotto potrebbe interessare 2 milioni di lavoratori
                  nel 1991 e circa 1,5 milioni di lavoratori nel 1992. Il tasso di disoccupazione per l'intera
                  Germania (numero di disoccupati in percentuale della popolazione attiva civile) potrebbe
                  raggiungere \'S,7% nel 1991 e VS,9% nel 1992, esclusi i lavoratori a orario ridotto. Questi
                  dati vanno confrontati con il 6,3 % ed il 6,5 % previsti rispettivamente per il 1991 ed il 1992
                  nella vecchia Repubblica federale. L'inclusione dei dati relativi alla Germania orientale nei
                  calcoli della disoccupazione a livello comunitario fa aumentare il tasso di disoccupazione
                  riferito all'intera Comunità di circa 1,5 punti percentuali tanto nel 1991 quanto nel
                  1992.
              Nonostante il minore livello d'attività economica e l'apprezzamento delle monete, l'inflazione
              (misurata in termini di deflatore dei consumi privati) ha subito nel 1990 un leggero incremento.
              Esso è stato di proporzioni ridotte in Francia, Italia e Spagna (inferiore ad V4 di punto) — benché
              in Italia e Spagna il livello d'inflazione risulti ancora quasi doppio di quello francese — ma molto
              più sehsibile nel Regno Unito (circa V4 di punto). In tutti questi paesi persiste in ogni modo
              l'esigenza di migliorare ulteriormente le basi della crescita, contenere l'inflazione e soprattutto
              mantenere sotto controllo l'evoluzione salariale in un momento nel quale gli aumenti di
              produttività accusano un rallentamento.
          2 ) Prosegue tuttavia la vigorosa espansione       tedesca
              L'unificazione tedesca conferisce d'altro canto nuovo vigore alla crescita della Germania,
              modificandone al tempo stesso la situazione di bilancio e il saldo della bilancia dei pagamenti.
              Infatti, mentre è previsto che tra il 1989 ed il 1991 il bilancio della Germania nel suo complesso
              conosca un'espansione del 5 % circa del PNL, nello stesso periodo l'attivo della bilancia dei
              pagamenti verrà quasi a sparire. I considerevoli trasferimenti in conto corrente ed in conto capitale
 ---pagebreak--- 28. 2 . 9 1                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                        N . C 53/7
                effettuati dalla Germania occidentale a favore dei cinque nuovi Lànder si sono parzialmente
                tradotti in domanda di nuove importazioni da parte di questi stessi Lànder, la quale ha a sua volta
                determinato una forte crescita delle esportazioni della Germania occidentale. Il risultato di questa
                impennata della domanda finale nella Germania occidentale è stato u n brusco aumento delle
                importazioni dal resto del mondo.
                Al tempo stesso il consumo privato è stato incoraggiato da riduzioni nell'imposizione fiscale pari
                all'I % circa del PIL, dall'immigrazione su larga scala dai Lànder orientali e dalla crescita
                dell'occupazione. Questo sviluppo positivo della domanda interna ha comportato u n forte
                aumento degli investimenti, in particolare in attrezzature. È probabile che i flussi di capitale dalla
                Germania verso il resto del mondo si ridurranno in seguito alla scomparsa dell'eccedente delle
                partite correnti della bilancia dei pagamenti. La contropartita sarà tuttavia un sensibile
                incremento delle importazioni dai partner commerciali, che stimolerà la domanda in questi
                paesi.
                Dall'espansione tedesca hanno tratto beneficio in particolare i paesi del Benelux, che continuano a
                far registrare tassi di crescita apprezzabili sostenuti da forti investimenti. Anche in questi paesi
                tuttavia si constata un risveglio dell'inflazione, dovuto soprattutto alla dinamica salariale.
            B. U n contesto intemazionale sfavorevole
            Dalla metà del 1990 le prospettive della Comunità risentono pesantemente l'influenza di fattori
            esogeni, quali la crisi del Golfo, il rallentamento della crescita statunitense e dell'espansione del
            commercio mondiale. Benché questa evoluzione non sia necessariamente tale da ripercuotersi in modo
            duraturo sulla situazione economica della Comunità, essa va pur sempre a detrimento della stabilità a
            breve termine e delle prospettive di crescita.
            1) Conseguenze economiche dell'aumento di prezzo del petrolio
                La crisi del Golfo ha determinato un'immediata riduzione del 7 % circa dell'offerta di petrolio a
                livello mondiale, riduzione successivamente compensata da u n aumento dell'offerta di altri paesi.
                Le incertezze riguardanti le disponibilità future hanno provocato u n brusco aumento del prezzo
                del petrolio, che è passato da 2 1 dollari per barile alla fine di luglio a 35 dollari alla fine di ottobre,
                nel corso di un periodo caratterizzato da prezzi estremamente instabili che sono arrivati a superare
                i 4 0 dollari per barile.
                                                                   Grafico 1
                                          Prezzi del petrolio all'importazione. Comunità dei dodici
                                     60
                                               —U.S.-dollar            Ecu
                                      40-
                                      30-
                                      2 0 -
                                      1 0 -
                                        1960       1966       1970       1976     1980      1986      1990
 ---pagebreak--- N . C 53/8                              Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            28. 2. 91
            Per i paesi importatori di petrolio gli aumenti di prezzo hanno sinora prodotto conseguenze di
            portata minore relativamente a quelle provocate dai precedenti shock petroliferi del 1973 e del
            1979 (vedi grafico 1). Prendendo a riferimento il prezzo medio di settembre-ottobre, l'aumento
            del prezzo in dollari risulta essere del 60 % circa, da comparare al 300 % del 1973 ed al 200 % del
            1979-1980.
                                                          TABELLA     2
                          Effetti di un aumento del prezzo mondiale del petrolio a 2 5 dollari per barile
                                                                               (Scarto percentuale dalla proiezione di base)
                                                                                   1990                      1991
           Paesi industrializzati
           PIL in termini reali                                                    -0,2                      -0,5
           Inflazione                                                              + 0,3                     + 0,5
           Comunità
           PIL in termini reali                                                    -0,2                      -0,5
           Inflazione                                                              + 0,3                     + 0,5    •
           PVS non esportatori di petrolio
           PIL in termini reali
           Paesi esportatori di prodotti primari                                   -0,4                      -0,9
           Paesi esportatori di manufatti                                          -0,2                      -0,4
           Paesi esportatori di combustibili                                       +2,0                      + 4,5
            L'aumento del prezzo del petrolio comporta un notevole trasferimento di reddito dai paesi che
            importano petrolio a quelli che lo esportano. Un prezzo più alto del petrolio determinerà inoltre
            aumenti dei prezzi interni e un calo della, donianda interna e della produzione; nell'ipotesi che le
            politiche monetarie perseguite non vengano modificate si avrebbe anche un aumento dei tassi
            d'interesse nominali. Inoltre l'instabilità del prezzo del petrolio introduce nell'economia un
            elemento di notevole incertezza che può influire in senso negativo sulle aspettative.
            Le simulazioni effettuate assumendo l'ipotesi di un prezzo medio del petrolio pari a 25 dollari nel
            1991 mostrano i seguenti effetti (vedi tabella 2): il tasso di crescita del PIL in termini reali
            risulterebbe nel 1991 inferiore di 0,5 punti percentuali nei paesi industrializzati e nella Comunità
            rispetto alla previsione di base, elaborata assumendo un prezzo del petrolio di 17,8 dollari al
            barile e che dava come risultato una crescita in termini reali del 3 % circa.
           I paesi in via di sviluppo importatori di petrolio sarebbero tuttavia colpiti più duramente: il tasso
           di crescita dei paesi esportatori di materie prime sarebbe inferiore di 0,9 punti percentuali alla
           previsione di base, mentre quello dei paesi che esportano manufatti risulterebbe inferiore di circa
           0,4 punti percentuali. L'inflazione risulterebbe più elevata di 0,5 punti percentuali nei paesi
           industrializzati e nella Comunità.
           Se tuttavia durante l'intero 1991 i prezzi del petrolio dovessero attestarsi sul livello medio
           raggiunto nei mesi di settembre ed ottobre 1990 (circa 35 dollari al barile) le ripercussioni sopra
           menzionate potrebbero avere un'ampiezza doppia di quella indicata. L'ipotesi tècnica utilizzata
           per le previsioni della Comunità si situa tra i due estremi, con un prezzo del petrolio di circa
           35 dollari al barile nel primo semestre del 1991, destinato però a scendere a circa 25 dollari per
           barile in media nel secondo semestre dell'anno.
           Lo shock è triplice per i paesi dell'Europa orientale e centrale: gli accordi preferenziali con
           l'Unione Sovietica per l'approvvigionamento di prodotti petroliferi a prezzi inferiori di quelli di
           mercato scadranno alla fine del 1990 e ciò, aggiunto alla crisi del Golfo, determinerà drastici
           adeguamenti dei prezzi. Questi elementi e la scomparsa della Repubblica democratica tedesca in
           quanto partner commerciale aggraveranno il dissesto economico dovuto al venir meno della
           pianificazione centrale.
           Per la Comunità le conseguenze della crisi del Golfo risulteranno d'importanza minore di quelle
           derivanti dal primo e dal secondo shock petrolifero.
           — In primo luogo la dinamica dei tassi di cambio tra dollaro e ecu ha portato di fatto a distribuire
                l'aumento di prezzo ipotizzato sull'arco di un triennio (vedi tabella 3).
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                                                                      TABELLA       3
                                                                   Prezzo del petrolio
                                               1988                 1989                       1990                    1991 (')
                      -                                                variazione                 variazione                variazione
                                              livello       livello                    livello               '   livello
                                                                           (%)                        (%)                       (%)
               dollaro al barile             14,9          17,7          + 18,8       23,7          + 33,9      29,0        +22,4
               dollaro/ecu                     0,847         0,907        +7,1          0,796       -12,2        0,755        -5,2(^)
               ecu al barile                 12,6          16,0          + 27,0       18,9          + 18,1      22,0        + 16,4
               (') Dati previsionali.
               (^) S'ipotizza che il dollaro statunitense mantenga il valore che aveva a metà ottobre 1990.
          — In secondo luogo la dipendenza energetica della Comunità è stata notevolmente ridotta nel
               periodo successivo ai due precendenti shock petroliferi: nel 1989 il fabbisogno energetico per
               unità di PIL risultava inferiore del 25 % circa a quello del 1970 grazie a provvedimenti per la
               conservazione dell'energia (vedi grafico 2); il fabbisogno di petrolio per unità di PIL ha subito
               un calo ancor più marcato, dell'ordine del 4 5 % , in seguito alla diversificazione che ha
               consentito di ricorrere ad altre fonti d'energia, mentre le importazioni di petrolio sono
               diminuite di più del 55 % grazie ad aumenti della produzione intema della Comunità.
                                                                       Grafico    2
                         Intensità d i energia per unita del PIL in termini reali, Comunità a dodici ( 1 9 7 2 = 1 0 0 )
                                      12Ó
                                      100
                                                                                        Energia
                                       80-
                                                                                                    Petrolio
                                       60-
                                                                petrolio d'importazione
                                       40-
                                       20-
                                         1970         1973        1976       1979        1982       1086       1088
                                                  Energia/PIL       —— Petrolio/PIL              Importazioni/PIL
          Tuttavia, questo quadro generale non trova esatto riscontro in tutti i paesi: se rispetto al 1973
          l'intensità energetica globale è effettivamente diminuita in misura analoga in nove paesi membri
          della Comunità (mediamente del 30 % ), essa è aumentata invece in Spagna ( + 1 0 % ) e soprattutto
          in Grecia ( + 23,7%) e in Portogallo ( + 26%), a causa della transizione operata da questi paesi
          verso strutture produttive a maggior contenuto industriale.
          In terzo luogo la situazione economica della Comunità risulta molto migliore, in particolare per
          quanto riguarda la redditività degli investimenti, di quanto non fosse al tempo degli shock
          petroliferi precedenti, allorché l'economia era surriscaldata e l'inflazione raggiungeva livelli molto
          elevati.
          In quarto luogo, la Comunità può attualmente trarre profitto dalle esperienze passate: i precedenti
          due shock petroliferi hanno fornito validi insegnamenti sul modo per affrontare situazioni
          analoghe.
          In ogni modo, sempreché l'aumento effettivo del prezzo del petrolio rimanga entro i limiti delle
          ipotesi suindicate, si renderanno necessari aggiustamenti di politica economica, per non dar
          seguito, perpetuandole, alle tensioni inflazionistiche. Purché dette politiche vengano opportuna­
          mente applicate, la crisi del Golfo non dovrebbe necessariamente comportare un peggioramento
          durevole delle condizioni di base della crescita e della stabilità a livello della Comunità.
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            2) Crescita lenta negli Stati Uniti e vigorosa, ma in rallentamento, in Giappone
                Già prima che scoppiasse la crisi del Golfo era evidente che gli Stati Uniti stavano attraversando u n
               periodo di marcato rallentamento della crescita.
                                                               TABELLA   4
                                                 USA — Principali indicatori economici
                                                                                        (in percentuale o percentuale  del PIL)
                                                       1988              1989               1990                1991 (')
               PIL in termini reali                    + 4,6            + 3,0               + 1,0                 + 0,3
               Investimenti                            + 5,4            +1,6                -0,4                  -1,0
               Prezzi al consumo                       + 4,1            + 4,4               + 5,1                 + 6,3
               Saldo del bilancio                      -2,0             -2,0                -2,3                  -2,3
               Bilancia dei pagamenti                  -2,4             -1,8                -1,7                  -1,8
                (') Dati previsionali.
                Nonostante un notevole indebolimento della crescita interna, nel 1990 e nel 1991, il saldo della
                bilancia dei pagamenti correnti non dovrebbe migliorare, mentre si prevede u n lieve aumento del
                disavanzo complessivo della pubblica amministrazione.
                Nel corso dell'ultimo anno il clima di ristagno dell'attività economica ha già indotto un sensibile
                allentamento della politica monetaria, che ha determinato un incremento dei differenziali negativi
                nei tassi d'interesse a breve termine rispetto allo yen giapponese e al marco tedesco e, di
                conseguenza, viste anche le prospettive poco brillanti dell'economia statunitense, u n continuo
                declino del dollaro. Si prevede che il tasso di crescita delle importazioni scenda al 2 , 5 % , da una
                media del 6 % nel periodo 1980-1989.
                Un problema d'importanza cruciale per gli Stati Uniti rimane l'insufficienza del risparmio interno,
                dovuta in larga misura al disavanzo federale. Occorre procedere ad un ulteriore consolidamento
                della situazione finanziaria per limitare il drenaggio di capitali che andrebbero destinati ad
                investimenti, soprattutto in considerazione dell'enorme domanda d'investimenti proveniente
                dall'Europa centrale ed orientale. Un più deciso intervento volto a migliorare le prospettive del
                bilancio potrebbe a sua volta contribuire al processo di aggiustamento internazionale.
                In Giappone si prevede che la crescita del PIL in termini reali subisca u n rallentamento, passando
                dal 6 % del 1990 al 4 % circa nel 1991, soprattutto in seguito all'inasprimento della politica
                monetaria. Il fatto che il tasso di crescita si mantenga comunque su livelli sostenuti contribuisce,
                unitamente al peggioramento del clima economico mondiale, a ridurre ulteriormente l'eccedenza
                della bilancia dei pagamenti correnti. Per quanto riguarda infine l'inflazione si prevede che essa
                continui ad essere modesta.
            3) Rallentamento        del commercio mondiale
                L'ambiente esterno risulterà inoltre caratterizzato dalla necessaria transizione dei paesi dell'
                Europa centrale ed orientale verso l'economia di mercato. L'integrazione di tali economie nella
                divisione internazionale del lavoro determinerà un deciso incremento nella domanda di capitali,
                che si aggiungerà al fabbisogno già rilevante dei paesi in via di sviluppo. In assenza di u n aumento
                del risparmio, ciò manterrà i tassi d'interesse reali a livelli elevati.
                Il rallentamento della crescita statunitense, l'aumento del prezzo del petrolio, le sue ripercussioni
                sui passi in via di sviluppo e le trasformazioni inevitabili nell'Europa centrale ed orientale
                provocheranno un peggioramento del clima economico mondiale. Nel 1991 il PIL in termini reali
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               all'esterno della Comunità dovrebbe registrare un tasso d'incremento inferiore all'I % ; di
              conseguenza, sempre per il 1991, l'espansione del commercio mondiale (Comunità esclusa)
              risulterebbe inferiore a l 4 , 5 % in termini reali, con una netta flessione rispetto al 6 , 0 % del 1990 ed
              al 7,4 % del 1989. Inoltre le esportazioni della Comunità nel resto del mondo potranno risentire
              negativamente di un'ulteriore rivalutazione delle monete comunitarie: a fine novembre 1990 il
              valore in dollari dell'ecu risultava già superiore di oltre il 25 % al livello medio registrato nel 1989.
              Se si vuole che il commercio mondiale riprenda a crescere è indispensabile che l'Uruguay Round
              sia coronato dal successo.
          C. Prospettive per il 1991 ed il 1992
          Nel 1991 l'aumento del prezzo del petrolio, la crescita più lenta del commercio mondiale, la recessione
          statunitense e il forte apprezzamento delle valute comunitarie nei confronti del dollaro statunitense
          contribuiranno a determinare un tasso di crescita più moderato, all'incirca del 2 V4%, significativa­
          mente inferiore al 3,3 % del 1989 ed al 2,9 % del 1990. M c o r a una volta il rallentamento generale
          dell'attività economica è caratterizzato da notevoli divergenze nell'ambito della Comunità: la crescita
          raggiungerà il 3 % circa nella Germania occidentale, in Lussemburgo ed in Portogallo, ma solo l'I % ,
          se non addirittura meno, in Danimarca, Grecia e Regno Unito; negli altri paesi il tasso di crescita sarà
          prossimo a quello medio. È previsto che tutte le componenti della domanda interna accusino un
          cedimento, che risulterà però particolarmente marcato per gli investimenti.
          Nel 1991 la crescita dei livelli occupazionali accuserà comunque una flessione, passando dalla media
          dell'I,5% registrata nel corso del periodo 1987-1990 allo 0 , 6 % e determinando così una battuta
          d'arresto nel costante declino del tasso di disoccupazione registrato dalla maggior parte dei paesi nel
          corso degli ultimi anni. La situazione delle finanze pubbliche della Comunità subirà un leggero
          deterioramento, soprattutto in seguito all'aumento del disavanzo di bilancio tedesco che sfiorerà il
          5%delPIL.
          Giacché la redditività degli investimenti risulterà sostanzialmente inalterata, le prospettive per il 1992
          indicano come plausibile una ripresa della crescita: grazie soprattutto ad una nuova vitalità degli
          investimenti la domanda intema dovrebbe crescere del 3 % , rispetto al 2 , 3 % del 1991.
          Le prospettive per il 1991 e il 1992 risentono notevolmente di una situazione internazionale piena
          d'incognite, soprattutto per quanto riguarda l'evoluzione del prezzo del petrolio e l'andamento del
          dollaro. Per il primo di questi due fattori risulterà determinante l'esito del conflitto del Golfo.
          Il secondo fattore d'incertezza riguarda l'evoluzione della situazione statunitense. In complesso il
          deprezzamento del dollaro ha sinora prodotto effetti largamente positivi per la Comunità, poiché ha in
          ampia misura controbilanciato le ripercussioni inflazionistiche dell'aumento del prezzo dèi petrolio
          senza dar luogo a preoccupazioni per i suoi effetti sull'attività economica, ancora caratterizzata da un
          andamento sostenuto. Se tuttavia il dollaro dovesse improvvisamente subire un ulteriore calo di
          notevoli proporzioni, questo si ripercuoterebbe sempre in modo positivo sull'inflazione ma
          produrrebbe contemporaneamente effetti più sensibili sulle esportazioni e sugli investimenti e
          potrebbe così mettere alla prova la stabilità dello SME.
              II. OBIETTIVI DI POLITICA ECONOMICA NEL CORSO DELLA PRIMA FASE DELL'UNIONE
                                                   ECONOMICA E MONETARIA
          Per sostenere la crescita economica e l'occupazione nell'attuale contesto internazionale sfavorevole, la
          Comunità dovrà fare affidamento sulle proprie risorse; a questo scopo è di fondamentale importanza
          salvaguardare un clima di stabilità. La Comunità dovrà continuare ad applicare politiche monetarie e
          fiscali restrittive, che contribuiranno anche a mantenere i presupposti favorevoli alla crescita
          economica. Il completamento del mercato interno e le altre politiche strutturali, ulteriori migliora­
          menti della coesione economica e sociale e una politica dell'ambiente rafforzeranno a loro volta il
          potenziale della Comunità.
          La prima fase dell'unione economica e monetaria renderà inoltre più rigorose le esigenze in materia di
          convergenza dei prezzi e dei costi, oltre che dei saldi del bilancio, sul piano interno, e dei conti,con
          l'estero. In alcuni casi gli adeguamenti da effettuare risultano ancora di notevole portata, ed alcuni
          Stati membri dovrebbero elaborare fin d'ora programmi di aggiustamento a medio termine, in modo
          che si abbia la garanzia che tutti gli Stati membri siano in grado di partecipare alla fase finale
          dell'unione economica e monetaria.
 ---pagebreak--- N . C 53/12                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                 28. 2. 91
            Il deterioramento delle prospettive di crescita a breve termine della. Comunità non modifica
            necessariamente la valutazione sostanzialmente positiva delle potenzialità di fondo dell'economia
            comunitaria. E inevitabile che la crescita risenta in certa misura gli effetti dei fattori negativi, sia
            interni che esterni, attualmente all'opera, ma, purché si applichino politiche adeguate, le condizioni di
            redditività dovrebbero rimanere favorevoli e gli investimenti potrebbero riprendere la loro crescita
            determinando una sensibile ripresa nella creazione di posti di lavoro. Per essere all'altezza di queste
            esigenze è più che mai importante rafforzare il coordinamento delle politiche economiche
            conformemente a quante deciso sulla vigilanza multilaterale nell'ambito della prima fase dell'unione
            economica e monetaria.
            A. Mantenere un clima favorevole alla stabilità e alla crescita
            Nonostante un sensibile apprezzamento dell'ecu ed un rallentamento della crescita, l'inflazione si
            mantiene su livelli elevati. Nella situazione attuale la preoccupazione più immediata per la politica
            economica è dunque l'inflazione. L'aumento del prezzo del petrolio dà nuovo slancio all'aumento di
            costi e prezzi, che tendeva già ad assumere un andamento sempre più rapido; il livello tendenzialmente
            meno moderato delle richieste salariali rispetto agli anni '80 può risultare comprensibile dopo un
            lungo periodo di ripresa economica, ma mette in pericolo le prospettive di crescita a medio termine: la
            disoccupazione tocca ancora livelli molto alti ed occorreranno ancora molti anni di forti investimenti e
            di crescita sostenuta per tornare ad una situazione occupazionale accettabile, soprattutto nei paesi e
            nelle regioni che si trovano in una situazione di svantaggio. ~
            Affinché il clima economico della Comunità si mantenga favorevole alla crescita occorre bloccare
            immediatamente le pressioni inflazionistiche determinate dall'evoluzione del costo del lavoro e dal
            recente aumento del prezzo del petrolio, evitando al tempo stesso di dar luogo ad ulteriori divergenze.
            Bisogna quindi trarre gli opportuni insegnamenti dagli shock petroliferi precedenti. Possono essere
            necessarie anche misure di riqualificazione professionale, a sostegno degli aggiustamenti neces­
            sari.
            1) Evitare   una spirale inflazionistica
                                                                   Grafico 3
                                         Variabilità dei prezzi in seguito ai due shock petroliferi
                                                            Primo shock petrolifero
                                                EUR-12                                 EUR-7
                                                           massimo
                                                                                        massimo
                                                         medio
                                                                                   medio
                                                                                       mmimo
                                     MI   IMI   I r4 I I T4 I I TI I I 71 II I  I 71 I I 74 I   I 74 I I 7* I I 7S II
                                                           Secondo shock petrolifero
                                                                                      massimo
                                              medio
                                                                                        medio
                                      >1 l7(l  l;«l   l7Vl  lui  IMll         I  l7»l  I7fl   I7VI   Ini   1*011
 ---pagebreak--- 28. 2 . 9 1                             Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                    N . C 53/13
            I due precedenti shock petroliferi sono stati caratterizzati da unalirusca impennata dell'inflazione
            e da un'aumento delle divergenze esistenti tra i tassi d'inflazione degli Stati membri. Questi
            fenomeni risultavano particolarmente evidenti nella reazione allo shock petrolifero del 1973.
            Col senno di poi è possibile identificare nell'adozione di politiche inadeguate in quanto lassiste
            (quando non addirittura incongruenti tra loro) da parte degli Stati membri una tra le ragioni
            principali della debolissima convergenza dimostrata dalla Comunità europea nella seconda metà
            degli anni '70 (vedi grafico 3).
            La risposta al secondo shock petrolifero del 1979-1980 ha evidenziato alcuni miglioramenti nel
            coordinamento delle politiche, dovuti segnatamente allo SME; poiché tuttavia gli effetti dello
            shock del 1973 non erano stati ancora pienamente riassorbiti, la dispersione è rimasta elevata. Il
            miglioramento della coesione intema della Comunità ha richiesto lunghi e dolorosi sforzi nel
            corso degli anni '80.
            Dai tempi dello shock del 1979 il consenso in materia di politica economica ed il coordinamento
            della politica monetaria sono notevolmente migliorati rendendo così più facile seguire un'impo­
            stazione coordinata.
            L'esperienza dei precedenti shock petroliferi indica l'opportunità di un indirizzo di politica
            economica che non cerchi di compensare la perdita di domanda reale e di reddito direttamente
            risultante dall'aumento del prezzo del petrolio, ma resti invece orientata a garantire la stabilità dei.
            prezzi.
            In termini generali quindi:
            — i governi dovrebbero lasciare che il più elevato prezzo all'importazione del petrolio si
                ripercuota integralmente sui prezzi dei prodotti petroliferi nel mercato intemo; occorrerà
                inoltre rafforzare le politiche di risparmio dell'energia, per ridurre ulteriormente la dipendenza
                energetica;
            — la politica monetaria dovrebbe proseguire e, se necessario, anche rafforzare la propria
                impostazione antinflazionistica ed impedire anzitutto che s'inneschi una spirale salari-prezzi,
                non lasciando dubbi circa l'intenzione delle autorità di rifiutare una politica di accomoda­
                mento con l'inflazione;
            — la politica fiscale dovrebbe mantenere un indirizzo di consolidamento dei bilanci nel medio
                termine, senza cercare di compensare l'inevitabile perdita di domanda e di reddito che ogni
                aumento dei prezzi petroliferi comporta;
            — il coordinamento delle politiche economiche va rafforzato nel contesto della prima fase
                dell'unione economica e monetaria.
            Sino ad ora le politiche monetarie adottate nell^ Comunità hanno mantenuto generalmente un
            indirizzo restrittivo. Il recente apprezzamento delle monete comunitarie contribuisce a contro­
            bilanciare alcune delle pressioni inflazionistiche, lasciando alle autorità monetarie il difficile
            compito di giudicare se questo fattore basti a contenere le pressioni salariali di origine intema.
            L'accentuarsi dell'inclinazione della curva dei rendimenti, connesso all'aumento dei tassi di
            interesse a lungo termine, desta qualche preoccupazione, poiché può indicare, oltre ad un forte
            fabbisogno di capitali, anche aspettative d'inflazione crescenti. Tutto ciò rende dunque necessario
            un risoluto impegno nella politica da seguire.
            Le politiche effettivamente perseguite sinora sono state tuttavia meno convergenti di quanto non
            sia desiderabile: il calo dei tassi d'interesse, in un periodo d'inflazione in aumento, può rendere
            meno palese la determinazione delle autorità di combattere le aspettative inflazionistiche. Il
            rischio insito nel fatto di non prestare sin dall'inizio un'attenzione sufficiente alle conseguenze
            inflazionistiche dell'aumento del prezzo del petrolio e della dinamica salariale sul mercato intemo
            del lavoro è quello di dover comunque procedere, in un secondo tempo, ad un inasprimento della
            politica per reprimere le pressioni inflazionistiche, con costi peraltro maggiori.
            La liberalizzazione dei movimenti di capitali e la sempre più marcata stabilità dei tassi di cambio
            nell'ambito dello SME diminuiscono l'efficacia di politiche monetarie restrittive: la leva del tasso
            d'interesse può venir utilizzata in misura sempre minore se non si vuole sovraccaricare la politica
            monetaria. Da ciò deriva la necessità di un maggior coordinamento delle politiche economiche.
            Per garantire la stabilità globale del sistema la crescente simnietria dello SME deve essere associata
            ad un notevole impegno delle autorità monetarie in fatto di coordinamento.
            Per evitare d'imporre un onere eccessivo alla politica mohetaria la politica fiscale dovrà continuare
            a perseguire l'obiettivo di consolidamento finanziario a medio termine, anche se gli effetti degli
            «stabilizzatori automatici» e dell'aumento dei tassi d'interesse indurranno un temporaneo
 ---pagebreak--- N . C 53/14                                      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             28. 2. 91
                  deterioramento della situazione delle finanze pubbliche. È di particolare importanza che il settore
                  pubblico non utilizzi il risparmio per finanziare le spese correnti: se non si aumenterà
                  notevolmente il livello del risparmio, l'enorme fabbisogno d'investimenti della Comunità e
                  dell'Europa centrale ed orientale comporterà un incremento dei tassi d'interesse in termini reali ed
                  un effetto, estremamente intempestivo, di spiazzamento degli investimenti. Un aumento dei
                  risparmio pubblico resta il mezzo piìi diretto per accrescere il risparmio nazionale. Soprattutto in
                  Grecia ed in Italia, ma anche in Belgio, Portogallo, Paesi Bassi ed Irlanda il risparmio negativo del
                  settore pubblico ha ancora proporzioni di rilievo; in questi paesi il settore pubblico dovrebbe
                  migliorare il contributo recato al risparmio nazionale.
                 Il brusco aumento del disavanzo pubblico tedesco connesso all'unificazione desta parimenti
                 inquietudine poiché potrebbe rappresentare un onere eccessivo per la politica monetaria ed i
                 mercati finanziari, oltre a sostenere e rafforzare le aspettative inflazionistiche generate
                 dall'aumento di prezzo del petrolio.
            2) Salvaguardare i presupposti fondamentali di una crescita sostenuta e generatrice d'occupazione
                                                                             Grafico 4
                                                                Fattori favorevoli alla crescita
                      Reditti reali da lavoro dipendente prò capite                              Saggio di profitto del capitale fisso
                                   (media mobile triennale)                       T
                                                                                  IO                    (1961-1973 = 100)
                                                                                  1(0
                           Produttività ( ' )
                 0  I I t • I T I I I              I I T I I I r I I I I I I       «0 I I • I • I I r I
               ( ' ) Media mobile triennale.
                                                                    Investimenti fissi lordi
                                                                         (in % del PIL)
                                                    M
                                                    IO        IMS
                 Nel corso degli anni '80 la Comunità è riuscita ad ottenere un notevole miglioramento dei
                 presupposti fondamentali della crescita (vedi grafico 4). Con le opportune politiche monetarie e di
                 bilancio, occorre garantire che la perdita di reddito derivante dall'aumento del prezzo del petrolio
                 sia ripartita in modo adeguato tra salari e profitti, minimizzando così le ripercussioni negative
                 sulla redditività degli investimenti. La politica economica non può evitare una temporanea
                 flessione della crescita, ma prevenendo le ripercussioni secondarie inflazionistiche essa dovrebbe
                 consentire di preservare le condizioni essenziali ai fini di una robusta crescita a medio termine.
                 Come dimostra l'esperienza dei due precedenti shock petroliferi, l'evoluzione salariale svolgerà un
                 ruolo d'importanza cruciale per il mantenimento del potenziale di crescita della Comunità.
                 L'effettiva ripartizione dell'onere, costituito dalla perdita di reddito tra Stato, famiglie ed imprese,
                 dipenderà dalla situazione particolare del singoli Stati membri, ma occorre tener presente che
                 meno risulterà compromessa la redditività degli investimenti, tanto prima la crescita economica
                 darà segni di ripresa. Il sussistere di divergenze tra i diversi paesi nelle modalità di ripartizione di
                 questo onere potrebbe inoltre mettere in pericolo la necessaria convergenza delle economie degli
                 Stati membri: l'esistenza in alcuni paesi di dispositivi formali od informali d'indicizzazione dei
 ---pagebreak--- 28. 2. 91                                Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                     N . C 53/15
              salari può introdurre un elemento di eccessiva rigidità nell'evoluzione salariale. L'impegno alla
              stabilità monetaria, assunto nell'ambito della prima fase dell'unione economica e monetaria,
              comporta la rinuncia alla possibilità di riassorbire gli effetti della rigidità salariale con un aumento
              del livello dei prezzi o con variazioni del tasso di cambio; occorre quindi che la dinamica salariale
              mostri maggiore flessibilità nel seguire l'evoluzione dei paesi concorrenti.
              Un vigoroso impegno a favore della concorrenza e dell'apertura dei mercati offrirà un contesto
              coerente ed efficace per gli aggiustamenti in risposta alle forze di mercato, secondo quanto
              auspicato nella comunicazione della Commissione sulla politica industriale in un contesto aperto e
              concorrenziale.
          B. Sviluppo del potenziale comunitario
          Le politiche di carattere generale da attuare per impedire che si manifestino rinnovate pressioni
          inflazionistiche e divergenze nel tasso d'inflazione rispondono al tempo stesso anche all'esigenza di
          porre in essere le condizioni per la realizzazione dei grandi progetti della Comunità: l'unione
          economica e monetaria, il completamento del mercato interno e la coesione .economica e sociale,
          mentre al tempo stesso i progetti in questi campi completano le politiche attuate a livello
          nazionale.
          1 ) Realizzare appieno il mercato interno
              Per garantire il proprio futuro economico l'Europa ha avviato un programma volto a realizzare un
               mercato di dimensioni continentali. Uno tra i principali fattori che intralciano la Comunità
               rispètto ai suoi concorrenti sul piano mondiale è la frammentazione del suo mercato interno, che
            ' rende difficile raggiungere livellili ottimali di produzione, frena il progresso tecnologico ed
               impedisce l'evoluzione del settore terziario, la cui crescita risulta particolarmente vigorosa.
               L'apertura delle frontiere nella Comunità incrementerà la concorrenza dando impulso alla
               specializzazione ed all'efficienza delle attività produttive e migliorando così notevolmente le
               opportunità di scelta dei consumatori.
               Il programma relativo al mercato interno costituisce l'elemento trainante d'importanza decisiva
               per migliorare le prospettive di crescita della Comunità europea e la sua prosperità. Gli agenti
               economici si attendono per il 1992 di poter operare in un ambiente altamente concorrenziale,
               caratterizzato da nuove condizioni operative ed opportunità. Un numero sempre maggiore di
               imprese ha cominciato ad operare considerando orizzonti di mercato notevolmente allargati e
               modificando di conseguenza le proprie strategie. La crescita futura potrà provenire, oltre che dagli
               effetti dell'abolizione dei controlli alle frontiere interne e degli ostacoli tecnici al libero movimento
               di beni e servizi (per quanto riguarda questi ultimi particolarmente nel campo dei servizi
               finanziari), anche dagli effetti positivi derivanti dalla necessaria ristrutturazione del settore
               industriale e di quello terziario nonché dall'evoluzione delle strategie di mercato.
               Nel mercato unico un'efficace politica comunitaria della concorrenza sarà essenziale, poiché
               l'esistenza di misure e pratiche volte a ridurre o ad evitare la concorrenza (quali ad esempio sussidi
               più elevati od accordi per la suddivisione dei mercati) andrebbe a scapito dei summenzionati effetti
               positivi. Il coronamento del mercato interno con una moneta comune darebbe poi — come
               dimostrano recenti indagini presso le imprese — ulteriori impulsi al già positivo clima
               imprenditoriale.
               Le grandi aspettative così generate non devono venir deluse, ed occorre dunque rispettare la
                scadenza del 1° gennaio 1993 fissata per la piena realizzazione del mercato interno, E quindi
                d'importanza fondamentale che le rimanenti decisioni in merito alle proposte contenute nel libro
                bianco del 1985 siano prese il più presto possibile. Sono già stati realizzati notevoli progressi, e
                sono state prese decisioni che concernono tutti i settori dell'attività economica; la Commissione ha
                già presentato tutte le proposte previste dal libro bianco, più di due terzi delle quali è stato
                approvato dal Consiglio. La Commissione rivolge ormai la sua attenzione ai problemi
                dell'attuazione (finora è stato preso il 7 2 % circa dei necessari provvedimenti nazionali
                d'attuazione) ed al corretto funzionamento del mercato unico. Restano ancora da prendere alcune
                decisioni in merito ad importanti questioni connesse alla completa eliminazione dei controlli alle
                frontiere interne; il Consiglio deve trattare in via prioritaria tali problemi (tra i quah rientra il
                ravvicinamento delle aliquote delle imposte indirette) e controllare periodicamente la situazione,
                così da garantire che le decisioni prese siano tali da rendere il progresso verso la completa
                eliminazione dei confini interni altrettanto irreversibile del resto del programma. Entro la fine del
                1991 gli Stati membri dovranno accelerare il ritmo d'attuazione delle decisioni ed eliminare ogni
                eventuale ritardo.
 ---pagebreak--- N. C 53/16                                         Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                          28. 2. 91
            2) Migliorare la coesione economica e sociale
                Il conseguimento di una maggiore coesione economica e sociale avrà anch'esso un effetto positivo
                sulle prospettive di crescita; una crescita superiore alla media nei paesi meno favoriti contri­
                buirebbe infatti ad incrementare il potenziale di crescita dell'economia comunitaria nel suo
                insieme.
                Il rafforzamento della coesione economica e sociale e lo sviluppo armonioso di tutte le regioni
                d'Europa sono obiettivi ribaditi dall'articolo 130 del trattato nella formulazione datane dall'Atto
                unico europeo. La crescita superiore alla media dei paesi e delle regioni in questione, rilevata negli
                ultimi anni in Spagna, Portogallo ed Irlanda ma non in Grecia, ha cominciato a ridurre il divario
                esistente tra i redditi (vedi tabella 5) ed ha incrementato il potenziale di crescita dell'intera
                Comunità; tale divario rimane peraltro sensibile, e la sua eliminazione richiederà un impegno a
                lungo termine.
                                                                          TABELLA 5
                Il processo di recupero nella Comunità PIL (*} prò capite a prezzi di mercato correnti e parità di potere
                                                            d'acquisto correnti (EUR 12 = 100)
                                                     Grecia                   Spagna                       Irlanda                Portogallo
                                                                                                                                                (
                1985                                 56,8                      71,8                         65,2                      52,1
                1986                                 55,8                      72,2                         63,5                      52,7
                1987                                 54,2                      73,9                         64,9                      53,8
                1988                                 54,3                      74,7                         65,2                      54,0
                1989                                 54,1                      75,9                         67,2                      55,2
                1990                                 53,4'                     76,7                         68,8                      56,2
                1990-1985                           -3,4                      + 4,9                       + 3,6                      + 4,1
               (') Il fatto di far riferimento al PIL può fare apparire superiori alla realtà i progressi compiuti se ed in quanto i trasferimenti di
                    reddito all'estero possono aver superato la crescita nominale del PIL stesso.
               I paesi economicamente più forti potranno contribuire a questo processo mantenendo l'anda­
               mento dinamico della propria crescita ed aprendo il proprio mercato interno al commercio. Il
               raddoppiamento dei fondi strutturali ed il simultaneo rafforzamento degli strumenti finanziari
               porranno a disposizione di Grecia, Portogallo ed Irlanda risorse equivalenti ad una percentuale
               compresa tra il 3 ed il 5 % del PIL nel 1993, andando così a sostenere il notevole miglioramento
               delle politiche strutturali sinora realizzato. Le politiche economiche e sociali seguite a livello
               nazionale e comunitario devono fornire le basi per una crescita continua del PIL in termini reali,
               senza determinare pressioni inflazionistiche e squilibri insostenibili tanto interni quanto esterni.
               La responsabilità primaria del proprio sviluppo continuerà tuttavia a spettare ai paesi impegnati
               nel processo di recupero.
           3) Adeguamenti strutturali e flessibilità del mercato del lavoro
               Le politiche strutturali migliorano la capacità d'adattamento degli Stati menibri conferendo
               maggiore flessibilità al mercato dei beni ed a quello dei fattori produttivi e migliorando così in
               linea di massima la misura e la velocità con le quali i prezzi rispondono, su detti mercati, a
               cambiamenti della situazione. In tal modo le politiche strutturali rendono potenzialmente meno
               costoso, tra l'altro anche perché piìi rapido, il processo d'adeguamento a fattori di disturbo.
               Al di là del programma relativo al mercato interno, gli Stati membri hanno intrapreso vari
               miglioramenti strutturali per poter far fronte alla maggiore vivacità della concorrenza nel mercato
               unico. A tutt'oggi le iniziative principali riguardano la liberalizzazione dei mercati finanziari e la
               riforma dei regimi tributari applicabili alle persone fisiche e giuridiche.
 ---pagebreak--- 28. 2. 91                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                    N. C 53/17
              I governi hanno preso diverse iniziative per migliorare la capacità del mercato del lavoro a far
              fronte alle evoluzioni strutturali ed in molti Stati membri è stato attribuito un grado elevato di
              priorità a politiche d'istruzione e formazione professionale che costituiscono un importante
              strumento per riassorbire la disoccupazione di lunga durata.
              Le iniziative di politica strutturale riguardanti il mercato del lavoro dovranno essere rafforzate. La
              liberalizzazione degli scambi commerciali di beni e servizi che avrà luogo una volta realizzato il
              mercato unico sottoporrà senz'altro a sollecitazioni aggiuntive i mercati del lavoro ed in
              particolare i sistemi di determinazione dei salari. Per evitare nella misura del possibile effetti
              negativi sull'occupazione, gli attuali sistemi di determinazione dei salari negli Stati membri
              dovranno esser resi sufficientemente flessibili (con una differenziazione per settori industriali,
              professioni, regioni o imprese) da consentire un adeguamento rapido ed efficace a nuove
              situazioni di mercato.
              Anche nel settore del pubblico impiego la riforma strutturale dovrà progredire ulteriormente per
              migliorarne i livelli d'efficienza.
              Una maggiore efficienza economica ed una migliore allocazione delle risorse vanno perseguite non
              soltanta nella Comunità ma anche sul piano mondiale. L'Uruguay Round è un tentativo di
              cooperazione volto a promuovere gli scambi commerciali e la crescita economica; nella sua qualità
              di principale blocco commerciale a livello mondiale la Comunità ha un naturale interesse al
              successo di questa iniziativa, che costituisce al tempo stesso uno strumento atto a fornire una base
              migliore ai nostri partner commerciali più deboli, in particolare ai paesi dell'Europa centrale ed
              orientale d a quelli in via di sviluppo.
          4 ) La sfida ambientale
              Così come i precedenti shock petroliferi hanno contribuito a spezzare il parallelismo individuato
              negli anni '50 e '60 tra crescita economica e quantità d'energia utilizzata, in modo analogo si sta
              attualmente facendo strada una sempre maggiore consapevolezza, alla quale la crisi del Golfo ha
              dato ulteriore slancio, che occorre rompere il legame esistente tra crescita economica ed
              inquinamento. L'esperienza compiuta dai paesi dell'Europa orientale, che hanno un livello
              d'inquinamento molto superiore a quello dei più prosperi paesi della Comunità, dimostra tuttavia
              che tale legame non è diretto; i migliori risultati conseguiti dalla Comunità non debbono però
              essere motivo di autocompiacimento e vanno anzi migliorati in misura sostanziale. Si è fatto
              peraltro più chiaro il nesso tra il meccanismo dei prezzi e l'inquinamento: spesso i prezzi di
              mercato non rispecchiano pienamente il costo ambientale che la società deve sostenere per la
              produzione o l'impiego di determinati beni; inoltre gli operatori economici privati non sono
              propensi a tener conto degli effetti ambientali delle loro attività all'àtto di formulare decisioni
              riguardanti il consumo o gli investimenti.
              II nocciolo di qualsiasi politica globalmente diretta a far fronte al problema dell'inquinamento (al
              di là degli inevitabili dispositivi di regolamentazione) è quindi costituito dall'esigenza d'interna-
              lizzare questi effetti esterni a carico dell'ambiente per poter fornire le indicazioni corrette ai
              partecipanti al mercato.
              L'obiettivo è di trasformare le strutture della crescita economica in modo da raggiungere un
               sentiero di sviluppo sostenibile. Una politica più rigorosa di tutela dell'ambiente non rappresen­
               terà necessariamente un impedimento per l'imprenditore privato, ma potrà offrire significative
               opportunità di mercato per i prodotti ed i processi produttivi all'avanguardia in termini di rispetto
               dell'ambiente.
               Attualmente riscuote ampi consensi l'opinione secondo la quale nell'ambito della politica
               ambientale si dovrebbe ricorrere in misura maggiore a strumenti economici e fiscali, fermo
               restando che la politica ottimale consisterà come sempre in una combinazione equilibrata di
               dispositivi basati sul mercato e di strumenti tradizionali di regolamentazione. I principali esempi
               di strumenti economici e fiscali sono offerti da imposte, tasse od incentivi fiscali, sistemi basati su
               cauzioni rimborsabili, licenze d'emissione trasferibili ed aiuti finanziari o sussidi. Per quanto
               riguarda le imposte e tasse, andrebbero tenute nel debito conto le loro ripercussioni sulla posizione
               concorrenziale della Comunità e sugli obiettivi prioritari del mercato interno.
               Considerata l'importanza della dimensione internazionale dei fenomeni d'inquinamento è
               opportuno ricercare uno stretto coordinamento a. livello internazionale. Nell'ambito della
               Comunità occorre armonizzare in certa misura gli strumenti per evitare che le politiche perseguite
               possano entrare in conflitto con , altri obiettivi della Comunità, oltre che per garantire la
               compatibilità degli strumenti tra Stati membri quando il problema abbia carattere transnazio­
               nale.
 ---pagebreak--- N . C 53/18                                   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                  28. 2 . 9 1
            C . Politiche atte a realizzare una maggiore convergenza
            Sebbene la Comunità abbia migliorato in misura significativa la convergenza economica degli Stati
            membri rispetto agli inizi del decennio, alcuni paesi ed alcuni settori continuano tuttavia a presentare
            gravi problemi, senza contare che la prima fase dell'unione economica e monetaria comporterà
            esigenze più rigorose in fatto di convergenza. I notevoli progressi già realizzati testimoniano come la
            disciplina imposta dal meccanismo di cambio dello SME abbia prodotto effetti positivi; la situazione
            attuale degli Stati membri sotto il profilo della convergenza risulta infatti strettamente correlata alla
            misura nella quale si sono sottoposti a tale disciplina.
            1) Convergenza dei prezzi e dei costi
                 La convergenza dei prezzi risulta maggiore tra i paesi che sin dagli inizi si sono vincolati a
                 rispettare la banda stretta di fluttuazione dello SME. Dal 1986 in poi il tasso medio d'inflazione
                 (deflatore dei consumi privati) in questo gruppo di paesi è stato prossimo od inferiore al 3 % (vedi
                 grafico 5). La dispersione dei tassi d'inflazione dei singoli paesi risulta inferiore a quella rilevata
                 negli anni '60 ed il divario tra il tasso più elevato (3,6 % in Belgio) e quello più basso (2,4 % nei
                 Paesi Bassi) per il 1990 è di poco più di un punto percentuale (vedi tabella 6). In questi paesi la
                 ripresa dell'inflazione constatata nel 1990 e prevista per il 1991 non p u ò venir considerata
                 soddisfacente ai fini della stabilità e andrà quindi bloccata quanto prima.
                                                                  Grafico 5
                                              Convergenza dei deflatori dei consumi privati
                           EUR-12                                                               EUR-7
                           (variazionè percentuale annual)               26
                                                                         20
                                                                         16
                                                                         10
                                                         medio
                                                                           6
                                                                                  medio /
                                                                           0
                                                                          •6
                                                   1081    1988  1801
                La convergenza dei prezzi in questi paesi corrisponde già nelle grandi linee a quella necessaria per
                passare alla fase finale dell'unione economica e monetaria; la convergenza dei tassi d'inflazione è
                stata accompagnata da un netto rallentamento dei tasso d'incremento del costo unitario del
                lavoro, in termini tanto nominali quanto reali, che ha a sua volta migliorato la redditività degli
                investimenti. Ulteriori miglioramenti della redditività potranno tuttavia rivelarsi necessari nei
                paesi nei quali il livello di disoccupazione risulta particolarmente elevato oppure nei quali, come
                nel caso .della Danimarca, si è dovuto indurre un rallentamento della crescita economica per
                lottare contro l'inflazione e ridurre il disavanzo con l'estero.
                Un secondo gruppo di paesi presenta nel 1990 un tasso d'inflazione tuttora doppio rispetto a
                quello del primo gruppo. Vltalia, recentemente entrata a far parte della banda stretta del
                meccanismo di cambio dello SME, e la Spagna, entrata nella banda larga l'anno scorso, hanno
                realizzato anch'esse progressi significativi rispetto agli inizi degli anni '80, m a continuano a
                presentare una situazione molto meno positiva in termini di convergenza: entrambi questi paesi
                devono far fronte a forti pressioni salariali con aumenti del costo unitario del lavoro in termini
                nominali pari o superiori al 7 % nel 1990, a fronte dei valori inferiori al 4 % registrati dai paesi che
                fanno parte della banda stretta sin dagli inizi. Questi due paesi dovranno gradualmente migliorare
                nel corso dei prossimi due o tre anni i risultati ottenuti nella lotta all'inflazione, portandola al
                livello dei paesi della banda stretta. A questo scopo occorrerà assicurare una maggiore
                compatibilità tra le richieste di risorse facenti capo ai diversi settori dell'economia. Il fatto di
                prefiggersi obiettivi più ambiziosi ma realistici in materia d'inflazione e di perseguirli con una
                politica monetaria e fiscale orientata alla stabilità può contribuire a determinare u n ambiente
                stabile che fornisca un quadro di riferimento per la dinamica salariale.
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                                                                     TABELLA 6
                           Convergenza dell'inflazione nella Comunità nella seconda metà degli anni '80 (')
                                                            1981             1986              1989            1990               1991 (')
                                                                   Pae si con inflaziotle modesta e c onvergente (^)
           EUR-7                                             9,3               1,2              3,2              3,0                 3,8
           Belgio                                            8,1               0,3              3,4              3,6                 4,5
           Danimarca                                        12,0               3,5              5,0              2,8                 3,3     .
           Germania                                          6,0        " -0,2                  3,2              2,8                 3,9
           Francia                                          13,0               2,9              3,3              3,4                 3,6
           Irlanda                                          19,6               4,0              3,9              2,8                 3,5
           Lussemburgo                                       8,7               1,2              4,0              3,5                 4'0
           Paesi Bassi                                       6,3               0,2               2,1             2,4                 2,8
                                                                                 Paesi con elevata inflazione
           Italia                                           18,2               5,7              6,0              6,1                 6,3
           Spagna                                           14,3               8,7               6,6             6,8                 6,6
           Regno Unito                                      11,2               4,4               6,1             7,0                 6,3
                                                                               Paesi con inflazione a due cifre
           Portogallo                                       20,2             13,8              12,8            13,2                 12,6
           Grecia                                           22,7             22,0              14,4            20,5                18,5
          (') Deflatore dei consumi privati.
          (^) Dati previsionali.
          (•') Paesi che hanno fatto registrare tassi d'inflazione modesti e convergenti nella seconda metà degli anni '80; si tratta dei paesi
               che hanno fatto fin dagli inizi parte della banda stretta dello SME.
          Il Regno Unito, che ha recentemente aderito alla banda larga del meccanismo di cambio, sta
          attraversando una fase caratterizzata da un elevato tasso d'inflazione (pari al 7 % circa nel 1990
          per il deflatore del consumi privati, depurato dell'impatto della riforma delle imposte locali), oltre
          che da un ingente disavanzo delle partite correnti (pari a circa il 3 % del PIL nel 1990). Il
          rallentamento in corso dell'economia comporterà qualche miglioramento su questi due aspetti; il
          problema principale dell'economia britannica è posto dall'eccessivo incremento del costi salariali,
          tanto più preoccupante in quanto le contrattazioni in corso proseguono su tassi di aumento elevati
          e non danno segno di reagire al rallentamento dell'economia. Questa dinamica può in parte essere
          spiegata anche dalla composizione dell'indice dei prezzi al consumo. L'adesione del governo
          britannico agli accordi di cambio può influenzare in senso positivo le aspettative, determinando
          prospettive migliori per il Regno Unito in materia di disinflazione.
          Il Portogallo presenta tuttora un tasso d'inflazione molto elevato (pari al 13 % circa nel 1990), ed il
          costo unitario nominale del lavoro continua ad accusare una crescita troppo rapida. Per ridurre
          progressivamente l'inflazione al livello dei paesi della banda stretta occorrerà dunque uno sforzo
          continuo, che è peraltro possibile come ha dimostrato l'esperienza di altri paesi: nel 1982 e nel
          1983, quando la politica dei cambi nell'ambito dello SME si è fatta più rigorosa, l'Irlanda
          presentava tassi d'inflazione paragonabili a quelli attuali del Portogallo. La partecipazione del
          Portogallo al meccanismo di cambio sarebbe opportuna non appena possibile.
          L'economia greca è caratterizzata da gravi squilibri in molti settori, che impongono misure
          radicali. Il tasso d'inflazione nel 1990 supera il 2 0 % ed il disavanzo di bilancio ha raggiunto un
          livello senza precedenti nella Comunità, determinando un rapido aumento del rapporto debito
          pubblico/PIL. È dunque essenziale un aggiustamento di vasta portata, che andrebbe protratta nel
          medio periodo; il programma a medio termine recentemente presentato dal governo greco
          costituisce un passo nella giusta direzione.
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            2) Convergenza         delle politiche finanziarie
                Il miglioramento della convergenza n o n va perseguito soltanto in relazione ai costi e ai prezzi:
                anche le autorità publiche devono ridurre la l o r o d o m a n d a d i risorse, in m o d o d a evitare squilibri '
                insostenibili, migliorare le condizioni dell'offerta e disporre d i u n o spazio d i m a n o v r a p e r i casi in
                cui d i debba f a r f r o n t e a d andamenti negativi dell'economia.
               Nel settore della finanza pubblica il progresso verso la convergenza risulta nettamente m e n o
                m a r c a t o di quello realizzato in relazione a prezzi e costi, anche se le ripercussioni sulla stabilità
                monetaria e dei cambi sono rilevabili soltanto indirettamente e alla fine di u n lungo periodo d i
                accumulazione degli squilibri. E tuttavia essenziale migliorare la convergenza anche sotto questo
                profilo, poiché il sussistere d i posizioni d i bilancio insostenibili inficia a medio e lungo termine la
                credibilità dell'impegno a favore della stabilità monetaria e compromette inoltre la gestione della
                politica economica.
                Grecia ed Italia continuano a presentare disavanzi di bilancio eccessivi. In Grecia tale disavanzo,
                superiore al 18 % del PIL nel 1 9 9 0 , h a raggiunto livelli senza precendenti nella C o m u n i t à ; il debito
                pubblico h a subito u n r a p i d o aumento passanda d a m e n o del 3 0 % del PIL nel 1 9 8 0 al 9 0 % circa
                nel 1 9 9 0 (vedi tabella 7). Occorre quindi u n impegno di risanamento d i vasta p o r t a t a e p r o t r a t t o
                p e r vari anni, quale previsto nel p r o g r a m m a , di riassetto a medio termine recentemente
                adottato.
                                                                     TABELLA 7
                                                    Debito pubblico lordo nei paesi della Comunità
                                                                                                              (in percentuale   del PIL)
                                                             1980           1986           1989           1990             1991 (')
                Belgio                                       76,9          123,7          129,9          129,4              129,4
                Italia                                      59,0            88,5           98,9          100,9              102,9
                Irlanda                                     76,8           115,7          104,7          101,4                99,4
                Grecia .                                    28,8            65,3           85,1           89,5                94,3
                Paesi Bassi                                 45,9            71,7           77,6           77,8                78,5
                Portogallo                                  37,1            68,4           71,5           67,8                64,7
                Danimarca                                   39,3            67,2           63,3           62,8                63,3
                Spagna                                       18,1           48,5           45,2           44,7                42,6
                Germania                                    32,7            42,7           43,6           43,7                45,2
                Regno Un it o                               54,3            58,1           45,7           43,0                41,8
                Francia                                     24,6            34,2           36,0           36,1                36,1
                Lussemburgo                                  13,8           13,8             8,8           7,8                 6,8
                EUR-12                                      41,0            58,5           59,0           58,9                59,2
               ( ' ) Dati previsionali.
               Anche l'Italia si trova a fronteggiare u n elevato disavanzo d i bilancio (pari nel 1 9 9 0 al 1 0 % del
               PIL), che f a crescere il livello del debito pubblico in percentuale del PIL (circa il 1 0 0 % del PIL nel
               1 9 9 0 rispetto al 6 6 % nel 1982). La necessaria riduzione del tasso d'inflazione .dovrà essere
               accompagnata d a riduzioni significative dei disavanzi di bilancio, che consentano in u n p r i m o
               m o m e n t o d i stabilizzare e quindi di ridurre l'entità del debito in percentuale del PIL. U n processo d i
               disinflazione che n o n fosse accompagnato d a u n appropriato aggiustamento del bilancio
               comporterebbe u n a crescita ancor più rapida dell'incidenza del debito pubblico, c o m e è successo in
               Belgio nella prima metà degli anni ' 8 0 , il che renderebbe ancora maggiore l o sforzo d a compiere
               p e r arrivare al riassetto.
               Belgio, Portogallo, Irlanda e , in misura minore, i Paesi Bassi continuano a d avere problemi di
               bilancio connessi al livello del debito pubblico. In questi paesi occorre che l'entità del debito
               rispetto al PIL diminuisca, così d a ridurre i costi legati al servizio del debito e la vulnerabilità
               agli aumenti del tasso d'interesse. In Belgio il livello del debito pubblico risulta a tutt'oggi
               eccessivamente elevato (128 % del PIL nel 1990) e il disavanzo del bilancio è ancora t r o p p o alto
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          per riportare il rapporto tra debito pubblico e PIL su un sentiero discendente, in caso di
          rallentamento della crescita o di aumenti del tasso d'interesse. Il duplice provvedimento
          governativo volto a congelare in termini reali la spesa pubblica al netto degli interessi e a mantenere
          costante il disavanzo in termini nominali andrebbe applicato a tutti i livelli della pubblica
          amministrazione: soltanto applicandolo rigorosamente ed ovunque sarà infatti possibile garantire
          una graduale riduzione della quota del debito pubblico sul PIL, fondamentale per la stabilità a
          lungo termine. L'Irlanda è già riuscita a ridurre sostanzialmente il disavanzo, cosicché la quota del
          debito pubblico mostra una netta tendenza discendente, che andrà mantenuta.
          Nei Paesi Bassi il rapporto debito pubblico/PIL non raggiunge livelli altrettanto elevati che in
          Belgio e Irlanda, ma non è ancora pienamente stabilizzato; il saldo del bilancio va dunque tenuto
          sotto stretto controllo. La situazione del bilancio del Portogallo va parimenti migliorata
          parallelamente al processo di disinflazione, per continuare a progredire nella stabilizzazione della
          quota del debito pubblico.
                                                           TABELLA     8
                          Accreditamento ( + ) o indebitaménto ( - ) netto della pubblica amministrazione
                                                                                                   (in percentuale  del PIL)
                                                  1983        1985         1987        1989        1990          1991 (')
           Comunità                                -5,3       -5,2         -4,2         -3,0        -3,9           -4,1
                                                                     Paesi con disavanzo elevato
           Grecia                                  -8,3      -13,8        -12,0       -18,4       -18,6           -17,1
           Italia                                -11,8       -12,5        -11,2       -10,2       -10,0            -9,4
                                                                  Paesi con debito pubblico elevato
           Belgio                                -11,2        -8,5         -7,1         -6,6        -5,6           -5,9
           Irlanda                               -11,8       -11,3         -9,1 .       -3,2        -3,3'          -3,5
           Paesi Bassi                         -  -6,4        -4,8         -6,5         -5,3        -5,4           -4,7
           Portogallo                              -9,0      -10,1         -6,8         -3,8        -6,0           -5,6
                                                                              Altri paesi
           Danimarca                               -7,2       -2,2         + 2,2        -0,8        -1,4           -1,6
           Germania                                -2,5       -1,1         -1,9         + 0,2       -3,2           -4,8
           Spagna                                  -4,8       -7,0         -3,2         -2,7        -3,0           -1,8
           Francia                                 -3,2       -2,9         -2,0         -1,5        -1,2           -1,1
           Lussemburgo                             + 2,0      + 5,3        + 1,3        + 3,4       + 3,3          + 1,1
           Regno Unito                             -3,3        -2,7        -1,3         + 0,9       -0,2           -0,7
          (') Dati previsionali.
           Anche nella Germania unificata la situazione della finanze pubbliche dà luogo a preoccupazioni a
           causa del forte effetto espansivo della spesa pubblica connessa con l'unificazione. Benché nella
           fase di transizione sia giustificato sotto il profilo economico un disavanzo pubblico più elevato,
           destinato a finanziare gli investimenti, l'entità dell'attuale indebitamento esercita una pressione
           troppo forte sui tassi d'interesse. Inoltre, la forte domanda della Repubblica democratica tedesca
           può sottoporre ad eccessive sollecitazioni la capacità produttiva della Germania occidentale,
           generando pressioni inflazionistiche ed una rivalutazione del tasso di cambio in termini reali. Per
           prevenire questi rischi ed evitare d'imporre un onere troppo gravoso alla politica monetaria
           sarebbe opportuna una manovra restrittiva di politica fiscale. Se la forte domanda verrà
           soddisfatta con un'espansione delle importazioni dagli altri Stati membri, sarà minore la pressione
           sulle capacità produttive della Germania e si troverà stimolata l'attività negli altri paesi.
           In un ultimo gruppo di paesi, di cui fanno parte Danimarca, Spagna, Francia, Lussemburgo e
           Regno Unito, la situazione finanziaria in termini d'accreditamento od indebitamento netto della
           pubblica amministrazione e di debito pubblico sembra jessere sotto controllo e non pone problemi
           di convergenza per la Comunità, anche se l'incremento dei disavanzi di bilancio di Danimarca e
           Regno Unito merita attenzione. Questa valutazione d'indole generale non riduce tuttavia in alcun
 ---pagebreak--- N. C 53/22                                Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                  28. 2 . 91
              modo l'esigenza, valida anche per gli altri paesi, di migliorare le caratteristiche strutturali delle
              finanze pubbliche a vantaggio della componente «offerta» dell'economia, di prepararsi almercato
              unico del 1992 e d'aumentare la flessibilità dei bilanci necessaria per un più adeguato «policy
              mix» . Ciò comporterà in particolare un miglioramento deUa struttura delle entrate e delle spese,
              riducendo in alcuni casi la quota della spesa pubblica sul PIL e alleviando la pressione
              fiscale.
              Inoltre alcuni paesi di quest'ultimo gruppo continuano a risentire di forti pressioni inflazionistiche
              e di elevati disavanzi nei conti con l'estero (è il caso di Regno Unito e Spagna) ovvero di un debito
              estero elevato (come nel caso della Danimarca); in questi paesi occorre dunque mantenere un
              approccio prudente in materia di politica di bilancio.
           3) Convergenza     dei saldi della bilancia dei pagamenti
              In. un'economia in fase d'integrazione, caratterizzata dalla completa liberalizzazione dei
              movimenti di capitali e da una crescente fissità dei tassi di cambio, la convergenza dei saldi delle
              bilance dei pagamenti correnti va giudicata in un contesto differente e l'adeguatezza degli squilibri
              delle partite correnti va valutata caso per caso.
              La Spagna deve far fronte ad un disavanzo elevato e crescente delle partite correnti (superiore al
              3,5 % del PIL nel 1990). Un tale disavanzo non sarebbe di per sé preoccupante nel caso spagnolo,
              purché avesse come contropartita importazioni di capitali volte a finanziare una rapida crescita
              degli investimenti produttivi; ciò che desta preoccupazione tuttavia, specialmente se il prezzo del
              petrolio dovesse mantenersi elevato nei mesi futuri, è la rapidità del peggioramento della bilancia
              di parte corrente, che era ancora in equilibrio nel 1987. Si prevede peraltro che il disavanzo si
              stabilizzi nel 1991. Per mantenere la stabilità del tasso di cambio, occorre che il tasso di aumento
              del costo unitario del lavoro in Spagna venga rapidamente portato ad un livello inferiore a quello
              dei principali partner commerciali, per migliorare la concorrenzialità del paese. Ciò porrebbe
              parimenti le condizioni per la continuazione della crescita vigorosa che è necessaria tanto per
              ridurre il livello di disoccupazione persistentemente elevato quanto per consentire un prosegui­
              mento del processo di recupero economico. Queste considerazioni sono valide anche nel caso della
              Grecia, paese in cui il saldo dei conti con l'estero ha subito, un netto deterioramento negli ultimi
              anni.
              In Italia il saldo esterno, pur non dando ancora motivo di preoccupazione, rende tuttavia
              opportuno un esame critico della concorrenzialità verso Testerò. Nel Regno Unito, sebbene si
              preveda un certo miglioramento della bilancia dei pagamenti correnti, occorrerà continuare à
              seguire da vicino la dinamica dei costi.
              I saldi delle partite correnti dei paesi che hanno aderito dall'inizio alla banda stretta sembrano in
              Hnea di massima sostenibili. L'attivo tedesco, che aveva dato luogo a preoccupazioni negli ultimi
              anni, sta subendo un ridimensionamento di notevole portata in seguito al riorientamento dei flussi
              commerciali derivante dal processo d'unificazione. Notevoli progressi sono stati compiuti in
              Danimarca, dove per la prima volta dagli inizi degli anni '60 la bilancia delle partite correnti si
              chiude con un saldo positivo: questo risultato è stato tuttavia ottenuto con considerevoli costi in
              termini di crescita economica. Un ulteriore incremento della concorrenzialità potrà contribuire a
              consolidare questo miglioramento, a livelli più elevati di attività economica ed occupazione.
              Adottando politiche monetarie, di bilancio e strutturali adeguate, sarà possibile riassorbire le
              ripercussioni dell'aumento del prezzo del petrolio e le pressioni inflazionistiche inteme,
              salvaguardando così le condizioni fondamentali positive della crescita economica nella Comunità.
              Lo sviluppo del potenziale produttivo comunitario migliorerà la componente «offerta» dell'eco­
              nomia e contribuirà alla ripresa della tendenza della crescita nel medio periodo. Una tale "
              combinazione di politiche economiche risponde nel contempo alle esigenze per poter progredire
              con successo nella direzione dell'unione economica e monetaria.
 ---pagebreak---  28. 2. 91                                           Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                          N. C 53/23
                                                  PRINCn'AU INDICATORI ECONOMICI 1988-1992
                                                              COMUNITÀ, USA E GIAPPONE
(a) PIL a prezzi costanti (')                                                  (b) Domanda intema a prezzi costanti
      (variazione percentuale annua)                                               (variazione percentuale annua)
                   1988        1989    1 9 9 0 (*)   1991 { ' ) 1992 (*)                      1988       1989     1 9 9 0 C') 1991 C )     1992 C^)
B                   4,3         4,0         3,5        2V,         2'U         B               4,3        5,0          4,0        2%          2%
DK                -0,4          1,3         0,9        1           vu          DK            -2,2         0,8      -0,8          -V4           1
D                   3,7         3,3         4,3        3y,         1           D               3,8        2,7          3,7        3V4         2V4
GR                  4,0       . 2,6         1,2        1           IV.         GR              5,6        4,2          2,1        1            1%
E                   5,0         4,9         3,5        2V2         3V4         E               7,3      . 7,7          5,3        3           3V4
F                   3,3         3,6         2,5        vh          VU         F                3,5        3,1          2,9        l'U         3
IRL                 3,7         5,9         4,5        2%          3^4        IRL              0,2        6,1          6,4          %         4%
I                   3,9         3,2         2,6        2%          vu          I               4,6        3,3          2,9        2V4         3V4
L                   4,3         6,1         3,2        3           31/4        L               2,7        5,3          5,2        4'4         4
NL                  2,7         4,0         3,4        2           2V2        NL               2,0        4,3          3,9        IV4         2
P                   3,9         5,4        4,2         3>/,        33/4       P                7,4        4,1          5,0        3'4         4V4
UK                  4,1         2,2         1,5          'U        l'k         UK              7,3        3,1          0,9          V2        2V4
CE                  3,8         3,3        2,9 ^       2%          l'h        CE               4,8        3,6          3,0        2V4         3
USA                 4,6         2,5         1,0          V4        1           USA             3,2        1,9          0,6       -V4             V4
JAP                 5,7         4,8         6,0        4%          4          JAP              7,5        5,8          6,0        4V4         4V4
(c) Deflatore dei consumi privati                                              (d) Bilancia dei pagamenti correnti
     (variazione percentuale annua)                                                (in % del PIL)
                  1988         1989    1990 (*)      1991 {*)   1 9 9 2 ("•)                  1988 ,     1989     1990 C^)    1991 {")     1992 (»)
B                   1.8         3,4         3,6        4V;,         yii       B                1,0        1,0         0,3      -      V4        0
DK                  4,9         5,0        2,8         3%          2          DK             -1,8      -1,3           0              V4         IV4
D                   1,3         3,2        2,8         4           3'4        D                4,1        4,7         2,6           V4            V4
GR                 14,0        14,4      20,5         18'4       15           GR             -1,7      -4,8        -5,1        - 5          -4V2.
E                   5,1         6,6        6,8         6V4          5'4       E              -1,1      -2,9        -3,8        -4           -4
F                   3,0         3,3        3,4         3V2         3          F              -0,4      -0,2        -0,3        -    '4      -      V4
IRL                 2,5         3,9        2,8         3Va         2V,        IRL              1,8        1,6          1,2           Vz           V4
I                   4,8         6,0        6,1         6V4         5V2        I              -0,6      -1,3        -1,3        -IV4         -IV4
L                   2,6         4,0        3,5         4           3'4        L               34,3       31,5       27,3         24           ivu
NL                  0,7         2,1        2,4         2V4         2V2        NL               2,4        3,6          3,3         3'4          V/i
P                  10,0        12,8      13,2         12'4 ,     11           P              -4,4      -1,2        -1,2        -1%          -1%
UK                  5,0         6,1        7,0         6 V 4       4^/4       UK                        -3,7       -2,8        - 2          -2
CE                  3,7         4,9        5,1         5V4         4V,        CE               0,2        0,2      -0,3        -      V4    -     %
USA                 4,1         4,4        5,1         6V4         5V2        USA            -2,4      -1,8        -1,7        - I V 4      -IV,
JAP                 0           1,7        2,5         2V4         2V4        JAP              2,8        2,2          1,6         V/i          2
("•) Previsioni, ottobre 1990.
(') Per gli USA e il Giappone, PIL a partire dal 1989.
 ---pagebreak--- N. C 53/24                                             Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                            28. 2. 91
(e) Tasso di disoccupazione in % della                                           (f) Indebitamento ( - ) o accreditamento ( + )
    popolazione attiva civile                                                        netto della P.A. (in % del PIL)
                 1988         1989       1990 (*)    1991 (»)     1992 (»)                        1988                1989            1 9 9 0 (») 1991 C')   1992 (
B                10,0          8,5          7,8           7%          T h        B                -6,6                -6,6               -5,6       - 6      -5V2
DK                 6,5         7,7          8,2 .         8%          8V4        DK                  0,2              -0,7               -1,4       -IV2     - 1
D                  6,1         5,5          6,0           6%          e'k        D                -2,1                    0,2            -3,2       -4V4     -3V2
GR                 7,7         7,8          8,1           9%          9Va        GR             -15,6               -18,4             -18,6       -17        -15
E                19,3         17,0         15,8        15V2         15           E                -3,2                -2,7               -3,0       -IV4     - 1
F                  9,9         9,4          8,9           8%         "814        F                -1,7                -1,5               -1,2       - 1      - 1
IRL              17,6         17,0         16,5        16>4         I6V2         IRL              -5,3                -3,5               -3,3       - y / i  -3V2
I                10,8         10,8         10,2        IOV4         IOV4         I              -10,9               -10,2             -10,0         -9V4     -9V4
L                  2,1         1,8          1,7           IV2         IVz        L                   2,1                  3,2               3,3      _ 1V4      1
NL                 9,3         8,7          7,4           7V4         7          NL               -5,2                -5,2               -5,4       -4V4     -4'4
P                  5,6         5,0          4,4           5           5          P                -5,4                -3,8               -6,0       -5V2     -4V4
UK                 8,5         7,0          6,4        TU       .     8          UK                  1,1                  0,9            -0,2         -V4      -V2
CE                 9,7         8,9          8,5           8%          8%         CE               -3,7                -3,0               -3,9       - 4      -3'4
USA                5,5         5,2          5,4           6           6%         USA              -3,6                -2,0               -2,3       -2V4     - 2
JAP                2,5         2,3          2,2           2%          2V4        JAP                 2,1                  1,8               2,7        2V,      2V4
(g) Occupazione totale                                                           (h) Salario reale prò capite (')
    (variazione percentuale annua)                                                    ( variazion e p e r c e n t u a l e a n n u a )
                 1988         1989       1990 ( ' )  1991     n   1 9 9 2 (»)                     1988                1989            1 9 9 0 (*) 1991 (»)   1992 ( ' )
B                  1,5         1,3          0,9            V 4         V4      ' B               -0,1                    0,5               2,6        2V2       2V4
DK              -0,6         -0,5         -0,2           0             V2        DK              -0,4                -1,3                  0,4       -V4        1
D                  0,6         1,4          2,4          1V2         1           D                  1,9              -0,3                  1,9        IV4         V4
GR                 1,6         0,4          0,7         -V2         0            GR                 2,8                  3,9           -2,1        -IV2      - IV2
E                  2,9         4,1          2,7          IVz         1%          E                  1,3              -0,8                  1,3       • V4       1
F                  0,6         1,2          1,2            V4        •V 4        F                  1,0                  1,5               2,0        1         IV2
IRL                0,4         1,1          1,6            V4          V4        IRL                1,6              -1,5                  1,5        IV4       IV4
I                  1,4         0,5          1,0            V 4         V2        I                  3,8                  3,0               2,6        2V2       2V4
L                  3,1         3,7          2,4          1V4         1V2         L                  0,5              -0,2                  2,6        IV4       2V4
NL                 1,3         1,6          1,7            V4        1           NL                 0,7              -1,5                  2,2        IV2       IV2
P                  0,1         2,3          1,9            V 4         Vz        P                  3,1                  0,2               3,3        2V4       2V2
UK                 3,2         2,8 •        2,0         -V2         0            UK                 2,1                  2,5               3,2        2V4       IV4
CE                 1,5         1,6          1,7            V 4         V4        CE                 1,8                  1,1               2,2        IV2       IV2
USA                2,9         2,0          0,9            V4          %         USA                0,9              -0,7                  0            V4        V4
JAP                1,6         1,7          1,6          1V4         1           JAP                3,7                  2,2               3,0        3         2^4
(*) Previsioni, ottobre 1990.
(') Deflazionato con il deflatore dei consumi privati.
 ---pagebreak--- 28. 2. 91                                         Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         N . C 53/25
(i) Investimenti fissi lordi in costruzioni                                 (j) Investimenti fissi lordi in macchinari e attrezzature
    (variazione % annua, prezzi costanti)                                        (variazione % annua, prezzi costanti)
                 1988         1989    1990 (»)    1991 (*) 1992 (*)                         1988        1989    1 9 9 0 (») 1991 (»)    1 9 9 2 (*)
B                15,0          9,6        4,7                3V4            B                17,7        19,0      10,0        8,0         8V4
DK              -3,1        -4,2       -6,1        -VU      - %             DK'             -7,5 '         5,5       1,8       2V2         3'4 .
D                  4,7         5,1        5,2        2       2V4            D                 7,7          9,7     11,4        7           6
GR                 7,6         2          2,0        2       3V,            GR               10,8        17,3        4,0       4           6
E                12,6         13,3      11,5         6       7              E                16,5        14,1        5,4       4           5V4
F                  6,2         4,5        3,0        2       3V2            F                 8,9          6,9       4,5       4        , 5V4
IRL             -0,7           9,8      10,6         6%      6%             IRL               5,6        14,1        9,8       6V4         6'4
I                  3,7         3,6        2,5        2V,     l'h            I                 6,4          6,3       3,4       4           5V4
L                  9,9         8,8         8,2       5       4V2            L               -5,4         14,9      12,0        6V4         5V4
NL                11,8         2,6        0,8      -IV2      l'h            NL                6,8     ,   5,5        5,5       y / i       2V4
P                 10,1         7,5         7,0       4V2     5V,            P                23,2          9,0     11,0        8           8'4
UK                 6,1      -0,4       -2,2:         - %      1%            UK               17,7        10,0     -0,3       -2V4          3V4
CE                 6,4         4,7         3,6       2       3%             CE               10,4          8,9       5,1       3V4         5V4
(k) Investimenti fissi lordi totali                                          (1) PIL prò capite
     (variazione % annua, prezzi costanti)                                       (CE = 100), prezzi correnti e standard di potere d'acquisto
                 1988         1989    1 9 9 0 (*) 1991 (*) 19920                            1960        1973       1986     1991 { ' )  1 9 9 2 (»)
B                 16,0        13,6         7,0        3Vz    514            B                95,4       101,3     101,0      103,3       104,0
DK               -6,5       -0,1       -2,6           0      IV2            DK              118,4       113,3     116,7      104,2       103,9
D                  5,9      . 7,1          8,0      • 4>4    4              D -             118,0       111,2    114,3       112,5       110,9'
GR                 9,0         8,6.        2,9        3      4%             GR               38,7        56,9       55,8      52,8         52,4
E                 14,0        13,6         8,9        5V4    6V4            E                59,6        78,1       72,2      77,1         77,8
F                  7,5         5,9         3,8        3V4    4Va            F               105,9       110,6     110,1      108,9       109,3
IRL                0,3        12,1       10,2         6'4    6V4            IRL              60,8        59,0       63,5      69,2         70,4
I                  4,9         5,1         3,0        31/4   4              I                86,6        •93,4    103,2      104,4       104,9
L                  3,2        11,5       10,0         5V4    5%             L               158,4       142,3     124,2      125,4       127,4
NL                 9,8         3,9         2,9          V4   l'h            NL             118,7        113,2     106,3      103,6       103,6
P                 15,0         8,3         9,1        6V4    7              P                38,8        56,4       52,7      56,9         57,7
UK                13,1         4,8      -1,2        -Vk      Vh             UK              128,7       108,5     105,1      104,0       104,1
CE                 8,4         6,8         4,4        3      4V4            CE              100,0       100,0     100,0      100,0       100,0
USA                5,4         1,6         0,4      - 1      3V4            USA             190,0       162,0     155,8      147,4       144,9
JAP               13,4        10,8         9,9        5      6              JAP              55,9        96,4     111,0      122,5       125,4
(*) Previsioni, ottobre 1990.
Fonte: servizi della Commissione.