CELEX: 62020TN0088
Language: it
Date: 2020-02-13 00:00:00
Title: Causa T-88/20: Ricorso proposto il 13 febbraio 2020 — Rivière e a./Parlamento

6.4.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 114/17
            
         
      Ricorso proposto il 13 febbraio 2020 — Rivière e a./Parlamento
      (Causa T-88/20)
      (2020/C 114/18)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: Jérôme Rivière (Nizza, Francia) e altri dieci ricorrenti (rappresentante: F. Wagner, avvocato)
      
         Convenuto: Parlamento europeo
      
         Conclusioni
      
      I ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione orale del presidente del Parlamento europeo del 13 gennaio 2020, che vieta la presenza di una bandiera nazionale sui banchi dei deputati;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il Parlamento europeo alla totalità delle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, i ricorrenti deducono tre motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, relativo alla violazione e allo snaturamento in diritto e in fatto dell’articolo 10 del regolamento interno del Parlamento europeo nonché alla violazione dell’articolo 4 del Trattato sull’Unione europea, in particolare poiché la bandierina che i parlamentari collocano sui loro banchi non è una bandiera né uno striscione. Inoltre, la presenza di siffatta bandierina non comprometterebbe il regolare svolgimento dei lavori parlamentari, né il corretto funzionamento delle attrezzature del Parlamento o l’ordine in Aula, e non costituirebbe un comportamento inappropriato.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, relativo alla violazione della prassi anteriore del Parlamento europeo e del principio della certezza del diritto che, secondo la giurisprudenza, è riconosciuto dalla Corte di giustizia dell’Unione europea come un «requisito fondamentale».
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, relativo all’abuso di potere, poiché, ai sensi dell’articolo 22 del regolamento interno del Parlamento europeo, il presidente non disporrebbe unilateralmente del potere di rifiutare di dare la parola a un deputato per il motivo che ha invocato. I ricorrenti sostengono che è l’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo che disciplina le questioni relative allo svolgimento delle sedute.