CELEX: 61999TJ0066
Language: it
Date: 2003-12-11
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quinta Sezione) dell'11 dicembre 2003. # Minoan Lines SA contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Regolamento (CEE) n. 4056/86 - Accertamenti nei locali di una società diversa da quella cui è destinata la decisione di accertamento - Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) - Disciplina statale del trasporto marittimo e prassi delle autorità pubbliche - Applicabilità dell'art. 85 del Trattato - Imputabilità del comportamento costitutivo d'infrazione - Ammenda - Applicazione degli orientamenti per il calcolo delle ammende. # Causa T-66/99.

Causa T-66/99 Minoan Lines SAcontroCommissione delle Comunità europee
            «Concorrenza – Regolamento (CEE) n. 4056/86 – Accertamenti nei locali di una società diversa da quella cui è destinata la decisione di accertamento – Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) – Disciplina statale del trasporto marittimo e prassi delle autorità pubbliche – Applicabilità dell'art. 85 del Trattato – Imputabilità del comportamento costitutivo d'infrazione – Ammenda – Applicazione degli orientamenti per il calcolo delle ammende»
            
               
                  Sentenza del Tribunale (Quinta Sezione) 11 dicembre 2003  
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime della sentenza
         
         
                  1..
                  Diritto comunitario – Principi – Diritti della difesa – Rispetto nell'ambito dei procedimenti amministrativi  [Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 14, e (CEE) n. 4056/86, art. 18] 
         
                  2..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Limiti – Tutela contro gli interventi arbitrari o sproporzionati della pubblica autorità  [Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 14, e n. 4056/86, art. 18] 
         
                  3..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Portata – Accesso ai locali delle imprese – Limiti – Indicazione dell'oggetto e dello scopo dell'accertamento – Diritto di adire il giudice comunitario  [Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 14, e n. 4056/86, art. 18] 
         
                  4..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Accesso ai locali delle imprese – Impresa non contemplata nella decisione di accertamento – Presupposti per l'accesso  (Regolamento del Consiglio n. 4056/86, art. 18) 
         
                  5..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Cooperazione volontaria dell'impresa – Conseguenze sulla possibilità di dimostrare un'ingerenza eccessiva della pubblica autorità  (Regolamento del Consiglio n. 4056/86, art. 18) 
         
                  6..
                  Concorrenza – Intese – Impresa – Nozione – Unità economica – Imputazione delle infrazioni  [Trattato CE, art. 85, n. 1 (divenuto art. 81, n. 1, CE)] 
         
                  7..
                  Concorrenza – Intese – Posizione dominante – Impresa – Nozione – Unità economica – Imprese che intrattengono un rapporto verticale – Criteri  [Trattato CE, artt. 85 e 86 (divenuti artt. 81 CE e 82 CE)] 
         
                  8..
                  Concorrenza – Norme comunitarie – Ambito di applicazione ratione materiae – Comportamento imposto da provvedimenti statali – Esclusione – Presupposti  [Trattato CE, artt. 85 e 86 (divenuti artt. 81 CE e 82 CE)] 
         
                  9..
                  Concorrenza – Intese – Accordi tra imprese – Nozione – Gentlemen's agreement in merito al comportamento da adottare sul mercato  [Trattato CE, art. 85, n. 1 (divenuto art. 81, n. 1, CE)] 
         
                  10..
                  Concorrenza – Intese – Partecipazione a riunioni di imprese aventi un oggetto anticoncorrenziale – Comportamento di per sé costitutivo di un'infrazione  [Trattato CE, art. 85, n. 1 (divenuto art. 81, n. 1, CE)] 
         
                  11..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Criteri definiti negli orientamenti adottati dalla Commissione – Applicabilità alle infrazioni alle regole di concorrenza nel settore dei trasporti marittimi  (Trattato CECA, art. 65, n. 5; regolamenti del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2, e n. 4056/86, art. 19, n. 2) 
         
                  12..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Riduzione dell'importo dell'ammenda come corrispettivo di una cooperazione – Ricorso di annullamento – Nuova valutazione della portata della riduzione – Esclusione  (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15) 
         
         1.
          In tutti i procedimenti promossi ai sensi delle norme del Trattato in materia di concorrenza i diritti della difesa devono
         essere rispettati dalla Commissione sia nei procedimenti amministrativi che possono portare all'irrogazione di sanzioni, sia
         nello svolgimento delle procedure d'indagine previa, perché è necessario evitare che i detti diritti vengano irrimediabilmente
         compromessi nell'ambito di procedure d'indagine previa, fra cui, in particolare, gli accertamenti, che possono essere determinanti
         per la costituzione delle prove dell'illegittimità di comportamenti di imprese atti a farne sorgere la responsabilità. v. punti 47-48
         
         2.
          Per quanto riguarda i poteri di accertamento attribuiti alla Commissione dall'art. 14 del regolamento n. 17 e la misura in
         cui i diritti della difesa limitano la loro ampiezza, l'esigenza di una tutela contro interventi delle pubbliche autorità
         nella sfera di attività privata di una persona, fisica o giuridica, che siano arbitrari o eccessivi, rappresenta un principio
         generale del diritto comunitario. Infatti, in tutti i sistemi giuridici degli Stati membri gli interventi delle pubbliche
         autorità nella sfera di attività privata di ogni persona, fisica o giuridica, devono essere fondati sulla legge ed essere
         giustificati dai motivi che questa contempla; tali ordinamenti prevedono pertanto, pur se con modalità diverse, una tutela
         contro interventi arbitrari o eccessivi. v. punto 49
         
         3.
          Emerge tanto dallo scopo del regolamento n. 17 quanto dall'elenco, all'art. 14 dello stesso, dei poteri attribuiti agli agenti
         della Commissione che gli accertamenti possono avere una portata molto ampia. L'esercizio di tali ampi poteri è tuttavia sottoposto
         a condizioni idonee a garantire il rispetto dei diritti delle imprese interessate. In proposito, l'obbligo della Commissione di indicare l'oggetto e lo scopo di un accertamento è fondamentale non solo per
         evidenziare la giustificatezza dell'intervento che s'intende effettuare all'interno delle imprese interessate, ma anche per
         consentire a queste ultime di comprendere la portata del loro dovere di collaborazione, pur facendo salvi al contempo i loro
         diritti di difesa. Del pari, la Commissione è tenuta ad indicare nella decisione che ordina un accertamento, in maniera il più possibile precisa,
         l'oggetto della ricerca nonché gli elementi sui quali deve vertere l'accertamento. Una simile prescrizione è atta a tutelare
         i diritti della difesa delle imprese interessate, in quanto tali diritti sarebbero gravemente compromessi qualora la Commissione
         potesse fondarsi, nei confronti delle imprese, su prove che, conseguite durante un accertamento, siano estranee all'oggetto
         ed allo scopo di questo. Infine, l'impresa destinataria della decisione può presentare avverso quest'ultima un ricorso di annullamento dinanzi al giudice
         comunitario; nel caso in cui tale ricorso sia accolto, alla Commissione sarà impedito di avvalersi di tutti i documenti o
         atti probatori raccolti nell'ambito dell'accertamento di cui trattasi. v. punti 51, 54-56
         
         4.
          La Commissione deve assicurare nei suoi accertamenti il rispetto del principio della legittimità dell'azione delle istituzioni
         comunitarie e del principio della tutela contro interventi arbitrari delle pubbliche autorità nella sfera di attività privata
         di una persona, fisica o giuridica. Sarebbe sproporzionato e contrario alle disposizioni del regolamento n. 4056/86, che determina
         le modalità di applicazione degli artt. 85 e 86 del Trattato ai trasporti marittimi, e ai principi fondamentali del diritto
         riconoscere alla Commissione, in generale, il diritto di accedere, in forza di una decisione di accertamento indirizzata a
         un ente giuridico determinato, ai locali di un ente giuridico terzo con il mero pretesto che questo è strettamente legato
         al destinatario della decisione di accertamento ovvero che la Commissione pensa di poter rinvenire colà documenti di quest'ultimo,
         come pure il diritto di effettuare accertamenti in tali locali in base alla detta decisione. La Commissione non eccede tuttavia i suoi poteri d'indagine allorché agisce con diligenza e nel pieno rispetto del suo dovere
         di assicurarsi per quanto possibile, prima dell'accertamento, che i locali che intende ispezionare appartengano effettivamente
         all'ente giuridico sul quale intende indagare. Essa si mantiene nei limiti della legittimità qualora, dopo aver appreso che
         i locali oggetto dell'accertamento non appartengono all'impresa menzionata nella decisione, essa possa ritenere che tali locali
         siano comunque utilizzati dall'impresa inizialmente considerata nella decisione per sviluppare le sue attività commerciali,
         posto che la società che vi è installata, pur essendo giuridicamente distinta dalla società destinataria della decisione,
         è il suo rappresentante e gestore esclusivo delle attività oggetto dell'indagine. Infatti, il diritto di accedere a tutti
         i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese riveste particolare importanza in quanto deve consentire alla Commissione
         di raccogliere le prove delle violazioni delle norme sulla concorrenza nei luoghi in cui queste di regola si trovano, vale
         a dire nei locali commerciali delle imprese. Ne risulta che la Commissione può tener conto, nell'esercizio dei suoi poteri
         di accertamento, della logica secondo cui le sue possibilità di rinvenire prove della presunta infrazione aumentano qualora
         essa indaghi nei locali a partire dai quali la società interessata dall'accertamento svolge abitualmente e de facto la sua
         attività d'impresa. v. punti 76-77, 83-84, 88
         
         5.
          Non può parlarsi di un'eccessiva ingerenza dell'autorità pubblica nella sfera di attività di un'impresa qualora un accertamento
         venga effettuato con la collaborazione dell'impresa interessata e non sia stato dedotto alcun elemento per sostenere che la
         Commissione avrebbe oltrepassato i limiti della collaborazione offerta dai dipendenti dell'impresa oggetto dell'accertamento.
         v. punto 94
         
         6.
          La nozione d'impresa, ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato (divenuto art. 81, n. 1, CE), dev'essere intesa nel senso
         ch'essa si riferisce ad un'unità economica dal punto di vista dell'oggetto dell'accordo, anche se sotto il profilo giuridico
         quest'unità economica è costituita da più persone, fisiche o giuridiche. Un'entità economica siffatta è costituita da un'organizzazione
         unitaria di elementi personali, materiali e immateriali, che persegue stabilmente un determinato fine di natura economica,
         organizzazione che può concorrere alla realizzazione di un'infrazione di cui alla detta disposizione. Giustamente, quindi,
         allorché un gruppo di società costituisce una sola ed unica impresa, la Commissione imputa la responsabilità di una violazione
         commessa da tale impresa e infligge un'ammenda alla società responsabile dell'azione del gruppo nell'ambito dell'infrazione.
         v. punti 121-122
         
         7.
          La situazione in cui due società aventi personalità giuridica distinta costituiscano, o facciano parte di, una sola ed unica
         impresa, o entità economica che tiene sul mercato un unico comportamento non si verifica solo nei rapporti capofila-controllata,
         ma anche, in determinate circostanze, nei rapporti tra una società e il suo rappresentante di commercio o tra un committente
         e il suo commissionario. Infatti, ove si tratti di applicare gli artt. 85 e 86 del Trattato (divenuti artt. 81 CE e 82 CE),
         accertare se un committente e il suo intermediario o  
         rappresentante di commercio costituiscano un'unità economica ─ essendo il secondo un organo ausiliario facente parte dell'impresa del primo ─ è importante
         per stabilire se un comportamento rientri nell'ambito di applicazione di uno dei due articoli. In proposito, nel caso di società
         che intrattengono un rapporto di tipo verticale, quale quello intercorrente tra un committente e il suo agente o intermediario,
         due elementi devono essere adottati come principali parametri per determinare l'esistenza di un'unità economica: l'assunzione
         o meno, da parte dell'intermediario, di un rischio economico e l'esclusività o meno dei servizi che fornisce. Quanto all'assunzione del rischio economico, un intermediario non può essere considerato organo ausiliario facente parte dell'impresa
         del committente qualora in virtù del loro accordo gli siano attribuite o lasciate funzioni analoghe, sul piano economico,
         a quelle di un operatore indipendente, in quanto tale accordo prevede che l'intermediario assuma a proprio carico rischi finanziari
         inerenti alla vendita di prodotti o all'esecuzione dei contratti stipulati con terzi. Quanto all'esclusività dei servizi forniti dall'intermediario, non depone a favore dell'idea di unità economica il fatto che,
         oltre a svolgere attività per conto del committente, l'intermediario effettui, quale operatore indipendente, operazioni di
         notevole entità sul mercato del prodotto o del servizio di cui trattasi. v. punti 124-128
         
         8.
          Gli artt. 85 e 86 del Trattato (divenuti artt. 81 CE e 82 CE) riguardano soltanto comportamenti anticoncorrenziali adottati
         dalle imprese di loro propria iniziativa. Se un comportamento anticoncorrenziale viene imposto alle imprese da una normativa
         nazionale, o se quest'ultima crea un contesto giuridico che di per sé elimina ogni possibilità di comportamento concorrenziale
         da parte loro, gli artt. 85 e 86 non trovano applicazione. In una situazione del genere la restrizione della concorrenza non
         trova origine, come queste norme implicano, in comportamenti autonomi delle imprese. Gli artt. 85 e 86 del Trattato possono invece applicarsi nel caso in cui la normativa nazionale lasci sussistere la possibilità
         che la concorrenza sia ostacolata, ristretta o falsata da comportamenti autonomi delle imprese. Inoltre, la possibilità di
         escludere un determinato comportamento anticoncorrenziale dall'ambito di applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato, per
         il fatto che esso è stato imposto alle imprese dalla normativa nazionale esistente o che quest'ultima ha eliminato ogni possibilità
         di comportamento concorrenziale da parte loro, è stata applicata in modo restrittivo dai giudici comunitari. Ne consegue che, se non sussiste alcuna disposizione regolamentare vincolante che prescriva un comportamento anticoncorrenziale,
         la Commissione non può concludere nel senso di una carenza d'autonomia degli operatori le cui azioni sono messe in discussione,
         salvo che emerga, in base a indizi obiettivi, pertinenti e concordanti, che il detto comportamento è stato loro imposto unilateralmente
         dalle autorità nazionali che hanno esercitato pressioni insostenibili come la minaccia di adottare misure statali che potevano
         far subire loro notevoli perdite. v. punti 176-179
         
         9.
          Perché sussista un accordo ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato (divenuto art. 81, n. 1, CE) è sufficiente che le imprese
         interessate abbiano espresso la loro comune volontà di comportarsi sul mercato in un determinato modo. E' quanto avviene nel
         caso di un  
         gentlemen's agreement. v. punto 207
         
         10.
          La circostanza che un accordo avente ad oggetto la limitazione della concorrenza non sia stato applicato o seguito non basta
         a far ritenere che esso non incorra nel divieto di cui all'art. 85, n. 1, del Trattato (divenuto art. 81, n. 1, CE), poiché
         la partecipazione a trattative dirette a limitare la concorrenza integra già un'infrazione, anche quando i termini dell'accordo
         non siano eseguiti. v. punto 208
         
         11.
          Il metodo generale per il calcolo dell'ammontare delle ammende enunciato negli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte
         in applicazione dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell'art. 65, n. 5, del Trattato CECA si applica anche alle ammende
         inflitte ai sensi dell'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86, che determina le modalità di applicazione degli artt. 85
         e 86 del Trattato ai trasporti marittimi. Allorché, secondo tale metodo, il calcolo delle ammende viene effettuato in funzione dei due criteri citati all'art. 19, n. 2,
         del regolamento n. 4056/86, vale a dire la gravità dell'infrazione e la sua durata, nel rispetto del limite massimo in relazione
         al volume d'affari di ciascuna impresa, stabilito con la medesima disposizione, gli orientamenti non trascendono il contesto
         giuridico delle sanzioni come definito dalla detta disposizione. v. punti 270, 279
         
         12.
          Il rischio che un'impresa che si è avvalsa di una riduzione dell'ammenda come corrispettivo della propria cooperazione presenti
         successivamente ricorso d'annullamento contro la decisione che ha constatato l'infrazione alle regole della concorrenza e
         ha sanzionato l'impresa responsabile a tale titolo, e risulti vittoriosa dinanzi al Tribunale di primo grado o dinanzi alla
         Corte in sede di impugnazione, è una conseguenza normale dell'esperimento dei mezzi di ricorso previsti dal Trattato e dallo
         Statuto della Corte. Pertanto, il mero fatto che l'impresa che ha cooperato con la Commissione e fruito di una riduzione dell'ammenda
         a tale titolo sia risultata vittoriosa non può giustificare una nuova valutazione della portata della riduzione concessale.
         v. punto 357
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quinta Sezione)11 dicembre 2003 (1)
         
         
               «Concorrenza – Regolamento (CEE) n. 4056/86 – Accertamenti nei locali di una società diversa da quella cui è destinata la decisione di accertamento – Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) – Disciplina statale del trasporto marittimo e prassi delle autorità pubbliche – Applicabilità dell'art. 85 del Trattato – Imputabilità del comportamento costitutivo d'infrazione – Ammenda – Applicazione degli orientamenti per il calcolo delle ammende»
               
             Nella causa T-66/99, 
            
            
            Minoan Lines SA, con sede in Heraklion (Grecia), rappresentata dall'avv. I. Soufleros, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            
            ricorrente, 
            
            contro
            Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. R. Lyal e D. Triantafyllou, in qualità di agenti, assistiti dall'avv. A. Oikonomou, con domicilio
            eletto in Lussemburgo,
            
            convenuta, 
            
             avente ad oggetto una domanda diretta a ottenere l'annullamento della decisione della Commissione 9 dicembre 1998, 1999/271/CE,
            relativa ad una procedura ai sensi dell'art. 85 del Trattato CE (IV/34.466 ─ Traghetti greci) (GU 1999, L 109, pag. 24),
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quinta Sezione),
            
             composto dal sig. J.D. Cooke, presidente, dal sig. R. García-Valdecasas e dalla sig.ra P. Lindh, giudici, 
            
             cancelliere: sig. J. Plingers, amministratore 
            
            
            vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 1° luglio 2002,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza  
            
               Fatti all'origine del ricorso
            
         
         1
            
          La ricorrente, Minoan Lines SA, è una compagnia greca di navigazione traghetti che effettua servizi di trasporto passeggeri
         e veicoli sulla linea marittima tra Patras (Patrasso) (Grecia) e Ancona. 
         
         
         2
            
          A seguito del reclamo presentato nel 1992 da un utente secondo il quale i prezzi dei traghetti fra la Grecia e l'Italia erano
         molto simili su tutte le linee, la Commissione, in conformità all'art. 16 del regolamento (CEE) del Consiglio 22 dicembre
         1986, n. 4056, che determina le modalità di applicazione degli artt. 85 e 86 del Trattato ai trasporti marittimi (GU L 378,
         pag. 4), ha chiesto informazioni a taluni operatori di traghetti. Poi, ai sensi dell'art. 18, n. 3, del detto regolamento,
         ha eseguito accertamenti presso gli uffici di sei operatori di traghetti, cinque in Grecia e uno in Italia. 
         
         
         3
            
          In particolare, il 4 luglio 1994, la Commissione ha adottato la decisione C(94) 1790/5, che imponeva alla società Minoan Lines
         di sottoporsi a un accertamento (in prosieguo: la  
         decisione di accertamento). Il 5 e il 6 luglio 1994 gli agenti della Commissione hanno proceduto all'ispezione dei locali siti in viale Kifissias 64B,
         Maroussi, in Atene, i quali sono risultati poi appartenere alla società European Trust Agency (in prosieguo: l'
         ETA), una persona giuridica diversa da quella menzionata nella decisione di accertamento. Nel corso dell'accertamento la Commissione
         ha conseguito copia di un gran numero di documenti considerati in seguito elementi utilizzabili nei confronti delle diverse
         imprese coinvolte nell'indagine. 
         
         
         4
            
          Successivamente sono state rivolte altre richieste di informazioni, ai sensi dell'art. 16 del regolamento n. 4056/86, alla
         ricorrente e ad altre compagnie di navigazione marittima per ottenere ulteriori ragguagli sui documenti rinvenuti nel corso
         degli accertamenti. 
         
         
         5
            
          Con decisione 21 febbraio 1997 la Commissione ha avviato formale procedimento, inviando una comunicazione di addebiti a nove
         compagnie, fra cui la ricorrente. 
         
         
         6
            
          Il 9 dicembre 1998 la Commissione ha adottato la decisione 1999/271/CE, relativa ad una procedura ai sensi dell'art. 85 del
         Trattato CE (IV/34.466 ─ Traghetti greci) (GU 1999, L 109, pag. 24; in prosieguo: la  
         Decisione). 
         
         
         7
            
          La Decisione comprende le seguenti disposizioni: Articolo 1
         1.
          Minoan Lines, Anek Lines, Karageorgis Lines, Marlines e Strintzis Lines hanno violato l'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CE,
         concordando i prezzi da applicare ai servizi di traghetto roll-on/roll-off tra Patrasso ed Ancona. Le infrazioni hanno avuto
         la seguente durata:
         
         
         a)
          nel caso di Minoan Lines e Strintzis Lines, dal 18 luglio 1987 al luglio 1994; 
         
         
         b)
          nel caso di Karageorgis Lines, dal 18 luglio 1987 al 27 dicembre 1992; 
         
         
         c)
          nel caso di Marlines SA, dal 18 luglio 1987 all'8 dicembre 1989; 
         
         
         d)
          nel caso di Anek Lines, dal 6 luglio 1989 al luglio 1994. 
         
         
         2.
          Minoan Lines, Anek Lines, Karageorgis Lines, Adriatica di Navigazione SpA, Ventouris Group Enterprises SA e Strintzis Lines
         hanno violato l'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CE, concordando le tariffe per autocarri da applicare sulle linee Patrasso-Bari
         e Patrasso-Brindisi. Le infrazioni hanno avuto la seguente durata:
         
         
         a)
          nel caso di Minoan Lines, Ventouris Group e Strintzis Lines, dall'8 dicembre 1989 al luglio 1994; 
         
         
         b)
          nel caso di Karageorgis Lines, dall'8 dicembre 1989 al 27 dicembre 1992; 
         
         
         c)
          nel caso di Anek Lines, dall'8 dicembre 1989 al luglio 1994; 
         
         
         d)
          nel caso di Adriatica di Navigazione SpA, dal 30 ottobre 1990 al luglio 1994. 
         Articolo 2 Per l'infrazione di cui all'articolo 1, sono inflitte rispettivamente le seguenti ammende alle imprese sotto indicate:
         
         
         ─
             a Minoan Lines, un'ammenda di 3,26 Mio di EUR, 
          a Minoan Lines, un'ammenda di 3,26 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             a Strintzis Lines, un'ammenda di 1,5 Mio di EUR, 
          a Strintzis Lines, un'ammenda di 1,5 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             ad Anek Lines, un'ammenda di 1,11 Mio di EUR, 
          ad Anek Lines, un'ammenda di 1,11 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             a Marlines, un'ammenda di 0,26 Mio di EUR, 
          a Marlines, un'ammenda di 0,26 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             a Karageorgis Lines, un'ammenda di 1 Mio di EUR, 
          a Karageorgis Lines, un'ammenda di 1 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             a Ventouris Group Enterprises, un'ammenda di 1,01 Mio di EUR, 
          a Ventouris Group Enterprises, un'ammenda di 1,01 Mio di EUR, 
         
         
         
         ─
             ad Adriatica di Navigazione SpA, un'ammenda di 0,98 Mio di EUR. 
          ad Adriatica di Navigazione SpA, un'ammenda di 0,98 Mio di EUR. 
         (...).
         
         
         8
            
          La Decisione è indirizzata a sette imprese: Minoan Lines, con sede in Heraklion, Creta (Grecia) (in prosieguo: la  
         ricorrente o la  
         Minoan), Strintzis Lines, con sede in Il Pireo (Grecia) (in prosieguo: la  
         Strintzis), Anek Lines, con sede in Hania, Creta (in prosieguo: l'
         Anek), Marlines SA, con sede in Il Pireo (in prosieguo: la  
         Marlines), Karageorgis Lines, con sede in Il Pireo (in prosieguo: la  
         Karageorgis), Ventouris Group Enterprises SA, con sede in Il Pireo (in prosieguo: la  
         Ventouris Ferries), e Adriatica di Navigazione SpA, con sede in Venezia (in prosieguo: l'
         Adriatica). 
         Procedimento e conclusioni delle parti
         
         9
            
          Con atto introduttivo registrato presso la cancelleria del Tribunale il 4 marzo 1999 la ricorrente ha proposto un ricorso
         diretto ad ottenere l'annullamento della Decisione. 
         
         
         10
            
          Su relazione del giudice relatore, il Tribunale ha deciso di passare alla fase orale e, nell'ambito delle misure di organizzazione
         del procedimento, ha chiesto alla Commissione di rispondere per iscritto a un quesito e di produrre taluni documenti. La Commissione
         ha ottemperato alle richieste nel termine impartito. 
         
         
         11
            
          Le parti hanno svolto le loro osservazioni orali e hanno risposto ai quesiti orali del Tribunale all'udienza svoltasi il 1°
         luglio 2002. 
         
         
         12
            
          La ricorrente chiede che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             dichiarare il ricorso ricevibile; 
          dichiarare il ricorso ricevibile; 
         
         
         
         ─
             annullare la Decisione nella parte relativa alla ricorrente; 
          annullare la Decisione nella parte relativa alla ricorrente; 
         
         
         
         ─
             in subordine, annullare la sanzione inflitta alla ricorrente o quanto meno ridurre la stessa ad un importo equo; 
          in subordine, annullare la sanzione inflitta alla ricorrente o quanto meno ridurre la stessa ad un importo equo; 
         
         
         
         ─
             condannare la Commissione alle spese. 
          condannare la Commissione alle spese. 
         
           La Commissione chiede che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             respingere interamente il ricorso; 
          respingere interamente il ricorso; 
         
         
         
         ─
             condannare la ricorrente alle spese. 
          condannare la ricorrente alle spese. 
         
         
         In diritto
         
         14
            
          La ricorrente deduce tre motivi a sostegno della sua domanda di annullamento della Decisione. Il primo verte sull'illegittimità
         del controllo effettuato negli uffici dell'ETA. Il secondo, su un'erronea applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato CE
         (divenuto art. 81, n. 1, CE), visto che la Decisione imputa alla ricorrente iniziative e azioni dell'ETA. Il terzo, su un'erronea
         qualificazione dei fatti di specie come accordi vietati ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato. Tale ultimo motivo si articola
         in una prima parte, relativa a un'erronea applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato, in quanto le imprese in causa non
         godevano della necessaria autonomia essendo il loro comportamento dettato dal contesto normativo e dalle sollecitazioni delle
         autorità greche, e in una seconda, relativa a un'erronea qualificazione dei contatti fra le imprese del settore in questione
         come accordi vietati ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato. 
         
         
         15
            
          A sostegno delle conclusioni presentate in subordine, intese all'annullamento ovvero alla riduzione dell'ammenda inflittale,
         la ricorrente fa valere un quarto motivo che occorre dividere in quattro parti vertenti su un'erronea valutazione, rispettivamente,
         della gravità dell'infrazione, della durata della stessa, delle circostanze aggravanti e delle circostanze attenuanti. 
         
         
         
         I ─
          Sulla domanda di annullamento della Decisione
          Sul primo motivo, vertente sull'illegittimità del controllo effettuato negli uffici dell'ETA
          Argomenti delle parti
         
         
         16
            
          La ricorrente sostiene che la Decisione si basa in sostanza su documenti acquisiti dalla Commissione illegittimamente, avendoli
         rinvenuti nel corso di un accertamento negli uffici dell'ETA che era, sì, l'agente della ricorrente per le linee che collegavano
         la Grecia all'Italia (in prosieguo: le  
         linee Grecia-Italia), ma che era una società diversa da quella destinataria della decisione di accertamento, vale a dire la ricorrente medesima.
         
         
         
         17
            
          In limine la ricorrente tiene a ricordare le circostanze in cui è avvenuto il detto accertamento. 
         
         
         18
            
          Essa fa osservare che allorquando, il 5 luglio 1994, gli agenti della Commissione si sono presentati nei locali dell'ETA,
         ubicati al numero 64B di viale Kifissias, Maroussi, in Atene, e hanno chiesto ai dipendenti di tale società di ammetterli
         a eseguire l'accertamento, questi ultimi hanno immediatamente fatto loro presente che l'ETA era una persona giuridica indipendente,
         senza alcun rapporto capofila-controllata con la Minoan della quale è semplicemente l'agente. La ricorrente aggiunge che,
         malgrado tale indicazione, gli agenti della Commissione, dopo aver telefonato ai loro superiori a Bruxelles, hanno insistito
         per effettuare l'accertamento e minacciato l'ETA, in caso di rifiuto, delle sanzioni disposte agli artt. 19, n. 1, e 20, n. 1,
         del regolamento n. 4056/86. Inoltre, secondo la ricorrente, i detti agenti hanno contestualmente richiesto alla Direzione
         Controllo del mercato e della concorrenza del Ministero ellenico del Commercio, in quanto autorità nazionale competente in
         materia di concorrenza, di mandare un proprio agente negli uffici dell'ETA per dar corso al procedimento di cui all'art. 26
         della legge greca n. 703/77, relativa al controllo dei monopoli e degli oligopoli e alla tutela della concorrenza, il quale,
         al n. 6, prevede, in caso di rifiuto o di ostacoli al controllo, la possibilità di adire il procuratore competente per ottenere
         la cooperazione delle autorità di polizia competenti per territorio. 
         
         
         19
            
          A detta della ricorrente, è dunque in tali circostanze, e tenuto conto dell'insistenza degli agenti della Commissione, della
         minaccia di constatazione a mezzo verbale dell'opposizione all'accertamento, con tanto di eventuali sanzioni, e della minaccia
         dell'intervento della polizia per accedere con la forza agli uffici della loro impresa, che gli impiegati dell'ETA hanno infine
         accettato l'accertamento. 
         
         
         20
            
          La ricorrente fa valere che invano l'ETA, dopo l'accertamento, ha chiesto alla Commissione, con lettera 18 agosto 1994, di
         restituirle tutti i documenti sequestrati nei suoi uffici nel corso dello stesso, in quanto acquisiti nel contesto di un'azione
         estranea all'ambito di applicazione personale della decisione di accertamento. La ricorrente riferisce poi delle numerose
         discussioni che la detta lettera avrebbe provocato in seno alla Commissione e chiede al Tribunale di invitare quest'ultima
         a produrre, a fondamento del ricorso, le note interne (internal notes) dei giorni 21, 23, 24 e 25 agosto 1994. Di seguito
         la ricorrente invoca la lettera 30 agosto 1994 con cui la Commissione ha risposto all'ETA di considerare l'accertamento corretto.
         Essa ricorda che con una seconda lettera 29 gennaio 1995 l'ETA ha confutato gli argomenti della Commissione in ordine alla
         legittimità dell'accertamento eseguito. La ricorrente trova probabile, sulla base della tavola sinottica contenente l'elenco
         dei documenti del fascicolo, che sia stata redatta in data 3 febbraio 1995 una seconda nota interna circostanziata della quale
         non avrebbe potuto prendere visione, ragion per cui essa chiede al Tribunale di invitare altresì la Commissione ad aggiungere
         tale documento al fascicolo, in modo da consentire al Tribunale medesimo di esaminarlo e alla ricorrente di consultarlo e
         tutelare meglio i propri interessi. 
         
         
         21
            
          La ricorrente espone poi le ragioni per le quali considera che la Minoan e l'ETA siano società diverse e indipendenti sia
         giuridicamente che economicamente. 
         
         
         22
            
          Quanto alla legittimità dell'accertamento, la ricorrente sostiene che sia la decisione di accertamento sia l'accertamento
         medesimo, nonché il comportamento degli agenti della Commissione che hanno costretto l'ETA ad acconsentire all'ispezione dei
         propri locali, costituiscono violazioni manifeste degli artt. 189 del Trattato CE (divenuto art. 249 CE) e 18 del regolamento
         n. 4056/86. 
         
         
         23
            
          Al riguardo essa rileva, in primo luogo, che, mentre l'art. 189, quarto comma, del Trattato dispone che  
         [l]a decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati, nel caso di specie la decisione di accertamento 4 luglio 1994 designa come destinataria non l'ETA, bensì la Minoan. Gli
         agenti della Commissione avrebbero pertanto proceduto a ispezioni dei locali di una società (l'ETA) sulla base di una decisione
         e di mandati di accertamento concernenti un'altra società, ossia la ricorrente. 
         
         
         24
            
          In secondo luogo, la ricorrente fa valere che dal combinato disposto dell'art. 18, nn. 1, 2 e 3, e dell'art. 19, n. 1, lett. c),
         del regolamento n. 4056/86 risulta che i poteri di accertamento di cui all'art. 18, n. 1, relativi al controllo dei libri
         e degli altri documenti aziendali, nonché all'acquisizione di copie, alla richiesta di spiegazioni orali e all'accesso  
         a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese, riguardano unicamente le imprese destinatarie della decisione di cui all'art. 18, n. 3, del detto regolamento. Lo stesso
         varrebbe per quanto attiene alla minaccia d'irrogazione delle sanzioni previste all'art. 19, n. 1, lett. c), del regolamento
         n. 4056/86 nell'ipotesi in cui le imprese si rifiutino di sottoporsi all'accertamento e i libri e gli altri documenti aziendali
         richiesti siano presentati in modo incompleto, nonché per la richiesta d'assistenza rivolta all'autorità greca competente
         ai sensi dell'art. 18, n. 5, del regolamento n. 4056/86. 
         
         
         25
            
          La ricorrente contesta inoltre le valutazioni, esposte nel  
         considerando 139 della Decisione, sulla cui base la Commissione ha ritenuto l'accertamento legittimo. 
         
         
         26
            
          In ordine anzitutto al fatto che l'ETA, nel rappresentare la ricorrente, si presentasse come  
         Minoan Atene e che nei suoi locali ateniesi utilizzasse il logo e il marchio della ricorrente, quest'ultima fa osservare che, nella prassi
         commerciale ed economica odierna, è molto frequente che un'impresa utilizzi il logo e le insegne commerciali di un'altra impresa
         che le sia legata da vincoli contrattuali stabili come nel caso degli agenti commerciali, dei membri delle reti di distribuzione
         e dei concessionari in una rete di franchising. In tali ipotesi l'omogeneità della rete imporrebbe il ricorso a un segno distintivo
         comune, ossia quello del mandante o del concedente della rete di distribuzione o ancora del concedente in franchising. Ebbene,
         per la ricorrente, tale circostanza non pregiudica minimamente l'autonomia giuridica ed economica dell'impresa che, in forza
         di una concessione, utilizzi il marchio di un'altra impresa nelle proprie operazioni commerciali. Accettare il punto di vista
         espresso nella Decisione significherebbe che la Commissione può basarsi su una decisione indirizzata al titolare di una rete
         di distribuzione per effettuare accertamenti nei locali di tutti i membri della rete nonostante tali membri siano imprese
         giuridicamente ed economicamente indipendenti, e ciò in palese contrasto con principi e norme fondamentali sia dell'ordinamento
         giuridico comunitario sia degli ordinamenti nazionali. 
         
         
         27
            
          La ricorrente ritiene che tale conclusione non sia infirmata dal fatto che, prima dell'accertamento di cui trattasi, il rappresentante
         legale dell'ETA, il sig. Sfinias, abbia risposto ad una richiesta d'informazioni della Commissione firmando a nome della Minoan
         un documento nella cui intestazione l'indirizzo degli uffici dell'ETA compariva sotto il logo e il marchio della Minoan. Essa
         riconosce che tale risposta è stata effettivamente firmata dal sig. Sfinias, ma sottolinea che costui ha agito su sua precisa
         istruzione. 
         
         
         28
            
          Quanto al fatto che l'indirizzo dell'ETA figurava sotto il logo e sotto il marchio della Minoan, la ricorrente tiene a precisare
         che tale menzione compariva a pie' di pagina con gli indirizzi dell'
         International Lines Head Office (viale Kifissias 64B) e del  
         Passengers Office (viale Vassileos Konstantinou 2) e fa valere che tali indirizzi sono indicati ad uso dei clienti e degli altri interessati
         perché capiscano di doversi rivolgere per tutto quanto attiene alle linee internazionali, al rilascio dei biglietti e al transito
         dei passeggeri da Atene agli appositi uffici dell'agente generale della società, competente per le linee internazionali e
         per le questioni concernenti i passeggeri. 
         
         
         29
            
          La ricorrente sostiene peraltro che, per quanto tutte le circostanze sopra descritte abbiano potuto creare confusione nei
         servizi della Commissione, tale confusione avrebbe comunque dovuto cessare al più tardi quando gli agenti dell'istituzione
         sono entrati nei locali dell'ETA, considerate le proteste e le reazioni verbali che hanno provocato e le informazioni loro
         fornite e che essi stessi, del resto, avevano richiesto (contratto di locazione a nome dell'ETA e fogli paga dei dipendenti
         di tale società). 
         
         
         30
            
          Infine, la ricorrente contesta la conclusione della Commissione (
         considerando 139 della Decisione) secondo cui,  
         indipendentemente dall'occupazione e dall'utilizzazione dei locali in questione da parte di ETA, Minoan ha permesso ad ETA
         di utilizzare i locali come se fossero  
         locali di Minoan Atene. Una conclusione siffatta sarebbe arbitraria e non potrebbe essere inferita da nessuna clausola dei contratti tra la Minoan
         e l'ETA. La ricorrente tiene a precisare che tali locali erano occupati e utilizzati unicamente dall'ETA, che vi esercitava
         le proprie attività con personale, capitali e organizzazione propri, in particolare in qualità di agente della Minoan, in
         adempimento di obblighi contrattuali assunti. 
         
         
         31
            
          La ricorrente contesta altresì la fondatezza dell'argomento della Commissione secondo cui, quand'anche la Minoan non abbia
         materialmente (in corpore) svolto attività nei locali in questione, per il fatto che suoi documenti si trovavano in tali locali
         la Commissione aveva il diritto di ricercare i documenti in causa. La ricorrente ritiene che una tesi del genere sia in palese
         contrasto tanto con le disposizioni del regolamento n. 4056/86 quanto con principi giuridici fondamentali. Essa la considera,
         inoltre, estremamente pericolosa perché, sostenendola, la Commissione si arroga il diritto di entrare, sulla base di una decisione
         d'accertamento indirizzata ad una determinata impresa, nei locali di qualsivoglia altra impresa, pensando di potervi trovare
         documenti dell'impresa destinataria della decisione di accertamento, e di effettuare ispezioni in tali locali ai sensi della
         detta decisione. 
         
         
         32
            
          La ricorrente aggiunge che una tesi siffatta è in palese contrasto con il principio della legittimità dell'azione delle istituzioni
         comunitarie e con il principio di tutela contro gli interventi arbitrari dell'autorità pubblica nella sfera privata delle
         persone fisiche o giuridiche (v. sentenza della Corte 21 settembre 1989, cause riunite 46/87 e 227/88, Hoechst/Commissione,
         Racc. pag. 2859, punto 19). Del pari, ricorda che la Corte ha ripetutamente riconosciuto che il principio generale dell'osservanza
         dei diritti della difesa nei procedimenti amministrativi che possono portare all'irrogazione di sanzioni impone di evitare
         che detti diritti vengano irrimediabilmente compromessi nell'ambito di procedure d'indagine previa, fra cui gli accertamenti
         (v. sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 15). 
         
         
         33
            
          La ricorrente rileva che i diritti fondamentali fanno parte integrante dei principi giuridici generali dei quali il giudice
         comunitario garantisce l'osservanza e che a tale scopo la Corte e il Tribunale si ispirano alle tradizioni costituzionali
         comuni degli Stati membri. Rileva pure che, ai sensi dell'art. F, n. 2, del Trattato sull'Unione europea (divenuto, in seguito
         a modifica, art. 6, n. 2, UE),  
         l'Unione rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo
         (...) e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto
         comunitario e fa osservare che l'art. 9 della Costituzione ellenica, che disciplina l'inviolabilità del domicilio, è unanimemente riferito
         in sede di interpretazione anche ai locali commerciali, perfino a quelli che appartengono a persone giuridiche di diritto
         privato come le società. Infine, la ricorrente sostiene che i principi sopra ricordati valgono a fortiori allorché l'accertamento
         ha ad oggetto i locali di imprese che non sono destinatarie della decisione di accertamento. 
         
         
         34
            
          La ricorrente rimprovera agli agenti della Commissione di aver invocato abusivamente e illegittimamente la decisione e i mandati
         di accertamento e di aver minacciato l'ETA di sanzioni e d'ingresso coattivo nei suoi locali. Essa considera che i detti agenti,
         qualora avessero avuto motivo di credere necessaria un'ispezione nei locali di tale società, avrebbero dovuto munirsi di una
         nuova decisione della Commissione che indicasse espressamente l'ETA come destinataria dell'accertamento e che motivasse debitamente
         le specifiche ragioni per le quali occorreva sottoporla a controllo. 
         
         
         35
            
          Ne discenderebbe che la Commissione ha agito in violazione non solo della propria decisione di accertamento e dei mandati
         pertinenti, ma anche, più in generale, delle disposizioni e dei principi fondamentali del diritto comunitario, in particolare
         del principio della legittimità dell'azione delle istituzioni comunitarie. 
         
         
         36
            
          La Commissione nega di aver effettuato un accertamento illegittimo nei locali dell'ETA e di aver indebitamente utilizzato
         i documenti rinvenuti in quell'occasione giacché, quando ha proceduto all'accertamento, ha ritenuto che l'ETA facesse funzioni
         di organo ausiliario integrato nell'impresa della Minoan e che agisse esclusivamente in nome e per conto di quest'ultima e
         non come operatore indipendente, come indica il  
         considerando 137 della Decisione. Essa ha così stimato che l'ETA fosse la  
         longa manus della Minoan. 
         
         
         37
            
          A tale riguardo essa fa osservare che l'ETA parlava di se stessa come della  
         Minoan Lines e lasciava intendere ai terzi che fossero della Minoan gli uffici siti in viale Kifissias 64B, Atene. La Commissione aggiunge
         che, prima dell'accertamento, il sig. Sfinias aveva risposto a una richiesta di informazioni della Commissione firmando a
         nome della Minoan un documento su carta intestata recante, sotto il logo e il marchio della Minoan, l'indirizzo degli uffici
         dell'ETA, senza peraltro menzionare tale impresa. 
         
         
         38
            
          La Commissione sostiene che tutte le attività esercitate nei locali ispezionati, o almeno una parte di esse, erano della Minoan,
         chiunque fosse poi il conduttore dei detti locali. A suo parere, ciò che importa non è il contratto di locazione formale,
         bensì la situazione reale, come risulta da quanto esposto sopra. Quand'anche la ricorrente non abbia concretamente (in corpore)
         esercitato attività nei locali di cui trattasi, sarebbe patente che suoi documenti si trovavano colà e che, quindi, la Commissione
         aveva il diritto, a tal titolo, di ricercare i documenti in causa. 
         
         
         39
            
          La Commissione considera che, in tali circostanze, non si può parlare né di prove conseguite illecitamente né di controlli
         svolti in maniera arbitraria, poiché l'accertamento è stato eseguito in locali in cui erano esercitate attività commerciali
         di cui almeno una parte, se non la totalità, era della Minoan, vale a dire della società destinataria della decisione di accertamento
         4 luglio 1994. 
         
         
         40
            
          In ogni caso, anche a supporre che ci sia stato un errore da parte sua sull'identità della società ispezionata, la Commissione
         fa valere, innanzi tutto, di aver profuso ogni possibile sforzo per appurare chi occupasse i locali siti al n. 64B di viale
         Kifissias, dove la Minoan, destinataria della decisione di accertamento, esercitava le sue attività ad Atene. Secondariamente,
         la Commissione giudica semplicistico l'argomento della Minoan secondo cui le precisazioni fornitele avrebbero dissipato ogni
         dubbio circa le modalità e la sede delle sue attività. La Commissione ricorda che, fino al momento del controllo, non era
         mai stata fatta menzione di una distinzione tra le due persone giuridiche. Al contrario, l'ETA, che si autodefiniva  
         Minoan Lines, si presentava come parte integrante della Minoan e si comportava effettivamente come tale. In più, il suo rappresentante,
         il sig. Sfinias, avrebbe risposto alla corrispondenza indirizzata alla Minoan firmando le sue lettere sotto il logo e il marchio
         della Minoan e dando il recapito dell'ETA senza fare alcuna allusione a quest'ultima. Considerati tutti questi elementi denotanti
         l'unità di comportamento della Minoan e dell'ETA, che attenua la distinzione tra di esse, la Commissione sostiene che le 
         
         precisazioni dei dipendenti dell'ETA non erano sufficienti né a far luce subito sulla separata identità di tali due persone giuridiche,
         né ad impedire l'accertamento, tanto più che la distinzione in discorso avrebbe richiesto una valutazione nel merito a prescindere
         dalla forma. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         41
            
          Nell'ambito del motivo in esame la ricorrente contesta, in sostanza, alla Commissione di aver raccolto illegittimamente le
         prove su cui si fonda la Decisione, giacché le ha reperite nel corso di un accertamento effettuato negli uffici di un'impresa
         cui non era destinata la decisione di accertamento. La ricorrente fa valere che, in tal modo, la Commissione ha abusato dei
         suoi poteri di accertamento e ha violato l'art. 189 del Trattato, l'art. 18 del regolamento n. 4056/86 e i principi generali
         del diritto. 
         
         
         42
            
          Per il Tribunale occorre valutare la fondatezza di tale motivo alla luce dei principi che disciplinano i poteri di accertamento
         della Commissione e delle specifiche circostanze di specie. 
          A ─ Poteri di accertamento della Commissione
         
         
         43
            
          Dal sedicesimo  
         considerando del regolamento n. 4056/86 risulta che per il legislatore il detto regolamento doveva prevedere  
         i poteri di decisione e le sanzioni necessari per assicurare il rispetto dei divieti previsti dall'articolo 85, paragrafo
         1, e dell'articolo 86 [del Trattato], nonché delle condizioni di applicazione dell'articolo 85, paragrafo 3. 
         
         
         44
            
          Più precisamente, i poteri di accertamento in loco della Commissione sono esposti all'art. 18 del regolamento n. 4056/86,
         che recita quanto segue: Articolo 18 Poteri di accertamento della Commissione
         
         1.
          Per l'assolvimento dei compiti affidatile dal presente regolamento la Commissione può procedere a tutti gli accertamenti necessari
         presso le imprese e le associazioni di imprese.
          Gli agenti dalla Commissione incaricati a tal fine dispongono dei seguenti poteri:
         
         a)
          controllare i libri e gli altri documenti aziendali, 
         
         
         b)
          prendere copie e estratti dei libri e degli altri documenti aziendali, 
         
         
         c)
          richiedere spiegazioni orali  
         in loco, 
         
         
         d)
          accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese. 
         
         
         2.
          Gli agenti incaricati dalla Commissione di procedere ai suddetti accertamenti esercitano i loro poteri su presentazione di
         un mandato scritto che precisi l'oggetto e lo scopo dell'accertamento, nonché la sanzione prevista dall'articolo 19, paragrafo 1,
         lettera c), per l'ipotesi in cui i libri e gli altri documenti aziendali richiesti siano presentati in modo incompleto. La
         Commissione avvisa in tempo utile prima dell'accertamento l'autorità competente dello Stato membro nel cui territorio deve
         essere compiuto l'accertamento, della missione di accertamento e dell'identità dei suddetti agenti.
         
         
         3.
          Le imprese e le associazioni di imprese sono obbligate a sottoporsi agli accertamenti ordinati dalla Commissione mediante
         decisione. La decisione precisa l'oggetto e lo scopo dell'accertamento, ne fissa la data di inizio ed indice le sanzioni previste
         dall'articolo 19, paragrafo 1, lettera c), e dall'articolo 20, paragrafo 1, lettera d), nonché il diritto di presentare ricorso
         dinanzi alla Corte di giustizia avverso la decisione.
         
         
         4.
          La Commissione prende le decisioni di cui al paragrafo 3 dopo aver sentito l'autorità competente dello Stato membro nel cui
         territorio deve essere effettuato l'accertamento.
         
         
         5.
          Gli agenti dell'autorità competente dello Stato membro nel cui territorio deve essere effettuato l'accertamento possono, su
         domanda di tale autorità o della Commissione, prestare assistenza agli agenti della Commissione nell'assolvimento dei loro
         compiti.
         
         
         6.
          Quando un'impresa si oppone ad un accertamento ordinato a norma del presente articolo, lo Stato membro interessato presta
         agli agenti incaricati dalla Commissione l'assistenza necessaria per l'esecuzione del loro mandato. A tal fine, gli Stati
         membri, anteriormente al 1° gennaio 1989 e dopo aver consultato la Commissione, prendono le misure necessarie
         .
         
         
         45
            
          Poiché il tenore dell'art. 18 del regolamento n. 4056/86 è identico a quello dell'art. 14 del regolamento del Consiglio 6
         febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d'applicazione degli artt. 85 e 86 del Trattato (GU 1962, 13, pag. 204), ed entrambi
         i detti regolamenti sono stati adottati in base all'art. 87 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 83 CE)
         al fine di precisare le modalità di applicazione degli artt. 85 del Trattato e 86 del Trattato CE (divenuto art. 82 CE), la
         giurisprudenza relativa all'ampiezza dei poteri di accertamento della Commissione ai sensi dell'art. 14 del regolamento n. 17
         vale anche nel caso di specie. 
         
         
         46
            
          Conformemente all'art. 87, n. 2, lett. a) e b), del Trattato, il regolamento n. 17 ha lo scopo di garantire l'osservanza dei
         divieti di cui agli artt. 85, n. 1, e 86 del Trattato e di determinare le modalità di applicazione dell'art. 85, n. 3. Esso
         è perciò inteso ad assicurare la realizzazione dell'obiettivo di cui all'art. 3, lett. f), del Trattato. A tal fine conferisce
         alla Commissione un ampio potere d'accertamento e di verifica precisando, all'ottavo  
         considerando, che essa deve disporre, nell'intero ambito del mercato comune, del potere di esigere le informazioni e di procedere agli
         accertamenti  
         necessari per mettere in luce le infrazioni ai suddetti artt. 85 e 86 (sentenze della Corte 26 giugno 1980, causa 136/79, National
         Panasonic/Commissione, Racc. pag. 2033, punto 20, e 18 maggio 1982, causa 155/79, AM & S/Commissione, Racc. pag. 1575, punto
         15). Anche il sedicesimo  
         considerando del regolamento n. 4056/86 recita in tal senso. 
         
         
         47
            
          Il giudice comunitario ha parimenti sottolineato l'importanza del rispetto dei diritti fondamentali e, in particolare, dei
         diritti della difesa in tutti i procedimenti promossi ai sensi delle norme del Trattato in materia di concorrenza e ha precisato
         nelle sue sentenze in quale modo i diritti della difesa vanno conciliati con i poteri della Commissione nel procedimento amministrativo,
         come pure nelle fasi preliminari d'indagine e di acquisizione d'informazioni. 
         
         
         48
            
          La Corte ha infatti puntualizzato che i diritti della difesa devono essere rispettati dalla Commissione sia nei procedimenti
         amministrativi che possono portare all'irrogazione di sanzioni, sia nello svolgimento delle procedure d'indagine previa, perché
         è necessario evitare che i detti diritti vengano irrimediabilmente compromessi nell'ambito di procedure d'indagine previa,
         fra cui, in particolare, gli accertamenti, che possono essere determinanti per la costituzione delle prove dell'illegittimità
         di comportamenti di imprese atti a farne sorgere la responsabilità (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 15). 
         
         
         49
            
          Per quanto riguarda più precisamente i poteri di accertamento attribuiti alla Commissione dall'art. 14 del regolamento n. 17
         e la misura in cui i diritti della difesa limitano la loro ampiezza, la Corte ha riconosciuto che l'esigenza di una tutela
         contro interventi delle pubbliche autorità nella sfera di attività privata di una persona, fisica o giuridica, che siano arbitrari
         o eccessivi, rappresenta un principio generale del diritto comunitario (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 19, e sentenza
         della Corte 22 ottobre 2002, causa C-94/00, Roquette Frères, Racc. pag. I-9011, punto 27). La Corte ha statuito, infatti,
         che in tutti i sistemi giuridici degli Stati membri gli interventi delle pubbliche autorità nella sfera di attività privata
         di ogni persona, fisica o giuridica, devono essere fondati sulla legge ed essere giustificati dai motivi che questa contempla;
         tali ordinamenti prevedono pertanto, pur se con modalità diverse, una tutela contro interventi arbitrari o eccessivi. 
         
         
         50
            
          Come la Corte ha statuito, i poteri attribuiti alla Commissione dall'art. 14 del regolamento n. 17 servono a consentirle di
         espletare il compito, ad essa affidato dal Trattato CE, di garantire l'osservanza delle norme sulla concorrenza nel mercato
         comune. Dette norme, come risulta dal quarto capoverso del preambolo del Trattato, dall'art. 3, lett. f), e dagli artt. 85
         e 86 del Trattato, hanno la funzione di evitare che la concorrenza sia alterata a danno dell'interesse pubblico, delle singole
         imprese e dei consumatori. L'esercizio di tali poteri contribuisce pertanto al mantenimento del regime di libera concorrenza
         voluto dal Trattato, la cui osservanza si impone categoricamente alle imprese (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 25).
         
         
         
         51
            
          Del pari, la Corte ha rilevato che tanto dallo scopo del regolamento n. 17 quanto dall'elenco, all'art. 14 dello stesso, dei
         poteri attribuiti agli agenti della Commissione emerge che gli accertamenti possono avere una portata molto ampia. Più in
         particolare, la Corte ha affermato espressamente che  
         il diritto di accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese riveste particolare importanza in quanto
         deve consentire alla Commissione di raccogliere le prove delle violazioni delle norme sulla concorrenza nei luoghi in cui
         queste di regola si trovano, vale a dire nei locali commerciali delle imprese (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 26). 
         
         
         52
            
          La Corte ha tenuto a sottolineare anche l'importanza di salvaguardare l'effetto utile degli accertamenti quali strumento necessario
         alla Commissione per svolgere le sue funzioni di garante del Trattato in materia di concorrenza, precisando quanto segue (sentenza
         Hoechst/Commissione, cit., punto 27):  
         [Q]uesto diritto di accesso sarebbe inutile se gli agenti della Commissione dovessero limitarsi a chiedere la produzione di
         documenti o di fascicoli che già a priori siano in grado di identificare con precisione. Tale diritto implica invece la facoltà
         di ricercare elementi di informazione diversi ancora ignoti o non completamente identificati. Senza siffatta facoltà sarebbe
         impossibile per la Commissione acquisire gli elementi d'informazione necessari all'accertamento qualora le fosse opposto un
         rifiuto di collaborazione o le imprese interessate assumessero un atteggiamento ostruzionistico. 
         
         
         53
            
          Va rilevata, tuttavia, l'esistenza di varie garanzie di diritto comunitario offerte alle imprese interessate contro interventi
         arbitrari o eccessivi delle pubbliche autorità nella sfera delle loro attività private (sentenza Roquette Frères, cit., punto
         43). 
         
         
         54
            
          L'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17 impone alla Commissione di motivare la decisione con cui ordina un accertamento indicando
         l'oggetto e lo scopo di quest'ultimo, ciò che, come precisato dalla Corte, è fondamentale non solo per evidenziare la giustificatezza
         dell'intervento che s'intende effettuare all'interno delle imprese interessate, ma anche per consentire a queste ultime di
         comprendere la portata del loro dovere di collaborazione, pur facendo salvi al contempo i loro diritti di difesa (sentenze
         Hoechst/Commissione, cit., punto 29, e Roquette Frères, cit., punto 47). 
         
         
         55
            
          Del pari la Commissione è tenuta ad indicare nella predetta decisione, in maniera il più possibile precisa, l'oggetto della
         ricerca nonché gli elementi sui quali deve vertere l'accertamento (sentenza National Panasonic/Commissione, cit., punti 26
         e 27). Come stabilito dalla Corte, una simile prescrizione è atta a tutelare i diritti della difesa delle imprese interessate,
         in quanto tali diritti sarebbero gravemente compromessi qualora la Commissione potesse fondarsi, nei confronti delle imprese,
         su prove che, conseguite durante un accertamento, siano estranee all'oggetto ed allo scopo di questo (sentenze della Corte
         17 ottobre 1989, causa 85/87, Dow Benelux/Commissione, Racc. pag. 3137, punto 18, e Roquette Frères, cit., punto 48). 
         
         
         56
            
          Inoltre, si deve ricordare che un'impresa nei cui confronti la Commissione ha disposto un accertamento può, in forza dell'art. 173,
         quarto comma, del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 230, quarto comma, CE), presentare ricorso avverso tale
         decisione dinanzi al giudice comunitario. Nel caso in cui la decisione fosse annullata da quest'ultimo, ciò impedirebbe alla
         Commissione di avvalersi, ai fini del procedimento per infrazione alle norme comunitarie sulla concorrenza, di tutti i documenti
         o atti probatori ch'essa può essersi procurata in occasione di detto accertamento, sotto pena di esporsi al rischio di annullamento,
         da parte del giudice comunitario, della decisione relativa all'infrazione nella parte in cui fosse basata su mezzi probatori
         del genere (v. ordinanze del Presidente della Corte 26 marzo 1987, causa 46/87 R, Hoechst/Commissione, Racc. pag. 1549, punto
         34, e 28 ottobre 1987, causa 85/87 R, Dow Chemical Nederland/Commissione, Racc. pag. 4367, punto 17; sentenza Roquette Frères,
         cit., punto 49). 
         
         
         57
            
          E' alla luce delle considerazioni sopra svolte che occorre valutare la fondatezza del motivo vertente sulla pretesa illegittimità
         dell'accertamento. 
          B ─ Quanto alla fondatezza del motivo
         
         
         58
            
          Preliminare all'esame della fondatezza del motivo in esame è l'esposizione delle circostanze in cui è stato effettuato l'accertamento
         nella fattispecie. 
          1. Fatti pertinenti e non contestati dalle parti
         
         
         59
            
          Il 12 ottobre 1992 la Commissione, in forza del regolamento n. 4056/86, a seguito del reclamo presentato da un cittadino secondo
         il quale i prezzi dei traghetti fra la Grecia e l'Italia erano molto simili su tutte le linee, ha inoltrato una richiesta
         di informazioni alla Minoan all'indirizzo della sua sede sociale (Agiou Titou 38, Heraklion, Creta). 
         
         
         60
            
          Il 20 novembre 1992 la Commissione ha ricevuto una lettera di risposta alla sua richiesta di informazioni, firmata dal sig. Sfinias,
         su carta intestata della Minoan su cui figuravano, in alto a sinistra, un unico logo commerciale,  
         Minoan Lines, e, subito al di sotto, un unico indirizzo:  
         2 Vas. Konstantinou Av. (Stadion); 11635, ATHENS. 
         
         
         61
            
          Il 1° marzo 1993 la Commissione ha indirizzato una seconda richiesta di informazioni alla Minoan sempre alla sua sede sociale
         di Heraklion. 
         
         
         62
            
          Il 5 maggio 1993 è stato risposto alla lettera della Commissione 1° marzo 1993 con una lettera firmata anch'essa dal sig. Sfinias,
         redatta su carta intestata della Minoan, su cui figurava, sempre in altro a sinistra, un unico logo commerciale,  
         Minoan Lines, ma stavolta senza menzione di alcun indirizzo al di sotto. A pie' di pagina la lettera riportava due indirizzi:  
         INTERNATIONAL LINES HEAD OFFICES: 64B Kifissias Ave. GR, 151 25, Maroussi, Athens e, sotto,  
         PASSENGERS OFFICE: 2 Vassileos Konstantinou Ave. GR, 116 35 Athens. 
         
         
         63
            
          Il 5 luglio 1994 taluni agenti della Commissione si sono presentati nei locali di viale Kifissias 64B, Maroussi, Atene, e
         hanno consegnato alle persone che li avevano ricevuti, poi risultati dipendenti dell'ETA, la decisione di accertamento e i
         mandati D/06658 e D/06659, del 4 luglio 1994, firmati dal direttore generale della Direzione generale Concorrenza, che abilitavano
         gli agenti della Commissione all'accertamento. 
         
         
         64
            
          Sulla base dei detti documenti gli agenti della Commissione hanno chiesto ai dipendenti della società di consentire l'accertamento.
         Questi ultimi hanno tuttavia fatto loro presente che si trovavano negli uffici dell'ETA, che essi erano dipendenti dell'ETA
         e che l'ETA era una persona giuridica indipendente, priva di qualsiasi rapporto con la Minoan che non fosse di agenzia. Gli
         agenti della Commissione, dopo aver telefonato ai loro superiori a Bruxelles, hanno insistito per effettuare l'accertamento
         e hanno ricordato ai dipendenti dell'ETA che, in caso di rifiuto, avrebbero potuto essere adottate sanzioni ai sensi degli
         artt. 19, n. 1, e 20, n. 1, del regolamento n. 4056/86, disposizioni citate entrambe nella decisione di accertamento e riprodotte
         testualmente nel suo allegato. Inoltre i detti agenti hanno chiesto alla Direzione Controllo del mercato e della concorrenza
         del Ministero ellenico del Commercio, in quanto autorità nazionale competente in materia di concorrenza, di mandare un proprio
         agente negli uffici dell'ETA. 
         
         
         65
            
          Gli agenti della Commissione non hanno espressamente informato i dipendenti dell'ETA della possibilità di farsi assistere
         da un avvocato, ma hanno consegnato loro una nota di due pagine esplicativa della natura e delle normali modalità dell'accertamento.
         
         
         
         66
            
          I dipendenti dell'ETA, dopo aver telefonato al loro direttore, al momento fuori Atene, hanno deciso infine di sottoporsi all'accertamento,
         facendo presente, però, che intendevano far mettere a verbale il loro disaccordo. 
         
         
         67
            
          Gli agenti della Commissione hanno poi iniziato l'accertamento, terminato alla fine del giorno seguente, il 6 luglio 1994.
         
         
         
         68
            
          Occorre osservare, infine, che, come sottolineato dalla stessa ricorrente (v. sopra, punto 26), l'ETA, in qualità di sua rappresentante,
         era pienamente autorizzata ad agire e a presentarsi nell'esercizio delle sue attività commerciali come  
         Minoan Lines Atene, nonché ad adoperare il marchio e il logo della Minoan nell'espletamento delle sue funzioni di agente. 
         
         
         69
            
          Ciò considerato, il Tribunale rileva che dal contesto fattuale risulta chiaramente quanto segue: 
         
         
         ─
             in primo luogo, nello svolgimento e nella gestione delle sue attività di agente e di rappresentante della Minoan, l'ETA era
            autorizzata a presentarsi al pubblico in genere nonché alla Commissione come Minoan, di modo che la sua identità quale gestore
            delle attività commerciali di cui trattasi era in pratica completamente assimilata a quella della Minoan; 
          in primo luogo, nello svolgimento e nella gestione delle sue attività di agente e di rappresentante della Minoan, l'ETA era
         autorizzata a presentarsi al pubblico in genere nonché alla Commissione come Minoan, di modo che la sua identità quale gestore
         delle attività commerciali di cui trattasi era in pratica completamente assimilata a quella della Minoan; 
         
         
         
         ─
             in secondo luogo, il fatto che le lettere della Commissione alla Minoan siano state trasmesse al sig. Sfinias per una risposta
            diretta alla Commissione indica che sia la Minoan che l'ETA e il sig. Sfinias sapevano fin dall'inizio dell'intervento della
            Commissione che quest'ultima stava dando seguito a un reclamo; essi hanno anche preso conoscenza della natura del reclamo,
            dell'oggetto della richiesta di informazioni e del fatto che la Commissione agiva ai sensi del regolamento n. 4056/86, citato
            nelle lettere suddette; ne consegue che, trasmettendo le lettere al sig. Sfinias per una risposta, la Minoan ha de facto autorizzato
            non solo quest'ultimo, ma pure l'ETA a presentarsi alla Commissione come la legittima interlocutrice delegata della Minoan
            nell'ambito dell'indagine in discorso; 
          in secondo luogo, il fatto che le lettere della Commissione alla Minoan siano state trasmesse al sig. Sfinias per una risposta
         diretta alla Commissione indica che sia la Minoan che l'ETA e il sig. Sfinias sapevano fin dall'inizio dell'intervento della
         Commissione che quest'ultima stava dando seguito a un reclamo; essi hanno anche preso conoscenza della natura del reclamo,
         dell'oggetto della richiesta di informazioni e del fatto che la Commissione agiva ai sensi del regolamento n. 4056/86, citato
         nelle lettere suddette; ne consegue che, trasmettendo le lettere al sig. Sfinias per una risposta, la Minoan ha de facto autorizzato
         non solo quest'ultimo, ma pure l'ETA a presentarsi alla Commissione come la legittima interlocutrice delegata della Minoan
         nell'ambito dell'indagine in discorso; 
         
         
         
         ─
             in terzo luogo, da tutto quanto precede nonché dal fatto che la Minoan aveva delegato l'esercizio delle sue attività commerciali
            all'ETA discende che gli uffici di viale Kifissias 64B erano, in pratica, il vero centro delle attività commerciali della
             
            Minoan e, per questo, il luogo in cui si trovavano i libri e i documenti aziendali relativi alle dette attività. 
          in terzo luogo, da tutto quanto precede nonché dal fatto che la Minoan aveva delegato l'esercizio delle sue attività commerciali
         all'ETA discende che gli uffici di viale Kifissias 64B erano, in pratica, il vero centro delle attività commerciali della
          
         Minoan e, per questo, il luogo in cui si trovavano i libri e i documenti aziendali relativi alle dette attività. 
         
         
         
         
         70
            
          Ne consegue che i locali di cui trattasi erano della Minoan in quanto destinataria della decisione di accertamento ai sensi
         dell'art. 18, n. 1, lett. d), del regolamento n. 4056/86. 
          2. Quanto al rispetto, nella fattispecie, dei principi cui la Commissione deve informare l'esercizio dei suoi poteri di accertamento
         
         
         71
            
          Emerge dal fascicolo che sia i mandati sia la decisione di accertamento presentati dai funzionari della Commissione ai dipendenti
         dell'ETA soddisfacevano il requisito dell'indicazione dell'oggetto e dello scopo dell'accertamento. Infatti la decisione di
         accertamento dedica una pagina e mezza dei suoi considerando all'esposizione delle ragioni per le quali la Commissione ritiene
         che possa sussistere un'intesa sulle tariffe di trasporto di passeggeri, autovetture e autocarri fra le principali compagnie
         di navigazione marittima sulle linee Grecia-Italia confliggente con l'art. 85, n. 1, del Trattato. Essa indica i tratti salienti
         del mercato pertinente, le principali compagnie operanti su tale mercato, fra cui la Minoan, le quote di mercato delle compagnie
         in servizio sulle tre diverse linee e descrive in maniera particolareggiata il tipo di comportamento che a suo avviso può
         risultare contrario all'art. 85, n. 1, del Trattato. Afferma chiaramente che l'impresa destinataria, ossia la Minoan, è una
         delle principali compagnie operanti sul mercato di cui trattasi e sottolinea che tale impresa già era a conoscenza dell'ispezione
         in oggetto. 
         
         
         72
            
          In seguito, nel dispositivo della decisione di accertamento, l'art. 1 indica espressamente che lo scopo di quest'ultimo è
         di determinare se i sistemi di fissazione dei prezzi o delle tariffe applicati dalle compagnie del settore dei trasporti roll-on/roll-off
         tra la Grecia e l'Italia confliggano con l'art. 85, n. 1, del Trattato. L'art. 1 della decisione di accertamento enuncia anche
         l'obbligo dell'impresa destinataria di sottoporsi all'accertamento e descrive i poteri conferiti agli agenti della Commissione
         in occasione del detto accertamento. L'art. 2 si riferisce alla data in cui doveva avvenire l'accertamento. L'art. 3 menziona
         il destinatario della decisione. E' precisato che la decisione di accertamento è indirizzata alla Minoan. Tre indirizzi figurano
         come possibili luoghi di ispezione: il primo è Lungomare Poseidon 28, Il Pireo, il secondo, Lungomare Poseidon 24, Il Pireo,
         e il terzo, viale Kifissias 64B, Maroussi, Atene, luogo in cui gli agenti della Commissione si sono da ultimo recati. Infine,
         l'art. 4 prevede la possibilità di presentare contro la decisione di accertamento un ricorso dinanzi al Tribunale, sottolineando
         che tale ricorso non ha effetto sospensivo salvo decisione contraria del Tribunale. 
         
         
         73
            
          Per quanto riguarda i mandati di accertamento conferiti agli agenti della Commissione, essi indicano esplicitamente che tali
         agenti sono abilitati a procedere nel senso e allo scopo esposti nella decisione di accertamento, riportata contestualmente
         in allegato. 
         
         
         74
            
          Risulterebbe dunque con chiarezza dal contenuto di tali atti, da un lato, che la Commissione voleva procurarsi indizi e prove
         della partecipazione della Minoan alla presunta collusione e, dall'altro, che essa pensava di poterne trovare, tra altri luoghi,
         nei locali di viale Kifissias 64B, 15125 Maroussi, Atene, locali che essa credeva della Minoan. Al riguardo occorre ricordare
         che il detto indirizzo era stampato sulla carta da lettera utilizzata dalla Minoan per la sua risposta 5 maggio 1993 alla
         richiesta d'informazioni della Commissione 1° marzo 1993, a pie' della quale leggesi:  
         INTERNATIONAL LINES HEAD OFFICES: 64B Kifissias Ave. GR, 151 25, Maroussi, Athens. 
         
         
         75
            
          Il Tribunale ritiene che la decisione e i mandati di accertamento contenessero tutti gli elementi adatti a permettere ai dipendenti
         dell'ETA di giudicare se, considerata la motivazione della detta decisione e alla luce della loro conoscenza in merito alla
         natura e alla portata delle relazioni tra l'ETA e la Minoan, essi fossero tenuti a permettere o meno l'accertamento della
         Commissione nei loro locali. 
         
         
         76
            
          Occorre perciò concludere che, relativamente alla decisione e ai mandati di accertamento, i requisiti posti dalla giurisprudenza
         sono stati pienamente soddisfatti per quanto riguarda il titolare dei locali ispezionati, ossia l'ETA, perché in quanto impresa
         che gestiva gli affari della Minoan sul mercato dei trasporti marittimi roll-on/roll-off sulle linee Grecia-Italia, essa era
         in grado di valutare la portata dei suoi doveri di collaborazione con gli agenti della Commissione e perché, nel suo caso,
         i diritti della difesa sono stati pienamente preservati, tenuto conto del grado di motivazione dei detti atti e della menzione
         esplicita della possibilità di presentare un ricorso contro la decisione di accertamento dinanzi al Tribunale. Il fatto che
         essa non abbia poi proposto un tale ricorso è solo frutto di una sua scelta e non può infirmare questa conclusione, bensì
         ─ piuttosto ─ confermarla. 
         
         
         77
            
          Al riguardo occorre ricordare che l'ETA, sebbene dal punto di vista giuridico fosse un'entità distinta dalla Minoan, nondimeno
         era, quale sua rappresentante e gestore esclusivo delle attività costituenti oggetto dell'accertamento della Commissione,
         in tutto e per tutto assimilata alla sua committente, sì da soggiacere al medesimo obbligo di cooperazione incombente a quest'ultima.
         
         
         
         78
            
          Inoltre, nell'ipotesi in cui sia lecito alla Minoan invocare i diritti della difesa dell'ETA in quanto ente distinto, va osservato
         che tali diritti non sono mai stati messi in discussione. Invero, né le eventuali differenti attività, né i libri e i documenti
         aziendali dell'ETA erano oggetto dell'accertamento in discorso. 
         
         
         79
            
          La ricorrente rimprovera alla Commissione di aver violato l'art. 189, quarto comma, del Trattato, ai sensi del quale  
         [l]a decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati, giacché essa ha proceduto ad accertamenti nei locali di una società, l'ETA, sulla base di una decisione e dei mandati di
         accertamento concernenti un'altra società, la Minoan. 
         
         
         80
            
          Orbene, tale argomento non è pertinente. Innanzi tutto, il richiamo all'art. 189 del Trattato non aggiunge nulla all'argomento
         principale della ricorrente secondo cui l'illegittimità sostanziale consisterebbe in una violazione da parte della Commissione
         dell'art. 18 del regolamento n. 4056/86 e dei principi generali del diritto, nonché in un abuso dei suoi poteri di accertamento.
         L'art. 189 del Trattato si limita a enunciare le misure legislative e decisionali a disposizione delle istituzioni ed a precisarne
         gli effetti giuridici. Secondariamente, l'art. 189 del Trattato, anche a supporre che sia pertinente nella fattispecie, potrebbe
         solo confermare la tassatività della decisione di accertamento nel senso che essa  
         è obbligatoria in tutti i suoi elementi per la Minoan, in quanto destinataria della stessa, e per l'ETA, in quanto rappresentante e interlocutrice designata dalla
         Minoan ai fini dell'indagine. 
         
         
         81
            
          Non si può neppure censurare, nelle circostanze di specie, il fatto che la Commissione abbia ritenuto che la Minoan avesse
         propri locali all'indirizzo ateniese dove si sono recati i suoi agenti e che, di conseguenza, abbia incluso il detto indirizzo
         nella sua decisione di accertamento come quello di uno dei centri di attività della Minoan. 
         
         
         82
            
          Occorre poi affrontare la questione se, insistendo per procedere all'accertamento, la Commissione non sia andata al di là
         del lecito. 
         
         
         83
            
          Risulta dalla giurisprudenza dinanzi citata che la Commissione deve assicurare nei suoi accertamenti il rispetto del principio
         della legittimità dell'azione delle istituzioni comunitarie e del principio della tutela contro interventi arbitrari delle
         pubbliche autorità nella sfera di attività privata di una persona, fisica o giuridica (v. sentenza Hoechst/Commissione, cit.,
         punto 19). Sarebbe sproporzionato e contrario alle disposizioni del regolamento n. 4056/86 e ai principi fondamentali del
         diritto riconoscere alla Commissione, in generale, il diritto di accedere, in forza di una decisione di accertamento indirizzata
         a un ente giuridico determinato, ai locali di un ente giuridico terzo con il mero pretesto che questo è strettamente legato
         al destinatario della decisione di accertamento ovvero che la Commissione pensa di poter rinvenire colà documenti di quest'ultimo,
         come pure il diritto di effettuare accertamenti in tali locali in base alla detta decisione. 
         
         
         84
            
          Orbene, nella fattispecie la ricorrente non può lamentare che la Commissione abbia tentato di ampliare i suoi poteri di accertamento
         visitando i locali di una società diversa da quella destinataria della decisione. Al contrario, dal fascicolo risulta che
         la Commissione ha agito con diligenza e nel pieno rispetto del suo dovere di assicurarsi per quanto possibile, prima dell'accertamento,
         che i locali che intendeva ispezionare appartenessero effettivamente all'ente giuridico sul quale voleva indagare. Occorre
         ricordare a tale riguardo un preesistente scambio di corrispondenza tra la Commissione e la Minoan nel corso del quale quest'ultima
         ha risposto a due lettere della Commissione con due lettere firmate dal sig. Sfinias, poi risultato l'amministratore dell'ETA,
         senza tuttavia fare la minima menzione dell'esistenza dell'ETA o del fatto che la Minoan agisse sul mercato per mezzo di un
         agente esclusivo. 
         
         
         85
            
          Inoltre, come la Commissione ha rilevato nel suo controricorso, senza essere contraddetta dalla ricorrente, si deve osservare
         che nell'elenco dei membri dell'Unione degli armatori greci di navi passeggeri di cabotaggio compare il sig. Sfinias, colui
         che ha firmato le due lettere a nome della Minoan, che nel listino dei prezzi pubblicato dalla Minoan è menzionata un'agenzia
         generale all'indirizzo di viale Kifissias 64B, Atene, e infine che nell'elenco telefonico di Atene è indicato per la società
         Minoan Lines il recapito al quale la Commissione si è presentata per effettuare l'accertamento. 
         
         
         86
            
          Resta da accertare se gli agenti della Commissione, una volta appreso che l'ETA non era la società destinataria della decisione
         di accertamento di cui disponevano, avrebbero dovuto andarsene e ritornare semmai con una decisione indirizzata all'ETA e
         debitamente motivata quanto alle ragioni di tale accertamento nell'ambito della presente controversia. 
         
         
         87
            
          Occorre rilevare che, considerate le specifiche circostanze suesposte, la Commissione ha potuto sensatamente ritenere che
         le  
         precisazioni dei dipendenti dell'ETA non fossero sufficienti né a far luce subito sulla separata identità di tali due persone giuridiche,
         né a giustificare la sospensione dell'accertamento, tanto più che, come sottolinea la Commissione, per stabilire se si trattasse
         o meno della medesima impresa sarebbe stata necessaria una valutazione nel merito, in particolare un'interpretazione della
         portata dell'ambito di applicazione dell'art. 18 del regolamento n. 4056/86. 
         
         
         88
            
          E' giocoforza constatare che, nelle circostanze di specie, la Commissione ha giustamente stimato, perfino dopo aver appreso
         che i locali siti all'indirizzo visitato appartenevano all'ETA e non alla Minoan, che tali locali dovessero comunque considerarsi
         utilizzati dalla Minoan per sviluppare le sue attività commerciali e che, quindi, potessero essere assimilati ai locali commerciali
         dell'impresa destinataria della decisione di accertamento. Si deve rammentare a tal proposito che la Corte ha affermato che
         il diritto di accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto delle imprese riveste particolare importanza in quanto
         deve consentire alla Commissione di raccogliere le prove delle violazioni delle norme sulla concorrenza nei luoghi in cui
         queste di regola si trovano, vale a dire nei  
         locali commerciali delle imprese (sentenza Hoechst/Commissione, cit., punto 26). La Commissione poteva perciò tener conto, nell'esercizio dei suoi poteri
         di accertamento, della logica secondo cui le sue possibilità di rinvenire prove della presunta infrazione aumentano qualora
         essa indaghi nei locali a partire dai quali la società interessata dall'accertamento svolge abitualmente e de facto la sua
         attività d'impresa. 
         
         
         89
            
          Infine, e comunque, va aggiunto che non c'è stata opposizione definitiva all'accertamento della Commissione. 
         
         
         90
            
          Ne discende che nella fattispecie, insistendo per procedere all'accertamento in un caso del genere, la Commissione non ha
         abusato dei poteri di accertamento riconosciutile dall'art. 18, n. 1, del regolamento n. 4056/86. 
          3. Quanto al rispetto dei diritti della difesa e alla non eccessiva ingerenza dell'autorità pubblica nella sfera d'attività
         dell'ETA
         
         
         91
            
          Come ricordato sopra, la giurisprudenza della Corte e del Tribunale mostra che, nonostante occorra preservare l'effetto utile
         degli accertamenti della Commissione, quest'ultima deve da parte sua assicurare il rispetto dei diritti della difesa delle
         imprese interessate dall'accertamento ed evitare ogni intervento arbitrario o eccessivo nella loro sfera privata di attività
         (sentenze Hoechst/Commissione, cit., punto 19; Dow Benelux/Commissione, cit., punto 30; sentenze della Corte 17 ottobre 1989,
         cause riunite 97/87-99/87, Dow Chemical Ibérica e a./Commissione, Racc. pag. 3165, punto 16, e del Tribunale 20 aprile 1999,
         cause riunite da T-305/94 a T-307/94, da T-313/94 a T-316/94, T-318/94, T-325/94, T-328/94, T-329/94 e T-335/94, Limburgse
         Vinyl Maatschappij e a./Commissione, cosiddetta sentenza  
         PVC II, Racc. pag. II-931, punto 417). 
         
         
         92
            
          Quanto al rispetto dei diritti della difesa, va rilevato che né la ricorrente né l'ente giuridico titolare dei locali ispezionati,
         ossia l'ETA, hanno ritenuto opportuno presentare un ricorso contro la decisione (di accertamento) sulla cui base l'accertamento
         ha avuto luogo, benché l'art. 18, n. 3, del regolamento n. 4056/86 preveda espressamente tale possibilità. 
         
         
         93
            
          Inoltre, con riguardo alla ricorrente, basta osservare che essa si è avvalsa del suo diritto di chiedere il controllo della
         legittimità intrinseca dell'accertamento nell'ambito del ricorso di annullamento in oggetto contro la decisione finale adottata
         dalla Commissione ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato. 
         
         
         94
            
          E' altresì pacifico che la Commissione, siccome i dipendenti dell'ETA non si sono opposti, in definitiva, all'esecuzione del
         suo accertamento, non si è vista obbligata a chiedere un mandato giudiziario e/o l'assistenza della forza pubblica per procedere
         all'ispezione. Ne consegue che un accertamento come quello di cui alla fattispecie deve considerarsi effettuato con la collaborazione
         dell'impresa interessata. Il fatto che sia stata contattata l'autorità ellenica della concorrenza e che uno dei suoi agenti
         si sia recato nei luoghi dell'accertamento non può contraddire la conclusione precedente, perché tale misura è prevista all'art. 18,
         n. 5, del regolamento n. 4056/86 per l'ipotesi in cui l'impresa non si opponga all'accertamento. In tali circostanze non può
         parlarsi di un'eccessiva ingerenza dell'autorità pubblica nella sfera d'attività dell'ETA, giacché non è stato prodotto alcun
         elemento per sostenere che la Commissione abbia oltrepassato i limiti della collaborazione offerta dai dipendenti dell'ETA
         (v., in tal senso, sentenza PVC II, cit., punto 422). 
          C ─ Conclusione
         
         
         95
            
          Da tutto quanto precede risulta che, nella fattispecie, la Commissione ha agito del tutto legittimamente sia per quanto concerne
         gli atti di accertamento adottati, sia in relazione alla maniera in cui ha poi svolto l'accertamento, preservando i diritti
         della difesa delle imprese interessate e rispettando pienamente il principio generale del diritto comunitario che garantisce
         una tutela contro gli interventi eccessivi o arbitrari delle pubbliche autorità nella sfera delle attività private di una
         persona, fisica o giuridica. 
         
         
         96
            
          Il Tribunale ritiene di essere sufficientemente edotto sugli elementi di fatto e di diritto pertinenti all'esame del motivo
         di cui trattasi e considera, di conseguenza, che non occorra dar seguito alla richiesta di produzione di documenti avanzata
         dalla ricorrente. 
         
         
         97
            
          Il motivo in esame dev'essere pertanto respinto. 
          Sul secondo motivo, vertente su un'errata imputazione alla ricorrente delle azioni e delle iniziative dell'ETA
          Argomenti delle parti
         
         
         98
            
          La ricorrente ritiene ingiustificato che la Commissione le abbia imputato le azioni ed iniziative dell'ETA che, secondo la
         Decisione, costituiscono infrazioni all'art. 85, n. 1, del Trattato. 
         
         
         99
            
          Essa fa valere innanzi tutto che parecchie delle attività addebitate erano iniziative personali assunte dall'ETA senza la
         sua approvazione, esulanti dai contratti tra loro stipulati, delle quali la Minoan non andrebbe ritenuta responsabile. La
         ricorrente sostiene che, contrariamente a quanto pretende la Commissione, da tali contratti non risulta che l'ETA agisse secondo
         le sue istruzioni e sotto il suo controllo. Al contrario, l'ETA godrebbe di una larghissima autonomia, visto che ha una propria
         rete di uffici collaboratori in tutta la Grecia (Creta esclusa) e che può, sotto la propria responsabilità, nominare agenti
         in Grecia e all'estero. Ai sensi dei detti contratti non risulterebbe neppure che l'ETA era abilitata a lanciarsi in una cooperazione
         illegale con altre compagnie e nessun documento indicherebbe che la Minoan le ha richiesto di farlo. La ricorrente afferma
         che la fissazione per contratto della provvigione degli agenti non dimostra che l'ETA non fosse un'impresa indipendente. 
         
         
         100
            
          Successivamente la ricorrente contesta l'affermazione della Commissione (v. Decisione,  
         considerando 137) secondo cui l'ETA dovrebbe essere reputata la  
         longa manus della Minoan, operante quale sua rappresentante ed intermediaria che agisce esclusivamente per conto della Minoan e non conclude
         affari per proprio conto. Il fatto che l'ETA sia l'agente della ricorrente non significherebbe necessariamente che tutte le
         iniziative dell'ETA siano prese per conto della ricorrente, in particolare ove si tratti di iniziative estranee al loro rapporto
         contrattuale e non ci siano state istruzioni o approvazioni a posteriori delle stesse da parte della ricorrente. 
         
         
         101
            
          Essa osserva pure che, a differenza di quanto afferma la Commissione, il sig. Sfinias non fa menzione dell'ETA soltanto quando
         si rivolge alla sede della Minoan ad Heraklion. Al contrario, tutti i telex citati dalla Commissione indicavano sia nell'intestazione
         (vale a dire prima della menzione del mittente e del/dei destinatario/i) sia a pie' di pagina (sotto il nome del sig. Sfinias)
         l'ETA, con il suo numero di telex, quale effettivo mittente. La ricorrente soggiunge che la dicitura  
         Minoan Lines o  
         Minoan Lines Atene si spiega per ragioni di brevità, per non utilizzare l'espressione  
         ETA Worldwide General Agents for Minoan Lines. 
         
         
         102
            
          La ricorrente sostiene che la Minoan non ha mai invitato il rappresentante legale dell'ETA, sig. Sfinias, a concludere accordi
         illegittimi, ma ammette che, purché informata, essa non gli impediva nemmeno di discutere con altre società. Essendo persuasa
         che tali discussioni si svolgessero nel contesto della politica del Ministero della Marina mercantile, non vi avrebbe visto
         niente di  
         particolarmente grave. 
         
         
         103
            
          A sostegno dell'affermazione secondo cui essa era all'oscuro delle attività dell'ETA, la ricorrente fa valere di non aver
         mai concentrato la sua attenzione sui contatti e sulle discussioni del sig. Sfinias, bensì sulle proposte di quest'ultimo
         in materia di politica tariffaria al fine di approvare, respingere o rettificare i prezzi proposti sulla base di vari parametri
         economici e in funzione di suoi propri criteri. Le dichiarazioni del sig. Sfinias, all'udienza dei giorni 13 e 14 maggio 1997,
         confermerebbero quanto precede. In particolare, il sig. Sfinias avrebbe affermato: La nostra società è tenuta per contratto a creare le migliori condizioni di gestione possibili per le navi della Minoan, mettendo
         in atto le pratiche e le iniziative che quest'ultima ritiene più opportune, ma valutando essa stessa in quale misura informarne
         la Minoan. Certo, allorché crediamo fermamente nelle nostre azioni e reputiamo che avranno un risultato positivo per gli interessi
         in senso lato della nostra mandante, è possibile che non la informiamo subito o che non la informiamo affatto ─ perché è il
         risultato che conta ─ o che l'informiamo a posteriori per chiederne l'approvazione, specie perché sappiamo che, in quanto
         società dotata di un azionariato popolare molto grande, l'amministrazione della nostra mandante che approverà o respingerà
         le nostre iniziative risponde personalmente a un considerevole numero di azionisti.
         
         
         104
            
          Inoltre, la ricorrente contesta l'affermazione della Commissione secondo cui i documenti citati alla fine del  
         considerando 137 della Decisione provano che essa era al corrente della collusione. Fa valere, al contrario, che si trattava sempre di
         informazioni da essa ricevute a posteriori. 
         
         
         105
            
          Infine, la ricorrente respinge gli argomenti ─ esposti al  
         considerando 138 della Decisione ─ che hanno indotto la Commissione a concludere che, ai fini della Decisione, l'ETA e la Minoan andavano
         considerate una sola ed unica entità giuridica ed economica. Essa lamenta che la Commissione le abbia imputato senza eccezioni
         tutte le azioni e le iniziative dell'ETA. 
         
         
         106
            
          La ricorrente nega che tale addebito possa essere giustificato alla luce della giurisprudenza sull'imputazione del comportamento
         delle controllate alle società capofila (sentenze della Corte 14 luglio 1972, causa 48/69, ICI/Commissione, Racc. pag. 619,
         punti 132 e 133, e 25 ottobre 1983, causa 107/82, AEG/Commissione, Racc. pag. 3151, punto 49), perché tale giurisprudenza
         si riferisce a controllate e non ad imprese indipendenti che hanno stipulato contratti di cooperazione. Inoltre, le sentenze
         citate dalla Commissione porrebbero come ulteriore presupposto dell'imputazione che la società controllata,  
         pur avendo personalità giuridica distinta, non decid[a] in modo autonomo quale dev'essere il suo comportamento sul mercato,
         ma applic[hi] in sostanza le direttive impartitele dalla società madre. Infine, per procedere a una siffatta imputazione di comportamenti, non basterebbe constatare una possibilità di influenzare
         i detti comportamenti, ma occorrerebbe provare che tale possibilità sia stata effettivamente sfruttata (v. sentenze AEG/Commissione,
         cit., punti 50 e segg., e ICI/Commissione, cit., punti 135, 137, 138 e 141). 
         
         
         107
            
          Orbene, secondo la ricorrente, nessuna delle condizioni succitate è soddisfatta nella fattispecie, perché l'ETA non è una
         controllata della Minoan la quale, di conseguenza, non esercita nessuna influenza sugli organi d'amministrazione dell'ETA;
         l'unico legame tra le due società deriverebbe, infatti, dalla stipulazione dei contratti che definiscono con chiarezza i diritti
         e gli obblighi di ciascuna parte. Peraltro, anche a supporre che i contratti corrispondenti le abbiano permesso di esercitare
         una certa influenza, la ricorrente non si sarebbe mai avvalsa di tale possibilità. Infine, nessun elemento del fascicolo alluderebbe
         al fatto che la Minoan abbia influenzato, con azioni positive concrete, il comportamento dell'ETA o che le abbia impartito
         istruzioni, direttive o mandati precisi. Al contrario, risulterebbe che la Minoan ignorava completamente talune iniziative
         ovvero che era la destinataria passiva di informazioni parziali comunicatele dall'ETA a posteriori. 
         
         
         108
            
          La ricorrente ne deduce che, in tali circostanze, la conclusione della Commissione secondo cui,  
         [a]i fini della ... [D]ecisione ETA e Minoan sono considerate una sola e unica entità giuridica ed economica, per giustificare l'imputazione di tutte le azioni e iniziative dell'ETA alla Minoan, è arbitraria, viziata da una carenza
         manifesta di motivazione e non suffragata né da elementi del fascicolo, né dalla giurisprudenza citata dalla Commissione.
         
         
         
         109
            
          La Commissione non dubita che l'ETA abbia una personalità giuridica autonoma. Fa valere, tuttavia, che, per giurisprudenza
         costante, il comportamento di una società dotata di personalità giuridica distinta può essere nondimeno imputato ad un'altra
         società. Essa sostiene che, nel diritto comunitario della concorrenza, serve un approccio economico e non puramente legale
         e che, applicando nella fattispecie un approccio del genere, essa ha constatato come le azioni e le iniziative dell'ETA non
         siano state intraprese in nome e per conto di quest'ultima, bensì in nome e per conto della Minoan. 
         
         
         110
            
          Nella fattispecie, dalle clausole dei diversi contratti disciplinanti i rapporti fra l'ETA e la ricorrente nonché dalle dichiarazioni
         del sig. Sfinias in merito a tali rapporti si evincerebbe che l'ETA disponeva di un potere di rappresentanza molto esteso
         e che era mandataria abilitata non solo a organizzare la rete di agenti locali e a promuovere la vendita di biglietti per
         l'estero, ma anche, più in generale, a gestire le navi in esercizio su linee internazionali, a rappresentare la ricorrente
         e ad attendere a ogni questione e a ogni atto pertinente alle navi che gestiva nonché a promuovere il loro utilizzo in nome
         e per conto della ricorrente. La Commissione sottolinea che dai detti contratti s'inferisce che l'ETA era contrattualmente
         obbligata a ricevere direttive della ricorrente [art. IV, punto g), dei contratti di gestione] e a fare sistematicamente tutto
         il possibile per garantire la cooperazione di quest'ultima con altre compagnie (purché ne avesse fatto domanda) [art. II,
         punto l), dei contratti di gestione]. 
         
         
         111
            
          La Commissione aggiunge che, in tale esame, occorre distinguere nettamente tra l'obbligo contrattuale dell'agente di agire
         per conto del rappresentato secondo le sue istruzioni e sotto il suo controllo e la capacità pratica del rappresentato di
         esercitare il necessario controllo sul rappresentante. Così, quand'anche la ricorrente non avesse avuto esperienza nel settore
         della navigazione e, pertanto, non fosse stata in grado di impartire all'ETA istruzioni tecniche o economiche specifiche,
         l'ETA avrebbe nondimeno adempiuto alle proprie funzioni di rappresentante in conformità agli obblighi contrattuali e di legge,
         nell'osservanza delle istruzioni e delle abilitazioni fornitele dalla ricorrente. 
         
         
         112
            
          La Commissione respinge l'allegazione della ricorrente secondo cui l'ETA disponeva di un'
         ampia autonomia, visto che quest'ultima era tenuta per contratto a non rappresentare altri armatori sulle medesime linee. Non emergerebbe
         dalle affermazioni della ricorrente che l'ETA rappresentasse altre compagnie di navigazione o svolgesse per loro funzioni
         di agente sul mercato in questione. 
         
         
         113
            
          Inoltre, la Commissione fa osservare che non risulta dai contratti ─ e che la ricorrente non sostiene ─ che l'ETA assumesse
         rischi finanziari di sorta relativi alla prestazione di servizi di traghetto roll-on/roll-off (trasporto passeggeri e veicoli)
         tra la Grecia e l'Italia oppure all'esecuzione dei contratti pertinenti conclusi con terzi. Pertanto, nella fattispecie, l'ETA
         non andrebbe considerata un'operatrice indipendente, bensì un organo ausiliario integrato nell'impresa della ricorrente. Infatti,
         dai contratti fra la ricorrente e l'ETA si ricaverebbe che quest'ultima si era impegnata, in quanto agente generale esclusivo
         della ricorrente, a gestirne le navi e, più ampiamente, ad attendere a tutte le questioni ad esse attinenti dietro pagamento
         di provvigioni calcolate sulla vendita dei biglietti. 
         
         
         114
            
          Infine, la Commissione non ammette l'asserzione della ricorrente secondo cui l'ETA avrebbe sì assunto iniziative  
         al di fuori dell'ambito contrattuale, ma non per conto della Minoan. Essa precisa che il contratto concluso tra l'ETA e la ricorrente contemplava la gestione
         delle navi di quest'ultima in servizio sulle linee internazionali e che, in tale contesto, l'enumerazione di talune attività
         oggetto dei contratti di gestione non era tassativa. Viceversa, dai contratti stipulati tra di esse [art. II, punto n)] si
         evincerebbe che l'ETA era tenuta, più in generale, ad attendere a ogni questione e a ogni atto concernente le navi che gestiva.
         Di conseguenza, ogni attività che permettesse di raggiungere l'obiettivo e di dare utile esecuzione ai contratti rientrava
         senz'altro nel rapporto contrattuale. 
          Giudizio del Tribunale
          A ─ Considerazioni preliminari
         
         
         115
            
          La questione dell'imputabilità delle attività dell'ETA alla ricorrente è trattata ai  
         considerando 136-138 della Decisione. 
         
         
         116
            
          Al  
         considerando 136 della Decisione la Commissione espone una serie di argomenti per confutare l'affermazione della ricorrente secondo cui
         parecchie delle attività dell'ETA menzionate nella Decisione non possono esserle imputate perché iniziative personali dell'ETA,
         al di fuori dell'ambito dei contratti fra di esse e senza approvazione della ricorrente. 
         
         
         117
            
          Al  
         considerando 138 della Decisione la Commissione respinge l'argomento della ricorrente secondo cui l'ETA aveva un'autonomia tale da non
         potersi imputare il suo comportamento alla sua proponente e cita, nella nota a pie' di pagina, la giurisprudenza della Corte
         in materia di imputazione delle attività delle controllate alle loro capofila (sentenze AEG/Commissione, cit., punto 49, e
         ICI/Commissione, cit., punti 132 e 133). La Commissione conclude, poi, che  
         [a]i fini della (...) [D]ecisione ETA e Minoan sono considerate una sola ed unica entità giuridica ed economica. 
         
         
         118
            
          La ricorrente fa valere, nel ricorso, che la giurisprudenza addotta dalla Commissione non è pertinente nella fattispecie in
         quanto l'ETA non è una controllata della Minoan. La Commissione, nelle sue memorie, si limita ad indicare le regole da essa
         ritenute applicabili al caso di specie, citando in particolare la giurisprudenza di cui alla sentenza della Corte 16 dicembre
         1975, cause riunite C-40/73-48/73, 50/73, 54/73-56/73, 111/73, 113/73-114/73, Suiker Unie e a./Commissione (Racc. pag. 1663)
         e la comunicazione della Commissione relativa ai contratti di rappresentanza esclusiva stipulati con rappresentanti di commercio
         (GU 1962, 139, pag. 2921). 
         
         
         119
            
          Ebbene, occorre precisare in limine che, nella fattispecie, la Commissione considera l'ETA la  
         longa manus della ricorrente, in quanto agente generale di quest'ultima sui mercati rilevanti, e che, in realtà, essa non sostiene che
         le due società costituiscono un'unica entità giuridica, bensì un'unica entità economica. Anche se i termini adoperati al 
         
         considerando 138 sono ambigui perché sembrano confondere le due nozioni, dalla lettura complessiva dei  
         considerando 136-139 della Decisione e dal riferimento, nella nota a pie' di pagina sotto il  
         considerando 138, alla giurisprudenza in materia di imputazione delle attività delle controllate alle loro capofila s'inferisce che l'imputazione
         delle attività dell'ETA alla ricorrente poggia sui principi che disciplinano i rapporti tra l'intermediario e il suo  
         proponente e sulla responsabilità di quest'ultimo per le attività del primo, interpretati alla luce della nozione di entità economica
         unica, generalmente utilizzata per analizzare i comportamenti delle imprese sotto il profilo del diritto della concorrenza.
         Gli argomenti presentati dalla Commissione nelle sue memorie confermano questa interpretazione. 
         
         
         120
            
          Alla luce di tali precisazioni occorre esaminare se a buon diritto nella Decisione si consideri che le attività dell'ETA potessero
         essere imputate alla ricorrente ai fini dell'applicazione dell'art. 85 del Trattato. 
          B ─ Quanto all'imputazione di responsabilità nei rapporti tra committente e agente
         
         
         121
            
          Per giurisprudenza costante, nell'ambito del diritto della concorrenza la nozione d'impresa dev'essere intesa nel senso ch'essa
         si riferisce ad un'unità economica dal punto di vista dell'oggetto dell'accordo, anche se sotto il profilo giuridico quest'unità
         economica è costituita da più persone, fisiche o giuridiche (sentenza della Corte 12 luglio 1984, causa 170/83, Hydrotherm,
         Racc. pag. 2999, punto 11, e sentenza del Tribunale 29 giugno 2000, causa T-234/95, DSG/Commissione, Racc. pag. II-2603, punto
         124). 
         
         
         122
            
          E' stato altresì statuito che un'entità economica siffatta è costituita da un'organizzazione unitaria di elementi personali,
         materiali e immateriali, che persegue stabilmente un determinato fine di natura economica, organizzazione che può concorrere
         alla realizzazione di un'infrazione di cui all'art. 85, n. 1, del Trattato. Giustamente, quindi, allorché un gruppo di società
         costituisce una sola ed unica impresa, la Commissione imputa la responsabilità di una violazione commessa da tale impresa
         e infligge un'ammenda alla società responsabile dell'azione del gruppo nell'ambito dell'infrazione (v., in tal senso, sentenza
         del Tribunale 10 marzo 1992, causa T-11/89, Shell/Commissione, Racc. pag. II-757, punto 311). 
         
         
         123
            
          La Corte ha sottolineato che, ai fini dell'applicazione delle norme sulla concorrenza, la formale separazione tra due società,
         conseguente alla loro personalità giuridica distinta, non è decisiva, poiché ciò che rileva è l'unità o meno del loro comportamento
         sul mercato (v., in tal senso, sentenza ICI/Commissione, cit., punto 140). 
         
         
         124
            
          Può dunque risultare necessario determinare se due società aventi personalità giuridica distinta costituiscano, o facciano
         parte di, una sola ed unica impresa o entità economica che tiene sul mercato un unico comportamento. 
         
         
         125
            
          La giurisprudenza mostra che ciò accade non solo nei rapporti capofila-controllata, ma anche, in determinate circostanze,
         nei rapporti tra una società e il suo rappresentante di commercio o tra un committente e il suo commissionario. Infatti, ove
         si tratti di applicare gli artt. 85 e 86 del Trattato, accertare se un committente e il suo intermediario o  
         rappresentante di commercio costituiscano un'unità economica ─ essendo il secondo un organo ausiliario facente parte dell'impresa del primo ─ è importante
         per stabilire se un comportamento rientri nell'ambito di applicazione di uno dei due articoli. Così, è stato affermato che,
          
         quando svolge attività a vantaggio del committente, un (...) intermediario può (...) essere considerato, in linea di massima,
         come un organo ausiliario facente parte dell'impresa del committente, tenuto a seguire le istruzioni di questi, e tale da
         formare con detta impresa, alla stessa stregua di un dipendente ad esso legato da un rapporto di lavoro subordinato, una sola
         entità economica (sentenza Suiker Unie e a./Commissione, cit., punto 480). 
         
         
         126
            
          Nel caso di società che intrattengono un rapporto di tipo verticale, quale quello intercorrente tra un committente e il suo
         agente o intermediario, due elementi sono stati adottati come principali parametri per determinare l'esistenza di un'unità
         economica: l'assunzione o meno, da parte dell'intermediario, di un rischio economico e l'esclusività o meno dei servizi che
         fornisce. 
         
         
         127
            
          Quanto all'assunzione del rischio economico, la Corte ha statuito, nella sentenza Suiker Unie e a./Commissione, cit. (punto
         482), che un intermediario non può essere considerato organo ausiliario facente parte dell'impresa del committente qualora
         in virtù del loro accordo gli siano attribuite o lasciate funzioni analoghe, sul piano economico, a quelle di un operatore
         indipendente, in quanto tale accordo prevede che l'intermediario assuma a proprio carico rischi finanziari inerenti alla vendita
         di prodotti o all'esecuzione dei contratti stipulati con terzi. 
         
         
         128
            
          Quanto all'esclusività dei servizi forniti dall'intermediario, la Corte ha affermato che non depone a favore dell'idea di
         unità economica il fatto che, oltre a svolgere attività per conto del committente, l'intermediario effettui, quale operatore
         indipendente, operazioni di notevole entità sul mercato del prodotto o del servizio di cui trattasi (v., in tal senso, sentenza
         Suiker Unie e a./Commissione, cit., punto 544). 
         
         
         129
            
          Nella fattispecie, dai documenti del fascicolo si ricava che i criteri stabiliti dalla giurisprudenza per considerare che
         un commissionario e il suo committente formino un'unica entità economica sono soddisfatti, perché l'ETA agiva sul mercato
         solamente in nome e per conto della Minoan e non assumeva i rischi finanziari connessi alla sua attività economica. Infine,
         dal fascicolo emerge anche che le due società erano avvertite dai terzi e sul mercato rilevante come facenti parte di una
         sola ed unica entità economica: la Minoan. 
         
         
         130
            
          A tali conclusioni si perviene, in particolare, a seguito dell'esame dei contratti di gestione tra la ricorrente e l'ETA.
         
          C ─ Quanto ai contratti di gestione
         
         
         131
            
          Il contratto di gestione di navi concluso tra la ricorrente e l'ETA il 27 giugno 1993, che riproduce i termini dei contratti
         precedenti, enuncia, nell'art. II, gli obblighi assunti dal gestore ETA. Questo articolo recita: Per raggiungere l'obiettivo di cui sopra e in esecuzione del presente contratto, il gestore assume i seguenti obblighi:
         
         a)
          Predispone un'ampia rete di uffici collaboratori organizzati in tutta la Grecia (tranne che a Creta, dove il lavoro d'agenzia
         è stato organizzato dal proprietario, benché con supporto contabile del centro informatico del gestore); il gestore può designare
         sotto la sua responsabilità agenti sia in Grecia che all'estero, da un lato, per fornire i servizi portuali alla predetta
         nave del proprietario nei porti di rilascio e di scalo e per tutto il lavoro di emissione e rilascio dei biglietti e delle
         polizze di carico e, dall'altro, per fornire servizi portuali e altri servizi durante il trasporto di passeggeri e veicoli.
         
         
         
         b)
          Mette a disposizione esclusiva del proprietario, e solo del proprietario, la sua rete di vendite e s'impegna a non rappresentare
         altri proprietari sulla linea Ancona-Corfù-Cefalonia-Il Pireo-Paros-Heraklion. 
         
         
         c)
          Provvede alla tempestiva riscossione e al versamento al proprietario degli introiti relativi ai noli, in tutte le loro forme
         e provenienti da qualsiasi agente, nel territorio nazionale o all'estero; detti introiti sono versati entro un mese dalla
         percorrenza del tragitto corrispondente. Si sottolinea che i proventi netti dei noli sono depositati in banca a nome e per conto del proprietario, che ha un diritto
         esclusivo al contempo sui proventi realizzati all'estero, in valuta straniera, e su quelli realizzati nel territorio nazionale,
         in dracme. In entrambi i casi i depositi vanno effettuati presso una banca indicata dal proprietario. 
         
         
         d)
          Assicura l'organizzazione di un servizio speciale di controllo e di una contabilità generale al fine di garantire un corretto
         svolgimento dei lavori, dall'emissione e dal rilascio di biglietti, polizze di carico, eccetera, fino alla quadratura dei
         conti, in modo da soddisfare pienamente gli interessi del proprietario, cui una volta al mese consegna, a fini di controllo,
         le liquidazioni dei biglietti e delle polizze. 
         
         
         e)
          Tiene un servizio organizzato di prenotazioni (CRO) sia in Grecia che ad Ancona in Italia; tale servizio è aperto alla clientela
         del proprietario, intendendo sia passeggeri che veicoli (autocarri e autovetture), diretti all'estero oppure in Grecia; s'incarica
         altresì di tutti i servizi doganali o portuali nonché dell'autorizzazione al transito per Ancona-Corfù-Cefalonia-Il Pireo-Paros-Heraklion.
         
         
         
         f)
          Organizza uffici per la prestazione di servizi di agenzie portuali nei porti di Ancona, Corfù, Cefalonia, Il Pireo e Paros,
         curando di soddisfare le necessità correnti e di rispondere a tutte le esigenze del buon funzionamento della nave. 
         
         
         g)
          Rappresenta il proprietario nel territorio nazionale e all'estero di fronte alle autorità portuali e altre autorità pubbliche
         con cui intrattiene le migliori relazioni possibili per rispondere in modo normale e costante ai bisogni della nave. 
         
         
         h)
          Fa tutto il necessario per l'imbarco e lo sbarco dei passeggeri e dei veicoli nonché per il carico e lo scarico delle merci,
         con pagamento di spese di trasporto o d'utilizzo della nave. 
         
         
         i)
          S'incarica di tutti i bisogni della nave, e vi risponde fattivamente, nei porti di Ancona, Corfù, Cefalonia, Il Pireo e Paros.
         
         
         
         j)
          Rappresenta anche (se il proprietario gliene faccia richiesta per la medesima linea o per un'altra linea Grecia-Italia-Grecia)
         altre navi del proprietario, a condizioni e secondo modalità da precisare con apposito contratto. 
         
         
         k)
          Designa sotto la sua responsabilità agenti (portuali e non) sia in Grecia che all'estero; assicura al proprietario il rispetto
         da parte di tutti gli agenti all'estero e nel territorio nazionale degli obblighi derivanti dalla gestione dei noli della
         nave e s'impegna a porre fine alle attività di detti agenti ove sussistano ragioni gravi nonché, beninteso, se il proprietario
         gliene faccia richiesta scritta. 
         
         
         l)
          Fa tutto il necessario (se il proprietario glielo richieda) per assicurare la collaborazione con altre società, agendo sempre
         per conto del proprietario e preservandone gli interessi mercé una collaborazione sistematica con lui; partecipa, a spese
         del proprietario, alle fiere e ai convegni turistici e marittimi nei paesi e nei porti di rilascio e di scalo delle navi (per
         informarsi sugli sviluppi generali del trasporto e del procacciamento di noli) e s'incarica dell'organizzazione occasionale,
         all'estero e in Grecia, di congressi e seminari di agenti generali stranieri e di altri produttori idonei, sotto la supervisione
         dell'amministrazione del proprietario, ad attuare la politica generale e la pianificazione d'esercizio, al fine di tutelare
         e promuovere la società Minoan Lines. Si osservi che i proventi dei noli percepiti negli uffici di Creta o sull'imbarcazione sono addebitati al proprietario con
         compensazione a ogni rendiconto. 
         
         
         m)
          Provvede al procacciamento di ogni sorta di noli nei trasporti nazionali o verso l'estero; cura ogni questione e operazione
         concernente la nave che gestisce; si accolla e liquida le operazioni di riscossione e di pagamento relative alla nave sia
         all'estero che nel territorio nazionale; controlla i conti degli agenti in Grecia e all'estero nonché i movimenti sui conti-debito
         in valuta straniera della nave
         . 
         
         
         132
            
          In primo luogo, risulta dal contenuto di tale articolo II che la Commissione ha giustamente ritenuto che il rapporto contrattuale
         tra l'ETA e la ricorrente soddisfacesse il requisito di esclusività della rappresentanza. E' inoltre pacifico che l'ETA di
         fatto non rappresentava nessun'altra società, almeno sulle linee marittime considerate nella Decisione. La circostanza che
         l'ETA abbia concluso un accordo con la Strintzis per rappresentarne le navi, conformemente al partenariato che quest'ultima
         società e la ricorrente avevano deciso di realizzare, non può infirmare tale conclusione. Si aggiunga che la ricorrente non
         ha contestato l'affermazione della Commissione secondo cui la detta collaborazione non è stata messa in atto. 
         
         
         133
            
          In secondo luogo, il detto articolo contrattuale conferma la tesi della Commissione secondo cui l'ETA agiva per conto della
         ricorrente senza assumere alcun rischio economico, visto che la sua remunerazione era basata sul numero di biglietti che vendeva.
         A tale riguardo occorre sottolineare che la ricorrente non ha risposto all'argomento della Commissione, prospettato nel controricorso,
         secondo cui dai contratti non emerge che l'ETA assumesse rischi finanziari di sorta inerenti alla prestazione di servizi di
         trasporto roll-on/roll-off fra la Grecia e l'Italia ovvero all'esecuzione dei pertinenti contratti con terzi. 
         
         
         134
            
          Inoltre, come la Commissione ha sottolineato al  
         considerando 137 della Decisione, tutte le prove documentali evidenziano che il sig. Sfinias, rappresentante legale e amministratore dell'ETA,
         ha rappresentato la ricorrente firmando a suo nome tutti i telex e i fax indirizzati alle altre società. Tali documenti dimostrano
         che il sig. Sfinias faceva menzione dell'ETA nella sua corrispondenza solo allorquando si rivolgeva alla ricorrente nella
         sua qualità di agente. 
         
         
         135
            
          Parimenti, le altre società, nel rispondere a loro volta ai fax o ai telex inviati dal sig. Sfinias, non si rivolgevano all'ETA,
         bensì alla  
         Minoan o alla  
         Minoan Atene, benché indirizzassero i documenti per la Minoan al sig. Sfinias, al numero di telex dell'ETA. Inoltre, risulta dal contenuto
         dei telex e dei fax che, secondo le compagnie di navigazione in concorrenza con la ricorrente, le dichiarazioni del sig. Sfinias
         corrispondevano sicuramente al punto di vista di quest'ultima, circostanza che non sorprende, atteso che lo stesso sig. Sfinias
         aveva alimentato tale convincimento indicando la Minoan come mittente della posta che egli inviava dagli uffici dell'ETA.
         
         
         
         136
            
          Pertanto, il fatto che nei telex di cui trattasi la sigla ETA figurasse sempre (all'inizio o alla fine del documento) non
         rileva nella fattispecie per determinare mittente e destinatario effettivi della posta, contrariamente a quanto afferma la
         ricorrente. Infatti, la sigla ETA sui telex ai quali la ricorrente si riferisce è stampigliata automaticamente dagli apparecchi
         telex e indica soltanto il titolare della linea telefonica. Il fatto che le altre imprese partecipanti all'infrazione considerassero
         il numero di telex dell'ETA come il numero di contatto della Minoan mostra chiaramente che, per tali imprese, l'ETA non era
         che un organo della Minoan. Ciò mette in evidenza come le altre compagnie di navigazione fossero persuase che l'ETA agisse
         per conto della ricorrente e con la sua autorizzazione, il che suffraga la conclusione che l'ETA ha operato sul mercato come
         un ausiliario facente parte dell'impresa della ricorrente. 
         
         
         137
            
          Infine, questa conclusione è corroborata dal fatto che la risposta 20 novembre 1992 a una richiesta d'informazioni rivolta
         alla ricorrente dalla Commissione è stata data su carta da lettera recante come recapito della Minoan un indirizzo poi risultato
         essere quello dell'ETA e che la detta lettera era firmata dal sig. Sfinias sotto il logo della Minoan e non indicava che il
         firmatario non era un dirigente dell'impresa, bensì il suo agente. In tal modo la ricorrente ha confermato che l'ETA era solo
         un organo ausiliario cui ordinava di rispondere alle richieste d'informazioni rivoltele dalla Commissione all'indirizzo che
         quest'ultima reputava essere quello della Minoan e che, invece, era dell'ETA. Prova ne è, peraltro, il fatto che la ricorrente,
         nella sua lettera di risposta alla Commissione, non fa cenno alla circostanza che era un'altra società a rispondere alle richieste
         d'informazioni, né alle ragioni per le quali una società che non era la destinataria della lettera della Commissione aveva
         risposto a quest'ultima. L'argomento della ricorrente secondo cui essa ha ordinato di rispondere al sig. Sfinias a causa della
         tecnicità delle informazioni richieste non può essere accolto, in quanto ciò non impediva che la ricorrente rispondesse personalmente.
         La ricorrente, ove avesse avuto difficoltà a comprendere i quesiti della Commissione o a reperire i dati per una risposta,
         avrebbe potuto rispondere comunque personalmente alla richiesta d'informazioni dopo essersi fatta fornire dall'ETA le indicazioni
         necessarie. 
         
         
         138
            
          Risulta da quanto precede che giustamente la Commissione ha ritenuto che l'ETA dovesse essere qualificata come la  
         longa manus della ricorrente e che le due società facessero parte di un'unica entità economica ai fini dell'applicazione del diritto
         della concorrenza e dell'imputazione alla ricorrente delle attività dell'ETA prese in considerazione nella Decisione. 
         
         
         139
            
          Contro questa conclusione la ricorrente non può eccepire un asserito errore di valutazione delle attività dell'ETA, né sostenere
         di non aver dato la sua autorizzazione o approvazione all'ETA perché intraprendesse una cooperazione illegale. 
         
         
         140
            
          Anzitutto, dalle clausole dell'art. II del contratto di gestione di navi si ricava che l'ETA disponeva di un ampio potere
         di rappresentanza e che era abilitata a gestire le navi della ricorrente sulle linee internazionali e obbligata a provvedere
         a ogni questione concernente tali imbarcazioni, il che comprendeva, certamente, la determinazione delle tariffe della ricorrente
         sulle linee internazionali. Come ha sottolineato la ricorrente medesima, l'ETA, in quanto sua agente generale, era competente
         per le questioni inerenti alle linee internazionali e ai passeggeri. Ne consegue che la materia oggetto degli accordi illegittimi
         cui si riferisce la Decisione, ossia la determinazione delle tariffe internazionali, rientrava senz'altro nel mandato ricevuto
         dall'ETA e nell'ambito del suo rapporto contrattuale con la ricorrente. 
         
         
         141
            
          La ricorrente invoca la lettera dell'ETA 14 settembre 1993 per cercare di dimostrare che un certo numero di attività di tale
         società esulavano dal rapporto contrattuale tra le due imprese e ne deduce che tali attività non possono esserle validamente
         imputate. Nella detta lettera l'ETA distingueva i servizi erogati in esecuzione del contratto dalle prestazioni extracontrattuali.
         Importante è, tuttavia, che le dette prestazioni erano in tutto e per tutto fornite per la ricorrente e a suo nome. Orbene,
         fra tali prestazioni vanno segnalati i  
         servizi che essa avrebbe fornito alla ricorrente ─ come li chiama l'autore della lettera ─, quali  
         la pace tariffaria, che essa era riuscita a instaurare con una ventina di società e  
         la tariffa più conveniente che essa era sempre riuscita a fissare per la Minoan. Di conseguenza, la detta lettera conferma che l'ETA agiva sempre per conto della ricorrente, specie in ordine agli accordi
         illegittimi sulle tariffe. 
         
         
         142
            
          Va poi rilevato che gli argomenti vertenti sulla mancata conoscenza e approvazione delle attività dell'ETA sono contraddetti
         dalle prove acquisite nel fascicolo. L'argomento secondo cui la ricorrente era all'oscuro delle collusioni è smentito dal
         telex 21 maggio 1992, menzionato al  
         considerando 30 della Decisione, e dai telex 25 febbraio e 27 maggio 1992, i quali mostrano chiaramente che la ricorrente era informata
         delle consultazioni dell'ETA con altre società sulle tariffe. Anche se, come sostiene la ricorrente, il telex 25 febbraio
         1992 non prova che essa avesse ordinato all'ETA di aprire trattative sulle tariffe, resta nondimeno che essa era al corrente
         di tali negoziati. 
         
         
         143
            
          Per quanto riguarda il telex 21 maggio 1992, è sufficiente ricordare i termini con cui il suo autore, l'ETA, si rivolge alla
         ricorrente: Vi informiamo che è indetta una conferenza di rappresentanti delle compagnie di navigazione operanti sulla linea Patrasso-Ancona,
         per discutere i progetti di nuove tariffe per il 1993.Questi i principali punti all'ordine del giorno:
         
         
         ─
             prezzario per la linea di Trieste 
          prezzario per la linea di Trieste 
         
         
         
         ─
             prezzario per i veicoli da campeggio 
          prezzario per i veicoli da campeggio 
         
         
         
         ─
             sconti comitive
          sconti comitive
         
         
         
         ─
             revisione dei prezzi della ristorazione 1992/93 
          revisione dei prezzi della ristorazione 1992/93 
         
         
         
         ─
             politica per il passaggio a una categoria superiore (upgrading) 
          politica per il passaggio a una categoria superiore (upgrading) 
         
         
         
         ─
             commissioni delle agenzie di viaggio e degli agenti centrali. 
          commissioni delle agenzie di viaggio e degli agenti centrali. 
          Vi informeremo dei futuri sviluppi.
         
         
         144
            
          Quanto, poi, al telex 27 maggio 1992, l'ETA ha informato la ricorrente dello svolgimento della riunione nei seguenti termini:
         Vi riferiamo in merito alle proposte da noi avanzate nella riunione delle quattro compagnie di navigazione, che, con piccole
         differenze per quanto riguarda Karageorgis e Strintzis, sono state accettate. Anek si riserva di prendere posizione e risponderà
         entro dieci giorni.
         
         
         ─
             Aumento generale del 3% rispetto alla tariffa 1992 in marchi tedeschi. 
          Aumento generale del 3% rispetto alla tariffa 1992 in marchi tedeschi. 
         
         
         
         ─
             Il listino prezzi in dracme sarà stilato in base all'attuale tasso di conversione del marco in dracme, mentre i listini in
            altre divise europee saranno redatti in base al tasso di cambio della dracma in tali divise. 
          Il listino prezzi in dracme sarà stilato in base all'attuale tasso di conversione del marco in dracme, mentre i listini in
         altre divise europee saranno redatti in base al tasso di cambio della dracma in tali divise. 
         
         
         
         ─
             Aumento del 6% per la tariffa  
            ponte. 
          Aumento del 6% per la tariffa  
         ponte. 
         
         
         
         ─
             Aumenti del 30% per i veicoli della categoria 4 e del 50% per i veicoli della categoria 5 (tali aumenti interessano in particolare
            la società Minoan per la nave Erotokritos). 
          Aumenti del 30% per i veicoli della categoria 4 e del 50% per i veicoli della categoria 5 (tali aumenti interessano in particolare
         la società Minoan per la nave Erotokritos). 
         
         
         
         ─
             Integrazione, nel prezzo del biglietto, delle tasse portuali, che passano da 15 a 18 DEM (a causa del pagamento della commissione),
            per scongiurare i problemi presentatisi a Igumenitsa. 
          Integrazione, nel prezzo del biglietto, delle tasse portuali, che passano da 15 a 18 DEM (a causa del pagamento della commissione),
         per scongiurare i problemi presentatisi a Igumenitsa. 
         
         
         
         ─
             Adeguamento immediato della tariffa per i ristoranti da 2 600 a 3 000 dracme. 
          Adeguamento immediato della tariffa per i ristoranti da 2 600 a 3 000 dracme. 
         
         
         
         ─
             Aumento immediato del 5% della tariffa per gli autocarri sulla linea di Ancona. 
          Aumento immediato del 5% della tariffa per gli autocarri sulla linea di Ancona. 
         
         
         
         ─
             Aumento immediato del 20% della tariffa per gli autocarri sulla linea di Trieste rispetto alla tariffa in vigore sulla linea
            di Ancona (solo del 15% per le società Karageorgis e Strintzis). 
          Aumento immediato del 20% della tariffa per gli autocarri sulla linea di Trieste rispetto alla tariffa in vigore sulla linea
         di Ancona (solo del 15% per le società Karageorgis e Strintzis). 
         
         
         
         ─
             Abolizione immediata dello sconto del 20% sulla tariffa passeggeri annunciato dall'Anek per la sua nave  
            Kydon II. 
          Abolizione immediata dello sconto del 20% sulla tariffa passeggeri annunciato dall'Anek per la sua nave  
         Kydon II. 
         
         
         
         ─
             Fissazione della tariffa passeggeri e autovetture sulla linea di Trieste per il 1993 al 20% in più della tariffa in vigore
            sulla linea di Ancona (proposta della Minoan; le società Karageorgis e Strintzis propongono il 15%). 
          Fissazione della tariffa passeggeri e autovetture sulla linea di Trieste per il 1993 al 20% in più della tariffa in vigore
         sulla linea di Ancona (proposta della Minoan; le società Karageorgis e Strintzis propongono il 15%). 
         
         
         
         ─
             Sconti per comitive: nessuna variazione rispetto al 1992. 
          Sconti per comitive: nessuna variazione rispetto al 1992. 
         
         
         
         ─
             Alta stagione: Italia-Grecia: 26 giugno-14 agosto 1993 Grecia-Italia: 29 luglio-9 settembre 1993.
          Alta stagione: Italia-Grecia: 26 giugno-14 agosto 1993 Grecia-Italia: 29 luglio-9 settembre 1993.
          Vogliate esaminare e approvare le suesposte decisioni prese per Vostro conto.Vi terremo informati di ogni nuovo sviluppo non appena avremo notizie.
         
         
         145
            
          Questi due documenti evidenziano che l'ETA usava informare la ricorrente e che, dunque, quest'ultima era regolarmente messa
         al corrente delle attività dell'ETA considerate nella Decisione, le quali erano per essa manifestamente vantaggiose. Lo conferma
         anche, per esempio, il telex 24 novembre 1993 con cui l'ETA ha informato la ricorrente della conclusione di un accordo sulla
         tariffa per gli autocarri nei seguenti termini:  
         (...) nella riunione odierna abbiamo raggiunto un accordo. La Commissione poteva inferire dal tenore del telex che la ricorrente sapeva che si sarebbe tenuta la riunione, visto che
         nessuna spiegazione è offerta al riguardo e che essa non si è opposta né allo svolgimento della riunione medesima, né alla
         stipula dell'accordo. Infine, e peraltro, si deve ricordare che la ricorrente ha riconosciuto di aver avuto notizia almeno
         di alcuni di tali contatti, sottolineando di non esservisi opposta perché pensava che fossero basati sulla normativa ellenica
         e che dunque non avessero alcunché di  
         particolarmente grave. 
         
         
         146
            
          Quanto, poi, all'argomento della ricorrente vertente sulla mancata approvazione da parte sua degli atti dell'ETA, ciò che
         impedirebbe qualsiasi imputazione di responsabilità, è sufficiente ricordare che nel telex 27 maggio 1992, il cui contenuto
         è esposto sopra, l'ETA ha chiesto alla ricorrente di approvare gli atti conclusi per suo conto. La ricorrente non può avvalersi
         del fatto che nella Decisione non è indicato che essa abbia effettivamente concesso la sua approvazione, perché in siffatte
         circostanze tocca alla ricorrente provare di essersi opposta a tali contatti ovvero di aver ordinato all'ETA di recedere dall'accordo
         controverso, e tale prova non è stata fornita. In realtà, dal fascicolo risulta che solo a seguito degli accertamenti della
         Commissione la ricorrente ha espressamente avvertito l'ETA di evitare ogni azione non del tutto legittima e tale da esporre
         la ricorrente a sanzioni. 
         
         
         147
            
          Da tali considerazioni discende che la determinazione delle tariffe e delle condizioni applicabili sulle navi della ricorrente
         in servizio sulle linee internazionali rientrava nella sfera delle attività del suo agente ETA, che la ricorrente era regolarmente
         informata delle attività del suo agente, compresi i contatti con le altre società relativamente ai quali l'agente cercava
         di ottenere un'autorizzazione previa o ex post e, infine, che la ricorrente aveva la possibilità e la facoltà d'impedire al
         suo agente d'intraprendere determinate azioni, benché di tale facoltà essa si sia avvalsa solo dopo gli accertamenti della
         Commissione. 
          D ─ Conclusione
         
         
         148
            
          Dall'esame dei telex scambiati tra l'ETA e la ricorrente e tra l'ETA e le altre società partecipanti all'infrazione, dalle
         risposte della ricorrente alle richieste d'informazioni della Commissione e dalle altre circostanze esaminate sopra risulta
         che l'ETA operava sul mercato nei confronti di terzi, clienti, subagenti e concorrenti della ricorrente come organo ausiliario
         di quest'ultima e che tali due società costituivano pertanto una sola ed unica entità economica o impresa ai fini dell'applicazione
         dell'art. 85 del Trattato. Di conseguenza, la Commissione era legittimata ad imputare alla ricorrente i comportamenti contrari
         all'art. 85 del Trattato sanzionati nella Decisione e in cui l'ETA ha svolto un ruolo importante. 
         
         
         149
            
          Non inficia tale conclusione il fatto, invocato dalla ricorrente, che le due società avessero interessi divergenti, come mostrerebbe
         il telex inviatole dall'ETA il 26 maggio 1994 in cui si rimproverava alla Minoan, che continuava ad accordare crediti al suo
         ufficio di Heraklion, di mettere in tal modo in pericolo l'iniziativa intrapresa dall'ETA allo scopo di concludere un accordo
         sulla linea per l'Italia. La circostanza che le due società avessero interessi differenti, o addirittura contrapposti, in
         merito alle commissioni percepite dall'ETA sulle vendite dei biglietti, attiene ai rapporti interni tra le due società e non
         toglie che nelle relazioni con i terzi l'ETA agisse sempre, relativamente agli accordi in causa, in nome e per conto della
         ricorrente. Come sottolineato dalla Commissione, ai fini dell'applicazione dell'art. 85 del Trattato l'esistenza di un'entità
         economica unica non è messa in discussione dalle contrapposizioni nell'ambito di quest'ultima sull'importo della remunerazione
         o su vari aspetti della cooperazione. 
         
         
         150
            
          Da tutto quanto precede discende che le censure della ricorrente relative all'errata applicazione dell'art. 85, n. 1, del
         Trattato, per esserle state a torto imputate le iniziative ed azioni dell'ETA, sono infondate. 
         
         
         151
            
          Ne consegue che il secondo motivo dev'essere interamente respinto. 
          Sul terzo motivo, dedotto in subordine e vertente su un'errata qualificazione dei fatti di specie come accordi vietati ai
         sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato
          A ─ Quanto alla prima parte, relativa a un'errata applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato, in quanto le imprese non
         disponevano della necessaria autonomia, essendo il loro comportamento dettato dal contesto legislativo e dalle sollecitazioni
         delle autorità elleniche
          Argomenti delle parti
         
         
         152
            
          La ricorrente fa presente le circostanze giuridiche e geopolitiche molto particolari in cui si collocano i fatti di specie
         da essa ritenuti determinanti per spiegare il comportamento delle imprese implicate. 
         
         
         153
            
          In primo luogo, la ricorrente sottolinea l'importanza vitale per la Grecia della rotta marittima tra la Grecia e l'Italia,
         in quanto unico collegamento diretto con i paesi dell'Unione europea, e sostiene che, per tale ragione, i servizi di trasporto
         erogati sulle linee Grecia-Italia sono d'interesse pubblico per le autorità elleniche. Infatti, la garanzia del funzionamento
         di tali linee, su base permanente e regolare, avrebbe costituito e costituirebbe ancora una priorità per il governo ellenico,
         come risulterebbe, peraltro, dalla lettera 17 marzo 1995, inviata alla Commissione dal Rappresentante permanente aggiunto
         della Grecia presso le Comunità europee. 
         
         
         154
            
          In secondo luogo, la ricorrente espone i tratti essenziali della legislazione nazionale applicabile alla Marina mercantile
         in Grecia e della politica seguita dal Ministero ellenico della Marina mercantile. 
         
         
         155
            
          Così, essa ricorda che il trasporto marittimo in Grecia è regolamentato dal codice di diritto pubblico della navigazione,
         dal codice di diritto privato della navigazione e da altre normative particolari contenenti disposizioni relative alla concorrenza
         sleale nei trasporti marittimi, fra cui in particolare la legge n. 4195/1929. Ai sensi di tali disposizioni, l'attività delle
         società di trasporto marittimo sarebbe soggetta a una disciplina legislativa e regolamentare molto rigida, comprendente il
         divieto di ogni forma di concorrenza sleale. Infine, la ricorrente tiene a sottolineare che la legge n. 4195/1929 relativa
         alla concorrenza sleale concerne il comportamento delle società marittime non soltanto sulle linee nazionali, ma anche su
         quelle internazionali. 
         
         
         156
            
          La ricorrente illustra poi i tratti principali della politica seguita dal Ministero della Marina mercantile a suo avviso pertinenti
         alla comprensione del comportamento delle imprese nel caso di specie. Essa sostiene che il detto Ministero prende tutte le
         misure necessarie in base alla legislazione precitata avvalendosi di tutti i poteri che questa gli conferisce. Tali misure
         includerebbero in particolare: a) la concessione di  
         licenze d'esercizio per le linee nazionali, compresa la parte nazionale dei tragitti internazionali; b) la ratifica di tariffe uniformi e obbligatorie
         per i collegamenti nazionali o per la parte nazionale dei collegamenti internazionali, come il segmento Patrasso-Igumenitsa-Corfù,
         con inevitabili ripercussioni sulle tariffe applicabili alla parte internazionale del tragitto; c) l'approvazione annuale
         dei collegamenti con decisione ministeriale a discrezione del ministro competente, la quale, allorché accordata, obbligherebbe
         le società a rispettare i collegamenti approvati, con conseguente ripartizione periodica dei mercati da parte dello Stato;
         d) il controllo del disarmo dei battelli, per assicurare i collegamenti obbligatori succitati, che potrebbe addirittura portare
         a vietare il disarmo medesimo; l'eventuale superamento della durata consentita del disarmo sarebbe passibile di ammende; e)
         l'obbligo di trattative tra le società marittime per programmare e coordinare i collegamenti prima che il Ministero della
         Marina mercantile approvi i ruolini di marcia per l'anno seguente, nell'ambito di nuovi negoziati tra tale Ministero e le
         società. 
         
         
         157
            
          Quanto, più in particolare, alla linee Grecia-Italia, l'importanza vitale di queste linee di trasporto per la Grecia e la
         necessità di favorire lo sviluppo del turismo verso tale paese avrebbero indotto tutti i governi ellenici a volerne garantire
         il funzionamento senza ostacoli, su base regolare e permanente, con servizi della miglior qualità e del minor costo possibili.
         
         
         
         158
            
          La ricorrente afferma che tale contesto legislativo e tale politica del Ministero della Marina mercantile hanno creato un
         clima che non solo favoriva, ma imponeva anche, in sostanza, contatti, concertazioni e negoziati circa i parametri fondamentali
         della politica commerciale tra le compagnie di navigazione. La ricorrente espone la maniera in cui, de facto, il Ministero
         della Marina mercantile fissava le tariffe per le linee nazionali. 
         
         
         159
            
          La ricorrente sostiene che, tenuto conto di tale prassi, le compagnie dovevano accordarsi non solo sui collegamenti, ma anche
         sulle tariffe applicabili sulle linee nazionali, per poi presentare una proposta al Ministero in vista dell'approvazione delle
         dette tariffe. Ciò spiegherebbe i contatti, le concertazioni, gli scambi d'informazioni e gli  
         accordi sulle tariffe fino eventualmente ad adeguamenti delle stesse dovuti all'inflazione e alle costanti fluttuazioni del tasso
         di cambio della dracma greca rispetto alle valute straniere. In tale ambito gli scambi d'informazioni tra le compagnie di
         navigazione sarebbero quasi naturali e ineluttabili, comprese le informazioni sulle tariffe per il tragitto complessivo che,
         nel caso della linea Patrasso-Igumenitsa-Corfù-Italia, concernevano sia il segmento puramente nazionale (Patrasso-Igumenitsa-Corfù)
         che quello internazionale della linea, perché anche gli altri parametri per la fissazione delle tariffe nazionali sono determinati
         in funzione non della parte nazionale delle linee, bensì della linea intera, conformemente ─ del resto ─ alla normale logica
         economica. 
         
         
         160
            
          L'esattezza delle affermazioni che precedono sarebbe confermata dal contenuto della lettera 17 marzo 1995 del Rappresentante
         permanente aggiunto della Grecia presso le Comunità europee, sig. Vassilakis, alla Commissione, da cui risulterebbe che la
         fissazione amministrativa delle tariffe per la parte nazionale delle linee corrispondenti è un fattore che incide sulle tariffe
         della parte internazionale delle linee Grecia-Italia, in quanto i detti prezzi soddisfano una funzione analoga a quella dei
         prezzi indicativi. Un secondo fattore sarebbe costituito, ai termini di tale lettera, dagli inviti che il Ministero della
         Marina mercantile rivolge alle compagnie di navigazione a mantenere basse le tariffe per la parte internazionale delle linee
         e a contenere gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione. Il terzo fattore menzionato nella detta lettera sarebbe rappresentato
         dalla legislazione greca in materia di concorrenza sleale, in particolare dalla legge n. 4195/1929, che vieta ogni ribasso
         delle tariffe sulle linee internazionali ad un livello irrisorio e sproporzionato rispetto alle esigenze di sicurezza e di
         comfort dei passeggeri, nonché ogni riduzione dei prezzi rispetto alle tariffe generalmente applicate nel porto, permettendo
         al Ministero della Marina mercantile di imporre tariffe massime e minime. Infine, la ricorrente fa valere che il Ministero
         della Marina mercantile può sempre incitare le compagnie di navigazione a evitare  
         guerre dei prezzi, per non essere costretto ad intervenire e a far uso dei poteri riconosciutigli dalla legge n. 4195/1929. 
         
         
         161
            
          Peraltro, la ricorrente si riferisce più precisamente al modo in cui la Decisione (
         considerando 98-108) evoca il ruolo svolto dalle autorità pubbliche elleniche. Essa critica il fatto che la Decisione si limiti a esporre
         gli argomenti delle imprese a tale proposito senza esaminare il merito. La Decisione sarebbe viziata da un errore grave per
         quanto riguarda la valutazione delle circostanze di fatto, perché la Commissione avrebbe dovuto dare particolare importanza
         al concorso simultaneo della totalità dei parametri pertinenti, ossia al carattere d'interesse generale dei servizi di trasporto
         erogati sulle linee Grecia-Italia, alla fissazione di tariffe uniformi e obbligatorie per le linee internazionali o per la
         parte nazionale delle stesse, alla limitazione degli aumenti tariffari sulle linee internazionali, al divieto di concorrenza
         sleale sui prezzi di cui alla legge n. 4195/1929, ai costi fissi della limitazione del disarmo delle imbarcazioni a due mesi,
         salvo casi di forza maggiore, nonché all'obbligo di impiegare equipaggi composti esclusivamente da cittadini greci, o comunitari
         protetti dalle rigidissime disposizioni della legislazione ellenica relativa alla gente di mare, all'obbligo di riservare
         uno spazio minimo agli autocarri adibiti al trasporto di prodotti deperibili, come frutta e verdura fresche, obbligo che si
         traduce, specie in alta stagione, nel mancato guadagno ricavabile se lo stesso spazio fosse destinato al trasporto di autovetture,
         che comporterebbero la presenza di un maggior numero di passeggeri e dunque introiti supplementari [v. punto 18, lett. d),
         del memorandum riservato del 6 ottobre 1994, indirizzato dalla Minoan alla Commissione delle Comunità europee]. Orbene, se
         avesse valutato correttamente la lettera della Rappresentanza permanente, la Commissione avrebbe dovuto concludere che il
         cumulo di tutti i parametri, espressamente citati in tale lettera, ha un impatto decisivo sull'autonomia delle compagnie di
         navigazione greche nella pianificazione e nella formazione della loro politica di prezzi. 
         
         
         162
            
          La ricorrente fa valere che, tenuto conto di tale contesto, l'art. 85, n. 1, del Trattato non è applicabile nella fattispecie,
         perché l'
         effetto congiunto succitato era la conseguenza di misure legislative e regolamentari che, prese nel loro insieme, limitano in maniera decisiva
         l'autonomia delle compagnie di navigazione, in particolare nella predisposizione delle proprie tariffe sulla parte internazionale
         delle linee Grecia-Italia. A tale riguardo la ricorrente invoca in particolare la citata sentenza Suiker Unie e a./Commissione,
         e la sentenza della Corte 1° ottobre 1987, causa 311/85, Vlaamse Reisbureaus (Racc. pag. 3801), dove la Corte avrebbe riconosciuto
         che talune regolamentazioni statali, segnatamente le disposizioni in materia di concorrenza sleale, potevano restringere di
         fatto la libertà d'impresa degli operatori ad esse soggetti. 
         
         
         163
            
          La ricorrente aggiunge che un'altra conseguenza importante dell'effetto congiunto delle disposizioni succitate è costituito
         dalle distorsioni di concorrenza che provoca, atteso che solo alcune compagnie in servizio sulle linee Grecia-Italia sono
         soggette a tale contesto normativo, e cioè quelle le cui navi battono bandiera greca e devono perciò disporre della prescritta
         licenza, concessa ─ come nel caso delle imbarcazioni della Minoan ─ a condizioni molto onerose. Al contrario, le altre compagnie
         di navigazione attive sulle linee Grecia-Italia non sarebbero soggette al detto contesto normativo e sarebbero perciò assolutamente
         libere di programmare la loro attività commerciale in funzione soltanto degli utili. 
         
         
         164
            
          La ricorrente, nell'ipotesi in cui il Tribunale consideri che essa abbia partecipato direttamente ai contatti e ai negoziati
         in causa, fa valere che il suo comportamento tendeva semplicemente a conformarsi o a far credere di conformarsi al contesto
         normativo vigente in Grecia, caratterizzato dall'imposizione alle imprese di obblighi di fare, come l'obbligo di concordare
         itinerari e tariffe nazionali, e di non fare, come l'obbligo di evitare ogni forma di concorrenza sleale sui prezzi. La ricorrente
         fa osservare che il mancato rispetto del contesto legislativo e regolamentare era passibile di una serie d'interventi statali,
         come l'imposizione da parte del Ministero della Marina mercantile di tariffe massime e minime in caso di concorrenza sleale
         e di pesanti sanzioni, laddove il mancato rispetto degli  
         accordi di cui alla Decisione non poteva essere sanzionato poiché le imprese interessate non avevano convenuto meccanismi coercitivi.
         
         
         
         165
            
          Infine, la ricorrente nega che tale tendenza ad adeguarsi alla disciplina della concorrenza sleale possa essere ritenuta restrittiva
         della concorrenza ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato. 
         
         
         166
            
          La ricorrente conclude, perciò, che il suo comportamento nella fattispecie non rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 85
         del Trattato e che, comunque, ove pure taluni aspetti accessori di esso vi rientrino, l'infrazione commessa non è grave, visto
         il contesto giuridico e economico in cui s'inserisce nonché l'effetto congiunto dei vari parametri che hanno avuto un'influenza
         decisiva sul suo comportamento. 
         
         
         167
            
          La Commissione respinge l'argomento della ricorrente secondo cui il contesto legislativo e regolamentare derivante dalla politica
         del Ministero ellenico della Marina mercantile ha sortito l'effetto congiunto di limitare l'autonomia delle imprese contemplate
         nella Decisione. 
         
         
         168
            
          Quanto, in primo luogo, alle disposizioni legislative e regolamentari relative al funzionamento della Marina mercantile in
         Grecia, la Commissione contesta talune affermazioni della ricorrente circa la loro portata e la loro influenza sul traffico
         internazionale e ritiene necessarie alcune importanti precisazioni. 
         
         
         169
            
          Anzitutto fa notare che la concessione di una licenza, la fissazione di tariffe obbligatorie, l'approvazione annua dei tragitti
         e il controllo del disarmo delle imbarcazioni da parte del Ministero ellenico della Marina mercantile riguardano le linee
         nazionali e non quelle internazionali. 
         
         
         170
            
          In seguito, la Commissione fa valere che né la conclusione, tra le imprese censurate, di accordi diretti a fissare le tariffe
         per le linee nazionali, né lo svolgimento di consultazioni e lo scambio d'informazioni riservate tra le società in causa in
         merito alle linee nazionali sono previsti per legge e che, comunque, tale pratica, quand'anche favorita nei fatti dal Ministero
         ellenico della Marina mercantile, concerneva soltanto le linee nazionali. 
         
         
         171
            
          La Commissione si riferisce, peraltro, alla natura dei servizi di trasporto forniti sulle linee Grecia-Italia e alla loro
         qualificazione come  
         servizi d'interesse pubblico. Essa dubita che si possa ritenere che la lettera 17 marzo 1995 del Rappresentante permanente aggiunto della Grecia presso
         le Comunità europee dimostri che i servizi di trasporto erogati sulle linee Grecia-Italia vadano qualificati come  
         servizi d'interesse pubblico. Siccome, con un'affermazione del genere, la ricorrente pretenderebbe di essere considerata un'impresa  
         incaricat[a] della gestione di servizi di interesse economico generale e, di conseguenza, di essere soggetta alle regole della concorrenza solo nella misura in cui l'applicazione delle stesse
         non le impedisca, né in diritto né in fatto, di svolgere il compito affidatole, la Commissione fa valere che, nella fattispecie,
         le condizioni per l'applicazione della nozione di  
         imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale non sono soddisfatte. Secondo la Commissione tale nozione dev'essere interpretata in senso stretto, perché è pertinente a
         una disposizione che permette, in determinate circostanze, di derogare alle regole del Trattato. 
         
         
         172
            
          Inoltre, la Commissione contesta l'argomento secondo cui il concorso cumulativo dei parametri menzionati, che avrebbero asseritamente
         influito sulle tariffe applicabili al tragitto nazionale delle linee Grecia-Italia, ha limitato l'autonomia delle imprese
         nel pianificare e determinare la loro politica tariffaria. La Commissione aggiunge che, quand'anche i parametri suddetti abbiano
         davvero inciso sulla determinazione delle tariffe in discorso, la loro influenza sarebbe comunque indiretta e parziale e non
         potrebbe far ritenere che, nella fattispecie, le società non avessero un certo margine di autonomia nella definizione della
         loro politica tariffaria. Essa invoca, al riguardo, la giurisprudenza secondo la quale gli artt. 85 e 86 del Trattato si applicano
         nel caso in cui risulti che la normativa nazionale lascia sussistere la possibilità che la concorrenza sia ostacolata, ristretta
         o falsata dal comportamento autonomo delle imprese (sentenza della Corte 11 novembre 1997, cause riunite C-359/95 P e C-379/95 P,
         Commissione e Francia/Ladbroke Racing, Racc. pag. I-6265, punto 34). 
         
         
         173
            
          Ne discenderebbe che, perché a un dato comportamento non si applichi l'art. 85, n. 1, del Trattato, la giurisprudenza richiede
         che siano soddisfatte le seguenti condizioni: a) che esista une disposizione regolamentare vincolante atta ad incidere sulla
         concorrenza nel mercato comune e sugli scambi tra gli Stati membri; b) che tale disposizione non sia connessa a un comportamento
         di imprese che rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato; c) che le imprese semplicemente osservino
         la detta disposizione. 
         
         
         174
            
          Orbene, secondo la Commissione, nella fattispecie le succitate condizioni non sono soddisfatte. 
         
         
         175
            
          A suo parere, è provato che le imprese citate nella Decisione, fra cui la ricorrente, che determinavano in autonomia la propria
         politica commerciale, solevano stipulare tra di loro accordi vietati aventi ad oggetto la fissazione delle tariffe applicabili
         alle linee internazionali, indipendentemente dall'osservanza della legge e delle sollecitazioni del Ministero ellenico della
         Marina mercantile. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         176
            
          Emerge dalla giurisprudenza che gli artt. 85 e 86 del Trattato riguardano soltanto comportamenti anticoncorrenziali adottati
         dalle imprese di loro propria iniziativa (v., in tal senso, sentenze della Corte 20 marzo 1985, causa 41/83, Italia/Commissione,
         Racc. pag. 873, punti 18-20; 19 marzo 1991, causa C-202/88, Francia/Commissione, Racc. pag. I-1223, punto 55; 13 dicembre
         1991, causa C-18/88, GB-INNO-BM, Racc. pag. I-5941, punto 20, e Commissione e Francia/Ladbroke Racing, cit., punto 33). Se
         un comportamento anticoncorrenziale viene imposto alle imprese da una normativa nazionale, o se quest'ultima crea un contesto
         giuridico che di per sé elimina ogni possibilità di comportamento concorrenziale da parte loro, gli artt. 85 e 86 non trovano
         applicazione. In una situazione del genere la restrizione della concorrenza non trova origine, come queste norme implicano,
         in comportamenti autonomi delle imprese (sentenza Commissione e Francia/Ladbroke Racing, cit., punto 33; sentenze del Tribunale
         7 ottobre 1999, causa T-228/97, Irish Sugar/Commissione, Racc. pag. II-2969, punto 130, e 30 marzo 2000, causa T-513/93, Consiglio
         Nazionale degli Spedizionieri Doganali/Commissione, Racc. pag. II-1807, punto 58). 
         
         
         177
            
          Gli artt. 85 e 86 del Trattato possono invece applicarsi nel caso in cui la normativa nazionale lasci sussistere la possibilità
         che la concorrenza sia ostacolata, ristretta o falsata da comportamenti autonomi delle imprese (sentenze della Corte 29 ottobre
         1980, cause riunite 209/78-215/78 e 218/78, Van Landewyck e a./Commissione, Racc. pag. 3125, punto 126, e Commissione e Francia/Ladbroke
         Racing, cit., punto 34; sentenze del Tribunale Irish Sugar/Commissione, cit., punto 130, e Consiglio Nazionale degli Spedizionieri
         Doganali/Commissione, cit., punto 59). 
         
         
         178
            
          Va inoltre ricordato che la possibilità di escludere un determinato comportamento anticoncorrenziale dall'ambito di applicazione
         dell'art. 85, n. 1, del Trattato, per il fatto che esso è stato imposto alle imprese dalla normativa nazionale esistente o
         che quest'ultima ha eliminato ogni possibilità di comportamento concorrenziale da parte loro, è stata applicata in modo restrittivo
         dai giudici comunitari (sentenze Van Landewyck e a./Commissione, cit., punti 130 e 133; Italia/Commissione, cit., punto 19;
         sentenza della Corte 10 dicembre 1985, cause riunite 240/82-242/82, 261/82, 262/82, 268/82 e 269/82, Stichting Sigarettenindustrie
         e a./Commissione, Racc. pag. 3831, punti 27-29; sentenze del Tribunale 18 settembre 1996, causa T-387/94, Asia Motor France
         e a./Commissione, Racc. pag. II-961, punti 60 e 65, e Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali/Commissione, cit.,
         punto 60). 
         
         
         179
            
          Così, se non sussiste alcuna disposizione regolamentare vincolante che prescriva un comportamento anticoncorrenziale, la Commissione
         non può concludere nel senso di una carenza d'autonomia degli operatori le cui azioni sono messe in discussione, salvo che
         emerga, in base a indizi obiettivi, pertinenti e concordanti, che il detto comportamento è stato loro imposto unilateralmente
         dalle autorità nazionali che hanno esercitato pressioni insostenibili come la minaccia di adottare misure statali che potevano
         far subire loro notevoli perdite (sentenza Asia Motor France e a./Commissione, cit., punto 65). 
         
         
         180
            
          Nella fattispecie la ricorrente sostiene che il contesto legislativo e regolamentare vigente in Grecia nonché la politica
         del Ministero ellenico della Marina mercantile hanno limitato in modo determinante l'autonomia delle compagnie di navigazione
         marittima, in particolare nella fissazione delle tariffe applicabili sulle linee nazionali come sulla parte internazionale
         delle linee tra la Grecia e l'Italia. Ne risulterebbe che le compagnie di navigazione si sono viste costrette a intrattenere
         fra loro contatti, concertazioni e trattative circa i parametri fondamentali della loro politica commerciale, per esempio
         i prezzi. 
         
         
         181
            
          Si deve pertanto determinare se i comportamenti censurati nella fattispecie trovino origine nella normativa nazionale o nella
         prassi delle autorità nazionali elleniche oppure, viceversa, almeno in parte, nella volontà della ricorrente e delle altre
         imprese partecipanti all'accordo. Occorre quindi esaminare se il contesto legislativo e regolamentare nonché la politica del
         Ministero ellenico della Marina mercantile producano l'effetto congiunto di eliminare l'autonomia delle imprese nell'adozione
         della loro politica tariffaria sulle linee Grecia-Italia e, dunque, di cancellare qualsiasi possibilità di concorrenza fra
         di loro. 
         
         
         182
            
          La marina mercantile in Grecia è disciplinata dal codice di diritto pubblico della navigazione, dal codice di diritto privato
         della navigazione e da altre normative particolari contenenti disposizioni relative alla concorrenza sleale nei trasporti
         marittimi, fra cui in particolare la legge n. 4195/1929 sulla concorrenza sleale e la legge n. 703/1977 sulla libera concorrenza,
         entrata in vigore il 1° gennaio 1979 in vista dell'adesione della Republica ellenica alle Comunità europee. 
         
         
         183
            
          Esercitando i poteri che gli conferisce la normativa sopra menzionata, il Ministero ellenico della Marina mercantile adotta,
         in particolare, le seguenti misure: a) la concessione di  
         licenze di esercizio per le linee nazionali, compresa la parte nazionale dei tragitti internazionali; b) la ratifica di tariffe uniformi e obbligatorie
         per i collegamenti nazionali o per la parte nazionale dei collegamenti internazionali, come il segmento Patrasso-Igumenitsa-Corfù;
         c) l'approvazione annuale dei collegamenti; d) il controllo del disarmo dei battelli, per assicurare i collegamenti obbligatori
         succitati; e) l'obbligo di trattative tra le compagnie di navigazione per programmare e coordinare i collegamenti prima che
         il Ministero ellenico della Marina mercantile approvi i ruolini di marcia per l'anno seguente, nell'ambito di nuovi negoziati
         tra il Ministero medesimo e le società. 
         
         
         184
            
          E' pacifico tra le parti che la concessione di licenze di esercizio, la fissazione di tariffe obbligatorie, l'approvazione
         annua dei tragitti e il controllo del disarmo delle navi da parte del Ministero ellenico della Marina mercantile riguardano
         le linee nazionali e non quelle internazionali. Inoltre, la Commissione ha precisato nelle sue memorie, senza essere contraddetta
         dalla ricorrente, che l'obbligo di effettuare tragitti regolari, connesso alla licenza di esercizio, concerne soltanto le
         navi battenti bandiera greca operanti esclusivamente su linee nazionali oppure su linee internazionali, ma in tale ultimo
         caso solo per quanto riguarda la parte nazionale dei tragitti. Parimenti, la Commissione ha segnalato, senza essere smentita
         sul punto, che le imprese erano libere di servire linee internazionali comprendenti o meno una parte nazionale o addirittura
         solo linee nazionali. Pertanto, un'impresa che avesse scelto di operare su linee internazionali senza tragitto nazionale non
         aveva bisogno di ottenere una licenza d'esercizio, né di rispettare gli impegni correlati. 
         
         
         185
            
          Del pari, ai fini della fissazione delle tariffe per le linee nazionali, il Ministero della Marina mercantile chiedeva alle
         compagnie di navigazione di fargli proposte globali per ogni linea nazionale, giustificando gli importi proposti in base ai
         costi di esercizio, all'inflazione, alla redditività delle linee, alla frequenza dei viaggi, eccetera. In seguito, sulla scorta
         delle tariffe suggerite, della loro giustificazione e di altri criteri più generali relativi alla politica governativa globale,
         il Ministero approvava o modificava le proposte, su parere della Commissione per i prezzi e le entrate del Ministero ellenico
         delle Finanze, approvazione o modifica che avveniva, in concreto, fissando le tariffe in questione. La fissazione amministrativa
         delle tariffe per la parte nazionale dei collegamenti corrispondenti inciderebbe dunque sulle tariffe della parte internazionale
         delle linee tra la Grecia e l'Italia, in quanto le dette tariffe espletano una funzione analoga a quella dei prezzi indicativi.
         
         
         
         186
            
          La normativa ellenica in materia di concorrenza sleale e in particolare l'art. 2 della legge n. 4195/1929 vieta,  
         sulle linee per l'estero, ogni ribasso delle tariffe di trasporto di passeggeri e di merci che, operato a fini di concorrenza
         sleale, porti i prezzi a livelli irrisori e sproporzionati rispetto ad una remunerazione ragionevole e giusta dei servizi
         forniti e alle esigenze di sicurezza e di comfort dei passeggeri, o a livelli inferiori a quelli generalmente applicati nel
         porto di cui trattasi. L'art. 4 della legge n. 4195/1929 dispone quanto segue:  
         Allorché la libertà di fissazione delle tariffe sulle linee per l'estero determina una concorrenza sleale, il Ministero della
         Marina (Direzione della Marina mercantile) può, oltre ad applicare le disposizioni degli articoli precedenti, fissare, previo
         parere del Consiglio della Marina mercantile, tariffe massime o minime per il trasporto di passeggeri e di merci per i collegamenti
         effettuati tra i porti greci e quelli stranieri mediante battelli che trasportano passeggeri greci. E' vietato superare le
         dette tariffe; i contravventori sono passibili delle sanzioni di cui all'art. 3. 
         
         
         187
            
          E' stato asserito, inoltre, che il Ministero della Marina mercantile incitava le compagnie di navigazione a mantenere basse
         le tariffe applicabili alla parte internazionale delle linee e a contenere gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione, nonché
         a evitare ogni forma di  
         guerra dei prezzi tra di esse, per non essere costretto a intervenire e a far uso dei poteri conferitigli dalla legge n. 4195/1929. 
         
         
         188
            
          Nella lettera 23 dicembre 1994, citata al  
         considerando 101 della Decisione, che rispondeva alla lettera della Commissione 28 ottobre 1994, il Ministero della Marina mercantile
         si è così espresso: (...)Per quanto concerne il memorandum presentato dalla Strintzis Lines, non ho rilievi particolari se non una precisazione, e
         cioè che il Ministero non si intromette nella politica di fissazione delle tariffe praticata dalle società per i collegamenti
         internazionali. Noi interveniamo solamente nella fissazione dei prezzi per i collegamenti tra porti greci.Come Vi ho già chiarito nella riunione di settembre, la Grecia considera il corridoio marittimo tra i porti della sua costa
         occidentale e i porti della costa orientale italiana di capitale importanza e per il nostro paese e per la Comunità, poiché
         si tratta dell'unico collegamento diretto importante tra la Grecia e il resto dell'Unione europea.E' quindi consono al nostro interesse nazionale e all'interesse comunitario che le navi operino tutto l'anno tra la Grecia
         e l'Italia, per facilitare le nostre importazioni e le nostre esportazioni nonché il traffico dei passeggeri. D'altro canto,
         comprenderete che è nel nostro interesse che le tariffe siano competitive, ma nello stesso tempo tali da mantenere bassi i
         costi di trasporto, affinché le nostre importazioni e le nostre esportazioni restino concorrenziali sui mercati europei.Per venire alla specifica domanda postami, devo dire di non aver ravvisato nel memorandum della Strintzis nulla che possa
         indurmi a tale conclusione.Sono sicuro che c'è un malinteso. E' impensabile e assolutamente fuori questione che il Ministero minacci di revocare licenze
         per collegamenti tra porti nazionali ove talune società si rifiutino di mettersi d'accordo sui prezzi per i collegamenti internazionali.Come risulterà dalla legislazione pertinente qui allegata, perché il Ministero accordi la licenza d'esercizio per i collegamenti
         interni vanno adempiuti determinati obblighi (servizi tutto l'anno, frequenza dei tragitti, eccetera); se tali obblighi non
         sono rispettati, il Ministero può revocare la licenza. In più, le tariffe sono fissate ad intervalli periodici con decisione
         ministeriale. Tale legislazione specifica interessa le navi delle società provviste di licenze per la parte nazionale del
         tragitto tra la Grecia e l'Italia (Patrasso-Igumenitsa-Corfù) (...).
         
         
         189
            
          Del pari, con lettera 17 marzo 1995, citata al  
         considerando 103 della Decisione, che rispondeva a una lettera della Commissione 13 gennaio 1995, il Rappresentante permanente aggiunto
         della Repubblica ellenica presso le Comunità europee si è così espresso: 1. Il governo ellenico attribuisce grande importanza a uno sviluppo senza attriti della navigazione marittima tra i porti
         della Grecia occidentale (principalmente Patrasso, Igumenitsa e Corfù) e i porti italiani di Ancona, Bari, Brindisi e Trieste.(...)I collegamenti regolari e ininterrotti, durante tutto l'anno, dai porti greci verso quelli italiani e viceversa sono un fattore
         di decisiva importanza per facilitare e assicurare lo sviluppo delle importazioni e delle esportazioni greche che, per estensione,
         interessa pure il commercio comunitario nel suo insieme.L'interesse del governo ellenico, e più in particolare del Ministero della Marina mercantile, incaricato di elaborare la politica
         nazionale dei trasporti marittimi, è dunque orientato a preservare il normale funzionamento della linea Grecia-Italia.Per questo qualifichiamo i servizi prestati su tale linea come servizi di pubblico interesse per il nostro Paese. In tali
         circostanze, comprenderete perché sia preoccupazione primaria del governo ellenico fare in modo che la linea sia redditizia
         evitando in tutti i modi una guerra dei prezzi che rischierebbe di ostacolare il regolare andamento delle nostre esportazioni
         ed importazioni, come pure il normale trasporto di veicoli e passeggeri. Ripetiamo: la nostra maggiore preoccupazione è di
         assicurare la circolazione su tale rotta marittima per tutto l'anno e di evitare che il flusso si esaurisca a causa di una
         guerra dei prezzi.2. In base a tali constatazioni e alle posizioni assunte in conseguenza, le direzioni competenti del Ministero della Marina
         mercantile hanno preso decisioni finalizzate a risolvere nella maniera più conveniente possibile il problema del normale trasporto
         dei veicoli nei vari periodi dell'anno. Sono state dunque adottate misure per riservare sempre un certo numero di posti sulle
         navi di trasporto passeggeri e veicoli agli autocarri destinati al trasporto merci e perché la stiva delle imbarcazioni non
         sia riempita soltanto da autovetture, soprattutto nei mesi estivi in cui il traffico  passeggeri è più intenso. E' stato reso
         così possibile mantenere il flusso delle merci e assicurare un normale approvvigionamento dei mercati.Si è curato pure di rispettare assai rigorosamente i ruolini di marcia delle navi, per evitare i ritardi, ma anche per poter
         risolvere problemi come quello dell'allestimento di adeguati siti d'accoglienza delle stesse nei porti di destinazione, al
         fine di garantire la loro sicurezza e migliorare il servizio dei passeggeri e dei veicoli trasportati.3. Quanto ai noli applicati dagli armatori, precisiamo che il coinvolgimento del Ministero della Marina mercantile, quale
         amministrazione responsabile del controllo della navigazione, per quanto attiene ai prezzi sui collegamenti costieri, si limita
         alla fissazione dei prezzi per le sole operazioni di cabotaggio interno. Precisiamo che, sulle linee internazionali, pure
         nel caso in cui il tragitto preveda scali nei porti greci (per esempio Patrasso-Corfù-Ancona), anche se il tratto compreso
         tra i porti greci è soggetto a una tariffa autorizzata, i prezzi sul tragitto tra la Grecia e l'Italia sono fissati liberamente
         dalle società che operano su quella rotta. In tale ipotesi, è vero che il prezzo totale del biglietto a destinazione finale
         Italia dipende ─ indirettamente e parzialmente, va da sé ─ dalla tariffa decisa dallo Stato per la parte del trasporto interna
         alla Grecia.Peraltro, per quanto riguarda le tariffe dei viaggi per l'estero, che sono ─ come abbiamo detto ─ libere, il Ministero della
         Marina mercantile invita le compagnie di navigazione a mantenere le tariffe basse e competitive e a contenere in ogni caso
         gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione. E' infatti d'interesse nazionale che le nostre esportazioni si mantengano a
         un livello concorrenziale e che le nostre importazioni rimangano il più possibile convenienti. Per il resto, le società determinano
         liberamente le loro tariffe tenendo conto dei propri interessi commerciali ed economici.Tale libertà è limitata dalla legislazione ellenica qualora conduca a una concorrenza sleale. Per l'esattezza, la legge n. 4195/1929
         (di cui si allega copia) mira a evitare la concorrenza sleale tra armatori che operano su linee tra la Grecia e l'estero vietando
         in particolare tariffe irrisorie, partenze simultanee dallo stesso porto di due o più navi che servono la medesima linea e
         la mancata prestazione del servizio annunciato (tranne che in caso di forza maggiore ─ art. 3). In caso di concorrenza sleale
         il Ministero ellenico della Marina mercantile può fissare tariffe massime e minime (art. 4). In tale ambito esso incita informalmente
         le società a mantenere basse le loro tariffe e a contenere gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione.4. Le osservazioni sopra svolte mi sono parse necessarie per mostrare che la rotta Patrasso-Italia, creata per iniziativa
         privata senza alcun aiuto dello Stato, deve continuare a funzionare senza soluzione di continuità affinché le navi che vi
         operano prestino servizi di pubblico interesse, quali li consideriamo per il nostro paese, dato che questo collegamento via
         mare è l'unico legame diretto con i paesi dell'Unione europea.5. Infine, osservo che il contesto giuridico della concessione e della revoca delle licenze d'esercizio, le quali, sia detto,
         si applicano soltanto ai collegamenti interni alla Grecia, prevede la possibilità che, ove una società non adempia agli obblighi
         indicati nella licenza concessale (per esempio, assicurare impeccabilmente i collegamenti annunciati, osservare ogni anno
         il periodo di disarmo, rispettare la frequenza dei viaggi), il Ministero della Marina mercantile revochi la detta licenza.
         
         
         190
            
          Pur sottolineando che il buon funzionamento e la regolarità delle linee di navigazione tra la Grecia e l'Italia hanno importanza
         nazionale, le due lettere delle autorità elleniche sopra citate confermano che né la normativa vigente in Grecia né la politica
         attuata dalle autorità elleniche impongono la conclusione di accordi diretti a fissare le tariffe sulle linee internazionali.
         
         
         
         191
            
          Certo, dalle precisazioni fornite alla Commissione dalle autorità elleniche risulta che una delle loro maggiori preoccupazioni
         era di assicurare la regolarità dei collegamenti marittimi con l'Italia tutto l'anno e che esse temevano gli effetti deleteri
         di atti di concorrenza sleale, per esempio di un'eventuale guerra dei prezzi. E' pacifico anche che, per evitare atti del
         genere, la legge conferisce al Ministero della Marina mercantile il potere di fissare tariffe massime e minime. Resta, nondimeno,
         che nessuna concertazione sui prezzi sarebbe legittima, neppure in un caso come quello di specie, perché ogni impresa rimarrebbe
         libera di decidere autonomamente i suoi prezzi, nei limiti delle tariffe massime e minime consentite. Peraltro, le precisazioni
         contenute nelle lettere esaminate sopra confermano che i prezzi sulle linee marittime tra la Grecia e l'Italia sono fissati
         liberamente dalle società che vi operano. Inoltre, da tali dichiarazioni risulta pure, innegabilmente, che, al fine di assicurare
         la competitività delle esportazioni greche e la ragionevolezza dei prezzi delle importazioni in Grecia, il Ministero della
         Marina mercantile ha incitato le compagnie di navigazione non già a concordare aumenti dei prezzi, bensì unicamente a mantenere
         tali prezzi bassi e concorrenziali e a contenere, in ogni caso, gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione. 
         
         
         192
            
          Ne consegue che ciascuna delle compagnie di navigazione operanti sulle dette linee godeva notoriamente di autonomia nella
         determinazione della sua politica di prezzi e che, pertanto, tali compagnie sono sempre state soggette alle norme in materia
         di concorrenza. Le lettere predette mettono in evidenza il fatto che, per le autorità elleniche, la piena applicazione delle
         norme sulla concorrenza e, dunque, del divieto di accordi sui prezzi sancito dall'art. 85, n. 1, del Trattato non impediva
         alle compagnie di navigazione, né in diritto né in fatto, di svolgere il compito loro affidato dal governo ellenico. Di conseguenza,
         il fatto che, nella lettera 17 marzo 1995, il Rappresentante permanente della Repubblica ellenica qualifichi il collegamento
         tra la Grecia e l'Italia  
         servizio d'interesse pubblico è irrilevante ai fini dell'applicazione dell'art. 85 del Trattato. Per ragioni identiche non occorre verificare se a giusto
         titolo la Commissione contesti l'argomento secondo cui le imprese interessate dalla Decisione vanno considerate in diritto
         comunitario  
         imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale ai sensi dell'art. 90, n. 2, del Trattato CE (divenuto art. 86, n. 2, CE). 
         
         
         193
            
          Le informazioni contenute nelle lettere di cui trattasi confermano che la ricorrente non può invocare un asserito concorso
         cumulativo di parametri che avrebbe influito sulle tariffe applicabili alla parte internazionale delle linee tra la Grecia
         e l'Italia e che avrebbe avuto l'effetto di limitare l'autonomia delle imprese nel pianificare e determinare la loro politica
         tariffaria. Esse confermano che il Ministero ellenico della Marina mercantile s'ingeriva nella politica di determinazione
         delle tariffe applicate dalle compagnie sulle linee internazionali solo incitandole informalmente a mantenere tali tariffe
         a livelli poco elevati e a contenere gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione. Stante tale atteggiamento delle autorità
         elleniche, era evidentemente possibile che sul mercato la concorrenza fosse ostacolata, ristretta o falsata da comportamenti
         autonomi delle imprese. 
         
         
         194
            
          Si aggiunga che la legge n. 4195/1929 non vieta di ridurre le tariffe per le linee internazionali. Detta legge, intesa ad
         evitare ogni concorrenza sleale tra gli armatori operanti sulle linee che collegano porti greci a porti stranieri, anche se
         vieta in particolare l'abbassamento delle tariffe a livelli irrisori, la partenza simultanea dal medesimo porto di due o più
         navi che effettuano il medesimo tragitto e la mancata esecuzione di viaggi annunciati tranne che in caso di forza maggiore
         (art. 2), non priva le imprese censurate di  
         qualunque margine di autonomia. Viceversa, essa conferma che in via di principio ciascuna impresa è libera di determinare come crede la propria politica
         tariffaria, purché non compia atti di concorrenza sleale. Il divieto di atti di concorrenza sleale non può essere affatto
         interpretato nel senso che le imprese di cui trattasi siano tenute a concludere accordi aventi ad oggetto la fissazione delle
         tariffe applicabili sulle linee internazionali. Non essendovi alcuna norma vincolante che prescriva un comportamento anticoncorrenziale,
         la ricorrente può far valere di essere priva d'autonomia solo invocando indizi obiettivi, pertinenti e concordanti attestanti
         che il detto comportamento le è stato unilateralmente imposto dalle autorità elleniche che hanno esercitato pressioni insostenibili,
         come ad esempio, la minaccia di adottare misure statali che potevano farle subire notevoli perdite. 
         
         
         195
            
          Ebbene, le indicazioni contenute nelle summenzionate lettere delle autorità elleniche dimostrano che queste ultime non hanno
         adottato alcuna misura né seguito alcuna prassi qualificabili come  
         pressione insostenibile sulle compagnie di navigazione affinché esse concludessero accordi sulle tariffe. Di conseguenza, la ricorrente non può asserire
         che le imprese di cui trattasi fossero prive di qualunque margine di autonomia nella definizione della loro politica tariffaria
         e che il comportamento anticoncorrenziale loro addebitato dalla Commissione fosse stato prescritto loro dalla normativa nazionale
         in vigore o dalla politica seguita dalle autorità elleniche. 
         
         
         196
            
          Quanto all'incitazione del Ministero della Marina mercantile a mantenere basse le tariffe sulle linee internazionali e a contenere
         gli aumenti annui nei limiti dell'inflazione, la lettera del detto Ministero fa sì riferimento a un'
         incitazione informale, ma non allude minimamente a un'
         imposizione unilaterale da parte sua. Le compagnie di navigazione potevano, quindi, contestare detta incitazione informale, senza esporsi per questo
         alla minaccia dell'adozione di qualsivoglia provvedimento statale. Del resto, il Ministero ellenico esclude categoricamente
         di poter minacciare la revoca delle licenze d'esercizio per le linee nazionali ove le società non si mettano d'accordo sui
         prezzi per le linee internazionali, come emergerebbe dalla sua lettera 23 dicembre 1994. 
         
         
         197
            
          Quanto al parametro costituito dalla facoltà del Ministero ellenico della Marina mercantile, ai sensi della legge n. 4195/1929,
         di fissare, in caso di concorrenza sleale, tariffe massime e minime al fine di evitare una guerra dei prezzi, si deve rilevare
         che la detta legge non priva le imprese censurate di  
         qualunque margine di autonomia, bensì conferisce loro una certa libertà di determinare la loro politica tariffaria a condizione di non commettere atti di
         concorrenza sleale. Infatti, in base all'art. 4 della legge n. 4195/1929, il Ministero della Marina mercantile può fissare
         i limiti minimi e massimi delle tariffe di cui trattasi solo qualora la libertà di cui le imprese godono nel determinare autonomamente
         le tariffe relative alle linee per l'estero sfoci in atti di concorrenza sleale. 
         
         
         198
            
          Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre respingere la prima parte del motivo in esame. 
          B ─ Quanto alla seconda parte, relativa a un'errata qualificazione dei contatti tra le imprese incriminate come accordi illeciti
         ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato
          Argomenti delle parti
         
         
         199
            
          La ricorrente contesta la qualificazione giuridica data dalla Commissione ai contatti intercorsi fra le imprese in causa.
         Essa fa valere che, sebbene gli autori dei documenti invocati dalla Commissione impieghino spesso i termini  
         accordo,  
         concordato o  
         siamo d'accordo, non si tratterebbe tuttavia né di  
         accordi in senso stretto, né di accordi ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato, perché non avevano in nessun caso efficacia obbligatoria
         e non erano accompagnati da meccanismi coercitivi. Tali  
         accordi sarebbero diretti, piuttosto, a confermare l'esistenza di un contesto comportamentale generale che, a parere della ricorrente,
         era comunque imposto alle imprese dalla regolamentazione applicabile alla navigazione marittima e dalla politica del Ministero
         della Marina mercantile. Orbene, la ricorrente tiene a precisare che ogni compagnia di navigazione decideva sotto la propria
         esclusiva responsabilità se discostarsi o meno da tale contesto, in funzione delle proprie scelte e delle proprie valutazioni
         generali circa le relative conseguenze. Poiché solo le autorità statali competenti potevano eventualmente sanzionare un comportamento
         non conforme a detto contesto, sussisteva il rischio, secondo la ricorrente, che le altre compagnie denunciassero alle dette
         autorità tale comportamento oppure che lo tenessero esse stesse, il che avrebbe probabilmente comportato una guerra commerciale
         a causa del circolo vizioso derivante da cali a catena dei prezzi, suscettibile di provocare l'intervento delle autorità di
         controllo, vale a dire del Ministero della Marina mercantile, tradizionalmente contrario a tali pratiche. 
         
         
         200
            
          La ricorrente tiene a precisare l'oggetto e la portata degli  
         accordi summenzionati. Sottolinea che essi vertevano soltanto sulle tariffe pubblicate per le linee internazionali. In particolare,
         tali accordi non avrebbero riguardato l'organizzazione della rete commerciale, le commissioni degli agenti e degli uffici
         di viaggio, la politica creditizia delle società nei confronti dei propri clienti, la politica pubblicitaria, i prezzi dei
         servizi e dei beni offerti sulle navi (cibo, bevande, duty free eccetera), i metodi di surclassamento, gli sconti ad hoc sulle
         tariffe pubblicate, visto che ben difficilmente le altre compagnie e il Ministero ellenico della Marina mercantile ne venivano
         a conoscenza, nonché gli sconti sulle tariffe applicate agli autocarri, non essendo queste tariffe pubblicate. Infine, la
         ricorrente sostiene che tali fattori fondamentali affievolivano ulteriormente gli  
         accordi sulle tariffe, la cui portata era in ogni caso limitata. 
         
         
         201
            
          La ricorrente aggiunge che di fatto gli  
         accordi di cui alla Decisione non erano applicati. Essa afferma di essersi sforzata di utilizzare per quanto possibile i modesti
         margini di manovra che le erano offerti nella fissazione delle proprie tariffe e, a tal fine, di avere applicato, soprattutto
         sulle linee Grecia-Italia, sconti significativi sulle tariffe pubblicate, allorché le circostanze economiche glielo permettevano
         e nell'ambito di accordi specifici con i propri clienti, conclusi direttamente o con l'intermediazione dei suoi agenti, evitando
         tuttavia ogni forma di pubblicità per non essere esposta a denunce da parte delle proprie concorrenti o a pressioni dirette
         o indirette dell'autorità di controllo, vale a dire del Ministero della Marina mercantile. 
         
         
         202
            
          La ricorrente si riferisce più in particolare alle varie  
         infrazioni menzionate nella Decisione, anno per anno, facendo valere una serie di considerazioni finalizzate a dimostrare che la Commissione
         è incorsa in un errore di qualificazione dei fatti nel ritenere ingiustamente che ad essi si applicasse l'art. 85, n. 1, del
         Trattato. 
         
         
         203
            
          La Commissione sostiene che le prove da essa illustrate nel dettaglio ai  
         considerando 8-42 della Decisione dimostrano che il comportamento delle imprese censurate, fra cui la ricorrente, rientra senz'altro nella
         nozione di  
         accordo tra imprese definita all'art. 85, n. 1, del Trattato (v.  
         considerando 97-174 della Decisione). 
          Giudizio del Tribunale
          A ─ Considerazioni generali
         
         
         204
            
          Innanzi tutto occorre ricordare che, come è stato affermato in sede di esame del motivo precedente, nella fattispecie la ricorrente
         non può invocare il contesto legislativo e regolamentare in vigore in Grecia per la Marina mercantile per tentare di sottrarre
         i comportamenti cui si riferisce la Decisione all'applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato. 
         
         
         205
            
          Si deve dunque verificare se giustamente la Commissione abbia qualificato i detti comportamenti come accordi vietati da detta
         disposizione. 
         
         
         206
            
          Gli elementi probatori relativi all'esistenza e alla portata degli accordi sulle tariffe internazionali tra le imprese censurate
         sono illustrati in maniera particolareggiata ai  
         considerando 8-42 della Decisione. Occorre notare, in primo luogo, che dal  
         considerando 169 della Decisione risulta che la stessa esistenza dei contatti, delle discussioni e delle riunioni individuati nei suddetti
          
         considerando della Decisione sarebbe stata riconosciuta dalla ricorrente la quale, come le altre imprese coinvolte, non avrebbe contestato
         nel procedimento amministrativo i fatti esposti nella comunicazione degli addebiti della Commissione, ciò che ha giustificato
         una riduzione sostanziale dell'ammenda irrogata. 
         
         
         207
            
          Si deve poi rilevare che la qualificazione di tali comportamenti come accordi ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato non
         può essere messa in discussione dall'asserzione secondo cui gli accordi non avevano efficacia obbligatoria e non erano corredati
         di meccanismi coercitivi ai fini della loro applicazione. Infatti, perché sussista un accordo ai sensi dell'art. 85, n. 1,
         del Trattato è sufficiente che le imprese interessate abbiano espresso la loro comune volontà di comportarsi sul mercato in
         un determinato modo (sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T-347/94, Mayr-Melnhof/Commissione, Racc. pag. II-1751,
         punto 65, e giurisprudenza ivi citata). Come ricorda la Commissione, perfino un  
         gentlemen's agreement costituisce un accordo ex art. 85, n. 1, del Trattato (sentenza del Tribunale 6 aprile 1995, causa T-141/89, Tréfileurope/Commissione,
         Racc. pag. II-791, punti 95 e 96, e giurisprudenza ivi citata). 
         
         
         208
            
          Lo stesso dicasi quanto all'argomento della ricorrente secondo cui gli accordi non erano di fatto applicati. La circostanza
         che un accordo avente ad oggetto la limitazione della concorrenza non sia stato applicato o seguito non basta, infatti, secondo
         una giurisprudenza costante, a far ritenere che esso non incorra nel divieto di cui all'art. 85, n. 1, del Trattato, poiché
         la partecipazione a trattative dirette a limitare la concorrenza integra già un'infrazione, anche quando i termini dell'accordo
         non siano eseguiti (v., in tal senso, sentenza Mayr-Melnhof/Commissione, cit., punto 135). Occorre inoltre osservare che,
         nel determinare l'importo dell'ammenda, la Commissione ha ammesso che l'infrazione ha avuto solo un effetto reale limitato
         sul mercato e ha accolto l'argomento delle imprese interessate secondo cui esse non hanno dato piena attuazione a tutti gli
         accordi specifici sui prezzi (
         considerando 148 della Decisione). Pertanto, l'argomento prospettato dalla ricorrente per dimostrare che gli accordi non rientravano nell'art. 85,
         n. 1, del Trattato, relativo all'asserito fatto che essi non erano in pratica applicati, dev'essere respinto, senza dover
         verificare se, come sostiene la Commissione, la ricorrente li abbia davvero e largamente messi in atto. 
         
         
         209
            
          Infine, la circostanza che le compagnie di navigazione di cui trattasi si facessero una certa concorrenza relativamente ad
         altri parametri, quali gli sconti, la politica creditizia, i servizi forniti a bordo delle navi eccetera, è irrilevante per
         la questione se l'art. 85, n. 1, del Trattato sia applicabile ai fatti di specie, perché è evidente che la detta concorrenza
         era condizionata e dunque limitata dall'accordo sul livello delle tariffe pubblicate o sull'obiettivo da raggiungere mercé
         le riduzioni e gli sconti. Di conseguenza, il fatto che le società censurate si facessero concorrenza relativamente a parametri
         diversi da quelli tariffari rileva solo in sede di fissazione dell'importo dell'ammenda. Orbene, come la Commissione ha sottolineato,
         dai  
         considerando 148 e 162 della Decisione risulta che la detta istituzione ha tenuto conto di tale circostanza nello stimare la gravità dell'infrazione,
         nel valutare le circostanze attenuanti e, in definitiva, nel ridurre l'ammenda. 
         
         
         210
            
          Tutto ciò considerato, la parte di motivo esaminata dev'essere respinta. 
         
         
         211
            
          La conclusione che precede non è infirmata dalle numerose considerazioni svolte dalla ricorrente per spiegare o rendere meno
         rigorosa l'ottica in cui, a suo parere, devono essere compresi e interpretati i comportamenti segnalati nella Decisione. Questi,
         se è vero che con le sue considerazioni la Minoan non ne contesta in maniera esplicita l'effettività, vanno tuttavia verificati,
         in quanto la ricorrente intende rimettere in discussione la qualificazione dei fatti come intesa vietata e, dunque, le prove
         raccolte dalla Commissione a suo carico. 
         
         
         212
            
          L'esame delle considerazioni sopra svolte implica un'analisi approfondita delle prove addotte nella Decisione (
         considerando 8-42). 
          B ─ Quanto alla prova dell'intesa sanzionata nella fattispecie
         
         
         213
            
          Dal dispositivo della Decisione risulta che la Commissione ha sanzionato due infrazioni: da un lato, la ricorrente, l'Anek,
         la Karageorgis, la Marlines e la Strintzis avrebbero violato l'art. 85, n. 1, del Trattato concordando i prezzi da applicare
         ai servizi di traghetto roll-on/roll-off tra Patrasso ed Ancona; dall'altro, la ricorrente, l'Anek, la Karageorgis, l'Adriatica,
         la Ventouris Ferries e la Strintzis avrebbero violato l'art. 85, n. 1, del Trattato concordando le tariffe per autocarri da
         applicare sulle linee Patrasso-Bari e Patrasso-Brindisi. 
         
         
         214
            
          Nella fattispecie, risulta con tutta evidenza dal tenore dei brani dei documenti acquisiti al fascicolo e riprodotti nella
         Decisione che tra le compagnie di navigazione marittima operanti sulla linea Patrasso-Ancona si è formato un concorso di volontà
         sull'attuazione di una politica comune dei prezzi per i diversi servizi forniti almeno dal luglio 1987. 
         
         
         215
            
          Tali documenti dimostrano che le dette compagnie hanno intrapreso trattative dirette e regolari per fissare le tariffe  
         passeggeri e  
         noli, trattative che avevano luogo ogni anno, ai fini della definizione dei prezzi per l'anno successivo, e, quando necessario,
         per ovviare ai problemi sorti nel corso dell'anno. 
         
         
         216
            
          Un concorso di volontà siffatto costituisce un accordo ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato, come interpretato dal giudice
         comunitario, dato che, perché sussista un accordo ai sensi di tale disposizione, è sufficiente che le imprese considerate
         abbiano espresso la loro comune volontà di comportarsi sul mercato in un determinato modo (sentenze della Corte 15 luglio
         1970, causa 41/69, Chemiefarma/Commissione, Racc. pag. 661, punto 112; Van Landewyck e a./Commissione, cit., punto 86; 8 luglio
         1999, causa C-49/92 P, Commissione/Anic Partecipazioni, Racc. pag. I-4125, punto 130; sentenze del Tribunale Tréfileurope/Commissione,
         cit., punto 95, e 15 marzo 2000, cause riunite T-25/95, T-26/95, da T-30/95 a T-32/95, da T-34/95 a T-39/95, da T-42/95 a
         T-46/95, T-48/95, da T-50/95 a T-65/95, da T-68/95 a T-71/95, T-87/95, T-88/95, T-103/95 e T-104/95, Cimenteries CBR e a./Commissione,
         Racc. pag. II-491, punto 958). 
         
         
         217
            
          A tale riguardo occorre esaminare la portata letterale dei seguenti brani di alcuni documenti del fascicolo. 
         
         
         218
            
          In un telex inviato all'Anek il 15 marzo 1989 la ricorrente si è così espressa: [L]a politica dei prezzi per il 1988, come stabilito di comune accordo con gli altri interessati, è stata decisa il 18 luglio
         1987. Si tratta infatti della prassi normale.(...)Ci dispiace che il vostro rifiuto di accettare nella loro totalità le proposte da noi avanzate nel nostro precedente [messaggio]
         renda impossibile, almeno per il momento, la conclusione di un più ampio accordo che sarebbe estremamente vantaggioso per
         le nostre società (...). Ci riferiamo naturalmente al vostro rifiuto della nostra proposta di definire una politica tariffaria
         comune nella rotta Patrasso-Ancona; Vi preghiamo di prendere conoscenza della nostra posizione illustrata oltre, in risposta
         alla vostra dichiarazione di non poter accettare la tariffa del 1989 per gli autocarri e che le tariffe per il 1990 non possono
         essere definite immediatamente.Negli ultimi tre mesi sono stati concordati tra tutti gli armatori due adeguamenti tariffari per gli autocarri sulla linea
         Patrasso-Ancona, pari in totale al 40%, e ciò non ha causato alcuna agitazione o difficoltà con i conducenti.
         
         
         219
            
          In un telex inviato il 22 ottobre 1991 all'Anek la ricorrente ha scritto: Notiamo che intendete applicare sulla linea Patrasso-Trieste la stessa tariffa che abbiamo tutti concordato di applicare sulla
         linea Patrasso-Ancona.Comprenderete che l'oscura formulazione del testo ci preoccupa molto, poiché prospetta il crollo dell'equilibrio tariffario
         che siamo riusciti, con notevole difficoltà, ad instaurare per quanto riguarda i collegamenti con tutti i porti italiani.Vi ricordiamo che con uno sforzo congiunto, al quale ha contribuito anche la vostra compagnia, abbiamo riorganizzato al meglio
         le tariffe e fissato tariffe differenziali in base alle distanze in miglia marittime con i porti di Brindisi, Bari e Ancona.Precisiamo che, già all'epoca delle navi bulgare  
         Trapezitsa e  
         Tsarevits (che erano rappresentate dal vostro agente, sig. Kallitsis), era stato istituito di comune accordo un regolamento tariffario
         analogo, altresì per il porto di Trieste.Vi preghiamo pertanto di difendere, com'è vostro dovere, l'accordo concluso tra le 11 compagnie che assicurano i collegamenti
         tra la Grecia e l'Italia con 36 navi, poiché, date le forti differenze che minacciano di riemergere, l'attuale accordo corre
         il rischio di dissolversi.Vi proponiamo di aumentare del 20% la tariffa del collegamento Patrasso-Trieste rispetto a quella della linea Patrasso-Ancona
         (conformemente, del resto, alle tariffe applicate in passato), in modo da riprodurre esattamente le tariffe differenziali
         esistenti tra Ancona e i porti meridionali.Le nostre società sono costrette ad avvertirvi che, se insistete nell'applicare la stessa tariffa per le partenze da Trieste
         e da Ancona per la Grecia, l'accordo per una politica comune dei prezzi sulla linea di Ancona cesserà e ciascuna compagnia
         deciderà la propria politica.
         
         
         220
            
          Infine, in un telex indirizzato il 5 settembre 1990 all'Anek, alla Karageorgis e alla Minoan, la Strintzis avrebbe dichiarato
         che una delle condizioni d'applicazione dell'aumento proposto era un  
         aumento proporzionale delle tariffe nei collegamenti con Bari e Brindisi, aggiungendo che  
         è necessario, tuttavia, raggiungere un accordo di principio tra le nostre quattro compagnie. 
         
         
         221
            
          Tali documenti, corroborati da tutti gli altri citati nella Decisione, dimostrano chiaramente l'esistenza di un'intesa sui
         prezzi applicabili alla linea Patrasso-Ancona. 
         
         
         222
            
          Allo stesso modo, la Commissione disponeva di alcuni documenti comprovanti l'esistenza di comportamenti analoghi vietati ex
         art. 85, n. 1, del Trattato relativi alle tariffe per le linee Patrasso-Bari e Patrasso-Brindisi. Si tratta, in particolare,
         del listino dei prezzi da applicare sulle varie linee a partire dal 10 dicembre 1989, riportato in un telex 8 dicembre 1989,
         nonché del telex 24 novembre 1993, che si riferisce alla riunione del medesimo giorno, alla quale avrebbero partecipato imprese
         operanti sulle varie linee. Confermano questa valutazione altri documenti che menzionano avvenimenti intercorsi tra tali due
         date: un fax del 30 ottobre 1990, un telex del 22 ottobre 1991, un documento datato 25 febbraio 1992, inviato dall'ETA alla
         Minoan, e un telex del 7 gennaio 1993. 
         
         
         223
            
          Ne discende che giustamente la Commissione ha ritenuto di disporre di prove sufficienti a dimostrare l'esistenza delle due
         infrazioni sanzionate: da un lato, gli accordi sui prezzi dei servizi di traghetto roll-on/roll-off tra Patrasso ed Ancona
         e, dall'altro, un accordo sui prezzi da applicare sulle linee Patrasso-Bari e Patrasso-Brindisi per quanto riguarda il trasporto
         degli autocarri. 
         
         
         224
            
          Alla forza probatoria dei documenti in parola occorre aggiungere che né la loro esistenza né la loro autenticità sono state
         messe in discussione dalle imprese censurate. Infatti, almeno l'Anek e la Strintzis sembrano aver ammesso espressamente la
         realtà dei fatti e le altre società coinvolte sembrano non metterla in dubbio (
         considerando 169 della Decisione). 
         
         
         225
            
          Occorre esaminare le prove della partecipazione della ricorrente alle dette infrazioni. 
          C ─ Quanto alle prove addotte dalla Commissione contro la ricorrente
          1. Prove relative agli anni 1987, 1988 e 1989 (
         considerando 9-12 della Decisione)
         
         226
            
          Secondo la ricorrente, la posizione delle altre società nei confronti dell'Anek dovrebbe essere valutata alla luce del fatto
         che, nel regime in vigore, una prassi diretta e conclamata di applicazione di prezzi pubblicati e di prezzi nettamente inferiori
         per gli autocarri sarebbe stata contraria al tempo stesso alla legislazione greca ─ in particolare all'art. 2 della legge
         n. 4195/1929 ─ e alla politica dichiarata del Ministero della Marina mercantile, che era manifestamente ostile a ogni guerra
         sui prezzi tra le compagnie di navigazione. La ricorrente fa osservare che il comportamento dell'Anek si spiega con il fatto
         che essa utilizzava per la prima volta battelli sulle linee internazionali e che non era sufficientemente informata dell'incidenza
         della legislazione vigente in Grecia e dell'impatto della politica del Ministero della Marina mercantile sul comportamento
         delle compagnie greche operanti sulla parte internazionale delle linee Grecia-Italia. 
         
         
         227
            
          Per quanto riguarda gli adeguamenti tariffari di cui al  
         considerando 11 della Decisione, realizzati nello spazio di tre mesi sulla linea Patrasso-Ancona per un totale del 40%, la ricorrente
         sostiene che la dichiarazione di cui è questione aveva l'unico scopo d'impressionare l'Anek e non corrispondeva affatto al
         vero. Essa aggiunge che, in ogni caso, tali adeguamenti non erano dettati da fini di lucro, bensì da fattori come l'inflazione,
         l'aumento del prezzo dei combustibili, dovuto principalmente all'impennata del dollaro statunitense, e la svalutazione della
         dracma greca rispetto ad altre divise, in particolare alla lira italiana. 
         
         
         228
            
          Il Tribunale ritiene che dalla descrizione dei fatti esposti ai  
         considerando 9-12 della Decisione, non contestata dalla ricorrente, e in particolare dagli elementi probatori ivi citati, risulti che
         la ricorrente ha tentato di persuadere l'Anek, con un telex del 15 marzo 1989, a prendere parte all'accordo stipulato il 18
         luglio 1987 e che, a fronte delle esitazioni dell'Anek, le altre imprese, cioè la ricorrente nonché la Karageorgis, la Marlines
         e la Strintzis, hanno deciso di applicare collettivamente dal 26 giugno 1989 le stesse tariffe praticate dall'Anek per gli
         autocarri (v. il telex 22 giugno 1989, il quale dimostra, inoltre, che la ricorrente ha notificato all'Anek tale decisione).
         
         
         
         229
            
          Ne consegue che la Commissione era legittimata a ritenere che il contenuto di detti telex dimostrasse non solo che un accordo
         sussisteva, ma anche che la ricorrente vi aveva svolto un ruolo di primo piano. La ricorrente non può dunque sostenere di
         aver voluto informare l'Anek dell'incidenza della normativa vigente in Grecia e dell'impatto della politica del Ministero
         della Marina mercantile sul comportamento delle compagnie greche operanti sulla parte internazionale delle linee Grecia-Italia.
         Essa non può asserire neppure che un accordo del genere fosse necessario a scongiurare una situazione di concorrenza sleale
         o di prezzi irrisori e sproporzionati contraria alla politica del Ministero della Marina mercantile, che si opponeva a ogni
         guerra commerciale tra le società. La prova del fatto che non fosse questione di guerre commerciali si evince dalle affermazioni
         della ricorrente nel telex 15 marzo 1989 indirizzato all'Anek, in cui essa indica che nel corso dei tre mesi precedenti le
         altre compagnie operanti sulla linea Patrasso-Ancona avevano convenuto due adeguamenti delle tariffe nella misura totale del
         40% senza che ciò causasse difficoltà con i camionisti. 2. Prove relative all'anno 1990 (
         considerando 13-20 della Decisione)
         
         
         230
            
          La ricorrente sostiene che le trattative e gli  
         accordi di cui ai  
         considerando 13-20 della Decisione s'iscrivono anch'essi nella tattica di ogni società di mostrarsi rispettosa della normativa nazionale
         al fine di non provocare l'intervento del Ministero della Marina mercantile. La ricorrente fa osservare, inoltre, che le tariffe
         applicabili ai passeggeri e alle autovetture sono in ogni caso pubblicate e aggiunge che le tariffe di riferimento per gli
         autocarri, utilizzate da ogni società per praticare gli sconti, che non sono pubblicate, erano facilmente accessibili alle
         concorrenti data la trasparenza del mercato. 
         
         
         231
            
          Quanto al  
         considerando 16 della Decisione, la ricorrente afferma che l'invio del fax della Strintzis l'8 dicembre 1989 era successivo alle trattative
         obbligatorie tra le società, che avevano luogo alla fine di ogni anno legale, e sottolinea che i prezzi indicati in tali tabelle
         concernevano il mero segmento nazionale dei percorsi, di cui il Ministero della Marina mercantile fissa il prezzo in via amministrativa
         fino al 90% del totale, come nel caso delle linee a destinazione Bari e Brindisi. Per la ricorrente, la firma dei rappresentanti
         delle società in causa non dev'essere considerata un  
         accordo scritto formale. Detta firma si spiegherebbe con il fatto che i documenti in discorso, che menzionavano le differenze ragionevoli
         a seconda delle società sulla linea a destinazione Ancona e sulle linee a destinazione Bari e Brindisi, sono stati portati
         all'attenzione della Ventouris Ferries, che effettuava i collegamenti con i porti meridionali. La firma significava semplicemente
         che la società in questione accettava il principio di un rapporto ragionevole tra la distanza in miglia marittime dei percorsi
         e le tariffe applicate. Il riferimento a un prezzo  
         ideale per ciascuna categoria di autocarri, sia per la linea a destinazione Ancona, sia per quella a destinazione Bari o Brindisi,
         sarebbe stato giudicato utile per disporre di una base di calcolo più o meno certa della fluttuazione delle tariffe per ciascuna
         categoria di autocarri a seconda della distanza in miglia marittime, al fine di evitare ogni concorrenza sleale che, come
         è stato indicato, era vietata dalla legislazione in vigore e contraria alla politica del Ministero della Marina mercantile.
         In altre parole, la fissazione di prezzi  
         ideali per le diverse categorie di autocarri sarebbe valsa a fornire un modello di calcolo delle variazioni delle tariffe in funzione
         della distanza in miglia marittime dei tragitti e non già ad applicare un prezzo definito per ciascuna linea e per ciascuna
         categoria di autocarri. E' così che si spiegherebbe, per un verso, la firma delle due tariffe da parte del sig. Sfinias, rappresentante
         legale dell'ETA, malgrado la ricorrente non avesse navi sulle linee a destinazione Bari o Brindisi e, per l'altro, il fatto
         che le due tariffe siano state cofirmate dalla Ventouris Ferries, operativa unicamente sulle linee a destinazione Bari e Brindisi.
         
         
         
         232
            
          La ricorrente ritiene inesatta l'affermazione secondo cui il telex 11 aprile 1990 inviato dall'Anek alle società Karageorgis,
         Minoan e Strintzis  
         ricorda la politica tariffaria comune in vigore nel 1990 (v.  
         considerando 17 della Decisione), perché tale telex menziona semplicemente un  
         accordo su taluni parametri precisi della politica tariffaria che, comunque, erano facilmente accessibili alle concorrenti, come
          
         le tariffe per i passeggeri, le autovetture e gli autocarri, mentre non riguarda le commissioni degli agenti né gli sconti per le comitive. Il tenore del testo non permetterebbe di
         concludere per una politica tariffaria comune  
         in vigore, come indica la Decisione. 
         
         
         233
            
          Quanto ai  
         considerando 18-21 della Decisione, che riguardano le trattative finalizzate all'aumento comune delle tariffe per gli autocarri, la ricorrente
         fa osservare che, come mostrano il telex della Strintzis del 5 settembre 1990 e quello della Karageorgis del 10 ottobre 1990,
         all'epoca si è avuta un'impennata dei prezzi dei combustibili che ha portato all'adeguamento da parte del Ministero della
         Marina mercantile delle tariffe per la parte nazionale della linea, vale a dire per il segmento Patrasso-Igumenitsa-Corfù.
         Secondo la ricorrente, le quattro società menzionate nei telex succitati si erano probabilmente interrogate sulla necessità
         di un adeguamento della tariffe per la restante parte della linea, cioè per il tratto Corfù-Ancona, al fine di attenuare le
         conseguenze negative dell'aumento del costo del trasporto e di permettere alle compagnie di sfruttare le loro imbarcazioni
         sulla linea anche durante i mesi invernali, in cui il traffico turistico è inesistente. Essa ricorda a tale riguardo come
         la concessione delle  
         licenze d'esercizio da parte del Ministero della Marina mercantile obblighi ad assicurare un servizio regolare tutto l'anno, pena la revoca della
         licenza stessa in caso di inosservanza di tali condizioni nonché altre sanzioni amministrative e penali ai sensi della legislazione
         vigente. 
         
         
         234
            
          Infine, la ricorrente sostiene che i telex e i documenti citati nella Decisione relativamente all'anno 1990 dimostrano che
         l'aumento dei prezzi in questione, quale effettivamente annunciato da un certo numero di società, non rispondeva a un fine
         di lucro, bensì era imposto dalla semplice logica economica conseguente al cospicuo aumento del costo della prestazione dei
         servizi di trasporto. 
         
         
         235
            
          Il Tribunale ha statuito, analizzando la prima parte del motivo in esame, che occorre respingere l'argomento relativo all'asserita
         mancanza di autonomia delle compagnie di navigazione interessate nel determinare la loro politica commerciale. A suo giudizio,
         era peraltro provato che gli accordi non erano imposti dalla normativa nazionale vigente e che il Ministero ellenico della
         Marina mercantile non si è per nulla ingerito nelle concertazioni relative alle tariffe applicabili alle linee internazionali.
         Di conseguenza, la ricorrente non può sostenere che i negoziati cui questi punti si riferiscono facciano parte della tattica
         di ciascuna società consistente nel mostrarsi rispettosa della normativa al fine di non provocare l'intervento del Ministero
         della Marina mercantile. Essa non può neppure richiamarsi ad asserite trattative obbligatorie imposte dalle autorità elleniche
         e relative alle tariffe internazionali. Infine, dal momento che la ricorrente non nega di aver partecipato alle trattative
         e ai contatti di cui ai documenti citati ai  
         considerando 13-20 della Decisione, non occorre esaminare gli altri argomenti vertenti su una presunta trasparenza del mercato che avrebbe
         permesso alle concorrenti di conoscere in ogni caso le tariffe per i passeggeri e per le autovetture. 
         
         
         236
            
          Quanto al fax della Strintzis 8 dicembre 1989 (
         considerando 16 della Decisione), indirizzato alla ricorrente nonché all'Anek, alla Karageorgis e alla Mediterranean Lines e al quale
         erano allegati  
         listini o tabelle dei prezzi da applicare per gli autocarri dal 10 dicembre 1989 sulle linee Patrasso-Ancona e Patrasso-Bari/Brindisi, la ricorrente non
         può sostenere che esso non provi un accordo sui prezzi. La spiegazione alternativa attinente a un'asserita necessità di scongiurare
         una situazione di concorrenza sleale non può evidentemente essere accolta. L'argomento della ricorrente secondo cui l'indicazione
         di prezzi  
         ideali per le varie categorie di autocarri sarebbe valsa a fornire un modello di calcolo delle variazioni delle tariffe in funzione
         della lunghezza in miglia marittime dei tragitti, e non già ad applicare un prezzo definito per ciascuna linea e per ciascuna
         categoria di autocarri, va disatteso, perché non spiega affatto le ragioni per le quali le imprese hanno ritenuto necessario
         firmare il documento di cui trattasi, avente asseritamente il solo scopo di fornire un punto di riferimento. 
          3. Prove relative all'anno 1991
         
         
         237
            
          La ricorrente fa osservare che l'aumento delle tariffe del 10%, ricordato al  
         considerando 21, era reso necessario dal tasso d'inflazione, in quell'epoca molto elevato in Grecia ─ pari al 25% nel 1990 ─ e sottolinea
         che, in ogni caso, il tasso di aumento dei prezzi era inferiore al tasso d'inflazione. 
         
         
         238
            
          In seguito, riferendosi al telex 22 ottobre 1991, tiene a sottolineare che la proposta dell'Anek di fissare per la linea Patrasso-Trieste
         tariffe uguali a quelle applicate alla linea Patrasso-Ancona integrava una prassi di concorrenza sleale ai sensi dell'art. 2,
         lett. a), della legge n. 4195/1929. Ne conseguirebbe che gli  
         accordi menzionati dalla Commissione non costituivano null'altro che un riconoscimento di principio della regola del rapporto di
         proporzionalità tra la distanza in miglia marittime dei tragitti e le tariffe, nonché un enunciato della necessità di evitare
         ogni forma di concorrenza sleale. 
         
         
         239
            
          La ricorrente si riferisce poi al telex dell'Anek 18 novembre 1991 (
         considerando 23 della Decisione) e sottolinea che la prima giustificazione addotta dall'Anek per non applicare alla rotta Patrasso-Trieste
         tariffe superiori a quelle per la rotta Patrasso-Ancona è che  
         l'anno [precedente] una delle quattro società [aveva] operato con una nave sulla linea Ancona-Il Pireo-Heraklion senza consultare
         l'Anek e senza neppure informarla delle nuove tariffe, malgrado le linee, partendo dal porto di Ancona, fossero particolarmente
         concorrenziali, un brano, questo, del telex che la ricorrente accusa la Commissione di aver passato sotto silenzio nella Decisione. Orbene,
         tale brano mostrerebbe che l'atteggiamento dell'Anek era equiparabile a una  
         rappresaglia, contro l'esercizio di detta nave, nei confronti di quattro imprese, fra cui la ricorrente. La risposta dell'Anek confermerebbe,
         inoltre, che un'eventuale dichiarazione di guerra aperta sui prezzi avrebbe avuto conseguenze particolarmente gravi per tutte
         le imprese perché, essendo contraria alla politica più volte proclamata dal Ministero della Marina mercantile, avrebbe comportato
         per forza di cose l'intervento di quest'ultimo in forma di fissazione amministrativa dei prezzi massimi e minimi a norma dell'art. 4
         della legge n. 4195/1929. 
         
         
         240
            
          Il Tribunale reputa, tuttavia, concludenti anche le prove relative all'anno 1991, menzionate ai  
         considerando 21-23 della Decisione. L'esistenza di un accordo avente ad oggetto la compilazione di un listino dei prezzi comune sulla
         linea Patrasso-Ancona emerge con particolare chiarezza dal tenore della lettera 10 agosto 1990 inviata dalla Karageorgis alla
         ricorrente, nonché all'Anek e alla Strintzis, in cui si può leggere (
         considerando 21 della Decisione):  
         In seguito all'accordo raggiunto tra le quattro società per aumentare le tariffe di un ulteriore 5% oltre il primo aumento
         del 5%, vi trasmettiamo in allegato il nuovo listino dei prezzi dopo l'aumento complessivo del 10%. 
         
         
         241
            
          Parimenti, nel telex inviato dalla ricorrente, dalla Karageorgis e dalla Strintzis il 22 ottobre 1991 all'Anek, si legge (
         considerando 22 della Decisione):  
         Vi ricordiamo che con uno sforzo congiunto, al quale ha contribuito anche la vostra compagnia, abbiamo riorganizzato al meglio
         le tariffe e fissato tariffe differenziali in base alle distanze in miglia marittime con i porti di Brindisi, Bari e Ancona
         (...). Vi preghiamo pertanto di difendere, com'è vostro dovere, l'accordo concluso tra le 11 compagnie che assicurano i collegamenti
         tra la Grecia e l'Italia con 36 navi di linea Grecia-Italia, poiché, date le forti differenze che minacciano di riemergere,
         l'attuale accordo corre il rischio di dissolversi (...). Le nostre società sono costrette ad avvertirvi che, se insistete
         nell'applicare la stessa tariffa per le partenze da Trieste e da Ancona per la Grecia, l'accordo per una politica comune dei
         prezzi sulla linea di Ancona cesserà e ciascuna compagnia deciderà la propria politica. 
         
         
         242
            
          Stanti prove dirette così chiare, e tenuto conto delle considerazioni esposte in sede di esame della prima parte del terzo
         motivo, occorre respingere gli argomenti della ricorrente. 4. Prove relative all'anno 1992 (
         considerando 24-29 della Decisione)
         
         
         243
            
          La ricorrente fa osservare che, quanto alle tariffe applicabili ai passeggeri e alle autovetture, la loro uniformità si spiega
         con il fatto di essere pubblicate negli opuscoli stampati a cura delle società. A tale riguardo, essa aggiunge che la natura
         oligopolistica del mercato, combinata alla politica dichiarata del Ministero della Marina mercantile di ammettere unicamente
         gli aumenti di tariffe inferiori al tasso d'inflazione e di evitare ogni concorrenza sleale sui prezzi, conduceva con precisione
         matematica a una convergenza dei prezzi pubblicati e, pertanto, nessuna società aveva interesse a pubblicare tariffe differenti
         a pena di perdere subito eventuali clienti, qualora i suoi prezzi fossero stati più alti, o di essere immediatamente seguita
         dalle altre società, qualora i prezzi fossero stati inferiori. Nel caso della società Calberson, di cui al  
         considerando 27 della Decisione, il telex dell'ETA si spiegherebbe perché la società Calberson aveva scelto di contattare ciascuna compagnia
         dichiarando falsamente che le altre le avevano offerto una riduzione la quale, contraria ad ogni logica economica, costituiva
         un atto manifesto di concorrenza sleale sui prezzi, come tale vietata dalla legislazione. In tali circostanze, secondo la
         ricorrente, le compagnie hanno reagito cercando di appurare se le proprie concorrenti avessero davvero offerto riduzioni così
         irrealistiche. 
         
         
         244
            
          Riguardo al documento 25 febbraio 1992 (
         considerando 28 della Decisione), relativo alla linea di Ortona e non di Otranto, come recita la Decisione, la ricorrente sostiene che
         esso non prova un  
         accordo in senso stretto concernente le tariffe differenziali sulle diverse linee tra le società che le servono. Quanto, più in particolare,
         alla tabella dei prezzi figurante alla fine di tale documento, la ricorrente fa valere che questa, ove si riferisce alla 
         
         tariffa attuale, si limita ad una prospettazione semplificata dei prezzi per i vari porti, fornita dal suo agente, ossia l'ETA, allo scopo
         di una  
         migliore comprensione, cioè per dare alla ricorrente uno strumento approssimativo di confronto. Tale tabella non può costituire una prova attestante
         che i prezzi in questione siano stati in concreto applicati dalle varie società. Per quanto attiene all'adeguamento delle
         tariffe per i veicoli sulle rotte Grecia-Italia-Grecia, la ricorrente fa osservare che la menzione, al  
         considerando 29 della Decisione, del telex 7 gennaio 1993 conduce a conclusioni errate circa il contenuto effettivo di tale telex dal
         momento che, come mostra il complessivo tenore del testo, l'
         ultimo adeguamento menzionato concerneva il tasso di cambio dracma greca/lira italiana e non già l'aumento dei prezzi nelle due divise. Di conseguenza,
         tale menzione ─ relativa unicamente al tasso di cambio, modificato del 15% a sfavore della dracma greca ─ non lascerebbe inferire
         l'esistenza nel 1992 di un accordo in forza del quale le società dovessero praticare i medesimi prezzi. 
         
         
         245
            
          La ricorrente fa notare, infine, che i  
         considerando 24-29 della Decisione non permettono di affermare ch'essa avesse concluso accordi con qualsivoglia società per le rotte di
         Bari e di Brindisi per l'anno 1992. 
         
         
         246
            
          Come rileva la Commissione, non può essere accolto l'argomento secondo cui l'effettiva concorrenza non avveniva al livello
         delle tariffe pubblicate, bensì a quello delle riduzioni di prezzo. Siccome l'esistenza di accordi sui prezzi è stata provata,
         l'asserita circostanza che le società censurate si facessero concorrenza su parametri diversi dalle tariffe non comporterebbe
         la disapplicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato. I brani dei documenti riprodotti ai  
         considerando 24 e 25 della Decisione dimostrano che la ricorrente e le imprese Strintzis, Karageorgis e Anek hanno avuto, nel luglio e
         nell'ottobre 1991, abboccamenti nel corso dei quali sono stati stipulati accordi sulla politica tariffaria che dette imprese
         avrebbero attuato nel 1992. Come indicato al  
         considerando 28 della Decisione, il documento datato 25 febbraio 1992 con cui l'ETA informa la sede della Minoan degli  
         ultimi sviluppi relativi alle rotte italiane costituisce un chiaro indizio nel senso che l'accordo per mantenere tariffe differenziali sulle varie rotte tra la Grecia
         e l'Italia avrebbe continuato ad essere applicato nel 1992. Infine, gli elementi menzionati ai  
         considerando 27-29 della Decisione, in particolare i telex 7 gennaio 1992 e 7 gennaio 1993, confermano che la ricorrente ha svolto un
         ruolo di primo piano nella collusione controversa. 
         
         
         247
            
          In ultimo luogo, occorre ricordare il telex 7 gennaio 1993, inviato dalla Minoan all'Anek, alla Karageorgis e alla Strintzis,
         il quale mostra che le due intese imputate alla ricorrente (rispettivamente, sulle rotte tra Patrasso e Ancona e tra Patrasso
         e Bari e Brindisi) sono continuate nel 1992: Vi facciamo presente che sono passati due anni dall'ultimo adeguamento delle tariffe per i veicoli.Ciò impone un nuovo adeguamento delle tariffe espresse in dracme o una riduzione di quelle in lire.Come potete vedere, le due tariffe già differiscono del 15% l'una dall'altra.E' per questo che proponiamo un adeguamento delle tariffe in dracme del 15% (v. tabella allegata) con effetto dal 1° febbraio
         1993.La nostra decisione di giungere ad un accordo con voi sull'adeguamento delle tariffe senza consultare prima le società che
         operano sulle altre linee italiane è dovuta al desiderio di evitare gli interminabili litigi che si produrrebbero se ci imbarcassimo
         in una tale consultazione.Riteniamo che l'accordo raggiunto tra di noi sarà considerato positivamente dalle altre compagnie. In caso contrario, stimiamo
         che la perdita di traffico a favore dei porti che praticano tariffe più basse non sarà superiore al 15% corrispondente all'adeguamento
         delle nostre tariffe.Al riguardo proponiamo che le tariffe della categoria 5, che comprende i veicoli da 12 a 15 metri, si applichino ormai ai
         veicoli da 12 a 16,5 metri (atteso che la maggior parte dei veicoli frigoriferi, e progressivamente tutti, sono o saranno
         lunghi 16,5 metri) e che l'aumento sia pari al 5% in lire italiane (da 910 000 a 950 000 lire italiane) e dal 15% al 23% in
         dracme. (...).
         
         
         248
            
          Stanti prove dirette così chiare della partecipazione della ricorrente alle intese, occorre respingere gli argomenti da essa
         prospettati. 
          5. Prove relative all'anno 1993
         
         
         249
            
          La ricorrente sostiene che le proposte che l'ETA avrebbe avanzato durante la conferenza del 21 maggio 1992, citate in un telex
         27 maggio 1992, erano in realtà soltanto discussioni (v. i distinguo operati dalle società Karageorgis e Strintzis, nonché
         una riserva dell'Anek) che non vincolavano la ricorrente, come risulterebbe dal fatto che nel telex in questione l'ETA le
         chiedeva di valutare e di approvare tali proposte. Quanto alla riunione del 4 agosto 1992, di cui al  
         considerando 31 della Decisione, relativa al problema dei biglietti  
         no-show (biglietti invito spediti a credito dagli agenti a persone di loro conoscenza che poi non si presentavano alla partenza e
         si rifiutavano di pagare i biglietti non utilizzati, mentre le cabine erano state, però, prenotate), la ricorrente sostiene
         che non ha dato risultati concreti, giacché le altre società erano poco inclini ad accettare l'approccio risolutivo del fenomeno
         da essa proposto. Fa valere che la mera informazione in merito da parte dell'ETA non può costituire una violazione dell'art. 85
         del Trattato. 
         
         
         250
            
          Per quanto attiene più precisamente al telex 6 novembre 1992, inviato dall'ETA alle altre compagnie in servizio sulla linea
         di Ancona, la ricorrente insiste sul fatto che tale telex è stato inviato dall'ETA di propria iniziativa, a sua insaputa e
         senza la sua approvazione. 
         
         
         251
            
          Riguardo alle tariffe per gli autocarri menzionate ai  
         considerando 36 e 37 della Decisione, la ricorrente precisa che, contrariamente a quanto pretende la Commissione, l'adeguamento si riferisce
         soltanto al tasso di cambio dracma greca/lira italiana e non all'aumento simultaneo delle tariffe nelle due divise, visto
         che l'adeguamento del 15% in discorso corrisponde perfettamente alla svalutazione della dracma rispetto alla lira italiana.
         Quanto alla riunione del 24 novembre 1993 e, in particolare, all'espressione  
         rottura del precedente accordo, la ricorrente fa valere che non è detto cosa questo accordo prevedesse, né quando fosse stato concluso, né quanto tempo
         fosse durato, né su quale argomento vertesse. Infatti,  
         il precedente accordo non sarebbe nient'altro che una dichiarazione non vincolante, da parte di diverse società, di osservare il principio di proporzionalità
         tra la distanza in miglia marittime dei tragitti e le tariffe e di combattere ogni concorrenza sleale sui prezzi. La ricorrente
         sottolinea che nel telex 7 gennaio 1993, di cui al  
         considerando 36 della Decisione, l'allusione al desiderio di evitare  
         interminabili litigi con le società in servizio sulle altre linee italiane dimostra che non c'era nessuna base d'accordo neppure su punti quali
         un ragionevole adeguamento all'evoluzione dei tassi di cambio.  Il Tribunale ritiene che i documenti citati ai  
         considerando 30-37 della Decisione, sopra menzionati, costituiscano indizi obiettivi e concordanti della persistenza nel corso del 1993
         dell'intesa tra gli armatori in servizio sulle linee Patrasso-Ancona e Patrasso/Bari e Brindisi. Inoltre, parecchi documenti
         costituiscono indizi della volontà della ricorrente e di altre compagnie operanti sulla linea Patrasso-Ancona d'invitare le
         compagnie attive sulle altre linee ad aderire al movimento di adeguamento dei prezzi deciso per la linea Patrasso-Ancona.
         
         
         
         253
            
          Così, ad esempio, nel telex 7 gennaio 1993 inviato dalla Minoan alla Strintzis, all'Anek e alla Karageorgis al fine di proporre
         una revisione delle tariffe per i veicoli sulle linee Grecia-Italia-Grecia, lo scrivente faceva notare che  
         sono passati due anni dall'ultimo adeguamento delle tariffe per i veicoli. Se ne deve dedurre che, nel periodo tra la riunione del 25 ottobre 1990 e il 7 gennaio 1993, i membri dell'intesa non hanno
         adeguato le tariffe entrate in vigore il 5 novembre 1990 e che le tariffe fissate per il 1991 sono rimaste in applicazione
         anche l'anno seguente. 
         
         
         254
            
          Conferma l'idea di una prosecuzione dell'intesa anche il telex 24 novembre 1993, in cui lo scrivente si esprime come segue:
          
         Siamo molto soddisfatti del risultato, poiché abbiamo iniziato la riunione con il problema della rottura del precedente accordo
         a causa dell'opposizione delle compagnie Kosma-Giannatou e Ventouris A. e, dopo aver recuperato a poco a poco la situazione
         e essere passati per le proposte del 5-10% (posizioni di Strintzis, Ventouris Ferries e Adriatica), siamo infine giunti alla
         percentuale summenzionata. Quest'affermazione dimostra che nel corso di quell'anno si sono svolte trattative nell'ambito delle quali sono emerse differenze
         tra le imprese, talune delle quali avevano partecipato altresì al vecchio accordo (Ventouris Ferries, Adriatica, eccetera).
         La locuzione avverbiale  
         a poco a poco dimostra che nel corso dell'anno vi è stata una serie di negoziati tra le imprese, compresa la ricorrente, e ciò finisce
         col dimostrare la continuazione della partecipazione di quest'ultima durante il periodo compreso tra il gennaio e il novembre
         1993. 
         
         
         255
            
          Stanti prove dirette così chiare della prosecuzione delle intese e della partecipazione ad esse della ricorrente nel 1993,
         gli argomenti della ricorrente non possono essere accolti. 
          6. Prove relative all'anno 1994
         
         
         256
            
          La ricorrente sostiene che l'accordo evocato dall'ETA nel telex inviatole il 24 novembre 1993 non era nient'altro che una
         dichiarazione non vincolante che ammetteva la necessità di una ragionevole proporzione tra la distanza espressa in miglia
         marittime dei tragitti e le tariffe e di evitare ogni concorrenza sleale mercé prezzi irrisori, come quelli praticati dalle
         società di linea dette meridionali. Per quanto concerne l'
         accordo sull'adeguamento delle tariffe per gli  
         autoveicoli del 15%, menzionato in tale telex, la ricorrente dubita che un accordo del genere sia stato effettivamente concluso e ancor più che
         sia stato rispettato nella prassi. Il suo agente, l'ETA, avrebbe adoperato nel telex la detta espressione per attribuirsi
         un successo significativo conseguito grazie agli sforzi personali del suo rappresentante legale, sig. Sfinias. La ricorrente
         aggiunge che l'obiettivo di tale telex era probabilmente di convincerla ad approvare un aumento del 15% che avrebbe fatto
         altresì aumentare le entrate dell'ETA a titolo di commissione. Essa osserva pure che la proposta dell'ETA d'introdurre una
         nuova tariffa che invogliasse al pagamento in contanti prevedendo in tal caso una riduzione del 30% non è stata accolta e
         non ha portato risultati, perché la situazione si è normalizzata già all'inizio del mese di luglio 1994, allorché tutti gli
         interessati si sono convinti che, contrariamente alle aspettative, la dracma non si sarebbe svalutata grazie soprattutto alle
         misure di governo adottate per sostenere la moneta. In ogni caso, la ricorrente ritiene errato addebitarle tale iniziativa,
         considerarla un'infrazione e, più in generale, concludere nel senso dell'esistenza di un accordo per stabilire tariffe comuni
         applicabili agli autocarri nel 1994. Infine, la ricorrente avrebbe continuato perfino nel 1994 a concedere riduzioni importanti
         ai suoi clienti, sulla base di accordi particolari. 
         
         
         257
            
          Ai  
         considerando 38-42 della Decisione la Commissione espone le prove che l'hanno indotta a concludere che nel 1994 l'intesa continuava, almeno
         fino alla data degli accertamenti. 
         
         
         258
            
          Al  
         considerando 38 della Decisione la Commissione si basa sul telex 24 novembre 1993 dell'ETA alla ricorrente per dimostrare che nel 1994
         l'intesa continuava, in quanto l'accordo doveva decorrere dal 16 dicembre 1993. Tale telex indicherebbe altresì che quattordici
         compagnie erano rappresentate alla riunione del medesimo giorno. Poi, la Decisione dà atto di un telex del 13 maggio 1994
         della ricorrente all'Anek e alla Strintzis, il quale indicava che un nuovo tipo di rimorchio stava diventando comune sulla
         linea di Ancona e proponeva d'introdurre una nuova categoria di prezzi e una data di applicazione comune. A tale telex ne
         sono seguiti altri del 25 maggio e del 3 giugno 1994 sullo stesso argomento, con cui si sollecitava un accordo. La Decisione
         menziona inoltre un telex del 26 maggio 1994 dell'ETA alla sede della Minoan e il fatto che gli accertamenti della Commissione
         presso le imprese sono avvenuti nel luglio 1994. Infine, la Commissione stima al  
         considerando 42 della Decisione che non vi siano prove che le compagnie hanno continuato le loro pratiche collusive dopo tale data. 
         
         
         259
            
          Il telex 24 novembre 1993, inviato dall'ETA alla sede della Minoan, mostra che in quello stesso giorno ha avuto luogo una
         riunione cui hanno partecipato quattordici compagnie di navigazione. Secondo la Decisione (
         considerando 37), tale riunione aveva lo scopo di adeguare i prezzi da praticare nel 1994 sulle linee tra Patrasso e Ancona, Brindisi
         e Bari. L'autore del telex scrive: Siamo lieti d'informarvi che nella riunione odierna abbiamo raggiunto un accordo su un adeguamento delle tariffe per gli autoveicoli
         del 15% circa (...) da applicare immediatamente a partire dal 16 dicembre 1993.Siamo molto soddisfatti del risultato, poiché abbiamo iniziato la riunione con il problema della rottura del precedente accordo
         a causa dell'opposizione delle compagnie Kosma-Giannatou e Ventouris A. e, dopo aver recuperato a poco a poco la situazione
         e essere passati per le proposte del 5-10% (posizioni di Strintzis, Ventouris Ferries e Adriatica), siamo infine giunti alla
         percentuale summenzionata.(...).
         
         
         260
            
          Questo documento dimostra che la ricorrente ha aderito a un accordo con talune compagnie circa il comportamento da tenere
         sul mercato a partire dal 16 dicembre 1993 e, dunque, nel 1994. 
         
         
         261
            
          Del pari, i telex 13 maggio 1994, 25 maggio 1994 e 3 giugno 1994 costituiscono indizi obiettivi e concordanti della prosecuzione
         nel corso del 1994 dell'intesa tra gli armatori operanti sulla linea Patrasso-Ancona e della partecipazione principale della
         ricorrente tramite il suo agente esclusivo. 
         
         
         262
            
          Stanti prove dirette così chiare della partecipazione della ricorrente all'intesa nel 1994 sino al momento dell'accertamento
         della Commissione effettuato nel mese di luglio, gli argomenti della ricorrente devono essere respinti. 
         
         
         263
            
          Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre respingere la seconda parte del motivo in esame e dichiarare il terzo
         motivo interamente infondato. 
         
         
         
         II ─
          Sulla domanda di annullamento o di riduzione dell'ammenda
         
         
         264
            
          A sostegno della domanda diretta all'annullamento ovvero alla riduzione dell'ammenda inflitta, la ricorrente deduce un motivo
         vertente sulla violazione dell'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86 e degli orientamenti per il calcolo delle ammende.
         
          A ─ Quanto alla prima parte, relativa a un'errata valutazione della gravità dell'infrazione
          Argomenti delle parti
         
         
         265
            
          La ricorrente sostiene, in primo luogo, che, qualificando l'infrazione addebitatale come grave (
         considerando 150 della Decisione), la Commissione si pone in contraddizione con gli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte
         in applicazione dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell'art. 65, n. 5, del Trattato CECA (GU 1998, C 9, pag. 3; in
         prosieguo: gli  
         orientamenti), applicabili altresì alle ammende inflitte ai sensi dell'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86. Essa considera che le
         condizioni che permetterebbero di qualificare l'infrazione come grave non sono soddisfatte nella fattispecie, poiché le restrizioni
         addebitate non sono state applicate in maniera stretta e non erano idonee a produrre effetti su parti estese del mercato comune,
         circostanza riconosciuta dalla stessa Decisione (
         considerando 148 e 149). Di conseguenza, in sede di determinazione dell'importo di base dell'ammenda, l'infrazione addebitata alle imprese
         implicate avrebbe dovuto, nel peggiore dei casi, essere qualificata come poco grave, visto che tale categoria di infrazioni
         include le restrizioni intese a limitare gli scambi il cui impatto sul mercato resta però circoscritto e che riguardano inoltre
         una parte sostanziale, ma relativamente angusta, del mercato comunitario. Ne discende, secondo la ricorrente, che l'importo
         di base dell'ammenda non dovrebbe superare quello previsto per la categoria delle infrazioni poco gravi, vale a dire 1 milione
         di ECU. 
         
         
         266
            
          In secondo luogo, la ricorrente ritiene che la distinzione tra i diversi vettori operata dala Commissione in sede di calcolo
         dell'ammenda, ossia tra i grandi, i medi e i piccoli (
         considerando 151 e 152 della Decisione), sia arbitraria e porti a collocare la ricorrente in una situazione di sfavore rispetto alle sue
         concorrenti. Essa stima, in più, di non poter essere considerata a livello europeo una grande compagnia di navigazione marittima,
         né un punto di riferimento per tutte le sue concorrenti. Fa valere, infine, che, per fissare l'importo dell'ammenda, il parametro
         più ragionevole è quello della quota di mercato detenuta da ciascuna impresa sull'insieme delle linee Grecia-Italia (mercato
         dei servizi), perché esso renderebbe conto altresì dell'effettiva capacità di ciascuna impresa di  
         causare un danno rilevante all'intero mercato, come recita la Decisione al  
         considerando 151. 
         
         
         267
            
          La Commissione afferma che le intese che rientrano nelle categorie descritte all'art. 85, n. 1, del Trattato, fra cui gli
         accordi delle imprese sui prezzi, sono considerate particolarmente gravi, come testimonia il fatto che il detto articolo le
         menziona esplicitamente a titolo di esempio di azioni configuranti infrazioni. Essa ricorda, inoltre, che, per giurisprudenza
         costante, un accordo sui prezzi restringe, per sua natura, la concorrenza (v., in tal senso, sentenza Chemiefarma/Commissione,
         cit., punto 133). Infine, un'infrazione commessa nell'ambito di un cartello cui partecipa la maggior parte dei produttori
         attivi sul mercato in questione, ipotesi che si sarebbe verificata nella fattispecie, integrerebbe un'infrazione grave. 
         
         
         268
            
          La Commissione fa osservare altresì che gli orientamenti classificano anch'essi, in via di principio, i cartelli come infrazioni
         molto gravi. Essa precisa, tuttavia, ai  
         considerando 146-150 della Decisione, di aver tenuto conto, nel caso di specie, degli elementi addotti dalla ricorrente (v., in particolare,
          
         considerando 148), ma anche dei fattori relativi alla modesta incidenza degli accordi sul mercato e al segmento limitato del mercato da
         essi interessato. Essa sarebbe giunta alla conclusione che si tratti nella fattispecie di un'infrazione grave e non di un'infrazione
         molto grave. 
         
         
         269
            
          Infine, la Commissione fa valere che, per fissare l'importo delle ammende, occorre tenere conto, come prevedono gli orientamenti,
         di tutti gli elementi idonei ad influire sulla valutazione della gravità delle infrazioni, tra cui le dimensioni delle imprese
         che hanno partecipato alla pratica vietata. Siccome sussistono notevoli differenze di dimensioni tra le imprese, nella fattispecie
         le loro dimensioni costituirebbero la base adatta a permettere di valutare il peso e l'importanza di ciascuna di esse sul
         mercato nonché l'incidenza reale del loro comportamento sulla concorrenza. 
          Giudizio del Tribunale
          1. Considerazioni generali
         
         
         270
            
          Nella fattispecie è pacifico che la Commissione ha determinato l'ammenda inflitta alla ricorrente conformemente al metodo
         generale per il calcolo dell'ammontare delle ammende enunciato negli orientamenti, i quali sono altresì applicabili alle ammende
         inflitte ai sensi dell'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86. Va osservato anche che la ricorrente non contesta l'applicabilità
         nel caso di specie dei detti orientamenti. 
         
         
         271
            
          Ai termini dell'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86,  
         [l]a Commissione può, mediante decisione, infliggere alle imprese ed alle associazioni di imprese ammende che variano da un
         minimo di mille ad un massimo di un milione di [euro], con facoltà di aumentare quest'ultimo importo fino al 10% del volume
         d'affari realizzato durante l'esercizio sociale precedente da ciascuna delle imprese che hanno partecipato alla infrazione,
         quando intenzionalmente o per negligenza (...) commettano un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 85, paragrafo 1, (...),
         del trattato. Il medesimo articolo stabilisce che,  
         [p]er determinare l'ammontare dell'ammenda, occorr[e] tener conto, oltre che della gravità dell'infrazione, anche della sua
         durata. 
         
         
         272
            
          Orbene, gli orientamenti dispongono, al punto 1, primo comma, che, per il calcolo delle ammende, l'importo di base sia determinato
         in funzione della gravità e della durata dell'infrazione, i soli criteri indicati all'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86.
         
         
         
         273
            
          Secondo gli orientamenti, la Commissione assume come punto di partenza, nel calcolo delle ammende, un importo determinato
         in funzione della gravità dell'infrazione. La valutazione della gravità dell'infrazione deve prendere in considerazione la
         natura dell'infrazione, l'impatto concreto sul mercato quando sia misurabile e l'estensione del mercato geografico rilevante
         (punto 1 A, primo comma). In tale contesto le infrazioni sono classificate in tre categorie, ossia le  
         infrazioni poco gravi, per le quali l'ammontare delle ammende applicabili è compreso tra EUR 1 000 e EUR 1 milione, le  
         infrazioni gravi, per le quali l'ammontare delle ammende applicabili può variare tra EUR 1 milione e 20 milioni, e le  
         infrazioni molto gravi per le quali l'ammontare delle ammende applicabili supera EUR 20 milioni (punto 1 A, primo-terzo trattino). 
         
         
         274
            
          Successivamente, nell'ambito del trattamento differenziato da applicare alle imprese, gli orientamenti stabiliscono che, nell'ambito
         di ciascuna delle categorie succitate, ed in particolare per le categorie di infrazioni  
         gravi e  
         molto gravi, la gamma delle sanzioni previste consente di differenziare il trattamento da riservare alle imprese in funzione della natura
         delle infrazioni commesse (punto 1 A, terzo comma). E', inoltre, necessario valutare l'effettiva capacità economica degli
         autori dell'infrazione di arrecare un danno consistente agli altri operatori, in particolare ai consumatori, e fissare l'importo
         dell'ammenda ad un livello tale da garantirle un carattere sufficientemente dissuasivo (punto 1 A, quarto comma). In più,
         si può tenere conto del fatto che le imprese di grandi dimensioni dispongono quasi sempre d'infrastrutture sufficienti per
         avere le conoscenze giuridico-economiche che consentano loro di essere maggiormente consapevoli del carattere di infrazione
         del loro comportamento e delle conseguenze che ne derivano sotto il profilo del diritto della concorrenza (punto 1 A, quinto
         comma). 
         
         
         275
            
          Nell'ambito di ciascuna delle tre categorie definite sopra, al fine di tenere conto del peso specifico, e dunque dell'impatto
         reale sulla concorrenza del comportamento configurante infrazione di ciascuna impresa, in particolare qualora esista una disparità
         considerevole nelle dimensioni delle imprese che commettono il medesimo tipo d'infrazione, può essere opportuno ponderare,
         nei casi in cui sono coinvolte più imprese, come i cartelli, l'ammontare predeterminato e adattare di conseguenza l'importo
         di base generale secondo la caratteristica specifica di ogni impresa (punto 1 A, sesto comma). 
         
         
         276
            
          Quanto al fattore relativo alla durata dell'infrazione, gli orientamenti stabiliscono una distinzione tra le infrazioni di
         breve durata (in generale per periodi inferiori a un anno), per le quali l'importo di base stabilito per la gravità non dovrebbe
         essere maggiorato, le infrazioni di media durata (in generale per periodi da uno a cinque anni), per le quali tale importo
         può essere maggiorato fino al 50% del suo valore, e le infrazioni di lunga durata (in generale per periodi superiori a cinque
         anni), per le quali tale importo può essere maggiorato per ciascun anno del 10% (punto 1 B, primo capoverso, primo-terzo trattino).
         
         
         
         277
            
          In seguito, gli orientamenti riportano, a titolo di esempio, un elenco di circostanze aggravanti e attenuanti che possono
         essere prese in considerazione per aumentare o diminuire l'importo di base, riferendosi poi alla comunicazione 18 luglio 1996
         sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende (GU C 207, pag. 4). 
         
         
         278
            
          Come osservazione generale, gli orientamenti precisano che l'ammenda calcolata secondo lo schema di cui sopra (importo di
         base più o meno le percentuali di maggiorazione e di riduzione) non può in alcun caso superare il 10% del volume d'affari
         mondiale delle imprese, come disposto dall'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86 [punto 5, lett. a)]. Inoltre gli orientamenti
         prevedono che, dopo avere effettuato i calcoli di cui sopra, occorrerà prendere in considerazione, a seconda delle circostanze,
         taluni elementi obiettivi quali il contesto economico specifico, il vantaggio economico o finanziario realizzato dagli autori
         dell'infrazione, le caratteristiche delle imprese in questione nonché la loro capacità contributiva reale in un contesto sociale
         particolare, adeguando di conseguenza, in fine, gli importi delle ammende [punto 5, lett. b)]. 
         
         
         279
            
          Ne consegue che, secondo il metodo descritto negli orientamenti, il calcolo delle ammende viene effettuato in funzione dei
         due criteri citati all'art. 19, n. 2, del regolamento n. 4056/86, vale a dire la gravità dell'infrazione e la sua durata,
         nel rispetto del limite massimo in relazione al volume d'affari di ciascuna impresa, stabilito con la medesima disposizione.
         Di conseguenza, gli orientamenti non trascendono il contesto giuridico delle sanzioni come definito dalla detta disposizione
         (sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T-23/99, LR AF 1998/Commissione, Racc. pag. II-1705, punti 231 e 232). 
          2. Quanto alla fondatezza della parte di motivo in esame
         
         
         280
            
          Come si è appena ricordato, negli orientamenti i cartelli sono classificati, in linea di principio, come infrazioni molto
         gravi, una qualificazione che s'inserisce perfettamente nella giurisprudenza della Corte e del Tribunale secondo cui tale
         tipo d'infrazione rientra tra le restrizioni della concorrenza più gravi, in particolare allorché l'intesa concerne la fissazione
         dei prezzi. 
         
         
         281
            
          Orbene, nel caso di specie e nella situazione della ricorrente, dai  
         considerando 147-150 della Decisione risulta che, pur rilevando (
         considerando 147 della Decisione) che  
         [u]n accordo mediante il quale il prezzo del trasporto di passeggeri e merci per traghetto roll-on roll-off sia stato concordato
         da alcuni dei più importanti operatori di traghetti nel mercato di riferimento costitui[va], per sua natura, una violazione
         molto grave delle disposizioni comunitarie, in realtà la Commissione ha considerato soltanto grave l'infrazione di cui trattasi (
         considerando 150 della Decisione). Essa è pervenuta a questa diminuzione del livello di gravità dopo aver osservato che  
         [l]'infrazione [aveva] avuto un effetto reale limitato sul mercato e che, siccome il governo ellenico  
         durante il periodo dell'infrazione [aveva] incoraggiato le imprese a contenere gli aumenti tariffari nei limiti dell'inflazione,  
         [l]e tariffe [erano] state mantenute ad un livello tra i più bassi del mercato comune per il trasporto marittimo da uno Stato
         membro ad un altro (
         considerando 148 della Decisione). Per di più, la Commissione ha tenuto conto del fatto che l'infrazione  
         [aveva] (...) prodotto i suoi effetti in una parte limitata del mercato comune, vale a dire su tre delle linee adriatiche, un mercato ritenuto ancora modesto rispetto ad altri mercati dell'Unione europea (
         considerando 149 della Decisione). 
         
         
         282
            
          Ne consegue che correttamente la Commissione ha qualificato grave l'infrazione nella Decisione. 
         
         
         283
            
          Quanto all'argomento vertente sulle dimensioni delle imprese, dai  
         considerando 151 e 152 della Decisione risulta che la Commissione ha ritenuto appropriato nella fattispecie tener conto della capacità
         effettiva dei trasgressori di causare un danno rilevante e ha voluto fissare l'importo dell'ammenda ad un livello tale da
         garantire all'ammenda stessa un effetto sufficientemente dissuasivo. Così, ha stimato opportuno infliggere alle imprese più
         grandi ammende più elevate di quelle di cui sono passibili le imprese piccole a motivo della notevole differenza di dimensioni.
         La tabella 1 (
         considerando 151 della Decisione) contiene un confronto delle dimensioni delle imprese interessate dalla Decisione. Essa mostra che la
         ricorrente è il principale vettore sul mercato, seguita tra i grandi operatori solamente dall'Anek, e che le sue dimensioni
         sono pari quasi al doppio di quelle dei vettori medi e al decuplo di quelle dei piccoli. Tale confronto è fatto sulla base
         del fatturato del 1993 per i servizi roll-on e roll-off sulle linee adriatiche, anno di riferimento che consente alla Commissione
         di valutare il peso e l'importanza sul mercato di cui trattasi e quindi l'effetto reale del comportamento anticoncorrenziale
         di ciascuna impresa. Il  
         considerando 152 della Decisone mostra che è in base al detto confronto che le ammende inflitte ai vettori medi in funzione della gravità
         dell'infrazione sono pari al 65% delle ammende imposte ai vettori di grandi dimensioni, fra cui la ricorrente. 
         
         
         284
            
          Orbene, risulta dalla giurisprudenza che la Commissione può infliggere ammende più gravi a un'impresa i cui atti sul mercato,
         considerata l'importanza del posto che vi occupa, hanno un impatto maggiore di quelli di altre imprese che hanno commesso
         la medesima infrazione, senza pur tuttavia violare il principio della parità di trattamento. Siffatto modo di calcolare l'importo
         dell'ammenda risponde altresì alla necessità che quest'ultima sia sufficientemente dissuasiva (v., in tal senso, sentenza
         del Tribunale 8 ottobre 1996, cause riunite da T-24/93 a T-26/93 e T-28/93, Compagnie maritime belge transports e a./Commissione,
         Racc. pag. II-1201, punto 235). 
         
         
         285
            
          Inoltre, le dimensioni delle imprese che hanno preso parte alla pratica vietata rientra fra gli elementi di riferimento previsti
         dagli orientamenti per determinare l'importo dell'ammenda. Ne consegue che, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente,
         la distinzione tra grandi vettori, vettori di medie dimensioni e piccoli vettori fatta ai fini della determinazione dell'ammenda
         ai  
         considerando 151 e 152 della Decisione rispetta pienamente la lettera e gli obiettivi degli orientamenti. Inoltre, la ricorrente non contesta
         le percentuali utilizzate per il confronto di cui al  
         considerando 151 della Decisione, né il fatto che nel caso di specie le dimensioni delle imprese coinvolte erano molto diverse tra loro.
         Pertanto, l'argomento vertente sull'aver la Commissione commesso un errore nel distinguere tra i vari vettori va disatteso
         e la ricorrente non può rimproverare alla Commissione di aver reputato che le dimensioni costituissero una base adeguata per
         valutare il peso e l'importanza di ciascuna impresa sul mercato nonché l'incidenza reale del suo comportamento sulla concorrenza.
         
         
         
         286
            
          La parte di motivo in esame dev'essere perciò respinta. 
          B ─ Quanto alla seconda parte, relativa a un'errata valutazione della durata dell'infrazione
          Argomenti delle parti
         
         
         287
            
          La ricorrente fa valere che ciò che la Decisione qualifica come  
         accordo è in realtà una prassi di negoziazioni tra le società in servizio sulle rotte Grecia-Italia che risale a parecchi decenni
         prima e che si è semplicemente protratta dopo il 1° luglio 1987, data dell'entrata in vigore del regolamento n. 4056/86. Essa
         contesta alla Commissione di non aver considerato l'esistenza di una tale prassi nei decenni anteriori come una circostanza
         attenuante, bensì, al contrario, di aver qualificato la prosecuzione e l'applicazione di tale  
         prassi abituale come una circostanza aggravante particolarmente seria. Infatti la Commissione, per un verso, avrebbe considerato  
         lunga la detta  
         prassi abituale (
         considerando 155 della Decisione) e, per l'altro, si sarebbe mostrata estremamente severa nell'imporre alla ricorrente per ogni anno di
         durata dell'infrazione la più alta delle maggiorazioni consentite (10%), nonostante gli orientamenti prevedano, per le infrazioni
         di lunga durata (superiore a cinque anni), una maggiorazione massima del 10% (v. orientamenti, punto 1 B, primo capoverso,
         terzo trattino). Così, l'ammenda inflitta alla ricorrente sarebbe stata maggiorata in misura notevolissima, pari al 70% (v.
          
         considerando 156 della Decisione) partendo da un importo di base già elevato (2 milioni di ECU), di modo che l'importo di base totale
         dell'ammenda sarebbe stato portato indebitamente a 3,4 milioni di ECU (
         considerando 158 della Decisione). 
         
         
         288
            
          La Commissione fa rilevare che la ricorrente non mette in discussione il terminus a quo (1° luglio 1987), né il terminus ad
         quem (luglio 1994) dell'accordo e ricorda che, come prevedono gli orientamenti, le infrazioni di durata superiore a cinque
         anni sono considerate infrazioni di lunga durata. Inoltre, la Commissione fa valere di poter infliggere una maggiorazione
         massima del 10% per ogni anno che ha costituito oggetto dell'infrazione e stima di aver agito, nella fattispecie, nel rispetto
         di tali limiti. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         289
            
          Risulta dagli orientamenti che un importo corrispondente alla durata dell'infrazione per ciascuna impresa può essere calcolato
         e addizionato all'importo di base generale (quello calcolato in funzione della gravità) e che, a tal fine, la Commissione
         deve distinguere tre tipi di infrazioni: di breve durata (infrazioni in genere inferiori a un anno), di media durata (in genere
         da uno a cinque anni) e di lunga durata (in genere oltre i cinque anni). 
         
         
         290
            
          Non è prevista alcuna maggiorazione per le infrazioni di breve durata. Al contrario, per quelle di media durata, la Commissione
         può applicare una maggiorazione fino al 50% dell'importo di base generale (calcolato in funzione della gravità dell'infrazione).
         Quanto alle infrazioni di lunga durata, tale importo addizionale può essere fissato per ciascun anno al 10% dell'importo stabilito
         in funzione della gravità dell'infrazione. Gli orientamenti indicano che in tal modo la Commissione ha voluto rendere molto
         più consistente, rispetto alla prassi anteriore, la maggiorazione delle ammende per le infrazioni di lunga durata, allo scopo
         di sanzionare realmente le restrizioni che hanno arrecato un pregiudizio durevole ai consumatori. 
         
         
         291
            
          Dal  
         considerando 153 della Decisione emerge che la Commissione ha stimato che, per quanto riguarda la Strintzis e la ricorrente, l'infrazione
         risalga almeno al 18 luglio 1987 e sia durata fino al luglio 1994 (data degli accertamenti della Commissione). La Commissione
         conclude che la durata dell'infrazione è stata  
         lunga per la ricorrente, la Strintzis e la Karageorgis (
         considerando 155 della Decisione). Essa ha considerato che tali elementi giustificavano  
         una maggiorazione delle ammende di 10% per ogni anno di durata dell'infrazione, nel caso della ricorrente e della Strintzis, vale a dire una maggiorazione del 70% (
         considerando 156 della Decisione). La tabella 2 indica le percentuali di maggiorazione applicate alle varie compagnie. 
         
         
         292
            
          Occorre notare che la ricorrente non ha contestato la data d'inizio dell'asserita infrazione, ossia il 1° luglio 1987 ─ essa
         sottolinea, in realtà, che gli accordi addirittura preesistevano a tale data ─ né quella della sua cessazione (luglio 1994),
         né dunque il fatto che l'infrazione è durata sette anni. Pertanto, e poiché gli orientamenti prevedono che le infrazioni di
         durata superiore ai cinque anni siano da considerare lunghe e giustifichino una maggiorazione fino al 10% per ciascun anno
         dell'importo determinato in funzione della gravità dell'infrazione, la ricorrente non può dedurre l'inosservanza dei criteri
         stabiliti negli orientamenti. 
         
         
         293
            
          L'argomento della ricorrente consistente nel contestare alla Commissione di aver stimato che l'infrazione fosse di lunga durata
         anziché applicare una circostanza attenuante, visto che si trattava di una prassi di negoziati risalente a parecchi decenni
         prima, non può essere accolto. La data considerata come dies a quo del periodo dell'infrazione nella Decisione è un elemento
         che rientra unicamente nella valutazione della Commissione, operata sulla scorta delle prove di cui essa dispone per fondare
         le sue conclusioni circa l'esistenza e la portata di un'infrazione. Perciò, contrariamente a quanto assume la ricorrente,
         il fatto che i comportamenti sanzionati siano iniziati effettivamente in una data di molto anteriore a quella indicata nella
         Decisione non può affatto configurare una circostanza attenuante. 
         
         
         294
            
          Infine, occorre ricordare che, sebbene gli argomenti della ricorrente vertenti sulla consuetudine dei contatti tra gli operatori
         che servono le linee marittime in Grecia, asseritamente sollecitati in tal senso dalle autorità elleniche, non possano valere
         a dimostrare che i detti contatti non rientrassero nel divieto degli accordi restrittivi della concorrenza sancito dall'art. 85,
         n. 1, del Trattato, essi sono stati tuttavia valutati come circostanze attenuanti. Infatti, al  
         considerando 163 della Decisione, la Commissione ha ammesso che  
         [l]a prassi corrente ─ non imposta direttamente dalla normativa ─ di fissare le tariffe nazionali greche mediante consultazioni
         di tutti gli operatori nazionali (nel cui ambito ci si attendeva che presentassero una risposta comune) e la successiva decisione
         del Ministero della Marina mercantile potrebbero aver indotto le compagnie greche che operano anche sulle linee nazionali
         a dubitare che la consultazione per la fissazione dei prezzi sulle linee internazionali costituisse realmente un'infrazione. In base a queste considerazioni la Commissione ha ridotto le ammende del 15% per tutte le compagnie (
         considerando 163 della Decisione). 
         
         
         295
            
          Pertanto, anche la parte di motivo in esame va respinta. 
          C ─ Quanto alla terza parte, relativa a un'errata valutazione delle circostanze aggravanti
          Argomenti delle parti
         
         
         296
            
          La ricorrente lamenta che le circostanze aggravanti che la Decisione ha addotto contro di essa nei  
         considerando 159-161 siano infondate, inesatte, di parte e parziali. Essa afferma che la Decisione viola i principi fondamentali di proporzionalità,
         di non discriminazione e di buona amministrazione. 
         
         
         297
            
          In primo luogo, essa nega di aver istigato all'intesa, ricordando che il suo comportamento integrava una  
         prassi abituale, anteriore di parecchi decenni, come riconosce la Decisione. Aggiunge al riguardo di aver, dal 1981 alla metà del 1987, servito
         le linee Grecia-Italia con un'unica nave, in quanto tali linee erano dominate da altre compagnie, quali la Karageorgis, la
         Strintzis, la HLM, l'Adriatica e la Ventouris Ferries, che disponevano di un maggior numero d'imbarcazioni. 
         
         
         298
            
          In secondo luogo, la ricorrente sostiene che il telex 15 marzo 1989 non è sufficiente a farla considerare l'
         istigatrice di un'
         intesa, tenuto conto della preesistenza della  
         prassi abituale. 
         
         
         299
            
          In terzo luogo, a torto la Decisione contesterebbe alla ricorrente di aver  
         organizzato (...) riunioni  
         con le compagnie partecipanti all'infrazione. Infatti, con i suoi telex 21 maggio 1992 e 24 novembre 1993, sui quali poggia l'accusa della Commissione (v.  
         considerando 30, 37 e 38 della Decisione), l'ETA si limiterebbe a informare a posteriori la Minoan di una riunione che era già stata decisa
         (telex 21 maggio 1992) e di un altro incontro già svoltosi (telex 24 novembre 1993). Pertanto, la ricorrente non potrebbe
         aver  
         organizzato (per riprendere la formulazione letterale della Decisione) le due riunioni in questione, in ordine alle quali essa è stata
         semplicemente informata ex post. Infine, l'
         organizzazione delle dette riunioni, poiché non può essere imputata all'ETA, non potrebbe a fortiori neppure essere imputata alla ricorrente.
         
         
         
         300
            
          In quarto luogo, la ricorrente contesta di aver  
         controllato le operazioni del cartello. L'informazione di parte, parziale, incompleta e, in ogni caso, a posteriori che ha ricevuto dall'ETA non le avrebbe permesso
         di  
         controllare le operazioni del cartello in questione. A tale riguardo, la ricorrente reputa particolarmente eloquente il telex 24 novembre
         1993 inviatole dall'ETA che, a suo parere, deliberatamente esagera, volendo il sig. Sfinias attribuirsi un importante successo.
         
         
         
         301
            
          In quinto luogo, la ricorrente nega di aver  
         cercato di estendere l'ambito di collaborazione delle compagnie e contesta l'interpretazione dei singoli telex cui la Commissione si riferisce nell'esame di tale circostanza aggravante.
         
         
         
         302
            
          In sesto luogo, la ricorrente nega di aver tentato di  
         intralciare gli accertamenti della Commissione. Essa sostiene che ingiustamente la Decisione indica che la  
         Minoan propose che ogni compagnia differenziasse i suoi prezzi dell'1% per quattro categorie di cabine, perché a far ciò non era la ricorrente bensì l'ETA. Al riguardo, essa precisa di non aver impartito né direttive né istruzioni
         e di non essere stata informata di tale azione né di averla approvata. 
         
         
         303
            
          La ricorrente ne conclude che a torto e con severità smodata la Decisione aumenta del 10% l'importo di base dell'ammenda considerandola
         istigatrice del cartello. 
         
         
         304
            
          La ricorrente lamenta, poi, una violazione del principio di uguaglianza nella valutazione da parte della Commissione delle
         circostanze aggravanti. 
         
         
         305
            
          La ricorrente sostiene che altre società implicate hanno intrapreso azioni ed iniziative analoghe a quelle dell'ETA che la
         Commissione le imputa. Di conseguenza, definendo la ricorrente  
         istigatrice del cartello, la Decisione violerebbe il principio della parità di trattamento poiché la collocherebbe in una posizione deteriore rispetto
         alle sue concorrenti. 
         
         
         306
            
          La ricorrente compara innanzi tutto la propria situazione con quella della Strintzis. Fa valere che risulta chiaramente da
         una lettura d'insieme dei  
         considerando 13, 14, 16, 18, 19, 24, 25 e 35 della Decisione che tale compagnia ha contribuito agli avvenimenti almeno in un ruolo simile,
         se non più importante, a quello svolto dall'ETA ed imputato alla Minoan, senza che tuttavia le sue iniziative siano state
         considerate circostanze aggravanti, diversamente da quanto deciso per la ricorrente. In tal modo la Commissione avrebbe manifestamente
         violato il principio della parità di trattamento. In seguito, la ricorrente critica la Commissione per aver ignorato nella
         Decisione che anche la Strintzis eserciva una nave sulla linea a destinazione Brindisi negli anni 1989, 1990 e 1991 e per
         averla accusata di essere l'
         istigatrice dell'estensione della collaborazione alle società operanti sulle linee meridionali malgrado essa non sia mai stata presente
         su tali linee, a differenza della Strintzis, alla quale una tale circostanza aggravante non viene imputata. Inoltre, essa
         si riferisce al trattamento riservato alla Karageorgis alla quale, ai  
         considerando 18, 21 e 33 della Decisione, sono contestate iniziative analoghe senza che la Commissione le ritenga circostanze aggravanti.
         
         
         
         307
            
          La Commissione contesta l'allegazione della ricorrente secondo cui la Decisione la definisce ingiustamente creatrice del cartello
         e ha violato il principio della parità di trattamento nonché il principio di proporzionalità nel determinare le circostanze
         aggravanti. Essa rinvia ai  
         considerando 159-161 della Decisione, in cui sarebbero esposte numerose prove sia del ruolo di primo piano svolto dalla ricorrente nella
         costituzione del cartello e nei successivi atti di questo, sia dei suoi tentativi di intralciare le indagini della Commissione.
         
         
         
         308
            
          Peraltro, la Commissione sostiene di aver tenuto conto nella determinazione delle ammende del comportamento globale delle
         imprese censurate e del ruolo di ciascuna di esse, come prescritto dalla giurisprudenza. Essa fa valere che, alla luce degli
         elementi disponibili, la ricorrente ha chiaramente intrapreso più iniziative delle altre società implicate non solamente avanzando
         proposte, ma anche organizzando incontri, informando le altre società delle sue risposte alla richiesta d'informazioni della
         Commissione nonché cercando d'intralciare gli accertamenti della Commissione. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         309
            
          Risulta dagli orientamenti (punto 2) che la Commissione può aumentare l'importo di base dell'ammenda inflitta per tener conto
         delle circostanze aggravanti. Gli orientamenti elencano possibili circostanze aggravanti come la recidività delle imprese
         in un'infrazione della stessa indole, il rifiuto di qualunque cooperazione o perfino tentativi di ostruzionismo durante lo
         svolgimento dell'indagine, il fatto che l'impresa considerata abbia organizzato l'infrazione o istigato a commetterla oppure
         abbia preso misure di ritorsione contro altre imprese per far  
         rispettare le decisioni o pratiche configuranti infrazioni eventualmente attuate. Gli orientamenti danno altresì atto della necessità
         che la Commissione all'occorrenza maggiori gli importi di base delle ammende per superare l'importo degli utili illeciti realizzati
         grazie all'infrazione, quando la stima di tali utili sia obiettivamente possibile. 
         
         
         310
            
          La Commissione ha indicato ai  
         considerando 159-161 della Decisione le circostanze aggravanti da essa individuate contro ciascuna delle imprese destinatarie. 
          1. Quanto al ruolo d'istigatrice dell'intesa
         
         
         311
            
          Quanto alla ricorrente, la Commissione ha ritenuto opportuno (
         considerando 159 della Decisione) maggiorare del 25% l'importo della sua ammenda a causa del suo ruolo d'istigatrice dell'intesa. 
         
         
         312
            
          La Commissione è pervenuta a tale conclusione dopo aver considerato una serie di circostanze. 
         
         
         313
            
          In primo luogo, a suo parere la ricorrente ha tentato di convincere l'Anek ad aderire all'intesa. E' sufficiente a provarlo
         il telex della Minoan 15 marzo 1989. 
         
         
         314
            
          In secondo luogo, la Commissione ha considerato che la ricorrente ha discusso con la Ventouris Ferries la politica tariffaria
         di quest'ultima sulla linea di Ortona (v. documento dell'ETA 25 febbraio 1992) e ha organizzato e diretto riunioni con le
         compagnie partecipanti all'infrazione (v. telex dell'ETA 21 maggio 1992 e 24 novembre 1993). 
         
         
         315
            
          Occorre sottolineare che a buon diritto la Decisione rimprovera alla ricorrente di aver organizzato e diretto le riunioni
         con le compagnie partecipanti all'infrazione (v. telex dell'ETA 21 maggio 1992 e 24 novembre 1993). 
         
         
         316
            
          Così, quanto alla riunione del 21 maggio 1992, risulta effettivamente dal telex inviato il medesimo giorno dall'ETA alla ricorrente
         che quest'ultima è stata informata che  
         [doveva] essere indetta una conferenza di rappresentanti delle compagnie di navigazione operanti sulla linea Patrasso-Ancona,
         per discutere i progetti di nuove tariffe per il 1993, nonché dell'ordine del giorno di tale riunione. Del pari, da un telex 27 maggio 1992 emerge che l'ETA ha informato la ricorrente
         delle proposte da essa avanzate nel corso della riunione delle compagnie di navigazione del 21 maggio 1992 e che sarebbero
         state complessivamente accettate. 
         
         
         317
            
          Per quanto riguarda la riunione del 24 novembre 1993, in un telex dello stesso giorno dell'ETA alla sede della ricorrente
         si dichiara quanto segue: Siamo lieti d'informarvi che nella riunione odierna abbiamo raggiunto un accordo su un adeguamento delle tariffe per gli autoveicoli
         del 15% circa (...) da applicare immediatamente a partire dal 16 dicembre 1993.Siamo molto soddisfatti del risultato, poiché abbiamo iniziato la riunione con il problema della rottura del precedente accordo
         a causa dell'opposizione delle compagnie Kosma-Giannatou e Ventouris A. e, dopo aver recuperato a poco a poco la situazione
         e essere passati per le proposte del 5-10% (posizioni di Strintzis, Ventouris Ferries e Adriatica), siamo infine giunti alla
         percentuale summenzionata.(...).
         
         
         318
            
          Questo documento dimostra che il 24 novembre 1993 si è tenuta una riunione cui hanno partecipato quattordici compagnie di
         navigazione allo scopo di adeguare i prezzi da praticare nel 1994 sulle linee tra Patrasso e Ancona, Brindisi e Bari. Esso
         evidenzia che l'agente della ricorrente ha svolto un ruolo importante nello sviluppo delle trattative. 
         
         
         319
            
          In terzo luogo, la Commissione ha tenuto conto del fatto che la ricorrente non soltanto ha controllato le attività dell'intesa,
         ma ha anche cercato di estendere l'ambito di collaborazione delle compagnie (v. telex 15 marzo 1989, 7 gennaio 1992, 25 febbraio
         1992, 7 gennaio 1993, 24 settembre 1993 e 26 maggio 1994). 
         
         
         320
            
          I telex 15 marzo 1989, 25 febbraio 1992 e 24 settembre 1993 sono stati esaminati sopra e il carattere probatorio delle circostanze
         ritenute aggravanti dalla Commissione nei confronti della ricorrente è stato considerato dimostrato. 
         
         
         321
            
          Per quanto concerne il telex 7 gennaio 1992 inviato dalla ricorrente all'Anek, alla Strintzis e alla Karageorgis, come citato
         al  
         considerando 27 della Decisione senza contestazioni da parte della ricorrente, esso mette in guardia queste compagnie contro vari importatori
         di autoveicoli che  
         cercano d'indurre le nostre compagnie ad entrare in concorrenza sulle tariffe (...). Esso così prosegue: [V]i proponiamo di
         continuare una politica comune evitando di avventurarci su una strada rischiosa. La ricorrente avrebbe proposto un prezzo comune a tutte le compagnie e chiesto il loro accordo  
         per poter rispondere alla società Calberson che (...) [era] entrata in contatto con tutte le compagnie. 
         
         
         322
            
          Quanto al telex 7 gennaio 1993, si tratta di un documento indirizzato dalla ricorrente alla Strintzis, all'Anek e alla Karageorgis
         per proporre un adeguamento delle tariffe per i  
         veicoli sulle linee Grecia-Italia, nel quale si dichiara quanto segue: La nostra decisione di giungere ad un accordo con voi sull'adeguamento delle tariffe senza consultare prima le società che
         operano sulle altre linee italiane è dovuta al desiderio di evitare gli interminabili litigi che si produrrebbero se ci imbarcassimo
         in una tale consultazione. Riteniamo che l'accordo raggiunto tra di noi sarà considerato positivamente dalle altre compagnie.
         In caso contrario, stimiamo che la perdita di traffico a favore dei porti che praticano le tariffe più basse non sarà superiore
         al 15% corrispondente all'adeguamento delle nostre tariffe. (...) Attendiamo il vostro accordo.
         
         
         323
            
          Risulta da questo telex che la ricorrente ha deciso di negoziare direttamente con le sue principali concorrenti sulla linea
         Patrasso-Ancona, e cioè la Strintzis, l'Anek e la Karageorgis, e di lasciare in sospeso le trattative con le compagnie operanti
         sulle altre linee, il che dimostra l'importanza del ruolo della ricorrente nel funzionamento e nello sviluppo delle intese.
         Infine, l'allusione alla necessità di procedere all'adeguamento  
         senza consultare prima le società che operano sulle altre linee italiane, figurante nello stesso telex, dev'essere intesa nel senso che essa illustra l'intenzione della ricorrente di dimostrare
         le effettive possibilità di pervenire a un adeguamento dei prezzi e, dunque, come un'esortazione alle altre compagnie operanti
         sulla linea Patrasso-Ancona ad adottarlo. Pertanto, a differenza di quanto sostiene la ricorrente, tale affermazione costituisce
         senz'altro una prova del suo tentativo  
         di estendere l'ambito di collaborazione delle compagnie. 
         
         
         324
            
          Quanto al telex 26 maggio 1994, inviato dall'ETA alla sede della ricorrente, in esso si legge: A seguito delle condizioni che si sono sviluppate sul mercato in ragione dei tassi d'interesse molto elevati sui patti di
         riscatto, sul brevissimo termine e sui finanziamenti, nessuno paga in contanti, ma tutti con assegni a scadenza.Per fronteggiare tale fenomeno abbiamo dato istruzioni all'ufficio del Pireo nel senso di limitare i crediti.Sapete che la nostra clientela ha reagito denunciandoci a voi e cercando una soluzione tramite il rilascio dei biglietti da
         parte dell'intermediario di Heraklion, sede in cui voi continuate ad accordare i crediti.Abbiamo preso un'iniziativa per ottenere che siano applicate nuove tariffe sulle linee per l'Italia, differenziate a seconda
         che il pagamento sia effettuato in contanti o con un assegno a due mesi.Il problema è che dobbiamo ottenere il consenso di sedici compagnie. Tuttavia, siamo ottimisti. (...).
         
         
         325
            
          Tale documento allude a una problematica particolare consistente nella prassi sempre più diffusa dei clienti delle compagnie
         di pagare con assegni a scadenza e non in contanti, nonché ad un'iniziativa per ottenere che fossero applicate nuove tariffe
         sulle linee per l'Italia, differenziate a seconda che il pagamento fosse effettuato in contanti o con un assegno a due mesi.
         L'espressione  
         [a]bbiamo preso un'iniziativa dimostra il ruolo assunto dall'agente della ricorrente come capofila delle iniziative ovvero d'istigatore, benché il documento
         non precisi a sufficienza quali altre compagnie fossero state interessate dalle iniziative dell'ETA. 
         
         
         326
            
          Da tali considerazioni risulta che la Commissione ha dimostrato adeguatamente che la ricorrente ha svolto un ruolo importante
         nello sviluppo dei fatti sanzionati e correttamente qualificati come intesa. 
         
         
         327
            
          Infine, vanno disattesi gli argomenti svolti dalla ricorrente riguardo al valore delle prove documentali dirette. In primo
         luogo, il fatto che prima del 1987 il traghettamento sulle linee Grecia-Italia fosse dominato da altre società, quali la Karageorgis,
         la Strintzis, la HLM, l'Adriatica o la Ventouris Ferries, si rivela irrilevante dato che l'infrazione accertata dalla Commissione
         è iniziata solo nel 1987. In secondo luogo, che fosse prassi corrente in Grecia fissare le tariffe nazionali previa consultazione
         di tutti gli operatori nazionali è senza importanza ai fini della dimostrazione del ruolo realmente svolto dalla ricorrente.
         Tale affermazione andrebbe compresa piuttosto nel senso inverso di quello voluto dalla ricorrente se risultasse vero che questa
         figurava tra le principali imprese operanti sulle linee nazionali greche. 
         
         
         328
            
          Gli argomenti relativi all'errata ascrizione dei comportamenti dell'ETA alla ricorrente non possono essere accolti, come si
         è visto sopra in sede di esame del secondo motivo. 
         
         
         329
            
          Di conseguenza, la ricorrente non può validamente criticare il fatto che la Commissione abbia ritenuto che essa fosse l'istigatrice
         dell'intesa e che il suo ruolo fosse molto rilevante rispetto a quello delle altre imprese, incluse la Strintzis e la Karageorgis.
         
         
         
         330
            
          Infine, la ricorrente non può neppure sostenere che la Commissione abbia violato il principio della parità di trattamento
         nel determinare l'importo delle ammende. 
         
         
         331
            
          Innanzi tutto, contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente, non è vero che la Commissione abbia completamente ignorato
         che anche altre imprese, e cioè la Strintzis e la Karageorgis, avevano assunto diverse iniziative nell'ambito dell'accordo
         di fissazione dei prezzi. E' sufficiente rilevare che tali due imprese non figurano tra quelle che hanno fruito (
         considerando 164 della Decisione) di una riduzione delle ammende nella misura del 15% per aver svolto esclusivamente un ruolo di  
         imitazione gregaria nell'infrazione. 
         
         
         332
            
          Successivamente, essendo stato dimostrato il ruolo principale avuto dalla ricorrente nell'infrazione, occorre respingere l'argomento
         vertente sul fatto che la Decisione le addebita di aver cercato di estendere la collaborazione alle compagnie operanti sulle
         linee meridionali malgrado essa non sia mai stata presente su tali linee, a differenza della Strintzis, la quale avrebbe anch'essa
         esercito una nave sulla linea di Brindisi negli anni 1989, 1990 e 1991. Va precisato a tale riguardo che la Commissione non
         le ha addebitato sic et simpliciter l'aver cercato la collaborazione delle compagnie operanti sulle linee meridionali, ma
         ha tenuto conto, più in generale, del fatto che parecchi documenti comprovavano che la ricorrente aveva cercato più volte,
         in contesti e su linee differenti e in momenti differenti, di ampliare la collaborazione delle imprese. 
         
         
         333
            
          La ricorrente non può neppure sostenere di essere stata discriminata nella valutazione delle circostanze aggravanti rispetto
         alla Karageorgis. I  
         considerando 18, 21 e 33 della Decisione richiamati dalla ricorrente, anche se mettono in evidenza che la Karageorgis ha partecipato all'intesa
         e che vi ha partecipato in maniera attiva rispondendo ai telex della ricorrente per confermare il proprio accordo alle nuove
         tariffe, non dimostrano affatto ch'essa abbia istigato e promosso iniziative come ha fatto la ricorrente. 
         
         
         334
            
          Infine, occorre rilevare con la Commissione che, anche ammettendo che la Strintzis e la Karageorgis abbiano svolto anch'esse
         un ruolo di primo piano nelle intese e che a torto, quindi, la Commissione non abbia inflitto loro la medesima maggiorazione
         dell'ammenda, l'osservanza del principio della parità di trattamento deve conciliarsi con il rispetto del principio di legalità
         secondo cui nessuno può far valere, a proprio vantaggio, un illecito commesso a favore di altri (sentenza Mayr-Melnhof/Commissione,
         cit., punti 334 e 335). 
          2. Quanto al tentativo di ostacolare gli accertamenti della Commissione
         
         
         335
            
          Risulta dai  
         considerando 160 e 161 della Decisione che la Commissione ha maggiorato del 10% l'ammenda della ricorrente perché quest'ultima avrebbe
         tentato di ostacolare i suoi accertamenti. Dopo che le parti hanno ricevuto dalla Commissione la richiesta di informazioni,
         la ricorrente avrebbe proposto, nel novembre 1992, che ciascuna compagnia applicasse prezzi differenziati riducendo la sua
         tariffa dell'1% per quattro categorie di cabine, il che costituirebbe, secondo la Commissione, un tentativo di intralciare
         i suoi accertamenti. 
         
         
         336
            
          Al  
         considerando 34 della Decisione, la Commissione espone che nel novembre 1992 la ricorrente, dopo aver ricevuto una richiesta d'informazioni
         della Commissione stessa riguardo ai prezzi praticati sulle linee tra la Grecia e l'Italia, ha inviato un telex all'Anek,
         alla Karageorgis e alla Strintzis in cui afferma:  
         Data la situazione delicata provocata dalla richiesta della Commissione di conoscere le nostre tariffe sulle linee che collegano
         la Grecia e l'Italia e in seguito a scambi di opinione verbali, proponiamo quanto segue: delle 17 categorie del nostro listino
         la categoria  
         ponte non dovrebbe essere presa in considerazione, poiché rispetto a questa desideriamo che nessuno di noi offra un prezzo più
         basso; per quanto riguarda le altre 16, ogni compagnia dovrebbe prendere quattro categorie (scelte dal sig. Sakellis) [Strintzis]
         e ridurne la tariffa dell'1%. Si legge pure che la ricorrente ha inviato all'Anek una copia della sua risposta alla suddetta richiesta di informazioni.
         
         
         
         337
            
          Detto  
         considerando della Decisione menziona un telex inviato il 6 novembre 1992 dalla Minoan all'Anek, alla Karageorgis e alla Strintzis e firmato
         dal sig. Sfinias (allegato 31 al controricorso), la cui esistenza e rispondenza al vero non sono messe in discussione dalla
         ricorrente. Quest'ultima sostiene, tuttavia, che la proposta di cui trattasi non era sua, bensì dell'ETA, e precisa di non
         aver impartito direttive o istruzioni e di non essere stata informata di tale azione, né di averla approvata. Il contenuto
         del detto telex dimostra chiaramente che a buon diritto la Commissione ha stimato che la ricorrente si è adoperata per ostacolare
         le indagini della Commissione. 
         
         
         338
            
          Del pari, la ricorrente non nega di avere informato le altre società delle sue risposte alla richiesta d'informazioni della
         Commissione, iniziativa che, nel caso di specie e in particolare alla luce del telex 6 novembre 1992, poteva essere interpretata
         come finalizzata ad intralciare gli accertamenti della Commissione. 
         
         
         339
            
          Tutto ciò considerato, occorre respingere interamente la terza parte del motivo in esame. 
          D ─ Quanto alla quarta parte, relativa a un'errata valutazione delle circostanze attenuanti
          Argomenti delle parti
         
         
         340
            
          La ricorrente rimprovera alla Commissione di averle riconosciuto unicamente le circostanze attenuanti di cui ai  
         considerando 162, 163 e 169 della Decisione, mentre essa ritiene di poter legittimamente far valere tutte le circostanze attenuanti elencate
         negli orientamenti. 
         
         
         341
            
          Più precisamente, essa sostiene di aver svolto un ruolo passivo, dal momento che non le può essere imputata nessuna delle
         iniziative dell'ETA, e di non aver in realtà applicato gli accordi, come riconosce la Decisione. La ricorrente fa valere inoltre
         che, subito dopo gli accertamenti del 5 e del 6 luglio 1994, ha indirizzato all'ETA istruzioni e avvertimenti rigorosissimi
         relativi al suo operato. Essa sarebbe stata convinta che il suo comportamento non fosse illegittimo e che mirasse, anzi, a
         conformarsi al contesto legislativo e regolamentare nonché alla politica del Ministero della Marina mercantile, il che andrebbe
         al di là dell'esistenza di un dubbio ragionevole sull'illegittimità della pratica restrittiva della concorrenza. Essa sostiene
         che ogni infrazione che potrebbe eventualmente esserle addebitata si spiega non già con la negligenza, bensì semplicemente
         con la completa ignoranza dell'illegittimità del suo comportamento. Infine, la ricorrente asserisce di avere collaborato fattivamente
         con la Commissione fin dall'inizio e di aver fornito tutte le informazioni e precisazioni necessarie su tutti gli aspetti
         del caso oggetto delle indagini di detta istituzione. 
         
         
         342
            
          In definitiva, il mancato riconoscimento di tali circostanze attenuanti costituirebbe un'infrazione al principio di proporzionalità
         e una discriminazione rispetto alle altre imprese che hanno beneficiato di un maggior numero di circostanze attenuanti. In
         particolare, essa sostiene che l'Anek non ha contribuito affatto a far luce sul caso, dato che molto prima dell'invio del
         memorandum dell'Anek alla Commissione la ricorrente (come altre società) aveva riferito e illustrato alla detta istituzione
         tutte le trattative fra le società e si era messa a sua disposizione per ogni ulteriore informazione. 
         
         
         343
            
          La ricorrente ne conclude che, stando così le cose, il tasso di riduzione dell'ammenda che le è stata applicato (35%) è particolarmente
         basso in confronto a quello applicato alla Marlines, all'Adriatica e alla Ventouris (45%) e all'Anek (70%) e in considerazione
         del fatto che tale riduzione è stata in sostanza annullata dal precedente aumento del 35% dell'importo di base applicato nei
         suoi confronti per asserite circostanze aggravanti. 
         
         
         344
            
          La Commissione contesta le affermazioni della ricorrente secondo cui anche altre circostanze attenuanti giocano in suo favore
         e ricorda che le circostanze attenuanti di cui ha tenuto conto sono illustrate in maniera particolareggiata ai  
         considerando 162-169 della Decisione. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         345
            
          Dagli orientamenti (punto 3) risulta che la Commissione può ridurre l'importo di base tenendo conto, segnatamente, delle seguenti
         circostanze attenuanti: ruolo esclusivamente passivo o emulativo dell'impresa nella realizzazione dell'infrazione; non applicazione
         di fatto degli accordi o delle pratiche illecite; cessazione delle attività illecite sin dai primi interventi della Commissione
         (in particolare nella fase degli accertamenti); esistenza di un dubbio ragionevole dell'impresa circa il carattere d'infrazione
         del comportamento restrittivo della concorrenza; infrazioni commesse per negligenza e non intenzionalmente; nonché collaborazione
         effettiva dell'impresa nel corso del procedimento, al di là del campo di applicazione della comunicazione sulla non imposizione
         o sulla riduzione delle ammende. 
         
         
         346
            
          Dai  
         considerando 162-164 della Decisione emerge che la Commissione ha tenuto conto di parecchie circostanze attenuanti a favore delle imprese
         destinatarie. 
         
         
         347
            
          In primo luogo (
         considerando 163 della Decisione), la Commissione ha considerato che la prassi corrente di fissare le tariffe nazionali in Grecia previa
         consultazione di tutti gli operatori nazionali e la successiva decisione del Ministero della Marina mercantile possono aver
         indotto le compagnie greche che operano anche sulle linee nazionali a dubitare che la consultazione per la fissazione dei
         prezzi sulle linee internazionali costituisse realmente un'infrazione. Queste considerazioni hanno giustificato una riduzione
         delle ammende del 15% per tutte le compagnie. 
         
         
         348
            
          In secondo luogo (
         considerando 164 della Decisione), la Commissione ha tenuto conto del fatto che le compagnie Marlines, Adriatica, Anek e Ventouris Ferries
         hanno avuto nell'infrazione un ruolo consistente esclusivamente in un'
         imitazione gregaria e ha ritenuto che tale circostanza giustificasse una riduzione delle ammende del 15% per tutt'e quattro le compagnie. 
         
         
         349
            
          Da ultimo, occorre ricordare che al  
         considerando 169 della Decisione la Commissione ha rilevato che è stata applicata una riduzione del 20% delle ammende a tutte le compagnie,
         compresa la ricorrente, poiché esse non hanno contestato i fatti esposti nella comunicazione degli addebiti della Commissione.
         Tale riduzione è stata pari al 45% per l'Anek la quale, in più, prima che la Commissione inviasse la comunicazione degli addebiti,
         aveva prodotto documenti che hanno confermato in notevolissima misura la sussistenza dell'infrazione di cui trattasi. 
         
         
         350
            
          La ricorrente non può lamentare che la Commissione non le abbia riconosciuto tutte le circostanze attenuanti elencate negli
         orientamenti. 
         
         
         351
            
          Innanzi tutto, come è stato osservato, infondatamente essa asserisce di aver svolto un ruolo passivo, visto che i comportamenti
         dell'ETA le sono stati imputati a buon diritto. 
         
         
         352
            
          Secondariamente, riguardo alla mancata applicazione degli accordi, è sufficiente ricordare che tale circostanza è stata presa
         in considerazione dalla Commissione nel valutare la gravità dell'infrazione, cioè nel determinare l'importo di base principale
         indicato espressamente al  
         considerando 162 della Decisione. 
         
         
         353
            
          Essa non può neppure rimproverare alla Commissione di non aver applicato un'ulteriore diminuzione a titolo di un'asserita
         ignoranza assoluta dell'illegittimità del proprio comportamento, dal momento che la confusione creata dal contesto legislativo
         e dalla politica delle autorità elleniche in materia di traffico interno è stata debitamente presa in considerazione e che
         le imprese hanno fruito di una riduzione del 15% (
         considerando 163 della Decisione). 
         
         
         354
            
          Per quanto concerne l'asserita collaborazione fattiva con la Commissione fin dall'inizio e l'aver fornito tutte le informazioni
         e precisazioni necessarie su ogni aspetto del caso, la Commissione non può essere fondatamente criticata per non aver riconosciuto
         più esplicitamente siffatta cooperazione, in quanto essa ha accordato altresì una riduzione del 20% per mancata contestazione
         della materialità dei fatti. 
         
         
         355
            
          Infine, la ricorrente non può sostenere che è stata discriminata rispetto all'Anek e che meritava la medesima riduzione accordata
         a quest'ultima. Spetta alla sola Commissione decidere in quale misura la collaborazione delle imprese le sia stata utile nello
         svolgimento dei suoi compiti. La ricorrente non nega che l'Anek ha prodotto documenti specifici attestanti ch'essa ammetteva
         espressamente i fatti. Una collaborazione di questa misura non può essere messa sullo stesso piano della mera mancata contestazione
         dei fatti esposti nella comunicazione degli addebiti. Orbene, occorre ricordare che la ricorrente ha comunque fruito della
         riduzione del 20% per non aver contestato la materialità dei fatti. 
         
         
         
         III ─
          Sulla domanda diretta a far modificare, aumentandolo, l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente
         
         
         356
            
          La Commissione fa notare che nel ricorso la ricorrente mette più volte in dubbio i fatti su cui poggia la Decisione e chiede
         che il Tribunale, nell'esercizio della sua competenza anche di merito ex art. 229 CE, aumenti del 20% l'ammenda inflitta alla
         ricorrente (cioè la privi del beneficio della riduzione del 20% di cui ha fruito grazie alla sua collaborazione). 
         
         
         357
            
          Tuttavia, questa domanda non può essere accolta. Infatti, il Tribunale ha statuito nella sentenza 28 febbraio 2002, causa
         T-354/94, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione (Racc. pag. II-843), su rinvio della Corte a seguito d'impugnazione, che
          
         il rischio che un'impresa che si è avvalsa di una riduzione dell'ammenda come corrispettivo della propria cooperazione presenti
         successivamente ricorso d'annullamento contro la decisione che ha constatato l'infrazione alle regole della concorrenza e
         ha sanzionato l'impresa responsabile a tale titolo, e risulti vittoriosa dinanzi al Tribunale di primo grado o dinanzi alla
         Corte in sede di impugnazione, è una conseguenza normale dell'esperimento dei mezzi di ricorso previsti dal Trattato e dallo
         Statuto [della Corte di giustizia]. Pertanto, il mero fatto che l'impresa che ha cooperato con la Commissione e fruito di
         una riduzione dell'ammenda a tale titolo sia risultata vittoriosa non può giustificare una nuova valutazione della portata
         della riduzione concessale (punto 85). 
         
         
         358
            
          Di conseguenza, il solo fatto che l'impresa che ha collaborato con la Commissione non contestando la materialità dei fatti
         e ha fruito per questo di una riduzione dell'importo dell'ammenda inflittale abbia adito il Tribunale per sentirsi dichiarare
         vittoriosa non può giustificare una nuova valutazione dell'entità della riduzione che le è stata concessa. 
         
         
         359
            
          Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre respingere la quarta parte del motivo in esame. 
         
         
         360
            
          Ne deriva che il ricorso dev'essere interamente respinto. 
         
         Sulle spese
         361
            
          Ai sensi dell'art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, dev'essere condannata
         alle spese sostenute dalla Commissione. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Quinta Sezione),
         
         
          dichiara e statuisce: 
         
            
            1)
             Il ricorso è respinto. 
            
            
            2)
             La ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché quelle sostenute dalla Commissione. 
            
            
                  Cooke
               
               
                  García-Valdecasas 
               
               
                  Lindh 
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo l'11 dicembre 2003. 
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung 
               
               
                  P. Lindh  
               
            
         
            
         
      
          1 –
            
             Lingua processuale: il greco.