CELEX: 62007CO0551
Language: it
Date: 2008-12-19
Title: Ordinanza della Corte (Settima Sezione) del 19 dicembre 2008.#Deniz Sahin contro Bundesminister für Inneres.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Verwaltungsgerichtshof - Austria.#Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura - Direttiva 2004/38/CE -Artt. 18 CE e 39 CE - Diritto al rispetto della vita familiare - Diritto di soggiorno di un cittadino di un paese terzo che è entrato nel territorio di uno Stato membro chiedendo asilo e che ha successivamente preso in moglie una cittadina di un altro Stato membro.#Causa C-551/07.

Causa C‑551/07
      Deniz Sahin
      contro
      Bundesminister für Inneres
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgerichtshof (Austria)]
      «Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura — Direttiva 2004/38/CE — Artt. 18 CE e 39 CE — Diritto al rispetto della vita familiare — Diritto di soggiorno di un cittadino di un paese terzo che è entrato nel territorio di uno Stato membro chiedendo asilo e
         che ha successivamente preso in moglie una cittadina di un altro Stato membro»
      
      Massime dell’ordinanza
      1.        Cittadinanza dell’Unione europea — Diritto di libera circolazione e di libero soggiorno nel territorio degli Stati membri
            — Direttiva 2004/38 — Aventi diritto
      [Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2004/38, artt. 3, n. 1, 6, n. 2, e 7, nn. 1, lett. d), e 2]
      2.        Cittadinanza dell’Unione europea — Diritto di libera circolazione e di libero soggiorno nel territorio degli Stati membri
            — Direttiva 2004/38 — Diritto di ingresso e di soggiorno di cittadini di paesi terzi familiari di cittadini comunitari
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2004/38, artt. 7, n. 2, 9, n. 1, e 10)
      1.        Gli artt. 3, n. 1, 6, n. 2, e 7, nn. 1, lett. d), e 2, della direttiva 2004/38, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione
         e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento
         n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221, 68/360, 72/194, 73/148, 75/34, 75/35, 90/364, 90/365 e 93/96, devono essere interpretati
         nel senso che comprendono anche i familiari che siano giunti nello Stato membro ospitante indipendentemente dal cittadino
         dell’Unione e abbiano acquisito la qualità di suoi familiari ovvero abbiano intrapreso con tale cittadino una comunione di
         vita soltanto dopo il loro ingresso in detto Stato. È irrilevante, a tale riguardo, che al momento dell’acquisizione della
         qualità di familiare ovvero della costituzione della comunione di vita un tale familiare soggiorni provvisoriamente nello
         Stato membro ospitante in base alle disposizioni di tale Stato in materia di asilo.
      
      Nessuna di queste disposizioni, infatti, richiede che il cittadino dell’Unione abbia già costituito una famiglia nel momento
         in cui si trasferisce nello Stato membro ospitante affinché i suoi familiari, cittadini di paesi terzi, possano godere dei
         diritti istituiti dalla direttiva 2004/38 e al contrario, prevedendo che i familiari del cittadino dell’Unione possano raggiungere
         quest’ultimo nello Stato membro ospitante, il legislatore comunitario ha ammesso la possibilità che il cittadino dell’Unione
         costituisca una famiglia solo dopo aver esercitato il suo diritto di libera circolazione.
      
      L’espressione «familiari (…) che accompagnino (…) il cittadino [dell’Unione]», contenuta nell’art. 3, n. 1, della suddetta
         direttiva, si riferisce, del resto, tanto ai familiari di un cittadino dell’Unione che abbiano fatto ingresso insieme a quest’ultimo
         nello Stato membro ospitante quanto a quelli che soggiornino con lui in tale Stato, senza che rilevi, in questo secondo caso,
         se i cittadini di paesi terzi siano giunti nel detto Stato membro prima o dopo del cittadino dell’Unione o prima di o dopo
         essere divenuti suoi familiari.
      
      Non solo: siccome il cittadino di un paese terzo, familiare di un cittadino dell’Unione, ricava dalla direttiva 2004/38 diritti
         di ingresso e di soggiorno nello Stato membro ospitante, quest’ultimo può limitare tali diritti solo nel rispetto degli artt. 27
         e 35 della stessa. L’osservanza dell’art. 27 della detta direttiva si impone, in particolare, quando lo Stato membro intende
         sanzionare il cittadino di un paese terzo per aver fatto ingresso e/o aver soggiornato nel suo territorio in violazione delle
         norme nazionali in materia di immigrazione, prima di divenire familiare di un cittadino dell’Unione. Orbene, una persona che,
         prima di acquisire la qualità di familiare di un cittadino dell’Unione, era autorizzata a soggiornare provvisoriamente nel
         territorio di uno Stato membro da norme dello stesso diritto nazionale in attesa di una decisione definitiva sulla sua domanda
         di asilo, non può vedersi opporre l’art. 27 della direttiva per questo solo motivo.
      
      Infine, il cittadino di un paese terzo, coniuge di un cittadino dell’Unione che soggiorna in uno Stato membro di cui non ha
         la cittadinanza, il quale accompagni o raggiunga il detto cittadino dell’Unione, gode delle disposizioni della succitata direttiva
         a prescindere dal luogo e dalla data del proprio matrimonio nonché dal modo in cui ha fatto ingresso nello Stato membro ospitante.
      
      (v. punti 27-33, dispositivo 1)
      2.        Gli artt. 9, n. 1, e 10 della direttiva 2004/38, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare
         e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento n. 1612/68 ed abroga le direttive
         64/221, 68/360, 72/194, 73/148, 75/34, 75/35, 90/364, 90/365 e 93/96, ostano ad una normativa nazionale ai sensi della quale
         i familiari di un cittadino dell’Unione che non siano cittadini di uno Stato membro e godano di un diritto di soggiorno in
         applicazione del diritto comunitario, segnatamente dell’art. 7, n. 2, della medesima direttiva, non possono ricevere una carta
         di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione per il solo fatto di essere legittimati a soggiornare provvisoriamente
         nello Stato membro ospitante in base alle disposizioni di tale Stato in materia di asilo.
      
      L’art. 10, n. 2, della direttiva 2004/38 elenca, infatti, in via tassativa i documenti che i cittadini di paesi terzi, familiari
         di un cittadino dell’Unione, possono essere tenuti a fornire allo Stato membro ospitante al fine di ottenere il rilascio della
         carta di soggiorno. Rifiutare ad un cittadino di un paese terzo, coniuge di un cittadino dell’Unione che soggiorna in uno
         Stato membro di cui non ha la cittadinanza, il quale accompagni o raggiunga il detto cittadino dell’Unione e goda di un diritto
         di soggiorno ai sensi dell’art. 7, n. 2, della succitata direttiva, il beneficio della carta di soggiorno di familiare di
         un cittadino dell’Unione unicamente perché è legittimato a soggiornare solo in via provvisoria nello Stato membro ospitante
         in base alle disposizioni di tale Stato in materia di asilo equivarrebbe ad aggiungere un’altra condizione a quelle elencate
         in via tassativa all’art. 10, n. 2, di tale direttiva.
      
      (v. punti 38-40, dispositivo 2)
ORDINANZA DELLA CORTE (Settima Sezione)
      19 dicembre 2008 (*)
      
      «Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura – Direttiva 2004/38/CE –Artt. 18 CE e 39 CE – Diritto al rispetto della vita familiare – Diritto di soggiorno di un cittadino di un paese terzo che è entrato nel territorio di uno Stato membro chiedendo asilo e
         che ha successivamente preso in moglie una cittadina di un altro Stato membro»
      
      Nel procedimento C‑551/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Verwaltungsgerichtshof
         (Austria) con decisione 22 novembre 2007, pervenuta in cancelleria l’11 dicembre 2007, nella causa
      
      Deniz Sahin
      contro
      Bundesminister für Inneres,
      
      LA CORTE (Settima Sezione),
      composta dal sig. A. Ó Caoimh, presidente di sezione, dai sigg. J. N. Cunha Rodrigues (relatore) e J. Klučka, giudici,
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig. R. Grass
      intendendo statuire con ordinanza motivata in conformità dell’art. 104, n. 3, primo comma, del suo regolamento di procedura,
      sentito l’avvocato generale,
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29
         aprile 2004, 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare
         liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE,
         68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE (GU L 158, pag. 77, nonché –
         rettifiche – GU 2004, L 229, pag. 35; GU 2005, L 197, pag. 34, e GU 2007, L 204, pag. 28; in prosieguo: la «direttiva»), degli
         artt. 18 CE e 39 CE nonché del diritto fondamentale al rispetto della vita familiare.
      
      2        Tale domanda è stata sollevata nell’ambito di una controversia tra il sig. Sahin, cittadino turco, e il Bundesminister für
         Inneres (Ministro federale degli Interni; in prosieguo: il «Bundesminister») per omesso rilascio di una carta di soggiorno
         permanente.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        L’art. 1 della direttiva enuncia quanto segue:
      
      «La presente direttiva determina:
      a)      le modalità d’esercizio del diritto di libera circolazione e soggiorno nel territorio degli Stati membri da parte dei cittadini
         dell’Unione e dei loro familiari;
      
      b)      il diritto di soggiorno permanente nel territorio degli Stati membri dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari;
      c)      le limitazioni dei suddetti diritti per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica».
      4        L’art. 2 precisa che, ai fini della direttiva,
      
      «(...) si intende per:
      1)      “cittadino dell’Unione”: qualsiasi persona avente la cittadinanza di uno Stato membro;
      2)      “familiare”:
      a)      il coniuge;
      b)      il partner che abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato
         membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l’unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle
         condizioni previste dalla pertinente legislazione dello Stato membro ospitante;
      
      c)      i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner di cui alla lettera b);
      d)      gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o partner di cui alla lettera b);
      3)      “Stato membro ospitante”: lo Stato membro nel quale il cittadino dell’Unione si reca al fine di esercitare il diritto di libera
         circolazione o di soggiorno».
      
      5        Il successivo art. 3 dispone: 
      
      «1.      La presente direttiva si applica a qualsiasi cittadino dell’Unione che si rechi o soggiorni in uno Stato membro diverso da
         quello di cui ha la cittadinanza, nonché ai suoi familiari ai sensi dell’articolo 2, punto 2 che accompagnino o raggiungano
         il cittadino medesimo.
      
      2.      Senza pregiudizio del diritto personale di libera circolazione e di soggiorno dell’interessato lo Stato membro ospitante,
         conformemente alla sua legislazione nazionale, agevola l’ingresso e il soggiorno delle seguenti persone:
      
      a)      ogni altro familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, non definito all’articolo 2, punto 2, se è a carico o convive, nel
         paese di provenienza, con il cittadino dell’Unione titolare del diritto di soggiorno a titolo principale o se gravi motivi
         di salute impongono che il cittadino dell’Unione lo assista personalmente;
      
      b)      il partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata.
      Lo Stato membro ospitante effettua un esame approfondito della situazione personale e giustifica l’eventuale rifiuto del loro
         ingresso o soggiorno».
      
      6        L’art. 6 della direttiva recita così: 
      
      «1.      I cittadini dell’Unione hanno il diritto di soggiornare nel territorio di un altro Stato membro per un periodo non superiore
         a tre mesi senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso di una carta d’identità o di un passaporto in corso di validità.
      
      2.      Le disposizioni del paragrafo 1 si applicano anche ai familiari in possesso di un passaporto in corso di validità non aventi
         la cittadinanza di uno Stato membro che accompagnino o raggiungano il cittadino dell’Unione».
      
      7        Ai sensi dell’art. 7, nn. 1 e 2, della direttiva:
      
      «1.      Ciascun cittadino dell’Unione ha il diritto di soggiornare per un periodo superiore a tre mesi nel territorio di un altro
         Stato membro, a condizione:
      
      a)      di essere lavoratore subordinato o autonomo nello Stato membro ospitante; o
      b)      di disporre, per se stesso e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti, affinché non divenga un onere a carico
         dell’assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il periodo di soggiorno, e di un’assicurazione malattia che copra
         tutti i rischi nello Stato membro ospitante; o
      
      c)      –       di essere iscritto presso un istituto pubblico o privato, riconosciuto o finanziato dallo Stato membro ospitante in base alla
         sua legislazione o prassi amministrativa, per seguirvi a titolo principale un corso di studi inclusa una formazione professionale;
      
               –       di disporre di un’assicurazione malattia che copre tutti i rischi nello Stato membro ospitante e di assicurare all’autorità
         nazionale competente, con una dichiarazione o con altro mezzo di sua scelta equivalente, di disporre, per se stesso e per
         i propri familiari, di risorse economiche sufficienti affinché non divenga un onere a carico dell’assistenza sociale dello
         Stato membro ospitante durante il suo periodo di soggiorno; o
      
      d)      di essere un familiare che accompagna o raggiunge un cittadino dell’Unione rispondente alle condizioni di cui alle lettere
         a), b) o c).
      
      2.      Il diritto di soggiorno di cui al paragrafo 1 è esteso ai familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro quando
         accompagnino o raggiungano nello Stato membro ospitante il cittadino dell’Unione, purché questi risponda alla condizioni di
         cui al paragrafo 1, lettere a), b) o c)».
      
      8        L’art. 9 della direttiva è formulato nei seguenti termini:
      
      «1.      Quando la durata del soggiorno previsto è superiore a tre mesi, gli Stati membri rilasciano una carta di soggiorno ai familiari
         del cittadino dell’Unione non aventi la cittadinanza di uno Stato membro.
      
      2.      Il termine entro il quale deve essere presentata la domanda per il rilascio della carta di soggiorno non può essere inferiore
         a tre mesi dall’arrivo.
      
      3.      L’inadempimento dell’obbligo di richiedere la carta di soggiorno rende l’interessato passibile di sanzioni proporzionate e
         non discriminatorie».
      
      9        L’art. 10 della direttiva così prevede:
      
      «1.      Il diritto di soggiorno dei familiari del cittadino dell’Unione non aventi la cittadinanza di uno Stato membro è comprovato
         dal rilascio di un documento denominato “carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione”, che deve avvenire non
         oltre i sei mesi successivi alla presentazione della domanda. Una ricevuta della domanda di una carta di soggiorno è rilasciata
         immediatamente.
      
      2.      Ai fini del rilascio della carta di soggiorno, gli Stati membri possono prescrivere la presentazione dei seguenti documenti:
      a)      un passaporto in corso di validità;
      b)      un documento che attesti la qualità di familiare o l’esistenza di un’unione registrata;
      c)      l’attestato d’iscrizione o, in mancanza di un sistema di iscrizione, qualsiasi prova del soggiorno nello Stato membro ospitante
         del cittadino dell’Unione che gli interessati accompagnano o raggiungono;
      
      d)      nei casi di cui all’articolo 2, punto 2, lettere c) e d), la prova documentale che le condizioni di cui a tale disposizione
         sono soddisfatti;
      
      (…)».
      10      L’art. 27 della direttiva dispone, ai nn. 1 e 2, quanto segue:
      
      «1.      Fatte salve le disposizioni del presente capo, gli Stati membri possono limitare la libertà di circolazione di un cittadino
         dell’Unione o di un suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza
         o di sanità pubblica. Tali motivi non possono essere invocati per fini economici.
      
      2.      I provvedimenti adottati per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza rispettano il principio di proporzionalità
         e sono adottati esclusivamente in relazione al comportamento personale della persona nei riguardi della quale essi sono applicati.
         La sola esistenza di condanne penali non giustifica automaticamente l’adozione di tali provvedimenti.
      
      Il comportamento personale deve rappresentare una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave da pregiudicare un interesse
         fondamentale della società. Giustificazioni estranee al caso individuale o attinenti a ragioni di prevenzione generale non
         sono prese in considerazione».
      
      11      L’art. 35 della direttiva precisa:
      
      «Gli Stati membri possono adottare le misure necessarie per rifiutare, estinguere o revocare un diritto conferito dalla presente
         direttiva, in caso di abuso di diritto o frode, quale ad esempio un matrimonio fittizio. Qualsiasi misura di questo tipo è
         proporzionata ed è soggetta alle garanzie procedurali previste agli articoli 30 e 31».
      
       La normativa nazionale
      12      L’art. 1, n. 2, della legge in materia di stabilimento e di soggiorno (Niederlassungs- und Aufenthaltsgesetz, BGBl. I, n. 100/2005;
         in prosieguo: il «NAG»), nella versione applicabile alla causa principale, così dispone:
      
      «La presente legge federale non si applica agli stranieri che:
      1.      sono legittimati al soggiorno ai sensi della legge sull’asilo del 2005 [Asylgesetz 2005], BGBl. I, n. 100, o delle precedenti
         disposizioni in materia di asilo, salva diversa previsione dello stesso [NAG].
      
      (...)».
      13      L’art. 51 del NAG prevede quanto segue:
      
      «I cittadini del SEE che esercitano il proprio diritto di libera circolazione e soggiornano per più di tre mesi nel territorio
         federale sono legittimati a stabilirsi qualora:
      
      1.      esercitino in Austria un’attività di lavoro subordinato o autonomo;
      2.      dispongano, per se stessi e per i propri familiari, di un’assicurazione malattia sufficiente e dimostrino di avere risorse
         economiche adeguate per provvedere al proprio mantenimento, in modo da non gravare sul sistema previdenziale austriaco fintantoché
         saranno stabiliti nel territorio federale; o
      
      3.      seguano un corso di studi presso scuole o istituti di formazione pubblici o privati legalmente riconosciuti e soddisfino i
         requisiti di cui al punto 2».
      
      14      L’art. 52 del NAG enuncia:
      
      «I familiari di cittadini del SEE legittimati alla libera circolazione (art. 51), i quali siano a loro volta cittadini del
         SEE, hanno diritto di stabilirsi [in Austria] qualora:
      
      1.      rivestano la qualità di coniuge del cittadino del SEE legittimato alla  libera circolazione;
      (...)
      e accompagnino quest’ultimo ovvero si ricongiungano ad esso».
      15      In applicazione dell’art. 54, n. 1, del NAG:
      
      «I familiari di cittadini del SEE legittimati alla libera circolazione (art. 51), i quali non siano a loro volta cittadini
         del SEE e soddisfino le condizioni di cui all’art. 52, punti 1-3, hanno diritto di stabilirsi [in Austria]. Ad essi va rilasciata,
         su domanda, una carta di soggiorno permanente per la durata di dieci anni. La relativa domanda va presentata entro e non oltre
         tre mesi dal loro stabilimento».
      
      16      Ai termini dell’art. 19 della legge sull’asilo del 1997 (Asylgesetz 1997, BGBl. I, n. 76):
      
      (1)      I richiedenti asilo che si trovino nel territorio austriaco (...) sono legittimati a soggiornare ivi provvisoriamente, a meno
         che la loro domanda non debba essere respinta per intervenuta decisione definitiva sul punto (...).
      
      (…).
      (3)      La certificazione del diritto di soggiorno provvisorio è rilasciata d’ufficio ai richiedenti asilo che abbiano titolo a tale
         soggiorno (...).
      
      (…)».
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      17      Risulta dalla decisione di rinvio che il sig. Sahin ha fatto ingresso in Austria il 15 giugno 2003 e vi ha presentato domanda
         di asilo il 3 ottobre successivo. Su tale domanda non è stata ancora pronunciata una decisione definitiva, sicché l’interessato
         gode tuttora di un diritto di soggiorno provvisorio ai sensi della legge sull’asilo del 1997.
      
      18      Il 22 aprile 2006 il sig. Sahin ha sposato una cittadina tedesca. Sempre dalla decisione di rinvio risulta che i due convivono
         almeno dal 10 ottobre 2003 e che insieme a loro vive anche, dal giorno della nascita, avvenuta il 19 luglio 2005, il figlio
         comune. 
      
      19      Facendo riferimento al matrimonio contratto, il sig. Sahin in data 29 maggio 2006 ha chiesto il rilascio di una carta di soggiorno
         permanente ai sensi dell’art. 54 del NAG. Il Landeshauptmann von Niederösterreich [presidente della Provincia dell’Austria
         Inferiore; in prosieguo: il «Landeshauptmann»] ha respinto tale domanda sul fondamento dell’art. 1, n. 2, punto 1, del NAG.
      
      20      Con decisione 14 marzo 2007 il Bundesminister ha respinto il ricorso interposto dal sig. Sahin contro la decisione del Landeshauptmann. Secondo
         il Bundesminister, il NAG – dunque anche il suo art. 54 – non sarebbe applicabile nei confronti dell’interessato, che beneficerebbe
         di un diritto di soggiorno provvisorio sulla base delle norme in materia di asilo. Inoltre, la moglie tedesca del sig. Sahin,
         la quale, per sua stessa ammissione, «vive in Austria da 3 anni» svolgendovi attività lavorativa, avrebbe esercitato il suo
         diritto di libera circolazione in un momento in cui il sig. Sahin già soggiornava in Austria, motivo per cui non risulterebbe
         rispettato il requisito – prescritto dall’art. 52, ultima frase, del NAG – dell’accompagnamento ovvero del ricongiungimento
         del familiare al cittadino esercente il proprio diritto alla libera circolazione. Al riguardo il Bundesminister ha fatto rinvio
         anche all’art. 7, n. 2, della direttiva.
      
      21      Il sig. Sahin ha impugnato la decisione del Bundesminister davanti al Verwaltungsgerichtshof (Corte suprema amministrativa
         austriaca), che ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      a)     Se gli artt. 3, n. 1, 6, n. 2, e 7, nn. 1, lett. d), e 2, della [direttiva] debbano essere interpretati nel senso che comprendono
         anche i familiari, quali definiti all’art. 2, punto 2, della direttiva, che siano giunti nello Stato membro ospitante (art. 2,
         punto 3, della direttiva) indipendentemente dal cittadino dell’Unione ed abbiano acquisito la qualità di suoi familiari ovvero
         abbiano intrapreso con tale cittadino una comunione di vita soltanto dopo il loro ingresso in detto Stato.
      
      b)      In caso di risposta positiva, se assuma rilievo a titolo integrativo il fatto che un tale familiare si trovi in una situazione
         di soggiorno regolare nello Stato membro ospitante al momento dell’acquisizione della qualità di familiare ovvero della costituzione
         della comunione di vita. In caso di soluzione affermativa, se sia sufficiente ai fini del soggiorno regolare che detto familiare
         sia legittimato a soggiornare in virtù unicamente del suo status di richiedente asilo.
      
      c)      Per il caso in cui dalla soluzione dei quesiti alle lett. a) e b) risultasse che la direttiva non conferisce alcun diritto
         di soggiorno ad un familiare legittimato al soggiorno “semplicemente” per aver presentato una domanda di asilo, il quale sia
         giunto nello Stato membro ospitante in modo indipendente dal cittadino dell’Unione e abbia acquisito la qualità di suo familiare
         ovvero abbia intrapreso con tale cittadino una comunione di vita soltanto dopo il suo ingresso in detto Stato, se sia nondimeno
         possibile desumere dagli artt. 18 CE e/o 39 CE, letti alla luce del diritto fondamentale al rispetto della vita familiare,
         un diritto di soggiorno in capo ad un familiare che soggiorni da poco meno di quattro anni nello Stato membro ospitante e
         risulti ivi sposato da un anno con persona che possiede la cittadinanza dell’Unione, con la quale convive da circa tre anni
         e mezzo ed ha concepito un figlio ora di venti mesi.
      
      2)      Se gli artt. 9, n. 1, e 10, n. 1, della direttiva ostino ad una normativa nazionale ai sensi della quale i familiari di un
         cittadino dell’Unione che non siano cittadini di uno Stato membro e godano di un diritto di soggiorno in applicazione del
         diritto comunitario, segnatamente dell’art. 7, n. 2, della detta direttiva, non possono ricevere una carta di soggiorno (“carta
         di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione”) per il solo fatto di essere legittimati a soggiornare (provvisoriamente)
         nello Stato membro ospitante in base alle sue disposizioni in materia di asilo».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Osservazioni preliminari
      22      Conformemente all’art. 104, n. 3, primo comma, del regolamento di procedura, qualora la soluzione di una questione pregiudiziale
         sia identica ad una questione sulla quale la Corte ha già statuito, o qualora la soluzione di tale questione possa essere
         chiaramente desunta dalla giurisprudenza, la Corte, dopo aver sentito l’avvocato generale, può statuire in qualsiasi momento
         con ordinanza motivata contenente riferimento alla precedente sentenza o alla giurisprudenza pertinente. 
      
      23      La Corte ritiene che tale ipotesi ricorra nella causa principale.
      
       Sulla prima questione, lett. a) e b)
      24      Con la prima questione, lett. a) e b), il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se gli artt. 3, n. 1, 6, n. 2, e 7, nn. 1,
         lett. d), e 2, della direttiva debbano essere interpretati nel senso che riguardano anche i familiari che siano arrivati nello
         Stato membro ospitante indipendentemente dal cittadino dell’Unione e abbiano acquisito la qualità di suo familiare ovvero
         abbiano intrapreso con tale cittadino una comunione di vita soltanto dopo il loro ingresso in detto Stato. Il giudice del
         rinvio vorrebbe altresì sapere se rilevi il fatto che un tale familiare si trovi in una situazione di soggiorno regolare nello
         Stato membro ospitante al momento dell’acquisizione della qualità di familiare ovvero della costituzione della comunione di
         vita e, in caso affermativo, se sia sufficiente ai fini del soggiorno regolare che il suo titolo di soggiorno derivi unicamente
         dallo status di richiedente asilo.
      
      25      Ai sensi del suo art. 3, n. 1, la direttiva trova applicazione a qualsiasi cittadino dell’Unione che si rechi o soggiorni
         in uno Stato membro diverso da quello di cui ha la cittadinanza, nonché ai suoi familiari, quali definiti all’art. 2, punto
         2, della medesima direttiva, che lo accompagnino o lo raggiungano.
      
      26      Anche gli artt. 6 e 7 della direttiva, relativi rispettivamente al diritto di soggiorno sino a tre mesi e per un periodo superiore
         a tre mesi, richiedono che i familiari di un cittadino dell’Unione non aventi la cittadinanza di uno Stato membro «accompagnino»
         o «raggiungano» quest’ultimo nello Stato membro ospitante per poter beneficiare di un diritto di soggiorno. 
      
      27      Nella causa all’origine della sentenza 25 luglio 2008, causa C‑127/08, Metock e a. (non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punti 87 e 88), la Corte ha affermato che nessuna di queste disposizioni richiede che il cittadino dell’Unione abbia già costituito
         una famiglia nel momento in cui si trasferisce nello Stato membro ospitante affinché i suoi familiari, cittadini di paesi
         terzi, possano godere dei diritti istituiti dalla direttiva e che, prevedendo che i familiari del cittadino dell’Unione possano
         raggiungere quest’ultimo nello Stato membro ospitante, il legislatore comunitario ha ammesso, al contrario, la possibilità
         che il cittadino dell’Unione costituisca una famiglia solo dopo aver esercitato il suo diritto di libera circolazione.
      
      28      Al punto 93 di detta sentenza, la Corte ha aggiunto che occorre interpretare l’espressione «familiari (…) che accompagnino
         (…) il cittadino [dell’Unione]», contenuta nell’art. 3, n. 1, della direttiva, riferendola tanto ai familiari di un cittadino
         dell’Unione che abbiano fatto ingresso insieme a quest’ultimo nello Stato membro ospitante quanto a quelli che soggiornino
         con lui in tale Stato, senza che rilevi, in questo secondo caso, se i cittadini di paesi terzi siano giunti nel citato Stato
         membro prima o dopo del cittadino dell’Unione o prima di o dopo essere divenuti suoi familiari.
      
      29      Al punto 95 della citata sentenza Metock e a. la Corte ha precisato che, siccome il cittadino di un paese terzo, familiare
         di un cittadino dell’Unione, ricava dalla direttiva diritti di ingresso e di soggiorno nello Stato membro ospitante, quest’ultimo
         può limitare tali diritti solo nel rispetto degli artt. 27 e 35 della detta direttiva.
      
      30      Risulta dal punto 96 della medesima sentenza che l’osservanza del citato art. 27 si impone, in particolare, quando lo Stato
         membro intende sanzionare il cittadino di un paese terzo per aver fatto ingresso e/o aver soggiornato nel suo territorio in
         violazione delle norme nazionali in materia di immigrazione, prima di divenire familiare di un cittadino dell’Unione.
      
      31      È evidente che una persona come il sig. Sahin, il quale, prima di acquisire la qualità di familiare di un cittadino dell’Unione,
         era autorizzato a soggiornare provvisoriamente nel territorio di uno Stato membro da norme dello stesso diritto nazionale
         in attesa di una decisione definitiva sulla sua domanda di asilo, non può vedersi opporre l’art. 27 della direttiva per questo
         solo motivo.
      
      32      Come la Corte ha dichiarato al punto 99 sempre della sentenza Metock e a., il cittadino di un paese terzo, coniuge di un cittadino
         dell’Unione che soggiorna in uno Stato membro di cui non ha la cittadinanza, il quale accompagni o raggiunga il detto cittadino
         dell’Unione, gode delle disposizioni della direttiva a prescindere dal luogo e dalla data del proprio matrimonio nonché dal
         modo in cui ha fatto ingresso nello Stato membro ospitante.
      
      33      Alla luce delle considerazioni sopra esposte occorre rispondere alla prima questione, lett. a) e b), che gli artt. 3, n. 1,
         6, n. 2, e 7, nn. 1, lett. d), e 2, della direttiva devono essere interpretati nel senso che comprendono anche i familiari
         che siano giunti nello Stato membro ospitante indipendentemente dal cittadino dell’Unione ed abbiano acquisito la qualità
         di suoi familiari ovvero abbiano intrapreso con tale cittadino una comunione di vita soltanto dopo il loro ingresso in detto
         Stato. È irrilevante, a tale riguardo, che al momento dell’acquisizione della qualità di familiare ovvero della costituzione
         della comunione di vita un tale familiare soggiorni provvisoriamente nello Stato membro ospitante in base alle disposizioni
         di tale Stato in materia di asilo.
      
       Sulla prima questione, lett. c)
      34      Tenuto conto della risposta offerta alla prima questione, lett. a) e b), non c’è motivo di rispondere al quesito di cui alla
         lett. c). Quest’ultimo è stato sollevato, infatti, solo per l’ipotesi che la direttiva dovesse essere interpretata nel senso
         che non conferisce un diritto di soggiorno a familiari che versino nella situazione del ricorrente nel procedimento principale.
      
       Sulla seconda questione
      35      Come è stato ricordato al punto 32 della presente ordinanza, la Corte ha dichiarato, al punto 99 della citata sentenza Metock
         e a., che il cittadino di un paese terzo, coniuge di un cittadino dell’Unione che soggiorna in uno Stato membro di cui non
         ha la cittadinanza, il quale accompagni o raggiunga il detto cittadino dell’Unione, gode delle disposizioni della direttiva.
      
      36      Come risulta dalla risposta alla prima questione, lett. a) e b), una persona che versi nella situazione del sig. Sahin gode
         di un diritto di soggiorno ai sensi dell’art. 7, n. 2, della direttiva.
      
      37      Dal combinato disposto degli artt. 9, n. 1, e 10, n. 1, della direttiva risulta che la carta di soggiorno è il documento che
         comprova il diritto di soggiorno in uno Stato membro per una durata superiore a tre mesi dei familiari di un cittadino dell’Unione
         che non abbiano la cittadinanza di uno Stato membro.
      
      38      L’art. 10, n. 2, della direttiva elenca in via tassativa i documenti che i cittadini di paesi terzi, familiari di un cittadino
         dell’Unione, possono essere tenuti a fornire allo Stato membro ospitante al fine di ottenere il rilascio della carta di soggiorno
         (v., in particolare, sentenza Metock e a., cit., punto 53).
      
      39      Rifiutare ad un soggetto nella situazione del sig. Sahin il beneficio della carta di soggiorno di familiare di un cittadino
         dell’Unione unicamente perché è legittimato a soggiornare solo in via provvisoria nello Stato membro ospitante in base alle
         disposizioni di tale Stato in materia di asilo equivarrebbe ad aggiungere un’altra condizione a quelle elencate in via tassativa
         all’art. 10, n. 2, della direttiva.
      
      40      Ciò considerato, occorre rispondere alla seconda questione che gli artt. 9, n. 1, e 10 della direttiva ostano ad una normativa
         nazionale ai sensi della quale i familiari di un cittadino dell’Unione che non siano cittadini di uno Stato membro e godano
         di un diritto di soggiorno in applicazione del diritto comunitario, segnatamente dell’art. 7, n. 2, della direttiva, non possono
         ricevere una carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione per il solo fatto di essere legittimati a soggiornare
         provvisoriamente nello Stato membro ospitante in base alle disposizioni di tale Stato in materia di asilo.
      
       Sulle spese
      41      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Settima Sezione) dichiara:
      1)      Gli artt. 3, n. 1, 6, n. 2, e 7, nn. 1, lett. d), e 2, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004,
            2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel
            territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE,
            72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE, devono essere interpretati nel senso che
            comprendono anche i familiari che siano giunti nello Stato membro ospitante indipendentemente dal cittadino dell’Unione e
            abbiano acquisito la qualità di suoi familiari ovvero abbiano intrapreso con tale cittadino una comunione di vita soltanto
            dopo il loro ingresso in detto Stato. È irrilevante, a tale riguardo, che al momento dell’acquisizione della qualità di familiare
            ovvero della costituzione della comunione di vita un tale familiare soggiorni provvisoriamente nello Stato membro ospitante
            in base alle disposizioni di tale Stato in materia di asilo.
      2)      Gli artt. 9, n. 1, e 10 della direttiva 2004/38 ostano ad una normativa nazionale ai sensi della quale i familiari di un cittadino
            dell’Unione che non siano cittadini di uno Stato membro e godano di un diritto di soggiorno in applicazione del diritto comunitario,
            segnatamente dell’art. 7, n. 2, della medesima direttiva, non possono ricevere una carta di soggiorno di familiare di un cittadino
            dell’Unione per il solo fatto di essere legittimati a soggiornare provvisoriamente nello Stato membro ospitante in base alle
            disposizioni di tale Stato in materia di asilo.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.