CELEX: C2003/264/27
Language: it
Date: 2003-11-01 00:00:00
Title: Cause C-347/03: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio — Sezione Seconda ter — con ordinanza 9 giugno 2003, nella causa dinanzi ad esso pendente fra Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nonché Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale (ERSA) e Ministero per le Politiche Agricole e Forestali nonché nei confronti della Regione Veneto

1.11.2003              IT                        Gazzetta ufficiale dell’Unione europea                                          C 264/17
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribu-                       1993 (GUCE L 337/93), se il divieto di utilizzare in Italia
nale Amministrativo Regionale del Lazio — Sezione                            dopo il 2007 la denominazione «Tocai», che si ricava dalle
Seconda ter — con ordinanza 9 giugno 2003, nella causa                       lettere scambiate fra le parti a conclusione dell’Accordo
dinanzi ad esso pendente fra Regione Autonoma Friuli                         medesimo (e ad esso allegate) debba ritenersi invalido ed
Venezia Giulia nonché Agenzia Regionale per lo Sviluppo                      inefficace perché in contrasto con la disciplina delle
Rurale (ERSA) e Ministero per le Politiche Agricole e                        denominazioni omonime stabilito dallo stesso Accordo
   Forestali nonché nei confronti della Regione Veneto                       del 1993 (cfr. art. 4, par. 5 e Protocollo allegato
                                                                             all’Accordo).
                        (Cause C-347/03)
                                                                         4.  «Se la Seconda Dichiarazione Comune allegata all’Accor-
                                                                             do del 1993 (GUCE L 337/1993), da cui si deduce che le
                         (2003/C 264/27)                                     parti contraenti non erano al corrente, al momento
                                                                             dei negoziati, dell’esistenza di denominazioni omonime
                                                                             relative ai vini europei ed ungheresi debba essere conside-
                                                                             rata una rappresentazione sicuramente errata della realtà
                                                                             (visto che le denominazioni italiane ed ungheresi riferite
                                                                             ai vini “Tocai” esistevano e convivevano da secoli, erano
Con ordinanza 9 giugno 2003 pervenuta nella Cancelleria                      state ufficialmente riconosciute nel 1948 in un Accordo
della Corte di Giustizia delle Comunità Europee il 7 agosto                  tra l’Italia e l’Ungheria ed erano entrate da ultimo nella
2003, nella causa Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia                     normativa comunitaria) così da costituire una causa di
nonché Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale (ERSA) e                     nullità della parte dell’Accordo del 1993 da cui deriva il
Ministero per le Politiche Agricole e Forestali nonché nei                   divieto di utilizzare in Italia la denominazione Tocai, sulla
confronti della Regione Veneto, il Tribunale Amministrativo                  base dell’art. 48 della Convenzione di Vienna sul diritto
Regionale del Lazio ha sottoposto alla Corte di giustizia delle              dei Trattati».
Comunità europee le seguenti questioni pregiudiziali:
1.   «Se l’Accordo europeo istituente un’Associazione tra la
                                                                         5.  «Se alla luce dell’art. 59 della Convenzione di Vienna sul
     Comunità Europea, gli Stati membri e la Repubblica
     d’Ungheria, stipulato il 16 dicembre 1991 e pubblicato                  diritto dei Trattati, l’Accordo TRIP’S sugli aspetti dei diritti
                                                                             di proprietà intellettuale attinenti al commercio (GUCE
     in GUCE L 347 del 31.12.1993, possa costituire una base
                                                                             L 336 del 21 novembre 1994) concluso nel quadro
     giuridica legittima, valida e sufficiente per conferire
                                                                             dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC-
     alla Comunità europea il potere di adottare l’Accordo
     comunitario sulla tutela delle denominazioni dei vini                   WTO) ed entrato in vigore il 1 gennaio 1996 e quindi
                                                                             successivamente all’entrata in vigore dell’Accordo comu-
     concluso il 29 novembre 1993 (1) (GUCE L 337 del
                                                                             nitario del 1993 (GUCE L 337/1994), debba essere
     31.12.1993) tra la Comunità europea e la Repubblica
                                                                             interpretato nel senso che le sue disposizioni, riferite alla
     d’Ungheria; e ciò anche con riferimento a quanto previsto
     all’art. 65, part. 1, alla dichiarazione comune n. 13 e                 disciplina delle denominazioni omonime dei vini, si
                                                                             applicano al posto di quelle dell’Accordo comunitario
     all’Allegato XIII (punti 3,4 e 5) dell’Accordo europeo del
                                                                             del 1993 in caso di incompatibilità tra le medesime
     1991 circa l’eventuale riserva di sovranità e competenza
                                                                             considerata l’identità delle parti finanziarie dei due
     dei singoli Stati in materia di denominazioni geografiche
     nazionali riferite ai propri prodotti agroalimentari, com-              accordi».
     presi i prodotti vitivinicoli, escludendo qualsiasi trasferi-
     mento di sovranità e competenza in tale materia alla
     Comunità Europea».
                                                                         6.  «Se gli artt. 22-24 della Sezione Terza dell’Allegato C del
                                                                             Trattato istitutivo dell’OMC (WTO) contenente l’Accordo
2.   «Se l’Accordo comunitario sulla tutela delle denominazio-               TRIP’S (GUCE L 336/1994), entrato in vigore il 1 gennaio
     ni dei vini, concluso il 29 novembre 1993 tra la Comunità               1996, in presenza di due denominazioni omonime riferite
     europea e la Repubblica d’Ungheria (GUCE L 337/1993),                   ai vini, prodotti in due diversi Paesi aderenti all’Accordo
     disciplinando la tutela delle denominazioni geografiche                 TRIP’S (tanto se l’omonimia riguarda due denominazioni
     rientranti nella materia della proprietà industriale e                  geografiche usate in entrambi i Paesi aderenti all’Accordo
     commerciale, anche alla luce di quanto affermato nel                    quanto se riguarda una denominazione geografica di un
     Parere n. 1/94 della Corte di giustizia della Comunità                  Paese aderente e l’omonima denominazione riferita ad
     europea, in ordine alla competenza esclusiva della CE,                  un vitigno tradizionalmente coltivato nell’altro Paese
     debba essere dichiarato invalido ed inefficace per l’ordina-            aderente) debbano essere interpretati nel senso che
     mento comunitario, considerato che non risulta ratificato               entrambe le denominazioni possono continuare ad essere
     l’Accordo medesimo da parte dei singoli Stati membri                    utilizzate in futuro purché siano state usate in passato dai
     della Comunità europea».                                                rispettivi produttori o in buona fede o per almeno 10
                                                                             anni prima del 15 aprile 1994 (art. 24 parag. 4) e ciascuna
                                                                             denominazione indichi chiaramente il Paese o la regione
3.   Nel caso in cui si dovesse considerare legittimo ed                     o la zona da cui proviene il vino tutelato in modo da non
     applicabile nel suo complesso l’Accordo comunitario del                 ingannare i consumatori».
 ---pagebreak--- C 264/18                IT                         Gazzetta ufficiale dell’Unione europea                                            1.11.2003
7.    «Se il diritto di proprietà di cui all’art. 1 del Protocollo              integrante di un piano d’investimenti finanziato da un
      n. 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo                      mutuo e per cui le trattative fino alla conclusione del
      (Convenzione di Roma del 1950), e ripreso dall’art. 17                    contratto, relative sia al contratto di acquisto dell’immobi-
      della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea                  le, sia al contratto di mutuo diretto esclusivamente al
      proclamata a Nizza il 7 ottobre 2000, concerna anche la                   finanziamento, vengono svolte fuori dai locali commer-
      proprietà intellettuale relativamente alle denominazioni                  ciali ai sensi dell’art. 1 della Haustürwiderrufsgesetzt
      di origine dei vini ed il suo sfruttamento, e conseguente-                (legge tedesca sul recesso dai contratti negoziati fuori dei
      mente se la sua tutela osti all’applicazione di quanto                    locali commerciali).
      previsto nello scambio di lettere, allegato all’Accordo tra
      la Comunità europea e la Repubblica di Ungheria sulla                2.   Se un ordinamento giuridico nazionale o la sua interpreta-
      tutela ed il controllo reciproci delle denominazioni dei                  zione, che limita gli effetti giuridici della revoca della
      vini (GUCE L 337 del 31.12.1994), ma non ricompreso                       dichiarazione diretta alla conclusione del contratto di
      nello stesso, in base al quale i viticoltori friulani non                 mutuo alla sola risoluzione del contratto di mutuo, anche
      potranno utilizzare la denominazione “Tocai Friulano”,                    nell’ambito di quei piani d’investimenti in cui il mutuo
      in considerazione anche della totale assenza di ogni                      non sarebbe stato garantito senza l’acquisto dell’immobi-
      forma di indennizzo a favore dei viticoltori friulani                     le, soddisfi i requisiti della disposizione sul livello di
      espropriati, della mancanza di un interesse generale                      protezione elevato in materia di tutela dei consumatori
      pubblico che giustifichi l’espropriazione, del mancato                    (art. 95, n. 3, CE), nonché quelli dell’efficacia della tutela
      rispetto del principio di proporzionalità».                               dei consumatori garantita dalla direttiva 85/577/CEE.
8.    «Nel caso in cui venga stabilita l’illegittimità delle norme         3.   Se una normativa nazionale sugli effetti giuridici del
      comunitarie dell’Accordo sulla tutela delle denominazioni                 recesso dal contratto di mutuo, la quale prevede che il
      dei vini, concluso il 29 novembre 1993 tra la Comunità                    consumatore che recede debba restituire l’importo del
      europea e la Repubblica d’Ungheria (Cuce L 337/1993)                      mutuo alla banca che ha concesso il finanziamento,
      e/o dell’allegato scambio di lettere nella misura evidenzia-              anche se il mutuo, in base al metodo sviluppato per
      ta nei precedenti quesiti, se le disposizioni del regolamen-              l’investimento, è diretto esclusivamente al finanziamento
      to CE n. 753/2002 (2) in base alle quali viene eliminato,                 dell’immobile e viene versato direttamente al venditore
      l’utilizzo della denominazione “Tocai Friulano” dopo la                   dell’immobile, soddisfi lo scopo di tutela della normativa
      data del 31 marzo 2007 (art. 19 II a comma) debbano                       sul recesso prevista dall’art. 5, n. 2, della direttiva 85/577/
      essere considerate invalide e comunque inefficaci».                       CEE.
                                                                           4.   Se un effetto giuridico nazionale del recesso che consiste
(1) Leggasi 23 novembre 1993.                                                   nell’obbligo per il consumatore, dopo la dichiarazione di
(2) GU L 118 del 4.05.2002, pag. 1.                                             recesso, di restituire immediatamente l’importo del
                                                                                mutuo, fino a quel momento non ancora rimborsato —
                                                                                sulla base del metodo sviluppato per l’investimento —
                                                                                nonché i relativi interessi di mercato, sia incompatibile
                                                                                con la disposizione sul livello di protezione elevato in
                                                                                materia di tutela dei consumatori (art. 95, n. 3, CE),
                                                                                nonché con il principio dell’efficacia della tutela dei
                                                                                consumatori stabilito dalla direttiva 85/577/CEE.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Landge-
richt Bochum, con ordinanza 29 luglio 2003, nella causa                    (1) GU L 372, pag. 31.
1. Elisabeth Schulte, 2. Wolfgang Schulte contro Deutsche
                    Bausparkasse Badenia AG
                         (Causa C-350/03)
                                                                           Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundes-
                          (2003/C 264/28)
                                                                           gerichtshof, con ordinanza 9 luglio 2003, nella causa
                                                                           Dr. Elisabeth Mayer contro Versorgungsanstalt des Bun-
                                                                                                  des und der Länder
Con ordinanza 29 luglio 2003, pervenuta nella cancelleria
della Corte l’11 agosto 2003, nella causa 1. Elisabeth Schulte,                                    (Causa C-356/03)
2. Wolfgang Schulte contro Deutsche Bausparkasse Badenia
AG, il Landgericht Bochum ha sottoposto alla Corte di giustizia                                     (2003/C 264/29)
delle Comunità europee le seguenti questioni pregiudiziali:
1.    Se l’art. 3, n. 2, lett. a), della direttiva del Consiglio (1)       Con ordinanza 9 luglio 2003, pervenuta nella cancelleria della
      20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consu-               Corte il 18 agosto 2003, nella causa Dr. Elisabeth Mayer
      matori in caso di contratti negoziati fuori dei locali               contro Versorgungsanstalt des Bundes und der Länder, il
      commerciali, si applichi anche a quei contratti di acquisto          Bundesgerichtshof ha sottoposto alla Corte di giustizia delle
      di immobili che vanno considerati come mera parte                    Comunità europee le seguenti questioni pregiudiziali: