CELEX: 52003PC0589
Language: it
Date: 2003-10-09
Title: Proposta di regolamento del Consiglio relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica dei regolamenti (CEE) n. 2847/93 e (CE) n. 973/2001

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52003PC0589

Proposta di regolamento del Consiglio relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica dei regolamenti (CEE) n. 2847/93 e (CE) n. 973/2001  /* COM/2003/0589 def. - CNS 2003/0229 */  

Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica dei regolamenti (CEE) n. 2847/93 e (CE) n. 973/2001(presentata dalla Commissione)RELAZIONEI. IntroduzioneLa comunità scientifica ha ripetutamente denunciato lo stato di depauperamento in cui versano alcuni stock ittici del Mediterraneo nonché l'inadeguatezza dell'attuale modello di sfruttamento, che non consente di garantire un'attività di pesca sostenibile. Malgrado l'aumento dello sforzo di pesca, la produzione globale e i tassi di cattura hanno registrato una costante diminuzione rispetto alle rese ottenute venti o più anni fa. Ad esempio, in alcune delle zone più produttive come l'Adriatico e lo stretto di Messina, i tassi di cattura globali per unità di sforzo sono diminuiti di oltre il 60%. Nel caso delle cappesante, tale riduzione è stata superiore al 90%. Esempi analoghi sono disponibili per altre zone e risorse.Questa riduzione delle rese resta evidente anche tenendo conto della riduzione dei rigetti in mare: i quantitativi di pesce rigettato sono sostanzialmente diminuiti a causa del declino di stock precedentemente abbondanti, che ha reso più redditizio lo sbarco di specie e categorie di taglia solitamente rigettate.Il basso livello della biomassa riproduttiva costituisce una fonte di preoccupazione per vari stock importanti. La protezione del novellame è di fondamentale importanza per garantire sia il potenziale produttivo degli stock che una sufficiente presenza di adulti nelle popolazioni. Tale protezione può essere ottenuta grazie ad una maggiore selettività dei metodi di pesca e alla tutela delle zone di crescita del novellame.Le attività di pesca nel Mediterraneo stanno attualmente sfruttando, tramite l'uso simultaneo o consecutivo di varie pratiche alieutiche, tutte le risorse e le zone di pesca disponibili fino a una profondità di oltre 800 metri. Fino a tempi recenti, la graduale estensione delle attività a zone di pesca lontane dalla costa e lo sfruttamento di nuovi stock o di nuove parti di stock sovrasfruttati hanno assicurato un potenziale di sviluppo per la pesca nel Mediterraneo.Per sfruttare le risorse situate in acque più profonde occorre tuttavia una maggiore prudenza, data la bassa produttività di tali sistemi biologici, che rende le specie demersali più vulnerabili alla pesca, e la presenza di habitat importanti ma non ancora ben identificati.II. Piano d'azione della Commissione per la conservazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel MediterraneoNel contesto della riforma della politica comune della pesca, la Commissione ha adottato una comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad un piano d'azione comunitario per la conservazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo nell'ambito della politica comune della pesca (COM(2002) 535 def. del 9 ottobre 2002). Nel suddetto piano d'azione, la Commissione ha delineato i principali elementi della futura politica della pesca nel Mediterraneo, dando particolare risalto alla politica di conservazione.Il piano d'azione ha sottolineato la specificità del Mediterraneo: essa implica che, sebbene gli obiettivi di gestione comunitaria della pesca quali definiti nel regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio debbano essere gli stessi sia per il Mediterraneo che per le altre zone comunitarie, gli strumenti per conseguire tali obiettivi devono essere adattati alle caratteristiche specifiche della pesca nel Mediterraneo, sia per tener conto delle diverse situazioni biologiche, geografiche e giuridiche della regione che per sfruttare l'esperienza e le pratiche delle organizzazioni di pescatori.Il Consiglio ha adottato le conclusioni sul piano d'azione nel dicembre 2002; il Comitato economico e sociale ha adottato il proprio parere il 26 marzo 2003; il Parlamento europeo ha adottato la propria risoluzione il 19 giugno 2003. Queste conclusioni esprimono un ampio consenso circa l'impostazione della Commissione, sia pure insistendo in misura diversa su taluni aspetti.Due elementi del piano d'azione risultano di particolare importanza: 1) l'aggiornamento del regolamento sulle misure tecniche applicabili nel Mediterraneo (reg. n. 1626/94) e l'introduzione della gestione comunitaria dello sforzo di pesca nella zona e 2) il dibattito sulla possibile estensione della giurisdizione degli Stati membri in materia di pesca nel Mediterraneo, se possibile nell'ambito di una più ampia iniziativa multilaterale che coinvolga gli altri Stati costieri della regione. La presente proposta riguarda il primo di questi due obiettivi. Il secondo sarà oggetto di una conferenza diplomatica indetta dalla Commissione a Venezia nel novembre 2003.III. Struttura e contenuto della proposta di regolamentoLa presente proposta rivede e sostituisce le misure stabilite dal regolamento n. 1626/94, di cui tuttavia conserva alcuni degli elementi che risultano ampiamente accettati dagli operatori del settore alieutico del Mediterraneo e dall'opinione pubblica. La proposta tiene conto delle raccomandazioni e/o dei pareri espressi dal Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca della Commissione europea (STECF), dal Commissione generale della FAO per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) e dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico (ICCAT), nonché dagli Stati membri nell'ambito di proposte di piani di ricostituzione specifici; essa introduce inoltre alcuni nuovi elementi significativi segnalati alla Commissione dalle parti interessate nel corso di seminari regionali e per corrispondenza.La proposta, in particolare:- introduce nuove misure tecniche volte a migliorare la selettività delle attuali reti trainate con maglie di 40 mm senza procedere immediatamente ad un aumento delle dimensioni delle maglie e propone una strategia in due tempi per portare l'apertura minima a 60 mm nel corso dei prossimi due anni;- rafforza l'attuale divieto sull'uso di attrezzi trainati nelle zone costiere;- limita le dimensioni globali di taluni attrezzi che incidono sullo sforzo di pesca;- introduce una procedura per stabilire il divieto temporaneo o permanente di praticare determinati metodi di pesca in zone specifiche, tanto nelle acque comunitarie che in quelle internazionali;- prevede l'adozione nel Mediterraneo di piani di gestione che combinino un'azione sullo sforzo con l'applicazione di misure tecniche;- introduce disposizioni volte ad assicurare che la pesca sportiva sia praticata in modo tale da non interferire in misura significativa con la pesca professionale e da non compromettere la sostenibilità di talune risorse;- delega poteri agli Stati membri per disciplinare, all'interno delle proprie acque territoriali e a determinate condizioni, le attività di pesca prive di una dimensione comunitaria o di un impatto ambientale significativi, incluse talune attività locali attualmente autorizzate ai sensi del diritto comunitario.La proposta introduce inoltre misure di conservazione nella zona di 25 miglia intorno a Malta conformemente agli orientamenti fissati nel trattato di adesione all'Unione europea del 2003.Struttura della propostaLa proposta è strutturata come segue.Capitolo I: Ambito di applicazione e definizioniQuesta sezione delimita l'ambito di applicazione geografico del regolamento e fornisce la definizione di alcuni termini tecnici.Capitolo II: Specie e habitat protettiQuesta parte della proposta integra nella politica comune della pesca la tutela di talune specie marine prevista da varie convenzioni internazionali e dispone la protezione delle praterie sottomarine dall'azione di determinati attrezzi da pesca.Capitolo III. Zone protetteLa definizione di zone protette in cui determinati tipi di pesca sono vietati o sottoposti a restrizioni è considerata uno strumento potenzialmente efficace per proteggere l'ambiente marino e il novellame di un certo numero di specie. Questa parte della proposta stabilisce una procedura per la delimitazione di tali zone. Viene inoltre proposto che gli Stati membri possano fissare tali zone all'interno delle proprie acque territoriali e che tale fissazione sia oggetto di precise condizioni di notifica e riesame da parte della Commissione.Capitolo IV: Restrizioni relative agli attrezzi da pescaQuesta parte della proposta fissa le condizioni per l'uso degli attrezzi da pesca, al fine di vietare o limitare l'impiego di attrezzi che potrebbero avere effetti negativi sull'ambiente marino, nonché di garantire condizioni minime di selettività degli attrezzi autorizzati per proteggere il novellame e ridurre i rigetti in mare.Scopo fondamentale della proposta è di aumentare gradualmente a 60 mm la dimensione delle maglie delle reti a strascico (attualmente di 40 mm). Ciò migliorerà la selettività dell'attrezzo, assicurando rese più elevate e una maggiore probabilità che il novellame arrivi a far parte della popolazione adulta e contribuisca alla ricostituzione degli stock. Si propone che questo processo venga realizzato in più fasi, con un aumento a 50 mm entro la fine del 2005 e un successivo a 60 mm entro la fine del 2008. Altre misure a breve termine, come le zone di divieto e la limitazione dello sforzo di pesca, dovrebbero contribuire ad accrescere il volume degli stock ittici e la taglia dei singoli pesci, riducendo in tal modo l'impatto a breve termine sulle rese di un futuro aumento della dimensione delle maglie.La selettività degli attrezzi da traino è inoltre determinata dal tipo di armamento utilizzato. Le norme sull'attacco di dispositivi alle reti da traino previste dal regolamento n. 3440/84 devono essere integrate con misure sull'armamento di tali reti per tener conto degli sviluppi della tecnologia alieutica.La proposta contiene norme sulle dimensioni massime di taluni attrezzi da pesca al fine di limitare lo sforzo di pesca.La protezione delle zone costiere dalla pesca al traino resta un obiettivo fondamentale, sia in termini di protezione delle zone di crescita del novellame che in termini di salvaguardia di habitat sensibili. La proposta comprende pertanto norme comunitarie sulla distanza minima dalla costa alla quale è consentito l'impiego di determinati attrezzi.Capitolo V. Taglie minime degli organismi mariniLa pesca nel Mediterraneo sfrutta diverse specie in tutte le fasi del loro sviluppo. La fissazione di taglie minime di sbarco resta uno strumento essenziale per permettere al novellame di maturare e riprodursi.Le specie ermafrodite sono particolarmente vulnerabili allo sfruttamento eccessivo e non selettivo in termini di taglia. Alcune di esse, molto importanti per il sostentamento delle comunità locali che vivono di pesca, risultano essere sull'orlo dell'esaurimento o averlo già oltrepassato. È dunque importante fissare la taglia minima di sbarco per queste risorse, anche se la maggior parte di esse vengono catturate nell'ambito della pesca costiera.Nel caso del nasello è proposta una strategia graduale, che consiste in una riduzione temporanea della taglia di sbarco a 15 cm, meglio rispondente alla selettività della maglia di 40 mm attualmente autorizzata, a seguito di modifiche nell'armamento degli attrezzi da pesca, e a quella proposta di 50 mm; quando la maglia sarà portata a 60 mm (a partire dal 2009), la taglia minima di sbarco andrà fissata a 20 cm, valore corrispondente alla selettività della nuova maglia.La raccomandazione 2002/1 del CGPM e il parere dello STEFC indicano che i piccoli stock pelagici andrebbero sfruttati dopo la prima maturità. Sulla base di queste opinioni si è provveduto a rivedere la taglia minima di sbarco per l'acciuga e ad introdurre una nuova taglia per la sardina.Capitolo VI. Pesca non commercialeQuesto capitolo tratta la necessità di fissare dei limiti per la pesca sportiva, al fine di garantire che questa attività non interferisca con la pesca commerciale né comprometta lo sfruttamento sostenibile degli stock. La pesca sportiva dovrebbe inoltre fornire dati su specie altamente migratorie come il tonno rosso, il pesce spada e i grossi squali pelagici.Capitolo VII. Piani di gestioneIl carattere multispecifico di molte attività di pesca nel Mediterraneo, nonché le interazioni tecniche tra i metodi di pesca praticati, possono rendere necessaria l'adozione di sistemi di gestione integrati a livello comunitario. I relativi piani possono essere proposti dagli Stati membri o da un comitato consultivo regionale e saranno adottati dal Consiglio su proposta della Commissione.Benché la Commissione proponga che la gestione della pesca costiera che sfrutta stock non condivisi venga in gran parte delegata agli Stati membri, questi ultimi sono tenuti ad attuare entro la fine del 2004 piani di gestione relativi alla pesca (diversa da quella al traino) praticata all'interno delle proprie acque territoriali.Capitolo VIII. Misure di controlloQuesto capitolo propone norme intese a migliorare il rispetto delle disposizioni in vigore e il controllo della pesca nel Mediterraneo, grazie ad esempio alla creazione di porti designati e alla riduzione del quantitativo minimo richiesto per la registrazione delle catture nei giornali di bordo.Capitolo IX. Specie altamente migratorieIl regolamento (CE) n. 973/2001 del Consiglio ha abolito la vecchia disposizione comunitaria che fissava a 120 cm la taglia minima di sbarco per il pesce spada, al fine di stabilire una nuova taglia minima compatibile sia con la taglia di riproduzione che con l'attuale modello di sfruttamento. L'ICCAT non ha tuttavia adottato alcuna raccomandazione in proposito. Dato che la Comunità è responsabile di oltre il 75% delle catture di questa specie nel Mediterraneo, è opportuno introdurre una nuova taglia minima comunitaria, nonché specifiche sui palangari compatibili con il suddetto limite e un divieto di pesca di quattro mesi, dall'inizio di ottobre alla fine di gennaio, per i pescherecci che utilizzano palangari per la cattura di talune specie altamente migratorie, al fine di ridurre sostanzialmente le catture di novellame di pesce spada.Malgrado l'attuazione del regolamento n. 1239/98 del Consiglio, negli ultimi anni si è registrata un'attività considerevole di reti da posta derivanti che praticano illegalmente la pesca di specie altamente migratorie. Per contrastare questa tendenza è proposto un divieto sulla cattura di determinate specie altamente migratorie mediante reti da fondo o reti galleggianti ancorate. Si propone inoltre di limitare le dimensioni delle reti fisse combinate e di specificare lo spessore del filo ritorto. Queste due norme, senza conseguenze per le rese di specie comunemente bersaglio della pesca su piccola scala, dovrebbero tuttavia migliorare il rispetto del regolamento n. 1239/98 del Consiglio e contribuire a ridurre la mortalità dei piccoli cetacei.Capitolo X. Disposizioni per le acque maltesiQuesto capitolo attua le misure disposte nel trattato del 2003 relativo all'adesione di Malta, che limitano la pesca nella zona delle 25 miglia alle navi di lunghezza inferiore a 12 metri, salvo per un numero limitato di navi più grandi dedite a tipi di pesca specifici. Queste misure sono in linea con la strategia mediterranea per la PCP, che prevede di attuare una gestione dello sforzo di pesca, in particolare ripartendo quest'ultimo tra diverse zone a seconda del tipo di pescherecci utilizzati e degli ambienti sfruttati, nonché di rendere lo sfruttamento più razionale tramite l'applicazione di misure tecniche, tra cui le zone di divieto per taluni attrezzi da pesca.Capitolo XI. Disposizione finaleQuesto capitolo contiene disposizioni relative all'adozione da parte della Commissione dei regolamenti di attuazione, nonché all'abrogazione della precedente normativa comunitaria sulla pesca nel Mediterraneo.IV. Misure nazionali complementariLa presente proposta definisce un contesto per la gestione comunitaria delle risorse della pesca nel Mediterraneo. Essa include un numero significativo di norme comunitarie per le attività di pesca di interesse comune, procedure per l'ulteriore sviluppo delle norme comunitarie quali i piani di gestione della pesca, nonché l'obbligo per gli Stati membri di elaborare norme nazionali per le attività di pesca condotte esclusivamente all'interno delle proprie acque territoriali.Occorre ricordare che, ai sensi degli articoli 9 e 10 del regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio (il regolamento quadro della PCP), ogni Stato membro, purché osservi le procedure di notifica, può adottare misure non discriminatorie per la conservazione e la gestione delle risorse della pesca nella zona delle 12 miglia nautiche dalle proprie linee di base e, con riguardo ad altre acque poste sotto la sua giurisdizione, misure che si applicano unicamente alle navi battenti la propria bandiera.Gli Stati membri del Mediterraneo vengono incoraggiati ad adottare tali misure complementari nazionali ogniqualvolta necessario per assicurare la conservazione delle risorse della pesca o la protezione dell'ecosistema marino.V. Consultazione delle parti interessateNel preparare la proposta la Commissione ha consultato due volte gli operatori del settore alieutico mediterraneo e le osservazioni da essi formulate ne hanno influenzato alcuni degli elementi principali. Ad esempio, la creazione di piani di gestione integrata che leghino la gestione dello sforzo all'applicazione di misure tecniche, la conservazione e il rafforzamento del divieto sull'uso delle reti da traino nelle zone costiere, la necessità di imporre limitazioni alla pesca sportiva, la necessità di migliorare il modello di sfruttamento nel breve termine tramite la fissazione di zone o periodi di divieto anziché tramite un aumento della dimensione delle maglie, nonché la delega agli Stati membri di alcune decisioni relative alla gestione locale, sono tutti aspetti fortemente raccomandati dai rappresentanti del settore.2003/0229 (CNS)Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica dei regolamenti (CEE) n. 2847/93 e (CE) n. 973/2001IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 37,vista la proposta della Commissione [1],[1]  GU C [...], [...], pag. [...].visto il parere del Parlamento europeo [2],[2]  GU C [...], [...], pag. [...].considerando quanto segue:(1) Le disposizioni del regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca [3], si applicano al Mediterraneo.[3]  GU L 358 del 31.12.2002, pag. 59.(2) Con decisione 98/392/CE [4], il Consiglio ha approvato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che contiene norme e principi relativi alla conservazione e alla gestione delle risorse biologiche d'alto mare. Ai sensi dell'articolo 122 di tale convenzione, il Mediterraneo può essere classificato come un mare semichiuso e la Comunità si sforza di coordinare la gestione e la conservazione delle risorse acquatiche vive con gli altri Stati costieri.[4]  GU L 179 del 23.6.1998, pag. 1.(3) Ai sensi della decisione 98/416/CE [5], la Comunità è parte contraente dell'Accordo sulla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (in appresso denominato "CGPM"). L'Accordo CGPM fornisce un contesto per la cooperazione regionale in materia di conservazione e gestione delle risorse marine del Mediterraneo adottando raccomandazioni nella zona oggetto dell'Accordo stesso che diventano vincolanti per le parti contraenti.[5]  GU L 190 del 4.7.1998, pag. 34.(4) Le caratteristiche biologiche, sociali e giurisdizionali della pesca nel Mediterraneo necessitano da parte della Comunità la creazione di un contesto gestionale specifico.(5) La Comunità si è impegnata ad applicare una strategia precauzionale nell'adozione di misure volte a proteggere e conservare le risorse acquatiche vive e gli ecosistemi marini e a garantirne uno sfruttamento sostenibile.(6) Il sistema di gestione disposto dal presente regolamento riguarda le operazioni relative alla pesca degli stock del Mediterraneo condotta da pescherecci comunitari nelle acque comunitarie e in quelle internazionali, da paesi terzi nelle zone di pesca degli Stati membri o da cittadini dell'Unione nelle acque d'altura del Mediterraneo.(7) Tuttavia, per non ostacolare la ricerca scientifica, il presente regolamento non deve applicarsi alle operazioni che possono risultare necessarie per lo svolgimento di tale ricerca.(8) È necessario creare un contesto efficace di gestione, tramite un'adeguata ripartizione delle responsabilità tra la Comunità e gli Stati membri.(9) La rigorosa protezione di alcune specie marine già offerta dalla direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche [6], e applicabile alle acque marine soggette alla sovranità degli Stati membri, deve essere estesa alle acque d'altura del Mediterraneo.[6]  GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7.(10) Occorre adottare nuove misure tecniche per la pesca che sostituiscano quelle stabilite dal regolamento (CE) n. 1626/94 del Consiglio, del 27 giugno 1994, recante misure tecniche di conservazione delle risorse della pesca nel Mediterraneo [7], per tenere conto dei nuovi pareri scientifici. Occorre inoltre tenere conto dei principali elementi del piano d'azione per la conservazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mediterraneo nell'ambito della politica comune della pesca [8].[7]  GU L 171 del 6.7.1994, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 973/2001 (GU L 137 del 19.5.2001, pag. 1).[8]  COM (2002) 535 def.(11) Il regolamento (CE) n. 1626/94 deve essere pertanto abrogato.(12) Le catture eccessive di individui sottotaglia devono essere evitate. A tal fine è necessario proteggere determinate zone in cui si riunisce il novellame, tenendo conto delle condizioni biologiche locali.(13) Gli attrezzi da pesca che risultano troppo dannosi per l'ambiente marino o che conducono al depauperamento di determinati stock devono essere vietati o sottoposti a una regolamentazione più rigorosa.(14) Per evitare ulteriori aumenti dei tassi di mortalità del novellame e per ridurre sostanzialmente l'entità dei rigetti in mare di organismi marini morti da parte dei pescherecci, è opportuno disporre un aumento delle dimensioni delle maglie e degli ami per le reti da traino, le reti da fondo e i palangari utilizzati per la cattura di alcune specie di organismi marini, nonché rendere obbligatorio l'impiego di pezze a maglie quadrate.(15) Per il periodo transitorio precedente all'aumento della dimensione delle maglie delle reti a strascico, è opportuno determinare alcune caratteristiche dell'armamento delle reti che aumentino la selettività delle maglie attualmente utilizzate.(16) La gestione dello sforzo di pesca dovrebbe essere lo strumento principale per favorire una pesca sostenibile nel Mediterraneo. A tal fine è opportuno determinare le dimensioni totali dei principali attrezzi fissi per limitare uno dei fattori che incidono sullo sforzo di pesca messo in atto.(17) Una parte della fascia costiera andrebbe riservata agli attrezzi selettivi utilizzati per la pesca artigianale, al fine di proteggere le zone di crescita e gli habitat sensibili nonché di favorire la sostenibilità sociale della pesca nel Mediterraneo.(18) È opportuno determinare le taglie minime di sbarco di taluni organismi marini al fine di migliorarne lo sfruttamento e di fissare norme a cui gli Stati membri possano far riferimento nell'elaborare il proprio sistema di gestione della pesca costiera. A tal fine, la selettività di un determinato attrezzo da pesca dovrebbe corrispondere per quanto possibile alla taglia minima di sbarco stabilita per una determinata specie o per il gruppo di specie catturate con quell'attrezzo.(19) Per non ostacolare il ripopolamento artificiale o il trapianto di stock ittici, le operazioni necessarie allo svolgimento di tali attività devono essere consentite, purché compatibili con la sostenibilità delle specie interessate.(20) Data l'importanza della pesca sportiva nel Mediterraneo, occorre garantire che essa venga praticata in modo tale da non interferire in misura significativa con la pesca commerciale, che sia compatibile con lo sfruttamento sostenibile delle risorse acquatiche vive e che rispetti gli obblighi comunitari con riguardo alle organizzazioni regionali per la pesca.(21) Date le caratteristiche specifiche di molti tipi di pesca nel Mediterraneo, limitati a determinate sottozone geografiche, e tenuto conto della tradizione di applicare il regime di gestione dello sforzo a livello subregionale, è opportuno disporre la creazione di piani di gestione comunitari e nazionali, combinando in particolare la gestione dello sforzo con misure tecniche specifiche.(22) Per garantire un controllo efficiente delle attività di pesca è necessario adottare talune misure specifiche complementari o più rigorose rispetto a quelle previste dal regolamento (CEE) n. 2847/93, del 12 ottobre 1993, che istituisce un regime di controllo applicabile nell'ambito della politica comune della pesca [9]. In particolare, occorre ridurre la soglia, attualmente fissata a 50 kg di equivalente peso vivo, per le specie diverse da quelle altamente migratorie e dalle piccole specie pelagiche catturate nel Mediterraneo che devono essere registrate nel giornale di bordo.[9]  GU L 261 del 20.10.1993, pag. 1.(23) Dato che le attività di pesca comunitarie sono responsabili di oltre il 75% delle catture di pesce spada nel Mediterraneo, è opportuno modificare il regolamento (CE) n. 973/2001 del Consiglio, del 14 maggio 2001, che stabilisce alcune misure tecniche di conservazione per taluni stock migratori [10], per fissare una taglia minima di sbarco comunitaria e specifiche per i palangari compatibili con tale limite, nonché un divieto di quattro mesi per la pesca coi palangari al fine di proteggere il novellame di pesce spada.[10]  GU L 137 del 19.5.2001, pag. 1.(24) È necessario adottare disposizioni comunitarie relative alla pesca nelle acque intorno alle isole maltesi, conformemente agli orientamenti stabiliti nel trattato di adesione, in particolare all'articolo 21 e all'allegato III del medesimo. È inoltre opportuno introdurre l'obbligo di detenere un permesso di pesca speciale per accedere a tali acque.(25) Le misure necessarie per l'attuazione del presente regolamento devono essere adottate in conformità della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [11].[11]  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.(26) Le modifiche degli allegati del presente regolamento devono essere altresì adottate in conformità della decisione 1999/468/CE,HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Capitolo I Ambito d'applicazione e definizioniArticolo 1 Ambito d'applicazione1. Il presente regolamento si applicaa) alla conservazione, alla gestione e allo sfruttamento delle risorse acquatiche vive quando tali attività sono condotte:i) nelle acque marittime del Mediterraneo ad est della linea situata a 5°36' di longitudine ovest (in appresso "il Mediterraneo") soggette alla sovranità o alla giurisdizione degli Stati membri;ii) da pescherecci comunitari nel Mediterraneo al di fuori delle acque di cui al punto i);iii) da cittadini di Stati membri, fatta salva la responsabilità primaria dello Stato di bandiera, nel Mediterraneo al di fuori delle acque di cui al punto i); eb) alla commercializzazione dei prodotti della pesca catturati nel Mediterraneo.2. Il presente regolamento non si applica alle operazioni di pesca effettuate esclusivamente a fini di ricerche scientifiche condotte con il permesso e sotto l'egida dello Stato membro o degli Stati membri interessati.Articolo 2 DefinizioniAi fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:(1) "attrezzi trainati": qualsiasi attrezzo da pesca trainato dalla forza motrice del peschereccio o tirato per mezzo di verricelli con il peschereccio all'ancora o in movimento a bassa velocità, incluse in particolare le reti trainate e le draghe;(2) "reti trainate": reti da traino, sciabiche da natante e sciabiche da spiaggia;(3) "reti da traino": reti attivamente trainate dal motore principale del peschereccio, costituite da un corpo conico o piramidale (corpo della rete) chiuso in fondo da un sacco, che possono estendersi all'apertura mediante bracci o essere montate su un'armatura rigida; l'apertura orizzontale è assicurata da divergenti o da un'asta o armatura di forma e dimensioni variabili; tali reti possono essere trainate sul fondo (reti a strascico) o a mezz'acqua (reti da traino pelagiche);(4) "sciabiche da natante": reti da circuizione e sciabiche trainate, azionate e tirate per mezzo di funi e verricelli da un peschereccio in movimento o all'ancora e non rimorchiate dal motore principale, composte da due bracci laterali e da una tasca centrale a forma di cucchiaio o munita di sacco nella parte posteriore; possono essere utilizzate dalla superficie al fondo a seconda delle specie bersaglio;(5) "sciabiche da spiaggia": reti da circuizione e sciabiche trainate messe in acqua a partire da un peschereccio e manovrate dalla riva;(6) "draghe": attrezzi trainati attivamente dal motore principale del peschereccio per la cattura di molluschi bivalvi; comprendono un sacco di rete o una gabbia metallica montati su un'armatura rigida di forma e dimensioni variabili, la cui parte inferiore presenta una lama che può essere arrotondata, affilata o dentata e può essere o meno munita di scivoli e depressori; esistono inoltre draghe meccanizzate per mezzo di dispositivi idraulici (draghe idrauliche);(7) "zona protetta": un'area geograficamente definita di acque marine in cui la totalità o una parte delle attività di pesca sono temporaneamente o permanentemente vietate o soggette a restrizioni al fine di migliorare lo sfruttamento e la conservazione delle risorse acquatiche viventi o la protezione degli ecosistemi marini;(8) "rete da imbrocco": rete formata da un'unica pezza e mantenuta verticalmente in acqua per mezzo di piombi e galleggianti; essa cattura organismi acquatici viventi che restano impigliati nella rete o nelle sue maglie; a seconda della zavorra e del galleggiamento, queste reti possono essere utilizzate per pescare nella colonna d'acqua fino alla superficie marina (reti da imbrocco fisse galleggianti e reti da imbrocco derivanti) o in prossimità del fondo (reti da imbrocco calate sul fondo);(9) "rete da imbrocco fissa galleggiante": rete da imbrocco che sia o che possa essere ancorata con qualsiasi dispositivo sul fondo e che galleggi nella colonna d'acqua finanche alla superficie del mare;(10) "rete da imbrocco derivante": rete da imbrocco mantenuta in superficie o a una certa distanza da essa per mezzo di galleggianti e lasciata alla deriva sotto l'azione delle correnti, isolatamente o, il più delle volte, insieme all'imbarcazione a cui è fissata; può essere munita di ancore o di altri dispositivi di galleggiamento volti a stabilizzare la rete e/o a limitarne la deriva;(11) "rete da imbrocco calata sul fondo": rete da imbrocco che sia o che possa essere ancorata con ogni dispositivo sul fondo e mantenuta in prossimità di esso;(12) "rete da fondo": un tramaglio, una rete da imbrocco calata sul fondo o una rete da fondo combinata;(13) "tramaglio": rete costituita da due o più pezze fissate insieme in parallelo su un'unica ralinga, che sia o che possa essere ancorata con qualsiasi dispositivo sul fondo marino;(14) "rete da fondo combinata": rete da imbrocco calata sul fondo combinata con un tramaglio che ne costituisce la parte inferiore;(15) "reti da circuizione": reti che catturano i pesci circondandoli lateralmente e dal basso;(16) "ciancioli": reti da circuizione la cui parte inferiore è tenuta insieme da un cavo, collegato alla lima da piombo per mezzo di anelli, che consente la chiusura della rete;(17) "pesca sportiva": attività di pesca che sfruttano le risorse acquatiche viventi a fini ricreativi o sportivi;(18) "dispositivi di concentrazione dei pesci (DCP)": qualsiasi dispositivo galleggiante sulla superficie del mare in grado di concentrare nello spazio sottostante novellame o individui adulti di specie altamente migratorie.Capitolo II Specie e habitat protettiArticolo 3 Specie protette1. Sono vietati la cattura, la detenzione a bordo, il trasbordo o lo sbarco intenzionali delle specie marine di cui all'allegato IV della direttiva 92/43/CEE del Consiglio [12].[12]  GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7.2. In deroga al paragrafo 1, la detenzione a bordo, il trasbordo o lo sbarco delle specie marine di cui allo stesso paragrafo, catturate accidentalmente, sono consentiti nella misura in cui si tratti di attività necessarie a favorire la ricostituzione degli animali catturati e a condizione che le autorità nazionali competenti interessate ne siano state debitamente informate in precedenza.Articolo 4 Habitat protettiÈ vietata la pesca con reti da traino, draghe, trappole, ciancioli, sciabiche da natante, sciabiche da spiaggia e reti analoghe sulle praterie di posidonie (Posidonia oceanica) o di altre fanerogame marine.Capitolo III Zone protetteArticolo 5 Zone protette comunitarie1. Entro il 30 giugno 2004, gli Stati membri trasmettono alla Commissione informazioni utili alla creazione di zone protette sia all'interno che all'esterno delle proprie acque territoriali.2. Sulla base di tali informazioni e di ogni altra informazione pertinente in proposito, il Consiglio designa entro il 31 dicembre 2004 le zone protette, in particolare quelle situate in tutto o in parte al di fuori delle acque territoriali degli Stati membri, indicando i tipi di attività di pesca vietati o autorizzati in tali zone.3. Il Consiglio può successivamente designare altre zone protette sulla base di nuovi dati scientifici pertinenti.Articolo 6 Zone protette nazionali1. Entro il 31 dicembre 2004, gli Stati membri designano altre zone protette all'interno delle proprie acque territoriali in cui le attività di pesca possono essere vietate o soggette a limitazioni al fine di conservare e gestire le risorse acquatiche vive o di mantenere e migliorare lo stato di conservazione degli ecosistemi marini. Le autorità competenti degli Stati membri interessati decidono in merito agli attrezzi da pesca autorizzati nelle suddette zone protette e fissano norme tecniche adeguate e almeno altrettanto vincolanti di quelle previste dalla normativa comunitaria vigente.2. Gli Stati membri possono successivamente designare altre zone protette sulla base di nuovi dati scientifici pertinenti.3. Le misure nazionali di cui ai paragrafi 1 e 2 devono essere notificate alla Commissione.4. Nel caso in cui la proposta di istituire una zona protetta all'interno delle acque territoriali di uno Stato membro possa incidere sulle attività dei pescherecci di un altro Stato membro, la suddetta zona viene designata solo dopo che la Commissione, lo Stato membro e il consiglio consultivo regionale interessato siano stati consultati conformemente alla procedura di cui all'articolo 8, paragrafi da 3 a 6, del regolamento (CE) n. 2371/2002.5. Qualora la Commissione ritenga che le misure notificate ai sensi del paragrafo 3 non siano sufficienti per garantire un elevato livello di protezione delle risorse e dell'ambiente essa può, previa consultazione dello Stato membro, chiedere di modificare la misura o proporre che il Consiglio designi una zona protetta o adotti misure tecniche con riguardo alle acque considerate.Capitolo IV Restrizioni relative agli attrezzi da pescaArticolo 7 Pratiche e attrezzi vietatiSono vietati l'impiego per la pesca e la detenzione a bordo di:a) sostanze tossiche, narcotiche o corrosive;b) apparecchiature che generano scariche elettriche;c) esplosivi;d) sostanze che, se mescolate, possono dar luogo ad esplosioni;e) dispositivi trainati per la raccolta del corallo rosso;f) martelli pneumatici o altri attrezzi a percussione per la raccolta di specie dimoranti nelle rocce.Articolo 8 Dimensione minima delle maglie1. Sono vietati l'impiego per la pesca e la detenzione a bordo di reti trainate, di reti da circuizione o di reti da imbrocco per la cattura dell'occhialone, a meno che la dimensione delle maglie nella parte della rete in cui esse sono più piccole non sia conforme al disposto dei paragrafi da 3 a 6.2. La dimensione delle maglie è determinata secondo le procedure specificate nel regolamento (CE) n. 129/2003 della Commissione [13].[13]  GU L 22 del 25.1.2003, pag. 5.3. Per le reti trainate diverse da quelle di cui al paragrafo 4, la dimensione minima delle maglie è la seguente:1) fino al 31 dicembre 2005: 40 mm;2) dal  1° gennaio 2006: 50 mm;3) dal l 1° gennaio 2009: 60 mm.4. Per le reti da traino pelagiche destinate alla pesca della sardina e dell'acciuga, quando tali specie rappresentano almeno l'85% delle catture in peso vivo misurate dopo la cernita, la dimensione minima delle maglie è di 20 mm.5. Per le reti da circuizione, la dimensione minima delle maglie è di 14 mm.6. Per le reti da imbrocco destinate alla pesca dell'occhialone, quando tale specie rappresenta almeno il 20% delle catture in peso vivo, la dimensione minima delle maglie è di 100 mm.7. Su richiesta di uno Stato membro, la Commissione può concedere una deroga al disposto dei paragrafi 3, 4 e 5 per le sciabiche da natante e le sciabiche da spiaggia che rientrano in un piano di gestione di cui all'articolo 17, a condizione che la pesca in questione sia altamente selettiva ed abbia un effetto trascurabile sull'ambiente marino.Gli Stati membri forniscono dati scientifici aggiornati e motivazioni tecniche per tale deroga.Articolo 9 Taglia minima degli ami1. Sono vietati l'impiego per la pesca e la detenzione a bordo di palangari con ami di lunghezza totale inferiore a 5 cm e di larghezza inferiore a 2,5 cm per i pescherecci che utilizzano palangari e che sbarcano o detengono a bordo un quantitativo di occhialone (Pagellus bogaraveo) superiore al 20% delle catture in peso vivo misurate dopo la cernita.2. Ai fini del paragrafo 1:a) la lunghezza totale degli ami corrisponde alla lunghezza massima totale del gambo calcolata dall'estremità dell'amo che serve ad assicurare la lenza, di solito a forma di occhiello, all'apice del collo;b) la larghezza degli ami corrisponde alla distanza massima orizzontale dalla parte esterna del gambo alla parte esterna dell'ardiglione.Articolo 10 Attacco di dispositivi e armamento delle reti da traino1. In qualsiasi parte della rete è vietato ostruire le maglie o ridurne di fatto le dimensioni se non con dispositivi autorizzati dal regolamento (CEE) n. 3440/84 della Commissione [14] o elencati nell'allegato I a) del presente regolamento.[14]  GU L 318 del 7.12.1984, pag. 23.2. L'armamento delle reti da traino deve essere conforme alle specifiche tecniche di cui all'allegato I, lettera b), del presente regolamento.Articolo 11 Dimensioni degli attrezzi da pescaÈ vietato detenere a bordo o utilizzare in mare attrezzi da pesca non conformi alle dimensioni indicate nell'allegato II.Articolo 12 Valori minimi di distanza e profondità per l'uso degli attrezzi da pesca1. È vietato l'uso di attrezzi trainati entro una distanza di 3 miglia nautiche dalla costa o all'interno dell'isobata di 50 m quando tale profondità è raggiunta a una distanza dalla costa inferiore a 3 miglia.In deroga al primo comma, l'uso di draghe idrauliche è autorizzato a una distanza compresa tra 1,5 e 3 miglia nautiche dalla costa, indipendentemente dalla profondità, a condizione che le specie diverse dai molluschi catturate non superino il 10% del peso vivo totale della cattura.2. È vietato l'uso di reti da traino e draghe idrauliche entro una distanza di 1,5 miglia nautiche dalla costa.3. È vietato l'uso di ciancioli entro una distanza di 0,5 miglia nautiche dalla costa o all'interno dell'isobata di 50 m quando tale profondità è raggiunta a una distanza dalla costa inferiore a 0,5 miglia.4. È vietato l'uso di attrezzi trainati, ciancioli e altre reti da circuizione entro una distanza di 1 miglio nautico dai confini di zone protette delimitate ai sensi degli articoli 5 e 6.5. Su richiesta di uno Stato membro, la Commissione può autorizzare su base locale una deroga ai paragrafi 1 e 3 qualora tale deroga sia giustificata da vincoli geografici specifici o qualora le attività di pesca interessate siano altamente selettive e abbiano un effetto trascurabile sull'ambiente marino e a condizione che esse rientrino in un piano di gestione ai sensi dell'articolo 17. Gli Stati membri forniscono dati tecnici e scientifici aggiornati che giustificano tale deroga.Capitolo V Taglie minime degli organismi mariniArticolo 13 Taglie minime degli organismi marini1. Gli organismi marini di taglia inferiore alla taglia minima di cui all'allegato III (in appresso: "gli organismi marini sottotaglia") non possono essere venduti, tenuti a bordo, trasbordati, sbarcati, trasferiti, immagazzinati, venduti, esposti o messi in vendita.2. La taglia degli organismi marini è misurata conformemente all'allegato IV. Qualora siano ammessi più metodi di misurazione, gli organismi marini hanno la taglia prevista se almeno una delle misure determinate mediante questi metodi è pari o superiore alla dimensione minima corrispondente.3. Il paragrafo 1 non si applica al novellame di sardine sbarcato ai fini del consumo umano se tale novellame è catturato con sciabiche da natante o sciabiche da spiaggia e autorizzato conformemente a disposizioni nazionali stabilite in un piano di gestione di cui all'articolo 17, a condizione che lo stock di sardine rientri nei limiti biologici di sicurezza.Articolo 14 Ripopolamento artificiale e trapianto1. In deroga all'articolo 13, gli organismi marini sottotaglia possono essere catturati, tenuti a bordo, trasbordati, sbarcati, trasferiti, immagazzinati, venduti, esposti o messi in vendita a fini di ripopolamento artificiale o trapianto con il permesso e sotto l'egida dello Stato membro in cui si svolgono tali attività.2. Gli Stati membri provvedono affinché la cattura di organismi marini sottotaglia ai fini di cui al paragrafo 1 avvenga secondo modalità compatibili con eventuali misure di gestione comunitarie applicabili alla specie in questione.3. Gli organismi catturati ai fini di cui al paragrafo 1 devono essere rigettati in mare o destinati all'acquacoltura estensiva. Se successivamente ricatturati, essi possono essere venduti, immagazzinati, esposti o messi in vendita a condizione che soddisfino i requisiti di cui all'articolo 13.Capitolo VI Pesca non commercialeArticolo 15 Pesca sportiva1. Nell'ambito della pesca sportiva è vietato l'uso di reti trainate, reti da circuizione, ciancioli, draghe, reti da imbrocco, tramagli e palangari per la cattura di specie altamente migratorie.2. Gli Stati membri provvedono affinché la pesca sportiva venga praticata secondo modalità conformi agli obiettivi e alle norme del presente regolamento.3. Gli Stati membri provvedono affinché le catture di organismi marini effettuate nell'ambito della pesca sportiva non vengano commercializzate.4. Gli Stati membri adottano misure per la registrazione e la raccolta separata dei dati relativi alle catture di specie altamente migratorie di cui all'allegato I del regolamento (CE) n. 973/2001 effettuate nell'ambito della pesca sportiva nel Mediterraneo.5. Gli Stati membri informano la Commissione circa le misure adottate in conformità del presente articolo.Capitolo VII Piani di gestioneArticolo 16 Piani di gestione a livello comunitario1. Il Consiglio può adottare piani di gestione per attività di pesca specifiche praticate nel Mediterraneo, segnatamente in zone che si estendono del tutto o in parte al di fuori delle acque territoriali degli Stati membri. Tali piani possono includere in particolare:a) misure di gestione dello sforzo di pesca;b) misure tecniche specifiche, comprendenti ove del caso opportune deroghe temporanee alle norme del presente regolamento laddove tali deroghe siano necessarie allo svolgimento delle attività di pesca e a condizione che il piano di gestione garantisca lo sfruttamento sostenibile delle risorse considerate;c) l'estensione dell'uso obbligatorio di sistemi di controllo via satellite VMS o di sistemi analoghi per i pescherecci di lunghezza fuori tutto compresa tra 10 e 15 m;d) restrizioni temporanee o permanenti in talune zone, riservate a determinati attrezzi o alle navi che hanno sottoscritto obblighi nell'ambito del piano di gestione.2. Gli Stati membri e/o il consiglio consultivo regionale per il Mediterraneo possono presentare suggerimenti alla Commissione su questioni attinenti alla definizione dei piani di gestione. La Commissione risponde a tali richieste entro tre mesi dal ricevimento.Articolo 17 Piani di gestione per talune attività di pesca nelle acque territoriali1. Entro il 31 dicembre 2004 gli Stati membri adottano piani di gestione per le attività di pesca condotte con sciabiche da natante, sciabiche da spiaggia, reti da circuizione e draghe all'interno delle loro acque territoriali. Ai suddetti piani di gestione si applicano l'articolo 6, paragrafi 2 e 3 e l'articolo 6, paragrafo 4, primo comma del regolamento (CE) n. 2371/2002.2. Gli Stati membri possono successivamente elaborare altri piani di gestione sulla base di nuovi dati scientifici pertinenti.3. Gli Stati membri provvedono a un adeguato monitoraggio scientifico dei piani di gestione. In particolare, il piano di gestione relativo alle attività di pesca che sfruttano specie con ciclo di vita breve sono rivisti annualmente per tener conto dei possibili cambiamenti verificatisi nella forza di reclutamento.4. I piani di gestione possono includere misure che vanno oltre le disposizioni del presente regolamento al fine di:a) accrescere la selettività degli attrezzi da pesca;b) ridurre i rigetti in mare;c) contenere lo sforzo di pesca.5. Le misure da includere nei piani di gestione sono proporzionate alle finalità, agli obiettivi e al calendario previsto, e tengono conto dei seguenti fattori:a) lo stato di conservazione dello stock o degli stock;b) le caratteristiche biologiche dello stock o degli stock;c) le caratteristiche delle attività di pesca nel corso delle quali gli stock sono catturati;d) l'impatto economico delle misure sulle attività di pesca interessate.6. I piani di gestione prevedono il rilascio di permessi di pesca speciali conformemente al regolamento (CE) n. 1627/94 [15]. In deroga al disposto dell'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento suddetto, ai pescherecci di lunghezza totale fuori tutto inferiore a 10 m può essere richiesto il possesso di un permesso di pesca speciale.[15]  GU L 171 del 6.7.1994, pag. 7.7. I piani di gestione sono notificati alla Commissione in tempo utile per consentirle di presentare le proprie osservazioni prima che i piani stessi vengano adottati. La Commissione comunica tali piani agli altri Stati membri.8. Nel caso in cui un piano di gestione possa incidere sulle attività dei pescherecci di un altro Stato membro, esso viene adottato solo dopo che la Commissione, lo Stato membro e il consiglio consultivo regionale interessato siano stati consultati conformemente alla procedura di cui all'articolo 8, paragrafi da 3 a 6, del regolamento (CE) n. 2371/2002 [16].[16]  GU L 358 del 31.12.2002, pag.59.9. Se la Commissione, sulla base della notifica di cui al paragrafo 7 o di un nuovo parere scientifico, ritiene che un piano di gestione adottato ai sensi del paragrafo 1 non sia sufficiente ad assicurare un elevato livello di protezione delle risorse e dell'ambiente, essa può consultare lo Stato membro e chiedergli di modificare il piano o può proporre al Consiglio adeguate misure destinate alla protezione delle risorse e dell'ambiente.Capitolo VIII Misure di controlloArticolo 18 Cattura di specie bersaglio1. Le percentuali di cui all'articolo 8, paragrafi 4 e 6, all'articolo 9, paragrafo 1, all'articolo 12, paragrafo 1 e all'articolo 22 sono calcolate in proporzione al peso vivo di tutti gli organismi acquatici che si trovano a bordo dopo la cernita o al momento dello sbarco. Esse possono essere calcolate in base a uno o più campioni rappresentativi.2. Nel caso di pescherecci da cui sono stati trasbordati quantitativi di organismi acquatici vivi, tali quantitativi devono essere presi in considerazione nel calcolo delle percentuali di cui al paragrafo 1.Articolo 19 TrasbordiIl trasbordo di organismi acquatici vivi su altri pescherecci o l'accettazione di trasbordi di tali organismi da altri pescherecci sono consentiti unicamente ai comandanti dei pescherecci che tengono un giornale di bordo secondo quanto disposto all'articolo 6 del regolamento (CEE) n. 2847/93 [17].[17]  GU L 261 del 20.10.1993, pag. 1.Articolo 20 Porti designati1. Le catture effettuate con reti a strascico, reti da traino pelagiche, ciancioli, palangari pelagici e draghe idrauliche possono essere sbarcate e commercializzate per la prima volta solo in porti designati dagli Stati membri.2. Gli Stati membri notificano alla Commissione entro il 31 dicembre 2004 un elenco di porti designati. La Commissione comunica tale elenco agli altri Stati membri.Articolo 21 Controllo delle cattureAll'articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 2847/93, la seconda frase è sostituita dal testo seguente:"Per le operazioni di pesca nel Mediterraneo, tutte le specie indicate su un elenco adottato conformemente al paragrafo 8 e conservate a bordo in quantitativi superiori a 10 kg di equivalente peso vivo devono essere registrate nel giornale di bordo.Tuttavia, per le specie altamente migratorie e le piccole specie pelagiche, ogni quantitativo superiore a 50 kg di equivalente peso vivo deve essere registrato nel giornale di bordo."Capitolo IX Misure per le specie altamente migratorieArticolo 22 Restrizioni relative all'impiego di alcuni tipi di imbarcazioni e di attrezziNel regolamento (CE) n. 973/2001 è inserito il seguente articolo 4 bis:"Articolo 4 bis1. Nel Mediterraneo è vietato l'uso di reti da fondo o reti galleggianti ancorate per la cattura delle specie seguenti: tonno bianco (Thunnus alalunga), tonno rosso (Thunnus thynnus), pesce spada (Xiphias gladius), pesce castagna (Brama brama), squali (Hexanchus griseus; Cetorhinus maximus; Alopiidae; Carcharhinidae; Sphyrnidae; Isuridae; Lamnidae).2. Nel Mediterraneo sono vietati l'impiego per la pesca e la detenzione a bordo di palangari con ami di lunghezza totale inferiore a 10 cm e di larghezza inferiore a 4,5 cm per i pescherecci che utilizzano palangari e che sbarcano o detengono a bordo un quantitativo di pesce spada (Xiphias gladius) superiore al 20% delle catture in peso vivo misurate dopo la cernita.3. Dal 1° ottobre al 31 gennaio di ogni anno è vietata nel Mediterraneo la pesca con palangari pelagici per la cattura di una qualsiasi delle specie seguenti: tonno bianco (Thunnus alalunga), tonno rosso (Thunnus thynnus), pesce spada (Xiphias gladius) e squali (Hexanchus griseus;, Cetorhinus maximus; Alopiidae; Carcharhinidae; Sphyrnidae; Isuridae; Lamnidae).4. Ai fini del paragrafo 2:a) la lunghezza totale degli ami corrisponde alla lunghezza massima totale del gambo calcolata dall'estremità dell'amo che serve ad assicurare la lenza, di solito a forma di occhiello, all'apice del collo;b) la larghezza degli ami corrisponde alla distanza massima orizzontale dalla parte esterna del gambo alla parte esterna dell'ardiglione."Articolo 23 Taglia minimaAll'allegato IV del regolamento (CE) n. 973/2001, la voce concernente il pesce spada è sostituita dalla seguente:pesce spada (Xiphias gladius) nell'oceano Atlantico: 25 kg o 125 cm (mandibola inferiore);pesce spada (Xiphias gladius) nel Mediterraneo: 110 cm (mandibola inferiore) o 16 kg di peso vivo (peso del pesce intero precedentemente alla trasformazione o alla rimozione di sue parti) o 14 kg di peso senza visceri né branchie (peso successivo alla rimozione dei visceri e delle branchie) (1)(1) La tolleranza del 15% di cui all'articolo 7, paragrafo 1, secondo comma, non si applica al pesce spada nel Mediterraneo.Capitolo X Misure per le acque intorno alle isole maltesiArticolo 24 La zona di gestione di 25 miglia intorno alle isole maltesi1. L'accesso dei pescherecci comunitari alle acque e alle risorse della zona che si estende fino a 25 miglia nautiche dalle linee di base intorno alle isole maltesi (in appresso: "la zona di gestione") è disciplinato come segue:a) la pesca all'interno della zona di gestione è limitata ai pescherecci di lunghezza fuori tutto inferiore a 12 metri che utilizzano attrezzi diversi da quelli trainati;b) lo sforzo complessivo di tali pescherecci, espresso in termini di capacità di pesca totale, non può superare il livello medio registrato nel 2000-2001, corrispondente a 1950 pescherecci aventi una potenza motrice e una stazza totali di 83000 kW e 4035 GT rispettivamente.2. In deroga al paragrafo 1, lettera a), i pescherecci con reti da traino di lunghezza fuori tutto non superiore a 24 metri sono autorizzati a pescare in determinate zone all'interno della zona di gestione, secondo quanto specificato all'allegato V, lettera a), del presente regolamento, fatto salvo il rispetto delle condizioni seguenti:a) la capacità di pesca totale dei pescherecci con reti da traino autorizzati ad operare nella zona di gestione non deve superare il limite di 4800 kW;b) la capacità di pesca di un peschereccio con reti da traino autorizzato ad operare ad una profondità inferiore ai 200 m non deve superare i 185 kW; l'isobata di 200 metri di profondità è identificata da una linea spezzata che collega i punti elencati nell'allegato V b);c) i pescherecci con reti da traino che operano nella zona di gestione devono essere in possesso di un permesso di pesca speciale ai sensi dell'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1627/94 e devono essere inclusi in un elenco fornito annualmente alla Commissione dagli Stati membri interessati e contenente il nome, il numero di registrazione internazionale e le caratteristiche di ciascun peschereccio;d) i limiti di capacità di cui al paragrafo 2, lettere a) e b), devono essere periodicamente rivalutati sulla base del parere di enti scientifici pertinenti con riguardo ai loro effetti sulla conservazione degli stock.3. Se la capacità totale di pesca di cui al paragrafo 2, lettera a), supera la capacità totale di pesca dei pescherecci con lunghezza fuori tutto pari o inferiore a 24 metri che operano nella zona di gestione nel periodo di riferimento 2000-2001 (in appresso: "la capacità di pesca di riferimento"), la Commissione ripartisce tale capacità eccedentaria disponibile tra gli Stati membri tenendo conto degli interessi di quelli che chiedono un'autorizzazione.La capacità di pesca di riferimento corrisponde a 3600 kW.4. I permessi di pesca speciali per la capacità di pesca eccedentaria disponibile di cui al paragrafo 3 possono essere rilasciati unicamente ai pescherecci che alla data di applicazione del presente articolo figurano nello schedario comunitario della flotta.5. Se la capacità totale di pesca dei pescherecci con reti da traino autorizzati ad operare nella zona di gestione ai sensi del paragrafo 2, lettera c), supera il limite stabilito al paragrafo 2, lettera a), perché tale limite è stato abbassato a seguito della revisione di cui al paragrafo 2, lettera d), la Commissione ripartisce la capacità di pesca tra gli Stati membri sulla base seguente:a) la capacità di pesca in kW corrispondente ai pescherecci operanti nella zona nel periodo 2000-2001 è considerata prioritaria;b) la capacità di pesca in kW corrispondente ai pescherecci che hanno operato nella zona in un qualsiasi altro periodo è presa in considerazione in secondo luogo;c) la capacità di pesca rimanente per gli altri pescherecci viene ripartita tra gli Stati membri tenendo conto degli interessi di quelli che chiedono un'autorizzazione.6. In deroga al paragrafo 1, lettera a), i pescherecci con ciancioli o palangari e i pescherecci dediti alla pesca della lampuga ai sensi dell'articolo 25 sono autorizzati ad operare all'interno della zona di gestione. Essi ricevono un permesso di pesca speciale ai sensi dell'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1627/94 e devono essere inclusi in un elenco fornito annualmente alla Commissione da ciascuno Stato membro e contenente il nome, il numero di registrazione internazionale e le caratteristiche di ciascun peschereccio.7. Il comandante di un peschereccio con reti da traino autorizzato ad operare nella zona di gestione ai sensi del paragrafo 2 e che non dispone di VMS a bordo è tenuto a segnalare ciascuna entrata e ciascuna uscita dalla zona suddetta alle proprie autorità e alle autorità dello Stato costiero.Articolo 25 Pesca della lampuga1. All'interno della zona di gestione, la pesca della lampuga (Coriphaena spp.) mediante dispositivi di concentrazione dei pesci (DCP) è vietata dal 1° gennaio al 31 luglio di ogni anno.2. La pesca della lampuga all'interno della zona di gestione può essere praticata da un massimo di 130 pescherecci.3. Le autorità maltesi stabiliscono le rotte lungo cui sono disposti i DCP e assegnano ciascuna rotta a pescherecci comunitari entro il 30 giugno di ogni anno. I pescherecci comunitari battenti bandiera diversa da quella di Malta non sono autorizzati ad utilizzare i DCP nella zona delle 12 miglia.4. Le autorità maltesi trasmettono alla Commissione entro il 1° luglio di ogni anno l'elenco dei pescherecci autorizzati a partecipare alla pesca della lampuga.5. I pescherecci autorizzati a partecipare alla pesca della lampuga ricevono un permesso di pesca speciale ai sensi dell'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1627/94 e vengono inclusi in un elenco fornito annualmente alla Commissione da ciascuno Stato membro e contenente il nome, il numero di registrazione internazionale e le caratteristiche di ciascun peschereccio.In deroga al disposto dell'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1627/94, ai pescherecci di lunghezza fuori tutto inferiore a 10 m è richiesto il possesso di un permesso di pesca speciale.Capitolo XI Disposizioni finaliArticolo 26 Procedura decisionaleSalvo diversa disposizione del presente regolamento, il Consiglio decide secondo la procedura di cui all'articolo 37 del trattato.Articolo 27 Modalità di applicazioneLe modalità di applicazione degli articoli 8, 21, 24 e 25 del presente regolamento sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 30, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 2371/2002.Articolo 28 ModificheLe modifiche degli allegati sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 30, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2371/2002.Articolo 29 AbrogazioneIl regolamento (CE) n. 1626/94 è abrogato.I riferimenti al regolamento abrogato si intendono fatti al presente regolamento e vanno letti secondo la tavola di concordanza di cui all'allegato VI.Articolo 30 Entrata in vigoreIl presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.Gli articoli 24 e 25 si applicano a decorrere dalla data di adesione di Malta.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a Bruxelles, [...]Per il ConsiglioIl Presidente[...]ALLEGATO I Condizioni tecniche per l'attacco di dispositivi e l'armamento delle reti da trainoDefinizioniAi fini del presente allegato si applicano le seguenti definizioni:a) "pezza di rete a filo accoppiato": una pezza di rete a due o più fili, i quali possono essere separati tra i nodi senza danneggiare la struttura dei fili;b) "pezza di rete senza nodo": una pezza di rete costituita da maglie di quattro lati che formano un quadrato approssimativo in cui gli angoli delle maglie sono formati dall'incrocio dei fili di due lati adiacenti della maglia;c) "pezza di rete a maglia quadrata": una pezza costruita in modo tale che le due serie di linee parallele formate dai lati della maglia siano l'una parallela e l'altra perpendicolare all'asse longitudinale della rete;d) "corpo della rete": sezione rastremata situata nella parte anteriore di una rete da traino;e) "avansacco": sezione cilindrica, costituita da una o più pannelli, situata tra il corpo della rete e il sacco;f) "sacco": la parte posteriore di una rete da traino, costituita da una pezza con maglie delle stesse dimensioni avente forma rastremata o cilindrica;g) "sacco a palla" : sacco costituito da uno o più pannelli adiacenti, con maglie delle stesse dimensioni, la cui lunghezza orizzontale, se tirato, aumenta verso la parte posteriore provocando un'estensione della lunghezza orizzontale e della circonferenza del sacco;h) "sacco a pantalone": sacco singolo costituito da uno o più pannelli adiacenti, con maglie delle stesse dimensioni, cuciti assieme lungo i loro lati  ;i) "sacco a tasca": un sacco a pantalone i cui pannelli posteriori, sia superiori che inferiori, sono cuciti insieme orizzontalmente o un sacco la cui parte posteriore è costituita da un unico pannello piegato;j) "relinga orizzontale": corda esterna che corre orizzontalmente rispetto all'asse longitudinale della rete, situata nella parte posteriore del sacco lungo la giuntura tra due pannelli superiori e inferiori o lungo la piega del pannello posteriore unico; può essere un prolungamento della relinga laterale o una corda separata.a) Attacco di dispositivi autorizzati alle reti da traino1. In deroga all'articolo 8 del regolamento (CEE) n. 3440/84 della Commissione, un dispositivo meccanico con chiusura lampo, disposta orizzontalmente o longitudinalmente, può essere utilizzato per chiudere l'apertura destinata allo svuotamento del sacco a tasca.2. La distanza tra la chiusura lampo orizzontale e le maglie posteriori del sacco non deve essere superiore a un metro.b) Requisiti degli armamenti1. Le reti da traino non possono essere munite di sacco a palla. Il numero delle maglie di dimensioni uguali non aumenta dall'estremità anteriore all'estremità posteriore intorno a qualsiasi circonferenza di un sacco.2. La circonferenza della parte posteriore del corpo della rete da traino (la parte rastremata) o dell'avansacco (la parte cilindrica) deve essere più grande almeno del 10% rispetto alla circonferenza dell'estremità anteriore del sacco stricto sensu. Questa disposizione si applica a tutte le reti da traino con maglie di dimensione pari o inferiore a 60 mm.3. Nelle reti trainate possono essere inseriti pannelli a maglie quadrate, posti nella parte o sezione superiore della rete di fronte all'avansacco o in un qualsiasi punto tra la parte anteriore dell'avansacco e la parte posteriore del sacco; tali pannelli non possono essere in alcun modo ostruiti da prolungamenti interni o esterni del sacco. Devono essere costituiti di pezze di rete senza nodo o di pezze di rete con nodi antiscioglimento ed essere inseriti in modo che le maglie si mantengano sempre del tutto aperte durante la pesca. Le norme dettagliate relative a ulteriori specifiche tecniche per i pannelli a maglie quadrate sono adottate conformemente alla procedura di cui all'articolo 27 del presente regolamento.4. È proibito tenere a bordo o utilizzare qualsiasi rete trainata il cui sacco sia costituito, interamente o in parte, di pezze di rete a maglie diverse dalle maglie quadrate o a diamante.5. Il paragrafo 4 non si applica alle sciabiche da natante il cui sacco abbia maglie di dimensioni inferiori a 10 mm.6. In deroga all'articolo 6, paragrafo 4, del regolamento (CEE) n. 3440/84 della Commissione, nelle reti a strascico la dimensione delle maglie della fodera di rinforzo non deve essere inferiore a 120 mm se le maglie del sacco sono inferiori a 60 mm. Questa disposizione si applica unicamente al Mediterraneo, ferme restando le norme applicabili alle altre acque comunitarie. Se la dimensione delle maglie del sacco è pari o superiore a 60 mm, si applica l'articolo 6, paragrafo 4, del regolamento (CEE) n. 3440/84 della Commissione.7. Il sacco a tasca deve avere un'unica apertura che ne permetta lo svuotamento.8. La lunghezza della relinga orizzontale non deve essere inferiore al 20% della circonferenza del sacco.9. La circonferenza della fodera di rinforzo, quale definita all'articolo 6 del regolamento n. 3440/84 della Commissione, deve essere pari ad almeno 1,3 volte quella del sacco.10. È vietato tenere a bordo o utilizzare qualsiasi rete trainata costituita interamente o in parte, nel sacco, di pezze di rete ottenute con un solo filo di spessore superiore a 3,5 millimetri.11. È vietato tenere a bordo o utilizzare qualsiasi rete trainata costituita interamente o in parte, nel sacco, di pezze di rete ottenute con fili accoppiati.12 Le pezze di rete con spessore del filo ritorto superiore a 6 mm sono vietate in ogni parte delle reti a strascico.ALLEGATO II Requisiti relativi alle caratteristiche degli attrezzi da pescaDefinizioniAi fini del presente allegato:(1) la lunghezza della rete corrisponde a quella della lima da sughero; la lunghezza delle reti da fondo e delle reti da posta galleggianti può essere anche definita sulla base del peso o del volume della loro massa;(2) l'altezza della rete corrisponde alla somma delle altezze delle maglie bagnate, compresi i nodi, stirate perpendicolarmente alla lima da sughero.1. DragheLa larghezza massima consentita per le draghe è di 4 m, ad eccezione delle draghe per la pesca delle spugne (gangava).2. Reti da circuizione (ciancioli e sciabiche senza cavo di chiusura)La lunghezza della pezza è limitata a 800 m e l'altezza massima a 120 m, tranne per le tonnare volanti.3. Tramagli e reti da imbrocco- L'altezza massima di un tramaglio non può superare i 4 m.- L'altezza massima di una rete da imbrocco calata sul fondo e di una rete da imbrocco fissa galleggiante non può superare i 10 m.- È vietato detenere a bordo e calare più di 4 000 m di tramagli, reti da imbrocco calate sul fondo o reti da imbrocco fissa galleggianti per nave.- Il diametro del ritorto di una rete da imbrocco calata sul fondo e di una rete da imbrocco fissa galleggiante non può essere superiore a 0,5 mm.4. Reti da fondo combinate (tramagli + reti da imbrocco)- L'altezza massima di una rete da fondo combinata non può superare i 10 m.- È vietato detenere a bordo e calare più di 2 500 m di reti combinate per nave.- Il diametro del ritorto di una rete da imbrocco non può essere superiore a 0,5 mm.5. Reti da imbrocco derivanti- È vietato detenere a bordo e calare una rete da imbrocco derivante di lunghezza superiore al limite stabilito dal regolamento (CE) n. 894/97 che istituisce misure tecniche per la conservazione delle risorse della pesca [18] come modificato dal regolamento (CE) n. 1239/98, dell'8 giugno 1998 [19].[18]  GU L 132 del 23.5.1997, pag. 1.[19]  GU L 171 del 17.6.1998, pag. 1.6. Palangaro di fondo- È vietato detenere a bordo e calare più di 7 000 m di palangaro per nave.7. Linee di nasse per la pesca dei crostacei di profonditàÈ vietato detenere a bordo e calare più di 5 km di linee di nasse.8. Palangaro di superficie (derivante)È vietato detenere a bordo e calare più di 60 km di palangaro per nave.Allegato III Taglie minime degli organismi mariniDENOMINAZIONE SCIENTIFICA  //  Taglia minima1. Pesci  //Dicentrarchus labrax  //  25 cmDiplodus annularis  //  12 cmDiplodus puntazzo  //  18 cmDiplodus sargus  //  23 cmDiplodus vulgaris  //  18 cmEngraulis encrasicolus *  //  11 cmEpinephelus spp.  //  45 cmLithognathus mormyrus  //  20 cmMerluccius merluccius   //  15 cm (fino al 31 dicembre 2008)20 cm (dal 1° gennaio 2009)Mullus spp.  //  11 cmPagellus acarne  //  17 cmPagellus bogaraveo  //  33 cmPagellus erythrinus  //  15 cmPagrus pagrus  //  18 cmPolyprion americanus  //  45 cmSardina pilchardus**  //  13 cmScomber japonicus  //  18 cmScomber scombrus  //  18 cmSolea vulgaris  //  25 cmSparus aurata  //  20 cmTrachurus spp.  //  15 cm2. Crostacei  //Homarus gammarus  //  30 cm LTNephrops norvegicus  //  20 mm LC70 mm LTPalinuridae  //  105 mm LCParapenaeus longirostris  //  20 mm LC3. Molluschi bivalvi  //Pecten jacobeus  //  11 cmLT = lunghezza totale; LC = lunghezza del carapace.(*) Acciuga: gli Stati membri possono convertire la taglia minima in 110 esemplari per kg.(**) Sardina: gli Stati membri possono convertire la taglia minima in 55 esemplari per kg.Allegato IV Misurazione della taglia di un organismo marino1. La taglia di un pesce è misurata, come indicato nella figura 1, dall'estremità anteriore del  muso sino all'estremità della pinna caudale.2.La taglia dello scampo (Nephrops norvegicus) è misurata, come indicato nella figura 2:- in lunghezza del carapace, parallelamente alla linea mediana, iniziando dalla parte posteriore di una delle orbite fino al margine posteriore del carapace, e/o- in lunghezza totale, dalla punta del rostro fino all'estremità posteriore del telson, escludendo le setae.3. La taglia dell'astice (Homarus gammarus) è misurata, come indicato nella figura 3, in lunghezza totale, dalla punta del rostro fino all'estremità posteriore del telson, escludendo le setae.4. La taglia dell'aragosta (Palinuridae) è misurata, come indicato nella figura 4, in lunghezza del carapace dalla punta del rostro fino al punto medio del margine posteriore del carapace.6. La taglia di un mollusco bivalve è misurata, come indicato nella figura 5, sulla parte più lunga della conchiglia.Figura 1&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;Figura 2&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;(Nephrops)Scampo(a) Lunghezza del carapace(b) Lunghezza totaleFigura 3&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;(Homarus)Astice(a) Lunghezza del carapace(b) Lunghezza totaleFigura 4&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;Figura 5&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;Allegato V Zona di gestione di 25 miglia intorno alle isole maltesia) Zone in cui è autorizzata la pesca con attrezzi da traino nelle acque circostanti le isole maltesi: coordinate geograficheZona A  //  Zona HA1 - 36.0172°N, 14.1442°EA2 - 36.0289°N, 14.1792°EA3 - 35.9822°N, 14.2742°EA4 - 35.8489°N, 14.3242°EA5 - 35.8106°N, 14.2542°EA6 - 35.9706°N, 14.2459°E  //  H1 - 35.6739°N, 14.6742°EH2 - 35.4656°N, 14.8459°EH3 - 35.4272°N, 14.7609°EH4 - 35.5106°N, 14.6325°EH5 - 35.6406°N, 14.6025°EZona B  //  Zona IB1 - 35.7906°N, 14.4409°EB2 - 35.8039°N, 14.4909°EB3 - 35.7939°N, 14.4959°EB4 - 35.7522°N, 14.4242°EB5 - 35.7606°N, 14.4159°EB6 - 35.7706°N, 14.4325°E  //  I1 - 36.1489°N, 14.3909°EI2 - 36.2523°N, 14.5092°EI3 - 36.2373°N, 14.5259°EI4 - 36.1372°N, 14.4225°EZona C  //  Zona JC1 - 35.8406°N, 14.6192°EC2 - 35.8556°N, 14.6692°EC3 - 35.8322°N, 14.6542°EC4 - 35.8022°N, 14.5775°E  //  J1 - 36.2189°N, 13.9108°EJ2 - 36.2689°N, 14.0708°EJ3 - 36.2472°N, 14.0708°EJ4 - 36.1972°N, 13.9225°EZona D  //  Zona KD1 - 36.0422°N, 14.3459°ED2 - 36.0289°N, 14.4625°ED3 - 35.9989°N, 14.4559°ED4 - 36.0289°N, 14.3409°E  //  K1 - 35.9739°N, 14.0242°EK2 - 36.0022°N, 14.0408°EK3 - 36.0656°N, 13.9692°EK4 - 36.1356°N, 13.8575°EK5 - 36.0456°N, 13.9242°EZona E  //  Zona LE1 - 35.9789°N, 14.7159°EE2 - 36.0072°N, 14.8159°EE3 - 35.9389°N, 14.7575°EE4 - 35.8939°N, 14.6075°EE5 - 35.9056°N, 14.5992°E  //  L1 - 35.9856°N, 14.1075°EL2 - 35.9956°N, 14.1158°EL3 - 35.9572°N, 14.0325°EL4 - 35.9622°N, 13.9408°EZona F  //  Zona MF1 - 36.1423°N, 14.6725°EF2 - 36.1439°N, 14.7892°EF3 - 36.0139°N, 14.7892°EF4 - 36.0039°N, 14.6142°E  //  M1 - 36.4856°N,14.3292°EM2 - 36.4639°N,14.4342°EM3 - 36.3606°N,14.4875°EM4 - 36.3423°N,14.4242°EM5 - 36.4156°N,14.4208°EZona G  //  Zona NG1 - 36.0706°N, 14.9375°EG2 - 35.9372°N, 15.0000°EG3 - 35.7956°N, 14.9825°EG4 - 35.7156°N, 14.8792°EG5 - 35.8489°N, 14.6825°E  //  N1 - 36.1155°N, 14.1217°EN2 - 36.1079°N, 14.0779°EN3 - 36.0717°N, 14.0264°EN4 - 36.0458°N, 14.0376°EN5 - 36.0516°N, 14.0896°EN6 - 36.0989°N, 14.1355°Eb) Coordinate geografiche di alcuni punti intermedi lungo l'isobata dei 200 m all'interno della zona di gestione di 25 migliaID Latitudine Longitudine1 36.3673°N 14.5540°E2 36.3159°N 14.5567°E3 36.2735°N 14.5379°E4 36.2357°N 14.4785°E5 36.1699°N 14.4316°E6 36.1307°N 14.3534°E7 36.1117°N 14.2127°E8 36.1003°N 14.1658°E9 36.0859°N 14.152°E10 36.0547°N 14.143°E11 35.9921°N 14.1584°E12 35.9744°N 14.1815°E13 35.9608°N 14.2235°E14 35.9296°N 14.2164°E15 35.8983°N 14.2328°E16 35.867°N 14.4929°E17 35.8358°N 14.2845°E18 35.8191°N 14.2753°E19 35.7863°N 14.3534°E20 35.7542°N 14.4316°E21 35.7355°N 14.4473°E22 35.7225°N 14.5098°E23 35.6951°N 14.5365°E24 35.6325°N 14.536°E25 35.57°N  14.5221°E26 35.5348°N 14.588°E27 35.5037°N 14.6192°E28 35.5128°N 14.6349°E29 35.57°N  14.6717°E30 35.5975°N 14.647°E31 35.5903°N 14.6036°E32 35.6034°N 14.574°E33 35.6532°N 14.5535°E34 35.6726°N 14.5723°E35 35.6668°N 14.5937°E36 35.6618°N 14.6424°E37 35.653°N 14.6661°E38 35.57°N  14.6853°E39 35.5294°N 14.713°E40 35.5071°N 14.7443°E41 35.4878°N 14.7834°E42 35.4929°N 14.8247°E43 35.4762°N 14.8246°E44 36.2077°N 13.947°E45 36.1954°N 13.96°E46 36.1773°N 13.947°E47 36.1848°N 13.9313°E48 36.1954°N 13.925°E49 35.4592°N 14.1815°E50 35.4762°N 14.1895°E51 35.4755°N 14.2127°E52 35.4605°N 14.2199°E53 35.4453°N 14.1971°EAllegato VI Tavola di concordanzaRegolamento (CE) N. 1626/94  //  Presente regolamentoArticolo 1, paragrafo 1  //  Articolo 1, paragrafo 1Articolo 1, paragrafo 2, primo comma  //  Articolo 6, articolo 15 e articolo 17Articolo 1, paragrafo 2, secondo comma  //  Articolo 3Articolo 2, paragrafi 1 e 2  //  Articolo 7Articolo 2, paragrafo 3  //  Articolo 15 e articolo 17Articolo 3, paragrafo 1, primo comma  //  Articolo 12, paragrafo 1, primo comma, e paragrafo 5Articolo 3, paragrafo 1, secondo e terzo comma (paragrafo 1 bis)  //  Articolo 12, paragrafi 2 e 5, e articolo 17Articolo 3, paragrafo 2  //  Articolo 12, paragrafo 1, secondo comma e articolo 17Articolo 3, paragrafo 3  //  Articolo 4Articolo 3, paragrafo 4  //  Articolo 12, paragrafo 3Articolo 4  //  Articolo 6Articolo 5  //  Articolo 11 e allegato IIArticolo 6, paragrafi 1, 1 bis e 2  //  Articolo 8 e articolo 17Articolo 6, paragrafo 3  //  Allegato IIArticolo 7  //  Articolo 20Articolo 8, paragrafi 1 e 3  //  Articolo 13, allegato II e allegato IVArticolo 9  //  Articolo 1, paragrafo 2Articolo 10  //  ----Articolo 11  //  Articolo 30Allegato I  //  Articolo 3 e articolo 4Allegato II  //  Articolo 10, allegato I e allegato IIAllegato III  //  Articolo 8, paragrafi 3, 4 e 5Allegato IV  //  Allegato III