CELEX: C2004/146/03
Language: it
Date: 2004-05-29 00:00:00
Title: Causa C-168/04: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro la Repubblica d'Austria, proposto il 5 aprile 2004.

29.5.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 146/2
            
         Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro la Repubblica d'Austria, proposto il 5 aprile 2004.
   (Causa C-168/04)
   (2004/C 146/03)
   Il 5 aprile 2004 la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalla sig.ra Barbara Eggers e dal sig. Enrico Traversa, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso contro la Repubblica d'Austria.
   La ricorrente conclude che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               dichiarare che la Repubblica d'Austria è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono ai sensi dell'art. 49 CE, in quanto con l'art. 18, nn. 12-16 dell'AuslBG (legge sull'occupazione degli stranieri), e con l'art. 10, n. 1, sub 3), FrG (legge sugli stranieri) ha ostacolato in maniera sproporzionata il distacco di lavoratori cittadini di paesi terzi nell'ambito dell'esercizio di una prestazione di servizi.
            
         
               —
            
            
               Condannare la Repubblica d'Austria alle spese di causa.
            
         Motivi e principali argomenti
   I prestatori di servizio, che sono residenti in un altro Stato membro, vengono ostacolati all'atto del distacco in Austria di lavoratori cittadini di paesi terzi mediante tre diversi procedimenti di controllo presso tre diverse autorità austriache. Infatti, l'Ausländerbeschäftigungsgesetz (AuslBG) (legge sull'occupazione degli stranieri) prevede la richiesta di un «attestato di distacco UE» presso la sede regionale dell'Ufficio del lavoro unitamente a un visto in base al Fremdengesetz (FrG) (legge sui stranieri), che viene rilasciato dai competenti Consolati, e a una procedura di notifica per l'esame delle condizioni retributive e di lavoro in base all'Arbeitsvertragsrechts-Anpassungsgesetz (AVRAG) (legge sull'adattamento del diritto dei contratti di lavoro).
   I.   Attestato di distacco UE, art. 18, nn. 12-16, AuslBG
   Il requisito di un attestato di distacco UE ai sensi dell'art. 18, nn. 12-16, AuslBG, ha un effetto restrittivo sulla libera prestazione di servizi nella Comunità.
   Il requisito dell'attestato di distacco UE unitamente al visto in base al FrG e alla procedura di notifica in base all'AVRAG sono sproporzionati rispetto al fine perseguito dalla Repubblica d'Austria di combattere abusi e di tutelare i lavoratori.
   1.   Prevenzione degli abusi
   La normativa austriaca viola il principio di proporzionalità poiché un efficace controllo dei presupposti del distacco aziendale nell'ambito della libera prestazione di servizi può essere assicurato mediante misure meno incisive.
   Il legittimo interesse di uno Stato membro di controllare i presupposti del distacco di lavoratori di un'impresa di prestazioni di servizi, cittadini di paesi terzi, può essere sufficientemente soddisfatto mediante il requisito di un visto. Ogni controllo aggiuntivo, come nella fattispecie nella forma dell'attestato di distacco UE, che viene rilasciato da un'altra autorità, non è giustificato.
   2.   Rispetto delle condizioni retributive e di lavoro
   Il presupposto materiale di cui all'art. 18, n. 13, sub 2), AuslBG, secondo cui l'attestato di distacco UE viene rilasciato solo allorché sono rispettate le condizioni austriache retributive e lavorative in base all'AVRAG, comporta inoltre uno sproporzionato doppio controllo.
   Il requisito dell'attestato UE e il relativo procedimento sono sproporzionati rispetto al fine perseguito della tutela dei lavoratori, poiché la Repubblica d'Austria dispone già di strumenti meno incisivi.
   La Repubblica d'Austria ha dato attuazione alla direttiva sul distacco mediante l'AVRAG, che prevede la possibilità di controlli successivi, per verificare se i salari richiesti siano anche effettivamente pagati.
   3.   Lavoratori già assunti stabilmente
   Il requisito di un'occupazione di almeno un anno o di un contratto di lavoro a tempo determinato con il prestatore di servizi, che in base all'art. 18, n. 13, sub 1), AuslBG, costituisce un presupposto per l'attestato di distacco UE, rappresenta una limitazione senza giustificazione della libera prestazione dei servizi. Il fine della prevenzione degli abusi può essere raggiunto anche con misure di gran lunga meno restrittive.
   II.   Diniego del permesso di soggiorno, art. 10, n. 1, sub 3), FrG
   Ai sensi dell'art. 10, n. 1, sub 3), FrG, un permesso di soggiorno deve essere rifiutato, allorché il lavoratore è già entrato nel paese senza visto. Questa disposizione impedisce un distacco anche se il prestatore di servizi può dimostrare la legittimità, ossia ha già presentato una domanda in base alla quale uno Stato membro può effettuare un controllo necessario.
   Il rifiuto automatico di un permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 10, n. 1, sub 3), FrG, è sproporzionato rispetto al fine del controllo dei presupposti del diritto di soggiorno e deve perciò essere dichiarato illegittimo.
   Il rifiuto automatico di un visto, previsto dall'art. 10, n. 3, FrG, nel caso di un ingresso illegale puramente formale ostacola in maniera considerevole la libera prestazione dei servizi e la rendono illusoria per alcuni settori di prestazione di servizi. Allo stato attuale del diritto comunitario la Repubblica d'Austria, con i controlli all'atto del rilascio del visto prima dell'ingresso nel paese, dispone di uno strumento altrettanto efficace ma meno incisivo per verificare se il cittadino di un paese terzo entra nel paese al fine dell'esercizio di una prestazione di servizi.