CELEX: 51997PC0468
Language: it
Date: 1997-09-25
Title: Proposta di regolamento (CE) del Consiglio recante modifica del regolamento (CEE) n. 2552/93, che impone un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                          Bruxelles, 25.09.1997
                                          COM(97)468 def.
                              Proposta di
              REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
RECANTE MODIFICA DEL REGOLAMENTO (CEE) N. 2552/93, CHE IMPONE UN
 DAZIO ANTIDUMPING DEFINITIVO SULLE IMPORTAZIONI DI CORINDONE
   ARTIFICIALE ORIGINARIO DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE
                   (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                    RELAZIONE
1. Con regolamento (CEE) n. 2552/93, nel settembre 1993 il Consiglio ha imposto un
   dazio antidumping residuo sulle importazioni di corindone artificiale originario della
   Repubblica popolare cinese.
2. Con regolamento (CE) n. 2556/94 del Consiglio, il dazio antidumping definitivo è
   stato successivamente esteso a tutte le importazioni di corindone artificiale originario
   della Repubblica popolare cinese.
3. Nel luglio 1995 il CEFIC (Consiglio europeo delle federazioni dell'industria chimica)
   ha presentato domanda di riesame, a norma dell'articolo 12 del regolamento (CE) n.
   3283/94 del Consiglio, per conto dei produttori comunitari che rappresentano una
   proporzione maggioritaria della produzione di corindone artificiale della Comunità.
   La domanda di riesame era motivata dal fatto che il dazio antidumping definitivo
   attualmente in vigore sulle importazioni di corindone artificiale originario della
   Repubblica popolare cinese non era più sufficiente a compensare il dumping.
   Tuttavia, poiché sono trascorsi oltre quattro anni dall'ultimo riesame del 1991 in
   seguito al quale sono state adottate misure, la Commissione ha ritenuto opportuno
   avviare un riesame provvisorio per determinare sia il dumping che il pregiudizio a
   norma dell'articolo 11, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. 384/96, che ha sostituito
   il regolamento (CE) n. 3283/94.
4. Il 12 gennaio 1996, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità
   europee, la Commissione ha annunciato l'avvio della procedura di riesame del
   regolamento (CEE) n. 2552/93, modificato dal regolamento (CE) n. 2556/94.
                                             A
 ---pagebreak--- 5. L'inchiesta ha dimostrato che il corindone artificiale di produzione cinese veniva
   esportato nella Comunità con un margine di dumping delU'88,7% e che, per via del
   fatto che i provvedimenti in causa non sono stati rispettati, l'industria comunitaria ha
   subito un ulteriore pregiudizio dovuto all'importazione di quantitativi maggiori a
   prezzi molto bassi del prodotto in questione. Ha inoltre stabilito che un'eventuale
   scadenza delle misure contribuirebbe probabilmente ad aggravare gli effetti negativi
   del dumping e di conseguenza anche la situazione dell'industria comunitaria.
   Dopo aver consultato gli utilizzatori industriali comunitari, si è giunti alla
   conclusione che non sussistevano motivi impellenti per non mantenere le misure nel
   caso in questione e che era anzi nell'interesse della Comunità modificare le misure
   antidumping.
   Dopo aver esaminato gli argomenti avanzati dalle parti interessate, la Commissione
   ha stabilito i fatti in via definitiva.
6. Sembra pertanto legittimo continuare ad imporre le suddette misure, adattandole
   tuttavia alla luce dei risultati dell'inchiesta volta a determinare sia il dumping che il
   pregiudizio.
7. Sentito il parere del comitato consultivo, si propone pertanto al Consiglio l'adozione
   del progetto di regolamento in allegato, recante modifica del regolamento (CEE) n.
   2552/93 che impone un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di corindone
   artificiale originario della Repubblica popolare cinese.
                                            1 OU
 ---pagebreak---                                           Proposta di
                     REGOLAMENTO (CE) N. .797 DEL CONSIGLIO
                                             DEL...
RECANTE MODIFICA DEL REGOLAMENTO (CEE) N. 2552/93, CHE IMPONE UN
  DAZIO ANTIDUMPING DEFINITIVO SULLE IMPORTAZIONI DI CORINDONE
      ARTIFICIALE ORIGINARIO DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, in particolare l'articolo 11, paragrafo 6,
vista la proposta della Commissione, presentata previa consultazione del comitato
consultivo,
considerando quanto segue:
                               A. PROCEDURA PRECEDENTE
(1)      In seguito a una denuncia presentata dal Consiglio europeo delle federazioni
         dell'industria chimica (CEFIC), con regolamento (CEE) n. 2690/842 la
         Commissione ha imposto dazi antidumping provvisori sulle importazioni di
         corindone artificiale originario, tra l'altro, della Repubblica popolare cinese.
         Successivamente, con decisione n. 84/650/CEE3, la Commissione ha accettato un
         impegno offerto dalla China National Import and Export Corporation e ha
         abrogato i dazi provvisori imposti in precedenza.
1
    GU n. L 56 del 6.3.1996, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (GU n. L
    317 del 6.12.1996, pag. 1).
2
    GU n. L 255 del 25.09.1984, pag. 9.
3
    GU n. L 340 del 28.12.1984, pag. 82.
                                                      A    * -
 ---pagebreak--- (2)    In seguito ad una richiesta presentata dal CEFIC, è stato effettuato un riesame
       delle misure summenzionate che ha determinato l'adozione della decisione
       91/512/CEE4, con la quale la Commissione ha accettato gli impegni offerti da sei
       società cinesi autorizzate dalla Camera di commercio cinese ad esportare
       corindone artificiale nella Comunità.
(3)    È stato successivamente accertato che altre esportazioni venivano compiute dalla
       Cina da parte di altri esportatori o organismi commerciali in precedenza ignoti alla
       Commissione, ciò che ha determinato, mediante regolamento (CEE) n. 2552/93
       del Consiglio5, l'imposizione di un dazio antidumping residuo definitivo del 30,8%
       sulle importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare
       cinese, ad eccezione delle importazioni vendute per esportazione nella Comunità
       dalle sei società cinesi dalle quali erano stati accettati gli impegni relativi ai prezzi.
(4)    La Commissione ha in seguito appurato che i suddetti impegni non erano stati
       rispettati. Il dazio antidumping è stato di conseguenza esteso alle sei imprese cinesi
       di cui al regolamento (CE) n. 2556/94 del Consiglio6, il che ha determinato
       l'applicazione di un dazio antidumping del 30,8% a partire dal 22 ottobre 1994 su
       tutte le importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare
       cinese.
4
    GUn. L 275 del 2.10.1991, pag. 27.
5
    GU n. L 235 del 18.9.1993, pag. 1.
6
    GU n. L 270 del 21.10.1994, pag. 24.
 ---pagebreak---                             B. INCHIESTA RELATIVA AL RIESAME
(5)    Il 27 luglio 1995, una domanda di riesame è stata presentata dal CEFIC per conto
       dei produttori comunitari che rappresentano una proporzione maggioritaria della
       produzione di corindone artificiale della Comunità. La domanda, presentata a
       norma dell'articolo 12 del regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, sostituito
       dal regolamento (CE) n. 384/96 (di seguito denominato "regolamento di base"),
       era basata sul fatto che il dazio antidumping definitivo attualmente in vigore sulle
       importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese
       non aveva determinato un movimento adeguato dei prezzi di rivendita nella
       Comunità, dato che tale dazio era stato compensato da un'ulteriore diminuzione
       dei prezzi cinesi all'esportazione. L'industria comunitaria veniva pertanto a subire,
       secondo i ricorrenti, un ulteriore pregiudizio dalle importazioni cinesi oggetto di
       dumping.
(6)    Poiché sono trascorsi oltre quattro anni dall'adozione delle misure che hanno fatto
       seguito all'ultimoriesamedel 1991, e sulla base di prove che hanno evidenziato un
       mutamento della situazione relativa sia al dumping che al pregiudizio, la
       Commissione ha ritenuto opportuno avviare un riesame provvisorio per
       determinare sia il dumping che il pregiudizio, a norma dell'articolo 11, paragrafo 3
       del regolamento di base.
(7)    Il 12 gennaio 1996, mediante avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle
       Comunità europee1, la Commissione ha annunciato l'avvio della procedura di
       riesame del regolamento (CEE) n. 2552/93, modificato dal regolamento (CE) n.
       2556/94, a norma dell'articolo 11, paragrafo 3 del regolamento di base.
7
    GU n. C 7 del 12.1.1996, pag. 5.
 ---pagebreak--- (8)   I produttori cinesi sostenevano che la richiesta di riesame includeva prove
      concernenti esclusivamente l'evoluzione dei prezzi di rivendita nel mercato
      comunitario, mentre non veniva fornita alcuna informazione rilevante in merito alla
      situazione attuale del mercato dei ricorrenti, come avviene di norma nel caso di
      una denuncia che dia luogo ad un'inchiesta completa volta a determinare sia il
      dumping che il pregiudizio.
      A tale riguardo, si deve osservare che la denuncia allegava prove sufficienti tanto
      di un sensibile aumento in volume e in quote di mercato delle importazioni dalla
      Cina di corindone artificiale, associato ad una diminuzione dei prezzi cinesi
      all'esportazione, quanto di un corrispondente calo della quota di mercato dei
      produttori comunitari.
(9)  ,La Commissione ha informato ufficialmente i produttori, gli esportatori e gli
      importatori notoriamente interessati e ha offerto alle parti direttamente in causa
      l'opportunità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere
      sentite.
(10)  La Commissione ha inviato questionari alle parti notoriamente interessate e ha
      ricevuto risposte, oltre che dai produttori comunitari all'origine della denuncia e da
      altri due produttori della Comunità, da otto esportatori e tre importatori cinesi
      nella Comunità. Quanto al paese ad economia di mercato da utilizzarsi come
      riferimento per determinare il valore normale per la Repubblica popolare cinese, la
      Commissione ha ricevuto risposte da tre produttori brasiliani e da un produttore
      statunitense.
 ---pagebreak--- (11)  La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai
     fini della procedura e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
     (a)     Produttori comunitari:
             - Péchiney Electrométallurgie, Francia
             - Universal Abrasives, Regno Unito
             - H. C. Starck, Germania
     (b)      Importatori nella Comunità:
             (i) importatore collegato
             Sinabrasive Import-Export GmbH., Ratingen, Germania
             (ii) importatori non collegati
             Smyris Abrasive s.r.l., Pero, Italia
   -         Mineralien-Werke Kuppenheim GmbH., Kuppenheim, Germania
(12) I seguenti esportatori cinesi hanno fornito una risposta completa al questionario:
     - China Abrasives Import and Export Corporation, Canton, RPC
     - CMEC Guizhou Corporation Ltd., Guizhou, RPC
 ---pagebreak---      - Guangdong Machinery & Equipment Import & Export, Guangzhou, RPC
     - Guiyang Xinsheng Abrasives & Abrasive Tools Factory, Guiyang, RPC
     - Mount Tai Abrasives Company, Shandong, RPC
     - Shandong Machinery & Equipment Import & Export Corp., Qingdao, RPC
     - The 7th Grinding wheel Factory Import & Export Corp., Guizhou, RPC
     - White Dove (Group) Corporation Ltd., Zhengzhou, RPC
(13) Poiché il Brasile è stato selezionato quale paese di riferimento per determinare il
     valore normale, come precisato ai considerandi dal (25) al (28), la Commissione ha
     svolto un'inchiesta presso le sedi di tre produttori brasiliani di corindone artificiale,
     i cui nomi non vengono menzionati nel presente regolamento per ragioni di
     confidenzialità.
(14) L'inchiesta relativa al dumpingriguardavail periodo compreso tra il 1° gennaio e il
     31 dicembre 1995 (di seguito denominato "il periodo dell'inchiesta"), mentre il
     periodo considerato per determinare il pregiudizio copriva gli anni dal 1992 al
      1995. L'ambito geografico dell'inchiesta comprendeva la Comunità quale era
     costituita al momento dell'avvio dell'inchiesta stessa, composta dunque da quindici
      Stati membri.
(15)  Tutte le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni
      essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare la modifica delle misure
     vigenti. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti interessate
     potevano presentare le loro osservazioni in merito a tali informazioni.
 ---pagebreak--- (16)  Dato che il riesame provvisorio nei confronti delle importazioni dalla Cina non si
     era concluso prima della scadenza del periodo di cinque anni di applicazione delle
     misure in causa (vale a dire entro il 26 luglio 1996), tale riesame provvisorio ha
     riguardato anche, conformemente all'articolo 11, paragrafo 7 del regolamento di
     base, le circostanze di cui all'articolo 11, paragrafo 2 del suddetto regolamento (le
     circostanze da valutare nell'ambito di un riesame in previsione della scadenza,
     ovvero il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio).
     Per tale motivo l'inchiesta ha superato il periodo normale di un anno stabilito
     all'articolo 6, paragrafo 9 del regolamento di base.
                    C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
                              1. Descrizione del prodotto in esame
(17) Il prodotto oggetto del presente riesame è l'ossido di alluminio fuso, detto anche
     corindone artificiale, classificato a partire dal 1° gennaio 1997 ai codici NC 2818
     10 10e2818 10 90. Il corindone artificiale viene prodotto in due forme principali,
     la cui formula chimica è identica (A1203):
     - corindone artificiale normale, avente un tenore di ossido di alluminio compreso
         tra il 94 % e il 97 % , e
     - corindone artificiale bianco, avente un tenore di ossido di alluminio compreso
         tra il 97,5 % e il 99,5 %.
     Dato che nella Comunità vengono ugualmente fabbricate e vendute piccole
     quantità di corindone artificiale rosa, avente un tenore di ossido di alluminio simile
     a quello del corindone artificiale bianco, il termine "corindone bianco" utilizzato di
     seguito sarà comprensivo anche di tale corindone rosa.
 ---pagebreak--- (18) La materia prima utilizzata per la produzione di corindone artificiale normale è la
     bauxite in forma naturale o calcinata. Il corindone artificiale bianco è invece
     ottenuto dall'allumina calcinata (prodotto della lavorazione della bauxite). Il
     corindone artificiale è un prodotto di fusione ottenuto in forno elettrico ad arco a
     temperature superiori ai 2 000°C.
     Per via delle sue caratteristiche specifiche, in particolare della sua durezza, il
     corindone artificiale è utilizzato principalmente per la produzione di materiali
     abrasivi quali mole semplici e a disco o carta smerigliata nonché per la produzione
     di materiali refrattari.
     Nel corso del processo di produzione si ottiene un determinato quantitativo di
     corindone artificiale di seconda qualità, avente un tenore di ossido di alluminio
     inferiore al 94%, il cui impiego è limitato alla fabbricazione di mole ad
     agglomerante resinoide e a determinate operazioni di sabbiatura.
(19) Nella Comunità il prodotto è commercializzato principalmente in forma di grani
     per mistura (dimensioni inferiori a 10 mm) e di grani per mole (polvere cristallina).
     In quest'ultima forma, esso viene normalmente classificato secondo gli standard
     internazionali (FEPA nella Comunità). Tuttavia, il corindone artificiale viene
     commercializzato anche in forma di grumi di granulometria variabile (comunque
     superiore a 100 mm).
     La varietà di forme in cui il prodotto in questione viene venduto corrisponde alle
     diverse fasi dello stadio finale del processo di produzione. Ai fini dell'inchiesta, sia
     il corindone artificiale bianco che quello normale sono stati classificati nelle
     seguenti quattro categorie, a seconda della forma in cui il prodotto viene
     commercializzato :
 ---pagebreak---      - grumi
     - grani per mistura (dimensioni: 0-10 mm)
     - grani per mole macro (norme FEPA: 8-220)
     - grani per mole micro (norme FEPA: 240-1200).
(20) I produttori cinesi hanno affermato che il corindone artificiale normale e quello
     bianco costituiscono due prodotti distinti e dotati di qualità e caratteristiche
     diverse, e pertanto non sono sostituibili nella produzione di prodotti finali abrasivi
     specifici. Di conseguenza, sostengono che il corindone artificiale normale e quello
     bianco dovrebbero essere trattati separatamente ai fini dell'inchiesta antidumping.
     Si deve tuttavia osservare che gli argomenti avanzati dai produttori cinesi si
     riferiscono esclusivamente all'impiego di corindone artificiale per la fabbricazione
     di prodotti finali abrasivi, e non valgono invece per la produzione di materiali
     refrattari, che rappresenta l'altro utilizzo finale principale di tale prodotto e per la
     quale la questione dell'intercambiabilità del corindone normale e bianco non è stata
     sollevata.
     Inoltre, si è constatato che sia il corindone artificiale normale che quello bianco
     vengono prodotti a partire dalla stessa materia prima (bauxite) e mediante un
     identico processo produttivo di base. I due prodotti posseggono poi le stesse
      caratteristiche chimico-fisiche fondamentali e vengono impiegati per le stesse
      applicazioni finali. Poiché entrambi sono infatti utilizzati per la produzione di
      abrasivi e di materiali refrattari e sono in certa misura intercambiabili per quanto
      riguarda tali impieghi, non è possibile tracciare una distinzione netta tra le forme
      principali del prodotto in base al loro utilizzo. Pertanto, ai fini della presente
      inchiesta le diverse forme di corindone artificiale sono state considerate come un
      unico prodotto. Tale impostazione conferma quella adottata nell'inchiesta
      precedente.
 ---pagebreak---                                         2. Prodotto simile
(21)  La Commissione ha constatato che il corindone artificiale prodotto e
      commercializzato nella Comunità e in Brasile - Stato scelto quale paese di
      riferimento - da una parte, e quello importato dalla Cina, dall'altra, erano prodotti
      a partire dalla stessa materia prima e fabbricati utilizzando le stesse tecnologie di
      base. Ha constatato inoltre che il corindone artificiale comunitario e quello
      brasiliano possedevano caratteristiche chimico-fisiche essenziali, applicazioni e
      impieghi comparabili a quelli del corindone artificiale importato dalla Repubblica
      popolare cinese.
(22)  In tale contesto, i produttori cinesi affermano che il corindone artificiale importato
      dalla Cina in forma di grumi non è comparabile in alcun modo allo stesso prodotto
      commercializzato dai produttori comunitari in forma di grani.
      A tale riguardo è stato inoltre accertato che grumi e grani corrispondono a due fasi
      finali, l'una successiva all'altra, del processo di produzione del corindone
    » artificiale. Trasformare i grumi in grani è infatti un'operazione semplice, che viene
      spesso effettuata dagli importatori/operatori commerciali con effetti trascurabili sul
      prezzo di mercato del prodotto. Le esportazioni cinesi di corindone artificiale in
      forma di grumi rappresentavano del resto soltanto il 25% del totale delle
      esportazioni del prodotto in questione nella Comunità, mentre il restante 75%
      veniva esportato in forma di grani. Tale ripartizione delle vendite era simile a
      quella accertata per i produttori comunitari.
(23)   Sulla scorta di quanto precede, il corindone artificiale prodotto e venduto nella
      Comunità e in Brasile e quello importato dalla Repubblica popolare cinese
      debbono essere considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del
      regolamento di base.
                                              10
 ---pagebreak---                                         D. DUMPING
(24) La persistenza del dumping è stata verificata innanzitutto per accertare se vi fosse
     motivo di prorogare le misure contro le importazioni di corindone artificiale
     originario della Repubblica popolare cinese e, in caso affermativo, se l'asserita
     modifica delle circostanze relative al margine di dumping richiedesse un
     conseguente adattamento delle misure in vigore.
                                      1. Valore normale
(25) Nel determinare il valore normale, si è tenuto conto del fatto che la Repubblica
     popolare cinese non è considerata un paese ad economia di mercato. A norma
     dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, per la determinazione del
     valore normale ci si è dovuti pertanto basare su un paese terzo ad economia di
     mercato. A tale riguardo, l'avviso di apertura del procedimento di riesame
     proponeva, quali paesi ad economia di mercato adeguati per la determinazione del
     valore normale, il Brasile e gli Stati Uniti d'America (USA). I produttori cinesi
     hanno affermato che la scelta del Brasile non era appropriata, in quanto tale
     mercato è monopolizzato da un solo grande produttore e l'allumina (la materia
     prima utilizzata nella produzione di corindone artificiale bianco) verrebbe
     acquistata a prezzi artificiosamente elevati dal suo principale concorrente sul
     mercato interno o importata dall'Australia. I produttori cinesi hanno perciò
     sostenuto che i prezzi del corindone artificiale brasiliano sono eccessivamente alti e
     che ciò ha contribuito a far cessare le esportazioni dal Brasile verso la Comunità.
                                            n
 ---pagebreak--- (26) Sebbene la Commissione abbia chiesto ai due produttori statunitensi noti di
     corindone artificiale di collaborare al presente riesame, soltanto uno di essi ha
     accettato di rispondere al questionario. Una domanda di collaborazione è stata
     inoltre rivolta ai tre produttori brasiliani noti nel settore, i quali hanno accettato
     tutti di fornire le informazioni richieste.
(27) Si è constatato che per i tre produttori brasiliani le vendite sul mercato interno del
     prodotto in causa durante il periodo dell'inchiesta rappresentavano circa l'80% del
     totale delle esportazioni dalla Cina nella Comunità. Date le dimensioni relative dei
     tre produttori in questione, apparentemente nessuno di loro godeva di una
     posizione dominante sul mercato brasiliano. Secondo le stime, si ritiene inoltre che
     le importazioni in Brasile provenienti da paesi terzi rappresentino circa il 20% del
     mercato interno. Il Brasile deve pertanto essere considerato un mercato
     sufficientemente aperto e competitivo per il corindone artificiale. La bauxite, che
     costituisce la materia prima principale, è facilmente disponibile in un'area vicina
     agli impianti di lavorazione; non si registra una fornitura rilevante di tale materia
     prima dall'Australia, né è stato provato che l'allumina venga venduta a prezzi
     artificiosamente elevati da nessuno dei tre produttori agli altri due. Infine, le
     esportazioni brasiliane di corindone artificiale nella Comunità nel corso del 1995
     ammontavano a quasi 3000 t, ciò che rappresenta un volume notevole.
     Considerato quanto sopra, e tenuto conto del numero di produttori statunitensi e
     brasiliani che hanno collaborato all'inchiesta, il Brasile è da considerarsi un paese
     ad economia di mercato adeguato ai fini della determinazione del valore normale
     per le esportazioni cinesi nella Comunità.
                                             12
 ---pagebreak--- (28) Si è proceduto alla determinazione del valore normale per ciascun tipo di prodotto
     di corindone artificiale esportato dalla Cina nella Comunità durante il periodo
     dell'inchiesta. Il valore normale per tipo di prodotto è stato stabilito in genere sulla
     base dei prezzi pagati o pagabili da clienti indipendenti in Brasile per vendite del
     prodotto simile effettuate in quantità sufficienti e nel corso di normali operazioni
     commerciali. Nei casi in cui si è appurato che un dato tipo di prodotto non era
     stato affatto commercializzato in Brasile, o lo era stato in quantità insufficiente, da
     nessuno dei produttori oggetto dell'inchiesta, il valore normale per tale prodotto è
     stato costruito sommando ai suoi costi di produzione in Brasile un importo
     adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita e per i profitti, in
     conformità dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base. Gli importi relativi
     alle suddette spese e ai profitti sono basati su dati effettivi attinenti alla produzione
     e alla vendita del prodotto simile, nel corso di normali operazioni commerciali, da
     parte del produttore in questione sul mercato brasiliano, conformemente
     all'articolo 2, paragrafo 6 del regolamento di base.
                                   2. Prezzo all'esportazione
(29) Le esportazioni del prodotto in questione nella Comunità da parte dei produttori
     cinesi che hanno risposto al questionario della Commissione rappresentavano circa
     il 76% del totale delle importazioni dalla Cina durante il periodo dell'inchiesta
     (statistiche Eurostat). Il prezzo all'esportazione è stato stabilito in genere sulla
     base del prezzo effettivo pagato o pagabile per il prodotto venduto per
     l'esportazione dalla Repubblica popolare cinese a clienti indipendenti nella
     Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
                                             13
 ---pagebreak--- (30) Si è appurato che le informazioni fornite da un produttore cinese in merito al
     prezzo all'esportazione erano false. Si è deciso pertanto di non tenerne conto e,
     conformemente all'articolo 18 del regolamento di base, i prezzi all'esportazione
     per tale produttore sono stati determinati sulla base delle informazioni fornite dai
     suoi importatori non collegati nella Comunità.
(31) Altri due produttori cinesi hanno venduto per l'esportazione ad un importatore
     collegato nella Comunità, ma poiché tale importatore ha accettato di collaborare in
     un solo caso, si è potuto costruire il prezzo all'esportazione sulla base del prezzo
     di rivendita al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad
     un acquirente indipendente. Tutti i costi sostenuti dall'importatore tra
     l'importazione e larivendita,con l'aggiunta di un importo adeguato per il profitto,
     sono stati detratti dal prezzo di rivendita al fine di determinare un prezzo
     all'esportazione affidabile, conformemente all'articolo 2, paragrafo 9 del
     regolamento di base. L'importo per il profitto è stato calcolato facendo riferimento
     a quelli realizzati dagli importatori indipendenti che hanno collaborato. Quanto
     all'altro produttore cinese, si è considerato che abbia rifiutato di collaborare.
(32) Per quanto riguarda le esportazioni effettuate dal suddetto produttore cinese che
     non ha collaborato o da quelli che non si sono manifestati, si è dovuto determinare
     il prezzo all'esportazione, a norma dell'articolo 18 del regolamento di base, sulla
     base dei dati disponibili. Poiché si è ritenuto che le cifre riportate da Eurostat,
     debitamente aggiustate per detrarne il volume e il valore delle importazioni nella
     Comunità effettuate dai produttori cinesi che hanno collaborato, rappresentassero
     la base migliore, il prezzo all'esportazione è stato determinato a partire da tale
     base.
                                             14
 ---pagebreak---                                           3. Confronto
(33) Il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati confrontati per ciascun tipo
     di prodotto a livello FOB. Allo scopo di garantire un confronto equo tra valore
     normale e prezzo all'esportazione, si è tenuto conto delle differenze che incidono
     sulla comparabilità dei prezzi e, se necessario, sono stati effettuati adeguamenti in
     tal senso, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base.
(34) Se una quota considerevole delle vendite sul mercato interno brasiliano sono state
     effettuate agli utilizzatori finali, ovvero ai produttori di mole e di materiali
     refrattari, la maggior parte delle esportazioni cinesi nella Comunità sono state
     effettuate agli operatori commerciali. Tuttavia, poiché in Brasile non si è
     riscontrata una netta differenza di prezzo tra vendite agli utilizzatorifinalie vendite
     dagli operatori commerciali, non si è provveduto a un adeguamento relativamente
     ai diversi stadi commerciali.
(35) Sono stati effettuati adeguamenti per altri fattori che incidono sulla comparabilità
     dei prezzi: il nolo marittimo, il costo dell'assicurazione per il trasporto e il costo
     del credito sono stati detratti, se del caso, dal prezzo all'esportazione per poterlo
     esprimere a livello FOBfrontieracinese.
(36) Nel caso del valore normale, sono stati effettuati adeguamenti per il trasporto
     interno fino al porto e per le spese di imbarco allo scopo di portare il valore
     normale, inizialmente stabilito a livello franco fabbrica, a livello FOB frontiera
     brasiliana. Sono stati inoltre effettuati, se necessario, adeguamenti per il costo del
     credito.
                                             15
 ---pagebreak--- (37) I produttori cinesi hanno affermato che il corindone artificiale in forma di grani
     originario della Cina deve venire sottoposto ad un'ulteriore trasformazione da
     parte dell'importatore per poter essere venduto sul mercato comunitario. La
     Commissione ha accertato che il prodotto cinese era stato effettivamente
     sottoposto ad una serie di operazioni, inclusi la risetacciatura, l'eliminazione di
     ferro e infine l'imballaggio, prima di essere venduto agli utilizzatori finali. Inoltre,
     talvolta si è reso necessario essiccarlo e/o trasformarlo in blocchi di forma cubica.
     I costi relativi a tali operazioni sono stati detratti dal valore normale ai fini della
     comparabilità con il prezzo all'esportazione del prodotto cinese.
(38) Poiché non sono state fornite prove delle differenze fisiche che determinerebbero,
     secondo i ricorrenti, la qualità inferiore del prodotto cinese, a tale riguardo non
     sono stati accordati ulteriori adeguamenti.
                                     4. Margine di dumping
(39) A norma dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base, la media ponderata
     del valore normale per tipo di prodotto di corindone artificiale è stata confrontata
     alla media ponderata del prezzo all'esportazione del tipo corrispondente. Dal
     confronto è emersa l'esistenza del dumping, nonché che i margini di dumping per
     tipo di prodotto equivalevano all'importo di cui il valore normale superava il
     prezzo all'esportazione.
(40)  Sette esportatori cinesi hanno richiesto che venissero determinati per loro margini
     di dumping individuali. Tuttavia, alcuni esportatori non hanno fornito alcun
     documento giustificativo a sostegno di tale domanda, mentre altri hanno fornito
      soltanto la licenza commerciale, documento che non è stato ritenuto sufficiente a
      corroborare l'afférmazione dei suddetti esportatori secondo cui essi sarebbero
      indipendenti dallo Stato. Di conseguenza, la loro richiesta non ha potuto essere
      accolta. Si è quindi ritenuto appropriato, secondo la prassi comunitaria precedente,
      stabilire un unico margine di dumping per tutte le importazioni originarie della
      Cina.
                                            16
 ---pagebreak---  (41)  Il margine di dumping è stato calcolato confrontando la media ponderata
       complessiva del valore normale alla media ponderata complessiva del prezzo
       all'esportazione. L'importo di detto margine, espresso in percentuale del prezzo
       all'esportazione CIF frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è stato fissato
       all'88,7%.
                               E. INDUSTRIA COMUNITARIA
(42)   I produttori comunitari all'origine della denuncia che hanno collaborato
       all'inchiesta rappresentano quasi il 50% della produzione complessiva di corindone
       artificiale nella Comunità. Gli altri produttori noti, pur non collaborando
      pienamente all'inchiesta, hanno espresso parere favorevole ad un riesame delle
      misure in vigore.
      Considerato quanto sopra, si è ritenuto che i produttori comunitari all'origine della
      denuncia che hanno collaborato all'inchiesta costituiscano, ai fini dell'inchiesta,
      l'industria comunitaria in conformità dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento
      di base.
                                       F. PREGIUDIZIO
                                    1. Consumo comunitario
(43)  Il consumo comunitario di corindone artificiale è aumentato di 70 000 t dal 1992
      (272 913 t) sino al termine del periodo dell'inchiesta (343 185 t), per un aumento
      complessivo del 25%. Tale crescita è stata costante a partire dal 1993, dopo un
      lieve decremento del 2,4% nel 1992-1993.
                                             17
 ---pagebreak---                  2. Volume e prezzi delle importazioni oggetto di dumping
                      2. 1. Volume e quote di mercato delle importazioni
(44) Il volume delle importazioni dalla Cina è andato continuamente aumentando ed è
     più che quadruplicato nel corso del periodo esaminato, da 13.403 t nel 1992 a
     54.836 t nel 1995. La quota di mercato di tali importazioni ha conosciuto un
     andamento progressivo analogo: 4,9% nel 1992, 6,6% nel 1993, 9,7% nel 1994 e
     16% nel 1995, con un ulteriore incremento dell'11% della quota di mercato a
     partire dal 1992.
                       2.2. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(45) Per il periodo dell'inchiesta, i calcoli della sottoquotazione sono stati effettuati
     separatamente per il corindone normale e per quello bianco e ciascun tipo è stato
     classificato in quattro categorie a seconda del mix di grani. Ai fini del confronto, è
     stato effettuato un adeguamento ai prezzi dei grani applicati dagli esportatori
     (franco frontiera comunitaria) per tener conto dei dazi doganali e antidumping,
     maggiorato di una detrazione relativa ai costi di trasformazione sostenuti dagli
     importatori nella Comunità (calcolata in base ad informazioni raccolte nel corso
     dell'inchiesta). I prezzi dei produttori comunitari sono stati considerati a livello
     franco fabbrica. Dai confronti, effettuati a stadi commerciali paragonabili, è
     risultata una media ponderata del margine di sottoquotazione del 21,7% per tutti i
     tipi di corindone artificiale durante il periodo dell'inchiesta.
                                              18
 ---pagebreak---      L'inchiesta ha confermato che nel periodo 1991-1994, durante il quale erano in
     vigore gli impegni, i prezzi cinesi (secondo i dati Eurostat) erano in media inferiori
     a quelli praticati dall'industria comunitaria, e persino inferiori ai prezzi degli
     impegni. Inoltre, il dazio ad valorem del 30,8% imposto nel giugno 1994 è stato
     largamente compensato da una successiva diminuzione del 24% del prezzo
     all'esportazione tra il 1994 e il 1995.
                                        2.3. Conclusione
(46) È stato confermato appieno che i fatti denunciati nella domanda di riesame
     sussistono. Il volume e la quota di mercato delle importazioni cinesi sono
     considerevolmente aumentati durante il periodo esaminato, mentre la sostituzione
     degli impegni con l'imposizione di un dazio ha determinato un'ulteriore
     diminuzione dei prezzi all'esportazione.
                          3. Situazione dell'industria comunitaria
       3.1. Produzione, capacità di produzione e indice di utilizzazione degli impianti
(47) La produzione dell'industria comunitaria è aumentata costantemente, fatta
     eccezione per il 1993, da 91 056 t nel 1992 a 102 821 t nel 1995. Tuttavia, tale
     incremento della produzione di 11 500 t (12,9%) deve essere considerato in
     relazione ad un incremento del consumo di 70 000 t (25%) avvenuto nello stesso
     periodo.
(48) La capacità di produzione dell'industria comunitaria è rimasta costante, a 140 700
     t per il periodo preso in esame.
                                             19
 ---pagebreak--- (49) L'indice medio di utilizzazione degli impianti per l'industria comunitaria è sceso
     dal 66% nel 1992 al 60% nel 1993, per poi salire sino al 73% nel 1995, dal
     momento che la produzione era aumentata senza che la capacità di produzione
     mutasse in modo sensibile.
          3.2. Volume delle vendite e quota di mercato dell 'industria comunitaria
(50) Le vendite dei produttori comunitari all'origine della denuncia sono aumentate
     costantemente nel periodo in esame (fatta eccezione per il 1993), da 87 488 t nel
     1992 a 93 531 t nel 1995 (un incremento del 6,9%). Tuttavia, tale sviluppo del
     volume delle vendite, se paragonato ad un aumento assai maggiore del consumo
     apparente nella Comunità, ha determinato una diminuzione della quota di mercato
     detenuta dall'industria comunitaria, dal 32,1% nel 1992 al 27,3% nel 1995.
                                          3.3. Scorte
(51) Le scorte di corindone artificiale di cui dispone l'industria comunitaria sono
     aumentate costantemente da 11 842 t nel 1992 a 17 160 t nel 1995, con un
     incremento del 45%.
                                 3.4. Andamento dei prezzi
(52) Negli ultimi anni i prezzi praticati dall'industria comunitaria sono scesi, poiché i
     produttori comunitari sono stati costretti ad adeguarsi alla pressione al ribasso
     esercitata dalle importazioni cinesi in dumping. Ciò ha causato una diminuzione
     media dei prezzi dell'8% negli anni 1992-1994, nonostante una leggera ripresa
     dopo il 1994, comunque inferiore in media al 2%.
                                           20
 ---pagebreak---                                         3.5. Redditività
(53) La Commissione ha accertato che nel corso del periodo in esame l'industria
     comunitaria di produzione del corindone artificiale ha conseguitorisultatifinanziari
     modesti. I peggiori risultati finanziari si sono registrati nel 1994 (-23,6% su base
     della media ponderata), allorché i prezzi erano scesi al punto più basso. Nel 1995
     (periodo dell'inchiesta), le perdite sono state contenute al -13,9% sulla base della
     media ponderata, in parte grazie ad un incremento, in tale periodo, della
     produzione da parte dell'industria comunitaria di tipi speciali di corindone destinati
     ad applicazioni specifiche. Tuttavia, in media le perdite hanno prevalso nel corso
     dell'intero periodo considerato.
                                       3.6. Occupazione
(54) I livelli occupazionali dell'industria comunitaria hanno subito una serie di
     variazioni durante il periodo considerato, tanto che nel 1995 si registravano livelli
     analoghi a quelli del 1992 (circa 750 effettivi).
                           4. Conclusioni in merito al pregiudizio
(55) Nonostante le misure in vigore, da una valutazione globale dei principali indicatori
     economici si desume che l'industria comunitaria del corindone artificiale mostra
     ancora chiari segni di difficoltà economica. Sebbene la produzione e le vendite dei
     ricorrenti siano aumentate nel corso del periodo in esame, tale incremento non ha
     rispecchiato il contemporaneo aumento di consumo del prodotto, con una
     conseguente perdita in quota di mercato del 4,8% tra il 1992 e il 1995. Le perdite
     finanziarie hanno prevalso durante l'intero periodo considerato, ed anzi l'industria
     comunitaria non è stata in grado di far fronte alla pressione dei prezzi e alle
     difficoltà finanziarie incontrate quando il procedimento era stato sottoposto a
     riesame nel 1991. Si conclude pertanto che l'industria comunitaria ha continuato a
     subire un grave pregiudizio nel corso del periodo in esame.
                                            21
 ---pagebreak---                                    5. Causa del pregiudizio
                                5. /. Importazioni in dumping
(56) La Commissione ha esaminato in quale misura il pregiudizio subito dall'industria
     comunitaria abbia continuato ad essere causato dalle importazioni in dumping. È
     stato appurato che detto pregiudizio consisteva principalmente in perdite
     finanziarie determinate da una diminuzione dei prezzi accompagnata da una perdita
     della quota di mercato in un mercato in espansione. In tale contesto, si è osservato
     che la quota di mercato delle importazioni cinesi è aumentata in modo sostanziale
     contemporaneamente alla diminuzione della quota di mercato dell'industria
     comunitaria, mentre i prezzi cinesi erano notevolmente inferiori a quelli praticati
     dall'industria comunitaria. Si è pertanto concluso che le importazioni cinesi hanno
     contribuito in larga misura al persistere del pregiudizio subito dall'industria
     comunitaria.
                                     5.2. Altre importazioni
(57) Sono stati esaminati gli effetti delle importazioni da altri paesi terzi sul pregiudizio
     subito dall'industria comunitaria.
     Fino al 26 luglio 1996 erano in vigore misure relative al corindone artificiale per un
     certo numero di Stati, ovvero Ungheria, Polonia, Repubblica ceca, Brasile,
     Repubblica di Slovenia, Federazione russa e Ucraina. I produttori comunitari non
     avevano richiesto un riesame della scadenza di tali misure, in quanto ritenevano
     che le importazioni dai suddetti paesi non costituissero più una minaccia per
     l'industria comunitaria.
                                             22
 ---pagebreak---      Sulla base dei dati Eurostat, l'inchiesta ha confermato che nel corso del periodo
     esaminato le importazioni da tali paesi sono rimaste relativamente costanti in
     termini di quote di mercato, con un lieve aumento di quelle dalla Russia e
     dall'Ucraina. Inoltre, i prezzi delle importazioni originarie di questi Stati sono in
     ogni caso rimasti costantemente più elevati dei prezzi cinesi, mentre non si sono
     avute indicazioni del fatto che esse fossero oggetto di dumping.
                                 5.3. Struttura dell 'industria
(58) La Commissione ha esaminato i fatti per stabilire se le difficoltà affrontate
     dall'industria comunitaria possano venire attribuite a problemi strutturali. È stato
     riscontrato che l'industria ha compiuto notevoli sforzi di razionalizzazione, ciò che
     le ha permesso di sviluppare la produzione di un'ampia gamma di tipi di corindone
     artificiale, compresi alcuni tipi speciali, nonché di essere competitiva per quanto
     riguarda tale prodotto. I produttori comunitari hanno inoltre effettuato importanti
     investimenti, in particolare allo scopo di soddisfare le esigenze di protezione
     dell'ambiente, ed hanno modernizzato tale industria nel suo complesso.
                     5.4. Conclusioni in merito alla causa del pregiudizio
(59) Poiché non sono stati riscontrati altri fattori che potrebbero aver avuto un impatto
     particolare sulla situazione dell'industria comunitaria, si è concluso che, a causa
     dell'incremento del loro volume e del ribasso dei prezzi, le importazioni dalla Cina,
     considerate isolatamente, hanno continuato a causare un grave pregiudizio
     all'industria comunitaria.
                                            23
 ---pagebreak---                  6. Probabilità di persistenza del dumping e del pregiudizio
(60)  Sulla scorta di quanto precede e al fine di valutare gli effetti della scadenza delle
     misure in vigore, si è tenuto conto dei seguenti fatti:
(61) - Dall'imposizione delle prime misure nel 1984, l'industria comunitaria del
     corindone artificiale ha subito una profonda ristrutturazione, caratterizzata dalla
     chiusura di alcune società e dalla fusione di altre. Inoltre, l'industria si è orientata
     verso lo sviluppo di una produzione molto specializzata di tipi di corindone
     artificiale, con particolare riguardo per il corindone bianco. Nonostante tali
     iniziative di ristrutturazione, il presente riesame ha mostrato che il persistere del
     dumping e il ribasso dei prezzi cinesi hanno ostacolato le possibilità di ripresa
     dell'industria, determinando i modesti risultati finanziari registrati dall'insieme dei
     produttori. Qualora si lasciassero scadere le misure, ne conseguirebbe un ulteriore
     deterioramento della situazione dell'industria comunitaria.
(62) - Per quanto riguarda la questione del dumping, va osservato che negli ultimi anni
     le misure vigenti si sono generalmente dimostrate insufficienti a prevenire il
     persistere del dumping, con un conseguente sostanziale aumento del volume delle
     importazioni in causa. La quota di mercato delle importazioni cinesi è aumentata
     dal 5% nel 1992 al 16% nel 1996. Va osservato inoltre che gli impegni in vigore
     tra il 1991 e il 1994 non sono stati rispettati e che il dazio ad valorem, imposto poi
     nel 1994 a motivo di tale inadempienza, è stato ampiamente compensato da un
     notevole ribasso del prezzo all'esportazione. Alla luce del comportamento degli
     esportatori interessati e del tasso di crescita delle importazioni cinesi, è da ritenersi
     molto probabile che, in assenza di misure efficaci, il dumping e il relativo
     pregiudizio continuino.
                                             24
 ---pagebreak--- (63) Da quanto precede si desume che dalla scadenza delle misure in oggetto
     deriverebbero probabilmente un aggravarsi degli effetti negativi del dumping e
     dunque un ulteriore deterioramento della situazione dell'industria comunitaria.
     Sembra pertanto legittimo continuare ad imporre le suddette misure, adattandole
     tuttavia alla luce dei risultati della presente inchiesta relativi sia al dumping che al
     pregiudizio, allo scopo di garantire che le misure siano adeguate alle circostanze
     accertate nel corso dell'inchiesta stessa.
                           G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
                     1. L'industria comunitaria del corindone artificiale
(64) Nel periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria del corindone artificiale era
     composta da società di grandi dimensioni aventi sede in vari Stati membri. La
     produzione del corindone artificiale rappresenta un ramo importante di attività per
     queste imprese, le quali negli ultimi anni hanno investito con continuità in tale
     settore per garantire, in particolare, il rispetto delle esigenze di protezione
     dell'ambiente nei metodi di produzione. L'industria è inoltre in grado di fornire
     un'ampia gamma di tipi di corindone artificiale, incluso un certo numero di
     prodotti speciali utilizzati per applicazioni specifiche, soprattutto nell'industria
     siderurgica e automobilistica. La sopravvivenza della suddetta industria è perciò da
     considerarsi, dal punto di vista della varietà e delle capacità di specializzazione,
     nell'interesse degli utilizzatori comunitari. In tale contesto, si deve notare che,
     sebbene non tutti i tipi di prodotto in causa siano stati importati dalla Cina,
     l'inchiesta ha accertato che il persistere di importazioni a basso prezzo di taluni tipi
     di corindone minaccia la redditività dell'industria comunitaria nel suo complesso e
     che, in mancanza di misure efficaci, un ulteriore deterioramento della situazione
      sarebbe assai probabile.
                                              25
 ---pagebreak--- (65) Un'associazione di produttori di abrasivi ha osservato che le misure antidumping
     sono in vigore ormai da lungo tempo. Ha affermato inoltre che negli ultimi anni un
     certo numero di società produttrici ha cessato l'attività, mentre altre hanno
     effettuato delle fusioni, il che ha determinato una notevole riduzione del numero di
     fornitori del prodotto nell'ambito dell'industria comunitaria, tanto che il perdurare
     delle misure in vigore potrebbe non essere più giustificato.
     A tale riguardo, si deve notare che i produttori di corindone artificiale attualmente
     presenti sul mercato rappresentano una notevole capacità di produzione, tale da
     permettere di soddisfare circa il 90% del consumo di corindone nel corso del
     periodo dell'inchiesta. Inoltre, sebbene negli ultimi anni l'industria comunitaria
     abbia subito una ristrutturazione su vasta scala nel tentativo di razionalizzare la
     produzione, tali sforzi sono stati in gran parte compromessi dal continuo aumento
     delle importazioni in dumping. Si deve osservare in particolare che il dazio
     imposto nel 1994 è stato quasi interamente compensato, vanificando in tal modo
     qualsiasi effetto utile ottenuto dall'industria grazie alle misure in questione.
(66) È stato inoltre affermato che i produttori comunitari godono di una posizione
     dominante dovuta a unioni tra imprese avvenute di recente sul mercato e che tale
     posizione sarebbe di ostacolo alle esigenze della concorrenza nel mercato
     comunitario. Va osservato che la fusione in oggetto, riguardante un produttore
     all'origine della denuncia e un altro produttore austriaco, è stata autorizzata ai
      sensi della normativa comunitaria sulla concorrenza. Data inoltre la presenza sul
     mercato di altri produttori comunitari (attualmente in numero di quattro, in seguito
      alla suddetta fusione) e di importazioni da vari altri paesi, l'asserzione di cui sopra
      non appare giustificata.
                                              26
 ---pagebreak---                                   2. L'industria utilizzatrice
(67) Si ricorda che gli utilizzatori comunitari di corindone artificiale sono
     principalmente i fabbricanti di abrasivi (quali mole semplici e a disco, carta
     smerigliata e abrasiva) e l'industria dei prodotti refrattari (materiali refrattari per
     forni e casseforti).
     Le applicazioni nell'industria degli abrasivi rappresentano il 70% del consumo
     comunitario, mentre quelle nell'industria dei materiali refrattari rappresentano il
     restante 30%.
(68) Nessuno degli utilizzatori ha contattato la Commissione in seguito alla
     pubblicazione dell'avviso di apertura. La Commissione ha tuttavia inviato dei
     questionari ad un certo numero di utilizzatori noti di corindone artificiale tra i più
     importanti nella Comunità, che rappresentavano un ventaglio di possibili impieghi
     del prodotto, sia per quello importato dalla Cina che per quello di produzione
     comunitaria. Al questionario hanno risposto un consistente numero di imprese e
     un'associazione di utilizzatori.
(69) Le informazioni fomite erano per lo più di natura generale, in gran parte
     incomplete e contenenti indicazioni insufficienti circa l'impatto delle misure. Sulla
     base dell'insieme delle informazioni fomite per i due settori (abrasivi e materiali
     refrattari), si può affermare che l'impatto potenziale delle misure antidumping
     sarebbe notevolmente diverso a seconda del contenuto di corindone artificiale nei
     prodotti finali; tale contenuto dipende, a sua volta, dalle applicazioni nelle due
     industrie in questione. Si stima infatti che la percentuale del costo del corindone
     artificiale sul costo di produzione finale dei prodotti finali sia compreso tra il 5% e
     il 25% per l'industria degli abrasivi e tra l'8% e il 40% per quella dei materiali
     refrattari. Tuttavia, gli eventuali effetti derivanti dall'imposizione di un dazio
     venebbero ridotti al minimo dal fatto che tutti gli utilizzatori si riforniscono di
     corindone artificiale proveniente non solo dall'industria comunitaria, ma anche da
     parecchi altri paesi.
                                            27
 ---pagebreak---      Tenuto conto del fatto che gli utilizzatori acquistano il corindone da diverse fonti
     nonché del livello di consumo comunitario di corindone artificiale cinese nel
     periodo dell'inchiesta, si stima che in media l'impatto di un aumento dell'aliquota
     del dazio sui costi dei prodotti delle due industrie sarebbe dell'1,2% per il settore
     degli abrasivi e del 3% per quello dei refrattari.
(70) D'altra parte, sembra che vi siano utilizzatori per le cui applicazioni specifiche il
     corindone artificiale importato dalla Cina non può venire utilizzato e che hanno
     dichiarato di dipendere dai quantitativi forniti dall'industria comunitaria.
(71) Un fabbricante di prodotti abrasivi ha osservato che l'applicazione del dazio
     potrebbe indurre i produttori cinesi a cessare la commercializzazione di corindone
     artificiale e ad iniziare invece a fabbricare ed esportare prodotti finiti. Tuttavia, non
     sono state fomite prove a sostegno del fatto che tali sarebbero le probabili
     conseguenze del mantenimento dei dazi antidumping, e in ogni caso non si tratta di
     una ragione in sé sufficiente per non imporre tali dazi.
(72) È stato anche affermato che alcuni utilizzatori di corindone artificiale subivano gli
     effetti negativi della concorrenza, sia sul mercato comunitario che sui mercati dei
     paesi terzi, a causa dei concorrenti dei paesi terzi che potevano acquistare materie
     prime non soggette a misure antidumping. Dato l'ampio ventaglio di applicazioni
     del prodotto in questione, la natura di tali affermazioni, del resto non sostenute da
     prove sostanziali, risultava troppo generica per poter dimostrare fino a che punto
     gli utilizzatori interessati sarebbero stati danneggiati dai suddetti effetti negativi.
     Va ricordato, in ogni caso, che l'inchiesta ha accertato che l'attuale dazio
     antidumping è stato compensato dagli esportatori cinesi e che le misure in vigore
     precedentemente ai dazi ad valorem non sono state rispettate. Di conseguenza,
     qualsiasi presunta diminuzione delle condizioni di concorrenza leale non può
     attribuirsi ai dazi antidumping in vigore. Tale argomento deve pertanto essere
     respinto.
                                              28
 ---pagebreak--- (73) Due utilizzatori di corindone artificiale dell'industria degli abrasivi hanno inoltre
     affermato che i dazi antidumping imposti sul corindone cinese determinerebbero
     trasferimenti della produzione e perdita di posti di lavoro.
     Nel caso in questione, una delle due società che sostengono che le misure
     antidumping causerebbero trasferimenti di produzione hanno già trasferito parte
     della loro produzione in un paese terzo, adducendo come giustificazione, in
     particolare, il basso costo del lavoro al di fuori della Comunità; la seconda impresa
     ha ammesso che il trasferimento, oltre a rappresentare un'alternativa agli alti costi
     di produzione e alle spese relative all'importazione, costituiva anche una tendenza
     comune tra i suoi concorrenti e non collegata alle misure antidumping.
     Poiché non è possibile, inoltre, far ricadere sui dazi antidumping la responsabilità
     di trasferimenti di produzione decisi in precedenza, e dal momento che l'inchiesta
     ha appurato che il dazio antidumping è stato pienamente compensato dagli
     esportatori cinesi e non ha avuto l'effetto atteso sui prezzi, questo argomento deve
     essere respinto.
(74) Un utilizzatore, dopo aver contattato un produttore comunitario il quale non era in
     grado, al momento, di fornirgli l'intero quantitativo di prodotto richiesto, ha
     affermato che vi sarebbe una carenza di offerta di alcuni tipi di corindone
     artificiale. Un altro utilizzatore ha affermato invece che a sua conoscenza non si è
     verificata nessuna carenza di offerta del prodotto. Nessun altro utilizzatore ha
      sollevato tale argomento, che deve pertanto essere respinto.
(75)  Un utilizzatore ha affermato che, nel contesto della globalizzazione degli scambi,
      non si dovrebbe impone alcun dazio antidumping.
                                              29
 ---pagebreak---      Va ricordato che l'imposizione delle misure antidumping èfinalizzataa garantire le
     condizioni di un equo e leale svolgimento del commercio e della concorrenza, in
     accordo con la legislazione comunitaria adottata conformemente alle norme
     dell'Organizzazione mondiale del commercio. Poiché tale principio non è
     contestato dall'utilizzatore in questione, le sue affermazioni non sono state ritenute
     valide.
(76) Si deve osservare inoltre che alcuni utilizzatori hanno indicato espressamente che
     le misure antidumping avrebbero un effetto positivo per loro; poiché infatti alcuni
     tipi di utilizzatori affermano che la qualità del prodotto e la prossimità dell'offerta
     costituiscono fattori decisivi nella scelta del fornitore di corindone artificiale, la
     difesa della situazione dell'industria comunitaria apporterebbe tali vantaggi in
     futuro e sarebbe pertanto nell'interesse dei suddetti utilizzatori.
(77) Infine, si ritiene che, sebbene i dazi antidumping dovrebbero consentire un
     aumento dei prezzi applicati dall'industria comunitaria, qualsiasi rialzo dei prezzi
     sarebbe limitato dall'elevato livello di concorrenza del mercato comunitario e dal
     numero di fornitori alternativi del prodotto. Nel complesso, dalla modifica delle
     misure in causa non dovrebbero derivare effetti negativi di un qualche rilievo sugli
     utilizzatori.
                    3. Conclusioni in merito all'interesse della Comunità
(78) Considerando quanto precede, si ritiene che non vi siano motivi impellenti per non
     mantenere le misure nel caso in questione. Va inoltre osservato che l'industria
     comunitaria ha effettuato notevoli investimenti e che tale opera di ristrutturazione
     ha determinato una maggiore efficienza del settore. La Commissione conclude
     pertanto che il mantenimento delle misure antidumping è nell'interesse della
     Comunità al fine di eliminare gli effetti negativi delle importazioni oggetto di
     dumping, e che le misure devono essere modificate in conformità dei risultati della
     presente inchiesta.
                                            30
 ---pagebreak---                                   H. MISURE NECESSARIE
(79) Nel calcolare un importo adeguato per il dazio, il Consiglio ha osservato che il
     pregiudizio    causato    all'industria    comunitaria  consiste     principalmente     in
     considerevoli perdite finanziarie dovute al ribasso dei prezzi in conseguenza di una
     sottoquotazione dei prezzi stessi. È necessario quindi che le misure adottate
     consentano in futuro all'industria comunitaria di migliorare la propria situazione
     finanziaria.
(80) A tale riguardo, è stato calcolato un livello di eliminazione del pregiudizio basato
     sulla media ponderata dei costi di produzione per ciascun tipo di prodotto fornito
     dai produttori comunitari, maggiorata di una quota di profitto del 5% ritenuta
     adeguata per questo tipo di industria. Si è poi effettuato il confronto tra tale livello
     di eliminazione del pregiudizio e la media ponderata dei prezzi all'importazione su
     base CIF, dazi corrisposti, per gli stessi tipi di prodotti utilizzati per i calcoli della
     sottoquotazione, con un adeguamento per tener conto dei costi di importazione e
     di trasformazione sostenuti dagli importatori.
     Poiché dal confronto è risultato un livello di pregiudizio più elevato del margine di
     dumping fissato, il dazio deve basarsi sul margine di dumping riscontrato, pari
     all'88,7%, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base.
(81) Per garantire l'efficacia delle misure e ridurre al minimo il rischio di elusione dei
     dazi attraverso una manipolazione dei prezzi, si ritiene opportuno imporre il dazio
     sotto forma di un importo fisso in ECU per tonnellata.
     L'importo del dazio, calcolato sulla base del livello di dumping di cui sopra, è pari
     a 204 ECU per tonnellata.
                                             31
 ---pagebreak--- HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                          Articolo 1
L'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 2552/93 è sostituito dal seguente testo:
" Articolo 1
 1. E istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di corindone artificiale di
    cui ai codici NC 2818 10 10 e 2818 10 90 originario della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, del
    prodotto non sdoganato è di 204 ECU per tonnellata.
3. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali."
                                          Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,                                         Per il Consiglio
                                                           Il Presidente
                                              32
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(97) 468 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                             02 05 08 11
                                            N. di catalogo : CB-CO-97-482-IT-C
                                                              ISBN 92-78-24965-3
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo