CELEX: 62003CJ0537
Language: it
Date: 2005-06-30 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 30 giugno 2005.#Katja Candolin, Jari-Antero Viljaniemi e Veli-Matti Paananen contro Vahinkovakuutusosakeyhtiö Pohjola e Jarno Ruokoranta.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Korkein oikeus - Finlandia.#Assicurazione obbligatoria di responsabilità civile degli autoveicoli - Direttive 84/5/CEE e 90/232/CEE - Regime di responsabilità civile - Corresponsabilità del passeggero nella causazione del danno - Diniego o limitazione del diritto al risarcimento.#Causa C-537/03.

Causa C-537/03
      Katja Candolin e altri
      contro
      Vahinkovakuutusosakeyhtiö Pohjola e Jarno Ruokoranta
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Korkein oikeus)
      «Assicurazione obbligatoria responsabilità civile per gli autoveicoli — Direttive 84/5/CEE e 90/232/CEE — Regime di responsabilità civile — Corresponsabilità del passeggero nella causazione del danno — Diniego o limitazione del diritto al risarcimento»
      Conclusioni dell’avvocato generale L.A. Geelhoed, presentate il 10 marzo 2005 
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 30 giugno 2005 
      Massime della sentenza
      Ravvicinamento delle legislazioni — Assicurazione responsabilità civile per gli autoveicoli — Direttive 72/166, 84/5 e 90/232
            — Determinazione del regime di responsabilità civile applicabile ai sinistri derivanti dalla circolazione degli autoveicoli
            — Condizioni della limitazione del diritto a risarcimento da parte dell’assicurazione obbligatoria fondata sulla corresponsabilità
            nella causazione del danno da parte del passeggero vittima di un incidente — Competenza degli Stati membri — Limiti — Incidenza
            della qualità di «proprietario del veicolo» del passeggero interessato — Insussistenza
      (Direttive del Consiglio 72/166/CEE, art. 3, n. 1, 84/5/CEE, art. 2, n. 1, e 90/232/CEE, art. 1)
      Risulta dall’oggetto delle direttive 72/166, 84/5 e 90/232, relative al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri
         in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, nonché del loro tenore
         letterale, che esse non mirano ad armonizzare i regimi della responsabilità civile negli Stati membri e che, allo stato attuale
         del diritto comunitario, questi ultimi restano liberi di stabilire il regime della responsabilità civile applicabile ai sinistri
         derivanti dalla circolazione degli autoveicoli e, in particolare, le condizioni della limitazione del diritto ad un risarcimento
         a carico dell’assicurazione obbligatoria degli autoveicoli a seguito della corresponsabilità nella causazione del danno da
         parte del passeggero vittima di un incidente.
      
      Gli Stati membri devono tuttavia esercitare le proprie competenze nel rispetto del diritto comunitario e, segnatamente, dell’art. 3,
         n. 1, della direttiva 72/166, dell’art. 2, n. 1, della direttiva 84/5 e dell’art. 1 della direttiva 90/232, il cui obiettivo
         consiste nel garantire che l’assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli consenta a tutti i passeggeri vittime di un incidente
         causato da un veicolo di essere risarciti dei danni dei medesimi subiti. Le disposizioni nazionali che disciplinano il risarcimento
         dei sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli, pertanto, non possono privare le dette disposizioni del loro effetto
         utile.
      
      Ciò si verificherebbe, segnatamente, se una normativa nazionale, definita in base a criteri generali ed astratti, negasse
         al passeggero il diritto al risarcimento da parte dell’assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli, ovvero limitasse tale
         diritto in misura sproporzionata, esclusivamente sulla base della corresponsabilità del passeggero stesso nella realizzazione
         del danno. Il fatto che il passeggero interessato sia il proprietario del veicolo il conducente del quale ha causato l’incidente
         è, al riguardo, irrilevante.
      
      (v. punti 24, 27-29, 31, 35 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      30 giugno 2005 (*)
      
      «Assicurazione obbligatoria responsabilità civile per gli autoveicoli – Direttive 84/5/CEE e 90/232/CEE – Regime di responsabilità civile – Corresponsabilità del passeggero nella causazione del danno – Diniego o limitazione del diritto al risarcimento»
      Nel procedimento C-537/03,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Korkein oikeus
         (Finlandia) con decisione 19 dicembre 2003, pervenuta in cancelleria il 22 dicembre 2003, nella causa
      
      Katja Candolin,
      Jari-Antero Viljaniemi,
      Veli-Matti Paananen
      contro
      Vahinkovakuutusosakeyhtiö Pohjola,
      Jarno Ruokoranta,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. K. Lenaerts, J.N. Cunha Rodrigues (relatore), E. Juhász e M. Ilešič,
         giudici, 
      
      avvocato generale: sig. L.A. Geelhoed
      cancelliere: sig. H. von Holstein, cancelliere aggiunto
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 19 gennaio 2005,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per il sig. Paananen, dal sig. M. Hunnakko, asianajaja;
      –       per la Vahinkovakuutusosakeyhtiö Pohjola, dal sig. M. Mäkelä, in qualità di agente;
      –       per il governo finlandese, dalla sig.ra T. Pynnä, in qualità di agente;
      –       per il governo tedesco, dal sig. M. Lumma, in qualità di agente;
      –       per il governo austriaco, dal sig. E. Riedl, in qualità di agente;
      –       per il governo svedese, dalla sig.ra K. Norman, in qualità di agente;
      –       per il governo norvegese, dalla sig.ra I. Djupvik, in qualità di agente, assistita dal sig. T. Nordby, advocate;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. E. Traversa e M. Huttunen, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 10 marzo 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della seconda direttiva del Consiglio 30 dicembre 1983, 84/5/CEE,
         concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile
         risultante dalla circolazione di autoveicoli (GU 1984, L 8, pag. 17; in prosieguo: la «seconda direttiva»), e della terza
         direttiva del Consiglio 14 maggio 1990, 90/232/CEE, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia
         di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli (GU L 129, pag. 33; in prosieguo:
         la «terza direttiva»).
      
      2       Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la sig.ra K. Candolin e i sigg. Viljaniemi e Paananen,
         da un lato, e la compagnia di assicurazioni Vahinkovakuutusosakeyhtiö Pohjola (in prosieguo: la «Pohjola») e il sig. Ruokoranta,
         dall’altro, con riguardo al risarcimento del danno spettante ai primi a seguito di un incidente automobilistico.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3       A termini dell’art. 3, n. 1, della direttiva del Consiglio 24 aprile 1972, 72/166/CEE, concernente il ravvicinamento delle
         legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli
         e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità (GU L 103, pag. 1; in prosieguo: la «prima direttiva»):
      
      «Ogni Stato membro adotta tutte le misure necessarie (…) affinché la responsabilità civile relativa alla circolazione dei
         veicoli che stazionano abitualmente nel suo territorio sia coperta da un’assicurazione. I danni coperti e le modalità dell’assicurazione
         sono determinati nell’ambito di tali misure».
      
      4       Il settimo e il nono ‘considerando’ della seconda direttiva così recitano:
      «considerando che è interesse delle vittime che gli effetti di talune clausole di esclusione siano limitati alle relazioni
         tra l’assicuratore ed il responsabile del sinistro; (…)
      
      (…)
      considerando che è necessario accordare ai membri della famiglia dell’assicurato, del conducente o di qualsiasi altro responsabile
         una protezione analoga a quella degli altri terzi vittime, comunque per quanto riguarda i danni alle persone».
      
      5       L’art. 2, n. 1, della medesima seconda direttiva così dispone:
      «Ciascuno Stato membro prende le misure necessarie affinché qualsiasi disposizione legale o clausola contrattuale contenuta
         in un contratto di assicurazione rilasciato conformemente all’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 72/166/CEE, che escluda
         dall’assicurazione l’utilizzo o la guida di autoveicoli da parte:
      
      –       di persone non aventi l’autorizzazione esplicita o implicita 
      o
      –       di persone non titolari di una patente di guida che consenta loro di guidare l’autoveicolo in questione
      o
      –       di persone che non si sono conformate agli obblighi di legge di ordine tecnico concernenti le condizioni e la sicurezza del
         veicolo in questione,
      
      sia considerata, per l’applicazione dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 72/166/CEE, senza effetto per quanto riguarda
         l’azione dei terzi vittime di un sinistro.
      
      Tuttavia, la clausola di cui al primo trattino può essere opposta alle persone che di loro spontanea volontà hanno preso posto
         nel veicolo che ha causato il danno se l’assicuratore può provare che esse erano a conoscenza del fatto che il veicolo era
         rubato.
      
      (…)».
      6       L’art. 1 della terza direttiva così recita:
      «Fatto salvo l’articolo 2, paragrafo 1, secondo comma della direttiva 84/5/CEE, l’assicurazione di cui all’articolo 3, paragrafo
         1 della direttiva 72/166/CEE copre la responsabilità per i danni alla persona di qualsiasi passeggero, diverso dal conducente,
         derivanti dall’uso del veicolo. 
      
      (…)».
       La normativa nazionale
      7       All’epoca dei fatti di cui alla causa principale, l’art. 7, nn. 1 e 3, della legge 26 giugno 1959 sull’assicurazione degli
         autoveicoli [liikennevakuutuslaki (279/1959)], come modificata dalla legge 656/1994, disponeva quanto segue:
      
      «1.      Quando la persona vittima di un incidente stradale abbia concorso essa stessa al suo verificarsi, il risarcimento per il danno
         subìto per quanto riguarda i danni diversi da quelli alle persone può essere ridotto o negato, a seconda dell’entità della
         sua colpa, del modo in cui sia stato condotto il veicolo e di altre circostanze che hanno influenzato il sinistro. Allorché
         qualcuno abbia cagionato un danno fisico a se stesso, per colpa o per negligenza grave, il danno sarà risarcito esclusivamente
         per la parte in cui altre circostanze di fatto ne abbiano determinato l’insorgenza.
      
      (…)
      3.      Allorché qualcuno abbia cagionato un danno a se stesso alla guida di un autoveicolo, nel caso in cui il tasso alcolico del
         sangue, al momento della guida o immediatamente dopo, fosse pari quantomeno all’1,2 per mille, ovvero il tasso di alcol per
         litro di aria espirata fosse pari quantomeno a 0,60 milligrammi, ovvero abbia provocato in altro modo un danno alla guida
         di un autoveicolo sotto l’effetto dell’alcol o di un’altra sostanza inebriante, ovvero sotto l’effetto congiunto dell’alcol
         e di un’altra sostanza inebriante, cosicché fosse sensibilmente ridotta la sua capacità di agire senza errori, l’assicuratore
         dell’autoveicolo è tenuto a risarcire il danno solo nella misura in cui sussista a tal fine un motivo specifico. Quanto sopra
         stabilito con riguardo al diritto del conducente al risarcimento vale anche per il passeggero che si trovava a bordo dell’autoveicolo
         al verificarsi del danno, pur conoscendo o dovendo conoscere lo stato del conducente».
      
      8       A seguito del parere motivato inviato in data 20 marzo 2002 dalla Commissione delle Comunità europee alla Repubblica di Finlandia,
         il secondo periodo del detto art. 7, n. 3, è stato modificato dalla legge 548/2002. A termini di tale nuova disposizione:
      
      «Il risarcimento a favore del passeggero che, al momento del verificarsi del danno, si trovava a bordo di un veicolo il cui
         conducente rispondeva alle caratteristiche descritte al presente comma, può essere ragionevolmente ridotto in considerazione
         della propria corresponsabilità nella causazione del danno».
      
      9       Successivamente all’entrata in vigore, il 1º febbraio 2003, della legge 1144/2002, l’art. 7, n. 1, della legge sull’assicurazione
         degli autoveicoli è così formulato:
      
      «Colui che abbia intenzionalmente contribuito alla realizzazione del danno fisico subìto sarà risarcito solo nella parte in
         cui altre circostanze abbiano contribuito alla realizzazione del danno. A colui che abbia contribuito, per negligenza grave,
         alla realizzazione del danno fisico subìto, il risarcimento potrà essere negato ovvero ridotto, ove ciò risulti equo alla
         luce delle circostanze».
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      10     Il 21 aprile 1997 la sig.ra T. Candolin, madre della sig.ra K. Candolin, nonché i sigg. Viljaniemi e Paananen viaggiavano
         a bordo dell’autoveicolo di quest’ultimo, guidata in tale occasione dal sig. Ruokoranta. Durante il viaggio, si verificava
         un incidente automobilistico, che provocava la morte della sig.ra T. Candolin, nonché gravi ferite agli altri passeggeri.
         
      
      11     Dalla decisione di rinvio risulta che il conducente e tutti gli altri passeggeri erano in stato di ebbrezza. 
      12     Il Porin käräjäoikeus (giudice di primo grado di Pori) condannava il sig. Ruokoranta ad una pena detentiva, oltre al risarcimento
         della sig.ra K. Candolin nonché dei sigg. Viljaniemi e Paananen. Con riguardo al versamento del risarcimento da parte della
         Pohjola, il detto giudice, ritenendo che i passeggeri avrebbero dovuto rendersi conto dello stato di ebbrezza del conducente,
         riteneva che nessuno di loro avesse diritto, in linea di principio, ai sensi dell’art. 7, n. 3, della legge sull’assicurazione
         degli autoveicoli, come modificata dalla legge 656/1994, ad un risarcimento da parte della detta compagnia di assicurazione.
         Tuttavia, se fosse sussistito, ai sensi della detta disposizione, un «motivo specifico» per il versamento del risarcimento,
         la Pohjola avrebbe potuto essere obbligata alla sua corresponsione. In considerazione delle gravi lesioni subite dal sig. Paananen
         e del fatto che il sig. Ruokoranta, data la propria situazione finanziaria, non sarebbe stato probabilmente in grado di risarcirlo,
         il Porin käräjäoikeus decideva che la Pohjola dovesse provvedere al versamento del risarcimento. Per contro, riteneva che
         non potesse invocarsi alcun «motivo specifico» con riguardo alla sig.ra K. Candolin e al sig. Viljaniemi.
      
      13     A seguito della proposizione di appello, il Turun hovioikeus (Corte d’appello di Turku) riteneva che neanche il risarcimento
         dovuto dal sig. Ruokoranta al sig. Paananen dovesse essere posto a carico della Pohjola.
      
      14     Avverso la decisione del Turun hovioikeus la sig.ra K. Candolin nonché i sigg. Viljaniemi e Paananen ricorrevano dinanzi al
         Korkein oikeus (Corte suprema), chiedendo che la compagnia di assicurazione venisse condannata, in base dell’assicurazione
         degli autoveicoli, a versare loro il risarcimento del danno. La Pohjola contesta di essere obbligata al risarcimento sulla
         base del rilievo che, quando un passeggero sale a bordo di un veicolo nella consapevolezza di esporsi al rischio, superiore
         rispetto a quello ordinario, di subire un danno, deve rispondere, da parte sua, delle conseguenze dei propri atti. 
      
      15     Ritenendo che le disposizioni legislative vigenti all’epoca dei fatti vadano interpretate conformemente al diritto comunitario,
         il Korkein oikeus decideva di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 1 della terza direttiva (…), ai sensi del quale l’assicurazione è tenuta a risarcire i danni alla persona derivanti
         dalla circolazione di un autoveicolo nei confronti di tutti i passeggeri, ad eccezione del conducente, ovvero qualsiasi altra
         disposizione o principio di diritto comunitario, limiti la possibilità di tener conto, nel diritto nazionale, della rilevanza
         della corresponsabilità del passeggero nella causazione del danno, nella valutazione del suo diritto al risarcimento del danno
         da parte dell’assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli.
      
      2)      Se sia conforme al diritto comunitario, in qualsiasi altra fattispecie diversa rispetto a quelle menzionate all’art. 2, n. 1,
         secondo comma, della seconda direttiva (…), negare o limitare, a motivo della condotta del passeggero del veicolo, il diritto
         del medesimo ad ottenere il risarcimento dei danni da parte dell’assicurazione obbligatoria a seguito di un sinistro. Se tale
         ipotesi possa ricorrere, ad esempio, nel caso in cui una persona sia salita a bordo di un veicolo, pur essendo stata in grado
         di rilevare che il rischio di incidente e di danni era più elevato del normale.
      
      3)      Se il diritto comunitario non consenta di tener conto dello stato di ebbrezza del conducente quale elemento che incida sulla
         sua capacità di guidare un veicolo con sicurezza.
      
      4)      Nel caso in cui il proprietario di un’autovettura abbia consentito ad una persona in stato di ebbrezza di guidare il proprio
         veicolo, se il diritto comunitario osti all’applicazione di maggiore severità, rispetto agli altri passeggeri, nella valutazione
         del suo diritto al risarcimento, da parte dall’assicurazione obbligatoria, delle lesioni personali subite».
      
       Sulle questioni pregiudiziali 
      16     Con tali questioni, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’art. 2, n. 1, secondo
         comma, della seconda direttiva e l’art. 1 della terza direttiva ostino ad una normativa nazionale che consenta di negare ovvero
         di limitare, in considerazione della corresponsabilità del passeggero nella causazione del danno subìto, il risarcimento a
         carico dell’assicurazione obbligatoria degli autoveicoli e se la soluzione differisca nell’ipotesi in cui il passeggero interessato
         sia proprietario del veicolo.
      
      17     In limine, occorre ricordare che la prima, la seconda e la terza direttiva sono dirette a garantire, da un lato, la libera
         circolazione sia dei veicoli che stazionano abitualmente nel territorio della Comunità sia delle persone che si trovano a
         bordo dei medesimi e, dall’altro, a garantire che le vittime degli incidenti causati da tali veicoli beneficino di un trattamento
         comparabile indipendentemente dal luogo della Comunità dove il sinistro è avvenuto (sentenza 28 marzo 1996, causa C-129/94,
         Ruiz Bernáldez, Racc. pag. I-1829, punto 13).
      
      18     Alla luce della finalità di tutela delle vittime, la Corte ha giudicato che l’art. 3, n. 1, della prima direttiva osta a che
         l’assicuratore possa valersi di disposizioni legali o di clausole contrattuali allo scopo di negare il risarcimento dei terzi
         vittime di un sinistro causato dal veicolo assicurato (sentenza Ruiz Bernáldez, citata, punto 20).
      
      19     La Corte ha parimenti rilevato che l’art. 2, n. 1, primo comma, della seconda direttiva si limita a ricordare tale obbligo
         quanto alle disposizioni o alle clausole di una polizza che escludano dall’assicurazione l’utilizzo o la guida di autoveicoli
         in casi particolari (persone non autorizzate alla guida del veicolo, persone non titolari di una patente di guida o persone
         che non si sono conformate agli obblighi di legge di ordine tecnico concernenti le condizioni e la sicurezza del veicolo)
         (sentenza Ruiz Bernáldez, citata, punto 21).
      
      20     In deroga a tale obbligo, l’art. 2, n. 1, secondo e terzo comma, prevede che talune vittime potranno non essere risarcite
         dall’assicuratore, tenuto conto della situazione da esse stesse creata (persone che hanno preso posto nel veicolo essendo
         a conoscenza del fatto che era stato rubato) (sentenza Ruiz Bernáldez, citata, punto 21).
      
      21     Tuttavia, con riguardo ad una disposizione che prevede una deroga rispetto ad una regola generale, l’art. 2, n. 1, secondo
         comma, della seconda direttiva deve essere interpretato restrittivamente. 
      
      22     In tal senso, come correttamente rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 42 delle conclusioni, qualunque altra interpretazione
         consentirebbe agli Stati membri di limitare il risarcimento dei terzi vittime di un incidente automobilistico a determinate
         circostanze, il che è proprio quanto le direttive intendono evitare. 
      
      23     Ne consegue che l’art. 2, n. 1, secondo comma, della seconda direttiva va interpretato nel senso che una disposizione legislativa
         ovvero una clausola contrattuale contenuta in una polizza di assicurazione, che escluda dall’assicurazione l’uso o la guida
         di veicoli, può essere opposta ai terzi vittime di un incidente automobilistico solo quando l’assicuratore sia in grado di
         dimostrare che le persone che avevano preso posto in piena consapevolezza nel veicolo che ha causato il danno erano a conoscenza
         del fatto che fosse stato rubato. 
      
      24     Con riguardo al diniego ovvero alla limitazione del diritto al risarcimento dovuto dall’assicurazione auto obbligatoria in
         ragione della corresponsabilità del passeggero vittima di un incidente nella causazione del danno, dall’oggetto della prima,
         della seconda e della terza direttiva, nonché dal loro tenore letterale, risulta che esse non mirano ad armonizzare i regimi
         della responsabilità civile negli Stati membri e che, allo stato attuale del diritto comunitario, questi ultimi restano liberi
         di stabilire il regime della responsabilità civile applicabile ai sinistri derivanti dalla circolazione degli autoveicoli
         (sentenza 14 settembre 2000, causa C‑348/98, Mendes Ferreira e Delgado Correia Ferreira, Racc. pag. I-6711, punti 23 e 29).
      
      25     A tal riguardo, la Pohjola nonché i governi finlandese, tedesco, austriaco e norvegese sostengono che il diritto comunitario
         non fissa alcun limite alla valutazione, secondo la normativa nazionale in materia di responsabilità civile, del grado di
         corresponsabilità del passeggero nella realizzazione del danno subìto. 
      
      26     Tale argomento non può essere accolto. 
      27     Gli Stati membri devono esercitare le proprie competenze nel rispetto del diritto comunitario e, segnatamente, dell’art. 3,
         n. 1, della prima direttiva, dell’art. 2, n. 1, della seconda direttiva e dell’art. 1 della terza direttiva, il cui obiettivo
         consiste nel garantire che l’assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli debba consentire a tutti i passeggeri vittime
         di un incidente causato da un veicolo di essere risarciti dei danni dai medesimi subiti. 
      
      28     Le disposizioni nazionali che disciplinano il risarcimento dei sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli, pertanto,
         non possono privare le dette disposizioni del loro effetto utile. 
      
      29     Ciò si verificherebbe, segnatamente, se una normativa nazionale, definita in base a criteri generali ed astratti, negasse
         al passeggero il diritto al risarcimento da parte dell’assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli, ovvero limitasse tale
         diritto in misura sproporzionata, esclusivamente sulla base della corresponsabilità del passeggero stesso nella realizzazione
         del danno. 
      
      30     Solo al verificarsi di circostanze eccezionali, in base ad una valutazione caso per caso, l’ampiezza del risarcimento della
         vittima può essere limitata. 
      
      31     Nel contesto della valutazione della sussistenza di tali circostanze e del carattere di proporzionalità del limite al risarcimento,
         la cui competenza spetta al giudice nazionale, è irrilevante il fatto che il passeggero interessato sia il proprietario del
         veicolo il conducente del quale abbia causato l’incidente. 
      
      32     Infatti, nel prevedere che l’assicurazione della responsabilità civile relativa alla circolazione degli autoveicoli copra
         la responsabilità per i danni alla persona di tutti i passeggeri, ad eccezione del conducente, l’art. 1 della terza direttiva
         si limita a fissare una distinzione tra il detto conducente e gli altri passeggeri. 
      
      33     Inoltre, gli obiettivi di tutela ricordati ai punti 18-20 della presente sentenza impongono che la posizione giuridica del
         proprietario del veicolo che si trovava a bordo del medesimo al momento del sinistro, non come conducente, bensì come passeggero,
         sia assimilata a quella di qualsiasi altro passeggero vittima dell’incidente. 
      
      34     Tale interpretazione è avvalorata dall’evoluzione della normativa comunitaria. A termini del settimo ‘considerando’ della
         seconda direttiva, è interesse delle vittime che gli effetti di talune clausole di esclusione siano limitati alle relazioni
         tra l’assicuratore ed il responsabile del sinistro. Ai fini di concedere una tutela analoga a quella degli altri terzi vittime,
         come emerge dal nono ‘considerando’ della direttiva medesima, l’art. 3 di quest’ultima ha esteso il beneficio dell’assicurazione
         per quanto riguarda i danni alle persone ai familiari dell’assicurato, del conducente o di qualsiasi altra persona responsabile.
         L’art. 1 della terza direttiva accoglie una formulazione ancora più ampia, prevedendo il risarcimento dei danni alla persona
         a tutti i passeggeri ad eccezione del conducente. Il proprietario dell’autoveicolo, pertanto, in quanto passeggero, non è
         escluso dal beneficio del risarcimento. 
      
      35     Alla luce delle suesposte considerazioni, le questioni sollevate vanno risolte nel senso che, in circostanze come quelle della
         causa principale, l’art. 2, n. 1, della seconda direttiva e l’art. 1 della terza direttiva ostano ad una normativa nazionale
         che consenta di negare ovvero di limitare in misura sproporzionata, in considerazione della corresponsabilità del passeggero
         nella causazione del danno subìto, il risarcimento a carico dell’assicurazione obbligatoria degli autoveicoli. Il fatto che
         il passeggero interessato sia proprietario del veicolo il conducente del quale ha causato l’incidente è irrilevante.
      
       Sulle spese
      36     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese Le spese sostenute per presentare osservazioni alla Corte, diverse da quelle
         delle dette parti, non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      In circostanze come quelle della causa principale, l’art. 2, n. 1, della seconda direttiva del Consiglio 30 dicembre 1983,
            84/5/CEE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità
            civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, e l’art. 1 della terza direttiva del Consiglio 14 maggio 1990, 90/232/CEE,
            relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante
            dalla circolazione di autoveicoli, ostano ad una normativa nazionale che consenta di negare ovvero di limitare in misura sproporzionata,
            in considerazione della corresponsabilità del passeggero nella causazione del danno subìto, il risarcimento a carico dell’assicurazione
            obbligatoria degli autoveicoli. Il fatto che il passeggero interessato sia proprietario del veicolo il conducente del quale
            ha causato l’incidente è irrilevante.
      Firme
      * Lingua processuale: il finlandese.