CELEX: C2002/118/33
Language: it
Date: 2002-05-18 00:00:00
Title: Causa C-103/02: Ricorso del 20 marzo 2002 contro la Repubblica italiana, presentato dalla Commissione delle Comunità europee

C 118/20                IT                        Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            18.5.2002
Ricorso del 19 marzo 2002 contro la Repubblica italiana,                    La Commissione conclude quindi che il governo italiano non
  presentato dalla Commissione delle Comunità europee                       ha recepito la direttiva 92/51 per quanto riguarda l’accesso alle
                                                                            professioni suddette.
                         (Causa C-101/02)
                                                                            (1) GU L 209 del 24.7.1992, pag. 25.
                                                                            (2) GU L 19 del 24.1.1989, pag. 16.
                          (2002/C 118/32)
Il 19 marzo 2002, la Commissione delle Comunità europee,
rappresentata dai sigg. Maria Patakia e Antonio Aresu, in
qualità di agenti, ha presentato alla Corte di giustizia delle
Comunità europee un ricorso contro la Repubblica italiana.                  Ricorso del 20 marzo 2002 contro la Repubblica italiana,
                                                                              presentato dalla Commissione delle Comunità europee
La ricorrente conclude che la Corte voglia:                                                            (Causa C-103/02)
                                                                                                        (2002/C 118/33)
—     constatare che la Repubblica italiana, non avendo attuato
      le disposizioni della direttiva 92/51/CEE (1) del Consiglio,
      del 18 giugno 1992, relativa ad un secondo sistema
      generale di riconoscimento della formazione professiona-
      le, che integra la direttiva 89/48/CEE (2), in relazione              Il 20 marzo 2002, la Commissione delle Comunità europee,
      all’attività professionale degli atleti, degli allenatori, dei        rappresentata dai signori Richard Wainwright e Roberto
      direttori tecnico-sportivi e dei preparatori atletici, è              Amorosi, in qualità di agenti, ha presentato alla Corte di
      venuta meno agli obblighi derivanti dalla detta direttiva;            giustizia delle Comunità europee un ricorso contro la Repub-
                                                                            blica italiana.
—     condannare la Repubblica italiana al pagamento delle
      spese processuali.                                                    La ricorrente conclude che la Corte voglia:
                                                                            —     constatare che la Repubblica italiana, avendo adottato il
                                                                                  decreto 5 febbraio 1998 sull’individuazione dei rifiuti
                                                                                  non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di
Motivi e principali argomenti                                                     recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto
                                                                                  legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 che,
                                                                                  A.    in violazione degli articoli 11, primo paragrafo,
Risulta chiaramente dall’esame delle disposizioni della legge
                                                                                        primo e secondo trattino, e 10 della direttiva
91/81 che le attività di atleta, di allenatore, di direttore tecnico-
                                                                                        75/442/CEE (1), come modificata, permette agli sta-
sportivo e di preparatore atletico sono in Italia professioni
                                                                                        bilimenti e alle imprese che recuperano rifiuti non
regolamentate ai sensi della direttiva 92/51. Di conseguenza,
                                                                                        pericolosi di essere dispensati dall’obbligo di autoriz-
quando le competenti autorità italiane ricevono una domanda
                                                                                        zazione, senza che ciò sia subordinato al rispetto dei
di riconoscimento della formazione professionale delle predet-
                                                                                        requisiti relativi a: 1) la previa fissazione della
te attività hanno l’obbligo di esaminare la domanda conforme-
                                                                                        quantità massima di rifiuti e 2) il rispetto delle
mente alle norme della direttiva.
                                                                                        condizioni di cui all’articolo 4 della direttiva
                                                                                        75/442/CEE modificata, in riferimento alle quantità
                                                                                        di rifiuti trattati dagli stabilimenti che sono dispensa-
Ora, l’art. 13 del DL 319/94 elenca le autorità responsabili del                        ti dall’autorizzazione,
riconoscimento della formazione professionale, stabilendo in
particolare alla lett. a) che è competente a pronunciarsi                         B.    in violazione dell’articolo 11, paragrafo 1), primo
sulle domande di riconoscimento il ministro incaricato della                            trattino della direttiva 75/442/CEE modificata, non
sorveglianza delle professioni di cui all’art. 2, lett. a), conforme-                   definisce con esattezza i tipi di rifiuti coperti dalla
mente all’allegato C dello stesso decreto. L’allegato in questione                      dispensa dall’autorizzazione e, in tal modo, anche in
cita un certo numero di professioni e di ministeri competenti                           violazione        dell’articolo    3     della   direttiva
ad esaminare le domande di riconoscimento delle qualifiche                              91/689/CEE (2), in alcuni casi, a causa della mancan-
inerenti a tali professioni. Tuttavia, le sole professioni sportive                     za di chiarezza e precisione, permette a stabilimenti
citate sono quelle di istruttore di sci, istruttore di sport nautici,                   o imprese che recuperano alcuni tipi di rifiuti
guida di montagna e guida di speleologia, mentre non si fa                              pericolosi di essere dispensati dall’autorizzazione in
alcun riferimento alle professioni di atleta, allenatore, direttore                     base ai meno severi requisiti previsti per i rifiuti non
tecnico-spotivo e preparatore atletico.                                                 pericolosi,
 ---pagebreak--- 18.5.2002                 IT                        Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                          C 118/21
       C.    in violazione degli articoli 9 e 11, con riferimento             B.    Mancata o erronea indicazione dei tipi
             all’articolo 1, lettere e) ed f) della direttiva                       di rifiuti coperti dalla dispensa dall’au-
             75/442/CEE modificata, e agli allegati II A e II                       torizzazione
             B, come modificati dalla decisione 96/350/CE (3),
             definisce alcune attività di smaltimento come attività           Per quanto riguarda i tipi di rifiuti in presenza dei quali, ai sensi
             di «recupero ambientale», in tal modo, consentendo               dell’articolo 11, paragrafo 1, primo trattino, della direttiva, è
             a stabilimenti ed imprese che effettuano operazioni              ammessa la dispensa dall’autorizzazione, alcuni titoli delle
             di smaltimento, diverse dallo smaltimento dei propri             norme tecniche, contenute negli allegati 1 e 2 del decreto
             rifiuti sul luogo di produzione, di poter essere                 italiano, definiscono i tipi di rifiuti in modo talmente vago che
             esentate dall’obbligo di autorizzazione, come se                 alcuni rifiuti pericolosi, potrebbero essere fatti rientrare nella
             effettuassero operazioni di recupero,                            categoria dei rifiuti non pericolosi consentendo in tal modo
                                                                              agli stabilimenti e alle imprese che li trattano di essere
       è venuta meno agli obblighi che le incombono in virtù
                                                                              dispensati dall’autorizzazione, avvalendosi dei meno severi
       degli articoli 1, 9, 10, 11 della direttiva 75/442/CEE,
                                                                              criteri previsti per i rifiuti non pericolosi.
       modificata dalla direttiva 91/156/CEE (4) e dall’articolo 3
       della direttiva 91/689/CEE
                                                                              In altri casi i codici del Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER),
—      condannare la Repubblica italiana al pagamento delle                   adottato con decisione della Commissione 94/3/CE (5), non
       spese di giudizio.                                                     sono citati (ad esempio la norma 5.9), oppure, pur essendo
                                                                              citati, non corrispondono alla definizione riportata nei titoli
                                                                              delle norme tecniche.
Motivi e principali argomenti
                                                                              C.    Operazioni di recupero ambientale
A. I n d i v i d u a z i o n e d e l l e q u a n t i t à
                                                                              La Commissione ritiene pertanto che operazioni di recupero
La contestazione della Commissione si incentra sul fatto che                  ambientale definite all’articolo 5 del decreto siano in realtà
l’articolo 7 del decreto, nel definire le quantità massime di                 operazioni di smaltimento.
rifiuti, impiegabili nelle attività di recupero, che possono essere
dispensate dall’obbligo di autorizzazione di cui agli articoli 9 e
10 della direttiva, non fa riferimento ad una quantità massima                Cosı̀ facendo le imprese e gli stabilimenti che effettuano,
assoluta, individuata in base al tipo di stabilimento o di                    secondo l’articolo 5 del decreto italiano, attività di recupero
impresa, ma ad una quantità massima relativa, variabile                       ambientale, consistente in realtà in smaltimento di rifiuti,
secondo la potenzialità annua dell’impianto in cui si effettua                vengono ammessi alla dispensa dall’autorizzazione di cui
l’attività.                                                                   all’articolo 9 della direttiva, al di là dei limiti stabiliti per le
                                                                              imprese e gli stabilimenti che operano smaltimento di rifiuti,
La mancata individuazione a priori della quantità massima di                  che possono essere dispensati solo a condizione che provveda-
rifiuti al disotto della quale l’attività di smaltimento o recupero           no essi stessi allo smaltimento dei propri rifiuti nei luoghi di
può essere esentata dall’autorizzazione, fa si che ogni impresa              produzione.
o stabilimento, anche se tratta enormi quantitativi di rifiuti,
possa richiedere la dispensa, il che, oltre a privare di qualsiasi            ( 1) GU L 194 del 25.7.1975, pag. 39.
utilizzazione pratica la procedura ordinaria, determina l’impos-              ( 2) GU L 377 del 31.12.1991, pag. 20.
sibilità di verificare il rispetto delle condizioni previste dall’arti-       ( 3) GU L 135 del 6.6.1996, pag. 32.
colo 11, paragrafo 1, secondo trattino della direttiva, in                    ( 4) GU L 78 del 23.3.1991, pag. 32.
riferimento al suo articolo 4.                                                ( 5) GU L 5 del 7.1.1994, pag. 15.