CELEX: 62012TN0058
Language: it
Date: 2012-02-09 00:00:00
Title: Causa T-58/12: Ricorso proposto il 9 febbraio 2012 — Nabipour e a./Consiglio

14.4.2012   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 109/23
            
         Ricorso proposto il 9 febbraio 2012 — Nabipour e a./Consiglio
   (Causa T-58/12)
   2012/C 109/50
   Lingua processuale: l’inglese
   
      Parti
   
   
      Ricorrenti: Ghamsem Nabipour (Teheran, Iran), Mansour Eslami (Madliena, Malta), Mohamad Talai (Amburgo, Germania), Mohammad Moghaddami Fard (Teheran), Alireza Ghezelayagh (Singapore, Singapore), Gholam Hossein Golparvar (Teheran), Hassan Jalil Zadeh (Teheran), Mohammad Hadi Pajand (Londra, Regno Unito), Ahmad Sarkandi (Emirati Arabi Uniti), Seyed Alaeddin Sadat Rasool (Teheran) e Ahmad Tafazoly (Shanghai, Repubblica Popolare Cinese) (rappresentanti: S. Kentridge, QC (Queen's Counsel), M. Lester, Barrister, e M. Taher, Solicitor)
   
      Convenuto: Consiglio dell’Unione europea
   
      Conclusioni
   
   I ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               annullare la decisione 2011/783/PESC del Consiglio, del 1o dicembre 2011, che modifica la decisione 2010/413/PESC relativa a misure restrittive nei confronti dell’Iran (GU L 319, pag. 71) ed il regolamento di esecuzione (UE) n. 1245/2011 del Consiglio, del 1o dicembre 2011, che attua il regolamento (UE) n. 961/2010 concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran (GU L 319, pag. 11), nella parte in cui riguardano i ricorrenti;
            
         
               —
            
            
               dichiarare che un divieto di viaggio non si applica ad alcuno di essi; e
            
         
               —
            
            
               condannare il convenuto alle spese.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   A sostegno del loro ricorso, i ricorrenti deducono quattro motivi, sostenendo che nell’iscrivere i loro nominativi negli elenchi allegati alla decisione ed al regolamento impugnati, il Consiglio:
   
               —
            
            
               non ha fornito una motivazione adeguata o sufficiente;
            
         
               —
            
            
               non ha soddisfatto i criteri per l’iscrizione e/o ha commesso un errore manifesto di valutazione nel ritenere che detti criteri fossero soddisfatti in relazione alla condotta dei ricorrenti;
            
         
               —
            
            
               ha violato, senza giustificazione né proporzione, i diritti fondamentali dei ricorrenti, segnatamente il loro diritto di proprietà, la loro libertà d’impresa e la loro reputazione, nonché il oro diritto al rispetto della vita privata e familiare; e
            
         
               —
            
            
               non ha rispettato i diritti della difesa dei ricorrenti ed il loro diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva.