CELEX: 51991PC0185
Language: it
Date: 1991-05-23
Title: PROPOSTA DI DECISIONE DEL CONSIGLIO CHE ADOTTA LA RELAZIONE ANNUALE 1990/1991 SULLA SITUAZIONE ECONOMICA DELLA COMUNITA E CHE FISSA GLI ORIENTAMENTI DI POLITICA ECONOMICA DA SEGUIRE NELLA COMUNITA NEL 1991

22. 7. 91                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                            N. C 190/19
          Proposta di decisione del Consiglio che adotta la relazione annuale 1990/1991 sulla situazione
          economica della Comunità e che fissa gli orientamenti di politica economica da seguire nella Comunità
                                                   nel 1991 — Revisione
                                                        (91/C 190/02)
                                                      COM(91) 185 def.
                                     (Presentata dalla Commissione il 24 maggio 1991)
          IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
          visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
          vista la decisione 90/141/CEE del Consiglio, del 12 marzo 1990, relativa alla realizzazione di una
          convergenza progressiva delle politiche e dei risultati economici durante la prima fase dell'unione
          economica e monetaria (*), in particolare l'articolo 4,
          vista la proposta della Commisisone,
          visto il parere del Parlamento europeo,
          visto il parere del Comitato economico e sociale,
          HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
                                                           Articolo 1
          È adottata la relazione annuale 1990/1991 acclusa alla presente decisione e sono adottati gli
          orientamenti di politica economica da seguire nella Comunità nel 1991, enunciati nel rapporto
          summenzionato.
                                                           Articolo 2
          Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
          0) GU n. L 78 del 24. 3. 1990, pag. 23.
 ---pagebreak--- N. C 190/20                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                   22. 7. 91
                                RELAZIONE ECONOMICA ANNUALE 1990-1991: revisione
            La sezione I della versione della Relazione economica annuale 1990-1991 elaborata nel mese di
            marzo, avente per oggetto le prospettive a breve termine, è sostituita dalle sezioni I e II in appresso, che
            vertono sulla situazione e sulle prospettive dell'economia.
            La sezione II della precedente relazione, riguardante i compiti da assegnare alle politiche economiche
            nella prima fase dell'UEM, resta valida. Le principali raccomandazioni e gli eventuali ritocchi sono
            illustrati nella sezione III della presente relazione.
                                                               SOMMARIO
                                                                                                                  Pagina
            Introduzione                                                                                              21
              I. LA SITUAZIONE ECONOMICA NEL 1990 E ALL'INIZIO DEL 1991                                               21
                 A. Rallentamento della crescita nella Comunità                                                       21
                      1. Peggioramento del contesto internazionale                                                    22
                           1.1. Stati Uniti d'America                                                                 22
                           1.2. Europa centrale ed orientale                                                          23
                           1.3. Le oscillazioni del dollaro USA                                                       23
                      2. Aggiustamento ciclico nella Comunità                                                         24
                      3. La crisi del Golfo ed il crollo del clima di fiducia                                         26
                  B.  Recessione nel Regno Unito                                                                      26
                  C. Unificazione tedesca                                                                             27
                 D. Inflazione ed occupazione                                                                         28
             IL LE PROSPETTIVE PER IL 1991 E IL 1992                                                                  29
                 A. I fattori di rischio                                                                              29
                  B.  Le preoccupazioni per la politica economica                                                     30
                       1. Redditività, crescila ed occupazione                                                        30
                      2. Inflazione                                                                                   31
                      3. Convergenza delle situazioni di bilancio                                                     32
                      4. Insufficienza del rispàrmio                                                                  33
            III. CONCLUSIONI PER LA POLITICA ECONOMICA                                                                34
                  A. Mantenere un clima favorevole alla stabilità e alla crescita                                     34
                  B.   Sviluppo del potenziale comunitario                                                            34
                       1. Realizzare appieno il mercato interno                                                       35
                       2. Migliorare la coesione economica e sociale                                                  35
                       3. Aggiustamento strutturale                                                                   36
                       4. La sfida ecologica                                                                          37
                  C. Politiche volte a realizzare una maggiore convergenza                                            37
                       1. Convergenza dei prezzi e dei costi                                                          37
                       2. Convergenza delle politiche di bilancio                                 ,                   39
                       3. Convergenza dei saldi della bilancia dei pagamenti                                          42
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                                       Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                    N. C 190/21
                       LA COMUNITÀ EUROPEA NEGLI ANNI '90: VERSO L'UNIONE ECONOMICA
                                                            E MONETARIA
                         INTRODUZIONE                                    nel ridurre disavanzi di bilancio di entità insostenibile,
                                                                         l'attuazione nello scorso decennio di riforme strutturali intese
Le prospettive economiche per la Comunità nell'anno in                   ad un migliore funzionamento dei mercati, il conseguimento
corso sono molto meno favorevoli di quanto non si pre-                   di una struttura più sostenibile dei saldi della bilancia
sentassero nell'autunno dell'anno passato. Si prevede che,               dei pagamenti e, infine, le prospettive di integrazione
nella Comunità, la produzione aumenti nel 1991 di meno                   europea.
dell'I V2 %, vale a dire ad un tasso dimezzato rispetto a quello
del 1990. Di conseguenza, anche l'occupazione non aumen-
terà che ad un ritmo più lento, nettamente inferiore ad V4 %.            Questi fattori hanno contribuito ai relativamente buoni
Questo leggero incremento sarà però più che controbilancia-              risultati ottenuti nel periodo 1983-1990. Per migliorare
to dall'aumento previsto della forza lavoro, il che farà salire il       ulteriormente le basi di una crescita durevole e non inflazio-
tasso di disoccupazione all'8,7% nel 1991. Nonostante                    nista nel prossimo futuro, in vista del perseguimento della
questo rallentamento dell'attività, si prevede che l'inflazione          fase finale dell'UEM, i responsabili della politica economica
resti grosso modo stabile ad un livello relativamente ele-               debbono cercare di consolidare e migliorare i progressi già
vato (5%).                                                               conseguiti, continuando a porre in atto le strategie che sono
                                                                         state all'origine dei miglioramenti della situazione economica
Il peggioramento dei risultati dell'economia attesi per la               nel decennio 1980.
Comunità nel 1991 è spiegato solo in parte dagli avvenimenti
nell'area del Golfo persico. L'aumento dei prezzi del petrolio           Dando per scontata l'applicazione di tali politiche, il recente
nella seconda metà del 1990 ed il conseguente cedimento del              rallentamento economico subito dalla Comunità dovrebbe
clima di fiducia nell'economia presso gli imprenditori e i               giungere al punto di svolta nel corso dell'anno. Nel 1992 si
consumatori sono indubbiamente risultato diretto della crisi             prevede che la situazione generale migliori e che la crescita
del Golfo. Alcuni paesi della Comunità si trovavano peraltro             economica raggiunga il 2V4 %. Tuttavia, tenuto conto degli
già in preda a difficoltà molto prima dell'agosto del 1990,              effetti di sfasamento temporale, la crescita dell'occupazione
registrando un rallentamento della domanda esterna con                   rimarrà, secondo le previsioni, al livello del 1991 (0,2%), il
effetti negativi sulla crescita degli investimenti, mentre               che comporterà un ulteriore lieve aumento del tasso di
l'indispensabile correzione degli squilibrii macroeconomici              disoccupazione, che salirebbe al 9,2%.
esercitava in alcuni casi un effetto di freno sulla domanda
interna.
                                                                         Un clima di stabilità costituisce un requisito preliminare
Nonostante l'attuale rallentamento dell'attività economica a             essenziale per sviluppare il potenziale economico della
livello mondiale, le prospettive di ripresa di una crescita più          Comunità. La politica monetaria e quella fiscale debbono
vigorosa sono favorevoli. Parrebbe ora che la crisi del Golfo            pertanto mantenere un indirizzo prudente e la politica della
abbia avuto sul clima economico, sull'inflazione e sulla                 finanza pubblica dovrebbe apportare un maggior sostegno
crescita effetti più contenuti e probabilmente più transitori di         alla politica monetaria. Sotto questo profilo, l'arresto del
quanto inizialmente temuto. Si riscontrano inoltre i primi               processo di risanamento dei bilanci è motivo di preoccupa-
segni che la flessione ciclica relativamente pronunciata in              zione, tanto più che la prima fase dell'Unione economica e
alcuni paesi industriali — tra cui gli Stati Uniti ed il Regno           monetaria rende più rigorose le esigenze di convergenza in
Unito — si sta esaurendo.                                                materia di prezzi e costi e di saldi del bilancio pubblico e della
                                                                         bilancia dei pagamenti. Alcuni Stati membri debbono com-
Dovrebbero pertanto essere ristabilite le condizioni di base             piere ancora un aggiustamento di notevole portata. Una
sostanzialmente sane su cui si fonda la crescita economica               rapida applicazione delle raccomandazioni di politica econo-
nella Comunità, che comprendono: il ripristino della reddi-              mica è pertanto essenziale per preparare il buon esito della
tività operato negli anni '80, un certo progresso fatto                  transizione all'unione economica e monetaria completa.
                                 I. LA SITUAZIONE ECONOMICA NEL 1990 E ALL'INIZIO DEL 1991
                A. Rallentamento della crescita nella Comunità
                Nello scorso anno l'economia mondiale ha dovuto adattarsi a vari nuovi eventi: lo smantellamento
                delle economie a pianificazione centrale dell'Europa orientale, l'unificazione tedesca, l'addensarsi
                delle incertezze nell'Unione Sovietica e, infine, la crisi del Golfo. La Comunità ha resistito
                relativamente bene a questa difficile situazione internazionale, grazie anche ai potenti impulsi
                provenienti nel breve periodo dal processo di unificazione tedesca e, più durevolmente, dalla
                progressiva realizzazione del programma relativo al mercato unico. In generale, tuttavia, non si è
                potuto evitare un ulteriore rallentamento della crescita del PIL reale nella Comunità, cosicché la
                crescita in termini reali non sarà probabilmente che dell'I V2 % nel 1991, tasso che rappresenta la metà
                circa di quello ottenuto nel 1990 ed è inferiore di quasi due punti percentuali a quello del 1989 (vedi
                tabella 1).
 ---pagebreak--- N. C 190/22                                    Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                       22. 7. 91
                                                               TABELLA 1
                                             L'economia della CE all'inizio del nuovo decennio
                                                                                                (variazione annua percentuale)
                                                   1984-1987     1988          1989       1990       1 9 9 1 (')  1 9 9 2 (>)
           PIL in termini reali                       + 2,6      + 4,0        + 3,3       + 2,7        + 1,4        + 2,3
           Occupazione                                + 0,6      + 1,6        + 1,6       + 1,6        + 0,2        + 0,2
                        2
           Inflazione ( )                             + 5,1      + 3,7        + 4,9 .     + 5,0        + 5,0        + 4,6
           Investimenti                               + 3,3      + 9,0        + 6,7       + 4,3        + 0,8        + 3,7
               di cui attrezzature                    + 6,1     + 10,4        + 8,4       + 4,7        + 0,2        + 4,4
           Costo unitario del lavoro in
           termini reali                              -1,1       -1,1         -0,7        + 0,6        + 0,3        -0,7
           (*) Dati previsionali.
           (2) Deflatore dei prezzi dei consumi privati.
           Questo risultato è il frutto dell'interazione di vari fattori, fra cui:
           — il peggioramento del contesto internazionale;
           — un aggiustamento ciclico nella Comunità;
           — la crisi del Golfo e il concomitante crollo del clima di fiducia di imprenditori e consumatori.
            1.      Peggioramento del contesto internazionale
                    Tra l'inizio del 1990 ed il primo trimestre del 1991 il contesto internazionale non ha fatto che
                    peggiorare: l'attività economica è rallentata notevolmente negli Stati Uniti, nel Canada e
                    nell'Australia, mentre la ristrutturazione delle economie dell'Europa centrale ed orientale ha
                    provocato una contrazione dell'attività. In ultimo, la crisi del Golfo ha esacerbato le tendenze
                    già deboli nella maggior parte dei paesi e particolarmente in quelli del Medio Oriente e
                    dell'America Latina. La crescita del PIL reale al di fuori della Comunità è scesa da un tasso del
                    3,2% nel 1989 a quello dell'I , 7 % nel 1990 e rallenterà ancora nel 1991, scendendo al di sotto
                    dell'I %. Di conseguenza, la domanda di importazioni mondiali nei paesi al di fuori della
                    Comunità è aumentata solo del 4 % circa nel 1990 e si prevede che non aumenterà del 3V2 % nel
                    1991, con un dimezzamento rispetto ai tassi precedenti (7,4% nel 1989).
            1.1.    Stati Uniti d'America
                    Il rallentamento negli Stati Uniti, atteso ormai da tempo e di natura essenzialmente
                    congiunturale, è iniziato verso la metà del 1989 e si è fatto più accentuato nel 1990. Decise
                    flessioni sono state registrate nella spesa dei consumatori, nell'edilizia residenziale e negli
                    investimenti delle imprese. L'irrigidimento inevitabile della politica monetaria nel 1989,
                    accompagnato dal crescente indebitamento del settore privato, cui hanno fatto seguito nel
                    1990 restrizioni creditizie derivanti dalla fissazione di norme più rigorose per gli istituti
                    finanziari, hanno frenato la domanda interna, che è stata ancora ulteriormente ridotta
                    dall'aumento dei prezzi del petrolio nella seconda metà del 1990. Di conseguenza la crescita del
                    PIL reale è scesa dal 4,6 % nel 1988 all'I % nel 1990 e sarà di nuovo molto esigua nel 1991,
                    anche nell'ipotesi di una ripresa nella seconda metà dell'anno (vedi tabella 2).
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                      N. C 190/23
                                                                   TABELLA 2
                                                    USA — Principali indicatori economici
                                                                                          (variazione in % o quota del PNL)
                                                         1984-1988     1989         1990          1991 (')      1992 (])
               PNL in termini reali                        + 4,4       + 2,8        + 1,0          + 0,1          + 1,6
               Domanda interna                             + 4,6       + 2,2        + 0,5          -0,5           + 1,4
               Investimenti                                + 6,5       + 2,7        -0,1           -3,1           + 5,7
               Prezzi al consumo                           + 3,5       + 4,5        + 5,0          + 4,5          + 4,9
               Saldo del bilancio (2)                      -3,9        -1,7         -2,4           -1,8           -2,4
               Bilancia dei pagamenti correnti             -2,9        -1,9         -1,8           -0,3           -0,9
               (') Dati previsionali.
               (2) Amministrazione pubblica.
          1.2. E u r o p a c e n t r a l e ed o r i e n t a l e
               Per integrare i loro paesi nell'economia mondiale, i nuovi governi democraticamente eletti dei
               paesi dell'Europa centrale ed orientale hanno intrapreso vasti programmi di riforme. L'aspetto
               radicale delle riforme e la loro immediatezza fanno dell'inizio del processo una fase critica.
               Mentre vengono progressivamente applicate le politiche decisive orientate al mercato, il
               comportamento degli agenti economici si adatta solo gradualmente al nuovo contesto e la
               produzione si trova a subire severi condizionamenti, poiché l'obsolescenza dello stock di
               capitale è stata rivelata dall'apertura al sistema dei prezzi di mercato. In una tale situazione, un
               declino della produzione nella fase iniziale è assolutamente inevitabile.
               La necessaria ristrutturazione deve per di più essere operata in un contesto alquanto
               sfavorevole: la maggior parte dei paesi devono far fronte a consistenti squilibrii interni ed
               esterni accumulati nel corso degli anni, mentre è crollato nel contempo il sistema d'interscam-
               bio nel quadro del Consiglio per l'assistenza economica reciproca, con gravi perdite nelle
               ragioni di scambio per i paesi dell'Europa centrale ed orientale. Queste difficoltà sono state
               aggravate dall'aumento del prezzo del petrolio e dal rallentamento della domanda nei paesi
               dell'area occidentale.
          1.3. Le o s c i l l a z i o n i del d o l l a r o USA
               Le esportazioni della Comunità verso il resto del mondo hanno sofferto nel 1990 non solo della
               flessione della domanda consecutiva alla recessione degli Stati Uniti ma anche di una perdita di
               competitività dovuta all'apprezzamento delle valute europee nei confronti del dollaro. A fine
               febbraio 1991 il valore dell'eoi in dollari era superiore del 20 % circa alla media del 1989. Da
               allora il dollaro ha recuperato gran parte del suo deprezzamento. Nel corso dello stesso periodo
               la fluttuazione dello yen è stata ancora più accentuata: nell' agosto 1990 il suo valore rispetto
               all'ecu era più del 2 8 % inferiore alla media del 1989.
               La perdita di competitività dovuta al cambio è stata uno dei fattori che sono alla radice del
               rallentamento delle esportazioni e conseguentemente della crescita degli investimenti nella
               Comunità dal 1989. Ciò spiega come, nonostante la crescita interna, la Comunità non abbia
               potuto evitare che la sensibile perdita di competitività desse luogo ad una flessione della crescita
               delle esportazioni che ha influito a sua volta sugli investimenti.
               La crescita delle esportazioni della Comunità (EUR-10 senza Germania e Regno Unito) è
               conseguentemente diminuita dal 7,3 % nel 1989 al 5,4% nel 1990 e rallenterà ulteriormente
               nel 1991, scendendo al tasso del 4 , 2 % . Il rallentamento, particolarmente marcato nel caso
               dell'Italia, della Francia, del Belgio e del Lussemburgo, ha riguardato soprattutto le
               esportazioni dirette ai mercati extracomunitari, solo in parte compensate dalle maggiori
               esportazioni verso la Germania.
               Nonostante questi ampi movimenti dei tassi di cambio e la liberalizzazione del movimento di
               capitali, lo SME non ha vissuto forti tensioni sebbene la posizione relativa di ciascuna valuta
               all'interno del meccanismo di cambio sia variata nel tempo e i differenziali dei tassi di interesse
               si siavo gradatamente ridotti.
 ---pagebreak--- N. C 190/24                             Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                           22. 7. 91
           2. Aggiustamento ciclico nella Comunità
              Il rallentamento della domanda è stato a sua volta in parte un fenomeno ciclico, dopo la forte
              ripresa della seconda metà del decennio dopo il 1980. In particolare, gli investimenti hanno
              avuto una fortissima espansione nel periodo 1987-1990, con un tasso di crescita medio
              superiore al 7 %. Era pertanto inevitabile un certo aggiustamento verso il basso, parallelamente
              all'indebolimento della domanda estera e all'aumento delle capacità non utilizzate (vedi
              grafico 1), mentre si irrigidiva la politica monetaria.
                                                                Grafico 1
                                      Utilizzo delle capacità nell'industria manifatturiera (in %)
                                    100
                                     96
                                     •o
                                     •e
                                     ao
                                     7»
                                        l  a  j  o   j  a  j  o  l   a   l  o l a   l  o  i  a
                                           1987         1988           1989       1990       1991
              Anche se il rallentamento ciclico nella Comunità non ne ha fondamentalmente compromesso il
              potenziale di crescita economica, le prospettive di redditività degli investimenti appaiono
              peraltro peggiorate rispetto al 1990: si è infatti arrestata la flessione del costo del lavoro per
              unità di prodotto (grandezza che rappresenta la migliore approssimazione della redditività
              delle imprese) che proseguiva ininterrotta dal 1981. Dal 1989 non si sono più osservati
              miglioramenti della redditività. Il deterioramento è stato particolarmente accentuato nel Regno
              Unito tra il 1989 e il 1991 ed è da scontare per la Germania nel 1991. Ma anche in Italia,
              Irlanda, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo si è arrestata o invertita la tendenza al
              miglioramento dei profitti osservata negli anni precedenti. L'aumento dei costi è dovuto
              soprattutto al forte incremento dei redditi nominali da lavoro dipendente prò capite, superiore
              al 7 % annuo nel 1990 e 1991 nella media della Comunità (vedi tabella 3).
                                                              TABELLA 3
                             Salari nominali, salari reali e costo reale del lavoro per unità di prodotto
                                                                                                          (variazione in %)
                                                    1986-1988          1989         1990         1991 (»)      1992 (')
                                                             Redditi nominali da lavoro dipendente prò capite
              EUR-10 (2)                               + 6,2          + 6,6       + 7,7           + 6,9         + 6,3
              Germania                                 + 3,3          + 2,8        + 4,1          + 6,4         + 5,5
              Regno Unito                              + 7,9          + 8,9        + 10,9         + 8,5         + 6,8
              EUR-12                                   + 6,0          + 6,2       + 7,5           + 7,1         + 6,2
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                            Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                        N. C 190/25
                                                   1986-1988           1989             1990        1991 (') 1992 (')
                                                               Redditi reali da lavoro dipendente prò capite
                     2
          EUR-10 ( )                                 + 1,9            + 1,2           + 2,4          + 1,6    + 1,5
          Germania                                   + 2,5            -0,2            +    1,5       + 2,8    + 1,2
          Regno Unito                                + 3,2            + 2,8            + 3,4         + 1,9    + 1,6
          EUR-12                                     + 2,2            + 1,2           + 2,4          + 1,9    + 1,5
                                                               Costo reale del lavoro per unità di prodotto
          EUR-10 (2)                                 -1,2             -1,3            + 0,5          -0,2     -0,5
          Germania                                   -0,7             -1,6            -    1,2       + 1,0    + 0,1
          Regno Unito                                +0               + 2,6           + 3,0          + 1,3    -2,3
          EUR-12                                     -0,9             -0,7            + 0,6          + 0,3    -0,7
          (') Dati previsionali.
          (2) EUR-10 = EUR-12 meno Germania e Regno Unito.
          A questi andamenti hanno contribuito in una certa misura le politiche economiche applicate
          negli ultimi anni. Il coefficiente di liquidità (rapporto fra M 2 / 3 e PIL nominale) nella Comunità
          ha avuto un incremento relativamente rapido nel 1987, e di nuovo nel 1989, sebbene questa
          grandezza sia influenzata anche dall'innovazione finanziaria e da altri aggiustamenti strutturali
          sui mercati monetari e dei capitali (vedi grafico 2). Occorre quindi chiedersi se, nonostante
          l'aumento dei tassi di interesse a breve, la politica monetaria applicata sia stata sufficientemente
          coerente con la crescita potenziale nel periodo fino al 1989, giacché ha permesso l'accumularsi
          di un eccesso di liquidità, offrendo così la base ad ampie rivendicazioni salariali. Nel 1990
          l'aumento del coefficiente di liquidità è stato molto più contenuto, il che riflette l'irrigidimento
          della politica monetaria, nell'intento di evitare che l'aumento del prezzo del petrolio innescasse
          una spirale salari-prezzi.
                                                                Grafico 2
                    Crescita della massa monetaria (M2/3) e del PIL — Eur-12 (variazione annua in %)
                                          — i    1    1    1     1    1    1     1   1     i     i
                                          1981      1963       1886      1987      1989        1991
                                      * Previsioni.
                                    ** Corretta applicando il deflatore dei prezzi del PIL.
                                  \ \ \ Variazione del coefficiente di liquidità.
 ---pagebreak--- N. C 190/26                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                    22. 7. 91
            3.    La crisi del Golfo ed il crollo del clima di fiducia
                  In aggiunta ai fattori suddetti, l'aumento rapido ma passeggero dei prezzi del petrolio dovuto
                  alla crisi del Golfo ha causato un peggioramento delle ragioni di scambio della Comunità ed
                  una flessione del reddito reale disponibile, che ha avuto ripercussioni sui consumi e sugli
                  investimenti. Se il prezzo del petrolio si fosse attestato su livelli così elevati, gli effetti sulle
                  economie dei paesi membri sareberro stati alquanto differenti. In effetti, mentre l'intensità
                  energetica totale della produzione è stata notevolmente ridotta in nove paesi comunitari a
                  partire dal 1973, la stessa è aumentata in Spagna e particolarmente in Grecia e Portogallo a
                  causa della transizione da queste economie verso una struttura a maggiore contenuto
                  industriale.
                  Il successivo ritorno dei prezzi del petrolio ai livelli di prima della guerra ha invertito la maggior
                  parte degli effetti diretti sfavorevoli esercitati dall'aumento del prezzo del petrolio sui redditi e
                  sui prezzi. A metà aprile del 1991 il prezzo del petrolio era all'inarca di 19 dollari USA per
                  barile (prezzo sul mercato «spot» per il petrolio Brent) a fronte di circa 32 dollari USA per barile
                  nell'ultimo trimestre del 1990.
                  La crisi del Golfo ha causato tuttavia un forte aumento dell'incertezza nella seconda metà del
                  1990 e agli inizi del 1991. Il clima di fiducia si è trovato gravemente compromesso presso i
                  consumatori, nell'industria e nell'edilizia (vedi grafico 3), con ripercussioni negative sui
                  consumi e sui programmi di investimento. Sebbene sia il principale fattore responsabile del
                  deciso peggioramento del clima congiunturale, cioè la guerra del Golfo, sia ormai venuto
                  meno, si hanno solo pochi segni di ristabilimento di un clima più favorevole: in base alla prima
                  indagine congiunturale svolta dopo la fine del conflitto, soltanto i consumatori e il settore
                  dell'edilizia sembrano aver ritrovato una certa fiducia, mentre nell'industria, sebbene si sia
                  arrestato il peggioramento d'umore, non si hanno ancora chiari segni di ripresa. Un ritorno
                  della fiducia nell'industria è peraltro essenziale ai fini di una ripresa degli investimenti.
                                                                          Grafico 3
                                    Indicatori del clima di fiducia, Eur-12 (indagine presso le imprese)
                                        10-i                                                                           1
                                       20-
                                      -26   I i i i i M i i i i i i i i i i i i i i i i i i i ) i i i i i i i i i i ii
                                          jan a p r jul oct jan a p r jul oct jan a p r jul oct Jan a p r
                                                  1988                  1989                    1990               1991
           B. Recessione nel Regno Unito
           Al vertice ciclico del 1988 il tasso di espansione della domanda interna nel Regno Unito aveva
           raggiunto l'8% circa, livello decisamente superiore alle possibilità di crescita delle capacità
           produttive. Sotto la spinta di questa forte espansione si sono manifestate, sul fronte dei prezzi e dei
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          salari nonché nei conti con l'estero, tensioni inflazioniste che hanno trovato un terreno favorevole
          inizialmente anche in una politica monetaria permissiva. Il successivo mutamento di indirizzo della
          politica monetaria in senso più restrittivo dava luogo ad un progressivo aumento del tasso di interesse
          a breve nel corso della seconda parte del 1988 e nel 1989. La stretta monetaria attuata tardava peraltro
          a produrre i risultati scontati. L'inflazione è rimasta elevata, influenzando a sua volta le contrattazioni
          salariali. La politica monetaria fortemente restrittiva ha dato luogo ad una forte caduta dell'attività a
          partire dalla seconda metà del 1990: il tasso di crescita del PIL è sceso allo 0,6 % nel 1990, mentre per
          il 1991 si sconta una netta caduta della produzione, pari al 2 % circa, soprattutto in seguito alla brusca
          caduta degli investimenti ( - 1 0 3 / 4 % nel 1991) e alla flessione dei consumi privati ( - 1V 4 % nel 1991).
          Nonostante questo rallentamento dell'attività, la dinamica salariale è rimasta sostenuta, con aumenti
          del lOVj % nel 1990 ed un probabile leggero rallentamento solo all'8V 2 % nel 1991. Per il 1992 è
          prevista una ripresa dell'attività.
          Il disavanzo della bilancia di parte corrente ha toccato il massimo nel 1989 situandosi al 4,8 % del PIL,
          per migliorare poi notevolmente con un ridimensionamento al livello del 2,3 % del PIL nel 1990 e,
          stando alle previsioni, dell'I % per il 1991, in seguito alla flessione delle importazioni in linea con la
          caduta della domanda interna.
          C. Unificazione tedesca
          Contrariamente al resto della Comunità, l'attività economica ha avuto un'ulteriore accelerazione in
          Germania, per effetto della riforma fiscale, dell'unificazione e del conseguente indirizzo espansionista
          della politica delle finanze pubbliche. Il tasso di crescita del PIL reale è passato dal 3,3 % nel 1989 al
          4 , 7 % nel 1990 (questi dati riguardano la Germania occidentale). Sono stati stimolati soprattutto i
          consumi privati, ma anche l'espansione degli investimenti è stata vigorosa.
                                           PROBLEMI STATISTICI PER LA GERMANIA
               Tutti i dati concernenti la Germania pubblicati nel Rapporto economico annuale di quest'anno
               riguardano la Germania Ovest. A causa di rilevanti problemi statistici non si possono fornire
               dati affidabili per l'intera Germania. Naturalmente, i dati relativi al disavanzo di bilancio e alla
               situazione delle partite correnti incorporano i trasferimenti della Germania occidentale verso la
               Germania orientale.
          L'alto livello di attività ha comportato un netto incremento dell'occupazione nel 1990 e nel 1991, con
          conseguente forte flessione del tasso di disoccupazione dal 6,1 % nel 1988 al 4,5 % nel 1991 (in base
          alla definizione armonizzata dell'Istituto statistico delle Comunità europee). Le maggiori tensioni sul
          mercato del lavoro hanno peraltro alimentato richieste di incrementi salariali che hanno segnato la
          fine della continua flessione del costo reale unitario del lavoro. La produzione interna non ha potuto
          seguire l'espansione della domanda interna e il ritmo dei movimenti commerciali verso le regioni
          orientali del paese, con conseguente forte incremento delle importazioni.
          La brusca integrazione dell'economia pianificata dell'ex Repubblica democratica tedesca in un sistema
          di mercato, per effetto dell'unificazione, ha comportato un aggiustamento rapido e di forte entità
          dell'economia della Germania orientale, con costi notevoli per superare il periodo di transizione. Il
          costo dell'unificazione trasformerà il saldo del bilancio statale, che era lievemente positivo nel 1989, in
          un disavanzo pari a circa il 2,2 % del PIL nel 1990 e del 4,7 % del PIL nel 1991, nonostante sensibili
          incrementi delle imposte.
          I massicci trasferimenti alla Germania orientale hanno causato inoltre un'inversione radicale della
          situazione della bilancia dei pagamenti correnti, che nel 1989 presentava un forte eccedente e si
          chiuderà probabilmente con un lieve disavanzo nel 1991.
          La situazione economica nella parte occidentale della Germania è in forte contrasto con quella della
          parte orientale, in preda ad un drastico processo di aggiustamento: crollo del 5 0 % circa della
          produzione industriale e sottoccupazione pari al 35 % circa della forza lavoro (tenuto conto dei
          lavoratori ad orario ridotto) sono previsti per la fine del 1991. Si ammette generalmente che la
          produzione registrerà flessioni a tassi dell'ordine di due cifre tanto nel 1990 che nel 1991, poiché i
          nuovi investimenti e la creazione di posti di lavoro non sono ancora sufficienti per compensare la
          perdita di produzione e di occupazione nelle vecchie industrie. Si prevede una leggera ripresa nel 1992
          grazie alla crescita degli investimenti sia in attrezzature che in costruzioni.
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           D. Inflazione ed occupazione
           L'inflazione è stata relativamente ben contenuta fin dall'inizio della crisi del Golfo. Sebbene i più alti
           prezzi del petrolio abbiano esercitato una spinta al rialzo dei prezzi al consumo tra agosto ed ottobre
           del 1990, pochi sono i segni secondo i quali si sarebbero integrati nel processo in corso di
           determinazione dei salari e dei prezzi. Finora pare che la politica monetaria sia riuscita ad evitare
           l'innescarsi di una spirale salari-prezzi. L'inflazione dei prezzi al consumo sembra anzi avviare un
           rientro: il tasso medio d'incremento dei prezzi al consumo nella Comunità, che nell'ottobre del 1990
           aveva raggiunto il vertice del 6 , 3 % , era sceso al 5 , 3 % nel marzo 1991.
           Ciononostante, il tasso d'inflazione del 5 % previsto per la Comunità nel 1991 appare paurosamente
           elevato in un periodo di crescita lenta. Tenuto conto dei minori prezzi del petrolio, un tale livello
           potrebbe indicare pressioni tendenziali sul lato dei costi (vedi grafico 4). È inoltre preoccupante, nella
           prospettiva dell'UEM, il fatto che tra il 1988 e il 1990 i prezzi abbiano presentato un andamento
           divergente nei vari paesi della Comunità (vedi grafico 5).
                                                                  Grafico 4
                                   Prezzi, costi e crescita della massa monetaria (Eur-12, in %)
                                                             M2/3 per unità di prodotto
                                             costo del lavore per unità
                                                            di prodotto
                                        0-1     1   r
                                              1*61     1*0»      IMS     1M7      IMS     1W1
                                        * Previsioni.
                                                                  Grafico 5
                        Convergenza dell'inflazione (dettatore dei prezzi al consumo) (variazione annua in %)
                                       1980       1082      1884     1986     1988    1990     1992
                                     * Previsione.
                                             M     Eur-7       EH~3 Eur-3        WBL Eur-2
                                     Eur-7: B,DK,D,F,Irl,L,Nl.       Eur-3: Sp,I,UK.   Eur-2: Gr,P.
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                   N. C 190/29
          L'andamento dell'occupazione presenta uno sfasamento temporale rispetto al rallentamento dell'at-
          tività, con la conseguenza di un rallentamento ciclico della produttività (vedi grafico 6). L'occupa-
          zione ha continuato ad aumentare nel 1990 allo stesso ritmo del 1989 (1,6%): la crescita è stata
          particolarmente vigorosa in Germania, il che riflette in parte la maggiore disponibilità di manodopera
          qualificata proveniente dalla Germania orientale e dai paesi dell'Europa orientale; ma la crescita
          dell'occupazione è stata sostenuta anche in altri paesi della Comunità, con l'eccezione della Grecia, del
          Regno Unito e della Danimarca. Nel 1991 si prevede che la crescita dell'occupazione nella Comunità
          rallenti allo 0 , 2 % . Questo modesto incremento dell'occupazione sarà peraltro più che compensato
          dall'aumento atteso della forza lavoro. Si prevede quindi un'inversione della tendenza discendente
          della disoccupazione in atto dal 1986, con passaggio da un saggio di disoccupazione dell'8,2% nel
          1990 ad un livello dell'8,7% nel 1991.
                                                                Grafico 6
                                                        Il ciclo della produttività
                                    4
                                     3
                                     2
                                     1
                                    0
                                       1980                    1986                     1990    1992
                                       k\WI Differenza tra crescita del PIL e dell'occupazione.
                                          II. LE PROSPETTIVE PER IL 1991 E IL 1992
          Alla fine del primo trimestre del 1991 i principali fattori all'origine dell'attuale flessione congiunturale
           sono ormai venuti meno o si sono invertiti: la crisi del Golfo ha avuto una soluzione, i prezzi del
          petrolio sono ritornati ai livelli di prima della guerra, l'attività economica negli Stati Uniti dovrebbe
           segnare una ripresa nella seconda metà dell'anno, il dollaro ha invertito la tendenza discendente,
           mentre si sta gradualmente ristabilendo il clima di fiducia nell'economia.
           Dovrebbero pertanto ristabilirsi le condizioni fondamentalmente sane su cui si fonda la crescita nella
           Comunità. La flessione della crescita reale dovrebbe esaurirsi nel corso dell'anno e nel secondo
           semestre si avrebbe una graduale ripresa dell'attività: la crescita del PIL reale salirebbe così da un tasso
           deiriV 4 % nel 1991 al 2V 4 % nel 1992, soprattutto in seguito ad una ripresa della domanda per
           consumi ed investimenti.
           A. I fattori di rischio
           Queste aspettative relativamente favorevoli dipendono essenzialmente da una ripresa del clima di
           fiducia presso i consumatori e le imprese. Qualsiasi ritardo nell'arrestare l'erosione della fiducia
           potrebbe indebolire i risultati dell'economia nei paesi della Comunità. Una volta restaurato peraltro
           l'ottimismo dei consumatori, con redditi reali fondamentalmente invariati o in lieve miglioramento, la
           domanda sul lato dei consumi dovrebbe gradualmente risalire.
 ---pagebreak--- N. C 190/30                                Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                   22. 7. 91
           La ripresa degli investimenti nel 1992 riposa in parte sull'ipotesi che l'accelerazione della dinamica
           salariale sia stata solo temporanea e che gli incrementi dei salari reali prò capite torneranno a scendere
           dal 2V4 % in media tra il 1986 e il 1991 ad 1V2 % nel 1992. Se la realtà dei fatti dovesse mostrare un
           diverso andamento, la redditività si troverebbe a non migliorare per il terzo anno consecutivo nella
           Comunità nel suo complesso, il che eserciterebbe un effetto negativo sulle aspettative di investimento.
           Un ulteriore indebolimento dell'attività economica, unito alla continua flessione dei profitti, potrebbe
           peggiorare ulteriormente la situazione.
           Un altro fattore di rischio è insito nell'instabilità del dollaro degli Stati Uniti che, di fatto, ha avuto
           negli ultimi anni un comportamento estremamente volatile. Anche se pare ora improbabile un
           ulteriore declino, non è possibile escluderlo del tutto qualora la ripresa prevista negli Stati Uniti non
           dovesse concretarsi nel 1991. D'altra parte, anche un deciso apprezzamento del valore del dollaro
           avrebbe conseguenze negative per la Comunità: mentre ne migliorerebbe la competitività, rafforze-
           rebbe peraltro notevolmente le spinte inflazioniste, provenienti dai prezzi più elevati delle
           importazioni dall'esterno della Comunità.
           B. Le preoccupazioni per la politica economica
           Il raffreddamento ancora in corso non richiede modifiche significative delle politiche economiche. In
           un contesto di condizioni fondamentali della crescita che continuano ad essere positive, si manifestano
           gradualmente forze che dovrebbero indurre ad una rapida ripresa dell'attività: aumento dei redditi
           delle famiglie, tendenza discendente dei tassi d'interesse a lungo termine, basso livello delle scorte nel
           corso del 1991, sono tutti fattori che indicano come imminente una nuova accelerazione della crescita.
           Vi sono tuttavia alcuni settori in cui la situazione in atto è meno soddisfacente e sarebbero necessari
           ulteriori progressi.
           1.      Redditività, crescita ed occupazione
                   Il miglioramento delle condizioni fondamentali della crescita osservato negli anni '80 non è
                   stato un fenomeno spontaneo, ma è stato la risultante di una serie coerente di politiche
                   economiche dirette a rafforzare i risultati della crescita economica in Europa aiutate da un
                   contesto internazionale alquanto favorevole. Oltre alle aspettative di una domanda sostenuta,
                   l'andamento dei salari avrà un ruolo critico nel dare avvio alla ripresa. Il proseguimento di una
                   dinamica salariale moderata è essenziale per rafforzare gli investimenti che creano posti di
                   lavoro ed è necessario per tentare nuovi tagli al tasso di disoccupazione tuttora elevato.
                   Le evoluzioni salariali recenti, relativamente sfavorevoli, non hanno ancora gravemente
                   compromesso le prospettive a medio termine dei profitti nella Comunità. La redditività è
                   migliorata notevolmente negli anni '80 e il recente peggioramento non ha sostanzialmente
                   modificato il quadro d'insieme. Il rendimento netto dello stock capitale non ha tuttavia ancora
                   recuperato il livello medio del periodo 1961-1973, essendo attualmente maggiore la quantità di
                   capitale impiegata per unità di prodotto (vedi grafico 7). Un ulteriore aumento del saggio degli
                   investimenti sarebbe opportuno, tenuto conto del livello tuttora elevato della disoccupazione.
                   Ciò richiederebbe il ristabilimento di aspettative non ambigue di un ulteriore miglioramento del
                   livello di redditività.
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                             Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                  N. C 190/31
                                                              Grafico 7
                                  Indicatori della redditività EUR-12, indici 1961-1973 = 100
                                  120
                                  110
                                                                    risultato netto di gestione
                                                                          per unità del PIL y \
                                  100
                                                   rendimento netto dello stock di capitale netto
                                   60 i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i i
                                      IMI     wea     ttro      tare       IMO       mi         tato »a
                                   * Previsione.
             Una dinamica salariale contenuta rappresenta un requisito essenziale per stimolare gli
             investimenti che creano occupazione. Gli aumenti dei salari reali debbono restare al di sotto
             degli incrementi della produttività totale dei fattori, per evitare spostamenti verso forme di
             produzione a più alta intensità di capitale e per migliorare ulteriormente il contenuto
             occupazionale della crescita economica. Di fatto, il tasso di disoccupazione, pari all'8,2 % nel
             1990, si situa tuttora ad un livello inaccettabilmente elevato, e tornerà ad aumentare nel 1991 e
             nel 1992. È indispensabile adoprarsi per un suo ulteriore ridimensionamento. L'intensificarsi
             delle tensioni salariali, pur in presenza di livelli di disoccupazione così elevati, sembra indicare
             l'esistenza di rigidità nel mercato del lavoro.
             Mentre le prospettive per il 1991 non causano per ora preoccupazioni, i forti incrementi
             salariali concessi in Germania rappresentano una minaccia potenziale. Tali incrementi
             rischiano di mettere in pericolo la stabilità dei prezzi nel paese che in passato ha ottenuto, sotto
             questo profilo, i migliori risultati dei paesi dello SME e la cui moneta ha avuto pertanto la
             funzione di punto di ancorraggio. Per di più, se tali aumenti dovessero diffondersi ai paesi vicini
             la situazione potrebbe diventare effettivamente grave e creare un'inflazione da spinta dei costi.
             La situazione è tanto più preoccupante, in quanto potrebbe manifestarsi in questi paesi la
             tendenza ad accettare più facilmente i forti aumenti salariali, dato che non compromettereb-
             bero la competitività esterna. Tuttavia, gli aumenti potrebbero compromettere la redditività e
             minare quindi alla base il potenziale di crescita, investimenti ed occupazione dell'eco-
             nomia.
             Anche nel Regno Unito la dinamica salariale resta insoddisfacente, nonostante i miglioramenti
             attesi nel 1991 e nel 1992. L'appartenenza al meccanismo di cambio dello SME sta fornendo la
             struttura per una formazione più razionale dei salari.
             Anche in Portogallo, Grecia, Italia e Spagna la dinamica salariale attesa, pur non minacciando
             la redditività, non appare ancora tale da poter indurre una migliore convergenza nominale.
             Negli altri paesi della Comunità sembrano sussistere minori motivi di preoccupazione, purché
             il comportamento salariale previsto trovi conferma nella realtà.
          2.  Inflazione
             Una dinamica salariale moderata è importante non solo per migliorare la situazione
             occupazionale ma anche ai fini di una migliore convergenza nominale nella Comunità. Accanto
             alla dinamica salariale, anche quella dell'inflazione deve essere accuratamente controllata.
 ---pagebreak--- N. C 190/32                           Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                22. 7. 91
              Mentre si prevede una migliore convergenza dell'andamento dei prezzi al consumo, ciò avviene
              purtroppo ad un livello d'inflazione più elevato, soprattutto in seguito al peggioramento della
              dinamica dei prezzi in Germania. Dal punto di vista della convergenza nominale necessaria per
              PUEM la situazione non è soddisfacente.
           3. Convergenza delle situazioni di bilancio
              Un'assenza di progressi verso la convergenza si osserva, oltre che in relazione ai prezzi, anche
              per quanto riguarda i bilanci, dove la situazione non è più migliorata dal 1989. Il processo di
              risanamento delle finanze pubbliche, avviato in molti paesi intorno al 1983, si è arrestato. In
              realtà gran parte dei miglioramenti registrati negli ultimi anni sembra dovuta principalmente
              alla favorevole situazione congiunturale, e può anzi occultare un peggioramento strutturale
              dei saldi di bilancio (vedi grafico 8). Per la Comunità nel suo complesso, si stima che
              l'indebitamento netto sarà passato dal 3 % del PIL nel 1989 al 4 % nel 1990 e al 4,5 % nel 1991.
              Di qui la necessità inequivocabile di rafforzare l'impegno per un risanamento dei bilanci nella
              maggior parte dei paesi.
                                                              Grafico 8
                                Variazioni strutturali e cicliche dei saldi di bilancio (in % del PIL)
                                      B  DK     D    GR     ES   F    IRL    I   L    NL    P UK
                                      B  DK     D    GR     ES    F   IRL    I    L   NL    P UK
                                          1990                       fW7] cyclical balance
                                                                     • • total balance
                                   2
                                                                     • B strutturai balance
                                  •2-
                                                   h                  TT
                                                                               \
                                                                                       rn
                                      B  DK     D    GR     ES   F    IRL    I   L    NL    P UK
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                              Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                     N . C 190/33
          4. Insufficienza del risparmio
             Le recenti tendenze dei bilanci nella Comunità sono inquietanti non solo alla luce dell'auspi-
             cabile convergenza in vista dell'UEM ma anche in un contesto di crescente scarsità di capitali
             nell'economia mondiale, esacerbato dall'apertura delle economie dell'Europa orientale. È
             aumentato per di più, negli ultimi anni, il prelievo dei grandi paesi industriali dal risparmio
             netto del resto del mondo, soprattutto in seguito alla riduzione dell'offerta eccedentaria di
             risparmio da parte del Giappone e in particolare della Germania (vedi grafico 9). Il risparmio
             privato è rimasto sostanzialmente stabile negli anni '80, giacché la flessione del risparmio delle
             famiglie è stata compensata da un aumento di quello del settore imprese. Il principale dei fattori
             che spiegano la flessione del risparmio nei paesi industriali è rappresentato dai disavanzi
             pubblici eccessivi in alcuni grandi paesi. Il mancato ripristino di una situazione più sana
             verrebbe non solo a ridurre il potenziale di crescita interna di questi paesi, ma annichilerebbe gli
             sforzi per invertire la direzione del fusso di risorse nette che va dai paesi in via di sviluppo verso i
             paesi industrializzati, fenomeno inopportuno ed insostenibile che si è costantemente manife-
             stato nel corso degli anni '80.
                                                                      Grafico 9
                                   Risparmio ed investimenti nei principali paesi industrializzati
                                                                   (in % del PIL)
                                                            CE — USA — Giappone
                                     2»          —     -—           -—      -—     •-—                  —    •• —
                                     26
                                     24
                                     22
                                     20
                                       INO         ItW        «70         1V7»        IMO        ItW        1M0
                                                                            CE
                                             risparmio nazionale
                                      2»
                                      26
                                      24
                                      22
                                      20
                                           J   I—I L_l  I I I 1—1 l_J  1_J   1—1 I  I I 1—1 l_l—1—1  1—1—I—1—1—L
                                        1MQ         1MB        WTO         1t»         1M0       10M        10M
             Un'insufficienza globale del risparmio potrebbe provocare tensioni consistenti e durevoli sui
             mercati globali dei capitali, comportando tassi d'interesse a lungo termine molto elevati. Non
             va dimenticato al proposito che la riduzione della domanda di investimenti nel 1990 e nel 1991
             ha permesso al settore pubblico di assorbire una quota maggiore dei risparmi, senza esercitare
             finora pressioni eccessive sul tasso d'interesse reale. In questa situazione, i tassi d'interesse reali
             a lungo termine potrebbero restare elevati o anche salire ancora, in caso di decisa ripresa della
             domanda di investimenti.
 ---pagebreak--- N. C 190/34                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                      22. 7. 91
                                     IH. CONCLUSIONI PER LA POLITICA ECONOMICA
           Per sostenere la crescita economica e l'occupazione la Comunità dovrà fare maggiore affidamento sul
           potenziale suo proprio. Un clima di stabilità rappresenta un presupposto essenziale per il suo
            sviluppo. La Comunità dovrà pertanto continuare ad applicare politiche monetarie e fiscali prudenti
            ed equilibrate, che contribuiranno nel contempo a mantenere i presupposti favorevoli alla crescita
            economica. Il completamento del mercato interno, la messa in atto di politiche strutturali, gli ulteriori
            miglioramenti della coesione economica e sociale ed una politica dell'ambiente rafforzeranno a loro
            volta il potenziale della Comunità.
            Il deterioramento delle prospettive di crescita a breve termine della Comunità non modifica la
            valutazione sostanzialmente positiva delle potenzialità di fondo dell'economia comunitaria. Purché si
            applichino politiche adeguate, il clima di fiducia dovrebbe riprendere e gli investimenti riprendere
            la loro forte crescita, permettendo nuovamente una sensibile ripresa nella creazione di posti di
            lavoro.
            Per essere all'altezza di queste esigenze è più che mai importante rafforzare il coordinamento delle
            politiche economiche conformemente alla decisione sulla sorveglianza multilaterale per la prima fase
            dell'UEM. La sorveglianza multilaterale sta coprendo un'ampia gamma di politiche macroeconomi-
            che e strutturali per assicurare la convergenza delle politiche economiche e dei risultati negli Stati
            membri allo scopo di mantenere o migliorare le condizioni per una crescita sostenuta e creatrice
           d'occupazione.
           A. Mantenere un clima favorevole alla stabilità e alla crescita
            La politica monetaria dovrà restare vigilante per stroncare le pressioni inflazioniste. Le posizioni
            congiunturali divergenti degli Stati membri e la stabilizzazione delle aspettative di cambio lasciano un
            certo spazio per una riduzione dei differenziali dei tassi d'interesse, senza compromettere l'impegno in
            relazione ai tassi di cambio. In ogni caso, in assenza di una politica monetaria comune nel periodo di
            transizione verso lo stadio finale dell'UEM, l'indirizzo di politica monetaria dovrà tenere conto sia
            della situazione interna in materia di prezzi che di considerazioni relative al cambio. A meno che le
            tensioni inflazioniste non si plachino in maniera inequivocabile e sia possibile ottenere un maggior
            sostegno da parte della politica fiscale, non esiste alcuna possibilità per un allentamento della politica
            monetaria nella Comunità.
            La politica fiscale deve essere resa più rigorosa, non solo in vista di una migliore convergenza nella
           prima fase dell'UEM ma anche per contribuire all'aumento del risparmio globale e rendere meno
            pesante l'onere della politica monetaria. Con un minor afflusso di entrate tributarie in prospettiva e il
           concomitante aumento delle spese per la disoccupazione, un certo peggioramento dei saldi di bilancio
            appare inevitabile nel 1991, quale risultato degli stabilizzatori automatici. Parrebbe peraltro
           opportuno, per incentivare il processo di risanamento, che il peggioramento ciclico della posizione di
            bilancio si riflettesse soltanto in parte nel saldo globale di bilancio, in modo da riprendere il
            miglioramento strutturale. Le regole volte a limitare i disavanzi del settore pubblico e il debito
           pubblico, che la Comunità sta elaborando nel quadro della conferenza intergovernativa per l'UEM,
           potrebbero costituire un importante contributo per il ripristino di situazioni di bilancio sane nel medio
           periodo. Tali regole dovrebbero in realtà fungere sin d'ora, nel periodo di transizione, da criterio
            orientativo informale per valutare i saldi di bilancio, in modo da garantire che nella prima fase
           verranno compiuti progressi sufficienti.
            Le crescenti tensioni salariali in un contesto di livelli di disoccupazione tuttora elev ati sono indice della
            necessità di una riforma strutturale fondamentale sul mercato del lavoro, per rafforzare gli
           investimenti che creano occupazione. Sembrano sussistere ragioni valide per incoraggiare una più
            attiva politica nel mercato del lavoro, volta soprattutto a favorire la riqualificazione professionale
            invece che semplicemente a mantenere i disoccupati. Gli ulteriori ostacoli alla creazione di posti di
            lavoro andranno rimossi, mentre le procedure di determinazione dei salari dovrebbero permettere di
           tenere più pienamente conto delle differenze di produttività, in modo da migliorare l'aggiustamento
           tra domanda ed offerta di lavoro.
            B. Sviluppo del potenziale comunitario
           Le politiche d'indole generale da attuare per impedire che si manifestino rinnovate pressioni
            inflazionistiche e divergenze nel tasso d'inflazione rispondono al tempo stesso all'esigenza di porre in
           essere le condizioni per la realizzazione dei grandi progetti della Comunità: l'Unione economica e
           monetaria, il completamento del mercato interno e la coesione economica e sociale, mentre al tempo
            stesso i progetti in questi campi completano le politiche attuate a livello nazionale.
 ---pagebreak--- ^ B^l                                        (Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                              ^ cr^o^
      1.   ^^A^^r^^^^o^^^r^o^^r^o
         Per garantire il proprio futuro economico l'Europa ha avviato un programma voltoarealizzare
         un mercato di dimensioni continentali,P^notraipnncipah fattori che intralciano la Comunità
         rispetto ai suoi concorrenti sul piano mondialeèla frammentazione del suo mercato interno,
         che rende difficile raggiungere livelli ottimali di produzione, frena il progresso tecnologico ed
         impediscel'evoluzionedel settore terziario, in cui la crescita èparticolarmente vigorosa.
         P'apertura delle frontiere nella Comunità stimolerà la concorrenza incrementando la
         specializzazione el'efficienza delle attività produttivee migliorando così notevolmentele
         opportunità di scelta dei consumatori
         11 programmarelativoalmercatomternocostituiscel'elemento trainante d'importanza decisiva
         per migliorare le prospettive di crescita d e l l a C E e l a sua prosperità. Gli agenti economici
         stanno semprepiùanticipandol'ambientealtamenteconcor^enzialeelenuovecondiziom
         operativeed opportunità cheesisterannodopoill^^.Onnumero sempre maggioredi imprese
         hacommciato adoperareconsiderandoorizzontidimercato notevolmente allargane sta
         modificando attivamente la proprie strategie, Pa crescita futura potrà provenire, oltre che dagli
         effetti dell'abolizione dei controlli alle frontiere interne e degli ostacoli tecnici al libero
         movimento di bemeservizi (per quanto riguarda questi ultimi particolarmente nel campo dei
         servizi finanzian^,anchedaglieffettipositividenvantidalla necessaria ristrutturazione del
         settore mdustnaleedi quello terziario nonché dall'evoluzione delle strategie di mercato,
         l^el mercato unico un'efficace politica comunitaria della concorrenza sarà essenziale, poiché
         l'esistenza di m i s u r e e p r a t i c h e v o l t e a n d u r r e o a d evitare la concorrenza(quah ad esempio
         sussidi più elevati od accordi per la suddivisione dei mercati^ andrebbe a scapito dei
         summenzionati effetti positivi,11 coronamento del mercato interno con una moneta unica nel
         prossimo futurodarebbe poi — come dimostrano recenti indagini presso le imprese—ulteriori
         impulsi al già positivio clima imprenditoriale,
         Eegrandiaspettative cosi generate nondevonovenirdeluse, (occorre dunquenspettarela
         scadenza d e l l ^ g e n n a i o l ^ ^ ^ fissata per la piena realizzazione del mercato interno,Equindi
         d'importanza fondamentale che le rimanenti decisioni in mento alle proposte contenute nel
         l i b r o b i a n c o d e l l ^ ^ s i a n o p r e s e i l p i ù p r e s t o p o s s i b i l e , Sono già staticompiuti notevoli
         progressiesono state prese decisioni che concernono tuttiisetton dell'attività economica^ la
         Commissione ha già presentato tutte le proposteprevistedal libro bianco,più dei dueterzi delle
         quali sono state approvate dal Consiglio, Pa Commissione rivolge ormai la sua attenzione ai
         problemi dell'attuazione (finora e stato preso il B57,^ circa dei necessari provvedimenti
         nazionali d'attuazione^ed al corretto funzionamento del mercato unico,destano ancora da
         prendere alcune decisioni in mento ad importanti questioni connesse alla completa elimina
         zione dei controlli alle frontiere interneml Consiglio deve trattare in via prioritaria tali settori
         (tra i quali rientra il ravvicinamento delle aliquote delle imposte indirette^ e seguire
         periodicamente la situazione, così da garantire che le decisioni prese siano tali da rendere il
         progressoversolacompleta eliminazione delle frontiere interne altrettantoirreversibile del
         resto del programma,Entro la fine d e l i b i g l i Stati membri dovranno accelerare il ritmo
         d'attuazione delle decisioni ed eliminare ogni eventuale ritardo.
         Il conseguimento di una maggiore coesione economicaesocialeavraasua volta un effetto
         positivo sulle prospettive di crescita^ una crescita superiore alla media nei paesi meno favoriti
         contribuirebbe infatti ad incrementare il potenziale di crescita dell'economica comunitaria nel
         suo insieme
         Il rafforzamento della coesione economicaesocialeelo sviluppo armonioso di tutte le regioni
         d'Europa sono obiettivi ribaditi dall'articolo 1^0 del trattato nella formulazione datane
         dall'atto unico europeo,Ea crescita superiore alla media dei paesiedelle regioni in questione,
         rilevata negli ultimi anni in Spagna,Portogallo ed Irlanda ma non in Grecia,ha cominciatoa
         ridurre ildivano esistente t r a i r e d d i t i ( v e d i t a b e l l a ^ , a l l a r g a n d o i l p o t e u z i a l e d i c r e s c i t a
         dell'intera Comunià^ tale divano rimane peraltro sensibileela sua eliminazione richiederà un
         impegnoalungo termine.
 ---pagebreak--- N. C 190/36                                      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                           22. 7. 91
                                                                           TABELLA 4
               II processo di recupero nella Comunità PIL (1 ) prò capite a prezzi di mercato correnti e parità di potere
                                                            d'acquisto correnti (EUR-12 = 100)
                                                      Greca                   Spagna                     Irlanda                 Portogallo
               1986                                   55,9                     72,8                        63,4                     52,5
               1987                                   54,1                     74,7                        64,4                     53,7
               1988                                   54,2                     75,7                        64,7                     53,7
               1989                                   54,0                     76,9                        67,0                     54,9
               1990                                   52,9                     77,8                        68,6                     55,6
               1991                                    52,6                    79,2                        68,7                     57,1
               1991-1986                              -3,3                    + 6,4                       + 5,3                    + 4,6
               ( ' ) Il fatto di far riferimento al PIL può fare apparire superiori alla realtà i progressi compiuti se ed in quanto i trasferimenti
                     di reddito all'estero possono aver superato la crescita nominale del PIL stesso.
               I paesi economicamente più forti potranno contribuire a questo processo mantenendo
               l'andamento dinamico della propria crescita ed aprendo il proprio mercato interno al
               commercio. Il raddoppiamento dei fondi strutturali ed il simultaneo rafforzamento degli
               strumenti finanziari porranno a disposizione di Grecia, Portogallo ed Irlanda nel 1993 risorse
               di entità compresa tra il 3 ed il 5 % del PIL, andando così a sostenere il notevole miglioramento
               delle politiche strutturali sinora realizzato. Le politiche economiche e sociali applicate a livello
               nazionale e comunitario devono fornire le basi per una crescita continua del PIL reale in termini
               relativi, senza determinare pressioni inflazionistiche e squilibri insostenibili tanto interni
               quanto esterni. La responsabilità primaria del proprio sviluppo continuerà tuttavia a spettare
               ai paesi impegnati nel processo di recupero, mediante l'applicazione delle politiche più
               adeguate.
            3. Aggiustamento              strutturale
               Le politiche strutturali migliorano la capacità d'adattamento delle economie degli Stati membri
               conferendo maggiore flessibilità ai mercati dei beni e dei fattori produttivi e migliorando così
               l'entità e la rapidità della risposta dei prezzi ai mutamenti delle condizioni su detti mercati. In tal
               modo le politiche strutturali riducono l'entità e la durata potenziali dei costi di aggiustamento ai
               fattori di disturbo. Ai di là del programma relativo al mercato interno, gli Stati membri hanno
               intrapreso vari miglioramenti strutturali per poter far fronte alla maggiore vivacità della
               concorrenza nel mercato unico. A tutt'oggi le iniziative principali riguardano la liberalizzazione
               dei mercati finanziari e la riforma dei regimi tributari applicabili alle persone fisiche e
               giuridiche.
               I governi e la Comunità hanno preso diverse iniziative per migliorare la capacità del mercato del
               lavoro a far fronte alle evoluzioni strutturali ed in molti Stati membri è stato attribuito un grado
               elevato di priorità a politiche d'istruzione e formazione professionale che costituiscono un
               importante strumento per riassorbire la disoccupazione di lunga durata. Le iniziative di politica
               strutturale riguardanti la flessibilità del mercato del lavoro dovranno essere rafforzate.
               Anche nel settore del pubblico impiego la riforma strutturale dovrà progredire ulteriormente
               per migliorarne i livelli d'efficienza e assicurare una concorrenza trasparente e leale tra le
                imprese pubbliche e private.
                Una maggiore efficienza economica ed una migliore allocazione delle risorse vanno perseguite
               non soltanto nella Comunità ma anche sul piano mondiale. L'Uruguay Round è un tentativo di
               cooperazione volto a promuovere gli scambi commerciali e la crescita economica; nella sua
                qualità di principale blocco commerciale a livello mondiale la Comunità ha un naturale
                interesse al successo di questa iniziativa, che costituisce al tempo stesso uno strumento atto a
                fornire una piattaforma migliore per i suoi partner commerciali più deboli, in particolare i paesi
               dell'Europa centrale ed orientale e quelli in via di sviluppo.
 ---pagebreak--- ^ B ^ l                                      (Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         ^ Cr^O^B
               M^^^^oA^^
                Così come i precedenti sboclé petroliferi banno contribuito a spezzare il parallelismo
                individuato negli anni ^ O e ^ O tra crescita economicaequantitad^energia utilizzata,in modo
                analogo si sta attualmente facendo strada una sempre maggiore consapevolezza, alla quale la
                crisi del (Golfo badato ulteriore slancio,cbe occorre rompere il legame esistente tra crescita
                economica ed inquinamento. P^espenenza compiuta dai paesi dell^Europa orientale, cbe banno
                un livello d^inquinamentomoltosuperioreaquellodeipiuprospenpaesidellaComunita,
                dimostra tuttavia cbe tale legame nonèdirettom^ri^bon risultati conseguiti dalla Comunità
                nondebbonoperò essere motivo diautocompiacimentoevannoanzi migliorati in misura
                sostanziale, ^ l e f a t t o p e r a l t r o p i u c b i a r o i l nesso cbe esiste tra il meccanismo deiprezzie
                ^inquinamento: spessoiprezzi di mercato nonrispeccbiano pienamente il costo ambientale cbe
               la società deve sostenere per la produzioneofimpiego di determinati bemmnoltre gli operatori
                economici privati non sono propensiatener conto degli effetti ambientali delle loro attività
                allatto di formulare le loro decisioni di consumoodi investimento.
               11 nocciolo di qualsiasi politica globalmente direttaafar fronte al problema delPinquinamento
                ^al dilàdegliinevitabilidispositivi di regolamentazione^ èquindicostituito dalf esigenza
                d^internalizzarequestieffettiesterniacancodell^ambiente per poter fornireleindicazioni
                corrette ai partecipanti al mercato
                C^obiettivoèdi trasformare le strutture della crescita economica in modo da raggiungere un
                sentiero di sviluppo sostenibile. Ona politica più rigorosa di tutela delieambiente non
               rappresenterà necessariamente un impedimento per l^imprenditore privato, ma potrà offrile
                significative opportunità di mercato peripi^odottiediprocessi produttivi all^avanguardia in
               termini di rispetto dell^ambiente.
               Attualmentenscuoteampi consensil^opmionesecondola qualenelfambitodellapolitica
                ambientale si dovrebbe ricorrere in misura maggioreastrumentieconomiciefiscali,fermo
               restando cbe la politica ottimale consisterà come sempremuna combinazione equilibrata di
               dispositivibasatisul mercatoedist^umentitradizionalidiregolamentazione. Ipnncipali
               esempi di strumenti economiciefiscalisonoofferti da imposte,tasse od incentivi fiscali,sistemi
               basati su cauzioni rimborsabili,licenze trasferibili dimissione di agenti inqumantied aiuti
               finanzianosussidi.l^el caso delle imposteetasse,andrebbero tenute nel debito conto le loi^o
               ripercussioni sullaposizioneconcorrenzialedella Comunità e sugli obiettivi prioritari del
               mercato interno.
               Consideratal^importanza della dimensione internazionale dei fenomemd^mquinamento è
               opportunoncercareunostrettocoordmamentoalivellointernazionale. ^ell^ambitodella
               Comunità occorre un minimo di armonizzazione per evitare cbe gli strumenti di questa politica
               possanoentrareinconflittocon altnobiettivi della Comunità, o l t r e c b e p e r garantirela
               compatibilitàdeglistrumentistessi tragli ^ t a t i m e m b n q u a n d o il problemaba carattere
               transnazionale.
        C. C^otiùcbevottearea^zzare una maggiore convergenza
        sebbene la Comunità abbia migliorato in misura significativa la propria convergenza delle economie
        rispetto aglunizi del decennio,tra ill^^eill^Osonoemersealcunedivergenzepreoccupanti.Ceravi
        problemi sussistono in alcuni paesiemalcum settori,mentre la sorveglianzamultilaterale comporterà
        esigenze più rigorose in fatto di convergenza.fnotevoli progressi già realizzati testimoniano come la
        disciplina imposta dal meccanismo di cambio dello ^^vtE abbia prodotto effetti positivista situazione
        attuale degli ^tati membri sotto il profilo della convergenza risulta infatti strettamente conciata alla
        misura nella quale si sono sottopostiatale disciplina.
        t.       Co^^^r^^^^^r^^^^^o^
               Pa convergenza dei prezzi risulta maggiore t r a i p a e s i cbe sin dagli inizi si sono vincolarla
               rispettare la banda stretta di fluttuazione.crasso medio d^inflazione^deflato^e dei consumi
               privata in questo gruppo di paesièstato,dal 1 ^ ^ in poi,prossimo od inferiore a l ^ ^ s e b b e n e
               sia di recente a u m e n t a t o l a dispersione dei tassi d^nflazione dei singoli paesinsultamfenorea
               quellanlevatanegli anni ^Oedil divano tra il tasso più elevato^,^^mPussemburgo^equello
               più basso ^ m ^ in lòammarca^ per il t ^ O è di appena un punto percentuale ^vedi
               tabella ^^.
 ---pagebreak--- N. C 190/38                              Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                                         22. 7. 91
                                                                    TABELLA      5
                          Convergenza dell'inflazione nella C o m u n i t à nella seconda m e t à degli a n n i ' 8 0 (*)
                                                            1986            1989            1990          1991 (2)         1992 (2)
            EUR-12                                         + 3,8           + 4,9            + 5,0           + 5,0            + 4,6
                                                                    Paesi con inflazione modesta e convergente (3)
            EUR-7                                          + 1,2           + 3,3            + 2,8           + 3,2            + 3,6
            Belgio                                         + 0,5           + 3,5            + 3,5           + 3,2            + 3,6
            Danimarca                                      + 2,9           + 5,1            + 2,6           + 2,4            + 2,6
            Germania                                       -0,2            + 3,1            + 2,5           + 3,5            + 4,2
            Francia                                        + 2,9           + 3,5            + 3,0           + 3,1            + 3,2
            Irlanda                                        + 4,3           + 3,9            + 2,6           + 3,0            + 3,0
            Lussemburgo                                    + 1,1           + 3,4            + 3,8           + 3,5            + 3,5
            Paesi Bassi                                    + 0,2           + 2,9            + 2,6           + 2,8            + 2,9
                                                                               Paesi con elevata inflazione
            EUR-3                                          + 5,7           + 6,0            + 6,7          + 6,3             + 5,3
            Italia                                         + 5,7           + 5,8            + 6,2           + 6,3            + 5,6
            Spagna                                         + 8,6           + 6,6            + 6,4           + 5,9            + 5,3
            Regno Unito                                    + 4,4           + 5,9            + 7,2           + 6,5            + 5,1
                                                                            Paesi con inflazione a due cifre
            EUR-2                                         + 18,1          + 13,8           + 16,9          + 14,6           + 11,3
            Portogallo                                    + 13,8          + 12,8           + 13,6          + 11,5           + 9,8
            Grecia                                        + 22,1          + 14,7           + 20,5         + 18,0            + 13,0
            f1) Deflatore dei consumi privati.
            (2) Dati previsionali.
            (3) Paesi che hanno fatto registrare tassi d'inflazione modesti e convergenti nella seconda metà degli anni '80; si tratta dei
                paesi che hanno fatto fin dagli inizi parte della banda stretta dello SME.
            La convergenza dei prezzi iry questi paesi fino al 1990 corrisponde già nelle grandi linee a quella
            necessaria per passare alla fase finale dell'UEM; la convergenza dei tassi d'inflazione é stata
            accompagnata da un netto rallentamento del tasso d'incremento del costo del lavoro per unità
            di prodotto, in termini tanto nominali quanto reali, che ha a sua volta migliorato la redditività
            degli investimenti.
            L'accelerazione dell'inflazione osservata in questi paesi nel 1990 e 1991 e particolarmente
            quella prevista per la Germania nel 1992 non può essere considerata come soddisfacente sotto il
            profilo della stabilità e deve quindi essere arginata al più presto, tanto più che la principale fonte
            d'inflazione pare costituita dai maggiori costi salariali.
            Un secondo gruppo di paesi presentava nel 1990 un tasso d'inflazione ancora doppio rispetto a
            quello del primo gruppo. L'Italia, che fa parte della banda stretta, e la Spagna, entrata nella
            banda larga l'anno scorso, hanno realizzato anch'esse progressi significativi rispetto agli inizi
            degli anni '80 ma continuano a presentare una situazione molto meno favorevole sotto il profilo
            della convergenza. L'Italia deve far fronte a forti pressioni salariali con aumenti del costo
            nominale del lavoro per unità di prodotto superiore al 9 % nel 1990, a fronte dei valori inferiori
            al 5 % registrati dalla maggior parte dei paesi che fanno parte della banda stretta sin dagli inizi.
            Questi due paesi dovrebbero gradualmente migliorare nel corso dei prossimi due o tre anni i
            risultati ottenuti nella lotta all'inflazione portandola al livello dei paesi della banda stretta. A
            questo scopo occorrerà assicurare una maggiore compatibilità tra le richieste di risorse facenti
            capo ai diversi settori dell'economia. Il fatto di prefiggersi obiettivi più ambiziosi ma realistici in
            materia d'inflazione o di perseguirli con una politica monetaria e fiscale orientata alla stabilità
            può contribuire a determinare un ambiente stabile che fornisca un quadro di riferimento per la
            dinamica salariale.
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                            Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                   N. C 190/39
             Il Regno Unito, che fa parte della banda larga del meccanismo di cambio, sta attraversando una
             fase caratterizzata da un elevato tasso d'inflazione (superiore al 7 % circa nel 1990 per il
             deflatore dei consumi privati, depurato dell'impatto della riforma delle imposte locali) oltre che
             da un ingente disavanzo delle partite correnti (pari a circa il 2V4 % del PIL nel 1990). L'attuale
             recessione economica comporterà qualche miglioramento su entrambi i fronti nel 1991 e nel
             1992. Il problema principale dell'economia britannica è posto dall'eccessivo incremento dei
             costi salariali, tanto più preoccupante in quanto i rinnovi contrattuali in corso comportano
             tuttora tassi di aumento elevati e danno pochi segni di reagire al rallentamento dell'economia.
             Questa dinamica può in parte essere spiegata anche dalla composizione dell'indice dei prezzi al
             minuto. L'adesione del governo britannico agli accordi di cambio sta influenzando in senso
             positivo le aspettative, determinando prospettive migliori per il Regno Unito in materia di
             disinflazione.
             Il Portogallo presenta tuttora un tasso d'inflazione elevatissimo (superiore al 1 3 % circa nel
             1990) ed il costo unitario nominale del lavoro continua ad accusare una crescita troppo rapida
             (intorno al 14,5%). Per ridurre progressivamente l'inflazione al livello dei paesi della banda
             stretta occorrerà dunque uno sforzo protratto, che rimane peraltro possibile come ha
             dimostrato l'esperienza di altri paesi: nel 1982 e nel 1983, quando la politica dei cambi
             nell'ambito dello SME si è fatta più rigorosa, l'Irlanda presentava tassi d'inflazione
             paragonabili a quelli attuali del Portogallo. La politica di cambio più flessibile applicata da
             ottobre 1990 e il quadro di una politica di moderazione dei salari recentemente convenuto con
             le parti sociali dovrebbero contribuire a domare l'inflazione, permettendo una rapida
             partecipazione al meccanismo di cambio dello SME.
             L'economia della Grecia è caratterizzata da gravi squilibri in numerosi settori, che richiedono
             misure radicali. Il tasso d'inflazione nel 1990 ha superato il 20 % ed il disavanzo di bilancio ha
             raggiunto un livello senza precedenti nella Comunità, determinando un rapido aumento del
             rapporto debito pubblico/PIL. È dunque essenziale un aggiustamento di vasta portata,- che
             andrebbe protratto nel medio periodo; il programma a medio termine del governo greco
             propone notevoli aggiustamenti, che dovrebbero portare ad un consistente declino dell'infla-
             zione nel 1992.
          2. Convergenza delle politiche di bilancio
             Il miglioramento della convergenza non va perseguito soltanto in relazione ai costi e ai prezzi:
             anche le autorità pubbliche devono ridurre la loro domanda di risorse, in modo da evitare
             squilibri insostenibili, migliorare la componente d'offerta dell'economia e disporre di uno
             spazio di manovra per i casi in cui si debba far fronte ad andamenti negativi dell'eco-
             nomia.
             Nel settore della finanza pubblica il progresso verso la convergenza risulta nettamente meno
             marcato di quello realizzato in relazione a prezzi e costi. In circa la metà degli Stati membri i
             livelli dei disavanzi di bilancio sono fonte di preoccupazione. Come già detto, il processo di
             consolidamento si è arrestato. Nuovi progressi sono peraltro indispensabili, poiché il sussistere
             di posizioni di bilancio insostenibili inficia a medio e lungo termine la credibilità dell'impegno a
             favore della stabilità monetaria e compromette inoltre la gestione della politica economica.
             Un nuovo problema di bilancio è insorto in Germania, dove l'unificazione ha comportato un
             notevole peggioramento della situazione delle finanze pubbliche. I provvedimenti recentemente
             adottati (gennaio e febbraio 1991 ) per aumentare i contributi sociali, le imposte sui redditi e le
             accise, apporteranno al fisco nuove entrate per un importo pari all'incirca all'I % del PIL nel
              1991. Questi provvedimenti riusciranno a limitare l'indebitamento della pubblica amministra-
             zione al 5 % circa del PIL nel 1991 (vedi tabella 6). Sebbene si possa difficilmente contestare il
             ricorso al risparmio nazionale per risolvere problemi interni di natura temporanea, l'entità e la
             rapidità del capovolgimento della posizione del bilancio federale non è senza rischi dal punto di
             vista congiunturale. La forte domanda proveniente dal territorio dell'ex Repubblica democra-
             tica tedesca, alimentata da ingenti trasferimenti di bilancio necessari per evitare un crollo
             economico nei nuovi cinque Lànder, può sottoporre a sollecitazioni eccessive la capacità
             produttiva della Germania occidentale, con conseguente spinta all'inflazione ed apprezzamen-
             to del tasso di cambio in termini reali. Per scongiurare questi pericoli ed evitare un onere
             eccessivo per la politica monetaria, sarebbe opportuno imprimere un indirizzo più rigoroso alla
             politica fiscale. Si dovrebbe inoltre insistere maggiormente sulla riduzione delle spese e in
             particolare delle sovvenzioni alle regioni che con l'unificazione non si trovano più in posizione
             periferica.
 ---pagebreak--- N. C 190/40                         Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                            22. 7. 91
                                                         TABELLA 6
                         Accreditamento ( + ) o indebitamento ( - ) netto della pubblica amministrazione
                                                                                                (in percentuale del PIL)
                                                  1985      1987         1989        1990      1 9 9 1 (•)    1992 (')
            CE                                    -4,6       -4,2        -3,0         -4,1        -4,6          -4,4
                                                                   Paesi con disavanzo elevato
            Grecia                               -13,8     -12,4        -19,2       -18,9       -15,4         -10,7
            Italia                               -12,!     -11,1        -10,1       -10,6       -10,0         -10,0
                                                               Paesi con debito pubblico elevato
            Belgio                                -8,5       -7,0        -6,6         -6,0        -6,4          -6,1
            Irlanda                              -11,2       -9,1        -3,5         -3,4        -3,8          -3,5
            Paesi Bassi                           -4,8       -6,6         -5,2        -5,7        -4,8          -4,9
            Portogallo                           -10,1       -6,8        -3,4         -5,8        -5,5          -5,0
                                                                            Altri paesi
            Danimarca                             -2,0       + 2,4        -0,5        -1,5        -1,3          -1,1
            Germania                              + 1,1      -1,9        + 0,2        -2,2        -4,7          -3,9
            Spagna                                -6,9       -3,2        -2,7         -3,7        -2,7          -2,0
            Francia                               -2,9       -1,9        -1,4         -1,6        -1,6          -1,5
            Lussemburgo                           + 5,3      + 1,2       + 3,1        + 4,2       + 1,7         + 1,6
            Regno Unito                           -2,8       -1,3         + 1,0       -0,5        -2,2          -3,1
            (') Dati previsionali.
            I progressi sono stati alquanto limitati in Grecia e in Italia. In Italia la situazione del bilancio è
            peggiorata di nuovo lievemente nel 1990 e pochi sono i segni di un miglioramento, nonostante i
            tentativi ripetuti di correzione. La necessaria riduzione del tasso d'inflazione dovrà essere
            accompagnata da riduzioni significative dei disavanzi di bilancio, che consentano in un primo
            tempo di stabilizzare e quindi di ridurre l'entità del debito pubblico in percentuale del PIL,
            attualmente superiore al 100% (vedi tabella 7). Un processo di disinflazione che non fosse
            accompagnato da un adeguato aggiustamento del bilancio comporterebbe una crescita ancora
            più rapida dell'incidenza del debito pubblico, come è avvenuto anche in Belgio nella prima metà
            degli anni '80. Data la posizione insostenibile del debito pubblico italiano, ogni rinvio di una
            manovra di correzione non farebbe che aumentare l'entità dello sforzo di aggiustamento che
            sarà inevitabile operare alla fin fine, dato che l'accumulo a valanga dell'onere degli interessi si
            trova a spiazzare le altre spese.
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                          Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                        N . C 190/41
                                                     TABELLA 7
                                   Debito pubblico lordo nei paesi della Comunità
                                                                                             (in percentuale del PIL)
                                                 1986          1989         1990        1991 (>)         1992 (')
          Belgio                                123,7        128,9         127,5         128,1            127,8
          Italia                                  88,4         98,6        100,7         103,3            105,8
          Irlanda                               115,3         103,8          99,8         97,4              95,2
          Grecia                                  65,1          82,9         86,3         86,0              83,3
          Paesi Bassi                            71,7          78,0          78,5         78,8              79,9
          Portogallo                              68,4         71,2          67,3         63,8              61,6
          Danimarca                               66,9         62,5          62,4         62,3              61,7
          Germania                               42,7          43,6          43,0         45,4             47,2
          Spagna                                 48,0          44,6          45,2         44,5             43,7
          Regno Unito                             57,7         45,1          43,2         44,4              45,6
          Francia                                 34,1         35,7          36,4         37,3              37,8
          Lussemburgo                             13,4           8,5          6,3           4,7              3,2
          EUR-12                                 58,3          58,6          58,6         60,0              61,0
          ( ! ) Dati previsionali.
          In Grecia il disavanzo di bilancio, superiore al 18 % del PIL nel 1990, ha causato un rapido
          incremento dell'entità del debito pubblico, passata da meno del 30 % del PIL nel 1980 all'86 %
          circa nel 1990 (vedi tabella 7). Si prevede che gli sforzi di aggiustamento intrapresi dal governo
          greco permettano una notevole riduzione del disavanzo di bilancio nel corso di quest'anno e nel
          prossimo. Sarà tuttavia necessario protrarre l'impegno per molti anni, prima che si possa
          raggiungere una sufficiente convergenza.
          Anche in Belgio, nei Paesi Bassi e in Portogallo il livello dei disavanzi pubblici è preoccupante in
          vista dell'unione economica e monetaria. Il rapporto tra debito pubblico e PIL resta molto
          elevato e non è stato ancora pienamente stabilizzato. Il disavanzo fiscale dovrebbe essere
          ridotto ulteriormente, in modo da portare la quota del debito pubblico su una tendenza
          chiaramente discendente. In Belgio il livello del debito pubblico risultato a tutt'oggi
          eccessivamente elevato (128% del PIL nel 1990) e il disavanzo del bilancio è ancora troppo
          ingente per riportare il rapporto tra debito pubblico e PIL su un sentiero discendente, in caso di
          rallentamento della crescita o di aumenti del tasso d'interesse. La duplice norma governativa
          volta a congelare in termini reali la spesa pubblica al netto degli interessi e a mantenere costante
          il disavanzo in termini nominali andrebbe applicata a tutti i livelli della pubblica amministra-
          zione: soltanto applicandola rigorosamente ed ovunque sarà infatti possibile garantire una
          graduale riduzione della quota del debito pubblico sul PIL, fondamentale per la stabilità a
          lungo termine. Nei Paesi Bassi il rapporto debito pubblico/PIL non raggiunge livelli altrettanto
          elevati che in Belgio e Irlanda ma non è ancora pienamente stabilizzato; sarebbe perciò
          opportuno un certo irrigidimento della politica fiscale. La situazione del bilancio del Portogallo
          va parimenti migliorata parallelamente al processo di disinflazione, per continuare a progredire
          nella stabilizzazione della quota del debito pubblico.
          L'Irlanda è già riuscita a ridurre sostanzialmente il disavanzo, cosicché la quota del debito
          pubblico mostra una netta tendenza discendente, che converrebbe ora mantenere.
          In un ultimo gruppo di paesi, di cui fanno parte Danimarca, Spagna, Francia, Lussemburgo e
          Regno Unito, la situazione finanziaria in termini d'accreditamento od indebitamento netto
          della pubblica amministrazione e di debito pubblico sembra essere sotto controllo e non pone
          problemi di convergenza per la Comunità. L'incremento del disavanzo di bilancio del Regno
          Unito merita tuttavia attenzione, anche se è da attribuire in parte alla recessione. Questa
          valutazione d'indole generale non riduce tuttavia in alcun modo l'esigenza, valida anche per gli
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                  altri paesi, di migliorare le caratteristiche strutturali delle finanze pubbliche a vantaggio della
                  componente «offerta» dell'economia, di prepararsi al mercato unico del 1992.e d'aumentare la
                  flessibilità dei bilanci necessaria per un più adeguato policy mix. Ciò comporterà in particolare
                  un miglioramento della struttura delle entrate e delle spese, riducendo in alcuni casi la quota
                  della spesa pubblica sul PIL e alleviando la pressione fiscale.
                  Inoltre alcuni paesi di quest'ultimo gruppo continuano a risentire di forti tensioni inflazioni-
                   stiche e d'ingenti disavanzi nei conti con l'estero (è il caso di Regno Unito e Spagna) ovvero di un
                  debito estero elevato (come nel caso della Danimarca); in questi paesi occorre dunque
                  mantenere un approccio prudente in materia di politica di bilancio.
           3.      Convergenza dei saldi della bilancia dei pagamenti
                  In un'economia in fase d'integrazione, caratterizzata dalla completa liberalizzazione dei
                  movimenti di capitali e da una crescente fissità dei tassi di cambio, la convergenza dei saldi delle
                  bilance dei pagamenti correnti va giudicata in un contesto differente e l'adeguatezza degli
                  squilibri delle partite correnti va valutata caso per caso.
                  La Spagna deve far fronte ad un disavanzo elevato e crescente delle partite correnti (superiore al
                  3V2 del PIL nel 1990). Un tale disavanzo non sarebbe di per sé preoccupante nel caso spagnolo,
                  purché avesse come contropartita importazioni di capitali volte a finanziare una rapida crescita
                  degli investimenti produttivi. Tali entrate di capitali hanno però esercitato forti pressioni al
                  rialzo sul tasso di cambio. Ciò che desta preoccupazione, tuttavia, è la rapidità del
                  peggioramento della bilancia di parte corrente, che era ancora in equilibrio nel 1987. Si prevede
                  peraltro che il disavanzo si stabilizzi nel 1991 e 1992. Per mantenere la stabilità del cambio,
                  occorre che il tasso di aumento del costo unitario del lavoro in Spagna venga rapidamente
                  portato ad un livello inferiore a quello dei principali partners commerciali, per migliorare la
                  concorrenzialità del paese. Ciò porrebbe parimenti le condizioni per la continuazione della
                  crescita vigorosa che è necessaria tanto per ridurre il livello di disoccupazione persistentemente
                  elevato quanto per consentire un proseguimento del processo di recupero economico. Queste
                  considerazioni sono valide anche nel caso della Grecia, paese in cui il saldo dei conti con l'estero
                  ha subito un netto deterioramento negli ultimi anni, mentre il miglioramento atteso nel 1991 e
                   1992 è soltanto modesto.
                  In Italia il saldo esterno, pur non dando ancora motivo di preoccupazione, rende tuttavia
                  opportuno un esame critico della dinamica salariale, per salvaguardare la concorrenzialità
                  verso l'estero. Nel Regno Unito si prevede un certo miglioramento della bilancia dei pagamenti
                  correnti, dovuto in ampia misura alla caduta della domanda interna: occorrerà peraltro
                  continuare a seguire da vicino la dinamica dei costi per evitare un nuovo peggioramento delle
                  partite correnti non appena si abbia una ripresa della domanda interna.
                  I saldi delle partite correnti dei paesi che hanno aderito fin dall'inizio alla banda stretta
                  sembrano in linea di massima sostenibili. L'eccedente esterno tedesco, che nel recente passato
                  era causa di preoccupazioni, è in corso di eliminazione dal 1991 come conseguenza del processo
                  d'unificazione. Notevoli progressi sono stati compiuti in Danimarca dove nel 1990, per la
                  prima volta dagli inizi degli anni '60, la bilancia delle partite correnti si è chiusa con un saldo
                  positivo, che si prevede verrà raggiunto anche nel 1991 e nel 1992. Questo risultato è stato
                  tuttavia ottenuto con considerevoli costi in termini di crescita economica. Un ulteriore
                  incremento della concorrenzialità potrà contribuire a consolidare questo miglioramento a
                  livelli più elevati di attività economica ed occupazione.
           Adottando politiche monetarie, di bilancio e strutturali adeguate, sarà possibile riassorbire le
           pressioni inflazionistiche interne, salvaguardando così le condizioni fondamentali positive della
           crescita economica nella Comunità. Nel contempo, lo sviluppo del potenziale produttivo comunitario
           migliorerà la componente «offerta» dell'economia e contribuirà alla ripresa della tendenza della
           crescita nel medio periodo. Una tale combinazione di politiche economiche risponde nel contempo
           alle esigenze per poter progredire con successo nella direzione dell'unione economica e mone-
           taria.
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                                         Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                    N. C 190/43
                                              PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI 1988-1992
                                                         COMUNITÀ, USA E GIAPPONE
(a) PIL prezzi costanti (M                                                 (b) Domanda internaaprezzi costanti
    (variazione percentuale annua)                                              (variazione percentuale annua)
               1988       1989     1990 (»)      1991 n     1992 (*)                       1988       1989     1990(+)  1991     n 1992(")
B               4,6         3,9       3,7            2V4      2V2           B               4,1        4,9        3,6      2V 4       2V2
DK              0,5         1,2       1,6            iv2      2%            DK            -1,7         0,3      -0,8         %        iv2
D               3,7         3,3       4,7            2%       r/ 4          D               3,8        2,7        5,1      3          2V2
GR              4,1         2,8       0,1              %      iv2           GR              7,0        3,3        2,5        %        2
E               5,2         4,8       3,7            3        3V2           E               7,1        7,8        4,6      3V2        4%
F               3,6         3,6       2,8            1V2      2V2           F               3,8        3,2        3,2      1%         2%
IRL             3,9         5,9       5,2             1%      2V4           IRE             0,4        6,0        5,5      iv2        1%
I               4,2         3,2       2,0             1%      2V2           I               5,0        3,6        1,9      2          3
L               5,5         6,1       3,7            3        3V4           L               3,6        7,8        3,7      4V4        3%
NL              2,7         4,0       3,3            2V4      P/4           NL              1,6        4,9        3,8      2V 4       1
P               3,9         5,4       4,0            2%       2V 4          P               7,4        4,0        5,8      5%         4V2
UK              4,6         2,2       0,6         -2%         2%            UK              8,0        3,1      -0,1    -3            2V2
CE              4,0         3,3       2,7            1%       2V4           CE              5,0        3,7        2,8      r/ 2       2%
USA             4,5         2,8       1,0            0        iv2           USA             3,3        2,2        0,5     -v 2        iv2
JAP             5,7         4,9       5,6            3V4      4            JAP              7,3        5,7        5,8      4          4V2
(e) Deflatore dei consumi privati                                          (d) Bilancia dei pagamenti correnti
    (variazione percentuale annua)                                              (in % del PIE)
                 1988        1989    1990 H       1991 (»)  1992 (*)                       1988       1989     1990   n 1991 (m    1992 (*)
B                 1,6         3,5        3,5         3%       3V2          B                1,5        1,1        0,7       1           1
DK                4,9         5,1        2,6         2V2      2V2          DK             -1,2       -1,2         0,8       r/ 2       2V2
D                 1,3         3,1        2,5         3V2      4V 4          D               4,2        4,7        3,0       0         -%
GR               14,2        14,7      20,3        18        13            GR             -2,0       -4,8       -5,7     -5         -4
E                 5,1         6,6        6,4         6        5%           E              -1,1       -3,2       -3,5     -3         -3V4
F                 2,9         3,5        3,0         3        3V4          F              -0,3       -0,1       -1,0       -3/4     -1
IRE               2,5         3,9        2,6         3        3            IRE              1,7        1,3        2J        2V 4        iv4
I                 5,2         5,8        6,2         6%       5V2          I              -0,8       -1,4       -1,4     - 1 %      -iv2
E                 2,8         3,4        3,8         3V2      3V2          E               33,5       34,4       29,3     26i&       24%
NE                0,4         2,9        2,6         2%       3            NE               2,5        3,3        4,0       4          4
P                10,0        12,8      13,6        11V 2      9%           P              -4,4       -2,9       -0,1     -iv4       -2V4
UK                4,9         5,9        7,2         6V2      5             UK            -4,6       -4,8       -2,3     -1         - 1 %
CE                3,7         4,9        5,0         5        4V4          CE               0,1      -0,1       -0,2       -v 2       -v 4
USA               4,0         4,5        5,0         4V2      5            USA            -2,5       -1,9       -1,8       -%       -1
JAP             -0,1          1,7        2,4         2%       2V2          JAP              2,8        2,1        1,2       1           1
(*) Previsioni, maggio 1991
(5 Per gli USA e il Giappone, PNB a partire dal 1989
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(e) Tasso di disoccupazione                                                   (f) Indebitamento ( - ) o accreditamento ( + ) netto della PA
    (in % della popolazione attiva civile)                                        (in % del PIL)
                1988          1989      1990 (*)    1991 (»)  1992 (*)                        1988       1989     1990 (*)   1991 (*)    1992 (*)
B                10,0           8,5         8,1          8V2     8V4          B                -6,6      -6,7       -6,0      -6V4         -6
DK                6,5          7,7          8,6          9       8V4          DK                 0,5     -0,5       -1,5      - 1 %        -1
D                 6,1           5,5         5,1         4V2      4%           D                -2,1        0,2     -2,2       -4V4         -4
GR                7,6           7,5         7,5          8%      9V4          GR             -15,5     -19,2      -18,9      -15V2       -10%
E                19,3         17,1        16,1         16      15V 2          E                -3,3      -2,7       -3,7       -2V4        -2
F                 9,9           9,4         9,0          9%      9V2          F                -1,8      -1,2       -1,6       -172        -iv2
IRL              17,4         16,0        15,1         16      16 3 / 4       IRL              -5,2      -3,5       -3,4      -33/4        -3V2
I                10,8         10,7          9,8          9V4     9V2           I             -10,9     -10,1      -10,6      -10         -10
L                 2,1           1,8         1,7          iv2     iv2           L                  2,1      3,3        4,2        1%           iv2
NL                9,3           8,7         8,1          TU      7%           NL               -5,2      -5,0       -5,7       -4V4        -5
P                 5,6           4,8         4,6          4%      5V4           P               -5,4      -3,4       -5,8       -5V2        -5
UK                8,5           7,0         5,7          8V2   10%             UK                 1,1      1,0      -0,5       -2V4        -3V4
CE                9,7           8,9         8,2          8%      9V4           CE              -3,7      -2,9       -4,1       -4V2        -4V2
USA               5,5           5,3         5,4          6V2     6V2           USA             -2,0      -1,7       -2,4       -l3/4       -2V2
JAP               2,5           2,3         2,1          2V4     2V4          JAP                 2,1      1,8         2,2       1%           2
(g) Occupazione totale                                                        (h) Salario reale prò capite (a)
    (variazione percentuale annua)                                                 (variazione percentuale annua)
                 1988         1989      1990 (*)    1991 (*)  1992 (*)                         1988      1989     1990 (»)   1991 (*)    1992 (*)
B                 1,5           1,1         1,0         0         0           B                  0,8      0,6        2,3        2V2         2V2
DK              -0,0         -0,6        -0,7          -v 4           v4      DK              -0,9      -1,6          1,0       1           1
D                 0,8           1,4         2,8         1%            %       D                  1,7    -0,2          1,5       2%          1%
GR                1,6           1,5         0,4        -v 4       0           GR                 3,7      4,1         0,6     -2            -v 4
E                 3,5           3,6         2,6         V/2      .VU           E                 1,1    -0,5          1,2       1V4         1
F                 0,7           1,2         1,2           v2          v2      F                  1,2      1,2         1,8       iv2         1
IRL               0,4        -0,1           2,1           %           v2      IRL                2,9      2,2         3,0       3V4         2V2
I                 0,9           0,2         1,4           v2          Va       I                 4,0      3,1         3,9       1V4         2
L                 3,1           4,0         2,4         iv4        iv2         L                 0,5      3,0         1,8       2V2         2V4
NL                1,4           1,6         1,9         1             v2      NL                 1,1    -2,4          1,6       2           VU
P                 0,1           1,0         2,5         1             v2       P                 3,1      0,8         3,7       5%          4V 4
UK                3,3           2,8         0,6      -2V2       -2             UK                2,9      2,8         3,4       2           vu
CE                1,6           1,6         1,6         v4            %        CE                2,1      1,2         2,4       2           iv2
USA               2,8           2,3         0,4      -1            1           USA               1,9    -0,7       -0,1         0             v2
JAP               1,6           1,9         2,0         iv2        1V2        JAP                3,4      2,2         1,7       iv4         iv2
(*) Previsioni, maggio 1991.
(') Deflazionato con il deflatore dei consumi privati.
 ---pagebreak--- 22. 7. 91                                      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                         N. C 190/45
(i) Investimenti fissi lordi in costruzioni                             (j) Investimenti fissi lordi in macchinari e attrezzature
    (variazione % annua, prezzi costanti)                                    (variazione % annua, prezzi costanti)
                 1988       1989      1990 (*) 1991 {*)  1992 (*)                       1988        1989     1990 (»)    1991     n  1992 (»)
B                15,0         9,6        5,7    -1         3             B                17,7       19,0        9,9          3V2       4
DK              -3,1       -4,6        -3,8     -3            v4         DK             -7,5          6,6        2,3       - 1 %        43/4
                                                                                                                                3
D                 4,7         5,1        5,2      3V4      2             D                 7,7        9,8      12,9           8 /4      53/4
GR                7,6         2,1        0,7      0        4             GR               10,8       17,3      10,4           6        10
E                12,6        14,9       10,7      6V2      7V2           E                16,5       12,1        1,2          2V2       53/4
F                 6,2         6,6        2,3      1%       2%            F                 8,9        8,1        5,3          1         2V2
IRL             -0,7          9,8        8,4      1V2      3             IRL               5,6       14,1        6,8          33/4      4V2
I                 3,7         3,9        2,5        %      2V2           I                 6,4        5,2        3,5          iv4       5V4
L                 9,9         8,8        5,9      5V2      4V2           L               -5,4        14,9        5,6          6V4       53/4
                                                   l          %                                                                 3
NL               11,8         2,6        2,5
                                                  -u                     NL                6,8        5,5        6,0          2 /4        v4
P                10,1         3,5        6,5      6%       6             P                23,2        7,7        8,5          5V 4      5V2
UK                 6,1     -0,5          0,1    -3V4       2             UK               17,7        8,4     -3,7       -17            3V2
CE                6,4         5,3        3,8      iv2      3             CE               10,4        8,6        4,7             %      4V 2
(k) Investimenti fissi lordi totali                                      (1) PIL prò capite
     (variazione % annua, prezzi costanti)                                   (CE = 100), prezzi correnti e standard di potere d'acquisto
                 1988        1989     1990 (*) 1991 (*)  1992 (*)                        1960       1973       1986      1991 (*)    1992 {*)
B                13,5        13,6        7,6       1       3V2           B                95,4     101,2      100,6       104,4       105,1
DK              -6,6          0,2      -1,0      -2V4      2%            DK             118,3      113,1      117,0       108,5       108,9
D                 5,1         7,1        8,8       6       4             D              117,9      111,1      114,0       113,8       112,3
GR                8,8         8,6        5,2       3       7             GR               38,6       56,8       55,9        52,5       52,3
E                14,0        13,7        6,7       5       6V4           E                60,3       79,0       72,8        79,3       80,5
F                  8,5        5,8        4,0       iv4     2V2           F              105,8      110,4      110,1       108,9       109,1
IRL               4,6        11,3        7,5       2%      3V4           IRL              60,8       58,9       63,4        68,9       69,0
I                 6,7         5,1        3,0       1       4             I                86,5       93,3     103,0       103,6       104,0
L               -5,5         13,4        5,8       5V4     5             L              158,5      141,9      126,2       133,0       134,9
NL                9,4         3,0        4,1       1%        v4          NL             118,6      113,1      106,0       103,9       103,3
P                15,0         7,5        7,5       5%      53/4          P                38,7       56,4       52,5        56,7       57,1
UK               14,8         4,8      -1,9    - 10V 2     23/4          UK             128,6      108,5      105,4       101,3       101,3
                                                     3
CE                9,0         6,7        4,3          /4     3
                                                           3 /4          CE             100,0      100,0      100,0       100,0       100,0
USA               5,0         2,7      -0,1      -3        5%            USA            189,6      161,6      155,7       147,3       145,6
JAP              12,6        11,0       10,8       5       6V2          JAP               55,8       96,3     110,7       121,7       124,0
(*) Previsioni, maggio 1991.
Fonte: Servizi della Commissione.