CELEX: 62021CN0748
Language: it
Date: 2021-12-03 00:00:00
Title: Causa C-748/21 P: Impugnazione proposta il 3 dicembre 2021 dalla Novolipetsk Steel PAO avverso la sentenza del Tribunale (Decima Sezione) del 22 settembre 2021, causa T-752/16, NLMK/Commissione

14.2.2022   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 73/17
            
         
      Impugnazione proposta il 3 dicembre 2021 dalla Novolipetsk Steel PAO avverso la sentenza del Tribunale (Decima Sezione) del 22 settembre 2021, causa T-752/16, NLMK/Commissione
      (Causa C-748/21 P)
      (2022/C 73/22)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Novolipetsk Steel PAO (rappresentanti: M. Krestiyanova e N. Tuominen, avvocati)
      
         Altre parti nel procedimento: Commissione europea e Eurofer, European Steel Association, ASBL
      
         Conclusioni della ricorrente
      
      La ricorrente chiede che la Corte voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la sentenza impugnata;
               
            
                  —
               
               
                  statuire definitivamente sulla controversia, qualora lo stato degli atti lo consenta;
               
            
                  —
               
               
                  in subordine, rinviare la causa al Tribunale per il suo riesame;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la Commissione alle spese relative al procedimento dinanzi alla Corte e a quelle relative al procedimento dinanzi al Tribunale.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      L’impugnazione si basa sui seguenti motivi:
      
                  —
               
               
                  Primo motivo: il Tribunale sarebbe incorso in un errore di diritto interpretando in maniera errata l’articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base (1), avrebbe effettuato accertamenti di fatto sostanzialmente errati e snaturato il chiaro senso delle prove. Il Tribunale sarebbe partito dalla premessa che il prodotto in questione era semilavorato e non avrebbe fornito alcuna motivazione sulle ragioni per le quali esso ha semplicemente condiviso il punto di vista della Commissione a tale proposito, nonostante che si tratti del primo punto controverso tra le parti, che inciderebbe in maniera significativa sul modo in cui l’articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base deve essere applicato. Omettendo di esaminare tale punto controverso, e tantomeno di valutare la sua importanza per l’applicazione dell’articolo 18, paragrafo 1, il Tribunale non comprenderebbe che, senza dirimere questo primo punto di disaccordo tra le parti, sarebbe impossibile giungere a una qualsiasi conclusione sulla questione se la Commissione abbia o no correttamente applicato l’articolo 18, paragrafo 1, nel procedimento di cui trattasi.
               
            
                  —
               
               
                  Secondo motivo: il Tribunale sarebbe incorso in un errore manifesto di valutazione nell’interpretazione dell’articolo 9, paragrafo 4, del regolamento di base e non avendo esaminato argomenti essenziali né fornito una motivazione. Sotto la protezione del Tribunale, la Commissione avrebbe travalicato ampiamente i limiti del periodo di indagine o del periodo considerato, scegliendo il 2008 come «l’anno rappresentativo più recente» in seguito alla crisi finanziaria. Allo stesso modo, la ricorrente sostiene che l’accertamento del pregiudizio nella sentenza impugnata è viziato in quanto non è il risultato di un bilanciamento di fattori rilevanti sia positivi sia negativi. A tale riguardo, la ricorrente ha sostenuto che una riduzione dei costi di produzione dell’industria dell’Unione dovrebbe, tra gli altri fattori, essere parimenti associata alla situazione dell’industria dell’Unione in seguito alla crisi finanziaria globale del 2012. Tuttavia, il Tribunale avrebbe rifiutato anche solo di considerare se la crisi finanziaria avesse pregiudicato anche la catena del pregiudizio.
               
            
                  —
               
               
                  Terzo motivo: il Tribunale sarebbe incorso in un errore di diritto interpretando in maniera errata l’articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base e non esaminando tutti gli argomenti, alcuni dei quali sollevati dal Tribunale stesso. Il Tribunale avrebbe disatteso la sua stessa giurisprudenza dichiarando, contrariamente al diritto, che gli adeguamenti di cui all’articolo 2, paragrafo 9, potevano parimenti essere usati per analogia per il calcolo del margine di pregiudizio. L’aggiustamento per le spese generali, amministrative e di vendita («SGAV») e per il profitto al prezzo all’esportazione CIF della ricorrente ai fini del margine di pregiudizio sarebbe inadeguato, irragionevole e costituirebbe un errore manifesto di valutazione, poiché l’unico prezzo all’esportazione rilevante è il prezzo effettivo di mercato CIF franco frontiera dell’Unione all’ingresso nel mercato dell’Unione e il prezzo concorrente di mercato dell’industria dell’Unione. L’argomentazione della ricorrente sarebbe confortata dalla sentenza del Tribunale, Hansol Paper/Commissione, T-383/17 (2) (punti da 196 a 204).
               
            
         (1)  Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (GU 2009, L 343, pag. 51, e rettifica in GU 2010, L 7, pag. 22).
      
         (2)  Sentenza del Tribunale del 2 aprile 2020, T-383/17, Hansol Paper/Commissione, EU:T:2020:139.