CELEX: 62008TJ0343
Language: it
Date: 2011-05-17
Title: Sentenza del Tribunale (Seconda Sezione) del 17 maggio 2011.#Arkema France contro Commissione europea.#Concorrenza - Intese - Mercato del clorato di sodio - Decisione che dichiara un'infrazione dell'art. 81 CE e dell'art. 53 dell'accordo SEE - Ricorso di annullamento - Ricevibilità - Imputabilità del comportamento illecito - Ammende - Circostanza aggravante - Recidiva - Circostanza attenuante - Cooperazione nel corso del procedimento amministrativo - Valore aggiunto significativo.#Causa T-343/08.

Causa T‑343/08
      Arkema France
      contro
      Commissione europea
      «Concorrenza — Intese — Mercato del clorato di sodio — Decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE e all’art. 53 dell’accordo SEE — Ricorso di annullamento — Ricevibilità — Imputabilità del comportamento illecito — Ammende — Circostanza aggravante — Recidiva — Circostanza attenuante — Cooperazione nel corso del procedimento amministrativo — Valore aggiunto significativo»
      Massime della sentenza
      1.      Concorrenza — Procedimento amministrativo — Comunicazione degli addebiti — Contenuto necessario — Rispetto dei diritti della
            difesa
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 27)
      2.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Diritti della difesa — Sindacato giurisdizionale — Competenza estesa al
            merito del giudice dell’Unione
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 31)
      3.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Circostanze aggravanti
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, nn. 2 e 3)
      4.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, nn. 2 e 3)
      5.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Potere discrezionale della Commissione — Presa in considerazione
            delle caratteristiche specifiche di una recidiva — Inclusione — Mancata previsione di un termine di prescrizione 
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, nn. 2 e 3)
      6.      Concorrenza — Procedimento amministrativo — Decisione che constata un’infrazione e infligge un’ammenda — Presa in considerazione,
            al fine di dimostrare il comportamento recidivante di un’impresa, di infrazioni precedenti commesse dalla stessa impresa e
            già sanzionate dalla Commissione
      (Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, art. 50)
      7.      Concorrenza — Procedimento amministrativo — Decisione della Commissione che constata un’infrazione adottata successivamente
            ad un’altra decisione della Commissione riguardante la stessa impresa — Applicazione di una nuova maggiorazione dell’ammenda
            in base alla recidiva
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, nn. 2 e 3)
      8.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità e durata dell’infrazione — Possibilità di innalzare il
            livello delle ammende per rafforzarne l’effetto dissuasivo
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, nn. 2 e 3)
      9.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Principio della parità di trattamento
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, nn. 2 e 3)
      10.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Potere discrezionale della Commissione
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, nn. 2 e 3)
      11.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Non imposizione o riduzione dell’ammenda in contropartita della cooperazione
            dell’impresa incriminata — Necessità di un comportamento che abbia agevolato l’accertamento dell’infrazione da parte della
            Commissione
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 18; comunicazione della Commissione 2002/C 45/03)
      12.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in caso di infrazioni
            alle regole di concorrenza — Riduzione dell’ammenda in contropartita della cooperazione dell’impresa incriminata, al di fuori
            dell’ambito di applicazione della comunicazione sulla cooperazione — Presupposti
      (Comunicazioni della Commissione 2002/C 45/03, punto 1, e 2006/C 210/02, punto 29, quarto trattino)
      13.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Riduzione dell’ammenda in contropartita della cooperazione dell’impresa
            incriminata — Presupposti
      (Comunicazioni della Commissione 2002/C 45/03, punto 21, 2006/C 210/02, punto 29, quarto trattino, e 2008/C 167/01, punto 5)
      14.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Sindacato giurisdizionale — Competenza estesa al merito del giudice dell’Unione
      (Art. 229 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 31)
      1.      Se la Commissione, nella comunicazione degli addebiti, afferma espressamente che vaglierà l’opportunità di infliggere ammende
         alle imprese interessate e indica altresì le principali considerazioni di fatto e di diritto atte a comportare l’irrogazione
         di un’ammenda, quali la gravità e la durata della presunta infrazione, ed il fatto di averla commessa intenzionalmente o per
         negligenza, essa adempie il suo obbligo di rispettare il diritto delle imprese di essere sentite. In tal modo, essa fornisce
         loro le indicazioni necessarie per difendersi non solo contro l’accertamento dell’infrazione, ma altresì contro il fatto di
         vedersi infliggere un’ammenda. 
      
      (v. punto 54)
      2.      Per quanto riguarda la determinazione dell’ammontare delle ammende inflitte per violazioni delle regole della concorrenza,
         i diritti della difesa delle imprese interessate dalla comunicazione degli addebiti vengono garantiti dinanzi alla Commissione
         attraverso la possibilità di presentare osservazioni in ordine alla durata, alla gravità e alla prevedibilità del carattere
         anticoncorrenziale dell’illecito. Inoltre, le imprese fruiscono di una garanzia supplementare per quanto concerne la determinazione
         dell’importo dell’ammenda, in quanto il Tribunale ha una competenza estesa al merito e può in particolare annullare o ridurre
         l’ammenda in forza dell’art. 31 del regolamento n. 1/2003.
      
      (v. punto 55)
      3.      Per quanto riguarda la circostanza aggravante della recidiva, il semplice fatto che nelle decisioni precedenti la Commissione
         abbia considerato che certi elementi non costituivano una circostanza aggravante ai fini della determinazione dell’ammontare
         dell’ammenda non implica che essa sia tenuta ad effettuare la medesima valutazione in una decisione successiva. La possibilità
         concessa ad un’impresa, nell’ambito di un diverso procedimento, di pronunciarsi sull’intenzione di contestarle una recidiva
         non implica affatto che la Commissione sia tenuta ad agire nello stesso modo in tutti i casi né che, in mancanza di tale possibilità,
         all’impresa interessata si impedisca di esercitare pienamente il suo diritto di essere sentita. 
      
      (v. punto 56)
      4.      Il principio di proporzionalità esige che gli atti delle istituzioni dell’Unione non superino i limiti di ciò che è idoneo
         e necessario al conseguimento dello scopo perseguito. Nel contesto del calcolo delle ammende, la gravità delle infrazioni
         deve essere determinata in funzione di numerosi fattori ed è necessario non attribuire ad alcuno di tali elementi un’importanza
         sproporzionata rispetto agli altri elementi di valutazione. Il principio di proporzionalità implica in questo ambito che la
         Commissione debba fissare l’ammenda in modo proporzionato rispetto agli elementi presi in considerazione per valutare la gravità
         dell’infrazione e che essa debba applicare al riguardo tali elementi in maniera coerente e obiettivamente giustificata. 
      
      (v. punto 63)
      5.      La Commissione dispone di un potere discrezionale riguardo alla scelta degli elementi da prendere in considerazione ai fini
         della determinazione dell’importo delle ammende, come, segnatamente, le circostanze proprie al caso di specie, il suo contesto
         e l’effetto dissuasivo delle ammende, e ciò senza necessità di riferirsi ad un elenco vincolante o esauriente di criteri da
         tenere obbligatoriamente in considerazione. 
      
      La constatazione e la valutazione delle caratteristiche specifiche di una recidiva rientrano nel potere discrezionale della
         Commissione, la quale non può essere vincolata ad un eventuale termine di prescrizione per una constatazione del genere. 
      
      Infatti, la recidiva rappresenta un elemento importante che la Commissione è chiamata a valutare, dato che la sua presa in
         considerazione è diretta a indurre le imprese che hanno una palese tendenza a violare le regole della concorrenza a mutare
         il loro comportamento. Pertanto, la Commissione può, in ogni singolo caso, prendere in considerazione quei fattori che confermano
         tale tendenza, incluso, ad esempio, il tempo trascorso tra le infrazioni in questione. Nondimeno, sebbene nessun termine di
         prescrizione osti alla constatazione di un comportamento recidivante da parte della Commissione, ciò non toglie che, conformemente
         al principio di proporzionalità, la Commissione non può prendere in considerazione una ovvero alcune decisioni anteriori che
         sanzionano un’impresa senza limiti temporali. 
      
      (v. punti 64-66, 68)
      6.      Il principio del ne bis in idem è un principio fondamentale del diritto dell’Unione, che vieta, in materia di concorrenza,
         che un’impresa venga condannata o perseguita un’altra volta per un comportamento anticoncorrenziale per il quale sia stata
         sanzionata o dichiarata non responsabile in forza di una precedente decisione non impugnabile. L’applicazione del principio
         del ne bis in idem è soggetta ad una triplice condizione di identità dei fatti, di unità del contravventore e di unità dell’interesse
         giuridico tutelato. 
      
      Non comporta una violazione del principio del ne bis in idem il fatto che la Commissione prenda in considerazione, in una
         decisione che accerta la partecipazione di un’impresa ad accordi di natura anticoncorrenziale e che irroga a quest’ultima
         un’ammenda, svariate infrazioni anteriori commesse dalla stessa impresa e sanzionate dalla Commissione, dal momento che la
         presa in considerazione delle suddette infrazioni non è diretta a sanzionare nuovamente le stesse, bensì soltanto a dimostrare
         il comportamento recidivante dell’impresa interessata, allo scopo di determinare l’importo dell’ammenda che sanziona la nuova
         infrazione
      
      Dall’altro lato, e in ogni caso, le condizioni cumulative di applicabilità del principio del ne bis in idem illustrate non
         sono soddisfatte ove manchi la condizione di identità dei fatti.
      
      (v. punti 80-84)
      7.      Sarebbe contrario allo scopo dissuasivo dell’ammenda che la Commissione tenesse conto del fatto che, in una precedente decisione,
         essa ha preso in considerazione, ai fini della recidiva, una prima infrazione per escludere, in una decisione successiva,
         una maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda sulla base della detta infrazione. Invero, siffatta soluzione produrrebbe
         la situazione, controproducente sotto il profilo dello scopo dissuasivo dell’ammenda, in cui un’impresa plurirecidiva non
         vedrebbe aumentare progressivamente l’importo dell’ammenda che le viene inflitta in funzione del numero di infrazioni commesse,
         ma, al contrario, vedrebbe diminuire progressivamente l’importo marginale dell’ammenda che le può essere imposto in funzione
         del numero crescente di decisioni che la sanzionano.
      
      Inoltre, è ininfluente che decisioni anteriori che sanzionano l’impresa in questione riguardino fatti contemporanei a quelli
         di cui alla decisione impugnata, qualora la Commissione si sia basata esclusivamente su altre decisioni anteriori, adottate
         prima dell’inizio dell’infrazione sanzionata, per dimostrare, nella decisione impugnata, la recidiva di tale impresa.
      
      (v. punti 88-89)
      8.      Ai sensi dell’art. 23, nn. 2 e 3, del regolamento n. 1/2003, la Commissione può imporre mediante decisione ammende alle imprese
         che hanno commesso una violazione dell’art. 81 CE e, in tale ambito, tenere conto della gravità e della durata dell’infrazione.
         Tali disposizioni costituiscono il fondamento giuridico pertinente per poter considerare una recidiva al momento del calcolo
         dell’ammenda. 
      
      Inoltre, gli orientamenti adottati dalla Commissione per calcolare l’importo delle ammende garantiscono la certezza del diritto
         delle imprese, posto che determinano il metodo che la Commissione si è imposta ai fini della fissazione dell’importo delle
         ammende. L’amministrazione non può discostarsene, in un’ipotesi specifica, senza fornire ragioni compatibili con il principio
         di parità di trattamento. 
      
      Peraltro, la precedente prassi decisionale della Commissione non funge di per sé da contesto normativo per le ammende in materia
         di concorrenza. A tale riguardo la Commissione dispone, nel fissare l’importo delle ammende, di un ampio potere discrezionale.
         Essa non è vincolata dalle proprie precedenti valutazioni e non è tenuta ad applicare precise formule matematiche. 
      
      Tale ampio potere discrezionale serve a consentirle di orientare il comportamento delle imprese verso il rispetto delle regole
         di concorrenza. 
      
      In questo ambito, il fatto che la Commissione abbia inflitto, in passato, ammende di una certa entità per determinati tipi
         di infrazioni non può impedirle di aumentare tale entità entro i limiti stabiliti dal regolamento n. 1/2003, se ciò è necessario
         a garantire l’attuazione della politica in materia di concorrenza. 
      
      L’applicazione efficace delle regole della concorrenza impone, al contrario, che la Commissione possa adattare in qualsiasi
         momento il livello delle ammende alle necessità di detta politica. Pertanto, una maggiorazione di un certo livello applicata
         ad un’impresa è giustificata dalla nuova necessità di dissuasione nei confronti di quest’ultima, tenuto conto della sua tendenza
         a violare le regole della concorrenza, mentre la maggiorazione di diverso livello applicata ad un’altra impresa risponde alla
         necessità di assicurare un effetto dissuasivo all’ammenda imposta a quest’ultima, tenuto conto del fatto che, considerato
         il suo fatturato globale nettamente superiore a quello degli altri membri dell’intesa, essa era in grado di reperire più facilmente
         i fondi necessari al pagamento dell’ammenda.
      
      (v. punti 96, 98-101, 106)
      9.      Il principio di parità di trattamento impone che situazioni analoghe non siano trattate in maniera diversa e che situazioni
         diverse non siano trattate in maniera uguale, a meno che tale trattamento non sia obiettivamente giustificato.
      
      Il solo fatto che la Commissione nella sua prassi decisionale anteriore abbia applicato una determinata percentuale di maggiorazione
         dell’importo di base dell’ammenda inflitta ad un’impresa per infrazioni alle regole della concorrenza non comporta che, nell’ambito
         di un’altra decisione, essa sia privata della facoltà di aumentare siffatta percentuale nei limiti che essa stessa si è imposta
         negli orientamenti, allo scopo di spingere la ricorrente a modificare la propria condotta anticoncorrenziale. 
      
      (v. punti 108-109)
      10.    Nei casi in cui le istituzioni dell’Unione dispongono di un potere discrezionale al fine di essere in grado di adempiere le
         loro funzioni, il rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento dell’Unione nei procedimenti amministrativi ha un’importanza
         ancor più fondamentale. Tra queste garanzie, vi è in particolare l’obbligo da parte dell’istituzione competente di esaminare,
         con cura e imparzialità, tutti gli elementi rilevanti della fattispecie. 
      
      (v. punto 111)
      11.    La Commissione gode di un ampio potere discrezionale per quanto riguarda il metodo di calcolo delle ammende e può, a questo
         proposito, tener conto di molteplici elementi, tra i quali figura la cooperazione delle imprese interessate in occasione dell’indagine
         condotta dai servizi della detta istituzione. In tale contesto, la Commissione è chiamata ad effettuare complesse valutazioni
         di fatto, quali quelle riguardanti la cooperazione fornita da ciascuna delle imprese suddette. 
      
      Nell’ambito della valutazione della cooperazione fornita dai membri di un’intesa, solo un errore manifesto di valutazione
         da parte della Commissione può essere censurato, poiché essa gode di un ampio potere discrezionale nel valutare la qualità
         e l’utilità della cooperazione fornita da un’impresa, segnatamente in rapporto ai contributi offerti da altre imprese. 
      
      La riduzione delle ammende in caso di cooperazione delle imprese che partecipino ad infrazioni al diritto della concorrenza
         trova la sua giustificazione nella considerazione secondo la quale una siffatta cooperazione facilita il compito della Commissione
         che mira ad accertare l’esistenza di un’infrazione e, eventualmente, a mettervi fine. Tenuto conto della ragione di essere
         della riduzione, la Commissione non può non tener conto dell’utilità dell’informazione fornita, la quale deve necessariamente
         dipendere dagli elementi di prova già in suo possesso.
      
      Se è vero che la Commissione è tenuta a motivare per quali ragioni ritiene che elementi di prova forniti dalle imprese nel
         quadro di una comunicazione sulla cooperazione costituiscano un contributo che giustifica o meno una riduzione dell’ammenda
         inflitta, spetta, invece, alle imprese che desiderino contestare la decisione della Commissione a tal riguardo dimostrare
         che essa, in mancanza di tali informazioni fornite volontariamente dalle stesse, non sarebbe stata in grado di provare la
         sostanza dell’infrazione e di adottare una decisione con conseguenti ammende.
      
      Quando un’impresa, nell’ambito della cooperazione, si limita a confermare in maniera meno circostanziata ed esplicita informazioni
         già fornite da un’altra impresa nell’ambito della cooperazione, il grado della cooperazione fornita da tale impresa, quand’anche
         possa presentare una certa utilità per la Commissione, non può essere considerato equiparabile a quello della prima impresa
         che ha trasmesso le dette informazioni. Infatti, una dichiarazione che si limiti a corroborare, in una certa misura, una dichiarazione
         di cui la Commissione disponeva già non agevola in misura significativa l’assolvimento dei propri compiti da parte di quest’ultima.
         Pertanto, essa non è sufficiente a giustificare una riduzione dell’importo dell’ammenda in considerazione della cooperazione.
         Infine, la collaborazione di un’impresa all’inchiesta non dà diritto ad alcuna riduzione di ammenda quando tale collaborazione
         non ha oltrepassato quanto tale impresa era tenuta a fare in forza dell’art. 18 del regolamento n. 1/2003. 
      
      (v. punti 134-138)
      12.    Al punto 29, quarto trattino, degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 23, n. 2,
         lett. a), del regolamento n. 1/2003, la Commissione si è impegnata, nell’ambito del suo potere di valutazione delle circostanze
         attenuanti che è tenuta a prendere in considerazione al momento della fissazione dell’importo delle ammende, a concedere una
         riduzione di ammenda quando un’impresa collabora efficacemente con la Commissione al di fuori del campo di applicazione della
         comunicazione sull’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra imprese e al
         di là di quanto imposto dagli obblighi previsti dalla legge in tal senso.
      
      Tuttavia, l’applicazione del punto 29, quarto trattino, degli orientamenti non può avere la conseguenza di privare la comunicazione
         sulla cooperazione del suo effetto utile. 
      
      Difatti, il punto 1 della comunicazione sulla cooperazione prevede che la comunicazione suddetta «stabilisce le linee generali
         per ricompensare la cooperazione all’indagine della Commissione fornita da imprese che fanno o hanno fatto parte di cartelli
         segreti aventi ripercussioni negative sulla Comunità». Risulta quindi dal tenore letterale e dalla ratio di detta comunicazione
         che le imprese, in linea di principio, possono ottenere una riduzione dell’ammenda per la loro cooperazione solo allorché
         soddisfino le condizioni restrittive previste da detta comunicazione.
      
      Pertanto, allo scopo di conservare l’effetto utile della comunicazione sulla cooperazione, soltanto in situazioni eccezionali
         la Commissione è tenuta a concedere una riduzione di ammenda a un’impresa sulla base del punto 29, quarto trattino, degli
         orientamenti. Tale caso si presenta, in particolare, allorché la cooperazione di un’impresa, pur andando al di là del suo
         obbligo di collaborazione previsto dalla legge senza tuttavia conferirle il diritto ad una riduzione dell’ammenda ai sensi
         della comunicazione sulla cooperazione, riveste un’utilità obiettiva per la Commissione. Siffatta utilità dev’essere constatata
         quando la Commissione, nella sua decisione finale, si basa su elementi di prova che un’impresa le ha fornito nell’ambito della
         sua cooperazione e in assenza dei quali la Commissione non sarebbe stata in grado di sanzionare interamente ovvero in parte
         l’infrazione in parola.
      
      (v. punti 168-170)
      13.    Con la scelta di sostituire la comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi di intesa tra
         imprese del 1996 con la comunicazione relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei
         casi di cartelli tra imprese del 2002, che non prevede riduzioni di ammenda in caso di mera mancata contestazione dei fatti,
         la Commissione ha chiaramente escluso che potesse essere accordata una riduzione di ammenda in considerazione di ciò nell’ambito
         della comunicazione del 2002 sulla cooperazione o del punto 29, quarto trattino, degli orientamenti per il calcolo delle ammende
         inflitte in applicazione dell’art. 23, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1/2003. Infatti, soltanto se un’impresa fornisce
         elementi di prova che costituiscano un valore aggiunto significativo, ai sensi del punto 21 della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002, o informazioni in mancanza delle quali la Commissione non avrebbe potuto sanzionare interamente o in parte l’infrazione
         in parola nella sua decisione definitiva, la Commissione è tenuta a concedere una riduzione di ammenda. Pertanto, la concessione
         di una riduzione di ammenda dipende dall’utilità oggettiva che la Commissione trae dalla cooperazione di un’impresa.
      
      In ogni caso, ai sensi del punto 5 della comunicazione concernente la transazione nei procedimenti per l’adozione di decisioni
         a norma degli artt. 7 e 23 del regolamento n. 1/2003 nei casi di cartelli, la Commissione gode di un ampio margine di discrezionalità
         per stabilire quali casi possano essere adatti per sondare l’interesse delle parti a partecipare a discussioni in vista di
         una transazione e ciò soltanto se le imprese che vi partecipano soddisfano le condizioni della detta comunicazione per cui
         viene loro concessa una riduzione di ammenda del 10%. 
      
      Pertanto, in virtù della detta comunicazione, spetta soltanto alla Commissione, e non alle imprese, decidere, tenuto conto
         delle circostanze di ciascun caso, se il ricorso a tale procedura consenta di facilitare la sanzione dell’infrazione in parola
         e, in tale ambito, se concedere una riduzione di ammenda del 10% a un’impresa che ne soddisfi le condizioni.
      
      Infine, anche se, in base alle norme del diritto nazionale della concorrenza di diversi Stati membri dell’Unione europea,
         la mancata contestazione dei fatti dà diritto a una riduzione di ammenda, le dette norme, che non vincolano la Commissione,
         non costituiscono l’ambito giuridico pertinente per verificare se la Commissione abbia violato il principio di proporzionalità
         non concedendo alcuna riduzione di ammenda ad un’impresa in considerazione della sua cooperazione. 
      
      (v. punti 189-192)
      14.    Quanto al controllo esercitato dal giudice dell’Unione sulle decisioni della Commissione in materia di concorrenza, al di
         là del semplice controllo di legittimità, che consente soltanto di respingere il ricorso di annullamento o di annullare l’atto
         impugnato, la competenza giurisdizionale estesa al merito conferita, ai sensi dell’art. 229 CE, al Tribunale dall’art. 31
         del regolamento n. 1/2003, legittima tale giudice a riformare l’atto impugnato, anche in assenza di annullamento, tenendo
         conto di tutte le circostanze di fatto, al fine di modificare, ad esempio, l’importo dell’ammenda.
      
      A questo riguardo, non occorre riformare né la percentuale di maggiorazione del 90% dell’importo dell’ammenda imposto dalla
         Commissione ad un’impresa, in considerazione della partecipazione di questa ad accordi di natura anticoncorrenziale, tenuto
         conto, in particolare, della forte tendenza di tale impresa a violare le regole della concorrenza, né l’importo dell’ammenda
         irrogata, qualora la cooperazione di detta impresa non sia stata in grado di consentire alla Commissione di sanzionare l’intesa
         interamente ovvero in parte.
      
      (v. punti 203-205)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      17 maggio 2011 (*)
      
      «Concorrenza – Intese – Mercato del clorato di sodio – Decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE e all’art. 53 dell’accordo SEE – Ricorso di annullamento – Ricevibilità – Imputabilità del comportamento illecito – Ammende – Circostanza aggravante – Recidiva – Circostanza attenuante – Cooperazione nel corso del procedimento amministrativo – Valore aggiunto significativo»
      Nella causa T‑343/08,
      Arkema Francia, con sede in Colombes (Francia), rappresentata inizialmente dagli avv.ti A. Winckler, S. Sorinas e H. Kanellopoulos, successivamente
         dagli avv.ti Sorinas, E. Jégou e M. Sabeva,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione europea, rappresentata dai sigg. X. Lewis, É. Gippini Fournier e R. Sauer, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto, in via principale, una domanda di annullamento della decisione della Commissione 11 giugno 2008, C (2008) 2626
         def., relativa ad un procedimento a norma dell’art. 81 [CE] e dell’art. 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/38.695 — Clorato di
         sodio), nella parte in cui tale decisione riguarda l’Arkema France, e, in subordine, una domanda di annullamento o di riduzione
         degli importi delle ammende che sono state irrogate a quest’ultima con tale decisione, 
      
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione),
      composto dalle sig.re I. Pelikánová, presidente, K. Jürimäe (relatore) e dal sig. S. Soldevila Fragoso, giudici,
      cancelliere: sig.ra C. Kristensen, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 2 giugno 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      1        Con decisione 11 giugno 2008, C (2008) 2626 def. relativa ad un procedimento a norma dell’art. 81 [CE] e dell’art. 53 dell’accordo
         SEE (Caso COMP/38.695 — Clorato di sodio) (in prosieguo: la «decisione impugnata»), tra altre imprese la Commissione delle
         Comunità europee ha sanzionato la Arkema France (già Atochem SA, poi Elf Atochem SA, in seguito Atofina SA e Arkema SA), ricorrente,
         e la Elf Aquitaine SA, sua controllante fino al 2006, a motivo della loro partecipazione ad un insieme di accordi e di pratiche
         concordate riguardanti il mercato del clorato di sodio nello Spazio economico europeo (SEE), per il periodo fra l’11 maggio
         1995 e il 9 febbraio 2000 per quanto concerne la ricorrente e la Elf Aquitaine (punti 12‑15 e art. 1 della decisione impugnata).
      
      2        Il clorato di sodio è un potente agente ossidante ottenuto tramite l’elettrolisi di una soluzione acquosa di cloruro di sodio
         in una cellula priva di diaframma. Il clorato di sodio può essere prodotto in forma cristallizzata o in soluzione. Esso viene
         utilizzato principalmente nella produzione del biossido di cloro, impiegato dall’industria cartaria e della pasta di cellulosa
         per l’imbianchimento della pasta chimica. Le sue ulteriori applicazioni riguardano, in misura molto minore, la depurazione
         dell’acqua potabile, l’imbianchimento dei tessili, i diserbanti e la raffinazione dell’uranio (punto 2 della decisione impugnata).
         
      
      3        Nel 1999, i concorrenti principali sul mercato del clorato di sodio nel SEE erano le seguenti imprese: la EKA Chemicals AB
         (in prosieguo: la «EKA»), il cui capitale sociale era detenuto integralmente dal gruppo Akzo Nobel, che possedeva una quota
         pari al 49% del suddetto mercato; la Finnish Chemicals Oy, il cui capitale sociale era detenuto indirettamente e integralmente
         dalla Erikem Luxembourg SA (in prosieguo: la «ELSA»), e che possedeva una quota del 30% del mercato stesso; la ricorrente,
         il cui capitale sociale, tra il 1992 e il 2000, era detenuto per il 97,55% dalla Elf Aquitaine, e che possedeva una quota
         del 9% del mercato; infine, la Aragonesas Industrias y Energia SAU (in prosieguo: l’«Aragonesas»), il cui capitale sociale,
         tra il 1992 e il 2000, era detenuto, totalmente o per la maggior parte, direttamente o indirettamente, dalla Uralita SA, e
         che disponeva, come la Solvay SA/NV, di una quota del 5% del suddetto mercato, mentre altri produttori detenevano cumulativamente
         una quota del 2% del mercato stesso (punti 13, 14, 25‑30, 42 e 46 della decisione impugnata).
      
      4        Il 28 marzo 2003 la EKA presentava alla Commissione una domanda di immunità ai sensi della comunicazione della Commissione
         19 febbraio 2002, relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra
         imprese (GU C 45, pag. 3; in prosieguo: la «comunicazione del 2002 sulla cooperazione»), riguardante l’esistenza di un’intesa
         sul mercato del clorato di sodio (in prosieguo: l’«intesa»). La EKA ha suffragato la suddetta domanda con elementi probatori
         documentali e con una dichiarazione orale (punti 54 e 55 della decisione impugnata).
      
      5        Il 30 settembre 2003 la Commissione adottava una decisione con cui concedeva un’immunità condizionale dell’ammenda alla EKA,
         conformemente al punto 15 della comunicazione del 2002 sulla cooperazione (punto 55 della decisione impugnata).
      
      6        Il 10 settembre 2004, la Commissione rivolgeva richieste di informazioni alla Finnish Chemicals, alla ricorrente e alla Aragonesas,
         in applicazione dell’art. 18, n. 2, del regolamento (CE) del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione
         delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 [CE] e 82 [CE] (GU 2003, L 1, pag. 1) (punto 56 della decisione impugnata).
      
      7        Il 18 ottobre 2004, nella sua risposta alla richiesta di informazioni della Commissione di cui al punto 6 supra, la ricorrente
         formulava una domanda ai sensi della comunicazione del 2002 sulla cooperazione (punto 57 della decisione impugnata). 
      
      8        Il 29 ottobre 2004 la Finnish Chemicals depositava presso la Commissione una domanda ai sensi della comunicazione del 2002
         sulla cooperazione fornendo verbalmente all’istituzione informazioni riguardanti l’intesa. La Finnish Chemicals confermava
         la suddetta domanda con lettera del 2 novembre 2004 e forniva nel contempo elementi di prova documentali riguardanti la sua
         partecipazione all’infrazione in parola (punto 58 della decisione impugnata).
      
      9        Fra il 4 novembre 2004 e l’11 aprile 2008, a norma dell’art. 18, n. 2, del regolamento n. 1/2003, la Commissione rivolgeva
         richieste di informazioni in particolare alla ricorrente, alla Elf Aquitaine, alla Aragonesas, alla EKA e alla Finnish Chemicals.
         L’istituzione incontrava altresì le ultime due imprese (punti 59‑65 della decisione impugnata). 
      
      10      Con lettera dell’11 luglio 2007 la Commissione comunicava alla ricorrente la propria intenzione di respingere la sua domanda
         ai sensi della comunicazione del 2002 sulla cooperazione (punto 563 della decisione impugnata). 
      
      11      Con lettera recante la stessa data la Commissione informava inoltre la Finnish Chemicals della propria intenzione di concederle,
         conformemente alla comunicazione del 2002 sulla cooperazione, una riduzione compresa fra il 30 e il 50% dell’importo dell’ammenda
         cui era esposta (punto 583 della decisione impugnata).
      
      12      Il 27 luglio 2007 la Commissione adottava una comunicazione degli addebiti le cui destinatarie erano, oltre alla ricorrente,
         la EKA, la Akzo Nobel NV, la Finnish Chemicals, la ELSA, l’Elf Aquitaine, la Aragonesas e la Uralita. Le destinatarie rispondevano
         entro i termini impartiti (punti 66 e 67 della decisione impugnata).
      
      13      Il 20 novembre 2007 la ricorrente e la Elf Aquitaine, in particolare, esercitavano il loro diritto al contraddittorio in un’audizione
         orale presso il consigliere auditore (punto 68 della decisione impugnata). 
      
      14      L’11 giugno 2008 la Commissione adottava la decisione impugnata, notificata due giorni dopo alla ricorrente. 
      
      15      Nella decisione impugnata la Commissione osserva, in sostanza, che la ricorrente, la EKA, la Finnish Chemicals e la Aragonesas
         hanno messo in atto una strategia volta a stabilizzare il mercato del clorato di sodio con l’obiettivo ultimo di spartirsi
         i volumi di vendita del prodotto, di coordinare la politica di fissazione dei prezzi nei confronti dei clienti e, in tal modo,
         di massimizzare i loro margini. Il funzionamento dell’intesa si sarebbe basato su contatti frequenti tra i concorrenti nella
         forma di riunioni bilaterali o multilaterali e di conversazioni telefoniche, senza peraltro seguire uno schema fisso. Secondo
         la Commissione, queste pratiche collusive hanno avuto luogo a partire dal 21 settembre 1994 per la EKA e la Finnish Chemicals,
         dal 17 maggio 1995 per la ricorrente, dal 16 dicembre 1996 per l’Aragonesas e dal 13 febbraio 1997 per la ELSA. Tali pratiche
         sarebbero perdurate almeno fino al 9 febbraio 2000 per ciò che concerne la ricorrente, la EKA, la Finnish Chemicals e la Aragonesas
         (punti 69‑71 della decisione impugnata).
      
      16      Per quanto riguarda, in particolare, il comportamento illecito della ricorrente, la Commissione osserva che i fatti esposti
         nella decisione impugnata indicano che quest’ultima ha partecipato direttamente alle pratiche anticoncorrenziali di cui trattasi.
         La Commissione rileva altresì che, per l’intera durata dell’infrazione, la Elf Aquitaine deteneva oltre il 97% del capitale
         sociale della ricorrente. Per tale motivo, la Commissione ritiene che sia ragionevole pensare che la ricorrente dovesse conformarsi
         alla politica definita dalla sua capogruppo e che essa non potesse quindi agire in maniera autonoma. La Commissione conclude,
         pertanto, che si può presumere che la Elf Aquitaine abbia esercitato un’influenza determinante sulla ricorrente, come sarebbe
         corroborato da ulteriori indizi da essa elencati (punti 384 e 386 della decisione impugnata).
      
      17      Per quanto riguarda il calcolo dell’importo dell’ammenda inflitta in particolare alla ricorrente e alla Elf Aquitaine, la
         Commissione si è basata sugli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 23, n. 2, lett. a),
         del regolamento n. 1/2003 (GU 2006, C 210, pag. 2; in prosieguo: gli «orientamenti») (punto 498 della decisione impugnata).
      
      18      Anzitutto, la Commissione spiega che, per stabilire l’importo di base dell’ammenda imposta alla ricorrente, occorre prendere
         in considerazione un importo corrispondente al 19% del valore delle vendite dei prodotti rientranti nell’intesa. Da un lato,
         poiché la ricorrente ha partecipato all’infrazione per almeno quattro anni e otto mesi, la Commissione ritiene che tale importo
         debba essere moltiplicato per cinque al fine di tener conto della durata dell’infrazione. Dall’altro, allo scopo di dissuadere
         le imprese interessate – e in particolare la ricorrente – dal partecipare ad accordi orizzontali di fissazione dei prezzi,
         la Commissione considera necessario imporre un importo addizionale di ammenda corrispondente al 19% del valore delle vendite
         anzidette. Pertanto, essa conclude che occorre irrogare in solido alla ricorrente e alla Elf Aquitaine un’ammenda di EUR 22 700 000
         (punti 510 e 521‑523 della decisione impugnata).
      
      19      Inoltre, per quanto riguarda gli adeguamenti dell’importo di base dell’ammenda, in considerazione delle circostanze aggravanti,
         la Commissione osserva di aver già sanzionato la ricorrente, alla data dell’adozione della decisione impugnata, nell’ambito
         di tre decisioni in cui quest’ultima veniva considerata responsabile per precedenti attività collusive. Ad avviso della Commissione,
         si tratta delle sue decisioni 23 novembre 1984, 85/74/CEE, relativa a una procedura ai sensi dell’articolo [81 CE] (IV/30.907
         – Prodotti del perossigeno) (GU 1985, L 35, pag. 1; in prosieguo: la «decisione perossigeno»), 23 aprile 1986, 86/398/CEE,
         relativa ad un procedimento a norma dell’articolo [81 CE] (IV/31.149 – Polipropilene) (GU L 230, pag. 1; in prosieguo: la
         «decisione polipropilene»), e, infine, 27 luglio 1994, 94/599/CEE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo [81 CE]
         (IV/31.865, PVC) (GU L 239, pag. 14; in prosieguo: la «decisione PVC»). Per un verso, la Commissione ritiene, in sostanza,
         che il comportamento recidivante della ricorrente giustifichi il fatto che a tale impresa venga inflitta una maggiorazione
         del 90% dell’importo di base dell’ammenda. Per altro verso, essa non rileva alcuna circostanza attenuante a favore della ricorrente,
         o della Elf Aquitaine, che motivi una riduzione dell’ammenda. In particolare, la Commissione considera che, tenuto conto di
         tutti i fatti di cui trattasi, «nessuna circostanza eccezionale» è idonea a giustificare la concessione alla ricorrente di
         una riduzione di ammenda al di fuori dell’ambito di applicazione della comunicazione del 2002 sulla cooperazione (punti 525,
         526, 538 e 544 della decisione impugnata).
      
      20      Inoltre, la Commissione spiega, in sostanza, che, al fine di assicurarsi che le ammende abbiano un effetto sufficientemente
         deterrente, e considerando che il fatturato della Elf Aquitaine è particolarmente elevato, oltre alle vendite di beni oggetto
         dell’infrazione e, infine, che quest’ultimo è di gran lunga superiore, in termini assoluti, al fatturato delle altre imprese
         interessate, occorre infliggere alla Elf Aquitaine una maggiorazione del 70% dell’importo di base dell’ammenda (punti 545,
         548 e 559 della decisione impugnata).
      
      21      Inoltre, la Commissione osserva che le ammende da irrogare alla ricorrente e alla Elf Aquitaine, in particolare, sono inferiori
         al 10% del loro rispettivo fatturato complessivo realizzato nel 2007 e che le ammende che potevano essere loro comminate prima
         dell’applicazione della comunicazione del 2002 sulla cooperazione ammontavano, da un lato, per la ricorrente, a EUR 43 130 000
         e, dall’altro lato, per la Elf Aquitaine, a EUR 38 590 000 (punti 551 e 552 della decisione impugnata).
      
      22      Infine, la Commissione ritiene che la ricorrente non debba beneficiare di alcuna riduzione di ammenda ai sensi della comunicazione
         del 2002 sulla cooperazione, posto che gli elementi informativi che essa ha fornito all’istituzione non hanno apportato alcun
         valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della suddetta comunicazione. Per contro, secondo la Commissione, la Finnish
         Chemicals le ha fornito elementi di prova con un valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della stessa comunicazione.
         Pertanto, l’istituzione le accorda una riduzione del 50% dell’importo dell’ammenda che le sarebbe stata altrimenti inflitta
         (punti 580, 588 e 591 della decisione impugnata).
      
      23      Gli artt. 1 e 2 del dispositivo della decisione impugnata così recitano:
      
      «Articolo 1
      Le seguenti imprese hanno violato l’articolo 81 del trattato e l’articolo 53 dell’accordo SEE partecipando, per i periodi
         indicati, ad un sistema di accordi e pratiche concordate con l’obiettivo di spartire i volumi di vendita, fissare i prezzi,
         scambiarsi informazioni commerciali riservate sui prezzi e sui volumi di vendita nonché di controllare l’esecuzione degli
         accordi anticoncorrenziali sul clorato di sodio all’interno del mercato SEE:
      
      a)       [EKA], dal 21 settembre 1994 al 9 febbraio 2000;
      b)       Akzo Nobel (…), dal 21 settembre 1994 al 9 febbraio 2000;
      c)       Finnish Chemicals (…), dal 21 settembre 1994 al 9 febbraio 2000;
      d)       [ELSA], dal 13 febbraio 1997 al 9 febbraio 2000;
      e)       [la ricorrente], dal 17 maggio 1995 al 9 febbraio 2000;
      f)       Elf Aquitaine (…), dal 17 maggio 1995 al 9 febbraio 2000;
      g)       Aragonesas (…), dal 16 dicembre 1996 al 9 febbraio 2000;
      h)       Uralita (…), dal 16 dicembre 1996 al 9 febbraio 2000.
      Articolo 2
      Per le infrazioni di cui all’articolo 1, sono inflitte le seguenti ammende:
      a)       EKA (…) e Akzo Nobel (…), in solido: EUR 0;
      b)       Finnish Chemicals (…): EUR 10 150 000, di cui in solido con [ELSA] (in liquidazione): EUR 50 900;
      c)       [la ricorrente] e Elf Aquitaine (…), in solido: EUR 22 700 000;
      d)       [la ricorrente]: EUR 20 430 000;
      e)       Elf Aquitaine (…): EUR 15 890 000; 
      f)       Aragonesas (…) e Uralita (…), in solido: EUR 9 900 000.
      (…)».
      24      All’art. 3 del dispositivo della decisione impugnata la Commissione ingiunge alle imprese elencate all’art. 1 della decisione
         stessa, da un lato, di porre fine alle infrazioni di cui trattasi, qualora non lo abbiano già fatto, e, dall’altro, di astenersi
         dal reiterare qualsiasi atto o comportamento descritto all’art. 1 della decisione stessa, o qualsiasi atto o comportamento
         che abbia oggetto ed effetto identico o analogo. 
      
      25      L’art. 4 del dispositivo della decisione impugnata elenca i destinatari della decisione stessa, che sono le imprese indicate
         all’art. 1.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      26      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 19 agosto 2008, la ricorrente ha proposto il ricorso
         in esame. 
      
      27      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Seconda Sezione) ha deciso di avviare la fase orale del procedimento. Il
         Tribunale ha altresì posto alcuni quesiti alla Commissione chiedendo a quest’ultima di produrre taluni documenti. La Commissione
         ha risposto alle suddette domande entro i termini impartiti, rifiutandosi, tuttavia, di produrre la trascrizione della domanda
         orale di immunità dell’EKA. 
      
      28      Le difese delle parti e le loro risposte ai quesiti orali posti dal Tribunale sono state ascoltate nel corso dell’udienza
         svoltasi il 2 giugno 2010. 
      
      29      Con ordinanza 11 giugno 2010, causa T‑343/08, Arkema France/Commissione (non pubblicata nella Raccolta), il Tribunale, da
         un lato, ha ordinato alla Commissione di produrre la trascrizione della domanda orale di immunità dell’EKA e, dall’altro lato,
         ha autorizzato la consultazione di tale documento da parte degli avvocati della ricorrente presso la cancelleria del Tribunale.
         La Commissione ha prodotto entro il termine impartito il suddetto documento, che gli avvocati della ricorrente hanno consultato
         presso la cancelleria anzidetta. La ricorrente, invece, non ha risposto entro il suddetto termine al quesito scritto del Tribunale
         che le chiedeva se tale documento fosse identico a quello cui aveva avuto accesso nel corso del procedimento amministrativo
         dinanzi alla Commissione
      
      30      La fase orale del procedimento si è conclusa il 27 luglio 2010.
      
      31      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        in via principale, annullare, ai sensi dell’art. 230 CE, la decisione impugnata, nella parte in cui la riguarda; 
      –        in subordine, annullare o ridurre, ai sensi dell’art. 229 CE, l’importo delle ammende che le sono state inflitte nella decisione
         impugnata;
      
      –        condannare la Commissione alle spese. 
      32      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare la ricorrente alle spese. 
       In diritto
      A –  Sulle conclusioni, formulate in via principale, dirette all’annullamento della decisione impugnata
      33      A sostegno della sua domanda di annullamento della decisione impugnata nella parte che la concerne, la ricorrente deduce quattro
         motivi. Il primo motivo riguarda errori di fatto e di diritto connessi all’imputazione del comportamento illecito della ricorrente
         alla Elf Aquitaine. Il secondo motivo riguarda errori di diritto connessi alla maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda
         inflitta alla ricorrente in considerazione della recidiva. Il terzo motivo riguarda il fatto che la Commissione avrebbe erroneamente
         ritenuto che la ricorrente non potesse beneficiare di una riduzione di ammenda ai sensi della comunicazione del 2002 sulla
         cooperazione. Il quarto motivo riguarda errori di fatto e di diritto che la Commissione avrebbe commesso non concedendole
         alcuna riduzione dell’ammenda al di fuori del campo di applicazione della comunicazione del 2002 sulla cooperazione. 
      
      1.     Sulla ricevibilità
      34      La Commissione solleva due eccezioni di irricevibilità relative, in primo luogo, al primo capo di conclusioni della ricorrente
         e, in secondo luogo, al primo motivo di quest’ultima. 
      
      a)     Sulla prima eccezione di irricevibilità, relativa all’irricevibilità del primo capo di conclusioni della ricorrente 
      35      La Commissione sostiene l’irricevibilità del primo capo di conclusioni della ricorrente. Ad avviso dell’istituzione nessuno
         dei motivi dedotti, menzionati al punto 33 supra, può comportare l’annullamento della decisione impugnata nel suo insieme.
      
      36      Benché la ricorrente non adduca, nelle sue memorie, alcun argomento contro l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione,
         occorre sottolineare che essa, in risposta ai quesiti posti del Tribunale nel corso dell’udienza, con il primo capo di conclusioni
         ha chiesto l’annullamento dell’art. 2, lett. c) e d), della decisione impugnata, di cui è stato preso atto nel verbale di
         udienza. 
      
      37      Il Tribunale osserva che con il secondo, il terzo e il quarto motivo, di cui al punto 33 supra, la ricorrente contesta, in
         sostanza, l’importo delle ammende che la Commissione le ha inflitto all’art. 2, lett. c) e d), della decisione impugnata.
         Conformemente all’art. 44, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale, tali motivi fondano dunque la sua domanda di
         annullamento parziale del suddetto articolo.
      
      38      Pertanto, dev’essere dichiarata la ricevibilità del primo capo di conclusioni della ricorrente, nella parte in cui riguarda
         esclusivamente l’annullamento dell’art. 2, lett. c) e d), della decisione impugnata. Conseguentemente, va dichiarata l’infondatezza
         della prima eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione.
      
      b)     Sulla seconda eccezione di irricevibilità, relativa all’irricevibilità del primo motivo dedotto dalla ricorrente 
      39      La Commissione fa valere l’irricevibilità del primo motivo dedotto dalla ricorrente, secondo cui l’istituzione ha erroneamente
         attribuito alla Elf Aquitaine la responsabilità dell’infrazione che essa aveva commesso, in quanto tale imputazione non le
         arreca pregiudizio. La Commissione sostiene, in particolare, che siffatta imputazione non influisce sull’importo delle ammende
         inflitte alla ricorrente. In risposta ai quesiti posti dal Tribunale nel corso dell’udienza, la Commissione ha osservato,
         da un lato, che l’eventuale annullamento da parte del Tribunale della detta imputazione non gioverebbe in alcun modo alla
         ricorrente, posto che quest’ultima rimarrebbe l’unico debitore dell’ammenda prevista all’art. 2, lett. c), della decisione
         impugnata. Dall’altro, sarebbe infondato l’argomento della ricorrente secondo cui l’ammenda che le è stata inflitta nella
         decisione impugnata sarebbe stata maggiorata per la recidiva proprio a motivo della ripresa, da parte della Elf Aquitaine,
         della sua attività sul mercato del polipropilene a seguito dell’adozione della decisione polipropilene. 
      
      40      La ricorrente non adduce alcun argomento, nelle sue memorie, contro la seconda eccezione di irricevibilità sollevata dalla
         Commissione. In risposta ai quesiti posti dal Tribunale nel corso dell’udienza, essa ha affermato che l’imputazione del suo
         comportamento illecito alla Elf Aquitaine aveva influito sull’importo dell’ammenda che le è stata inflitta in considerazione
         della recidiva nella decisione impugnata, posto che la Elf Aquitaine ha ripreso l’attività che aveva sul mercato del polipropilene
         dopo l’adozione della decisione polipropilene. 
      
      41      Nella fattispecie, va innanzi tutto rilevato che, secondo una giurisprudenza costante, un ricorso di annullamento proposto
         da una persona fisica o giuridica è ricevibile solo ove il ricorrente abbia un interesse all’annullamento dell’atto impugnato.
         Un tale interesse presuppone che l’annullamento di tale atto possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che
         lo ha proposto (v., in tal senso, sentenze della Corte 13 luglio 2000, causa C‑174/99 P, Parlamento/Richard, Racc. pag. I‑6189,
         punto 33, e 10 settembre 2009, causa C‑97/08 P, Akzo Nobel e a./Commissione, Racc. pag. I‑8237, punto 33 e giurisprudenza
         ivi citata; v. sentenza del Tribunale 28 settembre 2004, causa T‑310/00, MCI/Commissione, Racc. pag. II‑3253, punto 44 e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      42      Il Tribunale deve pertanto verificare se il primo motivo dedotto dalla ricorrente sia in grado di procurarle un beneficio
         ai sensi della giurisprudenza citata al punto 41 supra.
      
      43      In primo luogo, riguardo alla domanda di annullamento o di riduzione dell’ammenda prevista all’art. 2, lett. c), della decisione
         impugnata, occorre anzitutto rammentare che quest’ultima ammonta a EUR 22 700 000 e che è stata inflitta in solido alla ricorrente
         e alla Elf Aquitaine. Poi, come emerge dai punti 510 e 521‑523 della decisione impugnata, il cui contenuto è sintetizzato
         al punto 18 supra, l’importo di tale ammenda è stato determinato conformemente alle disposizioni degli orientamenti e corrisponde
         al 19% del valore delle vendite della ricorrente, moltiplicato per cinque in ragione del periodo di durata della sua partecipazione
         all’infrazione in parola e a cui è stato aggiunto, a scopo dissuasivo, un ulteriore importo del 19% del valore delle vendite
         della ricorrente. Pertanto, come osserva la Commissione nelle sue memorie, senza peraltro essere contestata dalla ricorrente,
         tale ammenda è stata determinata in funzione di dati numerici suoi propri, senza che, per fissarne l’importo, la Commissione
         abbia preso in considerazione quelli della Elf Aquitaine. 
      
      44      Pertanto, anche se il Tribunale fosse indotto a ritenere che la Commissione abbia erroneamente attribuito la responsabilità
         del comportamento illecito dell’impresa in parola alla Elf Aquitaine, da un lato, tale constatazione non comporterebbe conseguenze
         né sul principio stesso di imposizione dell’ammenda inflitta alla ricorrente all’art. 2, lett. c), della decisione impugnata
         in ragione della sua partecipazione all’intesa, né sul calcolo dell’importo della detta ammenda. Dall’altro, come giustamente
         osservato dalla Commissione in risposta ai quesiti del Tribunale nel corso dell’udienza, se pure siffatta constatazione inducesse
         il suddetto giudice ad annullare le ammende inflitte alla Elf Aquitaine nella decisione impugnata, la ricorrente rimarrebbe
         l’unico soggetto debitore dell’ammenda prevista all’art. 2, lett. c), della decisione impugnata. 
      
      45      In secondo luogo, riguardo all’ammenda prevista all’art. 2, lett. d), della decisione impugnata, va innanzi tutto osservato
         che, come emerge dai punti 525 e 526 della decisione anzidetta, il cui contenuto è riassunto al punto 19 supra, la Commissione
         ha ritenuto che, conformemente al punto 28 degli orientamenti, occorresse, in considerazione della recidiva, aumentare del
         90%, l’importo di base dell’ammenda di EUR 22 700 000 inflitta in solido alla ricorrente e alla Elf Aquitaine. Inoltre, la
         Commissione ha imposto alla ricorrente l’ammenda di EUR 20 430 000 di cui all’art. 2, lett. d), della decisione impugnata
         proprio sulla base delle decisioni perossigeno, polipropilene e PVC, di cui la stessa era destinataria. 
      
      46      Pertanto, anche se il Tribunale dovesse constatare che la Commissione ha erroneamente attribuito alla Elf Aquitaine la responsabilità
         del comportamento illecito dell’impresa in parola, siffatta constatazione sarebbe ininfluente, da un lato, sul principio stesso
         della sua condanna a un’ammenda di EUR 20 430 000 per il suo comportamento recidivante e, dall’altro, sul calcolo dell’importo
         della detta ammenda. Invero, tale importo corrisponde al 90% dell’importo dell’ammenda di EUR 22 700 000 di cui all’art. 2,
         lett. c), della decisione impugnata che, come osservato al punto 43 supra, è stato calcolato esclusivamente in base ai dati
         numerici propri della ricorrente.
      
      47      In proposito, dev’essere dichiarato inconferente l’argomento che la ricorrente ha dedotto in risposta ai quesiti del Tribunale
         nel corso dell’udienza (v. punto 40 supra). Infatti, posto che, come risulta dall’art. 1 della decisione polipropilene, la
         ricorrente era destinataria di tale decisione su cui la Commissione si è in particolare fondata per constatare il suo comportamento
         recidivante nella decisione impugnata, l’eventuale constatazione del Tribunale secondo cui la Commissione avrebbe ingiustamente
         sanzionato la Elf Aquitaine nella decisione impugnata non avrebbe alcuna incidenza sul principio stesso dell’imposizione alla
         ricorrente dell’ammenda prevista all’art. 2, lett. d), della decisione impugnata né sul calcolo del relativo importo.
      
      48      Alla luce di tutte le suesposte osservazioni, occorre concludere che il primo motivo dedotto dalla ricorrente non può procurarle
         un beneficio ai sensi della giurisprudenza citata al punto 41 supra.
      
      49      Pertanto, dev’essere accolta la seconda eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione e dichiarata l’irricevibilità
         del primo motivo dedotto dalla ricorrente. 
      
      2.     Nel merito
      a)     Sul secondo motivo, relativo a errori di diritto connessi alla maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda inflitta alla
         ricorrente a motivo della recidiva 
      
      50      La ricorrente fa valere, in sostanza, che la Commissione ha erroneamente maggiorato del 90% l’importo di base dell’ammenda
         che le è stata inflitta in considerazione della recidiva. Questo motivo si divide in tre parti.
      
       Sulla prima parte, relativa alla violazione dei diritti della difesa e del principio di proporzionalità, tenuto conto della
         presa in considerazione della decisione perossigeno, a motivo della recidiva, nella decisione impugnata 
      
      –       Argomenti delle parti
      51      In primo luogo, la ricorrente sostiene che la Commissione ha violato i suoi diritti della difesa avendo tenuto conto della
         decisione perossigeno ai fini della recidiva pur non avendola menzionata nella comunicazione degli addebiti. Sebbene la ricorrente
         non contesti che, conformemente alla sentenza del Tribunale 25 ottobre 2005, causa T‑38/02, Groupe Danone/Commissione (Racc. pag. II‑4407,
         in prosieguo: la «sentenza Danone del Tribunale», punti 56 e 57), la Commissione, nella decisione definitiva, può tenere conto
         della recidiva quale circostanza aggravante senza indicarlo nella comunicazione degli addebiti, essa, tuttavia, ritiene che,
         poiché la Commissione, nella detta comunicazione, ha scelto di indicare le decisioni che sanzionano la ricorrente su cui l’istituzione
         intendeva fondarsi in considerazione della recidiva, quest’ultima non potesse basarsi sulla decisione perossigeno nella decisione
         impugnata. Invero, indicando soltanto le decisioni polipropilene e PVC alla nota a pie’ di pagina n. 361 della comunicazione
         degli addebiti, la Commissione avrebbe indotto in errore la ricorrente in merito alla portata della circostanza aggravante
         da essa infine considerata nella decisione impugnata, impedendole in tal modo, in fase di tale comunicazione, di far valere
         le proprie osservazioni sul periodo di undici anni trascorso fra l’adozione della decisione perossigeno e l’inizio dell’infrazione
         sanzionata nella decisione impugnata. 
      
      52      In secondo luogo, la Commissione avrebbe violato il principio di proporzionalità tenendo conto, nella decisione impugnata,
         della decisione perossigeno ai fini della recidiva. Ad avviso della ricorrente, il lasso di tempo intercorso fra l’adozione
         della decisione perossigeno e l’inizio dell’infrazione sanzionata nella decisione impugnata sarebbe palesemente eccessivo.
         Dalla prassi decisionale della Commissione e dalla sentenza della Corte 8 febbraio 2007, causa C‑3/06 P, Groupe Danone/Commissione
         (Racc. pag. I‑1331, in prosieguo: la «sentenza Danone della Corte», punto 39), emerge che il lasso di tempo superiore a dieci
         anni che sarebbe trascorso fra la constatazione di una prima infrazione e il compimento della seconda non consentirebbe di
         affermare che un’impresa dimostra una tendenza a violare le regole della concorrenza. Il fatto di tenere conto, nella decisione
         impugnata, della decisione perossigeno sarebbe tanto più sproporzionato in quanto riguarda fatti che risalgono a oltre 30
         anni prima. Peraltro, la ricorrente osserva che sono trascorsi sette anni dalla fine dell’infrazione sanzionata nella decisione
         PVC e dall’adozione di tale decisione. 
      
      53      La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      54      In primo luogo, riguardo alla censura della ricorrente secondo cui i suoi diritti della difesa sono stati violati in quanto
         la Commissione non ha indicato la decisione perossigeno nella comunicazione degli addebiti, occorre innanzi tutto rammentare
         che, secondo costante giurisprudenza, se la Commissione, nella comunicazione degli addebiti, afferma espressamente che vaglierà
         l’opportunità di infliggere ammende alle imprese interessate e indica le principali considerazioni di fatto e di diritto atte
         a comportare l’irrogazione di un’ammenda, quali la gravità e la durata della presunta infrazione, ed il fatto di averla commessa
         intenzionalmente o per negligenza, essa adempie il suo obbligo di rispettare il diritto delle imprese di essere sentite. In
         tal modo, essa fornisce loro le indicazioni necessarie per difendersi non solo contro l’accertamento dell’infrazione, ma altresì
         contro il fatto di vedersi infliggere un’ammenda (sentenza della Corte 7 giugno 1983, cause riunite da 100/80 a 103/80, Musique
         Diffusion française e a./Commissione, Racc. pag. 1825, punto 21, e sentenza Danone del Tribunale, citata al punto 51 supra,
         punto 50). 
      
      55      Poi, per quanto riguarda la determinazione dell’ammontare dell’ammenda, i diritti della difesa delle imprese interessate vengono
         garantiti dinanzi alla Commissione attraverso la possibilità di presentare osservazioni in ordine alla durata, alla gravità
         e alla prevedibilità del carattere anticoncorrenziale dell’illecito. Inoltre, le imprese fruiscono di una garanzia supplementare
         per quanto concerne la determinazione dell’importo dell’ammenda, in quanto il Tribunale ha cognizione anche di merito e può
         in particolare annullare o ridurre l’ammenda in forza dell’art. 31 del regolamento n. 1/2003 (v., in tal senso, sentenza Danone
         del Tribunale, citata al punto 51 supra, punto 51 e la giurisprudenza ivi citata). 
      
      56      Infine, per quanto riguarda più in particolare la circostanza aggravante della recidiva, è importante sottolineare che, secondo
         la giurisprudenza, da un lato, il semplice fatto che nelle decisioni precedenti la Commissione abbia considerato che certi
         elementi non costituivano una circostanza aggravante ai fini della determinazione dell’ammontare dell’ammenda non implica
         che essa sia tenuta ad effettuare la medesima valutazione in una decisione successiva. D’altro canto, la possibilità concessa
         ad un’impresa, nell’ambito di un diverso procedimento, di pronunciarsi sull’intenzione di contestarle una recidiva non implica
         affatto che la Commissione sia tenuta ad agire nello stesso modo in tutti i casi né che, in mancanza di tale possibilità,
         alla ricorrente si impedisca di esercitare pienamente il suo diritto di essere sentita (v. sentenza Danone del Tribunale,
         citata al punto 51 supra, punto 57 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      57      Nella fattispecie, si deve constatare che, come osserva la Commissione nelle sue memorie, nella comunicazione degli addebiti
         l’istituzione intendeva imporre ammende alle imprese in parola (v. punto 345 della detta comunicazione) e che l’istituzione
         avrebbe tenuto conto della gravità e della durata dell’infrazione, facendo riferimento agli orientamenti (v. punto 346 della
         detta comunicazione). Inoltre, la Commissione ha dichiarato che avrebbe preso in considerazione eventuali circostanze attenuanti
         del tipo di quelle previste al punto 29 degli orientamenti, nonché eventuali circostanze aggravanti del tipo di quelle previste
         al punto 28 degli orientamenti, che richiamano espressamente la recidiva (v. punto 350 della detta comunicazione). Infine,
         la Commissione ha preso atto del fatto che alcune fra le imprese in parola «avevano già formato oggetto di decisioni su un’infrazione
         analoga» (v. punto 351 della detta comunicazione), cosa che l’istituzione precisa riguardo alla ricorrente menzionando le
         decisioni polipropilene e PVC (v. nota a pie’ di pagina n. 361 della detta comunicazione).
      
      58      Pertanto, sulla base degli elementi esposti dalla Commissione nella comunicazione degli addebiti, ripresi al punto 57 supra,
         quest’ultima ha applicato la circostanza aggravante della recidiva nella decisione impugnata conformemente alla giurisprudenza
         illustrata ai punti 54‑56 supra, senza violare i diritti della difesa della ricorrente. 
      
      59      In proposito, va dichiarata l’infondatezza dell’argomento della ricorrente secondo cui sono stati violati i suoi diritti della
         difesa, laddove la Commissione, per un verso, l’avrebbe indotta in errore in merito alla portata dell’aggravante della recidiva,
         che sarebbe considerata nella decisione impugnata, e per l’altro verso le avrebbe impedito, nella fase della risposta alla
         comunicazione degli addebiti, di far valere i propri argomenti sul periodo di undici anni trascorso fra la decisione perossigeno
         e l’inizio della partecipazione della ricorrente all’infrazione sanzionata nella decisione impugnata.
      
      60      Infatti, da un lato, poiché nella comunicazione degli addebiti la Commissione ha espressamente indicato la sua intenzione
         di prendere in considerazione la circostanza aggravante della recidiva, in particolare nei confronti della ricorrente, e posto
         che l’istituzione non ha affatto dichiarato nella detta comunicazione che, al riguardo, si sarebbe fondata soltanto sulle
         decisioni polipropilene e PVC, a cui rimanda nella nota a pie’ di pagina n. 361 della comunicazione medesima, la ricorrente
         non poteva escludere che la Commissione considerasse tale circostanza aggravante fondandosi su qualsiasi decisione anteriore,
         come la decisione perossigeno, in grado di dimostrare una recidiva nei suoi confronti.
      
      61      Dall’altro lato, e in ogni caso, poiché, in base alla giurisprudenza richiamata al punto 56 supra, nella comunicazione degli
         addebiti la Commissione non era tenuta a indicare le decisioni che hanno in precedenza sanzionato la ricorrente per aver partecipato
         a intese e sulle quali essa intendeva fondarsi per constatare una recidiva nella decisione impugnata, la sola mancata indicazione
         della decisione perossigeno nella suddetta comunicazione non può né averle impedito di esercitare pienamente il proprio diritto
         al contraddittorio né averla indotta in errore sulla portata della circostanza aggravante che la Commissione le ha applicato
         nella decisione impugnata. 
      
      62      Pertanto, si deve osservare che, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, i suoi diritti della difesa non sono stati
         violati. 
      
      63      In secondo luogo, riguardo alla censura della ricorrente per cui la Commissione avrebbe violato il principio di proporzionalità
         considerando la decisione perossigeno ai fini della recidiva, va innanzi tutto rammentato che, secondo la giurisprudenza,
         il principio di proporzionalità esige che gli atti delle istituzioni non superino i limiti di ciò che è idoneo e necessario
         al conseguimento dello scopo perseguito. Nel contesto del calcolo delle ammende, la gravità delle infrazioni deve essere determinata
         in funzione di numerosi fattori ed è necessario non attribuire ad alcuno di tali elementi un’importanza sproporzionata rispetto
         agli altri elementi di valutazione. Il principio di proporzionalità implica in questo ambito che la Commissione debba fissare
         l’ammenda in modo proporzionato rispetto agli elementi presi in considerazione per valutare la gravità dell’infrazione e che
         essa debba applicare al riguardo tali elementi in maniera coerente e obiettivamente giustificata (v. sentenze del Tribunale
         27 settembre 2006, causa T-43/02, Jungbunzlauer/Commissione, Racc. pag. II‑3435, punti 226‑228 e la giurisprudenza ivi citata,
         e 28 aprile 2010, cause riunite T‑456/05 e T‑457/05, Gütermann e Zwicky/Commissione, Racc. pag. II‑1443, punto 264).
      
      64      Inoltre, la Commissione dispone di un potere discrezionale riguardo alla scelta degli elementi da prendere in considerazione
         ai fini della determinazione dell’importo delle ammende, come, segnatamente, le circostanze proprie al caso di specie, il
         suo contesto e l’effetto dissuasivo delle ammende, e ciò senza necessità di riferirsi ad un elenco vincolante o esauriente
         di criteri da tenere obbligatoriamente in considerazione (v. sentenza Danone della Corte, citata al punto 52 supra, punto
         37 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      65      Dev’essere altresì sottolineato che la constatazione e la valutazione delle caratteristiche specifiche di una recidiva rientrano
         nel detto potere discrezionale della Commissione e che quest’ultima non può essere vincolata ad un eventuale termine di prescrizione
         per una constatazione del genere (sentenza Danone della Corte, citata al punto 52 supra, punto 38, e sentenza del Tribunale
         30 settembre 2009, causa T‑161/05, Hoechst/Commissione, Racc. pag. II‑3555, punto 141).
      
      66      Infatti, la recidiva rappresenta un elemento importante che la Commissione è chiamata a valutare, dato che la sua presa in
         considerazione è diretta a indurre le imprese che hanno una palese tendenza a violare le regole della concorrenza a mutare
         il loro comportamento. Pertanto, la Commissione può, in ogni singolo caso, prendere in considerazione quei fattori che confermano
         tale tendenza, incluso, ad esempio, il tempo trascorso tra le infrazioni in questione (sentenza Danone della Corte, citata
         al punto 52 supra, punto 39, e sentenza Hoechst/Commissione, citata al punto 65 supra, punto 141).
      
      67      La Corte ha in tal modo ritenuto che la ripetizione, ad opera di un’impresa, di violazioni alle regole di concorrenza, ciascuna
         separata da un breve lasso di tempo, vale a dire meno di dieci anni, testimoniasse la propensione di quest’ultima a non trarre
         conseguenze appropriate da una constatazione nei suoi confronti di una violazione delle dette regole (sentenza Danone della
         Corte, citata al punto 52 supra, punto 40). 
      
      68      Dalla giurisprudenza richiamata ai punti 63‑67 supra emerge dunque che, sebbene nessun termine di prescrizione osti alla constatazione
         di un comportamento recidivante da parte della Commissione, ciò non toglie che, conformemente al principio di proporzionalità,
         la Commissione non può prendere in considerazione una ovvero alcune decisioni anteriori che sanzionano un’impresa senza limiti
         temporali. 
      
      69      Nella fattispecie, da un lato, va rammentato che la ricorrente non ha negato, né durante il procedimento amministrativo né
         dinanzi al Tribunale, la conclusione della Commissione di cui all’art. 1, lett. e), della decisione impugnata, secondo cui
         essa aveva partecipato all’intesa dal 17 maggio 1995 al 9 febbraio 2000. 
      
      70      Dall’altro, la ricorrente non contesta né le date delle decisioni in cui la Commissione l’aveva in precedenza sanzionata a
         motivo della sua partecipazione a intese, né i periodi in cui essa ha partecipato alle intese anzidette sanzionate dalla Commissione.
         In proposito, si deve innanzi tutto osservare che, nella decisione perossigeno, la Commissione ha constatato che il periodo
         di durata dell’infrazione era compreso tra il 1961 e il 13 dicembre 1980 (art. 1 di tale decisione). In seguito, nella decisione
         polipropilene, la Commissione ha ritenuto che l’infrazione avesse avuto luogo da novembre 1977 fino alla fine del 1982 o all’inizio
         del 1983 (art. 1, primo trattino, di tale decisione). Infine, nella decisione PVC la Commissione ha affermato che l’infrazione
         era stata commessa da agosto 1980 fino a maggio 1984 (punti 8 e 54 di tale decisione). 
      
      71      Dalle constatazioni di cui ai punti 69 e 70 supra emerge, dunque, che la ricorrente ha violato le regole della concorrenza
         partecipando in maniera continuata a intese dal 1961 fino a maggio 1984, per le quali essa è stata sanzionata inizialmente
         nel 1984, poi nel 1986 e, infine, nel 1994, e che, nonostante questa serie di decisioni, essa ha reiterato il suo comportamento
         illecito partecipando a una nuova intesa, sanzionata nella decisione impugnata, a decorrere dal 17 maggio 1995 fino al 9 febbraio
         2000. 
      
      72      Pertanto, la Commissione ha legittimamente tenuto conto delle decisioni perossigeno, polipropilene e PVC per constatare la
         recidiva della ricorrente, posto che tutte queste decisioni, adottate con un breve intervallo di tempo l’una dall’altra e
         di cui l’ultima è stata formulata un anno prima della sua partecipazione all’infrazione sanzionata nella decisione impugnata,
         dimostrano la sua tendenza a violare le regole della concorrenza. Ciò detto, la Commissione non ha violato il principio della
         proporzionalità tenendo conto delle suddette decisioni nell’ambito della valutazione del comportamento recidivante della ricorrente.
         
      
      73      Vanno esclusi, in quanto inconferenti, gli argomenti della ricorrente secondo cui, in primo luogo, dalla sentenza Danone della
         Corte, citata al punto 52 supra (punto 40), emerge che la Commissione non poteva prendere in considerazione, ai fini della
         recidiva, la decisione perossigeno in quanto fra l’adozione di tale decisione e l’inizio dell’infrazione sanzionata nella
         decisione impugnata era trascorso un termine eccessivo, ossia undici anni; in secondo luogo, la decisione perossigeno riguarda
         fatti che risalgono a più di 30 anni prima e, in terzo luogo, tra la fine dell’infrazione sanzionata nella decisione PVC e
         l’adozione della decisione in parola sono trascorsi sette anni. Infatti, in ogni caso questi argomenti non rimettono in discussione
         la conclusione di cui al punto 72 supra.
      
      74      Pertanto, dev’essere dichiarata infondata la censura della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il principio di
         proporzionalità prendendo in considerazione la decisione perossigeno ai fini della recidiva e, conseguentemente, dev’essere
         respinta la prima parte nel suo insieme. 
      
       Sulla seconda parte, relativa a una violazione dei principi del ne bis in idem e di proporzionalità, tenuto conto del fatto
         che la Commissione aveva già preso in considerazione, ai fini della recidiva, le decisioni perossigeno, polipropilene e PVC
         in altre quattro decisioni che sanzionano la ricorrente 
      
      –       Argomenti delle parti
      75      In primo luogo, la ricorrente sostiene che la Commissione ha violato il principio del ne bis in idem in virtù del quale, secondo
         la giurisprudenza, una persona che è già stata giudicata non può più essere accusata o punita per il medesimo fatto. Nella
         fattispecie, la Commissione avrebbe dovuto constatare di aver già tenuto conto delle decisioni perossigeno, polipropilene
         e PVC in quattro decisioni da essa stessa adottate fra il 2003 e il 2006 e in cui aveva sanzionato la ricorrente (in prosieguo:
         le «quattro decisioni adottate fra il 2003 e il 2006»). Si tratterebbe delle decisioni 10 dicembre 2003, C (2003) 4570 def.
         e rettifica C (2004) 4, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (caso
         COMP/E-2/37.857 – Perossidi organici) (GU 2005, L 110, pag. 44; in prosieguo: la «decisione perossidi organici»); 19 gennaio
         2005, C (2004) 4876, relativa a un procedimento a norma dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (caso COMP/E‑1/37.773 – AMCA)
         (GU 2006, L 353, pag. 12); 3 maggio 2006, C (2006) 1766, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo
         53 dell’accordo SEE (caso COMP/F/C.38.620 – Perossido d’idrogeno e perborato) (GU L 353, pag. 54; in prosieguo: la «decisione
         perossido d’idrogeno»), e 31 maggio 2006, C (2006) 2098 def., relativa a un procedimento a norma dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo
         53 dell’accordo SEE (caso COMP/F/38.645 – Metacrilato) (GU L 322, pag. 20; in prosieguo: la «decisione metacrilato»). La ricorrente
         ritiene, in sostanza, che una decisione in cui la Commissione ha tenuto conto di un’infrazione precedente in funzione della
         recidiva le impedisca di prendere in considerazione la stessa infrazione per dichiarare la circostanza aggravante della recidiva
         in una nuova decisione.
      
      76      In secondo luogo, la ricorrente fa valere che, applicando una maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda in funzione
         della recidiva sulla base dei medesimi fatti in cinque procedimenti diversi, la Commissione ha violato il principio di proporzionalità.
         Infatti, la detta maggiorazione sarebbe inutile e sproporzionata rispetto allo scopo dissuasivo. 
      
      77      Da un lato, la maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda in considerazione della recidiva nella decisione impugnata
         sarebbe stata valida soltanto se i fatti incriminati nella suddetta decisione fossero stati successivi ai fatti all’origine
         delle quattro decisioni adottate fra il 2003 e il 2006, e non fossero stati contemporanei a queste. Infatti, poiché le infrazioni
         sanzionate nelle quattro decisioni anzidette erano contemporanee a quelle constatate nella decisione impugnata, ma le dette
         decisioni non erano state adottate al momento dei fatti sanzionati nella decisione impugnata, la ricorrente non avrebbe avuto
         la possibilità di modificare il suo comportamento sul mercato del clorato di sodio. 
      
      78      Dall’altro lato, ad avviso della ricorrente, una maggiorazione in considerazione della recidiva corrispondente al 50% dell’importo
         di base dell’ammenda, come quella inflitta nelle quattro decisioni adottate fra il 2003 e il 2006, avrebbe soddisfatto in
         maniera sufficiente lo scopo dissuasivo della decisione impugnata. 
      
      79      La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      80      In primo luogo, riguardo alla censura della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il principio del ne bis in idem
         per il fatto di aver preso in considerazione le decisioni perossigeno, polipropilene e PVC, da un lato, nelle quattro decisioni
         adottate fra il 2003 e il 2006 e, dall’altro, nella decisione impugnata, si deve ricordare che, secondo giurisprudenza costante,
         il principio del ne bis in idem, principio fondamentale del diritto comunitario, sancito peraltro dall’art. 50 della Carta
         dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 (GU C 364, pag. 1), vieta, in materia
         di concorrenza, che un’impresa venga condannata o perseguita un’altra volta per un comportamento anticoncorrenziale per il
         quale sia stata sanzionata o dichiarata non responsabile in forza di una precedente decisione non impugnabile (sentenze della
         Corte 5 maggio 1966, cause riunite 18/65 e 35/65, Gutmann/Commissione, Racc. pag. 149, pag. 172, e 15 ottobre 2002, cause
         riunite C‑238/99 P, C‑244/99 P, C‑245/99 P, C‑247/99 P, da C‑250/99 P a C‑252/99 P e C‑254/99 P, Limburgse Vinyl Maatschappij
         e a./Commissione, Racc. pag. I‑8375, punto 59; sentenza Danone del Tribunale, citata al punto 51 supra, punto 184). 
      
      81      L’applicazione del principio del ne bis in idem è soggetta ad una triplice condizione di identità dei fatti, di unità del
         contravventore e di unità dell’interesse giuridico tutelato (sentenza della Corte 7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P,
         C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P, Aalborg Portland e a./Commissione, Racc. pag. I-123, punto 338,
         e sentenza Danone del Tribunale, citata al punto 51 supra, punto 185).
      
      82      Nella fattispecie, da un lato, va osservato che la presa in considerazione da parte della Commissione, nella decisione impugnata,
         di infrazioni anteriori non è diretta a sanzionare nuovamente le stesse, bensì a sanzionare la ricorrente per aver partecipato
         all’intesa di cui alla decisione impugnata, tenendo conto del suo comportamento recidivante. Pertanto, dal fatto che la Commissione
         abbia già preso in considerazione queste stesse infrazioni nelle quattro decisioni adottate fra il 2003 e il 2006 non deriva
         una violazione del principio del ne bis in idem. 
      
      83      Dall’altro lato, e in ogni caso, va osservato che le condizioni cumulative di applicabilità del principio del ne bis in idem
         illustrate al punto 81 supra non sono soddisfatte, giacché manca la condizione di identità dei fatti. Invero, nella decisione
         impugnata, la Commissione sanziona la ricorrente per aver partecipato all’intesa, per cui l’istituzione non aveva promosso
         alcuna azione né adottato sanzioni, circostanza che, peraltro, la ricorrente non sostiene. 
      
      84      La Commissione non ha dunque violato il principio del ne bis in idem prendendo in considerazione le decisioni perossigeno,
         polipropilene e PVC per accertare il comportamento recidivante della ricorrente nella decisione impugnata, anche se l’istituzione
         aveva già preso in considerazione queste prime tre decisioni nell’ambito delle quattro decisioni adottate fra il 2003 e il
         2006. 
      
      85      Pertanto, occorre dichiarare che questa censura della ricorrente è infondata. 
      
      86      In secondo luogo, laddove la ricorrente sostiene che la Commissione ha violato il principio di proporzionalità applicando,
         nella decisione impugnata, una maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda in considerazione della recidiva, in primo
         luogo occorre in proposito ritenere infondato il suo argomento secondo cui lo scopo dissuasivo era già stato raggiunto, tenendo
         conto delle decisioni perossigeno, polipropilene e PVC ai fini della recidiva nelle quattro decisioni adottate fra il 2003
         e il 2006. 
      
      87      Invero, da un lato, poiché la Commissione deve prendere in considerazione la recidiva di un’impresa proprio nella valutazione
         della gravità dell’infrazione che essa intende sanzionare (sentenza Danone della Corte, citata al punto 52 supra, punto 26),
         il fatto che la Commissione abbia già tenuto conto delle decisioni perossigeno, polipropilene e PVC nelle quattro decisioni
         adottate fra il 2003 e il 2006 non le impedirebbe di prendere legittimamente in considerazione tali ultime tre decisioni,
         nella decisione impugnata, per dissuadere la ricorrente dal reiterare la sua condotta illecita in futuro.
      
      88      Dall’altro lato, va osservato che sarebbe contrario allo scopo dissuasivo se la Commissione tenesse conto del fatto che, in
         una precedente decisione, essa ha preso in considerazione, ai fini della recidiva, una prima infrazione per escludere, in
         una decisione successiva, una maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda sulla base della detta infrazione. Invero, siffatta
         soluzione produrrebbe la situazione – controproducente sotto il profilo dello scopo dissuasivo dell’ammenda – in cui un’impresa
         plurirecidiva non vedrebbe aumentare progressivamente l’importo dell’ammenda che le viene inflitta in funzione del numero
         di infrazioni commesse, ma, al contrario, vedrebbe diminuire progressivamente l’importo marginale dell’ammenda che le può
         essere imposto in funzione del numero crescente di decisioni che la sanzionano. 
      
      89      In secondo luogo, va respinto in quanto inconferente l’argomento della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il
         principio di proporzionalità imponendole una nuova maggiorazione in funzione della recidiva, anche se le quattro decisioni
         adottate fra il 2003 e il 2006 riguardavano fatti contemporanei a quelli della decisione impugnata e, conseguentemente, ciò
         non le avrebbe permesso in alcun modo di modificare la propria condotta sul mercato del clorato di sodio. Infatti, nella fattispecie,
         è ininfluente che le quattro decisioni adottate fra il 2003 e il 2006 riguardino fatti contemporanei a quelli di cui alla
         decisione impugnata, posto che la Commissione si è basata esclusivamente sulle decisioni perossigeno, polipropilene e PVC,
         che la ricorrente non nega siano state adottate prima dell’inizio dell’infrazione sanzionata nella decisione impugnata, per
         dimostrare in quest’ultima la recidiva della ricorrente. 
      
      90      Alla luce dell’insieme delle considerazioni precedenti, occorre dichiarare infondata la censura della ricorrente secondo cui
         la Commissione ha violato il principio di proporzionalità, come definito al punto 63 supra e, pertanto, la seconda parte del
         presente motivo nel suo insieme.
      
       Sulla terza parte, relativa a una violazione dei principi di proporzionalità, di parità di trattamento e di buona amministrazione,
         tenuto conto della maggiorazione del 90% dell’importo di base dell’ammenda imposta alla ricorrente in funzione del comportamento
         recidivante 
      
      –       Argomenti delle parti
      91      In via subordinata, la ricorrente fa valere che, anche se, nella decisione impugnata, la Commissione avesse legittimamente
         maggiorato l’importo di base dell’ammenda in funzione del comportamento recidivante, ciò non toglie che l’istituzione abbia
         violato i principi di proporzionalità, di parità di trattamento e di buona amministrazione fissando al 90% la percentuale
         della detta maggiorazione. 
      
      92      La ricorrente sostiene prima di tutto che non esiste alcun elemento nella fattispecie che giustifichi una maggiorazione del
         90% dell’importo di base dell’ammenda a motivo della recidiva, quando questa stessa maggiorazione ammontava al 50% nelle quattro
         decisioni adottate fra il 2003 e il 2006. Il Tribunale dovrebbe, pertanto, ridurre nella specie al 50% la detta maggiorazione.
         
      
      93      Inoltre, la ricorrente ritiene che una maggiorazione del 90% dell’importo di base dell’ammenda a motivo della recidiva sia
         sproporzionata in quanto, nella decisione impugnata, alla Elf Aquitaine è stata imposta una maggiorazione del 70% dell’importo
         di base dell’ammenda a scopo dissuasivo. 
      
      94      Da ultimo, la ricorrente rileva che, sebbene essa sia consapevole del potere discrezionale di cui dispone la Commissione in
         materia di fissazione delle ammende nonché del rigore degli orientamenti, le infrazioni sanzionate nelle decisioni perossidi
         organici e metacrilato sono contemporanee a quella sanzionata nella decisione impugnata. Inoltre, l’applicazione degli orientamenti,
         che prevedono un’ammenda più severa in caso di recidiva, deriverebbe unicamente dai tempi insolitamente lunghi con i quali
         la Commissione ha istruito il presente procedimento. Orbene, non spetterebbe alla ricorrente subire le conseguenze pregiudizievoli
         della mancanza di diligenza dimostrata dalla Commissione nell’istruzione del presente procedimento. 
      
      95      La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      96      In primo luogo, per quanto riguarda la censura della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il principio di proporzionalità
         per il fatto che la maggiorazione del 90% dell’importo di base dell’ammenda a motivo della recidiva sarebbe sproporzionata
         nella fattispecie, occorre innanzi tutto rammentare che, ai sensi dell’articolo 23, nn. 2 e 3, del regolamento n. 1/2003,
         la Commissione può imporre mediante decisione ammende alle imprese che hanno commesso una violazione dell’art. 81 CE e, in
         tale ambito, tenere conto della gravità e della durata dell’infrazione. 
      
      97      Inoltre, al punto 28, primo trattino, degli orientamenti, è previsto quanto segue: 
      
      «L’importo di base dell’ammenda può essere aumentato qualora la Commissione constati l’esistenza di circostanze aggravanti,
         come nei casi seguenti:
      
      –        quando un’impresa continua o ripete la stessa infrazione o un’infrazione simile dopo che la Commissione o un’autorità nazionale
         garante della concorrenza abbiano constatato che tale impresa ha violato le disposizioni dell’articolo 81 [CE] o 82 [CE].
         L’importo di base sarà aumentato fino al 100% ogni volta che venga accertata una infrazione (…)».
      
      98      In seguito, va rilevato che l’art. 23, nn. 2 e 3, del regolamento n. 1/2003 costituisce il fondamento giuridico pertinente
         per poter considerare una recidiva al momento del calcolo dell’ammenda (v., per analogia, sentenza Danone della Corte, citata
         al punto 52 supra, punti 27‑29). 
      
      99      Inoltre, gli orientamenti adottati dalla Commissione per calcolare l’importo delle ammende garantiscono la certezza del diritto
         delle imprese, posto che determinano il metodo che la Commissione si è imposta ai fini della fissazione dell’importo delle
         ammende (v., in tal senso, sentenza Danone della Corte, citata al punto 52 supra, punto 23). L’amministrazione non può discostarsene
         in un’ipotesi specifica, senza fornire ragioni compatibili con il principio di parità di trattamento (sentenza della Corte
         18 maggio 2006, causa C‑397/03 P, Archer Daniels Midland e Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione, Racc. pag. I‑4429,
         punto 91). 
      
      100    Peraltro, dalla giurisprudenza emerge che la precedente prassi decisionale della Commissione non funge di per sé da contesto
         normativo per le ammende in materia di concorrenza (sentenza del Tribunale 30 settembre 2003, causa T‑203/01, Michelin/Commissione,
         Racc. pag. II‑4071, punto 292). La Commissione dispone, nel fissare l’importo delle ammende, di un ampio potere discrezionale
         e non è vincolata dalle proprie precedenti valutazioni (v. sentenza della Corte 24 settembre 2009, cause riunite C‑125/07 P,
         C‑133/07 P, C‑135/07 P Erste Group Bank e a./Commissione, Racc. pag. I‑8681, punto 123 e giurisprudenza ivi citata). Tale
         ampio potere serve a consentirle di orientare il comportamento delle imprese verso il rispetto delle regole di concorrenza
         (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 29 aprile 2004, cause riunite T‑236/01, T‑239/01, da T‑244/01 a T‑246/01, T‑251/01
         e T‑252/01 Tokai Carbon e a./Commissione, Racc. pag. II‑1181, punto 216). Al riguardo, essa non è tenuta ad applicare precise
         formule matematiche (sentenza Michelin/Commissione, cit. supra, al punto 273, punto 292). 
      
      101    Infine, il fatto che la Commissione abbia inflitto, in passato, ammende di una certa entità per determinati tipi di infrazioni
         non può impedirle di aumentare tale entità entro i limiti stabiliti dal regolamento n. 1/2003, se ciò è necessario a garantire
         l’attuazione della politica in materia di concorrenza. L’efficace applicazione delle norme comunitarie della concorrenza implica,
         al contrario, che la Commissione possa sempre adeguare il livello delle ammende alle esigenze di questa politica (sentenza
         della Corte 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri
         e a./Commissione, Racc. pag. I‑5425, punto 169, e sentenza Danone del Tribunale, citata al punto 51 supra, punto 395). 
      
      102    Nella fattispecie, da un lato, occorre anzitutto osservare che, nella decisione impugnata, fissando al 90% la percentuale
         di maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda in considerazione della recidiva, la Commissione ha agito a norma dell’art. 23,
         nn. 2 e 3, del regolamento n. 1/2003 e conformemente al punto 28, primo trattino, degli orientamenti, circostanza non contestata
         dalla ricorrente. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto da quest’ultima e secondo la giurisprudenza citata ai punti 100
         e 101 supra, il fatto che, in decisioni anteriori, la Commissione le abbia imposto una maggiorazione del 50% dell’importo
         di base dell’ammenda, nella decisione impugnata non diminuiva il suo potere discrezionale sulla fissazione della percentuale
         di maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda. 
      
      103    Dall’altro lato, va rilevato che la ricorrente non deduce alcun argomento che possa dimostrare che, tenuto conto delle circostanze
         del caso di specie che provano la sua forte tendenza a violare le regole della concorrenza, la Commissione abbia oltrepassato
         nella fattispecie il proprio potere discrezionale maggiorando del 90% l’importo di base dell’ammenda. 
      
      104    Pertanto, la ricorrente non è giunta a dimostrare che la Commissione abbia violato il principio di proporzionalità, come definito
         al punto 63 supra, maggiorando del 90%, in considerazione del comportamento recidivante, l’importo di base dell’ammenda che
         le è stata inflitta.
      
      105    Peraltro, anche se la ricorrente sostiene che una maggiorazione del 90% dell’importo di base in considerazione della recidiva
         sarebbe sproporzionata, posto che alla Elf Aquitaine è stata imposta una maggiorazione del 70% dell’importo di base dell’ammenda
         a scopo dissuasivo, tale argomento dev’essere dichiarato inconferente. 
      
      106    Infatti, occorre innanzi tutto osservare che, essendo pacifico che la maggiorazione del 70% dell’importo di base dell’ammenda
         non è stata inflitta alla ricorrente bensì unicamente alla Elf Aquitaine, con cui essa non formava più un’impresa unica ai
         sensi dell’art. 81 CE alla data di adozione della decisione impugnata, tale maggiorazione non può essere presa in considerazione
         per valutare se sia sproporzionata l’ammenda imposta alla sola ricorrente in funzione della recidiva. Inoltre, e in ogni caso,
         queste due maggiorazioni rispondono a due distinti obiettivi di dissuasione. Infatti, anche se la maggiorazione del 90% dell’importo
         di base dell’ammenda, imposto alla ricorrente all’art. 2, lett. d), della decisione impugnata, è giustificato dalla nuova
         necessità di dissuasione nei confronti di quest’ultima, tenuto conto della sua tendenza a violare le regole della concorrenza,
         la maggiorazione del 70% dell’importo di base dell’ammenda, imposta all’art. 2, lett. e), della detta decisione alla Elf Aquitaine,
         risponde alla necessità di assicurare un effetto dissuasivo all’ammenda imposta a quest’ultima, tenuto conto del fatto che,
         considerato il suo fatturato globale nettamente superiore a quello degli altri membri dell’intesa, essa era in grado di reperire
         più facilmente i fondi necessari al pagamento dell’ammenda. 
      
      107    Pertanto, la censura della ricorrente relativa a una violazione del principio di proporzionalità dev’essere dichiarata in
         parte infondata e in parte inconferente. 
      
      108    In secondo luogo, riguardo alla censura della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il principio di parità di trattamento
         in quanto l’istituzione non poteva imporle, nella decisione impugnata, una percentuale di maggiorazione dell’importo di base
         dell’ammenda diversa dal 50%, che le aveva inflitto nelle quattro decisioni adottate fra il 2003 e il 2006, occorre rammentare
         che, secondo la giurisprudenza, il suddetto principio impone che situazioni analoghe non siano trattate in maniera diversa
         e che situazioni diverse non siano trattate in maniera uguale, a meno che tale trattamento non sia obiettivamente giustificato
         (v. sentenza della Corte 3 maggio 2007, causa C‑303/05, Advocaten voor de Wereld, Racc. pag. I‑3633, punto 56, e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      109    Nella fattispecie, va osservato che il solo fatto che la Commissione nella sua prassi decisionale anteriore abbia applicato
         una determinata percentuale di maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda non comporta, conformemente alla giurisprudenza
         citata ai punti 100 e 101 supra, che, tenuto conto delle circostanze del caso di specie, essa fosse privata della facoltà
         di aumentare, nella decisione impugnata, siffatta percentuale nei limiti che essa stessa si è imposta negli orientamenti allo
         scopo di spingere la ricorrente a modificare la propria condotta anticoncorrenziale. 
      
      110    Pertanto, occorre dichiarare infondata la censura della ricorrente relativa a una violazione del principio di parità di trattamento,
         derivante dall’applicazione di una maggiorazione del 90% dell’importo di base dell’ammenda che le è stata imposta in funzione
         della recidiva.
      
      111    In terzo luogo, per quanto riguarda la censura della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il principio di buona
         amministrazione applicando una maggiorazione del 90% dell’importo di base dell’ammenda in funzione della recidiva, occorre
         rammentare che, secondo la giurisprudenza, nei casi in cui le istituzioni dispongono di un potere al fine di essere in grado
         di ampiere le loro funzioni, il rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento comunitario nei procedimenti amministrativi
         ha un’importanza ancora maggiore. Tra queste garanzie, vi è in particolare l’obbligo da parte dell’istituzione competente
         di esaminare, con cura e imparzialità, tutti gli elementi del caso (v., in tal senso, sentenza della Corte 21 novembre 1991,
         causa C‑269/90, Technische Universitaet München, Racc. pag. I-5469, punto 14; sentenze del Tribunale 24 gennaio 1992, causa
         T‑44/90, La Cinq/Commissione, Racc. pag. II‑1, punto 86, e 20 marzo 2002, causa, T‑31/99, ABB Asea Brown Boveri/Commissione,
         Racc. pag. II‑1881, punto 99). 
      
      112    Nella specie, va sottolineato che, come emerge dai punti 525‑527 della decisione impugnata, la Commissione, che, conformemente
         alla giurisprudenza citata al punto 100 supra, non è tenuta ad applicare formule matematiche precise nella fissazione delle
         ammende, ha giustamente ritenuto che occorresse imporre una percentuale di maggiorazione elevata dell’importo di base dell’ammenda
         in quanto «le prime ammende [di cui la ricorrente è stata oggetto] non l’hanno spinta a modificare il proprio comportamento»
         (punto 525 della decisione impugnata). Inoltre, la ricorrente non adduce alcun argomento o prova a sostegno della sua affermazione
         secondo cui la Commissione non avrebbe proceduto ad un esame scrupoloso e imparziale delle circostanze del caso di specie
         in grado di giustificare l’imposizione da parte dell’istituzione medesima di una percentuale del 90% di maggiorazione dell’importo
         di base dell’ammenda, tenuto conto della sua forte tendenza a violare le regole della concorrenza. 
      
      113    Pertanto, la ricorrente non ha dimostrato che, nella fattispecie, la Commissione abbia violato il principio di buona amministrazione.
         
      
      114    In proposito, va dichiarata l’infondatezza dell’argomento della ricorrente secondo cui a quest’ultima non deve essere chiesto
         di subire le conseguenze pregiudizievoli derivanti dalla mancanza di diligenza che la Commissione avrebbe dimostrato nella
         fase istruttoria del presente procedimento e che avrebbe indotto l’istituzione ad applicare ai fatti del caso di specie gli
         orientamenti che, in sostanza, sanzionerebbero pesantemente il comportamento recidivante. Infatti, da un lato, la ricorrente
         non adduce alcun argomento o prova che dimostri che la Commissione non abbia istruito il presente procedimento in un termine
         ragionevole. Dall’altro, poiché l’applicazione efficace delle regole della concorrenza impone che la Commissione possa adattare
         in qualsiasi momento il livello delle ammende alle necessità della sua politica (v. sentenza Danone del Tribunale, citata
         al punto 51 supra, punti 210‑212 e giurisprudenza ivi citata), non le si può addebitare di essersi fondata sugli orientamenti,
         di cui la ricorrente non nega l’applicabilità al caso di specie, per determinare la percentuale di maggiorazione dell’importo
         di base dell’ammenda. 
      
      115    Pertanto, occorre dichiarare infondata la terza censura della ricorrente nonché il secondo motivo nel suo insieme.
      
      b)     Sul terzo motivo, relativo alla mancata concessione alla ricorrente di una riduzione dell’ammenda ai sensi della comunicazione
         del 2002 sulla cooperazione
      
       Argomenti delle parti
      116    La ricorrente fa valere, in sostanza, che la Commissione ha commesso un errore non concedendole una riduzione dell’ammenda
         fra il 30 e il 50% ai sensi della comunicazione del 2002 sulla cooperazione. Da un lato, la ricorrente sarebbe stata la seconda
         impresa ad aver presentato alla Commissione, in data 18 ottobre 2004, una domanda ai sensi della detta comunicazione. Dall’altro,
         gli elementi che essa le ha fornito avrebbero presentato un valore aggiunto significativo, tenuto conto degli elementi contenuti
         nel fascicolo della Commissione in tale data. 
      
      117    In primo luogo, la ricorrente osserva che l’approccio della Commissione nella decisione impugnata è in contrasto con l’interpretazione
         rigorosamente cronologica adottata nella sua decisione perossido di idrogeno. In quest’ultima decisione, malgrado la notevole
         limitatezza delle informazioni fornite, la Commissione avrebbe concesso una riduzione di ammenda del 40% alla seconda impresa
         che ha depositato una domanda ai sensi della comunicazione del 2002 sulla cooperazione.
      
      118    In secondo luogo, la ricorrente sostiene che le informazioni da essa fornite alla Commissione hanno consentito a quest’ultima
         di corroborare le informazioni che figuravano soltanto nella domanda di immunità della EKA. Ai punti 565‑577 della decisione
         impugnata, la Commissione avrebbe dunque erroneamente ritenuto che le informazioni fornite dalla ricorrente non avrebbero
         apportato alcun valore aggiunto significativo, consentendo soltanto di confermare informazioni di cui la Commissione già disponeva
         e che le erano state fornite da una parte dalla EKA nella sua domanda di immunità, dall’altra dalla Finnish Chemicals nella
         sua risposta alla domanda di informazioni della Commissione del 10 settembre 2004. 
      
      119    In primo luogo, la ricorrente osserva che nella sua risposta alla richiesta di informazioni della Commissione del 10 settembre
         2004, la Finnish Chemicals si è limitata a rispondere ai quesiti sulla propria organizzazione e a confermare che le riunioni
         elencate dalla EKA si erano tenute, confermando altresì il nome dei relativi partecipanti. Tuttavia, la Finnish Chemicals
         non avrebbe né precisato l’oggetto delle dette riunioni né corroborato le informazioni fornite dalla EKA secondo cui esisteva
         un’intesa sul mercato del clorato di sodio. 
      
      120    In secondo luogo, la ricorrente fa valere di essere la prima impresa che ha corroborato le dichiarazioni della EKA e, in particolare,
         le cinque informazioni che seguono. Innanzi tutto, essa avrebbe confermato che negli anni ‘90 era stato attuato un sistema
         di spartizione dei clienti e dei volumi, che era cessato all’inizio del 2000. In seguito, essa avrebbe corroborato la richiesta
         orale di immunità della EKA, secondo cui esisteva un sistema di compensazione che, in caso di differenza positiva constatata
         fra i volumi assegnati a un partecipante dell’intesa e le vendite realizzate da quest’ultimo, consentiva ai produttori danneggiati
         di aumentare i loro volumi l’anno successivo. Inoltre, essa avrebbe precisato che tre aumenti di prezzo erano andati a buon
         fine. Poi, la ricorrente avrebbe fornito diverse informazioni sul conflitto fra i membri dell’intesa a proposito del cliente
         MODO. Infine, la ricorrente medesima avrebbe dichiarato che l’intesa era terminata nel 2000 con l’adozione di programmi di
         rispetto del diritto della concorrenza.
      
      121    Da un lato, dalle precedenti osservazioni emergerebbe che le informazioni fornite dalla ricorrente hanno permesso alla Commissione
         di corroborare e di completare i dati forniti dalla EKA riguardo alla natura e alla durata dell’intesa, alla sua modalità
         di funzionamento nonché al suo impatto sul mercato interessato, elementi che la Finnish Chemicals non aveva confermato nella
         sua risposta alla richiesta di informazioni della Commissione del 10 settembre 2004. 
      
      122    Dall’altro, il suo contributo avrebbe un valore aggiunto significativo, posto che, descrivendo l’infrazione in termini simili
         a quelli della EKA, essa avrebbe consentito di corroborare gli elementi essenziali dell’intesa e di rafforzare la capacità
         della Commissione di dimostrare l’infrazione. Invero, considerata singolarmente, la domanda di immunità della EKA avrebbe
         avuto soltanto una valenza probatoria limitata poiché, come quest’ultima avrebbe ammesso nella sua richiesta orale di immunità,
         le informazioni da essa fornite non avevano potuto essere sempre verificate e, pertanto, avrebbero potuto essere contestate
         da altri membri dell’intesa. Come avrebbe osservato la Commissione in diverse altre decisioni, la mera corroborazione di elementi
         già in possesso dell’istituzione giustificherebbe una riduzione di ammenda ai sensi della comunicazione del 2002 sulla cooperazione.
         
      
      123    In terzo luogo, la ricorrente sostiene che le informazioni da essa fornite alla Commissione hanno fatto emergere un certo
         numero di elementi nuovi che non erano previamente in suo possesso e che hanno dunque sensibilmente rafforzato la sua capacità
         di dimostrare i fatti in questione. In proposito, essa fa altresì osservare che dalla giurisprudenza emerge che la Commissione
         non può privilegiare taluni documenti forniti da un’impresa a scapito di documenti forniti in precedenza da un’altra impresa
         e che la valutazione del valore aggiunto delle informazioni fornite da un’impresa non può dipendere dalla scelta della Commissione
         di utilizzarle o meno. 
      
      124    In primo luogo, come avrebbe indicato ai punti 210 e 211 delle sue osservazioni in risposta alla comunicazione degli addebiti,
         la ricorrente avrebbe informato la Commissione dell’esistenza di un documento, a cui si sarebbe fatto riferimento al punto
         76 della decisione impugnata e di cui non aveva conservato copia, che precisava, per ogni cliente comune, i volumi di vendita
         che ciascun produttore di clorato di sodio era autorizzato a fornire loro nell’ambito dell’accordo di ripartizione dei mercati.
         L’esistenza di siffatto documento dimostrerebbe il grado di strutturazione dell’intesa. 
      
      125    In secondo luogo, nelle sue osservazioni in risposta alla comunicazione degli addebiti, la ricorrente sarebbe stata la prima
         impresa a individuare i clienti dell’Europa continentale che hanno formato oggetto di una spartizione dei volumi di vendita
         fra i produttori di clorato di sodio. Pertanto, essa ritiene che tale informazione avrebbe potuto consentire alla Commissione
         di valutare la portata geografica dell’intesa e avrebbe dunque potuto fungere da base a richieste di informazioni allo scopo
         di verificare che gli aumenti di prezzo fossero stati effettivamente applicati. In proposito la ricorrente precisa che, contrariamente
         a quanto afferma la Commissione, sui nove clienti identificati dal sig. L., rappresentante della ricorrente, soltanto due
         di essi erano già stati identificati dalla EKA. 
      
      126    In quarto luogo, la ricorrente fa valere innanzi tutto che lo stesso tenore letterale della decisione impugnata dimostra che
         la Commissione si è fondata su diverse informazioni che essa aveva fornito per dimostrare l’esistenza dell’infrazione e corroborare
         un determinato numero di elementi provenienti da altre fonti. In proposito essa rimanda ai punti 76, 98, 207, 254, 273 e 284
         della decisione impugnata nonché alle note a pie’ di pagina nn. 116, 118, 142, 259, 305, 325 e 337 della detta decisione.
         
      
      127    In seguito, la ricorrente precisa che, contrariamente a quanto afferma la Commissione, il punto 254 della decisione impugnata
         riguarda non una riunione che si sarebbe tenuta nella primavera del 2000, di cui non si è potuta confermare l’esistenza, bensì
         una riunione che ha avuto luogo nel 1999 con la Finnish Chemicals, durante la quale quest’ultima avrebbe dichiarato di «essere
         il fornitore esclusivo [del cliente] MODO, [a seguito di] un accordo della propria capogruppo con MODO, venendo dunque meno
         all’accordo in essere fra la EKA, la Finnish Chemicals e [essa stessa] in merito a tale cliente». 
      
      128    La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente. 
      
       Giudizio del Tribunale
      129    Nella comunicazione del 2002 sulla cooperazione la Commissione ha definito le condizioni alle quali le imprese che cooperano
         con essa nel corso delle sue indagini relative ad un’intesa possono evitare l’imposizione di ammende o beneficiare di una
         riduzione dell’ammenda che avrebbero dovuto versare. 
      
      130    Ai sensi del punto 20 della summenzionata comunicazione «[l]e imprese che non soddisfano i requisiti [per ottenere un’esenzione
         di ammenda] possono beneficiare di una riduzione dell’importo dell’ammenda che sarebbe altrimenti stata inflitta».
      
      131    Il punto 21 della stessa comunicazione dispone che «al fine di poter beneficiare di [una riduzione di ammenda in base al punto
         20 della detta comunicazione], un’impresa deve fornire alla Commissione elementi di prova della presunta infrazione che costituiscano
         un valore aggiunto significativo rispetto agli elementi di prova già in possesso della Commissione, e deve inoltre cessare
         la presunta infrazione entro il momento in cui presenta tali elementi di prova».
      
      132    Al punto 23, lett. b), primo comma, della comunicazione del 2002 sulla cooperazione, sono previste tre forcelle di riduzione
         dell’ammenda. Invero, la prima impresa a soddisfare la condizione di cui al punto 21 della detta comunicazione ha il diritto
         di ottenere una riduzione di ammenda del 30‑50%, la seconda impresa una riduzione del 20‑30% e le altre imprese una riduzione
         massima del 20%.
      
      133    Il punto 23, lett. b), secondo comma, della comunicazione anzidetta indica che, «[a]l fine di definire il livello della riduzione
         all’interno di queste forcelle, la Commissione terrà conto della data in cui gli elementi di prova che soddisfano le condizioni
         menzionate al punto 21 [della detta comunicazione] le sono stati comunicati e del grado di valore aggiunto che detti elementi
         hanno rappresentato» e che «[l]a Commissione potrà anche tenere conto dell’entità e della continuità della cooperazione dimostrata
         dall’impresa a partire della data del suo contributo». 
      
      134    Secondo la giurisprudenza, la Commissione gode di un ampio potere discrezionale per quanto riguarda il metodo di calcolo delle
         ammende e può, a questo proposito, tener conto di molteplici elementi, tra i quali figura la cooperazione delle imprese interessate
         in occasione dell’indagine condotta dai servizi della detta istituzione. In tale contesto, la Commissione è chiamata ad effettuare
         complesse valutazioni di fatto, quali quelle riguardanti la cooperazione fornita da ciascuna delle imprese suddette (sentenza
         della Corte 10 maggio 2007, causa C‑328/05 P, SGL Carbon/Commissione, Racc. pag. I‑3921, punto 81, e sentenza Gütermann e
         Zwicky/Commissione, citata al punto 63 supra, punto 219).
      
      135    Inoltre, nell’ambito della valutazione della cooperazione fornita dai membri di un’intesa, solo un errore manifesto di valutazione
         da parte della Commissione può essere censurato, poiché essa gode di un ampio potere discrezionale nel valutare la qualità
         e l’utilità della cooperazione fornita da un’impresa, segnatamente in rapporto ai contributi offerti da altre imprese (sentenza
         SGL Carbon/Commissione, citata al punto 134 supra, punto 88). Va altresì rammentato in proposito che, se pure la Commissione
         è tenuta a motivare per quali ragioni ritiene che elementi di prova forniti dalle imprese nel quadro di una comunicazione
         sulla cooperazione costituiscano un contributo che giustifica o meno una riduzione dell’ammenda inflitta, spetta, invece,
         alle imprese che desiderino contestare la decisione della Commissione a tal riguardo dimostrare che essa, in mancanza di tali
         informazioni fornite volontariamente da queste imprese, non sarebbe stata in grado di provare la sostanza dell’infrazione
         e di adottare una decisione con conseguenti ammende (sentenza Erste Group Bank e a./Commissione, citata al punto 100 supra,
         punto 297).
      
      136    Inoltre, la riduzione delle ammende in caso di cooperazione delle imprese che partecipino ad infrazioni al diritto comunitario
         della concorrenza trova la sua giustificazione nella considerazione secondo la quale una siffatta cooperazione facilita il
         compito della Commissione che mira ad accertare l’esistenza di un’infrazione e, eventualmente, a mettervi fine (sentenza Dansk
         Rørindustri e a./Commissione, citata al punto 101 supra, punto 399, e sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T‑338/94,
         Finnboard/Commissione, Racc. pag. II‑1617, punto 363). Tenuto conto della ragione di essere della riduzione, la Commissione
         non può non tener conto dell’utilità dell’informazione fornita, la quale deve necessariamente dipendere dagli elementi di
         prova già in suo possesso (sentenza Gütermann e Zwicky/Commissione, citata al punto 63 supra, punto 220).
      
      137    Peraltro, dalla giurisprudenza emerge che, quando un’impresa, nell’ambito della cooperazione, si limita a confermare in maniera
         meno circostanziata ed esplicita informazioni già fornite da un’altra impresa nell’ambito della cooperazione, il grado della
         cooperazione fornita da tale impresa, quand’anche possa presentare una certa utilità per la Commissione, non può essere considerato
         equiparabile a quello della prima impresa che ha trasmesso le dette informazioni. Infatti, una dichiarazione che si limiti
         a corroborare, in una certa misura, una dichiarazione di cui la Commissione disponeva già non agevola in misura significativa
         l’assolvimento dei propri compiti da parte di quest’ultima. Pertanto, essa non è sufficiente a giustificare una riduzione
         dell’importo dell’ammenda in considerazione della cooperazione (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 8 luglio 2004, T‑44/00,
         Mannesmannröhren-Werke/Commissione, Racc. pag. II‑2223, punto 301; Danone, citata al punto 51 supra, punto 455, e Gütermann
         e Zwicky/Commissione, citata al punto 63 supra, punto 222). 
      
      138    Infine, la collaborazione di un’impresa all’inchiesta non dà diritto ad alcuna riduzione di ammenda quando tale collaborazione
         non ha oltrepassato quanto tale impresa era tenuta a fare in forza dell’art. 18 del regolamento n. 1/2003 (v. sentenza del
         Tribunale 10 marzo 1992, causa T‑12/89, Solvay/Commissione, Racc. pag. II‑907, punti 341 e 342, e Danone, citata al punto
         51 supra, punto 451). 
      
      139    Nella fattispecie, in via preliminare va rilevato che, da un lato, come emerge dal punto 561 della decisione impugnata, è
         pacificoche la ricorrente era la seconda impresa ad aver depositato una domanda ai sensi della comunicazione del 2002 sulla
         cooperazione dopo la EKA. Dall’altro, come osservato dalla Commissione al punto 565 della decisione impugnata senza che la
         ricorrente lo contesti, soltanto le informazioni contenute al punto 3 della risposta, del 18 ottobre 2004, alla richiesta
         di informazioni della Commissione del 10 settembre 2004 (in prosieguo: la «risposta della ricorrente») costituiscono informazioni
         che vanno al di là del semplice obbligo di quest’ultima di rispondere alla richiesta di informazioni che la Commissione le
         aveva formulato ai sensi dell’art. 18 del regolamento n. 1/2003. Infatti, le informazioni contenute al punto 3 della risposta
         della ricorrente, che riguardano il colloquio avuto da quest’ultima il 24 settembre 2004 con il sig. L., suo dipendente, riguardano
         direttamente i fatti relativi all’infrazione in parola. 
      
      140    Pertanto, le quattro censure sollevate dalla ricorrente devono essere esaminate alla luce delle sole informazioni contenute
         al punto 3 della risposta di quest’ultima, al fine di determinare se la Commissione abbia commesso un errore manifesto di
         valutazione, considerando che le informazioni che essa aveva fornito non rappresentavano un valore aggiunto significativo
         e non giustificavano, quindi, la concessione di una riduzione del 30‑50% dell’importo dell’ammenda che le era stata inflitta.
         
      
      141    In primo luogo, dev’essere dichiarata infondata la censura della ricorrente secondo cui la Commissione, nella decisione impugnata,
         avrebbe dovuto concederle una riduzione di ammenda, che le era stata concessa nella decisione perossido di idrogeno, nonostante
         la limitatezza delle informazioni che aveva fornito sull’intesa in parola in tale ultima decisione. Invero, oltre al fatto
         che la Commissione è tenuta a verificare se la cooperazione offerta da un’impresa giustifichi la concessione di una riduzione
         di ammenda non in base alla propria prassi decisionale anteriore, ma secondo la comunicazione del 2002 sulla cooperazione,
         l’argomento della ricorrente non consente di dimostrare che le informazioni da essa fornite apportino un valore aggiunto significativo
         alle circostanze del caso di specie, tenuto conto delle prove di cui disponeva la Commissione alla data della sua domanda
         ai sensi della detta comunicazione. 
      
      142    In secondo luogo, riguardo alla censura della ricorrente secondo cui quest’ultima sarebbe stata la prima ad aver corroborato
         le informazioni fornite dalla EKA nella sua domanda orale di immunità, vanno esaminati i cinque elementi di informazione che
         essa ritiene apportino un valore aggiunto significativo per la Commissione. 
      
      143    Innanzi tutto, anche se la ricorrente ha informato la Commissione del fatto che «un sistema di spartizione dei clienti e dei
         volumi [era stato] attuato [alla] fine [del] 1993 ad opera di alcuni produttori di clorato di sodio», la Commissione, al punto
         569 della decisione impugnata, ha osservato che «[la ricorrente aveva] confermato l’esistenza del sistema in termini generici,
         ma non [aveva] fornito alcun elemento di prova scritta riferito al periodo dei fatti, che avrebbe consentito di rafforzare
         la capacità di dimostrare i fatti in parola». In proposito, va osservato che la Commissione non ha commesso alcun errore manifesto
         di valutazione escludendo che tale informazione potesse avere un valore aggiunto significativo. In effetti, oltre al fatto
         che dalla domanda orale di immunità della EKA emerge che quest’ultima aveva già informato la Commissione dell’esistenza di
         siffatto sistema, la ricorrente non ha né fondato tale informazione con prove scritte né ha presentato ulteriori precisazioni
         in merito alle date, ai luoghi, alle modalità e agli importi relativi alla detta spartizione di volumi e di clienti. Pertanto,
         conformemente alla giurisprudenza citata al punto 137 supra, la sola conferma da parte della ricorrente, nella sua dichiarazione
         orale, dell’esistenza di una spartizione di volumi e di clienti non può essere considerata un valore aggiunto significativo.
      
      144    Poi, riguardo all’informazione fornita dalla ricorrente secondo cui esisteva un sistema di compensazione fra i produttori
         danneggiati che consentiva loro di aumentare i relativi volumi l’anno successivo, va rammentato che, come esposto al punto
         143 supra, la Commissione, al punto 569 della decisione impugnata, ha osservato che «per quanto riguarda il meccanismo di
         spartizione dei mercati del clorato di sodio, [essa aveva] già ricevuto tali informazioni nell’ambito della dichiarazione
         orale della EKA» e che «[la ricorrente aveva] confermato l’esistenza del sistema in termini generici ma non [aveva] fornito
         alcun elemento di prova scritta riferito al periodo dei fatti, che avrebbe consentito di rafforzare la capacità di dimostrare
         le circostanze in parola». In proposito, va osservato che la Commissione non ha commesso alcun errore manifesto di valutazione
         escludendo che tale informazione potesse avere un valore aggiunto significativo. In effetti, oltre al fatto che dalla domanda
         orale di immunità della EKA emerge che quest’ultima aveva già informato la Commissione dell’esistenza del sistema di compensazione
         in alcuni Stati membri, la ricorrente non ha fornito alcuna prova scritta che dimostrasse l’esistenza del suddetto sistema,
         né ha presentato ulteriori precisazioni in merito alle date, ai luoghi e alle modalità del suddetto sistema nella propria
         dichiarazione orale.
      
      145    In aggiunta, riguardo al fatto che la ricorrente ha informato la Commissione dell’avvenuta applicazione di tre aumenti di
         prezzo, al punto 572 della decisione impugnata l’istituzione ha indicato in proposito che, «per quanto riguarda gli aumenti
         di prezzo nel 1993, nel 1994 e nel 1995, [il sig. L.] ha confermato in termini assai generici le informazioni già fornite
         dalla EKA senza apportare spontaneamente altre precisazioni sui comportamenti in parola». In proposito, va osservato che la
         Commissione non ha commesso alcun errore manifesto di valutazione escludendo che detta informazione possa avere un valore
         aggiunto significativo. In effetti, oltre al fatto che dalla domanda orale di immunità della EKA emerge che quest’ultima aveva
         già trasmesso alla Commissione informazioni dettagliate sulla periodicità, l’importo e il meccanismo di tali aumenti di prezzo,
         la ricorrente non ha fornito prove, né ulteriori dettagli rispetto a quelli di cui disponeva già la Commissione a sostegno
         delle sue affermazioni, per cui essa non ha agevolato in maniera significativa il compito della Commissione ai sensi della
         giurisprudenza citata al punto 137 supra.
      
      146    Inoltre, riguardo alle «diverse informazioni sul conflitto fra i partecipanti all’intesa» a seguito della decisione del cliente
         MODO di non rifornirsi più dalla ricorrente a partire dalla metà del 1998, nonché alle diverse riunioni che hanno avuto luogo
         nel 1999 e nella primavera del 2000, di cui la ricorrente ha informato la Commissione, va osservato che quest’ultima, al punto
         573 della decisione impugnata, afferma in particolare che «le dichiarazioni del [sig. L.] hanno confermato i principali elementi
         delle dichiarazioni della EKA e della Finnish Chemicals, ma (…) non hanno evidenziato nuovi elementi o ulteriori prove che
         potessero rinforzare sensibilmente la capacità della Commissione di dimostrare i fatti in parola». In proposito, va osservato
         che la Commissione non ha commesso alcun errore manifesto di valutazione escludendo che detta informazione possieda un valore
         aggiunto significativo. Invero, oltre al fatto che la EKA, nella sua domanda orale di immunità, aveva informato la Commissione
         dell’esistenza del conflitto fra i membri dell’intesa a proposito del cliente MODO, va osservato che la ricorrente non ha
         fornito prove né precisazioni a sostegno delle sue affermazioni che consentissero alla Commissione di provare i fatti fatti
         dell’infrazione che quest’ultima ha dovuto dimostrare sulla base di documenti forniti dalla Finnish Chemicals, come risulta
         espressamente dai punti 215 e 216 della decisione impugnata.
      
      147    Peraltro, per quanto attiene all’informazione della ricorrente secondo cui l’intesa è terminata a metà del 2000, in seguito
         all’adozione di programmi di rispetto del diritto della concorrenza, al punto 575 della decisione impugnata, la Commissione
         indica che «[il sig. L.] si è limitato a confermare la dichiarazione della EKA sull’effetto dell’adozione dei programmi [di
         rispetto del diritto della concorrenza], senza apportare nuovi elementi di prova al riguardo». In proposito, va osservato
         che la Commissione non ha commesso alcun errore manifesto di valutazione escludendo che detta informazione possieda un valore
         aggiunto significativo. Invero, oltre al fatto che soltanto tale informazione non è precisa rispetto alla data esatta considerata
         dalla Commissione per constatare la fine dell’infrazione, ossia il 9 febbraio 2000 [v. art. 1, lett. e), della decisione impugnata],
         la mera conferma orale da parte della ricorrente di tale informazione di cui la Commissione già disponeva non ha agevolato
         in misura significativa l’assolvimento del suo compito ai sensi della giurisprudenza citata al punto 137 supra. 
      
      148    Alla luce di quanto precede, dev’essere respinta la censura della ricorrente secondo cui le informazioni che essa ha fornito
         alla Commissione e che corroboravano informazioni già in possesso dell’istituzione possedevano un valore aggiunto significativo.
         
      
      149    In terzo luogo, anche se la ricorrente sostiene che alcune informazioni che essa ha fornito alla Commissione hanno evidenziato
         elementi nuovi, di cui quest’ultima non era previamente venuta a conoscenza e che hanno dunque rinforzato sensibilmente la
         sua capacità di dimostrare i fatti in parola, occorre esaminare i due elementi di informazione a cui la ricorrente rimanda
         a sostegno di tale censura. 
      
      150    Innanzi tutto, relativamente al fatto che la ricorrente ha informato la Commissione dell’esistenza di un elenco, che essa
         non ha conservato e che, per ogni cliente comune dei membri dell’intesa, avrebbe precisato i rispettivi volumi di vendita,
         si deve affermare che la Commissione non ha commesso alcun errore manifesto di valutazione non concedendo riduzioni di ammenda
         al riguardo. Infatti, come osservato dalla Commissione al punto 76 della decisione impugnata, non avendo la ricorrente fornito
         l’elenco anzidetto, siffatta informazione non le aveva consentito di dimostrare i fatti che costituiscono l’infrazione in
         parola. 
      
      151    In seguito, riguardo al fatto che la ricorrente è stata la prima impresa ad aver identificato i clienti dell’Europa continentale
         che sono stati oggetto di una spartizione di volumi, circostanza che avrebbe consentito alla Commissione di valutare l’estensione
         geografica dell’intesa e avrebbe potuto essere il fondamento di richieste di informazioni, va osservato che, anche se la Commissione
         non si è espressamente pronunciata su tale argomento nella decisione impugnata, al punto 576 della decisione anzidetta essa
         ha tuttavia osservato, in particolare, che, «in generale, la qualità e la quantità delle informazioni fornite dalla [ricorrente]
         devono essere considerate assai scarse» e che, «se pure [la ricorrente] ha potuto confermare taluni aspetti del funzionamento
         dell’intesa in maniera assai generica, essa non lo ha fatto in modo da rafforzare sensibilmente la capacità della Commissione
         di dimostrare l’infrazione». In proposito, va osservato che la Commissione non ha commesso alcun errore manifesto di valutazione.
         Infatti, anche se l’elenco dei nomi delle imprese oggetto dell’intesa avesse integrato quello fornito dalla EKA alla Commissione,
         ciò non toglie che, non apportando alcun particolare riguardante l’attuazione, le date e le cifre del sistema di spartizione
         dei volumi di cui le suddette imprese formavano oggetto, siffatta informazione non rappresentasse un valore aggiunto significativo
         per la Commissione. Non può modificare tale conclusione l’argomento addotto dalla ricorrente in udienza, secondo cui la Commissione
         avrebbe potuto completare le informazioni che essa le aveva fornito rivolgendo richieste di informazioni alle imprese oggetto
         dell’intesa. Infatti, poiché la ricorrente stessa non ha fornito tali informazioni dettagliate, di cui doveva necessariamente
         essere a conoscenza, avendo partecipato al suddetto sistema di ripartizione, il fatto che la Commissione potesse eventualmente
         corroborare o integrare tali informazioni ricorrendo ai propri poteri di indagine non muta la conclusione secondo cui l’informazione
         fornita dalla ricorrente non ha agevolato in misura significativa l’assolvimento del compito della Commissione finalizzato
         a constatare i fatti costitutivi dell’infrazione in parola.
      
      152    Pertanto, occorre dichiarare infondata la terza censura della ricorrente, secondo cui le informazioni da essa fornite alla
         Commissione e di cui quest’ultima non sarebbe venuta previamente a conoscenza rappresentavano un valore aggiunto significativo.
         
      
      153    In quarto luogo, quanto alla censura della ricorrente secondo cui dal tenore stesso della decisione impugnata emerge che la
         Commissione si è fondata su diverse informazioni che essa aveva fornito per dimostrare l’esistenza dell’infrazione e corroborare
         un determinato numero di elementi provenienti da altre fonti, occorre esaminare se, dai punti della decisione impugnata a
         cui rimanda la ricorrente e che sono richiamati al punto 126 supra, emerga che essa ha effettivamente rafforzato in maniera
         significativa la capacità della Commissione di dimostrare i fatti costitutivi dell’infrazione in parola. 
      
      154    Innanzi tutto, riguardo al punto 76 della decisione impugnata e alla nota a pie’ di pagina n. 116 ad esso riferita, la Commissione
         descrive il funzionamento generale dell’intesa che, in particolare, era costituita da «contatti frequenti nella forma di riunioni
         bilaterali o multilaterali e di conversazioni telefoniche, senza peraltro seguire uno schema fisso». La Commissione aggiunge
         che, «secondo [la ricorrente], un elenco dei clienti comuni e dei volumi di vendita che ogni produttore di clorato di sodio
         membro dell’intesa era autorizzato a fornire loro è stato redatto all’inizio dell’intesa» e «[la ricorrente] non ha tuttavia
         presentato l’elenco in parola alla Commissione». In proposito, occorre pertanto constatare che, per i medesimi motivi esposti
         ai punti 144 e 150 supra, tale informazione, in merito alla quale la Commissione ha espressamente osservato che la ricorrente
         non aveva apportato alcuna prova materiale, non recava un valore aggiunto significativo. La Commissione non ha dunque commesso
         alcun errore manifesto di valutazione escludendo che tale informazione possedesse detto valore. 
      
      155    Inoltre, riguardo alla nota a pie’ di pagina n. 118 della decisione impugnata, la Commissione osserva che la ricorrente «ha
         confermato [le dichiarazioni orali della EKA sul]l’esistenza del meccanismo di spartizione del mercato e del regime di compensazione
         descritti dalla EKA». In proposito, va rammentato che, sebbene la ricorrente abbia corroborato l’esistenza di siffatta pratica
         anticoncorrenziale, quest’unica informazione non era tuttavia sufficiente, di per sé, a consentire alla Commissione di dimostrare
         i fatti costitutivi dell’infrazione. Pertanto, per i medesimi motivi esposti al punto 144 supra, non si può ritenere che tale
         unica informazione, di cui la Commissione era già a conoscenza, possieda un valore aggiunto significativo. 
      
      156    Per quanto riguarda, poi, il punto 98 della decisione impugnata e la nota a pie’ di pagina n. 142 ad esso riferita, la Commissione
         vi afferma, in particolare, che «la EKA riferisce altresì che, verso il 1995, con la Finnish Chemicals e [la ricorrente ]
         era stato deciso di “procedere a un significativo aumento dei prezzi andato a buon fine” per il Portogallo, tenuto conto della
         svalutazione dell’escudo», che «gli elementi di prova presentati dalla EKA dimostrano che nel 1995 l’impresa ha aumentato
         le tariffe che applicava ai propri clienti portoghesi del 31 e del 44% rispetto ai prezzi praticati nel 1993» e che «[la ricorrente]
         dichiara altresì un aumento di prezzo applicato nel 1995». Dal testo della decisione impugnata emerge dunque che tale aumento
         di prezzo, nel 1995, è stato dimostrato sulla base di informazioni orali e di documenti forniti dalla EKA, circostanza che
         la ricorrente non nega. Pertanto, anche se l’informazione orale fornita dalla ricorrente conferma quella della EKA, non si
         può ritenere che detta informazione abbia un valore aggiunto significativo ai sensi della giurisprudenza citata al punto 137
         supra, posto che era già stata fornita dalla EKA e che la ricorrente non ha apportato ulteriori informazioni sul detto aumento
         di prezzi.
      
      157    Inoltre, per quanto concerne il punto 207 della decisione impugnata e alla nota a pie’ di pagina n. 259 ad esso riferita,
         la Commissione rileva che «[o]ccorre osservare che nell’ambito delle discussioni fra la Finnish Chemicals e [la ricorrente]
         su[l cliente] MODO, il sig. [L.] ha chiamato il sig. [B.] (il rappresentante della Quadrimex, importatore della Finnish Chemicals
         in Francia) per discutere dei volumi persi dalla [ricorrente]» e che, «in occasione di tali chiamate, il 2 e il 5 ottobre
         1998, il sig. [L.] si è lamentato dell’aggressività scandinava e ha chiesto una compensazione in volume per [la ricorrente]».
         In proposito, dai documenti citati alla nota a pie’ di pagina n. 257 della decisione impugnata e dal punto 4.3.1.20 della
         detta decisione, intitolato «1998 – conflitto sul cliente MODO», emerge che la Commissione si è interamente basata sulle informazioni
         precise fornitele dalla Finnish Chemicals per dimostrare la natura precisa dei contatti presi fra i concorrenti in merito
         all’approvvigionamento del cliente MODO, nonché le date di tali contatti e i volumi spartiti. La Commissione non ha dunque
         commesso alcun errore manifesto di valutazione escludendo che l’informazione fornita dalla ricorrente in proposito possedesse
         un valore aggiunto significativo.
      
      158    Inoltre, riguardo al punto 254 della decisione impugnata e alla nota a pie’ di pagina n. 305 ad esso riferita, la Commissione
         vi osserva che la ricorrente ha dichiarato che «il [sig. L.] crede di ricordarsi di una riunione fra la Finnish Chemicals
         e [la ricorrente] finalizzata a capire il motivo per cui le regole di ripartizione applicabili a MODO non erano più rispettate»
         e che, «nel corso di tale riunione, che [il sig. L.] pensa si sia svolta nel primo trimestre del 1999 in Finlandia, la Finnish
         Chemicals ha affermato di essere divenuta fornitore esclusivo di [MODO], [a seguito di] un accordo tra la propria capogruppo
         e MODO, facendo dunque venir meno l’accordo in essere fra la EKA, la Finnish Chemicals e [la ricorrente] a proposito di tale
         cliente». In proposito, va osservato che, al punto 255 della decisione impugnata, la Commissione aggiunge che, «tuttavia,
         poiché il contratto fra MODO e la Finnish Chemicals era stato concluso soltanto a settembre 1999, la Commissione osserva che
         [il sig. L.] ha confuso le date e i luoghi e che, in realtà, rammenta la riunione del 9 novembre 1999 a Copenaghen». Pertanto,
         oltre al fatto che l’informazione orale fornita dalla ricorrente è, dietro sua stessa ammissione, incerta («[il sig. L.] crede
         di ricordarsi») ma anche imprecisa, si deve in ogni caso constatare che la Commissione, lungi dall’impiegarla per dimostrare
         la prova dei fatti costitutivi dell’infrazione, al punto 255 della decisione impugnata rileva espressamente che tali informazioni
         sono errate, circostanza che, peraltro, la ricorrente non contesta. Pertanto, la Commissione non ha commesso alcun errore
         manifesto di valutazione ritenendo che tale informazione, che non era stata corroborata, fosse priva di un valore aggiunto
         significativo.
      
      159    Inoltre, riguardo alla nota a pie’ di pagina n. 325 della decisione impugnata, questa costituisce un rinvio al punto 273 della
         detta decisione, in cui la Commissione osserva in particolare che la ricorrente «ha dichiarato che si era tenuta una riunione
         fra la EKA, la Finnish Chemicals ed [essa stessa] “nella primavera 2000”, per cui vi è motivo di supporre che si tratti della
         riunione del 9 febbraio 2000 descritta al punto 283 [della decisione impugnata]». In quest’ultimo punto, la Commissione precisa
         che, a margine della riunione del 9 febbraio 2000, la EKA «ha detto che [essa] rifiutava di partecipare a nuove discussioni
         con i concorrenti». Al punto 284 della decisione impugnata e alla nota a pie’ di pagina n. 337 ad esso riferita, la Commissione
         osserva che «i cambiamenti intervenuti sul mercato del clorato di sodio nella Comunità nel 1999 (in particolare rispetto alla
         conclusione del contratto di fornitura fra la Finnish Chemicals e MODO) hanno portato all’interruzione dei contatti fra i
         produttori di clorato di sodio e, anche se qualche telefonata e riunione si sono ancora tenute a gennaio e febbraio 2000 (…),
         non è stato ripristinato il livello di cooperazione abituale, formata essenzialmente da sforzi diretti a spartirsi i volumi
         di vendita». Nella nota a pie’ di pagina n. 337 della decisione impugnata, la Commissione precisa che la «EKA e [la ricorrente]
         rimandano ai rispettivi programmi [di rispetto del diritto della concorrenza] che sono stati introdotti nel 1999 e nel 2000»,
         mentre la «Finnish Chemicals afferma che i contatti con i concorrenti sono divenuti obsoleti una volta concluso il contratto
         con [il cliente] MODO». Alla luce di quanto precede, si deve osservare che la Commissione non ha commesso alcun errore manifesto
         di valutazione ritenendo che le informazioni fornite dalla ricorrente non possedessero un valore aggiunto significativo. Infatti,
         oltre al fatto che l’informazione fornita da quest’ultima, secondo cui l’intesa sarebbe terminata con l’adozione di programmi
         di rispetto del diritto della concorrenza, è imprecisa per quanto riguarda la data esatta considerata dalla Commissione per
         stabilire la fine dell’infrazione, la Commissione ha potuto accertare che l’infrazione era terminata in occasione della riunione
         dell’associazione professionale CEFIC, tenutasi il 9 febbraio 2000, proprio sulla base delle precisazioni fornite dalla EKA,
         come emerge dal punto 290 della decisione impugnata. 
      
      160    Pertanto, si deve dichiarare infondata la quarta censura della ricorrente, secondo cui dallo stesso tenore della decisione
         impugnata emergerebbe che essa ha fornito un’informazione con un valore aggiunto significativo, e il terzo motivo nel suo
         insieme. 
      
      c)     Sul quarto motivo, relativo alla mancata concessione alla ricorrente di una riduzione di ammenda al di fuori del campo di
         applicazione della comunicazione del 2002 sulla cooperazione 
      
      161    La ricorrente fa valere in sostanza che la Commissione ha commesso errori di fatto e di diritto non concedendole una riduzione
         di ammenda al di fuori del campo di applicazione della comunicazione del 2002 sulla cooperazione. Il Tribunale ritiene opportuno
         esaminare le tre parti di questo motivo con ordine parzialmente diverso rispetto a quello proposto dalla ricorrente. 
      
       Sulla seconda parte, relativa a errori di fatto e di diritto che la Commissione avrebbe commesso ritenendo che la cooperazione
         della ricorrente non giustificasse una riduzione di ammenda in considerazione delle circostanze attenuanti previste negli
         orientamenti
      
      –       Argomenti delle parti
      162    La ricorrente sostiene che la Commissione ha commesso errori di fatto e di diritto posto che essa non ha beneficiato di alcuna
         riduzione di ammenda a titolo di circostanze attenuanti, nonostante il fatto che il punto 29, quarto trattino, degli orientamenti
         preveda siffatta riduzione. A suo avviso, il detto punto, cui la Commissione non potrebbe applicare un’interpretazione restrittiva
         limitandone l’applicazione a circostanze eccezionali, prevede infatti che un’impresa che abbia collaborato in maniera insufficiente
         ai sensi della comunicazione del 2002 sulla cooperazione possa beneficiare di una riduzione di ammenda, da un lato, quando
         essa ha collaborato efficacemente e, dall’altro, quando tale collaborazione ha superato quanto richiesto dagli obblighi previsti
         dalla legge in tal senso. 
      
      163    In primo luogo, la ricorrente osserva che ai punti 385‑398 della decisione della Commissione 20 ottobre 2005, relativa ad
         un procedimento ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, [CE] (caso COMP/C. 38.281/B.2 — Tabacco greggio — Italia), la Commissione
         ha applicato il punto 29, quarto trattino, degli orientamenti per concedere una riduzione di ammenda del 50%, viste le circostanze
         attenuanti, a un’impresa cui era stata ritirata l’immunità condizionale di ammenda concessa nell’ambito della comunicazione
         del 2002 sulla cooperazione. Tenuto conto di tale decisione in particolare, nonché di altre decisioni della Commissione, sarebbe
         illogico che la ricorrente, che non ha negato i fatti e che ha collaborato nel corso del procedimento, non ottenga una riduzione
         di ammenda a motivo di circostanze attenuanti. 
      
      164    In secondo luogo, la ricorrente sostiene, da un lato, di aver collaborato efficacemente con la Commissione. Essa non soltanto
         avrebbe ammesso la propria partecipazione all’infrazione sin dall’inizio dell’indagine, come emerge, in particolare, dal fatto
         che è stata la seconda impresa a cooperare con la Commissione, ma avrebbe altresì fornito un’elevata quantità di elementi
         specifici che hanno consentito di precisare la natura e la durata dell’intesa, nonché i suoi partecipanti e la relativa modalità
         di funzionamento, come emerge dalle informazioni da essa stessa fornite nella risposta del 18 ottobre 2004 alla richiesta
         di informazioni della Commissione.
      
      165    Dall’altro, la ricorrente avrebbe offerto una collaborazione che supera ampiamente quella richiesta dagli obblighi previsti
         dalla legge in tal senso. Invero, a decorrere dalla sua domanda ai sensi della comunicazione del 2002 sulla cooperazione,
         essa avrebbe collaborato strettamente e regolarmente con la Commissione, come emerge dalle risposte fornite alla richiesta
         di informazioni della Commissione del 16 febbraio 2007. Non soltanto essa avrebbe dunque rinunciato al suo diritto di non
         autoincriminarsi, ma avrebbe altresì partecipato attivamente all’accertamento dell’esistenza dell’infrazione. 
      
      166    La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      167    La ricorrente sostiene, in sostanza, che, tenuto conto della cooperazione da essa fornita alla Commissione nel corso del procedimento
         amministrativo, quest’ultima abbia commesso errori di fatto e di diritto non concedendole una riduzione di ammenda ai sensi
         del punto 29, quarto trattino, degli orientamenti.
      
      168    Occorre innanzi tutto osservare che, al punto 29, quarto trattino, degli orientamenti, nell’ambito del suo potere di valutazione
         delle circostanze attenuanti che è tenuta a prendere in considerazione al momento della fissazione dell’importo delle ammende,
         la Commissione si è impegnata a concedere una riduzione di ammenda quando «l’impresa collabora efficacemente con la Commissione
         al di fuori del campo di applicazione della comunicazione [sulla cooperazione] e oltre quanto richiesto dagli obblighi di
         collaborazione previsti dalla legge».
      
      169    Tuttavia, l’applicazione del punto 29, quarto trattino, degli orientamenti non può avere la conseguenza di privare la comunicazione
         del 2002 sulla cooperazione del suo effetto utile. Infatti, si deve constatare che il punto 1 della comunicazione del 2002
         sulla cooperazione prevede che quest’ultima «stabilisce le linee generali per ricompensare la cooperazione all’indagine della
         Commissione fornita da imprese che fanno o hanno fatto parte di cartelli segreti aventi ripercussioni negative sulla Comunità».
         Risulta quindi dal tenore letterale e dalla ratio di detta comunicazione che le imprese, in linea di principio, possono ottenere
         una riduzione dell’ammenda per la loro cooperazione solo allorché soddisfino le condizioni restrittive previste da detta comunicazione.
         
      
      170    Pertanto, allo scopo di conservare l’effetto utile della comunicazione del 2002 sulla cooperazione, soltanto in situazioni
         eccezionali la Commissione è tenuta a concedere una riduzione di ammenda a un’impresa sulla base del punto 29, quarto trattino,
         degli orientamenti. Tale caso si presenta, in particolare, allorché la cooperazione di un’impresa, pur andando al di là del
         suo obbligo di collaborazione previsto dalla legge senza tuttavia conferirle il diritto ad una riduzione dell’ammenda ai sensi
         della comunicazione del 2002 sulla cooperazione, riveste un’utilità obiettiva per la Commissione. Siffatta utilità dev’essere
         constatata quando la Commissione, nella sua decisione finale, si basa su elementi di prova che un’impresa le ha fornito nell’ambito
         della sua cooperazione e in assenza dei quali la Commissione non sarebbe stata in grado di sanzionare interamente ovvero in
         parte l’infrazione in parola. 
      
      171    Nella fattispecie, da un lato, si deve osservare che la ricorrente non deduce alcun argomento né alcuna prova che dimostrino
         che, senza la sua cooperazione, la Commissione non avrebbe potuto sanzionare interamente ovvero in parte l’infrazione constatata
         nella decisione impugnata. Dall’altro, e in ogni caso, dalla decisione anzidetta emerge che, viste l’imprecisione, l’inesattezza
         o l’infondatezza delle informazioni fornite dalla ricorrente (v. punti 141‑159 supra), le informazioni anzidette non sono
         state utili alla Commissione, essendosi quest’ultima basata su elementi di prova peraltro raccolti per accertare i fatti costitutivi
         dell’infrazione.
      
      172    Pertanto, la ricorrente non ha dimostrato che la Commissione ha commesso un errore di diritto o un errore manifesto di valutazione
         non concedendole una riduzione di ammenda sulla base del punto 29, quarto trattino, degli orientamenti. 
      
      173    Gli argomenti dedotti dalla ricorrente in proposito non modificano questa conclusione. 
      
      174    In primo luogo, anche se la ricorrente sostiene che avrebbe dovuto ottenere una riduzione di ammenda, avendo rinunciato al
         suo diritto fondamentale a non autoincriminarsi, si deve dichiarare l’infondatezza di tale argomento. Invero, oltre al fatto
         che la ricorrente era libera di cooperare con la Commissione o di negare la sua partecipazione all’infrazione in parola, la
         Commissione sarebbe stata tenuta a concederle una riduzione di ammenda ai sensi del punto 29, quarto trattino, degli orientamenti
         soltanto se le circostanze di cui al punto 170 supra fossero state osservate.
      
      175    In secondo luogo, anche se la ricorrente fa valere che in altri casi la Commissione ha concesso una riduzione di ammenda a
         imprese per la loro cooperazione ai sensi del punto 29, quarto trattino, degli orientamenti, tale argomento dev’essere respinto
         perché inconferente. Infatti, posto che occorre esaminare alla luce delle circostanze di ogni singolo caso se la Commissione
         avrebbe potuto sanzionare interamente ovvero in parte un’intesa in assenza della cooperazione prestata da un’impresa, siffatto
         argomento non influisce sulla conclusione esposta al punto 172 supra, secondo cui la ricorrente non ha dimostrato, nella fattispecie,
         che la Commissione avrebbe dovuto concederle una riduzione di ammenda al di fuori del campo di applicazione della comunicazione
         del 2002 sulla cooperazione. 
      
      176    Pertanto, la seconda parte del quarto motivo dev’essere dichiarata in parte infondata e in parte inconferente. 
      
       Sulla prima parte, relativa a una violazione dei principi di buona amministrazione e di proporzionalità, tenuto conto della
         mancata contestazione dei fatti e della cooperazione della ricorrente 
      
      –       Argomenti delle parti
      177    La ricorrente sostiene che la Commissione ha violato i principi di buona amministrazione e di proporzionalità. In proposito
         essa osserva che, tenuto conto del fatto che ha ammesso di aver partecipato all’infrazione sin dal principio delle indagini
         e che non ha contestato i fatti successivamente alla notifica della comunicazione degli addebiti, essa avrebbe dovuto ottenere
         una riduzione di ammenda al di fuori del campo di applicazione della comunicazione del 2002 sulla cooperazione. 
      
      178    In primo luogo, la ricorrente osserva che la mancata contestazione dei fatti giustifica una riduzione di ammenda per tre motivi.
         Innanzi tutto, per l’impresa in parola ciò comporterebbe la rinuncia al suo diritto fondamentale di non autoincriminarsi e
         di opporsi alle dichiarazioni delle altre imprese che hanno chiesto il trattamento favorevole. Poi, ciò andrebbe oltre l’obbligo
         di collaborazione con la Commissione previsto dalla legge e, infine, alleggerirebbe in maniera significativa il lavoro dell’istituzione.
         
      
      179    In secondo luogo, la ricorrente osserva che l’utilità della mancata contestazione dei fatti è stata riconosciuta dalla giurisprudenza.
         Da un lato, nella sentenza 12 settembre 2007, causa T‑30/05, Prym e Prym Consumer/Commissione (non pubblicata nella Raccolta,
         punto 251), il Tribunale avrebbe ritenuto che una riduzione di ammenda, tenuto conto della mancata contestazione dei fatti
         e della cooperazione, sarebbe stata giustificata se la condotta dell’impresa in parola avesse consentito alla Commissione
         di accertare l’esistenza di un’infrazione con minore difficoltà. In occasione dell’udienza essa ha altresì invocato in proposito
         le sentenze Hoechst/Commissione, citata al punto 65 supra (punti 95‑97), e Gütermann e Zwicky/Commissione, citata al punto
         63 supra (punto 221). Dall’altro, l’importanza dell’ammissione dei fatti da parte di un’impresa emergerebbe altresì implicitamente
         dalla sentenza Tokai Carbon e a./Commissione, citata al punto 100 supra (punti 112, 418 e 457).
      
      180    In terzo luogo, la ricorrente osserva che il valore della mancata contestazione dei fatti è stato altresì riconosciuto dalla
         Commissione nella sua prassi decisionale anteriore. Da un lato, l’utilità intrinseca di ammettere un’infrazione sarebbe stata
         confermata dall’adozione della comunicazione della Commissione concernente la transazione nei procedimenti per l’adozione
         di decisioni a norma dell’articolo 7 e dell’articolo 23 del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio nei casi di cartelli
         (GU 2008, C 167, pag. 1, punti 32 e 33, in prosieguo: la «comunicazione sulla transazione»), che prevede una riduzione del
         10% dell’importo dell’ammenda che può essere inflitto all’impresa allorché quest’ultima ammette di aver partecipato a un’intesa.
         Dall’altro, il procedimento che risulta dalla comunicazione sulla transazione si collocherebbe nella continuità della prassi
         decisionale della Commissione che consiste nel concedere, conformemente al punto D, paragrafo 2, della comunicazione della
         Commissione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi di intesa tra imprese (GU 1996, C 207, pag. 4;
         in prosieguo: la «comunicazione del 1996 sulla cooperazione»), una riduzione del 10% dell’importo dell’ammenda quando un’impresa
         non «contesta i fatti materiali sui quali la Commissione fonda le sue accuse». Peraltro, il fatto che la comunicazione del
         2002 sulla cooperazione non preveda, a differenza della comunicazione del 1996 sulla cooperazione, né escluda la concessione
         di una riduzione di ammenda quando un’impresa non contesta i fatti non sarebbe di natura tale da limitare la portata dei principi
         generali del diritto dell’Unione quali il principio di proporzionalità e quello di buona amministrazione. 
      
      181    In quarto luogo, la ricorrente osserva che, secondo il diritto tedesco, francese e del Regno Unito, una riduzione di ammenda
         può essere accordata all’impresa che, in sostanza, non contesta l’effettività dei fatti o li ammette. 
      
      182    La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      183    In primo luogo, riguardo alla censura della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il principio di buona amministrazione
         non concedendole una riduzione di ammenda al di fuori del campo di applicazione della comunicazione del 2002 sulla cooperazione,
         si deve rammentare che, come emerge dalla giurisprudenza citata al punto 111 supra, in virtù del principio di buona amministrazione,
         l’amministrazione competente è tenuta ad esaminare, con attenzione e imparzialità, tutti gli elementi pertinenti del caso
         di specie. 
      
      184    Nella fattispecie, dal punto 544 della decisione impugnata emerge, da un lato, che la Commissione ha osservato che, «tenuto
         conto di tutti i fatti in esame, nessuna circostanza eccezionale tipica del presente procedimento [era] tale da giustificare
         la concessione a[lla ricorrente] di una riduzione per aver collaborato efficacemente al di fuori del campo di applicazione
         della comunicazione del 2002 sulla [cooperazione]». Dall’altro, al suddetto punto la Commissione ha osservato che, «a differenza
         della comunicazione [del 1996 sulla cooperazione], quella del 2002 non prevedeva più riduzioni dell’ammenda per [la mancata]
         contestazione dei fatti e la Commissione non aveva in alcun modo lasciato intendere, nel presente procedimento, che avrebbe
         potuto concedere una riduzione “al di fuori” della comunicazione [del 2002 sulla cooperazione]». 
      
      185    Pertanto, si deve affermare che la ricorrente, che non adduce alcun argomento o prova a dimostrazione del fatto che la Commissione
         non ha esaminato con attenzione e imparzialità la cooperazione che essa avrebbe fornito nel corso del procedimento amministrativo,
         non ha dimostrato che la Commissione avrebbe violato il principio di buona amministrazione. 
      
      186    La presente censura è infondata e va dunque respinta.
      
      187    In secondo luogo, riguardo alla censura secondo cui la Commissione ha violato il principio di proporzionalità non concedendo
         alcuna riduzione di ammenda alla ricorrente per non aver contestato i fatti e per avere cooperato con la Commissione nel corso
         del procedimento amministrativo, occorre innanzi tutto rammentare che, come emerge dalla giurisprudenza citata al punto 63
         supra, il principio di proporzionalità comporta che la Commissione è tenuta a fissare l’ammenda proporzionalmente agli elementi
         presi in considerazione per valutare la gravità dell’infrazione e che, in proposito, essa deve applicare tali elementi in
         maniera coerente e oggettivamente giustificata.
      
      188    Nella fattispecie va osservato che la ricorrente non dimostra che la Commissione abbia ecceduto dal suo potere discrezionale
         quanto ai fattori da prendere in considerazione nella determinazione dell’importo dell’ammenda, escludendo che la mancata
         contestazione dei fatti da parte sua e la sua cooperazione nel corso del procedimento amministrativo le attribuiscono il diritto
         a una riduzione di ammenda. 
      
      189    Infatti, in primo luogo, anche se la ricorrente fa valere che dalla prassi decisionale anteriore della Commissione emerge
         che quest’ultima ha concesso riduzioni di ammende a imprese che non avevano contestato i fatti e che avevano cooperato con
         essa, questo argomento dev’essere dichiarato inconferente. Da un lato, anche se è pacifico che il punto D, n. 2, della comunicazione
         del 1996 sulla cooperazione, applicato dalla Commissione nell’ambito delle decisioni anteriori che sanzionano intese a cui
         fa riferimento la ricorrente, prevedeva la concessione di una riduzione fra il 10 e il 50% dell’importo dell’ammenda qualora,
         una volta ricevuta una comunicazione degli addebiti, un’impresa «non [avesse] contest[ato] i fatti materiali sui quali la
         Commissione fonda[va] le sue accuse», si deve nondimeno osservare che la suddetta comunicazione, sostituita dalla comunicazione
         del 2002 sulla cooperazione, non si applica ai fatti del caso di specie. Dall’altro, contrariamente a quanto afferma la ricorrente
         e come fa osservare la Commissione, sostituendo la comunicazione del 1996 sulla cooperazione con quella del 2002, che non
         prevede riduzioni di ammenda in caso di mera mancata contestazione dei fatti, la Commissione ha chiaramente escluso che potesse
         essere accordata una riduzione di ammenda in considerazione di ciò nell’ambito della comunicazione del 2002 sulla cooperazione
         o del punto 29, quarto trattino, degli orientamenti. In effetti, la Commissione è tenuta a concedere una riduzione di ammenda
         soltanto se un’impresa fornisce, come esposto al punto 131 supra in particolare, elementi di prova che costituiscano un valore
         aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della suddetta comunicazione, oppure, come osservato al punto 170 supra, informazioni
         in mancanza delle quali la Commissione non avrebbe potuto sanzionare interamente o in parte l’infrazione in parola nella sua
         decisione definitiva. 
      
      190    In secondo luogo, si deve dichiarare infondato l’argomento della ricorrente secondo cui dalla giurisprudenza citata al punto
         179 supra emerge che la Commissione è tenuta a concedere una riduzione di ammenda a un’impresa che ha consentito di accertare
         più facilmente l’esistenza di un’infrazione, in particolare quando la detta impresa ha espressamente dichiarato di non contestare
         i fatti. Invero, tale giurisprudenza non rimette in discussione la constatazione esposta al punto 175 supra secondo cui la
         ricorrente non ha dimostrato nella fattispecie che, in assenza di cooperazione da parte sua, la Commissione non avrebbe potuto
         accertare l’infrazione in parola integralmente ovvero in parte. Occorre altresì dichiarare infondati gli argomenti della ricorrente
         secondo cui una riduzione di ammenda in considerazione della mancata contestazione dei fatti è giustificata giacché quest’ultima
         supera l’obbligo di collaborazione con la Commissione previsto dalla legge e allevia in maniera significativa il lavoro della
         Commissione, in quanto, come osservato al punto 170 supra, la concessione di una riduzione di ammenda dipende dalla sola utilità
         oggettiva che la Commissione trae dalla cooperazione di un’impresa. 
      
      191    In terzo luogo, dev’essere dichiarato inconferente l’argomento della ricorrente secondo cui la Commissione, nella sua comunicazione
         sulla transazione, ha espressamente riconosciuto che la cooperazione di un’impresa debba essere ricompensata. Infatti, da
         un lato, come giustamente osservato dalla Commissione senza che la ricorrente lo neghi, la detta comunicazione adottata un
         mese dopo l’adozione della decisione impugnata, non si applica ai fatti del caso di specie. Dall’altro, e in ogni caso, si
         deve osservare che, in virtù del punto 5 della detta comunicazione, la Commissione gode «di un ampio margine di discrezionalità
         per stabilire quali casi possano essere adatti per sondare l’interesse delle parti a partecipare a discussioni in vista di
         una transazione» e ciò soltanto se le imprese che vi partecipano soddisfano le condizioni della detta comunicazione per cui
         viene loro concessa una riduzione di ammenda del 10%. Pertanto, in virtù della detta comunicazione, spetta soltanto alla Commissione,
         e non alle imprese, decidere, tenuto conto delle circostanze di ciascun caso, se il ricorso a tale procedura consenta di facilitare
         la sanzione dell’infrazione in parola e, in tale ambito, se concedere una riduzione di ammenda del 10% a un’impresa che ne
         soddisfi le condizioni.
      
      192    In quarto luogo, dev’essere dichiarato inconferente l’argomento della ricorrente secondo cui, in base al diritto nazionale
         della concorrenza di diversi Stati membri dell’Unione europea, la mancata contestazione dei fatti dà diritto a una riduzione
         di ammenda, in quanto le dette norme, che non vincolano la Commissione, non costituiscono l’ambito giuridico pertinente per
         verificare se la Commissione abbia violato il principio di proporzionalità non concedendo alcuna riduzione di ammenda alla
         ricorrente in considerazione della sua cooperazione. 
      
      193    Alla luce delle osservazioni che precedono, dev’essere respinta la censura della ricorrente, secondo cui la Commissione ha
         violato il principio di proporzionalità, in parte perché inconferente e in parte perché infondata e, pertanto, occorre respingere
         la prima parte nel suo insieme. 
      
       Sulla terza parte, relativa a una violazione dei principi di proporzionalità, di buona amministrazione e di parità di trattamento,
         derivante dal fatto che la Aragonesas e la ricorrente sarebbero state ingiustamente trattate in maniera equivalente 
      
      –       Argomenti delle parti
      194    La ricorrente fa valere che la Commissione ha violato i principi di proporzionalità, di parità di trattamento e di buona amministrazione
         nella decisione impugnata, in quanto un’impresa che ammette di aver commesso un’infrazione e che coopera con la Commissione
         dev’essere trattata in maniera diversa rispetto a quella che contesta la detta infrazione. 
      
      195    In proposito, la ricorrente osserva che, come la Aragonesas, essa non ha beneficiato di alcuna riduzione di ammenda, anche
         se la Aragonesas aveva contestato i fatti affermando nella sua risposta alla comunicazione degli addebiti di non aver partecipato
         agli accordi riguardanti l’insieme del mercato comune, che gli elementi di prova presentati dalla Commissione erano insufficienti
         per accertare l’esistenza dell’infrazione in quanto forniti nell’ambito delle domande ai sensi della comunicazione del 2002
         sulla cooperazione depositate da altre imprese e che nessun elemento di prova dimostrava che essa avesse sistematicamente
         cooperato con gli altri membri dell’intesa. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      196    In primo luogo, riguardo alle censure della ricorrente secondo cui la Commissione avrebbe violato i principi di buona amministrazione
         e di proporzionalità non concedendole alcuna riduzione di ammenda in considerazione della sua cooperazione al di fuori del
         campo di applicazione della comunicazione sulla cooperazione, occorre osservare che, nell’ambito di questa parte del quarto
         motivo, essa non deduce alcun argomento a sostegno delle sue censure e che queste si confondono con quelle dedotte nell’ambito
         della prima parte dello stesso motivo. Tali censure devono pertanto essere dichiarate infondate per i motivi esposti ai punti
         183‑193 supra. 
      
      197    In secondo luogo, riguardo alla censura della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il principio di parità di trattamento
         per il fatto che essa si sarebbe trovata in una situazione diversa da quella della Aragonesas, che aveva contestato i fatti
         nel corso del procedimento amministrativo, occorre rammentare che, come emerge dalla giurisprudenza citata al punto 108 supra,
         il detto principio impone che situazioni analoghe non siano trattate in maniera diversa e che situazioni diverse non siano
         trattate in maniera uguale, a meno che tale trattamento non sia obiettivamente giustificato. 
      
      198    Nella fattispecie, sebbene sia pacifico che la Aragonesas ha contestato i fatti nel corso del procedimento amministrativo
         (v. i punti 341‑346 della decisione impugnata) al contrario della ricorrente, che, invece, non li ha contestati ed ha cooperato
         con la Commissione (v. punto 340 della decisione impugnata), ciò non toglie che queste due imprese si trovino in situazioni
         analoghe, posto che nessuna di esse soddisfa le condizioni previste dalla comunicazione del 2002 sulla cooperazione e dal
         punto 29, quarto trattino, degli orientamenti, che giustificano la concessione di una riduzione di ammenda. La Commissione
         ha dunque giustamente trattato in maniera uguale queste due imprese.
      
      199    Pertanto, devono essere dichiarati infondati la censura della ricorrente secondo cui la Commissione ha violato il principio
         di parità di trattamento nonché la terza parte del quarto motivo e, dunque, il quarto motivo nel suo insieme. 
      
      200    In base alle considerazioni sopra svolte, occorre pertanto dichiarare infondato il primo capo di conclusioni. 
      
      B –  Sulle conclusioni dedotte in via subordinata e dirette alla riforma dell’importo dell’ammenda 
      1.     Argomenti delle parti
      201    Con il secondo capo di conclusioni, nonché con le sue memorie, la ricorrente chiede al Tribunale di riformare l’importo dell’ammenda
         che le è stata inflitta. In tale ambito essa auspica in particolare che il Tribunale in via principale riduca la percentuale
         di maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda in considerazione della recidiva dal 90 al 50% e, in subordine, che le
         conceda una riduzione di ammenda fra il 30 e il 50%, tenuto conto della sua stretta cooperazione nel corso del procedimento
         amministrativo e del fatto che essa non ha contestato i fatti. 
      
      202    La Commissione contesta le richieste della ricorrente. 
      
      2.     Giudizio del Tribunale
      203    Occorre innanzi tutto rammentare che, secondo la giurisprudenza, quanto al controllo esercitato dal giudice dell’Unione sulle
         decisioni della Commissione in materia di concorrenza, al di là del semplice controllo di legittimità, che consente soltanto
         di respingere il ricorso di annullamento o di annullare l’atto impugnato, la competenza giurisdizionale anche di merito conferita,
         ai sensi dell’art. 229 CE, al Tribunale dall’art. 31 del regolamento n. 1/2003, legittima tale giudice a riformare l’atto
         impugnato, anche in assenza di annullamento, tenendo conto di tutte le circostanze di fatto, al fine di modificare, ad esempio,
         l’importo dell’ammenda (v. sentenza della Corte 3 settembre 2009, causa C‑534/07 P, Prym e Prym Consumer/Commissione, Racc. pag. I‑7415,
         punto 86 e giurisprudenza ivi citata).
      
      204    In primo luogo, riguardo alla richiesta di riforma della percentuale di maggiorazione del 90% dell’importo di base dell’ammenda
         imposta alla ricorrente in considerazione della recidiva, tenuto conto, in particolare, della forte tendenza della ricorrente
         a violare le regole della concorrenza, il Tribunale, nell’ambito della propria competenza anche di merito, ritiene che non
         occorra riformare la percentuale anzidetta. 
      
      205    In secondo luogo, riguardo alla domanda di riforma dell’importo dell’ammenda imposto alla ricorrente perché non ha contestato
         i fatti e ha cooperato nel corso del procedimento amministrativo, il Tribunale, nell’ambito della propria competenza anche
         di merito, ritiene che non occorra concederle una riduzione di ammenda, posto che tale cooperazione non è stata in grado di
         consentire alla Commissione di sanzionare l’intesa interamente ovvero in parte. 
      
      206    Per tali motivi e in assenza di altri elementi, nella fattispecie, atti a indurre la riforma dell’importo dell’ammenda inflitta
         alla ricorrente, si deve dichiarare infondato il secondo capo di conclusioni di quest’ultima. 
      
      207    Pertanto, il ricorso della ricorrente dev’essere respinto in toto. 
      
       Sulle spese
      208    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese.
         
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      L’Arkema France è condannata alle spese. 
      
               Pelikánová 
            
            
                Jürimäe 
            
            
                Soldevila Fragoso
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 17 maggio 2011.
      E. Coulon
      Indice
      Fatti
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      A –  Sulle conclusioni, formulate in via principale, dirette all’annullamento della decisione impugnata
      1.  Sulla ricevibilità
      a)  Sulla prima eccezione di irricevibilità, relativa all’irricevibilità del primo capo di conclusioni della ricorrente
      b)  Sulla seconda eccezione di irricevibilità, relativa all’irricevibilità del primo motivo dedotto dalla ricorrente
      2.  Nel merito
      a)  Sul secondo motivo, relativo a errori di diritto connessi alla maggiorazione dell’importo di base dell’ammenda inflitta
         alla ricorrente a motivo della recidiva
      
      Sulla prima parte, relativa alla violazione dei diritti della difesa e del principio di proporzionalità, tenuto conto della
         presa in considerazione della decisione perossigeno, a motivo della recidiva, nella decisione impugnata
      
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      Sulla seconda parte, relativa a una violazione dei principi del ne bis in idem e di proporzionalità, tenuto conto del fatto
         che la Commissione aveva già preso in considerazione, ai fini della recidiva, le decisioni perossigeno, polipropilene e PVC
         in altre quattro decisioni che sanzionano la ricorrente
      
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      Sulla terza parte, relativa a una violazione dei principi di proporzionalità, di parità di trattamento e di buona amministrazione,
         tenuto conto della maggiorazione del 90% dell’importo di base dell’ammenda imposta alla ricorrente in funzione del comportamento
         recidivante
      
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      b)  Sul terzo motivo, relativo alla mancata concessione alla ricorrente di una riduzione dell’ammenda ai sensi della comunicazione
         del 2002 sulla cooperazione
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      c)  Sul quarto motivo, relativo alla mancata concessione alla ricorrente di una riduzione di ammenda al di fuori del campo
         di applicazione della comunicazione del 2002 sulla cooperazione
      
      Sulla seconda parte, relativa a errori di fatto e di diritto che la Commissione avrebbe commesso ritenendo che la cooperazione
         della ricorrente non giustificasse una riduzione di ammenda in considerazione delle circostanze attenuanti previste negli
         orientamenti
      
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      Sulla prima parte, relativa a una violazione dei principi di buona amministrazione e di proporzionalità, tenuto conto della
         mancata contestazione dei fatti e della cooperazione della ricorrente
      
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      Sulla terza parte, relativa a una violazione dei principi di proporzionalità, di buona amministrazione e di parità di trattamento,
         derivante dal fatto che la Aragonesas e la ricorrente sarebbero state ingiustamente trattate in maniera equivalente
      
      –  Argomenti delle parti
      –  Giudizio del Tribunale
      B –  Sulle conclusioni dedotte in via subordinata e dirette alla riforma dell’importo dell’ammenda
      1.  Argomenti delle parti
      2.  Giudizio del Tribunale
      Sulle spese
      * Lingua processuale: il francese.