CELEX: 62000CC0037
Language: it
Date: 2001-10-18
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Jacobs del 18 ottobre 2001. # Herbert Weber contro Universal Ogden Services Ltd. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Hoge Raad der Nederlanden - Paesi Bassi. # Convenzione di Bruxelles - Art. 5, punto 1 - Giudice del luogo di esecuzione dell'obbligazione contrattuale - Contratto di lavoro - Luogo nel quale il lavoratore svolge abitualmente la propria attività - Nozione - Lavoro svolto in parte in un impianto stabilito al di sotto della piattaforma continentale adiacente ad uno Stato contraente e in parte sul territorio di un altro Stato contraente. # Causa C-37/00.

Avviso legale importante

|

62000C0037

Conclusioni dell'avvocato generale Jacobs del 18 ottobre 2001.  -  Herbert Weber contro Universal Ogden Services Ltd.  -  Domanda di pronuncia pregiudiziale: Hoge Raad der Nederlanden - Paesi Bassi.  -  Convenzione di Bruxelles - Art. 5, punto 1 - Giudice del luogo di esecuzione dell'obbligazione contrattuale - Contratto di lavoro - Luogo nel quale il lavoratore svolge abitualmente la propria attività - Nozione - Lavoro svolto in parte in un impianto stabilito al di sotto della piattaforma continentale adiacente ad uno Stato contraente e in parte sul territorio di un altro Stato contraente.  -  Causa C-37/00.  

raccolta della giurisprudenza 2002 pagina I-02013

Conclusioni dell avvocato generale

1. La presente causa concerne l'individuazione del foro competente ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione di Bruxelles per un procedimento relativo ad un contratto di lavoro. Lo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi) solleva una questione pregiudiziale in relazione a tale contratto stipulato fra una società scozzese e un cittadino tedesco residente in Germania, impiegato, per almeno una parte del periodo fra il 1987 e il 1993, a bordo di navi o piattaforme di perforazione operanti sulla o al di sopra della piattaforma continentale dei Paesi Bassi ed in seguito, per diversi mesi, a bordo di una gru galleggiante nelle acque territoriali danesi.Convenzione di Bruxelles2. Considerato che il procedimento principale venne iniziato nel 1994, la versione rilevante della Convenzione di Bruxelles è quella modificata dalla Convenzione di adesione della Spagna e del Portogallo, firmata a Donostia-San Sebastián il 26 maggio 1989 .3. Ai sensi dell'art. 1, la Convenzione di Bruxelles si applica in materia civile e commerciale e indipendentemente dalla natura dell'organo giurisdizionale. In relazione alla competenza giurisdizionale, il principio generale sancito dall'art. 2 stabilisce che le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti agli organi giurisdizionali di tale Stato. In forza dell'art. 3, le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente possono essere convenute davanti agli organi giurisdizionali di un altro Stato contraente solo in virtù delle norme enunciate alle sezioni 2-6 del titolo relativo alla competenza. Tra queste disposizioni, l'art. 5 è rilevante per la presente causa.4. Esso stabilisce, fra l'altro:«Il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente:1) in materia contrattuale, davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita; [prima della Convenzione di adesione del 1989 l'art. 5 (1) non andava oltre questo punto] in materia di contratto individuale di lavoro, il luogo è quello in cui il lavoratore svolge abitualmente la propria attività; qualora il lavoratore non svolga abitualmente la propria attività in un solo paese, il datore di lavoro può essere citato dinanzi al giudice del luogo in cui è situato o era situato lo stabilimento presso il quale è stato assunto;(...)» .5. Prima del 1989 l'art. 60 stabiliva che la Convenzione di Bruxelles si applicava ai «territori europei degli Stati contraenti», con ulteriori dettagliate previsioni relative alla sua applicazione o eventuale applicazione a vari altri territori dipendenti. Detto articolo è stato tuttavia abrogato dall'art. 21 della Convenzione di adesione del 1989 e da allora non esiste alcuna disposizione specifica in materia di applicazione territoriale.La legislazione olandese6. La legge olandese del 1992 relativa al lavoro nelle industrie estrattive nel mare del Nord (Wet arbeid mijnbouw Noordzee, la «WAMN») è entrata in vigore il 1° febbraio 1993.7. L'art. 2 di detta legge dispone che la legislazione olandese relativa ai contratti di lavoro, incluse le norme di diritto internazionale privato ad essi pertinenti, trova applicazione per quei contratti di lavoro per lavoratori a bordo di qualsiasi «installazione mineraria» (mijnbouwinstallatie) sulla o al di sopra della piattaforma continentale olandese. Lo Hoge Raad chiarisce che l'espressione «installazioni minerarie» include le navi di trivellazione e tutti gli impianti galleggianti fissi o (immobili) per l'espletamento delle operazioni di prospezione o estrazione di minerali, e che per «piattaforma continentale» deve intendersi quella definita nella Convenzione di Ginevra sulla piattaforma continentale del 1958 , vale a dire, in sostanza, «l'area sottomarina adiacente alla costa ma al di là del mare territoriale fino ad una profondità di 200 metri». (Tale Convenzione è stata firmata il 29 aprile 1958 ed è entrata in vigore il 10 giugno 1964; la successiva Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata a Montego Bay il 10 dicembre 1982 , che contiene una definizione lievemente diversa, non è entrata in vigore fino al 16 novembre 1994 e non è stata ratificata dai Paesi Bassi fino al 28 giugno 1996). L'art. 2 della WAMN stabilisce anche che, ai fini del diritto internazionale privato, il lavoro prestato da tali lavoratori si considera svolto nei Paesi Bassi.8. L'art. 10, punto 1, della WAMN attribuisce, per le controversie relative a tali contratti di lavoro, la competenza al Kantonrechter te Alkmaar. Tuttavia, lo Hoge Raad rileva che la relazione esplicativa di quell'articolo precisa che quest'ultimo non può derogare alle regole previste dalla Convenzione di Bruxelles e, pertanto, che «qualora il datore di lavoro sia stabilito in un altro Stato membro delle Comunità europee, il lavoratore non può avvalersi dell'art. 10 e dovrà agire in giudizio nel detto Stato membro» .Procedimento9. Il sig. Weber è cittadino tedesco, impiegato come cuoco dalla Universal Ogden Services Ltd (la 'Ogden') dal luglio 1987 al dicembre 1993. Egli risiedeva in Germania sia durante detto periodo di lavoro che al momento in cui ha proposto il ricorso principale nel 1994. La Ogden (anche se all'apparenza controllata da una multinazionale molto più grande) è una società di diritto scozzese con sede in Aberdeen.10. Alcuni dettagli di fatto del lavoro del sig. Weber sono ancora in discussione dinanzi al giudice nazionale, ma sembra comunque pacifico che fino al 21 settembre 1993 almeno una parte del suo lavoro per la Ogden veniva svolta a bordo di navi o di installazioni regolate (o che saranno in seguito regolate) dalla WAMN all'interno dell'area della piattaforma continentale olandese. Dal 21 settembre al 30 dicembre 1993 era impiegato dalla Ogden su di una gru galleggiante che operava nelle acque territoriali danesi.11. Il 29 giugno 1994 il sig. Weber ha presentato dinanzi al Kantonrechter te Alkmaar un ricorso relativo al contratto di lavoro contro la Ogden sulla scorta dell'art. 10 della WAMN. Il Kantonrechter si è dichiarato competente ma, in seguito all'appello della Ogden, il Rechtbank (Corte Distrettuale) ha annullato quella decisione, essenzialmente in base al fatto che doveva essere considerato solo il lavoro successivo all'entrata in vigore della WAMN il 1° febbraio 1993 e che sui periodi di lavoro discontinui del sig. Weber nell'area della piattaforma continentale olandese posteriori a quella data prevaleva il suo successivo lavoro per una durata, più o meno continua di tre mesi nelle acque territoriali danesi. Il sig. Weber ha proposto in seguito ricorso per cassazione dinanzi allo Hoge Raad.12. Lo Hoge Raad, rilevando come le corti inferiori abbiano errato nel giudicare senza tener conto della Convenzione di Bruxelles, ritiene che la questione non possa essere risolta senza l'interpretazione dell'art. 5, punto 1, della suddetta Convenzione ed ha chiesto una pronuncia pregiudiziale sulle seguenti questioni:«1) Se l'attività lavorativa svolta sull'area di piattaforma continentale adiacente ai Paesi Bassi da un lavoratore come definito dalla WAMN debba essere considerata, ai fini dell'applicazione dell'art. 5, punto 1, della Convenzione di Bruxelles, attività lavorativa svolta nei Paesi Bassi, o debba essere a questa equiparata.2) In caso affermativo, se, volendo stabilire se il lavoratore debba essere considerato come chi ha prestato "abitualmente" la sua attività lavorativa nei Paesi Bassi, si debba tenere conto dell'intero periodo di attività lavorativa o solo dell'ultimo periodo della stessa.3) Se, per risolvere la questione sub b), si debba distinguere fra il periodo precedente l'entrata in vigore della WAMN - quando la legge olandese non aveva ancora designato un giudice territorialmente competente per una controversia come quella in esame - ed il periodo successivo all'entrata in vigore della WAMN».13. Osservazioni scritte sono state presentate dalle parti del procedimento principale, dai governi dei Paesi Bassi e del Regno Unito, nonché dalla Commissione. Non vi è stata alcuna udienza.Analisi14. Le questioni dello Hoge Raad sollevano due problemi. Il primo riguarda il giudice del luogo in cui un lavoratore presta abitualmente la sua attività - che, come si vedrà, è connesso alla competenza territoriale del giudice degli Stati contraenti - e il secondo concerne l'identificazione del suddetto luogo, con particolare riferimento al significato del termine «abitualmente». La questione degli aspetti temporali dell'entrata in vigore di una legge nazionale che conferisce competenza ad un determinato giudice è sollevata anche in relazione alla seconda problematica.Competenza territoriale dei giudici dello Stato contraente15. La questione è se, ai fini della Convenzione di Bruxelles, un giudice di uno Stato contraente possa essere considerato come il giudice di un luogo situato al di fuori del territorio o delle acque territoriali di tale Stato, ma sulla o al di sopra della piattaforma continentale. Tutti coloro che hanno sottoposto osservazioni, fatta eccezione per la Ogden, sono dell'opinione che esso possa ritenersi tale.16. Nel considerare la questione, occorre tener presente, in primo luogo, che, anche se il caso di specie concerne il luogo di adempimento di un contratto di lavoro, nella Convenzione esistono altri riferimenti al giudice del luogo, e pertanto la problematica può assumere una più ampia rilevanza e che, in secondo luogo, la soluzione non può in alcun modo pregiudicare il fondamentale diritto del sig. Weber, di cui all'art. 2 della Convenzione, di citare in giudizio la Ogden davanti al giudice del paese in cui la stessa è domiciliata, vale a dire la Scozia.17. Oltre alla Convenzione di Bruxelles, si è fatto riferimento alla Convenzione sulla piattaforma continentale , alla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati e alla Convenzione sul diritto del mare .18. Ritengo che i termini attuali della Convenzione sul diritto del mare, alla quale il governo del Regno Unito e la Commissione attribuiscono una qualche rilevanza, non possano essere presi in considerazione nella fattispecie, dal momento che detta Convenzione non è entrata in vigore se non dopo che il procedimento principale era già iniziato è stata ratificata dai Paesi Bassi solo due anni dopo. Tuttavia, dato che le sue disposizioni non sono dissimili da quelle della Convenzione sulla piattaforma continentale, è possibile che le argomentazioni addotte siano trasposte a quest'ultima.19. Tali argomentazioni riguardano la sovranità sulla piattaforma continentale attribuita agli Stati costieri in base al diritto internazionale.20. Da un lato, la Convenzione sulla piattaforma continentale stabilisce che lo Stato costiero «esercita sulla piattaforma continentale diritti sovrani allo scopo di esplorarla e di sfruttarne le risorse naturali» (art. 2, punto 1), che tali diritti «non dipendono (...) da una specifica proclamazione» (art. 2, punto 3) e che lo Stato costiero «gode del diritto di costruire e condurre o utilizzare, sulla piattaforma continentale, installazioni e altre strutture necessarie per esplorarla e per sfruttarne le risorse naturali» (art. 5, punto 2), tali installazioni e strutture essendo «poste sotto la giurisdizione dello Stato costiero» (art. 5, punto 4).21. Inoltre, il Proclama di Truman del 28 settembre 1945 aveva già affermato che «la piattaforma continentale può essere considerata come un'estensione della massa di terra della nazione costiera e perciò ad essa naturalmente appartenente». Nel 1969, indicando tale documento come il «punto di partenza del diritto positivo nella materia», nella sentenza sulla North Sea Continental Shelf [piattaforma continentale del Mare del Nord] la Corte internazionale di giustizia ha affermato che la piattaforma continentale sulla quale lo Stato costiero può esercitare i suoi diritti «costituisce un prolungamento naturale del suo territorio nel e sotto il mare» e che questi diritti esistono «ipso facto e ab initio, in forza della sovranità sul territorio, e come un'estensione di questa».22. D'altro lato, i diritti in questione sono ovviamente limitati agli scopi dell'esplorazione e dello sfruttamento delle risorse naturali e «non pregiudicano lo status giuridico di alto mare delle acque sovrastanti, né quello dello spazio aereo sovrastante tali acque» (art. 3 della Convenzione sulla piattaforma continentale). Inoltre, le installazioni e le strutture sulla piattaforma continentale non possiedono lo status di isole, non hanno un loro proprio mare territoriale e non influiscono sulla delimitazione del mare territoriale dello Stato costiero (art. 5, punto 4). Da ciò la Ogden conclude che la sovranità risulta limitata e non trasforma di fatto la piattaforma continentale, né alcuna installazione o struttura sulla stessa, in parti del «territorio» dello Stato costiero. Dato che i trattati di regola si applicano all'intero «territorio» di ciascuna parte contraente (art. 29 della Convenzione di Vienna), e che la Convenzione di Bruxelles non rivela nessuna diversa intenzione, la piattaforma continentale deve essere esclusa dal suo campo d'applicazione.23. Sebbene queste considerazioni relative al territorio non siano irrilevanti, sarebbe a mio avviso erroneo identificare la problematica nel «campo di applicazione territoriale» della Convenzione di Bruxelles.24. Il campo di applicazione della Convenzione di Bruxelles è definito dall'art. 1 con esclusivo riferimento alle materie alle quali essa si applica. In relazione alla competenza, la Convenzione si applica in forza dell'art. 2 ogni qualvolta una persona avente il domicilio nel territorio di uno Stato contraente sia convenuta davanti agli organi giurisdizionali di uno Stato contraente, come avviene nel caso di specie. A tale riguardo, la Convenzione non ha uno specifico «campo d'applicazione territoriale», nonostante la presenza dell'art. 60 nella sue versioni precedenti il 1989. Detta norma riguardava esclusivamente la questione dell'applicazione ad alcuni territori connessi in vario modo agli Stati contraenti. In relazione alla competenza, si trattava di stabilire se i giudici di questi territori dovessero essere considerati giudici di uno Stato contraente e se le persone ivi domiciliate dovessero considerarsi domiciliate in uno Stato contraente. L'art. 60 non ha alcuna incidenza sulla determinazione del giudice di un luogo determinato o della competenza territoriale di un giudice.25. Tale determinazione deve, a mio avviso, restare innanzitutto una questione regolata dal diritto nazionale, sempre che non venga violata nessuna norma di diritto internazionale pubblico26. E' vero che la Corte cerca, ove possibile, di attribuire ai termini della Convenzione di Bruxelles un'interpretazione autonoma, preferendola ad altra che faccia riferimento al diritto nazionale . Tuttavia, tale scelta non è sempre la più appropriata e non viene sempre adottata dalla Corte . La Convenzione stessa, infatti, contiene riferimenti al diritto nazionale - come agli artt. 52 e 53, relativi alla determinazione del domicilio. E' anche vero che ai fini dell'art. 5, punto 1, il luogo dell'esecuzione di un contratto di lavoro deve essere determinato con riferimento a criteri uniformi definiti sulla scorta del sistema e degli scopi della Convenzione . Comunque, il problema al momento non è l'identificazione del luogo dell'esecuzione di un contratto (che costituisce l'oggetto della seconda questione dello Hoge Raad e di cui tratterò in seguito) ma l'identificazione del giudice di un determinato luogo.27. Quanto al territorio di uno Stato contraente, non possono sussistere controversie. La determinazione della competenza territoriale dei singoli giudici non è l'oggetto della Convenzione di Bruxelles. Spetta esclusivamente al diritto interno decidere se, all'interno di un singolo Stato, il giudice di un determinato luogo è quello, ad esempio, dell'Inghilterra, della Scozia o dell'Irlanda del Nord, ovvero di uno piuttosto che di un altro dei Länder tedeschi o delle province spagnole, o, all'interno di queste aree, quale giudice locale sia territorialmente competente . Inoltre, dalla relazione sulla Convenzione di adesione del 1989 risulta chiaramente che, nonostante l'abrogazione dell'art. 60, permaneva l'intenzione di consentire agli Stati contraenti di estendere la Convenzione di Bruxelles ad altri territori sotto la loro responsabilità, conformemente alle norme di diritto internazionale pubblico.28. Per quanto riguarda la parte olandese della piattaforma continentale, sembra che il diritto olandese, così come enunciato nella WAMN, individui nel Kantonrechter di Alkmaar il tribunale di prima istanza per l'area in questione, quanto alle controversie di lavoro derivanti dall'impiego nelle installazioni minerarie ivi collocate. Dato che la Convenzione sulla piattaforma continentale conferisce agli Stati costieri diritti sovrani sulla piattaforma continentale per scopi minerari e considera le installazioni e le strutture minerarie che vi si trovano sotto la loro giurisdizione, ciò sembra in piena conformità con il diritto internazionale pubblico.29. Tale posizione non è pregiudicata dalla natura limitata dei diritti degli Stati costieri o dallo status giuridico di alto mare delle acque sovrastanti. La competenza in questione rientra chiaramente nell'ambito dei diritti accordati dalla Convenzione sulla piattaforma continentale da prima della firma della Convenzione di Bruxelles. Di conseguenza, al momento dell'entrata in vigore della Convenzione di Bruxelles, la piattaforma continentale apparteneva già, relativamente alle attività ed alle installazioni minerarie, alla competenza giurisdizionale dei Paesi Bassi. Appare difficile concepire come le controversie derivanti da tali attività, incluse le controversie di lavoro, possano essere state escluse dalla suddetta competenza giurisdizionale, sebbene non fosse stato designato alcun giudice specifico per esaminarle.30. D'altra parte, la situazione potrebbe essere diversa nel caso in cui, ad esempio, si trattasse di una nave battente bandiera di un altro Stato e navigante in alto mare sulla piattaforma continentale. Ai sensi della Convenzione sull'alto mare , lo Stato della bandiera deve effettivamente esercitare la sua giurisdizione ed il suo controllo nei settori amministrativo, tecnico e sociale sulle navi battenti la sua bandiera (art. 5, punto 1) e tali navi sono «soggette in alto mare alla sua esclusiva giurisdizione» (art. 6, punto 1) . E l'analisi sarebbe ovviamente diversa se il diritto nazionale avesse designato un giudice specifico per un luogo in alto mare sul quale né lo Stato in questione né nessun altro potesse vantare alcun diritto in forza del diritto internazionale. Altre convenzioni internazionali possono comunque attribuire una competenza specifica a giudici dello Stato costiero .31. In ogni caso, il giudice competente per l'area della piattaforma continentale olandese, quindi, non sarà necessariamente il Kantonrechter te Alkmaar, o, in realtà, alcun altro giudice olandese - né, inoltre, vi sono indicazioni che il diritto olandese lo considererebbe tale. Tuttavia, l'attribuzione di competenza a tale giudice per le controversie derivanti dai contratti di lavoro presso le installazioni minerarie in quell'area è pienamente compatibile con il diritto internazionale pubblico.32. A mio avviso, non esiste quindi alcuna ragione per ritenere che, ai fini della Convenzione di Bruxelles, il Kantonrechter te Alkmaar non sia il giudice del luogo dell'esecuzione di un contratto di lavoro, qualora il luogo sia un'installazione mineraria nell'area della piattaforma continentale olandese del Mare del Nord ed il diritto dei Paesi Bassi attribuisca a tale giudice la competenza a dirimere le controversie relative a tali questioni.Il luogo in cui il lavoratore svolge abitualmente la propria attività33. Risulta che il sig. Weber era impiegato dalla Ogden fra il 1987 ed il 1993 a bordo di vari natanti ed installazioni, alcuni all'interno ed altri all'esterno dell'area della piattaforma continentale olandese. Dai documenti prodotti dinanzi alla Corte non si ricava nessuna chiara indicazione circa i diversi periodi di cui trattasi, questione che, in realtà, risulta ancora controversa nei procedimenti nazionali. In base ai fatti accertati dal Rechtbank te Alkmaar sembra che, per il periodo 1° febbraio - 21 settembre 1993, il lavoro all'interno dell'area in questione fosse discontinuo perlomeno durante tale intervallo . Dal 21 settembre al 30 dicembre 1993, il sig. Weber ha lavorato a bordo di una gru galleggiante nelle acque territoriali danesi.34. Lo Hoge Raad intende sapere se, nel decidere dove il sig. Weber ha svolto abitualmente la propria attività ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione di Bruxelles, si debba prendere in considerazione l'intero periodo di lavoro o solamente l'ultimo periodo.35. La questione della determinazione del luogo dell'esecuzione di un contratto di lavoro qualora il lavoratore svolga la propria attività nell'ambito di diverse giurisdizioni è stata affrontata dalla Corte in tre cause: Six Constractions , Mulox e Rutten . Sebbene sia Six Constractions che Mulox riguardassero una versione anteriore della Convenzione di Bruxelles, nella quale non esisteva alcuna norma relativa ai contratti di lavoro, risulta chiaramente da Rutten che tali sentenze e la giurisprudenza sulla quale le stesse si basavano rimangono rilevanti ai fini dell'interpretazione della versione posteriore al 1989.36. Nella causa Six Constructions, il lavoro si presentava sotto forma di incarichi eseguiti in vari paesi, nessuno dei quali era parte della Convenzione di Bruxelles. Anche se il lavoratore rientrava regolarmente in Belgio, luogo dell'assunzione, lo faceva solo al fine di relazionare alla filiale belga del suo datore di lavoro. La Corte ha statuito che, dal momento che il luogo dell'esecuzione del contratto non rientrava in nessuno degli Stati contraenti, l'art. 5, punto 1, della Convenzione non poteva trovare applicazione e la competenza doveva essere determinata in base al luogo del domicilio del convenuto, conformemente all'art. 2.37. Nelle cause Mulox e Rutten, tuttavia, il lavoratore aveva un ufficio in uno degli Stati contraenti, dal quale partiva per viaggi di lavoro, che occupavano una percentuale significativa del suo tempo, in altri paesi, alcuni dei quali erano Stati contraenti. Il luogo di esecuzione del contratto è stato definito dalla Corte nella sentenza Malox come «il luogo nel quale, o a partire dal quale, il lavoratore adempie principalmente le sue obbligazioni nei confronti del datore di lavoro», e nella sentenza Rutten «è quello in cui il lavoratore ha stabilito il centro effettivo delle proprie attività professionali».38. A prima vista, il modo in cui la questione dello Hoge Raad è formulata potrebbe sembrare sorprendente. Sembrerebbe ovvio che, qualora si tratti di determinare dove un'attività viene abitualmente svolta, si debba prendere in considerazione la durata della stessa.39. Tuttavia, a parte il problema dell'entrata in vigore della WAMN, che è oggetto della terza questione e che tratterò in seguito, la formulazione può essere stata in parte determinata da quanto affermato nella sentenza Mulox : «il giudice nazionale potrebbe prendere in considerazione il fatto che, al momento in cui è sorta la controversia dinanzi ad esso pendente, il lavoratore svolgeva la sua attività esclusivamente nel territorio di detto Stato contraente. In mancanza di altri fattori determinanti, si deve ritenere che tale luogo costituisca, ai fini dell'applicazione dell'art. 5, punto 1, della Convenzione, il luogo d'esecuzione dell'obbligazione dedotta in una domanda giudiziale basata su un contratto di lavoro».40. In ogni caso, la questione del luogo abituale di lavoro non è facilmente risolvibile nel caso di specie, qualunque siano i termini in cui è formulata, e sembra preferibile, al fine di fornire l'indicazione più utile, analizzare la questione su di una base sufficientemente ampia.41. I dettagli del lavoro del sig. Weber non sono stati definitivamente accertati, ma sembrerebbe che la sua situazione sia per certi aspetti più simile a quella del lavoratore nella causa Six Constructions piuttosto che a quelle delle cause Mulox o Rutten. Segnatamente, sembra che il sig. Weber non avesse un ufficio professionale da cui operava, ma piuttosto che prestasse la sua attività lavorativa su diverse navi o installazioni sulle quali veniva occasionalmente inviato, utilizzando indubbiamente il tempo residuo in modo discrezionale. Non è quindi semplice risolvere la presente causa basandosi sulle sentenze rese nelle due cause da ultimo citate. D'altro canto, nella sentenza Six Constructions, la Corte ha affrontato la questione rilevando che il contratto era stato eseguito per intero al di fuori del territorio degli Stati contraenti, di modo che era impossibile individuare un «giudice del luogo dell'esecuzione» all'interno di tali Stati. Nel caso di specie, si possono individuare almeno due giudici, l'olandese ed il danese. Per fornire l'interpretazione più corretta, tuttavia, possono risultare utili alcuni principi espressi dalla Corte in tutte e tre le sentenze.42. In via preliminare, occorre ricordare che il luogo di esecuzione di un contratto di lavoro va determinato secondo criteri uniformi che la Corte deve definire basandosi sul sistema e sugli scopi della Convenzione di Bruxelles , anche se l'esame dei fatti alla luce di tali criteri è naturalmente di esclusiva competenza del giudice nazionale. Nel delineare tali criteri uniformi, la Corte ha tenuto conto di numerose considerazioni, esaustivamente esposte nella sentenza Rutten .43. In primo luogo, la norma contenuta nell'art. 5, punto 1, della Convenzione di Bruxelles è giustificata dalla sussistenza di un nesso particolarmente stretto fra la controversia ed il giudice che può, più convenientemente, essere chiamato a conoscerne; nel caso di contratti di lavoro, il giudice del luogo dell'esecuzione dell'obbligazione del lavoratore risulta il più idoneo.44. In secondo luogo, occorre tener conto dell'esigenza di garantire adeguata tutela al lavoratore, che rappresenta la parte contraente più debole. Tale tutela è meglio garantita se le controversie relative ad un contratto di lavoro rientrano nella competenza del giudice del luogo in cui il lavoratore adempie le sue obbligazioni, dove è (probabilmente) meno oneroso per il medesimo adire giudici o difendersi dinanzi ad essi.45. In terzo luogo, nel caso in cui il lavoro venga svolto in più Stati contraenti, è importante evitare il moltiplicarsi dei fori competenti; pertanto l'art. 5, punto 1, non può conferire una competenza concorrente ai giudici di ciascuno Stato contraente coinvolto.46. E' quindi necessario, conclude la Corte nella sentenza Rutten , determinare il luogo con il quale la controversia presenta il nesso più significativo, tenendo nel dovuto conto la necessità di garantire adeguata tutela al lavoratore in quanto parte contraente più debole.47. Vorrei anche aggiungere che (e qui dissento, in una certa misura, da quanto affermato dai governi dei Paesi Bassi e del Regno Unito) l'ultima esigenza non può influenzare fino al punto di concedere al lavoratore una discrezionalità piena nella scelta del foro, o comportare che il foro venga determinato sulla base di che cosa è, per quest'ultimo, più conveniente. La necessità, al contrario, di disporre di criteri uniformi che assicurino la certezza del diritto e di evitare il moltiplicarsi dei fori competenti implica che tale esigenza deve essere maggiormente astratta e non collegata alle situazioni del singolo lavoratore. In modo del tutto simile, il necessario nesso fra la controversia ed il giudice chiamato a dirimerla non implica che il giudice del paese la cui legge è applicabile al contratto debba sempre essere competente, per quanto resti indubbiamente un risultato auspicabile .48. Sarà ovviamente molto difficile per il giudice nazionale giungere ad una conclusione nel caso di specie senza poter accertare più esattamente dove il sig. Weber abbia effettivamente prestato la sua attività nel periodo di lavoro e, segnatamente, quali periodi di lavoro siano stati trascorsi nelle diverse acque territoriali o nelle aree delle piattaforme continentali (o anche nelle aree su cui, forse, nessuno Stato può vantare alcuna competenza giurisdizionale, ed in quel caso può essere rilevante lo Stato di bandiera della nave o delle navi su cui il sig. Weber lavorava).49. Sulla base di tali fatti sembra ovvio che, per il periodo 1987-1993, considerato nel suo complesso, la maggior parte dell'attività lavorativa veniva svolta in un'area (o in situazioni) in cui aveva competenza almeno uno Stato contraente. Stando così le cose, a mio avviso sorge una forte presunzione che quello è lo Stato in cui veniva svolta abitualmente, in quel periodo, l'attività lavorativa, anche qualora non sia esistito specifico luogo di lavoro in detto Stato .50. E' concepibile che tale presunzione possa essere confutata in situazioni maggiormente vicine a quelle dei casi Mulox e Rutten - qualora, ad esempio, il sig. Weber avesse avuto una base professionale in cui lavorava, da cui partiva o era inviato altrove per diverse mansioni o a cui faceva ritorno. Un tale «centro effettivo della sua attività lavorativa» sarebbe prevalso anche rispetto al maggior tempo lavorativo trascorso in un altro Stato contraente, ma devono essere tenuti in considerazione tutti gli aspetti, inclusi non solo il tempo trascorso, ma anche la natura e l'importanza del lavoro svolto in ogni paese. Nel caso di specie, pertanto, non sembra rinvenibile alcuna indicazione di fattori che possano annullare una evidente maggior porzione di tempo lavorativo trascorso nell'ambito della competenza giurisdizionale dei giudici di un singolo Stato contraente.51. Se il giudice nazionale dovesse comunque accertare che, nell'insieme, gli intervalli temporali trascorsi nelle varie giurisdizioni sono tutti approssimativamente comparabili quanto a durata ed importanza, allora a mio avviso deve trovare applicazione la seconda alternativa prevista dall'art. 5, punto 1, in relazione ai contratti di lavoro. Come si ricorderà, il luogo di esecuzione di un contratto individuale di lavoro, «è quello in cui il lavoratore svolge abitualmente la propria attività; qualora il lavoratore non svolga abitualmente la propria attività in un solo paese, il datore di lavoro può essere citato dinanzi al giudice del luogo in cui è situato o era situato lo stabilimento presso il quale è stato assunto». Ritengo che queste alternative si escludano a vicenda ; la Convenzione prevede che in talune circostanze il luogo abituale di lavoro non può essere determinato e che in questi casi il procedimento deve essere iniziato ai sensi dell'art. 2 o, solo nel caso in cui il lavoratore sia parte attrice, dinanzi al giudice del luogo di esecuzione dell'obbligazione pertinente . Non si può tuttavia ricorrere all'ultima opzione qualora sia possibile stabilire il luogo abituale di lavoro.52. La questione non può essere considerata come una semplice operazione matematica. Una situazione ben più complessa verrebbe a crearsi nel caso in cui risultasse che il sig. Weber ha svolto, nell'ambito di una sola competenza giurisdizionale, meno della metà del suo periodo lavorativo, in termini di durata, ma che il tempo restante, ossia la maggior parte, aveva natura totalmente frammentaria e dispersiva, sia in termini di durata che di localizzazione del lavoro. Potrebbe quindi esserci una porzione significativa del suo lavoro all'interno di un'area, che supera di gran lunga qualsiasi altro lavoro da egli svolto altrove, ma che tuttavia corrisponde a meno della metà del suo tempo lavorativo complessivo.53. In un caso siffatto (che resta per il momento del tutto ipotetico), mi sembra che il giudice nazionale dovrebbe analizzare più da vicino tutte le circostanze relative. Se, ad esempio, la porzione in oggetto rappresentava il lavoro di base del lavoratore ed era svolta nel medesimo luogo, mentre tutte le altre mansioni erano di natura ancillare o provvisoria, allora vi sarebbe una giustificazione per considerare quel luogo come il luogo in cui l'attività lavorativa veniva regolarmente svolta. Al contrario, se tutte le mansioni del lavoratore erano di natura ugualmente transitoria e instabile e si doveva alla mera fortuna il fatto che una porzione significativamente maggiore rientrasse nell'ambito della competenza giurisdizionale di uno degli Stati contraenti piuttosto che in un altro, non penso che si potrebbe raggiungere la medesima conclusione così facilmente.54. Tenendo presenti queste considerazioni di natura più generale, passo alla questione relativa alla rilevanza dell'ultimo periodo di lavoro, oggetto specifico della seconda questione dello Hoge Raad.55. In generale, come ho suggerito in precedenza , ritengo che derivi dallo stesso termine «abitualmente» la necessità di considerare un intero periodo di lavoro. In generale, prendere in considerazione solo gli ultimi mesi di un periodo di lavoro durato più di cinque anni significherebbe negare il significato intrinseco di tale termine - e ciò resta vero qualora, come ho sostenuto nelle mie conclusioni nelle cause Mulox e Rutten , esso venga interpretato più ampiamente nel senso di «principalmente».56. Questo non significa negare che, in determinate circostanze, il periodo di lavoro più recente, come ha sottolineato la Ogden nelle sue osservazioni, può assumere più importanza dei periodi meno recenti. Ad esempio, dopo un lungo periodo di lavoro in uno Stato contraente, il lavoratore può essere impiegato in una filiale dello stesso datore di lavoro in un altro Stato contraente. Se questo spostamento resta di natura specificamente temporanea, essendo deciso il ritorno al posto precedente, potrebbe non avere alcuna influenza immediata sul luogo in cui egli ha prestato abitualmente la propria attività lavorativa. Se, al contrario, lo spostamento fosse inteso come trasferimento permanente della carriera, tale da comportare un cambio di residenza ed altri provvedimenti definitivi, allora il luogo dovrebbe essere trasferito nel secondo Stato contraente dal momento dello spostamento. Un'assegnazione permanente che segue una serie di varie mansioni temporanee deve avere il medesimo effetto, ed altre situazioni possono essere immaginate. Nella sentenza Mulox la Corte ha tenuto conto di tali fattori di carattere generale, anche se deve essere sottolineato che il riferimento allo Stato contraente in cui veniva esclusivamente prestata l'attività lavorativa al momento dell'inizio del procedimento era complementare ad altri fattori come il luogo in cui il lavoratore aveva stabilito la sua residenza ed il suo ufficio sin dall'inizio del rapporto di lavoro.57. Nel caso di specie, solo il giudice nazionale può determinare se le circostanze dell'impiego del sig. Weber nelle acque territoriali danesi lo distinguano dalle mansioni precedenti in modo tale e in misura tale da essere considerato, nonostante la sua breve durata se paragonato all'intero periodo di lavoro, un luogo nuovo in cui il sig. Weber ha prestato abitualmente la propria attività lavorativa ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione di Bruxelles. Tuttavia, se non è questo il caso, occorre prendere in considerazione l'intero periodo di lavoro nel determinare il suddetto luogo.Entrata in vigore della WAMN58. Lo Hoge Raad evidenzia che il diritto olandese non indicava, fino al 1 febbraio 1993, un giudice dotato di competenza territoriale per trattare cause come quella di specie, tuttavia l'esecuzione del contratto è avvenuta principalmente prima di tale data. Esso desidera sapere se si debba tracciare una distinzione, nel determinare il luogo in cui il sig. Weber ha prestato abitualmente la propria attività lavorativa, fra i periodi precedenti e quelli successivi all'individuazione, ad opera della WAMN, del Kantonrechter te Alkmaar quale giudice dotato di tale competenza. Con questa questione, lo Hoge Raad presumibilmente considera la possibilità di omettere dalla valutazione periodi anteriori.59. Il governo del Regno Unito e la Commissione considerano irrilevante l'entrata in vigore della WAMN, essendo questa una questione di puro diritto interno, che non può avere effetti sull'interpretazione uniforme della Convenzione di Bruxelles. La Ogden ed il governo dei Paesi Bassi hanno un'opinione opposta, in quanto il Kantonrechter non aveva competenza sul territorio rilevante prima di tale data. Il sig. Weber richiama l'attenzione sul fatto che la WAMN era il culmine di un lungo processo e che, anche prima della sua entrata in vigore esistevano norme olandesi rilevanti per la protezione dei lavoratori sulla piattaforma continentale.60. Sono d'accordo in linea di principio con il governo del Regno Unito e con la Commissione. Il luogo in cui il lavoratore prestava abitualmente la sua attività è una questione di fatto (da risolvere in conformità alle regole di diritto uniformi) e non può dipendere dalla legislazione nazionale che designa il giudice per tale luogo. L'importanza di tale questione di fatto risiede nella sua rilevanza nel determinare il giudice competente a trattare il procedimento al momento in cui venne iniziato. Il fatto che, qualora il procedimento avesse avuto inizio in un momento precedente, il giudice in questione non sarebbe stato competente, non può di per sé incidere sulla sua competenza considerata al momento della proposizione del ricorso.61. E' vero che non è rinvenibile alcuna disposizione nella Convenzione di Bruxelles con quest'effetto. Tuttavia, ai sensi dell'art. 54 la Convenzione si applica ai procedimenti iniziati dopo la sua entrata in vigore nello Stato in questione, con la conseguenza che il foro appropriato può essere individuato conformemente alle sue regole anche se i fatti su cui tale individuazione si basa possono essere verificati prima che la stessa diventasse applicabile . Lo stesso principio deve trovare applicazione, mutatis mutandis, nel caso in cui un giudice previsto nella Convenzione acquista una nuova competenza, sia essa per territorio che per materia, e di fatto è difficile immaginare come potrebbe essere altrimenti.62. Nel caso di specie, sembra quindi chiaro che, nel determinare se il luogo in cui veniva prestata abitualmente l'attività lavorativa rientri nell'ambito di detta competenza territoriale, non c'è ragione di ignorare i periodi di lavoro effettuati prima dell'entrata in vigore del WAMN. In ogni caso, come ho rilevato, le attività minerarie e le installazioni situate nella loro piattaforma continentale si sono trovate nell'ambito della giurisdizione dei Paesi Bassi fin dall'entrata in vigore della Convenzione sulla Piattaforma continentale.Conclusioni63. Ritengo che la Corte debba risolvere le questioni sottopostele dallo Hoge Raad nei seguenti termini:«1) I giudici dello Stato costiero, ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione di Bruxelles, devono essere considerati come il giudice del luogo di esecuzione di un contratto di lavoro nel caso in cui il lavoro si sia svolto abitualmente sulla o al di sopra della piattaforma continentale di tale Stato, qualora il diritto internazionale attribuisca allo stesso la competenza per l'attività alla quale è riconducibile l'impiego lavorativo e/o per le installazioni sulle quali il lavoro è stato svolto. Spetta al diritto nazionale determinare il giudice territorialmente competente a tal riguardo.2) Al fine di determinare il luogo in cui un lavoratore ha svolto abitualmente la propria attività lavorativa, è necessario in via di principio prendere in considerazione l'intero periodo di lavoro. Tuttavia, si può riconoscere un'importanza maggiore al periodo più recente qualora il lavoro si stato svolto in un luogo di lavoro nuovo e stabile.3) La determinazione di tale luogo è una questione di fatto che deve essere risolta dal giudice nazionale in base ai criteri stabiliti dalla Corte di giustizia. Su di essa non possono incidere mutamenti della legislazione nazionale in materia di allocazione della competenza territoriale ai giudici nazionali».