CELEX: 62004TJ0019
Language: it
Date: 2005-06-22
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 22 giugno 2005. # Metso Paper Automation Oy contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Marchio denominativo PAPERLAB - Impedimento assoluto alla registrazione - Art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento (CE) n. 40/94 - Segno descrittivo. # Causa T-19/04.

Causa T‑19/04
      Metso Paper Automation Oy
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Marchio comunitario — Marchio denominativo PAPERLAB — Impedimento assoluto alla registrazione — Art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento (CE) n. 40/94 — Segno descrittivo»
      Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 22 giugno 2005 
      Massime della sentenza
      1.     Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti assoluti alla registrazione — Marchi
            composti esclusivamente da segni o indicazioni che possono servire a designare le caratteristiche di un prodotto — Marchio
            denominativo PAPERLAB
      [Regolamento (CE) del Consiglio n. 40/94, art. 7, n. 1, lett. c)]
      2.     Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Valutazione della registrabilità di un segno —
            Presa in considerazione soltanto della normativa comunitaria — Registrazione anteriore del marchio in taluni Stati membri
            o paesi terzi — Decisioni non vincolanti per gli organi comunitari 
      (Regolamento del Consiglio n. 40/94; direttiva del Consiglio 89/104/CEE)
      3.     Marchio comunitario — Decisioni dell’Ufficio — Legittimità — Esame da parte del giudice comunitario — Criteri 
      (Regolamento del Consiglio n. 40/94)
      1.     Può servire a designare, ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario, dal punto
         di vista di un pubblico costituito da professionisti e consumatori aventi esperienza nel settore dell’attrezzatura informatica
         e degli strumenti di misurazione per l’analisi e il test sulla carta, e che è anglofono, le caratteristiche o funzioni dei
         prodotti oggetto della domanda di marchio, il segno denominativo PAPERLAB, di cui è chiesta la registrazione per «attrezzatura
         informatica e strumenti di misurazione per l’analisi e il test sulla carta», rientranti nella classe 9 ai sensi dell’Accordo
         di Nizza, in quanto tale segno descrive in inglese in un modo semplice e diretto la prevista funzione dei prodotti relativamente
         ai quali è stata chiesta la registrazione del marchio.
      
      Infatti, il segno denominativo PAPERLAB non ingenera un’impressione sufficientemente diversa da quella prodotta grazie al
         mero accostamento dei termini «paper» e «lab», termini che a loro volta fanno riferimento, rispettivamente, alla carta e a
         un laboratorio. Inoltre, il segno «paperlab» potrebbe anche essere percepito come atto a designare una delle caratteristiche
         tecniche dei prodotti in questione, giacché si tratta di attrezzature informatiche e di strumenti di misurazione che sono
         stati concepiti come un vero e proprio laboratorio mobile, in modo da procurare, in situ, i servizi prestati di norma in laboratorio.
      
      (v. punti 28, 30, 33)
      2.     Il regime comunitario dei marchi è un sistema autonomo, costituito da un complesso di norme ed obiettivi da perseguire specifici,
         la cui applicazione risulta indipendente da ogni sistema nazionale. Pertanto, il carattere registrabile di un segno come marchio
         comunitario deve essere valutato solo sul fondamento della normativa comunitaria pertinente. L’Ufficio per l’armonizzazione
         nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) e, se del caso, il giudice comunitario non sono vincolati da una decisione
         intervenuta a livello di uno Stato membro o di uno Stato terzo che riconosca il carattere registrabile del detto segno in
         quanto marchio nazionale. Tale è il caso anche se una siffatta decisione è stata adottata in applicazione di una legislazione
         nazionale armonizzata in forza della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle
         legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa, o ancora in un paese appartenente all’area linguistica nella
         quale trae origine il segno denominativo controverso.
      
      (v. punto 37)
      3.     Le decisioni riguardanti la registrazione di un segno come marchio comunitario – che le commissioni di ricorso debbono adottare
         in forza del regolamento n. 40/94 – rientrano nell’esercizio di una competenza vincolata e non di un potere discrezionale.
         Pertanto, il carattere registrabile di un segno come marchio comunitario deve essere valutato solo sulla base della normativa
         comunitaria pertinente come interpretata dal giudice comunitario e non sulla base di una divergente prassi decisionale applicata
         precedentemente dalle commissioni di ricorso.
      
      (v. punto 39)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      22 giugno 2005 (*)
      
      «Marchio comunitario – Marchio denominativo PAPERLAB – Impedimento assoluto alla registrazione – Art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento (CE) n. 40/94 – Segno descrittivo»
      Nella causa T-19/04,
      Metso Paper Automation Oy, con sede in Helsinki (Finlandia), rappresentata dall’avv. J. Tanhuanpää,
      
      ricorrente,
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dalla sig.ra S. Laitinen, in qualità di agente,
      
      convenuto,
      avente ad oggetto il ricorso proposto avverso la decisione della prima commissione di ricorso dell’UAMI 17 novembre 2003 (procedimento
         R 842/2002-1), riguardante la domanda di registrazione del marchio denominativo comunitario PAPERLAB,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO
      DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
      composto dal sig. H. Legal, presidente, dal sig. P. Mengozzi e dalla sig.ra I. Wiszniewska-Białecka, giudici,
      cancelliere: sig.ra B. Pastor, cancelliere aggiunto
      visto il ricorso depositato nella cancelleria del Tribunale il 19 gennaio 2004,
      visto il controricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 26 aprile 2004,
      in seguito alla trattazione orale del 16 febbraio 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Antefatti della controversia
      1       Il 13 febbraio 2002 la ricorrente ha presentato una domanda di marchio comunitario all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato
         interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), in forza del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio
         comunitario (GU 1994, L 11, pag. 1), come modificato.
      
      2       Il marchio di cui è stata richiesta la registrazione è il segno denominativo PAPERLAB.
      3       I prodotti per i quali è stata chiesta la registrazione del marchio rientrano nella classe 9 ai sensi dell’Accordo di Nizza
         15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi,
         come riveduto e modificato, e corrispondono alla seguente descrizione: «attrezzatura informatica e strumenti di misurazione
         per l’analisi e il test sulla carta».
      
      4       Con decisione 18 settembre 2002 l’esaminatore ha respinto la domanda di registrazione a norma dell’art. 38 del regolamento
         n. 40/94 in quanto il marchio richiesto era privo di qualsiasi carattere distintivo e risultava descrittivo dei prodotti interessati
         ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b) e c), del regolamento n. 40/94.
      
      5       Il 14 ottobre 2002 la ricorrente ha proposto un ricorso presso l’UAMI contro la decisione dell’esaminatore.
      6       Con decisione 17 novembre 2003, comunicata alla ricorrente mediante lettera del 20 novembre 2003, la prima commissione di
         ricorso dell’UAMI, da un lato, ha confermato la decisione dell’esaminatore nella parte in cui aveva respinto la domanda di
         registrazione sul fondamento dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94 e, d’altro lato, ha rinviato la causa all’esaminatore
         per un ulteriore esame della domanda di marchio sul fondamento dell’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94.
      
       Conclusioni delle parti
      7       La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata nella parte in cui nega la registrazione del marchio denominativo PAPERLAB sul fondamento
         dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94;
      
      –       condannare l’UAMI alle spese.
      8       L’UAMI chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto
      9       A sostegno del suo ricorso la ricorrente solleva un motivo unico, relativo alla violazione dell’art. 7, n. 1, lett. c), del
         regolamento n. 40/94.
      
       Argomenti delle parti
      10     La ricorrente sostiene che il marchio PAPERLAB non è descrittivo dei prodotti per i quali è stata chiesta la registrazione,
         ma che è soltanto suggestivo. Essa presenta, a tale riguardo, tre argomenti.
      
      11     In primo luogo, non potrebbe essere stabilito alcun nesso diretto tra il marchio PAPERLAB e i prodotti in questione. Il termine
         «paperlab» sarebbe un nome di fantasia, in quanto la combinazione dei termini «paper» e «lab» sarebbe inusuale. Il marchio
         PAPERLAB avrebbe una posizione e una funzione specifiche sul mercato pertinente, dal momento che il pubblico destinatario
         sarebbe composto solo da un piccolo gruppo di professionisti dell’industria cartaria.
      
      12     Al fine di dimostrare, innanzi tutto, la mancanza di un nesso diretto tra il marchio PAPERLAB e i prodotti per i quali si
         è chiesta la registrazione, la ricorrente analizza il significato dei termini «paper» e «lab» e rileva che l’elemento chiave
         del segno PAPERLAB è il termine «lab». Numerose definizioni di quest’ultimo farebbero emergere che lo stesso (o il termine
         «laboratorio») designa una stanza, un edificio o un locale utilizzato per condurre test scientifici, la ricerca o l’insegnamento
         della scienza, o ancora un locale in cui vengono prodotti medicinali o prodotti chimici. Esisterebbe un’effettiva differenza
         di significato tra, da un lato, un luogo e, dall’altro, determinate attrezzature, come i prodotti per i quali è stata chiesta
         la registrazione del marchio. Pertanto, il consumatore, qualora veda o senta pronunciare il termine «paperlab», non potrebbe
         presumere che si tratti di un’attrezzatura e non di un edificio o di un locale destinato a scienziati.
      
      13     Per quanto riguarda, poi, il carattere di fantasia del marchio PAPERLAB, la ricorrente rileva che tale segno denominativo
         risulta da una costruzione originale a partire dai termini «paper» e «lab», giustapposti a costituire una struttura inusuale
         che non rappresenterebbe un’espressione nota della lingua inglese. Tale invenzione lessicale, analogamente al marchio BABY‑DRY
         (sentenza della Corte 20 settembre 2001, causa C-383/99 P, Procter & Gamble/UAMI, Racc. pag. I‑6251, punto 40), conferirebbe
         al marchio così formato un carattere distintivo, che gli consente di svolgere la sua funzione essenziale, ossia l’identificazione
         dell’impresa che immette i prodotti sul mercato.
      
      14     Per quanto riguarda, infine, la posizione e la funzione specifiche del marchio PAPERLAB sul mercato pertinente, la ricorrente
         rammenta che il pubblico destinatario, la cui definizione è stata ripresa dalla commissione di ricorso, è composto da un ridotto
         numero di tecnici e di ingegneri specializzati nell’industria della carta, che esaminano attentamente il prodotto e il marchio
         ad esso connesso. Sarebbe quindi perfettamente idoneo a includere il senso classico dei termini «paper» e «lab» e a valutare
         il carattere distintivo della combinazione di tali due termini e del loro impiego al fine di designare attrezzatura elettronica
         e non un servizio. Inoltre, da un lato, nessun terzo utilizzerebbe il termine «paperlab» né avrebbe l’esigenza o un interesse
         particolare a utilizzarlo per le sue attività commerciali e, dall’altro, il marchio PAPERLAB non limiterebbe i diritti delle
         terze imprese, che resterebbero libere di avvalersi delle parole «paper», «laboratory» e «lab» considerate separatamente o
         in modo combinato.
      
      15     In secondo luogo, la ricorrente sostiene che il marchio PAPERLAB è stato registrato, per prodotti identici, in Finlandia,
         nonché, per prodotti simili, nel Benelux, in Giappone e in alcuni paesi anglosassoni (Stati Uniti e Canada), in cui il significato,
         in inglese, delle parole «lab», «paper» o «laboratory» presso il pubblico destinatario sarebbe indiscusso. L’elevato numero
         delle dette registrazioni costituirebbe un’essenziale indicazione per quanto riguarda il carattere registrabile del marchio
         PAPERLAB a livello comunitario.
      
      16     In terzo luogo, l’UAMI avrebbe accettato di registrare marchi contraddistinti da una combinazione di parole simile a quella
         utilizzata per formare il marchio PAPERLAB con riferimento a prodotti rientranti nella classe 9, in particolare a materiale
         di circuiti elettronici o altresì ad accessori informatici. La decisione impugnata non risulterebbe quindi coerente con la
         prassi decisionale dell’UAMI. La ricorrente si riferisce segnatamente ai marchi IQ-PAPER, PAPERMARK, PAPERPAD, PAPERGATE e
         PAPERMASTER.
      
      17     Nel suo controricorso, l’UAMI aderisce alla posizione della commissione di ricorso, secondo cui il marchio PAPERLAB è descrittivo.
      18     In primo luogo, tenuto conto del significato dei termini «paper» e «lab», dei prodotti per i quali viene chiesta la registrazione
         del marchio e del pubblico destinatario, il marchio PAPERLAB descriverebbe in inglese, in modo semplice e diretto, la funzione
         prevista o la destinazione dei prodotti in questione, in ragione del rapporto sufficientemente diretto e specifico che esisterebbe
         tra il segno PAPERLAB e i prodotti di cui trattasi. Di conseguenza, tale segno verrebbe inteso dal pubblico interessato come
         volto a indicare un apparecchio per l’analisi della carta e prodotti in carta e non come un laboratorio considerato nel significato
         classico della parola.
      
      19     La giustapposizione dei termini «paper» e «lab» nell’ambito del segno PAPERLAB non sarebbe nemmeno inusuale dal punto di vista
         sintattico e corrisponderebbe, al contrario, al modo abituale e grammaticalmente corretto di riferirsi ai tipi di prodotti
         di cui trattasi. Tali due termini potrebbero essere chiaramente utilizzati nel linguaggio corrente dal pubblico destinatario
         al fine di designare le caratteristiche dei prodotti. La combinazione «paperlab» non potrebbe quindi conferire carattere distintivo
         al marchio richiesto, in quanto non implicherebbe un significato diverso da quello introdotto mediante le parole «paper» e
         «lab» nel linguaggio corrente, contrariamente alla combinazione in oggetto nella causa che ha dato origine alla menzionata
         sentenza Procter & Gamble/UAMI Così, l’UAMI condivide l’analisi del pubblico destinatario effettuata dalla ricorrente, ma
         ne deduce che questo pubblico di specialisti, proprio in ragione della sua esperienza e delle sue conoscenze, sarebbe in grado
         di cogliere l’esatto significato tecnico del termine «paperlab». Per tale pubblico il marchio PAPERLAB veicolerebbe un messaggio
         chiaro e diretto, ossia quello secondo il quale la ricorrente fornisce un’attrezzatura concepita come un laboratorio per controllare
         e sottoporre a test la carta.
      
      20     Non sarebbe nemmeno necessario che il segno, al momento della domanda di registrazione, sia effettivamente utilizzato al fine
         di descrivere prodotti o caratteristiche dei detti prodotti, ma sarebbe sufficiente che tali segni e indicazioni possano essere
         utilizzati per uno scopo del genere.
      
      21     In secondo luogo, l’UAMI osserva che, anche se nel contesto dell’esame delle domande di registrazione di marchi comunitari
         possono essere prese in considerazione decisioni nazionali in materia di registrazione, esso non può ritenersi vincolato da
         queste ultime.
      
      22     In terzo luogo, l’UAMI sarebbe tenuto, ogni qualvolta esamina una domanda di registrazione e deve valutare se esista o meno
         un impedimento assoluto fondato sull’art. 7 del regolamento n. 40/94, a pronunciarsi in merito alle caratteristiche proprie
         del marchio richiesto e questo con riferimento ai prodotti e ai servizi descritti nella domanda di registrazione. Pertanto,
         l’esistenza di decisioni anteriori dell’UAMI con cui si accetta la registrazione di marchi che presentano qualche affinità
         con il marchio PAPERLAB non può vincolare l’UAMI nella sua valutazione relativa all’eventuale l’esistenza, nella fattispecie,
         di un impedimento assoluto, tanto più che i marchi menzionati dalla ricorrente si distinguono dal marchio PAPERLAB in quanto
         non vertono sulle stesse parole e riguardano prodotti e servizi diversi da quelli relativamente ai quali è stata chiesta la
         registrazione del marchio.
      
       Giudizio del Tribunale
      23     Ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94, sono esclusi dalla registrazione «i marchi composti esclusivamente
         da segni o indicazioni che in commercio possono servire, per designare la specie, la qualità, la quantità, la destinazione,
         il valore, la provenienza geografica, ovvero l’epoca di fabbricazione del prodotto o di prestazione del servizio, o altre
         caratteristiche del prodotto o servizio». Inoltre, l’art. 7, n. 2, di tale regolamento enuncia che «il paragrafo 1 si applica
         anche se le cause d’impedimento esistono soltanto per una parte della Comunità».
      
      24     I segni e le indicazioni di cui all’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94 sono quelli che, in un uso normale dal
         punto di vista del pubblico interessato, possono servire a designare, direttamente o tramite la menzione di una delle sue
         caratteristiche essenziali, il prodotto o il servizio per cui è richiesta la registrazione [sentenza Procter & Gamble, cit.,
         punto 39, e sentenza del Tribunale 26 novembre 2003, causa T-222/02, HERON Robotunits/UAMI (ROBOTUNITS), Racc. pag. II-4995,
         punto 34].
      
      25     Ne consegue che, perché un segno ricada nel divieto enunciato dalla detta disposizione, occorre che esista una relazione sufficientemente
         diretta e concreta tra il segno ed i prodotti o servizi in questione, tale da consentire al pubblico interessato di percepire
         immediatamente e direttamente una descrizione dei prodotti e servizi di cui trattasi o di una delle loro caratteristiche [v.,
         in tal senso, sentenza del Tribunale 20 luglio 2004, causa T-311/02, Lissotschenko e Hentze/UAMI (LIMO), Racc. pag. II-2957,
         punto 30].
      
      26     Perché un marchio costituito da un neologismo o da un termine risultante da una combinazione di elementi sia considerato descrittivo,
         ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94, non è sufficiente che un eventuale carattere descrittivo venga
         constatato per ciascuno dei detti elementi. Tale carattere deve essere constatato anche per il neologismo o il termine stesso
         [sentenza del Tribunale 12 gennaio 2005, cause riunite da T-367/02 a 369/02, Wieland‑Werke/UAMI (SnTEM, SnPUR, SnMIX), Racc.
         pag. II-47, punto 31].
      
      27     Inoltre, un marchio costituito da un neologismo o da un termine composto di elementi, ciascuno dei quali descrittivo delle
         caratteristiche dei prodotti o servizi per i quali viene richiesta la registrazione, è esso stesso descrittivo delle caratteristiche
         di tali prodotti o servizi, ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94, salvo che esista uno scarto percettibile
         tra il neologismo o il termine e la semplice somma degli elementi che lo compongono. Ciò presuppone che, a causa del carattere
         insolito della combinazione rispetto ai detti prodotti o servizi, il neologismo o il termine crei un’impressione sufficientemente
         diversa da quella prodotta dalla semplice unione delle indicazioni fornite dagli elementi che lo compongono, in modo tale
         da prevalere sulla somma di questi ultimi (sentenza SnTEM, SnPUR, SnMIX, cit., punto 32). A tale proposito, l’analisi del
         termine in questione alla luce delle regole lessicali e grammaticali appropriate è altresì pertinente [v., in tal senso, sentenze
         del Tribunale ROBOTUNITS, cit., punto 39, e 30 novembre 2004, causa T-173/03, Geddes/UAMI (NURSERYROOM), Racc. pag. II-4165,
         punto 21].
      
      28     Nel caso di specie, i prodotti per i quali viene chiesta la registrazione del marchio PAPERLAB sono rappresentati da attrezzatura
         informatica e strumenti di misurazione per l’analisi e il test sulla carta. Dal momento che i prodotti interessati costituiscono
         attrezzatura specialistica, si deve ritenere che il pubblico pertinente sia effettivamente costituito da professionisti e
         consumatori aventi esperienza nel settore dell’attrezzatura informatica e degli strumenti di misurazione per l’analisi e il
         test sulla carta e che tale pubblico sia anglofono.
      
      29     Quanto all’argomento della ricorrente relativo alla mancanza di un nesso diretto tra il marchio PAPERLAB e i prodotti in questione,
         è pacifico che tale marchio è formato da due elementi distinti, vale a dire il termine «paper» e il termine «lab». Da un lato,
         il termine «paper» è un riferimento diretto alla destinazione e, quindi, a una caratteristica dei prodotti per i quali viene
         chiesta la registrazione del marchio. Dall’altro lato, il termine «lab» descrive una funzione dei prodotti per i quali si
         presenta la suddetta domanda di registrazione. Infatti, è indubbio che il termine «lab» designa un laboratorio e che la destinazione
         dei prodotti per i quali viene chiesta la registrazione del marchio è quella di analizzare e di sottoporre a test la carta,
         attività queste effettuate di regola in un laboratorio o da un laboratorio. È vero che, l’immediato significato del termine
         «lab» indica un luogo anziché un’apparecchiatura. Tuttavia, tale significato deve essere esaminato con riferimento ai prodotti
         previsti nella domanda di marchio. In tale prospettiva, il termine «lab» è perfettamente idoneo a descrivere strumenti o apparecchiature
         idonei per effettuare analisi e test.
      
      30     Alla luce di tali elementi il pubblico destinatario è in grado di comprendere il significato dei singoli termini «paper» e
         «lab» come atti a far, rispettivamente, riferimento alla carta e a un laboratorio. Pertanto, ciascuno dei termini che formano
         il marchio PAPERLAB deve essere considerato descrittivo di una delle caratteristiche o funzioni dei prodotti per i quali viene
         chiesta la registrazione del marchio.
      
      31     Inoltre, il pubblico destinatario è in grado di attribuire al segno PAPERLAB il significato di sistema concepito come un laboratorio
         per il controllo e il test della carta, secondo quanto giustamente osservato dalla commissione di ricorso. Infatti, considerata
         la sua padronanza dell’inglese e la sua conoscenza tecnica del prodotto e dell’industria della carta, il pubblico in questione,
         esperto e qualificato, conosce perfettamente la natura, le caratteristiche e l’utilizzo richiesto di attrezzature informatiche
         e di strumenti di misurazione destinati a controllare e a testare la carta. Esso potrà quindi associare al marchio PAPERLAB
         i prodotti per i quali viene chiesta la registrazione. È proprio in ragione della professionalità e dell’esperienza del detto
         pubblico che quest’ultimo ha la capacità di cogliere l’esatto significato tecnico del termine «paperlab», contrariamente a
         quanto sostiene la ricorrente.
      
      32     Per quanto riguarda l’argomento della ricorrente relativo al carattere di fantasia del marchio PAPERLAB, sembra che la combinazione
         «paperlab» non sia insolita nella sua struttura. Al contrario, il segno in questione, accostando le parole «paper» e «lab»
         in un ordine corretto alla luce della grammatica inglese, non crea, presso il pubblico interessato, un’impressione sufficientemente
         diversa da quella prodotta dalla mera giustapposizione delle parole tale da modificarne il significato o la portata. Non sarà
         pertanto percepito come inusuale dal pubblico destinatario. Di conseguenza, la commissione di ricorso non ha violato i principi
         stabiliti dalla citata sentenza Procter & Gamble/UAMI (punti 43 e 44), tenuto conto del fatto che, nella fattispecie, il marchio
         richiesto non rappresenta un’invenzione lessicale.
      
      33     Da quanto sopra indicato risulta che la commissione di ricorso ha giustamente constatato che il marchio PAPERLAB descriveva
         in inglese in un modo semplice e diretto la prevista funzione dei prodotti relativamente ai quali è stata chiesta la registrazione
         del marchio. Infatti, il segno denominativo PAPERLAB non ingenera un’impressione sufficientemente diversa da quella prodotta
         grazie al mero accostamento dei termini «paper» e «lab». Inoltre, il segno «paperlab» potrebbe anche essere percepito come
         atto a designare una delle caratteristiche tecniche dei prodotti in questione, giacché si tratta di attrezzature informatiche
         e di strumenti di misurazione che sono stati concepiti come un vero e proprio laboratorio mobile, in modo da procurare, in
         situ, i servizi prestati di norma in laboratorio.
      
      34     Tale constatazione non può essere rimessa in discussione dall’argomento della ricorrente relativo al mancato utilizzo del
         termine «paperlab» nel linguaggio corrente e alla sua assenza nel dizionario. Perché l’UAMI opponga un diniego di registrazione
         sul fondamento dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94, non è necessario che i segni e le indicazioni componenti
         il marchio previsti dal detto articolo siano effettivamente utilizzati, al momento della domanda di registrazione, a fini
         descrittivi di prodotti o servizi come quelli per i quali è presentata la domanda ovvero delle caratteristiche dei medesimi.
         È sufficiente, come emerge dal tenore letterale della detta disposizione, che questi segni e indicazioni possano essere utilizzati
         a tali fini. Un segno denominativo dev’essere quindi escluso dalla registrazione, ai sensi della detta disposizione, qualora
         designi, quantomeno in uno dei suoi significati potenziali, una caratteristica dei prodotti o servizi di cui trattasi (sentenza
         della Corte 23 ottobre 2003, causa C‑191/01 P, UAMI/Wrigley, Racc. pag. I‑12447, punto 32). Inoltre, l’UAMI non è tenuto a
         provare che tale segno figuri nel dizionario. Il carattere registrabile di un segno come marchio comunitario deve essere valutato
         solo sulla base della normativa comunitaria pertinente come interpretata dal giudice comunitario. Pertanto, è sufficiente
         che, per prendere la propria decisione, la commissione di ricorso abbia applicato il criterio del carattere descrittivo, come
         interpretato nella giurisprudenza, senza che debba giustificarsi mediante la produzione di elementi di prova [sentenza del
         Tribunale 8 luglio 2004, causa T-289/02, Telepharmacy Solutions/UAMI (TELEPHARMACY SOLUTIONS), Racc. pag. II-2851, punto 54].
      
      35     Essendo accertato che il segno PAPERLAB può essere descrittivo di una delle funzioni dei prodotti per i quali viene chiesta
         la registrazione del marchio PAPERLAB, l’argomento relativo alla possibilità per i terzi di utilizzare i termini generali
         «paper», «lab» o «laboratory», separatamente o in modo combinato, non è pertinente.
      
      36     Da quanto sopra indicato risulta che il primo argomento della ricorrente è infondato.
      37     Anche il secondo argomento della ricorrente, relativo all’esistenza di decisioni nazionali di registrazione del marchio PAPERLAB
         per prodotti identici o simili, è privo di ogni fondamento. Il regime comunitario dei marchi è un sistema autonomo, costituito
         da un complesso di norme ed obiettivi da perseguire specifici, la cui applicazione risulta indipendente da ogni sistema nazionale
         [sentenza del Tribunale 5 dicembre 2000, causa T-32/00, Messe München/UAMI (elctronica), Racc. pag. II-3829, punto 47]. Pertanto,
         il carattere registrabile di un segno come marchio comunitario deve essere valutato solo sul fondamento della normativa comunitaria
         pertinente. L’UAMI e, se del caso, il giudice comunitario non sono vincolati da una decisione intervenuta a livello di uno
         Stato membro o di uno Stato terzo che riconosca il carattere registrabile del detto segno in quanto marchio nazionale. Tale
         è il caso anche se una siffatta decisione è stata adottata in applicazione di una legislazione nazionale armonizzata in forza
         della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri
         in materia di marchi d’impresa (GU 1989, L 40, pag. 1), o ancora in un paese appartenente all’area linguistica nella quale
         trae origine il segno denominativo controverso [sentenza del Tribunale 27 febbraio 2002, causa T-106/00, Streamserve/UAMI
         (STREAMSERVE), Racc. pag. II-723, punto 47].
      
      38     Nel caso di specie, non sembra che la commissione di ricorso abbia violato la normativa comunitaria pertinente nel procedere
         all’analisi del carattere registrabile del segno PAPERLAB come marchio comunitario. Inoltre, secondo la giurisprudenza rammentata
         supra, essa poteva liberamente apprezzare il fatto che il marchio PAPERLAB è stato oggetto di una registrazione nei due paesi
         di lingua inglese (gli Stati Uniti e il Canada) e trarne le conseguenze per quanto attiene alla soluzione da adottare per
         la registrazione del marchio PAPERLAB.
      
      39     Anche il terzo argomento della ricorrente, relativo al fatto che l’UAMI avrebbe accettato in passato di registrare marchi
         fondati su una combinazione di parole analoga a quella utilizzata per formare il marchio PAPERLAB, è infondato. Da un lato,
         i marchi menzionati dalla ricorrente si differenziano dal marchio richiesto PAPERLAB in quanto designano prodotti e servizi
         diversi da quelli interessati nella fattispecie. Dall’altro lato, le decisioni riguardanti la registrazione di un segno come
         marchio comunitario – che le commissioni di ricorso debbono adottare in forza del regolamento n. 40/94 – rientrano nell’esercizio
         di una competenza vincolata e non di un potere discrezionale. Pertanto, il carattere registrabile di un segno come marchio
         comunitario deve essere valutato solo sulla base della normativa comunitaria pertinente come interpretata dal giudice comunitario
         e non sulla base di una divergente prassi decisionale applicata precedentemente dalle commissioni di ricorso [sentenza del
         Tribunale 2 luglio 2002, causa T-323/00, SAT.1/UAMI (SAT.2), Racc. pag. II-2839, punto 60, non invalidata in merito a tale
         aspetto dalla sentenza della Corte 16 settembre 2004, causa C-329/02 P, SAT.1/UAMI, Racc. pag. I-8317].
      
      40     Da quanto sopra indicato risulta che il motivo unico, relativo alla violazione dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento
         n. 40/94, non può essere accolto. Di conseguenza, si deve respingere il ricorso.
      
       Sulle spese
      41     Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché l’UAMI ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente è condannata alle spese.
      
               Legal 
            
            
               Mengozzi 
            
            
               Wiszniewska-Białecka
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 22 giugno 2005.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               H. Jung 
            
             
            
                     H. Legal
            
         * Lingua processuale: l’inglese.