CELEX: 52002PC0328
Language: it
Date: 2002-06-25
Title: Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla prevenzione del riciclaggio di capitali mediante la cooperazione doganale

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52002PC0328

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla prevenzione del riciclaggio di capitali mediante la cooperazione doganale  /* COM/2002/0328 def. - COD 2002/0132 */  

Gazzetta ufficiale n. 227 E del 24/09/2002 pag. 0574 - 0578

Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo alla prevenzione del riciclaggio di capitali mediante la cooperazione doganale(presentati dalla Commissione)RELAZIONE1. INTRODUZIONE1.1 Contesto generaleNel marzo 1999 il gruppo "Cooperazione doganale" del Consiglio ha deciso di attuare un'azione comune di sorveglianza doganale destinata ad individuare i flussi transfrontalieri di denaro contante e a raccogliere i relativi dati statistici fino a quel momento lacunosi. Il progetto Moneypenny, al quale hanno partecipato tutti gli Stati membri, si è svolto dal 1° settembre 1999 al 29 febbraio 2000.Il progetto ha consentito di individuare una quantità considerevole di movimenti transfrontalieri di denaro contante e di altre attività liquide. Tali movimenti, legati al crimine organizzato, risultavano particolarmente sostanziali negli Stati membri dotati di una legislazione relativa ai controlli sui flussi di denaro contante. La relazione Moneypenny concludeva che sarebbe stato opportuno che l'Unione colmasse alcune lacune legislative ed esortasse gli Stati membri sprovvisti di una legislazione pertinente ad adottarla, ai fini di una lotta efficace e coordinata contro la criminalità organizzata. Il Consiglio Jumbo del 17 ottobre 2000 ha invitato la Commissione a valutare se l'efficacia della lotta quotidiana attuata contro il riciclaggio nell'Unione avrebbe potuto effettivamente essere rafforzata da un dispositivo comunitario fondato su controlli doganali più generalizzati dei flussi di denaro contante nonché sullo scambio di informazioni tra gli Stati membri e tra questi e la Commissione. Su richiesta dell'ultimo Consiglio Jumbo del 16 ottobre 2001, la Commissione ha portato avanti l'elaborazione di una relazione analitica. Questo documento esamina se e in quali condizioni sia possibile e auspicabile attuare un sistema di controllo a livello comunitario nel settore. Le sue conclusioni indicano che un siffatto controllo potrebbe completare in modo utile la legislazione antiriciclaggio attualmente in vigore nell'Unione. I principali elementi di questa relazione sono illustrati in appresso.1.2 Opportunità di una politica comunitariaIn materia di lotta al riciclaggio di capitali, la direttiva 91/308/CEE modificata [1] stabilisce disposizioni che disciplinano i controlli, a livello comunitario, sui movimenti di denaro di importo pari o superiore a 15.000 euro nel caso in cui le operazioni siano effettuate da enti finanziari [1]  Direttiva 91/308/CEE del Consiglio, del 10 giugno 1991, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite (GU L 166 del 28.6.1991, pag. 77), modificata dalla direttiva 2001/97/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 344 del 28.12.2001, pag. 76).Mentre alcuni Stati membri hanno istituito controlli sui movimenti di denaro contante alle frontiere nazionali, altri non attuano alcun controllo di questo tipo. La quantità di denaro contante trasportata è sufficientemente elevata da costituire un rischio potenziale per gli interessi comunitari e nazionali. La relazione Moneypenny ha indicato inoltre che i controlli antiriciclaggio esistenti risultavano in parte inefficaci per via dell'eterogeneità dei controlli sui movimenti transfrontalieri di denaro contante. Le forti differenze nell'approccio adottato dagli Stati membri indeboliscono quindi la tutela effettivamente garantita a livello comunitario. A seguito degli eventi dell'11 settembre 2001, si assiste necessariamente ad un potenziamento dei controlli sui movimenti di denaro effettuati dagli enti finanziari, il che potrebbe comportare un aumento dell'uso di denaro contante come soluzione alternativa. La Commissione ritiene che sia giustificato integrare la direttiva antiriciclaggio mettendo a punto un dispositivo per istituire controlli sulle consistenti somme di denaro contante che varcano la frontiera esterna della Comunità. Inoltre, affinché i dispositivi di controllo siano efficaci, appare necessario creare un sistema di scambi di informazioni tra gli Stati membri interessati dai movimenti sospetti e la Commissione.1.3 Aspetti operativi della lotta contro il riciclaggioLa chiara opportunità di un tale approccio in un'ottica sia preventiva che repressiva deve conciliarsi con la necessità di rispettare i principi del mercato unico, in particolare la libera circolazione dei capitali. 1.3.1. La proposta dovrebbe completare i controlli sui trasferimenti di denaro effettuati attraverso gli enti finanziari, colmando così le lacune dovute alla mancanza di un approccio comunitario omogeneo in materia di movimenti di denaro contante. In tale contesto, dovrebbero essere controllati unicamente i movimenti di importi significativi di denaro contante e la soglia oltre la quale applicare i controlli dovrebbe essere identica a quella in vigore per gli enti finanziari (ossia 15.000 euro).1.3.2. L'istituzione di un dispositivo di controllo consentirà di sorvegliare i movimenti significativi di denaro contante, in entrata o in uscita dall'Unione, senza pesare eccessivamente sui cittadini né aumentare gli oneri amministrativi. Gli Stati membri che applicano controlli seguono approcci molto diversi: dal sistema fondato su una dichiarazione formale unitamente all'attività informativa a quelli fondati quasi esclusivamente su quest'ultima. Alcuni Stati richiedono una dichiarazione scritta, altri prevedono l'obbligo di dichiarazione nel caso in cui le dogane richiedano informazioni, altri infine non prevedono alcuna dichiarazione. Gli Stati membri che applicano un sistema fondato sulla dichiarazione ritengono che l'obbligo di dichiarazione offra maggiore chiarezza, maggiore sicurezza e consenta di disporre di un maggior numero di informazioni giuridiche utili nella gestione dei rischi. Gli Stati membri sprovvisti di un tale sistema, spesso fautori dell'analisi dei rischi, ritengono che si rischi di creare un accumulo di documenti e di impegnare le risorse doganali, mentre le informazioni così ottenute provengono quasi esclusivamente dai viaggiatori onesti (e non dai criminali che si vorrebbero individuare). A difesa del sistema di dichiarazione si sostiene che non bisogna sottovalutare i suoi effetti dissuasivi e il fatto che le risorse coinvolte sono in pratica relativamente modeste rispetto ai risultati e ai vantaggi che presenta. Ciò avviene ad esempio se la soglia per l'obbligo di dichiarazione è fissata ad un livello elevato.A livello comunitario, tenuto conto del carattere divergente dei diversi approcci attuati e dell'esperienza limitata di alcuni Stati membri in fatto di controllo dei movimenti di denaro contante, un eventuale sistema comune dovrebbe avere essenzialmente due obiettivi: risultare chiaro e consentire un'attuazione uniforme in tutta l'Unione. Invece, un sistema fondato esclusivamente sull'attività informativa, autorizzando pratiche diverse tra le singole amministrazioni doganali, non garantirebbe una sufficiente uniformità di approccio.A fini di chiarezza, il metodo più appropriato per garantire uniformità nei controlli sembra essere quello fondato su un approccio uniforme che comporti un'adeguata informazione ai viaggiatori, un obbligo generale di dichiarazione, una soglia comune ed un formulario comune, semplice ed utilizzabile in tutti gli Stati membri.1.3.3. Finora, gli Stati membri che hanno effettuato controlli alle loro frontiere nazionali si sono basati sull'articolo 58 del trattato CE. E' chiaro che l'adozione di un sistema omogeneo di protezione delle frontiere esterne della Comunità, congiuntamente al rafforzamento degli strumenti comunitari di lotta contro il riciclaggio, metterà in discussione la legittimità di tali controlli, o, perlomeno, li renderà accessori. Essi sono, tra l'altro, difficilmente compatibili con lo spirito e i principi stessi del mercato  interno, in particolare dall'introduzione della moneta unica.1.4. Ruolo delle dogane Qualsiasi sistema istituito a livello comunitario dovrebbe garantire alle amministrazioni di controllo degli Stati membri che attualmente, in virtù della loro legislazione nazionale, non controllano i movimenti di denaro contante, il potere di effettuare controlli efficaci. Ciò comporta non solo il potere di gestire e controllare il sistema di dichiarazione ma anche di introdurre sanzioni che siano proporzionali al reato commesso. È essenziale  prevedere la possibilità di trattenere, per un periodo limitato, il denaro contante, generalmente per consentire di raccogliere informazioni nei casi di dubbio (in particolare se i flussi finanziari sono diretti verso paesi terzi). Tuttavia, un'eventuale proposta dovrà rispettare la libera circolazione dei capitali e ogni provvedimento adottato di seguito dovrà essere circoscritto ai movimenti sospetti. Il sistema dovrà quindi essere concepito in modo tale da poter individuare i movimenti sospetti e consentire che vengano trattati conformemente alla legislazione, comunitaria o nazionale, pertinente. Appare quindi logico che il luogo in cui depositare le dichiarazioni siano le dogane. Queste dispongono di servizi alle frontiere esterne e il trattamento delle dichiarazioni rientra tra le loro normali attività. Le loro competenze includono il controllo degli oggetti di valore (oro, diamanti, ecc.), che possono sostituire il denaro contante. Il ricorso alle dogane è la soluzione più pratica per i cittadini e non incide troppo sulle risorse degli Stati membri. Le dogane dispongono non solo dell'esperienza necessaria per lo scambio di questo tipo di informazioni ma anche di procedure già consolidate per garantire la rapidità e la sicurezza delle comunicazioni. Le informazioni pertinenti raccolte dalle dogane dovranno essere condivise, se necessario, con l'organo nazionale di controllo finanziario responsabile del riciclaggio di capitali. Occorre altresì dedicare una specifica attenzione allo scambio di informazioni con i paesi terzi nei casi gravi ed in particolare quando si dovessero constatare legami con il terrorismo. In questo ambito, si dovrebbero poter convenire particolari disposizioni amministrative con i principali partner dell'Unione.2. Osservazioni sul progetto di regolamentoL'articolo 1 sancisce il principio dell'obbligo di dichiarazione sia in entrata che in uscita dal territorio doganale della Comunità e definisce il suo campo di applicazione. Esso indica che solo i movimenti di denaro contante di importo pari o superiore a 15.000 euro sono soggetti all'obbligo di dichiarazione.Il testo definisce inoltre il suo campo di applicazione geografico. Questo corrisponde essenzialmente al territorio doganale della Comunità. A fini di complementarità con la direttiva 91/308, sono previste inoltre disposizioni specifiche per le parti del territorio doganale non soggette alla direttiva. Sia in queste parti che nel territorio doganale comunitario, il movimento di denaro contante è soggetto in linea di principio all'obbligo di dichiarazione, il quale si applica sia in entrata che in uscita. Per questo motivo, l'amministrazione doganale è quella più idonea ad assicurare il rispetto di questa regola sia dal punto di vista geografico che operativo.Viene definita inoltre la forma dell'obbligo di dichiarazione, il cui mancato rispetto comporta la non validità della stessa. Imponendo l'uso di un formulario unico, le amministrazioni doganali otterranno una maggiore sinergia e un più facile scambio di informazioni.Per evitare ogni eventuale incertezza, viene precisato che, anche se la dichiarazione può essere presentata all'attraversamento della frontiera, non può essere presentata a posteriori. Si tratta di una regola necessaria  ai fini dell'efficacia dei controlli.L'obbligo di dichiarazione si applica alla persona che trasporta la somma in questione, a prescindere che si tratti o meno del proprietario.L'articolo 2 contiene le definizioni necessarie ai fini di una interpretazione uniforme del regolamento. Tra queste definizioni, quella di "autorità competenti" include i servizi doganali, come primi interessati, ma anche i servizi non doganali, quali la polizia e così via, che  contribuiscono, in virtù della loro missione, all'attuazione del regolamento e quindi alla ricezione e al controllo di tali dichiarazioni. Riguardo alla definizione di denaro contante, essa risponde all'intento di includere tutte le attività fungibili.L'articolo 3 contiene le disposizioni da applicare in materia di scambio di informazioni. Esso sancisce il principio della trasmissione di pieno diritto delle informazioni raccolte nel corso del controllo. Queste informazioni sono sempre accessibili, da un lato ai servizi doganali degli Stati membri (Stato membro di residenza e Stato membro di origine e di destinazione secondo il caso) e, dall'altro, alle autorità degli stessi Stati responsabili della lotta contro il riciclaggio. Nel caso in cui appaia che le operazioni di riciclaggio riguardino il prodotto di una frode o di qualsiasi altra attività illegale lesiva degli interessi finanziari della Comunità, le suddette informazioni sono trasmesse alla Commissione.L'articolo 4 attribuisce ai funzionari delle amministrazioni doganali i poteri necessari per un'efficace attuazione dei controlli.L'articolo 5 completa questi poteri prevedendo l'imposizione di sanzioni. In questo articolo sono menzionate unicamente le sanzioni applicabili in caso di mancato adempimento dell'obbligo di dichiarazione, mentre non vengono trattate le sanzioni motivate da azioni di riciclaggio che potrebbero emergere dai controlli doganali previsti nel presente progetto di regolamento. Tali azioni sono disciplinate infatti da un regime giuridico particolare, ben distinto dal diritto doganale comunitario. In questo regime giuridico sono contemplate, ad esempio, le sanzioni già previste dalla legislazione comunitaria [2], nonché dalla legislazione in corso di elaborazione in materia (ad esempio il progetto di regolamento finalizzato ad integrare disposizioni amministrative e sanzioni nel settore delle spese dirette  [3]).[2]  Cfr. il Regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità, GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1. [3]  Cfr. il Programma d'azione per 2001-2003 relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità e alla lotta contro le frodi: obiettivo 1.2.2 (COM(2001) 254 def.).Si osserva che il testo in questione limita l'entità delle sanzioni. L'assenza di un limite avrebbe infatti consentito agli Stati membri di comminare ammende di un importo talmente elevato da mettere seriamente a repentaglio, persino violare, il principio di libera circolazione dei capitali.L'articolo 6 disciplina la situazione particolare dei movimenti di denaro contante legati al terrorismo. Questa disposizione consente di trasmettere a paesi terzi, a determinate condizioni, le informazioni raccolte sulla base della dichiarazione di cui all'articolo 1.2002/0132 (COD)Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo alla prevenzione del riciclaggio di capitali mediante la cooperazione doganaleIL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 135,vista la proposta della Commissione [4],[4]   GU C ...visto il parere del Comitato economico e sociale [5], [5]   GU C ...deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato [6],[6]   GU C ...considerando quanto segue:(1) Il riciclaggio di capitali effettuato attraverso movimenti transfrontalieri di denaro costituisce una minaccia per la sicurezza e gli interessi finanziari degli Stati membri e della Comunità. Tale minaccia può essere contrastata in modo efficace dalle amministrazioni doganali. Queste sono infatti presenti alle frontiere, ossia il luogo nel quale i controlli sono maggiormente efficaci, ed alcune di esse hanno accumulato notevole esperienza in materia. Le dogane sono peraltro in grado di controllare sia il denaro contante che le merci preziose che ne sono un sostituto. (2) Inoltre, le amministrazioni doganali sono già pratiche della cooperazione internazionale ed in particolare dello scambio di informazioni, grazie all'applicazione del regolamento (CE) n. 515/97 del Consiglio del 13 marzo 1997 relativo alla mutua assistenza tra le autorità amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle normative doganale e agricola [7] e della convenzione stabilita in base all'articolo K.3 del trattato sull'Unione europea relativa alla mutua assistenza e alla cooperazione tra amministrazioni doganali [8]. [7]  GU L 82 del 22.3.1997, pag. 1.[8]   GU C 24 del 23.1.1998, pag. 2.(3) Occorre inoltre tener conto delle iniziative complementari in corso in altre istanze internazionali. Ad esempio, in seno all'OCSE, la raccomandazione n. 22 del Gruppo di azione finanziaria internazionale esorta gli Stati membri ad attuare provvedimenti per l'individuazione dei movimenti materiali di denaro contante.(4) L'attuazione della cooperazione doganale è resa necessaria dal fatto che attualmente solo una parte delle operazioni di riciclaggio di capitali è soggetta alla direttiva 91/308/CEE del Consiglio, del 10 giugno 1991, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite [9], la quale si applica unicamente agli enti finanziari, agli enti creditizi e a talune attività professionali.[9]  GU L 166 del 28.6.1991, pag. 77; direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2001/97/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 344 del 28.12.2001, pag. 76).(5) Ne consegue che consistenti somme di denaro di dubbia provenienza, che entrano nella Comunità o escono dalla medesima, sfuggono a questo meccanismo di individuazione. Alcuni Stati membri si sono dotati di strumenti giuridici che consentono ai loro uffici doganali di controllare le somme in questione, senza che queste iniziative siano regolate dalla Comunità. Altri Stati membri, invece, non dispongono di tali strumenti. Le probabilità di individuare operazioni di riciclaggio variano, pertanto, a seconda degli Stati membri attraverso i quali tali somme di denaro sono importate. Ciò comporta un indebolimento della qualità della protezione dal riciclaggio alle frontiere esterne.(6) Appare quindi opportuno, sulla base dell'articolo 135 del trattato, che ora consacra espressamente la cooperazione doganale, completare il sistema normativo attuale avvalendosi dei meccanismi della medesima. In questo modo, da un lato sono armonizzati i metodi di controllo istituiti dalle legislazioni nazionali e dall'altro si offre la possibilità a tutte le amministrazioni doganali della Comunità di raccogliere informazioni nel momento in cui somme di denaro contante di importo pari a quello previsto dalla direttiva 91/308/CEE entrano o escono dal territorio doganale della Comunità. Pertanto, l'imposizione di un obbligo di dichiarazione costituisce il metodo più adeguato per raccogliere questo tipo di informazioni. In caso di sospetto, le informazioni verrebbero trasmesse alle autorità che, in virtù della direttiva 91/308/CEE, coordinano la lotta contro il riciclaggio.(7) È quindi opportuno introdurre il principio dell'obbligo di dichiarazione dei movimenti di denaro contante alle frontiere esterne. Questo principio costituisce infatti il metodo più efficace per controllare atti che possono offrire la possibilità di aggirare le norme, comunitarie e nazionali, in materia di riciclaggio. Tuttavia, per poter concentrare l'azione delle autorità sui casi significativi di riciclaggio, l'obbligo di dichiarazione si deve applicare unicamente ai movimenti di importo pari o superiore a quindicimila euro. (8) Occorre anche prescrivere, a pena di nullità, anche la forma della dichiarazione. Imponendo per la dichiarazione l'uso di un formulario unico, le amministrazioni doganali otterranno una maggiore sinergia e un più facile scambio di informazioni. Visto lo scopo di prevenzione e il carattere deterrente della dichiarazione, essa non può essere presentata dopo l'attraversamento della frontiera esterna. È opportuno quindi determinare il momento in cui bisogna adempiere tale formalità. Infine, va precisato che titolare dell'obbligo di dichiarazione è la persona che trasporta la somma, a prescindere che si tratti o meno del proprietario. (9) Ai fini di un'interpretazione uniforme del presente regolamento, sono opportune talune definizioni. La nozione di "autorità competenti" deve includere non solo le amministrazioni doganali, principali responsabili dell'attuazione della normativa in oggetto, ma anche gli uffici non doganali che contribuiscono all'attuazione del presente regolamento in virtù dei loro compiti e dell'organizzazione amministrativa di ciascuno Stato membro. Ciò vale per i casi in cui uffici non doganali, come la polizia e le guardie di frontiera, siano preparati alla ricezione e al controllo delle dichiarazioni. La definizione di denaro contante deve rispondere all'intento di includere tutti gli strumenti finanziari e monetari fungibili.(10) Quanto alla delimitazione geografica del campo di applicazione, conformemente al trattato CE, e in particolare all'articolo 299, paragrafi 3, 4, e 6, lettera c), la direttiva 91/308/CEE non si applica ad alcuni Stati o territori europei, come Monaco, le isole Normanne e l'isola di Man. Occorre pertanto essere vigili in merito al rischio di riciclaggio derivante da tali Stati e territori e prevedere norme speciali al loro riguardo. Per essi deve essere previsto l'obbligo di dichiarazione, sia in entrata che in uscita, indipendentemente dal fatto che il movimento sia effettuato con il resto della Comunità o con un paese terzo.(11) A fini di coerenza tra il presente regolamento e il diritto nazionale vigente in materia di riciclaggio, è opportuno prevedere la trasmissione di diritto delle informazioni raccolte nel corso dei controlli. Le informazioni devono essere accessibili agli uffici doganali dello Stato membro di residenza, da una parte, e dello Stato membro di origine o di destinazione, dall'altra, nonché alle autorità degli stessi Stati membri preposte alla lotta contro il riciclaggio. Ove necessario, le informazioni devono essere trasmesse anche alla Commissione. Occorre inoltre prevedere la trasmissione di alcune informazioni qualora sussistano sospetti relativi a movimenti reiterati di somme di denaro contante inferiori alla soglia fissata.(12) Le amministrazioni doganali devono poter disporre dei poteri necessari per un'efficace attuazione dei controlli.(13) I poteri delle amministrazioni doganali devono essere completati dall'obbligo degli Stati membri di prevedere sanzioni. Tuttavia, si devono prevedere unicamente sanzioni da irrogare in caso d'inadempimento dell'obbligo di dichiarazione, escludendo quelle contro le attività di riciclaggio che potrebbero emergere dai controlli doganali previsti dal presente regolamento. Anche se occorrono sanzioni effettivamente dissuasive, il loro ammontare deve essere limitato. L'assenza di un limite consentirebbe infatti agli Stati membri di irrogare ammende di un importo talmente elevato da mettere seriamente a repentaglio, o persino violare, il principio della libera circolazione dei capitali.(14) Occorre prevedere la possibilità, in caso di movimenti di denaro contante legati al terrorismo, di trasmettere a paesi terzi, a determinate condizioni, le informazioni raccolte.(15) Il presente regolamento non osta all'applicazione di norme generali o particolari di cooperazione amministrativa, in particolare in materia di dogane o di tutela degli interessi finanziari della Comunità, segnatamente quando tali norme possono migliorare o rafforzare i meccanismi di cooperazione amministrativa previsti nel presente regolamento.(16) Poiché gli scopi del presente regolamento, ossia il rafforzamento della cooperazione doganale ai fini della lotta contro il riciclaggio, non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a causa della dimensione transnazionale dei fenomeni di riciclaggio nel mercato interno, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali scopi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.(17) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi, riconosciuti segnatamente nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Articolo 1Obbligo di dichiarazione1. Ogni persona fisica che entra o esce dal territorio doganale della Comunità e trasporta una somma di denaro contante pari o superiore a quindicimila euro è soggetta ad obbligo di dichiarazione conformemente al presente regolamento.Ogni persona fisica che entra o esce da parti del territorio doganale della Comunità nelle quali non si applica la direttiva 91/308/CEE e che trasporta una somma di denaro contante pari o superiore a quindicimila euro è soggetta al suddetto obbligo di dichiarazione.2. L'obbligo di dichiarazione è adempiuto solo se la persona di cui al paragrafo 1 ha compilato il formulario di dichiarazione di cui all'allegato e l'ha consegnato presso l'ufficio doganale dello Stato membro attraverso il quale è entrata o uscita dal territorio doganale della Comunità o da parti del territorio doganale della Comunità nelle quali non si applica la direttiva 91/308/CEE.Detto obbligo, inoltre, è adempiuto solo se le informazioni sono esatte e complete.Articolo 2DefinizioniAi fini del presente regolamento valgono le seguenti definizioni:1) "territorio doganale della Comunità", il territorio degli Stati membri di cui all'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio [10],[10]  GU L 302 del 19.10.1992, pag. 2.2) "autorità competenti", le autorità doganali degli Stati membri e le altre autorità preposte all'applicazione del presente regolamento, 3) "denaro contante":a) denaro contante (banconote e monete),b) "travellers' cheques"/assegni postali,c) qualsiasi strumento finanziario o monetario, anonimo o al portatore, da chiunque emesso e convertibile in danaro contante, in particolare i valori mobiliari o altri titoli di credito.Articolo 3Trasmissione di informazioni1. In presenza d'indizi o circostanze che facciano supporre che il denaro contante trasportato sia destinato ad azioni di riciclaggio, le informazioni ottenute mediante la dichiarazione prevista all'articolo 1, o nel corso di un successivo controllo, sono trasmesse di diritto alle autorità competenti dello Stato membro di residenza della persona di cui all'articolo 1, paragrafo 1 e alle autorità competenti dello Stato membro attraverso il quale detta persona è entrata o uscita dal territorio doganale della Comunità. Le informazioni sono inoltre trasmesse alle autorità nazionali di cui all'articolo 6 della direttiva 91/308/CEE, responsabili della lotta contro il riciclaggio di capitali nello Stato membro attraverso il quale la persona è entrata o uscita dal territorio doganale della ComunitàQualora appaia che le operazioni di riciclaggio riguardino il prodotto di una frode o di qualsiasi altra attività illegale lesiva degli interessi finanziari della Comunità, le informazioni sono trasmesse anche alla Commissione.2. Qualora indizi o circostanze indichino che somme di denaro contante inferiori alla soglia fissata all'articolo 1 sono trasportate, a fini di riciclaggio, in modo reiterato da una persona fisica che entra o esce dal territorio doganale della Comunità o da parti del territorio doganale della Comunità non soggette alla direttiva 91/308/CEE, il nome della persona, la sua nazionalità, il numero di immatricolazione del mezzo di trasporto utilizzato nonché gli indizi o le circostanze citati possono anch'essi essere trasmessi alle autorità competenti e, alle stesse condizioni di cui al paragrafo 1, alla Commissione.3. Le disposizioni di cui ai titoli V e VI del regolamento (CE) n. 515/97 del Consiglio si applicano in quanto compatibili alla trasmissione delle informazioni raccolte in applicazione del presente regolamento.Articolo 4Poteri delle autorità competentiAl fine di controllare l'osservanza dell'obbligo di dichiarazione di cui all'articolo 1, anche in assenza di precedenti indizi che lascino supporre un'infrazione, le autorità competenti possono sottoporre a misure di controllo le persone e i loro bagagli, interrogare le persone in merito all'origine delle somme di denaro contante scoperte in tale circostanza e trattenere, per via amministrativa, tali somme di denaro. Le somme non possono essere trattenute oltre i tre giorni lavorativi, termine prorogabile in conformità del diritto nazionale. La durata della ritenzione è comunque strettamente limitata alle esigenze dell'inchiesta.Articolo 5Sanzioni1. Fatte salve le sanzioni da applicare in caso di riciclaggio, gli Stati membri provvedono affinché, secondo la loro legislazione nazionale, sia avviato un procedimento nei confronti delle persone responsabili, qualora, a seguito di un controllo o di un'ispezione attuati in forza del presente regolamento, sia accertato che l'obbligo di dichiarazione previsto all'articolo 1 non è stato rispettato. Detto procedimento deve essere tale da produrre, secondo le norme nazionali, effetti proporzionati alla gravità dell'infrazione costituita dall'assenza di dichiarazione oppure dalla presentazione di una dichiarazione inesatta o incompleta, in modo da scoraggiare efficacemente altre infrazioni della stessa natura.2. L'importo delle ammende comminate in virtù dei procedimenti di cui al paragrafo 1 non può eccedere un quarto della somma trasportata.3. Gli Stati membri comunicano alla Commissione, entro il 31 dicembre 2003, le sanzioni da applicare in caso d'inadempimento dell'obbligo della dichiarazione.Articolo 6Relazioni con i paesi terzi1. In presenza d'indizi o circostanze che facciano supporre che il denaro contante trasportato sia destinato ad operazioni di riciclaggio effettuate da gruppi terroristici o a favore dei medesimi, le informazioni ottenute in applicazione del presente regolamento possono essere comunicate ad un paese terzo, con il consenso delle autorità competenti che le hanno fornite, nel rispetto delle disposizioni interne relative alla trasmissione  di dati a carattere personale a paesi terzi.2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione gli scambi di informazioni realizzati, nell'ambito della mutua assistenza amministrativa, con paesi terzi, qualora ciò rivesta un interesse particolare per il buon andamento della lotta contro il riciclaggio attuata in conformità del presente regolamento e qualora dette informazioni rientrino nel campo di applicazione dello stesso. Articolo 7Entrata in vigoreIl presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a Bruxelles, Per il Parlamento europeo Per il ConsiglioIl Presidente Il Presidente ALLEGATO FORMULARIO PER LA DICHIARAZIONEIl sottoscritto dichiara di trasportare somme di denaro, titoli o valori indicati di seguito per un importo totale pari o superiore a 15.000 euro.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(*)  Cancellare la dicitura inutileIn caso di informazioni inesatte o incomplete, si considera che il firmatario non abbia adempiuto l'obbligo di dichiarazione.- Luogo, data e firma ....