CELEX: 62005CC0362
Language: it
Date: 2007-02-15 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Kokott del 15 febbraio 2007. # Jacques Wunenburger contro Commissione delle Comunità europee. # Impugnazione - Pubblico impiego - Promozione - Procedimento di selezione - Rigetto della candidatura del ricorrente - Dispensa dall’impiego - Obbligo di motivazione - Errore di diritto - Impugnazione incidentale - Oggetto della controversia - Interesse ad agire. # Causa C-362/05 P.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      KOKOTT
      presentate il 15 febbraio 2007 1(1)
      
      Causa C-362/05 P
      Jacques Wunenburger
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Dipendenti – Statuto del personale – Promozione – Ricorso di annullamento – Non luogo a statuire – Interesse ad agire»I –    Introduzione
      1.     La presente impugnazione offre l’occasione per discutere un problema connesso con l’interesse ad agire e il non luogo a statuire
         su ricorsi proposti avverso atti emanati da istituzioni comunitarie.
      
      2.     Il procedimento trae origine da una controversia statutaria che vede opposti un dipendente, il sig. Jacques Wunenburger (in
         prosieguo: il «ricorrente»), e la Commissione delle Comunità europee (in prosieguo: la «Commissione») in qualità di autorità
         che ha il potere di nomina, vertente sull’assegnazione di un posto di direttore presso l’ufficio di cooperazione della Commissione
         «EuropeAid» (2).
      
      3.     Con sentenza pronunciata il 5 luglio 2005 (in prosieguo: la «sentenza impugnata») (3), il Tribunale di primo grado ha dichiarato infondato il ricorso con cui il ricorrente chiedeva l’annullamento di complessivamente
         tre decisioni della Commissione, ovvero da un lato, la decisione di non prendere in considerazione la candidatura del ricorrente
         al predetto posto di direttore, dall’altro la nomina del sig. Naqvi, suo concorrente, al posto in questione e, infine, il
         rigetto del reclamo presentato dal ricorrente.
      
      4.     Con l’impugnazione, depositata presso la cancelleria della Corte il 23 settembre 2005, il ricorrente rinnova in sostanza la
         domanda di annullamento delle tre decisioni. La Commissione ha proposto un ricorso incidentale con cui sostiene che il Tribunale
         di primo grado avrebbe dovuto dichiarare il non luogo a provvedere dato che prima della pronuncia della sentenza impugnata
         era uscito un nuovo bando di concorso per il controverso posto di direttore.
      
      5.     Alla luce di questo ricorso incidentale, occorre chiarire in quali circostanze, in casi come la fattispecie, si possa considerare
         che permanga un interesse ad agire per ricorsi proposti da dipendenti. Si tratta di una questione di importanza basilare per la prassi degli organi giurisdizionali
         comunitari relativa alle controversie di diritto del pubblico impiego, ma non solo.
      
      II – Contesto normativo
      6.     Nel merito, nella presente causa trova applicazione lo statuto dei funzionari delle Comunità europee (4) (in prosieguo: lo «statuto del personale») nella versione vigente dal 1° maggio 2004, in particolare i suoi artt. 7, 25,
         29, 90 e 91. Si omette qui di riprodurre il testo delle singole disposizioni.
      
      III – Fatti e procedimento di primo grado
      7.     La controversia tra le parti riguarda l’assegnazione di un posto di direttore (ex grado A 2) presso EuropeAid (Direzione C
         «Africa, Caraibi, Pacifico»). Nel periodo di riferimento nel caso di specie, per l’incarico di cui trattasi sono state condotte
         nel complesso due selezioni che, ai fini della presente causa, possiamo sintetizzare come di seguito indicato.
      
       Prima selezione
      8.     La prima delle due selezioni è stata avviata dalla Commissione con un avviso di posto vacante interno pubblicato il 19 settembre
         2002 (5). Il ricorrente, funzionario di grado A 3, svolgeva all’epoca privo la direzione generale delle «Relazioni esterne» l’incarico
         di capo della delegazione della Commissione in Croazia. Ha presentato la sua candidatura al posto vacante con lettera del
         27 settembre 2002.
      
      9.     In data 18 novembre 2002, a seguito di un colloquio di assunzione – in parte avvenuto per telefono – con ciascuno dei dieci
         candidati, il Direttore generale di EuropeAid ha inviato una nota al Direttore generale del “Personale e amministrazione”
         contenente la classificazione dei candidati in due gruppi. Il primo comprendeva i sei candidati idonei, secondo il Direttore
         generale, a rivestire l’incarico in questione. Il secondo gruppo annoverava gli altri quattro candidati, tra cui il ricorrente,
         che a suo parere non presentavano tutte le attitudini e le qualifiche necessarie in relazione al posto da assegnare.
      
      10.   In seguito a ciò il Comitato consultivo per le nomine («Comité consultatif des nominations», in prosieguo: il «CCN») ha redatto
         un elenco di sei candidati da invitare per ulteriori colloqui, che corrispondeva al primo gruppo consigliato dal Direttore
         generale di EuropeAid. Il ricorrente non ha ricevuto inviti in tal senso.
      
      11.   In data 8 gennaio 2003 il sig. Naqvi, uno dei concorrenti del ricorrente, è stato nominato al posto controverso. Con lettera
         11 marzo 2003 al ricorrente è stata comunicata la decisione di non prendere in considerazione la sua candidatura. Il 2 aprile
         2003 egli presentava, in forza dell’art. 90, n. 2, dello statuto del personale, un reclamo avverso la nomina del sig. Naqvi.
         Dopoché la Commissione ha respinto tale reclamo il 14 luglio 2003, il ricorrente ha presentato un ricorso di annullamento
         dinanzi al Tribunale di primo grado (in prosieguo: il «Tribunale») in data 5 novembre 2003.
      
       Seconda selezione
      12.   La seconda selezione per il posto di Direttore presso EuropeAid in questione iniziava successivamente alla decisione della
         Commissione, adottata l’11 marzo 2004, di dispensare il sig. Naqvi dall’impiego ai sensi dell’art. 50 dello statuto del personale
         a decorrere dal 1° aprile 2004 e di procedere a una nuova assegnazione del posto (6).
      
      13.   Quindi la Commissione, con memoria separata del 15 marzo 2004, depositata presso la Cancelleria del Tribunale di primo grado
         il 16 marzo 2004, chiedeva di dichiarare il non luogo a statuire sulla controversia ivi pendente relativa alla prima selezione.
      
      14.   Nel maggio 2004 il ricorrente presentava la propria candidatura per il posto messo a concorso ormai per la seconda volta.
         Tuttavia, con lettera 2 settembre 2004 veniva informato di non essere stato inserito nell’elenco ridotto. Il ricorrente non
         esperiva alcuna azione legale nei confronti di tale decisione.
      
      15.   Nel marzo 2005 la Commissione ha deciso di riorganizzare EuropeAid, riducendo, tra l’altro, il numero di Direttori da otto
         a sette. Il posto di Direttore ancora vacante presso la Direzione C veniva occupato mediante il trasferimento di un altro
         Direttore, ragion per cui la seconda selezione è stata sospesa.
      
      IV – La sentenza impugnata
      16.   Nella sentenza impugnata il Tribunale di primo grado dichiara innanzi tutto che, contrariamente all’opinione della Commissione,
         il procedimento non è divenuto privo di oggetto, bensì continua a sussistere un interesse ad agire del ricorrente (7). Nel merito il Tribunale respinge il ricorso del ricorrente in quanto infondato.
      
      17.   Il primo motivo di ricorso, che censurava in sostanza la violazione dell’obbligo di motivazione ai sensi dell’art. 25, secondo
         comma, seconda frase, dello statuto del personale, ha dovuto essere rigettato in quanto la decisione della Commissione sul
         reclamo si sarebbe fondata su una motivazione sufficiente (8).
      
      18.   Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente aveva fatto valere in particolare la violazione degli artt. 7, 29, n. 1, lett. a),
         e 45, primo comma, dello statuto del personale (9), sostenendo che la nomina del sig. Naqvi, suo concorrente, era illegittima. Il Tribunale ha respinto anche questo motivo
         di ricorso dato che l’autorità che ha il potere di nomina disporrebbe di un ampio potere discrezionale nell’assegnazione di
         posti vacanti e il sig. Naqvi avrebbe invero soddisfatto tutti i requisiti specificati nell’avviso di posto vacante (10).
      
      V –    L’impugnazione
      19.   L’impugnazione proposta dal ricorrente si fonda su due motivi.
      –       Con il primo motivo di impugnazione il ricorrente contesta in sostanza il rigetto del primo motivo di ricorso fatto valere
         in primo grado. Con tale rigetto il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto e sarebbe incorso in uno snaturamento
         dei fatti. Inoltre, al riguardo la sentenza sarebbe contraddittoria e priva di una motivazione sufficiente.
      
      –       Con il secondo motivo di impugnazione il ricorrente contesta il rigetto del suo secondo motivo di ricorso in primo grado da
         parte del Tribunale. Anche in questo caso si sarebbe in presenza di uno snaturamento dei fatti e di un errore di diritto.
      
      20.   La Commissione ha proposto un’impugnazione incidentale con cui contesta il mancato seguito dato dal Tribunale alla sua domanda,
         presentata il 15 marzo 2004 con memoria separata, di dichiarare il non luogo a statuire sulla controversia.
      
      21.   Nello specifico il ricorrente chiede che la Corte voglia
      1)      dichiarare il suo ricorso ricevibile e fondato e annullare la sentenza impugnata;
      2)      statuire essa stessa sulla controversia e annullare le seguenti decisioni della Commissione:
      –       la decisione dell’autorità che ha il potere di nomina 11 marzo 2003 di non prendere in considerazione la candidatura del ricorrente;
      –       la decisione dell’autorità che ha il potere di nomina 8 gennaio 2003 di nominare a tale posto il sig. Naqvi;
      –       la decisione dell’autorità che ha il potere di nomina 14 luglio 2003 di rigetto del reclamo n. R/147/03 del ricorrente;
      3)      dichiarare irricevibile, e comunque infondato, il ricorso incidentale della Commissione;
      4)      condannare la Commissione alle spese.
      22.   A sua volta, la Commissione chiede che la Corte voglia
      1)      con la sua domanda in via principale,
      –       dichiarare il suo ricorso incidentale ricevibile e fondato e annullare la sentenza impugnata in quanto respinge la domanda
         della Commissione di dichiarare il non luogo a statuire sulla controversia, nonché
      
      –       statuire sulle spese secondo la normativa vigente;
      2)      in subordine,
      –       dichiarare irricevibile, e comunque infondata, l’impugnazione del ricorrente e
      –       condannare il ricorrente alle spese del procedimento di impugnazione.
      VI – Analisi
      23.   Nel caso di specie occorre anzitutto esaminare il ricorso incidentale della Commissione, con cui si pone infatti la questione
         se un evento sopraggiunto dopo la presentazione del ricorso comporti il non luogo a statuire sulla controversia. Se così fosse,
         non sarebbero più rilevanti le dichiarazioni del Tribunale, che il ricorrente contesta con la sua impugnazione, riguardanti
         la fondatezza del ricorso da questo proposto in primo grado.
      
      A –    Il ricorso incidentale della Commissione
      24.   Con il suo ricorso incidentale la Commissione fa valere in sostanza che il Tribunale non avrebbe potuto decidere la controversia
         nel merito, ma avrebbe dovuto dichiarare il non luogo a statuire su di essa.
      
      1.      Ricevibilità del ricorso incidentale
      25.   Il ricorrente sostiene che il ricorso proposto dalla Commissione è irricevibile in quanto la sentenza impugnata non sarebbe
         lesiva per tale istituzione. Infatti il Tribunale, dichiarando l’infondatezza del ricorso proposto dal ricorrente, avrebbe
         emesso, in conclusione, una decisione favorevole alla Commissione.
      
      26.   Tuttavia, ai sensi dell’art. 56, secondo comma, prima frase, dello Statuto della Corte, un’impugnazione può essere proposta
         da qualsiasi parte che sia rimasta parzialmente o totalmente soccombente nelle sue conclusioni. Una decisione avente carattere
         pregiudizievole in tal senso sussiste anche se una parte ha visto di fatto accolte le proprie conclusioni, ma è risultata
         soccombente nell’ambito di un incidente processuale relativo alla ricevibilità del ricorso. La giurisprudenza riconosce l’esistenza
         di una decisione avente carattere pregiudizievole e, di conseguenza, della facoltà di proporre ricorso quando, con atto separato,
         si è sollevata un’eccezione di irricevibilità sulla base dell’art. 114 del regolamento di procedura del Tribunale di primo
         grado, ma il Tribunale ha dichiarato il ricorso ricevibile per poi respingerlo in quanto infondato (11). La Corte nega invece l’esistenza di una decisione avente carattere pregiudizievole per colui che fa valere un mezzo d’impugnazione
         se il Tribunale ha respinto il ricorso senza statuire sulla ricevibilità dello stesso (12). Lo stesso dicasi quando in primo grado non sono state sollevate, con atto separato, eccezioni di irricevibilità e il convenuto
         ha invocato l’improcedibilità unicamente nell’ambito di una memoria generale in cui ha presentato osservazioni anche sulla
         fondatezza del ricorso (13).
      
      27.   Nel caso di specie la Commissione aveva chiesto espressamente, con atto separato del 15 marzo 2004, di dichiarare il non luogo
         a statuire sul procedimento. A questo riguardo, se è vero che non aveva fatto esplicito riferimento all’art. 114 del regolamento
         di procedura del Tribunale di primo grado, ciò non toglie che, con la sua lettera, la Commissione ha chiesto in modo autonomo
         una pronuncia sulla ricevibilità del ricorso. La sua richiesta è stata motivata col fatto che il sig. Naqvi sarebbe stato
         sollevato dall’incarico a decorrere dal 1° aprile 2004, ragion per cui l’interesse del ricorrente alla controversia sarebbe
         venuto meno.
      
      28.   Tuttavia il Tribunale ha riconosciuto il mantenimento di un interesse ad agire da parte del ricorrente e ha respinto esplicitamente
         la domanda della Commissione (14). La Commissione, essendo rimasta soccombente nell’ambito di un incidente processuale in primo grado, aveva la facoltà di
         proporre un’impugnazione.
      
      29.   L’eventuale perdita da parte del ricorrente dell’interesse ad agire durante il procedimento in primo grado e il conseguente
         non luogo a statuire sulla controversia che potrebbe essere sopravvenuto nel frattempo, sono del resto questioni di cui la
         Corte può senz’altro occuparsi nel procedimento d’impugnazione. Vero è che risulta dall’art. 225, n. 1, CE e dall’art. 58,
         primo comma, dello Statuto della Corte che l’impugnazione si limita a questioni di diritto (15), per cui il Tribunale è competente in via esclusiva ad accertare e a valutare i fatti pertinenti. Tuttavia, per quanto attiene
         all’interesse ad agire e alla questione del non luogo a statuire sulla causa principale, si tratta della qualificazione giuridica dei fatti accertati dal Tribunale. Nel procedimento d’impugnazione la Corte è senz’altro competente a effettuare il controllo
         su detta qualificazione (16).
      
      30.   Pertanto il ricorso incidentale è ricevibile.
      2.      Fondatezza del ricorso incidentale
      31.   Nel merito resta quindi da accertare se il Tribunale, non dichiarando il non luogo a statuire sulla controversia, come richiesto
         dalla Commissione nel procedimento in primo grado, abbia commesso un errore di diritto. A tal fine è rilevante se l’interesse
         ad agire del ricorrente, dapprima esistente, sia venuto meno ancor prima della pronuncia della sentenza impugnata.
      
      a)      Argomenti sostanziali delle parti
      32.   La Commissione ritiene che, a seguito della revoca dell’incarico al sig. Naqvi e della realizzazione della seconda selezione,
         il ricorrente abbia perso l’interesse ad agire e il procedimento sia divenuto privo di oggetto. Infatti, con il ricorso proposto,
         il ricorrente avrebbe semmai potuto ottenere la ripetizione della prima selezione. Tuttavia, nel frattempo si sarebbe già
         effettuata una seconda selezione, cui il ricorrente avrebbe partecipato candidandosi nuovamente.
      
      33.   La decisione della controversia potrebbe non procurare un beneficio al ricorrente neanche per il futuro. Il fatto che in avvenire
         quest’ultimo possa nuovamente presentare la propria candidatura per posti equiparabili sarebbe puramente ipotetico. Egli disporrebbe,
         eventualmente, di un rimedio giurisdizionale in relazione a future decisioni di nomina. A causa dei concorrenti di volta in
         volta diversi, i procedimenti riguardanti l’assegnazione di posti di dipendenti non sarebbero neppure confrontabili tra loro,
         per cui una sentenza nel merito non potrebbe produrre effetti per nomine future.
      
      34.   Il ricorrente replica di conservare un interesse alla decisione della controversia. Da un lato, si dovrebbero evitare pronunce
         contrarie alla legge per l’avvenire. Dall’altro, la decisione di non prendere in considerazione la candidatura del ricorrente
         potrebbe incidere negativamente sulle probabilità di successo in successive candidature a posti equiparabili. Infine una sentenza
         nel merito avrebbe importanza in relazione a un eventuale diritto al risarcimento danni spettante al ricorrente.
      
      b)      Analisi
      35.   Grazie al requisito dell’interesse ad agire, si garantisce, sul piano processuale, che gli organi giurisdizionali non si occupino
         di chiarire, sotto il profilo consultivo, questioni di diritto puramente ipotetiche. Perciò l’interesse ad agire rappresenta
         una condizione cogente per la ricevibilità che può risultare rilevante in varie fasi del procedimento. È evidente che essa
         dev’essere soddisfatta già alla data di presentazione del ricorso in questione. Inoltre, tuttavia, essa deve mantenersi dopo
         la presentazione del ricorso e fino alla decisione del giudice nel merito (17).
      
      36.   Qualora l’interesse ad agire venga meno solo nel corso di un procedimento giudiziario pendente, di fatto non è più giustificata
         una decisione del Tribunale nel merito. Tuttavia, tanto meno si potrebbe pretendere dal ricorrente di accettare che il suo
         ricorso inizialmente ricevibile sia improvvisamente respinto e di sopportare le spese della controversia (18). Per contro, in siffatto caso è esclusivamente adeguato dichiarare che non occorre più statuire sul ricorso (19), per cui, da un lato, emerge che il fondamento del ricorso è venuto a mancare solo dopo la sua presentazione e, dall’altro, si può evitare una decisione sulle spese a sfavore del ricorrente.
      
      37.   Dinanzi agli organi giurisdizionali comunitari la questione dell’interesse ad agire assume di norma importanza se l’impugnazione
         riguarda atti giuridici che esistono ancora formalmente, ma hanno perso nel frattempo il loro oggetto originario. La giurisprudenza
         riconosce che può esistere un interesse al controllo giurisdizionale anche di tali atti. Ciò presuppone tuttavia che l’annullamento
         dell’atto impugnato possa ancora produrre effetti giuridici (20) ovvero possa altrimenti procurare un beneficio al ricorrente (21).
      
      38.   Nel caso di specie è incontestabile che, alla data di presentazione del ricorso dinanzi al Tribunale di primo grado, il ricorrente
         aveva ancora interesse ad agire. In particolare la mera esecuzione delle decisioni impugnate non era atta a far venire meno
         il suo interesse ad agire (22). Giustamente, al punto 19 della sentenza impugnata il Tribunale considera anzitutto che le decisioni impugnate continuavano
         ad avere effetti anche oltre la data di entrata in servizio del sig. Naqvi.
      
      39.   Del resto, l’autorità che ha il potere di nomina non ha mai annullato formalmente le decisioni impugnate. A questo proposito
         il ricorrente osserva a ragione che la dispensa dall’impiego del sig. Naqvi, verificatasi dopo la presentazione del suo ricorso,
         non è affatto equiparabile all’annullamento della prima decisione, di cui è causa nella fattispecie, relativa alla nomina
         del sig. Naqvi (23).
      
      40.   Tuttavia il caso di specie si contraddistingue in particolare per il fatto che, a seguito della dispensa dall’impiego del
         sig. Naqvi, è stata avviata una seconda selezione per l’assegnazione del posto controverso. Con questa nuova procedura sono
         divenute nulle le decisioni adottate nella prima selezione, la cui illegittimità è stata fatta valere dal ricorrente all’epoca con il suo
         ricorso dinanzi al Tribunale di primo.
      
      41.   Di tale punto di vista, di cui il Tribunale era a conoscenza (24), non si è tenuto conto al punto 19 della sentenza impugnata, in cui il Tribunale dichiara che la decisione di non prendere
         in considerazione la candidatura del ricorrente nella prima selezione continuava ancora a produrre effetti. Reputo che la
         decisione relativa alla nomina del concorrente del ricorrente e la decisione di non prendere in considerazione la candidatura
         del ricorrente rappresentino le due facce di una stessa medaglia. Entrambe acquistano efficacia e la perdono al contempo.
         Entrambe cessano di produrre effetti dal momento dell’avvio, a seguito della dispensa dall’impiego del sig. Naqvi, di una
         nuova selezione per l’assegnazione del posto controverso. Di conseguenza, anche la decisione relativa al reclamo, parimenti
         impugnata, è diventata inevitabilmente nulla; infatti i suoi effetti giuridici non potevano superare quelli prodotti dalle
         due decisioni iniziali dell’autorità che ha il potere di nomina da essa confermate.
      
      42.   Tuttavia, con il solo venir meno degli effetti delle decisioni impugnate, verificatosi successivamente alla presentazione
         del ricorso, non deriva ancora per il Tribunale alcun obbligo di dichiarare il non luogo a statuire sulla controversia. Occorre
         piuttosto esaminare se l’interesse ad agire del ricorrente si fosse conservato nonostante la nullità sopraggiunta delle decisioni
         impugnate. In caso di mantenimento di questo interesse, rifiutare al ricorrente una decisione nel merito contrasterebbe con
         l’imperativo del controllo giurisdizionale sugli atti delle istituzioni comunitarie, su cui si fonda una comunità di diritto (25).
      
      43.   Secondo la giurisprudenza, il mantenimento dell’interesse ad agire del ricorrente può derivare innanzi tutto dal rischio che i (presunti) atti illegittimi di un’istituzione comunitaria si ripetano (26), proprio in relazione all’ulteriore compito dell’istituzione comunitaria interessata ai sensi dell’art. 233, primo comma, CE (27). In secondo luogo, l’interesse ad agire può mantenersi se una decisione relativa a un ricorso d’annullamento proposto riveste
         importanza ai fini di un’eventuale richiesta di risarcimento dei danni (28) da parte del ricorrente. In terzo luogo, in determinati casi, in particolare in controversie statutarie, il ricorrente può
         avere interesse a eliminare osservazioni negative sulla sua persona affinché sia riabilitato in futuro (29).
      
      44.   La sentenza impugnata prende in esame esclusivamente la prima di queste tre categorie, vale a dire il rischio che un (presunto) atto illegittimo dell’autorità che ha il potere di nomina si ripeta. A questo riguardo, al punto 20 della sua sentenza il Tribunale si fonda sulla censura del ricorrente, secondo cui le modalità
         con cui il Direttore generale (30) di EuropeAid ha selezionato i candidati sarebbero state inficiante da un vizio di procedura. Il Tribunale ha ritenuto che
         non era escluso che il Direttore generale potesse svolgere in una successiva selezione un ruolo equiparabile a quello avuto
         nella prima selezione per l’assegnazione del posto di Direttore controverso in discussione nel caso di specie. Da questo rischio
         di ripetizione il Tribunale desume il mantenimento dell’interesse ad agire del ricorrente.
      
      45.   Avverso l’ipotesi di un siffatto rischio di ripetizione si potrebbe di fatto far valere, a un primo esame, che le decisioni
         relative all’assegnazione di posti di dipendenti non si ripetono mai meccanicamente allo stesso modo, nonostante la loro frequenza
         puramente numerica (31). Sebbene tali procedimenti siano infatti all’ordine del giorno all’interno delle istituzioni comunitarie, la decisione relativa
         alla scelta dell’autorità che ha il potere di nomina è però sempre unica. Da un lato, si deve procedere a una valutazione
         generale delle qualità di tutti i concorrenti in relazione al profilo richiesto per il posto di volta in volta da assegnare.
         Dall’altro lato, sia l’identità e la qualità dei candidati sia i requisiti a essi richiesti nei singoli avvisi possono essere
         molto diversi da un caso all’altro. In merito la Commissione ha osservato giustamente, e anche il ricorrente concorda al riguardo,
         che nella fattispecie la seconda selezione non sarebbe equiparabile alla prima in quanto non sarebbero stati messi a confronto
         candidati differenti.
      
      46.   Il caso di specie si contraddistingue tuttavia per il fatto che il ricorrente, con il suo ricorso, non impugna la decisione
         di scelta soltanto dal punto di vista del contenuto, ma censura nel contempo anche il procedimento che ha condotto alla decisione di cui trattasi. Infatti il ricorrente fa valere
         che la procedura sarebbe stata di per sé discriminatoria in quanto non tutte le candidature sarebbero state esaminate con
         la stessa scrupolosità e, di conseguenza, non tutti gli aspiranti al posto avrebbero concorso su un piede di parità (32). Quindi, il Direttore generale di EuropeAid, ufficio presso cui si doveva assegnare il posto di Direttore controverso, avrebbe
         operato una preselezione che in seguito avrebbe orientato in maniera determinante sia il CCN sia l’autorità che ha il potere
         di nomina, senza nuovamente valutare a fondo l’idoneità e le competenze di tutti i candidati, compresi quelli non consigliati dal Direttore generale.
      
      47.   In contrasto con la valutazione di contenuto dei diversi candidati, il semplice svolgimento di una selezione, nel cui ambito il Direttore generale competente per il merito ha operato una preselezione e su cui si sono poi orientati
         in modo determinante sia il CCN sia l’autorità che ha il potere di nomina, non ha nulla di straordinario. Anzi, tale procedura
         si può sempre ripetere anche per l’assegnazione di altri posti di Direttore. Quindi, in questo caso il ricorrente non ha contestato
         soltanto un problema sorto nel caso specifico, bensì un problema di natura strutturale. A un esame oggettivo, l’accertamento
         della questione se la forma di selezione appena descritta sia legittima poteva senz’altro essere importante per il ricorrente
         in relazione alle sue eventuali candidature future a posti di direttore.
      
      48.   A differenza della Commissione, non ritengo neppure puramente ipotetico il fatto che il ricorrente possa in generale candidarsi
         ad altri posti di direttore. Dagli atti emerge infatti che già prima della selezione qui controversa il ricorrente aveva concorso
         per un posto equipollente. Del resto, per il posto in discussione nella fattispecie ha presentato la sua candidatura addirittura
         due volte.
      
      49.   Di conseguenza, nel caso di specie esistevano motivi sufficienti perché il Tribunale ammettesse che l’interesse ad agire del
         ricorrente sussisteva ancora alla data della pronuncia della sentenza impugnata.
      
      50.   Pertanto, pervengo nel complesso alla conclusione che il Tribunale, respingendo al punto 21 della sentenza impugnata la richiesta
         della Commissione di dichiarare il non luogo a statuire nella controversia, non ha commesso errori di diritto. Alla luce del
         perdurante interesse ad agire del ricorrente, il Tribunale era anzi addirittura tenuto a statuire nel merito.
      
      51.   Di conseguenza, occorre dichiarare infondato il ricorso incidentale della Commissione.
      B –    L’impugnazione del ricorrente
      52.   Tenuto conto delle conclusioni suesposte sul ricorso incidentale della Commissione, occorre ora esaminare l’impugnazione del
         ricorrente.
      
      53.   Si deve anzitutto ricordare che, nei procedimenti d’impugnazione, la Corte può rilevare d’ufficio se sussiste ancora un interesse
         del ricorrente a proporre ricorso o a proseguire il procedimento (33).
      
      54.   Tuttavia, nel caso di specie non vi sono elementi per ritenere che l’interesse ad agire del ricorrente, sussistente fino alla
         pronuncia della sentenza impugnata (34), sia venuto meno nel periodo successivo all’emanazione di tale sentenza. Il rischio di ripetizione dell’errore di procedura
         nella selezione contestato dal ricorrente permane. Nel procedimento dinanzi alla Corte non si è venuti a conoscenza di nuovi
         fatti che dessero adito a una nuova valutazione della questione dell’interesse ad agire. Pertanto, la Corte deve statuire
         in merito all’impugnazione proposta dal ricorrente.
      
      1.      Sul primo motivo di impugnazione
      55.   Con il primo motivo di impugnazione il ricorrente fa valere che ai punti 32 e 33 della sentenza impugnata il Tribunale avrebbe
         snaturato i fatti, commesso un errore di diritto nonché fornito una motivazione contraddittoria e insufficiente della sentenza.
         In particolare il ricorrente sembra considerare che, alla luce della nota del Direttore generale di EuropeAid del 18 novembre
         2002 (35), il Tribunale avrebbe dovuto contestare le decisioni dell’autorità che ha il potere di nomina impugnate in quanto vi si sostiene
         che il concorrente selezionato, sig. Naqvi, è «il candidato che meglio risponde nell’insieme ai requisiti riportati nell’avviso
         di posto vacante» (36).
      
      a)      Primo capo del primo motivo di impugnazione: snaturamento dei fatti
      56.   Il primo capo del primo motivo di impugnazione censura lo snaturamento dei fatti.
      57.   Il ricorrente sostiene che il Tribunale non ha considerato correttamente i fatti, ignorando che il posto controverso di Direttore
         richiedeva una solida esperienza nella gestione del personale e provate competenze nella conduzione, motivazione e supervisione
         di équipe di grandi dimensioni (37). Ciò emergerebbe dalla nota del Direttore generale di EuropeAid, da cui si rileverebbe altresì che alle competenze del candidato
         selezionato, sig. Naqvi, in tali settori sarebbe stato assegnato soltanto un punto su tre disponibili, mentre tre altri candidati
         avrebbero ottenuto al riguardo il punteggio massimo. Inoltre la nota riporterebbe quali punti di forza del sig. Naqvi l’ambito
         dell’«ideazione, della riflessione e dell’analisi» piuttosto che caratteristiche nell’ambito della «riorganizzazione e della
         conduzione di una grande équipe operativa».
      
      58.   Secondo una giurisprudenza costante, l’asserito snaturamento dei fatti deve risultare manifestamente dai documenti del fascicolo,
         esibiti al Tribunale, senza che sia necessario effettuare una nuova valutazione dei fatti né delle prove (38). Dopo attento esame della predetta nota del Direttore generale di EuropeAid, non vedo elementi a sostegno di uno snaturamento
         dei fatti da parte del Tribunale.
      
      59.   Nella nota in questione si attestava espressamente che il candidato Naqvi soddisfaceva i requisiti stabiliti dall’avviso di
         posto vacante (39). Inoltre, nella nota il sig. Naqvi veniva assegnato al gruppo di candidati che il Direttore generale di EuropeAid riteneva
         idonei a svolgere la funzione di Direttore per il posto in questione. Di conseguenza la predetta nota non fornisce alcuna
         base per ritenere che il Direttore generale di EuropeAid considerasse insufficiente l’idoneità del sig. Naqvi al posto di
         Direttore in discussione.
      
      60.   Vero è, in effetti, che nella predetta nota il Direttore generale di EuropeAid ha effettuato la sua valutazione in modo tale
         che singoli candidati risultano migliori di altri in relazione al profilo richiesto. Ciò emerge soprattutto dalla tabella
         allegata alla nota, in cui il Direttore generale assegna da uno a tre punti alle competenze di ciascun candidato, segnatamente
         anche nell’ambito della gestione del personale, e, nel quadro della sua valutazione complessiva, effettua ulteriori classificazioni
         dei candidati. Del resto, il Direttore generale non opera tali distinzioni solo tra i due gruppi di aspiranti al posto, ma
         anche all’interno del gruppo di candidati che segnala in definitiva come idoneo al CCN e all’autorità che ha il potere di
         nomina. Al riguardo risulta indiscutibilmente che il sig. Naqvi, alla fine selezionato, aveva ottenuto dal Direttore generale
         di EuropeAid una valutazione inferiore a quella assegnata ad altri candidati.
      
      61.   Occorre tuttavia considerare che la suddetta nota del Direttore generale di EuropeAid non costituiva l’unico fondamento ai
         fini della decisione del CCN e dell’autorità che ha il potere di nomina. E ciò è dimostrato dal fatto che i sei candidati
         proposti nella nota, tra cui il sig. Naqvi, sono stati convocati a ulteriori colloqui dinanzi al CCN. Solo su tale base il
         CCN e l’autorità che ha il potere di nomina hanno potuto formarsi un quadro definitivo e scegliere il sig. Naqvi per il posto
         di Direttore.
      
      62.   Pertanto il Tribunale di primo grado non era tenuto a fondare la sua sentenza in misura determinante o addirittura in via
         esclusiva sulla valutazione dei diversi candidati da parte del Direttore generale di EuropeAid. Il peso da attribuire alla
         nota in questione insieme agli altri elementi probatori – ossia quelli citati al punto 65 della sentenza impugnata (40) – rientrava piuttosto nell’ambito della valutazione dei fatti e delle prove di competenza esclusiva del Tribunale di primo
         grado, che la Corte non può sostituire con la propria valutazione nel procedimento di impugnazione (41).
      
      63.   Di conseguenza, il primo capo del primo motivo di impugnazione non può essere accolto.
      b)      Secondo capo del primo motivo di impugnazione: motivazione insufficiente
      64.   Con il secondo capo del primo motivo di impugnazione il ricorrente addebita al Tribunale di aver fornito una motivazione contraddittoria
         e insufficiente della sua sentenza. Ai punti 28-35 della sentenza impugnata il primo motivo di ricorso sarebbe stato ingiustamente
         respinto.
      
      65.   Ai sensi dell’art. 36, prima frase, in combinato disposto con l’art. 53, primo comma, dello Statuto della Corte, le sentenze
         del Tribunale vanno motivate. Tale obbligo di motivazione mira, da un lato, a consentire agli interessati di conoscere le
         ragioni per le quali il Tribunale ha emesso tale sentenza e, dall’altro, a consentire alla Corte di disporre degli elementi
         sufficienti per esercitare il suo controllo (42).
      
      66.   Nel caso di specie, ai punti 28-35 della sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato attentamente, in particolare, la decisione
         della Commissione relativa al reclamo e ha spiegato in dettaglio la sua opinione secondo cui la Commissione avrebbe ottemperato
         all’obbligo di motivazione ad essa incombente. Non si individuano, al riguardo, contraddizioni interne al dispositivo della
         sentenza. In particolare, come ho già osservato (43), non era affatto illogico o contraddittorio valutare, nell’ambito dell’esame delle decisioni impugnate, diversi elementi
         di fatto e probatori, invece di fondarsi esclusivamente o comunque in modo determinante sulla valutazione dei candidati da
         parte del Direttore generale di EuropeAid, come sembra avere in mente il ricorrente.
      
      67.   Il fatto che, per quanto riguarda l’idoneità del sig. Naqvi al posto di Direttore controverso, il Tribunale pervenga, sotto il profilo del contenuto, a una conclusione diversa da quella del ricorrente non denota comunque, di per sé, una motivazione insufficiente della sentenza
         impugnata.
      
      68.   Pertanto, neanche il secondo capo del primo motivo di impugnazione può essere accolto.
      2.      Sul secondo motivo di impugnazione
      69.   Con il secondo motivo di impugnazione il ricorrente fa valere che il Tribunale avrebbe snaturato i fatti e le prove nonché
         commesso un errore di diritto non avendo annullato le decisioni della Commissione impugnate per violazione degli artt. 7,
         29, n. 1, lett. a), e 45, primo comma, dello statuto del personale.
      
      a)      Primo capo del secondo motivo di impugnazione
      70.   Nel primo capo del secondo motivo di impugnazione il ricorrente fa valere che, nella scelta tra i candidati al posto controverso
         di Direttore, non si sarebbe dovuto tener conto delle «sfide» connesse con il posto (44) ovvero della «sensibilità per le riforme» (45). Tali criteri non sarebbero stati menzionali nell’avviso di posto vacante. Di fatto essi avrebbero però svolto un ruolo decisivo
         nella selezione e in particolare nella nota del Direttore generale di EuropeAid. Il Tribunale non avrebbe prestato sufficiente
         attenzione a tale punto di vista nella sentenza impugnata, causando in tal modo uno snaturamento dei fatti e delle prove.
      
      71.   A differenza del ricorrente non individuo elementi che facciano pensare a uno snaturamento dei fatti o delle prove da parte
         del Tribunale. Ai punti 55-58 della sentenza impugnata emerge chiaramente che il Tribunale si è senz’altro occupato del problema
         delle «sfide» connesse con il Direttore da scegliere e della «sensibilità per le riforme» a questi richiesta. Al riguardo
         il Tribunale non ha in alcun modo ignorato gli argomenti del ricorrente o tralasciato di considerare nella sua sentenza gli
         elementi di specie.
      
      72.   Nel merito il Tribunale ha indubbiamente osservato che il significato della nozione di «sfide» non dovrebbe essere sopravvalutato
         e andrebbe visto nel quadro dell’opinione personale del Direttore generale di EuropeAid sui candidati (46). Per quanto attiene alla «sensibilità per le riforme», il Tribunale illustra altresì in dettaglio che questo criterio concorderebbe
         con i dati dell’avviso di posto vacante (47).
      
      73.   Con una tale valutazione della fattispecie, il Tribunale si muove chiaramente entro i limiti di un esame dei fatti e delle
         prove sostenibile. La sola circostanza che tale valutazione del Tribunale differisca da quella del ricorrente non implica
         ancora uno snaturamento dei fatti.
      
      74.   In realtà, con il presente capo di impugnazione il ricorrente mira infatti non tanto a far sanzionare uno snaturamento dei
         fatti o delle prove da parte del Tribunale, quanto piuttosto a indurre la Corte a sostituire la propria valutazione dei fatti
         e delle prove a quella del Tribunale. Tuttavia, ciò non è ammissibile nel procedimento di impugnazione (48).
      
      75.   Di conseguenza, il primo capo del secondo motivo di impugnazione non può essere accolto.
      b)      Secondo capo del secondo motivo di impugnazione: errore di diritto in relazione al ruolo del Direttore generale competente
         per il merito nella selezione dei candidati
      
      76.   Con il secondo capo del secondo motivo di impugnazione il ricorrente fa valere che al punto 54 della sentenza impugnata il
         Tribunale avrebbe ignorato l’influenza della preselezione operata dal Direttore generale competente per il merito sulla successiva
         selezione dinanzi al CCN. Di fatto quest’ultimo sarebbe vincolato alla preselezione che viene operata, come dimostrerebbe,
         in particolare, anche il caso di specie, in cui il CCN avrebbe convocato a ulteriori colloqui unicamente i candidati preselezionati
         dal Direttore generale di EuropeAid.
      
      77.   In proposito occorre rilevare che certamente i punti di diritto già esaminati in primo grado possono essere di nuovo discussi
         nel corso di un procedimento di impugnazione (49); come per esempio, nel caso di specie, la legittimità dello svolgimento della selezione e in particolare la legittimità delle
         modalità della partecipazione del Direttore generale competente per il merito (50). Tuttavia, in siffatto caso, gli argomenti di diritto su cui si fonda l’impugnazione devono essere illustrati in dettaglio.
         Non è conforme a tali precetti, in particolare, il ricorso che, senza neppure contenere un argomento specificamente diretto
         a individuare l’errore di diritto che vizierebbe la sentenza impugnata, si limiti a ribadire o a riprodurre testualmente i
         motivi e gli argomenti già presentati dinanzi al Tribunale (51).
      
      78.   Questo è appunto ciò che accade nel caso di specie: nell’impugnazione il ricorrente non indica concretamente i punti della
         sentenza impugnata che desidera censurare in relazione al ruolo avuto dal Direttore generale di EuropeAid nella selezione.
         Egli ribadisce soltanto, in linea generale, la tesi già proposta in primo grado del reale effetto vincolante prodotto dalla
         preselezione operata da questo Direttore generale sull’ulteriore svolgimento della selezione (52).
      
      79.   Pertanto tale capo del secondo motivo di impugnazione è irricevibile e non può parimenti essere accolto.
      3.      Conclusione provvisoria
      80.   Il ricorso avverso la sentenza del Tribunale di primo grado, in parte irricevibile e in parte infondato, deve pertanto essere
         respinto integralmente.
      
      VII – Sulle spese
      81.   Ai sensi dell’art. 122, in combinato disposto con gli artt. 118 e 69, n. 2, del regolamento di procedura della Corte, la parte
         soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. 
      
      82.   Effettivamente, ai fini dell’impugnazione del ricorrente, si applica l’art. 122, secondo comma, del regolamento di procedura
         della Corte, secondo cui in deroga all’art. 69, n. 2, la Corte può decidere che le spese vengano ripartite fra le parti, nella
         misura richiesta dall’equità. Nel caso di specie siffatti punti di vista di equità non sono tuttavia evidenti né sono stati
         fatti valere dal ricorrente. Ritengo quindi che il ricorrente, rimasto soccombente nel procedimento di impugnazione, debba
         essere condannato alle spese per il ricorso da essa proposto avverso la sentenza del Tribunale di primo grado, come richiesto
         dalla Commissione.
      
      83.   Per quanto riguarda il ricorso incidentale della Commissione, già dall’art. 122, secondo comma, in combinato disposto con
         l’art. 70 del regolamento di procedura della Corte, discende che la Commissione dev’essere condannata alle spese da essa sostenute.
         Poiché per di più il ricorso incidentale della Commissione non ha avuto esito positivo, essa dovrebbe sopportare anche le
         spese sostenute dal ricorrente per il ricorso incidentale, come ha richiesto il ricorrente. Di conseguenza, la Commissione
         sosterrà per intero le spese del ricorso incidentale.
      
      VIII – Conclusione
      84.   Propongo pertanto alla Corte di statuire come segue:
      1)      Il ricorso avverso la sentenza del Tribunale di primo grado è respinto.
      2)      Ciascuna parte sopporta le spese relative ai ricorsi da essa stessa proposti.
      1 –	Lingua originale: il tedesco.
      
      2 –	EuropeAid è stato istituito a far data dal 1° gennaio 2001, con decisione della Commissione, nell’ambito della riforma
         della gestione dell’assistenza esterna. L’ufficio risponde dell’uso degli strumenti di cui dispone la Commissione per l’assistenza
         esterna (aiuti allo sviluppo), i quali sono finanziati dal bilancio della Comunità europea e dal Fondo europeo di sviluppo.
      
      3 –	Sentenza 5 luglio 2005, causa T-370/03, Wunenburger/Commissione (Racc. pag. I‑0000).
      
      4 –	Statuto dei funzionari delle Comunità europee e regime applicabile agli altri agenti di tali Comunità, in vigore dal 5
         marzo 1968, definiti dagli artt. 2 e 3 del regolamento (CEE, Euratom, CECA) del Consiglio 29 febbraio 1968, n. 259 (GU L 56,
         pag. 1), nella versione del regolamento (Euratom, CECA, CEE) del Consiglio 30 giugno 1972, n. 1473 (GU L 160, pag. 1).
      
      5 –	Avviso di posto vacante COM/138/02.
      
      6 –	Avviso di posto vacante COM/142/04 del 28 maggio 2004.
      
      7 –	Punti 19-21 della sentenza impugnata.
      
      8 –	Punti 28-35 della sentenza impugnata.
      
      9 –	Venivano altresì fatte valere violazioni dei principi del legittimo affidamento, della parità di trattamento e del diritto
         alla carriera.
      
      10 –	Punti 51-83 della sentenza impugnata.
      
      11 –	Sentenze 26 febbraio 2002, causa C-23/00 P, Consiglio/Boehringer (Racc. pag. I‑1873, punto 50), e 22 febbraio 2005, C-141/02 P,
         Commissione/max–mobil (Racc. pag. I-1283, punti 50 e 51). Nello stesso senso, anche implicitamente, sentenza 21 gennaio 1999,
         causa C-73/97 P, Francia/Comafrika e a. (Racc. pag. I‑185); v., in particolare, le conclusioni presentate il 25 giugno 1998
         dall’avvocato generale Mischo nella medesima causa (Racc. pag. I-185, paragrafi 11 e segg.).
      
      12 –	Sentenza Consiglio/Boehringer (citata alla nota 11, punto 52).
      
      13 –	In tal senso, in un procedimento sommario, ordinanza 17 dicembre 1998, C-363/98 P (R), Emesa Sugar/Consiglio (Racc. pag.
         I-8787, punti 43 e segg.).
      
      14 –	Punti 19-21 della sentenza impugnata.
      
      15 –	V., in particolare, sentenza 7 gennaio 2004, cause riunite C-204/00 P, C-205/00 P, C-211/00 P, C-213/00 P, C-217/00 P e
         C-219/00 P, Aalborg Portland e a./Commissione (Racc. pag. I-123, punti 47-49), nonché sentenze 21 settembre 2006, causa C-105/04 P,
         FEG/Commissione (Racc. pag. I-0000, punti 69 e 70), e causa C-113/04 P, TU/Commissione (Racc. pag. I-0000, punti 82 e 83),
         ciascuna con ulteriori rimandi.
      
      16 –	Sentenze 6 aprile 2006, causa C-551/03 P, General Motors/Commissione (Racc. pag. I-3173, punto 51), FEG/Commissione (citata
         alla nota 15, punto 69), e TU/Commissione (citata alla nota 15, punto 82), ciascuna con ulteriori rimandi.
      
      17 –	Sentenze 24 aprile 2001, causa T-159/98, Torre e a./Commissione (Racc. PI pagg. I-A-83 e II-395, punto 30), e 21 marzo
         2002, causa T-131/99, Shaw e Falla/Commissione (Racc. pag. II-2023, punto 29), nonché ordinanza 17 ottobre 2005, causa T-28/02,
         First Data/Commissione (Racc. pag. II-4119, punti 35-37).
      
      18 –	A questo riguardo è ambigua la sentenza pronunciata nel procedimento d’impugnazione 19 ottobre 1995, C-19/93 P, Rendo e a./Commissione
         (Racc. pag. I-3319, punto 13), in cui la Corte dichiara che, in caso di carenza d’interesse a proporre ricorso o a proseguire
         il procedimento, essa può «dichiarare il ricorso irricevibile o privo di oggetto». A mio parere, ciò significa in realtà che
         l’impugnazione dev’essere dichiarata irricevibile se, già alla data della presentazione del ricorso, non vi è interesse ad agire in tal senso, mentre occorre dichiarare il
         non luogo a statuire sull’impugnazione quando l’interesse ad agire è venuto meno soltanto successivamente.
      
      19 –	Sentenze 6 luglio 1999, cause riunite T-112/96 e T-115/96, Séché/Commissione (Racc. PI pagg. I-A-115 e II-623, punto 37),
         e Torre e a./Commissione (citata alla nota 17, punto 31), nonché ordinanza First Data/Commissione (citata alla nota 17, punto
         53).
      
      20 –	Sentenze 24 giugno 1986, causa 53/85, Akzo Chemie e a./Commissione (Racc. pag. 1965, punto 21); 14 settembre 1995, cause
         riunite T-480/93 e T-483/93, Antillean Rice Mills/Commissione (Racc. pag. II-2305, punto 59), e 7 giugno 2006, cause riunite
         T-213/01 e T-214/01, Österreichische Postsparkasse e a./Commissione (Racc. pag. I-0000, punto 53).
      
      21 –	Sentenze Rendo e a./Commissione (citata alla nota 18, punto 13), e 13 luglio 2000, causa C-174/99 P, Parlamento/Richard
         (Racc. pag. I-6189, punto 33); nello stesso senso, v. sentenza 24 novembre 2005, cause riunite C-138/03, C-324/03 e C-431/03,
         Italia/Commissione (Racc. pag. I-10043, punti 23-25).
      
      22 –	Sentenze 6 marzo 1979, causa 92/78, Simmenthal/Commissione (Racc. pag. 777, punto 32), e Akzo Chemie e a./Commissione (citata
         alla nota 20, punto 21).
      
      23 –	Il «retrait de l’emploi» di un dipendente ai sensi dell’art. 50 dello Statuto del personale non sarebbe sinonimo di «retrait
         de la décision» che ha portato alla nomina del dipendente in questione.
      
      24 –	V., per esempio, punto 2 della controreplica della Commissione del 30 giugno 2004 nel procedimento dinanzi al Tribunale
         di primo grado (causa T-370/03).
      
      25 –	V. espressamente la sentenza 28 settembre 2004, causa T-310/00, MCI/Commissione (Racc. pag. II-3253, punti 46 e 61). Su
         una considerazione analoga si fonda la sentenza 14 ottobre 1999, cause riunite T-191/96 e T-106/97, CAS Succhi di Frutta/Commissione
         (Racc. pag. II-3181, punto 63).
      
      	V. anche, in linea di principio, già la sentenza 31 marzo 1971, causa 22/70, Commissione/Consiglio, denominata «AETR» (Racc.
         pag. 263, punto 40), secondo cui l’impugnazione di cui all’art. 230 CE «è destinata a garantire, in conformità al disposto dell’[art. 220, primo comma, CE] il rispetto del diritto nell’interpretazione
            e nell’applicazione del Trattato», e la sentenza 23 aprile 1986, causa 294/83, Les Verts/Parlamento (Racc. pag. 1339, punto 23), che così recita: «né gli Stati (…) [membri della Comunità economica europea], né le sue istituzioni sono sottratti al controllo della conformità
            dei loro atti alla Carta costituzionale di base costituita dal Trattato». Sull’imperativo del controllo giurisdizionale in una comunità di diritto, v. inoltre la recente sentenza 25 luglio 2002,
         C-50/00, Unión de Pequeños Agricultores (Racc. pag. I-6677, punto 38).
      
      26 –	V. di recente, in un caso nell’ambito del controllo sulle fusioni, sentenza MCI/Commissione (citata alla nota 25, punti
         55 e 63). V. inoltre sentenze Simmenthal/Commissione (citata alla nota 22, punto 32), Akzo (citata alla nota 20, punto 21),
         26 aprile 1988, causa 207/86, Apesco/Commissione (Racc. pag. 2151, punto 16), 24 settembre 1996, causa T-182/94, Marx Esser
         e a./Parlamento (Racc. PI pagg. I-A-411 e II-1197, punto 41), CAS Succhi di Frutta/Commissione (citata alla nota 25, punto
         63), e Österreichische Postsparkasse e a./Commissione (citata alla nota 20, punto 54).
      
      27 –	Sentenze Simmenthal/Commissione (citata alla nota 22, punto 32); 5 marzo 1980, causa 76/79, Koenecke/Commissione (Racc.
         pag. 665, punto 9); Antillean Rice Mills/Commissione (citata alla nota 20, punto 60); CAS Succhi di Frutta/Commissione (citata
         alla nota 25, punto 63); MCI/Commissione (citata alla nota 25, punto 46), e Österreichische Postsparkasse e a./Commissione
         (citata alla nota 20, punto 54).
      
      28 –	Sentenze Koenecke/Commissione (citata alla nota 27, punto 9); 31 marzo 1998, cause riunite C-68/94 e C-30/95, Francia e a./Commissione
         (Racc. pag. I-1375, punto 74); Parlamento/Richard (citata alla nota 21, punti 33 e 34), e 21 marzo 2002, causa T-131/99, Shaw
         e Falla/Commissione (Racc. pag. II-2023, punto 29).
      
      29 –	V., per esempio, sentenza 10 giugno 1980, causa 155/78, Sig.na M./Commissione (Racc. pag. 1797, punto 6).
      
      30 –	«la manière dont le directeur général a présélectionné les candidats».
      
      31 –	Sotto questo aspetto senza dubbio la fattispecie si distingue da un caso come, per esempio, quello alla base della causa
         Apesco/Commissione (citata alla nota 26).
      
      32 –	V., per esempio, la sintesi delle osservazioni del ricorrente ai punti 37 e 38 della sentenza impugnata.
      
      33 –	Sentenza Rendo e a./Commissione (citata alla nota 18, punto 13).
      
      34 –	V. al riguardo le considerazioni sul ricorso incidentale, in particolare i paragrafi 38-51 delle presenti conclusioni.
      
      35 –	V. al riguardo paragrafo 9 delle presenti conclusioni.
      
      36 –	Nella versione francese: «le candidat qui répondait le mieux à l’ensemble des exigences mentionnées dans l’avis de vacance»
         (v. punto 32 della sentenza impugnata).
      
      37 –	Nella versione francese: «solide expérience de management de personnel [et] capacité de gestion, mobilisation et supervision
         de grandes équipes».
      
      38 –	Sentenze 6 aprile 2006, causa C-551/03 P, General Motors/Commissione (Racc. pag. I-3173, punto 54), e 21 settembre 2006,
         causa C-167/04 P, JCB/Commissione (Racc. pag. I-0000, punto 108); v. nello stesso senso sentenza 18 gennaio 2007, causa C-229/05
         P, PKK e KNK/Consiglio (Racc. pag. I-0000, punto 37).
      
      39 –	La tabella allegata alla nota del 18 novembre 2002 riporta, per quanto riguarda il sig. Naqvi, alla voce «commentaires»,
         il seguente giudizio complessivo: «La candidature satisfait aux critères énoncés dans la description du poste».
      
      40 –	In tale punto il Tribunale ha osservato che l’autorità che ha il potere di nomina non sarebbe incorsa in errori di valutazione
         manifesti considerando che il sig. Naqvi soddisfaceva i requisiti posti nell’ambito della gestione del personale. Il Tribunale
         prende in particolare spunto da un foglio di valutazione da cui emergerebbe che il sig. Naqvi ha una provata esperienza nel
         settore della gestione, maturata sia come capo divisione sia come capo delegazione, e che sembra idoneo a motivare una squadra.
         Il Tribunale rinvia inoltre alle due valutazioni di servizio del sig. Naqvi precedenti alla selezione.
      
      41 –	V. al riguardo paragrafo 29 delle presenti conclusioni e la giurisprudenza citata alla nota 15.
      
      42 –	In tal senso, v. sentenza 18 maggio 2006, causa C-397/03 P, Archer Daniels Midland e a./Commissione (Racc. pag. I-4429,
         punto 60), nonché le sentenze, citate alla nota 15, Aalborg Portland e a./Commissione (punto 372), FEG/Commissione (punto
         72), e TU/Commissione (punto 85).
      
      43 –	V. supra, paragrafi 58-62 delle presenti conclusioni.
      
      44 –	Nella versione francese: «enjeux du poste».
      
      45 –	Nella versione francese: «sensibilité pour la réforme».
      
      46 –	Punto 55 della sentenza impugnata.
      
      47 –	Punti 56-58 della sentenza impugnata.
      
      48 –	V. al riguardo paragrafo 29 delle presenti conclusioni e la giurisprudenza citata alla nota 15.
      
      49 –	Sentenza 26 ottobre 2006, causa C-68/05 P, Koninklijke Coöperatie Cosun/Commissione (Racc. pag. I-0000, punto 55, con ulteriori
         riferimenti).
      
      50 –	Come già osservato in relazione al ricorso incidentale della Commissione, dinanzi al Tribunale di primo grado il ricorrente
         contesta il legittimo svolgimento della selezione, nel cui ambito il Direttore generale competente per il merito ha operato
         una preselezione che in seguito avrebbe orientato in maniera determinante sia il CCN sia l’autorità che ha il potere di nomina
         (v. al riguardo supra, paragrafi 46 e 47 delle presenti conclusioni).
      
      51 –	Sentenza Koninklijke Coöperatie Cosun/Commissione (citata alla nota 49, punto 54).
      
      52 –	V. al riguardo la sintesi dei suoi argomenti al punto 39 della sentenza impugnata.