CELEX: 62005CJ0332
Language: it
Date: 2007-01-18
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 18 gennaio 2007.#Aldo Celozzi contro Innungskrankenkasse Baden-Württemberg.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundessozialgericht - Germania.#Libera circolazione dei lavoratori - Calcolo dell'ammontare delle indennità giornaliere di malattia in rapporto al reddito netto, a sua volta determinato dalla categoria fiscale - Iscrizione d'ufficio del lavoratore migrante il cui coniuge lavora in un altro Stato membro in una categoria fiscale sfavorevole - Modifica della categoria fiscale unicamente su domanda del lavoratore :migrante - Omessa presa in considerazione di una modifica a posteriori della categoria fiscale motivata dalla situazione familiare di tale lavoratore - Principio della parità di trattamento - Violazione.#Causa C-332/05.

Causa C-332/05
      Aldo Celozzi
      contro
      Innungskrankenkasse Baden-Württemberg
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundessozialgericht)
      «Libera circolazione dei lavoratori — Calcolo dell’ammontare delle indennità giornaliere di malattia in rapporto al reddito netto, a sua volta determinato dalla
         categoria fiscale — Iscrizione d’ufficio del lavoratore migrante il cui coniuge risiede in un altro Stato membro in una categoria fiscale sfavorevole
         — Modifica della categoria fiscale unicamente su domanda del lavoratore migrante — Omessa presa in considerazione di una modifica a posteriori della categoria fiscale motivata dalla situazione familiare di
         tale lavoratore — Principio della parità di trattamento — Violazione»
      
      Massime della sentenza
      Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Parità di trattamento — Prestazioni di malattia 
      (Regolamento del Consiglio n. 1408/71, art. 3, n. 1)
      L’art. 3, n. 1, del regolamento n. 1408/71 osta all’applicazione di un regime di indennità giornaliere di malattia attuato
         da uno Stato membro a norma del quale il lavoratore migrante, il cui coniuge risieda in un altro Stato membro, viene iscritto
         d’ufficio in una categoria fiscale meno favorevole – ossia quella applicabile ai lavoratori coniugati ma stabilmente separati
         dal proprio coniuge – di quella di cui gode un lavoratore nazionale coniugato il cui coniuge risiede nello Stato membro di
         cui trattasi e non esercita alcuna attività retribuita, e che non permette di prendere in considerazione in maniera retroattiva,
         per quanto concerne l’ammontare delle suddette indennità, che è calcolato in funzione del reddito netto, a sua volta determinato
         dalla categoria fiscale, una rettifica a posteriori di quest’ultima in seguito ad un’espressa domanda del lavoratore migrante
         fondata sul suo reale stato di famiglia.
      
      Infatti, il principio della parità di trattamento, enunciato dal suddetto art. 3, n. 1, vieta non solo le discriminazioni
         palesi in base alla cittadinanza dei beneficiari dei regimi di previdenza sociale, ma anche le discriminazioni dissimulate,
         di qualsiasi forma, che, pur fondandosi su altri criteri di riferimento, pervengano in concreto allo stesso risultato.
      
      A questo proposito, sebbene un regime del genere non stabilisca, ai fini del calcolo dell’ammontare delle indennità giornaliere,
         alcuna disparità formale di trattamento tra i lavoratori nazionali e quelli originari di un altro Stato membro, la sua applicazione
         è tale da collocare il lavoratore migrante, il cui coniuge frequentemente continua a risiedere nello Stato membro di origine,
         in una situazione di diritto o di fatto meno favorevole rispetto a quella in cui si troverebbe, nelle medesime condizioni,
         il lavoratore nazionale.
      
      Tale disparità di trattamento non può giustificarsi con considerazioni relative alla semplificazione amministrativa dei procedimenti
         di attribuzione delle indennità giornaliere, alla funzione di queste ultime di garantire ai lavoratori interessati un reddito
         che permetta loro di provvedere al proprio sostentamento o alla complessità dei calcoli da effettuare per il versamento delle
         indennità giornaliere. In effetti, obiettivi del genere non impediscono che una rettifica degli importi delle indennità venga
         accordata a posteriori, segnatamente attraverso l’instaurazione di un meccanismo secondo cui l’ammontare di tali indennità
         è adattato retroattivamente al fine di tener conto della situazione reale del lavoratore migrante interessato.
      
      (v. punti 23, 29, 31, 34, 36-38, 40 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      18 gennaio 2007 (*)
      
      «Libera circolazione dei lavoratori – Calcolo dell’ammontare delle indennità giornaliere di malattia in rapporto al reddito netto, a sua volta determinato dalla
         categoria fiscale – Iscrizione d’ufficio del lavoratore migrante il cui coniuge risiede in un altro Stato membro in una categoria fiscale sfavorevole
         – Modifica della categoria fiscale unicamente su domanda del lavoratore migrante – Omessa presa in considerazione di una modifica a posteriori della categoria fiscale motivata dalla situazione familiare di
         tale lavoratore – Principio della parità di trattamento – Violazione»
      
      Nel procedimento C‑332/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Bundessozialgericht
         (Germania), con decisione 5 luglio 2005, pervenuta in cancelleria il 12 settembre 2005, nella causa tra
      
      Aldo Celozzi
      e
      Innungskrankenkasse      Baden-Württemberg,
      
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. R. Schintgen (relatore), P. Kūris, J. Makarczyk e G. Arestis,
         giudici, 
      
      avvocato generale: sig. L.A. Geelhoed
      cancelliere: sig. H. von Holstein, cancelliere aggiunto
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 15 giugno 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per l’Innungskrankenkasse Baden‑Württemberg, dall’avv. R. Kitzberger, Rechtsanwalt;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. V. Kreuschitz e dalla sig.ra I. Kaufmann‑Bühler, in qualità di agenti,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 3, n. 1, e 23, n. 3, del regolamento (CEE) del
         Consiglio 14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai
         lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità, nella versione modificata ed aggiornata
         dal regolamento (CE) del Consiglio 2 dicembre 1996, n. 118/97 (GU 1997, L 28, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento n. 1408/71»),
         nonché degli artt. 7, n. 2, del regolamento (CEE) del Consiglio 15 ottobre 1968, relativo alla libera circolazione dei lavoratori
         all’interno della Comunità (GU L 257, pag. 2) e 39 CE.
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra il sig. Celozzi e l’Innungskrankenkasse Baden-Württemberg
         (Cassa malattia arti e mestieri del Baden-Württenberg, in prosieguo: l’«Innungskrankenkasse») in ragione del rifiuto di quest’ultima
         di tener conto retroattivamente, ai fini del calcolo dell’ammontare delle indennità giornaliere di malattia (in prosieguo:
         le «indennità giornaliere») attribuite al ricorrente nella causa principale in applicazione della legislazione tedesca, della
         modifica della categoria fiscale in cui rientra quest’ultimo.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        L’art. 3, n. 1, del regolamento n. 1408/71 prevede:
      
      «Le persone che risiedono nel territorio di uno degli Stati membri ed alle quali sono applicabili le disposizioni del presente
         regolamento, sono soggette agli obblighi e sono ammesse al beneficio della legislazione di ciascuno Stato membro alle stesse
         condizioni dei cittadini di tale Stato, fatte salve le disposizioni particolari del presente regolamento».
      
      4        A norma dell’art. 7, n. 2, del regolamento n. 1612/68, il lavoratore cittadino di uno Stato membro gode, sul territorio degli
         altri Stati membri, «degli stessi vantaggi sociali e fiscali dei lavoratori nazionali».
      
       La normativa nazionale
      5        L’art. 47 del libro V del Sozialgesetzbuch (Codice delle leggi sociali; in prosieguo: il «SGB») recita come segue:
      
      «1)      L’ammontare delle indennità giornaliere è pari al 70 % della remunerazione e del reddito normali da lavoro nei limiti in cui
         rientrano nella base contributiva (remunerazione normale [Regelentgelt]). Le indennità giornaliere calcolate a partire dalla
         remunerazione non possono superare il 90 % della remunerazione netta calcolata conformemente alle disposizioni del n. 2. La
         remunerazione normale è calcolata conformemente alle disposizioni dei nn. 2, 4 e 6. Le indennità sono versate su base giornaliera.
         Se esse devono essere versate per un mese civile completo, si reputa che quest’ultimo comporti 30 giorni.
      
      2)      La remunerazione normale si fonda sull’importo della remunerazione, diminuita di qualsiasi remunerazione eccezionale, percepita
         dall’assicurato per l’ultimo periodo retributivo conteggiato o almeno per le quattro settimane remunerate (periodo di calcolo)
         precedenti l’inizio dell’incapacità lavorativa, diviso per il numero di ore remunerate. Tale importo è moltiplicato per il
         numero normale di ore lavorative settimanali stipulato nel contratto di lavoro e diviso per sette. Se la remunerazione è calcolata
         su base mensile o se non è possibile calcolare la remunerazione normale conformemente alla prima ed alla seconda frase supra,
         quest’ultima corrisponde al trentesimo della remunerazione, diminuita di qualsiasi remunerazione eccezionale, percepita per
         l’ultimo mese civile remunerato precedente l’incapacità lavorativa.
      
      (…).
      6)      La remunerazione normale è presa in considerazione sino alla concorrenza dell’importo del tetto giornaliero che costituisce
         la base di calcolo dei contributi».
      
       La controversia nella causa principale e la questione pregiudiziale
      6        Il sig. Celozzi, cittadino italiano nato nel 1942, ha lavorato e risieduto per un lungo periodo in Germania mentre la sua
         consorte, di cittadinanza italiana e senza impiego, continuava a risiedere in Italia con i loro figli.
      
      7        Sulla base del suo ultimo impiego quale muratore, il sig. Celozzi era assicurato presso l’Innungskrankenkasse. Nel corso del
         maggio 1997, in seguito ad un ricovero ospedaliero, ha dovuto sospendere il lavoro per malattia di lunga durata e gli sono
         state versate indennità giornaliere per i periodi dal 20 giugno 1997 al 27 gennaio 1998 e dal 26 febbraio al 5 novembre 1998.
         In seguito il ricorrente nella causa principale ha percepito indennità di disoccupazione.
      
      8        Per il calcolo delle indennità giornaliere, l’Innungskrankenkasse si è fondata sulla remunerazione versata dal datore di lavoro
         al sig. Celozzi nell’aprile 1997, che è l’ultima remunerazione percepita da quest’ultimo. A tale data il certificato d’imposta
         sui salari rilasciato ogni anno civile dalla competente amministrazione comunale e rimesso dal lavoratore al suo datore di
         lavoro (in prosieguo: il «certificato d’imposta») menzionava che il sig. Celozzi beneficiava della categoria fiscale II, cioè
         quella applicabile normalmente ad un lavoratore con figli che è stabilmente separato dal coniuge nonché di un abbattimento
         fiscale per due figli. Dati tali elementi il ricorrente nella causa principale ha percepito una remunerazione netta di DEM 2 566,22
         ed indennità giornaliere di DEM 72,70. Tuttavia la remunerazione netta, qualora fosse stata calcolata sulla base della categoria
         fiscale III, cioè quella spettante come regola generale ad un lavoratore coniugato, convivente col consorte, ma che sia il
         solo ad esercitare un’attività retribuita, sarebbe ammontata a DEM 2 903,52 e le indennità giornaliere sarebbero state di
         DEM 82,25.
      
      9        Nell’agosto 2000 il sig. Celozzi ha invitato l’Innungskrankenkasse a riesaminare il conteggio delle sue indennità giornaliere
         considerandolo rientrante nella categoria fiscale III che è più favorevole di quella assegnatagli e per la cui attribuzione
         i presupposti erano soddisfatti sin dall’inizio del suo diritto a prestazioni. A tal fine egli faceva valere che aveva beneficiato
         a posteriori di una riduzione dell’imposta sul reddito e di un aumento delle sue prestazioni di disoccupazione.
      
      10      Mentre la competente amministrazione tributaria tedesca ha confermato che i presupposti di un’imposizione congiunta del sig. Celozzi
         e della sua consorte erano riuniti sin dal 1997, l’Innungskrankenkasse ha rifiutato di versargli retroattivamente indennità
         giornaliere più elevate per il motivo che queste ultime erano state calcolate correttamente nel momento in cui il ricorrente
         nella causa principale aveva fruito di una sospensione del lavoro per malattia e che una modifica retroattiva della categoria
         fiscale, conformemente alla giurisprudenza esistente in materia, non avrebbe avuto alcuna influenza sull’ammontare delle indennità
         in parola.
      
      11      Essendo stati respinti i ricorsi intentati nei precedenti gradi di giudizio, il sig. Celozzi ha quindi proposto un ricorso
         per cassazione («Revision») dinanzi al Bundessozialgericht, a sostegno del quale esso invoca la violazione del diritto comunitario
         primario e derivato. Egli fa valere che, rientrando in realtà nella categoria fiscale III e non nella categoria fiscale II,
         meno favorevole ed attribuitagli per il fatto che la consorte risiedeva in Italia, è vittima di uno specifico svantaggio costituente
         nei suoi confronti una discriminazione connessa alla sua qualità di lavoratore migrante. La modifica della categoria fiscale
         attribuitagli, pur essendo possibile a determinate condizioni e con riserva di fornire la prova della sua situazione familiare
         e finanziaria, avrebbe tuttavia necessitato una domanda specifica ed espressa da parte sua. L’esigenza di una domanda siffatta
         avrebbe per conseguenza che ai lavoratori migranti il cui coniuge rimane frequentemente nel paese di cui questi ultimi sono
         originari viene attribuita, in un primo tempo, una categoria fiscale non corretta, cioè quella in cui rientrano i coniugi
         separati, e che gli stessi percepiscono, in caso di incapacità lavorativa, indennità giornaliere inferiori a quelle cui avrebbero
         diritto se beneficiassero della categoria fiscale corrispondente alla loro situazione reale, senza che possa essere rimediato
         a posteriori a tale inesattezza. Il diritto tedesco sarebbe quindi all’origine di una discriminazione indiretta e ciò tanto
         più che nessuna amministrazione avrebbe richiamato l’attenzione del ricorrente nella causa principale su tale inesattezza
         nonché sulla possibilità di ottenere la modifica della categoria fiscale attribuitagli d’ufficio.
      
      12      Alla luce di quanto precede il Bundessozialgericht ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente
         questione pregiudiziale:
      
      «Se sia compatibile con la normativa risultante dal diritto primario e/o secondario della Comunità europea [in particolare
         gli artt. 39 CE (ex art. 48 del Trattato CE), 3, n. 1 e 23, n. 3, del regolamento (…) n. 1408/71, e l’art. 7, n. 2), del regolamento
         (…) n. 1612/68] che un lavoratore migrante coniugato, occupato in Germania, il cui coniuge risiede in un altro Stato membro,
         percepisca un’indennità di malattia che continua ad essere collegata alla remunerazione netta risultante dalla categoria fiscale
         iscritta sul certificato d’imposta del lavoratore, senza che venga presa in considerazione una successiva modifica a lui favorevole,
         avente effetto retroattivo, della sua peculiare situazione tributaria dipendente dallo stato di famiglia».
      
       Sulla questione pregiudiziale 
      13      Al fine di risolvere tale questione, occorre preliminarmente ricordare che, per quanto riguarda la libera circolazione dei
         lavoratori, il principio di non discriminazione consacrato all’art. 39, n. 2, CE è stato concretizzato, in materia di previdenza
         sociale dei lavoratori migranti, dall’art. 3, n. 1, del regolamento n. 1408/71.
      
      14      Occorre quindi esaminare se il suddetto regolamento non permetta già esso stesso di fornire al giudice nazionale gli elementi
         di soluzione necessari a porlo in grado di risolvere la controversia che gli è sottoposta.
      
      15      Data tale situazione è necessario accertare preliminarmente se prestazioni del tipo di quelle di cui trattasi nella causa
         principale rientrino nel campo di applicazione del suddetto regolamento.
      
      16      Secondo la costante giurisprudenza della Corte, la distinzione fra le prestazioni escluse dal campo di applicazione del regolamento
         n. 1408/71 e quelle che vi rientrano è basata essenzialmente sugli elementi costitutivi della prestazione, in particolare
         le sue finalità e i presupposti per la sua attribuzione e non sul fatto che essa sia o no qualificata come previdenziale da
         una normativa nazionale (v., in particolare, sentenze 27 marzo 1985, causa 249/83, Hoeckx, Racc. pag. 973, punto 11; 10 marzo
         1993, causa C‑111/91, Commissione/Lussemburgo, Racc. pag. I‑817, punto 28; 2 agosto 1993, causa C‑66/02, Acciardi, Racc. pag. I‑4567,
         punto 13, e 27 novembre 1997, causa C‑57/96, Meints, Racc. pag. I‑6689, punto 23).
      
      17      La Corte ha anche precisato a più riprese che una prestazione può essere considerata di natura previdenziale, in primo luogo,
         se è attribuita ai beneficiari, prescindendo da ogni valutazione individuale e discrezionale delle loro esigenze personali,
         in base ad una situazione legalmente definita e, in secondo luogo, se si riferisce ad uno dei rischi espressamente elencati
         nell’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1408/71 (v., in particolare sentenze citate Hoeckx, punti 12-14; Commissione/Lussemburgo,
         punto 29; Acciardi, punto 14, e Meints, punto 24). 
      
      18      È pacifico che tali presupposti sono soddisfatti nella causa principale.
      
      19      In effetti, da un lato, disposizioni come quelle previste dall’art. 47 del libro V del SGB conferiscono al beneficiario, nell’ipotesi
         di incapacità lavorativa per causa di malattia, il diritto ad indennità giornaliere, prescindendo da ogni valutazione individuale
         e discrezionale delle sue esigenze personali e, dall’altro, prestazioni di tale natura sono espressamente menzionate all’art. 4,
         n. 1, lett. a), del regolamento n. 1408/71.
      
      20      Del resto la Corte ha già chiarito, con riguardo al versamento di prestazioni da parte del datore di lavoro per la salvaguardia
         della retribuzione, che tali prestazioni come anche le indennità giornaliere di malattia il cui pagamento viene sospeso per
         un massimo di sei settimane in ragione del suddetto versamento, sono prestazioni rientranti nel campo di applicazione del
         regolamento n. 1408/71 (v. sentenza 3 giugno 1992, causa C‑45/90, Paletta, Racc. pag. I‑3423, punto 17).
      
      21      Occorre quindi esaminare la questione sollevata dal giudice nazionale alla luce del regolamento n. 1408/71 e più particolarmente
         dell’art. 3, n. 1.
      
      22      Al riguardo occorre ricordare, come la Corte ha ripetutamente dichiarato, che l’art. 3, n. 1, del regolamento n. 1408/71 ha
         lo scopo di garantire, in osservanza dell’art. 39 CE, a vantaggio delle persone alle quali si applica il regolamento, l’uguaglianza
         in materia di previdenza sociale senza distinzioni di cittadinanza, sopprimendo qualsiasi discriminazione al riguardo derivante
         dalle normative nazionali degli Stati membri (sentenze 25 giugno 1997, causa C‑131/96, Mora Romero, Racc. pag. I‑3659, punto
         29, e 21 settembre 2000, causa C‑124/99, Borawitz, Racc. pag. I‑7293, punto 23).
      
      23      Orbene, è giurisprudenza costante che il principio della parità di trattamento, enunciato dal suddetto art. 3, n. 1, vieta
         non solo le discriminazioni palesi in base alla cittadinanza dei beneficiari dei regimi di previdenza sociale, ma anche le
         discriminazioni dissimulate, di qualsiasi forma, che, pur fondandosi su altri criteri di riferimento, pervengano in concreto
         allo stesso risultato (sentenze citate Mora Romero, punto 32, e Borawitz, punto 24).
      
      24      Devono pertanto essere giudicate indirettamente discriminatorie le condizioni poste dall’ordinamento nazionale le quali, benché
         indistintamente applicabili secondo la cittadinanza, riguardino essenzialmente o in gran parte i lavoratori migranti nonché
         le condizioni indistintamente applicabili che possono essere soddisfatte più agevolmente dai lavoratori nazionali che dai
         lavoratori migranti o che rischiano di essere sfavorevoli, in modo particolare, ai lavoratori migranti (sentenze 23 maggio
         1996, causa C‑237/94, O’Flynn, Racc. pag. I‑2617, punto 18, e Borawitz, cit., punto 25).
      
      25      Una soluzione diversa è ammissibile solo se tali disposizioni sono giustificate da considerazioni oggettive, indipendenti
         dalla cittadinanza dei lavoratori interessati e se sono adeguatamente commisurate allo scopo legittimamente perseguito dall’ordinamento
         nazionale (sentenze citate O’Flynn, punto 19, e Borawitz, punto 26).
      
      26      Emerge dal complesso di questa giurisprudenza che, a meno che non sia obiettivamente giustificata e adeguatamente commisurata
         allo scopo perseguito, una disposizione di diritto nazionale dev’essere giudicata indirettamente discriminatoria quando, per
         sua stessa natura, tende ad incidere più sui cittadini di altri Stati membri che su quelli nazionali e, di conseguenza, rischia
         di essere sfavorevole in modo particolare ai primi (v., in tal senso, sentenze citate O’Flynn, punto 20; Meints, punto 45,
         e Borawitz, punto 27).
      
      27      A questo proposito non è necessario accertare se la disposizione di cui trattasi si applichi, in concreto, ad una percentuale
         notevolmente più elevata di lavoratori migranti. È sufficiente rilevare che detta disposizione è in grado di produrre un effetto
         del genere (v., in tal senso, sentenze O’Flynn, cit., punto 21, e 28 aprile 2004, causa C‑373/02, Öztürk, Racc. pag. I‑3605,
         punto 57).
      
      28      È pacifico che disposizioni come quelle di cui trattasi nella causa principale sono applicabili a prescindere dalla cittadinanza
         dei lavoratori interessati.
      
      29      In effetti l’art. 47 del libro V del SGB non stabilisce, ai fini del calcolo dell’ammontare delle indennità giornaliere, alcuna
         disparità formale di trattamento tra i lavoratori nazionali e quelli originari di un altro Stato membro.
      
      30      Ciò non toglie che tale disposizione non può essere intesa in maniera isolata ma occorre al contrario valutarla nel più vasto
         contesto in cui è destinata ad essere applicata.
      
      31      Va anzitutto ricordato in proposto che, in una situazione come quella della causa principale, l’ammontare delle indennità
         giornaliere varia in funzione del salario netto percepito, il quale è a sua volta determinato dalla categoria fiscale iscritta
         sul certificato d’imposta del lavoratore in questione e che, conformemente ad una prassi amministrativa, il lavoratore migrante,
         il cui coniuge continua frequentemente a risiedere nello Stato membro di origine, è iscritto d’ufficio in una categoria fiscale
         che gli è sfavorevole, cioè quella applicabile ai lavoratori coniugati ma stabilmente separati dal loro coniuge, senza che
         gli venga attribuita, alla stregua dei lavoratori nazionali, la categoria fiscale più favorevole applicabile ai lavoratori
         coniugati, conviventi col loro consorte il quale non esercita un’attività retribuita.
      
      32      In secondo luogo qualsiasi rettifica della categoria fiscale iscritta sul certificato d’imposta presuppone, da un lato, un’espressa
         domanda del lavoratore migrante, mentre quest’ultimo non è avvertito in alcun momento dalle autorità competenti circa l’esistenza
         di una siffatta possibilità di rettifica né dell’obbligo di presentare una domanda specifica per ottenere la modifica di tale
         categoria fiscale nonché, dall’altro, la produzione di un’attestazione dell’autorità tributaria dello Stato membro di cui
         il lavoratore è cittadino nonché un esame approfondito della situazione familiare e finanziaria dell’interessato.
      
      33      Infine una rettifica della categoria fiscale già attribuita all’interessato non ha alcuna influenza sull’ammontare delle indennità
         giornaliere erogate a quest’ultimo. In effetti, come risulta dal fascicolo trasmesso alla Corte dal giudice nazionale, la
         giurisprudenza relativa all’applicazione dell’art. 47 del libro V del SGB esclude, nella grande maggioranza dei casi, una
         modifica retroattiva dell’ammontare delle suddette indennità e l’ammette solo qualora il datore di lavoro abbia illegittimamente
         rifiutato il versamento di una retribuzione all’assicurato, ma assolva successivamente tale obbligo nell’ambito dell’esecuzione
         del contratto.
      
      34      Dato il complesso di tali elementi, non sussiste quindi alcun dubbio che l’applicazione di una normativa nazionale come quella
         in questione nella causa principale è tale da collocare il lavoratore migrante in una situazione di diritto o di fatto meno
         favorevole rispetto a quella in cui si troverebbe, nelle medesime condizioni, il lavoratore nazionale.
      
      35      Di conseguenza, una normativa come quella in questione nella causa principale è costitutiva di una disparità di trattamento
         a detrimento dei lavoratori migranti.
      
      36      Va quindi esaminato se tale disparità di trattamento possa giustificarsi con considerazioni obiettive e se essa sia proporzionata
         all’obiettivo perseguito dalla normativa in parola. A tale riguardo l’Innungskrankenkasse fa valere argomenti relativi alla
         semplificazione amministrativa dei procedimenti di attribuzione delle indennità giornaliere nonché alla funzione che a queste
         ultime assegna il legislatore nazionale, cioè quella di garantire ai lavoratori interessati un reddito che permetta loro di
         provvedere al proprio sostentamento. Stando a tali argomenti gli enti previdenziali, effettuando il calcolo dell’ammontare
         delle indennità dovute grazie all’applicazione di criteri predefiniti in diritto tributario, senza che occorra accertarne
         preliminarmente l’esattezza, sarebbero in grado di procedere al rapido versamento delle suddette indennità e permetterebbero
         ai lavoratori interessati di percepire un reddito garantito. Peraltro la possibilità di effettuare una rettifica a posteriori
         della categoria fiscale implicherebbe una modifica retroattiva rilevante dell’ammontare delle indennità in parola ed esporrebbe
         sia i suddetti enti sia i beneficiari di queste ultime a calcoli lunghi e complessi.
      
      37      Senza che occorra esaminare in quale misura obiettivi connessi alla semplificazione amministrativa, alla garanzia di un reddito
         di sostentamento ed alla complessità dei calcoli da effettuare per il versamento delle indennità giornaliere possano costituire
         obiettivi legittimi, è sufficiente constatare che, nella fattispecie, le misure di cui trattasi vanno oltre quanto necessario
         a raggiungere obiettivi siffatti.
      
      38      In effetti, come rileva lo stesso giudice nazionale, obiettivi del genere non impediscono che una rettifica degli importi
         delle indennità venga accordata a posteriori, segnatamente attraverso l’instaurazione di un meccanismo secondo cui l’ammontare
         di tali indennità è adattato retroattivamente al fine di tener conto della situazione reale del lavoratore migrante interessato.
      
      39      Codesta conclusione è altresì corroborata dal fatto che la giurisprudenza tedesca ha ammesso essa stessa, almeno in un caso,
         una modifica retroattiva delle indennità giornaliere, e l’attuazione di quest’ultima non ha dato luogo ad alcuna particolare
         difficoltà, come riconosciuto all’udienza dal legale dell’Innungskrankenkasse.
      
      40      Dato l’insieme delle considerazioni precedenti, la questione sollevata va risolta nel senso che l’art. 3, n. 1, del regolamento
         n. 1408/71 osta all’applicazione di un regime di indennità giornaliere di malattia attuato da uno Stato membro, come quello
         di cui trattasi nella causa principale:
      
      –        a norma del quale il lavoratore migrante, il cui coniuge risieda in un altro Stato membro, viene iscritto d’ufficio in una
         categoria fiscale meno favorevole di quella di cui gode un lavoratore nazionale coniugato il cui coniuge risiede nello Stato
         membro di cui trattasi e non esercita alcuna attività retribuita, e 
      
      –        che non permette di prendere in considerazione in maniera retroattiva, per quanto concerne l’ammontare delle suddette indennità,
         che è calcolato in funzione del reddito netto, a sua volta determinato dalla categoria fiscale, una rettifica a posteriori
         di quest’ultima in seguito ad un’espressa domanda del lavoratore migrante fondata sul suo reale stato di famiglia.
      
       Sulle spese
      41      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte dichiara:
      L’art. 3, n. 1, del regolamento (CEE) del Consiglio 14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza
            sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità,
            nella versione modificata ed aggiornata dal regolamento (CE) del Consiglio 2 dicembre 1996, n. 118/97, osta all’applicazione
            di un regime di indennità giornaliere di malattia attuato da uno Stato membro, come quello di cui trattasi nella causa principale:
      –        a norma del quale il lavoratore migrante, il cui coniuge risieda in un altro Stato membro, viene iscritto d’ufficio in una
            categoria fiscale meno favorevole di quella di cui gode un lavoratore nazionale coniugato il cui coniuge risiede nello Stato
            membro di cui trattasi e non esercita alcuna attività retribuita, e 
      –        che non permette di prendere in considerazione in maniera retroattiva, per quanto concerne l’ammontare delle suddette indennità,
            che è calcolato in funzione del reddito netto, a sua volta determinato dalla categoria fiscale, una rettifica a posteriori
            di quest’ultima in seguito ad un’espressa domanda del lavoratore migrante fondata sul suo reale stato di famiglia.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.