CELEX: 62007CJ0237
Language: it
Date: 2008-07-25
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 25 luglio 2008.#Dieter Janecek contro Freistaat Bayern.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesverwaltungsgericht - Germania.#Direttiva 96/62/CE - Valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente - Fissazione dei valori limite - Diritto di un terzo vittima di danni alla salute alla predisposizione di un piano d’azione.#Causa C-237/07.

Causa C‑237/07
      Dieter Janecek
      contro
      Freistaat Bayern
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesverwaltungsgericht)
      «Direttiva 96/62/CE — Valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente — Fissazione dei valori limite — Diritto di un terzo vittima di danni alla salute alla predisposizione di un piano d’azione»
      Massime della sentenza
      1.        Ambiente — Valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente — Direttiva 96/62
      (Direttiva del Consiglio 96/62, come modificata dal regolamento n. 1882/2003, art. 7, n. 3)
      2.        Ambiente — Valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente — Direttiva 96/62
      (Direttiva del Consiglio 96/62, come modificata dal regolamento n. 1882/2003, art. 7, n. 3)
      1.        L’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62, in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente, come modificata
         dal regolamento n. 1882/2003, dev’essere interpretato nel senso che, in caso di rischio di superamento dei valori limite di
         emissione di particelle fini PM10 o delle soglie di allarme, i soggetti direttamente interessati devono poter ottenere dalle
         competenti autorità nazionali la predisposizione di un piano di azione, anche quando essi dispongano, in forza dell’ordinamento
         nazionale, di altre procedure per ottenere dalle medesime autorità che esse adottino misure di lotta contro l’inquinamento
         atmosferico.
      
      (v. punto 42, dispositivo 1)
      2.        Nell’applicazione dell’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62, in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria
         ambiente, come modificata dal regolamento n. 1882/2003, gli Stati membri hanno l’obbligo di adottare, sotto il controllo del
         giudice nazionale, nel contesto di un piano di azione e a breve termine, le misure idonee a ridurre al minimo il rischio di
         superamento dei valori limite di emissione di particelle fini PM10 o delle soglie di allarme ed a ritornare gradualmente ad
         un livello inferiore ai detti valori o alle dette soglie, tenendo conto delle circostanze di fatto e dell’insieme degli interessi
         in gioco.
      
      (v. punto 47, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      25 luglio 2008 (*)
      
      «Direttiva 96/62/CE – Valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente – Fissazione dei valori limite – Diritto di un terzo vittima di danni alla salute alla predisposizione di un piano d’azione»
      Nel procedimento C‑237/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Bundesverwaltungsgericht
         (Germania), con ordinanza 29 marzo 2007, pervenuta in cancelleria il 14 maggio 2007, nella causa tra
      
      Dieter Janecek
      e
      Freistaat Bayern,
      
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. L. Bay Larsen, K. Schiemann, J. Makarczyk e J.‑C Bonichot
         (relatore), giudici,
      
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig. B. Fülop, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 5 giugno 2008,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per il sig. Janecek, dal sig. R. Klinger, Rechtsanwalt;
      –        per il governo olandese, dalla sig.ra C. Wissels e dal sig. M. De Grave, in qualità di agenti;
      –        per il governo austriaco, dalla sig.ra C. Pesendorfer, in qualità di agente;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. F. Erlbacher nonché dalle sig.re A. Alcover San Pedro e D. Recchia, in
         qualità di agenti,
      
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 7, n. 3, della direttiva del Consiglio 27 settembre
         1996, 96/62/CE, in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente (GU L 296, pag. 55), come modificata
         dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1882 (GU L 284, pag. 1; in prosieguo: la
         «direttiva 96/62»).
      
      2        Questa domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra il sig. Janecek ed il Freistaat Bayern in merito ad
         una domanda diretta a che sia imposto a quest’ultimo di predisporre un piano di azione per la qualità dell’aria nel settore
         della Landshuter Allee, in Monaco di Baviera, dove risiede l’interessato; questo piano dovrebbe contenere le misure da adottare
         a breve termine per garantire l’osservanza del limite autorizzato dalla normativa comunitaria per quanto concerne le emissioni
         di particelle fini PM10 nell’aria ambiente.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        Ai sensi del dodicesimo ‘considerando’ della direttiva 96/62: 
      
      «(…) Per tutelare l’ambiente nel suo complesso e la salute umana, è necessario che gli Stati membri intervengano quando vengono
         superati i valori limite al fine di conformarsi a tali valori entro il termine stabilito».
      
      4        L’allegato I alla direttiva 96/62 contiene un elenco degli inquinanti atmosferici da considerare nel quadro della valutazione
         e della gestione della qualità dell’aria ambiente. Il punto 3 di quest’elenco menziona le «particelle fini quali la fuliggine
         (ivi compreso PM10)».
      
      5        L’art. 7 della direttiva 96/62, intitolato «Miglioramento della qualità dell’aria ambiente – Requisiti generali», così dispone:
      
      «1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare il rispetto dei valori limite.
      (…)
      3. Gli Stati membri predispongono piani d’azione che indicano le misure da adottare a breve termine in casi di rischio di
         un superamento dei valori limite e/o delle soglie d’allarme, al fine di ridurre il rischio e limitarne la durata. (…)».
      
      6        L’art. 8 di questa direttiva, intitolato «Misure applicabili nelle zone in cui i livelli superano il valore limite», enuncia
         quanto segue:
      
      «1. Gli Stati membri elaborano l’elenco delle zone e degli agglomerati in cui i livelli di uno o più inquinanti superano i
         valori limite oltre il margine di superamento.
      
      Allorché non è stato fissato un margine di superamento per un determinato inquinante, le zone e gli agglomerati in cui il
         livello di tale inquinante supera il valore limite sono equiparati alle zone e agli agglomerati di cui al primo comma e si
         applicano i paragrafi 3, 4 e 5.
      
      2. Gli Stati membri elaborano l’elenco delle zone e degli agglomerati in cui i livelli di uno o più inquinanti sono compresi
         tra il valore limite e il valore limite aumentato del margine di superamento.
      
      3. Nelle zone e negli agglomerati di cui al paragrafo 1, gli Stati membri adottano misure atte a garantire l’elaborazione
         o l’attuazione di un piano o di un programma che consenta di raggiungere il valore limite entro il periodo di tempo stabilito.
      
      Tale piano o programma, da rendere pubblico, deve riportare almeno le informazioni di cui all’allegato IV.
      4. Nelle zone e negli agglomerati di cui al paragrafo 1 in cui il livello di più inquinanti supera i valori limite, gli Stati
         membri predispongono un piano integrato che interessi tutti gli inquinanti in questione.
      
      (…)».
      7        L’art. 5, n. 1, della direttiva del Consiglio 22 aprile 1999, 1999/30/CE, concernente i valori limite di qualità dell’aria
         ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo (GU L 163, pag. 41),
         così dispone:
      
      «Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che le concentrazioni di particelle PM10 nell’aria ambiente, valutate a norma dell’articolo 7, non superino i valori limite indicati nella sezione I dell’allegato
         III a decorrere dalle date ivi indicate.
      
      I margini di tolleranza indicati nella sezione I dell’allegato III si applicano a norma dell’articolo 8 della direttiva 96/62/CE».
         
      
      8        L’allegato III, fase 1, punto 1, alla direttiva 1999/30 presenta, in una tabella, i valori limite per le particelle fini PM10.
       La normativa nazionale
      9        La direttiva 96/62 è stata recepita nell’ordinamento tedesco mediante la legge sulla protezione contro gli effetti nocivi
         sull’ambiente dell’inquinamento dell’aria, acustico, delle vibrazioni e di altro genere (Gesetz zum Schutz vor schädlichen
         Umwelteinwirkungen durch Luftverunreinigungen, Geräusche, Erschütterungen und änliche Vorgänge), nella versione pubblicata
         il 26 settembre 2002 (BGBl I, pag. 3830), quale modificata mediante legge 25 giugno 2005 (BGBl I, pag. 1865; in prosieguo:
         la «legge tedesca in materia di lotta all’inquinamento»).
      
      10      L’art. 45 della legge tedesca in materia di lotta all’inquinamento, intitolato «Miglioramento della qualità dell’aria», così
         dispone:
      
      «(1) Le autorità competenti devono adottare le misure necessarie per garantire l’osservanza dei valori delle emissioni stabiliti
         dall’art. 48 bis, in particolare mediante i piani previsti dall’art. 47. 
      
      (…)».
      11      L’art. 47 della medesima legge, intitolato «Piani per la qualità dell’aria, piani d’azione, legislazione dei Land», così dispone:
      
      «(1) In caso di superamento dei valori limite, aumentati dei margini di superamento legali e stabiliti mediante regolamento
         in forza dell’art. 48 bis, n. 1, le autorità competenti devono predisporre un piano per la qualità dell’aria, che indichi
         le misure necessarie per ridurre in modo duraturo gli inquinanti atmosferici in conformità a quanto imposto dal regolamento.
      
      (2) In caso di rischio di superamento dei valori limite o delle soglie di allarme delle emissioni definiti mediante regolamento
         in forza dell’art. 48 bis, n. 1, l’autorità competente deve predisporre un piano di azione che stabilisca le misure da adottare
         a breve termine, che devono essere in grado di ridurre il rischio di superamento e limitarne la durata. I piani di azione
         possono essere inseriti in un piano per la qualità dell’aria, ai sensi del n. 1.
      
      (…)».
      12      Le soglie massime di emissione menzionate dall’art. 47 della legge tedesca in materia di lotta all’inquinamento sono stabilite
         dal ventiduesimo regolamento di esecuzione della detta legge, il cui art. 4, n. 1, così dispone:
      
      «Per le PM10, il valore limite delle emissioni nelle 24 ore, in considerazione delle esigenze di tutela della salute umana, è pari a 50 µg/m3; i casi di superamento nel corso di un anno non possono superare il numero di 35 (…)».
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      13      Il sig. Janecek risiede lungo la Landshuter Allee, sulla circonvallazione interna di Monaco di Baviera, a circa m 900 a nord
         di una stazione di controllo della qualità dell’aria.
      
      14      Le misurazioni effettuate in questa stazione hanno dimostrato che, nel corso del 2005 e del 2006, il valore massimo per le
         emissioni di particelle fini PM10 è stato superato ben più di 35 volte, laddove questo numero di violazioni rappresenta il massimo autorizzato dalla legge tedesca
         in materia di lotta all’inquinamento.
      
      15      È pacifico che, per quanto riguarda il territorio del comune di Monaco di Baviera, esiste un piano d’azione per la qualità
         dell’aria, dichiarato obbligatorio il 28 dicembre 2004.
      
      16      Tuttavia, il ricorrente nella causa principale ha proposto ricorso dinanzi al Verwaltungsgericht München, chiedendo che fosse
         ordinato al Freistaat Bayern di predisporre un piano di azione per la qualità dell’aria nel settore della Landshuter Allee,
         affinché vengano stabilite le misure da adottare a breve termine per garantire l’osservanza del numero massimo autorizzato
         di 35 violazioni annuali del valore stabilito come soglia massima per le emissioni di particelle fini PM10. Il detto giudice ha dichiarato il ricorso infondato.
      
      17      Il Verwaltungsgerichtshof, adito in appello, ha adottato una posizione differente, giudicando che i residenti interessati
         possono pretendere dalle autorità competenti la predisposizione di un piano di azione, ma che essi non possono chiedere che
         quest’ultimo contenga le misure idonee a garantire l’osservanza a breve termine dei valori massimi di emissione di particelle
         fini PM10. Secondo questo giudice, le autorità nazionali sono obbligate soltanto a garantire che quest’obiettivo venga perseguito mediante
         un piano di tal genere, nei limiti del possibile e di quanto risulti proporzionato allo scopo. Di conseguenza, esso ha ingiunto
         al Freistaat Bayern di predisporre un piano di azione che rispettasse i suddetti obblighi.
      
      18      Il sig. Janecek e il Freistaat Bayern hanno impugnato la sentenza del Verwaltungsgerichtshof dinanzi al Bundesverwaltungsgericht.
         Secondo quest’ultimo giudice, il ricorrente nella causa principale non può invocare nessun diritto alla predisposizione di
         un piano di azione in forza dell’art. 47, n. 2, della legge tedesca in materia di lotta all’inquinamento. Il detto giudice
         ritiene inoltre che né lo spirito né la lettera dell’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62 attribuiscano un diritto soggettivo
         alla predisposizione di un piano del genere.
      
      19      Il giudice del rinvio spiega che, malgrado l’omessa adozione, persino illecita, di un piano di azione non violi, secondo l’ordinamento
         nazionale, i diritti del ricorrente nella causa principale, quest’ultimo non è sprovvisto di strumenti per far rispettare
         la normativa. Infatti, la tutela contro gli effetti nocivi delle particelle fini PM10 dovrebbe essere garantita con misure indipendenti da un piano del genere, di cui gli interessati hanno il diritto di pretendere
         la realizzazione da parte delle autorità competenti. In questo modo sarebbe garantita una protezione effettiva, in condizioni
         equivalenti a quelle risultanti dalla formulazione di un piano di azione.
      
      20      Il Bundesverwaltungsgericht riconosce tuttavia che una parte della dottrina trae conclusioni differenti dalle disposizioni
         comunitarie in questione, secondo le quali i terzi interessati avrebbero il diritto alla predisposizione di un piano di azione;
         tale tesi parrebbe confermata dalla sentenza 30 maggio 1991, causa C‑59/89, Commissione/Germania (Racc. pag. I‑2607).
      
      21      Alla luce di ciò, il Bundesverwaltungsgericht ha deciso di sospendere il procedimento e di proporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 7, n. 3, della direttiva (…) 96/62(…), sia da interpretare nel senso che ad un terzo, che abbia subito danni alla
         salute, viene conferito un diritto soggettivo all’adozione di un piano d’azione anche allorquando, indipendentemente dal piano
         d’azione, lo stesso è in grado di far valere il suo diritto alla difesa contro gli effetti nocivi per la salute dovuti al
         superamento del valore massimo di emissione fissato per le particelle di polveri fini PM10, agendo in giudizio per ottenere l’intervento delle autorità competenti.
      
      2)      Qualora la prima questione debba essere risolta in senso affermativo: se un terzo, esposto agli effetti nocivi per la salute
         prodotti dalle particelle di polveri fini PM10, abbia diritto all’adozione di detto piano d’azione recante misure da applicare a breve termine, atte a garantire la stretta
         osservanza del valore massimo di emissione fissato per le particelle di polveri fini PM10.
      
      3)      Qualora la seconda questione debba essere risolta in senso negativo: in che misura, grazie ai provvedimenti definiti nel piano
         d’azione, il rischio di superamento del valore massimo debba essere ridotto e la sua durata circoscritta. Se il piano d’azione
         possa limitarsi, alla stregua di un programma graduale, a misure che, pur non garantendo il rispetto del valore massimo, contribuiscano
         ciò nondimeno al miglioramento a breve termine della qualità dell’aria».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Osservazioni presentate alla Corte
      22      Il ricorrente nella causa principale asserisce che, in tutti i casi in cui l’inosservanza, da parte delle autorità nazionali,
         delle disposizioni di una direttiva diretta a proteggere la sanità pubblica possa mettere a rischio la salute delle persone,
         queste ultime devono poter invocare le norme di ordine pubblico che esse contengono [v., per quanto riguarda la direttiva
         del Consiglio 15 luglio 1980, 80/779/CEE, relativa ai valori limite e ai valori guida di qualità dell’aria per l’anidride
         solforosa e le particelle in sospensione (GU L 229, pag. 30), sentenza 30 maggio 1991, causa C‑361/88, Commissione/Germania,
         Racc. pag. I‑2567, punto 16, e, per quanto concerne le direttive del Consiglio 16 giugno 1975, 75/440/CEE, concernente la
         qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile negli Stati membri (GU L 194, pag. 26) e 9 ottobre
         1979, 79/869/CEE, relativa ai metodi di misura, alla frequenza dei campionamenti e delle analisi delle acque superficiali
         destinate alla produzione di acqua potabile negli Stati membri (GU L 271, pag. 44) sentenza 17 ottobre 1991, causa C‑58/89,
         Commissione/Germania, Racc. pag. I‑4983, punto 14].
      
      23      Poiché ritiene che la direttiva 96/62 miri a proteggere la salute umana, il ricorrente nella causa principale sostiene che
         l’art. 7, n. 3, della detta direttiva costituisce una norma di ordine pubblico, la quale impone la predisposizione di un piano
         di azione una volta che esista anche solo il semplice rischio di superamento di un valore massimo. L’obbligo di predisporre
         un piano del genere in tale ipotesi, la cui esistenza è pacifica nella controversia principale, costituirebbe di conseguenza
         una norma di cui egli potrebbe valersi, in base alla giurisprudenza citata nel punto precedente della presente motivazione.
      
      24      Per quanto concerne il contenuto del piano di azione, il ricorrente nella causa principale sostiene che esso deve prevedere
         tutte le misure idonee affinché il periodo di superamento dei valori massimi sia il più breve possibile. Ciò si ricaverebbe
         in particolare dall’economia dell’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62, il quale indica chiaramente che i piani di azione devono
         essere redatti una volta che esista anche solo il semplice rischio di superamento di questi valori, e dell’art. 8, n. 3, della
         medesima direttiva, secondo il quale, quando i valori massimi sono già superati, gli Stati membri devono adottare misure per
         elaborare o porre in esecuzione un piano o un programma, che consenta di raggiungere il valore massimo entro il termine stabilito.
      
      25      Il governo olandese sostiene che l’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62 non conferisce ai terzi un diritto soggettivo alla
         predisposizione di un piano di azione. Gli Stati membri disporrebbero di un’ampia discrezionalità tanto per l’adozione dei
         piani di azione, quanto per la determinazione dei loro contenuti.
      
      26      Dalla medesima disposizione si ricaverebbe che il legislatore comunitario ha inteso lasciare agli Stati membri il potere di
         porre in esecuzione un piano di azione e di adottare le misure accessorie, che essi giudichino necessarie e adeguate per raggiungere
         il risultato programmato.
      
      27      Di conseguenza, l’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62 non imporrebbe agli Stati membri nessun obbligo di risultato. L’ampia
         discrezionalità di cui disporrebbero consentirebbe loro di ponderare diversi interessi e di adottare provvedimenti concreti,
         i quali tengano conto tanto dell’osservanza dei valori massimi quanto di altri interessi ed obblighi, quali la libera circolazione
         all’interno dell’Unione europea.
      
      28      Pertanto, gli Stati membri sarebbero obbligati unicamente a porre in esecuzione piani di azione, i quali indichino le misure
         da adottare a breve termine per ridurre il rischio di superamento dei detti valori o limitarne la durata.
      
      29      Il governo austriaco ricorda che la Corte ha dichiarato che le disposizioni del diritto comunitario, che stabiliscono valori
         massimi al fine di tutelare la salute umana, conferiscono parimenti agli interessati un diritto all’osservanza di questi valori,
         che essi possono far valere in giudizio (sentenza 30 maggio 1991, causa C‑59/89, Commissione/Germania, cit.).
      
      30      Questo governo ritiene tuttavia che, sebbene l’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62 possa ritenersi direttamente efficace,
         da ciò non deriva che questa disposizione stabilisca, a vantaggio dei soggetti dell’ordinamento, un diritto soggettivo alla
         predisposizione di piani di azione, dal momento che, a suo parere, essa mira unicamente all’adozione di misure in grado di
         contribuire a garantire l’osservanza dei valori massimi nel quadro dei programmi nazionali.
      
      31      La Commissione asserisce che dalla lettera della direttiva 96/62, in particolare dal combinato disposto degli artt. 7, n. 3,
         e 2, punto 5, nonché dal dodicesimo ‘considerando’ di quest’ultima, si ricava che la fissazione dei valori massimi per le
         particelle fini PM10 mira alla tutela della salute umana. Ebbene, la Corte avrebbe dichiarato, con riferimento a disposizioni analoghe, che, in
         tutti i casi in cui il superamento dei valori massimi possa mettere a rischio la salute delle persone, queste ultime potevano
         invocare tali norme al fine di affermare i loro diritti (citate sentenze 30 maggio 1991, causa C‑361/88, Commissione/Germania,
         punto 16, e causa C‑59/89, Commissione/Germania, punto 19, nonché 17 ottobre 1991, Commissione/Germania, punto 14).
      
      32      I principi fissati in tali sentenze si applicherebbero ai piani di azione di cui alla direttiva 96/62. Pertanto, l’autorità
         competente sarebbe obbligata a predisporre piani del genere quando le condizioni stabilite da questa direttiva sono soddisfatte.
         Ne discenderebbe che un terzo interessato dal superamento di valori massimi potrebbe invocare il suo diritto a che venga predisposto
         un piano di azione, necessario per raggiungere l’obiettivo relativo a questi valori massimi fissato dalla detta direttiva.
      
      33      Per quanto concerne il contenuto dei piani di azione, la Commissione basa la sua risposta sui termini dell’art. 7, n. 3, della
         direttiva 96/62, secondo i quali questi piani di azione devono prevedere misure «da adottare a breve termine (…) al fine di
         ridurre il rischio [di un superamento] e di limitarne la durata». Essa ritiene che l’autorità competente disponga di un potere
         discrezionale per adottare le misure che le sembrino più adeguate, a condizione che queste ultime siano concepite alla luce
         di quanto sia effettivamente possibile e giuridicamente adeguato realizzare, in modo da consentire un ritorno, nel più breve
         tempo possibile, a livelli inferiori ai valori massimi stabiliti.
      
       Risposta della Corte
       Per quanto concerne la predisposizione dei piani di azione 
      34      Con la sua prima questione, il Bundesverwaltungsgericht chiede se un soggetto dell’ordinamento possa pretendere dalle competenti
         autorità nazionali la predisposizione di un piano di azione nell’ipotesi, prevista dall’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62,
         di un rischio di superamento dei valori massimi o delle soglie di allarme.
      
      35      Questa disposizione impone agli Stati membri un chiaro obbligo di predisporre piani di azione sia in caso di rischio di superamento
         dei valori massimi, sia in caso di rischio di superamento delle soglie di allarme. Questa interpretazione, che deriva dalla
         semplice lettura dell’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62, è confermata del resto dal dodicesimo ‘considerando’ di quest’ultima.
         Quanto enunciato in merito ai valori massimi vale a fortiori per quanto riguarda le soglie di allarme relativamente alle quali,
         del resto, l’art. 2 di questa stessa direttiva, il quale definisce le varie nozioni impiegate in quest’ultima, dispone che
         gli Stati membri «devono immediatamente intervenire a norma della presente direttiva».
      
      36      Inoltre, in forza di una giurisprudenza consolidata della Corte, i soggetti dell’ordinamento possono far valere nei confronti
         delle autorità pubbliche disposizioni categoriche e sufficientemente precise di una direttiva (v., in tal senso, sentenza
         5 aprile 1979, causa 148/78, Ratti, Racc. pag. 1629, punto 20). È compito delle autorità e dei giudici nazionali interpretare
         le disposizioni dell’ordinamento nazionale in un senso che sia compatibile, nella maggiore misura possibile, con gli obiettivi
         di questa direttiva (v., in tal senso, sentenza 13 novembre 1990, causa C‑106/89, Marleasing, Racc. pag. I‑4135, punto 8).
         Qualora non sia possibile formulare un’interpretazione del genere, è loro compito disapplicare le norme dell’ordinamento nazionale
         incompatibili con la detta direttiva.
      
      37      Come ha ricordato più volte la Corte, è incompatibile con il carattere vincolante che l’art. 249 CE riconosce alla direttiva
         escludere, in linea di principio, che l’obbligo che essa impone possa essere invocato dagli interessati. Questa considerazione
         vale in modo particolare per una direttiva, il cui scopo è quello di controllare nonché ridurre l’inquinamento atmosferico
         e che mira, di conseguenza, a tutelare la sanità pubblica.
      
      38      Per tali ragioni la Corte ha dichiarato che, in tutti i casi in cui l’inosservanza dei provvedimenti imposti dalle direttive
         relative alla qualità dell’aria e a quella dell’acqua potabile, e che mirano a tutelare la sanità pubblica, possa mettere
         in pericolo la salute delle persone, queste ultime devono poter invocare le norme di ordine pubblico che esse contengono (v.
         citate sentenze 30 maggio 1991, causa C‑361/88, Commissione/Germania, e causa C‑59/89, Commissione/Germania, nonché 17 ottobre
         1991, Commissione/Germania).
      
      39      Da quanto sin qui esposto deriva che le persone fisiche o giuridiche direttamente interessate da un rischio di superamento
         di valori massimi o di soglie di allarme devono poter ottenere dalle autorità competenti, eventualmente adendo i giudici competenti,
         la predisposizione di un piano di azione una volta che esista un rischio del genere.
      
      40      La circostanza che queste persone dispongano di altre procedure, in particolare del potere di pretendere dalle competenti
         autorità l’adozione di misure concrete per ridurre l’inquinamento, come previsto dall’ordinamento tedesco, in base a quanto
         indicato dal giudice del rinvio, è irrilevante a tal riguardo.
      
      41      Infatti, da un lato, la direttiva 96/62 non contiene nessuna riserva relativa a provvedimenti che possano essere adottati
         in forza di altre disposizioni dell’ordinamento nazionale; dall’altro, essa istituisce una procedura del tutto specifica di
         pianificazione che mira, come enunciato dal suo dodicesimo ‘considerando’, alla tutela dell’ambiente «nel suo complesso»,
         tenendo conto dell’insieme degli elementi da prendere in considerazione quali, in particolare, le esigenze collegate al funzionamento
         degli impianti industriali o agli spostamenti.
      
      42      Di conseguenza, occorre risolvere la prima questione dichiarando che l’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62 dev’essere interpretato
         nel senso che, in caso di rischio di superamento dei valori limite o delle soglie di allarme, i soggetti dell’ordinamento
         direttamente interessati devono poter ottenere dalle competenti autorità nazionali la predisposizione di un piano di azione,
         anche quando essi dispongano, in forza dell’ordinamento nazionale, di altre procedure per ottenere dalle medesime autorità
         che esse adottino misure di lotta contro l’inquinamento atmosferico.
      
       Per quanto concerne il contenuto dei piani di azione 
      43      Con le sue questioni seconda e terza, il Bundesverwaltungsgericht chiede se le competenti autorità nazionali abbiano l’obbligo
         di adottare misure le quali, a breve termine, consentano di raggiungere il valore massimo o se le stesse possano limitarsi
         ad adottare quelle che consentano di ridurre l’entità del superamento nonché di limitarne la durata e che siano tali, di conseguenza,
         da consentire un miglioramento progressivo della situazione.
      
      44      Ai sensi dell’art. 7, n. 3, della direttiva 96/62, i piani di azione devono contenere le misure «da adottare a breve termine
         in casi di rischio di un superamento dei valori limite e/o delle soglie di allarme, al fine di ridurre il rischio e limitarne
         la durata». Dalla lettera stessa risulta che gli Stati membri non hanno l’obbligo di adottare misure tali da scongiurare qualsiasi
         superamento.
      
      45      Al contrario, dall’economia della detta direttiva, la quale mira a una riduzione integrata dell’inquinamento, si ricava che
         spetta agli Stati membri adottare misure idonee a ridurre al minimo il rischio di superamento e la sua durata, tenendo conto
         di tutte le circostanze presenti e degli interessi in gioco.
      
      46      In questa prospettiva occorre rilevare che, sebbene gli Stati membri dispongano di un potere discrezionale, l’art. 7, n. 3,
         della direttiva 96/62 fissa alcuni limiti all’esercizio di quest’ultimo, i quali possono essere fatti valere dinanzi ai giudici
         nazionali (v., in tal senso, sentenza 24 ottobre 1996, causa C‑72/95, Kraaijeveld e a., Racc. pag. I‑5403, punto 59), in relazione
         al carattere adeguato delle misure che il piano di azione deve contenere nei confronti dell’obiettivo di riduzione del rischio
         di superamento e di limitazione della sua durata, in considerazione dell’equilibrio che occorre garantire tra tale obiettivo
         e i diversi interessi pubblici e privati in gioco.
      
      47      Di conseguenza, occorre risolvere le questioni seconda e terza dichiarando che gli Stati membri hanno come unico obbligo di
         adottare, sotto il controllo del giudice nazionale, nel contesto di un piano di azione e a breve termine, le misure idonee
         a ridurre al minimo il rischio di superamento dei valori limite o delle soglie di allarme ed a ritornare gradualmente ad un
         livello inferiore ai detti valori o alle dette soglie, tenendo conto delle circostanze di fatto e dell’insieme degli interessi
         in gioco.
      
       Sulle spese
      48      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 7, n. 3, della direttiva del Consiglio 27 settembre 1996, 96/62/CE, in materia di valutazione e di gestione della qualità
            dell’aria ambiente, come modificata dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1882,
            dev’essere interpretato nel senso che, in caso di rischio di superamento dei valori limite o delle soglie di allarme, i soggetti
            dell’ordinamento direttamente interessati devono poter ottenere dalle competenti autorità nazionali la predisposizione di
            un piano di azione, anche quando essi dispongano, in forza dell’ordinamento nazionale, di altre procedure per ottenere dalle
            medesime autorità che esse adottino misure di lotta contro l’inquinamento atmosferico.
      2)      Gli Stati membri hanno come unico obbligo di adottare, sotto il controllo del giudice nazionale, nel contesto di un piano
            di azione e a breve termine, le misure idonee a ridurre al minimo il rischio di superamento dei valori limite o delle soglie
            di allarme ed a ritornare gradualmente ad un livello inferiore ai detti valori o alle dette soglie, tenendo conto delle circostanze
            di fatto e dell’insieme degli interessi in gioco.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.