CELEX: 62019CA0641
Language: it
Date: 2020-10-08 00:00:00
Title: Causa C-641/19: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) dell’8 ottobre 2020 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Amtsgericht Hamburg — Germania) — EU / PE Digital GmbH (Rinvio pregiudiziale – Tutela dei consumatori – Direttiva 2011/83/UE – Articolo 2, punto 11, articolo 14, paragrafo 3, e articolo 16, lettera m) – Contratto a distanza – Fornitura di contenuti digitali e di servizi digitali – Diritto di recesso – Obblighi del consumatore in caso di recesso – Determinazione dell’importo che il consumatore deve pagare per le prestazioni fornite prima dell’esercizio del diritto di recesso – Eccezione al diritto di recesso in caso di fornitura di un contenuto digitale)

30.11.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 414/13
            
         
      Sentenza della Corte (Sesta Sezione) dell’8 ottobre 2020 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Amtsgericht Hamburg — Germania) — EU / PE Digital GmbH
      (Causa C-641/19) (1)
      
      (Rinvio pregiudiziale - Tutela dei consumatori - Direttiva 2011/83/UE - Articolo 2, punto 11, articolo 14, paragrafo 3, e articolo 16, lettera m) - Contratto a distanza - Fornitura di contenuti digitali e di servizi digitali - Diritto di recesso - Obblighi del consumatore in caso di recesso - Determinazione dell’importo che il consumatore deve pagare per le prestazioni fornite prima dell’esercizio del diritto di recesso - Eccezione al diritto di recesso in caso di fornitura di un contenuto digitale)
      (2020/C 414/16)
      Lingua processuale: il tedesco
      
         Giudice del rinvio
      
      Amtsgericht Hamburg
      
         Parti nel procedimento principale
      
      
         Ricorrente: EU
      
         Convenuta: PE Digital GmbH
      
         Dispositivo
      
      
                  1)
               
               
                  L’articolo 14, paragrafo 3, della direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che, per determinare l’importo proporzionale che il consumatore deve pagare al professionista qualora tale consumatore abbia espressamente chiesto che l’esecuzione del contratto concluso inizi durante il periodo di recesso ed egli receda da tale contratto, occorre, in linea di principio, tener conto del prezzo convenuto in detto contratto per tutte le prestazioni oggetto del contratto medesimo e calcolare l’importo dovuto pro rata temporis. Solo nel caso in cui il contratto concluso preveda espressamente che una o più prestazioni siano fornite integralmente sin dall’inizio dell’esecuzione del contratto, in maniera distinta, a un prezzo che deve essere pagato separatamente, occorre tener conto — nel calcolare l’importo dovuto al professionista in applicazione dell’articolo 14, paragrafo 3, di tale direttiva — dell’intero prezzo previsto per una simile prestazione.
               
            
                  2)
               
               
                  L’articolo 14, paragrafo 3, della direttiva 2011/83, letto alla luce del considerando 50 di quest’ultima, deve essere interpretato nel senso che, al fine di valutare se il prezzo totale sia eccessivo, ai sensi di tale disposizione, occorre tener conto del prezzo del servizio offerto dal professionista in questione ad altri consumatori alle stesse condizioni nonché di quello del servizio equivalente fornito da altri professionisti al momento della conclusione del contratto.
               
            
                  3)
               
               
                  L’articolo 16, lettera m), della direttiva 2011/83, in combinato disposto con l’articolo 2, punto 11, della medesima, deve essere interpretato nel senso che la redazione, da parte un sito Internet di incontri, di un profilo di personalità basato su un test di personalità realizzato da tale sito non costituisce fornitura di un «contenuto digitale», ai sensi di tale disposizione.
               
            
         (1)  GU C 27 del 27.01.2020.