CELEX: 62006CJ0002
Language: it
Date: 2008-02-12
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 12 febbraio 2008.#Willy Kempter KG contro Hauptzollamt Hamburg-Jonas.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Finanzgericht Hamburg - Germania.#Esportazione di bovini - Restituzioni all’esportazione - Decisione amministrativa definitiva - Interpretazione di una sentenza della Corte - Effetti di una sentenza pronunciata in via pregiudiziale dalla Corte successivamente a tale decisione - Riesame e rettifica - Limiti temporali - Certezza del diritto - Principio di cooperazione - Art. 10 CE.#Causa C-2/06.

Causa C-2/06
      Willy Kempter KG
      contro
      Hauptzollamt Hamburg-Jonas
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Finanzgericht Hamburg)
      «Esportazione di bovini — Restituzioni all’esportazione — Decisione amministrativa definitiva — Interpretazione di una sentenza della Corte — Effetti di una sentenza pronunciata in via pregiudiziale dalla Corte successivamente a tale decisione — Riesame e rettifica — Limiti temporali — Certezza del diritto — Principio di cooperazione — Art. 10 CE»
      Conclusioni dell’avvocato generale Y. Bot, presentate il 24 aprile 2007 
      Sentenza della Corte (Grande Sezione) 12 febbraio 2008 
      Massime della sentenza
      1.     Stati membri — Obblighi — Obbligo di cooperazione — Obbligo per un organo amministrativo di riesaminare una decisione amministrativa
            definitiva al fine di tener conto dell’interpretazione della disposizione pertinente accolta nel frattempo dalla Corte
      (Art. 10 CE)
      2.     Stati membri — Obblighi — Obbligo di cooperazione — Obbligo per un organo amministrativo di riesaminare una decisione amministrativa
            definitiva al fine di tener conto dell’interpretazione della disposizione pertinente accolta nel frattempo dalla Corte
      (Art. 10 CE)
      1.     Nell’ambito di un procedimento dinanzi ad un organo amministrativo diretto al riesame di una decisione amministrativa divenuta
         definitiva in virtù di una sentenza pronunciata da un giudice di ultima istanza, la quale, alla luce di una giurisprudenza
         successiva della Corte, risulta basata su un’interpretazione erronea del diritto comunitario, tale diritto non richiede che
         il ricorrente nella causa principale abbia invocato il diritto comunitario nell’ambito del ricorso giurisdizionale di diritto
         interno da esso proposto contro tale decisione. Infatti, sebbene il diritto comunitario non esiga che un organo amministrativo
         sia, in linea di principio, obbligato a riesaminare una decisione amministrativa che ha acquisito tale carattere definitivo,
         in circostanze particolari un organo amministrativo nazionale può nondimeno essere tenuto, in applicazione del principio di
         cooperazione derivante dall’art. 10 CE, a riesaminare una decisione amministrativa divenuta definitiva, al fine di tener conto
         dell’interpretazione della disposizione pertinente di diritto comunitario nel frattempo accolta dalla Corte. Tra le condizioni
         che possono fondare un tale obbligo di riesame, il fatto che la sentenza del giudice di ultima istanza, in virtù della quale
         la decisione amministrativa contestata è divenuta definitiva, alla luce di una giurisprudenza della Corte successiva, risultasse
         fondata su un’interpretazione errata del diritto comunitario adottata senza che la Corte fosse stata adita in via pregiudiziale,
         non può essere interpretato in modo da imporre alle parti l’obbligo di sollevare dinanzi al giudice nazionale la questione
         di diritto comunitario di cui trattasi. A tal proposito è sufficiente che detta questione di diritto comunitario, la cui interpretazione
         si è rivelata erronea alla luce di una sentenza successiva della Corte, sia stata esaminata dal giudice nazionale che ha statuito
         in ultima istanza, oppure che avesse potuto essere sollevata d’ufficio da quest’ultimo. Infatti, sebbene il diritto comunitario
         non imponga ai giudici nazionali di sollevare d’ufficio un motivo vertente sulla violazione di disposizioni comunitarie se
         l’esame di tale motivo li obbligherebbe ad esorbitare dai limiti della controversia come è stata circoscritta dalle parti,
         tali giudici sono tenuti a sollevare d’ufficio i motivi di diritto relativi ad una norma comunitaria vincolante quando, in
         virtù del diritto nazionale, essi hanno l’obbligo o la facoltà di farlo con riferimento ad una norma interna di natura vincolante.
      
      (v. punti 37-39, 44-46, dispositivo 1)
      2.     Il diritto comunitario non impone alcun limite temporale per presentare una domanda diretta al riesame di una decisione amministrativa
         divenuta definitiva. Gli Stati membri rimangono tuttavia liberi di fissare termini di ricorso ragionevoli, conformemente ai
         principi comunitari di effettività e di equivalenza.
      
      (v. punto 60, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      12 febbraio 2008 (*)
      
      «Esportazione di bovini – Restituzioni all’esportazione – Decisione amministrativa definitiva – Interpretazione di una sentenza della Corte – Effetti di una sentenza pronunciata in via pregiudiziale dalla Corte successivamente a tale decisione – Riesame e rettifica – Limiti temporali – Certezza del diritto – Principio di cooperazione – Art. 10 CE»
      Nel procedimento C‑2/06,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Finanzgericht
         Hamburg (Germania) con decisione 21 novembre 2005, pervenuta in cancelleria il 4 gennaio 2006, nella causa tra
      
      Willy Kempter KG
      e
      Hauptzollamt Hamburg-Jonas,
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, A. Rosas, K. Lenaerts e A. Tizzano (relatore),
         presidenti di sezione, dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues, A. Borg Barthet, M. Ilešič, dalla sig.ra P. Lindh e dal sig. J.-C. Bonichot,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. Y. Bot
      cancelliere: sig. J. Swedenborg, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per la Willy Kempter KG, dal sig. K. Makowe, Rechtsanwalt;
      –       per la Repubblica ceca, dal sig. T. Boček, in qualità di agente;
      –       per la Repubblica di Finlandia, dalla sig.ra E. Bygglin, in qualità di agente;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. F. Erlbacher e T. van Rijn, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 24 aprile 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione del principio di cooperazione risultante dall’art. 10 CE,
         letto alla luce della sentenza 13 gennaio 2004, causa C‑453/00, Kühne & Heitz (Racc. pag. I‑837).
      
      2       Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Willy Kempter KG (in prosieguo: la «Kempter») e lo
         Hauptzollamt Hamburg-Jonas (dogana centrale, in prosieguo: lo «Hauptzollamt») a proposito dell’applicazione degli artt. 48
         e 51 della legge sul procedimento amministrativo (Verwaltungsverfahrensgesetz) del 25 maggio 1976 (BGBl. 1976 I, pag. 1253;
         in prosieguo: il «VwVfG»).
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria 
      3       L’art. 4, n. 1, del regolamento (CEE) della Commissione 27 novembre 1987, n. 3665, recante modalità comuni di applicazione
         del regime delle restituzioni all’esportazione per i prodotti agricoli (GU L 351, pag. 1), è così redatto:
      
      «Fatto salvo il disposto degli articoli 5 e 16, il pagamento della restituzione è subordinato alla presentazione della prova
         che i prodotti per i quali è stata accettata la dichiarazione di esportazione hanno, nel termine massimo di 60 giorni da tale
         accettazione, lasciato come tale il territorio doganale della Comunità».
      
      4       L’art. 5, n. 1, del regolamento n. 3665/87 così dispone:
      «Il versamento della restituzione, sia essa differenziata o meno, è subordinato, oltre alla condizione che il prodotto abbia
         lasciato il territorio doganale della Comunità, alla condizione che esso – salvo deperimento durante il trasporto per un caso
         di forza maggiore – sia stato importato in un paese terzo ed eventualmente in un paese terzo determinato, entro 12 mesi dalla
         data di accettazione della dichiarazione d’esportazione:
      
      a)      allorché sussistano seri dubbi circa la destinazione effettiva del prodotto (…) 
      (…)».
       La normativa nazionale 
      5       L’art. 48, n. 1, prima frase, del VwVfG prevede che un atto amministrativo illegittimo, anche dopo esser divenuto inoppugnabile,
         possa essere ritirato in tutto o in parte con effetto per il futuro o con effetto retroattivo.
      
      6       L’art. 51 del VwVfG riguarda la riapertura di procedimenti chiusi con un atto amministrativo divenuto definitivo. Il suo n. 1
         prevede che l’autorità deve decidere, su istanza dell’interessato, circa l’annullamento o la modifica di un atto amministrativo
         inoppugnabile se:
      
      –       dopo l’adozione dell’atto, gli elementi di fatto o di diritto sui quali si basa l’atto sono mutati a favore dell’interessato;
      –       vi sono nuovi elementi di prova che avrebbero creato i presupposti di una decisione più favorevole all’interessato, e
      –       vi sono motivi di riaprire il caso ai sensi dell’art. 580 del codice di procedura civile (Zivilprozessordnung).
      7       Il n. 3 di tale articolo precisa che siffatta domanda deve essere presentata entro un termine di tre mesi a decorrere dal
         giorno in cui l’interessato è venuto a conoscenza delle circostanze che consentono la riapertura del procedimento.
      
       Fatti all’origine della controversia principale e questioni pregiudiziali 
      8       Dall’ordinanza di rinvio emerge che durante gli anni 1990-1992, la Kempter ha esportato bovini in diversi paesi arabi e nell’ex
         Jugoslavia. A tale titolo, conformemente al regolamento n. 3665/87, in vigore all’epoca, essa ha chiesto e ottenuto restituzioni
         all’esportazione dallo Hauptzollamt.
      
      9       Nel corso di un’indagine, la Betriebsprüfungsstelle Zoll (servizio di controllo delle dogane) dell’Oberfinanzdirektion (direzione
         regionale delle finanze) di Friburgo ha accertato che, prima della loro importazione nei detti paesi terzi, alcuni animali
         erano morti o erano stati abbattuti d’urgenza durante il trasporto o nel periodo di quarantena nei paesi di destinazione.
      
      10     Con decisione 10 agosto 1995, lo Hauptzollamt ha pertanto preteso dalla Kempter il rimborso delle restituzioni all’esportazione
         che le erano state corrisposte.
      
      11     La Kempter ha proposto un ricorso contro tale decisione, senza invocare, tuttavia, violazioni del diritto comunitario. Con
         sentenza 16 giugno 1999, il Finanzgericht Hamburg ha respinto tale ricorso in quanto la ricorrente non aveva fornito la prova
         che gli animali fossero stati importati in un paese terzo entro dodici mesi dall’accettazione della dichiarazione d’esportazione,
         come richiesto dall’art. 5, n. 1, lett. a), del regolamento n. 3665/87, per il versamento delle restituzioni. Con ordinanza 11 maggio 2000,
         il Bundesfinanzhof ha respinto in ultima istanza l’appello proposto contro tale sentenza dalla Kempter.
      
      12     La decisione di recupero dello Hauptzollamt 10 agosto 1995 è quindi divenuta definitiva. 
      13     Con la sua sentenza 14 dicembre 2000, causa C‑110/99, Emsland-Stärke (Racc. pag. I‑11569, punto 48), la Corte ha affermato che la condizione secondo cui le merci devono essere state importate
         in un paese terzo affinché vengano concesse le restituzioni all’esportazione previste da un regolamento comunitario può essere
         opposta al beneficiario delle restituzioni solamente prima della concessione delle stesse. 
      
      14     In una causa diversa, del 21 marzo 2002, il Bundesfinanzhof ha pronunciato una sentenza con la quale ha applicato siffatta
         interpretazione della Corte. La Kempter fa valere di essere venuta a conoscenza di quest’ultima sentenza il 1º luglio 2002.
         
      
      15     Avvalendosi di tale sentenza del Bundesfinanzhof, il 16 settembre 2002, vale a dire circa ventuno mesi dopo la pronuncia della
         sentenza Emsland-Stärke, citata, la Kempter ha chiesto allo Hauptzollamt, in base all’art. 51, n. 1, del VwVfG, il riesame
         e la rettifica della decisione di recupero di cui trattasi.
      
      16     Con decisione 5 novembre 2002, lo Hauptzollamt ha respinto la richiesta della Kempter, sottolineando che la modifica della
         giurisprudenza intervenuta nella fattispecie non comportava un cambiamento della situazione giuridica che, di per sé, giustificasse
         la riapertura del procedimento ai sensi dell’art. 51, n. 1, primo trattino, del VwVfG. Un ricorso amministrativo contro tale
         decisione è stato parimenti respinto il 25 marzo 2003.
      
      17     La Kempter ha dunque adito nuovamente il Finanzgericht Hamburg, sostenendo in particolare che, nella fattispecie, le condizioni
         che consentono il riesame di una decisione amministrativa definitiva, enunciate dalla Corte nella sentenza Kühne & Heitz,
         citata, erano soddisfatte e che, pertanto, la decisione di recupero dello Hauptzollamt 10 agosto 1995 doveva essere ritirata.
      
      18     Nella sua ordinanza di rinvio il Finanzgericht Hamburg constata innanzi tutto che, alla luce della sentenza Emsland-Stärke,
         citata, nonché della sentenza del Bundesfinanzhof 21 marzo 2002, la decisione di recupero dello Hauptzollamt 10 agosto 1995
         è illegittima. Esso si chiede poi se, per tale motivo, lo Hauptzollamt sia tenuto a riesaminare tale decisione, che, nel frattempo,
         è divenuta definitiva, anche se la ricorrente non aveva invocato, né dinanzi al Finanzgericht Hamburg né dinanzi al Bundesfinanzhof,
         un’interpretazione erronea del diritto comunitario, vale a dire dell’art. 5, n. 1, del regolamento n. 3665/87.
      
      19     Il giudice del rinvio ricorda che, nella sua sentenza Kühne & Heitz, citata, la Corte ha affermato che:
      «Il principio di cooperazione derivante dall’art. 10 CE impone ad un organo amministrativo, investito di una richiesta in
         tal senso, di riesaminare una decisione amministrativa definitiva per tener conto dell’interpretazione della disposizione
         pertinente nel frattempo accolta dalla Corte qualora 
      
      –       disponga, secondo il diritto nazionale, del potere di ritornare su tale decisione;
      –       la decisione in questione sia divenuta definitiva in seguito ad una sentenza di un giudice nazionale che statuisce in ultima
         istanza;
      
      –       tale sentenza, alla luce di una giurisprudenza della Corte successiva alla medesima, risulti fondata su un’interpretazione
         errata del diritto comunitario adottata senza che la Corte fosse adita in via pregiudiziale alle condizioni previste all’art.
         234, [terzo comma], CE, e 
      
      –       l’interessato si sia rivolto all’organo amministrativo immediatamente dopo essere stato informato della detta giurisprudenza».
      20     Quanto alle prime due condizioni elencate al punto precedente, il Finanzgericht Hamburg ritiene che esse siano soddisfatte
         nella fattispecie, tenuto conto del fatto che, da una parte, lo Hauptzollamt dispone, in virtù dell’art. 48, n. 1, prima frase,
         del VwVfG, del potere di ritirare la sua decisione di recupero 10 agosto 1995 e che, dall’altra, questa decisione è effettivamente
         divenuta definitiva in virtù dell’ordinanza 11 maggio 2000 del Bundesfinanzhof che ha statuito in ultima istanza.
      
      21     Quanto alla terza condizione menzionata nella sentenza Kühne & Heitz, citata, il Finanzgericht Hamburg si chiede se essa debba
         essere interpretata nel senso che, da una parte, l’interessato debba aver impugnato l’atto amministrativo in sede giurisdizionale
         basandosi sul diritto comunitario e, dall’altra, il giudice nazionale debba aver respinto il ricorso senza adire la Corte
         in via pregiudiziale. In tal caso, questa condizione non potrebbe essere considerata soddisfatta nella fattispecie e, di conseguenza,
         il ricorso della ricorrente nella causa principale dovrebbe essere respinto, dato che la Kempter non ha invocato un’interpretazione
         erronea del diritto comunitario né dinanzi al Finanzgericht Hamburg né dinanzi al Bundesfinanzhof. 
      
      22     Il Finanzgericht Hamburg ritiene di poter tuttavia dedurre dalla sentenza Kühne & Heitz, citata, che nemmeno nella causa che
         ha dato luogo a tale sentenza la ricorrente aveva chiesto che venisse sottoposta alla Corte una questione pregiudiziale.
      
      23     Nell’ambito della motivazione della sua decisione di rinvio, il Finanzgericht Hamburg suggerisce peraltro che, quando agli
         stessi giudici nazionali sia sfuggita l’importanza di una questione di interpretazione del diritto comunitario, ciò non dovrebbe
         essere fatto pesare sul singolo leso.
      
      24     Per quanto riguarda la quarta condizione a cui si riferisce la sentenza Kühne & Heitz, citata, il Finanzgericht Hamburg ritiene
         che essa venga soddisfatta qualora il singolo leso dalla decisione amministrativa incompatibile con il diritto comunitario
         chieda «immediatamente» o «senza ritardo colposo» all’amministrazione di riesaminare tale decisione, non appena abbia avuto
         «conoscenza effettiva» della giurisprudenza pertinente della Corte. 
      
      25     Nelle circostanze della causa principale, benché sia stata introdotta ventuno mesi dopo la pronuncia della sentenza Emsland-Stärke,
         citata, la domanda di riesame presentata dalla Kempter dinanzi allo Hauptzollamt non potrebbe essere considerata tardiva,
         in considerazione del fatto che essa è stata depositata solo il 16 dicembre 2002, vale a dire entro un termine inferiore a
         tre mesi a decorrere dal momento in cui la Kempter ha sostenuto di essere venuta a conoscenza della sentenza con cui il Bundesfinanzhof
         ha applicato la detta sentenza Emsland-Stärke, citata.
      
      26     Dato che l’amministrazione deve applicare l’interpretazione di una disposizione di diritto comunitario, fornita dalla Corte
         in una sentenza pronunciata in via pregiudiziale, ai rapporti giuridici sorti prima di tale sentenza, il giudice del rinvio
         si chiede se la possibilità di chiedere il riesame e la rettifica di una decisione amministrativa avente carattere definitivo
         e che viola il diritto comunitario possa essere illimitata nel tempo o se, invece, essa debba essere corredata da un limite
         temporale giustificato da ragioni di certezza del diritto.
      
      27     In tali condizioni, il Finanzgericht Hamburg ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte di giustizia
         le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se il riesame e la rettifica di una decisione amministrativa definitiva, per tener conto dell’interpretazione del diritto
         comunitario pertinente data nel frattempo dalla Corte di giustizia, presuppongano che l’interessato abbia impugnato tale decisione
         dinanzi al giudice nazionale invocando il diritto comunitario.
      
      2)      Se, oltre alle condizioni stabilite nella sentenza [Kühne & Heitz, citata], la possibilità di domandare il riesame e la rettifica
         di una decisione amministrativa definitiva contrastante con il diritto comunitario sia limitata nel tempo per motivi superiori
         di diritto comunitario».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      28     Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se la sentenza Kühne & Heitz, citata, imponga il riesame
         e la rettifica di una decisione amministrativa divenuta definitiva in virtù di una sentenza di un giudice di ultima istanza,
         solo se il ricorrente nella causa principale abbia invocato il diritto comunitario nell’ambito del ricorso giurisdizionale
         di diritto interno che esso ha proposto nei confronti di tale decisione.
      
       Osservazioni presentate alla Corte
      29     La Kempter, il governo finlandese e la Commissione delle Comunità europee ritengono che occorra risolvere in senso negativo
         la prima questione.
      
      30     Innanzi tutto, la Kempter rileva che dall’art. 234, terzo comma, CE non emerge che le parti nella controversia principale
         debbano avere invocato dinanzi al giudice nazionale un’interpretazione erronea del diritto comunitario, affinché questo sia
         tenuto ad effettuare un rinvio pregiudiziale. La Commissione aggiunge che una tale condizione non emerge nemmeno dalla motivazione
         né dal dispositivo della sentenza Kühne & Heitz, citata.
      
      31     La Kempter e la Commissione osservano, poi, che l’obbligo di rinvio pregiudiziale incombente ai giudici nazionali che statuiscono
         in ultima istanza, conformemente all’art. 234, terzo comma, CE, non può nemmeno dipendere dalla circostanza che le parti chiedano
         un tale rinvio ai detti giudici.
      
      32     Infine, il governo finlandese considera che, da un lato, la necessità che le parti nella causa principale abbiano invocato
         dinanzi al giudice nazionale un’erronea interpretazione del diritto comunitario potrebbe rendere in pratica impossibile l’esercizio
         dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico comunitario ed essere dunque in contrasto con il principio di effettività.
         Dall’altro lato, non dovrebbe essere fatta pesare sul cittadino leso la circostanza che ad un giudice nazionale sia sfuggita
         l’importanza di una questione di diritto comunitario.
      
      33     Il governo ceco, da parte sua, sostiene che il riesame e la rettifica di una decisione definitiva dell’amministrazione possono
         essere subordinati al fatto che l’interessato abbia impugnato tale decisione dinanzi ai giudici nazionali invocando il diritto
         comunitario solo nel caso in cui questi stessi giudici non abbiano, in virtù del diritto nazionale, né la facoltà né l’obbligo
         di applicare d’ufficio il diritto comunitario e che tale circostanza non costituisca un ostacolo al rispetto dei principi
         di equivalenza e di effettività.
      
       Soluzione della Corte
      34     Per risolvere la prima questione occorre innanzi tutto ricordare che, secondo una giurisprudenza consolidata, spetta a tutte
         le autorità degli Stati membri garantire il rispetto delle norme di diritto comunitario nell’ambito delle loro competenze
         (v. sentenze 12 giugno 1990, causa C‑8/88, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑2321, punto 13, e Kühne & Heitz, citata, punto 20).
      35     Occorre anche ricordare che l’interpretazione di una norma di diritto comunitario data dalla Corte nell’esercizio della competenza
         attribuitale dall’art. 234 CE chiarisce e precisa, quando ve ne sia bisogno, il significato e la portata di detta norma, quale
         deve o avrebbe dovuto essere intesa e applicata dal momento della sua entrata in vigore (v., in particolare, sentenze 27 marzo
         1980, causa 61/79, Denkavit italiana, Racc. pag. 1205, punto 16; 10 febbraio 2000, causa C‑50/96, Deutsche Telekom, Racc. pag. I‑743,
         punto 43, e Kühne & Heitz,  citata, punto 21). In altri termini, una sentenza pregiudiziale ha valore non costitutivo bensì
         puramente dichiarativo, con la conseguenza che i suoi effetti risalgono alla data di entrata in vigore della norma interpretata
         (v., in tal senso, sentenza 19 ottobre 1995, causa C‑137/94, Richardson, Racc. pag. I‑3407, punto 33).
      
      36     Ne consegue che, in una causa come quella principale, una norma di diritto comunitario così interpretata dev’essere applicata
         da un organo amministrativo nell’ambito delle sue competenze anche a rapporti giuridici sorti e costituiti prima del momento
         in cui è sopravvenuta la sentenza in cui la Corte si pronuncia sulla richiesta di interpretazione (sentenza Kühne & Heitz,
         citata, punto 22, e, in tal senso, sentenze 3 ottobre 2002, causa C‑347/00, Barreira Pérez, Racc. pag. I‑8191, punto 44; 17 febbraio
         2005, cause riunite C‑453/02 e C‑462/02, Linneweber e Akritidis, Racc. pag. I‑1131, punto 41, e 6 marzo 2007, causa C‑292/04,
         Meilicke e a., Racc. pag. I-1835, punto 34).
      
      37     Tuttavia, come ha ricordato la Corte, questa giurisprudenza deve essere letta alla luce del principio della certezza del diritto,
         che figura tra i principi generali riconosciuti nel diritto comunitario. A tal riguardo occorre constatare che il carattere
         definitivo di una decisione amministrativa, acquisito alla scadenza di termini ragionevoli di ricorso o, come nella causa
         principale, in seguito all’esaurimento dei mezzi di tutela giurisdizionale, contribuisce a tale certezza e da ciò deriva che
         il diritto comunitario non esige che un organo amministrativo sia, in linea di principio, obbligato a riesaminare una decisione
         amministrativa che ha acquisito tale carattere definitivo (sentenza Kühne & Heitz, citata, punto 24).
      
      38     La Corte ha tuttavia affermato che, in circostanze particolari, un organo amministrativo nazionale può essere tenuto, in applicazione
         del principio di cooperazione derivante dall’art. 10 CE, a riesaminare una decisione amministrativa divenuta definitiva in
         seguito all’esaurimento dei rimedi giurisdizionali interni, al fine di tener conto dell’interpretazione della disposizione
         pertinente di diritto comunitario nel frattempo accolta dalla Corte (v., in tal senso, sentenze Kühne & Heitz, citata, punto 27,
         e 19 settembre 2006, cause riunite C‑392/04 e C‑422/04, i-21 Germany e Arcor, Racc. pag. I‑8559, punto 52).
      
      39     Come ricorda il giudice del rinvio, alla luce dei punti 26 e 28 della citata sentenza Kühne & Heitz, tra le condizioni che
         possono fondare un tale obbligo di riesame la Corte ha preso in considerazione, in particolare, il fatto che la sentenza del
         giudice di ultima istanza, in virtù della quale la decisione amministrativa contestata è divenuta definitiva, alla luce di
         una giurisprudenza della Corte successiva alla medesima risultasse fondata su un’interpretazione errata del diritto comunitario
         adottata senza che la Corte fosse stata adita in via pregiudiziale alle condizioni previste all’art. 234, terzo comma, CE.
      
      40     Orbene, la presente questione pregiudiziale è diretta unicamente a chiarire se una tale condizione sia soddisfatta solo se
         il ricorrente nella causa principale abbia invocato il diritto comunitario nell’ambito del suo ricorso giurisdizionale proposto
         contro la decisione amministrativa di cui trattasi.
      
      41     A tal riguardo occorre sottolineare che il sistema introdotto dall’art. 234 CE per assicurare l’unità dell’interpretazione
         del diritto comunitario negli Stati membri istituisce una cooperazione diretta tra la Corte e i giudici nazionali attraverso
         un procedimento estraneo ad ogni iniziativa delle parti (v., in tal senso, sentenze 27 marzo 1963, cause riunite 28/62-30/62,
         Da Costa e a., Racc. pag. 59, in particolare pag. 76; 1° marzo 1973, causa 62/72, Bollmann, Racc. pag. 269, punto 4, e 10
         luglio 1997, causa C‑261/95, Palmisani, Racc. pag. I‑4025, punto 31). 
      
      42     Infatti, come precisa l’avvocato generale ai paragrafi 100-104 delle sue conclusioni, il rinvio pregiudiziale si basa su un
         dialogo tra giudici, la cui proposizione si basa interamente sulla valutazione della pertinenza e della necessità del detto
         rinvio compiuta dal giudice nazionale (v., in tal senso, sentenza 16 giugno 1981, causa 126/80, Salonia, Racc. pag. 1563,
         punto 7).
      
      43     Del resto, come rilevato dalla Commissione e dall’avvocato generale ai paragrafi 93-95 delle sue conclusioni, la formulazione
         stessa della sentenza Kühne & Heitz, citata, non indica affatto che il ricorrente sia tenuto a sollevare, nell’ambito del
         suo ricorso giurisdizionale di diritto interno, la questione di diritto comunitario successivamente oggetto della sentenza
         pregiudiziale della Corte.
      
      44     Non si può dunque dedurre dalla sentenza Kühne & Heitz, citata, che, ai fini della terza condizione in essa delineata, le
         parti debbano aver sollevato dinanzi al giudice nazionale la questione di diritto comunitario di cui trattasi. Infatti, affinché
         tale condizione sia soddisfatta, basterebbe o che detta questione di diritto comunitario, la cui interpretazione si è rivelata
         erronea alla luce di una sentenza successiva della Corte, sia stata esaminata dal giudice nazionale che statuisce in ultima
         istanza, oppure che essa avesse potuto essere sollevata d’ufficio da quest’ultimo. 
      
      45     A tal riguardo occorre ricordare che, sebbene il diritto comunitario non imponga ai giudici nazionali di sollevare d’ufficio
         un motivo vertente sulla violazione di disposizioni comunitarie se l’esame di tale motivo li obbligherebbe ad esorbitare dai
         limiti della controversia come è stata circoscritta dalle parti, tali giudici sono tenuti a sollevare d’ufficio i motivi di
         diritto relativi ad una norma comunitaria vincolante quando, in virtù del diritto nazionale, essi hanno l’obbligo o la facoltà
         di farlo con riferimento ad una norma interna di natura vincolante (v., in tal senso, sentenze 14 dicembre 1995, cause riunite
         C-430/93 e C-431/93, van Schijndel e van Veen, Racc. pag. I‑4705, punti 13, 14 e 22, e 24 ottobre 1996, causa C‑72/95, Kraaijeveld
         e a., Racc. pag. I‑5403, punti 57, 58 e 60).
      
      46     Di conseguenza, occorre risolvere la prima questione proposta nel senso che, nell’ambito di un procedimento dinanzi ad un
         organo amministrativo diretto al riesame di una decisione amministrativa divenuta definitiva in virtù di una sentenza pronunciata
         da un giudice di ultima istanza, la quale, alla luce di una giurisprudenza successiva della Corte, risulta basata su un’interpretazione
         erronea del diritto comunitario, tale diritto non richiede che il ricorrente nella causa principale abbia invocato il diritto
         comunitario nell’ambito del ricorso giurisdizionale di diritto interno da esso proposto contro tale decisione.
      
       Sulla seconda questione
      47     Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se il diritto comunitario imponga un limite temporale
         per proporre una domanda diretta al riesame di una decisione amministrativa divenuta definitiva.
      
       Osservazioni presentate alla Corte
      48     La Kempter sottolinea, innanzi tutto, che il diritto comunitario non contiene alcuna disposizione specifica relativa al termine
         di decadenza o di prescrizione di una domanda di riesame. Essa aggiunge poi che, conformemente alla sentenza Kühne & Heitz,
         citata, l’interessato può far valere il suo diritto al riesame della decisione amministrativa divenuta definitiva solo se
         una disposizione nazionale lo consente. Per decidere se tale diritto sia limitato nel tempo oppure no, occorrerebbe dunque
         prendere in considerazione le disposizioni nazionali in materia di prescrizione.
      
      49     La Kempter fa inoltre valere che, nel caso in cui venissero applicate, per analogia, disposizioni comunitarie disciplinanti
         i termini di decadenza o di prescrizione, la sua domanda non dovrebbe essere tuttavia considerata tardiva, tenuto conto del
         fatto che essa era stata depositata meno di tre mesi dopo le conclusioni dell’avvocato generale nella causa che ha dato luogo
         alla sentenza Emsland-Stärke, citata, vale a dire nel momento a partire dal quale avrebbe potuto essere prevista una modifica
         della giurisprudenza consolidata dei giudici tedeschi.
      
      50     Quanto alla quarta condizione delineata dalla Corte nella sentenza Kühne & Heitz, citata, i governi ceco e finlandese condividono
         l’opinione espressa dal giudice del rinvio secondo cui il termine così creato dalla Corte per chiedere la revisione di una
         decisione amministrativa divenuta definitiva dovrebbe essere vincolato all’effettiva conoscenza della sua giurisprudenza da
         parte dell’interessato. 
      
      51     Inoltre essi ritengono che il diritto comunitario non osti a che il diritto di chiedere il riesame di una decisione amministrativa
         illegittima sia limitato nel tempo. Le norme di procedura nazionali potrebbero dunque validamente prevedere che tale tipo
         di domanda debba essere presentato entro termini specifici, purché siano rispettati i principi di equivalenza e di effettività.
      
      52     Ad avviso della Commissione, la seconda questione pregiudiziale riguarda solo l’intervallo tra la pronuncia della sentenza
         della Corte da cui deriva l’illegittimità della decisione amministrativa e la domanda di riesame e di rettifica della detta
         decisione presentata dalla Kempter.
      
      53     Peraltro, la Commissione osserva che il principio dell’autonomia procedurale degli Stati membri osta alla fissazione di un
         termine a livello comunitario. Essa propone, per motivi di certezza del diritto, di completare la quarta condizione tratta
         dalla sentenza Kühne & Heitz, citata, prevedendo che questa richiede che l’interessato si sia rivolto all’organo amministrativo
         immediatamente dopo essere venuto a conoscenza della sentenza pregiudiziale della Corte da cui deriva l’illegittimità della
         decisione amministrativa divenuta definitiva, entro un lasso di tempo, a decorrere dalla pronuncia della detta sentenza, che
         appaia ragionevole con riferimento ai principi del diritto nazionale e conforme ai principi di equivalenza e di effettività.
      
       Soluzione della Corte
      54     Per quanto riguarda la questione dei limiti temporali per la presentazione di una domanda di riesame, occorre innanzi tutto
         ricordare che, nella causa che ha dato luogo alla sentenza Kühne & Heitz, citata, l’impresa ricorrente aveva chiesto il riesame
         e la rettifica della decisione amministrativa entro un termine inferiore ai tre mesi dal momento in cui essa era venuta a
         conoscenza della sentenza Voogd Vleesimport en-export (sentenza 5 ottobre 1994, causa C-151/93, Racc. pag. I‑4915), da cui
         derivava l’illegittimità della decisione amministrativa.
      
      55     È vero che la Corte, nella sua valutazione delle circostanze di fatto della causa che ha dato luogo alla sentenza Kühne &
         Heitz, citata, aveva affermato che la durata del periodo entro cui era stata introdotta la domanda di riesame doveva essere
         presa in considerazione e giustificava, unitamente alle altre condizioni indicate dal giudice del rinvio, il riesame della
         decisione amministrativa contestata. Tuttavia, la Corte non aveva richiesto che una domanda di riesame fosse necessariamente
         presentata non appena il richiedente fosse venuto a conoscenza della giurisprudenza della Corte su cui la domanda si fondava.
      
      56     Orbene, è giocoforza constatare che, come rileva l’avvocato generale ai paragrafi 132 e 134 delle sue conclusioni, il diritto
         comunitario non impone alcun termine preciso per la presentazione di una domanda di riesame. Di conseguenza, la quarta condizione
         menzionata dalla Corte nella sua sentenza Kühne & Heitz, citata, non può essere interpretata come un obbligo di presentare
         la domanda di riesame di cui trattasi entro un certo e preciso lasso di tempo dopo che il richiedente sia venuto a conoscenza
         della giurisprudenza della Corte su cui la domanda stessa si fondava.
      
      57     Occorre tuttavia precisare che, secondo una costante giurisprudenza, in mancanza di una disciplina comunitaria in materia,
         spetta all’ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro designare i giudici competenti e stabilire le modalità procedurali
         dei ricorsi giurisdizionali intesi a garantire la tutela dei diritti spettanti ai singoli in forza delle norme di diritto
         comunitario, purché tali modalità, da un lato, non siano meno favorevoli di quelle che riguardano ricorsi analoghi di natura
         interna (principio di equivalenza) né, dall’altro, rendano praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio
         dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico comunitario (principio di effettività) (v., in particolare, sentenze 13 marzo 2007,
         causa C‑432/05, Unibet, Racc. pag. I-2271, punto 43, nonché 7 giugno 2007, cause riunite da C‑222/05 a C‑225/05, van der Weerd
         e a., Racc. pag. I-4233, punto 28 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      58     La Corte ha così riconosciuto compatibile con il diritto comunitario la fissazione di termini di ricorso ragionevoli a pena
         di decadenza, nell’interesse della certezza del diritto (v., in tal senso, sentenze 16 dicembre 1976, causa 33/76, Rewe-Zentralfinanzamt
         e Rewe-Zentral, Racc. pag. 1989, punto 5, nonché causa 45/76, Comet, Racc. pag. 2043, punti 17 e 18; Denkavit italiana, citata,
         punto 23; 25 luglio 1991, causa C‑208/90, Emmott, Racc. pag. I‑4269, punto 16; Palmisani, citata, punto 28; 17 luglio 1997,
         causa C‑90/94, Haahr Petroleum, Racc. pag. I‑4085, punto 48, e 24 settembre 2002, causa C‑255/00, Grundig Italiana, Racc. pag. I‑8003,
         punto 34). Infatti, termini del genere non sono tali da rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio
         dei diritti attribuiti dall’ordinamento giuridico comunitario (sentenza Grundig Italiana, citata, punto 34).
      
      59     Da questa giurisprudenza costante deriva che gli Stati membri possono richiedere, in nome del principio della certezza del
         diritto, che una domanda di riesame e di rettifica di una decisione amministrativa divenuta definitiva e contraria al diritto
         comunitario così come interpretato successivamente dalla Corte venga presentata all’amministrazione competente entro un termine
         ragionevole.
      
      60     Occorre, di conseguenza, risolvere la seconda questione proposta nel senso che il diritto comunitario non impone alcun limite
         temporale per presentare una domanda diretta al riesame di una decisione amministrativa divenuta definitiva. Gli Stati membri
         rimangono tuttavia liberi di fissare termini di ricorso ragionevoli, conformemente ai principi comunitari di effettività e
         di equivalenza.
      
       Sulle spese
      61     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:
      1)      Nell’ambito di un procedimento dinanzi ad un organo amministrativo diretto al riesame di una decisione amministrativa divenuta
            definitiva in virtù di una sentenza pronunciata da un giudice di ultima istanza, la quale, alla luce di una giurisprudenza
            successiva della Corte, risulta basata su un’interpretazione erronea del diritto comunitario, tale diritto non richiede che
            il ricorrente nella causa principale abbia invocato il diritto comunitario nell’ambito del ricorso giurisdizionale di diritto
            interno da esso proposto contro tale decisione.
      2)      Il diritto comunitario non impone alcun limite temporale per presentare una domanda diretta al riesame di una decisione amministrativa
            divenuta definitiva. Gli Stati membri rimangono tuttavia liberi di fissare termini di ricorso ragionevoli, conformemente ai
            principi comunitari di effettività e di equivalenza.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.