CELEX: 62007CJ0567
Language: it
Date: 2009-10-01 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 1 ottobre 2009. # Minister voor Wonen, Wijken en Integratie contro Woningstichting Sint Servatius. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Raad van State - Paesi Bassi. # Libera circolazione dei capitali - Art. 56 CE - Restrizioni - Giustificazioni - Politica dell’edilizia popolare - Servizi di interesse economico generale. # Causa C-567/07.

Causa C‑567/07
      Minister voor Wonen, Wijken en Integratie
      contro
      Woningstichting Sint Servatius
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Raad van State)
      «Libera circolazione dei capitali — Art. 56 CE — Restrizioni — Giustificazioni — Politica dell’edilizia popolare — Servizi di interesse economico generale»
      Massime della sentenza
      1.        Libera circolazione dei capitali — Restrizioni alle operazioni immobiliari 
      (Art. 56 CE)
      2.        Questioni pregiudiziali — Competenza della Corte — Limiti — Questioni manifestamente prive di pertinenza e questioni ipotetiche
            poste in un contesto che esclude una soluzione utile
      (Artt. 86, n. 2, CE e 234 CE)
      3.        Questioni pregiudiziali — Ricevibilità — Questioni sollevate senza precisazioni sufficienti sul contesto di fatto e di diritto
      (Art. 234 CE; Statuto della Corte di giustizia, art. 23)
      1.        L’art. 56 CE dev’essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale che subordini l’esercizio delle attività
         transfrontaliere di enti autorizzati in materia di edilizia popolare al conseguimento di una previa autorizzazione amministrativa,
         nei limiti in cui tale normativa non sia basata su criteri oggettivi, non discriminatori e noti in anticipo che possano circoscrivere
         sufficientemente l’esercizio, da parte delle autorità nazionali, del loro potere discrezionale, cosa che spetta al giudice
         del rinvio verificare.
      
      Infatti, l’obbligo per siffatti enti di ottenere una previa autorizzazione dal ministro competente al fine di procedere a
         investimenti immobiliari in Stati membri diversi da quello in cui essi hanno la loro sede costituisce una restrizione della
         libertà dei movimenti dei capitali.
      
      Effettivamente, esigenze legate alla politica dell’edilizia popolare di uno Stato membro ed al finanziamento di questa possono
         costituire motivi imperativi di interesse generale e giustificare quindi la restrizione di cui trattasi. Tali considerazioni
         possono soltanto essere rafforzate da talune peculiarità che caratterizzano la situazione del mercato nazionale, quali una
         penuria strutturale di alloggi e una densità di popolazione particolarmente elevata.
      
      A questo proposito, un regime di previa autorizzazione può, in taluni casi, essere necessario e proporzionale agli scopi perseguiti
         se questi non possono essere raggiunti con misure meno restrittive, in particolare mediante un sistema di dichiarazione adeguato.
         Orbene, un controllo preliminare svolto dall’amministrazione competente potrebbe risultare più in grado di garantire che le
         risorse degli enti autorizzati siano destinate a soddisfare prioritariamente il fabbisogno di alloggi nello Stato membro di
         cui trattasi di talune categorie della popolazione, mentre un sistema di accertamento a posteriori rischierebbe di intervenire
         troppo tardi, in particolare quando spese notevoli sono già state effettuate e sono difficilmente recuperabili.
      
      Tuttavia, un regime di previa autorizzazione amministrativa, perché sia giustificato anche quando deroghi ad una libertà fondamentale,
         deve essere fondato su criteri oggettivi, non discriminatori e noti in anticipo, che garantiscono la sua idoneità a circoscrivere
         sufficientemente l’esercizio del potere discrezionale delle autorità nazionali. Ciò non si verifica allorché le disposizioni
         nazionali di cui è causa subordinano il rilascio dell’autorizzazione previa da parte del ministro competente ad un’unica condizione,
         vale a dire quella secondo cui il progetto considerato deve essere realizzato nell’interesse dell’edilizia popolare nello
         Stato membro di cui trattasi e, quanto alla questione se siffatta condizione sia soddisfatta, allorché si procede a tale accertamento
         caso per caso, senza che ciò sia circoscritto da un testo normativo e in mancanza di qualsiasi altro criterio specifico ed
         oggettivo che consenta agli enti interessati di aver conoscenza in anticipo delle circostanze nelle quali si provvederà alla
         loro domanda di autorizzazione e agli organi giurisdizionali, eventualmente investiti di un ricorso proposto contro un diniego
         di autorizzazione, di esercitare pienamente il loro sindacato giurisdizionale.
      
      (v. punti 24, 30, 33-35, 37, 39 e dispositivo)
      2.        Tenuto conto della ripartizione delle competenze nell’ambito del procedimento pregiudiziale, è compito del solo giudice nazionale
         definire l’oggetto delle questioni che esso intende porre alla Corte, ma, in ipotesi eccezionali, spetta a quest’ultima esaminare
         le condizioni in cui è adita dal giudice nazionale al fine di verificare la propria competenza. Ciò vale, in particolare,
         quando il problema presentato alla Corte sia di natura meramente ipotetica o quando l’interpretazione di una norma comunitaria,
         chiesta dal giudice nazionale, non abbia alcuna relazione con la realtà o l’oggetto della causa principale. La competenza
         della Corte è infatti esclusa quando è manifesto che la disposizione di diritto comunitario sottoposta all’interpretazione
         della Corte non può essere applicata.
      
      A tale proposito, l’art. 86, n. 2, CE, non si applica ad una situazione che non verte sulla concessione di diritti speciali
         o esclusivi ad un ente edilizio autorizzato né sulla qualifica delle attività di quest’ultimo in quanto servizi di interesse
         economico generale, ma concerne unicamente la legittimità di una limitazione imposta a detto ente, sotto forma di un obbligo
         di sottoporsi ad un procedimento amministrativo di previa autorizzazione.
      
      (v. punti 42-43, 46-47)
      3.        L’esigenza di giungere ad un’interpretazione del diritto comunitario che sia utile per il giudice nazionale impone che quest’ultimo
         definisca il contesto fattuale e normativo in cui si inseriscono le questioni sollevate, o almeno che esso spieghi le ipotesi
         di fatto su cui tali questioni sono fondate. È del pari importante che il giudice nazionale indichi le ragioni precise che
         l’hanno indotto a interrogarsi sull’interpretazione del diritto comunitario e a ritenere necessario porre questioni pregiudiziali
         alla Corte. In tale contesto, è indispensabile che il giudice nazionale fornisca un minimo di spiegazioni sui motivi della
         scelta delle disposizioni comunitarie di cui chiede l’interpretazione e sul nesso che individua tra quelle disposizioni e
         la normativa nazionale applicabile alla controversia di cui alla causa principale. Infatti, le informazioni fornite nei provvedimenti
         di rinvio servono non solo a consentire alla Corte di fornire utili soluzioni, ma anche a dare ai governi degli Stati membri
         e agli altri interessati la possibilità di presentare osservazioni ai sensi dell’art. 23 dello Statuto della Corte di giustizia.
         Tocca alla Corte vigilare affinché tale possibilità sia salvaguardata, tenuto conto del fatto che, a norma della citata disposizione,
         agli interessati vengono notificati solo i provvedimenti di rinvio.  Inoltre, il requisito della precisazione, in particolare tenuto conto del contesto di fatto e normativo della causa principale,
         vale in modo particolare nel settore della concorrenza, contrassegnato da situazioni di fatto e di diritto complesse.
      
      È pertanto irricevibile la questione sollevata da un giudice nazionale che si basa sulla premessa secondo cui un aiuto di
         Stato potrebbe essere concesso, qualora né la decisione di rinvio, né le osservazioni delle parti nella causa principale contengano
         elementi che consentano eventualmente di stabilire che tale vantaggio sia stato effettivamente concesso, atteso che la causa
         principale verte non sulle condizioni in cui un tale aiuto sarebbe stato o potrebbe essere concesso, ma unicamente su una
         questione interamente distinta e indipendente.
      
      (v. punti 49-55)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      1° ottobre 2009 (*)
      
      «Libera circolazione dei capitali – Art. 56 CE – Restrizioni – Giustificazioni – Politica dell’edilizia popolare – Servizi di interesse economico generale»
      Nel procedimento C‑567/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Raad van State
         (Paesi Bassi), con decisione 19 dicembre 2007, pervenuta in cancelleria il 27 dicembre 2007, nella causa
      
      Minister voor Wonen, Wijken en Integratie
      contro
      Woningstichting Sint Servatius,
      
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. A. Tizzano (relatore), A. Borg Barthet, E. Levits e J.‑J. Kasel,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 19 marzo 2009,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Woningstichting Sint Servatius, dagli avv.ti M. de Boer, J. de Pree e P. Slot, advocaten;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra C. Wissels e dal sig. Y. de Vries, in qualità di agenti;
      –        per il governo tedesco, dal sig. M. Lumma, in qualità di agente;
      –        per il governo irlandese, dal sig. D. O’Hagan, in qualità di agente, assistito dalla sig.ra M. Gray, barrister;
      –        per il governo ungherese, dalle sig.re J. Fazekas, R. Somssich e K. Borvölgyi, in qualità di agenti;
      –        per il governo polacco, dai sigg. M. Dowgielewicz e P. Kucharski nonché dalla sig.ra K. Majcher, in qualità di agenti;
      –        per il governo svedese, dalla sig.ra S. Johannesson, in qualità di agente;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. E. Traversa, V. Di Bucci, H. van Vliet e A. Nijenhuis, in qualità di
         agenti,
      
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 56 CE, 58 CE, 86, n. 2, CE, 87 CE e 88 CE.
      
      2        Detta domanda è stata presentata nell’ambito di una lite che oppone il Minister voor Wonen, Wijken en Integratie (Ministro
         per l’Edilizia, la Pianificazione territoriale e la Gestione dell’ambiente; in prosieguo: il «Ministro») alla Woningstichting
         Sint Servatius (in prosieguo: la «Servatius»), in merito al diniego del Ministro di accordare a quest’ultima, che è un ente
         autorizzato attivo nel settore dell’edilizia popolare nei Paesi Bassi, l’autorizzazione di investire in un progetto immobiliare
         a Liegi (Belgio).
      
       Contesto normativo nazionale
      3        L’art. 22, n. 2, della Costituzione olandese prevede che «spetta alle autorità provvedere a promuovere l’offerta in materia
         di edilizia». La natura e la portata di tale compito sono definite nella legge relativa all’edilizia (Woningwet), e nel decreto
         sulla gestione del settore della locazione per motivi sociali (Besluit beheer sociale-huursector; in proseiguo: il «BBSH»).
      
      4        L’art. 70, n. 1, della legge sull’edilizia dispone:
      
      «Le associazioni con piena personalità giuridica e le fondazioni, che hanno la finalità di operare nel settore dell’edilizia
         popolare e non mirano a distribuire utili se non nell’interesse dell’edilizia popolare, possono essere autorizzate con regio
         decreto come enti attivi esclusivamente nel settore dell’edilizia popolare».
      
      5        Ai sensi dell’art. 70 c di detta legge:
      
      «Gli enti autorizzati offrono con precedenza alloggi a persone che, a causa del loro reddito o di altre circostanze, hanno
         difficoltà a trovare un alloggio idoneo (…)».
      
      6        L’art. 70 d della stessa legge enuncia:
      
      «1.      Gli enti autorizzati sono posti sotto il controllo del ministro responsabile, a norma dell’art. 71 a, n. 1, parte iniziale
         e lett. b).
      
      2.      Prescrizioni supplementari saranno adottate in materia di controllo, mediante norme generali amministrative o in forza di
         siffatte norme (…)».
      
      7        L’art. 120 a, n. 1, della legge relativa all’edilizia popolare è redatto come segue:
      
      «Con norme generali amministrative o in forza di siffatte norme, può essere stabilito che il ministro responsabile, a titolo
         sperimentale, possa derogare provvisoriamente o autorizzare una deroga alle disposizioni adottate con le norme generali amministrative
         o in forza di tali norme».
      
      8        A norma dell’art. 9 del BBSH, le modifiche dello Statuto di un ente autorizzato, ivi compresa la modifica relativa all’area
         geografica di attività di quest’ultimo, devono essere approvate dal ministro competente.
      
      9        L’art. 11, n. 1, del BBSH prevede che «[l’]ente autorizzato opera esclusivamente nel settore dell’edilizia popolare».
      
      10      Infine l’art. 49, n. 1, del BBSH dispone:
      
      «Il ministro responsabile può derogare o autorizzare deroghe al presente decreto a favore di esperimenti che a suo giudizio
         siano nell’interesse dell’edilizia popolare».
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      11      La Servatius è un ente autorizzato ai sensi dell’art. 70, n. 1, della legge relativa all’edilizia popolare. Il suo scopo statutario
         è quello di operare esclusivamente nel settore dell’edilizia popolare. La sua area di operatività è limitata ad alcuni comuni
         olandesi. La Servatius è l’unica azionista e amministratrice della società di partecipazione Servatius Holding Maastricht
         BV.
      
      12      Al fine di realizzare un progetto di edilizia popolare nel comune di Liegi, a 30 km dal confine olandese, la Servatius ha
         costituito, tramite la Servatius Holding Maastricht BV, due società di diritto belga e ha chiesto al competente ministro olandese
         di accordarle un’autorizzazione in via sperimentale, ai sensi degli artt. 120 a della legge relativa all’edilizia popolare
         e 49 del BBSH. Tale progetto riguardava un insieme di alloggi destinati alla vendita e all’affitto, di parcheggi e di aree
         commerciali.
      
      13      Allo scopo di finanziare tale progetto, la Servatius ha dato in prestito del denaro, al tasso dell’1,5%, ad una delle sue
         associate belghe, dopo aver essa stessa, in quanto ente autorizzato nei Paesi Bassi, contratto un prestito a condizioni particolarmente
         favorevoli. 
      
      14      Con decisione 5 dicembre 2002, il Ministro si è rifiutato di autorizzare il progetto della Servatius, a causa della sua ubicazione
         in Belgio. Secondo il Ministro, la Servatius non aveva dimostrato che detto progetto avrebbe apportato benefici al mercato
         abitativo olandese, e segnatamente alle esigenze di chi ricerca un alloggio nella regione di Maastricht (Paesi Bassi). Pertanto,
         il progetto edilizio della Servatius non ha ottenuto lo statuto di progetto sperimentale ai sensi degli artt. 120 a della
         legge relativa all’edilizia popolare e 49 del BBSH, che le avrebbe consentito di realizzare la costruzione prevista in Belgio.
      
      15      Con decisione 29 dicembre 2003, il Ministro ha dichiarato infondato il reclamo presentato dalla Servatius contro la decisione
         di diniego di autorizzazione del progetto edilizio di quest’ultima.
      
      16      Con sentenza 19 maggio 2006, il Rechtbank Maastricht (tribunale di Maastricht) ha dichiarato fondato il ricorso proposto dalla
         Servatius contro detta decisione di diniego e, dopo averla annullata, ha rinviato il caso al Ministro ordinandogli di adottare
         una nuova decisione sul reclamo della Servatius.
      
      17      Il 29 giugno 2006, il Ministro ha interposto appello avverso detta sentenza dinanzi al giudice del rinvio.
      
      18      Nutrendo dubbi riguardo l’interpretazione degli artt. 56 CE, 58 CE, 86, n. 2, CE, 87 CE e 88 CE, il Raad van State ha deciso
         di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se si configuri una restrizione alla libera circolazione dei capitali, ai sensi dell’art. 56 CE, ove, senza autorizzazione
         preventiva del ministro, non possano essere svolte attività trasfrontaliere da parte di un’impresa che è autorizzata ai sensi
         di legge a promuovere gli interessi dell’edilizia popolare nei Paesi Bassi, che a tal fine può fare ricorso a fondi pubblici,
         che ai sensi di legge può operare solo in tale interesse e che in linea di principio ha la sua area di operatività all’interno
         dei Paesi Bassi (“ente autorizzato”).
      
      2)      a)     Se l’interesse dell’edilizia popolare di uno Stato membro possa essere considerato come un interesse di ordine pubblico, ai
         sensi dell’art. 58 CE.
      
      b)      Se l’interesse dell’edilizia popolare di uno Stato membro possa essere considerato come un motivo imperativo di interesse
         generale, riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.
      
      c)      Se segnatamente l’interesse dell’effettività e della finanziabilità del sistema di edilizia popolare in uno Stato membro possa
         essere considerato come un interesse di ordine pubblico, ai sensi dell’art. 58 CE, oppure come un motivo imperativo di interesse
         generale, riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.
      
      3)      a)     Ammesso che la condizione di autorizzazione preventiva per un ente ammesso, ai sensi della prima questione, formi una restrizione
         per cui esiste una giustificazione, ai sensi delle questioni 2.a, 2.b e 2.c, se siffatta condizione sia necessaria e proporzionale.
      
      b)      Se uno Stato membro, nell’applicazione di siffatta giustificazione, disponga di un ampio margine di discrezionalità per stabilire
         la portata dell’interesse generale coinvolto e le modalità con cui detto interesse viene promosso. Se al riguardo sia rilevante
         anche il fatto che la Comunità [europea] non ha poteri, o ha poteri molto limitati, nel settore dell’edilizia popolare.
      
      4)      a)     Se uno Stato membro, a giustificazione di una restrizione della libera circolazione del capitale, oltre ai motivi imperativi
         di interesse generale, menzionati all’art. 58 CE e riconosciuti nella giurisprudenza della Corte di giustizia, ovvero in combinazione
         con questi, possa fare ricorso anche all’art. 86, n. 2, CE, qualora alle imprese interessate siano stati concessi diritti
         speciali e dette imprese siano incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale.
      
      b)      Se gli interessi generali, di cui all’art. 58 CE, e i motivi imperativi di interesse generale, riconosciuti dalla giurisprudenza
         della Corte di giustizia, abbiano lo stesso contenuto dell’interesse economico generale, di cui all’art. 86, n. 2, CE.
      
      c)      Se il ricorso da parte dello Stato interessato all’art. 86, n. 2, CE, con cui si invoca che le imprese interessate a cui sono
         stati conferiti diritti speciali svolgono compiti di interesse economico generale, abbia un valore aggiuntivo rispetto al
         ricorso agli interessi generali, di cui all’art. 58 CE, e ai motivi imperativi di interesse generale, riconosciuti dalla giurisprudenza
         della Corte di giustizia.
      
      5)      a)     Se imprese, come gli enti autorizzati di cui alla prima questione, che, da un lato, devono impiegare il loro intero patrimonio
         a favore dell’interesse dell’edilizia popolare, ma che, d’altro canto, svolgono anche attività commerciali a favore dell’edilizia
         popolare, possano essere considerate, per tutti i loro compiti o per parte di essi, come imprese incaricate della gestione
         di servizi di interesse economico generale, ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE.
      
      b)      Se, ai fini di una soluzione affermativa della questione 5.a, sia necessario che dette imprese mantengano una contabilità
         distinta, in base alla quale si possa stabilire con certezza quali spese e quali utili si riferiscono alle loro attività sociali,
         da un lato, e alle loro attività commerciali, dall’altro, e che siffatto obbligo sia previsto in una disposizione legislativa
         nazionale. Se in tal modo debba essere garantito che i fondi di uno Stato membro vadano esclusivamente a beneficio delle attività
         sociali e della continuità delle medesime.
      
      6)      a)     Qualora un ente autorizzato, ai sensi della prima questione, possa essere considerato per tutte le sue attività o per una
         parte di esse come impresa incaricata della gestione di servizi di interesse economico generale, come previsto dall’art. 86,
         n. 2, CE, se la circostanza di essere incaricato di siffatti servizi possa giustificare che all’ente autorizzato sia imposta
         una restrizione alla libera circolazione del capitale, ai sensi dell’art. 56 CE.
      
      b)      Se uno Stato membro, nell’applicazione di siffatta giustificazione, disponga di un ampio margine di discrezionalità per stabilire
         la portata dell’interesse economico generale e le modalità con cui siffatto interesse viene perseguito. Se al riguardo sia
         rilevante anche il fatto che la Comunità non ha poteri, o ha poteri molto limitati, nel settore dell’edilizia popolare.
      
      7)      a)     Se la circostanza che uno Stato membro mette fondi a disposizione di talune imprese, ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE, possa
         comportare la necessità di restringere territorialmente le attività delle medesime, al fine di evitare che detti fondi possano
         costituire un aiuto di Stato non autorizzato e che le imprese, utilizzando siffatti fondi, in un altro Stato membro, concorrano
         con imprese in detto altro Stato a condizioni non conformi al mercato.
      
      b)      Se uno Stato membro, nel caso di specie [il Regno de]i Paesi Bassi, possa imporre ad enti autorizzati, ai sensi della prima
         questione, che vogliono svolgere attività di edilizia popolare di natura sociale e commerciale in un altro Stato membro, la
         condizione di un’autorizzazione preventiva, qualora nel primo Stato membro non esista ancora un obbligo di legge di introdurre
         una distinzione tra questi due tipi di attività. In tal caso, se la condizione di autorizzazione preventiva costituisca un
         mezzo necessario e proporzionale per garantire il rispetto degli artt. 87 CE e 88 CE».
      
       Sulla prima, sulla seconda e sulla terza questione
      19      Con le prime tre questioni, che occorre esaminare insieme, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se il fatto che uno
         Stato membro esiga che un ente quale la Servatius, che è autorizzata, ai sensi dell’art. 70, n. 1, della legge relativa all’edilizia
         popolare, in quanto ente che svolge un’attività in materia di edilizia popolare, ottenga una autorizzazione previa per realizzare
         investimenti nel settore della costruzione in un altro Stato membro costituisca una restrizione alla libera circolazione dei
         capitali ai sensi dell’art. 56 CE. In caso di soluzione affermativa di tale questione, detto organo giurisdizionale intende
         appurare, da un lato, se tale tipo di restrizione possa essere giustificato da motivi relativi all’interesse della politica
         dell’edilizia popolare nello Stato membro considerato nonché al finanziamento di tale politica, in forza di una deroga espressamente
         consentita dall’art. 58 CE o di un motivo imperativo di interesse generale ammesso dalla giurisprudenza della Corte e, dall’altro,
         se siffatta restrizione sia una misura necessaria e proporzionale al conseguimento dello scopo perseguito.
      
      20      Al fine di risolvere tale questione occorre, in limine, ricordare che, per giurisprudenza costante, i movimenti di capitali
         comprendono le operazioni con cui soggetti non residenti effettuano investimenti immobiliari nel territorio di uno Stato membro,
         come risulta peraltro dalla nomenclatura dei movimenti di capitali che figura nell’allegato I della direttiva del Consiglio
         24 giugno 1988, 88/361/CEE, per l’attuazione dell’art. 67 del Trattato [CE, articolo abrogato dal Trattato di Amsterdam] (GU L 178,
         pag. 5), nomenclatura che conserva il valore indicativo che le era proprio per definire la nozione di movimenti di capitali
         (v., in particolare, sentenza 25 gennaio 2007, causa C‑370/05, Festersen, Racc. pag. I‑1129, punto 23 e giurisprudenza ivi
         citata). In altri termini, il diritto di acquistare, gestire e alienare beni immobili nel territorio di un altro Stato membro
         genera, quando viene esercitato, movimenti di capitali (v., in particolare, sentenze 5 marzo 2002, cause riunite C‑515/99,
         da C‑519/99 a C‑524/99 e da C‑526/99 a C‑540/99, Racc. pag. I‑2157, punto 29, nonché Festersen, cit., punto 22).
      
      21      Pertanto, come la Corte ha già dichiarato, le misure vietate dall’art. 56, n. 1, CE, in quanto restrizioni dei movimenti di
         capitali, comprendono quelle che sono idonee a dissuadere i residenti di uno Stato membro dal fare investimenti immobiliari
         in altri Stati membri (v., in tal senso, citata sentenza Festersen, punto 24).
      
      22      Ciò vale, in particolare, per le misure nazionali che subordinano investimenti immobiliari ad un previo procedimento di autorizzazione,
         che eliminano così, col loro stesso oggetto, la libera circolazione dei capitali (v., in tal senso, sentenze 1° giugno 1999,
         causa C‑302/97, Konle, Racc. pag. I‑3099, punto 39, nonché Reisch e a., cit., punto 32).
      
      23      Nella causa principale è pacifico che, in applicazione delle disposizioni nazionali di cui trattasi, gli enti autorizzati
         olandesi devono per l’appunto sottoporre i loro progetti di investimenti immobiliari transfrontalieri ad un previo procedimento
         amministrativo di autorizzazione, nel corso del quale devono dimostrare che gli investimenti considerati sono realizzati nell’interesse
         dell’edilizia popolare nei Paesi Bassi.
      
      24      In tali circostanze si deve concludere che l’obbligo per siffatti enti di ottenere una previa autorizzazione dal ministro
         competente al fine di procedere a investimenti immobiliari in Stati membri diversi da quello in cui essi hanno la loro sede
         costituisce una restrizione della libertà dei movimenti dei capitali.
      
      25      Occorre tuttavia ricordare che, secondo una giurisprudenza consolidata, misure nazionali che limitino la libera circolazione
         dei capitali possono essere giustificate dai motivi menzionati all’art. 58 CE o da motivi imperativi di interesse generale,
         purché esse siano idonee a garantire il conseguimento dell’obiettivo che perseguono e non vadano oltre quanto necessario per
         il suo raggiungimento (v. sentenza 23 ottobre 2007, causa C‑112/05, Commissione/Germania, Racc. pag. I‑8995, punto 72, nonché
         73 e giurisprudenza ivi citata).
      
      26      Nella causa principale, il governo olandese sostiene che il regime di previa autorizzazione di cui trattasi è giustificato
         da esigenze legate alla politica dell’edilizia popolare svolta da detto Stato membro e al suo finanziamento, da motivi collegati
         all’ordine pubblico ai sensi dell’art. 58 CE, nonché da un motivo imperativo di interesse generale ammesso dalla giurisprudenza
         della Corte.
      
      27      Così, siffatto regime mirerebbe a garantire che gli enti autorizzati investano, conformemente al loro statuto, in progetti
         rientranti nell’interesse dell’edilizia popolare nei Paesi Bassi, in particolare al fine di garantire un’offerta di alloggi
         sufficiente a persone a basso reddito o ad altre categorie sfavorite della popolazione. Si tratterebbe del pari di evitare
         che le agevolazioni finanziarie di cui detti enti beneficiano grazie al loro compito statutario non siano sviate verso altre
         attività economiche, compromettendo così l’efficacia e il finanziamento di detta politica dell’edilizia.
      
      28      Orbene, per quanto riguarda innanzitutto le deroghe consentite dall’art. 58 CE, è sufficiente constatare che, anche ammettendo
         che la necessità per uno Stato membro di promuovere l’edilizia popolare possa costituire un interesse fondamentale della società,
         l’ordine pubblico può essere invocato nella fattispecie soltanto qualora l’ipotetica inosservanza degli obblighi statutari
         gravanti sugli enti autorizzati nonché l’eventuale sviamento dei fondi che essi ricevono per attività non sociali possono
         tuttavia rappresentare una minaccia reale e sufficientemente grave al siffatto interesse fondamentale (v., in tal senso, sentenza
         14 marzo 2000, causa C‑54/99, Église de scientologie, Racc. pag. I‑1335, punti 17 e giurisprudenza ivi citata).
      
      29      Per quanto concerne inoltre giustificazioni basate sui motivi imperativi di interesse generale, va ricordato come la Corte
         abbia già ammesso che normative nazionali possono limitare la libera circolazione dei capitali in nome di obiettivi legati
         alla lotta contro la pressione fondiaria o al mantenimento, in vista di un assetto del territorio, di una popolazione permanente
         in un ambiente rurale (v., in tal senso, citate sentenze Konle, punto 40; Reisch e a., punto 34, nonché Festersen, punti 27
         e 28).
      
      30      Occorre quindi, per analogia, considerare che esigenze legate alla politica dell’edilizia popolare di uno Stato membro ed
         al finanziamento di questa possono anch’esse costituire motivi imperativi di interesse generale e giustificare quindi restrizioni
         come quella stabilita dalla normativa nazionale di cui trattasi nella causa principale. Come giustamente ha rilevato il governo
         olandese, tali considerazioni possono soltanto essere rafforzate da talune peculiarità che caratterizzano la situazione del
         mercato nazionale di cui trattasi nella causa principale, quali una penuria strutturale di alloggi e una densità di popolazione
         particolarmente elevata.
      
      31      Peraltro, come a ragione ha dedotto detto governo, la Corte ha già avuto occasione di ammettere che un rischio di grave alterazione
         dell’equilibrio finanziario di una politica sociale potrebbe del pari costituire un motivo imperativo di interesse generale
         atto a giustificare ostacoli alla libera circolazione (v., per analogia, a proposito di un sistema di previdenza sociale,
         sentenza 16 maggio 2006, causa C‑372/04, Watts, Racc. pag. I‑4325, punto 103 e giurisprudenza ivi citata).
      
      32      Dopo tale precisazione, va inoltre accertato se l’obbligo per un ente autorizzato di sottoporsi ad un previo procedimento
         amministrativo d’autorizzazione prima di poter realizzare un progetto immobiliare in uno Stato membro diverso da quello in
         cui detto ente ha la sua sede costituisca una misura necessaria e adeguata per il conseguimento degli obiettivi di cui ai
         punti 26 e 27 della presente sentenza.
      
      33      A questo proposito si deve ricordare che un regime di previa autorizzazione può, in taluni casi, essere necessario e proporzionale
         agli scopi perseguiti se questi non possono essere raggiunti con misure meno restrittive, in particolare mediante un sistema
         di dichiarazione adeguato (v., in tale senso, sentenze 14 dicembre 1995, cause riunite C‑163/94, C‑165/94 e C‑250/94, Sanz
         de Lera e a., Racc. pag. I‑4821, punti 23‑28; Konle, cit., punto 44, nonché 20 febbraio 2001, causa C‑205/99, Analir e a.,
         Racc. pag. I‑1271, punto 35).
      
      34      Orbene, non si può escludere che ciò possa valere per una politica dell’edilizia popolare che persegue obiettivi come quelli
         fissati dalla legge relativa all’edilizia popolare e dal BBSH. Infatti, un controllo preliminare svolto dall’amministrazione
         competente potrebbe risultare più in grado di garantire che le risorse degli enti autorizzati siano destinate a soddisfare
         prioritariamente il fabbisogno di alloggi nei Paesi Bassi di talune categorie della popolazione, mentre un sistema di accertamento
         a posteriori rischierebbe di intervenire troppo tardi, in particolare quando spese notevoli sono già state effettuate e sono
         difficilmente recuperabili.
      
      35      Tuttavia, la Corte ha anche più volte affermato che un regime di previa autorizzazione amministrativa non può legittimare
         un comportamento discrezionale da parte delle autorità nazionali, tale da vanificare le disposizioni comunitarie, in particolare
         quelle relative ad una libertà fondamentale come quella oggetto della causa principale. Pertanto, un regime di previa autorizzazione
         amministrativa, perché sia giustificato anche quando deroghi ad una libertà fondamentale siffatta, deve essere fondato su
         criteri oggettivi, non discriminatori e noti in anticipo, che garantiscono la sua idoneità a circoscrivere sufficientemente
         l’esercizio del potere discrezionale delle autorità nazionali (v., in particolare, sentenza 10 marzo 2009, causa C‑169/07,
         Hartlauer, Racc. pag. I‑1721, punto 64 e giurisprudenza ivi citata).
      
      36      Orbene, non si può escludere, alla luce degli elementi contenuti nel fascicolo presentato alla Corte, che le disposizioni
         della legge relativa all’edilizia popolare e del BBSH di cui trattasi nella causa principale non rispondano pienamente a tali
         criteri.
      
      37      A questo proposito risulta in particolare dalla risposta del governo olandese ai quesiti scritti della Corte che dette disposizioni
         nazionali subordinano il rilascio dell’autorizzazione previa da parte del ministro competente ad un’unica condizione, vale
         a dire quella secondo cui il progetto considerato deve essere realizzato nell’interesse dell’edilizia popolare nei Paesi Bassi
         come prescritto dall’art. 49, n. 1, del BBSH. D’altro lato, quanto alla questione se siffatta condizione sia soddisfatta,
         risulta che si procede a tale accertamento caso per caso, senza che ciò sia circoscritto da testo normativo e in mancanza
         di qualsiasi altro criterio specifico ed oggettivo che consenta agli enti interessati di aver conoscenza in anticipo delle
         circostanze nelle quali si provvederà alla loro domanda di autorizzazione e agli organi giurisdizionali, eventualmente investiti
         di un ricorso proposto contro un diniego di autorizzazione, di esercitare pienamente il loro sindacato giurisdizionale.
      
      38      Di conseguenza, con riserva di un accertamento da effettuare da parte del giudice del rinvio di tali elementi alla luce dei
         criteri affermati dalla giurisprudenza ricordata al punto 35 della presente sentenza, il regime di previa autorizzazione amministrativa
         di cui trattasi nella causa principale potrebbe non essere considerato basato su condizioni che possano circoscrivere sufficientemente
         l’esercizio, da parte delle autorità nazionali, del loro potere discrezionale e quindi giustificare una deroga alla libera
         circolazione dei capitali.
      
      39      Alla luce di tutte le precedenti considerazioni, si devono risolvere le prime tre questioni come segue: l’art. 56 CE deve
         essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nella causa principale,
         che subordina l’esercizio delle attività transfrontaliere di enti autorizzati in materia di edilizia popolare, ai sensi dell’art. 70,
         n. 1, della legge relativa all’edilizia popolare, al conseguimento di una previa autorizzazione amministrativa, nei limiti
         in cui tale normativa non sia basata su criteri oggettivi, non discriminatori e noti in anticipo che possano circoscrivere
         sufficientemente l’esercizio, da parte delle autorità nazionali, del loro potere discrezionale, cosa che spetta al giudice
         del rinvio verificare.
      
       Sulla quarta, sulla quinta e sulla sesta questione
      40      Con la quarta, la quinta e la sesta questione, che occorre esaminare insieme, il giudice del rinvio chiede in sostanza se,
         per giustificare una misura restrittiva della libera circolazione dei capitali imposta ad imprese incaricate della gestione
         di servizi di interesse economico generale e alle quali sono stati accordati diritti speciali, uno Stato membro possa invocare
         l’art. 86, n. 2, CE.
      
      41      Nell’ambito di tale problematica, detto giudice si chiede, da un lato, se imprese quale la Servatius possano, mentre esercitano
         anche attività commerciali nel settore dell’edilizia popolare, essere considerate, per tutto o parte dei loro compiti, come
         imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale, ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE, e se, a tale
         scopo, sia necessario che l’impresa considerata abbia una contabilità a parte che consenta di differenziare i costi e le entrate
         relativi alle attività sociali da quelle di natura commerciale. D’altro lato, esso si interroga sull’estensione del potere
         discrezionale di cui dispongono gli Stati membri per determinare la portata dell’interesse economico generale ai sensi di
         detta disposizione e sulle modalità di salvaguardia di tale interesse.
      
      42      A questo proposito, si deve ricordare anzitutto che, tenuto conto della ripartizione delle competenze nell’ambito del procedimento
         pregiudiziale, è compito del solo giudice nazionale definire l’oggetto delle questioni che esso intende porre alla Corte,
         in quanto questa ha affermato che, in ipotesi eccezionali, le spetta esaminare le condizioni in cui è adita dal giudice nazionale
         al fine di verificare la propria competenza.
      
      43      Ciò vale, in particolare, quando il problema presentato alla Corte sia di natura meramente ipotetica o quando l’interpretazione
         di una norma comunitaria, chiesta dal giudice nazionale, non abbia alcuna relazione con la realtà o l’oggetto della causa
         principale (v., in questo senso, sentenze 15 dicembre 1995, causa C‑415/93, Bosman, Racc. pag. I‑4921, punto 61; 15 giugno 2006,
         causa C‑466/04, Acereda Herrera, Racc. pag. I‑5341, punto 48, e 31 gennaio 2008, causa C‑380/05, Centro Europa 7, Racc. pag. I‑349,
         punto 53). Così la Corte ha escluso la sua competenza quando è manifesto che la disposizione di diritto comunitario sottoposta
         all’interpretazione della Corte non può essere applicata (sentenza 5 dicembre 1996, causa C‑85/95, Reisdorf, Racc. pag. I‑6257,
         punto 16 e giurisprudenza ivi citata).
      
      44      Orbene, occorre rilevare che l’art. 86, n. 2, CE, in combinato disposto con il n. 1 dello stesso articolo, consente di giustificare
         la concessione, da parte di uno Stato membro, ad un’impresa incaricata della gestione di servizi di interesse economico generale,
         di diritti speciali o esclusivi contrari alle disposizioni del Trattato, qualora l’adempimento della specifica missione affidatale
         possa essere garantito unicamente grazie alla concessione di tali diritti e purché lo sviluppo degli scambi non risulti compromesso
         in misura contraria agli interessi della Comunità (sentenza 17 maggio 2001, causa C‑340/99, TNT Traco, Racc. pag. I‑4109,
         punto 52, e 18 dicembre 2007, causa C‑220/06, Asociación Profesional de Empresas de Reparto y Manipulado de Correspondencia,
         Racc. pag. I‑12175, punto 78).
      
      45      Nella fattispecie si deve tuttavia constatare che tale non è l’oggetto del regime di autorizzazione preliminare previsto dalla
         normativa nazionale di cui trattasi nella causa principale.
      
      46      Infatti, detta lite non verte sulla concessione di diritti speciali o esclusivi alla Servatius, né sulla qualifica delle attività
         di quest’ultima in quanto servizi di interesse economico generale, ma concerne unicamente la legittimità di una limitazione
         imposta a detto ente, sotto forma di un obbligo di sottoporsi ad un procedimento amministrativo di previa autorizzazione.
      
      47      Ne consegue che non si devono risolvere la quarta, la quinta e la sesta questione sollevate dal giudice del rinvio, vertenti
         sull’interpretazione dell’art. 86, n. 2, CE, in quanto tale disposizione non si applica ad una situazione come quella di cui
         trattasi nella causa principale.
      
       Sulla settima questione
      48      Con tale questione il giudice del rinvio chiede in sostanza, da un lato, se, quando uno Stato membro fornisce mezzi finanziari
         ad imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale, sia necessario delimitare territorialmente
         le attività di dette imprese al fine di evitare che tali mezzi possano costituire un aiuto di Stato illecito, in violazione
         dell’art. 87 CE, e che dette imprese, utilizzando tali fondi in un altro Stato membro, falsino le condizioni di concorrenza.
         D’altro lato, detto giudice chiede se il fatto che uno Stato membro, nel quale non vige un obbligo per legge di distinguere
         fra le attività di natura commerciale e quelle appartenenti al settore sociale, esiga che gli enti autorizzati che intendano
         esercitare le loro attività in un altro Stato membro ottengano un’autorizzazione preliminare costituisca una misura necessaria
         e proporzionata al fine di garantire l’osservanza degli artt. 87 CE e 88 CE.
      
      49      Come si è ricordato ai punti 42 e 43 della presente sentenza, la presunzione di pertinenza collegata alle questioni sollevate
         in via pregiudiziale dai giudici nazionali può essere confutata solo in casi eccezionali. Infatti, una volta che le questioni
         sollevate vertano sull’interpretazione del diritto comunitario, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire.
      
      50      Risulta tuttavia da una giurisprudenza costante che l’esigenza di giungere ad un’interpretazione del diritto comunitario che
         sia utile per il giudice nazionale impone che quest’ultimo definisca il contesto fattuale e normativo in cui si inseriscono
         le questioni sollevate, o almeno che esso spieghi le ipotesi di fatto su cui tali questioni sono fondate (sentenze 26 gennaio
         1993, cause riunite da C‑320/90 a C‑322/90, Telemarsicabruzzo e a., Racc. pag. I‑393, punto 6; 7 settembre 2006, causa C‑470/04,
         N, Racc. pag. I‑7409, punto 69, nonché ordinanza 9 aprile 2008, causa C‑305/07, RAI, Racc. pag. I‑55, punto 16).
      
      51      È del pari importante che il giudice nazionale indichi le ragioni precise cha l’hanno indotto a interrogarsi sull’interpretazione
         del diritto comunitario e a ritenere necessario porre questioni pregiudiziali alla Corte. In tale contesto, è indispensabile
         che il giudice nazionale fornisca un minimo di spiegazioni sui motivi della scelta delle disposizioni comunitarie di cui chiede
         l’interpretazione e sul nesso che individua tra quelle disposizioni e la normativa nazionale applicabile alla controversia
         di cui alla causa principale (sentenze 6 dicembre 2005, cause riunite C‑453/03, C‑11/04, C‑12/04 e C‑194/04, ABNA e a., Racc. pag. I‑10423,
         punto 46; 6 marzo 2007, cause riunite C‑338/04, C‑359/04 e C‑360/04, Placanica e a., Racc. pag. I‑1891, punto 34, nonché Centro
         Europa 7, cit., punto 54).
      
      52      Infatti, le informazioni fornite nei provvedimenti di rinvio servono non solo a consentire alla Corte di fornire utili soluzioni,
         ma anche a dare ai governi degli Stati membri e agli altri interessati la possibilità di presentare osservazioni ai sensi
         dell’art. 23 dello Statuto della Corte di giustizia. Tocca alla Corte vigilare affinché tale possibilità sia salvaguardata,
         tenuto conto del fatto che, a norma della citata disposizione, agli interessati vengono notificati solo i provvedimenti di
         rinvio (v. sentenza 1° aprile 1982, cause riunite da 141/81 a 143/81, Holdijk e a., Racc. pag. 1299, punto 6; nonché ordinanza
         28 giugno 2000, causa C‑116/00, Laguillaumie, Racc. pag. I‑4979, punto 14).
      
      53      Va inoltre aggiunto che il requisito della precisazione, in particolare tenuto conto del contesto di fatto e normativo della
         causa principale, vale in modo particolare nel settore della concorrenza, contrassegnato da situazioni di fatto e di diritto
         complesse (v., in questo senso, sentenza 23 novembre 2006, causa C‑238/05, Asnef-Équifax e Administración del Estado, Racc. pag. I‑11125,
         punto 23; nonché ordinanza RAI, cit., punto 18).
      
      54      Orbene, nella fattispecie, si deve constatare che la settima questione si basa sulla premessa secondo cui, nella causa principale,
         un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE potrebbe essere concesso alla Servatius nell’ipotesi in cui quest’ultima
         utilizzi risorse pubbliche per la realizzazione di un progetto futuro. Tuttavia, né la decisione di rinvio, né le osservazioni
         delle parti nella causa principale contengono elementi che consentano eventualmente di stabilire che tale vantaggio sarebbe
         stato effettivamente concesso nell’ambito dell’operazione immobiliare di cui trattasi nella causa principale, la quale del
         resto non è stata realizzata in quanto la Servatius non ha ottenuto la previa autorizzazione prescritta.
      
      55      Inoltre, va rilevato che la causa principale verte non sulle condizioni in cui un tale aiuto sarebbe stato o potrebbe essere
         concesso alla Servatius, ma unicamente su una questione interamente distinta e indipendente, vale a dire la contestazione
         da parte di detto ente della legittimità del rigetto della sua domanda di previa autorizzazione presentata al fine della realizzazione
         di un progetto immobiliare al di fuori del territorio olandese.
      
      56      Di conseguenza, si deve considerare che la settima questione sollevata dal giudice del rinvio è irricevibile.
      
       Sulle spese
      57      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione. 
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara:
      L’art. 56 CE dev’essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nella causa
            principale, che subordina l’esercizio delle attività transfrontaliere di enti autorizzati in materia di edilizia popolare,
            ai sensi dell’art. 70, n. 1, della legge relativa all’edilizia popolare (Woningwet), al conseguimento di una previa autorizzazione
            amministrativa, nei limiti in cui tale normativa non sia basata su criteri oggettivi, non discriminatori e noti in anticipo
            che possano circoscrivere sufficientemente l’esercizio, da parte delle autorità nazionali, del loro potere discrezionale,
            cosa che spetta al giudice del rinvio verificare.
      Firme
      * Lingua processuale: l’olandese.