CELEX: 62012CP0192
Language: it
Date: 2012-06-06
Title: Presa di posizione dell'avvocato generale Cruz Villalón presentata il 6 giugno 2012. # Melvin West. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Korkein oikeus - Finlandia. # Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale - Decisione quadro 2002/584/JAI - Mandato d’arresto europeo e procedure di consegna tra Stati membri - Mandato d’arresto europeo rilasciato ai fini dell’esecuzione di una pena privativa della libertà - Articolo 28 - Consegna successiva - "Catena" di mandati d’arresto europei - Esecuzione di un terzo mandato d’arresto europeo contro la medesima persona - Nozione di "Stato membro di esecuzione" - Assenso alla consegna - Procedimento pregiudiziale d’urgenza. # Causa C-192/12 PPU.

Conclusioni dell avvocato generale
               
            
            Conclusioni dell avvocato generale
            1. Accade di frequente che la realtà faccia da sfondo ad un’opera di fantasia, meno comune è invece che un’opera del genere sia a sua volta riprodotta dalla realtà. Eppure è quanto sembra accadere nella presente causa, riguardante una persona perseguita penalmente e condannata in diversi Stati membri per fatti di identica natura, nel caso di specie furti di carte antiche e rare in varie biblioteche pubbliche (2) .
            2. La causa offre alla Corte l’opportunità di interpretare, per la prima volta, le disposizioni dell’articolo 28 della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (3), disposizione che definisce i casi e le condizioni in base ai quali lo Stato membro di emissione di un mandato d’arresto europeo può consegnare a sua volta la persona oggetto del suddetto mandato ad uno Stato membro diverso dallo Stato membro di esecuzione del medesimo mandato (consegna successiva).
            3. Più precisamente, la consegna successiva, da parte dello Stato membro di emissione di un mandato d’arresto europeo, della persona oggetto del suddetto mandato ad uno Stato membro diverso dallo Stato membro di esecuzione può avvenire, salvo eccezioni, solo dopo che sia stato ottenuto l’«assenso» di quest’ultimo.
            4. La disposizione di cui trattasi, che fa riferimento allo «Stato membro di esecuzione» al singolare, lascia tuttavia aperta la questione relativa al modo di operare di tale «assenso» nel caso, come quello della controversia nel procedimento principale, in cui sia in discussione una seconda richiesta di consegna successiva e, più in generale, nell’ipotesi di una serie di mandati di arresto europei e di una pluralità di richieste di consegna successiva che si susseguono nel tempo. Si pone allora l’interrogativo se occorra ottenere tanti consensi quanti sono gli Stati membri di esecuzione di un mandato o, al contrario, se occorra ottenere l’assenso di un solo Stato membro di esecuzione. In quest’ultimo caso si pone il problema di stabilire quale sia tale Stato membro di esecuzione.
            5. Così esposta, la questione pregiudiziale sollevata nella presente causa invita la Corte a colmare un’apparente lacuna interna della previsione normativa, il che è possibile, a mio avviso, solo a seguito di un’interpretazione teleologica e sistematica della decisione quadro 2002/584.
            I – Contesto normativo 
            A – Il diritto dell’Unione 
            6. I considerando 5, 6, 8, 9 e 12 della decisione quadro 2002/584 dispongono quanto segue:
            «(5) L’obiettivo dell’Unione di diventare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia comporta la soppressione dell’estradizione tra Stati membri e la sua sostituzione con un sistema di consegna tra autorità giudiziarie. Inoltre l’introduzione di un nuovo sistema semplificato di consegna delle persone condannate o sospettate, al fine dell’esecuzione delle sentenze di condanna in materia penale o per sottoporle all’azione penale, consente di eliminare la complessità e i potenziali ritardi inerenti alla disciplina attuale in materia di estradizione. Le classiche relazioni di cooperazione finora esistenti tra Stati membri dovrebbero essere sostituite da un sistema di libera circolazione delle decisioni giudiziarie in materia penale, sia intervenute in una fase anteriore alla sentenza, sia definitive, nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
            (6) Il mandato d’arresto europeo previsto nella presente decisione quadro costituisce la prima concretizzazione nel settore del diritto penale del principio di riconoscimento reciproco che il Consiglio europeo ha definito il fondamento della cooperazione giudiziaria.
            (…).
            (8) Le decisioni relative all’esecuzione di un mandato d’arresto europeo devono essere sottoposte a un controllo sufficiente, il che implica che l’autorità giudiziaria dello Stato membro in cui la persona ricercata è stata arrestata dovrà prendere la decisione relativa alla sua consegna.
            (9) Il ruolo delle autorità centrali nell’esecuzione del mandato d’arresto europeo dev’essere limitato all’assistenza pratica e amministrativa.
            (…).
            (12) La presente decisione quadro rispetta i diritti fondamentali ed osserva i principi sanciti dall’articolo 6 del trattato sull’Unione europea e contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (...), segnatamente il capo VI. Nessun elemento della presente decisione quadro può essere interpretato nel senso che non sia consentito rifiutare di procedere alla consegna di una persona che forma oggetto di un mandato d’arresto europeo qualora sussistano elementi oggettivi per ritenere che il mandato d’arresto europeo sia stato emesso al fine di perseguire penalmente o punire una persona a causa del suo sesso, della sua razza, religione, origine etnica, nazionalità, lingua, opinione politica o delle sue tendenze sessuali oppure che la posizione di tale persona possa risultare pregiudicata per uno di tali motivi».
            La presente decisione quadro non osta a che gli Stati membri applichino le loro norme costituzionali relative al giusto processo, al rispetto del diritto alla libertà di associazione, alla libertà di stampa e alla libertà di espressione negli altri mezzi di comunicazione».
            7. L’articolo 27 della decisione quadro 2002/584 prevede quanto segue:
            «1.	Ogni Stato membro può notificare al Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea che nei suoi rapporti con altri Stati membri che hanno effettuato la stessa notifica si presume che sia stato accordato l’assenso all’azione penale, alla condanna o alla detenzione ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà per eventuali reati anteriori alla consegna diversi da quello per cui è stato consegnato salvo che in un caso specifico l’autorità giudiziaria dell’esecuzione faccia una diversa dichiarazione nella sua decisione relativa alla consegna.
            2.	Salvi i casi previsti ai paragrafi 1 e 3, la persona non è sottoposta a un procedimento penale, condannata o altrimenti privata della libertà per eventuali reati anteriori alla consegna diversi da quello per cui è stata consegnata.
            3.	Il paragrafo 2 non si applica nei casi seguenti:
            a) quando, pur avendo avuto l’opportunità di farlo, la persona non ha lasciato il territorio dello Stato membro al quale è stat[a] consegnat[a] nei 45 giorni successivi alla scarcerazione definitiva oppure vi ha fatto ritorno dopo averlo lasciato;
            b) il reato non è punibile con una pena o una misura privative della libertà;
            c) il procedimento penale non dà luogo all’applicazione di una misura restrittiva della libertà personale;
            d) qualora la persona sia soggetta ad una pena o misura che non implichi la privazione della libertà, ivi inclusa una misura pecuniaria, anche se può restringere la sua libertà personale;
            e) qualora la persona abbia acconsentito alla propria consegna, oltre a rinunciare, se del caso, alla regola della specialità, in conformità dell’articolo 13;
            f) qualora, dopo essere stat[a] consegnat[a], la persona abbia espressamente rinunciato a beneficiare della regola della specialità rispetto a particolari reati anteriori alla sua consegna. Tale rinuncia è raccolta dalle competenti autorità giudiziarie dello Stato membro emittente e verbalizzata in conformità con il diritto interno di quest’ultimo. Essa è redatta in modo che risulti che l’interessato l’ha espressa volontariamente e con piena consapevolezza delle conseguenze. A tal fine la persona ha diritto ad essere assistita da un consulente legale;
            g) qualora l’autorità giudiziaria dell’esecuzione che ha consegnato la persona dia il suo assenso in conformità del paragrafo 4.
            4.	 La richiesta di assenso è presentata [all’]autorità giudiziaria dell’esecuzione, corredata delle informazioni di cui all’articolo 8, paragrafo 1, nonché di una traduzione, come previsto all’articolo 8, paragrafo 2. L’assenso è accordato qualora il reato per cui è richiesto dia esso stesso luogo a consegna conformemente al disposto della presente decisione quadro. L’assenso è rifiutato per i motivi di cui all’articolo 3 e, altrimenti, può essere rifiutato soltanto per i motivi di cui all’articolo 4. La decisione interviene entro i trenta giorni dal ricevimento della richiesta.
            (…)».
            8. L’articolo 28 della decisione quadro 2002/584 così recita:
            «1.	Ogni Stato membro può notificare al Segretariato generale del Consiglio che, nei suoi rapporti con altri Stati membri che hanno effettuato la stessa notifica, si presume che sia stato accordato l’assenso per la consegna della persona ad uno Stato membro, diverso dallo Stato membro di esecuzione, a seguito di un mandato d’arresto europeo emesso per un reato anteriore alla sua consegna, salvo che in un caso specifico l’autorità giudiziaria dell’esecuzione faccia una diversa dichiarazione nella sua decisione relativa alla consegna.
            2.	Una persona consegnata allo Stato membro emittente a seguito di un mandato d’arresto europeo può comunque essere consegnata senza l’assenso dello Stato membro di esecuzione ad uno Stato membro diverso dallo Stato membro di esecuzione a seguito di un mandato d’arresto europeo emesso per un reato anteriore alla sua consegna nei casi seguenti:
            a) quando, pur avendo avuto l’opportunità di farlo, il ricercato non ha lasciato il territorio dello Stato membro al quale è stato consegnato nei 45 giorni successivi alla sua scarcerazione definitiva oppure vi ha fatto ritorno dopo averlo lasciato;
            b) qualora il ricercato consenta ad essere consegnato ad uno Stato membro diverso dallo Stato membro di esecuzione a seguito di un mandato d’arresto europeo. Il consenso è raccolto dalle autorità giudiziarie competenti dello Stato membro emittente e verbalizzato in conformità con il diritto interno di quest’ultimo. Esso è redatto in modo che risulti che l’interessato l’ha espresso volontariamente e con piena consapevolezza delle conseguenze. A tal fine la persona ha diritto ad essere assistita da un consulente legale;
            c) allorché il ricercato non beneficia della regola della specialità, in conformità dell’articolo 27, paragrafo 3, lettere a), e), f) e g).
            3.	L’autorità giudiziaria dell’esecuzione dà il suo assenso alla consegna ad un altro Stato membro secondo le seguenti regole:
            a) la richiesta di assenso è presentata in conformità dell’articolo 9, corredata delle informazioni di cui all’articolo 8, paragrafo 1, nonché di una traduzione, come previsto all’articolo 8, paragrafo 2;
            b) l’assenso è accordato qualora il reato per cui è richiesto dia esso stesso luogo a consegna conformemente al disposto della presente decisione quadro;
            c) la decisione interviene entro i trenta giorni dal ricevimento della richiesta;
            d) l’assenso è rifiutato per i motivi di cui all’articolo 3 e può essere altrimenti rifiutato soltanto per i motivi di cui all’articolo 4.
            Per le situazioni di cui all’articolo 5 lo Stato emittente deve fornire le garanzie ivi previste.
            4.	In deroga al paragrafo 1, la persona che è stata consegnata a seguito di un mandato d’arresto europeo non è estradata verso uno Stato terzo senza l’assenso delle autorità competenti dello Stato membro che ha provveduto alla consegna. L’assenso è accordato in conformità delle convenzioni che vincolano lo Stato membro che ha provveduto alla consegna del ricercato, nonché della legislazione nazionale del medesimo».
            9. Dall’informazione relativa alla data di entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee  del 1° maggio 1999 (4), risulta che la Repubblica di Finlandia ha reso una dichiarazione ai sensi dell’art. 35, n. 2, UE, con la quale ha accettato la competenza della Corte a pronunciarsi in via pregiudiziale secondo le modalità previste dall’articolo 35, paragrafo 3, lettera b), UE.
            B – Il diritto finlandese 
            10. La decisione quadro 2002/584 è stata trasposta nel diritto finlandese con la legge 1286/2003, relativa alla consegna tra la Repubblica di Finlandia e gli altri Stati membri dell’Unione europea [rikoksen johdosta tapahtuvasta luovuttamisesta Suomen ja muiden Euroopan unionin jäsenvaltioiden välillä annettu laki (1286/2003)], del 30 dicembre 2003 (5) .
            11. In forza del paragrafo 1 dell’articolo 61 della legge finlandese relativa alla consegna, una persona consegnata da uno Stato membro alla Repubblica di Finlandia non può essere consegnata ad un altro Stato membro o ad uno Stato non appartenente all’Unione europea. Il paragrafo 2 della medesima disposizione prevede tuttavia che il divieto previsto dal suddetto paragrafo 1 non trovi applicazione allorché, in particolare, lo Stato membro che ha provveduto alla consegna acconsente a che sia derogato a tale divieto.
            12. L’articolo 62 della legge finlandese relativa alla consegna prevede che, se uno Stato membro chiede alla Repubblica di Finlandia la consegna di una persona che è stata ad essa consegnata da un altro Stato membro e tale consegna successiva non è possibile ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 2, punti 1-3 o 5, della medesima legge, l’assenso di quest’ultimo Stato membro sia richiesto dal Pubblico Ministero competente.
            II – Fatti e procedimento principale 
            13. Dalla decisione di rinvio, dalle osservazioni scritte e orali presentate dalle diverse parti intervenienti, nonché dalle risposte ai quesiti formulati dalla Corte, emerge che il ricorrente nel procedimento principale, il sig. West, di cittadinanza britannica, è stato condannato penalmente in vari Stati membri e che, di conseguenza, è stato oggetto di vari mandati di arresto europei i quali hanno portato a consegne successive tra gli Stati membri interessati ai sensi della decisione quadro 2002/584. Dato che la controversia nel procedimento principale trae origine da tali precedenti penali e da tali procedure di consegna successiva, proprio in funzione di questi ultimi, saranno esposti in prosieguo i principali elementi di fatto della suddetta controversia.
            A – Fatti 
            14. Tenuto conto della loro complessità, i fatti della controversia saranno esposti per singolo Stato membro.
            1. In Francia
            15. Il 15 marzo 2001 la Bibliothèque nationale de France (Biblioteca nazionale di Francia) ha sporto querela contro il sig. West per furti di carte geografiche rare ed antiche, commessi presumibilmente dallo stesso in data 26 ottobre 1999 e 5 settembre 2000.
            16. Il 14 marzo 2005 le autorità giudiziarie francesi hanno emesso, di conseguenza, contro il sig. West un primo mandato d’arresto europeo, diramato mediante il sistema di informazione Schengen, mentre quest’ultimo si trovava in stato di detenzione nel Regno Unito. Tale mandato è stato trasmesso alle autorità del Regno Unito il 1° aprile 2005.
            17. Il 28 aprile 2005 le autorità del Regno Unito hanno segnalato alle autorità francesi che il sig. West, in data 27 luglio 2005, avrebbe potuto essere oggetto di un provvedimento di liberazione condizionale ed hanno richiesto informazioni e precisazioni integrative.
            18. Il 23 giugno 2005 le autorità francesi hanno trasmesso una risposta alla richiesta presentata dalle autorità del Regno Unito, risposta ritenuta da queste ultime incompleta.
            19. Il 27 luglio 2005 il magistrato di collegamento britannico in Francia ha domandato la trasmissione d’urgenza di un nuovo mandato d’arresto europeo contenente le informazioni richieste. Dal momento che non è stato emesso alcun nuovo mandato, la richiesta di consegna è stata ritenuta come non accolta.
            20. Il 15 febbraio 2007 il sig. West è stato condannato a tre anni di reclusione con sentenza, emessa in contumacia, dal Tribunal de grande instance di Parigi, in sede correzionale (Francia), per il furto di carte geografiche commesso nella Bibliothèque nationale de France.
            21. Il 31 agosto 2007 le autorità giudiziarie francesi hanno emesso contro il sig. West un secondo mandato d’arresto europeo (n. 0233123012), diramato mediante il sistema di informazione Schengen il 21 settembre 2007, ai fini della sua consegna per l’esecuzione della condanna pronunciata il 15 febbraio 2007.
            22. Il 9 febbraio 2012 l’avvocato del sig. West, munito di procura speciale, ha proposto opposizione avverso la sentenza del Tribunal de grande instance di Parigi, in sede correzionale, del il 15 febbraio 2007. Di conseguenza il Tribunal de grande instance di Parigi ha fissato un’udienza per il 7 giugno 2012.
            2. In Finlandia
            23. Nell’aprile 2001 il sig. West è stato arrestato nel Regno Unito in possesso di 400 carte geografiche antiche, poi estradato in Finlandia dove è stato condannato, il 4 settembre 2001, a 18 mesi di reclusione per furto di carte commesso all’Università di Helsinki nel febbraio 2001.
            24. Il 31 maggio 2002 lo Helsingin hovioikeus (Corte d’appello di Helsinki) (Finlandia) ha confermato la condanna del sig. West a 18 mesi di reclusione per furto.
            25. Il 9 dicembre 2009 le autorità giudiziarie finlandesi hanno emesso nei confronti del sig. West il mandato d’arresto europeo n. R01/3078 ai fini della sua consegna per l’esecuzione della condanna pronunciata il 31 maggio 2002.
            3. In Ungheria
            26. Nei giorni 16, 17 e 18 agosto 2000 il sig. West ha danneggiato diversi atlanti di grande valore del XVII secolo conservati presso la Biblioteca nazionale Széchenyi appropriandosi di otto tavole geografiche.
            27. Il 1° aprile 2010 il Budai Központi kerületi bíróság (Tribunale distrettuale centrale di Buda) (Ungheria) ha emesso nei confronti del sig. West un mandato d’arresto europeo ai fini della sua consegna.
            28. Il 5 luglio 2011 il Budai Központi kerületi bíróság ha condannato il sig. West ad una pena detentiva di un anno e quattro mesi per i fatti commessi nei giorni 16, 17 e 18 agosto 2000.
            B – Le procedure di consegna 
            29. Al fine di facilitare la comprensione dei principali avvenimenti, le diverse procedure di consegna saranno anch’esse esposte per singolo Stato membro.
            1. La procedura di consegna del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord all’Ungheria
            30. Le autorità giudiziarie del Regno Unito, in forza del mandato d’arresto emesso dalle autorità giudiziarie ungheresi il 1° aprile 2010, hanno consegnato il sig. West all’Ungheria, in una data che non figura nel fascicolo. L’esecuzione di tale mandato d’arresto non era subordinata ad alcuna condizione.
            2. La procedura di consegna successiva dell’Ungheria alla Repubblica di Finlandia
            31. Il 27 gennaio 2011 l’autorità giudiziaria ungherese competente, la Fővárosi Bíróság (Corte di Budapest) (Ungheria), ha adottato una decisione che ordina la consegna del sig. West alla Repubblica di Finlandia entro un termine di dieci giorni a decorrere dalla sua scarcerazione, prevista per il 29 agosto 2011 (6) .
            32. Il Korkein oikeus (Corte suprema) (Finlandia), giudice del rinvio, afferma che, sebbene tale decisione indicasse che le condizioni di consegna del sig. West erano soddisfatte sia in base al mandato d’arresto presentato dalla Repubblica di Finlandia sia in base a quello presentato dalla Repubblica francese, il suddetto giudice non precisava tuttavia se il sig. West dovesse essere successivamente consegnato dalla Repubblica di Finlandia alla Repubblica francese. 
            33. Il 5 settembre 2011 la Fővárosi Bíróság ha adottato una nuova decisione in cui indicava che, nella propria decisione del 27 gennaio 2011, non aveva preso in considerazione la circostanza che la consegna del sig. West alla Repubblica di Finlandia era subordinata all’assenso del Regno Unito.
            34. Il 9 settembre 2011 l’autorità giudiziaria competente del Regno Unito ha accordato il proprio assenso a posteriori per la consegna del sig. West alla Repubblica di Finlandia da parte dell’Ungheria. Tale assenso non era subordinato ad alcuna condizione.
            35. Il 15 settembre 2011 l’Ungheria ha consegnato il sig. West alla Repubblica di Finlandia.
            36. Il 24 gennaio 2012 il Pubblico Ministero finlandese ha ricevuto una lettera del Ministero ungherese per la Pubblica amministrazione e la Giustizia che lo informava della decisione del 27 gennaio 2011. Tale lettera precisava che la Fővárosi Bíróság aveva deciso che «una volta che il procedimento finlandese si [fosse] concluso, l’interessato [avrebbe dovuto] essere consegnato alle autorità francesi».
            3. Le procedure di consegna successiva alla Repubblica francese
            37. Il 28 dicembre 2010 le autorità ungheresi hanno inviato un messaggio alle autorità francesi comunicando loro che era stato disposto il fermo del sig. West ai fini della consegna e richiedendo la trasmissione del mandato d’arresto europeo.
            38. Il 30 dicembre 2010 le autorità giudiziarie francesi hanno trasmesso alle autorità giudiziarie ungheresi copia conforme del mandato d’arresto europeo in francese e, successivamente, il 7 gennaio 2011, la versione in lingua ungherese.
            39. Il 4 marzo 2011 le autorità ungheresi hanno comunicato alle autorità giudiziarie francesi la decisione del 27 gennaio 2011. Il messaggio precisava che la consegna del sig. West era stata disposta sia nei confronti della Repubblica francese che della Repubblica di Finlandia, che il sig. West avrebbe dovuto essere consegnato alla Repubblica francese al termine del procedimento in atto in Finlandia e che la consegna veniva posticipata a causa del procedimento in corso in Ungheria.
            40. Il 28 giugno 2011 le autorità ungheresi hanno inviato alle autorità del Regno Unito una richiesta di assenso alla consegna del sig. West alla Repubblica francese, rimasta senza risposta.
            41. Il 7 novembre 2011 le autorità francesi sono state informate dalla Repubblica di Finlandia che il sig. West era detenuto in Finlandia e che la data di scarcerazione era fissata per il 29 aprile 2012.
            42. Il 9 febbraio 2012 il Pubblico Ministero finlandese ha presentato allo Helsingin käräjäoikeus (Tribunale di primo grado di Helsinki) (Finlandia) una richiesta diretta ad ottenere la consegna del sig. West alla Repubblica francese, precisando che l’Ungheria aveva acconsentito a tale consegna.
            43. Il 17 febbraio 2012 lo Helsingin käräjäoikeus ha adottato, nonostante l’opposizione del sig. West, una decisione di accoglimento della domanda di consegna. Il sig. West ha quindi proposto ricorso avverso tale decisione dinanzi al Korkein oikeus.
            III – Questione pregiudiziale e domanda di pronuncia pregiudiziale d’urgenza 
            44. Proprio in tale contesto, il Korkein oikeus, ha stabilito, con decisione del 24 aprile 2012, pervenuta alla Corte lo stesso giorno, di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
            «Se, ai fini dell’applicazione dell’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro [2002/584], per Stato membro di esecuzione debba intendersi lo Stato a partire dal quale l’interessato è stato inizialmente consegnato, in forza di un mandato d’arresto europeo, ad un altro Stato membro oppure questo secondo Stato membro, da dove l’interessato è consegnato ad un terzo [Stato membro] e al quale si richiede ora di consegnare la persona ad un quarto [Stato membro]. Oppure se sia eventualmente necessario l’assenso dei due Stati membri».
            45. Con decisione separata, adottata e pervenuta alla Corte lo stesso 24 aprile 2012, il Korkein oikeus ha altresì richiesto che la presente causa sia sottoposta al procedimento pregiudiziale d’urgenza previsto all’articolo 23 bis dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea e disciplinato dall’articolo 104 ter del regolamento di procedura della Corte.
            46. Il Korkein oikeus precisava, al riguardo, che, avendo scontato la pena di un anno e sei mesi di reclusione, cui era stato condannato dallo Helsingin hovioikeus il 31 maggio 2002, il sig. West doveva essere scarcerato il 29 aprile 2012. Esso indicava tuttavia, con decisione dello stesso giorno, di aver disposto il mantenimento in stato di detenzione del sig. West. Poiché quest’ultimo veniva così privato della libertà personale, il ricorso alla domanda di pronuncia pregiudiziale d’urgenza si sarebbe imposto in maniera assolutamente imperativa data la certezza del diritto che l’interessato può rivendicare.
            47. Con decisione del 3 maggio 2012 la Corte (Seconda Sezione) ha accolto tale domanda di pronuncia pregiudiziale d’urgenza. In applicazione dell’articolo 24 dello Statuto della Corte e dell’articolo 54 bis del suo regolamento di procedura, essa ha altresì invitato la Repubblica francese, l’Ungheria ed il Regno Unito a fornire determinate informazioni e a produrre taluni documenti.
            48. Il convenuto nel procedimento principale, la Repubblica di Finlandia nonché la Commissione europea hanno presentato osservazioni scritte. La Repubblica francese, l’Ungheria ed il Regno Unito hanno risposto entro il termine fissato ai quesiti ad essi rivolti dalla Corte.
            49. Il ricorrente e il convenuto nel procedimento principale, la Repubblica di Finlandia e la Repubblica francese nonché la Commissione hanno altresì presentato osservazioni orali all’udienza tenutasi il 4 giugno 2012.
            IV – Sintesi delle osservazioni 
            50. Le posizioni adottate dai vari interessati nelle proprie osservazioni scritte e/o orali offrono un panorama alquanto completo delle risposte che possono essere apportate alla questione sollevata nel procedimento principale. Esse saranno brevemente sintetizzate in prosieguo, con la precisazione che le soluzioni raccomandate cercano di individuare quale sia lo Stato membro di esecuzione, o quali siano gli Stati membri di esecuzione (in questo consiste l’intera questione) il cui assenso sia necessario ai fini della consegna successiva di cui all’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, caratterizzata da una catena di mandati d’arresto europei che coinvolgono più di tre Stati membri, di volta in volta Stato membro di emissione e poi Stato membro di esecuzione.
            51. Il ricorrente nel procedimento principale ritiene che ciascuno Stato membro di esecuzione successivo debba essere invitato a dare il suo assenso ad una consegna successiva ad un altro Stato membro, da qui la necessità dell’assenso sia dell’Ungheria sia del Regno Unito.
            52. Tale punto di vista è globalmente condiviso dalla Repubblica di Finlandia.
            53. Il convenuto nel procedimento principale dichiara di aver sempre interpretato la decisione quadro 2002/584 e il diritto finlandese adottato ai fini della sua trasposizione nel senso che è sufficiente l’assenso dello Stato membro di esecuzione che ha effettuato l’ultima consegna, poiché qualunque soluzione che comporta l’assenso di tutti gli Stati membri di esecuzione può solo rendere più gravosi gli accertamenti e nuocere all’efficacia ed alla rapidità del meccanismo del mandato d’arresto europeo.
            54. La Repubblica francese ha a sua volta sostenuto, in udienza, che ciascuno Stato membro di esecuzione doveva poter dare il proprio assenso ad una consegna successiva, con la precisazione, tuttavia, che una siffatta richiesta di assenso doveva essere rivolta da ciascuno Stato membro di emissione soltanto allo Stato membro di esecuzione con il quale intrattiene rapporti diretti attraverso il mandato d’arresto europeo. Di conseguenza, nelle circostanze del procedimento principale, incomberebbe alla Repubblica di Finlandia richiedere l’assenso dell’Ungheria, essendo a carico di quest’ultima richiedere l’assenso del Regno Unito.
            55. La Commissione ritiene infine che per Stato membro di esecuzione debba intendersi l’ultimo Stato membro di esecuzione, nella misura in cui tale interpretazione consente di rafforzare il principio di reciproco riconoscimento e di reciproca fiducia tra gli Stati membri, facilitando ed accelerando la loro cooperazione giudiziaria senza arrecare pregiudizio ai diritti della persona interessata.
            V – Analisi 
            A – Osservazioni preliminari 
            56. Prima di ogni altra considerazione e a rischio di essere ripetitivi, occorre redigere molto sinteticamente, questa volta in un quadro d’insieme, la cronologia degli eventi, così da predisporre i principali elementi di fatto rilevanti ai fini della risposta da apportare alla questione pregiudiziale sollevata.
            57. Il sig. West è stato oggetto, in Francia, di un primo mandato d’arresto europeo emesso il 14 marzo 2005 ai fini della sua consegna per essere sottoposto a giudizio per fatti commessi il 26 ottobre 1999 ed il 5 settembre 2000. Poiché il Regno Unito ha rifiutato di eseguire tale mandato d’arresto europeo, per motivi non risultanti dal fascicolo, il 15 febbraio 2007 il sig. West è stato condannato in Francia in contumacia. Di conseguenza, il 31 agosto 2007, è stato emesso nei suoi confronti un secondo mandato d’arresto europeo ai fini della sua consegna per l’esecuzione della suddetta pena. Tale mandato è stato trasmesso all’Ungheria il 30 dicembre 2010.
            58. Dopo essere stato arrestato nel Regno Unito il 14 aprile 2001 ed essere stato successivamente estradato in Finlandia, il sig. West è stato condannato, il 4 settembre 2001, a 18 mesi di reclusione. Tale pena è stata confermata in appello il 31 maggio 2002, ma non è stata eseguita, in quanto, secondo le informazioni fornite dal suo legale nel corso dell’udienza, il sig. West aveva lasciato nel frattempo la Finlandia. La Repubblica di Finlandia ha emesso un mandato d’arresto europeo nei confronti del sig. West, ai fini della sua consegna per l’esecuzione della suddetta pena, soltanto il 9 dicembre 2009, ossia a distanza di sette anni.
            59. Successivamente, il 1° aprile 2010, l’Ungheria ha emesso, a sua volta, un mandato d’arresto europeo finalizzato alla consegna del sig. West per la sottoposizione di quest’ultimo a giudizio per furti commessi nei giorni 16, 17 e 18 agosto 2000. Dopo essere stato consegnato senza condizioni dal Regno Unito all’Ungheria, il 5 luglio 2011 il sig. West è stato giudicato e condannato a 16 mesi di reclusione. Consegnato il 15 settembre 2011 dall’Ungheria alla Repubblica di Finlandia, il sig. West avrebbe dovuto essere scarcerato il 29 aprile 2012, ma il giudice del rinvio ha disposto il suo mantenimento in stato di detenzione in attesa della pronuncia pregiudiziale della Corte.
            60. Diversi sono gli elementi risultanti dai fatti così sintetizzati che devono essere analizzati con particolare attenzione.
            61. È anzitutto pacifico che, nella situazione di cui trattasi nel procedimento principale, i presupposti di applicazione dell’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584 sono riuniti, dal momento che il mandato d’arresto europeo, sul cui fondamento si richiede la consegna del sig. West dalla Repubblica di Finlandia alla Repubblica francese, è stato emesso per un reato commesso prima della sua consegna alla Repubblica di Finlandia da parte dell’Ungheria ed anche prima della sua consegna all’Ungheria da parte del Regno Unito. Per contro la catena di mandati d’arresto europei in questione riguarda soltanto Stati membri dell’Unione.
            62. È altresì pacifico che il Regno Unito ha consegnato il sig. West all’Ungheria senza condizioni, che il 9 settembre 2011 ha accordato il proprio assenso alla sua consegna successiva alla Repubblica di Finlandia, ma che non ha accordato il proprio assenso alla sua consegna successiva alla Repubblica francese. Il Regno Unito ha precisato al riguardo che, se è vero che la Repubblica di Finlandia aveva richiesto il suo assenso alla consegna successiva alla Repubblica francese, l’Ungheria non aveva fatto altrettanto. Dal fascicolo non risulta che l’autorità giudiziaria dell’esecuzione del Regno Unito abbia acconsentito, in applicazione dell’articolo 27, paragrafo 3, lettera g), della decisione quadro 2002/584 e conformemente alla procedura prevista all’articolo 27, paragrafo 4, di tale decisione quadro, alla rinuncia alla regola della specialità a spese del sig. West, né al momento della consegna di quest’ultimo all’Ungheria né al momento della sua consegna successiva alla Repubblica di Finlandia. Viceversa l’Ungheria ha accordato il proprio assenso alla consegna del sig. West dalla Repubblica di Finlandia alla Repubblica francese. Il sig. West si è tuttavia opposto a tale consegna e ha fatto precisamente valere dinanzi al giudice del rinvio che la medesima era subordinata all’assenso del Regno Unito.
            63. È pacifico infine che uno Stato membro, a due riprese, è stato posto di fronte ad un concorso di mandati d’arresto europei ai sensi dell’articolo 16 della decisione quadro 2002/584. Il Regno Unito ha dovuto decidere tra la consegna del sig. West alla Repubblica francese (mandato d’arresto europeo del 31 agosto 2007), alla Repubblica di Finlandia (mandato d’arresto europeo del 9 dicembre 2009) oppure all’Ungheria (del 1° aprile 2010). Dopo essere stato consegnato dal Regno Unito all’Ungheria nell’aprile 2010, l’Ungheria ha dovuto decidere a sua volta tra la consegna successiva del sig. West alla Repubblica francese o alla Repubblica di Finlandia, in base ai medesimi mandati d’arresto europei emessi da questi due Stati membri. Resta il fatto tuttavia che la Corte dispone di pochissime informazioni circa i motivi che hanno potuto motivare le scelte effettuate dai due Stati membri e che, in ogni caso, la presente causa non solleva alcuna questione relativa all’articolo 16 della decisione quadro 2002/584.
            B – L’ipotesi semplice: un’interpretazione sistematica e teleologica dell’articolo 28 della decisione quadro 2002/584 
            64. Per poter comprendere adeguatamente l’ipotesi complessa delle consegne successive, sottoposta alla Corte dal giudice del rinvio, e rispondere alla questione sollevata da quest’ultimo, occorre procedere ad un’analisi essenzialmente sistematica e teleologica dell’articolo 28 della decisione quadro 2002/584 nell’ipotesi semplice prevista espressamente da tale disposizione. In tale prospettiva l’analisi sistematica dovrà vertere ampiamente sul binomio costituito dalla regola della specialità (articolo 27 della stessa decisione quadro) e dalla regola dell’assenso dello Stato membro di esecuzione di un mandato d’arresto europeo a qualsiasi consegna successiva (articolo 28 della suddetta decisione quadro). Dal canto suo, l’interpretazione teleologica deve essere condotta tenendo a mente costantemente l’obiettivo essenziale perseguito dalla decisione quadro 2002/584, ossia il funzionamento efficace e rapido della prima «concretizzazione» dello spazio giudiziario di un’Unione garante dei diritti e delle libertà fondamentali. 
            65. Se è vero che gli articoli 27 e 28 della decisione quadro 2002/584 costituiscono il riflesso, nel sistema del mandato d’arresto europeo, di due elementi tradizionali del diritto dell’estradizione, ossia la regola della specialità ed il suo corollario – la regola del divieto di qualsiasi consegna successiva (7) –, le regole da essi sancite sono state però oggetto di un’«acclimatazione» alla logica propria del mandato d’arresto europeo, uno strumento di cooperazione giudiziaria fondato sul principio del riconoscimento reciproco (8) e della fiducia (9) reciproca tra Stati membri, chiamato a sostituirsi ai rapporti di cooperazione classici del diritto internazionale (10), ed esso stesso adeguato all’obiettivo specifico di costruzione di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia perseguito dall’Unione (11), garante dei diritti fondamentali delle persone interessate (12) .
            66. Va sottolineato in proposito che, conformemente alla giurisprudenza della Corte, il principio del riconoscimento reciproco, sancito dal mandato d’arresto europeo quale «pietra angolare» della cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri (13), e la promozione del funzionamento rapido ed efficace del meccanismo della consegna dal medesimo prevista, da un lato, nonché la garanzia del rigoroso rispetto dei diritti e degli interessi fondamentali delle persone interessate, segnatamente assicurato dalle autorità giudiziarie degli Stati membri preposte al controllo dell’esecuzione dei mandati d’arresto europei (14), dall’altro, devono costituire i principi guida dell’interpretazione della decisione quadro 2002/584.
            67. L’articolo 28 della decisione quadro 2002/584 fissa la regola dell’assenso dello Stato membro di esecuzione del mandato d’arresto europeo a qualsiasi consegna successiva, da parte dello Stato membro di emissione, della persona oggetto del suddetto mandato a uno Stato membro diverso dallo Stato membro di esecuzione, pur corredando il medesimo principio di varie eccezioni, rispettivamente previste alle lettere a), b) e c) del suddetto articolo 28, paragrafo 2, con la predetta lettera c) che rinvia alle disposizioni dell’articolo 27, paragrafo 3, lettere a) e da e) a g) della decisione quadro summenzionata. La ragion d’essere dell’assenso richiesto va proprio ricercata anzitutto in queste diverse disposizioni, tramite il meccanismo del principio e delle eccezioni, da un lato, e il meccanismo del rinvio da una disposizione all’altra, dall’altro.
            68. Gli articoli 27 e 28 della decisione quadro 2002/584, non rientranti nella proposta iniziale della Commissione (15), sono inseriti nello stesso capo relativo agli effetti della consegna (di una persona in forza di un mandato d’arresto europeo) e presentano un nesso (16) strutturale ed una prossimità (17) concettuale. È impressionante constatare che la regola della specialità, che si presume disciplini l’insieme delle disposizioni del suddetto articolo 27, compaia solo nel paragrafo 2, mentre il paragrafo 1 prevede una possibile eccezione alla regola. La struttura dell’articolo 28 della decisione quadro 2002/584 è ancor più sorprendente, in quanto la regola da esso sancita è «scomparsa» durante l’iter legislativo, per essere enunciata solo implicitamente, a contrario sensu, dall’insieme delle disposizioni (18) .
            69. Occorre innanzi tutto richiamare l’attenzione sulla circostanza che gli articoli 27, paragrafo 1, e 28, paragrafo 1, della decisione quadro 2002/584 sono, per la loro posizione ed il loro contenuto, altamente significativi e non possono non influire sul significato della regola della specialità e del suo corollario nel sistema della suddetta decisione quadro.
            70. Tali due paragrafi prevedono che gli Stati membri possono notificare anticipatamente al Consiglio il loro assenso, a seconda dei casi, alla rinuncia al beneficio della regola della specialità (articolo 27, paragrafo 1, della decisione quadro 2002/584) o alla consegna successiva a uno Stato membro diverso dallo Stato membro di esecuzione (articolo 28, paragrafo 1, della stessa decisione quadro), con la precisazione, da un lato, che l’assenso in parola si reputa produttivo di effetti solo nei rapporti con gli Stati membri che abbiano effettuato la stessa notifica e, dall’altro, che l’autorità giudiziaria dell’esecuzione può sempre disporre diversamente in un caso particolare.
            71. È consentito supporre che, fissando così tale meccanismo di notifica in testa agli articoli 27 e 28 della decisione quadro 2002/584, il legislatore dell’Unione abbia inteso rivolgere agli Stati membri un invito particolarmente esortativo a manifestare il loro assenso reciproco alla rinuncia al meccanismo della regola della specialità e della regola del divieto di qualsivoglia consegna successiva, nella perfetta logica del principio della fiducia reciproca, fatta salva la clausola di salvaguardia che permette all’autorità giudiziaria dell’esecuzione di pronunciarsi caso per caso, nell’intento di garantire il pieno rispetto dei diritti delle persone interessate.
            72. In un certo senso, si potrebbe affermare che i paragrafi in questione erano destinati a divenire la regola, in modo perfettamente conforme ai due principi guida summenzionati. Non è tuttavia così, poiché, come sottolineato dalla Commissione nelle sue osservazioni scritte, un solo Stato membro ha fatto uso della facoltà prevista da tali disposizioni. Orbene, dato che tali disposizioni possono essere applicate solo tra gli Stati membri che hanno contemporaneamente notificato il proprio assenso, le previsioni in esse contenute sono, nonostante il loro significato, almeno per il momento, inefficaci.
            73. Al di là delle loro radici internazionali, sulle quali non sembra indispensabile dilungarsi in questa sede (19), la regola della specialità espressamente sancita all’articolo 27, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584 ed il suo corollario – la regola dell’assenso dello Stato membro di esecuzione a qualsiasi consegna successiva, implicitamente formulata all’articolo 28, paragrafo 2, della suddetta decisione quadro – costituiscono, nel sistema del mandato d’arresto europeo e alla luce dei principi guida interpretativi summenzionati, l’espressione di una responsabilità particolare dello Stato membro di esecuzione di un mandato d’arresto europeo nella tutela dei diritti e degli interessi della persona consegnata (20) e sottoposta alla sua giurisdizione al momento della consegna nonché di un certo controllo delle sorti della persona consegnata che assolve, peraltro, una funzione di reinserimento sociale (21) .
            74. Non va dimenticato, al riguardo, che lo Stato membro di emissione di un mandato d’arresto europeo richiede allo Stato membro di esecuzione un’ intrusione nella sfera di libertà della persona interessata. Tale persona subisce, come minimo, una sospensione dell’esercizio del proprio diritto alla libertà di residenza nello Stato membro di esecuzione (22) . Salva l’ipotesi di cui all’articolo 28, paragrafo 2, lettera a), della decisione quadro 2002/584, la persona oggetto di un mandato d’arresto europeo e consegnata ad uno Stato membro recupera peraltro, normalmente (23), in esito al procedimento, indipendentemente dal fatto che sia stata assolta oppure che abbia scontato la pena, il proprio «diritto al ritorno» nello Stato membro che ha provveduto alla sua consegna.
            75. Per questo motivo la disciplina delle condizioni di consegna e delle sue conseguenze nello Stato membro di emissione, tra cui, alla scadenza, la consegna successiva, è rimessa alla legge dello Stato membro di esecuzione, conformemente alla decisione quadro 2002/584. La regola della specialità limita le prerogative dello Stato membro di emissione ai soli reati che giustificano il mandato d’arresto europeo, la regola dell’assenso dello Stato membro di esecuzione a qualsiasi consegna successiva conferma in certo qual modo tale limitazione in un caso di specie, nel senso che condiziona la consegna, da parte dello Stato membro di emissione, della persona interessata ad un terzo Stato membro.
            76. L’importanza di un controllo siffatto è sottolineata dalle disposizioni dell’articolo 28, paragrafo 3, lettere b) e c), della decisione quadro 2002/584, dato che lo Stato membro di esecuzione può rifiutare la consegna per i motivi di cui all’articolo 3 o all’articolo 4 della suddetta decisione quadro, da un lato, oppure deve accordare tale assenso quando il reato per il quale è richiesto comporta l’obbligo di consegna a tenore della medesima decisione quadro.
            77. Un’attenzione particolare deve essere, al riguardo, riservata agli articoli 4, punto 6, e 5, punto 3, della decisione quadro 2002/584, che concedono talune prerogative allo Stato membro di esecuzione nei confronti, oltre che dei propri cittadini, dei suoi residenti (24) .
            78. L’autorità giudiziaria competente dello Stato membro di esecuzione può innanzi tutto rifiutare, in forza del diritto nazionale e in conformità dell’articolo 4, punto 6, della decisione quadro 2002/584, di eseguire un mandato d’arresto europeo rilasciato ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privativa della libertà se lo Stato membro in questione si impegna a eseguirla. L’autorità giudiziaria competente dello Stato membro di esecuzione può altresì subordinare, in forza del diritto nazionale e in conformità dell’articolo 5, punto 3, della suddetta decisione quadro, la consegna di una persona in base ad un mandato d’arresto europeo ai fini di azioni penali alla condizione che, dopo essere stata sentita, tale persona sia rinviata nello Stato membro di esecuzione per scontarvi la pena o la misura di sicurezza privativa della libertà eventualmente pronunciata nei suoi confronti nello Stato membro di emissione.
            79. La regola della specialità nonché la regola dell’assenso dello Stato membro di esecuzione a qualsiasi consegna successiva non dipendono certamente né dalla cittadinanza, né dalla residenza e neppure dal domicilio della persona consegnata in forza di un mandato d’arresto europeo.
            80. Ciò non toglie che queste due regole costituiscono elementi del suddetto controllo delle condizioni e delle conseguenze della consegna, il quale deve essere interpretato, in senso più ampio, come funzionale al ruolo che lo Stato membro di esecuzione può essere chiamato a svolgere, una volta terminato il procedimento, nel reinserimento sociale della persona consegnata in forza di un mandato d’arresto europeo (25) . Tale ruolo si impone, tuttavia, come si vedrà più precisamente in prosieguo, solo nei limiti in cui la persona oggetto di un mandato d’arresto europeo possa dar prova di aver raggiunto un livello di integrazione certo nella società del suddetto Stato membro (26) .
            81. Tuttavia, sono proprio le eccezioni alla regola implicita dell’assenso dello Stato membro di esecuzione a qualsiasi consegna successiva a consentire di cogliere perfettamente il significato e la portata del disposto dell’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584.
            82. Tali eccezioni, previste all’articolo 28, paragrafo 2, lettere a)-c), della decisione quadro 2002/584 e, per rinvio, all’articolo 27, paragrafo 3, lettere a) e da e) a g), della suddetta decisione quadro, si fondano tutte sull’esistenza dell’assenso (27), diretto o indiretto, tramite eccezioni alla regola della specialità (28), esplicita o implicita, accordato o dalla persona oggetto del mandato d’arresto europeo o dallo Stato membro di esecuzione.
            83. Intanto, la persona oggetto del mandato d’arresto europeo, da un lato, può essa stessa acconsentire esplicitamente alla propria consegna successiva, o direttamente (29) dinanzi alle autorità giudiziarie competenti dello Stato membro di emissione e conformemente al diritto di tale Stato membro, o indirettamente (30) se ha precedentemente rinunciato alla regola della specialità – in tal caso al momento della sua consegna allo Stato membro di emissione –, in modo espresso, dinanzi all’autorità giudiziaria dello Stato membro di esecuzione ai sensi dell’articolo 13 della decisione quadro 2002/584, oppure successivamente a tale consegna, sempre in modo espresso, ma dinanzi all’autorità giudiziaria dello Stato membro di emissione e conformemente al diritto di tale Stato membro ai sensi dell’articolo 27, paragrafo 3, lettera f), della suddetta decisione quadro.
            84. In tali ipotesi, la persona oggetto del mandato d’arresto europeo accetta di essere consegnato allo Stato membro di emissione del suddetto mandato, e le condizioni della sua consegna successiva sono allora disciplinate dal diritto del suddetto Stato membro. La responsabilità iniziale dello Stato membro di esecuzione nei confronti di tale persona è trasferita, per volontà della stessa, allo Stato membro di emissione, che «può» quindi decidere, in applicazione dell’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584, in ordine alla consegna successiva della stessa a un terzo Stato membro, così come può farvi eventualmente opposizione nel rispetto delle disposizioni della suddetta decisione quadro.
            85. Si ritiene, d’altro canto, che l’autorità giudiziaria dello Stato membro di esecuzione di un mandato d’arresto europeo abbia, a sua volta, e assai ragionevolmente, acconsentito in via indiretta alla consegna successiva della persona interessata ad uno Stato membro diverso dallo Stato membro di esecuzione (31), qualora la medesima abbia acconsentito alla non applicazione della regola della specialità (32) . In tal caso, infatti, lo Stato membro di esecuzione ha trasferito la responsabilità particolare, ad esso incombente nei confronti della persona interessata, allo Stato membro di emissione. Quest’ultimo non è più vincolato dalla regola della specialità e quindi, in virtù del proprio diritto e conformemente alla decisione quadro 2002/584, può consegnare, o rifiutare di consegnare, la persona interessata ad un terzo Stato membro.
            86. La presenza volontaria della persona interessata nel territorio dello Stato membro di emissione (33) costituisce, infine, l’ultima eccezione alla regola dell’assenso dello Stato membro di esecuzione a qualsiasi consegna successiva. In forza di tale eccezione, lo Stato membro di emissione di un mandato d’arresto europeo non è vincolato dalla regola della specialità né è tenuto a richiedere l’assenso dello Stato membro di esecuzione alla consegna successiva qualora la persona interessata sia rimasta nel suo territorio per 45 giorni (34), trovandovisi libera ed avendo diritto di lasciarlo o di farvi ritorno. Si ammette, in tali circostanze, che la suddetta persona, così facendo, abbia implicitamente accettato di sottomettersi senza riserve alla giurisdizione di tale Stato membro (35) .
            87. In conclusione, il requisito dell’assenso dello Stato membro di esecuzione a qualsiasi consegna successiva, nell’ipotesi semplice quale espressamente formulata all’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584, ha essenzialmente lo scopo di permettere a quest’ultimo di mantenere il controllo del significato e dell’oggetto della consegna di una persona ad un altro Stato membro, in particolare quale Stato membro garante in prima istanza del rispetto dei diritti e delle libertà della persona oggetto della consegna e delle restrizioni inevitabilmente determinate da quest’ultima.
            88. Per questo motivo la persona oggetto della consegna, in qualsiasi momento e non tenendo conto dei casi di consegna condizionata, può escludere l’assenso dello Stato membro di esecuzione, o attraverso una manifestazione diretta o indiretta della sua volontà, o attraverso il proprio comportamento (residenza volontaria, anche di breve durata, o ritorno volontario nello Stato membro di emissione). Così facendo, la persona interessata non solo «esclude» lo Stato membro di esecuzione da qualsiasi intervento nel procedimento di consegna successiva, ma soprattutto, e principalmente, si sottopone alla tutela dello Stato membro di emissione, cui incombe, fin dalla manifestazione di tale volontà, la responsabilità di garantire il rispetto dei suoi diritti e delle sue libertà.
            89. Qualora l’interpretazione in parola del significato dell’articolo 28 della decisione quadro 2002/584, così applicato ad una situazione semplice, dovesse essere accettata, il significato di tale disposizione, applicata in un’ipotesi più complessa, non espressamente prevista dalla medesima, dovrebbe emergere in modo relativamente spontaneo.
            C – L’assenso dello Stato membro di esecuzione nelle situazioni complesse 
            1. Il rigetto della tesi della necessità dell’assenso di tutti gli Stati membri di esecuzione di una catena di mandati d’arresto europei
            90. Un’interpretazione dell’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584, che imponga l’assenso di tutti gli Stati membri di esecuzione di una catena di mandati d’arresto europei alla consegna successiva della persona interessata all’ultimo Stato membro di emissione della catena sarebbe difficilmente compatibile con il requisito di efficacia e di rapidità che deve caratterizzare il funzionamento del mandato d’arresto europeo.
            91. Tale giudizio vale indipendentemente dalle possibili modalità in base alle quali dovrebbero essere presentate le richieste di assenso, a prescindere dalla circostanza che siano presentate contemporaneamente dallo Stato membro di emissione interessato a tutti gli Stati membri di esecuzione successivi interessati, oppure in rapida successione, dapprima dallo Stato membro di emissione chiamato a decidere in ordine alla consegna successiva allo Stato membro che gli ha consegnato la persona interessata, poi da quest’ultimo Stato membro a quello che gliel’aveva consegnata precedentemente e così di seguito fino allo Stato membro di esecuzione iniziale, come proposto nelle sue osservazioni orali dal governo francese.
            92. In entrambi i casi, infatti, il meccanismo di consegna sarebbe al contempo rallentato, nonostante il termine di 30 giorni previsto all’articolo 28, paragrafo 3, lettera c), della decisione quadro 2002/584, e, soprattutto, messo gravemente a rischio dal momento che ogni Stato membro di esecuzione può opporsi alla consegna successiva sul fondamento dell’articolo 28, paragrafo 3, lettera d), della decisione quadro 2002/584, anche quando ciò non sia giustificato da alcun motivo né giuridico né sociale.
            93. Infatti, da una parte, i vari Stati membri di esecuzione sono di norma vincolati, in via ipotetica, dal principio della specialità, altrimenti si dovrebbe applicare l’eccezione di cui all’articolo 28, paragrafo 2, lettera c), della decisione quadro 2002/584. Al di fuori dell’ambito delle eccezioni previste, la necessità dell’assenso dello Stato membro di esecuzione si giustifica solo per quello Stato che deve disporre del controllo della consegna della persona interessata, nel senso sopra precisato. Inoltre, concedere a ciascuno Stato membro di esecuzione di una catena di mandati d’arresto europei il potere di assenso a qualsiasi consegna successiva implicherebbe la contestuale applicazione di altrettanti diritti nazionali, sia pure in conformità della decisione quadro 2002/584, e offrirebbe altrettante possibilità di opposizione a tale consegna, il che comprometterebbe radicalmente l’efficacia del meccanismo.
            94. Dall’altra, e salvo circostanze del tutto particolari, i vari Stati membri di esecuzione non possono assumere contemporaneamente una responsabilità particolare, in termini di reinserimento sociale, nei confronti della medesima persona, che giustifichi la necessità del loro assenso ad una consegna successiva.
            95. Ritengo, in conclusione, che l’articolo 28 della decisione quadro 2002/584 non possa essere interpretato nel senso che autorizza la moltiplicazione o addirittura lo sdoppiamento dell’assenso richiesto ai fini della consegna successiva di una persona oggetto di un mandato d’arresto europeo.
            2. L’individuazione dello Stato membro di esecuzione chiamato ad accordare il proprio assenso a qualsiasi consegna successiva in una situazione complessa
            96. Una volta formulata la conclusione che precede, va da sé che lo Stato membro di esecuzione che deve accordare il proprio assenso a qualsiasi consegna successiva ai sensi dell’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584 non può essere altri che quello rispondente alla logica di tale assenso, quale è stata testé esposta.
            97. Questo Stato è, in linea di principio, il primo Stato membro di esecuzione della catena di mandati d’arresto europei, lo Stato membro di esecuzione originario o iniziale, in quanto è il solo a non essere anche Stato membro di emissione nella suddetta catena e quindi, per ipotesi, vincolato dalla regola della specialità. Esso è, in certo qual modo, lo Stato membro di stretta esecuzione, il quale può esercitare pienamente la propria giurisdizione sulla persona oggetto dei suddetti mandati, mentre il potere di disposizione degli Stati membri di esecuzione che si susseguono nella catena si esaurisce nella soddisfazione dello ius puniendi di questi ultimi.
            98. In un’ottica siffatta, solo il Regno Unito, nelle circostanze del procedimento principale, deve essere chiamato, in via di principio, ad accordare il proprio assenso alla consegna successiva del sig. West dalla Repubblica di Finlandia alla Repubblica francese, soluzione rafforzata dalla circostanza che l’interessato sembra intrattenere i legami più stretti proprio con il primo Stato membro. D’altro canto, poiché il Regno Unito ha acconsentito, sia pure a posteriori, alla consegna successiva del sig. West dall’Ungheria alla Repubblica di Finlandia, è difficile individuare le ragioni che possano giustificare la necessità di ottenere il consenso dell’Ungheria in vista della consegna successiva del sig. West dalla Repubblica di Finlandia alla Repubblica francese.
            99. Si deve inoltre aggiungere che le circostanze del procedimento principale tendono a dimostrare l’inopportunità di un trasferimento del «diritto all’assenso» dal Regno Unito all’Ungheria. Tali circostanze sono infatti caratterizzate dal costante insuccesso delle iniziative intraprese dalla Repubblica francese in vista della consegna del sig. West da parte del Regno Unito.
            100. Tale logica avrebbe naturalmente gli stessi effetti nel caso in cui siano coinvolti più di quattro Stati membri, poiché lo Stato membro di stretta esecuzione deve accordare, in via di principio, il proprio assenso e gli Stati membri intermedi devono essere esclusi. Per contro, nel caso in cui, sempre con più di quattro Stati membri, la persona oggetto dei mandati di arresto europei abbia rinunciato, con la sua dichiarazione o con il suo comportamento, all’assenso dello Stato membro di stretta esecuzione, ciò dovrebbe avere come logica conseguenza che sia il primo Stato membro di emissione a dover accordare, nella fattispecie, il proprio assenso, salvo nel caso in cui trovi applicazione una delle eccezioni di cui all’articolo 28 della decisione quadro 2002/584.
            101. Tale conseguenza potrebbe dar luogo ad una regola formulata in termini astratti, che potrebbe essere redatta nel modo seguente:
            «Nel caso di una catena di mandati d’arresto europei riguardanti una medesima persona, che coinvolge più di tre Stati membri, e di un susseguirsi di richieste di consegna successive, l’assenso alla consegna successiva, richiesto a contrario sensu dall’articolo 28 della decisione quadro 2002/584, deve essere chiesto solo al primo Stato membro, in ordine cronologico inverso, il quale ha provveduto alla consegna della persona interessata senza aver dovuto chiedere esso stesso, in applicazione delle suddette disposizioni, il suddetto assenso preliminare».
            102. Tuttavia, dal momento che, nelle circostanze del procedimento principale, sono interessati solo quattro Stati membri, propongo di dichiarare, più semplicemente, che l’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584 deve essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, solo il primo Stato membro di esecuzione nella catena dei mandati d’arresto, e quindi ad esclusione degli Stati membri di esecuzione successivi, deve essere chiamato ad accordare, se del caso, vale a dire supponendo che le circostanze non rientrino in una delle eccezioni specificamente stabilite da tale disposizione, il proprio assenso a qualsiasi consegna successiva della persona interessata a qualunque altro Stato membro di emissione.
            103. Più concretamente, ritengo che, nelle circostanze del procedimento principale, e a condizione che non si applichi nessuna delle eccezioni previste all’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584, circostanza che spetta al giudice del rinvio stabilire, debba essere considerato necessario ai fini della consegna del sig. West, dalla Repubblica di Finlandia alla Repubblica francese, solo l’assenso del Regno Unito, poiché l’assenso dell’Ungheria non è, nella fattispecie, né necessario né auspicabile, con la precisazione che incombe alla Repubblica di Finlandia fare quanto necessario per ottenere il suddetto assenso.
            VI – Conclusioni 
            104. In conclusione, propongo alla Corte di rispondere alla questione pregiudiziale sollevata dal Korkein oikeus nei seguenti termini:
            L’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, deve essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, solo il primo Stato membro di esecuzione nella catena dei mandati d’arresto, e quindi ad esclusione degli Stati membri di esecuzione successivi, deve essere chiamato ad accordare, se del caso, vale a dire supponendo che le circostanze non rientrino in una delle eccezioni specificamente stabilite da tale disposizione, il proprio assenso a qualsiasi consegna successiva della persona interessata a qualunque altro Stato membro di emissione.
            (1) . 
            (2)  – Harvey, M., The Island of Lost Maps: A True Story of Cartographic Crime , Broadway, 2001.
            (3)  – GU L 190, pag. 1, e rettifica nella GU 2006, L 279, pag. 30. Decisione quadro come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009 (GU L 81, pag. 24; in prosieguo la «decisione quadro 2002/584»).
            (4)  – GU L 114, pag. 56.
            (5)  – In prosieguo: la «legge finlandese relativa alla consegna».
            (6)  – In prosieguo: la «decisione del 27 gennaio 2011».
            (7)  – Bouloc, B., «Le principe de la spécialité en droit pénal international», Mélanges dédiés à Dominique Holleaux,  Litec, 1990, pagg. 7 e 20; Semmelman, J., «The Doctrine of Specialty in Criminal Cases», New York Law Journal,  2008, vol. 239, n. 2.
            (8)  – V., al riguardo, considerando 6 della decisione quadro 2002/584.
            (9)  – Ibidem, considerando 10.
            (10)  – Ibidem, considerando 5 e 11.
            (11)  – Ibidem, considerando 5 e 6.
            (12)  – Ibidem, considerando 12.
            (13)  – Conformemente all’espressione utilizzata dal considerando 6 della decisione quadro 2002/584; v., inoltre, sentenza del 1º dicembre 2008, Leymann e Pustovarov (C-388/08 PPU, Racc. pag. I-8983, punto 49).
            (14)  – V., al riguardo, considerando 8 della decisione quadro 2002/584.
            (15)  – Sui lavori preparatori, del resto ben poco concludenti, v. proposta della Commissione del 25 maggio 2001 [COM(2001) 522 def./2]; cfr. le proposte degli articoli 22 e 23 in nota della Presidenza del Consiglio al Comitato dell’articolo 36, del 31 ottobre 2001 (documento n. 13425/01, COPEN 65 e CAT 33); nota della Presidenza del Consiglio al Comitato dell’articolo 36, del 19 novembre 2001 (documento n. 14207/01, COPEN 69 e CATS 37), nonché nota del Coreper al Consiglio, del 4 dicembre 2001 (documento n. 14867/01, COPEN 79 e CATS 50).
            (16)  – Il rinvio operato dall’articolo 28, paragrafo 2, lettera c), della decisione quadro 2002/584 all’articolo 27, paragrafo 3, lettere a) e da e) a -g), di tale decisione quadro crea un legame assai stretto tra le due norme, come si vedrà infra.
            (17)  – Le due disposizioni contengono un primo paragrafo redatto in termini assai simili, altamente significativo.
            (18)  – Si deve nondimeno far notare al riguardo che, secondo quanto emerge dai lavori preparatori, nella loro versione iniziale le due disposizioni contenevano, nel loro paragrafo 1, un disposto equivalente. Tuttavia, sebbene, alla fine, la regola della specialità, benché passata dal paragrafo 1 al paragrafo 2 dell’articolo 27 della decisione quadro 2002/584, sia stata formalmente mantenuta, proprio la regola, espressamente formulata, dell’assenso dello Stato membro di esecuzione a qualsiasi consegna successiva è scomparsa dal paragrafo 2 dell’articolo 28 della suddetta decisione quadro. V. articoli 22, paragrafo 1, e 23, paragrafo 1, del progetto di decisione quadro, contenuti nella nota summenzionata della Presidenza del Consiglio al Comitato dell’articolo 36, del 19 novembre 2001, la quale contiene, d’altro canto, una nota a piè di pagina in cui si precisa che «[l]a filosofia sottesa agli articoli 22 e 23 [che sanciscono la regola della specialità] è la stessa. Per questo motivo le delegazioni che erano favorevoli al mantenimento del principio della specialità erano altresì dell’avviso che il primo Stato di esecuzione debba sempre accordare, in via di principio, il proprio consenso». 
            (19)  – V., in particolare, articolo 14 della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957. V., al riguardo, i lavori dottrinali summenzionati.
            (20)  – La Corte ha precisato, al riguardo, che la regola della specialità, connessa alla sovranità dello Stato membro di esecuzione, conferirebbe alla persona ricercata il diritto di essere incriminata, condannata o privata della libertà unicamente per il reato che ha determinato la sua consegna (v. sentenza Leymann e Pustovarov, cit., punto 44).
            (21)  – Su tale aspetto, v. paragrafo 80 della presente presa di posizione.
            (22)  – Ivi compreso, d’altro canto, nel caso in cui tale persona sia stata privata della libertà nello Stato membro di esecuzione al momento della sua consegna, nei limiti in cui la sua situazione permetta di stabilire la sussistenza di elementi di collegamento con quest’ultimo.
            (23)  – Occorre tuttavia fare salva l’ipotesi, sulla quale avrò occasione di ritornare, della persona consegnata da uno Stato membro, in cui sia stata arrestata in esecuzione di un mandato d’arresto europeo, pur senza dimorarvi, né risiedervi né avere con esso il minimo collegamento, in breve, il caso della persona arrestata mentre è in fuga.
            (24)  – Nonché, per quanto riguarda l’articolo 4, punto 3, della decisione quadro 2002/584, le persone che dimorano nel suo territorio.
            (25)  – V., in tal senso, sentenze del 17 luglio 2008, Kozłowski (C-66/08, Racc. pag. I-6041, punto 45), e del 6 ottobre 2009, Wolzenburg (C-123/08, Racc. pag. I-9621, punto 62).
            (26)  – Sentenza Wolzenburg, cit. (punto 67).
            (27)  – V., in tal senso, Leymann e Pustovarov, cit. (punto 68).
            (28)  – Tali eccezioni riprendono del resto le tradizionali eccezioni al principio di specialità del diritto internazionale dell’estradizione; in tal senso, Franchimont, M., e a., Manuel de procédure pénale,  Larcier, 2 a  ed., pag. 1297; Huet, A., e Koering-Joulin, R., Droit pénal international,  PUF, 2005, 3 a  ed., n. 294, pag. 486.
            (29)  – Articolo 28, paragrafo 2, lettera b), della decisione quadro 2002/584.
            (30)  – Articoli 13, 27, paragrafo 3, lettere e) ed f), e 28, paragrafo 2, lettera c), della decisione quadro 2002/584.
            (31)  – Al di fuori, naturalmente, della regola specificamente prevista all’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584.
            (32)  – Articoli 27, paragrafo 3, lettera g), e 28, paragrafo 2, lettera c), della decisione quadro 2002/584.
            (33)  – Tale eccezione si applica nel contempo, direttamente, all’articolo 28, paragrafo 2, lettera a), della decisione quadro 2002/584 e, indirettamente, quale eccezione alla regola della specialità, al combinato disposto degli articoli 28, paragrafo 2, lettera c), e 27, paragrafo 3, lettera a), della suddetta decisione quadro.
            (34)  – Il termine di 45 giorni in questione è un termine ordinario; v., ad esempio, articolo 14, paragrafo 3, della risoluzione 45/116 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 14 dicembre 1990, intitolata «Modello di trattato di estradizione».
            (35)  – In tal senso, Bouloc, B., op. cit.