CELEX: C2006/165/12
Language: it
Date: 2006-07-15 00:00:00
Title: Causa C-384/04: Sentenza della Corte (Terza Sezione)  11 maggio 2006  (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (Civil Division) (Regno Unito) — Commissioners of Customs & Excise, Attorney General/Federation of Technological Industries e a. (Sesta direttiva IVA — Artt. 21, n. 3, e 22, n. 8 — Misure nazionali di lotta antifrode — Responsabilità solidale per il versamento dell'IVA — Costituzione di una garanzia per l'IVA dovuta da parte di un altro operatore)

15.7.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 165/7
            
         Sentenza della Corte (Terza Sezione) 11 maggio 2006 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (Civil Division) (Regno Unito) — Commissioners of Customs & Excise, Attorney General/Federation of Technological Industries e a.
   (Causa C-384/04) (1)
   
   (Sesta direttiva IVA - Artt. 21, n. 3, e 22, n. 8 - Misure nazionali di lotta antifrode - Responsabilità solidale per il versamento dell'IVA - Costituzione di una garanzia per l'IVA dovuta da parte di un altro operatore)
   (2006/C 165/12)
   Lingua processuale: l'inglese
   Giudice del rinvio
   Court of Appeal (Civil Division)
   Parti nella causa principale
   
      Ricorrenti: Commissioners of Customs & Excise, Attorney General
   
      Convenuti: Federation of Technological Industries e a.
   Oggetto
   Domanda di pronuncia pregiudiziale — Court of Appeal (Civil Division) — Interpretazione della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati Membri relative alle imposte sulla cifra di affari — Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (GU L 145, pag. 1) — Portata dell'art. 21, n. 3, in base al quale gli Stati membri possono disporre che un soggetto distinto dal debitore di imposta risponda in solido del pagamento dell'imposta — Frodi di tipo carosello
   Dispositivo
   
               1)
            
            
               L'art. 21, n. 3, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari — Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, quale modificata dalle direttive del Consiglio 17 ottobre 2000, 2000/65/CE, e 20 dicembre 2001, 2001/115/CE, deve essere interpretato nel senso che esso permette ad uno Stato membro di adottare una normativa, quale quella di cui alla causa principale, ai sensi della quale un soggetto passivo, a favore del quale è stata effettuata una cessione di beni o una prestazione di servizi e che era a conoscenza del fatto o aveva ragionevoli motivi per sospettare che la totalità o parte dell'imposta sul valore aggiunto dovuta per tale cessione o tale prestazione, ovvero per qualsiasi altra cessione o qualsiasi altra prestazione precedente o successiva, non sarebbe stata versata, può essere obbligato a versare tale imposta in solido con il debitore. Tuttavia, una tale normativa deve rispettare i principi generali del diritto che fanno parte dell'ordinamento giuridico comunitario, quali, in particolare, i principi di certezza del diritto e di proporzionalità.
            
         
               2)
            
            
               L'art. 22, n. 8, della sesta direttiva 77/388, quale modificata dalle direttive 2000/65 e 2001/15, deve essere interpretato nel senso che esso non permette ad uno Stato membro di adottare né una normativa, quale quella di cui alla causa principale, ai sensi della quale un soggetto passivo, a favore del quale è stata effettuata una cessione di beni o una prestazione di servizi e che era a conoscenza del fatto o aveva ragionevoli motivi per sospettare che la totalità o parte dell'imposta sul valore aggiunto dovuta per tale cessione o tale prestazione, ovvero per qualsiasi altra cessione o qualsiasi altra prestazione precedente o successiva, non sarebbe stata versata, può essere obbligato a versare tale imposta in solido con il debitore, né una normativa ai sensi della quale un soggetto passivo può essere obbligato a costituire una garanzia per il pagamento di tale imposta cui è o potrebbe essere assoggettato il soggetto passivo al quale esso fornisce tali beni o servizi o dal quale li riceve.
               Invece, tale disposizione non osta ad una normativa nazionale che obblighi qualsiasi soggetto solidalmente tenuto a versare l'imposta sul valore aggiunto, in forza di una misura nazionale adottata sulla base dell'art. 21, n. 3, di tale sesta direttiva 77/388, a costituire una garanzia per il versamento dell'imposta sul valore aggiunto dovuta.
            
         
      (1)  GU C 273 del 6.11.2004.