CELEX: 62007CJ0473
Language: it
Date: 2009-01-22
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 22 gennaio 2009.#Association nationale pour la protection des eaux et rivières-TOS e Association OABA contro Ministère de l'Ecologie, du Développement et de l'Aménagement durables.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Conseil d'État - Francia.#Inquinamento e nocività - Direttiva 96/61/CE - Allegato I - Punto 6.6, lett. a) - Allevamento intensivo di pollame - Definizione - Nozione di "pollame" - Numero massimo di animali per impianto.#Causa C-473/07.

Causa C‑473/07
      Association nationale pour la protection des eaux et rivières-TOS
      e
      Association OABA
      contro
      Ministère de l’Ecologie, du Développement et de l’Aménagement durables
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d’État (Francia)]
      «Inquinamento e immissioni nocive — Direttiva 96/61/CE — Allegato I — Punto 6.6, lett. a) — Allevamento intensivo di pollame — Definizione — Nozione di “pollame” — Numero massimo di animali per impianto»
      Massime della sentenza
      1.        Ambiente — Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento — Direttiva 96/61
      [Direttiva del Consiglio 96/61, allegato I, punto 6.6, lett. a)]
      2.        Ambiente — Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento — Direttiva 96/61
      [Direttiva del Consiglio 96/61, allegato I, punto 6.6, lett. a)]
      1.        La nozione di «pollame» che figura al punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61, sulla prevenzione e la riduzione
         integrate dell’inquinamento, come modificata dal regolamento n. 1882/2003, deve essere interpretata nel senso che comprende
         le quaglie, le pernici e i piccioni.
      
      (v. punto 34, dispositivo 1)
      2.        Poiché l’obiettivo della direttiva 96/61, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, come modificata dal
         regolamento n. 1882/2003, consiste nella prevenzione e nella riduzione dell’inquinamento proveniente da talune attività, tra
         cui l’allevamento intensivo di pollame, l’uso di un meccanismo di animali‑equivalenti dovrebbe essere ammesso solo ove venga
         garantito il pieno rispetto di tale obiettivo. Il ricorso a detto meccanismo non può, invece, avere l’effetto di sottrarre
         al regime introdotto da tale direttiva impianti rientranti nella medesima in considerazione del numero di posti di cui essi
         dispongono.
      
      Di conseguenza, il punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61 osta a una normativa nazionale che porti a calcolare
         le soglie per l’autorizzazione di impianti di allevamento intensivo a partire da un meccanismo di animali‑equivalenti fondato
         su una ponderazione di animali per posto secondo le specie al fine di prendere in considerazione il tenore di azoto effettivamente
         prodotto dai vari volatili.
      
      (v. punti 40, 45, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      22 gennaio 2009 (*)
      
      «Inquinamento e immissioni nocive – Direttiva 96/61/CE – Allegato I – Punto 6.6, lett. a) – Allevamento intensivo di pollame – Definizione – Nozione di “pollame” – Numero massimo di animali per impianto»
      Nel procedimento C‑473/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Conseil d’État
         (Francia) con decisione 7 maggio 2007, pervenuta in cancelleria il 25 ottobre 2007, nella causa
      
      Association nationale pour la protection des eaux et rivières‑TOS,
      Association OABA
      contro
      Ministère de l’Écologie, du Développement et de l’Aménagement durables,
      con l’intervento di:
      Association France Nature Environnement,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. K. Schiemann, J. Makarczyk, P. Kūris (relatore) e dalla
         sig.ra C. Toader, giudici,
      
      avvocato generale: sig. P. Mengozzi
      cancelliere: sig.ra R. Şereş, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 18 settembre 2008,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per l’Association nationale pour la protection des eaux et rivières‑TOS, dal sig. P. Jeanson, vicepresidente dell’associazione;
      –        per l’association France Nature Environnement, dal sig. R. Léost, vicepresidente dell’associazione;
      –        per il governo francese, dal sig. G. de Bergues e dalla sig.ra A.‑L. During, in qualità di agenti;
      –        per il governo greco, dal sig. V. Kontolaimos e dalla sig.ra S. Papaioannou, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dalla sig.ra A. Alcover San Pedro e dal sig. J.-B. Laignelot, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 6 novembre 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione del punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva
         del Consiglio 24 settembre 1996, 96/61/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (GU L 257, pag. 26),
         come modificata dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1882 (GU L 284, pag. 1;
         in prosieguo: la «direttiva 96/61»).
      
      2        Tale domanda è stata sollevata dal Conseil d’État nell’ambito di ricorsi per eccesso di potere proposti dall’Association nationale
         pour la protection des eaux et rivières‑TOS e dall’association OABA diretti ad ottenere l’annullamento del decreto 10 agosto
         2005, n. 2005‑989, che modifica la nomenclatura degli impianti classificati (JORF del 13 agosto 2005, testo 52).
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        L’art. 1 della direttiva 96/61 così dispone:
      
      «La presente direttiva ha per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento proveniente dalle attività
         di cui all’allegato I. Essa prevede misure intese a evitare oppure, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni delle
         suddette attività nell’aria, nell’acqua e nel terreno, comprese le misure relative ai rifiuti, per conseguire un livello elevato
         di protezione dell’ambiente nel suo complesso, lasciando impregiudicate le disposizioni della direttiva 85/337/CEE [del Consiglio
         27 giugno 1985 concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40)]
         nonché altri requisiti comunitari».
      
      4        L’art. 2 della direttiva 96/61 così recita:
      
      «Ai fini della presente direttiva si intende per:
      (...)
      3)      “impianto”, l’unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività elencate nell’allegato I (...)
      4)      “impianto esistente”: un impianto in funzione, o, nell’ambito della legislazione vigente anteriormente alla data di messa
         in applicazione della presente direttiva, un impianto autorizzato o che abbia costituito oggetto, a parere dell’autorità competente,
         di una richiesta di autorizzazione completa, a condizione che esso entri in funzione al massimo entro un anno dalla data di
         messa in applicazione della presente direttiva; 
      
      (...)
      9)      “autorizzazione”, la parte o la totalità di una o più decisioni scritte, che autorizzano l’esercizio di un impianto o di parte
         di esso a determinate condizioni che devono garantire che l’impianto sia conforme ai requisiti della presente direttiva. (...)
      
      (…)».
      5        L’art. 4 della direttiva 96/61 dispone quanto segue:
      
      «Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che nessun nuovo impianto funzioni senza autorizzazione come
         previsto dalla presente direttiva (…)».
      
      6        L’art. 9 della direttiva 96/61, intitolato «Condizioni dell’autorizzazione», prevede quanto segue:
      
      «1. Gli Stati membri si accertano che l’autorizzazione includa tutte le misure necessarie per soddisfare le relative condizioni
         di cui agli articoli 3 e 10 al fine di conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso attraverso
         una protezione degli elementi ambientali aria, acqua e terreno.
      
      2.      In caso di nuovo impianto o di modifica sostanziale cui si applica l’articolo 4 della direttiva 85/337/CEE, le informazioni
         o conclusioni pertinenti risultanti dall’applicazione degli articoli 5, 6 e 7 di tale direttiva devono essere prese in considerazione
         per il rilascio dell’autorizzazione.
      
      3.      L’autorizzazione deve includere valori limite di emissione fissati per le sostanze inquinanti, in particolare quelle elencate
         nell’allegato III, che possono essere emesse dall’impianto interessato in quantità significativa, in considerazione della
         loro natura, e delle loro potenzialità di trasferimento dell’inquinamento da un elemento ambientale all’altro (acqua, aria
         e terreno). Se necessario, l’autorizzazione contiene disposizioni che garantiscono la protezione del terreno e delle acque
         sotterranee e le opportune disposizioni per la gestione dei rifiuti prodotti dall’impianto. Se del caso, i valori limite di
         emissione possono essere integrati o sostituiti con altri parametri o misure tecniche equivalenti.
      
      Per gli impianti di cui al punto 6.6 dell’allegato I, i valori limite di emissione fissati in conformità delle disposizioni
         del presente paragrafo tengono conto delle modalità pratiche adatte a tali categorie di impianti.
      
      (…)
      4.      Fatto salvo l’articolo 10, i valori limite di emissione, i parametri e le misure tecniche equivalenti di cui al paragrafo
         3 si basano sulle migliori tecniche disponibili, senza l’obbligo di utilizzare una tecnica o una tecnologia specifica, tenendo
         conto delle caratteristiche tecniche dell’impianto in questione, della sua ubicazione geografica e delle condizioni locali
         dell’ambiente. In tutti i casi, le condizioni di autorizzazione prevedono disposizioni per ridurre al minimo l’inquinamento
         a grande distanza o attraverso le frontiere e garantiscono un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo insieme.
      
      (…)».
      7        L’art. 16, n. 2, della direttiva 96/61 ha il seguente tenore:
      
      «La Commissione organizza lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e le industrie interessate sulle migliori tecniche
         disponibili, sulle relative prescrizioni in materia di controllo e i relativi sviluppi. La Commissione pubblica ogni tre anni
         i risultati degli scambi di informazioni».
      
      8        La direttiva 96/61 fissa, al suo allegato I, le categorie di attività industriali previste al suo art. 1. Detto allegato I
         prevede al punto 2 della sua introduzione quanto segue:
      
      «I valori limite riportati in appresso si riferiscono in genere alle capacità di produzione o alla resa. (…)».
      9        Esso al suo punto 6.6, lett. a), menziona come categorie di attività industriali previste dall’art. 1 della direttiva 96/61
         anche gli «[i]mpianti per l’allevamento intensivo di pollame (…) con più di (…) 40 000 posti pollame».
      
      10      L’allegato III della direttiva 96/61, intitolato «Elenco indicativo delle principali sostanze inquinanti di cui è obbligatorio
         tener conto, se pertinenti, per stabilire i valori limite di emissione», espone diversi inquinanti dell’aria e dell’acqua.
         Essa menziona quindi, per quanto riguarda l’aria, segnatamente, l’ossido di azoto e gli altri composti dell’azoto nonché i
         metalli e relativi composti. Per quanto riguarda l’acqua, essa cita, in particolare, i composti organofosforici, i metalli
         e i loro composti nonché le sostanze che contribuiscono all’eutrofizzazione, in particolare, i nitrati e i fosfati.
      
       La normativa nazionale
      11      L’allegato I del decreto n. 2005-989, che modifica la nomenclatura degli impianti classificati, contiene segnatamente la seguente
         rubrica:
      
      
               NUMERO
            
            
               DESIGNAZIONE DELLA RUBRICA
            
            
               A.D.S. (1)
            
            
               R (2)
            
         
               (…)
            
             
             
             
         
               2111
            
            
               Pollame e selvaggina da penna (allevamento, vendita, ecc.), escluse attività specifiche previste in altre rubriche:
               1. Oltre 30 000 animali equivalenti ………………...
               2. Da 5 000 a 30 000 animali equivalenti …………….
               Nota – Il calcolo del pollame e della selvaggina viene effettuato utilizzando i seguenti valori espressi in animali equivalenti:
               
               quaglie = 0,125;
               piccioni e pernici = 0,25;
               galletti = 0,75;
               polli leggeri = 0,85;
               galline, polli, polli «marchio», polli biologici, pollastre, galline ovaiole, galline da riproduzione, fagiani, faraone e
                  germani reali = 1;
               
               polli pesanti = 1,15;
               anatre da arrosto, anatre da ingrasso e anatre da riproduzione = 2;
               tacchini leggeri = 2,20;
               tacchini “medium”, tacchini da riproduzione e oche = 3;
               tacchini pesanti = 3,50;
               palmipedi grassi da ingozzo = 7;
            
            
               
               
               
               A
               D
            
            
               
               
               
               3
            
         
               (…)
            
             
             
             
         
               (1) A: autorizzazione, D: dichiarazione, S: servitù pubblica 
               (2) Raggio di visualizzazione in chilometri
            
            
          Causa principale e questione pregiudiziale
      12      L’Association nationale pour la protection des eaux et rivières‑TOS nonché l’association OABA fanno valere, a sostegno del
         loro ricorso di annullamento integrale o parziale del decreto n. 2005-989 dinanzi al Conseil d’État, che tale decreto viola
         il punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61. Infatti, quest’ultimo prevede, nella rubrica 2111 della nomenclatura
         degli impianti classificati, una soglia di 30 000 animali-equivalenti oltre la quale gli allevamenti di pollame e selvaggina
         da penna non possono essere eserciti se non beneficiano di un’autorizzazione preventiva in tal senso, determinando segnatamente
         un coefficiente di conversione di 0,125 per le quaglie e di 0,25 per le pernici e i piccioni. Quindi, in applicazione di detti
         coefficienti, un allevamento di oltre 40 000 quaglie, pernici o piccioni non raggiungerebbe questa soglia di 30 000 «animali-equivalenti»
         e potrebbe essere esercito con il regime della dichiarazione. 
      
      13      Il Conseil d’État rileva, nella motivazione della sua decisione che, riguardo alle disposizioni del punto 6.6, lett. a), dell’allegato
         I della direttiva 96/61:
      
      –        gli impianti destinati all’allevamento intensivo di pollame che dispongono di oltre 40 000 posti devono essere assoggettati
         ad autorizzazione; 
      
      –        questa direttiva non definisce le specie che devono essere considerate come «pollame» ai sensi di detto allegato, mentre le
         direttive applicabili al pollame a titolo di altre normative prevedono esplicitamente le specie rientranti nel loro ambito
         di applicazione o escludendo le quaglie, le pernici e i piccioni o includendoli.
      
      14      Pertanto il Conseil d’État ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
      
      «Se il punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61 (…) concernente gli impianti per l’allevamento intensivo
         di pollame con più di 40 000 posti pollame debba essere interpretato: 
      
      –        nel senso che include nel suo ambito di applicazione le quaglie, le pernici e i piccioni; 
      –        in caso di soluzione affermativa, nel senso che autorizza un sistema che porta a calcolare le soglie di autorizzazione in
         base a un meccanismo di “animali-equivalenti”, che pondera il numero di animali per posto pollame in funzione delle specie,
         al fine di tenere conto del tenore di azoto effettivamente prodotto dalle diverse specie».
      
       Sulla questione pregiudiziale
      15      In via preliminare, occorre rilevare come emerga dalle disposizioni della direttiva 96/61 e dal suo allegato I, punto 6.6,
         lett. a), che gli impianti destinati all’allevamento intensivo di pollame che dispongono di oltre 40 000 posti sono soggetti
         ad un regime di autorizzazione preventiva.
      
      16      L’ambito di applicazione di tale disposizione è determinato da tre elementi cumulativi, vale a dire l’allevamento deve essere
         di natura intensiva, deve trattarsi di un allevamento di pollame e gli impianti previsti devono comprendere un numero minimo
         di 40 000 posti. 
      
      17      È peraltro pacifico che la direttiva 96/61 non definisce né la nozione di «allevamento intensivo», né quella di «pollame»,
         né quella di «posto».
      
       Sulla prima parte della prima questione
      18      Con la prima parte della sua questione il giudice del rinvio chiede se la nozione di «pollame», impiegata al punto 6.6, lett. a),
         dell’allegato I della direttiva 96/61, includa le quaglie, le pernici e i piccioni.
      
      19      Preliminarmente, il governo francese fa valere, in particolare, che le quaglie, le pernici e i piccioni non possono essere
         oggetto di allevamento intensivo. Il punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61 non potrebbe pertanto essere
         applicato a tali volatili.
      
      20      Un tale ragionamento non può essere accolto.
      
      21      Infatti, il governo francese non ha fornito alcun elemento scientifico diretto a dimostrare l’impossibilità di allevare tali
         volatili in modo intensivo e la semplice circostanza che gli allevamenti francesi di quaglie e di piccioni comprendano in
         media 3 000 animali non è idonea a dimostrare che gli allevamenti di oltre 40 000 volatili non possano esistere.
      
      22      Peraltro, occorre rilevare che l’esistenza di allevamenti intensivi di taluni di questi volatili è prevista dalla legislazione
         francese, come emerge in particolare dalle disposizioni stesse del decreto ministeriale 18 settembre 1985 che stabilisce i
         coefficienti di equivalenza per le produzioni senza terra (JORF dell’8 ottobre 1985, pag. 11683) il quale fissa per un imprenditore
         agricolo la superficie minima di impianti per gli allevamenti fuori terreno a 200 000 quaglie vendute vive o a 120 000 quaglie
         vendute morte.
      
      23      Per quanto riguarda la nozione di pollame, la quale non è definita in modo specifico dalla direttiva 96/61, occorre rilevare
         che il significato abituale di tale termine designa il complesso degli uccelli allevati per le loro uova o la loro carne.
         Orbene, le quaglie, le pernici e i piccioni, che sono specie avicole, possono essere allevati per il consumo delle loro uova
         e della loro carne.
      
      24      Questa interpretazione può anche basarsi sull’economia generale e sulla finalità di tale direttiva (v., per analogia, sentenza
         24 ottobre 1996, causa C‑72/95, Kraaijeveld e a., Racc. pag. I‑5403, punto 38).
      
      25      A tale riguardo, occorre rilevare che oggetto della direttiva 96/61, come definito dal suo art. 1, sono la prevenzione e la
         riduzione integrate dell’inquinamento attraverso l’adozione di misure intese a evitare oppure a ridurre le emissioni delle
         attività di cui all’allegato I nell’aria, nell’acqua e nel terreno, per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente.
      
      26      Come sottolinea l’avvocato generale al paragrafo 34 delle sue conclusioni, tale approccio integrato si concretizza in un efficace
         coordinamento della procedura e delle condizioni di autorizzazione degli impianti industriali aventi un grande potenziale
         di inquinamento, consentendo di raggiungere il massimo livello di tutela dell’ambiente nel suo complesso. In tutti i casi,
         le suddette condizioni debbono prevedere disposizioni per ridurre al minimo l’inquinamento a grande distanza o attraverso
         le frontiere e garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo insieme.
      
      27      Poiché l’obiettivo della direttiva 96/61 è stato definito in maniera ampia, non si può ritenere che il punto 6.6, lett. a),
         del suo allegato I possa essere interpretato in modo da non includere le quaglie, le pernici e i piccioni.
      
      28      La circostanza invocata dal governo francese che il punto 17, lett. a), dell’allegato I della direttiva 85/337, nella versione
         di tale allegato risultante dalla direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE (GU L 73, pag. 5), si riferisce agli impianti
         destinati all’allevamento intensivo di pollame che dispongono di oltre 85 000 posti per i polli o di oltre 60 000 posti per
         le galline non può a maggior ragione influenzare l’interpretazione che occorre adottare in relazione al punto 6.6, lett. a),
         dell’allegato I della direttiva 96/61. Quest’ultima costituisce una normativa specifica che, come risulta dalla sua lettera,
         si riferisce al pollame in senso ampio e prevede una soglia diversa da quella enunciata al detto punto 17, lett. a).
      
      29      Peraltro, deve essere respinto l’argomento del governo francese diretto a delimitare l’ambito di applicazione del punto 6.6,
         lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/91 solo a galline ovaiole, polli da carne, tacchini, anatre e faraone, in quanto
         una tale delimitazione è stata effettuata nel documento relativo alle migliori tecniche disponibili nell’allevamento intensivo
         di pollame e di suini, designato con il nome BREF, pubblicato nel mese di luglio 2003 (GU C 170, pag. 3) dalla Commissione
         in applicazione dell’art. 16, n. 2, della direttiva 96/61.
      
      30      Occorre infatti rilevare, da una parte, che il documento BREF stesso precisa che l’interpretazione del termine «pollame» è
         proprio di questo documento e, dall’altra, che un documento del genere non ha alcun valore vincolante né è destinato a interpretare
         la direttiva 96/91, limitandosi a fornire un resoconto delle conoscenze tecniche in materia delle migliori tecniche di allevamento
         disponibili.
      
      31      Di conseguenza, la circostanza che il documento BREF di cui trattasi non si riferisca né a quaglie, né a pernici, né a piccioni
         non significa affatto che questi tre volatili non rientrino nella nozione di «pollame» come enunciata al punto 6.6, lett. a),
         dell’allegato I della direttiva 96/61.
      
      32      Va infine rigettata la tesi del governo francese secondo cui la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
         sulle emissioni degli impianti industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento), presentata dalla Commissione
         il 21 dicembre 2007 [COM(2007) 844 def.] e diretta a rivedere e a rifondere in un unico testo giuridico diversi strumenti
         comunitari tra cui la direttiva 96/61, rafforza l’idea di una concezione restrittiva della nozione di «pollame» ai sensi di
         quest’ultima direttiva.
      
      33      Infatti, una proposta di direttiva, anche qualora si limitasse a rielaborare la normativa vigente, a diritto invariato, non
         può fondare l’interpretazione di una direttiva in vigore.
      
      34      Tenuto conto di tali considerazioni, occorre risolvere la prima parte della questione pregiudiziale dichiarando che la nozione
         di «pollame» figurante al punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61 deve essere interpretata nel senso che
         comprende le quaglie, le pernici e i piccioni. 
      
       Sulla seconda parte della questione pregiudiziale
      35      Con la sua questione il giudice del rinvio desidera anche sapere se il punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva
         96/61 osti a che uno Stato membro istituisca un meccanismo, c.d. «meccanismo di “animali-equivalenti”», consistente nel calcolare
         le soglie di autorizzazione preventiva degli impianti di allevamento intensivo di pollame ponderando il numero di animali
         per posto in funzione delle specie, al fine di prendere in considerazione il tenore di azoto effettivamente prodotto dai vari
         volatili.
      
      36      Le associazioni ricorrenti nella causa principale sostengono che l’utilizzo di un meccanismo di animali equivalenti non è
         vietato finché la soglia di autorizzazione resti inferiore o pari a 40 000 volatili fisicamente presenti in un qualsiasi momento
         nell’impianto.
      
      37      Il governo francese fa valere che la normativa francese prevede che per gli allevamenti di pollame o di selvaggina da penna
         contenenti oltre 30 000 animali-equivalenti è richiesta un’autorizzazione e fissa un coefficiente di ponderazione pari a 0,125
         per le quaglie e a 0,25 per le pernici e i piccioni. Questi ultimi coefficienti sono stati calcolati in modo da riflettere
         non solo la quantità di azoto prodotta dalle diverse specie in base ai dati pubblicati dal Comité d’orientation pour les pratiques
         agricoles respectueuses de l’environnement (Corpen), organo posto sotto l’egida del Ministero dell’Agricoltura e del Ministero
         dell’Ambiente, ma anche il complesso degli altri impatti ambientali come la quantità di effluenti prodotti in un anno o le
         nocività dovute a rumori o odori.
      
      38      La Commissione osserva che, sebbene l’interpretazione data dal governo francese possa sembrare giustificata, allo stato attuale
         del diritto comunitario, essa equivale a un’interpretazione contra legem. Infatti, a suo avviso, l’espressione «oltre 40 000
         posti pollame» contenuta al punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61 fa riferimento ad una capacità di produzione
         simultanea di oltre 40 000 volatili e non ad una soglia di autorizzazione che sia in funzione dell’inquinamento generato da
         ciascuna specie di pollame.
      
      39      A tale riguardo, anche se è pacifico che la nozione di «posto» non è definita dalla direttiva 96/61, occorre tuttavia rilevare
         che il punto 2 dell’introduzione dell’allegato I di questa direttiva precisa che «[i] valori limite riportati in appresso
         si riferiscono in genere alle capacità di produzione o alla resa». La direttiva 96/61 non intende, senza tuttavia escluderlo,
         determinare la soglia di autorizzazione secondo un meccanismo di animali-equivalenti. 
      
      40      Poiché l’obiettivo della direttiva 96/61 consiste nella prevenzione e nella riduzione dell’inquinamento proveniente da talune
         attività, tra cui l’allevamento intensivo di pollame, l’uso di un meccanismo di animali‑equivalenti dovrebbe essere ammesso
         solo ove venga garantito il pieno rispetto di tale obiettivo. Il ricorso a detto meccanismo non può, invece, avere l’effetto
         di sottrarre al regime introdotto da tale direttiva impianti rientranti nella medesima in considerazione del numero di posti
         di cui essi dispongono.
      
      41      Nella fattispecie, inoltre, il nesso che esisterebbe tra il contenuto della normativa francese e la presa in considerazione
         del tenore di azoto effettivamente prodotto da tali volatili non è dimostrato dal governo francese. 
      
      42      Infatti, è sufficiente constatare che le informazioni risultanti dagli allegati alla circolare del Ministero francese dell’Ecologia
         e dello Sviluppo sostenibile 7 settembre 2007 relativa agli impianti classificati (allevamento, pollame) – utilizzo di nuovi
         riferimenti per le emissioni (Bulletin officiel, 30 ottobre 2007, MEDAD 2007/20, testo 15, pag. 1) dimostrano che il rapporto
         tra le emissioni di azoto di una quaglia, di una pernice o di un piccione e quelle di un pollo standard non corrisponde alla
         ponderazione prevista dal decreto n. 2005-989. Quest’ultimo stabilisce che un pollo standard equivale a otto quaglie, quattro
         pernici o piccioni mentre le informazioni soprammenzionate fanno emergere che gli escrementi di una quaglia o di una pernice
         contengono un tenore di azoto equivalente alla metà di quello di un pollo standard, laddove un piccione ne produce il quintuplo.
         Secondo le stesse informazioni, anche il tenore di fosforo, rame e zinco delle emissioni di quaglie, di pernici e di piccioni
         è superiore a quello contenuto nelle emissioni dei polli standard. 
      
      43      Per giustificare tale assenza di proporzionalità, il governo francese ha spiegato in udienza che gli altri impatti ambientali
         venivano presi in considerazione, senza tuttavia fornire alcun elemento scientifico che dimostri la natura e la proporzione
         di questi altri impatti ambientali.
      
      44      Ciò premesso, come ha rilevato l’avvocato generale al paragrafo 54 delle sue conclusioni, emerge che il decreto n. 2005-989
         porta ad escludere dalla procedura di autorizzazione preventiva prevista dalla direttiva 96/61 gli impianti francesi di allevamento
         intensivo che contano da 40 001 a 240 000 quaglie, o da 40 001 a 120 000 piccioni o pernici, malgrado il fatto che detti impianti
         possano emettere un quantitativo di azoto superiore a quello prodotto dagli impianti per l’allevamento intensivo che constano
         di 40 000 polli standard.
      
      45      Tenuto conto di tutto quanto precede, occorre risolvere la seconda parte della questione pregiudiziale nel senso che il punto
         6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61 osta a una normativa nazionale, come quella in questione nella causa
         principale, che porti a calcolare le soglie per l’autorizzazione di impianti di allevamento intensivo a partire da un meccanismo
         di animali-equivalenti fondato su una ponderazione di animali per posto secondo le specie al fine di prendere in considerazione
         il tenore di azoto effettivamente prodotto dai vari volatili.
      
       Sulle spese
      46      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
      1)      La nozione di «pollame» che figura al punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva del Consiglio 24 settembre 1996,
            96/61/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, come modificata dal regolamento (CE) del Parlamento
            europeo e del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1882, deve essere interpretata nel senso che comprende le quaglie, le pernici
            e i piccioni.
      2)      Il punto 6.6, lett. a), dell’allegato I della direttiva 96/61, come modificata dal regolamento n. 1882/2003, osta a una normativa
            nazionale, come quella in questione nella causa principale, che porti a calcolare le soglie per l’autorizzazione di impianti
            di allevamento intensivo a partire da un meccanismo di animali-equivalenti fondato su una ponderazione di animali per posto
            secondo le specie al fine di prendere in considerazione il tenore di azoto effettivamente prodotto dai vari volatili.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.