CELEX: 62006FJ0041(01)
Language: it
Date: 2012-11-06
Title: Sentenza del Tribunale della funzione pubblica (Prima Sezione) del 6 novembre 2012. # Luigi Marcuccio contro Commissione europea. # Funzione pubblica - Funzionari - Rinvio al Tribunale a seguito di annullamento - Invalidità - Collocamento a riposo per invalidità - Composizione della commissione di invalidità - Regolarità - Presupposti. # Causa F-41/06 RENV.

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione)
      6 novembre 2012 (*)
      
      «Funzione pubblica – Funzionari – Rinvio al Tribunale a seguito di annullamento – Invalidità – Collocamento a riposo per invalidità – Composizione della commissione di invalidità – Regolarità – Presupposti»
      Nella causa F‑41/06 RENV,
      avente ad oggetto il rinvio del ricorso F‑41/06, inizialmente proposto ai sensi degli articoli 236 CE e 152 EA,
      Luigi Marcuccio, ex funzionario della Commissione europea, residente in Tricase, rappresentato da G. Cipressa, avvocato,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione europea, rappresentata da J. Currall e C. Berardis-Kayser, in qualità di agenti, assistiti da A. Dal Ferro, avvocato,
      
      convenuta,
      IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA (Prima Sezione),
      composto dai sigg. H. Kreppel, presidente, E. Perillo (relatore) e R. Barents, giudici,
      cancelliere: sig. J. Tomac, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 22 maggio 2012,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La presente causa è stata rinviata al Tribunale con sentenza del Tribunale dell’Unione europea dell’8 giugno 2011, Commissione/Marcuccio
         (T‑20/09 P; in prosieguo: la «sentenza di rinvio»), recante annullamento parziale della sentenza del Tribunale del 4 novembre
         2008, Marcuccio/Commissione (F‑41/06; in prosieguo: la «prima sentenza»), che aveva statuito sul ricorso pervenuto alla cancelleria
         del Tribunale il 12 aprile 2006, con il quale il sig. Marcuccio chiedeva, da una parte, l’annullamento della decisione della
         Commissione delle Comunità europee del 30 maggio 2005, che ne aveva disposto il collocamento a riposo per invalidità, nonché
         di una serie di atti connessi a tale decisione e, dall’altra parte, la condanna della Commissione al risarcimento del danno.
         
      
       Contesto normativo
      2        L’articolo 2, paragrafo 1, dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea, nella sua versione applicabile alla controversia
         (in prosieguo: lo «Statuto»), così dispone:
      
      «Ogni istituzione determina le autorità che esercitano nel suo ambito i poteri demandati dal presente statuto all’autorità
         che ha il potere di nomina».
      
      3        L’articolo 53 dello Statuto prevede quanto segue:
      
      «Il funzionario che a giudizio della commissione d’invalidità si trovi nelle condizioni previste dall’articolo 78 è collocato
         a riposo d’ufficio l’ultimo giorno del mese nel corso del quale viene adottata la decisione dell’autorità che ha il potere
         di nomina con cui si constata l’incapacità definitiva del funzionario di esercitare le proprie funzioni».
      
      4        L’articolo 59, paragrafo 4, dello Statuto stabilisce quanto segue:
      
      «L’autorità che ha il potere di nomina può sottoporre alla commissione d’invalidità il caso di un funzionario i cui congedi
         di malattia superino complessivamente dodici mesi in un periodo di tre anni».
      
      5        L’articolo 78 dello Statuto così recita:
      
      «Alle condizioni previste dagli articoli 13, 14, 15 e 16 dell’allegato VIII, il funzionario ha diritto ad un’indennità di
         invalidità allorché sia colpito da invalidità permanente riconosciuta come totale che lo ponga nell’impossibilità di esercitare
         funzioni corrispondenti a un impiego del suo gruppo di funzioni.
      
      (…)
      Il tasso dell’indennità di invalidità è fissato al 70% dell’ultimo stipendio base del funzionario. Tale indennità non può
         essere tuttavia inferiore al minimo vitale.
      
      (…)».
      6        Ai sensi dell’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto:
      
      «La commissione d’invalidità è composta di tre medici designati:
      –        il primo dall’istituzione da cui dipende il funzionario interessato,
      –        il secondo dall’interessato,
      –        il terzo d’intesa tra i due medici suddetti.
      In caso di carenza del funzionario interessato, un medico è assegnato d’ufficio dal presidente della Corte di giustizia delle
         Comunità europee.
      
      Se entro due mesi dalla designazione del secondo medico non vi è accordo sulla designazione del terzo medico, questi viene
         assegnato d’ufficio dal presidente della Corte di giustizia delle Comunità europee su iniziativa di una delle parti».
      
      7        L’articolo 9 dell’allegato II dello Statuto dispone quanto segue:
      
      «Il funzionario può sottoporre alla commissione di invalidità qualsiasi referto o certificato del suo medico curante o dei
         medici che ha ritenuto opportuno consultare.
      
      Le conclusioni della commissione sono trasmesse all’autorità che ha il potere di nomina e all’interessato.
      I lavori della commissione sono segreti».
      8        L’articolo 15 dell’allegato VIII dello Statuto dispone quanto segue:
      
      «Fino a quando l’ex funzionario, che beneficia di una indennità d’invalidità, non abbia compiuto l’età di 63 anni, l’istituzione
         può sottoporlo periodicamente a visita medica per accertarsi che si trovi ancora nelle condizioni richieste per beneficiare
         della indennità».
      
       Fatti
      9        Il ricorrente, all’epoca funzionario di grado A 7 della direzione generale (DG) «Sviluppo» della Commissione, è stato assegnato
         a Luanda (Angola) in seno alla delegazione della Commissione in Angola come funzionario in prova a partire dal 16 giugno 2000,
         successivamente come funzionario di ruolo a partire dal 16 marzo 2001.
      
      10      Il 29 ottobre 2001, mentre apriva della corrispondenza pervenuta alla delegazione con valigia diplomatica e proveniente dalla
         sede della Commissione a Bruxelles (Belgio), il ricorrente veniva in contatto con una polvere bianca che conteneva, a suo
         dire, tracce del bacillo dell’antrace. Il 3 dicembre 2002, il ricorrente adiva l’autorità che ha il potere di nomina (in prosieguo:
         l’«APN») con una domanda intesa ad ottenere il riconoscimento di tale incidente ai sensi dell’articolo 73 dello Statuto. La
         decisione implicita di rigetto di tale domanda veniva annullata con sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee
         del 5 luglio 2005, Marcuccio/Commissione (T‑9/04).
      
      11      A partire dal 4 gennaio 2002 il ricorrente è stato in congedo per malattia presso il suo luogo di residenza in Tricase.
      
      12      Con decisione del 18 marzo 2002, l’APN riassegnava il ricorrente alla sede della DG «Sviluppo» a Bruxelles. Con sentenza del
         24 novembre 2005, Marcuccio/Commissione (T‑236/02), il Tribunale di primo grado respingeva il ricorso del ricorrente inteso
         all’annullamento della decisione di riassegnazione del 18 marzo 2002 e alla condanna della Commissione al risarcimento del
         danno. A seguito dell’impugnazione del ricorrente, la Corte di giustizia delle Comunità europee, con sentenza del 6 dicembre
         2007, Marcuccio/Commissione (C‑59/06 P), annullava la citata sentenza Marcuccio/Commissione e rinviava la causa dinanzi al
         Tribunale di primo grado. Con sentenza del 14 settembre 2011, Marcuccio/Commissione (T‑236/02, oggetto di impugnazione attualmente
         pendente dinanzi alla Corte, causa C‑617/11 P), il Tribunale dell’Unione europea annullava la decisione di riassegnazione
         del 18 marzo 2002 e respingeva in toto la domanda di risarcimento del danno. 
      
      13      A seguito delle assenze prolungate del ricorrente per malattia, la Commissione, con decisione del 14 febbraio 2003, notificata
         al ricorrente con lettera del successivo 20 febbraio, adiva la commissione di invalidità, ai sensi dell’articolo 59, paragrafo
         4, dello Statuto.
      
      14      Con lettera del 27 marzo 2003, pervenuta alla Commissione il 15 aprile 2003, il ricorrente designava il dott. U. a rappresentarlo
         nell’ambito della commissione di invalidità.
      
      15      Con lettera del 26 maggio 2003, ricevuta dal ricorrente il 30 maggio successivo, quest’ultimo veniva informato della designazione
         del dott. M. quale incaricato di rappresentare la Commissione nell’ambito della commissione di invalidità.
      
      16      Il 14 luglio 2003, il ricorrente informava l’APN, tramite il direttore generale della DG «Sviluppo», del suo nuovo indirizzo
         in Tricase, chiedendo tuttavia che qualsiasi atto della Commissione continuasse ad essergli notificato al suo vecchio indirizzo.
      
      17      Con lettera del 14 ottobre 2003, che il ricorrente riconosce di aver ricevuto, la Commissione lo informava che il dott. M.
         aveva preso contatto con il dott. U. per accordarsi sulla nomina del terzo medico della commissione di invalidità (in prosieguo:
         il «terzo medico») e lo invitava ad astenersi da qualsiasi atto idoneo a ritardare o ostacolare il procedimento di costituzione
         della commissione di invalidità. Lo informava altresì che, in assenza di accordo sulla designazione del terzo medico, la Commissione
         avrebbe adito il presidente della Corte di giustizia affinché incaricasse d’ufficio il terzo medico.
      
      18      Con lettera del servizio medico della Commissione (in prosieguo: il «servizio medico») del 6 febbraio 2004 il ricorrente veniva
         informato che sarebbe stato sottoposto ad un esame medico-legale. A tale lettera era allegata la copia di un’altra lettera,
         datata ugualmente 6 febbraio 2004, il cui originale era stato indirizzato al dott. C., direttore dell’Azienda U.S.L. LE/2
         di Maglie, e che descriveva dettagliatamente l’esame clinico cui tale medico era invitato a procedere.
      
      19      Poiché il dott. M. e il dott. U. non erano riusciti a pervenire ad un accordo per designare il terzo medico, in data 14 luglio
         2004 il presidente della Corte di giustizia, su domanda della Commissione, incaricava d’ufficio il dott. Ba. quale terzo medico.
         
      
      20      Con lettera dell’11 ottobre 2004 il servizio medico convocava il ricorrente presso lo studio del dott. Ba. in Roma affinché
         fosse ivi sottoposto a visita dalla commissione di invalidità il 4 novembre 2004. Tale visita non ha tuttavia avuto luogo,
         poiché il dott. U. aveva presentato le dimissioni con lettera del 26 ottobre 2004, giunta alla Commissione il 3 novembre successivo
         tramite fax. Inoltre, il ricorrente, che afferma di aver ricevuto la convocazione per tale esame medico solo l’8 novembre
         2004, era assente dal luogo ove avrebbe dovuto svolgersi detto esame.
      
      21      Con lettera del 17 novembre 2004 la Commissione informava il ricorrente che, a seguito delle dimissioni del dott. U., spettava
         a lui designare un altro medico per rappresentarlo in seno alla commissione di invalidità (in prosieguo: la «lettera del 17
         novembre 2004»). Il ricorrente afferma di non aver ricevuto tale lettera.
      
      22      Con lettera del 20 dicembre 2004, la Commissione chiedeva al presidente della Corte di giustizia di incaricare d’ufficio un
         medico per rappresentare il ricorrente in seno alla commissione di invalidità.
      
      23      Con lettera del 4 gennaio 2005 il ricorrente veniva nuovamente convocato per un esame medico da tenersi il 20 gennaio 2005
         nei locali del servizio medico a Bruxelles. Tuttavia, con lettera del 13 gennaio 2005, inviata alla Commissione il 17 gennaio
         successivo e ad essa pervenuta il 21 gennaio successivo, il ricorrente informava il servizio medico che non poteva, per ragioni
         di salute, recarsi a tale esame. Alla suddetta lettera era allegato un certificato medico del 13 gennaio 2005 secondo il quale
         l’interessato era impossibilitato a spostarsi per un periodo stimato in dieci giorni.
      
      24      Il 25 febbraio 2005, il dott. Bi., del servizio medico, si recava dal ricorrente presso il suo luogo di residenza a Tricase,
         senza però effettuare un esame medico dell’interessato.
      
      25      Dato che il dott. M., membro della commissione di invalidità incaricato di rappresentare la Commissione, era impossibilitato,
         per ragioni di salute, a proseguire nel suo mandato in seno alla commissione di invalidità, la Commissione designava, il 7
         marzo 2005, il dott. Bi. per sostituirlo.
      
      26      Con lettera del 15 aprile 2005, che il ricorrente afferma aver ricevuto il 23 maggio successivo, la Commissione lo informava
         che, a seguito della lettera della Commissione del 20 dicembre 2004, il presidente della Corte di giustizia aveva incaricato
         d’ufficio il professor S. a rappresentarlo «per una nuova commissione di invalidità».
      
      27      Secondo la Commissione, il dott. Bi., membro della commissione di invalidità designato dalla Commissione, e il professor S.,
         membro della commissione di invalidità designato dal presidente della Corte di giustizia per rappresentare il ricorrente,
         si sarebbero accordati, il 27 aprile 2005, sulla designazione del dott. Ma. quale terzo medico.
      
      28      Con lettera raccomandata del 3 maggio 2005, della quale veniva inviato un esemplare a ciascuno dei due indirizzi indicati
         dal ricorrente nella lettera del 14 luglio 2003, la commissione di invalidità invitava nuovamente il ricorrente a sottoporsi
         ad un esame medico che avrebbe dovuto aver luogo il 27 maggio 2005 presso lo studio del professor S., medico incaricato di
         rappresentare il ricorrente, in Lecce. Secondo la Commissione, l’esemplare della lettera del 3 maggio 2005 inviato al vecchio
         indirizzo del ricorrente sarebbe stato consegnato al ricorrente l’8 giugno 2005, mentre l’esemplare inviato al suo nuovo indirizzo
         non avrebbe potuto essere recapitato e sarebbe stato rinviato al mittente. Tuttavia, sempre secondo la Commissione, fin dall’11
         maggio 2005 l’interessato sarebbe stato informato del fatto che l’esemplare inviato al suo nuovo indirizzo sarebbe stato depositato
         presso l’ufficio postale di Tricase.
      
      29      Con lettera del 6 maggio 2005, il ricorrente comunicava alla Commissione un terzo indirizzo a Tricase, precisando tuttavia
         che la Commissione, qualora lo ritenesse opportuno, poteva continuare a inviargli la corrispondenza al suo primo indirizzo
         di Tricase a meno che tali plichi non fossero urgenti, nel qual caso avrebbero dovuto essergli inviati al suo terzo indirizzo
         di Tricase.
      
      30      Con lettera del 23 maggio 2005 il ricorrente contestava, in particolare, la nomina del professor S. a rappresentarlo in seno
         alla commissione di invalidità (in prosieguo: la «lettera del 23 maggio 2005»).
      
      31      Poiché il ricorrente non si presentava all’esame medico che avrebbe dovuto aver luogo il 27 maggio 2005 in Lecce, la commissione
         di invalidità si recava lo stesso giorno a Tricase allo scopo di incontrare l’interessato nel suo luogo di residenza. Dato
         che tale tentativo non sortiva esito alcuno, la commissione di invalidità redigeva un verbale in cui constatava l’impossibilità
         di procedere all’esame del ricorrente pur formulando l’ipotesi che questi fosse affetto da una «sindrome ansioso-depressiva»
         (in prosieguo: il «verbale del 27 maggio 2005»). La commissione di invalidità procedeva parimenti alla valutazione dello stato
         di salute dell’interessato basandosi sul fascicolo medico prodotto durante il procedimento e riteneva, in un parere del 27
         maggio 2005 (in prosieguo: il «parere della commissione di invalidità»), che egli dovesse essere considerato affetto da invalidità
         permanente totale.
      
      32      La prima pagina del parere della commissione di invalidità era così formulata:
      
      «La commissione d’invalidità composta [da]:
      1° Dr. [Bi.] designata dalla [Commissione],
      2° Prof. [S.] designato dalla Corte (…),
      3° Dr [Ma.] [designato di comune accordo dal dott. Bi. e dal prof. S.],
      ha deciso durante la riunione del 27 maggio 2005, dopo esame [della documentazione] del sig. Luigi M[arcuccio], nato il 7
         [luglio] 1965, funzionario presso la Commissione europea, che
      
      è affetto/(…)
      da un’invalidità permanente riconosciuta come totale che lo pone nell’impossibilità di esercitare funzioni corrispondenti
         a un impiego della sua carriera e che per questo motivo è tenuto:
      
      –        a sospendere la sua attività alla Commissione,
      (…)
      La commissione d’invalidità dichiara che l’invalidità del sig. Luigi Marcuccio
      (...)/non è determinata
      –        da infortunio sopravvenuto nell’esercizio delle proprie funzioni,
      –        da atto di sacrificio personale compiuto nell’interesse pubblico o 
      –        dal fatto di aver rischiato la propria vita per salvare quella altrui
      [firma dei tre membri della commissione di invalidità]».
      33      La menzione «della documentazione» alla luce della quale sarebbe stato esaminato lo stato di salute del ricorrente è stata
         apposta a mano sul testo dattiloscritto del parere.
      
      34      Con decisione del 30 maggio 2005, notificata al ricorrente con lettera in pari data e alla quale era allegato il parere della
         commissione di invalidità, l’APN, in applicazione dell’articolo 53 dello Statuto, collocava il ricorrente a riposo a partire
         dal 31 maggio 2005 e gli concedeva il beneficio di un’indennità d’invalidità fissata in conformità all’articolo 78, terzo
         comma, dello Statuto (in prosieguo: la «decisione del 30 maggio 2005»).
      
      35      La decisione del 30 maggio 2005 era così formulata:
      
      «Visto lo Statuto (…), in particolare l’articolo 53;
      vista la decisione della Commissione del 28 aprile 2004 relativa all’esercizio dei poteri demandati dallo Statuto all’[APN];
      vista la decisione adottata il 14 febbraio 2005 dell’[APN] di sottoporre alla commissione d’invalidità il caso del sig. Luigi
         M[arcuccio], funzionario di grado A*8 presso la [DG “Sviluppo”];
      
      vist[o il parere della commissione d’invalidità] in cui si constata che il sig. Luigi M[arcuccio] è affetto da invalidità
         permanente riconosciuta come totale, che lo pone nell’impossibilità di esercitare funzioni corrispondenti ad un impiego del
         suo grado;
      
      (…)».
      36      Con lettera dell’8 giugno 2005, ricevuta dalla commissione di invalidità il 21 giugno successivo, il ricorrente lamentava
         di non aver ricevuto la convocazione per l’esame medico previsto per il 27 maggio 2005.
      
      37      Con lettera del 10 giugno 2005 il servizio medico respingeva le censure che il ricorrente aveva formulato nella lettera del
         23 maggio 2005 (in prosieguo: la «lettera del 10 giugno 2005»).
      
      38      Il 2 agosto 2005 il ricorrente presentava un reclamo inteso, da un lato, all’annullamento della decisione del 30 maggio 2005
         nonché degli atti di designazione dei membri della commissione di invalidità e, dall’altro, al rimborso del danno asseritamente
         subito. Nel reclamo, il ricorrente censurava, segnatamente, il difetto di motivazione che avrebbe inficiato la decisione del
         30 maggio 2005. Il 20 agosto 2005 il ricorrente presentava un’integrazione di tale reclamo.
      
      39      Con lettera del 18 novembre 2005 il ricorrente chiedeva che gli fosse fornita una motivazione più concreta circa il parere
         della commissione di invalidità.
      
      40      Con decisione del 16 dicembre 2005, comunicata al ricorrente in francese mediante lettera in pari data, l’APN respingeva il
         reclamo del 2 agosto 2005 in toto. Il 22 dicembre 2005 veniva altresì adottata una decisione di rigetto dell’integrazione
         del reclamo.
      
      41      Su domanda del ricorrente, con lettera del 19 gennaio 2006 gli veniva trasmessa una versione in italiano della decisione del
         16 dicembre 2005 recante rigetto del reclamo.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti dinanzi al Tribunale ed al Tribunale dell’Unione europea
      42      Con atto pervenuto presso la cancelleria del Tribunale il 12 aprile 2006, il ricorrente ha proposto il ricorso sfociato nella
         prima sentenza.
      
      43      Per un’esposizione più completa delle conclusioni del ricorrente nella causa F‑41/06, occorre richiamarsi al punto 42 della
         prima sentenza.
      
      44      I cinque motivi di annullamento sollevati dal ricorrente, quali sintetizzati al punto 57 della prima sentenza, riguardavano:
      
      «–      l’“[a]ssoluta carenza di motivazione anche per illogicità, tautologia, contraddittorietà ed incoerenza”;
      –        la “[v]iolazione del diritto alla difesa e dell’articolo 9 dell’[a]llegato II allo Statuto”;
      –        l’esistenza di “[v]izi di procedura, violazione di legge e violazione di norme sostanziali”;
      –        la “[v]iolazione del dovere di sollecitudine e del dovere di buona amministrazione”;
      –        lo “sviamento di potere e [la] violazione del principio del ‘neminem laedere’”».
      45      Nel controricorso, la Commissione ha chiesto il rigetto del ricorso. 
      
      46      Nella prima sentenza, il Tribunale ha dichiarato ricevibili soltanto le conclusioni dirette all’annullamento della decisione
         del 30 maggio 2005 (prima sentenza, punto 56). Il Tribunale ha quindi esaminato il primo motivo dedotto a sostegno di dette
         conclusioni e ha annullato la decisione del 30 maggio 2005 per difetto di motivazione. Il Tribunale non si è pronunciato in
         merito agli altri motivi e censure dedotti dal ricorrente a sostegno della sua domanda di annullamento della decisione del
         30 maggio 2005. Il Tribunale ha condannato la Commissione a versare al ricorrente la somma di EUR 3 000 a titolo di risarcimento
         del danno morale e ha respinto il ricorso quanto al resto. Infine, il Tribunale ha condannato la Commissione a sopportare,
         oltre alle proprie spese, due terzi delle spese del ricorrente e ha statuito che il ricorrente avrebbe sopportato un terzo
         delle proprie spese. 
      
      47      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale di primo grado il 16 gennaio 2009, la Commissione ha proposto impugnazione
         avverso la prima sentenza, chiedendo l’annullamento di detta sentenza e il rinvio della causa al Tribunale.
      
      48      Il ricorrente ha depositato una comparsa di risposta, con la quale ha parimenti proposto impugnazione incidentale della prima
         sentenza. Le conclusioni del ricorrente, esposte al punto 26 della sentenza di rinvio, erano intese, in sostanza, al rigetto
         dell’impugnazione principale, all’annullamento della prima sentenza nella parte in cui limitava l’importo da corrispondergli
         alla somma di EUR 3 000 e nella parte in cui respingeva il ricorso quanto al resto, e alla condanna della Commissione al risarcimento
         del danno. 
      
      49      Con la sentenza di rinvio, il Tribunale dell’Unione europea ha accolto l’impugnazione principale in toto e ha annullato la
         prima sentenza nella parte in cui il Tribunale ha annullato la decisione del 30 maggio 2005 e nella parte in cui ha condannato
         la Commissione a versare al ricorrente la somma di EUR 3 000.
      
      50      Il Tribunale dell’Unione europea ha statuito che il Tribunale era incorso in errore di diritto nell’affermare, ai punti 66
         e 68 della prima sentenza, che, in sede di risposta al reclamo, l’APN non aveva fornito motivazione adeguata. 
      
      51      Quanto al risarcimento del danno morale, il Tribunale dell’Unione europea ha statuito che il Tribunale aveva commesso un errore
         di diritto ove ha considerato, al punto 82 della prima sentenza, che la decisione del 30 maggio 2005, nella parte in cui concludeva
         per l’invalidità totale e permanente del ricorrente e per la sua incapacità di svolgere le mansioni relative alle sue funzioni,
         comportava una valutazione negativa delle sue capacità, sicché l’annullamento di tale decisione non costituiva in se stesso
         una riparazione adeguata e sufficiente del danno morale causato da tale atto.
      
      52      Il Tribunale dell’Unione europea ha respinto l’impugnazione incidentale in toto. 
      
      53      In esito all’annullamento parziale della prima sentenza, il Tribunale dell’Unione europea ha rinviato la causa dinanzi al
         Tribunale con la seguente motivazione: 
      
      «131. Nel caso di specie, dal punto 71 della [prima] sentenza risulta che il Tribunale (…) non si è pronunciato sulle altre
         censure e motivi avanzati dal sig. Marcuccio a sostegno delle sue conclusioni in annullamento, in particolare quelli riguardanti
         la regolarità della composizione della commissione di invalidità. In tali circostanze, il Tribunale considera che la presente
         controversia non è matura per la decisione. Pertanto, occorre rinviare la causa dinanzi al Tribunale (…) affinché si pronunci
         sui motivi, ad eccezione del primo, sintetizzati nel punto 57 della [prima] sentenza».
      
      54      Il Tribunale dell’Unione europea ha annullato, segnatamente, i punti 4 e 5 del dispositivo della prima sentenza che condannavano,
         da una parte, la Commissione a sopportare, oltre alle proprie spese, due terzi delle spese del ricorrente e, dall’altra, il
         ricorrente a sopportare un terzo delle proprie spese. Atteso che la causa è stata rinviata dinanzi al Tribunale, le spese
         relative al procedimento di impugnazione sono state riservate. 
      
      55      Con lettera del 17 giugno 2011, la cancelleria del Tribunale, in conformità dell’articolo 114, paragrafo 1, del regolamento
         di procedura, ha informato il ricorrente che poteva depositare una memoria contenente osservazioni scritte.
      
      56      La memoria contenente le osservazioni scritte del ricorrente è pervenuta alla cancelleria del Tribunale il 19 agosto 2011
         e, ai sensi dell’articolo 114, paragrafo 2, del regolamento di procedura, è stata comunicata alla Commissione. 
      
      57      La memoria contenente le osservazioni scritte della Commissione è pervenuta alla cancelleria del Tribunale il 7 ottobre 2011,
         data in cui la fase scritta del procedimento è stata chiusa. Tale memoria è stata comunicata al ricorrente con lettera della
         cancelleria del 25 ottobre 2011.
      
      58      Con memoria contenente osservazioni scritte inviata per telefax il 9 gennaio 2012, ove l’originale è pervenuto alla cancelleria
         del Tribunale il 13 gennaio 2012, il ricorrente ha chiesto al Tribunale di esaminare, se necessario d’ufficio, il motivo attinente
         all’incompetenza dell’autore della decisione del 30 maggio 2005.
      
      59      La Commissione ha presentato le sue osservazioni scritte su tale domanda il 20 febbraio 2012.
      
      60      Con memoria inviata per telefax il 20 marzo 2012, ove l’originale è pervenuto alla cancelleria del Tribunale il successivo
         26 marzo, il ricorrente ha presentato osservazioni scritte complementari in ordine al motivo attinente all’incompetenza dell’autore
         della decisione del 30 maggio 2005.
      
      61      La Commissione ha presentato, il 27 aprile 2012, osservazioni scritte in ordine alle osservazioni complementari del ricorrente.
      
       Conclusioni delle parti nel giudizio a seguito del rinvio
      62      Il ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione del 30 maggio 2005;
      –        condannare la Commissione a risarcire il suo danno morale.
      63      La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare il ricorrente alle spese relative ai procedimenti proposti dinanzi al Tribunale nelle cause F‑41/06 e F‑41/06 RENV
         e dinanzi al Tribunale dell’Unione europea nella causa T‑20/09 P.
      
       In diritto
      1.     Sulla domanda di annullamento 
      64      Spetta al Tribunale pronunciarsi sui motivi attinenti, in primo luogo, alla violazione dei diritti della difesa e dell’articolo
         9 dell’allegato II dello Statuto; in secondo luogo, al fatto che la decisione del 30 maggio 2005 sarebbe inficiata da vizi
         di procedura, da una violazione del diritto applicabile e da una violazione di norme sostanziali; in terzo luogo, alla violazione
         dell’obbligo di sollecitudine e di buona amministrazione; in quarto luogo, al fatto che l’amministrazione sarebbe incorsa
         in uno sviamento di potere e avrebbe violato il principio del «neminem laedere». Occorre tuttavia esaminare previamente il
         motivo attinente all’incompetenza del firmatario della decisione del 30 maggio 2005, alla violazione di forme sostanziali
         e al difetto di motivazione.
      
       Sul motivo attinente all’incompetenza del firmatario della decisione del 30 maggio 2005, alla violazione di forme sostanziali
            e al difetto di motivazione 
      65      In limine, occorre ricordare che i motivi attinenti all’incompetenza dell’autore di un atto che arreca pregiudizio, alla violazione
         di forme sostanziali e all’assenza o al difetto di motivazione della decisione impugnata costituiscono motivi di ordine pubblico
         che spetta al Tribunale esaminare d’ufficio (sentenza della Corte dell’8 dicembre 2011, Chalkor/Commissione, C‑386/10 P, punto 64;
         sentenza del Tribunale dell’Unione europea dell’8 luglio 2010, Commissione/Putterie-De-Beukelaer, T‑160/08 P, punto 61 e la
         giurisprudenza ivi citata).
      
       Sulla censura relativa all’incompetenza del firmatario della decisione del 30 maggio 2005 e alla violazione di forme sostanziali
         
      
      –       Argomenti delle parti
      66      Il ricorrente fa valere che la decisione del 30 maggio 2005 non sarebbe stata emanata né dal direttore generale del personale,
         che sarebbe l’APN competente quanto alla decisione di collocamento a riposo di un funzionario per invalidità, né da un soggetto
         titolare di delega di poteri.
      
      67      La Commissione conclude per il rigetto del motivo. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      68      È pacifico che la decisione del 30 maggio 2005, proveniente dalla direzione C «Politica sociale» della DG «Personale e amministrazione»,
         diretta all’epoca dei fatti di causa dalla sig.ra S., è stata sottoscritta, su disposizione di quest’ultima, dal sig. M.,
         capo unità nell’ambito di detta direzione C. È parimenti pacifico che il sig. M. era, all’epoca dei fatti di causa, il funzionario
         più anziano non solo in grado, ma anche in età, della direzione in oggetto. 
      
      69      A norma dell’articolo 6 della decisione della Commissione del 28 aprile 2004, relativa all’esercizio dei poteri demandati
         dallo Statuto all’APN e dal regime applicabile agli altri agenti all’autorità competente per concludere i contratti d’assunzione,
         alla quale fa riferimento la decisione del 30 maggio 2005, «le persone alle quali sono attribuite [le deleghe di poteri] vengono
         sostituite, in caso di impedimento, secondo le regole generali sulla supplenza fissate con [r]egolamento interno della Commissione».
         Orbene, l’articolo 24 di detto regolamento interno, che predispone nell’ambito della Commissione un regime di supplenza automatica
         in caso di assenza o di impedimento di un funzionario, prevede, nella versione applicabile nella fattispecie (GU 2000, L 308,
         pag. 26), che «le funzioni vengono esercitate dal funzionario subordinato presente che sia decano per anzianità di servizio
         e, a parità di questa, per età, nella categoria e nel grado più elevati».
      
      70      Risulta da quanto precede che la decisione del 30 maggio 2005, firmata, su disposizione del direttore competente della direzione
         C «Politica sociale», dal sig. M., capo unità nell’ambito di detta direzione e funzionario più anziano non solo in grado,
         ma anche in età, della direzione in oggetto, che poteva pertanto a tale duplice titolo validamente sostituire il direttore,
         è stata adottata conformemente alle pertinenti disposizioni della summenzionata decisione della Commissione del 28 aprile
         2004 e dell’articolo 24 del regolamento interno della Commissione. Conseguentemente, tale decisione non è viziata né da incompetenza
         né da una violazione di forme sostanziali. 
      
       Sulla censura relativa al difetto di motivazione
      –       Argomenti delle parti
      71      Il ricorrente fa valere che la decisione del 30 maggio 2005 sarebbe viziata da un difetto di motivazione nella parte in cui
         non conterrebbe alcun riferimento alle pertinenti disposizioni in materia di delega di poteri e di firma e non preciserebbe
         il contenuto di tali disposizioni. 
      
      72      La Commissione conclude per il rigetto di tale censura.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      73      Quanto alla censura relativa al difetto di motivazione in ragione dell’assenza, nella decisione del 30 maggio 2005, di indicazioni
         relative alle deleghe di poteri e di firma, occorre ricordare che, secondo costante giurisprudenza, la questione se la motivazione
         di un atto soddisfi i requisiti di cui all’articolo 253 CE va valutata alla luce non solo del suo tenore, ma anche del suo
         contesto e del complesso delle norme giuridiche che disciplinano la materia (sentenza della Corte del 14 ottobre 2010, Deutsche
         Telekom/Commissione, C‑280/08 P, punto 131 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      74      Nella specie, trattandosi di una decisione amministrativa interna inviata dai servizi competenti della Commissione a uno dei
         suoi funzionari, detta istituzione non era tenuta a indicare, specificamente, i riferimenti alle disposizioni normative interne
         relative al regime di supplenza né, a fortiori, a citare il contenuto di tali disposizioni. Inoltre, quanto alla delega di
         poteri, occorre ricordare che la decisione del 30 maggio 2005 richiama la summenzionata decisione della Commissione del 28
         aprile 2004. In definitiva, quel che, in termini di certezza del diritto, è decisivo per il funzionario, destinatario di una
         decisione amministrativa che possa arrecargli pregiudizio, è che questi possa comprendere chiaramente da quale servizio proviene
         la decisione di cui trattasi e qual è lo status giuridico o la legittimazione ad agire del suo firmatario. 
      
      75      Risulta dalle suesposte considerazioni che le censure relative all’incompetenza dell’autore della decisione del 30 maggio
         2005, alla violazione di forme sostanziali e all’assenza o all’insufficienza di motivazione della decisione devono essere
         respinte in quanto infondate. 
      
       Sul motivo attinente alla violazione dei diritti della difesa e dell’articolo 9 dell’allegato II dello Statuto
       Argomenti delle parti
      76      Le censure dedotte a sostegno di tale motivo sono tre. Il ricorrente fa valere che, nel contesto del procedimento sfociato
         nell’adozione della decisione del 30 maggio 2005, il suo diritto di designare un medico per rappresentarlo in seno alla commissione
         di invalidità sarebbe stato violato, che egli sarebbe stato privato della possibilità di essere assoggettato a una visita
         medica e che la commissione di invalidità non avrebbe esaminato la documentazione che aveva inviato. 
      
      77      La Commissione conclude per il rigetto in toto di tali censure. 
      
       Giudizio del Tribunale
      78      Si deve osservare anzitutto che il rispetto dei diritti della difesa in qualsiasi procedimento promosso nei confronti di una
         persona e che possa sfociare in un atto per essa lesivo costituisce un principio fondamentale del diritto dell’Unione e dev’essere
         garantito anche in mancanza di qualsiasi norma riguardante il procedimento di cui trattasi. Tale principio, il quale esige
         di regola che, nel contesto di tal genere di procedimenti in contraddittorio, l’interessato sia sentito dall’autorità competente
         prima dell’adozione dell’atto recante pregiudizio, si applica sia in materia disciplinare sia nelle altre materie ricomprese
         nell’ambito del pubblico impiego dell’Unione (v., in tal senso, sentenza del Tribunale di primo grado del 23 aprile 2002,
         Campolargo/Commissione, T‑372/00, punti 30 e 31 nonché la giurisprudenza ivi citata).
      
      79      Ciò detto, i lavori di una commissione di invalidità non si collocano nel contesto di un procedimento amministrativo in contraddittorio
         avviato nei confronti di un funzionario né sono intesi alla soluzione di un conflitto tra l’amministrazione e un suo dipendente.
         La finalità dei lavori di una commissione di invalidità consiste nel procedere ad accertamenti medici che consentano all’amministrazione
         di decidere se e in qual misura il funzionario interessato sia colpito da un’invalidità. Pertanto, l’audizione del funzionario
         da parte di tale commissione non è imposta dai principi relativi ai diritti della difesa (sentenza della Corte del 19 gennaio
         1988, Biedermann/Corte dei conti, 2/87, punto 16).
      
      80      Per contro, nel contesto di procedure amministrative speciali quali la procedura di dichiarazione di invalidità, il funzionario
         interessato può avvalersi dei diritti procedurali propri di tali procedure e, pertanto, distinti dai diritti della difesa
         (sentenza del Tribunale del 16 maggio 2012, Skareby/Commissione, F‑42/10, punto 48).
      
      81      In tal senso, nel corso dei lavori di una commissione di invalidità, gli interessi del funzionario sono rappresentati e tutelati,
         in primo luogo, dalla presenza in seno alla commissione, ai sensi dell’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto, del medico
         che lo rappresenta. In secondo luogo, la designazione del terzo medico di comune accordo da parte dei due membri nominati
         da ciascuna delle parti o, in caso di disaccordo, da parte del presidente della Corte di giustizia costituisce una garanzia
         di imparzialità nella conduzione dei lavori della commissione di invalidità (sentenza Biedermann/Corte dei conti, cit., punto 10).
         In terzo luogo, in forza dell’articolo 9 dell’allegato II dello Statuto, il funzionario interessato può sottoporre alla commissione
         di invalidità qualsiasi referto o certificato dei medici che ha consultato. 
      
      82      Queste sono le premesse giuridiche in base alle quali occorre esaminare ciascuna delle tre censure sollevate nel contesto
         del secondo motivo. 
      
      –       Sulla prima censura
      83      La prima censura attiene alla violazione del diritto del funzionario alla designazione di un medico di sua fiducia per rappresentarlo
         in seno alla commissione di invalidità. Il ricorrente fa valere che la Commissione ha illegittimamente incaricato il presidente
         della Corte di giustizia di nominare d’ufficio un medico in luogo del dott. U., che il ricorrente aveva indicato come suo
         rappresentante in seno alla commissione di invalidità. Il ricorrente sostiene, infatti, che non era al corrente della circostanza
         che il dott. U. aveva presentato le proprie dimissioni. 
      
      84      Con tale censura, il ricorrente fa valere, in sostanza, la violazione dell’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto.
      
      85      In ragione dell’importanza del ruolo e dell’incarico che le pertinenti disposizioni dello Statuto conferiscono alla commissione
         di invalidità, il giudice dell’Unione è chiamato a esercitare uno stretto controllo delle regole relative alla costituzione
         e al regolare funzionamento di tale commissione. Al primo posto tra tali regole figura quella di cui all’articolo 7 dell’allegato
         II dello Statuto, che garantisce al funzionario che i suoi diritti e interessi siano tutelati dalla presenza in seno alla
         commissione di un medico di sua fiducia (sentenza del Tribunale di primo grado del 21 marzo 1996, Otten/Commissione, T‑376/94,
         punto 47). L’esistenza dei requisiti che giustificano la designazione d’ufficio di tale medico deve pertanto essere verificata
         accuratamente, tenendo conto non solo del comportamento del funzionario interessato, ma di tutti gli elementi utili messi
         a disposizione del giudice dell’Unione. 
      
      86      Nel caso di specie, la carenza del ricorrente, ai sensi dell’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto, è sufficientemente
         dimostrata. Risulta, infatti, da un insieme di indizi concordanti che il ricorrente non poteva ignorare che il medico da questi
         designato, dott. U., aveva successivamente rassegnato le proprie dimissioni. 
      
      87      In tal senso, la lettera del 26 ottobre 2004, con la quale il dott. U. ha rassegnato le proprie dimissioni, è stata trasmessa
         alla Commissione il 3 novembre 2004 con telefax spedito da una copisteria di Tricase, luogo di residenza del ricorrente e
         non luogo di stabilimento dello studio del medico. 
      
      88      Inoltre, il giorno in cui la commissione di invalidità doveva riunirsi, il 4 novembre 2004, il dott. U., le cui dimissioni
         erano state trasmesse il giorno precedente alla Commissione, ha redatto un certificato medico concernente lo stato di salute
         del ricorrente, che quest’ultimo ha d’altronde trasmesso il giorno stesso alla Commissione. Nulla consente pertanto di ritenere
         che si fosse prodotta tra il ricorrente e il dott. U. una rottura dei rapporti tale da poter determinare le dimissioni di
         quest’ultimo dal suo incarico senza che egli ne avvertisse al contempo il ricorrente.
      
      89      All’udienza del 22 maggio 2012, il legale del ricorrente ha peraltro segnalato che il ricorrente intratteneva buoni rapporti
         con il dott. U.
      
      90      Conseguentemente, in assenza di una dichiarazione o di qualsiasi altra manifestazione di volontà del dott. U. con cui questi
         avrebbe potuto riconoscere di non aver informato il ricorrente della propria decisione di rinunciare all’incarico affidatogli
         da quest’ultimo, il Tribunale non può che basarsi sugli indizi di cui dispone, che inducono a riconoscere – anche alla luce
         delle regole di deontologia professionale che disciplinano la relazione tra il paziente e il suo medico di fiducia – che il
         ricorrente non poteva non sapere che il dott. U., suo medico di fiducia, aveva presentato le proprie dimissioni dalla commissione
         di invalidità quale membro incaricato di rappresentarlo in seno alla commissione medesima. 
      
      91      In ogni caso, le informazioni che, nel contesto di una procedura di dichiarazione di invalidità, il funzionario e il medico
         da questi designato per rappresentarlo in seno a detta commissione possono scambiarsi, con riguardo, in particolare, all’esistenza
         o al persistere dell’incarico del medico in tal modo designato o alle modalità di esecuzione di tale incarico, ricadono nel
         contesto dei rapporti contrattuali e di fiducia sussistenti tra tale medico e il funzionario che questi rappresenta. Pertanto,
         fatta salva l’ipotesi di sospetti gravi e di indizi manifesti quanto all’effettiva origine delle comunicazioni che i membri
         della commissione di invalidità o i servizi competenti dell’istituzione ricevono direttamente da parte del medico designato
         dal ricorrente, la decisione di tale medico che informa gli altri membri della commissione in ordine alle sue dimissioni dall’incarico
         conferitogli dal funzionario non comporta per questi ultimi o per i servizi dell’istituzione l’obbligo di verificare che tale
         decisione sia stata effettivamente portata anche a conoscenza del funzionario che si presume il medico rappresenti. Infatti,
         nel contesto di tali rapporti contrattuali e di fiducia che sussistono tra il medico e il funzionario che questi rappresenta,
         la conoscenza di una siffatta decisione da parte del funzionario, in linea di principio, è data per scontata. 
      
      92      Conseguentemente, dal momento in cui le dimissioni del dott. U. sono state regolarmente comunicate agli altri due membri della
         commissione di invalidità, spettava ai servizi competenti della Commissione l’adozione delle misure adeguate per procedere
         alla sua sostituzione. Si è proceduto in tal senso invitando il ricorrente, con la lettera del 17 novembre 2004, a designare
         un nuovo medico. Il ricorrente, tuttavia, non ha proceduto alla designazione di un nuovo medico. Pertanto, è in ragione di
         tale carenza che la Commissione ha chiesto, con lettera del 20 dicembre 2004, che un medico fosse incaricato d’ufficio dal
         presidente della Corte di giustizia per rappresentare il ricorrente.
      
      93      Inoltre, anche se il ricorrente indica di non aver ricevuto la lettera del 17 novembre 2004, è pacifico che: a) il dott. Bi.,
         membro del servizio medico, si è recato dal ricorrente, il 25 febbraio 2005, presso il suo luogo di residenza di Tricase;
         b) con lettera del 15 aprile 2005, la Commissione ha informato il ricorrente della designazione d’ufficio del prof. S. per
         rappresentarlo in seno alla commissione di invalidità, e c) con lettera raccomandata del 3 maggio 2005, il ricorrente è stato
         nuovamente invitato dalla commissione di invalidità a sottoporsi a una visita medica che doveva aver luogo il 27 maggio 2005,
         per la precisione nello studio del prof. S. a Lecce. Orbene, l’insieme di queste circostanze evidenzia sufficientemente che
         l’affermazione del ricorrente secondo la quale lo stesso non avrebbe ricevuto la lettera del 17 novembre 2004 e non sarebbe
         stato informato del fatto che il dott. U. aveva presentato le proprie dimissioni costituisce un pretesto inteso a dimostrare
         la pretesa irregolarità della composizione della commissione di invalidità. È parimenti pacifico che in nessuna fase del procedimento,
         nemmeno dopo la lettera della Commissione, del 15 aprile 2005, che lo informava della designazione d’ufficio del prof. S.
         come suo rappresentante in seno alla commissione di invalidità, il ricorrente ha proposto ai servizi della Commissione un
         medico di sua scelta per sostituire il dott. U.
      
      94      Da tutte le suesposte considerazioni risulta che la prima censura sollevata deve essere respinta. 
      
      –       Sulla seconda censura
      95      Con la seconda censura, il ricorrente denuncia il fatto di non aver mai avuto la possibilità di essere assoggettato a una
         visita medica in quanto, per due volte, ha ricevuto la convocazione della commissione di invalidità successivamente alla data
         in cui tale visita avrebbe dovuto aver luogo. 
      
      96      Da una parte, occorre ricordare che le pertinenti disposizioni dello Statuto, in particolare quelle del suo allegato II, non
         impongono alla commissione di invalidità di procedere all’esame medico del funzionario interessato. 
      
      97      Dall’altra parte, come risulta dall’esposizione dei fatti di cui ai precedenti punti 20‑23 e quali sintetizzati infra al punto
         100, la circostanza che nel caso in esame la commissione di invalidità non abbia potuto dare effettivamente seguito alla sua
         domanda di sottoporre il ricorrente a una visita medica è essenzialmente dovuta alla mancanza di cooperazione, se non anche
         al comportamento ostruzionistico, di quest’ultimo. 
      
      98      Infatti, nell’ipotesi in cui la commissione di invalidità ritenga opportuno esaminare il funzionario, quest’ultimo è tenuto,
         nel contesto dell’obbligo di lealtà e di cooperazione che ricade su ogni funzionario in forza dell’articolo 21 dello Statuto,
         a impiegare tutta la diligenza necessaria per ottemperare agli inviti a presentarsi dinanzi alla commissione di invalidità.
      
      99      Orbene, come indicato dal Tribunale dell’Unione europea al punto 84 della sentenza di rinvio, il ricorrente si è più volte
         rifiutato di cooperare con la commissione di invalidità facendo ostruzionismo allo svolgimento dell’incarico di quest’ultima.
         
      
      100    A tal riguardo, e a fini di economia processuale, è sufficiente, nella presente sentenza, rammentare che, dopo essere stato
         convocato, una prima volta, per un esame medico che doveva aver luogo il 4 novembre 2004 (v. supra, punto 20), il ricorrente
         è stato nuovamente convocato, con lettera del 4 gennaio 2005, ad una visita medica prevista per il 20 gennaio seguente a Bruxelles.
         Il ricorrente ha tuttavia informato il servizio medico di non essere in grado di presentarsi a tale visita per ragioni di
         salute, allegando alla propria lettera del 13 gennaio 2005, pervenuta al servizio medico il 21 gennaio seguente, un certificato
         medico, datato 13 gennaio 2005, da cui risultava la sua impossibilità a spostarsi per un periodo stimato di dieci giorni.
         
      
      101    Con lettera raccomandata del 3 maggio 2005, di cui è stata inviata copia ad ognuno dei due recapiti indicati dal ricorrente
         nella propria lettera del 14 luglio 2003 (v. supra, punto 28), la commissione di invalidità ha nuovamente invitato il ricorrente
         a sottoporsi a visita medica fissata per il 27 maggio 2005 a Lecce, città vicina al suo luogo di residenza. Tuttavia, il ricorrente
         non si è presentato a tale convocazione. 
      
      102    Da tutti i suesposti rilievi emerge che, se il ricorrente non è stato sottoposto a visite mediche, ciò è dovuto al suo comportamento,
         consistente nel rifiutarsi, più volte, di collaborare con la commissione di invalidità.
      
      103    A fronte di tali circostanze, l’assenza di visita medica non è quindi idonea a viziare di irregolarità la procedura di invalidità
         di cui trattasi. Il ricorrente non deduce peraltro a tal riguardo alcun manifesto errore di valutazione da parte dei membri
         della commissione di invalidità.
      
      104    Inoltre, e unicamente al fine di precisare il contesto giuridico in cui si è collocata l’azione della commissione di invalidità
         in questione, si deve ricordare che, nella specie, la commissione di invalidità era stata adita dall’APN sulla specifica base
         dell’articolo 59, paragrafo 4, dello Statuto, vale a dire del «caso di un funzionario i cui congedi di malattia superino complessivamente
         dodici mesi in un periodo di tre anni». Orbene, come sottolineato dal giudice dell’Unione, nella fattispecie disciplinata
         dall’articolo 59, paragrafo 4, dello Statuto, il conferimento di incarico alla commissione di invalidità non costituisce espressione
         di un potere discrezionale dell’APN. Al contrario, tale potere risulta strettamente delimitato ed espressamente circoscritto
         dai requisiti posti dall’articolo 59, paragrafo 4, dello Statuto stesso (sentenza del Tribunale di primo grado del 16 giugno
         2000, C/Consiglio, T‑84/98, punto 66).
      
      105    Ne consegue che, nella specie, a fronte dell’impossibilità di sottoporre il ricorrente a visita medica in conseguenza del
         suo comportamento ostruzionistico, la commissione di invalidità ben poteva, comunque, proseguire i propri lavori sulla base
         dell’incarico conferitole dall’APN nei termini e alle condizioni previsti dall’articolo 59, paragrafo 4, dello Statuto e,
         quindi, in considerazione di un contesto medico caratterizzato da congedi di malattia del ricorrente superiori a dodici mesi
         nell’arco di un periodo di tre anni. 
      
      106    Ne consegue che la seconda censura deve essere respinta. 
      
      –       Sulla terza censura
      107    Il ricorrente deduce che la commissione di invalidità non ha esaminato la documentazione dallo stesso inviatale. 
      
      108    Dall’articolo 9 dell’allegato II dello Statuto risulta che il funzionario può sottoporre alla commissione di invalidità qualsiasi
         referto o certificato medico. Secondo consolidata giurisprudenza, una commissione di invalidità, per poter emettere validamente
         un parere medico, deve essere in grado di prendere conoscenza di tutti i documenti che possono risultarle utili ai fini delle
         sue valutazioni (sentenza del Tribunale di primo grado del 15 dicembre 1999, Nardone/Commissione, T‑27/98, punto 68 e la giurisprudenza
         ivi citata).
      
      109    Nella specie, dal processo verbale del 27 maggio 2005 risulta che la commissione di invalidità si è riferita alla documentazione
         fornita dal ricorrente. Peraltro, come rilevato dal Tribunale dell’Unione europea al punto 67 della sentenza di rinvio, la
         decisione di rigetto del reclamo fa espressamente riferimento alla relazione medica del dott. U., il quale rappresentava inizialmente
         il ricorrente in seno alla commissione di invalidità, e che era stata trasmessa alla commissione di invalidità dal ricorrente
         medesimo il 14 febbraio 2004.
      
      110    Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, occorre respingere la terza censura e, conseguentemente, il secondo motivo
         in toto. 
      
       Sul motivo attinente alla circostanza che la decisione del 30 maggio 2005 sarebbe inficiata da vizi di procedura, dalla violazione
            del diritto applicabile e dalla violazione di norme sostanziali 
      111    Nell’ambito di tale motivo il ricorrente deduce, in sostanza, nove distinte censure.
      
       Sulla prima censura
      112    La prima censura attiene alla circostanza che il ricorrente sarebbe stato privato della possibilità di essere sottoposto a
         una visita medica. Dato che tale censura coincide con la seconda censura dedotta a sostegno del secondo motivo (v. supra,
         punti 95 e segg.), occorre respingerla per gli stessi motivi per cui è stata respinta la seconda censura del secondo motivo.
      
       Sulla seconda censura
      113    Secondo il ricorrente, la Commissione avrebbe adito un organo incompetente e avrebbe violato il segreto professionale comunicando
         all’Azienda U.S.L. LE/2 di Maglie informazioni sul suo conto. 
      
      114    In forza dell’articolo 35, paragrafo 1, lettera e), del regolamento di procedura, il ricorso deve contenere i motivi e gli
         argomenti di fatto e di diritto dedotti. Tali elementi devono essere sufficientemente chiari e precisi per consentire alla
         parte convenuta di preparare la sua difesa e al Tribunale di pronunciarsi sul ricorso, eventualmente senza altre informazioni
         a supporto. La certezza del diritto e una buona amministrazione della giustizia richiedono che, affinché un ricorso sia ricevibile,
         gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali esso si fonda emergano in modo coerente e comprensibile dal testo
         stesso dell’atto di ricorso (sentenza del Tribunale del 15 febbraio 2011, AH/Commissione, F‑76/09, punto 29 e la giurisprudenza
         ivi citata).
      
      115    Occorre aggiungere che, atteso che la rappresentanza tramite un avvocato è obbligatoria dinanzi al Tribunale, il ruolo essenziale
         dell’avvocato quale ausiliario di giustizia consiste proprio nel fondare la domanda esposta nel ricorso su un’argomentazione
         in diritto sufficientemente comprensibile e coerente, tenendosi presente che la fase scritta del procedimento dinanzi al Tribunale
         prevede, in linea di principio, un solo scambio di memorie (v. sentenza AH/Commissione, cit., punto 31).
      
      116    Nella specie, la censura menzionata supra non è accompagnata da precisazioni sufficienti a consentire al Tribunale di rispondervi
         e deve essere pertanto respinta in quanto irricevibile. 
      
       Sulla terza censura
      117    Con la terza censura, si sostiene che l’APN avrebbe adito due commissioni di invalidità. 
      
      118    Tale censura è destituita di fondamento in fatto. Se è pur vero che l’APN ha fatto menzione dell’esistenza di una «nuova commissione
         di invalidità» nella propria lettera del 15 aprile 2005, con cui il ricorrente è stato informato della designazione d’ufficio
         del prof. S. quale suo rappresentante, la Commissione ha tuttavia chiaramente precisato, all’udienza del 22 maggio 2012, di
         non sostenere che fossero state create due commissioni di invalidità distinte. 
      
      119    In realtà, la circostanza che tutti i membri della commissione di invalidità siano stati infine sostituiti, in varie fasi
         della procedura e per ragioni differenti, con medici diversi non implica necessariamente che l’APN abbia adito, nel tempo,
         due commissioni di invalidità distinte. Infatti, occorre distinguere la decisione di sottoporre, ex articolo 59, paragrafo
         4, dello Statuto, alla commissione di invalidità il caso dell’interessato – decisione che, nella specie, non è stata mai modificata
         o rimessa in discussione dall’APN competente – dalle decisioni individuali riguardanti la composizione ratione personae della
         commissione medesima le quali, laddove risulti indispensabile, possono essere modificate durante tutto il periodo dei suoi
         lavori.
      
      120    In tal senso, la sostituzione progressiva di uno o più membri di una commissione di invalidità, ancorché dovesse sfociare
         nel cambiamento completo della sua composizione, non provoca automaticamente la caducazione dell’esistenza della commissione
         stessa né del suo mandato. 
      
      121    Orbene, nel caso di specie, è pacifico che l’APN ha adito, ai sensi dell’articolo 59, paragrafo 4, dello Statuto e sulla base
         di fatti e circostanze che non sono cambiati successivamente, una sola commissione di invalidità la quale, in base a tale
         incarico, si è pronunciata sul caso sottopostole, ove il mutamento della sua intera composizione, resosi progressivamente
         necessario nel corso dei suoi lavori, ha avuto luogo regolarmente, per quanto attiene tanto alla designazione del medico del
         ricorrente (v. punti 83‑94 supra) quanto a quella del terzo medico (v. punti 131‑140 infra).
      
      122    Ne consegue che tale terza censura deve essere respinta. 
      
       Sulla quarta censura
      123    Con la quarta censura, viene sostenuto che, con la richiesta, formulata con lettera del 6 febbraio 2004, di sottoporre il
         ricorrente ad un esame medico-legale, comprendente segnatamente test psichiatrici, l’APN avrebbe violato «il principio di
         diritto (…) inerente il divieto di sottoporre ovvero di far sottoporre la persona ad esami medici non espressamente previsti
         da disposizioni di legge».
      
      124    A tal riguardo occorre rilevare che l’articolo 59, paragrafo 1, dello Statuto, applicabile nella specie, consente all’istituzione
         di sottoporre un funzionario in congedo di malattia in qualsiasi momento a un controllo medico, indipendentemente dal fatto
         che la commissione di invalidità prevista dal paragrafo 4 del medesimo articolo sia stata costituita o meno. Quanto al contenuto
         di tale controllo, spetta al servizio medico dell’istituzione di appartenenza del funzionario decidere, in considerazione
         dello stato di salute del medesimo, il tipo di esame che risulti opportuno o indispensabile. Tale decisione, in considerazione
         della sua natura, esula dal controllo del Tribunale, salvo il caso di errore manifesto. Orbene, nessun elemento nelle memorie
         del ricorrente consente al Tribunale di ritenere che l’esame medico-legale raccomandato dal servizio medico in data 6 febbraio
         2004 fosse manifestamente inadeguato nel caso del ricorrente.
      
      125    Tale censura va pertanto respinta.
      
       Sulla quinta censura
      126    Con la quinta censura, si deduce, sostanzialmente, la violazione del diritto del funzionario alla designazione di un medico
         di sua fiducia per rappresentarlo in seno alla commissione di invalidità. Tale censura è identica alla prima dedotta a sostegno
         del secondo motivo e dev’essere quindi respinta. 
      
       Sulla sesta censura
      127    Con tale censura, viene dedotto che il terzo medico inizialmente designato dal presidente della Corte di giustizia sarebbe
         stato illegittimamente «destituito».
      
      –       Argomenti delle parti
      128    Nel ricorso, il ricorrente sostiene che il dott. Bi., medico designato dall’APN in sostituzione del dott. M., e il prof. S.,
         medico designato d’ufficio per rappresentare il ricorrente in sostituzione del dott. U., non potessero legittimamente «destituire»
         il dott. Ba., terzo medico designato dal presidente della Corte di giustizia, e sostituirlo con il dott. Ma.
      
      129    Nelle osservazioni scritte presentate nell’ambito del presente grado di giudizio a seguito di rinvio, il ricorrente ha aggiunto
         che nessun elemento lascia intendere che il nuovo terzo medico sia stato regolarmente designato dai due nuovi membri della
         commissione di invalidità e che l’APN non poteva modificare una decisione adottata dal presidente della Corte di giustizia
         in data 14 luglio 2004.
      
      130    La Commissione rileva che, a termini dell’articolo 7, primo comma, dell’allegato II dello Statuto, il terzo medico viene nominato,
         in linea di principio, d’intesa tra il medico designato dall’istituzione e quello designato dal funzionario interessato. Nella
         specie, considerato che due nuovi medici sono stati designati, rispettivamente, per conto dell’APN e del ricorrente, sarebbe
         stato necessario garantire loro la scelta, d’intesa, del terzo medico. 
      
      131    Nelle osservazioni scritte presentate nell’ambito del presente grado di giudizio a seguito di rinvio, la Commissione aggiunge
         che, in ogni caso, il parere della commissione di invalidità è stato pronunciato all’unanimità. In tal senso, anche a voler
         ammettere che la nomina del terzo medico sia stata irregolare, il parere della commissione di invalidità sarebbe stato lo
         stesso. In ogni caso, il ricorrente non avrebbe fornito alcun elemento atto a dimostrare che il parere della commissione di
         invalidità avrebbe potuto essere differente. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      132    È pacifico che, in mancanza di intesa tra il primo medico designato dall’APN, dott. M., e il medico nominato dal ricorrente,
         dott. U., il presidente della Corte di giustizia ha designato il dott. Ba. quale terzo medico. Tuttavia, nel corso dei lavori
         della commissione di invalidità, il dott. M. ha rinunciato, per ragioni di salute, all’incarico conferitogli dall’APN. Il
         dott. U., da parte sua, ha rassegnato le dimissioni dalla commissione di invalidità. Orbene, i due membri della commissione
         di invalidità che li hanno rispettivamente sostituiti hanno proceduto d’intesa, nel contesto della prerogativa ad essi riconosciuta
         dall’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto, alla designazione di un nuovo terzo medico, in sostituzione del dott. Ba.,
         che era stato designato dal presidente della Corte di giustizia, proprio a causa dell’assenza di accordo tra i loro predecessori
         quanto alla scelta del terzo medico. 
      
      133    Tale designazione di un nuovo terzo medico d’intesa tra i due nuovi membri della commissione di invalidità, cui consegue la
         sostituzione del terzo medico designato dal presidente della Corte di giustizia, va considerata, nelle particolari circostanze
         del caso di specie, conforme alle disposizioni di cui all’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto.
      
      134    Infatti, in primo luogo, né la lettera né lo spirito dell’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto ostano a che l’istituzione
         o il funzionario, all’occorrenza, modifichino la scelta del medico incaricato di rappresentarli in seno alla commissione di
         invalidità, in particolare quando detto medico non sia più disponibile (sentenza del Tribunale di primo grado del 23 novembre
         2004, O/Commissione, T‑376/02, punto 42).
      
      135    Occorre poi rilevare che, nel caso di specie, la designazione d’ufficio del membro della commissione di invalidità incaricato
         di rappresentare il ricorrente, intervenuta a seguito delle dimissioni del dott. U., che il ricorrente aveva inizialmente
         designato per le medesime funzioni, si è resa necessaria a causa della carenza del ricorrente, se non anche del suo ostruzionismo,
         a designare il suo nuovo medico di fiducia che lo rappresentasse in seno alla commissione di invalidità. Pertanto, come risulta
         dai precedenti punti 83‑94, la designazione d’ufficio da parte del presidente della Corte di giustizia del medico incaricato
         di rappresentare il ricorrente in seno alla commissione di invalidità è stata regolare. Peraltro, tale designazione d’ufficio
         non comporta che non si debba ritenere che il medico in tal modo designato agisca per conto e nell’interesse del funzionario
         che questi è incaricato di rappresentare in seno alla commissione di invalidità. Al contrario, nell’esercizio delle sue prerogative
         statutarie tale medico agisce nell’interesse del funzionario che rappresenta ed è pertanto, a tale titolo, pienamente abilitato
         a designare, ai sensi dell’articolo 7, primo comma, dell’allegato II dello Statuto, il terzo medico, d’intesa con il medico
         designato dall’istituzione. 
      
      136    Conseguentemente, dal momento in cui si ritiene che, in seno alla commissione di invalidità, il primo e il secondo medico
         esercitino le proprie funzioni, l’uno nell’interesse dell’istituzione e l’altro nell’interesse del funzionario in questione,
         occorre riconoscere che tali due medici devono anche poter esercitare pienamente le prerogative ad essi riconosciute dallo
         Statuto. Pertanto, dal momento che sono chiamati ad assumere l’incarico di membro di una commissione di invalidità, tali due
         medici devono poter designare il terzo medico, proprio nell’interesse del corretto svolgimento dei lavori della commissione
         di invalidità, decidendo vuoi di mantenere il terzo medico già in carica vuoi, in ragione ad esempio della loro preferenza
         per un medico in possesso di una specializzazione diversa da quella del medico designato d’ufficio dal presidente della Corte
         di giustizia, di designare, d’intesa, un terzo medico di loro fiducia. 
      
      137    In caso contrario, dall’obbligo di mantenere in seno alla commissione di invalidità il terzo medico precedentemente designato
         d’ufficio dal presidente della Corte di giustizia conseguirebbe, per i due medici chiamati a sostituire i loro predecessori,
         una forte limitazione, se non addirittura l’esclusione, dell’interesse dell’uno e/o dell’altro a divenire membro di una tale
         commissione di invalidità, in cui vi sia già, di fatto, un terzo membro praticamente inamovibile le cui conoscenze mediche
         potrebbero non corrispondere alle esigenze professionali che il primo e il secondo medico, per contro, considerano di comune
         accordo come necessarie per portare a buon fine l’incarico della commissione di invalidità.
      
      138    Orbene, nel caso di specie nessun elemento consente di ritenere che un tale accordo non fosse giustificato. Infatti, come
         risulta proprio dall’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto, l’intesa tra i due medici in tal modo designati quanto al
         nome del terzo medico precede la designazione d’ufficio da parte del presidente della Corte di giustizia, che conseguentemente
         interviene e mantiene la propria validità solo «se non vi è accordo» tra i due medici in questione. 
      
      139    Nel caso di specie, occorre anche ricordare che la designazione del terzo medico da parte del presidente della Corte di giustizia
         non costituisce un atto giurisdizionale, ma un atto amministrativo (sentenza del Tribunale di primo grado del 3 giugno 1997,
         H/Commissione, T‑196/95, punto 80), il quale, in ragione di tale natura, non può escludere necessariamente qualsivoglia possibilità
         di un accordo tra i medici interessati, quale quello verificatosi nelle particolari circostanze del caso di specie. 
      
      140    In definitiva, dal momento che l’articolo 7 dell’allegato II dello Statuto è inteso a garantire, per quanto possibile, che
         il terzo medico goda della fiducia sia del medico dell’istituzione sia del medico del funzionario interessato (sentenza Biedermann/Corte
         dei conti, cit., punto 10), i due membri della commissione di invalidità, incaricati, rispettivamente, di rappresentare l’istituzione
         e il funzionario interessato, non possono essere privati della competenza ad essi attribuita dal primo paragrafo di tale articolo,
         vale a dire della competenza a designare d’intesa il terzo medico, a causa di una precedente designazione d’ufficio da parte
         del presidente della Corte di giustizia.
      
      141    Alla luce delle suesposte considerazioni, solo per scrupolo di completezza si esaminerà l’argomento, dedotto in subordine
         dalla Commissione, secondo cui, dato che il parere della commissione di invalidità è stato emesso all’unanimità, l’eventuale
         irregolarità della designazione del terzo medico non inciderebbe affatto sulla legittimità della decisione del 30 maggio 2005.
         Tale argomento, tuttavia, non può essere accolto. Il rispetto del principio di collegialità impone, infatti, che ciascuno
         dei membri della commissione di invalidità possa essere in grado di esporre il proprio punto di vista dinanzi agli altri due
         membri (sentenza del Tribunale del 14 settembre 2011, Hecq/Commissione, F‑47/10, punto 52) e possa così aver modo di influenzare,
         eventualmente, le loro rispettive opinioni. Pertanto, non può escludersi, a priori, che, se un altro membro della commissione
         di invalidità fosse stato designato quale terzo medico, il suo punto di vista avrebbe potuto indurre la commissione di invalidità
         a emettere un diverso parere. Un parere emesso all’unanimità da una commissione di invalidità non può validamente sanare,
         a posteriori, un’eventuale irregolarità che infici la legittimità della composizione della commissione medesima. 
      
      142    In definitiva, atteso che, nella specie, la composizione della commissione di invalidità era regolare, la sesta censura deve
         essere respinta. 
      
       Sulla settima censura
      143    Con la settima censura, si deduce che la commissione di invalidità avrebbe illegittimamente raccomandato di sottoporre il
         ricorrente a un esame medico di revisione con cadenza biennale. Secondo il ricorrente, la commissione di invalidità, emettendo
         tale raccomandazione intesa a sottoporlo, in forza dell’articolo 15 dell’allegato VIII dello Statuto, a un esame medico periodico
         di revisione, avrebbe statuito ultra petita.
      
      144    A termini dell’articolo 15 dell’allegato VIII dello Statuto, fino a quando l’ex funzionario che beneficia di un’indennità
         d’invalidità non abbia compiuto l’età di 63 anni, l’istituzione può sottoporlo periodicamente a visita medica per accertarsi
         che si trovi ancora nelle condizioni richieste per beneficiare di tale indennità.
      
      145    Infatti, l’attività del funzionario dichiarato in stato d’invalidità permanente totale è soltanto sospesa, essendo l’evoluzione
         della sua situazione in seno alle istituzioni subordinata alla persistenza delle condizioni che hanno giustificato tale invalidità.
         Orbene, tale situazione può essere periodicamente accertata (sentenza della Corte del 22 dicembre 2008, Gordon/Commissione,
         C‑198/07 P, punto 47).
      
      146    Limitandosi a ricordare che l’istituzione poteva sottoporre periodicamente il ricorrente ad esame e raccomandando, senza che
         l’APN fosse vincolata da tale suggerimento, di procedere a un nuovo esame periodico dopo un periodo di due anni, poi con cadenza
         annuale, la commissione di invalidità non è incorsa in alcuna irregolarità. 
      
      147    Pertanto, la settima censura deve essere respinta. 
      
       Sull’ottava censura
      –       Argomenti delle parti
      148    Con l’ottava censura, si deduce la violazione del segreto dei lavori della commissione di invalidità. Secondo il ricorrente,
         il firmatario della lettera del 10 giugno 2005, che gli era stata trasmessa dal servizio medico (v. supra, punto 37), sarebbe
         stato «a perfetta conoscenza delle vicissitudini subite [dallo stesso] in relazione alla procedura» e l’APN era a conoscenza
         del fatto che il parere della commissione di invalidità era stato adottato all’unanimità. Il segreto relativo ai lavori della
         commissione di invalidità sarebbe stato pertanto violato. 
      
      149    La Commissione conclude per il rigetto di tale censura. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      150    L’articolo 9 dell’allegato II dello Statuto distingue nettamente, al secondo comma, «le conclusioni della commissione» trasmesse
         all’APN e al funzionario interessato e, al terzo comma, i «lavori della commissione» che sono e devono, per contro, restare
         «segreti».
      
      151    La segretezza dei lavori della commissione di invalidità si spiega in ragione della natura, del contenuto e delle implicazioni
         di indole medica di tali lavori. È per tali ragioni che i lavori della commissione di invalidità non possono essere comunicati
         né all’APN né al funzionario interessato. Per contro, non c’è ragione di coprire con il segreto medico gli atti di carattere
         amministrativo o procedurale della medesima commissione, che esulano dal contesto delle sue responsabilità mediche, quali
         la ripartizione finale dei voti in seno ad essa o le conclusioni cui perviene in esito ai suoi lavori, e tali atti possono
         essere comunicati all’APN e al funzionario interessato. 
      
      152    In tal senso, atteso che il fatto che il parere della commissione di invalidità sia stato adottato all’unanimità non costituisce
         una circostanza di natura medica o tale da avere conseguenze mediche, la conoscenza di tale fatto da parte dell’APN non costituisce
         una violazione dell’articolo 9, comma 3, dell’allegato II dello Statuto.
      
      153    Quanto all’argomento del ricorrente relativo al fatto che «il firmatario della nota datata 10 [giugno] 2005 era a perfetta
         conoscenza delle vicissitudini subite [dallo stesso] in relazione alla procedura», esso difetta di precisione e deve essere
         respinto in quanto irricevibile ai sensi dell’articolo 35 del regolamento di procedura.
      
      154    Occorre pertanto respingere l’ottava censura. 
      
       Sulla nona censura
      155    Secondo la nona censura, l’APN non avrebbe comunicato al ricorrente il nome di battesimo del medico che essa aveva designato
         per rappresentarla in seno alla commissione di invalidità, ma solo il suo cognome. 
      
      156    Occorre rilevare che tale censura è stata sollevata la prima volta all’udienza del 22 maggio 2012. La presente censura, atteso
         che non si fonda su elementi di diritto o di fatto nuovi e non costituisce, né implicitamente né indirettamente, l’ampliamento
         di un motivo precedentemente dedotto, deve essere respinta in quanto irricevibile ai sensi dell’articolo 43 del regolamento
         di procedura (sentenza del 14 settembre 2011, Marcuccio/Commissione, cit., punto 88).
      
      157    Alla luce di quanto supra, occorre respingere il terzo motivo nella sua interezza. 
      
       Sul motivo attinente alla violazione del principio di sollecitudine e del principio di buona amministrazione
      158    Secondo il ricorrente, i fatti esposti evidenziano che la Commissione ha violato i principi di sollecitudine e di buona amministrazione.
         In particolare, egli contesta alla Commissione di aver omesso di informarlo in ordine alle dimissioni del medico dal medesimo
         designato per rappresentarlo in seno alla commissione di invalidità, vale a dire il dott. U., e sostiene che la costituzione
         della commissione di invalidità fosse illegittima. 
      
      159    Alla luce delle circostanze della specie e a fini di economia processuale, occorre procedere all’esame di tale motivo nel
         merito. Infatti, anche ammessa la sua ricevibilità, detto motivo si fonda sulle stesse censure precedentemente respinte e
         deve quindi essere, in ogni caso, respinto in quanto infondato. 
      
       Sul motivo attinente allo sviamento di potere e alla violazione del principio del «neminem laedere» da parte dell’amministrazione.
      160    Il ricorrente sostiene che diversi aspetti della procedura seguita evidenzierebbero uno sviamento di potere e una violazione
         del principio del «neminem laedere».
      
      161    Orbene, le affermazioni del ricorrente non risultano minimamente comprovate, atteso che dalle sue memorie non emerge alcun
         elemento relativo a uno sviamento di potere o a una violazione del principio del «neminem laedere». Tale motivo deve pertanto
         essere respinto in quanto irricevibile alla luce delle prescrizioni di cui all’articolo 35 del regolamento di procedura.
      
      162    Dall’insieme di tutte le suesposte considerazioni risulta che tutti i motivi dedotti a sostegno della domanda di annullamento
         della decisione del 30 maggio 2005 devono essere respinti e, conseguentemente, detta domanda deve essere respinta. 
      
      2.     Sulla domanda di risarcimento del danno
       Argomenti delle parti
      163    Secondo il ricorrente, considerato che il Tribunale dell’Unione europea ha annullato il punto 2 del dispositivo della prima
         sentenza, recante condanna della Commissione a versargli la somma di EUR 3 000, spetterebbe al Tribunale pronunciarsi nuovamente
         in ordine alla domanda relativa al risarcimento del danno morale. 
      
      164    A parere della Commissione, nella sentenza di rinvio il Tribunale dell’Unione europea ha statuito che l’eventuale annullamento
         era sufficiente a risarcire il danno morale derivante dalla decisione del 30 maggio 2005.
      
       Giudizio del Tribunale
      165    Ai sensi dell’articolo 13, paragrafo 2, dell’allegato I dello Statuto della Corte di giustizia, «[i]n caso di rinvio, il Tribunale
         (…) è vincolato dalla decisione emessa dal Tribunale dell’Unione europea».
      
      166    Nella specie, dal punto 131 della sentenza di rinvio, collocato sotto il titolo «[s]ulle conseguenze dell’annullamento parziale
         della sentenza impugnata», risulta espressamente che il Tribunale dell’Unione europea ha statuito che occorreva «rinviare
         la causa dinanzi al Tribunale (…) affinché si pronunci[asse] sui motivi, ad eccezione del primo, sintetizzati nel punto 57
         della [prima] sentenza» (v. supra, punto 53). Orbene, i motivi distinti dal primo riassunti al punto 57 della prima sentenza
         sono stati dedotti solamente a sostegno della domanda di annullamento della decisione del 30 maggio 2005.
      
      167    Inoltre, quanto al risarcimento del danno morale, la sentenza di rinvio precisa, al punto 76, quanto segue: 
      
      «[I]l Tribunale (...) ha commesso un errore di diritto ove ha considerato, al punto 82 della [prima] sentenza, che la decisione
         30 maggio 2005, nella parte in cui conclude per l’invalidità totale e permanente [del ricorrente] e per la sua incapacità
         di svolgere le mansioni relative alle sue funzioni, comportava una valutazione negativa delle sue capacità, sicché l’annullamento
         di tale decisione non costituiva in se stesso una riparazione adeguata e sufficiente del danno morale causato da tale atto».
      
      168    Emerge da quanto sopra che il Tribunale è tenuto unicamente a pronunciarsi sui motivi dedotti a sostegno della domanda di
         annullamento e non a pronunciarsi nuovamente sulla domanda volta al risarcimento del danno morale, domanda che deve essere
         considerata come già definitivamente respinta dal Tribunale dell’Unione europea.
      
      169    Sulla scorta della suesposta motivazione, tutti i motivi dedotti dal ricorrente vanno pertanto disattesi e il ricorso deve
         essere respinto. 
      
       Sulle spese
      170    Occorre in primo luogo rilevare che, nelle osservazioni scritte presentate nel presente giudizio di rinvio, il ricorrente
         non ha chiesto la condanna della Commissione alle spese. 
      
      171    In ogni caso, nella sentenza di rinvio, il Tribunale dell’Unione europea ha annullato i punti 4 e 5 del dispositivo della
         prima sentenza, che condannavano, rispettivamente, la Commissione a sopportare, oltre alle proprie spese, i due terzi delle
         spese del ricorrente, e il ricorrente a sopportare un terzo delle proprie spese. Il Tribunale dell’Unione europea ha peraltro
         riservato la decisione sulle spese inerenti al procedimento di impugnazione dinanzi ad esso avviato. Spetta quindi al Tribunale,
         con la presente sentenza, statuire su tutte le spese inerenti ai procedimenti dinanzi ad esso avviati nonché al procedimento
         di impugnazione dinanzi al Tribunale dell’Unione europea, conformemente all’articolo 115 del regolamento di procedura.
      
      172    Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del
         titolo II del regolamento medesimo, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Ai sensi del
         paragrafo 2 dello stesso articolo, il Tribunale può decidere, per ragioni di equità, che una parte soccombente sia condannata
         solo parzialmente alle spese, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.
      
      173    Dalla motivazione sopra esposta risulta che il ricorrente è soccombente. Inoltre, la Commissione ha espressamente chiesto,
         nelle sue conclusioni, che il ricorrente venga condannato alle spese. Poiché le circostanze della fattispecie non giustificano
         l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 87, paragrafo 2, del regolamento di procedura, occorre condannare il ricorrente
         a sopportare, oltre alle proprie spese, tutte le spese sostenute dalla Commissione.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA
      (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      Il sig. Marcuccio sopporterà le proprie spese nonché le spese sostenute dalla Commissione europea nelle cause F‑41/06, F‑41/06 RENV
            e T‑20/09 P.
      
               Kreppel
            
            
               Perillo 
            
            
               Barents
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 6 novembre 2012.
      
               Il cancelliere
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               W. Hakenberg
            
             
            
                     H. Kreppel
            
         * Lingua processuale: l’italiano.