CELEX: 62001CJ0164
Language: it
Date: 2004-10-28 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 28  ottobre  2004. # G. van den Berg contro Consiglio dell'Unione europea e Commissione delle Comunità europee. # Ricorso per risarcimento - Responsabilità extracontrattuale - Latte - Prelievo supplementare - Quantitativo di riferimento - Produttori che hanno sottoscritto un impegno di non commercializzazione - Produttori SLOM - Scambio di azienda - Rifiuto di concessione di un quantitativo di riferimento specifico. # Causa C-164/01 P.

Causa C-164/01 P
      G. van den Berg
      contro
      Consiglio dell’Unione europea e Commissione delle Comunità europee
      «Ricorso per risarcimento danni — Responsabilità extracontrattuale — Latte — Prelievo supplementare — Quantitativo di riferimento — Produttori che hanno sottoscritto un impegno di non commercializzazione — Produttori SLOM — Cambio di azienda — Rifiuto di concessione di un quantitativo di riferimento specifico»
      Massime della sentenza
      1.        Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Motivi — Motivo dedotto contro un punto della motivazione della
            sentenza non necessario come fondamento del dispositivo — Motivo inoperante
      2.        Agricoltura — Organizzazione comune dei mercati — Latte e latticini — Prelievo supplementare sul latte — Assegnazione dei
            quantitativi di riferimento esenti dal prelievo — Produttori che hanno sospeso le loro consegne in conformità del regime di
            premi di non commercializzazione o di riconversione e che successivamente hanno trasferito la loro azienda — Prassi amministrativa
            nazionale che consente loro di conservare il loro quantitativo di riferimento in caso di trasferimento dell’azienda — Principio
            di tutela del legittimo affidamento — Violazione — Insussistenza
      [Regolamento (CEE) del Consiglio n. 857/84, come modificato dal regolamento (CEE) n. 764/89]
      3.        Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Motivi — Motivazione di una sentenza viziata da una violazione
            del diritto comunitario — Dispositivo fondato per altri motivi di diritto — Rigetto
      1.        Nell’ambito di un’impugnazione, le censure mosse in merito a una motivazione sovrabbondante di una sentenza del Tribunale
         devono essere respinte in modo puro e semplice, poiché una motivazione siffatta non può comportare l’annullamento della pronuncia.
      
      (v. punto 60)
      2.        Nel contesto dell’assegnazione di quantitativi di riferimento esenti da prelievo supplementare sul latte, ai sensi del regolamento
         n. 857/84, come modificato dal regolamento n. 764/89, un produttore di latte può aspettarsi l’applicazione di una prassi amministrativa
         nazionale che gli consenta di conservare i quantitativi di riferimento specifici dopo il trasferimento dell’azienda iniziale
         solo nel caso in cui il regime comunitario applicabile abbia previsto una tale facoltà per le autorità nazionali competenti
         o se la Comunità stessa abbia preventivamente creato una situazione idonea a generare un legittimo affidamento in tal senso.
         L’esistenza di una prassi amministrativa nazionale non può giustificare, di per sé, il legittimo affidamento di un produttore
         ad un trattamento conforme a tale prassi da parte della Comunità.
      
      (v. punto 69)
      3.        Se dalla motivazione di una sentenza del Tribunale risulta una violazione del diritto comunitario, ma il dispositivo della
         medesima sentenza appare fondato per altri motivi di diritto, il ricorso avverso tale sentenza dev’essere respinto.
      
      (v. punto 95)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)28 ottobre 2004(1)
         
         
               «Ricorso per risarcimento danni  –  Responsabilità extracontrattuale  –  Latte  –  Prelievo supplementare  –  Quantitativo di riferimento  –  Produttori che hanno sottoscritto un impegno di non commercializzazione  –  Produttori SLOM  –  Scambio di azienda  –  Rifiuto di concessione di un quantitativo di riferimento specifico»
               
             Nel procedimento C-164/01 P,avente ad oggetto un ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado ai sensi dell'art. 49 dello Statuto della Corte
            di giustizia, proposto il 13 aprile 2001,
            
            
            G. van den Berg, residente in Dalfsen (Paesi Bassi), rappresentato dal sig. E.H. Pijnacker Hordijk, advocaat,
            
            
            ricorrente,
            
             procedimento in cui le altre parti sono:
            Consiglio dell'Unione europea, rappresentato dalla sig.ra A.-M. Colaert, in qualità di agente,eCommissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig T. van Rijn, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            convenuti in primo grado,
            
            LA CORTE (Seconda Sezione),,
            
             composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dal sig. J.-P. Puissochet e dalla sig.ra N. Colneric (relatore),
            giudici, 
            
             avvocato generale: sig.ra C. Stix-Hacklcancelliere: sig. R. Grass
             vista la fase scritta del procedimento,
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 20 novembre 2003,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          Con il suo ricorso, il sig. Van den Berg chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità
         europee 31 gennaio 2001, causa T‑143/94, Van den Berg/Consiglio e Commissione (Racc. pag. II‑277; in prosieguo: la «sentenza
         impugnata»), con la quale è stato respinto il suo ricorso per responsabilità extracontrattuale della Comunità ai sensi degli
         artt. 178 e 215, secondo comma, del Trattato CE (divenuti artt. 235 CE e 288, secondo comma, CE).
         
         
            
               Contesto normativo
            Regime dei quantitativi di riferimento
         
         2
            
          Il regolamento (CEE) del Consiglio 17 maggio 1977, n. 1078, che istituisce un regime di premi per la non commercializzazione
         del latte e dei prodotti lattiero-caseari e per la riconversione di mandrie bovine a orientamento lattiero (GU L 131, pag. 1),
         prevedeva il versamento di un premio di non commercializzazione o di un premio di riconversione ai produttori che si impegnassero
         a non commercializzare latte e prodotti lattiero-caseari per un periodo di non commercializzazione di cinque anni ovvero a
         non commercializzare latte e prodotti lattiero-caseari e a riconvertire le loro mandrie ad orientamento lattiero in mandrie
         destinate alla produzione di carni per un periodo di riconversione di quattro anni.
         
         
         
         3
            
          I regolamenti (CEE) del Consiglio 31 marzo 1984, n. 856, che modifica il regolamento (CEE) n. 804/68 relativo all’organizzazione
         comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 90, pag. 10), e n. 857, che fissa le norme
         generali per l’applicazione del prelievo di cui all’articolo 5 quater del regolamento (CEE) n. 804/68 nel settore del latte
         e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 90, pag. 13), hanno istituito, dal 1° aprile 1984, un prelievo supplementare percepito
         sui quantitativi di latte consegnati che superavano un quantitativo di riferimento da determinarsi, per ogni acquirente, entro
         il limite di un quantitativo globale garantito a ciascuno Stato membro. Il quantitativo di riferimento esente dal prelievo
         supplementare era pari al quantitativo di latte o di equivalente latte o consegnato da un produttore o acquistato da una latteria,
         secondo la formula scelta dallo Stato, durante l’anno di riferimento, che, per quanto riguarda i Paesi Bassi, è il 1983.
         
         
         
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          I produttori che non hanno consegnato latte nel corso dell’anno di riferimento considerato dallo Stato membro interessato,
         in esecuzione di un impegno assunto ai sensi del regolamento n. 1078/77, restavano esclusi dall’attribuzione di un quantitativo
         di riferimento. Tali produttori vengono comunemente denominati «produttori SLOM».
         
         
         
         5
            
          Con sentenze 28 aprile 1988, causa 120/86, Mulder (Racc. pag. 2321; in prosieguo: la «sentenza Mulder I»), e causa 170/86,
         von Deetzen (Racc. pag. 2355), la Corte ha dichiarato invalido il regolamento n. 857/84, completato dal regolamento (CEE)
         della Commissione 16 maggio 1984, n. 1371, che fissa le modalità di applicazione del prelievo supplementare di cui all’articolo
         5 quater del regolamento (CEE) n. 804/68 (GU L 132, pag. 11), nella parte in cui non contemplava l’attribuzione di un quantitativo
         di riferimento ai produttori che, in esecuzione di un impegno assunto ai sensi del regolamento n. 1078/77, non avessero consegnato
         latte durante l’anno di riferimento considerato dallo Stato membro interessato.
         
         
         
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          A seguito di tali sentenze, il Consiglio ha adottato, il 20 marzo 1989, il regolamento (CEE) n. 764/89, recante modifica del
         regolamento n. 857/84 (GU L 84, pag. 2), entrato in vigore il 29 marzo 1989, al fine di consentire l’attribuzione ai produttori
         SLOM di un quantitativo di riferimento specifico pari al 60% della loro produzione nei dodici mesi precedenti il loro impegno
         di non commercializzazione o di riconversione assunto ai sensi del regolamento n. 1078/77.
         
         
         
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          In applicazione del regolamento n. 764/89, il regolamento (CEE) della Commissione 20 aprile 1989, n 1033, che modifica il
         regolamento (CEE) n. 1546/88, che fissa le modalità di applicazione del prelievo supplementare di cui all’articolo 5 quater
         del regolamento (CEE) n. 804/68 del Consiglio (GU L 110, pag. 27), ha inserito nel detto regolamento un art. 3 bis, il cui
         n. 1, primo comma, è formulato come segue:
         «La domanda [di un quantitativo di riferimento specifico] di cui all’articolo 3 bis, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 857/84
         è presentata dal produttore interessato all’autorità competente designata dallo Stato membro, secondo modalità da quest’ultimo
         stabilite e a condizione che il produttore possa dimostrare di gestire ancora interamente o parzialmente la stessa azienda
         che gestiva al momento dell’accettazione, prevista dall’articolo 5, paragrafo 2 del regolamento (CEE) n. 1391/78 della Commissione,
         della sua domanda di concessione del premio».
         
         Quantitativi di riferimento in caso di trasferimento d’azienda
         
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          Per quanto riguarda l’esito di un quantitativo di riferimento in caso di trasferimento d’azienda, l’art. 7, nn. 1 e 4, del
         regolamento n. 857/84, come modificato dal regolamento (CEE) del Consiglio 26 febbraio 1985, n. 590 (GU L 68, pag. 1), così
         dispone:
         «1.     In caso di vendita, locazione o trasmissione per via ereditaria di un’azienda, il corrispondente quantitativo di riferimento
         è trasferito totalmente o in parte all’acquirente, all’affittuario o all’erede, secondo modalità da stabilire.
          In caso di trasferimento di terre alle autorità pubbliche e/o per motivi di utilità pubblica, fatto salvo il paragrafo 3,
         secondo comma, gli Stati membri possono prevedere che la totalità o una parte del quantitativo di riferimento corrispondente
         all’azienda o alla parte di azienda oggetto del trasferimento sia messa a disposizione del produttore uscente, se intende
         continuare la produzione lattiera.
         (…)
          4.       Nel caso di contratti agrari che stanno per scadere, qualora l’affittuario non abbia il diritto alla riconferma del contratto
         in condizioni analoghe, gli Stati membri possono prevedere che la totalità o una parte del quantitativo di riferimento corrispondente
         all’azienda che è oggetto del contratto sia messa a disposizione dell’affittuario uscente, se intende continuare la produzione
         lattiera».
         
         
         
         9
            
          L’art. 7, primo comma, del regolamento (CEE) della Commissione 3 giugno 1988, n. 1546, che fissa le modalità di applicazione
         del prelievo supplementare di cui all’articolo 5 quater del regolamento (CEE) n. 804/68 (GU L 139, pag. 12), dispone quanto
         segue:
         «Ai fini dell’applicazione dell’articolo 7 del regolamento (CEE) n. 857/84, e fatto salvo il disposto paragrafo 3 dello stesso
         articolo, i quantitativi di riferimento dei produttori e degli acquirenti, nell’ambito delle formule A e B, e dei produttori
         che vendono direttamente al consumo sono trasferiti alle condizioni seguenti: 
         
         1)
            in caso di vendita, locazione o trasmissione per via ereditaria della totalità di un’azienda, il quantitativo di riferimento
               corrispondente viene trasferito al produttore che rileva l’azienda; 
            
         
         
         (…)
         
         
         3)
            le disposizioni di cui ai punti 1 e 2 e al quarto comma si applicano per analogia agli altri casi di trasferimento che producano
               effetti giuridici comparabili per i produttori, secondo le varie normative nazionali; 
            
         
         
         4)
            in caso di applicazione delle disposizioni dell’articolo 7, paragrafo 1, secondo comma e paragrafo 4 del regolamento (CEE)
               n. 857/84, relative rispettivamente al trasferimento di terre alle autorità pubbliche e/o per motivi di utilità pubblica,
               ed al caso di contratti agrari che stanno per scadere, qualora l’affittuario non abbia diritto alla riconferma del contratto
               in condizioni analoghe, la totalità o una parte del quantitativo di riferimento corrispondente all’azienda o alla parte di
               azienda oggetto, a seconda del caso, del trasferimento o della non riconferma del contratto, è messa a disposizione del produttore
               interessato, se intende continuare la produzione lattiera, a condizione che la somma del quantitativo di riferimento messo
               così a sua disposizione e del quantitativo corrispondente all’azienda in cui subentra o sulla quale continua la propria produzione
               non sia superiore al quantitativo di riferimento di cui disponeva prima del trasferimento o della scadenza del contratto».
            
         
         
         Regimi di risarcimento e di prescrizione 
         
         10
            
          Con sentenza interlocutoria 19 maggio 1992, cause riunite C‑104/89 e C‑37/90, Mulder e a./Consiglio e Commissione (Racc. pag. I‑3061;
         in prosieguo: la «sentenza Mulder II»), la Corte ha dichiarato la Comunità europea responsabile del danno subìto da taluni
         produttori di latte che avevano assunto impegni ai sensi del regolamento n. 1078/77 e a cui era stato poi impedito di commercializzare
         latte in ragione dell’applicazione del regolamento n. 857/84. 
         
         
         
         11
            
          A seguito di tale sentenza, il Consiglio e la Commissione hanno pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 5 agosto 1992 la comunicazione 92/C 198/04 (GU C 198, pag. 4; in prosieguo: la «comunicazione 5 agosto 1992»). La detta comunicazione
         enuncia quanto segue:
         «A seguito della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 19 maggio 1992 sulle cause congiunte C‑104/89
         (Mulder) e C‑37/90 (Heinemann), le istituzioni comunitarie stimano necessario comunicare agli interessati quanto segue.
         
         1)
            La Corte di giustizia ha riconosciuto la responsabilità extracontrattuale della Comunità ai sensi dell’articolo 215 del Trattato
               CEE nei confronti di ciascun produttore, quale definito dall’articolo 12, lettera c) del regolamento (CEE) n. 857/84, che
               abbia subito un danno risarcibile ai sensi della sentenza in parola per non aver potuto ricevere in tempo utile una quota
               lattiera a seguito della sua partecipazione al regime previsto dal regolamento (CEE) n. 1078/77, e che soddisfi effettivamente
               i criteri e le condizioni determinati in base alla medesima sentenza.
            
         
         
         2)
            Le istituzioni si impegnano, nei confronti di tutti i produttori di cui al punto 1, a rinunciare, sino alla scadenza dei termini
               di cui al punto 3, a sollevare un’eccezione per prescrizione in virtù dell’articolo 43 dello Statuto della Corte di giustizia,
               a condizione che il diritto all’indennizzo non fosse ancora prescritto alla data di pubblicazione della presente comunicazione
               nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee o alla data in cui il produttore si è già rivolto ad una delle istituzioni.
            
         
         
         3)
            Per dare piena attuazione alla sentenza del 19 maggio 1992, le istituzioni adotteranno le modalità pratiche per l’indennizzo
               degli interessati, anche con riguardo al problema degli interessi.
            
         
         
               Le istituzioni preciseranno a quali autorità ed entro quali termini dovranno venir presentate le domande. Si assicura ai produttori
                     che la facoltà di far riconoscere i loro diritti resta impregiudicata anche se non si rivolgono alle istituzioni comunitarie
                     o alle autorità nazionali prima dell’apertura del termine di cui sopra».
                  
                  
               
         
         
         
         
         
         12
            
          A seguito della comunicazione 5 agosto 1992, il Consiglio ha adottato il regolamento (CEE) 22 luglio 1993, n. 2187, che prevede
         un’offerta di indennizzo a taluni produttori di latte o di prodotti lattiero-caseari cui è stato temporaneamente impedito
         di esercitare la loro attività (GU L 196, pag. 6).
         
         
         
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          L’art. 8 di tale regolamento così dispone:
         «1.     L’indennizzo viene offerto soltanto per il periodo per il quale il relativo diritto non è prescritto.
          2.       Per determinare il periodo per il quale l’indennizzo è offerto:
         
         a)
            si considera che il termine di prescrizione quinquennale, fissato all’articolo 43 dello Statuto della Corte di giustizia,
               è interrotto alla data della domanda presentata a una delle istituzioni della Comunità o, per i ricorsi alla Corte di giustizia,
               alla data dell’iscrizione nel registro di quest’ultima, o al più tardi alla data della comunicazione pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee n. C 198, cioè [il] 5 agosto 1992;
            
         
         
         (…)».
         
         
         
         
         14
            
          L’art. 10, n. 2, del regolamento n. 2187/93 recita:
         «Il produttore deve inoltrare la domanda alla competente autorità. La domanda del produttore deve pervenire all’autorità competente,
         pena il rigetto, entro il 30 settembre 1993.
          Il termine di prescrizione di cui all’articolo 43 dello Statuto della Corte di giustizia ricomincia a decorrere per tutti
         i produttori, dalla data menzionata al primo comma, se la domanda di cui allo stesso comma non è stata inoltrata anteriormente
         a tale data, a meno che la prescrizione sia stata interrotta da un ricorso alla Corte di giustizia a norma dell’articolo 43
         dello Statuto di quest’ultima».
         
         
         
         15
            
          L’art. 43 dello Statuto della Corte di giustizia dispone quanto segue:
         «Le azioni contro la Comunità in materia di responsabilità extracontrattuale si prescrivono in cinque anni a decorrere dal
         momento in cui avviene il fatto che dà loro origine. La prescrizione è interrotta sia dall’istanza presentata alla Corte,
         sia dalla preventiva richiesta che il danneggiato può rivolgere all’istituzione competente della Comunità. In quest’ultimo
         caso l’istanza deve essere proposta nel termine di due mesi previsto dall’articolo 173; sono applicabili, quando ne sia il
         caso, le disposizioni di cui all’articolo 175, comma secondo».
         
         
         
         16
            
          Ai sensi dell’art. 175, primo e secondo comma, del Trattato CE (divenuto art. 232, primo e secondo comma, CE):
         «Qualora, in violazione del presente Trattato, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione si astengano dal pronunciarsi,
         gli Stati membri e le altre istituzioni della Comunità possono adire la Corte di giustizia per far constatare tale violazione.
          Il ricorso è ricevibile soltanto quando l’istituzione in causa sia stata preventivamente richiesta di agire. Se, allo scadere
         di un termine di due mesi da tale richiesta, l’istituzione non ha preso posizione, il ricorso può essere proposto entro un
         nuovo termine di due mesi».
         
         
         
         17
            
          Nei procedimenti oggetto della sentenza Mulder II, la Corte ha statuito in merito all’importo dei risarcimenti richiesti dai
         ricorrenti con sentenza 27 gennaio 2000, cause riunite C‑104/89 e C‑37/90, Mulder e a./Consiglio e Commissione (Racc. pag. I‑203).
         
         
         Regime olandese
         
         18
            
          In applicazione dei regolamenti nn. 764/89 e 1033/89, il Regno dei Paesi Bassi ha emanato, il 16 maggio 1989, la decisione
         cosiddetta «Beschikking Superheffing SLOM-deelnemers» (decreto relativo al prelievo supplementare applicabile ai partecipanti
         ad un sistema di macellazione o di riconversione del bestiame destinato alla produzione di latte; in prosieguo: la «BSD»).
         L’art. 3, n. 1, di quest’ultima prevede che un quantitativo di riferimento provvisorio possa essere assegnato a titolo della
         BSD solo qualora, «al momento della presentazione della domanda, il produttore possieda ancora, a titolo di proprietario,
         di enfiteuta o di locatario, interamente o parzialmente, e sfrutti ancora a tale titolo, per conto proprio e a proprio rischio,
         l’impresa oggetto della convenzione di non commercializzazione (…)».
         
         Fatti all’origine della controversia
         
         19
            
          I fatti all’origine del ricorso proposto dal sig. Van den Berg sono così esposti ai punti 14-21 della sentenza impugnata:
         
         «14
            Il ricorrente è produttore di latte nei Paesi Bassi. Avendo sottoscritto, nell’ambito del regolamento n. 1078/77, un impegno
               di non commercializzazione che è scaduto il 23 febbraio 1985, non ha prodotto latte nell’anno di riferimento prescelto in
               applicazione del regolamento n. 857/84. Conseguentemente, non ha ottenuto un quantitativo di riferimento dopo l’entrata in
               vigore di tale regolamento. 
            
         
         
         15
            Il 1° maggio 1985 il ricorrente ha comperato un’azienda a Dalfsen (Paesi Bassi), che ha gestito congiuntamente alla sua azienda
               iniziale, sita a Wijhe (Paesi Bassi), per un anno. Egli ha venduto l’azienda di Wijhe il 13 maggio 1986. 
            
         
         
         16
            Con lettera del loro avvocato in data 31 marzo 1989, indirizzata al Consiglio [dell’Unione europea] e alla Commissione [delle
               Comunità europee], il ricorrente e altri 351 produttori che, in esecuzione di un impegno ai sensi del regolamento n. 1078/77,
               non avevano consegnato latte nell’anno di riferimento, comunemente chiamati produttori SLOM e indicati in una lista allegata
               a tale lettera, hanno comunicato che consideravano la Comunità responsabile del danno derivante dall’invalidità del regolamento
               n. 857/84 dichiarata dalla Corte nella sentenza Mulder I. Le istituzioni non hanno risposto a tale lettera. 
            
         
         
         17
            In seguito alla sentenza Mulder I e all’adozione del regolamento n. 764/89, il ricorrente ha nuovamente chiesto una quota
               nel giugno 1989. Tale domanda è stata respinta il 30 agosto 1989 in quanto il ricorrente non gestiva più la medesima azienda
               che dirigeva quando aveva assunto l’impegno di non commercializzazione. 
            
         
         
         18
            Il ricorrente ha invano impugnato innanzi ai giudici nazionali tale decisione di rigetto, la quale ha pertanto acquisito la
               forza del giudicato. 
            
         
         
         19
            Con lettera in data 14 luglio 1992, l’avvocato del ricorrente ha fatto valere, per conto di quest’ultimo e dei produttori
               indicati nell’allegato della lettera 31 marzo 1989, l’interruzione della prescrizione alla data di tale lettera. Con lettera
               in data 22 luglio 1992, il direttore generale del servizio giuridico del Consiglio ha risposto che il termine di prescrizione
               aveva ricominciato a [de]correre per i 348 produttori, tra cui il ricorrente, che non avevano presentato un ricorso. Egli
               ha tuttavia accettato che la lettera 14 luglio 1992 potesse costituire, per quanto li riguardava, una nuova richiesta preventiva
               ai sensi dell’art. 43 dello Statuto della Corte. Egli ha inoltre dichiarato che il Consiglio non si sarebbe avvalso della
               prescrizione a decorrere da tale data e sino al 17 settembre 1992 [qualora] le domande di indennizzo degli interessati non
               fossero già prescritte il 14 luglio 1992. Infine, ha precisato: 
            
         
         
               ‘Durante tale termine le istituzioni cercheranno di adottare congiuntamente i criteri pratici di indennizzo, conformemente
                     alla sentenza della Corte. 
                  
                  
               
         
         
         
               Pertanto, non è necessario proporre nel frattempo un ricorso innanzi alla Corte di giustizia al fine di mantenere l’interruzione
                     della prescrizione. 
                  
                  
               
         
         
         
               Se tali criteri [non venissero] fissati entro il 17 settembre prossimo, il Consiglio La informerà su come procedere’.
                  
               
         
         
         
         20
            Con lettera in data 10 settembre 1993, relativa al risarcimento di taluni produttori nell’ambito del regolamento n. 2187/93,
               la Commissione ha comunicato alle autorità olandesi quanto segue:
            
         
         
               ‘Trasmettiamo la lista dei ricorrenti SLOM che, essendosi rivolti alla Commissione, al Consiglio o alla Corte di giustizia,
                     hanno interrotto, a norma della comunicazione generale delle istituzioni comunitarie in data 5 agosto 1992, la prescrizione
                     cui sono soggette le loro domande di indennizzo’.
                  
                  
               
         
         
         
         21
            Il nome del ricorrente figurava in tale lista e, per quanto lo riguardava, si indicava il 31 marzo 1989 come data di interruzione
               della prescrizione ai sensi della comunicazione 5 agosto 1992».
            
         
         
         Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
         
         20
            
          Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 29 aprile 1997, il sig. Van den Berg ha proposto nei confronti
         del Consiglio e della Commissione un ricorso per responsabilità extracontrattuale della Comunità ai sensi degli artt. 178
         e 215, secondo comma, del Trattato.
         
         
         
         21
            
          Con ordinanza 24 giugno 1997, il Tribunale ha sospeso il procedimento sino alla pronuncia della sentenza della Corte che avrebbe
         deciso il ricorso nelle cause C‑104/89, Mulder e a./Consiglio e Commissione, e C‑37/90, Heinemann/Consiglio e Commissione.
         Dopo aver sentito le parti il 30 settembre 1998 in una riunione informale, il procedimento è stato ripreso in forza dell’ordinanza
         del presidente della Quarta Sezione del Tribunale 11 marzo 1999.
         
         
         
         22
            
          Nel ricorso, il sig. Van den Berg ha chiesto la condanna della Comunità a versargli a titolo di risarcimento un importo pari
         a 606 315 fiorini olandesi (NLG), maggiorato degli interessi moratori dell’8% annuo a decorrere dal giorno del deposito del
         ricorso.
         
         
         
         23
            
          Con la sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato il ricorso irricevibile e ha condannato il sig. Van den Berg alle spese.
         
         Sulla responsabilità della Comunità
         
         24
            
          Il Tribunale, al punto 39 della sentenza impugnata, ha ricordato le condizioni a cui è subordinato il sorgere della responsabilità
         della Comunità. Ai punti 39 e 40 di tale sentenza, esso ha dichiarato che tale responsabilità sorge nei confronti dei produttori
         SLOM sulla base della violazione del principio del legittimo affidamento.
         
         
         
         25
            
          Quanto alla domanda di risarcimento relativa al periodo compreso tra il 23 febbraio 1985 e il 13 maggio 1986, data in cui
         il sig. Van den Berg ha venduto la sua azienda SLOM, vale a dire l’azienda per cui quest’ultimo aveva assunto un impegno di
         non commercializzazione ai sensi del regolamento n. 1078/77, il Tribunale ha rilevato, al punto 42 della sentenza impugnata,
         che è pacifico che il ricorrente, in forza del regolamento n. 857/84, non ha potuto consegnare latte e che il relativo danno
         è imputabile alla Comunità.
         
         
         
         26
            
          Ai punti seguenti della sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato entro quali limiti il danno lamentato per il periodo
         successivo al 13 maggio 1986 sia stato conseguenza del primo rifiuto di concessione di una quota opposto al ricorrente nel
         1985.
         
         
         
         27
            
          A tale proposito, ai punti 44-46 della sentenza impugnata, esso ha dichiarato quanto segue:
         
         «44
            Si deve ricordare che il ricorrente ha ceduto la sua azienda SLOM nel 1986 e trasferito la sua attività produttiva in un’altra
               azienda per motivi di efficienza economica. È del tutto evidente che tale decisione del ricorrente, presa volontariamente,
               non ha alcun nesso con il rifiuto di concessione d’una quota oppostogli al momento della scadenza del suo impegno di non commercializzazione
               nel 1985.
            
         
         
         45
            Inoltre, dall’art. 7, n. 1, del regolamento n. 857/84, come modificato dal regolamento [n. 590/85] (…), in combinato disposto
               con l’art. 7 del regolamento n. 1546/88, risulta che, anche nel caso di un produttore di latte che non abbia assunto un impegno
               di non commercializzazione o di riconversione, le possibilità di trasferimento di una quota da un’azienda all’altra erano
               limitate alle ipotesi di trasferimento di terre alle autorità pubbliche e/o per motivi di utilità pubblica (art. 7, n. 1)
               o all’ipotesi di contratti agrari in scadenza non rinnovabili (art. 7, n. 4).
            
         
         
         46
            Conseguentemente, quand’anche fosse vero che nel 1985/1986 i produttori titolari di un quantitativo di riferimento potevano
               trasferirlo secondo la prassi amministrativa olandese, ciò costituirebbe una circostanza estranea al legislatore comunitario
               e sarebbe eventualmente spettato alle autorità olandesi accordare al ricorrente un trattamento non discriminatorio».
            
         
         
         
         
         28
            
          Al punto 47 della sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato che, dopo l’entrata in vigore del regolamento n. 764/89,
         la domanda del sig. Van den Berg diretta ad ottenere l’assegnazione di una quota a norma di tale regolamento è stata respinta
         ai sensi dell’art. 3 bis, n. 1, del regolamento n. 1546/88, come modificato dal regolamento n. 1033/89, che subordinava la
         concessione di un quantitativo di riferimento specifico alla prova che alla data della domanda il produttore gestisse interamente
         o parzialmente l’azienda SLOM.
         
         
         
         29
            
          Al punto 48 della sentenza impugnata, il Tribunale ha valutato la detta misura come segue:
         «Ora, contrariamente a quanto afferma il ricorrente e come già più volte dichiarato dalla Corte (v., in particolare, sentenza
         27 gennaio 1994, causa C‑98/91, Herbrink, Racc. pag. I‑223), tale condizione si limita a sancire in materia di quantitativi
         di riferimento specifici il principio di cui all’art. 7, n. 1, del regolamento n. 857/84, in virtù del quale il quantitativo
         di riferimento si trasferisce con i terreni per i quali è assegnato (punto 13). Pertanto, il ricorrente non può sostenere
         che l’applicazione di tale condizione nei suoi confronti costituisca una violazione del principio del legittimo affidamento
         in quanto egli, al momento della cessione della sua azienda SLOM, non poteva prevedere che sarebbe stata imposta una condizione
         siffatta».
         
         
         
         30
            
          Ai punti 49 e 50 della sentenza impugnata, il Tribunale è giunto alle seguenti conclusioni:
         
         «49
            Poiché la vendita dell’azienda SLOM da parte del ricorrente non è stata conseguenza dell’illecito rifiuto di concessione d’una
               quota oppostogli nel 1985 e dato che tale vendita non rientrava nei casi per i quali il regolamento n. 857/84 prevede la possibilità
               di trasferire quote, i motivi per cui il ricorrente non ha potuto ottenere una quota nell’ambito del regolamento n. 764/89
               e il danno che ne è derivato non possono essere imputati alla Comunità.
            
         
         
         50
            Ne discende che i danni subiti dal ricorrente in seguito alla privazione di un quantitativo di riferimento possono essere
               solo quelli prodottisi fino al 13 maggio 1986».
            
         
         
         Sulla prescrizione
         
         31
            
          Il Tribunale, ai punti 58-60 della sentenza impugnata, ha esaminato le condizioni a cui può essere opposta la prescrizione.
         Esso ha precisato che i presupposti di un’azione di risarcimento contro la Comunità si sono realizzati e il termine di prescrizione
         ha cominciato a decorrere dal 23 febbraio 1985, data di applicazione del regolamento n. 857/84 nei confronti del sig. Van
         den Berg. Esso ha rilevato che, nel caso di specie, il diritto al risarcimento riguarda periodi successivi, coincidenti con
         ogni singolo giorno durante il quale è stata impedita la commercializzazione.
         
         
         
         32
            
          In forza dell’art. 43 dello Statuto della Corte di giustizia, il Tribunale, al punto 61 della sentenza impugnata, ha rilevato
         che il termine di prescrizione è scaduto cinque anni dopo il 13 maggio 1986, data della vendita dell’azienda SLOM, vale a
         dire il 13 maggio 1991, a meno che non sia stato interrotto prima di tale data.
         
         
         
         33
            
          Riguardo ad una possibile interruzione del termine di prescrizione, il Tribunale ha dichiarato, al punto 63 della sentenza
         impugnata, che il ricorrente non può avvalersi, ai fini dell’interruzione della prescrizione prevista dal detto art. 43, della
         lettera 31 marzo 1989 inviata alle istituzioni, in quanto ad essa non è seguita la presentazione di un ricorso dinanzi al
         Tribunale.
         
         
         
         34
            
          Per quanto riguarda l’argomento del sig. Van den Berg secondo cui dall’applicazione nei suoi confronti della comunicazione
         5 agosto 1992 risulta che il Consiglio e la Commissione si sono impegnati a non opporre la prescrizione a decorrere dal 31
         marzo 1989, data in cui egli si era rivolto alle istituzioni, esso è stato respinto come segue ai punti 65-67 della sentenza
         impugnata:
         
         «65
            A tal riguardo occorre ricordare che la rinuncia ad opporre la prescrizione, contenuta nella comunicazione 5 agosto 1992,
               era un atto unilaterale che mirava, al fine di limitare il numero di ricorsi giudiziali, a incoraggiare i produttori ad attendere
               l’attuazione del sistema di indennizzo forfettario previsto dal regolamento n. 2187/93 ([…] sentenza [25 novembre 1998, causa
               T‑222/97,] Steffens/Consiglio e Commissione, [Racc. pag. II‑4175,] punto 38).
            
         
         
         66
            Tale comunicazione riguardava specificamente i produttori i cui diritti a risarcimento non fossero già prescritti alla data
               della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale o alla data in cui essi si erano rivolti a una delle istituzioni (…). Con
               l’indicazione di questa seconda data, i convenuti si riferivano ai produttori che si erano rivolti alle istituzioni, rivendicando
               un diritto a risarcimento sulla base della sentenza Mulder II, prima della pubblicazione della comunicazione e ai quali i
               convenuti stessi avevano chiesto di non presentare ricorsi per risarcimento in attesa del regolamento di indennizzo forfettario.
               Tale indicazione era infatti diretta a salvaguardare i diritti a risarcimento dei produttori interessati.
            
         
         
         67
            Ora, si deve rilevare che alla lettera 31 marzo 1989 non è mai seguita una risposta dei convenuti e che, di conseguenza, questi
               ultimi non hanno preso, a tale data, nessun impegno nei confronti del ricorrente. Ne consegue che il ricorrente non può invocare
               la comunicazione 5 agosto 1992».
            
         
         
         
         
         35
            
          Ai punti 68-70 della sentenza impugnata, il Tribunale ha respinto l’argomento del sig. Van den Berg relativo alla presenza
         del suo nome nella lista inviata alle autorità olandesi con lettera della Commissione 10 settembre 1993, ossia dopo l’entrata
         in vigore del regolamento n. 2187/93, lettera nella quale erano elencati i produttori che beneficiavano dell’impegno di non
         opporre la prescrizione contenuto nella comunicazione 5 agosto 1992 (in prosieguo: la «lista 10 settembre 1993»).
         
         
         
         36
            
          A tale proposito, al punto 69 della sentenza impugnata, il Tribunale ha rilevato quanto segue:
         «(…) tale lista è stata inviata alle autorità nazionali per indicare loro, nel caso in cui avessero ricevuto domande di indennizzo
         nell’ambito del regime transattivo previsto dal regolamento n. 2187/93, a decorrere da quale data era stata interrotta la
         prescrizione delle domande. Essa non faceva distinzione tra i produttori SLOM che avevano ricevuto un quantitativo di riferimento
         definitivo, e che pertanto potevano beneficiare d’una proposta di transazione nell’ambito del regolamento n. 2187/93, e quelli
         che, come il ricorrente, non avevano ricevuto una quota e, conseguentemente, non potevano profittare di tale regime transattivo.
         Ne risulta che il nome del ricorrente figurava in tale lista per errore».
         
         
         
         37
            
          Al punto 70 della sentenza impugnata, il Tribunale ha precisato che tale errore non era idoneo a far nascere nel ricorrente
         la convinzione che egli beneficiasse dell’impegno contenuto nella comunicazione 5 agosto 1992 e che la prescrizione della
         sua domanda fosse stata interrotta a decorrere dal 31 marzo 1989. Infatti, secondo il detto giudice, al momento dell’invio
         della lista 10 settembre 1993 il ricorrente era già in grado di sapere che non beneficiava dell’offerta transattiva prevista
         dal regolamento n. 2187/93 e che, pertanto, non era interessato dal detto impegno.
         
         
         
         38
            
          Al punto 71 della sentenza impugnata, il Tribunale ha respinto l’argomento vertente sull’esistenza di una discriminazione
         affermando che la posizione del Consiglio e della Commissione a proposito della prescrizione del ricorso non può costituire
         un trattamento discriminatorio nei confronti del ricorrente rispetto all’atteggiamento tenuto dalla Commissione nei confronti
         dei produttori SLOM che hanno ricevuto offerte di indennizzo, giacché la situazione di quest’ultimo è diversa da quella dei
         beneficiari del regolamento n. 2187/93.
         
         
         
         39
            
          Per quanto riguarda le affermazioni del sig. Van den Berg secondo cui un membro del servizio giuridico della Commissione avrebbe
         confermato per telefono al suo avvocato che la lettera 31 marzo 1989 costituiva atto interruttivo della prescrizione, il Tribunale
         ha rilevato, al punto 72 della sentenza impugnata, che esse non sono corroborate da nessun elemento di prova.
         
         Conclusioni delle parti e motivi di annullamento 
         
         40
            
          Il sig. Van den Berg chiede che la Corte voglia:
         
         
         
          
         –
            annullare la sentenza impugnata;
         
         
         
         
          
         –
            rinviare la causa dinanzi al Tribunale affinché esso si pronunci sul ricorso di primo grado, e
         
         
         
         
          
         –
            condannare il Consiglio e la Commissione alle spese dei due gradi di giudizio.
         
         
         
         
         
         41
            
          Il Consiglio chiede che la Corte voglia:
         
         
         
          
         –
            dichiarare parzialmente irricevibile e, in ogni caso, del tutto infondato il ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo
               grado, e
            
         
         
         
         
          
         –
            condannare il ricorrente alle spese.
         
         
         
         
         
         42
            
          La Commissione chiede che la Corte voglia:
         
         
         
          
         –
            in via principale, dichiarare infondato il ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo grado;
         
         
         
         
          
         –
            in via subordinata, dichiarare irricevibile il ricorso per risarcimento, e
         
         
         
         
          
         –
            condannare il ricorrente alle spese.
         
         
         
         
         
         43
            
          Il sig. Van den Berg solleva tre motivi a sostegno della sua domanda di annullamento della sentenza impugnata.
         
         
         
         44
            
          Con il suo primo motivo, egli fa valere la violazione dell’art. 215, secondo comma, del Trattato, del principio della tutela
         del legittimo affidamento e del principio di motivazione, nonché un’erronea interpretazione del nesso di causalità, nel senso
         che il Tribunale avrebbe valutato in modo non esatto la responsabilità della Comunità affermando che il danno che egli sostiene
         di aver subìto dopo il 13 maggio 1986 non dev'essere imputato a quest’ultima.
         
         
         
         45
            
          Con il suo secondo e terzo motivo, il sig. Van den Berg sostiene che il Tribunale ha violato i principi della parità di trattamento,
         della certezza del diritto, della tutela del legittimo affidamento e di motivazione, in quanto, nel valutare la questione
         della prescrizione, avrebbe ignorato taluni fatti essenziali o li avrebbe esposti in modo manifestamente erroneo. A tal riguardo,
         egli sostiene che il Tribunale ha omesso di constatare che la Commissione aveva rinunciato alla facoltà d’invocare la prescrizione
         contro un certo numero di produttori SLOM, tra i quali egli figurava, e ha erroneamente considerato che la sua domanda era
         del tutto prescritta.
         
         Sul ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo gradoSul primo motivo 
         
         46
            
          Con il suo primo motivo, il sig. Van den Berg contesta la valutazione giuridica effettuata dal Tribunale ai punti 43‑50 della
         sentenza impugnata, in cui viene trattata la questione se la responsabilità della Comunità nei suoi confronti termini alla
         data in cui egli ha trasferito la sua azienda iniziale, e proprio per tale motivo. 
         
         
         
         47
            
          Nell’ambito di tale primo motivo, il sig. Van den Berg fa valere tre censure. Queste sono relative, in primo luogo, ad un
         fraintendimento, da parte del Tribunale, della ripartizione dei compiti e delle competenze tra la Comunità e gli organi degli
         Stati membri incaricati dell’attuazione; in secondo luogo, ad un violazione del principio della tutela del legittimo affidamento
         nonché ad un fraintendimento della sentenza Herbrink, cit., per quanto riguarda l’applicazione della condizione stabilita
         dal regolamento n. 1033/89, secondo cui un produttore SLOM deve ancora disporre, in tutto o in parte, dell’azienda iniziale,
         e, in terzo luogo, ad un'erronea applicazione della condizione relativa al nesso di causalità.
         
         
         
         48
            
          La prima e la terza censura, che occorre trattare congiuntamente, vengono esaminate ai punti 49‑62 della presente sentenza
         e la seconda censura  è trattata ai punti 63‑73. 
         
          Sulla prima e sulla terza censura
         
         – Argomenti del  sig. Van den Berg
         
         
         49
            
          Nell’ambito della prima censura, relativa ad un fraintendimento della ripartizione dei compiti e delle competenze tra la Comunità
         e gli organi degli Stati membri incaricati dell’attuazione, il sig. Van den Berg contesta, in particolare, la valutazione
         del Tribunale, al punto 46 della sentenza impugnata, per quanto riguarda il «regime» che si applicava ai «produttori normali»,
         vale a dire quelli che avevano ricevuto un quantitativo di riferimento. Sarebbe  irrilevante, ai fini della valutazione dei
         suoi diritti, sapere se le regole in questione derivino direttamente dai regolamenti comunitari o se le stesse figurino tra
         le misure nazionali di attuazione dato che queste ultime erano compatibili con il contesto comunitario.
         
         
         
         50
            
          La questione che si pone sarebbe quella se le istituzioni comunitarie, al momento dell’adozione della normativa relativa ai
         quantitativi specifici di riferimento a vantaggio dei produttori SLOM, come quella contenuta nei regolamenti nn. 764/89 e
         1033/89, fossero giuridicamente tenute a trattare i produttori SLOM, per quanto possibile, in modo uguale agli altri produttori
         nazionali. 
         
         
         
         51
            
          Il sig. Van den Berg sostiene di non capire l’affermazione del Tribunale, al punto 46 della sentenza impugnata, secondo cui
         «sarebbe eventualmente spettato alle autorità olandesi accordare al ricorrente un trattamento non discriminatorio». Di per
         sé sarebbe corretto che le autorità olandesi avrebbero dovuto trattarlo in modo non discriminatorio, ma la questione sarebbe
         quella se la normativa comunitaria ne desse la possibilità alle dette autorità. Il ricorrente rileva che non accadeva esattamente
         così. La premessa – erronea in diritto – sottesa alla detta affermazione sarebbe che, nell’attuare i regolamenti nn. 764/89
         e 1033/89, queste ultime avevano la facoltà di accordargli un quantitativo di riferimento ricorrendo al principio di uguaglianza.
         
         
         
         
         52
            
          Quanto alla terza censura, essa consiste nell’asserzione che il Tribunale ha applicato erroneamente il criterio relativo al
         nesso di causalità tra il rifiuto illegale di assegnarli un quantitativo di riferimento e l’asserito danno. Il sig. Van den
         Berg fa valere che, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale, il rifiuto di accordargli un quantitativo specifico di
         riferimento nel 1989 non potrebbe essere attribuito al fatto che egli aveva trasferito la sua azienda, in quanto tale rifiuto
         va attribuito alla normativa comunitaria applicabile da cui discende il suo trattamento diverso, a tal riguardo, rispetto
         ad un «produttore normale». Il principio sarebbe che un trasferimento dell’azienda, come quello da egli effettuato, non avrebbe
         avuto conseguenze negative per un tale produttore.
         
         
         
         53
            
          Il sig. Van den Berg fa in particolare riferimento ad un’asserita prassi amministrativa olandese che consente ai produttori
         di latte che avevano ricevuto un quantitativo di riferimento in applicazione del regolamento n. 857/84 di trasferire l’azienda
         da un luogo all’altro senza perdere tali quantitativi di riferimento, a condizione che i due siti aziendali facciano parte
         di un’unica azienda lattiera per almeno un anno. Egli sostiene che tale prassi era conforme al diritto comunitario. A suo
         avviso, a causa di tale conformità, il danno che egli ha asserito di aver subìto dopo la vendita della sua azienda iniziale,
         sino all’entrata in vigore del regolamento n. 764/89, è a carico delle istituzioni comunitarie.
         
         
         
         54
            
          Il rifiuto di accordargli, in applicazione di tale regolamento, un quantitativo specifico di riferimento nel 1989 non potrebbe
         essere attribuito al fatto che egli aveva trasferito la sua azienda. Tale rifiuto andrebbe attribuito alla normativa comunitaria
         applicabile da cui discende il suo trattamento diverso, nella sua qualità di produttore SLOM, rispetto ad un «produttore normale».
         
         
         
         
         55
            
          Il sig. Van den Berg fa valere che egli non comprende l’idea di causalità adottata dal Tribunale. Quest’ultimo applicherebbe
         erroneamente il criterio della causalità al nesso tra la normativa iniziale relativa al regime di prelievo supplementare e
         il trasferimento dell’azienda avvenuto nel 1986. Sarebbe evidente che questo nesso non sussiste. A suo avviso, il nesso di
         causalità rilevante sarebbe quello che si configura tra l’atto illecito del legislatore comunitario e la perdita di reddito
         da egli subita.
         
         
         – Giudizio della Corte
         
         
         56
            
          Il Tribunale ha correttamente osservato, al punto 43 della sentenza impugnata, che occorre esaminare in quale misura il danno
         lamentato posteriore al 13 maggio 1986 sia stato conseguenza del primo rifiuto di concessione di una quota opposto al ricorrente
         nel 1985. Posto che il Tribunale ha constatato che la vendita di un’azienda SLOM non è stata una conseguenza di tale rifiuto,
         tale accertamento dev'essere inteso nel senso che la detta vendita non può essere considerata un anello della catena di avvenimenti
         causati da tale rifiuto stesso. 
         
         
         
         57
            
          Come è stato rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 55 e 56 delle sue conclusioni, un comportamento delle istituzioni
         comunitarie causa un danno solo quando è possibile stabilire un nesso di causalità diretto tra tale comportamento e il danno
         subìto. Il nesso causale richiesto non sussiste se il danno si sarebbe parimenti verificato anche in mancanza del comportamento
         controverso delle istituzioni comunitarie.
         
         
         
         58
            
          Orbene, se il sig. Van den Berg avesse ottenuto un quantitativo di riferimento in applicazione del regolamento n. 857/84,
         egli non avrebbe potuto, in caso di vendita dell’azienda, trasferire il quantitativo di riferimento  ad una nuova azienda
         per le ragioni esposte al punto 45 della sentenza impugnata. Di conseguenza, il danno eventualmente sorto dopo la vendita
         dell’azienda iniziale non è originato dal rifiuto illecito del quantitativo di riferimento in esito all’impegno di non commercializzazione.
         
         
         
         59
            
          L’argomento relativo all’asserita prassi amministrativa olandese non può essere accettato. Infatti tale prassi non trova alcun
         fondamento nella normativa comunitaria relativa al prelievo supplementare applicabile all’epoca della vendita dell’azienda
         del sig. Van den Berg. 
         
         
         
         60
            
          Quanto all’affermazione del Tribunale secondo cui spettava alle autorità olandesi accordare un trattamento non discriminatorio
         al ricorrente, emerge chiaramente dal punto 46 della sentenza impugnata che essa è sovrabbondante. Ora, le censure mosse in
         merito a una motivazione sovrabbondante di una sentenza del Tribunale devono essere respinte in modo puro e semplice, poiché
         una motivazione siffatta non può comportare l’annullamento della pronuncia (v. sentenza 24 ottobre 2002, causa C‑82/01 P,
         Aéroports de Paris/Commissione, Racc. pag. I‑9297, punto 41). 
         
         
         
         61
            
          Per la parte in cui il sig. Van den Berg fa valere che il rifiuto di accordargli, nel 1989, in applicazione del regolamento
         n. 764/89, un quantitativo di riferimento specifico non può essere attribuito al fatto che egli aveva trasferito la sua azienda,
         il suo argomento si basa inoltre sulla premessa secondo cui i produttori che hanno ricevuto un quantitativo di riferimento
         hanno potuto conservarlo, secondo l’asserita prassi olandese, anche in caso di vendita della loro azienda iniziale. Orbene,
         come emerge già dal punto 59 della presente sentenza, una tale prassi non ha alcun fondamento nella normativa comunitaria.
         
         
         
         
         62
            
          Dalle considerazioni che precedono deriva che la prima e la terza censura sollevate dal sig. Van den Berg a sostegno del primo
         motivo della sua impugnazione devono essere respinte. 
         
          Sulla seconda censura
         
         – Argomenti del sig. Van den Berg
         
         
         63
            
          Nell’ambito della seconda censura fatta valere dal sig. Van den Berg, quest’ultimo contesta al Tribunale di aver violato,
         al punto 48 della sentenza impugnata, il principio della tutela del legittimo affidamento. A suo avviso, il Tribunale sembra
         aver considerato che il ricorrente non può avvalersi di tale principio perché l’affidamento fatto valere non meritava una
         tale tutela. 
         
         
         
         64
            
          Il sig. Van den Berg fa valere l’affidamento sul fatto di non essere trattato in maniera diversa da un produttore che ha ottenuto
         un quantitativo di riferimento, in altre parole, di non essere soggetto a specifiche restrizioni per il solo fatto di essere
         un produttore SLOM. Proprio tale affidamento sarebbe stato dichiarato legittimo dalla Corte nella sentenza Herbrink, cit..
         Al riguardo il sig. Van den Berg si basa in particolare sul punto 15 di quest’ultima sentenza.
         
         
         
         65
            
          Egli sostiene che, alla data in cui ha trasferito la sua azienda, egli poteva inoltre legittimamente aspettarsi di non essere
         trattato in seguito, nel 1989, con effetto retroattivo, in modo diverso da un produttore «normale».  
         
         
         – Giudizio della Corte
         
         
         66
            
          Dal punto 24 della sentenza Mulder I emerge che il sig. Van den Berg poteva fare legittimo affidamento sulla circostanza di
         non essere assoggettato a restrizioni che incidono su di lui in modo specifico proprio in ragione del fatto che egli aveva
         fatto uso delle possibilità offerte dalla normativa comunitaria, vale a dire il regime dei premi per la non commercializzazione
         di latte e di prodotti lattieri introdotto dal regolamento n. 1078/77. 
         
         
         
         67
            
          Orbene, dato che i produttori che hanno effettivamente ricevuto un quantitativo di riferimento in applicazione del regolamento
         n. 857/84, dopo la vendita della loro azienda iniziale, erano soggetti alle stesse conseguenze di quelle censurate dal sig. Van
         den Berg, quest’ultimo, nella sua qualità di produttore SLOM, non è specificamente soggetto a restrizioni nel contesto in
         questione. 
         
         
         
         68
            
          La sentenza Herbrink, cit., non modifica tale valutazione. A tal proposito va ricordato che, al punto 15 di tale sentenza,
         la Corte, in applicazione del principio della tutela del legittimo affidamento, ha riconosciuto il diritto di un affittuario
         uscente di continuare a beneficiare di un quantitativo di riferimento specifico in quanto uno Stato membro ha fatto uso di
         un potere previsto in tal senso dalla normativa comunitaria per un affittuario nella stessa situazione che deteneva un quantitativo
         di riferimento concesso ai sensi dell’art. 2 del regolamento n. 857/84. 
         
         
         
         69
            
          Orbene, l’asserita prassi amministrativa olandese non può giustificare il legittimo affidamento di un produttore ad un trattamento
         conforme a tale prassi da parte della Comunità. Il sig. Van den Berg avrebbe potuto aspettarsi il trattamento reclamato che
         gli avrebbe consentito di conservare i quantitativi di riferimento specifici dopo il trasferimento dell’azienda iniziale solo
         nel caso in cui, allo stesso modo della normativa in questione nella causa che ha dato luogo alla sentenza Herbrink, cit.,
         il regime comunitario applicabile avesse previsto una tale facoltà per le autorità nazionali competenti o se la Comunità stessa
         avesse preventivamente creato una situazione idonea a generare un legittimo affidamento in tal senso (v. sentenze 15 aprile
         1997, causa C‑22/94, Irish Farmers Association e a., Racc. pag. I‑1809, punto 19, e 18 maggio 2000, causa C‑107/97, Rombi
         e Arkopharma, Racc. pag. I‑3367, punto 67). Tuttavia ciò non avviene nella fattispecie. 
         
         
         
         70
            
          Il sig. Van den Berg non ha neppure subìto una violazione del suo legittimo affidamento nel 1989.
         
         
         
         71
            
          Infatti, la condizione prevista all’art. 3 bis, n. 1, del regolamento n. 1546/88, come modificato dal regolamento n. 1033/89,
         secondo cui il produttore interessato deve gestire ancora, del tutto o in parte, la stessa azienda che gestiva al momento
         dell’accettazione della sua domanda di premio, è in linea con le regole correttamente enunciate dal Tribunale ai punti 45
         e 48 della sentenza impugnata, valide per qualsiasi produttore di latte. Secondo tali regole il quantitativo di riferimento,
         in linea di principio, è trasferito con le terre che hanno dato luogo alla sua attribuzione (v., in particolare, sentenza
         Herbrink, cit., punto 13) e le possibilità di trasferimento di una quota da un’azienda all’altra sono previste solo in via
         eccezionale. 
         
         
         
         72
            
          Ne consegue che la detta condizione non può essere considerata come introdotta con effetto retroattivo, ma che il produttore
         SLOM, per essere trattato in modo identico ai produttori che hanno ricevuto un quantitativo di riferimento, doveva aspettarsi
         una condizione come quella summenzionata. 
         
         
         
         73
            
          Pertanto, la seconda censura non può essere accolta.
         
         
         
         74
            
          Dalle considerazioni che precedono deriva che il primo motivo fatto valere dal sig. Van den Berg a sostegno del suo ricorso
         contro la sentenza del Tribunale di primo grado dev'essere dichiarato infondato. 
         
         Sul secondo e sul terzo motivo  Argomenti del sig. Van den Berg
         
         
         75
            
          Il sig. Van den Berg precisa che il suo secondo motivo riguarda esclusivamente la prescrizione dell’azione in quanto essa
         si riferisce al periodo sino al 5 agosto 1992. Egli sostiene  che la Commissione ha rinunciato, nei confronti di un determinato
         gruppo di produttori SLOM di cui egli fa parte, al diritto di invocare la prescrizione  o, perlomeno, che essa era decaduta,
         per fatto proprio, dal diritto di invocare la prescrizione nei suoi confronti. Egli basa inoltre la sua argomentazione su
         un atto interruttivo della prescrizione, vale a dire la lettera 31 marzo 1989 con la quale egli stesso e altri 351 produttori
         SLOM olandesi e irlandesi hanno osservato di ritenere la Commissione responsabile del danno ad essi derivante dall’invalidità
         del regolamento n. 857/84, come constatata dalla Corte nella sentenza Mulder I.
         
         
         
         76
            
          Alla luce, in particolare, di tale lettera, il Consiglio e la Commissione, in seguito alla sentenza Mulder II, avrebbero pubblicato
         la comunicazione 5 agosto 1992. Al momento della concertazione che vi è stata a tale epoca per quanto riguarda gli effetti
         di tale ultima sentenza tra, da una parte, il ricorrente e gli altri 351 produttori SLOM menzionati e, dall’altra, il Consiglio
         e la Commissione, sarebbe stato chiaramente precisato a nome di tali produttori SLOM che le istituzioni non potevano far valere
         la prescrizione perché la causa che ha dato luogo alla sentenza Mulder II era concepita come  un procedimento pilota per tutte
         le categorie dei detti produttori. La detta comunicazione sarebbe deliberatamente formulata in termini più ampi rispetto alla
         lettera dell’art. 43 dello Statuto della Corte di giustizia e, con l’espressione «a condizione che il diritto all’indennizzo
         non fosse ancora prescritto alla data (…) in cui il produttore si è già rivolto ad una delle istituzioni», comprenderebbe
         la lettera 31 marzo 1989.
         
         
         
         77
            
          Il sig. Van den Berg ritiene che il fatto che la comunicazione 5 agosto 1992 non effettui una distinzione in funzione della
         data in cui i produttori in questione si sono rivolti per la prima volta a una delle istituzioni comunitarie in questione
         sia di importanza decisiva. Tale comunicazione non distinguerebbe a seconda se tale contatto sia avvenuto per la prima volta
         nel 1989, nel 1990, nel 1991 o nel 1992. Egli ne deduce che, secondo i termini della detta comunicazione, è perfettamente
         chiaro che la Comunità stessa si è privata del diritto di far valere la prescrizione per i periodi precedenti alla data del
         5 agosto 1992, nei confronti di tutti i produttori di latte che si sono rivolti ad una delle dette istituzioni prima di tale
         data, indipendentemente dall’epoca in cui è stata presentata la domanda di indennizzo.
         
         
         
         78
            
          Secondo il sig. Van den Berg, conformemente all’interpretazione letterale della comunicazione 5 agosto 1992, la prescrizione
         non è stata opposta ad alcuno dei produttori SLOM figuranti nella lista 10 settembre 1993 ai quali è stata fatta una proposta
         transattiva nell’ambito del regolamento n. 2187/93.
         
         
         
         79
            
          Il sig. Van den Berg sostiene che tutto sommato è pacifico che nei negoziati transattivi condotti, dopo il 1993, con i produttori
         SLOM che non rientravano nei termini del regolamento n. 2187/93, ma nei confronti dei quali la responsabilità della Comunità
         è stata tuttavia riconosciuta, la Commissione non ha invocato la prescrizione  nemmeno quando il produttore SLOM in questione
         figurava nella lista dei produttori che hanno messo in discussione questa responsabilità nella lettera 31 marzo 1989. Il Tribunale,
         non avendo menzionato tale circostanza nella sentenza impugnata, avrebbe commesso un errore. Esso avrebbe inoltre omesso di
         menzionare che la Commissione, nella sua controreplica depositata nella causa che ha dato luogo all’ordinanza 29 novembre
         1996, causa T‑179/96 R, Antonissen/Consiglio e Commissione (Racc. pag. II‑1641), ha ritirato il motivo basato sulla prescrizione
         in seguito al richiamo ai termini della lettera 31 marzo 1989 da parte del rappresentante del produttore in questione.
         
         
         
         80
            
          Infine, il sig. Van den Berg si oppone alla considerazione di cui al punto 72 della sentenza impugnata, relativa ai contatti
         che vi sono stati tra il rappresentante dei produttori SLOM olandesi e un membro del servizio giuridico della Commissione.
         A suo avviso, il Tribunale ha erroneamente affermato che spettava a lui l’onere della prova per quanto riguarda le dichiarazioni
         di un funzionario di quest’ultima. Le dichiarazioni in questione, che sono state riassunte dalla Commissione in risposta ad
         un quesito scritto del Tribunale, dovrebbero perlomeno essere considerate come un riconoscimento dissimulato.
         
         
         
         81
            
          Quanto al terzo motivo, il sig. Van den Berg rileva che questo si riferisce anche alla valutazione del Tribunale secondo la
         quale egli non può invocare la comunicazione 5 agosto 1992 per quanto riguarda l’interruzione della prescrizione per i periodi
         successivi a tale data. 
         
         
         
         82
            
          A proposito dei punti 62 e 63 della sentenza impugnata, egli fa valere che, per interrompere la prescrizione, egli non ha
         invocato l’art. 43 dello Statuto della Corte di giustizia, ma la comunicazione 5 agosto 1992. Egli avrebbe sostenuto che,
         tenuto conto dei termini della stessa, la Comunità aveva rinunciato al diritto di invocare la prescrizione nei suoi confronti
         dato che, per quanto lo riguarda, «il diritto all’indennizzo non [era] ancora prescritto alla data (…) in cui il produttore
         si è già rivolto ad una delle istituzioni», poiché egli si era rivolto alle istituzioni già il 31 marzo 1989.
         
         
         
         83
            
          Il sig. Van den Berg contesta al Tribunale anche di non aver fatto riferimento, rispettivamente ai punti 66 e 67 della sentenza
         impugnata, alla discrepanza tra, da una parte, la formulazione della comunicazione 5 agosto 1992 e quella del detto art. 43
         e, dall’altra, l’interpretazione nonché l’applicazione di questa comunicazione effettuate in pratica dalla Commissione nei
         suoi rapporti con i produttori SLOM elencati nella lettera 31 marzo 1989. Il Tribunale effettuerebbe una distinzione tra 
         i «produttori che si erano rivolti alle istituzioni, rivendicando un diritto a risarcimento sulla base della sentenza Mulder
         II, prima della pubblicazione della comunicazione e ai quali i convenuti stessi avevano chiesto di non presentare ricorsi
         per risarcimento in attesa del regolamento di indennizzo forfettario» e i produttori a cui le istituzioni non avevano fatto
         una richiesta di tale tipo. La lettera di tale comunicazione non consentirebbe tuttavia assolutamente di effettuare una simile
         distinzione. 
         
         
         
         84
            
          Il Tribunale avrebbe sostituito le proprie concezioni sia ai termini della comunicazione 5 agosto 1992 sia all’applicazione
         che ne è stata data di fatto nel contesto della lettera 31 marzo 1989. Statuendo in tal modo, egli avrebbe violato gravemente,
         nei confronti del sig. Van den Berg, i principi della parità, della certezza del diritto, della tutela del legittimo affidamento
         e di motivazione. Il Tribunale non darebbe la minima indicazione plausibile idonea a esplicitare la ragione per cui il ricorrente
         potrebbe o dovrebbe essere oggetto di un trattamento discriminatorio rispetto a tutti gli altri produttori SLOM che, secondo
         quanto chiaramente ammesso dalla Commissione, invocano congiuntamente la lettera 31 marzo 1989 e la comunicazione 5 agosto
         1992 per interrompere la prescrizione.
         
         
         
         85
            
          Ai punti 68 e 69 della sentenza impugnata, il Tribunale avrebbe travisato l’importanza della lista 10 settembre 1993 che la
         Commissione aveva inviato alle autorità olandesi. Essa costituirebbe una conferma supplementare del fatto che la Commissione
         aveva rinunciato, con la comunicazione 5 agosto 1992, al diritto di invocare la prescrizione  nei confronti di tutti coloro
         a nome dei quali la lettera  31 marzo 1989 era stata inviata alle istituzioni. Il sig. Van den Berg ammette che egli stesso
         non era a conoscenza di tale elenco, ma fa valere che i produttori SLOM erano informati del fatto che la Commissione aveva
         espressamente ammesso, nella sua corrispondenza con le autorità olandesi, l’interruzione della prescrizione in base alla lettera
         31 marzo 1989.
         
         
         
         86
            
          Alla luce di tale constatazione il sig. Van den Berg contesta anche il punto 70 della sentenza impugnata. Tale punto esprimerebbe
         in particolare l’idea secondo cui ai produttori SLOM che non rientravano nell’ambito di applicazione del regolamento n. 2187/93
         − indipendentemente anche dal contesto della lettera  31 marzo 1989 − non potevano assolutamente derivare diritti, con effetto
         retroattivo, dalla comunicazione 5 agosto 1992 poiché si ritiene che quest’ultima sia rivolta ai soli produttori i cui diritti
         all’indennizzo siano stati espressamente riconosciuti nel 1993 dal medesimo regolamento. Egli considera che quest’ultima interpretazione
         della detta comunicazione è assurda. Infatti, a suo avviso, è difficile comprendere come una promessa fatta unilateralmente
         (nel 1992) possa essere annullata o limitata da una dichiarazione resa successivamente (nel 1993).
         
         
         
         87
            
          Il sig. Van den Berg sostiene che, secondo il Tribunale stesso, che ha riconosciuto la responsabilità della Comunità nei suoi
         confronti, egli rientra nei termini della comunicazione 5 agosto 1992.
         
         
         
         88
            
          Avendo erroneamente dichiarato che la sua azione era già completamente prescritta il 30 settembre 1993, il Tribunale non avrebbe
         potuto affrontare la questione se e, eventualmente, in che misura una prescrizione parziale fosse intervenuta nel periodo
         compreso tra il 30 settembre 1993 e la data di proposizione del suo ricorso per il risarcimento, vale a dire il 29 aprile
         1997. Tale questione, in fin dei conti, dovrebbe essere esaminata dal Tribunale dopo il rinvio da parte della Corte della
         presente causa a quest’ultimo.
         
         
         
         89
            
          Il sig. Van den Berg sostiene che, anche se si dovesse ammettere che la sua azione è parzialmente prescritta, essa non lo
         sarebbe del tutto. Nel peggiore dei casi, essa sarebbe prescritta per un periodo di 3 anni, 6 mesi e 29 giorni. Dato che il
         suo danno è iniziato il 23 febbraio 1985, egli avrebbe perlomeno diritto al risarcimento del danno subìto dopo il 24 agosto
         1988. Poiché tale danno è attualmente in corso, la Comunità continuerebbe ad essere responsabile nei suoi confronti. 
         
          Giudizio della Corte
         
         
         90
            
          La censura essenziale sollevata nell’ambito del secondo e del terzo motivo è relativa ad un'asserita valutazione erronea della
         comunicazione 5 agosto  1992 da parte del Tribunale. In sostanza, il sig. Van den Berg contesta a quest’ultimo di non aver
         tratto le conclusioni giuridiche corrette da tale comunicazione. 
         
         
         
         91
            
          Una questione di tale tipo costituisce una questione di diritto che, in quanto tale, può essere soggetta al controllo della
         Corte nell’ambito di un ricorso contro una sentenza del Tribunale di primo grado (sentenza 29 aprile 2004, causa C‑470/00
         P, Parlamento/Ripa di Meana e a., Racc. pag. I‑4167, punto 41).
         
         
         
         92
            
          Quanto ai produttori i cui diritti all’indennizzo non erano ancora prescritti alla data in cui si sono rivolti a una delle
         istituzioni, il Tribunale, come emerge dai punti 66 e 67 della sentenza impugnata, ha interpretato la comunicazione 5 agosto
         1992 nel senso che essa si riferisce unicamente a persone a cui tali istituzioni avevano chiesto di non presentare ricorsi
         per risarcimento in attesa del regolamento di indennizzo forfettario.
         
         
         
         93
            
          Orbene, tale criterio non emerge dalla comunicazione 5 agosto 1992. Pur supponendo che il Consiglio e la Commissione si siano
         proposti in tal modo di limitare la cerchia dei produttori rientranti nelle previsioni della detta comunicazione, essi non
         hanno espresso tale intenzione nella medesima. Ciò premesso, il sig. Van den Berg poteva legittimamente aspettarsi di far
         parte dei produttori nei confronti dei quali tali istituzioni avevano rinunciato a far valere la prescrizione conformemente
         alla comunicazione di cui trattasi. 
         
         
         
         94
            
          Ne deriva che il Tribunale ha erroneamente concluso che il sig. Van den Berg non può avvalersi della comunicazione 5 agosto
         1992. Alla luce di tale errore interpretativo, non è più necessario esaminare gli argomenti del ricorrente secondo cui la
         lista 10 settembre 1993 e le dichiarazioni di un membro del servizio giuridico della Commissione confermerebbero la sua interpretazione
         della detta comunicazione.  
         
         
         
         95
            
          Tuttavia, se dalla motivazione di una sentenza del Tribunale risulta una violazione del diritto comunitario, ma il dispositivo
         della medesima sentenza appare fondato per altri motivi di diritto, il ricorso avverso tale sentenza dev'essere respinto (v.
         sentenze 9 giugno 1992, causa C‑30/91 P, Lestelle/Commissione, Racc. pag. I‑3755, punto 28; 13 luglio 2000, causa C‑210/98 P,
         Salzgitter/Commissione, Racc. pag. I‑5843, punto 58, e 10 dicembre 2002, causa C‑312/00 P, Commissione/Camar e Tico, Racc. pag. I‑11355,
         punto 57). 
         
         
         
         96
            
          Al riguardo occorre rilevare che, ai sensi del punto 2 della comunicazione 5 agosto 1992, le istituzioni si sono impegnate
         a rinunciare a sollevare un’eccezione per prescrizione della domanda d’indennizzo «sino alla scadenza dei termini di cui al
         punto 3».
         
         
         
         97
            
          Al menzionato punto 3, le istituzioni fanno riferimento all’adozione delle modalità pratiche per l’indennizzo dei produttori
         interessati. La seconda frase di tale punto enuncia che: «[l]e istituzioni preciseranno a quali autorità ed entro quali termini
         dovranno venir presentate le domande».
         
         
         
         98
            
          Tali modalità sono state attuate dal regolamento n. 2187/93, il cui art. 10, n. 2, primo comma, seconda frase, dispone che
         «[l]a domanda del produttore deve pervenire all’autorità competente, pena il rigetto, entro il 30 settembre 1993».
         
         
         
         99
            
          La rinuncia a opporre la prescrizione, enunciata nella comunicazione 5 agosto 1992, è quindi terminata il 30 settembre 1993.
         Dopo tale data, quest’ultima non costituiva più un ostacolo a che le istituzioni sollevassero un’eccezione per prescrizione
         della domanda d’indennizzo presentata dal sig. Van den Berg. Benché quest’ultimo non figurasse tra i produttori che soddisfacevano
         le condizioni per beneficiare di un’offerta di indennizzo ai termini del detto regolamento, egli non aveva alcun motivo di
         credere che le istituzioni avessero rinunciato, per quanto riguarda il suo diritto all’indennizzo, a far valere la prescrizione
         senza limiti di tempo. Infatti, la volontà di questi ultimi di rinunciare solo limitatatamente ad invocare la prescrizione
         risulta chiaramente dal punto 2 della comunicazione  5 agosto 1992. 
         
         
         
         100
            
          La detta comunicazione non ha l’effetto di far decorrere un nuovo termine per la prescrizione di cinque anni calcolato a partire
         dal 30 settembre 1993. Essa deve piuttosto essere intesa nel senso che, trattandosi dell’ipotesi in cui, come nella fattispecie,
         una domanda ai sensi dell’art. 10, n. 2, primo comma, del regolamento n. 2187/93 non è pervenuta all’autorità competente entro
         il 30 settembre 1993, il Consiglio e la Commissione avevano deciso di non prendere in considerazione, per il computo del termine
         di prescrizione, il periodo tra la data in cui il produttore si è rivolto ad una delle istituzioni per reclamare un diritto
         all’indennizzo non ancora prescritto e il 30 settembre 1993.
         
         
         
         101
            
          Quanto al termine di prescrizione per i danni subiti dal sig. Van den Berg in seguito alla privazione di un quantitativo di
         riferimento dal 23 febbraio 1985 fino al 13 maggio 1986, data della vendita della sua azienda SLOM, occorre ricordare che
         si tratta, come constatato dal Tribunale al punto 60 della sentenza impugnata, di un danno continuato, rinnovatosi quotidianamente.
         Il diritto al risarcimento riguarda quindi periodi successivi, coincidenti con ogni singolo giorno durante il quale veniva
         vietata la messa in commercio. Pertanto, il termine di cinque anni previsto all’art. 43 dello Statuto della Corte di giustizia
         è iniziato a decorrere, per il danno subìto il primo giorno, vale a dire il 23 febbraio 1985, il 24 febbraio seguente, e per
         l’ultimo giorno  in cui si è concretizzato un danno, vale a dire il 13 maggio 1986, il giorno successivo, vale a dire il 14
         maggio 1986. Orbene, è pacifico che il ricorso del sig. Van den Berg è stato proposto al Tribunale solo il 29 aprile 1997.
         Di conseguenza, pur escludendo il periodo compreso tra la data di ricezione della lettera 31 marzo 1989 e il 30 settembre
         1993, il termine di prescrizione di cinque anni era già trascorso alla data di proposizione del detto ricorso. 
         
         
         
         102
            
          Contrariamente a quanto sostenuto dal sig. Van den Berg, la lettera 31 marzo 1989 non ha interrotto la prescrizione in modo
         permanente.  Infatti, dato che tale lettera non è stata seguita dalla proposizione di un ricorso dinanzi al Tribunale entro
         il termine previsto all’art. 43 dello Statuto della Corte di giustizia, la stessa non può essere invocata per giustificare
         un’interruzione della prescrizione. 
         
         
         
         103
            
          Di conseguenza, i diritti all’indennizzo del sig. Van den Berg erano prescritti al momento della proposizione del suo ricorso
         al Tribunale.
         
         
         
         104
            
          Posto che il sig. Van den Berg fa valere una violazione del principio di uguaglianza, tale censura si inserisce nel contesto
         del suo argomento diretto a dimostrare che egli può avvalersi della comunicazione 5 agosto 1992. Egli non sostiene che la
         Commissione si è astenuta dal sollevare un’eccezione di prescrizione nel caso di produttori i cui diritti erano prescritti,
         nonostante gli effetti della comunicazione 5 agosto 1992 loro favorevoli, né che il Tribunale avrebbe commesso un errore di
         diritto a tal riguardo.
         
         
         
         105
            
          Da tutte le considerazioni che precedono risulta che il ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo grado dev'essere
         respinto.
         
         
         Sulle spese
         106
            
          L’art. 122, primo comma, del regolamento di procedura prevede che, quando l’impugnazione è infondata, la Corte statuisce sulle
         spese. A norma dell’art. 69, n. 2, del medesimo regolamento, applicabile al procedimento d’impugnazione ai sensi del suo art. 118,
         la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché il Consiglio e la Commissione ne hanno fatto
         domanda, il sig. Van den Berg, rimasto soccombente, dev'essere condannato alle spese del presente grado di giudizio.
         
         
         
         
         
         
            
            
         
         
          Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
         
            
            
            
               1)
                  Il ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo grado è respinto.
               
            
            
            
            
               2)
                  Il sig. Van den Berg è condannato alle spese.
               
            
             Firme
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'olandese.