CELEX: 51997PC0535
Language: it
Date: 1997-10-24
Title: Proposta di regolamento (CE) del Consiglio che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di tubi senza saldatura, di ferro o di acciai non legati, originari dell'Ungheria, della Polonia, della Russia, della Repubblica ceca, della Romania e della Repubblica slovacca, che abroga il regolamento (CEE) n. 1189/93 e chiude il procedimento nei confronti di tali importazioni originarie della Repubblica di Croazia

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                                   Bruxelles, 24.10.1997
                                                   COM(97) 535 def.
                                      Proposta di
                    REGOLAMENTO (CFÌ DEL CONSIGLIO
 che istituisce dazi antidumping defìnitivi sulle importazioni di alcuni tipi di tubi
   senza saldatura, di ferro o di acciai non legati, originari dell'Ungheria, della
  Polonia, della Russia, della Repubblica ceca, della Romania e della Repubblica
slovacca, che abroga il regolamento (CEE) n. 1189/93 e chiude il procedimento nei
        confronti di tali importazioni originarie della Repubblica di Croazia
                           (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                         RELAZIONE
(1) Il 31 agosto 1996, la Commissione ha aperto due inchieste antidumping parallele
     relative alle importazioni di alcuni tipi di tubi senza saldatura:
          un'inchiesta per il riesame intermedio delle misure in vigore nei confronti
          dell'Ungheria, della Polonia e della Repubblica di Croazia;
          una nuova inchiesta relativa alla Russia, alla Repubblica ceca, alla Romania e alla
          Repubblica slovacca, a seguito di una denuncia presentata dall'industria
          comunitaria interessata.
(2) Il 31 maggio 1997, avendo stabilito l'esistenza di un dumping pregiudizievole, la
      Commissione ha istituito, con il regolamento (CE) n. 981/971, un dazio antidumping
      provvisorio su tutte le importazioni oggetto della nuova inchiesta.
(3) Ai fini delle sue conclusioni definitive, la Commissione ha analizzato
      congiuntamente le informazioni raccolte per le due inchieste. Tale analisi porta alla
      conclusione che sono giustificate misure di difesa, sotto forma di dazi ad valorem,
      nei confronti dell'Ungheria, della Polonia, della Russia, della Repubblica ceca, della
      Romania e della Repubblica slovacca. Le misure nei confronti della Croazia
      dovrebbero invece essere abrogate.
' G U n . L 141 del 31.5.1997, pag. 36.
                                                    1-
 ---pagebreak--- (4) Essendo stati informati dell'intenzione della Commissione di proporre al Consiglio
    l'istituzione di dazi definitivi, i produttori ungheresi, polacchi, cechi, rumeni e
    slovacchi sotto elencati hanno offerto impegni per quanto riguarda i prezzi. In
    sostanza, i produttori hanno offerto di modificare i prezzi di vendita dei loro prodotti
    esportati nella Comunità, in modo da eliminare l'effetto negativo del dumping. Essi
    si sono inoltre offerti di garantire che i prezzi dei loro prodotti seguano una struttura
    dei prezzi in uso nella Comunità per il commercio dei tubi di acciaio senza saldatura
    in questione.
    Detti impegni sono stati offerti in relazione a quantitativi annui esenti dal dazio ad
    valorem. In caso di superamento di tali quantitativi, si applicherebbe il dazio.
(5) Avendo verificato che questo sistema è praticabile e che può essere efficacemente
    controllato, la Commissione ritiene che i suddetti impegni siano accettabili.
(6) Per quanto riguarda la Russia, la Commissione ha inoltre esaminato gli impegni
    offerti da tre delle sei imprese russe che esportano nella Comunità. Poiché la Russia
    è un paese non retto da un'economia di mercato, tuttavia, tali offerte richiedono
    garanzie da parte delle autorità russe per consentire un controllo efficace. Non
    avendo ricevuto adeguate assicurazioni da parte delle autorità russe, la Commissione
    si vede costretta a respingere gli impegni offerti dalle tre imprese interessate.
(7) Alla luce di quanto sopra, e conformemente all'articolo 9 del regolamento (CE) n.
    384/96 del Consiglio, la Commissione propone pertanto che il Consiglio istituisca
    dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di tubi senza saldatura
    originari dell'Ungheria, della Polonia, della Russia, della Repubblica ceca, della
                                               .<£
 ---pagebreak--- Romania e della Repubblica slovacca, fatta eccezione per quelli prodotti e venduti
all'esportazione dalle imprese i cui impegni sono accettati. Per quanto riguarda la
Repubblica di Croazia, si suggerisce di abrogare le misure e di chiudere il
procedimento nei confronti di questo paese. Data la natura delle misure definitive
istituite, infine, i dazi provvisori dovrebbero essere svincolati.
         Paese                       Impresa             Aliquota di
                                                            dazio
 Ungheria                 Csepel Tubes Co. Ltd.             36,5%
                                                            36 5%
                         _Altri                                >
 Polonia                  Huta Batory SA                    7,1%
                                                            30 1%
                          Huta Andrzej SA                        '
                          Huta Czestochowa
                                                            30,1%
                          Huta Jednosc SA                   ^A , 0/
                                                            J U , IVO
                          Altri
 Russia                   Tutte le imprese                  26,8%
 Repubblica ceca          Vitkovice a.s.                    5,1%
                                                             5 1%
                          Nova Hut a.s.                        '
                          VT Chomutov a.s.
                                                            28,6%
                          Altri
 Romania                  SC Artrom SA                        ^8%
                                                             9 8%
                          SC Silcotub SA                      >
                                                             9 8%
                          SC Petrotub SA                       '
                                                             9 8%
                          SC Republica SA Trade Co.         3 g 2o/o
                          Altri
 Repubblica               Zeleziarne Podbrezovâ a.s.         7,5%
                                                             7 5 /o
 slovacca                 Altri                                '°
Tutte le imprese sopra indicate, fatta eccezione per i produttori cechi Vitkovice a.s. e
Nova Hut a.s., hanno offerto impegni accettabili.
                                       ^U
 ---pagebreak--- (8) Quando è stato consultato il comitato consultivo in merito all'accettazione degli
    impegni offerti, sono state sollevate alcune obiezioni. Conformemente all'articolo 8,
    paragrafo 5 del regolamento (CE) n. 384/86, quindi, la Commissione ha inviato una
    relazione al Consiglio sull'esito delle consultazioni proponendo di chiudere
    l'inchiesta accettando gli impegni. Salvo diversa decisione del Consiglio entro un
    mese, si potrà adottare la decisione che accetta gli impegni offerti dagli esportatori
    interessati.
                                             <±
 ---pagebreak---                      REGOLAMENTO (CE) N               DEL CONSIGLIO
                                           del
   che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di tubi
      senza saldatura, di ferro o di acciai non legati, originari dell'Ungheria, della
    Polonia, della Russia, della Repubblica ceca, della Romania e della Repubblica
  slovacca, che abroga il regolamento (CEE) n. 1189/93 e chiude il procedimento nei
           confronti di tali importazioni originarie della Repubblica di Croazia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, modificato dal regolamento (CE) n. 2331/962, in particolare
l'articolo 9, paragrafo 4,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
1
  GU n. L 56 del 6.3.1996, pag. 1.
2
  GUn. L 317 del 6.12.1996, pag. 1.
                                            4.
 ---pagebreak---                                       A. PROCEDURA
(1)   Con il regolamento (CEE) n. 1189/933 il Consiglio ha istituito dazi antidumping
      definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di tubi senza saldatura, di ferro o di acciai
      non legati, originari dell'Ungheria, della Polonia e della Repubblica di Croazia.
      L'aliquota di dazio è stata fissata al 21,7% per l'Ungheria, al 10,8% per la Polonia
      e al 17,4% per la Repubblica di Croazia. La Commissione ha inoltre accettato gli
      impegni4 offerti dagli esportatori ungheresi, polacchi e croati.
(2)   Il 31 agosto 1996, la Commissione ha annunciato, tramite un avviso pubblicato
      sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee5, l'apertura di un riesame
      intermedio del regolamento (CEE) n. 1189/93 in relazione alle importazioni di
      alcuni tipi di tubi senza saldatura originari dell'Ungheria, della Polonia e della
      Repubblica di Croazia ed ha aperto un'inchiesta a norma dell'articolo 11, paragrafo
      3 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio (in appresso denominato
      "regolamento di base")
(3)   La suddetta inchiesta ai fini di un riesame intermedio è stata aperta parallelamente a
      un'inchiesta aperta alla stessa data6 in relazione ad analoghe importazioni originarie
      della Russia, della Repubblica ceca, della Romania e della Repubblica slovacca a
      seguito di una denuncia presentata dal Comitato di difesa dell'industria dei tubi
      senza saldatura dell'Unione europea.
3
  GU n. L 120 del 15.5.1993, pag. 34.
4
  GU n. L 120 del 15.5.1993, pag. 42.
5
  GU n. 1 253 del 31.8.1996, pag. 25.
6
  GU n. C 253 del 31.8.1996, pag. 26.
                                                   2-
 ---pagebreak---  (4)   Con il regolamento (CE) n. 981/977 (in appresso denominato "regolamento
       provvisorio"), la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle
       importazioni nella Comunità del prodotto in esame originarie della Russia, della
       Repubblica ceca, della Romania e della Repubblica slovacca.
 (5)  Successivamente all'istituzione delle misure antidumping provvisorie, alcune parti
      interessate hanno presentato osservazioni per iscritto.
      Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno ottenuto la possibilità di essere sentite
      dalla Commissione.
      La Commissione ha continuato a ricercare e verificare tutte le informazioni ritenute
      necessarie ai fini delle sue risultanze definitive.
(6)   Il 22 maggio 1997, i Consigli di associazione istituiti nell'ambito degli accordi tra
      le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e rispettivamente la
      Repubblica ceca, la Romania e la Repubblica slovacca, dall'altra, sono stati
      informati per lettera che la Commissione intendeva istituire misure provvisorie.
     Le autorità ceche, rumene e slovacche hanno obiettato che la Commissione aveva
     violato l'Accordo europeo (in particolare l'articolo 34, paragrafo 2) non avendo
     tenuto consultazioni prima di aprire il procedimento, subito dopo la sua apertura o
     prima di istituire i dazi provvisori.
7
  GUn. L 141 del 31.5.1997, pag. 36.
 ---pagebreak--- Si ricordi che, quando riceve una denuncia, la Commissione deve indagare sul suo
contenuto. Se ritiene che il denunziante abbia fornito elementi di prova sufficienti a
giustificare un'inchiesta, la Commissione è tenuta, a norma delle disposizioni della
propria legislazione antidumping, ad aprire un procedimento. Per quanto riguarda
gli obblighi contratti dalla Comunità negli Accordi europei, si ritiene che essi siano
stati pienamente rispettati. Gli Accordi prevedono infatti che i Consigli di
associazione siano informati di qualsiasi caso di dumping non appena le autorità
del paese importatore hanno aperto un'inchiesta. Tale requisito è stato rispettato
dalla Commissione.
Gli Accordi europei stabiliscono inoltre che, qualora non si sia trovata una
soluzione soddisfacente entro trenta giorni dalla data in cui la questione è stata
sottoposta al Consiglio di associazione, la parte importatrice può adottare le misure
adeguate. Non essendo state trovate soluzioni entro il termine previsto, la
Commissione poteva adottare le misure del caso, ciò che ha fatto il 31 maggio
1997. La decisione effettiva di istituire dazi provvisori è stata adottata solo il 21
maggio, e cioè subito prima che scadesse il termine previsto. Ciononostante, la
Commissione ha immediatamente informato il Consiglio di associazione,
fornendogli i dati in base ai quali aveva adottato tale decisione. Nel giro di pochi
giorni sono state avviate consultazioni, prima con le autorità dei paesi in questione
e quindi con gli stessi esportatori/produttori, che sono state portate avanti per tutta
la durata dell'inchiesta per trovare una soluzione reciprocamente accettabile. La
 ---pagebreak---     Comunità dunque ha pienamente rispettato i requisiti degli Accordi europei, e in
    particolare dell'articolo 34, paragrafo 2 e paragrafo 3, lettera b).
(7) Nell'inchiesta ai fini del riesame intermedio, la Commissione ha formalmente
    informato i produttori/esportatori ungheresi, polacchi e croati, nonché gli
    importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e il
    denunziante, e ha dato alle parti direttamente interessate la possibilità di presentare
    le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione. Le parti interessate che
    ne hanno fatto richiesta hanno ottenuto la possibilità di essere ascoltate dalla
    Commissione. Esse hanno inoltre presentato per iscritto le loro osservazioni sulle
    risultanze.
(8) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e ha
    ricevuto risposte dai produttori comunitari denunzianti, da cinque imprese della
    Repubblica ceca, da sette imprese rumene, da un'impresa della Repubblica
    slovacca, e da sei imprese russe, da un'impresa ungherese, da sei imprese polacche
    e da un'impresa della Repubblica di Croazia. La Commissione ha inoltre ricevuto
    risposte da quattro importatori comunitari non collegati, da un importatore
    comunitario collegato a un'impresa ceca e da due importatori collegati al
    produttore slovacco, dei quali uno aveva sede nella Comunità e l'altro in Svizzera.
    Sono state effettuate visite di verifica, relative ad entrambe le inchieste, presso le
    seguenti imprese:
                                                5-
 ---pagebreak--- Produttori comunitari
- Voest Alpine, Kindberg, Austria
- Vallourec Industries, Boulogne-Billancourt, Francia
- Benteler AG, Paderborn, Germania
- Mannesmannrohren-Werke AG, Miilheim an der Ruhr, Germania
- Dalmine S.p.A., Dalmine, Italia
- Productos Tubulares S.A., Valle de Trapaga, Spagna
- Tubos Reunidos S.A., Amurrio, Spagna
- Ovako Steel AB Tube Division, Hofors, Svezia
- ESW Rôhrenwerke GmbH, Eschweiler, Germania
- Rohrwerk Neue Maxhiitte GmbH, Sulzbach-Rosenberg, Germania.
Importatori non collegati agli esportatori
- Jannone ARM S.p.A., Napoli, Italia
- Geminvest S.R.L., Limbiate, Italia
- Starval, Marly La Ville, Francia
- Voest Alpine Stahlhandel AG, Linz, Austria.
Esportatori e importatori/società commerciali oggetto della nuova inchiesta
Importatore collegato a due produttori cechi'.
- Topham Eisen und Stahlhandelges G.m.b.H., Vienna, Austria.
Importatori collegati al produttore slovacco:
- Pipex International AG, Nidau, Svizzera
- Pipex Italia S.p.A., Milano, Italia (consociata della precedente).
                                           6-
 ---pagebreak--- Esportatori della Repubblica ceca
- Vitkovice a.s. e Vitkovice Export a.s., Ostrava
- Nova Hut a.s., Ostrava
- Valcovny Trub Dioss and Dioss Trading, Chomutov
- Ferromet Long Products Ltd., Praga (società commerciale collegata alla Nova
  Hut)
- Incos s.r.o., Praga (società commerciale non collegata).
Esportatori rumeni
- SC Artrom SA, Slatina
- SC Silcotub SA, Zalau
- SC Petrotub SA, Roman
- SC Republica SA Trade Company, Bucarest
- Intertube Ltd., Bucarest (operatore commerciale collegato alla SC Republica SA)
- SC Metalexportimport SA, Bucarest (esportatore/operatore commerciale non
  collegato)
- Sota Company, Bucarest (esportatore/operatore commerciale non collegato).
Esportatori della Repubblica slovacca
- Zeleziarne Podbrezovâ a.s., Podbrezovà.
Esportatori oggetto dell'inchiesta ai fini del riesame
Esportatore ungherese
Csepel Tubes Co. Ltd., Budapest
                                           7-
 ---pagebreak--- Esportatori polacchi
Huta Andrzej SA, Zawadzkie
Huta Batory SA, Chorzów
Stalexport SA (operatore commerciale collegato), Katowice
Esportatore della Repubblica di Croazia
Zeljezara Sisak, Sisak Steel Pipe Works, Sisak.
Nel corso dell'inchiesta, l'esportatore croato ha informato la Commissione che
l'impresa aveva cambiato ragione sociale in Zeljezara Sisak - Sisak Tubemills Ltd.
La Commissione ha concluso che il cambiamento di ragione sociale non incideva
in alcun modo sulle conclusioni raggiunte dall'inchiesta.
                                        -8
 ---pagebreak--- (9)  Per entrambe le inchieste, si è esaminata l'esistenza di pratiche di dumping nel
     periodo dal 1° settembre 1995 al 31 agosto 1996, il "periodo dell'inchiesta".
     L'esame del pregiudizio, e del rischio del persistere o della reiterazione del
     pregiudizio, ha coperto il periodo dal gennaio 1992 al termine del periodo
     dell'inchiesta.
(10) Tutte le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni
     essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di misure
     definitive o la modifica delle misure definitive in vigore. Alle parti è stato inoltre
     accordato un periodo di tempo entro il quale presentare osservazioni e/o offrire
     impegni dopo la comunicazione delle suddette informazioni.
                    B. PRODOTTO OGGETTO DELL'INCHIESTA
     1. Prodotto in esame
(11) Il prodotto oggetto di entrambe le inchieste è il seguente:
     a)     tubi senza saldatura, di ferro o di acciai non legati, dei tipi utilizzati per
            oleodotti e gasdotti, con diametro esterno inferiore o uguale a 406,4 mm,
     b)     tubi senza saldatura, di sezione circolare, di ferro o di acciai non legati,
            trafilati o laminati a freddo, all'infuori dei tubi di precisione, e
                                                   -9
 ---pagebreak---      e)     altri tubi di sezione circolare, di ferro o di acciai non legati, diversi da quelli
            filettati ofilettabili,con diametro esterno inferiore o uguale a 406,4 mm
     attualmente classificabili ai codici NC 7304 10 10, 7304 10 30, 7304 31 99, 7304
     39 91 e 7304 39 93.
     Conformemente alla posizione già adottata dal Consiglio8, e come confermato al
     punto 10 del regolamento provvisorio, rutti i tubi senza saldatura di cui ai suddetti
     codici NC si considerano un unico prodotto (in appresso denominato "il prodotto in
     esame") ai fini della nuova inchiesta e dell'inchiesta in vista del riesame.
     2. Prodotto simile
(12) Tutti i tubi senza saldatura oggetto di entrambe le inchieste sono risultati simili in
     termini di caratteristiche fisiche e tecniche essenziali e di utilizzazione finale,
     indipendentemente dal fatto che fossero prodotti nella Comunità o nei paesi oggetto
     dell'inchiesta.
     Alcuni esportatori hanno sostenuto che i loro prodotti non dovevano essere
     considerati prodotti simili a quelli dei produttori comunitari o a quelli di altri
     produttori esportatori in quanto vi erano differenze tecniche e qualitative, nonché
     diversi canali di distribuzione, utilizzazioni diverse e diversi modi di percepire tali
     prodotti nel mercato.
8
    GUn.L 120 del 15.5.93, pag. 34.
                                                 - 10-
 ---pagebreak---      È risultato però che il prodotto in esame è distribuito attraverso canali simili. Le
     applicazioni fondamentali e l'utilizzo generale sono simili. Tra tutti i prodotti
     importati oggetto di entrambe le inchieste e quelli fabbricati dai produttori
     comunitari vi è un notevole livello di intercambiabilità, e quindi di concorrenza. Si
     è inoltre stabilito che, nonostante alcune lievi differenze, le caratteristiche tecniche
     e fisiche essenziali di tutti questi prodotti importati erano identiche, o molto simili,
     a quelle dei prodotti fabbricati dai produttori comunitari.
     In conclusione, i prodotti originari dei vari paesi oggetto dell'inchiesta e quelli
     fabbricati e venduti nella Comunità sono considerati prodotti simili ai sensi
     dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
                                       C. DUMPING
     Inchiesta antidumping
     1. Repubblica ceca
     a) Collaborazione
(13) L'impresa per la quale si è stabilito che non ha collaborato ha successivamente
     scritto alla Commissione per contestare tale trattamento, sostenendo che non
     dovevano esserle applicate le disposizioni dell'articolo 18. L'impresa ha fatto
     notare che non era stata sua intenzione fornire informazioni ingannevoli e ha
     sostenuto di aver fatto quanto era nelle sue possibilità; ciò significava che, sebbene
     i dati relativi alle vendite sul mercato interno e alle esportazioni, alle note di
                                                  il
 ---pagebreak--- credito, al giro d'affari per cliente e le informazioni sui costi di produzione fossero
tutt'altro che perfette, la Commissione era tenuta a non ignorarle. L'impresa ha
inoltre criticato la Commissione, che non avrebbe tenuto debitamente conto delle
difficoltà da essa sperimentate nella fase di privatizzazione e dei particolari
problemi della Repubblica ceca, impegnata nel passaggio all'economia di mercato.
L'impresa sosteneva infine che, avendo cambiato proprietà nell'aprile del 1997
(dopo aver cessato la produzione il mese precedente), sarebbe stato ingiusto
imporre sanzioni al nuovo proprietario.
I motivi che hanno indotto la Commissione a ritenere che una delle imprese ceche
non aveva collaborato con l'inchiesta sono esposti nel punto (14) del regolamento
provvisorio. È bene ricordare a questo proposito che dalla verifica è emerso che gli
elenchi presentati alla Commissione nella risposta dell'impresa al questionario
contenevano alcune centinaia di operazioni interne e di esportazione mai avvenute.
Oltre ad essere estremamente fuorviante, ciò ha significato che la Commissione non
ha potuto stabilire, con un minimo di certezza, né un valore normale attendibile, né
un prezzo all'esportazione attendibile. Indipendentemente dal motivo per cui questo
è avvenuto (e la Commissione potrebbe osservare a questo punto che la spiegazione
inizialmente addotta dall'impresa era del tutto insoddisfacente e totalmente diversa
da quella indicata successivamente per iscritto), non si può dire che ciò sia
conforme a principi di contabilità generalmente accettati. Data la situazione, la
Commissione non ha potuto far altro che respingere la risposta e applicare l'articolo
18 del regolamento di base, anche perché se avesse fatto diversamente avrebbe
operato una discriminazione ai danni di altre imprese, che hanno pienamente
collaborato all'inchiesta.
                                             12
 ---pagebreak---      Per quanto riguarda il cambiamento di proprietà, poiché esso si è verificato dopo il
     termine del periodo dell'inchiesta non lo si può considerare un elemento pertinente
     ai fini del presente procedimento (cfr. articolo 6, paragrafo 1 del regolamento di
     base).
     b) Valore normale
(14) Uno dei produttori cechi ha contestato la metodologia utilizzata dalla Commissione
     per stabilire il valore normale per un gruppo di prodotti (cfr. punto (16) del
     regolamento provvisorio), sostenendo in particolare che nessuna disposizione del
     regolamento di base giustificava il fatto che la Commissione avesse calcolato il
     valore normale unicamente in base alla media delle vendite remunerative, anziché
     in base alla media di tutte le vendite del gruppo. Lo stesso produttore ha protestato
     perché, nella ricostruzione del valore normale per alcuni gruppi, la Commissione
     aveva utilizzato il margine di utile realizzato sulle vendite remunerative di altri
     gruppi di prodotti sul mercato interno.
     Non si è potuta accogliere questa obiezione in quanto era in contraddizione tanto
     con il regolamento di base, quanto con la prassi consolidata delle istituzioni
     comunitarie. Per quanto riguarda il primo punto, quando il volume delle vendite sul
     mercato interno a prezzi inferiori ai costi unitari rappresenta più del 20% delle
     vendite il valore normale si basa solo sulle vendite remunerative, conformemente
     all'articolo 2, paragrafo 4, terzo comma del regolamento di base. Quanto poi al
     secondo punto, la Commissione ha agito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6
     del regolamento di base applicando il margine di utile ottenuto sulle vendite "del
     prodotto simile, nel corso di normali operazioni commerciali, da parte
     dell'esportatore o del produttore soggetti all'inchiesta".
                                                13-
 ---pagebreak--- Un produttore ha contestato inoltre la sostituzione delle spese generali,
amministrative e di vendita (in appresso denominate "SGAV") della sua impresa
collegata a quelle della sua impresa (cfr. punto (16) del regolamento provvisorio) in
quanto le sue spese si sarebbero basate su "dati effettivi" relativi al produttore
oggetto dell'inchiesta, conformemente all'articolo 2, paragrafo 6 del regolamento
di base. La Commissione ha ritenuto che la documentazione contabile pertinente
presentata dal produttore non fosse sufficiente a suffragare i dati da esso forniti
nella sua risposta al questionario. Dopo essere stata informata delle intenzioni della
Commissione, l'impresa ha fornito ulteriori spiegazioni e tabelle, ma - trattandosi
di ulteriori informazioni non verificabili - non si è potuto tenerne conto.
Entrambi i produttori che hanno collaborato hanno contestato l'eliminazione delle
vendite reciproche dagli elenchi delle transazioni, sostenendo che non erano
collegati e che, se anche lo fossero stati, la Commissione non aveva dimostrato che
tale collegamento incideva sui prezzi.
Quésta richiesta è stata giudicata inaccettabile. Dato che hanno un azionista in
comune (cfr. punto (22) del regolamento provvisorio e punto (17) del presente
regolamento), le due imprese sono collegate. L'articolo 2, paragrafo 1 del
regolamento di base, inoltre, stabilisce chiaramente che "i prezzi praticati tra le
parti apparentemente associate (...) possono essere considerati come propri di
normali operazioni commerciali (...) unicamente qualora sia dimostrato che tale
rapporto non incide sui prezzi". Poiché ciò non è stato dimostrato, le transazioni
contestate non sono state reintrodotte.
                                             14
 ---pagebreak---      Non avendo ricevuto ulteriori osservazioni in merito al valore normale, il Consiglio
     conferma le conclusioni di cui al regolamento provvisorio.
     e) Prezzo all'esportazione
(15) Non sono state ricevute osservazioni in merito alla determinazione del prezzo
     all'esportazione. Ciononostante, dopo aver riesaminato i margini di utile realizzati
     da importatori indipendenti nel corso dell'inchiesta, si è apportato un piccolo
     adeguamento alla detrazione per il margine di utile dell'importatore austriaco
     collegato (cfr. punto (18) del regolamento provvisorio).
     d) Confronto
(16) Non essendo state ricevute osservazioni a questo proposito, si confermano le
     conclusioni della Commissione.
     e) Margine di dumping
(17) Le imprese che hanno collaborato hanno contestato la decisione della Commissione
     di stabilire il margine di dumping in base al confronto tra la media ponderata dei
     valori normali e i singoli prezzi all'esportazione (anziché la media ponderata dei
     prezzi all'esportazione), sostenendo che la Commissione non aveva giustificato a
     sufficienza tale impostazione nel punto (21) del regolamento provvisorio.
                                               15-
 ---pagebreak--- In tale regolamento, la Commissione aveva spiegato che questa impostazione si
giustificava con la necessità di rispecchiare appieno la misura del dumping attuato
ed anche perché i prezzi all'esportazione registravano significative variazioni a
seconda dei diversi Stati membri e dei diversi periodi. La Commissione ha
riesaminato i suoi calcoli ed è giunta alla conclusione che le variazioni dei prezzi
all'esportazione nei diversi paesi non manifestavano un andamento abbastanza
chiaro. La Commissione ribadisce tuttavia la sua conclusione che i prezzi
all'esportazione manifestano un andamento nel tempo che ha portato a un
significativo aumento del dumping (ciò che costituisce un ben preciso andamento)
dopo la scadenza delle restrizioni quantitative avvenuta il 31 dicembre 1995; si
conferma pertanto l'impostazione adottata nel regolamento provvisorio.
La decisione della Commissione di trattare i due produttori che hanno collaborato
come produttori collegati, e di stabilire quindi per entrambi un unico margine di
dumping, ha suscitato vivaci proteste, in quanto le due imprese sarebbero state
gestite in modo indipendente ed avrebbero avuto strutture dei costi e dei prezzi
diverse. Si è sostenuto inoltre che l'azionista di maggioranza (il Fondo nazionale
partecipazioni) fungeva unicamente da amministratore e non aveva alcuna
influenza sulla gestione commerciale delle imprese.
La Commissione ritiene che in un paese ad economia di mercato spetti all'azionista
di maggioranza decidere quale forma giuridica dare ai propri interessi aziendali nel
paese di esportazione. Il suo controllo, o potenziale controllo, su tali interessi è in
 linea di principio lo stesso sia che essi appartengono a un'unica entità giuridica, sia
che siano organizzati in più entità giuridiche. Più in particolare, stabilendo margini
                                             16-
 ---pagebreak---      di dumping diversi per imprese collegate si rischia che le esportazioni siano fatte
     transitare attraverso l'impresa che ha il margine di dumping più basso. Si è pertanto
     concluso che dei produttori distinti nel paese di esportazione debbano essere
     trattati, ai fini del presente procedimento, come una stessa entità se il controllo di
     tutte le imprese in questione è nelle mani dello stesso azionista
(18) Sulla base delle conclusioni provvisorie della Commissione, illustrate nei punti
     (14)-(23) del regolamento provvisorio, e tenendo conto dell'adeguamento di cui al
     punto (15) del presente regolamento, i margini di dumping definitivi stabiliti per le
     due imprese che hanno collaborato, espressi in percentuale del valore CIF franco
     frontiera comunitaria delle importazioni, sono i seguenti:
     -Nova Hut a.s.                           5,1%
     - Vitkovice a.s.                         5,1%
     Il calcolo del margine di dumping residuo è stato rivisto. Anziché prendere i
     massimi valori normali riscontrati per i due produttori cechi, nella determinazione
     finale si è usata la media ponderata dei valori normali. Su questa base, il margine di
     dumping residuo accertato per le due imprese che hanno collaborato, espresso in
     percentuale del valore CIF franco frontiera comunitaria delle importazioni, è ora
     del 28,6%.
                                               -17
 ---pagebreak---      2. Romania
     a) Valore normale
(19) Un'impresa ha sostenuto che le riserve relative ai costi comprese nelle sue SGAV
     dovevano essere eliminate in quanto le riserve non utilizzate erano state cancellate
     al termine dell'esercizio. Nei casi in cui le riserve erano state effettivamente
     cancellate e non erano state sostituite da altri costi, e nella misura in cui dalle
     informazioni contenute nella risposta al questionario o fornite nel corso della
     verifica in loco emergeva chiaramente che le riserve non rappresentavano un costo
     reale, il calcolo delle SGAV è stato adeguato.
     Un'impresa ha chiesto che i costi di produzione fossero adeguati per tener conto
     dell'assenza di costi di vendita, soprattutto per quanto riguarda il condizionamento,
     per le vendite effettuate sul mercato interno. L'impresa dichiarava infatti che, per
     quanto riguardava questi costi di vendita, compresi nel calcolo del valore normale
     effettuato dalla Commissione, era statarimborsatadai suoi clienti. La Commissione
     ha accolto la richiesta e ha rivisto di conseguenza il calcolo dei costi di produzione
     di questa impresa.
                                                 18
 ---pagebreak--- Un'impresa ha chiesto che, nel determinare il valore normale, la Commissione
utilizzasse tutte le vendite, comprese quelle non effettuate nel corso di normali
operazioni commerciali, e cioè le vendite effettuate in perdita. Alla luce
dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base, la Commissione ha ritenuto
che le vendite effettuate in perdita dovessero essere escluse dalla determinazione
del valore normale quando dette vendite costituivano più del 20% del totale delle
vendite sul mercato interno. Non si è pertanto potuta accogliere la richiesta di
questa impresa, date le disposizioni del regolamento di base e la prassi consolidata
delle istituzioni nella determinazione del valore normale.
Due imprese hanno sostenuto che, per rispettare l'Accordo europeo, nel
determinare i valori normali la Commissione dovrebbe sempre scegliere il metodo
più favorevole alle imprese, citando l'articolo 34, paragrafo 2 dell'Accordo.
L'obiezione è stata respinta, in quanto l'articolo 34, paragrafo 2 dell'Accordo si
riferisce unicamente alla scelta delle misure che la Commissione deve imporre una
volta accertati l'esistenza del dumping, il pregiudizio, il nesso di causalità e
l'interesse comunitario, e non agli specifici metodi di calcolo utilizzati per
l'accertamento.
Un'impresa ha sostenuto, in una fase già molto avanzata del procedimento
(all'udienza per presentare osservazioni sulle conclusioni provvisorie pubblicate),
che le vendite di merci di magazzino dovevano essere escluse dal calcolo del valore
normale in quanto non erano corredate da certificati di qualità e non costituivano
dunque il prodotto simile, e che anche tutte le vendite effettuate utilizzando la
                                           19
 ---pagebreak---      compensazione come forma di pagamento dovevano essere escluse in quanto non
     effettuate nel corso di normali operazioni commerciali. Tali obiezioni non sono
     state presentate a tempo debito, non essendo state avanzate nella risposta al
     questionario, né in loco, né in alcuna delle fasi successive del procedimento in cui
     l'impresa è stata invitata a presentare le sue osservazioni. In nessun documento
     fornito dall'impresa la Commissione ha potuto distinguere le vendite effettuate con
     merci di magazzino dalle altre, o le vendite effettuate con o senza certificati di
     qualità. Nel corso dell'inchiesta, inoltre, si è riscontrato che le vendite effettuate
     utilizzando la compensazione erano state effettivamente realizzate nel corso di
     normali operazioni commerciali. Entrambe le obiezioni sono state pertanto respinte.
     Non sono state ricevute ulteriori osservazioni. Tenuto conto dei cambiamenti di cui
     sopra, si confermano le conclusioni relative al valore normale illustrate nel
     regolamento provvisorio.
     b) Prezzo all'esportazione
(20) Non sono stati apportati cambiamenti al metodo utilizzato per il calcolo dei prezzi
     all'esportazione. Si confermano pertanto le conclusioni relative ai prezzi
     all'esportazione illustrate nel regolamento provvisorio.
      e) Confronto
(21) Nelle conclusioni provvisorie, la Commissione ha respinto la richiesta di un
      adeguamento del valore normale per tener conto delle condizioni di credito
      presentata da due imprese rumene. Le due imprese hanno ribadito la loro richiesta.
      Nel corso dell'inchiesta, tuttavia, si è accertato che in Romania, nella stragrande
                                                20
 ---pagebreak--- maggioranza dei casi, il pagamento delle transazioni è avvenuto senza che ci fosse
un effettivo trasferimento di liquidità. Il pagamento, infatti, avveniva generalmente
per "compensazione", sotto forma di scambio di merci o di effetti commerciali.
 L'articolo 2, paragrafo 10, lettera g) del regolamento di base specifica che si
applica un adeguamento per i crediti a condizione che si sia tenuto conto di questo
fattore nella determinazione dei prezzi applicati. L'inchiesta ha dimostrato che
nella determinazione dei prezzi applicati non si è tenuto conto di tali costi. Nei casi
in cui la forma di pagamento è stata la compensazione, anzi, non c'è stato alcun
trasferimento di liquidità, cosicché non c'è stato alcun impatto sulla situazione
finanziaria delle imprese. L'inchiesta ha inoltre dimostrato che, indipendentemente
dalla forma di pagamento, in generale le date di pagamento non sono state
rispettate. La richiesta di adeguamento per i crediti è stata pertanto nuovamente
respinta.
Un'impresa ha sostenuto che per le vendite all'esportazione relative ad alcuni
clienti della Comunità europea non era stata pagata alcuna commissione e dunque
non si doveva apportare alcun adeguamento ai prezzi all'esportazione applicati a
tali clienti. La Commissione ha riveduto i suoi calcoli di conseguenza.
Un'impresa ha chiesto un adeguamento del valore normale per tener conto delle
differenze di stadio commerciale. Poiché tale richiesta non è stata presentata in
alcuna fase dell'inchiesta prima delle osservazioni dell'impresa sulle conclusioni
provvisorie della Commissione, non è stato possibile considerarla valida. Tale
richiesta inoltre non era suffragata da alcun elemento di prova ed era in
contraddizione con le informazioni fornite dall'impresa nella sua risposta al
questionario e nel corso della verifica in loco.
                                          -21
 ---pagebreak---      Non sono state ricevute ulteriori osservazioni in merito al confronto. Si confermano
     pertanto le conclusioni provvisorie.
     d) Margine di dumping
(22) Un'impresa ha sostenuto che il calcolo del margine di dumping non doveva essere
     effettuato sulla base di un confronto tra la media ponderata dei valori normali e il
     prezzo all'esportazione adeguato di ciascun gruppo corrispondente transazione per
     transazione, ma piuttosto confrontando medie ponderate e medie ponderate.
     L'obiezione è stata respinta dopo aver riconsiderato la metodologia utilizzata per
     tutte le imprese rumene ed aver rilevato che:
     - nel caso di un'impresa, non c'era alcuna differenza tra i margini di dumping
         calcolati con l'uno e l'altro metodo, in quanto tutte le esportazioni erano
         effettuate a prezzi di dumping;
     - per tre imprese, sono emerse significative variazioni dei prezzi all'esportazione
         in funzione della destinazione e del periodo in questione.
     In considerazione di quanto sopra, e conformemente all'articolo 2, paragrafo 11 del
     regolamento di base, si è mantenuto, ai fini delle conclusioni definitive, il metodo
     del confronto della media ponderata del valore normale del periodo con i singoli
     prezzi all'esportazione adeguati delle transazioni.
                                               -22
 ---pagebreak---      Tutti i produttori/esportatori rumeni che hanno collaborato hanno contestato il fatto
     che la Commissione abbia imposto - a causa di un azionista di maggioranza
     comune - un unico margine di dumping, ed hanno pertanto chiesto un trattamento
     individuale. Non si è potuta accogliere tale obiezione per i motivi di cui al punto
     (17).
     Due imprese hanno sostenuto che la Commissione avrebbe dovuto comunicare loro
     tutti gli elementi dei calcoli del dumping per tutte le imprese, che erano stati
     utilizzati per stabilire il margine di dumping globale; non avendolo fatto, la
     Commissione avrebbe infatti violato i loro diritti di difesa. Conformemente
     all'articolo 20, paragrafo 1 del regolamento di base, la Commissione ha spiegato
     dettagliatamente a ciascuna impresa i fatti e le considerazioni essenziali in base ai
     quali ha calcolato il suo specifico margine di dumping, e ha inoltre spiegato la
     metodologia utilizzata per stabilire il margine di dumping unico. Dato che hanno
     tutte lo stesso azionista di maggioranza, le imprese possono facilmente scambiarsi
     tutte le informazioni tramite tale azionista comune, ed esercitare così appieno i loro
     diritti di difesa.
     Non sono state ricevute ulteriori osservazioni. Si confermano pertanto le
     conclusioni illustrate nel regolamento provvisorio.
(23) Le medie ponderate dei margini di dumping stabiliti in via definitiva per i quattro
     produttori che hanno collaborato, espresse in percentuale del valore CIF franco
     frontiera comunitaria delle importazioni, sono le seguenti:
                                                23
 ---pagebreak---      SC Artrom SA                            9,8%
     SC Petrotub SA                          9,8%
     SC Republica SA Trade Company           9,8%
     SC Siicotub SA                          9,8%
     Il margine di dumping residuo, espresso in percentuale del valore CIF franco
     frontiera comunitaria delle importazioni, rimane invariato, pari al 38,2%.
     3. Repubblica slovacca
     a) Valore normale
(24) Il produttore slovacco ha contestato la metodologia utilizzata dalla Commissione
     per determinare il valore normale per due gruppi di prodotti (cfr. punto (31) del
     regolamento provvisorio); in particolare, ha sostenuto che la Commissione ha
     sbagliato a calcolare il valore normale unicamente in base alla media delle vendite
     remunerative, e che avrebbe dovuto piuttosto calcolare la media di tutte le vendite
     dei gruppi in questione. A suo dire, infatti, i gruppi erano complessivamente
     remunerativi, e quindi tutti i costi erano stati ricuperati nel periodo dell'inchiesta
     sulla base della media ponderata. Il produttore sosteneva inoltre, citando l'articolo
     34, paragrafo 2 dell'Accordo europeo, che la Commissione avrebbe dovuto usare il
     suo potere discrezionale per adottare un metodo che "perturba(sse) meno il
     funzionamento dell'Accordo".
                                               24
 ---pagebreak---      Entrambe queste obiezioni sono state respinte per i motivi indicati al punto (19) del
     presente regolamento.
     Non sono state ricevute ulteriori osservazioni relative al valore normale e si
     confermano pertanto le conclusioni della Commissione indicate nel regolamento
     provvisorio.
     b) Prezzo all'esportazione
(25) L'impresa ha contestato la ricostruzione del prezzo all'esportazione da parte della
     Commissione (cfr. punto (32) del regolamento provvisorio), e in particolare la sua
     decisione di detrarre un margine di utile del 4% dai prezzi praticati dalla sua
     consociata italiana. L'impresa ha sostenuto che tale margine era eccessivo e che la
     Commissione avrebbe dovuto utilizzare i dati forniti dall'impresa italiana. Ha
     sostenuto inoltre che la Commissione aveva male interpretato i dati delle SGAV da
     essa forniti, con il risultato di aumentare il suo tasso di SGAV e di conseguenza il
     margine di dumping. L'impresa in questione ha inoltre ipotizzato che sarebbe stato
     più corretto consolidare le SGAV delle due imprese e applicare un unico tasso.
                                               -25
 ---pagebreak---      La Commissione ha basato il margine del 4% sulla media dei margini di utile
     realizzati dai quattro importatori non collegati di cui al punto (6), lettera e) del
     regolamento provvisorio. In ogni caso, la Commissione ha riesaminato i dati ed ha
     concluso che, ai fini delle risultanze definitive, si dovrebbe applicare un tasso
     corretto del 3,8%. Benché si sia obiettato che in realtà due dei quattro importatori
     erano collegati a produttori comunitari, la Commissione ha ritenuto che i margini di
     utile riscontrati per queste imprese rispecchiassero gli utili realizzati sulle loro
     vendite a clienti indipendenti nella Comunità. Per quanto riguarda il tasso di
     SGAV, la Commissione ha riesaminato i dati e ha concluso non solo che le spese
     erano state effettivamente sovrastimate, ma anche che sarebbe stato più opportuno
     consolidare i dati relativi alle società commerciali svizzera e italiana, dato che
     avevano un rapporto analogo con l'esportatore slovacco e che operavano perlopiù a
     partire dalla stessa sede. Si è pertanto applicato un tasso globale di SGAV.
     e) Confronto
(26) L'impresa aveva chiesto una "detrazione per il canale di distribuzione" di cui la
     Commissione non aveva a suo dire tenuto conto nelle sue risultanze provvisorie.
                                                 26
 ---pagebreak---      A detta dell'impresa, tale detrazione sarebbe servita a tener conto del fatto che sul
     suo mercato interno l'impresa vendeva direttamente a blocchisti, mentre sul
     mercato comunitario vendeva attraverso le sue consociate italiana e svizzera; la
     detrazione, inoltre, sarebbe stata necessaria per consentire un equo confronto con il
     prezzo di vendita all'esportazione ricostruito.
     Tale richiesta rientra nella detrazione per gli sconti e i quantitativi già concessa
     all'impresa. L'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base dice esplicitamente
     che "nell'applicazione di adeguamenti deve essere evitata qualsiasi forma di
     duplicazione, in particolare per quanto riguarda sconti, riduzioni, quantitativi e
     stadio commerciale". Dato che il valore normale è già stato ridotto per tener conto
     del fatto che le vendite nella Comunità riguardavano soprattutto grandi clienti, non
     si giustifica la concessione di un'ulteriore detrazione.
     Non essendo state ricevute osservazioni, le conclusioni della Commissione sono
     confermate.
     d) Margine di dumping
(27) L'impresa ha contestato la decisione della Commissione di stabilire il margine di
     dumping in base al confronto tra la media ponderata dei valori normali adeguati e i
     singoli prezzi all'esportazione adeguati (anziché la media ponderata dei prezzi
     all'esportazione), sostenendo che la Commissione non aveva giustificato a
     sufficienza tale impostazione nel punto (34) del regolamento provvisorio.
                                                 27
 ---pagebreak---      Benché la Commissione ribadisca il suo ragionamento di cui al suddetto punto, alla
     luce delle modifiche da essa successivamente apportate ai dati utilizzati per
     calcolare il margine di dumping la differenza tra i due metodi non è più tale da
     giustificare la sua impostazione originale. La Commissione ha dunque deciso, ai
     fini delle risultanze definitive, di tornare al metodo di confrontare la media
     ponderata del valore normale con la media ponderata del prezzo all'esportazione.
     Le conclusioni provvisorie sono state modificate di conseguenza.
(28) Sulla base delle conclusioni precedenti della Commissione, illustrate nei punti (31)-
     (35) del regolamento provvisorio, e tenendo conto dei cambiamenti di cui sopra, il
     margine di dumping, espresso in percentuale del valore CIF franco frontiera
     comunitaria delle importazioni, stabilito per il produttore che ha collaborato è il
     seguente:
     Zeleziarne Podbrezovà a.s.             7,5%.
     Il margine di dumping residuo è fissato allo stesso livello.
     4. Russia
     a) Collaborazione
(29) Cinque delle sei imprese russe hanno scritto alla Commissione per contestare la sua
     decisione di trattarle come imprese che non hanno collaborato. Il punto (36) del
                                              -28
 ---pagebreak--- regolamento provvisorio illustra i motivi della decisione della Commissione. Le
 imprese hanno sostenuto che, nonostante le possibili carenze delle risposte, per
quanto le riguardava erano disposte a collaborare con l'inchiesta ed erano pronte a
 fornire qualsiasi ulteriore informazione di cui la Commissione potesse avere
bisogno. Alcune imprese hanno chiesto un trattamento individuale, o si sono offerte
di sottoscrivere un impegno individuale, o hanno chiesto che si tenesse conto dei
loro vantaggi relativi.
La Commissione tuttavia rimane del parere che, non avendo fornito informazioni
precise, complete e nella forma richiesta, le imprese russe avevano perso il diritto
ad essere considerate parti che avevano collaborato all'inchiesta. Pur ammettendo
che alcune erano più dettagliate di altre, tutte le risposte erano carenti da un punto
di vista fondamentale: non permettevano alla Commissione di giungere a una
determinazione precisa del valore normale o del prezzo all'esportazione a causa del
modo in cui erano stati raggruppati i singoli prodotti e le singole transazioni. Dopo
che la Commissione le aveva informate della sua decisione di applicare l'articolo
18 del regolamento di base alcune imprese hanno presentato ulteriori informazioni
e in qualche caso hanno continuato a fornire nuovi dati o dati aggiornati anche dopo
la pubblicazione del regolamento provvisorio. Resta il fatto, però, che le
informazioni in possesso della Commissione alla scadenza del termine per la
presentazione delle risposte sono state giudicate insufficienti per tutte e sei le
imprese. Sarebbe discriminatorio nei confronti delle altre parti interessate che
hanno collaborato all'inchiesta se si tenesse conto di informazioni presentate giorni,
settimane, e a volte mesi dopo la scadenza del termine per la loro presentazione.
                                         -29-
 ---pagebreak---      Si confermano pertanto le conclusioni della Commissione.
     d) Margine di dumping
(30) La Commissione ha ricalcolato il margine di dumping per la Russia utilizzando gli
     stessi valori normali che aveva utilizzato per riesaminare il margine residuo per la
     Repubblica ceca (cfr. punto (18)). Su questa base, si è stabilito un margine di
     dumping, espresso in percentuale del valore CIF franco frontiera comunitaria delle
     importazioni, del 26,8%.
     Inchiesta ai fini del riesame
     1. Considerazioni generali
(31) I produttori/esportatori della Polonia e dell'Ungheria non hanno fornito
     informazioni     particolareggiate sui singoli prodotti, come richiesto dalla
     Commissione nella tabella di descrizione dei prodotti compresa in tutti i questionari
     inviati, ma hanno presentato tali informazioni suddivise per gruppi di prodotti,
     classificati in relazione a determinati criteri quali, ad esempio, lo spessori delle
     pareti. In alcuni casi, quindi, i gruppi comprendevano prodotti classificati sotto
     diversi codici NC. Per questo motivo, e data l'impossibilità di raccogliere
     informazioni più particolareggiate in loco, la Commissione non ha potuto far altro
     che basare i suoi calcoli sui gruppi di prodotti, anziché sui singoli prodotti.
                                                30
 ---pagebreak---      2. Ungheria
     a) Valore normale
(32) Nel periodo dell'inchiesta, l'unico produttore/esportatore ungherese ha venduto
     quattro gruppi di prodotti nella Comunità europea. I gruppi 1, 2 e 3 rientravano
     totalmente nel codice NC 7304 39 91, mentre il gruppo 4 comprendeva una serie di
     modelli che rientravano in parte nel codice NC 7304 39 91, e in parte nel codice
     NC 7304 39 93. Le informazioni tecniche fornite e verificate non erano abbastanza
     dettagliate da consentire alla Commissione di ripartire il gruppo di prodotti 4 tra i
     due codici NC. Tenendo conto del fatto che le statistiche di Eurostat registravano
     notevoli quantitativi di importazioni di prodotti classificati al codice NC
     7304 39 93 nel periodo dell'inchiesta e che solo un produttore/esportatore
     ungherese aveva venduto il prodotto in questione alla Comunità europea nello
     stesso periodo, la Commissione ha considerato che il gruppo di prodotti 4 ricadesse
     interamente nel codice NC 7304 39 93.
     Nella verifica in loco si è riscontrato che i dati particolareggiati relativi alle
     esportazioni forniti dall'impresa non erano affidabili in quanto un cliente della
     Comunità, destinatario del 7% delle vendite registrate nella Comunità europea del
     prodotto in questione, era stato omesso; il file informatico relativo alle esportazioni
     inoltre è risultato scorretto anche da altri punti di vista e l'impresa non è stata in
     grado di porre riparo a tale problema. Si è pertanto effettuato il test della
     rappresentatività globale del 5% mettendo a confronto i quantitativi venduti sul
     mercato interno con le statistiche Eurostat delle importazioni dall'Ungheria, scelta
                                                31
 ---pagebreak--- dalla Commissione come fonte indipendente di informazioni in conformità
dell'articolo 18, paragrafo 5 del regolamento di base. Su questa base si è stabilito
che in tutti i casi le vendite sul mercato interno potevano essere considerate
rappresentative per la determinazione del valore normale, tanto globalmente quanto
a livello di gruppo di prodotti, conformemente all'articolo 2, paragrafo 2 del
regolamento di base.
Per ciascuno dei quattro gruppi sopra indicati si è quindi stabilito se si potesse
considerare che le vendite sul mercato interno erano state effettuate nel corso di
normali operazioni commerciali. Per i gruppi 2 e 3, le vendite remunerative
costituivano meno del 10% delle vendite relative sul mercato interno. Per questi
gruppi, dunque, si è dovuto ricostruire il valore normale conformemente all'articolo
2, paragrafo 3 del regolamento di base. Il calcolo si è basato sul costo di
fabbricazione maggiorato di un importo per le SGAV e gli utili. A tale fine si è
tenuto conto dei dati effettivi del produttore/esportatore relativi alla produzione e
alle vendite nel corso di normali operazioni commerciali. Per quanto riguarda i
gruppi di prodotti 1 e 4, la quota delle vendite remunerative sul mercato interno
andava dal 10% all'80%. Per questi due gruppi, quindi, si sono stabiliti i valori
normali unicamente in base alle vendite remunerative, conformemente all'articolo
2, paragrafo 4 del regolamento di base. Dato che i quattro gruppi di prodotti definiti
dall'impresa corrispondevano ai codici NC 7304 39 91 e 7304 39 93, la
Commissione ha deciso di stabilire un valore normale per ciascun codice NC.
Poiché l'elenco delle esportazioni è risultato inattendibile e non ha potuto essere
                                          -32
 ---pagebreak---      utilizzato come base per ponderare i primi tre gruppi di prodotti, è stato impossibile
      determinare la media ponderata dei valori normali trovati per questi tre gruppi. Per
      stabilire il valore normale per il codice NC 7304 39 91 si è dunque tenuto conto
     della media aritmetica dei valori normali calcolati per i tre gruppi di prodotti
     corrispondenti. Come si è già spiegato, la Commissione ha considerato il codice
     NC 7304 39 93 corrispondente al gruppo di prodotti 4. Di conseguenza, il valore
     normale per il codice NC 7304 39 93 è stato quello determinato per il gruppo di
     prodotti 4.
     b) Prezzo all'esportazione
(33) Come indicato nel punto precedente, nel corso della visita di verifica presso la sede
     dell'unico esportatore ungherese interessato si è riscontrato che i dati relativi alle
     esportazioni forniti in risposta al questionario mostravano notevoli discrepanze
     rispetto alle registrazioni interne dell'impresa.
     Dopo la visita di verifica, l'impresa è stata informata per iscritto che, a causa delle
     sostanziali anomalie riscontrate in loco e dell'impossibilità di stabilire con certezza
     i dati effettivi delle esportazioni, era impossibile utilizzare le informazioni
     presentate per la determinazione del prezzo all'esportazione nella Comunità e che
     le conclusioni relative al prezzo all'esportazione si sarebbero dovute basare sui dati
     disponibili conformemente all'articolo 18 del regolamento di base. Nella stessa
     circostanza, si è offerta all'impresa la possibilità di presentare osservazioni. A
     questo punto, è stato presentato un dossier totalmente nuovo, che sarebbe stata la
                                                -33
 ---pagebreak---      versione corretta dell'elenco delle esportazioni. Tale dossier è stato respinto dalla
     Commissione, in quanto le nuove informazioni non potevano essere verificate.
     Per stabilire i prezzi all'esportazione ungheresi, la Commissione ha scelto come
     fonte di informazioni indipendente le statistiche ufficiali sulle importazioni
     pubblicate da Eurostat, conformemente all'articolo 18, paragrafo 5 del regolamento
     di base. Tuttavia, si è tenuto conto solo dei quantitativi indicati nelle statistiche per
     i due codici NC esportati nella Comunità europea dal produttore in questione.
     e) Confronto
(34) Per poter effettuare un congruo confronto tra il valore normale e il prezzo
     all'esportazione franco fabbrica, si è tenuto debitamente conto, tramite opportuni
     adeguamenti, delle differenze per cui si è sostenuto e dimostrato che incidevano
     sulla comparabilità dei prezzi. Sono stati apportati adeguamenti, ai sensi
     dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, per quanto riguarda i
     trasporti, l'assicurazione, la movimentazione, i costi accessori e il costo dei crediti.
                                                34-
 ---pagebreak--- Per quanto riguarda le richieste di adeguamenti per
• Oneri all'importazione e imposte indirette
• Sconti,riduzionie quantitativi
• Stadio commerciale
• Tassi di cambio
si rileva quanto segue:
Oneri ali 'importazione e imposte indirette
L'impresa ha chiesto una detrazione dell'8% per ulteriori dazi doganali pagati sulle
materie prime importate, conformemente all'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del
regolamento di base. Nel corso della verifica in loco, tuttavia, i funzionari della
Commissione hanno riscontrato che non era stato rimborsato alcun dazio per i
prodotti esportati. La richiesta è stata quindi considerata infondata.
Sconti, riduzioni e quantitativi
L'impresa ha chiesto un adeguamento del 4% per tener conto delle differenze di
volume tra gli acquisti dei clienti sul mercato intemo e di quelli della Comunità
europea ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera e) del regolamento di base,
sostenendo che erano stati pagati prezzi inferiori per le ordinazioni più consistenti.
La richiesta è stata respinta non essendo suffragata da alcun elemento di prova.
                                            35
 ---pagebreak--- Stadio commerciale
L'impresa ha chiesto una detrazione del 12% per tener conto dei diversi canali di
distribuzione utilizzati nella Comunità europea e sul mercato intemo si sensi
dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d) del regolamento di base. Tutti i clienti della
Comunità europea sarebbero stati infatti operatori commerciali indipendenti,
mentre il 49% dei clienti sul mercato intemo sarebbero stati utilizzatori finali.
Questo dato, riportato nella tabella relativa alla descrizione dei canali di
distribuzione nella sezione del questionario attinente alle vendite sul mercato
intemo, non corrispondeva ai dati contenuti nell'elenco dei clienti sul mercato
intemo, in cui tutti i clienti sul mercato intemo erano classificati "operatori
commerciali indipendenti", situazione equivalente a quella esistente nel mercato
della Comunità europea. L'esportatore ha sostenuto che questa discrepanza era stata
causata da un "errore linguistico". Il fatto che si sia effettivamente trattato di un
"errore linguistico" è irrilevante perché, oltre a questa discrepanza nella risposta
dell'impresa, i funzionari della Commissione hanno anche riscontrato che i prezzi
praticati dall'impresa sul mercato intemo erano soggetti alla stessa politica dei
prezzi e allo stesso listino, indipendentemente dal tipo di clienti. Non si è pertanto
potuto tener conto di tale richiesta.
Tassi di cambio
Per quanto riguarda la conversione del prezzo all'esportazione, l'esportatore ha
sostenuto che si sarebbero dovuti utilizzare tassi di cambio mensili, anziché un
                                            36-
 ---pagebreak---      tasso annuale. È bene ricordare tuttavia che la determinazione del prezzo
     all'esportazione si è basata sui dati di Eurostat, non essendosi potuto utilizzare
     l'elenco delle specifiche transazioni fornito dall'esportatore. Poiché i dati di
     Eurostat non tengono conto della data di vendita, ma della data della dichiarazione
     in dogana dell'importatore, l'uso di dati mensili non avrebbe rispecchiato con
     maggiore precisione le condizioni di vendita. Non si è pertanto potuta accettare la
     richiesta presentata dall'esportatore.
     d) Margine di dumping
(35) Il confronto effettuato sulla base dei codici NC tra la media ponderata dei valori
     normali e la media ponderata dei prezzi all'esportazione ha evidenziato l'esistenza
     del dumping, con un margine corrispondente alla differenza tra il valore normale e
     il prezzo all'esportazione.
     Espresso in percentuale del valore CIF franco frontiera comunitaria delle
     importazioni, il margine di dumping per l'unico produttore/esportatore ungherese è
     il seguente:
     Csepel Tubes Co. Ltd.            36,5%.
     Dato che l'unico produttore noto effettuava quasi tutte le esportazioni ungheresi del
     prodotto in questione nella Comunità, il margine di dumping residuo è stato fissato
     allo stesso livello.
                                              37
 ---pagebreak---      3. Polonia
     a) Collaborazione
(36) Delle sei risposte fomite dalle imprese al questionario della Commissione, tre
     (presentate da due produttori/esportatori e da una società commerciale collegata)
     sono state giudicate insufficienti. Si è dunque concluso che queste tre imprese non
     avevano fornito, entro il termine stabilito, le informazioni ritenute necessarie per
     l'inchiesta; le imprese sono state pertanto informate che la Commissione intendeva
     applicare l'articolo 18, paragrafo 1 del regolamento di base e basare le sue
     conclusioni sui dati disponibili.
     Le altre tre imprese(due produttori/esportatori e una società commerciale collegata
     a un produttore/esportatore),, le cui risposte sono state giudicate sufficienti sono
     state   successivamente     sottoposte    a    verifica   in   loco.    Uno     dei   due
     produttori/esportatori, tuttavia, si è rifiutato di fornire ai funzionari della
     Commissione copie di documenti fondamentali quali i dati relativi alle vendite sul
     mercato intemo, gli elenchi dei clienti e dei prezzi, gli originali delle fatture relative
     alle vendite sul mercato intemo e gli elenchi dei clienti all'estero corrispondenti ai
     codici dei loro elenchi delle vendite all'esportazione. La verifica ha dimostrato
     inoltre che l'impresa non aveva riportato nella sua risposta le sue vendite nella
     Comunità europea effettuate nel periodo dell'inchiesta tramite un'impresa
     collegata. Alla luce di queste carenze e dell'impossibilità di verificare elementi
     essenziali delle informazioni fomite dall'impresa, la Commissione non ha potuto
                                                 38
 ---pagebreak---      utilizzare le informazioni fomite per la determinazione del valore normale e del
     prezzo all'esportazione nella Comunità. L'impresa è stata pertanto informata che, a
     causa della sua mancata collaborazione, la Commissione avrebbe basato le sue
     conclusioni sui dati disponibili conformemente all'articolo 18 del regolamento di
     base.
     b) Valore normale
     Parti che hanno collaborato
(37) Come già indicato al punto (36), solo un produttore/esportatore polacco e una
     società commerciale polacca si sono potuti considerare parti che hanno collaborato
     nella presente inchiesta in vista del riesame. Dato che nel caso di una società
     commerciale non esiste alcun metodo significativo per il calcolo del dumping, si è
     stabilito un valore normale per l'unico produttore/esportatore che ha collaborato.
     Nel periodo dell'inchiesta, l'unico produttore/esportatore che ha collaborato ha
     venduto sei gruppi di prodotti sul mercato intemo e nella Comunità europea. Dal
     test della rappresentatività globale è emerso che, nello stesso periodo, il
     quantitativo totale del prodotto in questione venduto sul mercato intemo è stato più
     del doppio del quantitativo esportato nella Comunità europea. Si è quindi effettuato
     il test del 5% per i vari gruppi di prodotti e ne è risultato che tutti e sei i gruppi di
     prodotti erano venduti in quantitativi sufficienti sul mercato intemo e potevano
                                                39-
 ---pagebreak--- dunque essere considerati rappresentativi per la determinazione del valore normale,
conformemente all'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base.
Il test della remuneratività ha dimostrato che i prezzi pagati sul mercato intemo nel
corso di normali operazioni commerciali potevano essere utilizzati come base per il
calcolo del valore normale, conformemente all'articolo 2, paragrafo 4 del
regolamento di base, per cinque dei sei gruppi di prodotti. Per il sesto gruppo di
prodotti non c'erano sufficienti vendite remunerative e il valore normale è stato
ricostruito sulla base del costo di fabbricazione maggiorato di un elemento per le
SGAV e gli utili, conformemente all'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di
base. A tal fine, si è tenuto conto dei dati effettivi del produttore/esportatore relativi
alla produzione e alle vendite del prodotto simile sul mercato intemo e nel corso di
normali operazioni commerciali.
Parti che non hanno collaborato
Per le quattro parti che non hanno collaborato, conformemente all'articolo 18,
paragrafo 6 del regolamento di base, il valore normale è stato stabilito in base al
gruppo di prodotti del produttore che ha collaborato corrispondente al valore
normale più elevato, dato che qualsiasi altra scelta avrebbe premiato la mancata
collaborazione. L'effetto di tale disposizione è stato comunque limitato dal fatto
che tutti i prodotti venduti dal produttore che ha collaborato sul suo mercato intemo
appartengono ai gruppi di prodotti con i diametri più grandi oggetto della presente
 inchiesta, che sono relativamente meno costosi rispetto ai gruppi di prodotti con
diametri inferiori, esportati esclusivamente dalle parti che non hanno collaborato.
                                             40
 ---pagebreak---      e) Prezzo all'esportazione
     Parti che hanno collaborato
(38) Nel periodo dell'inchiesta, il produttore che ha collaborato ha venduto il prodotto in
     questione nella Comunità europea sia direttamente, sia tramite un intermediario
     polacco collegato. Il prezzo all'esportazione è stato determinato tenendo conto sia
     delle transazioni dirette, sia di quelle concluse tramite una delle società
     commerciali collegate. Per le transazioni effettuate tramite la società commerciale,
     il prezzo all'esportazione è stato stabilito facendo riferimento ai prezzi
     effettivamente pagati o pagabili a tale società. Dato che le funzioni di un operatore
     commerciale collegato si possono considerare analoghe a quelle di un operatore
     commerciale che lavora a commissione, si è stimata una commissione in base al
     ricarico della società commerciale verificato presso la sua sede. Tale ricarico è stato
     dedotto dai prezzi praticati dalla società collegata a clienti indipendenti nella
     Comunità.
     Parti che non hanno collaborato
     Conformemente all'articolo 18, paragrafo 5 del regolamento di base, per i tre
     produttori/esportatori che non hanno collaborato la Commissione ha scelto quale
     fonte di informazioni indipendente le statistiche Eurostat sulle importazioni per i
     codici NC in questione. Si è quindi stabilito su tale base il prezzo all'esportazione,
     dopo aver dedotto dal totale delle importazioni il quantitativo e il valore delle merci
                                                41
 ---pagebreak---      vendute dal produttore che ha collaborato nella Comunità sia direttamente, sia
     tramite la società commerciale che ha collaborato.
     d) Confronto
(39) Per poter effettuare un congruo confronto tra il valore normale e il prezzo
     all'esportazione allo stadio franco fabbrica, si è tenuto debitamente conto, tramite
     opportuni adeguamenti, delle differenze per cui si è sostenuto e dimostrato che
     incidevano sulla comparabilità dei prezzi. Sono stati effettuati adeguamenti,
     conformemente all'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, per quanto
     riguarda le caratteristiche fìsiche, i trasporti, l'assicurazione, i costi di
     movimentazione e i costi accessori, le commissioni e il costo dei crediti.
     e) Margine di dumping
(40) Il margine di dumping del produttore che ha collaborato è stato stabilito, per i vari
     gruppi di prodotti, mettendo a confronto la media ponderata del valore normale con
     la media ponderata del prezzo all'esportazione, conformemente all'articolo 2,
     paragrafo 11 del regolamento di base. Espresso in percentuale del valore totale CIF
     alla frontiera comunitaria delle importazioni, il margine di dumping per l'unico
     produttore che ha collaborato è il seguente:
     HutaBatorySA             7,1%.
                                               42-
 ---pagebreak---      Per le parti che non hanno collaborato, si è calcolato un margine di dumping
     residuo mettendo a confronto il valore normale determinato nel modo indicato
     nell'ultimo paragrafo del punto (37) con il prezzo all'esportazione determinato
     come indicato nell'ultimo paragrafo del punto (38). Il margine residuo, espresso in
     percentuale del valore CIF alla frontiera comunitaria delle importazioni, è del
     33,2%.
     4. Repubblica di Croazia
(41) Alla luce delle conclusioni in materia di pregiudizio relative alla Repubblica di
     Croazia (cfr. punti (51) e (69)), non si è ritenuto necessario portare avanti
     l'inchiesta relativa al dumping.
                            D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(42) Alle due inchieste hanno collaborato gli stessi produttori comunitari (cfr. punto
     (8)). Tali imprese rappresentavano più del 90% della produzione comunitaria
     complessiva del prodotto oggetto dell'inchiesta, e costituivano dunque una
     proporzione maggioritaria della produzione complessiva del prodotto in questione
     nella Comunità.
                                            -43
 ---pagebreak--- (43) Vari esportatori hanno dichiarato che i loro prodotti erano stati acquistati e
     importati da taluni produttori denunzianti della Comunità. Tali produttori, pertanto,
     dovevano a loro dire essere esclusi dalla determinazione dell'industria comunitaria
     ai fini della valutazione del pregiudizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera
     a) del regolamento di base.
     Non sono stati fomiti elementi di prova documentati a suffragio di tale
     affermazione. L'inchiesta svolta dalla Commissione, inoltre, ha dimostrato che
     nessuno dei produttori comunitari aveva importato i prodotti in questione e che
     alcuni importatori, collegati ai suddetti produttori comunitari, avevano importato
     piccoli quantitativi dei prodotti in questione nel periodo dell'inchiesta. Tali
     importazioni erano rivendute nel mercato della Comunità esclusivamente da questi
     importatori collegati, che in base alle risultanze hanno agito indipendentemente e a
     volte addirittura in concorrenza con i reparti vendita dei rispettivi produttori
     collegati. Comunque sia, l'esame dei dati ha rivelato che il volume di queste
     importazioni corrispondeva a meno del 3% del volume totale delle vendite di tali
     prodotti nel mercato comunitario per ciascuno dei produttori comunitari.
     Si ritiene pertanto che un livello così modesto di importazioni non avrebbe potuto
     comportare alcun pregiudizio per i produttori comunitari e non c'è dunque motivo
     per escludere questi produttori.
                                                 44
 ---pagebreak---      I produttori di cui al punto (8), quindi, sono d'ora in poi denominati "industria
     comunitaria" ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
                                   E. PREGIUDIZIO
     1. Osservazione preliminare
(44) È bene osservare che le misure antidumping attualmente in vigore nei confronti
     dell'Ungheria, della Polonia e della Repubblica di Croazia sono impegni che
     combinano massimali quantitativi ed alcuni impegni relativi ai prezzi, con dazi ad
     valorem residui.
     Si noti inoltre che le importazioni di tutti i tipi di tubi senza saldatura (comprese
     dunque quelle del prodotto in questione) originari della Repubblica ceca e della
     Repubblica slovacca erano assoggettate, dal 1993 al 1995, a un sistema di
     contingenti tariffari, ed erano cioè esenti da dazi entro i limiti di un massimale
     quantitativo, al di sopra del quale si applicava un dazio del 30%. Questo sistema è
     scaduto al termine del 1995.
(45) Si ricordi anche che il presente regolamento combina i risultati di due inchieste,
     una delle quali ha portato alla pubblicazione di un regolamento provvisorio. Tutte
     le conclusioni relative al pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse
     comunitario andrebbero lette unitamente alle conclusioni di cui al regolamento
     provvisorio.
                                                45
 ---pagebreak---      2. Consumo
(46) Nel punto (48) del regolamento provvisorio, si diceva che il consumo mensile della
     Comunità ammontava a 89.9001 nel 1992, a 69.7001 nel 1993, a 84.0701 nel 1994,
     a 92.730 t nel 1995 e a 92.130 nel periodo dell'inchiesta. Tali risultanze non sono
     state contestate e sono confermate.
     3. Importazioni oggetto di dumping
     a) Cumulo
(47) Nel regolamento provvisorio, la Commissione concludeva che le importazioni
     oggetto di dumping dalla Russia, dalla Repubblica ceca, della Romania e dalla
     Repubblica slovacca dovevano essere valutate cumulativamente ai fini dell'analisi
     del pregiudizio in quanto i prodotti in questione erano importati da ciascuno dei
     paesi esportatori in notevoli quantitativi, detenevano una significativa quota di
     mercato ed erano in concorrenza tra loro e con quelli fabbricati dall'industria
     comunitaria.
(48) Alcuni esportatori hanno sostenuto che, date le differenze relative al volume e ai
     tassi di crescita delle importazioni, nonché alle condizioni di concorrenza, l'impatto
     di queste esportazioni sulla Comunità doveva essere esaminato caso per caso.
                                               -46
 ---pagebreak--- (49) A questo proposito, la Commissione ricorda che si è riscontrato che erano
     soddisfatti i criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base per il
     cumulo delle importazioni da tutti e quattro i paesi interessati, vale a dire:
     - il margine di dumping stabilito in relazione a ciascun paese non era irrilevante
        (in quanto andava dal 5,1% al 38,2%);
     - il volume delle importazioni da ciascun paese non era trascurabile; nessuno dei
       paesi esportatori aveva una quota di mercato irrilevante, ossia inferiore all'1%,
       visto che le loro quote di mercato andavano dal 3% all'8,3%;
     - per quanto riguarda le condizioni di concorrenza tra prodotti importati e con i
       prodotti venduti dall'industria comunitaria, si è riscontrato che i prodotti
       importati erano interscambiabili, che i loro prezzi seguivano tendenze analoghe,
       che avevano canali di distribuzione simili e una politica di prezzi bassi simile,
       che si traduceva in una notevole sottoquotazione dei prezzi (dal 17,5% al
       43,2%), erano simultaneamente presenti nelle stesse aree geografiche ed erano
       pertanto in concorrenza tra loro e con quelli fabbricati dall'industria
       comunitaria.
       Il fatto che le importazioni del prodotto in questione originarie della Repubblica
       ceca e della Repubblica slovacca fossero assoggettate a un sistema di contingenti
       tariffari applicabile fino al 31 dicembre 1995 non modifica la conclusione che
                                                  47
 ---pagebreak---         tali importazioni soddisfano i criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4 del
        regolamento di base. Si noti, comunque, che dopo la scadenza di tale sistema le
        quote di mercato delle importazioni in questione sono aumentate dal 6,7% del
         1995 al 9,6% nei primi otto mesi del 1996 per le importazioni dalla Repubblica
        ceca e dal 2,1% al 3,4% nello stesso periodo per le importazioni dalla
        Repubblica slovacca.
     Per tutti i motivi sopra indicati, si conclude che vadano mantenute le conclusioni
     raggiunte nel punto (49) del regolamento provvisorio.
(50) Tenendo conto delle due inchieste parallele, si è anche esaminato se gli effetti delle
     importazioni dall'Ungheria, dalla Polonia e dalla Croazia andassero valutate
     cumulativamente con quelle oggetto della nuova inchiesta.
(51) Per quanto riguarda le importazioni dalla Croazia, si è stabilito che la quota da essa
     detenuta del mercato comunitario è diminuita dall'1,8% del 1992 allo 0,7% del
     periodo dell'inchiesta. Dato il basso livello e il rapido calo di tali importazioni -
     situazione opposta a quella riscontrata per le altre importazioni - non si è ritenuto
     opportuno analizzare cumulativamente tali importazioni. Poiché le importazioni
     dalla Croazia sono assoggettate a misure antidumping, si giunge a questa stessa
     conclusione tenendo conto delle risultanze del punto (70) del presente regolamento
     sull'improbabilità di una reiterazione del pregiudizio.
                                                48
 ---pagebreak--- (52) Per quanto riguarda le importazioni dall'Ungheria e dalla Polonia, si è riscontrato
     che, come nel caso delle importazioni oggetto della nuova inchiesta, i quantitativi
     importati e i margini di dumping erano significativi.
     A proposito delle importazioni originarie dell'Ungheria, si è sostenuto che
     sarebbero trascurabili e che andrebbero pertanto ignorate ai fini del cumulo ai sensi
     dell'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base. Dall'inchiesta, tuttavia, non è
     emerso che tali importazioni fossero effettivamente trascurabili.
     Per entrambe le inchieste, inoltre, le condizioni di concorrenza riscontrate tra
     prodotti importati e tra prodotti importati e prodotti comunitari erano analoghe, in
     particolare in quanto tutti i prodotti erano considerati prodotti simili ed erano
     venduti a prezzi sostanzialmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria (e cioè
     dal 17% al 21,3% per la Polonia e del 25,4% per l'Ungheria). Il fatto che tali
     importazioni fossero soggette a impegni quantitativi nel periodo in esame non
     incide minimamente sulla conclusione che esse possono essere cumulate con le
     altre importazioni oggetto dell'inchiesta ai fini dell'analisi del pregiudizio. In
     effetti, pur essendoci dei limiti ai quantitativi esportati nella Comunità e nonostante
     un certo incremento del livello dei loro prezzi rispetto ai prezzi degli esportatori dei
                                                -49
 ---pagebreak---      paesi oggetto della nuova inchiesta, le importazioni originarie dell'Ungheria e della
     Polonia sono continuate a prezzi di dumping decisamente inferiori a quelli dei
     produttori comunitari.
(53) Le considerazioni di cui sopra relative al cumulo hanno dunque portato alla
     conclusione che era giustificata una valutazione cumulativa degli effetti delle
     importazioni oggetto di dumping dai paesi oggetto di entrambe le indagini, fatta
     eccezione per la Croazia (in appresso denominati "paesi esportatori").
     b) Volume e quota di mercato cumulativi delle importazioni oggetto di
     dumping
(54) Le risultanze provvisorie, in base alle quali le importazioni sono diminuite su base
     cumulativa dalle 201.9201 del 1992 alle 96.0801 del 1993 e sono quindi aumentate
     a 195.220 t nel 1994, a 230.810 t nel 1995 e a 268.670 t nel periodo dell'inchiesta
     non sono state contestate e sono pertanto confermate.
     Lo stesso dicasi per le quote di mercato corrispondenti, pari al 18,7%» nel 1992,
     all'11,5% nel 1993, al 19,4% nel 1994, al 20,7% nel 1995 e al 24,3% nel periodo
     dell'inchiesta.
                                               50-
 ---pagebreak---      e) Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(55) Per la determinazione della sottoquotazione dei prezzi relativa ai paesi esportatori, i
     dati analizzati si riferivano al periodo dell'inchiesta. A tal fine, si è messa a
     confronto la media ponderata dei prezzi di vendita dei paesi esportatori in questione
     con la media ponderata dei prezzi di vendita dei produttori comunitari dei tubi di
     acciaio senza saldatura in questione. I prezzi sono stati confrontati sulla base delle
     vendite al primo cliente indipendente nella Comunità. Per assicurarne la
     comparabilità, i prezzi dei produttori comunitari e quelli dei prodotti importati sono
     stati, se del caso, adeguati dal punto di vista dei costi di trasporto al livello franco
     fabbrica o CIF alla frontiera comunitaria. I prezzi all'importazione sono stati inoltre
     adeguati per tener conto di un margine dell'importatore, comprensivo delle spese di
     sdoganamento e di movimentazione, delle commissioni, dei costi finanziari e degli
     utili, sulla base delle informazioni disponibili.
     Il risultato del confronto ha dimostrato l'esistenza di margini di sottoquotazione per
     tutti i paesi e gli esportatori in questione. Le medie ponderate dei margini di
     sottoquotazione dei prezzi, espresse in percentuale dei prezzi dei produttori
     comunitari, sono le seguenti:
                                                 51
 ---pagebreak---        Repubblica ceca                dal 21,2% al 43,2%
       Ungheria                       25,7%
       Polonia                        dal 17,0% al 21,3%
       Romania                        25,8%
       Russia                         41,5%
       Repubblica slovacca            17,5%
     4. Situazione dell'industria comunitaria
(56) Per comodità di consultazione, si riportano qui di seguito le risultanze già esposte
     nel regolamento provvisorio sulla situazione dell'industria comunitaria, che non
     sono state contestate dalle parti e vengono quindi confermate ai fini delle
     conclusioni definitive.
     a) Capacità produttiva, produzione e tasso di utilizzo della capacità produttiva
(57) Tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta, undici centri e impianti di produzione hanno
     cessato la produzione; tale riduzione corrisponde approssimativamente a un quarto
     della capacità produttiva totale di tubi di acciaio senza saldatura esistente nella
     Comunità all'inizio del periodo.
                                                52-
 ---pagebreak---      La produzione dell'industria comunitaria è scesa dalle 1.136.640 t del 1992 a
     996.036 t nel 1995 e a 938.184 t nel periodo dell'inchiesta. Parallelamente alla
     sostanziale riduzione della capacità produttiva, i corrispondenti tassi di utilizzo
     della capacità produttiva sono saliti dal 63,5% al 75,9%, per scendere nuovamente
     al 71,3% nello stesso periodo.
     b) Volume di vendita e quota di mercato
(58) Le vendite dei produttori comunitari sono diminuite dalle 781.770 t del 1992 a
     775.7211 nel 1995 e a 722.0421 nel periodo dell'inchiesta.
     La quota di mercato detenuta dall'industria comunitaria è diminuita dal 75,2% del
     1992 al 72,1% nel 1995, per perdere un ulteriore 4,8% e raggiungere il 67,3%) nel
     periodo dell'inchiesta.
     e) Prezzi di vendita
(59) In media, i prezzi unitari del prodotto in questione venduto dai produttori
     comunitari sul mercato comunitario, espressi in ECU per tonnellata, sono stati di
     576 ECU nel 1992, 578 ECU nel 1995 e 593 ECU nel periodo dell'inchiesta, con
     un aumento complessivo del 3%.
                                               53
 ---pagebreak---      d) Redditività
(60) Nel periodo in esame l'industria comunitaria ha registrato perdite finanziarie sulle
     sue vendite del prodotto simile. Tra il 1992 e il 1994, tali perdite sono state in
     media dell'8%. È seguito un miglioramento dell'utile sulle vendite nel 1995
     (- 2,1%) e nel periodo dell'inchiesta, senza tuttavia raggiungere il pareggio. Le
     percentuali di redditività sono state le seguenti:
         1992          1993         1994           1995      Periodo dell'inchiesta
         -7,0          -12,2        -7,9           -2,2             -0,7
     Tale riduzione delle perdite è stata resa possibile in larga misura dalle misure
     antidumping in vigore nel settore. Senza tali misure, la riduzione delle perdite
     finanziarie sarebbe stata ancora inferiore o addirittura nulla. Questa leggera ripresa
     è avvenuta inoltre in un periodo in cui si sono compiuti notevoli sforzi di
     ristrutturazione, che hanno portato tra l'altro alla suddetta chiusura di impianti.
     Questi sviluppi tuttavia non sono stati sufficienti a generare il livello di utili di cui
     l'industria comunitaria avrebbe avuto bisogno per coprire i suoi crescenti costi di
     produzione e gli elevati investimenti necessari per procedere alla ristrutturazione,
     realizzare un utile ragionevole, riprendersi dalle perdite degli anni precedenti e
     assicurarsi una vitalità a lungo termine.
                                                 54-
 ---pagebreak---      e) Occupazione
(61) L'occupazione nell'industria comunitaria ha registrato un costante calo, pari al 35%)
     circa tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta, corrispondente in termini
     assoluti a una perdita di circa 2 800 posti di lavoro.
     5. Conclusioni definitive relative al pregiudizio
(62) L'esame dell'andamento economico dell'industria comunitaria nel periodo in
     esame ha dimostrato che, tra il 1992 e l'agosto del 1996, ci sono stati un calo della
     produzione, del volume delle vendite e della quota di mercato e una riduzione
     dell'occupazione, nonostante i notevoli sforzi di ristrutturazione volti a ridurre i
     costi di produzione.
     Tali sforzi di ristrutturazione e le misure in vigore hanno permesso all'industria
     comunitaria di intensificare l'utilizzo della capacità produttiva e di migliorare i suoi
     risultati finanziari che, tuttavia, sono rimasti negativi nel periodo dell'inchiesta
     (-0,7%)), e cioè inferiori al pareggio, e non sono stati sufficienti a permettere
     all'industria comunitaria di assicurarsi una vitalità a lungo termine.
                                               -55-
 ---pagebreak---      Si conclude pertanto che nel periodo in esame l'industria comunitaria ha subito un
     pregiudizio grave ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base, in termini di calo
     delle vendite e di perdita di quota di mercato, di riduzione dell'occupazione e di
     perdite finanziarie.
                           F. RAPPORTO DI CAUSALITÀ
     1. Effetto delle importazioni oggetto di dumping
     a)     Effetto   cumulativo     delle   importazioni    dalla   Repubblica      ceca,
            dall'Ungheria, dalla Polonia, dalla Romania, dalla Russia e dalla
            Repubblica slovacca
(63) Mentre il consumo nella Comunità è rimasto relativamente stabile, le importazioni
     dalla Repubblica ceca, dall'Ungheria, dalla Polonia, dalla Romania, dalla Russia e
     dalla Repubblica slovacca hanno aumentato la loro quota di mercato complessiva di
     circa 5,6 punti percentuali, passando dal 18,7% del 1992 al 24,3% del periodo
     dell'inchiesta. L'industria comunitaria, nello stesso periodo, ha perso invece circa
     7,9 punti percentuali di quota di mercato, passando dal 75,2% al 67,3%. Tenendo
     presente che per ciascun paese esportatore si è riscontrata una significativa
     sottoquotazione dei prezzi, e considerando che l'aumento della quota di mercato
     detenuta dalle importazioni oggetto di dumping ha coinciso con il deterioramento
     della situazione dell'industria comunitaria, si conclude che, complessivamente, le
     importazioni dai sei paesi in questione hanno avuto un impatto negativo sulla
     situazione dell'industria comunitaria.
                                                56
 ---pagebreak---      b) Effetti delle importazioni originarie della Croazia
     Considerate isolatamente, non si può ritenere che le importazioni originarie della
     Croazia abbiano significativamente arrecato pregiudizio grave all'industria
     comunitaria, essendosi ridotti il loro volume e la loro quota di mercato.
     2. Effetto di altri fattori
       a) Altre importazioni
(64) Alcuni esportatori hanno sostenuto che importazioni da altri paesi, quale ad
     esempio l'Argentina, erano state effettuate in quantitativi e a prezzi tali da risultare
     pregiudizievoli per l'industria comunitaria. Dall'analisi è emerso che la quota di
     mercato delle importazioni da altri paesi terzi, non compresi tra quelli oggetto delle
     inchieste, era aumentata dal 4,3% del 1992 al 6,5% nel 1995 e al 7,7% nel periodo
     dell'inchiesta. Sebbene il loro volume sia aumentato, sulla base dei dati statistici
     disponibili si è riscontrato che i prezzi di tali importazioni erano notevolmente
     superiori a quelli delle importazioni oggetto di dumping e nulla indicava che
     importazioni da paesi terzi non interessati dalle due inchieste fossero state oggetto
     di dumping. Si conclude pertanto che le altre importazioni in questione hanno avuto
     ripercussioni scarse o nulle sulla situazione dell'industria comunitaria.
     b) Situazione economica generale
(65) Come indicato nel regolamento provvisorio, il consumo comunitario è diminuito
     nel 1993 a causa della recessione economica mondiale, che ha colpito in particolare
                                                57
 ---pagebreak--- gli utilizzatori del prodotto in esame (industria automobilistica, costruzioni ecc.).
Nel corso di quell'anno, anche il volume delle importazioni, e la quota di mercato
corrispondente detenuta dai paesi esportatori interessati, si sono ridotti e l'industria
comunitaria ha registrato i peggiori risultati in termini di vendite sul mercato
comunitario, prezzi e redditività.
Poste queste premesse, è evidente che il deterioramento del mercato nel 1993 ha
avuto un effetto negativo sulla situazione dell'industria comunitaria.
A parte la situazione eccezionale del 1993, però, negli altri anni del periodo in
esame (nel 1992, nel 1994 e nel periodo dell'inchiesta) il consumo è rimasto
generalmente stabile. Tale stabilità, però, è andata a beneficio soprattutto delle
importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati, la cui quota di mercato è
aumentata mentre quella dell'industria comunitaria registrava un continuo calo.
Non è pertanto possibile considerare la situazione economica generale un fattore
stabilmente responsabile della situazione precaria in cui ancora si trova l'industria
comunitaria. Dati i notevoli sforzi di razionalizzazione e di ristrutturazione
compiuti dai produttori comunitari e le misure di difesa commerciale in vigore nel
periodo, anzi, l'industria comunitaria avrebbe chiaramente dovuto riprendersi in
misura superiore e ottenere risultati più soddisfacenti nel 1995 e nel 1996.
                                           58
 ---pagebreak---      e) Ristrutturazione dell'industria comunitaria
(66) Alcuni esportatori hanno sostenuto che l'andamento insoddisfacente dell'industria
     comunitaria nel periodo in esame non era imputabile all'effetto delle importazioni
     oggetto di dumping, ma allaristrutturazionein atto nel settore.
     Indubbiamente, il processo di ristrutturazione cui è stata sottoposta l'industria
     comunitaria in presenza di una sovracapacità di produzione può essere stato
     parzialmente    responsabile   del  calo    della  produzione,   delle   vendite   e
     dell'occupazione. Alla luce del volume e della quota di mercato delle importazioni
     oggetto di dumping dai paesi interessati e del margine di sottoquotazione dei prezzi
     accertati, però, è chiaro che le importazioni oggetto di dumping hanno di per sé
     svolto un ruolo significativo nel pregiudizio grave subito dall'industria
     comunitaria.
     3. Conclusioni
(67) Sebbene la recessione economica mondiale del 1993 e la ristrutturazione
     dell'industria comunitaria possano aver avuto ripercussioni negative sul rendimento
     dell'industria comunitaria nel periodo in esame, in base alle considerazioni
     sovraesposte si deve concludere che l'effetto cumulativo delle importazioni oggetto
     di dumping dalla Repubblica ceca, dall'Ungheria, dalla Polonia, dalla Romania,
     dalla Russia e dalla Repubblica slovacca, considerate isolatamente da altri fattori,
     ha arrecato, attraverso una significativa sottoquotazione dei prezzi e significativi
     quantitativi di importazioni oggetto di dumping, pregiudizio grave all'industria
     comunitaria, e che le misure antidumping in vigore oggetto del riesame non hanno
                                               59
 ---pagebreak---      raggiunto appieno l'effetto previsto. Non si può considerare che le importazioni
     originarie della Croazia, considerate separatamente, abbiano arrecato pregiudizio
     grave all'industria comunitaria.
     Vale la pena di osservare che il pregiudizio provocato dal dumping subito
     dall'industria comunitaria non potrebbe che peggiorare qualora fossero abrogate le
     misure applicabili a talune importazioni cumulate. In Ungheria e in Polonia, infatti,
     sono disponibili elevati volumi di capacità produttiva per esportazioni nella
     Comunità, tenendo conto del fatto che né il consumo intemo, né le esportazioni
     verso paesi terzi potrebbero assorbire ulteriori quote di produzione. Si noti inoltre
     che la capacità produttiva della Polonia è aumentata del 15% circa dopo il periodo
     dell'inchiesta.
        G. RISCHIO DEL PERSISTERE O DELLA REITERAZIONE DEL
                                        PREGIUDIZIO
                                       CROAZIA
(68) L'inchiesta relativa all'Ungheria, alla Polonia e alla Repubblica di Croazia era un
     riesame intermedio avviato in parallelo alla nuova inchiesta PER procedere a un
     esame globale della situazione per tutte le importazioni di tubi senza saldatura nella
     Comunità. Si è accertato un pregiudizio effettivo, provocato dalle importazioni
     oggetto di dumping valutate cumulativamente al fine di esaminarne l'effetto. Non
     c'è stato bisogno pertanto di esaminare ulteriormente se vi fosse il rischio di un
     persistere o di una reiterazione del pregiudizio grave qualora le misure antidumping
     in vigore relative alle importazioni originarie dell'Ungheria e della Polonia fossero
      abolite o modificate.
                                                60
 ---pagebreak---      Nel caso delle importazioni originarie della Croazia, che non sono state cumulate
     con le altre importazioni oggetto dell'inchiesta, si deve invece procedere a tale
     esame.
(69) Dopo l'istituzione delle misure antidumping, le importazioni dalla Croazia hanno
     registrato un brusco calo, passando dalle 19.201 t del 1992 a 8.077 nel periodo
     dell'inchiesta, pari a una riduzione della quota di mercato dall'1,8% allo 0,7%,
     come già osservato nel punto (51).
     Nel periodo in esame, le esportazioni del produttore croato nella Comunità europea
     sono rimaste ben al di sotto del livello dell'impegno quantitativo accettato nel
     1993. Gli eventi bellici che hanno interessato la Croazia negli ultimi anni hanno
     infatti portato al parziale danneggiamento dei centri di produzione di tubi senza
     saldatura e ad una notevole riduzione della manodopera. Di conseguenza, solo un
     quarto (circa 35.000 t all'anno) della capacità produttiva teorica è stato
     effettivamente operativo. La produzione del prodotto interessato è scesa da circa
     34.000 t nel 1992 a 10.515 t nel periodo dell'inchiesta, con una riduzione
     dell'utilizzo della capacità produttiva dal 97% al 37%. Nello stesso periodo le
     vendite sul mercato intemo sono diminuite da 8.000 t a 2.100 t, mentre le
     esportazioni verso paesi non appartenenti alla Comunità europea sono state
     trascurabili.
                                              61
 ---pagebreak---      Non è previsto alcun consistente incremento del volume delle esportazioni verso la
     Comunità europea, e le eventuali sottoquotazione dei prezzi dovrebbero avere un
     effetto limitato in termini di depressione dei prezzi o di freno all'aumento dei
     prezzi dei produttori comunitari. Lo sviluppo delle attività di ricostruzione nell'ex
     Iugoslavia, inoltre, dovrebbe far aumentare le vendite sul mercato intemo e
     concentrare le esportazioni croate nei mercati della regione.
     Qualora le misure in vigore per la Croazia fossero abrogate, non pare esservi un
     rischio chiaramente prevedibile di aumento del volume delle importazioni dalla
     Croazia. Non c'è dunque alcun rischio di reiterazione del pregiudizio grave.
     Conclusioni
(70) Per quanto riguarda la Croazia, si ritiene che non sussista il rischio di reiterazione
     del pregiudizio qualora le misure antidumping in vigore fossero abrogate e che di
     conseguenza, data la situazione accertata, tali misure non siano più necessarie.
                        H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
     1. Introduzione
(71) Considerando che la nuova inchiesta antidumping e il riesame intermedio si
     riferivano allo stesso mercato, e cioè al mercato comunitario dei tubi senza
     saldatura in questione, l'esame relativo all'aspetto dell'interesse della Comunità è
      stato effettuato congiuntamente per le due inchieste. Scopo di quest'analisi era
                                               62
 ---pagebreak---      stabilire il possibile impatto delle misure, e le conseguenze di una loro mancata
     adozione, per tutte le parti interessate a entrambi i procedimenti.
(72) Si ricordi a questo proposito che i punti (68) segg. del regolamento provvisorio
     contenevano una valutazione di tutti i diversi interessi, ivi compresi quelli
     dell'industria comunitaria, degli importatori/operatori commerciali e delle industrie
     utilizzatrici a valle. In base alle informazioni disponibili al momento del
     regolamento provvisorio, la Commissione è giunta alla conclusione che non
     c'erano ragioni convincenti per non porre rimedio agli effetti di distorsione degli
     scambi del dumping pregiudizievole.
(73) Dopo la pubblicazione del regolamento provvisorio, nessuna delle parti interessate
     ha presentato osservazioni sulle conclusioni provvisorie della Commissione in
     merito alla questione dell'interesse della Comunità.
     Tuttavia, sebbene nessuna industria utilizzatrice abbia cooperato nel corso
     dell'esame provvisorio, la Commissione ha portato avanti la sua inchiesta per
     completare la sua analisi del possibile effetto delle misure su tali industrie. La
     Commissione ha interpellato in proposito il denunziante, gli importatori e una
     federazione comprendente diverse industrie di trasformazione che utilizzano, tra
     l'altro, il prodotto interessato. Basandosi su queste fonti, si sono individuati sette
     utilizzatori industriali, a ciascuno dei quali è stato inviato un questionario specifico.
     Si sono ricevute osservazioni o risposte significative solo da quattro imprese
     utilizzatrici.
                                                 63-
 ---pagebreak---      In base alle informazioni supplementari ricavate da queste risposte, e tenendo conto
     della mancanza di osservazioni sulle risultanze contenute nel regolamento
     provvisorio, si possono raggiungere le seguenti conclusioni.
     2. Impatto sull'industria comunitaria
     a) Probabile effetto dell'istituzione di misure antidumping
(74) A seguito dell'adozione di misure antidumping, è lecito aspettarsi un aumento dei
     prezzi del prodotto importato. A tale aumento dovrebbero corrispondere un calo del
     volume delle importazioni ed una riduzione dell'offerta sul mercato, che
     consentirebbero all'industria comunitaria di aumentare la produzione e le vendite.
     I prezzi dell'industria comunitaria registrerebbero probabilmente un aumento, ma
     certamente ben lontano dal livello del dazio, data la sovracapacità di cui sopra e la
     trasparenza del mercato.
     L'aumento del volume di produzione dell'industria comunitaria porterebbe a un
     tasso di utilizzo della capacità produttiva superiore e quindi a una riduzione dei
     costi unitari del prodotto in esame che, a sua volta, permetterebbe all'industria
     comunitaria di raggiungere una situazionefinanziariapiù soddisfacente.
                                               64
 ---pagebreak---      b) Probabile effetto della mancata istituzione di misure
(75) Pur essendo leggermente migliorata nel periodo in esame, la situazione
     dell'industria comunitaria rimane insoddisfacente. Così stando le cose, se non
     fossero adottate o mantenute misure antidumping, la situazione tornerebbe
     probabilmente a deteriorarsi, con una riduzione dei livelli di produzione e dei tassi
     di utilizzo della capacità produttiva, una perdita di quota di mercato, perdite
     finanziarie e una riduzione dell'occupazione. La sua capacità di produrre l'intera
     gamma di prodotti a costi concorrenziali sarebbe ancor più a rischio.
     Come si è osservato al punto (73) del regolamento provvisorio, l'esistenza del
     settore in questione dipende da un ragionevole tasso di utilizzo della capacità
     produttiva, che si può ottenere unicamente con un livello di produzione
     soddisfacente di tubi commerciali, o petroliferi, standard, che sono in diretta
     concorrenza con i prodotti oggetto di dumping. Un calo della produzione di questi
     tubi standard metterebbe a repentaglio la produzione delle categorie di prodotti di
     qualità superiore e, di conseguenza, la vitalità dell'intero settore dei tubi senza
     saldatura.
     3. Impatto delle misure sugli importatori/operatori commerciali
(76) Nel punto (74) del regolamento provvisorio, la Commissione concludeva che, dato
     che risulta che generalmente gli importatori della Comunità trattano tutti i prodotti
     di acciaio e solo una piccola percentuale del loro fatturato consiste nei tubi senza
     saldatura in questione, e data la notevole diversità dei prodotti che trattano, è lecito
     aspettarsi che le misure abbiano un effetto minimo sulla loro situazione generale.
                                               65
 ---pagebreak---      Non avendo ricevuto altre osservazioni al riguardo, è ragionevole concludere che le
     misure antidumping avranno effettivamente effetti scarsi o nulli sulla situazione
     degli importatori/operatori commerciali del prodotto in esame.
     4. Impatto sugli utilizzatori industriali a valle
(77) Come indicato nel punto (71) del regolamento provvisorio, vi sono alcune industrie
     a valle che utilizzano il prodotto in questione, vale a dire l'industria meccanica, i
     trasporti di fluidi (petrolio, gas, acqua ecc.), l'industria chimica e petrolchimica, le
     centrali energetiche (comprese quelle nucleari), l'industria automobilistica e quella
     delle costruzioni.
     Dall'analisi delle osservazioni o delle risposte ricevute di cui sopra (punto (73)), si
     conclude che l'impatto sui costi delle industrie utilizzatrici a valle degli eventuali
     aumenti di prezzo derivanti dall'adozione o dal mantenimento delle misure
     antidumping sarebbe irrilevante.
     Si noti inoltre che almeno l'85% delle importazioni oggetto di dumping dai paesi
     oggetto della nuova inchiesta antidumping e del riesame intermedio sono vendute a
     grandi operatori commerciali, che pare abbiano approfittato dei prezzi di dumping
     per aumentare i loro margini di utile. Se gli operatori commerciali adeguassero i
                                                 66
 ---pagebreak---      loro margini per assorbire, totalmente o in parte, gli effetti delle misure, tali effetti
     potrebbero nonrispecchiarsiaffatto nei loro prezzi di vendita.
     Alla luce di quanto sopra, si conclude che gli eventuali effetti sui prezzi derivanti
     dalle misure antidumping saranno trascurabili per quanto riguarda gli utilizzatori
     industriali a valle.
     5. Conclusioni
(78) Sulla base degli elementi sopra indicati, si conclude che non vi sono motivi
     convincenti per non porre rimedio agli effetti di distorsione degli scambi del
     dumping pregiudizievole e che l'adozione e, rispettivamente, il mantenimento delle
     misure di difesa sono nell'interesse della Comunità.
                               I. DAZIO DEFINITIVO
     1. Paesi oggetto della nuova inchiesta
(79) Si ricordi quanto indicato nei punti (78) segg. del regolamento provvisorio, e cioè
     che per impedire che le importazioni oggetto di dumping in questione arrecassero
     ulteriore pregiudizio prima del termine del procedimento, la Commissione ha
     deciso di adottare misure antidumping sotto forma di dazi provvisori.
                                                67
 ---pagebreak---      a) Margini di pregiudizio
(80) Per stabilire il livello dei dazi adeguato per eliminare il pregiudizio arrecato dal
     dumping all'industria comunitaria, si è ritenuto opportuno calcolare un livello dei
     prezzi basato sui costi di produzione dei produttori comunitari, maggiorato di un
     ragionevole margine di utile. Tenendo conto della necessità di investimenti a lungo
     termine e del rendimento che l'industria comunitaria potrebbe ragionevolmente
     aspettarsi in assenza di un dumping pregiudizievole, si è valutato che un margine di
     utile del 5% fosse un minimo adeguato.
     Il livello di eliminazione del pregiudizio è stato calcolato mettendo a confronto la
     media ponderata dei prezzi CIF all'importazione, debitamente adeguati per tener
     conto del margine di un importatore indipendente, con il prezzo non
     pregiudizievole dei produttori comunitari, stabilito come sopra indicato allo stesso
     stadio commerciale. Le cifre ricavate da tale calcolo sono state espresse in
     percentuale della media ponderata del valore delle merci importate franco frontiera
     comunitaria. I margini di pregiudizio così calcolati sono i seguenti:
       Repubblica ceca                dal 37,4% al 97,9%
       Romania                        48,3%
       Russia                         87,8%
       Repubblica slovacca             31 %.
                                              -68
 ---pagebreak---      Non avendo ricevuto ulteriori osservazioni al riguardo, si confermano le risultanze
     di cui sopra sul livello di eliminazione del pregiudizio.
     b) Dazio definitivo
(81) Dato che i margini di eliminazione del pregiudizio riscontrati come sopra indicato
     sono superiori ai margini di dumping calcolati, i dazi antidumping definitivi
     devono essere fissati al livello di questi ultimi, conformemente all'articolo 9,
     paragrafo 4 del regolamento di base. Tali dazi, espressi in percentuale dei prezzi
     franco frontiera comunitaria, sono i seguenti:
       Repubblica ceca                 Vitkovice a.s.                    5,1%
                                       Nova Hut a.s.                     5,1%
                                       Altre importazioni                28,6%
       Romania                         SC Artrom SA                      9,8%
                                       SC Silcotub SA                    9,8%
                                       SCPetrotubSA                      9,8%
                                       SC Republica SA Trade Company     9,8%)
                                       Altre importazioni                38,2%
       Repubblica slovacca             Zeleziarne Podbrezovà a.s.        7,5%
                                       Altre importazioni                7,5%
        Russia                          Tutte le importazioni            26,8%.
                                                  69
 ---pagebreak---      2. Paesi oggetto dell'inchiesta ai fini del riesame
     a) Ungheria e Polonia
(82) A seguito delle risultanze relative all'Ungheria e alla Polonia - che hanno
     confermato che, nonostante le misure in vigore, il dumping ha arrecato un
     pregiudizio, e considerando che è interesse della Comunità che siano mantenute le
     misure antidumping relative a questi due paesi, si è proceduto a stabilire un nuovo
     dazio.
     I margini richiesti per eliminare il pregiudizio arrecato dalle importazioni originarie
     dell'Ungheria e della Polonia e calcolati in base alla stessa metodologia utilizzata
     per i paesi oggetto della nuova inchiesta, come indicato nel punto (80), sono i
     seguenti:
               per l'Ungheria:                        45,9% (Csepel Tubes Co. Ltd.,
                                                              unico produttore ungherese)
               per la Polonia: Huta Batory SA         37,2%
                               Altri                  30.1%.
     Conformemente all'articolo 9, paragrafo 4 del regolamento di base, le aliquote di
     dazio dovrebbero basarsi sul margine di eliminazione del pregiudizio o, se
     inferiore, sul margine di dumping stabilito. Poiché i margini di dumping relativi al
     produttore polacco Huta Batory e all'unico produttore ungherese sono inferiori al
                                                70-
 ---pagebreak---      margine di pregiudizio riscontrato, il dazio dovrebbe basarsi su tale livello
      inferiore. Per gli altri produttori polacchi, il dazio si limita al margine di
     pregiudizio accertato.
(83) Poste queste premesse, i dazi antidumping in vigore, pari al 10,8%) per la Polonia e
     al 21,7%) per l'Ungheria, dovrebbero essere sostituiti dai dazi seguenti:
        Ungheria:             Csepel Tubes Co. Ltd.         36,5%
                              Altri                         36,5%
        Polonia:              Huta Batory SA                 7,1 %
                              Altri                         30,1%
     b) Repubblica di Croazia
(84) In base alle conclusioni raggiunte nel punto (51) e tenendo conto del fatto che non
     vi è alcun rischio chiaramente prevedibile di un aumento del volume delle
     importazioni dalla Repubblica di Croazia (cfr. punto (69)) e che, data la situazione,
     non è probabile la reiterazione del pregiudizio materiale, non si è stabilito un dazio
     definitivo per quanto riguarda la Repubblica di Croazia.
                                               71
 ---pagebreak---                                J. MISURE DEFINITIVE
(85) Le conclusioni di cui sopra in materia di dumping, pregiudizio, rapporto di
     causalità e interesse della Comunità richiedono misure definitive, sia per i paesi
     oggetto della nuova inchiesta, sia per quelli oggetto dell'inchiesta ai fini del
     riesame, fatta eccezione per la Croazia, nei confronti della quale il procedimento
     antidumping dovrebbe essere chiuso. Tali misure dovrebbero prendere la forma di
     dazi ad valorem, le cui aliquote sono state fissate a livello individuale per le
     imprese che hanno collaborato. Le imprese che non hanno collaborato dovrebbero
     invece essere assoggettate ai dazi residui.
(86) Per quanto riguarda l'Ungheria, la Polonia, la Repubblica ceca, la Romania e la
     Repubblica slovacca, tuttavia, si è ritenuto opportuno, tenendo conto della specifica
     storia dei precedenti procedimenti antidumping relativi a questo prodotto, in cui
     questi paesi sono stati assoggettati a restrizioni quantitative o a contingenti tariffari,
     accettare gli impegni relativi ai prezzi offerti fino a un determinato limite
     quantitativo a livello di singole imprese. In altri termini, l'eliminazione del
     pregiudizio è ottenuta in due modi: anzitutto un impegno sui prezzi fino al
     raggiungimento di una soglia annuale di volume esente da dazio, e quindi un dazio
     ad valorem per la quota eccedente.
     Per garantire che il quantitativo delle importazioni esenti dal dazio ad valorem non
     ecceda il quantitativo per il quale si è offerto l'impegno, l'esenzione dovrebbe
     essere condizionata alla presentazione ai servizi doganali degli Stati membri di un
     certificato di produzione valido che identifichi chiaramente il produttore, il
     prodotto in questione e i particolari indicati in allegato. Nei casi dubbi, la
     Commissione dovrebbe determinare se il certificato è valido o meno e adottare le
     opportune misure.
                                               -72
 ---pagebreak--- (87) Per quanto riguarda la Russia, la Commissione ha esaminato un'offerta di impegno
     congiunto di tre delle sei imprese che l'hanno contattata nel corso dell'inchiesta ed
     ha vagliato l'opportunità di consentire a questi produttori russi di beneficiare di un
     impegno analogo a quelli dei produttori dei paesi associati. Tuttavia non è stato
     possibile accettare questa offerta in quanto essa non conteneva le necessarie
     garanzie da parte delle autorità russe di garantire un controllo adeguato, in
     particolare per quanto riguarda il limite dell'esenzione dal dazio. Data la situazione,
     si dovrebbe istituire un dazio ad valorem al livello stabilito in via definitiva.
     Il Consiglio rileva tuttavia che le misure nei confronti della Russia potrebbero
     essere modificate se e quando le circostanze muteranno in modo tale da soddisfare
     le condizioni per l'accettazione di un impegno.
                                                73-
 ---pagebreak---   K. RISCOSSIONE DEL DAZIO PROVVISORIO PER QUANTO RIGUARDA I
                           PAESI OGGETTO DELLA NUOVA INCHIESTA
(88) Alla luce delle circostanze della presente inchiesta, e cioè del cambiamento di
       forma e di natura delle misure definitive rispetto ai dazi ad valorem istituiti sulle
       importazioni dalla Repubblica ceca, dalla Romania e dalla Repubblica slovacca e
       agli impegni in essere per quanto riguarda le importazioni dall'Ungheria, dalla
       Polonia e dalla Repubblica di Croazia, il Consiglio non ritiene opportuno riscuotere
       i dazi provvisori. Il Consiglio decide pertanto, conformemente all'articolo 10,
       paragrafo 2 del regolamento di base, che gli importi depositati a titolo del dazio
       provvisorio istituito ai sensi del regolamento (CE) n. 981/97 della Commissione
       relativo alle importazioni del prodotto in esame originarie della Russia, della
       Repubblica ceca, della Romania e della Repubblica slovacca siano svincolati.
                                     L. DISPOSIZIONI FINALI
(89) La Commissione ha consultato il Comitato consultivo in merito all'accettazione dei
       suddetti impegni e, essendo state sollevate delle obiezioni, ha inviato una relazione
        al Consiglio su tali consultazioni. Poiché il Consiglio non ha deciso di non
       accettare gli impegni, gli impegni offerti sono stati accettati ai sensi dell'articolo 8,
       paragrafo 5 del regolamento di base con la decisione 97/.../CE della Commissione9,
9
  Cfr. pagina ... della presente Gazzetta ufficiale.
                                                     74-
 ---pagebreak--- HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                        Articolo 1
1. Sono istituiti dazi antidumping definitivi sulle importazioni originarie dell'Ungheria,
   della Polonia, della Russia, della Repubblica ceca, della Romania e della Repubblica
   slovacca dei seguenti prodotti:
   a) tubi senza saldatura, di ferro o di acciai non legati, dei tipi utilizzati per oleodotti
        e gasdotti, con diametro estemo inferiore o uguale a 406,4 mm (attualmente
        classificati ai codici NC 7304 10 10 e 7304 10 30),
   b) tubi senza saldatura, di sezione circolare, di ferro o di acciai non legati, trafilati o
        laminati a freddo, all'infuori dei tubi di precisione (attualmente classificati al
        codiceNC7304 3199),e
   e) altri tubi, di sezione circolare, di ferro o di acciai non legati, all'infuori dei tubi
        filettati o filettabili, con diametro estemo inferiore o uguale a 406,4 mm
        (attualmente classificati ai codici NC 7304 39 91 e 7304 39 93).
2. Le aliquote dei dazi antidumping definitivi applicabili ai prezzi netto, franco
   frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono le seguenti:
                                              -75
 ---pagebreak---                                                                             Codice
          Paese                     Produttore           Aliquota di      addizionale
                                                          dazio (%)         TARIC
    Ungheria             Csepel Tubes Co. Ltd.               36,5%            8717
                         Altri                               36,5%            8900
    Polonia              Huta Batory SA                      7,1%             8476
                         Huta Andrzej SA                     30,1%            8719
                         Huta Czestochowa                    30,1%            8482
                         Huta Jednosc SA                     30,1%            8493
                         Altri                               30,1%            8900
    Russia               Tutte le imprese                    26,8%
    Repubblica ceca      Vitkovice a.s.                       5,1%            8058
                         Nova Hut a.s.                        5,1%            8463
                         VT Chomutov a.s.                    28,6%            8464
                         Altri                               28,6%            8900
    Romania              SC Artrom SA                         9,8%            8059
                         SC Silcotub SA                       9,8%            8467
                         SC Petrotub SA                       9,8%            8468
                         SC Republica SA Trade Company        9,8%            8469
                         Altri                               38,2%            8900
    Repubblica           Zeleziarne Podbrezovâ a.s.           7,5%            8060
    slovacca             Altri                                7,5%            8900
3. Salvo diversa indicazione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
                                                 76
 ---pagebreak---                                           Articolo 2
1. I prodotti importati sono esenti dai dazi antidumping istituiti dall'articolo 1,
   paragrafo 1 a condizione che siano prodotti e venduti all'esportazione nella
   Comunità dalle imprese di cui al paragrafo 4 del presente articolo che hanno offerto
   impegni accettati dalla Commissione e che siano soddisfatte le condizioni di cui ai
   paragrafi 2, 3 e 4 del presente articolo.
2. Alla presentazione della dichiarazione di immissione in libera pratica, l'esenzione
   dal dazio è condizionata alla presentazione ai servizi doganali dello Stato membro
   competente dell'originale di un certificato di produzione valido emesso da una
   delle imprese di cui al paragrafo 4. Detto certificato di produzione dev'essere
   conforme ai requisiti previsti per tali certificati nell'impegno accettato dalla
   Commissione, i cui elementi essenziali sono riportati in allegato al presente
   regolamento.
3. Il suddetto certificato di produzione dev'essere presentato entro tre mesi dalla data
   di emissione. I quantitativi presentati ai servizi doganali degli Stati membri per
   l'importazione nella Comunità in esenzione dal dazio antidumping non devono
   superare quelli stipulati nel certificato. In caso di superamento dei quantitativi
   stipulati nel certificato, la quota eccedente è soggetta al dazio e dev'essere
   dichiarata con il corrispondente codice addizionale Taric di cui all'articolo 1,
   paragrafo 2.
                                              77
 ---pagebreak--- 4.    Le importazioni corredate da un certificato di produzione devono essere dichiarate
      con i seguenti codici addizionali Taric:
                                                                                   Codice
                  Paese                            Produttore                    addizionai
                                                                                  e TARIC
         Ungheria               Csepel Tubes Co. Ltd.                                8521
         Polonia                Huta Batory SA                                       8517
                                Huta Andrzej SA                                      8518
                                Huta Czestochowa                                     8519
                                Huta Jednosc SA                                      8520
         Repubblica ceca        VT Chomutov a.s.                                     8507
         Romania                SC Artrom SA                                         8508
                                SA Silcotub SA                                       8509
                                SCPetrotubSA                                         8514
                                SC Republica SA Trade Company                        8515
         Repubblica slovacca    Zeleziarne Podbrezovâ a.s.                           8516
                                           Articolo 3
Le relazioni presentate dagli Stati membri alla Commissione ai sensi dell'articolo 14,
paragrafo 6 del regolamento (CE) n. 384/96 riportano, per ogni immissione in libera
pratica, l'anno e il mese di importazione, i codici NC, i codici Taric e i codici addizionali
Taric, il tipo di misura, il paese d'origine, il quantitativo, il valore, il dazio antidumping,
lo Stato membro d'importazione e, se del caso, il numero progressivo del certificato di
produzione.
                                                   78
 ---pagebreak---                                          Articolo 4
È abrogato il regolamento (CEE) n. 1189/93.
                                         Articolo 5
Il procedimento antidumping nei confronti delle importazioni del prodotto in esame
originarie della Croazia è chiuso.
                                         Articolo 6
Gli importi costituiti a titolo di dazi antidumping provvisori a norma del regolamento
(CE) n. 981/97 relativo alle importazioni del prodotto in esame originarie della Russia,
della Repubblica ceca, della Romania e della Repubblica slovacca sono svincolati.
                                         Articolo 7
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                              Per il Consiglio
                                                -79
 ---pagebreak---                                              ALLEGATO
                        Elementi principali del certificato di produzione*
a) Numero del certificato;
b) Identificazione che indichi se il certificato è un originale;
e) Data di scadenza del certificato;
d) Il testo seguente:
   "Certificato di produzione rilasciato da <nome dell'impresa> ai sensi dell'articolo 2,
   paragrafo 2 del regolamento (...) del Consiglio per l'esportazione nella Comunità
   europea nell'ambito del codice addizionale Taric XXXX di alcuni tipi di tubi di
   acciaio senza saldatura."
e) Ragione sociale e indirizzo completo dell'impresa, ed eventualmente numero di
   identificazione, quale il numero nazionale di registrazione, per le imprese registrate;
f) Ragione sociale e indirizzo completo del cliente dell'impresa che importa le merci g_
   ragione sociale e indirizzo completo dell'operatore commerciale non collegato al di
   fuori della Comunità che esporta le merci;
g) Numero della fattura dell'impresa cui siriferisceil certificato di produzione;
h) Descrizione particolareggiata delle merci, comprendente:
         una descrizione del prodotto sufficiente a identificare i prodotti, che dev'essere
         identica alla descrizione del prodotto riportata sulla fattura;
         il codice NC;
         il quantitativo (in tonnellate).
 *  In base all'impegno offerto e accettato dalla Commissione, ciascuna casella del certificato è in quattro
    lingue: la lingua del paese del produttore e l'inglese, il francese e il tedesco.
                                                 PO
 ---pagebreak--- i) Il nome del funzionario dell'impresa responsabile del rilascio del certificato, e la
   seguente dichiarazione firmata:
   "Io sottoscritto certifico che la vendita per l'esportazione nella Comunità europea
   delle merci contemplate dal presente certificato è effettuata nell'ambito e alle
   condizioni dell'impegno della <nome dell'impresa>, ed entro il volume consentito
   per le importazioni esenti da dazi antidumping nella Comunità di cui all'impegno
   accettato dalla Commissione ai sensi della decisione (...).          Dichiaro che le
   informazioni fornite nel presente certificato sono complete e corrette."
j) Spazio riservato alle autorità competenti della Comunità.
                                               -81
 ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(97) 535 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                                     02 11
                                            N. di catalogo : CB-CO-97-551-IT-C
                                                              ISBN 92-78-26090-8
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo