CELEX: 52013PC0042
Language: it
Date: 2013-02-05
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sulla protezione mediante il diritto penale dell’euro e di altre monete contro la falsificazione e che sostituisce la decisione quadro 2000/383/GAI del Consiglio

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		52013PC0042
		
			Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sulla protezione mediante il diritto penale dell’euro e di altre monete contro la falsificazione e che sostituisce la decisione quadro 2000/383/GAI del Consiglio /* COM/2013/042 final - 2013/0023 (COD) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
1.1.        Contesto generale
La falsificazione dell’euro e delle altre
monete resta un fenomeno preoccupante in tutta l’Unione europea. È essenziale
garantire la fiducia dei cittadini, delle imprese e degli istituti finanziari
nell’autenticità delle banconote e delle monete metalliche. La falsificazione
danneggia i cittadini e le imprese, che non sono rimborsati per le monete
falsificate anche se ricevute in buona fede, e riduce l’accettabilità delle
banconote e delle monete metalliche. 
La falsificazione dell’euro è particolarmente
preoccupante, data l’importanza della moneta unica. L’euro è la moneta unica
dei 17 Stati membri della zona euro ed è utilizzata dai 330 milioni di
cittadini che vivono nella zona. Esso è inoltre usato su larga scala nel
commercio internazionale ed è un'importante valuta di riserva per i paesi
terzi. Il valore delle banconote in euro in circolazione nel mondo, pari a
circa 913 miliardi di euro nel gennaio 2013, equivale all'incirca a quello
delle banconote in dollaro statunitense. Circa un quarto di questo valore
circola fuori dalla zona euro, in particolare nelle regioni limitrofe[1]. Oggi l’euro è la seconda più
importante moneta internazionale a livello mondiale. 
L’euro continua a essere nel mirino della
criminalità organizzata attiva nel settore della falsificazione monetaria. La
falsificazione dell’euro ha causato un danno finanziario di almeno 500 milioni
di euro dall’introduzione della moneta unica nel 2002. I dati della Banca
centrale europea (BCE) mostrano un picco di falsificazione delle banconote nel
periodo 2009‑2010 e altri due picchi nel secondo semestre del 2011[2] e del 2012[3]. La BCE rileva un aumento
dell’11,6% dei quantitativi recuperati nel secondo semestre del 2012 rispetto
ai mesi precedenti. Dalla relazione annuale del 2011[4] del centro tecnico-scientifico
europeo (CTSE) risulta che continuano a essere scoperti sempre nuovi tipi di
monete in euro falsificate, con un netto aumento del numero di monete
metalliche falsificate con metodi sofisticati. Europol rileva una tendenza a
lungo termine verso un aumento del livello dell’attività criminale e osserva
che la minaccia criminale resta grave[5].
Il giudizio di Europol è stato confermato dai recenti sequestri su vasta scala
di banconote e di monete metalliche in euro falsificate e dallo smantellamento,
ogni anno, di stamperie e zecche illegali[6].

Questi sviluppi dimostrano che le vigenti
misure contro la falsificazione non hanno consentito di raggiungere il
necessario livello di dissuasione e che pertanto è necessario migliorare la
protezione contro tale attività criminale. In particolare, esistono notevoli
differenze per quanto riguarda i livelli delle sanzioni previste negli Stati
membri per le principali forme di falsificazione, ossia la produzione e la
distribuzione di monete falsificate[7].
Il livello minimo della pena massima per la produzione di falsi è stato
armonizzato nel 2000 a otto anni di reclusione, mentre permangono divergenze
per quanto riguarda la pena minima. In alcuni Stati membri non sono previste
sanzioni minime ovvero la normativa prevede unicamente multe, mentre in altri
Stati membri la sanzione minima può arrivare fino a dieci anni di reclusione.
Queste differenze rendono difficile la cooperazione transfrontaliera tra forze
dell’ordine e autorità giudiziarie[8].
Inoltre, dai dati raccolti nel quadro di uno studio del gruppo di esperti
contro la falsificazione dell’euro[9]
emerge che negli ultimi nove anni negli Stati membri che non prevedono sanzioni
minime per la falsificazione monetaria o in cui la sanzione minima è la multa è
stato scoperto un numero elevato di stamperie illegali, il che indica che i
falsari praticano il cosiddetto "forum shopping" (la ricerca
del giudice potenzialmente più favorevole). Infine, l’attuale mancanza di una
pena minima e massima per il reato di distribuzione costituisce una grave
minaccia per quanto riguarda la distribuzione nell’Unione europea di banconote
falsificate prodotte nei paesi terzi, come dimostra il notevole numero di
stamperie smantellate nei paesi terzi (ad esempio Colombia e Perù) e il
relativo sequestro di ingenti quantitativi di euro e di altre monete
falsificate pronti a essere esportati nell’Unione europea o a esservi
distribuiti. Si può pertanto concludere che l’entità delle attuali divergenze
tra i regimi sanzionatori degli Stati membri ha un impatto negativo sulla
protezione mediante il diritto penale dell’euro e di altre monete contro la
falsificazione. 
L’attuale livello delle sanzioni è tra le
ragioni dell’insufficiente effetto dissuasivo e del livello diseguale di
protezione della moneta unica nell’Unione europea. Il livello massimo delle
sanzioni penali costituisce uno degli strumenti di cui i pubblici ministeri e i
giudici dispongono per stabilire la sanzione da infliggere all’autore del
reato, ma rimane uno strumento incompleto senza la previsione di un livello
minimo. Dato che in pratica il minimo della pena massima viene imposto di rado,
una pena minima può essere considerata più dissuasiva e di maggiore valore
pratico per la protezione dell’euro. La conoscenza delle possibili sanzioni
avrebbe un effetto dissuasivo su quanti fossero tentati di falsificare l’euro.
Evidente è la differenza tra una condanna ad una pena detentiva di una certa
durata minima e, ad esempio, la condanna al pagamento di una multa. Pertanto,
la previsione di sanzioni minime contribuisce a creare un sistema UE uniforme
per la protezione dell’euro. 
L'euro è la moneta unica dell’Unione economica
e monetaria creata dall’Unione europea. Si tratta dunque di un vero e proprio
"patrimonio" comune europeo che deve essere protetto in modo uniforme
in tutta l’Unione europea, in particolare mediante la definizione di pene
minime per le forme gravi di produzione e distribuzione.
L’Unione europea e gli Stati membri dovrebbero
prevedere un sistema globale di protezione dell’euro e combattere i reati
contro l’euro su basi comuni. In virtù della convenzione internazionale per la
repressione del falso nummario (di seguito “convenzione di Ginevra”)[10] e del principio di non
discriminazione delle altre monete sancito all’articolo 5 della convenzione,
tutte le monete beneficeranno di questa maggiore protezione dell’euro. 
1.2.        Contesto giuridico
1.2.1.     Il diritto penale
La convenzione di Ginevra prevede norme
miranti ad assicurare l’imposizione di severe sanzioni penali e di altro tipo
per i reati di falsificazione monetaria. Essa contiene anche disposizioni in
materia di competenza giurisdizionale e di cooperazione. Dalla ratifica della
convenzione di Ginevra, il 20 aprile 1929, si è registrato un certo grado di
ravvicinamento della normativa nazionale in materia di falsificazione
monetaria. 
La decisione quadro 2000/383/GAI del
Consiglio, relativa al rafforzamento della tutela per mezzo di sanzioni penali
e altre sanzioni contro la falsificazione di monete in relazione
all’introduzione dell’euro[11],
mira a integrare, nel territorio dell’Unione europea, le disposizioni della
convenzione di Ginevra del 1929. Essa individua le condotte da considerare
punibili oltre alla falsificazione, ad esempio la distribuzione. Per tali
reati, la decisione quadro impone sanzioni efficaci, proporzionate e
dissuasive. Contiene inoltre disposizioni in materia di competenza
giurisdizionale e di responsabilità delle persone giuridiche. La decisione quadro
è stata modificata dalla decisione quadro 2001/888/GAI del Consiglio, del 6 dicembre 2001[12], che ha introdotto una
disposizione relativa al riconoscimento reciproco delle sentenze di condanna ai
fini del riconoscimento della "recidiva".
Gli Stati membri erano tenuti a recepire la
decisione quadro 2000/383/GAI del Consiglio entro il 29 maggio 2001 e la
decisione quadro 2001/888/GAI del Consiglio entro il 31 dicembre 2002. La
Commissione ha valutato l'attuazione delle due decisioni in tre relazioni[13]. Nonostante lo sviluppo di un acquis
dell'UE in materia, sono emerse alcune carenze. Sebbene tutti gli Stati membri,
con poche eccezioni, abbiano formalmente attuato correttamente la decisione
quadro, le norme adottate sono diverse e di conseguenza negli ordinamenti
giuridici nazionali vigono livelli di protezione e pratiche spesso divergenti.
1.2.2.     Ulteriori disposizioni
dell'Unione in materia
La decisione
quadro rientra in un quadro giuridico complessivo composto anche di misure
amministrative e in materia di formazione:
·              
il regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio, del 3
maggio 1998, relativo all'introduzione dell'euro[14]. Esso impone agli Stati membri
della zona euro di prevedere sanzioni adeguate contro la falsificazione delle
banconote e delle monete in euro;
·              
il regolamento (CE) n. 1338/2001 del Consiglio, del
28 giugno 2001, che definisce talune misure necessarie alla protezione
dell'euro contro la falsificazione[15],
modificato dal regolamento (CE) n. 44/2009, del 18 dicembre 2008[16]. Esso disciplina le modalità
secondo le quali le banconote e le monete metalliche in euro devono essere
messe in circolazione in modo da proteggerle contro la falsificazione. Inoltre,
regolamenta aspetti quali la raccolta e l’accesso ai dati tecnici e statistici
relativi alle banconote e monete metalliche falsificate, l’analisi delle
banconote e monete metalliche falsificate da parte dei centri nazionali di
analisi, gli obblighi degli enti creditizi e la centralizzazione delle
informazioni a livello nazionale. Il regolamento (CE) n. 1339/2001 del
Consiglio, del 28 giugno 2011[17],
ha esteso gli effetti del regolamento (CE) n. 1338/2001 agli Stati membri che
non hanno adottato l’euro quale moneta unica;
·              
la decisione della Banca centrale europea, del 16
settembre 2010, relativa al controllo dell’autenticità e idoneità delle
banconote in euro e al loro ricircolo (BCE/2010/14)[18];
·              
il regolamento (UE) n. 1210/2010 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2010, relativo all’autenticazione
delle monete in euro e al trattamento delle monete non adatte alla circolazione[19];
·              
il regolamento (CE) n. 2182/2004 del Consiglio, del
6 dicembre 2004, relativo a medaglie e gettoni simili alle monete metalliche in
euro[20],
modificato dal regolamento (CE) n. 46/2009 del Consiglio, del 18 dicembre 2008[21];
·              
la decisione 2005/511/GAI del Consiglio, del 12
luglio 2005, relativa alla protezione dell’euro contro la falsificazione
attraverso la designazione dell’Europol quale ufficio centrale competente per
la lotta contro la falsificazione dell’euro[22];
·              
la decisione 2002/187/GAI del Consiglio, del 28
febbraio 2002, che istituisce l'Eurojust per rafforzare la lotta contro le
forme gravi di criminalità[23],
stimolando e migliorando il coordinamento e la cooperazione tra le autorità
giudiziarie competenti degli Stati membri anche in materia di lotta contro la
falsificazione dell'euro;
·              
l’Unione finanzia azioni mirate in materia di
scambio, assistenza e formazione degli agenti delle forze dell’ordine per
instaurare legami professionali più stretti ai fini di una lotta più efficace
contro la falsificazione dell’euro mediante il programma "Pericles",
istituito dalla decisione 2001/923/CE del Consiglio del 17 dicembre 2001[24].
2.           ESITO DELLE CONSULTAZIONI DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONE DI IMPATTO
2.1.        Consultazioni delle parti
interessate
La Commissione ha
consultato i portatori di interesse specializzati in materia in ripetute
occasioni.         
La consultazione dei portatori di interesse ha avuto inizio con la 58a
riunione del gruppo di esperti sulla falsificazione dell’euro (Euro
Counterfeiting Expert Group – ECEG)[25]
il 10 novembre 2011 ed è continuata nelle successive riunioni. Esperti e
specialisti[26]
sono stati inoltre consultati alla conferenza dell'Aia, che si è svolta dal 23
al 25 novembre 2011. Un questionario sull’attuazione della decisione quadro è
stato inviato agli Stati membri il 20 dicembre 2011. Le risposte al
questionario e possibili misure da adottare sono state discusse in occasione
della 59a riunione, il 14 marzo, e della 60ª riunione, il 13
giugno 2012, dell’ECEG. La BCE ed Europol hanno partecipato al processo anche
attraverso contributi inviati direttamente alla Commissione.
Dalla consultazione è emerso che i portatori di
interesse ritengono necessario creare valore aggiunto per gli operatori in
materia di protezione dell’euro e di altre monete mediante misure di diritto
penale. Sono state presentate due proposte concrete in relazione al
miglioramento del diritto processuale penale: una proposta mirante ad allineare
le tecniche investigative, quali le consegne controllate e le operazioni sotto
copertura, e una proposta volta a introdurre disposizioni che obbligano le
autorità giudiziarie a trasmettere campioni delle monete falsificate
sequestrate per l’analisi tecnica al fine del rinvenimento delle altre monete falsificate
in circolazione.
La BCE ha espresso un forte sostegno al
potenziamento del quadro penale, in particolare mediante l'inasprimento e
l’armonizzazione delle sanzioni, anche mediante l’introduzione di norme comuni
per le pene minime.
2.2.        Valutazione di impatto
La valutazione di impatto delle possibili opzioni effettuata dalla
Commissione tenendo conto delle consultazioni delle parti interessate conclude
indicando come preferibile la seguente soluzione: 
–                        
mantenimento della maggior parte delle disposizioni
della decisione quadro 2000/383/GAI del Consiglio in una nuova proposta, con
leggere modifiche per tener conto del trattato di Lisbona; 
–                        
modifica delle disposizioni in materia di sanzioni,
introducendo la pena minima di sei mesi di reclusione per i reati di produzione
e distribuzione di monete falsificate e la pena massima di almeno otto anni di
reclusione per il reato di distribuzione; 
–                        
introduzione di una nuova disposizione che impone
agli Stati membri di prevedere la possibilità di utilizzare determinati
strumenti di indagine; 
–                        
introduzione di una nuova disposizione che impone
agli Stati membri di assicurare che i centri nazionali di analisi e i centri
nazionali di analisi delle monete metalliche possano analizzare gli euro
falsificati anche mentre sono ancora in corso i procedimenti giudiziari, al
fine di consentire il rinvenimento delle altre monete falsificate ancora in
circolazione.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA PROPOSTA
3.1.        Base giuridica
La competenza dell’UE a stabilire "norme
minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in sfere di
criminalità particolarmente grave che presentano una dimensione transnazionale
derivante dal carattere o dalle implicazioni di tali reati o da una particolare
necessità di combatterli su basi comuni" è sancita dall’articolo 83,
paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). 
La contraffazione di mezzi di pagamento è
esplicitamente menzionata all’articolo 83, paragrafo 1, del TFUE come
esempio di sfera di criminalità particolarmente grave. 
3.2.        Sussidiarietà, proporzionalità
e rispetto dei diritti fondamentali
Un’azione dell’UE è ritenuta necessaria sulla
base dei fattori che si illustrano di seguito.
La falsificazione dell’euro rappresenta un
problema reale per l’Unione e per i suoi cittadini, imprese e istituti
finanziari. Vi è da ritenere che, essendo l’euro la moneta unica della zona
euro, il reato di falsificazione dell’euro causi necessariamente lo stesso
danno in tutta la zona euro, indipendentemente dal luogo in cui è commesso.
Questa dimensione paneuropea impone di lottare contro la falsificazione in modo
uniforme e di punire i criminali con sanzioni equivalenti ovunque il reato
venga perpetrato nell’Unione europea.
Questa particolare caratteristica dell’euro in
quanto moneta unica dell’Unione economica e monetaria creata dall’Unione
europea, che ne fa un vero e proprio “patrimonio” europeo, impone che se ne
garantisca la protezione a livello dell’UE. In quanto tale, la materia presenta
una dimensione ancora più “centrata sull’UE” rispetto ad altre oggetto di
armonizzazione delle norme degli Stati membri. 
Solo l’UE si trova nella posizione di
elaborare una normativa vincolante avente efficacia in tutti gli Stati membri,
e quindi di creare un quadro giuridico che contribuisca a colmare le attuali
carenze.
Ai sensi dell’articolo 5 della convenzione di
Ginevra, non sono ammesse distinzioni nell’entità delle pene per atti connessi
ai danni della moneta nazionale e delle monete estere. Pertanto, la protezione
rafforzata dell’euro dovrebbe essere estesa a tutte le monete. 
Le sanzioni proposte sono proporzionate alla
gravità dei reati e all’impatto considerevole della falsificazione dell’euro e
delle altre monete sui cittadini e sulle imprese. Esse sono in linea con le
sanzioni attualmente previste dall’ordinamento interno della maggior parte
degli Stati membri. Poiché molti Stati membri prevedono già pene minime, è
adeguato e coerente che la nozione di pene minime sia utilizzata anche a
livello dell’Unione. Al fine di impedire che la severità delle pene sia
sproporzionata rispetto al reato, viene proposta una specifica salvaguardia nei
casi di importo basso delle monete falsificate, ossia una soglia al di sotto
della quale può essere comminata una pena detentiva di minore durata ed
un’altra soglia al di sotto della quale può essere comminata una multa, a meno
che il caso non presenti aspetti di particolare gravità, ad esempio quando la
scoperta della moneta falsificata avviene in circostanze che indicano
chiaramente che sono stati prodotti o che sarebbero stati prodotti quantitativi
più elevati. Le soglie prescelte devono essere sufficientemente elevate per
tener conto di casi di minore gravità, ma allo stesso tempo sufficientemente
basse per garantire l’effetto dissuasivo della sanzione e per tener conto
dell’importanza della genuinità delle banconote e monete metalliche e della
fiducia che i cittadini vi ripongono. 
La presente direttiva impone agli Stati membri
di prevedere nell’ordinamento interno la gamma di sanzioni prevista all’articolo
5, senza scendere al di sotto dei livelli minimi richiesti. Rimangono tuttavia
applicabili le norme e i principi generali del diritto penale nazionale in
materia di applicazione ed esecuzione delle sentenze in considerazione delle
circostanze concrete. Si tratta tra l'altro delle norme generali
sull’applicazione delle sentenze ai minori, dei casi di tentativo, di concorso
o di collaborazione dell'autore del reato alla scoperta o alla prevenzione di
reati gravi. Per quanto riguarda l’esecuzione delle sentenze, continuerebbero
ad applicarsi principi generali quali la sospensione della reclusione, le pene
alternative alla reclusione (sorveglianza elettronica) o la liberazione
anticipata. Nei singoli casi i giudici eserciteranno il loro potere discrezionale
tenendo conto di tutte le circostanze aggravanti e attenuanti, nei limiti del
quadro giuridico applicabile.
Tutte le misure di diritto penale proposte
sono state formulate e valutate attentamente alla luce dei possibili effetti
sulla protezione dei diritti fondamentali.
La proposta presenta elementi di rilevanza per
i seguenti diritti e principi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea (di seguito “la Carta”): il diritto alla libertà e il rispetto della
vita familiare (a causa dell'eventuale reclusione dei condannati); la libertà
professionale e la libertà d’impresa (a causa di eventuali interdizioni a
carico dei condannati); il diritto di proprietà (a causa dell’eventuale
chiusura delle imprese che hanno commesso i reati); i principi della legalità e
della proporzionalità dei reati e delle pene (perché vengono definiti reati e
stabilite sanzioni); il diritto di non essere giudicato o punito due volte per
lo stesso reato (a causa dell'eventuale interazione con sanzioni
amministrative). Queste interferenze sono giustificate perché rispondono a
finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione (cfr. articolo 52,
paragrafo 1, della Carta) e in particolare perché definiscono misure efficaci e
dissuasive per la protezione dell’euro e delle altre monete. Si è badato ad
assicurare che le misure non vadano al di là di quanto è necessario per il
conseguimento di tale obiettivo e siano pertanto proporzionate. In particolare
sono state previste salvaguardie esplicite nello strumento stesso, prevedendo
espressamente il diritto ad un ricorso effettivo e ad un giudice imparziale,
compresi i diritti della difesa, per assicurare un livello equivalente di
tutela giurisdizionale efficace da parte dei giudici nazionali. Le pene
richieste siano proporzionate ai reati commessi.
3.3.        Scelta dello strumento
La direttiva è lo strumento adeguato per
stabilire disposizioni di diritto penale sulla base dell’articolo 83, paragrafo
1, del TFUE.
3.4.        Disposizioni specifiche
Articolo 1. Oggetto: questa disposizione definisce l’ambito di applicazione e la finalità
della presente proposta. 
Articolo 2. Definizioni: questa disposizione stabilisce le definizioni applicabili all’atto.
Articolo 3. Infrazioni: questa disposizione definisce le principali condotte che gli Stati
membri sono chiamati a considerare reati, e chiarisce che talune circostanze in
cui il reato è commesso rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva. 
Articolo 4. Istigazione, favoreggiamento,
concorso e tentativo: questa disposizione si applica a
tutti i reati di cui sopra e impone agli Stati membri di considerare reato
qualsiasi forma di preparazione e di partecipazione. La responsabilità penale
per il tentativo è prevista per la maggior parte dei reati.
Articolo 5. Pene: questa
disposizione si applica a tutti i reati di cui agli articoli 3 e 4. Essa impone
agli Stati membri di applicare pene efficaci, proporzionate e dissuasive in
linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia. Per le forme più gravi
dei reati di produzione e distribuzione di moneta falsificata, essa fissa la
pena della reclusione di durata compresa tra un minimo di sei mesi e un massimo
di otto anni per le persone fisiche. Per il reato di produzione la decisione
quadro 2000/383/GAI prevede già un livello minimo di otto anni per la pena
massima. 
Articoli 6 e 7. Responsabilità e tipi di
sanzioni minime per le persone giuridiche: queste
disposizioni si applicano a tutti i reati di cui agli articoli 3 e 4. Esse
impongono agli Stati membri di prevedere la responsabilità delle persone
giuridiche, escludendo però che possa essere fatta valere in alternativa a
quella delle persone fisiche, e di applicare sanzioni efficaci, proporzionali e
dissuasive alle persone giuridiche. Sono previste anche le possibili sanzioni.
Articolo 8. Competenza giurisdizionale: questa disposizione si basa sui principi di territorialità e di
personalità. Essa si applica a tutti i reati di cui agli articoli 3 e 4. Essa
impone che le autorità giudiziarie abbiano competenza ad avviare le indagini,
ad esercitare l’azione penale e a portare dinanzi al giudice i casi di
falsificazione monetaria. Essa impone agli Stati membri la cui moneta è l’euro
di esercitare, a determinate condizioni, una giurisdizione universale sui reati
di falsificazione dell’euro. In caso di procedimenti paralleli, la decisione
quadro 2009/948/GAI[27]
del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla prevenzione e la risoluzione dei
conflitti relativi all’esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali
consente una più stretta cooperazione tra le autorità competenti. In virtù
della decisione 2002/187/GAI del Consiglio, del 28 febbraio 2002, il membro
nazionale di Eurojust deve essere informato di tutti i casi in cui sono sorti o
possono sorgere conflitti di giurisdizione. Inoltre, l’articolo 8 prevede che
gli Stati membri concentrino i procedimenti penali in un unico Stato membro,
salvo se inappropriato.
Articolo 9. Strumenti di indagine: questa disposizione è intesa a garantire che gli strumenti di indagine
previsti dall’ordinamento nazionale per le indagini sulla criminalità
organizzata e su altri reati gravi possano essere utilizzati anche nei casi di
falsificazione monetaria. 
Articolo 10. Obbligo di trasmettere le
banconote in euro falsificate per l’analisi e il rinvenimento dei falsi: questa disposizione impone agli Stati membri di garantire che i centri
nazionali di analisi i centri nazionali di analisi delle monete metalliche
possano analizzare gli euro falsificati anche mentre sono ancora in corso i
procedimenti giudiziari, al fine di consentire il rinvenimento delle altre
monete falsificate ancora in circolazione.
Articolo 11. Nesso con la convenzione di
Ginevra: questa disposizione impone agli Stati membri
di essere parti contraenti della convenzione internazionale di Ginevra del 20
aprile 1929.
Articolo 12. Sostituzione della decisione
quadro 2000/383/GAI del Consiglio: questa disposizione
sancisce la sostituzione delle vigenti disposizioni in materia di
falsificazione monetaria nei confronti degli Stati membri partecipanti alla
presente direttiva.
Articolo 13. Attuazione: questa disposizione impone agli Stati membri di attuare la direttiva
entro 18 mesi dalla sua entrata in vigore. Gli Stati membri sono tenuti a
comunicare alla Commissione il testo delle disposizioni di attuazione e delle
future disposizioni nella materia disciplinata dalla presente direttiva. Gli
Stati membri non sono tenuti a trasmettere i documenti esplicativi, in quanto
la direttiva contiene un numero limitato di obblighi giuridici e riguarda una
materia circoscritta a livello nazionale.
Gli articoli 14, 15 e 16 contengono
disposizioni in materia di presentazione di relazioni da parte della
Commissione, di riesame, di entrata in vigore e di destinatari. 
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO 
Nessuna.
2013/0023 (COD)
Proposta di
DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
sulla protezione mediante il diritto penale
dell’euro e di altre monete contro la falsificazione e che sostituisce la
decisione quadro 2000/383/GAI del Consiglio 
 
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO
DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, in particolare l'articolo 83, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione europea,
visto il parere della Banca centrale europea,
previa trasmissione del progetto di atto
legislativo ai parlamenti nazionali,
visto il parere del Comitato economico e
sociale europeo[28],
deliberando secondo la procedura legislativa
ordinaria,
considerando quanto segue:
(1)       L’euro, in quanto moneta
unica condivisa dagli Stati membri della zona euro, è diventato un elemento
importante dell’economia dell’Unione e della vita quotidiana dei suoi
cittadini. È nell’interesse dell’Unione nel suo complesso contrastare e
reprimere le attività che possono compromettere l’autenticità dell’euro
mediante falsificazione.
(2)       La moneta falsificata ha
considerevoli ripercussioni negative sulla società. Danneggia i cittadini e le
imprese, i quali non sono rimborsati per le monete falsificate anche se
ricevute in buona fede. È di importanza fondamentale garantire la fiducia dei
cittadini, delle imprese e degli istituti finanziari nell’autenticità delle
banconote e delle monete metalliche. 
(3)       È essenziale assicurare che
l’euro e le altre monete autorizzate legalmente alla circolazione siano
protette in modo adeguato in tutti gli Stati membri mediante misure efficaci di
diritto penale. 
(4)       Il regolamento (CE) n. 974/98
del Consiglio, del 3 maggio 1998, relativo all’introduzione dell’euro[29] impone agli Stati membri la
cui moneta è l’euro di prevedere sanzioni adeguate contro la falsificazione
delle banconote e delle monete metalliche in euro. 
(5)       I regolamenti (CE) n.
1338/2001[30]
e 1339/2001[31]
del Consiglio, del 28 giugno 2001, definiscono talune misure necessarie alla
protezione dell’euro contro la falsificazione, in particolare misure per il
ritiro dalla circolazione degli euro falsificati. 
(6)       La convenzione internazionale
per la repressione del falso nummario, firmata a Ginevra il 20 aprile 1929,
assieme al relativo protocollo (di seguito “convenzione di Ginevra”)[32], stabilisce norme intese a
prevenire, reprimere e punire efficacemente il reato di falso nummario. In
particolare, essa mira a garantire che i reati di falso nummario siano puniti
con sanzioni penali severe e con altre sanzioni. Tutte le parti contraenti
della convenzione di Ginevra devono applicare il principio di non
discriminazione alle monete diverse dalla rispettiva moneta nazionale.
(7)       La presente direttiva ha lo
scopo di integrare le disposizioni della convenzione di Ginevra e agevolarne
l’applicazione da parte degli Stati membri. 
(8)       La presente direttiva
riprende e modifica la decisione quadro 2000/383/GAI del Consiglio, relativa al
rafforzamento della tutela per mezzo di sanzioni penali e altre sanzioni contro
la falsificazione di monete in relazione all'introduzione dell'euro[33]. Essa integra la decisione
quadro prevedendo disposizioni sul livello delle pene, sugli strumenti di
indagine e sull’analisi, l’individuazione e il rinvenimento di falsi in fase di
procedimento giudiziario. Occorre che la presente direttiva sostituisca la
decisione quadro nei confronti degli Stati membri che partecipano alla sua
adozione.
(9)       Occorre che la presente
direttiva assicuri la protezione di tutte le banconote e monete metalliche la
cui circolazione è legalmente autorizzata, a prescindere dal fatto che siano di
carta, metallo o altro materiale. 
(10)     La protezione dell’euro e di
altre monete richiede una definizione comune dei reati connessi alla
falsificazione monetaria nonché tipi comuni di sanzioni nei confronti sia delle
persone fisiche che delle persone giuridiche. Per assicurare uniformità con la
convenzione di Ginevra, occorre che la presente direttiva preveda gli stessi
reati punibili ai sensi della convenzione. Occorre pertanto considerare reato
la produzione di banconote e monete falsificate e la loro distribuzione. È
opportuno che le condotte preparatorie del reato, ad esempio la produzione di
strumenti e componenti per la falsificazione, siano punite in maniera
indipendente. L’obiettivo comune delle definizioni di reato deve essere quello
di dissuadere dal compimento di atti aventi a oggetto banconote e monete
metalliche falsificate e gli strumenti per la falsificazione. 
(11)     Occorre assimilare alla
falsificazione l'uso improprio di attrezzature o di materiale legale delle
tipografie o delle zecche autorizzate per la produzione di banconote e monete
metalliche non autorizzate a scopo fraudolento. Si tratta di situazioni in cui
una banca centrale o zecca nazionale o altra impresa autorizzata produce
banconote o monete metalliche in eccesso rispetto alla quota autorizzata dalla
Banca centrale europea. Si tratta inoltre di situazioni in cui i dipendenti di
tipografie o zecche legali utilizzano in modo abusivo le attrezzature a propri
fini. Occorre che tale condotta sia punibile come reato di falsificazione anche
quando la quantità autorizzata non è stata superata, perché i falsi prodotti,
una volta immessi in circolazione, non sarebbero distinguibili dalle banconote
e monete metalliche autorizzate.
(12)     È opportuno che anche le
banconote e le monete metalliche in euro che la Banca centrale europea o le
banche centrali e le zecche nazionali non hanno ancora formalmente emesso
rientrino nell'ambito della protezione della presente direttiva. Ad esempio
occorre che le monete metalliche in euro con nuove facce nazionali o le nuove
serie di banconote in euro siano protette prima di essere ufficialmente messe
in circolazione.
(13)     Occorre che anche
l’istigazione, il favoreggiamento, il concorso e il tentativo di commettere i
principali reati di falsificazione, tra cui l'uso improprio di attrezzature o
di materiale legali e la falsificazione di banconote e monete metalliche non
ancora emesse ma destinate alla circolazione, siano puniti, se opportuno. La
presente direttiva non impone agli Stati membri di rendere punibile il
tentativo di commettere un reato relativo ad uno strumento o componente per la
falsificazione.
(14)     Occorre che le sanzioni per i
reati di falsificazione siano efficaci, proporzionate e dissuasive in tutta
l’Unione. 
(15)     La falsificazione monetaria è
tradizionalmente un reato punito con sanzioni severe negli Stati membri. Ciò è
dovuto alla gravità e alle conseguenze del reato per i cittadini e le imprese e
alla necessità di garantire la fiducia dei cittadini dell’Unione nella
genuinità dell’euro e delle altre monete. Questo vale tanto più per l’euro, che
è la moneta unica di 330 milioni di persone nella zona euro e la seconda valuta
più importante a livello internazionale. 
(16)     Pertanto, occorre che gli
Stati membri prevedano alcuni tipi e livelli minimi di sanzioni. Il concetto di
pene minime è attualmente contemplato nella maggior parte degli Stati membri.
L'adozione di questo approccio anche a livello dell’Unione risponde a esigenze
di uniformità e di opportunità.
(17)     Occorre che i livelli delle
sanzioni siano efficaci, dissuasivi e proporzionati ai reati. Occorre pertanto
che la pena a carico delle persone fisiche nei casi gravi, ossia per i
principali reati di produzione e distribuzione di monete falsificate che
comportino grandi quantitativi di banconote e monete metalliche falsificate o
che presentino aspetti di particolare gravità, sia una pena minima di almeno
sei mesi e una pena massima di almeno otto anni di reclusione. 
(18)     La pena minima di sei mesi di
reclusione consente di assicurare che le forze dell’ordine e le autorità
giudiziarie diano uguale priorità ai reati di falsificazione dell’euro e delle
altre monete, facilitando in tal modo la cooperazione transfrontaliera. Essa
contribuisce a ridurre il rischio del cosiddetto "forum shopping"
(ossia la ricerca del giudice potenzialmente più favorevole). Inoltre, essa
consente la consegna dei condannati a seguito di un mandato di arresto europeo
per l'esecuzione della pena o della misura di sicurezza privative della
libertà. 
(19)     Occorre che gli Stati membri
abbiano la possibilità di imporre una pena detentiva di breve durata o di non
imporre una pena detentiva nei casi in cui il valore nominale totale delle
banconote e delle monete metalliche falsificate non è significativo o nei casi
che non presentano aspetti di particolare gravità. Occorre che tale valore sia
inferiore a 5 000 EUR, ossia dieci volte la denominazione massima dell’euro,
per i casi punibili con pena diversa dalla reclusione, e inferiore a 10 000 EUR
per i casi punibili con la reclusione di durata inferiore a sei mesi. 
(20)     La presente direttiva lascia
impregiudicati le norme e i principi generali del diritto penale nazionale in
materia di applicazione e di esecuzione delle sentenze in considerazione delle
circostanze concrete di ogni singolo caso.
(21)     Poiché la fiducia nella
genuinità delle banconote e delle monete metalliche può essere compromessa o
minacciata dal comportamento delle persone giuridiche, occorre che queste siano
ritenute responsabili dei reati commessi in loro nome.
(22)     Per garantire il buon esito
delle indagini e dell’azione penale avverso i reati di falsificazione
monetaria, occorre che i responsabili dell’indagine e dell’azione penale
avverso tali reati abbiano accesso agli strumenti di indagine usati nella lotta
contro la criminalità organizzata o altri reati gravi. Tra questi strumenti
rientrano, ad esempio, l’intercettazione di comunicazioni, i controlli a
distanza anche con uso di strumenti elettronici di sorveglianza, il controllo
dei conti bancari e altre indagini finanziarie, tenuto conto, tra l’altro, del
principio di proporzionalità e della natura e della gravità dei reati oggetto
d’indagine. 
(23)     Occorre che gli Stati membri
esercitino la loro giurisdizione nel rispetto della convenzione di Ginevra e
delle disposizioni in materia di giurisdizione contenute in altri atti
normativi dell’Unione in materia di diritto penale, ossia per i reati commessi
sul loro territorio e per i reati commessi dai loro cittadini. Il ruolo
preminente dell’euro per l’economia e per la società dell’Unione europea,
nonché la minaccia specifica all’euro come moneta di importanza mondiale
richiedono misure aggiuntive per tutelarlo. Pertanto, occorre che ogni Stato
membro la cui moneta è l’euro eserciti la giurisdizione universale sui reati
contro l’euro commessi fuori dell’Unione europea, quando l’autore del reato sia
catturato o gli euro falsificati connessi al reato siano rinvenuti sul
territorio dello Stato membro. Nell’esercitare la giurisdizione universale,
occorre che gli Stati membri rispettino il principio di proporzionalità, in
particolare per quanto riguarda le condanne inflitte da un paese terzo per la
stessa condotta. 
(24)     Spesso la falsificazione
riguarda allo stesso tempo diversi Stati membri: la fabbricazione avviene in
uno Stato membro e la distribuzione in uno o più altri Stati membri. In linea
con i meccanismi istituiti dalla decisione quadro 2009/948/GAI del Consiglio,
del 30 novembre 2009, sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi
all’esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali[34], occorre che per tali casi
transfrontalieri gli Stati membri concentrino i procedimenti penali, compresa
l’azione penale, in un unico Stato membro, salvo se inappropriato. Ciò riguarda
in particolare i casi in cui la concentrazione può facilitare l’inchiesta, ad
esempio mediante l’acquisizione di mezzi di prova, o consente al giudice di
tenere conto dell’entità complessiva del reato per la pronuncia di un’unica
condanna. In virtù della decisione 2002/187/GAI del Consiglio, del 28 febbraio
2002, che istituisce l’Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi
di criminalità[35],
il membro nazionale di Eurojust deve essere informato di tutti i casi in cui
sorgono o possono sorgere conflitti di giurisdizione.
(25)     Per l’euro, l'identificazione
di banconote e monete falsificate è centralizzata rispettivamente nei centri
nazionali di analisi e nei centri nazionali di analisi delle monete metalliche,
designati o istituiti a norma del regolamento (CE) n. 1338/2001. Occorre che
l’analisi, l'identificazione e il rinvenimento dei falsi sia possibile anche
mentre sono ancora in corso i procedimenti giudiziari, al fine di impedire o di
bloccare la loro ulteriore diffusione, nel dovuto rispetto del diritto ad un
ricorso effettivo e ad un giudice imparziale. In generale, occorre che le
autorità giudiziarie autorizzino la trasmissione fisica dei falsi ai centri
nazionali di analisi e ai centri nazionali di analisi delle monete metalliche.
In determinate circostanze, ad esempio nei casi in cui soltanto alcune delle
banconote o delle monete metalliche falsificate costituiscono mezzi di prova
nel procedimento penale o quando la trasmissione fisica comporta il rischio di
distruzione di prove, quali le impronte digitali, occorre che le autorità
giudiziarie possano invece decidere di consentire l'accesso alle banconote e
monete metalliche.
(26)     La presente direttiva rispetta
i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti in particolare dalla
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, segnatamente il diritto
alla libertà e alla sicurezza, il rispetto della vita privata e della vita
familiare, la libertà professionale e il diritto di lavorare, la libertà
d’impresa, il diritto di proprietà, il diritto ad un ricorso effettivo e ad un
giudice imparziale, la presunzione d’innocenza e i diritti della difesa, i
principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene e il
diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato. La
presente direttiva mira a garantire il pieno rispetto di tali diritti e
principi e deve essere attuata di conseguenza.
(27)     Poiché l’obiettivo della
presente direttiva non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati
membri, ma può, a motivo della portata o degli effetti dell'azione in
questione, essere conseguito meglio a livello di Unione, quest’ultima può
intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito all’articolo 5 del
trattato sull’Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è
necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di
proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(28)     [A norma dell'articolo 3 del
protocollo n. 21 sulla posizione del Regno Unito e dell'Irlanda rispetto allo
spazio di libertà, sicurezza e giustizia, allegato al trattato sull’Unione
europea e al trattato sul funzionamento dell’Unione europea, detti Stati membri
hanno notificato che desiderano partecipare all’adozione e all’applicazione
della presente direttiva.
E/O
(29)     A norma degli articoli 1 e 2
del protocollo n. 21 sulla posizione del Regno Unito e dell’Irlanda rispetto
allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, allegato al trattato sull’Unione
europea e al trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e fatto salvo
l’articolo 4 di tale protocollo, detti Stati membri non partecipano
all’adozione della presente direttiva, non sono da essa vincolati, né sono
soggetti alla sua applicazione.]
(30)     A norma degli articoli 1 e 2
del protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato
sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la
Danimarca non partecipa all’adozione della presente direttiva, non è da essa
vincolata, né è soggetta alla sua applicazione,
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
Oggetto
La presente direttiva fissa norme minime
relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di
falsificazione dell’euro e di altre monete. Essa introduce anche disposizioni
comuni per rafforzare la lotta contro tali reati e migliorare le indagini al
riguardo. 
Articolo 2
Definizioni
Ai fini della presente direttiva si applicano
le seguenti definizioni: 
(a)                   
"moneta": le banconote e le monete
metalliche la cui circolazione sia legalmente autorizzata, ivi comprese le
banconote e monete metalliche in euro, la cui immissione in circolazione è
legalmente autorizzata ai sensi del regolamento (CE) n. 974/98;
(b)                   
"persona giuridica": soggetto avente
personalità giuridica in forza del diritto applicabile, ad eccezione degli
Stati o di altre istituzioni pubbliche nell'esercizio dei pubblici poteri e
delle organizzazioni internazionali pubbliche; 
(c)                   
"convenzione di Ginevra": la convenzione
internazionale per la repressione del falso nummario, firmata a Ginevra il 20
aprile 1929, e relativo protocollo.
Articolo 3
Reati
1.           Gli Stati membri adottano le
misure necessarie per assicurare che costituiscano reato le seguenti condotte,
se compiute intenzionalmente: 
(a)         
contraffazione o alterazione fraudolenta di monete,
qualunque ne sia il modo;
(b)         
immissione in circolazione fraudolenta di monete
falsificate;
(c)         
importazione, esportazione, trasporto, ricettazione
o procacciamento di monete falsificate, riconosciute tali, per la loro
immissione in circolazione;
(d)         
fabbricazione fraudolenta, ricettazione,
procacciamento o possesso di:
(i)      strumenti, oggetti, programmi
informatici od ogni altro mezzo che per loro natura sono particolarmente atti
alla contraffazione o all’alterazione di monete; o 
(ii)      ologrammi o altri componenti della moneta
che servono ad assicurarne la protezione contro la falsificazione. 
2.           Tra le condotte di cui al
paragrafo 1 rientra la condotta per quanto riguarda banconote o monete
metalliche fabbricate usando strumenti o materiali legali in violazione dei
diritti o delle condizioni a cui le autorità competenti possono emettere
banconote o monete metalliche.
3.           Tra le condotte di cui al
paragrafo 1 rientra la condotta per quanto riguarda banconote e monete
metalliche non ancora emesse, ma destinate ad essere immesse in circolazione ed
aventi corso legale.
Articolo 4
Istigazione, favoreggiamento, concorso
e tentativo
1.           Gli Stati membri adottano le
misure necessarie per assicurare che l'istigazione a commettere i reati di cui
all’articolo 3 nonché il favoreggiamento e il concorso siano puniti come reati.

2.           Gli Stati membri adottano le
misure necessarie per assicurare che il tentativo di commettere i reati di cui
all'articolo 3, paragrafo 1, lettere a), b) o c), sia punito come reato. 
Articolo 5
Sanzioni
1.           Gli Stati membri adottano le
misure necessarie per assicurare che i reati di cui agli articoli 3 e 4 siano
punibili con sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive, tra cui la
multa e la reclusione.
2.           Per i reati di cui
all’articolo 3, paragrafo 1, lettere a), b) e c), aventi a oggetto banconote e
monete metalliche per un valore nominale totale inferiore a 5 000 EUR e che non
presentino aspetti di particolare gravità, gli Stati membri possono prevedere
una pena diversa dalla reclusione.
3.           I reati di cui all’articolo
3, paragrafo 1, lettere a), b) e c), aventi a oggetto banconote e monete
metalliche per un valore nominale totale di almeno 5 000 EUR, sono puniti con
la pena massima di almeno otto anni di reclusione.
4.           I reati di cui all’articolo
3, paragrafo 1, lettere a), b) e c), aventi a oggetto banconote e monete
metalliche per un valore nominale totale di almeno 10 000 EUR o che presentino
aspetti di particolare gravità, sono puniti con
(a)         
la pena minima di almeno sei mesi di reclusione; 
(b)         
la pena massima di almeno otto anni di reclusione.
Articolo 6
Responsabilità delle persone
giuridiche
1.           Gli Stati membri adottano le
misure necessarie per assicurare che le persone giuridiche possano essere
dichiarate responsabili dei reati di cui agli articoli 3 e 4 commessi a loro
vantaggio da qualsiasi persona, che agisca a titolo individuale o in quanto
membro di un organo della persona giuridica, che detenga una posizione
dominante in seno alla persona giuridica, basata:
(a)         
sul potere di rappresentanza di detta persona
giuridica; o
(b)         
sul potere di prendere decisioni in nome della
persona giuridica; o
(c)         
sul potere di esercitare il controllo in seno alla
persona giuridica.
2.           Gli Stati membri adottano
inoltre le misure necessarie per assicurare che le persone giuridiche possano
essere dichiarate responsabili quando la mancata sorveglianza o il mancato
controllo da parte di una delle persone di cui al paragrafo 1 abbia reso
possibile la commissione, a vantaggio della persona giuridica, di uno dei reati
di cui agli articoli 3 e 4 da parte di una persona soggetta alla sua autorità.
3.           La responsabilità delle
persone giuridiche ai sensi dei paragrafi 1 e 2 non esclude l'azione penale
contro le persone fisiche che siano autori, istigatori o complici dei reati di
cui agli articoli 3 e 4.
Articolo 7
Tipi di
sanzioni per le persone giuridiche
Gli Stati
membri adottano le misure necessarie per assicurare che la persona giuridica
dichiarata responsabile ai sensi dell’articolo 6 sia punita con sanzioni
effettive, proporzionate e dissuasive, comprendenti sanzioni pecuniarie di
natura penale o amministrativa ed eventualmente altre sanzioni, tra cui:
(a)                   
l’esclusione dal godimento di un beneficio o di un
aiuto pubblico;
(b)                   
l’interdizione temporanea o permanente di
esercitare un’attività commerciale;
(c)                   
l’assoggettamento a sorveglianza giudiziaria;
(d)                   
provvedimenti giudiziari di scioglimento;
(e)                   
la chiusura temporanea o permanente degli
stabilimenti usati per commettere il reato.
Articolo 8
Competenza giurisdizionale
1.           Gli Stati membri adottano le
misure necessarie per definire la propria competenza giurisdizionale sui reati
di cui agli articoli 3 e 4 quando: 
(a)         
il reato è stato commesso totalmente o parzialmente
sul proprio territorio; o 
(b)         
l'autore del reato sia un proprio cittadino. 
2.           Ogni Stato membro la cui
moneta è l’euro prende le misure necessarie per definire la propria competenza
giurisdizionale sui reati di cui agli articoli 3 e 4 commessi al di fuori
dell’Unione europea, almeno nella misura in cui riguardino l’euro e quando
(a)         
l’autore del reato si trova sul territorio dello
Stato membro o 
(b)         
le banconote o le monete metalliche falsificate
connesse con il reato sono state rinvenute nello Stato membro. 
Ai fini dell'azione penale contro i reati, ogni
Stato membro adotta le misure necessarie per assicurare che la propria
competenza giurisdizionale non sia subordinata alla condizione che i fatti
costituiscano reato nel luogo in cui sono stati commessi. 
3.           Gli Stati membri concentrano
i procedimenti penali in un unico Stato membro, salvo se inappropriato. 
Articolo 9
Strumenti di indagine
Gli Stati membri adottano le misure necessarie
per assicurare che le persone, le unità o i servizi incaricati delle indagini o
dell’azione penale per i reati di cui agli articoli 3 e 4 dispongano di
efficaci strumenti di indagine, come quelli usati per le indagini riguardanti
la criminalità organizzata o altre forme gravi di criminalità.
Articolo 10
Obbligo
di trasmettere le banconote e le monete metalliche in euro falsificate per
l’analisi e il rinvenimento dei falsi
1.           Gli Stati membri assicurano
che le autorità giudiziarie consentano l’esame di banconote e monete metalliche
in euro di cui si sospetta la falsificazione ai fini dell’analisi e
dell’individuazione e rinvenimento degli altri falsi. A tal fine, le autorità
giudiziarie trasmettono senza indugio i necessari campioni di ciascun tipo di
banconota di cui si sospetta la falsificazione al centro nazionale di analisi e
di ciascun tipo di moneta metallica di cui si sospetta la falsificazione al
centro nazionale di analisi delle monete metalliche.
2.           Se i necessari campioni di
banconote e di monete metalliche di cui si sospetta la falsificazione non
possono essere trasmessi perché è necessario conservarli come mezzo di prova
nel procedimento penale, in modo da garantire il diritto ad un ricorso
effettivo e ad un giudice imparziale e i diritti della difesa del sospetto
autore del reato, al centro nazionale di analisi e al centro nazionale di
analisi delle monete metalliche viene concesso senza indugio l'accesso ai
campioni. 
Articolo 11
Nesso con la convenzione di Ginevra
Gli Stati membri aderiscono o restano parti
della convenzione di Ginevra. 
Articolo 12
Sostituzione della decisione quadro
2000/383/GAI del Consiglio 
La decisione
quadro 2000/383/GAI del Consiglio è sostituita nei confronti degli Stati membri
partecipanti all’adozione della presente direttiva, fatti salvi gli obblighi di
tali Stati membri relativi al termine per il recepimento della decisione quadro
nell’ordinamento nazionale. 
Nei confronti degli Stati membri che
partecipano all'adozione della presente direttiva, i riferimenti alla decisione
quadro 2000/383/GAI del Consiglio si intendono fatti anche alla presente
direttiva. 
Articolo 13
Attuazione
1.           Gli Stati membri mettono in
vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie
per conformarsi alla presente direttiva entro [18 mesi dall’entrata in vigore
della direttiva]. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di
tali disposizioni.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni,
queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un
siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del
riferimento sono decise dagli Stati membri.
2.           Gli Stati membri comunicano
alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno che
essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
Articolo 14
Presentazione
di relazioni da parte della Commissione e riesame
La Commissione
presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’attuazione
della presente direttiva entro [5 anni dalla sua entrata in vigore]. La
relazione valuta in che misura gli Stati membri abbiano adottato le misure
necessarie per conformarsi alla presente direttiva. La relazione è corredata,
se necessario, di una proposta legislativa.
Articolo 15
Entrata in vigore
La presente direttiva entra in vigore il
[ventesimo] giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea.
Articolo 16
Destinatari
La presente
direttiva è destinata agli Stati membri in conformità dei trattati.
Fatto a Strasburgo, il
Per il Parlamento europeo                            Per
il Consiglio
Il presidente                                                   Il
presidente
[1]               Cfr. Banca centrale europea (BCE), http://www.ecb.int/press/key/date/2013/html/sp130110.en.html.

[2]               Rapporto annuale 2011della BCE.
[3]               Comunicato
stampa della BCE del 10 gennaio 2013, http://www.ecb.int/press/pr/date/2013/html/pr130110_2.en.html.
[4]               The Protection of Euro Coins in 2011. Situation
as regards euro coins counterfeiting and the activities of the European
Technical and Scientific Centre (ETSC) based on Article 4 of the Commission
Decision C (2004) 4290 of 29 October 2004.
[5]               Europol Organised Crime Threat Assessment 2011
(OCTA 2011).
[6]               Cfr, ad esempio, i comunicati stampa di Europol del 13
dicembre 2011, 15 e 29 giugno 2012, 13 agosto 2012 e 9 dicembre 2012, https://www.europol.europa.eu/latest_press_releases.
[7]               Allegato 6 della valutazione di impatto, tabella che
riporta le sanzioni in vigore negli Stati membri all'aprile 2011, redatta dalla
Bundesbank tedesca.
[8]               Cfr. il punto 3.2.1.3 della valutazione di impatto e il
relativo allegato 3.
[9]               Lo studio ha riguardato i seguenti 15 Stati membri:
Bulgaria, Danimarca, Germania, Grecia, Finlandia, Francia, Ungheria, Italia,
Lettonia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Paesi Bassi. 
[10]             Società delle Nazioni, raccolta dei trattati (1931) n. 2623,
pag. 372. La convenzione è stata ratificata da 26 Stati membri. Malta non ha
(ancora) ratificato.
[11]             GU L 140 del 14.6.2000, pag. 1. 
[12]             GU L 329 del 14.12.2001, pag. 3.
[13]             La prima relazione è stata adottata nel dicembre 2001, COM
(2001) 771 definitivo; la seconda relazione nel settembre 2003, COM(2003) 532
definitivo; la terza relazione nel settembre 2007, COM(2007) 524 definitivo.
[14]             GU L 139 dell’11.5.1998, pag. 1.
[15]             GU L 181 del 4.7.2001, pag. 6.
[16]             GU L 17 del 22.1.2009, pag. 1.
[17]             GU L 181 del 4.7.2001, pag. 11.
[18]             GU L 267 del 9.10.2010, pag. 1.
[19]             GU L 339 del 22.12.2010, pag. 1.
[20]             GU L 373 del 21.12.2004, pag. 1.
[21]             GU L 17 del 22.1.2009, pag. 5.
[22]             GU L 185 del 17.7.2005, pag. 35.
[23]             GU L 63 del 6.3.2002, pag. 1.
[24]             GU L 339 del 21.12.2001, pag. 50. Per
un aggiornamento sul programma, cfr. la proposta di regolamento del Parlamento
europeo e del Consiglio che istituisce un programma di azione in materia di
scambi, assistenza e formazione per la protezione dell’euro contro la
contraffazione monetaria, COM (2011) 913 definitivo. 
[25]             L'ECEG è
stato istituito in applicazione del regolamento (CE) n. 1338/2001 ed è composto
di esperti degli Stati membri, della BCE, di Europol, dell’OLAF/CTSE.
[26]             Rappresentanti di forze dell'ordine, autorità giudiziarie,
banche centrali e zecche.
[27]             GU L 328 del 15.12.2009, pag. 42.
[28]             GU C […] del […], pag. […].
[29]             GU L 139 dell’11.5.1998, pag. 1.
[30]             GU L 181 del 4.7.2001, pag. 6.
[31]             GU L 181 del 4.7.2001, pag. 11.
[32]             Società delle Nazioni, raccolta dei trattati (1931) n. 2623,
pag. 372. 
[33]             GU L 140 del 14.6.2000, pag. 1.
[34]             GU L 328 del 15.12.2009, pag. 42.
[35]             GU L 63 del 6.3.2002, pag. 1.