CELEX: 52000PC0854(01)
Language: it
Date: 2000-12-21
Title: Proposta di decisione quadro del Consiglio sulla lotta alla tratta degli esseri umani

Avis juridique important

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52000PC0854(01)

Proposta di decisione quadro del Consiglio sulla lotta alla tratta degli esseri umani  /* COM/2001/0854 def. - CNS 2001/0024 */  

Gazzetta ufficiale n. 062 E del 27/02/2001 pag. 0324 - 0326

Proposta di DECISIONE QUADRO DEL CONSIGLIO sulla lotta alla tratta degli esseri umaniRELAZIONE1. INTRODUZIONEIl 24 febbraio 1997 il Consiglio ha adottato un'azione comune recante iniziative per la lotta contro la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini [1]. L'azione comune affronta una vasta gamma di argomenti, come definizioni (fatta salva la possibilità di avere definizioni più specifiche nella normativa nazionale), giurisdizione, regole di procedura penale, assistenza alle vittime, cooperazione giudiziaria e a livello delle forze dell'ordine. Attraverso l'azione comune, gli Stati membri si sono impegnati a riesaminare le normative nazionali esistenti per fare sì che la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini fossero considerati reati. [1]   GU L 063 del 4.3.1997.Dopo l'adozione dell'azione comune nel 1997, le azioni ed iniziative contro la tratta degli esseri umani si sono notevolmente sviluppate in numero e contenuti, sia a livello di Unione europea, sia a livello locale, regionale ed in un contesto internazionale più ampio. Ciò detto, però, le divergenze d'impostazione giuridica che continuano a sussistere tra gli Stati membri dimostrano chiaramente la necessità di ulteriori azioni volte a contrastare la minaccia costituita dalla tratta degli esseri umani. Inoltre, l'articolo 29 del trattato di Amsterdam contiene un esplicito riferimento alla tratta degli esseri umani. Il piano d'azione di Vienna [2] e il Consiglio europeo di Tampere hanno chiaramente invocato ulteriori iniziative legislative contro la tratta degli esseri umani. Azioni sul piano legislativo sono state anche annunciate dalla Commissione nel suo quadro di controllo [3]. Uno degli sviluppi più significativi, in un contesto internazionale più ampio, è costituito dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, i cui due protocolli aggiuntivi affrontano, rispettivamente, il traffico di migranti e la tratta degli esseri umani. La Commissione ha partecipato attivamente all'elaborazione di tali strumenti ed alcuni importanti elementi del protocollo sulla tratta degli esseri umani sono ripresi, in una forma più avanzata, nella presente proposta. [2]    GU C 19 del 23.1.1999.[3]   COM (2000) 167 definitivo del 24.3.2000.Le caratteristiche specifiche di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, come quello che verrà a crearsi all'interno dell'Unione europea, dovrebbero permettere agli Stati membri di elaborare una decisione quadro in cui alcuni aspetti della normativa penale e della cooperazione giudiziaria vengano approfonditi più di quanto non fosse possibile mediante gli strumenti disponibili prima dell'entrata in vigore del trattato di Amsterdam e gli strumenti messi a punto in un contesto internazionale più ampio. Ad esempio, una decisione quadro dovrebbe affrontare in modo più puntuale questioni quali incriminazione, pene e altre sanzioni, circostanze aggravanti, giurisdizione ed estradizione.Per concludere, la Commissione ritiene che un intervento più incisivo da parte dell'Unione europea sulla questione della tratta degli esseri umani sia doveroso. L'uso di una decisione quadro, strumento introdotto dal trattato di Amsterdam, sarà in grado di rafforzare l'impostazione comune dell'Unione europea in questo campo e di porre rimedio alle lacune della normativa esistente. La necessità di un'impostazione comune chiara sulla tratta degli esseri umani deve anche essere considerata nella prospettiva del futuro allargamento dell'Unione europea. La Commissione ha quindi deciso, così come aveva annunciato nel suo quadro di controllo, di presentare una proposta di decisione quadro sul ravvicinamento delle disposizioni di diritto penale, comprese le pene, degli Stati membri in materia di tratta degli esseri umani. La proposta contiene altresì disposizioni relative a questioni giudiziarie orizzontali, quali quelle relative alla giurisdizione e alla cooperazione tra Stati membri. Rientrano nell'ambito della proposta la tratta degli esseri umani per fini di sfruttamento sessuale e quella per fini di sfruttamento di manodopera, ma non lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile, che saranno affrontati in una proposta distinta. La divisione della materia in due decisioni quadro permetterà al Consiglio di concentrarsi sulla tratta degli esseri umani sia per fini di sfruttamento di manodopera sia per fini di sfruttamento sessuale. 2. TRATTA E TRAFFICO ILLEGALE La Commissione è dell'opinione che la scelta di adottare due distinti protocolli delle Nazioni Unite, uno sulla tratta degli esseri umani e un altro sul traffico di migranti, mette in evidenza la complessità delle diverse forme di traffico illegale di persone poste in atto da organizzazioni criminali internazionali. Mentre infatti il traffico di migranti si può configurare come un reato contro lo Stato e spesso implica un interesse reciproco del trafficante e della persona oggetto del traffico, la tratta degli esseri umani configura un reato contro la persona e presuppone il fine di sfruttamento. La Commissione ritiene quindi che le iniziative francesi [4] sul favoreggiamento dell'ingresso non autorizzato, della circolazione e del soggiorno attengono al traffico di migranti. La presente proposta concerne invece la tratta delle persone con i suoi elementi caratteristici. La Commissione ne conclude che l'iniziativa francese sul favoreggiamento e la presente proposta sono tra loro complementari e contribuiscono entrambe alla lotta a livello europeo contro gravi fattispecie di attività criminose perpetrate da organizzazioni criminali internazionali.[4]   GU C 253 del 4.9.2000, proposte non ancora adottate.1. BASE GIURIDICALa presente proposta di decisione quadro riguarda il ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri nel campo della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale. Essa concerne inoltre, per una parte sostanziale, "la fissazione di norme minime relative agli elementi costitutivi dei reati e alle sanzioni per quanto riguarda la criminalità organizzata". Pertanto, la base giuridica indicata nel preambolo è costituita dall'articolo 29, con un esplicito riferimento alla tratta degli esseri umani, dall'articolo 31, lettera e) e dall'articolo 34, paragrafo 2, lettera b) del trattato sull'Unione europea. La proposta non ha alcuna conseguenza finanziaria sul bilancio delle Comunità europee.2. LA DECISIONE QUADRO: ARTICOLIArticolo 1 (Tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento di manodopera)L'articolo 1 impone agli Stati membri l'obbligo di fare sì che la tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento di manodopera sia punita come reato. L'articolo definisce la tratta degli esseri umani come comprendente il reclutamento, il trasporto o il trasferimento di una persona, ivi compreso il darle ricovero, e la successiva accoglienza e il passaggio del potere di disporre di questa persona al fine di sfruttarla per la produzione di beni o la prestazione di servizi. Questa definizione recepisce gli elementi fondamentali di una delle parti della definizione di tratta contenuta nel protocollo delle Nazioni Unite sulla tratta degli esseri umani Lo sfruttamento di manodopera è definito da questo articolo come una violazione dei requisiti minimi in materia di condizioni di lavoro, di retribuzione, di salute e di sicurezza dei lavoratori. Il riferimento alle disposizioni che regolano il mercato del lavoro non è in alcun modo inteso ad incidere sulle disposizioni che regolano il mercato del lavoro nei vari Stati membri. Esso mira a stabilire, sulla base della normativa esistente, un parametro di riferimento per la valutazione di ciò che può essere considerato accettabile sul mercato del lavoro. Si deve sottolineare che questa definizione deve essere interpretata congiuntamente alla definizione di tratta degli esseri umani e ad elementi costitutivi quali la coercizione. Inoltre, il reato richiede che i diritti fondamentali della persona, quali, ad esempio, quelli contenuti nella Carta dei diritti proclamata dal Consiglio europeo di Nizza, siano stati e continuino ad essere conculcati. Questo requisito tiene conto anche dei diritti fondamentali della vittima e non solo della condotta dell'autore del reato, come invece accade per gli altri elementi costitutivi del reato menzionati sotto, e richiede inoltre che l'esercizio dei diritti fondamentali della persona continui ad essere impedito. Per quanto riguarda gli elementi costitutivi del reato di tratta di persone a fini di sfruttamento di manodopera, le lettere a) e b) corrispondono alle disposizioni del protocollo delle Nazioni Unite sulla tratta degli esseri umani. Le lettere c) e d), che riprendono solo in parte il protocollo suddetto, riguardano le forme di abuso o di pressione sulla persona oggetto della tratta. Il fine è quello di assicurare che la condotta criminosa sia considerata nella sua globalità. Rientrano in tale elencazione pratiche quali la riduzione in soggezione tramite debiti della vittima, la quale non può far altro che sottostare alla pressione. Vi rientra poi l'abuso della condizione di vulnerabilità delle persone, come ad esempio di persone affette da handicap mentali o fisici o di persone che soggiornano illegalmente nel territorio di uno Stato membro e si trovano spesso in una situazione in cui non possono fare altro, o così credono, che sottomettersi allo sfruttamento. Questi ultimi elementi sono diretti a fare sì che la caratterizzazione del reato tenga conto della specifica situazione della vittima, e non soltanto della condotta dell'autore della tratta. Il reato descritto non richiede specificamente che la vittima varchi una frontiera. Questa impostazione è in linea con quella della Convenzione Europol e del Protocollo delle Nazioni Unite sulla tratta degli esseri umani, ossia considera che la tratta degli esseri umani, pur essendo di solito ricollegabile alla criminalità organizzata internazionale, non richiede necessariamente che la vittima stessa varchi un confine. Inoltre, gli elementi cardine del reato di tratta degli esseri umani si devono incentrare sulla finalità di sfruttamento, piuttosto che sul semplice "movimento" da un paese all'altro. Se il requisito del carattere transfrontaliero della tratta fosse mantenuto, si giungerebbe al paradosso che un cittadino europeo costretto alla prostituzione e vittima di tratta nel suo Paese sarebbe meno protetto di quanto non lo sarebbe un cittadino di un paese terzo. L'impostazione che non richiede la presenza di un elemento transfrontaliero significa altresì che la proposta comprende anche la "ri-immissione nel traffico" all'interno del paese di destinazione, che in molti casi fa parte di una stessa catena o operazione. Articolo 2 (Tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento sessuale)L'articolo 2 impone agli Stati membri di fare sì che la tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento sessuale sia punita come reato. L'articolo riprende la struttura ed il contenuto dell'articolo 1.Per sfruttamento sessuale si intende anche lo sfruttamento di una persona nell'ambito della prostituzione e della produzione di spettacoli o di materiale pornografico. Articolo 3 (Istigazione, favoreggiamento, complicità e tentativo)L'articolo 3 impone agli Stati membri di fare sì che l'istigazione, il favoreggiamento, la complicità e il tentativo nei reati di tratta degli esseri umani con finalità di sfruttamento di manodopera e di tratta degli esseri umani con finalità di sfruttamento sessuale siano puniti come reato. Articolo 4 (Pene e circostanze aggravanti)L'articolo 4 riguarda pene e circostanze aggravanti. Il paragrafo 1 stabilisce che i reati di cui agli articoli 1, 2, e 3 devono essere puniti con pene efficaci, proporzionate e dissuasive, tra cui la reclusione in carcere per una durata massima non inferiore ai sei anni. Tali pene sono sufficienti a far rientrare la tratta degli esseri umani nell'ambito di applicazione di altri strumenti già adottati al fine di rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia nell'Unione europea contro la criminalità organizzata, quali l'azione comune 98/699/GAI [5] sul riciclaggio di denaro e l'individuazione, il rintracciamento, il congelamento o sequestro e la confisca degli strumenti e dei proventi di reato e l'azione comune 98/733/GAI [6] relativa alla punibilità della partecipazione a un'organizzazione criminale negli Stati membri dell'Unione europea. [5]  GU L 333 del 9.12.1998, pag. 1.[6]   GU L 351 del 29.12.1998, pag. 1.Essendo la tratta degli esseri umani caratterizzata da una condotta criminosa molto grave, il paragrafo 2 stabilisce che gli Stati membri devono fare sì che, laddove ricorrano circostanze aggravanti, il reato sia punito con la pena della reclusione in carcere per una durata massima non inferiore ai dieci anni. La proposta della Commissione di fissare a non meno di dieci anni la pena massima in caso di circostanze aggravanti poggia sulla considerazione che le pene possibili per il reato di tratta degli esseri umani debbano riflettere la gravità del reato stesso ed avere un forte effetto deterrente. La proposta enumera tre circostanze aggravanti tipiche del reato di tratta degli esseri umani. Tale lista di circostanze non deve considerarsi esaustiva, e non pregiudica la possibilità per gli Stati membri di adottare eventuali definizioni aggiuntive a livello di legislazione nazionale. Un'illustrazione più dettagliata del significato, ai fini della presente decisione quadro, delle circostanze aggravanti enumerate è fornita di seguito:- quando il reato "genera proventi consistenti". Questa circostanza potrebbe, ove opportuno, essere interpretata in analogia con i reati di sfruttamento della prostituzione aggravati e dovrebbe comportare almeno un arricchimento significativo dell'autore; - quando il reato "è commesso nel contesto di un'organizzazione criminale". Questa circostanza deve essere interpretata conformemente all'articolo 1 dell'azione comune 98/733/GAI [7] relativa alla punibilità della partecipazione a un'organizzazione criminale negli Stati membri dell'Unione europea;[7]   GU L 351 del 29.12.1998, pag. 1.- quando il reato "è commesso con particolare crudeltà". Questa circostanza mira a penalizzare il maggiore grado di forza o di pressione esercitata dall'autore del reato e il grado di disprezzo per la salute e l'integrità fisica e mentale della vittima; maggiore il grado di forza, pressione o disprezzo, più grave il reato. Articolo 5 (Responsabilità delle persone giuridiche)È anche necessario prevedere le situazioni in cui delle persone giuridiche siano implicate nella tratta. L'articolo 5 contiene quindi disposizioni che permettono di ritenere responsabile una persona giuridica per i reati previsti agli articoli 1, 2, e 3, commessi a vantaggio della stessa da qualsiasi soggetto, che agisca a titolo individuale o in quanto membro di un organo della persona giuridica. Il termine responsabilità deve essere interpretato come responsabilità che può essere di natura penale o civile (vedasi anche l'articolo 6 sulle sanzioni).Inoltre, il paragrafo 2 prevede che una persona giuridica può essere ritenuta responsabile anche qualora la commissione del reato a suo vantaggio sia stata resa possibile dalla mancata sorveglianza o dal mancato controllo da parte della persona in grado di esercitarlo. Il paragrafo 3 indica che la pendenza di un procedimento contro una persona giuridica non preclude la possibilità di procedere parallelamente contro una persona fisica, e il paragrafo 4 contiene la definizione di persona giuridica ai sensi della presente decisione quadro. Articolo 6 (Sanzioni applicabili alle persone giuridiche)L'articolo 6 stabilisce un requisito per le sanzioni applicabili alle persone giuridiche. Esso prescrive che siano irrogate sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive; l'obbligo minimo è quello d'imporre ammende di carattere penale o non penale. Esso indica inoltre altre sanzioni tipiche applicabili alle persone giuridiche.Articolo 7 (Giurisdizione ed esercizio dell'azione penale)La natura internazionale del reato di tratta degli esseri umani richiede, perché la risposta a livello penale sia efficace, che le disposizioni in materia di giurisdizione ed estradizione siano, nel limite di quanto è permesso dagli ordinamenti nazionali, il più chiare ed avanzate possibile in modo da evitare il rischio di elusione dell'azione penale da parte degli autori del reato. Il paragrafo 1 stabilisce una serie di criteri che conferiscono alle autorità giudiziarie e di polizia nazionali la giurisdizione per perseguire ed esaminare i casi relativi ai reati di cui alla presente decisione quadro. Lo Stato membro stabilisce la propria giurisdizione in tre casi:a) qualora il reato sia commesso anche solo parzialmente sul suo territorio, a prescindere dallo status o dalla nazionalità dell'autore (principio di territorialità), oppureb) qualora l'autore del reato sia un cittadino di quello Stato (principio della personalità attiva). Il criterio basato sullo status di cittadino comporta l'acquisizione della giurisdizione a prescindere dalla lex locus delicti. Spetta agli Stati membri perseguire reati commessi all'estero; ciò risulta di particolare importanza per Stati membri che non estradano i loro cittadini, oppurec) qualora il reato sia commesso a beneficio di una persona giuridica che ha la sua sede nel territorio di quello Stato membro.Tuttavia, poiché non tutte le tradizioni giuridiche degli Stati membri riconoscono la possibilità di giurisdizione extraterritoriale per tutti i tipi di reato, gli Stati membri hanno la facoltà, fatti salvi gli obblighi di cui al paragrafo 1, di limitare la propria giurisdizione alla prima di queste tre situazioni. Inoltre, se non si avvalgono di tale facoltà, possono sempre limitare l'applicazione del paragrafo 1, lettere b) e c), ai casi in cui il reato sia stato commesso fuori dal proprio territorio.Il paragrafo 3 tiene conto del fatto che alcuni Stati membri non autorizzano l'estradizione dei loro cittadini e cerca di garantire che le persone sospettate di tratta degli esseri umani non riescano ad eludere l'azione penale grazie al rifiuto di principio da parte di uno Stato di estradarle in quanto propri cittadini. Lo Stato membro che non autorizza l'estradizione dei propri cittadini deve adottare, ai sensi del paragrafo 3, le misure necessarie a stabilire la propria giurisdizione sui reati in argomento ed, eventualmente, a perseguirli, qualora siano commessi da suoi cittadini al di fuori del suo territorio. Il paragrafo 4 stabilisce che gli Stati membri che decidano di avvalersi della facoltà di cui al paragrafo 2 ne devono informare il Segretariato generale del Consiglio e la Commissione.Articolo 8 (Vittime)Nell'approccio dell'Unione europea nei riguardi della tratta degli esseri umani, l'assistenza alle vittime gioca un ruolo di primaria importanza. In molti casi, le vittime della tratta subiscono gravi violenze da parte dei trafficanti. La Commissione ritiene pertanto che si debba inserire in questa decisione quadro un articolo sulle vittime. Questo approccio generale comprende anche l'assistenza sociale alle vittime volta ad aiutarle a superare le conseguenze di tali eventi ed a reintegrarsi, tra l'altro, nel mercato del lavoro.Articolo 9 (Cooperazione tra Stati membri)La finalità dell'articolo 9 è quella di avvalersi degli strumenti sulla cooperazione giudiziaria internazionale a cui gli Stati membri hanno aderito e di applicarli alla materia trattata dalla presente decisione quadro. Ad esempio, molti accordi bilaterali e multilaterali, nonché convenzioni dell'Unione europea, contengono disposizioni pattizie relative all'assistenza legale reciproca e all'estradizione. Un'altra finalità di quest'articolo è quella di favorire lo scambio d'informazioni. Il paragrafo 1 prescrive che gli Stati membri si prestino la più ampia assistenza reciproca in caso di procedimenti penali per tratta degli esseri umani. In caso di conflitto positivo di giurisdizioni, il paragrafo 2 stabilisce che gli Stati membri si consultino a vicenda nell'intento di coordinare le loro iniziative per pervenire ad un'azione penale efficace. Lo stesso paragrafo prevede un uso adeguato dei meccanismi di cooperazione esistenti, come lo scambio di magistrati di collegamento [8] e la rete giudiziaria europea [9]. Il paragrafo 3 pone l'accento sull'importanza di designare dei punti di contatto preposti allo scambio di informazioni. Esso indica espressamente che Europol deve essere opportunamente coinvolta. Nel paragrafo 4 è prevista la diffusione dell'informazione relativa ai punti di contatto designati per lo scambio d'informazioni relative alla tratta degli esseri umani. [8]   GU L 105 del 27.4.1996.[9]   GU L 191 del 7.7.1998, pag. 4.Articolo 10 (Attuazione)L'articolo 10 riguarda l'attuazione e il seguito da dare alla decisione quadro. Esso dispone che gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per l'attuazione della decisione quadro entro il 31 dicembre 2002. È anche previsto che, entro la stessa data, gli Stati membri trasmettano al Segretariato generale del Consiglio ed alla Commissione le disposizioni legislative che operano il recepimento degli obblighi discendenti dalla presente decisione quadro nell'ordinamento giuridico nazionale. Il Consiglio, sulla base di un rapporto redatto a partire da tali informazioni e di una relazione scritta prodotta dalla Commissione, valuterà, entro il 30 giugno 2004, in che misura gli Stati membri abbiano adottato tutte le misure necessarie per dare attuazione alla decisione quadro.Articolo 11 (Abrogazione dell'azione comune del febbraio 1997)L'articolo 11 abroga l'azione comune del febbraio 1997. Tale azione comune avrebbe dovuto essere attuata entro il 31 dicembre 1999 ed in tale data gli Stati membri avrebbero dovuto presentare al Segretariato generale del Consiglio le misure di cui essi proponevano l'adozione ai fini dell'adempimento degli obblighi imposti dall'azione comune. La presente decisione quadro e la decisione quadro sullo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile trattano in gran parte delle stesse questioni. Nonostante il fatto che, facendo applicazione dei principi generali del diritto, potrebbe già discendere che l'azione comune è ormai obsoleta e priva di qualsiasi effetto giuridico, la Commissione ritiene importante chiarire che la presente decisione quadro abroga l'azione comune. Articolo 12 (Entrata in vigore)L'articolo 12 dispone che la decisione quadro entrerà in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.2001/0024 (CNS)Proposta di DECISIONE QUADRO DEL CONSIGLIO sulla lotta alla tratta degli esseri umaniIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 29, l'articolo 31, lettera e) e l'articolo 34, paragrafo 2, lettera b),vista la proposta della Commissione,visto il parere del Parlamento europeo,considerando quanto segue:(1) Il Piano d'azione del Consiglio e della Commissione sull'attuazione delle disposizioni del trattato di Amsterdam concernenti uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia [10], il Consiglio europeo di Tampere del 15-16 ottobre 1999, il Consiglio europeo di Santa Maria da Feira del 19-20 giugno 2000, la Commissione nel suo quadro di controllo [11] ed il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 19 maggio 2000 [12] annunciano o sollecitano iniziative legislative volte a contrastare la tratta degli esseri umani, tra cui l'adozione di definizioni, incriminazioni e sanzioni comuni.[10]    GU C 19 del 23.1.1999.[11]   COM (2000) 167 definitivo, paragrafo 2.4 Gestione dei flussi migratori e paragrafo 4.3 Lotta contro determinate forme di criminalità.[12]   A5-0127/2000.(2) L'azione comune del 24 febbraio 1997 per la lotta contro la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini [13] deve essere seguita da ulteriori iniziative legislative volte a dirimere le divergenze nelle impostazioni giuridiche degli Stati membri ed a contribuire allo sviluppo di una cooperazione efficace, a livello giudiziario e di applicazione delle leggi, nella lotta contro la tratta degli esseri umani.[13]   GU L 63 del 4.3.1997.(3) La tratta degli esseri umani costituisce una grave violazione dei diritti e della dignità dell'uomo e comporta pratiche crudeli quali l'abuso e l'inganno di persone vulnerabili, oltre che l'uso di violenza, minacce, sottomissione tramite debiti e coercizione.(4) L'importante opera portata avanti da organizzazioni internazionali, segnatamente le Nazioni Unite, deve essere integrata da quella dell'Unione europea.(5) È necessario che il grave reato di tratta degli esseri umani sia affrontato tramite un approccio globale che comprenda quali parti integranti al tempo stesso elementi costitutivi della legislazione penale, tra cui sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, comuni a tutti gli Stati membri e la cooperazione giudiziaria più ampia possibile; la presente decisione quadro, in conformità con i principi di sussidiarietà e proporzionalità, si limita a emanare le disposizioni minime per raggiungere questi obiettivi a livello europeo e non va al di là di quanto è necessario a tale scopo.(6) È necessario introdurre, contro gli autori dei reato di cui trattasi, sanzioni la cui severità sia sufficiente a far rientrare la tratta degli esseri umani nell'ambito d'applicazione degli strumenti già adottati allo scopo di combattere la criminalità organizzata, come l'azione comune 98/699/GAI [14] sul riciclaggio di denaro e l'individuazione, il rintracciamento, il congelamento o sequestro e la confisca degli strumenti e dei proventi di reato e l'azione comune 98/733/GAI [15] relativa alla punibilità della partecipazione a un'organizzazione criminale negli Stati membri dell'Unione europea.[14]  GU L 333 del 9.12.1998, pag. 1.[15]   GU L 351 del 29.12.1998, pag.1.(7) La presente decisione quadro vuole dare un contributo alla lotta contro, e alla prevenzione della, tratta degli esseri umani, integrando gli strumenti adottati dal Consiglio quali l'azione comune 96/700/GAI [16], che crea un programma di incentivazione e di scambi per la lotta contro la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini (STOP), l'azione comune 96/748/GAI [17], che estende il mandato conferito all'Unità Droghe di Europol, la decisione del Consiglio e del Parlamento europeo 293/2000/CE [18] sul programma DAPHNE relativo a misure preventive dirette a combattere la violenza contro i bambini, gli adolescenti e le donne, l'azione comune 98/428/GAI [19] sull'istituzione di una Rete giudiziaria europea, l'azione comune 96/277/GAI [20], relativa ad un quadro di scambio di magistrati di contatto diretto a migliorare la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri dell'Unione europea e l'azione comune 98/427/GAI [21] sulla buona prassi nell'assistenza giudiziaria in materia penale,[16]    GU L 322 del 12.12.1996.[17]  GU L 342 del 31.12.1996.[18]   GU L 34 del 9.2. 2000.[19]   GU L 191 del 7.7.1998, pag. 4.[20]   GU L 105 del 27.4.1996[21]   GU L 191 del 7.7.1998.HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE QUADRO: Articolo 1  Reati relativi alla tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento di manodopera Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché il reclutamento, il trasporto o il trasferimento di una persona, ivi compreso il darle ricovero, e la successiva accoglienza e il passaggio del potere di disporre di questa persona siano puniti come reato, qualora i diritti fondamentali di tale persona siano stati e continuino ad essere conculcati al fine di sfruttare la vittima per la produzione di beni o la prestazione di servizi in violazione dei requisiti minimi in materia di condizioni di lavoro, di retribuzione, di salute e di sicurezza dei lavoratori, e qualora:a) sia fatto uso di coercizione, violenza o minacce, compreso il rapimento, oppure b) sia fatto uso di inganno o frode, oppurec) vi sia abuso di autorità, influenza o pressione, oppured) si sia in presenza di altre forme di abuso.Articolo 2 Reati relativi alla tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento sessuale Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché il reclutamento, il trasporto o il trasferimento di una persona, ivi compreso il darle ricovero, e la successiva accoglienza e il passaggio del potere di disporre di questa persona siano puniti come reato, qualora sia perpetrato al fine di sfruttare la vittima nella prostituzione o nella produzione di spettacoli o materiale pornografico, e qualora: a) sia fatto uso di coercizione, violenza o minacce, compreso il rapimento, oppureb) sia fatto uso di inganno o frode, oppurec) vi sia abuso di autorità, influenza o pressione, oppured) si sia in presenza di altre forme di abuso.Articolo 3 Istigazione, favoreggiamento, complicità e tentativo Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché l'istigazione, il favoreggiamento, la complicità e il tentativo nella commissione dei reati di cui agli articoli 1 e 2 siano puniti come reato.Articolo 4 Pene e circostanze aggravanti1. Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i reati di cui agli articoli 1, 2 e 3 siano punibili con pene efficaci, proporzionate e dissuasive, tra cui la reclusione in carcere per una durata massima non inferiore ai sei anni. 2. Fatta salva la possibilità di adottare eventuali definizioni aggiuntive a livello di legislazione nazionale, ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i reati di cui agli articoli 1, 2, e 3 siano punibili con la pena della reclusione in carcere per una durata massima non inferiore ai dieci anni quando:- il reato è commesso con particolare crudeltà, oppure- il reato genera proventi consistenti, oppure- il reato è commesso nel contesto di un'organizzazione criminale.Articolo 5 Responsabilità delle persone giuridiche1. Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili dei reati di cui agli articoli 1, 2 e 3 commessi a loro vantaggio da qualsiasi soggetto, che agisca a titolo individuale o in quanto membro di un organo della persona giuridica, che detenga una posizione preminente in seno alla persona giuridica, basata a) sul potere di rappresentanza di detta persona giuridica, ob) sul potere di prendere decisioni per conto della persona giuridica, oc) sull'esercizio del controllo in seno a tale persona giuridica.2. Oltre ai casi già previsti al paragrafo 1, ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili qualora la mancata sorveglianza o il mancato controllo da parte di un soggetto tra quelli descritti al paragrafo 1 abbia reso possibile la commissione, a vantaggio della persona giuridica, di uno dei reati di cui agli articoli 1, 2, e 3 da parte di una persona sottoposta all'autorità di tale soggetto. 3. La responsabilità delle persone giuridiche ai sensi dei paragrafi 1 e 2 non esclude l'avvio di procedimenti penali contro le persone fisiche che abbiano commesso uno dei reati di cui agli articoli 1, 2, e 3, abbiano istigato qualcuno a commetterli o vi abbiano concorso.4. Ai sensi della presente decisione quadro, per persona giuridica s'intende qualsiasi ente che sia tale in forza del diritto nazionale applicabile, ad eccezione degli Stati o di altre istituzioni pubbliche nell'esercizio dei pubblici poteri e delle organizzazioni internazionali pubbliche.Articolo 6 Sanzioni applicabili alle persone giuridiche Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché alla persona giuridica ritenuta responsabile ai sensi dell'articolo 5 siano applicabili sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, che comprendano ammende penali o non penali e che possano comprendere anche altre sanzioni quali:a) misure di esclusione dal godimento di un beneficio o aiuto pubblico, oppureb) misure di divieto temporaneo o permanente di esercitare un'attività commerciale, oppurec) assoggettamento a sorveglianza giudiziaria, oppured) provvedimenti giudiziari di scioglimento, oppuree) chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti che sono stati usati per commettere il reato.Articolo 7 Giurisdizione ed esercizio dell'azione penale1. Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie a stabilire la propria giurisdizione sui reati di cui agli articoli 1, 2 e 3 quando:a) il reato sia commesso anche solo parzialmente sul suo territorio, oppureb) l'autore del reato sia un suo cittadino, oppurec) il reato sia commesso a beneficio di una persona giuridica che ha la sua sede nel territorio di tale Stato membro.2. Uno Stato membro può decidere di non applicare o di applicare solo in situazioni o circostanze specifiche le regole di giurisdizione di cui al paragrafo 1, lettere b) e c), purché il reato sia commesso al di fuori del suo territorio.3. Lo Stato membro che, secondo il suo ordinamento giuridico, non autorizza l'estradizione dei propri cittadini, deve adottare le misure necessarie a stabilire la propria giurisdizione sui reati di cui agli articoli 1, 2 e 3 ed, eventualmente, a perseguirli qualora siano commessi da suoi cittadini al di fuori del suo territorio.4. Gli Stati membri che decidano di avvalersi della facoltà di cui al paragrafo 2 ne devono informare il Segretariato generale del Consiglio e la Commissione, indicando, in tal caso, le situazioni e le circostanze specifiche alle quali si applica tale decisione. Articolo 8 VittimeCiascuno Stato membro deve garantire che alle vittime dei reati previsti nella presente decisione quadro sia riconosciuta una tutela legale adeguata nonché la legittimazione a stare in giudizio. Gli Stati membri dovranno, in particolar modo, garantire che attività investigative e procedimenti giudiziari non cagionino ulteriori danni alle vittime. Articolo 9 Cooperazione tra Stati membri1. Gli Stati membri, conformemente alle convenzioni e agli accordi di vario tipo bilaterali o multilaterali applicabili, si prestano la più ampia assistenza reciproca nei procedimenti penali relativi ai reati previsti alla presente decisione quadro.2. Nei casi in cui più Stati membri abbiano giurisdizione sui reati previsti dalla presente decisione quadro, tali Stati si consultano a vicenda nell'intento di coordinare le loro iniziative per pervenire ad un'azione penale efficace. Si dovrà fare un uso adeguato dei meccanismi di cooperazione esistenti, quali lo scambio di magistrati di collegamento e la rete giudiziaria europea.3. Gli Stati membri stabiliscono dei punti di contatto operativi o utilizzano i meccanismi di cooperazione esistenti ai fini dello scambio d'informazioni relativo ai reati di cui agli articoli 1, 2 e 3. In particolare, gli Stati membri assicurano il pieno coinvolgimento di Europol, entro i limiti del suo mandato.4. Ciascuno Stato membro informa il Segretariato generale del Consiglio e la Commissione del punto di contatto designato per lo scambio d'informazioni relative alla tratta degli esseri umani. Il Segretariato generale del Consiglio informa gli altri Stati membri dei punti di contatto designati.Articolo 10 Attuazione1. Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie per conformarsi alla presente decisione quadro entro il 31 dicembre 2002.2. Gli Stati membri trasmettono al Segretariato generale del Consiglio e alla Commissione, entro la stessa data, il testo delle disposizioni di recepimento nel sistema giuridico nazionale degli obblighi che incombono loro in virtù della presente decisione quadro. Il Consiglio, entro il 30 giugno 2004, valuterà, sulla base di un rapporto redatto a partire dalle informazioni fornite dagli Stati membri e di una relazione scritta trasmessa dalla Commissione, in che misura gli Stati membri abbiano adottato le misure necessarie per conformarsi alla presente decisione quadro.Articolo 11 Abrogazione dell'azione comune 97/154/GAIL'azione comune del 24 febbraio 1997 adottata dal Consiglio sulla base dell'articolo K.3 del trattato sull'Unione europea per la lotta contro la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini è abrogata dalla presente decisione quadro.Articolo 12 Entrata in vigoreLa presente decisione quadro entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Fatto a Bruxelles, addì  Per il Consiglio Il Presidente