CELEX: 62002TJ0240
Language: it
Date: 2004-12-07
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quinta Sezione) del 7 dicembre 2004. # Koninklijke Coöperatie Cosun UA contro Commissione delle Comunità europee. # Agricoltura - Organizzazione comune dei mercati - Zucchero - Importo dovuto per lo zucchero C smerciato sul mercato interno - Diritto doganale - Istanza di sgravio - Clausola d'equità prevista dall'art. 13 del regolamento (CEE) n. 1430/79 - Nozione di diritti all'importazione o all'esportazione - Principi di uguaglianza e di certezza del diritto - Equità. # Causa T-240/02.

Causa T‑240/02
      Koninklijke Coöperatie Cosun UA
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Agricoltura — Organizzazione comune dei mercati — Zucchero — Importo dovuto per lo zucchero C smerciato sul mercato interno — Dazio doganale — Istanza di sgravio — Clausola d’equità prevista dall’art. 13 del regolamento (CEE) n. 1430/79 — Nozione di diritti all’importazione o all’esportazione — Principi di uguaglianza e di certezza del diritto — Equità»
      Sentenza del Tribunale (Quinta Sezione) 7 dicembre 2004 
      Massime della sentenza
      Risorse proprie delle Comunità europee — Rimborso o sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione — Art. 13 del
            regolamento n. 1430/79 — Nozione di «diritto all’importazione o all’esportazione» — Importo dovuto in ragione della mancata
            esportazione di zucchero C — Esclusione — Rigetto di una domanda di sgravio — Violazione dell’art. 13, dei principi di uguaglianza
            o di certezza del diritto o di un presunto principio di equità — Insussistenza 
      (Regolamenti del Consiglio n. 1430/79, artt. 1, 13 e 14, e n. 1785/81, art. 26; regolamento della Commissione n. 2670/81,
            art. 3)
      Non costituisce un diritto all’importazione o all’esportazione ai sensi degli artt. 13 e 14 del regolamento n. 1430/79, relativo
         al rimborso o allo sgravio dei diritti all’importazione o all’esportazione, che prevedono la possibilità di un tale rimborso
         o sgravio in situazioni particolari derivanti da circostanze che non implichino alcuna simulazione o negligenza manifesta
         da parte dell’interessato, l’importo richiesto a un produttore di zucchero in applicazione dell’art. 26 del regolamento n. 1785/81,
         relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero, e dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81, che stabilisce
         le modalità di applicazione per la produzione fuori quota nel settore dello zucchero, per il mancato smercio di taluni quantitativi
         di zucchero C al di fuori della Comunità. Infatti, tale importo non rappresenta né un dazio doganale, né una tassa di effetto
         equivalente, né un prelievo agricolo ai sensi dell’art. 1, n. 2, lett. a) e b), del regolamento n. 1430/79. Non si può nemmeno
         ritenere che esso, tenuto conto delle sue finalità o del suo metodo di calcolo, si sia convertito in un diritto all’importazione,
         poiché, a differenza di quest’ultimo, esso è una penalità avente principalmente carattere dissuasivo, in quanto il suo obiettivo
         è garantire l’osservanza del divieto di smercio di zucchero C sul mercato interno.
      
      Non contravviene pertanto alle citate disposizioni una decisione della Commissione che dichiara irricevibile la domanda di
         sgravio di tale importo, ai sensi dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79. Una decisione siffatta non viola peraltro i principi
         di uguaglianza o di certezza del diritto, né un presunto principio di equità.
      
      (v. punti 38, 44‑45, 47, 58, 61‑62)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quinta Sezione)7 dicembre 2004(1)
         
         
               «Agricoltura  –  Organizzazione comune dei mercati  –  Zucchero  –  Importo dovuto per lo zucchero C smerciato sul mercato interno  –  Diritto doganale  –  Istanza di sgravio  –  Clausola d'equità prevista dall'art. 13 del regolamento (CEE) n. 1430/79  –  Nozione di diritti all'importazione o all'esportazione  –  Principi di uguaglianza e di certezza del diritto  –  Equità»
               
             Nella causa T‑240/02,
            
            
            Koninklijke Coöperatie Cosun UA, con sede in Breda (Paesi Bassi), rappresentata dagli avv.ti M. Slotboom, N. Helder e J. Coumans,
            
            
            ricorrente,
            
            contro
            Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. X. Lewis, in qualità di agente, assistito dall'avv. F. Tuytschaever, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            convenuta,
            
             avente ad oggetto un ricorso per l'annullamento della decisione della Commissione 2 maggio 2002, REM 19/01, che ha dichiarato
            irricevibile l'istanza di sgravio dei diritti all'importazione proposta dal Regno dei Paesi Bassi a favore della ricorrente,
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quinta Sezione),
            
            
             composto dalla sig.ra P. Lindh, presidente, dal sig. R. García‑Valdecasas e dalla sig.ra K. Jürimäe giudici,
            
             cancelliere: sig. J. Plingers, amministratore, 
            
            
            
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
            
               Ambito normativo
            Organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero 
         
         1
            
          Il regolamento (CEE) del Consiglio 30 giugno 1981, n. 1785, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello
         zucchero (GU L 177, pag. 4; in prosieguo: il «regolamento di base»), disciplina, segnatamente, la produzione, l’importazione
         e l’esportazione dello zucchero. Esso prevede in particolare un sistema di quote di produzione che costituisce, secondo il
         suo quindicesimo ‘considerando’, un mezzo per garantire ai produttori i prezzi comunitari e lo smercio della loro produzione.
         
         
         
         2
            
          Nell’ambito del citato sistema di quote, l’art. 24 del regolamento di base stabilisce, per ogni campagna di commercializzazione
         (cioè dal 1° luglio di un anno al 30 giugno dell’anno successivo), quantitativi di base per lo «zucchero A» e lo «zucchero
         B», che ciascuno Stato membro è tenuto ad attribuire alle imprese produttrici di zucchero aventi sede sul suo territorio.
         Alle imprese produttrici è in tal modo attribuita una quota A e una quota B per ciascuna campagna di commercializzazione.
         Ogni quantitativo di zucchero che eccede la somma delle quote A e B è denominato «zucchero C» ovvero «zucchero fuori quota».
         
         
         
         3
            
          Le condizioni di commercializzazione dello zucchero variano in funzione della sua qualificazione. Lo zucchero A e lo zucchero
         B sono oggetto di vari sistemi di sostegno previsti dal regolamento di base, laddove lo zucchero prodotto a titolo della quota
         A fruisce di garanzie più elevate (garanzia dei prezzi d’intervento e aiuto all’esportazione sotto forma di restituzioni)
         rispetto a quelle accordate allo zucchero B (solamente restituzioni all’esportazione).
         
         
         
         4
            
          Lo zucchero C non è ammesso al regime di sostegno dei prezzi né a quello delle restituzioni alle esportazioni. Inoltre, lo
         zucchero C non può essere commercializzato nel mercato interno e dev’essere di conseguenza smerciato al di fuori della Comunità
         per essere venduto sul mercato mondiale. L’art. 26 del regolamento di base stabilisce: 
         «1. […] lo zucchero C non riportato […] non p[uò] essere smerciat[o] sul mercato interno della Comunità e dev[e] essere esportat[o]
         come tal[e] anteriormente al 1° gennaio successivo alla fine della campagna di commercializzazione di cui trattasi.
         […]
          3. Le modalità di applicazione del presente articolo sono stabilite secondo la procedura di cui all’articolo 41. 
          Tali modalità prevedono, tra l’altro, la riscossione di un importo sullo zucchero C […] di cui al paragrafo 1, la cui esportazione
         come tal[e] nel termine richiesto non è stata comprovata ad una data da determinare».
         
         
         
         5
            
          Il regolamento (CEE) della Commissione 14 settembre 1981, n. 2670, che stabilisce le modalità di applicazione per la produzione
         fuori quota nel settore dello zucchero (GU L 262, pag. 14), precisa le condizioni in cui può considerarsi effettuata l’esportazione
         dello zucchero C. Il suo art. 1, nella versione risultante dal regolamento (CEE) della Commissione 14 dicembre 1988, n. 3892,
         che modifica il regolamento n. 2670/81 (GU L 346, pag. 29), prevede in particolare:
         «1. L’esportazione di cui all’articolo 26, paragrafo 1 del regolamento [di base] è considerata come effettuata qualora:
         
         a)
            lo zucchero C (…) sia esportato dallo Stato membro nel cui territorio è stato prodotto;
         
         
         b)
            la dichiarazione di esportazione in causa sia accettata dallo Stato membro di cui alla lettera a), anteriormente al 1° gennaio
               successivo alla fine della campagna di commercializzazione nel corso della quale lo zucchero C (…) è stato prodotto;
            
         
         
         c)
            lo zucchero C (…) abbia lasciato il territorio doganale della Comunità al più tardi entro il termine di 60 giorni a decorrere
               dal 10 gennaio di cui alla lettera b);
            
         
         
         d)
            il prodotto sia stato esportato dallo Stato membro di cui alla lettera a) senza restituzione né prelievo (…).
         
          Salvo caso di forza maggiore, se l’insieme delle condizioni di cui al primo comma non sono soddisfatte, il quantitativo di
         zucchero C (…) in causa è considerato come smerciato sul mercato interno.
          In caso di forza maggiore l’organismo competente dello Stato membro nel cui territorio lo zucchero C (…) è stato prodotto
         adotta le misure necessarie in rapporto alle circostanze addotte dall’interessato».
         
         
         
         6
            
          L’art. 3 del regolamento n. 2670/81, modificato dall’art. 1 del regolamento (CEE) della Commissione 6 dicembre 1991, n. 3559,
         che modifica il regolamento (CEE) n. 2670/81 (GU L 336, pag. 26), è così formulato:
         «1.     Per i quantitativi che, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, sono stati smerciati sul mercato interno, lo Stato membro interessato
         riscuote un importo pari alla somma:
          a) relativamente allo zucchero C, per 100 chilogrammi di zucchero:
         
         
         
          
         –
            del prelievo all’esportazione più elevato, applicabile per 100 chilogrammi di zucchero bianco o greggio, secondo il caso,
               nel periodo in cui è compresa la campagna di commercializzazione durante la quale lo zucchero in causa è stato prodotto e
               sei mesi successivi a tale campagna,
            
         
         
          e
         
         
         
          
         –
            di 1 ECU;
         
         
          4.       Per i quantitativi di zucchero C (…) che, prima di essere esportati, siano stati distrutti o avariati senza aver potuto essere
         recuperati, in circostanze riconosciute dall’organismo competente dello Stato membro interessato come casi di forza maggiore,
         l’importo corrispondente di cui al paragrafo 1 non è riscosso».
         
         Clausola d’equità della legislazione doganale comunitaria
         
         7
            
          La disciplina doganale comunitaria prevede la possibilità di un rimborso totale o parziale dei diritti all’importazione o
         all’esportazione versati o dello sgravio di una quota di debito doganale. Le condizioni per lo sgravio dei diritti sono stabilite
         dall’art. 13 del regolamento (CEE) del Consiglio 2 luglio 1979, n. 1430, relativo al rimborso o allo sgravio dei diritti all’importazione
         o all’esportazione (GU L 175, pag. 1), nella sua versione risultante dal regolamento (CEE) del Consiglio 7 ottobre 1986, n. 3069,
         che modifica il regolamento (CEE) n. 1430/79 (GU L 286, pag. 1). Il n. 1 di tale disposizione prevede quanto segue:
         «Si può procedere al rimborso o allo sgravio dei diritti all’importazione in situazioni particolari (…) derivanti da circostanze
         che non implichino alcuna simulazione o negligenza manifesta da parte dell’interessato.
         (…)».
         
         
         
         8
            
          L’art. 14 del regolamento n. 1430/79 precisa che le disposizioni dell’art. 13 di questo sono applicabili anche in materia
         di rimborso o di sgravio dei diritti all’esportazione.
         
         
         
         9
            
          Ai sensi dell’art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1430/79, per «diritti all’importazione» si intendono «sia i dazi
         doganali e le tasse di effetto equivalente, sia i prelievi agricoli e le altre imposizioni all’importazione previste nel quadro
         della politica agricola comune o in quello dei regimi specifici applicabili, in virtù dell’articolo 235 del trattato, a certe
         merci derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli».
         
         
         
         10
            
          A norma dell’art. 1, n. 2, lett. b), del regolamento n. 1430/79, i «diritti all’esportazione» comprendono «i prelievi agricoli
         e altre imposizioni all’esportazione previste nel quadro della politica agricola comune o in quello dei regimi specifici applicabili,
         in virtù dell'articolo 235 del trattato, a certe merci derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli».
         
         Fatti all’origine della controversia
         
         11
            
          La ricorrente, una cooperativa avente sede nei Paesi Bassi, ha prodotto zucchero C nel corso delle campagne di commercializzazione
         1991/1992 e 1992/1993. Nel periodo compreso tra il 10 febbraio e il 23 settembre 1993, attraverso la sua controllata Limako
         Suiker BV, essa ha venduto alla società Django’s Handelsonderneming un certo numero di partite di zucchero C destinate all’esportazione
         verso la Croazia e la Slovenia. Nel corso dei periodi compresi, rispettivamente, tra il 22 luglio e il 16 agosto 1993, e tra
         il 26 agosto e il 24 settembre 1993, la ricorrente ha venduto alcune partite di zucchero C alle società NV Voeders SA Aliments
         Serry e Sieger BV destinate al Marocco.
         
         
         
         12
            
          Il Il 24 giugno 1993, il servizio olandese di informazione e di indagini fiscali (in prosieguo: il «FIOD») ha richiesto talune
         informazioni allo Hoofdproduktschap Akkerbouw (in prosieguo: l’«HPA»), l’ente competente nei Paesi Bassi per l’applicazione
         delle disposizioni in materia di organizzazione comune dei mercati, segnatamente dello zucchero, nell’ambito di un’indagine
         relativa, in particolare, alla Django’s Handelsonderneming. Il FIOD ha ottenuto dall’HPA informazioni concernenti talune irregolarità
         dei documenti doganali relativi ad operazioni di esportazione di zucchero C. Il FIOD ha chiesto all’HPA di mantenere il riserbo
         nei confronti della ricorrente, tenuto conto dell’indagine in corso. Le irregolarità rilevate nei documenti d’esportazione
         ricevuti dall’HPA hanno dato l’avvio a un’indagine giudiziaria per frode nei confronti della Django’s Handelsonderneming.
         
         
         
         13
            
          Nel giugno e nell’agosto 1993 l’HPA si è rivolto, rispettivamente, alla ricorrente e alla sua controllata Limako Suiker, informandole
         dell’erronea compilazione dei documenti doganali relativi alle merci destinate alla Croazia e alla Slovenia. Nell’ottobre
         1993 sono pervenuti all’HPA taluni formulari compilati in maniera non corretta riferiti alle partite di zucchero C destinate
         al Marocco.
         
         
         
         14
            
          Il 14 ottobre 1993 le autorità olandesi hanno notificato alla ricorrente un estratto dei numeri dei formulari d’esportazione
         per i quali non risultava provata l’esportazione al di fuori della Comunità.
         
         
         
         15
            
          Il 25 aprile 1994 l’HPA ha richiesto alla ricorrente il pagamento di un importo pari a fiorini olandesi (NLG) 6 284 721,03,
         in quanto quest’ultima non aveva dimostrato l’avvenuta esportazione dal territorio comunitario di un certo numero di partite
         di zucchero C destinate alla Croazia, alla Slovenia e al Marocco. Il 13 giugno 1994 l’importo di tale prelievo è stato ridotto
         a NLG 6 250 856,78, cioè EUR 2 836 515,14, a causa di un errore commesso nel calcolo iniziale. 
         
         
         
         16
            
          Il 18 maggio 1994 la ricorrente ha presentato reclamo presso l’HPA avverso il prelievo richiesto. Il 19 giugno 1995 l’HPA
         ha respinto detto reclamo. Il 14 luglio 1995 la ricorrente ha proposto ricorso avverso tale decisione dinanzi al College van
         Beroep voor het bedrijfsleven (collegio del contenzioso economico, in prosieguo: il «CBB»). 
         
         
         
         17
            
          Il 24 aprile 1995 la ricorrente ha presentato all’HPA un’istanza di sgravio dei diritti richiesti, in base all’art. 239 del
         regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302, pag. 1),
         e dell’art. 905 del regolamento (CEE) della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa talune disposizioni d’applicazione
         del regolamento (CEE) n. 2913/92 (GU L 253, pag. 1). Il 6 agosto 2001 il Regno dei Paesi Bassi ha presentato alla Commissione
         un’istanza di sgravio di diritti all’importazione in favore della ricorrente.
         
         
         
         18
            
          Il 2 maggio 2002 la Commissione ha adottato la decisione REM 19/01, con la quale ha dichiarato irricevibile l’istanza di sgravio
         di diritti all’importazione proposta dal Regno dei Paesi Bassi in favore della ricorrente (in prosieguo: la «decisione impugnata»).
         In conformità a tale decisione, in data 6 giugno 2002 l’HPA ha comunicato alla ricorrente che la sua istanza di sgravio era
         irricevibile.
         
         Procedimento e conclusioni delle parti
         
         19
            
          Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 9 agosto 2002, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.
         
         
         
         20
            
          Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Quinta Sezione) ha deciso di aprire la fase orale. Nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento, il Tribunale ha invitato la Commissione a produrre taluni documenti. La Commissione ha
         ottemperato a tale richiesta nei termini impartiti.
         
         
         
         21
            
          Con decisione 9 giugno 2004, giunta alla Corte l’11 giugno successivo, il CBB ha proposto due questioni pregiudiziali a norma
         dell’art. 234 CE (causa C‑248/04, Koninklijke Coöperatie Cosun), nell’ambito della controversia che oppone la ricorrente all’HPA
         in merito all’imposizione applicata alla prima in ragione della mancata esportazione dei quantitativi di zucchero C di cui
         trattasi. Con la prima di tali questioni, il CBB chiede alla Corte se, qualora la facoltà di accordare uno sgravio di diritti
         sul fondamento dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79 non sia applicabile ai prelievi sullo zucchero C, il regolamento di
         base ed il regolamento n. 2670/81 siano invalidi, con riferimento all’assenza della facoltà di rimborso o sgravio del prelievo
         in questione per motivi di equità. Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio interroga la Corte riguardo agli effetti
         dell’eventuale invalidità dei regolamenti citati sull’esigibilità del prelievo sullo zucchero C nella fattispecie.
         
         
         
         22
            
          Con lettera 1° settembre 2004 la ricorrente ha chiesto la sospensione del presente procedimento sino alla pronuncia della
         sentenza della Corte nella causa C‑248/04, Koninklijke Coöperatie Cosun, citata. Con lettera 9 settembre 2004 la Commissione
         ha formulato le sue osservazioni a proposito di tale istanza, precisando che, a suo parere, la sospensione non era necessaria.
         
         
         
         23
            
          Le parti sono state sentite nelle loro difese orali e nelle loro risposte alle questioni del Tribunale in occasione dell’udienza
         del 16 settembre 2004. All’udienza, la ricorrente ha rinnovato la sua domanda di sospensione del procedimento e la Commissione
         ha nuovamente chiesto la normale prosecuzione del procedimento. Poiché la Commissione si è opposta a tale istanza di sospensione,
         e in assenza di specifiche circostanze che la giustifichino, il Tribunale ha disatteso l’istanza stessa.
         
         
         
         24
            
          La ricorrente chiede che il Tribunale voglia: 
         
         
         
          
         –
            annullare la decisione impugnata;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la Commissione alle spese del procedimento.
         
         
         
         
         
         25
            
          La Commissione chiede che il Tribunale voglia: 
         
         
         
          
         –
            respingere il ricorso in quanto infondato;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la ricorrente alle spese. 
         
         
         
         Diritto 
         
         26
            
          A sostegno del suo ricorso la ricorrente invoca, in via principale, un motivo basato sulla violazione degli artt. 1 e 13 del
         regolamento n. 1430/79 e, in via subordinata, un motivo basato sulla violazione dei principi di uguaglianza e di certezza
         del diritto, nonché di un presunto principio di equità. 
         
         Sul primo motivo, basato sulla violazione degli artt. 1 e 13 del regolamento n. 1430/79 Argomenti delle parti
         
         
         27
            
          La ricorrente afferma che il prelievo all’importazione che le è stato applicato in base all’art. 26 del regolamento di base
         e all’art. 3 del regolamento n. 2670/81 dev’essere considerato come un diritto all’importazione o all’esportazione, ai sensi
         dell’art. 1, n. 2, del regolamento n. 1430/79. Infatti, tale prelievo rappresenterebbe un’imposta di effetto equivalente,
         o quantomeno un prelievo agricolo, o un’altra imposizione all’importazione o all’esportazione prevista nel quadro della politica
         agricola comune, ai sensi di quest’ultima disposizione. 
         
         
         
         28
            
          La ricorrente afferma che, per stabilire se l’importo in questione rappresenti un diritto all’importazione o all’esportazione
         ai sensi della disposizione citata, ci si deve basare unicamente su criteri obiettivi connessi alla natura di tale prelievo.
         Essa afferma che, alla luce dei ‘considerando’ del regolamento di base, il prelievo alla produzione applicabile allo zucchero
         C persegue gli stessi obiettivi di un dazio doganale, cioè la protezione del mercato interno, la stabilizzazione dei mercati
         e la sicurezza dell’approvvigionamento. Tale prelievo sarebbe finalizzato, in particolare, a restaurare i rapporti commerciali
         perturbati dalla mancata esportazione dello zucchero C (sentenza della Corte 10 gennaio 2002, causa C‑101/99, British Sugar,
         Racc. pag. I‑205, punto 41).
         
         
         
         29
            
          La ricorrente rileva del pari che, ai sensi del terzo ‘considerando’ del regolamento n. 2670/81, è indispensabile porre lo
         zucchero C non esportato in condizioni comparabili a quelle dello zucchero importato dai paesi terzi. Da ciò essa deduce che
         lo zucchero C è sottoposto a un prelievo in ragione dell’attraversamento della frontiera, ossia un prelievo all’importazione.
         
         
         
         30
            
          La ricorrente ricorda altresì che, in conformità all’art. 3 del regolamento n. 2670/81, l’importo del prelievo alla produzione
         è stabilito in base ai prelievi all’importazione applicabili allo zucchero. Essa afferma in proposito che, contrariamente
         a quanto sostenuto dalla Commissione nella decisione impugnata, tale riferimento ai prelievi all’importazione non rappresenta
         una semplice base di calcolo, e quindi l’importo di tale prelievo costituisce un dazio doganale. Il fatto che l’art. 3 del
         regolamento n. 2670/81 si riferisca, oltre ai prelievi all’importazione, anche ad un importo forfettario, non farebbe che
         assimilare ulteriormente lo zucchero C non esportato allo zucchero importato, in quanto, come emergerebbe dai ‘considerando’
         del regolamento (CEE) della Commissione 28 dicembre 1970, n. 2645, relativo alle disposizioni applicabili al quantitativo
         di zucchero prodotto in eccedenza della quota massima (GU L 283, pag. 48), tale importo forfettario sarebbe fissato sulla
         base delle spese di smercio che gravano sullo zucchero importato e avrebbe pertanto l’obiettivo di correggere il vantaggio
         di cui potrebbe beneficiare il produttore di zucchero C rispetto ad un importatore di zucchero dai paesi terzi, per il fatto
         che il primo non dovrebbe sostenere talune spese che quest’ultimo deve invece sostenere. 
         
         
         
         31
            
          Infine, la ricorrente afferma che il legislatore comunitario non ha potuto optare per un diverso metodo di calcolo dell’importo
         da applicare allo zucchero C non esportato, rilevando che, quando la Commissione ha emanato il primo regolamento d’applicazione
         relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero (in prosieguo: l’«OCM dello zucchero»), cioè il
         regolamento n. 2645/70, essa ha ritenuto, con cognizione di causa, che fosse indispensabile porre i produttori di zucchero
         C nelle stesse condizioni degli importatori. La ricorrente conclude che sarebbe inaccettabile scegliere una base di calcolo
         diversa, ovvero porre il produttore di zucchero C in una situazione diversa da quella dell’importatore.
         
         
         
         32
            
          La Commissione ritiene che la decisione impugnata ha giustamente rilevato l’irricevibilità dell’istanza di sgravio, in quanto
         l’importo che dev’essere versato da un produttore di zucchero per il superamento della quota di produzione attribuitagli non
         può essere considerato un diritto all’importazione, e non può pertanto essere oggetto di sgravio ai sensi della legislazione
         doganale comunitaria. 
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         33
            
          Gli artt. 13 e 14 del regolamento n. 1430/79 prevedono la possibilità di un rimborso o di uno sgravio dei diritti all’importazione
         in situazioni particolari derivanti da circostanze che non implichino alcuna simulazione o negligenza manifesta da parte dell’interessato.
         
         
         
         34
            
          Nella fattispecie, l’istanza di sgravio dei diritti di cui alla decisione impugnata si riferiva ad un importo richiesto alla
         ricorrente in applicazione dell’art. 26 del regolamento di base e dell’art. 3 del regolamento n. 2670/81 in ragione del mancato
         smercio di taluni quantitativi di zucchero C al di fuori della Comunità. È necessario quindi chiarire se tale importo debba
         essere considerato come un diritto all’importazione o all’esportazione, ai sensi dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79,
         e, pertanto, se all’istanza di sgravio sia o meno applicabile la disposizione citata. 
         
         
         
         35
            
          A norma dell’art. 1, n. 2, lett. a) e b), del regolamento n. 1430/79, i diritti all’importazione o all’esportazione comprendono,
         in primo luogo, i dazi doganali, in secondo luogo, le tasse di effetto equivalente ai dazi doganali e, in terzo luogo, i prelievi
         agricoli e le altre imposizioni all’importazione o all’esportazione previste nel quadro della politica agricola comune o in
         quello dei regimi specifici applicabili, in virtù dell’art. 308 CE, a certe merci derivanti dalla trasformazione di prodotti
         agricoli.
         
         
         
         36
            
          Orbene, innanzi tutto va rilevato che, formalmente, l’importo richiesto non corrisponde ad alcuna delle tre categorie elencate
         dall’art. 1, n. 2, lett. a) e b), del regolamento n. 1430/79.
         
         
         
         37
            
          Infatti, come emerge dall’art. 26 del regolamento di base e dall’art. 3, n. 1, del regolamento n. 2670/81, il fatto che determina
         l’applicazione di tale prelievo è l’assenza di prova, alla data stabilita a tal fine, dell’esportazione di un quantitativo
         di zucchero C nel termine impartito. Tale prelievo è quindi applicato al produttore di zucchero C per il fatto che tale zucchero
         fuori quota, prodotto all’interno della Comunità, è stato smerciato sul mercato interno.
         
         
         
         38
            
          Ne discende che il prelievo applicato sullo zucchero C non rappresenta un dazio doganale, ossia un dazio basato sulla tariffa
         doganale comune delle Comunità europee, ai sensi degli artt. 23 CE e 26 CE. Non si tratta neppure di una tassa di effetto
         equivalente a un dazio doganale, in quanto quest’ultima, secondo costante giurisprudenza, è costituita da qualsiasi onere
         pecuniario imposto unilateralmente, indipendentemente dalla sua denominazione e dalla sua struttura, che colpisce le merci
         per il fatto che esse attraversano una frontiera, quando non si tratti di un dazio doganale in senso proprio (sentenze della
         Corte 17 luglio 1997, causa C‑90/94, Haahr Petroleum, Racc. pag. I‑4085, punto 20, e 2 aprile 1998, causa C‑213/96, Outokumpu,
         Racc. pag. I‑1777, punto 20). Infine, l’importo in questione non è, in senso stretto, un prelievo agricolo all’importazione
         o all’esportazione, cioè un prelievo gravante sui prodotti agricoli per il fatto che essi attraversano le frontiere esterne
         della Comunità.
         
         
         
         39
            
          La ricorrente afferma, tuttavia, che l’importo applicato sullo zucchero C non esportato dev’essere considerato un diritto
         all’importazione o all’esportazione, dato che persegue gli stessi obiettivi di un dazio doganale, che il suo ammontare è stabilito
         in base ai prelievi all’importazione applicabili allo zucchero e che ha la funzione di porre lo zucchero fuori quota non esportato
         in condizioni analoghe a quelle dello zucchero importato dai paesi terzi.
         
         
         
         40
            
          Va rilevato, a tal proposito, che il prelievo applicato allo zucchero fuori quota non esportato è uno dei meccanismi dell’OCM
         dello zucchero. Tali meccanismi, quali la fissazione di prezzi indicativi o di intervento, la creazione di un regime comune
         degli scambi con paesi terzi, ovvero la definizione di un regime di quote di produzione, mirano a garantire obiettivi comuni,
         segnatamente il mantenimento delle garanzie necessarie per quanto concerne l’occupazione e il tenore di vita dei produttori,
         la sicurezza nell’approvvigionamento di zucchero di tutti i consumatori, un livello di prezzi determinato e la stabilità del
         mercato dello zucchero.
         
         
         
         41
            
          Va tuttavia rilevato che ciascuno dei meccanismi citati persegue obiettivi specifici o risponde ad esigenze particolari. Così,
         contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, non può ritenersi che il prelievo alla produzione applicabile allo zucchero
         C persegua, propriamente, gli stessi obiettivi di un dazio doganale o, più in particolare, dei prelievi all’importazione o
         delle restituzioni all’esportazione previsti nel quadro dell’OCM dello zucchero.
         
         
         
         42
            
          Infatti, come emerge dal quinto ‘considerando’ del regolamento di base, l’instaurazione di un regime comune degli scambi alla
         frontiera esterna della Comunità, che comporta un sistema di prelievi all’importazione e di restituzioni all’esportazione,
         ha l’obiettivo di stabilizzare il mercato comunitario, evitando in particolare che le fluttuazioni dei prezzi dello zucchero
         sul mercato mondiale si ripercuotano sui prezzi praticati all’interno della Comunità. Per questo motivo, l’OCM dello zucchero
         prevede la riscossione di un prelievo all’importazione in provenienza dai paesi terzi e il pagamento di una restituzione all’esportazione
         verso detti paesi, volti entrambi a coprire nel settore dello zucchero la differenza tra i prezzi praticati all’esterno e
         all’interno della Comunità, se i prezzi del mercato mondiale sono inferiori a quelli della Comunità.
         
         
         
         43
            
          L’OCM dello zucchero instaura altresì un sistema di quote di produzione, le quali, ai sensi del quindicesimo ‘considerando’
         del regolamento di base, costituiscono un mezzo per garantire ai produttori i prezzi comunitari e lo smercio della loro produzione.
         Nell’ambito di tale sistema, il regolamento di base ha definito un quadro diretto a gestire la situazione in cui la produzione
         oltrepassa i limiti delle quote A e B attribuite ai produttori, cioè lo zucchero C. Considerato che la categoria dello zucchero
         C riguarda unicamente le eccedenze di zucchero alle quali si dovrebbe impedire di provocare turbative sul mercato, il legislatore
         comunitario ha stabilito, con l’art. 26, n. 1, primo comma, del regolamento di base, il divieto di smercio sul mercato interno
         e, come corollario, l’obbligo di esportazione (sentenza British Sugar, cit., punto 41). 
         
         
         
         44
            
          La violazione di tale obbligo ha come conseguenza l’applicazione al produttore di un determinato prelievo. Tale penalità ha
         pertanto, principalmente, carattere dissuasivo, in quanto il suo obiettivo è garantire l’osservanza del divieto di smercio
         di zucchero C sul mercato interno. Così, tale prelievo è fissato con riferimento al prelievo all'importazione più elevato
         nel periodo in cui è compresa la campagna di commercializzazione durante la quale lo zucchero in causa è stato prodotto e
         sei mesi successivi a tale campagna. Ai sensi dell’undicesimo ‘considerando’ del regolamento di base, tale prelievo contribuisce
         altresì a garantire il finanziamento integrale, da parte dei produttori, degli oneri occasionati dallo smercio delle eccedenze
         risultanti dal rapporto esistente tra la produzione della Comunità e il suo consumo.
         
         
         
         45
            
          Alla luce di quanto precede, non può ritenersi che il prelievo applicato sullo zucchero C non esportato si converta in un
         diritto all’importazione per il solo fatto che esso è calcolato sulla base dei prelievi all’importazione, cui è aggiunto un
         importo forfetario fissato sulla base delle spese di smercio che gravano sullo zucchero importato. Come correttamente rilevato
         dalla Commissione al decimo ‘considerando’ della decisione impugnata, il citato riferimento ai prelievi all’importazione servirebbe
         solamente come base, o come metodo di calcolo, per determinare l’ammontare del prelievo. Tale base di calcolo è stata scelta
         dal legislatore comunitario alla luce degli obiettivi perseguiti mediante l’introduzione di detto prelievo sullo zucchero
         fuori quota non esportato nel termine impartito, ossia, in particolare, come già precisato, quello di garantire l’osservanza
         del divieto di smercio sul mercato interno.
         
         
         
         46
            
          Tale conclusione non è smentita dall’argomento della ricorrente, secondo cui il terzo ‘considerando’ del regolamento n. 2670/81
         dispone che lo zucchero C non esportato dev’essere posto in condizioni comparabili a quelle dello zucchero importato dai paesi
         terzi. Infatti, il ‘considerando’ di cui trattasi precisa che è «all’atto della fissazione dell’importo da riscuotere in caso
         di smercio sul mercato interno» che lo zucchero C non esportato dev’essere posto in condizioni comparabili a quelle dello
         zucchero importato dai paesi terzi. I ‘considerando’ del regolamento n. 2670/81 non fanno quindi che confermare la tesi secondo
         cui il riferimento ai prelievi all’importazione rappresenta semplicemente la base di calcolo per il prelievo in questione.
         
         
         
         47
            
          Si deve pertanto concludere che il prelievo applicato alla ricorrente ai sensi dell’art. 26 del regolamento di base e dell’art. 3
         del regolamento n. 2670/81 per il mancato smercio di taluni quantitativi di zucchero C al di fuori della Comunità non rappresenta
         un diritto all’importazione o all’esportazione ai sensi dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79, e che la Commissione non
         ha quindi violato dette norme dichiarando irricevibile l’istanza di sgravio.
         
         
         
         48
            
          Di conseguenza, tale motivo d’essere respinto.
         
         Sul secondo motivo, basato sulla violazione dei principi di uguaglianza e di certezza del diritto, nonché di un presunto principio
               di equità Argomenti delle parti 
         
         
         49
            
          In via subordinata, la ricorrente afferma che, anche qualora il prelievo per cui è stato chiesto lo sgravio non rappresenti
         un diritto all’importazione o all’esportazione ai sensi del regolamento n. 1430/79, la Commissione avrebbe dovuto esaminare
         la sua istanza nell’ambito dell’art. 13 dello stesso regolamento, che rappresenta una clausola generale di equità (sentenza
         del Tribunale 10 maggio 2001, cause riunite T‑186/97, T‑187/97, da T‑190/97 a T‑192/97, T‑210/97, T‑211/97, da T‑216/97 a
         T‑218/97, T‑279/97, T‑280/97, T‑293/97 e T‑147/99, Kaufring e a./Commissione, Racc. pag. II‑1337, punto 224), e che, limitandosi
         a dichiarare l’istanza irricevibile, essa ha violato i principi di uguaglianza e di equità.
         
         
         
         50
            
          La ricorrente rileva che dalla decisione impugnata risulta che essa non avrebbe alcun diritto di ottenere uno sgravio basato
         su circostanze particolari, osservando che, come emerge dall’art. 8, n. 1, e dall’art. 2, n. 1, della decisione del Consiglio
         31 ottobre 1994, 94/728/CE, Euratom, relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee (GU L 293, pag. 9),
         le autorità olandesi non hanno alcuna competenza a garantire il rispetto dell’equità, in quanto esse sono tenute ad effettuare
         il prelievo di cui all’art. 3 del regolamento n. 2670/81 e di metterlo a disposizione della Commissione. 
         
         
         
         51
            
          La ricorrente subirebbe così un trattamento differenziato rispetto alle imprese che si trovano in una situazione analoga e
         che intendono presentare un’istanza di sgravio di diritti all’importazione o all’esportazione in base a circostanze particolari.
         Infatti, contrariamente a queste ultime, essa non potrebbe avvalersi di alcun procedimento di sgravio per motivi di equità.
         Il prelievo alla produzione di zucchero C non esportato sarebbe pertanto assimilato, sotto ogni profilo, a un dazio doganale
         percepito sullo zucchero importato dai paesi terzi, salvo in materia di tutela giurisdizionale. Il rifiuto di applicare la
         norma concernente lo sgravio di cui all’art. 13 del regolamento n. 1430/79 in casi corrispondenti ad altri in cui gli operatori
         hanno potuto beneficiare di tale norma sarebbe contrario al principio di uguaglianza.
         
         
         
         52
            
          A tal proposito, la ricorrente afferma che nella fattispecie ricorrono le due condizioni previste dall’art. 13 del regolamento
         n. 1430/79 per lo sgravio o il rimborso dei diritti. In primo luogo, essa afferma che non le può essere rimproverata alcuna
         simulazione o negligenza manifesta, in quanto la mancata esportazione dello zucchero C era interamente imputabile ad una frode
         commessa da terzi. In secondo luogo, essa afferma che la situazione di cui alla fattispecie è analoga a quella che ha dato
         origine alla sentenza della Corte 7 settembre 1999, causa C‑61/98, De Haan (Racc. pag. I‑5003). La ricorrente rileva che,
         nel caso in esame, le autorità olandesi sono venute a conoscenza in una fase molto precoce della frode relativa alle partite
         di zucchero C vendute dalla ricorrente, tuttavia esse avrebbero deciso di non informarla in ordine allo svolgimento dell’indagine
         in corso e, così facendo, l’avrebbero privata della possibilità di adempiere i suoi obblighi e di esportare regolarmente la
         sua produzione di zucchero C.
         
         
         
         53
            
          In via ulteriormente subordinata, e nel caso in cui il Tribunale ritenesse che non è applicabile l’art. 13 del regolamento
         n. 1430/79, la ricorrente afferma che la Commissione era comunque tenuta ad esaminare l’istanza di sgravio, anche al di fuori
         dell’ambito applicativo di tale regolamento, e che, limitandosi a dichiarare irricevibile l’istanza, essa ha violato i principi
         di certezza del diritto, di uguaglianza e di equità. La ricorrente sostiene che, se la Commissione non fosse soggetta a tale
         obbligo, vi sarebbe una lacuna nella sua tutela giurisdizionale. Essa sottolinea che la Corte ha confermato che i principi
         superiori di diritto, tra cui, segnatamente, quello di proporzionalità, si applicano all’imposizione dei prelievi sullo zucchero
         C (sentenza della Corte 29 gennaio 1998, causa C‑161/96, Südzucker, Racc. pag. I‑281, punti 34 e 35). Essa ricorda, del pari,
         le conclusioni dell’avvocato generale Mischo nella citata sentenza British Sugar (Racc. pag. I‑208), nelle quali si precisa
         che l’art. 3 del regolamento n. 2670/81 dev’essere interpretato ed applicato nel rispetto dei principi generali del diritto.
         
         
         
         54
            
          La Commissione afferma che lo sgravio del prelievo applicato in ragione della mancata esportazione dello zucchero C dev’essere
         esaminato alla luce del quadro normativo applicabile, in quanto il principio di equità non la obbliga assolutamente a svolgere
         un’indagine al di fuori di detto contesto. Essa ritiene che la situazione del produttore di zucchero C che non rispetti il
         suo obbligo di esportare tale tipo di zucchero non è comparabile a quella di un operatore che importa un quantitativo di zucchero
         nella Comunità, e che non vi può quindi essere alcuna violazione del principio di uguaglianza per il fatto che tali operatori
         sono trattati in maniera diversa. Essa rileva inoltre che l’art. 1, n. 1, del regolamento n. 2670/81 consente di ottenere,
         con il ricorrere di circostanze particolari, segnatamente in caso di forza maggiore, uno sgravio del prelievo per la mancata
         esportazione dello zucchero C. 
         
         
         
         55
            
          Quanto all’argomento svolto dalla ricorrente in via ulteriormente subordinata, la Commissione afferma che l’applicazione della
         clausola di equità contenuta nella legislazione doganale ad una fattispecie che non rientra nel suo ambito applicativo comprometterebbe,
         essa stessa, i principi di certezza del diritto e di uguaglianza. Essa ritiene, infine, che la ricorrente confonda la clausola
         generale di equità, di cui alla legislazione doganale comunitaria, con un preteso principio di equità. Orbene, quest’ultimo
         non esisterebbe quale principio generale di diritto comunitario, in quanto l’equità di una misura sarebbe, tradizionalmente,
         sindacata alla luce del principio di proporzionalità. 
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         56
            
          Con questo secondo motivo, proposto in via subordinata, la ricorrente afferma in sostanza che, anche qualora l’importo che
         le è stato richiesto non rappresentasse un diritto all’importazione o all’esportazione, la Commissione ha violato i principi
         di uguaglianza e di certezza del diritto, nonché un presunto principio di equità, per aver dichiarato irricevibile l’istanza
         di sgravio, senza esaminarla nel merito alla luce del regolamento n. 1430/79, o alla luce dei principi di cui sopra. 
         
         
         
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          Va rilevato, anzitutto, che l’equità non consente di derogare all’applicazione delle norme comunitarie al di fuori dei casi
         previsti dalla normativa o nell’ipotesi in cui la normativa stessa sia dichiarata invalida (sentenza della Corte 29 settembre
         1998, causa C‑263/97, First City Trading e a., Racc. pag. I‑5537, punto 48). Orbene, come stabilito in precedenza, l’importo
         previsto dall’art. 26 del regolamento di base e dall’art. 3 del regolamento n. 2670/81 non rientra nell’ambito applicativo
         dell’art. 13 del regolamento n. 1430/79.
         
         
         
         58
            
         È necessario rilevare, in proposito, che la disciplina dell’OCM dello zucchero prevede, segnatamente all’art. 1, n. 1, secondo
         e terzo comma, e all’art. 3, n. 4, del regolamento n. 2670/81, che il prelievo sullo zucchero C non viene riscosso in circostanze
         riconosciute dalle autorità nazionali come casi di forza maggiore. Pertanto, l’equità non può giustificare l’estensione delle
         possibilità di deroga alla riscossione dell’importo in questione al di fuori dei citati casi di forza maggiore. 
         
         
         
         59
            
          In secondo luogo, si deve ricordare che, alla luce di una giurisprudenza costante, il principio di uguaglianza, che fa parte
         dei principi fondamentali del diritto comunitario, impone di non trattare in modo diverso situazioni analoghe, a meno che
         la differenza di trattamento sia obiettivamente giustificata (sentenza della Corte 25 novembre 1986, cause riunite 201/85
         e 202/85, Klensch e a., Racc. pag. 3477, punto 9; sentenza del Tribunale 14 settembre 1995, causa T‑571/93, Lefebvre e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑2379, punto 78).
         
         
         
         60
            
          Orbene, il Tribunale osserva che il produttore comunitario di zucchero C e l’operatore economico soggetto a diritti all’importazione
         o all’esportazione non si trovano, comunque, in situazioni analoghe. Invero, come già rilevato, i fatti che determinano l’applicazione
         dei prelievi richiesti, cioè, rispettivamente, l’assenza di prova dell’esportazione di un quantitativo di zucchero C nel termine
         impartito e l’importazione di merci nel territorio doganale comunitario, non corrispondono nelle due fattispecie. Il produttore
         di zucchero è soggetto al divieto di smercio sul mercato interno e, come corollario, all’obbligo di esportazione (sentenza
         British Sugar, cit., punto 41). Inoltre, il produttore di zucchero C è tenuto al rispetto di una sequenza cronologica della
         produzione, deve cioè aver effettivamente prodotto un quantitativo di zucchero equivalente alla somma delle sue quote A e
         B prima di poter qualificare un quantitativo di zucchero come zucchero C (sentenza British Sugar, cit., punto 44). Un importatore,
         invece, non è soggetto a tali obblighi. 
         
         
         
         61
            
          Ne discende che non ricorrono, nella fattispecie, le condizioni per poter dichiarare sussistente una discriminazione. 
         
         
         
         62
            
          In terzo luogo, quanto al principio di certezza del diritto, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, l’assenza
         di un sistema specifico che le consenta, per ragioni di equità, di richiedere lo sgravio dell’importo richiestole non può
         rappresentare una violazione di detto principio. Infatti, il rimborso o lo sgravio dei diritti per ragioni di equità rappresentano
         eccezioni, da ammettersi solamente nei casi specificamente previsti, in quanto le disposizioni che li prevedono sono di stretta
         interpretazione. A tal proposito, il Tribunale ritiene che il principio di certezza del diritto sia rispettato nel caso di
         specie, poiché gli obblighi del debitore dell’importo di cui all’art. 26 del regolamento di base e all’art. 3 del regolamento
         n. 2670/81 sorgono da una situazione giuridica chiaramente definita, che consente all’operatore economico di conoscere i citati
         obblighi, inerenti alla sua attività.
         
         
         
         63
            
          Risulta da quanto precede che tale censura deve essere disattesa. Pertanto, anche questo motivo deve essere disatteso.
         
         
         
         64
            
          Il ricorso deve essere pertanto respinto nel suo insieme.
         
         
         Sulle spese
         65
            
          Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché la ricorrente è rimasta soccombente, essa va condannata a sostenere le sue spese nonché quelle
         della Commissione, in conformità alla domanda di quest’ultima.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Quinta Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce:
         
            
            
            
               1)
                  Il ricorso è respinto.
               
            
            
            
            
               2)
                  La ricorrente sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Commissione.
               
            
            
                  Lindh
               
               
                  García-Valdecasas
               
               
                  Jürimäe
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 dicembre 2004.
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung
               
               
                  P. Lindh
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'olandese.