CELEX: 62009CC0406
Language: it
Date: 2011-04-05 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Mengozzi del 5 aprile 2011. # Realchemie Nederland BV contro Bayer CropScience AG. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Hoge Raad der Nederlanden - Paesi Bassi. # Regolamento (CE) n. 44/2001 - Competenza giurisdizionale ed esecuzione delle decisioni - Nozione di "materia civile e commerciale" - Riconoscimento ed esecuzione di una decisione che infligge un’ammenda - Direttiva 2004/48/CE - Diritti di proprietà intellettuale - Lesione di tali diritti - Misure, procedure e mezzi di ricorso - Condanna - Procedura di exequatur - Spese giudiziarie relative a tale procedura. # Causa C-406/09.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      PAOLO MENGOZZI
      presentate il 5 aprile 2011 (1)
      
      Causa C‑406/09
      Realchemie Nederland BV
      contro
      Bayer CropScience AG
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi)]
      «Competenza giurisdizionale ed esecuzione delle decisioni – Nozione di “materia civile e commerciale” – Riconoscimento ed esecuzione di una decisione con cui viene inflitta un’“ammenda civile”– Direttiva 2004/48/CE – Diritti di proprietà intellettuale – Misure, procedure e mezzi di ricorso in caso di violazione di un diritto siffatto – Condanna alle spese nell’ambito di una procedura di exequatur diretta a far riconoscere ed eseguire decisioni dirette a tutelare
         un diritto di proprietà intellettuale»
      
      1.        Il presente rinvio pregiudiziale trae origine da una controversia che oppone la Bayer CropScience AG (in prosieguo: la «Bayer»),
         società tedesca, e la Realchemie Nederland BV (in prosieguo: la «Realchemie»), società olandese, dinanzi ai giudici tedeschi.
         La Bayer contestava alla Realchemie di aver contraffatto uno dei suoi brevetti. Nell’ambito di tale procedimento, il giudice
         aveva imposto alla Realchemie il pagamento di un’«ammenda civile» ai sensi del diritto tedesco. Desiderando ottenere l’esecuzione
         di questa ammenda civile nei Paesi Bassi, la Bayer ha domandato che la decisione con cui è stata inflitta l’ammenda fosse
         riconosciuta ed eseguita in detto Stato membro e a tal fine ha avviato una procedura di exequatur. La prima questione sollevata
         dal giudice del rinvio – olandese – consiste nello stabilire se siffatta ammenda rientri nell’ambito della materia civile
         e commerciale ai sensi dell’art. 1 del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza
         giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (2).
      
      2.        In secondo luogo, il giudice del rinvio chiede alla Corte se l’art. 14 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
         29 aprile 2004, 2004/48/CE, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (3), imponga agli Stati membri di pronunciare una liquidazione delle spese più pesante nei confronti del convenuto, nell’ambito
         di una procedura di exequatur diretta ad ottenere il riconoscimento e l’esecuzione di decisioni rese nello Stato d’origine
         aventi ad oggetto la tutela di un diritto di proprietà intellettuale. 
      
      I –    Il quadro normativo
      A –    Il diritto dell’Unione
      1.      Il regolamento n. 44/2001
      3.        Il regolamento n. 44/2001 ha in particolare come obiettivo, ai sensi del suo secondo ‘considerando’, di stabilire «disposizioni
         che consentano di unificare le norme sui conflitti di competenza in materia civile e commerciale e di semplificare le formalità
         affinché le decisioni emesse dagli Stati membri vincolati dal presente regolamento siano riconosciute ed eseguite in modo
         rapido e semplice». 
      
      4.        Il sesto e il settimo ‘considerando’ del regolamento n. 44/2001 enunciano quanto segue:
      
      «(6)  Per la realizzazione dell’obiettivo della libera circolazione delle decisioni in materia civile e commerciale, è necessario
         ed opportuno che le norme riguardanti la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni siano
         stabilite mediante un atto giuridico comunitario cogente e direttamente applicabile.
      
      (7)      Si deve includere nel campo d’applicazione del presente regolamento la parte essenziale della materia civile e commerciale,
         esclusi alcuni settori ben definiti».
      
      5.        Il sedicesimo e il diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento n. 44/2001 prevedono che:
      
      «(16) La reciproca fiducia nella giustizia in seno alla Comunità implica che le decisioni emesse in un altro Stato membro siano
         riconosciute di pieno diritto, ossia senza che sia necessario esperire alcun procedimento, salvo che vi siano contestazioni.
      
      (17)      La reciproca fiducia implica altresì che il procedimento inteso a rendere esecutiva, in un determinato Stato membro, una decisione
         emessa in un altro Stato membro si svolga in modo efficace e rapido. A tal fine la dichiarazione di esecutività di una decisione
         dovrebbe essere rilasciata in modo pressoché automatico, a seguito di un controllo meramente formale dei documenti prodotti
         e senza che il giudice possa rilevare d’ufficio i motivi di diniego dell’esecuzione indicati nel presente regolamento».
      
      6.        Il diciannovesimo ‘considerando’ del regolamento n. 44/2001 prevede che «[è] opportuno garantire la continuità tra la convenzione
         di Bruxelles [del 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale
         (in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles») (4)] e il presente regolamento e a tal fine occorre prevedere adeguate disposizioni transitorie. La stessa continuità deve caratterizzare
         altresì l’interpretazione delle disposizioni della convenzione di Bruxelles ad opera della Corte». 
      
      7.        L’art. 1, n. 1, del regolamento n. 44/2001 dispone che «[i]l presente regolamento si applica in materia civile e commerciale,
         indipendentemente dalla natura dell’organo giurisdizionale. Esso non concerne, in particolare, la materia fiscale, doganale
         ed amministrativa». 
      
      8.        Ai sensi dell’art. 32 del regolamento n. 44/2001, «per decisione si intende, a prescindere dalla denominazione usata, qualsiasi
         decisione emessa da un giudice di uno Stato membro, quale ad esempio decreto, sentenza, ordinanza o mandato di esecuzione,
         nonché la determinazione delle spese giudiziali da parte del cancelliere». 
      
      9.        L’art. 34, punto 2, del regolamento n. 44/2001 stabilisce il principio secondo il quale «[l]e decisioni non sono riconosciute
         (…) se la domanda giudiziale od un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto contumace in tempo utile
         e in modo tale da poter presentare le proprie difese eccetto qualora, pur avendone avuto la possibilità, egli non abbia impugnato
         la decisione». 
      
      10.      L’art. 38, n. 1, del regolamento n. 44/2001 dispone che «[l]e decisioni emesse in uno Stato membro e ivi esecutive sono eseguite
         in un altro Stato membro dopo essere state ivi dichiarate esecutive su istanza della parte interessata». 
      
      11.      L’art. 49 del regolamento n. 44/2001 dispone che «[l]e decisioni straniere che applicano una penalità sono esecutive nello
         Stato membro richiesto solo se la misura di quest’ultima è stata definitivamente fissata dai giudici dello Stato membro d’origine».
         
      
      2.      La direttiva 2004/48
      12.      Il terzo ‘considerando’ della direttiva 2004/48 stabilisce che, «in assenza di misure efficaci che assicurino il rispetto
         dei diritti di proprietà intellettuale, l’innovazione e la creazione sono scoraggiate e gli investimenti si contraggono. È
         dunque necessario assicurare che il diritto sostanziale in materia di proprietà intellettuale, oggi ampiamente parte dell’acquis
         comunitario, sia effettivamente applicato nella Comunità».
      
      13.      I ‘considerando’ ottavo, nono e decimo della direttiva 2004/48 così recitano: 
      
      «(8)      Le disparità tra gli ordinamenti dei singoli Stati membri in materia di strumenti per assicurare il rispetto dei diritti di
         proprietà intellettuale pregiudicano il corretto funzionamento del mercato interno e rendono impossibile assicurare che i
         diritti di proprietà intellettuale beneficino di un livello di tutela omogeneo su tutto il territorio della Comunità. Questa
         situazione non favorisce la libera circolazione nel mercato interno, né crea un contesto favorevole ad una sana concorrenza
         tra le imprese. 
      
      (9)      (…) Il ravvicinamento delle legislazioni nazionali in materia rappresenta dunque una condizione essenziale per il corretto
         funzionamento del mercato interno.
      
      (10)      L’obiettivo della presente direttiva è di ravvicinare queste legislazioni al fine di assicurare un livello elevato, equivalente
         ed omogeneo di protezione della proprietà intellettuale nel mercato interno». 
      
      14.      L’undicesimo ‘considerando’ della direttiva 2004/48 precisa che «[l]a presente direttiva non si propone di stabilire norme
         armonizzate in materia di cooperazione giudiziaria, di competenza giurisdizionale, di riconoscimento e di esecuzione delle
         pronunce in materia civile e commerciale, né di occuparsi della legge applicabile. Alcuni strumenti comunitari disciplinano
         queste materie in generale e, in linea di principio, si applicano anche alla proprietà intellettuale». 
      
      15.      L’art. 1 della direttiva 2004/48 enuncia che la stessa «concerne le misure, le procedure e i mezzi di ricorso necessari ad
         assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale».
      
      16.      L’art. 2, n. 1, della direttiva 2004/48 prevede che, «[f]atti salvi gli strumenti vigenti o da adottare nella legislazione
         comunitaria o nazionale, e sempre che questi siano più favorevoli ai titolari dei diritti, le misure, le procedure e i mezzi
         di ricorso di cui alla presente direttiva si applicano, conformemente all’articolo 3, alle violazioni dei diritti di proprietà
         intellettuale come previsto dalla legislazione comunitaria e/o dalla legislazione nazionale dello Stato membro interessato».
         
      
      17.      L’art. 14 della direttiva 2004/48, intitolato «Spese giudiziarie», stabilisce che gli «Stati membri assicurano che spese giudiziarie
         ragionevoli e proporzionate, nonché altri oneri eventualmente sopportati dalla parte vincitrice siano di norma a carico della
         parte soccombente, a meno che il rispetto del principio di equità non lo consenta».
      
      B –    La disciplina tedesca
      18.      Gli articoli 890 e 891 del codice di procedura civile tedesco (Zivilprozessordnung; in prosieguo: la «ZPO») sono formulati
         come segue: 
      
      «Articolo 890
      Esecuzione forzata dell’obbligo di non fare e di tollerare
      1.      Se il debitore contravviene ad un obbligo di non fare o di tollerare un atto, egli deve essere condannato dal giudice di primo
         grado, su istanza del creditore, o al pagamento di un’ammenda e – nel caso in cui questa non possa essere riscossa, ad una
         sanzione detentiva – o ad una sanzione detentiva fino a sei mesi. La singola ammenda non deve superare l’ammontare di EUR
         250 000, la sanzione detentiva non deve superare in totale due anni.
      
      2.      La condanna deve essere preceduta da un’intimazione che, su istanza, è pronunciata dal tribunale della causa di primo grado,
         se non è contenuta nella sentenza che statuisce l’obbligo. 
      
      3.      Il debitore, su istanza del creditore, può anche essere condannato, per un tempo determinato, a prestare una garanzia per
         il danno causato da ulteriori contravvenzioni.
      
      Articolo 891
      Procedimento, audizione del debitore, decisione sulle spese
               Le decisioni che devono essere pronunciate a norma degli artt. 887‑890 sono prese con ordinanza. (…)». 
      19.      L’art. 1 del regolamento tedesco sulla riscossione giudiziaria (Justizbeitreibungsordnung; in prosieguo: la «JBeitrO») prevede
         quanto segue: 
      
      «1.      I seguenti crediti sono riscossi ai sensi della presente [JBeitrO] nella misura in cui la loro riscossione debba essere effettuata
         dalle autorità giudiziarie federali: 
      
      (…)
               (3)   le ammende civili e penalità;
      (…). 
      2.       La [JBeitrO] si applica altresì alla riscossione dei crediti di cui al n. 1 da parte delle autorità giudiziarie dei Länder
         nella misura in cui i crediti abbiano il loro fondamento nella normativa federale». 
      
      C –    La disciplina olandese
      20.      Dal fascicolo di causa emerge che il Regno dei Paesi Bassi ha recepito, nel proprio ordinamento interno, l’art. 14 della direttiva
         2004/48 attraverso l’art. 1019h del codice di procedura civile olandese. Secondo quanto esposto dal giudice del rinvio, questa
         disposizione consente, nelle cause rientranti nell’ambito della suddetta direttiva, una condanna alle spese più pesante rispetto
         alle condanne ordinarie. 
      
      II – Causa principale e questioni pregiudiziali 
      21.      La causa principale vede contrapposte la Realchemie e la Bayer dinanzi allo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi) e trae
         origine da un procedimento precedentemente avviato dalla Bayer in Germania.
      
      22.      Su istanza proposta dalla Bayer nell’ambito di un procedimento diretto ad ottenere provvedimenti provvisori, il Landgericht
         Düsseldorf (Germania), con ordinanza 19 dicembre 2005 (in prosieguo: l’«ordinanza di base»), ha vietato alla Realchemie, per
         contraffazione di brevetto, di importare, detenere o mettere in commercio taluni pesticidi in Germania. Al divieto così pronunciato
         erano associate talune penalità. Inoltre, la Realchemie doveva comunicare le operazioni commerciali relative ai pesticidi
         interessati e le sue scorte dovevano essere messe sotto sequestro giudiziario. L’ordinanza di base prevedeva altresì la condanna
         della Realchemie alle spese (5). 
      
      23.      Il 17 agosto 2006, su istanza della Bayer, in base all’art. 890 della ZPO, la Realchemie è stata condannata, con ordinanza
         emessa dal Landgericht Düsseldorf, al pagamento di un ammenda cosiddetta «civile» di EUR 20 000, da versare alla cassa del
         summenzionato tribunale per violazione del divieto stabilito nell’ordinanza di base. L’ordinanza prevedeva altresì la condanna
         della Realchemie alle spese (6). 
      
      24.      Con una nuova ordinanza in data 6 ottobre 2006, il Landgericht Düsseldorf ha inflitto alla Realchemie una penalità di EUR 15 000 al
         fine di indurla a comunicare le operazioni commerciali oggetto dell’ordinanza di base. La Realchemie, inoltre, è stata condannata
         alle spese connesse a questo procedimento diretto a comminare la penalità (7).
      
      25.      È pacifico che queste sei decisioni sono state notificate alla Realchemie.
      
      26.      Il 6 aprile 2007, la Bayer ha adito il giudice dei provvedimenti d’urgenza del Rechtbank ’s‑Hertogenbosch (Paesi Bassi) al
         fine di far dichiarare esecutive nei Paesi Bassi le sei decisioni adottate dal Landgericht Düsseldorf. La Bayer ha altresì
         richiesto che la Realchemie fosse condannata alle spese nell’ambito di tale procedimento. Il 10 aprile 2007 il giudice dei
         provvedimenti d’urgenza ha accolto la domanda della Bayer e ha condannato la Realchemie alle spese per un ammontare di EUR 482.
      
      27.      Il 14 giugno 2007 la Realchemie ha presentato ricorso ai sensi dell’art. 43 del regolamento n. 44/2001, invocando il motivo
         di rigetto di cui all’art. 34, punto 2, del suddetto regolamento. Essa sosteneva che l’ordinanza di base nonché quelle che
         irrogano l’ammenda civile e la penalità non possono essere riconosciute ed eseguite in un altro Stato membro, poiché sono
         state emesse senza convocazione della Realchemie e senza trattazione orale. Per quanto riguarda le decisioni relative alle
         spese, esse non possono essere né riconosciute né eseguite, in quanto fanno parte integrante delle tre ordinanze summenzionate.
         Più specificamente, con riguardo all’ordinanza di exequatur che irroga l’ammenda civile, la Realchemie ha sostenuto che l’istanza
         di exequatur della Bayer doveva essere respinta in quanto l’ammenda, che, ai sensi della JBeitrO, è riscossa d’ufficio dalle
         autorità giudiziarie tedesche, è a beneficio non della Bayer, ma dello Stato tedesco.
      
      28.      Il 26 febbraio 2008 la camera civile del Rechtbank’s‑Hertogenbosch, dopo aver ascoltato le parti, ha respinto il ricorso presentato
         dalla Realchemie, ha confermato la decisione 10 aprile 2007 e ha condannato la Realchemie alle spese, liquidate in EUR 1 155 .
         Il Rechtbank ’s‑Hertogenbosch ha ritenuto che le tre ordinanze controverse, anche se erano state emesse su istanza unilaterale
         della Bayer, costituissero in effetti decisioni ai sensi dell’art. 32 del regolamento n. 44/2001. Per quanto riguarda l’ordinanza
         che irroga l’ammenda civile, il Rechtbank ’s‑Hertogenbosch ha affermato che il fatto che l’importo di EUR 20 000 debba essere
         pagato alla Gerichtskasse, ossia alla cassa del Landgericht Düsseldorf, non toglieva nulla al diritto e all’interesse della
         Bayer a che la Realchemie versi effettivamente l’ammenda alla suddetta cassa. L’ammenda persegue infatti l’obiettivo di vedere
         rispettata l’ordinanza di base nell’interesse della parte risultata vittoriosa, ossia la Bayer. Quest’ultima ha quindi certamente
         interesse a chiedere l’esecuzione dell’ordinanza che commina l’ammenda nei Paesi Bassi. Infine, il Rechtbank ’s‑Hertogenbosch
         ha condannato la Realchemie alle spese, liquidandole secondo il regime ordinario, contrariamente alla richiesta della Bayer
         di applicare l’art. 1019h del codice di procedura civile olandese o, quanto meno, l’art. 14 della direttiva 2004/48.
      
      29.      Dato che la decisione relativa al ricorso ex art. 43 del regolamento n. 44/2001 può essere oggetto di ricorso in cassazione
         ai sensi dell’art. 44 e dell’allegato V del suddetto regolamento, la Realchemie ha presentato ricorso per cassazione dinanzi
         allo Hoge Raad der Nederlanden al fine di ottenere l’annullamento della decisione del Rechtbank ’s‑Hertogenbosch 26 febbraio
         2008. La Bayer ha presentato un ricorso incidentale in cui chiede il rigetto del ricorso e la condanna della Realchemie alle
         spese effettive ai sensi dell’art. 14 della direttiva 2004/48, in combinato disposto con l’art. 1019h del codice di procedura
         civile olandese.
      
      30.      Il 26 giugno 2009 l’avvocato generale presso lo Hoge Raad der Nederlanden ha presentato le proprie conclusioni in cui ha invitato
         tale giudice ad adire la Corte prima di pronunciarsi.
      
      31.      In esito a ciò lo Hoge Raad der Nederlanden ha identificato due punti su cui è necessaria l’interpretazione della Corte. 
      
      32.      Da un lato, con riguardo all’ordinanza che irroga l’ammenda civile, si domanda se essa possa rientrare nel campo di applicazione
         sostanziale del regolamento n. 44/2001, tenuto conto degli elementi di diritto pubblico che la caratterizzano. La suddetta
         ammenda costituisce infatti la sanzione di una violazione di un divieto giudiziario. Essa è comminata dal giudice tedesco
         su istanza di una parte privata, ma deve essere pagata, dopo che le autorità giudiziarie abbiano provveduto alla sua riscossione
         d’ufficio, alle casse del tribunale a favore dello Stato tedesco e non a favore della parte che ha avuto l’iniziativa. 
      
      33.      D’altro lato, lo Hoge Raad der Nederlanden solleva dubbi in merito all’applicabilità dell’art. 14 della direttiva 2004/48
         nella causa principale. Se è possibile ritenere che tale direttiva miri ad assicurare il rispetto effettivo dei diritti di
         proprietà intellettuale e che il riconoscimento e l’esecuzione di una decisione relativa ai suddetti diritti possa rappresentare
         un aspetto del rispetto effettivo dei diritti di proprietà intellettuale, la direttiva 2004/48 stabilisce che le misure, le
         procedure e i mezzi di ricorso da essa previsti si applicano alle violazioni di un diritto di proprietà intellettuale (8). Orbene, la procedura di exequatur, in quanto consiste nella verifica da parte del giudice che siano soddisfatte le condizioni
         relative al riconoscimento e all’esecuzione, non rientrerebbe nel campo di applicazione della citata direttiva. 
      
      34.      Lo Hoge Raad der Nederlanden, trovandosi di fronte ad una difficoltà di interpretazione del diritto dell’Unione, ha quindi
         deciso di sospendere il procedimento e, con decisione di rinvio pervenuta alla cancelleria della Corte il 21 ottobre 2009,
         di investire la Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, delle due questioni pregiudiziali che seguono: 
      
      «1)      Se la nozione di “materia civile e commerciale” di cui all’art. 1 [del regolamento n. 44/2001] debba essere interpretata nel
         senso che [siffatto regolamento] si applica anche al riconoscimento e all’esecuzione di una decisione che comporta una condanna
         al pagamento di un’ammenda [“Ordnungsgeld”] in forza dell’art. 890 [della ZPO].
      
      2)      Se l’art. 14 della direttiva [2004/48] debba essere interpretato nel senso che esso si applica anche ad una procedura di exequatur
         vertente su:
      
      a)      una decisione emessa in un altro Stato membro su una violazione di un diritto di proprietà intellettuale; 
      b)      una decisione emessa in un altro Stato membro con cui viene imposta una penalità o irrogata un’ammenda per il mancato rispetto
         di un divieto di violazione di un diritto di proprietà intellettuale; 
      
      c)      decisioni sulle spese processuali, emesse in un altro Stato membro, che danno attuazione alle decisioni sub a) e b)»
      III – Il procedimento dinanzi alla Corte
      35.      La Realchemie, i governi dei Paesi Bassi e tedesco nonché la Commissione europea hanno depositato osservazioni scritte dinanzi
         alla Corte. 
      
      36.      All’udienza, tenutasi il 25 gennaio 2011, hanno formulato osservazioni orali la Realchemie, il governo tedesco e la Commissione.
         
      
      IV – Analisi giuridica
      A –    Sulla prima questione
      37.      Dopo aver formulato alcune osservazioni preliminari, sarà opportuno analizzare la disciplina dell’ammenda civile, come concepita
         nel diritto tedesco, prima di valutarne gli elementi caratteristici alla luce della giurisprudenza della Corte. 
      
      1.      Osservazioni preliminari
      38.      Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede se la decisione emessa in Germania che impone alla Realchemie il
         pagamento di un’ammenda civile ai sensi dell’art. 890 della ZPO possa essere riconosciuta ed eseguita nei Paesi Bassi in base
         al regolamento n. 44/2001. Si chiede quindi alla Corte di stabilire se un’ammenda di questo tipo rientri nell’ambito della
         materia civile e commerciale ai sensi dell’art. 1 del suddetto regolamento.
      
      39.      In via preliminare, vorrei formulare due serie di osservazioni. 
      
      40.      In primo luogo, occorre ricordare la continuità esistente tra la Convenzione di Bruxelles e il regolamento n. 44/2001, come
         indicato dal diciannovesimo ‘considerando’ del suddetto regolamento (9). La Corte ha logicamente dedotto che, «poiché il regolamento n. 44/2001 sostituisce ormai, nei rapporti tra Stati membri,
         la convenzione di Bruxelles, l’interpretazione fornita per quanto riguarda le [disposizioni di detta convenzione] vale anche
         per le [disposizioni del regolamento], quando le disposizioni della convenzione di Bruxelles e quelle del regolamento n. 44/2001
         possono essere qualificate come equivalenti» (10). È quanto accade con l’art. 1 del regolamento n. 44/2001, la cui formulazione è identica a quella dell’art. 1 della Convenzione
         di Bruxelles. La giurisprudenza resa sulla base di tale Convenzione può quindi essere utilmente invocata nell’ambito del presente
         rinvio pregiudiziale. Ciò vale anche per le diverse relazioni esplicative elaborate al riguardo (11).
      
      41.      In secondo luogo, osservo che l’art. 1 del regolamento n. 44/2001, letto in combinato disposto con il settimo ‘considerando’,
         che evidenzia l’importanza di includere, nel campo di applicazione di detto regolamento, «la parte essenziale della materia
         civile e commerciale», depone a favore di un’interpretazione della suddetta materia diretta a ricomprendere ciò che rappresenta
         la sua essenza nella sensibilità dell’opinione e degli Stati europei (12). Questa «materia civile e commerciale» costituisce pertanto una nozione autonoma del diritto dell’Unione, indipendente dalle
         qualificazioni nazionali che ciascuno Stato membro attribuisce ai procedimenti e agli atti giudiziari suscettibili di riconoscimento
         e di esecuzione, e deve essere interpretata facendo riferimento alla genesi, alla ratio e all’impianto sistematico del suddetto
         regolamento (13). 
      
      2.      La disciplina dell’ammenda civile in diritto tedesco 
      42.      Secondo le considerazioni parallele del giudice del rinvio, della Realchemie e del governo tedesco, l’ammenda civile di cui
         all’art. 890 della ZPO è volta all’esecuzione forzata di un diritto a che un atto sia tollerato o non sia compiuto, ai sensi
         del diritto tedesco, previamente accertato da una decisione giudiziaria. Se il destinatario contravviene al proprio obbligo
         di astenersi o tollerare, deve essere costretto a conformarsi all’obbligo iniziale. Tale coazione è esercitata per mezzo dell’art. 890
         della ZPO, che pone in essere un «richiamo all’ordine». Quest’ultimo può assumere due forme: l’ammenda civile o la sanzione
         detentiva. Dal suddetto art. 890 risulta altresì che il giudice può decidere di irrogare direttamente una sanzione detentiva
         senza dover necessariamente prima infliggere un’ammenda civile. 
      
      43.      Sempre ai sensi dell’art. 890 della ZPO, il richiamo all’ordine viene effettuato su istanza del creditore. L’inflizione di
         un richiamo all’ordine può avvenire solo se è preceduta da un’intimazione che avvisi il debitore di quello a cui andrà incontro
         nel caso in cui contravvenga al proprio obbligo (14). Una volta che l’obbligo è stato violato, il giudice tedesco, dopo essere stato adito dal creditore e dopo avere sentito
         il debitore (15), può pronunciare il richiamo all’ordine, che, nella specie, è consistito nell’inflizione di un’ammenda civile di EUR 20 000
         nei confronti della Realchemie per non aver rispettato il proprio obbligo derivante dall’ordinanza di base.
      
      44.      La suddetta ammenda ha quindi potuto essere inflitta solo a seguito dell’istanza della Bayer. Tuttavia non è comminata a suo
         vantaggio. L’ammenda civile deve essere pagata alle casse del tribunale per pervenire all’erario pubblico. Essa è riscossa
         d’ufficio. Il presidente del tribunale è l’autorità preposta alla sua esecuzione (16). 
      
      45.      La Realchemie aggiunge, senza che ciò sia stato oggetto di osservazioni da parte delle altre parti interessate, che l’ordinanza
         di richiamo all’ordine non costituisce, in quanto tale, un titolo esecutivo. Essa avrebbe una mera efficacia dichiarativa.
         Solo quando l’ammenda civile è oggetto di un calcolo delle spese del giudizio, il quale indica il creditore, l’importo e i
         termini impartiti, si sarebbe in presenza di un titolo esecutivo, l’unico che può essere riconosciuto ed eseguito nello Stato
         richiesto (17).
      
      3.      Valutazione giuridica
      a)      L’impossibilità di utilizzare il criterio del procedimento principale e di quello accessorio
      46.      Una delle specificità della fattispecie nella causa principale discende dal fatto che la controversia nell’ambito della quale
         s’iscrive l’adozione dell’ordinanza che irroga l’ammenda civile in Germania concerne provvedimenti provvisori.
      
      47.      In presenza di simili provvedimenti, l’atteggiamento della Corte è stato quello di affermare che, «dato che i provvedimenti
         cautelari o provvisori (…) sono atti a garantire diritti di natura molto varia, la loro appartenenza al campo d’applicazione
         della Convenzione è determinata non già dalla loro natura, bensì dalla natura dei diritti che essi devono tutelare» (18). 
      
      48.      Nella presente fattispecie, l’ordinanza sull’ammenda civile è stata pronunciata nell’ambito di una controversia «principale»
         diretta ad ottenere dei provvedimenti provvisori al fine di far rispettare, in via provvisoria, un diritto di proprietà intellettuale,
         diritto di natura manifestamente civile. Dato che l’ordinanza che irroga l’ammenda civile non può essere pronunciata in mancanza
         dell’ordinanza di base, la prima costituisce un accessorio della seconda e la sua esistenza dipende da quella. La natura civile
         dell’ordinanza di base determinerebbe quella dell’ordinanza che irroga l’ammenda civile. Pertanto, come suggerisce il governo
         tedesco, per rispondere alla prima questione pregiudiziale, sarebbe sufficiente verificare se l’ordinanza di base possa essere
         riconosciuta ed eseguita ai sensi dell’art. 1 del regolamento n. 44/2001. Poiché è effettivamente così, anche l’ordinanza
         che irroga l’ammenda civile rientrerebbe nell’ambito della materia civile e commerciale. 
      
      49.      Questa ipotesi è seducente poiché ha il merito della semplicità e dell’efficacia. Tuttavia, deve essere immediatamente respinta
         in quanto l’applicazione del criterio dell’accessorietà si scontra con un elemento particolarmente evidente nella nostra fattispecie.
         L’ammenda civile, come suindicato, è infatti un richiamo all’ordine a norma del diritto tedesco, ma non ne costituisce l’unica
         forma, poiché sussiste altresì la possibilità, per il giudice tedesco, di infliggere una sanzione detentiva. Spinto alle sue
         estreme conseguenze, il ragionamento proposto potrebbe portare a ritenere che una sanzione detentiva rientri nel campo di
         applicazione dell’art. 1 del regolamento n. 44/2001 qualora sia comminata nell’ambito di una causa principale concernente
         provvedimenti provvisori adottati per far cessare una violazione di un diritto di natura civile. Dato che una simile circostanza
         è evidentemente esclusa, è un altro il criterio che la Corte deve adottare nell’ambito della sua analisi.
      
      b)      L’impatto dell’ammenda civile sulla natura dei rapporti giuridici tra le parti in causa o sull’oggetto della controversia
      i)      Gli orientamenti forniti dalla giurisprudenza della Corte
      50.      Dato che il criterio specifico elaborato dalla Corte in presenza di provvedimenti provvisori non è di alcun aiuto nell’ambito
         del presente rinvio pregiudiziale, si deve fare riferimento agli orientamenti generali che la Corte ha fornito nel quadro
         della propria giurisprudenza relativa all’art. 1 della Convenzione di Bruxelles. 
      
      51.      Da tale giurisprudenza consolidata emerge così che la nozione di «materia civile e commerciale» deve essere interpretata considerando
         che «talune categorie di decisioni giurisdizionali devono considerarsi escluse dal campo d’applicazione di tale atto, in ragione
         degli elementi che caratterizzano [la natura de]i rapporti giuridici fra le parti in causa o l’oggetto della lite» (19). Questi due criteri – natura dei rapporti giuridici tra le parti o oggetto della controversia – sono serviti finora per tracciare
         il confine tra, da un lato, le controversie rientranti nell’ambito della materia civile e commerciale in quanto tendenti a
         regolare un rapporto giuridico di diritto privato e, d’altro lato, quelle rientranti nell’ambito di un rapporto di diritto
         pubblico. 
      
      52.      Con riguardo al primo criterio, la Corte ha stabilito di «individuare il rapporto giuridico esistente tra le parti della controversia
         ed esaminare il fondamento e le modalità d’esercizio dell’azione intentata» (20). La Corte ha così ritenuto che il rapporto giuridico tra le parti di una controversia sia un rapporto di diritto privato
         qualora contrapponga due privati e laddove la parte che ha proposto il ricorso abbia così esercitato un’azione che le spetta
         in forza di una surrogazione legale prevista da una disposizione di diritto civile, senza che detta azione corrisponda all’esercizio
         di un qualsivoglia potere che esorbiti dalla sfera delle norme applicabili ai rapporti tra privati (21). Essa ha giudicato nello stesso senso in relazione ad un’azione intentata non già nei confronti di condotte o di procedure
         che presuppongono una manifestazione di prerogative dei pubblici poteri proveniente da una delle parti della controversia,
         bensì nei confronti di atti compiuti da soggetti privati (22).
      
      53.      Inoltre, il solo fatto che una delle parti in causa sia un ente di diritto pubblico non ha come automatica conseguenza l’esclusione
         della controversia dal campo di applicazione del regolamento n. 44/2001. È solo qualora la pubblica amministrazione, parte
         in una causa contro un soggetto privato, agisca nell’esercizio della sua potestà d’imperio che la causa sarà oggetto della
         suddetta esclusione (23). Infatti, «la manifestazione di prerogative dei pubblici poteri di una delle parti della controversia, in virtù dell’esercizio
         da parte di questa di poteri che esorbitano dalla sfera delle norme applicabili ai rapporti tra privati, esclude una simile
         controversia dalla materia civile e commerciale ai sensi dell’art. 1, n. 1, del regolamento n. 44/2001» (24).
      
      54.      Riguardo al secondo criterio considerato in quanto tale, osservo che è oggetto di una giurisprudenza molto meno abbondante
         da parte della Corte. In modo del tutto isolato, e in contraddizione con la propria giurisprudenza precedente, la Corte, in
         occasione di una sentenza pronunciata nel 1991, ha affermato che, «[p]er stabilire se una controversia rientri nell’ambito
         di applicazione [di tale] convenzione, deve essere preso in considerazione il solo oggetto di tale controversia» (25). Da allora questa soluzione non è stata reiterata e la Corte si è accontentata di affermare ulteriormente che, «se in virtù
         del suo oggetto una controversia è esclusa dall’ambito di applicazione della Convenzione, l’esistenza di una questione preliminare,
         su cui il giudice deve pronunciarsi per risolvere tale controversia, non può, indipendentemente dal contenuto di tale questione,
         giustificare l’applicazione della Convenzione» (26). In seguito, la Corte ha ripreso la sua considerazione di principio facendo riferimento sia al rapporto giuridico tra le
         parti sia all’oggetto della controversia (27). 
      
      55.      Pertanto, è alla luce delle considerazioni che precedono che si deve verificare se vi è stata una manifestazione di una qualsivoglia
         prerogativa dei pubblici poteri nella causa che ha dato luogo all’adozione dell’ordinanza che irroga l’ammenda civile, valutando
         la natura del rapporto giuridico tra le parti e l’oggetto della controversia.
      
      ii)    Applicazione al caso di specie
      56.      La Commissione ha sostenuto, in sostanza, che l’ordinanza che irroga l’ammenda civile non poteva essere considerata isolatamente,
         che le parti del procedimento di base e del procedimento che ha dato luogo all’ammenda civile si confondono, tanto più che
         solo la Bayer ha il potere di avviare il giudizio relativo alla suddetta ammenda. Il governo tedesco, dal canto suo, ha ritenuto
         che il diritto invocato è quello di vedere rispettato il diritto di proprietà intellettuale della Bayer e non trova quindi
         origine in un atto di mera autorità pubblica. Nell’ambito del procedimento che porta all’inflizione dell’ammenda civile, lo
         Stato tedesco non fa che aiutare il creditore a far rispettare il proprio diritto e l’ammenda rafforza l’ordine di cessazione.
         Per questo motivo il diritto sostanziale considerato nell’ordinanza di base deve determinare la natura della controversia.
         
      
      57.      Non posso condividere quest’analisi. 
      
      58.      L’ammenda civile come strutturata e applicata nel diritto tedesco è costituita contemporaneamente da elementi di natura civile,
         che rientrano nell’ambito del diritto privato, e da elementi di diritto pubblico. Questa composizione eterogenea mi impone
         di effettuare una ponderazione di ciascuno di questi elementi al fine di rispondere alla questione proposta.
      
      59.      È vero che l’ammenda civile è stata pronunciata a causa del fatto che la Realchemie non si è conformata agli obblighi che
         le erano stati imposti dall’ordinanza di base. Sicuramente, il fatto che la Realchemie si conformi ai suddetti obblighi contribuirà
         alla realizzazione della tutela provvisoria del diritto di proprietà intellettuale della Bayer, la quale è, inoltre, la sola
         parte che può richiedere al giudice tedesco di comminare un’ammenda civile. 
      
      60.      Tuttavia, non posso ignorare che, tenuto conto della funzione e dell’obiettivo perseguito dall’ammenda civile, del suo beneficiario
         effettivo e delle modalità di riscossione, gli aspetti attinenti al diritto pubblico divengono decisivi e depongono in favore
         di un’esclusione dell’ammenda civile dalla materia civile e commerciale ai sensi dell’art. 1 del regolamento n. 44/2001. 
      
      61.      Per quanto concerne la funzione dell’ammenda civile e l’obiettivo perseguito, a mio avviso non è sufficiente fermarsi alla
         conclusione secondo la quale l’ammenda non persegue altri obiettivi che quello della tutela effettiva del diritto della Bayer
         riconosciuto nell’ordinanza di base. La situazione è evidentemente più ambigua. 
      
      62.      L’ammenda civile è una misura coercitiva che riveste naturalmente un aspetto repressivo. Le parti interessate si sono lungamente
         soffermate sulla questione se l’ammenda civile avesse innanzitutto un carattere di prevenzione o repressivo, avanzando l’argomento
         secondo il quale, se dovesse prevalere l’aspetto di prevenzione, allora l’ammenda civile rientrerebbe nella materia civile
         e commerciale. 
      
      63.      A mio avviso, bisogna distinguere due momenti: l’aspetto preventivo vale per tutto il periodo che intercorre tra la pronuncia
         dell’ordinanza di base – che contiene l’intimazione – e l’avvio del procedimento destinato a concludersi con l’inflizione
         dell’ammenda. Durante questo lasso di tempo, la parte soccombente – la Realchemie – sa perfettamente ciò in cui incorre se
         non si conforma agli obblighi imposti dall’ordinanza di base. La sola esistenza dell’intimazione può essere sufficiente a
         dissuadere il debitore dal contravvenire all’ordine impartito. Per contro, dal momento in cui il suddetto debitore si rende
         responsabile di una violazione dei termini dell’ordinanza di base, è chiaro che la pronuncia dell’ammenda civile riveste allora
         un carattere essenzialmente repressivo. Da una parte, l’ammenda civile non ha la funzione o lo scopo di risarcire il danno
         subìto dalla Bayer o di indennizzarla per la continuazione della violazione del suo diritto di proprietà intellettuale da
         parte della Realchemie nonostante le ingiunzioni contenute nell’ordinanza di base. D’altra parte, non è tanto il fatto che
         la Realchemie abbia persistito nella sua asserita (28) violazione del diritto della Bayer che viene quindi sanzionato. Al contrario, il giudice tedesco, infliggendo l’ammenda civile,
         sanziona la violazione di un ordine emesso dall’autorità giudiziaria, nella specie quello di conformarsi agli obblighi indicati
         nell’ordinanza di base. L’oggetto del giudizio che si conclude con l’inflizione dell’ammenda civile è quindi in effetti la
         sanzione, in senso ampio, di una violazione colpevole di un divieto posto dal giudice. Pertanto, non è più possibile sostenere
         che il criterio destinato a prevalere è quello del diritto sostanziale di cui trattasi nell’ordinanza di base, in quanto questo
         criterio non ha incidenza alcuna sulla pronuncia dell’ammenda civile: conta solo il fatto che vi sia stata una violazione
         di un ordine di fare o di non fare emesso da un’autorità giudiziaria. L’interesse privato cede quindi il passo a favore dell’interesse
         pubblico, costituito dal rispetto delle decisioni giudiziarie. 
      
      64.      Per questa ragione, non ritengo possibile sostenere che la natura del rapporto giuridico tra le parti in causa non abbia subìto
         modificazioni nell’ambito del procedimento che ha dato luogo all’inflizione dell’ammenda rispetto al procedimento principale
         che ha portato all’adozione dell’ordinanza di base. Certamente, è la Bayer che deve chiedere che sia inflitta un’ammenda.
         È vero che questa sanzione può essere pronunciata solo qualora l’interesse della Bayer a vedere rispettata l’ordinanza di
         base coincida con l’interesse dello Stato a vedere eseguite le proprie decisioni giudiziarie. A norma della legislazione tedesca,
         la parte risultata vittoriosa nella controversia di base potrà così apportare il proprio contributo alla realizzazione di
         un interesse pubblico, dando avvio al giudizio relativo all’ammenda, ma qui si tratta solo di una facoltà e il giudice non
         può autoinvestirsi al fine di infliggere l’ammenda civile. Questa facoltà, tuttavia, non è altro che la manifestazione del
         carattere profondamente eterogeneo dell’ammenda civile e non deve essere considerata come l’elemento decisivo. 
      
      65.      Infatti, una volta richiesta l’inflizione dell’ammenda civile, la Bayer non ha più alcun ruolo da svolgere nella causa, essa
         le sfugge completamente. Se, all’inizio, il procedimento di base ha posto di fronte la Realchemie e la Bayer come parti in
         causa, per quanto riguarda il giudizio che ha dato luogo alla pronuncia dell’ammenda, la causa ormai concerne solo la Realchemie
         e il giudice, ossia l’autore della violazione della decisione giudiziaria e l’autorità che ha adottato quest’ultima. Manifestamente,
         la causa è passata da un rapporto strettamente di diritto privato – la soluzione della controversia di base tra la Realchemie
         e la Bayer – ad un rapporto che presenta innegabilmente elementi di diritto pubblico – ossia la sanzione dell’inosservanza
         di una decisione giudiziaria. 
      
      66.      Questa analisi è confermata dal fatto che la Bayer non è il beneficiario dell’ammenda civile, che deve essere versata alle
         casse del tribunale a favore dell’autorità pubblica. La riscossione dell’ammenda civile rientra nel monopolio dell’autorità
         giudiziaria, con esclusione di qualsiasi intervento della parte che ha introdotto il giudizio. La combinazione di questi elementi
         fornisce la prova del fatto che l’esecuzione dell’ammenda civile serve a realizzare il diritto dello Stato alla repressione
         delle azioni o delle omissioni contrarie agli ordini impartiti e non il diritto della Bayer a vedere rispettato il proprio
         diritto di proprietà intellettuale. 
      
      67.      Senza arrivare a sostenere che l’ammenda civile è pienamente assimilabile ad una decisione di tipo penale, ritengo che le
         indicazioni fornite dalla relazione Schlosser (29) al fine di chiarire la distinzione tra diritto civile e diritto penale possono guidarci, per l’appunto, per sapere quale
         approccio adottare di fronte ad un caso così ambiguo. Al punto 29 di tale relazione viene indicato che «i procedimenti e le
         sentenze penali di ogni genere sono esclusi dal campo di applicazione della convenzione. Ciò vale non solo per i procedimenti
         penali in senso stretto; anche le altre sanzioni repressive, comminate in caso di violazione di ordini e divieti di interesse
         pubblico, non rientrano nel campo del diritto civile. Può comportare qualche difficoltà, in alcuni casi, precisare la delimitazione
         verso le differenti sanzioni di diritto privato esistenti in varia guisa in taluni ordinamenti giuridici (…). Poiché molti
         ordinamenti giuridici autorizzano i soggetti privati a stare in giudizio come attore anche nei procedimenti penali pubblici,
         non è possibile operare la delimitazione a seconda della parte che ha intentato l’azione. Piuttosto, è decisivo sapere se
         l’esecuzione della sanzione vada o meno a vantaggio personale dell’attore privato o di qualsiasi altra persona privata. Per
         questo motivo le decisioni dei tribunali del lavoro danesi riguardanti le ammende pecuniarie, a favore dell’attore o di una
         qualsiasi altra parte lesa individualmente, rientrano perfettamente nel campo della convenzione d’esecuzione».
      
      68.      Applicata al caso di specie, la relazione Schlosser conferma il mio approccio iniziale. Siamo in effetti in presenza di una
         sanzione di tipo repressivo comminata in caso di violazione di un ordine. Il criterio della parte che ha intentato l’azione
         deve essere considerato come secondario, poiché l’elemento decisivo è sapere a vantaggio di chi vada la sanzione e se il pagamento
         dell’ammenda sia effettuato in favore dell’attore, parte privata. Nella specie, il diritto d’iniziativa spetta alla Bayer,
         ma non è possibile affermare che la sanzione vada a suo vantaggio, in quanto l’ammenda non le viene versata. Non sono quindi
         soddisfatte tutte le condizioni per ritenere che l’ammenda civile rientri nella materia civile e commerciale e, pertanto,
         nel campo di applicazione del regolamento n. 44/2001. 
      
      c)      Analisi comparata dell’ammenda civile e della penalità ai sensi dell’art. 49 del regolamento n. 44/2001
      69.      Le parti interessate sono altresì divise in merito alla questione se l’ammenda possa essere considerata come una penalità
         ai sensi dell’art. 49 del regolamento n. 44/2001. Il governo tedesco, in particolare, ritiene che l’analogia sia pienamente
         possibile in ragione del fatto che, in diritto tedesco, la penalità e l’ammenda civile quasi non si distinguono, in quanto
         devono essere entrambe versate a favore dello Stato, e del fatto che il testo del regolamento stesso non fa alcuna differenza
         a seconda che la penalità sia pagata allo Stato o a una parte privata. 
      
      70.      Si deve tuttavia necessariamente rilevare che l’art. 49 del suddetto regolamento non ha sancito la concezione tedesca della
         penalità. Questo, in ogni caso, è ciò che risulta dal punto 213 della relazione Schlosser che ricorda la penalità come l’ipotesi
         in cui «[i]l convenuto è condannato ad eseguire l’azione e simultaneamente a pagare una somma di danaro all’attore per il
         caso [in cui] egli non effettuasse la prestazione. (…) La convenzione (...) lascia però insoluto il quesito se si possa dare
         in tal modo esecuzione anche alle penalità pecuniarie, inflitte per inosservanza di una decisione giudiziale, che tornano
         a beneficio, non già della parte creditrice, bensì dello Stato». Così, anche se la Corte dovesse ritenere che l’ammenda civile
         è assimilabile ad una penalità – cosa di cui dubito –, tale constatazione non consentirebbe di risolvere la questione solo
         sulla base dell’art. 49 del regolamento n. 44/2001, poiché, secondo la relazione Schlosser, il legislatore dell’Unione non
         ha inteso con ciò ricomprendere le situazioni in cui la penalità o una misura analoga viene versata a favore dello Stato in
         caso di inosservanza di una decisione giudiziaria. 
      
      71.      Inoltre, la relazione Pocar (30) fornisce la precisazione secondo la quale il fatto di non includere, tra i provvedimenti rientranti nell’ambito del regolamento
         n. 44/2001, le penalità versate allo Stato per violazione di una decisione giudiziaria non è frutto d’ignoranza circa l’esistenza
         di un tale meccanismo, ma discende, al contrario, dalla volontà dei redattori. In merito all’art. 49 del regolamento n. 44/2001
         la suddetta relazione ricorda che, «[c]ome è stato rilevato, la disposizione lascia insoluto il quesito se rientrino nella
         disposizione anche le penalità pecuniarie inflitte per inosservanza di una decisione, che vadano a vantaggio non della parte
         creditrice, ma dello Stato» (31). La relazione prosegue precisando che «[l]a opportunità di un chiarimento della norma in questo senso è stata prospettata
         nel corso dei lavori di revisione. Il Gruppo ad hoc ha preferito tuttavia non intervenire sul testo della disposizione con
         una precisazione che includesse espressamente le penalità a favore dello Stato, data la natura penale che una condanna a favore
         dello Stato può rivestire e il conseguente rischio di introdurre un aspetto penale in una Convenzione dedicata alla materia
         civile e commerciale. Ne consegue che potrebbero considerarsi contemplate dalla disposizione soltanto le penalità a favore
         dello Stato di cui sia chiaro il carattere civile e a condizione che l’esecuzione sia richiesta dal privato nel procedimento
         inteso alla dichiarazione di esecutività della sentenza, indipendentemente dal fatto che il beneficiario del pagamento della
         penalità sia lo Stato». Orbene, come ho già dimostrato, il carattere civile dell’ammenda, ai sensi dell’art. 890 della ZPO,
         è lungi dall’essere evidente. 
      
      72.      Rispetto a detta ammenda civile, osservo ancora che la penalità ai sensi del regolamento n. 44/2001 – che deve essere quindi
         distinta dalla concezione tedesca – ha lo scopo di spingere il convenuto a porre fine alla violazione del diritto dell’attore.
         Se l’ammenda civile è irrogata nella forma di una somma fissa, la penalità consiste nel pagamento di una «somma per ogni giorno
         di mora per indurre il debitore a pagare sollecitamente» (32). Soprattutto, il debitore ha la possibilità di sottrarsi al pagamento della penalità conformandosi ai propri obblighi. Nell’ambito
         dell’ammenda civile, il comportamento del debitore successivo alla sua inflizione non ha alcuna incidenza: a partire dal momento
         in cui è inflitta, l’ammenda civile dovrà essere pagata, poco importa che il debitore si conformi finalmente ai propri obblighi.
         Si tratta qui di un elemento cruciale che, tenuto conto altresì delle osservazioni contenute nella relazione Schlosser, dovrebbe
         persuaderci del fatto che alla questione proposta non si può rispondere alla luce dell’art. 49 del regolamento n. 44/2001.
         
      
      4.      Osservazioni conclusive
      73.      Tenuto conto di tutte le considerazioni che precedono, suggerisco di rispondere alla prima questione dichiarando che una decisione
         con cui il destinatario di un obbligo contenuto in una previa decisione giudiziaria è condannato, per il fatto di non esservisi
         conformato e su istanza dell’altra parte in causa, a pagare alle casse dell’organo giurisdizionale un’ammenda cosiddetta «civile»
         alle condizioni previste dall’art. 890 della ZPO, non rientra nella nozione di «materia civile e commerciale» ai sensi dell’art. 1
         del regolamento n. 44/2001.
      
      74.      Qualora la Corte dovesse decidere altrimenti, e sebbene sia stata interpellata dal giudice del rinvio solo sulla portata dell’art. 1
         del regolamento n. 44/2001, mi sembra necessario che essa ricordi al suddetto giudice che non basta che una decisione rientri
         nella materia civile e commerciale per essere riconosciuta ed eseguita in uno Stato richiesto. Al contrario, il giudice del
         rinvio deve ancora accertare che la decisione oggetto della procedura di exequatur sia stata emessa, nello Stato d’origine,
         nel rispetto dei diritti della difesa, che essa costituisca un titolo esecutivo e che la parte che ne chiede il riconoscimento
         e l’esecuzione nello Stato richiesto sia effettivamente una «parte interessata» ai sensi dell’art. 38 del regolamento n. 44/2001.
         
      
      75.      In merito a questi tre punti mi limiterò a richiamare gli elementi del fascicolo sui quali deve essere attirata, in particolare,
         l’attenzione del giudice del rinvio.
      
      76.      Riguardo al rispetto dei diritti della difesa, la Corte ha già affermato che «l’insieme delle disposizioni della Convenzione
         (…) esprimono l’intenzione di aver cura che, nell’ambito degli obiettivi della Convenzione stessa, i procedimenti conducenti
         all’adozione di decisioni giurisdizionali si svolgano nel rispetto dei diritti della difesa» (33). In proposito, la Realchemie afferma, nelle proprie osservazioni scritte, che l’ordinanza di base è stata emessa senza discussione
         orale né previa messa in mora. Essa avrebbe avuto conoscenza dell’ordinanza che infligge l’ammenda civile solo dopo la sua
         adozione. Tuttavia, l’art. 891 della ZPO (34), secondo le indicazioni fornite dal governo tedesco, richiede che il debitore sia previamente ascoltato qualora il giudice
         abbia intenzione, dopo che l’attore ne ha fatto domanda, di infliggere un’ammenda civile a norma dell’art. 890 della ZPO.
      
      77.      Per quanto concerne il carattere esecutivo dell’ordinanza che infligge l’ammenda civile, la Realchemie ha affermato che essa
         non costituisce, in quanto tale, un titolo esecutivo, ma che solo il calcolo delle spese ha tale caratteristica, in particolare
         in ragione del fatto che esso indicherebbe l’identità del creditore – l’autorità pubblica – a differenza della suddetta ordinanza.
         Il governo tedesco, interpellato su questo punto all’udienza, non è stato in grado di fornire delucidazioni alla Corte. Bisogna
         quindi accontentarsi di ricordare che l’art. 38 del regolamento n. 44/2001 prevede, al riguardo, che solo le decisioni emesse
         in uno Stato membro e ivi esecutive possono essere eseguite in un altro Stato membro dopo essere state ivi dichiarate esecutive (35), e lasciare al giudice del rinvio il compito di valutare il carattere esecutivo dell’ordinanza controversa. 
      
      78.      Infine, anche supponendo che l’ordinanza che ha inflitto l’ammenda civile abbia effettivamente un carattere esecutivo nello
         Stato d’origine, resta ancora da decidere sulla questione se la Bayer possa domandarne l’esecuzione nello Stato richiesto,
         in altri termini se la Bayer sia una «parte interessata» ai sensi dell’art. 38 del regolamento n. 44/2001. Osservo che la
         normativa tedesca sembra indicare chiaramente che il presidente del tribunale che ha pronunciato l’ordinanza in questione
         è la sola autorità preposta alla sua esecuzione. Dalla lettura del fascicolo di causa non è agevole stabilire se la Bayer
         abbia il diritto, in Germania, di chiedere l’esecuzione di tale ordinanza in nome dell’autorità giudiziaria. In tali circostanze,
         il giudice del rinvio dovrà tener presenti le indicazioni fornite dalla relazione Jenard, secondo le quali «[l]’espressione
         “su istanza di qualsiasi parte interessata” significa che il diritto a richiedere la formula esecutiva spetta a chiunque possa
         avvalersi della sentenza nello Stato originario» (36).
      
      79.      Tenuto conto delle incertezze e delle ambiguità del fascicolo – le quali si spiegano con il fatto che il giudice del rinvio
         ha scelto di concentrare la propria questione sull’art. 1 del regolamento n. 44/2001 –, la Corte non è in grado di fornire
         risposte definitive, ma dovrà attirare l’attenzione del giudice del rinvio su questi tre punti qualora dovesse concludere,
         contrariamente a quanto suggerisco, che la decisione controversa rientra in effetti nella materia civile e commerciale ai
         sensi dell’art. 1 del regolamento n. 44/2001.
      
      B –    Sulla seconda questione
      80.      Nel suo ricorso incidentale dinanzi al giudice del rinvio, la Bayer ha chiesto il rigetto del ricorso della Realchemie e la
         condanna di quest’ultima alle spese cosiddette «reali» in virtù dell’art. 14 della direttiva 2004/48, letto in combinato disposto
         con l’art. 1019h del Codice di procedura civile olandese, che è volto a recepire il suddetto art. 14 nell’ordinamento giuridico
         olandese. Il summenzionato art. 1019h prevede una condanna alle spese più pesante delle condanne ordinarie nelle cause rientranti
         nel campo di applicazione della direttiva 2004/48 (37). 
      
      81.      Con la sua seconda questione sottoposta alla Corte, il giudice del rinvio mira, in sostanza, a sapere se le spese connesse
         ad una procedura di exequatur avviata nei Paesi bassi, nel corso della quale è richiesto il riconoscimento e l’esecuzione
         di sei decisioni emesse in Germania nell’ambito di una causa diretta a far rispettare un diritto di proprietà intellettuale,
         rientrino nella sfera di applicazione dell’art. 14 della direttiva 2004/48, il quale impone agli Stati membri di assicurare
         che le spese giudiziarie sopportate dalla parte vincitrice siano di norma a carico della parte soccombente. Occorre quindi
         stabilire se siffatta procedura di exequatur rientri nel campo di applicazione della direttiva 2004/48.
      
      82.      Ben prima dell’adozione della direttiva 2004/48, la Comunità aveva concluso l’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà
         intellettuale attinenti al commercio (38), il quale, al suo art. 41, prevede che «[i] membri fanno in modo che le loro legislazioni prevedano le procedure di tutela
         (…) in modo da consentire un’azione efficace contro qualsiasi violazione dei diritti di proprietà intellettuale». Perseguendo
         l’obiettivo di incrementare l’efficacia della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, l’art. 45 di detto Accordo enuncia
         il principio secondo cui l’autorità giudiziaria ha la facoltà di ordinare all’autore della violazione di pagare al titolare
         del diritto di proprietà intellettuale le spese giudiziarie, in senso ampio. 
      
      83.      La direttiva 2004/48, come ricordano i ‘considerando’ quarto e quinto, s’inserisce nella serie degli obblighi internazionali
         che vincolano la Comunità appena richiamati. Riconoscendo l’importanza della tutela della proprietà intellettuale per la promozione
         dell’innovazione e dell’attività di creazione, così come per lo sviluppo dell’occupazione e la crescita della concorrenzialità (39), il legislatore dell’Unione ha constatato la necessità di «assicurare che il diritto sostanziale in materia di proprietà
         intellettuale (…) sia effettivamente applicato nella Comunità» (40). Dato che le disparità tra Stati membri ne indeboliscono il contenuto (41), con il ravvicinamento delle legislazioni in materia tale direttiva mira ad assicurare al titolare di diritti di proprietà
         intellettuale il rispetto di detti diritti attraverso l’attuazione di misure, procedure e mezzi di ricorso necessari a tal
         fine (42). Ai sensi dell’art. 2 della suddetta direttiva, «le misure, le procedure e i mezzi di ricorso (…) si applicano (…) alle violazioni
         dei diritti di proprietà intellettuale come previsto dalla legislazione comunitaria e/o dalla legislazione nazionale dello
         Stato membro interessato». È quando tali misure, procedure e mezzi di ricorso sono necessari per far rispettare un diritto
         di proprietà intellettuale che la direttiva 2004/48 dispone che gli «Stati membri assicurano che spese giudiziarie ragionevoli
         e proporzionate, nonché altri oneri eventualmente sopportati dalla parte vincitrice siano di norma a carico della parte soccombente» (43). 
      
      84.      Dato che l’obiettivo del legislatore dell’Unione è di fornire una maggiore tutela ai titolari di diritti di proprietà intellettuale,
         si potrebbe sostenere che, poiché la controversia tra la Bayer e la Realchemie ha per oggetto la tutela di un diritto di proprietà
         intellettuale, la procedura di exequatur intrapresa nei Paesi Bassi costituisce una sorta di prolungamento di tale controversia
         e può essere considerata, anch’essa, relativa ad una violazione di un diritto di proprietà intellettuale, ai sensi della direttiva
         2004/48, che la Bayer intende far cessare con il riconoscimento del carattere esecutivo delle decisioni emesse in Germania.
         Si tratterebbe, quindi, di una procedura rientrante nell’ambito della suddetta direttiva, e l’art. 14 di quest’ultima sarebbe
         pertanto applicabile. 
      
      85.      Tale approccio tuttavia non mi persuade per tre ragioni principali. 
      
      86.      La prima è che non ritengo possibile affermare che l’oggetto di una procedura di exequatur sia, propriamente parlando, la
         tutela di un qualsivoglia diritto sostanziale. Il suo oggetto, al contrario, è rappresentato dalla verifica dell’oggettiva
         sussistenza delle condizioni necessarie al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni giudiziarie interessate nello Stato
         membro richiesto. Essa costituisce quindi una fase preliminare rispetto a quella dell’esecuzione, la quale, questa sì, è effettivamente
         diretta a proseguire la tutela del diritto interessato avviata nello Stato membro d’origine. 
      
      87.      La seconda è che l’art. 14 della direttiva 2004/48 si giustifica pienamente con la natura particolare del contenzioso relativo
         ai diritti di proprietà intellettuale. La Commissione ha sostenuto, nelle sue osservazioni scritte, e, a mio avviso, giustamente,
         che lo scopo di questo art. 14 è che i titolari di diritti di proprietà intellettuale non siano dissuasi dall’intentare un’azione
         giudiziaria a causa del costo, potenzialmente elevato, del procedimento. L’effettività dei diritti di proprietà intellettuale
         comporta naturalmente la loro tutela giurisdizionale. Predisponendo le misure, le procedure e i mezzi di ricorso necessari
         a tal fine e affermando il principio secondo cui le spese giudiziarie devono essere, in linea di principio, sostenute dalla
         parte soccombente, la direttiva 2004/48 crea condizioni favorevoli affinché gli aventi diritto che possono avvalersene intentino
         procedimenti giudiziari. Pertanto, la ragion d’essere di detto art. 14 risiede nella peculiarità dei procedimenti e dei mezzi
         di prova nel campo della proprietà intellettuale, in quanto i costi delle indagini o delle perizie possono rivelarsi molto
         elevati (44). Orbene, l’ammontare delle spese sostenute nell’ambito di una procedura di exequatur non è paragonabile a quello delle spese
         sostenute nell’ambito di un procedimento avente ad oggetto l’accertamento di una violazione di un diritto di proprietà intellettuale
         e non mi sembra di natura tale da dissuadere una parte lesa dall’avviare una procedura di questo tipo (45). Non si giustifica il riconoscimento di una qualsivoglia specificità alle procedure di exequatur che abbiano ad oggetto decisioni
         emesse in un altro Stato membro in relazione ad un diritto di proprietà intellettuale. 
      
      88.      In terzo luogo, questa interpretazione è confermata dalla precisazione, all’undicesimo ‘considerando’ della direttiva 2004/48,
         che essa «non si propone di stabilire norme armonizzate in materia di cooperazione giudiziaria, di competenza giurisdizionale,
         di riconoscimento e di esecuzione delle pronunce in materia civile e commerciale, né di occuparsi della legge applicabile.
         Alcuni strumenti comunitari disciplinano queste materie in generale e, in linea di principio, si applicano anche alla proprietà
         intellettuale». Se la suddetta direttiva non ha come scopo di stabilire norme armonizzate in materia di riconoscimento ed
         esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, mi sembra quindi che, a fortiori, essa non sia destinata a istituire
         una norma generale atta a disciplinare la condanna alle spese nell’ambito di una procedura di exequatur. 
      
      89.      Questo undicesimo ‘considerando’ presuppone che la direttiva 2004/48 si applichi lasciando impregiudicato il regolamento n. 44/2001.
         Ai sensi del regolamento n. 44/2001, ci si deve a limitare a stabilire se la decisione riguardi una materia civile e commerciale.
         Ritenere che l’art. 14 di detta direttiva imponga una liquidazione differenziata delle spese quando si tratti di dare riconoscimento
         ed esecuzione a una decisione relativa ad una violazione di un diritto di proprietà intellettuale implica, in un modo o all’altro,
         un esame del merito della suddetta decisione che andrebbe oltre il semplice controllo richiesto ai sensi dell’art. 1 del regolamento
         n. 44/2001. L’imperativo di semplificazione e di celerità della procedura di exequatur quale prevista dal regolamento n. 44/2001 (46) sarebbe anch’esso posto in pericolo, senza che ciò si giustifichi in modo particolare. 
      
      90.      Per tutti questi motivi, suggerisco che l’art. 14 della direttiva 2004/48 debba essere interpretato nel senso che non è destinato
         ad essere applicato nell’ambito di una procedura di exequatur avente ad oggetto il riconoscimento e l’esecuzione di decisioni
         relative ad una violazione di un diritto di proprietà intellettuale.
      
      V –    Conclusione
      91.      Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, propongo alla Corte di rispondere come segue alle due questioni pregiudiziali
         proposte dallo Hoge Raad der Nederlanden:
      
      «1)       Una decisione con cui il destinatario di un obbligo contenuto in una previa decisione giudiziaria è condannato, per il fatto
         di non esservisi conformato e su istanza dell’altra parte in causa, a pagare alle casse dell’organo giurisdizionale un’ammenda
         cosiddetta “civile” alle condizioni previste dall’art. 890 del codice di procedura civile tedesco (Zivilprozessordnung), non
         rientra nella nozione di “materia civile e commerciale” ai sensi dell’art. 1 del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre
         2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile
         e commerciale.
      
      2)      L’art. 14 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/48/CE, sul rispetto dei diritti di proprietà
         intellettuale, deve essere interpretato nel senso che non è destinato ad essere applicato nell’ambito di una procedura di
         exequatur avente ad oggetto il riconoscimento e l’esecuzione di decisioni relative ad una violazione di un diritto di proprietà
         intellettuale».
      
      1 –	Lingua originale: il francese.
      
      2 –	GU 2001, L 12, pag. 1.
      
      3 –	GU L 195, pag. 16. 
      
      4 –	Versione consolidata (GU 1998, C 27, pag. 1).
      
      5 –	Il Landgericht Düsseldorf, con ordinanza 29 agosto 2006, ha liquidato le spese per un ammontare di EUR 7 829,60. 
      
      6 –	Con ordinanza 19 settembre 2006, il Landgericht Düsseldorf ha liquidato le spese per un ammontare di EUR 898,60.
      
      7 –	Con ordinanza 11 novembre 2006, il Landgericht Düsseldorf ha liquidato le spese per un ammontare di EUR 852,40.
      
      8 –	V. art. 2, n. 1, della direttiva 2004/48.
      
      9 –	V. paragrafo 6 delle presenti conclusioni.
      
      10 –	Sentenza 23 aprile 2009, causa C‑167/08, Draka NK Cables e a. (Racc. pag. I‑3477, punto 20). 
      
      11 –	Come la relazione di P. Jenard sulla Convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione
         delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1979, C 59, pag. 54) (in prosieguo: la «relazione Jenard») e la relazione
         di P. Schlosser sulla Convenzione del 9 ottobre 1979 di adesione del Regno di Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito di
         Gran Bretagna e Irlanda del Nord alla convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni
         in materia civile e commerciale, nonché al protocollo relativo alla sua interpretazione da parte della Corte di giustizia
         (GU 1979, C 59, pag. 71) (in prosieguo la «relazione Schlosser»). Si utilizzerà altresì la relazione esplicativa di F. Pocar
         sulla Convenzione concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile
         e commerciale conclusa a Lugano il 30 ottobre 2007 (GU 2009, C 319, pag. 1) (in prosieguo: la «relazione Pocar»), in quanto
         il regolamento n. 44/2001 è servito come base per la suddetta Convenzione.
      
      12 –	Sentenza 15 febbraio 2007, causa C‑292/05, Lechouritou e a. (Racc. pag. I‑1519, punto 28).
      
      13 –	Riguardo all’art. 1 della Convenzione di Bruxelles, v. sentenze 14 ottobre 1976, causa 29/76, LTU (Racc. pag. 1541, punto 3);
         16 dicembre 1980, causa 814/79, Rüffer (Racc. pag. 3807, punto 7 e giurisprudenza ivi citata), e 21 aprile 1993, causa C‑172/91,
         Sonntag (Racc. pag. I‑1963, punto 18); riguardo al regolamento n. 44/2001, v. sentenze Draka NK Cables e a., cit. (punto 19
         e giurisprudenza ivi citata), e 23 aprile 2009, causa C‑533/07, Falco Privatstiftung e Rabitsch (Racc. pag. I‑3327, punto
         20 e giurisprudenza ivi citata). 
      
      14 –	Dal fascicolo risulta che l’ordinanza di base conteneva effettivamente tale intimazione rivolta alla Realchemie.
      
      15 –	Art. 891 della ZPO.
      
      16 –	Art. 1, comma 1, n. 3, della JBeitrO.
      
      17 –	Dalle osservazioni scritte depositate dalla Realchemie risulta che l’autorità preposta all’esecuzione dell’ammenda civile
         ha in effetti emesso un calcolo delle spese il 23 agosto 2006. 
      
      18 –	Sentenze 27 marzo 1979, causa 143/78, de Cavel (Racc. pag. 1055, punto 8); 26 marzo 1992, causa C‑261/90, Reichert e Kockler
         (Racc. pag. I‑2149, punto 32), e 17 novembre 1998, causa C‑391/95, Van Uden (Racc. pag. I‑7091, punto 33).  
      
      19 –	Sentenze LTU, cit., (punto 4); 14 novembre 2002, causa C‑271/00, Baten (Racc. pag. I‑10489, punto 29); 15 maggio 2003,
         causa C‑266/01, Préservatrice foncière TIARD (Racc. pag. I‑4867, punto 21), e Lechouritou e a., cit. (punto 30).
      
      20 –	Sentenza 5 febbraio 2004, causa  C‑265/02, Frahuil (Racc. pag. I‑1543, punto 20 e giurisprudenza ivi citata).
      
      21 –	Ibidem (punto 21).
      
      22 –	Sentenza 28 aprile 2009, causa C‑420/07, Apostolides (Racc. pag. I‑3571, punto 45). 
      
      23 –	Citate sentenze LTU (punto 4); Rüffer (punto 8); Sonntag (punto 20); Baten (punto 30); Préservatrice foncière TIARD (punto
         22); Lechouritou e a. (punto 31), nonché Apostolides (punto 43).
      
      24 –	Citate sentenze Lechouritou e a. (punto 33 e giurisprudenza ivi citata), nonché Apostolides (punto 44). Per un’analisi
         sistematica della giurisprudenza della Corte su questo punto, si rinvia alle conclusioni dell’avvocato generale Ruiz-Jarabo
         Colomer nella causa che ha dato luogo alla citata sentenza Lechouritou e a., più precisamente ai paragrafi 37 e segg. delle
         suddette conclusioni. 
      
      25 –	Sentenza 25 luglio 1991, causa C‑190/89, Rich (Racc. pag. I‑3855, punto 26). Il corsivo è mio.
      
      26 –	Sentenza 20 gennaio 1994, causa C‑129/92, Owens Bank (Racc. pag. I‑117, punto 34). 
      
      27 –	V. giurisprudenza citata alla nota 19.
      
      28 –	Non si deve, infatti, perdere di vista il fatto che l’ordinanza di base è solo un provvedimento provvisorio, che decide
         in via provvisoria su un’asserita – ma non ancora completamente accertata – violazione di un diritto di proprietà intellettuale
         da parte della Realchemie. 
      
      29 –	Citata alla nota 11.
      
      30 –	Citata alla nota 11.
      
      31 –	Punto 167 della stessa relazione. 
      
      32 –	Relazione Jenard, cit. (pag. 54).
      
      33 –	Sentenza 13 luglio 1995, causa C‑474/93, Hengst Import (Racc. pag. I‑2113, punto 16 e giurisprudenza ivi citata).
      
      34 –	V. paragrafo 18 delle presenti conclusioni.
      
      35 –	La relazione Jenard indica che tale carattere esecutivo è «una qualità del titolo di cui si chiede l’esecuzione che in
         ogni caso deve sussistere in base al diritto del paese in cui è stata emessa la sentenza e (…) non vi è alcun motivo di attribuire
         ad una sentenza straniera diritti che nel paese originario non le competono» (pag. 48). V., altresì, sentenza 29 aprile 1999,
         causa C‑267/97, Coursier (Racc. pag. I‑2543, punto 23), e sentenza Apostolides, cit. (punto 66), che richiama in merito la
         relazione Jenard. 
      
      36 –	Relazione Jenard, cit. (pag. 49).
      
      37 –	Osservo che il fascicolo non contiene alcuna informazione in merito alla formulazione precisa di questa disposizione del
         diritto olandese e, di conseguenza, in merito alla differenza tra la condanna alle spese ordinarie e la condanna alle spese
         così come delineata dal suddetto art. 1019h.
      
      38 –	Il quale costituisce l’allegato 1 C dell’Accordo che istituisce l’Organizzazione mondiale del commercio, firmato a Marrakech
         il 15 aprile 1994 e approvato con decisione del Consiglio 22 dicembre 1994, 94/800/CE, relativa alla conclusione a nome della
         Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali dell’Uruguay Round (1986-1994)
         (GU L 336, pag. 1).
      
      39 –	V. primo e secondo ‘considerando’ della direttiva 2004/48.
      
      40 –	Terzo ‘considerando’ della direttiva 2004/48.
      
      41 –	V. settimo, ottavo e nono ‘considerando’ della direttiva 2004/48.
      
      42 –	Art. 1 della direttiva 2004/48.
      
      43 –	Art. 14 della direttiva 2004/48.
      
      44 –	Come ricordato dalla Commissione nella sua relazione, v. la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
         relativa alle misure e alle procedure volte ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale [COM(2003) 46 def. 
         del 30 gennaio 2003, pag. 9].
      
      45 –	Vorrei peraltro richiamare l’attenzione sul fatto che nella causa principale la Realchemie è stata condannata alle spese
         connesse alla procedura di exequatur, ma che la Bayer desidera ottenere una condanna più pesante. 
      
      46 –	Sentenza Draka NK Cables e a., cit. (punti 26 e 30).